# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 814d5daa-0446-5b0f-95d0-af4a30d9db84
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. RI 1, nato nel _, il 29 novembre 2004 ha postulato l’assegnazione di una rendita d’invalidità a causa di una depressione e di una frattura terzo prossimale dell’omero DX (doc. AI 5-5).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 28 marzo 2007, l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita AI dal 1° agosto 2005 al 30 giugno 2006 (tre mesi dopo la visita medica di chiusura del medico della _) per l’inabilità lavorativa dovuta a “
cause infortunistiche
” e negato ulteriori prestazioni poiché l’interessato, affetto da una psicopatologia riferibile a dipendenza da sostanze alcoliche, è da considerare abile al lavoro in misura totale sia nell’attività precedentemente svolta di radioelettricista, sia in altre attività idonee. Nella citata decisione l’UAI ha rammentato che l’inabilità lavorativa ha avuto inizio il 9 febbraio 2004 per cause extrainfortunistiche, che il 26 agosto 2004 l’assicurato, cadendo, si è procurato la frattura dell’omero destro, che il 28 aprile 2005, mentre persisteva la precedente inabilità, si è verificato un nuovo infortunio con ferimento in zona toracica e che l’interessato dal 9 febbraio 2004 al 25 agosto 2004 ha beneficiato di indennità giornaliere al 100% versate dall’assicuratore malattie del proprio datore di lavoro, dal 26 agosto 2004 al 29 gennaio 2006 di indennità della _ e di cassa malati per inabilità al 100% ed infine dal 30 gennaio 2006 al 31 luglio 2006 delle sole indennità della _ poiché il diritto ad indennità giornaliere in caso di malattia si è estinto il 29 gennaio 2006.
B. Contro questa decisione l’assicurato è tempestivamente insorto e, dopo aver elencato le patologie di cui ritiene di essere affetto, ha chiesto di poter essere sottoposto ad una visita presso l’Ospedale _ di _ al fine di “
arrivare al giusto riscontro dei fatti e trarne una definitiva conclusione
” (doc. I).
C. Con risposta del 16 maggio 2007 l’amministrazione ha chiesto la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).
D. Pendente causa l’insorgente ha ribadito le sue richieste, affermando in particolare che la sindrome da depressione è tutt’ora esistente e non deriva da abuso da sostanze etiliche bensì da una causa complessa. Dopo aver indicato che “
non ho potuto adire alla diagnosi del dr. _, in quanto la stessa mi è stata rifiutata
”, l’insorgente ha affermato che il danno alla salute fisica (schiena in particolare) non è mai stato valutato poiché non è stato visitato da medici del servizio AI (doc. VI e seguenti).

## Considerations

in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il
TCA
può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell
'
articolo 49 cpv. 2 della Legge sull
'
organizzazione giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00) e 2 cpv. 1 LPTCA.
nel merito
2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto sostanziale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante (momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
3. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita d’invalidità anche dopo il 30 giugno 2006. Non contestato è invece il periodo dal 1° agosto 2005 al 30 giugno 2006 durante il quale all’interessato è stata riconosciuta una rendita intera a causa dell’inabilità lavorativa derivante dagli infortuni subiti nell’agosto 2004 e nell’aprile 2005.
4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid.
2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2°; DTF 114 V 313 consid. 3a).
5. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid.
3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128, cfr anche sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007).
Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
“
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 30 giugno 2004
nella causa W., I 166/03, consid. 3C)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
Occorre qui ricordare che, conformemente alla giurisprudenza del TFA
l’alcolismo, l’abuso di consumo di medicamenti come pure la tossicodipendenza non possono di per sé motivare un’invalidità ai sensi della legge.
L’assicurazione AI ne tiene conto solo se la dipendenza ha provocato una malattia (o un infortunio) in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito un danno alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (DTF 124 V 268 consid. 3c e riferimenti; Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7 consid. 2b; cfr. anche marginale no. 1014 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità).
6. In concreto dagli atti emerge innanzitutto che l’interessato è stato degente dal 5 dicembre 2003 al 15 dicembre 2003 e dal 22 marzo 2004 al 5 aprile 2004 presso la Clinica _
per una
“sindrome depressiva ricorrente” e “etilismo
cronico
” (doc. 13-1). Da un rapporto medico del 20 dicembre 2003 del dr. med. _, specialista FMH medicina interna, relativo alla prima degenza, risulta la diagnosi di “
sindrome da dipendenza alcolica, uso dannoso con pre-delirio
” ed “
epatopatia etilica steatosica
” e le diagnosi collaterali di “
sindrome depressiva con tratti ansiosi
” e “
sindrome di dipendenza da nicotina
” (doc. 13-4). Il medico ha evidenziato, nell’anamnesi, che l’insorgente è stato ricoverato “
a causa dell’aggravamento di una sintomatologia depressiva associata ad un aumentato consumo di bevande alcoliche con tachicardia, insonnia e tremori corporei. All’origine di questa situazione vi sarebbe una situazione conflittuale con la moglie. Il paziente soffre di una sindrome di dipendenza alcolica da molti anni, già oggetto di ripetuti tentativi di disintossicazione con anche un lungo soggiorno a _. E’ seguito regolarmente da una operatrice dell’_ [....]
