# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 48029529-2ba7-4dc8-9476-5627dda65615
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1
è stata costituita il 27 settembre 2013, con sede a _.
RI 1 è stato socio gerente della società, con diritto di firma individuale, dal 5 marzo 2014 al 5 maggio 2020 (dimissioni effettive il 28.04.2020) (date di pubblicazione nel FUSC).
1.2. La società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) quale datrice di lavoro.
Con decreti del 17 agosto 2020 e del 9 ottobre 2020 la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l’apertura del fallimento della società, rispettivamente la sospensione della procedura ex art. 230 LEF (FUSC _). Il fallimento è poi continuato in via sommaria (FUSC _).
In data 22 dicembre 2020 la Cassa ha insinuato all’UF del Distretto di _ il proprio credito di fr. 5'641,60, a titolo di contributi paritetici AVS/AI/SD e AF non soluti dalla società per gli anni 2019 e 2020. Con comunicazione 9 novembre 2021 l’UF ha informato la Cassa che con ogni probabilità il credito insinuato non potrà essere tacitato (cfr. sub doc. 7).
1.3. Costatato di avere subìto un danno,
con decisione 11 febbraio 2022 la Cassa ha chiesto a RI 1
il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 5'502,85 per contributi paritetici non soluti dalla società negli anni 2019 e 2020, quest’ultimo sino a marzo (doc. 3),
Con opposizione del 1° marzo 2022, completata il 7 marzo 2022 ed il 10 marzo 2022 (doc. A/2.1-2.2.), l’ex socio gerente sostiene che per motivi di difficolta finanziaria la società
“ha dovuto presto rinunciare al versamento dei salari a due dipendenti, _ e _ ...”.
Adducendo che si tratta di mere aspettative salariali, RI 1 ritiene che i contributi non sono dovuti, ricordando inoltre che già il 2 settembre 2021 la fiduciaria della società aveva chiesto lo stralcio dei salari dalla relativa distinta. Rileva inoltre che i dipendenti interessati hanno rinunciato definitivamente ai loro salari maturati. Contesta pertanto una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.
Respingendo le tesi di RI 1, con decisione su opposizione del 29 marzo 2020 ha confermato la richiesta di risarcimento come da pronunzia dell’11 febbraio 2022.
1.4. Con il presente ricorso RI 1 ha impugnato la suddetta decisione su opposizione contestando una sua responsabilità ex art. 52 LAVS e chiedendone l’annullamento.
In sostanza ribadisce che le retribuzioni ai due dipendenti fossero delle mere aspettative salariali non soggette a contribuzione.
1.5. Con la risposta di causa, facendo riferimento alle motivazioni contenute nella decisione contestata, la Cassa ha postulato la reiezione del ricorso.
1.6. Con scritto 21 maggio 2022 il ricorrente ha fra l’altro chiesto
“... che io possa sottoscrivere un riconoscimento di debito nei confronti di IAS, oppure che mi sia condonato il pagamento”
(V).
1.7. In risposta, con scritto 25 maggio 2022 la Cassa ha evidenziato che
“la persona convenuta nella procedura risarcitoria ex art. 52 LAVS (che non prevede la possibilità del condono) potrà se del caso richiedere per iscritto un piano di rientro rateale del danno imputato”
(VII).
1.8. Con lettera 8 giugno 2022 il ricorrente sostiene che la sua situazione economica attuale non gli permette di far fronte ad un piano rateale di pagamento, spiegandone le ragioni. Indica comunque le misure che vorrebbe intraprendere per poter versare ratealmente direttamente allo IAS la “somma in questione” (IX).
considerato

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011, 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
nel merito
2.2. Secondo l'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente:
"stillschweigend"
, cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede che
“se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”
.
La Corte federale ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 ss.).
Nella fattispecie concreta, a seguito dell’apertura del fallimento della FA 1 la Cassa ha chiesto in via sussidiaria al ricorrente, socio gerente, il risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla società nel 2019 e 2020, quest’ultimo sino a marzo.
2.3.
C
ostituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).
Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
Nel caso in esame, il danno di complessivi fr. 5'502,85 fatto valere nei confronti del ricorrente è costituito dal mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni 2019 e 2020 (fino a marzo), così come risulta dai conteggi allegati alla decisione di risarcimento, nonché dagli specchietti relativi all’evoluzione del pagamento dei contributi (doc. 4 e 5).
I contributi 2019 sono stati determinati sulla base della relativa distinta salari dove quale unico dipendente figura _ con una retribuzione annua di fr. 45'000 (doc. 1/F). Il suo salario del 2020 (gennaio – marzo) di fr. 11'500 è stato accertato dall’Ispettore AVS il 9 febbraio 2021 (doc. 1/G).