# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 56734a78-63a7-5d4f-beb1-ebc8d1627706
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto_
1.1. RI 1, cittadina italiana nata il 25 ottobre 1949, beneficiaria di un permesso di dimora (Permesso CE/AELS), residente a _ é beneficiaria di una rendita pensionistica versata dall’INPS di _. La signora RI 1 ha risieduto in territorio italiano sino al suo pensionamento, quindi, dal 16 settembre 2010, ha raggiunto il marito _, 1939, che si era in precedenza trasferito in Ticino.
Affiliata quale persona senza attività lucrativa alla CO 1 la signora RI 1 ha postulato la rendita di vecchiaia dal novembre 2013 in seguito al raggiungimento dei suoi 64 anni il 25 ottobre 2013, con richiesta del 28 giugno 2013 (doc. 48). Sulla base degli anni di contribuzione la Cassa ha ritenuto una scala 3, il reddito medio è stato determinato in CHF 14'390.-- che, con gli accrediti riconosciuti, è stato aumentato a CHF 15'444. La rendita semplice di vecchiaia ordinaria è stata quindi determinata dall’amministrazione in CHF 82.-- dal novembre 2013 (doc. 39).
1.2. Con l’ottenimento della pensione per vecchiaia svizzera la signora RI 1 è stata astretta ad assicurarsi contro le malattie presso un assicuratore ammesso ad esercitare la LAMal, mentre in precedenza, quando la signora RI 1 beneficiava unicamente della rendita pensionistica italiana, essa era assicurata al sistema sanitario italiano e le prestazioni assicurative venivano solute per il tramite dell’Istituzione comune LAMal di Soletta.
Con lettera manoscritta del 26 giugno 2014 RI 1 ha segnalato alla Cassa che, successivamente all’ottenimento della rendita pensionistica per vecchiaia,
"... Da novembre 2013 ricevo la pensione svizzera (CHF 82.--). A dicembre 2013 mi arriva dall'istituzione comune LAMal, che forniva le mie prestazioni medico sanitarie per gli accordi con l'Italia un questionario che io compilo e rimando nel quale, fra le altre domande, mi veniva chiesto se percepivo una rendita svizzera: ovviamente rispondo di sì. All'inizio del 2014 ricevo una lettera nella quale mi si dice che, a fronte di una pensione svizzera, devo pagare una cassa malati. (...)"
(doc. 31-32). Evidenziando di non essere stata informata di tale circostanza presso l’agenzia AVS, alla luce della situazione venutasi a creare, RI 1 ha chiesto alle autorità italiane di essere liberata dall’onere per le prestazioni medico sanitarie trattenuto sulla sua rendita pensionistica italiana:
“nelle trattenute ... sulla pensione sono comprese anche le prestazioni medico sanitarie ...”
. I funzionari responsabili dell’INPS italiana, secondo quanto riferisce la ricorrente, hanno rifiutato la
“detassazione”
degli importi siccome la stessa ammessa unicamente per le
“pensioni normali”
, escluse quelle di
“natura pubblica”
, e ciò, sempre secondo il dire della ricorrente, alla luce di convenzione tra Italia e Svizzera per cui, ai fini della detassazione, sarebbe necessario rinunciare alla nazionalità italiana (doc. 32).
Alla luce di questa situazione la signora RI 1, specificando che non le è possibile rinunciare alla nazionalità italiana non potendo conseguire altra nazionalità, ha chiesto di potere rinunciare alla rendita di vecchiaia riconosciuta secondo la LAVS.
La signora RI 1 ha integrato la sua richiesta con scritto 13 agosto 2014 (doc. 24 – 25) specificando che il suo comportamento verso le autorità amministrative svizzere è sempre stato corretto, tanto che, per una carenza di informazione, essa ha pure pagato per anni, come pure il marito, i premi dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie svizzera, quando era unicamente al beneficio di una rendita italiana e quindi dovendo essere assicurata unicamente attraverso l’assicuratore statale in Italia (doc. 24 - 25).
1.3. A fronte della richiesta di rinuncia alla rendita pensionistica versata secondo la LAVS la CO 1 ha chiesto il 2 settembre 2014 una valutazione del caso all’UFAS (doc. 22). Mediante scritto 8 settembre 2014 (doc. 11 – 13) l’UFAS ha specificato che:
"
Conformemente al N. 1306 DR, per principio si può rinunciare a delle prestazioni dell'AVS e dell'AI.
