# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 98942e88-2342-5adb-af53-972b3c5b8f5e
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_003
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
RE 1 e RE 2 (succeduti al padre premorto _), in qualità di nipoti da una parte, e CO 1, in qualità di figlio dall’altra, sono gli unici eredi di _ (1935) deceduta a _ il 28 ottobre 2013. Litigiose fra le parti sono le rispettive pertinenze e spettanze ereditarie in seno alla successione della defunta.
B.
Previa procedura di conciliazione, il 12 dicembre 2016 RE 1 e RE 2 hanno convenuto in giudizio CO 1 innanzi alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna con un’azione di riduzione, respinta dal Pretore aggiunto con decisione 4 settembre 2018 (inc. n. OR.2016.34: doc. rich. II).
C.
Ottenuta l’autorizzazione ad agire, con petizione 31 gennaio 2019 introdotta davanti alla medesima Pretura, RE 1 e RE 2 hanno nuovamente convenuto in giudizio CO 1 chiedendo la divisione della successione fu _.
In via cautelare hanno postulato il finanziamento della causa con gli averi della successione, da computare quali acconti sulla loro quota successoria, autorizzando l’esecutore testamentario _ a pagare gli anticipi spese a loro carico inclusa l’indennità per ripetibili di fr. 26'000.– riconosciuta al convenuto in esito alla precedente vertenza giudiziaria (sopra, consid. B). Il Pretore aggiunto ha respinto questa loro richiesta con decisione 28 marzo 2019.
D.
Nel frattempo, con istanza 20 febbraio 2019 CO 1 ha chiesto la condanna - in solido - di RE 1 e RE 2 al pagamento di una cauzione per ripetibili di fr. 40'000.– e fino ad allora la sospensione della causa giudiziaria.
E.
Il 16 aprile 2019 RE 1 e RE 2 hanno postulato l’ammissione al gratuito patrocinio con effetto dal 31 gennaio 2019, inclusa l’assistenza legale dell’avv. _. Con ordinanza 17 aprile 2019, richiamato l’art. 56 CPC, il Pretore aggiunto ha chiesto loro di completare e documentare la domanda di gratuito patrocinio. La presa di posizione dei richiedenti è poi seguita il 2 maggio 2019.
F.
Con decisione 6 maggio 2019 il Pretore aggiunto ha negato il gratuito patrocinio agli interessati, i quali non avevano illustrato in modo chiaro, completo e univoco la loro situazione finanziaria malgrado egli lo avesse espressamente richiesto.
G.
Con reclamo 17 maggio 2019 RE 1 e RE 2 chiedono la riforma di questa decisione nel senso di annullarla ed accogliere la loro istanza di gratuito patrocinio 16 aprile 2019.
La controparte non è stata invitata a presentare osservazioni al reclamo.
Il 29 giugno 2019 l’avv. PA 3 ha assunto il patrocinio degli attori in sostituzione dell’avv. _.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art. 121 CPC, le decisioni che rifiutano o revocano totalmente o parzialmente il gratuito patrocinio sono impugnabili mediante reclamo alla terza Camera civile del Tribunale d’appello (art. 319 lett. b cifra 1 CPC e 48 lett. c cifra 1 LOG). La domanda di gratuito patrocinio è trattata con la procedura sommaria (art. 248 lett. a CPC e art. 119 cpv. 3 prima frase CPC), sicché il termine d’impugnazione giusta l’art. 321 cpv. 2 CPC è di 10 giorni.
La decisione impugnata, notificata il 6 maggio 2019, è pervenuta ai reclamanti l’indomani (estratto “Tracciamento degli invii” 21 maggio 2019). Spedito venerdì 17 maggio 2019 (timbro sulla busta d’invio originale), il gravame è così tempestivo e, da questo punto di vista, ammissibile.
2.
L’art. 326 cpv. 1 CPC sancisce il divieto di nova in sede di reclamo, precetto che resta di per sé valido anche nell’ambito della procedura di diniego del gratuito patrocinio (
Rüegg
/
Rüegg,
Basler Kommentar, ZPO, 3
a
ed., 2017, n. 1a ad art. 121;
Emmel,
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, Kommentar zur ZPO, 3
a
ed., 2016, n. 5 ad art. 121;
Huber,
DIKE - ZPO Kommentar, 2
a
ed., 2016, n. 10 ad art. 121). Sicché, e a maggior ragione a fronte dell’esplicito invito ai reclamanti di voler comprovare la loro situazione finanziaria (sopra, consid. E), si rivelano a priori inammissibili i nuovi documenti prodotti per la prima volta in questa sede quali doc. C1 (pag. 2 segg.) e doc. C2 (pag. 2 segg.).
