# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 80989082-57a0-4d39-8354-91f9a2efc020
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore
1.1. IM 1, cittadino _, in merito alla sua vita ha riferito:
"
Sono nato nel _ in _. Ho un fratello più grande di me. I miei genitori lavorano in due ristoranti di nostra proprietà in _. Finanziariamente stanno abbastanza bene. Hanno anche recentemente venduto dei terreni. Mio fratello lavora anche lui al ristorante.
Dopo le scuole dell’obbligo, in _ ho fatto anche il liceo, ottenendo il diploma nel _. Non ho più frequentato altre scuole. Sono emigrato e sono andato a vivere in _, sino al 2003 e poi in _ dove vivo ancora oggi. In _ mi sono sposato nel 2006. Attualmente sono in fase di separazione perché non vado d’accordo con mia moglie che è _ e che lavora _. Io e mia moglie non abbiamo avuto dei figli.
In _ ho lavorato spesso come _ per delle discoteche. Non ho fatto altre attività.
Preciso comunque che da circa due anni, malgrado il matrimonio, sono tornato a vivere principalmente in _, dove aiuto i miei parenti al ristorante.
ADR che negli ultimi due anni ho guadagnato circa EUR 800.00 al mese.”
(VI PP 28.01.2015 pag. 4)
1.2. Al dibattimento IM 1 ha confermato le dichiarazioni rese durante l’inchiesta in merito alla sua vita anteriore, aggiungendo di non essere ancora separato da sua moglie e che “
guadagnavo Euro 800 in _, in _ guadagnavo di più, tra Euro 1'500 e 2'000 al mese. Dall’ultimo interrogatorio ad oggi sono rimasto in _ e in _, ho vissuto di più in _. Ho lavorato in _ dai miei genitori e in _ ho lavorato come _ per le discoteche e ho fatto anche il _. Ho indicato di fare il libero professionista in questo senso, volevo dire che faccio lavori tipo in _. Due giorni fa sono arrivato dall’_ in vista del processo. Ho alloggiato in Italia, a _, in provincia di _, da mio cugino che abita lì. Sono quindi ospite di mio cugino. Mio cugino lavora _
” (verbale d’interrogatorio dell’imputato pag. 1, all. 1 al V. DIB).
1.3. Dall’estratto del casellario giudiziale, non risultano precedenti a carico di IM 1 in Svizzera (cfr. doc. TPC 7 e AI 28).
L’imputato ha dichiarato di essere incensurato anche in _ (verbale d’interrogatorio dell’imputato pag. 2, all. 1 al V. DIB).
2. Avvio dell’inchiesta
2.1. Il 30 giugno 2011 il Ministero Pubblico della Confederazione ha trasmesso al MP del Canton Ticino il rapporto di segnalazione della Polizia giudiziaria federale del 2 marzo 2011. Da detto rapporto risultava che il 27 gennaio 2011 le Guardie Federali di Confine, durante un posto di blocco organizzato a _ di _, avevano proceduto al controllo dell’auto Mini Cooper di colore rosso, immatricolata _, a bordo della quale viaggiavano tre cittadini _ segnatamente _, _ e IM 1.
Dal controllo delle persone risultava che a carico di _ vi erano due ricerche del luogo di soggiorno emanate dal Canton Uri e Canton Lucerna, entrambe relative ad infrazione della Legge federale sulla circolazione stradale; relativamente _ emergeva che lo stesso era stato fermato e controllato al valico autostradale di _ il 15 settembre 2009 (occasione in cui era a bordo di una Peugeot 607, nera, targata _ insieme ad un connazionale, _ e che dal controllo approfondito eseguito erano stati ritrovati, nascosti in un’intercapedine, circa Euro 85'000.
2.2. Le Guardie Federali di Confine procedevano quindi a un controllo approfondito della Mini Cooper, al termine del quale venivano rinvenuti, occultati in diverse intercapedini, 7 mazzi di banconote per complessivi Euro 90'400 (55 banconote da Euro 500, 22 da Euro 200, 227 da Euro 100, 712 da Euro 50 e 10 da Euro 20).
2.3. Delle 1’026 banconote ne venivano prelevate 26 a campione, che venivano sottoposte al test indicativo dello “Ionscan”, che evidenziava contaminazioni - dirette, indirette ed ambientali - da cocaina.
Tramite il CCPD emergeva inoltre che _ aveva precedenti per furto e associazione per delinquere.
2.4. L’ufficiale di picchetto delle Guardie di Confine disponeva il sequestro degli Euro 90'400 in base all’art. 104 della Legge sulle dogane, mentre i tre cittadini albanesi venivano lasciati proseguire.
Le autorità doganali, visto l’occultamento del denaro per trasportarlo al di là del confine (DTF 127 IV 20), il taglio delle banconote e i precedenti penali di _ nonché la contaminazione da cocaina, sospettavano che i fondi fossero provento di reato e pertanto sospettavano il reato di riciclaggio, per cui si rivolgevano al MPC preposto alla lotta al riciclaggio di denaro.
2.5. Le successive verifiche eseguite dalla Polizia giudiziaria federale permettevano di accertare che _ risultava latitante proprio dal 27 gennaio 2011 poiché sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dal GIP di _ (Italia).
Dal contatto con la Squadra Mobile della Polizia di Stato di _, la Polizia giudiziaria federale veniva a conoscenza che _ faceva parte di un’organizzazione dedita ai furti in ville ed inoltre che proprio nei giorni precedenti al 27 gennaio 2011 avrebbe venduto un chilo di cocaina, risultanze basate sull’esito delle attività di intercettazione, sul ritrovamento in sede di perquisizione di confezioni vuote riconducibili ai “panetti” di cocaina risultati altresì positivi al test indicativo.
Sulla base di detti riscontri la Polizia giudiziaria federale supponeva che il denaro contante rinvenuto durante il controllo del 27 gennaio 2011 potesse essere il provento della recente vendita del chilo di cocaina (cfr. rapporto di segnalazione della Polizia giudiziaria federale trasmesso al MP del Canton Ticino in data 08.04./30.06.2011 e relativi allegati, AI 1 e AI 4).