”. Il dr. med. _ ha inoltre evidenziato come l’interessato “
ha dunque presentato una recidiva di grave abuso etilico sullo sfondo di una sintomatologia ansio-depressiva esacerbata da una situazione conflittuale con la propria moglie. All’entrata il paziente presentava dei sintomi di pre-delirio con importante nervosismo, diaforesi e tachicardia. Veniva dunque intrapresa una cura disintossicante da bevande alcoliche con l’ausilio di Seresta perorale fino a 180 mg al giorno. La sintomatologia depressiva veniva peraltro curata con Seropram a dosaggio crescente con netto beneficio. Una ecografia addominale mostrava una epatopatia steatosica compatibile con un abuso cronico di etile.
” (doc. AI 13-4).
A proposito della seconda degenza il dr. med. _, specialista FMH medicina interna, ha diagnosticato un etilismo cronico, affermando che l’insorgente “
si è presentato in Clinica altamente bevuto, ha tuttavia accettato di buon grado le cure prescritte
.” e che “
abbiamo ripetutamente insistito con il”
ricorrente
“affinché egli si recasse a _
” (doc. AI 13-6).
Il 26 agosto 2004 il ricorrente, cadendo nel bagno di casa sua, si è procurato una frattura pluriframmentaria dell’omero a destra che ha comportato un’incapacità lavorativa del 100%. Il dr. med. _ ha indicato che “
per una valutazione della percentuale di capacità residua è difficile ancora pronunciarsi in quanto non ha terminato il ciclo completo del programma di fisioterapia necessario per una ripresa funziale della spalla. Certamente, non sarà più abile a svolgere delle attività dove deve alzare e portare oggetti di peso superiore ai 5 kg. Inoltre sarà da evitare un’attività con il braccio al di sopra dell’orizzontale. Quindi si presuppone che per quanto riguarda la spalla, potrà svolgere un’attività con le braccia accostate al tronco o dei lavori a tavolino.
” (doc. AI 15-1/2, cfr. anche doc. AI 1-2)
Nel corso del mese di dicembre 2004 l’insorgente è stato visitato dalla dr. med. _, FMH psichiatria-psicoterapia, su incarico dell’assicuratore malattie che versava le indennità di perdita di guadagno.
La specialista, posta la diagnosi di sindrome depressiva grave, senza sintomi psicotici (ICD-10 F 32.2) e uso dannoso di sostanze alcoliche (ICD-10 F 10.01) a scopo ansiolitico (automedicazione), ha affermato che le cause della patologia depressiva sono da ricercare in difficoltà famigliari, coniugali e lavorative. “
Le sofferenze attuali del paziente sono ansia, disforia, astenia, facile esauribilità, apatia, abulia, anedonia, insonnia, facile irritabilità e nervosismo, ritiro sociale. Lo stato attuale è caratterizzato da un quadro depressivo grave e conclamato caratterizzato da una sindrome apatico, abulica, astenia, anedonica
.” (doc. AI 12-7)
La specialista ha poi affermato:
"
Si tratta di una paziente che da 1 anno e mezzo circa presenta una patologia psichiatrica, caratterizzata inizialmente da un importante sindrome ansiosa, con facile irritabilità e nervosismo, complicatasi nel corso dell’ultimo da un quadro depressivo, con sindrome apatico, abulica, astenia, anedonica, disturbi cognitivi in particolare disturbi dell’attenzione e della concentrazione imputabili al quadro ansioso depressivo.
Il paziente da anni fa uso dannoso di sostanze alcoliche. Tale uso era peggiorato nel corso dell’ultimo anno e mezzo in relazione all’aumento della quota d’ansia (il paziente utilizza l’alcool a scopo terapeutico, ansiolitico). Attualmente fa uso di sostanze alcoliche solo durante i pasti con moderazione.
Alla base dell’attuale stato depressivo vi è una situazione personale/famigliare estremamente difficile e sofferta: dal gennaio scorso il paziente e la moglie vivono in uno stato di separazione di fatto. Il paziente sarebbe stato invitato dalla moglie ad uscire di casa, lo stesso continua a mantenere economicamente la moglie e la figlia, (figlia di cui da un anno non ha più contatti). Non è riuscito a superare la fine del proprio matrimonio. Due tentativi di ricominciare la relazione, a detta del paziente, sono rapidamente falliti, per un atteggiamento di ipercontrollo e di “rigidità” da parte della moglie.
