# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 21554219-e7ee-52d1-946f-f7e4adcf4e52
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La Società anonima _ (di seguito _), con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio il _ 1932 (cfr. doc. _).
Lo scopo sociale consisteva nell'esercizio di una fabbrica di pennelli ed altri prodotti analoghi, ecc. (cfr. doc. _).
_ ha ricoperto la carica di membro del CdA della _ dal 26 marzo 1973 sino al 29 luglio 1999, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _). La radiazione venne pubblicata il _ 1999.
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa _ di compensazione AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1948 al 31 agosto 1999.
La _ è entrata in mora con il pagamento dei contributi dal 1997. La Cassa ha iniziato per questo motivo ad inviare sistematicamente diffide di pagamento dal febbraio 1997 ed a promuovere procedure esecutive dal giugno 1999 (cfr. doc. _).
Con decreti 6 dicembre 1999 e 15 marzo 2000, la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _ 2000).
La Cassa ha insinuato all'UEF di _ il proprio credito di fr.49'427.50, per contributi paritetici AVS non soluti per gli anni dal 1997 al 1999, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
Il fallimento è stato definitivamente chiuso in data 31 marzo 2000, in quanto nessun creditore ha anticipato le spese come richiesto nella pubblicazione apparsa sul Foglio Ufficiale svizzero (cfr. doc. _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 2 marzo 2001 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 49'427.50, in via solidale con _ e _ per analogo periodo ed importo, concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati dal 1997 al 1999 (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 4 aprile 2001, _, azionista di minoranza, rappresentata dallo Studio Legale _, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo di non aver mai avuto poteri decisionali. Ella non avrebbe potuto intercedere nell'attività dei veri amministratori della ditta, gli azionisti di maggioranza _ e _, presidente rispettivamente vicepresidente del CdA.
Nel contempo però ella riceveva precise istruzioni da questi ultimi.
Le dimissioni del 29 luglio 1999 sarebbero dovute alla cattiva e non più trasparente gestione della società e, nonostante i continui solleciti, al mancato pagamento degli oneri sociali.
Inoltre, la convenuta, nel tentativo di ovviare alla crisi finanziaria della società creatasi con la perdita del committente principale, avrebbe liquidato i debiti societari con mezzi propri (cfr. doc. _).
1.4. Con petizione 18 maggio 2001, la Cassa ha postulato la condanna di _ al risarcimento di fr. 49'427.50 argomentando:
"
(...)
Nella circostanza, la convenuta, accettando il mandato di membro del CdA, ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano.
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a _ e _, presidente rispettivamente vice presidente, bensì all'intero organo esecutivo, trattandosi di attribuzioni alienabili, ai sensi dell'art. 716 a cpv. 1 (STFA 13 novembre 2000, in re F.S.).
Prove:
C.S.
3.3
L'asserzione della convenuta secondo la quale non avrebbe mai avuto poteri decisionali non è sufficiente per liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.
Infatti, secondo la giurisprudenza del TFA, l'organo di una società non può sostenere di aver avuto poteri limitati ritenuto che egli deve sollecitare ripetutamente gli amministratori di fatto riguardo al pagamento dei contributi paritetici e rassegnare le dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi rimangono scoperti (STFA 8 giugno 1998, in re G. S., L.S. e R.S.).
Agli atti non è dimostrato che la convenuta ha agito nel modo sopra esposto.
Prove:
C. S.
3.4
Pertanto, non avendo la convenuta ottemperato agli obblighi di diligenza e di vigilanza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri affari, deve assumersi le conseguenze del mancato pagamento dei contributi alla Cassa.
Prove:
C. S.
4.
Anche l'asserzione della controparte, secondo la quale la convenuta, per ovviare alla crisi finanziaria della società creatasi con la rinuncia del principale cliente, avrebbe liquidato debiti societari, con mezzi propri, non può essere ritenuta valido motivo di giustificazione.
Infatti, secondo il TFA, il fatto che il convenuto abbia investito nella ditta, a fondo perso, ingenti proventi dal suo patrimonio privato, nulla cambia nella sostanza, allorquando la sua responsabilità ex art. 52 LAVS sia stata appurata (STFA inedita del 29 febbraio 1992 in re V. J. W.).
