# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b09f4153-055f-5f15-b04c-be62cc4e7bbb
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La _, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio il _ 1991 (cfr. doc. _, FUSC del _ 1991).
Lo scopo sociale consisteva nell'esercizio di un'officina di gommista e meccanica, ricostruzione pneumatici, ecc. (cfr. doc. _).
_ ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 29 settembre 1994 al 7 dicembre 1994 (cfr. doc. _), con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa _ AVS in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1992 al 30 giugno 1999.
La _ è entrata in mora con il pagamento dei contributi dal 1993. La Cassa ha iniziato per questo motivo ad inviare sistematicamente delle diffide dal mese di agosto 1993 ed ha promosso delle procedure esecutive dal mese di dicembre 1994 (cfr. doc. _).
Con decreti del 22 settembre 1999 e 2 novembre 1999, la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _ 1999).
La Cassa ha insinuato all'UF di _ il proprio credito di fr. 60'884.30 per contributi paritetici insoluti per gli anni dal 1995 al 1999, per quest'ultimo anno sino al mese di giugno, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
La procedura fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivo in data _ 1999, siccome nessun creditore aveva anticipato le spese, come richiesto nella pubblicazione apparsa sul Foglio Ufficiale svizzero (cfr. doc. _).
1.2. Costatato di aver subito un danno, il 2 ottobre 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 48'521.05 solidalmente con _ (amministratore unico dal 28 maggio 1999) concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati dal 1995 al 1999, per quest'ultimo anno solo per il mese di gennaio (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 31 ottobre 2000, _, rappresentato dall'avv. _, respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, adducendo di aver assunto la carica di amministratore unico della società su esplicita richiesta di _, il quale avrebbe determinato la volontà della società, essendo egli azionista unico e direttore della _.
_ considera pure una responsabilità causale dell'Ufficio di revisione, in quanto non sarebbe tempestivamente intervenuto nel 1997 nell'ambito delle proprie competenze secondo l'art. 729b cpv.2 CO. Il convenuto sostiene che se l'Ufficio di revisione fosse intervenuto avrebbe limitato il danno ritenuto che la società si sarebbe già trovata in una grave situazione finanziaria (cfr. doc. _).
1.4. Con petizione 1° dicembre 2000, la Cassa ha postulato la condanna di _ al risarcimento di fr. 48'521.05, in quanto il convenuto non avrebbe ottemperato agli obblighi di diligenza e vigilanza. La Cassa ha inoltre argomentato come segue:
"
(...)
Nella fattispecie, il convenuto sostiene che ad esercitare un potere effettivo sulla società ‐ quale organo di "fatto" ‐ sarebbe stato il signor _, azionista e direttore.
Al riguardo si sottolinea che l'esistenza di un amministratore di fatto non scarica, a priori, l'amministratore formale dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA inedita del 30 marzo 1993 in re D. S., consid. 3c; STCA inedita del 7 agosto 1996 in re 0. G, consid. 2.9).
In particolare, l'amministratore diligente non può mettere in pericolo o lasciare che sia messo in pericolo, il versamento alla Cassa dei contributi paritetici AVS.
Spetta in realtà all'amministratore, conformemente alla giurisprudenza, vigilare sulle persone incaricate della gestione e della rappresentanza, affinché rispettino le prescrizioni legali (DTF 114 V 223). Ciò non è avvenuto, poiché il convenuto ha assunto il mandato quale "prestanome", per altro ammesso dalla controparte medesima.
Purtroppo non aver fatto uso del potere decisionale che il mandato conferiva al convenuto, non lo scagiona dalla propria responsabilità ex art. 52 LAVS (STCA 13 febbraio 1995 in re W. P. S. B.) e ciò in considerazione dal fatto che la violazione delle norme legali è possibile anche per omissione.
Di conseguenza, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi dovuti, deve essere considerata un'inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).
Prove:
C.S.
3.2
Segnatamente alla presunta responsabilità causale dell'Ufficio di revisione sostenuta dalla controparte, l'attrice ritiene che tale affermazione è stata enunciata solamente per tentare di discolpare il convenuto.
Dapprima si evidenzia che la morosità della società è iniziata anteriormente alla nomina del revisore _, avvenuta il 16 ottobre 1997.
Infatti, l'attrice ha dovuto sollecitare, mediante intimazione ex art. 37 OAVS, il pagamento dei contributi paritetici già dal mese di agosto 1993 e dal mese di dicembre 1994, sono iniziate le procedure esecutive (la prova di tale asserzione è a disposizione, qualora venisse richiesta).
Trattandosi di una morosità durevole, questa permette di dedurre che la società ha procrastinato e differito costantemente il pagamento dei contributi.
Tale agire fa sorgere la responsabilità degli amministratori, ai quali incombe per legge la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società (STFA inedita del 27 giugno 1997 in re M.A.).
Per quanto attiene alla responsabilità dell'Ufficio di revisione nell'ambito di un'azione risarcitoria, ai sensi dell'art. 52 LAVS, la giurisprudenza federale, prescrive che deve essere provata la violazione colpevole di tale organo, in particolare del suo obbligo di informare il CdA.
Tuttavia, commette soltanto una negligenza lieve l'organo di controllo che non avverte il CdA della violazione delle prescrizioni se quest'ultimo è a conoscenza del fatto.
Nel caso in esame, il convenuto era a conoscenza degli scoperti contributivi: egli ha interposto opposizione ai precetti notificati alla società (Doc. _). Di conseguenza, è ingiustificato attribuire all'organo di revisione una qualsivoglia responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS.
Prove:
C.S.
4.
Secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla sua responsabilità, ai sensi dell'art. 52 LAVS, dalla data in cui ha dimissionato (RCC 1989, pag. 114, consid. 4), in quanto da quella data non ha più la facoltà di controllo sull'attività della ditta (DTF 109 V 86 consid. 13 = RCC 1983, pag. 475, consid. 13).
Il signor _ ha dimissionato da amministratore unico della società in data 12 febbraio 1999, ragion per cui la responsabilità dello stesso è limitata ai contributi paritetici insoluti e scaduti al 31 gennaio 1999, pari a fr. 48'521.05 (Doc. _).
Prove:
C.S.
5.
In considerazione dell'affermazione di controparte, segnatamente il ruolo di amministratore di fatto del signor _ o, l'attrice ha provveduto a notificargli la decisione di risarcimento danni."
(Doc. _)
1.5. Con risposta 15 gennaio 2001, il convenuto, rappresentato dall'avv. _, ribadendo quanto espresso con l'opposizione, ha precisato:
"
(...)
È vero che il convenuto assunse la carica di amministratore unico della _ (in sostituzione della precedente amministratrice signora _) dal 29 settembre 1994; ma è altrettanto vero che, nemmeno 3 mesi più tardi, il sig. _ ‐ mediante invio raccomandato del 7.12.1994 alla _ (doc. _) ‐ rassegnava, con effetto immediato, le dimissioni da AU della società. Tale decisione era dettata dal fatto che il convenuto, in poco tempo, aveva avvertito una certa approssimazione nella gestione della _, imputabile al sig. _, già allora direttore della ditta. Per cui, non vedendoci chiaro, preferì togliersi dagli impicci. Tuttavia, per svariate ragioni, non ultima la grossa difficoltà nel reperire un'altra persona disposta a subentrare formalmente nella carica, il succitato sig. _ (azionista unico della società) non convocò mai l'assemblea generale per perfezionare la sostituzione dell'AU. Con il risultato che il convenuto, il quale riteneva ‐ in perfetta buona fede ‐ che la questione fosse liquidata, rimase iscritto a RC sino al 14.5.1999. Nel novembre 1998, accortosi che la cancellazione del suo nome dal RC non era stata effettuata, il sig. _ incaricò il sottoscritto legale di chiarire la faccenda. Purtroppo, il 30 gennaio 1999, il convenuto rimase vittima di un grave infortunio professionale che gli provocò diverse lesioni, tra cui un forte trauma cranico, che ne comportarono il ricovero, in stato di profondo coma, all'_, presso il quale egli rimase degente per diversi mesi. In quell'infausto periodo il sig. _ si trovò più volte in punto di morte e venne operato a più riprese da neurochirurghi dell'ente di cui sopra. Le terapie per salvargli la vita si protrassero molto a lungo e la guarigione fu lenta e dolorosa. Tuttora il convenuto segue settimanalmente sedute di fisioterapia riabilitativa, è totalmente inabile al lavoro e soffre comunque sempre di frequenti, importanti amnesie; amnesie che gli hanno impedito dì reperire prima il qui allegato doc. _, casualmente ritrovato gli scorsi giorni. Sempre per le medesime amnesie il sottoscritto patrocinatore non ha potuto ottenere dal mandante le necessarie spiegazioni e, di riflesso, non è stato in grado di argomentare e documentare in modo più puntuale l'opposizione del 31 ottobre u. s.. Quanto precede conferma comunque le dichiarazioni contenute nella menzionata opposizione, nel senso che il sig. _, sostanzialmente, non si era mai occupato della gestione della _ e non aveva alcun potere decisionale, dato che l'intera gestione era curata dal sig. _.
Prove: doc., si richiama dalla _ l'intero fascicolo relativo all'infortunio subìto dal convenuto il 30.1.1999 e dall'_, le cartelle cliniche concernenti il suo ricovero intervenuto in stessa data.
Ad 2,3,4,5 e 6) Agli atti
AL DIRITTO
Ad 1 e 2) Ammesso
Ad 3) Contestato
Quanto indicato al precedente § 1 e comprovato dal doc. _, basterebbe ad evidenziare l'infondatezza della pretesa di parte attrice. Infatti l'insorgenza del danno di cui vien chiesto il risarcimento (al più presto il 21.3.1995 ‐ doc. _) è posteriore alla data d'inoltro delle dimissioni del convenuto dalla carica di AU della _ (7.12.1994). Infatti da quel giorno il sig. _ non aveva più alcuna facoltà di controllo sull'attività aziendale, per cui, per stessa ammissione di controparte e conformemente alla giurisprudenza del TFA, egli è liberato da un'eventuale responsabilità ex art. 52 LAVS.
Ma anche ove così non fosse, le argomentazioni di parte attrice non sono pertinenti. In particolare il tentativo di evidenziare un'assenza di responsabilità a carico del sig. _, revisore della società, non regge.
Controparte dà per scontata la conoscenza, a partire dal novembre 1996, degli scoperti contributivi da parte del convenuto (poiché questi avrebbe interposto opposizione ai PE intimati alla SA) allorquando tale conoscenza scontata non lo è affatto. Intanto il sig. _, come detto, non si occupava della gestione della _, che era invece svolta integralmente dal sig. _. A maggior ragione poi, visto l'inoltro delle dimissioni di cui al doc. _, circostanza evidentemente nota all'ultimo citato, che non aveva quindi alcuna ragione di informare il convenuto circa l'andamento della ditta.
In secondo luogo perché comunque le firme che figurano in calce ai docc. _, non sono state apposte dal sig. _. Per accertarlo basta un semplice raffronto con quella che figura sulla procura di cui al doc. _. Per cui, scartata l'ipotesi che il convenuto fosse a conoscenza della disastrata situazione finanziaria della _, occorre considerare la responsabilità del sig. _, revisore della società. Questi infatti non poteva non sapere che, perlomeno dalla seconda metà del 1997, la ditta in oggetto era spesso destinataria di precetti esecutivi per cospicui importi e che dall'inizio del 1998 l'insolvenza della società era evidente, come del resto dimostrato dal doc. _. Il che avrebbe dovuto indurre il sig. _ a depositare senza indugio i bilanci aziendali in Pretura, visto che l'amministrazione, o chi per essa, non vi provvedeva. Tale obbligo è espressamente previsto dall'art. 729 b cpv. 2 CO ed incombe all'ufficio di revisione allorquando l'insolvenza è manifesta. Come appunto nel presente caso.
Sul tema specifico vedasi P. Böckli, Das neue Aktienrecht, ed. Schultess 1992, pag. 464, ni. 1713 e 1714. L'aver contravvenuto a tale obbligo comporta una colpa grave a carico del sig. _ ex art. 52 LAVS, in nesso causale con il danno lamentato dalla Cassa attrice. Infatti se il fallimento della _ fosse stato pronunciato tempestivamente, l'ammanco contributivo sarebbe stato di molto inferiore. Da qui una responsabilità certa del succitato nella fattispecie. (...)" (Doc. _)
1.6. Con osservazioni del 14 febbraio 2001, la Cassa ha precisato che quand'anche si dovessero ritenere effettive le dimissioni del dicembre 1994, _ avrebbe continuato comunque ad occuparsi della gestione della società fino al mese di febbraio 1999. La Cassa precisa che il convenuto avrebbe ricevuto personalmente i precetti esecutivi ed avrebbe sottoscritto i bilanci della società dal 1995 al 1997 (cfr. doc. _)
1.7. A seguito di un accertamento effettuato dal TCA, in data 10 settembre 2001 il convenuto ha precisato:
"
Riscontro la Sua del 7 c.m. e relativo allegato, in merito al quale non posso far altro che confermare integralmente quanto illustrato al § 1 dei fatti ed al § 3 del diritto della risposta del 15.1.2001, nel senso che il Signor _ non si è mai occupato della gestione della _ posteriormente al 7.12.1994, data dell'inoltro delle sue dimissioni dalla carica di amministratore unico. E questo perché tutta l'amministrazione era svolta dal Signor _, direttore ed unico azionista della SA, il quale firmava atti e documenti societari utilizzando il nome del Signor _ e, sempre a nome del resistente, faceva opposizione ai numerosi PE che la Società riceveva, non solo dalla Cassa attrice, ma anche dai numerosi altri creditori.
Si ribadisce che il Signor _ personalmente e di suo proprio pugno non ha mai sottoscritto nulla per conto della _ (né bilanci aziendali, né altro) e non era orientato sull'andamento della ditta, anche perché avendo dimissionato appena 3 mesi dopo l'entrata in carica, egli non aveva alcun motivo per interessarsene.
Il mio mandante contesta quindi le illazioni di controparte, del tutto campate in aria e per nulla documentate." (Doc. _)
1.8. A seguito di un accertamento effettuato dal TCA, in data 11 settembre 2001, la Cassa ha osservato che:
"
con riferimento all'ordinanza del 7 settembre 2001 concernente la causa di cui a margine, vi comunichiamo di non essere in possesso delle dimissioni che avrebbe presentato il convenuto in data 12 febbraio 1999. Tale fatto risulta dal verbale dell'assemblea generale straordinaria (Doc. _).
L'attrice ha solo potuto visionare l'incarto fiscale e per questo motivo ne ha chiesto l'edizione (cfr. scritto 14 febbraio 2001 a pagina 2)." (Doc. _)
1.9. Interrogato dal TCA sulle dimissioni di _ del 7 dicembre 1994, l'ex revisore della società _, in data 24 settembre 2001 ha risposto:
"
faccio riferimento alla lettera del 07.09.01 e vi comunico che il Sig. _ ha dato le sue dimissioni correttamente.
Sono stato incaricato di eseguire la revisione dei conti dell'esercizio chiuso al 31.12.1997.
Dopodiché ho chiesto la mia cancellazione quale ufficio di revisione all'amministrazione della società. Non ricevendo più alcun bilancio ho considerato chiusa la questione." (doc. _)
1.10. A seguito di un accertamento del TCA, in data 3 ottobre 2001 _, per il tramite del suo rappresentante Avv. _, ha precisato:
"
(...)
Nonostante le dimissioni, il signor _ ha proseguito la propria attività di amministratore anche dopo le dimissioni del 7 dicembre 1994. In particolare, considerato come la società non riusciva a trovare un sostituto, egli ha continuato a fungere da AU sino all'estate del 1999.
La sua attività è rimasta quella di amministratore. Era infatti il signor _ a siglare i bilanci di fine anno ecc. E' pur vero che la gestione effettiva della società era operata dal signor _, al quale il signor _ chiedeva spesso delucidazioni sugli affari in corso.
Relativamente alla risposta presentata in data 15 gennaio 2001 dal signor _, il mio mandante presenta la seguente presa di posizione.
Ad. 1: Il signor _ non conosce i motivi che hanno indotto il signor _ a rassegnare le dimissioni. E' certo vero che la fallita _ presentava bilanci in perdita, ma questo fatto non rappresentava motivo di particolare preoccupazione, almeno nel 1994, in quanto legato alla normale fase di avviamento di una società di recente costituzione. Peraltro, se la situazione fosse stata tanto compromessa, non si comprende allora per quale motivo il signor _ sia rimasto in seno alla società per altri 5 anni.
Non è inoltre corretto quanto indicato relativamente alla non convocazione dell'assemblea generale. Il signor _ ha rassegnato le dimissioni temendo che la situazione potesse peggiorare e che in qualità di AU si sarebbe trovato esposto ad eventuali responsabilità. L'intenzione era dunque quella di alleggerire la propria posizione attraverso una lettera di dimissioni, seguitando però a svolgere l'attività precedente come se ciò non fosse mai avvenuto.
Fu dunque di comune accordo tra _ e _ che non vennero mai formalizzate dinanzi all'assemblea generale le dimissioni.
Il signor _ era dunque perfettamente a conoscenza del fatto che era ancora iscritto a Registro di Commercio quale AU in quanto questa era la sua precisa intenzione. Peraltro, ciò è comprovato dal fatto che il signor _ ha proseguito a firmare i bilanci e ad occuparsi della società per oltre 5 anni. E' certo vero che la gestione effettiva veniva condotta dal signor _, ma il signor _ seguitava a chiedere informazioni contabili, verificare i bilanci intermedi, esaminare i conti e siglare il bilancio finale.
Ad 3: Non può che essere respinta ogni affermazione di non conoscenza della situazione contabile della società. Come già indicato, seppur non svolgendo direttamente la gestione, il signor _ partecipava all'attività aziendale (e ciò fino al 1999), chiedendo delucidazioni sulle operazioni della fallita _.
Pure i precetti esecutivi erano a lui noti, in quanto in qualità di amministratore iscritto a RC, tali atti venivano notificati a lui.
Egli era dunque perfettamente informato della situazione finanziaria della società. In questo senso, pure il fatto che vi erano scoperti AVS era a lui nota.
Le firme sui bilanci sono del signor _a, il quale come detto, ha proseguito a siglare i bilanci quale amministratore fino all'estate del 1999." (Doc. _)
1.11. In data 22 ottobre 2001 _ ha osservato che:
"
(...)
