# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1741c44d-67ed-52c6-ac50-863537571ca7
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 1997
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto in fatto e considerando in diritto:
- che con sentenza 15 maggio 1996 il Tribunale di _ Sezione civile, ha dichiarato il fallimento di _ _, con sede a _, nonché dei soci _, nominando giudice delegato per la procedura il _ e curatore il _;
- che con sentenza 10 luglio 1996 lo stesso Tribunale ha esteso il fallimento a _
- che con l’istanza 16 dicembre 1996 e complemento 17 gennaio 1997 il curatore fallimentare avv. _ a nome dell’amministrazione del fallimento _ chiede il riconoscimento in Svizzera delle predette sentenze italiane e l’adozione in via supercautelare di una serie di provvedimenti conservativi ex art. 162 ss. e 170 LEF;
- che per l’art. 167 cpv.1 prima proposizione LDIP l’istanza di riconoscimento del decreto straniero di fallimento deve essere proposta al tribunale competente del luogo di situazione dei beni in Svizzera, atteso che se i beni si trovano in più luoghi è competente il tribunale adito per primo (art. 167 cpv.2 LDIP), prescindendo da considerazioni fondate sul valore patrimoniale dei beni di compendio della massa fallimentare siti in Svizzera;
- che l’istanza di riconoscimento del fallimento estero deve essere proposta all’autorità competente del Cantone in cui è fatta valere la decisione straniera (art. 29 cpv. 1 LDIP), ritenuto che vi siano beni della massa fallimentare, ciò che spetta all’istante rendere almeno verosimile (cfr.
S. Berti
, in Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, Internationales Privatrecht, Basilea et al. 1996, N. 5 ad art. 167 LDIP;
H. Fritzsche/ H. U. Walder
, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, Vol. II, Zurigo 1993, § 55, pag. 420, N. 16;
P. Volken
, IPRG Kommentar, Zurigo 1993, N. 14 ad art. 167 LDIP);
- che per riconoscere nel Cantone Ticino le decisioni straniere previste dall’art. 166 LDIP è competente la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello, la cui giurisdizione è pure data per la pronunzia dei provvedimenti conservativi secondo l’art. 168 LDIP (art. 513 cpv.1 CPC), ritenuto che l’istanza per il riconoscimento del decreto di fallimento estero è proposta e trattata nelle forme della procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 513 cpv.2 CPC che rinvia agli art. 361 ss. CPC);
- che per l’art. 168 LDIP, proposta l’istanza di riconoscimento del decreto straniero di fallimento, il tribunale può, su richiesta dell’istante, ordinare i provvedimenti conservativi di cui agli art. 162 a 165 e 170 LEF, sempre che l’istante renda almeno verosimile che il decreto di fallimento straniero possa essere riconosciuto (cfr.
J. Kren Kostkiewicz
, Internationales Konkursrecht: Anerkennung ausländischer Konkursdekrete und Durchführung eines Sekundärkonkurses in der Schweiz, in: BlSchK 1993, pag. 15; D. Staehelin, Die Anerkennung ausländischer Konkurse und Nachlassverträge in der Schweiz
[
Art. 166 ff IPRG
]
, Basilea et al. 1989, pag. 110);
- che l’istante afferma esservi beni appartenenti ai falliti a Lugano, in particolare crediti relativi a conti intestati a _ _ presso la _ nonché una partecipazione azionaria nella _ ed “almeno una cassetta di sicurezza” presso la
_
(cfr. istanza,
pag
. 2);
- che nella “memoria esplicativa” depositata da _ _ al Tribunale di _ nell’ambito della procedura fallimentare italiana che lo riguarda (doc. A) vi sono riferimenti sia ad una partecipazione azionaria dei _ (pag. 5), sia al deposito dei relativi certificati azionari presso cassette di sicurezza della _ (pag. 8), sia a relazioni dei _ con la succursale _ (pag. 10);
- che tali riferimenti, benché relativamente generici e contenuti in affermazioni di parte, possono bastare a questo stadio di procedura per ammettere la competenza di questa Camera ad adottare provvedimenti conservativi ex art. 168 LDIP, risultando per il resto l’istanza di riconoscimento, ad un esame
prima facie
e con riserva di ulteriori accertamenti, non sprovvista di possibilità di accoglimento;
- che con l’istanza in esame si chiede che venga ordinato l’inventario preventivo nel senso degli art. 162 ss. LEF dei beni dei falliti;
- che siffatto ordine presuppone che sia reso verosimile il rischio di pregiudizio delle ragioni creditorie, atteso che di regola nel caso di inventario ex art. 162 LEF nel fallimento nazionale il grado di verosimiglianza richiesto è minore rispetto a quello per l’inventario ex art. 83 cpv. 1 LEF, già realizzandosi in presenza di singoli indizi di natura oggettiva o soggettiva (cfr.
F. Cometta
, L’inventario preventivo nell’esecuzione in via di fallimento, in Rep. 1993, pag.125);
- che durante una procedura di riconoscimento di decreto di fallimento straniero si giustifica a maggior ragione l’erezione di un inventario preventivo dei beni in Svizzera dei falliti, non potendosi prescindere dalla pregressa declaratoria di decozione all’estero;
- che competente per l’erezione dell’inventario è l’Ufficio fallimenti di Lugano (cfr. art. 163 cpv.1 prima proposizione LEF, per analogia, combinato con art. 167 cpv.1 primo periodo LDIP), il quale per i beni siti al di fuori del suo Circondario procederà nelle forme rogatoriali;
- che con l’istanza 16 dicembre 1996 e complemento 17 gennaio 1997 si chiedono altre misure conservative facendo riferimento all’art. 170 LEF, secondo cui “il giudice può prendere i provvedimenti conservativi che reputi necessari a tutela dei diritti dei creditori”;
- che tale norma lascia un ampio potere di apprezzamento all’autorità chiamata ad ordinare tali provvedimenti, atteso in ogni modo che la
ratio
di un provvedimento conservativo - e con essa il suo limite - è quella di evitare che nelle more della procedura di riconoscimento possa darsi distrazione di beni ad opera dei falliti;
- che dei provvedimenti chiesti risultano adeguati e necessari allo scopo citato sia il divieto ai possessori di beni dei falliti indicati dall’istante di disporre di tali beni sia il blocco della cassetta di sicurezza intestata ai falliti presso la _ (cfr. istanza 16 dicembre 1996), che il divieto generale agli stessi falliti di disporre dei loro beni in Svizzera (cfr. complemento 17 gennaio 1997);
- che invece la richiesta di ordinare il divieto generale ai debitori (non individuati personalmente) dei falliti di pagare in loro mani, rispettivamente il divieto in termini pure generali a tutti i detentori di beni dei falliti di disporne,_(istanza 16 dicembre 1996,
petitum
I., ultimo paragrafo), non può essere accolta in quanto di fatto tale pubblicazione avrebbe - sull’immagine in Svizzera dei qui convenuti - i medesimi effetti della pubblicazione della decisione di riconoscimento del fallimento (cfr. art. 169 LDIP), superando i limiti di un provvedimento conservativo;
- che nemmeno si può accedere alla richiesta di divieto a _ personalmente di disporre di beni dei falliti, _ risultando agire come organo della _ (cfr. doc. A pag. 7, D e E);
- che le spese relative a questa procedura sono a carico della massa fallimentare istante che li dovrà anticipare (cfr.
H.U. Walder
, Die international konkursrechtliche Bestimmungen des neuen IPR-Gesetzes, in: Festschrift 100 Jahre SchKG, Zurigo 1989, pag. 332);

## Considerations