# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6129a577-9796-5abd-9413-39e7bc18130a
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto che dal fatto è derivato danno a cose altrui
e pericolo per l’incolumità pubblica,
e meglio per avere,
ognuno fornendo il proprio contributo secondo le modalità descritte più sotto, nottetempo sparso circa 100 litri di benzina all’interno dell’edificio al mapp. n. _RFD, di proprietà di _, immobile situato nel nucleo abitato del comune di _ e sede dell’Osteria _ gestita da _, provocato con il proprio agire l’incendio dell’edificio e, di conseguenza, la sua distruzione; messo inoltre a repentaglio la sicurezza collettiva per le conseguenze dell’incendio e per il rischio di propagazione delle fiamme nel nucleo abitato;
osservato in particolare che:
a)
_, _ e _ hanno ripetutamente discusso insieme del progetto e che _ ha promesso ai correi una ricompensa complessiva di fr. 10'000.- per l’esecuzione materiale dell’incendio;
b)
_ e _ si sono recati insieme il 21.12.2002
presso una stazione di servizio di _
ad acquistare i 100 litri di benzina poi utilizzata per appiccare il fuoco; che il combustibile è stato pagato da _ e che insieme hanno poi provveduto a depositarlo nella cantina dell’Osteria _ in vista del suo ulteriore utilizzo;
c)
_ ha lasciato le chiavi d’accesso all’esercizio pubblico a _, partendo poi all’estero;
d)
nella notte tra il 31.12.2002 ed il 1.1.2003 _ e _, in assenza di _, hanno provveduto a spargere la benzina all’interno dei diversi locali dell’edificio per appiccare il fuoco, incendio poi prodottosi in seguito all’accensione anticipata dei vapori di benzina formatisi all’interno dei locali con conseguente esplosione;
e, inoltre,
che il loro agire ha provocato danni a beni mobili ed immobili di terzi per, in totale, almeno fr. 1'150'000.- (cfr. elenco notifiche di parte civile);
2.
esplosione
per avere,
nelle circostanze di cui sopra sub. 1,
in correità tra loro,
2.1
.
intenzionalmente cagionato esplosione di benzina e con ciò messo scientemente in pericolo l’altrui proprietà,
e meglio per avere
ritenuta la ripartizione dei compiti di cui sopra sub. 1,
versando circa 100 litri di benzina all’interno dell’edificio mapp. _di proprietà di _ allo scopo di incendiarlo, sapendo che il combustibile avrebbe sviluppato vapori la cui accensione avrebbe a sua volta dato luogo ad un’esplosione e con essa provocato il danneggiamento dello stabile in questione, inoltre messo a repentaglio beni mobili ed immobili di numerosi altri proprietari e aventi diritto;
2.2.
nelle medesime circostanze di cui sopra sub. 2.1.,
avendo intenzionalmente cagionato l’esplosione,
ma non avendo per imprevidenza scorto e tenuto conto delle conseguenze dalla loro azione, messo per negligenza in pericolo la vita o l’incolumità di persone, segnatamente quella di C.I. _;
3. tentata truffa, in parte per complicità
per avere,
nel corso del mese di dicembre 2002,
a _,
in collegamento con il reato di cui sopra sub. 1
per procacciare a sé od ad altri un indebito profitto,
tentato di ingannare con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere per indurla in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui
e meglio per avere,
_, agendo quale autore principale
in quanto gestore dell’Osteria _ organizzato con _ e _ l’incendio/esplosione dell’Osteria _ e, quindi la distruzione della sede, dell’arredamento e inventario dell’esercizio pubblico di cui era titolare, provocando nel contempo l’interruzione dell’attività, volendolo fare apparire come sinistro provocato da terzi per notificare il danno (mobilio ed interruzione dell’attività commerciale) alla propria compagnia d’assicurazione _ nell’intento di indurla a versargli un risarcimento in realtà non dovuto, segnatamente avendo egli a questo fine:
nel corso del mese di dicembre 2002 discusso del suo progetto a più riprese con _ e _, promettendo loro un compenso complessivo di fr. 10'000.- per l’incendio/esplosione dell’esercizio pubblico;
il 21.12.2002 accompagnato con la propria vettura _ presso la stazione di servizio _ di _
dove ha acquistato e pagato personalmente 100 litri di benzina, ritornando in seguito con _ presso l’Osteria _ dove sono stati depositati i fusti di benzina in vista del suo ulteriore utilizzo;
lasciato le chiavi dell’esercizio pubblico a _,
avendo egli previsto di partire in vacanza e di essere assente quando sarebbe stato dato fuoco, rispettivamente fatto esplodere l’Osteria (intento poi effettivamente realizzato la notte di Capodanno);
_ e _ agendo quali complici
sapendo dell’intento di _ di ottenere un indebito risarcimento dalla propria compagnia d’assicurazione in seguito alla distruzione dell’Osteria _a, incendiato, rispettivamente fatto esplodere nella notte tra il 31.12.2002 ed il 1.1.2003 l’esercizio pubblico in questione e, quindi, aiutato intenzionalmente altri a tentare di commettere un crimine o un delitto;
B) _ singolarmente
4. falsità in documenti
per avere,
il 30 novembre 2000, a _,
al fine di procacciarsi un indebito profitto,
attestato in un documento, contrariamente alla verità,
un fatto di importanza giuridica,
e meglio per avere
allestito un contratto di lavoro con _,
titolare del certificato di capacità per la gestione di esercizi pubblici, da cui risultava che questa era stata assunta in qualità di gerente dell’Osteria _ dietro versamento di un salario di fr. 3'100.- lordi mensili mentre in realtà avrebbe percepito fr. 1'000.- mensili netti, ingenerando in tal modo l’impressione errata che avrebbe svolto l’attività di gerente a tempo pieno ciò che, a sua volta, avrebbe consentito a _ di ottenere l’autorizzazione cantonale alla gestione dell’esercizio pubblico;
5. conseguimento fraudolento di una falsa attestazione
per avere,
il 30 novembre 2000, a _,
presentando all’Ufficio cantonale dei permessi un contratto di lavoro falsificato in ordine alla remunerazione e, quindi,
alla presenza e ruolo presso l’Osteria _ della gerente _ (cfr. sopra sub. 4),
ovvero usando inganno e così determinando il responsabile del predetto Ufficio a rilasciare l’attestato di autorizzazione alla gestione d’esercizio pubblico, indicante diversamente dalla realtà quale gerente _,
indotto un funzionario ad attestare in un pubblico documento, contrariamente alla verità, un fatto d’importanza giuridica;
fatti avvenuti
: nelle indicate circostanze di tempo e luogo;
reati previsti
: dagli art. 221 cifra. 1, 223 cifra. 1, 223 cifra 2, 146 in rel. con art. 21 e in parte 25, 251 e 253 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa _ del
26 novembre 2003
, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§
_.
§
L'accusato
Espleti i pubblici dibattimenti
giovedì 11 marzo 2004 dalle ore 9:20 alle ore 18:15
venerdì 12 marzo 2004 dalle ore 9:00 alle ore 18:10
lunedì 15 marzo 2004 dalle ore 9:00 alle ore 17:30
martedì 16 marzo 2004 dalle ore 9:00 alle ore 15:40
mercoledì 17 marzo 2004
dalle ore
9:00
alle ore
16:05
giovedì 18 marzo 2004
dalle ore
9:00
alle ore
18:55
D'accordo le parti l'atto d'accusa al punto n. 5 relativo all'imputazione per _ di "conseguimento fraudolento di una falsa attestazione" è corretto nell'elemento temporale che deve essere inteso "tra il 30 novembre 2000 e il 6 dicembre 2000".
*Subordinate* (250 CPP)
Cautelativamente il Presidente, d'accordo le parti, prospetta a tutti gli accusati
F
per il reato di incendio intenzionale (ad 1 AA), in subordine il reato di
tentato incendio intenzionale
, per avere intenzionalmente versato benzina nei locali dell'Osteria _ alfine di appiccarvi il fuoco
F
per il reato di esplosione (ad 2 AA), in subordine il reato di
esplosione colposa
e
incendio colposo
(o se per le parti è meglio, esplosione per negligenza e incendio per negligenza) per avere nelle circostanze di cui sub. 1 cagionato per negligenza l'esplosione e l'incendio dello stabile Osteria _ che venne distrutto, danneggiando il proprietario, terzi e mettendo in pericolo l'incolumità altrui segnatamente anche _.
Sono pervenute alla Corte:
·
lettera 8.1.2003 dell'avv. _, per _ con la quale si costituisce Parte civile (doc. TPC _)
·
lettera 11.12.2003 e 1.2.2004 di _ con le quali si costituisce Parte civile per Euro 2'115.-- (doc. TPC _ e _)
·
lettera 9.2.2004 della _, per _, _ e _, con la quale si costituisce Parte civile (doc. TPC _)
·
lettera 13.02.2004 della _, per _, con la quale si costituisce Parte civile per fr. 11'000.-- (doc. TPC _)
·
lettera 19.2.2004 della _ per il proprio dipendente _, con la quale si costituisce Parte civile per fr. 2'800.-- (doc. TPC _)
·
lettera 27.2.2004 dell'Ufficio della difesa contro gli incendi, Bellinzona, con la quale si costituisce Parte civile per fr. 12'302.90 (intervento dei pompieri di _ - doc. TPC _)
Sentiti
§
Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale premette come solo la fortuna abbia evitato che il "botto di _ " si sia trasformato in una vera e propria tragedia e come l'inchiesta e l'assunzione delle informazioni si sia rivelata alquanto difficoltosa, vuoi per l'indisponibilità degli accusati (_e _ ricoverati all'ospedale, _ assente all'estero), vuoi per le sensazioni di timore e paura per ripercussioni dovute a dichiarazioni rilasciate alle Autorità inquirenti esternate dall'una o dall'altra persona interrogata. Rievoca brevemente i fatti immediatamente successivi all'esplosione, illustra la situazione generale dell'Osteria _ prima dell'incendio, i rapporti d'amicizia e di parentela tra i protagonisti e diversi individui coinvolti, la cronologia e la tempistica degli avvenimenti, gli elementi oggettivi certi, incontestabili ed incontrovertibili e le versioni non del tutto corrispondenti rese dagli imputati (_ammette di essere l'autore materiale dell'incendio, indica in _ il mandante, la truffa all'assicurazione il movente di tutta l'operazione; _ ammette di essere con _ l'autore materiale dell'incendio dell'Osteria _, riferisce che gli è stato detto che questo è avvenuto per compiere una vendetta, ammette di non aver mai creduto a ciò e di aver pensato che in realtà il mandante era _ senza del resto saperlo positivamente; _ nega ogni suo coinvolgimento). Esamina la plausibilità dei moventi - infondati quelli alternativi dell'estorsione risp. della vendetta e della ritorsione, concreto quello di truffare l'assicurazione - e i diversi indizi che dimostrano la colpevolezza quale mandante di _. Dal profilo del diritto, conferma le qualifiche giuridiche dei fatti in esame, così come formulate con l'atto d'accusa, di incendio intenzionale (oggettivamente a loro imputabile, avendo creato le condizioni affinchè l'immobile si incendiasse ed essendo il risultato corrispondente alla loro volontà e ai loro intendimenti) in concorso con il reato di esplosione (intenzionale per la messa in pericolo dell'altrui proprietà, per negligenza della vita e dell'incolumità di persone), subordinatamente di esplosione colposa, di tentata truffa (quali complici per _ e _), ed inoltre per _ di falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Riconosce per _ l'applicazione dell'art. 66bis CP, viste le gravi conseguenze patite dal suo illecito agire, nelle forme della riduzione della pena ma non in quella dell'esenzione e ciò per i motivi e le modalità di commissione del reato. Conferma pertanto integralmente l'atto d'accusa in esame e conclude chiedendo che:
- _
venga condannato a:
5 anni di reclusione
10 anni di espulsione
- _
venga condannato a:
4 anni di reclusione
10 anni di espulsione
- _, recidivo specifico, venga condannato a:
2 anni e 3 mesi di reclusione
10 anni di espulsione
Chiede inoltre la confisca di tutto quanto in sequestro e il rinvio di tutte le parti civili al competente foro civile per le richieste di risarcimento.
§
Il Difensore di _, il quale evita di soffermarsi e di dilungarsi sulla ricostruzione dei fatti, preoccupandosi invece di analizzare l'aspetto tecnico centrato sul concetto dell'impunità ai sensi dell'art. 66bis CP (introdotto dal legislatore con effetto 1.1.1990); normativa questa, che il difensore ritiene possa oggi trovare spazio, perché in presenza di tutti i requisiti necessari (l'autore è stato colpito direttamente dall'azione, i danni fisici e psichici sono manifestamente dati e i danni economici sono ingenti) e che il TF ha già avuto modo di stabilire non riguardare solo reati commessi per negligenza, bensì anche reati gravi intenzionali. Ripercorre pertanto brevemente la cartella clinica del suo patrocinato e passa in rassegna il contenuto dei diversi certificati medici agli atti, che stanno a dimostrare ed a certificare i gravissimi e irreversibili danni subiti da _, talune lesioni guaribili sull'arco di alcuni anni, altre invece che rimarranno permanenti. Per quel che concerne l'imputazione del punto 2 AA, ritiene che gli autori materiali non possano essere condannati nè per esplosione intenzionale (non hanno mai voluto fare esplodere l'Osteria _ e nemmeno l'hanno mai immaginato, risp. il dolo eventuale non è sufficiente per realizzare la cifra 1 dell'art. 223 CP), né per esplosione colposa (gli esecutori non potevano prevedere l'esplosione e neppure evitarla e poi anche perché questo reato è da intendere consumato da quello di incendio) per cui devono essere prosciolti. Contesta pure il reato di incendio intenzionale, poiché _ e _ non hanno avuto il tempo per appiccare il fuoco, quest'ultimo conseguenza di una esplosione non desiderata e non voluta, e ne chiede la derubrica in tentato incendio intenzionale. Per il reato di complicità in tentata truffa chiede pure il proscioglimento di _ qualora _ dovesse essere a sua volta prosciolto, rimettendosi al giudizio della Corte per quel che riguarda l'accertamento dell'inganno astuto e la valutazione della valenza giuridica della mancata notifica del sinistro alla compagnia assicurativa. In considerazione di quanto esposto e per tutte le sofferenze fisiche e psichiche patite e che verosimilmente patirà anche in futuro, chiede alla Corte che _ indipendentemente dalla sua colpevolezza abbia ad essere mandato esente da ogni pena e che questa sua impunità trovi applicazione anche per la pena accessoria d'espulsione. Chiede il rinvio delle Parti civili al foro civile competente per tutte le pretese di risarcimento.
§
Il Difensore di _ (avv. _), il quale nella sua premessa ritiene la proposta di pena "terrificante e fuori da ogni misura", se paragonata ad altri casi analoghi e cita al riguardo la sentenza 27.1.1988 di una nostra Corte d'Assise Criminali. Esprime meraviglia per la richiesta di espulsione formulata dalla Pubblica accusa, che intende colpire un cittadino straniero da trent'anni in Svizzera, dove ha il centro dei suoi interessi e dove pure risiedono tutti i suoi famigliari. Sostiene che _ ha tutto contro sin dall'inizio dell'inchiesta, salvo una cosa: la prova provata del suo coinvolgimento nei fatti di _. Pone quindi in risalto la personalità, la figura e la vita anteriore del suo patrocinato; rievoca i precedenti penali di _, tutti piccoli espedienti se confrontati con la gravità di quelli a carico degli autori materiali. Richiamato per la Corte il principio "in dubio pro reo", procede all'esame dei fatti e sostiene che la situazione finanziaria del suo cliente era a quell'epoca soddisfacente e non disperata, che la storia della truffa all'assicurazione alla base del teorema della pubblica accusa difetta nelle cifre, che è perlomeno strano che _ prima cerchi l'alibi (prenotazione viaggio a _) e poi gli esecutori materiali, che alla fine di gennaio 2003 egli, pur sapendo di essere considerato da tutti il vero "colpevole", rientra in Ticino e si costituisce malgrado sappia ciò che lo aspetta. Sulle versioni rese dai coaccusati, ritiene quella di _ (che non coinvolge _) coerente e sempre identica sui fatti fondamentali, al contrario di quella di _ contrastante e incongruente (sul compenso, sulla benzina, sulle taniche, sulle chiavi, sul natel della parrucchiera), cambiata in continuazione con il solo motivo di scaricare su _ le responsabilità principali dell'evento criminoso, divenendo così semplice "gregario" e trasformando una odiosa vendetta in una truffa assicurativa. Tutto ciò detto il difensore chiede per _ il proscioglimento.
§
Il Difensore di _, il quale si associa al difensore di _ quando considera le pene proposte dalla pubblica accusa "terrificanti"; evidenzia che, se per _ la Corte potrà forse ammettere l'applicazione dell'art. 66bis CP, non dovrà però dimenticare che sotto le macerie c'è finito anche il suo patrocinato, con le sofferenze fisiche e le conseguenze note, di cui bisognerà giustamente tener conto. In diritto, contesta il reato di esplosione intenzionale - in concorso con l'incendio intenzionale - poiché mai gli autori materiali hanno voluto e nemmeno immaginato di far esplodere l'Osteria _ e poi anche perché il solo dolo eventuale non è sufficiente per realizzare il reato (
"scientemente"
cita l'art. 223 cfr. 1 CP); contesta pure il reato di esplosione colposa poiché da intendersi consumato da quello di incendio intenzionale. Contesta inoltre il reato di complicità in tentata truffa e, in caso di proscioglimento di _, chiede anche per il suo cliente lo stralcio dell'imputazione. Conclude chiedendo che _ abbia ad essere riconosciuto colpevole solo di tentato incendio intenzionale oppure di incendio intenzionale consumato [deciderà in tal senso la Corte], e di conseguenza che abbia ad essere condannato ad una pena detentiva che gli permetta di riguadagnare, se possibile, da subito la libertà, avendo egli già pagato il proprio debito con la giustizia con i quindici mesi di carcere preventivo espiato. Chiede il rinvio delle Parti civili al competente foro per le pretese di risarcimento, ritenuto che quelle formulate dalle assicurazioni hanno da essere respinte perché non ne hanno diritto.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti:
A. _
1. è autore colpevole di:
1.1. incendio intenzionale
commesso, concorrendo con _ e _,
nel cagionare intenzionalmente l'incendio dello stabile in cui era sita l'Osteria _,
a _, la notte tra il 31.12.2002 e il 1.1.2003
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.1.1. trattasi invece di tentato incendio intenzionale?
1.1.1.1 in concorso con incendio colposo?
1.2. esplosione
commessa, concorrendo con _ e _,
1.2.1. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina, con ciò mettendo scientemente in pericolo l'altrui proprietà?
1.2.2. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina con ciò mettendo per negligenza in pericolo la vita o l'incolumità di persone, segnatamente di C.I.,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.2.3. ha egli invece cagionato l'esplosione per negligenza?
1.3. tentata truffa
per avere, cagionando l'incendio suddetto,
tentato di ingannare con astuzia i responsabili della _ per ottenere un indebito risarcimento,
a _, nel corso del dicembre 2002,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.4. falsità in documenti
in relazione al contratto di lavoro stipulato con _, falso in punto alla remunerazione realmente pattuita,
a _, il 30.11.2000?
1.5. conseguimento fraudolento di una falsa attestazione
commesso ingannando il responsabile dell'ufficio cantonale dei permessi a mano del falso contratto stipulato con _ in punto al salario e quindi alla presenza della donna come gerente nell'esercizio pubblico, ottenendo così l'autorizzazione alla gestione dello stesso,
a _, tra il 30.11.2000 e il 6.12.2000?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
2.1. privativa della libertà?
2.2. accessoria dell'espulsione?
3. Deve un risarcimento alle seguenti Parti civili:
3.1. _ (avv. _)?
3.2. _PC2
3.3._PC3
3.4. _PC4
3.5. _PC5 (TPC 24)
3.6. _PC6
3.7. _PC7
3.8. _PC8
3.9. _
3.11. _PC10
3.12. _PC11
3.13. _,
3.14. _PC13
3.15. _PC14
3.16. _PC15
3.17. _PC16
3.18. _PC17
3.19. _PC18
3.20. _PC19 _
3.21. _PC20 _
3.22. _PC21
3.23. _,
3.24. _PC23 rne
3.25. _PC24
3.26. _
3.27. _
3.28. Ufficio della difesa contro incendi per lo Stato del Canton Ticino, 6500 Bellinzona (TPC 32)
B. _
1. è autore colpevole di:
1.1. incendio intenzionale
commesso, concorrendo con _ e _,
nel cagionare intenzionalmente l'incendio dello stabile in cui era sita l'Osteria _,
a _, la notte tra il 31.12.2002 e il 1.1.2003,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.1.1. trattasi invece di tentato incendio intenzionale?
1.1.1.1 in concorso con incendio colposo?
1.2. esplosione
commessa, concorrendo con _ e _,
1.2.1. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina, con ciò mettendo scientemente in pericolo l'altrui proprietà?
1.2.2. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina con ciò mettendo per negligenza in pericolo la vita o l'incolumità di persone, segnatamente di C.I.,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.2.3. ha egli invece cagionato l'esplosione per negligenza?
1.3. complicità in tentata truffa
per avere, cagionando l'incendio suddetto,
aiutato _ nel tentativo di ingannare con astuzia i responsabili della _ per ottenere un indebito risarcimento,
a _, nel corso del dicembre 2002,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. È egli recidivo?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1. privativa della libertà?
3.2. accessoria dell'espulsione?
4. Deve ex art. 66 bis CP:
4.1. andare esente dalla pena:
4.1.1. privativa della libertà?
4.1.2. accessoria dell'espulsione?
4.2. beneficiare di un'attenuazione della pena:
4.2.1. privativa della libertà?
4.2.2. accessoria dell'espulsione?
5. Deve un risarcimento alle seguenti Parti civili:
5.1. _)?
5.2. Comune di _?
5.3. _?
5.4. _?
5.5. _?
5.6. _?
5.7. _?
5.8. _?
5.9. _?
5.10. _?
5.11. _?
5.12. _?
5.13. _,?
5.14. _?
5.15. _?
5.16. _?
5.17. _?
5.18. _?
5.19. _?
5.20. _?
5.21. _?
5.22. _?
5.23. _?
5.24. _?
5.25. _?
5.26. _?
5.27. _?
5.28. Ufficio della difesa contro incendi per lo Stato del Canton Ticino, 6500 Bellinzona?
C. _
1. è autore colpevole di:
1.1. incendio intenzionale
commesso, concorrendo con _ e _,
nel cagionare intenzionalmente l'incendio dello stabile in cui era sita l'Osteria _,
a _, la notte tra il 31.12.2002 e il 1.1.2003,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.1.1. trattasi invece di tentato incendio intenzionale?
1.1.1.1 in concorso con incendio colposo?
1.2. esplosione
commessa, concorrendo con _ e _,
1.2.1. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina, con ciò mettendo scientemente in pericolo l'altrui proprietà?
1.2.2. nell'aver intenzionalmente cagionato l'esplosione di benzina con ciò mettendo per negligenza in pericolo la vita o l'incolumità di persone, segnatamente di C.I.,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.2.3. ha egli invece cagionato l'esplosione per negligenza?
1.3. complicità in tentata truffa
per avere, cagionando l'incendio suddetto,
aiutato _ nel tentativo di ingannare con astuzia i responsabili della _ per ottenere un indebito risarcimento,
a _, nel corso del dicembre 2002,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
2.1. privativa della libertà?
2.2. accessoria dell'espulsione?
3. Deve un risarcimento alle seguenti Parti civili:
3.1. _)?
3.2. Comune di _?
3.3. _?
3.4. _?
3.5. _?
3.6. _?
3.7. _?
3.8. _?
3.9.
_?
3.10.
_?
3.11. _?
3.12. _?
3.13. _?
3.14. _?
3.15. _?
3.16. _?
3.17. _?
3.18. _?
3.19. _?
3.20. _?
3.21. _?
3.22. _?
3.23. _?
3.24. _?
3.25. _?
3.26. _?
3.27. _?
3.28. Ufficio della difesa contro incendi per lo Stato del Canton Ticino, 6500 Bellinzona?
D. Deve essere confiscato quanto in sequestro?

## Considerations

Considerato
in fatto
1. Vita e precedenti di _
1.1.
_, oggi quarantaquattrenne, è nato e cresciuto in Calabria, a Mesoraca, in seno alla famiglia, composta dai genitori, da due fratelli e da una sorella.
A Mesoraca egli ha frequentato le scuole che ha abbandonato dopo la seconda media.
All'età di 15 anni, dopo un soggiorno di quattro mesi a Torino, presso uno zio, ha raggiunto il Ticino, dove già lavorava, il padre che era al beneficio di un permesso di dimora.
Era il 1975/76 circa e _, insieme al padre, ha iniziato a lavorare presso la ditta dei fratelli _a. Ivi fu attivo, come operaio, per un paio di anni. Passò poi al servizio della ditta di giardinaggio _.
Dopo qualche anno, fu assunto come operaio, presso una ditta attiva nella fabbricazione di penne a sfera, sita in zona di _.
Nel 1985 circa, iniziò a lavorare presso la _ dove rimase per circa dieci anni. Quando lasciò il posto guadagnava, a suo dire, attorno ai fr. 3'000.- al mese.
È del 1995, infatti, la sua decisione di mettersi in proprio come esercente, anche se non ha mai frequentato i corsi per acquisire il certificato di capacità. Ritirò da terzi il Bar _, ove lavorò per un anno, un anno e mezzo circa. In aula, _ ha dichiarato di aver avuto ad un certo momento una buona occasione per vendere il bar per cui, di fatto, lo vendette. Per finire, però, ne uscì alla pari, senza cioè conseguire un utile. _ ha infatti sostenuto al dibattimento di aver acquistato il bar pagando fr. 80'000.- (in parte finanziatigli da terzi) e di averlo ceduto per una cifra equivalente.
Sta di fatto che dopo la vendita del bar, egli rimase disoccupato. Potè iscriversi alla disoccupazione, col che percepì per due anni la relativa indennità di circa fr. 3'500.- al mese.
Scaduto il periodo della disoccupazione, tramite la _, trovò dei lavori temporanei, per cui, per brevi periodi, fu impiegato come giardiniere, risp. operaio presso diverse ditte.
Era il 1999. I suddetti periodi di lavoro gli consentirono di controllare, per ulteriori sette mesi, ovvero dal 1.3.2000 al 30.9.2000, la disoccupazione. Le relative indennità se le fece versare sul conto che all'epoca aveva presso il _ e le ha utilizzate per vivere.
Dall'estratto conto in atti, risulta che per il suddetto periodo egli ha percepito indennità dell'ordine di circa fr. 2'600.-/2'800.- mensili.
Durante l'estate del 2000, _ trattò con _ (risp. con la figlia _) l'acquisto dell'Osteria _ di _, acquisto che si perfezionò a partire dall'ottobre 2000. Ma di ciò si dirà meglio in seguito.
1.2. _
è celibe, non si è mai sposato. Il 18.2.1983 ha avuto un figlio dall'allora convivente _ i, cittadina svizzera. Il giovane porta il cognome del padre. La relazione tra l'accusato e _ è durata a lungo, all'incirca venti anni. Del loro rapporto la donna ha parlato nel verbale PS _, dal quale risulta, in estrema sintesi, che i due, pur dividendo l'appartamento di _, conducevano per il resto vita privata indipendente. Infatti, _, da qualche tempo, aveva instaurato una "affettuosa" amicizia con la cameriera (da lui assunta nel marzo 2001) di nome _, detta in seguito _.
La donna, già madre a _ di due figli avuti da _, era anni fa', venuta in Svizzera ove aveva sposato tale _, acquisendo la cittadinanza elvetica. Essa aveva poi divorziato dallo _ e aveva sposato il padre dei propri figli, col quale è tornata in Ticino.
_ lavora come operaio presso la _ e la moglie, dal marzo 2001, è stata - come cennato - assunta come cameriera-donna tuttofare da _.
Fino al 31.12.2002, _ abitava col marito a _, in via _, presso il distributore _ di _.
I coniugi _ possiedono a _, una piccola casa unifamiliare, ove solgono recarsi (anche poichè ivi vivono i loro più stretti parenti) per le vacanze.
Nell'ultimo viaggio del 22.12.2002, essi si sono fatti accompagnare nella loro isola da _, avendo già nel settembre 2002 ordinato presso l'agenzia _ di _ tre biglietti d'aereo. Essi ivi rimasero fino al 28.1.2003, con _ che fu da loro ospitato nella loro abitazione.
_, in aula, ha confermato che intraprese il viaggio per fare un po' di vacanza (a suo dire non ne aveva più fatte da circa due anni) nonché per sottoporsi a cure dentarie, assai meno costose a _ rispetto che a _.
Per le spese dentarie sostenute egli ha prodotto delle fatture che sono state allegate al suo verbale del 30.1.2003 (cfr. PS _).
1.3. _
sostiene di avere sempre intrattenuto ottimi rapporti coi genitori che vivono a _ e anche col fratello _ che abita a _, a pochi passi dall'Osteria _.
Con l'altro fratello e con la sorella, pure residenti con le loro famiglie nel _, _ dichiara di avere minori contatti.
A Mesoraca, egli ha diversi parenti, zii e cugini, coi quali pure, lui e i suoi familiari, hanno negli anni mantenuto buoni e durevoli rapporti.
Come testè cennato, il fratello _ abita a _, a pochi metri dal sedime su cui sorgeva l'Osteria _.
Segnatamente _ viveva e vive al 5° piano dello stabile in cui è sito il bar "Albergo _e", insieme alla compagna _ e al loro figlioletto _.
Data la vicinanza con l'Osteria _, _ aveva autorizzato il fratello _ a parcheggiare la sua auto su detto sedime, col che tutte le volte che voleva/doveva spostarsi con l'auto, _ passava necessariamente per detto fondo e ciò fino al 31.12.2002, tant'è che la sua auto, quella notte, patì dei danni a causa dell'incendio-esplosione per cui qui si procede. In aula è stato pacificamente accertato che il transito di _ sul fondo di cui è questione era costante e usuale. _ ha altresì dato atto che il fratello utilizzava anche una piccola porzione di terreno del _ per farvi l'orto e usufruiva di un ripostiglio in cui teneva gli attrezzi da giardino.
1.4.
Come risulta dal contratto di data 22.9.2000 (cfr. cl. 15, all. _), _ ha comprato l'Osteria _ (non già i muri che - come si dirà in seguito - appartengono a _ di _, bensì l'arredamento, le attrezzature, l'inventario-merce nonchè le licenze per alcolici, ecc.) per fr. 72'000.- (fr. 73'000.- a suo dire, il che nulla cambia nella sostanza) che ha soluto alla venditrice nel modo seguente (cfr. suo verbale PS _ p. 2, confermato al dibattimento):
"
D: da chi ha comperato il _ e quanto ha pagato?
R: l'ho acquistato da _ ed ho pagato
fr. 73'000.-. fr. 22'000.- erano miei della mia cassa pensioni, fr. 30'000.- mi erano stati dati in prestito dalla birra _, fr. 5'000.- mi sono stati dati in prestito da _, fr. 10'000.- me li ha dati mio padre che a sua volta aveva preso fr. 7'000.- in prestito dal _, fr. 10'000.- me li ha infine dati mia madre attingendo a suoi risparmi..."
La liberazione del suo avere pensionistico è documentato dagli estratti bancari acquisiti presso la Banca _ (infatti a partire dall'estate-autunno 2000, _ non ha più utilizzato il conto co. _, bensì un conto aperto presso la _ di _; cfr. classeur _, all. _).
Con la _ (per la birra _), _ ha stipulato un contratto che prevedeva il rimborso del prestito ottenuto con pagamenti rateali mensili, per i quali egli ha passato alla _ un ordine permanente di addebito di fr. 580.- mensili che risultano essere stati pagati regolarmente (salvo per il novembre 2002) per cui, al 31.12.2002, il debito restante ammontava a fr. 15'000.- circa. A dire di _ il debito con la _ (per il caffè), a fine 2002, l'aveva quasi integralmente rimborsato.
Si è testè accennato al fatto che il proprietario dei muri e del fondo su cui sorgeva l'Osteria _ è _. Al riguardo è qui d'uopo riprodurre le dichiarazioni da lui rese in Polizia il giorno 1.1.2003, lette al dibattimento:
"
Sono _, 1927, domiciliato a _. Voglio subito precisare che al momento il mio stato di salute è alquanto precario, infatti nell'estate 2001 (luglio ed agosto) ho subito un ictus cerebrale seguito da un infarto. Sono stato ricoverato all'_ per due mesi ed ho pure subito una operazione chirurgica al cuore. Inoltre al momento sono pure influenzato. Questa mattina, 01 gennaio 2003 verso le ore 0100 mia moglie _ rispondeva ad una telefonata giunta al collegamento del nostro domicilio. All'apparecchio era l'agente Polcom _ il quale la informava che a _ presso lo stabile di mia proprietà era avvenuta poco prima un'esplosione e che lo stabile era andato praticamente distrutto. Mia moglie mi riferiva immediatamente Il contenuto della comunicazione telefonica. Siccome ammalato, mia moglie riferiva che non potevo recarmi in luogo e ciò non era possibile neppure per mio figlio _, pure domiciliato a _ il quale è assente unitamente alla moglie ed alla figlioletta essendosi recato ad _ in visita ai suoceri ed il suo rientro è previsto unicamente il 20 gennaio 2003.
Essendo pure mia moglie ammalata non abbiamo potuto recarci in luogo per un controllo. In fine mattinata abbiamo poi ricevuto una ulteriore telefonata da parte dell'agente interrogante e ci siamo accordati di vederci oggi presso questi uffici onde essere verbalizzato.
Come detto io sono il solo proprietario dello stabile di Via _ a _ ove ha sede il Ristorante _ e chiaramente oltre al citato stabile sono pure proprietario di tutto il terreno adiacente. Se non erro si tratta della particella unica nr. _del RFD del Comune di _.
Tutta questa proprietà io l'avevo ereditata circa 50 anni orsono dopo il decesso di mio padre che ne era il precedente proprietario e come detto ne ero divenuto l'unico proprietario. L'abitazione ove ha sede il Ristorante _ l'avevo completamente fatta ristrutturare nell'anno 1961 da parte dell'Impresa Costruzioni _. La citata abitazione è sempre stata affittata allo scopo di esercizio pubblico a parte un locale nella parte sud dello stabile, al pianterreno che veniva affittato come locale parrucchiere, prima da uomo ed in seguito da donna o unisex.
Per quanto riguarda i diversi contratti di affitto per il citato stabile, sino al 1987 si trovano presso lo studio dell'avv. _, legale che si occupava dei nostri interessi.
Dal 1987 sino alla fine di giugno 1994, gerente del locale era il sig. _. Preciso però che se non erro dal febbraio 1994 al luglio 1994 la conduzione del citato EP era stata affidata al sig. _ che era assistito dal collega _. I due personaggi citati erano rappresentanti della ditta _ con sede a _ presso lo studio fiduciario del sig. _.
Nell'ottobre 1994 lo stabile veniva affittato alla ditta _ rappresentato dall'amministratore unico sig. _. AI momento non rammento il nome della gerente ma mi pare abitasse a _ o _. lo ho subito una perdita di oltre 20'000.- fr. causa mancato pagamento di diversi mesi di affitto e nel giugno 1996 il mio legale chiedeva la restituzione delle chiavi dello stabile che appunto era stato abbandonato dalla _. Dall'inizio luglio 1996 subentrava il sig. _, domiciliato a _ e la gerente era una signora di _ di cui mi sfugge il nome.
Anche in questo caso ho subito una perdita finanziaria non indifferente infatti lo stesso non mi ha pagato diversi mesi di pigione e si è poi reso irreperibile con la fine di febbraio 1997. La pigione annua ammontava a frs. 48'000.- da pagare anticipatamente in rate trimestrali ammontanti a frs. 12'000.-.
Da inizio marzo 1997
lo stabile in questione veniva affittato al sig. _ domiciliato ad _ in Via _ (mi manca il contratto di affitto che dovrebbe essere dall'avvocato _). Non rammento chi fosse la gerente per il citato _. L'esercizio pubblico era frequentato in massima parte da cittadini calabresi. Nel mese di luglio 1998 il _ ci scriveva comunicandoci che dal 01 marzo 1998 l'EP _ era stato da lui ceduto al sig. _ e quale gerente vi era la figlia di quest'ultimo, _. Praticamente io sono stato messo al corrente dei fatti quando tutto era già cambiato e senza che potessi fare nulla.
Ho pertanto eseguito un nuovo contratto di affitto in data 01.07.1998 con la ditta Osteria _ rappresentata dall'amministratrice unica sig.ra _. Anche in questo caso gli avventori erano unicamente gente del sud Italia e meglio i calabresi. Nel febbraio 1999 la Osteria _ mi scriveva dicendomi che avrebbe abbassato l'affitto mensile a frs. 3000.- siccome il ricavo non era sufficiente a coprire le spese. Da parte mia sono praticamente stato costretto ad accettare siccome altrimenti anche in questo caso avrei perso del denaro. In data 12.09.2000 l'amministratrice unica della Osteria _ sig.ra _ mi scriveva informandomi che rinunciava al contratto di affitto e questo unicamente se in favore del sig. _ di Via _. Da parte mia ho quindi stipulato un nuovo contratto di affitto con il citato _ e questo in data 01.10.2000 (contratto di 5 anni rinnovabile alla scadenza). L'affitto mensile era stato nuovamente pattuito in frs. 4'000.- che venivano versati sul mio conto presso la Banca _. A diverse riprese il _ accampava delle scuse e mi diminuiva l'affitto mensile pagandomi solamente frs. 2'000.- per diversi mesi. A seguito di reclamazioni, dello stesso _ che asseriva di consumare troppa nafta per il riscaldamento, ho deciso nella primavera 2002 di effettuare il cambiamento dell'impianto di riscaldamento completo (caldaia, bruciatore e canna fumaria). In luogo esisteva 1 serbatoio interrato che veniva annullato e ne venivano posati 2 nuovi esterni all'abitazione, a norma di legge e regolarmente coperti con una tettoia. Si trattava di 2 serbatoi da 2000 litri ognuno. lo ho sostenuto una spesa di oltre 50'000.- frs in totale ed i lavori di idraulico sono stati eseguiti dalla ditta _ mentre per quanto riguarda la muratura a protezione dei tank è stata eseguita dalla ditta _. Era il _ che si occupava del riempimento della nafta e pertanto non posso precisare quando ha fatto il riempimento e quanti litri vi erano nei due serbatoi. Nei locali dello stabile non vi erano condutture di gas ed anche la cucina funzionava elettricamente. Non posso precisare se nei diversi locali erano state piazzate eventuali stufette a gas.
AI momento non sono in possesso di una planimetria dello stabile con i diversi locali ma mi impegno a consegnarne una all'agente interrogante. A Iato era stato costruito un bocciodromo che però al momento non era più funzionante e veniva usato quale deposito. AI piano terra dello stabile vi era come detto un locale parrucchiera che il _ aveva subaffittato ad una sua conoscente di _ e di cui lo stesso _ presumo incassasse la pigione mensile.
L'esercizio pubblico al piano terra era formato da una grande sala, un locale ove era posto il banco del bar, una cucina ed una terza saletta oltre ai servizi igienici. L'entrata principale era posta ad est dello stabile a metà del fabbricato e meglio sul giardino. Sulla parte posteriore ove esiste il posteggio era ubicata l'entrata secondaria da cui si poteva entrare nell'EP come pure salire al piano superiore ove si trovavano una decina di camere tutte servite da acqua calda e fredda con lavabo. Sempre al primo piano si trovavano due servizi con bagno e doccia. Vi era pure una cantina ubicata sotto il bar ed il cui accesso avveniva da una scala a due rampe accessibile solo dall'interno. lo non mi occupavo di nulla circa l'EP dello stabile che era sotto la supervisione del citato _.
Per quanto mi riguarda e sino alla primavera 2001 ero a conoscenza che una camera era occupata da un cameriere che lavorava in un EP di _ e di cui - non conosco il nome. A seguito della mia malattia, dalla primavera 2001 io non mi sono più recato presso lo stabile _. Voglio precisare che io sono l'unico della mia famiglia che si occupa dei contatti per quanto riguarda lo stabile dell'EP _.
Come detto precedentemente io ho avuto diversi problemi con i precedenti affittuari ed ho perso diverso denaro (mancato pagamento di affitti) ma sino al momento con il _ non ho avuto particolari problemi ad eccezione di quanto detto precedentemente ovvero il fatto che si è dimezzato l'affitto da pagare accampando scuse diverse.
I lavori di cambiamento del bruciatore, della caldaia, della canna fumaria e dei 2 serbatoi sono stati eseguiti a regola d'arte e non ho mai avuto alcuna reclamazione di sorta da parte del _. Dopo il rifacimento dell'impianto tutto è stato verificato e provato senza riscontrare anomalie.
Resto a disposizione nel caso necessitassero ulteriori accertamenti o dichiarazioni da parte mia.
Letto, non avendo altro da dichiarare, confermo e firmo."
Lettegli le surriportate dichiarazioni di _, _ in aula ha dato atto di avere, per il canone d'affitto pattuito in fr. 4'000.- mensili, dato alla banca _ un ordine di bonifico permanente.
Passati in rassegna gli addebiti effettuati per tale voce di spesa, a fronte del suo citato conto _n, _, preso atto che non vi figurano i pagamenti dei primi due mesi d'affitto (ottobre e novembre 2000), ha sostenuto di aver pagato _ in contanti.
Per il 2001 i pagamenti del 5.5.2001 e del 5.11.2001 mancano e, se poi vennero pagati, ciò avvenne con ritardo a motivo dell'esiguità dell'avere in conto alle date convenute. Pagamenti parziali sono da _ stati fatti a partire dal 4.1.2002 (fr. 3'000.- invece di fr. 4'000.-) e nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2002 (fr. 2'000.- invece dei pattuiti fr. 4'000.-).
A partire dal 3.5.2002 e fino al 5.12.2002 _ ha ripristinato l'ordine di bonifico per fr. 4'000.- mensili.
Al dibattimento _ ha ricondotto le riduzioni da lui operate, sul canone tra il gennaio 2002 e l'aprile 2002 alla maggior spesa da lui sopportata per il consumo di nafta precedente il rifacimento da parte di _ del vecchio impianto di riscaldamento, negando invece che le riduzioni siano state da lui operate per motivi legati ad una sua situazione di carente liquidità.
L'estratto-conto _ fa comunque stato di saldi costantemente esigui che di rado hanno superato gli importi di 7'000-8'000 franchi.
1.5.
Tutto ciò premesso, è ancora qui d'uopo illustrare che non disponendo _ - come già cennato - del necessario certificato di capacità per esercenti, ha dovuto cercare qualcuno che assumesse la funzione di "gerente".
Tramite _, rifornitore di prodotti alimentari per ristoranti e alberghi, _ è nell'autunno 2000 entrato in contatto con la moglie di costui, di nome _, titolare di un regolare certificato professionale (cfr. PS _). Il 30.11.2000 _, in qualità di gestore, e _ hanno stipulato un contratto di lavoro a tempo indeterminato, in virtù del quale, a decorrere dal 1.12.2000, la donna avrebbe assunto la gerenza dell'Osteria _ per un salario di fr. 3'100.- mensili lordi.
L'importo è falso - e ciò è ammesso - stante che, aldilà della lettera del contratto, _ e la _ hanno in realtà concordato che la donna avrebbe messo a disposizione il certificato per fr. 1'000.- mensili, senza però svolgere una qualsiasi attività all'interno dell'Osteria.
Per _ si è trattato di fissare nel contratto un salario "fittizio", di guisa da poterlo produrre alla competente Autorità, facendo credere che la _ era la gerente reale, impiegata a tempo pieno al _, e non già solo una che metteva a disposizione il certificato.
Sulla base del contratto in questione e ad istanza firmata e inoltrata da _ il 30.11.2000, l'Ufficio dei permessi ha rilasciato al "gestore" _ e alla "gerente" _, in data 6.12.2000, la cosiddetta "Autorizzazione alla gestione d'esercizio pubblico" (i documenti testè menzionati sono classati quale allegati _ nel rapporto Polizia di complemento del 30.6.2003, e anche sub doc. _ in class. 4 sep. 3).
Nel seguito, le cose sono andate come era negli accordi realmente stipulati il 30.11.2000 tra _ e la _, col che è pacifico che costei non si è mai occupata della gestione del _ che veniva svolta invece dal _. La _ ha funto in buona sostanza da prestanome. Durante i primi tempi essa si è limitata a recarsi presso l'EP ogni 15 giorni circa, per un paio d'ore, senza occuparsi di nulla. Poi, dal luglio 2002 circa, essa ha cessato del tutto di recarvicisi.
Interrogata il 1° e il 2.1.2003 (cfr. verbali PS _ e 015) la donna ha testualmente dichiarato:
- PS _ del 2.1.2003:
"
... D: Come ha conosciuto il Sig. _?
R: Mio marito lavora presso una ditta che rifornisce di generi alimentare i ristoranti ed altri esercizi pubblici.
Nell’anno 2000, frequentando per motivi di lavoro l’Osteria _ ed entrando in confidenza con il _, veniva a conoscenza che questi era alla ricerca di una gerente.
Mio marito gli riferiva che io avevo il certificato di esercente, che mi sarei messa a disposizione, però senza esercitare l’attività lavorativa.
D: Vi è un contratto scritto?
R: Si, il Signor _ ha stilato un regolare contratto collettivo di lavoro, da presentare a Bellinzona, alle competenti autorità; sullo stesso era menzionato anche uno stipendio minimo di fr. 3'100 circa, anche se in realtà percepivo mensilmente fr. 1000.
D: Quali erano i suoi orari lavorativi?
R: Inizialmente, come consiglio del _, mi recavo a questo grotto, quasi sempre in compagnia di mio marito o qualche amica.
In realtà non ho mai lavorato presso quest’esercizio; ho solo messo a disposizione il certificato.
D: Lei non aveva la chiave dell’esercizio pubblico, come accedeva allo stesso?
R: Non ho mai avuto la chiave perché come già detto non lavoravo, entravo nello stesso dall’accesso riservato ai clienti.
D: Oltre al Sig. _, chi aveva le chiavi del locale?
R: Non ho idea.
D: Oltre al Sig. _, chi lavora presso quest’Osteria.
R: In qualità di cameriera lavora tale _, non conosco il cognome, ragazza giovane, scura di pelle, probabilmente proveniente dalla Repubblica del _.
D: _ ha mai avuto problemi di qualsiasi genere con il personale impiegato?
R: Non lo so.
D: A giugno di quest’anno lei ha trasmesso le sue dimissioni al Sig. _. Per quale motivo lo stesso continuava a stipendiarla con un compenso mensile di fr. 1000.--?
R: Nel periodo tra maggio e giugno di quest’anno, per motivi di salute (depressione e problemi di circolazione), ho inviato una lettera raccomandata di licenziamento al _.
Questi m’interpellava telefonicamente, riferendomi che non le accettava perché l’avrei messo nei casini (non trovava una sostituta).
Nel frattempo mi proponeva di continuare come sempre, nel senso che se arrivava un controllo di Polizia, lui riferiva che ero in ferie oppure lavoravo nel pomeriggio o di mattino, questo a dipendenza del controllo.
La sottoscritta accettava tale proposta, riferendogli nel frattempo di continuare la ricerca di una nuova gerente.
Per tale ragione il _ ha continuato a versarmi il salario pattuito sino alla fine di dicembre di quest’anno.
... omissis ... omissis ...
D: Per quale motivo, suo marito, sei mesi or sono ha voluto verificare la contabilità dell’esercizio pubblico, e dove è avvenuta quest’operazione?
R: Dal momento in cui, ho spedito la raccomandata, che annunciava il mio licenziamento, mio marito, con il mio accordo ha voluto visionare la contabilità.
Era nostra intenzione, verificare se il mio datore di lavoro avesse regolarmente pagato i contributi di legge, AVS, disoccupazione, ecc.., anche per non avere “sorprese” in seguito.
Ove mio marito abbia visionato gli incarti non lo so poiché non ero presente.
D: Era tutto in ordine?
R: Si.
D: Può descrivermi l’Osteria _, sopra la stessa cosa troviamo, chi ci vive?
R: Premetto che l’ultima volta che ho messo piede all’Osteria _ era luglio dell’anno scorso, in occasione dei mondiali di calcio.
Al piano terra vi era il bar, con dei tavolini, separata con una fioriera una seconda saletta, dove i clienti mangiavano e giocavano a carte, locale cucina e servizi igienici, non so quanti ve ne fossero.
Al primo piano, non sono mai salita, per sentito dire vi erano delle camere, non ho idea di quante fossero, che il gestore probabilmente affittava. ..."
In merito alla verifica contabile effettuata da _, lo stesso nel suo verbale PS _ ha dichiarato:
"
...D.05 Lei si é recato da _ per un controllo contabile degli oneri sociali versati da sua moglie? Quando ? Perché?
R.05 Sì, circa sei mesi fa, sono andato all’Osteria _ a _ per incontrare _ e chiedergli se effettivamente versava dallo stipendio di mia moglie gli oneri sociali.
Siamo saliti al piano di sopra dove ha un ufficio e mi faceva vedere delle ricevute postali che aveva pagato questi oneri.
La mia preoccupazione era quella che lui non pagasse quanto dovuto alle autorità ed in futuro ne avrebbe fatto le spese mia moglie. ..."
In aula, _ non ha negato di aver assunto la _ come prestanome, solo perchè essa (e non lui) era in possesso del necessario certificato di capacità. Nondimeno, a suo dire, la responsabilità di ciò non sarebbe sua bensì del contabile _, il che contrasta di tutta evidenza col fatto che il contratto (falso per l'ammontare del salario) l'ha sottoscritto lui personalmente, così pure come l'istanza inoltrata all'Ufficio dei permessi.
D'altro canto, in sede predibattimentale, nel verbale 5.6.2003, all. 34 p. 8, al rapporto di complemento del 30.6.2003, egli aveva significativamente dichiarato:
"
... Da parte mia dichiaro che a tutti gli effetti, come ho già detto al Procuratore, io ho inoltrato all'autorità la copia del contratto con la _, contratto fittizio, dal momento che lei percepiva lo stipendio di Frs. 1'000.-. Ho fatto questo allo scopo di ottenere l'autorizzazione alla gestione dell'EP. La _ non era praticamente quasi mai presente presso il _. ... "
1.6.
In aula _ ha ribadito che, a suo modo di vedere, l'attività dell'Osteria andava bene, nel senso che gli dava da vivere. Pagate tutte le spese (per il personale: la _ dal marzo 2001, suo fratello _ per alcuni mesi nel 2002, altro personale avventizio per qualche breve periodo, la parrucchiera _ a partire dal 1.9.2002, i costi fissi per l'affitto, i rimborsi dei prestiti, alcuni noleggi, i rifornimenti di vettovaglie e bevande, gli oneri sociali e ogni altro), _, che in contabilità non figurava in nessun modo, nè come beneficiario di uno stipendio nè di altro onorario per l'attività che di fatto al _ svolgeva, ha dichiarato che in realtà egli prelevava per sè dalla cassa risp. dal conto _ in media fr. 3'000.-/3'500.- mensili. Trattavasi di danaro che egli incassava al "nero", non "tippando" questa o quella consumazione, risp. non registrando questa o quella entrata.
A suo giudizio egli incassava in "nero" tra i 40'000.- e i 50'000.- fr. all'anno ed era questo danaro quello che egli tratteneva come suo "stipendio". Mangiando al _, _ ha affermato che egli aveva a suo carico poche spese, per cui la suddetta cifra di fr. 3'000.-/3'500.- al mese, gli era sufficiente.
Rammentatogli che tale guadagno egli lo conseguiva dovendo lavorare dalla mattina (quand'anche non abbia iniziato prima delle 10:00 circa) fino a oltre mezzanotte (dopo la chiusura dell'Osteria, ci voleva sempre quasi un'ora per sistemare il tutto), _ ha dichiarato che, ciononostante, per lui trattavasi di un guadagno confacente, non avendo egli grandi pretese. Salvo il viaggio a _, egli non aveva più fatto vacanza da tempo e anche per quella di _ non ha speso più di fr. 8'000.-/10'000.- in totale (comprendendo in ciò anche le spese per le cure dentarie).
_, contabile di _i, interrogato il 5.2.2003 (cfr. verbale _ del rapporto di Polizia) ha dichiarato:
"
...D1: L'agente interrogante mi chiede di spiegare come _ reputava l'andamento finanziario dell'Osteria _.
R1: Rispondo che _ mi faceva capire che l'Osteria _ andava benino. Qualche volta si lamentava che c'erano sempre fatture da pagare ma non si è mai lamentato in maniera spropositata.
D2: Mentre per lei, professionista del ramo, con i dati oggettivi in possesso, (contabilità), come reputava questo andamento?
R2: Posso precisare che nel periodo ottobre 2000-giugno 2002 (periodo di gestione _), a mio parere, l'Osteria _ se la cavasse; mentre dal giugno 2002, anche in seguito all'incendio del Ristorante _, l'Osteria _ aveva aumentato il proprio volume di clienti e di conseguenza anche quello degli incassi. Che io ricordi, dopo il fatto del _, l'aumento di clientela e di fatturazione poteva aggirarsi attorno al 20%-30%.
... omissis ... omissis ...
D4: _ le ha mai ventilato l'ipotesi di vendere il locale? Se sì, con chi avrebbe avuto dei contatti e a quale prezzo avrebbe voluto vendere?
R4: Certamente. Ne abbiamo parlato 1 volta o 2 circa a settembre o ottobre del 2002, occasione in cui _ mi diceva che se avesse trovato l'acquirente giusto e che avrebbe pagato la cifra di CHF 120'000.- da lui richiesta (trattabili), l'avrebbe ceduto. Preciso però che non mi sembrava che _ avesse un'ansia da vendita.
D5: Ci risulta che lei si è presentato, nel novembre 2002, presso l'Osteria _, in compagnia di una terza persona, la quale era interessata all'acquisto del ristorante. Cosa dichiara in merito? Chi era questa persona?
R5: E' vero. Mi sono recato presso l'Osteria _ in compagnia del signor _ che se non ricordo male abita a _ o _, il quale desiderava trovare un locale simile per la propria figlia.
lo presentai _ a _, il quale fece la sua offerta di vendita pari a CHF 120'000.-. Dopo che il signor _ aveva girato un po' per il locale onde poterlo visionare meglio, i due, restavano d'accordo che si sarebbero sentiti nei primi mesi dell'anno 2003 per comunicare il loro interesse al locale e di conseguenza accordarsi per l'operazione di compra-vendita.
D6: In quest'occasione, _, avrebbe concordato un prezzo indicativo di vendita di CHF 100'000.- e avrebbe espresso l'intenzione di discuterne con la terza persona da lei presentata dopo le festività di fine anno. Cosa dichiara in merito?
R6: Come già risposto alla precedente domanda è vero che i due si sono accordati nel senso di risentirsi i primi mesi di quest'anno. Preciso che il prezzo inizialmente richiesto da _ era di CHF 120'000.- e non CHF 100'000.- anche se penso che a quest'ultima cifra avrebbe comunque ceduto il locale. ..."
_ è stato interrogato il 12.2.2003 e al riguardo ha dichiarato (cfr. verbale _ allegato al rapporto di Polizia):
"
...D2: Quando e dove ha conosciuto il signor _?
In quale circostanza?
R2: Ho conosciuto _, presso I'Osteria _, all'inizio del mese di ottobre dell'anno 2002. _ mi è stato presentato dal signor _, che era assieme a me, una sera, attorno alle ore 1700. Era mia intenzione discutere con _, sul possibile acquisto dell'esercizio pubblico menzionato. Il titolare, visto il mio interessamento, mi mostrava in generale la strutturazione del locale.
D3: Ci può spiegare il meccanismo con il quale lei è stato messo in contatto con _?
R3: Come già detto, è stato il Signor _ ad accompagnarmi presso di lui.
D4: Per quale motivo si è recato presso l’Osteria _ in compagnia del signor _?
R4: _ mi doveva presentare _, per discutere sul possibile acquisto del locale.
D5: Quale prezzo le è stato chiesto da _ per la vendita del locale Osteria _?
R5: _, mi chiedeva circa fr. 100'000 trattabile.
D6: Quali accordi avete raggiunto in merito all’operazione di compra-vendita del locale?
R6: E’ stato stabilito il prezzo di vendita, e se fosse andata in porto l’operazione, dovevo versare un acconto di circa 30/40'000 fr. ed il resto dilazionato. Altre precisazioni non sono state fatte ed è stata la prima e l’ultima volta che ho visto _ e mi sono recato presso il suo locale.
D7: Se n’avete parlato, quali vincoli contrattuali sono stati posti all’intera operazione?
R7: Nessun vincolo contrattuale.
D8: Quante volte vi siete sentiti, lei e il signor _?
R8: Ribadisco che io non ho più sentito _, neanche _ siccome non m’interessava più l’affare.
D9: In sua presenza, _, ha mai ventilato l’ipotesi di voler bruciare il locale (anche proferendo tale frase in modo ironico. Per esempio: “
... piuttosto di venderlo sotto prezzo lo brucio...
”)?
R9: Assolutamente no, _ in mia presenza non ha fatto tale affermazione.
D10: E’ a conoscenza se c’erano altre persone interessate all’acquisto del locale Osteria _ di _?
R10: Non ne sono a conoscenza.
D 11: Lei sa dirmi perché _ era intenzionato a vendere l’Osteria _?
R 11: Non lo so, _ non me l’ha nemmeno detto.
D 12: Come mai il Sig. _ le ha proposto l’acquisto dell’Osteria _?
R 12: Sono stato io a chiedere al Signor _ se aveva un locale o se conosceva qualche locale da acquistare. Io ero intenzionato a mettermi in proprio. ..."
Tornando alle dichiarazioni rese da _ nel già citato verbale allegato 108, si ha che lo stesso contabile aveva dato atto agli interroganti che in contabilità non figuravano poste riconducibili a uno "stipendio" percepito da _ per l'attività che svolgeva al _, col che anche _ ha dovuto dare atto - bontà sua - che potesse esserci "il sospetto che lui facesse del nero" (sic!).
Ha inoltre ridimensionato precedenti sue dichiarazioni circa la redditività dell'Osteria.
Si legge infatti nel citato verbale, a p. 4 e seguenti:
"
...R9: Concordo con l'agente interrogante circa gli importi appena citati. Effettivamente può nascere il dubbio che _ non facesse figurare tutte le entrate, Quindi, anche se non posso esserne sicuro, nasce il sospetto che lui facesse del "nero".
D10: Sempre dalle dichiarazione di _ risulta che dai prelevamenti che effettuava presso la Banca _, oltre al suo stipendio, riusciva anche coprire le diverse spese che l'Osteria era obbligata a sostenere (fornitori, affitto, ecc...). Come spiega tutto questo considerando il fatto che, per il calcolo dello stipendio, abbiamo preso in considerazione l'intero ammontare dei prelevamenti e quindi senza tener conto degli altri costi (affitto, ecc...) per i quali _ dice di aver attinto il necessario denaro dai medesimi prelievi?
R10: Secondo me i soldi che prelevava dal conto presso la Banca _ venivano utilizzati quasi esclusivamente per far fronte ai pagamenti di fornitori, ecc .Questo conferma quindi l'ipotesi che incassasse qualche soldo in "nero".
D11: Non ha mai chiesto a _ delucidazioni in merito?
R11: Posso precisare che non ho mai chiesto spiegazioni particolari circa l'andamento dell'Osteria _ a _. In sporadiche occasioni chiedevo come affrontava le proprie spese. Mi rispondeva che lui riusciva ad andare avanti, anche se con fatica, mangiando nel locale e facendo qualche sacrificio. Inoltre penso che l'affitto di casa sua lo pagasse la convivente.
... omissis ... omissis ...
D13: Secondo lei come si può considerare il tenore di vita che _ conduceva?
R13: Posso considerare il suo tenore di vita modesto. Non mi risulta che avesse oggetti di lusso e non credo che potesse permettersi grandi spese.
D14: Nel locale adiacente l'Osteria _ è ubicato un salone da parrucchiera, dove la sig.ra _ lavora in qualità di parrucchiera.
E' in grado di dire chi gestiva la contabilità di questo salone?
R14: La contabilità del salone da parrucchiera non era ancora stata impostata ma dovevo essere io a gestirla. Ne avevamo parlato con _ al momento dell'apertura del salone. Penso che tenessero dei giustificativi in una busta o in un classeur all'interno del locale adibito ad ufficio dell'Osteria _. Comunque io non sono mai entrato possesso di questi giustificativi; cosa che avrei fatto nelle prime settimane del 2003.
D15: Fino a quando lei ha ricevuto o è entrato in possesso della documentazione dell'Osteria _ necessaria alfine di poter effettuare le registrazioni contabili?
R15: La documentazione contabile è stata registrata fino al giugno 2002. Sono però ancora in possesso, se non sbaglio, di documentazione relativa ai mesi di luglio e agosto 2002. Documenti che si trovano tuttora presso il mio ufficio di _.
D16: Oltre alla documentazione relativa alla contabilità dell'Osteria _, presso il suo ufficio, ha anche altri documenti (corrispondenza varia)?
R16: In mio possesso non ho altro che la documentazione contabile. Preciso che nella giornata di domani, 06.02.2003, dovrei incontrarmi con l'assicuratore, sig. _ della _, per discutere l'eventualità di avere copia dei contratti assicurativi dell'Osteria _. Qualora ne entrassi in possesso sarà sicuramente mia premura darne debito avviso all'interrogante.
D17: Le risulta che _ avesse dei debiti?
R17: Ricordo che gli era arrivato un precetto che penso sia stato parzialmente pagato. Penso che trattavasi dell'IVA non pagata. ... "
_, inquilino fisso di _ (installato al _ sin dalla gestione _, occupava stabilmente la camera 3 sita al 1° piano, per la quale pagava un affitto di fr. 400.- mensili), in amichevoli rapporti con lui, al quale, in certe occasioni, dava anche una mano per piccole commissioni o per andare a prendere, risp. riportare al domicilio la _, interrogato sulla situazione finanziaria (per quanto a lui nota) del _, ha dichiarato (cfr. all. _ al rapporto di Polizia p. 10):
"
... Domanda:
Per quanto lei ne sa, come era la situazione finanziaria del _?
Risposta
:
Dire che andava bene io lo intendo in un’altra maniera. Ogni tanto _ mi diceva che quel giorno non aveva incassato nulla, un altro giorno poco. A parte queste cose non mi ha mai detto come andava il _.
Domanda
:
_ le ha mai detto di aver l’intenzione di vendere il _?
Risposta
:
Una volta _ mi aveva detto che se trovava qualcuno che comprava, quasi quasi avrebbe venduto. Non mi ha mai detto che c’era qualcuno interessato ad acquistare il _.
Questo era stato una sorta di sfogo personale, non saprei come definirlo esattamente. Era un periodo che andava poco. _ non è un paese facile. Non c’è molta vita, c’è poca gente che gira. Inoltre a _ ci sono diversi bar e ristoranti. ... "
Secondo accertamenti fatti dagli inquirenti presso l'UEF, al nome di _ sono stati emessi quattro attestati di carenza beni risalenti agli anni 1985/86 per complessivi fr. 3'200.- circa. In data 18.3.2002 contro _ l'UEF ha rilasciato altri cinque atti di carenza di beni per un totale di fr. 11'000.- circa, verosimilmente concernenti il mancato pagamento di pubblici tributi.
Altre sei procedure esecutive sono state avviate contro _, tra il dicembre 2001 e il novembre 2002 per complessivi fr. 9'700.- circa per il mancato pagamento di debiti risp. di premi di cassa malati (che _ in aula ha addebitato ad una dimenticanza di _, il che appare poco verosimile stante che le esecuzioni avviate dalla Cassa sono ben quattro sull'arco di quasi un anno), nonchè di pubblici tributi (cfr. classeur 4/16, all. _ ed anche il rapporto di segnalazione della PS del 10.2.2003, all. _ al rapporto di Polizia).
Nel rogo del _ sono andati distrutti tutti i classeurs che _ teneva in un suo ufficio sito al primo piano dello stabile e che contenevano la documentazione da consegnare al contabile _ per il periodo 1.7.2002-31.12.2002, col che presso _ è stata reperita solo la documentazione contabile relativa ai tre mesi di esercizio del 2000, quella relativa al 2001 e, per il 2002, solo quella relativa al primo semestre.
L'analisi di tale documentazione ha permesso di accertare quanto segue (cfr. rapporto di segnalazione, all. _ al rapporto di Polizia, firmato congiuntamente da un funzionario di Polizia e da un funzionario dell'Efin):
"
- Anno 2000
La cifra d'affari risultante dalla contabilità ammonta a CHF 60'675.35 (di cui CHF 53'225.05 ricavata dall'attività di ristorazione) per un periodo di circa 3 mesi (ottobre-dicembre 2000). A fronte di questi ricavi rileviamo che i costi per lo stesso periodo ammontano a CHF 54'482.15; ne deriva perciò un utile di CHF 6'193.20.
... omissis ... omissis ...
- Anno 2001
Rileviamo una cifra d'affari di CHF 182'906.70 (di cui CHF 157'380.- derivati dalla ristorazione). A fronte di questi ricavi rileviamo costi per CHF 188'186.30 che danno perciò una perdita d'esercizio per l'anno 2001 di CHF 5'279.60.
... omissis ... omissis ...
- Anno 2002
Facciamo notare che la contabilità in nostro possesso è stata registrata fino al 30 giugno 2002.
La cifra d'affari ammonta a CHF 89'182.50 (di cui CHF 69'507.55 mediante la ristorazione). A fronte di questi ricavi abbiamo costi per un ammontare di CHF 73'399.65. Ne deriva quindi un utile provvisorio d'esercizio al 30 giugno 2002 di CHF 15'782.85.
... omissis ... omissis ..."
(cfr. per la documentazione di dettaglio il classeur 15, allegati 4, 7, 8 e 9).
1.7.
Per quanto riguarda l'Osteria _ è pacifico che _ ha stipulato un'assicurazione - cose (mobili, merci, installazioni trovantisi nell'immobile) contro i rischi incendio, furto con scasso, danni acque, rottura vetri con la _ e ciò già a partire dal 31.10.2000.
La somma assicurata per eventuali danni alle cose era di fr. 200'000.-. Inoltre la polizza prevedeva anche l'assicurazione per fr. 200'000.- per l'interruzione d'esercizio e ciò per la durata massima di 24 mesi.
La polizza prevedeva il pagamento di un premio annuo di fr. 1'243.- da versare in quattro rate trimestrali da fr. 336.10 l'una. _, ispettore sinistri dell'assicurazione _, sentito anche al dibattimento, ha dichiarato che _ ha pagato il 13.12.2002 il premio per il trimestre 1.1.-31.3.2003, mentre che in precedenza era accaduto che il premio fosse pagato in ritardo (cfr. all. 077 al rapporto di Polizia).
In quel verbale (che è del 17.1.2003), _ ha altresì dichiarato che _ a tale data non aveva inoltrato all'assicurazione nessuna notifica di sinistro.
In aula _ ha confermato che _ neppure nel seguito ha fatto valere pretese di risarcimento, anche se, in caso d'assoluzione, egli sarebbe ancora legittimato ad inoltrarne.
Al dibattimento _ ha altresì prodotto uno scritto di data 12.3.2004 in cui ha elencato tutte le assicurazioni stipulate tra _ e la _ ed anche i sinistri che _ ha prima del 31.12.2002 notificato (in genere per infortuni suoi, risp. dei dipendenti) e come sono stati liquidati (cfr. doc. dib. 2). Tali liquidazioni spiegano talune entrate che hanno alimentato il conto di _ presso la _, altrimenti in sofferenza.
Tramite _ è stato altresì accertato che la polizza-cose stipulata da _ con la _ è identica a quella stipulata tra la _ e _ detto _ (ed anche _), gerente del ristorante _, sito all'interno dell'ex Centro _ e risultato molto danneggiato in seguito ad un incendio doloso (i cui autori non sono stati sin qui identificati) scoppiato la notte del 7.8.2002, quando la famiglia _ era in vacanza in Italia.
Il fatto che le polizze siano praticamente identiche è stato da _ ricondotto alla circostanza che all'epoca fungeva da sotto-agente di un loro ispettore di acquisizione, tale _, titolare della _, ditta che, per un periodo, aveva avuto gli uffici nello stabile dell'Osteria _.
La donna, interrogata il 10.9.2003 (cfr. classeur 4, sub. 3.38), ha spiegato di aver conosciuto _ nel 2000 e di aver fatto a lui e ai familiari tutte le assicurazioni, ivi comprese quelle delle macchine.
L'assicurazione cose relativa all'Osteria _ _ l'aveva stipulata con la _. Subentrato _, la _, confrontando le offerte, aveva scelto per _ la _ perchè il premio era risultato più conveniente.
D'altro canto, essendo la _ all'epoca sottoagente di un acquisitore della _, agenzia di _, è evidente che essa tendesse ad appoggiare i suoi clienti a questa assicurazione piuttosto che ad una concorrente.
La _a, con la sua _, fu inquilina di _ dal luglio 2001 all'aprile 2002, pagando per il subaffitto fr. 1'300.- al mese e poi, occupato un secondo locale, ulteriori fr. 300.- al mese. Nell'aprile 2002 lasciò i vani dopo aver dato regolare disdetta, per trasferirsi a _.
_ in aula ha confermato che, tra fine ottobre e metà dicembre 2002, ha pagato ai _, in due tranches, complessivi fr. 80'000.- per l'incendio del _, più una fattura di fr. 40'000.- circa per i lavori di sgombero.
La liquidazione avrebbe dovuto avvenire con il versamento di ulteriori fr. 45'000.- circa più fr. 30'000.- circa per l'interruzione di esercizio nel gennaio/febbraio 2003. Sennonchè, bruciato il _, e avviata l'inchiesta sfociata nel presente procedimento, la _ ha deciso di sospendere le trattative con _ in attesa di vederci un po' più chiaro.
Tornando a _, si ha incontestatamente che egli, a partire dal 1.9.2002 ha aperto nello stabile del _ un salone da parrucchiera che all'uopo ha appositamente attrezzato con poltrone-lavacapelli, gli strumenti del mestiere e i prodotti ad una tale attività connessi.
Come parrucchiera ha assunto _ l, detta _, residente a _ con il marito ed i figli e cugina di _.
_ ha assicurato l'arredamento e i ferri del mestiere della parruccheria presso la _, stipulando una polizza contro il rischio d'incendio, furto, danno acque, ecc. per la somma assicurata di fr. 50'000.-, nonchè per fr. 100'000.- per un eventuale interruzione d'esercizio a decorrere dal 1.9.2002.
In più ha stipulato sempre con la _ anche delle polizze di assicurazione dell'indennità giornaliera in caso di malattia e di infortunio della _ nonchè una RC professionale.
Al riguardo ha riferito in sede predibattimentale e poi in aula _, ispettore sinistri della _ (cfr. il suo verbale 082 allegato al rapporto di Polizia nonchè le polizze in atti).
In aula _ ha precisato che _ sino alla data del dibattimento non ha inoltrato il cosiddetto avviso di sinistro nè in altro modo ha sin qui presentato pretese.
A suo tempo _ già il 1.1.2003 s'era recato sul luogo dell'incendio e aveva avviato le relative pratiche d'ufficio (anche quella - ora in sospeso - riguardante la polizza di _), perchè la _ è risultata esser l'assicurazione di _ per la struttura del bocciodromo nonchè di alcuni terzi che hanno subito danni di rottura vetri, risp. alle vetture posteggiate negli immediati dintorni dell'Osteria.
1.8.
Venendo ai precedenti penali, si ha che _ il 3.4.1997 è stato condannato a trenta giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per anni tre, per ripetuta truffa, tentata e consumata e per falsità in documenti.
Il decreto d'accusa è in atti e ad esso per i dettagli si rinvia (cfr. classeur _, sub 6.1).
Dal casellario italiano (ibidem, sub 6.2) risulta una sua condanna di data 5.2.1999 pronunciata dalla Corte d'appello di _ per falsificazione di monete e associazione per delinquere (reati commessi tra il 1997 e il 5.3.1998) ad anni uno e mesi undici di reclusione, sospesi, nonchè ad una multa.
In aula, _ ha sostenuto di essere stato ingiustamente condannato, essendosi egli trovato casualmente in macchina con due persone che la Polizia gli riferì essere state in possesso di un miliardo di lire false. Poichè gli fu prospettato di non andare in carcere, egli accettò, quantunque innocente, in via di patteggiamento la suddetta pena.
2. Vita e precedenti di _
2.1. _
, oggi trentaseienne, è nato e cresciuto a Mesoraca, in seno alla famiglia, composta dai genitori e da altri tre figli. _ è il terzogenito. La madre è casalinga e il padre, manovale, ha lavorato per lunghi anni in Svizzera, in Germania ed in Corsica.
Attualmente i genitori di _, insieme al fratello _, sono tornati a vivere a Mesoraca. La sorella _, coniugata con _, vive a _, provincia di _, mentre che il fratello _ è in carcere.
Al paese d'origine, _ ha frequentato le scuole fino alla seconda media. Poi ha svolto lavori vari, di manovale, senza imparare una specifica professione.
A seconda degli anni ha vissuto nel _, in _, in zona di _ e, per un periodo, anche a _.
Trattasi dei primi anni novanta quando ha sposato una donna svizzera da cui ha divorziato dopo breve periodo. Dal matrimonio non sono nati figli. Nel 1993 si è risposato in Liguria, ad _, con una donna che ivi ancora risiede e dalla quale ha avuto un figlio che ha attualmente quasi undici anni. Del bambino si occupa la madre, dalla quale _ ha divorziato nel 1995.
Sin dall'età giovanile, _ ha abusato di sostanze stupefacenti, in particolare di eroina che sniffava e che, per procurarsela, a partire dagli anni novanta, ha pure cominciato a spacciare.
Di ciò fa fede anche il casellario italiano in atti (cfr. classeur 3 sub 6.2) dal quale risultano le seguenti condanne:
"
- 30/9/1991 SENTENZA G.I.P. TRIBUNALE _ IRREV. IL 21/10/1991
1) DETENZIONE ILLECITA DI SOSTANZE STUPEFACENTI IN CONCORSO ART. 73 COMMA 2 N. 4 D.P.R. 9/10/1990 N. 309 (REATO COMMESSO IL 13/8/1991) MESI 10 GG 20 DI RECLUSIONE E LIRE 4.500.000 DI MULTA
CONFISCA DI QUANTO IN SEQUESTRO
- PENA SOSPESA (ART. 163 C.P.);
- 15/1/1992 SENTENZA CORTE APPELLO _ IRREV. IL 4/2/1992
1) FURTO (REATO COMMESSO IL 20/7/1987) MESI 4 DI RECLUSIONE E LIRE 100.000 DI MULTA
- PENA SOSPESA - NON MENZIONE;
- 26/1/1999 SENTENZA TRIBUNALE _ IRREV. IL 13/3/1999
1) DETENZIONE E CESSIONE ILLECITE DI SOSTANZE STUPEFACENTI (REATO COMMESSO IL 9/1/1997 IN _) MESI 5 GG 10 DI RECLUSIONE E LIRE 2.300.000 DI MULTA
SOSTITUITA LA RECLUSIONE CON LIBERTÀ CONTROLLATA PER IL DOPPIO DELLA DURATA;
- 4/10/1999 SENTENZA CORTE APPELLO _ IRREV. IL 30/6/2000 LA CASSAZIONE DICHIARA INAMM. IL RICORSO IN DATA 30/6/2000
1) PRODUZIONE ILLECITA DI SOSTANZE STUPEFACENTI (REATO COMMESSO IL 11/5/1998 IN CUTRO) ANNI 3 MESI 8 DI RECLUSIONE E LIRE 25.000.000 DI MULTA
INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI PER
ANNI 5
CONFISCA DI QUANTO IN SEQUESTRO;
- 17/8/2000 SENTENZA CORTE APPELLO _ IRREV. IL 17/10/2000
1) VIOLAZIONE DEL T.U. SULLA DISCIPLINA DEGLI STUPEFACENTI E SOSTANZE PSICOTROPE, PREVENZIONE, CURA E RIABILITAZIONE DEGLI STATI DI TOSSICODIPENDENZA _. IN CONCORSO ART. 73 D.P.R. 9/10/1990 N. 309, 62 BIS C.P. (REATO COMMESSO IL 1/1/1998 IN _) ANNI 2 E MESI 8 DI RECLUSIONE E LIRE 20.000.000 DI MULTA."
In aula _ ha precisato che tra il 1998 ed il 2000 ha espiato alcune delle suddette condanne.
Essendo stato rilasciato nel marzo 2000, egli è non solo pregiudicato bensì anche recidivo ex art. 67 CP.
Dal casellario svizzero risulta una condanna di _ per decreto di accusa, emanato il 12.11.1997, per infrazione alla LDDS, sanzionata con 30 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per anni tre e con l'espulsione per anni tre.
In aula _ ha dichiarato che dopo il suo rilascio dal carcere ha soggiornato fino all'ottobre 2000 nel _, appoggiandosi alla famiglia della sorella.
A suo dire avrebbe per qualche periodo ripreso anche a lavorare nell'edilizia come manovale guadagnando intorno ai 2,5 milioni di lire al mese.
Avrebbe parimenti ripreso a drogarsi e anche a bere in modo eccessivo. Trovandosi senza danaro, nell'ottobre 2002, insieme a _, è passato a commettere delle rapine in Piemonte. A suo dire egli avrebbe col correo commesso tre rapine in banca minacciando i cassieri con un coltello.
Vi è in atti la domanda di estradizione di data 15.1.2003 presentata alle Autorità svizzere dalla Procura della Repubblica di _ (classeur 3, sub 7.14). Dagli atti italiani risulta che _ è ricercato in arresto dal 26.11.2002 per due rapine commesse il 18.10.2002, risp. il 22.11.2002 a _, risp. a _ che hanno fruttato un bottino di ca. 12'000 euro, risp. di 8'000 euro. Saputo di essere ricercato, _ si è dato, verosimilmente verso la fine di novembre del 2002, alla latitanza riparando in Ticino, e meglio - come si vedrà nel seguito - a _ dove trovò ospitalità e alloggio presso l'Osteria _.
_ al dibattimento ha sostenuto che nel dicembre 2002 non ha più consumato eroina, limitandosi a sniffare occasionalmente cocaina che acquistava in bolas da non meglio noti africani, spacciatori attivi sulla piazza _.
Dopo il suo ricovero in ospedale la notte sul 1.1.2003, egli è stato sottoposto all'analisi del sangue per la determinazione dell'alcolemia, risultata essere di grado ricompreso tra lo 0,19 per mille e lo 0,29 per mille. Data l'esiguità del campione di sangue a disposizione le analisi tossicologiche non hanno potuto essere effettuate (cfr. all. 232 al rapporto di Polizia).
2.2.
Nell'esplosione/incendio per cui qui si procede, _ ha riportato lesioni gravissime, non ancora risolte, per cui egli è stato dai medici dichiarato carcerabile solo per la durata del processo, dopo il quale ancora dovrà essere sottoposto a cure di riabilitazione, essendo egli tuttora paralizzato alle gambe e quindi incapace di camminare e permanendo dei disturbi del linguaggio.
In atti vi sono numerosi certificati medici che illustrano lo stato di lui alle relative date. Che detto stato sia stato all'inizio assai grave fu constatato dai primi sanitari che si occuparono di lui tosto che fu estratto dalle macerie, tant'è che, a mezzo elicottero, egli fu subito trasferito al Centro grandi ustionati dell'Ospedale universitario di _, ove giunse già intubato e sedato quello stesso 1.1.2003.
Rimase intubato dal 1.1.2003 al 15.1.2003 e poi ancora dal 30.1.2003 al 4.2.2003. Subì in quel periodo diverse operazioni e circa il pericolo di morte, nel certificato del 14.10.2003 (cfr. classeur 3 sub 5.63), i medici di _ si sono così espressi:
"
... Herr _ erlitt 43% Verbrennung der Körperoberfläche tief zweitgradig (tief zweitgradige Verbrennungen heilen schlecht spontan und mit ausgedehnten Narben (in 3-6 Wochen) und einem gesicherten Inhalationstrauma. Zusätzlich stand eine CO-Intoxikation zur Diskussion. Gemäss der Überlebens- prognose Brandverletzter nach der American Burn Association von 1995 bestand ein Mortalitätsrisiko von 40%, dies allerdings bei vor dem Unfall gesunden Patienten. Bei Herrn _ lagen aber gemäss unseren Akten auch Drogen- und Alkoholprobleme vor, die Prognose bei Verbrennungen noch einmal deutlich verschlechtern, so dass mit einem Mortalitätsrisiko von 50% gerechnet werden musste. ... "
_ è stato trasferito da _ alla Überwachungsstation dell'_ (in pratica la struttura carceraria all'interno dell'ospedale) l'11.2.2003 e ivi rimase fino al 21.5.2003, quando fu trasferito ad un'altra struttura (aperta) dell'_, denominata _ Medizinische Abteilung.
Prima del trasferimento da _ a _, il Procuratore pubblico aveva dato le seguenti disposizioni (cfr. lettere del PP nel classeur 3 sub 5.1):
"
... Gegen _ habe ich einen Haftbefehl ausgesprochen der aber dem Angeschuldigten wegen seines Gesundheitszustandes noch nicht zugestellt werden konnte. Der Haftbefehl gilt also als suspendiert. An seiner Stelle wurden Ersatzmassnahmen angeordnet gemäss Artt. 96 ff TI StPO: demzufolge ist _ untersagt das Spital zu verlassen und Zugang zu den Medien zu haben. Kontakte zu anderen Personen (nicht Spitalangestellte) oder Besuche Verwandter sind nur mit unserer Bewilligung gestattet...."
Delle condizioni di _ nel periodo successivo al trasferimento a _ riferisce il certificato medico del 4.4.2003 (in classeur 3, sub 5.13) cui per i dettagli si rinvia, non senza qui precisare che inizialmente complicarono il decorso della malattia ripetuti casi di gravi infezioni su un paziente totalmente paralizzato agli arti inferiori e superiori che doveva essere nutrito per via parentale, ovvero tramite sonda, portatore di altre patologie, in particolare di importanti disturbi delle parole. Avuto riguardo alla "capacità di essere interrogato" nel citato certificato del 4.4.2003 si legge:
"
... Herr _ ist aus medizinischer Sicht in eingeschränktem Masse vernehmungsfähig. Eine formale Prüfung der kognitiven Funktionen ist derzeit nicht durchführbar, so dass diesbezüglich nicht alle Zweifel ausgeräumt werden können. Herr _ ist aber im Stande, im Spitalalltag einfache Fragen zu beantworten und seine Bedürfnisse zu kommunizieren. Allerdings ist dies bei vermindertem Sprachfluss mit einiger Anstrengung verbunden. Ein halbstündige Befragung ist in unseren Augen jedoch möglich. ..."
Nondimeno risulta dagli atti che, col consenso dei medici curanti, già a partire dal 25.2.2003, _ cominciò ad essere interrogato dagli inquirenti.
Per la prima e la seconda audizione si è proceduto a registrazioni dell'audio, con successiva trascrizione riassuntiva risp. integrale, con domande e risposte.
Per le successive si è fatto luogo a registrazione su videocassetta. Le audizioni di _ durante il periodo di ospedalizzazione presso la Überwachungsstation sono state nove. La prima è quella eseguita dall'ispettore _ il 25.2.2003. Il riassunto si trova all'allegato 142 del rapporto di Polizia. L'audizione risulta essere durata 44 minuti, intercalati da due brevi pause.
Il 5.3.2003 _ è stato interrogato ancora dall'ispettore _ per la durata di quattro minuti. La trascrizione figura all'allegato 155.
Il 6.3.2003 il Procuratore pubblico (in presenza di tre agenti di PS) ha interrogato _ per la durata di 20 minuti. L'audizione è stata - come detto - videoregistrata ed in atti vi è la relativa trascrizione, all'all. 156 del rapporto di Polizia.
All'audizione del 12.3.2003 ha partecipato anche il difensore di _. L'audizione è durata 48 minuti. La videocassetta è stata parzialmente visionata dalla Corte nel corso del dibattimento (cfr. per la trascrizione l'allegato 166 al rapporto di Polizia).
Dopo di allora e prima del suo trasferimento alla _, _ è stato sentito altre cinque volte, ovvero il 20.3.2003 dal PP, presente il Difensore (cfr. all. 172), da agenti di PS il 27.3.2003 per 26 minuti (all. 176), il 28.3.2003 dal PP, presente il Difensore, per 22 minuti (allegato 177), l'8.4.2003 dagli agenti di PS (il riassunto costituisce l'allegato 181 al rapporto di Polizia), l'11.4.2003 dal PP, presente il Difensore, per 20 minuti (cfr. allegato 186).
Come già cennato, _ è stato trasferito presso la _ il 21.5.2003. Prima del trasferimento il medico curante ha scritto al Procuratore pubblico nei seguenti termini (cfr. classeur 3, sub 5.25):
"
... Sehr geehrter Herr _
von Herrn _ habe ich die Mitteilung erhalten, dass Sie die Versetzung von Herrn _ unter Einhaltung gewisser Bedingungen in unsere Abteilung bewilligen. Ich muss sie informieren, dass es sich bei der Medizinischen Abteilung _ um eine offene Rehabilitationsabteilung handelt, bei der die von Ihnen geforderten Einschränkungen bezüglich Kontakte nur bedingt aufrecht erhalten werden können, und nicht überprüft werden können. Der Patient wird kein Spitaltelefon erhalten und wir werden der Tür einen Hinweis anbringen, dass Besuche für Herrn _ sich bei uns melden müssen. Zusätzlich werden wir Herrn _ nicht erlauben, das Spitalareal zu verlassen. Andere Einschränkungen und insbesondere Kontrollen unsererseits sind aber nicht möglich. Darf ich Sie bitten mir schriftlich zu bestätigen, dass Sie auch unter diesen Bedingungen der Versetzung von Herrn _ weiterhin zustimmen. ... "
Il Procuratore pubblico ha autorizzato il trasferimento alle condizioni di cui alla surriprodotta lettera con risposta del 13.5.2003 (cfr. classeur 3, sub 5.27).
Dopo il trasferimento alla _, _ è stato ancora interrogato il 4.6.2003, il 20.6.2003 e il 13.8.2003 (cfr. l'allegato 032 al rapporto di complemento e nel classeur 2, le trascrizioni delle videocassette di cui agli annessi 4.6, 4.7, 4.8).
Delle condizioni di salute di _ nel periodo in cui è stato ricoverato all'_l presso la _ riferiscono i certificati medici del 6.8. e del 22.8.2003 (sub 5.34 e 5.40) e, più compiutamente, quello del 26.9.2003 (classato sub 3.9).
Ad essi, letti al dibattimento, per i dettagli si rinvia, non senza qui suntivamente illustrare che, a fine settembre 2003 _ era - secondo i medici curanti - in grado di mangiare da solo, non era più incontinente, era capace di muoversi da solo con la sedia a rotelle. Le difficoltà di comunicazione e di ragionamento erano piccole. Residuava uno stato di dipendenza nel lavarsi, nel vestirsi, nello spostarsi dalla sedie a rotelle al letto, alla toilette ed era incapace di camminare.
Alla luce del predetto certificato, _ è stato il 1.10.2003 tratto formalmente in arresto, tradotto in Ticino ed ospedalizzato in una delle camere-celle chiuse, site al nono piano dell'Ospedale _.