3.
Conformemente all’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati l’applicazione errata del diritto (lett. a) e l’accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
4.
Per l’art. 117 CPC - che corrisponde alla garanzia costituzionale minima di cui all’art. 29 Cost. (sentenza del Tribunale federale 4D_72/2013 del 26 agosto 2014 consid. 3 con rinvii) - ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a) e, cumulativamente, la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett. b). Esso comprende l’esenzione dagli anticipi, la designazione di un patrocinatore d’ufficio (art. 118 cpv. 1 CPC), può essere concesso integralmente o in parte (cpv. 2), e non esenta dal pagamento delle ripetibili alla controparte (cpv. 3).
4.1 È considerato indigente chi non è in grado di far fronte con mezzi propri - reddito e sostanza - alle spese giudiziarie e legali senza intaccare il fabbisogno suo e quello della famiglia (DTF 128 I 232 consid. 2.5.1; RtiD I-2004 pag. 33 consid. 2.2;
Trezzini,
in: Trezzini e al., Commentario pratico al CPC, II
a
ed., 2017, n. 14 ad art. 117). L’esistenza di uno stato d’indigenza non va posta in astratto, ma con riferimento alla situazione finanziaria effettiva e alle particolarità del caso, dovendosi quindi esaminare la situazione del richiedente al momento della richiesta di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria (sentenza del Tribunale federale 4D_72/2013 del 26 agosto 2014 consid. 3 con rinvii). Pur vigendo il principio inquisitorio limitato (
Trezzini,
op. cit., n. 15 segg. ad art. 119 e nota 2839) spetta anzitutto al richiedente presentare - spontaneamente - in modo chiaro la propria situazione finanziaria attuale, sostanziando e dimostrando, pena la reiezione della sua domanda, che egli non è in grado di affrontare le spese connesse alla causa senza pregiudicare il proprio sostentamento e quello della propria famiglia (DTF 135 I 221 consid. 5 con rinvii).
4.2 Non vi è per contro un obbligo per il giudice di fissare alla parte assistita da un avvocato un termine suppletorio per migliorare un’istanza incompleta o poco chiara: di conseguenza, se non fa sufficientemente fronte ai suoi oneri processuali, in mancanza di sufficiente specificazione oppure di prove volte a dimostrare la mancanza dei mezzi finanziari necessari l’istanza può essere respinta (sentenza del Tribunale federale 5A_549/2018 del 3 settembre 2018 consid. 4.2, 4A_44/2018 del 5 marzo 2018 consid. 5.3 con rinvii;
Trezzini,
op. cit., n. 19 ad art. 119 [versione
ebook
aggiornata al 1° maggio 2019, n. 20 seg. ad art. 119]).
5.
Il Pretore aggiunto ha respinto l’istanza rilevando che i richiedenti non avevano reso verosimile che, come da essi sostenuto, era stata la di loro madre a finanziare la precedente causa e non, come invece sostenuto da quest’ultima, che le spese erano state sostenute dai reclamanti. E ciò malgrado il sollecito loro rivolto a documentare la provenienza del denaro utilizzato per pagare gli onorari versati al loro legale e le spese della pregressa vertenza. I reclamanti neppure avevano poi comprovato i loro fabbisogni come puntualmente richiesto dal Pretore aggiunto, limitandosi a dichiarare di tenere a sua disposizione i relativi giustificativi.
5.1 I reclamanti lamentano un’errata applicazione dell’art. 117 CPC e un manifesto errato accertamento dei fatti. Sostengono di non disporre di mezzi propri per finanziare la causa di divisione ereditaria, e affermano che la madre li aiuta con i costi ordinari e garantisce loro un alloggio gratuito. Essi adducono di avere sostenuto i costi della precedente causa giudiziaria grazie all’aiuto finanziario ricevuto dalla madre, ma che ad oggi quest’ultima non era più disposta a farsi carico di ulteriori oneri in tal senso. A loro modo di vedere, che la madre avesse dichiarato che allora l’avvocato era pagato dai figli non escludeva affatto che il denaro fosse stato consegnato loro a titolo di prestito. Sicché da questo punto di vista non era ravvisabile alcuna contraddizione. Pacifica poi la quota ereditaria complessiva di loro spettanza pari al 50% dell’intera successione in attivo, lo Stato non correva nemmeno il rischio di non recuperare quanto anticipato a titolo di gratuito patrocinio.
