# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 12ad2e24-73a6-5721-bbd6-d9bbca0e35a6
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Il 29 settembre 1993 il municipio di _ ha rilasciato ai proprietari delle part. n. _, _, _ e _ RF il permesso di costruire un complesso immobiliare ad uso residenziale e commerciale. L'intervento, concepito secondo criteri unitari, è stato posto al beneficio delle facilitazioni previste dall'art. 15 NAPR di _ per piani di quartiere. La costruzione prevista sulle part. n. _, _ è stata realizzata. La part. n. _ RF, attualmente occupata da un'autorimessa con stazione di benzina, di cui la ricorrente è locataria, non è invece ancora stata oggetto di interventi edilizi. In particolare, non è ancora stato realizzato il distributore di benzina che il municipio ha autorizzato con licenza in variante del 5 novembre 1996 in sostituzione di quello esistente.
B. Il 13 novembre 1998 la _ ha chiesto al municipio di _ il permesso di modificare l'ubicazione delle tre pompe di benzina autorizzate con la variante di cui si è appena detto, spostandole di circa 5 m oltre l'accesso al fondo di cui è locataria. Alla domanda si è opposta la _, proprietaria delle PPP _ (autosilo) e _ (centro commerciale), esistenti sul fondo contermine, contestando la sufficienza della documentazione prodotta ed eccependo la mancanza del consenso degli altri proprietari interessati alla realizzazione del piano di quartiere.
Raccolto il preavviso dell'autorità cantonale, il 3 marzo 1999 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo le opposizioni.
C. Con giudizio 25 agosto 1999 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, accogliendo il ricorso contro di esso inoltrato dall'opponente.
Il Governo ha anzitutto ritenuto che il permesso dovesse essere annullato già per l'insufficienza della documentazione annessa alla domanda di costruzione. L'intervento in contestazione non avrebbe comunque potuto essere autorizzato anche perché comporterebbe una modifica del piano di quartiere inizialmente approvato che richiede il consenso di tutti i proprietari coinvolti nella sua realizzazione.
D. Contro il predetto giudizio governativo la soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo il ripristino della licenza annullata.
L'insorgente rileva anzitutto che l'intervento riguarda soltanto lo spostamento di un impianto già autorizzato con licenza in variante del 5 novembre 1996. La documentazione non sarebbe quindi carente. Contesta poi recisamente che per apportare una piccola modifica al progetto inizialmente approvato occorra il consenso di tutti i proprietari interessati al piano di quartiere. Una simile esigenza, obietta, sarebbe contraria al principio di proporzionalità. Sostituendosi senza necessità all'autorità comunale nell'esercizio del potere discrezionale che il piano di quartiere riserva al municipio, il Consiglio di Stato sarebbe peraltro incorso in un abuso di potere.
E. All'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato e la resistente _ senza formulare particolari osservazioni.
Il municipio di _ condivide invece l'impugnativa.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione attiva dell'insorgente è certa. Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine (art. 18 PAmm).
Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
2. 2.1. Giusta l'art. 11 RLE, i progetti devono fornire tutte le indicazioni atte a rendere chiaramente comprensibile la natura e l'estensione delle opere oggetto della domanda di costruzione.
La norma mira ad assicurare all'autorità la possibilità di operare una verifica approfondita della conformità dell'intervento con il diritto materialmente applicabile. È inoltre destinata a permettere ad eventuali opponenti di esercitare compiutamente i loro diritti di difesa.
2.2. Nel caso concreto, la ricorrente ha chiesto al municipio il permesso di modificare l'ubicazione del distributore di benzina che era stato approvato con licenza del 5 novembre 1996. La domanda di variante era corredata da una planimetria che indicava chiaramente la nuova ubicazione delle pompe. Il municipio ha autorizzato la variante, ritenendo sufficiente la documentazione presentata. Il Consiglio di Stato l'ha invece ritenuta incompleta.
A torto, poiché gli atti annessi alla domanda di variante rendevano chiaramente comprensibile la natura e l'estensione della modifica prevista. Essi illustravano in modo chiaro ed esaustivo che la variante si riduceva ad un modico spostamento dell'ubicazione delle pompe di benzina, che il municipio aveva autorizzato nel 1996 all'entrata dell'area antistante lo stabile di cui la ricorrente è locataria. La planimetria allegata chiariva senza possibilità d'equivoco, che la struttura del distributore rimaneva inalterata, continuando ad essere costituito da tre colonne di erogazione del carburante, collocate su un isolotto identico per dimensioni a quello previsto in precedenza. Ben poteva, in tali circostanze, il municipio fondare la propria decisione sugli atti presentati dalla ricorrente, integrati la documentazione annessa alla precedente licenza.
Su questo punto, il ricorso va quindi accolto.
3. 3.1. Il piano di quartiere è un progetto planovolumetrico per un insieme di edifici inteso a favorire la promozione urbanistica quando sussiste un interesse generale derivante dalla realizzazione degli obbiettivi urbanistici qualitativi fissati dal piano regolatore (art. 56 cpv. 1 LALPT). Esso si compone di una relazione tecnica, di tutte le rappresentazioni grafiche indispensabili per mostrarne i contenuti urbanistici, architettonici e funzionali e, di regola, di un modello plastico (art. 19 RLALPT). Analogamente, l'art. 15 NAPR di _ definisce il piano di quartiere come un progetto unitario per l'utilizzazione edilizia di singoli comparti della zona edificabile del comune con lo scopo di promuovere insediamenti architettonicamente armoniosi e funzionalmente ben organizzati.