2.6. Assunto il procedimento penale nei confronti di IM 1 - oltre che degli altri due cittadini _ - la Pubblica accusa notificava al difensore di quest’ultimo - che si era nel frattempo annunciato al MP (AI 6) - l’apertura del procedimento penale nei confronti del suo patrocinato per titolo di infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti e riciclaggio di denaro (AI 6).
3. Inchiesta e dichiarazioni predibattimentali dell’imputato
3.1. IM 1 - che nel frattempo aveva cambiato due volte difensore (AI 4, AI 19, AI 21 e AI 22) - veniva interrogato l’11 giugno 2012 (AI 25).
3.1.1. IM 1 dichiarava di conoscere _ e _ da 10-15 anni e di averli conosciuti in _ poiché “
a suo tempo
” vivevano in paesini vicini; affermava che _ viveva a _ e _ in _; dichiarava di non aver mai avuto relazioni d’affari di qualsiasi genere con nessuno dei due e che il 27 gennaio 2011 era stata la prima volta “
in cui, con loro, quando sono stato fermato dalle guardie di confine, ero diretto verso la Germania per comprare una macchina
”.
3.1.2. In merito alla sua occupazione all’inizio del 2011, _ dichiarava che “
in questo periodo sto lavorando come _ per una discoteca nei pressi del _ a _. Le cose però non vanno tanto bene. Guadagno circa € 800/1000.-- al mese. Anche mia moglie lavora in _, in particolare presso _ come _. Lei guadagna circa € 1200.-- al mese. Non abbiamo figli. Riusciamo ad arrivare alla fine del mese ma si fa un po’ fatica. Aggiungo che i miei famigliari hanno un ristorante in _ e, quando possono, mi aiutano, nel senso che quando li raggiungo mi danno qualche soldo. In un’occasione mi hanno dato anche € 15'000.--, un po’ più di un anno fa”
; precisava che era stata sua madre a dargli in mano Euro 15'000 (VI PP 11.06.2012 pag. 2).
Come già visto, al dibattimento IM 1 ha sensibilmente modificato le proprie dichiarazioni in merito alla sua situazione finanziaria e ai soldi guadagnati.
3.1.3. In merito al fermo del 27 gennaio 2011 a _ di _ da parte delle Guardie di confine, a bordo di una Mini Cooper rossa con targhe italiane in compagnia di _ e _, IM 1 precisava che al volante si trovava _ e che la vettura era la sua; affermava che quella non era la prima volta che veniva in Svizzera, che c’era già stato in precedenza ma senza mai fermarsi, solo in transito.
Riferiva di essere già stato fermato in un’altra occasione dalle Guardie di confine, un paio d’anni prima del 27 gennaio 2011 e di essere stato comunque fermato più volte.
Riferiva che durante un fermo negli anni passati, all’interno dell’auto su cui viaggiava erano già stati trovati dei soldi; in quell’occasione era in compagnia di un suo connazionale, più grande di lui, di cui il PP gli suggeriva il nome _ (che l’accusato non ricordava), indicandogli altresì che il fermo era avvenuto il 15 settembre 2009. IM 1 affermava che in quell’occasione lui e _ avevano con loro circa Euro 90'000; era lui a guidare la Peugeot, che era di un certo _.
3.1.4. In merito al rinvenimento, il 27 gennaio 2011, di Euro 90'400 celati all’interno della Mini Cooper, chiesto di spiegare perché sia il 15 settembre 2009 che il 27 gennaio 2011 le due somme di denaro erano state nascoste in punti inusuali della
vettura, IM 1 dichiarava che
“in entrambe le occasioni avevamo in primo luogo paura che i soldi ci venissero rubati e allora li abbiamo nascosti. In secondo luogo non sapevamo se potevamo attraversare la dogana con tutti quei soldi e allora abbiamo nascosto il denaro
”.
Al PP che gli chiedeva se in realtà i soldi non erano stati nascosti perché provento di qualche attività delittuosa, IM 1 dichiarava di non aver mai commesso reati né in Svizzera, né in Spagna, né in Italia, né in altri Paesi.
Affermava che gli Euro 85'000 rinvenuti il 15 settembre 2009 nella Peugeot erano un po’ suoi e un po’ di _, ma di non ricordare esattamente in che proporzione, affermando comunque che la maggioranza del denaro era sua.
In merito agli Euro 90'400 trovati dalle guardie di confine il 27 gennaio 2011, dichiarava che “
il denaro era mio in ragione di € 30'000.--. Di _ erano € 15'000.-- e il resto era di spettanza di _
”.
Chiesto di indicare come mai, poste queste percentuali di appartenenza del denaro, in auto i soldi erano stati suddivisi in 7 differenti “
pacchi
” per poi essere occultati in punti differenti della vettura, IM 1 rispondeva di non sapere il perché e che “
io comunque mi sono occupato di nascondere solo i miei soldi che erano contenuti in due “pacchi”, che ho riposto nel sottotetto della macchina, vicino alla luce centrale anteriore
”; il denaro lo avevano nascosto all’interno dell’auto a _, il giorno stesso del loro fermo, il 27 gennaio 2011. Dichiarava che il 27 gennaio 2011 era appena tornato dall’_ dove aveva festeggiato il Natale.
3.1.5. IM 1 affermava inoltre che “
il 27.01.2011 io, _ e _ volevamo raggiungere la _. Io in particolare volevo andare in un paesino vicino a _ dove volevo comprare una macchina con i soldi che avevo nascosto nella Mini Cooper di _. La mia intenzione era quella di acquistare una Mercedes Viano del 2006 con un motore 3000 cc diesel. Questa vettura io l’avrei poi rivenduta in _ guadagnandoci qualcosa
”
.
