# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 48d57963-a2d6-5cc8-903d-eedc45f07140
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Nel corso del 1994 i signori _ hanno appaltato per il tramite del loro ingegnere _ le opere da intonaco e gessatore alla spettabile AP 1 in relazione a lavori di trasformazione e ampliamento dell’edificio che sorge sulla part. n. _ RFD di _. In particolare sono state appaltate le opere riferite all’intonacatura e alla gessatura di tre appartamenti, nonché delle facciate esterne. I lavori, fatturati in complessivi Fr. 60'462,45 (Doc. B), sono stati liquidati a saldo il 24 gennaio 1995 (Doc. S3). Contestualmente la _ assicurazioni ha rilasciato ai committenti una garanzia di Fr. 5'700.-- con scadenza 18 dicembre 1996 (Doc. C). Con scritto 9 novembre 1996, preceduto da tre telefonate, i signori AO 2 notificarono alla _ che si erano formate delle crepe sulle pareti interne degli appartamenti al secondo piano e al piano mansardato (Doc. D). A seguito di un sopralluogo tenuto il 30 maggio 1997 (Doc. 1), venne affidato il mandato all’ing. _ dell’Istituto consulente per la fisica della costruzione (di seguito ICFC) di stabilire le cause delle fessure sulle pareti e di proporre delle misure di risanamento (cfr. teste _, verbale 21 febbraio 2001 pag. 6 e Doc. U, V ed E). Malgrado la consulenza tecnica, le parti non hanno potuto definire stragiudizialmente la vertenza, ritenuto che AP 1 ha escluso si potesse attribuire ad essa una responsabilità per la formazione delle fessure constatate nell’appartamento del signor AO 2.
B.
Con petizione 8 maggio _ hanno convenuto in giudizio AP 1, chiedendone la condanna al pagamento della somma di fr. 50’000.--, oltre interessi al 5% a decorrere dal 7 ottobre 1999, pari all’importo necessario per procedere alla eliminazione dei difetti lamentati e del danno relativo alle spese di alloggio che si dovranno sopportare allorché l’appartamento sarà inagibile durante l’esecuzione dei lavori di ripristino. Contestualmente gli attori hanno chiesto che fosse rimossa l’opposizione al PE N. 379083 dell’UEF di Bellinzona.
La domanda è stata avversata dalla convenuta, la quale ha rilevato che il referto tecnico dell’ICFC è una perizia di parte che non poteva avere alcun valore probatorio. Ha soggiunto che la causa delle fessure non era dovuta all’utilizzo di un intonaco inadatto. La causa andava ricercata altrove e in specie al tipo di pittura utilizzato o a problemi di assestamento dello stabile, oppure ancora a difetti legati alla qualità delle opere murarie o a alla scelta di mattoni diversi rispetto a quelli previsti nel capitolato. Da ultimo ha sostenuto che la causa andava semmai introdotta contro il loro ingegnere, stante che quest’ultimo aveva subappaltato le opere ad essa. Fra gli attori e la convenuta non v’era quindi alcun rapporto contrattuale.
La IC 1, intervenuta in lite dopo lo scambio degli allegati, ha sostenuto le tesi della convenuta.
C.
Con sentenza 27 maggio 2003, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione dell’attrice, condannando la convenuta al pagamento della somma di Fr. 42'112,35, oltre interessi al 5% a decorrere dal 7 ottobre 1999 e rigettato in via definitiva l’opposizione al precetto esecutivo n. 379083 dell’UEF di Bellinzona limitatamente al suddetto importo. Il Pretore ha precisato che il controverso contratto di appalto era stato perfezionato fra le parti in causa, atteso che l’ing. _ aveva agito come rappresentante dei committenti. Ha altresì argomentato, fondandosi sulla perizia giudiziaria, che la causa delle fessurazioni alle pareti dell’appartamento era da ricondurre alla rigidità dell’intonaco posato su di una muratura in calcestruzzo naturale e non già a movimenti statici dell’edifico, ad una deumidificazione inadeguata dei vani, o ad altre cause che erano state indicate come possibili dalla convenuta. Solo una parte di queste crepe, valutata intorno al 20%, era dovuta all’eccessiva concentrazione di carichi in prossimità delle aperture della muratura dovuta a dettagli costruttivi. Ritenuto che l’appaltatrice si è rifiutata di riparare ed eliminare i difetti, in questa evenienza il minor valore è stato fissato in base al costo per l’eliminazione dei difetti, ovvero Fr. 42'112,35, pari all’80% della somma totale per la rimozione dei difetti e la liquidazione dei pregiudizi.