Le spiegazioni del 3.10.2001, fornite dal sig. _ tramite il suo legale, confermano, almeno in parte, le dichiarazioni di causa del sig. _, nel senso che le sue dimissioni da AU della _ sono effettivamente state rassegnate il 7.12.1994 e che l'intera gestione della ditta è sempre stata svolta dallo stesso sig. _. Questi si occupava della tenuta dei libri contabili, dell'allestimento dei bilanci e delle dichiarazioni fiscali (che sottoscriveva a nome del sig. _, guardandosi bene però dall'informarlo di tali scorrettezze) e più in generale di tutte quelle operazioni amministrative che la conduzione di una ditta comporta. Il sig. _, ritenendosi completamente estromesso dalla SA dopo il 7.12.1994, non aveva alcuna ragione di chiedere delucidazioni sull'andamento dell'attività e non era quindi orientato su eventuali difficoltà di bilancio. Anche perché il sig. _, lo si ribadisce per l'ennesima volta, non ha mai sottoscritto alcunché per conto della _: né ordini di bonifico bancario o postale, né bilanci o dichiarazioni fiscali, né altri documenti, e nemmeno ha mai interposto opposizione a PE intestati alla ditta, che venivano peraltro recapitati presso gli uffici aziendali situati a _. Al proposito vale la pena di rammentare che, all'epoca, il sig. _ lavorava nel Canton _ e rientrava in Ticino solo saltuariamente. Di modo che è escluso che eventuali atti per conto della _ avrebbero potuto essergli notificati al suo domicilio a _. Quanto dichiarato dal sig. _ nello scritto del 3 c. m. (per evidenti necessità di procedura) non corrisponde a verità. Si tratta di un goffo tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità per il danno arrecato all'attrice, ribaltando colpe esclusivamente sue sulle spalle di chi, nella vicenda, non aveva nulla a che vedere.
Quanto all'iscrizione a RC, il sig. _ aveva a più riprese chiesto al sig. _ (azionista unico della SA), di formalizzare la cancellazione del suo nome da amministratore della ditta, ricevendo sempre promesse mai mantenute. Solo l'intervento del sottoscritto legale, effettuato dopo il grave infortunio subìto dal sig. _ alla fine di gennaio del 1999, permise di sbloccare la situazione.
Ovvio che in tali circostanze al mio mandante non può esser imputata alcuna colpa, tanto meno grave, per il danno lamentato dalla CCC AVS/AI/IPG, dato che questi dal 7.12.1994 non ha più avuto alcuna facoltà di controllo sull'attività della _." (Doc. _)
1.12. A seguito di un accertamento effettuato preso l'UT Persone giuridiche, il TCA ha concesso alle parti di visionare l'incarto fiscale della _ e di presentare eventuali osservazioni in merito nel termine di 10 giorni (cfr. doc. _).
1.13. In data 9 novembre 2001, il legale del conevenuto ha osservato che:
"
Ho esaminato le copie dei bilanci 1995, 1996 e 1997 della _, inviatemi il 2 novembre u.s., e constato che, eccettuata - forse - la firma apposta in calce al bilancio del 1995, tutte le altre risultano esser assai diverse da quelle che figurano sul rogito del 14.9.1994, uniche - queste ultime - ad esser state apposte indubitabilmente dal sig. _. Si tratta quindi di evidenti contraffazioni, alcune delle quali peraltro di scarsa qualità, che saltano immediatamente all'occhio, anche di chi è profano in materia. Il sig. _ ribadisce pertanto quanto sostenuto precedentemente e, con la presente, solleva formalmente l'eccezione di falso, chiedendo che venga esperita una perizia calligrafica." (Doc. _)
1.14. In data 20 novembre 2001, la Cassa ha osservato che:
"
con riferimento al procedimento di cui a margine ed in particolare alla richiesta di controparte, presentata in data 9 novembre 2001, di effettuare una perizia calligrafica, l'attrice non si oppone, qualora l'autorità giudicante ritenesse necessario procedere a tale verifica.
Ci permettiamo portare all'attenzione i documenti _ e _, i quali sono stati sottoscritti dal convenuto secondo due modalità diverse. Premettendo l'autenticità di queste firme, vi è una forte somiglianza tra la firma del doc. _ e quella apposta sul formulario della dichiarazione fiscale 1997 e sui relativi allegati." (Doc. _)
1.15. Il TCA dopo aver acquisito agli atti la documentazione relativa alla cancellazione del 6/7 maggio 1999 da amministratore unico della _, ha richiesto alla Cassa e a _ di produrre copia delle dimissioni del 12 febbraio 1999 menzionate nel verbale dell'assemblea generale straordinaria del 30 aprile 1999 (cfr. doc. _). Lo stesso legale del convenuto, in data 4 dicembre 2001 ha fornito copia del documento richiesto osservando (cfr. doc. _):
"
Ricevo la sua del 28 novembre u.s., con allegata la corrispondenza intercorsa con l'attrice, volta a reperire la lettera di dimissioni del 12.2.1999, citata nel doc. _, il cui originale risulta introvabile. In seno alla presente le faccio avere un duplicato di tale documento, di cui conservavo copia nel mio fascicolo. Come potrà rilevare si tratta dello scritto di dimissioni da AU che, a nome del sig. _, alla data succitata avevo trasmesso per raccomandata alla _.
All'epoca, come più volte ribadito, il mio cliente si trovava degente in coma presso l'_ a causa di un grave infortunio, e chi scrive ignorava che le dimissioni fossero già state inoltrate dal diretto interessato il 7.12.1994. Ove fossi stato al corrente della circostanza (di cui ho saputo solo durante il mese di dicembre 2000) avrei semplicemente richiamato la prima lettera di dimissioni, chiedendo alla Società di formalizzare la cancellazione del nominativo dalla carica di AU a RC. Tanto più che il sig. _, malgrado l'indebita iscrizione a RC, non aveva alcuna funzione in seno all'impresa, ciò che è confermato, tra le altre cose, anche dal fatto che, per esempio, sulla dichiarazione fiscale per l'anno 1997 (doc. _) quali persone abilitate a rilasciare informazioni complementari furono indicati i sigg. _ e _, ma non il mio patrocinato, che con l'andamento societario non c'entrava assolutamente nulla. E _ lo sapeva anche se ora, per evidenti motivi, lo nega." (Doc. _)
1.16. A seguito di ulteriori accertamenti effettuati dal TCA, in data 6 febbraio 2002, il legale di _ ha osservato:
"
(...)
il sig. _ (per le note ragioni più volte esposte) ignora chi abbia allestito i bilanci della _ negli anni dal 1995 al 1997. Probabilmente si tratta delle stesse persone che hanno riempito le dichiarazioni fiscali, presentate in quel periodo, cui i citati bilanci erano allegati: vale a dire il sig. _ (già direttore e azionista unico della società fallita) e tale sig. _ (della _).
Ossia quelle stesse persone che, ritenendosi sufficientemente competenti per rilasciare informazioni complementari, hanno indicato i rispettivi nominativi sulla prima pagina della dichiarazione fiscale 1997 della _ (all. _).
Direi di sottoporre ai due succitati il quesito rivolto al mio mandante." (Doc. _)
In data 9 febbraio 2002, _, su richiesta del TCA, ha comunicato il nome del responsabile e della fiduciaria che ha allestito i bilanci del 1995, 1996 e 1997 (_; cfr. doc. _)
In data 15 febbraio 2002 la cassa ha osservato:
"
con riferimento al procedimento di cui a margine ed in particolare all'ordinanza del 12 febbraio 2002, prendiamo atto che i bilanci per gli anni 1995 - 1997 furono allestiti da una fiduciaria. Tale informazione non chiarisce comunque l'obiezione del convenuto.
Tuttavia, riteniamo che potrebbe essere utile verificare gli estremi del mandato attribuito alla _, segnatamente se esso includeva pure l'allestimento della/e dichiarazione/i fiscale/i; per quali anni; le modalità della sottoscrizione della/e dichiarazione/i fiscale/i dei relativi allegati, in particolare se la sottoscrizione è avvenuta presso la fiduciaria, chi vi ha provveduto; in caso contrario, a chi è stata consegnata la documentazione per la sottoscrizione." (Doc. _)
1.17. In data 18 febbraio 2002, _ ha così risposto ai quesiti postigli dal TCA:
"
(...)
1. I bilanci 1995 e 1996 sono stati allestiti dalla _, di cui ero amministratore unico, sulla base dei documenti giustificativi messi a disposizione da chi gestiva la _.
2. Non sono in grado di ricordare a chi siano stati consegnati i bilanci 1995 e 1996.
3. La firma apposta sui bilanci 1995 e 1996 è quella del signor _, in questi anni amministratore unico della _.
La firma apposta sull'allegato ai conti annuali al 31.12.1996 è quella del signor _ residente a _.
4. Non sono in grado di riferire se il signor _ abbia firmato i bilanci 1995 e 1996 in mia presenza o meno." (Doc. _)
1.18. Invitato a prendere posizione sui documenti _ e relativi allegati, in data 18 febbraio 2002, _ (amministratore unico della _ dal 21 maggio 1999) , per il tramite del suo rappresentante, avv. _, ha osservato:
"
(...)
