# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2d51a13f-53e4-5051-a0a4-6a143d4e17ba
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Il 10 maggio 2000 _, nato il 13 ottobre 1982, ha circolato in territorio di _ con la motoleggera targata TI _ a 78 Km/h ove vigeva il limite di velocità di 50 km/h. Il veicolo, intestato a suo padre, superava la velocità massima potenziale legalmente ammessa siccome era stato manomesso. Per questi fatti il 27 luglio 2000 la Sezione della circolazione in applicazione dell'art. 16 cpv. 2 LCStr gli ha revocato la licenza di condurre per un mese e mezzo, da scontare a partire dal 12 settembre 2000. Tutta la corrispondenza relativa ai procedimenti contravvenzionale ed amministrativo è stata trasmessa direttamente all'interessato allora ancora minorenne, che aveva contestualmente disposto il fermo posta della propria corrispondenza, senza informare i suoi genitori, detentori dell'autorità parentale.
B. Il 27 settembre 2000 _, circolando nel periodo di revoca suddetto con il medesimo veicolo, è incorso in un incidente della circolazione in territorio di _, andando a collidere con un furgone che stava svoltando a sinistra mentre alla guida di una motoleggera con il cavo dell'acceleratore rotto stava sorpassando una colonna di veicoli fermi in via _.
C. Il 9 ottobre 2000 il padre del ricorrente ha scritto alla Divisione degli interni lamentando di non essere stato informato della prima infrazione e del provvedimento di revoca pronunciato a carico del figlio minorenne; a suo dire se ne avesse avuto conoscenza non gli avrebbe consentito di utilizzare la sua motoleggera ed il secondo incidente non si sarebbe verificato. Il 13 novembre l'autorità ha riconosciuto l'errore procedurale che inficiava il provvedimento ed ha informato i genitori del ricorrente, ormai maggiorenne, che avrebbe riaperto un unico procedimento amministrativo contro il figlio tenendo conto dell'insieme dai fatti.
D. Il 27 novembre 2000 la Sezione della circolazione ha confermato a _ l'annullamento della precedente revoca, riaprendo il procedimento con un esame complessivo dei fatti del 10 maggio e del 27 settembre 2000. In tale ambito l'interessato ha ribadito l'esistenza di un errore nelle notifiche e contestato ogni sua colpa in occasione dell'incidente stradale. Quel mese egli ha inoltre chiesto il rilascio della licenza di allievo conducente (LAC) per la cat. B.
E. (a) Con decisione 29 gennaio 2001 la Sezione della circolazione in applicazione degli art. 16 cpv. 2 e 3 lett. d e 17 cpv. 1 lett. a LCStr ha revocato a _ la licenza di condurre veicoli a motore per la durata di sei mesi, da cui dedurre il periodo di revoca di un mese e mezzo già scontato.
F. Il 13 febbraio 2001 la Sezione della circolazione ha precisato di subordinare il rilascio della LAC alla conclusione della procedura di revoca, ed il 27 febbraio ha precisato che la gravità delle infrazioni commesse avrebbe potuto comportare, previo esame specialistico ex art. 9 OAC, il rifiuto della LAC.
G. (a) Contro la decisione di revoca il 14 febbraio 2001 _ è insorto davanti al Consiglio di Stato, facendo valere che l'iniziale periodo di revoca era stato annullato a seguito dell'errore di notifica del provvedimento, senza il quale egli il 27 settembre non avrebbe potuto circolare con il veicolo ed incorrere nell'incidente stradale, la cui responsabilità incomberebbe comunque sull'automobilista che aveva svoltato a sinistra.
H. Mentre la procedura ricorsuale seguiva il suo corso, in relazione all'incidente della circolazione il 20 febbraio 2001 la Magistratura dei minorenni ha condannato _ per circolazione con veicolo a motore nonostante la revoca, circolazione con stato difettoso del veicolo e furto d'uso. A fronte dell'opposizione interposta dell'accusato contro tale proposta di giudizio, il 21 maggio 2001 il Presidente del Consiglio dei minorenni lo ha prosciolto dalle accuse di circolazione nonostante la revoca e furto d'uso, ritenendo che tali reati "
non sussistono, la decisione di annullamento della revoca 27 luglio 2001 avendo effetto ex tunc
", condannandolo solo per circolazione con stato difettoso del veicolo.
I. (b) Il 6 maggio del 2001 _ ha chiesto di conoscere la base legale del rifiuto di rilasciargli la LAC. Il 12 giugno 2001 la Sezione della circolazione ha precisato che tale rilascio era subordinato ad un esame di idoneità da parte di uno psicologo del traffico "
visti gli aspetti caratteriali della sua personalità ... e i successivi toni assunti nei confronti dell'autorità
". La decisione non indicava rimedi di diritto, comunicati solo il 22 agosto 2001, dopo che il 7 luglio il padre del ricorrente aveva trasmesso alla Sezione della circolazione copia della sentenza penale, a fronte della quale l'autorità amministrativa ha comunque ribadito che l'interessato non aveva la capacità di assumersi le proprie responsabilità "
costantemente ributtate su terzi
".
L. (b) Contro la decisione 12 giugno/22 agosto 2001 _ il 2 settembre 2001 è insorto davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento.
M. (a) L'11 settembre 2001 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame contro la decisione di revoca. L'esecutivo, richiamata la sentenza penale, ha ritenuto che la nullità del primo provvedimento amministrativo non inficiasse l'accertamento dell'infrazione del 10 maggio, dopo la quale _ aveva disposto il fermo posta della propria corrispondenza per tenere i suoi genitori all'oscuro dell'accaduto. Inoltre costui aveva ripetutamente circolato durante la revoca di un mese e mezzo della licenza di condurre benché ne ignorasse il vizio di forma. Per i fatti del 27 settembre infine, sarebbe risultata una responsabilità del ricorrente "
già per il fatto di avere iniziato con una motoleggera in imperfette condizioni di marcia una manovra di sorpasso di due veicoli (motoveicolo ed autofurgone) incolonnati in vicinanza di un passaggio pedonale
", ove "
l'autofurgone aveva segnalato con largo anticipo la sua intenzione di svoltare a sinistra
". Pertanto l'esecutivo ha giudicato la misura impugnata legittima ed adeguata alle circostanze ed ha respinto il gravame.
(b) Il 25 settembre 2001 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro il rifiuto di rilascio della LAC, ritenendo dati alla luce del comportamento del ricorrente quale conducente di veicoli a motore della cat. F i presupposti per imporgli un esame attitudinale nell'ottica della sicurezza del traffico ai sensi dell'art. 9 OAC.
