# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 42353021-c0f4-42f1-8eb9-9d846abcdc92
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto in fatto e considerando in diritto:
che il 29 marzo 2022 la sede di Lugano dell’Ufficio dei fallimenti
ha depositato la graduatoria e l’inventario della PI 1;
che con l’istanza in esame, il socio e gerente della fallita, RI 1, chiede di prorogare fino al 30 aprile 2022 il termine per ricorrere contro la graduatoria, dolendosi che l’UF non ha risposto alla sua domanda di motivazione dell’ammissione di
“alcuni”
crediti
“del tutto fantasiosi”
, a suo dire già dichiarati inesistenti in due procedimenti davanti alla Pretura di Lugano;
che come motivazione della sua richiesta egli espone di risiedere attualmente in Italia e di seguire sedute di radio-terapia per un grave problema di salute;
che
è legittimato a ricorrere giusta l’art. 17 LEF colui che giustifica un interesse proprio, attuale, pratico e degno di protezione
alla modifica o all’annullamento del provvedimento impugnato oppure all’adozione di una determinata misura ingiustamente negata nell’ambito di un’esecuzione o di un fallimento
(sentenza della CEF 15.2014.128 del 26 febbraio 2015 consid. 5 e i rinvii);
che secondo la giurisprudenza
(
DTF 108 III 2 consid. 2 e i rinvii)
anche il debitore fallito è abilitato a impugnare provvedimenti dell’amministrazione del fallimento e della delegazione dei creditori con un ricorso all’autorità di vigilanza (art. 17 LEF), ma anche lui soltanto se è leso direttamente nella propria sfera d’interessi
per
sonali degni di protezione (DTF 102 III 35 consid. 1;
Cometta/ Möckli
in: Basler Kommentar, SchKG I,
3
a
ed. 2021, n. 41 ad art. 17 LEF;
Hierholzer/Kramer/Sogo
, stessa opera,
n. 25a ad art.
249 LEF
)
, segnatamente in materia di realizzazione degli attivi della
massa fallimentare e di adozione di misure conservative sugli stessi
(DTF 101 III 44 consid. 1)
, così come in tema di disgiunzione dei beni impignorabili (art. 224 LEF), di assegnazione di un equo soccorso (art. 229 cpv. 2 LEF) o di autorizzazione del fallito e della sua famiglia a rimanere nella loro abitazione (art. 229 cpv. 3 LEF) (
Franco
Lorandi
, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, 2000,
n. 178 segg. ad art. 17 LEF
);
che
in linea di massima il fallito non è legittimato invece a impugnare le decisioni relative all’appuramento del passivo (graduatoria, stato di ripartizione), tranne che sia ipotizzabile un’eccedenza al termine della liquidazione (cfr. DTF 129 III 563 consid. 1.2; sentenza della CEF 15.2019.101 del 10 marzo 2020 consid. 1.1;
Lorandi
, op cit., n. 183 ad art. 17; apparentemente a favore di una legittimazione illimitata, ma senza particolare motivazione: DTF 93 III 66 consid. 3; sentenze del Tribunale federale 5A_714/2020 del 1° marzo 2021 consid. 2.4 e 5A_709/2015 del consid. 4.1.2 [pur rinviando alla precitata DTF 129], e della CEF
15.2004.63 del 12 agosto 2004, pag. 2, e
in re B., Rep. 1999, 289 consid. 5);
che infatti l’unico diritto conferitogli dalla legge nella procedura di appuramento del passivo è quello di esprimersi sulle insinuazioni (art. 244 LEF) – e al riguardo egli può impugnare le decisioni in merito alle quali non è stato consultato, perlomeno se le sue spiegazioni avrebbero potuto portare l’amministrazione a decidere in modo diverso sull’insinuazione in causa (DTF 103 III 20 consid. 8, sentenza del Tribunale federale 5A_814/2019 del 3 giugno 2020 consid. 2.1.2) – senza che poi la sua dichiarazione vincoli l’amministrazione del fallimento (art. 245 LEF);
che invece solo i creditori sono di principio legittimati a ricorrere contro una decisione di collocazione facendo carico all’amministrazione del fallimento di aver violato il suo dovere di verifica dell’insinuazione (in tal senso:
Hierholzer/Sogo
in: Basler Kommentar, SchKG I, 3
a
ed. 2021, n. 25 ad art. 244 LEF), poiché la questione riguarda esclusivamente le rispettive pretese dei creditori, fatte salve le ipotesi eccezionali di
un’eccedenza al termine della liquidazione da
riversare al fallito (citata DTF
129 III 563) oppure di un caso di nullità (DTF 96 III 77 consid. 2);
che
nella sua qualità di ex-rappresentante della PI 1, RI 1 non è pertanto legittimato a contestare la graduatoria;
che, in effetti, dal confronto con l’inventario (che presenta un totale di fr. 20'653.37 a fronte di un passivo totale di fr. 1'049'769.67 risultante dalla graduatoria) si può senz’altro escludere ogni eccedenza al termine della liquidazione, pur facendo astrazione delle pretese da lui contestate (di fr. 326'245.– per la _ [n. d’ordine 23] e fr. 65'343.– per la _, [n. 28]) e computando i crediti contestati vantati dalla fallita nei confronti delle due società appena nominate (di fr. 279'877.60 e fr. 164'009.45);
che la sua richiesta di
proroga del termine per ricorrere contro la graduatoria fino al 30 aprile 2022
è pertanto senza oggetto;
che, ad ogni modo, entro la scadenza da lui indicata egli non ha fatto pervenire a questa Camera alcun ricorso;
che pertanto il requisito della presentazione dell’atto omesso con il ricorso, stabilito all’art. 33 cpv. 4 LEF, non sarebbe comunque adempiuto;
che per legge
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
).

## Considerations