Per quanto attiene il ruolo assunto dal signor _ e risultante dalla documentazione trasmessagli con suo scritto dell'8 febbraio u.s., non posso che ribadire quanto segue:
1.
II signor _ per conto della spett. _, ha svolto mansioni di contabilità esterna dal 1997.
2.
Per l'esercizio 1996 la spett. _ era stata infatti organo di revisione della società (fallita) _;
3.
Nello svolgimento della sua attività il signor _ ha operato nel pieno rispetto delle norme contabili vigenti, attenendosi scrupolosamente ai principi imposti dall'esercizio della sua professione.
4.
La persona di riferimento del signor _ è sempre stato il signor _, azionista unico e titolare unico dell'attività svolta dalla società.
5.
Il signor _ non ha mai avuto alcuna possibilità di influenzare le scelte operate dall'azionista nè le strategie aziendali, impegnandosi peraltro in prima persona a rendere edotti i terzi fornitori/creditori sugli sviluppi della situazione finanziaria della società.
6.
L'indicazione del nominativo del signor _ in calce alla dichiarazione fiscale relativa all'esercizio 1997 è puramente formale e non comporta alcuna responsabilità in relazione al contenuto della dichiarazione medesima
7
.
II signor _, persona informata sui fatti contabili, non è in grado di esprimersi sulle asserite contraffazioni della firma del signor _, mentre può confermare che l'effettivo titolare dell'azienda era il signor _. (...)"
(Doc. _)
1.19. In data 26 febbraio 2002, _, per il tramite dell'avv. _, ha aggiunto:
"
Ricevo il suo invio del 22 c. m. e relativi allegati _ e prendo atto della conferma che i bilanci della _, per gli anni 1995 e 1996, sono stati allestiti dalla _, di cui era AU l'avv. _. Ribadisco nuovamente che tali bilanci non sono stati sottoscritti dal sig. _, il quale, lo sottolineo, non conosce l'avv. _, non l'ha mai incontrato, non ha mai avuto contatti con lui, né telefonici né sotto altra forma, e quindi non gli ha mai conferito alcun mandato, né per conto proprio, né per conto di terze persone.
Ciò stante, l'avv. _ dovrebbe chiarire chi gli aveva a suo tempo dato l'incarico di allestire i bilanci della _ (questo forse lo ricorderà) e spiegare come egli possa dichiarare, al n° 3 del suo scritto del 18.2.2002, che "la firma apposta sui bilanci 1995 e 1996 è quella del sig. _ " (che però è domiciliato - da sempre - a _ n. d. r.), se poi al n° 4 della medesima lettera egli "non è in grado di riferire se il sig. _ abbia firmato i bilanci in sua presenza o meno". Perché delle due l'una: o l'avv. _ ha visto _ firmare i bilanci (e allora lo può dichiarare), oppure non l'ha visto (e allora si astenga da simili affermazioni)."
In data 27 febbraio 2002 la Cassa ha ribadito:
"
con riferimento al procedimento di cui a margine ed in particolare all'ordinanza del 22 febbraio corr
i
le comunichiamo che la Cassa non ha osservazioni da presentare alle lettere del 18 febbraio 2002 dell'avv. _ rispettivamente dell'avv. _.
L'attrice ribadisce quanto espresso nello scritto 20 novembre 2001, il contenuto del quale non è stato contestato. Peraltro va evidenziato che il funzionario postale ha indicato, sui precetti esecutivi indicati quali Doc. _, che gli stessi furono notificati al signor _. Di conseguenza, il convenuto vi ha apposto di proprio pugno la firma."
Con scritto 9 marzo 2002, _ ha osservato:
"
in risposta alla vostra lettera del 04.03.2002, vi confermo che, i bilanci della _ del 1995 / 1996, sono stati allestiti dalla _, e firmati dal Signor _, come da copie allegati.
Inoltre, confermo che il Signor _ conoscesse il Signor Avv. _, come pure il suo team di collaboratori che allora erano alle dipendenze della _.
Naturalmente, trovo al quanto infondata la presa di posizione del Signor Avv. _ nella sua lettera del 26.02.02, in quanto, il Signor _ in quegli anni era amministratore unico della _, anche se di fatto ero io sottoscritto, _ a gestire la _." (Doc. _)
In data 16 aprile 2002, il legale _ ha contestato il contenuto di quest'ultimo scritto (cfr. doc. _).
1.20. In data 30 aprile 2002, _, prendendo posizione sullo scritto dell'avv. _ del 26 febbraio 2002, ha precisato:
"
(...)
1. non corrisponde al vero quanto affermato dall'Avv. _ nella sua lettera del 26 febbraio u.s. dove dice "che il Signor _ non conosce l'Avv. _, non l'ha mai incontrato, non ha mai avuto contatti con lui, né telefonici né sotto altra forma"; è vero invece che il Signor _ è stato 1 o 2 volte nei nostri uffici accompagnato dal Signor _;
2. il mandato di allestire i bilanci della _ ci è stato affidato dagli allora azionisti della stessa, Signor _ (salvo errore) Signor _;
3. ammetto che la mia risposta al punto 3 della missiva del 18 febbraio u.s. debba essere precisata, nel senso che ho letto il nome _ in calce ai bilanci 1995 e 1996 ma che, non avendo la certezza che quest'ultimo li abbia sottoscritti in mia presenza, non posso escludere che per ipotesi la firma sia stata apposta da una terza persona;
4. confermo di non essere in grado di riferire se il Signor _ abbia firmato i bilanci 1995 e 1996 in mia presenza." (Doc. _)
1.21. In data 15 maggio 2002 il TCA ha chiesto a _ di precisare quando _ e _ sarebbero stati presso il suo ufficio (cfr. doc. _).
In data 17 ottobre 2002 _ ha prodotto una serie di documenti che attesterebbero la data della visita di _ e _ presso il suo ufficio (cfr. doc. _).
In data 30 ottobre 2002 ha ancora aggiunto di non essere in possesso del verbale dell'assembleare del 27 ottobre 1995 ritenendo che il protocollo non fu allestito (cfr. doc. _).
Tutti i documenti sono stati inviati alle parti per conoscenza con la facoltà di formulare eventuali osservazioni entro 5 giorni (cfr. doc. _).
1.22. In data 9 dicembre 2002, presenti _, Avv. _ (rappresentante del convenuto) Avv. _ e _ per la Cassa, è stato sentito quale teste il signor _ (cfr. doc. _).
Il teste _ ha riferito quanto segue:
"
La Società _ di cui sono stato amministratore unico dal 1991 sino al 1999-2000 aveva ricevuto da parte della _ il mandato di allestire la contabilità sulla base dei documenti che venivano consegnati "90 sul 100" da parte del sig. _.
Ebbi modo di conoscere nell'ambito di tale mandato sia il sig. _ che il sig. _. Per quanto riguarda quest'ultimo ricordo di averlo incontrato al massimo due volte; presumo che una prima volta lo incontrai in occasione dell'assemblea generale ordinaria della _ relativa all'esercizio 1994. Mi viene ostenso il doc. 79/1-3 che concernono il primo la convocazione all'assemblea ordinaria, il secondo concerne miei appunti relativi all'assemblea avvenuta il 27.10.1995 e il terzo concerne il rapporto orario che conferma il fatto che l'assemblea è veramente avvenuta.
La nostra società si occupava della contabilità e dell'allestimento dei bilanci in occasione del quale prima dell'assemblea prendevamo contatto col revisore al fine di allestire il relativo rapporto di revisione. Prima dell'assemblea sottoponevamo il bilancio con il relativo rapporto normalmente al sig. _.
La nostra società ha allestito i bilanci 1995-1996 (come risulta dal mio scritto 18.2.2002 al TCA). Siamo stati incaricati di allestire questi bilanci dal sig. _. Non mi risulta che i suddetti bilanci siano mai stati sottoscritti in mia presenza.
Mi ricordo che il sig. _ mi fu presentato dal sig. _ come amministratore della società e ciò se ben ricordo in un periodo antecedente il 1994.
Secondo me a gestire e ad occuparsi della conduzione della società era il sig. _ e posso affermare ciò in quanto per es. se c'erano delle trattative da fare che concernevano pagamenti di forniture o cose di questo genere era il sig. _ ad occuparsene. Non sono in grado di rispondere se il sig. _ si occupasse anch'esso della gestione e della conduzione della _.
Ricordo che sin dall'inizio dell'assunzione del mandato, tutti i documenti necessari all'allestimento dei bilanci aziendali mi erano stati consegnati dal sig. _. Forse in un paio di occasioni qualche giustificativo mi venne portato dal sig. _ coazionista assieme al sig. _ della SA. Successivamente il sig. _ desiderava che il sig. _ abbandonasse la SA, cedendogli la sua quota parte di azioni. Non se ne fece nulla, almeno a quanto ne so, dato che i due non trovavano un accordo sul prezzo di cessione delle azioni.
Riguardo al momento in cui ho incontrato il sig. _ e qui mi riferisco al mio scritto 17 ottobre 2002 al TCA con i relativi allegati, preciso che questo incontro avvenne in occasione dell'assemblea generale ordinaria del 27 ottobre 1995, relativo all'approvazione dei conti per l'esercizio 1994, dove erano presenti oltre al sig. _ in veste di amministratore unico anche gli azionisti, il revisore e il sottoscritto.
