# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** af8653a2-7c27-527a-9a44-c3fe6a90e7de
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 28 ottobre 2013 dall’Ufficio esecuzione di Lugano (doc. G), CO 1 ha escusso
RE 1 per l’incasso di fr. 68'051.50 oltre interessi del 5% dal 20 agosto 2013, indicando quale titolo di credito la “sentenza del Tribunale di A_ del 20 [
recte:
26] giugno 2010 (definitiva)”.
B.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 19 dicembre 2013 CO 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di dichiarare esecutiva la sentenza del Tribunale di A_ del 26 giugno 2010 e di rigettare in via definitiva l’opposizione interposta dall’escussa. All’udienza di discussione tenutasi il 14 marzo 2014, l’istante ha confermato la sua domanda mentre la parte convenuta vi si è opposta con osservazioni scritte incorporate nel verbale di udienza.
C.
Statuendo con decisione 12 maggio 2014, il Pretore ha accolto l’istanza “nel senso dei considerandi”, riconoscendo e dichiarando esecutiva (in Svizzera) la sentenza del Tribunale di A_, rigettando in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 68'051.50 oltre interessi del 5% dal 20 agosto 2013 su fr. 46'056.19, e ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 300.– e un’indennità di fr. 2'000.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 23 maggio 2014 per ottenerne la parziale riforma, nel senso che l’opposizione sia rigettata in via definitiva limitatamente a fr. 41'056.19 oltre interessi del 5% dal 20 agosto 2013 e che le spese processuali siano poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Il 3 giugno 2014 il presidente della Camera ha concesso al reclamo effetto sospensivo parziale. Nelle sue osservazioni del 20 giugno 2014, CO 1 ha chiesto di respingere il reclamo con protesta di tasse, spese e ripetibili.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 23 maggio 2014 contro la sentenza notificata alla patrocinatrice di RE 1 il 14 maggio, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
Nelle sue osservazioni (ad 4) l’istante chiede di dichiarare il reclamo d’acchito irricevibile relativamente alla censura contro il rigetto dell’opposizione anche per costi di € 1'490.80, reputandone la motivazione insufficiente siccome limitata a una mera ripetizione di quanto già sostenuto in prima sede. In realtà, l’istante ha verosimilmente saltato i punti 2.1 e 2.2 del reclamo, in cui la reclamante si è confrontata con la motivazione del Pretore, circostanziando correttamente la propria censura (v. sotto consid. 3 e 4.3).
2.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza previa dichiarazione di riconoscimento e di esecuzione in Svizzera della sentenza 26 giugno 2010 del Tribunale di A_, in applicazione della Convenzione di Lugano concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale del 16 settembre 1988. Oltre che per gli importi di € 28'800.– (oltre interessi di mora su € 5'000.– dal 5 dicembre 2005 e su € 23'800.– dal 28 gennaio 2006), di € 398.25 per esborsi, di € 1'400.– per “diritti” e di € 3'500.– per onorari esplicitamente menzionati nella sentenza italiana, il primo giudice ha concesso il rigetto definitivo dell’opposizione anche per i “costi aggiuntivi” di € 1'490.– fatti valere dall’istante, reputando gli stessi strettamente legati alla decisione e previsti dall’ordinamento italiano. Il Pretore ha d’altronde respinto la censura sollevata dalla convenuta in merito al tasso d’interesse applicato e alle modalità di calcolo adottate per determinare gli interessi di mora e accolto, invece, quella relativa alla violazione del divieto di anatocismo, limitando il rigetto su questo punto all’interesse del 5% sul capitale (di € 35'750.98, pari a fr. 46'056.19) dal 20 agosto 2013.
3.
