# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e3eb7117-3717-52f2-a575-759aa2140889
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 17 marzo 2015 (cfr. doc. A2) la Sezione del lavoro ha confermato la precedente decisione del 9 gennaio 2015 (cfr. doc. 17) con la quale aveva negato ad RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione per non avere la residenza in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, bensì in Italia.
Al riguardo l'amministrazione ha sottolineato che l’assicurato ha mantenuto il centro delle sue relazioni personali in Italia, a _ (_), luogo in cui la moglie e i figli ancora minorenni risiedono nell’abitazione di proprietà dei coniugi.
La Sezione del lavoro ha poi rilevato che il ricorrente ha sempre avuto “una soluzione abitativa precaria, ovvero dapprima presso il _ (una stanza) e in seguito in una stanza d’albergo (una stanza condivisa con un conoscente, di cui non conosce nemmeno il cognome, cfr. verbale di audizione 17 dicembre 2014)”.
L’amministrazione ha pure precisato che l’assicurato ha abitato presso la sua famiglia durante il periodo in cui era inabile al lavoro per malattia (e meglio dal maggio 2013) anziché cercare un’abitazione in Ticino al di fuori del _.
Infine, la Sezione del lavoro ha rilevato che anche volendo ammettere che l’assicurato risiedesse in Svizzera nel periodo successivo all’iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il contratto di affitto presso il Ristorante _ di _, rimane il fatto che il signor RI 1 non ha l’intenzione di risiedervi durevolmente e non ha neppure qui il centro delle proprie relazioni personali.
1.2. Contro questa decisione l'assicurato, rappresentato dal sindacato RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha sottolineato di risiedere in Svizzera dal 2010, di trovarsi in una situazione finanziaria gravissima poiché a partire dal novembre 2014 non dispone di altre entrate al di fuori di una rendita AI al 50%, pari a fr. 239.-- mensili e che soltanto per questa ragione egli ha dovuto rinunciare a rimanere in Svizzera facendo ritorno in _ dalla sua famiglia.
Il ricorrente ha contestato la decisione dell’amministrazione laddove indica che l’assicurato ha sempre dimorato in Ticino in abitazioni precarie, affermando che quando lavorava per il cantiere _ tutti i lavoratori abitavano presso il _ di _ per una questione di economicità e di comodità e che da quando ha perso il lavoro, non sapendo ancora in quale località del Ticino avrebbe trovato un’occupazione, egli si è stabilito provvisoriamente presso il Ristorante _ di _ (cfr. doc. I, pag. 2).
Inoltre, la patrocinatrice dell'assicurato ha affermato che durante il periodo di malattia, l’ex datore di lavoro non gli ha mai dato la possibilità di svolgere un’attività confacente alle sue condizioni di salute e che, visto il contenuto dei certificati del medico curante, la permanenza in Italia presso la famiglia era da definirsi “terapeutica”, il che non significa che non fosse in Svizzera il suo centro d’interessi (cfr. doc. I, pag. 2 e 3).
La rappresentante dell'assicurato ha poi precisato che quando era attivo presso il cantiere di _, RI 1 lavorava 15 giorni continui e beneficiava di 5 giorni di libero ed ha sottolineato che egli si recava a trovare la famiglia (che per motivi personali non si è trasferita in Svizzera) nei giorni liberi e che la modalità di "rapporto a distanza" ha caratterizzato da sempre la sua vita familiare, così come quella di suo padre (anch'esso minatore e costantemente in viaggio per l'Italia per la costruzione di _, ecc).
La rappresentante del ricorrente ha rilevato che “questi turni erano standard per tutti i lavoratori del cantiere residenti presso il _ a _, i quali hanno la famiglia in Italia (e non si parla ovviamente della fascia di confine) e vi rientrano nei giorni liberi”.
La patrocinatrice dell’assicurato ha poi affermato che ad altri dipendenti, a seguito del loro licenziamento, è stata concessa l'indennità di disoccupazione prevista dalle normative svizzere, per cui non concederla anche al ricorrente costituirebbe una disparità di trattamento.
In conclusione la rappresentante dell’assicurato ha ribadito che RI 1 non è un vero frontaliero, che il ricorrente risiede in Svizzera (“Egli paga regolarmente sia la cassa malati che la pigione e ha intenzione di conservare tale residenza e farla rimanere il centro delle sue relazioni personali. Non dispone unicamente di una cassetta delle lettere e non ha indirizzi terzi ma vive in un vero e proprio appartamento con stanza per sé. È importante sottolineare che proprio in sede del colloquio 17 dicembre presso l'UG parte ricorrente, alla domanda sulle motivazioni per le quali non vive con la moglie e i figli ha risposto
"perchè mi piace stare qui e vorrei trovare di nuovo lavoro in svizzera"
(cfr. doc. A2, pag. 5)”) e che egli è perfettamente idoneo al collocamento ai sensi degli artt. 8 cpv. 1 lett. f e 15 LADI.
1.3. Nella sua risposta del 28 aprile 2015 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Il 29 aprile 2015 il TCA ha trasmesso la risposta di causa al ricorrente assegnando inoltre a entrambe le parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali nuovi mezzi di prova (cfr. doc. IV), facoltà alla quale esse non hanno dato seguito.
1.5. Il 19 agosto 2015 il Presidente del TCA ha interpellato l’avv. _ della SECO ponendole i seguenti quesiti:
"
(...)
Al fine di evadere il presente ricorso mi occorre sapere se ritenete che il lavoratore in questione (come peraltro numerosi altri nella stessa situazione che si annunciano in disoccupazione in Svizzera alla conclusione dei lavori di _) può essere considerato un falso frontaliere oppure no.
In caso di risposta negativa, andrebbero applicati al caso in questione i requisiti fissati all’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (e cioè: avere la residenza effettiva in Svizzera nonché l’intenzione di conservarla per un certo periodo e di farne il centro delle relazioni personali).
In una sentenza pubblicata in DTF 125 V 465 pag. 469, il Tribunale federale aveva precisato che:
“ La giurisprudenza di questa Corte che subordina il diritto all’indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza effettiva in Svizzera, anche all’intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne – durante questo tempo – il centro delle proprie relazioni personali non è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a prescindere dal fatto che ciò non esclude necessariamente per l’interessato la possibilità di avere il domicilio all’estero presso la propria famiglia.
(...).
Le considerazioni che precedono appaiono tanto più valide quando si ritenga come l'art. 20 della Convenzione, oltre al requisito di trovarsi nello Stato membro (lett. a), prevede una serie di situazioni nelle quali il diritto a prestazioni è subordinato alla condizione che il richiedente abbia fatto tutto quanto da lui esigibile per non essere disoccupato (lett. b - h).
6. Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente sul mercato del lavoro svizzero.
Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo, da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.
In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice
di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria.”
Mi occorre sapere se e in che misura le vostre direttive sull’indennità di disoccupazione tengono conto della giurisprudenza federale appena citata. In particolare ritenete corretto che, in tale ipotesi (annuncio in disoccupazione dopo diversi anni di lavoro in Svizzera presso il _; famiglia rimasta nel paese di provenienza), venga negato il diritto all’indennità di disoccupazione nel nostro paese in quanto il centro delle relazioni personali dell’assicurato è rimasto all’estero oppure per questi lavoratori avete previsto delle condizioni meno rigorose? (sul tema cfr. la sentenza S 13 155 del 29 aprile 2014 del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni, consid. 2 e 3b).” (Doc. V)
Il 25 agosto 2015 la responsabile del Servizio giuridico del settore mercato del lavoro / assicurazione contro la disoccupazione della SECO ha così risposto:
"
(...)
Le direttive relative alla nozione di domicilio in Svizzera figurano, oltre nella citata Circolare ID 883, nella Prassi LADI ID B139 e segg. In quest'ultimo documento, aggiornato nel 2013, viene indicata la giurisprudenza più recente in materia.
Si rileva per inciso che la giurisprudenza relativa al caso "Miethe" (DTF 133 V 169) non è applicabile nell'ambito del Regolamento 883/04 (cfr. sentenza della Corte Europea n° C-443/11 dell'11 aprile 2013), come pure quella relativa all'applicazione della Convenzione OIL (DTF 125 V 465).
Oltretutto giova rammentare che il Regolamento 883/04 si limita a determinare lo Stato competente per erogare le prestazioni in determinati casi. Una volta determinata la competenza, va applicato il diritto interno allo Stato in questione. Ora, nel diritto svizzero, il soggiorno effettivo in Svizzera rappresenta una condizione essenziale del diritto alle indennità di disoccupazione.
Nel caso dei lavoratori licenziati dai cantieri di _, solo l'analisi di ogni singolo caso permette di distinguere se si tratta o meno di falsi frontalieri, se possono quindi scegliere in quale Stato percepire le indennità e, nel caso il diritto svizzero sia applicabile, se la condizione di residenza effettiva in Svizzera è adempita.” (Doc. VI)
Prendendo posizione su questo accertamento del TCA la Sezione del lavoro, il 2 settembre 2015, ha sottolineato di non avere ritenuto RI 1 un falso frontaliere alla luce delle considerazioni sviluppate da questa Corte nella sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014 (cfr. doc. VIII).
Dal canto suo la rappresentante dell’assicurato ha ribadito la particolare situazione dei lavoratori che si annunciano in disoccupazione a seguito delle singole tratte delle _ e per quel che riguarda l’assicurato ha sottolineato che la sua qualifica professionale prevede un lavoro per il quale è costretto a continui spostamenti, spesso in zone discoste e/o mal urbanizzate, rendendo inesigibile il trasferimento della moglie e dei figli di parte istante (che sono entrambi in età scolastica), la quale è rimasta in sud Italia e dove risiede l'intera famiglia del ricorrente nonché quella della moglie, alla quale possono fare costante riferimento.
La patrocinatrice del ricorrente ha poi ritenuto corrette le considerazioni contenute nella sentenza S 13 155 (consid. 3b) del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni secondo cui
"pertanto in una simile situazione, il fatto di avere la famiglia in Italia non depone necessariamente per l'assenza di legami con la Svizzera e quindi di una residenza in detto paese, giacché l'impiego dell'istante non gli permetterebbe comunque di restare presso la propria famiglia neppure se la stessa vivesse in Svizzera, almeno durante parte del tempo libero. Per questo il fatto che la famiglia dell'istante non si sia mai trasferita in Svizzera è da imputare al particolare tipo di lavoro dell'assicurato e non ad una deliberata volontà di mantenere il centro delle proprie relazioni familiari in Italia".
Di conseguenza, secondo la rappresentante dell’assicurato, la decisione di non aver trasferito la famiglia in Svizzera non può essere qualificata – vista la particolarità del caso in esame – come mantenimento (all'estero) del centro delle proprie relazioni personali (cfr. doc. IX).
1.6. L’8 ottobre 2015 il Presidente del TCA ha nuovamente interpellato l’avv. _ della SECO in questi termini:
"
(...)
Mi rivolgo ancora a Lei per chiederle una precisazione a proposito delle sue ultime frasi:
“(...)
Oltretutto giova rammentare che il Regolamento 883/04 si limita a determinare lo Stato competente per erogare le prestazioni in determinati casi. Una volta determinata la competenza, va applicato il diritto interno allo Stato in questione. Ora, nel diritto svizzero, il soggiorno effettivo in Svizzera rappresenta una condizione essenziale del diritto alle indennità di disoccupazione.
Nel caso dei lavoratori licenziati dai cantieri di _, solo l’analisi di ogni singolo caso permette di distinguere se si tratta o meno di falsi frontalieri, se possono quindi scegliere in quale Stato percepire le indennità e, nel caso il diritto svizzero sia applicabile, se la condizione di residenza effettiva in Svizzera è adempita.”
Nella Circolare ID 883 viene precisato quanto segue:
“
Falsi lavoratori frontalieri con residenza all’estero: residenza in
Svizzera non necessaria
(...)
A90
Il diritto alle prestazioni non può essere messo in discussione appellandosi al fatto che la persona è residente all'estero. Gli Stati contraenti non devono fissare presupposti della disponibilità dell’assicurato (condizione della residenza) in modo così restrittivo da costringere il disoccupato a cambiare residenza e dunque rendere vana la facoltà di scelta. In tal caso si deve derogare ai requisiti restrittivi fissati all’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI.
A91
L’articolo 7 RB prevede in combinato disposto con l’articolo 63 RB, per quanto riguarda i lavoratori frontalieri, l’abolizione delle clausole di residenza.
A92
Il requisito della residenza in Svizzera secondo l’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI decade quindi per lavoratori falsi frontalieri che fanno valere il diritto all’indennità in Svizzera. Tali persone devono soddisfare le prescrizioni di controllo in Svizzera; l’autorità cantonale decide nel singolo caso se le prescrizioni debbano prevedere il mantenimento del luogo di dimora in Svizzera. (...)”.
Le domande sono le seguenti:
Alla luce delle vostre chiare direttive, in presenza di un falso frontaliere, ritiene che il requisito dell’art. 8 capoverso 1 lettera c LADI debba comunque essere ancora esaminato oppure no?
Se sì, tale requisito deve essere realizzato in misura completa oppure in una forma attenuata (ad esempio: basta la costante presenza sul mercato del lavoro svizzero)?” (doc. XII)
Il 21 settembre 2015 la _, aggiunto scientifico presso la SECO, ha così risposto:
"
Con riferimento alla sua domanda complementare dell'8 settembre scorso, possiamo solamente precisare che se dal falso frontaliero non può essere preteso che trasferisca il domicilio in Svizzera, la residenza effettiva è nondimeno necessaria al fine di percepire le indennità di disoccupazione (art. 12 LADI; Circolare ID 883 cifra marg., A92: Prassi LADI B136 e segg.).
Infatti, considerato che lo scopo dell'iscrizione alla disoccupazione svizzera è di trovare un nuovo lavoro nel nostro Paese, non può essere ammesso ad esempio che l'assicurato risieda all'estero durante la settimana e che si presenti in Svizzera soltanto per recarsi al colloquio di consulenza presso l'URC. Spetta comunque all'autorità cantonale esaminare i singoli casi e determinare se un assicurato adempie correttamente i suoi obblighi. Non ci è pertanto possibile fornire ulteriori indicazioni generiche in merito.” (doc. XIV)
Il 30 settembre 2015 la Sezione del lavoro si è così espressa a proposito delle risposte della SECO alle nuove domande poste dal TCA:
"
(...)
Per gli assicurati assimilati ai falsi lavoratori frontalieri, a nostro avviso, il requisito della residenza dovrebbe valere in maniera attenuta (recte: attenuata), nel senso che sarebbe più corretto parlare di una dimora effettiva in Svizzera nell'accezione di una residenza temporanea (Circ. ID 883 A1). In concreto, come indicato nella risposta della SECO, l'interessato dovrebbe rimanere con continuità a disposizione del mercato del lavoro nazionale e un rientro in Svizzera esclusivamente per recarsi a dei colloqui di controllo presso l'URC, non dovrebbe essere considerato sufficiente per il riconoscimento del diritto alle indennità.” (Doc. XVII)
Su questo scritto la rappresentante dell’assicurato ha comunicato al TCA il 9 novembre 2015 di non avere ulteriori osservazioni da formulare.
1.7. Il 29 settembre 2015 la rappresentante dell’assicurato ha precisato che, vista l’estrema lontananza dei suoi familiari, la situazione di RI 1 è diversa da quella di colui che risiede all’estero durante la settimana e si presenta in territorio elvetico unicamente per recarsi al colloquio di consulenza presso l’URC o per effettuare le ricerche di lavoro.
La patrocinatrice del ricorrente ha ribadito quanto affermato dallo stesso RI 1 in sede del colloquio tenutosi il 17 dicembre 2014 presso l'UG durante il quale, alla domanda sulle motivazioni per le quali non vive con la moglie e i figli ha risposto
"Perché mi piace stare qui e vorrei trovare di nuovo lavoro in Svizzera"
(cfr. doc. A2, pag. 5) e alla domanda se aveva in previsione dei giorni di vacanza ha risposto
"No, a Natale e Capodanno scenderò solo nei giorni di festa mentre quelli lavorativi sarò qui in Svizzera"
(cfr. doc. A2, pag. 5).
La rappresentante dell’assicurato ha infine sottolineato che per tutto il periodo per il quale ha richiesto l'indennità di disoccupazione (ovvero dal 1° novembre 2014 alla fine di marzo 2015) RI 1 ha effettuato le opportune ricerche di lavoro, svolgendo anche una brevissima attività nel settore delle pulizie dal 30 marzo al 2 aprile 2015 (doc. A3) risiedendo sempre in Svizzera, per cui egli adempie tutti i presupposti richiesti per essere messo a beneficio dell'indennità di disoccupazione svizzera.
Il 6 ottobre 2015 la Sezione del lavoro ha invece rilevato che l'assicurato, non era presente in Ticino con l'intensità pretesa. Infatti, secondo l’amministrazione, oltre ad avere trascorso tutto il periodo di malattia (da maggio 2013) presso la propria famiglia in _ (doc. 8 pag. 3), come emerge dall'estratto conto prodotto dal signor RI 1, relativo all'anno 2014 (doc. 16), dal verbale di audizione 17 dicembre 2014 (doc. 8) e dal colloquio di consulenza 18 dicembre 2014 (doc. 4), ad eccezione del mese di novembre 2014 (doc, 16 pag. 6) e del 16 (doc. 16 pag. 8), 17 (doc. 8) e 18 dicembre (doc. 4), egli si trovava in Italia.
In particolare dall’estratto conto emergono dei prelevamenti effettuati presso la _ nei giorni: 16 (martedì), 19 (venerdì), 23 (martedì) e 27 (sabato) settembre, 7 (martedì), 8 (mercoledì), 10 (venerdì), 16 (giovedì), 17 (venerdì), 20 (lunedì) e 31 (venerdì) ottobre, 7 (domenica), 9 (martedì), 10 (mercoledì), 11 (giovedì), 12 (venerdì), 15 (lunedì) dicembre.
Secondo l’amministrazione, dai movimenti bancari indicati sopra è possibile concludere, che nel periodo in cui egli rivendica le indennità di disoccupazione (dal 4 novembre 2014 fino alla fine di marzo 2015), RI 1 viveva in Italia presso la propria famiglia e rientrava in Svizzera solamente per controllare la disoccupazione, tanto più che il giorno seguente al prelevamento del 16 dicembre 2014, l'insorgente aveva il colloquio personale presso l'UG ed il 18 dicembre 2014 presso l'URC.
La Sezione del lavoro rileva pure che l’assicurato dal 18 marzo 2015, non aveva più nemmeno la stanza presso il Ristorante _, visto che l'attività del surriferito esercizio pubblico è cessata definitivamente a far tempo da tale data (doc. 24); ma ciò nonostante e ad ulteriore dimostrazione che egli risiedeva all'estero durante la settimana e che rientrava in Svizzera solamente per controllare la disoccupazione, egli ha svolto un colloquio di consulenza il 25 marzo 2015 presso l’URC (doc. 4).
Infine l’amministrazione non ritiene significativi nemmeno gli invii postali, tenuto conto che anche dopo la sua definitiva partenza per l'estero (inizio di aprile 2015), che peraltro non ha comunicato direttamente all’URC, l'assicurato ritirava comunque gli invii che gli sono stati trasmessi (ad esempio, l'avviso di annullamento della pratica inviato per lettera raccomandata del 29 maggio 2015 (doc. 26, 27), è stato correttamente ritirato (doc. 25). La Sezione del lavoro ritiene che tale incombenza è stata assolta da una terza persona e una tale soluzione potrebbe essere stata adottata anche per il periodo precedente.
Il 7 ottobre 2015 il TCA ha assegnato alla patrocinatrice dell’assicurato un termine di 10 giorni per formulare osservazioni scritte (cfr. doc. XXI).
1.8. Il 15 ottobre 2015 la rappresentante dell’assicurato ha inviato uno scritto (con allegate due dichiarazioni, doc. B1 e B2) nel quale ha precisato che relativamente ai prelievi presso la _, nei periodi durante il quale RI 1 risiedeva in Canton Ticino era la moglie ad effettuare i prelevamenti utilizzando il bancomat del marito (cfr. dichiarazione 14 ottobre 2015 della signora _, doc. B2).
Inoltre la rappresentante del ricorrente ha confermato che a seguito della chiusura del Ristorante _, l'assicurato non risiedeva più presso tale esercizio ma è stato ospitato a titolo gratuito (vista la sua gravissima situazione finanziaria) da un suo ex collega di lavoro (cfr. dichiarazione 14 ottobre 2015 del signor RI 1) in attesa che la situazione si sbloccasse.
A questo proposito la Sezione del lavoro, il 10 novembre 2015, ha rilevato che, riguardo alle spiegazioni relative ai prelievi bancari, pur potendo essere plausibili, non
è
stata fornita una vera prova, al di là della dichiarazione della moglie dell'assicurato.
Invece in merito alla dichiarazione redatta dall'insorgente medesimo e con la quale attesta che
"a seguito della chiusura
del Ristorante _ sono stato ospitato
a titolo gratuito
dal mio
ex college di lavoro _
(_) il quale conoscendo
la mia
grave situazione finanziaria mi
ha fatto un favore (...)”,
l’amministrazione sottolinea che oltre a non essere una dichiarazione redatta dal signor _ ma dall'interessato stesso, non corrisponde a quanto dichiarato dal signor _ in occasione del verbale di audizione, svoltosi pressa l'UG il 10 aprile 2015 (doc. 24/1, pag, 2). Il signor _, riguardo alla propria situazione abitativa, ha dichiarato quanto segue:
“Dal 01.12.2014
ho preso una
stanza in affitto presso il Ristorante _
a _ che condividevo
con il
signor RI 1, conosciuto tramite il cantiere. Ognuno
di noi pagava
fr. 500.00. Mi
era stato fatto un contratto indeterminato,
ma ci sono stato
solo due mesi
in quanto sono stato buttato fuori
per chiusura dell'esercizio.
Ho quindi trovato un'altra
stanza presso il Ristorante (omissis) che occupo da
solo (...)”.
L’amministrazione ha inoltre rilevato che la controparte non ha formulato alcuna osservazione riguardo al ritiro della corrispondenza nel periodo in cui egli era all’estero (cfr. doc. XX, pag. 2, ultimo paragrafo).
Tale documento è stato inviato per conoscenza alla patrocinatrice del ricorrente il 13 novembre 2015 (cfr. doc. XXVII).

## Considerations

in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire se RI 1 ha diritto oppure no a indennità di disoccupazione per il periodo dal 4 novembre 2014 al 31 marzo 2015 (cfr. doc. XVI).
Uno dei presupposti da adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).
L'art. 12 LADI precisa che "
in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività lucrativa o in virtù di un permesso stagionale".
In una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e riprodotta integralmente in D. Cattaneo "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 422-424, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito che determinante, nel contesto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, non è l'esistenza di un domicilio civile in Svizzera bensì la residenza effettiva (cfr. DTF 115 V 448-449).
Così, nel caso che era chiamata a giudicare, la nostra Massima Istanza giudiziaria ha stabilito che un cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in Francia, ma risiedeva a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. D. Cattaneo, op. cit., p. 424, n. 685).
In un'altra sentenza del 6 settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il TFA ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata a proposito all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola l'art. 20 lett. a della Convenzione n. 168 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro la disoccupazione del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore per la Svizzera dal 17 ottobre 1991).
L’Alta Corte ha pure ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina il diritto all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in Svizzera, così come all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali:
"
(...)
Orbene non si vede come la suddetta giurisprudenza relativa all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI esigente una presenza qualificata nel nostro Paese possa
essere contraria alla Convenzione. In effetti, solo restando a diretto contatto con il mondo del lavoro nel quale intende essere reinserito il disoccupato può dar prova di un serio e costante impegno nella ricerca di un lavoro. Inoltre la presenza effettiva garantisce alle autorità competenti la possibilità di verificare l'idoneità al collocamento e di controllare la disoccupazione. Ridurre tale presenza a qualche ora al giorno, come richiesto dal ricorrente, equivarrebbe a non far obbligo agli interessati di mettersi nella situazione di concretamente poter reperire un impiego. Con un simile sistema verrebbe garantita solo l'indennizzazione degli assicurati, mentre sarebbe disatteso l'altro intento contenuto nella Convenzione, quello della promozione del pieno impiego, intento che può essere concretizzato solo con un disciplinamento che favorisca la ricerca di un'occupazione. La giurisprudenza di questa Corte che subordina il diritto all'indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza effettiva in Svizzera, anche all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne - durante questo tempo - il centro delle proprie relazioni personali non è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a prescindere dal fatto che ciò non esclude necessariamente per l'interessato la possibilità di avere il domicilio all'estero presso la propria famiglia.” (...)”
In quell’occasione il TFA, accogliendo il ricorso e rinviando gli atti all'amministrazione cantonale, ha poi concluso che:
"
(...)
Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente sul mercato del lavoro svizzero.
Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo, da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.
In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria. (...)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)
In una sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in DLA 2012 Nr. 1 pag. 71, il Tribunale federale ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in Svizzera, rilevando:
"
(...)
3.
3.1 Le droit à l'indemnité de chômage suppose, selon l'art. 8 al. 1 let. c LACI, la résidence effective en Suisse, ainsi que l'intention de conserver cette résidence pendant un certain temps et d'en faire, durant cette période, le centre de ses relations personnelles (
ATF 133 V 169
consid. 3 p. 172;
125 V 465
consid. 2a p. 466;
115 V 448
consid. 1b p. 449). (...)
3.3 (...) Il convient donc, préalablement, de trancher le point de savoir si l'intimé remplissait ou non la condition prévue par l'art. 8 al. 1 let. c LACI.
A ce propos, il y a lieu de constater que l'intimé, même s'il logeait une partie de la semaine en Suisse, comme il l'affirme, résidait tout de même la plupart du temps en France, où il avait loué successivement plusieurs appartements à partir de l'année 2000. Il a vécu sans discontinuer en France voisine avec ses trois enfants, dont il avait la garde et sur lesquels il exerçait l'autorité parentale. Les trois enfants y étaient régulièrement scolarisés (cf. sur l'importance dans ce contexte du rôle de l'établissement de la famille, arrêt 4C.4/2005 du 16 juin 2005 consid. 4.1 publié in : SJ 2005 I p. 501). Par ailleurs, l'intimé bénéficiait en France de diverses prestations sociales (revenu minimum d'insertion, allocation de soutien familial, aide au logement), ce qui supposait nécessairement une résidence dans ce pays. Il disposait certes d'un pied-à-terre à Genève dans lequel toutefois, en raison de ses dimensions modestes, il ne pouvait visiblement pas accueillir sa famille. A un contrôleur de la CAF qui s'était interrogé en juillet 2002 sur la résidence effective de l'intéressé, celui-ci a déclaré qu'il conservait une adresse en Suisse pour bénéficier de la qualité de résident sur territoire helvétique (déclaration relatée par la CAF dans sa télécopie du 23 octobre 2008). Il signifiait par là clairement que ce seul intérêt justifiait le maintien d'un point d'attache en Suisse. Au regard de l'ensemble des circonstances, il ne fait dès lors pas de doute que le centre de ses intérêts personnels se trouvait en France.
Par conséquent, il n'avait pas droit aux prestations de l'assurance-chômage en application de la législation interne suisse.
(...)“
Al
risultato
opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza 8C_658/2012 del 15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un permesso di domicilio (tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento occupato dai suoi genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi effetti personali.
Il Tribunale federale ha ritenuto decisive le circostanze che l’indirizzo era stato annunciato alla polizia degli stranieri, che l’assicurato era presente nell’abitazione durante un controllo non preannunciato, che l’assicurato ha lavorato conseguendo un guadagno intermedio e che i genitori e la sorella hanno confermato per iscritto la presenza nell’appartamento in questione.
In un’altra sentenza 8C_797/2013 del 21 febbraio 2014, a proposito di un'assicurata che aveva svolto la professione di badante e che è rimasta in disoccupazione soltanto per un mese e mezzo, il Tribunale federale ha stabilito che l'assicurata risiedeva in Svizzera rilevando:
"
(...)
4.1. L'argomentazione dell'istanza precedente non può essere seguita. La Corte cantonale ha in particolare ritenuto che l'assicurata aveva risieduto in Svizzera a partire dall'ottobre 2009 fino a fine gennaio 2012, ossia durante quasi due anni e mezzo, per poi interrompere questa sua residenza durante circa due mesi e mezzo e quindi riprenderla a contare da metà aprile 2012. L'istanza precedente ha evidentemente giudicato che l'assicurata durante il periodo da fine gennaio a metà aprile aveva risieduto a C._, in Italia. Simile accertamento appare contrario al diritto federale, per i seguenti motivi.
La ricorrente sostiene di vivere da lungo tempo separata dal marito, che abita in Italia. L'affermazione appare senz'altro credibile in considerazione dell'ininterrotta residenza in Svizzera dell'interessata sin dall'ottobre del 2009. Le ragioni che avrebbero in siffatte circostanze indotto quest'ultima a interrompere questa sua residenza per la durata di due mesi e mezzo appaiono alquanto dubbie, visto in particolare che l'insorgente spiega di aver potuto soggiornare durante il periodo in parola presso la sua amica Y._, la quale conferma tale asserzione. Non appare pertanto plausibile che l'interessata abbia per quel breve periodo ripreso a convivere con suo marito a C._, dopo che ciò non era avvenuto durante i due anni e mezzo precedenti e neppure in seguito. Dal momento che le relazioni coniugali erano da parecchio tempo turbate, come la ricorrente espone in maniera credibile, il soggiorno presso un'amica appare assai più probabile, e anche comprensibile, che non quello presso il marito, considerata la turbata unione coniugale.
(...)"
Per una critica di questa sentenza federale cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain Marchand (ed.), Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag.73 seg. (75-76: “(...) Malheureusement, dans cet arrêt, la Haute Cour a entièrement omis d’examiner les motivations (pour éventuellement les rejeter) à la base de la décision sur opposition du service de l’emploi et de l’arrêt cantonal (notamment le fait que le domicile à l’étranger avait été signalé par l’ancien employeur de l’assurée, que cet adresse figurait sur les attestations de l’autorité administrative étrangère et la circonstance que les prélèvements et payements avaient été faits tout près de la frontière).
(...)"). Vedi pure lo stralcio per intervenuta transazione della successiva causa STCA 38.2014.31 del 2 ottobre 2014 pag. 3: "(...) e che inoltre i rapporti erano tali per cui un paio di volte ha portato la signora a casa sua a _ per alcuni giorni, dove dormiva nella casa dell’ex marito, che spesso non c’era visto che lavorava fuori. (...)".
In un’altra sentenza, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 9, il Tribunale federale ha ribadito che il diritto all’indennità di disoccupazione secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI presuppone la residenza effettiva in Svizzera, come pure l’intenzione di conservarla per un certo periodo di tempo e di farne, durante quel periodo il centro delle proprie relazioni personali.
Questo presupposto è stato negato nel caso di un assicurato che ha subaffittato uno studio ad una famiglia di tre persone e che ha dichiarato di avere vissuto in un appartamento con la sua amica in Francia. L’Alta Corte ha, tra l’altro, sottolineato che appare difficilmente credibile l’affermazione secondo cui quella all’estero è una residenza secondaria visto che si tratta di un appartamento di sua proprietà.
In una sentenza 8C_405/2015 del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha ritenuto che un assicurato di nazionalità svizzera, sposato e padre di due bambini, che ha lavorato in Svizzera dal 1° novembre 2012 al 31 dicembre 2013 e che è proprietario di una villa in Francia dove la famiglia si è trasferita nel 2010 soddisfa il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.
Egli infatti, dopo avere beneficiato nel settembre 2010 di indennità di disoccupazione quale vero frontaliere “atipico” già nell’agosto 2012 e quindi ben prima del momento in cui si è iscritto per il collocamento (dal 1° gennaio 2014) aveva annunciato il suo ritorno all’indirizzo del padre.
L’Alta Corte ha confermato la sentenza dell’autorità di ricorso, rilevando:
"
(...)
4.2.
La caisse de chômage se plaint d'une constatation arbitraire des faits et de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI.
Elle fait valoir que lorsque l'assuré a annoncé son retour en Suisse, au mois d'août 2012, son droit aux indemnités était épuisé et que les mesures auxquelles il aurait pu prétendre, selon la législation cantonale en matière de chômage, requièrent un domicile en Suisse. La recourante soutient, par ailleurs, que le centre des intérêts de l'assuré est là où habite sa famille, soit à E._. Elle fait valoir que cette commune ne se situe qu'à 12 kilomètres de l'appartement de C._ et que celui-ci ne constituait qu'un pied-à-terre lui facilitant ses recherches d'emploi et lui permettant de retrouver les siens aisément, à tout le moins le weekend. En outre, le fait que des travaux ont été entrepris pour accueillir l'ensemble de la famille ne serait pas déterminant. Cet élément ne ressortirait, au demeurant, que de simples déclarations de l'intimé. Par ailleurs, l'implication de celui-ci dans la vie associative du canton et de Suisse ne serait pas non plus pertinente.
4.3.
De son côté, l'intimé fait valoir qu'en janvier 2015 sa famille a emménagé à C._, comme il s'y était engagé, et que son fils cadet y a débuté sa scolarité.
5.
5.1.
Par son argumentation, la recourante se limite à contester la pertinence des faits retenus pour l'appréciation juridique du cas. Ce faisant, elle ne démontre pas en quoi les constatations cantonales seraient arbitraires. Partant, il n'y a pas lieu de s'écarter de l'état de fait retenu par la juridiction cantonale.
5.2.
S'agissant du grief tiré de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI, il est mal fondé. En effet, le seul fait que la famille de l'assuré résidait à E._ ne permet pas en soi d'exclure que celui-ci ait eu sa résidence effective en Suisse. Il ne s'agit pas du seul critère à prendre en considération pour déterminer le centre des relations personnelles de l'assuré (cf. BORIS RUBIN, op. cit., n. 10 et 11 ad art. 8 al. 1 let. c LACI). A ce propos, on ne saurait reprocher à la juridiction cantonale d'avoir tenu compte du fait que l'intéressé est membre de plusieurs associations dans le canton de Genève et en Suisse. En effet, cet élément tend à montrer que l'assuré s'est créé des attaches particulières avec la Suisse et constitue un critère pertinent pour apprécier la question de la résidence (cf. supra consid. 3). On ajoutera, par ailleurs, que le point de savoir si en 2012, l'assuré avait un intérêt - sur le plan de l'assurance-chômage - à être domicilié en Suisse, n'est pas susceptible d'influer sur le sort de la cause. En effet, l'intimé ne sollicite l'octroi d'une indemnité de chômage qu'à compter du 1 er janvier 2014, de sorte que les raisons qui l'ont poussé à annoncer son retour en Suisse en 2012 ne sont pas décisives. Vu ce qui précède, la cour cantonale pouvait donc admettre, sans violer l'art. 8 al. 1 let. c LACI, que l'intimé résidait effectivement à C._, qu'il avait l'intention d'y rester et d'en faire le centre de ses relations personnelles.
Le recours est mal fondé. (...)”
In una sentenza pubblicata in DTF 138 V 186 il Tribunale federale ha ricordato che nella sua giurisprudenza, il domicilio (in questo contesto: la residenza abituale) viene determinato sulla base esclusivamente di criteri oggettivi e anche di quelli soggettivi.
La situazione familiare è soltanto uno dei diversi indizi da ritenere. Rilevanti sono pure la durata e la continuità del domicilio prima di iniziare un’occupazione; la durata e la modalità dell’assenza, il tipo di attività svolta nell’altro Stato come pure l’intenzione del lavoratore, risultante dall’insieme delle circostanze, di tornare nel luogo in cui si trovava prima di assumere un’occupazione.
2.2. A livello cantonale in una sentenza 38.2013.35 del 4 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 67 pag. 376-377, questa Corte ha negato dal luglio 2012 il diritto a beneficiare delle indennità di disoccupazione ad un assicurato, ospitato dal 9 giugno 2012 da un amico in Ticino, la cui famiglia (moglie e due figli in età scolastica) risiedeva all’estero e il cui statuto è stato modificato da lavoratore frontaliero a lavoratore dimorante con permesso CE/AELS (tipo B) secondo modalità inabituali nell’imminenza del licenziamento e per di più quando il datore di lavoro era già fallito.
Secondo il TCA anche se da una serie di elementi (versamento mensile all'amico che lo ospitava di fr. 500.--; controllo di polizia – dal 15 al 29 novembre 2012 – da cui è emerso che l'assicurato risiedeva effettivamente in Ticino; separazione giudiziale chiesta dal medesimo e dalla moglie il 24 settembre 2012 postulando l'assegnazione dei figli congiunta e il collocamento stabile presso la residenza della madre; messa all'asta il 12 novembre 2012 della casa coniugale; autorizzazione rilasciata il 7 gennaio 2013 ai coniugi di vivere separati; frequentazione da parte dell'assicurato in Ticino della chiesa evangelica e iscrizione in una palestra; visite regolari ai figli rientrando sempre la sera in Ticino) risultava che l’assicurato, almeno dall'inoltro dell'istanza di separazione nel settembre 2012, risiedeva in Svizzera, il centro dei suoi interessi personali, soprattutto quelli familiari (figli e sorella che gli metteva pure a disposizione l'auto) ha continuato a essere all'estero.
Del resto in Svizzera l'assicurato non è membro di nessuna associazione o società, e non è abbonato a nessun giornale, salvo a quello sindacale che è peraltro destinato a tutti gli associati (e quindi anche ai lavoratori frontalieri).
Dal 23 maggio 2013 questo assicurato si è trasferito all’estero per occuparsi direttamente dei figli e ha riacquistato lo statuto di frontaliero.
Il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è pure stato negato dal TCA in una sentenza 38.2012.51 del 30 settembre 2013 massimata in RtiD I-2014 Nr. 68 pag. 377-379, ad un assicurato con doppia nazionalità svizzera ed estera, nato in Ticino, dove ha frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo.
Questa Corte ha rilevato in primo luogo che l’assicurato, perlomeno nell’ultimo periodo di impiego all’estero (iniziato nel gennaio 2010 e concluso nel febbraio 2011) e nei mesi di marzo e aprile 2011, abitava in un proprio appartamento preso in locazione in tale Paese estero.
In secondo luogo, nella Scheda dati personali del 21 marzo 2011 e nel proprio curriculum vitae egli ha peraltro indicato quale indirizzo estero quello dell’abitazione appena menzionata e un numero telefonico con prefisso estero. Durante un colloquio di consulenza dell’11 aprile 2011 ha pure comunicato di avere in quel momento il domicilio in Ticino ma di trasferirsi regolarmente all’estero dove è in affitto in appartamento. Anche una sua amica, nel dicembre 2011, ha affermato che fino al marzo 2011 l’indirizzo dell’assicurato all’estero corrispondeva a quello dell’appartamento citato.
Nei suoi scritti di candidatura presso potenziali datori di lavoro in Svizzera e all’estero egli, inoltre, ha sempre indicato di essere «based» all’estero.
Infine, allorché la Sezione del lavoro l’ha convocato il 22 novembre 2011 per il 24 novembre 2011, egli ha chiesto di posticipare l’appuntamento al 5 dicembre 2011 poiché la documentazione da raccogliere era copiosa. Visto che l’amministrazione ha risposto, da un lato, che aveva cercato di contattarlo telefonicamente al domicilio in Ticino senza esito e, dall’altro, che lo invitava comunque a presentarsi precisando che per i documenti gli avrebbe assegnato un ulteriore termine, egli, sempre il 23 novembre 2011, ha comunicato che non avrebbe potuto presenziare poiché aveva dovuto recarsi urgentemente all’estero per un colloquio professionale.
Va, d’altra parte, considerato che dall’estratto del suo conto bancario emerge che nel periodo 1° settembre-5 dicembre 2011, quali addebiti, oltre agli importi destinati alla cassa malati, risultano unicamente delle transazioni effettuate con la carta di credito. Dalle stesse non si può evincere dove la carta di credito sia stata utilizzata, se in Svizzera o all’estero.
Per comprovare la residenza effettiva in Svizzera neppure è sufficiente pagare le imposte in Svizzera.
La presenza dell’assicurato in Ticino il 7 ottobre 2011, attestata da un certificato del Pronto Soccorso, e l’essere in cura presso un medico specialista del Cantone Ticino non comprovano, poi, una sua residenza effettiva in Svizzera.
Neppure sono sufficienti a dimostrare una residenza effettiva in Svizzera l’abbonamento svizzero del cellulare e l’affiliazione a una cassa malati. Per concludere circa l’esistenza di un’effettiva residenza in Svizzera non basta in ogni caso che l’assicurato sia ritornato regolarmente in Svizzera allo scopo di ossequiare i suoi obblighi di disoccupato, ad esempio recandosi puntualmente ai colloqui con il consulente del personale.
Il TCA è arrivato alla medesima conclusione in un'altra sentenza 38.2013.73 del 6 agosto 2014, cresciuta in giudicato incontestata e massimata in RtiD I-2015 Nr. 53 pag. 781-782, relativa al caso di un assicurato che ha abitato presso un'amica in Svizzera, senza avere con lei nessuna relazione sentimentale, mentre la sua famiglia risiedeva in Italia a 37 km dal comune svizzero in cui abitava. La condizione dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è, invece, stata ammessa dall’amministrazione e dal Tribunale in un’epoca posteriore quando sua moglie e i figli hanno lasciato l’Italia dove vivevano per stabilirsi in un altro Stato estero e in considerazione del fatto che l’assicurato ha dichiarato di avere da diversi mesi una relazione sentimentale con la sua amica.
Questa giurisprudenza è poi stata applicata anche in una sentenza 38.2014.15 del 6 ottobre 2014 cresciuta incontestata in giudicato e massimata in RtiD I-2015 Nr. 55 pag. 784, a proposito di un assicurato che aveva quasi sempre lavorato soltanto in Italia e che aveva un'abitazione di sua proprietà in tale Paese, presso il quale ritornava settimanalmente, nonché un appartamento in comproprietà con la moglie, da cui era separato da molti anni, in un'altra località, sempre in Italia a pochi chilometri di distanza, dove vivevano la moglie e i loro due figli.
Alla medesima conclusione il TCA è giunto pure in una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014, massimata in RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782 seg., nella quale è stato confermato il diniego a un assicurato del diritto a indennità di disoccupazione dal luglio 2013, in quanto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non era in concreto realizzato.
In primo luogo, l’assicurato, che si era trasferito in Ticino dal mese di aprile 2012 e che era in possesso di un permesso B non doveva essere qualificato come falso frontaliere.
Della categoria dei lavoratori diversi dai frontalieri (frontalieri "non veri") fanno infatti parte segnatamente i lavoratori stagionali, i lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, i lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e i lavoratori occupati da un'impresa frontaliera.
Questo non era manifestamente il caso dell'assicurato il quale nell'aprile 2012 si era stabilito in Svizzera per esercitare un'attività lucrativa dipendente di durata determinata (1.4.2012-30.6.2013), con possibilità di rinnovo per gli anni successivi.
In secondo luogo, anche ammettendo che l'assicurato fosse risieduto effettivamente in Svizzera nel periodo successivo all'iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il contratto di locazione per l'appartamento in Ticino del 17 luglio 2013 sebbene già a dicembre 2012 fosse stato licenziato e liberato dall'obbligo di prestare la propria attività lavorativa fino al termine del contratto di lavoro del 30 giugno 2013, resta il fatto che l’assicurato non aveva l'intenzione di risiedere in Svizzera durevolmente e non aveva neppure qui il centro delle proprie relazioni personali.
L’assicurato, infatti, fino al momento dell'iscrizione per il collocamento, aveva sempre lavorato all’estero, salvo per il periodo 1° aprile 2012 – 30 giugno 2013 con dispensa dal prestare la propria attività lavorativa dal 10 dicembre 2012.
L’assicurato, inoltre, dopo il licenziamento, durante il mese di dicembre 2012 aveva soggiornato all’estero e pochi giorni in Svizzera.
Dall'incarto URC era emerso, poi, che le ricerche di lavoro erano state svolte soprattutto sul mercato del lavoro estero
Nel mese di febbraio 2014 egli aveva sì reperito un impiego a tempo parziale da esercitare in Svizzera ma per un datore di lavoro estero.
Per quel che riguarda le relazioni personali del ricorrente, è emerso d’altronde che la moglie e la figlia ventenne dell'assicurato e i suoi genitori vivevano all’estero, mentre in Svizzera non aveva parenti ma solo alcune amicizie nate con l'impiego.
Al momento in cui nel febbraio 2014 ha avuto problemi di salute il ricorrente si è, infine, fatto curare all’estero pur essendo assicurato presso una cassa malati svizzera.
Su questo tema B. Rubin in "Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea, Schultess Editions Romandes, 2014 pag. 77 e 78 ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
9
L'exigence de la résidence en Suisse permet d'instaurer une corrélation entre le lieu où les recherches d'emploi sont effectuées et celui où les conseils des professionnels du placement sont donnés. Cette exigence garantit ainsi l'efficacité du placement. Elle permet en outre le contrôle du chômage et de l'aptitude au placement (ATF 115 V 448 consid. lb p. 449 ; FF 1950 11 546). Si l'exportation des prestations était possible, de tels contrôles seraient très difficiles à effectuer, ce qui favoriserait les abus (arrêt du 22 octobre 2002 [C 34/02] consid. 3). C'est seulement en restant en contact étroit avec le monde du travail dans lequel il désire être réinséré qu'un chômeur peut faire preuve d'efforts sérieux et constants dans la recherche d'un emploi (arrêt du 30 novembre 1999 [C 183/99] consid. 2c). C'est à l'assuré qu'il appartient de rendre vraisemblable qu'il réside en
Suisse (arrêt du 19 septembre 2000 [C 73/00]).
10
Le domicile fiscal, le lieu où les papiers d'identité et autres documents offi-ciels ont été déposés (déclaration d'arrivée) ainsi que d'éventuelles indications dans des documents officiels ou des décisions judiciaires ne sont que des indices permettant de déterminer le lieu du domicile (ATF 136 II 405 consid. 4.3 p. 410; arrêt du 13 mars 2002 [C 149/01]). Pour pouvoir localiser le centre des intérêts personnels, il convient notamment de chercher à savoir où se trouvent la famille, les amis, les activités professionnelles et sociales, le logement, le mobilier et les affaires personnelles. Une visite des lieux est parfois indispensable (art. 12 let. d PA). Par ailleurs, le lieu où les enfants sont scolarisés joue un rôle. Le droit à des prestations sociales nécessite souvent d'être domicilié dans le pays qui les verse, de sorte que cet aspect doit également être pris en compte (DTA 2012 p. 71 consid. 3.3 p. 74).
11
II convient de donner davantage de poids aux critères objectifs tels que le lieu du logement et celui des activités professionnelles. Les critères subjectifs tels que l'intention de s'établir et de créer un centre de vie passent au second plan car ils sont difficiles à vérifier. Il est cependant parfois nécessaire d'instruire au mieux l'élucidation des aspects subjectifs tels que les motifs de licenciement ou les raisons d'un changement de domicile (arrêt du 12 avril 2006 [C 339/05]). Un séjour éphémère ou de pur hasard en Suisse, de même que l'occupation, dans ce pays, d'un pied-à-terre une à deux fois par semaine, ne suffisent pas à démontrer que la résidence est en Suisse. Par contre, un séjour prolongé permanent et inin-terrompu n'est pas indispensable. Mais dans ce cas, un lien étroit avec le marché du travail suisse est exigé (arrêt du 7 décembre 2007 [8C_270/2007] consid.
2.2). “
2.3. I criteri fissati dalla giurisprudenza federale per ammettere la residenza in Svizzera sono riassunti dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nella Circolare concernente l’indennità di disoccupazione (Circolare ID), (modificata su questi punti nel luglio 2013 conformemente a quanto figura nella Prassi LADI):
"
RISIEDERE IN SVIZZERA
Art. 8 cpv. 1 lett. c e 12 LADI
Principio
ê
B135
Per aver diritto all’indennità di disoccupazione, l’assicurato deve risiedere in Svizzera.
Egli deve soddisfare questo presupposto non soltanto all’apertura del termine quadro, ma anche durante tutto il periodo in cui percepisce l’indennità giornaliera.
Nozione di “risiedere in svizzera”
ê
B136
Secondo la giurisprudenza costante, l’espressione "risiedere in Svizzera" non ha esattamente la stessa accezione della nozione di domicilio definita agli articoli 23 segg. del CC. La nozione di residenza in Svizzera, condizione del diritto all’indennità, non va quindi intesa nel senso del diritto civile ma secondo l’accezione fornita dalla giurisprudenza, ossia di dimora abituale. (DTFA C 290/03 del 6 marzo 2006).
Questa nozione si applica sia ai cittadini svizzeri sia a quelli stranieri, indipendentemente dal loro permesso di soggiorno.
Il riconoscimento della dimora abituale in Svizzera è subordinato a 3 condizioni:
●
risiedere effettivamente in Svizzera;
●
avere l’intenzione di continuare a risiedervi; e
●
avervi contemporaneamente il centro delle proprie relazioni personali. (n.d.r.: sottolineatura del redattore)
Residenza e idoneità al collocamento
ê
B137
Gli stranieri senza permesso di domicilio devono inoltre essere titolari di un permesso di soggiorno valido che li autorizzi a esercitare un’attività lucrativa. Se il permesso è scaduto, questa condizione non è più adempiuta, anche se di fatto continuano a risiedere in Svizzera. Una deroga a tale regola si impone se il cittadino straniero ne ha chiesto il rinnovo entro i termini stabiliti e può aspettarsi di ottenerlo se trova un’occupazione adeguata. La cassa di disoccupazione deve informarsi a tal fine presso le autorità cantonali preposte al mercato di lavoro e presso le autorità di polizia degli stranieri.
L’autorizzazione a esercitare un’attività lucrativa condiziona altresì l’idoneità al collocamento dei cittadini stranieri senza permesso di domicilio (B230 segg. e Circolare ID 883 E15).
Þ
Giurisprudenza
8C_479/2011 del 10.2.2012 (dottorando russo: il permesso di lavoro determina il soggiorno in Svizzera)
Residenza e reperibilità (cfr. Prassi LADI ID B342)
ê
B138
Un soggiorno non autorizzato all’estero implica la negazione del diritto alle indennità per tutta la durata del soggiorno stesso, anche se l’assicurato resta facilmente reperibile ed è in grado di rientrare rapidamente in Svizzera nel caso di un’assegnazione.
Valutazione dell’esistenza della residenza effettiva in Svizzera
ê
B139
Si constata che la mobilità della popolazione si è al giorno d’oggi notevolmente accresciuta e che l’attestato rilasciato dal Comune, come pure l’esistenza di un permesso di soggiorno o di domicilio, non costituiscono più una garanzia di residenza effettiva in Svizzera (n.d.r. sottolineatura del redattore). In caso di dubbio, spetta alle autorità esecutive eseguire i controlli necessari in tal senso.
B140
Infatti, per essere considerati «residenti in Svizzera» ai sensi della LADI non basta possedere una cassetta delle lettere o pagare le imposte in una determinata località. Le autorità esecutive presteranno quindi attenzione in particolare agli elementi seguenti:
●
cambiamento dell’indirizzo estero a favore di uno in Svizzera al momento del licenziamento o subito prima dell’inizio della disoccupazione;
●
in
dirizzo presso terzi;
●
indicazione nella lettera di candidatura di un numero di telefono o di un indirizzo all’estero come indirizzo di contatto.
B141
Se la cassa appura uno degli elementi di cui sopra, deve effettuare gli accertamenti necessari. Spetta tuttavia all’assicurato rendere attendibile o provare la sua residenza effettiva in Svizzera, e questo con tutti i mezzi a sua disposizione (fatture dell’elettricità, contratto di locazione, ecc.).
Se la cassa, dopo aver ascoltato l’assicurato, ha dei dubbi giustificati circa la residenza di quest’ultimo in Svizzera, deve sollecitare l’intervento della polizia o dei servizi cantonali competenti nell’ambito dell’assistenza amministrativa (art. 32 LPGA).
Þ
Esempi
Un assicurato che soddisfa l’obbligo di controllo in Svizzera pur avendo il centro delle proprie relazioni personali in Francia non ha diritto all’ID. I motivi per cui, ad esempio, l’assicurato ha acquistato un appartamento in Francia o per cui sua moglie non ha potuto stabilirsi in Svizzera sono irrilevanti; non è determinante nemmeno il luogo nel quale l’assicurato paga le imposte o adempie altri obblighi civici.
Uno straniero titolare di un permesso di domicilio che si reca in Svizzera unicamente per adempiere l’obbligo di controllo, ma che dimora per il tempo rimanente presso la sua famiglia in Italia non ha diritto all’indennità di disoccupazione. Non vi ha diritto nemmeno se fornisce la prova che ha una possibilità di pernottamento in Svizzera. Il centro delle sue relazioni personali resta presso la moglie e i figli all’estero. A tale proposito, il fatto che egli abbia il domicilio fiscale in Svizzera è irrilevante.
Þ
Giurisprudenza
- 8C_791/2011 del 31.8.2012 (coppia francese con diversi alloggi in Francia e in Svizzera)
- 8C_658/2012 del 15.2.2013 (residenza accettata, nonostante l’assicurato dormisse su un materasso sistemato nel salotto di un appartamento di tre locali in cui vivevano i suoi genitori e sua sorella e intrattenesse le sue relazioni personali altrove)
- 8C_777/2010 del 20.6.2011 (soggiorno in Svizzera non riconosciuto, poiché l’assicurato, nonostante trascorresse alcune sere a settimana a Ginevra, viveva di fatto in Francia con i suoi figli, dove questi ultimi erano anche scolarizzati)”
Le
direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid.
3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid.
10.1 pag. 181).
Quest’ultimo deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid.
4.1; DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid.
2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).
Il giudice deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid.
5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid.
4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid.
2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid.
3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed.
Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).
Secondo la giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).
In una sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato che:
"
Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (
DTF 133 II 305
consid. 8.1;
133 V 394
consid. 3.3;
130 V 163
consid. 4.3.1;
128 I 167
consid. 4.3)."
2.4. Nel caso concreto, dalle tavole processuali emerge che RI 1, nato nel 1964, dal 22 febbraio 2010 al 31 ottobre 2014 è stato dipendente del _ di _.
Titolare di un permesso di soggiorno tipo B (cfr. doc. 6/12), egli ha lavorato presso la predetta impresa nel _ in qualità di caposquadra minatore dal 22 febbraio 2010 a inizio maggio 2013, periodo in cui è iniziata la sua inabilità lavorativa al 100% (cfr. doc. 6/14 pag. 2).
L’inabilità lavorativa totale dell’assicurato è perdurata fino al 31 agosto 2014. A partire da quella data RI 1 è stato dichiarato dal suo medico curante, la dott.ssa _, abile al lavoro al 50% in lavori leggeri da svolgere all’aperto in condizioni di poca polvere, in lavori di giardinaggio o di addetto alla logistica in luoghi non polverosi (cfr. doc. 6/1).
Il _, con scritto del 7 agosto 2014 ha licenziato RI 1 con effetto al 31 agosto 2014, adducendo l’impossibilità di garantire al lavoratore un ulteriore impiego a causa della fine della fase di lavoro nella tratta Sud della _ del cantiere di _ (cfr. doc. 6/9).
Con progetto di decisione del 9 ottobre 2014 (cfr. doc. 6/4), poi confermato con decisione del 22 dicembre 2014 (cfr. doc. 1+A4), l’Ufficio dell’assicurazione per l’invalidità per gli assicurati residenti all’estero (UAIE) ha assegnato all’assicurato una mezza rendita di invalidità a partire dal 1° settembre 2014.
L’assicurato si è iscritto in disoccupazione il 4 novembre 2014 quale persona alla ricerca di un impiego al 50% in attività adatte al suo stato di salute (cfr. doc. 6/13).
Il 26 novembre 2014 la Cassa di disoccupazione _ ha sottoposto all’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro per esame e decisione la pratica di RI 1, essendo sorti dei dubbi circa la residenza effettiva di quest’ultimo in Ticino (cfr. doc. 6).
Il 17 dicembre 2014 l’assicurato è stato sentito dalla Sezione del lavoro. Dal relativo verbale si evince in particolare che:
"
(...)
D: Com’erano regolati i turni presso _, _? (orari, giorni di libero)
R: Non ricordo, ma vi concedo il permesso di chiedere queste informazioni al mio ex datore di lavoro, _, _
D: Chi ha dato la disdetta? In quale forma? In quale data? Con quale decorrenza?
R: Il datore di lavoro, in forma scritta il 07.08.2014, con decorrenza al 31.08.2014. Ribadisco che per questo sono in lite con loro e sono rappresentato dal sindacato _.
D: La disdetta è stata precedentemente annunciata? Quando? In quale forma?
R: No, è arrivata direttamente a casa per posta, all’indirizzo in Italia (_. Durante la malattia (da maggio 2013), stavo in Italia e salivo in Svizzera quando avevo la visita di controllo fermandomi circa una settimana.
D: Quale è il motivo della disdetta del rapporto di lavoro?
R: Come da lettera di licenziamento “Tale decisione è da ricondurre alla fine della fase di lavoro continuo nella _ che impone una diversa modalità di lavoro e l’impossibilità di garantire ulteriormente l’impiego”
D: Dove risiedeva quando lavorava presso la ditta _, _?
R: Ho risieduto c/o _ fino a fine novembre 2014 e dal 1. Dicembre 2014 c/o Ristorante _
D: È iscritto all’AIRE? Da quale data?
R: no
D: Ha sottoscritto un contratto di locazione? Chi lo ha stipulato?
R: Si ho stipulato un contratto di locazione io con il titolare del Ristorante. Farò avere copia del contratto.
D: Di quanti locali è composto l’appartamento presso il Ristorante _ di _?
R: Ho una stanza in affitto che condivido con un altro signore, sig. _ (non ricordo il cognome), che lavorava anche lui al cantiere _ di _ ed è stato licenziato anche lui
D: A quanto ammonta l’affitto mensile?
R: 560.-- mensili (a testa) per l’alloggio e le spese di acqua ed elettricità. I pasti sono a parte.
D: Ha un rapporto di parentela con il suo coinquilino?
R: No. So che è italiano, forse della provincia di _.
D: Dove consuma normalmente i pasti?
R: Dipende, al Ristorante _ oppure in altri posti.
D: È sposato? Ha figli? Che età hanno? Frequentano le scuole? Quali? Dove?
R: Si, ho due figli (11.06.1999 e 27.05.2003). Stanno ancora frequentando le scuole, il piccolo la prima media a _ (prov. _) e la grande il secondo anno di ragioneria a _ (prov. di _)
D: Dove vivono i suoi familiari? Vivono in casa propria o in affitto?
R: Vivono in _, a _ (_), in una casa di proprietà
D: Per quale motivo non vive con sua moglie e i vostri figli?
R: Perché mi piace stare qui e vorrei trovare di nuovo lavoro in Svizzera.
D: Siete separati giudizialmente? Quando avete avviato le pratiche legalmente?
R: No
D: Per quale motivo non siete venuti a vivere in Svizzera con lei?
R: Perché i bambini vanno ancora a scuola.
D: Sua moglie esercita un’attività lucrativa? Dove?
R: No, fa la casalinga
D: Per quale motivo si è trasferito in Svizzera da _ (_)?
R: Perché lavoravo con la ditta _ a _, che collaborava con la ditta _ (che a quei tempi si chiamava _), per cui mi hanno chiesto se volevo venire qui in Svizzera a lavorare.
D: A cosa corrisponde l’indirizzo di _ a _ (_) menzionato sul documento “Stato di Famiglia” rilasciato dal Comune di _ (_) in data 11.11.2014? Come mai risulta la residenza in _ e non in _?
R: _ era il nostro vecchio domicilio, da qualche anno siamo in _.
D: Ha un veicolo? Con quale immatricolazione?
R: si ed è targato Italia
D: Quale è la sua Cassa malattia?
R: _
D: Chi è il suo medico curante?
R: dott.ssa _, _ (già dottore del cantiere)
D: Prima della disoccupazione durante quali giorni soggiornava a _ (CH)?
R: Da maggio 2013 presso il _, _, poi dal 01.12.2014 al Ristorante _ di _. Inoltre dal giorno in cui sono stato reso inabile al lavoro al 100% (maggio 2013), ho risieduto in Italia dalla mia famiglia e venivo in Svizzera solo quando mi chiamavano per visite mediche di controllo. Vorrei precisare che da novembre, mese in cui mi sono iscritto in disoccupazione, sono rimasto qui in Svizzera e non sono più sceso in Italia, nemmeno durante i week-end
D: Quali legami ha con la Svizzera?
R: Solo lavorativi
D: È membro di società, associazioni o altri enti con o senza scopo di lucro?
R: No
D: È abbonato a giornali o riviste? Quali?
R: No
D: Come effettua le ricerche di lavoro?
R: Soprattutto di persona e in qualità di operaio.
D: Ha un collegamento internet?
R: No
D: Svolge attualmente un’attività lavorativa? Da quale data? Dove? In che misura?
R: No
D: È disposto a partecipare a Provvedimenti inerenti il Mercato del Lavoro?
R: Si
D: Ha in previsione dei giorni di vacanza? Quando? Andrà in Italia dalla sua famiglia?
R: No, a Natale e Capodanno scenderò solo nei giorni di festa mentre in quelli lavorativi sarò qui in Svizzera. (...)”
(cfr. doc. 8).
Da questo documento, firmato anche dall’assicurato e che assume dunque un'importanza decisiva, emerge in particolare che la moglie e i figli minorenni di quest’ultimo risiedono nella casa di loro proprietà a _ (_). L’assicurato, che non si è iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (A.I.R.E), ha inoltre dichiarato di non avere altri legami con la Svizzera al di fuori di quelli professionali.
Chiamato a pronunciarsi nell’evenienza concreta e applicando
l’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
questo Tribunale deve concludere che, a giusta ragione, la Sezione del lavoro ha ritenuto che RI 1 ha mantenuto in Italia il centro delle proprie relazioni di vita.
Il ricorrente non ha mai concretizzato un legame con il Ticino, tale da poterlo considerare il luogo in cui si trova, utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.1), cantonale (cfr. consid. 2.2) e della prassi amministrativa (cfr. consid. 2.3), le quali esigono come terza condizione che si sia creato nel nostro Paese il centro delle relazioni personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. DTF 138 V 186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”; STF C 227/05 dell’8 novembre 2006, consid. 4, pubblicata in DTF 133 V 137 “Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen” all’estero nella quale l’Alta Corte ha precisato che non basta avere amici e conoscenti in Svizzera).
Il centro delle relazioni professionali è del resto dimostrato attraverso la prima condizione (residenza effettiva), che chiede all’assicurato di essere presente nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V 465).
Al contrario, dagli elementi agli atti emerge chiaramente che l’assicurato, sia durante la sua attività presso il _ – dove ha lavorato dal 2010, mentre in precedenza dal 1986 al 2010 aveva sempre lavorato in Italia presso diversi datori di lavoro (cfr. doc. A2 pag. 4) – sia durante il suo periodo di inabilità lavorativa totale, sia durante il periodo in cui si è iscritto in disoccupazione, ha sempre mantenuto il centro delle proprie relazioni personali a _ (prov. di _), luogo in cui sua moglie e i suoi figli vivono nella casa di loro proprietà.
Del resto, l’insorgente nell’atto ricorsuale ha dichiarato che quando ancora lavorava presso il cantiere di _, ossia durante il periodo febbraio 2010 – maggio 2013, i turni di lavoro erano di circa 15 giorni consecutivi (durante i quali abitava nel _ di _), seguiti da un periodo di 5 giorni di libero e che durante questi giorni faceva rientro in _ dai suoi familiari (cfr. doc. I pag. 3).
Inoltre, durante il suo lungo periodo di malattia (dal maggio 2013 a fine ottobre 2014) egli ha sempre risieduto in Italia presso la sua famiglia (cfr. STCA 36.2014.104 del 23 marzo 2015, attualmente contestata davanti al Tribunale federale, consid. 2.9. pag. 18, audizione del teste X.: “prima del suo licenziamento ma in data che non so precisare l’avevo contattato al telefono a titolo personale e di amicizia chiedendogli di venire in cantiere, lui si trovava dai famigliari in _, perché potevano nascere dei problemi”), salvo nei giorni in cui doveva venire in Ticino per le visite mediche di controllo (cfr. doc. 8 pag. 3). A nulla di diverso può portare la circostanza, che la permanenza in Italia durante la malattia aveva un carattere terapeutico (cfr. doc. I pag. 2 e 3).
Infatti, se può restare aperta la questione di sapere se il prolungato soggiorno all’estero per ragioni di salute costituisca un valido motivo per non ritenere interrotta la residenza effettiva (sul tema cfr. STF 9C_729/2014 del 16 aprile 2015 consid. 3), tale fatto conferma che il vero fulcro delle relazioni personali e affettive in cui il ricorrente poteva trovare conforto durante la malattia si trovava proprio in Italia.
Questa Corte ha del resto già negato in passato il diritto alle prestazioni LADI a un assicurato che aveva lavorato in Svizzera e la cui famiglia risiedeva all’estero, che aveva preso in locazione un appartamento in Ticino, ma che durante un periodo di malattia era rientrato all’estero nel paese in cui risiedevano i suoi familiari per sottoporsi alle cure mediche del caso, dimostrando di avere in quel paese il centro delle sue relazioni personali e non in Ticino (cfr. STCA 38.2014.10 del 10 agosto 2014, consid. 2.5).
Nel caso concreto la medesima conclusione vale pure per il periodo in cui l’assicurato si è iscritto in disoccupazione, ossia dal 4 novembre 2014 al 31 marzo 2015.
Nulla è infatti mutato, in quei mesi, per quel che riguarda la sua situazione personale e familiare.
Questa Corte ritiene pertanto, che il centro degli interessi personali di RI 1 sia a _.
A ragione, dunque, nella decisione su opposizione del 17 marzo 2015 la Sezione del lavoro ha stabilito che il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con l’art. 12 LADI, non è in concreto realizzato.
2.5. Vista la conclusione alla quale il TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se l’assicurato possa derivare il diritto alle prestazioni della LADI sulla base delle disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V 222; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, op.cit. p. 683 n. 24).
Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC) e in particolare il suo Allegato II regolante il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (
DTF 130 V 145
consid. 3 pag. 146;
DTF 128 V 315
, con riferimenti [RS 0.142.112.681]).
Giusta l'art. 1 cpv. 1 dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base dell'
art. 8 ALC
e facente parte integrante dello stesso (
art. 15 ALC
), in unione con la sezione A di tale allegato, le parti contraenti applicano nell'ambito delle loro relazioni in particolare il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come pure il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. L'
art. 121 LADI
, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinvia, alla lett. a, all'ALC e a questi due regolamenti di coordinamento (SVR 2006 AlV n. 24 pag. 82 consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).
Una decisione n. 1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto dell’Allegato II all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le Parti applicheranno tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V 88; SVR 2014 ALV N. 9; DTF 140 V 98) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
Il regolamento (CE) n. 883/2004 (RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il periodo anteriore alla data della sua applicazione (DTF 138 V 392 consid. 4.1.3).
Questi regolamenti sono stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS 0831.109.268.1; (cfr. B. Kahil.Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales in SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1).
L’art. 11 del Regolamento (CE) n. 883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro.
In materia di assicurazione contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio quello nel quale l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività lavorativa dipendente (cfr. DTF 139 V 88; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1;
B. Rubin, op.cit., pag. 683).
Per quel che concerne i lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole differenti.
Secondo l’art. 1 lett. f del Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero» qualsiasi persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro e che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di massima ogni giorno o almeno una volta la settimana.
Questi assicurati beneficiano delle prestazioni dello Stato competente (nel nostro caso: della LADI) se si trovano in una situazione di lavoro ridotto (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. b LADI) alla luce dell’art. 65 par. 1 del Regolamento (CE) 883/2014 (“La persona che si trova in disoccupazione parziale o accidentale e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente si mette a disposizione del suo datore di lavoro o degli uffici del lavoro nello Stato membro competente. Egli beneficia delle prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro competente, come se risiedesse in tale Stato membro. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione dello Stato membro competente.”).
Gli assicurati frontalieri in disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono invece chiedere le prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza (nel nostro caso: in Italia), sulla base dell’art. 65 par. 2 1a frase del Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione completa e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente e continua a risiedere in tale Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a disposizione degli uffici del lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto salvo l'articolo 64, la persona che si trova in disoccupazione completa può a titolo supplementare, porsi a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato la sua ultima attività subordinata o autonoma.”) e dell’art. 65 par. 5 lett. a del Regolamento (“Il disoccupato di cui al paragrafo 2, prima e seconda frase, riceve le prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro di residenza come se fosse stato soggetto a tale legislazione durante la sua ultima attività subordinata o autonoma. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione del luogo di residenza.”; cfr. B. Rubin, op.cit. p. 683).
Da notare che i costi per il rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e quello di residenza (cfr. B. Rubin, op. cit., p. 684: “L’institution suisse rembourse, sur domande de l’institution étrangère, la totalité des prestations versées aux frontaliers durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art. 65 par. 6 a 8 du Regl. [CE] 883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16 novembre 2013 ad un interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo Quadri denominata “Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di disoccupazione dei frontalieri”: “(...) Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica il regolamento (CE) nr. 883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo Stato di residenza, competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati, delle indennità versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a secondo della durata del rapporto di lavoro individuale) (...)”).
In una Direttiva del 24 ottobre 2013, denominata Regolamento 883. Fine dello status di "lavoratore frontaliere vero, atipico", la SECO ha ricordato che:
"
Ai sensi dell'art. 65 paragrafo 5 lett. a) del regolamento (CE) n. 883/2004 (regolamento 883) il versamento delle prestazioni di disoccupazione ai veri lavoratori frontalieri compete allo Stato di residenza. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha precisato la portata di questa disposizione in una sentenza dell'11.04.2013 sostenendo che la giurisprudenza Miethe, sviluppata quando era ancora in vigore il regolamento (CEE) n. 1408/71 (regolamento 1408/1), non è più valida in virtù del regolamento 883. Secondo tale giurisprudenza, un vero lavoratore frontaliero in disoccupazione che aveva conservato con lo Stato di occupazione legami personali e professionali particolarmente stretti poteva, come "lavoratore frontaliero atipico", beneficiare delle prestazioni in quest'ultimo Stato.
Il versamento delle prestazioni ai veri lavoratori frontalieri in disoccupazione completa spetta ormai senza eccezioni allo stato di residenza."
Sul tema e per un riassunto di casi di applicazione della giurisprudenza Miethe anche relativi al Canton Ticino, cfr. STF 8C_203/2013 del 23 aprile 2014 pubblicata in SVR 2014 ALV N. 9; vedi pure DLA 2012 N. 1 pag. 71 seg..
In applicazione delle disposizioni del Regolamento appena citate, con sentenza 38.2014.51 del 15 dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di disoccupazione ad un assicurato in quanto non aveva la residenza in Svizzera. Avendo dichiarato di tornare presso la propria famiglia in Italia durante il fine settimana, e quindi rientrando all’estero una volta per settimana, egli andava considerato, come giustamente stabilito dalla Sezione del lavoro, un vero lavoratore frontaliere.
L’assicurato aveva così diritto alle prestazioni di disoccupazione nel suo paese di residenza.
Del resto in quello Stato si trovava, in applicazione dell’abituale criterio della probabilità preponderante, il centro dei suoi interessi personali, soprattutto quelli familiari.
Le medesime argomentazioni sono alla base di una sentenza 38.2014.13 del 30 marzo 2015 nella quale il TCA ha pure confermato il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione in quanto un’assicurata non risiedeva in Svizzera e rientrava in Italia una volta per settimana.
Con analoghe argomentazioni il TCA ha respinto il ricorso di un’assicurata in una sentenza 38.2015.9 del 15 giugno 2015 fondandosi sul contenuto di un verbale allestito da un funzionario della Sezione del lavoro e firmato anche dall’interessata.
Da quel documento, emergeva in particolare che suo marito viveva a X. (IT) in una casa monofamiliare, che la ricorrente non viveva con suo marito per motivi professionali (e meglio per evitare lunghe trasferte giornaliere), che ella, ancora nel settembre 2014, rientrava settimanalmente presso l’abitazione coniugale durante i giorni di libero, che l'assicurata aveva con la Svizzera legami professionali, che non era membro di società, associazioni o altri enti con e senza scopo di lucro e che non era abbonata a giornali e riviste.
Il successivo ricorso è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 8C_521/2015 del 9 settembre 2015, nella quale l’Alta Corte ha sottolineato “che la ricorrente non si confronta in alcun modo con le motivazioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni, il quale, fondandosi sulla di lei audizione del 18 settembre 2014 dinanzi alla Sezione del lavoro, ha spiegato le ragioni per cui ella dovesse essere ritenuta frontaliera e quindi con diritto a prestazioni in Italia.”.
In una sentenza 38.2015.6 del 25 giugno 2015 questo Tribunale ha ritenuto vero frontaliere un altro assicurato, visto che egli rientrava in Italia una volta per settimana. Il TCA si è fondato sul contenuto di un verbale allestito presso la Sezione del lavoro e firmato anche dall’assicurato oltre che su un Rapporto della polizia cantonale, sulle dichiarazioni della custode dello stabile nel quale abitava e sull’estratto conto attestante i prelevamenti in contanti.
Il 28 agosto 2015 l’assicurato ha inoltrato un ricorso al Tribunale federale contro la citata sentenza. Il 1° settembre 2015 l’Alta Corte ha chiesto al TCA di trasmettere l’incarto completo, (ciò che è stato fatto il 4 settembre 2015), precisando che “per il momento non vengono richieste osservazioni al ricorso”.
Nel caso concreto RI 1 non può essere manifestamente definito un lavoratore frontaliero vista l’estrema lontananza dal luogo di residenza e, soprattutto, il mancato rientro almeno una volta la settimana.
2.6. Il Regolamento CE 883/2004 prevede inoltre all’art. 65 par. 2 terza frase che il disoccupato diverso dal lavoratore frontaliero, che non ritorna nel suo Stato membro di residenza, si mette a disposizione degli uffici del lavoro nell’ultimo Stato membro alla cui legislazione era soggetto (cfr. B. Rubin, op.cit. pag. 683).
Questa disposizione regola la situazione di taluni assicurati che hanno mantenuto la loro residenza in uno Stato diverso da quello dell’ultimo impiego (cfr. DTF 131 V 229) e che non sono dei lavoratori frontalieri.
Questi assicurati hanno un diritto d’opzione tra le prestazioni dello Stato in cui hanno lavorato e quello in cui risiedono (cfr. DTF 131 V 228).
Il Tribunale federale ha stabilito che della categoria dei lavoratori
diversi dai frontalieri (frontalieri "non veri") fanno parte segnatamente i lavoratori stagionali, i lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, i lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e i lavoratori occupati da un'impresa frontaliera (cfr. DTF 133 V 140; DTF 133 V 169 (176-177); STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015, consid. 3.5.1-3.5.2; STF 8C_656/2009 del 14 aprile 2010).
In una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014 massimata in RtiD I-2015 n. 54 pag. 782-784 e già citata al consid. 2.2, questo Tribunale, contrariamente al parere della Sezione del lavoro (che comunque gli aveva negato il diritto d’opzione sostenendo che difettasse la dimora in Svizzera), ha ritenuto che un assicurato non poteva essere qualificato come falso frontaliere vista la tipologia del lavoro svolto.
Egli, infatti, al beneficio di un permesso B dall’aprile 2012 e iscrittosi in disoccupazione da giugno 2013, rivestiva una posizione dirigenziale (guadagno assicurato di fr. 9'625.--) con contratto di durata determinata (aprile 2012-giugno 2013), dispensato poi anzitempo, nel dicembre 2012, dal prestare la propria attività lavorativa.
Quell’assicurato ha, peraltro, trascorso la maggior parte del tempo tra dicembre 2012 e giugno 2013 all’estero.
La situazione di quell’assicurato è dunque totalmente diversa dai lavoratori attivi presso il cantiere _.
Nella Circolare relativa alle ripercussioni dei Regolamenti (CE) 883/2004 e 987/2009 sull’assicurazione contro la disoccupazione (Circ. ID 883), in vigore dal 1° aprile 2012, la SECO ha precisato che:
"
A80
Poiché la determinazione della competenza dello Stato di residenza secondo l’articolo 65 RB costituisce un’eccezione al principio della competenza dello Stato dell’ultima attività, tale eccezione non deve essere applicata, tramite un’interpretazione troppo ampia della nozione di residenza, a tutti i lavoratori migranti occupati in uno Stato membro che continuano ad avere una famiglia che risiede in un altro Stato membro 14.
A81
La decisione U2 stabilisce che non sarebbe accettabile il fatto che, estendendo eccessivamente il concetto di «residenza», il campo di applicazione dell’articolo 65 RB venisse ampliato fino a includervi tutte le persone che esercitano abbastanza stabilmente un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro, lasciando le loro famiglie nel Paese di origine.
A82
In generale si presuppone che i disoccupati che non vengono contemplati nella decisione U2 e che al termine dell’attività in un altro Stato membro rientrano in Svizzera, avevano quale luogo di dimora abituale (residenza) il luogo in cui lavoravano e, di conseguenza, non possano appellarsi allo status di falsi lavoratori frontalieri per rivendicare il diritto alle prestazioni.
A83
Vale il presupposto che i lavoratori risiedono nel luogo in cui hanno un impiego fisso.”
ed ancora che:
“
A29
È considerato falso lavoratore frontaliero colui che è attivo professionalmente in uno Stato e risiede in un altro Stato nel quale non torna ameno una volta la settimana.
Per rientrare nella categoria di veri lavoratori frontalieri, a questi lavoratori manca il requisito dello spostamento giornaliero o settimanale (pendolare).
Per dimostrare la condizione di lavoratore frontaliero, anche a tali persone devono essere posti requisiti severi poiché di norma vale il presupposto che tali persone abbiano la residenza nello Stato in cui lavorano (n. marg. A80 segg.).”
L’autorità di sorveglianza cita esplicitamente una vecchia sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee – dal 1° dicembre 2009 Corte di giustizia dell’Unione europea – del 17 febbraio 1977 Silva di Paolo c/Office national de l’emploi consid. 12 e 13 (reperibile al sito www.eur-lex.europa.eu) nella quale la Corte ha sottolineato i motivi per i quali il concetto di falso frontaliero non può essere applicato in modo esteso (e non dunque a tutti i lavoratori migranti), in considerazione soprattutto del fatto che non è corretto fare assumere i costi per il rischio disoccupazione allo Stato di residenza mentre i contributi sono stati versati nello Stato dell’ultimo impiego.
In quell’occasione la Corte di giustizia aveva in particolare rilevato:
"
L'elemento determinante, per l'applicazione dell'art. 71 nel suo complesso, è la residenza dell'interessato in uno Stato membro diverso da quello alla cui legislazione egli era soggetto durante la sua ultima occupazione.
Il trasferimento dell'onere delle prestazioni di disoccupazione dallo Stato membro dell'ultima occupazione allo Stato membro di residenza è giustificato per talune categorie di lavoratori che conservano stretti legami col paese in cui essi si sono stabiliti e dimorano abitualmente; esso non lo sarebbe più nel caso in cui, con un'interpretazione troppo lata della nozione di residenza, si arrivasse ad ammettere l'eccezione di cui all'art. 71 del regolamento n.
1408/71 per tutti i lavoratori migranti che sono occupati in uno Stato membro, mentre la loro famiglia continua a dimorare abitualmente in un altro Stato membro.
Ne consegue che le disposizioni di cui all'art. 71, n. 1, lett. b), ii), vanno interpretate restrittivamente.
Tali considerazioni hanno indotto la commissione amministrativa (per la previdenza sociale dei lavoratori migranti) istituita in forza dell'art. 80 del regolamento n. 1408/71, ad ammettere, nel suo parere 24 gennaio 1974, n. 94 (GU 1974, n. C 126, pag. 22), la possibilità di applicare l'art. 71, n. 1, lett. b), ii), solo per i lavoratori stagionali ed inoltre, per quelli contemplati all'art. 14, n. 1, lett. b), c) e d), del regolamento n. 1408/71.
Tale decisione, tuttavia, pur se fornisce alcune indicazioni, non si può intendere nel senso ch'essa si riferisca a tutte le categorie di lavoratori atte a fruire della disposizione, né che essa escluda da tale beneficio talune altre categorie, comprendenti lavoratori che hanno conservato analoghi stretti legami col loro paese di dimora abituale.
Coi termini «in cui risiede o che ritorna in tale territorio» l'art. 71, n. 1, lett. b), ii), contempla due categorie di lavoratori la cui situazione è sostanzialmente la medesima.
La nozione di «Stato membro in cui risiede» va riferita unicamente allo Stato in cui il lavoratore, pur se occupato in un altro Stato membro, continua a dimorare abitualmente e nel quale trovasi anche il centro principale dei suoi interessi.
All'uopo, la circostanza che il lavoratore abbia lasciato la propria famiglia nel suddetto Stato costituisce un indice del fatto che egli vi ha conservato la propria residenza, ma non potrebbe, di per sé sola essere sufficiente a giustificare l'applicazione della norma di cui all'art. 71, n. 1, lett. b), ii).
Non appena, infatti, il lavoratore abbia un'occupazione stabile in uno Stato membro, si presume ch'egli vi risieda, anche se abbia lasciato la propria famiglia in un altro Stato.
Vanno quindi presi in considerazione, oltre alla situazione familiare del lavoratore, anche i motivi che l'hanno indotto a spostarsi, e la natura del lavoro.
L'aggiunta dei termini «o che ritorna in tale territorio» implica semplicemente che la nozione di residenza, come sopra definita, non esclude necessariamente la dimora non abituale in un altro Stato membro.
Ai fini dell'applicazione dell'art. 71, n. 1, lett. b), ii), del regolamento n.
1408/71, vanno quindi presi in considerazione la durata e la continuità della residenza nel periodo precedente lo spostamento dell'interessato, la durata e lo scopo della sua assenza, la natura dell'occupazione trovata nell'altro Stato membro, nonché l'animus dell'interessato quale risulta dal complesso delle circostanze
del caso.”
Nella sua Circolare la SECO ricorda inoltre che:
“A30
Secondo la decisione U2 della Commissione amministrativa, rientrano nella categoria dei falsi lavoratori frontalieri in particolare:
·
le persone che lavorano a bordo di una nave (art. 11 par. 4 RB);
·
le persone che normalmente esercitano la loro attività in due o più Stati membri (art. 13 RB);
·
le persone cui si applica un accordo come quello menzionato all'articolo 16 paragrafo 1 RB,
se nel corso della loro ultima attività, esse risiedono in uno Stato membro diverso da quello competente (ai fini dell'obbligo di assicurazione).”
e che:
“A31
La decisione U2 non fornisce un elenco esaustivo dei beneficiari. Il presupposto – valido anche per questa categoria – che una persona risieda nello Stato in cui lavora (n. marg. A80 segg.) può essere confutata considerando tutte le circostanze per ogni singolo caso. Per una valutazione in merito devono essere osservati i criteri riportati al n. marg. A80.”
Infine, a proposito della determinazione dello Stato di residenza, la SECO fa il seguente esempio:
"
A85
(...)
Un lavoratore accetta un’attività subordinata in un altro Stato membro e vive in un alloggio messo a disposizione dal datore di lavoro. La sua residenza principale e la sua famiglia, dalla quale torna regolarmente, continuano ad essere in Svizzera. Il modo in cui vive mostra che durante l’attività subordinata all’estero il centro degli interessi vitali continuava a essere la Svizzera.”
2.7. Al fine di chiarire la situazione dal profilo dell’assicurazione contro la disoccupazione, nella presente fattispecie ma anche in modo generale per i lavoratori stranieri già attivi sul _, questo Tribunale ha interpellato a due riprese la SECO (cfr. consid. 1.5 – 1.6), con esplicito riferimento alla nozione di falso frontaliere.
Preliminarmente va rilevato che nella sua risposta del 25 agosto 2015 l’autorità di vigilanza non ha indicato alcun motivo che osti alla qualifica di tali lavoratori come falsi frontalieri, qualora dall’analisi della situazione del singolo caso emergesse che non è data la residenza in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. consid. 2.1 e 2.2).
Chiamato ora a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che vista la natura e la durata del contratto di lavoro, la tipologia delle attività da svolgere, gli orari di lavoro e le condizioni abitative (_del cantiere _), i rientri ad intervalli regolari nel luogo di residenza raggruppando i giorni di congedo (cfr. l’esempio al punto A85 della Circolare della SECO), ritenuto pure che “la decisione U2 non fornisce un elenco esaustivo dei beneficiari” (cfr. punto A31 della Circolare della SECO), analogamente ai lavoratori stagionali (cfr. DTF 133 V 169; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015, consid. 3.5.1-3.5.2), anche gli assicurati che sono stati attivi sul _ devono essere qualificati come falsi frontalieri se hanno mantenuto la loro residenza (nel senso di avere il centro dei propri interessi personali e familiari) nello Stato di provenienza.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, vista l’assenza di armonizzazione del livello delle prestazioni di sicurezza sociale a livello europeo (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Assurance-chômage” et droit du travail: quelques cas tessinois, in op.cit. pag. 90-91), tali assicurati opteranno verosimilmente per annunciarsi in disoccupazione in Svizzera, paese nel quale hanno svolto la loro attività lucrativa e hanno versato i relativi contributi, e non nello Stato di residenza.
È quasi inutile aggiungere, anche in relazione agli assicurati già attivi presso il _, che l’esame delle disposizioni di diritto internazionale deve essere effettuato solo qualora venga escluso il diritto alle prestazioni sulla base del diritto interno (cfr. DTF 131 V 222 consid. 2.2 pag. 252).
In tale contesto va sottolineato che, riservato evidentemente l’esame di ogni singolo caso concreto, se delle persone sole (celibi, nubili, separati/e, divoziati/e) o persone sposate con figli ormai adulti, risiedessero effettivamente in Svizzera e dimostrassero di avere sufficienti legami con il nostro Paese oltre a quello professionale, la realizzazione del presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI andrebbe verosimilmente ammesso, soprattutto qualora il rapporto di lavoro in Svizzera fosse durato diversi anni (cfr. consid. 2.1-2.3; DTF 138 V 186 (193-194); STF 8C_405/2015 del 27 ottobre 2015).
Come visto (cfr. consid. 2.6), la conseguenza per un assicurato del riconoscimento dello statuto di falso frontaliero è quella di poter beneficiare di un diritto d’opzione tra le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione svizzera e quella del paese di residenza.
Come ha rilevato anche la Sezione del lavoro dopo la seconda richiesta del TCA alla SECO (cfr. consid. 1.6), se l’assicurato opta per le prestazioni della LADI egli deve dimorare (cfr. Circ. ID 883 A1) effettivamente e costantemente in Svizzera cercando attivamente un’occupazione e non rientrarvi soltanto per i colloqui di consulenza.
2.8. Nella presente fattispecie su quest’ultimo punto la Sezione del lavoro ha ammesso che RI 1 ha risieduto in Ticino nel primo mese di disoccupazione (novembre 2014), ma ha sostenuto che nei mesi successivi (dicembre 2014 e gennaio-marzo 2015) l’assicurato tornava nel nostro Cantone soltanto per adempiere gli obblighi di controllo. Ciò sarebbe dimostrato dai prelevamenti bancari effettuati all’estero e dalla chiusura dell’esercizio pubblico presso il quale egli aveva una camera a partire dal 14 marzo 2015 (cfr. consid. 1.2).
A proposito della costante
presenza del ricorrente sul suolo ticinese durante il periodo di disoccupazione, il TCA constata che, effettivamente, malgrado nelle sue dichiarazioni del 17 dicembre 2014 egli avesse affermato di aver sempre soggiornato a _ anche nei fine settimana (cfr. doc. 8 pag. 3), dai suoi estratti conto _ figurano unicamente tre prelevamenti in Svizzera, a _, per complessivi fr. 800.-- (il 1° novembre, il 18 novembre e il 26 novembre 2014), mentre in Italia, presso la _ dal 7 dicembre al 15 dicembre 2014 figurano otto prelevamenti in Euro, pari a fr. 1'679.68 (cfr. doc. 16).
Al riguardo la patrocinatrice dell’assicurato ha prodotto una dichiarazione della moglie dell’assicurato attestante che era lei ad effettuare i prelevamenti in contanti all’estero con la carta di credito del marito (cfr. doc. B2: “Io sottoscritta _ dichiaro con la presente che ho prelevato utilizzando il BANCOMAT di mio marito RI 1 presso la _ durante i mesi di settembre-ottobre-novembre e dicembre. Durante questi mesi mio marito veniva a trovarci molto raramente e si tratteneva pochissimi giorni.”).
Inoltre la patrocinatrice dell’assicurato ha prodotto una dichiarazione dello stesso assicurato che afferma di essere stato ospitato dal collega _ nella sua stanza (cfr. doc. B1: “Il sottoscritto RI 1 dichiara che a seguito della chiusura del _ sono stato ospitato a titolo gratuito dal mio ex collega di lavoro _ (_) il quale conoscendo la mia grave situazione finanziaria mi ha fatto un favore.”).
L’amministrazione al proposito ha sottolineato, da una parte, che le affermazioni della moglie del ricorrente non sono comprovate e che, dall’altra, pure le dichiarazioni riguardo all’alloggio non sono comprovate e contraddicono anche quanto affermato da _ nel verbale d’audizione del 10 aprile 2015 (cfr. doc. 24: “Dal 01.12.2014 ho preso una stanza in affitto presso il _ a _ che condividevo con il signor RI 1, conosciuto tramite il cantiere. Ognuno di noi pagava fr. 500.00. Mi era stato fatto un contratto indeterminato, ma ci sono stato solo due mesi in quanto sono stato buttato fuori per chiusura dell’esercizio. Ho quindi trovato un’altra stanza presso il Ristorante
(omissis)
che occupo da solo. I servizi sono in uso comune.”).
In tale contesto il TCA ribadisce che, secondo la giurisprudenza federale, per
concludere circa l’esistenza di un’effettiva residenza in Svizzera non basta in ogni caso che l’assicurato ritorni regolarmente in Svizzera allo scopo di ossequiare i suoi obblighi di disoccupato
(cfr.
STFA C 290/03 del 6 marzo 2006
).
D’altra parte è sufficiente dimostrare una “costante presenza sul mercato del lavoro svizzero” (cfr. DTF 125 V 469), indipendentemente dal carattere più o meno precario delle abitazioni reperite.
Alla luce degli elementi appena esposti, questo Tribunale ritiene che la questione relativa alla dimora in Svizzera dell’assicurato nel periodo rilevante debba ancora essere approfondita dall’amministrazione.
La decisione su opposizione del 17 marzo 2015 va quindi annullata e gli atti rinviati alla Sezione del lavoro affinché appuri, se del caso interpellando _, se l’assicurato oltre al mese di novembre 2014 ha dimorato effettivamente oppure no in Svizzera anche nel periodo dicembre 2014 - 31 marzo 2015.
La Sezione del lavoro inviterà pure il ricorrente a comprovare che è stata realmente la moglie ad effettuare i prelevamenti all’estero e a specificare come poteva quest’ultima avere effettuato dei prelevamenti nel novembre 2014 con il bancomat del marito, quando tali prelevamenti sono avvenuti a _ (cfr. Doc. 16).
L’amministrazione chiarificherà inoltre la questione relativa al ritiro della corrispondenza.
Infine, l’amministrazione esaminerà anche gli altri presupposti fissati all’art. 8 LADI per riconoscere il diritto all’indennità di disoccupazione a partire dal 4 novembre 2014.