# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1cb5dda0-f094-5867-8eb6-56697c24e3c8
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
_ è stato tratto in arresto lo scorso 22 ottobre 1999 su ordine del competente Procuratore Pubblico, poiché sospetto autore dei reati menzionati in ingresso nella sua qualità di titolare e gerente del negozio _ di via _ (v. rapporto d’arresto 22 ottobre 1999, inc. MP doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione della promozione dell’accusa (v. inc. MP, doc. _).
L’accusa nei suoi confronti è di avere venduto canapa, fra l’altro anche a minorenni, nella consapevolezza che era destinata ad essere fumata – accusa che il reclamante confuta affermando che detta sostanza aveva “
scopi prettamente cosmetici o deodoranti
” (v. verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP doc. _, p. 1), salvo poi dover ammettere più avanti (loc. cit., p. 3) di aver venduto pure marijuana.
B.
Si evince dal reclamo (inc. GIAR 690.99.4 doc. _, pto. II.1 p. 2) e dagli atti MP che dopo la reiezione dei rimedi di diritto inoltrati dall’accusato contro degli ordini di perquisizione e sequestro bancari (v. incc. GIAR 690.99.2 e CRP 60.2000.00042), il Procuratore Pubblico ha disposto il deposito degli atti, e che nel relativo termine l’accusato ha proposto, con istanza 13 giugno 2000 (inc. MP doc. _), l’audizione di diversi testimoni (alcuni dei quali a confronto con l’accusato), nonché l’acquisizione agli atti dell’incarto relativo alla propria querela contro _ e dei registri con le firme degli acquirenti del negozio _. Il Procuratore Pubblico, con l’avversata decisione 16 giugno 2000 (inc. GIAR 960.99.4 doc. _ = inc. MP doc. _), ha unicamente ammesso l’acquisizione dei registri delle firme dei clienti _. Ha invece respinto le altre prove offerte, con motivazioni che saranno esaminate più avanti, in connessione con la singola prova.
C.
Con un lungo reclamo, i cui termini non sono invero meno polemici di quelli che egli rimprovera al Procuratore Pubblico (v. reclamo, cit., pto. II.2 p. 3 in alto), _ ribadisce integralmente la necessità di assumere le prove da lui proposte: l’audizione della madre sarebbe indispensabile per stabilire l’effettivo periodo di attività dell’accusato presso l’_ (loc. cit., pto. II.4 p. 3-4); quella di _, poiché il teste “
dovrebbe confermare che il signor _ non ha violato la LStup, non avendo venduto canapa indiana a scopo di stupefacente e soprattutto non avendo venduto prodotti del genere a minorenni
” (loc. cit., pto. II.5 p. 4); quella dell’isp. _, poiché questi “
potrà confermare che il perseguimento penale del reclamante non è giustificato
” (loc. cit., pto. II.6 p. 5); l’audizione dell’accusato a confronto con il teste _ e con gli acquirenti di cui ai verbali annessi al rapporto di segnalazione 21 ottobre 1999, infine, non sarebbe altro che l’anticipazione di un preciso diritto dell’accusato, mentre sarebbe addirittura “
temerario
” sostenere che, trattandosi di versioni diametralmente opposte, ognuno comunque ribadirebbe la propria (loc. cit., pto. II.7 p.5-6). L’acquisizione dell’incarto penale contro _, infine, “
è destinato a chiarire la posizione di _, alla luce delle accuse formulate da questo testimone
” (loc. cit., pto. II.8 p. 7).
D.
In sede di osservazioni al reclamo (inc. GIAR 690.99.4 doc. _), il Procuratore Pubblico si limita a ribadire gli argomenti già esposti in sede di censurata pronuncia, postulando la reiezione del gravame.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
a) Per meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).
b) Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 29 cpv. 2 della nuova Cost. fed.; v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del “
fair trial
” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v.
Frowein/Peukert
, EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “
nach seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind
” (
Frowein/Peukert
, loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il magistrato può rifiutare la prova proposta “
wenn er die zu erwartende Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält
” (
Frowein/Peukert
, loc. cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di
Niklaus Schmid
(Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “
wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten
”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v.
Frowein/Peukert
, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).
2.
a) Sui fatti, come sovente accade, accusa e difesa hanno un approccio differente: l’accusa sembra implicitamente dare ormai per accertato che _, quale proprietario e responsabile di fatto del canapaio _, abbia venduto canapa nella piena consapevolezza che questa veniva illecitamente utilizzata quale sostanza stupefacente. La difesa, d’altro canto, sembra voler dimostrare che l’accusato, al contrario, vendeva “
semplici sacchetti odorosi contenenti canapa il cui uso era finalizzato a scopi prettamente cosmetici o deodoranti
” (verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP doc. _, p. 1), e dunque non avrebbe violato la LFStup., “
non avendo venduto canapa indiana a scopo di stupefacente e soprattutto non avendo venduto prodotti del genere a minorenni
” (reclamo, cit., pto. 5 p. 4).
b) Ora, spetterà al giudice del merito decidere quale delle due tesi meriti tutela. A questo stadio del procedimento, sono unicamente due le constatazioni che si impongono.
Da un lato, va rammentato che la fase in cui si colloca la presente discussione del complemento probatorio in questione è quella dell’istruttoria predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa di determinarsi sulla questione se deferire l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del procedimento (artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv. 1 CPP combinati).
Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudizio di merito è elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia impossibile. Che ciò sia disagevole al punto da costringere ad un’interruzione del pubblico dibattimento (che deve restare un’eccezione, come si evince dagli artt. 237 s. CPP), non basta: il Tribunale federale, discutendo di una perizia psichiatrica e dichiaratamente consapevole che l’assunzione di una tale prova in sede dibattimentale implichi inevitabilmente la sospensione del dibattimento, ha stabilito che non vi sono di principio prove che non possano essere assunte in sede dibattimentale (v. sentenza 13 ottobre 1998 della Corte di cassazione e revisione penale in re G.V. [6S.559/1998], consid. 1/c/bb p. 5-6; v. anche la recentissima sentenza 5 settembre 2000 della I Corte di diritto pubblico in re E.F. [1P.439/2000], consid. 2b p. 5-6, relativa a prove testimoniali, peritali e documentali).
c) D’altro canto, appare evidente – sulla scorta della decisione impugnata e degli argomenti offerti a suffragio della medesima – che il magistrato inquirente (e requirente) ha sposato l’interpretazione dei fatti più vicina alla comune esperienza e più rispettosa del comune buon senso, ovvero che l’accusato ha venduto la canapa nella perfetta consapevolezza che essa veniva principalmente, se non esclusivamente, fumata quale stupefacente. A giudizio di questo giudice, l’ipotesi accusatoria trova indubbio, serio e concreto fondamento già per il solo fatto che l’accusato medesimo è consumatore di marijuana, “
di quella che vendo in negozio e che produco in proprio
” (v. verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP doc. _ p. 2). Egli ha anche, nella medesima occasione (ibid.), candidamente ammesso di avere perfettamente capito che i suoi clienti si fumavano la merce acquistata. D’altronde, alla medesima conclusione era giunta anche la lod. Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello, la quale – chiamata a verificare la legittimità del sequestro dei conti bancari dell’accusato reclamante (v. sentenza 19 maggio 2000, inc. CRP 60.2000.00042) – aveva concluso che “
non si può coerentemente credere che l’accusato fosse ignaro dello scopo per il quale i clienti acquistavano i sacchetti odorosi
” (loc. cit., consid. 3 p. 7): da un lato, l’accusato medesimo l’aveva ammesso in sede di interrogatorio di polizia 28 ottobre 1999 (ore 09.52, allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria, all’inc. MP doc. _, R2 p. 2-3, riportato
verbatim
nella sentenza CRP), salvo relativizzare le proprie ammissioni il medesimo giorno avanti al Procuratore Pubblico. D’altro canto, la CRP ha espressamente ribadito che “
ragionevolmente non si può credere che alcuni giovani acquistino i sacchetti profumati alla marijuana per deodorare gli ambienti casalinghi, e ciò soprattutto se si pensa al fatto che in commercio esistono altri deodoranti per ambiente con profumazioni sicuramente più delicate, che la clientela dei canapai non è solitamente composta da casalinghe preoccupate di eliminare i cattivi odori e che, infine, accanto ai sacchetti profumati vengono a volte venduti funghi allucinogeni dalle proprietà non proprio cosmetiche
” (ibid.).
Quanto precede, in conclusione, rafforza la convinzione che questo giudice aveva già maturato in occasione del precedente giudizio 31 gennaio 2000 sui sequestri, ovvero che la professione d’innocenza dell’accusato _, ed in particolare la sua asserita buona fede circa l’uso che i suoi clienti facevano della marijuana acquistata nel suo negozio, non poggia su alcun serio fondamento.
d) Date queste premesse, l’anticipata valutazione – da parte del Procuratore Pubblico – delle prove offerte siccome irrilevanti non è assolutamente arbitraria, ed anzi corrisponde ad una oggettiva e serena valutazione degli elementi di giudizio già agli atti (v.
supra
, consid. 1b in fine).
3.
