# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** cd307487-b340-533d-bbf2-5aa214e270e0
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 24 marzo 2002, RI 1, all’epoca dipendente della _ in qualità di funzionario e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortunio _ (il cui settore infortuni é stato nel frattempo ceduto alla CO 1), é rimasto vittima di un infortunio giocando a calcio, riportando, secondo il rapporto 21 giugno 2002, del dott. _, una contusione/distorsione del rachide cervicale (cfr. doc. 3).
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
L’assicurato ha ritrovato una capacità lavorativa completa a decorrere dal 9 luglio 2002 (cfr. doc. 10).
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 24 settembre 2013, la CO 1 ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a far tempo dal 27 ottobre 2012, ritenuto che, da quella data in poi, i disturbi presentati da RI 1 non si trovavano più in una relazione di causalità naturale con l’evento del marzo 2002 (doc. 21).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. 24), in data 30 aprile 2014, l’assicuratore LAINF ha ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 25).
1.3. Con ricorso (impropriamente denominato “
opposizione
”) del 30 maggio 2014, RI 1 ha chiesto che la decisione su opposizione impugnata venga annullata, argomentando in particolare quanto segue:
"
(...).
L’assicuratore si basa sul nesso di causalità naturale fra l’evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). Questo presupposto é da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che senza l’evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Entrambi i casi sia lo status quo ante che lo status quo sine, non si sono mai verificati. Nel mio caso paragonare i miei disturbi e dolori cervicali al naturale corso di salute di una persona é totalmente inopportuno, perché ero sempre una persona sportiva e i disturbi che mi ritrovo dopo l’incidente non hanno niente a che fare con l’evoluzione naturale di una persona della mia età.
L’esperienza insegna che é molto difficile valutare un caso di trauma distorsivo del rachide cervicale e per questo ci vuole uno specifico trattamento di fisioterapia o di medicina alternativa continuo. Nel mio caso le sedute da parte del chiropratico mi aiutano a tenere i dolori in una misura accettabile e a svolgere una vita lavorativa normale. Io non ho mai cercato di continuare una cura non necessaria se non mi aiutasse nel progredire dopo l’incidente. È stato pure il dottor _ a sostenere la continuazione delle sedute da parte del chiropratico se queste mi aiutavano. Per questo motivo sono sorpreso della decisione da parte dell’assicuratore, perché l’assicurazione LAINF esiste proprio per casi del genere.”
(doc. I)
1.4. Con la propria risposta, la CO 1 ha domandato,
in ordine
, che l’impugnativa di RI 1 venga dichiarata irricevibile, facendo difetto la competenza
ratione loci
di questo Tribunale (cfr. doc. IV, p. 2: “... CO 1 osserva, da un lato, come il signor RI 1 abbia sempre indicato quale proprio domicilio il Comune di _ sito nel Canton _ e contestualmente a ciò va evidenziato come egli benché viva da anni a _ (_) non vi abbia eletto domicilio; dall’altro, che il datore di lavoro al momento dell’infortunio fosse domiciliato in Ticino (_). (...), in applicazione dell’art. 58 cpv. 1 LPGA che recita “é competente il tribunale delle assicurazioni del Cantone dove l’assicurato o il terzo é domiciliato nel momento in cui interpone ricorso” ne discende che codesto lod. Tribunale sia incompetente territorialmente.”).
Nel merito, l’amministrazione ha postulato che il ricorso venga integralmente respinto con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV, p. 2ss.).
1.5. In corso di causa, il ricorrente ha fatto valere, in merito alla competenza territoriale del TCA, che “se seguiamo l’articolo 58 LPGA, al momento di questo ricorso il mio domicilio era all’estero. Se l’assicurato o il terzo é domiciliato all’estero, é competente il tribunale delle assicurazioni del Cantone dell’ultimo domicilio o in cui il suo ultimo datore di lavoro aveva domicilio. In questo caso siccome sono più di 13 anni che non ho domicilio in Svizzera sarebbe il domicilio del mio datore di lavoro al momento dell’incidente, vale a dire la _, oggi _, vale a dire a _, Ticino.” (doc. VI, p. 3s.).
Per quanto riguarda invece il merito, l’assicurato si é riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (cfr. doc. VI; p. 2s.).
