# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9acfe9c8-aa8c-5f9a-9297-69068af122fc
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 5 ottobre 2011 diretta contro RE 1 (di seguito: _), CO 1 (di seguito: _) ha chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF, di porre sotto sequestro:
–
“i mappali no. _ e _ RFD di _ e ogni altro immobile appartenente a RE 1, come pure eventuali cartelle ipotecarie gravanti il fondo e tutt'ora in possesso della convenuta, nonché ogni attivo (in particolare attivi in conto corrente, titoli, cartelle ipotecarie, ecc.) esistente presso _”;
–
“tutti i beni mobili (comprese cartevalori) presenti presso gli uffici di RE 1 presso _ nonché tutti i crediti che RE 1 dispone nei confronti delle società _ (ora _) e _”;
–
“tutti i crediti che RE 1 dispone nei confronti della società _”;
il tutto sino a concorrenza del credito di fr. 350'000.– e interessi al 5% dal 30 settembre 2011.
B.
La sequestrante fonda la sua pretesa sulla transazione giudiziale ai sensi dell'art. 241 CPC di cui al verbale d'udienza 3 agosto 2011 della Pretura _ (doc. C nell'inc. SO.2011.649) conclusa nell'ambito di una controversia per la remunerazione di prestazioni a carattere architettonico svolte da CO 1 per conto di RE 1 -in relazione a un progetto immobiliare concernente le particelle n. _ e _ RFD di _ - e sul decreto 16 agosto 2011 -dichiarato passato in giudicato ed esecutivo con timbro 5 ottobre 2011 della competente cancelleria (doc. D retro di pag. 1, nell'inc. SO.2011.649)- con cui la relativa causa è stata stralciata dai ruoli (doc. D pag. 1, nell'inc. SO.2011.649). Sulla base della transazione giudiziale, RE 1 si è riconosciuta debitrice verso CO 1 di fr. 350'000.–, somma che si è impegnata a versare entro il 30 settembre 2011. Tale importo non è stato corrisposto.
C.
Con atti del 5 ottobre rispettivamente 10 ottobre 2011, il Pretore _ ha emesso i relativi decreti di sequestro così come richiesto.
D.
Il 14 e il 25 ottobre 2011 RE 1 si è opposta ai citati decreti di sequestro. L'interessata non ha contestato l'onere di pagamento a suo carico, nondimeno ha rilevato che l'accordo giudiziale era condizionato. In particolare, quest'ultima aveva provveduto ad annullare solo una delle due distinte esecuzioni da lei avviate a carico del presidente del CdA J_ e del membro del CdA S_. Pertanto, come tale, quella transazione non costituiva valido titolo di rigetto definitivo ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF. Visto poi che dubitava del fatto che una volta ricevuti i soldi, l'istante le avrebbe trasmesso la documentazione in formato digitale del progetto architettonico e l'autorizzazione a utilizzare i piani, l'opponente ha chiesto che quel materiale fosse quantomeno depositato presso il patrocinatore di CO 1. I beni mobili (relazione bancaria e crediti verso altre entità giuridiche) da sequestrare inoltre, erano stati indicati in modo generico e quindi non erano stati resi verosimili giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF. Come in caso di pignoramento infine, il sequestro era da limitare al relativo importo del credito da garantire. Se non che, il valore commerciale dei fondi n. _ e _ RFD di _ era almeno pari a fr. 2,5 Mio: pertanto, la quantità di beni sequestrati dal Pretore era sproporzionata ed eccessiva. A titolo subordinato, ha così chiesto di limitare il sequestro a quei due fondi.
E.
Al contraddittorio del 10 novembre 2011, le parti hanno chiesto di sospendere a titolo provvisorio la vertenza onde risolvere le rispettive divergenze, riservata se ciò non fosse stato il caso, la convocazione ad un'udienza di discussione del 1° dicembre 2011. Le parti non hanno raggiunto un'intesa.
