# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 90bdc479-a61b-5829-b8eb-7a404840c538
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

in fatto ed in diritto
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_ é stato arrestato il 5 luglio 2007, nell’ambito dell’inchiesta _, con contestuale promozione dell’accusa per il reato di infrazione aggravata alla LStup: egli è stato arrestato mentre rientrava a _ dopo avere effettuato una consegna di 300 grammi di cocaina (sequestrati) a _ al cittadino _ (pure tratto in arresto) ed all’interno della sua autovettura sono pure stati rivenuti e sequestrati fr. 24'000.-, provento dalla vendita di cocaina;
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l’arresto è stato confermato da questo giudice il giorno successivo essendo dati, oltre che di seri e concreti indizi di colpevolezza, pericolo di fuga, bisogni dell’inchiesta e pericolo di collusione delle prove, nonché pericolo di recidiva;
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successivamente, al termine del verbale 29 agosto 2007, il Procuratore pubblico ha esteso l’accusa anche per il reato di riciclaggio di denaro;
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_, dopo alcune iniziali reticenze, ha successivamente ed attivamente collaborato con gli inquirenti per la chiarificazione delle sue responsabilità: in particolare ha ammesso di aver effettuato per conto di spacciatori africani, a far tempo da fine estate 2005 e fino al momento dell’arresto, numerosi trasporti di cocaina in Ticino ed in altri Cantoni, ricevendo compensi in denaro varianti da fr. 200.-- a fr. 500.-- per volta a dipendenza della destinazione;
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giova rilevare che nell’ambito dell’inchiesta _, oltre a _ e _, sono state arrestate tra il 10 luglio ed l’11 settembre 2007 altre 14 persone (quasi tutte tuttora in detenzione preventiva);
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con sentenza 13 settembre 2007 questo ufficio ha respinto l’istanza di libertà provvisoria 3 settembre 2007 di _ (inc. GIAR 2007.30703);
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approssimandosi il termine di scadenza della detenzione ex art. 102 cpv. 2 CPP, il magistrato inquirente ha inoltrato richiesta per una proroga fino al 5 febbraio 2008 (istanza 14 dicembre 2007), ritenuto che sussistono tuttora necessità d’inchiesta (conclusione rapporto di Polizia giudiziaria, deposito atti ed evasione di eventuali complementi istruttori), pericolo di collusione ed inquinamento delle prove con le numerose persone coinvolte, alcune delle quali non ancora identificate o ancora in libertà, nonché concreto pericolo di fuga; la proroga richiesta, considerata la gravità dei reati ed avuto riguardo alla presumibile pena, sarebbe rispettosa del principio di proporzionalità
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in sede di osservazioni la difesa si oppone alla proroga della carcerazione preventiva, in quanto violerebbe il principio di celerità, ritenuto che le giustificazioni addotte dal Procuratore pubblico, che peraltro avrebbe ancora a fine novembre 2007 assicurato alla difesa l’emanazione dell’atto di accusa entro fine gennaio 2008, si riferirebbero unicamente all’attività organizzativa delle autorità inquirenti; inoltre, ammessa l’esistenza a carico di _ di seri e concreti indizi di colpevolezza, la difesa contesta l’esistenza di bisogni istruttori, pericolo di collusione ed inquinamento delle prove, evidenziando nel contempo che al pericolo di fuga si potrebbe comunque ovviare con misure sostitutive (controlli giornalieri e deposito del passaporto);
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in data 21 dicembre 2007 è pervenuto al Procuratore pubblico il rapporto di Polizia giudiziaria;
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l’istanza presentata dall’autorità competente ed entro un termine ragionevole per rapporto alla scadenza di cui all’art. 102 cpv. 2 CPP, è ricevibile;
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i principi che reggono la materia, pur se noti al magistrato inquirente ed al difensore, vengono qui brevemente richiamati:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo
2000 in
re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
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nel caso in esame non occorre dilungarsi più di tanto per confermare l'esistenza di gravi indizi per il reato di infrazione aggravata alla LStup in capo all'accusato per i fatti che gli sono imputati, esistenza peraltro neppure contestata dalla difesa: basti qui ricordare che _ al momento dell’arresto stava rientrando a _ dopo l’ennesimo trasporto di cocaina a _, in occasione del quale aveva fornito 300 grammi di cocaina allo spacciatore _ (arrestato a _ la stessa sera) e che, occultato in un vano del cruscotto della sua autovettura è stato rinvenuto l’importo di fr. 24'000.-, provento della vendita di cocaina; inoltre, l’inchiesta esperita ha permesso di accertare che l’accusato, come peraltro da lui ammesso, ha iniziato a trasportare – regolarmente e più volte alla settimana, dimostrando una disponibilità a delinquere non comune e non sorretta da altre motivazioni se non quella
“perché avevo bisogno di soldi”
– pacchetti di cocaina da _ a _ e _, per conto di un cittadino _, a partire da agosto 2005, e, verso fine 2006, sono iniziati trasporti anche in direzione del Ticino, per conto di un altro cittadino _ residente a _ (cfr. verb. PP 14.11.2007); in sostanza è emerso che l’accusato ha effettuato circa un centinaio di consegne in Ticino e circa una sessantina in Svizzera francese e tedesca, consegne i cui quantitativi - come è stato possibile stabilire sulla base dei sequestri operati, rispettivamente su quella delle dichiarazioni dei destinatari – variavano da gr. 50 fino a gr. 500, ricevendo per ogni viaggio (a dipendenza della destinazione) tra i fr. 200.-- e i fr. 500.--, per un traffico complessivo valutato in circa 20 kg, quantitativo stabilito sulla base delle dichiarazioni rese dallo stesso _ nel corso dei vari verbali d’interrogatorio e/o a confronto con i destinatari della cocaina;
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dal profilo istruttorio giova evidenziare che a far tempo dalla presentazione dell’istanza di proroga al Procuratore pubblico è pervenuto (il 21 dicembre 2007) il rapporto di inchiesta di Polizia giudiziaria, sicchè a breve si procederà al deposito degli atti e, se del caso, all’evasione di eventuali complementi istruttori che l’accusato dovesse richiedere;
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inoltre, come rilevato del magistrato inquirente, sono tuttora dati pericolo di collusione ed inquinamento delle prove, in considerazione sia delle numerose persone coinvolte alcune tuttora in detenzione sia del fatto che alcune non sono ancora state individuate (ad esempio _) ed altre sono ancora a piede libero (ad esempio _, fuggito in _ dopo l’arresto di _), in proposito giova ricordare, quanto già evidenziato da questo ufficio nella decisione 13 settembre 2007 e cioè
“dagli atti emergono elementi concreti per ritenere che ci si trovi confrontati con un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio su larga scala di stupefacenti, con persone in _ e in _, e che il ruolo dell’accusato in tale organizzazione non era certo di secondo piano: appare infatti più che evidente che egli non solo godeva della piena fiducia dei fornitori di _ ma addirittura (come emerge da alcune registrazioni telefoniche di colloqui intercorsi tra l’accusato, acquirente in _ e fornitore a _, e dal ritrovamento nella sua vettura di una bilancia per pesare la sostanza in caso di contestazioni, nonché dalla somma di denaro sequestrata al momento del suo arresto, che non può essere riferita alla sola vendita dei
300 grammi
di cocaina sequestrati allo spacciatore _) era, perlomeno, il loro rappresentante con gli acquirenti spacciatori. Tutto ciò considerato e ritenuto che il rischio di collusione può addirittura aumentare in presenza di un accusato che abbia legami con un’organizzazione criminale con membri ancora in libertà ed ancora da identificare, come nella fattispecie (cfr. Rusca, Salmina, Verda, commentario del CPP, n° 25 ad art. 95 CPP) la scarcerazione di _ non può entrare in linea di conto”;
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il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena; la gravità della pena presumibile (comunque,
”(...) elemento "indiziante" importante che va considerato attentamente per la valutazione del pericolo di fuga, il quale, secondo la prassi, aumenta più ci si avvicina al giudizio di merito, in presenza di una comminatoria di pena della reclusione e/o in assenza (ovviamente e sempre in caso di eventuale condanna) di prospettive per una sospensione condizionale (...) (M. Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo, in REP 1989 p. 287ss., p. 32; DTF 106 Ia 404; DTF 117 Ia 69; CEDU Vol.
A IX p. 44; SJ 1981 p. 377, SJ 1980 186; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).“
GIAR 16 novembre 2006, 345.2006.3; si veda, inoltre, DTF 14.1.2005, 1S.15/2004, e riferimenti) non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69);
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in proposito valgono le considerazioni già espresse nella decisione 13 settembre 2007, ricordato inoltre che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind, ..." (Schmid, ibidem):
“l'accusato è cittadino _ coniugato con una connazionale; è ben vero che egli risiede in _ da diversi anni ma è altrettanto vero che i suoi legami con il paese d’origine sono rimasti forti, basti pensare che egli si sarebbe occupato di inviare del denaro alla moglie del fratello deceduto per provvedere al mantenimento di cognata e nipoti (cfr. osservazioni della difesa, p.
4 in
basso) nonché al fatto che egli abbia regolarmente inviato del denaro in _ (cfr. AI 56 p. 4). La difesa non spiega (e comunque non emerge dall’incarto) quale sarebbe il motivo per cui _ avrebbe addirittura “un serio interesse a presenziare al processo” dal momento che egli è confrontato con imputazioni di sicura gravità, infrazione aggravata alla LStup e riciclaggio di denaro, per una (a dir poco) preoccupante attività di trasporto e spaccio di cocaina esercitata nell’ambito di un’organizzazione che, se confermata, comporterà una pena da espiare di lunga durata.
Il rischio di fuga appare quindi concreto e non può essere evitato neppure con misure meno incisive (comunque neppure indicate dalla difesa), quali ad esempio il deposito di una cauzione, non avendo l’accusato disponibilità finanziarie (cfr. Inc. GIAR 307.2007.2, concessione del gratuito patrocinio). Il pericolo che _, se posto in libertà provvisoria, si renda irreperibile in patria è avvalorato dal fatto che alla sua età (comunque vicino alla pensione) potrebbe preferire riparare in _, presso i suoi famigliari, al fine di trascorrere gli anni della maturità in libertà; egli potrebbe quindi concretamente preferire rendersi latitante, piuttosto che affrontare il processo con le conseguenze che, si può ben immaginare, potrebbero derivarne”;
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le suddette circostanze non sono nel frattempo mutate, né sono state smentite o confutate da nuovi elementi: la tentazione di riparare all'estero per sottrarsi al procedimento o all'esecuzione della sentenza è quindi sorretta da sufficiente verosimiglianza ed il rischio di fuga - che non esiste solo astrattamente, bensì appare probabile in modo del tutto concreto - non può essere evitato con misure meno incisive come quelle proposte dalla difesa (deposito dei documenti e controlli giornalieri);
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resta da determinare se la proroga richiesta, sia rispettosa del principio di proporzionalità;
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la proporzionalità di una carcerazione deve essere analizzata da angolature diverse: da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità (e complessità) della fattispecie e la pena presumibile, dall'altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (DTF 4.5.2005, 1P.194.2005; DTF 16.11.2004, 1P.630/2004; SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP);
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in relazione al primo aspetto, si constata che nel caso concreto il carcere preventivo sofferto e quello eventualmente ancora da soffrire (in caso di concessione della proroga) non appare lesivo del principio di proporzionalità: il reato di infrazione aggravata alla LStup è sicuramente grave (tenuto conto sia del lasso di tempo in cui ha avuto luogo sia dei quantitativi, nonché del fatto che _ era in possesso di un'ingente somma di denaro di provenienza illecita), così come quello di riciclaggio di denaro, e la detenzione sin qui sofferta e quella ancora da soffrire (poco più di un mese) appare comunque inferiore alla presumibile pena in caso di condanna;
