# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b13a5427-6b7a-58c0-9d82-f60162c1d730
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

domande avversate dalla controparte che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore, con sentenza 31 luglio 2003, ha accolto salvo per quanto riguarda la decorrenza degli interessi di mora, riconosciuti su fr. 2'500.- dal 1° luglio 1995, su fr. 7'500.- dal 1° ottobre 1995, su fr. 7'500.- dal 1° gennaio 1996, su fr. 7'500.- dal 1° aprile 1996, su fr. 7'500.- dal 1° luglio 1996, su fr. 7'500.- dal 1° ottobre 1996, su fr. 7'500.- dal 1° gennaio 1997, su fr. 7'500.- dal 1° aprile 1997, su fr. 7'500.- dal 1° luglio 1997, su fr. 7'500.- dal 1° ottobre 1997, su fr. 7'500.- dal 1° gennaio 1998, su fr. 7'500.- dal 1° aprile 1998, su fr. 7'500.- dal 1° luglio 1998, su fr. 7'500.- dal 1° ottobre 1998, su fr. 7'500.- dal 1° gennaio 1999, su fr. 7'500.- dal 1° aprile 1999, su fr. 7'500.- dal 1° luglio 1999, su fr. 7'500.- dal 1° ottobre 1999, su fr. 7'500.- dal 1° gennaio 2000, su fr. 7'500.- dal 1° aprile 2000, su fr. 7'500.- dal 1° luglio 2000, su fr. 5'000.- dal 1° ottobre 2000, su fr. 37'194.65 dal 16 giugno 2000, ritenuto che la tassa di giustizia di fr. 6'500.- e le spese di fr. 13'965.- sono state accollate all'attore per 1/20 e per 19/20 alla convenuta, che è stata pure obbligata a versare alla controparte fr. 13'500.- per ripetibili;
appellante la convenuta con atto di appello 5 settembre 2003, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre l'attore, con osservazioni ed appello adesivo 15 ottobre 2003, postula la reiezione del gravame di parte avversa e l'accoglimento del proprio nel senso di caricare alla convenuta la totalità della tassa di giustizia e delle spese e di aumentare a fr. 15'575.60 l'indennità ripetibile a suo favore, il tutto pure protestando spese e ripetibili di primo e secondo grado;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti
ritenuto

## Considerations

in fatto e in diritto:
1.
Nel novembre 1986 l'allora quarantottenne _ AADE1, titolare di una panetteria-pasticceria, ha concluso con la APPE1un contratto di previdenza vincolata (doc. A), in base al quale gli veniva tra l'altro garantito, in caso di incapacità di guadagno prima del 1° ottobre 2003, il versamento, dopo un periodo di attesa di 24 mesi, di un rendita annua di fr. 30'000.-, come pure, già dopo un periodo di attesa di 60 giorni, la liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi.
2.
La presente causa trae origine dal fatto che la compagnia d'assicurazioni, nel corso dell'estate 1999, ha definitivamente rifiutato di erogare all'assicurato le prestazioni contrattuali, nonostante la giudice delegata del Tribunale cantonale delle assicurazioni, sulla base delle patologie di cui egli risultava soffrire -un'affezione cardiaca e diabetica, una malattia psichica e l'aggravamento di quella reumatologica della colonna vertebrale- aveva ritenuto di riconoscergli, con sentenza 1° febbraio 1999 (doc. B), cresciuta in giudicato, una rendita intera AI con effetto al 1° giugno 1993.
3.
Con la petizione in rassegna, cui la controparte si è opposta, l'assicurato, adducendo di essere incapace al guadagno ai sensi del contratto di previdenza vincolata con effetto al 1° giugno 1993, ha chiesto la condanna della compagnia d'assicurazioni al pagamento di fr. 194'694.65 oltre interessi ed accessori, somma corrispondente alla rendita annua di fr. 30'000.- per il periodo dal 1° giugno 1995 al 1° settembre 2000 (fr. 157'500.-) ed ai premi assicurativi dal 1° agosto 1993 al 1° aprile 1995 da lui nel frattempo già versati (fr. 37'194.65), ma in realtà non dovuti, siccome per contratto egli avrebbe dovuto essere posto al beneficio della liberazione dall'obbligo del loro pagamento.
4.
Il Pretore, con il giudizio qui impugnato, ha accolto la petizione, tranne -come vedremo meglio più avanti (consid. 11)- in punto alla decorrenza degli interessi di mora, ritenuto che la tassa di giustizia e le spese sono state accollate all'attore per 1/20 e per la rimanenza alla convenuta, che è stata pure obbligata a versare alla controparte fr. 13'500.- per ripetibili. Egli ha in sostanza ritenuto che l'attore avesse dimostrato l'esistenza delle tre condizioni contrattualmente previste per il riconoscimento della rendita d'incapacità di guadagno e per la liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi: l'esistenza di una malattia, ed in particolare delle patologie invalidanti, era stata in effetti provata dalla perizia giudiziaria e in precedenza da quella fatta allestire dal Tribunale cantonale delle assicurazioni; l'impossibilità di esercitare la propria professione o un'attività conforme alle sue conoscenze ed attitudini risultava a sua volta dalle due perizie, fermo restando che le constatazioni dell'agenzia investigativa incaricata dalla convenuta non apparivano sufficienti ad infirmare le convergenti risultanze istruttorie circa la totale incapacità lavorativa dell'attore; quanto infine all'esistenza di una perdita di guadagno o di un altro pregiudizio pecuniario equivalente a suo carico, non essendo possibile nella particolare fattispecie trarre conclusioni affidabili dal semplice raffronto tra l'utile realizzato dalla ditta individuale dell'attore prima e dopo l'insorgere della malattia, il giudice di prime cure ha ritenuto che la stessa era in ogni caso confermata dalle due perizie e dalla testimonianza di _, che aveva in particolare ricordato come le mansioni originariamente svolte dall'attore fossero state in seguito affidate ad altro personale appositamente assunto.
5.
La sentenza pretorile è stata impugnata da entrambe le parti. Con l'appello principale, avversato dalla controparte, la convenuta chiede nuovamente di respingere la petizione, rilevando che l'attore, nonostante le patologie che lo affliggevano, avrebbe continuato ad occuparsi della sua attività professionale e in ogni caso non avrebbe assolutamente comprovato di aver subito una qualsiasi perdita di guadagno.
Con l'appello adesivo l'attore chiede invece di caricare integralmente alla convenuta la tassa di giustizia e le spese e di aumentare a fr. 15'575.60 l'indennità ripetibile a suo favore.
6.
Nonostante i dubbi sollevati dall'attore nelle sue osservazioni, l'appello principale, che reca la data del 5 settembre 2003, è senz'altro tempestivo. Come risulta dal timbro postale apposto sulla busta contenente il gravame, esso è stato in effetti dato alla posta alle ore 18.39 del 4 settembre 2003, ultimo termine utile per il suo inoltro. Di qui la sua ricevibilità in ordine.
7.
Passando ad esaminare il merito dell'appello principale, è innanzitutto opportuno rammentare che entrambe le pretese fatte valere dall'attore, quella volta all'ottenimento di una rendita annua di fr. 30'000.- e quella tendente alla liberazione dall'obbligo di pagamento dei premi, presuppongono l'esistenza di un'incapacità di guadagno (cfr. art. 2.1 delle Condizioni complementari dell'assicurazione rendita d'incapacità di guadagno e art. 2 delle Condizioni complementari relative alla liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi futuri nel caso d'incapacità di guadagno), che contrattualmente è data "
quando, per causa di malattia o d'infortunio, in base a costatazioni obbiettive e medicalmente accertabili, l'assicurato non può più esercitare la propria professione od ogni altra attività conforme alla sua posizione sociale, alle sue conoscenze ed attitudini, e subisce di conseguenza una perdita di guadagno od un altro pregiudizio pecuniario equivalente
" (art. 1.1 delle Condizioni complementari dell'assicurazione rendita d'incapacità di guadagno e art. 1 delle Condizioni complementari relative alla liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi futuri nel caso d'incapacità di guadagno). Sempre in base alle condizioni contrattuali, il versamento della rendita annua e la liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi sono dovuti integralmente non solo in caso d'incapacità di guadagno totale dell'assicurato, ma anche in caso di una sua incapacità di guadagno parziale, nella misura in cui la stessa sia almeno del 66 2/3% (cfr. art. 2.2 delle Condizioni complementari dell'assicurazione rendita d'incapacità di guadagno e art. 3.1 delle Condizioni complementari relative alla liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi futuri nel caso d'incapacità di guadagno).
