# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ea0c1972-4c9b-52bd-855c-8063e2f0811a
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 1999
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Con decreto 28 luglio 1992 la Pretura del distretto di Lugano ha pronunciato il fallimento della società _ in liquidazione. La procedura veniva continuata in via sommaria, così come stabilito dal giudice del fallimento con decisione 29 ottobre 1992.
B.
La graduatoria e l’elenco oneri della part. _ RFD di _, di proprietà della fallita sono stati depositati il 17 luglio 1996. In data 7 agosto 1997 sono state depositate le condizioni d’incanto della part. _ RFD di _. Il fondo è stato aggiudicato durante l’asta pubblica svoltasi il 1° settembre 1997 per l’importo di fr. 3’860’000.--. In data 12 dicembre 1997 l’UF di Lugano ha depositato lo stato di riparto provvisorio relativo al ricavo della realizzazione della part. _ RFD di _. L’Ufficio ha esposto alla voce “ Spese di massa” i seguenti importi:
- Imposta cantonale 1994/96 fr. 42’066.70
- Imposta comunale 1994/96 fr. 7’848.15
- Tassa cantonale sull’utile immobiliare fr. 195’640.--
- Imposta federale diretta utile di vendita fr. 479’318.--
Tale ripartizione non ha provocato contestazioni.
C.
Con circolare 6 febbraio 1998 l’UF di Lugano ha proposto ai creditori la cessione ex art. 260 LEF del diritto d’interporre reclamo all’autorità fiscale contro le notifiche di tassazione relative alla realizzazione della part. _ RFD di _. L’Uffcio ritiene inoltre che gli importi dovuti secondo le tassazioni notificate all’amministrazione del fallimento vadano considerati debiti di massa ai sensi dell’art. 262 cpv. 2 LEF e quindi prelevati dal prezzo di aggiudicazione prima della distribuzione del ricavo della vendita della part. _ RFD di _.
D.
Con ricorso 13 febbraio 1998 la creditrice _ insorge contro la circolare 6 febbraio 1998 postulando lo stralcio dalle spese della massa degli importi relativi all’Imposta cantonale 1995/96/97, Imposta comunale 1995/96/97, tassa cantonale sull’utile immobiliare e all’imposta federale diretta sull’utile di vendita. La ricorrente sostiene che tali importi andavano iscritti nella graduatoria e nell’elenco oneri della part. _ RFD di _ e non andrebbero quindi messi a carico della massa fallimentare, così come prospettato dall’UF di Lugano.
E.
Con le rispettive osservazioni lo _ e l’UF di Lugano chiedono la reiezione del gravame sostenendo che ad elenco oneri possono essere iscritte unicamente le imposte scadute al momento della dichiarazione di fallimento. Ne conseguirebbe che le imposte 1995/96/97 essendo nate dopo la dichiarazione di fallimento costituiscono un debito della massa ex art. 262 cpv. 2 LEF.
F.
Delle osservazioni delle altre parti interessate al procedimento si dirà se necessario in seguito.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art. 261 LEF, incassata la somma ricavata da tutta la massa e divenuta definitiva la graduatoria, l’amministrazione compila lo stato di ripartizione ed il conto finale. In sostanza lo stato di ripartizione darà atto della misura in cui ogni singolo credito fallimentare partecipa al ricavo netto degli attivi - dopo deduzione dei costi e dei debiti di massa - in conformità alla collocazione ricevuta nella graduatoria. Esso sarà allestito in base agli art. 261 ss. LEF e 82 ss. RUF. L’art. 262 cpv. 1 LEF prevede in particolare che dal ricavo lordo degli attivi si prelevano in primo luogo tutte le spese cagionate dalla dichiarazione e dalla liquidazione del fallimento, nonché dalla formazione dell’inventario. In caso di attivi gravati da diritti di pegno, si dovrà tuttavia tenere conto dell’’art. 262 cpv. 2 LEF, secondo cui sulla somma ricavata dai singoli pegni si prelevano soltanto le spese d’inventario, di amministrazione e di realizzazione ad essi relative. Quanto al conto finale, esso indicherà da un lato tutti gli introiti (pagamenti dei debitori, somme ricavate dalla realizzazione degli attivi, ecc.) e dall’altro tutte le uscite (in particolare i costi e i debiti di massa e dividendi fallimentari risultanti dalla ripartizione) (cfr.
Amonn/ Gasser,
Grundriss des  Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §48 n.12 p.392). Per poter procedere all’allestimemto dello stato di ripartizione definitivo si dovranno quindi conoscere sia gli attivi che i passivi della procedura fallimentare. In particolare dovranno essere liquidati in linea di principio tutti i processi inerenti alla determinazione dell’attivo (eventuali rivendicazioni di terzi o della massa) e del passivo (in particolare eventuali contestazioni della graduatoria) (cfr. art. 83 RUF); occorre inoltre che siano almeno noti i costi e i debiti di massa (“
 -schulden
”; cfr.