Il 1° dicembre 2011 l'opponente ha confermato il suo punto di vista e ha contestato la validità dell' accordo giudiziale 3 agosto 2011 in quanto nel frattempo era venuta a conoscenza di motivi che ostavano a quel pagamento e che, per le stesse prestazioni architettoniche svolte a suo favore, la sequestrante doveva a un terzo fr. 150'000.–. In ogni caso, eventuali ripetibili a favore di quest'ultima, erano da commisurare ai minimi interventi del legale. L'opposizione in ogni caso non poteva definirsi temeraria.
Per contro, a mente della sequestrante, in quanto finalizzata a procrastinare il pagamento dovuto, l'opposizione era senz'altro da respingere riconoscendole, data la temerarietà e la malafede dell'opponente, fr. 22'120.50 di ripetibili. L'accordo non era condizionato e l'annullamento delle esecuzioni aveva valenza accessoria: ad ogni modo, tale impegno era stato ossequiato, di modo che la transazione costituiva un titolo di rigetto definitivo valido. L'agire abusivo e contraddittorio dell'opponente violava l'art. 52 CPC giustificando sanzioni disciplinari ex art. 128 cpv. 3 CPC e il pagamento delle inutili spese giudiziarie causate ex art. 108 CPC. La consegna del materiale su supporto digitale, che già si trovava presso lo studio del suo legale, era subordinata al versamento di fr. 350'000.–. Il sequestro di beni mobili e crediti verso società terze poi non era né generico né investigativo. Il preteso debito di fr. 150'000.– a carico della sequestrante infine, esulava dalla vertenza in esame.
F.
Con sentenza 23 dicembre 2011, il Pretore _, ha respinto l'opposizione di RE 1. Chiaro, esplicito, non equivoco e non discutibile l'obbligo dell'opponente di pagare a CO 1 fr. 350'000.– entro il 30 settembre 2011. La transazione giudiziale 3 agosto 2011 non era condizionata e, quindi, costituiva valida causa di sequestro ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF e rendeva altresì verosimile il credito alla base dell'istanza di sequestro. Legittima la richiesta di bloccare gli attivi dell'opponente presso _. Parimenti per i suoi crediti verso le società puntualmente designate. Anche dei beni mobili (comprese le cartevalori) era indicato il luogo di situazione. Per contro, sarebbe spettato all'opponente rendere verosimile che il valore dei beni sequestrati era di gran lunga superiore rispetto al credito rivendicato dalla sequestrante. Nel complesso, le condizioni del sequestro erano senz'altro state ossequiate. A detta del Pretore invece, non vi erano sufficienti motivi per ritenere temerario e dilatorio il comportamento avuto dall'opponente.
G.
Con reclamo 30 dicembre 2011, per il tramite di J_ e di S_, entrambi detentori di un diritto di firma collettivo a due (doc. B pag. 2, nell'inc. SO.2011.649), RE 1 chiede di accogliere la sua opposizione e, conseguentemente, di annullare i sequestri. L'opponente contesta che siano adempiuti i presupposti per ammettere l'esistenza della causa di sequestro di cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF, ritenendo l'accordo giudiziale 3 agosto 2011 affetto da vizio di volontà per errore fondamentale (art. 24 cpv. 1 cifra 4 CO) subordinatamente dolo (art. 28 CO).
Della risposta al reclamo si dirà, se necessario, nel seguito.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, 2
a
ed., Basilea 2010, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio del reclamo a prescindere dal valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG, nonché art. 309 lett. b n. 6 e 319 lett. a CPC). L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per mantenere il provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8
a
ed., Berna 2008, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
Il
termine per l'inoltro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC su rinvio dell'art. 278 cpv. 3 LEF). Eventuali osservazioni al reclamo devono poi ossequiare un medesimo termine di dieci giorni (art. 322 cpv. 2 CPC).
Ciò posto, introdotto il 30 dicembre 2011 avverso la sentenza 23 dicembre 2011 intimata il giorno 27 e notificata l'indomani, il reclamo è così ammissibile. Il ricorso è stato poi intimato il 20 gennaio 2012 e notificato il giorno 23: inviata il 31 gennaio 2012 la risposta al reclamo è tempestiva.
2.
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), in cui vigono la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (art. 55 e 58 CPC;
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con rif.;
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, ma esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace o sia notorio (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC;
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 8
a
ed., Berna 2006, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (art. 272 cpv. 1 LEF;
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Piégai
, op. cit., pag. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., pag. 85 segg.;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 157 CPC).
Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono alle parti alte esigenze di motivazione per giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti (eccezionalmente nelle altre prove) che reputano determinanti.
3.
In virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti, le prove e le eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado (cosiddetti “nova in senso proprio”:
“echte Noven”
), sia quelli verificatisi prima (“nova in senso improprio”:
“unechte Noven”
).
La possibilità di addurre fatti nuovi comprende logicamente anche quella di produrre nuovi mezzi di prova (
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe lettera morta, poiché i fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter influire sulla decisione. Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati da intendersi quale reclamo e relativa risposta al reclamo (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 326 cpv. 1 CPC non sono applicabili in materia di opposizione al sequestro (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC).
a)
Invero, contestualmente all'entrata in vigore il 1° gennaio 2011 del nuovo Codice di diritto processuale svizzero, alcuni autori sembrano limitare il campo di applicazione di questa norma solo a
fatti, prove ed eccezioni nuovi in senso proprio (
“echte Noven”
:
Ammon/Walther,
op. cit.,
n. 74 ad § 51;
Reiser,
op. cit., n. 46 ad art. 278, che nondimeno ammette la facoltà di avvalersi di
“unechte Noven”
ogni qualvolta è posta in gioco la nullità del sequestro o l'omissione ad avvalersene va ricondotta a un motivo “scusabile e giustificato” [op. cit., n. 47 segg. ad art. 278];
Reich
in: Baker/M
c
Kenzie, Schweizerische Zivilprozessordnung (ZPO) Berna 2010, n. 4 ad art. 326;
Sprecher,
Prozessieren zum SchKG unter neuer ZPO in: SJZ 107 (2011) Nr. 12 pag. 282 ad D/III/4;
Meier-Dieterle,
Arrestpraxis ab 1. Januar 2011 in: AJP/PJA 10/2010 pag. 1222 n. 74). Tuttavia, se è vero che la prassi del Tribunale federale ha a più riprese ribadito la piena compatibilità degli
“echte Noven”
con l'art. 278 cpv. 3 LEF (Sentenza del Tribunale federale 5A_409/2010 dell'11 ottobre 2010 consid. 1.3; 5A_306/2010 del 9 agosto 2010, consid. 3.2.3; 5P.330/2005 e 5P.296/2005 del 17 novembre 2005 consid. 4.2.1 e 5.1), al contrario non risulta che egli si sia pronunciato nel senso di escludere in modo univoco e a priori l'ammissibilità dei cosiddetti
“unechte Noven”
(Sentenza del Tribunale federale 5A_817/2008 del 30 giugno 2009 consid. 4.2). Ciò posto, come tale l'entrata in vigore dell'art. 326 CPC non ha in sé comportato una modifica della riserva contenuta nell'art. 278 cpv. 3 2. periodo LEF (cfr. n. 17 dell'allegato I al CPC in: RU 2010 1835 e 1849; per analogia: Sentenza del Tribunale federale 5A_230/2011 del 12 maggio 2011, consid. 3.2.1). E, anzi, sotto questo profilo traspare anche un diverso approccio che in riferimento all'opposizione al sequestro, non pare distinguere
“echte”
e
“unechte Noven”
(
Freiburghaus/ Afheldt
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 5 ad art. 326) e persino ammettere in modo esplicito e generico
“tout fait nouveau”
(
Jeandin
in: Bohnet/Haldy/Jeandin/Schweizer/Tappy, Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 4 ad art. 326).
b)
A fronte di ciò, e in mancanza di una visione univoca tanto nell'uno quanto nell'altro senso, non si intravede motivo per cui questa Camera debba scostarsi dalla prassi sviluppata -in forza di puntuali argomenti giuridici (sopra, consid. 3 ab initio)- e adottata in materia da oltre un decennio. Ciò posto, sono così di per sé ammissibili i nuovi documenti (doc. 1 a 6) che la sequestrante allega al reclamo. Parimenti lo è il plico che accompagna la risposta al reclamo (doc. A a K), non giustificandosi per contro un richiamo d'incarti (risposta al reclamo, pag. 6 in fondo e 8).
4.
Giusta l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'applicazione errata del diritto (lett. a). Per l'art. 272 cpv. 1 LEF poi,
il sequestro è concesso dal
giudice
del luogo dell'esecuzione o dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
Ciò detto, la reclamante contesta appunto l'esistenza di una valida causa di sequestro giusta l'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF (reclamo, pag. 5 n. 2).
Ora, la norma giuridica indicata consente di chiedere, per quei crediti scaduti e non garantiti da pegno, il sequestro di beni del debitore che si trovano in Svizzera quando contro quest'ultimo il creditore dispone di un titolo definitivo di rigetto dell'opposizione. Nel caso concreto, il Pretore ha ritenuto la transazione giudiziale 3 agosto 2011 un chiaro e valido titolo ai sensi dell'art. 80 LEF, che vedeva l'opponente impegnarsi a versare fr. 350'000.– alla sequestrante entro il 30 settembre 2011 (sentenza impugnata, pag. 4 seg., consid. 4.1, 4.2, 4.3 e 4.4). Sostanzialmente, a quel documento l'opponente non aveva opposto eccezioni valide e fondate, atte a rendere verosimile che il pagamento in sé fosse condizionato (sentenza impugnata, pag. 5 consid. 4.3 e 4.4).
5.
La reclamante rileva che, allorquando aveva aderito all'accordo giudiziale 3 agosto 2011, non sapeva che CO 1 e _ SA erano due aziende distinte (doc. 5 e 6 al reclamo), che nemmeno sapeva che per le stesse prestazioni d'architettura per le quali la sequestrante rivendicava ora il versamento di fr. 350'000.–, quest'ultima doveva altresì pagare a tale architetto P_ fr. 180'000.– (e non fr. 150'000.– come indicato per errore all'udienza 1° dicembre 2011) e, infine, che l'arch. M_, titolare della sequestrante, aveva lasciato fallire _ SA, di cui pure era stato amministratore, per appunto sottrarsi al pagamento di quei fr. 180'000.–. A motivo di tutto ciò e per il tramite del suo patrocinatore legale, con scritto 29 dicembre 2011 la reclamante aveva così impugnato la transazione giudiziale per vizio di volontà dovuto a errore fondamentale rispettivamente dolo (reclamo, pag. 5 n. 2). A fronte di queste circostanze, il sequestro non era sorretto da un valido titolo di rigetto definitivo giusta l'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF.
Nondimeno -e come si dirà meglio nel seguito- così proposte le censure sono senza fondamento e sfiorano finanche il pretesto.
6.
Anzitutto, non si vede bene come un supposto credito di fr. 180'000.– di cui l'arch. P_ si reputa titolare nei confronti della società fallita _ SA, possa ostare alla remunerazione di fr. 350'000.– per prestazioni d'architetto che la reclamante ha riconosciuto dovere a CO 1. Lo stesso arch. P_ riconduce la sua pretesa a un contratto di mandato per l'elaborazione di progetti e piani certamente riferiti alle particelle n. _ e _ RFD di _, ma che egli aveva stipulato con _ SA -invero pretendendo di avere sempre conosciuto come “CO 1”- onorari questi che però né la società né l'arch. M_ -amministratore unico di entrambe (doc. 5 al reclamo, pag. 1; doc. 6 al reclamo, pag. 2)- gli avevano mai corrisposto (
“Ich als selbständiger Architekt im Auftrag der Firma _ SA genannt "CO 1" das Projekt und die Pläne des Bauprojektes auf den Grundstücken Nr. _ und _ der Gemeinde _ ausgearbeitet habe. Die Firma _ SA (genannt CO 1) und Herr M_ haben mir meine Honorare von CHF 180'000.– nie bezahlt.”
: doc. 4 al reclamo, pag. 3). Se ne deduce quindi che è stata _ SA ad avvalersi delle competenze dell'arch. P_ commissionandogli dei lavori di progettazione riferiti ai citati fondi: è pertanto solo in forza del mandato così ricevuto che quest'ultimo potrà valutare il modo più opportuno per tutelare la sua pretesa di fr. 180'000.– e, se dati i presupposti di legge e ritenuta la sospensione per mancanza di attivo del fallimento di _ SA decretata il 5 giugno 2009 (doc. 6 al reclamo, pag. 1), agire semmai e se del caso nei confronti dell'arch. M_, già suo amministratore unico, rispettivamente di CO 1 che, a prima vista, sembrerebbe subentrata nelle sue incombenze (cfr. licenza edilizia rilasciata il 25 luglio 2011: doc. G nell'inc. SO.2011.649). Certo è che, in assenza di un mandato tra l'arch. P_ e la reclamante, eventualità che quest'ultima non ha nemmeno mai ipotizzato, la stessa non si può seriamente avvalere di un rapporto giuridico che neppure la riguarda e in relazione a cui non può pretendersi debitrice, per invalidare l'obbligo di pagamento sancito a suo carico dalla transazione giudiziale cui ha pacificamente aderito.
D'altra parte poi, è con scritto 16 novembre 2011 che l'arch. P_ ha informato la reclamante di ritenersi creditore della società fallita _ SA e dell'arch. M_ di fr. 180'000.– quale onorario per l'elaborazione di progetti e piani. E, in queste condizioni, mal si comprende allora perché l'interessata abbia atteso il 29 dicembre 2011 per comunicare alla sequestrante di non più ritenersi legata a quella transazione
“giusta l'art. 31 cpv. 1 CO, siccome la considera viziata da errore fondamentale (art. 24 CO), in subordine da dolo (art. 28 CO)”
(doc. 4 al reclamo, pag. 1). Invero, all'udienza del 1° dicembre 2011 la reclamante aveva sollevato dubbi circa la legittimità dell'accordo giudiziale accennando a un supposto credito di fr. 150'000.– (
recte:
fr. 180'000.–) vantato da un terzo creditore (reclamo, pag. 4 n. 1; verbale 1° dicembre 2011, pag. 1). Ma questo in modo del tutto generico e senza precisare oltre. Nella stessa sede, l'interessata aveva comunque sia soggiunto e specificato che la questione
“non si attaglia alla procedura oggetto della presente lite”
(verbale 1° dicembre 2011, pag. 1). L'affermazione non è sfuggita alla sequestrante la quale ha puntualizzato
“che le questioni concernenti la legittimità della convenuta e l'esistenza di un creditore (150'000 fr.) per la stessa ammissione della parte istante non concernono la procedura oggetto della presente lite”
: verbale 1° dicembre 2011, pag. 2). E, in merito, la reclamante nulla ha obiettato. Pertanto, così proposta, addirittura la censura si contrappone con la tesi da lei sostenuta davanti al Pretore. Per finire, basti poi evidenziare che la circostanza secondo cui l'arch. M_, titolare della sequestrante, avrebbe lasciato fallire _ SA, costituisce una mera allegazione di parte dedotta da un'ipotesi avanzata dall'arch. P_ (doc. 4 al reclamo, pag. 3) ma priva di riscontri oggettivi e, quindi, di rilevanza giuridica.
7.
In definitiva, considerato quanto appena esposto, il reclamo dell'opponente, del tutto inconsistente, va senz'altro respinto con conseguente conferma della sentenza impugnata. Le spese processuali (art. 95 cpv. 2, 105 cpv. 1 CPC], insieme alle ripetibili (art. 95 cpv. 3, 105 cpv. 2 CPC), seguono la soccombenza della reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC).
Motivi per i quali
richiamati gli art. 271 segg. LEF, art. 95, 105, 106, 251 lett. a, 319 segg. CPC, art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF e il Regolamento sulle ripetibili;