# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b1d91852-4124-5108-a15c-bbc606b04acf
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 1997
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. La ricorrente _, cittadina dominicana nata il _, è stata allontanata dalla Svizzera il 22 maggio 1992 in seguito ad entrata illegale nel nostro paese e ad esercizio di attività abusiva.
Parallelamente a ciò, il 18 maggio 1992 l'autorità amministrativa federale ha avuto modo di pronunciare nei suoi confronti un divieto d'entrata su suolo elvetico valido sino al 17 maggio 1995.
B. Il 4 settembre 1994 l'insorgente ha contratto matrimonio nella Repubblica Dominicana con il cittadino svizzero _, a quel tempo domiciliato a _.
In seguito a tale fatto e dietro richiesta della straniera, l'Ufficio federale degli stranieri di Berna ha quindi provveduto a revocare il divieto d'entrata precedentemente pronunciato nei suoi confronti.
Ottenuto il visto d'entrata presso la rappresentanza svizzera di Santo Domingo, la ricorrente è quindi arrivata in Svizzera il 2 febbraio 1995 stabilendosi prima a _ e poi, a partire da 15 ottobre 1996, a _ in un monolocale situato in via _.
Il 20 marzo 1995 la Sezione degli stranieri le ha quindi rilasciato un permesso di dimora quale coniuge di un cittadino svizzero.
Tale permesso è stato rinnovato per l'ultima volta il 20 ottobre 1995 con scadenza al 1. febbraio 1997.
C. L'11 novembre 1996 la ricorrente ha chiesto il rinnovo del permesso di dimora con modifica di indirizzo (da _ a _).
Esperiti i dovuti accertamenti, la Sezione degli stranieri ha respinto la domanda, ordinando alla straniera di lasciare il territorio cantonale entro il 1. febbraio 1997.
L'autorità cantonale ha motivato la propria decisione affermando che la ricorrente non può beneficiare del permesso di dimora fintanto che il marito continuerà a soggiornare e a lavorare a _.
La decisione è stata resa in applicazione degli art. 4, 7, 9 cpv. 2 lett. b), 12 e 16 LDDS, nonché dell'art. 8 ODDS.
D. Con giudizio 9 aprile 1997 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta decisione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessata e ordinando a quest'ultima di lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 15 giugno 1997.
Esaminati i fatti che contraddistinguono il caso concreto, il Governo è giunto alla conclusione che la ricorrente è convolata a nozze con _ solo per ottenere un permesso di dimora in Svizzera, ossia per eludere in questo modo le disposizioni vigenti in materia di polizia degli stranieri. Secondo l'autorità di prime cure, lo scopo principale dell'art. 7 cpv. 1 LDDS, al quale la ricorrente si appella per chiedere il rinnovo del permesso, è quello di permettere al coniuge straniero di vivere con l'altro coniuge svizzero in Svizzera: diversa sarebbe per contro la situazione nel caso in rassegna dove il marito dell'insorgente risiede stabilmente da diverso tempo all'estero. Per questo motivo ella non può beneficiare della protezione garantita dalla succitata disposizione.
E. Contro la predetta pronuncia governativa, _ si è aggravata davanti al Tribunale federale mediante ricorso di diritto amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del permesso di dimora.
In quella sede la ricorrente ha contestato che il matrimonio con _ sia stato contratto con l'intenzione di eludere le disposizioni vigenti in materia di polizia degli stranieri: ha infatti sostenuto che la temporanea mancanza di una regolare convivenza - dettata peraltro dagli impegni professionali del marito all'estero - non basta certo da sola a dimostrare l'assenza di una vera e genuina relazione matrimoniale.
L'insorgente ha inoltre chiesto che al ricorso sia conferito effetto sospensivo e che le sia concessa l'assistenza giudiziaria nonché il gratuito patrocinio.
F. Il Consiglio di Stato si è opposto all'accoglimento del ricorso, formulando puntuali osservazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
G. Fondandosi sull'art. 98a OG e sulle relative disposizioni esecutive, con decreto 24 luglio 1997 il Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trasmesso l'impugnativa a questo Tribunale per motivi di competenza e per l'emanazione del giudizio.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. In merito all'ammissibilità del ricorso si rinvia per brevità d'esposizione alla vincolante decisione prolata il 24 luglio 1997 dal Presidente della II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale.
Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione delle prove notificate dalla ricorrente, che non appaiono infatti idonee a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Prima di entrare nel merito del ricorso va evasa la domanda formulata dalla ricorrente relativa alla concessione dell'effetto sospensivo.
A tale proposito occorre rilevare che giusta l'art. 47 cpv. 1 PAmm, il ricorso al Tribunale cantonale amministrativo ha effetto sospensivo a meno che la legge o la decisione impugnata non dispongano altrimenti.
Ora, nella fattispecie in esame non è data nessuna delle predette eccezioni alla regola sancita da tale disposizione.
Ne consegue pertanto che con la trasmissione dell'impugnativa a questo Tribunale la medesima beneficia già per legge dell'effetto sospensivo e quindi la domanda volta ad ottenere l'adozione di analogo provvedimento è divenuta in questa sede priva di oggetto.
3. In base all'art. 7 cpv. 1 prima fase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione dell'effettivo degli stranieri. Come ricorda il Tribunale federale nelle sue più recenti sentenze (DTF 122 II 294, 121 II 3 e 101, 119 Ib 419), il cpv. 2 dell'art. 7 LDDS si ispira al vecchio art. 120 cifra 4 CC, disposto relativo ai cosiddetti sposalizi di cittadinanza che prevedeva la nullità assoluta dei matrimoni contratti da donne che non intendevano dar vita ad un'effettiva unione coniugale, ma eludere le disposizioni in materia di naturalizzazione. Le modifiche della LCit entrate in vigore il 1° gennaio 1992 hanno portato all'abrogazione del disposto (art. 3 LCit) che sanciva l'acquisto automatico della nazionalità da parte della donna straniera che sposava un cittadino svizzero, così come all'abrogazione dell'art. 120 cifra 4 CC, che trovava la sua ragione d'essere proprio nel vecchio art. 3 LCit. In forza della stessa novella legislativa è stato modificato anche l'art. 7 LDDS, che nella versione odierna concede al coniuge straniero di un cittadino svizzero il diritto al rilascio di un permesso di dimora, e questo non solo alla moglie straniera di uno Svizzero, bensì, ugualmente, al marito straniero di una cittadina svizzera. Scopo della disposizione testé menzionata è quello di permettere il ricongiungimento tra coniugi stranieri e svizzeri su suolo elvetico, in costanza di un valido vincolo matrimoniale.
4. 4.1. Come accennato in narrativa, la ricorrente si è unita in matrimonio con il cittadino svizzero _ il 4 settembre 1994 a Santo Domingo. Poco dopo la celebrazione delle nozze ella ha subito presentato il 19 settembre 1994 domanda di entrare in Svizzera. Ottenuta la revoca del divieto d'entrata che era stato pronunciato in passato nei suoi confronti, _ è quindi potuta giungere in Svizzera il 2 febbraio 1994, data del suo arrivo all'aeroporto di Zurigo.
Per contro, anche dopo il matrimonio, il marito è costantemente rimasto a Santo Domingo, dove, in base alle dichiarazioni rese dalla ricorrente e ad altra documentazione agli atti, risiede e svolge la sua attività professionale nel settore turistico.
Nei primi due anni di permanenza in Svizzera, la ricorrente si è recata a tre riprese a Santo Domingo, dove vi è rimasta per dei periodi piuttosto lunghi di rispettivamente cinque, due e un mese. Benché non sia dato a sapere l'esatta ragione di questi viaggi al paese d'origine, non si può affatto escludere che l'insorgente, come sostenuto nel ricorso, abbia in queste occasioni effettivamente inteso far visita al marito ivi residente per ragioni professionali. Non risulta per contro dagli atti che _ sia rientrato nel corso di questi ultimi anni in Svizzera, neppure per brevi periodi, al fine di rendere visita alla moglie o per altre ragioni. La sua permanenza oltre oceano dura oramai da oltre tre anni e i diversi elementi agli atti sembrano indicare come la stessa non sia destinata a cessare entro breve tempo.