Ad eccezione di questa assemblea io non ho mai partecipato a nessun'altra assemblea né ordinaria, né straordinaria della _ " (doc. _).
Dalla discussione di causa è emerso inoltre quanto segue:
"
A domanda del GD delegato relativamente alla mia lettera di dimissione del 7 dicembre 1994 (vedi doc. _) (n.d.r. il convenuto dichiara) posso precisare che tale lettera recapitata alla spett.le _ è stata ritirata dal sig. _, il quale si occupava della gestione della società.
Il patrocinatore del sig. _ fa presente che quest'ultimo a seguito di un grave infortunio in occasione del quale ha riportato un trauma cranico non è in grado di ulteriormente rispondere a domande relative alla vertenza in questione.
Il sig. _ precisa in ogni caso che dopo il 1994 faceva capo al magazzino della _ quale deposito di mio materiale (gomme) che utilizzavo nell'ambito della mia attività di rally. Per il resto mi limitavo qualche volta ad aiutare gli operai della ditta e ciò in particolare in occasione dei miei rientri in Ticino, nel periodo in cui risiedevo a _ per motivi di lavoro.
Non ricordo di avere "teoricamente" mai sottoscritto alcunché per conto della _ dopo le mie dimissioni del dicembre 1994.
La rappr. della Cassa rileva come i precetti esecutivi i cui doc. _ datati 22 novembre 1996 rispettivamente 1° ottobre 1997 siano stati recapitati al sig. _.
Dopo ampia discussione su domanda del GD delegato il patrocinatore di _ dichiara di mantenere l'eccezione di falso sollevata con scritto 9.11.2001 al TCA. Richiesto dal GD delegato il rappr. del convenuto indica nella persona del sig. _ l'autore delle contraffazioni oggetto di eccezione.
La rappr. della Cassa produce agli atti due precetti esecutivi recanti la data 23.11.1998 il primo e 21.8.1998 il secondo. Entrambe i precetti fatti spiccare dalla _ indicano quale debitore la _ e quale amministratore unico _, _. Entrambi i precetti risultano essere stati consegnati al sig. _ il primo il 27.11.1998, il secondo il 29.8.1998. L'opposizione interposta ai due precetti risulta sottoscritta dal sig. _.
I due citati precetti unitamente alle rispettive documentazioni vengono acquisiti agli atti
A tale riguardo il patrocinatore del convenuto rileva che la firma apposta sui precetti esecutivi, siano questi stati notificati a _ e a _ non cambia la sostanza delle cose, in quanto tali atti non dimostrano che il destinatario del precetti esecutivi avesse il potere decisionale in seno alla SA. È facoltà anche del più umile impiegato di un'azienda interporre opposizione a un atto esecutivo che gli viene recapitato, ma questo non significa ancora che tale persona abbia qualcosa da dire nella conduzione aziendale.
La Cassa chiede come mai il sig. _ ha partecipato all'assemblea generale ordinaria tenutasi il 27.10.1995 quando esso sarebbe stato amministratore unico della società dal 29 settembre 1994 al 7 dicembre 1994.
In risposta il rappr. del convenuto osserva che l'esercizio aziendale in oggetto concerneva appunto il 1994, epoca nella quale anche se per una breve durata, il sig. _ era amministratore unico della società a tutti gli effetti. Ovvio quindi che egli abbia partecipato all'allestimento dei bilanci e all'assemblea generale che doveva ratificargli.
A domanda della Cassa a sapere come mai in occasione di tale assemblea egli non abbia formalizzato le proprie dimissioni del dicembre 1994 il convenuto osserva che non spettava a lui formalizzare alcunché, dato che la revoca del mandato era avvenuta con regolare invio raccomandato alla SA un anno prima. Compito di accettare le dimissioni di un amministratore in carica e quindi formalizzare la cancellazione RC del nominativo, e quello dell'assemblea generale della SA. Non era quindi colpa di _ se tutto ciò non è stato fatto " (doc. _)

## Considerations

in diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.2. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Nell'evenienza concreta, dagli specchietti concernenti l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc. _), dagli estratti conto dei contributi e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno ammonta dunque a fr. 48'521.05 (cfr. consid. 1.4.).
Tale importo non è del resto stato contestato dal convenuto.
2.3. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.4. La Cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.5. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.6. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa G.C.; inc. _), la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
_ ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 29 settembre 1994 al 7 dicembre 1994 (cfr. doc. _), con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
2.6.1. Il convenuto ritiene di non poter essere reso responsabile del danno causato alla Cassa in quanto egli si sarebbe dimesso nel dicembre del 1994. La Cassa per contro sostiene che, al di là delle dimissioni del 7 dicembre 1994, il convenuto avrebbe comunque continuato ad agire come amministratore.
In data 30 aprile 1999 ha avuto luogo l'assemblea generale straordinaria della _ presso lo studio dell'avv. _ i. Dal verbale dell'assemblea straordinaria emerge quanto segue:
"
(...)
Presiede l'assemblea il sig. _ che designa la signorina _ quale segretaria.
Il Presidente constata e fa constatare la presenza dell'intero capitale sociale. Trattasi quindi di assemblea plenaria ai sensi dell'art. 701 CO. Essa è stata regolarmente convocata con invio raccomandato del 2.3.99 del rappresentante dell'AU sig. _, per deliberare sul seguente ordine del giorno:
1. Dimissioni dell'attuale amministratore unico.
2. Nomina del nuovo amministratore unico.
3. Eventuali.
Ad 1. Il Presidente prende atto delle dimissioni rassegnate il 12.2.99 dall'attuale amministratore unico, sig. _, a causa di un grave infortunio professionale subito, ciò che rende impossibile per lui la continuazione dello svolgimento di tale mandato. Con rincrescimento l'assemblea accetta le dimissioni del sig. _, lo ringrazia dell'attività svolta in favore della Società, formula i più fervidi auguri per una pronta guarigione e gli dà interamente scarico del suo operato. (...)" (Doc. _)
Le (successive) dimissioni del 12 febbraio 1999 citate nel verbale dell'assemblea generale del 30 aprile 1999, stilate all'epoca dall'avv. _, hanno il tenore seguente:
"
Nella mia veste di legale del sig. _ vi segnalo che il mio mandante, recentemente, è purtroppo rimasto vittima di un infortunio professionale con gravi conseguenze per il suo stato di salute.
Data la sua situazione è evidente che egli non può più occuparsi dell'amministrazione della vostra società, né verosimilmente lo potrà in avvenire. Mio tramite egli si vede quindi costretto ad inoltrare le proprie dimissioni dalla carica di amministratore unico della _, e questo con effetto immediato.
Vorrete cortesemente indire - con la dovuta premura - un'assemblea straordinaria onde provvedere alla nomina di un nuovo amministratore e quindi richiedere all'Ufficio del Registro di commercio di _ la cancellazione del nominativo del mio mandante dalla carica in oggetto." (Doc. _)
Il problema cui si trova confrontato il TCA è quello di sapere se anche dopo le dimissioni di _ del 7 dicembre 1994 (cfr. doc. _, allegato doc. _), egli ha ancora svolto le funzioni di amministratore, così come afferma _ (cfr. doc. _) e quindi se abbia, de facto, revocato le sue dimissioni del 1994. Il legale di _ sostiene inoltre che il suo mandante non lo avrebbe informato delle dimissioni del dicembre 1994 in quanto nel periodo in cui egli ha stilato le dimissioni del 12 febbraio 1999, il suo assistito
"..si trovava degente in coma presso l'_ a causa di un grave infortunio, e chi scrive ignorava che le dimissioni fossero già state inoltrate dal diretto interessato il 7.12.1994.."
(cfr. consid. 1.15).
Si premette innanzitutto che _ ha ammesso a più riprese di occuparsi della gestione vera e propria della società. A suo dire _ firmava solo i bilanci, si informava della situazione societaria e ritirava i PE:
"
(...) Nonostante le dimissioni, il signor _ ha proseguito la propria attività di amministratore anche dopo le dimissioni del 7 dicembre 1994. In particolare, considerato come la società non riusciva a trovare un sostituto, egli ha continuato a fungere da AU sino all'estate del 1999.
La sua attività è rimasta quella di amministratore. Era infatti il signor _ a siglare i bilanci di fine anno ecc. E' pur vero che la gestione effettiva della società era operata dal signor _, al quale il signor _ chiedeva spesso delucidazioni sugli affari in corso.
(...)
Il signor _ ha rassegnato le dimissioni temendo che la situazione potesse peggiorare e che in qualità di AU si sarebbe trovato esposto ad eventuali responsabilità. L'intenzione era dunque quella di alleggerire la propria posizione attraverso una lettera di dimissioni, seguitando però a svolgere l'attività precedente come se ciò non fosse mai avvenuto
(...)
il signor _ ha proseguito a firmare i bilanci e ad occuparsi della società per oltre 5 anni. E' certo vero che la gestione effettiva veniva condotta dal signor _, ma il signor, _ seguitava a chiedere informazioni contabili, verificare i bilanci intermedi, esaminare i conti e siglare il bilancio finale
(...)
seppur non svolgendo direttamente la gestione, il signor _ partecipava all'attività aziendale (e ciò fino al 1999), chiedendo delucidazioni sulle operazioni della fallita _.
Pure i precetti esecutivi erano a lui noti, in quanto in qualità di amministratore iscritto a RC, tali atti venivano notificati a lui (...)" (cfr. doc. _)
_, amministratore unico dal 21 maggio 1999 (cfr. doc. _) ha confermato che la persona di riferimento e il titolare unico della società à sempre stato _ (cfr. consid. 1.18).
Appurato che la gestione della ditta era affidata al solo _, rimane da chiarire il motivo per cui _ non ha provveduto alla cancellazione a RC delle dimissioni date nel dicembre del 1994, ritenuto che secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla responsabilità ex art. 52 LAVS dalla data in cui egli ha dimissionato quale organo della società e che è a partire da questa data - e non dalla radiazione del Registro di Commercio - che egli non ha infatti più alcuna facoltà di controllo sull’attività della medesima (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 24 = DTF 126 V 61 consid. 4a e 4b = Pratique VSI 2000, pag 293; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 3a; DTF 123 V 173 consid. 3a = Pratique VSI 1998, pag. 521; DTF 112 V 1 consid. 3c e 3b, cfr. anche Forstmoser/Meier-Hyoz/Noberl, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996 § 27 n. 54, STFA 25 novembre 1999 inedita in re SC, H 201 + 207/98).
Sul tema il TFA in DTF 112 V 1 (= RCC 1986 pag. 420), ha stabilito quanto segue:
(...)
b) Soweit diese Ausführungen der Vorinstanz Feststellungen tatsächlicher Natur - insbesondere solche über die konkreten Handlungen des Beschwerdeführers nach dem 6. September 1982 - betreffen, sind sie für das Eidg. Versicherungsgericht verbindlich (
Art.
105 Abs. 2 OG
). Näher
zu prüfen ist dagegen, ob die nach dem Zeitpunkt der Demission vorgenommenen Handlungen die Schlussfolgerung der Vorinstanz zulassen, der Beschwerdeführer habe dadurch die Geschäftsführung noch massgeblich beeinflussen können bzw. es liege trotz der
Rücktrittserklärung kein effektives Ausscheiden aus dem Verwaltungsrat vor (
BGE 109 V 94
f.). Bei dieser vorinstanzlichen Schlussfolgerung geht es - entgegen der Auffassung des Bundesamtes für Sozialversicherung - nicht um eine Sachverhaltsfeststellung, sondern um eine Rechtsfrage, die durch das Eidg. Versicherungsgericht frei überprüfbar ist (
Art. 104 lit. a OG
).
c) Der Beschwerdeführer hat der Firma A. Holding AG mit Schreiben vom 6. September 1982 erklärt, dass er sein Mandat als Verwaltungsrat der Firma M. AG per sofort niederlege. Mit dieser - an sich unbestrittenermassen korrekt erklärten - Demission trat die Beendigung des Amtes als Verwaltungsrat ein, und zwar mit sofortiger Wirkung (BÜRGI, Zürcher Kommentar, N. 8 zu
Art. 705 OR
; VON STEIGER, Das Recht der Aktiengesellschaft in der Schweiz, 4. Aufl., S. 226 f.; SCHUCANY, Kommentar zum Schweizerischen Aktienrecht, 2. Aufl., N. 2 zu
Art. 705 OR
; PATRY, Précis du droit Suisse des Sociétés, vol. II, S. 250; BGE 104 Ib 323 Erw. 2b). Eine faktische Fortsetzung des Mandats über den genannten Zeitpunkt hinaus mit der Möglichkeit, die Geschäftsführung der Gesellschaft noch massgeblich zu beeinflussen, ist trotz der Vollmachterteilung vom 1. November 1982 bzw. des Schreibens vom 2. Dezember 1982 zu verneinen. Es erscheint nämlich als glaubhaft, dass der Beschwerdeführer gewisse Handlungen nur noch zur Liquidation seines Mandats im Sinne der Erfüllung einer Sorgfaltspflicht vornahm, weil die Aktiengesellschaft infolge der fristlosen Demission ihres einzigen Verwaltungsrates formell handlungsunfähig wurde. Wenn sich der Beschwerdeführer zu diesen Handlungen - sei es zu Recht oder zu Unrecht - berechtigt oder verpflichtet fühlte, so kann daraus nicht abgeleitet werden, er habe seine Demission vorläufig suspendiert. Dies muss vorliegend um so mehr gelten, als er bereits im Schreiben vom 6. September 1982 um die entsprechende Publikation im Handelsregister ersucht hatte und in der Folge wiederholt und unwidersprochen geltend machte, die Löschung des Eintrages sei durch die Verantwortlichen der Firma A. Holding AG hinausgezögert worden (vgl. hiezu FORSTMOSER/MEIER-HAYOZ, Aktienrecht, 2. Aufl., S. 171 N. 23; BGE 104 Ib 324 f. Erw. 2b und 3b). Bei diesen Gegebenheiten kann entgegen der Meinung von Verwaltung und Vorinstanz nicht auf die Löschung des Eintrags im Handelsregister abgestellt werden. Als massgebender Zeitpunkt des effektiven Ausscheidens aus dem Verwaltungsrat muss vielmehr der 6. September 1982 betrachtet werden (...) "
L'Alta Corte Federale in una sentenza del 19 maggio 2000 nella causa C. e G., H 113/99, parzialmente pubblicata in DTF 126 V 61 (= Pratique VSI 2000, pag. 183 e SVR 2000 AHV Nr. 24) ha ancora rilevato:
"(...)
4.- a) Nach ständiger Rechtsprechung zu
Art. 52 AHVG
BGE 123 V 173 Erw. 3a, 112 V 4 Erw. 3c, 109 V 93 Erw. 13; vgl. auch
THOMAS NUSSBAUMER, Die Haftung des Verwaltungsrates
nach
Art. 52
AHVG
, in
: AJP 1996 S. 1081) dauert die Verantwortlichkeit eines Verwaltungsrates in der Regel bis zum Moment seines tatsächlichen Austritts aus dem Verwaltungsrat, und nicht bis zum Zeitpunkt der Löschung seiner Funktion im Handelsregister. Das gilt jedenfalls in denjenigen Fällen, in denen die Betroffenen, nach ihrer Demission, keinen Einfluss mehr auf den Gang der Geschäfte und keine Entschädigung für ihre Verwaltungsratsstellung erhalten haben. Mit anderen Worten kann ein Verwaltungsrat nur für Schaden haftbar erklärt werden, der auf die Nichtbezahlung von Beiträgen zurückzuführen ist, welche im Zeitpunkt seines effektiven Austrittes entstanden und fällig waren. Vorbehalten bleibt der Fall, in dem der Schaden durch Handlungen verursacht worden ist, deren Wirkungen sich jedoch erst nach seinem Rücktritt als Verwaltungsrat entfaltet haben".
(...)
5.- Nach dem Gesagten vermag die Ausgleichskasse aus dem einzigen Umstand, dass der Beschwerdeführer bis Oktober 1993 im Handelsregister als Verwaltungsrat der Y._ AG eingetragen blieb, nichts zu ihren Gunsten abzuleiten. Da zudem weder Anhaltspunkte bestehen noch geltend gemacht wird, dass der Beschwerdeführer nach der faktischen Beendigung des Verwaltungsratsmandates im Zusammenhang mit dem 1981 aufgelösten Arbeitsverhältnis seither noch irgend eine Beziehung zur Firma aufrechterhalten hätte, welche für seine Organeigenschaft sprechen würde, hat die Vorinstanz seine Haftung für den eingetretenen Schaden zu Unrecht bejaht."
Il TCA ritiene che le dimissioni del 7 dicembre 1994 date da _ in realtà sono state di fatto revocate con il comportamento avuto negli anni successivi dal convenuto. Questa conclusione si fonda sui seguenti motivi.
Un primo elemento che corrobora la tesi secondo la quale _ ha continuato ad occuparsi della società anche dopo le dimissioni del 7 dicembre 1994, è dato dal fatto che il convenuto si è recato presso gli uffici della _ il 27 ottobre 1995 in compagnia di _ (cfr. _). _ ha infatti affermato che:
"
non corrisponde al vero quanto affermato dall'Avv. _ nella sua lettera del 26 febbraio u.s. dove dice "che il Signor _ non conosce l'Avv. _, non l'ha mai incontrato, non ha mai avuto contatti con lui, né telefonici né sotto altra forma"; è vero invece che il Signor _ è stato 1 o 2 volte nei nostri uffici accompagnato dal Signor _ "
In data 17 ottobre 2002 _ ha prodotto una serie di documenti che attestano la data (27 ottobre 1995) della visita di _ e _ presso il suo ufficio (cfr. doc. _). In data 30 ottobre 2002 ha ancora aggiunto di non essere in possesso del verbale dell'assemblea del 27 ottobre 1995 ritenendo che il protocollo non fu allestito (cfr. doc. _).
In sede di audizione testimoniale del 9 dicembre 2002, _ ha precisato:
"
Riguardo al momento in cui ho incontrato il sig. _ e qui mi riferisco al mio scritto 17 ottobre 2002 al TCA con i relativi allegati, preciso che questo incontro avvenne in occasione dell'assemblea generale ordinaria del 27 ottobre 1995, relativo all'approvazione dei conti per l'esercizio 1994, dove erano presenti oltre al sig. _ in veste di amministratore unico anche gli azionisti, il revisore e il sottoscritto.
Ad eccezione di questa assemblea io non ho mai partecipato a nessun'altra assemblea né ordinaria, né straordinaria della _ " (Doc. _).
_ si è dunque presentato all'assemblea generale del 27 ottobre 1995 in veste di amministratore unico, come tale ancora iscritto a RC, dieci mesi dopo le sue dimissioni "con effetto immediato. L'ordine del giorno non prevedeva peraltro la nomina di un nuovo amministratore unico (cfr. doc. _). Se le dimissioni del 1994 fossero state effettive, avrebbe dovuto essere presente il nuovo amministratore unico, o a verbale doveva figurare l'intenzione della società di volerne nominare uno nuovo al più presto (a quanto pare non fu nemmeno stilato un verbale; cfr. doc. _). A nulla giova affermare che la presenza del _ era necessaria per lo scarico dell'esercizio 1994 (che tra l'altro, se consideriamo le dimissioni del 7 dicembre 1994, è rimasto in carica per meno di tre mesi in quell'anno). Anche ammettendo che la sua presenza fosse necessaria, resta il fatto che agli azionisti e a _, _ si é presentato come amministratore unico della _, e nulla agli atti faceva presumere che si volesse procedere alla sua sostituzione.
Un altro elemento che corrobora la tesi secondo cui il convenuto è rimasto amministratore unico ben oltre il dicembre 1994 deriva dal fatto che _ nel corso del 1996 (per la precisione il 25 novembre 1996, cfr. doc. _) e del 1997 (per la precisione il 2 ottobre 1997, cfr. doc. _), ha interposto opposizione a due precetti esecutivi recapitati al proprio domicilio di _, firmandoli. Ora lo stesso ufficiale (postino) che ha consegnato il PE ha indicato che la persona che ha ritirato il PE era _ (cfr. doc. _ e _).
Se veramente _ si fosse dimesso nel dicembre del 1994 egli non avrebbe esitato in quell'occasione a chiedere spiegazioni alla società (ritenuto che normalmente tutti si oppongono ad un precetto esecutivo). Egli si sarebbe così accorto di essere ancora iscritto a RC ed avrebbe agito di conseguenza chiedendo lo stralcio del suo nome. Oltretutto gli stessi PE indicavano chiaramente a cosa erano dovuti (il primo ad una somma relativa ai contributi del 1995 non versati dalla _, e il secondo relativo a contributi del periodo gennaio-giugno 1997) e a chi (
"A.U _ "
). Il Convenuto ha invece addirittura negato di aver ritirato i PE in parola perché egli lavorava nel Cantone _ e rientrava solo saltuariamente in Ticino (cfr. doc. _).
La Cassa in sede di udienza del 9 dicembre 2002 ha peraltro prodotto due PE esecutivi indirizzati presso la sede sociale della società a _, entrambi ritirati e sottoscritti da _ (cfr. doc. _). Si può quindi dedurre che i PE intimati alla sede sociale venivano ritirati da _, mentre quelli al domicilio del convenuto, da _. A meno che si voglia sostenere che al momento del ritiro dei PE in casa del convenuto ci sia stato _ e che il postino abbia erroneamente scambiato _ per _ e questo per ben due volte, nel 1996 e nel 1997. Tale ipotesi non è evidentemente credibile. Del resto è eloquente l'affermazione del patrocinatore del convenuto, che in sede di udienza del 9 dicembre 2002 ha implicitamente affermato che i PE del 25 novembre 1996 (cfr. doc. _) e del 2 ottobre 1997 (cfr. doc. _) sono stati ritirati da _:
"
A tale riguardo il patrocinatore del convenuto rileva che la firma apposta sui precetti esecutivi, siano questi stati notificati a _ e a _ non cambia la sostanza delle cose, in quanto tali atti non dimostrano che il destinatario del precetti esecutivi avesse il potere decisionale in seno alla SA. È facoltà anche del più umile impiegato di un'azienda interporre opposizione a un atto esecutivo che gli viene recapitato, ma questo non significa ancora che tale persona abbia qualcosa da dire nella conduzione aziendale"
Un ulteriore elemento a conferma del ruolo attivo avuto all'interno della società dal convenuto anche dopo il 1994 è il seguente.
Per verificare la tesi di _ secondo la quale _ avrebbe firmato i bilanci della società anche dopo le dimissioni del 1994, il TCA ha svolto un'indagine presso l'UT persone giuridiche. Le risultanze dell'indagine hanno confermato tale fatto. L'avvocato del convenuto afferma tuttavia che le firme apposte sui bilanci non sarebbero del _ ed ha sollevato l'eccezione di falso, chiedendo nel contempo l'erezione di una perizia calligrafica (cfr. doc. _).
Durante l'udienza del 9 dicembre 2002, su domanda del Giudice delegato, il patrocinatore di _ ha dichiarato di mantenere l'eccezione di falso sollevata con scritto 9 novembre 2001 al TCA. Richiesto dal Giudice delegato, il rappresentante del convenuto ha indicato nella persona del sig. _ l'autore delle contraffazioni oggetto di eccezione.
In merito a tali contraffazioni, il TCA non entra nel merito della discussione se non su quelle del 1995. Il caso verrà comunque segnalato al Ministero pubblico (cfr. consid. 2.8).
Il TCA ritiene che le firme apposte sul bilancio del 1995, sono pressoché identiche a quelle di cui al Rogito notarile doc. _.
Del resto il legale del convenuto in data 9 novembre 2001, ha affermato:
"
Ho esaminato le copie dei bilanci 1995, 1996 e 1997 della _, inviatemi il 2 novembre u.s., e constato che, eccettuata - forse - la firma apposta in calce al bilancio del 1995, tutte le altre risultano esser assai diverse da quelle che figurano sul rogito del 14.9.1994, uniche - queste ultime - ad esser state apposte indubitabilmente dal sig. _. Si tratta quindi di evidenti contraffazioni, alcune delle quali peraltro di scarsa qualità, che saltano immediatamente all'occhio, anche di chi è profano in materia. Il sig. _ ribadisce pertanto quanto sostenuto precedentemente e, con la presente, solleva formalmente l'eccezione di falso, chiedendo che venga esperita una perizia calligrafica" (Doc. _).
A mente del TCA non vi è nessun altro motivo per cui _ ha firmato il bilancio del 1995, se non quello che il suo mandato di amministratore unico in seno alla _ non è cessato con effetto immediato il 7 dicembre 1994.
Un altro elemento da considerare è il seguente.
Il convenuto ha dichiarato di avere rassegnato le proprie dimissioni del 7 dicembre 1994,
con effetto immediato, poiché:
"
Tale decisione era dettata dal fatto che il convenuto, in poco tempo, aveva avvertito una certa approssimazione nella gestione della _, imputabile al sig. _, già allora direttore della ditta. Per cui, non vedendoci chiaro, preferì togliersi dagli impicci. Tuttavia, per svariate ragioni, non ultima la grossa difficoltà nel reperire un'altra persona disposta a subentrare formalmente nella carica, il succitato sig. _ (azionista unico della società) non convocò mai l'assemblea generale per perfezionare la sostituzione dell'AU. Con il risultato che il convenuto, il quale riteneva ‐ in perfetta buona fede ‐ che la questione fosse liquidata, rimase iscritto a RC sino al 14.5.1999. Nel novembre 1998, accortosi che la cancellazione del suo nome dal RC non era stata effettuata, il sig. _ incaricò il sottoscritto legale di chiarire la faccenda. Purtroppo, il 30 gennaio 1999, il convenuto rimase vittima di un grave infortunio professionale che gli provocò diverse lesioni, tra cui un forte trauma cranico, che ne comportarono il ricovero, in stato di profondo coma, all'_, presso il quale egli rimase degente per diversi mesi. In quell'infausto periodo il sig. _ si trovò più volte in punto di morte e venne operato a più riprese da neurochirurghi dell'ente di cui sopra. Le terapie per salvargli la vita si protrassero molto a lungo e la guarigione fu lenta e dolorosa. Tuttora il convenuto segue settimanalmente sedute di fisioterapia riabilitativa, è totalmente inabile al lavoro e soffre comunque sempre di frequenti, importanti amnesie; amnesie che gli hanno impedito dì reperire prima il qui allegato doc. _, casualmente ritrovato gli scorsi giorni
(risposta di causa doc. _).
Il TCA si chiede peraltro come mai _ ha atteso fino al mese di novembre del 1998 per verificare se la _ avesse cancellato l'iscrizione a RC.
Ora, le (successive) dimissioni del 12 febbraio 1999, stilate all'epoca dall'avv. _, hanno il tenore seguente:
"
Nella mia veste di legale del sig. _, vi segnalo che il mio mandante, recentemente, è purtroppo rimasto vittima di un infortunio professionale con gravi conseguenze per il suo stato di salute.
Data la sua situazione è evidente che egli non può più occuparsi dell'amministrazione della vostra società, né verosimilmente lo potrà in avvenire. Mio tramite egli si vede quindi costretto ad inoltrare le proprie dimissioni dalla carica di amministratore unico della _, e questo con effetto immediato.
Vorrete cortesemente indire - con la dovuta premura - un'assemblea straordinaria onde provvedere alla nomina di un nuovo amministratore e quindi richiedere all'Ufficio del Registro di commercio di _ la cancellazione del nominativo del mio mandante dalla carica in oggetto." (Doc. _)
In quest'ultimo scritto del 12 febbraio 1999 non si fa nessun riferimento alle dimissioni del 1994. Il TCA constata che nella risposta di causa, l'avvocato ha affermato di avere saputo già nel mese di novembre del 1998 che il nome di _ non era stato cancellato da RC.
Se le dimissioni del 1994 fossero state vere, la lettera di dimissioni del 12 febbraio 1999 qui sopra riportata avrebbe dunque dovuto avere ben altro tono (ritenuto che _ non era più amministratore da quasi 5 anni!). In data 22 ottobre 2001 il legale del convenuto ha rilevato che:
"
Quanto all'iscrizione a RC, il sig. _ aveva a più riprese chiesto al sig. _ (azionista unico della SA), di formalizzare la cancellazione del suo nome da amministratore della ditta, ricevendo sempre promesse mai mantenute. Solo l'intervento del sottoscritto legale, effettuato dopo il grave infortunio subìto dal sig. _ alla fine di gennaio del 1999, permise di sbloccare la situazione"(doc. _).
Quindi se _ ha esortato
"a più riprese"
_ a provvedere alla cancellazione dell'iscrizione a RC, si presume che nel novembre del 1998, quindi prima dell'infortunio, il convenuto era a conoscenza dell'iscrizione a RC.
Secondo l'art. 711 cpv. 1 CO la società notifica senza indugio al Registro di commercio, perché vi sia iscritta, l'uscita di un amministratore. Ove tale notificazione non sia fatta entro 30 giorni, l'amministratore uscente può chiedere direttamente la cancellazione (cfr. art. 711 cpv. 2 CO).
_ aveva così avuto più di quattro anni, per procedere alla cancellazione motu proprio, senza averlo mai fatto, considerato che l'evento infortunistico è avvenuto nel gennaio del 1999.
In data 4 dicembre 2001 il legale di _ ha aggiunto (doc. _):
"
chi scrive ignorava che le dimissioni fossero già state inoltrate dal diretto interessato il 7.12.1994. Ove fossi stato al corrente della circostanza (di cui ho saputo solo durante il mese di dicembre 2000) avrei semplicemente richiamato la prima lettera di dimissioni, chiedendo alla Società di formalizzare la cancellazione del nominativo dalla carica di AU a RC"
In realtà come appena visto, secondo quanto da lui stesso affermato, il rappresentante dell'assicurato sin dal novembre 1998 sapeva della mancata cancellazione.
Decisivo a mente del TCA è piuttosto il fatto che nelle dimissioni del 2 febbraio 1999 sopra citate per esteso emerge che il convenuto a causa dell'infortunio del 30 gennaio 1999
"..non può più occuparsi dell'amministrazione della vostra società, né verosimilmente lo potrà in avvenire.."
. Ciò significa che fino a quel momento egli era rimasto amministratore unico. In caso contrario il tono della lettera sarebbe stato ben diverso ed avrebbe stigmatizzato il fatto che dopo 4 anni dalle dimissioni egli figurava come amministratore unico.
Nel presente caso siamo di fronte ad una fattispecie ben diversa da quella di un amministratore di fatto mai iscritto a RC (in questo caso, ciò che è determinante, per qualificare come organi della società persone che non fanno parte del Consiglio di amministrazione, è la circostanza che esse esercitano effettivamente la funzione di organi prendendo delle decisioni di competenza di questi ultimi o assumendo la gestione effettiva e influendo così in modo determinante sulla formazione della volontà della società; cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P. Z., L. B. e J. A. B., H 10+45/01, consid. 7.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.3; STFA non pubblicata del 27 marzo 2000 nella causa V.G. e R.N, pag. 12, H 279/99; DTF 114 V pag. 218; 111 V pag. 178), in quanto _ è stato per circa tre mesi, dal 29 settembre 1994 al 7 dicembre 1994, amministratore unico formalmente iscritto a RC. Egli ha tuttavia partecipato, dopo le dimissioni, ad un'assemblea generale nell'ottobre del 1995, ha ritirato due precetti esecutivi nel 1996 e nel 1997 ed ha firmato per lo meno il bilancio del 1995 (l'autenticità delle firme dei bilanci del 1995, 1996 e 1997, nonché quelle apposte sui PE, verrà comunque verificata dal Ministero pubblico). Infine, _ ha nuovamente dimissionato nel febbraio del 1999 ed ha richiesto la radiazione a RC qualche mese dopo. In particolare non è applicabile il DTF 112 V 1, in quanto in quel caso la cancellazione a RC era avvenuta pochi mesi dopo le effettive dimissioni. Nella fattispecie _ non ha mantenuto momentaneamente l'iscrizione a RC solo per liquidare il proprio mandato (così come nella fattispecie descritta in DTF 112 V 1, dove l'amministratore unico della società si è dimesso il 6 settembre 1982 mentre la radiazione a RC è avvenuta nel mese di gennaio 1993,
"..Es erscheint nämlich als glaubhaft, dass der Beschwerdeführer gewisse Handlungen nur noch zur Liquidation seines Mandats.."
).
Nemmeno la fattispecie descritta in DTF 126 V 61, torna applicabile, in quanto l'amministratore non era stato radiato da RC per errore, restando formalmente iscritto per più di dieci anni senza più aver fatto nulla in relazione alla società,
"Die einzige Verbindung zur Gesellschaft sei der ab 1981 weiterbestehende Handelsregistereintrag gewesen, der irrtümlicherweise nicht gelöscht worden sei"
).
È parere di questo Tribunale quindi che _ ha avuto la chiara intenzione di mantenere l'iscrizione nel tempo.
Apprezzando le prove secondo l'abituale criterio della probabilità preponderante (cfr. STFA del 18 settembre 2001 nella causa W, C 264/99, pag. 3; STFA del 15 gennaio 2001 nella causa C. P., C 49/00 Ws, consid. 2c; STFA del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98 Ws, consid. 3, pag., 6; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32; Scartazzini, "Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale", Basilea 1991, pag. 63) questo Tribunale deve dunque concludere che _ ha continuato ad amministrare la società, e ciò anche se la gestione effettiva era nelle mani del _.
2.6.2. _ ha così funto da prestanome sino all'uscita definitiva dal CdA del 12 febbraio 1999.
Accettando il mandato di amministratore unico della _ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a _ (organo di fatto della società), bensì anche e soprattutto all'amministratore unico _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
_ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). _ ha dichiarato che _ si informava della situazione societaria e firmava i bilanci. Tuttavia _ non ha agito di conseguenza, lasciando realmente la società.
Il convenuto si limita a sostenere che era _ ad occuparsi della conduzione e la gestione della società.
Tutto ciò non è sufficiente.
_ a, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di amministratore unico di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (cfr. STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo di organo di fatto di _, non giustifica comunque la passività di _. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179).
Il convenuto non poteva, nella veste di amministratore unico di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Egli avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). _ avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi, dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza dell'amministratore unico. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla dall'agosto 1993 e precettarla sin dal dicembre 1994.
2.6.3. A prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenire in giudizio l'ufficio di revisione, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi. Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal senso, dunque il TCA non può intervenire. Il TFA ha ancora recentemente confermato questo principio in una sentenza del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 3a:
"
3.- a) La recourante fait d'abord valoir que A._ est le principal responsable du dommage subi par la caisse, de sorte qu'il aurait dû être partie à la procédure cantonale en qualité de consort nécessaire; à défaut, la décision litigieuse serait nulle. C'est oublier que l'art. 52 LAVS institue une responsabilité solidaire, de sorte que la caisse jouit d'un concours d'actions en cas de pluralité de responsables. Autrement, dit, elle peut rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (ATF 119 V 87 consid. 5a, 112 V 262 consid. 2b). Elle n'aurait eu ainsi, pour ce premier motif, aucune obligation d'agir également à l'encontre de A._."
2.6.4. Per quanto attiene alla esclusiva colpa di _, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (
Böckli,
op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _ ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società anonima (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269),
dovere che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (
cfr. STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.7.
Infine, per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF
, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
;
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove.
In particolare non è necessario procedere all'erezione di una perizia calligrafica, in quanto la responsabilità del convenuto è in ogni modo stabilita indipendentemente dal fatto che quest'ultimo abbia o meno firmato i bilanci (cfr. per un caso simile cfr. STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c). Non è necessario nemmeno richiamare l'intero fascicolo relativo all'infortunio del 30 gennaio 1999 e le cartelle cliniche dell'_, in quanto temporalmente ininfluenti (visto che le dimissioni di _ sono datate 12 febbraio 1999).
2.8. Ritenuto come in sede d'udienza 9 dicembre 2002 il convenuto abbia dichiarato di mantenere l'eccezione di falso sollevata in corso di causa (cfr. doc. _), indicando nella persona di _ l'autore delle contraffazioni, in applicazione dell'art. 218 CPC (applicabile in virtù del rimando di cui all'art. 23 LPTCA) gli originali dei documenti in relazione ai quali è stata sollevata l'eccezione di falso (bilanci relativi all'esercizio contabile della _ del 1995, 1996 e 1997 e PE esecutivi del 22 novembre 1996 e 1° ottobre 1997), come pure copia della presente sentenza, vengono trasmessi al Ministero pubblico per quanto di sua competenza.