# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f74ca7b3-554d-5c76-bbb1-0afbc37a1fa0
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto: A.
Nel 1996 _, gerente della _ SA, ha proposto ad _ la carica di amministratore in alcune società, delle quali la stessa _ era l'ufficio di revisione o che in altro modo si erano rivolte a lui. Con il passare del tempo _ ha assunto così l'amministrazione di oltre 20 società, attive per lo più nel campo della ristorazione. Verso la fine del 2001 è stato proposto ad _ di diventare amministratore
unico di quella che sarebbe stata la _ SA, della quale la _ SA avrebbe tenuto la contabilità. A tal fine _ ha incontrato all'aeroporto di _ _ e _, i quali gli hanno spiegato di voler ritirare una società esistente e di modificarne lo scopo per avviare un'attività legata alla coltivazione della canapa per la produzione di olio essenziale da usare nel campo della cosmetica e dei profumi.
B.
Ottenute informazioni da due legali di sua conoscenza circa la legalità dell'operazione, _ ha accettato il mandato ed è diventato amministratore unico con firma individuale della _ SA. _, cittadino italiano, è stato
iscritto nel registro di commercio come direttore, pure con firma individuale. All'interno della ditta _ non ha mai assunto compiti specifici. Si è limitato ad aprire una relazione bancaria per conto di _, l'unico avente diritto economico, a firmare alcuni contratti di lavoro e a sottoscrivere documenti indirizzati al Comune e al Cantone, in particolare una domanda di costruzione. In sostanza egli fungeva da prestanome. Per il resto la sua unica cura era che la contabilità fosse tenuta regolarmente, specie di fronte al rischio di essere chiamato solidalmente a rispondere per il mancato versamento dei contributi AVS o LPP. Per tale motivo egli chiedeva di tanto in tanto all'impiegato della _ SA che si occupava della contabilità se tutto fosse in regola.
C.
Il 7 maggio 2003 la _ SA è stata oggetto di un'operazione di polizia che ha portato al sequestro delle coltivazioni e della proprietà, come pure all'interrogatorio di tutti i dipendenti e dell'amministratore unico. Con decreto di accusa del 26 maggio 2003 il Procuratore pubblico ha poi ritenuto _ autore colpevole di ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti per avere, come amministratore unico della _ SA (che sapeva essere attiva nella coltivazione di canapa in quantità tali da non potersi giustificare con il solo fine societario dichiarato), contribuito a immettere marijuana sul mercato, occupandosi degli aspetti amministrativi della società. In applicazione della pena, egli ha proposto la condanna dell'accusato a 90 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per 2 anni. Al decreto di accusa _ ha inoltrato opposizione. Statuendo su di essa, con sentenza del 30 settembre del 2003 il presidente della Pretura penale ha assolto l'accusato e ordinato la liberazione dei documenti sequestrati dalla polizia.
D.
Contro la sentenza appena citata il Procuratore pubblico ha inoltrato il 3 ottobre 2003 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione del ricorso, presentata il 3 novembre successivo, egli chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti a un altro giudice della Pretura penale perché statuisca di nuovo. Nelle sue osservazioni del 25 novembre 2003 _ propone di respingere del ricorso.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili unicamente se la sentenza impugnata denota estremi di arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole, discutibile o finan
che erroneo, bensì apertamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami).o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell'accaduto, quantunque preferibile esso appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza deve essere arbitraria nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con rinvii).
2.
Ricordati i doveri imposti dall'art. 717 CO agli amministratori che curano la gestione di società anonime, con particolare riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale, il Procuratore pubblico sostiene che, contrariamente all'opinione del primo giudice, in qualità di amministratore unico (organo della _ SA) l'imputato aveva una posizione di garante. Tant'è che aveva un ruolo predominante nella società: aveva aperto una relazione bancaria, aveva firmato contratti di lavoro per operai attivi nella coltivazione di canapa, aveva sottoscritto vari documenti e si era impegnato a che la contabilità fosse tenuta regolarmente. Tali comportamenti attivi e consapevoli erano tesi al raggiungimento delle finalità perseguite dalla società, che l'imputato sapeva operare nel campo della coltivazione e della vendita di canapa in quantità e modalità tali da non lasciare dubbi sulla reale destinazione del prodotto. Secondo il Procuratore pubblico l'accusato non era perciò un semplice prestanome, né si comprenderebbe altrimenti perché i fratelli _ abbiano dovuto convincerlo ad assumere la carica. L'imputato avrebbe perciò intenzionalmente a attivamente contribuito al commercio della marijuana per mezzo della società, assumendo per lo meno il rischio che la canapa fosse usata per fini illeciti.
