# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7a20ed42-0bbb-52f6-a11b-676a60922025
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto e in diritto
che - con contratto 22 novembre 2001 la CV 1, quale datore di lavoro, ha aderito con effetto dal 1. novembre 2001 alla AT 1 (in seguito: Fondazione), allo scopo di attuare la previdenza professionale obbligatoria dei suoi dipendenti;
- costatato il mancato versamento da parte del datore di lavoro del saldo contributivo di fr. 11'124.-- dovuto al 19 febbraio 2004, dopo invio di diffida e concessa nel frattempo la facoltà di un pagamento rateale solo parzialmente rispettato, stante uno scoperto residuo di fr. 1’815.85 fatto oggetto di nuova diffidata il 20 maggio 2005, dopo aver adito le vie esecutive da ultimo tramite precetto n. _ del 3 maggio 2006 dell’UEF di _, con petizione 10 ottobre 2006 la Fondazione ha chiesto la condanna della CV 1 al pagamento di fr. 2'085.85 oltre interessi di mora al 5 % dal 1. giugno 2005, nonché di fr. 400.-- per spese di mora, fr. 70.-- per spese di precetto e fr. 12.40 per tassa d’incasso, postulando pure il rigetto definitivo dell’opposizione interposta al succitato precetto;
- la convenuta non è intervenuta in causa malgrado la fissazione di due termini per la presentazione della risposta;
- la presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA;
- l'art. 11 LPP impone al datore di lavoro che occupa lavoratori da assicurare obbligatoriamente di affiliarsi a un istituto di previdenza regolarmente registrato. Tale affiliazione ha effetto retroattivo e comporta, per il datore di lavoro, l'obbligo del pagamento dei contributi (art. 66 LPP). Per quel che riguarda l'ammontare dei contributi l'art. 66 LPP prevede che l'istituto di previdenza stabilisce nelle disposizioni regolamentari l'importo dei contributi del datore di lavoro e dei lavoratori. Il contributo del datore di lavoro dev'essere almeno uguale a quello complessivo dei suoi lavoratori. Il datore di lavoro deve all'istituto gli interi contributi e deduce dal salario la quota del lavoratore stabilita nelle disposizioni regolamentari.
Egli è l'unico debitore dei contributi (
Brühwiler
, Obligatorische berufliche Vorsorge, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, 1998 p. 46;
Lüthy
, Das Rechtsverhältnis zwischen Arbeitsgeber und Personalvorsorgestiftung, 1989, p. 32).
Sui contributi non pagati alla scadenza l'istituto può pretendere interessi di mora (art. 66 cpv. 2 LPP). Secondo l'art. 49 cpv. 1 LPP inoltre gli istituti di previdenza possono strutturare liberamente le prestazioni, il finanziamento di queste e l'organizzazione. Di conseguenza i contributi non devono necessariamente corrispondere agli accrediti di vecchiaia di cui all'art. 16 LPP (
Messaggio
del Consiglio federale sulla LPP pag. 98). I primi servono per il finanziamento del fondo di previdenza, i secondi a stabilire le prestazioni minime previste dalla legge;
- nel caso di specie secondo l'art. 3.3 del contratto d'adesione, il datore di lavoro si impegna a versare direttamente i contributi alla Fondazione (doc. A). L’obbligo contributivo - non contestato e previsto dalla legge e dalle disposizioni contrattuali - dev’essere quindi riconosciuto;
- le modalità di calcolo e versamento dei contributi sono previste nel contratto d'adesione e nel relativo regolamento di previdenza (doc. A, C). Tenuto conto di questi elementi e di quelli in precedenza ricordati, considerati i versamenti effettuati dal datore di lavoro e delle mutazioni intervenute (doc. E-L), l’ammontare dei contributi previdenziali (e spese) rimasti insoluti deve nella specie essere stabilito in fr. 1'815.85, importo corrispondente al saldo fatto oggetto di diffida in data 20 maggio 2005 (doc. S);
- sui contributi non soluti l’attrice chiede anche il versamento di interessi di mora al 5 % dal 1. giugno 2006.
