# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7289d5c6-6815-5439-b8e3-7c1182381f5c
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

commesso un’infrazione oggettivamente grave, ma il tutto è avvenuto in un contesto nel quale egli deve essere ritenuto, sulla base del suo profilo professionale e del suo carattere risultante dalle concordi dichiarazioni di colleghi versate agli atti, dettato dalla necessità dell’espletamento dei suoi doveri di servizio” (III, pag. 11).
H.
Visto il consenso delle parti allo svolgimento dell’appello in procedura scritta, con scritto 27 ottobre 2015, la presidente di questa Corte ha impartito alle parti un termine di 20 giorni per la presentazione di una motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP).
Nella sua motivazione, presentata - dopo la concessione di una proroga - l’11 dicembre 2015, l’appellante si è riconfermato nelle conclusioni già formulate con la dichiarazione d’appello (IX).
Con scritto 16 dicembre 2015 il procuratore pubblico ha comunicato di non avere osservazioni da formulare e ha chiesto la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza impugnata, che ha definito “
ineccepibile sia sul piano del corretto accertamento dei fatti sia su quello dell’applicazione del diritto
” (XI).
Con scritto 17 dicembre 2015, il pretore ha comunicato di rimettersi al giudizio della scrivente Corte (XII).
considerato che
1. a.
L’art. 90 cifra 2 LCStr punisce con una pena detentiva sino a 3 anni o con una pena pecuniaria chiunque, violando gravemente le norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo.
b.
In linea generale, l’art. 27 cpv. 1 LCStr stabilisce che l’utente della strada deve osservare i segnali e le demarcazioni stradali. Ai sensi dell'art. 4a cpv. 1 lett. b ONC, la velocità massima generale dei veicoli può, nelle località, raggiungere i 50 km/h purché le condizioni della strada, della circolazione e della visibilità siano favorevoli.
Nell’ambito degli eccessi di velocità, il Tribunale federale ha stabilito regole precise al fine di garantire la parità di trattamento tra conducenti. Per l’Alta Corte federale, il caso è oggettivamente grave - cioè, è grave a prescindere dalle circostanze concrete - quando il superamento della velocità autorizzata è di 25 km/h o più all’interno delle località, (DTF 124 II 259 consid. 2b). Questa giurisprudenza - confermata anche dopo la revisione del diritto sulla circolazione stradale entrata in vigore il 1° gennaio 2005 (STF del 3 giugno 2010, 1C_129/2010, consid. 3; STF del 16 ottobre 2008, 1C_83/2008, consid. 2) - non dispensa, tuttavia, l’autorità da qualsiasi esame delle circostanze del caso concreto e si riferisce in ogni caso alla velocità determinante (Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière [LCR], Berna 2007, N. 48-49, pag. 53-54).
Con riferimento a quest’ultimo concetto, il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha previsto, alla cifra 4 delle Istruzioni del 22 maggio 2008 concernenti i controlli di polizia della velocità e la sorveglianza della fase rossa dei semafori nella circolazione stradale, che per perseguire un’infrazione è determinante la velocità dopo la deduzione del margine di sicurezza pertinente secondo l’art. 8 OOCCS-USTRA ed ha precisato che il margine di sicurezza adottato deve essere documentato in modo trasparente. L’art. 8 lett. b OOCCS-USTRA prevede che dalla velocità misurata, arrotondata per difetto alla cifra intera più vicina, devono essere dedotti, per misurazioni effettuate tramite laser, 3 Km/h per velocità fino a 100 Km/h (cifra 1).
2.
Giusta l’art. 14 CP chiunque agisce come lo impone o lo consente la legge si comporta lecitamente anche se l’atto in sé sarebbe punibile secondo il CP o un’altra legge.