Anche un esame puntuale degli ulteriori mezzi di prova proposti dall’accusato reclamante dimostra comunque la loro inutilità per le conclusioni del Procuratore Pubblico.
a) L’audizione della madre dell’accusato si rivela superflua per l’accertamento del periodo esatto durante il quale _ ha gestito il canapaio, avendo egli espressamente ammesso di averlo aperto il 1° marzo 1997, e di averlo intestato alla madre solo poiché a quel momento ancora dipendente di _ (v. verbale MP 28 ottobre 1999, cit., p. 6 in alto; v. anche verbale di polizia 22 ottobre 1999, ore 18.00 [allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria, inc. MP doc. _], p. 1: “
è ovvio che ho sempre pensato io personalmente alla gestione del negozio
”).
b) L’estemporanea testimonianza di un giovane, che affermi come l’accusato “
non gli ha mai venduto alcun prodotto, in quanto minorenne
” (v. istanza 13 giugno 2000, inc. MP doc. _ pto. 2 p. 1), non è ovviamente atta a dimostrare che l’accusato non abbia operato tali vendite ad altri minorenni; a ragione il Procuratore Pubblico ha definito il teste proposto come “teste di moralità”, né le critiche che l’accusato muove al magistrato inquirente in sede di reclamo sono atte a controbattere tale conclusione, rispettivamente a concretizzare l’indispensabilità di un’audizione del teste _. Comunque, spetterà in ultima analisi alla corte di merito e non al teste _ accertare rispettivamente “
confermare che il signor _ non ha violato la LStup, non avendo venduto canapa indiana a scopo di stupefacente e soprattutto non avendo venduto prodotti del genere a minorenni
” (reclamo, cit., pto. II.5 p. 4).
c) Il reclamante medesimo ammette che “
nell’ambito dell’inchiesta di polizia, possono essere svolti controlli che non necessariamente sfociano in una formale denuncia o persino nell’arresto
” (reclamo, cit., pto. 6 p. 5). Per questa ragione, egli non può certamente nulla dedurre a proprio favore dal fatto che ad una perquisizione del proprio negozio a fine 1998 non fecero immediato seguito ulteriori misure d’inchiesta: semmai, è lecito ipotizzare che prima di intervenire nei confronti dei canapai, il Ministero Pubblico abbia effettuato un’analisi globale del fenomeno sul territorio. Comunque, la pretestuosità di ciò che con la prova offerta si vuole dimostrare, appare evidente sulla scorta di un semplice esempio: l’argomentazione sulla quale l’accusato fonda la propria richiesta equivale a dire che colui che ha passato un semaforo col rosso, ma non è stato immediatamente fermato da un agente presente sul posto, sia autorizzato ad attraversare col rosso anche il semaforo successivo.
d) Dato l’assetto probatorio descritto sinora, anche i postulati confronti fra l’accusato, il teste _ e gli acquirenti (i verbali dei quali figurano agli atti MP al doc. _ [rapporto di segnalazione 21 ottobre 1999]) non hanno immediata rilevanza per l’istruttoria formale predibattimentale in corso: trattandosi di valutare la credibilità di una versione per rapporto alle altre, ed avendo il magistrato inquirente apparentemente maturato il dovuto convincimento in base al quale decidere l’eventuale messa in stato d’accusa di _, appare anzi preferibile che tali prove vengano semmai assunte all’immediato cospetto di coloro che dovranno decidere della colpevolezza (o innocenza) del reclamante.
e) Da ultimo, il richiamo dell’incarto relativo alla querela sporta dal reclamante nei confronti di _ non è stato motivato in sede d’istanza né in sede di reclamo: l’accusato non spiega, in altre parole, in quale modo gli atti di quell’incarto possano essere più utili di un’audizione del teste medesimo, della quale si è già parlato. E se la richiesta è solo formulata allo scopo di insinuare la tendenziosa inattività del Ministero Pubblico, allora bastava chiedere l’accesso agli atti di quell’incarto: la richiesta, qui, non è motivata in termini tali da farne apparire l’utilità in questo contesto.
f) E comunque, come già detto, queste richieste di prova qui respinte potranno essere eventualmente riproposte in aula (art. 227 cpv. 1 CPP, semmai previa opposizione ad un eventuale decreto d’accusa).
4.
Naturalmente, che gli accertamenti acquisiti dagli inquirenti, e l’interpretazione che ne ha tratto il Procuratore Pubblico, bastino per una condanna penale dell’accusato reclamante, è questione che le parti dibatteranno al cospetto del giudice di merito (così come in quella medesima sede dibatteranno l’incidenza da attribuire alle prove qui rifiutate). Ma a questo stadio del procedimento, e nell’ambito che qui interessa, qualsiasi ulteriore accertamento non sarebbe di costrutto alcuno per l’istruttoria.
5.
In conclusione, il reclamo deve essere respinto, ciò che avviene con la presente decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP
e contrario
) e con conseguenza di tassa e spese a carico del reclamante soccombente.
* * *