8.
Nel caso di specie, pacifico che l'attore sia affetto dalle patologie di cui già si è detto e che le stesse da un punto di vista medico-teorico comportino un'incapacità lavorativa totale, si tratta in primo luogo di esaminare se ed eventualmente in quale misura esse abbiano concretamente impedito all'attore di svolgere le mansioni di cui si occupava prima della loro insorgenza.
L'istruttoria di causa ha innanzitutto permesso di accertare che l'attore, prima di ammalarsi, non si era mai occupato della gestione vera e propria della ditta individuale né delle questioni amministrative o d'ufficio, che aveva delegato ad altri (cfr. teste _ e _), ma svolgeva prevalentemente l'attività di panettiere-pasticcere, si occupava del controllo della qualità dei prodotti e teneva i contatti con la clientela (teste _; cfr. pure la perizia allestita dal Tribunale cantonale delle assicurazioni e la sentenza di cui al doc. B p. 14). Dopo l'insorgenza delle menzionate patologie egli non ha più lavorato nella ditta (teste _) e le sue mansioni, in particolare quella di tenere i contatti con i clienti e quella riguardante la produzione, sono state assunte da altri, ancorché l'attore ne veniva tenuto al corrente verbalmente e aveva modo di discuterne (teste _). Tanto basta per ammettere concretamente l'esistenza di una sua incapacità lavorativa totale o comunque superiore al 66 2/3%.
A giudizio della scrivente Camera, le constatazioni effettuate da alcuni
detectives
privati, assoldati dalla convenuta, nell'ambito di una sorveglianza di 5 giorni sull'arco di 2 settimane (dall'11 al 25 maggio 1999), non sono tali da modificare questo stato di fatto. Essi hanno sostanzialmente riferito di aver visto l'attore recarsi ogni giorno, anche se in modo irregolare, nel fabbricato ove era situata la ditta, più volte andare e venire dalla stessa, muoversi qua e là all'interno della stessa tenendo in mano fogli di carta rispettivamente dei sacchetti di plastica, discutere con alcuni dipendenti, prendere appunti seduto alla scrivania dell'ufficio e rispondere ad almeno due telefonate (cfr. doc. P e 1 e testi _ e _). Ciò non consente tuttavia ancora di ritenere che egli a quel momento stesse lavorando: i
detectives
non hanno in effetti saputo indicare quale fosse il tenore dei colloqui avuti con i dipendenti, con chi e a che proposito l'attore avesse parlato al telefono, quale fosse il contenuto dei sacchetti di plastica, dei fogli di carta e degli appunti in questione, per cui non sono stati in definitiva in grado di confermare, nonostante l'impressione che essi ne avevano tratto -circostanza quest'ultima che di per sé non ha alcuna valenza probatoria (cfr.
II CCA
25 novembre 1997 inc. n. 12.96.175, 22 luglio 1998 inc. n. 12.98.39)-, che egli a quel momento stesse svolgendo l'attività di panettiere-pasticcere o si stesse occupando del controllo della qualità dei prodotti o ancora stesse tenendo i contatti con la clientela; l'istruttoria di causa ha del resto provato che la presenza dell'attore in ditta, oltre al fatto che egli ne era pur sempre il titolare e proprietario, poteva anche essere dovuta al fatto che egli in quello stabile disponeva di un locale ove praticava i suoi
hobby
(testi _ e _) e soprattutto al fatto che egli in quel periodo si stava adoperando per la vendita della ditta (cfr. il verbale d'interrogatorio 27 gennaio 2000 dell'attore, p. 3, inc. penale rich. II°), andata in porto nel febbraio 2000 (doc. Q e S). La circostanza che essi, oltretutto in un'unica occasione, abbiano visto l'attore consegnare della merce a un cliente (cfr. doc. P e 1 e testi _ e _) non basta evidentemente per ammettere una sua capacità lavorativa superiore al 33 1/3%, tale cioè da ostare all'ottenimento della rendita annua di fr. 30'000.- e all'integrale liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi, mentre il fatto che un operaio possa aver indicato a uno di loro di rivolgersi all'attore per un'eventuale assunzione (cfr. doc. 1 e teste _) è tutto sommato irrilevante, visto e considerato che il teste _ ha in ogni caso dichiarato che competente per le assunzioni era in realtà la figlia dell'attore, per cui l'informazione ricevuta a quel momento poteva essere semplicemente dovuta al fatto che quest'ultima era già occupata o non era presente in ditta.