Un caso particolare di applicazione di questa disposizione è quello degli agenti di polizia che, nell’esercizio delle loro funzioni, adottano un comportamento contrario alla legge. Il loro dovere di intervenire a protezione della sicurezza della collettività, nella misura in cui è sancito dalla legge e dai codici deontologici, può infatti - a determinate condizioni - rendere lecito un agire che sarebbe, in sé, punibile. Per essere lecito, l’esercizio di un dovere di servizio deve però essere proporzionato. In particolare, sull’applicazione dell’art. 14 CP al comportamento di agenti di polizia in servizio, la giurisprudenza del TF ha già avuto modo di precisare che l’agente di polizia che, nell’ambito delle sue funzioni, viola la legge, può avvalersi di questa norma solo se ha agito nel rispetto del principio della proporzionalità. In altre parole, il suo comportamento dev’essere idoneo nonché necessario a raggiungere lo scopo perseguito e tra quest’ultimo, da un lato, e il bene giuridico toccato nonché l’entità della lesione, dall’altro, deve sussistere un rapporto ragionevole (STF del 25.09.2014, inc. 6B_1006/2013, consid. 4.3.; STF del 3 aprile 2013, inc. 6B_689/2012, consid. 2.4.; STF del 14.04.2009, inc. 6B_20/2009, consid. 4.4.2.; STF del 13.08.2009, inc. 6B_288/2009, consid. 3.5). Ciò che deve valere, evidentemente e a maggior ragione, anche quando l’agente di polizia infrange la legge fuori dai turni di servizio. Se in casi particolari il diritto cantonale, come è il caso in Ticino, impone agli agenti di esercitare compiti di polizia anche quando non sono in servizio (cfr. artt. 16 cpv. 3 LPol e 26 lett. a RPol secondo cui, quando le circostanze lo richiedono, gli agenti devono esercitare compiti di polizia anche fuori dai turni di servizio), va da sé che nel farlo devono rispettare il principio della proporzionalità.
3. a.
In concreto è incontestato che, il 9 giugno 2014, AP 1 circolava ad una velocità di 75 Km/h (già dedotto il margine di tolleranza di 3 Km/h) su un tratto di strada, in territorio di _, in cui vige il limite di 50 Km/h. Altrettanto pacifico è che
circolare ad una simile velocità sul 50 Km/h rappresenta una grave infrazione alle norme della circolazione ai sensi dell’art. 90 cifra 2 LCStr (cfr. giurisprudenza citata al consid. 1.b.).
b.
Contestata, in questa sede, è unicamente la questione a sapere se l’agire di AP 1 deve essere considerato lecito ai sensi dell’art. 14 CP, ciò che si risolve valutando, dapprima, se il suo agire poggia su una base legale e, poi, se rispetta il principio della proporzionalità.
Questa Corte dubita fortemente che le circostanze del caso concreto esigessero l’esercizio di compiti di polizia da parte di un poliziotto fuori servizio ai sensi dell’art. 16 cpv. 3 LPol, ritenuto in particolare che il caporale AP 1 ha deciso di lanciarsi all’inseguimento del veicolo nonostante disponesse di elementi decisamente insufficienti (autovettura Mercedes targata Germania, con inizio “K”) per fondare il concreto sospetto che il veicolo avvistato fosse effettivamente quello del potenziale pericoloso criminale di cui alla segnalazione di polizia ricevuta la settimana precedente. È infatti evidente che l’avvistamento in Ticino di autovetture di quella marca, targate Germania e provenienti dalla regione di Colonia (targa con iniziale K) non è di certo una rarità. Tuttavia, la questione a sapere se l’agire dell’imputato poggia su una base legale, può rimanere indecisa. Infatti, anche se AP 1 fosse stato tenuto, o perlomeno legittimato, ad esercitare funzioni di polizia, il suo agire non può essere considerato, in ogni caso, proporzionato. AP 1 circolava a una velocità di 25 Km/h oltre il limite vigente unicamente per accertarsi, così come da lui preteso ancora in sede di appello (III, pag, 10), che il veicolo Mercedes con targhe germaniche (del Land “K”) da lui avvistato fosse quello di cui alla segnalazione del 2 giugno 2014 della polizia cantonale. Non occorre dilungarsi per spiegare che non vi può essere un rapporto ragionevole tra lo scopo ricercato dall’imputato e la concreta messa in pericolo di un numero indeterminato di persone che egli ha creato viaggiando ad una velocità che eccede in modo importante il limite vigente (sul pericolo concretamente creato da un superamento importante di un limite di velocità cfr. DTF 116 IV 664, consid. 