Una rinuncia è tuttavia nulla dal momento che pregiudica gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni assicurative (incluse l'AVS e l'AI) o assistenziali o se essa si propone di eludere le prescrizioni legali (art. 23 cpv. 2 LPGA).
Nel caso in oggetto, la signora RI 1 domanda di poter rinunciare alla rendita di vecchiaia svizzera (cfr. lettere del 26 giugno e del 13 agosto 2014) per potersi affiliare all'assicurazione malattia italiana
che, sembrerebbe, continua a finanziare attraverso una deduzione alla fonte cui è sottoposta la sua pensione italiana. Nei suoi scritti, l'assicurata critica le autorità amministrative svizzere per non averla
sufficientemente informata sulle conseguenze derivanti dal suo soggiorno in Svizzera e dal deposito della sua domanda di rendita AVS ed espone diversi ostacoli presenti nella legislazione italiana che, a suo dire, impediscono di risolvere il problema del prelevamento automatico dei contributi dalla sua pensione. Indica inoltre che l'ASL di _ sarebbe disposta a reintegrarla ... .
(...)
... questa fattispecie è analoga a quella che ha fatto oggetto, per esempio, delle nostre prese di posizione del 5 aprile 2013 (relativa all'assicurata ...) o del 16 marzo 2011 (relativa all'assicurato .... e successivamente confermata dal giudizio del TCA-TI del 23 novembre 2011 già in vostro possesso). Giacché,nell'intervallo che ci separa da questo nostro pronunciamento, nessun nuovo elemento (es. sentenze del TF o precisazioni del comitato misto CH-UE) è intervenuto a modificare il quadro legislativo riguardante l'obbligo d'affiliarsi a una cassa malattia svizzera dei beneficiari, aventi la nazionalità dì un paese dell'UE, di rendite AVS domiciliati in Svizzera (possiamo anzi allegarle un nuovo giudizio emesso dal Tribunale cantonale del _ il 2 settembre 2013 che conferma tale obbligatorietà), per il trattamento della richiesta della signora RI 1 possiamo ancora riferirci al tenore delle nostre precedenti
prese di posizione.
Per questo motivo, dal momento in cui la signora RI 1 è diventata beneficiaria di una rendita di vecchiaia svizzera (1° novembre 2013), per la copertura delle spese mediche essa è obbligata ad affiliarsi
presso una cassa malati svizzera. In effetti, dal momento in cui un assicurato che sottostà alla regolamentazione europea riceve una prestazione sociale dal paese di domicilio, la competenza per ciò
che concerne l'affiliazione all'assicurazione malattia deve essere determinata in base alle disposizioni comunitarie (art. 23 Reg. CE 883/2004).
(...)
Questa regola è applicata uniformemente su tutto il territorio dell'UE. Anche se essa fa sì che un pensionato sia messo a carico di uno Stato nel quale magari non ha contribuito per la maggior parte della sua vita, questa disposizione è legata all'idea che, sull'insieme dei casi, si arriva comunque a una sorta d'equilibrio generale tra gli Stati.
(...)
... permettere a una persona di rinunciare alla rendita svizzera per una questione d'affiliazione all'assicurazione malattia (il diritto alle cure resta lo stesso sia se la persona è assicurata in Svizzera o in Italia) è contrario agli impegni internazionali presi dalla Svizzera, impegni la cui sottoscrizione presupponeva la disponibilità di farsi carico di taluni casi d'assicurazione malattia. Di conseguenza, accettare una tale rinuncia comporterebbe che l'assicuratore estero avrebbe tutti i diritti per opporre alla Svizzera la lesione dei suoi interessi poiché esso si vedrebbe costretto a mantenere assicurata una persona di cui la Svizzera si è "scaricata". Da questo punto di vista, l'opinione espressa alla signora RI 1 da qualche funzionario operante nell'ASL di _ secondo la quale essa potrebbe essere rincorporata tra i beneficiari della copertura assicurativa della malattia in Italia è contraddittoria rispetto alle disposizioni legali comunitarie e rappresenterebbe un'eccezione senza base legale.
Da ciò consegue che la richiesta di rinuncia alla rendita di vecchiaia AVS della signora RI 1 non può essere ammessa. Vi preghiamo perciò di rendere una decisione soggetta a opposizione che respinga
la sua domanda di rinuncia del 12 agosto 2014 (data del timbro postale). (...)"
Alla luce i questa presa di posizione la CO 1 ha emanato una decisione formale, il 2 ottobre 2014, negando la possibilità alla rinuncia alla rendita da parte dell’assicurata, decisione che ha ribadito con provvedimento reso su opposizione l’8 gennaio 2015 (doc. 2 – 5), dopo le contestazioni mosse da RI 1 il 6 novembre 2014 (doc. 7, opposizione verbale).
1.4. Con ricorso del 16 febbraio 2015 RI 1, ribadendo le sue ragioni, chiede l’annullamento della decisione impugnata e la rinuncia alla pensione riconosciutale dal 1 novembre 2013. In particolare la ricorrente ribadisce di essere stata
"
... mal consigliata e quindi "costretta" a recarmi stabilmente su suolo svizzero, in quanto, in caso contrario, avrei aspettato, come di diritto, il compimento dei fatidici 64 anni prima di raggiungere mio marito. Una migliore informazione da parte dai vari uffici, avrebbe altresì evitato di richiedere una rendita di vecchiaia svizzera. Trovo pertanto ingiusto non poter rinunciare alla pensione svizzera, in quanto detta, spiacevole, situazione è prettamente dovuta ad una carente, incompleta e del tutto ingiustificata informazione nei confronti della scrivente.
(...)
Ritengo la mia situazione un caso particolare, in quanto ex dipendente statale, con le trattenute sulla pensione maturata in Italia, contrariamente agli altri pensionati che la ricevono al lordo. Non
volermi accordare la facoltà di rinuncia alla rendita vecchiaia AVS
Svizzera e costringermi ad essere affiliata a Cassa malati sia in Italia, che in Svizzera è del tutto contrario allo scopo del Regolamento (CE) 883/2004.
Vorrei inoltre sottolineare che l'autorità competente in Italia mi ha detto che non arreco nessun pregiudizio all'assicurazione malattia italiana perché anche se si fa carico dei costi inerenti alle mie eventuali prestazioni sanitarie sono esse già comprese nelle trattenute sulla mia pensione italiana. (...)" (doc. I)
La CO 1, dal canto suo, con breve risposta del 2 marzo 2015 (doc. III), postula la reiezione dell’impugnativa alla luce della giurisprudenza.
RI 1 è stata invitata, il 3 marzo 2015, ad ulteriormente esprimersi ed a formulare le sue richieste di acquisizioni probatorie (doc. IV). Il giudice delegato ha quindi fissato un’udienza di discussione della causa per il 23 marzo 2015 (doc. V), nel corso della quale l’assicurata ha ulteriormente confermato le sue tesi (doc. VI) producendo uno scritto del 14 settembre 2012 dell’INPS (Ufficio “Estero”) e bollettino di versamento di istituto bancario italiano oltre ad un foglio di annotazioni.
Il Tribunale cantonale delle Assicurazioni non ha acquisito ulteriori prove.

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se a giusta ragione la Cassa di compensazione ha negato alla ricorrente di potere rinunciare alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera richiesta nel mese di giugno 2013 e spettante dal 1° novembre 2013.
2.2. Il tema posto in discussione dinanzi a questo Tribunale non è nuovo. Questa Corte si è già chinata su analoga fattispecie con sentenza 30.2011.24 del 23 novembre 2011 alla quale può essere in parte fatto riferimento per gli aspetti giuridici.
Va infatti rammentato che per l’art. 18 LAVS hanno diritto alle rendite di vecchiaia e superstiti, conformemente alle disposizioni che seguono, i cittadini svizzeri, gli stranieri e gli apolidi.
Per l'art. 18 cpv. 2 LAVS, gli stranieri come pure i loro superstiti che non possiedono la cittadinanza svizzera hanno diritto alla rendita solo fintanto che hanno il loro domicilio e la loro dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera. Ogni persona per cui venga erogata una rendita deve adempiere personalmente tale esigenza. Sono salve le disposizioni speciali di diritto federale relative allo statuto dei rifugiati e degli apolidi e le convenzioni internazionali contrarie, in particolare quelle concluse con Stati la cui legislazione accorda ai cittadini svizzeri e ai loro superstiti vantaggi pressappoco equivalenti a quelli della presente legge.