9.
La convenuta ritiene infine che la petizione doveva già essere respinta in quanto l'attore non aveva assolutamente provato di aver subito una perdita di guadagno, visto in particolare come la situazione della ditta fosse migliorata dopo l'insorgere della sua malattia e meglio a far tempo dal 1995. La censura è infondata.
Il Pretore ha giustamente osservato, con un'argomentazione giuridica del tutto pertinente -a cui si può tranquillamente rinviare-, che nel caso di specie, in presenza cioè di una ditta individuale con una ventina di collaboratori, soggetta a concorrenza e ad importanti fluttuazioni di mercato, non si potevano trarre conclusioni affidabili in punto alla perdita di guadagno dell'attore dal semplice raffronto tra l'utile realizzato dalla ditta prima e dopo l'insorgere della sua malattia (cfr.
DTF
104 V 135) e che determinante sarebbe stato piuttosto sapere in che misura questi poteva ancora assumere certe funzioni e l'importanza di queste in relazione al prodotto globale della ditta rispettivamente effettuare un confronto dei redditi ipotetici che egli avrebbe potuto conseguire (cfr.
DTF
105 V 151). Ritenuto che la perizia giudiziaria ha stabilito che l'attore era completamente inabile ad esercitare non solo le mansioni che svolgeva in precedenza, ma qualsiasi attività lavorativa (referto p. 23 ad 5.2 e p. 24 ad 6.2), compresi quindi eventuali compiti amministrativi o dirigenziali, si può senz'altro concludere per l'esistenza di una perdita di guadagno a suo carico.
A prescindere da quanto precede, va in ogni caso rammentato che la rendita e la liberazione dall'obbligo del pagamento dei premi potevano essere concesse non solo in presenza di
una perdita di guadagno
ma anche di
un altro pregiudizio pecuniario equivalente
. Nel caso di specie quest'ultimo requisito risulta senz'altro dato, visto e considerato che il teste _ ha pacificamente riferito che dopo la malattia dell'attore le mansioni di quest'ultimo, inizialmente ripartite tra gli altri dipendenti rimasti, erano state successivamente affidate ad altri impiegati assunti appositamente, ciò che evidentemente, oltre alla mancata retribuzione dell'attore per le sue attività, ha comportato un ulteriore esborso a carico della ditta e quindi, trattandosi della ditta individuale dell'attore, di un pregiudizio patrimoniale a carico di quest'ultimo.
10.
Ne discende la reiezione dell'appello principale, ritenuto che la tassa giustizia, le spese e le ripetibili di secondo grado seguono la soccombenza (art. 148 CPC).
11.
L'appello adesivo si riferisce, come detto, al solo dispositivo su spese e ripetibili della prima sede, che l'attore vorrebbe riformare tenendo conto di una soccombenza integrale della convenuta e non solo del 95%, come stabilito dal Pretore. A torto.
Per giurisprudenza invalsa, per altro nota all'attore, nella fissazione della tassa di giustizia e delle ripetibili il giudice gode di un ampio potere di apprezzamento censurabile unicamente in caso di eccesso o di abuso, ciò che non è il caso se gli importi attribuiti rientrano tra i minimi ed i massimi della tariffa applicabile (
II CCA
7 ottobre 2003 inc. n. 12.2003.36; cfr. pure
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, m. 51 ad art. 148 e m. 19 ad art. 150). Nel caso di specie il giudice di prime cure non ha certamente abusato del suo potere di apprezzamento, laddove ha ritenuto che l'attore, vincente in punto alle richieste in capitale e parzialmente soccombente nella questione della decorrenza degli interessi di mora -che sono stati attribuiti mediamente con una differenza di circa 5 anni rispetto a quanto postulato nella petizione, ciò che di fatto ha ridotto il credito dell'attore di circa fr. 50'000.-, somma che, nonostante quanto preteso nel gravame, non costituisce evidentemente una semplice quisquilia- potesse essere considerato complessivamente vincente nella lite solo in misura del 95% e non del 100%.
L'appello adesivo, del tutto infondato, deve pertanto essere respinto con accollo all'attore della tassa di giustizia e delle spese (art. 148 CPC), ma senza assegnazione di un'indennità ripetibile alla controparte, che non ha presentato le sue osservazioni.