N. (a) Il 1. ottobre 2001 _ è insorto davanti a questo tribunale, postulando l'annullamento delle decisioni 1 settembre 2001 del Consiglio di Stato e 29 gennaio 2001 della Sezione della circolazione. Per il ricorrente la prima infrazione sarebbe da considerare non avvenuta, la decisione amministrativa essendo nulla siccome non intimata ai suoi rappresentanti legali. La riapertura della procedura dopo il raggiungimento della maggiore età sarebbe arbitrario, tanto più che l'autorità non avrebbe precisato in quale conto avrebbe tenuto l'età dell'interessato. L'autorità non avrebbe inoltre preso puntualmente posizione sugli argomenti addotti in corso di procedura, in dispregio del diritto di essere sentito, ed avrebbe erroneamente considerato che il ricorrente il 10 maggio aveva circolato a 78 km/h mentre questa sarebbe stata unicamente la velocità potenziale approssimativa del veicolo mancando la prova della velocità effettiva. Anche l'incidente del 27 settembre sarebbe da considerare come mai avvenuto, subordinatamente il ricorrente ne sarebbe la vittima e non il responsabile, dato che la collisione sarebbe imputabile all'automobilista che avrebbe illecitamente invertito il senso di marcia violando l'art. 34 LCStr, mentre l'autorità non avrebbe tenuto conto delle contestazioni sollevate quo all'imprecisione del rapporto di polizia (posizione dei veicoli, inesistenza all'epoca dei fatti della fermata del bus e del passaggio pedonale), alla lunghezza delle tracce di frenata ed alla velocità del ricorrente (in realtà limitate, come risulterebbe dai danni seguiti alla collisione), alla mancanza di causalità tra la circolazione con il cavo dell'acceleratore rotto ed il sinistro (visto che l'insorgente ha potuto frenare immediatamente con il freno posteriore e che per frenare con quello anteriore avrebbe comunque dovuto lasciare la manopola dell'acceleratore). Comunque l'intera problematica avrebbe origine nell'iniziale errore di notifica senza il quale non vi sarebbe stata collisione. Il ricorrente ha chiesto quindi di annullare la decisione impugnata e di decidere nel merito tenendo conto dei suoi argomenti e del fatto che l'unica infrazione commessa sarebbe la circolazione con un veicolo difettoso. Egli ha richiamato l'inc. 52.01.349 di questo Tribunale.
(b) Il 16 ottobre 2001 _ si è aggravato davanti a questo tribunale anche contro la decisione 25 settembre 2001 del Consiglio di Stato, osservando che sta ancora subendo le conseguenze degli errori iniziali dell'autorità amministrativa "
alla base di tutti gli accaduti che sono seguiti
". L'agire della Sezione della circolazione, che ribadisce l'inidoneità caratteriale del ricorrente richiedendogli un esame dallo psicologo del traffico, sarebbe sproporzionato, tanto più che l'insorgente sarebbe maturato dal momento dei fatti. Egli ha chiesto inoltre come mai l'autorità ha atteso tre mesi per comunicargli di non potergli rilasciare la LAC senza conoscere l'esito della procedura amministrativa, quando il ricorso contro la revoca aveva effetto sospensivo, e come mai solo dopo ulteriori tre mesi è stata addotta la necessità di un esame preliminare da parte dello psicologo del traffico. La decisione del Consiglio di Stato secondo cui _ non darebbe sufficienti garanzie per condurre veicoli a motore e la sua attitudine caratteriale susciterebbe dubbi, sarebbe smentita dalle risultanze del procedimento penale, in quanto l'unica infrazione commessa dal ricorrente (circolazione con un veicolo difettoso) non sarebbe sufficiente a giustificare l'obbligo di sottoporsi ad un esame psicologico. Egli sarebbe solo la vittima e non il responsabile dell'incidente stradale. Il ricorrente ha quindi chiesto l'annullamento della decisione impugnata ed il rilascio della LAC per la cat. B.
O. Il Consiglio di Stato ha chiesto la reiezione dei due gravami senza formulare particolari osservazioni.
Considerato,

## Considerations

in diritto
In ordine
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 10 cpv. 2 LALCStr. La legittimazione attiva del ricorrente è pacifica ai sensi dell'art. 43 PAmm. Pertanto entrambi i ricorsi, tempestivi (art. 46 cpv. 1 PAmm), sono ricevibili in ordine e possono essere evasi sulla base degli atti (art. 18 PAmm), senza istruttoria. Essendo il fondamento di fatto il medesimo per entrambi i gravami, gli stessi possono essere congiunti ed evasi con un'unica sentenza in applicazione dell'art. 51 PAmm.
a) Ricorso 1 ottobre 2001 contro la revoca della licenza
2. 2.1. Prima di entrare nel merito del ricorso occorre precisare che il provvedimento di revoca della licenza di condurre a scopo di ammonimento riveste il carattere di una decisione sulla fondatezza di un'accusa penale ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU (DTF 121 II 26 consid. 3b). In virtù di tale norma, sia in ambito penale, che nell'ambito di procedimenti amministrativi aventi carattere penale, l'autorità giudicante deve potere statuire con pieno potere cognitivo. Anche la commisurazione della pena e della sanzione soggiace al libero esame (R. Herzog, Art. 6 EMRK und kantonale Verwaltungsrechtspflege, pag. 371; A. Kley-Struller, Die Anwendung der Garantien des Art. 6 EMRK auf Verfahren betreffend den Führerausweisentzug, pag. 111 in: R. Schaffhauser, Aktuelle Fragen des  Administrativmassnahmerechts im Strassenverkehr). Il Tribunale cantonale amministrativo statuisce perciò sul gravame in rassegna con pieno potere di cognizione, identico a quello di cui dispone nella giurisdizione disciplinare (art. 70 PAmm). I limiti posti dall'art. 61 PAmm in relazione al controllo dell'apprezzamento non trovano applicazione siccome contrari alle prevalenti disposizioni dell'art. 6 CEDU (STA 26.9.1996 in re C.; 21.10. 1996 in re T.).
2.2. L'insorgente lamenta una violazione del diritto di essere sentito per il fatto che l'autorità non avrebbe preso partitamente posizione sulle censure quo alla responsabilità della collisione, alla considerazione da dare alla sentenza penale, alla nullità della prima decisione amministrativa, al fatto che è divenuto maggiorenne ed alle incongruenze del rapporto di polizia. Dal momento che tali argomenti hanno potuto essere riproposti in questa sede e questo tribunale gode di pieno potere cognitivo, l'eventuale vizio può considerarsi sanato con l'emanazione del presente giudizio.
3. 3.1. La licenza di condurre può essere revocata al conducente che, violando le norme della circolazione, ha compromesso la sicurezza del traffico o disturbato terzi. Nei casi di lieve entità, può essere pronunciato un ammonimento (art. 16 cpv. 2 LCStr). Giusta l'art. 16 cpv. 3 LCStr, la licenza va invece obbligatoriamente revocata se il conducente ha gravemente compromesso la sicurezza della circolazione (lett. a), ha sottratto un veicolo a motore per farne uso (lett. d). La revoca della licenza a titolo d'ammonimento ha per scopo di sanzionare il conducente resosi colpevole di un'infrazione alle regole della circolazione e di impedire casi di recidiva (art. 30 cpv. 2 OAC). L'autorità tenuta ad ordinare la revoca della licenza di condurre deve fissare la durata di tale provvedimento tenendo conto delle circostanze del caso, in particolare della colpa, della reputazione dell'interessato in quanto conducente di veicoli a motore e della sua necessità professionale a fare uso del veicolo (art. 17 cpv. 1 LCStr; 33 cpv. 2 OAC). In ogni caso, la durata del provvedimento non può essere inferiore a un mese (art. 17 cpv. 1 lett. a LCStr).
3.2. Giusta l'art. 14 lett. b OETV, sono motoveicoli le «motoleggere», vale a dire i veicoli a motore a due ruote aventi una velocità massima per la loro costruzione di 45 km/h e una cilindrata di 50 cm
3
massima con motore a combustione interna. Se la circolazione è fermata, i conducenti di motoveicoli devono rimanere al loro posto nella colonna dei veicoli (art. 47 cpv. 2 LCStr).
4. 4.1. Il ricorrente sostiene che i fatti del 10 maggio dovrebbero essere considerati come mai avvenuti a ragione dei noti vizi di intimazione, che ne comporterebbero la nullità. A torto. Secondo il Tribunale federale (DTF 121 II 217 cons. 3a), l'autorità amministrativa competente ad ordinare la revoca della licenza di condurre non può di principio scostarsi dagli accertamenti contenuti in una decisione penale cresciuta in giudicato. Il Presidente del Consiglio dei minorenni ha indicato chiaramente che "
il 10 maggio 2000 _ ha circolato con lo scooter del padre ad una velocità di 78 km/h su un tratto di strada il cui limite è fissato in 50 km/h
" (sentenza pag. 1 penultimo paragrafo). Dal momento che tale sentenza è cresciuta in giudicato, questi fatti - benché non oggetto diretto del procedimento penale in rassegna, che verteva sull'incidente di settembre - sono stati accertati. Del resto l'avvenuta circolazione con un veicolo manomesso non è mai stata contestata dal ricorrente, che ha sostenuto solo - e in contrasto con le risultanze dell'intimazione di contravvenzione - che la velocità di 78 km/h sarebbe stata potenziale e non effettiva. In ogni caso la Sezione della circolazione nelle sue decisioni ha tenuto conto unicamente della velocità potenziale del veicolo, per cui la contestazione è priva di qualsivoglia effetto pratico in questa procedura.
4.2. In diritto amministrativo di regola il principio della sicurezza del diritto quando vi sia una parte minorenne non rappresentata porta a riconoscere l'annullabilità e non necessariamente la nullità dell'atto (Bovay, Procédure administrative, pag. 145 seg. e citazioni; Schärer, Juridiction administrative Neuchâteloise, pag. 61 e citazioni). L'art. 14 cpv. 2 PAmm rinvia però per quanto attiene alle modalità di intimazione degli atti alle norme del CPC, che prevedono che l'intimazione ai minori vada fatta al rappresentante legale (art. 121 e CPC) e che l'inosservanza delle disposizioni sulla notificazione ne produce la nullità (art. 124 CPC). In concreto la notifica della decisione sarebbe quindi nulla per vizio di forma, per cui la risoluzione stessa sarebbe da considerare non solo notificata irregolarmente ma persino non notificata del tutto e pertanto inefficace (cfr. DTF 122 I 97). Non è però necessario approfondire ulteriormente la questione, dato che in ogni caso il vizio di notifica non consente al ricorrente di confutare i fatti (sostanzialmente incontestati e già confermati giudizialmente) alla base delle decisioni della sezione della circolazione, né consente di considerarli come mai avvenuti, tanto più che comunque a seguito di annullamento o di nullità di una precedente decisione l'autorità amministrativa ha la facoltà di riassumere il procedimento, come in concreto è avvenuto.
5. 5.1. Il ricorrente sostiene che i fatti del 27 settembre si sono potuti verificare unicamente a ragione dell'errore procedurale compiuto in precedenza dall'autorità. L'argomento è infondato ai limiti del temerario, mancando il benché minimo legame di causalità tra i due eventi. Nessun elemento consente di ritenere accertato né che il padre del ricorrente - che pur essendo detentore del veicolo a maggio aveva già lasciato circolare suo figlio con uno scooter manomesso - avrebbe realmente potuto impedire al qui ricorrente di farne uso in occasione di una revoca della licenza, né che contro la decisione di revoca se rettamente notificata non sarebbe stato sporto ricorso (con effetto sospensivo), né che il qui ricorrente (che ha messo in atto tutti gli stratagemmi in suo potere per tenere i genitori all'oscuro delle sue malefatte e che per sua stessa ammissione ha circolato regolarmente anche quando credeva che la licenza gli fosse stata revocata) avrebbe davvero rinunciato a circolare. Al contrario la collisione del mese di settembre non sarebbe avvenuta se il ricorrente avesse rispettato le norme della circolazione stradale, dato che per sua stessa ammissione (verbale 28.9.00 pag. 1 i. f. seg.) egli stava sorpassando dei veicoli fermi in colonna in chiaro dispregio (peraltro non sanzionato penalmente) del disposto dell'art. 47 cpv. 2 LCStr e, circolando con il cavo dell'acceleratore rotto, ha frenato con il freno anteriore con un certo ritardo (verbale pag. 2). Ne discende che l'errata notifica non alleggerisce in nessun modo la posizione del ricorrente e la sua responsabilità.
5.2. Le tesi ricorsuali tese a sostenere che la frenata è stata comunque tempestiva come se il veicolo fosse stato in perfetto stato di marcia paiono strumentali e non sono credibili: è infatti evidente che il ricorrente - che afferma di avere rallentato iniziando il sorpasso - aveva la mano destra in una posizione anomala e più lontana dal freno di quanto avrebbe dovuto essere, impegnata a rilasciare il cavo dell'acceleratore rotto che teneva tra il pollice e l'indice: è palese che dovendo effettuare una frenata d'emergenza partendo da tale posizione inusuale il tempo fisicamente necessario è superiore a quello occorrente in un condizioni normali, così come più complesso è l'insolito movimento che si deve compiere, per il quale non vi può essere automatismo. La circolazione con il veicolo in tali condizioni ha quindi sicuramente contribuito al verificarsi del sinistro. Le ulteriori censure relative ad imprecisioni del rapporto di polizia, che comunque non influiscono sugli elementi presi in considerazione dall'autorità dipartimentale, sono del tutto irrilevanti per l'esito del presente gravame e non meritano approfondimento.
5.3. Per i motivi sopra esposti risulta come la responsabilità del sinistro possa sicuramente essere addossata all'insorgente, senza che il comportamento del coprotagonista possa avere una qualsivoglia rilevanza nel senso auspicato dal ricorrente.
6. 6.1. Il ricorrente censura quindi il fatto di non sapere se la decisione della Sezione della circolazione abbia tenuto conto del fatto che egli è divenuto maggiorenne in corso di procedura. La circostanza non è tuttavia di rilievo, né il ricorrente precisa in che misura potrebbe influire sulla decisione impugnata. Non merita quindi ulteriore approfondimento, rientrando semmai fra i criteri di commisurazione della durata della misura. È peraltro evidente che, alla luce dell'evolversi della procedura, si è tenuto conto del fatto che l'insorgente è divenuto maggiorenne, tanto che tutti gli atti del presente procedimento gli sono stati (correttamente) intimati di persona, a differenza di quanto avvenuto in un primo tempo inficiando la prima procedura.
6.2. Il ricorrente lamenta che non sia stato tenuto debito conto della decisione penale, emanata dopo la presentazione del ricorso al Consiglio di Stato. Anche tale argomento è palesemente fuori luogo, in quanto la decisione impugnata dà ampio spazio alle risultanze di tale procedimento (cfr. consid. 5), tenute in debita considerazione. Dai considerandi della decisione del Consiglio di Stato si evince infatti perché la decisione dipartimentale sia stata confermata malgrado cadendo il reato di furto d'uso avesse escluso l'applicazione dell'art. 16 cpv. 3 lett. d LCStr.
7. Per i motivi sopra esposti l'adozione di una misura di revoca della licenza di condurre a carico del ricorrente, che ha circolato due volte con un veicolo non conforme alle prescrizioni violando aggiuntivamente ulteriori norme della circolazione stradale ed incorrendo di conseguenza in un incidente, si imponeva alla luce delle circostanze. Quo alla colpa dell'interessato, bisogna rilevare che egli ha ammesso di avere circolato regolarmente durante quello che credeva un valido periodo di revoca della licenza di condurre e che - sin da principio ma in modo crescente, e a dispetto dello scopo educativo perseguito dalla misura amministrativa - con argomenti talvolta al limite del pretestuoso non ha minimamente ammesso le proprie responsabilità ribaltando tutte le colpe su terzi, rivelando di non avere tratto dall'accaduto nessun insegnamento nell'ambito qui in rassegna, che ben si differenzia da quello penale. Pertanto la sua colpa risulta particolarmente grave. Ne discende che, pur in considerazione del tempo trascorso dai fatti, una revoca di sei mesi, con un periodo effettivo da scontare di quattro mesi e mezzo, per quanto severa, appare appropriata ed adeguata alle circostanze e resiste alle critiche del ricorrente. In tale contesto va rilevato che l'autorità di prime cure si è persino dimostrata generosa, deducendo dal periodo di revoca il mese e mezzo "già scontato", dato che la nullità di quel provvedimento, invocata dal ricorrente stesso, avrebbe dovuto portare a non tenerne conto, tanto più che il ricorrente ha ammesso di non avere minimamente rispettato tale periodo di revoca pur avendo depositato la licenza (verbale 28.09.00 pag. 3) e quindi il provvedimento (viziato) in concreto non è mai stato effettivamente scontato.