L’Istituto assicuratore si é pronunciato al riguardo in data 5 agosto 2014 (cfr. doc. VIII).
1.6. In data 22 agosto 2014, il ricorrente ha dato il proprio consenso a che la presente sentenza gli venga intimata presso il domicilio dei genitori a Li Curt (doc. XI).
1.7. Il 25 agosto 2014, al TCA é pervenuto, via mail, uno scritto con il quale l’assicurato ha formulato alcune precisazioni sulle considerazioni espresse, nel frattempo, dall’Istituto resistente (doc. X).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
2.2. Sempre in ordine, l’Istituto assicuratore convenuto contesta la competenza territoriale di questa Corte, posto che l’assicurato avrebbe il proprio domicilio a _, frazione del Comune di _, dunque nel Cantone _ (cfr. doc. IV, p. 2).
Secondo l’art. 58 cpv. 1 LPGA, é competente il tribunale delle assicurazioni del Cantone dove l'assicurato o il terzo è domiciliato nel momento in cui interpone ricorso.
Il capoverso 2 di questa disposizione recita che se l'assicurato o il terzo è domiciliato all'estero, è competente il tribunale delle assicurazioni del Cantone dell'ultimo domicilio o in cui il suo ultimo datore di lavoro aveva domicilio; se non è possibile determinare alcuna di queste località, la competenza spetta al tribunale delle assicurazioni del Cantone in cui ha sede l'organo d'esecuzione.
Nella concreta evenienza, in corso di causa, RI 1 ha dimostrato di aver lasciato il Comune di _ già alla fine del mese di dicembre 2001 (cfr. doc. B 3), per trasferirsi all’estero (per la precisione nello Stato delle _ - cfr. doc. VI).
Posto che, al momento in cui ha inoltrato il proprio ricorso, il ricorrente era domiciliato all’estero, in ossequio all’art. 58 cpv. 2 LPGA, il foro competente é quello del Cantone del suo ultimo domicilio oppure - e si tratta qui di un
foro alternativo
, a scelta dell’assicurato (cfr. U. Kieser, ATSG-Kommentar, 2a edizione, Zurigo 2009, ad art. 58 n. 21) - del Cantone in cui il suo ultimo datore di lavoro aveva domicilio.
L’ultimo datore di lavoro in Svizzera dell’insorgente é stato la _ che aveva la propria sede principale a _, motivo per cui, adito da RI 1 con atto di ricorso del 30 maggio 2014, questo Tribunale deve senz’altro ammettere la propria competenza territoriale in virtù dell’art. 58 cpv. 2 LPGA.
Nel merito
2.2. Oggetto della lite é la questione di sapere se la CO 1 era legittimata a dichiarare estinto il proprio obbligo a prestazioni a far tempo dal 27 ottobre 2012, oppure no.
2.3. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.4. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid.
1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.5. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.6. Dalle carte processuali si evince che la decisione in questione
é fondata essenzialmente sul rapporto 12 settembre 2013 del dott. _ _, spec. FMH in chirurgia ortopedica (cfr. doc. 19).
In quella sede, il medico fiduciario dell’assicuratore resistente si é in effetti così espresso:
"
(...).
Vengono riconosciute le seguenti diagnosi:
- Sindrome cervico-spondilogena in presenza di alterazioni degenerative segmentali C6/C7.
- Stato dopo trauma distorsivo del rachide cervicale il 24.3.2002.
(...).
Per quanto attiene agli aspetti di pertinenza medico-assicurativa, ritengo estinto il nesso di causalità tra l’evento infortunistico del 24.3.2002 e i disturbi accusati attualmente dal signor Godenzi al rachide cervicale, rispettivamente all’arto superiore sinistro.
Questo sulla base delle seguenti considerazioni:
- Degenerazione segmentale con protusione foraminale C6/C7 preesistente (vedi rapporto dr. _ del 21.5.2002).
- Nessun disturbo irradiato agli arti superiori, nessun deficit sensitivo-motorio in concomitanza con l’infortunio in parola.
- Nessuna alterazione strutturale acquisita allo studio radiologico convenzionale e neuroradiologico della colonna cervicale attribuibile all’evento del 24.3.2002.
- Nessuna significativa progressione del quadro artrosico segmentale preesistente nell’ambito di un decorso radiologico esteso su molti anni.
- Instaurazione tardiva di una progressione dei reperti segmentali, anamnesticamente compatibile con gli eventi riferiti del 2011 e 2012.
- Buona correlazione tra la brachialgia sinistra e il quadro degenerativo basso-cervicale.”
(doc. 19, p. 4s.)
Rispondendo ai quesiti postigli dall’amministrazione, il dott. _ ha in particolare confermato l’estinzione del nesso di causalità naturale con il sinistro del
marzo 2002, avendo l’assicurato nel frattempo raggiunto lo
status quo ante vel sine
(cfr. doc. 19, risposta ai quesiti n. 5, 8a, 10 e 11).
Occorre segnalare che, già in precedenza, per la precisione a margine della visita fiduciaria di controllo del 20 maggio 2011, il dott. _, spec. FMH in medicina interna, aveva sostenuto il raggiungimento dello
status quo sine
da parte del ricorrente (cfr. doc. 17, p. 3: “In assenza di riscontri oggettivi sia clinici sia radiologici da riferire al pregresso evento del 2002, lo stato quo sine é stato raggiunto. La sintomatologia dolorosa residua al collo può essere almeno in parte anche imputabile alla concomitante patologia degenerativa già documentata in precedenza e non in relazione con l’evento che ci interessa.”).
In quell’occasione, vista la contrarietà alla chiusura del caso manifestata dall’assicurato, il medico fiduciario in questione aveva suggerito l’esecuzione di ulteriori accertamenti (doc. 17, p. 3: “ Per completezza, prima di procedere a questo passo, ritengo però opportuno che l’Assicurazione predisponga una rivalutazione sia clinica sia radiologica, predisponendo un ulteriore esame RM della colonna cervicale e sottoponendo l’assicurato a valutazioni specialistiche neurologica e ortopedica (oppure reumatologica-fisiatrica) presso dei consulenti di fiducia.”).
La CO 1 ha dato seguito all’invito, predisponendo l’approfondimento da parte del dott. _o, posto che nel frattempo l’assicurato si era già sottoposto a una RMN della colonna cervicale, effettuata il 20 luglio 2012 (cfr. doc. 18).
2.7. P
er costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (
cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid.
2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (cfr. anche Pratique VSI 2001 p. 108ss.).
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
2.8. Nella concreta evenienza, attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti - vista anche l’assenza di pareri specialistici divergenti -, questo Tribunale ritiene che il parere espresso dal chirurgo ortopedico dott. _
,
possa validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato a rendere.
Il TCA rileva in effetti che la conclusione a cui é pervenuto lo specialista interpellato dall’assicuratore resistente é conforme alla dottrina medica dominante, secondo la quale, dopo traumi quali contusioni o distorsioni alla colonna vertebrale, lo stato anteriore del rachide può, di regola, considerarsi ristabilito trascorsi alcuni mesi a contare dall'evento traumatico, come se l'infortunio non fosse mai sopraggiunto (cfr. Bär/Kiener, Traumatismes vertébraux,
in
Informations médicales N. 67/décembre 1994, p. 45ss., contributo in cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la posizione della dottrina medica dominante in materia appunto di traumi vertebrali;
si veda pure E. Morscher, Schäden des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen: Wirbelsäule,
in
Versicherungsmedizin, Hrsg. E. Baur, U. Nigst, Berna 1973; 3. Auflage 1985
).
Questa tesi dottrinale è stata peraltro recepita dalla giurisprudenza. Secondo il Tribunale federale, un aggravamento post-traumatico (senza lesione strutturale associata) di uno stato degenerativo anteriore della colonna vertebrale, precedentemente asintomatico,
cessa di produrre i propri effetti trascorsi dai sei ai nove mesi, al più tardi dopo un anno
(cfr.
SVR 2009 UV n 1 p. 1; STF 8C_562/2010 del 3 agosto 2011 consid. 5.1, 8C_314/2011 del 12 luglio 2011 consid. 7.2.3, 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.3 e 8C_679/2010 del 10 novembre 2010 consid. 3.3
).
Un aggravamento significativo e quindi duraturo di un'affezione degenerativa preesistente alla colonna vertebrale in seguito a un infortunio è dimostrato soltanto quando l'indagine radiologica mette in evidenza una compressione improvvisa delle vertebre nonché la comparsa o il peggioramento di lesioni successivamente a un trauma (cfr. RAMI 2000
U 363, p. 46s.).