Affermava poi di non ricordarsi “
come si chiama l’autosalone dove avrei comprato la Mercedes Viano. Comunque mi sarei fermato a dormire in un albergo che si trova nello stesso posto dell’autosalone. Di questo albergo mostro un biglietto da visita all’interrogante, che procede a fotocopiarlo fronte/retro per poi allegare il relativo documento al presente verbale (
doc. B
). L’autosalone vende diverse marche di vetture e non solamente Mercedes. L’ho trovato tramite internet (www.autoscout.de)
”.
Allegava quindi che “
a fine gennaio 2011 anche _ voleva raggiungere la _ per comprare una macchina, in particolare nei pressi di _. Lui voleva acquistare una VW Golf che io non avevo mai visto
”.
IM 1 affermava che anche il 15 settembre 2009 voleva acquistare un’auto in _ e per questo motivo era in transito in Svizzera; in quella occasione però non fu loro consentito di proseguire per cui erano tornati in Italia, dove aveva poi comperato un’auto, una Mercedes _ del 2005 per Euro 28'000 che aveva poi portato in _; l’auto l’aveva acquistata da un suo paesano a _; anche nel 2009 la parte preponderante dei soldi gli erano stati dati da suo padre e sua madre in _; asseriva che “
della somma di € 85'000.-, miei erano € 50/60'000.-. Il resto era di _
”.
3.1.6. Chiesto quindi di indicare anche l’origine degli Euro 30'000 sequestrati il 27 gennaio 2011 che aveva dichiarato essere di sua proprietà, l’imputato affermava che:
"
€ 15'000.- mi sono stati regalati dai miei genitori in _. Gli ulteriori € 15'000.- mi sono stati prestati ad _ da _, che abita proprio ad _ in via _.
Produco al proposito agli atti una dichiarazione datata 13.10.2011, sottoscritta appunto da _ (
doc. A di questo verbale
).
Il PP mi dice che, secondo il documento appena versato agli atti, io avrei dovuto consegnare il denaro a terze persone. Non lo avrei quindi dovuto utilizzare, come ho invece sostenuto, per comprare una vettura.
In realtà io intendevo acquistare, come detto, una Mercedes Viano in _. Avrei quindi rivenduto questa vettura in _ e, con il ricavato, avrei consegnato i soldi ai parenti di _ in _.
ADR
che _ sapeva che io avrei utilizzato inizialmente i soldi da lui consegnatimi per comprare una vettura, che avrei poi rivenduto.”
(VI PP 11.06.2012 pag. 5)
3.1.7. L’imputato prendeva atto che 26 tra le 1’026 banconote sequestrate il 27 gennaio 2011, sottoposte ad esame specifico avevano rivelato una contaminazione diretta e indiretta con la cocaina, ma dichiarava di non aver mai avuto a che fare con la cocaina.
3.1.8. In merito ai problemi con la giustizia dei compagni di viaggio, l’imputato affermava di non essere a conoscenza se _ avesse o meno problemi con la giustizia mentre “
invece _, quando siamo stati fermati il 27.1.2011, i doganieri ci hanno detto che aveva qualche problema, ma non so di che genere
”.
Quando il PP gli faceva presente che secondo le informazioni che erano state assunte, _ era conosciuto in Italia per aver commesso “
furti, per associazione a delinquere e perché avrebbe venduto, qualche giorno prima del 27.1.2011, un chilo di cocaina
”, l’imputato dichiarava che “
di eventuali attività di _ non ne so niente. Se avessi saputo qualcosa non sarei certo salito in macchina con lui il 27.1.2011
”.
3.2. Eseguito, l’11 giugno 2012, anche l’interrogatorio di _ (AI 26), il PP in data 8 aprile 2014 emanava nei confronti di IM 1 un decreto d’accusa per riciclaggio di denaro, per avere, il 27 gennaio 2011, in correità con _ e _, importando dall’Italia alla Svizzera attraverso il valico di _ di _ la somma complessiva di Euro 90'400 composta da banconote di diverso taglio contaminate di cocaina e celate nel sottotetto nonché nel piantone della porta anteriore destra della vettura Mini Cooper targata _, compiuto un atto suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provenivano da un crimine, segnatamente da un traffico internazionale di sostanze stupefacenti (cfr. DA 111/2014 dell’8 aprile 2014, AI 30).
Parallelamente, analogo decreto d’accusa veniva emesso nei confronti di _ (cfr. DA 112/2014 dell’8 aprile 2014, AI 31).
3.3. Il 22 aprile 2014 il difensore di IM 1 interponeva tempestiva opposizione al DA 111/2014 dell’8 aprile 2014 (cfr. scritto 22.04.2014 del difensore, AI 32).
Analoga opposizione veniva interposta da _ al DA n. 112 emesso nei suoi confronti (cfr. scritto 22.04.2014 del medesimo difensore, AI 33).
_ non si presentava all’udienza fissata per il 28 gennaio 2015 dinanzi al PP il quale, alla presenza del difensore, constatata l’assenza dell’imputato, richiamato l’art. 355 cpv. 2 CPP, constatava che l’opposizione era considerata ritirata (cfr. AI 38).
3.4. Con domanda rogatoriale del 6 novembre 2014 la Pubblica accusa chiedeva alle competenti Autorità italiane la trasmissione di copia conforme all’originale dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di _ da parte del GIP di _ nell’ambito delle indagini esperite nei confronti di quest’ultimo per traffico di stupefacenti segnatamente cocaina (AI 34).
3.5. In data 19 dicembre 2014 l’Autorità italiana - in evasione della domanda rogatoriale - trasmetteva al MP di Lugano copia conforme all’originale “
dell’Ordinanza di applicazione di misura coercitiva, emessa dal GIP del Tribunale di _, in data 03.10.2014 nei confronti di _ + altri
”, segnalando che nel suddetto provvedimento “
il _ ha nome “_
” (AI 35).
3.6. Il 28 gennaio 2015 IM 1 veniva nuovamente interrogato dalla Pubblica accusa (AI 39).
3.6.1. L’imputato confermava le dichiarazioni rese nel precedente verbale d’interrogatorio ed in particolare “
che i soldi che c’erano in macchina il 27.01.2011, erano miei in ragione di € 30'000.00
”
.
