# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 81218c36-38de-4a40-b9c0-8faa67cf3650
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_003
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

I. Ritenuto in fatto:
1. A._ nacque nel 1977. Da agosto 2014 è impiegato della B._ Sagl
con sede a C._ con grado d'occupazione del 100% nella funzione di
rappresentante/consulente alla vendita, avendo lavorato in precedenza
diversi anni nella ristorazione, poi quale operaio, autista e magazziniere.
Da giugno 2017 fa valere di soffrire di depressioni, sintomi ansiosi e
attacchi di panico.
2. Con certificato medico del 28 settembre 2017 (act. C.15 pagg. 1 segg.) la
psichiatra curante Dr.ssa med. D._, medica specialista in psichiatria
e psicoterapia, gli attestò un'inabilità al lavoro del 50% dal 6 giugno 2017
e del 100% dal 3 luglio 2017 in poi. Secondo la sua anamnesi, dalla fine
del 2016 vi sarebbe stato uno sviluppo di sintomi ansiosi complicatisi da
maggio del 2017 con disturbi da attacchi di panico e da uno stato
depressivo con sintomatologia apatica, abulica, astenica. Nel seguito
l'assicurazione d'indennità giornaliera per malattia (IGM) riconobbe delle
indennità giornaliere per i periodi di inabilità al lavoro del 50% dal
20 giugno al 3 luglio 2017 e del 100% dal 4 luglio 2017 in poi.
3. Su incarico dell'assicurazione IGM, il 15 novembre 2017 il Dr. med.
E._, medico specialista in psichiatria e psicoterapia, esaminò
A._ (act. C.15 pagg. 5 segg.), rilasciando la sua relazione medica il
20 novembre 2017. Diagnosticò un disturbo di personalità emotivamente
instabile (F60.30 [classificazione ICD-10]), un episodio depressivo di lieve
entità (F32.0) con attacchi di panico e un pregresso uso
dannoso/dipendenza da cocaina, attualmente in astinenza.
4. Seguì poi un ricovero stazionario presso la Clinica F._
dall'11 dicembre 2017 al 22 gennaio 2018. Nel loro rapporto di dimissione
(act. C.15 pagg. 15 segg.) le Dr.es med. G._, H._ e I._, le
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prime due mediche specialiste in psichiatria e psicoterapia, costatarono un
disturbo di personalità non specificato (F60.9) quale diagnosi psichiatrica
principale e un disturbo da attacchi di panico (ansia episodica parossistica;
F41.0) quale diagnosi psichiatrica secondaria presso A._,
prescrivendogli varie medicazioni.
5. In data 13 febbraio 2018 A._ inoltrò una richiesta di prestazioni
dell'assicurazione invalidità (act. C.2).
6. Con diversi certificati medici la Dr.ssa med. D._ gli attestò
ulteriormente un'inabilità al lavoro del 100% prolungata più volte, da ultimo
fino al 15 maggio 2018 (act. C.15 pagg. 11 segg.; act. C.16; act. C.28; act.
C.33), e da allora un'inabilità al lavoro del 50% fino al 31 ottobre 2018 (act.
C.44; act. C.41; act. C.50; act. C.53; act. C.65), avendo lui ripreso l'attività
al 50% dopo essere rientrato al domicilio il 16 maggio 2018. Tramite
rapporto di decorso per l'aggiornamento atti del 31 luglio 2018 (act. C.54)
la Dr.ssa med. D._ conferma sostanzialmente la sua diagnosi (F32.1,
F41.0 e F.60.30), rilevando un grave peggioramento del disturbo di
personalità con forte irritabilità e comportamenti impulsivi nonché una
relazione interpersonale difficile. Lo stato depressivo sarebbe attualmente
medio grave con invariata sindrome da attacchi di panico.
Intanto nella primavera 2018 A._ si sottopose pure a un intervento
maxillo-facciale (asportazione di denti del giudizio e cisti sotto dentali; cfr.
colloquio di sondaggio per l'integrazione in act. C.32).
7. L'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni concluse l'intervento tempestivo con
scritto del 16 agosto 2018 (act. C.56) e in seguito diede l'incarico per una
perizia medica monodisciplinare al Dr. med. J._, medico specialista
in psichiatria e psicoterapia, in data 21 agosto 2018 (act. C.60 segg.).
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8. Nel frattempo l'assicurazione IGM trasmise la relazione medico fiduciaria
redatta dal Dr. med. E._ del 9 settembre 2018 (act. C.67) all'Ufficio
AI. Tale medico visitò A._ il 6 agosto 2018 e diagnosticò un disturbo
di personalità emotivamente instabile (F60.30) e un episodio depressivo
di lieve entità (F32.0) senza attacchi di panico. In valutazione conclusiva
ritenne in sostanza che persisterebbe uno stato di labilità emotiva e
difficoltà di controllo degli impulsi diagnosticamente inquadrabile in un
disturbo di personalità emotivamente instabile, tipo impulsivo (F60.30).
A._ lamenterebbe anche somatizzazioni diffuse (mal di schiena,
sudorazioni profuse, sindrome cervicale). Per contro non avrebbe più
presentato da mesi attacchi di panico. Il disturbo affettivo attualmente
presente apparirebbe di grado lieve. Per quanto riguarderebbe la
componente psichiatrica apparirebbe al momento ancora giustificata
un'inabilità lavorativa del 50%. Il medico relatore propose di aspettare le
conclusioni del rapporto peritale del Dr. med. J._ prima della
valutazione definitiva dell'esigibilità.
9. Il Dr. med. J._ allestì la sua perizia in data 13 novembre 2018 (act.
C.68), dopo aver visitato A._ il 18 settembre 2018 e il 12 novembre
2018. Concluse essenzialmente che l'inabilità lavorativa sarebbe iniziata il
20 giugno 2017, che i disturbi psicologici di A._ non influenzerebbero
la sua capacità lavorativa e che egli sarebbe tornato abile al lavoro in
misura completa, dal 1° giugno 2018, senza limitazioni di rendimento, sia
nell'attività abituale sia in attività adeguata.
Menzionò fra l'altro un ulteriore ricovero presso la Clinica F._
dall'8 ottobre 2018 al 2 novembre 2018, il seguito ambulatoriale essendo
sempre stato garantito dalla psichiatra curante Dr.ssa med. D._, la
quale avrebbe certificato ancora recentemente un'incapacità lavorativa al
100% fino al 15 dicembre 2018.
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10. L'Ufficio AI comunicò a A._ il suo progetto di decisione in data
10 dicembre 2018 (act. C.70), con il quale prospettò di respingere la
richiesta di prestazioni, poiché risulterebbe che dal 20 giugno 2017 al
31 maggio 2018 vi sarebbe stata un'incapacità lavorativa senza notevole
interruzione e che di conseguenza il presupposto di una durata di un anno
non sarebbe adempiuto. Comunicò inoltre con decisione del 22 gennaio
2019 (act. C.75) che non sarebbe dato nemmeno il diritto a provvedimenti
professionali, cosicché la richiesta di prestazioni andrebbe respinta.
11. A._ intese opporsi al progetto di decisione del 10 dicembre 2018 (vedi
e-mail del consulente assicurativo del 18 dicembre 2018, act. C.74),
chiedendo di inviare una copia della perizia del Dr. med. J._ alla sua
psichiatra Dr.ssa med. D._. Quest'ultima formulò l'opposizione al
progetto di decisione in data 16 gennaio 2019 (act. C.76) con tanto di
osservazioni di dissenso rispetto al contenuto del rapporto peritale del Dr.
med. J._. Affermò che A._ sarebbe stato in sua cura psichiatrica
ambulatoriale dal 15 novembre 2005 per un disturbo di personalità
emotivamente instabile di tipo impulsivo (F60.30) su cui si sarebbe iscritta
nel 2005 una sindrome da attacchi di panico e da allora stati ansioso-
depressivi ricorrenti come si riscontrerebbe frequentemente in persone
affette da tale disturbo personologico. Dopo un riassunto dettagliato dello
sviluppo della situazione psichica del suo paziente, in sintesi la psichiatra
curante reputò la valutazione del perito, Dr. med. J._, imprecisa,
incompleta, incongruente rispetto alle diagnosi da lui poste e alle
successive conclusioni a cui arriverebbe, priva di ogni oggettività e in forte
contraddizione con quanto da lui descritto e poi certificato. Pertanto lei
dissentirebbe assolutamente da quanto da lui scritto di una capacità
lavorativa integra raggiunta il 1° giugno 2018, ad eccezione del ricovero
tra ottobre e novembre 2018, e confermerebbe piuttosto che il paziente
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sarebbe ancora inabile al 100% dall'8 ottobre 2018 a causa dei disturbi
psichici e mentali da lei descritti.
12. Con decisione del 15 aprile 2019 (act. C.82) l'Ufficio AI respinse la
domanda di prestazioni, come preannunciato, negando il diritto a una
rendita d'invalidità causa l'incapacità lavorativa di durata inferiore di un
anno.
13. Contro quella decisione A._, ormai patrocinato, ha fatto presentare
ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni con memoria
scritta del 27 maggio 2019 (act. A.1), chiedendo l'annullamento della
decisione impugnata, eventualmente previ accertamenti peritali che il
Tribunale vorrà disporre, e il rinvio dell'incarto all'Ufficio AI a nuovo giudizio
(con calcolo del diritto alla rendita), il tutto sotto protesta di tasse e spese
ripetibili.
14. L'Ufficio AI ha proposto la reiezione integrale del ricorso con osservazioni
scritte dell'11 giugno 2019 (act. A.2). A suo dire il ricorrente non
addurrebbe fatti nuovi e rilevanti, cosicché si potrebbe rinviare alla
decisione impugnata.
15. Il ricorrente ha replicato il 4 luglio 2019 (act. A.3), mantenendo le sue
proposte di giudizio, recapitolando essenzialmente quanto già esposto
nella memoria di ricorso e versando tre nuovi documenti agli atti.
16. L'Ufficio AI ha rinunciato a presentare una duplica, rinviando a quanto già
scritto nelle osservazioni dell'11 giugno 2019 (act. A.4).
Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
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## Considerations

II. Considerando in diritto:
1. Ai sensi dell'art. 69 cpv. 1 lett. a della Legge federale sull'assicurazione
per l'invalidità del 19 giugno 1959 (LAI; RS 831.20) le decisioni degli uffici
AI cantonali sono impugnabili direttamente dinanzi al tribunale delle
assicurazioni del luogo dell'ufficio AI. La competenza per materia e per
territorio del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni è data
dall'art. 57 della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) e dall'art. 49 cpv. 2 lett. a della
Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 (LGA;
CSC 370.100). In quanto destinatario formale e materiale della decisione,
il ricorrente è particolarmente toccato dalla decisione impugnata, ha un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa
ed è quindi legittimato a presentare ricorso (art. 1 cpv. 1 LAI in unione con
l'art. 59 LPGA). Sul ricorso tempestivo e presentato nella dovuta forma
(art. 1 cpv. 1 LAI in unione con gli artt. 60 e 61 lett. b LPGA e con l'art. 38
cpv. 4 lett. a LPGA) può perciò essere entrato nel merito.
2. Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI l'assicurato ha diritto a una rendita se (a.) la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete
non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili, (b.) ha avuto un'incapacità al
lavoro ai sensi dell'art. 6 LPGA almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione e (c.) al termine di questo anno è invalido ai
sensi dell'art. 8 LPGA almeno al 40%. Vi è interruzione notevole
dell'incapacità al lavoro ai sensi della lett. b allorché l'assicurato è stato
interamente atto al lavoro durante almeno 30 giorni consecutivi (art. 29ter
dell'Ordinanza sull'assicurazione per l'invalidità del 17 gennaio 1961 [OAI;
RS 831.201]).
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Gli assicurati con attività lucrativa sono ritenuti invalidi se hanno un danno
alla salute fisica, mentale o psichica che provoca un'incapacità al
guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata
(art. 8 cpv. 1 LPGA) che può essere conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio (art. 4 cpv. 1 LAI). È considerata incapacità al lavoro
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo d'attività abituale (art. 6 LPGA). È invece
considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata anch'essa da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle
cure e alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili (art. 7 cpv. 1
LPGA). Per valutare la presenza di un'incapacità al guadagno sono
considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla salute;
sussiste un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA). Le difficoltà socio-culturali che influenzano
la capacità lavorativa e i fattori psicosociali non costituiscono danni alla
salute. Tra i fattori non legati all'invalidità vi sono anche l'aggravamento e
la simulazione (cfr. per il tutto UELI KIESER, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed.,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2020, n. 22 segg. ad art. 7 LPGA; per
l'aggravamento e fenomeni simili cfr. anche la DTF 141 V 281 consid. 2.2.1
seg. e la DTF 140 V 193 consid. 3.3).
3. Nella fattispecie va deciso se l'Ufficio AI ha negato a ragione il diritto a una
rendita AI al ricorrente, basandosi innanzitutto sulla perizia del Dr. med.
J._ e considerando in primo luogo non adempiuto l'anno di attesa ai
sensi dell'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
4. Dapprima vanno ricordati i principi del diritto probatorio.
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4.1. Sia la procedura amministrativa sia quella dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni sono governate dal principio inquisitorio. Secondo
questo principio, l'amministrazione e il tribunale devono garantire d'ufficio
l'accertamento corretto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr.