3.
Il primo giudice ha accertato che l'imputato non ha direttamente perpetrato alcuna delle infrazioni previste dall'art. 19 n. 1 LStup. A giusta ragione egli si è domandato quindi se, ciò nonostante, all'accusato potessero addebitarsi le azioni commesse dalla società per il fatto che, nella sua funzione di amministratore unico, egli avrebbe dovuto conoscere le attività dell'azienda (DTF 97 IV 203). In altri termini, il giudice di merito ha correttamente esaminato se l'imputato potesse essere considerato alla stregua di
agente (art. 18 cpv. 1 CP) per reati commessi all'interno della persona giuridica di cui egli era organo.
a)
Chiamato a giudicare una violazione dell'art. 3 cpv. 2 LDDS da parte dell'impiegato di una società anonima, in DTF 100 IV 38 il Tribunale federale ha precisato che, salvo eccezioni (segnatamente nel diritto amministrativo e fiscale), una persona giuridica non è punibile. Per gli atti di essa rispondono penalmente, nell'ambito dell'esercizio dei loro poteri, le persone che rivestono le funzioni di organo. Parimenti il Tribunale federale ha specificato che la nozione penale di “organo” non coincide con quella del diritto civile, ma si applica a tutte le persone che hanno facoltà decisionali proprie nell'ambito dell'attività sociale. Membro di un consiglio d'amministrazione non è tanto, sotto questo profilo, la persona designata formalmente come tale negli statuti, ma quella che esercita materialmente la mansione (DTF 100 IV 42 con riferimenti;
Trechsel
, Kurzkommentar zum StGB, 2
a
edizione, n. 2 ad art. 172 CP). Alla stessa stregua agisce come organo e risponde penalmente dell'inosservanza degli obblighi verso l'ente pubblico in virtù dell'art. 3 cpv. 3 LDDS il funzionario intermedio di un'amministrazione pubblica abilitato a reclutare e assumere personale straniero (DTF 99 IV 116).
b)
In DTF 105 IV 172, a conferma della propria giurisprudenza, il Tribunale federale ha ritenuto che il membro di un consiglio di amministrazione non assume responsabilità penali per il solo fatto della funzione che esercita in virtù dello statuto; determinante è la posizione che egli occupa effettivamente nell'impresa. Il responsabile di una società è punibile per un reato intenzionale allorquando sia consapevole delle circostanze costitutive del reato o preveda il reato come possibile e non faccia ciò che è in suo potere per eliminarne o attenuarne le conseguenze; in tal caso egli vuole il risultato o, quanto meno, lo accetta. Nel caso in cui la responsabilità penale si fondi su un delitto di omissione improprio dell'organo societario (
unechtes Unterlassungsdelikt
), il quale non ha impedito un illecito, la punibilità richiede anzitutto la posizione di garante dell'autore dell'omissione riferita al reato in discussione. E garante è chi, per obbligo legale o contrattuale, deve impedire il compiersi di una fattispecie penale o sopprimerne gli effetti. La responsabilità penale richiede inoltre la consapevole lesione di doveri derivanti dalla posizione di garante, ciò che è dato, nel caso di reato intenzionale, quando il garante riconosce o prevede la commissione di un reato da parte di terzi, e ciò nonostante rimane passivo (DTF 105 IV 173 consid. 4a e 4b pag. 175).
c)
Statuendo su una fattispecie relativa all'applicazione dell'art. 52 LAVS (responsabilità del datore di lavoro), il Tribunale federale ha sottolineato infine che per stabilire se l'organo di una persona giuridica sia responsabile non fanno stato solo criteri formali, ma bisogna anche esaminare se l'interessato abbia preso decisioni riservate agli organi o si sia incaricato della gestione propriamente detta, partecipando in modo determinate alla formazione della volontà sociale (DTF 114 V 213 consid. 4 pag. 218; CCRP, sentenza del 15 giugno 1993 in re G. e coimputati, consid. 2d/bb).