Inoltre, l'essersi prodigato per salvare la società ed avere profuso ogni sforzo per evitare il fallimento, non sono stati riconosciuti argomenti sufficientemente validi per escludere una responsabilità dell'organo formale (STCA del 18 gennaio 1996 in re M e M. B.).
5.
La convenuta ha dimissionato il 29 luglio 1999 (Doc. _).
Di conseguenza, la responsabilità della stessa è limitata ai contributi paritetici AVS scoperti al 30 giugno 1999, pari a fr. 49'427.50.
Ritenuto che il conguaglio per l'anno 1999 ammonta a fr. 18'406.40 (Doc. _) ed essendo quest'ultimo inferiore agli acconti gennaio ‐ giugno 1999, pari a fr. 27'001.20 (Doc. _), esso è l'importo che deve essere considerato per tale anno.
Prove:
C. S." (Doc. _)
1.5. Con risposta 12 giugno 2001 la convenuta, rappresentata dallo Studio Legale _, ha ribadito quanto esposto in sede di opposizione sollevando nel contempo l'eccezione di perenzione (cfr. doc. _, pag. 3).
Nel merito della vertenza ha precisato:
"
(...)
5.
Nella fattispecie, è incontestato che la signora _ rivestiva, nella società in questione, la qualità di membro del Consiglio di amministrazione.
Tuttavia, come già allegato nell'opposizione, la convenuta contesta che tale statuto la abilitasse de facto ad occuparsi della gestione degli affari sociali; si ribadisce in effetti come tutte le funzioni amministrative della _ venivano autonomamente decise dai signori _ e _, rispettivamente presidente e vice‐presidente della società, nonché azionisti maggioritari. Il ruolo della convenuta, residente nel Comune in cui aveva sede la _, si esauriva esclusivamente nell'esecuzione materiale delle direttive ricevute dai due amministratori _ e _, entrambi residenti nella Svizzera interna. Nei rapporti interni, le prerogative relative alla formazione della volontà sociale appartenevano esclusivamente a questi ultimi; una volta prese le decisioni amministrative necessarie, esse venivano concretizzate attraverso l'operato della signora _, la quale si limitava ad eseguire gli ordini ricevuti.
Tutte le decisioni, incluse quelle relative al pagamento dei salari ai dipendenti e dei contributi AVS, emanavano dagli azionisti maggioritari. Le mansioni concrete della convenuta consistevano in altre parole nell'esecuzione diretta dei pagamenti e negli atti di comune e ordinaria amministrazione i quali, secondo la prassi societaria interna ormai decennale, venivano sempre rigorosamente decisi o avallati da _ e _, ad unica eccezione per i pagamenti di esiguo valore, effettuati dalla convenuta di propria iniziativa.
Prove:
testi.
6.
La ragione per cui il pagamento dei contributi paritetici AVS per gli anni 1997‐1999 è avvenuto solo parzialmente, è da ricercare quindi nelle circostanze sovraesposte. La convenuta ha proceduto ad effettuare tutti i pagamenti che presidente e vice‐presidente della _ autorizzavano; i versamenti rateali ‐ generalmente mensili ‐ destinati a saldare le pretese della Cassa, sono cessati allorquando tali autorizzazioni sono venute a mancare: nel suo ruolo di azionista minoritaria, da sempre incaricata di eseguire le disposizioni impartite dagli altri membri del Consiglio di amministrazione, la signora _ non ha potuto sopperire autonomamente a tale mancanza. Di fronte alla negligente e lacunosa gestione dimostrata dagli altri amministratori, la convenuta ha immediatamente proceduto a sollecitare i pagamenti dovuti dalla società. A nulla sono tuttavia valsi i ripetuti richiami con i quali quest'ultima ha sollecitato la messa a disposizione, da parte dei signori _ e _, delle necessarie liquidità per saldare i debiti oggetto della presente vertenza. Come è ormai noto, questi ultimi non hanno dato alcun riscontro alle richieste della convenuta. Di qui le dimissioni della signora _ dalla propria carica (doc. _).
Prove:
testi.
7.
