# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6f475c1b-0e0b-486d-b94b-a7502de1876d
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 22 gennaio 1992 RI 1, allora disegnatore edile presso l’architetto _, è scivolato su una lastra di ghiaccio riportando la lussazione della spalla destra e la frattura del terzo inferiore della tibia destra. L’CO 1, presso cui l’infortunato era obbligatoriamente assicurato contro gli infortuni, ha assunto il caso.
Il 21 febbraio 1994 è stata annunciata una ricaduta alla cui chiusura l’CO 1 ha assegnato all’assicurato un'indennità per menomazione dell'integrità (di seguito: IMI) del 10%.
Il 30 agosto 1995 è stata annunciata una nuova ricaduta che è stata assunta dall’CO 1 (cfr. STCA 35.97.75 del 4 gennaio 1999).
1.2. Il 7 gennaio 1997 ha chiesto all’Istituto di riesaminare l’indennità per menomazione dell’integrità a suo tempo riconosciuta.
L’CO 1 ha rifiutato di corrispondere ulteriori prestazioni a titolo di indennità per menomazione dell'integrità. Il rifiuto è stato confermato, dopo l’opposizione, con decisione 23 maggio 1997.
Con tempestivo ricorso l’assicurato, rappr. dall’avv. _, ha chiesto la condanna dell’CO 1 al versamento di un'indennità per menomazione dell'integrità del 20%. Il 26 marzo 1998 il TCA ha ordinato l'allestimento di una perizia a cura del dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica. Lo specialista ha consegnato il referto peritale al TCA il 30 ottobre 1998.
Sulla base delle conclusioni del perito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo ("
L'CO 1 revoca la decisione su opposizione del 23.5.1997 e riconosce una indennità per menomazione dell'integrità del 20% invece che del 10%. Con ciò si tiene anticipatamente in considerazione un prevedibile aggravamento della menomazione dell'integrità come se fosse già stata eseguita l'artrodesi della caviglia destra. In merito in futuro l'attore riconosce di non più aver diritto ad altre prestazioni a titolo di indennità per menomazione dell'integrità qualora l'artrodesi venisse effettuata. Tenuto conto del guadagno annuale massimo assicurato di fr. 97'200.-, l'CO 1 riconosce di dover versare ancora fr. 9'720.- al proprio assicurato.
”) e la causa è stralciata dai ruoli per intervenuta transazione, omologata dal TCA il 4 gennaio 1999 (cfr. STCA 35.97.75 del 4 gennaio 1999).
1.3. In data 27 marzo 2018 RI 1, disegnatore edile indipendente dal 2016 (cfr. doc. 108 incarto LAINF), ha annunciato una nuova ricaduta (doc. 23 incarto LAINF), che è stata assunta dall’CO 1 con scritto del 16 aprile 2018, con il quale ha pure puntualizzato quanto segue: “
(...) Rimborseremo pertanto le spese di cura in base alle nostre tariffe e regoleremo direttamente le spese derivanti dalle cure mediche eseguite in Svizzera. Per quanto riguarda la perdita di guadagno per i giorni di inabilità, la CO 1 non è tenuta a versare le proprie prestazioni in quanto quale indipendente lei non ha stipulato nessuna copertura facoltativa LAINF (...)
” (doc. 29 incarto LAINF).
1.4. Dopo aver preso atto dell’apprezzamento medico del 29 marzo 2019 del dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore (doc. 86 incarto LAINF), l’CO 1 ha riconosciuto all’assicurato un’IMI aggiuntiva del 10% con decisione del 18 aprile 2019 (doc. 89 incarto LAINF), che è cresciuta, incontestata, in giudicato.
1.5. Dopo avere preso atto del rapporto del 9 luglio 2020 relativo alla visita _ di chiusura del 2 luglio 2020 del dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore (doc. 157 incarto LAINF), in data 9 settembre 2020 (doc. 165 incarto LAINF) l’CO 1 ha comunicato all’avv. RA 1, patrocinatore dell’assicurato, quanto segue:
"
(...) l'esame medico al quale il sig. RI 1 è stato sottoposto in data 2 luglio 2020, presso la nostra agenzia da parte del dr med. _, ha rivelato che per le conseguenze dell'infortunio in oggetto non è più necessaria una cura medica poiché lo stato infortunistico è stabilizzato. Alleghiamo il relativo rapporto medico.
