# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 364e9578-b79a-5c0c-bb25-8f997e656d12
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Con una prima istanza del 13 aprile 1999, _, domiciliata in _ ha richiesto nei confronti di _. (in seguito _ società con sede a _, nonché contro la società _ (in seguito _), _, e _, quali condebitori solidali, il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF presso le banche _), _, _ e _ e _, tutte a _ di tutti gli averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma di cui i pretesi condebitori fossero titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto economico, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997.
L'istante sosteneva – come pare sostenere tutt’oggi – di essere la beneficiaria esclusiva del _ (in seguito _), progettato e costituito dalla società _ (in seguito _) e per essa da_. _, su mandato dell'istante, la quale aveva pure dato mandato ad _ di fungere da "settlor", ossia conferente dei beni messi a disposizione del trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare il capitale sociale della società _ (in seguito _ _ con sede alle _ _ Quale "trustee", ossia amministratore del trust e proprietario ‐ fiduciario a detta dell'istante ‐ dei beni messi a disposizione, veniva designata _ _ Al termine di un'operazione di "sicurizzazione", organizzata da _ _ consistente nella creazione di diverse società con sede in _ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società inglesi a _ il valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo _ Lit. 27,7 Mia.
Il 14 luglio 1997, _ e la società _ (in seguito _), società a detta dell'istante pure controllata da _, firmavano un contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan") concesso da _ a _, che ammontava originariamente a Lit. 2'336'888'000 (recte 2'336'880.000). La garanzia consisteva in particolare in titoli di _ e beni controllati attraverso le società "partecipate" ‐ cioè di cui quest'ultima era azionista ‐ (complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno Lit. 27,7 Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno da parte dell'istante di farsi carico personalmente del debito. Le clausole del contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti. Fondandosi sulla cessione a _ di crediti di _ contro _ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr. 3,6 mio, _ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.
Oltre che a far valere pretese risarcitorie per atto illecito ai sensi degli art. 41 ss. CO contro i tre pretesi condebitori, _ affermava di aver subito un danno contrattuale derivante, per quel che concerne _, dalla cattiva esecuzione del suo mandato di fatto quale consulente, e per quel che concerne le altre due convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le legavano all'istante. A _, l'istante rimprovera di essersi resa colpevole di un "breach of trust", ossia di aver violato i suoi obblighi legali in materia di trust, infrangendo il divieto di contrarre negozi giuridici relativi a beni del trust con sé stessa o con entità giuridiche ad essa riconducibili. Ella riteneva in effetti che _, controllata da _, non avrebbe potuto contrarre validamente con _, dato che sia quest'ultima che _ sarebbero state controllate da _.
L'istante stimava il suo danno equivalente al controvalore dei titoli conferiti al trust al momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--, al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.
B.
Il 14 aprile 1999, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ordinava il sequestro come richiesto da _ e imponeva a quest'ultima la prestazione di una garanzia bancaria, o di un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò che fu fatto in data 11 maggio 1999.
C.
L’opposizione di _ al sequestro veniva poi accolta dalla medesima Pretore con decisione 9 agosto 1999. In sostanza, la Pretore riteneva che il credito non era stato sufficientemente reso verosimile, non risultando dalla copiosa documentazione prodotta l'esistenza di un qualsiasi rapporto contrattuale tra l'istante e l'opponente; veniva pure evidenziato come tutti gli atti giuridici di costituzione del trust, di realizzazione del progetto di "sicurizzazione" e pure la conclusione del mutuo erano stati discussi, progettati e dunque approvati da _. La prima giudice considerava inoltre che non sussisteva alcuna causa di sequestro, in assenza di un legame sufficiente con la Svizzera.
D.
Con sentenza 10 aprile 2000 (inc. 14.1999.81), questa Camera accoglieva parzialmente l’appello interposto da _ contro la sentenza pretorile, a concorrenza dell’importo di fr. 1'700'000.-- invece dei fr. 2'728'620.-- richiesti. In sostanza, il credito vantato da _ veniva riconosciuto verosimile per il motivo che _, nella sua qualità di trustee e di apparente gestore di _, appariva prima facie aver commesso una colpa grave nel firmare il contratto di pegno, di cui alcune delle clausole apparivano leonine e pertanto nulle (cfr. cons. 3.6c), colpa costitutiva di una violazione della relazione di fiducia esistente tra _ e _ (cfr. cons. 3.6b). Il danno veniva però riconosciuto solo per la differenza tra il credito vantato da _ (fr. 3,63 milioni) e l'importo del prestito (fr. 1'939617.--), cioè circa fr. 1'700'000.-- (cons. 3.2b).