1.a.) e che, pertanto, lo scopo da egli perseguito non giustificava un simile agire. In questo contesto non va dimenticato che la giurisprudenza è restrittiva nel riconoscere l’impunità (prevista dall’art. 100 cpv. 4 LCStr) al conducente di una vettura di polizia in servizio che - durante una corsa ufficiale, con avvisatori acustici e visivi azionati - infrange crassamente le regole della circolazione stradale nell’esercizio di urgenti compiti di polizia (STF del 3.04.2013, inc. 6B_689/2012, consid. 2; STF del 14.04.2009, inc. 6B_20/2009, consid. 4.4). A maggior ragione, dunque, l’impunità di un agente di polizia fuori servizio, alla guida di un veicolo civile, va ammessa con almeno altrettanto, se non maggiore, riserbo.
In concreto, come detto, il pericolo per la sua vita e quella di altre persone cagionato dalla velocità adottata dall’imputato, nei pressi di una fermata del bus, su una strada con traffico bidirezionale e in una zona che, come lo dimostra il limite di 50 Km/h in vigore su quel tratto, va considerata zona abitata, era concreto ed accresciuto. Il fatto che AP 1 fosse, così come da lui preteso, un buon guidatore, così come il fatto che egli ha ridotto la velocità non appena ha raggiunto le vetture che lo precedevano (circolando pertanto a velocità elevata solo, come da lui preteso, per un breve tratto), non riduce né annulla il potenziale pericolo creato dall’infrazione commessa (cfr. STF del 25.09.2014, inc. 6B_1006/2013, consid. 4.4). L’imputato, invece di agire così come ha fatto, avrebbe dovuto avvertire immediatamente (e non solo in un secondo momento) i colleghi della polizia, lasciando a loro il compito di intervenire. Per raggiungere il medesimo fine egli aveva dunque una valida alternativa, meno rischiosa e meno pericolosa, a quella di lanciarsi all’inseguimento del veicolo. Avvertire i colleghi per predisporre un controllo o un posto di blocco era, a non averne dubbio, una soluzione più sensata e più opportuna rispetto a quella di mettere concretamente in pericolo la vita di altre persone, inclusa la sua e quella della sua famiglia. E questo anche se, per finire, le misure adottate si fossero rivelate inutili. In altre parole, il rischio di far intervenire la polizia a vuoto poteva essere corso, quello di causare un incidente della circolazione – potenzialmente grave - no.
Ne deriva che l’agire di AP 1 non è stato proporzionato allo scopo perseguito - e meglio all’identificazione dell’autovettura sospetta - ed egli non può pertanto beneficiare del motivo giustificativo di cui all’art. 14 CP.
L’appello va, di conseguenza, respinto e l’imputato dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione.
c.
La pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, decisa dal primo giudice e, peraltro, non oggetto di specifica contestazione, appare adeguata alla colpa dell’appellante e va, pertanto, confermata.
Del resto, è solo in applicazione del principio della
reformatio in pejus
che all’imputato non viene inflitta anche la multa aggiuntiva di fr. 500.- così come proposto nel DA.
Anche l’ammontare dell’aliquota, stabilito dal primo giudice in fr. 120.- e pure rimasto incontestato, merita conferma.
3.
Visto l’esito dell’appello, non entra in considerazione il risarcimento delle spese di patrocinio preteso dall’imputato, a cui vanno invece accollate sia le spese della procedura di primo grado, che quelle della procedura d’appello (art. 428 cpv. 1 e 3 CPP).

## Considerations