# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9d46d9d1-6c93-50fa-b092-4337e595129c
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto che
- con decreto d’accusa n. 1027/2012 del 5 marzo 2012 il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di lesioni semplici per avere, a _, sul piazzale del distributore di benzina “_”, in data 12 giugno 2011, intenzionalmente cagionato un danno al corpo o alla salute di _, e meglio per avergli sferrato un pugno al volto, provocandogli con tale gesto un grande ematoma alla base del naso ed una ferita sul lato destro del naso (così come riportato nel certificato medico agli atti).
Avverso tale decreto d’accusa AP 1 ha interposto tempestiva opposizione.
- Dopo il dibattimento, con sentenza 21 febbraio 2014 (intimata il 10 aprile 2014) il giudice della Pretura penale ha dichiarato AP 1 autore colpevole di lesioni semplici per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel decreto di accusa.
In applicazione della pena il pretore ha condannato AP 1 alla pena pecuniaria di 15 (quindici) aliquote giornaliere da fr. 140.- (centoquaranta) cadauna, per un totale di fr. 2’100.- (duemilacento), pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni, alla multa di fr. 300.- (trecento) e al pagamento di tasse e spese giudiziarie.
preso atto che
- contro la sentenza del giudice della Pretura penale AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre appello.
Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 2 maggio 2014, egli ha dichiarato di impugnare l’intera sentenza di prime cure, postulando il suo proscioglimento e protestando tasse, spese e ripetibili di primo e secondo grado (III).
- Contestualmente alla dichiarazione d’appello, l’appellante ha presentato un’istanza probatoria, che è stata respinta con decreto del 28 agosto 2014 (V).
- La presidente di questa Corte ha poi assegnato alle parti un termine di 5 giorni per comunicare il loro consenso allo svolgimento del procedimento d’appello con procedura scritta (V). L’imputato non vi ha acconsentito.
esperito
il pubblico dibattimento il 5 novembre 2014 durante il quale:
-
l’appellante ha chiesto il suo proscioglimento;
- l’AP ha chiesto la reiezione dell’appello e la conferma delle
sentenza impugnata.

## Considerations

Considerando
in diritto 1.
Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“
plein pouvoir d’examen
”, “
umfassende Überprüfung
”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.
Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).
2.
Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e altri, in Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bernasconi, in Codice svizzero di procedura penale, op. cit., ad art 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani, in Commentaire romand, Code de procedure pénale, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento (Bernasconi e altri, op. cit., ad art 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, 23; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand, Code de procedure pénale, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, 70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c.bb).
3.
Il principio della presunzione d’innocenza - garantito dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le altre, STF 13.5.2008 in 6B.230/2008, consid. 2.1.; STF 19.4.2002 in 1P.20/2002, consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV 86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato dall’art 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole all’imputato.
Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre l’applicazione del principio
in dubio pro reo
.
Il principio dell’
in dubio pro reo
è così disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, inv Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97; Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).
L’accusato
4. AP 1
è nato il _ a _ (in provincia di _). Dopo essersi trasferito in Svizzera, nel 1991 ha sposato a _ _ e dal matrimonio sono nati due figli: _ (_) e _ (_).
Di professione agente di sicurezza, ha lavorato dapprima alle dipendenze della _ e da 12 anni lavora per il servizio di sicurezza del _ (verb. interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. primo grado, pag. 2). Il suo salario lordo ammonta a fr. 5'600.- mensili (verb. dib. d’appello, pag. 2).
Risultanze dell’inchiesta
5.
Il procedimento penale che ci occupa prende avvio da un litigio sorto, il 12 giugno 2011, tra AP 1 e _, alla stazione di servizio _ di _.
_, intenzionato a lasciare il piazzale della stazione di servizio a bordo della sua autovettura, stava eseguendo una retromarcia.
AP 1, che si trovava in sosta appena dietro di lui, ha azionato un avvisatore acustico. _ - che ha ritenuto la strombazzata sproporzionata e provocatoria - ha reagito insultando AP 1 che è sceso dalla vettura e, a piedi, si è affiancato a quella di _ che, da parte sua, è rimasto all’interno dell’abitacolo (AI 3, pagg. 1-2).
Su quanto accaduto in seguito i due protagonisti hanno, fin dal principio, fornito due versioni divergenti.
_ ha accusato AP 1 di avergli sferrato un pugno sul naso, ferendolo e rompendogli gli occhiali da vista che indossava. AP 1, da parte sua, ha invece negato di aver picchiato _, sostenendo di essersi avvicinato alla sua vettura unicamente per chiedere spiegazioni in merito ai pesanti insulti ricevuti dal conducente.
6.
Nel settembre 2011 _ ha sporto querela nei confronti di AP 1 per i reati di vie di fatto e di lesioni semplici (AI 1). I due sono, dunque, stati sentiti a verbale dalla polizia e hanno sostanzialmente mantenuto le rispettive posizioni già espresse ai poliziotti intervenuti sul posto il giorno dell’accaduto (di cui però non vi è formalmente traccia agli atti, cfr. rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 31.01.2012, AI 3, pagg. 1-2).
a. _
ha spiegato che - sentito il clacson suonato da AP 1 in un modo che in quelle circostanze era, secondo lui, assolutamente sproporzionato - ha reagito a quella che egli ha interpretato come una provocazione rivolgendo a AP 1 la frase
“che cazzo vuoi deficiente”
.
_ ha, poi, così descritto quanto accaduto in seguito:
“
Di fatto, poiché la manovra era fattibile, ho continuato ad indietreggiare sino ad arrivare ad un parcheggio che nel frattempo si era liberato.
Mi ero parzialmente inserito in tale parcheggio, con l’obiettivo di girare ed andarmene, quando ho notato che dalla vettura citata in precedenza è sceso il conducente che si è diretto verso di me.
Io, per sentire cosa voleva quell’uomo, ho abbassato il finestrino e, quando questi è giunto alla mia altezza, mi ha sferrato un forte pugno al volto.
Più precisamente questi appena mi ha raggiunto ha pronunciato le parole: “prendi questo coglione” e poi mi ha sferrato un pugno che in pratica mi ha tramortito. Il colpo è stato talmente forte che, oltre a sanguinarmi il naso, ho avuto la testa pesante per 3-4 giorni tanto che sospetto che fosse una commozione celebrale. A questo punto alcuni clienti mi hanno soccorso e mi hanno accompagnato presso i bagni della stazione a pulirmi il naso e a cercare di recuperare i sensi. Nel frattempo un dipendente del distributore di benzina ha chiamato la Polizia e poco dopo è sopraggiunta una pattuglia i cui agenti hanno proferito col sottoscritto e con l’uomo che ha sferrato il pugno che è stato quindi identificato in AP 1” (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3).
A dire di _, il forte pugno ricevuto da AP 1 l’ha non solo ferito al naso, ma ha anche spezzato in due gli occhiali da vista che portava:
“
Dopo alcuni minuti mi sono parzialmente ripreso e ho cercato di guardare il giornale e ho realizzato che non avevo più gli occhiali e controllando ho visto che una metà si trovava sul sedile anteriore destro mentre la seconda metà sul sedile posteriore. In sostanza, per il forte colpo ricevuto, oltre a ferirmi il naso (certificato medico allegato), AP 1 mi ha anche spezzato gli occhiali in due parti e, nella rottura, questi mi hanno a loro volta provocato delle ferite al volto” (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3).
b.
Nel certificato medico del dott. med. _ di _ (allegato alla querela penale del 05.09.2011, A 1) si legge che il paziente, che il medico riferisce di aver visitato il 14 giugno 2011 alle ore 8.00,
“accusa dolore di testa, vertigine, epitassi, dolore al naso”
e
“presenta
un grande ematoma alla base del naso e una ferita sulla faccia destra del naso”
.
Le ferite ed escoriazioni riportate da _ sono documentate anche dalla fotografia allegata al certificato medico. Una seconda fotografia, allegata alla querela, ritrae gli occhiali da vista di _, spezzati in due parti in corrispondenza della lente sinistra e sprovvisti dello stanghino destro (AI 1).
c.
Interrogato una prima volta il 02.01.2012, AP 1 ha fornito una versione diversa da quella di _ sull’accaduto, negando categoricamente di averlo colpito al volto. Egli ha spiegato di aver suonato l’avvisatore acustico all’indirizzo di _ per renderlo attento alla sua presenza poiché temeva che, nell’eseguire la retromarcia, egli potesse urtare la sua vettura. A dire di AP 1 l’uomo ha però reagito male:
“
A questo punto l’uomo, dopo aver corretto la manovra, mi si è affiancato e, dopo aver abbassato il finestrino, si è rivolto a me insultandomi con ingiurie tipo: “italiano di merda, straniero del cazzo, vaffanculo, testa di cazzo, coglione”.
Dopo avermi insultato ha proseguito con la sua manovra e quindi ad indietreggiare sino a fermarsi poco dietro la mia vettura ma spostato a destra.
A questo punto sono sceso dalla mia automobile e mi sono avvicinato all’uomo che, con il finestrino aperto, si trovava ancora seduto nella sua vettura.
Da parte mia gli ho chiesto cosa volesse e se era il caso di offendermi in quella maniera poiché, da parte mia, avevo suonato solo per evitare una collisione. (...) Io gli ho solo parlato ed io non l’ho colpito in alcun modo.
In quel frangente, ovvero mentre gli parlavo, ho notato che l’uomo non aveva gli occhiali e presentava un graffietto sul naso (...). Non so perché aveva questo graffio e forse se l’è procurato nel togliersi gli occhiali.
Dopo che gli ho rivolto la parola l’uomo, che non ha mai smesso di insultarmi, è sceso dalla vettura ed è andato nel negozio a chiedere un cerottino per coprire il graffio citato in precedenza.
L’impiegata del negozio della stazione di servizio ha avvisato la polizia per cui poco dopo è giunta una pattuglia della Polizia Cantonale. In presenza degli agenti ho raccontato la mia versione e hanno sentito anche quella dell’uomo (PS 02.01.2012, allegato 4 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 3 , pagg. 2-3).
AP 1 si è, poi, rifiutato di firmare il verbale dell’interrogatorio esigendo la presenza del suo avvocato. Egli é stato, dunque, sentito nuovamente il 26.01.2012, presente il suo difensore. In quell’occasione, egli ha completato le sue precedenti dichiarazioni precisando che _, dopo essersi fatto dare il cerotto, ha espressamente rifiutato di far chiamare l’ambulanza come, invece, gli era stato proposto sia dall’impiegata dell’_ che dalla polizia e di non avere nessuna idea né sul come _ si sia procurato l’ematoma e le escoriazioni al naso successivamente riscontrate dal medico né sul perché egli l’abbia querelato per un reato mai commesso (PS 26.01.2012, allegato 2 al rapporto di polizia 31.01.2012, pagg. 3-5).
7.
Al dibattimento di primo grado sono stati sentiti AP 1, _ e _, l’impiegata dell’_ di _.
a.
_ ha chiarito immediatamente di non avere assistito alla lite e di essere uscita dal negozio della stazione _ unicamente a fatti avvenuti poiché allertata da un cliente e di aver trovato _
“visibilmente scosso e con il naso che sanguinava”
(verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). Ha, poi, aggiunto che quando ha raggiunto _ egli indossava gli occhiali e di ricordarsi che erano rotti, nel senso che mancava uno stanghino. Ha anche precisato che l’uomo
“continuava a metterli e toglierli”
(verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). Ha, quindi, spiegato di aver dato a _ un cerotto e di averlo disinfettato, ma di non aver messo un tampone
“perché non sanguinava dalle narici ma dal naso dove poggiano gli occhiali”
(verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).
Ha negato di aver visto un ematoma sul viso dell’uomo.
Ha, poi, aggiunto di avere chiesto a _ se doveva chiamare un’ambulanza (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1 e 2).
b.
AP 1 e _ hanno, dal canto loro, sostanzialmente mantenuto le proprie posizioni. AP 1 ha precisato unicamente che, il giorno dell’accaduto, sul viso di _ non vi era un ematoma come quello raffigurato nella fotografia allegata al certificato medico e che
“al massimo togliendosi gli occhiali lui si è fatto un graffio”
(verb. interrogatorio imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).
_ invece, dopo aver confermato la bontà delle dichiarazioni delle teste _, ha però ribadito che, in seguito al colpo al volto ricevuto da AP 1, gli occhiali da vista che indossava si sono rotti in due parti. Ha poi così descritto gli istanti che hanno seguito il pugno ricevuto:
“
sono rimasto intontito in macchina. Ho cercato gli occhiali che erano caduti e mi sono accorto che sanguinavo e quindi sono uscito per entrare in negozio, dove mi hanno accompagnato delle persone che mi hanno visto che ero molto scosso.
Da dove sanguinava?
Dalla parte esterna del naso e molto.
Perché non ha accettato l’ambulanza? Non era così grave al punto di dover andare all’ospedale. Il sangue si era fermato.
Perché era annebbiato? Perché il pugno mi ha fatto stare male. Ancora un giorno dopo avevo le vertigini e per questo ho deciso di andare dal dottore.
Ha guidato dopo i fatti? Si. Da lontano vedo abbastanza bene. Ho degli occhiali tipo bifocali. Ho comunque guidato solo 500 metri fino a casa” (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).
Appello
8.
L’appellante - che chiede il suo proscioglimento - sostiene che il primo giudice ha accertato in modo inesatto i fatti.
Innanzitutto perché, nello stabilire quanto accaduto fuori dalla stazione _, il pretore non ha considerato il comportamento di _ negli istanti precedenti la lite. Segnatamente, non ha considerato che _ ha posteggiato la sua vettura in un luogo che ostruiva la possibilità di movimento degli altri conducenti, che l’ha, poi, insultato pesantemente senza alcun motivo e, infine, che lui lo ha raggiunto mentre si accingeva ad eseguire una manovra non permessa (III, pag. 1). Poi perché ha accertato in modo inesatto anche le cause e l’entità del danno alla salute diagnosticato a _, danno che - a suo dire - quest’ultimo potrebbe essersi benissimo procurato da solo togliendosi “frettolosamente e con atteggiamento scosso” gli occhiali da vista visto che egli presentava unicamente una semplice ferita sul lato della narice, che è stata curata con l’apposizione di un semplice cerotto. Al contrario, continua l’appellante, _ non sanguinava internamente dal naso, non presentava nessun ematoma - che in caso di pugno al volto sferrato con la foga descritta dall’AP sarebbe stato forzatamente immediatamente visibile subito dopo i fatti - e ha rifiutato l’intervento dell’ambulanza, ciò che permette di escludere la tesi secondo cui egli abbia ricevuto un colpo al naso tale da tramortirlo e da causargli dei giramenti di testa per giorni così come da lui preteso (III, pag. 2). Infine, a mente dell’appellante, il pretore nemmeno ha considerato che _ ha mentito anche su altri aspetti relativi a quanto successo quel giorno, in particolare in relazione al fatto che al momento in cui ha proferito l’insulto _ aveva il finestrino abbassato, che i suoi occhiali da vista in seguito all’accaduto risultavano spezzati in due e che _ ha atteso l’arrivo della polizia in un posteggio che nel frattempo si era liberato.
In conclusione, l’appellante sostiene che il pretore ha sbagliato a credere alla versione di _ e non alla sua, ritenuto da un lato che non vi sono in atti elementi per concludere che egli mente, mentre ve ne sono che dimostrano che è l’accusatore privato a mentire e dall’altro considerato a maggior ragione che egli, di professione agente di sicurezza, non solo sa come comportarsi quando una persona è scossa ed ha un comportamento “
sopra il righe
” - come era _ il giorno dei fatti - ma è anche consapevole delle pesanti conseguenze (rescissione del contratto di lavoro) che può avere per lui una condanna penale dal profilo professionale (III, pag. 3). In conclusione, egli pretende che
“
il voler chiedere a _ (recte _) i motivi per i quali era stato così pesantemente insultato, è un diritto legittimo, personale e professionalmente usuale (...). Ma dal voler chiedere ad essere autore di reato, vi sono elementi che devono essere logicamente e coerentemente comprovati. Questo, nella sentenza e nella fattispecie giudicata, non è avvenuto” (III, pag. 3).
9.
Questa Corte è, dunque, chiamata ad accertare se AP 1, il 12 giugno 2011, ha colpito con un pugno al volto _, causandogli i danni descritti nel certificato medico del dottor _.
a.