Quanto alla rendita semplice, l'art. 21 cpv. 1 LAVS prevede che hanno diritto a una rendita di vecchiaia:
a. gli uomini che hanno compiuto i 65 anni;
b. le donne che hanno compiuto i 64 anni.
Il capoverso 2 stabilisce che il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata compiuta l'età stabilita nel capoverso 1. Esso si estingue con la morte del beneficiario.
Riguardo all'esercizio, l'art. 67 cpv. 1 OAVS dispone che il diritto alla rendita o all'assegno per grandi invalidi deve essere fatto valere presentando alla cassa di compensazione competente giusta gli artt. 122 e seg., un modulo di richiesta debitamente riempito. Sono legittimati alla richiesta il richiedente e, per lui, il suo rappresentante legale, il coniuge, i genitori o i nonni, i figli o gli abbiatici, i fratelli e sorelle come pure i terzi o l'autorità che possono domandare il versamento della rendita nelle loro mani.
Secondo il N. 1003 delle Direttive sulle Rendite (DR), edite dall'UFAS, valide dal 1° gennaio 2003, stato 1° gennaio 2011, la concessione di una rendita o di un assegno per grandi invalidi dell'AVS è subordinata alla condizione che l'interessato depositi una domanda presso la competente cassa di compensazione (RCC 1975 pag. 386).
2.3. Per quanto riguarda la rinuncia ad una rendita, va ricordato come per l'art. 23 cpv. 1 LPGA l'avente diritto può rinunciare a prestazioni assicurative. La rinuncia può essere revocata in qualsiasi momento con effetto per il futuro. La rinuncia e la revoca esigono la forma scritta. La rinuncia e la revoca sono nulle se pregiudicano gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni assicurative o assistenziali oppure se si propongono di eludere le prescrizioni legali (art. 23 cpv. 2 LPGA). A norma dell'art. 23 cpv. 3 LPGA, l'assicuratore deve confermare per scritto all'avente diritto la rinuncia e la revoca. Nella conferma occorre stabilire l'oggetto, l'ampiezza e le conseguenze della rinuncia e della revoca.
Per il N. 1306 DR, di principio si può rinunciare a prestazioni dell'AVS o dell'AI. La rinuncia è nulla se è pregiudizievole per gli interessi di altre persone, di istituti assicurativi (compresi quelli dell'AVS o dell'AI) o d'assistenza o quando tendono ad eludere disposizioni legali (cfr. art. 23 cpv. 2 LPGA).
Secondo il N. 1307 DR, l'avente diritto non può far valere una rinuncia retroattivamente, ma solo per prestazioni future.
Le domande di rinuncia a prestazioni di regola vanno sottoposte all'UFAS assieme all'incarto, ad eccezione dei casi in cui la moglie (anche durante il periodo dell'anticipazione) rinuncia retroattivamente alla propria rendita di vecchiaia a favore della rendita completiva più elevata. Le casse di compensazione possono trattare questi casi direttamente (N. 1308 DR).
L'ammissione o il rifiuto della rinuncia deve fare oggetto di una decisione. La persona che rinuncia alla rendita deve essere informata sulle conseguenze del suo atto (N. 1309 DR).
Per il N. 1310 DR è possibile revocare la rinuncia in qualsiasi momento. In caso di revoca, però, le prestazioni possono essere versate solo per il futuro. Sono esclusi pagamenti di arretrati per il periodo antecedente la revoca.
2.4. Come rammenta il giudizio 2 settembre 2013 reso dal Tribunale cantonale delle Assicurazioni del Canton Vallese, in merito ad una cittadina del Belgio che intendeva rinunciare alla rendita per motivazioni del tutto simili a quella della parte qui ricorrente:
"
(...)
L'article 23 du règlement 883/2004 (CE) relatif au droit aux prestations en nature en vertu de la législation de l'Etat membre de résidence dispose que ta personne qui perçoit une pension ou des pensions en vertu de la législation de deux ou plusieurs États membres, dont l'un est l'Etat membre de résidence, et qui a droit aux prestations en nature en vertu de la législation de cet Etat membre, bénéficie, tout comme les membres de sa famille, de ces prestations en nature servies par et pour le compte de
l'institution du lieu de résidence, comme si l'intéressé n'avait droit â la pension qu'en vertu de ta législation de cet Etat membre.
(...)
... la renonciation è des prestations était nulle si elle était préjudiciable aux intérêts d'autres personnes, d'institutions d'assurance ou d'assistance ou si elle tendait
à
éluder des dispositions légales (art. 23 al 2 LPGA). Or, en l'occurrence, il est vraisemblable que la demande de renonciation présentée par
l'assurée est préjudiciable à la Sécurité sociale beige (laquelle serait dés lors tenue de financer les prestations de maladie dont pourrait bénéficier), même si cette dernière est disposée à assurer l'Intéressée, et surtout II est évident que cette requête élude la disposition claire de l'article 3 alinéa 1 LAMal qui impose l'obligation
de s'assurer pour les soins en cas de maladie à toute personne domiciliée en Suisse (au sens des articles 23 à 26 CC: cf. art. 1 OAMal), quelle que soit sa nationalité, les exceptions concernant certaines catégories de personnes, notamment les employés d'organisations internationales (art 3 al. 2 LAMal et 2 OAMal), n'étant pas applicables dans le présent cas.
D'autre part, l'article 23 du règlement 883/2004 (CE) ainsi que la prise de position de l'OFAS du 11 septembre 2012 dans un cas similaire confirment le bien-fondé de la décision entreprise en ce sens qu'ils imposent à la personne au bénéfice d'une rente du pays dans lequel elle est domiciliée de s'assurer dans ledit pays pour le risque maladie, indépendamment du montant de la rente versée par l'Etat de résidence et même si elle perçoit une rente plus élevée d'un Etat tiers, ce qui est le cas en l'occurrence. (...)" (doc. 15-16)
2.5. In merito alla revoca di una rinuncia si sono espressi dottrina e giurisprudenza. In particolare Ueli Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra, 2a ed., 2009, al n. 7 ad art. 23, afferma che questa disposizione concerne soltanto i casi per i quali una rinuncia interviene per iscritto, mentre non regola la questione di una rinuncia tacita risultante dal fatto che l'assicurato non esercita il suo diritto alle prestazioni in virtù dell'art. 29 cpv. 1 LPGA. La giurisprudenza ha confermato che una rinuncia
deve
avvenire per iscritto. Una rinuncia tacita, come sotto l'egida del diritto precedente era ancora accettata dalla
giurisprudenza (DTF 116 V 273 consid. 4; DTF 108 V 84 consid. 3a),
non è più possibile (DTF 135 V 106 consid. 6.2.3; 137 V 394 consid. 4.2). Per giungere alle sue conclusioni l’Alta Corte si è fondata sui pareri di Ueli Kieser (op. cit., n. 11 ad art. 23, pag. 329) e di Ghislaine Frésard-Fellay, De la renonciation aux prestations d'assurance sociale, pag. 335 e seguenti, in HAVE 5/2002, la quale ritiene che la semplice omissione della richiesta non costituisce una rinuncia giusta l'art. 23 LPGA. Nel suo articolo, l'autrice specifica inoltre le condizioni della rinuncia (op. cit., pag. 337 segg.).
In DTF 101 V 261 l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), a proposito del diritto alla rendita per orfani dei figli elettivi adottati dal genitore elettivo superstite e all'effetto della rinuncia alla rendita per orfani derivante dal decesso del padre naturale, si è così espresso:
"
(...)
2. (...) Une solution plus généralement applicable consiste à recourir aux principes jurisprudentiels en matière de renonciation à faire valoir un droit. Dans le domaine de l'assurance-invalidité d'abord, puis dans celui de l'assurance-vieillesse et survivants ensuite, le Tribunal fédéral des assurances a constaté que, encore que le droit en découle directement de la loi, les prestations ne sont servies que sur demande; il a prononcé que la renonciation ... à faire valoir un droit ou le retrait d'une demande de prestations entraîne les mêmes conséquences que l'inexistence du droit aux prestations, lorsque l'assuré justifie d'un intérêt digne d'être protégé (voir p.ex. ATFA 1969 p. 211 et les arrêts cités; RCC 1971 p. 303).
Con sentenza pubblicata in DTF 129 V 1 il Tribunale federale, prima dell'entrata in vigore della LPGA, ha esaminato le condizioni per la rinuncia a prestazioni assicurative, mantenendo anche sotto l'imperio delle disposizioni della 10a revisione dell'AVS la giurisprudenza secondo la quale è possibile rinunciare a prestazioni dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti o dell'assicurazione per l'invalidità soltanto eccezionalmente e nella misura in cui l'avente diritto abbia un interesse degno di protezione e la rinuncia non leda gli interessi di altre persone o istituzioni coinvolte (comprese l'AVS e l'AI).
In quel caso l'Alta Corte ha inoltre affermato quanto segue:
"
(...)
4.
Während das BSV diese Frage im Wesentlichen unter Verweis auf EVGE 1969 S. 211 ff. (= ZAK 1970 S. 471 ff.) und die seitherige Rechtsprechung bejaht, verneinen Vorinstanz und Verwaltung - letztere unter Bezugnahme auf die Erwägungen im angefochtenen Entscheid - eine Verzichtsmöglichkeit der Beschwerdeführerin.
4.1
Die gesetzlichen Vorschriften enthalten - von der Nachzahlung nicht bezogener Leistungen abgesehen (Art. 46 AHVG) - keinen Hinweis auf die Möglichkeit eines Verzichts, seine Rechte geltend zu machen, bzw. auf die Folgen einer derartigen Rechtshandlung (vgl. auch MAURER, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, Bd. I, S. 311 mit Hinweisen; anders nun Art. 23 ATSG, welcher einen Verzicht auf Versicherungs-leistungen unter bestimmten Voraussetzungen ausdrücklich normiert).
4.1.1 (...)
4.1.2
Das - bis Ende 2002 andauernde - Fehlen einer Regelung hinsichtlich des Verzichts auf Versicherungsleistungen im Bereich der seit 1. Januar 1997 geltenden Grundsätze der AHV stellt offenkundig kein qualifiziertes Schweigen, sondern eine planwidrige Unvollständigkeit dar. Mangels Beantwortung der sich in Fällen wie dem vorliegenden stellenden Frage nach der Zulässigkeit sowie den Wirkungen eines Verzichts liegt eine echte Lücke vor (MAURER, a.a.O., S. 311 mit Hinweisen). Diese hat das Gericht nach jener Regel zu schliessen, die es als Gesetzgeber aufstellen würde (BGE 127 V 41 Erw. 4b/dd mit Hinweisen).
4.2
Das Eidgenössische Versicherungsgericht hatte Gelegenheit, sich in EVGE 1969 S. 211 ff. in Nachachtung der Urteile EVGE 1961 S. 62 ff. und 1962 S. 298 ff. - unter Geltung der bis zum Inkrafttreten der 8. AHV-Revision per 1. Januar 1973 gültig gewesenen AHV-Rechtsordnung - zur Frage zu äussern, ob ein Ehemann auf die Ehepaar-Altersrente zugunsten der höheren einfachen Altersrente der Ehefrau verzichten konnte. Es hielt dabei in Erw. 1 in grundsätzlicher Hinsicht fest, es bestehe kein Zweifel, dass ein Versicherter auf seinen Rentenanspruch als solchen ("au droit à la rente") nicht verzichten und dass ein Verzicht sich nur auf die Auszahlung der Rente ("le versement des annuités de rente") beziehen könne. In Ausnahmefällen sei dem Versicherten jedoch ein schützenswertes Interesse zuzugestehen, seinen Rentenanspruch nicht geltend oder ein eingereichtes Leistungs-gesuch rückgängig zu machen; ein solcher Verzicht lasse sich hinsichtlich seiner Wirkungen dem Nichtbestehen eines Anspruchs auf Versicherungs-leistungen gleichsetzen. In Anwendung dieser Rechtslage ging das Eidgenössische Versicherungsgericht sodann in Erw. 2 - ohne indessen nochmals ausdrücklich auf den Ausnahmecharakter des Verzichts auf den Leistungsanspruch als solchen Bezug zu nehmen - vom Vorliegen eines Ausnahmefalles aus. Die besonderen konkreten Verhältnisse - es handelte sich um eine Rückforderung im für die damalige Zeit ansehnlichen Betrag von Fr. 3505.- gegenüber zwei rechtsunkundigen italienischen Ehegatten - lassen jedoch erkennen,
dass das Gericht von seiner zuvor dargelegten Erkenntnis, wonach nur in Ausnahmefällen auf den Anspruch verzichtet werden könne, nicht abgewichen ist. Bereits die in EVGE 1962 S. 301 Erw. 2 enthaltene Formulierung ("les circonstances exceptionnelles") lässt im Übrigen darauf schliessen, dass der Verzicht auf den Leistungsanspruch nur in Ausnahmefällen statthaft sein sollte."
(
sottolineature del redattore
)
Le sentenze del 1962 e del 1969 sono ancora state citate nella pronunzia H 152/02 del 18 dicembre 2002, in cui il TF ha evidenziato:
"
(...)
5.2 ... selon la jurisprudence, une renonciation générale au droit à des prestations d'assurance sociale est illicite, celle-ci ne pouvant porter que sur le versement de prestations (ATFA 1962 p. 300 consid. 1, 1969 p. 212 consid. 1; sur la renonciation et ses conditions dans le domaine de l'assurance-sociale, voir Ghislaine Frésard-Fellay, De la renonciation aux prestations d'assurance sociale [art. 23 LPGA/ATSG], in REAS 5/2002 p. 335 ss). Comme l'a constaté à juste titre la première instance de recours, l'épouse de W._ ne peut donc renoncer valablement à l'avance à des prestations futures dont l'objet et l'étendue ne sont pas encore déterminés.
(...)"
(
le sottolineature sono del redattore
)
La suesposta DTF 129 V 1 è stata citata nella STF
H 212/03 dell'8 ottobre 2003 dove è stata così riassunta al considerando 5:
"
Dans la cause H 167/01, qui a donné lieu à une publication
aux ATF 129 V 1,
le Tribunal fédéral des assurances avait à juger de la validité d'une renonciation par une femme à sa rente personnelle en faveur de la rente entière, avec rente complémentaire, qui devait être versée à son mari. ... l'entrée en vigueur, le 1er janvier 1997, de la 10ème révision de la LAVS, ne changeait rien au fait qu'une renonciation à des prestations AVS n'était
admissible qu'exceptionnellement
. Cette solution correspondait d'ailleurs à la notion de renonciation telle que fixée à
l'art. 23 LPGA
, selon lequel l'ayant droit peut renoncer à des prestations qui lui sont dues, sauf si la renonciation est préjudiciable aux intérêts d'autres personnes, d'institution d'assurance ou d'assistance ou lorsqu'elles tendent à éluder des dispositions légales, et dont il y avait lieu de s'inspirer. Or, le tribunal a estimé le fait qu'une assurée
renonce à sa propre rente au profit de la rente entière de son mari aux fins de se voir octroyer une rente complémentaire non seulement contraire aux fondements de la 10ème révision de la LAVS
(en particulier aux concepts de la rente individuelle, du calcul de la rente fondé sur les cotisations personnelles, du revenu partagé par moitié durant les années de mariage, des bonifications pour tâches éducatives et d'assistance, et du plafonnement des rentes),
mais également au but d'économie visé par cette révision.
La prise en compte des économies découlant de la suppression de la rente complémentaire était en effet à considérer comme un intérêt digne de protection. En outre, le versement de rentes complémentaires en dehors du cadre légal contrevenait au principe de l'égalité ancré dans la 10ème révision de la LAVS dans la mesure où celle-ci prévoit la suppression des privilèges liés à l'état civil.
Le cas de G._ étant tout à fait similaire à celui qui a fait l'objet de l'arrêt cité ci-dessus, on ne voit pas de raisons de s'en écarter. Il s'agit là d'une précision de jurisprudence et, contrairement à ce que prétend la recourante, elle est applicable, sous l'angle temporel, tant aux cas futurs qu'aux affaires pendantes devant un tribunal
(ATF 122 V 182,
120 V 131 consid. 3a). C'est également en vain que la recourante se réfère au chiffre 1308 des directives et circulaires établies par l'OFAS dans le domaine des rentes pour critiquer le jugement cantonal. Dans
l'ATF 129 V 1, la
Cour de céans a justement mis en cause la pratique de l'Office fédéral des assurances sociales consistant à admettre presque systématiquement une renonciation à une rente ordinaire AVS en vue de l'obtention d'une rente complémentaire. On rappellera au demeurant que le Tribunal fédéral des assurances examine librement la constitutionnalité et la légalité des instructions de l'administration et qu'il doit s'en écarter dans la mesure où elles établissement des normes qui ne sont pas conformes aux dispositions légales applicables ou à la jurisprudence (
ATF 129 V 205
consid.
3.2 et les références citées)." (
le evidenziature sono del redattore
)
Nella STF 8C_495/2008 dell'11 marzo 2009, l'Alta Corte ha ricordato che prima dell'entrata in vigore della LPGA, in assenza di norme legali specifiche, la giurisprudenza aveva codificato la possibilità della rinuncia a prestazioni:
"
(...)
