# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0cc7e267-51a0-5913-a3dc-840a43205971
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Con istanza del 6 settembre 2017, la CO 1 ha chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord di decretare il fallimento senza preventiva esecuzione della RE 1, facendo valere che la convenuta ha sospeso i suoi pagamenti ed è in mora nei suoi confronti per crediti di complessivi fr. 86'453.50.
B.
All’udienza di discussione del 6 novembre 2017 l’istante si è riconfermata nelle proprie conclusioni, mentre la convenuta vi si è opposta, non senza produrre una proposta di rateazione del suo debito in dieci rate varianti da fr. 5'000.– a fr. 10'000.–.
C.
Statuendo con decisione del 9 novembre 2017 il Pretore ha dichiarato il fallimento della RE 1 da quel medesimo giorno alle ore 14.00, ponendo a carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 100.–.
D.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 20 novembre 2017
per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamento del fallimento. Il 23 novembre 2017 il presidente della Camera ha concesso all’impugnazione effetto sospensivo parziale. Nelle sue osservazioni del 22 dicembre 2017, la CO 1 ha postulato la conferma della sentenza impugnata.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro la quale è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 LEF, cui rinvia l’art. 194 cpv. 1 LEF, e 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1 e 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 20 novembre 2017 contro la sentenza notificata al patrocinatore della RE 1 il 10 novembre, in concreto il reclamo è tempestivo.
2.
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti. Sono di regola inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi
, fatte salve speciali disposizioni di legge (art. 326 cpv. 2 CPC). In materia di fallimento le parti possono avvalersi senza restrizioni di fatti nuovi – detti
pseudonova
o
“unechte Nova”
–,
se questi si sono verificati prima della decisione di prima istanza (art. 174 cpv. 1, 2° periodo LEF). Ove invece invochi fatti successivi – detti
nova
autentici o in senso proprio, oppure
“echte Nova”
–
il debitore deve inoltre rendere verosimile la propria solvibilità (art. 174 cpv. 2 LEF). Queste regole valgono anche in materia di fallimento senza preventiva esecuzione, l’art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all’art. 174 LEF (sentenze del Tribunale federale 5A_711/2012 del 17 dicembre 2012, consid. 5.2, e 5A_14/2011 del 9 agosto 2011 consid. 3.4, con rimandi).
Nel caso specifico, la reclamante produce con il ricorso alcuni documenti riferiti a fatti successivi alla dichiarazione del fallimento del 9 novembre 2017, come l’estratto del registro delle esecuzioni (doc. G) o la dichiarazione 20 novembre 2017 della banca _ (doc. L). Essi sono in linea di massima ricevibili, ma ove fossero di rilievo per ritenere che la società ha ripreso i suoi pagamenti dopo il fallimento, il provvedimento potrà essere annullato solo se essa
avrà
anche reso verosimile la propria solvibilità.
3.
Nella sentenza impugnata, il Pretore ha appurato che il credito
dell’istante ammontava a fr. 86'453.50 al momento dell’inoltro dell’istanza, il 6 settembre 2017, e a fr. 86'682.10 il giorno dell’udienza,
il 6 novembre 2017, e che nel frattempo la convenuta ha versato solo due acconti, di fr. 2'087.75 e fr. 2'079.75. Anche facendo astrazione di tre esecuzioni che la convenuta aveva allegato di avere estinto senza dimostrarlo, il primo giudice ha rilevato come nei suoi confronti siano ancora pendenti quindici esecu
zioni per complessivi fr. 124'238.30. D’altronde – egli ha soggiunto
– dal bilancio e dalla proposta di dilazione formulata all’udienza, che fissa la scadenza dell’ultima rata al 31 marzo 2020, si evincono problemi di liquidità, che la convenuta del resto ha riconosciuto, mentre le prime misure atte al risanamento dei conti cui essa allude sono state solo abbozzate genericamente.
4.
Con il reclamo la RE 1 sostiene che il Pretore ha ammesso a torto l’applicabilità dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF, siccome nei casi in cui, come nella fattispecie, l’esecuzione può essere proseguita solo in via di pignoramento in virtù dell’art. 43 LEF, quella norma entra in considerazione unicamente se la via del pignoramento è priva di prospettive di riuscita. D’altronde, la reclamante sostiene che il credito dell’istante non è a rischio a fronte delle misure di risanamento da essa già intraprese, che hanno condotto in particolare alla riduzione del numero dei dipendenti da 45 a 18 e al ricupero in corso di due crediti di fr. 78'282.23 e 39'000.–. A mente della reclamante, poi, i diversi pagamenti fatti alla Cassa istante, in particolare dei contributi correnti, escludono una sospensione durevole nel senso dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF. Contesta anche il debito complessivo di fr. 222'031.30 risultante dall’estratto del registro delle esecuzioni, da cui vanno depennate a suo dire sei esecuzioni da essa estinte con pagamenti di complessivi fr. 35'921.40, così come un’ulteriore esecuzione, oggetto di una causa pendente presso il Bezirksgericht _. Le richieste d’acconto della Cassa istante per il 2017 sarebbero inoltre esagerate, perché non tengono conto della drastica riduzione di personale intervenuta in quell’anno. La reclamante si duole infine di una violazione dell’obbligo di motivazione della sentenza impugnata, segnatamente per quanto riguarda il quesito a suo parere centrale della relazione tra gli art. 43 e 190 cpv. 1 n. 2 LEF.
5.
Le esigenze minime di motivazione di una sentenza civile nel senso dell’art. 239 CPC sono quelle che discendono dall’art. 29 cpv. 2 Cost. Il giudice non è tenuto perciò a determinarsi su ogni singola allegazione. La motivazione può anche essere breve e concisa. Essenziale è che permetta di capire perché egli ha statuito in un modo piuttosto che in un altro, sicché l’interessato possa valutare con cognizione di causa se deferire il litigio all’autorità superiore, la quale deve – a sua volta – poter esercitare adeguatamente il suo controllo giurisdizionale
(DTF 143 III 70 consid. 5.2, 142 II 157 consid. 4.2, 142 III 436 consid. 4.3.2 con rinvii; sentenza del Tribunale federale
5A_506/2016 del 6 febbraio 2017 consid. 2.1.1 con rinvii).
Nel caso specifico, il Pretore ha esposto partitamente i motivi per cui ha ritenuto adempiuto il presupposto della sospensione dei pagamenti a norma dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF. Se egli non si è espresso anche sull’art. 43 LEF, ciò è semplicemente dovuto al fatto che la reclamante non ha sollevato l’argomento nelle sue osservazioni all’istanza, malgrado ora lo qualifichi come
“quesito centrale della vertenza”
. Del resto, essa ha manifestamente capito il motivo per cui il fallimento è stato decretato e, come dimostra il nutrito reclamo, ha avuto modo di esprimersi in merito con cognizione di causa, facendo valere anche l’incompatibilità del giudizio avversato con l’art. 43 LEF. Nulla osta, quindi, a entrare senza indugio nel merito del reclamo (per tacere del fatto che la reclamante non chiede di rinviare la causa al Pretore perché motivi meglio la sentenza).
6.
In virtù dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF, il creditore può chiedere al giudice la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione contro il debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi pagamenti.
6.1
La nozione di sospensione dei pagamenti è una nozione giuridica indeterminata che conferisce al giudice del fallimento un ampio potere di apprezzamento. Per ammettere la sospensione dei pagamenti occorre che il debitore non paghi debiti incontestati
ed esigibili, lasci moltiplicare le esecuzioni promosse nei suoi confronti interponendo sistematicamente opposizione, oppure ometta
di pagare anche debiti di minima importanza, dimostrando così di non disporre di sufficienti mezzi liquidi per far fronte ai propri impegni.
Non occorre tuttavia che il debitore interrompa tutti i suoi pagamenti, è sufficiente che il rifiuto di pagare verta su una parte essenziale delle sue attività commerciali o su una determinata categoria di crediti, come i contributi di diritto pubblico (
sentenza del Tribunale federale 5A_860/2008 del 28 maggio 2009 consid.
2).
Perfino un solo debito permette di ammettere una sospensione dei pagamenti, se il debito è importante e se il rifiuto di pagare è durevole
. La sospensione dei pagamenti non dev’essere soltanto di natura passeggera, ma deve trattarsi di una situazione durevole (
DTF 137 III 468 consid. 3.4.1;
sentenze del Tribunale federale 5A_707/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 5.1 e 5A_14/2011
[citata sopra al consid. 2], consid. 3.1, con rimandi).
6.2
Secondo alcuni autori (
Acocella
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 12 ad art. 43 LEF; K
rüsi
in: Kren-Kostkiewicz/ Vock, Kommentar SchKG, 2017, n. 9 ad art. 43 LEF)
e una sentenza dell’Obergericht zurighese (del 31 agosto 1984, ZR/1985, 240 consid. 1/b), i soggetti di diritto pubblico che vantano crediti fondati sul diritto pubblico sarebbero legittimati a chiedere il fallimento del debitore senza preventiva esecuzione secondo l’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF solo se, oltre al presupposto della sospensione dei pagamenti stabilito dalla norma in questione, rendono verosimile anche il fatto che l’incasso dei loro crediti in via di pignoramento (giusta l’art. 43 LEF) pare impossibile o sprovvisto di possibilità di successo. Altri autori non menzionano questa esigenza supplementare (
Brunner/Boller
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 19 ad art. 190 LEF; T
albot
in: Kren-Kostkiewicz/Vock, Kommentar SchKG, 2017, n. 16 ad art. 43 LEF; R
igot
in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 5 ad art. 43 LEF; C
ometta
, stesso commentario, n. 3 ad art. 190 LEF;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol.
I, 1999, n. 24 ad art. 43 e vol. III, 2001, n. 26 ad art. 190 LEF
).
a)
In realtà l’art. 190 cpv. 1 n. 2 non opera alcuna distinzione fra i creditori. E non è dato a vedere perché, ove siano adempiuti i suoi presupposti, i creditori di diritto pubblico dovrebbero essere trattati in modo diverso dai creditori di diritto privato, specie poiché l’art. 43 LEF è una norma eccezionale, da interpretare restrittivamente siccome deroga al principio della parità di trattamento dei creditori (DTF 118 III 14 consid.
2 e 115 III 91 consid. 2;
Gilliéron
, op. cit., n. 10 ad art. 43; R
igot
, op. cit., n. 3 ad art. 43).
Non è però necessario approfondire la questione nella fattispecie, dal momento che appare ad ogni modo inverosimile che un’esecuzione in via di pignoramento promossa dalla Cassa istante andrebbe a buon fine. Dal conteggio dell’Ufficio d’esecuzione (UE) di Mendrisio prodotto con il reclamo (doc. G), infatti, si evince che nei confronti della reclamante l’organo esecutivo aveva già emesso due attestati di carenza di beni (n. _ e _) a favore della Divisione dell’IVA il 31 maggio 2017 (come risulta da una consultazione del registro delle
esecuzioni). Ciò attestava in modo ufficiale che la reclamante non possedeva alcun bene pignorabile sicché le esecuzioni promosse dall’istante
sarebbero sfociate a loro volta con ogni probabilità in attestati di carenza di beni – in particolare le
esecuzioni
relative ai contributi sorti prima del 2017 (n. _ per fr. 33'678.95, n. _
per fr. 23'429.65 e n. _7 per fr. 9'669.75, in tutti e tre i casi oltre agli accessori), cui la reclamante ha ingiustificatamente interposto opposizione malgrado ne riconosca la fondatezza (doc. G pagg. 4, 5 e 6). Quel che del resto è puntualmente successo, siccome secondo le informazioni risultanti dal registro delle esecuzioni l’8 gennaio 2018 l’UE ha proceduto a un ulteriore pignoramento infruttuoso ed emesso altri otto attestati di carenza beni ammontanti a quasi fr. 50'000.– complessivi, di cui uno nell’esecuzione n. _7.
b)
Nulla cambia al riguardo il fatto che il bilancio della reclamante presentasse un attivo di fr. 807'712.42 al 31 dicembre 2016 (doc. 4 accluso alle osservazioni all’istanza). Si tratta invero di un documento allestito dalla stessa reclamante e non sottoposto a revisione da parte di un terzo qualificato, quindi privo di ogni valore probante, alla stregua di semplici allegazioni di parte. Per tacere del fatto che il bilancio menziona all’attivo diritti nei confronti di centri di cure estetiche che la reclamante afferma di avere in parte chiuso nel frattempo (osservazioni all’istanza, pag. 7), senza peraltro rendere verosimile di aver ricuperato la somma iscritta a bilancio. Anche la riduzione del numero dei dipendenti da 45 a 18 e il recupero in corso di due crediti di fr. 78'282.23 e 39'000.– sono mere allegazioni senza riscontri oggettivi: il doc. F è una contabilità la cui autenticità non è attestata da alcuna dichiarazione o firma, mentre l’estratto prodotto quale doc. F
1
non fornisce alcuna indicazione sulle reali prospettive d’incasso del saldo del credito. In ogni caso, quanto incassato finora non sembra aver migliorato la posizione dell’istante, i cui crediti sono tuttora scoperti. In particolare la reclamante non ha documentato gli effetti della riduzione del personale sugli incassi, di modo che la contrazione dei costi potrebbe anche essere stata azzerata da un corrispondente calo delle entrate. Non appare verosimile, in queste circostanze, che le esecuzioni dell’istante possano andare a buon fine, neppure a medio termine.
