# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3b7dc109-0963-5638-a37a-0c8d7aacdc33
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Con istanza 16 maggio 2000 contro _, i coniugi _ hanno chiesto alla Pretura della Giurisdizione di Riviera, fondandosi sulla causa di cui alla cifra 2 dell’art. 271 cpv. 1 LEF (trafugamento di beni), il sequestro, fino a concorrenza dell’importo di fr. 60'463.45 oltre interessi al 5% dal 1. dicembre 1999 su fr. 51'192.--, del credito di fr. 710'000.—che _, vanta nei confronti _, a dipendenza del contratto di compravendita 4 maggio 2000 del notaio avv. _.
B.
Il 16 maggio 2000, il Segretario Assessore della Pretura di _ accoglieva interamente l’istanza dei qui appellati, emanando il relativo decreto di sequestro (doc. A).
Il sequestro veniva notificato seduta stante, lo stesso giorno, oltre “ai terzi interessati”, al debitore, il quale dichiarava che il credito sequestrato era stato interamente saldato con l’assunzione di ipoteche per fr. 680'000.-- ed il prestito di un’autovettura del valore di fr. 30'000.-acquistata in leasing dalla SA presso _ (cfr. doc. B).
C.
Con scritto 26 maggio 2000, _ ha interposto opposizione al sequestro. All’udienza di contraddittorio 11 luglio 2000, l’appellante ha presentato un allegato scritto di motivazione con il quale egli ha confermato la sua opposizione al sequestro e chiesto che gli appellati venissero condannati alla prestazione di una garanzia di fr. 60'000.--. In risposta, questi ultimi hanno concluso per la reiezione dell’opposizione e si sono opposti alla prestazione di qualsiasi garanzia. In replica e duplica le parti sono rimaste sulle loro posizioni.
D.
Con sentenza 5 settembre 2000, il Segretario Assessore della Pretura di _ ha respinto l’opposizione di _, accogliendo però parzialmente la richiesta di prestazione di garanzia, limitatamente all’importo di fr. 20'000.--.
Sulla questione dell’esistenza del credito vantato dai sequestranti, il primo giudice ha considerato che la procedura di opposizione al sequestro avesse portato pochi elementi nuovi rispetto a quelli prodotti in sede di rigetto dell’opposizione all’esecuzione inoltrata dai sequestranti contro _ in pagamento dello stesso credito; la dichiarazione scritta di _ (doc. N) non è stata ritenuta idonea a distruggere la verosimiglianza circa l’esistenza del credito deducibile dal tenore letterale del titolo di rigetto (contratto di mandato finanziario di cui al doc. M).
Il Segretario assessore ha altresì considerato adempiuti i presupposti del trafugamento di beni, sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo. Da una parte, l’esistenza di un substrato esecutivo di cui il sequestrato avrebbe disposto a scapito dei propri creditori è stata individuata nella differenza tra il prezzo di vendita dell’immobile (fr. 710'000.--) e la somma dei debiti ipotecari (fr. 680'000.--); dall’altra, la modifica degli organi della società _, non motivata dall’opponente, e la vendita dell’immobile poco dopo la decisione di rigetto dell’opposizione, sarebbero sufficienti a dimostrare la volontà di trafugamento del sequestrato, al quale è inoltre stato rimproverato di non aver pensato di indicare, onde fugare i dubbi, altri beni sufficienti per un pignoramento a garanzia del vantato credito.
Il primo giudice ha pure ritenuto verosimile l’esistenza del credito sequestrato, a motivo che dai doc. D e E risulta solo un’assun-zione di debito interna da parte di _, non sapendosi invece se la creditrice ipotecaria _ abbia o meno accettato tale assunzione e liberato il sequestrato (cosiddetta assunzione di debito esterna). L’asserito debito di fr. 30'000.-- del sequestrato contro _ _, volto all’acquisizione della _ (doc. D) ed assunto da _, non è poi stato considerato plausibile, mancando agli atti il contratto di leasing tra _ e _.
E.
Con appello 22 settembre 2000, _ chiede la riforma della sentenza pretorile. Egli ritiene che dalla testimonianza scritta di _ (doc. N) si possa dedurre che controparte al contratto finanziario (doc. M) fosse la società _ _ e non l’appellante, donde l’inverosimiglianza del credito vantato dai sequestranti. L’appellante ha d’altra parte criticato la decisione pretorile sul punto della causa di sequestro. Vista la crisi in cui versa il mercato degli immobili sarebbe sbagliato considerare che l’immobile venduto, gravato da ipoteche per fr. 680'000.--, fosse un substrato sul quale potevano contare i creditori del sequestrato; inoltre, la vendita dell’immobile poco dopo la decisione di rigetto non costituirebbe un tentato trafugamento di beni, ma sarebbe da ricondurre alla volontà dell’amministratrice _, azionista unica già dal 1998, di poter offrire maggiori garanzie ai creditori della società e rinforzarne la sostanza. Infine, l’appellante ha ribadito l’inesistenza del credito di fr. 710'000.-- sequestrato, poiché il prezzo di vendita dell’immobile sarebbe stato soluto con l’assunzione interna del debito ipotecario di fr. 680'000.-- e del contratto di leasing della _.
F.
I sequestranti, in risposta, chiedono l’estromissione dall’incarto dei doc. B e C con riferimento al divieto dei nova in sede di appello nonché la reiezione dell’appello. Ribadiscono che il doc. M è sufficiente per rendere verosimile il credito che vantano. Essi sostengono inoltre che il prezzo di vendita dell’immobile sia inferiore a quello di mercato, ciò che dimostrerebbe l’importo nominale dell’indebitamento ipotecario. La volontà di trafugamento trasparirebbe dalla cronologia dei fatti processuali. La tesi dell’appellante sul motivo del trapasso non apparirebbe d’altronde verosimile, non spiegandosi perché l’azionista _ avrebbe aspettato due anni prima di diventare amministratrice, se non per il fatto che la stessa sia compagna e fidanzata dell’appellante. Infine, gli appellati ritengono che spettasse all’appellante dimostrare di aver pagato il prezzo di vendita dell’immobile, in particolare portando la prova dell'accettazione da parte della banca dell’assunzione del debito nonché dell’importo effettivo di quest’ultimo.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1. Questioni procedurali
1.1.
Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2.
Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi ‐ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‐ che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr.
W
alter
Stoffel
, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.;
Pierre-Robert
Gilliéron
,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.;
B
ertrand
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466;
Amonn/Gasser
,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51;
Rudolf
Ottomann
, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3.
Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‐ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr.
Reeb
,
op. cit., p. 478;
Gilliéron
, op. cit., p. 135) ‐ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro ‐ contestate dall’opponente ‐ risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr.
Amonn/Gasser
,
op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr.
H
ans
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol.
III, n. 38 ad art. 278).
1.4.
La nuova decisione (sull’opposizione) ‐ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‐ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‐, nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare ‐ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‐ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‐ e contestate dalle controparti ‐ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/ Gasser
,
op. cit., n. 74 ad § 51;
Reeb
,
op. cit., p. 482).
1.5.
a)
Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxi-me"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (
Jérôme
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (
Oscar
Vogel
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 6a ed., Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). In particolare, non vanno ammessi in procedura sommaria i richiami di incarti né le richieste di edizione (cfr.
CEF
5 luglio 2000, in re B. GmbH c/ K., cons. 1.5c). Rimane alle parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti che necessitano loro.
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Fabienne
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‐ sia fattuali che in diritto ‐ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
c)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (
Amonn/ Gasser
,
op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza semplice (
Gilliéron
, op. cit., p. 132;
Stoffel
, op. cit., p. 281;
Hohl
, op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante sia vera; pure in questo senso:
Reeb
, op. cit., [“plus vraisemblable”];
Ottomann
, op. cit., n. 32 p. 253 ["wahrscheinlicher"];
Urs
Engler
, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25 ["lediglich als überwiegend wahr halten"]), chi abbassa l’asticella al 33 % (
F
lavio
Cometta
, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2:
“in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero é però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”)
e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (
Piégai
, op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999 della 1ère Section de la Cour de Justice de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2). Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente, una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (
CEF
10 aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr.
Gilliéron
, BlSchK 1995, p. 132;
Piégai
, op. cit., p. 306), nei limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr.
Michel
Criblet
, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80;
Reeb
, op. cit., p. 467 s.).
d)
Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, richiamato all’art. 22 cpv. 4 LALEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (
CEF
14 aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L., cons. 1.5. e), sono ricevibili sia i veri nova che i pseudonova. La produzione dei documenti B e C con l’appello è quindi ammissibile.
e)
Secondo l'art. 166 cpv. 2, risp. 171 cpv. 2 CPC, i documenti prodotti con la petizione vanno elencati con le lettere dell'alfabeto, quelli allegati alla risposta con cifre arabiche. Si può avere qualche esitazione sull'applicazione di queste norme in materia di sequestro, tale procedura iniziando con un'istanza unilaterale e diventando contraddittoria solo in sede di opposizione. La soluzione più pratica e chiara è quella di riservare le lettere dell'alfabeto ai documenti del sequestrante (visto che è questi ad adire per primo il giudice) e le cifre arabiche ai documenti dell'opponente, e ciò in tutti i stadi della procedura, quindi anche in appello, in una serie progressiva continua.
2.
Nel merito
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito (cfr. infra cons. 4);
2. di una causa di sequestro (cfr. infra cons. 4);
3. di beni appartenenti al debitore (cfr. infra cons. 3).
3. Verosimiglianza dell’appartenenza dei beni sequestrati
3.1.
Vi è in casu controversia sul fatto di sapere se a favore dell’appellante esista o meno un credito contro la società _ _ derivante dal contratto di compravendita 4 maggio 2000 del fondo n. _ RFD di _ (doc. E). L’appellante afferma che tale credito è stato estinto con l’assunzione dalla compratrice del suo debito ipotecario e degli obblighi derivanti dal contratto di leasing della _. Questa tesi non sembra essere stata direttamente confermata dalla società, poiché la dichiarazione d’infruttuosità figurante sul verbale di sequestro del 16 maggio 2000 (doc. B) è firmata dal “debitore” per sé stesso e non, a quanto pare, per conto della società. Va del resto detto che l’operato dell’UEF di _ competente per l'esclusione dell'UEF di _ non appare corretto, dato che, trattandosi del sequestro di un credito, lo stesso avrebbe dovuto, per eseguire il decreto, notificare alla società _ asserita terza debitrice, l’avviso di cui all’art. 99 LEF (cfr. art. 275 LEF). Comunque, risulta dai combinati doc. D e 2 che la società, rappresentata nell’occasione dalla nuova amministratrice unica _ (il contratto di cui al doc. D è infatti dell’8 maggio 2000, ossia il giorno stesso della sua iscrizione a registro quale amministratrice unica, cfr. doc. 2; l’iscrizione a registro richiesta dall’art. 720 CO non ha comunque alcun effetto costitutivo, cfr.
Rolf
Watter
, Basler Kommentar zum OR, Basilea/Francoforte sul Meno 1994, vol. II, n. 2 ad art. 720), e _ hanno pattuito l’estinzione del credito relativo al pagamento del prezzo di vendita in seguito all’assunzione da parte della società del debito ipotecario dell’appellante nei confronti della _ e degli obblighi derivanti dal contratto di leasing sottoscritto dal venditore con _. Certo, dagli atti sorgono fondati dubbi sull’esatto importo dell’indebitamento ipotecario, visto che dallo scritto 28 aprile 2000 della _ indirizzato all’appellante (doc. H) appare che il debito ipotecario fosse a tale data di fr. 600'000.-- (fr. 582'000.-- del mutuo n. _ + fr. 18'000.-- del mutuo n. _, cfr. doc. I), ossia pari all’ammontare nominale totale delle quattro cartelle al portatore (in I, II, e III grado) apparentemente in mano della banca. Non è invece dato a sapere chi deteneva la cartella al portatore in quarto rango di fr. 80'000.-- (cfr. estratto dal registro fondiario, doc. F). Non è escluso che fosse il sequestrato stesso. D’altronde, l’appellante si mette in contraddizione con sé stesso quando pretende, da una parte, che l’immobile sia stato venduto ad un prezzo inferiore a quello di mercato (ciò che appare già dubbio, se si considera che la _, nel 2000, ha ammesso l’incremento dell’indebitamento ipotecario fino a fr. 600'000.--, somma che rappresenta l’84,5% del prezzo di vendita) e, dall’altra, che il motivo di quest’operazione fosse per la società di dare maggiori garanzie ai creditori della società e rinforzare la propria sostanza.
3.2.
Comunque sia, le parti al contratto di compravendita dell’immobile ritengono di nulla più vantare l’una contro l’altra, di modo che il sequestro si rivela infruttuoso. Salvo indizi chiari sull’esistenza di una simulazione, non dati nel caso di specie (è probabile che i contraenti abbiano realmente voluto l’intera operazione), la dichiarazione d’infruttuosità del terzo ha infatti valore di prova (cfr.
Jakob Schindler
,
Die
Arrestaufhebung
nach art. 279 SchKG, tesi Zurigo 1957, p. 41). Il fatto poi che la _ _ abbia accettato o no l’assunzione di debiti è irrilevante nei rapporti tra le parti alla compravendita (lo ha solo nei rapporti con la banca): infatti esiste apparentemente un impegno della società ad assumere il debito ipotecario (assunzione “interna”), in contropartita del quale è stata convenuta l’estinzione del credito in pagamento del prezzo di vendita dell’immobile.
3.3.
Del resto, se quest’accordo dovesse nascondere una donazione (mista) da parte dell’appellante (segnatamente per la somma di fr. 80'000.--, che non sembra costituire un debito effettivo, nonché verosimilmente per il credito di fr. 30'000.— [sul doc. S figurano fr. 32'000.--] nei confronti di _, tant’è vero che appare strano che sia l’appellante a pagare un veicolo di proprietà della società) questa circostanza non sarebbe determinante in questa sede. Qualora la sua situazione finanziaria glielo permetta, l’appellante è infatti libero di donare i propri beni. Nel nostro diritto, è solo con l’azione o l’eccezione revocatoria degli art. 285 ss. LEF che i creditori possono ottenere che un determinato atto giuridico concluso tra un terzo ed il debitore sia dichiarato inopponibile ad essi. Orbene, l’azione o l’eccezione revocatoria presuppone che il danno causato ai creditori con l’atto revocabile sia constatato in un attestato provvisorio o definitivo di carenza di beni dopo pignoramento, oppure con l’apertura del fallimento del debitore (cfr. art. 285 cpv. 2 LEF e Charles
Jaques
, Le “rang” des créances dans l’exécution forcée, le cas des subordinations de créance (postpositions), tesi Losanna 1999, n. 1784 pto 3 e 1785). Dato che queste condizioni non appaiono adempiute nel caso di specie (di modo che non si ha la prova e nemmeno seri indizi che gli appellati subiranno effettivamente una perdita nell’esecuzione inoltrata contro _ _, i sequestranti non possono opporre all’appellante l’eccezione revocatoria consistente a negare l’opponibilità nei loro confronti dell’accordo di cui al doc. D.
3.4.
Sulla condizione dell’esistenza del credito sequestrato gli appellati non hanno quindi raggiunto il grado di verosimiglianza ritenuto sufficiente da questa Camera (cfr. sopra cons. 1.5 c) per considerarla adempiuta. Va del resto osservato che il sequestro in esame si rivela, in ultima analisi, superfluo, anche per i sequestranti. In effetti, se il preteso credito sequestrato esiste veramente, ciò che non sembra essere il caso, essi potranno farlo pignorare nell’esecuzione in corso – qualora l’azione di disconoscimento di debito inoltrata dall’appellante fosse respinta – e se del caso farselo assegnare per poterlo far valere a nome proprio (art. 131 LEF). Non vi è infatti rischio che siano adempiuti, in buona fede, validi atti di disposizione sull’asserito credito, visto che la società _ ne nega l’esistenza.
4.
L’appello 22 settembre 2000 di _ va quindi accolto.
Tassa di giustizia e indennità seguono il grado di soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 271 ss. e 285 LEF, nonché, per le spese, la vigente OTLEF,