Il piano di quartiere si configura in sostanza come un'assicurazione di massima, mediante la quale viene definito in modo vincolante il quadro degli interventi ammissibili all'interno di un determinato comprensorio territoriale (Scolari, Commento, II. ed., ad art. 56 LALPT, N. 418). Esso è autorizzato secondo la procedura di rilascio del permesso di costruzione (art. 56 cpv. 3 LALPT). Di principio, il permesso di piano di quartiere non autorizza direttamente l'edificazione delle opere che contempla. Non diversamente da una licenza preliminare, siffatto permesso si limita ad accertare che nessun impedimento di diritto pubblico si oppone al rilascio di ulteriori licenze per l'attuazione degli interventi previsti dal piano a livello di semplice progetto planovolumetrico.
La promozione di un piano quartiere esige in linea di massima l'accordo di tutti i proprietari interessati. L'attuazione delle singole componenti del piano è invece lasciata all'iniziativa dei promotori, che a livello di elaborazione delle successive domande di costruzione sono liberi di definirne l'ulteriore contenuto nei limiti prestabiliti dal piano approvato. Elaborazioni delle singole componenti che travalicano questi limiti devono pertanto essere precedute da un adeguamento del piano di quartiere.
3.2. Spesso l'approvazione del piano di quartiere si sovrappone a quella delle sue singole componenti. Anziché limitarsi ad un'indicazione planovolumetrica degli interventi previsti, il progetto inoltrato definisce anche le singole componenti del piano di quartiere, in modo da permettere ai promotori di passare immediatamente alla loro attuazione. Le due fasi in cui dovrebbe articolarsi la procedura di rilascio delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione di un piano di quartiere si confondono in modo inscindibile. Ai promotori è rilasciato un unico permesso, che autorizza tanto il piano di quartiere, quanto le sue singole componenti. In questi casi risulta estremamente arduo, per non dire impossibile, stabilire in che misura il permesso abbia valore di autorizzazione di piano di quartiere ed in che misura configuri invece una licenza edilizia volta ad autorizzare la realizzazione delle sue singole componenti.
La distinzione tra questi due aspetti assume una certa rilevanza in ordine alla questione relativa alla necessità del consenso di tutti i proprietari coinvolti dal piano qualora uno di loro intenda apportare modifiche al progetto inizialmente approvato. La soluzione va ricercata caso per caso, tenendo presente la particolare natura del piano di quartiere. In quest'ottica, il consenso di tutti i proprietari può apparire necessario quando la modifica proposta travalica l'ambito ristretto della singola componente per ripercuotersi sulle altre, alterando in misura percettibile l'impostazione del piano stesso e pregiudicando gli interessi degli altri proprietari a veder realizzato il progetto di cui si erano fatti promotori. Va comunque tenuto presente che il permesso di piano di quartiere persegue unicamente finalità urbanistiche e non è destinato a tutelare gli accordi stipulati tra i suoi promotori in vista della sua attuazione. Se la modifica proposta risponde ai requisiti posti dall'ordinamento pianificatorio al piano di quartiere senza menomare i diritti degli altri proprietari, non v'è pertanto motivo per esigere che sia approvata anche da quest'ultimi. Il diritto edilizio si limita in linea di massima a considerare gli aspetti oggettivi di un intervento edilizio, prescindendo dai sottostanti rapporti di proprietà. Analogamente alla licenza edilizia, anche il permesso di piano di quartiere si pronuncia unicamente sulla conformità dell'intervento con il diritto edilizio e pianificatorio materialmente applicabile. Ben si può di conseguenza ritenere che il singolo proprietario che partecipa alla realizzazione di un piano di quartiere rimanga sostanzialmente libero di disporre del suo fondo nella misura in cui le sue scelte operative non interferiscono con il diritto degli altri proprietari all'attuazione del piano.
4. Con la licenza qui in esame il municipio di _ ha autorizzato la ricorrente a modificare l'ubicazione delle colonne di erogazione della benzina previste sul suo fondo dalla variante approvata nel 1996, spostandole di circa 5 m ed orientandole diversamente, in modo da lasciar libero l'accesso veicolare all'area antistante lo stabile in cui ha sede l'autofficina. Il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, ritenendo che la modifica avesse "valenza pianificatoria" e richiedesse pertanto il consenso degli altri proprietari.
La tesi non può essere condivisa, poiché la variante in contestazione lascia sostanzialmente immutato il piano di quartiere approvato nel 1993. Contrariamente a quanto assume la precedente istanza, la modifica non incide in misura apprezzabile né sull'impostazione generale di tale piano, né sugli interessi degli altri proprietari a veder realizzato il progetto approvato a suo tempo. Da questo profilo, lo spostamento previsto è del tutto irrilevante. Nemmeno la resistente rende invero plausibile una qualsiasi menomazione dei suoi diritti. La modifica in contestazione è d'altro canto conforme alle norme del diritto edilizio ed ambientale materialmente applicabili. Nulla obietta peraltro la resistente al riguardo. Ne discende che la licenza poteva senz'altro essere accordata prescindendo dal suo consenso.
Anche da questo il profilo, il ricorso appare quindi fondato.
5. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'impugnativa va pertanto accolta, annullando il giudizio governativo censurato e ripristinando la licenza in variante rilasciata dal municipio alla ricorrente per lo spostamento delle tre pompe di benzina.
La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza.