# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8ce7e850-31ac-50b5-b6d1-695a28db4972
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione 26 aprile 200 l'Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha posto a _, classe 1947, perito fiscale, al beneficio di provvedimenti sanitari per l'esecuzione dell'intervento di cataratta all'occhio destro e ha riconosciuto il diritto ai necessari mezzi ausiliari ottici.
Con istanza 11 dicembre 2000 ha chiesto l'assunzione da parte dell'AI delle spese relative all'intervento di cataratta all'occhio sinistro, eseguito il 4 dicembre 2000 presso la _.
1.2. Esperita l'istruttoria, della quale si dirà - per quanto necessario - nei considerandi di diritto, per decisione 2 luglio 2001 l'UAI ha respinto la richiesta di prestazioni motivando:
"
In virtù dell'art. 12 della legge federale sull'assicurazione invalidità, l'Al prende a carico un provvedimento sanitario, se questo trattamento è in grado di migliorare in modo importante e duraturo la capacità di guadagno o la possibilità di svolgere gli atti abituali o di preservarli da una diminuzione notevole.
Esiste un'invalidità allorché il danno alla salute fisica o mentale provoca un'incapacità di guadagno presunta permanente o di lunga durata. Una totale capacità al lavoro esclude l'invalidità.
L'articolo 8, cpv. 1 LAI precisa anche che gli assicurati invalidi o minacciati da un'invalidità imminente hanno diritto ai provvedimenti reintegrativi che sono necessari e atti a ristabilire la loro capacità di guadagno, a migliorarla, a salvaguardarla o a favorirne lo sfruttamento. Questo diritto deve essere determinato per tutta la durata probabile dell'attività.
Bisogna considerare che è imminente allorché si può prevedere un'incapacità al guadagno, in un prossimo avvenire. Se l'insorgenza dell'invalidità è semplicemente possibile o che il momento dell'insorgenza resta incerto, non si può parlare di invalidità imminente.
La sua affezione oculare, considerato che l'Al ha già assunto l'intervento effettuato all'occhio destro, non minaccia attualmente, né in un prossimo futuro, l'esercizio della professione perlomeno non in misura tale da causare una diminuzione della capacità di guadagno o per lo svolgimento dei lavori abituali.
La cura della sua cataratta non può pertanto essere a carico dell'AI, poiché non riveste carattere di provvedimento integrativo ai sensi della LAI." (Doc. _)
1.3. Avverso la decisione amministrativa l'assicurato ha interposto tempestivo ricorso col quale chiede la presa a carico da parte dell'UAI del provvedimento sanitario richiesto.
Nel suo gravame egli fa in particolare valere:
"
(...)
Affinché il collegio giudiziale possa farsi idea sulla fattispecie del caso, occorre una sommaria descrizione introduttiva.
Lavoro alle dipendenze _ in qualità di perito fiscale presso la _. La mia funzione è di decidere ed eseguire le tassazioni delle persone giuridiche nel rispetto delle direttive della DDC e in applicazione della legislazione tributaria cantonale e federale.
Procedere agli accertamenti con ispezioni fiscali presso i domicili legali delle contribuenti. Rimanere aggiornati in modo permanente attraverso la letteratura o a seminari. L'attività sia
interna che esterna è supportata, in modo prevalentemente, attraverso l'uso di PC.
Considerazioni
Il 17 aprile 2000 sono stato sottoposto ad un intervento operatorio alla cataratta dell'occhio destro. Questa operazione era suffragata dalla decisione per provvedimenti d'integrazione dell'AI del 27 aprile 2000.
L'esito dell'operazione è stato positivo ed il beneficio sul lavoro pure.
Dopo un paio di mesi anche l'occhio sinistro ha cominciato crearmi seri problemi visivi. Nel susseguire del tempo si accentuarono le difficoltà nel consultare i numeri telefonici. I controlli esterni si sono ridotti in quanto non più sostenibili alle variegate strutture organizzative‐contabili delle aziende. Internamente la lettura dei bilanci, in modo particolare quelli stesi su carta chimica con tenue imprimitura, non lasciavano spazio ad una giusta interpretazione. Anche la stesura di verbali cifrati e archiviazione di documenti numerici hanno palesato errori di interpretazione. Inoltre per dare un quadro più ampio della situazione dovevo ricorrere all'ausilio di una lente d'ingrandimento. Quindi, riassumendo, è chiaro che un approccio al lavoro in simili condizioni ha causato importanti disfunzioni produttive in rapporto a tempi normali quantificandoli attorno al 25%. Le mie prestazioni a questo punto non erano più riconducibili alla funzione che ero stato chiamato a eseguire.
Da qui la necessità dell'intervento all'occhio sinistro.
In conclusione
Nel merito, non vi sono dubbi che la decisione dell'AI risolva in modo iniquo la fattispecie in esame. Arbitrario per contro il giudizio emesso sull'esercizio della professione e le relative ripercussioni.
L'art. 12 della legge federale sull'assicurazione invalidità, per i provvedimenti sanitari, è da ritenersi salvo in quanto il provvedimento sanitario ha migliorato in modo importante e duraturo la possibilità di svolgere gli atti abituali.
Anche l'art. 8, cpv. 1 LAI, per l'integrazione, non è meno in quanto con l'intervento ho migliorato e ripristinato le mie funzioni conservando la capacità di guadagno.
1.4. Con risposta di causa 2 agosto 2001 l'UAI ha per contro chiesto la reiezione del gravame osservando:
"
(...)
Giusta l'art. 12 LA], l'assicurato ha diritto ai provvedimenti sanitari destinati non alla cura vera e propri del male, ma direttamente all'integrazione professionale, e atti a migliorare in modo duraturo e sostanziale la capacità di guadagno, o a evitare una diminuzione sostanziale di tale capacità.
La condizione fondamentale è che sussista uno stato di invalidità, o che tale stato sia quantomeno imminente.
Per quanto attiene in particolare al caso della cataratta, l'Al non considera sussista
invalidità in caso di diminuzione unilaterale della vista, nella misura in cui l'assicurato non necessita di una visione binoculare nell'ambito della propria professione.
Nel presente caso si rileva che l'assicurato esercita la professione di consulente contabile, e non necessita pertanto di una visione binoculare.
La Direttiva concernente le misure mediche reintegrative specifica d'altro canto che "il n'y a (...) pas d'invalidité en cas de diminution unilatérale de la vision (par ex cataracte ou cicatrice sur la cornée) lorsque l'autre oeil a une vision normale, dans la mesure où le métier exercé n'exige pas une vision binoculaire ou si, dans ce métier, un effet éblouissant n'a pas un effet perturbant (p. ex chauffeur de bus ou travail sur écran)" (marg. 37).
La copertura dell'intervento può ad ogni modo essere richiesta all'assicurazione malattia." (Doc. _)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. Giusta l'art. 8 cpv. 1 LAI, gli assicurati invalidi hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno (cfr. SVR 1995 IV Nr. 47 p. 131ss.; SVR 1996 IV Nr. 79 p. 229 consid. 1a) e meglio a
a)
provvedimenti sanitari;
b)
provvedimenti professionali (orientamento professionale, prima formazione e riformazione professionale, collocamento);
c)
istruzione scolastica speciale e l'assistenza ai minorenni grandi invalidi;
d)
somministrazione di mezzi ausiliari;
e) pagamento di indennità giornaliere.
I provvedimenti reintegrativi tendono a procurare, rispettivamente, a garantire un posto di lavoro a quelle persone che, a seguito di un danno alla salute, trovano notevoli difficoltà ad inserirsi nel ciclo produttivo, rispettivamente arrischiano di esserne escluse per il futuro.
Si può ritenere che, la reintegrazione è necessaria, quando l'assicurato, a causa della sua invalidità, non è in grado di esercitare un'attività professionale o non si può ragionevolmente esigere da lui che eserciti alla lunga una simile attività (RCC 1970, p. 521), senza l'applicazione di un provvedimento reintegrativo.
Va inoltre precisato che, per ottenere le prestazioni (re-) integrative, di regola non è necessario che l'invalidità dell'assicurato abbia raggiunto un determinato grado (per la riformazione professionale, vedi tuttavia RCC 1984, pag. 95: esigenza di una incapacità di guadagno del 20%).
L'art. 8 cpv. 1 LAI conferisce infatti un diritto ai provvedimenti d'integrazione sia agli assicurati invalidi che a quelli "direttamente minacciati d'invalidità".
In altre parole, è sufficiente che il danno alla salute possa causare, in un prossimo futuro, un’incapacità al guadagno.
Il grado d'invalidità quindi (come definito dagli art. 4 e 28 LAI, che si riferiscono alla rendita AI) può essere minimo o addirittura non ancora rilevabile, che già all'assicurato dev’essere riconosciuto il diritto ai provvedimenti d'integrazione.
Nondimeno, l'art. 8 al cpv. 1 LAI pone due condizioni essenziali per l'ottenimento dei provvedimenti d'integrazione, e meglio:
a)
il provvedimento deve essere idoneo "a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno";
b)
il diritto ai provvedimenti reintegrativi deve essere stabilito "considerando tutta la durata di lavoro prevedibile" (cfr. art. 8 cpv. 1 LAI)
Per quel che concerne in particolare i provvedimenti sanitari, l’assicurato può pretendere solo quei provvedimenti che sono atti a migliorare notevolmente la capacità di guadagno o a preservarla da un peggioramento rilevante (DTF 115 V 199 consid. 5a; DTF 101 V 58).
2.3. L'art. 12 LAI conferisce agli assicurati un diritto ai provvedimenti sanitari destinati non alla cura vera e propria del male, ma direttamente all'integrazione professionale e atti a migliorare in modo duraturo e sostanziale la capacità di guadagno o a evitare una diminuzione sostanziale di tale capacità (SVR 1995 IV Nr. 47 p. 132).
La norma persegue lo scopo di circoscrivere il campo d'applicazione dell'AI, da quello delle assicurazioni sociali contro le malattie e gli infortuni. Questa distinzione si fonda sul principio secondo cui la cura di una malattia o degli esiti infortunistici appartiene principalmente ai compiti della LAMal, senza tener conto della durata dell'affezione (Rapporto della Commissione degli esperti per la revisione dell'AI del 1° luglio 1966, pag. 31; Valterio, Droit et pratique de l'assurance-invalidité, pag. 93; DTF 104 V 81s. consid. 1).
La legge definisce provvedimenti sanitari, che non sono assunti dall'AI, quelli tesi alla "cura vera e propria del male". Fintanto che sussiste uno stato patologico labile, che può essere trattato con provvedimenti sanitari volti alla cura causale o sintomatica dell'affezione di base o delle sue conseguenze, essi sono considerati, dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali, come cura vera e propria del male (T. Locher, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea Francoforte 1994, p. 189). La giurisprudenza ha sempre parificato lo stato patologico labile a un danno alla salute, avente carattere di malattia, non ancora stabilizzato (Greber, Droit suisse de la sécurité sociale, pag. 217). Pertanto tutti i provvedimenti che tendono alla cura, rispettivamente alla guarigione di malattie evolutive non rientrano nel campo dell'AI (DTF 104 V 81, consid. 1; SVR 1995 IV Nr. 34 p. 90 consid. 1a).
Di regola l'AI assume unicamente provvedimenti tesi direttamente all'eliminazione o correzione di un difetto stabile oppure di un deficit funzionale, nella misura in cui, dalla prognosi, si possa presumere un notevole successo reintegrativo. Quest'ultimo, preso a sé, non costituisce un criterio determinante nel quadro dell'art. 12 LAI, poiché, praticamente, ogni provvedimento sanitario che abbia esito positivo influenza favorevolmente la capacità lucrativa (SVR 1995 IV Nr. 34 p. 90; DTF 112 V 349; DTF 105 V 19; DTF 100 V 101 consid. 1a, 98 V 208 consid. 2). Se quindi un provvedimento serve a curare una malattia, non può essere assunto dall’AI neppure se migliora la capacità di guadagno (SVR 1995 IV Nr. 34 p. 90).
