# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** eb6f31df-20a5-531c-83a1-2a38f8b2d8a8
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
_ è stato arrestato a Lugano l'1 giugno 2005 in esecuzione di un ordine d'arresto emanato dal Ministero pubblico in data 24 novembre 2004 (AI 82). La promozione dell'accusa menziona i reati di truffa per mestiere, appropriazione indebita, in subordine amministrazione infedele, con riferimento anche all'art. 172 CP (AI 82, doc. 1 inc. GIAR 306.2005.2).
L'arresto è stato confermato da questo giudice il 2 giugno 2005, ritenuti presenti gravi indizi di reato, pericolo di fuga e pericolo di collusione nonché inquinamento delle prove (doc. 4, inc. GIAR 306.2005.2).
B.
In sintesi (e come risulta dalla promozione dell'accusa), _ è accusato di avere, in correità con _ e altre persone residenti all'estero, effettuato ordinazioni di merce a credito, rispettivamente acquisita (formalmente nel possesso) tramite contratti leasing e/o noleggio, che subito dopo la fornitura (o consegna) veniva trasportata all'estero lasciando impagati i fornitori, rispettivamente i proprietari dell'oggetto dei contratti leasing e di noleggio.
I fatti imputati sarebbero avvenuti tra il 2003 ed il 2004 e l'accusato avrebbe agito in Ticino, prevalentemente quale organo di fatto della _ (in seguito _), con sede a Lugano-Viganello.
Il danno causato mediante gli atti sopra descritti sarebbe, sempre secondo la promozione dell'accusa, superiore ai 3,5 mio di FRS.
C.
L'inchiesta ha preso il via nel novembre del 2004 a seguito di una querela/denuncia da parte della _ di _ (AI 1). Numerose denunce, segnalazioni e costituzioni di parte civile si sono aggiunte in seguito, sempre con riferimento ad operazioni effettuate a nome della _ (cfr. classificatori PL/PC da 1 a 4).
Il 4 novembre 2004, è stato arrestato _, amministratore unico (e portatore di alcune azioni) della _ (AI 10). Questi ha asserito di aver venduto, tra la fine del 2003 e l'inizio del 2004, parte del pacchetto azionario (della _) a cittadini italiani (tra i quali l'istante) intenzionati ad effettuare operazioni di import-export e che a partire dell'inizio del 2004 l'attività della società (ordinazioni, acquisti, spedizioni, ecc.) è stata gestita da tale _ e dal qui istante (verbale PS _, 4 novembre 2004).
All'arresto hanno fatto seguito perquisizioni, e sequestro di documentazione, presso gli uffici della _ e presso istituti di credito (per tutte: AI 17, 23 a 26, 40 a 42), l'acquisizione di documentazione presso la ditta di spedizioni _ (due classificatori, AI 37), l'arresto per complicità di una segretaria della _ (con rilascio il giorno successivo: AI 128 e 142), nonché l'audizione di alcuni testi oltre che di alcuni accusati (cfr. classificatore A).
Nel contempo sono stati emessi ordini d'arresto nei confronti dei (presunti) correi residenti all'estero (AI 81, 354, 204, 355), rispettivamente intraprese ricerche per l'identificazione di quelli con generalità incerte/incomplete (AI 205) e presentate alle competenti autorità italiane delle richieste di assistenza sia per determinare il destino (eventualmente il recupero) delle merci, sia per l'interrogatorio di testi e correi identificati (AI 86, 87, 316, 317).
Per completezza, va precisato che le predette commissioni rogatorie non risultano ancora evase integralmente. In particolare l'interrogatorio di _ è stato fissato per il 22 settembre 2005 (AI 368) e quello di _ non risulta ancora fissato (e lo stesso ha comunque indirizzato uno scritto alla procura nel quale dichiara completa estraneità ai fatti oggetto della promozione d'accusa notificatagli - AI 315, 370).
Da ultimo si rileva che, dal giorno dell'arresto, _ è stato interrogato otto volte; l'ultima il 27 luglio 2005 in confronto con _ (cfr. classificatore verbali).
D.
Con l'istanza qui in discussione, _ chiede di essere posto in libertà provvisoria (doc. 1, inc. GIAR 306.2005.4).
Egli afferma di aver reso ampia confessione e di aver collaborato attivamente con gli inquirenti, si dichiara consapevole degli errori commessi e intenzionato a non sottrarsi al procedimento (Istanza, punto 2).
Gli indizi di colpevolezza non sono contestati, pur con riserva della facoltà di contestare in sede di dibattimento l'esistenza dei requisiti oggettivi e soggettivi della truffa, con particolare riferimento all'astuzia (Istanza, punto 3).
A giudizio dell'istante non sussistono più necessità istruttorie a giustificazione del carcere preventivo, dato che i fatti contestatigli sono stati ampiamente ricostruiti nei lunghi e dettagliati interrogatori, grazie anche alla sua collaborazione. Inoltre, sempre a riprova dell'attuale inesistenza di un pericolo di collusione o inquinamento delle prove, l'istante sottolinea come i correi italiani siano a piede libero e _ da tempo scarcerato, la necessaria documentazione è già agli atti e l'audizione di testi, che comunque poteva avvenire sin dall'inizio dell'inchiesta, non risulta essere destinata a chiarire fatti non già contestati e ammessi (Istanza, punto 3).
Il pericolo di recidiva e di fuga, viste le ammissioni ed il riconoscimento degli errori commessi, nonché l'incensuratezza, non hanno, sempre secondo l'accusato, elementi di concretezza sufficienti a giustificare il carcere preventivo; il pericolo di fuga, può essere ulteriormente limitato mediante prestazione di un importo di FRS 50.000.-, ritenuto altresì la possibilità di una pena sospesa condizionalmente (Istanza, punti 5 e 7).
In virtù delle considerazioni sopra riassunte (ricostruzione completa dei fatti e possibilità di una pena sospesa), l'istante ritiene che il protrarsi della carcerazione preventiva sarebbe anche lesivo del principio di proporzionalità.
In via subordinata, l'istante dichiara disponibilità a scarcerazione solo dopo il previsto (ultimo) verbale del 19 agosto 2005.
E.
Il magistrato inquirente ha preavvisato negativamente l'istanza (doc. 2, inc. GIAR 306.2005.4).
Riassumendo gli indizi di reato (Preavviso, punto 2) ha segnalato come l'espletamento di una delle commissioni rogatorie presentate alle autorità italiane abbia evidenziato che la merce, in Italia, non risulta essere stata consegnata alla ditta il cui nome figura sulle fatture consegnate allo spedizioniere per le formalità doganali, che ai fornitori sono stati presentati falsi bilanci della _, che il qui istante (come altri accusati) si sia sempre qualificato con false generalità, che l'unica società le cui fatture risultano essere state onorate perlomeno sino all'agosto 2004 è la _ (spedizioniere doganale). Inoltre, il Procuratore pubblico afferma che le ammissioni di _ sono state "
assai parziali
" (Preavviso, pag. 4) con particolare riferimento alla destinazione della merce, al presunto "capo" dell'organizzazione ed alla compilazione dei falsi bilanci della _.
A dire del magistrato inquirente, stante la necessità di completare l'inchiesta in particolare mediante la raccolta degli atti ed interrogatori richiesti alle autorità italiane, nei confronti dell'istante sono ancora presenti sia il pericolo di collusione che quello di fuga, così come quello di recidiva.
Il primo sarebbe concreto in particolare per rapporto ai correi _ e _, ancora da sentire (Preavviso, punto 6).
Il secondo sarebbe evidente vista l'assenza di legami dell'istante con il territorio svizzero, utilizzato solo per commettere i reati oggetto d'inchiesta rendendosi poi latitanti, ed il rischio di una pena da espiare (Preavviso, pag. 7). A giudizio del magistrato inquirente, inoltre, la cauzione proposta sarebbe nettamente insufficiente per garantire presenza dell'accusato alle successive fasi del procedimento, anche alla luce del danno causato (Preavviso, pag. 8).
Il pericolo di recidiva, in terzo luogo, è supportato dal fatto che solo l'arresto di _ ha permesso l'interruzione dell'attività delittuosa, in quanto analoghi reati erano in procinto di essere commesse tramite altre società (Preavviso, pag. 7). Inoltre, al momento dell'arresto _ è stato trovato in possesso di numerose carte di credito clonate.
Da ultimo, il magistrato inquirente afferma proporzionalità del carcere preventivo sofferto (ed eventualmente ancora da soffrire), sia per l'ampiezza e la gravità dei reati commessi, che non escludono una pena da espiare, sia perché la chiusura dell'istruttoria è prevista nel corso dell'autunno (Preavviso, pag. 7).
F.
Con osservazioni del 9 agosto 2005 (doc. 4, inc. GIAR 306.2005.4), la difesa, dopo aver segnalato di non aver ancora avuto accesso agli atti (di transenna si rileva che sulla questione non risultano pendenti reclami davanti a questo ufficio), ribadisce che l'accusato istante ha reso ampia e dettagliata confessione e che gli accertamenti dettagliati, indicati dal Procuratore pubblico, in merito ad ogni singola fornitura potevano/dovevano essere effettuati in precedenza, ritenuto che l'inchiesta è stata avviata ancora nel corso del 2004. Tali omissioni non possono, secondo la difesa, aggravare oggi la situazione dell'istante (Osservazioni, ad. 2).
Ribadisce, inoltre, l'inesistenza di un concreto pericolo di collusione che, peraltro, non è neppure stato precisato, nella sua effettività e concretezza, dal magistrato inquirente, né per rapporto ai correi o ai testi, né per rapporto all'ipotesi di una perizia calligrafica sull'autenticità della firma (dell'amministratore) su documentazione societaria, tantomeno per rapporto ad asserita documentazione ancora da acquisire (Osservazioni, ad 3 e 4).
Per il pericolo di fuga rimanda a quanto già espresso nell'istanza di libertà provvisoria e segnala come privi di riscontri oggettivi i sospetti del magistrato per quanto concerne il pericolo di recidiva (Osservazioni, ad 5, 6, 7).
Delle altre considerazioni/argomentazioni delle parti si dirà, se del caso, nei considerandi che seguono.

## Considerations

Considerato
in diritto
1.
L'istanza, presentata dall'accusato detenuto, è ricevibile in ordine.
La stessa è stata presentata il 3 agosto 2005 e trasmessa a questo ufficio (brevi manu) l'8 agosto 2005: i termini di cui all'art. 108 cpv. 1 CPP sono rispettati, visto che il terzo giorno utile per la trasmissione scadeva sabato 6 agosto 2005, con riporto al primo giorno non festivo successivo (art. 20 cpv. 1 e 3 CPP; GIAR 18 aprile 2002 in re N.; si veda anche, per conferma implicita, CRP 7 luglio 2005 in re G.).
Il termine assegnato a questo giudice scade, in conseguenza dell'applicazione dell'art. 20 CPP sul computo, giovedì 11 agosto 2005.
2.
Sebben noti al patrocinatore ed al magistrato inquirente, i principi generali in materia di detenzione cautelare vengono qui di seguito riassunti:
L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss) -ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128).
3.
A questo stadio del procedimento ed in questa sede (che non è deputata ad esprimersi sul merito delle accuse e deve, anzi, evitare di pregiudicarlo limitandosi a verosimiglianza per il giudizio di legittimità delle misure d'inchiesta - GIAR 26 ottobre 2001 in re A.), si può con concludere per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _ per i reati ascritti; indizi del resto da lui, di principio, neppure contestati (e ciò indipendentemente, come correttamente riconosciuto dalla difesa - Istanza, punto 3, terzo capoverso - dalla volontà/facoltà di contestare requisiti soggettivi e oggettivi di uno dei reati davanti al giudice del merito).
Le dichiarazioni del coaccusato _ (Verbali 4.11.2004 e 5.11.2004), quelle di alcuni testi (Verbali _ 11.11.2004, pag. 3, _ 17 novembre 2004, pag. 1, _ 23.11.2004, pag. 1, _ 4.08.2005, pag. 3 ss.), che fanno riferimento a tale _ (nome utilizzato da _, come da egli stesso ammesso dopo iniziali dinieghi: cfr. Verbale _ 14 giugno 2005, pag. 6), nonché quelle dello stesso istante che ad un certo punto ha "
capito che si trattava di operazione poco trasparente
" iniziando ad utilizzare il falso nome di _ ed ad operare a nome della _ trovandosi, a suo dire, in un "
punto di non ritorno
" per rapporto alle altre persone coinvolte nella vicenda (_14 giugno 2005, pag. 6 e ss.), sono indizi concreti e sufficienti in relazione ai reati ascritti.