Precisava che “
li avevo messi in un unico pacco. Poi è stato _ ad inserirli nei nascondigli in macchina. Non so bene e come li ha divisi in altri pacchi. Questi miei soldi me li aveva dati in ragione di EUR 15'000.00 mia mamma, _, che abita in _. Mia mamma i soldi li ha presi dalla sua banca in _, la _, produco al proposito una dichiarazione del 05.09.2011 di detta banca, con traduzione in italiano, (DOC. A di questo verbale), da cui si può leggere che mia mamma aveva sul suo conto circa EUR 18'000.00
”.
In merito alla provenienza degli ulteriori Euro 15’000 IM 1 dichiarava:
"
Questi ulteriori EUR 15'000.00 me li ha dati _. Si tratta di un mio conoscente _ che abita ad _. Lui a quell’epoca era proprietario di un immobile all’interno del quale gestiva un ristorante/bar. Ebbene _ mi ha dato quel denaro contante una o due settimane prima che venisse sequestrato. La consegna è avvenuta all’interno del suo ristorante di _ di nome _.
ADR
che _ mi ha prestato quei soldi. Io li avevo bisogno, glieli ho chiesti e lui me li ha dati.
Il PP mi chiede se al momento del prestito è stato firmato un contratto o una ricevuta e perché avevo bisogno di soldi.
Non è stata firmata nessuna ricevuta ne è stato sottoscritto un contratto. Aggiungo che io avevo bisogno di soldi perché dovevo comperare una macchina in _ vicino a _. La macchina l’avrei poi rivenduta in _.”
(VI PP 28.01.2015 pag. 3)
L’imputato restava fermo sulle sue dichiarazioni anche quando il PP gli faceva presente la contraddizione esistente con quanto da lui dichiarato nel verbale dell’11 giugno 2012, laddove aveva prodotto una dichiarazione di _ secondo la quale il denaro non gli era stato prestato - come affermava invece IM 1 - ma gli era stato dato per consegnarlo ai parenti di _ in _, ciò che faceva anche quando gli venivano contestati tutti gli elementi a suo carico emergenti dall’inchiesta che lo coinvolgevano nell’ipotesi di aver concorso a commettere il reato di riciclaggio. A fronte di tali contestazioni l’imputato ribadiva
“che EUR 30'000.00 sui 90'400.00 sequestrati erano miei. Li avevo ricevuti da mia mamma e da _. Non ho nient’altro da dire”
.
3.6.2. Di fronte al PP che - alla luce del guadagno degli ultimi due anni indicato da IM 1 in Euro 800 al mese - gli chiedeva per quale motivo con un simile guadagno, che lo faceva arrivare con difficoltà alla fine del mese, avrebbe dovuto acquistare una macchina in _ per Euro 30'000, l’imputato dichiarava che “
la macchina non era per me l’avrei venduta. E poi voglio aggiungere che EUR 15'000.00, quelli che mi aveva dato mia mamma, li avrei depositati su di un conto in banca in Svizzera. Quindi l’auto l’avrei acquistata per un valore di ca. EUR 15'000.00 e non per EUR 30'000.00
”.
L’imputato precisava che “
sarei venuto in una banca a _ per depositare i soldi di mia mamma. Non so in quale banca. Non so come funziona qui
”.
3.7. Con scritto 16 febbraio 2015 la difesa di IM 1 produceva agli atti l’estratto bancario dal quale si evinceva a suo dire il prelevamento dell’importo di Euro 15'000 (AI 40). Successivamente - su richiesta del PP (AI 41) - con scritto 23 febbraio 2015 (AI 43) indicava che la data del prelevamento di Euro 15’000 era quello effettuato il 5 novembre 2010, spiegando che la madre del suo assistito aveva prelevato l’importo di “
EUR 18'057.00, consegnando al figlio la somma di EUR 15'000.00
”; con ulteriore scritto 25 febbraio 2015 la difesa trasmetteva infine al PP una dichiarazione in originale rilasciata dalla madre di IM 1 (AI 44), con la quale la stessa confermava di aver prelevato, il 5 novembre 2010, dal proprio conto presso _ la somma di Euro 18'000, di cui a suo dire aveva consegnato la somma di Euro 15'000 al figlio IM 1.
3.8. In riscontro alla segnalazione della difesa che aveva fatto presente - in merito agli ulteriori Euro 15'000 di _ - la disponibilità del teste ad essere interrogato, lo stesso veniva escusso il 2 marzo 2015. _ interrogato, dichiarava:
"
Conosco IM 1 da più di 20 anni. l’ho conosciuto in _ poiché la mia città natale è molto vicina alla sua. In _ l’ho visto diverse volte tempo fa presso la mia pizzeria ad _. È venuto più di una volta a mangiare e a bere. Non so dove abita.
ADR
che non sapevo che IM 1 ha formalmente la residenza in _.
ADR
che non so cosa fa nella vita IM 1.
ADR
che IM 1 non posso dire che sia un mio “amico” perché “amica” è per me una persona “con la quale ho mangiato 7 anni sale assieme”. Bisogna passare una vita assieme ad una persona per dire che è tua amica. È comunque vero che IM 1 lo conosco da tanti anni.
Il PP mi chiede ora se io in passato ho consegnato dei soldi a IM 1. Se sì, quando, quanti soldi rispettivamente per quale motivo ho consegnato del contante.
Sì, io ho consegnato dei soldi a IM 1. Gli ho consegnato EUR 15'000.00 verso metà gennaio 2011. Questi soldi IM 1 li avrebbe dovuti portare in _ e consegnarli a mio fratello _ che abita a _. Questi soldi sarebbero dovuti servire per pagare gli operai che mi stanno costruendo la casa.
Il PP mi sottopone il Doc. A allegato al verbale d’interrogatorio del 11.06.2012 di IM 1 e mi chiede chi l’ha scritto.
