# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** def26f46-28b2-521b-a0f8-07982a75e4ac
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe 1950, è stato professionalmente attivo quale cameriere. Nel febbraio 2005 egli ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti a seguito di problemi cardiaci (doc. AI 4).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia multidisciplinare a cura del Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM) – che aveva accertato un’incapacità lavorativa globale del 30% in attività adeguate -, con decisione 4 dicembre 2006, preavvisata il 18 ottobre 2006, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato, mediante il consueto raffronto dei redditi, il diritto ad un quarto di rendita dal 1° aprile 2005 (doc. AI 53).
1.2. Avverso la succitata decisione amministrativa, l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita per un grado d’invalidità del 75% dal 1° aprile 2005.
In sostanza, con riferimento alla documentazione redatta dai medici curanti, egli contesta la valutazione psichiatrica e cardiologica eseguita nell’ambito della perizia SAM.
Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
1.3. Con risposta di causa l’Ufficio AI ha invece chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione contestata.
1.4. Pendente causa, con scritto 28 febbraio 2007 l’assicurato ha trasmesso un ulteriore certificato del suo psichiatra curante (dr. _), sostenendo inoltre la necessità di eseguire una perizia multidisciplinare giudiziaria.
1.5. Con osservazioni 8 marzo 2007 l’amministrazione ha ribadito la correttezza della decisione contestata.
1.6. L’11 ottobre 2007 il TCA ha chiesto al perito cardiologico (dr. _), tramite il SAM, alcune delucidazioni (XIII). Le risposte 11 dicembre 2007 rispettivamente 22 novembre 2007 (XVI) sono state in seguito intimate alle parti per una presa di posizione (XVIII).
Il 9 gennaio 2008 l’Ufficio AI ha confermato la richiesta di reiezione del ricorso (XIX), mentre il 21 dicembre 2007 il legale del ricorrente ha prodotto lo scritto 20 dicembre 2007 del prof. _ ed il rapporto 17 dicembre 2007 della Clinica di _ (XVIII).
Interpellata dal TCA in merito alla nuova documentazione, con scritto 24 gennaio 2008 l’amministrazione, facendo riferimento alla nota 24 gennaio 2008 del SMR, ha ribadito la correttezza della valutazione peritale (XXI).
considerato,

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecendemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5.a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Oggetto del contendere è sapere se il ricorrente ha diritto ad una rendita d’invalidità maggiore del quarto di rendita assegnato con la decisione contestata.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.5. Nel caso in esame, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare presso il SAM. Dal referto 25 luglio 2006 (doc. Al 33) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne: psichiatrica (dr. _), cardiologica (dr. _) e ortopedica (dr. _). Sulla base delle risultanze dei singoli consulti specialistici, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Sindrome cervicobrachiale cronica con/su:
➣
moderata osteocondrosi C5-C7,
➣
protrusione discale C6-7 (MRI del febbraio 2003).
Moderata cifosi alla colonna toracale (in parte rigida).
Sindrome lombovertebrale con/su:
➣
leggera ostecondrosi lombosacrale.
Periatropatia omeroscapolare a sin., anchilosante e cronica.
Sindrome depressiva ricorrente, non specifica, lieve F 33.9 con/su:
➣
pregressa sindrome da disadattamento.
Sindrome fobica specifica F 40.2
Sindrome d'attacchi di panico F 41.0
5.2 Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Cardiopatia ischemica con/su:
➣
pregresso infarto miocardico acuto non Q in sede lat., lisato (27.05.2004),
➣
pregressa PTCA e posa di stent (bifurcation twin-rail) nel primo ramo diagonale,
➣
pregressa PTCA nel RIVA medio (23.09.2004),
➣
necrosi circoscritta nella regione anterolat. distale ed all'apice con segni d'ischemia miocardica perilesionale di modesta entità (scintigrafia miocardica dell'8.02.2005),
➣
EF ca. 55-60%,
➣
FRCV (tabagismo sino al 2004, ipertensione arteriosa, dislipidemia).
Sindrome delle apnee notturne con/su:
➣
trattamento notturno con C-PAP." (Doc. AI 33)
In merito alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i periti del SAM hanno ritenuto l’assicuro abile al 50% nella sua attività di cameriere, ma abile in un’attività leggera, con rendimento ridotto del 30%, in cui possa alternare la posizione di lavoro, senza dover lavorare con le braccia al di spora dell’orizzontale. Per via della sindrome delle apnee notturne è stata sconsigliata la guida di automezzi a scopo professionale.
2.6.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-
629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
can
tonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.7. Nell’evenienza concreta, n
ell’ambito della valutazione multidisciplinare l’assicurato è stato sottoposto ad una perizia cardiaca eseguita dal dr. _, specialista in cardiologia. Con rapporto 23 giugno 2006, dopo aver esposto in dettaglio i dati d’anamnesi e dopo una prova cicloergometrica, il succitato specialista ha diagnosticato una cardiopatia ischemica, oltre alle affezioni extra-cardiologiche. Quanto alla valutazione specialistica, egli ha evidenziato:
"
L'esame cardiologico mostra un ventricolo sinistro di dimensioni normali con una dipocinesia postero-laterale e una FE al limite inferiore della norma. La prova da sforzo viene interrotta prematuramente per assoluta mancanza di collaborazione da parte del paziente. Negli ultimi anni, le diverse cicloergometrie hanno sempre evidenziato una capacità di sforzo superiore alla norma senza segni di ischemia. Solo in occasione dell'ultimo esame effettuato nel maggio scorso, vi sono state alterazioni della ripolarizzazione formalmente compatibili con una possibile ischemia miocardica. Una scintigrafia effettuata nel febbraio scorso, oltre a mostrare una FE al limite inferiore alla norma (56%), ha denotato modesti segni di ischemia in sede perilesionale. Dal punto di vista soggettivo non sembrano esserci tuttavia dolori toracici limitanti. In questa situazione, adotterei, come finora, un atteggiamento conservativo. Il quadro clinico sembra essere dominato dalla sintomatologia ansioso depressiva. Un'ulteriore limitazione viene data dai dolori alle spalle. Dal punto di vista puramente cardiaco il paziente è da considerarsi abile al 100% per attività leggere-moderate, inabile al 100% per attività pesanti." (Doc. AI 33)
In merito alla capacità lavorativa, il dr. _ ha dunque valutato l’assicurato inabile al 100% in attività pesanti, ma pienamente abile in attività leggere-moderate. La prognosi è stata considerata tendenzialmente favorevole (doc. AI 33-35).
In merito all’esecuzione della succitata perizia, nel ricorso l’assicurato ha evidenziato quanto segue:
"
A proposito del modo di procedere del convenuto, occorre sottolineare un fatto che ha sicuramente contribuito a falsare le sue conclusioni: il dott. med. _ (doc. E) ha diagnosticato senza tener conto che l'attore, tra i diversi farmaci, prende anche il
"Belokzok 100"
(doc. M.), farmaco che il prof. dott. med. _, ogni volta che lo sottoponeva alla prova dello sforzo, gli chiedeva di non somministrarselo durante i tre giorni antecedenti.
L'attore ha fatto presente al dott. _ questa circostanza, il quale però non ha voluto rinviare la prova dello sforzo e, visto che l'attore
"non ce la faceva più"
, sentenziò un superficiale
"non collaborante"
.
Sorprende inoltre che il dott. med. _, a pagina tre del suo referto, menziona 10 farmaci prescritti all'attore, ma sottace l'undicesimo, ossia proprio il
"Belokzok 100".
" (Doc. I)
Il ricorrente ha poi fatto riferimento al rapporto 14 settembre 2006 del prof. _ inviato al suo medico curante, dr. _. In quel documento il primario in cardiologia, angiologia e medicina interna all’Ospedale _ di _, con riferimento ad un suo precedente rapporto (quello datato 28 febbraio 2006 e menzionato nell’elenco atti della perizia SAM, in seguito prodotto dal ricorrente il 21 dicembre 2007; XVIII), aveva evidenziato:
"
Dal mio punto di vista, in particolare cardiologico, mi ero già espresso su questo punto indicando l'abilità lavorativa del 50% e dal mio punto di vista quale primario di medicina interna internisticamente vedendo l'intera problematica del paziente ritenevo che il paziente fosse da dichiarare inabile per le attività lavorative che comportavano sforzi psicofisici anche in grado leggero addirittura del 75%.
Una valutazione più completa potrà essere espressa dopo l'esecuzione della cardio-risonanza." (Doc. AI 41)
Con lo scopo di chiarire la residua capacità lavorativa dell’assicurato dal punto di vista prettamente cardiaco, in data 11 ottobre 2007 il TCA ha chiesto al dr. _, per il tramite del SAM, delle delucidazioni in merito alla problematica relativa all’assunzione del beta-bloccante, nonché una presa di posizione riguardo al rapporto 14 settembre 2006 del prof. _ (XIII). Queste le risposte datate 22 novembre 2007:
"
1. In generale qual è l'incidenza dell'assunzione o meno del beta-bloccante (Beloc Zok) in una prova cicloergometrica:
In occasione della mia valutazione del 12.06.2006 ero a conoscenza dell'assunzione di Beloc Zok. Purtroppo questo medicamento è stato omesso per errore nella lista della terapia farmacologica. Il mantenimento di una terapia beta-bloccante in un paziente sottoposto a una clicoergometria dipende spesso dagli intenti diagnostici dell'esame. In pazienti con sospetto di malattia coronarica, di solito si preferisce sospendere il medicamento per ottenere un rendimento diagnostico massimo. Infatti il beta-bloccante può abbassare la frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo e quindi ridurre il consumo di ossigeno del cuore contribuendo a ritardare i segni clinici e elettrocardiografici che indicano la presenza di una ischemia miocardica. In pazienti con malattia coronarica già nota, si preferisce, ma anche in questo caso a dipendenza dalle preferenze personali, mantenere il betabloccante per evitare un cosiddetto fenomeno di rimbalzo con aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa che in alcuni casi può portare allo sviluppo di complicazioni cardio-vascolari.
2. Nel caso concreto, la problematica legata al Beloc Zok ha una ripercussione circa l'attendibilità della cicloergometria, e di conseguenza, sul giudizio in merito alla residua capacità lavorativa?
Sotto sforzo, la riduzione della frequenza cardiaca massima dovuta al beta-bloccante viene in parte compensata da un aumento della contrattilità cardiaca. Vi possono essere anche degli influssi negativi sulla muscolatura e sul metabolismo ma in maniera minore nei beta-bloccanti selettivi come il Beloc Zok. Tutti questi fenomeni possono essere rilevanti in caso di sport di competizione con prestazioni fisiche fuori dalla norma. Nella popolazione generale e nei pazienti cardiopatici la situazione è diversa. I dati nella letteratura medica a questo proposito sono scarsi. Vi è tuttavia uno studio effettuato in 3047 pazienti (AM Heart J. 1991; 122:993-1000) dove l'uso del betabloccante comportava una diminuzione della frequenza cardiaca ma non del livello massimo di sforzo raggiunto (misurato in METS). L'impatto dei beta-bloccanti sulla capacità di sforzo in pazienti con età superiore ai 50 anni, a dipendenza anche del dosaggio del medicamento, può generalmente venir definita trascurabile o modesto. Nel caso del Signor RI 1 il test da sforzo è interrotto dopo soli 2 minuti e 37 secondi partendo da una frequenza cardiaca di 67/', fatto che indica un effetto del beta-bloccante non particolarmente marcato (100 mg di Beloc Zok corrispondono a una dose moderata). L'interruzione è avvenuta a una frequenza di 100/' in assenza di dispnea significativa. Ricordo che il 17.05.2006 (vedi allegato), sotto terapia beta-bloccante con Beloc Zok 100 mg al giorno, il paziente è stato sottoposto a una cicloergometria all'Ospedale _ raggiungendo un carico massimo di 150 W, identico a quello di prove precedenti effettuate senza beta-bloccante (20.09.2004 e 08.02.2005). Si conferma dunque il sospetto di mancata collaborazione da parte del paziente.
3. Condivide la valutazione del Dr. _, in particolare per quel che concerne l'abilità lavorativa dell'assicurato in attività leggere adeguate?
Nel suo rapporto del 14.09.2006, il Prof. Dr. med. _ esprime la sua opinione come internista tenendo conto di tutte le patologie che affliggono il paziente. La mia valutazione riguarda puramente gli aspetti cardiologici. Ribadisco dunque quanto già detto nella valutazione per il SAM effettuata il 12.06.2006.
4. In caso contrario, per quali motivi?
Il paziente ha sviluppato nel 2004 un infarto miocardico acuto di modesta identità. In seguito diverse prove cicloergometriche hanno sempre dimostrato una buona capacità di sforzo senza disturbi toracici, solo in una occasione, nel 2006, all'elettrocardiogramma sono state notate alterazioni suggestive per una ischemia miocardica. Una scintigrafia miocardica effettuata diversi mesi prima aveva dato esito blando ad eccezione della nota cicatrice circoscritta nella regione antero-laterale distale e all'apice con segni di ischemia miocardica perilesionale di entità modesta, probabilmente senza valore prognostico significativo. Vista la situazione generale con un ventricolo sinistro con funzione al limite inferiore della norma, l'assenza di disturbi soggettivi e la presenza di una possibile ischemia silente con rilevanza clinica probabilmente modesta, credo sia adeguato ritenere il paziente abile, dal lato cardiologico, al 100% per attività lievi-moderate, mentre vi è una inabilità al 100% per attività pesanti. Per maggiore chiarezza, si potrebbe ripetere la coronarografia ma anche in questo caso dubito che l'abilità lavorativa del paziente, per quel che riguarda esclusivamente il lato cardiologico, possa cambiare sensibilmente." (Doc. XVI)
Quindi, ammettendo di essere stato a conoscenza dell’assunzione del farmaco Beloc Zok e di aver omesso di indicarlo nella lista della terapia farmacologia, il dr. _ ha comunque specificato come generalmente in pazienti di età superiore ai 50 anni l’impatto dei beta-bloccanti sulla capacità di sforzo, a dipendenza del dosaggio, è da ritenere trascurabile o modesto, circostanza riscontrata anche nell’assicurato durante la prova cicloergometrica eseguita presso il suo studio. Il perito ha poi confermato il sospetto di mancata collaborazione, rimarcando come l’assicurato abbia raggiunto un carico massimo di 150W sia durante la prova cicloergometrica del 17 maggio 2006 eseguita dal prof. _, effettuata con beta-bloccante, che in quelle del 20 settembre 2004 e 8 febbraio 2005 senza l’assunzione del citato medicamento.
Ora, con scritto 20 dicembre 2007 il prof. _ ha fatto presente come nel rapporto relativo al test cicloergometrico del 17 maggio 2005 sia stato erroneamente indicato, quale terapia, il beta-bloccante mentre in effetti il paziente, su sua richiesta, tre giorni prima della prova aveva cessato la somministrazione del farmaco (XVIII). Certo che questo equivoco ha portato il dr. _, come visto sopra, a ritener che il citato test sia stato eseguito con la somministrazione di Beloc Zok. Determinante è tuttavia che le prove da sforzo, tranne quella interrotta presso il perito cardiologo, sono state negative ed hanno permesso di accertare come l’assicurato riesca a raggiungere una potenza massima di 150 Watt. Quest’ultima circostanza, come rettamente evidenziato nella nota 24 gennaio 2008 del SMR, è stata del resto confermata dal rapporto 17 dicembre 2007 della Clinica di _ (degenza di riabilitazione del dolore cronico dal 10 novembre all’8 dicembre 2007) in cui, fra l’altro, è menzionata una prova cicloergometrica doppiamente negativa eseguita il 23 aprile 2007 con raggiungimento di 150 Watt (doc. XXI).
In questo contesto, nella nota 24 gennaio 2007 il SMR ha pertinentemente fatto presente che:
"
Qui va detto che l'assicurato è stato in grado di fornire il 17.5.2006 ben 150 Watt con frequenza cardiaca di 150 (durante la prova SAM solo frequenza di 100, fatto che potrebbe spiegarsi in parte con l'assunzione del beta-bloccante). Da notare l'insorgenza di segni di ischemia all'ECG a 150 Watt, carico che corrisponde a 2 Watt/kg di peso corporeo corrispondente a sforzo fisico pesante.
Sulla base di questi dati si può dire che l'assicurato è in grado di fornire uno sforzo fisico anche pesante con però insorgenza oggettiva di disturbi della perfusione del muscolo cardiaco con quindi non esigibilità per una tale attività.
D'altro canto non vedo perché un'attività fisica medio-leggera che corrisponde ad un carico ergometrico di 1 a 1,5 Watt per kg peso corporeo (ossia in questo caso 75 a 110 Watt), carico che in occasione della perizia SAM è stato raggiunto non dovrebbe essere esigibile.
Si ritiene che attività lavorative leggere comportino sforzi massimi di 50 Watt mentre lo sforzo continuo richiesto è valutato in 25 Watt (fonte "Das kardiolgische Gutachten, Thieme Verlag 1998; meglio: )."
(Doc. IV/1).
Infine, la valutazione della residua capacità lavorativa in attività adeguate è stata nuovamente ed esaurientemente spiegata dal dr. _ alla risposta no. 4 dello scritto 22 novembre 2007. Egli ha anche dubitato che in tale contesto l’esecuzione di una coronarografia possa sensibilmente modificare le sue conclusioni. Da ultimo, il perito ha rettamente fatto presente come la valutazione sulla capacità lavorativa espressa dal dr. _ nel rapporto 14 settembre 2006 sia comprensiva di tutte le patologie di cui soffre l’assicurato. Infatti, come visto, sono le affezioni extra-cardiologiche a limitare l’abilità al lavoro.
In conclusione, visto quanto sopra, questo TCA non ha motivo per discostarsi dalla valutazione peritale, ossia che dal profilo cardiologico non vi è nessuna limitazione per attività leggere e moderate, così come anche nuovamente ribadito dal SAM nello scritto 11 dicembre 2007 (XVI).
2.8. Per quel che concerne la componente extra-somatica l’assicurato è stato peritato dal dr. _. Nel rapporto 16 giugno 2006 lo specialista in psichiatria e psicoterapia, dopo la consueta anamnesi e la visita clinica, ha diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente, non specifica, lieve (ICD 10- F33.9) dopo sindrome da disadattamento, una sindrome fobica specifica (ICD 10- F40.2) e sindrome da attacchi di panico (ICDS 10-F41.0). Quanto alla valutazione specialistica, egli ha evidenziato:
"
Siamo confrontati con un assicurato che dal punto di vista psichiatrico presenta una sindrome depressiva di lieve identità accompagnata da una importante sintomatolgoia ansiosa mista. È presente una importante componente rivendicativa e persecutoria della personalità senza che costituisca un disturbo nel senso di una alterazione della personalità.
L'ideazione fobica presente è sostenuta da un pensiero con un fondo rivendicativo e pessimistico. Questo tipo di pensiero alimenta in continuazione uno stato di allarme e paure, con la presenza saltuaria di attacchi di panico. Questa sintomatologia sarebbe insorta dopo aver ricevuto la comunicazione telefonica da parte di un collega, il quale avrebbe comunicato la diagnosi di una grave malattia oncologica in modo erroneo.
Si ha l'impressione che questo evento, vissuto dall'assicurato come drammatico, abbia avuto nell'assicurato una funzione di evento stressante in un contesto pre-morboso di tipo persecutorio.
Complessivamente presenta un quadro psicopatologico lieve-medio che assume un valore di malattia invalidante.
Le lamentele soggettive dell'assicurato non coincidono con l'osservazione obiettiva. In particolare le difficoltà da lui espresse a livello della memoria di fissazione non sono state constatate." (Doc. AI 33)
Il perito ha concluso per una incapacità lavorativa del 30% nell’ultima attività svolta ed in altre attività adeguate. A motivazione della diminuzione della capacità lavorativa egli ha fatto presente:
"
La diminuzione della capacità lavorativa è data da uno stato di allarme, paure e tristezza derivante dall'ideazione fobica e rivendicativa come espresso sopra. Questo stato d'ansia provoca in lui una diminuzione del rendimento lavorativo, una maggiore inaffidabilità e una diminuzione della velocità di esecuzione delle mansioni." (Doc. AI 33)
Quanto alla succitata valutazione della capacità lavorativa, questa Corte non ha validi motivi per discostarsene.
Vero che nel rapporto 15 novembre 2006 il medico curante, per quel che concerne la problematica psichica, si è sostanzialmente chiesto come l’assicurato possa essere ritenuto abile al 70% nonostante la presenza di uno stato di allarme, di paure, tristezza, ideazioni fobiche e rivendicative, ansia, maggiore inaffidabilità e diminuzione della velocità di esecuzione delle mansioni (doc. AI 48-2/3). Tuttavia egli non ha fornito convincenti spiegazioni atte ad inficiare il consulto peritale.
Del resto, anche il certificato 12 settembre 2006 dello psicoterapeuta non apporta alcun argomento contrario alla valutazione peritale, se non quello di confermare la presa in cura dal luglio 2004 dell’assicurato a seguito di una sindrome mista ansio-depressiva, con “
un notevole livello di tensione psicologica associata alla situazione fisica, una forte apprensione e ansia generalizzata per tutti gli eventi della vita
” e che non ha potuto verificare alcun miglioramento (doc. AI 48-7).
Certo che con scritto 16 febbraio 2006 lo psichiatra curante, dr. _, facendo riferimento alla consultazione avvenuta il 14 febbraio 2007, quindi successivamente alla decisione contestata, ha osservato un'ulteriore compromissione delle competenze valetudinarie, sia d’ordine ortopedico che psichiatrico, il cui eventuale peggioramento potrà essere preso in considerazione in via di revisione, previa trasmissione di una dettagliata documentazione medica. Infatti, secondo
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è stata resa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo atto amministrativo (cfr. DTF 130 V 138 consid. 2; STFA del 23 giugno 2005 nella causa I., C 75/05 consid. 2.3.; STFA del 30 settembre 2002 nella causa N., C 43/00; STFA del 3 dicembre 2001 nella causa R., I 490/00; DLA 2000 pag. 74; STFA del 18 settembre 2000 nella causa R.S., I 278/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi citate).
Quanto alla perizia psichiatrica, il dr. _ ha precisato:
"
Il signor RI 1 non è una persona richiedente a tutti i costi una rendita AI ma che gli siano offerte delle possibilità reintegrative adeguate sia alla sua situazione fisica sia a quella psichica. La completa negazione di questa proposta porterà quasi sicuramente il signor RI 1 ad una maggiore destrutturazione psicopatologica.
Come già molte volte espresso il signor RI 1 non ha alcuna intenzione di ottenere una rendita ma di essere aiutato da parte dei vostri uffici reintegrativi. Da solo egli non ci riesce e questo perché le sue competenze di cameriere sono praticamente scadute. Non serve in alcun modo una ciclo-ergometria da sforzo comunque non ci porta a migliorare le sue competenze acquisite o anche informative. Un cameriere è sempre stato un cameriere ed ha dovuto sopportare degli sforzi a livello del cinto omero scapolare. Le sue gambe possono essere integre e con un esame ciclo ergometrico nutro dei dubbi sulla discordanza emessa dai cardiologi.
Come già descritto dal rapporto del Dr. med. _ non vedo come una persona affetta da tutta una serie di problemi psichiatrici e psico sociali possa beneficiare di un reinserimento lavorativo. Se l'esperto perito in psichiatria designato dal SAM si esprime in modo così contraddittorio riguardante la sua capacità di guadagno aderisco alla proposta del Dr. med. _ di eseguire una perizia super partes; forse sarebbe anche più opportuno permettere a questo assicurato un periodo di riconoscimento all'inabilità lavorativa completa limitata nel tempo e con la previsione di una rivalutazione a medio breve termine e questo perché potrebbe togliere al paziente e alla famiglia questa sempre più pressante impellenza socioeconomica e d'incertezza." (Doc. N)
Orbene, per quel che riguarda le possibilità reintegrative a cui lo psichiatra curante accenna,
va rammentato che, conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid.
2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572).
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.).
È in questo contesto che il perito del SAM ha ritenuto come l’assicurato sia ancora abile, seppur in misura parziale, in un’attività lucrativa.
Da notare infine che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. STFA inedite del 13 luglio 2004, I 681/03, consid. 4.2 e del 23 aprile 2004 nella causa N, I 404/03, consid. 6.2, entrambe, a loro volta, si riferiscono alla sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294). In questo contesto alla proposta dello psichiatra curante di erogare una rendita completa limitata nel tempo a scopo
“ di togliere al paziente ed alla famiglia questa sempre più pressante impellenza socioeconomica e d’incertezza”
non può essere dato seguito.
2.9. Ritenuto come l’assicurato sia principalmente limitato dal problema ortopedico (abilità del 70% in attività adeguate), piuttosto che dall’affezione psichica (si tratta di una sindrome depressiva lieve), i periti del SAM hanno di conseguenza valutato un’incapacità lavorativa globale del 70% in altre attività rispettose delle limitazioni fisiche esposte in perizia, ciò che è stato, come detto, ribadito nella lettera 11 dicembre 2007 al TCA (XVI).
Al riguardo va fatto presente che, secondo la giurisprudenza del TFA, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo ad un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati; l'Alta Corte ha inoltre osservato che la questione a sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e se del caso in quale misura è una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella causa D, I 338/01, pubblicata in RDAT 2002 I no. 72 pag. 485, confermata nella STFA del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03).
In conclusione,
sulla base dell'affidabile e concludente perizia del SAM, alla quale va dato valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b) che il ricorrente presenta un’inabilità al lavoro del 50% nella sua originaria attività lucrativa, rispettivamente del 30% in attività adeguate.
2.10. Accertata dunque una capacità lavorativa del 70% in attività leggere adeguate, con rapporto 19 settembre 2006 la consulente in integrazione professionale (in seguito: consulente), tenuto conto dei dati medici, ha dapprima rettamente evidenziato che:
"
In considerazione dei limiti funzionali emersi in sede medica e tenendo conto del profilo socio-professionale del signor RI 1 si può ritenere che egli, in un mercato del lavoro supposto in equilibrio, sia in grado di svolgere lavori leggeri e poco qualificati.
A titolo d'esempio, si possono citare l'operaio generico con mansioni di assemblaggio, di rifinitura, di stampa, ecc. / l'aiuto magazziniere (merce leggera, ausilio del muletto) / attività nell'ambito della vendita (cassiere, riempimento scaffali, ecc.)." (Doc. AI 3)
Inoltre, per la determinazione del grado d’invalidità, non contestata dall’assicurato, essa ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a confronto il reddito che l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla salute quale cameriere (reddito da valido) con quello risultante da un’attività leggera non qualificata
desunto dai salari statistici
(reddito da invalido).
2.10.1. Riguardo al reddito da valido, la consulente ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano, secondo quanto dichiarato dall’ex datore di lavoro nel questionario 16 marzo 2005 (doc. AI 16), in fr. 62’400.
2.10.2. Conformemente la giurisprudenza del TFA, il reddito da invalido è
determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Nel caso di specie,
la consulente ha fatto riferimento ai dati salariali statistici nazionali (tabella TA1). Il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media e con orario lavorativo settimanale di 40 ore, un salario mensile lordo pari a fr. 4’558.
Riportando questo dato su 41.7 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata in La Vie économique, 1/2-2006, p. 94
), esso ammonta a fr. 4’772 mensili oppure a fr. 57’258 per l'intero anno (fr. 4’772 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Riguardo alla riduzione del reddito da invalido per motivi personali e professionali, la consulente l’ha quantificata in ragione del 15%.
Considerata una capacità medico-teorica del 70%, il salario da valido risulta essere di fr. 34'069 ([85% di 57’258] = 48’670; 70% di 48’670= 34'069). Dal raffronto tra il reddito da valido di fr.
62’400.-- con il reddito ipotetico da invalido di fr.
34'069 risulta un
grado d’invalidità del 46% (62'400 –
34'069
x 100 : 62'400
) che conferisce diritto ad un quarto di rendita.
Alla medesima conclusione si giungerebbe con ogni verosimiglianza anche volendo aggiornare i redditi di riferimento fino al 2006, anno dell’emissione della decisione contestata.
Tenuto conto di quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.
2.11. L’assicurato ha postulato l’allestimento di una perizia medica giudiziaria neutra.
A tal proposito va rilevato che per quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha riconosciuto loro pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
Trattandosi specificatamente delle perizie esperite dai centri medici di accertamento dell’AI, il TFA, nella DTF 123 V 175, ha esplicitamente ammesso che l’imparzialità e l’indipen-denza di questi servizi nei confronti dell’amministrazione e dell’UFAS sono garantite.
Inoltre va ricordato che, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2a ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Nel caso in esame, già si è detto che la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della vertenza. Né vi sono validi motivi per ritenere inaffidabile la perizia del SAM. Non è pertanto necessario procedere ad un ulteriore accertamento medico giudiziario.
2.12 Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 400.- andrebbero poste a carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria.
2.13. Il ricorrente ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
In casu, il
ricorrente si trova nel bisogno. Dal certificato municipale per l’assistenza giudiziaria, vidimato dalla competente autorità comunale, risulta che egli è beneficiario di prestazioni dell’assistenza sociale (IIbis). L’assicurato non possiede le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di fondamento.
Essendo dunque
nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Ne consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese processuali (cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007).