La prima (e principale) censura della reclamante si rivela così infondata.
6.3
Rimane da esaminare se, come sostiene la reclamante, i diversi pagamenti fatti alla Cassa istante, in particolare dei contributi correnti, escludono una sospensione durevole nel senso dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF.
a)
In realtà, la RE 1 non allega né rende verosimile di avere pagato all’istante altro che i due acconti di fr. 2'087.75 e fr. 2'079.75 già menzionati nella sentenza impugnata. Nemmeno essa si spinge fino al punto di pretendere che tali modesti acconti (in confronto del suo debito verso l’istante), versati per di più nello spazio di quasi due anni (i primi arretrati risalgono al periodo del 2015), abbiano posto fine alla sospensione dei suoi pagamenti. Contrariamente poi a quanto essa afferma nel reclamo, dagli atti si evincono diverse manifestazioni esterne della
sospensione di una parte importante dei suoi pagamenti. Oltre all’emissione di attestati di carenza di beni, si può infatti menzionare anche il fatto ch’essa ha interposto opposizione a diverse esecuzioni che in realtà riconosce o non contesta (n. _
, _, _
, _
o _, v.
doc. G
), ha proposto all’udienza in prima sede un piano di rateazione che prevedeva il pagamento delle rate più consistenti di fr. 10'000.– a fine del 2019 e l’ultima di fr. 15'000.– entro il 31 marzo 2020 (doc. 8) senz’alcuna garanzia (del resto non ha neppure pagato la prima rata di fr. 5'000.– entro il 31 dicembre 2017) e chiede tuttora ai suoi creditori di portare pazienza evocando misure di risanamento che il Pretore ha giustamente reputato appena abbozzate genericamente.
Senza dimenticare che le esecuzioni che l’attanagliano non riguardano solo contributi IVA e AVS/AI/IPG (ciò che in sé, secondo la giurisprudenza – sopra consid. 6.1 – potrebbe già bastare) e vertono su oltre fr. 180'000.– (più di quanto accertato dal primo giudice), anche volendo dedurre i pagamenti di fr. 36'000.– complessivi documentati nel reclamo (doc. G
1
-G
5
), sebbene fatti a creditori ricorrenti, non vi è alcuna certezza che abbiano effettivamente estinto le esecuzioni menzionate dalla reclamante (a pag. 11) e non altre pretese. La decisione impugnata non poggia quindi solo sull’accertata sospensione dei pagamenti dei crediti vantati dall’istante ma, come visto, su diversi altri indizi concreti e oggettivi.
b)
Checché ne dica la reclamante, poi, il caso in esame si distingue da quello zurighese citato nel reclamo (ZR/1985, 239 segg.), giacché in quest’ultima fattispecie la debitrice aveva pagato continuamente acconti sulle esecuzioni pendenti (consid. 2). Differisce anche dalle vertenze trattate da questa Camera in due sentenze del 30 aprile e 5 maggio 1999 (pubblicate in Rep. 1999, 284 segg. n. 91/I+II, e citate da
Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 5
a
ed. 2012, n.
1537), in cui, nella prima, le esecuzioni insolute riguardavano importi relativamente esigui, e nella seconda, il debitore aveva continuato a effettuare all’ufficio d’esecuzione regolari versamenti di fr. 3'000.– mensili. Anche sotto questo profilo il reclamo è votato all’insuccesso.
c)
Quanto al carattere durevole della sospensione dei pagamenti, è sufficiente rilevare che un’esecuzione dell’istante concerne i premi per l’anno 2015 e che la reclamante non è stata in grado, né in prima e neppure in seconda sede, di fornire indicazioni attendibili sui tempi prevedibili per risolvere i suoi problemi di liquidità, presentando un piano di risanamento preciso fondato su circostanze oggettive, credibili e documentate.
d)
Sprovvisto di fondamento, il reclamo vede la sua sorte segnata. Dal momento che è
stato concesso effetto sospensivo al gravame, il fallimento dev’essere nuovamente pronunciato.
7.
La tassa di giustizia (calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF [
RS 281.35]
) segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, non avendo la stessa formulato alcuna domanda motivata al riguardo (v. art. 95 cpv. 3 lett. c CPC).