All'avv. _, difensore di _, che gli aveva chiesto ragguagli in sede di complemento, il Procuratore pubblico, in data 2.10.2003, comunicava l'avvenuto arresto del 1.10.2003 ed illustrava le misure adottate nei vari periodi per limitare i contatti di _ con il mondo esterno nei seguenti termini (cfr. il plico di doc. classati nel classeur 2, sub 3.9):
"
... - alla luce dell'evoluzione del suo stato di salute, _ è stato formalmente tratto in arresto ieri 1. ottobre 2003;
- precedentemente egli è stato ricoverato presso diversi istituti ospedalieri (_e _) in conseguenza delle ferite riportate nella notte di Capodanno. Nei suoi confronti sono evidentemente state adottate misure sostitutive dell'arresto ai sensi degli art. 96 segg. CPPT. Nello specifico la situazione si presentava come segue:
̈
dall'1.1 al 11.2.2003 _ è stato degente presso il reparto cure intense dell'Ospedale universitario di _o: egli ha trascorso parte di questo tempo in stato di incoscienza, in ogni caso intubato ed alimentato artificialmente. Non essendo stato possibile notificargli l'ordine di arresto, sono state adottate misure sostitutive (cfr. doc. 7.1 -7.4 classatore _). In particolare, e a prescindere dalle sue effettive possibilità motorie, a _ è stato fatto divieto di allontanarsi dalla stanza di ospedale assegnatagli, di ricevere visite senza il consenso della magistratura inquirente, di avere accesso ai media. La Polizia ticinese, direttamente o tramite i colleghi di _, era in contatto con la direzione del reparto ed i suoi collaboratori per ogni evenienza. Come si evince dagli atti (classatore _, separazione 8), durante questo periodo _ (padre di _) e _ (sorella) sono stati autorizzati ad
una
visita individuale (uno dopo l'altro)
sorvegliata
da agente della Polizia giudiziaria ticinese, al proprio parente;
̈
in data 11.2.2003 _ è stato trasferito alla Überwachungsstation dell'_. Trattasi di un reparto chiuso, vigilato. Costretto e immobilizzato a letto, egli ha continuato ancora per diverso tempo ad essere alimentato artificialmente, la sua autonomia risultando peraltro nulla. Come risulta dal doc. 7.6 (classatore _), gli è comunque stato fatto divieto di lasciare l'Ospedale, di avere accesso ai media, di avere contatti con persone non impiegate dell'Ospedale e quindi anche di ricevere visite senza il consenso del magistrato, rispettivamente di ricevere o fare telefonate, ricevere o inoltrare corrispondenza. In data 16 aprile 2003 (cfr. classatore _, sezione 8) lo scrivente ha autorizzato
una visita sorvegliata
da agente della Polizia ticinese per _ (sorella), _ (zia) e _ (cognato). E' vero che, fatta astrazione per il diritto alle visite e accesso ai media, sul piano della libertà di movimento la sua situazione, date le condizioni di salute, non era fondamentalmente diversa da quella in cui si sarebbe trovato un altro paziente con medesime lesioni;
̈
il 21.5.2003 ho autorizzato il trasferimento di _ alla _ dell'_ affinché potesse iniziare una cura di riabilitazione. Pur trattandosi di un reparto "aperto", tenuto conto delle ancora precarie condizioni di salute di _, non sono stati previsti piantonamenti. Rimanevano tuttavia in vigore i divieti e le limitazioni ordinate in precedenza (autorizzato però a guardare la televisione): sul piano pratico e d'intesa con la Direzione della _ è stato fatto in modo che _ non potesse comunque allontanarsi dall'ospedale e non gli è stato dato accesso a collegamenti telefonici (cfr. doc. 5.25 classatore _). Visite di parenti e amici continuavano ad essere sottoposte alla mia autorizzazione. La Polizia Giudiziaria
del
canton Ticino d'intesa con il Comando della Polizia del canton _ ha inoltre previsto un dispositivo di "allarme"
e
di "intercettazione" di eventuali visite non autorizzate (cfr. doc. sezione 8 classatore _). In data 7 luglio 2003 ho autorizzato
una visita sorvegliata
per _ (cognato), _ (nipote), _ (sorella). Il 21 agosto 2003 ho autorizzato colloqui telefonici liberi con _, _
e _
(genitori) e avv. _ (patrocinatore). Prima di questa data _ aveva ricevuto, per errore di un'operatrice dell'ospedale, una telefonata da parte di sua madre. Ne sono stato immediatamente informato
ed
il disguido non si è ripetuto;
- non mi risulta che in questi nove mesi _ abbia ricevuto visite o abbia avuto contatti non autorizzati. ..."
Il 5.10.2003 _ è stato trasferito al _ siccome dichiarato carcerabile, sennonchè nei giorni seguenti il suo stato di salute è peggiorato ed egli è stato ricondotto all'_, alla _, dove è rimasto fino a pochi giorni prima dell'apertura del dibattimento.
Periodicamente i medici curanti hanno inviato al Procuratore pubblico rapporti sull'evoluzione del caso, e ciò il 7.11.2003 (doc. 5.63), l'8.12.2003 (doc. TPC 7), il 6.2.2004 (doc. TPC 21), il 18.2.20024 (doc. TPC 26), fino al 28.2.2004 (doc. TPC 29) quando hanno dichiarato _ carcerabile per la durata del processo.
Nel certificato del 18.2.2004, per quanto attiene la prognosi, i medici hanno dichiarato quanto segue:
"
...1.1. Die Prognose bezüglich Wiedererlangung der Gehfähigkeit ist grundsätzlich schwierig zu stellen, aufgrund unserer Einschätzung und der Erfahrung mit dem bisherigen Verlauf ist kaum davon auszugehen, dass Herr _ bis am 11.03.2004, dem Datum des Prozessbeginnes, fähig sein wird, selbstständig zu Gehen.
1.2. Der Verlauf bezüglich Gehfähigkeit ist grundsätzlich als eher günstig einzustufen, wobei wir noch mit mehreren Monaten rechnen. Es wird sich voraussichtlich eher um eine teilweise Erholung als um eine vollständige Erholung handeln. Hierzu kann aber nicht abschliessend Stellung genommen werden.
... omissis ... omissis ...
1.4. Limitierend bleibt die Polyneuropathie und damit verbundene schwere Ataxie: der Begriff Ataxie bezieht sich auf die Steuerung der Bewegungen und drückt aus, dass feine Bewegungen noch ungenügend gesteuert werden können und auch grobmotorische Bewegungen mit ausfahrenden und ungezielten Bewegungen der Extremitäten verbunden sind. Dies führt zu einer erheblichen Unsicherheit und sobald das Gehen versucht werden kann, zu einem erhöhten Sturzrisiko, was eine verlängerte Rehabilitation unter erschwerten Bedingungen bedeutet. Inwiefern sich der Patient bezüglich dieser Ataxie erholen kann bleibt offen. Das muss im Verlauf neu beurteilt werden.
2. Herr _ hat in allen Bereichen weitere kleine Fortschritte erzielt, er ist aber nach wie vor nicht imstande, die Selbstversorgung autonom durchzuführen. Er benötigt weiterhin Hilfe bei der Vorbereitung des Essens (z. B. schneiden von Fleisch etc.) und auch Hilfe resp. Vorbereitung bei den Vorgängen wie Baden, Duschen oder Waschen. Aufgrund der bisher gemachten Fortschritte ist aber mit einem weiterhin günstigen Verlauf und einer weiteren Erholung zu rechnen, sodass davon auszugehen ist, dass die Selbstversorgung durch den Patienten in einigen Monaten wieder selbstständig funktionieren kann. Wir können allerdings hier auch keine genaue Prognose machen.
3. bezüglich Sprache hat der Patient weitere Fortschritte erzielt, wenn auch noch nicht von einer normalen Sprache ausgegangen werden kann.
... omissis ... omissis ...
6. und 7. Herr _ benötigt zzt. noch geringe Hilfe in den meisten Bereichen der alltäglichen Aktivitäten. Entsprechend ist eine stationäre Rehabilitation weiterhin indiziert, grundsätzlich ist aber aus  Sicht ein Aufenthalt in einer Klinik wie z. B. der Rehabilitationsklinik in _ gut möglich. Herr _ benötigt in erster Linie ein motorisches Training für die Ausdauer und ein Gehtraining, um die Funktion der Beine und Arme weiter zu verbessern. Solche Therapien können typischerweise in einer klassischen Rehabilitationsklinik wie _ gut durchgeführt werden. ..."
3. Vita e precedenti di _
_, quarantenne, è nato e cresciuto in provincia di Caserta, in seno alla famiglia, composta dai genitori, da altri sette fratelli e da due sorelle.
Al paese d'origine ha frequentato le scuole fino alla terza media, dopodichè ha seguito la famiglia che è emigrata al Nord, stabilendosi in provincia di _ e meglio a _, dove i genitori hanno acquistato una casa di tre piani, nella quale ancora abitano alcuni suoi fratelli.
_ si è sposato molto presto, all'età di diciannove anni. Dal matrimonio è nato un figlio, oggi ventenne, che vive con la madre, essendosi _ e la moglie separati nella seconda metà degli anni ottanta.
_, da giovane, ha lavorato per sei anni come operaio in una fabbrica di scarpe del _. In seguito, ha lavorato come manovale nell'edilizia, dapprima a _, e, poi, presso la _, come frontaliero.
Con sentenza del 1.12.1994 della Corte d'appello di _, _ è stato condannato a anni cinque e mesi sei di reclusione per detenzione e cessione illecite di sostanze stupefacenti, pena che ha espiato in ragione di anni quattro e mesi sei.
A suo dire egli è stato scarcerato nel 1995, per il che egli è pregiudicato ma non recidivo ex art. 67 CP.
Uscito dal carcere, egli dichiara di aver avviato una relazione con _ i, a sua volta madre di due figli nati da un precedente matrimonio, uno dei quali portatore di handicap ad un braccio.
Con la _ ed i figli di lei ha preso in affitto un appartamento a locazione moderata nel comune di _, nel quale sostiene di aver vissuto sino all'arresto, lui lavorando all'occasione, quando cioè c'era lavoro, presso la ditta di costruzioni di tale _. La _ lavora come assistente in una casa per anziani della zona.
Verso la fine del 2002 la situazione economica di _ era precaria dal profilo professionale ed economico ed è per questo motivo, ovvero per guadagnare un po' di soldi (fr. 10'000.- a suo dire) che egli si è prestato ad incendiare il _ la notte di San Silvestro.
_ è proprietario di una vettura Fiat Tempra.
Avuto riguardo alle sue conoscenze mesorachesi, _ in aula ha ribadito quanto già dichiarato nel suo verbale del 26.8.2003 al PP, verbale nel quale a pagina 3, si legge:
"
Le mie attuali conoscenze calabresi ho iniziato a frequentarle nei bar della zona di _, dove vive una folta comunità di mesorachesi. Vivendo nella zona è stato facile entrare in contatto e stringere conoscenze o amicizie. Tra queste vi è anche _ con il quale ho lavorato tante volte assieme. Mi riferisco evidentemente all’attività nel settore edilizio. Evidentemente ho conosciuto anche i parenti di _, la sorella, il cognato, ecc. Si può dire che avessi instaurato un rapporto di amicizia anche con queste persone. Conoscevo anche _ i, sorella di _.
Tengo a ribadire ancora una volta che io con _ prima di questa volta, non ho mai commesso reati."
Al dibattimento è stato altresì accertato che come _ conosceva i familiari di _ (non solo la sorella ma anche i fratelli), così _ conosceva alcuni parenti di _, in particolare il di lui fratello _, ovvero la persona a cui _ ha dichiarato di aver telefonato la sera del 21.12.2002, chiedendogli di accompagnare in auto dal _ alla Malpensa _, _ e _ a, in vista della loro partenza per _.
Per il resto si ha che _ non ha precedenti penali in Svizzera, mentre che nel casellario italiano (cfr. doc. 6.2), oltre la menzionata condanna del 1.12.1994, sono registrate le seguenti, ulteriori condanne:
"
- 30.5.1984 Tribunale militare di _, diserzione, mesi 2 gg. 5 di reclusione, pena sospesa;
- 25.11.1988 Pretore di _, emissione assegni a vuoto, multa lire 100'000;
- 25.10.1993 Pretore di _, violazione degli obblighi di assistenza familiare, mesi 3 di reclusione e multa lire 500'000;
- 14.3.1995 Pretore di _, possesso ingiustificato di chiavi alterate, mesi 4 di arresto;
- 13.6.2000 GIP di _, guida in stato di ebbrezza, gg 10 arresto e lire 800'000 ammenda, sostituito l'arresto con lire 750'000 di ammenda."
Anche _ ha subito delle lesioni nell'incendio dell'Osteria _. Estratto dalle macerie egli è stato prontamente evacuato al reparto cure intense dell'_ dove è rimasto ricoverato fino al 13.1.2003. Dichiarato carcerabile a partire da tale data, egli è stato trasferito alle carceri pretoriali di _ dove è rimasto fino al 17.2.2003, quando è stato trasferito al _.
Per quanto riguarda le lesioni da lui subite, i medici dell'_, nei loro certificati del 2.1.2003, risp. del 13.1.2003 (cfr. doc. 3.4 e 3.11) hanno scritto quanto segue:
- certificato 2.1.2003:
"
...
1. Natura, importanza ed ubicazione delle lesioni riscontrate:
- Ustioni di II° sul torace anteriormente e al viso
- Frattura della mandibola bilateralmente
- Ferite lacero contuse al viso
- Contusione spalla dx ed addome
2. Causa e genere delle lesioni, terapia e decorso fino ad oggi:
a) Il paziente non è stato in pericolo di vita.
b) Lo stato attuale non è aggravato da malattie o lesioni preesistenti.
3. Terapia e postumi prevedibili:
a) La durata della degenza ospedaliera non è ancora valutabile, sarà comunque nell'ordine delle settimane. Cure ambulatoriale, dopo la degenza, saranno necessarie per un tempo ancora indeterminabile.
b) Non vi sono danni gravi al corpo o per la salute fisica o mentale.
c) È da prevedere un'incapacità lavorativa completa transitoria, per lo meno per un lasso di tempo ancora indeterminabile. ... "
- certificato 13.1.2003:
"
... rispondiamo alla sua lettera del 3.1.2003 relativa alla richiesta di ulteriori informazioni sul paziente _, 21.4.1964.
Si precisa preliminarmente che:
- alcune lesioni del viso riportate dal paziente sono state trattate con punti di sutura;
- il paziente riporta una ustione di I° grado (recte: II°) su grande parte del viso e ferite lacero-contuse sul lato destro del viso e fronte mediana;
- per quanto valutabile al momento appare probabile la permanenza di cicatrici superficiali sul volto, all'emiaddome sinistro e destro. ... "
In realtà, al momento del processo, sul viso di _ non comparivano cicatrici di particolare rilievo.
4. Le circostanze relative all'avvio del presente procedimento
Così viene descritto dagli agenti di Polizia giudiziaria che hanno condotto l'inchiesta il primo intervento della Polizia sul luogo dell'avvenimento (cfr. rapporto di Polizia del 2.5.2003 p. 9 e ss., letto al dibattimento):
"
... In data 01 gennaio 2003, alle ore 0018, vari utenti hanno segnalato presso la nostra centrale operativa del Cdo a _ un'esplosione a _, presso l'Osteria _. Immediatamente sul posto si sono recate diverse pattuglie della Gendarmeria e di varie polizie comunali, nonché ambulanze e pompieri (con 29 uomini del Corpo Civici Pompieri di _ e 7 del Corpo pompieri _ - agli ordini del cap _,
All. 204 e 9 automezzi).
Subito si è potuto constatare come a tutti gli effetti, lo stabile dove trovava sede l'EP Osteria _ era andato completamente distrutto a seguito di un'esplosione. Quest'ultima aveva pure causato ingenti danni alle cose mobili ed immobili site nelle vicinanze, e meglio come risulta dai rapporti separati per danneggiamento. Vengono allegate le
AlI. 205 copie dei rapporti, in quanto gli originali sono già stati inoltrati
all. 221 per la normale via di servizio.
Per la PG, il primo intervento sul posto è stato garantito dal comm _, del Commissariato di _, agente di picchetto.
Sul posto anche la Scientifica, per quanto di loro competenza. Vista la situazione, nei giorni successivi, è intervenuto anche il WD di Zurigo. Per quanto riguarda il loro interessamento, facciamo riferimento al rapporto che verrà trasmesso direttamente alla S.V..
All'arrivo dei soccorritori si sentivano lamenti da parte di persone che erano rimaste sepolte tra le macerie.
Subito è iniziata l'opera di spegnimento delle fiamme da parte dei pompieri, nonché l'opera di ricerca.
Durante le ore successive, dalle macerie ancora infuocate, sono stati estratti i corpi ancora in vita di due individui di sesso maschile, identificati in _ (trasportato presso il reparto cure intense dell'Ospedale _), e in _ (ferito gravemente, elitrasportato dalla REGA presso il Reparto Grandi Ustionati dell'Ospedale Universitario di _).
1.4 Primi accertamenti
I primi accertamenti eseguiti, atti a stabilire le cause dell'evento, hanno permesso di escludere che all'interno dell'esercizio pubblico vi fosse la presenza di gas, e che l'Osteria era chiusa
All. 222 dal 22 dicembre 2002 al 15 gennaio 2003, con regolare notifica
e 223 all'Autorità comunale.
All. 224 _, gestore dell'Osteria _ e proprietario dell'inventario dell'EP, è stato contattato telefonicamente sul suo cellulare dai nostri servizi, poiché si trovava a _ in vacanza, ed è stato informato telefonicamente sull'accaduto. Ha confermato l'assenza di un allacciamento alla condotta del gas naturale e/o della presenza di bombole.
Il numero telefonico di _ è stato messo a disposizione dal fratello _.
Ritenuto che al primo piano dello stabile del _ vi erano delle camere, in un primo momento si è pensato che i due feriti fossero due inquilini.
Tra gli effetti personali del _ è stato ritrovato il telefono cellulare marca NOKIA 6150 IMEI no. _, ancora funzionante. Sul display vi erano alcune chiamate senza risposta.
Dalla centrale operativa di _ si è proceduto a contattare il numero di chiamata rimasto registrato nell'apparecchio; risultava il numero dell'apparecchio pubblico del Ristorante _. Alla chiamata ha risposto una donna, poi identificata nella _, convivente di _, la quale è stata informata dell'accaduto, ed è stata invitata a raggiungere il Pronto Soccorso dell'Ospedale _.
Una volta raggiunto l'Ospedale, in compagnia della sua amica _ e del figlio _, la _ è stata accompagnata presso gli uffici della Gendarmeria di _.
1.5 Accertamenti tecnico/scientifici
Si precisa subito che, dopo i dovuti rilievi tecnici, e quindi già il 02 gennaio 2003, la Scientifica con il WD hanno potuto stabilire che la causa dell'evento era dovuta alla presenza di benzina all'interno dell'immobile, per cui
[n.d.r. l'evento è]
da ricondurre ad origine dolosa. ..."
Il rapporto del Wissenschaftlicher Forschungsdienst è in atti (cfr. classeur 16) sia nella sua prima versione di "Kurzbericht" del 10.1.2003, sia nella sua versione definitiva del 28.7.2003.
Come esso indica e come ha confermato in aula il dr. _, sin dai primissimi accertamenti è stato chiaro che alla base della "heftige Explosion mit anschliessendem Brand" vi è stata la benzina e non già l'utilizzo di materie esplosive.
Mentre queste ultime provocano esplosioni che si caratterizzano per la particolare frammentazione del materiale, le "Raumexplosionen" si distinguono per la particolare posizione a raggiera dei detriti, anche di grosse dimensioni. Nel concreto caso è pacificamente accaduto (cfr. anche il rapporto 9.9.2003 della Polizia scientifica del Canton Ticino in cl. 16, spiegato in aula dal capo scientifica dr. _) che la benzina versata nei diversi locali (ne sono state trovate tracce ovunque), evaporando e miscelandosi con l'aria ha creato un miscuglio estremamente esplosivo che si è subitamente infiammato al contatto con una (anche solo debole) fonte energetica, una qualsiasi "Zündquelle" per dirla con le parole del dr. _.
È cioè bastata una scintilla o una (anche piccola) fiamma per infiammare il citato miscuglio.
Secondo il dr. _ qualcosa si è (o è stato) acceso nella zona in cui è stato ritrovato, sotto le macerie, _, zona che dovrebbe - a giudizio del perito - costituire il centro da cui è partita l'esplosione, quantomeno quella principale.
_o, in aula, ha negato di essere stato lui ad accendersi una sigaretta azionando un accendino, risp. di aver preparato e acceso quella specie di torcia che gli inquirenti hanno ritrovato ben protetta sotto i detriti (cfr. foto nr. 58).
Anche _ ha negato di aver fumato o acceso alcunchè. Sta di fatto che qualcosa ha infiammato l'esplosivo miscuglio creatosi per il saturarsi dei vapori di benzina, forse anche solo una scintilla prodottasi per l'entrata in funzione del compressore di un frigorifero (ve n'era uno nel bancone del bar e altri in altri vani).
Certo è che _ non aveva staccato la corrente quando ha chiuso l'Osteria. Ha staccato singoli apparecchi, ma non i frigoriferi, i congelatori, il riscaldamento che erano tutti in funzione fino alla notte in questione.
La pressione conseguita alla deflagrazione dei vapori di benzina è stata tale da spostare di parecchi metri i muri perimetrali dello stabile, facendo arrivare fino in strada grossi e piccoli frammenti.
La Polizia scientifica (non quella ticinese e neppure il WFD) non è stata in grado di dire se l'esplosione-incendio del _ è riconducibile al riversamento di 17 litri di benzina (secondo la versione di _) o di 100 litri di benzina (secondo la versione di _).
Nel rapporto della Polizia scientifica ticinese del 9.9.2003, si legge che:
"
... In effetti, 17 litri di benzina liquida, dopo un quarto d'ora, producono una quantità sufficiente di vapori che, mescolati all'aria, formano una miscela esplosiva facilmente infiammabile da una debole fonte energetica che ne entri in contatto, quale per esempio, una scintilla elettrica. Nel caso specifico, l'entrata in funzione del compressore di un frigorifero, l'accensione o lo spegnimento di una luce nonché I'entrata in funzione dell'impianto del riscaldamento a gasolio, sarebbero stati sufficienti ad Infiammare la miscela esplosiva sopraccitata, scatenando l'esplosione.
D'altro canto, se effettivamente fossero stati sparsi cento litri di benzina all'interno dell'edificio è verosimile credere che la maggior parte dell'accelerante si trovasse ancora allo stato liquido al momento dell'esplosione. La benzina in eccesso sarebbe di conseguenza bruciata durante incendio che si è sviluppato a seguito della deflagrazione, contribuendo in questo modo ad aumentare considerevolmente la carica termica all'interno del fabbricato. ... "
Il dr. _, in aula, ha dichiarato che bastano a spiegare ciò che è successo a _ "einige Liter nach oben" e che con cento litri di benzina un tale effetto "è sicuro".
Per quanto riguarda gli accertamenti dibattimentali, è qui il caso di ricordare che il dr. _ ha proiettato, commentandole sottoforma di diapositive, gran parte delle foto che vi sono agli atti nel classeur 16, da 1 a 94 e che il dr. _ ha pure mostrato e spiegato altre diapositive più di dettaglio, in particolare talune di quelle di cui alle foto da 116 a 152, nonchè le planimetrie del pianterreno e del primo piano dello stabile, planimetrie che, allegate all'atto d'accusa, sono pure state messe a disposizione di tutti i membri della Corte.
Degli ulteriori accertamenti tecnici eseguiti al dibattimento si dirà, nella misura del necessario, nei considerandi che seguono.
Nell'incendio, lo stabile in cui era sita l'Osteria _ è andato completamente distrutto. _ è al beneficio di due polizze, una stipulata con la _ per un valore a nuovo di fr. 800'000.- per lo stabile e l'altra stipulata con la _ per un valore a nuovo di fr. 60'000.- relativa al bocciodromo. A prescindere dai danni subiti per l'arredo e le suppellettili da _, ulteriori danni hanno subito alcune automobili posteggiate in via _, i muri del vicino asilo comunale e parecchie abitazioni circostanti che hanno subito la rottura di alcuni vetri delle finestre, risp. danni alle facciate.
La Corte ha preso visione di due filmati girati da persone abitanti in zona che stavano festeggiando San Silvestro proprio mentre scoppiava l'incendio. Il filmato girato da _ (cfr. PS 30) mostra bene il danno arrecato alla vetrata del suo salotto, crollata completamente e in talune parti financo sbriciolata.
Inoltre il filmato di _ (così come quello girato da _ - PS 21) mostrano bene l'ampiezza e l'imponenza del rogo con fiamme che hanno raggiunto l'altezza di metri 8 circa.
Per finire danni hanno anche subito talune auto che erano posteggiate sul sedime dell'Osteria _, tra queste tre vetture in uso ad _, alla sua convivente e al di lei fratello (laddove - come già si è detto - _ era stato autorizzato dal fratello _ ad usufruire in permanenza del sedime in questione come area di parcheggio), la vettura in uso quella sera a _ a _, ovvero l'auto da loro presa in prestito da _ per recarsi a _ a incendiare il _, una Fiat Punto con targhe italiane (cfr. documentazione fotografica già citata nel classeur 16).
L'importo complessivo dei danni (esclusi evidentemente quelli subiti da _ e dalla _) dovrebbe essere un po' inferiore alla cifra di fr. 1'150'000.- indicata nell'atto d'accusa (verosimilmente comprensiva di un danno all'asilo comunale stimato in fr. 200'000.- circa, in realtà secondo la notifica del Municipio - cfr. classeur 9, separazione 20 - risultato ammontare a fr. 20'237.-). Il danno finale dovrebbe in realtà aggirarsi intorno al milione di franchi.
Oltre al suddetto danno materiale, l'incendio ha messo in pericolo l'incolumità pubblica, stante che il _ si trova in pieno abitato di _ e che la notte in questione a causa del Capodanno, diverse persone erano scese in strada per festeggiare.
Lo stesso _ ha dato atto che "... all'esterno vi erano persone che sparavano petardi e fuochi d'artificio sulla strada ..." (cfr. PS 059 del 10.1.2003 p. 12) e che "... il piazzale era libero, non vi erano né auto né persone. Nel giardino di una villetta in faccia al _, oltre al piazzale, vi erano delle persone che facevano scoppiare dei petardi. ... " (cfr. PS 083,
p. 5).
Oltre alle gravissime conseguenze subite da _ e a quelle assai più lievi occorse a _, fortunatamente nessun terzo ha riportato danni fisici, non gli abitanti delle case i cui vetri sono crollati, non coloro che erano, nell'ora fatale, scesi in strada a festeggiare e nemmeno il quindicenne _ che, intorno alla mezzanotte, era pure uscito in strada per far scoppiare alcuni petardi. Così ha riferito i fatti il giovane in questione nel suo verbale 1.1.2003 (in PS 001 p. 2):
"
... Davanti alla mia casa, lato strada, ho quindi fatto scoppiare un paio di petardi, due o tre amici sono venuti, attraversando la strada, a scambiare gli auguri e quindi subito sono ripartiti. In quel frangente ho sentito un tremendo boato e nel contempo ho sentito uno spostamento d'aria che mi ha fatto retrocedere di lato e per poco non cadevo a terra tanto che ho posato la mano destra a terra per sostenermi. Ho pure ricevuto un corpo estraneo in testa sulla parte occipitale sinistra. Di corsa mi sono quindi allontanato dalla casa verso la posta. Poi sono tornato sui miei passi ed ho sentito mia madre che gridava. Avvicinatomi a casa ho visto che l'Osteria _ era crollata, che c'era un fumo e quindi poco dopo sono apparse le fiamme. Nel contempo è scattato l'allarme di una vettura vicino all'Osteria. ... "
5. La ricostruzione dei fatti in ordine cronologico
Chiarita sin dai primissimi giorni del gennaio 2003 la natura dolosa dell'incendio causato dalla deflagrazione dei vapori di benzina, benzina peraltro ritrovata, attraverso le analisi effettuate dal WFD, in tutti i numerosi reperti esaminati, ivi compresi i vestiti e le calzature dei due uomini estratti dalle macerie, identificati - come detto - in _ e _, assai più difficile e laborioso è stato il lavoro che gli inquirenti hanno dovuto affrontare per ricostruire fatti e circostanze che hanno portato al criminoso evento, risp. ai responsabili di esso.
Già si è detto che _ è rientrato da _ solo il 29.1.2003 e che _ non è stato interrogabile fino al 25.2.2003.
_a, benchè gli fosse stato contestato sin dai primi interrogatori che sui suoi abiti e sulle sue scarpe era stata trovata benzina, ha negato ogni addebito fino al 13.1.2003. Il giorno seguente ha chiesto di essere interrogato per poter "confessare". Di quanto reticente, parziale, inaffidabile si avverò alla fine essere gran parte di detta sua "confessione", aldilà dell'ammissione di colpa per sè e per _, si dirà nel dettaglio al considerando 7.
È un dato di fatto che anche molte altre persone interrogate in quei primi giorni del 2003 o nei mesi che seguirono tennero atteggiamenti reticenti, quando non apertamente omertosi.
Ne è venuta per finire un'inchiesta "monumentale" in cui sono state raccolte all'incirca trecento deposizioni, con verbali spesso molto lunghi e densi di informazioni, che talora hanno trovato riscontro in altre risultanze, e talvolta invece sono state smentite e corrette nel seguito.
Qui di seguito si andrà a riassumere cronologicamente i fatti, così come li si è potuti accertare dopo la laboriosa inchiesta predibattimentale e dibattimentale, segnalando quando essi sono pacifici, rispettivamente dando conto delle inevitabili discordanze. Al riguardo, va qui subito segnalato che su talune questioni, in particolare sul coinvolgimento di _ la Corte si è trovata confrontata con tre versioni diverse. _ si è sempre dichiarato innocente rispetto alle accuse mossegli. _, pur tra continue rettifiche e precisazioni, a partire dal 14.1.2003 ha ammesso di aver voluto incendiare insieme a _ l'Osteria _. _ dal canto suo (fatta salva una prima dichiarazione resa il 25.2.2003, nella quale ha mentito dichiarando di aver alloggiato al _ solo dal 28.12.2002 e che tutto saltò in aria all'improvviso mentre lui e _ erano saliti nella sua camera per recuperare una sua borsa), a partire dalla seconda audizione del 5.3.2003 ha ammesso di aver incendiato l'Osteria insieme a _ e ciò a precisa richiesta di _, dietro la promessa di una ricompensa di fr. 10'000.- (da dividere a metà tra _ e _).
Tutto ciò premesso, si ha, ricostruendo i fatti secondo la cronologia in cui sono avvenuti che il 1.9.2002, _ ha attivato all'interno dell'Osteria - come già cennato - un negozio di parrucchiera che gestiva lui amministrativamente, mentre che, per il lavoro di parrucchiera, ha assunto una cugina della _ e cioè _.
Nel negozio (accessibile solo da una porta che dà sul giardino, quella interna essendo da tempo chiusa a chiave e "bloccata"), non v'era un telefono fisso, bensì un cellulare Nokia che rispondeva al numero _, numero che è risultato essere stato dato, come recapito, anche al Municipio di _e. Il negozio era stato attrezzato da _ con gli strumenti e apparecchi tipici di tale attività, in particolare con due poltrone lavacapelli con relativi caschi, asciugacapelli, prodotti per i capelli in genere, ecc.
Nel corso del mese di settembre del 2002, _ e _ si sono recati presso l'agenzia di viaggio _ di _ dove hanno fatto riservare tre biglietti aerei (per _, per il marito e per _) con destinazione _ e ciò per il periodo natalizio. _, nell'isola caraibica, contava di fare un po' di vacanza e nel contempo di farsi curare i denti, essendo i dentisti di là molto meno cari dei nostri.
Il 15.11.2002, _ ha scritto al Municipio di _ notificando la chiusura dell'Osteria per il periodo 22.12.2002-15.1.2003.
Verso la fine del mese di novembre del 2002 ha cercato e trovato ospitalità presso l'Osteria _, _, ricercato in arresto in Italia per i già descritti motivi. _ l'ha alloggiato nella camera nr. 6, dandogli la chiave della camera stessa e quella che apriva la porta sul retro. _ non gli ha fatto riempire la notifica di Polizia, a suo dire perchè _ si rifiutava di esibirgli la carta d'identità e gli prometteva di farlo giorno per giorno senza però darvi seguito, cosa che _ in aula ha negato asserendo che _ sapeva che egli era un latitante.
È certo e sicuro che _ e _ si sono incontrati più volte in Ticino e meglio a _ durante il periodo del soggiorno di _ al _. Essi erano peraltro già venuti in Ticino, fermandosi a bere presso l'Osteria _, il 5.11.2002 insieme al correo di _ nella prima rapina commessa in Piemonte, di nome _, suo correo poi anche nella successiva rapina del 22.11.2002 a _.
È certo che il 13.12.2003, alle ore 11:59, il numero di natel in uso a _ è stato in collegamento col numero di natel in uso a _a, anche se _ e _ hanno inizialmente negato di conoscersi e per finire hanno ammesso di conoscersi solo di vista, stante che _ in alcune occasioni ha frequentato, come cliente, l'Osteria _.
_, dal canto suo, ha sostenuto che i due invece si conoscevano e che, a più riprese, sia al _, sia nell'abitacolo dell'Alfa 164 di proprietà di _, hanno discusso e pianificato con lui l'incendio del 31.12.2002.
I primi giorni del dicembre 2002 (il 3 o il 4.12.) _ e _, cognato, risp. sorella di _, sono venuti all'Osteria _ a trovare il loro congiunto, che in quell'occasione li ha presentati a _ i.
D'altro canto, _ conosceva già da tempo _, fratello di _, al quale aveva in passato prestato fr. 200.- che nell'ottobre 2002 gli erano stati restituiti.
A partire dal suo verbale del 20.2.2003 (PS 134), _ ha dichiarato di essersi recato in Belgio con l'amico _ di _ e ciò, più o meno, dal 16-17.12.2002 al 23.12.2002, per motivi di lavoro. Sarebbe rientrato al domicilio per le feste natalizie e si sarebbe incontrato a _ con _ quasi certamente quello stesso 23.12.2002. In quell'occasione _ ha mostrato a _ il natel Nokia che aveva il giorno prima preso dal negozio della parrucchiera.
In aula _ ha dichiarato che _ gli aveva lasciato non solo la chiave della camera e quella della porta sul retro, ma anche la chiave che apriva la porta principale e la porta divisoria dell'EP, col che egli poteva andare e venire a suo piacimento dai locali adibiti a bar.
A dire di _, egli era entrato nella parruccheria dalla porta interna, quella "bloccata" che egli aveva forzato dall'interno, dal basso utilizzando un piede di porco. Aveva preso il natel "perchè tanto tutto doveva bruciare". A _ il Nokia piacque e allora i due si scambiarono gli apparecchi, tenendo - ovviamente - ognuno la propria carta telefonica con il proprio numero. È per questo motivo che poi, la Polizia, estratto che fu _ dalle macerie, ritrovò su di lui il Nokia già in uso al negozio di parruccheria con inserita la carta telefonica italiana di _, mentre che nel mantello di _ ritrovò il cellulare marca Telit che era già stato di _, con inserita la carta telefonica svizzera col numero _, corrispondente al negozio di coiffure. _ ha altresì dichiarato al dibattimento di essersi nuovamente recato in Belgio con il _ dal 26.12. al 30.12.2002 e che quindi reincontrò _ solo il giorno di San Silvestro. Certo è che tra il 22.12. ed il 31.12.2002 _ e _ si sono tenuti in costante contatto telefonico.
Occorre ora fare un passo indietro e tornare al 21.12.2002.
Quel giorno - era un sabato - _ non lavorò. Era infatti imminente, prevista per il mattino del 22.12.2002, la partenza per _. _, che nei giorni precedenti aveva già invitato taluni suoi inquilini del piano-camere (tali _, _ e _) a liberare i loro alloggi e a restituirgli le chiavi, sostiene di aver fatto la stessa cosa con _, che _ non fece recriminazioni particolari e che nel pomeriggio del 21.12.2002 gli restituì le chiavi. _ nega tutto questo. A suo dire l'accordo con _ era che egli _ avrebbe continuato ad alloggiare al _ fino alla sera di San Silvestro quando con _ gli avrebbe dato fuoco. Di conseguenza _ nega di aver dovuto restituire le chiavi, essendo pacifico che dovevano restare in sue mani per poter entrare e uscire dall'Osteria nei giorni a venire.
Secondo _, invece, l'unico inquilino che avrebbe, nonostante la chiusura dell'EP, continuato ad alloggiare presso l'Osteria con la sua autorizzazione era _. _ ha dichiarato e dichiara che verso le 17:00 , dopo aver ben chiuso a chiave porte e finestre (quella divisoria era altresì munita di chiavistello che egli pure avrebbe azionato), lasciò l'Osteria per tornare a _, al suo domicilio, per preparare le valigie.
Spense la macchina del caffè ma lasciò in funzione sia i frigoriferi sia il congelatore, non staccò nè la corrente nè l'impianto di riscaldamento. Sostiene altresì _ di aver lasciato nell'Osteria, appeso nel posto consueto dietro il bancone del bar, un mazzo di chiavi, mentre che un secondo mazzo lo prese con sè e altre chiavi restarono alla _ (poi recuperate dalla Polizia dopo che _ e la _ rientrarono da _). _ provvide altresì ad appendere fuori dall'Osteria un cartello che ne segnalava la chiusura per il periodo 22.12.2002-15.1.2003.
È certo e sicuro che _ e _ si rividero quella sera del 21.12.2002 e che passarono insieme la serata fin verso mezzanotte, d'amore e d'accordo.
Sulle modalità del loro reincontrarsi e su quel che fecero tra le 20:00 e le 21:00 circa, le loro versioni divergono totalmente. Qui si andrà solo ad esporle suntivamente, mentre che l'esame e l'analisi di dettaglio verrà fatta più avanti in uno specifico considerando.
A dire di _, fatte le valigie e presa una doccia, egli si recò con la sua Alfa 164 a prendere un aperitivo a _, al Bar _ che si trova nella zona industriale. Lì avrebbe casualmente reincontrato _ che pure vi si trovava, essendo quello uno dei vari bar abitualmente frequentati da meridionali. _ invece ha sostenuto e sostiene di non essersi recato quella sera al Bar _. A suo dire, egli si era infatti già in precedenza accordato con _ che venisse a prenderlo con l'Alfa al _ perchè era previsto che andassero insieme a comprare la benzina per incendiare l'Osteria. A dire di _, _ arrivò a prenderlo verso le 20:30-21:00 (ma dell'orario si dirà meglio in seguito), dopodichè entrambi caricarono nel baule dell'auto dieci taniche di plastica bianche recuperate nella cantina del _ e, con quelle, si recarono prima a _ presso una stazione di benzina. Poichè la stessa era ancora aperta e i rifornimenti dovevano essere pagati alla cassa e _ "non voleva che lo vedessero", avrebbero ripreso la strada verso _, alla ricerca di un distributore chiuso. Arrivarono a quello che _ nei suoi verbali ha sempre indicato come "la Shell di _ " o "vicino a _ ". Ivi, a dire di _, poichè funzionava l'automatico, _ introducendo banconote da fr. 50.-, riempì le taniche per circa 100 litri, fece pure benzina per la sua auto, spendendo in totale fr. 200.-. Indi, tornati al _, avrebbero riportato in cantina le taniche piene di benzina. Avrebbero quindi raggiunto _, dove erano attesi, in via _, dalla _ e da due sue amiche che li avevano invitati a cena. Verso le 22:30/23:00 circa _, la _ e _ si congedarono e, poichè _ aveva ancora fame, _ (con la _ a bordo) lo accompagnò con l'auto al _ di _ dove _ mangiò un hamburger. Secondo _ ripresero poi, tutti e tre, a bordo della vettura di _, la strada per _. Giunti al _, _ si sarebbe ritirato nella sua camera e _ e la _ nella loro. In aula _ ha affermato di ritenere che non passarono la notte al _, ma che, ad una certa ora, rientrarono ai loro domicili.
Sul fatto di aver raggiunto verso le 21:00 l'appartamento di via _ e di aver cenato con _ e le di lei amiche, anche _ è concorde, così come sull'ulteriore fatto di aver accompagnato al _ il _ che ancora aveva fame. Sul seguito, invece, le due versioni di nuovo divergono. Secondo _ egli si diresse con l'auto verso _e. Avrebbe lasciato _ davanti al Bar _, avrebbe accompagnato _ al di lei domicilio (sito a _, vicino alla stazione di benzina AGIP), indi sarebbe tornato a casa sua a _. È pacifico che _ si era accordato col proprio figlio di lasciargli usare la propria Alfa 164 durante la sua assenza. Inizialmente era previsto che sarebbe stato il figlio ad accompagnare i partenti alla Malpensa. Insorse poi, per il figlio di _, un impedimento, per il che è pacifico che fu _ ad essersi occupato durante la sera del 21.12.2002, di trovare qualcuno che fosse disposto a condurre dal _ alla Malpensa, di prima mattina, il _ e i coniugi _. _o, in aula, ha sostenuto di avere dapprima pensato di interpellare il cognato _, cosa che fece la sera del 21.12.2002, mentre era con _ in auto. Utilizzando il natel di _, _ ha telefonato ai _ parlando con la loro figlia, in assenza del padre. Vi furono nel seguito altri collegamenti tra lui e casa _ e per finire ne venne che _ non poteva condurre _ e i _ alla Malpensa. _ pensò allora di chiedere il favore al fratello di _ _, di nome _, cosa che in aula _ ha dichiarato di aver fatto tosto che arrivarono nell'appartamento di via _, utilizzando il natel di _. Poichè _ si dichiarò d'accordo, fu concordato che si sarebbe presentato a _ al _ alle ore 6:00 del mattino dopo, cosa che di fatto avvenne. Di ciò ha dato atti, al dibattimento, _, il quale ha comunque negato di aver saputo che l'autista era il fratello di _. Già in PS 52 (rapporto di complemento) a p. 8 _ aveva dichiarato che era stato _ a organizzargli il viaggio per Malpensa dopo che suo figlio _ non aveva potuto assumersi tale incombenza. Così si era espresso _ in quel verbale:
"
... Dopo aver riaccompagnato il _ e la _ a _e, sono andato a casa mia, a _. Sono andato a letto a dormire. dovevo partire alle ore 0630, mi sembra che l'aereo partiva attorno alle ore 0900. Mi sarò svegliato attorno alle ore 0530. Che ci ha accompagnato alla Malpensa è un amico del _, che io non conosco, non so come si chiama. Lui abita in Italia, è salito apposta per accompagnarci. Il tutto è stato organizzato da _. Io sono salito al ristorante, è arrivato quell'uomo, poi siamo passati a prendere la _ e siamo partiti. Ricordo che quel tizio aveva un auto famigliare, mi sembra scura. Non ricordo altri particolari. ... "
In aula, confrontato con le dichiarazioni di _, _ ha dato atto che un uomo, amico di _, venne con un'auto di tipo familiare a prendere lui e i _ a _, presso l'Osteria _. Nondimeno ha ribadito di non aver saputo chi fosse quell'uomo. _ - non si capisce perchè - non si sarebbe presentato a quello nè quello a lui. Durante il viaggio _ avrebbe parlato sempre e solo con i _ senza mai rivolgere la parola allo sconosciuto autista, col che quando si sarebbero lasciati all'aeroporto, _ non avrebbe avuto la più pallida idea di chi gli avesse fatto il non irrilevante favore di alzarsi alle cinque del mattino per scarrozzare lui e i _a, gratis, da _ alla Malpensa. Che su questo specifico fatto _ menta è lapalissiano. Ma ciò gli serve per poter altresì negare di essere stato sulla sua Alfa con _ tra le 19:35 e le 20:00 in viaggio verso _ dove erano diretti per comprare la benzina. _ infatti sostiene che in quegli orari egli non si mosse dal Bar _. A parte ciò, è certo che la giornata di sabato 21.12. terminò senza che tra _ e _ si sia manifestata, ovvero appalesata una qualsiasi tensione o un qualsiasi attrito o conflitto che dir si voglia, e ciò neppure _ lo pretende.
