# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** de8798f5-58b6-5d0e-a751-4ae81cbf89a0
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 15 gennaio 2015 la Sezione del lavoro ha confermato la precedente decisione del 2 ottobre 2014 (cfr. doc. 12) con la quale aveva negato ad RI 1, iscrittosi per il collocamento dal 4 agosto 2014, il diritto all’indennità di disoccupazione per non avere la propria residenza in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, bensì in Italia.
Al riguardo l'amministrazione ha in particolare sottolineato che l’assicurato rientra almeno una volta alla settimana in Italia e che in quel paese egli ha pure il centro dei suoi interessi personali.
1.2. Contro questa decisione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto di essere posto al beneficio delle indennità di disoccupazione a far tempo dal 4 agosto 2014.
A sostegno della propria pretesa ricorsuale la sua patrocinatrice ha addotto che:
"
(...)
Parte ricorrente ha iniziato la sua attività lavorativa in Svizzera nel marzo 2013 presso il ristorante _ e _ (con grado di occupazione totale del 100%), a novembre 2013 gli è stata ridotta la percentuale lavorativa presso _ ma nuovamente rialzata a marzo 2014 (per la stagionalità dell'occupazione). Verso metà giugno 2014 parte ricorrente si è accorta che ci sono delle incongruenze sui suoi conteggi salariali e tramite la scrivente organizzazione sindacale è riuscito a recuperare circa fr. 4500.- relativi a ore e vacanze non retribuite. In data 8 luglio 2014, a seguito di un acceso scontro, le parti hanno deciso di sciogliere il contratto di lavoro in essere.
Il signor RI 1 risiede a _ dal giugno 2014 e si è subito iscritto all'AIRE. Lo stesso è titolare di un permesso B e non risulta dunque un vero frontaliere.
La decisione di cambiare la residenza in Svizzera è stata dettata da ragioni personali legate al suo futuro lavorativo e alla compatibilità del suo carattere con le mentalità svizzera (precisa, affidabile e zelante), nonché per avvicinarsi alla madre.
Il centro delle sue relazioni personali si trova dunque in Svizzera.
Durante il periodo in cui ha fatto richiesta dell'indennità di disoccupazione risiedeva (e risiede tuttora) a _ in un appartamento di 3.5 locali con la madre. Nonostante abbia la patente svizzera, si spostava con i mezzi pubblici, sia inizialmente per lavorare che in un secondo tempo per andare a fare regolarmente le ricerche di lavoro (come da abbonamento arcobaleno allegato, doc. A7).
Ora parte ricorrente lavora in misura del 100% presso il ristorante _ (via _, _) e passa il tempo libero in settimana facendo palestra in casa (ha acquistato degli attrezzi), e a volte dopo il turno di lavoro va a bere qualcosa (di non alcolico siccome astemio) con i colleghi di lavoro.
Prima guidava l'auto di sua madre (come da autorizzazione recente allegata, doc. A8) e ora dispone (da due mesi) di un'auto intestata a suo nome per la quale versa mensilmente un leasing di fr. 255.-.
Le sue entrate finanziarie venivano e vengono utilizzate tuttora per fare acquisti di beni e servizi in territorio elvetico (come si evince dagli estratti della Postfinance già consegnati alla Sezione del lavoro in sede di colloquio).
Corrisponde al vero che ha un'abitazione a _ (con un contratto di locazione determinato intestato a parte ricorrente) e che vi si reca nel tempo libero a trovare la compagna, la quale essendo studente non riesce a pagare la pigione di questo appartamento. Tale abitazione non è altro che un monolocale di circa 40 m
2
, che serve unicamente a parte ricorrente per avere un po' di privacy con la sua compagna. Quest'ultima abita a 500 m dal monolocale con i suoi genitori e non dispone di entrate per poter far fronte alla pigione mensile (seppure bassa di euro 360 mensili).
Risulta impossibile affermare che la residenza di parte ricorrente sia in Italia, in particolare a _. È infatti inesigibile eseguire il percorso _ - _ (più di un'ora di strada per circa 40 km) giornalmente, specialmente durante un'attività lavorativa come il cuoco per la quale si ha un turno spezzato e termina molto tardi la sera.
Parte ricorrente paga regolarmente sia la cassa malati (fr. 220.- mensili) che la quota per la pigione (fr. 500.-) che da direttamente a sua madre (in contanti). Nonostante l'appartamento sia intestato alla madre, il posteggio è intestato a suo nome (per cui da settembre 2013 ha versato mensilmente fr. 80.-, come da fatture allegate, doc. A9).
Parte ricorrente ha intenzione di conservare tale residenza e farla rimanere il centro delle sue relazioni personali. Come si evince dalla dichiarazione allegata (doc. A10) la madre _ e diversi inquilini (_, _, e altri) hanno attestato l'effettiva residenza di parte ricorrente a _, così come il titolare del garage (_) poco distante dall'abitazione, al quale si è rivolto in diverse occasioni, pagando le fatture dell'auto in contanti (nonostante fossero intestate a nome della madre, cfr. doc. A11).
Non dispone unicamente di una cassette delle lettere e non ha indirizzi presso terzi ma vive in un vero e proprio appartamento insieme alla madre ma con una stanza e bagno per sé. Ha sempre disposto di un (medesimo) cellulare con numero svizzero intestato a suo nome dal marzo 2013 e il suo recapito è sempre stato quello a _.
Parte ricorrente lavora attualmente presso il ristorante _ e, durante il periodo che ha richiesto l'indennità di disoccupazione era perfettamente idoneo al collocamento ai sensi degli artt. 8 cpv. 1 lett. f e 15 LADI.
In conclusione si afferma che il signor RI 1 abbia in Svizzera il centro delle sue relazioni personali, il suo centro d'interessi, rispettivamente l'intenzione di continuare a risiedere e lavorare in Svizzera.
Visto quanto sopra si chiede che la decisione 15 gennaio 2015 sia annullata e venga concesso il diritto alle indennità di disoccupazione svizzera. (...)" (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 10 marzo 2014 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione dell’impugnativa, rilevando in particolare:
"
(...)
4. In occasione dell'audizione 9 settembre 2014 il signor RI 1 ha dichiarato di non essere iscritto all'Anagrafe Italiani residenti all'estero A.I.R.E., iscrizione alla quale avrebbe provveduto al più presto (doc. 9 pag. 2). Pertanto, contrariamente a quanto affermato nell'atto ricorsuale, egli non si è iscritto all'A.I.R.E. subito dopo l'entrata in Svizzera il 18 giugno 2014. Tant'è che ancora in data 24 settembre 2014 egli risultava essere residente in via _ a _ (Italia, doc. 11/1).
Il trasferimento dell'assicurato da _ a _, dopo la disdetta dalla ditta _ (13 giugno 2014) - con nuova assunzione al 50% presso la _ tramite la _ - e poco prima della disdetta consensuale accordata con la _ e l'iscrizione in disoccupazione, è avvenuto, secondo quanto dichiarato dall'interessato in occasione dell'audizione 9 settembre 2014, per motivi professionali (cfr. doc. 9 pag. 2, decisione su opposizione doc. 19 p.to 5) e non per motivi personali come invece sostenuto in sede di ricorso.
Come esposto nella decisione impugnata (doc. 19 p.to 5) il signor RI 1, che non ha figli, in precedenza avrebbe risieduto a _ presso l'abitazione del padre, unitamente alla di lui compagna ed alla sorella, rispettivamente al fratello. Con inizio 2014 si è trasferito a _, comune nel quale risiederebbe pure la sua compagna e dove egli ha preso in affitto un appartamento dal 10 gennaio 2014, mediante contratto stipulato per la durata di 4 anni (cfr. doc. 9 pag. 2; doc. 10/1).
Visto quanto precede, occorre sottolineare, che la persona con la quale l'assicurato conserva presumibilmente i rapporti più stretti, ovvero la sua compagna, abita nella vicina provincia di _, a _. È quindi necessario ribadire, secondo l'abituale criterio della probabilità preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali, che l'interessato abbia mantenuto il centro delle proprie relazioni personali in Italia. Al riguardo non appare essere intervenuto alcun cambiamento a seguito del parziale spostamento dell'assicurato in Ticino, in provenienza dall'Italia, dove ha risieduto per molti anni sino a poco prima dell'iscrizione in disoccupazione, e dove si trovano peraltro anche il padre, sorella e fratello. Tant'è che egli si recherebbe tuttora durante il tempo libero (ovvero il fine settimana) nella sua abitazione a _.
Va dato atto al signor RI 1 di aver reperito un nuovo impiego a tempo pieno da gennaio 2015. Tuttavia, anche il fatto che egli dopo il turno di lavoro andrebbe
"a bere qualcosa (...) con i colleghi di lavoro"
, non cambia nulla in merito alle considerazioni relative al centro delle sue relazioni personali. Infatti, pur volendo ammettere che ciò fosse accaduto anche durante il periodo in esame (giugno - dicembre 2014), occorre sottolineare come l'esistenza di rapporti di amicizia sia una situazione certamente non insolita per chi è attivo per un certo periodo nel nostro paese (cfr. al proposito STCA 38.2014.10 del 6 agosto 2014 e riferimento citato).
In conclusione, indipendentemente dal fatto che il ricorrente, durante il periodo in esame (giugno - dicembre 2014) abbia condiviso nei giorni infrasettimanali l'appartamento a _ con la madre e vi disponeva di un posteggio a lui intestato - circostanza per intanto non comprovata, di cui si ignora la data di inizio già per il fatto che egli non aveva il centro delle proprie relazioni personali in Svizzera e quindi non soddisfaceva una delle condizioni cumulative ed indispensabili, non è possibile ammettere che egli risiedeva in Svizzera conformemente agli artt. 8 cpv. 1 lett. c e 12 LADI." (Doc. III)
1.4. Il 13 marzo 2015 la patrocinatrice dell’assicurato ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:
"
(...)
Si ribadisce come parte ricorrente abbia in Svizzera il centro delle sue relazioni personali, il suo centro d'interessi, rispettivamente l'intenzione di continuare a risiedere e lavorare in Svizzera.