In una sentenza 8C_677/2007 del 4 luglio 2008 - pubblicata in SVR 2009 UV Nr. 1 -, il
TF
ha precisato che non soltanto in caso di aggravazione traumatica di uno stato degenerativo preesistente non manifesto alla colonna vertebrale (STF 8C_326/2008), ma pure in caso di alterazioni degenerative della colonna vertebrale sopraggiunte soltanto dopo l'infortunio, occorre ammettere, in via di massima, che un rapporto di causalità non è più dato dopo un anno.
È inoltre utile segnalare che, in una sentenza U 60/02 del 18 settembre 2002, il TFA ha precisato che, nell'ambito dell'apprezzamento delle prove fondato sul criterio della verosimiglianza preponderante, possono essere presi in considerazione dei principi basati sull'esperienza medica, a condizione che essi riflettano l'opinione dominante.
Sempre secondo l’Alta Corte, ciò deve valere in particolare per la dimostrazione del raggiungimento dello
status quo sine
.
Nella presente fattispecie, le alterazioni degenerative evidenziate a livello C6-C7 dagli esami di risonanza magnetica (cfr. doc. 5, 15 e doc. 18), sono
preesistenti
all’infortunio del 24 marzo 2002, così come unanimemente indicato dal neurologo dott. M. _ (cfr. doc. 9, p. 2) e dal chirurgo ortopedico dott. _ (doc. 19, p. 5), di modo che esse non possono essere state causate (in senso stretto) dal medesimo evento traumatico.
D’altro canto, gli accertamenti radiologici e strumentali a cui é stato sottoposto RI 1 successivamente al sinistro, non dimostrano l’intervento di un aggravamento significativo e duraturo delle preesistenti alterazioni degenerative. Ciò non é stato sostenuto dal dott. _ (cfr. doc. 9 e 11) ed é stato escluso dal dott. _ (cfr. doc. 19, p. 5). L’infortunio del marzo 2002 non può dunque essere ritenuto responsabile nemmeno di un peggioramento direzionale dello stato morboso preesistente della colonna cervicale.
Ne consegue che esso può avere tutt’al più aggravato
transitoriamente
il preesistente stato (morboso)
del rachide
.
Secondo la dottrina medica e la giurisprudenza citate in precedenza, le conseguenze di un infortunio che ha interessato la
colonna vertebrale si estinguono - in assenza di fratture traumatiche dei corpi vertebrali oppure di lesioni strutturali al rachide -, trascorsi 3-4 mesi, rispettivamente 6-9 mesi, al massimo un anno, in presenza di preesistenti alterazioni degenerative.
In concreto, alla luce d
i questi principi
, la CO 1 era quindi legittimata a negare la propria responsabilità relativamente alla problematica cervicale, considerato il tempo trascorso dalla data del sinistro (
24 marzo 2002 - 27 ottobre 2012).
La circostanza che il ricorrente non avrebbe mai sofferto di disturbi al rachide cervicale prima dell’infortunio assicurato, è irrilevante, e ciò alla luce delle indicazioni fornite dal dott. _, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale cantonale di Winterthur, in una perizia del 23 maggio 2001, prodotta nella causa 35.2002.40, concernente un'assicurata trentaduenne che aveva riportato un trauma al rachide cervicale a seguito di un incidente della circolazione stradale, alla quale erano state diagnosticate delle alterazioni degenerative a livello C3-C6:
"
(...).
Degenerative Veränderungen an der Wirbelsäule beginnen sich beim Menschen recht häufig schon frühzeitig, im zweiten und dritten Lebensjahrzehnt, zu entwickeln, und zwar auf Grund der täglichen
Be-
und Überlastungen, auch wenn sie radiologisch noch nicht in Erscheinung treten. Der Zeitpunkt, da sie zu Beschwerden führen, ist sehr unterschiedlich.