Nel reclamo, RE 1 contesta unicamente l’importo per il quale l’opposizione è stata rigettata in via definitiva, rimproverando anzitutto al Pretore di avervi incluso costi supplementari per € 1'490.80, a suo dire non menzionati nella sentenza italiana, misconoscendo l’assenza su questo punto d’identità tra la pretesa posta in esecuzione e il debito stabilito dal Tribunale di A_. La reclamante contesta il rigetto dell’opposizione altresì per quanto riguarda gli interessi di mora (di € 19'561.96), l’istante non avendo secondo lei dimostrato il tasso d’interesse – che in Italia non è notorio, siccome variabile – né le modalità del calcolo adottate per giungere a tale importo. RE 1 lamenta infine un errore del Pretore nel calcolare gli interessi di mora.
4.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
4.1
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità segnatamente tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
4.2
Nella fattispecie, dal momento che la sentenza 26 giugno 2010 del Tribunale di A_ è stata riconosciuta e dichiarata esecutiva in Svizzera (decisione impugnata, pag. 6, dispositivo n. 1.1), essa costituisce di per sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80 cpv. 1 LEF (cfr. pure art. 81 cpv. 3 LEF
a contrario
). Al riguardo, del resto, la reclamante nulla eccepisce (reclamo, pag. 4 in alto), limitandosi a contestare, come visto, l’identità del credito posto in esecuzione con il credito accertato nella sentenza italiana relativamente ai costi aggiuntivi di € 1'490.80 e agli interessi di mora.
4.3
Ora, per quanto attiene alla prima censura sia il Pretore che l’istante (nelle osservazioni al reclamo) considerano che il rigetto si estenda ai costi aggiuntivi di complessivi € 1'490.– (
recte:
€ 1'490.80) menzionati nella lettera 2 agosto 2010 del patrocinatore italiano della CO 1 (doc. D) perché essi sono previsti dall’ordinamento italiano e sono strettamente legati all’importo stabilito nel dispositivo della decisione stessa (doc. C). Sennonché tale atto non menziona l’importo in questione né rinvia a documenti che permettano di calcolarlo in modo inconfutabile. Non vi è dunque identità tra il credito posto in esecuzione e quello contenuto nel titolo invocato dall’istante. E la lettera del 2 agosto 2010 testé citata non è una decisione esecutiva nel senso dell’art. 80 LEF. Non è poi rilevante il riferimento dell’istante alla sentenza del Tribunale federale 5A_427/2011 del 10 ottobre 2011 (osservazioni al reclamo, n. 10), relativo alla menzione di una decisione cantonale in un considerando (“B”) in fatto. Infine, la circostanza secondo cui la questione sia, a detta dell’istante, regolata da decreti legislativi è indifferente, perché una norma di legge non può sostituirsi a un valido titolo di rigetto dell’opposizione, se non nei casi in cui l’importo del credito possa essere facilmente appurato (cfr.
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 32 ad art. 82 LEF), ciò che non si verifica nella fattispecie. Sotto questo profilo, il reclamo pertanto merita accoglimento.
4.4
Non è controverso che neppure il saggio dell’interesse di mora è menzionato nella sentenza invocata dall’istante come titolo di rigetto definitivo. Sulla questione il Pretore è rimasto silente. Si è limitato a confermare la correttezza delle date di decorrenza e di quella di scadenza (la quale, invero, non corrisponde alla data indicata nello scritto 30 luglio 2013 [doc. E] in cui figura l’importo di € 19'561.96 richiesto). Per la prima volta in questa sede l’istante afferma, nelle osservazioni al reclamo (n. 16-20), che il calcolo degli interessi di mora è una questione di diritto regolata da imprecisati decreti legislativi italiani e sarebbe ad ogni modo un fatto notorio facilmente accertabile consultando internet.
a)
Essa misconosce però il fatto che la prova del diritto straniero nelle procedure sommarie in materia patrimoniale spetta in linea di massima a chi l’invoca (cfr. art. 16 cpv. 1, 3° periodo LDIP; sentenza della CEF 14.2009.13 del 26 maggio 2009, consid. 6). E in ogni caso il giudice svizzero è tenuto ad accertarne il contenuto solo se i fatti a cui va applicato sono stati debitamente allegati e dimostrati (v.
Hurni
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO
,
vol.
I, 2012,
n. 23 ad art. 57 CPC
).