Matthias Staehelin
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea, Ginevra, Monaco 1998, n.5 ad art. 261 LEF).
2.
Iscritti nella graduatoria possono essere soltanto crediti nei confronti del fallito esistenti al momento della declaratoria di fallimento (cosiddette “
Konkursforderungen
”). Crediti sorti invece successivamente non partecipano alla liquidazione fallimentare se non nella misura in cui possono essere considerati debiti o costi di massa e quindi pagati integralmente attingendo dalla somma lorda ricavata dalla liquidazione degli attivi prima ancora della distribuzione ai creditori (cfr.
Amonn/ Gasser,
op.cit., §48 n.2 ss., p.291 s.;
Fritzsche/ Walder,
Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, Vol. II, Zurigo 1993, §52 n.19ss. p.368ss). Momento determinante per la distinzione tra debiti del fallito e debiti della massa è quindi in linea di principio la dichiarazione di fallimento (cfr. anche
Pierre-Robert Gilliéron,
Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., Losanna 1993, p.300; sull’applicazione del principio in caso di pretese fiscali a carattere periodico, cfr. anche
Staehelin
, op.cit. n.15 ad art. 262 LEF; DTF 122 II 221 e rif. ivi). La qualificazione di una pretesa come debito di massa o come debito del fallito è tuttavia una questione che dev’essere decisa dal giudice del merito competente e che sfugge al potere di cognizione dell’autorità di vigilanza (DTF 113 III 148 ss.106 III 121s.;
Amonn/ Gasser,
op.cit., §42 n.8 p.233;
Staehelin
, op.cit. n.33 ad art. 262 LEF). L’amministrazione del fallimento deve, dal canto suo, comunque esaminare d’ufficio - in via pregiudiziale e con riserva di diverso parere del giudice del merito - se i crediti insinuati vanno iscritti in graduatoria oppure se sono da ritenere debiti di massa (DTF 106 III 124 cons.3 in fine), atteso che l’iscrizione in graduatoria di una pretesa successivamente riconosciuta come debito di massa è da considerarsi nulla con effetto retroattivo (DTF 106 III 123s. e rif. ivi). Rientra invece nel potere di cognizione dell’autorità di vigilanza l’esame della corretta applicazione da parte dell’amministrazione delle norme di ripartizione, in particolare degli art. 261 ss. LEF e art. 82 ss. RUF.
3.
In concreto l’UF si è espresso - in via del tutto pregiudiziale e con riserva di diverso avviso da parte del giudice del merito - sulla natura delle pretese fiscali notificate dallo Stato, qualificandole come “Spese di massa”.
Nella misura in cui l’ufficio qualifica le pretese in questione quali “spese di massa”, esso fa soltanto uso del suo potere di cognizione, limitato - come visto - ad un esame pregiudiziale: le pretese fiscali, riferite alla realizzazione della part. _ RFD di _, risultano a un esame
prima facie
caratterizzarsi più come debiti della massa , in quanto sorte posteriormente alla dichiarazione di fallimento. In questo senso Il ricorso della _ si rivela infondato. L’esame definitivo della qualifica delle pretese fatte valere dallo Stato è tuttavia demandato al giudice del merito che se del caso si dovrà esprimere oltre che sull’esistenza e sul quantum della pretesa fiscale, anche sulla natura di debito di massa.
4.
Altra questione invece è quella inerente alla qualifica delle pretese dello Stato quali debiti di massa “
ex art. 262 cpv. 2
LEF”, quindi da prelevare “
prima della distribuzione del ricavo della vendita del fondo, sul prezzo di aggiudicazione
”. La dottrina e la giurisprudenza qualificano le pretese fiscali derivanti dalla vendita agli incanti di un immobile, sorte dopo la dichiarazione di fallimento, quali spese di realizzazione ai sensi dell’art. 262 cpv. 2 da prelevarsi sul prezzo di aggiudicazione (cfr. Staehelin, op. cit, n. 40 ad art. 262 LEF; DTF 122 III 248, 120 III 153). Nel caso di specie le imposte notificate dallo Stato sorgono in parte per effetto della realizzazione dell’immobile, in quanto solo in tale occasione è possibile stabilire il prezzo di aggiudicazione del fondo, che servirà da base di calcolo per le imposte in oggetto, ed in parte si tratta di pretese fiscali, imposte immobliari, sorte dopo la dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, con riserva di diverso parere del giudice del merito, l’imposta cantonale 1995/96/97, l’imposta comunale 1995/96/97, la tassa cantonale sull’utile immobiliare e l’imposta federale diretta sull’utile di vendita, sono da ritenere quali spese di realizzazione
ex art. 262 cpv. 2
LEF, quindi da prelevare
prima della distribuzione del ricavo della vendita del fondo, sul prezzo di aggiudicazione
.
5.
Ne consegue la reiezione del gravame.
Non si prelevano spese (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto federale.
Richiamato l’art. 262 LEF