art. 43 cpv. 1 e art. 61 lett. c LPGA). L'assicuratore sociale quale organo
di decisione e, in caso di ricorso, il tribunale possono accettare un fatto
come provato soltanto se sono convinti della sua esistenza. Nel diritto delle
assicurazioni sociali, a meno che la legge non preveda altrimenti, il
tribunale deve prendere la sua decisione secondo il grado di prova della
probabilità preponderante. La semplice possibilità di una certa circostanza
non soddisfa i requisiti della prova. Piuttosto, il tribunale deve seguire il
resoconto dei fatti che considera il più probabile tra tutti i possibili corsi
degli eventi. Il principio inquisitorio esclude necessariamente l'onere della
prova nel senso di onere di produrre prove, poiché spetta al tribunale delle
assicurazioni sociali (o all'organo amministrativo chiamato a decidere)
raccogliere le prove. Nel procedimento di assicurazione sociale
generalmente le parti hanno l'onere della prova solo nella misura in cui in
assenza di prove la decisione va a svantaggio della parte che voleva trarre
dei diritti dai fatti non provati. Tuttavia, questa regola ha effetto soltanto se
nell'ambito del principio inquisitorio si dimostra impossibile, sulla base di
una valutazione delle prove, stabilire fatti che abbiano almeno la
probabilità di corrispondere alla realtà (sentenza del Tribunale federale
8C_17/2017 del 4 aprile 2017 consid. 2.2 con rinvio alla DTF 138 V 218
consid. 6).
4.2. Il dovere inquisitorio dura fino a quando non vi è sufficiente chiarezza sui
fatti necessari per la valutazione della pretesa. Il principio inquisitorio è
strettamente legato al principio della libera valutazione delle prove a livello
amministrativo e giudiziario. Se, con una valutazione delle prove completa,
accurata, obiettiva e orientata sul contenuto, gli accertamenti da effettuare
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d'ufficio nell'ambito del principio inquisitorio portano l'assicuratore sociale
o il tribunale alla convinzione che un certo fatto è da considerarsi
prevalentemente probabile e che ulteriori misure di prova non potrebbero
più modificare questo risultato stabilito, la rinuncia all'assunzione di
ulteriori prove non costituisce una violazione del diritto di essere sentiti
(valutazione anticipata delle prove). Tuttavia, se permangono dubbi
significativi sulla completezza e/o sulla correttezza delle costatazioni di
fatto finora effettuate, devono essere effettuati ulteriori accertamenti, nella
misura in cui dalle ulteriori misure di prova ci si possono ancora attendere
nuovi risultati essenziali (cfr. per il tutto la sentenza del Tribunale federale
8C_281/2018 del 25 giugno 2018 consid. 3.2.1).
4.3. Per poter valutare lo stato di salute di una persona assicurata al momento
determinante, l'amministrazione rispettivamente il tribunale adito in caso
di ricorso dipendono da documenti che devono essere allestiti e forniti da
medici o eventualmente da altri specialisti, il cui compito consiste nel
valutare lo stato di salute e, se necessario, descrivere la sua evoluzione
nel tempo. In altre parole sono chiamati a fornire referti, in base a esami
medici professionali e tenendo conto dei lamenti soggettivi, e fare una
diagnosi basata su questo. In questo modo il perito medico svolge il suo
compito originale, per il quale l'amministrazione e il tribunale adito non
sono competenti. Nella valutazione delle conseguenze dei danni alla
salute costatati per la capacità lavorativa, tuttavia, gli esperti medici non
hanno la competenza per esprimere un giudizio conclusivo. Piuttosto
forniscono una valutazione dell'incapacità lavorativa che giustificano nel
modo più sostanziale possibile dal loro punto di vista. Le informazioni
fornite dai medici costituiscono quindi una base importante per la
valutazione della questione di quali attività lavorative specifiche ci si può
ancora aspettare che l'assicurato svolga (cfr. le DTF 140 V 193 consid.
3.2, DTF 132 V 93 consid. 4 e DTF 125 V 256 consid. 4).
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4.4. Il diritto federale non prescrive come debbano essere valutate le singole
prove. Il principio del libero apprezzamento delle prove si applica a tutte le
procedure di ricorso amministrativo e giudiziario. Secondo questo principio
gli assicuratori sociali e i tribunali delle assicurazioni sociali devono
valutare le prove liberamente, cioè senza essere vincolati da regole formali
di prova, così come in modo completo e doveroso. Per la procedura di
ricorso ciò significa che il tribunale deve esaminare obiettivamente tutte le
prove, indipendentemente da chi le ha fornite, e poi decidere se i
documenti disponibili permettono una valutazione affidabile della pretesa
giuridica in questione. In particolare, in caso di rapporti medici contrastanti
non può decidere il caso senza valutare le prove nel loro insieme e indicare
i motivi per cui si basa su una tesi medica piuttosto che sull'altra (DTF 143
V 124 consid. 2.2.2 e DTF 125 V 351 consid. 3a). Quanto alla valenza
probatoria di un rapporto medico, secondo la giurisprudenza è
determinante che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti i disturbi lamentati dall'assicurato, che sia stato approntato in
piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico e della situazione medica sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Di conseguenza in linea di principio per stabilire se un
rapporto medico abbia valore di prova o meno non è decisivo né l'origine
né la sua denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (DTF 134
V 231 consid. 5.1, DTF 125 V 351 consid. 3a). La giurisprudenza ha
ciononostante ritenuto compatibile con il principio del libero
apprezzamento delle prove stabilire alcune direttive per la valutazione
delle prove in relazione a determinate forme di attestazioni mediche
(DTF 125 V 351 consid. 3b, DTF 118 V 286 consid. 1b, DTF 112 V 30
consid. 1a con rinvii).
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4.5. Alle perizie ottenute nell'ambito della procedura amministrativa di medici
specialisti esterni che rilasciano i propri rapporti in base a indagini e
osservazioni approfondite e dopo aver preso visione di tutta la
documentazione medica e che nella descrizione dei loro referti giungono
a risultati concludenti va riconosciuto pieno valore probatorio nella
valutazione delle prove, a meno che non sussistano indizi concreti a
mettere in causa la loro attendibilità (DTF 137 V 210 consid. 1.3.4,
DTF 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti e le perizie dei medici
impiegati dall'assicurazione hanno un valore probatorio comparabile, a
condizione che appaiano conclusivi, comprensibilmente motivati e privi di
contraddizioni e che non vi siano indizi atti a mettere in causa la loro
attendibilità (vedi la DTF 137 V 210 consid. 1.2.1, sentenza del Tribunale
federale 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.1 seg.). Il semplice fatto
che il medico interpellato sia impiegato dall'assicuratore sociale non
permette di per sé di concludere a una mancanza di obiettività o a una
parzialità. Piuttosto sono richieste circostanze speciali che fanno apparire
oggettivamente giustificata la sfiducia nell'imparzialità della valutazione.
Vista la notevole importanza delle perizie mediche nel diritto delle
assicurazioni sociali, occorre però applicare uno standard rigoroso
all'imparzialità del perito (cfr. per il tutto le DTF 125 V 351 consid. 3b/ee,
DTF 122 V 157 consid. 1c). In caso di dubbi, anche minimi, sull'affidabilità
e la conclusività delle costatazioni mediche interne dell'assicuratore,
devono essere fatti ulteriori accertamenti (DTF 139 V 225 consid. 5.2,
DTF 135 V 465 consid. 4.3.2 e 4.4; sentenze del Tribunale federale
9C_415/2017 del 21 settembre 2017 consid. 3.2, 8C_452/2016 del
27 settembre 2016 consid. 4.2.2 seg. e 8C_245/2011 del 25 agosto 2011
consid. 5.3).
Per quanto attiene ai rapporti dei medici curanti il tribunale può e deve
tenere conto del fatto che, per esperienza, nel dubbio essi tendono talvolta
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a testimoniare a favore dei loro pazienti, vista la loro posizione di fiducia
istauratasi contrattualmente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, DTF 125 V 351
consid. 3b/cc). In particolare, la diversa natura del mandato di cura della
persona (specialista) terapeutica da un lato e del mandato di valutazione
peritale commissionato d'ufficio (cfr. la DTF 124 I 170 consid. 4) dall'altro
non basta, per sé stessa, per mettere in discussione una perizia
amministrativa o giudiziaria e per dare adito a ulteriori accertamenti, se i
medici curanti giungono a opinioni differenti da quelle dei periti. Sono fatti
salvi i casi in cui si impone una valutazione diversa dalla perizia (ufficiale)
perché i rapporti dei medici curanti menzionano degli aspetti importanti
che non sono puramente frutto di un'interpretazione soggettiva e che sono
rimasti non riconosciuti o non apprezzati nella perizia (sentenze del
Tribunale federale 8C_317/2019 del 30 settembre 2019 consid. 2.3,
8C_379/2019 del 21 agosto 2019 consid. 2.2 e 8C_835/2018 del 23 aprile
2019 consid. 3).
4.6. In termini fattuali e temporali, nella procedura di ricorso per il tribunale
adito è determinante lo stato di salute come si è concretizzato al momento
dell'emanazione della decisione impugnata (vedi fra tante la sentenza del
Tribunale federale 8C_136/2017 del 7 agosto 2017 consid. 3; cfr. UELI
KIESER, op. cit., n. 109 ad art. 61 LPGA). Nel caso qui in giudizio vanno
dunque considerate le circostanze sussistenti il 15 aprile 2019.
5. Nell'occorrenza il ricorrente censura la perizia in vari punti, i quali vanno
approfonditi singolarmente.
5.1. Innanzitutto il ricorrente sostiene che il perito abbia ritenuto a torto che
l'inabilità lavorativa partisse solo dal 20 giugno 2017, verosimilmente
perché si sarebbe confuso con lo scritto dell'assicurazione d'IGM, la quale
riconobbe delle indennità giornaliere appunto dal 20 giugno 2017. Come
attestato dalla psichiatra curante (act. B.3 ossia "doc. C" = act. C.23 pag.
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2) e confermato dal Dr. med. E._, incaricato dall'assicurazione d'IGM
(act. B.4 ossia "doc. D" = act. C.15 pagg. 5 segg.), l'inabilità lavorativa
sarebbe iniziata il 6 giugno 2017. Se l'Ufficio AI si baserebbe sulla perizia
senza spiegare questa contraddizione, commetterebbe una violazione del
diritto di essere uditi e agirebbe arbitrariamente.
5.2. Il ricorrente fa poi soprattutto riferimento a quanto esposto dalla sua
psichiatra curante, Dr.ssa med. D._, con osservazioni del 16 gennaio
2019 (ultima parte dell'act. B.2 ossia "doc. B" = act. C.76).
5.2.1. Secondo lei, al punto 3.1 il perito, Dr. med. J._, scriverebbe cose non
vere e la sua anamnesi sarebbe incompleta. Vi sarebbero però delle
osservazioni da fare riguardo all'anamnesi soprattutto anche in merito a
quanto scritto al punto 3.2 della perizia. Fra l'altro mancherebbe
completamente l'aspetto legato alla salute psichica della madre. Anche lei
presenterebbe una sindrome depressiva da anni e, proprio dal 2005 (come
il figlio qui ricorrente), sarebbe in cura psichiatrica. Vi si aggiungerebbe
che sicuramente durante l'infanzia di A._ retrospettivamente sarebbe
diagnosticabile un disturbo della condotta con socializzazione normale
(F91.2). Ma anche i periodi successivi e i suoi rapporti con la famiglia e
altri sarebbero fortemente caratterizzati da un'alta conflittualità. Inoltre i
problemi di A._ con la giustizia sarebbero stati ampiamente
sottovalutati dal perito.
5.2.2. In particolare, però, la psichiatra curante del ricorrente dissentirebbe
completamente da quanto riferito dal perito per quanto riguarda la diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa. Il Dr. med. J._ non
avrebbe analizzato in maniera corretta i criteri della diagnosi del disturbo
di personalità emotivamente instabile secondo ICD-10. Tale disturbo di
tipo impulsivo di cui sarebbe affetto A._ sarebbe presente dall'età
adulta e soddisferebbe tutti i criteri secondo l'ICD-10 per porre tale
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diagnosi (F60 risp. F60.30). Vi sarebbe da anni una marcata tensione ad
agire in maniera imprevedibile senza considerazione alle conseguenze,
una marcata tendenza al comportamento rissoso e al conflitto con gli altri
soprattutto quando le azioni impulsive sono ostacolate o censurate, una
tendenza a eccessi di collera o violenza con incapacità a controllare le
conseguenti esplosioni comportamentali e una difficoltà a continuare
qualsiasi azione che non trovi una gratificazione immediata. I
comportamenti impulsivi si ritroverebbero anche a livello dell'uso in
passato di sostanze tossiche, da anni sotto controllo con sessualità
inadeguata. Lo stile cognitivo, a differenza di quanto scritto dal perito,
sarebbe popolato da rappresentazioni caricaturali di aspetti buoni e orribili
e sarebbe caratterizzato da un trattamento dicotomico delle informazioni
con un classamento delle percezioni in termini mutualmente esclusive. Si
tratterebbe di un pensiero contrastato, in nero e bianco, soggettivo, saturo
di emozioni, intenso e contradditorio. Inoltre, se inizialmente a prevalere
sarebbe stata più la dimensione antisociale, nel corso degli ultimi anni
sarebbero soprattutto l'etero aggressività, l'irritabilità e la collera a essere
predominanti e ciò rappresenterebbe un fattore prognostico nettamente
sfavorevole. Il miglioramento del controllo emotivo che sarebbe sempre
stato l'obiettivo principale della psicoterapia con lui intrapresa sarebbe
sempre stato solo temporaneo. Il Dr. med. J._ avrebbe dunque
messo in dubbio a torto che il ricorrente soffra ad oggi delle gravi difficoltà
legate al disturbo personologico di cui sarebbe affetto, ritenendo che
appartengano solo al passato. Ciò non potrebbe corrispondere al vero
proprio per la natura della malattia stessa. La psichiatra riterrebbe pertanto
che il disturbo di personalità grave di cui sarebbe affetto A._
inciderebbe tutt'ora senza dubbio in modo importante sulla capacità
lavorativa. La stessa cosa varrebbe per l'episodio depressivo insorto nella
primavera 2017 e oggi solo parzialmente in remissione, contrariamente a
quanto riterrebbe il perito, tenendo presente che esso verrebbe ancora
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trattato con 20 mg di Paroxetina, dosaggio del tutto compatibile con un
episodio depressivo di grado lieve-medio. I criteri per tale diagnosi
sarebbero completamente ancora soddisfatti. Il paziente non avrebbe mai
amplificato o drammatizzato in maniera non sostenibile o incoerente i suoi
disturbi, tanto è vero che il perito non porrebbe diagnosi di disturbo fittizio
o di aggravamento funzionale dei sintomi.
5.2.3. Tutto sommato, dunque, nel suo rapporto medico la Dr.ssa med. D._
avrebbe esaminato approfonditamente tutti i punti essenziali, sarebbero
stati effettuati degli esami completi, sarebbero stati considerati i punti di
vista del paziente, l'anamnesi sarebbe completa e la descrizione del
contesto medico sarebbe chiara, come anche le sue conclusioni. Ne
conseguirebbe che, da un semplice confronto dei due rapporti medici, non
potrebbe non sorgere almeno un lieve dubbio, nonostante la psichiatra sia
curante del ricorrente. Apparrebbe anzi evidente che vi siano delle
importanti contraddizioni, perciò il ricorrente chiede di svolgere un'ulteriore
perizia da un medico indipendente, sotto rinvio dell'incarto all'Ufficio AI.
5.2.4. In sede di replica il 4 luglio 2019 il ricorrente ha inoltrato ancora un parere
di K._, esperto di sanità e socialità (act. B.8 ossia "doc. H"). Ha pure
trasmesso alla Corte gli ultimi certificati medici della psichiatra curante che
lo dichiarano inabile al lavoro al 50% fino alla fine di giugno 2019 (act. B.9
ossia "doc. I") e al 100% fino alla fine di luglio 2019 (act. B.10 ossia "doc.
L").
5.3. A mente di questa Corte vi sono effettivamente diversi punti imprecisi,
poco chiari, incongruenti e contraddittori nella perizia del Dr. med.
J._.
5.3.1. Innanzitutto si deve concordare con il ricorrente nella misura in cui censura
un'indicazione errata, da parte del perito, dell'inizio dell'inabilità al lavoro.
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Esso non ha avuto luogo il 20 giugno 2017, bensì il 6 giugno 2017, come
attestato dalla psichiatra curante e confermato in vari documenti, fra cui
quelli citati dal ricorrente. Questo errore, benché manifesto e non di
lievissima entità, preso isolatamente non giustificherebbe ancora di
dichiarare la perizia inattendibile. Vi sono però altri motivi che suscitano
dubbi quanto alla sua attendibilità.
5.3.2. La critica della psichiatra curante, anch'essa agente come perita in
questioni assicurative, nei confronti della perizia del Dr. med. J._ è
dettagliata, chiara e condivisibile. Nei suoi rapporti e in particolare nelle
osservazioni fatte nell'ambito dell'opposizione del 16 gennaio 2019
descrive diligentemente l'intero sviluppo del ricorrente, motivando
accuratamente le sue diagnosi. Con lei si costatano invece diverse lacune
e imprecisioni relativamente serie nell'anamnesi fatta dal perito, specie in
merito al disturbo di personalità, evidenziabile secondo lei già sin dalla fine
dell'adolescenza-inizio età adulta, ma anche rispetto alla famiglia e ai
problemi con la legge e l'alta conflittualità in genere. Innanzitutto manca,
come adduce giustamente il ricorrente, ogni menzione dei disturbi psichici
di natura depressiva della madre. Nella perizia fa difetto anche l'aspetto
delle relazioni interpersonali, proprio anche con la compagna, con i
membri della famiglia e con i clienti della sua ditta come pure con i soci
della sua ex-ditta, coinvolti in un contenzioso giudiziale in corso da anni.
La psichiatra curante, comunque, descrive in modo del tutto comprensibile
perché a suo dire un miglioramento del controllo emotivo non sarebbe
ancora stato raggiunto o semmai sempre solo temporaneamente. In tal
senso, la prognosi non può essere puramente favorevole come espressa
dal perito. Parimenti, secondo la psichiatra curante l'episodio depressivo
di cui soffre il ricorrente dal 2017 non sarebbe risolto, ma sarebbe anzi
trattato ancora con 20 mg di Paroxetina e i criteri per la diagnosi di episodio
depressivo di grado lieve-medio sarebbero ancora soddisfatti. Ciò
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contrasta con quanto affermato dal perito, senza che egli avesse
minimamente spiegato i motivi che l'hanno portato a tali affermazioni. Le
difficoltà legate al disturbo personologico di cui è affetto il ricorrente non
potrebbero essere messe in dubbio, sostiene la psichiatra curante, anche
perché affermare che sarebbero state presenti solo nel passato sarebbe
incompatibile con la traiettoria di vita del ricorrente e della sua malattia.
Anche a tale riguardo convince il ragionamento della psichiatra curante,
piuttosto che quello del perito. Infine con la psichiatra curante si costata
che non vi sono sufficienti indizi di amplificazione o drammatizzazione in
modo insostenibile o incoerente da parte del ricorrente riguardo ai suoi
disturbi. In ogni caso, come sottolinea giustamente la psichiatra curante, il
perito non ha posto una diagnosi di disturbo fittizio o di aggravamento
funzionale dei sintomi.
5.3.3. La questione che però suscita dubbi più di tutto il resto è la valutazione
della situazione dalla fine di maggio 2018 in poi. Mentre il perito sostiene
che il ricorrente sarebbe migliorato stabilmente e gli attesta un'abilità
lavorativa del 100%, con la psichiatra curante vanno costatati diversi punti
a sostegno del contrario o che perlomeno mettono fortemente in domanda
quanto affermato dal perito. Innanzitutto si concede che agli atti figura
un'abilità al lavoro del 50% da metà maggio 2018, proprio perché il
ricorrente aveva ripreso un'attività in misura del 50%. Tuttavia, come
giustamente addotto dalla psichiatra curante, mal si comprende come il
ricorrente dovrebbe essere stato abile al lavoro al 100% fino al giorno del
secondo ricovero nella Clinica F._ l'8 ottobre 2018, poi aver
dovuto essere ricoverato e infine essere improvvisamente guarito
completamente il giorno della dimissione il 2 novembre 2018. Considerata
l'evoluzione del ricorrente, ciò appare molto inverosimile. Inoltre il perito
non si è nemmeno espresso in merito ai certificati di inabilità lavorativa
rilasciati dalla psichiatra curante che attestano un'inabilità lavorativa del
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50% fino al 31 ottobre 2018 (act. C.44; act. C.41; act. C.50; act. C.53; act.
C.65) rispettivamente del 100% dall'8 ottobre 2018 (act. C.76 pag. 4),
purché abbia accennato a tali circostanze. Vi si aggiunge che l'inabilità
lavorativa del 50% dopo il 1° giugno 2018 è stata espressamente
confermata dal Dr. med. E._ su incarico dell'assicurazione d'IGM
nella sua relazione medico fiduciaria del 9 settembre 2018 (act. C.67), cioè
ancor prima del ricovero stazionario e anche prima della perizia qui
contesa. Pare così che d'un lato il perito abbia voluto confermare la
diagnosi e la valutazione dell'incapacità lavorativa della psichiatra curante
per il periodo fino a metà maggio 2018 ma dall'altro si sia invece discostato
per il periodo successivo, senza indicarne anche solo sommariamente il
motivo. Ciò appare contraddittorio e poco comprensibile. Non ha addotto
una ragione o un evento dal quale si potrebbe giustificare un netto
miglioramento presso il ricorrente dal 1° giugno 2018 in poi al punto tale
da poter confermare un'abilità lavorativa piena. Al contempo, secondo il
perito i sintomi depressivi e gli attacchi di panico sarebbero in remissione;
se ciò fosse il caso, però, mal si comprenderebbe perché egli dovesse
ritenere "efficace" e da proseguire la medicazione antidepressiva, del
resto rimasta invariata dal mese di gennaio 2018.
5.4. Riassumendo, perlomeno rispetto alle costatazioni del perito in merito alle
ripercussioni sull'abilità lavorativa dal 1° giugno 2018 in poi, le esigenze
stabilite dalla giurisprudenza all'attendibilità della perizia in domanda non
sono soddisfatte, cosicché la perizia non ha valore probatorio in
quell'ambito. Siccome però secondo il calcolo fatto dall'Ufficio AI il
ricorrente non raggiunge l'anno intero di attesa previsto dall'art. 28 cpv. 1
lett. b LAI per pochi giorni e che l'Ufficio AI, seguendo il perito, considera
non vi sia un'invalidità almeno del 40% al termine dell'anno di attesa,
occorre fare ulteriori accertamenti, sia in complemento o in precisazione
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della perizia agli atti. Nell'occorrenza questi accertamenti spettano
all'Ufficio AI.