# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 135e28e7-f472-5132-acc7-377d1b70db25
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 6 novembre 2017 RI 1 ha presentato alla Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione (di seguito: Cassa), rappresentato da RA 1 (cfr. procura a pag. 32 inc. Cassa), una domanda d’indennità per insolvenza nella quale ha dichiarato che la società _, non gli ha versato lo stipendio per il periodo che va da gennaio fino a fine maggio 2017. Il patrocinatore dell’assicurato ha quantificato le pretese salariali in prima battuta in Fr. 13'383.85 per il periodo che va dal 1° febbraio fino a fine maggio 2017, per poi correggere, nello stesso documento, l’importo in Fr. 9'233.85 e far partire il periodo dal 1° marzo 2017. Nelle osservazioni egli ha indicato chiaramente che, mentre il salario per il mese gennaio 2017 è rimasto scoperto, al ricorrente è stato retribuito quello del mese di febbraio 2017 (cfr. doc. a pag. 22 inc. Cassa).
1.2. Con decisione del 13 febbraio 2018, in considerazione del fatto che il ricorrente ha percepito il salario del mese di febbraio 2017, e in applicazione dell’art. 52 LADI, la Cassa gli ha riconosciuto il diritto a prestazioni per un importo complessivo di Fr. 9'233.85 (cfr. doc. a pag. 11; doc. a pag. 19 e 20 inc. Cassa).
1.3. Il 22 febbraio 2018 il patrocinatore dell’assicurato, nonostante quanto da lui dichiarato nella “domanda di insolvenza” del 6 novembre 2017 e sopracitato (cfr. doc. a pag. 22), ha interposto opposizione contro la decisione del 13 febbraio 2018 chiedendo di poter beneficiare delle indennità per insolvenza anche per il salario del mese di febbraio 2017.
Secondo il patrocinatore del ricorrente infatti, per espressa volontà della società ora posta in liquidazione, e come si evince dalla sua dichiarazione del 19 febbraio 2018 (cfr. doc. a pag. 14), è chiaro come l’importo versato al ricorrente in data 13 marzo 2017, e pari a Fr. 3'385.60,
“(...) seppure combaciante con il relativo foglio paga, intendeva soddisfare parziale retribuzione della mensilità di gennaio 2017 rimasta scoperta (...)”
(cfr. doc. a pag. 9 inc. Cassa).
1.4. Con decisione su opposizione del 20 marzo 2018 la Cassa ha respinto l’opposizione e si è riconfermata nella sua precedente decisione. In particolare l’amministrazione ha sostenuto che:
"
(...) Nel presente caso occorre applicare l’art. 86 cpv. 1 CO. Dagli estratti del conto corrente postale si evince chiaramente che il datore di lavoro ha dichiarato quale sia il debito che intende soddisfare. L’importo versato con valuta 13 marzo 2017, con chiara dicitura “stipendio febbraio 2017”, è dunque ad estinzione del salario dovuto per questo mese al signor RI 1. Solo se tale dichiarazione non fosse stata indicata il pagamento poteva essere imputato al debito indicato dal creditore nella sua quietanza (sempre che il debitore non faccia subito opposizione).
Occorre inoltre precisare come l’importo corrisposto, pari a CHF 3'385.60, corrisponda esattamente al salario netto sul conteggio salariale di febbraio 2017. Il sig. RI 1, per il mese di gennaio 2017, avrebbe avuto diritto a CHF 2'530.15. Le osservazioni presentate in sede d’opposizione come pure la dichiarazione della ditta _ non trovano riscontro nei fatti oggettivi. (...)”
(cfr. doc. a pag. 2 inc. Cassa)
1.5.
