# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a91d0ff8-0504-5467-8ddf-19b31838d870
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1951, ausiliaria di pulizie, dal 1° giugno 1995 è stata posta al beneficio di una mezza rendita per un grado d’invalidità del 50% (doc. AI 1-11). Le successive procedure di revisione hanno confermato il grado d’invalidità del 50% e l’assegnazione di una mezza rendita d’invalidità
(doc. AI 12-92).
1.2. In esito alla procedura di revisione, avviata d’ufficio dall’amministrazione nell’aprile 2002 (doc. AI 94), con decisione 28 aprile 2004 l'UAI ha confermato il precedente grado d’invalidità del 50% rispettivamente l’erogazione di una mezza rendita d’invalidità:
"
(...)
Esito degli accertamenti:
Dagli atti medici-specialistici acquisiti all'incarto in fase di revisione, in particolare dalla perizia esperita dal Servizio Accertamento Medico dell'AI non abbiamo constatato alcuna modifica atta ad influenzare la rendita.
Lei continuerà a beneficiare della medesima rendita d'invalidità ottenuta finora (grado del 50%).
Decidiamo pertanto
:
·
La richiesta di aumento della rendita d'invalidità è respinta." (Doc. AI 111)
1.3.
A seguito dell'opposizione interposta dall’assicurata con la quale ha postulato il riconoscimento di una rendita d’invalidità superiore a quella finora percepita, con decisione su opposizione 4 febbraio 2005 l'UAI ha confermato la precedente decisione:
"
(...)
3
. Nella presente fattispecie, occorre sottolineare come l'Ufficio AI abbia espresso il proprio convincimento intimando la decisione che si è imposta al termine di una procedura istruttoria completa la quale ha consentito l'acquisizione di elementi fondati e probatori.
Di regola, in sede di opposizione spetta quindi all'assicurata fornire le prove atte a giustificare una diversa valutazione del caso.
Nel caso di specie, la Signora RI 1 ha in effetti inviato le proprie osservazioni accompagnate e completate dalla dovuta certificazione medica (cfr. in tal senso il rapporto medico 20.7.2004 della Dr.ssa _ agli atti).
A questo proposito, l'amministrazione ha sottoposto nuovamente al proprio SMR gli atti dell'incarto pure comprensivi della documentazione raccolta in sede di procedura d'opposizione.
Il SMR ha affermato che, dal lato medico, non vi è stata un'evoluzione della patologia psichiatrica di cui soffre l'assicurata e che pertanto la valutazione operata dal SAM con la perizia pluridisciplinare 12.12.2003 concernente l'inabilità lavorativa globale dell'assicurata risulta coerente e giustificata (cfr. in tal senso le annotazioni 8.9.2004 del Dr. _ agli atti).
A titolo abbondanziale, bisogna osservare che le perizie mediche eseguite da medici riconosciuti specializzati hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non indu
can
o a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176).
Per quanto attiene invece al medico di famiglia, secondo generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, nel dubbio, egli attestata a favore del proprio paziente (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts im Sozialversicherungsrecht, pag. 230).
In conclusione, ritenuto come la perizia pluridisciplinare effettuata dal SAM non offre spunti di critica, risultando completa e dettagliata, valutato altresì come le argomentazioni sostenute in sede d'opposizione non possono sovvertire il giudizio espresso dell'amministrazione con la decisione impugnata, l'Ufficio AI del Canton Ticino." (doc. AI 122)
1.4.
Con tempestivo ricorso al TCA l'assicurata, rappresentata
dalla RA 1,
ha osservato:
"
(...)
IN FATTO ED IN DIRITTO
L'istante risulta titolare di rendita AI già nel 1995, nella misura del cinquanta per cento; DOC B.
Per contro un medico curante, dottor _, nel 1997 certificava una totale incapacità al guadagno; DOC C. Facciamo notare che l'A risultava in cura psichiatrica già nel 1995; DOC D.
Nel 1998 l'I trasferisce il proprio domicilio nel Cantone Ticino; DOC E, di conseguenza l'organismo competente, per ciò che attiene all'assicurazione invalidità, risulta essere l'UAI del Cantone Ticino. Nel 2000 l'A sottoposta a revisione della rendita; DOC F. Nella precisa revisione il medico curante, dottor _, dichiara che la resa lavorativa è pressoché nulla.
Lo stesso medico indicato sopra, nel rapporto medico redatto in data 3.3.2000, indica chiaramente uno stato invalidante al cento per cento; DOC G. Sempre nell'anno 2000 la dottoressa _, psichiatra in _, mette a punto un inequivocabile rapporto medico, circa il danno alla salute della nostra assistita; DOC H. Nonostante quanto sopra la Convenuta conferma, in assoluta contraddizione con i medici, il grado invalidante del cinquanta per cento, DOC I. Il medico curante, dottor _, nel DOC L, nel 2002 riconferma le gravi patologie che affliggono l'I: la C. il 28 di aprile del 2004, nonostante tutto quanto precede, emette una decisione che riconferma la precedente rendita: DOC M. Prontamente insorta l'I interpone opposizione, DOC N e O. La Convenuta respinge l'opposizione ed emette la decisione su opposizione prodotta quale DOC P.
CONSIDERANDI
La lettura degli atti medici conferma la nostra tesi che ci vede convinti che l'A abbia subito un decennale torto da parte della Convenuta che ha sempre disconosciuto, con ac
can
imento la propria responsabilità. Creando, così, nella nostra assistita un "lutto" che ne ha peggiorato lo stato di salute.
PER QUESTI MOTIVI
Piaccia giudicare il ricorso è accolto, la Convenuta annullerà la propria decisione.
Protestate tasse, spese e ripetibili." (doc. I)
1.5.
Nella risposta di causa l’UAI, confermando il contenuto della decisione su opposizione, ha chiesto la reiezione del ricorso (doc. III).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se RI 1 ha diritto ad una rendita per un grado d’invalidità superiore al 50%.
Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Per quel che concerne l’applicazione intertemporale delle disposizioni materiali della LPGA, l’art. 82 cpv. 1 LPGA statuisce che le disposizioni materiali della citata legge non sono applicabili alle prestazioni correnti ed alle esigenze fissate prima della sua entrata in vigore.
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 329 ss, avente ad oggetto l’erogazione d’interessi di mora, il TFA, dopo avere dichiarato la citata norma (art. 82 cpv. 1 LPGA) incompleta nonché frammentaria ed aver precisato che con "prestazioni" s’intende quelle che hanno fatto oggetto di decisioni cresciute in giudicato e non quelle prestazioni sulle quali non è stato ancora statuito definitivamente, ha stabilito che non si può dedurre e contrario dell'art. 82 cpv. 1 LPGA che il momento della decisione sarebbe determinante per l'applicabilità delle disposizioni materiali della nuova legge in relazione a prestazioni che
non
sono ancora state fissate alla sua entrata in vigore (1° gennaio 2003) e che, eccezion fatta per le fattispecie specifiche contemplate dalla menzionata disposizione transitoria, per il resto occorre riferirsi ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile, in caso di modifica delle basi legali, l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che dev'essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid. 2.2 e 333 consid. 2.3).
In effetti, secondo costante giurisprudenza, dal profilo temporale determinanti sono di principio le norme materiale in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) ed il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).
In un’altra recente sentenza del 5 luglio 2004, pubblicata in DTF 130 V 445 s e concernente una rendita dell’assicurazione per l’invalidità, l’Alta Corte federale ha confermato il succitato principio stabilito in DTF 130 V 329, estendendolo anche a prestazioni assicurative durevoli. Infatti, nell’ambito dell’esame di un’eventuale insorgenza di un diritto alla rendita prima dell’entrata in vigore della LPGA, occorre fare riferimento ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano, appunto, applicabile l’ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto giuridicamente determinante. Ne consegue dunque, continua il TFA, che per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l’esame del diritto alla rendita avviene sulla base del vecchio ordinamento, mentre a partire da tale data esso avviene secondo le nuove norme di legge (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2).
Va tuttavia precisato che l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito AI, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).
Trattandosi nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, occorrerebbe distinguere, dal punto di vista del diritto applicabile, i periodi prima e dopo l’introduzione della LPGA.
