# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 36f8d893-1a40-557c-8ad3-5a853c856507
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A.
RI 1 è proprietario del mapp. 22 in località Brogo (secondo la cartografia,
Bregh
stando al registro fondiario) del comune di Claro. Il fondo, che ha una superficie complessiva di 794 mq, risulta così censito: A abitazione 35 mq, B legnaia 10 mq, C fabbricato 6 mq, d accesso 87 mq, e terreno ann. 515 mq, f terreno ann. 112 mq e g terreno ann. 29 mq.
B.
Nella seduta 24 novembre 2003, il consiglio comunale di Claro ha adottato la revisione del piano regolatore. Per quanto qui interessa, il mapp. 22 è stato interamente assegnato alla zona del nucleo del villaggio NV, inclusa nella zona di interesse archeologico. Il piano regolatore precedente, approvato dal Governo nel 1976, attribuiva solo la parte sud del mappale, fino includere gli edifici e un po' del terreno circostante, alla zona dei nuclei tradizionali NV.
C.
Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore il 10 luglio 2007; esso ha tuttavia negato l'approvazione a talune scelte, sospeso la propria decisione in merito ad altre e modificato alcune d'ufficio. Per quanto qui d'interesse, il Governo ha innanzitutto rilevato il forte sovradimensionamento del piano regolatore del 1976: questo piano, tenuto conto anche delle varianti nel frattempo approvate, permetteva l'insediamento di 4'600 abitanti, fronte a una popolazione che nel 2005 era di 2'370 abitanti. Per questo motivo essenzialmente - oltre a ragioni paesaggistiche, urbanistiche, naturalistiche e di tutela del territorio agricolo - l'Esecutivo cantonale non ha approvato una serie di ampliamenti, rispetto al piano previgente, della zona edificabile proposti dal comune. In particolare non ha approvato l'ampliamento verso nord della zona NV in località Brogo, riconducendola in corrispondenza del mappale di RI 1 al limite precedente (cfr. allegato 6).
D.
Con ricorso 5 ottobre 2007, RI 1 insorge contro la mancata approvazione appena descritta e chiede che, se non la totalità, almeno una porzione maggiore di quanto approvato venga assegnata alla zona edificabile. Egli acclude al ricorso una proposta di nuovo margine del nucleo.
E.
La Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità chiede che il ricorso sia respinto, mentre il municipio chiede la conferma della decisione adottata dal consiglio comunale.
F.
Il 6 novembre 2008 si sono svolti l'udienza e il sopralluogo in contraddittorio. Sono state scattate alcune fotografie dei luoghi e le parti hanno confermato le proprie domande, rinunciando a presentare le conclusioni scritte. Al ricorrente è inoltre stato fissato un termine sino il 15 dicembre 2008 per comunicare l'eventuale ritiro del ricorso. Il termine è scaduto inutilizzato.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1.
1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la tempestività del gravame e la legittimazione a ricorrere di RI 1 sono certe (art. 38 cpv. 1 e cpv. 4 lett. c legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1).
1.2. Il ricorso deve contenere la menzione della decisione querelata, una concisa esposizione dei fatti con l'indicazione dei mezzi di prova, una breve motivazione, le conclusioni del ricorrente (art. 46 cpv. 2 legge di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1). Se un'impugnativa difetta di motivazione non è possibile far capo all'art. 9 LPamm, che permette di rinviare all'interessato istanze o ricorsi che non adempiono i requisiti di legge, che sono illeggibili o sconvenienti, con l'invito a rifarli entro un termine perentorio, sotto comminatoria che, trascorso infruttuoso tale termine, saranno dichiarati irricevibili (STPT 90.2002.45 del 20 febbraio 2003;
Thomas Merkli/Arthur Aeschlimann/Ruth Herzog
, Kommentar zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege
im Kanton Bern, Berna 1997, n. 12 ad art. 33;
Benoît Bovay
, Procédure administrative, Berna 2000, pag. 388;
Adelio Scolari
, Diritto amministrativo, parte generale, II
a
edizione, Cadenazzo 2002, n. 1238). In concreto, il ricorso in esame è carente sotto il profilo della motivazione, limitandosi a formulare la summenzionata domanda. Tuttavia, il Tribunale si dispensa da esaminare nel dettaglio se lo stesso soddisfi appieno o meno questo requisito, visto che, comunque, il ricorso dev'essere respinto nel merito.
1.3. Con la riserva appena espressa, il ricorso è ricevibile in ordine e dev'essere esaminato nel merito.
2.
2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio, del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).
2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5;
Bernhard
Waldmann
/Peter Hänni
, Handkommentar Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato. RI 1 chiede l'approvazione di una porzione più estesa, rispetto alla decisione del Consiglio di Stato, della zona NV decisa dal comune per il suo mappale. Egli ritiene che la superficie prevista dal precedente piano fosse molto limitata.
3.1.
I
piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi debbono delimitare in primo luogo le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). Di massima un terreno che adempie queste esigenze dev'essere attribuito alla zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare (cfr. in particolare gli art. 1 e 3 LPT), debba essere incluso, parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione di un terreno alla zona edificabile hanno quindi una portata relativa e non un valore assoluto. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della pianificazione del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del terreno interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata; inoltre
Alexandre
Flückiger
, Commentario LPT n. 25-29 ad art. 15;
Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert
, Aménagement du territorie, construction, expropriation, Berna 2001, n. 314).
3.2. Come appena visto, perché una porzione di territorio possa essere attribuita alla zona fabbricabile occorre che ci si trovi, come condizione minima, in una delle ipotesi previste dall'art. 15 LPT, ciò che non è il caso per la zona NV non approvata dal Governo in corrispondenza del fondo del ricorrente.
3.2.1. Innanzitutto non è possibile ritenere che questa superficie di terra appartenga ai terreni edificati in larga misura ai sensi restrittivi intesi dalla giurisprudenza. Con terreni edificati in larga misura ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT si intende infatti essenzialmente il territorio costruito in maniera compatta, oltre eventualmente singole particelle inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate e di superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid.
3b;
Flückiger
, op. cit., ad art. 15 n. 60;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert
, op. cit., n. 319).
Ora, la parte del mappale interessata dalla procedura è ubicata a margine del nucleo di Brogo ed è priva di edificazioni. Il limite individuato dal Consiglio di Stato risulta coerente, siccome riconduce l'estensione della zona nucleo alla sostanza edilizia presente. Esso non appare eccessivamente ridotto, visto che s'estende sino a includere gli edifici presenti a sud e include anche un po' di terreno antistante gli stessi.
3.2.2. L'estensione della zona edificabile chiesta dal ricorrente non è nemmeno necessaria per lo sviluppo del comune dei prossimi quindici anni (cfr. art. 15 lett. b LPT). La decisione di approvazione spiega esaurientemente che la zona edificabile di Claro è sovradimensionata, aspetto che il ricorrente non mette in discussione e che il Tribunale ha avuto modo di esaminare e confermare nell'ambito di un ricorso che lo contestava.
3.3. In definitiva, poiché nessuna delle condizioni alternative poste dall'art. 15 lett. a e lett. b LPT è adempiuta, la decisione del Governo è corretta e dev'essere qui confermata.
3.
I
n assenza dei requisiti legali, nemmeno una ponderazione globale degli interessi (cfr. consid. 3.1.) permetterebbe di attribuire il territorio in questione alla zona fabbricabile. In ogni caso deve anzitutto essere rilevato l'interesse generale a impedire la formazione di zone edificabili
troppo vaste (cfr. RDAT 1-2001 n. 49, consid. 3c).
Da ultimo, va sottolineata l’imprescindibile esigenza, troppo spesso trascurata, di salvaguardare sufficienti spazi liberi per le future generazioni.
4.
Per i motivi che precedono, il ricorso è respinto. La tassa di giustizia è posta a carico del ricorrente (art. 28 LPamm).