Avverso la decisione su opposizione del 20 marzo 2018 sopracitata, l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA, nel quale il suo patrocinatore ha fatto valere quanto segue:
"
(...) Considerato: che la validità della designazione “stipendio febbraio 2017” risultante dalla quietanza fatta valere in forza al punto 3) della Dec.14b.2018 è contestata, in quanto privata (in fatto) e priva (nel diritto) di qualsiasi effetto giuridico per i motivi che seguono;
In fatto: per espressa volontà dell’amministrazione unico della società posta in liquidazione, che in via della sua dichiarazione del 19.02.2018 preciserà: “che, per il dipendente RI 1 abbiamo versato frs 3'385.60 il 13.03.2017, anche se la cifra corrispondente allo stipendio netto di febbraio, il versamento è da intendersi quale acconto dei salari arretrati”:
Nel diritto: il denegato riconoscimento legale della quietanza con dicitura “stipendio febbraio 2017” contravverrebbe inoltre all’art. 341 CO, se considerato, che “
elle contient une renonciation unilatéral du travailleur a un créance couverte”
del diritto imperativo (
précis Droit du travail, WYLER/HEINZER, 7.1.2. Quittance et transaction
, pag. 268): mal si comprendono, quindi, i motivi per i quali, il ricorrente avrebbe dovuto interporre opposizione contro l’indicazione ripotata a margine dell’accredito salariale con valuta del giorno 13 marzo 2017.
p.q.m: si chiede piaccia giudicare:
1) La Dec.14b.2018 è annullata
2) Il diritto spettante al ricorrente sia riformato ai sensi del conteggio presentato al punto 15) della domanda d’indennità per insolvenza dal datore di lavoro. (...)” (cfr. doc. I)
1.6. Con risposta del 17 aprile 2018 la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.7. Il termine assegnato alle parti dal TCA di 10 giorni per presentare eventuali ulteriori mezzi di prova è trascorso infruttuoso (cfr. doc. IV).

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto della vertenza è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha riconosciuto all’assicurato soltanto Fr. 9'233.85 a titolo di indennità per insolvenza per il lavoro prestato e non remunerato presso la società _ nel periodo che va dal 1° marzo al 31 maggio 2017 dei Fr. 13'383.85 da lui richiesti per il periodo indicato tenendo però conto anche del mese di febbraio 2017.
2.2. Secondo l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all’indennità per insolvenza se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b. il fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali.
Ai sensi dell'art. 58 LADI, in caso di moratoria concordataria le disposizioni riferite al fallimento sono applicabili per analogia.
Ciò significa che la concessione di una moratoria concordataria apre il diritto all'indennità per insolvenza e che l'assegnazione di dette indennità non è in tal caso subordinata alla realizzazione rispettivamente all'omologazione di un concordato (cfr. DTF 123 V 106 e la Circolare UFIAML concernente l'indennità per insolvenza, pag. 3).
2.3. L'art. 52 LADI regola l'estensione dell'indennità.
Il cpv. 1 di questa disposizione stabilisce che l'indennità per insolvenza copre i crediti salariali concernenti gli ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro prima della dichiarazione di fallimento e gli eventuali crediti salariali per le prestazioni lavorative dopo la dichiarazione di fallimento, tuttavia, per ogni mese, fino a concorrenza dell’importo massimo di cui all’articolo 3 capoverso 2. Sono considerati salario anche gli assegni dovuti.
2.4. Secondo l'art. 86 cpv. 1 CO chi ha più debiti verso la stessa persona ha diritto di dichiarare, all'atto del pagamento, quale sia il debito che intende soddisfare.
Il cpv. 2 del medesimo articolo stabilisce poi che ove tale dichiarazione non venga fatta, il pagamento si imputerà al debito indicato dal creditore nella sua quietanza, a meno che il debitore non faccia immediatamente opposizione.
Precisa al proposito Weber, Berner Kommentar, Bd VI, ad Art. 86 OR N. 5, N. 6, N. 7, N. 23, N 24:
"
Gemäss Abs. 1 kann der Schuldner festlegen, wie seine Leistung auf eine der mehreren Schulden anzurechnen ist (zur Abgrenzung von art. 85 dort N8FF). Der Schuldner ist deshalb bestimmungsberechtigt, weil er das Verfügungsrecht über sein Vermögen innehat und selbst entscheiden können soll, wie es zu verwenden ist (vgl. auch Schranker N2).
Der Entscheid erfolgt also grundsätzlich einseitig; dies steht in Übereinstimmung mit der dogmatischer Betrachtungsweise, dass die Erfüllung nicht vertraglicher Natur ist und deshalb keinen Konsens verlangt (Becker N1; Larenz I 238; Münch Komm/ Wenzel § 366 N 1 a.E.; vgl. auch Vorbem. N 64ff; Weber, Art. 98 N 46ff; Engel 609.