Il monolocale nel quale si reca nei giorni liberi non può sicuramente essere definito il suo centro d'interessi. Per lo stesso è stato stipulato un contratto di locazione a tempo determinato, il cui unico fine è avere un po' di privacy con la sua attuale compagna (con la quale non è coniugato). (...)" (Doc. VII)
Al riguardo l’amministrazione, il 14 aprile 2015, ha rilevato:
"
(...)
Il ricorrente non porta nessun fatto sostanzialmente nuovo. Ci si riconferma pertanto integralmente nelle considerazioni e conclusioni esposte in sede di risposta di causa, in merito alle quali nulla cambia il fatto che il ricorrente non sia coniugato con la sua attuale compagna." (Doc. IX)
1.5. Il 18 giugno 2015 il Presidente del TCA ha posto alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il seguente quesito:
"
Il TCA è chiamato a pronunciarsi sul caso di un assicurato che svolgeva in un primo tempo due attività lucrative a metà tempo e che ha successivamente perso il secondo impiego e si è iscritto per il collocamento.
Nella Circ. ID 883 ai punti A 38 – A 40 avete definito i concetti di disoccupazione parziale o accidentale.
Con la presente intendo sapere se la sentenza della CGUE C-655/13 (Mertens) del 5 febbraio 2015 provocherà una modifica delle citate direttive oppure no.” (doc. XI)
Il 25 giugno 2015 la SECO ha così risposto:
"
Ci riferiamo al suo scritto del 18 c.m., in cui ci indicava una recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE C-655/13 del 5 febbraio 2015), chiedendoci se essa fosse suscettibile di modificare la Circolare ID 883, cifre marg. A30-A40.
Questa sentenza recita segnatamente, in applicazione dell'art. 71, par. 1, let. a), i) del Regolamento (CEE) n. 1408/71, che un lavoratore frontaliero, il quale, subito dopo la cessazione di un rapporto di lavoro a tempo pieno presso un datore di lavoro in uno Stato membro, è assunto a tempo parziale da un altro datore di lavoro in tale medesimo Stato membro, ha la qualità di lavoratore frontaliero in disoccupazione parziale.
In merito rileviamo che tale sentenza si riferisce al Regolamento (CEE) n. 1408/71, non più in uso dalla Svizzera nei confronti degli Stati dell'UE dal 10 aprile 2012. Infatti, da quella data trova applicazione il Regolamento (UE) n. 883/2004. Questo nuovo Regolamento ha portato a varie modifiche nel modo di concepire l'attività transfrontaliera, ed ha reso superflue varie nozioni scatenti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia in applicazione del Regolamento (CEE) n. 1408/71, tra cui quella relativa al "vero frontaliere atipico" giusta la sentenza Miethe (cfr. direttiva SECO 24 ottobre 2013).
D'altra parte, la nozione di disoccupazione parziale del diritto europeo presume che il rapporto di lavoro a tempo pieno sia modificato in un rapporto a tempo parziale, con conseguente "disoccupazione" per il tempo non occupato. In questo caso, il lavoratore frontaliere ha diritto di percepire prestazioni dallo Stato in cui lavora (art. 65 par. 1 R 883/2004). In Svizzera tali prestazioni corrispondono alle indennità per lavoro ridotto o di intemperie (DTF 133 V 137).
Conseguentemente, il fatto di condurre parallelamente due attività a tempo parziale e di perderne una, non corrisponde alla nozione di disoccupazione parziale europea (cfr. pure Circo-lare ID 883, cifre marg. A71-A75). Tuttavia, un frontaliere che perde una delle sue attività a tempo parziale deve si essere indennizzato dallo Stato di residenza, ma può contemporaneamente mettersi a disposizione del mercato del lavoro svizzero e beneficiare del sostegno degli Uffici regionali di collocamento (cfr. art. 65 par. 2 R 883/2004). In tal modo è raggiunto nella sua sostanza lo scopo prefisso dalla costante prassi della Corte di giustizia europea, segnatamente di facilitare la ricerca di lavoro laddove la persona interessata ha più opportunità.
Infine, e per completezza, segnaliamo che la Circolare ID 883 è attualmente in revisione. La nuova versione dovrebbe essere pubblicata entro maggio 2016.” (Doc. XII)
Il 30 giugno 2015 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare osservazioni scritte (cfr. doc. XIII).
La rappresentante del ricorrente è rimasta silente, mentre la Sezione del lavoro il 14 luglio 2015 ha rilevato:
"
In concreto, richiamato quanto esposto in sede di risposta, occorre quindi sottolineare come il ricorrente, nel periodo in esame, fosse da considerare in disoccupazione completa ai sensi dell'articolo 65 paragrafo 2 RB, con diritto alle prestazioni di disoccupazione nello Stato di residenza, ovvero l'Italia. Infatti, la perdita di lavoro dell'interessato non risultava essere dovuta ad una riduzione temporanea dell'orario di lavoro prevista da un contratto di lavoro all'epoca in vigore, bensì alla risoluzione del contratto di lavoro (per il 31 luglio 2014) stipulato con la ditta _, con conseguente disoccupazione parziale ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 LADI, ritenuta completa ai sensi della nozione europea (cfr. doc. 7/39, 7/33, 3/2; doc. XII; Circ. ID 883 A71 - A75, in particolare A73, D21, D22).” (Doc. XVI)

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto della presente vertenza è la questione di sapere se l’assicurato dal 4 agosto al 31 dicembre 2014 (visto che dal 1° gennaio 2015 ha reperito un nuovo lavoro a Lugano-Besso, cfr. doc. A6) abbia diritto oppure no alle prestazioni da parte dell’assicurazione contro la disoccupazione.
Uno dei presupposti da adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).
L'art. 12 LADI precisa che "
in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività lucrativa o in virtù di un permesso stagionale".
In una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e riprodotta integralmente in D. Cattaneo "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 422-424, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito che determinante, nel contesto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, non è l'esistenza di un domicilio civile in Svizzera bensì la residenza effettiva (cfr. DTF 115 V 448-449).
Così, nel caso che era chiamata a giudicare, la nostra Massima Istanza giudiziaria ha stabilito che un cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in Francia, ma risiedeva a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. D. Cattaneo, op. cit., p. 424, n. 685).
In un'altra sentenza del 6 settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il TFA ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata a proposito all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola l'art. 20 lett. a della Convenzione n. 168 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro la disoccupazione del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore per la Svizzera dal 17 ottobre 1991).
L’Alta Corte ha pure ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina il diritto all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in Svizzera, così come all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali:
"
(...)
Orbene non si vede come la suddetta giurisprudenza relativa all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI esigente una presenza qualificata nel nostro Paese possa
essere contraria alla Convenzione. In effetti, solo restando a diretto contatto con il mondo del lavoro nel quale intende essere reinserito il disoccupato può dar prova di un serio e costante impegno nella ricerca di un lavoro. Inoltre la presenza effettiva garantisce alle autorità competenti la possibilità di verificare l'idoneità al collocamento e di controllare la disoccupazione. Ridurre tale presenza a qualche ora al giorno, come richiesto dal ricorrente, equivarrebbe a non far obbligo agli interessati di mettersi nella situazione di concretamente poter reperire un impiego. Con un simile sistema verrebbe garantita solo l'indennizzazione degli assicurati, mentre sarebbe disatteso l'altro intento contenuto nella Convenzione, quello della promozione del pieno impiego, intento che può essere concretizzato solo con un disciplinamento che favorisca la ricerca di un'occupazione. La giurisprudenza di questa Corte che subordina il diritto all'indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza effettiva in Svizzera, anche all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne - durante questo tempo - il centro delle proprie relazioni personali non è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a prescindere dal fatto che ciò non esclude necessariamente per l'interessato la possibilità di avere il domicilio all'estero presso la propria famiglia.” (...)”
In quell’occasione il TFA, accogliendo il ricorso e rinviando gli atti all'amministrazione cantonale, ha poi concluso che:
"
(...)
Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente sul mercato del lavoro svizzero.
Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo, da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.
In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria. (...)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)
In una sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in DLA 2012 Nr. 1 pag. 71, il Tribunale federale ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in Svizzera, rilevando:
"
(...)
3.
3.1 Le droit à l'indemnité de chômage suppose, selon l'art. 8 al. 1 let. c LACI, la résidence effective en Suisse, ainsi que l'intention de conserver cette résidence pendant un certain temps et d'en faire, durant cette période, le centre de ses relations personnelles (
ATF 133 V 169
consid. 3 p. 172;
125 V 465
consid. 2a p. 466;
115 V 448
consid. 1b p. 449). (...)
3.3 (...) Il convient donc, préalablement, de trancher le point de savoir si l'intimé remplissait ou non la condition prévue par l'art. 8 al. 1 let. c LACI.
A ce propos, il y a lieu de constater que l'intimé, même s'il logeait une partie de la semaine en Suisse, comme il l'affirme, résidait tout de même la plupart du temps en France, où il avait loué successivement plusieurs appartements à partir de l'année 2000. Il a vécu sans discontinuer en France voisine avec ses trois enfants, dont il avait la garde et sur lesquels il exerçait l'autorité parentale. Les trois enfants y étaient régulièrement scolarisés (cf. sur l'importance dans ce contexte du rôle de l'établissement de la famille, arrêt 4C.4/2005 du 16 juin 2005 consid. 4.1 publié in : SJ 2005 I p. 501). Par ailleurs, l'intimé bénéficiait en France de diverses prestations sociales (revenu minimum d'insertion, allocation de soutien familial, aide au logement), ce qui supposait nécessairement une résidence dans ce pays. Il disposait certes d'un pied-à-terre à Genève dans lequel toutefois, en raison de ses dimensions modestes, il ne pouvait visiblement pas accueillir sa famille. A un contrôleur de la CAF qui s'était interrogé en juillet 2002 sur la résidence effective de l'intéressé, celui-ci a déclaré qu'il conservait une adresse en Suisse pour bénéficier de la qualité de résident sur territoire helvétique (déclaration relatée par la CAF dans sa télécopie du 23 octobre 2008). Il signifiait par là clairement que ce seul intérêt justifiait le maintien d'un point d'attache en Suisse. Au regard de l'ensemble des circonstances, il ne fait dès lors pas de doute que le centre de ses intérêts personnels se trouvait en France.