Es ist jedoch eine allgemeine Erfahrung, dass solche Veränderungen lange stumm (=symptomlos) bleiben können, und dann meistens durch ein Bagatellereignis in einen schmerzhaften Zustand überführt werden. Der Unfall ist als schmerzauslösender Faktor anzusehen und dadurch zeitlich begrenzt kausal für das Beschwerdebild, also für die Dauer, die normalerweise nötig ist zur Abheilung einer einfachen HWS-Kontusion, das heisst maximal ca. 6 Monate. Somit ist es auch nicht unerwartet, dass die Patientin vor dem Unfall beschwerdefrei war
.
"
(perizia 23.5.2001 del dott. _, p. 8s. – il corsivo è del redattore)
Parimenti inconferente é il fatto che, in occasione della visita peritale dell’ottobre 2012, il dott. _ abbia consigliato all’assicurato di continuare la terapia presso un chiropratico (cfr. doc. VI, p. 2). La sua valutazione non appare perciò contradditoria, posto che, così come risulta dal relativo referto del 12 settembre 2013, il suggerimento é stato fornito
a prescindere da considerazioni di natura eziologica
(doc. 19, p. 6: “Per quanto attiene all’evento infortunistico del 24.3.2002 status quo sine nel frattempo raggiunto.
Indipendentemente dagli aspetti attinenti alla causalità
, l’adozione regolare di misure attive, così come passive a dipendenza del decorso dei disturbi, risulta mirare in primo luogo a un obiettivo di mantenimento.” - il corsivo é del redattore; dello stesso tenore la risposta al quesito n. 8b).
Inoltre, il fatto che l’assicurato continui a lamentare disturbi a livello del rachide cervicale, non é in discussione. Tuttavia, ciò non basta per ammettere un obbligo a prestazioni dell’Helsana al di là del
27 ottobre 2012, dato che, da quella data, i disturbi in questione non costituiscono più una conseguenza naturale dell’evento traumatico occorso nel marzo 2002.
In sede di ricorso, l’assicurato ha infine rimproverato all’assicuratore di avergli comunicato la sospensione delle prestazioni a decorrere dal
27 ottobre 2012, soltanto un anno dopo, con la decisione formale del 24 settembre 2013 (cfr. doc. I, p. 3).
Il TCA osserva che la questione sollevata é stata affrontata e risolta dal Tribunale federale nella DTF 133 V 57.
In quella fattispecie, con decisione formale del 2 dicembre 2003, l’assicuratore LAINF aveva dichiarato estinto il diritto a prestazioni (si trattata della cura medica e dell’indennità giornaliera) a decorrere dal 1° agosto 2003, facendo difetto una relazione di causalità con l’infortunio assicurato. Le prestazioni sanitarie erano state eccezionalmente corrisposte sino al 7 agosto 2003. L’indennità giornaliera era invece stata pagata sino al 31 luglio 2003.
Nella pronunzia in questione, il TF ha stabilito che la cura media e l’indennità giornaliera costituiscono delle prestazioni temporanee e non durevoli giusta art. 17 cpv. 2 LPGA. Esse possono quindi essere adattate
retroattivamente
(cfr. consid. 6.7). Riguardo all’obiezione secondo la quale l’assicuratore avrebbe tardato nell’emanare la propria decisione, l’Alta Corte ha precisato che tale circostanza potrebbe giocare un ruolo soltanto se in questione vi fosse la restituzione di prestazioni indebitamente percepite (cfr. consid. 6.8).
Nella concreta evenienza, così come nella fattispecie oggetto della DTF 133 V 57, non presta dunque il fianco a critiche il fatto che la CO 1 abbia emanato soltanto il
24 settembre 2013
la decisione formale mediante la quale ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata a decorrere dal 27 ottobre 2012.
2.9. Infine la
giurisprudenza sviluppata nella DTF 117 V 359 relativamente ai “colpi di frusta” e precisata nella DTF 134 V 109, risulta qui inapplicabile già per il solo fatto che, al momento della chiusura del caso, RI 1 non presentava il relativo quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da una loro
accumulazione
(cfr. DTF 117 V 360 consid. 4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.). Egli lamentava per contro una problematica ben circoscritta, puntuale, ovvero dei disturbi interessanti la colonna cervicale con, talvolta, estensione all’arto superiore sinistro (cfr. doc. 19, p. 3).
La decisione su opposizione impugnata mediante la quale l’Istituto assicuratore ha negato la propria responsabilità relativamente alla problematica cervicale a contare dal 27 ottobre 2012, risulta dunque corretta.