2.1.2 (...) On notera qu'avant d'être consacrée par l'art. 23 LPGA, la possibilité pour l'ayant droit de renoncer à des prestations avait d'abord été reconnue par la jurisprudence (
voir ATF 108 V 84 consid
. 3a p. 87 s.), puis codifiée, pour ce qui est de l'assurance-accidents, à l'art. 65 aOLAA (en vigueur jusqu'au 31 décembre 2002). Le Tribunal fédéral des assurances a considéré que cette disposition réglementaire s'appliquait par analogie aux autres branches des assurances sociales qui ne connaissent pas de norme
comparable (ATF 124 V 174
p. 178 consid. 3c).
Une renonciation suppose, par définition, que l'assuré ait un droit indubitable à des prestations, comme le précise
l'art. 23 al. 1 LPGA
(« l'ayant droit peut renoncer à des prestations qui lui sont dues »). Elle peut porter sur une prestation en particulier, par exemple une rente, ou l'ensemble des prestations d'une branche de l'assurance sociale, par ex. des prestations de l'assurance-accidents (UELI KIESER, ATSG-Kommentar, 2ème éd. 2009, n. 5 ad art. 23)."
Anche nella sentenza 9C_576/2010 del 26 aprile 2011 il TF ha ripreso i principi esposti nella summenzionata DTF 129 V 1:
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4.3.2 Selon la jurisprudence se rapportant à ce concept juridique, il ne peut être renoncé à des prestations qu'exceptionnellement, à condition que le bénéficiaire des prestations y ait un intérêt digne de protection et que la renonciation ne lèse pas les intérêts d'autres personnes impliquées (
ATF 129 V 1
consid. 4.3 p. 8). Malgré le texte potentiellement trompeur de l'art. 23 LPGA, ces considérations ont conservé leur pertinence après l'entrée en vigueur de la LPGA (arrêt H 234/04 du 27 avril 2005 consid. 6.2.2, in SVR 2006 AHV n° 2 p. 3; voir également UELI KIESER, ATSG-Kommentar, 2e éd., 2009, n° 16 ss ad art. 23 LPGA)."
A proposito dell'applicazione dell'art. 23 cpv. 2 LPGA la nostra Massima istanza, in una sentenza del 20 aprile 2007 (I 714/06), ha confermato la DTF 129 V 1, secondo cui la rinuncia ad una prestazione assicurativa è permessa soltanto se essa non elude le prescrizioni legali. Una elusione delle prescrizioni legali si ha, per esempio, se con la rinuncia al proprio diritto alla rendita di vecchiaia si vorrebbe ottenere la continuazione del pagamento della rendita completiva del coniuge, di importo maggiore.
"
(...)
4.2 Entgegen der Auffassung des Beschwerdeführers war die IV-Stelle zur geltend gemachten Beratung nicht verpflichtet. Zwar kann die versicherte Person grundsätzlich selbst nach erfolgter Anmeldung auf einen Leistungsanspruch verzichten (Art. 23 Abs. 1 ATSG). Voraussetzung ist indessen, dass dem Verzicht keine schutzwürdigen Interessen Dritter entgegenstehen und damit keine Umgehung gesetzlicher Vorschriften bezweckt wird (Art. 23 Abs. 2 ATSG). Eine Umgehung gesetzlicher Vorschriften liegt nach der Rechtsprechung beispielsweise vor, wenn durch den Verzicht auf die eigene Altersrente die Weiterausrichtung der (betragsmässig höheren) Zusatzrente des Ehegatten erwirkt werden soll (SVR 2006 AHV Nr. 2 [H 234/04]; vgl. auch
BGE 129 V 1
; Ueli Kieser, Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts [ATSG], in: SBVR/Soziale Sicherheit, 2. Aufl., S. 256). Als unzulässig hätte auch der im vorliegenden Fall in Betracht gezogene Verzicht auf den eige-nen Rentenanspruch der Ehefrau im Hinblick auf den Weiterbezug der Zusatzrente zu gelten, dies insbesondere mit Blick auf die vom Gesetzgeber beabsichtigte prinzipielle Abschaffung der Zusatzrenten für Ehegatten und das damit verfolgte Ziel, einen Beitrag zur finanziellen Konsolidierung des Sozialwerks zu leisten. (...)"