# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c81b0aa9-0592-525c-a3df-a9b083198107
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
1. Curricula vitae
1.1. IM 1
Di formazione meccanico di auto e carrozziere, IM 1 ha una sorella che vive in Albania. È sposato e ha due figli, una di quasi quattro anni e l’altro di due anni e mezzo. Moglie e prole vivono in Albania allo stipendio mensile percepito dalla consorte. Egli ha riferito che in Albania ha lavorato nell’officina del padre come saldatore e meccanico e come pescatore presso l’azienda di suo zio, percependo indennità per circa 200.- Euro al mese. La moglie è infermiera e guadagna circa 300.- Euro al mese.
In Svizzera è già stato giudicato il 12.11.2013 dalla Corte di appello di Zurigo e condannato per furto per mestiere, violazione di domicilio e danneggiamento alla pena detentiva di 27 mesi da espiare. Dall’incarto di quel procedimento risulta che è stato liberato nell’aprile 2014, mediante accompagnamento in aereo sino a _, espiati i 2/3 della pena.
In effetti prima del rimpatrio, il 03.04.2014, le competenti autorità amministrative gli hanno notificato di persona un divieto di entrata in Svizzera. Sempre a proposito di questa espiazione, si ha che le autorità di esecuzione zurighesi, al momento della liberazione, avvenuta il 17.04.2014, non gli hanno notificato la relativa decisione di scarcerazione ai 2/3 della pena.
Tale decisione è stata emanata soltanto il 27.08.2014 dalla direzione del Dipartimento di giustizia e dell’interno di quel Cantone. In essa è indicato, per i restanti 275 giorni, il periodo di prova di un anno giusta l’art. 86 CP. Tale decisione, come risulta dal suo dispositivo nr. VI, è stata intimata “bei Betreffen, gegen Empfangsschein”, allorquando il condannato era già stato, come visto, rimpatriato. Con il che tale decisione non gli è mai stata notificata, avendovi provveduto questa Corte il 06.11.2015 in aula.
Per quel che è dei precedenti in altri paesi l’imputato ha riferito:
"
in Italia ho dei precedenti molto vecchi per furto, risalenti al periodo 2011 a _. Ho scontato una pena di 5 mesi e 17 giorni che ho scontato da ottobre 2011 al marzo 2012 sotto il nome di _ (che è il cognome di mio padre). Osservo che il mio nome originario è _. Il nome _ l’ho preso da mia moglie, sosandomi, facendo l’istanza di modifica del nome”
(AI 113, p. 26).
Dall’estratto del casellario giudiziale belga, emerge che l’imputato, conosciuto con diversi alias, è stato condannato il 14.03.2006 dal Tribunale correzionale di Turnhout alla pena di 12 mesi di detenzione, di cui 6 sospesi per 3 anni, per furto con scasso e l’08.01.2008 dal Tribunale correzionale di Leuven alla pena di 20 mesi di detenzione, sempre per furto con scasso, questa volta fermatosi al tentativo nonché per soggiorno illegale.
1.2. IM 2
IM 2 ha riferito al PP di aver frequentato le scuole elementari e le medie in Romania, nella città natale di _, conseguendo in seguito il diploma di carrozziere nel 2004. L’anno successivo si è trasferito in Italia dove è stato ospitato da una zia materna e ha svolto varie attività nei cantieri, senza regolare permesso, in particolare quale elettricista e antennista. Successivamente, con regolare contratto, ha svolto per quattro o cinque anni l’attività di corriere _ in seguito quale cameriere presso un ristorante di _ fino ad agosto/settembre 2014. Egli imputa il suo passaggio alla commissione di furti, alla conoscenza del IM 1, avvenuta in un bar di un quartiere di _. Non ha intenzione di rientrare in Romania, dove vive un fratello di 23 anni, poiché da troppo tempo ormai vive lontano dal suo paese e si sente meglio integrato in Italia, dove vive la sua attuale compagna, anch’ella rumena e dalla quale ha avuto una figlia di sette anni. Di salute afferma di stare abbastanza bene, anche se ha ricordato che nel 2005 fu colpito da un linfoma da cui “
ora sono guarito
”.
A suo carico risulta un precedente penale in Italia, del 10.04.2013 per furto in concorso, con condanna ad una pena detentiva di 6 mesi sospesa condizionalmente. In aula ha riferito che si trattò del furto di alcune batterie operato da un suo amico e lui fu condannato per complicità in quanto era lì con lui.
2. Delle imputazioni
Gli imputati sono, sui fatti, rei confessi. Con il che appare del tutto superfluo ripercorrere tutti i fatti, rinviando per i dettagli ai precisi e diligenti interrogatori avvenuti dinanzi alla PP.
IM 1 in particolare, che era colui che effettuava materialmente i furti (ma anche IM 2) hanno adombrato alcune contestazioni sull’entità delle refurtive e dei danneggiamenti, facendo notare che non sono soliti rubare oggetti elettronici. A questo proposito, -a parte il fatto che, a _, IM 1 è stato condannato per aver rubato anche degli apparecchi elettronici- come peraltro giustamente osservato dalla Corte d’appello di Zurigo nella citata sentenza del 12.11.2013 a carico di IM 1 è “
festgehalten, dass der Höhe der Deliktssumme insgesamt lediglich eine untergeordnete Rolle zukommt
”. D’altro canto ammettere contestazioni generiche come quelle avanzate dagli imputati circa l’entità effettiva del maltolto, equivarrebbe a sostenere che gli accusatori privati sarebbero delle persone poco oneste, che avrebbero in qualche modo approfittato della situazione per aggravare la posizione dei rei rispettivamente per ottenere risarcimenti maggiori, circostanze di cui non vi è alcun indizio all’incarto. Ne discende che l’atto d’accusa è stato interamente confermato, anche per quanto riguarda le aggravanti del mestiere e della banda.
3.
Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che c
odifica la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (
Tatkomponenten
). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (
objektive Tatkomponenten
), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (
subjektive Tatkomponenten
) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
3.1. La colpa di IM 1 è sicuramente la più grave, visti sia i precedenti sia il fatto che nella determinazione dell’attività delinquenziale lui ha avuto un ruolo maggiore, da vero professionista del furto. A questo riguardo, la serie di innumerevoli furti (57) è impressionante. Detto che anche il concorso dei reati gioca un certo ruolo per il fatto che si è introdotto, oltre che a rubare, in abitazioni e in luoghi privati violando l’intimità di più persone, la colpa di IM 1 è ancora più grave se solo si pensa che già aveva ricevuto pochi mesi prima, una condanna ad una pena relativamente lunga da espiare, da cui è stato liberato ai 2/3 solo grazie a un rimpatrio, con tanto di divieto d’entrata. Provvedimento che non ha sortito alcun effetto tanto che egli ha fatto rientro in Svizzera, di nuovo, solo e soltanto per rubare. Ogni ulteriore commento si spreca.
A suo favore è stata ritenuta una certa collaborazione, anche se le contestazioni sulle refurtive, nella misura in cui lasciano planare dei dubbi sulla buona fede degli accusatori privati, sono assai fastidiose. IM 1 non è certo persona che si lascia impressionare dalla privazione della libertà, se solo si pensi che è stato liberato dopo i 2/3 della precedente condanna e non si è fatto alcuno scrupolo a ritornare in Svizzera a commettere i medesimi reati. Da questo punto di vista, è comunque stata, anche se in misura minore, considerata una certa sensibilità alla pena nella misura in cui la dovrà espiare lontano dai suoi affetti.
Detto che la Corte d’appello di Zurigo lo ha condannato, per 12 episodi, ad una pena detentiva di 27 mesi, questa Corte ha ritenuto adeguata una pena detentiva di 3 anni e 8 mesi, senza revoca dei benefici della liberazione condizionale poiché, non essendogli stata notificata la decisione di scarcerazione ai 2/3 ex. art. 86 CP, il periodo di prova stabilito è iniziato a decorrere soltanto dal 06.11.2015, data in cui questa Corte ha potuto notificargli il citato provvedimento.
3.2. IM 2 ha certamente un ruolo minore e precedenti meno gravi, anche se l’art. 42 cpv. 2 CP impedisce già di per sé la pronuncia di una pena interamente sospesa condizionalmente. Anche lui ha agito per puro egoismo: bene o male riusciva a lavorare e a sbarcare il lunario, in altre parole alternative ne aveva. Del pari di IM 1, anche per lui il concorso di reati non va banalizzato. Aggiungasi che ha saputo muoversi con buona disinvoltura e in maniera organizzata, se solo si pensi ai mezzi investiti per fare il pendolare dei furti tra _ e il Ticino. Discreta, dal canto suo, è risultata la collaborazione con gli inquirenti nella misura in cui ha per finire ammesso le proprie responsabilità. Tutto ciò ponderato la Corte ha ritenuto adeguata una pena detentiva di 27 mesi. Come detto, oggi, per poter pronunciare una sospensione condizionale, occorrerebbero condizioni particolarmente favorevoli, che non ricorrono: tuttavia vi è da ritenere che, essendo alla prima condanna detentiva, effettiva, in Svizzera, una volta espiata almeno una parte di essa, egli non faccia più rientro nel nostro paese a commettere furti in banda e per mestiere. Ne discende che la Corte ha ritenuto adeguato sospendere parzialmente la pena nella misura di 15 mesi per un periodo di prova che, per rafforzare la prevenzione speciale, viene fissato in 3 anni.
4.
Per quel che è delle confische degli oggetti in sequestro rilevasi che le refurtive devono essere dissequestrate in favore degli accusatori privati così come identificati e indicati all’AI 126; per gli altri, i cui aventi diritto non sono ancora stati identificati, è mantenuto il sequestro fino a rivendicazione degli aventi diritto.
Per quel che sono gli oggetti personali, gli stessi sono stati dissequestrati a favore degli imputati, compresi i cellulari e le schede, come indicato al dispositivo nr. 5.
Per finire, per quanto concerne il veicolo sequestrato a IM 2, si tratta del mezzo imprescindibile alla commissione dei furti, quindi corpus sceleris, in quanto mette in pericolo la pubblica sicurezza e pertanto la Corte ne ha disposto la confisca.
Visti gli art.
12, 40, 42, 47, 49, 51, 69, 70, 89, 139, 144, 186, 252 CP;
115 LStr;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations