# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 894774e9-8ac0-5b20-b339-2f5ac508faa9
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1. Il signor ACCU 1 ha svolto l’apprendistato presso il garage _, _, conseguendo il diploma di magazziniere e venditore di pezzi di ricambio nell’anno 2000.
All’epoca dei fatti in questione egli era alle dipendenze della ditta _, _, in qualità di magazziniere, da circa due anni. Dal 1. gennaio 2003 egli si occupava a tempo pieno della logistica, dell’inventario, dei ricambi, e della fornitura di tutto quanto riguardava il reparto corse. In altri termini era il responsabile della preparazione del materiale e del carburante per i veicoli utilizzati nelle competizioni automobilistiche.
Dopo un periodo in infortunio a seguito delle ferite subite nell’incendio oggetto del presente procedimento, il signor ACCU 1 ha ripreso la sua attività presso la ditta _. Avendo tuttavia percepito sin dall’inizio una mancanza di fiducia nei suoi confronti da parte di colleghi e superiori, ha ben presto deciso di abbandonare proprio posto di lavoro.
Attualmente l’imputato è disoccupato e segue dei corsi di formazione.
2. La società _, _, si occupa della vendita di automobili del marchio _ e di tutta la gestione dopo vendita, della carrozzeria e del reparto corse.
La ditta _, _, gestisce invece i marchi _ ed è proprietaria dello stabile in cui si verificato l’incendio.
Amministratore unico ed azionista di maggioranza di entrambe le società, qui costituitesi parti civili, è il signor _.
Responsabile del reparto corse a livello meccanico e logistico, e dunque superiore diretto dell’imputato, era il signor _. In questo gruppo collaboravano a tempo pieno anche il signor _, quale meccanico, ed il signor _, quale magazziniere, entrambi assunti da pochi mesi. A dipendenza delle necessità vi erano poi altre persone che occasionalmente davano una mano.
A proposito del signor _, va precisato che in occasione del dibattimento egli ha dichiarato che ai momento dei fatti era alle dipendenze della _ da sei mesi e non da una mese, come da lui esposto in sede di interrogatorio di polizia. A giustificazione di questo suo agire egli ha affermato che il titolare delle società, gli disse di dire agli inquirenti, contrariamente al vero, che lavorava presso il garage solo da un mese, in modo da evitare l’insorgere di problemi per i permessi di lavoro. Tale grave fatto meriterà un maggiore approfondimento in separata sede.
Il signor _ svolgeva la funzione di responsabile tecnico dell’officina e del reparto corse, mentre la carrozzeria era sotto la responsabilità del signor _. Il settore amministrativo e di vendita, per entrambe le società, era invece gestito dalla signora _.
2. Lunedì 1. settembre 2003, alla mattina, i veicoli da gara sono rientrati a _ provenienti da una manifestazione internazionale svoltasi nel fine settimana precedente. Gli addetti al reparto corse avrebbero dovuto, come d’uso, prenderli immediatamente in consegna e prepararli per la prossima gara, in programma il fine settimana seguente a Barcellona.
Fra le incombenze del signor ACCU 1 in questo ambito, vi era anche quella di effettuare il rifornimento di carburante dei nove veicoli da gara, che avrebbero dovuto partire per la Spagna con i serbatoi pieni.
A tale scopo, l’imputato, nella mattinata di martedì 2 settembre 2003, ha incaricato un collega di acquistare presso il vicino distributore 300 litri di benzina a 98 ottani.
Dopo pranzo, egli ha scaricato dal furgone i 6 fusti metallici da 50 litri in cui era contenuta la benzina, posandoli nel locale magazzino, sito all’interno dell’edificio in cui vi è il reparto corse, vicino al portone principale dal quale si accede alla rampa d’accesso esterna. Questo stabile si compone di tre piani: al primo ci sono degli uffici, al piano terra si trova la carrozzeria ed al piano seminterrato il reparto corse, a sua volta suddiviso su due livelli: quello inferiore adibito ad officina meccanica e l’altro a magazzino (cfr. rapporto polizia scientifica, doc. 8).
Nel medesimo luogo in cui ha depositato i bidoni, l’imputato ha poi effettuato il rifornimento delle vetture, travasando dapprima la benzina dal fusto metallico in un apposito recipiente in plastica munito di un bocchettone aeronautico da 20 litri ed in seguito da quest’ultimo nei serbatoi dei veicoli, per caduta. In questa seconda fase egli si è fatto aiutare da un collega, il quale, con l’ausilio di un recipiente identico, impediva la fuoriuscita del carburante in eccesso dal serbatoio.
Per eseguire il travaso dal fusto all’altro contenitore, l’imputato ha utilizzato una pompa elettrica marca Flux, modello F420K, in dotazione al reparto corse.