Ritenuto che le nuove norme (LPGA) non hanno apportato dal punto di vista materiale alcuna sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI, le disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione, vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio 2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31 dicembre 2002.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA (che ha sostituito l’art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, p. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit., p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2; DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.4. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modifica importante del grado d’invalidità o di grande invalidità o dell’assistenza dovuta all’invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modifica del grado d’invalidità, della grande invalidità o dell’assistenza dovuta all’invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI).
Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o di grande invalidità o il volume dell’assistenza dovuta all’invalidità è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI).
Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri.
Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Se la capacità al guadagno o la capacità di svolgere le mansioni consuete peggiora oppure se la grande invalidità si aggrava o l’assistenza dovuta all’invalidità aumenta, occorre tenere conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’articolo 29
bis
è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
2.5. La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28
cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G. C., consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).
2.6. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 p. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b).
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, p. 10 consid. 3b; RCC 1992 p. 182 consid. 2a con riferimenti).
2.7.
Nella fattispecie in esame, in sede di revisione, l’UAI ha trasmesso al proprio Servizio medico regionale (SMR) il dossier completo di tutti gli atti medici prodotti dall’assicurata al fine di stabilire se vi fosse stato un peggioramento dello stato di salute rispettivamente per valutare se fosse necessario svolgere ulteriori indagini mediche.
Nel suo rapporto medico del 9 maggio 2002 la dr.ssa _, psichiatra e psicoterapeuta, aveva segnatamente diagnosticato una
“psicosi paranoide in evoluzione”
precisando che lo stato di salute dell’assicurata, nonostante le cure farmacologiche, è peggiorato a tal punto che si giustificherebbe un aumento della rendita (doc. AI 97).
Inoltre, nel suo rapporto medico del 22 ottobre 2002 il dr. _, internista e medico curante, ha diagnosticato:
"
A. Diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa
:
- Spondilartropatia panvertebrale con osteocondrosi, morbo di Scheuermann, entesopatie diffuse.
- Displasia della testa omerale sinistra con accorciamento del braccio sinistro e sindrome della mano-spalla." (doc. AI 99)
ed ha precisato:
"
La paziente lamenta dolori cronici inveterati ormai da diversi anni e presenta una esacerbazione. Non c'è limite al peggio. Nonostante terapie più che adeguate i dolori persistono. In particolare recentemente sono in primo piano i dolori di tipo pseudoradicolare agli arti inferiori. Ritengo un aumento dell'AI giustificato."
(doc. AI 99)
L’amministrazione, preso atto delle conclusioni del SMR che ha evidenziato la necessità di ulteriori approfondimenti sia dal punto di vista reumatologico che psichiatrico (doc. AI 105), ha ordinato una perizia pluridisciplinare presso il Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione Invalidità (SAM), che nel suo referto di data 12 dicembre 2003 ha attestato:
"
(...)
5. DIAGNOSI
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Distimia con labilità emotiva.
Disturbo da dolore persistente.
Sindrome panvertebrale cronica su
- leggere alterazioni degenerative;
- stato dopo m. di Scheuermann;
- insufficienza e sbilancio muscolare.
Displasia della testa dell'omero sin., con conseguente importante limitazione funzionale della spalla.
Lieve sindrome del tunnel carpale a ds. più che a sin.
5.2 Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Diabete mellito tipo 2 non insulinorichiedente, trattato unicamente con dieta, ben equilibrato e senza complicazioni.
Obesità corporea (BMI 38%).
Ipertensione arteriosa non trattata.
Neurodermite atopica anamnestica.