Dass Art. 86 – in Gegensatz zu Art. 85 (dort N 7) – in erster Linie den Schuldner schützen will, ergibt sich aus den subsidiär eintretenden gesetzlichen Anordnungen von Art 87: Fehl es an einer Erklärung des Schuldners, sollen dessen mutmassliche Interessen berücksichtigt werden; insoweit komplettiert Art. 87 diese “système en cascade“ (CO-Loertscher N1).
Die Erklärung des Schuldners über die Anrechnung der Leistung ist ein einseitiges, empfangsbedürftiges Rechtsgeschäft (Schranker N22; OR-Leu N 3; CO- Loertscher N 5; Gauch/Schluep/Rey N 2388; vgl. zu den einseitigen, empfangsbedürftigen Rechtsgeschäften allgemeine auch Gauch/Scluep/Schmid N 118ff).
In der Regel wird der Schuldner die Erklärung bei der Erbringung der Leistung abgegeben. Er kann sich aber auch im Voraus schon dem Gläubiger gegenüber dazu äussern(BGE 37 II 398); Dies ist unter Umständen dann der Fall, wenn er sich selber einem Dritten eggenüber (z.B. Bürgen, Bank) zu einer bestimmten Verwendung der Zahlungen verpflichtet hat (vgl. BGE 59 II 244; Becker n6; Schraner N23). Ebenso ist es möglich, dass dem Schuldner die nachträgliche Bestimmung vorbehalten bleibt.”
Questo viene confermato anche da Urs Leu, Basler Kommentar, Bd. 1, ad Art. 86 OR N. 3:
"
Der Schuldner kann die
Anrechnungserklärung
als ein einseitiges, empfangsbedürftiges Rechtsgeschäft ohne Berücksichtigung der Gläubigerinteressen (Ausnahme: treu und Glauben) abgegeben. Die Erklärung kann sich ausdrücklich oder aufgrund seines Verhaltens ergeben. Sie muss aber dem Gläubiger in jedem Fall erkennbar sein. Als Beispiel einer stillschweigenden Anrechnungserklärung wird die Übereinstimmung der Höhe des Zahlungsbetrages mit dem Forderungsbetrag betrachtet ( weitere Bsp.
Bei BK-Weber, N28ff).”
Secondo l'art. 87 cpv. 1 CO ove non esista una valida dichiarazione circa il debito estinto né una designazione risulti dalla quietanza, il pagamento sarà imputato al debito scaduto, fra più debiti scaduti, a quello per cui prima si procedette contro il debitore, e se non si procedette, al debito scaduto prima.
Se i debiti sono scaduti contemporaneamente, si farà una imputazione proporzionale (cfr. art. 87 cpv. 2 CO).
Se poi nessuno dei debiti è scaduto, il pagamento sarà imputato a quello che presenta per il creditore minori garanzie (cfr. art. 87 cpv. 3 CO).
Giusta l’art. 89 cpv. 1
“quando siano dovuti interessi od altre prestazioni periodiche e senza riserva siasi rilasciata quietanza per una prestazione posteriore, si presumono
soddisfatte le prestazioni scadute prima”.
Secondo l’art. 341 cpv. 1 CO
“durante il rapporto di lavoro e nel mese successivo alla sua fine, il lavoratore non può rinunciare ai crediti risultanti da disposizioni imperative
della legge o di un contratto collettivo”.
Le disposizioni generali sulla prescrizione sono applicabili ai crediti derivanti dal rapporto di lavoro (art. 341 cpv. 2 CO).
Va, poi, osservato che s
econdo una costante giurisprudenza federale, il giudice delle assicurazioni sociali applica il criterio della
verosimiglianza preponderante (cfr.
cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STF 8C_480/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 3.1.; STFA U 162/02 del 29 gennaio 2003; STFA C 264/99 del 18 settembre 2001; STFA H 407/99 del 28 novembre 2000; STFA C 116/00 del 22 agosto 2000; STFA C 341/98 del 23 dicembre 1999, consid. 3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid.
3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32
) e non quello della prova piena come il giudice civile o, in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto che in quest'ultima evenienza per il principio "
in dubio pro reo
" l'incertezza profitta all'accusato (cfr. DTF 126 V 319 consid. 5a; Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 102 pag. 22 e n. 1918 pag. 403).
Il TFA ha ricordato questi principi in una sentenza C 49/00 del 15 gennaio 2001, pubblicata in RDAT II-2001 N. 91 pag. 378, e ha sottolineato che conformemente al criterio della probabilità preponderante
il giudice delle assicurazioni sociali, dopo un'analisi ed una valutazione oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili.
2.5. Nell'evenienza concreta, dalle carte processuali, risulta che l’assicurato ha concluso con la società _, _, un contratto a tempo indeterminato in qualità di manovale gessatore ed ha iniziato a lavorare il 1° giugno 2016 (cfr. doc. a pag. 82).
Il 28 aprile 2017 il datore di lavoro ha notificato all’assicurato la disdetta del contratto di lavoro con effetto al 31 maggio 2017, a causa di mancanza lavoro (cfr. doc. a pag. 27).
L’assicurato ha lavorato fino alla fine di maggio 2017 e, dagli atti, si evince che il salario gli è stato versato fino alla fine di dicembre 2016 (cfr. doc. a pag. 24; 42).
Il 6 novembre 2017, a seguito del fallimento della _,
pronunciato con decreto della Pretura del Distretto di _ del 19 ottobre 2017 a far tempo dal 20 ottobre 2017 (cfr.
www.zefix.ch
, estratto del registro di commercio del Canton Ticino; cfr. doc. a pag. 38 inc. Cassa, istanza di fallimento presentata da _)
, il patrocinatore del ricorrente ha inoltrato alla Cassa una “domanda d’indennità per insolvenza” per il lavoro prestato dall’assicurato alle dipendenze della società ma non remunerato.
Come si evince dal documento stesso, firmato dall’RA 1, il patrocinatore dell’assicurato inizialmente ha quantificato le indennità in Fr. 13'383.85 per il periodo che va dal 1° febbraio al 31 maggio 2017, ma poi ha corretto l’importo in Fr. 9‘233.85 facendo partire il periodo indicato soltanto dal 1° marzo 2017, con la seguente precisazione
“(...) febbraio pagato vedi _; gennaio non ricevuto, vedi dichiarazione fiduciaria (comunque fuori dai 4 mesi) (...)”
(cfr. doc. a pag. 22).
Tuttavia, questa Corte rileva che, dalla notifica di credito, inoltrata il 31 ottobre 2017 e quindi prima della domanda di insolvenza sopra citata, si evince che i crediti salariali arretrati per l’assicurato sono stati richiesti dall’RA 1 a partire dal mese di febbraio 2017 fino alla fine del mese di maggio 2017 per un importo pari a Fr. 15'476.08 (cfr. doc. a pag. 24); dall’istanza di fallimento presentata il 10 luglio 2017 sempre dall’RA 1 si evince è stato indicato un credito salariale a favore dell’assicuralo pari a Fr. 10'574.58 (cfr. doc. a pag. 38, 39) ed infine, dal precetto esecutivo che è stato fatto notificare dall’assicurato alla società, si evince che il credito riportato ammontava a Fr. 11'800.01 netti (cfr. doc. a pag. 41).
Agli atti vi è anche una dichiarazione della società _ del 27 novembre 2017 dalla quale emerge che
“(...) a causa di liquidità, i dipendenti della società _, non hanno percepito lo stipendio di gennaio 2017 (...)”
(cfr. doc. a pag. 42).
Il 13 marzo 2017 l’ex datore di lavoro ha effettuato un versamento sul conto postale dell’assicurato con la dicitura di “stipendio febbraio 2017” pari a Fr. 3'385.60 (cfr. estratto del conto _ a pag. 70). La cifra corrisponde esattamente a quella riportata nella busta paga dell’assicurato del mese corrispondente (cfr. busta paga di febbraio 2017 a pag. 86; cfr. doc. a pag. 14; 9; doc. I).
Il 5 febbraio 2018 il patrocinatore dell’assicurato ha inviato uno scritto alla Cassa nel quale ha dichiarato che
“(...)siamo (cautelativamente) a contestarvi il conteggio di pagamento rilasciato a margine della domanda di insolvenza, considerato, come da nostra mail dello stesso 16 gennaio 2017 (ndr. recte: 2018), le disposizioni applicabili alle prestazioni periodiche di cui all’art. 89 CO (...)”