Per praticità vengono inseriti qui di seguito i tabulati relativi ad alcune telefonate partite, risp. arrivate dal, risp. al natel in uso a _ tra le 19:35:07 e le 20:49:45 di quel 21.12.2002:
19:35:07 il natel di _
(collegato con l'antenna di _)
comunica per la durata di min. 1:35
col natel in uso a _ i
19:50:12 il natel in uso a _
comunica per la durata di min. 1:32
col natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
19:55:22 il natel in uso a _
comunica per la durata di 26 secondi
col natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
20:17:00 il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
comunica per la durata di min. 1:14
col natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
20:32:11 il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
comunica per la durata di min. 1:08
col natel in uso a _
20:39:04 il telefono di _
comunica per la durata di min. 1:17
col natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
20:44:27 il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
comunica per la durata di sec. 26
con il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
20:49:45 il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
comunica per la durata di sec. 19
con il natel in uso a _
(collegato con l'antenna di _)
In aula è stato altresì accertato che alle ore 20:57:51 il natel in uso a _ si è collegato per la durata di min. 2:14 con il numero _, un'utenza italiana che nei tabulati di cui al classeur 3/3 separazione 16 viene indicata come sconosciuta.
Nel suo verbale del 7.1.2003 (PS 45 p. 5) di cui si dirà più in esteso nel seguito, _ aveva dichiarato di non ricordare esattamente il numero di telefono di suo fratello _ per cui di esso ha riferito solo le prime tre cifre: _ e le ultime tre: _. Ciò prova in modo sufficientemente solido che _ ha detto il vero quando ha dichiarato di avere, subito dopo essere arrivato in via _, utilizzando il natel della _, chiamato _, fratello di _, per chiedergli il favore di portare _ e i _ alla Malpensa, cosa - come detto - realmente avvenuta.
La mattina del 22.12.2002 vi sono pure stati dei collegamenti telefonici tra il natel in uso a _ e quello in uso a _ alle ore 5:26 laddove il natel di _ era collegato all'antenna di _, via _ e alle ore 5:55, laddove entrambi i natel erano collegati all'antenna di _, a conferma del fatto che entrambi si stavano recando all'appuntamento con "l'amico di _ ", ovvero col fratello di _, che li portò poi alla Malpensa. Questo negare ad oltranza da parte di _ di aver conosciuto _, che pure gli fece da autista da _ alla Malpensa, così come il negare di conoscere, se non di vista, _ che pure incendiò il _, è invero bizzarro e nel contempo significativo. Negando, _ mira a ridurre a casuali coincidenze fatti che, se collegati tra loro, sarebbero per lui fortemente indizianti di suoi rapporti con i fratelli _ ben più importanti di quelli che egli non vuole o non può ammettere se vuole continuare a sostenere la tesi della sua totale estraneità all'incendio del _.
Dopo che _ ebbe a riferire nei suoi verbali a partire dal 6.3.2003 che la benzina per appiccare l'incendio l'avevano acquistata _ e lui il giorno 21.12.2002, gli inquirenti hanno cercato un riscontro alle dichiarazioni di _ (che - come già cennato - aveva inizialmente riferito di 100 litri acquistati, verso le 20:30-21:00, alla Shell "di _ " o "vicino a _ "), evidentemente senza trovarlo visto che il Procuratore pubblico, nel verbale del 12.3.2003 (PS 66) al quale presenziavano agenti di Polizia e il difensore di _, ha informato il _ della circostanza che la Polizia aveva fatto un controllo presso la stazione di servizio Shell "che dice lei e non risulta un acquisto di circa 100 litri di benzina a quell'orario lì", al che _ ha, nella buona sostanza, risposto che non si sbagliava di data ma, possibilmente, di stazione di servizio, non essendo pratico della zona.
Nel successivo verbale del 20.3.2003 (PS 172), _ ha nuovamente ribadito che l'acquisto era stato fatto alla Shell di _, dopodiché il 27.3.2003 (PS 176) a interrogare _ a _ si sono recati i due agenti _ e _ i quali hanno subito posto a _ domande sulla questione dell'asserito acquisto di benzina.
Per quanto attiene alla stazione di servizio, _ ha di nuovo indicato _ e subito dopo "prima" (n.d.r. di _) e "sulla destra". Alla domanda "lei si ricorda di che colore erano i cartelli indicanti la stazione di benzina", _ ha risposto "verdi".
Nel successivo verbale del 28.3.2003 (PS 177), _ alle domande del PP ha di nuovo risposto indicando la Shell di _ (_è evidentemente un lapsus).
Il verbale nel quale è stato di nuovo affrontato il discorso della benzina è quello dell'11.4.2003 (PS 186). È qui d'uopo riprodurre lo stralcio nel quale il Procuratore pubblico di nuovo affronta con _ detta questione:
"
...D: dove ha acquistato la benzina, si ricorda presso quale stazione di servizio?
R: alla Shell.
Il PP ripete: dice la Shell.
D: noi abbiamo trovato presso un'altra stazione di servizio uno scontrino da cui risulta che é stato acquistato un certo quantitativo di benzina. Lei mi può dire quanta benzina é stata acquistata?
R: cento, circa cento litri.
D: circa cento litri ha detto?
R: si.
D: la stazione di servizio si trovava sulla destra o sulla sinistra andando verso _?
R: sulla destra.
D: sulla?
R: destra.
D: si trattava della prima, della seconda o della terza stazione di servizio partendo da _, si ricorda?
R: la terza.
Il PP ripete: la terza dice.
D: si ricorda di che colore era l'insegna?
R: verde.
D: verde?
R: fa segno di si con la testa.
D: si ricorda a che ora ha acquistato la benzina?
R: otto, otto e mezza.
Il PP ripete: otto, otto e trenta.
D: noi in effetti abbiamo trovato uno scontrino dove risulta che sono stati acquistati un certo quantitativo di benzina alle otto di sera. L'abbiamo trovato presso la stazione di servizio della Tamoil. E' possibile che la benzina sia stata acquistata presso la Tamoil?
R: si.
D: é possibile?
R: si.
D: avete fatto benzina solo per portarla al _ o é stata fatta benzina anche all'automobile?
R: anche all'automobile.
D: non é stata fatta all'automobile?
R: si.
D: ah, anche all'automobile?
R: si.
D: si ricorda quanta benzina all'automobile?
R: no.
D: si ricorda se avete pagato alla cassa o all'automatico?
R: all'automatico.
D: e quanto avete pagato?
R: duecento franchi.
D: duecento franchi?
R: si.
D: chi ha pagato?
R: _.
D: c'erano presenti altri clienti?
R: no.
D: eravate gli unici?
R: si.
D: non c'erano altre macchine quando voi avete fatto benzina?
R: no.
D: _ dice che la benzina l'avete comperata il 31 dicembre, cioè l'ultimo giorno dell'anno, per un totale di 15-20 litri. Chi ha ragione?
R: si sbaglia.
D: _ si sbaglia?
R: fa segno di si con la testa.
D: il 31 dicembre lei non é andato a far benzina con _?
R: no. ... "
Il riferimento alla Tamoil il Procuratore pubblico l'ha fatto poichè il giorno prima ovvero il 10 aprile 2003, gli agenti di Polizia (che, come hanno scritto nel rapporto del 2.5.2003 a p. 78, hanno effettuato ricerche presso distributori nelle zone di _ e di _) hanno sentito _, gerente della stazione Tamoil di _ il quale ha prodotto il rollino delle vendite di benzina del 21.12.2002, spiegando in particolare che quella sera (come sempre il sabato e la domenica) la stazione chiuse alle 18:00, dopodiché entrò in funzione l'automatico che è utilizzabile con banconote da fr. 10.-, 20.- e 50.-. Come risulta dalla fotocopia degli scontrini (o ricevute) allegata al suo verbale (PS 182), quella sera, presso la stessa pompa (la numero 1 della seconda canna) vennero fatti consecutivamente due rifornimenti identici, ovvero
- un rifornimento di 75,76 litri di benzina senza piombo 95 ottani, per un totale di frs. 100.-, rifornimento eseguito il 21 dicembre 2002, tra le ore 19:57 e le ore 20:00, alla pompa numero 1 della seconda canna (che è la pompa verso la casa, la più nascosta, perchè non si vede dalla strada);
- un rifornimento di 75,76 litri di benzina senza piombo 95 ottani, per un totale di frs. 100.-, rifornimento eseguito il 21 dicembre 2002, tra le ore 20:01 e le ore 20:04, alla pompa numero 1 della seconda canna (pompa verso la casa, la più nascosta, perchè non si vede dalla strada).
Utilizzando le lettere maiuscole dell'alfabeto, dalla A alla H, _ ha pure fornito una leggenda degli scontrini, che si dà qui come riprodotta. Se si esaminano le forniture eseguite quello stesso sabato sera presso la Tamoil, si constata che la pompa in questione è stata utilizzata alle 19:57 e di nuovo alle 20:01. Presso le altre pompe, vi fu un rifornimento alle 19:14 e uno alle 20:45, il che consente di accertare che quando tra le 19:57 e le 20:04 vennero fatti i due rifornimenti per litri 75,76 cadauno, non v'era nessun altro utente presso la stazione, il che conferma le dichiarazioni di _ di cui al testè riprodotto stralcio di verbale. In tali condizioni, si ha con una probabilità che rasenta la certezza che l'utente che ha eseguito i due rifornimenti delle 19:57 e delle 20:01 è il medesimo.
Oltre alla consecutio temporis, si ha che è altamente improbabile per non dire escluso che due diversi utenti si siano incolonnati ad una stessa canna, quando tutte le altre erano libere, che abbiano fatto lo stesso tipo di benzina senza piombo 95 ottani (classico cioè per autovetture e non per veicoli pesanti) per lo stesso quantitativo (che supera la capacità della stragrande maggioranza dei serbatoi delle autovetture in circolazione; il Procuratore pubblico ha prodotto all'uopo, quale doc. dib. 4, uno scritto della Sezione della circolazione di Camorino che attesta che le marche delle macchine in circolazione con siffatta capacità di serbatoio sono solo undici e di grossa cilindrata) spendendo ciascuno fr. 100.- in contanti, laddove è ancora da segnalare che i tempi così ristretti tra un rifornimento e l'altro (un solo minuto) consentono di ritenere assai improbabile, per non dire escluso, il normale avvicendamento di due vetture, stante che, in tale evenienza, ci vuole di sicuro qualche minuto in più per dar tempo alla prima macchina di terminare tutte le usuali operazioni connesse con il rifornimento, di spostarsi e alla seconda macchina, di prendere il posto della prima e di avviare a sua volta le operazioni per far partire il secondo rifornimento.
Esaminate da tutti i punti di vista, le due ricevute prodotte da _ consentono un'unica conclusione ovvero che uno stesso utente la sera del 21.12.2002, tra le 19:57 e le 20:04 ha acquistato 151,52 litri di benzina, pagando fr. 200.- e tutto ciò in un'ora in cui era già buio, in una stazione illuminata certo, ma chiusa e deserta, utilizzando la pompa che era la più nascosta rispetto alla strada e quindi la meno visibile da parte di chi si trovasse a transitare. Poichè è praticamente escluso che tutta quella benzina sia stata immessa nel serbatoio di un'unica vettura di un unico utente, altro non può essere che la maggior parte della benzina acquistata si stata portata via in taniche o in contenitori idonei alla bisogna, idonei cioè, quale che sia stata la loro capienza, a portarne via all'incirca 100 litri.
Che ciò si attanagli alla situazione descritta da _ è di meridiana evidenza. Ma di ciò si dirà ulteriormente nel considerando che segue.
Venendo ad altri accertamenti, si ha che il 3.1.2003 una svolta importante alle indagini iniziate da appena tre giorni, l'ha data una persona le cui generalità gli inquirenti hanno deciso di proteggere, per il che è sempre e solo stata indicata con la sigla "XXY". Detta persona, i cui verbali sono stati letti in aula, ha nella buona sostanza riferito di aver visto strani movimenti di persone dentro il sedime dell'Osteria _, e ciò nei giorni antecedenti l'esplosione-incendio.
In una posizione che le consentiva un'osservazione di agevole momento, la persona in questione attorno alle 11:00/11:30 di un giorno (che poi gli inquirenti hanno stabilito essere il sabato 28.12.2002) ha notato (cfr. PS 26):
"
... sopraggiungere un’autovettura marca Lancia Y 10 di colore grigio scuro, targata VA non conosco il numero di targa, comunque sulla stessa vi erano i numeri 7 – 5 – 4, e non rammento in quale sequenza.
La targa di controllo aveva lo sfondo bianco ed i numeri e sigle di colore nero; la forma della stessa era rettangolare, allungata.
Sull’automobile vi erano tre persone, un uomo che guidava, e due donne, persone che non avevo mai visto.
Il conducente parcheggiava l’autovettura, dietro l’Osteria _, con il baule aperto e rivolto verso l’entrata secondaria, che conduce alle camere o al ristorante.
Le tre persone menzionate, uscivano dall’abitacolo ed in seguito rivolgevano lo sguardo in alto, verso le camere, come se stessero cercando qualche d’uno.
Visto ciò e pensando che stessero cercando qualche d’uno, nonostante il locale fosse chiuso, da parte mia non mi interessavo più di queste persona,
(... omissis...)
Notavo che oltre alle persone menzionate, dall’interno dell’esercizio pubblico, usciva una quarta persona, usufruendo della porta secondaria menzionata.
Trattasi di una persona di sesso maschile, circa di anni 30 personaggio che ho già visto e che non conosco come nominativo.
Detta persona l’ho già vista lavorare saltuariamente, presso il ristorante, alle dipendenza del Sig. _.
Quello che mi ha impressionato, è il fatto che questa persona indossava pantaloni a quadretti bianco e neri, tipo quelli che indossano i cuochi, e sopra una maglietta di colore chiaro, nonostante il ristorante fosse chiuso.
Ciò che ha attirato ulteriormente la mia attenzione è che il comportamento di quest’uomo era guardingo, si spostava leggermente in direzione della strada principale, per osservare se qualche d’uno li vedesse a mo' di “palo”.
Nel frattempo, le altre tre persone, dall’Osteria portavano nella loro macchina sacchi di plastica bianca, senza scritta (sacchi della spesa), di grosse dimensioni.
Da parte mia non ho capito cosa contenessero, comunque il loro peso non era indifferente poichè chi caricava faceva fatica.
Per quel che ho potuto vedere, le donne hanno trasportato un sacco a testa mentre l’uomo (il conducente) è entrato due volte.
Dopo questi fatti, hanno chiuso il baule e queste tre persone sono rientrate in macchina, ripartendo; preciso che quest’operazione di “trasloco” è durato circa un cinque minuti.
Dopo la loro partenza il “palo” è rientrato nel edificio; non escludo che questo personaggio sia un parente o un conoscente molto vicino del _. ..."
"XXY" si trovava negli uffici del posto di Polizia di _ quando ha reso la deposizione di cui una parte è quella testè riprodotta. Mentre stava descrivendo all'interrogante l'aspetto fisico delle persone testè menzionate, vide passare davanti all'ufficio in cui si trovava "un uomo con capelli neri e ciuffetto biondo" che immediatamente riconobbe come la persona che aveva testè indicato nel proprio verbale come "già vista lavorare saltuariamente presso il ristorante" di _. L'uomo dai capelli neri con ciuffetto biondo è pacificamente _, fratello di _ che - come già cennato - ha effettivamente lavorato per il fratello presso l'Osteria tra l'aprile e il luglio 2002 (cfr. anche le foto di _ che reca il numero 4 nella doc. in atti - scatola annesso 2 - confronto all'americana).
Successive indagini fatte dagli inquirenti a partire dalla Y10 con targhe di Varese di cui XXY ha in parte ricordato le cifre, hanno portato a stabilire che poteva trattarsi della vettura in uso a _, nipote di _, siccome figlio della sorella _.
Costoro, ovvero madre e figlio, sono stati interrogati il 24.2.2003, data in cui _ è stato arrestato.
Con estrema fatica a causa della palese reticenza (soprattutto di _) per finire è stato possibile accertare che il giorno di sabato 28.12.2002, _, insieme alla madre e alla convivente _ (figlia di quel _ già correo di _ nelle rapine in Piemonte, nel frattempo già in arresto in Italia) è venuto con la vettura Lancia Y10 a _, all'Osteria _, dove - come potè osservare XXY - ha posteggiato. A loro dire, scopo della loro trasferta era quello di visitare il congiunto e portargli panni puliti, nondimeno per finire hanno anche ammesso che portarono via sacchetti contenenti prodotti provenienti dal negozio di coiffure, consegnati loro da _ ("perchè tanto dovevano bruciare" come ha dichiarato lo stesso al dibattimento).
È pure certo che _ quel giorno informò la sorella _ di quanto segue (PS 164):
"
... mio fratello mi ha detto che doveva fare un lavoretto, precisando che si trattava dell'incendio del _. Era presente anche mio figlio mentre diceva questa cosa, anche se non so se lui l'ha recepita o meno. Dopo un po', _ è uscito dalla camera, non so a fare che cosa, e in questa occasione ho detto appunto a mio fratello che forse era il caso che andava a lavorare piuttosto che fare queste cose. _ non ha reagito alla mia osservazione. Dopo alcuni minuti ho lasciato la camera, e sono scesa in auto. Non ricordo se _ ci aspettava già in auto oppure se era rientrato prima nella camera di _ e siamo poi scesi assieme. Sta di fatto che dopo aver salutato mio fratello, siamo rientrati direttamente in Italia.
Domanda:
Suo fratello _ le ha detto su disposizione di chi doveva incendiare il _?
Risposta:
No. O meglio è possibile che lui me lo abbia detto, ma non ricordo. ..."
_, sentito inizialmente come teste, è stato molto reticente ed evasivo col che è stato arrestato. Con riferimento alla sua visita al _ del 28.12.2002 ha, per diversi verbali, parlato di una sola visita durante la quale lo zio gli avrebbe dato da portare via due sacchetti (e non uno come dichiarato in precedenza) contenenti prodotti per capelli, un asciugacapelli e una piastra per tirare i capelli (PS 140).
In detta visita egli si è detto accompagnato dalla convivente _ e da sua sorella _. Ha precisato (PS 144) che essi entrarono nell'edificio dalla porta secondaria, raggiungendo la camera dello zio dopo averlo chiamato a voce dall'esterno. Lo zio era in possesso delle chiavi. Ha fornito diversi particolari relativi alla camera e ha indicato i loro spostamenti su una planimetria (pagina 3 e 4).
Ha confermato l'avvenuta consegna da parte dello zio di sacchetti, precisando che erano tre e non solo due. Durante la conversazione avuta con lo zio, questi gli disse di essere ospite del _. Ha poi ammesso di aver notato la presenza di _ sul sedime del _.
Solo in un successivo verbale (PS 146) _ ha dichiarato che Ant_ upi arrivò sul piazzale mentre lo zio gli passava i sacchetti che lui caricò in macchina e ancora solo più tardi (PS 147), _ si è corretto, narrando che era appena arrivato e stava chiamando a voce lo zio quando vide giungere sul piazzale una VW Golf color blu scuro, dalla quale scesero _ detto _ e _. A suo dire, egli salì con le due donne e con lo zio nella camera di quest'ultimo, nella quale c'era anche _, mentre che il _ si sarebbe allontanato verso il bocciodromo. Solo nel verbale 153 (dopo cioè ulteriori interrogatori) _ ha finalmente ammesso che il 28.12.2002, egli venne due volte dal suo paese al _, di mattina, con la madre e la convivente e di pomeriggio con la convivente e la sorella.
Avuto riguardo all'incontro con _ e _, in quel verbale, alle p. 2 e 3, al PP ha dichiarato:
"
... ci siamo di nuovo recati a _ all'Osteria _ dove siamo arrivati verso le 14.00-14.30. Ho parcheggiato la macchina nel piazzale nella posizione 1 di cui al disegno allegato al presente verbale. Sono quindi sceso e ho chiamato a voce alta lo zio, stavo per chiamarlo una seconda volta e lui si affaccia ad una finestra situata sulla facciata anteriore dell'immobile, dove io mi ero spostato nel frattempo. Egli mi fece segno di aspettare un attimo, quando dopo un istante vidi arrivare una Golf di colore scuro tra il blu ed il marroncino con targhe ticinesi quadrate. Veicolo che a velocità sostenuta imbocca il piazzale, fermandosi nella posizione 2 di cui al disegno allegato al presente verbale. Dall'automobile scendono due persone delle quali una da me conosciuta, trattandosi di tale _. Questi mi saluta con un ciao che io contraccambio. Questo scambio di saluti è avvenuto davanti all'Osteria _ più o meno all'altezza del punto 4 di cui al disegno allegato al presente verbale. _ poi, rivolgendosi alla persona che lo accompagnava gli chiede facendo riferimento a me "sai chi è lui?" e quest'altra persona risponde di no. _ allora gli spiega che si tratta del nipote di _, intendendo evidentemente con questo _. L'altra persona, parlando in calabrese, mi dice qualcosa tipo "piacere, _ ". Ed io a mia volta mi presento come _. Preciso che io questo _ non lo avevo mai visto prima. Mi stavo indirizzando verso l'entrata posteriore dell'edificio, ma avendo ancora la visuale sulla parte anteriore dell'edificio e ho sentito una sorta di tintinnio. Mi sono voltato ed ho visto _ che girava attorno all'angolo dell'Osteria nella posizione indicata con il numero 5 nel disegno allegato al presente verbale. Allo stesso momento ho visto _ camminare verso l'edificio nella posizione indicata con il numero 6 del disegno allegato al presente verbale. Tra l'altro, dalla situazione, avevo dedotto che
_ aveva gettato dei sassolini contro una finestra. Ritornando verso la macchina, ho visto scendere dalla stessa mia moglie e mia sorella che si apprestavano a venirmi incontro. In quell'attimo si affaccia sulla porta di accesso posteriore mio zio _. Udii nettamente un rumore come quello prodotto dalla chiave nella serratura e subito dopo comparve mio zio. Egli ci invitò a salire ed a raggiungerlo nella sua stanza. Lo abbiamo seguito e arrivando nella sua stanza abbiamo visto che era già presente _. mio zio lo guarda con fare stupito e questi gli dice "io ho la mia scala privata per salire". Mio zio allora si mette a ridere.
D: poi cosa vi siete detti?
R: mio zio chiede a _ se c'era anche _ e _ gli risponde che si trova di sotto. E mio zio qualcosa del tipo "ah è giù?". _ chiede poi a mio zio di andare di sotto a prendere qualche cosa da bere e questi gli risponde che non aveva voglia e di andarci lui. _ disse di non averne voglia neppure lui e per finire è sceso mio zio. Dopo un attimo _ torna nella stanza con in mano una bottiglia di spumante o champagne e alcuni bicchieri. Appoggia bicchieri e bottiglia sul televisore. Poi mio zio prende la bottiglia e la apre mentre mia sorella si offre di versare il vino. Rovesciandone una parte sul pavimento, per finire è ancora mio zio a fare il servizio. Dopo qualche minuto che stavamo bevendo e conversando, qualcuno da in fondo alle scale chiama _. _ allora si alza e va a vedere in corridoio. Ho poi sentito delle voci di due uomini che parlottavano. Questo mentre mio zio mi raccontava a sua volta delle cose.
D: lei ha chiesto chi altri era in casa?
R: no. ..."
Sempre a pezzi e a bocconi, nei successivi verbali (PS 157, 158, 161), _ ha ammesso che in occasione dell'incontro del mattino, lo zio _ gli disse che aveva ricevuto l'incarico di incendiare l'Osteria _ (a suo dire, lo zio utilizzò il termine "vampa" che in calabrese significa "fiamma", "fuoco") da parte del proprietario, _ detto _ e da _ e che il "lavoro" l'avrebbe eseguito unitamente a _.
Così si è espresso _ nel verbale (PS 161) reso al PP:
"
...
ADR
confermo innanzitutto di essere stato il 28 dicembre 2002 in due diverse occasioni, una prima volta la mattina ed una seconda il pomeriggio, presso l'Osteria _ di _ a trovare mio zio _.
ADR
il pomeriggio, ribadisco, vi sono andato con mia sorella _ e con la mia compagna _. AI nostro arrivo notai sopraggiungere una Golf vecchio modello di colore blu scuro, marroncino, da cui scesero poi due persone. Una di queste due persone era tale _, lontano parente di mia madre, ovvero un cugino di mia madre, tale _, ha sposato la sorella di _ detto _. L'altra persona scesa con lui dall'automobile mi è poi stata presentata come _ e che successivamente ho saputo essere _.
ADR
confermo pure che salvo errore, in occasione della nostra prima visita avvenuta la mattina mio zio _ mi disse di aver ricevuto l'incarico di incendiare l'Osteria _ dal proprietario del locale tale _ e da _ detto _. Aggiunse che il lavoro avrebbe dovuto essere eseguito di lì a qualche giorno e che in seguito, lui, cioè mio zio, sarebbe andato a dormire dal _ presso il _.
ADR
non mi ricordo se mio zio _ mi abbia detto che doveva ricevere una ricompensa, salvo errore però mi disse che il lavoro lo avrebbe eseguito unitamente al
_.
ADR
rammento che la visita effettuata la mattina del 28.12.2002, avvenne in compagnia di mia madre e di mia moglie. Fu mia madre a dire quella mattina che dovevamo andare a trovare lo zio _. Non so se lei era al corrente dei progetti di mio zio in relazione all'incendio del _. E' in ogni caso ben possibile che quella mattina abbia sentito
quello che mio zio _ mi diceva.
ADR
suppongo che mio zio _ conoscesse molto bene il _, dal momento che li vedevo anche sempre insieme quando ero giù al paese in Calabria. Li avevo visti
anche insieme qui tra la zona di confine tra l'Italia e la Svizzera.
Aggiungo ancora che mi capitava anche di vedere insieme mio zio _, il _ ed il _ oltre ad altre due persone, miei due zii di nome _ e _. lo
generalmente giravo alla larga da questo gruppo, non avendo nulla a che fare con loro.
D: in occasione di uno dei suoi primi interrogatori lei affermò che quando si presentò presso l'Osteria _ la mattina del 28.12.2002 era presente suo zio _ il quale venne poi raggiunto da un'altra persona poi identificata in tale _. Conferma o smentisce questa sua prima versione?
R: devo rettificare questa dichiarazione. _ l'ho visto il pomeriggio, ma non la mattina. Il pomeriggio, ripeto, lo vidi arrivare con il _.
D: lei i fratelli _ li conosceva già da tempo?
R: no.
D: chi le ha parlato per la prima volta dei fratelli _?
R: con il nome completo _ mi è stato presentato la prima volta dalla Polizia. _ me lo aveva solo presentato con il suo nome, cioè _.
D: la mattina del 28 quanti sacchi sono stati asportati dall'Osteria?
R: due sacchi in totale contenenti uno dei bigodini e degli shampoo e l'altro due paia di pantaloni sporchi da lavare.
D: in base agli atti d'inchiesta o meglio, ad una deposizione testimoniale, risulta che in quel frangente le donne avrebbero trasportato un sacco a testa mentre l'uomo (cioè lei) sarebbe entrato due volte nell'EP? Cosa ha da dire al riguardo?
R: non corrisponde alla realtà, noi abbiamo portato via quella mattina solo due sacchi.
D: in occasione di un suo precedente verbale lei ha dichiarato che, il pomeriggio, mentre si trovava presso l'Osteria _ nella stanza di suo zio _ unitamente a sua sorella, alla sua compagna e a _, ad un certo momento qualcuno chiamò quest'ultimo. Possibile che lei non abbia visto chi era questa persona e non abbia chiesto a qualcuno chi fosse che chiamava _?
R: in effetti è proprio andata così, Pensai che si trattava di _ ma non verificai. ... "
_, sentito come teste il 3.1.2003 (classeur 6 sub C) e come accusato dopo che fu arrestato il 31.1.2003, non ha mai ammesso di essere giunto in compagnia del _ sul piazzale del _ il 28.12.2002 e di avervi incontrato il _. Per la verità _, per parecchio tempo, ha pure negato di conoscere il _, fatto questo che ha ammesso solo il 7.4.2003 in un verbale reso al PP (PS 179).
Invece _ (in arresto nel periodo 20.5.2003-13.6.2003), pur contestando ogni e qualsiasi ruolo nell'incendio del _ come pure in quello del _, ha nondimeno confermato le surriprodotte dichiarazioni di _, ammettendo, dopo una serie di negazioni, di esser salito nella camera di _ al _ il 28.12.2002. Si legge infatti nel verbale da lui reso il 5.6.2003 al PP (cfr. PS 033 del rapporto di complemento):
"
...
D: conosce _?
R: lo conosco di vista, non ho alcuna confidenza con lui. Nel senso che tra noi non c’è un particolare rapporto d’amicizia. Penso di averlo conosciuto a _ che è un posto che lui frequenta regolarmente.
D: conosce _ e _?
R: si conosco bene entrambi. Di _ ho anche battezzato un figlio, sono cioè il suo padrino. Sono miei compaesani e quindi li conoscevo già da Mesoraca. Trovandoci poi qui in Ticino era anche facile che ci trovassimo e frequentassimo. Mi considero un loro buon amico.
D: conosce _ e _?
R: si li conosco entrambi. In particolare una mia sorella, _, ha sposato il cugino dei _. Trattasi di _ il quale quindi è mio cognato. E’ evidente quindi che conosco bene sia _ che _. E’ chiaro anche che ci vedevamo e incontravamo a Mesoraca quando mi trovavo al paese.
... omissis ...
ADR
è vero che parecchi anni fa ero anche comproprietario con alcune altre persone dell’Osteria _a. EP che era poi stato venduto a tale _. Non saprei più indicare con precisione da quale anno a quale anno ho lavorato presso il _. Mi risulta e anzi sono informato che a partire da un certo momento il _ è passato in mano a _. Per quanto mi consta l’ha sempre gestito da solo. Se poi dietro c’era qualcun altro non saprei dirlo.
ADR
ero un cliente abbastanza regolare dell’Osteria _ ci andavo più volte la settimana. Ci andavo sia per trovare _, sia per giocare a carte o per incontrare amici. Ci sono andato evidentemente anche nel corso del mese di dicembre 2002. So che ad un certo momento _ ha chiuso l’EP perché è partito in vacanza, salvo errore prima di Natale. Evidentemente conoscevo anche la cameriera dell’Osteria _ che si chiama _. So che _ è partito in vacanza a _ con questa cameriera e il marito della stessa.
D: _ le aveva detto che andava in vacanza a _?
R: in effetti me lo raccontò e la cosa mi venne poi confermata dalla cameriera.
... omissis ...
D: lei si ricorda di aver visto _ all’interno dell’Osteria _ nel corso del mese di dicembre 2002?
R: no. Mi ricordo di averlo visto una volta sul piazzale dell’EP, ma all’interno mai.
D: lei sa che _ è il presunto autore materiale dell’incendio-esplosione che ha raso al suolo l’Osteria _?
R: si, l’ho saputo dai media.
ADR
prima che l’EP chiudesse è vero che ho visto alcune volte _ all’interno dell’Osteria.
D: dopo che l’EP ha chiuso, lei è ancora stato presso o meglio all’interno dell’Osteria _?
R: no.
D: dopo che l’EP ha chiuso, lei ha ancora visto _ a _?
R: si, l’ho visto sul piazzale retrostante il ristorante. Avevo visto che era li con altre persone. Stavo viaggiando in macchina in provenienza da _ e ho visto il gruppetto di persone sul piazzale, conoscendole mi sono fermato, sono sceso e le ho salutate. Avendo fretta me ne sono andato subito. Ero solo in macchina. Per quanto mi ricordo non l’ho poi più visto.
D: a noi risulta, che lei dopo la chiusura dell’EP _ si è recato a più riprese all’interno dell’Osteria: cosa risponde?
R: non è assolutamente vero.
D: a noi risulta, perché così è stato dichiarato da più persone, che lei si è recato nelle stanze di _ il 28.12.2002, quando era presente lo stesso _ e alcuni suoi parenti: cosa risponde?
R: lo contesto. Io ho visto _ e parenti solo sul piazzale
.
D: _ sostiene che _ gli aveva lasciato le chiavi per continuare a dormire presso l’Osteria _ anche dopo che lui era partito per le vacanze; afferma inoltre che lei lo andava a trovare regolarmente presso l’Osteria _ dove sapeva che lui dormiva: cosa risponde?
R: non è assolutamente vero.
D: vi sono testimonianze secondo le quali qualche giorno prima che l’Osteria _ esplodesse e venisse distrutta erano state viste persone asportare merce dalla porta d’entrata posteriore dell’EP. Una delle persone riconosciute è _. Lei cosa ne sa?
R: assolutamente nulla.
D: un testimone sostiene di aver visto qualche giorno prima dell’esplosione del _ la presenza di persone a bordo di una Y10 con targhe varesine: lei ha un idea di chi potrebbero essere quelle persone?
R: non ne ho idea.
D: persone, lo stesso giorno il 28.12.2002, hanno visto l’arrivo della sua Golf scura con a bordo lei e _: cosa risponde?
R: non mi ricordo se _ era con me. Voglio cioè dire che magari poteva esserci, tuttavia non me lo ricordo.
ADR
nego tuttavia che quel giorno io ero salito in camera da _.
D: _ dice però che lei c’era: cosa dice?
R: non mi ricordo di essere salito in camera.
D: _ dice che lei era presente nella camera?
R: non me lo ricordo.
D: _ dice che lei era presente?
R: ripeto ancora una volta che non mi ricordo di essere salito su in camera.
D: le persone presenti sostengono che ad un certo punto avete pure bevuto qualche cosa insieme: cosa risponde?
R: io di questa cosa proprio non ho ricordo.
D: lei sapeva cosa doveva succedere al _?
R: no, proprio no.
D: _ sostiene che lei era al corrente?
R: no, non è vero.
D: lei avrebbe saputo anche che era un lavoro che veniva fatto per via dell’assicurazione?
R: no, non è vero.
... omissis ...
ADR
sono al corrente del fatto che _ è considerato il secondo autore materiale dell’esplosione-incendio dell’Osteria _.
D: lei il 31.12.2002 ha incontrato _?
R: no, non l’ho visto.
D: _ sostiene che vi siete trovati o meglio che vi siete incontrati presso il ristorante Stazione a _: cosa risponde.
R: sono sicuro di non averli visti.
D: c’è qualcuno che può confermare con una testimonianza che lei la sera del 31.12.2002 quando se ne è andato dalla casa di sua sorella, si è recato a casa sua a prendere qualche cosa per poi rientrare da sua sorella?
R: no. Non ci sono testimoni.
Ad un certo punto ricevo una telefonata da parte di _a, la gerente del bar ristorante _, la quale mi informa che é successo un casino all'Osteria _a. Ricevetti questa telefonata proprio quando stavo uscendo con mio nipote. Subito dopo siamo andati a _ a vedere cosa esattamente era successo. Siamo rimasti sul posto una ventina di minuti. Dopo di che ci siamo recati presso il bar _ a bere qualche cosa. Successivamente volevamo andare a _ a farci un giro ma transitando davanti al _ abbiamo visto che era aperto e ci siamo fermati a bere qualche cosa. Stavamo entrando quando ci si è fatta incontro una signora con un bambino che ha detto che era successo un incidente e chiedeva un passaggio fino all’ospedale _. Io e mio nipote ci siamo messi a disposizione per portarle al _. La donna con il bambino non l’avevo mai vista né sapevo come si chiamava.
D: lei sapeva che era la compagna del _?
R: no, non lo sapevo.
D: sapeva chi era l’altra donna presente?
R: al primo momento non l’avevo riconosciuta ma dopo un attimo ho capito che era la compagna del fratello di _ o. Dopo aver accompagnato le due donne e il bambino al _ mio nipote mi ha accompagnato a riprendere la mia auto che avevo lasciato a _ da mia sorella. Sono quindi tornato all’ospedale e una delle due donne, la bionda, mi ha chiesto di aspettare perché non sapeva cosa fare e dove andare con il bambino. Oltretutto non si sapeva neppure dov’era la madre del bambino che era andata via con la Polizia. La donna bionda ha poi chiamato la stazione di Polizia di _ chiedendo dell’amica e l’agente che ha risposto ha detto di passare a _ che li si trovava l’altra donna. Io allora l’ho accompagnata, lei e il bambino, fino a _. Dopo questo me ne sono andato a casa.
D: _ sostiene che lei sapeva chi erano le due donne e che le stesse si trovavano presso il _: cosa risponde?
R: non è assolutamente vero.
D: un testimone riferisce che _ gli ha detto che il lavoro veniva effettuato su commissione di _ e _?
R: non è assolutamente vero.
D: _ asserisce che comunque lei da giorni sapeva quello che doveva accadere all’Osteria _: cosa dice?
R: ancora una volta, non è vero. Sono disposto ad effettuare dei confronti con le persone che affermano queste cose.
D: cosa ha fatto la sera del 31 dicembre 2002?
R: ero a casa di mia sorella a mangiare. Ero arrivato a casa sua verso le 18.30-19.00 e sono rimasto da lei fino a mezzanotte e mezza circa. Ho comunque passato il Capodanno da lei.
D: non ha mai lasciato l’appartamento di sua sorella durante la serata?
R: in effetti l’ho lasciato per un breve momento per recarmi a casa mia a _ a prendere qualche cosa (vino o spumante). Tra andata e ritorno non avrò impiegato più di una mezzora.
D: nel suo verbale del 21.5.2003 p. 1 lei aveva dichiarato di essere sicuro di essere rimasto sempre nell’appartamento di sua sorella. E’ solo quando le sono state contestate le risultanze dei tabulati telefonici che dimostravano che lei doveva essere uscito, che ha dato una versione diversa: come mai?
R: perché solo allora mi sono ricordato che ero uscito.
D: è sicuro che quella sera non è stato da nessun altra parte, magari a rendere visita a qualcun altro?
R: non mi ricordo assolutamente di essere stato a casa di nessun altro. In ogni caso non prima di mezzanotte.
D: dopo mezzanotte si ricorda di essere stato a trovare qualcuno?
R: dopo mezzanotte sono stato a _. Non mi ricordo assolutamente di essere stato da qualche altra parte, rispettivamente a trovare qualcuno.
D: nella notte tra il 31.12.2002 e il 1.1.2003, ha visto o ha incontrato _?
R: l’ho visto brevemente dopo l’esplosione sulla strada antistante dove c’era tutta la gente.
D: prima non l’ha visto?
R: sono sicuro di no.
D: in base ai tabulati telefonici risulta che _ il 31.12.2002 alle 10.26 ha contattato _ sul cellulare in suo uso; pochi minuti dopo _ ha contattato lei sul suo cellulare, conversazione che è durata una trentina di secondi: come prende posizione?
R: io non ho mai ricevuto una telefonata simile. Può darsi che io ero momentaneamente sceso dall’auto e avevo lasciato il cellulare all’interno del veicolo e che magari abbia risposto mia figlia _.
D: _ le ha detto qualche cosa della telefonata?
R: no, non mi ha detto niente.
ADR
non ricordo cosa ho fatto la mattina del 31.12.2002. Può darsi effettivamente che ero a spasso con mia figlia o magari ero in giro a fare compere.
D: ha ancora qualche cosa da aggiungere?
R: non posso escludere che il 28.12.2002 io sia effettivamente salito nella stanza di _ a bere qualche cosa dal momento che mi avevano invitato a bere qualche cosa. Comunque non posso affermarlo con certezza, non me lo ricordo.
Dopo aver riletto il verbale e aver ripensato alle mie precedenti dichiarazioni desidero fare ancora un aggiunta. In particolare voglio confermare che effettivamente il 28.12.2002 sono salito in camera da _ perché così ero stato invitato dalle persone presenti.
D: quanto tempo si è intrattenuto nella stanza di _o?
R: venti minuti, mezzora circa.
D: chi era presente?
R: erano presenti _ stesso ed i suoi nipoti quindi altre tre persone. Si trattava di due ragazze e un ragazzo, tutti relativamente giovani. Nella stanza di _ abbiamo bevuto una bottiglia di spumante. Non so se la bottiglia era già in camera o se qualcuno ha dovuto andare a prenderla.
D: poi cosa ha fatto?
R: io dopo circa 20 minuti sono andato via, dovendo andare a casa.
D: con chi è arrivato al _?
R: avevo incontrato il _ presso il bar _ e gli ho dato un passaggio fino a _, passando da _. _ è sceso dall’auto appena arrivati sul piazzale del _, ci siamo salutati e lui ha salutato le persone che erano già presenti, poi se ne è andato. Non so dove è andato, ma presumo a casa.
D: non l’ha sorpreso il fatto che _ ancora abitasse presso l’Osteria _?
R: per la verità no dal momento che poteva benissimo darsi che _ gli aveva dato una chiave dopo la sua partenza per le vacanze.
ADR
non so se _ abitava fisso al _, comunque l’ho visto li.
D: lei però è andato altre volte a trovare il _ presso l’Osteria _ rispettivamente in camera sua?
R: no in camera sua l’ho visto solo quella volta li.
D: lei sapeva che _ aveva dei problemi con la giustizia?
R: no, non lo sapevo.
D: quando lei è salito in camera di _ il 28.12.2002, lo ha fatto insieme agli altri?
R: si, sono salito con tutti gli altri dal medesimo accesso. ..."
In conclusione si ha che la presenza di _ presso l'Osteria _ il giorno 28.12.2002 è stata constatata de visu oltre che dai suoi parenti _ anche da _, buon amico di _ e _ (a quest'ultimo legato financo da un rapporto di padrinato; avuto riguardo al particolare legame d'amicizia tra _ e _ basti ricordare le parole che ha usato per descriverlo la moglie di _, ovvero _ in PS 020 del rapporto di complemento: "Sono amici di lunga data. Si sono sempre aiutati se avevano bisogno"). Lungi dall'essere stupito di una tale presenza in quel luogo a Osteria chiusa e con _ assente ai Caraibi, _ dopo aver lungamente mentito (a dimostrazione del fatto che ben comprendeva la portata del suo dire), quando per finire l'ha dovuto ammettere, ha dichiarato "poteva benissimo che _ gli avesse dato una chiave prima della sua partenza", risposta logica certo, ma forse oltre che logica, anche corrispondente - per una volta tanto - alla realtà.
_, invece (e significativamente) ha sempre negato l'incontro con i _ sul piazzale del _ quel 28.12.2002 e ciò benchè di esso abbiano riferito, oltre ai _, anche l'amico e padrino del figlioletto _, _. Invero _ un tale incontro non lo può in nessun caso ammettere, nemmeno a costo di negare - come ha fatto nel concreto caso - l'evidenza. In caso contrario pregiudicherebbe assai la posizione del fratello perchè dovrebbe spiegare come mai non chiese a questi _ che ci facessero sul sedime del _ in quel luogo e in quel momento, a Osteria chiusa e con _ lontano. Delle due l'una: o _ non sapeva che _ soggiornava nell'Osteria chiusa e allora la presenza dei _ avrebbe perlomeno dovuto suscitare in lui più di un sospetto, o la presenza di _ gli era nota, la sapeva autorizzata dal fratello _ e allora la presenza dei _ in visita al loro congiunto era la cosa più normale del mondo (e così deve essere stato vista la sua totale non reazione, nel senso che è provato che vide i _ ma non telefonò al fratello nè fece una piega). Negare contro ogni evidenza l'incontro con i _ fa prova della sua malafede.