Da circa un mese la moglie ha iniziato le pratiche per la separazione legale dal marito, fatto questo vissuto come fallimento personale grave ed inaccettabile.
Il paziente si vergogna di vivere fuori dal domicilio coniugale, si sente continuamente in colpa rispetto alla moglie e alla figlia, non riesce a rielaborare tale fallimento.
La depressione attuale è anche in relazione a difficoltà di ordine lavorativo; in particolare nel corso degli ultimi 2 anni, secondo il vissuto del paziente, in relazione al cambio di gestione e di strutturazione dell’_ in cui lavora, sono sorti gravi conflitti con i superiori ed i colleghi.
Il paziente in particolare non si sente stimato né sostenuto, ma soprattutto nel corso degli ultimi mesi dell’attività lavorativa, sempre messo sotto pressione per orari, mansioni e compiti.
Incapace di gestire i cambiamenti, il paziente era sprofondato inizialmente in uno stato ansioso, complicatosi successivamente da uno stato depressivo grave.
L’inabilità lavorativa al 100% è pienamente giustificata dalla sindrome depressiva grave tuttora presente e caratterizzata da astenia, facile esauribilità, apatia, abulia, difficoltà di concentrazione e attenzione che impediscono al paziente di dare continuità e coerenza all’attività lavorativa.
Purtroppo il quadro depressivo, sta evolvendo verso la cronicità.
Il paziente appare attualmente disinserito non solo dal mondo lavorativo ma anche dal mondo relazionale: si descrive in precedenza come persona socievole, di facile contatto, amante della compagnia, nel corso degli ultimi mesi il paziente vive da solo, non ha più contatti sociali, non riesce a stare con le persone, per facile irritabilità, nervosismo, e per l’impressione di non essere più nessuno.
Purtroppo l’evoluzione tendente alla conicità rende sfavorevole la prognosi e medio e lungo termine.
Non è infatti ipotizzabile un ritorno al lavoro né a medio né a lungo termine.
Il caso di inabilità lavorativa attuale, sembra profilarsi come duraturo e permanente.
Il paziente si è annunciato all’invalidità per una rendita.
Al momento attuale infatti appare prioritario il recupero del paziente sul piano personale, per un miglioramento della qualità di vita.
Quali sono le cause/sofferenze del paziente? Com’è lo stato attuale? (sofferenza principale):
Le cause dell’attuale patologia depressiva sono da ricercare in difficoltà famigliari, coniugali e lavorative.
Le sofferenze attuali del paziente sono ansia, disforia, astenia, facile esauribilità, apatia, abulia, anedonia, insonnia, facile irritabilità e nervosismo, ritiro sociale.
Lo stato attuale è caratterizzato da un quadro depressivo grave e conclamato caratterizzato da una sindrome apatico, abulica, astenia, anedonica.
La sofferenza principale del paziente è il dolore morale.” (doc. AI 1-5/6)
La specialista ha poi affermato che l’assicurato “
al momento attuale
”, ossia nel dicembre 2004, “
non è abile per nessuna professione, né per la propria né in altre attività lavorative
.
L’inabilità lavorativa attuale al 100% sarà di lunga durata. Non è pertanto al momento prospettabile alcun reinserimento lavorativo.
”
L’8 marzo 2005 l’insorgente si è recato al pronto soccorso dell’_ di _ in seguito ad un “
trauma con colpo diretto nella parte antero-mediale del ginocchio sx. Presenza di importante versamento.
” (doc. AI 2-26). Il 14 marzo 2005 il dr. med. _ ha attestato un’inabilità lavorativa al 100% dal 15 marzo 2005 al 24 aprile 2005 per “
la spalla dx e contusione gin sx.
” (doc. AI 2-27).
Il 14 maggio 2005 il prof. Dr. med. _, dopo aver rammentato che l’insorgente è stato ricoverato presso il servizio di medicina interna dell’Ospedale _ di _ dal 29 aprile 2005 al 14 maggio 2005 per un nuovo infortunio (cfr. doc. AI 2-13, caduto mentre stava passeggiando), ha posto la diagnosi di polmonite con versamento con/su pneumotorace e ematotorace a sx e versamento residua e consolidazione del lobo polmonare inferiore di sinistra, consolidazioni nel lobo polmonare inferiore anche a destra (doc. AI 2-9 e doc. AI 2-13).