Par conséquent, il n'avait pas droit aux prestations de l'assurance-chômage en application de la législation interne suisse.
(...)“
Al
risultato
opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza 8C_658/2012 del 15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un permesso di domicilio (tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento occupato dai suoi genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi effetti personali.
Il Tribunale federale ha ritenuto decisive le circostanze che l’indirizzo era stato annunciato alla polizia degli stranieri, che l’assicurato era presente nell’abitazione durante un controllo non preannunciato, che l’assicurato ha lavorato conseguendo un guadagno intermedio e che i genitori e la sorella hanno confermato per iscritto la presenza nell’appartamento in questione.
In un’altra sentenza 8C_797/2013 del 21 febbraio 2014, a proposito di un'assicurata che aveva svolto la professione di badante e che è rimasta in disoccupazione soltanto per un mese e mezzo, il Tribunale federale ha stabilito che l'assicurata risiedeva in Svizzera rilevando:
"
(...)
4.1. L'argomentazione dell'istanza precedente non può essere seguita. La Corte cantonale ha in particolare ritenuto che l'assicurata aveva risieduto in Svizzera a partire dall'ottobre 2009 fino a fine gennaio 2012, ossia durante quasi due anni e mezzo, per poi interrompere questa sua residenza durante circa due mesi e mezzo e quindi riprenderla a contare da metà aprile 2012. L'istanza precedente ha evidentemente giudicato che l'assicurata durante il periodo da fine gennaio a metà aprile aveva risieduto a C._, in Italia. Simile accertamento appare contrario al diritto federale, per i seguenti motivi.
La ricorrente sostiene di vivere da lungo tempo separata dal marito, che abita in Italia. L'affermazione appare senz'altro credibile in considerazione dell'ininterrotta residenza in Svizzera dell'interessata sin dall'ottobre del 2009. Le ragioni che avrebbero in siffatte circostanze indotto quest'ultima a interrompere questa sua residenza per la durata di due mesi e mezzo appaiono alquanto dubbie, visto in particolare che l'insorgente spiega di aver potuto soggiornare durante il periodo in parola presso la sua amica Y._, la quale conferma tale asserzione. Non appare pertanto plausibile che l'interessata abbia per quel breve periodo ripreso a convivere con suo marito a C._, dopo che ciò non era avvenuto durante i due anni e mezzo precedenti e neppure in seguito. Dal momento che le relazioni coniugali erano da parecchio tempo turbate, come la ricorrente espone in maniera credibile, il soggiorno presso un'amica appare assai più probabile, e anche comprensibile, che non quello presso il marito, considerata la turbata unione coniugale.
(...)"
Per una critica di questa sentenza federale cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain Marchand (ed.), Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag.73 seg. (75-76: “(...) Malheureusement, dans cet arrêt, la Haute Cour a entièrement omis d’examiner les motivations (pour éventuellement les rejeter) à la base de la décision sur opposition du service de l’emploi et de l’arrêt cantonal (notamment le fait que le domicile à l’étranger avait été signalé par l’ancien employeur de l’assurée, que cet adresse figurait sur les attestations de l’autorité administrative étrangère et la circonstance que les prélèvements et payements avaient été faits tout près de la frontière).
(...)"). Vedi pure lo stralcio per intervenuta transazione della successiva causa STCA 38.2014.31 del 2 ottobre 2014 pag. 3: "(...) e che inoltre i rapporti erano tali per cui un paio di volte ha portato la signora a casa sua a X. per alcuni giorni, dove dormiva nella casa dell’ex marito, che spesso non c’era visto che lavorava fuori. (...)".
In un’altra sentenza, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 9, il Tribunale federale ha ribadito che il diritto all’indennità di disoccupazione secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI presuppone la residenza effettiva in Svizzera, come pure l’intenzione di conservarla per un certo periodo di tempo e di farne, durante quel periodo il centro delle proprie relazioni personali.
Questo presupposto è stato negato nel caso di un assicurato che ha subaffittato uno studio ad una famiglia di tre persone e che ha dichiarato di avere vissuto in un appartamento con la sua amica in Francia. L’Alta Corte ha, tra l’altro, sottolineato che appare difficilmente credibile l’affermazione secondo cui quella all’estero è una residenza secondaria visto che si tratta di un appartamento di sua proprietà.
In una sentenza 8C_405/2015 del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha ritenuto che un assicurato di nazionalità svizzera, sposato e padre di due bambini, che ha lavorato in Svizzera dal 1° novembre 2012 al 31 dicembre 2013 e che è proprietario di una villa in Francia dove la famiglia si è trasferita nel 2010 soddisfa il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.
Egli infatti, dopo avere beneficiato nel settembre 2010 di indennità di disoccupazione quale vero frontaliere “atipico” già nell’agosto 2012 e quindi ben prima del momento in cui si è iscritto per il collocamento (dal 1° gennaio 2014) aveva annunciato il suo ritorno all’indirizzo del padre.
L’Alta Corte ha confermato la sentenza dell’autorità di ricorso, rilevando:
"
(...)
4.2.
La caisse de chômage se plaint d'une constatation arbitraire des faits et de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI.
Elle fait valoir que lorsque l'assuré a annoncé son retour en Suisse, au mois d'août 2012, son droit aux indemnités était épuisé et que les mesures auxquelles il aurait pu prétendre, selon la législation cantonale en matière de chômage, requièrent un domicile en Suisse. La recourante soutient, par ailleurs, que le centre des intérêts de l'assuré est là où habite sa famille, soit à E._. Elle fait valoir que cette commune ne se situe qu'à 12 kilomètres de l'appartement de C._ et que celui-ci ne constituait qu'un pied-à-terre lui facilitant ses recherches d'emploi et lui permettant de retrouver les siens aisément, à tout le moins le weekend. En outre, le fait que des travaux ont été entrepris pour accueillir l'ensemble de la famille ne serait pas déterminant. Cet élément ne ressortirait, au demeurant, que de simples déclarations de l'intimé. Par ailleurs, l'implication de celui-ci dans la vie associative du canton et de Suisse ne serait pas non plus pertinente.
4.3.
De son côté, l'intimé fait valoir qu'en janvier 2015 sa famille a emménagé à C._, comme il s'y était engagé, et que son fils cadet y a débuté sa scolarité.
5.
5.1.
Par son argumentation, la recourante se limite à contester la pertinence des faits retenus pour l'appréciation juridique du cas. Ce faisant, elle ne démontre pas en quoi les constatations cantonales seraient arbitraires. Partant, il n'y a pas lieu de s'écarter de l'état de fait retenu par la juridiction cantonale.
5.2.
S'agissant du grief tiré de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI, il est mal fondé. En effet, le seul fait que la famille de l'assuré résidait à E._ ne permet pas en soi d'exclure que celui-ci ait eu sa résidence effective en Suisse. Il ne s'agit pas du seul critère à prendre en considération pour déterminer le centre des relations personnelles de l'assuré (cf. BORIS RUBIN, op. cit., n. 10 et 11 ad art. 8 al. 1 let. c LACI). A ce propos, on ne saurait reprocher à la juridiction cantonale d'avoir tenu compte du fait que l'intéressé est membre de plusieurs associations dans le canton de Genève et en Suisse. En effet, cet élément tend à montrer que l'assuré s'est créé des attaches particulières avec la Suisse et constitue un critère pertinent pour apprécier la question de la résidence (cf. supra consid. 3). On ajoutera, par ailleurs, que le point de savoir si en 2012, l'assuré avait un intérêt - sur le plan de l'assurance-chômage - à être domicilié en Suisse, n'est pas susceptible d'influer sur le sort de la cause. En effet, l'intimé ne sollicite l'octroi d'une indemnité de chômage qu'à compter du 1 er janvier 2014, de sorte que les raisons qui l'ont poussé à annoncer son retour en Suisse en 2012 ne sont pas décisives. Vu ce qui précède, la cour cantonale pouvait donc admettre, sans violer l'art. 8 al. 1 let. c LACI, que l'intimé résidait effectivement à C._, qu'il avait l'intention d'y rester et d'en faire le centre de ses relations personnelles.
Le recours est mal fondé. (...)”
In una sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, il Tribunale federale, confermando la sentenza del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.4), ha sottolineato che “è peraltro anche più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera” dove viveva in un bilocale con il figlio.
In una sentenza pubblicata in DTF 138 V 186 il Tribunale federale ha ricordato che nella sua giurisprudenza, il domicilio (in questo contesto: la residenza abituale “der Wohnort als gewöhnlicher Aufenthalt”) viene determinato sulla base esclusivamente di criteri oggettivi riconoscibili a terzi e non di quelli soggettivi (la volontà interna della persona interessata).
La situazione familiare è soltanto uno dei diversi indizi da ritenere. Rilevanti sono pure la durata e la continuità del domicilio prima di iniziare un’occupazione; la durata e la modalità dell’assenza, il tipo di attività svolta nell’altro Stato come pure l’intenzione del lavoratore, risultante dall’insieme delle circostanze, di tornare nel luogo in cui si trovava prima di assumere un’occupazione.
In una sentenza pubblicata in DTF 141 V 530 e in SVR 2015 IV Nr. 42 il Tribunale federale ha rilevato che:
"
(...)
5.3. Par résidence habituelle au sens de l'art. 13 al. 2 LPGA, il convient de comprendre la résidence effective en Suisse ("der tatsächliche Aufenthalt") et la volonté de conserver cette résidence; le centre de toutes les relations de l'intéressé doit en outre se situer en Suisse (
ATF 119 V 111
consid. 7b p. 117 et la référence).
(...)
5.4
Au regard des circonstances de la présente affaire, il n'y a pas lieu de considérer que la recourante a son domicile civil et sa résidence habituelle en Suisse pour la période du 1er novembre 2012 au 14 mai 2014, seule déterminante en l'espèce. Les démarches entreprises par les parents de la recourante afin de lui constituer un nouveau domicile civil en Suisse n'y changent rien. Certes a-t-il été procédé au dépôt des papiers le 1er février 2012 auprès de l'Office cantonal de la population. Cet élément ne constituait toutefois qu'un indice (cf.
ATF 125 III 100
consid. 3 p. 102), insuffisant en l'espèce à établir la volonté de la recourante de faire de la Suisse le centre de ses relations personnelles. A la lumière des faits retenus par la juridiction cantonale (consid. 10 du jugement attaqué), lesquels n'ont pas été remis en cause dans le cadre du présent recours, il convient de constater que la situation concrète de la recourante ne s'est pas modifiée entre celle qui prévalait avant sa majorité et celle qui avait cours jusqu'au 14 mai 2014, date de la décision administrative litigieuse: la recourante a continué, après comme avant, à passer les jours de la semaine dans l'institution - choisie par ses parents - qui l'a accueillie en Suisse et ses nuits - à quelques exceptions près - ainsi que ses week-ends chez ses parents en France. D'un point de vue objectif, on ne saurait y voir la manifestation, reconnaissable
pour les tiers, de la volonté de la recourante de déplacer le centre de ses intérêts; le lieu de résidence effective de ses parents, lieu où la recourante dormait, passait son temps libre et laissait ses effets personnels (arrêt du Tribunal fédéral des assurances K 34/04 du 2 août 2005 consid.
3, in SVR 2006 KV n° 12 p. 38; voir également CHRISTIAN BRÜCKNER, Das Personenrecht des ZGB, 2000, p. 92 n. 319 ss), demeurait l'endroit avec lequel ses liens personnels étaient les plus intenses.
Il importe à cet égard peu que la recourante passait la majeure partie de son temps éveillé au Centre de jour du foyer G. C'est également pour les mêmes raisons qu'il faut considérer que la résidence habituelle de la recourante se situait en France. Le point de savoir si le changement de domicile de la mère de l'assurée en octobre 2014 est susceptible de modifier ce résultat n'a pas à être examiné, seules les circonstances prévalant jusqu'à la date de la décision administrative litigieuse étant déterminantes.
(...)”
In una sentenza 32.2012.285 del 18 novembre 2013, in materia di assicurazione per l’invalidità, il TCA ha stabilito che il centro degli interessi di un’assicurata al beneficio di un assegno per grandi invalidi fosse presso il suo curatore in Italia e non presso il suo domicilio in Svizzera. Decisiva è stata considerata la circostanza che tra gennaio e agosto 2013 la polizia cantonale ha eseguito rispettivamente fatto eseguire dalla polizia comunale di un Comune svizzero 18 controlli presso l’appartamento di cui l’assicurata è conduttrice in Svizzera senza mai trovare nessuno.
In una sentenza 2C_498/2015 del 9 novembre 2015 relativa alla stessa assicurata il Tribunale federale ha confermato una decisione della Sezione alla popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, confermato dal Tribunale cantonale amministrativo, che ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio della cittadina straniera intimandole di lasciare la Svizzera.
L’Alta Corte ha ritenuto che vi sono sufficienti indizi, sostanzialmente concordi fra loro per concludere, che il centro degli interessi della ricorrente si trova all’estero e non in Svizzera (controlli nell’appartamento senza mai trovare nessuno, appartamento non utilizzato con regolarità, verbale dell’interrogatorio del curatore e compagno della ricorrente).
2.2. A livello cantonale in una sentenza 38.2013.35 del 4 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 67 pag. 376-377, questa Corte ha negato dal luglio 2012 il diritto a beneficiare delle indennità di disoccupazione ad un assicurato, ospitato dal 9 giugno 2012 da un amico in Ticino, la cui famiglia (moglie e due figli in età scolastica) risiedeva all’estero e il cui statuto è stato modificato da lavoratore frontaliero a lavoratore dimorante con permesso CE/AELS (tipo B) secondo modalità inabituali nell’imminenza del licenziamento e per di più quando il datore di lavoro era già fallito.
Secondo il TCA anche se da una serie di elementi (versamento mensile all'amico che lo ospitava di fr. 500.--; controllo di polizia – dal 15 al 29 novembre 2012 – da cui è emerso che l'assicurato risiedeva effettivamente in Ticino; separazione giudiziale chiesta dal medesimo e dalla moglie il 24 settembre 2012 postulando l'assegnazione dei figli congiunta e il collocamento stabile presso la residenza della madre; messa all'asta il 12 novembre 2012 della casa coniugale; autorizzazione rilasciata il 7 gennaio 2013 ai coniugi di vivere separati; frequentazione da parte dell'assicurato in Ticino della chiesa evangelica e iscrizione in una palestra; visite regolari ai figli rientrando sempre la sera in Ticino) risultava che l’assicurato, almeno dall'inoltro dell'istanza di separazione nel settembre 2012, risiedeva in Svizzera, il centro dei suoi interessi personali, soprattutto quelli familiari (figli e sorella che gli metteva pure a disposizione l'auto) ha continuato a essere all'estero.
Del resto in Svizzera l'assicurato non è membro di nessuna associazione o società, e non è abbonato a nessun giornale, salvo a quello sindacale che è peraltro destinato a tutti gli associati (e quindi anche ai lavoratori frontalieri).
Dal 23 maggio 2013 questo assicurato si è trasferito all’estero per occuparsi direttamente dei figli e ha riacquistato lo statuto di frontaliero.
Il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è pure stato negato dal TCA in una sentenza 38.2012.51 del 30 settembre 2013 massimata in RtiD I-2014 Nr. 68 pag. 377-379, ad un assicurato con doppia nazionalità svizzera ed estera, nato in Ticino, dove ha frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo.
Questa Corte ha rilevato in primo luogo che l’assicurato, perlomeno nell’ultimo periodo d’impiego all’estero (iniziato nel gennaio 2010 e concluso nel febbraio 2011) e nei mesi di marzo e aprile 2011, abitava in un proprio appartamento preso in locazione in tale Paese estero.
In secondo luogo, nella Scheda dati personali del 21 marzo 2011 e nel proprio curriculum vitae egli ha peraltro indicato quale indirizzo estero quello dell’abitazione appena menzionata e un numero telefonico con prefisso estero. Durante un colloquio di consulenza dell’11 aprile 2011 ha pure comunicato di avere in quel momento il domicilio in Ticino ma di trasferirsi regolarmente all’estero dove è in affitto in appartamento. Anche una sua amica, nel dicembre 2011, ha affermato che fino al marzo 2011 l’indirizzo dell’assicurato all’estero corrispondeva a quello dell’appartamento citato.
Nei suoi scritti di candidatura presso potenziali datori di lavoro in Svizzera e all’estero egli, inoltre, ha sempre indicato di essere «based» all’estero.
Infine, allorché la Sezione del lavoro l’ha convocato il 22 novembre 2011 per il 24 novembre 2011, egli ha chiesto di posticipare l’appuntamento al 5 dicembre 2011 poiché la documentazione da raccogliere era copiosa. Visto che l’amministrazione ha risposto, da un lato, che aveva cercato di contattarlo telefonicamente al domicilio in Ticino senza esito e, dall’altro, che lo invitava comunque a presentarsi precisando che per i documenti gli avrebbe assegnato un ulteriore termine, egli, sempre il 23 novembre 2011, ha comunicato che non avrebbe potuto presenziare poiché aveva dovuto recarsi urgentemente all’estero per un colloquio professionale.
Va, d’altra parte, considerato che dall’estratto del suo conto bancario emerge che nel periodo 1° settembre-5 dicembre 2011, quali addebiti, oltre agli importi destinati alla cassa malati, risultano unicamente delle transazioni effettuate con la carta di credito. Dalle stesse non si può evincere dove la carta di credito sia stata utilizzata, se in Svizzera o all’estero.
Per comprovare la residenza effettiva in Svizzera neppure è sufficiente pagare le imposte in Svizzera.
La presenza dell’assicurato in Ticino il 7 ottobre 2011, attestata da un certificato del Pronto Soccorso, e l’essere in cura presso un medico specialista del Cantone Ticino non comprovano, poi, una sua residenza effettiva in Svizzera.
Neppure sono sufficienti a dimostrare una residenza effettiva in Svizzera l’abbonamento svizzero del cellulare e l’affiliazione a una cassa malati. Per concludere circa l’esistenza di un’effettiva residenza in Svizzera non basta in ogni caso che l’assicurato sia ritornato regolarmente in Svizzera allo scopo di ossequiare i suoi obblighi di disoccupato, ad esempio recandosi puntualmente ai colloqui con il consulente del personale.
Il TCA è arrivato alla medesima conclusione in un'altra sentenza 38.2013.73 del 6 agosto 2014, cresciuta in giudicato incontestata e massimata in RtiD I-2015 Nr. 53 pag. 781-782, relativa al caso di un assicurato che ha abitato presso un'amica in Svizzera, senza avere con lei nessuna relazione sentimentale, mentre la sua famiglia risiedeva in Italia a 37 km dal comune svizzero in cui abitava. La condizione dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è, invece, stata ammessa dall’amministrazione e dal Tribunale in un’epoca posteriore quando sua moglie e i figli hanno lasciato l’Italia dove vivevano per stabilirsi in un altro Stato estero e in considerazione del fatto che l’assicurato ha dichiarato di avere da diversi mesi una relazione sentimentale con la sua amica.
Questa giurisprudenza è poi stata applicata anche in una sentenza 38.2014.15 del 6 ottobre 2014 cresciuta incontestata in giudicato e massimata in RtiD I-2015 Nr. 55 pag. 784, a proposito di un assicurato che aveva quasi sempre lavorato soltanto in Italia e che aveva un'abitazione di sua proprietà in tale Paese, presso il quale ritornava settimanalmente, nonché un appartamento in comproprietà con la moglie, da cui era separato da molti anni, in un'altra località, sempre in Italia a pochi chilometri di distanza, dove vivevano la moglie e i loro due figli.
Alla medesima conclusione il TCA è giunto pure in una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014, massimata in RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782 seg., nella quale è stato confermato il diniego a un assicurato del diritto a indennità di disoccupazione dal luglio 2013, in quanto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non era in concreto realizzato.
In primo luogo, l’assicurato, che si era trasferito in Ticino dal mese di aprile 2012 e che era in possesso di un permesso B non doveva essere qualificato come falso frontaliere.
Della categoria dei lavoratori diversi dai frontalieri (frontalieri "non veri") fanno infatti parte segnatamente i lavoratori stagionali, i lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, i lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e i lavoratori occupati da un'impresa frontaliera.
Questo non era manifestamente il caso dell'assicurato il quale nell'aprile 2012 si era stabilito in Svizzera per esercitare un'attività lucrativa dipendente di durata determinata (1.4.2012-30.6.2013), con possibilità di rinnovo per gli anni successivi.
In secondo luogo, anche ammettendo che l'assicurato fosse risieduto effettivamente in Svizzera nel periodo successivo all'iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il contratto di locazione per l'appartamento in Ticino del 17 luglio 2013 sebbene già a dicembre 2012 fosse stato licenziato e liberato dall'obbligo di prestare la propria attività lavorativa fino al termine del contratto di lavoro del 30 giugno 2013, resta il fatto che l’assicurato non aveva l'intenzione di risiedere in Svizzera durevolmente e non aveva neppure qui il centro delle proprie relazioni personali.
L’assicurato, infatti, fino al momento dell'iscrizione per il collocamento, aveva sempre lavorato all’estero, salvo per il periodo 1° aprile 2012 – 30 giugno 2013 con dispensa dal prestare la propria attività lavorativa dal 10 dicembre 2012.
L’assicurato, inoltre, dopo il licenziamento, durante il mese di dicembre 2012 aveva soggiornato all’estero e pochi giorni in Svizzera.
Dall'incarto URC era emerso, poi, che le ricerche di lavoro erano state svolte soprattutto sul mercato del lavoro estero
Nel mese di febbraio 2014 egli aveva sì reperito un impiego a tempo parziale da esercitare in Svizzera ma per un datore di lavoro estero.
Per quel che riguarda le relazioni personali del ricorrente, è emerso d’altronde che la moglie e la figlia ventenne dell'assicurato e i suoi genitori vivevano all’estero, mentre in Svizzera non aveva parenti ma solo alcune amicizie nate con l'impiego.
Al momento in cui nel febbraio 2014 ha avuto problemi di salute il ricorrente si è, infine, fatto curare all’estero pur essendo assicurato presso una cassa malati svizzera.
Su questo tema B. Rubin in "Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea, Schultess Editions Romandes, 2014 pag. 77 e 78 ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
9
L'exigence de la résidence en Suisse permet d'instaurer une corrélation entre le lieu où les recherches d'emploi sont effectuées et celui où les conseils des professionnels du placement sont donnés. Cette exigence garantit ainsi l'efficacité du placement. Elle permet en outre le contrôle du chômage et de l'aptitude au placement (ATF 115 V 448 consid. lb p. 449 ; FF 1950 11 546). Si l'exportation des prestations était possible, de tels contrôles seraient très difficiles à effectuer, ce qui favoriserait les abus (arrêt du 22 octobre 2002 [C 34/02] consid. 3). C'est seulement en restant en contact étroit avec le monde du travail dans lequel il désire être réinséré qu'un chômeur peut faire preuve d'efforts sérieux et constants dans la recherche d'un emploi (arrêt du 30 novembre 1999 [C 183/99] consid. 2c). C'est à l'assuré qu'il appartient de rendre vraisemblable qu'il réside en
Suisse (arrêt du 19 septembre 2000 [C 73/00]).
10
Le domicile fiscal, le lieu où les papiers d'identité et autres documents offi-ciels ont été déposés (déclaration d'arrivée) ainsi que d'éventuelles indications dans des documents officiels ou des décisions judiciaires ne sont que des indices permettant de déterminer le lieu du domicile (ATF 136 II 405 consid. 4.3 p. 410; arrêt du 13 mars 2002 [C 149/01]). Pour pouvoir localiser le centre des intérêts personnels, il convient notamment de chercher à savoir où se trouvent la famille, les amis, les activités professionnelles et sociales, le logement, le mobilier et les affaires personnelles. Une visite des lieux est parfois indispensable (art. 12 let. d PA). Par ailleurs, le lieu où les enfants sont scolarisés joue un rôle. Le droit à des prestations sociales nécessite souvent d'être domicilié dans le pays qui les verse, de sorte que cet aspect doit également être pris en compte (DTA 2012 p. 71 consid. 3.3 p. 74).
11
II convient de donner davantage de poids aux critères objectifs tels que le lieu du logement et celui des activités professionnelles. Les critères subjectifs tels que l'intention de s'établir et de créer un centre de vie passent au second plan car ils sont difficiles à vérifier. Il est cependant parfois nécessaire d'instruire au mieux l'élucidation des aspects subjectifs tels que les motifs de licenciement ou les raisons d'un changement de domicile (arrêt du 12 avril 2006 [C 339/05]). Un séjour éphémère ou de pur hasard en Suisse, de même que l'occupation, dans ce pays, d'un pied-à-terre une à deux fois par semaine, ne suffisent pas à démontrer que la résidence est en Suisse. Par contre, un séjour prolongé permanent et inin-terrompu n'est pas indispensable. Mais dans ce cas, un lien étroit avec le marché du travail suisse est exigé (arrêt du 7 décembre 2007 [8C_270/2007] consid.
2.2).”
2.3. I criteri fissati dalla giurisprudenza federale per ammettere la residenza in Svizzera sono riassunti dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nella Circolare concernente l’indennità di disoccupazione (Circolare ID), (modificata su questi punti nel luglio 2013 conformemente a quanto figura nella Prassi LADI):
"
RISIEDERE IN SVIZZERA
Art. 8 cpv. 1 lett. c e 12 LADI
Principio
ê
B135
Per aver diritto all’indennità di disoccupazione, l’assicurato deve risiedere in Svizzera.
Egli deve soddisfare questo presupposto non soltanto all’apertura del termine quadro, ma anche durante tutto il periodo in cui percepisce l’indennità giornaliera.
Nozione di “risiedere in svizzera”
ê
B136
Secondo la giurisprudenza costante, l’espressione "risiedere in Svizzera" non ha esattamente la stessa accezione della nozione di domicilio definita agli articoli 23 segg. del CC. La nozione di residenza in Svizzera, condizione del diritto all’indennità, non va quindi intesa nel senso del diritto civile ma secondo l’accezione fornita dalla giurisprudenza, ossia di dimora abituale. (DTFA C 290/03 del 6 marzo 2006).
Questa nozione si applica sia ai cittadini svizzeri sia a quelli stranieri, indipendentemente dal loro permesso di soggiorno.
Il riconoscimento della dimora abituale in Svizzera è subordinato a 3 condizioni:
●
risiedere effettivamente in Svizzera;
●
avere l’intenzione di continuare a risiedervi; e
●
avervi contemporaneamente il centro delle proprie relazioni personali. (n.d.r.: sottolineatura del redattore)
Residenza e idoneità al collocamento
ê
B137
Gli stranieri senza permesso di domicilio devono inoltre essere titolari di un permesso di soggiorno valido che li autorizzi a esercitare un’attività lucrativa. Se il permesso è scaduto, questa condizione non è più adempiuta, anche se di fatto continuano a risiedere in Svizzera. Una deroga a tale regola si impone se il cittadino straniero ne ha chiesto il rinnovo entro i termini stabiliti e può aspettarsi di ottenerlo se trova un’occupazione adeguata. La cassa di disoccupazione deve informarsi a tal fine presso le autorità cantonali preposte al mercato di lavoro e presso le autorità di polizia degli stranieri.
L’autorizzazione a esercitare un’attività lucrativa condiziona altresì l’idoneità al collocamento dei cittadini stranieri senza permesso di domicilio (B230 segg. e Circolare ID 883 E15).
Þ
Giurisprudenza
8C_479/2011 del 10.2.2012 (dottorando russo: il permesso di lavoro determina il soggiorno in Svizzera)
Residenza e reperibilità (cfr. Prassi LADI ID B342)
ê
B138
Un soggiorno non autorizzato all’estero implica la negazione del diritto alle indennità per tutta la durata del soggiorno stesso, anche se l’assicurato resta facilmente reperibile ed è in grado di rientrare rapidamente in Svizzera nel caso di un’assegnazione.
Valutazione dell’esistenza della residenza effettiva in Svizzera
ê
B139
Si constata che la mobilità della popolazione si è al giorno d’oggi notevolmente accresciuta e che l’attestato rilasciato dal Comune, come pure l’esistenza di un permesso di soggiorno o di domicilio, non costituiscono più una garanzia di residenza effettiva in Svizzera (n.d.r. sottolineatura del redattore). In caso di dubbio, spetta alle autorità esecutive eseguire i controlli necessari in tal senso.
B140
Infatti, per essere considerati «residenti in Svizzera» ai sensi della LADI non basta possedere una cassetta delle lettere o pagare le imposte in una determinata località. Le autorità esecutive presteranno quindi attenzione in particolare agli elementi seguenti:
●
cambiamento dell’indirizzo estero a favore di uno in Svizzera al momento del licenziamento o subito prima dell’inizio della disoccupazione;
●
in
dirizzo presso terzi;
●
indicazione nella lettera di candidatura di un numero di telefono o di un indirizzo all’estero come indirizzo di contatto.
B141
Se la cassa appura uno degli elementi di cui sopra, deve effettuare gli accertamenti necessari. Spetta tuttavia all’assicurato rendere attendibile o provare la sua residenza effettiva in Svizzera, e questo con tutti i mezzi a sua disposizione (fatture dell’elettricità, contratto di locazione, ecc.).
Se la cassa, dopo aver ascoltato l’assicurato, ha dei dubbi giustificati circa la residenza di quest’ultimo in Svizzera, deve sollecitare l’intervento della polizia o dei servizi cantonali competenti nell’ambito dell’assistenza amministrativa (art. 32 LPGA).
Þ
Esempi
Un assicurato che soddisfa l’obbligo di controllo in Svizzera pur avendo il centro delle proprie relazioni personali in Francia non ha diritto all’ID. I motivi per cui, ad esempio, l’assicurato ha acquistato un appartamento in Francia o per cui sua moglie non ha potuto stabilirsi in Svizzera sono irrilevanti; non è determinante nemmeno il luogo nel quale l’assicurato paga le imposte o adempie altri obblighi civici.
Uno straniero titolare di un permesso di domicilio che si reca in Svizzera unicamente per adempiere l’obbligo di controllo, ma che dimora per il tempo rimanente presso la sua famiglia in Italia non ha diritto all’indennità di disoccupazione. Non vi ha diritto nemmeno se fornisce la prova che ha una possibilità di pernottamento in Svizzera. Il centro delle sue relazioni personali resta presso la moglie e i figli all’estero. A tale proposito, il fatto che egli abbia il domicilio fiscale in Svizzera è irrilevante.
Þ
Giurisprudenza
- 8C_791/2011 del 31.8.2012 (coppia francese con diversi alloggi in Francia e in Svizzera)
- 8C_658/2012 del 15.2.2013 (residenza accettata, nonostante l’assicurato dormisse su un materasso sistemato nel salotto di un appartamento di tre locali in cui vivevano i suoi genitori e sua sorella e intrattenesse le sue relazioni personali altrove)
- 8C_777/2010 del 20.6.2011 (soggiorno in Svizzera non riconosciuto, poiché l’assicurato, nonostante trascorresse alcune sere a settimana a Ginevra, viveva di fatto in Francia con i suoi figli, dove questi ultimi erano anche scolarizzati)”
Le
direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid.
3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid.
10.1 pag. 181).
Quest’ultimo deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid.
4.1; DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid.
2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).
Il giudice deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid.
5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid.
4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid.
2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid.
3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed.
Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).
Secondo la giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).
In una sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato che:
"
Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (
DTF 133 II 305
consid. 8.1;
133 V 394
consid. 3.3;
130 V 163
consid. 4.3.1;
128 I 167
consid. 4.3)."
2.4. Nella presente fattispecie emerge dagli atti dell’incarto che RI 1, nato il _ 1986, di nazionalità italiana, in precedenza in possesso di un permesso per confinanti G (cfr. doc. 7/15) e dal 7 luglio 2014 di un permesso di dimora B (valido dal 18 giugno 2014 al 17 giugno 2019, cfr. doc. 7/16 e 7/17), ha lavorato, con due attività a metà tempo, presso la _ e presso il Ristorante _ (_) a _.
Dopo avere perso, senza colpa, quest’ultimo impiego (cfr. doc. 7/1 ,7/5, 7/21 e 7/34) RI 1 si è iscritto per il collocamento dal 4 agosto 2014 (cfr. doc. 7/12) fino al 31 dicembre 2014.
Dal 1° gennaio 2015 egli ha reperito un nuovo impiego a tempo pieno (cfr. doc. 1/4 e doc. 17).
Il 20 agosto 2014 l’Ufficio regionale di collocamento di _ ha sottoposto all’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro una richiesta di verifica dell’idoneità al collocamento e precisamente se l’assicurato può essere ritenuto residente in Svizzera, rilevando:
"
La cassa _ ci segnala come l’assicurato abbia lavorato da marzo 2013 a luglio 2014, abbia ottenuto il permesso B dal 18.06.2014 (prima aveva il G). Abita in via _ a _, sembra presso la madre e prima abitava a _. In effetti anche la disdetta (agli atti) datata 08.07.2014 risulta essere indirizzata in Italia.” (Doc. 7/8)
Il 9 settembre 2014 l’assicurato è stato sentito dalla Sezione del lavoro. Dal relativo verbale si evince che:
"
(...)
D: Quali attività è disposto ad esercitare?
R: Pizzaiolo, aiuto cucina/lavapiatti, personal trainer. Preciso che ho ottenuto il diploma di personal trainer presso la scuola _ di _.
D: Dove ha lavorato prima della sua iscrizione al collocamento?
R: Ho lavorato presso il Ristorante _ a _ (con occupazione al pomeriggio) e presso la _ di _ (con occupazione al mattino). Preciso che il proprietario dei due esercizi era lo stesso, il signor _.
D: Durante quale/quali periodo/periodi esatto/esatti è stato occupato?
R: Dall'11 marzo 2013 al 30 giugno 2014 ho lavorato presso la ditta _ (_).
Dall'11 marzo 2013 al 31 luglio 2014 ho lavorato presso la _.
Preciso che dal 1° luglio 2014 la _ è stata venduta alla _, il nuovo proprietario mi ha assunto a metà tempo, con altre condizioni contrattuali.
Preciso comunque che ho effettuato un periodo di prova di alcuni giorni prima dell'assunzione definitiva, non ricordo la data esatta.
D: Quale era il grado d'occupazione?
R: Lavoravo a metà tempo per tutti e due i datori di lavoro. Presso la _ ero occupato dalle 09.00 alle 14.30 e presso la _ dalle 15.00 alle 19.00.
Complessivamente ero quindi occupato ad un tempo pieno.
D: Chi ha dato la disdetta? In quale forma? In quale data? Quale è il motivo?
R: La disdetta con la _ è imputabile al cambiamento di proprietario della _. La disdetta con la _ è consensuale, tuttavia mi è stata proposta dal datore di lavoro in quanto ho chiesto il versamento degli arretrati che mi spettavano dall'inizio del rapporto di lavoro (saldo vacanze non godute). L'accordo con la _ è stato sottoscritto in data 8 luglio 2014. Il cambiamento di datore di lavoro tra _ e _ è avvenuto con disdetta immediata e sottoscrizione del nuovo contratto.
D: Dove risiedeva quando lavorava l'ultimo datore di lavoro?
R: Ho sempre mantenuto la residenza a _, in Via _, presso l'abitazione in cui risiedono mio padre, la sua compagna, mia sorella _ e mio fratello _.
lo mi sono comunque trasferito a _, in Via _ alla fine dello scorso anno, verosimilmente nel mese di dicembre 2013. Ho infatti preso in affitto un appartamento.
Nel mese di giugno 2014 ho poi trasferito la residenza a _, in Via _, presso mia madre.
D: E' iscritto all'AIRE?
R: No, provvederò ad iscrivermi al più presto.
D: Dove risiede normalmente dal 4 agosto 2014?
R: A _.
D: Da quale data risiede a tale indirizzo?
R: Dal 18 giugno 2014.
D: Di quanti locali è composto l'appartamento di _?
R: 3 1⁄2 locali.
D: A quanto ammonta l'affitto mensile?
R: CHF 1'275.00 mensili.
D: Ha sottoscritto un contratto di locazione? Chi lo ha stipulato?
R: Il contratto di locazione è stato sottoscritto da mia madre, _.
D: Vive da solo nell'appartamento di _?
R: Con mia madre, _.
D: Come sono regolate le spese di locazione?
R: Partecipo parzialmente alle spese di locazione, da quanto ho trasferito la mia residenza.
D: Ha figli? Può fornire le generalità?
R: No.
D: Dove risiede la sua compagna?
R.: La mia compagna risiede a _.
D: Per quale motivo si è trasferito da _ a _?
R: Per motivi professionali. Lavoro infatti a _ e il viaggio da _ a _ non è economicamente sostenibile. Il traffico rallenta particolarmente gli spostamenti. Per questo motivo ho deciso di trasferire la dimora in Ticino. Sono circa 40 km di viaggio e la durata dello stesso è superiore a un'ora.
D: A cosa corrisponde l'indirizzo di Via _, _ (Italia)?
R: Alla mia precedente residenza.
D: A cosa corrisponde l'indirizzo di Via _, _ (Italia)?
R: Alla mia residenza italiana.
D: Si tratta di abitazioni di proprietà?
R: A _ sono in affitto.
D: Con chi risiedeva a questi indirizzi?
R: A _ da solo. In precedenza con mio padre, la sua compagna e i miei fratelli.
D: Ha un veicolo? Con quale immatricolazione?
R: Io non ho nessun veicolo intestato a mio nome. Utilizzo un veicolo _ immatricolato in Ticino a nome di mia madre. Sono in possesso sia della patente svizzera, sia della patente europea.
D: Quale è la sua Cassa malattia?
R: _.
D: Chi è il suo medico curante?
R: Non ho nessun medico curante.
D: Durante quali giorni soggiorna in Ticino?
R.: Durante i giorni di lavoro soggiorno a _ e durante i giorni di libero rientro a _. Preciso che lavoro durante i giorni dal lunedì al venerdì e sono libero durante il fine settimana. Anche quando lavoravo presso il Ristorante _ avevo libero durante il fine settimana.
D: Quali legami ha con la Svizzera?
R: Professionali e familiari, visto che lavoro e mia madre vive in Ticino.
D: E' membro di società, associazioni o altri enti con o senza scopo di lucro?
R: No.
D: E' abbonato a giornali o riviste? quali?
R: No.
D: Come effettua le sue ricerche di lavoro?
R.: Le faccio sia di persona, sia per iscritto tramite internet.
Preciso che sono in trattativa con il Ristorante _ di _ (titolare sig. _, _) per un impiego a ore (circa due ore giornaliere) a decorrere presumibilmente dalla terza settimana di settembre 2014. Mi darà conferma al più presto.
D: Ha un collegamento internet? Con quale compagnia?
R: Sì, utilizzo il PC.” (Doc. 9)
Da questo documento, emerge in particolare che l’assicurato è celibe ed ha mantenuto la residenza a _ (Italia), dove risiedeva il padre con la sua compagna e i suoi fratelli, fino alla fine del 2013.
Egli ha poi preso in affitto un appartamento a _ (prov. di _), comune nel quale vive la sua compagna.
Dal 18 giugno 2014 durante la settimana vive a _, in un appartamento con la madre.
Il 9 settembre 2014, quanto è stato sentito dalla Sezione del lavoro, l’assicurato non era ancora iscritto all’AIRE.
RI 1 si è trasferito nell’appartamento a _ con la madre il 18 giugno 2014, subito dopo il licenziamento della _ (cfr. lettera di disdetta consensuale del 13 giugno 2014, doc. 7/67).
Il formulario individuale di domanda di soggiorno con attività lucrativa in Svizzera porta la data del 18 giugno 2014 e il Servizio regionale degli stranieri ha attestato che la domanda è stata presentata l’11 giugno 2014 (cfr. doc. 8/2).
Nell’opposizione del 9 ottobre 2014 figurano inoltre le seguenti indicazioni:
"
(...)
Io abito ufficialmente in Svizzera da quando ho preso la decisione di abbandonare l’Italia per motivi di lavoro, crisi e stile di vita. Ho iniziato il mio percorso di lavoro e cittadinanza Svizzera, perché per me è stato un grande salto di qualità verso un progetto di vita migliore che in Italia non è permesso. Vivo a _ a tutti gli effetti, tuttavia la mia compagna è italiana e l’unico modo che ho per vederla (il più economico) è tenere un appartamento in Italia, molto vicino a lei che mi permetta di passare i giorni liberi in sua presenza. Le alternative, ovvero fare avanti e indietro in auto o soggiornare in un motel sono molto più dispendiose e scomode in quanto mi impediscono di lasciare anche solo uno spazzolino da denti in Italia. La mia compagna sta ancora studiando ed è impossibilitata ad effettuare un trasferimento in questo momento tuttavia il progetto per il futuro è quello di finire gli studi e trasferirsi con me in Svizzera.
Oltre a tutto ciò, affermo con coerenza che la casa qui in Svizzera è la mia reale abitazione, nonché mio punto di riferimento, contenente tutto ciò che caratterizza la mia vita quotidiana (vestiti, accessori, attrezzi da palestra, personal computer, ecc.) tutto contenuto nella mia camera personale e nel mio bagno. Tutto ciò non vi è invece nel monolocale in Italia, che frequento pochissimi giorni al mese e solo per necessità già discusse.
(...)
Ci tengo a ribadire che io voglio essere cittadino svizzero in quanto pago le tasse e allo stesso modo credo negli aiuti assistenziali di questo Stato. L’alternativa a ciò, è che io abbandoni (a malincuore e con conseguenze negative per la mia vita) il mio appartamento in Italia, in quanto la mia priorità assoluta è l’abitazione qui in Svizzera, quale mio punto di riferimento. (...).” (cfr. doc. 13)
Chiamato ora a pronunciarsi il TCA ricorda preliminarmente che è la data della decisione su opposizione impugnata (nel presente caso: il 15 gennaio 2015) che
delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice
delle assicurazioni sociali
(cfr. STF 8C_661/2013 del 22 settembre 2014 consid. 3.1.2.; STF 9C_5/2012 del 31 gennaio 2012;
DTF 132 V 215
consid.
3.1.1;
STFA
I 525/04 del 15 aprile 2005 consid. 2).
Alla luce della giurisprudenza appena illustrata le dichiarazioni contenute nel verbale del 9 settembre 2014, sottoscritto dall'assicurato, e in particolare quella secondo cui sia durante il periodo in cui ha esercitato un’attività lucrativa a tempo pieno sia dopo l’iscrizione in disoccupazione egli abitava in Ticino dal lunedì al venerdì e soggiornava regolarmente in Italia il fine settimana nel suo appartamento di _, Comune dove vive la sua compagna, assumono pertanto un'importanza decisiva.
Chiamato a pronunciarsi nell’evenienza concreta e applicando
l’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
questo Tribunale deve concludere che, a giusta ragione, la Sezione del lavoro ha ritenuto che RI 1 ha mantenuto in Italia il centro delle proprie relazioni di vita.
Il ricorrente non ha dunque mai concretizzato un legame con il Ticino, tale da poterlo considerare il luogo in cui si trova, utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.1), cantonale (cfr. consid. 2.2) e della prassi amministrativa (cfr. consid. 2.3), le quali esigono come terza condizione che si sia creato nel nostro Paese il centro delle relazioni personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. STF 8C_592/2015 del 23 novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”; STF C 227/05 dell’8 novembre 2006, consid. 4 non pubblicato in DTF 133 V 137 “Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen” all’estero nella quale l’Alta Corte ha precisato che non basta avere amici e conoscenti in Svizzera; DTF 133 V 178: “Esse vi soggiornano piuttosto per mero scopo lavorativo e una volta terminato il rapporto di lavoro non hanno più motivo di rimanervi, bensì ritornano nel loro luogo di residenza, là dove si trova il centro dei loro interessi”).
Il centro delle relazioni professionali è peraltro dimostrato attraverso la realizzazione della prima condizione (residenza effettiva), che chiede all’assicurato di essere presente nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V 465).
A ragione, dunque, nella decisione su opposizione del 15 gennaio 2015 la Sezione del lavoro ha stabilito che il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con l’art. 12 LADI, non è in concreto realizzato.
2.5. Vista la conclusione alla quale il TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se l’assicurato possa derivare il diritto alle prestazioni della LADI sulla base delle disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V 222; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, op.cit. p. 683 n. 24).
Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC) e in particolare il suo Allegato II regolante il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (
DTF 130 V 145
consid. 3 pag. 146;
DTF 128 V 315
, con riferimenti [RS 0.142.112.681]).
Giusta l'art. 1 cpv. 1 dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base dell'
art. 8 ALC
e facente parte integrante dello stesso (
art. 15 ALC
), in unione con la sezione A di tale allegato, le parti contraenti applicano nell'ambito delle loro relazioni in particolare il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come pure il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. L'
art. 121 LADI
, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinvia, alla lett. a, all'ALC e a questi due regolamenti di coordinamento (SVR 2006 AlV n. 24 pag. 82 consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).
Una decisione n. 1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto dell’Allegato II all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le Parti applicheranno tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V 88; SVR 2014 ALV N. 9; DTF 140 V 98) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
Il regolamento (CE) n. 883/2004 (RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il periodo anteriore alla data della sua applicazione (DTF 138 V 392 consid. 4.1.3).
Questi regolamenti sono stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS 0831.109.268.1; (cfr. B. Kahil.Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales in SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1).
L’art. 11 del Regolamento (CE) n. 883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro.
In materia di assicurazione contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio quello nel quale l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività lavorativa dipendente (cfr. DTF 139 V 88; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1;
B. Rubin, op.cit., pag. 683).
Per quel che concerne i lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole differenti.
Secondo l’art. 1 lett. f del Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero» qualsiasi persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro e che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di massima ogni giorno o almeno una volta la settimana.
A ragione l’amministrazione ha sottolineato nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3) che, contrariamente a quanto sostenuto dalla rappresentante dell’assicurato (cfr. consid. 1.2), viene considerato lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la settimana nel proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 175: “(...) dove, di massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito il seco ricorda giustamente che il predetto regolamento è applicabile a tutti i lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero, indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del diritto della polizia degli stranieri). (...)”).
Questi assicurati beneficiano delle prestazioni dello Stato competente (nel nostro caso: della LADI) se si trovano in una situazione di lavoro ridotto (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. b LADI) alla luce dell’art. 65 par. 1 del Regolamento (CE) 883/2004 (“La persona che si trova in disoccupazione parziale o accidentale e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente si mette a disposizione del suo datore di lavoro o degli uffici del lavoro nello Stato membro competente. Egli beneficia delle prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro competente, come se risiedesse in tale Stato membro. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione dello Stato membro competente.”).
Gli assicurati frontalieri in disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono invece chiedere le prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza (nel nostro caso: in Italia), sulla base dell’art. 65 par. 2 1a frase del Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione completa e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente e continua a risiedere in tale Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a disposizione degli uffici del lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto salvo l'articolo 64, la persona che si trova in disoccupazione completa può a titolo supplementare, porsi a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato la sua ultima attività subordinata o autonoma.”) e dell’art. 65 par. 5 lett. a del Regolamento (“Il disoccupato di cui al paragrafo 2, prima e seconda frase, riceve le prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro di residenza come se fosse stato soggetto a tale legislazione durante la sua ultima attività subordinata o autonoma. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione del luogo di residenza.”; cfr. B. Rubin, op.cit. p. 683).
Da notare che i costi per il rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e quello di residenza (cfr. B. Rubin, op. cit., p. 684: “L’institution suisse rembourse, sur domande de l’institution étrangère, la totalité des prestations versées aux frontaliers durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art. 65 par. 6 a 8 du Regl. [CE] 883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16 novembre 2013 ad un interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo Quadri denominata “Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di disoccupazione dei frontalieri”: “(...) Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica il regolamento (CE) nr. 883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo Stato di residenza, competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati, delle indennità versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a secondo della durata del rapporto di lavoro individuale) (...)”).
In una Direttiva del 24 ottobre 2013, denominata Regolamento 883. Fine dello status di "lavoratore frontaliere vero, atipico", la SECO ha ricordato che:
"
Ai sensi dell'art. 65 paragrafo 5 lett. a) del regolamento (CE) n. 883/2004 (regolamento 883) il versamento delle prestazioni di disoccupazione ai veri lavoratori frontalieri compete allo Stato di residenza. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha precisato la portata di questa disposizione in una sentenza dell'11.04.2013 sostenendo che la giurisprudenza Miethe, sviluppata quando era ancora in vigore il regolamento (CEE) n. 1408/71 (regolamento 1408/1), non è più valida in virtù del regolamento 883. Secondo tale giurisprudenza, un vero lavoratore frontaliero in disoccupazione che aveva conservato con lo Stato di occupazione legami personali e professionali particolarmente stretti poteva, come "lavoratore frontaliero atipico", beneficiare delle prestazioni in quest'ultimo Stato.
Il versamento delle prestazioni ai veri lavoratori frontalieri in disoccupazione completa spetta ormai senza eccezioni allo stato di residenza."
Sul tema e per un riassunto di casi di applicazione della giurisprudenza Miethe anche relativi al Canton Ticino, cfr. STF 8C_203/2013 del 23 aprile 2014 pubblicata in SVR 2014 ALV N. 9; vedi pure DLA 2012 N. 1 pag. 71 seg. e la STCA 38.2015.6 del 25 giugno 2015 consid. 2.15 con successiva sentenza del Tribunale federale 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 4.
In applicazione delle disposizioni del Regolamento appena citate, con sentenza 38.2014.51 del 15 dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di disoccupazione ad un assicurato in quanto egli non aveva la residenza in Svizzera. Avendo dichiarato di tornare presso la propria famiglia in Italia durante il fine settimana, e quindi rientrando all’estero una volta per settimana, egli andava considerato, come giustamente stabilito dalla Sezione del lavoro, un vero lavoratore frontaliere.
L’assicurato aveva così diritto alle prestazioni di disoccupazione nel suo paese di residenza.
Del resto in quello Stato si trovava, in applicazione dell’abituale criterio della probabilità preponderante, il centro dei suoi interessi personali, soprattutto quelli familiari.
Le medesime argomentazioni sono alla base di una sentenza 38.2014.13 del 30 marzo 2015 nella quale il TCA ha pure confermato il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione in quanto un’assicurata non risiedeva in Svizzera e rientrava in Italia una volta per settimana.
Con analoghe argomentazioni il TCA ha respinto il ricorso di un’assicurata in una sentenza 38.2015.9 del 15 giugno 2015 fondandosi sul contenuto di un verbale allestito da un funzionario della Sezione del lavoro e firmato anche dall’interessata.
Da quel documento, emergeva in particolare che suo marito viveva a X. (IT) in una casa monofamiliare, che la ricorrente non viveva con suo marito per motivi professionali (e meglio per evitare lunghe trasferte giornaliere), che ella, ancora nel settembre 2014, rientrava settimanalmente presso l’abitazione coniugale durante i giorni di libero, che l'assicurata aveva con la Svizzera legami professionali, che non era membro di società, associazioni o altri enti con e senza scopo di lucro e che non era abbonata a giornali e riviste.
Il successivo ricorso è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 8C_521/2015 del 9 settembre 2015, nella quale l’Alta Corte ha sottolineato che “la ricorrente non si confronta in alcun modo con le motivazioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni, il quale, fondandosi sulla di lei audizione del 18 settembre 2014 dinanzi alla Sezione del lavoro, ha spiegato le ragioni per cui ella dovesse essere ritenuta frontaliera e quindi con diritto a prestazioni in Italia.”.
In una sentenza 38.2015.6 del 25 giugno 2015 questo Tribunale ha ritenuto vero frontaliere un altro assicurato, in possesso di un permesso di dimora B, visto che egli rientrava in Italia una volta per settimana.
Il TCA si è fondato sul contenuto di un verbale allestito presso la Sezione del lavoro e firmato anche dall’assicurato oltre che su un Rapporto della polizia cantonale, sulle dichiarazioni della custode dello stabile nel quale abitava e sull’estratto conto attestante i prelevamenti in contanti.
L’assicurato ha contestato la sentenza cantonale davanti all’Alta Corte.
Il Tribunale federale, con sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, ha respinto il ricorso dell’assicurato, ritenendolo manifestamente infondato, sulla base delle seguenti argomentazioni:
"
(...) L’apprezzamento dei fatti operato dal Tribunale delle assicurazioni non può essere criticato con successo, anche sotto il profilo dell’applicazione del diritto federale. Il giudizio è fondato sulle dichiarazioni della prima ora espresse dal ricorrente e sui fatti accertati. La pronuncia cantonale si confronta altresì con le censure già sollevate dal ricorrente nel precedente grado di giudizio. È peraltro anche più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera, ove si vedeva costretto, ospitato dal figlio, a dividere un bilocale con lui. In tale evenienza, non possono essere date le condizioni per ammettere la residenza in Svizzera del ricorrente. (...)”
Alla medesima conclusione il TCA è arrivato in una sentenza 38.2015.61 del 16 dicembre 2015, sulla base delle medesime argomentazioni sviluppate nelle decisioni precedenti.
Anche nel caso concreto, come in quello deciso dal Tribunale federale, RI 1, in quanto lavoratore frontaliero che si trova in una situazione di disoccupazione completa ha così diritto senza alcuna eccezione (come prima si poteva eventualmente fare in caso di veri frontalieri, ma atipici; cfr. ricorso doc. I pag. 7; risposta di causa doc. III punto 7 pag. 6 e la Direttiva della SECO del 24 ottobre 2013) alle prestazioni di disoccupazione in Italia.
Neppure sulla base delle disposizioni di diritto internazionale, l’assicurato può quindi beneficiare delle prestazioni di disoccupazione nel nostro Paese.
È indubbio che tale soluzione può risultare svantaggiosa per l’assicurato. Ciò deriva tuttavia dall’assenza di armonizzazione del livello delle prestazioni di sicurezza sociale a livello europeo (cfr. D. Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du travail: quelques cas tessinois” in op.cit., pag. 90-91) e dalla scelta di porre a carico dei Paesi di residenza i lavoratori frontalieri in disoccupazione completa (sui motivi cfr. DTF 133 V 169, consid. 6.2-6.3 pag. 176-178. Vedi pure: STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015, STCA 38.2015.17 del 23 novembre 2015 e STCA 38.2015.53 del 2 dicembre 2015 nelle quali il TCA ha riconosciuto ad alcuni assicurati lo statuto di falso lavoratore frontaliero con conseguente diritto di opzione tra le prestazioni di disoccupazione svizzera e quelle del paese di residenza).
In simili condizioni la decisione su opposizione del 15 gennaio 2015 deve essere confermata.
2.6. A titolo abbondanziale va segnalato che in una sentenza C-655/13 del 5 febbraio 2015 nella causa Mertens, la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha stabilito che la nozione di lavoratore frontaliero in disoccupazione parziale non esige che il lavoratore continui ad esercitare la propria attività lucrativa nella stessa impresa nella quale lavorava a tempo pieno (per un commento di questa sentenza, cfr. Europe.
Actualité du droit de l’Union européenne. Ed. Lexis Nexis, Rivista mensile, aprile 2015, pag. 21).
B. Kahil-Wolff, citando questa recente sentenza, sottolinea che “la notion de chômage partiel inclut des situations de travail a temps partiel” (cfr. “La coordination européenne des systemes nationaux de sécurité sociale” in Soziale Sicherheit / Sécurité sociale, Ed Helbing Lichtenhahn 2016 pag. 233 n. 90) e che “à noter qu’une personne qui travaille encore à temps partiel n’est pas au chômage complet et échappe à la règle redoutée” (cfr. “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales”, in SZS/RSAS 2015, pag. 438 seg.
(n. 2 pag. 443)).
Come ricordato anche dalla SECO (cfr. consid. 1.5), il Tribunale federale ha stabilito che la nozione di disoccupazione parziale nel contesto del diritto internazionale non corrispondeva in precedenza a quella dell’art. 10 cpv. 2 lett. b LADI bensì a quella di lavoro ridotto secondo gli art. 31 seg. LADI (cfr. DTF 133 V 137 consid. 7.3 pag. 146-147:
"
Nach Gemeinschaftsrecht bedeutet Vollarbeitslosigkeit einen Erwerbsausfall infolge Auflösung des Arbeitsverhältnisses und Teilarbeitslosigkeit einen vorübergehenden Arbeitsausfall bei andauerndem Arbeitsverhältnis, insbesondere bei Kurzarbeit (IMHOF, a.a.O., S. 53; EICHENHOFE, a.a.O., N. 5 zu Art. 71 der Verordnung Nr. 1408/71).“
La nuova giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (la quale sebbene riferita al Regolamento (CEE) 1408/71 vale pure nel contesto del Regolamento (CE) 883/2004; cfr. STF 8C_602/2015 del 7 gennaio 2016, consid. 1.3.3.), è ininfluente per la presente vertenza.
Innanzitutto perché è successiva alla data della decisione su opposizione impugnata.
Inoltre e soprattutto perché essa apporta una modifica sostanziale, rispetto all’interpretazione precedente, che potrebbe peraltro avere pesanti effetti finanziari sull’assicurazione contro la disoccupazione per cui non può essere ritenuta vincolante per la Svizzera (cfr. art. 16 cpv. 2 ALC; STF 9C_381/2015 del 17 dicembre 2015 consid. 6.3.3. - 6.5.2.; STF 2C_716/2014 del 26 novembre 2015 consid. 3.1 - 3.2; DTF 133 V 367 consid. 8.2 pag. 373; DTF 132 V 423 consid. 9.2 pag. 437; Borella/Grisanti, “La rilevanza della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee per il giudice svizzero nell’applicazione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone” in: Corti/Mini/Postizzi [a cura di], Diritto senza devianza, Studi in onore di Marco Borghi, Basilea/Ginevra/Monaco 2006, pag. 205 segg.; J. Racine, “Der Einfluss des Europäischen Gerichtshof auf die Schweiz” in plädoyer 6/15 pag. 41 seg.; M. Oesch, “Der Einfluss des EU-Rechts auf die Schweiz – von Gerichtsdolmetschern, Gerichtsgutachtern und Notaren”, in SJZ 2016 pag. 53 segg. (55-56)).
Spetterà al Comitato misto stabilire se e quando tale giurisprudenza verrà semmai in futuro recepita nel nostro paese (cfr. art. 16 cpv. 2 terza frase ALC, Borella/Grisanti, op.cit., pag. 212; B. Kahil-Wolff, op.cit., in SBVR pag. 236 n. 37; DTF 141 V 530 consid. 7.4.3 pag. 544).