Senza dimenticare che _ posteggiava regolarmente la sua vettura sul piazzale del _, per cui ogni volta che usciva di casa o vi rientrava doveva per forza di cose passarvi davanti. Ma se davvero _ vi era entrato - come ha ipotizzato il Difensore di _ - furtivamente scassinando qualche porta-finestra del pianterreno, è mai possibile che tra il 22.12. e il 31.12.2002 nessuno se n'è mai accorto? Nemmeno _ (o la sua convivente) che il sedime del _ attraversava ogni volta che usciva o rincasava? E quand'anche _ e _ (cosa già inverosimile di per sè) non hanno trovata bizzarra e strana la presenza in situ dei _, come mai non vi posero mente subito dopo il clamoroso e rovinoso incendio? Come mai non ritennero - come invece ha fatto XXY - di dover informare la Polizia di quei (quantomeno a posteriori) sospetti movimenti di persone, sul sedime del _, del 28.12.2002, appena tre giorni prima del criminoso evento?
Certo è che, da qualsiasi punto le si esamini, le visite fatte dai _ al _ il 28.12.2002 consentono un'unica conclusione, ovvero che _ soggiornava al _ in modo autorizzato e non furtivo e clandestino. Vi fosse penetrato operando uno scasso (che in ben otto giorni nessuno vide), e vi soggiornasse in attesa di prendersi la sua vendetta su _ incendiandogli il locale, mal si comprende perchè abbia fatto/lasciato venire tre parenti a visitarlo in pieno giorno, di sabato, non una ma due volte in un sol dì, permettendo che venissero a posteggiare l'auto con targhe italiane proprio dentro il sedime dell'Osteria chiusa, lasciando che lo chiamassero a voce dal basso e che qualcuno pure tirasse sassolini alla sua finestra per richiamare la sua attenzione. Non è invero questo il comportamento usuale di un clandestino! Nè più coerente appare essere quello dei suoi congiunti che, a loro volta, lungi dal fare al clandestino una visita discreta, tenendosi lontani dal _ qualche centinaio di metri, si sono comportati in modo da farsi notare a tutti i costi, venendo a _ in pieno giorno in tre ogni volta, posteggiando proprio davanti alla porta sul retro un'auto dalle targhe italiane, dentro cioè il sedime chiuso di un'Osteria chiusa, chiamando a voce lo zio e intrattenendosi financo a parlare con i sopraggiungenti _ e _, ben sapendo che il primo era un caro amico dei _ e il secondo il fratello di quel _ che, secondo quanto la mattina lo zio _ aveva riferito al nipote _ e alla sorella _, era la persona che l'aveva incaricato di incendiare il _!
Il fatto è che tutti tennero tali comportamenti e nessuno si stupì di niente perchè ai loro occhi tutto era normale: a partire dalla presenza (autorizzata) di _ al _, al fatto che _ fece venire i _ con l'auto proprio sotto casa per facilitare loro il "trasloco" di alcuni sacchi pesanti contenenti roba che era peccato "bruciare" e che era invece utile portare per tempo in Italia, al fatto (per tutti normalissimo) che, giunti che furono sul piazzale _ e _, _ presentò a quest'ultimo il _ come il nipote di _, e infine il primo salì senza remore di sorta in camera del _ a brindare e il secondo se n'andò in direzione del bocciodromo come "se niente fosse", come se l'Osteria fosse aperta e tre paesani qualunque vi si fossero fermati per bersi una birra o una gazzosa.
Tutto ciò premesso, meritano di essere qui segnalate - perchè sono entrambe due modelli di comportamenti omertosi della "miglior" (si fa per dire) specie - le due prime deposizioni che, sentiti in qualità di testi, hanno reso in Polizia il sunnominato _ l'11.1.2003 (cfr. classeur 6 sub lettera F) e _ (classeur 6 sub lettera C), quando le ceneri del rogo erano ancora "calde":
- dal verbale del teste _, p. 3
"... D: le mostriamo la fotografia qui inserita (n.d.r. segue la foto) e le chiediamo se conosce l'uomo raffiguratovi:
R.:
Conosco quest’uomo. Si tratta di _. E’ di Mesoraca. So che abita in Italia, ma non so dove. Siamo buoni conoscenti, ma non ci frequentiamo. Se capita beviamo qualche cosa assieme, ma nulla di più. _ ha la sua vita e io la mia. Non abbiamo alcun interesse o attività in comune. Non saprei dire quando e dove ho visto per l’ultima volta _, non mi sembra tanto tempo fa, ma non so essere più preciso perché non mi ricordo. So che avevamo bevuto qualche cosa assieme, da qualche parte, ma non so più dove.
D.:
Lei frequentava l’Osteria _ di _?
R.:
La frequentavo di sovente. Io e _ siamo molto amici.
D.:
Lei sa se _ frequentava l’Osteria _? Lei ha visto _ all’Osteria _. Lei sa se _ e _ si conoscono?
R.:
Non so se _ frequentava l’Osteria _. Non mi ricordo se ho visto _ all’Osteria _. Non sono in grado di dire, perché non lo so, se _ e _ si conoscono. ... "
E dire che tredici giorni prima avevano brindato insieme (speriamo non alla "vampa") in una camera dell'Osteria _!
- dal verbale del teste _ del 3.1.2003 (anche in PS 27) che, guarda caso, ha assistito in diretta, dal vivo, allo scoppio del _ e che nel disastro ha avute danneggiate ben tre macchine che sul sedime teneva parcheggiate:
"... Tutto si é svolto nella più totale tranquillità fino a
mezzanotte quando abbiamo stappato lo spumante. Dopo il brindisi io _ e _ siamo usciti in balcone. lo tenevo in braccio _.
Alle domande dell'interrogante rispondo che il palazzo nel quale abito si trova proprio di fronte a quello che era l'immobile dove si trovava l'Osteria _a. I due stabili distavano una ventina di metri. Il balcone sul quale ci trovavamo, al 4° piano, guarda proprio verso l'Osteria _. Pochi minuti dopo mezzanotte, potevano essere le 00:05/00:10, c'é stato un calo di corrente e la luce é andata via per un attimo, forse nemmeno un secondo e poi ha ripreso d'intensità. In quel momento ho notato una fiammata prodursi su un filo di un palo della luce di fronte a me. In quel luogo ci sono diversi pali della luce e non saprei ora indicare da quale ho visto la fiammata. Dopo la fiammata vi é stato un forte botto, anche se non eccezionalmente violento. Subito dopo il botto lo stabile dove c'era l'Osteria _ é caduto e poi é scoppiato un violento incendio.
Tutto quanto ho appena spiegato circa l'esplosione é successo in brevissimo tempo; forse questione di un secondo o due.
... omissis ...
Dopo la fiammata e il crollo, le luci si sono spente definitivamente in tutto il quartiere.
Istintivamente sono sceso in strada dove si stava riversando tanta gente. C'erano macerie dappertutto. lo ho spostato la mia macchina che era posteggiata non lontano dall'Osteria _. La macchina era tutta impolverata e anche danneggiata. A questo riguardo ho già sporto denuncia alla gendarmeria di _.
Posso ancora dire di essere rimasto in strada, con un mucchio d'altre persone, fin verso le ore 03:00. Prima di rientrare a casa a dormire, mi sono fermato a bere un caffè al bar dell'albergo _. Il bar era pieno di gente.
... omissis ...
Così richiesto dichiaro che mentre mi trovavo in balcone non ho notato nulla di sospetto. Non sono arrivate nei pressi dell'Osteria _ delle vetture o delle persone né ne sono partite. Devo anzi dire che in quei momenti non c'era praticamente circolazione né di persone né di veicoli.
Alle domande dell'interrogante rispondo che, per quanto ne so, mio fratello _ non ha problemi con nessuno. Non mi ha mai parlato di sue eventuali preoccupazioni.
... omissis ...
Non ho altro da dichiarare. Sono a disposizione per eventuali altri particolari che dovessero necessitare."
Col che ben si vede quale contributo intendeva dare _ all'indagine che aveva per fine di scoprire gli autori dell'incendio che aveva distrutto i beni di suo fratello e danneggiato tre vetture di sua pertinenza!
La mattina del martedì 31.12.2002, alle ore 10:26:53 _ ha telefonato a _. Alle 10:38:45 _ ha chiamato _. Nel pomeriggio è pacifico che _, a bordo della sua Fiat Tempra, è venuto a _, secondo accordi presi al telefono alla mattina. Dovevano esser circa le 14:00, perchè alle 13:58:38 _ e _ hanno comunicato a mezzo natel ed entrambi erano collegati all'antenna di _.
A loro dire, si sono incontrati al Bar _ dove hanno bevuto qualcosa. A dire di _ sarebbe stato in quel frangente che _ gli avrebbe parlato del suo risentimento verso _ per lo sgarro fattogli nel mandarlo via dal _ il 21.12.2002 e della sua determinazione a vendicarsi bruciandogli il locale, cosa per la quale gli avrebbe lì per lì chiesto il suo aiuto. Delle continue modifiche e correzioni di _ in relazione a quel colloquio, così come anche di una precedente proposta fattagli da _ già nel novembre 2002 di "bruciare un locale", senza dirgli quale, si dirà al considerando 7. Qui basti annotare che, per finire, _ accettò, col che, a suo dire (altro fatto che _ ha negato e nega), dopo aver _ reperito tre taniche nella cantina del _, con l'auto di _ si sarebbero insieme recati all'AGIP di _, dove _ avrebbe acquistato la benzina per l'incendio che avrebbero commesso quella stessa notte. Ma anche di ciò si dirà più nel dettaglio nel seguito.
Alle 15:10:29 risulta che il cellulare di _ ha comunicato col cellulare in uso alla _, convivente del _.
Nel verbale del 14.1.2003 reso alla Polizia (PS 065 p. 6), _ ha dichiarato che:
"
... Siamo rimasti al _ una decina di minuti, il tempo di bere una birra. Uscendo dal locale, _ mi ha chiesto di accompagnarlo a prendere la benzina. Io ho spostato la macchina dal parcheggio del _, al piazzale del _, sulla parte posteriore. Io sono rimasto in auto, mentre _ è entrato nell’immobile. Mi aveva detto che in cantina c’erano delle latte vuote. Infatti dopo un attimo è uscito dalla porta sul retro, con tre latte bianche in plastica, tipo quelle che si utilizzano per metterci il detersivo. Io ho aperto il baule della macchina, e _ vi ha messo le latte. Siamo saliti in macchina, io alla guida, e _ sedeva accanto a me. Siamo partiti in direzione di _. Preciso che non sapevamo esattamente dove andare a prendere la benzina. Io sono partito in direzione _, e siamo arrivati casualmente sull’AGIP, vicino all’uscita autostradale. Quindi siamo scesi dalla macchina entrambi. Ho aperto il baule, abbiamo aperto le taniche, senza toglierle, e io ho introdotto la benzina nei tre contenitori. In totale mi sembra di aver fatto Frs. 23.- di benzina verde, senza piombo, non mi ricordo a quanti ottani. Abbiamo chiuso i contenitori, e il baule. _ è salito in auto, mentre io sono andato a pagare la benzina. Ho pagato in contanti, in Euro. Potevano essere circa le ore 14:45 circa.
Dopo aver pagato, sono salito in auto, e siamo ritornati a _, passando ancora da _. Ho parcheggiato la macchina sul piazzale posteriore, vicino alla porta, e abbiamo scaricato la benzina. Io ho preso un contenitore, mentre _ ne ha presi due. Siamo entrati nell’Osteria, siamo scesi in cantina, e abbiamo quindi depositato la benzina sotto uno scaffale, dove c’erano delle bottiglie. Preciso che due contenitori erano da cinque litri, e uno era più grande, mi sembra sui dieci litri. Sono stati riempiti tutti, per un totale quindi di circa una ventina di litri di benzina. Poi siamo usciti tutti e due dal _. Ho accompagnato il _ davanti al Bar _, abbiamo fissato l’appuntamento per le ore 20:30 circa lì al _, e poi io sono rientrato a casa in Italia. Erano circa le ore 15:15/15:20. ..."
Il giorno 16.1.2003 (cfr. PS 075) _ insieme al comm. _ e all'isp. _, tra le 10:45 e le 11:25, ha ripercorso le tappe e le strade da lui già percorse il 31.12.2002. Ha così riconosciuto (PS 075) la stazione AGIP di _, presso la quale gli interroganti hanno sequestrato il rollino delle forniture di benzina effettuate il 31.12.2002. Sfogliando il rollino (cfr. scatola, annesso 3; che fa stato di un discreto movimento di veicoli a questa o a quella pompa tra le 15:00 e le 16:00 circa di quel pomeriggio), _ ha riconosciuto il suo acquisto di benzina, in quello delle 15:36, effettuato alla pompa nr. 3 per un quantitativo di litri 16,99 di benzina senza piombo 95 ottani, da lui pagato in ragione di fr. 22.60, in contanti e in euro, alla cassa della stazione di servizio medesima. Dopo di ciò, _ ha ribadito di aver riaccompagnato al _ il _ e di essere rincasato, arrivando verso le 16:30 al suo domicilio.
_ invece ha dichiarato e dichiara che non è vero che lui e _ effettuarono quel pomeriggio l'acquisto della benzina, acquisto che aveva già fatto - come testè descritto - la sera del 21.12.2002 insieme a _. _ ha pure negato e nega di aver chiesto a _ di aiutarlo nel commettere l'incendio quello stesso pomeriggio, così come di aver addotto, quale movente, la sua personale vendetta contro _ per uno sgarro subito.
_ ha ribadito di essersi lasciato il 21.12.2002 con _ in ottima amicizia e con l'accordo, già preso e pianificato in precedenza, in incontri cui, in parte, partecipò anche _, che la notte di San Silvestro essi gli avrebbero bruciato l'Osteria, dietro un compenso in denaro (fr. 10'000.- da dividere a metà; fr. 10'000.- solo per lui, secondo _), per consentirgli di riscuotere i soldi dell'assicurazione.
A dire di _, poichè non c'era più nulla da organizzare, quel pomeriggio del 31.12.2002, dopo aver bevuto qualcosa al bar _ (dove parlarono anche dell'imminente incendio), essi si sarebbero recati al bar Stazione di _ (dove _ dice di aver incontrato _ che ha invece negato tale incontro). Indi _ l'avrebbe riaccompagnato a _, rientrando in Italia. _ rimasto solo, avrebbe provveduto a operare, a mo' di messinscena, gli scassi alle porte del _, così da far credere alla Polizia che l'incendio era stato appiccato da sconosciuti che vi si erano introdotti a mezzo scasso.
Per il seguito si ha pacificamente - come riferisce il rapporto di complemento della PS del 30.6.2003 a p. 8 che:
"
... Alle ore 18:27:26, _ ha contattato nuovamente _ sul telefono mobile, cosa che è successa nuovamente pochi minuti dopo, alle ore 18:41:26.
_, _, _ e il figlio di
quest'ultima, sono giunti in Svizzera transitando dal valico di _, sulla vettura della _I, la FIAT Punto, (I) _. Alla guida vi era _. Lo stesso si è diretto con l'auto verso _. _ ha contattato _ alle ore 19:51:40, e _ ha contattato _ alle ore 20:00:08
,
orario circa di arrivo a _ di _ e accompagnatori.
Presso l'Albergo _, _ ha rintracciato _, che è salito in auto con il terzetto. _ si è quindi diretto verso _, per andare a cena presso l'EP Ristorante _, dove sono giunti
attorno alle ore 2100. Attorno alle ore 2300/2330, con una scusa, _ e _ si sono allontanati dal Ristorante, lasciando le loro accompagnatrici e il bambino, _ ha chiesto in prestito la vettura alla _.
I due si sono portati a _, presso l'EP Albergo _, dove _ ha preso una camera. ...",
ritirando la chiave e depositando la carta d'identità (poi recuperata dagli inquirenti).
Indi entrambi hanno raggiunto l'Osteria _a. Videro delle persone in strada che stavano sparando dei petardi. Entrarono nel sedime del _ e _ parcheggiò la vettura vicino alla porta sul retro, a retromarcia di guisa da avere il frontale rivolto verso la strada. L'idea loro era di spargere benzina dappertutto e poi di appiccare il fuoco accendendo un pezzo di carta con l'accendino o con un cerino (verb. _ PS 80, p. 12 e entrambi nel verbale a confronto del 21.8.2003 a p. 16) o buttando una cicca di sigaretta (verb. _ PS 184, ove ha significativamente aggiunto: "Ma la benzina si accende anche con una scintilla.").
Sono entrati nello stabile dalla porta secondaria e sono scesi in cantina dove hanno acceso la luce, ai piani superiori hanno lasciato le luci spente, facendosi bastare quella che filtrava nei locali dall'esterno.
A dire di _ buttarono la benzina (circa 100 litri) dappertutto, in tutti i locali, stavano ancora svuotando le taniche quando furono sorpresi dall'esplosione.
A dire di _ (PS 80) una volta entrati, scesero in cantina, dove presero una tanica a testa, lasciando la più grande in cantina, poichè doveva servire per il bar e il piano terra in generale. _, trovato per caso, in cantina, un innaffiatoio, avrebbe versato in esso la benzina della tanica che avrebbe lasciato lì, per terra, con ancora un poco di litri dentro, indi sarebbe salito con _ al primo piano. _, usando l'innaffiatoio avrebbe versato benzina nelle camere 1, 2 e 3, le cui porte erano aperte. _ con l'altra tanica, si sarebbe occupato delle camere a sinistra. _ avrebbe atteso _ nelle scale, indi raggiunto il PT, egli avrebbe versato la benzina che era rimasta nella tanica nell'innaffiatoio e ne avrebbe gettato sul banco di mescita mentre che _ si sarebbe occupato della Pizzeria. Ritrovatosi senza benzina, _ sarebbe ridisceso in cantina dove sarebbe rimasta una tanica ancora piena.
Risalito al PT avrebbe sparso benzina con l'innaffiatoio sui tavoli della pizzeria. Con _ sarebbe entrato nella sala giochi, spargendo benzina anche sulle macchinette e lo stesso avrebbero fatto nel locale dove si giocava a carte. Rimastagli un po' di benzina, _ avrebbe raggiunto la cucina, ivi spargendo quel che gli rimaneva. Non avrebbe guardato _ giacchè avrebbe avuto "fretta e paura". Comunque _ era sempre lì. Così ha concluso il suo racconto _ (PS 80 p. 3):
"
... Finito di spargere la benzina, tutti e due siamo tornati in cantina. L’innaffiatoio, se non ricordo male, è rimasto nel bar. Mentre parlavamo, ci siamo accorti che di sopra aveva preso fuoco la benzina. Stavamo per scappare, ma poi l’edificio ci è crollato addosso.
Preciso che abbiamo acceso la luce in cantina, la prima volta che siamo scesi, e poi l’abbiamo lasciata accesa.
Domanda:
La tanica che era rimasta in cantina conteneva quindi ancora benzina?
Risposta:
Sì, però non so dire quanta benzina vi era ancora nella tanica. Con quella tanica, la più grande, mi sembra, avevo riempito a metà l’innaffiatoio.
Domanda:
Ci sa indicare le dimensioni delle tre taniche?
Risposta:
Quelle più piccole erano di cinque litri circa, alte circa trenta centimetri. Quella più grande poteva contenere un dieci litri, ed era alta circa cinquanta centimetri.
Domanda:
Può precisare se le tre taniche erano piene?
Risposta:
Erano piene fino a circa due centimetri sotto l’apertura. Ho fatto così per non far cadere la benzina.
Preciso comunque che la pompa non si era bloccata. Sono stato io a fare così...."
Nel seguito di quel verbale, _ ha segnato su delle planimetrie i percorsi fatti, ha riconosciuto l'innaffiatoio da lui usato in uno del tipo di quello di cui alla foto 148 della doc. fotografica di cui al classeur 16, ha precisato che al momento dell'esplosione una tanica piccola sarebbe rimasta al primo piano, una seconda tanica piccola e l'innaffiatoio sarebbero rimasti nel locale bar e che la terza tanica quella più grande, sarebbe rimasta in cantina. Si segnala qui che la Scientifica ha ritrovato vicino al corpo di _, ovvero nell'atrio dell'entrata posteriore, una tanica simile a quella che _ chiama la tanica grande (cfr. reperto F7 nella planimetria di cui al classeur 16, cfr. anche foto da 127 a 131), mentre che un innaffiatoio verde intatto della capacità di litri 12 (cfr. foto 120) è stato ritrovato nella sala giochi sotto il flipper (cfr. reperto F3 nella planimetria).
Un pezzo di un secondo innaffiatoio della capacità di litri 10 (cfr. foto 148) venne ritrovato al capo opposto dello stabile, ovvero tra le macerie del locale pizzeria.
Una seconda tanica identica a quella di cui al reperto F7 ma diventata di color verdognolo a causa dell'effetto termico (pure per essa il WFD ha confermato la presenza di benzina) è stata ritrovata tra le macerie del locale pizzeria e del locale tank (cfr. per le foto, le nr. 145 e 146, nonchè della distinta "Reperti e tracce" la p. 11).
Avuto riguardo alle taniche ritrovate dagli inquirenti va ancora qui segnalato che esse sono - come detto - in numero di due. Il dr. _ ha spiegato che esse, pur schiacciate, sono rimaste sostanzialmente integre perchè le macerie cadute loro sopra le hanno protette dal fuoco. Trattasi di taniche da litri 12 l'una. Entrambe portano impresso il marchio della ditta che le fabbrica, la _ che, in Ticino, le fornisce solo alla _ e alla _ (cfr.doc. TPC 33).
_ in aula ha dichiarato di aver comprato diversi prodotti dalla _, ma a suo dire egli nella sua cantina, non ha mai avuto 10-12 taniche (del tipo di quelle della _) tutte insieme. Al più egli può averne avute tre o quattro di quel tipo (cfr. anche suo verbale PS 086, p. 26 e 27). Ne aveva anche altre, più piccole contenenti altre merci e prodotti quali, funghi, sughi, vino e quant'altro. Mai però le avrebbe usate per riempirle di benzina.
Con riferimento alle taniche da 12 litri, va qui segnalato che gli inquirenti, nel rapporto di Polizia del 2.5.2003, fondandosi su una fattura della _ a _ di data 14.2.2001 (PS 230), in cui, in relazione al prodotto _ ", figurano nelle rispettive finche, alla voce "conf" la cifra 12 e alla voce "Q.tà" pure la cifra 12, quale prezzo l'importo di fr. 8.50 e quale totale quello di
fr. 102.-, sono pervenuti a scrivere a p. 76:
"
... All. 230 Presso la _, abbiamo proceduto agli accertamenti relativi a contenitori in plastica rinvenuti tra le macerie. In allegato viene trasmessa copia della fattura del 14 febbraio 2001, relativa alla consegna presso l'EP _ di 12 fusti di sapone. ... "
Al dibattimento, la sottoscritta Presidente ha chiesto al Procuratore Pubblico di far eseguire al riguardo ulteriori accertamenti, il cui esito è compendiato nel plico di cui al doc. dib. 3.
In buona sostanza la surriprodotta affermazione secondo cui a _ sarebbero stati consegnati "12 fusti di sapone" è risultata essere erronea. In realtà la fattura 14.2.2001 fa stato della fornitura di un'unica tanica o bidone o fusto che dir si voglia, della capacità di litri 12, oltre che di altri prodotti non confezionati in taniche.
Ciò è stato acclarato dalla Polizia attraverso l'interrogatorio di _, titolare della _ che ha altresì documentato che la sua ditta ha fornito a _ tre taniche (o fusti o bidoni) da litri 12 l'una, identiche siccome tutte fabbricate dalla _, contenenti prodotti per le pulizie, che sono state fatturate la prima il 15.11.2000, la seconda il 16.11.2000, la terza il 14.2.2001.
Durante l'audizione del dr. _, dopo che egli ebbe a mostrare fisicamente alla Corte le due taniche ritrovate sotto le macerie (e debitamente risagomate), è stato chiesto sia a _, sia a _ se quelle (che essi pretendono di aver utilizzato per riporvi la benzina comprata, secondo _, il 31.12.2002, e secondo _ il 21.12.2002) erano uguali alle taniche recuperate dalla Scientifica. _ ha risposto che una delle tre taniche da lui utilizzate, e meglio quella che egli ha sempre indicato come quella "grande" era del tutto simile a quella bianca recuperata dalla Scientifica mentre che le altre due erano più piccole, di circa 5 litri cadauna (cfr. registrazione file _ dal min. 32:00). _, a domanda della sottoscritta Presidente, ha risposto affermativamente, ovvero che le dieci taniche da lui menzionate nei suoi verbali in relazione all'acquisto del 21.12.2002, erano tutte uguali e simili a quella bianca recuperata dalla Scientifica (cfr. registrazione file _ dal min. 33:00). Il giorno successivo, dopo che il Procuratore Pubblico ha prodotto il citato doc. dib. 3 (che fa stato - come testè illustrato - di forniture della _ a _ di tre taniche bianche da 12 litri cadauna), _, reinterrogato a sapere se le taniche da lui menzionate erano davvero dieci tutte uguali, ha risposto che erano diverse, che erano comunque dieci, anche se di grandezza differente, da 10 litri, da 5 litri, forse da 7 litri. Contestatogli dall'avv. _, Difensore di _, che in tal caso il risultato totale non poteva mai essere 100, _ ha risposto che ce n'era anche una da 20 litri (cfr. verbale del dibattimento, p. 12).
Più di così, in aula, sulla grandezza delle taniche usate per mettervi la benzina con cui fare l'incendio, non si è potuto acclarare, anche se, per finire, la cosa è risultata essere secondaria di peso relativo, stante che - come si vedrà nel seguito - la questione a sapere se la benzina fu acquistata il 21.12.2002 oppure il 31.12.2002 è stata risolta dalla Corte in base ad altri più convincenti elementi probatori.
6. L'acquisto della benzina utilizzata per commettere l'incendio
6.1.
La questione nodale che si è posta alla Corte dopo aver ricostruito i fatti come al considerando che precede è, a non averne dubbio, quella a sapere se l'incendio dell'Osteria _ è stato commesso utilizzando i circa litri cento di benzina che, a dire di _, furono acquistati da _, unitamente a lui, il 21.12.2002, oppure utilizzando i circa 17 litri che _ ha dichiarato di aver comprato insieme a _ il pomeriggio del giorno di San Silvestro.
Non v'è infatti chi non veda come se è vera la versione di _, allora _ è necessariamente stato il mandante dell'incendio, di cui _ e _ sono stati gli esecutori materiali e il movente di _ può essere stato solo quello di truffare l'assicurazione.
L'atto d'accusa si fonda sulla versione di _ laddove, alla lettera b dell'imputazione 1., indica testualmente che:
"
... b) _ e _ si sono recati insieme il 21.12.2002 presso una stazione di servizio di _ ad acquistare i 100 litri di benzina poi utilizzata per appiccare il fuoco; che il combustibile è stato pagato da _ e che insieme hanno poi provveduto a depositarlo nella cantina dell’Osteria _ in vista del suo ulteriore utilizzo; ..."
La Difesa di _, invece, ha sostenuto che _ non è credibile. Egli avrebbe avuto un movente per mentire e coinvolgere _ come mandante (in buona sostanza avrebbe migliorato la propria posizione processuale poichè sarebbe invero meno grave per lui l'esser condannato come esecutore materiale di un incendio commissionatogli da _ per truffare l'assicurazione che non come l'autore di un incendio a scopo di sua vendetta), col che, avendo egli capito che gli inquirenti cercavano prove contro _, _ li avrebbe assecondati rispondendo alle loro domande (a dire della Difesa spesso suggestive) in modo bugiardo pur di compiacerli e ciò specialmente con riferimento alla questione della benzina. In altri termini, secondo la Difesa di _, _ che, a motivo delle lesioni riportate aveva avuto molto tempo per pensare, si sarebbe poi approfittato delle anomale modalità con cui è stato interrogato (con domande e risposte invece che sottoforma di sua narrazione) per intuire gli obiettivi che perseguivano gli inquirenti e assecondarli nel raggiungerli, e ciò per migliorare la propria posizione processuale a scapito di quella di _.
La Corte si è chinata con estremo rigore e con puntigliosità sui verbali di _ e sulle sue dichiarazioni dibattimentali, arrivando alla conclusione che, specialmente sulle circostanze dell'acquisto della benzina, egli ha reso dichiarazioni spontanee, sostanzialmente univoche e costanti, non dettate da malanimo e perdipiù "vestite", ovvero supportate in modo solido da cosiddetti riscontri esterni.
Della situazione (di salute, logistica, risp. di contatto col mondo esterno) in cui si trovava _ al momento in cui presero avvio e poi continuarono le sue audizioni si è già riferito nel dettaglio al considerando 2.2.
Entrando nel merito di dette audizioni, si ha che nella prima, quella del 25.2.2003 di cui v'è in atti, sub PS 142, un riassunto, se - come ha preteso la Difesa di _ - tutto il tempo che _ ha avuto "per pensare" (ovvero per elaborare una strategia difensiva) gli è servito per "partorire" la tesi che si ritrova nelle prime tre righe del riassunto di cui al PS 142 (ovvero che la sera del 31.12.2002 _ si recò con _ al _ per prendere la propria borsa, sentì puzza di benzina e poi tutto saltò in aria), allora v'è da dire che o _, date le gravi condizioni di salute in cui aveva passato quei due mesi, aveva avuto ben poco tempo per "riflettere" oppure che nonostante il lungo tempo avuto, le sue capacità di elaborare una versione a lui favorevole ma nel contempo qualche po' plausibile erano veramente ridotte!
Quel che è certo è che in quella prima audizione _ mentì (come peraltro avevano fatto prima di lui _ per ben sette volte nella prima metà di gennaio 2003 e _i, quando, per diversi verbali tra il 30.1.2003 e fino al 3.3.2003, sostenne di non aver mai alloggiato _ presso il _).
Nella seconda audizione, che è quella che è durata quattro minuti, _ ha fatto lui il nome di _, sia quando ha risposto alla domanda volta a sapere chi gli aveva dato le chiavi della camera al _, sia a quella volta a sapere chi gli aveva detto di incendiare il _a. Come e perchè da quelle poche domande fattegli dall'isp. _, _ abbia potuto/dovuto capire che l'agente di Polizia voleva sentirsi rispondere il nome di _ è un mistero (a meno di pensare a illecite manovre messe in atto dall'interrogante fuori registrazione, ipotesi gravissima, da nessuno neppure lontanamente adombrata). Senza dire che, alla stessa stregua (fosse cioè stato, in quell'inizio di marzo 2003 - il che sarebbe poco coerente con gli accertamenti medici dell'epoca - _ in grado di percepire dalle domande che gli venivano poste le risposte che ci si attendeva da lui), _ avrebbe ben potuto, se mentiva, continuare a mentire, coinvolgendo anche il fratello di _, ovvero _, rispondendo di sì anche alla domanda ulteriore se cioè _ sapeva e invece ha risposto "non sa".
6.2.
Il primo accenno alla questione dell'acquisto della benzina lo si ritrova nell'audizione videoregistrata condotta dal Procuratore Pubblico e meglio nella trascrizione PS 156, a partire da p. 6.
Per comodità di chi legge conviene qui riprodurre lo stralcio di trascrizione in questione:
"
...
D: mi può dire allora come avete fatto per incendiare il _, siete andati a comperare la benzina?
R: fa segno di si con la testa.
D: dove l'avete comperata?
R: al distributore a _.
D: al distributore di?
R: a _.
Il PP ripete: a _.
D: ma era vicino all'autostrada?
R: no.
D: non era vicino all'autostrada?
R: fa segno di no con la testa.
D: chi é andato a comperare la benzina?
R: io e _.
D: lei e _?
R: fa segno di si con la testa.
D: _ non c'era?
R: fa segno di non con la testa.
D: e chi l'ha pagata la benzina?
R: lui.
D: lui, lui _?
R: fa segno di si con la testa e dice _.
D: come?
R: ..._.
D: _ l'ha pagata la benzina?
R: fa segno di si con la testa.
D: però _ era in vacanza non poteva essere venuto con lei a comperare la benzina?
R: gli ultimi giorni... l'ha comprata all'ultimo giorno.
D: gli ultimi giorni prima di partire?
R: si.
D: e dopo dove l'ha messa?
R: in cantina.
Il PP ripete: a in cantina.
D: aveva messo la benzina in cantina?
R: fa segno di si con la testa.
D: ma dove in cantina, l'aveva nelle taniche o ...?
R: si.
D: si ricorda di che colore erano queste taniche?
R: bianche.
il PP ripete: in taniche bianche.
D: e dopo lei con _ non é andato comperare ancora dell'altra benzina?
R: no.
Il PP ripete: no. ... "
Come ha avuto modo di spiegare il Procuratore Pubblico in sede di requisitoria, dopo che tra il 14 ed il 16.1.2003, _ aveva riferito che la benzina per incendiare il _ era stata da lui e _ acquistata nel pomeriggio del 31.12.2002 presso l'AGIP di _ in ragione di circa 17 litri riposti in tre taniche poi depositate in cantina e dopo che _ aveva indicato sul rollino sequestrato presso l'AGIP la ricevuta dell'acquisto, per gli inquirenti la questione della benzina era praticamente risolta.
Non fu dunque senza sorpresa che il Procuratore Pubblico (che, a suo dire, si attendeva da _ risposte alle sue domande simili a quelle già date da _) udì _ parlare di un distributore di _, non vicino all'autostrada, in cui _ si era recato con _ gli ultimi giorni, risp. l'ultimo giorno prima che _ partisse in vacanza.
Risposte - come ben si vede - per nulla indotte o suggestionate dalle domande, anzi laddove era il caso, in contrapposizione alle domande (esempi: "ma era vicino all'autostrada? no"; "però _ era in vacanza non poteva essere venuto con lei a comprare la benzina? gli ultimi giorni ... l'ha comprata l'ultimo giorno").
6.3.
Nel successivo verbale (PS 166 del 12.3.2003), ancor condotto dal PP e al quale presenziava il Difensore di _, oltre agli agenti di PS addetti all'inchiesta, _ ha quantificato in litri 100 il quantitativo di benzina utilizzata per commettere l'incendio in modo spontaneo e totalmente autonomo rispetto alle domande che gli venivano poste, come ben emerge dal seguente stralcio delle pagine da 4 a 6 della trascrizione:
"
...
D: mi spiega come avete fatto per incendiare rispettivamente per far esplodere l'Osteria _? Voi volevate incendiare o volevate far esplodere l'Osteria _a?
R: incendiare.
Il PP ripete: voi volevate incendiare... come mai è esploso?
R: non lo so.
PP: non lo sa questo.
D: mi spiega come avete fatto per cercare di incendiare l'Osteria _?
R: abbiamo buttato benzina dappertutto.
Il PP ripete: avete buttato benzina dappertutto.
D: chi eravate lei e _ a buttare la benzina?
R: si.
D: avete messo solo benzina o avete messo anche qualcos'altro?
R: solo benzina.
Il PP ripete: solo benzina.
D: tanta benzina?
R: si.
D: quanta più o meno?
R: 100 litri.
Il PP ripete: 100 litri ha detto?
D: l'avete messa in tutti i locali o solo in alcuni locali?
R: dappertutto.
Il PP ripete: dappertutto.
D: avete preparato anche delle micce o qualcosa da accendere per poi dare fuoco al resto?
R: no.
D: perché noi abbiamo trovato... la Polizia ha trovato qualcosa che fa pensare che c'era una specie di miccia. L'avete preparata voi?
R: no.
D: è sicuro di questo signor _?
R: si.
PP: sarà poi qualcosa su cui dovremo ancora tornare... "
Nel seguito il Procuratore è tornato sulla questione dell'acquisto della benzina con le seguenti domande per nulla suggestive:
"
...
D: Dove siete andati a comprare la benzina?
R: alla Shell.
Il PP ripete: alla Shell, alla stazione di servizio della Shell?
R: si.
D: della Shell di dove?
R: .....vicino a _.
Il PP ripete: vicino a _? Ha detto così?
R: fa segno con la testa di si.
D: con chi è andato a comprare la benzina?
R: con _.
Il PP ripete: con _?
R: si.
D: con _?
R: si.
D: e poi dove l'avete messa la benzina?
R: in cantina.
Il PP ripete: ha detto in cantina.
D: chi l'ha messa in cantina la benzina?
R: io e lui.
D: lei e _?
R: si.
D: si ricorda quando avete fatto questo lavoro?
R: il 21.
Il PP ripete: il 21?
D: Lei vuole dire il 21 dicembre?
R: si.
D: si ricorda a che ora?
R: 8 e mezza le 9.
Il PP ripete: verso le 8 e mezza 9, sta dicendo, di sera?
R: fa cenno con la testa di si. ... "
Il Procuratore pubblico ha poi fatto presente a _ che un controllo fatto dalla Polizia in quel luogo, a quella data e a quell'ora aveva dato esito negativo, per il che ha chiesto a _ se alle volte non si sbagliasse in ordine alla data (e _ ha ribadito che era il 21) o in ordine alla stazione di servizio, al che _ ha risposto dapprima che era possibile, indi "non ho idea" e poi "non sono pratico", ribadendo però per finire che era a _.
Così si legge infatti nel seguito della trascrizione PS 166:
"
...
PP: la Polizia ha fatto un controllo a quell'ora presso la stazione di servizio Shell che dice lei, e non risulta un acquisto di circa 100 litri di benzina a quell'orario li. E' possibile che lei si sbagli?
R: ma... può anche darsi
Il PP ripete: può anche darsi, sta dicendo.
D: Potrebbe darsi che lei si sbagli di giorno.
R: non si comprende cosa dice.
PP: non ho capito scusi.
R: è il 21.
D: è sicuro che è il 21, dice lei, o potrebbe anche essere un altro giorno?
R: no.
PP: lei dice il 21.
D: è possibile che si sbagli di stazione di servizio?
R: si.
D: quale altra stazione di servizio potrebbe essere stata?
R: non ho idea.
Il PP ripete: non ha idea....
Questo è un po' strano perché se lei va a comprare 100 litri di benzina, per poi.. che sono poi destinati ad incendiare un locale uno dovrebbe ricordarsi dove ha comprato quella benzina?
R: non sono pratico
D: come?
R: non sono pratico.
Il PP ripete: non è pratico?... sì però più o meno dove l'ha comprata, in quale paese.
R: non me lo ricordo.
D: ma si ricorda se era _ dove ha comprato questa benzina?
R: al distributore grande.
Il PP ripete: ad un distributore grande, dice.
D: Ma era a _ questo distributore?
R: si.
PP: anche qui dovremo poi tornare su questo argomento.
D: chi ha pagato la benzina?
R: lui.
D: chi?
R: lui.
Il PP ripete: lui..., lui chi?
R: _.
Il PP ripete: lui _.
D: ha pagato a contanti o a pagato con una carta di credito?
R: a contanti.
Il PP ripete: a contanti, dice. ..."
Lungi quindi dal farsi condizionare da quanto il Procuratore Pubblico gli andava prospettando, ben è parso alla Corte che _ abbia reagito alle domande in modo lineare e indipendente, tenendo ben ferma la data del 21 (che il PP gli metteva in dubbio), senza escludere di essersi sbagliato per la stazione di benzina, ma dando per questo una motivazione logica, ovvero che non era pratico della zona, anche se per lui di un distributore grande sito a _ si trattava.
Interrogato poi su quel che aveva fatto il pomeriggio del 31.12.2002 (quando - secondo _ - si sarebbero entrambi recati a comprare i litri 17 di benzina all'AGIP di _), _ ha dato risposte che ha mantenuto anche nel seguito e anche in aula. Si legge infatti nella stessa trascrizione PS 166 a p. 14:
"
...
D: senta un po', il 31 dicembre cioè prima di incendiare il _, lei si è incontrato nel corso appunto nel pomeriggio del 31 con _?
R: si.
D: dove vi siete incontrati?
R: al bar.
D: quale bar.
R: all'albergo.
D: intende dire all'albergo a _?
R: fa segno di si con la testa.
D: come mai vi siete incontrati li?
R: così. Per parlare.
D: per parlare di che cosa?
R: della sera.
D: dell'incendio?
R: si.... e per mangiare.
D: per parlare dell'incendio e per parlare di dove andare a mangiare?
R: si.
D: avete solo parlato o siete anche andati da qualche parte insieme quel pomeriggio?
R: all'albergo _.
D: siete andati all'albergo _? Quel pomeriggio?
R: fa segno di si con la testa.
D: e cosa siete andati a fare all'albergo stazione?
R: a bere una birra
D: a...?
R: a bere una birra.
Il PP ripete: a bere una birra?
D: quindi lei e _ quel pomeriggio siete andati all'albergo _ a bere una birra. E giusto?
R: fa segno di si con la testa.
D: poi avete fatto qualcos'altro?
R: no. ....
Non si comprende cosa dice....
PP: non ho capito.
R: mi ha portato all'Osteria e dopo lui se ne è andato.
Il PP ripete: dopo lui se ne è andato. Non ho capito quest'ultima cosa.
D: dopo che siete stati all'albergo _ dove siete andati?
R: mi ha portato indietro.
D: l'ha portata indietro dove?
R: all'Osteria.
D: e dopo cos'ha fatto?
R: se ne è andato.
Il PP ripete: se ne è andato.
D: mentre lei cos'ha fatto?
R: sono rimasto in camera.
D: è rimasto all'Osteria? Nella sua stanza?
R: si.
D: lei e _ non vi siete fermati da qualche parte a fare benzina quel pomeriggio?
R: no.
D: è sicuro di questo?
R: si.
D: lei quel pomeriggio ha fatto vedere a _ dove stavano i fusti con la benzina?
R: no.
D: però _ sapeva dove stava la benzina?
R: si.
D: come faceva a saperlo?
R: glielo avevo detto io.
D: _ sapeva che lei era andato a comprare la benzina?
R: si.
D: voi avete scassinato anche le porte dell'Osteria _, per far sembrare che c'era stato uno scasso?
R: si.
D: chi lo ha fatto questo?
R: io.
D: lo ha fatto lei? Ma quando?
R: durante il giorno.
D: lo stesso giorno o un altro giorno?
R: lo stesso.
Il PP ripete: lo stesso giorno.
D: la mattina il pomeriggio oppure la sera?
R: il pomeriggio
Il PP ripete: il pomeriggio.
D: era presente anche _ quando lei...
R: no.
D: lo ha fatto da solo?
R: si.
D: lo ha fatto quando _ era già ripartito in Italia, cioè era già ritornato a casa sua o l'ha fatto prima che vi incontraste all'albergo a _?
R: dopo.
D: dopo, quando lui se ne era già andato?
R: fa segno di si con la testa.
D: lei è già stato cliente dell'Osteria _? È andato lì ogni tanto a bere qualcosa?
R: mai.
D: sapeva dov'era però l'Osteria _?
R: no. ..."
È appena qui il caso di accennare che la versione testè riprodotta di _ sugli scassi effettuati il 31.12.2002, dopo che _ era già partito è coerente con il fatto, riferito da _, secondo cui, quando lasciò il _ verso le 17:00, _ non notò segno alcuno di scasso. Essa è altresì assai più lineare delle dichiarazioni rese da _ che, in proposito, ha cambiato versione più di una volta (ma di ciò di si dirà più nel dettaglio nel considerando nr. 7.), arrivando dopo parecchi verbali ad ammettere che gli scassi li vide solo quando tornò al _ la notte del 31.12.2002 per appiccare l'incendio.
6.4.
Nella successiva audizione del 20 marzo 2003, anch'essa condotta dal Procuratore, _o, lungi dall'adattare le sue risposte a quanto già gli era stato comunicato dal PP il 12.3. (ovvero che non risultava alla Polizia un acquisto di 100 litri di benzina a _), è andato avanti a ribadire quanto già detto sin dall'inizio, ovvero di aver utilizzato per l'incendio circa 100 litri di benzina, pagata da _, comprata a _, presso la Shell e aggiungendo i seguenti particolari:
- che l'acquisto fu fatto in una volta sola,
- che la benzina venne riposta in dieci bidoni,
- che _ pagò all'automatico e non alla cassa, per contanti, utilizzando banconote da fr. 50.-.
Per consentire a chi legge di verificare parola per parola che a _ il PP non pose domande suggestive, è qui d'uopo riprodurre anche il seguente stralcio (PS 172, a partire da p. 4):
"
...
D: quanta benzina ha utilizzato per incendiare il _?
R: cento litri circa.
Il PP ripete: cento litri circa ha detto?
R: fa segno di si con la testa.
D: chi ha pagato la benzina?
R: _.
Il PP ripete: _?
R: fa segno di si con la testa.
D: dove siete andati a comperare la benzina?
R: a _.
Il PP ripete: a _?
R. fa segno di si con la testa.
D: si ricorda come si chiamava la stazione di servizio?
R: la Shell.
Il PP ripete: Shell ha detto?
R: fa segno di si con la testa.
D: avete comperato la benzina tutta in una volta sola o avete fatto diversi viaggi?
R: tutta in una volta.
D: quanti bidoni avevate con voi?
R: dieci.
D: erano bidoni di che tipo?
R: in plastica.
D: di che colore?
R: bianchi.
D: _ ha pagato all'automatico o ha pagato alla cassa?
R: automatico.
D: ha pagato a contanti o con una carta di credito?
R: contanti.
D: si ricorda che banconote ha utilizzato, se banconote da 10, da 50, da 100?
R. da 50.
Il PP ripete: banconote da 50?
R: fa segno di si con la testa.
D: si ricorda il giorno in cui siete andati a prendere la benzina, che giorno era?
R: venti...
Il PP ripete: il venti?
R: il ventuno.
Il PP ripete: il ventuno?
R: fa segno di si con la testa.
D: e che ora erano?
R: le otto, circa le otto.
Il PP ripete: circa le otto?
R. fa segno di si con la testa.
D: _ cioè _ detto _ veniva a trovarla al _?
R: si.
D: sapeva che lei abitava al _?
R: si.
D: _ sapeva che bisognava incendiare il _?
R: si.
D: chi lo aveva detto al _ che bisognava incendiare il _?
R: io.
D: é sicuro che non sia stato il _ a dirle che c'era il _ che voleva incendiare il _?
R: si.
D: si che cosa?
R: sono sicuro.
D: il 31 dicembre, cioè l'ultimo giorno dell'anno, si é incontrato con _ nel corso del pomeriggio?
R: si.
D: dove vi siete incontrati?
R: all'alber...
D: all'albergo, all'albergo _?
R: si.
D: che cosa avete poi fatto quel pomeriggio?
R: ...a bere ...
D: avete parlato anche dell'incendio?
R: no.
D: quel pomeriggio...
R. si.
D: avete parlato dell'incendio?
R: si.
D: poi cosa avete fatto, avete bevuto una birretta, e poi dopo cosa avete fatto?
R: se ne é andato.
Il PP ripete: se ne é andato?
R: fa segno di si con la testa.
D: non siete andati insieme da qualche parte?
R: a _.
D: siete andati insieme a _?
R: fa segno di si con la testa.
D: dove?
R: al bar.
D: al bar? quale bar?
R: della stazione.
D: non siete andati quel pomeriggio all'Osteria _?
R: no.
Il PP ripete: non siete andati?
R: no.
D: non siete andati insieme a fare benzina?
R: no. ... "
Va peraltro qui segnalato che fino al 20.3.2003, _, quando gli era stato domandato, aveva dichiarato di non sapere il motivo per il quale _ gli aveva chiesto di incendiare il _ (il che non è certo segno di malanimo). Quando poi ha accennato all'assicurazione, l'ha fatto inizialmente in termini dubitativi e solo in seconda battuta ha dato atto di averlo saputo da _.
Così si è espresso _ nel già citato PS 172, alle pagine da 8 a 9:
"
...
D: senta però _ le ha detto perché voleva incendiare il _?
R: no. Forse per l'assicurazione.
D: glie l'ha detto questo?
R: non me lo ha detto ma ho capito.
D: e come ha fatto a capirlo questo? Lei ha detto prima, che vi siete incontrati diverse volte in macchina lei e _ per discutere dell'incendio. Penso che lei glielo abbia chiesto a _ perché le chiedeva di farle fare un lavoro di quel tipo li?
R: per l'assicurazione.
D: glielo ha detto _ questo?
R: si.
D: lo ha detto solo a lei o lo ha detto anche a _?
R: a _.
D: quindi ve lo ha detto a tutti e due che era per l'assicurazione?
R: si.
D: e lei lo ha detto a qualcun altro che _ voleva incendiare per via dell'assicurazione?
R: no.
D: il _ lo sapeva però?
R: si.
D: il _ sapeva che _ voleva incendiare il _ per via dell'assicurazione?
R: si, gliel'ho detto io.
Il PP ripete: glielo ha detto lei.
D: per quanto riguarda l'incendio lei l'ultima volta mi ha detto che avete buttato benzina dappertutto, é vero?
R: fa segno di si con la testa.
D: mi spiega come facevate a dare fuoco, quale era il vostro piano per dare fuoco, come facevate?
R: con un pezzo di carta.
D: e come funzionava la cosa? Accendeva un pezzo di carta e poi lo buttava?
R: si.
D: e poi cosa facevate voi dopo, una volta acceso il pezzo di carta, lei e _ cosa avreste fatto?
R: ce ne siamo andati.
D: e dove volevate andare?
R: io in Italia.
Il PP ripete: lei in Italia?
D: quella sera stessa, o il giorno dopo?
R: il giorno dopo.
D: e dove avrebbe pernottato lei?
R. alb... stazione.
D: all'albergo stazione?
R: si.
D: a _?
R: si.
D: e _ invece dove sarebbe andato?
R: in Italia.
Il PP ripete: in Italia.
D: sarebbe tornato a casa sua?
R: si. ... "
6.5.
Gli inquirenti (isp. _ e comm. _) sono tornati a _ ad interrogare _ sulla questione della benzina (e su altre cose che sono registrate nella trascrizione in PS 176) il 27.3.2003.
Per la quarta volta _ ha loro ribadito di aver acquistato la benzina con il _ il giorno 21, attorno alle otto e mezza di sera, a _, dando nel seguito, a nuove domande, le relative risposte nei termini seguenti (cfr. PS 176 dall'inizio):
"
...
D: ecco allora signor _, lei ha acquistato la benzina con chi?
R: con _.
L'Isp. ripete: con _.
D: é sicuro di aver acquistato la benzina con _?
R: si.
L'Isp. ripete: si.
D: l'acquisto della benzina é avvenuto quando?
R: il ventuno.
D: il 21 di dicembre?
R. si.
D: il 21 di dicembre del 2002 attorno a che ora?
R: otto e mezza.
D: otto e mezza alla sera?
R. si.
D: quindi attorno alle venti e trenta e esattamente dove? Lei ci può indicare in quale distributore esattamente?
R: a _.
D: era a _?
R. prima.
L'Isp. ripete: prima di _.
D: quindi percorrendo la strada da _ in direzione di _ si trovava da che parte?
R: sulla destra.
L'Isp. ripete: sulla destra.
D: dunque era prima di _ o siete già entrati nel comune di _, lei si ricorda?
R: fa segno di no con la testa.
L'Isp. ripete: non si ricorda più.
D: si ricorda se prima di arrivare alla stazione di servizio avete oltrepassato un viadotto dell'autostrada?
R: no.
D: non l'avete oltrepassato o non si ricorda?
R: non ricordo...
L'Isp. ripete: non si ricorda.
D: lei ricorda di che colore erano i cartelli indicanti la stazione di benzina?
R: verdi.
L'Isp. ripete: verdi.
D: e la stazione di benzina aveva vicino qualche cosa di particolare tipo un ristorante, un piazzale?
R: non mi ricordo.
L'Isp. ripete: non si ricorda. ..."
Analizzando le suddette domande e le relative risposte la Corte (come un qualsiasi terzo che legga la trascrizione in parola) ha di certo capito che per gli inquirenti si trattava in primis di riverificare le indicazioni date da _ sulla Shell di _, risp. di identificare quale altro distributore della zona potesse entrare in linea di conto per l'acquisto di benzina di cui parlava _. Certo è che _ ha risposto a domande già postegli in precedenza in modo univoco e costante e a quelle nuove in modo autonomo, per nulla imbeccato dagli inquirenti.
Il giorno successivo (cfr. PS 177 del 28.3.2003) il PP ha riproposto a _ le stesse domande ottenendo le stesse risposte, ovvero che la benzina l'avevano comprata lui e _, il 21.12., alla Shell di _.
Già si è detto nel considerando che precede (nr. 5.) che gli inquirenti, con le loro ricerche, sono poi approdati alla Tamoil di _ dove hanno trovato le ricevute dei due rifornimenti delle 19:57, risp. delle 20:01.
Secondo la Corte, le due ricevute "vestono" in modo solido e sicuro le dichiarazioni di _ relative all'acquisto del 21.12. In ogni caso è del tutto infondata siccome priva di un qualsiasi serio riscontro, l'ipotesi che _ abbia pilotato gli inquirenti nell'individuazione del distributore, così come è del tutto escluso che gli inquirenti abbiano con domande suggestive indotto, consapevolmente o inconsapevolmente, _ ad inventarsi tale acquisto (speculando sul fatto che, cercando, cercando, qualcosa avrebbero pur trovato) per aiutarli ad incastrare _. Secondo la Corte le dichiarazioni di _ circa l'acquisto di benzina del 21.12.2002 sono state da lui rese in totale spontaneità ed autonomia. Il fatto che abbia sbagliato il nome del distributore e della località è prova di buona fede e non del contrario. D'altro canto _ quando gli è stato prospettato un suo possibile errore, è stato possibilista proprio sulla stazione di servizio ("non sono pratico") ma non sulla data e sull'orario. Il fatto che gli inquirenti abbiano impiegato circa un mese per fare una perquisizione al distributore Tamoil di _ (paese che dista pochissimi chilometri da _) non è sicuramente un elemento che ha un qualche nesso con la questione della credibilità di _, nè che la possa inficiare o indebolire specie ove si consideri che di distributori nella zona ricompresa tra _ ne esistono parecchi (cfr. le foto allegate al verbale 4.6).
Ciò che veramente conta è che _ ha parlato dell'acquisto di benzina fatto con _ in modo spontaneo e autonomo, senza suggerimenti di sorta, in un momento in cui dagli inquirenti tale questione era considerata chiusa e risolta dopo che _ aveva loro riferito dell'acquisto del 31.12.2002, perdipiù "documentato" dal rollino dell'Agip di _.
Ciò che conta è che, tosto riferito dell'acquisto da lui effettuato il 21.12.2002 con _, _ l'ha circostanziato dando risposte sempre univoche e costanti, mantenendole anche dopo che il Procuratore Pubblico l'aveva informato che le ricerche effettuate a _ dalla Polizia erano negative. Lungi dal farsi suggestionare egli ha ribadito le risposte di sempre, ammettendo per il nome Shell e per la località di potersi sbagliare (non era pratico della zona), ma non per la data. Per finire gli inquirenti la ricevuta di due inconsueti rifornimenti di benzina risalenti alle 20:00 circa del 21.12.2002, le hanno trovate. Non erano presso la Shell di _, bensì presso la Tamoil di _, ma per chi conosce la zona, l'errore non è di grande momento. Quanto poi alla volontà di incastrare _, essa non emerge nullamente dalle dichiarazioni rese da _, ma non sembra esser stata così pressante neppure per gli inquirenti, visto il tempo impiegato per arrivare dalla Shell di _ alla Tamoil di _.
Nella medesima audizione del 27.3.2003 (già citato PS 176), gli interroganti, concluse le domande sulla localizzazione della stazione di servizio, hanno - come già cennato - posto a _ anche domande nuove come risulta dalla trascrizione in parola, dalla fine della pagina 2 in avanti:
"
...
D: chi ha pagato la benzina?
R: il _.
L'Isp. ripete: il _.
D: l'ha pagata all'automatico o alla cassa?
R: all'automatico.
D: all'automatico, questo perché la cassa era chiusa?
R: si.
L'Isp. ripete: si.
D: lei si ricorda quanti franchi ha speso il _?
R: duecento.
L'Isp. ripete: duecento franchi.
D: e ha fatto quanti litri?
R. cento.
L'Isp. ripete: cento litri.
D: ha fatto anche benzina alla sua auto?
R: si.
L'Isp. ripete: si.
D: si ricorda che tipo di benzina ha fatto _?
R: no.
L'Isp. ripete: no.
D: e si ricorda con che modalità ha pagato all'automatico, con che banconote?
R: da cinquanta.
L'Isp. ripete: da cinquanta franchi.
D: siete andati con l'auto del _?
R: si.
D: si ricorda che auto é?
R: cento sessanta quattro.
D: cento sessanta quattro, un Alfa Romeo?
R: fa segno di si con la testa.
D: di che colore?
R: bianca.
L'Isp. ripete: bianca. ..."
Si rinuncia qui a riprodurre le domande poste dal PP nell'audizione successiva del 28.3.2003, perchè esse ripropongono nella sostanza domande già poste in precedenza che hanno da parte di _ ricevuto le già note risposte, ovvero (PS 177 p. 6) che la benzina l'aveva comprata con _ e con nessun altro alla Shell di _ (n.d.r. _ è un evidente lapsus subito corretto), il 21.12.2002, in quantità di 100 litri, pagati da _, in contanti all'automatico, benzina che poi riposero in cantina.
6.6.
Ciò premesso, occorre per la completezza, tornare all'audizione del 27.3.2003, per sottolineare alcuni elementi emersi da tale interrogatorio. In quella sede, _ ha ribadito che _ aveva pagato la benzina all'automatico, dopodiché, alla domanda volta a sapere se ciò era dovuto al fatto che la cassa era chiusa ha risposto di sì. Alla domanda a sapere quanti franchi avesse speso _, _ ha risposto fr. 200.-, domanda questa che non gli era mai stata posta in precedenza. Indi _ ha ribadito che l'acquisto fu di cento litri. Dato che la benzina, in Ticino, costa all'incirca fr. 1.30-1.35 al litro, agli interroganti è bastato un semplice calcolo per saltare alla domanda successiva, quella a sapere se _ avesse "fatto anche benzina alla sua auto". _ ha risposto di sì.
La Difesa di _ ha criticato la domanda siccome suggestiva.
Ma così non è! A posteriori essa può al più essere considerata "infelice", nondimeno essa non ha suggestionato _ che anche nel seguito ha continuato a ribadire che l'acquisto fu di 100 litri e la somma spesa di fr. 200.-, mai cambiando di versione. Quanto agli interroganti va detto che il 27.3.2003, quando posero la suddetta domanda, ancora non avevano nè individuato, nè perquisito la Tamoil di _. Essi non avevano il 27.3.2003 la più pallida idea che di lì a una decina di giorni avrebbero trovato due ricevute per due forniture di complessivi litri 150 circa pagate in totale fr. 200.-. Ciò significa, a non averne dubbio, che la domanda "ha fatto (n.d.r. _) anche benzina alla sua auto", quando è stata posta, non era per nulla capziosa nè suggestiva. Era solo logica e sensata formulata in totale buona fede, a partire dalle stesse risposte che stava loro dando la persona che interrogavano cioè il _. Con quella domanda gli interroganti non hanno inteso "aggiustare" nulla, perchè a quella data, il rollino per loro nemmeno esisteva e quindi nemmeno sapevano che v'era qualcosa da aggiustare. Solo sapevano che 100 litri non costano fr. 200.-. Così come non vi furono secondi fini nella domanda posta dagli interroganti, nemmeno vi fu malizia - a mente della Corte - nella risposta affermativa di _, prova ne è che nel verbale del giorno successivo (ovvero del 28.3.2003; PS 177 p. 6 e ss.) condotto dal PP, _ non ha cambiato di una virgola la sua deposizione, ribadendo per la quinta volta che nelle già descritte circostanze di tempo e di luogo lui e _ comprarono litri 100 di benzina che portarono nella cantina del _. Nessuno degli interroganti ripropose in quella sede la domanda del prezzo complessivo pagato e neppure la domanda a sapere se _ aveva anche fatto benzina alla sua macchina, col che _ ad esse nemmeno ebbe l'occasione di rispondere nè in altro modo la cercò, a riprova che nessuno dava un peso particolare o insolito (tantomeno malizioso) alla suddetta domanda.
Dell'audizione eseguita dagli agenti _ e _ l'8.4.2003 vi è in atti un riassunto che nulla riferisce sulla questione della benzina. Poichè la Difesa di _ ha eccepito che _, benchè rinchiuso alla Überwachungsstation, ha dimostrato in quella sede di essere stato al corrente dell'arresto del nipote _ o quantomeno del fatto che costui era uscito dal carcere (cfr. PS 181: al punto 8, ove si legge:
"▪ _ nega di aver detto al nipote _ di aver ricevuto ordine di incendiare il _ da parte del _ e del _. A domanda a sapere come mai _ avrebbe detto una cosa del genere, se non vera, risponde che ha detto così per poter uscire dal carcere..."
e all'ultimo punto, ove si legge:
"▪ _ chiede come mai, se siamo convinti che _ sia implicato nella storia, non lo arrestiamo. A precisazione che nessuno gli ha mai detto che non lo abbiamo già arrestato, _ dice di essere stanco, e quindi sospendiamo l’audizione..."
) va detto, per la chiarezza, che _ è stato visitato a _ dalla sorella _ e dal cognato _ e da una zia _ proprio quel 27.3.2003 alla presenza degli agenti ticinesi (cfr. classeur _, sep. 8). Può dunque esser stato solo in quel (sorvegliato) contesto che egli ha saputo dell'arresto e del successivo rilascio del nipote _ e ciò doveva anche esser noto ai verbalizzanti giacchè alla risposta di _ non hanno obiettato, mentre che essi hanno prontamente obiettato alle parole di _ su _, puntualizzando che nessuno (e quindi non loro nè i parenti durante le visite precedenti, sempre sorvegliate) mai gli aveva detto se _ era o no stato arrestato.
6.7.
Tornando invece all'acquisto della benzina di cui è discorso nel presente considerando, si ha - come già descritto in quello che precede - che intorno al 10 aprile 2003 gli inquirenti hanno trovato presso il distributore Tamoil di _ il rollino di cui si è detto che hanno sequestrato.
Quando quindi gli interroganti sono tornati da _ l'11.4.2003 erano a loro ben chiari i dati registrati sullo scontrino, che _ aveva peraltro illustrato nel dettaglio nel suo verbale del giorno prima.
Come risulta dalla trascrizione PS 186 a p. 5, il Procuratore ha informato quasi subito _ del ritrovamento di uno scontrino presso un distributore (che non era la Shell) relativo all'acquisto di un certo quantitativo di benzina, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Ricevuta risposta a domande che a _ erano già state - salvo alcune - poste in precedenza (ovvero che il quantitativo acquistato era di circa 100 litri, che la stazione stava sulla destra andando verso _, che l'insegna era verde, che erano le otto-otto e trenta, che _ aveva pagato all'automatico, in ragione di fr. 200.-, che alla stazione non erano in quel momento presenti altri clienti, che _ si sbagliava nel dire che avevano comprato la benzina il 31.12.2002), nel seguito il Procuratore Pubblico ha introdotto il discorso della Tamoil, nei seguenti termini (che vale qui la pena di riprodurre in esteso; PS 186 p. 6):
"
...
D: noi in effetti abbiamo trovato uno scontrino dove risulta che sono stati acquistati un certo quantitativo di benzina alle otto di sera. L'abbiamo trovato presso la stazione di servizio della Tamoil. E' possibile che la benzina sia stata acquistata presso la Tamoil?
R: si.
D: é possibile?
R: si.
D: avete fatto benzina solo per portarla al _ o é stata fatta benzina anche all'automobile?
R: anche all'automobile.
D: non é stata fatta all'automobile?
R: si.
D: ah, anche all'automobile?
R: si.
D: si ricorda quanta benzina all'automobile?
R: no.
D: si ricorda se avete pagato alla cassa o all'automatico?
R: all'automatico.
D: e quanto avete pagato?
R: duecento franchi.
D: duecento franchi?
R: si.
D: chi ha pagato?
R: _.
D: c'erano presenti altri clienti?
R: no.
D: eravate gli unici?
R: si.
D: non c'erano altre macchine quando voi avete fatto benzina?
R: no.
D: _ dice che la benzina l'avete comperata il 31 dicembre, cioè l'ultimo giorno dell'anno, per un totale di 15-20 litri. Chi ha ragione?
R: si sbaglia.
D: _ si sbaglia?
R: fa segno di si con la testa.
D: il 31 dicembre lei non é andato a far benzina con _?
R: no. ..."
Diversamente dagli agenti di Polizia che interrogarono _ il 27.3.2003, il Procuratore Pubblico ha posto a _ la domanda se fosse stata fatta benzina solo per portarla al _ oppure se fosse stata fatta anche all'automobile in modo a sè stante, senza cioè ricollegarla - come avevano fatto gli agenti - a un precedente calcolo aritmetico e soprattutto ponendo a _ la domanda in forma alternativa. Avuta la risposta che benzina era stata fatta anche all'automobile, il Procuratore ha riproposto la domanda come se avesse capito il contrario, ovvero che non era stata fatta all'automobile, al che _ l'ha contraddetto con un sì. L'interrogante gli ha chiesto ulteriore conferma ponendo la domanda nei seguenti termini "ah, anche all'automobile". Avuto ancora un sì come risposta, il PP ha chiesto a _ se ricordava quanto benzina fosse stata messa nell'automobile. _ ha risposto di no, il che porta a pensare che _ non è stato a fare tanti calcoli, nè semplici nè complessi, e tantomeno a fare profonde riflessioni in vista di elaborare chissà quale strategia processuale. Ciò emerge bene dalla trascrizione dell'audizione qui in discorso, davanti al PP, dell'11.4.2003, ma anche da quella del 27.3.2003 davanti agli agenti di Polizia e da quelle precedenti. Nelle difficili condizioni di salute in cui versava (e di cui fan fede i certificati medici già evocati e le videoregistrazioni), tutto porta a ritenere che, in quel marzo/aprile 2003, _ rispondeva (spesso con monosillabi o con singole parole, non essendo in grado di articolare frasi qualche po' compiute) alle domande che gli venivano poste sulla base dei suoi ricordi, cioè per quel che aveva visto e vissuto prima dell'incendio, risp. per quel che ne ricordava, per nulla preoccupato di (o attento ad) assecondare gli interroganti, risp. di capire loro eventuali "teoremi" al fine di rispondere di conseguenza. Quel che dalle trascrizioni emerge è che, nella sostanza, a partire dal 5/6.3.2003, egli ha risposto secondo verità, e ciò con particolare riferimento all'acquisto fatto il 21.12.2002 insieme a _ della benzina per incendiare il _.
Secondo la Difesa di _, gli inquirenti avrebbero avuto sin dai primi giorni dell'inchiesta un "teorema" in testa, quello cioè che l'incendio era stato commissionato da _ per truffare l'assicurazione. Quand'anche sia stato così (la Corte non lo può sapere) quel che è certo è che le audizioni di _ sono state condotte con totale trasparenza e limpidezza. La Corte, che pure ha passato al setaccio tutte le varie trascrizioni (ivi comprese quelle del 20.6.2003 e del 13.8.2003 in cl. 3 sub. 4.6, 4.7 e 4.8) non vi ha ravvisato nessun elemento che faccia pensare che _ abbia in qualche modo percepito quel "teorema" e risposto di conseguenza (nel confronto del 13.8.2003 con _ di cui al doc. 4.8 si è pure rifiutato di rispondere). La Corte esclude in particolare che _ abbia sin dall'inizio inventato di sana pianta la storia dell'acquisto del 21.12.2002 dei 100 litri di benzina, solo per aiutare gli inquirenti ad incastrare _.
Fosse stato così, _ non avrebbe risposto per ben cinque volte che l'acquisto lui e _ l'avevano fatto alla Shell di _. Dopo che il 12.3.2003 gli fu detto dal PP che presso la Shell le ricerche avevano avuto esito negativo, _ ben avrebbe potuto smettere di nominare tale stazione. Invece ha continuato a rispondere secondo ciò che lui ricordava. Gli era rimasta in mente la Shell di _ ed è andato avanti a ripeterlo. Ha dichiarato, ogni volta che gli è stato chiesto, che si trattava del 21.12., che l'ora era quella intorno alle 20:30-21:00 (o alle 20:30 circa, o alle 20:00-20:30), che i litri comprati e portati in cantina erano circa 100, che _ pagò all'automatico, che usò banconote da fr. 50.-, che la cassa era chiusa, che in totale _ spese fr. 200.-. Ha ricordato che _ fece anche benzina alla sua auto, non ha ricordato quanti litri avesse messo nel suo serbatoio e tutto questo prima che gli inquirenti trovassero il rollino presso la Tamoil di _ e in ogni caso prima che gli inquirenti l'abbiano messo al corrente dei dati che sul rollino figuravano. Tutti questi elementi li ha presi dalla sua memoria, da ciò che aveva visto, risp. che ricordava di aver visto senza essere stato imboccato da nessuno, tantomeno dagli interroganti che, lungi dal forzarlo, hanno semmai - come ha spiegato il Procuratore Pubblico nella sua requisitoria - tardato ad attivarsi anche perchè per loro la questione della benzina era già stata chiusa e per così dire "risolta" con _, nei sopralluoghi e nei verbali del periodo 14-16.1.2003. Quando si sono seriamente attivati hanno trovato presso la Tamoil di _ un rollino con registrati dei dati più significativi di quelli registrati dallo scontrino dell'AGIP di _, indicato da _ come quello relativo al suo acquisto del 31.12.2002.
La Corte, che ha potuto comparare entrambe le versioni ed entrambi i rollini, ha per forza di cose dovuto rimarcare che l'acquisto di _ è avvenuto a poche ore dall'incendio, in pieno giorno essendo di pomeriggio, con un via vai di macchine che si fermavano al distributore (per cui qualcuno avrebbe anche potuto notare e ricordarsi di un tipo con una Tempra con targhe italiane che non aveva fatto benzina al serbatoio ma solo aveva rifornito delle taniche), recandosi poi egli stesso alla cassa a pagare i fr. 22.60 o gli euro corrispondenti. Trattasi a ben vedere di un comportamento (quello che si desume dalla versione di _ e dal relativo rollino) molto scoperto, per nulla cauto e guardingo, appena si consideri che chi lo metteva in atto, comprava benzina per farci un incendio col che una certa esigenza di passare il più possibile inosservato ce l'aveva! Il comportamento descritto da _, secondo la Corte, è senz'altro più consono al comportamento di lui che, riaccompagnato _ al _, ripresa la via di casa, si è fermato ad un distributore e ha fatto un po' di benzina alla propria macchina, visto che in Ticino essa è comunque più conveniente che in Italia.
Ha riattaccato la pompa definitivamente a litri 16.99, il che va benissimo per un italiano che fa sempre benzina quando passa dal Ticino (per via della convenienza) anche quando ne ha già un buon quantitativo nel serbatoio, oppure per chi non vuole o non può spendere più di fr. 20-21.- per volta.
Litri 16.99 sono un tantino misurati per uno, il _, che è andato lì con tre taniche, una da dodici litri e due da cinque, per comprare la benzina da usare per un incendio. Non perchè litri 16.99 non bastino! Certo che no! Come ha detto il dr. _ "einige Liter nach oben" bastano. Litri 16.99 è soltanto una misura un po' strana e scarna per rapporto ai 22 litri di capacità delle taniche a disposizione. D'altra parte ha un senso anche la spiegazione di _, secondo cui non le ha di certo riempite fino a farle traboccare. Con 10 litri in quella grande da 12 litri e tre litri e mezzo circa in ciascuna di quelle da 5 litri, questo rischio non l'ha davvero corso. Di ciò gli si deve dare atto!
Come già cennato al considerando 5. le circostanze in cui è avvenuto l'acquisto di cui ha narrato _ sono assai più coerenti con quelle cautele che l'uso finale della benzina consigliava: di sera, verso le 20:00 quando in inverno fa ormai buio da qualche ora, presso una stazione chiusa, poco o nulla frequentata, usando la pompa più discosta dalla strada, pagando all'automatico in modo cioè da non essere visti nemmeno da una cassiera. E si badi bene, le indicazioni di base (l'orario, il pagamento all'automatico perchè la cassa era chiusa, con banconote da fr. 50.-, l'esser stati in quel momento gli unici clienti) _ le ha date in tempi non sospetti, prima cioè del ritrovamento del rollino. Certo, _ ha parlato della Shell di _ e invece il rollino è stato trovato alla Tamoil di _, ha parlato di insegne o cartelli verdi (nè la Shell nè la Tamoil hanno insegne verdi), tuttavia ciò è ben lungi dall'inficiare l'attendibilità di _, ovvero di uno che è nato e cresciuto a Mesoraca, che ha vissuto gli ultimi mesi del 2002 parte presso la sorella a _ e quattro-cinque settimane in tutto a _ presso l'Osteria _, senza macchina perchè non la possiede. Per uno, come si è definito lui, "non pratico" della zona pur sbagliandosi nel nominare la Shell di _ nondimeno è assai significativo che il suo errore sia stato, geograficamente parlando, di portata invero ridotta: la zona era infatti quella che lui sin dal primo verbale aveva indicato quando aveva usato le parole "vicino a _ ". Sulla sponda destra, _ è l'ultimo comune prima di _ per chi, venendo da _e, si muove verso nord. Secondo il Difensore di _ neppure vi sarebbe corrispondenza tra l'acquisto di 100 litri di cui ha sempre parlato _ e i due rifornimenti da litri 75 cadauno, di cui fa fede il rollino Tamoil. L'argomentazione non regge. Intanto - come ben emerge dai verbali di _ - egli ha sempre parlato di litri cento acquistati, messi nelle taniche e depositati nella cantina del _, egli si è cioè sempre riferito al quantitativo di circa litri cento, utilizzati per incendiare il _. Inoltre v'è da dire che trattandosi di un acquisto all'automatico era ed è praticamente impossibile trovare uno scontrino per cento litri tout court. L'automatico prende di regola banconote da fr. 10.-, 20.- o 50.- e non dà resto per cui, dovendo utilizzare tali tagli di banconote, è tecnicamente impossibile acquistare 100 litri con un solo rifornimento.
Per forza di cose taluni dati del rollino, ovvero gli importi pagati e i quantitativi forniti vanno letti insieme. Provato - come è provato - che quel 21.12.2002 un unico utente utilizzò per due volte la colonna numero 1 per comprare benzina, si ha che per l'importo totale di fr. 200.- l'indicazione che aveva fornito nelle sue audizioni il _ è compiutamente riscontrata. Per il quantitativo complessivo di litri 150 di benzina, il riscontro è pure dato perchè le risposte fornite (prima del ritrovamento del rollino è bene ricordarlo!) da _ hanno portato su litri cento acquistati e usati per incendiare il _ e su un quantitativo (che lui non ha ricordato) che _ ha messo nel serbatoio della sua macchina, la qual cosa è del tutto plausibile perchè _, durante la sua assenza ai Caraibi, intendeva - come già accertato - lasciare la sua Alfa in uso al figlio.
Il rollino della Tamoil "veste" dunque in modo solido e saldo le dichiarazioni di _ in punto all'acquisto di un importante quantitativo di benzina, la sera del 21.12.2002, verso le ore 20:00, ovvero in una data in cui _ era ancora in Ticino.
Ma ciò che ancor più sostanzia il dire di _ (secondo cui _ era con lui quella sera a fare quell'acquisto) è il riscontro costituito dai tabulati telefonici relativi al natel di _.
Al considerando 5. della presente sentenza si è già dettagliatamente illustrato il traffico di telefonate in entrata ed in uscita dal natel in uso a _ tra le 19:35:07 e le 20:49:45. Già si è altresì riferito circa le antenne che si sono attivate a fronte di tali telefonate. Completando gli orari delle telefonate e delle antenne attivate con gli orari dei rifornimenti alla pompa Tamoil di _ si ottiene la seguente tabella:
19:35:07 antenna di _
19:50:12 antenna di _
19:55:22 antenna di _
19:57 primo rifornimento alla Tamoil di _
20:01 secondo rifornimento alla Tamoil di _
20:17:00 antenna di _
20:32:11 antenna di _
20:39:04 antenna di _
20:44:27 antenna di _
20:49:45 antenna di _
Col che non vi possono più essere dubbi sul fatto che _ ha detto il vero quando ha affermato che in quella data e in quell'orario, _ era con lui "a _ " (ora sappiamo che in realtà era poco prima di _, ovvero a _) in un distributore a comprare la benzina per l'incendio. Non può infatti essere un caso fortuito, una semplice coincidenza, il fatto che il natel di _ abbia attivato l'antenna di _ due minuti prima che iniziasse il primo rifornimento alla Tamoil. Non può essere una casuale combinazione il fatto che alla sequenza temporale indicata dai tabulati a partire alle 19:35:07 per arrivare alle 20:49:45 sia corrisposta l'attivazione di antenne che da sud _ si spostano verso nord _ e poi _) e quindi da nord si spostano verso sud _, seguendo il tragitto indicato da _ (dall'Osteria a _ e poi da _ a _ con ritorno all'Osteria e poi andata a _).
Lungi dall'essere delle fortuite coincidenze il complesso di dati forniti dai tabulati e dal rollino della Tamoil indicano senza ombra di dubbio che quel che nei suoi interrogatori e, ancora in aula, ha detto _ è la verità: ovvero che lui e _ quella sera, in esecuzione di accordi tra loro presi, dopo aver caricato sull'Alfa di _ delle taniche prese dalla cantina del _, da _ si recarono a _. Videro che il distributore era aperto e per evitare di pagare alla cassa, ripresero la strada verso nord, fermandosi a _. Durante il tragitto _ ha parlato al telefono tre volte, utilizzando il natel di _, con i suoi parenti _. Il suo intento era quello di appurare se suo cognato _ poteva, l'indomani mattina, accompagnare _ e i _ alla Malpensa. Frattanto a _ riempirono con circa 100 litri di benzina le taniche che s'erano portati. Tornarono al _ e scaricarono le taniche in cantina. È più o meno durante o in fine di tale operazione che _ chiamò _ invitandolo a raggiungerla per la cena in via _ a _, cosa che essi fecero. A _ ebbero delle difficoltà (ciò è peraltro ammesso anche da _) nel trovare a _ la via _, col che vi furono altri due telefoni tra _ e _ per farsi insegnare la strada.
Considerando che _ e _ non possono aver lasciato la stazione di servizio di _ prima delle 20:05-20:10, che si sono fermati a scaricare al _ e che alle 20:32 il natel di _ era collegato all'antenna di _, per scrupolo sono anche stati fatti controllare dalla Polizia i tempi che ci vogliono per compiere con l'auto il tragitto _ autosilo di via _.
Come emerge dal rapporto 26.2.2004 della PS di Lugano (doc. TPC 33) per il tragitto _ (_) - _ (stazione Tamoil), lungo km. 4,6, ci vogliono all'incirca 5 minuti. Per compiere il percorso _ (lungo circa 10 km), a seconda delle strade che si prendono, ci vogliono dai 12 ai 15 minuti, col che si ha che _ e _ hanno avuto il tempo materiale necessario per compiere il tragitto _, fermandosi a _ a depositare in cantina le taniche di benzina.
Secondo la Difesa di _, la versione di _ (a dire del quale egli rimase fin verso le 20:10 al Bar _ di _, dopodichè prese a bordo della sua Alfa il _ e si diresse verso la casa di _ pure sita a _ perchè voleva uscire a cena con lei, parlò con lei al telefono alle 20:17, dopodichè invertì la direzione di marcia, e passando probabilmente da _, scese in città dove ebbe dei problemi per trovare a _ la via _o) non sarebbe in contrasto con l'attivarsi, in sequenza, delle antenne di _, di _ e di _ e ciò perchè - stando ad una perizia che la Difesa ha fatto allestire dagli ingegneri _ e ha prodotto al dibattimento (cfr. doc. dib. 1) -
"è tecnicamente possibile che un utente posizionato in territorio di _ potrebbe effettuare e mantenere una conversazione collegandosi con l'installazione di _ a"
e ciò perchè, nella buona sostanza,
"se la cella più vicina dovesse risultare sovraccarica, allora l'utente verrà collegato dal sistema di controllo alla cella libera con maggior ricezione".
Preso atto di ciò, la Corte non ha di certo messo in dubbio che tale possibilità tecnica teoricamente esista. Sennonchè, nel concreto caso, la Corte ritiene che le cose non sono andate così. Per ritenere ciò bisognerebbe interpretare i fatti in modo del tutto eccezionale, se non addirittura arbitrario. Si dovrebbe cioè ammettere che la prima telefonata di _ ai _ usando il natel di _ abbia attivato l'antenna "giusta" rispetto al Bar _, ovvero quella di _. La seconda, invece, per uno stato (putativo) di sovraccarico dell'antenna di _e, avrebbe attivato l'antenna più a nord, cioè quella di _ e la terza (sempre di _ con i _) per un sovraccarico non solo dell'antenna di _ ma anche di quella di _, avrebbe attivato l'antenna ancora più a nord, ovvero quella di _. Alle 20:17 poi (quando _ sostiene di essersi trovato in auto con _ diretto verso la casa di _a, sita a _) per una diversa situazione di sovraccarico si sarebbe attivata l'antenna (sempre a nord rispetto a _) di _. Stranamente, poi, come _ e _ arrivarono a _, di antenne sovraccariche non ve ne furono più perchè le telefonate fatte durante il tragitto da loro concordemente indicato hanno di nuovo attivato le antenne "giuste", ovvero quella in centro di via _ e poi quella di _ via _ (prossima a via _). Senza dimenticare che dalle risposte fornite al PP da Sunrise sembra di poter dedurre che la regola è proprio quella inversa, ovvero che se l'utente è in un determinato luogo, con più alte probabilità (dell'ottanta, del novanta per cento) attiverà l'antenna "giusta" rispetto al luogo ove egli si trova, mentre con una minor probabilità attiverà l'antenna posta a sud (ma non a nord) rispetto alla sua posizione (cfr. doc. TPC 34).
Orbene, il principio "in dubio pro reo" non può esser esteso fino al punto di valutare fatti e prove secondo criteri di straordinarietà, di eccezionalità o financo di arbitrio pur di giungere ad una conclusione più favorevole all'accusato.
D'altro canto basta dare un'occhiata ai tabulati relativi al natel in dotazione al negozio di parruccheria sito nello stabile dell'Osteria _ (natel che veniva usato come un telefono fisso, salvo in poche occasioni, ai primi di dicembre del 2002, quando la parrucchiera ne fece un uso personale) per verificare che, dalla fine di agosto al 21.12.2002 (quando _ se ne impossessò), esso attivò sempre e solo l'antenna di _o, a riprova che di situazioni di sovraccarico sull'arco di ben tre mesi non se n'è verificata nemmeno una. Che il natel di _ la sera del 21.12. ne abbia infilate quattro di fila è cosa talmente peregrina da non potersi in nessun caso prendere in considerazione.
Il fatto è che tutte le sin qui descritte risultanze processuali portano ad un'unica conclusione, ovvero che - come ha riferito _ - la sera del 21.12.2002, nelle note circostanze, lui e _ presero delle taniche in cantina, si recarono presso un distributore di _. Essendo la cassa aperta, si recarono alla Tamoil di _ ove riempirono le taniche con circa 100 litri di benzina, quegli stessi che _ e _ il 31.12.2002 utilizzarono per incendiare l'Osteria. Tornarono a _, scaricarono le taniche in cantina e poi vennero a _. Ciò porta altresì a ritenere accertato che _ ha mentito quando ha dichiarato che la benzina per l'incendio la comprarono lui e _ il pomeriggio del 31.12.2002, il che non sorprende più di tanto stante che _ - come si andrà esponendo al considerando che segue - durante l'inchiesta predibattimentale e in aula, di bugie ne ha dette parecchie, tutte finalizzate a non coinvolgere _.
7. L'esame delle deposizioni di _
7.1.
Chiarita - come già cennato - sin dai primissimi giorni del gennaio 2003 la natura dolosa dell'incendio causato dalla deflagrazione dei vapori di benzina, benzina peraltro ritrovata, attraverso le analisi effettuate dal WFD, in tutti i numerosi reperti esaminati, gli inquirenti, per forza di cose, essendo _, intubato, all'Ospedale di _, hanno iniziato con l'audizione di _a, oltre che della _ e della _, della _, di _ e di altri. _, in particolare, sentito ben sette volte dagli inquirenti nel periodo in cui era ricoverato all'_, ovvero tra l'1.1. ed il 13.1.2003, ha più volte ripetuto di essere lui e _ completamente estranei all'incendio, essendosi loro due trovati verso la mezzanotte, a brindare in un ristorante ed essendo loro improvvisamente crollato l'edificio in testa.
A dire di _ (informalmente nella prima audizione del 1.1.2003 di cui riferisce il riassunto in atti sub PS 005, e poi registrate le sue dichiarazioni su minidisc il 2.1.2003), egli venne la sera di San Silvestro con la convivente, un figlio di lei ed un'amica di lei, con l'auto di quest'ultima, a cenare al _ e durante la cena si accordò telefonicamente con un suo amico di nome _ (di cui avrebbe ignorato il cognome) di andare a prenderlo, cosa che fece usando la vettura con cui erano venuti da casa a _. Incontrato che lo ebbe (in luogo che non conosceva), il _ lo condusse in un ristorante, nel quale "... lui [n.d.r. _] dormiva lì ... è la sincera verità ... siamo andati lì a prendere dei panni, ci siamo fermati a bere un bicchiere e ci siamo trovati sotto le macerie. Io solo questo vi posso raccontare ... " (cfr. per la registrazione il minidisc citato e, per la trascrizione l'allegato PS 018 alle p. 4 e 5).
Dopodichè, quando l'audizione ormai volgeva al termine, _ ha dichiarato di ricordarsi un'altra cosa, col che è passato a dire (cfr. PS 018 citato alle p. 6, 7 e 8):
"
... M: Si, quando siamo arrivati in questo posto io e il mio amico abbiamo trovato, abbiamo trovato le porte scassate. Eh noi siamo entrati perché pensavamo che c'era qualcuno a rubare, è per quello ci siamo trovati però non mi ricordo in che piano eravamo, che poi so che stavamo bevendo qualcosa, e tutt'a un tratto ci siamo trovati sotto le macerie, questo me lo ricordo.
I: In che senso scassate?
M: Abbiamo trovato le porte aperte, scassate quando siamo arrivati noi. Pensavamo che c'era qualcuno che stava rubando, e ci siamo trovati, non mi ricordo in che piano eravamo.
I: Vuoi dire che il _ non ha aperto con la chiave?
M: No no no no, questo no.
I: Ma aveva una chiave per aprire lui?
M: No.
I: Lei è stato nella camera del _?
M: No no no no.
I: E le bottiglie? Da dove le avete prese?
M: No non mi ricordo dove l'abbiamo trovata la bottiglia. No no lui le chiavi non ce l'aveva perché le abbiamo trovate rotte le porte.
I: Le porte
M: Si due porte rotte abbiamo trovato.
I: Ecco ma erano porte che danno verso l'esterno o all'interno?
M: Non mi ricordo, mi sembra che si apre una dall'interno.
I: Si ma dico una porta per entrare dall'esterno.
M: eh.
I: Poi un'altra all'interno, visto che ha detto che sono due rotte?
M: Come all'esterno e all'interno?
I: Cioè se io sono all'esterno di uno stabile.
M: eh
I: Per entrare devo passare da una porta.
M: Non mi ricordo perché io ero un po' bevuto pure.
I: Quanto?
M: lo ero un po' bevuto, "sempra" un po' di alcol addosso, non mi ricordo so solo che avevamo trovato le porte rotte, e poi abbiamo trovato una bottiglia che stavamo bevendo, e poi a 8 quel punto li non mi ricordo più niente, perché mi san trovato sotto le macerie.
I: Lei ricorda verso che ora è partito dal ristorante dov'era con la sua convivente per andare a prendere questo _?
M: Non mi ricordo gli orari, gli orari non me li ricordo proprio.
I: Aveva già cominciato a mangiare? A cenare?
M: Sii.
I: Da quanto tempo?
M: Eh, da molto.
I: Da molto, cioè?
M: E non me lo ricordo.
l: Un'ora, più di un'ora?
M: Non me lo ricordo.
I: Eravate piuttosto alla fine della cena 00 ...?
M: E'?