6 DISCUSSIONE
Si tratta di una cinquantaduenne, serba, pluridivorziata, senza più figli a carico. Non termina le scuole dell'obbligo, non beneficia di alcuna formazione professionale ed inizia a lavorare in Svizzera all'età di diciassette anni ca. quale ausiliaria nel settore della ristorazione. Il curriculum professionale di quest'A. é molto discontinuo, con ripetuti cambiamenti di datori di lavoro, perlopiù nel settore della ristorazione e nella vendita in grandi magazzini a _, _ e _. In data 11.01.1994 inoltra una prima richiesta di prestazioni AI per adulti, dopo il tentativo fallito di aprire un negozio in proprio a _ e l'apparizione di dolori lombari. Il 7.04.1995 l’AI del Canton _ (allora l'A. era domiciliata in quella città) respinge la richiesta di prestazioni sulla base di una perizia reumatologica e della valutazione dell'URIP. Non siamo in possesso di una possibile seconda richiesta di prestazioni AI dell'A., la quale, dopo una perizia psichiatrica del dr. _ (atto del 21.10.1995) ottiene il diritto a prestazioni AI (rendita AI per un grado del 50% a partire dal 1.06.1995). Nel corso del 1997 l'A. si trasferisce con la figlia a _, dove trova impieghi temporanei in qualità di donna di pulizie. Nell'ambito della revisione della rendita AI l’UAI del Canton Ticino decide di mantenere la rendita come in precedenza (atto del 6.01.1998). Nel corso del 2000 il medico curante dell'A. (atto del 13.03.2000) segnala all'UAI un peggioramento dello stato di salute della stessa, prevalentemente dal lato reumatologico, e si pone la domanda se non sia indicato aumentare il grado d'invalidità nella misura del 70%. La psichiatra curante dell'A. (atto del 12.04.2000) descrive un aspetto psicopatologico finora sconosciuto (psicosi paranoide) e pure dal lato psichiatrico ritiene avvenuto un peggioramento, tanto da chiedere un aumento della rendita almeno nella misura del 70%. Il 3.07.2003 il servizio medico regionale - AI dubita dell'avvenuto peggioramento dello stato di salute dell'A. e ritiene indicata una valutazione SAM, con la precisa richiesta di definire se vi sia stato un peggioramento sul piano reumatologico e di chiarire la diagnosi psichiatrica. Il 10.07.2003 l'UAI del Canton Ticino c'incarica d'effettuare un esame interdisciplinare.
Durante il soggiorno presso il SAM abbiamo così potuto evidenziare le seguenti patologie limitanti la capacità lavorativa dell'A. nella sua attività da ultimo esercitata di donna di pulizie.
Patologia psichiatrica
Quest'A. è stata messa a beneficio di una rendita AI per la quale l'elemento medico era stato descritto dal perito psichiatra dr. _ (atti del 21.10.1995 e 3.12.1997), il quale descriveva un'evoluzione piuttosto stazionaria degli aspetti psicopatologici (disturbo da dolore somatoforme persistente nell'ambito di una depressione psicoreattiva, in seguito descritta come una distimia). Alfine di valutare il decorso degli aspetti psicopatologici e pure per rispondere in modo esauriente ai quesiti posti dal servizio medico regionale - AI, abbiamo presentato l'A. al nostro consulente psichiatra dr. _ (vedi 4.3.1 e allegato). In sintesi il nostro consulente conferma quanto già espresso dal punto di vista psichiatrico, vale a dire la presenza di un disturbo da dolore persistente nell'ambito di una distimia con labilità emotiva. Per contro, egli afferma di non poter confermare quanto descritto dalla psichiatra curante attuale dr.ssa _, nel senso che durante l'osservazione presso il SAM la paziente non ha mai presentato sintomi psicotici di tipo paranoide. Il nostro consulente psichiatra ritiene che attualmente il problema principale sia di tipo reumatologico nell'ambito del disturbo da dolore somatoforme e con il perdurare della sintomatologia la componente distimica è importante. Conferma quindi la precedente valutazione psichiatrica riguardante la capacità lavorativa e considera l'A. abile al lavoro - dal lato psichiatrico - nella misura del 50% in attività leggere e adeguate.
Patologia reumatologica
L'A. è pure stata presentata al nostro consulente reumatologo dr. _ (vedi 4.3.2 e allegato), il quale conferma la presenza di un disturbo da dolore persistente, evidenzia un quadro algico estremamente diffuso praticamente all'intero sistema locomotore e pertanto ben oltre ai classici tender points fibromialgici. Dal lato prettamente reumatologico segnala la presenza di modiche alterazioni degenerative del rachide che non possono sufficientemente spiegare l'entità dei dolori lamentati dall'A.. Segnala, inoltre, la nota displasia della testa omerale sin., ciò che spiega l'importante limitazione funzionale di questa spalla ed inoltre una leggera sindrome del tunnel carpale bilaterale. In sostanza, egli non può confermare il segnalato peggioramento dal lato puramente reumatologico, come evocato dal medico curante. Valuta l'A. abile al lavoro nella misura del 50% per l'attività da ultimo esercitata in qualità di ausiliaria di pulizia. In attività meglio adatte ritiene tuttavia che il grado di capacità lavorativa reumatologico - teorico possa raggiungere il 70 - 80%.