L’imputato aveva verosimilmente eseguito queste operazioni con le medesime modalità e nello stesso luogo anche nel pomeriggio del giorno precedente, nonché la mattina stessa dei fatti qui in discussione.
Dopo aver svuotato 4 fusti da 50 litri, verso le 15:30, durante l’ennesimo travaso di benzina da un fusto al recipiente aeronautico, l’imputato ha udito un rumore tipico dell’accensione di una fiamma di un cannello per saldatura. In quel momento egli aveva il fusto principale sulla sua destra e con la mano sinistra teneva il tubo in gomma della pompa elettrica infilato nel contenitore. In un attimo i suoi pantaloni hanno preso fuoco all’altezza delle gambe. Egli, terrorizzato, ha mollato tutto e, senza disinserire la pompa, si è messo a correre verso la rampa d’accesso, dove un collega lo ha aiutato a spogliarsi era a spegnere le fiamme sui vestiti. Nel frattempo la pompa ha continuato ad aspirare benzina fuori dal bidone, contribuendo alla rapida propagazione dell’incendio e rendendo vani i tentativi effettuati dai dipendenti del garage di soffocare il fuoco con l’ausilio degli estintori.
Le fiamme sono state domate solo in un secondo tempo dai pompieri intervenuti sul luogo del sinistro.
L’inalazione del fumo sprigionatosi dall’incendio ha provocato a _ e _ una leggera intossicazione che ha reso necessario il loro trasposto all’Ospedale Italiano, dal quale sono stati comunque subito dimessi.
Sorte diversa è invece toccata al signor ACCU 1, che ha riportato ustioni di II° grado alla coscia, alla gamba ed alla mano (I°-II°-III° dito) destra, tali da richiederne il ricovero in ospedale ed un intervento chirurgico di débriment alla coscia ed alla gamba destra. Egli è rimasto degente presso l’Ospedale Italiano dal 2 al 15 settembre 2003. Le ferite subite hanno causato la sua incapacità lavorativa, dapprima al 100% ed in seguito al 50%, per alcuni mesi. Inoltre gli rimarranno delle cicatrici permanenti alla gamba ed alla coscia destra (doc. 5 e foto prodotte al dibattimento).
L’incendio ha altresì causato alle parti civili danni materiali e patrimoniali (stabile, merci ed installazioni, veicoli a motore, casco RC impresa per veicoli a motore di proprietà di terzi, interruzione d’esercizio e casco veicoli a motore) stimati in complessivi fr. 4'500'000.-- (doc. 11).
3. In merito alle cause dell’incendio, la polizia scientifica, sulla base dei riscontri esperiti sul luogo del sinistro e dei successivi esami di laboratorio ha ipotizzato quanto segue:
“Al momento della partenza dell’incendio, ACCU 1 indossava un paio di scarpe da ginnastica (con suola in gomma isolante) ed il fusto di benzina era appoggiato direttamente sul pavimento ricoperto di una vernice isolante (con poco passaggio verso terra di eventuali correnti e/o campi elettrici). La vicinanza tra l’abbigliamento di ACCU 1 (caricato elettrostaticamente) ed il fusto di benzina ha provocato una scintilla/arco elettrico, nei relativi punti di avvicinamento (all’altezza di una delle nervature del bidone e in corrispondenza della posizione delle maniglie).
La formazione di una scintilla/arco elettrico è stata resa possibile dal contatto tra i due conduttori (nella fattispecie i jeans diACCU 1 ed il fusto di benzina), con differenza di potenziale elettrico. I vapori di benzina fuoriusciti dai bidoni durante le fasi del travaso si depositano tendenzialmente verso il basso, essendo più pesanti dell’aria. La presenza di un flusso d’aria dall’esterno (proveniente dalla rampa che porta al locale cantina) ha contribuito alla miscela con i vapori di benzina che, a contatto con la scintilla/arco prodotto tra i due conduttori, ha dato seguito all’accensione repentina (paragonabile ad un’esplosione) dei vapori di benzina.
In conclusione, il grosso dell’evento dannoso è da ascrivere alla fuoriuscita di carburante dal tubo di travaso con la pompa in funzione rilasciata dal quando ha notato le fiamme sulla sua gamba”
(cfr. rapporto polizia scientifica, doc. 8, pag. 3).
Secondo la polizia scientifica non è tuttavia possibile scartare del tutto l’ipotesi di un’eventuale disfunzione della pompa elettrica impiegata nelle operazioni di travaso. La forte carbonizzazione constatata sui residui metallici del motore elettrico, ha però reso impossibile qualsiasi accertamento tecnico supplementare (cfr. rapporto polizia scientifica, doc. 8, pag. 3).