I: Eravate piuttosto alla fine della cena? A metà?
M: Maa, non me lo ricordo.
I: Non se lo ricorda.
In quel ristorante li dov'era a cena lei ha parlato con qualcun altro, a parte la sua convivente, non conosceva nessuno che era li in quel ristorante a cena, non ha parlato con nessuno?
M: No.
I: Ha fatto delle altre telefonate?
M: No no no.
Ho chiamato solo a mio fratello a dargli gli auguri, ho chiamato mio grande fratello che è in Italia, e basta a parte quello.
I: Lei lo ha chiamato come?
M: lo l'ho chiamato.
I: Con il telefono?
M: Si.
I: Quale telefono? ̈
M: Col mio telefono.
I: Col suo?
M: Si.
I: CelIulare?
M: Si.
I: Allora ha telefonato a suo fratello e poi al _? .
M: Si.
I: Per chiedergli se voleva venire?
M: A mangiare.
I: Però stavate già mangiando?
M: Noi si, stavamo già mangiando.
I: Ed era già tardi?
M: Si era già tardi, e lui mi fa allora passa a prendermi che vengo a mangiare pure io. ... "
Nel successivo verbale (PS 45, del 7.1.2003), _, pur mantenendo intatta la sostanza delle surriprodotte dichiarazioni volte a far credere di esser stato non già l'autore bensì una vittima inconsapevole del crollo del _, ha dovuto per il resto modificare altre sue dichiarazioni, quelle per così dire di contorno e ciò perché esse erano in contraddizione con quelle nel frattempo rese dalla _, dalla _ ed anche da terzi, in particolare dal gerente e dai camerieri del _.
È così passato a dire che al cenone aveva pure partecipato _,
"
... ragazzo che io conosco da circa tre o quattro anni. Lo definisco come amico, il nostro rapporto andava oltre il lavoro. Io e lui lavoravamo insieme in Italia, lui faceva il muratore e io facevo l’autista per la ditta _. _ mi aveva contattato sul cellulare, dicendomi che era da solo e mi chiedeva di passare a prenderlo a _e, così veniva a mangiare con noi. _ ha detto che ci aspettava sulla strada. Prima di andare a cena siamo quindi passati a _ a prendere il _. Lui era in strada, sulla strada principale.
... omissis ... omissis ...
Quindi al ristorante di _ siamo andati io, la _, la _, il figlio della _ e il _. Eravamo in cinque in totale.
... omissis ... omissis ...
La cena al ristorante è durata un bel po’. Prima di mezzanotte, il _ mi ha chiesto se lo accompagnavo dai suoi parenti, credo cugini, che però non so dove abitano. Mi ha detto che voleva andare a far loro gli auguri. Io avevo le chiavi della macchina della _, alla quale l’ho chiesta in prestito. _ non aveva la patente, per cui non poteva guidare. Preciso che sia la _ che la _ conoscono il _, perché il _ abita a _, e inoltre il fratello del _, _, è convivente della _.
_ e io siamo partiti. Abbiamo lasciato la _, il figlio e la _ al ristorante. Ho spiegato loro che accompagnavo il _ dai parenti per gli auguri e poi saremmo ritornati. Io mi sono messo alla guida. _ è salito sul sedile lato passeggero. Siamo partiti in direzione _. Poi _ mi ha chiesto se lo accompagnavo per cambiarsi la giacca che si era sporcata. Lui indossava una giacca, tipo bello, nera, lucida. Lui mi ha spiegato dove dovevo andare. Siamo quindi arrivati in un posto dopo _e, il luogo dove c’è stato il crollo. Lui mi aveva spiegato come raggiungere il posto. Lui non mi ha detto che aveva lì una camera. Sono io che sono arrivato a questa conclusione, in quanto aveva cambiato la giacca. Da quello che so io è da diverso tempo che lui è in Svizzera.
... omissis ... omissis ...
Mentre ci trovavamo all'interno del locale e _ stava aprendo la bottiglia, ci è crollato addosso. È successo il finimondo. ... "
_ non ha mancato già in quell'occasione di mettere a verbale che quella, rispetto alle sue precedenti versioni, era la verità, verità che nel seguito ha dovuto modificare più volte, sempre assicurando che l'ultima era la verità.
Si legge infatti nel citato verbale (PS 45, a p. 4):
"
... Devo dire che durante le due precedenti audizioni io ero un po’ sotto anestesia e sotto chock. Adesso mi sono messo in riga, ho riflettuto su quanto successo. Quanto ho detto oggi è la verità. Io sono stato contattato dal _, la sera del 31 dicembre 2002, mentre ero ancora a casa. Mi ha chiesto se andavamo a cena insieme, ed è per questa ragione che abbiamo deciso di venire in Svizzera, affinché potesse venire a cenare con noi. Prima che lui telefonasse, volevamo andare a cena in Italia.
Domanda:
Lei ha detto che, mentre si trovava al Ristorante, aveva chiamato telefonicamente dal suo cellulare suo fratello e il _; cosa ha da dichiarare in questo senso?
Risposta:
La cosa è come ho detto io adesso, perché il _ era con noi a cena al Ristorante. Ho chiamato solo mio fratello, _.
Domanda:
Ci può dire che numero di telefono ha suo fratello?
Risposta:
E’ il _... . Non ricordo esattamente. Finisce con _.
... omissis ... omissis ...
Domanda
:
Lei ha realizzato adesso che cosa è successo?
Risposta
:
Non so cosa dire, non so rispondere. Sicuramente non è stato un terremoto.
Ci deve essere stato qualcosa che ha causato questo casino. Magari la Scientifica riuscirà a dare una spiegazione a questa storia.
Gli interroganti mi invitano a dire la verità e a non tacere aspetti importanti per l’accertamento dei fatti.
Dichiaro che se io sapevo qualcosa ve l’avrei già detto. Quello che so ve l’ho detto. Vorrei solo uscire da questo incubo. Sono giorni che ci penso a quello che è successo. E’ andata come ho detto, altre cose non ce ne sono assolutamente. ... "
Nel seguito del verbale, _ ha negato di conoscere l'Osteria _, risp. di esserci mai stato in precedenza (p. 12) e ciò benchè nei suoi effetti personali gli inquirenti avessero trovato un biglietto da visita dell'EP, ha altresì negato di aver accompagnato il _ al ristorante Stazione di _ dove quest'ultimo prese una camera (p. 13, 14 e 15), tutte cose che ha poi dovuto rettificare nel seguito.
Ha pure negato di conoscere _ (p. 19) e nel verbale successivo (PS 053 p. 4), ha altresì dichiarato di non averne mai sentito nominare il nome, circostanze che ha ribadito nel verbale 059 a p. 5 e a p. 6, aggiungendo categoricamente: "Io ho detto la verità. Non ho altro da aggiungere...". Nel seguito ha mentito sul fatto (contestatogli) di essere già venuto a _ a incontrare _ il pomeriggio del 31.12.2002 e financo sulla provenienza del Nokia trovato sulla sua persona quando fu estratto dalle macerie (disse di averlo acquistato a _ da uno sconosciuto, quando invece l'aveva avuto da _ alcuni giorni prima; cfr. PS 059 p. 10, PS 064 p. 4).
Nel verbale PS 064, p. 5 e ss, dopo aver ribadito la tesi del "disastro", del "crollo" inatteso e inopinato, ha dato atto che sia lui sia _ erano fumatori di Marlboro (circostanza ammessa da entrambi anche al dibattimento). Avuto riguardo alla permanenza al _ nei minuti prima dell'evento, _ aveva nel citato verbale PS 064 p. 7 dichiarato: "... Io ho fumato. Non so se _ abbia fumato o meno...", circostanza che poi, in aula, entrambi hanno negato.
Sulla domanda postagli nel citato verbale PS 064 a p. 9, volta a sapere se durante la giornata o la serata del 31 dicembre 2002, avesse fatto benzina, _ ha implicitamente escluso di aver fatto benzina per la vettura della _, dichiarando invece di aver fatto il pieno, ma in Italia, alla sua Fiat Tempra.
Non ha minimamente accennato ad un acquisto fatto all'AGIP di _. Si legge infatti in detto verbale:
"
... Domanda:
Durante la giornata o la serata del 31 dicembre 2002, lei ha fatto benzina?
Risposta:
No, solo alla mia macchina, la FIAT Tempra, però l'ho fatta in Italia.
Domanda:
Quindi lei ha fatto benzina durante quel giorno?
Risposta:
Sì, ho fatto benzina normale, senza piombo, novantacinque ottani.
Domanda:
Dove ha fatto benzina, e quando esattamente?
Risposta:
Ho fatto benzina a _, in provincia di _, all’automatico. Potevano essere le 1800/1830 del 31 dicembre 2002. Trattasi della stazione di servizio che è sulla provinciale, prima del ristorante _, sulla destra venendo da _.
Domanda:
Che quantità di benzina ha fatto?
Risposta:
Ho fatto cinquanta euro. Ero quasi vuoto e dopo era quindi quasi pieno.
Domanda:
Quando ha fatto benzina, è entrato in contatto con questa sostanza in qualche modo?
Risposta:
Non ho avuto contatto con la benzina, anche se ad un certo momento qualche goccia è uscita dal serbatoio, perché era praticamente pieno.
Domanda:
Come si spiega che gli accertamenti tecnici preliminari hanno permesso di stabilire che in più punti e in più locali dell’Osteria _ vi era della benzina?
Risposta:
Io non me lo so spiegare. Non ho girato il locale. Sono rimasto sempre all’entrata, e non ho sentito puzza di benzina.
Domanda:
Lei, nella sua auto, aveva una tanica di benzina?
Risposta:
No. Poi siamo venuti con la macchina della _, mica ero con la mia macchina.
Domanda:
E nella macchina della _ avevate una tanica di benzina?
Risposta:
No. Sono sicuro poiché per poterci stare in cinque ho dovuto smontare il seggiolino dei bambini, che ho riposto nel baule della macchina, aprendo il baule.
Domanda:
_, con sé, aveva una tanica di benzina?
Risposta:
Che sappia io no.
Domanda:
Non le sembra che dovrebbe sapere se _ avesse o meno la tanica, visto che, come lei ha dichiarato, è rimasto tutto il tempo con lei?
Risposta:
Non aveva nessuna tanica.
Domanda:
Come si spiega che gli accertamenti tecnici preliminari hanno permesso di stabilire che sul suo stivaletto destro, sui suoi pantaloni e sulla sua cintura sono state rinvenute tracce di benzina?
Risposta:
Non lo so. Avrò toccato da qualche parte che c’era benzina.
Domanda:
Lei sa che la benzina evapora?
Risposta:
Sì.
Gli agenti interroganti mi invitano a riflettere e mi invitano a di dire la verità, facendomi notare come troppe sono le coincidenze strane in tutta questa faccenda.
Dichiaro di aver detto la verità. ..."
Sennonchè la più gran parte delle sue precedenti dichiarazioni erano bugiarde come egli stesso ha implicitamente ammesso nella sua ottava audizione, avvenuta il 14.1.2003, dopo essere stato tradotto alle Pretoriali di _, giacchè il verbale PS 065 si apre con il seguente significativo prologo:
"
... Ho chiesto di poter parlare con urgenza agli agenti interroganti, che sono quindi venuti a _, dove sono detenuto.
... omissis ... omissis ...
Intendo confessare quanto successo. Chiedo agli interroganti e al Magistrato di tener conto della mia situazione. Ho una famiglia in Italia, con due figli. In carcere sapete com’è la vita. Io così non ce la faccio più, visto che ho anche dei problemi salute.
Ammetto che siamo stati io e _ a dar fuoco all'Osteria. La cosa è nata poiché il proprietario del locale, _, che io non conosco, ha fatto uno sgarro a _ soggiornava da qualche giorno al Osteria _, in una camera. La sua intenzione era passare le feste natalizie, per poi andare in Italia a costituirsi alla Polizia e pagare il suo debito con la giustizia italiana. Prima della chiusura avvenuta attorno al 20 dicembre 2002, _ aveva detto a _ che doveva andarsene, perché lui chiudeva il locale per le vacanze e partiva. In sostanza ha detto a _ di trovarsi un'altra sistemazione. Da precisare anche che _O, visto che si trovava a _, aveva chiesto un favore al proprietario, che fra l'altro è un suo compaesano di Mesoraca, di fargli un favore e di lasciarlo soggiornare fino almeno alla fine dell'anno. Il titolare dell'Osteria non lo ha comunque voluto aiutare. Da qui è nato dell'odio nei confronti di _. lo sono andato un paio di volte al _, quando c'era su il _. Visto che erano tutti compaesani, andavamo però a bere nel bar a fianco, quello dove sono andato a prenderlo la sera del 31 dicembre 2002, il _. Vengo informato che questo esercizio pubblico è l'albergo _ di _. _ mi aveva raccontato la storia. Già quando ero andato a bere con lui, mi aveva accennato alla storia. Mi aveva perfino raccontato di aver proceduto allo scasso della porta sul retro
(n.d.r.: bugia perchè è provato che la serratura della porta sul retro era ancora integra alle 17:00 del 31.12.2002!)
, per poter accedere alle camere, anche se non aveva le chiavi e il locale era chiuso. Mi ha raccontato anche che il mattino se ne andava presto, per non farsi notare. _ aveva deciso di far pagare a _, proprietario dell'Osteria, il torto subito. Lui l'aveva presa sul personale, se l'era presa male. Erano paesani, si conoscevano da tanto tempo. _ non accettava di essere stato abbandonato nel momento del bisogno e di essere lasciato in mezzo alla strada. Già il pomeriggio del 31 dicembre 2002, nel pomeriggio, mi ero incontrato con il _ al _. Avevamo bevuto qualcosa insieme.
E' in questa occasione che _ ha deciso di bruciare il locale, e ha chiesto il mio aiuto, perchè lui non aveva neanche la macchina. Io mi sono lasciato trascinare, e ho deciso di aiutarlo. Nel locale abbiamo trovato tre latte bianche, vuote, tipo quelle che si utilizzano per il detersivo. Le abbiamo messe nella mia macchina, la FIAT Tempra, e siamo andati a riempirle di benzina, al distributore AGIP di _, quello che andando verso _ si trova sulla sinistra. Siamo poi ritornati a _, abbiamo nascosto le latte dentro ad uno sgabuzzino, e poi siamo andati a bere una birra nel locale a fianco, il _. Sono rimasto d'accordo con _ che ci saremmo rivisti alle 2030/2100, e che dopo cena avremmo fatto il lavoro. lo poi sono rientrato in Italia, dove avevo delle faccende famigliari da sbrigare. Ho lasciato il _ lì al _, attorno alle 1530/1600.
Alla sera, come ho già raccontato, sono venuto in Svizzera con la _, il figlio, la _, con l'auto della _, questo perché non ero sicuro che la mia potesse passare la dogana, in quanto era un po' "smarmittata". Siamo passati al _ a prendere il _. Poi siamo andati al _ a _ a cena. Era _ che conosceva quelli del _, che sono suoi paesani. Ci siamo fermati a chiedere se c'era posto per cinque, e visto che c'era ci siamo fermati a mangiare lì. Siamo arrivati al _ che potevano essere le 2030 circa. Abbiamo mangiato fino alle ore 2300 circa. Ho chiesto alla _ se mi poteva prestare la macchina, perché _ doveva andare in visita dai parenti. Abbiamo preso questa scusa, perché le ragazze erano all'oscuro di tutto quanto. Quindi la _ mi ha dato le chiavi e io e _ siamo andati verso _. Prima di andare a _ ci siamo fermati all'albergo che non so come si chiama.
Vengo informato che si tratta dell'albergo _ di _. Il proprietario stava chiudendo, però ci ha fatto entrare lo stesso. _ ha preso una camera per una notte, perché diceva che all'indomani sarebbe andato lì, visto che l'Osteria l'avremmo bruciata, e lui non aveva più un tetto. Il proprietario dell'albergo gli ha dato una chiave di una camera, non ricordo che numero, e _ gli ha dato la carta d'identità, per registrarsi. Da lì siamo poi andati a _. lo ho parcheggiato la macchina sul piazzale del retro del ristorante. Tutti e due siamo entrati dalla porta sul retro, che era aperta in quanto era stata scassinata, e siamo saliti al primo piano, dove c'erano le camere. Avevamo deciso di spargere un po' di benzina, poi di buttare un cerino, di salire in macchina e di andarcene. Abbiamo sparso benzina al primo piano. Poi siamo scesi nel bar, abbiamo sparso benzina anche lì. E poi siamo andati in cantina, per vedere cosa c'era. Quando eravamo in cantina, ci siamo accorti che su di sopra aveva preso fuoco. Stavamo scappando, quando ci è crollato tutto addosso.
Come già detto, chiedo alla Polizia e al Procuratore di tener conto della mia situazione, che sono malato e ho bisogno di lavorare. Inoltre se quelli vengono a sapere il motivo per il quale abbiamo dato fuoco al _ me la faranno pagare, anche se sono in carcere. Ho paura anche per la mia famiglia in Italia, per i bambini, perchè quelli hanno compaesani anche nella zona dove abito. ..."
Nel seguito, a p. 6, _, dopo aver ribadito di aver dato una mano nell'incendio al _ anche se "... all'inizio non volevo proprio ..." è passato a dire che _ gli chiese aiuto "... nel senso che l'incendio l'avrebbe appiccato lui, ma mi chiedeva di accompagnarlo dapprima a prendere la benzina e poi sul posto dopo cena ... " (laddove non è da dimenticare che _ era effettivamente privo di macchina, per cui, per muoversi, aveva davvero bisogno che qualcuno gli desse un passaggio). Essendo la circostanza ben nota a _, quest'ultimo l'ha evidentemente sfruttata per dare un senso al suo dire, ovvero per giustificare in qualche modo il fatto - da lui asserito ma tutt'altro che scontato - di aver egli di botto deciso di aiutare _ senza un personale tornaconto, solo per aiutarlo a prendersi una vendetta per uno "sgarro" che anche a _ appariva di primo acchito invero banale e insignificante, contro un tale che _ conosceva pochissimo.
Col che, risoltosi a "confessare", _ ha tentato inizialmente di attribuirsi il meno impegnativo ruolo di "autista". Così si è espresso _ in PS 070, quello stesso 14.1.2003, davanti al PP e in presenza del suo Difensore:
"
... [n.d.r.] _ mi chiese quindi se ero d'accordo di aiutarlo a bruciare l'esercizio pubblico del _I. Evidentemente non era nostra intenzione farlo esplodere, ma solo incendiarlo e, quindi, bruciarlo. Io sul momento gli dissi che non me la sentivo di partecipare a questa impresa poiché desideravo passare le feste tranquillamente con la mia famiglia. Egli poi mi convinse, dicendomi che sarebbe entrato lui da solo nell'edificio, e che io l'avrei atteso di fuori in macchina. Avrebbe pensato lui a dare fuoco e subito dopo ce ne saremmo andati. Allora io mi feci convincere... "
Sennonchè, poi, in realtà scese dall'auto ed entrò nell'Osteria spargendo a sua volta benzina in vari locali, col che anche questi dettagli dimostrano come _ sia di natura insincero e reticente (e - come si vedrà nel seguito - anche omertoso), col che egli mente o comunque altera e distorce la verità anche quando professa di voler tutto confessare, come ben dimostra anche il seguente passo del suo verbale del 24.1.2003 (PS 083 p. 7):
"
... Domanda:
Chi ha preso l’iniziativa di andare ad acquistare la benzina durante il pomeriggio del 31 dicembre 2002 e di andare ad immagazzinarla subito, durante il pomeriggio, nella cantina del _?
Risposta:
Praticamente abbiamo deciso assieme. Lui mi ha proposto di andare ad acquistare la benzina, di depositarla subito nel locale, e poi, ad una certa ora della sera, di mettere in atto l’incendio. Io ho accettato. Il primo momento non ci volevo neanche andare. Poi però _ mi ha convinto.
Domanda:
Cosa le ha promesso _ in cambio del suo aiuto nella messa in atto dell’incendio?
Risposta:
Assolutamente niente. L’ho fatto senza nessun interesse, dico la sincera verità. ... "
Salvo poi, in successivi verbali, prospettare un'altra e diversa "sincera verità", quella cioè che in realtà collaborò con _ per denaro, perché c'era in vista una ricompensa di cui tanto lui quanto la _ e i di lei figli avevano bisogno.
Dopo aver, infatti, ancora nel verbale del 24.1.2003, PS 083, a p. 19, insistito nel dire che "io ho fatto questa cazzata solo per amicizia nei confronti del _, perché lui mi ha chiesto aiuto...", senza ricevere nulla in cambio e senza prendere precauzioni perché si è "lasciato trasportare", nel verbale del 6.2.2003 (PS 109, p. 1) reso al Procuratore in presenza del suo Difensore, _ è pervenuto a correggere le sue dichiarazioni (non solo quelle sulla sua reale motivazione ma anche quelle ripetutamente sostenute secondo cui la porta sul retro del _ e quella cosiddetta "divisoria" egli le aveva viste forzate, scassinate, già nel pomeriggio del 31.12.2002, fatto non vero giacchè _ inquilino fisso del _, aveva trovato la serratura della porta sul retro integra sia alle 15:00 quando era rincasato, sia alle 17:00 quando era ripartito per andare a lavorare) nei seguenti termini:
"
... Il pomeriggio del 31.12.2002 sono arrivato a _ verso le 14.30 circa. _ si trovava presso l’Hotel _. Precedentemente ci eravamo sentiti al telefono e lui mi aveva chiesto di raggiungerlo all’albergo _. Preciso che l’ultima volta che ero stato in Svizzera prima del 31.12.2002 doveva essere stato qualche giorno prima di Natale ovvero il 22 o 23 di dicembre. Normalmente mi vedevo di sovente con _ e ci incontravamo in Svizzera a bere qualche cosa o mangiare qualche cosa. In due o tre circostanze sono stato con lui anche all'Osteria _ nel corso del mese di dicembre. Arrivato a _ (il giorno 31.12.2002) raggiunsi il _ che stava seduto a un tavolo all’interno del bar dell’Hotel _.
... omissis ... omissis ...
... io ho bevuto una birra e _ un caffè ... omissis ... siamo quindi usciti dal ristorante e abbiamo preso una macchina, dirigendoci verso il piazzale dell’Osteria _. Siamo quindi scesi dall’auto e insieme siamo andati a prendere i bidoni per la benzina. _ faceva strada. Io evidentemente non sapevo dove si trovassero i bidoni, non ero mai stato nella cantina dell’Osteria. Devo dire che in passato era già capitato anche a me di imboccare la porta sul retro dell’EP per recarmi al bar. Mi risulta che la utilizzavano anche altri avventori. Ripeto, comunque, che io non ero mai stato prima di allora né in cantina né nelle stanze al primo piano. _ mi ha portato direttamente in cantina dove abbiamo trovato i tre bidoni che sarebbero serviti per metterci la benzina. Per me era chiaro che _ sapesse che in cantina stavano i tre bidoni. Tant’è vero che quando siamo arrivati al piazzale disse fermati qui che andiamo a prendere i bidoni nel ristorante.
D: la porta d’entrata all’EP com’era?
R: la porta era aperta. Non ho visto _ avere delle chiavi di accesso all’EP. Ripeto _ l’ha aperta con facilità. Non ho notato segni di scasso. Può darsi che qualcuno, prima del nostro arrivo, abbia aperto la porta per noi.
A domanda dell’avv. _ preciso che questa è la versione corretta e che quelle che ho dato in precedenza e che il PP oggi mi ha contestato, sono errate. Avevo riferito altre versioni perché avevo paura. Pensavo evidentemente che le precedenti versioni erano a me più favorevoli.
D: facciamo fatica a credere che lei si sia lasciato coinvolgere in questa vicenda, assumendo considerevoli rischi, senza sapere chi aveva aperto la porta dell’EP in vista del nostro arrivo e del nostro lavoro.
R: dopo aver ancora riflettuto alla questione, devo dire che quando _ al bar mi propose di andare a prendere la benzina per incendiare l’Osteria _ e per farla pagare al _, pensai invece subito che questo non era il vero motivo ma che tra _ e _ c’era un accordo. Non sapevo evidentemente che tipo di accordo ci potesse essere.
D: lei sa se _ dormiva presso l’Osteria _?
R: in effetti so che _ dormiva presso l’Osteria _ dove poi io andavo a trovarlo regolarmente. Fu in una di queste circostanze che _ mi spiegò che dormiva li.
D: perché lei non credette alla spiegazione del movente che le diede _?
R: non ci credetti perché lui dormiva presso l’Osteria _ già da diverso tempo e perché _ e _ oltre che a essere compaesani erano anche amici. Inoltre non si va a bruciare un immobile per il semplice fatto che uno ad un certo punto, partendo in vacanza, uno non ti lascia più per qualche giorno la stanza per dormire.
... omissis ... omissis ...
D: in che stato si trovava la porta di collegamento tra l’atrio dell’accesso posteriore con l’Osteria vera e propria?
(n.d.r. cosiddetta porta divisoria)
R: il pomeriggio la porta era aperta ma intatta. La sera quando siamo ritornati per gettare la benzina nei locali la porta risultava manifestamente forzata. Si notavano chiaramente le ammaccature. Mi rendo conto che si è trattato di una messa in scena.
D: ha una qualche idea di chi possa essere stato?
R: no, non lo so. ... "
A proposito del movente va segnalato che già nel verbale di Polizia del 24.1.2003 (PS 083), a p. 16, a precisa contestazione degli interroganti _ aveva risposto:
"
... Gli interroganti mi fanno rilevare come, malgrado tutto, l’impressione è che vi sia un movente ben più importante.
Dichiaro che anche io trovo tutta questa storia strana. Effettivamente, per uno sgarro che alle nostre latitudini sembra insignificante, mi sembra un po’ esagerato bruciare un ristorante. E’ possibile che il movente sia più importante, anche se i calabresi ce l’hanno per vizio. Comunque se ci sono altre ragioni, _ non me le ha dette. Se fosse così, si è preso gioco anche di me. ..."
Sennonchè, reinterrogato il 7.2.2003, _ ha dovuto ancora una volta rettificare anche la versione già resa al PP il 6.2.2003 e da lui testualmente definita "versione corretta", passando ad ammettere - come già cennato - di essersi associato a _ nel commettere l'incendio per danaro, ovvero perché gli era stata promessa una ricompensa.
Così si è espresso _ il 7.2.2003 (PS 114) dopo aver lui stesso definito "spontanea" la sua nuova dichiarazione:
"
... Ieri sono stato interrogato dal Procuratore Pubblico, al quale ho confermato quanto detto qui in Polizia. Ho avuto modo di chiarire un dettaglio sulle porte del _. Durante il pomeriggio del 31 dicembre 2002, quando io e _ siamo andati a prendere le taniche in cantina e poi, dopo averle riempite di benzina, le abbiamo riportate nella cantina del _, le porte erano aperte. Mentre la sera ho notato che erano state scassate, o meglio, ho visto i segni di scasso. Io, come ho già detto al Magistrato, non so dire come mai il pomeriggio le porte erano aperte, mentre la sera vi erano questi segni di scasso.
Dopo aver conferito con gli interroganti sono disposto a fare una dichiarazione spontanea che ho sottaciuto fino a questo momento; sono le ore 1500 e mi spiego.
Quando _ mi ha proposto di incendiare con lui l’Osteria _ di _e, lo stesso _ mi aveva promesso per la mia partecipazione la somma di Frs. 10'000.--. Io ho accettato questa situazione poiché mi trovavo in ristrettezze finanziarie. Il denaro, se tutto andava bene, mi sarebbe stato da _ nei giorni successivi all’evento. Ripeto, non ho fatto prima questa dichiarazione per l’integrità personale dei miei cari. Ribadisco che come giustificazione _ mi disse che voleva fargliela pagare a _ perché praticamente lo aveva lasciato sulla strada perché non voleva lasciargli la camera al _. Preciso che io, vista la proposta sulla somma di denaro che era considerevole, ho chiesto a _ dei dettagli sul perché. Lui non mi ha voluto rispondere, dicendomi unicamente di andare con lui e di non preoccuparmi. Lui non ha voluto assolutamente darmi una spiegazione. Chiaramente io avevo capito che forse lo sgarro, giustificazione che mi era stata data da _, non era quella giusta. Ho pensato a qualcosa di più importante che però non sono in grado di riferire perché non ne sono stato messo al corrente. Devo dire che questa proposta mi era stata fatta nel pomeriggio del 31 dicembre 2002, dopo le ore 1400, allorquando mi sono incontrato con il _ al bar del _.
... omissis ... omissis ...
Ritornando al discorso precedente, quando _ mi ha proposto la somma di Frs. 10'000.—(preciso che ha sempre parlato di franchi svizzeri e non di Euro), gli ho chiesto dove andava a prendere quella somma. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione, dicendomi che erano fatti suoi.
Mi sembra anche strano che per mettere in atto questo incendio, sia stata scelta la fine rispettivamente l’inizio dell’anno. _, durante il pomeriggio, mi aveva detto che era meglio che farlo in questa circostanza, perché poi magari non mi avrebbe più trovato, o magari non avrebbe più avuto la mia disponibilità.
Io ho anche accettato, poiché _ mi aveva assicurato che all’interno dell’immobile non vi erano persone e quindi non ci sarebbero stati dei pericoli particolari.
Per il momento non ho altro da aggiungere. Intendo solo dire che se non ho fatto prima questa dichiarazione è perché avevo paura per me e per la mia famiglia. ... "
Col che si ha che _ pur cosciente delle stranezze e bizzarrie della sua ultima versione (capì che la storia dello "sgarro" non era quella giusta e pensò a qualcosa di più importante ma ciononostante solo blandamente ne chiese conto a _, amico suo, col quale aveva un rapporto di totale fiducia, gli chiese dove mai sarebbe andato a prendere la bella somma di fr. 10'000.- ma, poiché l'altro gli avrebbe risposto che erano fatti suoi, non approfondì oltre, gli sembrò strana la scelta della notte di San Silvestro, ma anche su quello non stette ad arzigogolare) nondimeno non si trattenne dal rifilarla agli interroganti definendola "spontanea" e di nuovo protestando la sua paura e quella per la sua famiglia per i rischi cui, a causa di essa, si esponeva.
Deposizione che ha nuovamente corretto il 12.2.2003 (PS 123) quando si è finalmente deciso a rivelare, in tutto il suo acume, la sua acutezza e profondità, al colto e all'inclita, il "_ - pensiero":
"
...Effettivamente mi é sembrato strano un compenso così alto anche perché _ non aveva una lira. Dentro di me ho pensato che poteva essere il _ (gerente del locale) a versare questo compenso, perché aveva interesse nel far bruciare il suo locale allo scopo di prendere il soldi dell’assicurazione. Io ho fatto questo pensiero anche perché forse _ non si fidava completamente di me e non mi ha fornito altri particolari. Convengo anche con il verbalizzante che per un “piccolo sgarro”, così come mi era stato detto da _ mi sembrava eccessivo mettere a fuoco un locale pubblico con tutte le conseguenze.
... omissis ... omissis ...
A richiesta dei verbalizzanti dico che effettivamente per avermi (n.d.r. il _) proposto la somma di Frsv. 10'000.- per collaborare ad incendiare il locale sicuramente vi era qualche cosa di più importante di un “semplice sgarro”. Sinceramente non so dire cosa vi sia “dietro” a tutta questa storia. ...",
laddove ancora una volta, _ fa dell'avverbio "sinceramente" un uso quantomeno personale e inflazionato!
Che _ sia venuto la notte di San Silvestro a _, a incendiare un immobile in pieno paese senza conoscerne il motivo è evidentemente cosa che lui può di certo sostenere ad oltranza, finchè vuole. Che gli altri (e in particolare la Corte giudicante) gli possano/debbano credere è tutt'altra storia e, di fatto, su questo punto egli non è stato creduto, non tanto e non solo perché _ quando ha potuto essere interrogato (e al 12.2.2003 interrogabile ancora non era) l'ha coinvolto anche nelle discussioni preliminari che ci furono con _ per organizzare l'incendio (prima cioè che il _ partisse per _), ma anche e soprattutto perché _ non è un novellino qualsiasi che si presta ad appiccare un incendio senza ben sapere il perché ed il percome. _ è uno che ha espiato in Italia quattro anni e mezzo di carcere per traffico di droga dopo essere stato processato e condannato insieme ad altri otto coimputati (cfr. doc. TPC 28).
_ è uno che ha negato (PS 123, p. 3) e nega di esser affiliato ad un'organizzazione criminale tipo mafia, camorra e 'ndrangheta, nondimeno ha dato e dà atto che "... sono le Autorità italiane che mi hanno ritenuto appartenere a una di queste organizzazioni... ".
Anche a voler prescindere dal fatto di come egli si sia potuto fare una simile "reputazione" presso le Autorità italiane, si ha che egli stesso ha raccontato che
"
... devo dire che una volta, non ricordo quando, é stata bruciata la vettura della mia ex moglie _, all’epoca ero stato interrogato dai Carabinieri e rinviato a giudizio; sono stato assolto con formula piena per non aver commesso il reato. L’accusa era di incendio colposo. ... "
(cfr. PS 123, p. 4).
Chi ha tutto questo genere di esperienze alle spalle (processuali e carcerarie, ma anche di frequentazioni, di conoscenze, di ambienti malavitosi), sa sempre bene con chi "lavora" e perché e quanto guadagna e chi è che lo paga. Chi ha questo tipo di esperienze non va in giro la notte di San Silvestro ad incendiare edifici per amicizia, senza sapere bene se e quando verrà pagato, soprattutto se si è preso la briga di cautelarsi lasciando a casa la propria macchina e procurando invece di venire a _ con quella di un'altra persona (la _) che, perdipiù ha dovuto invitare con la famiglia al "cenone" di San Silvestro, prendendosi a carico il costo di fr. 100.- a cranio (senza il bere) per cinque persone, spendendo così più di fr. 500.- in una sola sera, ovvero più di mezzo milione di vecchie lire a fronte di un asserito salario di manovale di 2 milioni e mezzo al mese!
Chi ha alle spalle siffatte esperienze, sa bene come destreggiarsi durante gli interrogatori, sa bene quali sono i suoi irrinunciabili obiettivi, per salvaguardare i quali viene a priori accettato il rischio di dare versioni manifestamente assurde e insensate, sapendo che non saranno né potranno essere credute. Quando, dopo sette deposizioni in cui ha cercato di "chiamarsi fuori", _ ha capito che con tutta la benzina che s'era versato sui pantaloni e sulle scarpe, alla versione dell'innocenza doveva per forza rinunciare, allora ha finto di collaborare. In realtà ha solo ammesso quel che ormai era già chiaro e lampante, ovvero che lui e _, pescati con le proverbiali mani nel sacco, ovvero intrappolati nelle macerie dell'incendio, ne erano stati gli autori. Dopo l'ammissione di colpa per sé e per _, lo scopo di _ è diventato quello di "tener fuori" in un modo o nell'altro _. Per farlo ha dovuto dire le cose più assurde, ha dovuto dire e poi rettificare e poi di nuovo correggere, smentirsi più volte, impegolandosi in versioni sempre meno plausibili, sapendo che non sarebbe stato creduto, ma altrettanto deciso a non "tradire" _.
Tale suo atteggiamento è stato ben palese al dibattimento, al quale _ ha partecipato senza muovere un dito per difendere sè stesso e la propria credibilità, facendosi ammonire per questo financo dal suo Difensore. Ha così riproposto la tesi (piena di assurdità e di contraddizioni) cui era giunto in sede d'istruttoria formale dopo continue rettifiche e correzioni, di aver parlato con _ di un non meglio nominato "locale da bruciare" già settimane prima, discorso mai più ripreso fino al 31.12.2002, quando improvvisamente _ gli avrebbe chiesto aiuto per bruciare il _ quella stessa notte, per vendicarsi di uno sgarro fattogli da _, sgarro che a _ parve troppo banale e insignificante per esser vero, nondimeno, poiché _ gli promise un compenso di fr. 10'000.- (che _ sapeva che _ non era in grado di pagargli, per cui pensò che in realtà a pagare sarebbe stato _ possibile mandante dell'incendio per incassare l'assicurazione) _, seduta stante accettò, col che con _ si sarebbe recato all'Agip di _ dove avrebbe lui (_) comprato una ventina di litri di benzina che misero in tre taniche e che depositarono nella cantina dell'Osteria _, dopodiché la notte, dopo il cenone al _, tornarono a _ e sparsero la benzina nei vari locali finchè furono sorpresi dal fuoco e sotterrati dalle macerie senza poter scappare. Questa in estrema sintesi la versione
data da _ in aula, frutto di ben venticinque verbali, durante
i quali ha sempre protestato di star dicendo la verità (salvo modificarla la volta successiva), nonostante la sua paura per le conseguenze, per sé, per la convivente, per gli altri suoi familiari. Non avendo lui mai coinvolto nessuno nell'incendio se non sé stesso e _ (a sua volta confesso sin dalla sua seconda audizione del 5-6.3.2003), non si capisce perché _ abbia più volte protestato di avere tanta paura. In un verbale e in aula ha dichiarato che "quelli" di cui aveva tanta paura erano "i _ " e che la paura gli veniva dal fatto che "quelli" venissero a sapere del motivo per il quale lui e _ gli avevano bruciato il locale, ovvero, parrebbe di capire, per vendetta. Sennonchè, nel seguito, _ ha dichiarato di non aver creduto nemmeno lui alla storia dello "sgarro", bensì di aver pensato che tra _ e _ c'era stato un accordo di fare l'incendio per incassare l'assicurazione, col che la tanto pretestata paura o non è mai esistita o poteva solo essere quella connessa con l'eventuale coinvolgimento di _ nell'incendio. Ma _, il _, per l'incendio non l'ha mai chiamato in causa, anzi, caricando a sè stesso l'acquisto della benzina, l'ha manifestamente scagionato. Col che si ha che _ tutte le volte che ha addotto di aver avuto paura per sè e per i propri familiari ha palesemente mentito.
A giudizio della Corte, non ha senso temere ritorsioni o vendette da parte di qualcuno che non solo non si è accusato, ma che addirittura si è scagionato, per cui il quesito che è rimasto aperto, secondo la Corte, è un altro: quello cioè a sapere se l'atteggiamento processuale di _ non sia alle volte "interessato", se cioè con il suo omertoso silenzio egli non abbia di proposito cercato di favorire l'assoluzione di _, così da consentirgli di incassare l'assicurazione e di finalmente pagargli la sudata ricompensa. Già si è detto che la Difesa di _ ha ricondotto la "denuncia mendace" che _ avrebbe consumato nei confronti di _ all'interesse di _ di farsi passare al processo come un semplice esecutore materiale, come un gregario di _.
A ben guardare, però, non si può certo negare che l'interesse di _ a "tener fuori" _ sia di quelli ben più corposi e sostanziosi.
Che, nelle descritte circostanze, _ non abbia nulla da temere da _, emerge anche bene dal fatto - giustamente rilevato anche dal Difensore di _ - che il taglio delle gomme dell'auto subito nel marzo 2003 dalla _ è assai verosimilmente da ascrivere a una "vendetta" di _, mentre che il tentativo di incendio messo in atti da sconosciuti a una casa dei _ sita a _, lungi dal potersi ricollegare ai _, ben può trovare origine in un contenzioso che i _ hanno avuto con i precedenti proprietari dell'immobile. Anche da questo profilo, la più volte protestata paura di _ verso _ appare pretestuosa.
7.2.
Tornando all'esame di dettaglio di ulteriori dichiarazioni rese da _, si ha che costui (dopo aver ribadito in ben quattro verbali, ovvero in PS 127, 134, 159, 175, di aver aiutato _ senza esser al corrente di eventuali retroscena) solo nel verbale del 29.3.2003 (PS 178) ha dato atto di un fatto mai menzionato in precedenza. Ha cioè ammesso (cosa che ha ribadito anche in aula) che _ già durante il mese di novembre gli aveva detto che "... dovevamo incendiare un locale ..." senza precisargli di quale locale si trattasse. Al che _ gli avrebbe dichiarato il suo accordo e gli avrebbe detto di fargli "sapere quando si doveva fare il lavoro". E sarebbe stato per eseguire quel lavoro che _ l'avrebbe chiamato il 31.12.2002.
Nello stesso verbale, a p. 3, è poi questione di un certo _ che _ ha dichiarato di conoscere, precisando:
"
... è una persona che io non ho mai frequentato. Lo conosco solo di vista, perché suo fratello _, che aveva una carrozzeria a _, era mio amico, e quando avevo necessità mi rivolgevo a lui per le riparazioni del mio veicolo. So che _ ha dei problemi in Italia poiché correo di _ in alcune rapine in Italia. Ho appreso ciò leggendo il giornale, un paio di giorni dopo il suo arresto. Non ricordo quando è avvenuto il provvedimento restrittivo della libertà personale.
... omissis ... omissis ...
A richiesta dei verbalizzanti a sapere se nel corso del mese di novembre 2002 ho raggiunto _ con la mia vettura FIAT Tempra in compagnia di _ e _ e, rispondo nel senso che ho sì raggiunto _ con _, ma non con _. Io non giravo assieme a lui e non l'ho portato mai da nessuna parte qui in Svizzera. ..."
Salvo poi doversi puntualmente smentire nel verbale del 10.4.2003 (PS 184 p. 3) ove ha dovuto ammettere (perché gli inquirenti avevano avuto l'informazione da colleghi italiani) di essere venuto in Ticino, verosimilmente all'Osteria _ di _, il 5.11.2002 con _ e _.
Tornando al "lavoro" che _ gli avrebbe prospettato già nel novembre del 2002, si ha che _, presente il suo Difensore, davanti al PP l'8.4.2003 ha dichiarato (cfr. PS 180, confermato anche in aula; cfr. registrazione a partire dal punto 2:30:35 di lunedì pomeriggio 15.3.2004):
"
... sono stato contattato da _ verso la fine di novembre 2002. Ci eravamo incontrati presso il bar dell’albergo _. _ mi disse che c’era da bruciare un locale, ma non mi disse ancora esattamente quale. Aggiunse che mi avrebbe fatto sapere ulteriormente quando e dove eseguire il “lavoro”. Io gli chiesi cosa ci avremmo guadagnato per il nostro servizio ed egli mi disse che prendevamo qualche cosa a testa. Non si parlò di cifre precise, ma io pensai che potevano essere un fr. 10'000.- a testa. Preciso che in quell’occasione _ mi disse che abitava all’Osteria _ dal _ e che questi gli aveva dato ospitalità dal momento che era latitante in Italia...."
Poiché - come ha avuto modo di commentare la Pubblica Accusa in sede di requisitoria - non v'è motivo per ritenere che _ abbia usato nel riferire il suo suddetto discorso con _ il "plurale majestatis" ("io gli chiesi cosa
ci avremmo
guadagnato per il
nostro
servizio ed egli mi disse che
prendevamo
qualcosa
a testa
...), in aula è stato chiesto a _ di chiarire cosa intendesse con ciò dire, se cioè il loro discorso non sottintendesse fin dall'inizio che a pagare sarebbe stato un terzo e non _.
_ ha risposto affermativamente al quesito. Ha cioè confermato che lui intese proprio quello, ovvero che a pagare sarebbe stato un terzo. Ha anche aggiunto che lui non seppe "se i soldi c'erano", il che, a non averne dubbio, è stato buttato lì da _ tanto per confondere, c'entrando con la domanda (che ha invero ben capito) postagli come i cavoli a merenda. Ciò che è invece importante ed ammesso è che _, in un periodo che egli stesso ha situato verso la fine di novembre (e, nel verbale 21.8.2003 di confronto con _, tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 2002) venne tra lui e _ in discorso il fatto di "bruciare un locale", dalla qual cosa entrambi avrebbero tratto un tot di guadagno a testa.
A rigor di logica - ma anche per quanto ammesso da _ - un tale discorso implica necessariamente che il "servizio" viene fatto per conto terzi, per cui a pagarlo sarà/saranno il terzo/i terzi a beneficio del quale/dei quali il "lavoro" viene eseguito (e anche _ - come detto - intese proprio in questo senso la proposta che _ gli avrebbe fatto).