Gli accertamenti effettuati durante il periodo di osservazione dell'A. presso il SAM ci hanno permesso di costatare come la situazione metabolica del diabete mellito tipo 2 non insulinorichiedente sia abbastanza ben equilibrata, in assenza di complicazione degli organi bersaglio.
Abbiamo invece costatato valori della PA elevati, in assenza di un trattamento, perciò lasciamo il compito al medico curante di ricontrollare questi valori ed ev. introdurre un trattamento adeguato, anche in considerazione della presenza del diabete mellito. Queste problematiche non limitano, tuttavia, la capacità lavorativa dell'A.
7 VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA
L'attuale grado di capacità lavorativa medico - teorica globale dell'A., nella sua attuale professione di ausiliaria di pulizie, è valutabile nella misura del 50% (ridotto tempo di lavoro con limitazione funzionale).
8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
A livello psicologico e mentale le conseguenze si argomentano con i segnalati problemi distimici, con ridotta soglia di sopportabilità al dolore, problemi di concentrazione e di attenzione. Questi aspetti riducono la capacità lavorativa dell'A. nella misura del 50%, come descritto dal nostro consulente psichiatra.
A livello fisico (apparato locomotorio) nell'attività da ultimo svolta dall'A. di ausiliaria per pulizie, le conseguenze sono soprattutto argomentate dall'impossibilità di sollevare il braccio sin. sopra l'orizzontale e l'incapacità a sopportare parte del mansionario (specialmente i lavori fisicamente pesanti della colonna lombare).
Per queste menomazioni riteniamo che la capacità lavorativa dell'A. in qualità di ausiliaria per pulizie si limiti al 50% (attività al massimo sull'arto di 5 - 6h/die con ridotto rendimento e limitazioni per il sollevamento ripetuto di pesi
sup. ai
10 kg, movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, nonché lavori prolungati in posizioni inergonomiche, così come lavori che necessitino il sollevare il braccio sin. sopra l'orizzontale).
Questa limitazione della capacità lavorativa esiste già da parecchi anni e perciò l'A. è stata messa a beneficio di una mezza rendita AI a partire dal 1.06.1995.
In occasione delle revisioni della rendita non si è potuto costatare un peggioramento dello stato globale di salute dell'A..
In occasione dell'attuale esame peritale non possiamo neppure confermare un peggioramento dello stato valetudinario.
Riguardo all'ambiente di lavoro dell'A. (_), va detto che se ella è sottoposta a sforzi fisici, potrà presentare una recrudescenza della sua sintomatologia algica, perciò sono probabili assenze lavorative forse anche prolungate.
Non riteniamo che l'istituto bancario sia in grado di sopportare i problemi psichici dell'A.
Riteniamo, invece, che l'A. potrebbe essere aiutata tramite un orientamento professionale o un ricollocamento professionale in un ambito lavorativo consono alla sua esperienza ed alla sua formazione, sempre tenuto conto dei suoi problemi reumatologici ed anche psichiatrici (l'A. è stata assunta anche in qualità di venditrice o di barmaid).
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
In considerazione degli aspetti psicopatologici e degli aspetti legati alla sintomatologia algica ormai divenuta cronica, non riteniamo possibile effettuare provvedimenti di integrazione professionale.
Riteniamo invece possibile reinserire l'A. in un'attività meglio consona ai danni alla salute psichica e fisica descritti nell'ambito di attività fisicamente medio - leggere, che non richiedano cioè sforzi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi
sup. ai
10 kg, movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, nonché lavori prolungati in posizioni inergonomiche), così lavori che non necessitino di sollevare il braccio sin. sopra l'orizzontale.
Alla luce, tuttavia, degli aspetti psicologici, mentali, sociali e fisici, non riteniamo che il grado di capacità lavorativa dell'A. potrà superare la misura del 50%, come descritto sopra.
Vogliamo con ciò affermare che l'attività da ultima svolta dall'A. di ausiliaria per pulizie, non sia veramente adatta alle menomazioni descritte e che pertanto valga la pena, benché il grado di capacità lavorativa non possa essere sensibilmente migliorato, di metterla a beneficio di un orientamento professionale o di un ricollocamento professionale in un ambito lavorativo più consono alla sua, esperienza lavorativa passata (settore della ristorazione o della vendita).
10 RISPOSTE A DOMANDE PARTICOLARI
Alle domande poste dal servizio medico regionale - AI così possiamo rispondere:
-
C'è
stato un peggioramento reumatologico?
No, gli aspetti reumatologici descritti dal nostro consulente dr. _ rispecchiano quanto già descritto in passato (atto del 25.08.1994 e del 15.03.1995). Va precisato che il quadro clinico presentato da quest'A., per quanto riguarda le ripercussioni sul piano valetudinario, comporta sia gli aspetti dell'apparato locomotorio (sindrome algica), sia gli aspetti psicopatologici (disturbo da dolore somatoforme persistente). Sul piano quindi prettamente reumatologico l'A. presenta le note modiche alterazioni degenerative del rachide, la nota displasia della testa omerale sin. ed una leggera sindrome del tunnel carpale bilaterale, patologie che non spiegano l'entità dei dolori accusati se non integrandoli nell'ambito della descritta psicopatologia. Il quadro clinico - valetudinario è quindi sovrapponibile ai precedenti.
-
Qual è la diagnosi psichiatrica?
Distimia con labilità emotiva, disturbo da dolore persistente.
-
Qual è l'influsso della patologia psichiatrica sulla capacità lavorativa?
Dal punto di vista psichiatrico, come già discusso sopra, e valutato dal nostro consulente psichiatra (vedi 4.3.1 ed allegato), il grado di capacità lavorativa dell'A. è limitato alla misura del 50%.
Per quanto riguarda la funzione di casalinga, riteniamo che l'A. presenti un grado di capacità lavorativa nella misura del 80% ca.. Si tratta, in effetti, di un'economia domestica di sole due persone, nella quale la giovane figlia dell'A. sicuramente potrà sopperire alle limitazioni per lavori fisicamente pesanti ed inergonomici dal lato reumatologico."
(doc. AI 107)
Preso atto delle suddette risultanze peritali, nelle sue "raccomandazioni, proposte SMR” del 23 gennaio 2004 il dr. _ del SMR ha rilevato:
"
La perizia SAM (12.12.2003, con valutazione psi e reuma), richiesta per valutare se c'è stato un peggioramento dello stato di salute rispetto alla precedente valutazione (AI Canton _) conferma che NON c'è stato un peggioramento.
Vale pertanto il precedente grado AI, per motivi reumatologici (come conferma anche il dr. _, che ha visto l'A. su incarico del curante) e psichiatrici (non viene confermata la diagnosi della dr.ssa _ di psicosi paranoide)
Conferma
PS: - mi sembra poco indicato sottoporre il dossier al CIP, come proposto dal SAM, dovrebbero funzionare i normali
can
ali di ricerca di lavoro (comunque da discutere con lui)." (Doc. AI 109)
Nel suo rapporto medico del 20 luglio 2004 la dr.ssa _, psichiatra e psicoterapeuta, che ha in cura l’assicurata dal gennaio 2004, ha precisato:
"
(...)
La signora soggiorna a _ fino al 1997 quando decide di entrare in Ticino. Qui lavorerà per una ditta di pulizie al 50% poiché già a _ avevano, nel 1992, stabilito una incapacità lavorativa del 50% per dolori articolari (di cui non ho notizie più precise).
Dal 2002 I.L. 100% per la comparsa di una fibromialgia, di un'ipertensione e di un diabete. Attualmente assume una terapia con Limbitrol 2 x 1, Zantic e Brufen per i dolori. Dal gennaio del 2004 è in cura psichiatrica presso la sottoscritta.
All'osservazione psichiatrica si nota un umore costantemente sub-depresso e in particolare nell'ultimo mese si è aggravato poiché la madre è morta improvvisamente. L'umore sub-depresso sembra non rispondere alla terapia farmacologica instaurata e si riflette sulla sintomatologia fisica accentuandosi il dolore o accentuando l'impossibilità di sopportazione al dolore articolare e muscolare. La signora narra di una vita estremamente semplice fatta di privazioni importanti, non ha nessuna aspettativa nei confronti del futuro che vede con preoccupazione poiché la situazione finanziaria appare davvero difficile.