4.
Dalla sentenza impugnata risulta che l'imputato ha sì assunto la carica di amministratore unico, ma non ha gestito l'attività dell'azienda, diretta dai fratelli _. Tale accertamento, che vincola la Corte di cassazione e di revisione penale, non permette di affermare che l'imputato fosse un organo societario nel senso che fosse persona che occupasse nella ditta una posizione di responsabilità e di garante per l'operato di persone che hanno materialmente commesso i reati oggetto del decreto di accusa. Certo, come fa notare il Procuratore pubblico, l'imputato ha sottoscritto determinati contratti di lavoro, ha firmato alcuni documenti indirizzati alle autorità e ha aperto una relazione bancaria (di cui era titolare economico _). Si trattava tuttavia – ha soggiunto il primo giudice – di atti formali richiesti da chi dirigeva effettivamente la società. Anzi, l'accusato non aveva praticamente alcun ruolo se non quello puramente formale di amministratore unico, nel senso che non aveva alcun potere di decisione e non poteva quindi influenzare l'andamento della ditta (sentenza, pag. 6). Ciò premesso, non si vede come il primo giudice sia caduto in arbitrio ritenendo che l'accusato non detenesse, all'interno della _ SA, una posizione rilevante, tale da renderlo garante del corretto operato delle persone attive nella società medesima.
5.
Il Procuratore pubblico insiste nell'affermare che, fosse pur stato ininfluente il suo ruolo in seno alla _ SA, l'imputato sarebbe ugualmente responsabile. A sostegno di tale argomentazione egli ricorda che, ove ometta oggettivamente e soggettivamente gli avvisi obbligatori imposti dall'art. 725 CO in caso di insolvenza della società, un consigliere d'amministrazione di una società anonima si rende colpevole di bancarotta semplice (art. 165 n. 1 cpv. 1 vCP) seppure non abbia avuto influsso sulla formazione della volontà sociale (sentenza del Tribunale federale 6P.223/1999 del 18 aprile 2000 citata da
Weissenberger
in: Basler Kommentar, StGB II, edizione 2003, n. 7 ad art. 172). In
realtà il richiamo di giurisprudenza non è pertinente. Non soltanto, infatti, esso riguarda la responsabilità penale di organi e dirigenti societari per reati patrimoniali contemplati nel
“
titolo secondo
”
delle disposizioni speciali del Codice penale (l'art. 172 cpv. 5 CP prevede la punibilità degli organi e dei dirigenti effettivi responsabili di reati patrimoniali anche se le circostanze personali che hanno per effetto di fondare o aggravare la pena sono realizzate solo nei confronti della persona giuridica o della società), ma esso concerne un caso in cui l'obbligo derivante dall'art. 725 CO in caso di insolvenza della società anonima incombe, in base al diritto civile, al consiglio di amministrazione, senza riguardo alle sue effettive prerogative.
6.
Il ricorrente si duole poi di arbitrio perché l'accusato è stato prosciolto, mentre altri sette operai della _ SA sono stati condannati dal presidente della Pretura penale a fr. 300.– di multa con sentenza del 3 ottobre 2003. Fondata su una sentenza emanata senza motivazione, la critica non è sufficientemente motivata né per confortare un'eventuale disparità di trattamento né, men che meno, per sostanziare una censura di arbitrio. Va quindi dichiarata inammissibile.
7.
Il Procuratore pubblico lamenta arbitrio anche perché il primo giudice non ha ritenuto l'accusato colpevole nemmeno quale complice. A mente sua costui non poteva ignorare che cosa si coltivasse a _. Le dichiarazioni da lui rilasciate al dibattimento, secondo cui egli si è sempre fidato delle assicurazioni di _ e _ sulla liceità della coltivazione e sulla destinazione del prodotto, come pure quelle secondo cui egli si è messo a disposizione come amministratore unico soltanto formalmente, dimostrerebbero che egli si rendeva conto dei rischi. Poco importa – prosegue il ricorrente – che quanto l'imputato ha fatto potesse essere fatto anche da altri e che gli autori del reato potessero ottenere il contributo fornito dall'accusato anche da terzi, dato che ciò nulla toglie al comportamento penalmente rilavante dell'imputato. Tanto meno ove si pensi che all'amministratore unico non risultano essere state sottaciute cose rilevanti in merito all'attività della ditta.