Giusta l'art. 66 cpv. 2 LPP, sui contributi non pagati alla scadenza, l'istituto di previdenza può pretendere interessi di mora (
Brühwiler
, op. cit., p. 46;
SZS
1990 p. 89; art. 3.3 contratto d'adesione). In concreto, poiché la convenuta è palesemente in mora con il pagamento dei contributi e il tasso del 5% richiesto corrisponde a quello legale (art. 104 CO), la domanda dev'essere accolta;
- la Fondazione postula pure il versamento delle spese di mora per complessivi fr. 600.--, di cui 200.-- risultano compresi (unitamente alla somma di fr. 70.-- per spese di precetto) nell’importo di fr. 2'085.85 indicato in petizione (1'815.85 + 200 + 70). Ora, secondo l’art. 106 CO il debitore è tenuto a risarcire anche il danno patito dal creditore eccedente gli interessi moratori, in quanto non provi che non gli incombe alcuna colpa. Tali spese affinché possano essere riconosciute - come lo scrivente Tribunale ha più volte avuto modo di ricordare alla Fondazione qui attrice (
STCA
30 giugno 2006 nella causa N. LCC, 30 giugno 2006 nella causa T.G.I. SA, 7 giugno 2006 nella causa L. D.; 11 aprile 2006 nella causa F.G.I.C. SA, 3 aprile 2006 nella causa T.B. SA) - devono essere dimostrate (
DTF
117 II 258). In concreto l’attrice non ha prodotto i giustificativi atti a sostanziare e quantificare i costi addebitati, che di conseguenza non possono essere riconosciuti;
- per quel che concerne i due anticipi di fr. 70.-- ognuno versati all'UEF di _ (cfr. PE n. _ e n. _ agli atti) - e che la Fondazione chiede vengano posti a carico della ditta convenuta - va precisato che tali spese, come lo scrivente Tribunale ha più volte avuto modo di ricordare alla Fondazione qui attrice (cfr.
STCA
30 giugno 2006 nella causa N.LCC, 30 giugno 2006 nella causa T.G.I. SA, 7 giugno 2006 nella causa L. D; 11 aprile 2006 nella causa F.G.I.C. SA, 3 aprile 2006 nella causa T.B. SA), seguono le sorti dell’esecuzione in quanto costituiscono un accessorio del credito che deve essere sopportato dal debitore se non riesce ad opporsi con successo all’esecuzione, in caso contrario dal creditore. Esse sono aggiunte alla somma oggetto di esecuzione per la quale è stato concesso il rigetto (
DTF
71 III 144;
Panchaud /Caprez,
La mainlevée d’opposition, § 164, p. 414;
Ammon
, Grundriss des Schuldbetreibungs-und Konkursrechts, 1983, p. 106), senza che sia necessaria un’esplicita pronuncia nel merito (
STCA
21 settembre 1993 nella causa R.B.);
- con la petizione l’attrice chiede la pronuncia del rigetto definitivo dell’opposizione interposta al precetto esecutivo n. _ dell’UEF di _. Secondo la giurisprudenza federale il creditore che a seguito dell'opposizione ha fatto riconoscere i propri diritti conformemente all'art. 79 LEF, può chiedere direttamente la continuazione dell'esecuzione senza dover esperire la procedura speciale di rigetto dell'opposizione prevista dall'art. 80 LEF; lo stesso vale laddove la decisione pronunciata ai sensi dell'art. 79 LEF sia emanata da un'autorità o da un Tribunale amministrativo della Confederazione o del cantone del foro dell'esecuzione (
DTF
107 III 60ss). Il principio é che qualora il creditore segua la procedura dell'art. 79 e quindi intenti un'azione in riconoscimento del credito non debba, vistosi riconoscere definitivamente il credito, adire successivamente la procedura dell'art.
80 LEF (
Adler
, in: Droit privé et assurances sociales, 1990, pp. 241ss, 251s).
La condizione aggiuntiva introdotta dalla citata giurisprudenza é che il giudice dell'azione ordinaria (che può essere a seconda della natura del credito il giudice civile o il giudice amministrativo e per la precisione, in casu, il tribunale cantonale delle assicurazioni) faccia preciso riferimento, nel dispositivo che accoglie in tutto o in parte il petito, all'esecuzione in corso e rigetti formalmente l'opposizione per la parte del credito riconosciuto. La presente sentenza varrà pertanto quale titolo per la prosecuzione dell'esecuzione, senza che il creditore debba previamente chiedere il rigetto definitivo dell'opposizione al giudice dell'esecuzione;
- la richiesta attorea tendente al rimborso della tassa d'incasso (art. 19 OTLEF) di cui al PE in rassegna (fr. 12.40), deve essere disattesa atteso che la stessa, oltre che a non dover essere anticipata dal creditore (art. 4 Rform), in nessuna ipotesi - e quindi nemmeno in caso di esito negativo (per il creditore) della procedura esecutiva - è suscettibile di essere posta a suo carico;
- per quel che riguarda l’addebito di tasse e spese relative alla presente procedura, si osserva che secondo la LPTCA (art. 20 cpv. 1), applicabile in virtù dell’articolo 8 LALPP, la procedura è di principio gratuita. Per il TFA vi è un’eccezione alla gratuità della procedura in caso di temerarietà o di procedimenti introdotti per leggerezza (
DTF
124 V 285-287, 118 V 319;
SZS
1998 p. 64;
STFA
17 luglio 1998 nella causa T.), ciò che è anche previsto dall’art. 20 cpv. 2 LPTCA. I concetti di temerarietà e leggerezza sono di pertinenza del diritto federale (
DTF
128 V 324 con riferimenti). Secondo la giurisprudenza un processo è temerario o sconsiderato se la parte fonda la propria richiesta su fatti di cui conosce o dovrebbe conoscere l'inesattezza. La temerarietà è tra l'altro data nel caso in cui una parte si attiene ad un opinione palesemente illegale. Al contrario non si può ritenere temerario colui che sottopone al giudice un parere non arbitrario. Ciò vale anche quando pendente causa il giudice intende convincere la parte dell'infondatezza della richiesta per indurlo a ritirare il ricorso (
DTF
112 V 334). La presentazione di un ricorso privo di esito favorevole non significa che il gravame è temerario. Per ammettere la temerarietà la carenza di esito favorevole dev'essere accompagnata da un fattore soggettivo: la parte ha riconosciuto o poteva a riconoscere l'impossibilità di successo e malgrado ciò ha introdotto il gravame (
DTF
124 V 287;
AHI Praxis
1998 p. 189;
STFA
13 luglio 1998 nella causa T.). La temerarietà è inoltre data nel caso in cui una parte viola un obbligo che le compete (ad esempio l'obbligo di collaborare o di astenersi dal compiere un determinato atto;
DTF
124 V 288, 112 V 335). Nell'ambito di un'azione in materia di contributi LPP il solo fatto di non intervenire in causa non è sufficiente per ritenere temerario il comportamento del convenuto. Tuttavia, in tale contesto il comportamento della controparte dev'essere valutato tenendo conto anche dell'agire che l'interessato ha tenuto precedentemente al processo. Se, quindi, il datore di lavoro o l'assicurato non rispetta fatture e solleciti, provoca l'avvio di procedure esecutive e obbliga l'istituto di previdenza, malgrado una situazione palesemente infondata, a inoltrare un'azione, tramite la presentazione dell'opposizione al precetto esecutivo, e non interviene in causa, agisce in modo temerario. In simili condizioni si può infatti ritenere che egli abbia messo in atto manovre dilatorie passibili d’essere sanzionate tramite il pagamento di spese di giustizia (
DTF
124 V 288, 290;
STCA
28 gennaio 1998 nella causa FICLPP contro P. Sagl).
Nel caso in esame la convenuta non ha dato seguito alla richiesta di pagamento, ha interposto opposizione al precetto esecutivo e non è intervenuta in causa. Alla luce della suesposta giurisprudenza tale comportamento va considerato temerario. Di conseguenza vanno poste a carico della convenuta tasse e spese di procedura per
fr. 100.--;
- il tema della rifusione delle ripetibili non è regolato dalla LPP. L’art. 22 cpv. 1 LPTCA dispone che il ricorrente che vince la causa ha diritto nella misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi e delle spese di patrocinio. Il diritto è riservato, analogamente all’art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA, al solo ricorrente. Il motivo di questo privilegio è esposto dal TFA nella sentenza 7 dicembre 1989 nella causa D.W. (pubblicata in
RAMI
1990 U 98 p. 195) a proposito dell'art. 108 LAINF, precisando che scopo della norma è di consentire all'assicurato, spesso socialmente debole, di far valere in giustizia le sue pretese a prestazioni assicurative senza esserne trattenuto dal timore di dover sborsare, in caso di soccombenza, un'indennità alla controparte. Motivi analoghi presiedono all'esclusione del diritto a ripetibili a favore di organismi adempienti funzioni di diritto pubblico, sancito dall'art. 159 cpv. 2 OG in fine (
DTF
112 V 49). In materia di LPP il diritto a ripetibili dev'essere esclusivamente riservato all'assicurato vittorioso in causa: le ripetibili sono in tale ipotesi accollate all'assicuratore che ha introdotto la causa e l'ha persa (
DTF
126 V 150). Per contro, l'assicuratore che vince la causa, ancorché rappresentato da un legale, non ha, di regola, diritto a ripetibili (
DTF
128 V 133, 126 V 150, 112 V 361;
SZS
2001 p. 174;
STCA
9 marzo 1992 nella causa F.P. c. S. SA). Se però il comportamento processuale della controparte si dimostra temerario o quest’ultima abbia agito con leggerezza, gli assicuratori sociali, vincenti in causa e patrocinati da un avvocato o da una persona qualificata hanno diritto alle ripetibili. In assenza di una tale rappresentanza, devono, in aggiunta alla temerarietà e alla leggerezza, essere realizzate le ulteriori condizioni (cumulative) richieste per l’assegnazione di ripetibili ad una parte non patrocinata
(
la causa deve cioè essere complessa, avere valore litigioso elevato e richiedere un notevole impiego di tempo, e gli sforzi profusi devono essere ragionevolmente proporzionati ai risultati ottenuti
(
DTF
128 V 133, 323
, 127 V 207, 126 V 150, 110 V 135;
AHI Praxis
2000 p. 337;
RCC
1984 p. 278).
Nel caso concreto, stante la non complessità della causa, non si giustifica l'assegnazione di ripetibili.

## Considerations