Quanto al legame con la Svizzera, veniva ammesso in considerazione del fatto che diversi contratti conclusi nell’ambito della “sicurizzazione” erano stati sottoscritti e legalizzati a Lugano e che il contratto di conferimento dei beni era stato parzialmente eseguito a Lugano, pure come i contratti di mutuo e di pegno.
E.
Con una seconda istanza dell’8 novembre 2000, _ ha chiesto nei confronti di _ a concorrenza di fr. 1,3 milioni il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF dei titoli relativi alla società _ con sede alle _, trovantisi presso il Ministero Pubblico del Canton Ticino. L’istante si fonda sul credito di fr. 1,7 milioni riconosciuto verosimile da questa Camera, sotto deduzione di fr. 400'000.-- per il quale è stata avviata una procedura di convalida del primo sequestro.
F
. Dopo aver ordinato il sequestro come richiesto il 10 novembre 2000, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha accolto l’opposizione di _ con sentenza 9 gennaio 2002 (come pure ha accolto l’opposizione interposta da _).
In sostanza, ella ha ritenuto che la questione della verosimiglianza del credito fatto valere da _ era già stata oggetto di approfondito esame da parte di questa Camera che l’aveva ammessa limitatamente a fr. 1'700'000.-- e che con la nuova istanza, fondata sul medesimo complesso di fatti, l’istante non aveva addotto nova suscettibili di indurre a conclusioni diverse. La prima giudice ha inoltre ribadito che l’istante, in quanto aveva sottoscritto il contratto di mutuo nella sua doppia qualità di unica beneficiaria del _ e di direttore del _ (_), era ora malvenuta a rimproverare a _ di non aver diligentemente svolto il proprio compito di trustee, conclusione alla quale era peraltro giunta la II Camera civile del Tribunale di appello nella sua sentenza 26 ottobre 2000.
La Pretore, anche se controvoglia, ha invece ritenuto data la verosimiglianza della causa di sequestro, mentre non ha considerato realizzata la condizione dell’appartenenza al debitore dei titoli sequestrati, a motivo che la stessa sequestrante aveva dichiarato che _ ne deteneva la “titolarità formale” e non economica, che sarebbe del _.
G.
Con appello 21 gennaio 2002, _ chiede la conferma del (secondo) sequestro.
L’appellante rileva anzitutto che proprio perché la prima giudice ammette che non sussistono circostanze sostanziali diverse tra le due istanze di sequestro, il fatto di scostarsi dalla valutazione della CEF emessa nell’ambito della precedente procedura appare sprovvista di ogni giustificazione.
Con riferimento alla decisione cautelare della II Camera civile, l’appellante sottolinea il diverso contesto all’interno del quale le due procedure – quella cautelare e quella retta dalla LEF – si situano.
La sequestrante adduce peraltro a conforto della sua tesi alcuni fatti ed allegazioni nuovi:
• il rinvio a giudizio di _ e del proprio collaboratore _ nella procedura penale aperta in Italia, atto a rendere verosimile come _ abbia proceduto alle disposizioni patrimoniali oggetto della presente procedura sulla scorta di una visione della realtà resa assolutamente distorta in seguito all’intervento di _ • contrariamente a quanto prospettato nel progetto di “sicurizzazione”, la possibilità per _ di esercitare il controllo sul trust tramite l’istituto del _ si è rivelato essere in realtà una chimera appena quest’ultima si è trovata in disaccordo con _
Sulla questione della proprietà dei beni colpiti da sequestro, _ evidenzia come i titoli sequestrati siano depositati su una relazione intestata a _ e ricorda che titolare dei beni del trust è il trustee e non il trust.
H.
Nel suo allegato di osservazioni di ben 36 pagine, che in gran parte non adempie ai requisiti formali posti da questa Camera (cfr. cons. 1.5b della sentenza CEF 10 aprile 2000 [14.1999.91] e della presente sentenza), _ rileva, in sintesi:
• la CEF ha commesso due errori nella sua sentenza 10 aprile 2000 relativa al primo sequestro (cfr. n. 7b-d, p. 8; 8d, p. 11; ad 6.1.2, p. 28-30):
• il mutuo di 2'336'880'000 lire concesso a _ è lievitato a causa del decorso degli interessi e la concessione di due nuovi prestiti (citata la tabella riassuntiva sub doc. 8);
• il credito di fr. 3,66 milioni vantato da _ contro _ (per il quale l’appellante firmò atto di pegno e cambiale il 24 luglio 1998, e sottoscrisse il verbale della riunione del CdA del _ in pari data durante il quale l’importo di 3,66 milioni fu ratificato) è accertato da due sentenze inglesi (doc. 8 e doc. I prodotto con le osservazioni);
• l’appellante non ha dimostrato di essere beneficiaria unica del trust (n. 8a, p. 9-10);
• non vi è alcuna causa di sequestro (n. 8b, p. 10);
• i beni sequestrati non sono di _ ma del trust (n. 8c, p. 10; ad 3, p. 27-28; ad 6.3, p. 30-31);
• _ non ha commesso alcuna violazione contrattuale (n. 8e, p. 11);
• _ era assistita da_ _ quando ha firmato il contratto di mutuo (n. 8f, p. 11-12);
• non vi è nessuna differenza tra il progetto di “sicurizzazione” e quanto è stato realizzato, come risulta dal rapporto del _ (doc. CV) commissionato dal Pubblico Ministero di _ su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) _ nella procedura penale italiana a carico di _ e _ (n. 9a, p. 19-22; ad 23, p. 34);
• l’ordinanza 11 gennaio 2002 del GIP (doc. CZ) di rinvio a giudizio è immotivata ed in contraddizione sia con le sentenze del PP _ e del TF emanate nell’ambito della procedura penale aperta in Svizzera che con lo stesso rapporto del _ (n. 9a, p. 12-18);
• l’appellante ha coscientemente scelto quale _ un’entità giuridica e sapeva quindi che non lo sarebbe stata lei personalmente (n. 9b, p. 22-25);
• _ accusa _ di non aver impedito che sia posta in essere un’operazione voluta e concepita da ella stessa, in particolare in qualità di _, l’unico organo in grado di vigilare sull’operato dei _, i quali erano impediti dall’art. 12 dello Statuto del Trust di intervenire e vigilare sull’operato del CdA di _;
• _, dall’inizio della lite, ha cambiato quattro volte la sua “accusa” (p. 25-27);
• _ è estraneo al progetto di “sicurizzazione” (ad 22.2-12, p. 33).

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Questioni procedurali
1.1.
Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2.
Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi ‐ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‐ che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr.
W
alter
Stoffel
,
Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.;
Pierre-Robert
Gilliéron
,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.;
B
ertrand
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466;
Amonn/Gasser
,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51;
Rudolf
Ottomann
, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3.
Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‐ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr.
Reeb
,
op. cit., p. 478;
Gilliéron
, op. cit., p. 135) ‐ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro ‐ contestate dall’opponente ‐ risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr.
Amonn/Gasser
,
op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr.
H
ans
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol.
III, n. 38 ad art. 278).
1.4.
La nuova decisione (sull’opposizione) ‐ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‐ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‐, nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare ‐ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‐ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‐ e contestate dalle controparti ‐ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/ Gasser
,
op. cit., n. 74 ad § 51;
Reeb
,
op. cit., p. 482).
1.5.
a)
Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr.
Jérôme
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.;
Yvonne
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10), benché lo potesse fare dal profilo procedurale, ad es. formulando osservazioni sull’ultimo allegato scritto di controparte nell’ipotesi che vi fossero contenuti nova o pseudonova. Per
Artho von Gunten
(op. cit., p. 79 s.), il giudice non potrebbe però ritenere verosimile il fatto non contestato, poiché l’art. 272 LEF obbliga il sequestrante a rendere verosimili i presupposti del sequestro (la massima attitatoria sarebbe quindi attenuata, un po’ alla stregua di quanto vale nelle procedure di rigetto dell’opposizione e di apertura del fallimento, in cui vige la cosiddetta massima indagatoria limitata [“beschränkte Untersuchungsmaxime”]). Se si può seguire questa tesi per quanto concerne la prima fase di concessione del sequestro (alla quale si riferisce l’art. 272 LEF), dato che la procedura è a tale stadio unilaterale, non si vedono motivi per derogare, nella procedura contraddittoria di opposizione al sequestro, al principio secondo il quale i fatti non contestati non vanno dimostrati.
Il giudice può inoltre accontentarsi della sola verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Fabienne
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‐ sia fattuali che in diritto ‐ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
c)
Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr.
Pierre-Robert
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‐ ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna ‐ o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
d)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (
Amonn/Gasser
,
op. cit., §51 n. 40, che riprendono però l’opinione sostenuta nell’edizione precedente emessa sotto l’imperio del diritto previgente, che non conosceva l’istituto dell’opposizione), chi si limita ad una verosimiglianza semplice (
Gilliéron
, op. cit., p. 132;
Stoffel
, op. cit., p. 281;
Hohl
, op. cit., nota 222 ad n. 459 [almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante sia vera]; pure in questo senso:
Reeb
, op. cit., [“plus vraisemblable”];
Ottomann
, op. cit., n. 32 p. 253 [“wahrscheinlicher”];
U
rs
Engler
, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25 [“lediglich als überwiegend wahr halten”];
Artho von Gunten
, op. cit., p. 91 ad 2 [“überwiegende Wahrscheinlichkeit”]), chi abbassa l’asticella al 33% (
F
lavio
Cometta
, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2:
“in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero è però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”)
e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (
Piégai
, op. cit., p. 174-175, solo però per le “condizioni di diritto materiale” che sono l’esistenza del credito e l’appartenenza dei beni al debitore; nello stesso senso: la 1ère Section de la Cour de Justice de Genève, nella sua decisione 8 luglio 1999 apparsa in SJ 2000 I 332, cons. 2; cfr. pure
Matteo
Pedrotti
,
Le séquestre international, tesi Friborgo 2001, p. 268 s. ad 3);
P
eter
Breitschmid
(Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3) ritiene però che la questione di sapere se il grado di verosimiglianza richiesto sia di 60:40 oppure solo di 40:60 non si lascia determinare con precisione matematica.
aa)
Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale ed urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (
FF
1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione (cfr. pure
Jaeger/Walder/Kull/Kottmann
,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/1999, n. 10 ad art.
272)
.Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente (nella prima fase di concessione) ed ai limiti dei mezzi di prova in procedura sommaria (tanto nella prima fase che in sede di opposizione ex art. 278 LEF, cfr.
F
lavio
Cometta
, Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in: Esecuzione, fallimento e concordato: temi scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, 2000, p. 6, n. 3.2.d), in una precedente giurisprudenza, questa Camera aveva stabilito che una probabilità del 33% (1/3) dovesse essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (cfr. ad es.
CEF
10 aprile 2000 [14.1999.81], cons. 1.5d).
bb)
Tale tesi, qualificata di “teorica”, è stata però ritenuta “estremamente discutibile” dal Tribunale federale, “già per il fatto che la valutazione rientra nel potere di apprezzamento e discrezionalità del giudice e non si lascia determinare con matematica precisazione” (
STF
30 luglio 2001 [5P.199/2001], cons. 3c p. 6). Pertanto, un riesame della giurisprudenza cantonale si impone.
cc)
Innanzitutto va osservato che il Tribunale federale sembra confondere la nozione di grado della prova (Beweismass) e la questione dell’apprezzamento delle prove (Beweiswürdigung): se si deve sì riconoscere al giudice un certo (comunque limitato dalle regole della logica, della completezza e dell’oggettività che lo impediscono di cadere nell’arbitrio) margine di apprezzamento e discrezionalità nel formarsi la propria convinzione sui fatti allegati dalle parti, il grado di prova è per contro definito dalla legge (che determina il grado di convinzione richiesto per ritenere avverato il fatto costitutivo di cui la norma considerata trae una conseguenza giuridica), e quindi preesiste all’apprezzamento delle prove da parte del giudice (cfr.
Fabienne
Hohl
, Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 1059 s.). Contrariamente a quanto allegato da
Breitschmid
(op. cit., p. 1008 s.), il grado della prova (in casu la verosimiglianza) non può pertanto dipendere dalla natura della lite (che è invece rilevante nell’apprezzamento delle prove, cfr.
Hohl
, op. cit., n. 1093), ma risulta dall’interpretazione dell’art. 272 cpv. 1 LEF.
Ciò posto, conviene ammettere che una quantificazione matematica del grado di prova richiesto sia nella maggioranza dei casi impraticabile (cfr.
Breitschmid
, op. cit., p. 1010 ad 2.1.3;
Hohl
, op. cit., n. 1092 s.; cfr. però il saggio del 99,8% fissato dal TF per la prova della paternità,
DTF
96 II 314, cons. 1b). Non è tuttavia un motivo per rinunciare ad ogni definizione del grado di verosimiglianza richiesto.
