# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8f60e369-c7ab-5abd-9296-16b50a494acf
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a. Il 30 novembre 2009 la cittadina italiana RI 1 (1959), unitamente alla figlia _ (1994), ha chiesto il rilascio di un permesso di dimora UE/AELS per soggiornare in Svizzera senza attività lucrativa, precisando che suo marito RI 2 (1962), padre di _, sarebbe rimasto a vivere in Italia e dichiarando che la durata del soggiorno nel nostro Paese sarebbe stato superiore a 6 mesi nel corso di 1 anno. Essa ha inoltre indicato che avrebbe risieduto nell'abitazione situata in via _
a _ - già appartenente alla famiglia
_ dal 1975, la cui proprietaria era dal 1997 la figlia _ e utilizzata quale residenza secondaria -, e avrebbe continuato la propria attività quale dottore commercialista e revisore dei conti - professione che la impegnava per un numero limitato di giornate -in Italia, ove la figlia continuava a studiare.
Il 16 marzo 2010 RI 1 e _ hanno
ottenuto un permesso di dimora UE/AELS valido sino al 19 novembre
2014.
b. Entrato in Svizzera il 20 settembre 2012, cinque giorni più tardi anche RI 2 ha richiesto un permesso di dimora UE
/AELS senza attività lucrativa, che ha poi ottenuto il 17 gennaio 2013 con validità fino al 19 settembre 2017, precisando che avrebbe svolto il proprio lavoro di avvocato in Italia e dichiarando anch'egli che la durata del soggiorno nel nostro Paese sarebbe stato superiore a 6 mesi nel corso di 1 anno.
B. a. Il 29 settembre 2014, RI 1 ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio UE/AELS.
Dopo una prima convocazione presso la Polizia cantonale fissata per il 31 ottobre 2014, cui la ricorrente non ha dato seguito in quanto si trovava in Italia, essa si è presentata il 1° dicembre 2014, accompagnata dalla sua attuale legale.
b. Fondandosi sul rapporto informativo allestito dalla polizia il 23 maggio 2015, il 13 luglio 2015 la Sezione della
popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha comunicato a
RI 1 e a RI 2
di voler rivalutare la continuazione del loro soggiorno nel nostro Paese e, dopo aver dato loro la possibilità di
esprimersi in merito, con due separate decisioni del
19 agosto 2015 ha negato alla prima (COM 284) il rilascio del
permesso di domicilio richiesto, revocandole (recte: non rinnovandole) nel contempo quello di dimora UE/AELS, e revocato (recte: dichiarato decaduto) al secondo (Revoca COM 37) il permesso di dimora UE/AELS.
L'autorità ha ritenuto che il loro centro di vita e degli interessi fosse
all'estero, d
ove svolgevano un'attività lucrativa e disponevano di un appartamento in comproprietà.
I due p
rovvedimenti sono stati resi sulla base dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la
Comunità
europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle
persone del 21
giugno 1999 (ALC; RS 0.142. 112.681), e degli art. 23 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 22
maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), 34
e 96 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005
(LStr; RS 142.20), 60 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007
(OASA; RS 142.201)
.
C. Con giudizio 12 luglio 2016 il Consiglio di Stato ha confermato le
suddette risoluzioni, respingendo - dopo avere congiunto le due cause - le impugnative contro di esse interposte da RI 1 e RI 2.
Dopo avere respinto una censura di carenza di motivazione delle decisioni impugnate ed esperito un'istruttoria, il Governo ha ribadito in sostanza
i motivi addotti dal Dipartimento.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, i soccombenti si
aggravano ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone
l'annullamento e postulando, in via principale, il rilascio di un permesso di domicilio UE/AELS in favore di RI 1
e, i
n via del tutto subordinata che le venga quanto meno rinnovato il permesso di dimora UE/AELS.
I ricorrenti,
i quali ribadiscono anche in questa sede la censura di carenza di motivazione delle decisioni dipartimentali, evidenziano
che l'autorità era a conoscenza sin dall'inizio che essi svolgevano in Italia un'attività lucrativa quali indipendenti per un massimo di 20 settimane all'anno.
Sostengono di
i
ntrattenere da tempo dei legami stretti con la Svizzera, avendo pure deciso di far nascere la figlia a _, e che la loro presenza è confermata dalle fatture per i consumi dell'immobile (bollette per l'elettricità, il gasolio e l'acqua potabile), dagli acquisti sul nostro territorio di generi alimentari e farmaceutici, come pure dai pagamenti effettuati alla Posta, dall'estratto conto bancario prodotto in questa sede e dalla registrazione a favore di RI 1 del marchio _ presso l'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale a Berna per poter collaborare con la SUPSI.
Il fatto inoltre che durante alcuni sopralluoghi non sia stata trovata l'automobile di famiglia non sarebbe un elemento che dimostri la loro assenza da _, gli stessi potendo raggiungere l'abitazione anche in altro modo.
E. All'accoglimento de
ll'impugnativa
si oppongono sia il Dipartimento
che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni al riguardo.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm;
RL 3.3.1.1
) e presentato da persone senz'altro legittimate a
ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).
2. I ricorrenti lamentano innanzitutto un
a violazione del loro diritto di essere sentiti. Sostengono
che l'autorità dipartimentale ha omesso di motivare sufficientem
ente le proprie decisioni
.
Tale rimprovero va esaminato
preliminarmente, poiché quanto da essi invocato costituisce una garanzia di natura formale, la cui
disattenzione comporta di principio l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464
consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).
2.1. La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101). Tale norma - applicabile anche ai procedimenti in materia di diritto degli stranieri - assicura alla parte interessata il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e le garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse e di determinarsi
al riguardo (DTF 135 II 286 consid. 5.1, 133 I 270 consid.
3.1,
120 Ib 379, 118 Ia 17;
Ulrich Häfelin/Georg Müller
, Grundriss
des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 6a ed., Zurigo 2010, pag.
374 n. 1615, pag. 384 n. 1672 segg., segnatamente n. 1680;
Ben
jamin Schindler
in: Martina Caroni/Thomas Gächter/Daniela
Thurnherr, Bundesgesetz über Ausländerinnen und Ausländer AuG, Berna 2010, n. 17 ad art. 96 e nota a piè di pagina n. 64).
Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 Cost. comprende anche il dovere per le autorità amministrative e giudiziarie di
motivare le proprie decisioni (art. 46 cpv. 1 LPAmm; DTF 117 Ib 64
consid. 4). Per prassi, una motivazione può essere ritenuta
sufficiente quando l'autorità menziona brevemente le ragioni che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro,
ponendo in questo modo le parti nella situazione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; 121 I 54 consid. 2c; 117 Ib 64 consid. 4), oppure quando risulta implicitamente dai diversi considerandi componenti la decisione (STF 2C_505/2009 del 29 marzo 2010 consid. 3.1) o da rinvii ad altri atti (cfr. STF 2A.199/2003 del 10 ottobre 2003 consid. 2.2.2 e 1P.708/1999 del 2 febbraio 2000 consid. 2).
2.2. In concreto, la Sezione della popolazione ha emanato il provvedimento concernente RI 1 (COM 284) con la seguente motivazione:
"
Gentile signora RI 1,