# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6912afaf-24ef-503c-a4bb-96390734ed40
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
AO 1 è cittadino italiano residente a _. AP 1 è società di diritto inglese con sede a _ _ e succursale (iscritta a Registro di Commercio) a _, il cui scopo è l’amministrazione e la gestione di beni mobili e di prodotti finanziari. AO 1 (in seguito: mandante) e AP 1 (in seguito: mandataria) hanno sottoscritto un “contratto di gestione amministrativa” una prima volta il 21 maggio 2007, una seconda volta il 5 giugno 2008 ed una terza volta il 15 dicembre 2009 (quest’ultima sotto la denominazione “
contratto di mandato di gestione patrimoniale
”). Nessuno dei suddetti contratti prevede un foro per eventuali controversie da essi discendenti e l’ultimo contiene un’elezione del diritto applicabile a tali controversie (quello svizzero). I fondi del mandante affidati in gestione, dapprima coperti dalla titolarietà di una società di diritto estero e poi da un conto cifrato, sono stati in deposito presso _ SA a Ginevra.
B.
Con petizione 7 agosto 2013 il mandante ha chiesto alla mandataria la rifusione di EUR 242'908.50 e CHF 54'780.- oltre interessi al 5% da varie date, protestando tasse, spese e ripetibili. L’attore ha sostenuto in sostanza che la convenuta avrebbe investito i suoi averi in un fondo (K_ _) illiquido, in dispregio delle norme legali applicabili. Essa avrebbe inoltre incassato retrocessioni e commissioni alle quali egli avrebbe invece diritto. L’attore sarebbe stato pure oggetto di multa fiscale dalle competenti autorità italiane a seguito di divulgazione dei propri dati bancari (la cosiddetta lista F_) da parte di un ex dipendente del suddetto istituto di credito, con relativo danno patrimoniale (anche perché la convenuta non gli avrebbe segnalato un avviso della banca in relazione a detta divulgazione, impedendogli così un tempestivo scudo fiscale in Italia). Infine, egli ha reclamato la rifusione dei costi legali per la fase preprocessuale e per l’allestimento della petizione. La petizione non è stata preceduta da una procedura conciliativa, l’attore avendovi rinunciato, invocando la sede estera di _ della convenuta.
C.
Con risposta 14 ottobre 2014 la convenuta ha eccepito l’irricevibilità della petizione in assenza di una preventiva procedura di conciliazione. Essa ha sostenuto che l’esistenza di una succursale a _, con conseguente foro, escluderebbe la possibilità di rinuncia al tentativo di conciliazione. Nel merito essa ha contestato che l’acquisto del menzionato fondo sia avvenuto in dispregio delle norme legali applicabili. Ha riconosciuto e cifrato il diritto dell’attore a percepire le retrocessioni, sostenendo di aver dato tale disponibilità al pagamento ma di non aver mai ricevuto l’indicazione del conto sul quale effettuare il medesimo. La convenuta ha pure indicato di aver informato l’attore in merito al trafugamento di dati bancari, telefonicamente e di persona. Essa ha sostenuto che comunque se lo scudo fiscale non è potuto avvenire (sempre che non lo sia potuto), ciò sarebbe addebitabile ad una procedura fallimentare italiana in corso a carico dell’attore; in ogni caso, una multa fiscale non sarebbe risarcibile. Infine, non sarebbero state comprovate la necessità e la portata delle spese preprocessuali, che sarebbero quindi da negarsi. Con replica 18 novembre 2013 e duplica 7 gennaio 2014 le parti hanno ribadito le loro reciproche, antitetiche tesi, sia per quanto attiene alla ricevibilità della petizione sia per quanto attiene al merito della vertenza. All’udienza del 13 marzo 2014 le parti hanno presentato le rispettive richieste probatorie e confermato le antitetiche domande in merito alla ricevibilità della petizione, la convenuta chiedendo al giudice di decidere preliminarmente l’eccezione di irricevibilità.
D.
Con decisione incidentale 16 aprile 2014 il Pretore ha respinto l’eccezione sollevata dalla convenuta, caricandole fr. 2’000.- di tassa di giustizia e fr. 3’000.- di ripetibili. Egli ha argomentato che le nozioni di sede e di succursale sono chiare: il foro di chiamata in giudizio presso il quale l’attore può convenire la convenuta è il luogo ove vi è uno stabile secondario, ma quest’ultimo non costituisce sede. Pacifica essendo nella fattispecie la sede estera della convenuta, l’eccezione sollevata da quest’ultima è stata respinta. Il medesimo 16 aprile 2014 il Pretore ha emanato l’ordinanza sulle prove.
E.
Con appello 7 maggio 2014 la convenuta ha impugnato il giudizio pretorile, chiedendo di riformarlo nel senso di accogliere la sua eccezione di irricevibilità, con protesta di tasse, spese e ripetibili della procedura pretorile e di quella d’appello. Essa ha sostenuto che una succursale avrebbe una struttura propria assimilabile a quella di una sede, dato che crea un foro processuale sia secondo il diritto svizzero sia secondo quello internazionale privato. Non vi sarebbe quindi impossibilità di conciliazione per il fatto che la sede principale è all’estero, essendovi una sede processuale in Svizzera. Essa quindi ha concluso che l’attore non poteva rinunciare unilateralmente alla procedura conciliativa. Nella risposta all’appello del 18 giugno 2014 l’attore ha proposto di respingere le domande di appello. Egli ha sostenuto che vi è chiara differenza tra i concetti di sede e di succursale; essendo nella fattispecie la sede della convenuta all’estero, la procedura poteva essere avviata direttamente con la petizione.
e considerato

## Considerations

in diritto:
1.
La decisione pretorile impugnata è una decisione incidentale di prima istanza e, come tale, impugnabile mediante appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC), il valore di causa superando fr. 10'000.— (art. 308 cpv. 2 CPC). L’appellante sostiene una violazione dell’art. 199 CPC e quindi un’errata applicazione del diritto, invocabile in questa sede (art. 310 lett. a CPC). Presentato nel termine di 30 giorni dalla notifica della decisione di prima istanza (art. 311 cpv. 1 CPC), l’appello è tempestivo.
2.
Nella fattispecie è pacifico ed incontestato che sussista un foro svizzero grazie alla succursale di _ della convenuta. L’art. 5 CLug dispone infatti che una persona domiciliata nel territorio di uno Stato vincolato a detta Convenzione può essere convenuta (anche) in un altro Stato pure ad essa vincolato, tra l’altro, nei casi di controversie concernenti l’esercizio di una succursale, e ciò davanti al giudice del luogo ove essa è situata. L’Italia, il Regno Unito e la Svizzera hanno sottoscritto la suddetta Convenzione di _, così che è dato (anche) il foro della succursale svizzera della società inglese convenuta. Pacifico è pure che detto foro sia quello della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud, ritenuto che il Comune di _ fa parte del Circolo di _, sotto la giurisdizione del quale ricade detto circolo. Controversa è in questa sede quindi unicamente la questione a sapere se l’attrice poteva rinunciare unilateralmente alla procedura conciliativa prima di inoltrare l’azione di merito, vista la sede principale all’estero della convenuta, oppure se doveva sottostare ai disposti di tale procedura conciliativa vista l’esistenza di una succursale in Svizzera.
3.