Il 21 giugno 2005 la dr.ssa _, FMH medicina interna, curante dell’insorgente, ha posto la diagnosi di grave sindrome depressiva senza sintomi psicotici, abuso etilico cronico con epatopatia etiltossica, polmonite con/su pneumotorace ed ematorace a sinistra, versamento residuale e consolidazione del lobo polmonare inferiore a sinistra, consolidazioni nel lobo polmonare inferiore anche a destra aprile 2005, frattura terzo prossimale omero destro agosto 2004 e rizartrosi bilaterale alle mani ed ha attestato un’incapacità lavorativa al 100% dal 9 febbraio 2004 al 20 febbraio 2004 e dal 10 marzo 2004 in maniera continuativa (doc. AI 24-4).
Al fine di chiarire la fattispecie, l’UAI ha incaricato il Dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, di eseguire una perizia psichiatrica.
Nel dettagliato referto psichiatrico del 12 settembre 2005, allestito dopo un colloquio ed un esame psichiatrico di circa due ore, un colloquio telefonico con la dr.ssa med. _ e l’esame degli atti messi a disposizione dall’UAI, lo specialista ha posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di polmonite con/su pneumotorace ed ematorace a sinistra, versamento residuale e consolidazione del lobo polmonare inferiore a sinistra, consolidazioni nel lobo polmonare inferiore anche a destra esistente da aprile 2005 e diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa di stato dopo frattura terzo prossimale omero destro nell’agosto 2004 e sindrome di dipendenza da sostanze alcoliche, uso continuo (ICD10 F10.25) esistente da anni (doc. AI 33-5).
Il perito ha innanzitutto preso posizione sulla valutazione psichiatrica della dr. med. _ del dicembre 2004, affermando:
"
Dall’anamnesi del peritando emerge innanzitutto l’assenza di figure genitoriali valide e rassicuranti e ciò di fatto ha contribuito da un lato alla perdita di processi di identificazione stabilizzanti nello sviluppo psicologico, dall’altro alla genesi di una affettività centrata sulla propria persona.
Caratterialmente fragile quindi, cerca nei momenti di maggiore sollecitazione psico-fisica conforto nel consumo di sostanze alcoliche. Sicuramente inizialmente le utilizza a scopo automedicativo, per placare stati d’ansia e tensione nervosa, ma progressivamente esse finiscono per condizionare pesantemente la sua esistenza perché le conseguenze del loro consumo cominciano ad incidere pesantemente sulla serenità famigliare, sia per le energie ed il tempo spesi a procurarsi l’alcool, assumerlo e poi riprendersi dai suoi effetti; sia per i disordini comportamentali che l’etilismo comporta.
Non posso condividere tuttavia quanto ritenuto dalla dr.ssa _ nella propria valutazione psichiatrica del mese di dicembre 2004 e questo per alcuni motivi.
Innanzitutto in occasione delle varie degenze ospedaliere del peritando, presso la Clinica _ così come la più recente avvenuta nel mese di aprile di quest’anno presso l’Ospedale _ di _ dove si prospettava la possibilità di una degenza a _, è stato sempre posto l’accento soprattutto, se non esclusivamente, sulla dipendenza da sostanze alcoliche. Questo vuol dire non che lo stato di patimento psichico di tipo depressivo non ci fosse quanto il fatto che a dominare la scena è sempre stata innanzitutto e primariamente la tendenza a ricorrere a reiterati comportamenti di appetenza alcolica.
Affermare che l’etilismo in questo caso sia secondario al disturbo affettivo appare pertanto piuttosto arduo. Quanto obiettivato in occasione della attuale valutazione pone l’accento innanzitutto su inveterati abusi di sostanze etiliche che, escludendo i recenti problemi internistici conseguenti all’incidente subito lo scorso mese di aprile, rappresenta il fattore che maggiormente interferisce con la funzionalità lucrativa del peritando, divenuto ormai troppo dipendente dall’alcool e conseguentemente incostante ed inaffidabile.
Per quanto riguarda lo stato depressivo va poi detto che i limiti da esso derivati sono sicuramente “mascherati” dalla grave, reiterata e pressoché ininterrotta propensione al consumo di sostanze alcoliche, comportamento che ha da tempo completamente monopolizzato le risorse mentali del peritando e che rende quanto meno impossibile definire l’entità dell’incidenza del deficit affettivo sulla sua capacità lavorativa. In altre parole se non si cura la dipendenza da sostanze alcoliche risulta quanto mai arduo determinare l’effettiva gravità del disturbo depressivo e quindi la sua responsabilità nel determinismo della inabilità lavorativa. Va infine posto l’accento su un ultimo, ma non meno importante, aspetto che rende la tesi della dr.ssa _ poco condivisibile. Nell’ambito della dipendenza da sostanze alcoliche stati ansiosi e depressivi sono condizioni tutt’altro che infrequenti da osservare e questo perché solitamente nell’etilismo la gratificazione immediata del bere lascia il posto, subito dopo aver bevuto, a sensi di colpa e quindi ansia e depressione che determinano esse stesse un nuovo bisogno di bere.