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per quanto concerne invece l'altro aspetto della proporzionalità, cioè quello connesso al principio di celerità, giova anzitutto ricordare che l'obbligo di celerità di cui all'art. 102 CPP, impone alle autorità di operare in modo che il carcere preventivo (che è e rimane una misura d'inchiesta e non una pena - G. Piquerez, Procédure pénale suisse, nos. 2315, 2433 e 2435 - anche nei confronti di persone confesse e o contro le quali vi sono prove schiaccianti) non sia protratto oltre il necessario; tale concetto significa non solo che l'inchiesta in generale deve essere condotta celermente, ma anche che si deve operare in modo da superare (ovviamente laddove possibile) le circostanze che ostacolano la messa in libertà provvisoria; secondo il Tribunale Federale, il rispetto dell'esigenza di celerità (desumibile dall'art. 5 cifra 3 della CEDU e 31 cpv. 3 della Costituzione federale), accresciuta in caso di accusato detenuto, deve essere valutato globalmente, tenendo conto delle particolarità della procedura, dell'ampiezza del lavoro svolto (considerando che non si può pretendere che l'autorità inquirente si occupi costantemente di un unico incarto) e di quella degli inevitabili tempi morti (DTF 124 I 139); lesione del principio è data allorquando questi tempi morti abbiano durata eccessiva e mettano, con ciò, in discussione la legalità della detenzione (DTF 128 I 149; DTF 7.02.2005 in re C., 1s.3/2005);
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in concreto, l'inchiesta appare complessa, viste le numerose persone coinvolte a vari livelli e l’atteggiamento reticente di alcuni degli accusati, che ha reso necessario per gli inquirenti l’esperimento di vari confronti, nonché ritenute le ramificazioni anche in altri Cantoni,
con conseguente allungamento dei tempi dell’inchiesta; gli inquirenti hanno comunque proceduto con celerità - da un esame degli atti non emergono tempi morti tali da mettere in discussione la legalità della detenzione - e non si sono limitati ad interrogare l’accusato, ma hanno provveduto alla ricerca di riscontri oggettivi al fine di identificare le altre persone coinvolte e l’ampiezza del traffico;
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le suddette circostanze permettono di concludere che l'inchiesta in quanto tale è (ancora) rispettosa del principio di celerità, ritenuto anche che il 21 dicembre 2007 è stato consegnato al Procuratore pubblico il Rapporto d’inchiesta di Polizia giudiziaria e che pertanto è imminente il deposito degli atti;
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discende da quanto sopra che una proroga fino al 5 febbraio 2008 compreso, oltre che necessaria per la conclusione dell'inchiesta, è (ancora) rispettosa dei principi di proporzionalità e celerità;
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il magistrato inquirente è comunque invitato a procedere indilatamente nei suoi incombenti;
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in conclusione, l'istanza è accolta, il carcere preventivo cui è astretto _ è prorogato fino al 5 febbraio 2008 (compreso), con la presente decisione esente da tasse e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e contrario), suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 19 cifra 2 LStup, 305bis CP, 95 ss., 102, 103, 280ss e 284 CPP,
decide
1.
L'istanza è accolta.
§. Di conseguenza, il carcere preventivo cui è astretto _ è prorogato fino al
5 febbraio 2008 (compreso)
.
2.
Non si prelevano tasse e spese.
3.
Contro la presente decisione è dato reclamo alla Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.
4.
Intimazione:
giudice Ursula Züblin

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