Se vi è possibilità di miglioramento duraturo e sostanziale della capacità al guadagno va esaminato da un punto di vista del caso concreto (DTF 115 V 199 consid. 5a; Maurer, op. cit., p. 152). Sostanziale è l’effetto del provvedimento se, in un determinato lasso di tempo, raggiunge un grado rilevante (DTF 115 V 199 consid. 5a; DTF 98 V 211).
Entro un certo lasso di tempo minimo il risultato ottenuto, da un punto di vista della capacità di guadagno, deve raggiungere una certa importanza minima (DTF 115 V 199 consid. 5a).
La rilevanza dipende anche dalla gravità dell’affezione e dal tipo di attività esercitata o che potrà esserlo dopo l’avvenuta integrazione (DTF 115 V 199 consid. 5a)
Miglioramenti esigui non vengono invece presi in considerazione (DTF 115 V 199 consid. 5a; Locher, op. cit. P.190).
Di conseguenza l’AI non si assume provvedimenti sanitari se la capacità lavorativa viene migliorata solo in misura minima. In questo ambito la legge non prevede infatti dei provvedimenti che perseguono lo scopo di mantenere un piccolo e insicuro residuo di capacità lavorativa (DTF 115 V 200 consid. 5c; DTF 101 V 52 consid. 3c). Ciò è spesso il caso per coloro i quali percepiscono una rendita intera con un grado di invalidità di almeno 2/3.
2.4. Nella fattispecie in esame l'UAI ha respinto la richiesta di prestazioni, l'affezione oculare di cui l'assicurato è portatore non minacciando l'esercizio della professione di perito fiscale in misura tale da provocare una diminuzione della capacità al guadagno. In sede di risposta l'amministrazione ha al riguardo precisato che l'assicurato non necessita di una visione binoculare nello svolgimento della propria professione, ciò che permette di ritenere siccome inadempiute le condizioni per il riconoscimento del provvedimento sanitario richiesto.
Dal canto suo l'insorgente sostiene che l'affezione all'occhio sinistro causava notevoli difficoltà nello svolgimento del propria attività professionale - in particolare per quanto riguarda la lettura dei bilanci, la stesura di verbali e l'archiviazione di documenti numerici, la consultazione numeri telefonici - e rendeva inoltre necessario l'utilizzo di una lente d'ingrandimento.
2.5. In merito alla diminuzione della capacità lucrativa in caso di perdita funzionale di un occhio, in una sentenza del 20 dicembre 1985, pubblicata in RAMI 1986 pag. 258 e segg. il TFA ha avuto modo di stabilire (la sottolineatura è del redattore):
"
(...)
Dr. med. Sch., Unfallarzt des Versicherers, führt aus, dass durch den funktionellen Verlust eines Auges das Tiefen‐ oder Plastischsehen beeinträchtigt sei. Die ophtalmologische Erfahrung zeige aber, dass dieser Mangel durch Angewöhnung und Anpassung weitgehend korrigiert werden könne. Die Angewöhnungszeit bis zum Erreichen des rudimentären Tiefenschätzungsvermögens sei unterschiedlich in verschiedenen Altersgruppen. Bei jüngeren Leuten betrage sie höchstens sechs Monate, bei älteren könne sie bis zwei Jahre dauern. Laut den gesetzlichen Strassenverkehrsregeln bedinge die Einäugigkeit nicht eine Fahruntauglichkeit. Umso weniger würde sie eine Unzumutbarkeit für die meisten beruflichen Tätigkeiten rechtfertigen. Im vorliegenden Falle sei dem Versicherten die Maurertätigkeit (auch auf Gerüsten) sicher zumutbar (Bericht vom 8. November 1984). In seiner Vernehmlassung verweist der Versicherer auf ein (in anderem Zusammenhang) von Prof. B. erstelltes Gutachten vom 5. Juli 1968. Danach würden medizinische Sachverständige seit längerem darauf hinweisen, dass sich der einseitige Sehausfall weit weniger einschneidend und benachteiligend auswirke, als man ohne nähere Prüfung zu vermuten geneigt sei. Es entspreche einer Erfahrungstatsache, dass die Erwerbsfähigkeit durch den Verlust eines Auges überraschend selten (nämlich nur etwa in 10 % aller Fâlle) beeinträchtigt werde und eine Erwerbseinbusse