5.2 Il Pretore aggiunto ha evidenziato che al 31 gennaio 2018 i reclamanti avevano già pagato l’anticipo delle spese processuali di fr. 12'000.– e acconti per onorari di rappresentanza legale fino a concorrenza di fr. 12'918.75 (decisione impugnata, pag. 2 in basso). Ha quindi ricordato che l’interpello del 17 aprile 2019 volutamente accennava all’audizione del 31 gennaio 2018 della madre dei reclamanti e al fatto che in quel contesto la stessa aveva appunto dichiarato che
“non ho funto e non fungo da supporto ai miei figli in questa causa, ovvero non ho avuto contatti con il loro avvocato che sono loro ad aver assunto e sono loro che lo pagano”
. Posto che nella risposta 2 maggio 2019 all’interpello i reclamanti avevano indicato di avere ricevuto il denaro in prestito dalla madre, il primo giudice ha ritenuto che su questi due fronti vi fosse una palese contraddizione che non consentiva di considerare né provata la tesi del prestito né illustrata in modo chiaro e univoco la situazione finanziaria dei reclamanti. Di qui, pertanto, il mancato riconoscimento del gratuito patrocinio.
5.3 Sostenere che non sono dati i presupposti per escludere la tesi del prestito di denaro concesso dalla madre - in vista del finanziamento della pregressa causa giudiziaria - non è sufficiente per sovvertire la conclusione tratta dal Pretore aggiunto. I reclamanti non sembrano neppure considerare di avere evocato la concessione di un mutuo di denaro solo a fronte della richiesta di interpello del primo giudice, a ben vedere nemmeno d’obbligo (sopra, consid. 4.2). È poi in modo laconico e generico che a quel momento ne hanno evocato l’esistenza, invero senza nemmeno preoccuparsi di rendere verosimile quest’allegazione con elementi oggettivi di cui il Pretore aggiunto avrebbe poi potuto tenere conto per scostarsi dalle dichiarazioni della madre. Ora la loro contestazione non soccorre a questa lacuna. Del prestito concesso loro dalla madre, rispettivamente dell’esistenza di un corrispondente loro debito a questo titolo nei di lei confronti, non v’è traccia agli atti. Motivo per cui la critica dei reclamanti di traduce di fatto in una soggettiva interpretazione del tenore letterale delle dichiarazioni rilasciate il 31 gennaio 2018 dalla madre e che essi oppongono ai motivi di diniego del gratuito patrocinio ritenuti dal primo giudice. Ma così proposta la critica non è costitutiva né di un accertamento manifestamente errato dei fatti a lui imputabile né di un errato accertamento del diritto. Di qui la reiezione del reclamo con conseguente conferma della decisione impugnata.
6.
Lamentano ancora i reclamanti una situazione di manifesto arbitrio per il fatto che, se da una parte la successione si componeva di importanti attivi a cui non potevano accedere per finanziare la causa di divisione (e fra questi fr. 300'000.– circa di averi liquidi depositati presso l’esecutore testamentario), in ragione della quota parte complessiva pari al 50% che sarebbe poi stata loro riconosciuta (25% ciascuno) lo Stato non rischiava comunque di non ricuperare quanto eventualmente anticipato a titolo di oneri del procedimento (reclamo, pag. 6 ad F). Questo argomento attiene però e semmai il successivo onere di rifusione sancito dall’art. 123 CPC, ma non fa venir meno il preventivo obbligo per chi postula l’ottenimento del gratuito patrocinio di comprovare e documentare la propria situazione finanziaria, presupposto su cui appunto - alla luce degli argomenti addotti dal Pretore aggiunto e che, per quanto si è detto, resistono qui alla critica - i reclamanti non hanno fatto sufficientemente chiarezza (sopra, consid. 5).
7.
La richiesta di effetto sospensivo contenuta nel reclamo diventa priva d’oggetto a seguito della presente decisione. Proposta contro una decisione negativa, risultava comunque a priori inammissibile e non atta sospendere la procedura di divisione di primo grado a cui miravano i reclamanti (reclamo, pag. 2 ad 3).
8.
Le spese processuali, fissate in fr. 300.– giusta l’art. 2 cpv. 1 LTG (valore, natura e complessità della causa) e 14 LTG (tassa di giustizia per le decisioni su reclamo tra fr. 100.– e fr. 10'000.–) e già anticipate dai reclamanti qui soccombenti (art. 106 cpv. 1 CPC), restano a loro carico. Non si pone la questione delle ripetibili non essendo state chieste osservazioni.
9.
Il reclamo, trattato in procedura sommaria (sopra, consid. 1), è evaso da questa Camera nella composizione a giudice unico (art. 48b cpv. 1 lett. b cifra 2 LOG).