Come già osservato nel memoriale di opposizione, i motivi che hanno spinto la signora _ a dimissionare dalla _, dopo un'attività di oltre vent'anni al suo interno, sono numerosi; nel contesto della presente causa, lo scritto 29 luglio 1999 contenente queste dimissioni (doc. _), assume un ruolo decisamente significativo. In effetti è sufficiente scorrerlo per avere un'idea della cattiva e poco trasparente gestione della società operata dai signori _ e _: l'utilizzo di buoni _ per scopi meramente personali, la vendita dell'autovettura della ditta a proprio esclusivo beneficio, nonché l'improvviso ed arbitrario dirottamento di tutta la corrispondenza societaria presso il domicilio privato del signor _, ne sono gli esempi più eloquenti. Si aggiunga infine il completo disinteressamento di fronte agli importi per contributi paritetici AVS rimasti impagati, e ciò malgrado i numerosi solleciti della convenuta a porvi rimedio.
Gli scritti inviati dall'avv. _ a i signori _ e _ e all'UEF di _ confermano quanto appena descritto (doc. _).
La massima
diligenza e serietà
con le quali la signora _ assolveva ai propri incarichi sono invece ampiamente dimostrate dal fatto che, al fine di ovviare alla mancanza di liquidi della società, essa ha rinunciato al proprio stipendio per ben 7 mesi (doc. _). Oltre a ciò, nel tentativo di rimediare alla crisi finanziaria che aveva colpito la _ a causa della perdita della principale cliente (la _), la convenuta ha liquidato con mezzi propri (!) debiti societari per CHF 175'272.75, arrivando addirittura ad alienare la propria casa per sostenere tale esborso (doc. _). Quanto appena descritto è la prova inequivocabile della buona fede e della correttezza con i quali la signora _ svolgeva le proprie mansioni, attitudine che purtroppo mal si conciliava con quella degli altri due membri del Consiglio di amministrazione. Inevitabile e più che comprensibile, quindi la decisione della convenuta di rinunciare all'incarico.
Prove:
doc. citati.
8.
In conclusione, le violazioni che parte attrice ascrive al comportamento della signora _ sono tanto ingiustificate quanto infondate. In primo luogo poiché nessun elemento agli atti permette di definire l'operato della convenuta negligente (né addirittura conseguenza di una colpa); in secondo luogo poiché la convenuta non è mai stata materialmente in grado di determinare la volontà della società. Tale ruolo era esclusivamente espletato da presidente e vice‐presidente, dai quali emanavano tutte le iniziative necessarie alla gestione della _, ordini di pagamento dei contributi compresi. Di fronte alla mancanza di liquidità e all'impossibilità di provvedere autonomamente e di propria iniziativa al saldo delle fatture, la convenuta non poteva comportarsi diversamente da come ha agito. Ne discende con ogni evidenza l'inesistenza di una responsabilità della convenuta per il danno subito dalla Cassa.
La signora _ chiede infine a questa Autorità giudicante di poter essere sentita personalmente, al fine di fornire maggiori dettagli e chiarimenti circa la dinamica dei rapporti societari interni." (Doc. _, pag. 5-9)
1.6. In data 30 luglio 2001 la Cassa ha osservato:
"
(...)
L'attrice ritiene tuttavia opportuno rilevare che l'azione risarcitoria non è perenta, in quanto è stata promossa entro l'anno dalla conoscenza del danno.
Allorquando il fallimento non prosegue in via ordinaria o in via sommaria, si deve ammettere che la conoscenza e l'insorgenza del danno coincidono con il momento della sospensione del fallimento per mancanza di attivi ed è quindi determinante la data della pubblicazione nel FUSC (VSI 2001, pag. 195, consid. 3c). Nella fattispecie, la pubblicazione ha avuto luogo il _ 2000 mentre la decisione è stata emessa il 2 marzo 2001." (Doc. _)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.3. In sede di risposta la convenuta ha sollevato l'eccezione di perenzione, in quanto la Cassa sarebbe stata a conoscenza del danno già a partire dal 6 dicembre 2000:
(...)
2.‐
Nella fattispecie, l'insolvenza della Società anonima _ è stata decretata già il 6 dicembre 2000 e pubblicata sul FUSC. La decisione di risarcimento danni della Cassa è stata emanata soltanto il 2 marzo 2001, ossia oltre un anno dopo la conoscenza dell'apertura del fallimento del datore di lavoro. La Cassa, usando la diligenza prescritta dalle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto del danno ben prima che il giudice decretasse ‐il 15 marzo 2000 ‐ la sospensione della procedura di fallimento per mancanza di attivi, per esempio premurandosi di consultare al più presto l'inventario dei beni allestito dall'Ufficio dei fallimenti di _ in data 23 febbraio 2000.
Non per niente, in caso di sospensione della procedura fallimentare, si ritiene che il danno sorga
al più tardi
a quel momento (
SVR
11/1994). La Cassa era certamente in grado di rendersi conto della mancanza di sufficienti attivi già il 23 febbraio 2000, senza attendere che tale mancanza venisse formalmente confermata da un decreto di sospensione ex art. 230 LEF. La decisione di risarcimento avrebbe dunque dovuto essere emanata per la fine di febbraio al massimo. (...)" (Doc. _, pag. 3)
Va innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio.
D’altra parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 121 III 388 consid. 3a e b; DTF 119 V 92 con riferimenti cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il TFA ha altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati in STFA dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., pag. 4).
Decisiva per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione
ne viene effettivamente a conoscenza
(cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., pag. 4).
Quando il danno risulta da un fallimento, il momento della "conoscenza del danno” ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce sufficientemente il suo pregiudizio,
in via di massima
, quando è informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già
prima
del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire
dopo
il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca secondo la vecchia LAF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr. Pratique VSI 1995 pag. 173).
In una recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194 e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento del deposito della graduatoria.
2.4. Nell'evenienza concreta, con decreto 6 dicembre 1999 del Pretore del Distretto di _ è stata dichiarata l'apertura del fallimento. Pertanto è a quel momento che il danno è sorto.
Tuttavia è solo con decreto del 15 marzo 2000 che il Pretore ha deciso la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _ 2000).
Secondo la giurisprudenza del TFA, nel caso di una sospensione della procedura fallimentare per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, la Cassa ha conoscenza di aver subito un danno con la pubblicazione della sospensione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio, per cui da quel momento il termine di un anno per l’esercizio del diritto al risarcimento inizia a decorrere (RCC 1990 pag. 306 consid. 4bb). Tale principio è stato recentemente confermato dal TFA in una sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in DTF 126 V 443 ss (anche Pratique VSI 2001 pag. 194 ss):
"
C) Wird der Konkurs weder im ordentlichen noch im summarischen Verfahren durchgeführt, fallen die zumutbare Kenntnis des Schädens und der Eintritt desselben in der Regel mit der Einstellung des Konkurses mangels Aktiven zusammen, wobei der Publikationszeitpunkt der Konkurseinstellung im Schweizerischen Handelsamtsbaltt (SHAB) massgeblich ist (ZAK 1990 S. 289 Erw. 4b und S. 290 Erw. 4c/bb; NUSSBAUMER, a.a.O. in ZAK 1991 S. 390).
Voraussetzung für eine ausreichende Kenntnis des Schädens ist aber, dass die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits alle tatsächlichen Umstände über die Existenz, die Beschaffenheit und die wesentlichen Merkmale des Schädens (BGE 116 II 160 erw. 4a mit Hinweis, 116 V 76 Erw. 3b; ZAK 1992 S. 251 unten) sowie die Person des Ersatzpflichtigen (NUSSBAUMER, a.a.. in ZAK 1991 S. 390) kennt. Da die ausstehende Beitragsforderung Grundlage für die Höhe des Schädens bildet, kann daher eine Kenntnis bei der Publikation der Konkurseinstellung nur dann angenommen werden, wenn die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits in der Lage ist, die Höhe der Beitragsforderung zu beziffern (nicht veröffentlichtes Urteil
S. vom 7. Januar 2000)."
Inoltre va precisato che il termine annuale è salvaguardato con la consegna in tempo utile della decisione di risarcimento a un ufficio postale e non con la sua regolare intimazione al destinatario (cfr. DTF 119 V 97 consid. 4c).
Facendo quindi partire il termine ex art. 82 cpv. 1 OAVS dalla pubblicazione 21 marzo 2000
,
la decisione 2 marzo 2001, risulta essere tempestiva.