Riconosco questo documento. È stato scritto dalla mia compagna _. La firma è invece la mia.
Il PP mi fa prendere atto che i soldi io li avrei dati a IM 1 “durante il periodo di festività natalizie”. Per contro io poc’anzi ho dichiarato che i soldi sarebbero stati consegnati a metà gennaio 2011, ossia dopo le festività natalizie.
Ribadisco che io ho consegnato i soldi il 15 o 16 gennaio 2011.
ADR
che i soldi io li ho consegnati a IM 1 perché sapevo che faceva un viaggio verso l’_.
ADR
che i soldi servivano proprio per pagare gli operai in _ che non avevano risorse per passare il Natale.
ADR
che io ho un conto in banca in _.
ADR
che in _ ci sono le banche.
Il PP mi chiede perché, se vi erano degli operai in _ senza soldi, non li ho mandati tramite banca.
Era più comodo trasmetterli con una persona. Da noi in _, si consegnano le buste.
Il PP, che comunque non mi crede, mi chiede se si trattava di soldi in nero ossia non dichiarati in Italia.
No, non si trattava di soldi neri.
Il PP mi chiede a questo punto se so cosa è successo ai soldi che io avrei consegnato a IM 1.
Quello che so è che non sono arrivati in _ da mio fratello. So che IM 1 è stato fermato in Svizzera e gli hanno preso i soldi. Non so se era da solo o con altre persone. È stato lui a dirmi di essere stato fermato e che gli avevano portato via dei soldi tant’è che nell’ottobre 2011 mi ha chiesto la dichiarazione che il verbalizzante mi ha mostrato prima.
ADR
che IM 1, al momento in cui gli ho dato i soldi, mi ha detto che andava in _ a comprare una macchina. Al ritorno sarebbe andato in _ a portare i miei soldi per pagare gli operai. Preciso che in _ IM 1 non avrebbe potuto/dovuto utilizzare i miei soldi per comprare una macchina. Io penso che lui avesse dei soldi suoi per comprare un’automobile in _.
Il PP mi chiede come mai avrei accettato che IM 1 passasse almeno due dogane con dei soldi miei, correndo un rischio anche solo daziario al passaggio dei confini.
Il rischio era suo non mio.
Il PP mi dice che, invece, così come è successo nella realtà, il rischio finale lo avrei subito io.
Il PP mi domanda dove ho consegnato i soldi a IM 1.
Ho consegnato i soldi nel parcheggio davanti a casa mia in via _ a _.
ADR
che la mia pizzeria si chiama “_” e si trova in via _.
ADR
che la mia abitazione dalla pizzeria dista più o meno 1km.
Il verbalizzante mi chiede ora che taglio avevano le banconote che ho consegnato a IM 1.
Erano tutte banconote da EUR 500.00. Erano avvolte in un foglio di carta piegato in due.”
(VI PP _ 02.03.2015, AI 45)
3.9. Con scritto 3 marzo 2015 (AI 46) il PP informava il difensore di IM 1 della sua intenzione di confermare (art. 355 cpv. 3 lett. a CPP) il decreto d’accusa 111/2014 emesso nei confronti di IM 1 con l’imputazione di riciclaggio di denaro (art. 305bis cifra 1 CP), rispettivamente di procedere, per l’ipotesi di infrazione aggravata subordinatamente semplice alla LF sugli Stupefacenti, all’emissione di un decreto di abbandono ai sensi dell’art. 319 e segg. CPP, ciò che avveniva con separata decisione di medesima data (cfr. decreto di abbandono 223/2015 del 3 marzo 2015, AI 48).
Il 3 marzo 2015 il PP trasmetteva il decreto d’accusa e gli atti a questa Corte, decreto che è quindi considerato come atto d’accusa (art. 356 cpv. 1 CPP).
4. Dichiarazioni dibattimentali dell’imputato
4.1. Al dibattimento del 25 maggio 2016 IM 1 in merito alla conoscenza dei compagni di viaggio ha dichiarato che “v
iviamo tutti vicini in _. _ lo conosco da tanti anni, _ detto _ lo conosco da due o tre anni
”.
Ha dichiarato inoltre che nel 2011 si trovava in _ perché doveva prendere dei soldi che gli avevano prestato per andare in Germania a comprare un’auto; era arrivato dall’_ insieme a _, con il quale è imparentato avendo questi sposato una sua cugina; siccome anche _ doveva andare in Germania, gli avevano chiesto un passaggio. Avevano incontrato _ per caso in un bar frequentato da _, dove si erano scambiati i numeri di telefono.
4.2. In merito al prestito IM 1 ha affermato che aveva già parlato con _ e che “
i soldi me li ha dati lui, a _, glieli dovevo lasciare in _ dopo che avevo venduto la macchina”,
in _; aveva chiesto il prestito a _ prima di Natale, di persona, affermando che nel periodo di Natale lui era già in _ “
da qualche giorno prima di Natale
”, precisando che si trovava in _ da ottobre/novembre 2010.
Ha affermato di aver detto a _, quando gli ha chiesto il prestito, che “
i soldi mi servivano per comperare la macchina in _, poi avrei portato l’auto in _ e l’avrei venduto, e avrei lasciato i soldi in _ ai suoi parenti
”.
Ha dichiarato che l’auto che voleva comprare era una Mercedes classe E, affermando di aver chiamato in _ e guardato su Internet prendendo contatto con un privato su _ di cui non ricordava il nome ma di cui aveva salvato i numeri sul telefono. Aveva parlato con questa persona in inglese in quanto non conosce il tedesco. L’auto non l’aveva riservata e non aveva nemmeno mandato un acconto, per cui questa persona la poteva vendere in qualsiasi momento;
“l’auto costava Euro 24'000.00
”.
