# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0f726545-3a8a-4338-af70-79009dc51311
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Nell’ambito di un’inchiesta preliminare di polizia giudiziaria aperta nei  di B._ e compartecipi per titolo di partecipazione o sostegno ad organizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP, il 25 agosto 2004 il Ministero pubblico della  (in seguito MPC) ha ordinato la perquisizione dei locali e dei veicoli appartenenti alla A._ SA di Z._, società della quale B._ risulta essere l’amministratore unico. Durante la perquisizione, eseguita dalla polizia federale il 31 agosto 2004, sono stati presi in custodia tutta una serie di oggetti e valori patrimoniali rivenuti nei locali della predetta  (v. verbale di perquisizione del 31.8.2004, act. 1.2). Il medesimo  B._ veniva arrestato e posto in detenzione preventiva.
B. Con reclamo del 6 settembre 2004 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, la A._ SA è insorta contro l’ordine di  e sequestro del 25 agosto 2004, chiedendo la restituzione , rispettivamente il dissequestro, degli importi elencati ai punti 10-23 e 29-30 del verbale di perquisizione. Essa asserisce preliminarmente che questo denaro non può essere sequestrato, essendo di proprietà  di terzi, segnatamente di clienti della società. Il contante rinvenuto durante la perquisizione non avrebbe inoltre nulla a che vedere con le  criminose che il MPC imputa a B._; la sua “presa in custodia” da parte delle autorità inquirenti non sarebbe quindi giustificata.
C. Nella sua risposta del 24 settembre 2004 il MPC ha chiesto in via principale di dichiarare il reclamo irricevibile e, in via subordinata, di respingerlo. L’autorità inquirente rileva anzitutto l’esistenza di un conflitto di interessi  il patrocinatore della reclamante, che anni addietro avrebbe  legalmente uno degli altri coimputati nella presente procedura di  giudiziaria (C._); contesta inoltre la legittimazione attiva della società reclamante ad agire in nome di (presunti) terzi danneggiati. Nel , sottolinea come allo stadio attuale delle indagini non è ancora stato possibile definire con esattezza la titolarità degli oggetti e dei valori  sequestrati. Per il MPC, vi sono peraltro sufficienti elementi per  affermare che i beni posti sotto sequestro sono direttamente o  riconducibili alle attività criminose del titolare della società, per cui si giustifica il mantenimento del provvedimento cautelare impugnato.
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D. Nella sua replica del 4 ottobre 2004 la A._ SA ribadisce le richieste formulate nel reclamo, sottolineando l’infondatezza e la sproporzionalità del sequestro del danaro contante nonché il notevole danno che la misura  la ha sinora causato (blocco delle attività, licenziamento di ). Il patrocinatore della reclamante ha peraltro escluso la presenza di un conflitto di interesse tale da giustificare una sua rinuncia al mandato .
Il MPC, da parte sua, con duplica del 18 ottobre 2004, ha sostanzialmente riconfermato le motivazioni di fatto e di diritto indicate nella risposta.

## Considerations

Diritto:
1. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale  federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP.
1.1 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del  generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per ). In concreto, l’ordine di perquisizione impugnato è datato 25 agosto 2004, ed è stato eseguito il 31 agosto successivo presso gli uffici della  reclamante a Z._. È quindi da ritenere che la A._ SA ha preso formale conoscenza del provvedimento, al più tardi, in tale data; il termine per interporre reclamo ai sensi dell’art. 217 PP scadeva domenica 5 settembre 2004, protratto al primo giorno feriale seguente giusta l’art. 32 cpv. 2 OG. Introdotto lunedì 6 settembre 2004, il rimedio è pertanto .
1.2 Il MPC contesta la legittimazione della reclamante ad impugnare il  di sequestro, per il fatto che - a dire di quest’ultima - il contante sequestrato presso la sua sede apparterrebbe a terzi non coinvolti nell’inchiesta, che le avrebbero affidato queste somme per compiere delle operazioni di cambio.