È da ritenersi assodato, poiché ciò risulta dalle dichiarazioni convergenti di entrambi i protagonisti, ribadite anche in occasione del dibattimento d’appello (verb. dib. d’appello, pagg. 2-4), che:
- il 12 giugno 2011, presso il piazzale della stazione _ di _, c’è stato un litigio tra le parti;
- in seguito al colpo di clacson a lui indirizzato da AP 1, _ ha inveito contro di lui;
- AP 1 è, poi, sceso dalla propria vettura e si è avvicinato a piedi al veicolo di _, che è, invece, rimasto all’interno dell’abitacolo.
b.
Su quanto accaduto successivamente all’avvicinarsi di AP 1 alla vettura di _, in atti vi sono unicamente le dichiarazioni, divergenti, dei due protagonisti, che vanno lette e valutate alla luce delle dichiarazioni della teste _ - che non ha assistito all’alterco ma che è intervenuta sul posto subito dopo i fatti - e delle risultanze oggettive degli accertamenti medici a cui _ si è sottoposto presso il dottor _ il 14 giugno 2011.
c.
Da un’attenta lettura degli atti, ed in particolare delle dichiarazioni delle parti e della teste _, emerge che le dichiarazioni rilasciate da _ durante l’inchiesta e al dibattimento di appello presentano svariate incongruenze.
c.1.
Innanzitutto, _ ha sempre sostenuto, ancora in sede di appello, che in seguito al pugno al volto infertogli da AP 1 gli occhiali da vista che indossava si sono spezzati in due (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3; verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).
Al dibattimento di appello ha ribadito di aver realizzato di non indossare più gli occhiali solo in un secondo momento, e meglio dopo essere stato medicato dalla gerente della stazione di servizio, quando li ha ritrovati, rotti, all’interno della sua autovettura:
“
Sul momento non mi sono neanche acconto di non avere più gli occhiali. Me ne sono reso conto solo dopo essere stato medicato, in particolare dopo che sono rientrato in macchina e ho trovato solo metà degli occhiali. La seconda metà l’ho trovata solo in seguito, perché era finita sul sedile posteriore. (...)
Fino all’arrivo della polizia sono rimasto seduto in macchina. È li che mi sono accorto di non avere più gli occhiali. (...) A domanda dell’avv. DI 1 rispondo che, mentre aspettavo la polizia, ho cercato di leggere i giornali. È solo vedendo che non ci riuscivo che mi sono reso conto di aver perso gli occhiali” (verb. dib. d’appello, pag. 4).
_ ha anche precisato di non aver più indossato gli occhiali dopo il colpo ricevuto:
“
L’avv. DI 1 mi chiede se è in quel momento che ho ritrovato gli occhiali e li ho indossati. Ma come potrei averli indossati visto che, come risulta dalle fotografie, erano rotti in due pezzi.
A domanda dell’avv. DI 1 rispondo che la foto degli occhiali l’ho fatta io appena arrivato a casa” (verb. dib. d’appello, pag. 4).
Queste sue dichiarazioni sono in contrasto con quelle della teste _, che è intervenuta dopo il diverbio. La teste ha, infatti, riferito in modo chiaro che, in quel momento, _ indossava ancora gli occhiali da vista, che erano unicamente sprovvisti di uno stanghino e che egli continuava a metterseli e toglierseli (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).
Non vi è alcun motivo per dubitare delle dichiarazioni della teste, a maggior ragione considerato che ella ha descritto il gesto di togliersi e mettersi gli occhiali ripetutamente compiuto da _ davanti a lei.
Occorre, dunque, ritenere accertato che, contrariamente alle dichiarazioni di _, quando egli è sceso dalla vettura – quindi, dopo il preteso “scontro” con AP 1 – i suoi occhiali non erano rotti a metà.
Da questo accertamento, discende che la foto in atti portata a supporto della versione di _ o non ritrae gli occhiali che egli indossava quel giorno oppure, se invece li ritrae, la loro rottura è avvenuta successivamente allo “scontro” di cui trattasi.
c.2.
Anche nel riferire le conseguenze causategli dall’asserito pugno sferratogli da AP 1, _ non solo non è stato lineare, ma nemmeno è stato coerente con le dichiarazioni della teste _.
Innanzitutto egli ha modificato più volte le sue dichiarazioni sulle conseguenze dell’asserito pugno ricevuto. Inizialmente alla polizia ha detto di aver ricevuto un
“pugno che in pratica mi ha tramortito. Il colpo è stato talmente forte che, oltre a sanguinarmi il naso, ho avuto la testa pesante per 3-4 giorni tanto che sospetto che fosse una commozione celebrale”
(verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3)
.
Poi, davanti al giudice di prime cure, ha ridimensionato le conseguenze del colpo ricevuto al solo sanguinamento, copioso, della parte esterna del naso (
“Da dove sanguinava? Dalla parte esterna del naso e molto”
, verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2) e a vertigini presenti ancora il giorno successivo.
Al dibattimento d’appello ha nuovamente cambiato versione. Da un lato, ha parlato di perdita di sangue non solo dalla parete esterna del naso ma anche dalle narici, ciò che ha richiesto un tamponamento per fermare il sangue e, dall’altro, ha definito la ferita esterna un semplice graffietto, curato con l’apposizione di un cerotto:
“
Subito dopo il pugno ho avuto uno stordimento e ho sentito che sanguinavo, sia dalle narici che dalla parete esterna del naso. Riguardo quest’ultimo sanguinamento ha ragione AP 1 quando dice che si trattava di un graffietto che era dovuto alla rottura degli occhiali. (...) A soccorrermi concretamente – ho poi saputo dopo – è stata la gerente del negozio. È stata anche lei a chiamare la polizia. Sempre la gerente mi ha tamponato il naso. All’esterno del naso mi sembra che mi abbia messo un cerotto” (verb. dib. d’appello, pag. 4).
La gerente della stazione di servizio ha, però, riferito unicamente di un sanguinamento dalla parte esterna del naso e ha espressamente escluso di aver applicato un tampone al naso, che internamente non sanguinava (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2). Versione questa in linea con quella sempre sostenuta anche da AP 1, che ha sempre riferito – ancora al dibattimento d’appello - unicamente di un graffietto che sanguinava sulla parete esterna del naso (PS 02.01.2012, allegato 4 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 3 , pagg. 2-3; verb. interrogatorio imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1; verb. dib. d’appello, pag. 2).
c.3.
Le dichiarazioni di _ risultano, poi, essere in contrasto con quelle di AP 1 e, sopratutto, della teste _ anche in relazione al posizionamento della sua vettura dopo il diverbio. Egli ha raccontato, sia davanti al primo giudice che davanti a questa Corte, di aver spostato la sua autovettura dalla posizione in cui si trovava (fuori posteggio, poiché stava eseguendo una manovra di uscita) in un parcheggio che si era nel frattempo liberato, e di aver atteso lì l’arrivo della polizia (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2; verb. dib. d’appello, pag. 4).
Sia la teste _ che AP 1 hanno, invece, escluso che ciò sia avvenuto, affermando che la vettura di _ è sempre rimasta fuori posteggio (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1; PS 02.01.2012, allegato 4 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 3 , pag. 2; verb. dib. d’appello, pag. 2).
c.4.
Le dichiarazioni di _ sulla posizione del finestrino della sua autovettura al momento in cui ha insultato AP 1 risultano, pure, essere inattendibili. Egli ha affermato di aver abbassato il finestrino della sua vettura solo quando AP 1 gli si è avvicinato, precisando al dibattimento d’appello che
“quando ho detto la frase “cosa cazzo vuoi” avevo il finestrino chiuso”
(verb. dib. d’appello, pag. 4). È evidente che si tratta di una versione dell’accaduto inverosimile e che non può essere creduta, già solo per il fatto che, se _ avesse effettivamente avuto i finestrini chiusi, AP 1 non avrebbe potuto sentire la frase che _ – come da lui stesso ammesso – gli ha rivolto.
c.5.
Infine, anche le circostanze in cui si è svolta la visita medica presso il dottor _ appaiono poco chiare.
Da un lato, per quanto concerne il giorno in cui la visita medica è stata effettuata. Se dal certificato medico e dall’allegata fotografia siglata dal dottore, risulta che _ è stato visitato alle ore 8.00 del 14 giugno 2011, e cioè due giorni dopo i fatti, _ ha fornito una versione diversa e contraddittoria. Ha preteso di essere andato dal medico il giorno successivo ai fatti (e, dunque, il 13 giugno e non il 14), per poi, però, nello stesso tempo precisare che
“la data indicata sulla fotografia (il 14 giugno, n.d.r.) è quella in cui il dottor _ mi ha visitato”
(verb. dib. d’appello, pag. 4).
D’altra parte, anche la questione relativa alla radiografia cui _ sarebbe stato sottoposto in occasione della visita medica desta qualche perplessità. La fattura del medico riferisce dell’esecuzione di una “radiografia cranio totale o parziale”. _ ha, però, negato che sia mai stata effettuata una radiografia:
“
Il dottor _ non mi ha dato delle cure particolari. (...) Non mi ha prescritto antidolorifici. Non mi ha fatto delle radiografie” (verb dib. d’appello, pag. 4).
d.
Non va, poi, dimenticato che l’imputato - che lavora quale addetto alla sicurezza da numerosi anni (da 12 anni è alle dipendenze del _) e che, pertanto, si trova da anni quotidianamente confrontato con situazioni di tensione e di conflitto - non ha precedenti penali a suo carico: ciò significa che egli è in grado, proprio per esperienza professionale, di risolvere situazioni di conflitto senza far capo alla violenza.
e.
Tutte queste incongruenze, peraltro su aspetti centrali della vicenda (come la rottura degli occhiali o le conseguenze dell’asserito pugno ricevuto), tolgono forza probante all’unico riscontro oggettivo in atti, e cioè al certificato medico del 14.06.2011 del dottor _, che riferisce della presenza, sul volto dell’accusatore privato, oltre che di una piccola ferita sulla parte destra del naso, anche di un ematoma posto alla base del naso.
Gli tolgono forza probante, non solo le già citate incongruenze nelle dichiarazioni di _, ma anche il fatto che egli è stato visitato dal dottor _ unicamente due giorni dopo l’accaduto, e meglio il 14 giugno 2011. In queste condizioni, in particolare visto quanto sopra, non può essere esclusa l’ipotesi secondo cui l’ematoma – che lo si ricorda non era presente al momento in cui è stato medicato al naso immediatamente dopo i fatti – abbia cause diverse da quelle che l’AP gli attribuisce.
Per quanto riguarda il graffio sulla parete esterna del naso - la cui esistenza è stata ammessa dalle parti coinvolte e dalla testimone _ - non vi sono elementi in atti (al di là della dichiarazioni di _ che, come detto, non sono state lineari e coerenti) per poter accertare che esso sia stato causato da un pugno al volto come quello descritto dall’accusatore privato. Non vi sono, infatti, elementi in atti che possano escludere che, come suggerito anche da AP 1, _ si sia procurato da solo il graffio, sfilandosi frettolosamente e con foga gli occhiali da vista che indossava, in un momento di agitazione dovuto al diverbio. Anzi questa appare l’ipotesi più verosimile, poiché sostenuta sia dal tipo di ferita – superficiale e appena visibile - sul naso dell’accusatore privato, sia dal fatto che gli occhiali da vista che _ indossava hanno semplicemente perso uno stanghino, così come riferito dalla teste _.
Sia la ferita che il danno agli occhiali sono compatibili con il surriferito gesto. Non lo sono, invece, con un pugno al naso inflitto con una certa foga, che avrebbe forzatamente causato un danneggiamento degli occhiali di ben altra entità e, di conseguenza, una ferita sulla parte esterna del naso ben più profonda e ben più grave.
In questo contesto forza è concludere che quanto in atti non basta per accertare che AP 1 ha colpito con un pugno al volto _.
Ricordato il principio in dubio pro reo, AP 1 deve, pertanto, essere prosciolto dal reato di lesioni semplici.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili
10.
Visto l’esito dell’appello, sia gli oneri processuali di prima sede che quelli di appello sono posti a carico dello Stato (art. 428 CPP).
Essendo pienamente assolto, a AP 1 viene riconosciuta un’indennità ex art 429 cpv 1 lett a CPP di fr 2’000.- per la procedura di prima istanza e di fr. 2’000.- per la procedura di appello.