Al riguardo è invero interessante annotare che, a fine novembre 2002 o nei primi giorni di dicembre del 2002, non poteva ancora esser insorto (ammesso e non concesso che poi insorse) il (da _ pretestato) "sgarro" di _ verso _, stante che in quelle date _ non aveva ancora minimamente accennato (se mai l'ha fatto, il che qui si nega) a _ che doveva lasciare la stanza al _. Stando a _ la richiesta sarebbe da lui stata fatta a _ qualche giorno prima della sua partenza per _, e, in ogni caso, le chiavi della camera e della porta sul retro se le sarebbe fatte restituire (il che pure qui si nega) il pomeriggio del 21.12.2002 (cfr. PS 185 p. 9).
Col che si ha che con le surriferite dichiarazioni, _ riesce ancora una volta a entrare in contraddizione con sè stesso.
Ammette che circa un mese prima _ gli propose di bruciare un locale per conto di terzi (e quindi non per una ritorsione sua), ricavando un tot di guadagno a testa, e poi, quando il 31.12.2002, incendiò davvero un locale insieme a _, pretende che il movente sia stato una vendetta di _ per uno "sgarro" fattogli subire da _. Ammette che non vi è proporzione tra la banalità del preteso sgarro e l'incendio del _, ma pretende di non avere indagato oltre presso _, nonostante il reciproco rapporto d'amicizia e di fiducia che li lega. Pretende di aver partecipato all'incendio per amicizia ma poi ammette che gli fu promessa una ricompensa. Dà atto che _ non aveva il becco di un quattrino per pagargli tale compenso, sospetta che dietro il pretesto dello sgarro vi sia un accordo di _ e di _ per truffare l'assicurazione, ma non se ne assicura e accetta di incendiare il _ caricandosi i costi della serata e della benzina, senza neppure sincerarsi per chi sta lavorando e su chi lo pagherà. Salvo poi disperarsi davanti agli inquirenti per la paura di ciò che i _ faranno a lui e alla sua famiglia quando sapranno del suo ruolo nella vicenda.
Senza dimenticare che _ e _ hanno entrambi affermato di non aver mai avuto tra loro inimicizie di sorta e che è certo che passarono la serata del 21.12.2002 in piena armonia, con _ che si premurava di trovargli un passaggio gratis fino alla Malpensa, cosa che in effetti gli procurò nientemeno che nella persona del fratello di _. Quest'ultimo - evidentemente - dice di non averne saputo nulla e fa il finto tonto! La realtà è che tante contraddizioni, tante menzogne e tante insensatezze hanno per _ avuto un unico palese scopo: "tener fuori" _. Resosi conto che più non poteva "tener fuori" sè stesso, _ ha messo insieme la "confessione" di cui si è detto, inventandosi la storia dello "sgarro", con tanto di consequenziali corollari, in primis l'"odio" di _ che esigeva "vendetta" e poi "l'acquisto" della ventina di litri di benzina necessari per fare l'incendio. E al riguardo è illuminante il fatto che il primo a non credere (ancor prima che l'incendio fosse appiccato) alla storia dello "sgarro" sia proprio stato lui, quello che l'ha inventata, ovvero _. Primo ed unico a parlare di "sgarro" e di "vendetta", _ è colui che da subito ha invece pensato (si fa' per dire) che c'era un accordo tra _ e _ per intascare i soldi dell'assicurazione (il che - guarda caso - è proprio ciò che è andato dichiarando dal marzo del 2003 in poi, il _!)
Falso lo "sgarro" e falsi quindi i suoi corollari, a partire dal movente di "vendetta" fino alla asserita circostanza di aver procurato _ (e _) la benzina per l'incendio nel pomeriggio del 31.12.2002. Funzionale e coerente con la falsa storia inventata da _ per "tener fuori" _, l'affermazione si affloscia del tutto a fronte del fatto - provato - che in realtà la benzina per fare l'incendio fu già procurata da _ e _ il 21.12.2002.
Col che si ha, per finire, tutto ben ponderato e valutato, che i fatti devono essere accertati così come è stato indicato da _, ovvero che - in estrema sintesi - la notte del 31.12.2002, in assenza di _ partito per _ ma d'intesa con lui, _ e _ hanno versato nei locali del _, decine e decine di litri di benzina (intorno ai 100 litri in totale, all'uopo acquistati a _ il 21.12.2002 da _ e _). Siffatto spargimento di benzina ha rapidamente prodotto dei vapori che, entrati in contatto con una scintilla, diedero luogo ad una esplosione e ad un rogo che distrussero totalmente lo stabile, provocando danni a terzi, valutabili intorno al milione di franchi e creando pericolo per l'incolumità pubblica. _ e _ agirono per incarico di _ (che promise loro per il "lavoro" una ricompensa (dell'ordine di fr. 10'000.-) affinchè quest'ultimo, di ritorno da _, simulando di essere stato vittima di un incendio causato da mano ignota, potesse riscuotere il risarcimento previsto dalle polizze assicurative stipulate, truffa che _ non potè consumare a motivo del suo arresto e poichè la laboriosa inchiesta ha permesso di provare il suo ruolo di mandante del criminoso evento.
8. In diritto
8.1. Dei reati di incendio e di esplosione
Giusta l'art. 221 cpv. 1 CP chiunque cagiona intenzionalmente un incendio, se dal fatto deriva danno alla cosa altrui o pericolo per l'incolumità pubblica, è punito con la reclusione.
La pena è invece della reclusione non inferiore a tre anni se il colpevole mette scientemente in pericolo la vita o l'integrità delle persone (art. 221 cpv. 2 CP).
Commette incendio colposo giusta l'art. 222 CP chiunque per negligenza cagiona un incendio, se dal fatto deriva danno alla cosa altrui o pericolo per l'incolumità pubblica. La pena è quella della detenzione o della multa (cpv. 1). La pena è invece quella della detenzione se il colpevole mette per negligenza in pericolo la vita o l'integrità delle persone (cpv. 2).
Giusta l'art. 223 cifra 1 CP commette invece il reato di esplosione intenzionale chiunque intenzionalmente cagiona esplosione di gas, benzina, petrolio o materie simili e mette con ciò scientemente in pericolo la vita o l'integrità delle persone o l'altrui proprietà. La pena - come per l'incendio intenzionale - è quella della reclusione.
Se ne è derivato soltanto un danno di lieve importanza, può essere pronunciata la detenzione.
La pena è della detenzione o della multa se il colpevole ha agito per negligenza (art. 223 cifra 2 CP).
L'incendio intenzionale è la prima di una serie di disposizioni che reprimono la creazione di un pericolo comune segnatamente attraverso l'uso delle forze naturali come il fuoco, il gas, gli esplosivi, l'acqua o l'elettricità (Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. II, 2002, ad art. 221 n. 1 p. 21).
Nei reati di messa in pericolo, il pericolo che essi presuppongono è dato, quando secondo il corso abituale delle cose, è probabile o molto possibile che il bene giuridico protetto venga violato (DTF 123 IV 130).
Nel Messaggio del CF del 1918 l'incendio è definito come un "fuoco che ha preso un certo sviluppo in modo da sottrarsi al potere di colui che l'ha cagionato; egli non può più domare l'elemento distruttore e non può dirsi dove i suoi effetti cesseranno" (FF 1918 II 51-52).
La giurisprudenza ha altresì chiarito che, perché vi sia incendio, il fuoco deve aver raggiunto un'ampiezza tale da non poter più essere spento da colui che l'ha acceso (sentenza TF del 23.08.2001 in re A., 6S.309/2001; DTF 117 IV 285; 107 IV 182; 105 IV 129; 85 IV 227).
Sapere se il fuoco ha assunto una tale importanza è una circostanza di fatto (DTF 117 IV 285, 105 IV 130). Perché vi sia incendio non è necessario che l'oggetto di cui è questione fiammeggi, basta che lo stesso si consumi a causa del fuoco, ad esempio per combustione lenta (DTF 105 IV 130 consid. b) oppure che dalla combustione si sprigioni un fumo intenso.
Cagiona un incendio ai sensi della citata norma ("cause un incendie", "eine Feuersbrunst verursacht") chi appicca il fuoco (in generale con un'azione, se ha agito in una posizione di garante anche con un'omissione), poco importa il mezzo utilizzato (un cerino, un accendino, il surriscaldamento di un apparecchio), rispettivamente la sostanza utilizzata (ad esempio la benzina che è l'accelerante per eccellenza) o altro procedimento che favorisce lo sviluppo o la propagazione del fuoco (Corboz, op.cit., vol. II note 4, 5 e 6 ad art. 221).
Il comportamento dell'autore deve essere la causa naturale ed adeguata dell'incendio. Se esso risulta da un'altra causa, in specie da una causa che relega in secondo piano il ruolo giocato dal comportamento dell'accusato, non si può che ritenere il tentativo giusta gli art. 21-23 CP (Corboz, op.cit., n. 13 e 14 ad art. 221).
L'incendio intenzionale è un'infrazione di risultato. Pertanto affinchè esso sia oggettivamente realizzato è necessario che l'autore abbia causato un danno alla cosa altrui oppure, in alternativa, che l'incendio abbia causato un pericolo per l'incolumità pubblica (Corboz, op.cit., n. 15 ad art. 221).
Soggettivamente, l'autore deve aver avuto l'intenzione di causare un incendio. Il dolo eventuale è sufficiente. Se invece l'autore ha agito per negligenza, la norma applicabile è quella dell'art. 222 CP.
L'esplosione di cui è questione all'art. 223 CP si caratterizza come la liberazione di energia da una pressione, con effetti distruttivi verso l'esterno (Rehberg, Strafrecht IV, p. 39, Corboz, op.cit., nota 4 ad art. 223). La norma elenca le sostanze che possono causare l'esplosione, ovvero i gas, la benzina, il petrolio e simili, per distinguere che essa non è applicabile alle esplosioni cagionate con materia esplosive, nel qual caso tornano applicabili gli art. da 224 a 226 del Codice penale.
L'esplosione è intenzionale quando l'autore provoca scientemente una delle due conseguenze previste dalla legge. Il dolo eventuale non è sufficiente. Il reato può essere commesso per negligenza, sia che l'autore non ha voluto l'esplosione pur dovendola e potendola prevedere, sia che l'autore ha voluto l'esplosione ma non le conseguenze, pure potendole e dovendole prevedere.
La questione del concorso tra il reato di incendio intenzionale e quello di esplosione in dottrina è controversa. Secondo taluni autori, il reato di incendio intenzionale prevale e assorbe quello di esplosione, a meno che il pericolo causato dall'esplosione vada oltre quello causato dall'incendio. Secondo Corboz (op.cit. II vol., nota 56 ad art. 221), incendio ed esplosione sono due nozioni distinte, ma i due eventi possono intervenire anche in concorso reale.
Nel caso qui in giudizio, l'atto di accusa imputa a _, _ e _, entrambi i descritti reati, ovvero il reato d'incendio intenzionale (per aver intenzionalmente cagionato l'incendio dell'Osteria _, causandone la distruzione in danno del proprietario signor _ e creando pericolo per l'incolumità altrui, spargendo benzina nei locali i cui vapori si accesero anticipatamente con conseguente esplosione) ed il reato di esplosione intenzionale (cagionata dall'accensione dei vapori di benzina da loro versata nei vari locali), commessa scientemente mettendo in pericolo l'altrui proprietà e commessa per negligenza mettendo in pericolo la vita e l'integrità delle persone, in particolare del giovane _. Trattasi, a non averne dubbio, di una costruzione un po' complicata, laddove pare di capire che, secondo la Pubblica Accusa, l'azione criminosa imputata sembra essere nei due reati la medesima (l'aver cioè gli autori sparso benzina all'interno dei locali del _, sapendo che essa avrebbe sviluppato dei vapori che si sarebbero accesi dando luogo sia all'incendio che all'esplosione), laddove l'incendio, distruggendo l'Osteria _, ha creato danno al proprietario e pericolo all'incolumità pubblica mentre che l'esplosione ha messo in pericolo la "proprietà altrui" e la vita e l'incolumità di persone, in particolare di _.
In sede di requisitoria, la Pubblica Accusa ha dedotto il dolo diretto degli autori in ordine al reato di esplosione dal fatto che essi hanno utilizzato un quantitativo tale di benzina (100 litri circa) che da solo implicava la loro consapevolezza e la volontà di produrre, quale risultato, l'esplosione.
A tale tesi si sono opposte le Difese di _ e di _, a giudizio delle quali i loro assistiti mai hanno voluto l'esplosione, prova ne sarebbe il fatto che essi stessi ne furono sorpresi, rimanendo intrappolati nelle macerie.
A mente dei citati Difensori, il comportamento di _ e di _ andrebbe qualificato o come incendio intenzionale o come tentativo di incendio intenzionale (quest'ultimo eventualmente in concorso con il reato di esplosione per negligenza, solo però se il tentativo non consumasse il reato per negligenza).
Che il reato di esplosione intenzionale imputato al punto 2. dell'atto d'accusa si scontra con l'accertamento fattuale secondo cui _ e _ (ma neppure _) non hanno mai voluto far esplodere l'Osteria _ bensì hanno voluto solo incendiarla, è palese. È possibile che utilizzando un tale grande quantitativo di benzina essi si siano assunti il rischio di farla esplodere, ma l'ipotesi non merita di essere ulteriormente indagata giacchè il dolo eventuale non è sufficiente per il reato di cui all'art. 223 CP.
Già da questo profilo, _, _ e _ hanno da essere prosciolti dal reato di esplosione intenzionale. Resta a questo punto da esaminare se essi hanno commesso incendio intenzionale o - come hanno argomentato i Difensori di _ e di _ - tentato incendio intenzionale, eventualmente in concorso con il reato di esplosione colposa.
All'atto della discussione dibattimentale, erano note alle parti (che le hanno citate) e alla Corte due sentenze di tribunali di altri Cantoni (cfr. in particolare la decisione del 30.8.1994 dell'Amtsgericht di Soletta-Lebern e la decisione del 3.7.1997 del Kreisgericht di Berna-Laupen, confermata in appello dalla 2. Strafkammer dell'Obergericht di Berna il 16.1.1998) che hanno giudicato casi per certi aspetti analoghi a quello qui in esame.
Anche in quei casi, infatti, all'esplosione e all'incendio si era giunti a causa del saturarsi ed esplodere di vapori di benzina. In entrambi i citati casi già l'atto d'accusa aveva imputato agli accusati solo il reato di cui all'art. 221 CP (e non anche quello di cui all'art. 223 CP), e la condanna è stata in effetti pronunciata per incendio intenzionale.
Nella citata decisione dell'Amtsgericht di Soletta, i giudici si sono espressamente richiamati alla DTF 105 IV 130, per ricordare che nella nozione di incendio di cui all'art. 221 CP rientrano situazioni diverse che vanno dal fuoco aperto alla combustione lenta. Nella citata sentenza del TF è fatto esplicito riferimento all'incendio che si configura come "offene Flamme, oppure al "Verglühen" e al "Verglimmen", per dire che non è tanto questa o quella modalità che conta, quanto piuttosto l'ampiezza che essa ha raggiunto, che deve cioè essere tale da non poter più essere dominata dal suo autore.
In una decisione, non pubblicata, del 9.1.2003 del Tribunale federale (1P. 461/2002) riferendosi ad una fattispecie in cui l'autore aveva sparso una grande quantità di benzina che era evaporata producendo, miscelandosi con l'aria, un miscuglio esplosivo che aveva cagionato un incendio, l'alta Corte federale ha utilizzato l'efficace locuzione di "explosionsartiger Brand" a voler manifestamente indicare "un incendio di tipo esplosivo", che si è cioè prodotto attraverso la modalità dell'esplosione (piuttosto che attraverso le altre modalità evocate dalla DTF 105 IV 130, del fuoco aperto, della combustione lenta che produce fumi intensi, della carbonizzazione, ecc.). Ricondurre l'agire di _, _ e _ al reato di incendio intenzionale è parso in tali condizioni, conforme alla giurisprudenza federale e cantonale citata, oltre che alla materialità dei fatti accertati che portano tanto dal lato oggettivo che da quello soggettivo ad un agire di _ e di _a, d'intesa con _, finalizzato all'incendio dell'Osteria _.
È vero che nel concreto caso l'esplosione (ancorchè commessa per negligenza) ha causato non solo danni al proprietario dello stabile, bensì anche a terzi, in primis a quanti hanno subito la frantumazione delle vetrate dei loro appartamenti, oppure la lesione delle facciate delle loro case, rispettivamente a quanti, avendo parcheggiato le loro auto in via _, le hanno ritrovate ammaccate dai detriti piombati qua e là. Questo "ulteriore danno" non va necessariamente ricondotto al reato di esplosione per negligenza in concorso reale con il reato di incendio intenzionale, bensì restando nel solco delle citate giurisprudenze cantonali, esso può essere considerato nel reato di incendio intenzionale ex art. 221 CP, consumato e non solo tentato come adombrato dalle Difese di _ e di _.
La soluzione di dare alla presente fattispecie la configurazione giuridica di incendio intenzionale tentato in concorso con esplosione (consumata) per negligenza è apparsa alla Corte invero insoddisfacente e neppure tecnicamente corretta. Non v'è chi non veda, infatti, come il risultato voluto dagli autori (ovvero l'incendio e la distruzione dell'Osteria _) sia stato, nel caso di specie, in tutto e per tutto realizzato. L'incendio è scoppiato perché _ e _ hanno sparso nei vari locali all'incirca cento litri di benzina. Sapevano - ed è del resto notorio - che la benzina è estremamente volatile ed infiammabile. Sapevano che sarebbe bastata una scintilla per scatenare l'incendio. Negano di averla accesa loro, ma se non l'hanno fatto è solo perchè, nell'aria satura di vapori di benzina, una scintilla li ha infiammati (i vapori) qualche secondo o minuto prima che lo facessero loro. Non fossero stati "anticipati", è fuor di dubbio che l'avrebbero fatto loro di lì a qualche istante. Prima dovevano finire di versare gli ultimi litri di benzina e poi dovevano portarsi fuori dalla porta secondaria per mettersi al riparo. Si sono sbagliati sui tempi. Credevano di avere il tempo per porre loro stessi in salvo ed invece l'incendio è partito prima. Il loro è stato comunque un errore irrilevante dal punto di vista del nesso di causalità: volevano incendiare il _ e versando litri e litri di benzina hanno creato le condizioni perché l'incendio scoppiasse. Non avessero versato ovunque benzina, i vapori non si sarebbero così rapidamente, nè creati nè saturati, per cui quand'anche un frigo od un congelatore o qualsiasi altro apparecchio, entrando in funzione, avesse prodotto una scintilla, essa sarebbe stata del tutto innocua. _ e _ (con l'accordo di _) hanno creato una pericolosissima situazione di inammissibile rischio, per cui il risultato deve essere loro imputato (cfr. Stratenwerth, Allg. T.I, Die Straftat, 1996, §9, nota 82, 117 IV 58, 109 IV 94).
Il reato da loro commesso è quindi quello di incendio intenzionale consumato e non solo tentato (eventualmente in concorso col reato di esplosione colposa).
8.2. Del reato di tentata truffa
La Corte ha ritenuto dato il reato di tentata truffa (per _ e _ commesso nella forma della complicità) in applicazione della giurisprudenza del Tribunale federale di cui alla nota sentenza 75 IV 175. Secondo l'Alta Corte federale, nella truffa all'assicurazione commessa mediante l'incendio di una cosa propria, l'esecuzione del reato comincia non con l'inoltro dell'avviso di sinistro, bensì col fatto di incendiare la cosa.
Nella concreta fattispecie la Corte ha considerato solo il reato di tentata truffa in danno della _, giacchè l'atto d'accusa, verosimilmente per una dimenticanza, ha omesso di imputare a _ e ai suoi complici anche l'ulteriore reato di tentata truffa in danno della _, presso cui _ aveva assicurato il mobilio e le apparecchiature contenute nel negozio di parruccheria.
Che _ e _ abbiano incendiato lo stabile in cui era sita l'Osteria e, dal 1.9.2002, il suddetto negozio, d'intesa con _, per consentire a quest'ultimo di incassare le somme assicurate è già stato accertato nei considerandi che precedono. Che l'esecuzione materiale dell'incendio, con la piena consapevolezza e volontà di consentire a _ di truffare l'assicurazione, costituisca una partecipazione importante di _ e di _ non solo al reato principale d'incendio, ma anche a quello di tentata truffa è fuori discussione. Altrettanto certo e sicuro è che _ avrebbe annunciato il sinistro all'assicurazione se non fosse egli stesso stato arrestato siccome gravemente indiziato di esser coinvolto nell'incendio dello stabile.
Indipendentemente dall'inchiesta penale che ci sarebbe comunque stata anche senza il ritrovamento di _ e di _ sotto le macerie, a motivo del fatto che l'incendio era provatamente di origine dolosa, se _ non ha inoltrato l'avviso di sinistro ciò è da ricondurre, per sua stessa dichiarazione, solo ad un motivo esterno (cfr. verbale del 30.1.2003, PS 086, p. 6):
"
Non ho ancora avvisato l'assicurazione di quanto successo, visto che sono rientrato ieri sera e questa mattina sono stato convocato in Polizia."
Dopo quel verbale, _ è stato arrestato con le imputazioni di incendio intenzionale, esplosione e tentata truffa (cfr. classeur 4/16 separazione 2, doc. 2.3) dopodichè l'inoltro dell'avviso di sinistro si è reso di tutta evidenza inutile oltre che verosimilmente inopportuno.
D'altro canto, l'omissione di tale formalità, dato il grande clamore che l'esplosione/incendio di _ aveva suscitato in Ticino, non ha, ad esempio, impedito a _, liquidatore di sinistri presso la _, di recarsi sul luogo del sinistro, il giorno di Capodanno, per farsi di persona un'idea di ciò che era successo e dei presumibili oneri che sarebbero derivati alla sua assicurazione.
A dire di _, quando vi sono elementi per ritenere che il danno sarà importante, le assicurazioni solgono intervenire al più presto senza nemmeno attendere l'avviso di sinistro.
Resta il fatto - accertato in aula attraverso le deposizioni di _ e _ - che la questione del risarcimento a _ in base alle polizze da lui sottoscritte illo tempore, ritornerebbe immediatamente attuale tosto che _ venisse da un Tribunale prosciolto dall'accusa di essere in qualche modo coinvolto nell'incendio del _, e ciò a prescindere dal mancato inoltro dell'avviso di sinistro (per dire della relativa portata di detta formalità per rapporto al realizzarsi, senza colpa dell'assicurato, dell'evento assicurato).
A ciò aggiungasi che _, già a partire dal primo verbale (ma anche nel seguito ed ancora al dibattimento) ha mentito dichiarandosi estraneo all'incendio e negando di aver voluto truffare l'assicurazione (PS 086, p. 32). Nel primo verbale, addirittura, aveva prudentemente preso le distanze anche da _ (PS 086, p. 7) e soprattutto da _ (PS 086, p. 8:
"L'ho riconosciuto dalle trasmissioni televisive. Ho sentito che i giornalisti dicevano che era mio compaesano, ma io non lo sapevo neppure"
) perchè già allora presumeva che essi non sarebbero stati in grado di rendere plausibile la loro presenza sul luogo dell'evento.
D'altra parte anche _ e _, nelle loro prime audizioni, hanno mentito agli inquirenti, _, in PS 18, p. 6, tentando altresì di far loro credere che lui e _ entrarono nell'Osteria perchè trovarono le porte scassate col che "pensavamo che c'era qualcuno a rubare".
Tutto ciò per dire che, dopo l'incendio, per _ soprattutto, ma anche per _ che non l'ha mai direttamente coinvolto (per _ quantomeno nella prima iniziale audizione del 25.2.2003) la questione di "tornare indietro" non si poneva più.
Per _ e _, il loro ruolo si era del resto in gran parte esaurito cagionando l'incendio.
Per _, il piano criminoso era ormai a metà eseguito: l'edificio era bruciato e con esso erano andati distrutti tutto il mobilio, le attrezzature, l'inventario e quant'altro di sua proprietà v'era all'interno, col che egli non aveva più nulla da gestire e tantomeno da vendere.
È soltanto un impedimento esterno (ovvero il suo arresto) che ha reso l'inoltro dell'avviso di sinistro impossibile e, nel seguito, inutile e financo inopportuno. In tali condizioni, valutati nel loro insieme, l'incendio dello stabile con tutto il suo contenuto e le successive menzogne rese agli inquirenti (e ancora alla Corte al dibattimento) non possono essere considerati alla stregua di atti preparatori, bensì essi costituiscono i primi atti di esecuzione del reato di truffa, nella forma cioè del tentativo.
8.3. Dei reati minori
Sottoscrivendo con _ un contratto di lavoro attestante un salario diverso da quello tra loro due internamente pattuito (e nel seguito realmente corrisposto), _ ha pacificamente commesso il reato di falsità in documenti ex art. 251 CP.
Sottoscrivendo egli stesso l'istanza per l'ottenimento dell'autorizzazione alla gestione dell'esercizio pubblico allegando alla stessa il falso contratto di lavoro suddetto (cfr. gli allegati allo scritto 1.4.2003 dell'Ufficio dei permessi al Ministero pubblico in PS 001 al rapporto di complemento 30.6.2003), _ ha ingannato il/i preposto/i al rilascio di siffatta autorizzazione che non l'avrebbe/ro rilasciata se avesse/ro saputo che in realtà la remunerazione, e quindi il ruolo e la presenza della gerente all'interno dell'EP erano fittizi.
Gli stessi funzionari, nel loro scritto 1.4.2003, hanno confermato ciò al MP. D'altro canto gli art. 81 e 82 del regolamento della legge sugli esercizi pubblici annoverano tra i compiti del gerente la sua presenza nell'EP e impongono l'esercizio dell'attività a tempo pieno. Così agendo, _ ha commesso il reato di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione ex art. 253 CP.
Tra i due reati il concorso è reale (DTF 107 IV 129, 81 IV 248; Trechsel, Kurzkommentar, nota 6, ad art. 253 CP, Boog, Basler Kommentar, StGB II n. 14, p. 1451).
9. La commisurazione della pena
Per costante giurisprudenza, il giudice commisura la pena alla colpa del reo tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle condizioni personali di lui (art. 63 CP). La gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze esterne, intensità del proposito (determinazione) o della negligenza, risultato ottenuto, assenza di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito, ruolo in seno a una banda, recidiva, difficoltà personali o psicologiche e così via. Per quanto riguarda l'autore, in particolare, occorre considerare la sua situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere. Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto, compresa la collaborazione con gli inquirenti e la volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 289 consid. 2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno invece una portata relativa (DTF 124 IV 47 consid. 2c), mentre esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di second'ordine (DTF 118 IV 350 consid. 2g).
L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena
prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena.
Nella fattispecie in esame la colpa degli accusati va avantutto valutata considerando l'estrema gravità oggettiva del reato di incendio commesso che ha causato danni consistenti a terzi e pericolo per l'incolumità pubblica.
I fatti in questione hanno creato nella popolazione di _ profondo allarme sociale e viva preoccupazione. Soprattutto ne hanno sofferto quegli abitanti delle case vicine che la notte di San Silvestro, mentre salutavano festosi con le loro famiglie il nuovo anno si sono viste crollare in frantumi i vetri delle loro finestre, arrivare sassi come proiettili contro le loro case e (per il giovane _) financo contro la propria persona, spegnersi le luci per poi dover assistere al rogo imponente dell'Osteria _, confidando nelle capacità dei pompieri di spegnerlo.
Dal profilo oggettivo la colpa dei condannati è particolarmente grave perchè essi hanno agito senza scrupoli, con grave sprezzo della sicurezza altrui.
Hanno preparato in cantina litri e litri di benzina (che _ e _ hanno materialmente riversato nei vari locali), incuranti e noncuranti delle conseguenze, tutti e tre fortemente determinati a realizzare il loro obiettivo, ovvero a distruggere col fuoco lo stabile, ben sapendo di arrecare rilevanti danni a terzi e di creare pericolo per l'incolumità pubblica, mossi da un unico movente, il danaro. Per _ si trattava del danaro dell'assicurazione, per _ e _ della ricompensa che si aspettavano. Egoisti, arroganti e spregiudicati, comportandosi come consumati banditi, _ e _ hanno pianificato e realizzato senza remore di sorta il loro disegno criminoso, passando le ultime ore cenando in allegria presso il _ come se nulla fosse, portandosi dietro a cena due donne ed un ragazzo, assentandosi all'ora stabilita con una scusa qualsiasi come se il "lavoro" che andavano a fare fosse una cosa da nulla e non già uno dei crimini più gravi del Codice penale.
Del pari senza ritegno nè ripensamenti, giunti a _, pur notando che in strada v'erano persone che sparavano petardi e mortaretti, sono entrati nell'edificio, passando all'atto.
Egoista, spregiudicato ed anche vile, _ non ha avuto scrupolo alcuno nell'assoldare due personaggi del genere pur di concretizzare il suo disegno criminoso, curando bene di mettere tra lui e loro, nel fatidico momento, migliaia di chilometri di distanza. Senza dire che dell'incendio egli non è stato solo il mandante, ma vi ha, prima di partire, attivamente contribuito acquistando quei cento litri di benzina che sono stati, a non averne dubbio, la causa del disastro.
Esaminate da questo profilo, le proposte di pena formulate dalla Pubblica Accusa non sono sembrate alla Corte per nulla eccessive o esagerate, bensì esse sono apparse come ragionate e proporzionate rispetto alla gravità oggettiva e soggettiva dei reati commessi.
Se dette proposte sono state, per finire, dalla Corte di qualche po' ridotte, ciò è avvenuto soprattutto per tener conto dell'avvenuto proscioglimento degli accusati dal reato di esplosione descritto al punto 2. dell'atto d'accusa.
Per _, oltre la descritta mancanza di scrupoli nel farsi mandante di un incendio, oltre il ruolo materiale avuto nell'acquistare i cento pericolosissimi litri di benzina, oltre il movente egoistico, la Corte ha dovuto considerare che a delinquere in siffatto modo è stato un uomo più che quarantenne, con responsabilità di padre, un uomo che in Ticino, nonostante il povero bagaglio scolastico col quale quivi è arrivato, qualche chance pure l'ha avuta, riuscendo a passare dal mestiere, sicuramente più faticoso, di operaio salariato a quello, sicuramente più gratificante, di indipendente, di gestore di bars. Ben altro comportamento ci si sarebbe potuti attendere da lui che, invece, ha dato prova di tenere in dispregio le regole della convivenza civile, dapprima alloggiando clandestinamente un latitante e poi affidando a costui e a un altro pregiudicato l'incarico di incendiare il _, ben consapevole di creare considerevole danno all'anziano padrone di casa ma anche pericolo per l'incolumità altrui, soprattutto per quella comunità di _ presso la quale egli aveva scelto di condurre la sua vita professionale. Furbo (di una furberia losca, cinica e vigliacca), _ ha aspettato a _ che la Polizia gli comunicasse, la notte di San Silvestro, quella che nei suoi piani sarebbe dovuta essere l'attesa buona notizia, ovvero la facile scorciatoia verso il danaro dell'assicurazione. Non è poi andata come si era prospettato nel senso che la Polizia l'ha sì avvertito dell'avvenuto incendio ma anche del fatto che due persone erano rimaste intrappolate sotto le macerie. E di nuovo, da quel momento, _ ha dato prova che il cinismo e l'egoismo erano e sono la sua vera natura. È rimasto nell'isola caraibica, a suo dire, perchè tanto qui non sarebbe servito a nulla (consiglio che gli avrebbe dato lo stesso agente di Polizia) e per finire di curarsi i denti, il che gli ha comunque lasciato il tempo di vedere come evolvevano nel frattempo le cose in Ticino, sul fronte dell'inchiesta e su quello dei due feriti. Quando è tornato, per prima cosa, non ha trovato di meglio che negare financo di conoscere i nomi dei suoi correi, mettendo in atto sin dal primo interrogatorio quell'atteggiamento processuale pervicacemente negatorio e bugiardo che ha mantenuto durante tutti i mesi dell'inchiesta e poi al dibattimento. Di una tale struttura del carattere e di un siffatto comportamento processuale la Corte ha dovuto tener conto nella commisurazione della pena giacchè essi sono il segno evidente che _ è ben lungi dell'aver preso coscienza della sua colpa, che in lui non è sin qui maturato nessun senso di resipiscenza per l'enormità del suo agire e che egli, ancora oggi, ha scelto di investire ogni sua energia nell'unico obiettivo che gli importa, quello di "farla franca", di sottrarsi alla condanna e nel contempo di tornare a vestire quel ruolo di "vittima" dell'inspiegabile odio di due sconsiderati e quindi in diritto di incassare il risarcimento dell'assicurazione. Tutto ciò ben pesato, considerato il concorso di reati ex art. 68 CP, i precedenti di _ in Svizzera (ancorchè per reati minori) e in Italia, il carcere preventivo sofferto, la sua situazione personale, familiare e sociale, appare per lui equa ed adeguata, e per nulla severa, la pena di anni quattro e mesi sei di reclusione, che, già per la misura, deve essere espiata.
Anche la colpa di _ è grave sia dal profilo oggettivo che soggettivo. Già si è detto della mancanza di scrupoli da lui evidenziata la sera di San Silvestro. A ciò aggiungasi che egli è pesantemente pregiudicato in Italia, paese in cui si è fatto presso le Autorità di Polizia un'inquietante reputazione. Uomo dalla vita professionale incerta e precaria, _a, per sua stessa ammissione, non ha esitato un attimo nell'accettare la proposta di venire in Ticino ad incendiare uno stabile, la notte di San Silvestro, portandosi dietro, a mo' di alibi (di "vaso di fiori" si diceva una volta) la sua stessa donna ed il di lei figlio e pure una seconda donna e ciò allo scopo di dare all'esterno un'impressione di normalità, di famiglia festosa intenta a festeggiare l'anno nuovo, in realtà attento a poter disporre di un auto che non potesse essere ricollegata a lui.
Di _ va altresì sanzionato l'atteggiamento processuale apertamente omertoso e bugiardo. Pur tenendo conto che egli per sè è confesso e che, quando ancora _ giaceva incosciente all'ospedale, egli ha pur ammesso che a versare la benzina erano stati lui e _, nondimeno - come già ampiamente illustrato al considerando 7. - egli, durante tutti i mesi dell'inchiesta, più aldilà della citata ammissione di colpa, nulla ha messo in atto per collaborare con gli inquirenti nel chiarire i retroscena dell'incendio.
Su quasi tutto il resto egli ha ostinatamente mentito. Tutto ben considerato, anche il carcere preventivo sofferto (ivi compresi i giorni dall'1.1.2003 all'8.1.2003 quando l'ordine d'arresto gli è stato formalmente notificato), la sua più generale situazione personale, familiare e sociale, il fatto che nell'incendio egli stesso ha subito lesioni, appare per lui adeguata una pena di anni tre e mesi sei di reclusione, che, già per la misura, deve esser espiata.
Siffatta pena tiene altresì debito conto del fatto che _ pur avendo eseguito materialmente l'incendio per trarne un compenso in danaro, non era lui, bensì il mandante _, che ne avrebbe ricavato il guadagno maggiore e ciò standosene ben lontano e senza correre quei rischi che invece han corso in modo minore _ e con le note gravi conseguenze _.
Invocando proprio tali gravi conseguenze, la Difesa di _ ha chiesto per il suo assistito, ex art. 66 bis CP, l'esenzione da ogni pena. La Corte non ha ritenuto date nel concreto caso le premesse per un'esenzione di pena, già perchè quello commesso da _ è, avuto riguardo alla pena comminata che è quella della reclusione (da uno a venti anni), uno dei reati intenzionali tra i più gravi previsti dal CP.
Perdipiù la Corte ha dovuto considerare che prima di rifugiarsi in Ticino, _, pesantemente pregiudicato e financo recidivo ex art. 67 CP, ha condotto in Italia vita scioperata, abusando, per sua stessa ammissione, per anni di alcool e di eroina, che nel nostro paese egli è venuto per sfuggire a dei mandati di cattura contro di lui emessi in Italia per aver commesso due rapine, che, giunto a _, altro non ha fatto che girovagare per i bars della zona, conducendo vita oziosa e dissipata, e financo abusando di cocaina, che, tosto che _ gliene ha dato l'occasione, subito si è dato da fare per chiamare _ e discutere con lui di "bruciare" un locale "traendone un guadagno a testa", cosa che, senza scrupoli nè remore, ha, nei modi noti, messo effettivamente in atto. Anche _ deve, come il correo _, rispondere di un comportamento particolarmente grave e scellerato, indice di particolare mancanza di scrupoli.
Nel seguito, però, _ è cambiato. Dopo le reticenze della prima audizione, _ è pervenuto a confessare la sua colpa e a collaborare con gli inquirenti dando loro quegli elementi che, opportunamente riscontrati, hanno consentito di chiarire i retroscena di un evento criminoso che ha particolarmente scosso e preoccupato il Cantone. Di tale sua collaborazione la Corte ha ritenuto di dover tener particolare conto. Anche delle dure conseguenze patite con l'incendio che l'hanno portato in pericolo di morte e a sopportare sofferenze fisiche rilevanti fino all'attuale sua situazione che ancora lo vede incapace di camminare, la Corte ha tenuto debito conto, applicando l'art. 66 bis CP come motivo di attenuazione di pena.
Tutto ben pesato, anche la situazione personale, familiare e sociale di lui, la Corte ha ritenuta adeguata la pena di anni due di reclusione, pena che, già per la misura, deve anch'essa essere espiata.
Formalmente _ è stato arrestato il 1.10.2003, nondimeno egli ha vissuto dal 1.1.2003, a causa del grave stato di malattia, in situazione analoga a quella di chi è privato della libertà, per il che la Corte ha risolto di computare nella pena inflittagli non solo il carcere preventivo formalmente sofferto dal 1.10.2003, ma anche il periodo delle varie ospedalizzazioni a partire dal 1.1.2003.
Nei confronti di _, di _ e di _ è stata altresì pronunciata la pena accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero, ai sensi dell'art. 55 CP.
A mente della Corte l'espulsione deve essere pronunciata non solo nei confronti di _ e di _ che non hanno legami di sorta con il nostro paese, nel quale sono venuti solo a pesantemente delinquere (il _ perdipiù da latitante per sfuggire alla giustizia del suo paese) ma anche nei confronti di _.
Data la particolare gravità dei reati commessi, detta pena è stata fissata in anni quindici per _ e per _ e in anni dieci per _. Per quest'ultimo, la Corte ha infatti dovuto tener conto dell'effetto mitigatorio imposto anche per la pena accessoria dall'art. 66 bis CP.
A pronunciare l'espulsione anche nei confronti di _, la Corte è pervenuta previa ponderazione degli opposti interessi.
A fronte del diritto soggettivo di _ di restare nel nostro Paese dopo trenta anni di permanenza (anni durante i quali, salvo che per i descritti periodi di disoccupazione, ha lavorato e ha cresciuto un figlio ormai maggiorenne), la Corte ha ritenuto preminenti le accresciute ed imperiose esigenze di tutela dell'ordine pubblico che _ ha gravemente violato con la commissione del reato d'incendio.
Che quello in giudizio sia un reato particolarmente grave emerge, oltre che dal già descritto quadro di pena, anche dalla circostanza che esso si configura, nel nostro ordinamento penale, quale reato "di comune pericolo", posto a protezione della sicurezza e dell'incolumità pubbliche. Tanto più esse sono state nel caso di specie da _ insidiate e minacciate ove si considerino le modalità con le quali egli ha agito, particolarmente pericolose e sciagurate. Stando ai fatti accertati, _ ha infatti incaricato il compaesano _ (persona che egli sapeva latitante e alla quale egli ha dato nondimeno clandestinamente rifugio) e l'amico di questi, _, di incendiare in piena notte, e perdipiù in una notte particolare qual è quella di San Silvestro, un edificio ubicato in pieno paese, in zona abitata, a pochi metri da altri stabili, taluni dei quali a più piani e a più appartamenti. All'uopo _ ha curato l'acquisto e ha riposto in cantina ben cento litri di benzina, ovvero un quantitativo invero ingente che ha, per finire, provocato una violenta esplosione e un rogo con fiamme alte fino a otto metri, delle quali hanno avuto ragione, dopo ore di duro lavoro, ben trentasei vigili del fuoco intervenuti con tutte le loro attrezzature.
Della situazione di pericolo per la collettività venutasi a creare e degli effetti devastanti dell'evento fanno ampiamente stato la documentazione fotografica in atti e i filmati visionati dalla Corte.
Procurato tale sconsiderato quantitativo di benzina, _ è partito in vacanza per _, lasciandolo nelle mani dei due soggetti di cui si è detto, incurante e noncurante delle conseguenze.
Così agendo, egli ha dimostrato di tenere in sommo spregio la sicurezza e l'incolumità pubblica, col che l'espulsione di lui è doverosa e indispensabile a tutela di detti superiori beni e valori e ciò anche se _ in Ticino vive da anni al beneficio del permesso di domicilio. Secondo giurisprudenza e dottrina, il giudice deve mostrarsi restrittivo nel pronunciare l'espulsione di uno straniero che è da tempo ben integrato in Svizzera. Sennonchè - come ben è emerso dalla presente inchiesta e dal dibattimento - l'integrazione di _ nel nostro paese è più di apparenza che di sostanza. Certo egli è di lingua madre italiana e in Ticino si parla l'italiano ma - per quel che si è visto in aula - qui comincia e - a ben guardare - finisce l'integrazione di _.
Pur prescindendo dai saldi rapporti che egli ha - giustamente - mantenuto col suo paese d'origine, si ha che _ anche in Ticino ha in prevalenza frequentato ambienti di compaesani e comunque di meridionali.
Da quando _ ha preso a gestire locali pubblici, egli ne ha sempre fatto - per sua ammissione - dei ritrovi di paesani e di meridionali e anche quando lui stesso, nel suo tempo libero, ha frequentato dei bars, ha sempre preferito locali frequentati da questo tipo di clientela. È in detti ambienti che egli è in realtà integrato, perchè è in essi che egli ritrova se non le sue radici, quantomeno la sua mentalità.
Mentre che per _ e per _, l'espulsione è stata pronunciata siccome effettiva (e ciò a motivo del pronostico totalmente negativo che deve essere su di loro fatto, già per i loro precedenti), a _ la Corte ha risolto di concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena accessoria, fissandogli un periodo di prova di anni cinque. A tale decisione la Corte è giunta considerando non del tutto sfavorevole il pronostico relativo alla futura condotta in Svizzera di _, in primo luogo confidando sull'effetto monitorio che dovrebbe avere su di lui l'espiazione della pena privativa della libertà. In secondo luogo, stante che parecchi membri della sua famiglia - il figlio ed i genitori in particolare - vivono in Ticino, l'appoggio che essi, anche dopo il suo rilascio dal carcere, potrebbero dargli, non va sottovalutato sia dal punto di vista affettivo e logistico, sia nel facilitare il suo reinserimento professionale e sociale.
Su concorde richiesta della Pubblica Accusa e dei Difensori di _ e di _, le pretese delle parti civili sono state rinviate al competente foro civile.
Rispondendo A. per _, affermativamente a tutti i quesiti, meno che ai quesiti n. 1.1.1., 1.1.1.1., 1.2., 2.1., venendo a cadere il quesito n. 3.;
B. per _, affermativamente a tutti i quesiti, meno che ai quesiti n. 1.1.1., 1.1.1.1., 1.2., 3., 4.1., venendo a cadere il quesito n. 5.;
C. per _, affermativamente a tutti i quesiti, meno che ai quesiti n. 1.1.1., 1.1.1.1., 1.2., 2., venendo a cadere il quesito n. 3.;
D. per le confische, affermativamente al quesito posto;
visti gli art. 18, 21, 25, 35, 41, 55, 58, 63, 65, 66, 66bis, 67, 68, 69, 146, 221, 223, 251, 253 CP;
9 e ss. CPP e 39 TG sulle spese;