# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5fe159fb-76d9-4629-aead-de2c5a3ec580
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 27 agosto 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla
Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento
penale avviato nei confronti di B., A. e altri per i reati di corruzione attiva (art.
333 CP/brasiliano), riciclaggio (art. 1 legge n. 9.613/1998) e organizzazione cri-
minale (art. 2 legge n. 12.850/2013). Tale procedimento si inserisce in una vasta
inchiesta denominata “Lava Jato”, nel contesto della quale sarebbe emersa
l’esistenza di un’associazione criminale dedita alla corruzione nell’ambito
dell’aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società parastatale brasi-
liana Petrobras. a società attive nella costruzione di grandi opere, le quali avreb-
bero formato un cartello al fine di manipolare il processo di aggiudicazione degli
appalti. Tra queste società vi sarebbe anche il gruppo O. In sostanza, gli inda-
gati sono sospettati di aver ricevuto su relazioni bancarie in Svizzera a loro ri-
conducibili ingenti valori patrimoniali provenienti dal gruppo O. e da altri indagati
toccati dall’operazione “Lava Jato” (v. act. 1.2; atto 01-00-0026 e segg. incarto
del Ministero pubblico della Confederazione, in seguito: MPC).
Con la sua domanda di assistenza, l’autorità rogante chiede il blocco dei fondi
depositati sulla relazione bancaria n. 1, intestata alla società E. Inc., e n. 2,
intestata alla società G. SA, entrambe presso la banca P., a Ginevra, nonché
l’acquisizione della documentazione bancaria concernente sia le già citate rela-
zioni che le seguenti presso la banca P., riconducibili a B. e A.: n. 3, intestata
alla società C. Inc.; n. 4, intestata alla società D. Inc.; n. 5 e n. 6, intestate alla
società F. SA; n. 7, intestata alla società G. SA; n. 8, intestata a H. Corp.; n. 9,
intestata alla società I. SA; n. 10, intestata alla società J. Inc.; n. 11, intestata
alla società K. Corp. L’autorità estera ha inoltre chiesto l’acquisizione della do-
cumentazione bancaria riguardante le seguenti relazioni: n. 12 intestata alla so-
cietà L. Corp. e n. 13 (ex n. 14) intestata a B. ed A., entrambe presso la banca
Q., a Ginevra; n. 15 intestata a B. ed A. presso la banca R. a Zurigo (v. act. 1.2;
atto 01-00-0034 e seg. incarto MPC).
B. Con decisione del 21 settembre 2018, il MPC, cui l'Ufficio federale di giustizia
(in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della domanda (v. atto 02-00-0001
e segg. incarto MPC), è entrato nel merito della stessa, precisando che le mi-
sure di esecuzione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. atto 04-
00-0004 e segg. incarto MPC).
C. Con decisioni incidentali del medesimo giorno, il MPC ha ordinato il blocco dei
fondi depositati sulla relazione bancarie n. 1, intestata alla società E. Inc., e n. 2,
intestata alla società G. SA, e l'acquisizione nell’incarto rogatoriale della docu-
mentazione bancaria riguardanti le relazioni di cui sopra riconducibili a B. ed A.,
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già in possesso del MPC nell’ambito del procedimento interno SV.15.0775 (v.
atto 04-00-0006 e segg. incarto MPC).
D. Con 12 decisioni di chiusura del 26 giugno 2019, il MPC ha ordinato il manteni-
mento dei sequestri nonché la trasmissione alle autorità brasiliane della docu-
mentazione bancaria di cui sopra (v. act. 1.1-1.12).
E. Il 29 luglio 2019 A., B., C. Inc., D. Inc., E. Inc., F. SA, G. SA, H. Corp., I. SA,
J. Inc., K. Corp. e L. Corp. hanno interposto ricorso avverso le suddette deci-
sioni di chiusura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale fede-
rale, chiedendo l'annullamento delle stesse e l’immediato dissequestro delle re-
lazioni intestate a E. Inc. e G. SA (v. act. 1).
F. Con risposte del 19 e 20 settembre 2019 il MPC risp. l’UFG postulano la reie-
zione del gravame nella misura della sua ammissibilità (v. act. 12 e 14).
G. In data 20 settembre 2019, S. ha inoltrato a questa Corte uno scritto intitolato
“Appui au recours déposé par E. Inc. contre la décision de clôture de la pro-
cédure d’entraide du 26 juin 2018”, chiedendo in sostanza che il gravame di cui
sopra venga accolto (v. act. 15).
H. Con replica dell’11 ottobre 2019, trasmessa all’UFG e al MPC per conoscenza
(v. act. 20), i ricorrenti hanno confermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. act.
19).
Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei
successivi considerandi in diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione delle
autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e dell'art. 25 cpv. 1
della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP; RS
351.1), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gra-
vami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
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1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-
razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81;
in seguito Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;
v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2). È fatto salvo il rispetto dei
diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando.
1.4 Interposto tempestivamente contro le decisioni di chiusura del 26 giugno 2019,
il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. I
ricorrenti sono legittimati a ricorrere ognuno per le relazioni bancarie di cui ri-
sulta intestatario (v. art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1;
130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
1.5 Per quanto attiene invece allo scritto del 20 settembre 2019 inoltrato da S., esso
deve essere dichiarato inammissibile, dato che la predetta non ha qualità di
parte nella presente procedura.