(cfr. doc. a pag. 17 inc. Cassa) e allegato l’e-mail citato.
L’e-mail è stato inviato dal patrocinatore del ricorrente alla Cassa e, dallo stesso, si evince che
“(...) leggo all’art. 89 CO che, quando siano dovuti interessi od altre prestazioni periodiche e senza riserva siasi rilasciata per una prestazione posteriore (il salario di febbraio), si presumono soddisfatte le prestazioni scadute prima (quindi il salario di gennaio) (...)”
(cfr. doc. a pag. 18 inc. Cassa).
Con decisione del 13 febbraio 2018 la Cassa ha riconosciuto all’assicurato il diritto a prestazioni per un importo complessivo di Fr. 9'233.85 per il periodo dal va dal 1° marzo a fine maggio 2017, considerato retribuito il salario per il mese di febbraio 2017 (cfr. doc. a pag. 11 inc. Cassa).
Successivamente alla decisione sopra citata, il patrocinatore del ricorrente ha prodotto, a sostegno della sua tesi, una dichiarazione della società _ del 19 febbraio 2018 dalla quale si evince che
“(...) con la presente dichiariamo che, per il dipendente RI 1, abbiamo versato frs. 3'385.60 il 13.03.2017, anche se la cifra corrisponde allo stipendio netto di febbraio 2017, il versamento è da intendersi quale acconto dei salari precedenti (...)”
(cfr. doc. a pag. 14 inc. Cassa).
In sede d’opposizione egli ha poi ulteriormente specificato, con riferimento a questa dichiarazione, che questo versamento
“(...) seppur combaciante con il relativo foglio paga, intendeva soddisfare la parziale retribuzione della mensilità di gennaio 2017 (...)”
(cfr. doc. a pag. 9 inc. Cassa).
Con decisione su opposizione del 20 marzo 2018 la Cassa ha respinto l’opposizione interposta dal ricorrente (cfr. doc. a pag. 9 inc. Cassa) e si è integralmente riconfermata nel contenuto della sua precedente decisione (cfr. doc. a pag. 2 inc. Cassa).
2.6. Chiamato ora a pronunciarsi in merito il TCA rileva innanzitutto, anche alla luce delle spiegazioni fornite (cfr. consid. 1.5), che il calcolo in quanto tale effettuato dalla Cassa per fissare l'importo di Fr. 9'233.85 di indennità di insolvenza riconosciuto all'assicurato è nel suo principio corretto (cfr. doc. a pag. 19 - 20 inc. Cassa).
Del resto il patrocinatore dell’assicurato non solo non lo ha contestato né in sede d’opposizione né in sede ricorsuale, ma lo ha indicato egli stesso nella “domanda di indennità di insolvenza” del 6 novembre 2017.
In effetti, dalla stessa, si evince che l’RA 1 ha inizialmente richiesto indennità di insolvenza per un importo di Fr. 13'383.35 per il periodo che va dal 1° febbraio a fine giugno 2017, ma che ha poi corretto in Fr. 9'233.85 facendo partire il periodo indicato dal 1° marzo 2017, con la precisazione seguente
“(...) febbraio pagato vedi _; gennaio non ricevuto, vedi dichiarazione fiduciaria (comunque fuori dai 4 mesi) (...)”
(cfr. doc. a pag. 22 inc. Cassa).
Oggetto del contendere è unicamente la questione di sapere se il versamento effettuato il 13 marzo 2017 corrisponde al salario per il mese di febbraio 2017, come stabilito dalla Cassa (cfr. doc. a pag. 2 inc. Cassa), o se si tratta, come affermato dall’ex datore di lavoro nella sua dichiarazione del 19 febbraio 2018, di un
“(...) acconto dei salari precedenti arretrati (...)”
(cfr. doc. a pag. 14 inc. Cassa), e, più precisamente, come figura nell’opposizione un
“(...) parziale pagamento della mensilità del mese di gennaio 2017(...)”
(cfr. doc. a pag. 9 inc. Cassa; doc. I).