L’inchiesta di polizia giudiziaria ha inoltre stabilito che la pompa elettrica utilizzata dall’imputato per le operazioni di travaso non era adatta all’impiego con liquidi infiammabili, in quanto non omologata secondo le disposizioni della casa produttrice. La stessa era stata acquistata nel corso della primavera 2002 ed è stata impiegata per lungo tempo per il pompaggio di carburante, sia all’interno della struttura del garage, sia sugli autodromi (cfr. rapporto di polizia scientifica, doc. 8, pag. 2; rapporto di constatazione e d’inchiesta di polizia giudiziaria, doc. 7, pag. 4 e allegato 35).
Dall’inchiesta è altresì emerso che nel corso del mese di maggio 2003, in occasione di un travaso di benzina nel reparto corse, si era verificato un piccolo incendio, prontamente domato dagli impiegati del garage. La causa esatta del sinistro non ha potuto essere stabilita con certezza. Il responsabile tecnico dell’officina ha ipotizzato che, quale elemento scatenante, poteva entrare in considerazione un difetto alla pompa elettrica o una generazione di corrente elettrostatica prodotta dallo sfregamento sulla vernice con la quale, nella primavera 2003, era stato pitturato il pavimento dell’officina meccanica, nonostante la stessa fosse isolante e concepita appositamente per i garage (cfr. rapporto di constatazione e d’inchiesta di polizia giudiziaria, doc. 7, pag. 4).
A detta dei responsabili, _ e _, a seguito di quel principio d’incendio vennero adottate delle misure di sicurezza, con informazione di tutti i collaboratori. In particolare, venne deciso di non utilizzare la pompa elettrica e di effettuare le operazioni di travaso della benzina in un’area appositamente creata, dove erano stati collegati dei cavi di messa a terra ai tubi dell’aria e dell’acqua.
In data 9 febbraio 2004, il AINQ 1 ha emanato il decreto d’accusa in discussione, reputando il signor ACCU 1 autore colpevole di incendio colposo.
4. L’art. 222 cpv. 1 CPS punisce con la detenzione o con la multa chiunque per negligenza cagiona un incendio, se dal fatto deriva danno alla cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica. La pena è della detenzione se il colpevole mette per negligenza in pericolo la vita o l’integrità delle persone (cpv. 2).
Dal profilo oggettivo è necessario un comportamento incendiario dell’autore, ossia atto a provocare un incendio, sia sotto forma di un’azione (in particolare quando quest’ultima non è accompagnata dalle necessarie precauzioni), sia di un’omissione (ma solamente se l’autore aveva una posizione di garante). Detto comportamento deve provocare un incendio, vale a dire un fuoco di una tale ampiezza che non può più essere spento da chi l’ha provocato, deve essere la causa naturale e adeguata del medesimo ed infine deve risultare un pregiudizio alla cosa altrui o un pericolo per l’incolumità pubblica (Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. II, n. 1 e segg. ad art. 222 CPS, pag. 34, e riferimenti ivi citati).
Dal profilo soggettivo il reato è adempito se l’autore ha agito per negligenza. La negligenza può essere sia cosciente o incosciente. Secondo l’art. 18 cpv. 3 CPS agisce per negligenza colui che, per imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto e l’imprevidenza è colpevole se l’agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali, in specie secondo le sue conoscenze, la sua esperienza e la sua capacità. L’ammissione della negligenza esige che l’agente sia personalmente in grado, usando la diligenza che s’impone oggettivamente e che può essere da lui soggettivamente pretesa, di prevedere, se non proprio l’esatto svolgimento dell’evento, quanto meno la possibilità o il pericolo dell’evento stesso quale conseguenza della sua azione o omissione (Rep 1998, pag. 397 segg. e riferimenti ivi citati).
Per poter affermare che l’autore abbia agito o meno conformemente ai suoi doveri di prudenza, bisogna tenere conto di eventuali regole di sicurezza esistenti. Se non sussistono disposizioni di questo genere, occorre fare riferimento al comportamento che una persona normalmente intelligente avrebbe dovuto tenere nel caso specifico (Bernard Corboz, op. cit., n. 9 e segg. ad art. 222, pag. 35).
5. A sua difesa, il signor ACCU 1 sostiene che l’inchiesta non è stata in grado di chiarire con esattezza le cause all’origine dell’incendio.
Egli contesta inoltre che dopo il primo incendio siano state impartite delle direttive volte a scongiurare il ripetersi di tale evento e che le stesse gli siano state comunicate. Egli assevera infine di non essere stato a conoscenza della creazione di un apposito luogo in cui svolgere le operazioni di travaso.
A mente sua, l’istruttoria ha per contro permesso di stabilire che egli non disponeva di conoscenze specifiche per la manipolazione di carburanti.
Infine egli è dell’avviso che, in virtù del principio dell’affidamento di cui all’art. 26 LCStr, applicabile per analogia, la negligenza sia esclusa. In effetti, i suoi superiori, pur avendolo visto utilizzare la pompa elettrica al di fuori della presunta area appositamente attrezzata anche dopo il primo incendio, non hanno mai preso provvedimenti nei suoi confronti.
6. Dal profilo oggettivo è incontestato che si sia verificato un incendio, che ha potuto essere domato solo dopo un lungo intervento dei pompieri di Lugano. Pure assodato è che l’incendio abbia provocato ingenti danni a terzi.
Circa l’origine dello stesso, non vi possono essere dubbi che sia stato provocato dall’agire dell’imputato, così come documentato dalla polizia scientifica (cfr. rapporto della polizia scientifica, doc. 8).
Nemmeno il fatto che gli stessi inquirenti, nelle loro conclusioni, abbiano ricordato come non sia possibile scartare del tutto l’ipotesi di un eventuale disfunzione della pompa elettrica impiegata nell’operazione di travaso, non è sufficiente ad inficiare questo assunto. In effetti, per ammissione dello stesso imputato, la pompa non presentava difetti, era relativamente poco usata e, soprattutto, durante tutto il tempo in cui l’ha impiegata non ha riscontrato cedimenti del motore o udito rumori particolari, né l’ha vista produrre scintille (cfr. suo verbale di interrogatorio 3 settembre 2003, pagg. 4 e 6).
Date queste premesse è dunque inverosimile che l’incendio sia da attribuire ad una disfunzione della pompa elettrica.
Stante quanto precede, le condizioni oggettive del reato di incendio colposo sono adempite.
7. Contrariamente a quanto sostenuto dall’imputato, l’istruttoria ha permesso di stabilire oltre ogni ragionevole dubbio che c’era uno spazio adibito ai travasi di benzina. Nemmeno è possibile ritenere che il signor ACCU 1 non ne fosse a conoscenza. In effetti, non solo i suoi superiori, _ e _, hanno riferito della creazione di questo luogo, ma pure i suoi colleghi di reparto e persino una persona esterna hanno rivelato di sapere che vi era quest’area apposita (cfr. verbali di interrogatorio 3, risp. 4, settembre 2003 di _ _, pag. 2, di _ _, pag. 4, e di _ _ _, pag. 3).
Pure pacifico è che egli sapeva che alcuni mesi prima si era sviluppato un incendio in circostanze analoghe nel medesimo luogo in cui è avvenuto quello qui in discussione (cfr. suo verbale di interrogatorio 3 settembre 2003, pag. 7).
Più controversa è per contro la questione relativa alle direttive che sarebbero state emanate per impedire il ripetersi di un incendio. Da una parte ci sono i responsabili che affermano d’aver esplicitamente preso dei provvedimenti in tal senso e di averli divulgati, a più riprese, a tutti i collaboratori, in particolare anche all’imputato. Dall’altra quest’ultimo ed i suoi colleghi sostengono di non aver mai sentito dell’esistenza di specifiche norme di comportamento. Nemmeno l’istruttoria dibattimentale ha potuto apportare maggiore chiarezza su questo aspetto. In aula i vari protagonisti hanno infatti ribadito le loro versioni diametralmente opposte.
Ciò non basta comunque a scagionare il signor ACCU 1 dell’imputazione di incendio colposo.
In effetti, il primo sinistro avrebbe dovuto responsabilizzare maggiormente l’imputato ed indurlo a mettere in atto autonomamente tutte le misure di precauzione volte a scongiurare il riprodursi di simili eventi. Soprattutto tenuto conto del fatto che le cause ipotizzate erano due: o il difetto alla pompa o le scintille sprigionatesi per energia elettrostatica.
Non va dimenticato che nello svolgimento delle sue mansioni, fra le quali vi era anche il rifornimento dei veicoli da gara, all’interno del “team corse” il dipendente in questione godeva di una larga autonomia.
Inoltre egli, benché nel corso della sua formazione professionale non abbia ricevuto un’istruzione specifica riguardo alla prevenzione degli incendi durante la manipolazione dei carburanti, non poteva ignorare, in virtù della esperienza generale della vita e delle nozioni di base apprese a scuola, che quest’ultime operazioni comportano dei notevoli rischi di incendio.
Chiunque si ritrova a maneggiare sostanze infiammabili deve agire con particolare attenzione ed informarsi spontaneamente sui potenziali pericoli ad connessi con le operazioni.

## Considerations