1.2.1 In tale evenienza, la posizione della società reclamante non sarebbe, , molto dissimile a quella di una banca colpita da un ordine di  e sequestro riguardante un conto di un suo cliente. Ora, per costante dottrina e giurisprudenza (dedotta invero dall’ambito dell’assistenza giudi-
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ziaria ma applicabile per analogia anche nel contesto nazionale), la banca è abilitata ad insorgere contro un ordine di perquisizione e sequestro solo se ne è direttamente toccata, bastando a tal fine la dichiarata intenzione di tutelare il segreto bancario dei propri clienti e le proprie relazioni con essi; essa è invece priva di legittimazione se agisce con l’unico intendimento di soccorrere la persona accusata nel procedimento (DTF 118 Ib 442 consid. 2b in particolare; DTF 128 II 211 consid. 2.3-2.5; v. per un riassunto sull’argomento, L. MARAZZI, Sull’ordine di perquisizione e sequestro  – La legittimazione attiva della banca a interporre reclamo contro un  di perquisizione e sequestro, in: Il Ticino e il diritto, Lugano 1997, pag. 510 e segg., con la dottrina e la giurisprudenza ivi citata).
1.2.2 Nella fattispecie non occorre tuttavia dilungarsi sull’argomento, posto che la censura secondo la quale il denaro rinvenuto durante la perquisizione  esclusivamente a clienti della A._ SA è una affermazione di parte tuttora soggetta a verifica da parte delle autorità inquirenti; va  osservato che le dichiarazioni rilasciate dal titolare della società  al Procuratore federale dimostrerebbero semmai il contrario, ossia che si tratti di denaro appartenente in larga misura alla reclamante  (v. consid. 2.2, infra). Ne segue che la reclamante è in ogni caso  ad impugnare l’avversato ordine di perquisizione e sequestro (art. 214 cpv. 2 PP).
1.3 Il MPC ravvede nel fatto che in passato il legale della reclamante abbia  uno degli altri coimputati nella presente inchiesta (C._) un  di collusione di interessi tale da consigliare la rinuncia al suo  di difesa della A._ SA.
Per costante giurisprudenza, posto l’obbligo di indipendenza professionale e di confidenzialità nei confronti del cliente, di principio è escluso che un avvocato possa patrocinare due (o più) co-imputati nell’ambito di un  procedimento penale, in ragione del latente rischio di conflitto di  che questo doppio patrocinio oggettivamente comporta. L’esistenza di un conflitto di interesse deve essere valutata in maniera astratta; basta, a tale proposito, la possibilità teorica che un simile conflitto si avveri in corso di procedura. Anche il consenso dei clienti al doppio patrocinio non è  (sentenza del Tribunale federale 1P.587/1997 del 5 febbraio 1998, consid. 3c e 4c/aa, pubblicata in Pra [„Die Praxis“] 87 n. 98, con la dottrina ivi citata; v. anche Plädoyer, n. 6/96, pag. 60; Kriminalistik, Nr. 6/2003, pag. 390, “Verteidigung zweier Angeschuldigter durch den gleichen Anwalt”). I principi sul conflitto di interesse testé esposti, di natura perlopiù , trovano conferma anche nella Legge federale sulla libera  degli avvocati del 23 giugno 2000 (LLCA; RS 935.61), che al suo art.
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12 lett. c impone all’avvocato di evitare qualsiasi conflitto tra gli interessi del suo cliente e quelli delle persone con cui ha rapporti professionali o privati.
Nel caso concreto non si ravvedono però gli estremi di un conflitto di  ai sensi della menzionata giurisprudenza e dottrina. Dalla  in atti (v. act. 5.11) si evince che l’avv. Grassi ha assistito C._ nel novembre del 2000 per delle questioni notarili (autentica di firma nell’ambito societario). Né risulta che il patrocinatore della reclamante stia rappresentando degli interessi contrapposti nell’ambito del presente  penale, per cui l’obiezione sollevata dal MPC deve essere .
2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad  i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente,  che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure  e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra  e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità requirente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, n. 2554 e segg., pag. 549). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si  mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile. Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del  penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante , finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222, consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102).
2.1 La reclamante ritiene ingiustificato il provvedimento adottato dal MPC, dal momento che il denaro contante preso in custodia durante la perquisizione apparterrebbe a clienti della A._ SA e non avrebbe relazione alcuna con i fatti imputati a B._ (contrabbando di sigarette a livello , appartenenza ad organizzazione criminale, riciclaggio di denaro).
Di tutt’altro avviso è invece il MPC, per il quale il sequestro cautelare degli averi ritrovati presso la sede della società di cambio è stato adottato in pre-
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senza di sufficienti indizi di reato e risulta, tenuto anche conto dello stadio preliminare e della complessità dell’inchiesta, del tutto proporzionato; per l’autorità inquirente non vi è, al momento, prova che questo denaro  a terze persone e/o non sia riconducibile alle attività criminose  al titolare della A._ SA.
2.2 La perquisizione effettuata presso gli uffici della A._ SA si iscrive nel quadro di un inchiesta preliminare avviata dal MPC volta ad accertare le responsabilità penali di B._ (e di altri co-indagati) nell’ambito di un grosso traffico internazionale di sigarette di contrabbando; quest’ultimo  in particolare provveduto - per il tramite di alcune sue società tra le quali la qui reclamante - a riciclare in Svizzera parte dei proventi di questo traffico. Ora, come ben si evince dalla decisione di conferma dell’arresto del 2 settembre 2004 (v. act. 5.9), B._ ha ammesso di conoscere  i meccanismi del contrabbando internazionale di sigarette (in particolare quello, fiorente, tra il Montenegro e l’Italia meridionale), nonché alcuni dei presunti autori di questo traffico, tra cui dei soggetti legati ad organizzazioni di tipo mafioso attivamente ricercati - se non addirittura già condannati - in Italia per le loro attività criminali. Ora, la natura dei reati contestati al titolare della società reclamante e il sospetto che parte dei proventi del  di sigarette siano stati indirizzati su società svizzere giustificano  il sequestro cautelativo da parte delle autorità inquirenti del  contante rinvenuto presso la sede della A._ SA; l’identificazione e la perquisizione di beni o oggetti (compreso il denaro contante) che si  direttamente o indirettamente alle persone implicate nell’inchiesta non ha nulla di anormale; anzi, è solo attraverso il minuzioso controllo della provenienza di tale denaro che sarà possibile stabilire i fatti e raccogliere indizi su eventuali reati di riciclaggio di denaro. Le obiezioni del reclamante, che pretende che a partire dall’anno 2000 non ha più avuto contatti con persone legate al contrabbando di sigarette e che di conseguenza tutti gli averi elencati ai n. 10-23 e 29-30 del protocollo di perquisizione non  niente a che vedere con l’inchiesta in corso giacché si tratterebbe in realtà di denaro affidato alla A._ SA da parte di clienti, è mera  di parte sinora priva del benché minimo riscontro probatorio. Anzi, quanto dichiarato dal titolare della società nel corso del proprio  del 22 settembre 2004, sembra contraddire (almeno in parte) la  argomentazione ricorsuale, ossia la presunta titolarità di terzi degli  sequestrati: egli ha infatti affermato a proposito di numerose posizioni, che si tratta di denaro appartenente alla A._ SA (ad es. le posizioni 10,11,12,13, 14, 15 o 17; v. act. 5.13). Ora, sarà proprio l’inchiesta in corso che dovrà stabilire la titolarità del denaro sequestrato e quindi l’origine  o meno dello stesso.
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2.3 Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi risultati ma meno incisiva, e tenuto conto dei sufficienti indizi di reato emersi dall’inchiesta, il provvedimento impugnato non può quindi essere considerato lesivo del principio della proporzionalità. Non vi è quindi  di annullarlo in questo momento, come chiesto dalla reclamante. Nella misura in cui l’avanzamento dell’inchiesta dovesse effettivamente stabilire la titolarità di terze persone (non implicate nell’inchiesta) sugli averi , il MPC è comunque invitato a procedere al loro progressivo .
3. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto nella  della sua ammissibilità. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in  dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a carico della parte soccombente; queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e  nella fattispecie a fr. 1’500.--. Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versato, la reclamante è invitata a versare il saldo di fr. 1’000.--.