Nel caso in esame, come riportato precedentemente, non solo l’ex datore di lavoro dell’assicurato ha specificato chiaramente a che cosa si riferiva il pagamento effettuato il 13 marzo 2017 nella dicitura “stipendio di febbraio 2017”, ma l’importo versato corrisponde esattamente con quello indicato nella busta paga del ricorrente per il mese in questione (cfr. doc. a pag. 70, 86 inc. Cassa).
Per quanto concerne inoltre quanto dichiarato dalla società nella dichiarazione del 19 febbraio 2018 sopracitata (cfr. doc. a pag. 14 inc. Cassa), questa Corte rileva innanzitutto, che la stessa è stata rilasciata dopo la decisione del 13 febbraio 2018 della Cassa (cfr. doc. a pag. 14 e 15 inc. Cassa), e, soprattutto, in un momento di molto posteriore rispetto a quello del versamento effettuato riportante la dicitura sopracitata (cfr. doc. a pag. 70 inc. Cassa). Inoltre ciò contrasta con quanto precisato dall’RA 1 stessa nelle osservazioni riportate nella “domanda di indennità di insolvenza” citata al considerando precedente (cfr. consid. 2.5.), ovvero che, mentre lo stipendio per il mese di gennaio 2017 è rimasto scoperto (ma in ogni caso non richiesto perché non rientra nei del termine degli ultimi 4 mesi di attività lavorativa coperto dalle indennità di insolvenza) quello di febbraio 2017 è stato retribuito (cfr. doc. a pag. 22 inc. Cassa).
In merito alla precisazione del patrocinatore del ricorrente secondo la quale con questo versamento l’ex datore di lavoro intendeva soddisfare parzialmente la mensilità di gennaio 2017 rimasta scoperta
(
cfr. doc. a pag. 9 inc. Cassa),
questa Corte rileva quanto segue.
Dagli atti si evince che il ricorrente è stato pagato fino a fine dicembre 2016 (cfr. doc. a pag. 24 inc. Cassa) e che, per il mese di gennaio 2017, all’assicurato spettava un salario di Fr. 2'530.15 (cfr. busta paga a pag. 88) mentre il pagamento in questione, che coincide esattamente con il salario che sarebbe spettato al ricorrente per il mese di febbraio 2017, ammontava a Fr. 3'385.60 (cfr. busta paga a pag. 86 inc. Cassa).
Ne discende che questo Tribunale non può che confermare quanto sostenuto dalla Cassa nella sua risposta del 17 aprile 2018, ovvero che
“(...) occorre inoltre precisare che l’importo corrisposto, pari a CHF 3'385.60, corrisponda esattamente al salario netto indicato sul conteggio salariale di febbraio 2017. Il sig. RI 1, per il mese di gennaio 2017, avrebbe avuto diritto a CHF 2'503.15. Le osservazioni presentate in sede ricorsuale della ditta _ non trovano riscontro nei dati oggettivi (...)”
(cfr. doc. III).
In simili circostanze il TCA deve concludere che, in ossequio alla giurisprudenza sopra citata (cfr. consid. 2.4.), nella presente fattispecie torna applicabile l'art. 86 cpv. 1 CO secondo il quale chi ha più debiti verso la stessa persona ha diritto di dichiarare, all'atto del pagamento, quale sia il debito che intende soddisfare.
Il creditore avrebbe potuto decidere a cosa si riferivano i pagamenti se il debitore non l’avesse indicato chiaramente.
Di conseguenza, il fatto che il ricorrente abbia contestato tale circostanza, tramite e-mail inviato del 16 gennaio 2018 e con successivo scritto del 5 febbraio 2018 inviati dal suo patrocinatore alla Cassa (cfr. doc. a pag. 17 e 18), non cambia nulla, né inficia l’applicazione della norma citata. Infatti l’art. 86 cpv. 2 CO specifica chiaramente che è semmai il debitore, nel caso in cui aveva inizialmente omesso di dichiarare a cosa si riferivano determinati pagamenti, e quindi il pagamento poteva essere imputato al debito indicato dal creditore, ad opporsi contro questa dichiarazione del creditore e non il contrario.