Stante quanto precede, il ricorso 1. ottobre 2001 deve essere respinto e la decisione impugnata confermata.
b) Ricorso 16 ottobre 2001 contro il rifiuto di rilascio della LAC
8. Trattandosi del ricorso contro un rifiuto di rilascio della licenza a scopo di sicurezza, il potere cognitivo di questo tribunale si limita alla verifica di un'eventuale violazione del diritto, segnatamente con riferimento ad un apprezzamento erroneo di un fatto o ad eccesso o abuso di potere (art. 61 cpv. 1 e 2 PAmm) ed alla verifica se l'accertamento dei fatti ad opera delle istanze inferiori è stato esatto e completo (art. 62 PAmm).
9. 9.1. La revoca della licenza di condurre di una determinata categoria comporta la revoca della licenza di tutte le categorie di veicoli a motore (art. 34 cpv. 1 prima frase OAC). Un nuovo esame è imposto al conducente sulla cui idoneità alla guida esistono dubbi (art. 14 cpv. 3 LCStr). Se l’attitudine caratteriale o psichica del candidato o conducente suscita dubbi, bisogna ordinare un esame psicologico o psichiatrico da parte di un istituto designato dall’autorità (art. 9 cpv. 1 OAC).
9.2. Giusta l'art. 14 cpv. 2 lett. d LCStr, la licenza per allievo conducente non può essere rilasciata se il richiedente non dà, quale conducente, garanzia, per il suo comportamento precedente, di osservare le prescrizioni e di avere riguardo per i terzi (cfr. Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière, 1996, Comm. ad art. 14 LCR, nota 3.4.3, pag. 181 segg.). Considerato che non è facile dedurre dal precedente comportamento di un automobilista una prognosi concernente la sua futura condotta, le autorità sono tenute ad analizzare la relativa fattispecie con particolare circospezione. Esse devono negare, rispettivamente, revocare la licenza di condurre solo qualora esistano elementi sufficienti per ritenere che l'interessato si comporterà in modo sconsiderato (cfr. FF, ed. francese, 1955 II 23 segg.). Nel giudizio va valutato il precedente comportamento del conducente, così come la sua situazione al momento dei fatti. In caso di dubbio dev'essere ordinato un esame psicologico o psichiatrico a norma dell'art. 9 OAC (RDAT I-1997, n. 62; I-1994, n. 64 consid. 4a).