Nella sua tesi,
Pedrotti
(op. cit., p. 263 ss., con numerosi rif.) scrive che esiste in dottrina una certa unità nella definizione del concetto di verosimiglianza, intesa come una “certa” convinzione fondata su elementi oggettivi, che non esclude però ogni ragionevole dubbio sulla veridicità dei fatti allegati, mentre vi sono differenze importanti nell’applicazione giudiziaria pratica della prova per verosimiglianza. Tale contrasto si spiega per il fatto che gli autori spesso non definiscono il grado di convinzione richiesto (“weniger als Beweis, aber mehr als blosse Behauptung”,
Staehelin/Sutter
, Zivilprozessrecht, Zurigo 1992, n. 23 ad §23; “eine gewisse Wahrscheinlichkeit”,
Ernst
Blumenstein
, Handbuch des schweizerischen Schuldbetreibungsrechtes, Berna 1911, p. 837, e
Max
Guldener
,
Schweizerisches Prozessrecht, 3a. ed, Zurigo 1979, p. 323 nota 27; “nicht vollständig überzeugt”,
Robert
Steffen
, Die Glaubhaftmachung der Arrestforderung, ZBJV 1982, p. 149; convinzione che non esclude “la possibilité que les faits aient pu se dérouler autrement”,
Hohl
, op. cit., n. 1062; cfr. pure
Carl
Jaeger
, n. 7 ad art. 272, che rinvia al n. 11 ad art. 82;
Max
Kummer
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 4a. ed., Berna 1984, p. 135;
Walther J.
Habscheid
, Schweizerisches Zivilprozessrecht- und Gerichtsorganisationsrecht, 2. ed., Zurigo 1990, n. 635;
Gilliéron
, op. cit., p. 132;
Walter A.
Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272).
dd)
Due punti appaiono tuttavia certi:
1) la verosimiglianza è data solo quando vi è un “inizio di prova (“commencement de preuve”,
DTF
107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5;
Stoffel
, op. cit., loc. cit.), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante (ciò che implica che il giudice non può semplicemente scegliere tra due tesi deboli dal profilo delle prove la più convincente, ma deve sempre considerare inverosimile il fatto per il quale non vi è nell’incarto alcun indizio concreto ed oggettivo);
2) vi sono diversi gradi di verosimiglianza possibili, che per motivi pratici devono tuttavia essere ridotti a poche categorie di probabilità che possano essere descritte concettualmente, ad es. nel modo seguente:
a) certezza: convinzione, che esclude ogni dubbio, che i fatti si sono svolti così come allegato dal sequestrante;
b) alta verosimiglianza: quasi convinzione, che esclude ogni dubbio serio;
c) verosimiglianza qualificata: impressione che i fatti rilevanti si siano realizzati, anche se sono possibili altre soluzioni ma esse appaiano meno probabili;
d) verosimiglianza semplice: impressione che i fatti rilevanti si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza semplice quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili;
e) inverosimiglianza: netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante;
f) esclusione: convinzione che i fatti si sono svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante, che esclude ogni dubbio.
A mente di questa Camera, posto che i fatti allegati dal sequestrante siano confortati da indizi documentati oggettivi e concreti, la sola verosimiglianza semplice è sufficiente in materia di sequestro, visti l’urgenza e lo scopo dell’istituto.
ee)
Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr.
Gilliéron
, BlSchK 1995, p. 132;
Piégai
, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr.
M
ichel
Criblet
, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80;
Reeb
, op. cit., p. 467 s.).
e)
Il grado di verosimiglianza richiesto, così come risulta dal testo dell’art. 272 cpv. 1 LEF
, è lo stesso per i tre presupposti. L’opinione diversa di
Breitschmid
(op. cit., p. 1010-1011, ad 2.2.1), che segue la giurisprudenza zurighese, secondo la quale per la questione della verosimiglianza dell’appartenenza dei beni al sequestrato andrebbero poste delle esigenze meno strette che per gli altri due presupposti, non è condivisa da questa Camera (cfr.
CEF
[1
4.2000.107
]
, cons. 1.5d
; nello stesso senso, cfr. pure
Artho von Gunten
, op. cit., p. 89 ad 1.2, che sembra però condividere la tesi zurighese in sede di istanza di sequestro;
Pedrotti
, op. cit., p. 271 s.), e nemmeno la tesi inversa di
Ottomann
(op. cit., p. 254, n. 2), che vorrebbe alzare l’asticella a tutela dei terzi (cfr.
CEF
[1
4.2000.8
]
, cons. 2.4)
. Parimenti, va rigettata la tesi di
P
iégai
(
op. cit., p. 174-175) – apparentemente seguito da
P
edrotti
(op. cit.,
p. 268 s. ad 3) – che distingue tra le “condizioni di diritto materiale” (esistenza del credito e appartenenza dei beni sequestrati al debitore), che sarebbero da ritenere adempiute in tutti quei casi in cui il debitore sequestrato non sarebbe riuscito a recare una prova completa dell'inesistenza della circostanza allegata dal sequestrante, e le “condizioni di diritto esecutivo” (causa del sequestro ed esistenza di un pegno), per le quali il debitore, per far annullare il sequestro, potrebbe limitarsi a rendere verosimile che non sono realizzate. Oltre al testo dell’art. 272 LEF che non opera distinzioni e pone esplicitamente a carico del sequestrante l’onere di rendere verosimili le condizioni del sequestro, non convince l’argomentazione secondo la quale il mantenimento del sequestro sarebbe necessario per non vanificare la procedura di convalida di sequestro, poiché siffatta procedura esiste solo se il sequestro è mantenuto e, se il sequestro è revocato, niente impedisce il creditore, che disporrebbe di argomenti tali da poter vincere una causa ordinaria (sia di accertamento del suo credito, sia di contestazione di rivendicazione ex art. 106 ss. LEF), di chiedere un nuovo sequestro.
f)
Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (
CEF
[14.1999.82] 10 aprile 2000, cons. 1.5.e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (
CEF
[14.1999.3] 5 luglio 1999, cons. 3).
2.
Eccezione relativa alla legittimazione attiva dell'appellante
_
, come nella procedura relativa al primo sequestro, contesta nuovamente la legittimazione attiva dell'appellante, a motivo che ella non avrebbe provato di essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro dell'istanza di sequestro, allegando che la "letter of wishes" dal _ ai _ considerata da questa Camera (cfr.
CEF
10 aprile 2000 [14.99.81], cons. 2) quale prova della qualità di beneficiaria di _ non costituirebbe una “nomina”, atteso che a norma di statuto e secondo la legge delle _, nel caso di un trust “discrezionale” come lo è il _, la nomina dovrebbe essere effettuata per atto specifico e scritto da parte dei trustees. L’affermazione, data la carenza di riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno (cfr. supra cons. 1.5b), potrebbe essere ignorata. Occorre però comunque evidenziare il carattere abusivo della stessa: visto che _ non nega che i beni conferiti al _ – in ultima analisi a _ – siano stati di proprietà di _ né che all’origine della costituzione del trust vi sia il cosiddetto progetto di “sicurizzazione” (cfr. osservazioni all’appello, in particolare p. 19), l’asserita forma della designazione della beneficiaria appare chiaramente essere solo un artificio per non rendere nota l’identità di _ e non ha alcuna valenza nei rapporti interni, in cui l’appellante è sempre stata considerata quale beneficiaria, tant’è vero che _ stessa lo lascia intendere nelle proprie osservazioni (cfr. n. 8e, p. 11).
3.
Condizioni materiali per la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
4. Sull'esistenza e l'esigibilità dell'asserito credito
4.1. Rapporto con la precedente procedura di sequestro
Secondo la decisione impugnata (cfr. cons. 4, p. 10-11), l’inverosimiglianza del credito vantato dalla sequestrante risulterebbe già dalla sentenza 10 aprile 2000 di questa Camera (inc. 14.1999.81, doc. BI) resa nell’ambito del primo sequestro. In verità, la prima giudice sembra aver frainteso la (seconda) istanza di sequestro di _: quest’ultima non fa valere la pretesa residua tra il credito posto a fondamento del primo sequestro (per fr. 2'728'620.--) ed il credito risarcitorio riconosciutole nei confronti di _ da questa Camera, bensì la pretesa residua tra quest’ultimo credito (fr. 1'700'000.--) e l’importo di fr. 400'000.-- fatto valere nell’azione di convalida del primo sequestro (cfr. doc. BS), ossia una pretesa di fr. 1'300'000.--. A discarico della Pretore va osservato che si sarebbe potuta aspettare una maggior chiarezza da parte della sequestrante. Sarebbe anche stato interessante conoscere il motivo per il quale l’azione di convalida del primo sequestro è stata limitata all’importo di fr. 400'000.-- (probabilmente perché siffatto importo è il valore di stima dei beni oggetto del primo sequestro). Comunque sia, _ non allega che il credito fatto valere dall’appellante sarebbe già coperto dal primo sequestro. In assenza di nova, il secondo sequestro dovrebbe pertanto essere confermato in base alla decisione 10 aprile 2000 di questa Camera.
4.2. Nova
Le parti allegano però diversi nova e producono alcuni documenti nuovi. Vanno esaminati anzitutto quelli della parte appellata, in quanto quelli dell’appellante sono utili solo se verrà confutata la verosimiglianza stabilita nella sentenza 10 aprile 2000. A questo proposito, si rileva che le allegazioni della parte appellata non discusse nell’atto di appello sono da considerare ammesse da _, che non ha presentato contro-osservazioni (cfr. cons. 1.5a).
a)
Secondo _, questa Camera avrebbe commesso due errori nella sua sentenza 10 aprile 2000 relativa al primo sequestro, nella misura in cui non ha tenuto conto degli interessi del mutuo di Lit. 2'336'888'000 maturati tra la sua concessione e la richiesta di _ del 24 luglio 1998 in pagamento dell’importo di fr. 3,6 milioni, né delle penalità per mancato pagamento delle cambiali a scadenza e della concessione di ulteriori due prestiti, e nemmeno ha preso in considerazione le due sentenze britanniche del 10 ottobre 1998 e 16 ottobre 2000. A prescindere dal fatto che questi sono tutti fatti nuovi fondati su documenti nuovi (doc. 8, H e I) non noti a questa Camera nella prima procedura, occorre prendere atto che la giustificazione della composizione dell’importo di fr. 3,6 milioni non è stata contestata da _, che ha solo emesso (cfr. appello, p. 6 ad 7.1.1) fondati dubbi sulla valenza probatoria della seconda sentenza inglese (doc. 8), resa in una lite tra due società – _ e _ – apparentemente ambedue controllate dallo stesso _ (cfr.
CEF
10 aprile 2000 [14.1999.80], cons. 3.6a, nonché rapporto _, doc. CV, p. 48 s.), nella quale l’appellante non è probabilmente potuta intervenire. Il credito di quest’ultima appare quindi ormai inverosimile in base agli elementi agli atti: anche volendo ammettere che l’appellante riuscisse a far constatare la nullità del contratto di mutuo (cfr. cons. 3.6c della sentenza CEF del 10 aprile 2000), le somme prestate da _ a _, oltre la perdita riferita ai mancati interessi, dovrebbero comunque essere restituite dalla seconda alla prima a titolo di indebito arricchimento. Vero è che si potrebbe discutere l’utilizzazione delle somme che sembrano essere servite in gran parte per pagare compensi di _ (cfr. segnatamente il rapporto del _, doc. CV, p. 63-64 e 65 i.f.), in particolare nell’ambito della cosiddetta “supersicurizzazione”. Tale argomento non è però stato ripreso da _ in sede di appello (e un semplice rinvio agli allegati di prima sede è inammissibile, cfr. art. 309 cpv. 2 lett. f CPC;
CEF
3 maggio 2001 (14.01.10), cons. 1.5b;
Cocchi/Trezzini
, TI-CPC, Lugano 2000, n. 21 ad art. 309, con rif.), che peraltro non critica esplicitamente le parcelle di _ (cfr. pure infra cons. 4.2c).
b)
Occorre anche rilevare che, a differenza di quanto era emerso nella precedente procedura, _ risulta ora essere stata assistita almeno da un consigliere personale, il _, il quale è stato interrogato nell’ambito della procedura penale italiana (cfr. verbale 18 gennaio 2002, doc. A prodotto da _ con le sue osservazioni, segnatamente cap. 3, 13, 16, 18 ss.), anche se non è possibile determinare, dato che i quesiti del magistrato italiano non sono stati prodotti in questa sede, a che punto il consulente abbia abbandonato l’incarico (cfr. cap. 24), e se, quindi, ha o no assistito _ per la vertenza del mutuo concesso da _. L’appellante appare inoltre aver ricorso alla consulenza di diverse persone in seno _ (cfr. doc. K prodotto da _ con le sue osservazioni, ad 4).
c)
_ allega però due fatti nuovi.
aa)
Trattandosi del rinvio a giudizio di _ e del proprio collaboratore _ nella procedura penale aperta in _ (doc. CZ), va rilevato che esso non è significativo in sé, poiché non è motivato. Semmai indizi d’inganno a scapito dell’appellante andavano ricercati nel rapporto del _ (doc. CV), sul quale si fonda l’ordinanza del GIP di _ Orbene, il ragioniere ritiene che la vicenda, per quanto non commendevole, non sia anche rilevante in sede penale (doc. CV, p. 71). Certo, siffatto rapporto non è del tutto favorevole a _ come lo afferma invece _ nelle proprie osservazioni (p. 18), citando (a p. 19-22) solo i passi che più le fanno comodo. Il _ evidenzia infatti come il problema sia essenzialmente legato al quantum del beneficio del progetto di “sicurizzazione”, in quanto il patrimonio facente capo _, dopo aver subito un onere di oltre 6 miliardi tra compensi, interessi, oneri e tasse, avendo prodotto un finanziamento di 1,1 miliardi di lire, è ora indisponibile (doc. CV, p. 65), ed è oggetto di azioni civili e di istanze di fallimento da parte degli stessi consulenti ed enti che hanno fornito la prestazione costata a _ oltre 6 miliardi di lire complessivamente (p. 66). Tuttavia, il fatto che sembrano esistere molti elementi per impostare diverse cause civili (p. 73) non giustifica ancora il sequestro di cui l’appellante chiede la conferma in questa sede. In effetti, mancano gli elementi necessari per quantificare l’eventuale danno, che non è più quello preso in considerazione da questa Camera nella precedente procedura di sequestro. La differenza tra quanto erogato da _ e quanto richiesto nell’”escrow” (cfr. sentenza CEF 10 aprile 2000, cons. 3.2b) non appare in particolare essere composta solo di compensi a favore di _, poiché almeno 1,1 miliardi di lire sono infatti stati utilizzati per erogare prestiti ad _ ed a _ e 1 miliardo di lire è finito nella seconda “supersicurizzazione” (operazione Cedis-Commercial) (cfr. rapporto _, doc. CV, p. 59 e 47). D’altronde, _, in sede di appello, non ha discusso la questione dei compensi dovuti a _ né l’impiego degli importi prestati da _ (apparentemente per la cosiddetta “supersicurizzazione”, cfr. osservazioni di _, p. 28 ad 6.1.2; rapporto _, doc. CV, p. 27 ss. e 46 s.). Di conseguenza, appare quasi certo che la pretesa di _ sull’importo di fr. 1'700'000.-- stabilito da questa Camera nell’ambito della prima procedura non sia del tutto ingiustificata. _ non ha ad ogni buon conto portato indizi concreti ed oggettivi di natura a poter permettere di quantificare quale sarebbe potuto essere il suo asserito e non meglio definito danno.
bb)
L’appellante allega inoltre che, contrariamente a quanto prospettato nel progetto di “sicurizzazione”, la possibilità per _ di esercitare il controllo sul trust tramite l’istituto del _ si è rivelato essere in realtà una chimera appena quest’ultima si è trovata in disaccordo con _ In verità, la perdita di controllo è apparentemente dovuta essenzialmente alla sua volontaria costituzione in pegno di tutti i beni del trust a garanzia del mutuo concesso da _, e non ad una difformità di realizzazione del progetto di “sicurizzazione” (cfr. doc. CV, p. 67). Anche per ottenere un finanziamento da parte di un istituto bancario serio _ avrebbe dovuto fornire delle garanzie reali (cfr. doc. CV, p. 65). Ella non ha peraltro (cfr. già cons. 3.2c della sentenza CEF del 10 aprile 2000), nemmeno in questa sede, reso verosimile una sproporzione tra le garanzie date e le somme erogate (al contrario, con il sequestro in oggetto, _ sembra attribuire alle azioni di _ – società che apparentemente concentra tutti i beni (azioni) conferite nel _ –, un valore massimale di fr. 1'300'000.--). Quanto al problema di un eventuale abuso da parte dei mandatari dell’appellante nell’estendere indebitamente il pegno dato a garanzia del mutuo di _ per garantire pretese inesistenti di _ nei confronti di _ (cfr. decisione CEF 10 aprile 2000, cons. 3.6c, p. 17), è sufficiente rinviare alle considerazioni espresse sopra (sub cons. 4.2c aa). Infine, va precisato che se, al punto 21 dell’appello, _ intendeva fondare il suo credito su un’asserita cattiva esecuzione del contratto di “sicurizzazione” e non più sul danno consecutivo alla conclusione del contratto di mutuo con _ fatto valere nell’istanza di sequestro 8 novembre 2000 (pto 16), il gravame andrebbe comunque respinto, sia perché il danno non è stato quantificato sia perché secondo la giurisprudenza di questa Camera (cfr.
CEF
15 settembre 2000 [14.2000.60]), non è ammesso mutare in corso di procedura i presupposti del sequestro (credito, causa o beni da sequestrare).
4.3.
In conclusione, l’esistenza del credito vantato dalla sequestrante deve essere considerata inverosimile, per difetto di allegazioni circostanziate confortate da indizi documentati oggettivi e concreti sufficienti a stabilirne la causa e l’importo.
5.
Visto quanto precede, un esame degli altri presupposti del sequestro si rivela superfluo.
6.
L’appello 21 gennaio 2002 _ va quindi respinto.
La tassa di giustizia e le indennità seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,