D.
Contro il premesso giudizio la convenuta si è aggravata in appello, assumendo che diversamente da quanto ha ritenuto il Pretore, l’appaltatrice ha usato l’intonaco Röfix 510 e non altro, il quale poteva essere utilizzato per intonacare i mattoni Ytong prescelti inizialmente dagli attori nel capitolato d’offerta. Per l’appellante la perizia giudiziaria è inutilizzabile ai fini del giudizio, perché gli accertamenti del consulente tecnico non sono supportati da alcun riscontro scientifico. Il perito non avrebbe esaminato i piani, come pure non ha proceduto ad alcun calcolo statico per sapere se vi erano stati o meno degli assestamenti dell’immobile. Costui si sarebbe limitato ad eseguire un solo sopralluogo. Il consulente tecnico non ha risposto alla domanda tesa a sapere se la causa delle fessure fosse riconducibile parimenti ad un riscaldamento eccessivo delle pareti, che ha causato una rapida evaporazione dell’acqua contenuta negli intonaci e nella muratura. Il perito si sarebbe limitato a rispondere che questa causa non poteva essere esclusa totalmente e che una risposta avrebbe richiesto degli esami approfonditi al microscopio. Il perito non è neppure stato convincente sul quesito di sapere se le fessure potevano trovare origine nel tipo di vernice che è stato utilizzato, come pure non ha avuto risposta la domanda volta a sapere se la muratura era stata realizzata in conformità alle regole dell’arte. Il perito apoditticamente si è limitato ad affermare che la muratura è stata costruita convenientemente, pur rilevando che sarebbe stato necessario analizzare tutto il progetto strutturale e il dettaglio della sopraelevazione. Il consulente tecnico ha altresì riferito che per avere dei risultati attendibili sulla rigidità dell’intonaco si sarebbe dovuto procedere all’esame di una dozzina di carotaggi, mentre in concreto ne sono stati effettuati solo tre e in una sola stanza. Il Pretore si è fondato su accertamenti inconcludenti laddove afferma che la convenuta non ha utilizzato l’intonaco Röfix 510, perché nel campione rilevato dalla perizia di parte e non in quella giudiziaria, si sarebbe trovata la presenza di cemento bianco, mentre il Röfix contiene del cemento grigio. Il Pretore è giunto a questo convincimento, omettendo di considerare che il perito aveva precisato che l’analisi di un solo provino poteva falsare drasticamente il risultato. Nella specie non è stata eseguita alcuna prova di questo genere, come pure non si è proceduto a delle misurazioni comparative di resistenza fra l’intonaco utilizzato e i risultati delle prove di laboratorio. Non è ugualmente vero che nell’istanza di delucidazione la convenuta non abbia chiesto questi esami più approfonditi, nonostante tanto la perizia, quanto il referto di complemento risultavano carenti e non erano sorretti da criteri scientifici. In queste condizioni il Pretore non poteva rifiutare l’istanza di designazione di un nuovo perito, stante che il consulente tecnico ha riferito che ad alcune domande non poteva o non era in grado di rispondere. Il perito non avrebbe ugualmente esaminato la possibilità dell’esistenza di altre cause oltre quella dell’eccessiva rigidità dell’intonaco. Col che la nuova perizia dovrebbe essere ordinata in appello in conformità dell’art. 322 lett. b CPC. In caso contrario la II CCA dovrebbe comunque respingere la petizione, stante che gli attori non avrebbero recato la prova che le fessure sulle pareti interne dell’appartamento del signor _ possono essere addebitate al lavoro svolto dalla convenuta e non da altre cause.