4.2. Già sulla base di queste emergenze si può concludere che la decisione della Sezione degli stranieri di non rinnovare il permesso di dimora all'insorgente non presta il fianco a critiche.
Infatti, come accennato in precedenza e come pure è stato correttamente sottolineato dal Consiglio di Stato nella decisione qui impugnata e nelle sue osservazioni al gravame in esame, l'art. 7 cpv. 1 LDDS, al quale si richiama la ricorrente, pur potendo essere invocato da chi semplicemente dimostra di essere sposato con una persona di nazionalità elvetica, ha quale chiaro e preciso scopo quello di permettere al coniuge straniero di vivere al fianco dell'altro coniuge svizzero domiciliato in Svizzera, e non certo quello di semplicemente consentire al coniuge straniero di entrare e vivere su suolo elvetico, allorché l'altro partner, svizzero, risiede di fatto all'estero, rientrando anche solo episodicamente in Svizzera (STF 2 ottobre 1996 in re K. C., consid. 4c; Istruzioni dell'UFDS gennaio 1993 relative alla legislazione sugli stranieri, no. 641.1).
L'autorità di polizia può dunque negare al coniuge straniero di un cittadino svizzero il permesso di soggiornare nel nostro paese nei casi in cui il diritto conferitogli dall'art. 7 cpv. 1 LDDS viene invocato per raggiungere obbiettivi diversi da quello del ricongiungimento coniugale che sta a capo della suddetta disposizione legale.
Nel caso di specie, già si è detto di come il marito della ricorrente viva ormai da anni a Santo Domingo, tanto che, al di là delle semplici affermazioni di parte, un suo rientro in Svizzera entro breve termine sembra a questo punto piuttosto improbabile.
Se a ciò si aggiunge il fatto che le ragioni invocate dalla ricorrente per giustificare la sua volontà di rimanere in Svizzera sono di natura prettamente economica e personale (ricerca di un posto di lavoro quale parrucchiera), appare evidente come la pretesa della straniera di vedersi rinnovato il permesso di dimora in base all'art. 7 cpv. 1 LDDS si configura alla stregua di un vero e proprio abuso di diritto che non può evidentemente essere tutelato. Lo scopo perseguito da _ mediante la sua domanda di rinnovo del permesso di soggiorno non è certo quello di permettere la costituzione di una comunione domestica con il marito (ormai stabilitosi all'estero), quanto piuttosto quello di approfittare dei privilegi che la legislazione svizzera in materia di stranieri le conferisce in virtù del vincolo matrimoniale che la lega a _ per poter così fruire di un permesso di residenza che altrimenti ben difficilmente le autorità svizzere le rilascerebbero, essendo tra le altre cose già stata oggetto di un provvedimento di espulsione.
5. Stante quanto precede e ritenuto altresì che in assenza di una relazione effettivamente vissuta con il marito la ricorrente non può neppure beneficiare delle garanzie sancite dall'art. 8 CEDU, il ricorso va respinto per i motivi appena addotti, senza che si renda necessario esaminare se effettivamente sussistano i presupposti per ammettere che la ricorrente abbia contratto con il cittadino svizzero _ un matrimonio fittizio avente quale scopo essenziale quello di aggirare le norme vigenti in materia di polizia degli stranieri.
La tassa di giustizia deve essere posta a carico della ricorrente (art. 28 PAmm). La domanda di assistenza giudiziaria, unitamente a quella di gratuito patrocinio, deve infatti essere respinta, sia perché il gravame appare manifestamente infondato, sia per il fatto che la ricorrente non risulta essere nella situazione di non poter sopperire ai costi processuali e di patrocinio causati dal presente procedimento, avendo a questo proposito la stessa insorgente dichiarato esplicitamente davanti agli agenti di polizia di beneficiare di una rendita alimentare di 2'000 dollari (pari a poco meno di fr. 3'000.--) che le passa mensilmente il marito e di disporre inoltre di risparmi propri, che le permettono di vivere decorosamente.