# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 125c93a0-47e6-5801-ad81-4f309841e575
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. _, classe 1965, a seguito di un incidente di montagna, avvenuto il 1° agosto 1993, si è procurato una lussazione acromioclavicolare alla spalla destra. Il caso è stato assunto dalla _.
A seguito di questo evento traumatico, egli ha continuato ad avere problemi alla spalla destra, cominciando inoltre a manifestare dei dolori alla schiena, acutizzatisi a partire dagli anni 1994 /1995, che l’hanno costretto a limitare la propria attività lucrativa (cfr. perizia 7 agosto 1998 del dr. _ per conto della _, sub doc. AI _).
Nonostante le misure terapeutiche intraprese, l’assicurato ha continuato ad accusare una significativa sintomatologia algica a livello lombosacrale ed ha dovuto cessare l’attività di giardiniere indipendente, avviata nel 1996.
1.2. Nel mese di marzo 1999 _ ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI _).
Dopo aver raccolto dalla _ e dalla Cassa malati _ la documentazione medica relativa all’assicurato (doc. AI _) e proceduto ad ulteriori accertamenti, con decisione 14 luglio 1999, cresciuta in giudicato, l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la domanda poiché:
"
Dalla documentazione agli atti si rileva che la professione molto impegnativa sul piano fisico, abitualmente svolta, è controindicata. Vi sono, per contro, numerose attività considerate leggere che l’assicurato potrebbe svolgere senza limitazioni.
Il reddito conseguibile in tali attività è sensibilmente superiore agli esigui introiti conseguiti dall’assicurato dal 1984 a questa parte.
Giusta l’art. 17 LAI, citato sopra, nel presente caso i criteri per la messa in atto di un provvedimento di reintegrazione professionale e per il conferimento di una rendita AI non sono assolti.
Consigliamo l’assicurato di rivolgersi ai preposti uffici di collocamento per il conseguimento di un lavoro adeguato." (Doc. AI _).
1.3. Il 13 febbraio 2001 _ ha inoltrato una seconda richiesta di prestazioni (doc. AI _).
Non avendo egli prodotto alcuna documentazione medica e non avendo quindi comprovato un cambiamento delle condizioni di salute, con progetto di decisione 21 febbraio 2001, l’amministrazione non è entrata nel merito della nuova domanda (doc. AI _).
Con osservazioni 17 maggio 2001 l’interessato, patrocinato dall’avv. _, ha contestato il progetto di decisione
“chiedendo l’apertura della procedura di revisione come pure il riesame a mente della giurisprudenza (DTF 119 V 180 segg.) della decisione del 14.07.1999, in quanto quest’ultima manifestamente errata”
(doc. AI _).
Annullato il progetto di decisione, l’UAI ha proceduto ad una rivalutazione economica, determinando in particolare il reddito in attività adeguate conformemente alle modifiche giurisprudenziali nel frattempo intervenute.
Basandosi sul rapporto 24 luglio 2002 del consulente in integrazione professionale, mediante un nuovo progetto di decisione datato 16 agosto 2002, l’amministrazione ha respinto una seconda volta la domanda di prestazioni rilevando segnatamente quanto segue:
"
Dalla documentazione raccolta agli atti risulta che l’assicurato è totalmente inabile nella professione esercitata di giardiniere in proprio. Risulta invece abile al lavoro al 100% in un attività rispecchianti gli elementi di controindicazione.
In tali attività il signor _ potrebbe conseguire fr. 38'820.—annui (dati 2001), i quali confrontati con quanto avrebbe conseguito se non fosse insorto il danno alla salute (fr. 44'524 annui, sempre riferito al 2001), determinano un grado d’invalidità del 13%" (doc. AI _).
Sempre rappresentato dall’avv. _, il 30 settembre 2002 l’assicurato ha contestato il prospettato rifiuto di erogazione di una rendita, rimproverando segnatamente all’UAI di non aver valutato in modo corretto sia il reddito da valido che quello da invalido (doc. AI _).