a)
Quanto l'autore di un reato sa, vuole o accetta è un dato di fatto (DTF 128 I 177 consid. 2.2 pag. 183, 128 IV 53 consid. 3 pag. 63, 125 IV 242 consid. 2c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5 pag. 3, 110 IV 20 consid. 2 pag. 22). Sapere se una persona ha agito con volontà o consapevolezza oppure ha consentito all'evento delittuoso vincola quindi la Corte di cassazione e di revisione penale (per analogia, sul piano federale:
Wiprächtiger
in: Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht,
vol. I, 2
a
edizione, pag. 226 n. 6.99 con richiami alla nota 182;
Corboz
, Le pouvoir en nullité à la Cour de cassation du Tribunal fédéral, in: SJ 113/1991 pag. 94 con la nota n. 246). In altri termini, le constatazioni relative al foro interno di un soggetto – ciò che la persona sapeva, si proponeva, aveva l'intenzione di fare o immaginava, lo stato psichico nel quale essa ha agito, la sua cognizione piena o ridotta di commettere un illecito – possono essere criticate davanti alla Corte di cassazione o di revisione penale solo per arbitrio (cfr. sempre sul piano federale:
Schweri
, Le pouvoir en nullité à la Cour de cassation pénale du Tribunal fédéral, in: FJS 748C pag. 67 in basso).
b)
Nel caso in esame il primo giudice ha escluso una complicità, ossia una consapevole attività che ha favorito la commissione di reati da parte di terzi. Pur dando atto che l'assunzione di personale e la richiesta di permessi hanno favorito la coltivazione della canapa, egli ha nondimeno accertato che l'imputato non era per nulla al corrente delle reali intenzioni degli autori né disponeva di chiari segni che gli permettessero di ravvisare l'illiceità dell'operazione. Anzi, quanto lui ha fatto avrebbe potuto essere fatto da altri, nel senso che gli autori del reato avrebbero potuto ottenere il contributo dell'accusato anche altrimenti, ad esempio per mezzo di _, il quale aveva anch'egli diritto di firma individuale (sentenza, pag. 7). Nelle circostanze descritte incombeva al Procuratore pubblico spiegare perché, giungendo a tale convincimento dopo avere valutato gli indizi a carico e a favore dell'accusato nel loro insieme, il presidente della Pretura penale abbia manifestamente ecceduto o abusato nel proprio potere di apprezzamento, al punto da sospingersi in arbitrio. Egli si limita invece a contrapporre il proprio punto di vista e il proprio apprezzamento delle prove, come se argomentasse davanti a una Corte di appello munita di pieno potere cognitivo anche su questioni di fatto. Egli prospetta uno scenario diverso interpretando altrimenti le dichiarazioni rese dall'imputato in aula e attribuendo un altro senso a determinate affermazioni contenute nella sentenza impugnata, ma ciò non basta per fondare un ricorso ancorato al divieto dell'arbitrio. Formulato come atto di appello, su questo punto il memoriale sfugge a un esame di merito e a va dichiarato inammissibile.
8.
Infine il ricorrente ricorda che dal 1°ottobre 2003 è in vigore l'art. 100
quater
CP sulla punibilità della persona giuridica, secondo cui l'impresa è ritenuta responsabile nel caso in cui il colpevole di un'infrazione non possa essere identificato oppure qualora il reato sia frutto di una carente organizzazione interna. Se non che, a prescindere dal fatto che la norma è successiva ai fatti oggetto del decreto di accusa, il ricorrente nemmeno spiega perché tale richiamo gioverebbe al buon esito del ricorso. Onde, una volta di più, l'irricevibilità dell'assunto.
9.
Se ne conclude che, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso va disatteso. Gli oneri processuali seguono la soccombenza dello Stato (art. 15 cpv. 1 CPP), che rifonderà ad _, il quale ha presentato osservazioni al ricorso tramite un avvocato,
un'indennità di fr. 1200.– per ripetibili (art. 9 cpv. 6 CPP).