Orbene, nel caso di specie l’istante non ha minimamente spiegato come sia giunto all’ammontare di € 19'561.96 citato nel suo scritto 30 luglio 2013 (doc. E). Non spettava quindi al primo giudice – né incombe alla Camera – di ricercare d’ufficio le norme italiane applicabili al calcolo degli interessi di mora riconosciuti nella sentenza del Tribunale di A_.
b)
Dalla giurisprudenza citata dall’istante nelle sue osservazioni al reclamo (ad n. 19) non risulta d’altronde che tutte le informazioni contenute in Internet siano da considerare notorie, ma soltanto che alcuni dati (tassi di cambio: DTF 135 III 88; costi della sanità in Svizzera: sentenza 5A_435/2011 del 14 novembre 2011, consid. 9.3.3; durata del tempo di lavoro settimanale in Svizzera: sentenza 9C_748/2009 del 16 aprile 2010 consid. 4.5; tassi d’interesse delle obbligazioni della Confederazione svizzera: sentenza 6B_387/2012 del 25 febbraio 2013, consid. 3.4 e 3.5; dati dei registri di commercio svizzeri: sentenza 4A_412/2011 del 4 maggio 2012, consid. 2.2), tra i quali non figurano i tassi degli interessi di mora del diritto italiano, sono ritenuti notori, poiché sono consultabili su siti ufficiali affidabili. L’istante non cita del resto alcun sito in cui consultare i dati in questione. Ancora una volta non incombe alla Camera sostituirsi all’escutente. La documentazione prodotta deve infatti permettere una chiara e immediata ricostruzione del
quantum
della pretesa, ritenuto che un’indagine approfondita sfugge al potere di cognizione del giudice del rigetto (cfr. Flavio
Cometta
, Il rigetto provvisorio dell’opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in: Rep 1989, pag. 339; S
taehelin
, op. cit., n. 25 ad art. 82). La sentenza di questa Camera dell’11 settembre 2013 citata dall’istante (inc. 14.2013.92) non dice altro, giacché non tratta il tema degli interessi, che in quella fattispecie non erano stati contestati esplicitamente dall’escusso in seconda sede. Il reclamo in esame va dunque accolto anche su questo punto.
4.5
Da ultimo la reclamante si duole di un errore di calcolo riguardo al tasso di cambio applicato dal Pretore per definire gli interessi di mora maturati dopo l’ultima capitalizzazione. A ragione. Effettivamente, non fa dubbio che detraendo dall’importo capitale di € 55'312.94 gli interessi maturati (pari a € 19'561.96), si ottenga € 35'750,98, somma che convertita al tasso di cambio di 1.22 equivale a fr. 43'616.20. Togliendo anche i costi di € 1'490.80 che non figurano nella sentenza italiana (sopra consid. 4.3), il capitale riconosciuto si riduce a € 34'260,18, pari a fr. 41'797.40, che corrisponde all’importo per cui la reclamante chiede che l’opposizione sia rigettata in via definitiva (v. punto 4 del reclamo, la somma di fr. 41'056.19 menzionata nella conclusione essendo il frutto di una svista manifesta). Richiamato il divieto di attribuire a una parte più di quanto essa abbia domandato (art. 58 cpv. 1 CPC) – detto in sede di ricorso divieto della
reformatio in peius –
, a tale importo capitale vanno aggiunti interessi di mora del 5% dal 20 agosto 2013, come riconosciuto dal reclamante nelle sue conclusioni. Il reclamo va così integralmente accolto.
5.
La tassa del presente giudizio e le ripetibili seguono la soccombenza totale dell’istante (art. 106 cpv. 1 CPC). Tenuto conto della sua soccombenza ora parziale in prima sede, occorre riformare parzialmente anche il dispositivo n. 2 della sentenza impugnata, nel senso che le spese processuali di fr. 300.– sono da porre a carico dell’istante per
2
/
5
e per il resto a carico della convenuta, tenuta a rifondere a controparte ripetibili ridotte di fr. 400.–.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 26'254.10 (fr. 68'051.50 ./. fr.
41'797.40
), non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.