Dopo aver preso posizione in merito alle succitate contestazioni (doc. AI _), con decisione formale 9 ottobre 2002 l’amministrazione ha confermato la reiezione della richiesta dell’assicurato (doc. AI _).
1.4. Avverso le citata decisione amministrativa, _, per il tramite dell’avv. _, ha presentato al TCA un tempestivo atto di ricorso, postulando il riconoscimento di una mezza rendita.
In via sussidiaria egli ha chiesto il rinvio degli atti all’amministrazione per nuovi accertamenti economici.
Riprendendo quanto sostenuto in sede di osservazioni 30 settembre 2002, il ricorrente ha sostanzialmente criticato la determinazione dei redditi di riferimento per il calcolo dell’invalidità.
Per quel che concerne il reddito da valido, a detta dell’assicurato il consulente in integrazione professionale non avrebbe integralmente tenuto conto di tutti i fattori che costituivano la sua attività di giardiniere in proprio, omettendo inoltre di tenere conto dell’attività accessoria di piccole amministrazioni e mediazioni immobiliari nel _.
Riguardo al reddito da invalido, infine, egli ha mosso diverse critiche sull’esigibilità delle professioni adeguate elencate dal consulente, contestando anche l’ipotetico guadagno di fr. 38'820.--- fissato dall’amministrazione.
1.5. Mediante risposta di causa 12 dicembre 2002 l’UAI ha postulato la reiezione del ricorso, confermando la correttezza della decisione impugnata.
In merito alle censure sollevate contro la valutazione del reddito da valido, l’amministrazione ha precisato:
"
(...)
In pratica, considerato che il danno alla salute ha cominciato ad incidere sulla attività lavorativa verso la fine del 1997 (cf. form. rich. prest. ass. doc. n. _ inc Al), e che l'azienda era stata avviata soltanto l'anno precedente, i dati economici concreti erano invero scarsi, e non fornivano una base di partenza sufficiente per poter ipotizzare con una certa precisione la possibile evoluzione economica.
Il consulente ha quindi effettuato un calcolo teorico, basandosi sui redditi conseguiti da aziende simili (cf. doc. n. _ inc Al).
L'agire del consulente in integrazione appare quindi corretto.
D'altro lato, in considerazione dei redditi conseguiti concretamente dall'assicurato nel corso dei primi due anni di attività, si concepisce difficilmente uno sviluppo dell'azienda tale da comportare entrate superiori a quella ipotizzata, né vengono del resto forniti indizi concreti in tal senso. (...)" (Doc. _)
Per il resto, essa ha osservato quanto segue:
"
(...)
Anche il reddito teorico da invalido è stato correttamente stabilito, considerato come il consulente abbia debitamente applicato la vigente giurisprudenza in materia.
Si rilevi inoltre che il reddito ricavato dalle tabelle ESS è stato ulteriormente ridotto nella misura massima consentita. In altri termini, non si potrebbe diminuire ulteriormente il reddito statistico senza incorrere in una violazione della pratica giurisprudenziale.
Ad ogni modo le obiezioni sollevate dal ricorrente sono state sottoposte al consulente interessato. Questi, confermando la propria valutazione, non ha ritenuto di dover aggiungere ulteriori precisazioni.
Per quanto attiene all'aspetto medico, non sono emersi elementi tali da far concludere che a far tempo dagli ultimi e completi accertamenti eseguiti (cf. in part. rapp. dott. _ 29.1.1999, doc. n. _ inc. Al) lo stato dell'assicurato si sia modificato, così da giustificare una rivalutazione del caso da questo punto di vista." (Doc. _)
1.6. In sede d’istruttoria, a due riprese il ricorrente ha prodotto della documentazione economica (VIII e XII), di cui si parlerà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
L’amministrazione ha ritenuto che quanto trasmesso dal ricorrente non giustifica una diversa valutazione della fattispecie (X, XIV).
1.7. Questo TCA ha invece chiesto all’assicurato delle delucidazioni in merito alla sua attività lucrativa accessoria, ricevendo risposta il 18 settembre 2003 (XXI).
In merito al succitato accertamento, con scritto 29 settembre 2003 l’UAI ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare (XXIII).
Infine, lo scrivente Tribunale ha richiamato d’ufficio gli atti fiscali del ricorrente relativi ai bienni dal 1997/98 al 2001/02 (XXV).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per l’invalidità.
Tale legge non è tuttavia applicabile alla fattispecie concreta, poiché, secondo la giurisprudenza del TFA, il giudice delle assicurazioni sociali non tiene conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo impugnato (STFA non pubblicata del 9 gennaio 2003 nella causa A, P 76/01; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
Ne consegue che, essendo stato il provvedimenti qui impugnato reso il 9 ottobre 2002, le norme di legge di seguito citate corrispondono al tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002.
2.3. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Affinché il caso possa essere sottoposto all’AI, occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.4. Va altresì rilevato che, secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va rilevato che,
secondo la recente giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5. Nel caso concreto, mediante la pronunzia contestata l’amministrazione ha sostanzialmente riesaminato la propria decisione del 14 luglio 1999 unicamente dal punto di vista economico, poiché il certificato 18 aprile 2001 del medico curante, dr. _, trasmesso dall’assicurato con le osservazioni 17 maggio 2001, non ha reso verosimile un peggioramento delle condizioni di salute del ricorrente (doc. AI _), giustificante l’entrata in materia relativamente alla seconda domanda AI.
Con rapporto 24 luglio 2002 il consulente in integrazione professionale ha infatti proceduto ad un dettagliato esame dell’assicurato dal punto di vista integrativo, elencando una serie di professioni che l’interessato potrebbe svolgere mettendo a frutto la sua piena capacità lavorativa in attività leggere ed ha determinato il reddito in siffatte attività, tenendo in particolare conto delle modifiche giurisprudenziali nel frattempo impostesi.
ll funzionario ha poi eseguito una valutazione del reddito da valido sulla base di un’indagine statistica, non potendo infatti utilizzare i dati economici concreti in quanto poco rappresentativi.
Dal raffronto dei redditi di riferimento è risultata un’invalidità del 13% (doc. AI _).
2.6. Va innanzitutto esaminata la valutazione fatta dal consulente in integrazione professionale per quel che concerne l’esigibilità delle attività adeguate allo stato di salute dell’assicurato.
Va qui ricordato che compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 201).
A
i fini dell'accertamento dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‐Blaser, op cit. pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347).
Ciò non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, 2a edizione, Berna 1997, pag. 80).
N
el dettagliato ed esaustivo rapporto 24 luglio 2002, tenuto conto delle risultanze mediche – in particolare le limitazioni funzionali - ed escluso un progetto di riformazione professionale, il consulente ha fra l’altro elencato una serie di professioni semplici o poco diversificate, le quali non richiedono una particolare formazione, ritenute esigibili (doc. AI _ pag. 5).
_ sostiene che le attività proposte non sono adatte al suo stato di salute, precisando fra l’altro quanto segue:
"
(...)
23. In particolar modo, con riferimento alla situazione fisiologica del mio assistito, non si capisce come egli possa essere inabile al 100% nella professione di giardiniere e nel contempo essere abile nella medesima percentuale nelle professioni testé citate, fra le quali quella dell'operaio, difficilmente immaginabile come attività esercitabile dall'assicurato con una capacità lavorativa del 100%. Semmai, tali professioni sono attuabili dall'assicurato solo in misura proporzionata al danno fisico patito dal medesimo, che lo porta a non riuscire a svolgere gran parte delle professioni per un tempo medio-lungo e che lo costringono a stare nella medesima posizione. Nella denegata ipotesi in cui l'assicurato fosse ritenuto in grado di svolgere le attività professionali leggere considerate dal Dr. med. _, si ricorda a tal fine come non sia stato minimamente considerato se il ricorrente - per dei motivi di salute - debba compiere delle pause per svolgere dette attività.
24. Pur volendo accantonare l'attività dell'operaio, però, anche le altre categorie di lavori considerate dall'amministrazione sono contestabili. Infatti, non si ravvede la possibilità per l'assicurato di svolgere mansioni di magazziniere, né tanto meno di fattorino, viste le problematiche fisiche legate al movimento della schiena e l'impossibilità propriamente fisica di sollevare pesi. Altre attività, invece, risultano essere solamente in via teorica ipotizzabili per il mio assistito, il quale sicuramente riscontrerebbe delle grosse difficoltà nel reperimento di un lavoro quale impiegato d'ufficio, stante l'assoluta inesperienza e mancanza di formazione specifica (cfr. rapporto in data 24.07.2002 del consulente IP, pag. 5), nonché la mancata richiesta sui generis nel mercato del lavoro; quale addetto al trasporto per la distribuzione a domicilio (vista la mancata offerta in detto ambito lavorativo); quale guardarobiere (attività aleatoria ed effettivamente poco attuabile, non solo per la mancata offerta di tale tipo di lavoro, ma anche per la necessità di sole poche ore lavorative in tale settore) o quale aiuto fiorista (ritengo che tale mansione sia solo un'immagine teorica colorita di quella che è la realtà, consistendo l'attività del fiorista in una variopinta moltitudine di mansioni, che molto si attagliano all'attività di giardiniere prima svolta dall'assicurato e per cui è stato reputato inabile nella misura del 100%!)." (...) (Doc. _ pag. 6-7)
Orbene, dagli atti medici contenuti nell’inserto, in particolare dalla perizia 22 luglio 1998 del dr. _ per conto della Cassa malati _, si legge che:
"
(...)
Dal punto di vista medico, non vi sono controindicazioni alla ripresa anche immediata di una attività leggera o medio pesante, che non preveda lo stazionamento a lungo in posizione eretta, non imponga il mantenimento forzato della posizione seduta, non preveda la deambulazione con carico né il sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 15-20 Kg, non preveda l'esecuzione di lavori con il tronco piegato in avanti. Possono entrare in linea di conto attività professionali nel campo della vendita, del commercio, in una fabbrica, in magazzino, quale custode o sorvegliante, quale fattorino, come anche l'attività di giardiniere con mansioni leggere." (...) (AI _ pag. 4)
Questo parere è stato sostanzialmente confermato dalla Clinica ortopedica universitaria _ (cfr. rapporto 6 maggio 1999 in doc. AI _).
In questo contesto, dunque, le diverse professioni elencate dal consulente sono da ritenere adeguate, visto che l’assicurato sostanzialmente deve evitare movimenti che compromettono la schiena, quale il regolare traino, il sollevamento ed il trasporto di pesi oltre i 20 chili (cfr. rapporto 24 luglio 2002 del consulente, doc. AI _) punto 1.1.2. pag. 2).
Le diverse mansioni di operaio menzionate nel citato rapporto (quali operaio ausiliario addetto alle attività secondarie, alla rettifica di pezzi di seconda mano, in lavori industriali ecc. ), come pure le attività di fattorino o magazziniere (di oggetti non pesanti) rientrano senz’altro nel novero di quelle professioni ancora esigibili.
Anche i semplici lavori di ufficio possono essere ritenuti adeguati, visto che, come riportato dal consulente, per essere svolti è necessaria solo una rapida formazione in aggiunta alle scuole dell’obbligo frequentate dall’assicurato (doc. AI _ pag. 5).
L’assicurato ritiene aleatorie alcune professioni proposte dall’amministrazione, quale l’addetto alla distribuzione al trasporto per la distribuzione a domicilio, il guardarobiere, l’aiuto fiorista.
Orbene, va qui ricordato che il concetto di mercato del lavoro equilibrato non sottintende soltanto un certo equilibrio fra l’offerta e la domanda in materia di manodopera, ma anche un mercato del lavoro che presenta un ventaglio d’attività le più diverse, e precisamente per ciò che concerne le condizioni professionali e intellettuali richieste, così come la prestazione fisica (RCC 1991, pag. 332 consid. 3b), ciò che corrisponde al caso in esame ove a titolo esemplificativo, il funzionario incaricato ha individuato una trentina di professioni esigibili.
Inoltre, secondo questo TCA, l’esperienza specifica del consulente è una garanzia che le attività professionali da lui indicate sono presenti sul mercato equilibrato del lavoro e che le stesse rispecchiano le limitazioni funzionali dell’assicurato.
Pertanto, visto quanto sopra, alla valutazione 24 luglio 2002 va data piena adesione.
2.7. Riguardo al reddito da invalido, parimenti contestato dal ricorrente, va precisato che lo stesso
va determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, recentemente confermato in VSI 2002 pag. 64).
In applicazione dei succitati criteri,
ne
lla sentenza pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 21 questo Tribunale
ha precisato che, conformemente ai dati statistici salariali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica ("L'enquête suisse sur la structure des salaires 1998”), il salario ipotetico nel 1998 conseguibile in attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che possono arrivare al massimo al 25% (cfr. DTF 124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85 e, soprattutto, STFA inedita del 9 maggio 2000 nella causa A, I 482/99), riportato su 41,9 ore, ammonterebbe a fr. 45'390
.--
nel settore privato (rispettivamente fr. 47'929.‐‐ nel settore pubblico e privato) per gli uomini e a fr. 33'587.‐‐ (rispettivamente fr. 33'725.‐‐ ) per le donne.
Va al proposito rilevato come recentemente il TFA abbia confermato la prassi di questo Tribunale nell’applicazione delle suddette tabelle statistiche salariali suddivise per ragioni geografiche (TA 14), ritenendo che non esiste un principio in cui ci si debba fondare sempre sui dati statistici nazionali (Tabella TA1) poiché la prima tabella rispecchia meglio la realtà economica regionale (
cfr. TFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01).
L’Ufficio federale di statistica ha proceduto all’elaborazione dei dati statistici salariali relativi all’anno 2000. Secondo tali dati il salario mediamente percepito nel 2000 in Ticino, riportato su una media di 41,8 ore settimanali (cfr.
“La vie économique” 2/2002, Tabella B9.2, pag. 88),
per un’attività leggera e ripetitiva nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.-- (fr. 4027: 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x 41,8 x 12) per le donne (cfr. Tabella TA 13 privato). Nel settore privato e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4123: 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (cfr. Tabella TA 13 privato e pubblico).
Come detto al consid. 2.4, determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento della nascita dell’eventuale diritto alla rendita.
Nella fattispecie concreta, ritenuto che il danno alla salute, con conseguente cessazione dell’attività indipendente di giardiniere, è intervenuto nel mese di novembre 1997 (cfr. doc. AI _), l’eventuale diritto alla rendita sorgerebbe, dopo l’anno di carenza, nel novembre 1998.
Per calcolare il reddito da invalido, sulla base dei dati statistici del 1998, si deve partire da un salario di fr. 45'390.- riferito al settore privato (
cfr.”.... in primo luogo sono applicabili i rilevamenti salariali applicabili nel settore privato”
cfr. RAMI 2001 pag. 348).
Tenuto conto di un’esigibilità del 100%, nonché di una riduzione massima del 25%
ammessa dal consulente in integrazione professionale ed indicata
nelle tabelle di calcolo allegate al rapporto 24 luglio 2002 (doc. AI _),
si giunge ad un reddito da invalido di fr. 34’045.50.
2.8.
Senza il danno alla salute, secondo l’UAI, l’assicurato avrebbe potuto percepire, nel 2001, fr. 44'525,01.
_ contesta tale importo sostenendo come il consulente non abbia tenuto conto di diversi fattori, quali l’immagine che si era creato con l’esercizio dalla sua azienda di giardinaggio, la molteplicità e lo sviluppo della stessa, nonché l’attività accessoria di piccole amministrazioni di stabili nel _ (cfr. ricorso punti 15-19).
Nelle osservazioni 22 gennaio 2003 egli ha quantificato il reddito ipotetico da giardiniere come segue:
"
Con la presente vi comunico che il signor _ aveva conseguito nel 1996 una cifra d'affari di Fr. 19'623,50 e nel 1997 una cifra d'affari di Fr. 32'671.- corrispondenti ad una attività di 440 ore, rispettivamente di 730 ore a Fr. 45.- cadauna.
Sebbene il signor _ abbia dovuto rinunciare a diversi mandati, nonché a disdire tutti i contratti esistenti, si può affermare che l'aumento della cifra d'affari tra il 1996 e il 1997 fosse del 50%. La cifra d'affari del 1997 di Fr. 32'671.- corrisponde all'esercizio dell'attività professionale a tempo parziale in misura del 40 - 50%.
Sulla base di dette considerazioni si puo facilmente ritenere che nel 1998 sarebbe stata prevedibile una cifra d'affari minima di
Fr. 70'000.- e nel 1999 sicuramente una cifra d'affari di Fr. 100'000.-.
A suffragare tali miei convincimenti, si produce copia dei conti economici relativi gli anni 1996-1997-1998 della ditta - non inscritta a registro di Commercio - _, _, dai quali si evince quanto segue:
- cifra d'affari per il 1996 CHF 19'623,50
- cifra d'affari per il 1997 CHF 32'671,70
- cifra d'affari per il 1998 CHF 10'665.-
(...)" (Doc. _)
2.8.1. Per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile.
Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b).
Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).
Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b , ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).
Se nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, si può ricorrere a dati ottenuti da valori statistici e d’esperienza (cfr. Pratique VSI 1999 pag. 248 consid. 3b; cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I 56/02).
Per quel che concerne invece la determinazione del reddito di un indipendente, si deve tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e del genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione economica e dell’andamento della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima dell’insorgere dell’invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito medio o il risultato d’esercizio di aziende simili possono fungere da base per valutare il reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende non può tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del reddito che non proviene dall’attività personale dell’assicurato, come il good-will, l’interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito attribuibile alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 pag. 432; cfr. Valterio op. cit., pag. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten, Zurigo 1997 pag. 65 e il marginale 3030 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2000).
2.8.2. Ritornando al caso in esame, siccome circa un anno prima del danno alla salute il ricorrente aveva iniziato la sua attività di giardiniere indipendente (avviando una ditta individuale, non iscritta a Registro di commercio), giustamente l’UAI non si è basato sui relativi dati contabili poiché scarni e non rappresentativi. Del resto la brevità del periodo d’esercizio, non permetteva all’amministrazione di poter fare una proiezione economica affidabile.
Per questo motivo il consulente in integrazione professionale ha valutato il reddito ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano, quale giardiniere indipendente, senza personale, basandosi sui proventi conseguiti da aziende ticinesi simili per tipologia ed importanza a quella del ricorrente, affiliate alla Cassa di compensazione del Cantone Ticino quali indipendenti, giungendo alla conclusione che nel 1999, anno statisticamente più rappresentativo, il reddito aziendale medio ammonta a
fr. 42'895.—, che, aggiornato al 2001, corrisponde a
fr. 44'525,01 (doc. AI _).
Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente (XII), secondo questo TCA, la valutazione fatta dal consulente non può essere considerata del tutto inattendibile e fondata su semplici stereotipi.
Orbene, nel citato rapporto 24 luglio 2002 si riscontra come il funzionario abbia esaurientemente descritto la precedente attività svolta dall’interessato (
“In ultimo ordine di tempo, ovvero immediatamente prima del danno alla salute determinante ai fini AI, era attivo in proprio, assoggettato come indipendente, nella manutenzione, costruzione e ristrutturazione di giardini ....”,
cfr. doc. AI _ pag. 3), e proceduto a definire
“ il reddito di giardinieri indipendenti operanti “in solitario”, non costituenti cioè una azienda “datore di lavoro” che versa salari e contributi paritetici alle assicurazioni sociali e attivi principalmente nella manutenzione e accessoriamente nella costruzione di giardini
” (cfr. doc. AI _ pag. 3).
Il consulente ha inoltre escluso dalla ricerca quelle aziende attive esclusivamente o prevalentemente in altro campo del settore in cui l’assicurato, sprovvisto di un titolo professionale, era attivo. Non sono state giustamente considerate le
“aziende agricole e/o forestali, vivai, commercio di piante e fiori, orticolture e /o floricoltura, coltivazioni di serra e simili, architettura e/o progettazione paesaggistica “, aziende organizzate in forma societaria (società anonime, a responsabilità limitata, in nome collettivo) e quindi manifestamente datori di lavoro con dipendenti, risp. aziende in settore diverso (edilizia, opere murarie e simili)
“ (doc. AI _).
La proiezione fornita dal ricorrente di una cifra di affari minima di fr. 70'000.— nel 1998 e di fr. 100'000.— nel 1999 è irrealistica .
L’asserito aumento della cifra d’affari tra i primi due anni commerciali (1996 e 1997) del 50% non significa che un simile incremento si sarebbe potuto verificare anche negli anni successivi.
Come rettamente osservato dall’UAI nello scritto 3 febbraio 2003, il primo anno aziendale corrisponde a quello d’avviamento e generalmente gli introiti sono molti bassi e quindi non può essere preso quale base di paragone per una valutazione sul futuro sviluppo aziendale.
Vero che, come detto al consid. 2.8.1, per determinare il reddito ipotetico di un indipendente non ci si può basare unicamente sui profitti di un’azienda simile. Nel caso esaminato dal TFA si trattava tuttavia di un dato economico relativo ad una sola azienda che non rispecchiava comunque la situazione concreta dell’assicurato (RCC 1981 pag. 40).
Nel presente caso, invece, siccome la dettagliata ed affidabile indagine statistica, eseguita dal consulente su diverse imprese affini a quella del ricorrente, rispecchia la realtà economica presente nel nostro Cantone, nonché il profilo professionale dell’assicurato, la stessa va confermata.
2.8.3. _ rimprovera all’amministrazione di non aver tenuto conto della sua attività accessoria quale amministratore di stabili e di appartamenti di vacanza.
Occorre qui rilevare che l’assicurato non ha mai dichiarato di aver svolto una simile attività (cfr. doc. AI _). Solo nelle osservazioni 30 settembre 2002, descrivendo la sua professione, ha parlato anche di
“mediatore immobiliare nel _
” senza tuttavia aver prodotto alcuna pezza giustificativa (doc. AI _)
Dalla documentazione prodotta pendente causa si evincono i mandati ricevuti nel 1997 dalla ditta _, proprietaria di uno stabile di appartamenti di vacanza nel _, secondo cui il ricorrente doveva provvedere alla riservazione ed alla pulizia degli appartamenti stessi, alla fornitura della biancheria ed alla manutenzione del giardino. Il tutto veniva poi fatturato alla succitata società (XII C1 -24).
Va qui precisato che nell’ambito del raffronto dei redditi (cfr. 2.3), sono da prendere in considerazione quale reddito ipotetico di una persona non invalida anche i proventi da attività accessoria nella misura in cui, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, l’assicurato, senza il danno alla salute, avrebbe continuato ad esercitarla percependone una remunerazione. Questo indipendentemente dall’importanza di tale attività in termini di tasso di occupazione o di dispendio d’impegno (STFA inedite 2 giugno 2003 nella causa G consid. 4.1, I 224/02 e 16 maggio 2003 nella causa A consid. 2, I 576/02 ; RCC 1980 pag. 559 consid. 3a, nonché RAMI 2000 no U 400 pagg. 381 ss e no U 69 pag. 1981 consid. 2c).
Al fine di inquadrare meglio la succitata attività accessoria, il TCA ha rivolto all’assicurato le seguenti domande, a cui egli ha dato risposta il 19 settembre 2003 (XVIII e XXI):
1.
Quando ha iniziato la sua attività accessoria di amministratore della “_ ” di _ per conto della _ ?
L’attività di amministratore della “_ ” di _ si fondava su un contratto di mandato scaduto il 30.12.1997.
2.
Continua ad esercitare tale attività ? Se no, quando l’ha interrotta e per quale motivo?
Detta attività accessoria non è continuata, poiché il mio patrocinato, a causa dei disturbi alla spalla ed alla schiena, ha dato disdetta dal prefato contratto, nel corso del mese di settembre 1997 con effetto al 30.12.1997.”
Contestualmente questo TCA gli ha chiesto di produrre le notifiche di tassazione 1997/98 – 2001/2003 per poter accertare i proventi tassati prima o dopo il danno alla salute.
Dagli accertamenti esperiti pendente lite emerge che, a seguito del danno alla salute, nel 1997 l’assicurato ha dovuto cessare l’attività in amministratore della “_ ” di _ iniziato il medesimo anno.
Per questa attività egli ha prodotto un plico di fatture emesse nei confronti dalla ditta _ (XII, C 1-24).
Dall’incarto fiscale 1999/2000 (periodo di computo 1997/98), richiamato d’ufficio dal TCA, risulta come l’assicurato sia stato tassato con un reddito aziendale medio di fr. 3'200.- (quello del biennio precedente era di fr. 3'100, cfr. XXI/D1).
Ritenuto come nelle osservazioni 30 settembre 2002 il ricorrente abbia descritto ampiamente la sua attività indipendente, includendo anche
“l’attività di mediatore immobiliare nel _ e più generale nel _
” (doc. AI _), di cui egli ha prodotto le relative fatture, è lecito concludere, in assenza di ulteriori elementi che il ricorrente non ha saputo apportare, che la stessa sia stata “inglobata” nella contabilità della ditta individuale per la quale nel 1997 è stato dichiarato un reddito aziendale netto di fr. 12'174 (cfr. dichiarazione fiscale 1999/2000 doc. _). Ritenuto quindi che si tratta di un’unica attività professionale, richiamato quanto riportato al consid. 2.8.2, il reddito da valido di fr. 44'525.- va confermato.
2.8.4. Per quel che concerne il calcolo dell’invalidità, nella decisione contestata l’UAI ha raffrontato un reddito da valido di fr. 44'525 con un reddito da invalido di fr. 38'820.—
giungendo così ad un discapito economico del 13%, rispettivamente del 12,8 % se si prendono in considerazione i
fr. 34’012.50 evinti dai dati statistici del 1998 (cfr. consid. 2.7)
.
Sebbene il guadagno ipotetico da valido
non
risulta essere quello del
1998 (momento dell’eventuale diritto alla rendita, cfr. consid. 2.7), questa circostanza non permette tuttavia di assegnare una rendita d’invalidità, essendo infatti il dato di reddito del 1998 molto verosimilmente inferiore a quello del 2001 preso in considerazione dall’UAI (doc. AI _), ritenuto per il resto che anche per quanto riguarda il periodo successivo nessun elemento consente di ipotizzare una rilevante modifica del grado d’invalidità sino al mese di ottobre 2002.
Alla luce delle considerazioni che precedono, è pertanto da ritenere dimostrato,
con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b),
che (per lo meno) sino all’emanazione del querelato provvedimento (cfr. consid. 2.4 infine), l’assicurato non ha presentato un’incapacità al guadagno di grado pensionabile.