10. Giusta il chiaro tenore dell'art. 34 cpv. 1 OAC, la revoca della licenza di condurre per veicoli a motore si estende a tutte le categorie di veicoli. È quindi pacifico che qualora il ricorrente dovesse avere già ottenuto la LAC per la cat. B al momento in cui dovesse scontare una revoca di ammonimento a suo carico per infrazioni commesse ad esempio con una motoleggera (cat. F), il provvedimento amministrativo colpirebbe automaticamente anche la LAC. L'insorgente eccepisce però a ragione che la decisione di revoca non è ancora cresciuta in giudicato e che il ricorso contro essa interposto ha effetto sospensivo. Tuttavia egli omette di considerare che a prescindere da qualsivoglia revoca l'autorità competente a rilasciare una LAC deve preventivamente verificare se chi la postula riempie le condizioni poste dall'art. 14 LCStr, tra le quali vi è che l'istante alla luce del suo comportamento precedente dia la garanzia quale conducente di osservare le prescrizioni e di avere riguardo per i terzi. Tale norma, che obbliga l'autorità a fare un pronostico, rivela la chiara intenzione del legislatore di tutelare anzitutto la sicurezza della circolazione stradale. In quest'ottica, l'art. 9 OAC prevede in caso di dubbi a questo proposito l'obbligo di sottoporre il candidato o conducente ad un esame psicotecnico. Tale obbligo non ha quindi carattere sanzionatorio ma mira unicamente a tutelare la sicurezza della circolazione. Determinante per l'esito del gravame 16 ottobre 2001 diventa quindi stabilire, nei limiti di cui al considerando 8 che precede, se il ricorrente possa dare adito o meno a dubbi in merito alla sua capacità di osservare le prescrizioni ed avere riguardo per terzi. In caso di risposta positiva il ricorso deve essere respinto.
11. L'insorgente insiste sul fatto che il giudice penale lo avrebbe considerato maturo e responsabile, sottolinea il lungo tempo trascorso e ribadisce che le colpe dell'incidente stradale sono imputabili (esclusivamente) al coprotagonista e all'autorità amministrativa, che sbagliando ad intimare il primo provvedimento di revoca avrebbe reso possibile il verificarsi di quanto ne è seguito.
11.1. A questo proposito in primo luogo va rilevato che la prognosi del giudice penale e la prognosi dell'autorità amministrativa si riferiscono a due ambiti ben distinti e separati. La tutela della sicurezza della circolazione riguarda un ambito ben più vasto di quello considerato dal giudice penale per la valutazione della colpa e la commisurazione della pena. Pertanto la valutazione dell'uno non è vincolante per l'altra e viceversa.
11.2. Inoltre, malgrado il trascorrere del tempo, risulta dagli atti che il ricorrente insiste pervicacemente a sostenere che la responsabilità dell'incidente stradale sarebbe del coprotagonista e dell'autorità amministrativa, quando appare evidente la mancanza di un legame di causalità adeguata tra la nullità (emersa solo a posteriori) del primo provvedimento di revoca della licenza ed il verificarsi dell'incidente stradale, dipeso al contrario ed
in primis
dal comportamento contrario alle norme della circolazione del ricorrente, che all'epoca credeva di circolare durante la revoca. Non si può inoltre non rilevare come l'insorgente stesso abbia contribuito attivamente a tenere i genitori all'oscuro dell'infrazione commessa il 10 maggio 2000 disponendo il fermo posta della propria corrispondenza, e che continuando a dipingersi come vittima delle circostanze e degli errori e dell'ostilità dell'autorità, che si accanirebbe ingiustamente contro di lui, può dare adito a dubbi su quanto egli possa avere fatto tesoro di quanto gli è accaduto e su quanto sia maturato e si sia reso conto delle proprie responsabilità. Dubbi questi che malgrado il trascorrere del tempo ha regolarmente contribuito a rinnovare con i suoi scritti, ove ha sempre ripetuto di essere solo una vittima, senza rendere verosimile di avere preso coscienza delle proprie innegabili responsabilità e del ruolo tutorio e non sanzionatorio che riveste in questo ambito l'autorità amministrativa, ma al contrario dimostrando di essere rimasto fissato sulle sue concezioni ed opinioni iniziali. Non si può quindi rimproverare all'autorità amministrativa di avere deciso di imporgli cautelativamente di sottostare ad un esame psicotecnico, strumento atto e preposto a fugare le perplessità che si possono avere in questo ambito.
Nei limiti del potere cognitivo di questo tribunale la decisione impugnata resiste quindi alle censure sollevate dal ricorrente con ricorso 16 ottobre 2001.
Conclusione
12. Stante quanto precede, entrambi i gravami devono essere respinti e le decisioni impugnate confermate. Tasse e spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).