Nemmeno l’art. 87 CO trova applicazione, visto che al suo cpv. 1 è specificato che il pagamento sarà imputato al debito scaduto prima solo nei casi dove non esiste una valida dichiarazione circa il debito estinto né una designazione risulti dalla quietanza, ipotesi non realizzate nel caso in questione (cfr. consid. 2.4., BK, ad art. 86, N, 7 “système à cascade”).
A nulla conduce l’applicazione dell’art. 89 CO al caso concreto, indicata dal patrocinatore del ricorrente nello scritto del 5 febbraio 2018 per contestare il conteggio di pagamento per insolvenza rilasciato dalla Cassa (cfr. doc. 19 e 20), se non ad avvalorare ulteriormente il fatto che il salario di febbraio 2017 sia stato retribuito dall’ex datore di lavoro.
In effetti, giusta l’art. 89 cpv. 1 CO, quando un debitore paga un debito specificando in particolare quale debito sta pagando - e in questo caso si tratta del pagamento effettuato il 13 marzo 2017 con dicitura “salario di febbraio 2017” (cfr. doc. a pag. 70)- vige per legge la presunzione secondo la quale tutti i debiti precedenti si intendono tacitati, a meno che non viene indicato il contrario dal debitore stesso. Di conseguenza, il fatto che nel caso concreto sia stato indicato, come si evince sia dalla domanda di insolvenza presentata dall’RA 1 (cfr. doc. a pag. 22), sia dall’ex datore di lavoro dell’assicurato nella sua dichiarazione del 27 novembre 2017 (cfr. doc. a pag. 42), che il salario del mese di gennaio 2017 è rimasto scoperto, non ha in alcun modo reso impossibile per l’ex datore di lavoro il pagamento del salario di febbraio 2017.
Infine il patrocinatore del ricorrente in sede ricorsuale dichiara che
“(...) il denegato riconoscimento legale della quietanza con dicitura “stipendio febbraio 2017” contravverrebbe inoltre all’art. 341 CO, se considerato, che “
elle contient une renonciation unilatéral du travailleur à une créance couverte
” del diritto imperativo
(précis Droit de travail, WYLER/HEINZER, 7.1.2 Quittance et transaction, pag. 268
): mal si comprendono, quindi, i motivi per i quali, il ricorrente avrebbe dovuto interporre opposizione contro l’indicazione riportata a margine dell’accredito salariale con valuta del 13 marzo 2017 (...)”
(cfr. doc. I, pag. 2).
Considerando che l’indicazione riportata a margine dell’accredito salariale con valuta del 13 marzo 2017 corrisponde a “salario di febbraio 2017”, e che in effetti il ricorrente interpone opposizione contro la stessa affermando che questo pagamento si riferiva a
“(...) parziale pagamento della mensilità del mese di gennaio 2017(...)”
, mal si comprende l’applicazione di questo articolo al caso in questione. A maggior ragione se si tiene conto del fatto che il salario di febbraio 2017 è stato pagato al ricorrente, mentre quello del mese di gennaio 2017 è rimasto scoperto ma che non è in ogni caso stato richiesto dal ricorrente perché non rientra nel termine degli ultimi 4 mesi lavorativi coperti dalle indennità di insolvenza.
È dunque dimostrato, in applicazione del principio della verosimiglianza preponderante che vige nel settore delle assicurazioni sociali (cfr. consid. 2.4. i.f.), che il pagamento effettuato il 13 marzo 2017 dalla _ sul conto postale del ricorrente di Fr. 3'385.60 si riferisce allo stipendio del mese di febbraio 2017. A giusta ragione la Cassa non lo ha preso in considerazione nel calcolo delle indennità per insolvenza.
In tale contesto va ricordata la STCA 38.2003.99 del 10 agosto 2004, che ha precisato le STCA 38.1997.34 del 7 luglio 1997 e STCA 38.2002.75 del 7 febbraio 2003; se il creditore accetta un pagamento parziale, è valida la dichiarazione con la quale il debitore dichiara quale debito intende soddisfare ai sensi dell'art. 86 cpv. 1 CO.
Questa Corte ha del resto deciso nello stesso modo in una recente sentenza 38.2017.88 del 19 aprile 2018, cresciuta incontestata in giudicato.
La decisione su opposizione impugnata del 20 marzo 2018 deve di conseguenza essere confermata.