4.3. IM 1 ha affermato quindi di essersi
“fatto prestare Euro 15'000 da _, gli altri Euro 15'000 me li ha dati mia mamma. I soldi mi servivano tutti per comperare l’auto”
, ciò che ha ribadito anche a fronte della contestazione di quanto di diverso lui stesso aveva dichiarato in inchiesta, in particolare che gli Euro 15'000 datigli da sua madre, voleva metterli su un conto in Svizzera, ribadendo che “
no, l’auto costava Euro 24'000.-, i soldi mi servivano per l’auto. Il resto lo avrei poi messo in banca
”.
4.4. L’imputato ha indicato che i suoi Euro
30'000,
per la maggior parte - più della metà - erano pezzi da Euro 500, che erano legati con degli elastici, che si trattava di due mazzetti e che erano stati nascosti da _, poiché “
essendo extracomunitari avevamo paura che ci potessero essere rubati. Non essendo ricco e avendo un po’ di soldi tendi sempre a nasconderli
”.
Anche di fronte alla contestazione che in inchiesta aveva dichiarato invece di essere stato lui a nascondere i soldi in auto - e non _ - e che i soldi erano confezionati in un unico pacco - e non in due pacchi -, l’imputato ha dichiarato che “
io avevo due pacchi di soldi e li ha nascosti _ nell’auto. Magari erano due pacchi legati insiemi. Io ho visto dove _ ha messo i soldi e cioè sopra, nel tettuccio. Ho visto che ha messo soldi anche nella porta dell’auto. Non so quanti soldi ha nascosto nell’auto”
, indicando che questa operazione di occultamento era avvenuta a _, per strada, ma di non ricordarsi dove e quando.
Chiesto di spiegare come mai non c’era un solo pacchetto, tra i 7 mazzi di soldi sequestrati, che corrispondeva a Euro 30'000, rispettivamente due pacchetti per complessivi Euro 30'000, IM 1 ha dichiarato che “
io sapevo che avevo Euro 30'000 e quindi se non ci stavano i soldi magari venivano sfilate delle banconote per rendere il pacchetto più sottile
”.
Ha affermato inoltre - per la prima volta - che “
quando siamo arrivati al confine io ho detto a _ e _ di dichiarare questi soldi e _ mi ha detto di lasciar perdere, di non dichiararli. Siccome eravamo nella sua macchina, lui ha detto no e anch’io sono andato per il non dichiararli. Io ero sicuro che i doganieri trovavano i soldi dove li avevamo nascosti, quando ci hanno fermato ero sicuro che ci avrebbero controllato e avrebbero scoperto i soldi
”.
Ha quindi affermato di non aver nascosto i soldi per “
timore dei doganieri
” e che “
se era per me io li avrei dichiarati ma _ non voleva
”.
Confrontato con la dichiarazione da lui resa in inchiesta secondo la quale i soldi li avevano nascosti “
perché non sapevamo se potevamo attraversare la dogana con tutti quei soldi
”, l’imputato ha risposto semplicemente “
come detto io volevo dichiararli
”.
4.5. Riguardo al viaggio per arrivare in _, ha indicato che sarebbero andati fino a _ impiegandoci 5 o 6 ore e che lui si sarebbe fermato lì “
perché da quelle parti dovevo prendere l’auto, la Mercedes classe E
” - mentre che, come visto, in inchiesta aveva dichiarato di voler comprare una Mercedes Viano -, auto con la quale sarebbe rientrato in _, spiegando che la Viano era una delle possibili auto da acquistare.
Ha spiegato di voler acquistare l’auto in _ e non in _ perché in _ non abbassano i chilometri come invece fanno in _.
Il conto in Svizzera lo avrebbe aperto al ritorno dalla Germania, in una qualsiasi banca, a _, se avanzavano dei soldi e nella negativa, non avrebbe aperto il conto.
Quando al dibattimento gli è stato contestato che _ aveva dichiarato che non era vero che lui sapeva che i soldi che gli aveva consegnato sarebbero stati utilizzati per comperare un’auto, IM 1 ha dichiarato che “
io gli ho chiesto i soldi e lui me li ha dati, sono confuso ora. Tutte queste domande mi confondono e non sono in grado di rispondere”.
4.6. In definitiva, IM 1 ha contestato di aver commesso “
riciclaggio
” e “
traffico di stupefacenti. Altrimenti mi trovavo in galera in _ con quell’altro
”, affermando che il suo unico errore
“è stato quello di non dichiarare i soldi in dogana, io non c’entro nulla né con il riciclaggio né con gli stupefacenti. Non capisco perché vengo accusato di queste cose
”.
5. Accertamenti della Corte
5.1. Di fronte alle dichiarazioni dell’accusato occorre richiamare i principi di cui si avvale il giudice nell’apprezzamento del materiale probatorio disponibile.
Per il processo indiziario, l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione logica una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi; se la circostanza indiziante non è certa devono avantutto accertarla altri elementi di prova. Si può fondare il giudizio di condanna mancando prove dirette, su indizi, che permettono un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso; la condanna deve essere la logica conseguenza della corretta valutazione di quegli indizi, ritenuto che ove vi siano più indizi in relazione al fatto da provarsi il giudice deve avere cura di valutarli nel loro insieme e non isolatamente. Un giudizio può quindi fondarsi su indizi, purché correlati logicamente nel loro insieme (sentenza CCRP del 4 maggio 2005 in re A. e riferimenti).
L’esistenza o l’inesistenza di un fatto è provata quando il giudice ne è personalmente convinto e meglio moralmente certo. A tale riguardo va ricordato che il principio in dubio pro reo non significa obbligo per il giudice di prosciogliere ogni volta che egli, avuto riguardo ad una concreta fattispecie, abbia dei dubbi, ma soltanto ove egli rimanga nel dubbio, cioè laddove le prove assunte non hanno potuto procurargli la certezza dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto rilevante. Devesi però trattare di dubbi concreti, fondati su circostanze certe e non di semplici ipotesi di interpretazioni divergenti dei fatti.
