# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 486b66a5-45dc-4d96-bb50-64b78e2357d4
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Il 14 dicembre 2007 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di  (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza  nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E. e F. per infrazione alla Legge 185/1990 e alla Legge 895/1967,  per titolo d'associazione per delinquere (art. 416 CP italiano) e  (art. 322-bis, 321 in relazione con gli art. 318, 319 e 319-bis CP ). In sostanza, gli indagati sono sospettati di aver posto in essere,  associazione per delinquere e attività corruttiva nei confronti di  della Libia, illecite trattative al fine di vendere al governo di quel  500'000 mitragliatori SMG T-56-1, 7.62 mm (tipo AK-47 Kalashnikov), nonché 10 milioni di munizioni per tali armi senza possedere le necessarie autorizzazioni. Le imputazioni riguardano inoltre altre trattative relative ad una commessa di 50'000 fucili AKM, 50'000 fucili AKMS e 50'000  PKM di fabbricazione russa con un intermediario bulgaro per la  e con un sedicente rappresentante del governo iracheno quale . Nella sua domanda di assistenza l'autorità rogante ha postulato l', la perquisizione ed il sequestro della documentazione relativa  relazioni riconducibili a diverse persone fisiche e giuridiche, tra le quali il titolare del conto n. 1 denominato "G." presso la banca H., a Lugano. L' rogante sospetta che su tale conto possano essere stati versati o transitati somme di denaro legate all'attività corruttiva sopraindicata.
B. Mediante decisione del 31 gennaio 2008, il Ministero pubblico della  (MPC) è entrato in materia sulla domanda presentata dall' italiana ordinando l'identificazione, la perquisizione ed il sequestro della documentazione bancaria relativa alle relazioni riconducibili agli indagati e a determinate altre persone fisiche e giuridiche presso la banca H. di . Esso ha ordinato in particolare la perquisizione ed il sequestro (senza il blocco dei saldi attivi) della relazione n. 1 denominata "G.".
C. Con decisione di chiusura del 9 maggio 2008 l'autorità d'esecuzione ha  la rogatoria, autorizzando la trasmissione all'autorità richiedente di  documentazione bancaria relativa alla relazione n. 1 presso la banca H. di cui A. risulta essere il titolare.
D. Il 6 giugno 2008 A. ha impugnato la decisione di chiusura di cui sopra  la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone l'annullamento.
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E. Con scritto del 3 luglio 2008 l'UFG postula la reiezione del gravame. Con
osservazioni del 7 luglio 2008, il MPC chiede che lo stesso venga respinto nella misura della sua ammissibilità.
F. Con replica del 21 luglio 2008 il ricorrente si riconferma sostanzialmente nelle proprie conclusioni.

## Considerations

Diritto:
1. 1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale
del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento (RS 173.710) la II Corte dei reclami penali è competente per statuire sui  in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione  di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 0.351.1). Allo scopo di completare e agevolare l’applicazione di questa convenzione multilaterale, Italia e Svizzera hanno altresì concluso un Accordo completivo del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale  in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio, si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in  penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali).
1.3 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del MPC (v. art. 80k AIMP), il ricorso, che contro il provvedimento di trasmissione ha effetto sospensivo per legge (art. 21 cpv. 4 lett. b e 80l cpv. 1 AIMP; TPF 2007 79 consid. 1.5), è ricevibile sotto il profilo dell'art. 80e cpv. 1 in relazione con l'art. 25 cpv. 1 AIMP. La legittimazione del ricorrente, titolare del conto  della criticata misura d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e
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art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. L'insorgente lamenta una violazione del principio della proporzionalità, per
avere il MPC ordinato la trasmissione di documenti irrilevanti e inutili per il procedimento estero, procedendo in realtà ad una ricerca indiscriminata di prove.
2.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero  essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull' di assumere determinate prove e non può sostituirsi, in tale , all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser  in procedure rette dalla CEAG (DTF 121 II 241 consid. 3c; 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165; 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire international en matière pénale, 2a ediz., Berna 2004, pag. 513 e segg. n. 476), sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; TPF RR.2007.18 del 21 maggio 2007, . 6.3, non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le  (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). È di rilievo, non da ultimo, il principio giurisprudenzialmente consolidato dell'utilità potenziale, secondo il quale non vengono trasmessi all'autorità rogante soltanto quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che  pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo genere di inchieste non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della  che di quello della proporzionalità (PETER POPP, Grundzüge der  Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, pag. 280 n. 414 e pag. 204 e seg. n. 309). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c).
2.2 Nella fattispecie, il conto "G." è stato oggetto di alcuni accrediti effettuati
dalle società I. e J., società riconducibili direttamente o indirettamente agli indagati. Risulta dunque del tutto giustificato verificare se gli importi confluiti
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sul conto in questione siano di origine criminale – ipotesi che in realtà nemmeno il ricorrente esclude (v. ricorso, pag. 9 e seg.) - e se vi siano altre operazioni che necessitano degli approfondimenti. La documentazione bancaria di cui è stata contestata la trasmissione, oltre a riguardare un  non escluso dall'autorità rogante nell'ambito delle sue indagini (v. act. 7.1, pag. 3), è necessaria nella sua totalità, ragione per cui il principio della proporzionalità è certamente ossequiato. Giova infatti rilevare che, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari in procedimenti per reati patrimoniali o corruttivi, esse necessitano di tutta la  bancaria. Ciò perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale provento del reato. Al riguardo non è quindi decisivo che gli accrediti in  siano avvenuti in un'epoca anteriore a quella dei prospettati reati, né lo è l'ammontare dei versamenti. La trasmissione dell'intera  potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari. Si  di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità del ricorrente (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del  federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). Costatata la sufficiente relazione tra le  d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale estero (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c), spetterà al giudice estero del merito valutare l'effettiva connessione tra la documentazione bancaria sequestrata e i fatti perseguiti all'estero. Risulta comunque evidente che l'autorità rogante non si sta assolutamente  a caso nella sua ricerca di materiale probatorio, soprattutto se, come nella fattispecie, la domanda di assistenza menziona in maniera precisa le coordinate della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata  le operazioni bancarie sospette. Tenuto conto di tutto quanto precede, vi è da concludere che la domanda di assistenza estera non costituisce una fishing expedition e che la trasmissione della documentazione litigiosa non viola né il principio dell'utilità potenziale né quello della proporzionalità.
3. Discende da quanto precede che il ricorso deve essere respinto. Le spese
seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l’art. 30 lett. b LTPF). La competenza del Tribunale penale federale di disciplinare i  relativi alla determinazione delle tasse di giustizia si fonda sull’art. 15 cpv. 1 lett. a LTPF e sulla relativa giurisprudenza (v. sentenze TPF RR.2007.17 del 30 aprile 2007, consid. 2; RR.2007.6 del 22 febbraio 2007, consid. 5; RR.2007.31 del 21 marzo 2007, consid. 4). La tassa di giustizia è calcolata conformemente all’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia
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del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-.
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