In base a queste considerazioni una ripresa della capacità lavorativa è praticamente impossibile sia per l'aspetto sub-depressivo che per l'impotenza funzionale dovuta alla fibromialgia che ciclicamente si acutizza anche in relazione allo stato psicologico.
Da qui la richiesta di una rendita intera, soprattutto poiché non si prevede a breve-medio termine una ripresa psicologica sufficiente a poter avviare la signora a una nuova attività lucrativa." (doc. AI 117)
Nelle sue "annotazioni" dell’8 settembre 2004 il dr. _, medico responsabile del SMR ha osservato:
"
La decisione di conferma del grado AI è contestata dall'assicurata, in particolare perché l'UAI non aveva chiesto informazioni alla psichiatra curante dr.ssa _.
Si deve subito annotare che questo era un fatto del tutto sconosciuto perché mai annunciato e che la componente psichiatrica era comunque stata valutata al SAM.
Per quanto riguarda al rapporto della dr.ssa _ si può notare:
1.
depone per la diagnosi già nota (vedi anche atti UAI _) di distimia.
2.
non si trova accenno (dal lato diagnostico) al disturbo da dolore somatoforme
3.
riporta di una terapia farmacologica psichiatrica blanda (Limbitrol 2x1/die)
4.
riporta, quale sintomo oggettivabile, uno solo cioè "umore costantemente subdepresso".
Dal lato clinico si può dunque confermare che l'apprezzamento dei colleghi psichiatrici che si sono occupati della paziente, hanno riferito di situazione "psichiatrica" non divergente da quella data dalla dr.ssa _, ad eccezione della dr.ssa _ che aveva fornito informazioni di cui non si può tenere conto.
Per quanto riguarda la valutazione dell'IL, in presenza di patologia psichiatrica costante, ci si deve discostare da quella indicata dalla dr.ssa _, perché quest'ultima motivata da elementi clinici (somatici) da lei non indagati e per la componente sociale che si legge nella descrizione.
Il decesso della madre viene segnalato come causa di intensificazione della sofferenza psichica. Oltre che umano è anche ben comprensibile dal lato medico. Se questo elemento dovesse provocare il cosiddetto "lutto patologico", questo sarà considerato in seguito.
In conclusione posso affermare che dal lato medico non vi è stata evoluzione della patologia psichiatrica da anni e che la valutazione di IL complessiva, come da SAM è coerente e giustificata." (doc. AI 120)
2.8.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).
Inoltre, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
Per quanto attiene alla sindrome da dolore somatoforme, va rilevato che quest’ultima rientra, ai sensi della giurisprudenza, nella categoria delle affezioni psichiche per le quali l’allestimento di una perizia psichiatrica si rende generalmente necessario al fine di stabilirne le ripercussioni invalidanti (DTF 130 V 353 consid. 2.2.2; Pratique VSI 2000 pag. 161 consid. 4b come pure le sentenze del 2 dicembre 2002 in re R, I 53/02, consid. 2.2., del 6 maggio 2002 in re L., I 275/01, consid. 3a/bb e b nonché dell’8 agosto 2002 in re Q. I 783/01, consid. 3a).
A determinate condizioni la sindrome da dolore somatoforme può infatti causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.
Al riguardo, va fatto presente che nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 s, l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono
(1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid.
3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).
2.9. L'assicurata sostiene che le attuali affezioni di cui soffre (in modo particolare quella psichiatrica) si sarebbero aggravate a tal punto che la perizia SAM del 3 novembre 2003, su cui l’UAI ha fondato il proprio giudizio, risulterebbe essere superata dall’attestazione medica della dr.ssa _, psichiatra, rilasciata nel luglio 2004 (doc. AI 117).
Per questo motivo l’assicurata chiede il riconoscimento di una rendita intera d’invalidità.
Orbene, questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano - sino all’emanazione della decisione impugnata - di far proprie le valutazioni e le conclusioni poste dai periti del SAM, i quali hanno
ritenuto l’assicurata abile in misura del 50% nella sua attuale attività di ausiliaria di pulizie.
In concreto, in esito ad un approfondito e dettagliato esame dello stato di salute dell'assicurata (sia dal profilo fisico che psichico), nel referto 12 dicembre 2003 - cui va senz'altro attribuito pieno valore probatorio conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali - i periti, sulla base di diverse consultazioni (specialistiche) avvenute tra il 10 e il 20 novembre 2003 e dall'esame degli atti medici messi a loro disposizione (risalenti sino al 1993) hanno concluso per una capacità lavorativa del 50% nell’attività di ausiliaria di pulizie e in altre attività rispettose delle limitazioni descritte nella perizia, ossia in
"un'attività meglio consona ai danni alla salute psichica e fisica descritti nell'ambito di attività fisicamente medio - leggere, che non richiedano cioè sforzi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi sup. ai 10 kg, movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, nonché lavori prolungati in posizioni inergonomiche), così come lavori che non necessitino di sollevare il braccio sin. sopra l'orizzontale”
. (doc. AI 107, pag. 15).
Per quanto riguarda in particolare l’aspetto psichico, non vengono qui ravvisati elementi che permettono di distanziarsi dalla valutazione del perito incaricato dal SAM (cfr. esame 14 novembre 2003 dr. _, psichiatra e psicoterapeuta, allegato doc. AI 107).
Lo specialista,
dopo illustrazione dei dati anamnestici (anamnesi familiare, personale, evoluzione di risorse e deficit, sviluppo della terapia e suoi risultati) dei dati soggettivi e delle constatazioni obiettive (status psichiatrico), sulla scorta di una approfondita valutazione anche dal profilo prognostico, ha concluso che l'assicurata, affetta da
"distimia con labilità emotiva e disturbo da dolore persistente”
, presenta, dal punto di vista psichiatrico, una limitata incapacità lavorativa (50%).
Tali valutazioni hanno trovato piena conferma da parte del dr. _ (doc. AI 109 e 120).
Per quanto attiene al certificato medico del luglio 2004 della
dr.ssa _ (psichiatra), seppur rilasciato da un medico specialista preso cui l’assicurata è in cura dal gennaio 2004, lo stesso non può essere preso in considerazione
ai fini del presente giudizio in quanto non sufficientemente circostanziato e non conforme ai succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8).
In sostanza, il referto in parola fornisce solo una diversa valutazione riguardo alla residua capacità lavorativa dell’assicurata. Le diagnosi sono le stesse; tuttavia a mente della psichiatra l’evoluzione delle stesse sarebbero tali da non permettere più all’assicurata neppure una parziale ripresa dell’attività lavorativa. Ora, come visto, l’esame completo sotto ogni punto di vista del dr. _ ha sostanzialmente confermato le precedenti attestazioni del dr. _ (allegati doc. AI 23 e segg).
Il dr. _ ha tuttavia osservato che l’attuale posto di lavoro quale ausiliaria di pulizia presso la Banca del _ non è ideale; per la precisione il medico sostiene
che “non ritengo che l’istituto bancario sia in grado di sopportare i problemi psichici di quest’assicurata”
. Egli propone di conseguenza misure
“d’orientamento professionale o d’inserimento professionale”
, che, oltre ad essere state motivatamente scartate del dr. _ (doc. AI 109), non sono nemmeno state richieste dall’assicurata nel petitum dell’atto ricorsuale ed esulano pertanto dall’oggetto della presente vertenza giudiziaria (doc. I).
Anche per quanto attiene alle problematiche fisiche, questo TCA non intravede validi motivi per scostarsi dalle conclusioni dei specialisti incaricati dal SAM (doc. AI 107 e allegati), essendo inoltre il ricorso incentrato soprattutto nell’aspetto psichiatrico di cui si è già ampiamente discusso in precedenza.
Al proposito va anche ricordato che se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare - ove ciò fosse ragionevolmente esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove
(DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti.
In conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche, richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurata di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b),
che l'assicurata è abile in misura del 50% nella sua precedente (ed attuale) attività di ausiliaria di pulizie.
In conclusione, non essendo subentrata una modifica dell'incapacità al guadagno ai sensi dell’art. 17 LPGA, la decisione contestata merita conferma mentre il ricorso deve essere respinto.