2. I ricorrenti sostengono che la domanda di assistenza sia solo un “copia e incolla”
della trasmissione spontanea d’informazioni del MPC dell’8 febbraio 2018, per
cui l’autorità estera, non avendo fornito un esposto dei fatti indipendente desti-
nato a chiarire la fondatezza dell’inchiesta penale, non avrebbe rispettato le re-
gole della cooperazione. L’esposto dei fatti sarebbe comunque lacunoso, ciò
che non permetterebbe di verificare il rispetto dei principi della doppia punibilità
e della proporzionalità.
2.1 L’art. 24 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che la domanda di assistenza
deve contenere le indicazioni seguenti: il nome dell’autorità che la presenta e,
all’occorrenza, dell’autorità incaricata del procedimento penale nello Stato ri-
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chiedente (lett. a); l’oggetto e il motivo della domanda (lett. b); per quanto pos-
sibile, il nome completo, il luogo e la data di nascita, la cittadinanza, il nome dei
genitori e l’indirizzo delle persone oggetto del procedimento penale al momento
della presentazione della domanda (lett. c); il motivo principale per il quale sono
richieste le prove o le informazioni nonché una descrizione dei fatti (data, luogo
e circostanze in cui è stato commesso il reato) che danno luogo all’indagine
nello Stato richiedente, salvo se si tratta di una domanda di notifica ai sensi
dell’art. 14 (lett. d). In questo ambito, non si può tuttavia pretendere dallo Stato
richiedente la presentazione di un esposto dei fatti totalmente esente da lacune
o contraddizioni, visto che lo scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire
punti oscuri relativi alle fattispecie oggetto d'indagine all'estero, ferma restando
la necessità di poter verificare che le condizioni per la concessione dell'assi-
stenza siano date e in che misura essa sia possibile (v. DTF 117 Ib 64 con-
sid. 5c, con giurisprudenza citata). Lo Stato richiedente non deve provare la
commissione del reato, ma esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali
fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di verificare che la
rogatoria non costituisca un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su
questo tema DTF 125 II 65 consid. 6b/aa). L'esame della colpevolezza è riser-
vato al giudice straniero del merito, per cui non compete a quello svizzero
dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011 consid. 1.5).
2.2 In concreto, oltre a quanto già messo in evidenza in precedenza (v. supra Fatti
lett. A), dalla rogatoria brasiliana risulta che gli indagati avrebbero ricevuto su
conti intestati a società offshore a loro riconducibili valori patrimoniali prove-
nienti dal gruppo O. Quest’ultimo avrebbe creato un apposito dipartimento, de-
nominato “Departemento de operaçoes estructuradas”, preposto al pagamento
di tangenti a funzionari pubblici e che si sarebbe servito di società di sede inte-
statarie di relazioni bancarie anche in Svizzera che avrebbero funto da “casse
nere”. B. e A. sono sospettati di aver ricevuto denaro proprio dal citato diparti-
mento, così come da relazioni bancarie riconducibili ad altri indagati nel conte-
sto dell’operazione “Lava Jato”. Come rilevato dal MPC, gli elementi d’indagine
raccolti in Brasile a carico dei predetti si sono poi rafforzati grazie al parallelo
procedimento penale aperto in Svizzera per riciclaggio di denaro a carico di
ignoti, nell’ambito del quale l’autorità elvetica ha potuto acquisire svariata docu-
mentazione relativa a conti bancari riconducibili, direttamente o indirettamente,
a B., la cui esistenza è stata rivelata alle autorità brasiliane mediante trasmis-
sione spontanea d’informazioni dell’8 febbraio 2018 (v. act. 1.3). Ora, nella mi-
sura in cui tale trasmissione è intervenuta nel rispetto dell’art. 29 Trattato sviz-
zero-brasiliano, non si vede per quale motivo l’autorità estera non possa pre-
sentare la sua rogatoria basandosi (anche) su informazioni ricevute dalle auto-
rità svizzere che indagano sui medesimi fatti. Lo scopo di tali trasmissioni spon-
tanee d’informazioni è proprio questo. Del resto, a parte la ripresa d’informazioni
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specifiche relative ai conti in Svizzera riconducibili agli indagati, la rogatoria bra-
siliana contiene molte altre informazioni derivanti dall’inchiesta “Lava Jato” (v.
atto 01-00-0026 e segg. incarto MPC). In definitiva, gli elementi raccolti nei due
Paesi hanno permesso alle autorità brasiliane di presentare legittimamente la
loro rogatoria del 27 agosto 2018. Secondo l’autorità richiedente, B. ed A. si
sarebbero avvalsi in Svizzera di una vasta rete di strutture offshore intestatarie
di relazioni bancarie sulle quali sarebbero pervenuti ingenti valori patrimoniali di
origine criminale e che sarebbero state utilizzate per il pagamento di provviste
corruttive, non escludendo all’uopo operazioni di compensazione. Infatti, come
rettamente rilevato dal MPC, a B. l’autorità estera contesta di aver agito quale
“doleiro”, ossia come figura incaricata di elargire somme di denaro contante (a
titolo di tangenti) in territorio brasiliano, previa ricezione dell’importo equivalente
su conti intestati a società offshore all’estero a lui riconducibili. L’esposto dei
fatti contenuto nella rogatoria, conforme all’art. 24 n. 1 Trattato svizzero-brasi-
liano, risulta quindi sufficiente per comprendere i fatti oggetto d’indagine e i reati
contestati, per cui le censure in questo ambito vanno disattese.
3. Secondo i ricorrenti la domanda di assistenza costituirebbe una ricerca indiscri-
minata di mezzi di prova, dato che essa concernerebbe società e conti bancari
che non sarebbero assolutamente toccati dai fatti oggetto d’inchiesta in Brasile.
Nel quadro della sua inchiesta nazionale, il MPC sarebbe stato in grado di iden-
tificare un solo trasferimento di denaro sul conto di G. SA.
3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 139
II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367
consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 del 26 maggio
2017 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste
nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedi-
mento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle auto-
rità richiedenti (sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.146 del 4 ago-
sto 2017 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pro-
nunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi
in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se
il principio della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251
consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio
2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le informazioni ri-
chieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134
consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inoltre, da consolidata
prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi pa-
trimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell’integralità
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della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali siano le persone o
entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c
inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006
del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid.
3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del Tribunale penale
federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 consid. 2.1). La trasmissione dell'in-
tera documentazione potrà evitare altresì che le autorità debbano inoltrare en-
tuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3;
sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid.
2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011
consid. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a
cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di ese-
cuzione e del giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità potenziale,
secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi
di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF
126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010
73 consid. 7.1). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale
è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi
di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi con-
creti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii).
Questo modo di procedere non è consentito in ambito di assistenza internazio-
nale sia alla luce del principio della specialità che di quello della proporzionalità.
Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a
casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c).
3.2 In concreto, l’utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente data,
già solo per il fatto che B. ed A. sono indagati nel procedimento estero per i reati
di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale e che tutte
le relazioni in questione sono ad essi riconducibili. Data la natura finanziaria dei
reati a loro contestati, tutta la documentazione bancaria litigiosa deve essere
messa a disposizione dell’autorità rogante. Il MPC ha inoltre messo in evidenza
svariate operazioni avvenute sui conti litigiosi dei ricorrenti che tracciano dei
legami con società riconducili al gruppo O. Vi sono versamenti di denaro sulle
relazioni intestate a C. Inc., D. Inc. e E. Inc. provenienti da un conto di perti-
nenza della società T. Inc., il quale sarebbe stato utilizzato per il versamento di
tangenti destinate successivamente a dirigenti di Petrobras. Le relazioni banca-
rie intestate a G. SA sono risultate destinatarie di denaro proveniente da conti
di pertinenza delle società AA. Corp. e BB., le quali avrebbero a loro volta ver-
sato tangenti a dirigenti di Petrobras. La relazione bancaria intestata a J. Inc.
ha ricevuto versamenti di denaro da parte di CC. SA, altra società che sarebbe
stata utilizzata per effettuare pagamenti corruttivi. Per quanto riguarda la rela-
zione bancaria della società L. Corp., vi è da rilevare che quest’ultima è un
trustee della DD., il cui settlor risulta essere stato B. Visto quanto precede, vi
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sono fondate ragioni per ritenere che le relazioni bancarie intestate ai ricorrenti
possano essere collegate con l’attività corruttiva oggetto delle indagini estere.
Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-
zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i
fatti oggetto della procedura penale in Brasile e detta documentazione. Alla luce
della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è poten-
zialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il prin-
cipio della proporzionalità e non costituisce un'inammissibile fishing expedition.
4. L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-
zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che
tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-
st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3).
Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. supra consid. 3.2), è senz'altro
possibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il seque-
stro delle relazioni intestate a E. Inc. e G. SA. Potendo il denaro sequestrato
essere interamente legato ai reati contestati agli indagati, la misura va confer-
mata nell'ottica di un’eventuale futura richiesta di confisca o di restituzione all'a-
vente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg.
CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In defi-
nitiva, i sequestri litigiosi devono essere mantenuti di principio sino alla notifica
di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che
quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più essere
pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e
rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic), ferma restando la necessità che la proce-
dura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e). Le società ricorrenti toccate
dai sequestri non hanno peraltro sostanziato nessun pregiudizio economico ca-
gionato dai sequestri. Anche da questo punto di vista la misura in questione non
presenta alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che i sequestri
vanno confermati e le relative censure respinte.
5. In conclusione, le decisioni impugnate vanno confermate e il gravame integral-
mente respinto. Lo scritto di S. del 20 settembre 2019 va dichiarato irricevibile.
6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
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indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a complessivi fr. 12’000.– a carico dei ricorrenti in solido;
essa è coperta dall'anticipo delle spese di fr. 18'000.– già versato. La cassa del
Tribunale penale federale restituirà ai ricorrenti il saldo di fr. 6'000.–.
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