Con osservazioni 21 agosto 2003, l’intervenuta in lite IC 1, postula l’accoglimento del gravame con argomenti identici a quelli avanzati dall’appellante.
Dal canto loro gli attori chiedono che l’appello venga respinto, rilevando che i periti hanno potuto stabilire con certezza che i difetti sono da attribuire all’eccessiva rigidità dell’intonaco posato. Contrariamente a quanto assume la convenuta, il perito giudiziario ha potuto rispondere a tutti i quesiti e i controquesiti proposti dalle parti.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
In appello non è più controverso che fra le parti si è perfezionato un contratto di appalto avente per oggetto opere di intonacatura e gessatura dei tre appartamenti e di tutte le facciate esterne dell’edificio che sorge sulla part. n. _ RFD di _.
Il contendere verte sulla valutazione che deve essere data alle prove peritali che sono state amministrate (quella giudiziaria e quella dell’ICFC commissionata dalle parti secondo gli attori e dai committenti solamente per la convenuta), in relazione alle cause che hanno formato le crepe sugli intonaci delle pareti perimetrali interne dall’appartamento del signor AO 2, sito al secondo piano e al piano mansardato del predetto immobile.
2.
Fra le parti si è perfezionato un contratto di appalto regolato dalle norme SIA 118 (Doc. A e C). Per difetto dell’opera ai sensi dell’art. 166 cpv. 1 SIA, così come all’art. 368 CO al quale la normativa SIA rinvia (
Gauch,
Der Werkvertrag, 4. ed., Zurigo 1996, N. 2648 segg.), si intende la sua difformità dalle caratteristiche pattuite contrattualmente, così che deve essere ritenuta difettosa l’opera che presenta caratteristiche non previste dalle parti o che, al contrario, è priva di determinate peculiarità che erano state oggetto di accordo tra di esse o che il committente in buona fede poteva lecitamente attendersi come incluse nell’opera appaltata. Così inteso, il difetto non deve necessariamente essere di natura funzionale, e risiedere perciò nella incapacità totale o parziale dell’opera all’assolvimento della propria funzione tecnica, ma può anche avere una connotazione esclusivamente estetica laddove dell’opera è altresì determinante l’aspetto esteriore (
Rep.
1997 N. 46 consid. 1 con rif.;
II CCA
4 settembre 2003 in re C./Comunione dei comproprietari X.). In concreto non è contestato che le fessure che sono affiorate nell’appartamento del signor AO 2 costituiscano dei difetti. Il contendere verte sulle cause di questi difetti, ovvero a sapere se le crepe si sono formate in seguito ad un inadempimento da parte della AP 1. In base all’art. 173 SIA 118, salvo pattuizione contraria, il periodo di garanzia per i difetti dura 2 anni e lo stesso inizia a decorrere dal giorno del collaudo dell’opera (art. 172 SIA 118). A norma dell’art. 174 cpv. 3 SIA, l’appaltatore è responsabile per tutti i difetti segnalati dal committente durante il periodo di garanzia e, in caso di contestazione, spetta all’imprenditore provare che il difetto segnalato non costituisce una difformità del contratto (
II CCA
10 settembre 2002 in re V./B.;
Rep.
1997 pag. 198 consid. 3.4.;
BR
1993, N. 215, pag. 103;
Gauch
, op. cit., N. 2696) e ciò in deroga ai principi generali per i quali compete al committente provare l’esistenza di un difetto all’occorrenza con l’intervento di periti (
Gauch
, op. cit., N. 1507 segg. e 1514 segg.;
Tercier
, Les contrats spéciaux, IIIa ed., N. 4104;
Chaix