La prima (e cumulativa) condizione per l'eventuale mantenimento della carcerazione preventiva è pertanto presente.
4.
a)
In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24).
In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).
b)
E, di regola, compito del magistrato inquirente (anche nel rispetto dell'obbligo di motivazione e della garanzia del contraddittorio - si veda, inoltre, la nota alla sentenza 25 marzo 1998, in REP 1998 p. 329), se ne afferma l'esistenza, sostanziare la presenza di concreti elementi indicanti pericolo di collusione o inquinamento delle prove (GIAR 23 settembre 2002 in re Y.). Nel caso in esame, il Procuratore pubblico indica un pericolo di collusione con gli accusati italiani, in particolare con _ e _, considerati (con il qui istante) i "
principali autori dell'attività truffaldina
" (Preavviso, pag. 3 e 6).
Ora, sebbene il magistrato inquirente non spenda molte parole per sostanziare la concretezza di tale pericolo, risulta in modo evidente dall'incarto che l'audizione dei (presunti) correi menzionati è di sicura importanza per l'inchiesta, per l'accertamento dei fatti e dei ruoli, compreso quello effettivo del qui istante. _ e _ sono indicati da tutti i testi e dai correi già sentiti (cfr. considerando 3 della presente), come presenti in Ticino al momento dei fatti e compartecipi, perlomeno al pari dello stesso _, dell'attività della _ oggetto d'inchiesta. Anche loro, al pari dell'istante, si sono resi irreperibili (se si preferisce hanno lasciato il Ticino) nell'autunno del 2004.
Nel contempo è indubbio che le ammissioni di _ sono limitate ad un ruolo secondario, con consapevolezza tardiva del possibile illecito e limitata conoscenza dell'identità di altri compartecipi eventuali (vedi tale _). Ora, tali affermazioni possono anche corrispondere a verità ma debbono comunque essere verificate e l'audizione dei presunti correi menzionati non è certamente elemento secondario o marginale per tale verifica e deve poter avvenire senza che sia possibile (per gli interessati) concordare versioni di comodo a favore dell'uno o dell'altro, o di tutti.
Nel contempo, non va dimenticato che il provento di reato non è stato recuperato, anzi, neppure è stata individuata la sua effettiva destinazione. Sebbene l'istante affermi di non aver mai avuto conoscenza del destino della merce e di non conoscere i canali di smistamento (Verbale _ 14 luglio 2005, pag. 1), vista la sua partecipazione effettiva alle comande ed ai trasferimenti in Italia, non vi sono allo stadio attuale dell'inchiesta elementi concreti che suffraghino la sua versione (anzi, come si vedrà di seguito in relazione a tale signora _, vi sono agli atti elementi di segno opposto). Pertanto una sua prematura messa in libertà potrebbe anche compromettere il ritrovamento della merce, delle tracce di destinazione della stessa o del provento sostitutivo (GIAR 20 giugno 2003 in re E. cons. 4 b., 337.2003.2 : "L'accertamento del destino di queste ultime [
n.d.r.: il provento di reato
] non è importante solo per la qualifica giuridica del reato (appropriazione indebita o amministrazione infedele, fine di lucro) e per la determinazione dell'eventuale pena (ex art. 63, motivi a delinquere - cfr. DTF 116 IV 288) ma anche per l'eventuale recupero delle stesse e la conseguente applicazione dell'art. 59 CP. Trattasi di uno specifico elemento probatorio (provento di reato).").
c)
_ ha si effettuato delle ammissioni sui fatti (con ruolo limitato ad esecutore di ordini altrui: Verbale _ 23 giugno 2005, pag. 5), tuttavia ciò non è avvenuto in modo spontaneo e immediato. All'inizio dell'inchiesta egli ha contestato di essersi presentato sotto falso nome, di aver collaborato con _ e addirittura di conoscerla (Verbale _ 1 giugno 2005, pag. 2), di essersi recato presso la ditta _ di Chiasso, di aver effettuato ordinazioni a nome della _, ecc. (idem, pag. 3 e ss.).
Agli atti vi sono pure dichiarazioni poco trasparenti dell'accusato istante in relazione a terze persone, con le quali intratteneva dei rapporti ed alle quali risulterebbe trasmessa merce da parte della _. In particolare, in merito a tale signora _, intestataria della vettura sulla quale si trovava l'accusato al momento dell'arresto, l'istante ha in un primo tempo (Verbale _ 1 giugno 2005) che questa è semplicemente la venditrice (o precedente proprietaria) della vettura in suo possesso (alla quale egli aveva già parzialmente pagato il prezzo d'acquisto), successivamente (Verbale _ il 14 luglio 2005), e dopo aver escluso forniture dalla _ a questa persona, nonché preso atto di documentazione che indicherebbe il contrario, la _ ridiventa proprietaria della vettura e le precedenti dichiarazioni in merito vengono indicate come falsità (cfr. verbale _ 14 luglio 2005, pag. 2 e ss., 4 e 5 in particolare). Non v'è dubbio che il contenuto del verbale 14 luglio 2005, e dei documenti a cui si fa riferimento, permettono di presumere che _ avesse (e abbia), in merito al destino della merce trasferita in Italia, ben altra conoscenza che quella da lui dichiarata, con tutto quanto ne consegue.
Se a ciò si aggiunge la ancora attuale discrepanza tra determinate dichiarazioni dell'accusato istante (in merito al suo ruolo in una richiesta di finanziamento) e quella del teste che ha avuto, per conto della società in questione, contatti con lui (cfr. Verbali _ 23 giugno 2005, pag. 4; Verbale _ 4 agosto 2005), il costante utilizzo (nell'ambito dei fatti a lui contestati) di false generalità e la distruzione di gran parte della documentazione cartacea presso la sede della _ prima dell'abbandono dei locali (cfr. AI 9), non è certo azzardato, a questo stadio, dubitare sulla completa veridicità delle sue dichiarazioni, né ritenere concreto il pericolo di collusione con i presunti correi indicati, nonché di inquinamento di eventuali prove circa la destinazione della merce (GIAR 20 giugno 2003 in re E., 337.2003.2; GIAR 9 agosto 2001, 390.2001.2; Rep 1980 p.45)
Il pericolo di collusione e di inquinamento delle prove è, a giudizio di questo giudice, attuale.
5.
a)
Stabilita l'esistenza di un pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, ci si potrebbe esimere dall'esaminare se sussistono anche elementi concreti circa il pericolo di fuga e quello di recidiva, come sostenuto dal magistrato inquirente.
Tuttavia, dato che le necessità istruttorie che giustificano oggi il mantenimento del carcere preventivo potrebbero venir meno a seguito dell'espletamento di successivi atti d'inchiesta ed avendo l'accusato proposto il versamento di un importo a titolo di cauzione (FRS 50'000.-) può essere di una certa utilità esprimersi in merito perlomeno al pericolo di fuga ed alla sua eventuale limitazione mediante cauzione. Il tutto, ovviamente, tenuto conto della situazione attuale e senza pregiudizio per eventuali future decisioni.
b)
Il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69).
Pacifico che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso.
_ è cittadino italiano, residente in Italia, e non ha legami con il nostro territorio che gli è servito sostanzialmente a commettere gli atti di cui è accusato.
Se le accuse dovessero essere confermate il rischio di una pena non lieve esiste (i reati per i quali è stata promossa l’accusa prevedono anche la reclusione). Non è neppure certo che egli possa (sempre eventualmente) beneficiare della sospensione condizionale. Quest'elemento, da solo, non é determinante, ma deve essere attentamente considerato se ad esso se ne sommano altri come sopra descritto (SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).
La fuga (intesa come indisponibilità a presenziare al seguito del dibattimento e all'eventuale relativo processo) può apparirgli quale soluzione più interessante che non l’affrontare i rischi di un processo, dal quale sono peraltro assenti, per il momento, i presunti correi da lui indicati come vere menti delle operazioni _.
Alla luce di questi elementi, il pericolo di fuga è presente in modo concreto (DTF 102 Ia 382; DTF 106 Ia 407; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 585).
c)
Quanto alla cauzione, va preliminarmente detto che la sua entità deve essere determinata soprattutto in relazione alla gravità del reato e all’importanza del pericolo di fuga. Occorre pure (entro certi limiti) considerare la situazione economica dell’accusato e/o delle persone eventualmente chiamate a prestare cauzione (DTF 105 Ia 186; SJ 1981 p. 389 e relative citazioni; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 719; Donatsch/Schmid, Kommentar StPO Zurich, nos. 21 a 23 ad art. 73).
Spetta all’accusato, e a chi è disposto ad intervenire, fornire i necessari elementi per una corretta e completa valutazione della situazione (SJ 1980 181 e 586).
Nel caso in esame gli elementi (concreti e certi) a disposizione non sono molti, solo è dato sapere che l'istante svolge attività di consulenza, che al mantenimento della famiglia provvede la moglie e che avrebbe dilapidato al gioco la liquidazione di importanti beni di famiglia (banca e impresa farmaceutica - cfr. Verbali _ PS 7.06.2005, pag. 2, PP 9.06.2005, pag. 1, PP 14.06.2005, pag. 7). Quanto sopra è un po' poco per determinare se la cauzione proposta è adeguata alle condizioni economiche dell'istante (e/o di chi intenda aiutarlo in tal senso: occorre infatti cercare di evitare che la cauzione venga prestata con provento di reato non sequestrato, rispettivamente che terzi si limitino a prestare il nome quali titolari della cauzione per evitare le conseguenze eventuali dell'art. 111 cpv. 3 CPP).
Di certo la cifra indicata non è adeguata alla gravità dei reati ascritti (per rapporto alle modalità ed ai tempi di commissione, nonché al danno causato) ed al fatto che il provento di reato non è stato recuperato.
6.
La proporzionalità di una carcerazione deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità (e complessità) della fattispecie (tenuto conto delle sue eventuali ramificazioni - anche internazionali -, ecc.) con la pena presumibile, dall'altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).
Nel caso concreto, il carcere preventivo sofferto (poco più di 2 mesi) e quello prevedibilmente ancora da soffrire in attesa dell'espletamento delle audizioni richieste alle autorità italiane (prevista per il 22 settembre 2005 quella di _ e attesa entro l'autunno quella di _). Non va dimenticato che i reati ascritti sono gravi, commessi con notevole intensità delittuosa, e possono condurre, se confermati, a pene di sicura gravità e anche superiori al limite per la concessione della sospensione condizionale.
Per quanto concerne gli atti ancora soggetti a pericolo di inquinamento e collusione, non si può certo parlare di violazione del principio di celerità ritenuto che le rogatorie sono state presentate tempestivamente non appena acquisiti gli elementi utili per formularle; le autorità italiane sembrano avervi dato seguito in tempi ragionevoli. D'altro canto chi compie reati in correità e/o con modalità transfrontaliere deve sopportare anche le necessità istruttorie (e i tempi) che valgono nei confronti dei terzi in questione e che dipendono dalle autorità estere (GIAR 3 gennaio 2005 in re K., 392.2004.2 e GIAR 19 agosto 1999 in re L., 386.1999.9, quest'ultima citata anche dall'istante), perlomeno finché ciò è compatibile con il principio di proporzionalità, come è qui il caso.
7.
In conclusione, in capo a _ sono presenti gravi indizi di colpevolezza per i reati ascritti ed è presente e concreto un pericolo di collusione con i presunti correi italiano di cui è stata chiesta l'audizione per rogatoria, nonché di inquinamento delle prove in relazione al destino della merce finita in Italia. Pure presente e concreto un pericolo di fuga che non può essere sufficientemente limitato dalla somma proposta quale cauzione.
Il mantenimento del carcere preventivo risulta ancora rispettoso del principio di proporzionalità.
L'istanza va quindi respinta.
Per completezza si segnala che se questo giudice, di principio, non è incompetente a determinare la somma cauzionale adeguata quale misura sostitutiva del pericolo di fuga, nel caso in esame, anche prescindendo dal fatto che non vi sono sufficienti informazioni sulla situazione economica di chi sarebbe chiamato a versarla, tale determinazione avrebbe carattere accademico visto che la detenzione è mantenuta anche e principalmente per pericolo di collusione e di inquinamento delle prove e una determinazione pro futuro non permetterebbe di tener conto della situazione al momento in cui tali pericoli non fossero più presenti.
P.Q.M
visti gli artt.
138, 146, 158, CP, artt. 20, 95 ss., 108, 280 ss., 284 CPP, 9, 10, 31 CF,
5 cifra 3 CEDU;
decide
1.
L’istanza di libertà provvisoria presentata da _ è respinta.
2.
Non si prelevano tasse e spese.
3.
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro dieci giorni dall’intimazione.
4.
Intimazione:
giudice Edy Meli