Detto questo va ricordato che il principio "in dubio pro reo", quale corollario della garanzia della presunzione d'innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost. 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU Il, implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici, poiché sempre possibili, non sono sufficienti; né può essere pretesa una certezza assoluta. Il principio è disatteso quando il giudice penale, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato. Il Tribunale federale si impone in quest'ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l'accusato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38).
5.2. Nel concreto caso, la Corte, dopo attento e rigoroso esame di tutto il materiale probatorio agli atti, ha ritenuto in concreto il ricorrere di diversi elementi indizianti che valutati globalmente nel loro insieme depongono univocamente nel ritenere l’imputato autore del reato di riciclaggio di denaro commesso in correità con _ e _ come a decreto d’accusa emesso a suo carico.
5.3. La Corte ha considerato innanzitutto che dal punto di vista oggettivo il denaro - ben Euro 90'400 - era occultato nell’auto, confezionato in 7 mazzi di banconote nascosti in parte nel soffitto ed in parte nel piantone della porta anteriore destra della Mini condotta da _ e che detta cifra era composta da 1’026 banconote, la maggior parte di piccolo taglio; sempre oggettivamente la Corte ha considerato poi che IM 1, così come gli altri occupanti dell’auto, non hanno dichiarato, al momento del controllo, di essere in possesso di tali valori, che sono stati scoperti solo in occasione della perquisizione dell’auto.
5.4. Vi è poi che IM 1 non è stato per nulla lineare né costante nelle sue dichiarazioni e non è quindi risultato credibile per la Corte.
5.4.1. Innanzitutto, l’imputato si è contraddetto in merito alla sua conoscenza di _, laddove in inchiesta ha dichiarato di conoscerlo da 10/15 anni, mentre in aula ha dichiarato di conoscerlo da 2/3 anni.
5.4.2. L’imputato è poi caduto in contraddizione quando ha indicato in inchiesta che i soldi erano stati nascosti anche perché “
non sapevamo se potevamo attraversare la dogana con tutti quei soldi e allora abbiamo nascosto il denaro
”, mentre che al dibattimento ha sostenuto che lui avrebbe voluto dichiarare il denaro ai doganieri, ma che _ gli aveva detto di no.
5.4.3. Premesso poi che IM 1 ha sempre dichiarato che del denaro nascosto nell’auto, Euro 30'000 erano suoi, al riguardo inizialmente ha dichiarato che di questi Euro 30'000, Euro 15'000 provenivano dall’_ “
un po’ dai miei genitori e un po’ dalla banca
”, successivamente invece ha dichiarato che Euro 15'000 glieli aveva dati solo sua madre.
Ebbene, per quel che concerne i soldi della madre, l’estratto della Banca prodotto agli atti, fa stato di un prelevamento il 5 novembre 2010, mentre che - come sappiamo - IM 1 è stato fermato con _ e _ il 27 gennaio 2011, per cui anche a voler prescindere dalla somma totale prelevata che non è di Euro 15'000 ma di poco più di Euro 18'000, il prelevamento di oltre due mesi e mezzo prima del fermo non è - a giudizio della Corte - idoneo a comprovare che Euro 15'000 provengono da questo conto.
A ciò si aggiunge ulteriormente il fatto che in aula l’imputato ha dichiarato che da ottobre/novembre 2010 si trovava in Italia e pertanto incompatibilmente con la dazione di denaro da parte della madre, denaro che - come detto - è stato prelevato in banca il 5 novembre 2010.
5.4.4. Sulla destinazione dei soldi ricevuti dalla madre, l’imputato nel formulario di constatazione ha indicato che servivano per aprire un conto in una banca Svizzera.
Nel primo verbale d’interrogatorio ha indicato invece che con i soldi nascosti voleva comperare una macchina, sottintendendo quindi che li avrebbe utilizzati tutti a questo scopo.
Nel verbale d’interrogatorio del 2015 torna a dire che i soldi ricevuti dalla madre li avrebbe depositati su di un conto in una banca svizzera, ciò che - a giudizio della Corte - appare del tutto inverosimile, dal momento che è fatto notorio che non c’è bisogno di portarsi il contante per aprire un conto ma che è molto più semplice e sicuro aprire il conto ed effettuare un versamento da banca a banca.
In aula l’imputato ha allegato invece che tutti i soldi li avrebbe utilizzati per l’acquisto dell’auto e solo a fronte della contestazione di dichiarazioni sensibilmente diverse rese in inchiesta, ha dichiarato che ciò che sarebbe eventualmente avanzato dopo l’acquisto dell’auto, lo avrebbe poi messo in banca, fornendo quindi un’ulteriore versione.
5.4.5. In merito agli altri Euro 15'000 IM 1 ha dichiarato in un primo tempo di averli ricevuti in prestito da _, denaro che avrebbe utilizzato per comperare un’auto in Germania, che avrebbe rivenduto poi in _.
Successivamente ha prodotto una dichiarazione del 13 ottobre 2011 di _, dalla quale risulta però che non si tratta di un prestito, ma che questi soldi gli erano stati dati per portarli in _ e consegnarli ai parenti di _.
Reso attento di questa evidente contraddizione, l’imputato ha cambiato la sua versione, adattandola a tale risultanza e ha quindi dichiarato che avrebbe utilizzato i soldi di _ per l’acquisto dell’auto, venduta la quale avrebbe dato i soldi ai parenti dello stesso in _; ha indicato, anche in aula, che _ sapeva che lui avrebbe utilizzato i soldi per comperare una vettura che avrebbe poi rivenduto, ciò che è però stato chiaramente smentito - come rilevato - da _.
5.4.6. L’imputato si è contraddetto anche quando ha dichiarato nel primo verbale d’interrogatorio che i suoi soldi erano divisi in due pacchetti che aveva provveduto personalmente a nascondere nell’auto, mentre che successivamente ha cambiato versione e ha dichiarato invece che si trattava di un solo pacchetto e che a nasconderlo in auto era stato _.
In aula è tornato a dire che si trattava di due pacchetti e che a nasconderli era stato _, fornendo anche in questo caso una nuova versione (la terza).
5.5. In merito alla testimonianza di _, la Corte ha rilevato che nella sua dichiarazione prodotta agli atti dall’imputato, è indicato che questi soldi _ li avrebbe dati a IM 1 “
durante il periodo di festività natalizie
”; al contrario a verbale lo stesso _ ha dichiarato invece che avrebbe dato i soldi a IM 1 “
verso
metà gennaio 2011
” e precisamente il 15 o 16 gennaio 2011; ha ribadito quest’ultima affermazione anche quando gli è stata fatta presente l’evidente contraddizione tra le date che lui stesso aveva indicato.
Vi è inoltre ed ancora che _, in merito al motivo per cui doveva far arrivare questi soldi in _, ha indicato che gli stessi dovevano servire per pagare gli operai “
che non avevano risorse per passare il Natale
”, contraddicendo comunque in tal modo la sua versione di aver dato i soldi a IM 1 a metà gennaio 2011 e pertanto quando il Natale era ormai già passato.
Inoltre, _, nonostante dichiari di conoscere IM 1 da più di 20 anni, non sa dove abita, non sa che risiede in _ e soprattutto non sa cosa fa nella vita. Nonostante ciò gli consegna la considerevole somma di ben Euro 15'000 senza nemmeno farsi rilasciare uno straccio di ricevuta in merito all’affidamento di quei soldi che IM 1 doveva portare a suo fratello in _, a suo dire per pagare gli operai che gli stavano costruendo la casa, visto che _ stesso ha dichiarato di aver firmato la dichiarazione prodotta agli atti (solo) in ottobre 2011.
Un ulteriore elemento che milita per la poca attendibilità delle dichiarazioni del teste, la si evince dal fatto che IM 1 ha dichiarato di aver ricevuto i soldi da _ “
all’interno del suo ristorante
” di _, mentre _ ha dichiarato di aver consegnato i soldi a IM 1 nel “
parcheggio davanti casa mia
”.
Queste evidenti contraddizioni hanno condotto la Corte a non credere alle dichiarazioni del teste e pertanto alla versione dell’imputato che il teste avrebbe dovuto suffragare.
5.6. Infine, un ultimo elemento che milita per l’inattendibilità della versione dei fatti dell’imputato riguarda l’acquisto dell’auto in Germania, laddove in inchiesta IM 1 non è stato nemmeno capace di indicare il nome dell’autosalone al quale si era indirizzato per l’acquisto dell’auto, mentre che al dibattimento ha dichiarato invece che si trattava di un privato; durante l’inchiesta ha dichiarato che l’autosalone si trovava vicino a _, in aula ha indicato che il venditore dell’auto si trovava vicino a _; in inchiesta ha dichiarato inoltre che si trattava di una Mercedes Viano del 2006 3000cc a diesel, al dibattimento che si trattava di una Mercedes classe E.
5.7. Ebbene, sulla base di tutte queste considerazioni la Corte non ha creduto alla versione di IM 1 a detta del quale Euro 30'000 dei soldi sequestrati erano suoi, ciò che risulta confermato anche e non da ultimo dal fatto che questa versione è palesemente contraddetta dal riscontro oggettivo che non ci sono, tra i 7 mazzi di banconote sequestrati, 2 mazzi di banconote per la somma di Euro 30'000 né un solo pacchetto contenente la suddetta cifra, ciò che porta a ritenere definitivamente che la sua versione di essere proprietario di una parte di quei soldi, non è per nulla credibile.
La stessa considerazione vale, mutatis mutandis, per i soldi di _; infatti, non vi è nemmeno un pacchetto, tra quelli sequestrati, contenente la somma da lui indicata di Euro 15'400.
Ora, non essendovi alcun motivo per mescolare il denaro appartenente a tre persone distinte, detti riscontri portano a ritenere indubbiamente che l’importo di Euro 90'400 fa capo ad una sola persona.
5.8. In base alle risultanze agli atti, la Corte ritiene comprovato che tale importo sia interamente da ricondurre al proprietario e conducente dell’auto, vale a dire a _ detto _, e più precisamente al traffico internazionale di stupefacenti da lui gestito e ai relativi proventi, come risulta comprovato in modo incontrovertibile dagli atti acquisiti dall’Autorità _, che fanno esplicito riferimento al fermo da parte dei doganieri il 27 gennaio 2011 e al sequestro di Euro 90'400, indicando che quel giorno _ si stava recando, con due connazionali, dai fornitori in Olanda, dopo aver ricevuto, nei giorni precedenti, cocaina che aveva provveduto a vendere alla rete di spacciatori.
Infine, del resto, la latitanza di _ non fa che comprovare ulteriormente - qualora ce ne fosse ancora bisogno - il suo coinvolgimento a pieno titolo nel traffico internazionale di stupefacenti, così come la circostanza che _ non si sia più presentato all’autorità svizzera comprova la sua responsabilità per i fatti oggetto del presente procedimento.
5.9. L’imputato - ha ritenuto ancora la Corte - era sicuramente a conoscenza dell’origine illecita dei soldi nascosti in auto, vero è che ha reso dichiarazioni altalenanti e contraddittorie che non si spiegano altrimenti se non con la consapevolezza dell’origine dei soldi provenienti dal traffico internazionale di stupefacenti gestito da _.
Ciò posto, la Corte ha confermato l’imputazione di riciclaggio di denaro.
6. Colpa e pena
La colpa di IM 1 è senz’altro importante poiché la cifra riciclata è consistente e l’imputato non si è affatto assunto la responsabilità dei suoi atti, per cui la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 6 mesi, sospesi condizionalmente per 2 anni, vista l’assenza di precedenti e ritenuto che l’imputato si è comunque presentato al dibattimento, per cui la prognosi non può essere ritenuta sfavorevole.
7. Tassa di giustizia e spese procedurali
Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr. 500.-- e le spese procedurali sono poste a carico del condannato (art. 426 cpv. 1 CPP).
Visti gli art.
12, 40, 42, 44, 47, 305bis CP;
82, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations