# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ddbd8303-1df0-5ae1-bc8e-772b7d3af15a
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
Nella dichiarazione fiscale 2006, RI 1 indicava di aver conseguito, oltre ad una rendita dell’AVS/AI di fr. 25'800.– ed a proventi immobiliari per complessivi fr. 1'605'681.–, un reddito dell’attività lucrativa dipendente di fr. 10'000.–.
Notificandogli la tassazione IC/IFD 2006, con decisione del 24 marzo 2010, l’Ufficio di tassazione di Locarno commisurava il reddito imponibile per l’IC in fr. 123'100.– e quello determinante per l’aliquota in fr. 533'500.–; il reddito imponibile per l’IFD ammontava per contro a fr. 536'200.–. Rispetto alla dichiarazione, l’autorità fiscale aveva in particolare aggiunto “altri redditi della sostanza mobiliare” per fr. 114'000.–. L’importo era costituito dalle provvigioni incassate nel 2006 dalla _ SA.
B.
Il contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 12 aprile 2010, contestando la ripresa nella partita fiscale personale delle provvigioni spettanti alla società _ SA. Quest’ultima sarebbe stata attiva da quindici anni e l’autorità fiscale avrebbe sempre riconosciuto i proventi da essa dichiarati, come pure gli stipendi da essa versati al reclamante. Del resto, le perdite subite dalla società non sarebbero state messe in discussione dall’Ufficio di tassazione competente.
L’autorità fiscale respingeva il reclamo, con decisione del 20 maggio 2010, nella quale proponeva in particolare le seguenti considerazioni:
La _ era stata costituita nel 1991 dal contribuente, si è sempre occupata di transazioni immobiliari e nei ricavi figuravano quindi le provvigioni. L’unica persona attiva nella società è sempre stato il signor RI 1 che a partire dal 1992 ha prelevato annualmente un salario lordo di fr. 54'000.–, questo anche negli anni dove la società non registrava nessuna entrata, poi a partire dal 2003 non viene più prelevato nessun stipendio. A partire da questo momento la società può essere considerata inattiva e a conferma di ciò vi è pure il fatto che a partire dal 2004 non viene più registrato nemmeno il costo affitto.
Pertanto considerata l’inattività della società anonima, l’ufficio di tassazione ritiene che la decisione del contribuente di accreditare le provvigioni a lui personalmente dovute e frutto delle sue conoscenze personali, sia unicamente dettata dal fatto che così facendo si realizza un risparmio d’imposta.
Infatti il loro accredito nei conti della SA non determina nessuna imposizione effettiva in capo a quest’ultima poiché questi redditi vengono compensati dalle perdite riportate degli anni precedenti. Il fatto che già in passato la _ SA avesse incassato delle provvigioni, a fronte delle quali era prelevato uno stipendio da parte del signor RI 1, non giustifica ora la registrazione di provvigioni per “compensare le perdite riportate” come è stato chiaramente specificato nella lettera di reclamo.
C.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 postula nuovamente lo stralcio delle provvigioni fatturate dalla _. L’insorgente rileva che le perdite sono in gran parte riconducibili allo stipendio pagatogli dalla società fino al 2003, che l’autorità fiscale ha sempre assoggettato all’imposta nella sua partita fiscale personale. Lamenta inoltre che l’Ufficio competente avrebbe già assoggettato all’imposta presso la società le controverse provvigioni, sicché le stesse sarebbero sottoposte ad una doppia imposizione in contrasto con la legge.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
L’Ufficio di tassazione ha aggiunto ai redditi dichiarati dal contribuente “altri redditi della sostanza mobiliare” per fr. 114'000.–, importo che corrisponde alle provvigioni dichiarate nel 2006 dalla _ SA. In considerazione del fatto che, nel periodo fiscale in discussione, quest’ultima società non aveva più alcun dipendente né locali a disposizione per il proprio ufficio, l’autorità fiscale ha attribuito le provvigioni menzionate al contribuente. A suo avviso, l’unica ragione per cui i pagamenti in questione erano stati inseriti nel conto economico della _ SA andava ricercato nella circostanza che quest’ultima aveva delle perdite riportate, che le permettevano di compensare l’utile che ne risultava.
1.2.
Una prima constatazione si impone. Delle tre provvigioni litigiose, le due più importanti (l’una di fr. 80'000.– e l’altra di fr. 25'000.–) risultano essere state incassate dalla _ AG di _ (_), una società dello stesso RI 1. Più precisamente:
·
la fattura del 6 settembre 2006 (fr. 25'000.–) è indirizzata alla _ AG e l’accredito dell’8 settembre 2006 proviene dalla stessa società;
·
la fattura del 3 ottobre 2006 (fr. 80'000.–) è indirizzata a _, _, ma l’accredito del 12 ottobre 2006 proviene ancora dalla _ AG;
·
la fattura del 13 novembre 2006 (fr. 9'000.–) è indirizzata a _, ma l’accredito del 20 novembre 2006 proviene dalla _ AG.
Invitato dalla Camera di diritto tributario a fornire spiegazioni a tale riguardo, l’insorgente ha osservato che le mediazioni fatturate sono state effettivamente da lui concluse “per conto della _ SA”, ma che “in certi casi, per motivi pratici, il Sig. RI 1, rispettivamente la _ SA, non avendo personale amministrativo, ha fatto capo ai servizi della _ AG”.
Per quanto concerne poi la fattura più importante, il ricorrente ha così spiegato la circostanza che la fattura di fr. 80'000.– sia stata indirizzata a _, mentre il versamento corrispondente è stato intrapreso dalla _ AG: quest’ultima avrebbe incassato la provvigione di fr. 150'000.– dalla cliente, ma ne avrebbe poi riversato una parte (fr. 80'000.–) alla _ SA, avendo “in tale occasione... agito solo fiduciariamente”.
A proposito della terza fattura, l’insorgente ha affermato che “la _ AG _ è l’amministratrice degli immobili siti in _ a _, di proprietà del Sig. _ e per tale motivo hanno proceduto direttamente al versamento”.
1.3.
Le constatazioni che precedono sono già sufficienti per concludere che non è certo la _ SA il soggetto cui deve essere attribuita la titolarità dei ricavi di cui si discute.
Secondo la giurisprudenza, le autorità fiscali hanno il diritto di attribuire rapporti e negozi giuridici, fino a prova contraria, alla persona al cui nome si riferiscono. Un contratto concluso nel proprio nome, secondo il corso ordinario delle cose, viene anche stipulato per conto proprio. Se eccezionalmente vi è un rapporto fiduciario, secondo le regole generali sulla prova, trattandosi di un elemento che riduce il carico fiscale, l’onere della prova è a carico del contribuente. La pretesa che un contratto concluso in nome proprio sia stato stipulato a titolo fiduciario per conto di un terzo deve essere ignorata, se il rapporto fiduciario non è stato comprovato in modo ineccepibile (ASA 68 p. 746 consid.
3a; ASA 49 p. 211 consid. 1a).
Le provvigioni inserite nel conto economico della _ SA sono attribuibili chiaramente alla _ AG, almeno nella misura di fr. 105'000.–. È quest’ultima infatti che ha incassato le commissioni dei clienti, peraltro riferite tutte ad immobili situati nella regione di _ (_, _ e _). Proprio perché, come sottolineato anche dallo stesso ricorrente nella sua risposta del 25 luglio 2011 alla Camera, la _ SA non aveva “personale amministrativo”, la stessa non poteva evidentemente svolgere alcuna attività.
Come indicato dallo stesso ricorrente e come del resto risulta dai conti della _ SA, quest’ultima non ha più avuto ricavi dal periodo fiscale 2002. Inoltre, nello stesso anno ha pagato per l’ultima volta costi per il personale, e precisamente lo stipendio al contribuente. Nel 2003 ha tuttavia pagato ancora l’affitto per il proprio ufficio, ma anche questo costo è venuto meno nel 2004. I suoi attivi erano praticamente ridotti a mobili d’ufficio e ad un veicolo, per un valore contabile complessivo di circa 14'000 franchi nel 2006.
Ebbene, se nel periodo fiscale 2006 non disponeva né di uffici propri né di personale, non si vede come avrebbe potuto fatturare prestazioni professionali per oltre 100'000 franchi.
La pretesa del contribuente, che la società zurighese abbia agito a titolo fiduciario, peraltro avanzata per la prima volta nella stessa lettera, non può essere seriamente considerata. Ciò non solo in considerazione del fatto che nessuna prova dell’esistenza di un contratto fiduciario è stata portata, ma soprattutto alla luce della circostanza che la società ticinese era da tempo inattiva.
2.
2.1.
In base a quanto accertato, la _ AG ha versato alla _ SA 105'000 franchi. Proprio perché la seconda società era ormai inattiva da tempo, la prestazione erogatale dalla prima appare ingiustificata dal punto di vista commerciale.
2.2.
Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle persone giuridiche, che
1
Costituiscono utile netto imponibile:
a.
il saldo del conto profitti e perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;
b.
tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall'uso commerciale.
Quanto all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 20 cpv. 1 LT e 19 cpv. 1 LIFD prevedono da parte loro che
1
Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare, segnatamente:
c. i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).
2.3.
La dottrina ha così riassunto la nozione di "distribuzione dissimulata di utili" che si può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr.
Cagianut/Höhn
, Unternehmungssteuerrecht, Berna 1986, p. 398 s.;
Höhn/Waldburger
, Steuerrecht, 8
a
ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;
Oberson
, Droit fiscal suisse, Basilea/Francoforte 1998, n. 28 al § 10, p. 172; inoltre CDT n. 80.2000.00031 del 2 maggio 2000, in RDAT II-2000 n. 8t):
·
una prestazione da parte della società, senza una corrispondente controprestazione;
·
il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l'azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
·
il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli organi societari.
2.4.
Secondo la cosiddetta teoria del triangolo, proposta dalla dottrina e fatta propria anche dal Tribunale federale, nell’ambito dell’imposta sul reddito una prestazione valutabile in denaro può pervenire ad una “persona vicina” solo attraverso lo stesso azionista. Ne consegue che una simile prestazione a favore di una persona vicina deve essere imposta presso l’azionista (cfr. p. es. ASA 66 p. 458 consid. 4a; ASA 63 p. 145 consid.
4a;
Locher
, Kommentar zum DBG, vol. II, Therwil/Basilea 2004, n. 129 ad art. 58 LIFD
).
In linea di principio, la teoria del triangolo si applica anche nel caso di distribuzioni mascherate di utile fra società sorelle. Il vantaggio passa in tal caso direttamente da una società all’altra, mentre gli azionisti vengono coinvolti solo indirettamente. Le prestazioni alle società sorelle costituiscono tuttavia distribuzioni dissimulate di utile agli azionisti e apporti mascherati di capitale degli azionisti alla società beneficiaria
(cfr. le sentenze del Tribunale
federale n. 2A.73/2005 del 2 agosto 2005, consid.
2.2.2; n. 2P.152/1998 del 28 giugno 2000, consid.
5d;
Locher
, op. cit., n. 128 ad art. 58 LIFD;
Bernardoni/Bortolotto
, La fiscalità dell’azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio 2010, pp. 448-449).
2.5.
Applicando alla fattispecie i principi appena ricordati, non vi è alcun dubbio che la _ AG abbia fatto una prestazione alla sorella _ SA, la quale, da parte sua, non ha potuto offrire alcuna controprestazione. Infatti, la società ticinese era da tempo inattiva e certamente non aveva i mezzi per prestare i propri servizi alla sorella _, meno che mai in relazione ad immobili situati nel Canton _. Ne consegue che si è trattato di una distribuzione mascherata di utile fra società sorelle, che secondo la giurisprudenza giustifica l’imposizione della prestazione presso l’azionista.
D’altronde, è lo stesso ricorrente che riconosce di aver voluto compensare le perdite riportate dalla _ SA.
2.6.
Anche volendo considerare la prestazione alla _ SA come un risanamento di quest’ultima da parte della _ AG, le conclusioni non muterebbero.
Prestazioni di risanamento nei rapporti fra società sorelle sono infatti ammesse fiscalmente nella misura in cui avvengono “at arm’s lenght”, cioè alle stesse condizioni che sarebbero state concesse a terzi estranei al gruppo (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale amministrativo del Canton Zurigo del 22 novembre 2000, in StE 2001 B 24.4 n. 60 =
RDAF 2002 II p. 73).
Non occorre dimostrare che, se la _ SA non fosse appartenuta allo stesso ricorrente, non avrebbe mai beneficiato delle prestazioni della _ AG.
2.7.
La stessa conclusione si estende anche all’ulteriore importo di fr. 9'000.–, che, a differenza dei due più importanti (per complessivi fr. 105'000.–), sono stati direttamente versati dal cliente alla _ SA, cioè senza passare dai conti della società sorella _.
Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono infatti anche le rinunce a determinati proventi in favore dell'azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente riduzione, presso la società, dell'utile esposto nel conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di prelevamento anticipato dell'utile (
Gewinnvorwegnahme
; cfr.
Bernardoni/Bortolotto,
op.cit., p. 432 ss.
). Essa sussiste per l'appunto quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono così incassati direttamente dall'azionista, rispettivamente quando quest'ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 pag. 660, consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).
3.
Il ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico del ricorrente, soccombente