nach Verlust eines Auges meist fehle oder nur geringfügig ausfalle. Die Furcht, das gesunge Auge durch Ueberanstrengung zu schädigen, sei unbegründet und auch der Ermüdungsfaktor spiele eine weit geringere Rolle als oft angenommen werde. Das Gesichtsfeld erleide beim Blick in die Nähe praktisch keine Einschränkung, beim Blick in die Ferne lasse sie sich durch eine leichte kopfbewegung kompensieren. Stereoskopisches Sehen sei nicht unbedingt mit Binokularsehen gleichzusetzen, denn zur Tiefenlokalisation diene auch die scheinbare Grösse der betrachteten Objekte, die Linienüberschneidung, die perspektivische Verkürzung, die Verteilung von Licht und Schatten usw., welche es nach der erforderlichen Angewöhungszeit auch beim Einäugigen erlaubten, räumlich zu sehen. Selbst Patienten im mittleren Lebensalter vermöchten den Ausfall des Binokularsehens weitgehend zu kompensieren. Höchstens bei sehr raschen bzw. rasch wechselnden Arbeitsvorgängen könne sich ein gewisser Qualitätsunterschied im Tiefensehen auswirken, beispielsweise bei Akkordarbeit am Fliessband oder Aehnlichem. Die frühere Einstufung in Berufe mit geringen, mittleren und hohen Anforderungen erscheine als fragwürdig, weil weniger die Berufsart, als vielmehr die Art der Arbeit, die Arbeitsweise und das Arbeitstempo eine Rolle spielten. (...)"
In una successiva sentenza dell'8 luglio 1999 in re A.F., non pubblicata, l'alta Corte, per quanto riguarda la capacità al lavoro di persone con visione monoculare, ha precisato (la sottolineatura è del redattore):
"
(...)
3.‐ Au cours de la procédure judiciaire cantonale, les parties sont convenues de requérir l'avis d'un expert indépendant, le professeur Huber, spécialiste en ophtalmologie. Dans des rapports des 30 mai et 10 juin 1997, ce médecin a indiqué que, selon l'expérience, les personnes présentant une vision monoculaire sont en mesure d'effectuer la plupart des métiers et qu'il est fréquent que le travail à l'écran permette à des personnes possédant une acuité visuelle fortement réduite d'être encore productive, les documents pouvant être aggrandis à volonté. Si l'assuré rencontre des problèmes de réglage de distance en raison de son hypermétropie et de sa presbytie, ces problèmes peuvent normalement être résolus à l'aide d'une correction optique adéquate. (...)"
2.6. Dal rapporto 15 gennaio 2001 del dott. _, oculista FMH emerge che _ - già sottopostosi ad intervento di cataratta all'occhio destro nel marzo 2000 - é affetto da cataratta all'occhio sinistro. Il sanitario ha evidenziato un abbassamento della vista a meno dello 0.2, precisando inoltre che l'assicurato non è portatore di mezzi ausiliari ottici.
Dagli atti medici si evince quindi che l'assicurato presenta una visione normale dell'occhio destro e che la sua affezione oculare ha quindi carattere unilaterale.
Orbene, alla luce della giurisprudenza sopra citata e sulla base della certificazione medica agli atti, questo TCA non intravede motivi che permettono di ritenere che la perdita della visione binoculare, dovuta a cataratta all'occhio sinistro, possa nel caso concreto ostacolare l'assicurato nell'esercizio della sua professione di perito fiscale (in particolare nelle singole attività elencate nell'atto ricorsuale, le quali, alla luce della giurisprudenza federale sopra citata, non possono essere ritenute siccome inesigibili in caso di visione monoculare), per lo meno in una misura idonea a provocare una notevole diminuzione della capacità al guadagno ai sensi dell'art. 12 cpv. 1 LAI. Ciò tantomeno se si considera che per sua natura la cataratta è un'affezione che si sviluppa progressivamente lasciando all'assicurato un tempo sufficiente per adattarsi al suo handicap (cfr. RAMI 1986 pag. 258 e segg., sopra citato; cfr. VSI 2000 pag. 300 e segg.).
Il ricorso deve pertanto essere respinto e la decisione impugnata confermata.