Pur riconoscendo che il sig. RI 1 presenta postumi infortunistici alla caviglia destra, questi non incidono in misura apprezzabile sulla capacità lavorativa nell'attività di disegnatore edile. Per tale motiva non ravvisiamo gli estremi per accordare ulteriori prestazioni assicurative, oltre a quelle sino ad oggi accordate, sia per quanto concerne la ricaduta del gennaio 2018 sia per quelle di lunga durata.
Se in futuro lo stato clinico dovesse peggiorare notevolmente, il sig. RI 1 avrà sempre la possibilità di riannunciarsi. Su esplicita richiesta, rilasceremo una decisione formale. (...)”.
1.6. Su richiesta 19 aprile 2021 dell’avv. RA 1 (doc. 170 incarto LAINF), con decisione del 25 ottobre 2021 (doc. 183 incarto LAINF), ha statuito quanto segue:
"
(...) Facciamo riferimento alla pratica in oggetto e al nostro scritto del 9 settembre 2020 con il quale abbiamo ritenuto il sig. RI 1 abile al lavoro in misura completa nell'attività di disegnatore edile, nonostante i postumi infortunistici alla caviglia destra.
Come da sua richiesta del 21.4.2021, rimasta in evasa per un disguido interno, per il quale ci scusiamo, rilasciamo la seguente decisione:
Pur riconoscendo che il sig. RI 1 presenta postumi infortunistici alla caviglia destra, questi non incidono in misura apprezzabile sulla capacità lavorativa nell'attività di disegnatore edile. Infatti, dagli accertamenti da noi esperiti, emerge che in qualità di disegnatore edile, l'attività d'ufficio risulta essere nettamente preponderante rispetto a quella prevista in cantiere. Pertanto non ravvisiamo gli estremi per corrispondere ulteriori prestazioni assicurative, oltre a quelle sino ad oggi accordate, sia per quanto concerne la ricaduta del gennaio 2018 sia per quelle di lunga durata. (...)”
1.7. Dopo avere ricevuto l’opposizione del 23 novembre 2021 (doc. 187 incarto LAINF), dell’assicurato, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, l’CO 1 ha confermato il 17 dicembre 2021 la sua precedente decisione (doc. 189 incarto LAINF).
1.8. Con tempestivo ricorso del 1° febbraio 2022 RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato l’annullamento della decisione impugnata e “
all’assicurato sono attribuite le prestazioni in relazione all’infortunio del 22.01.1992 con assegnazione di una rendita di invalidità pari almeno al 30%.
” (doc. I, pag. 4). Anche in questa sede il patrocinatore dell’insorgente ribadisce che, dopo la ricaduta, il suo cliente, contrariamente a quanto ritenuto dall’amministrazione, non ha ritrovato la capacità lavorativa precedente, nell’attività abituale di disegnatore edile, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
1.9. Nella risposta del 21 febbraio 2022 (doc. III), l’CO 1 ha postulato la reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
1.10. Il 4 marzo 2022 l’avv. RA 1 si è riconfermato nelle proprie tesi e domande con argomentazioni di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V). A suffragio delle proprie argomentazioni ha prodotto i rapporti medici del 29 gennaio 2019 del dr. med. _ (doc. C1, già agli atti quale doc. 61) e del 26 agosto 2019 della dr.ssa med. _ (doc. C2, già agli atti quale doc. 99).
1.11. Il 9 marzo 2022 (doc. VII) l'CO 1 si è riconfermato nelle proprie conclusioni, in particolare, puntualizzando quanto segue:
"
(...) il patrocinatore ha prodotto due rapporti medici che risalgono al 2019 e che già figuravano agli atti senza fornire alcun commento (doc. 61 e 99).
Il dott. _ si è espresso unicamente in merito al danno all'integrità la cui valutazione è poi stata fatta propria dall'CO 1 (decisione 18.4.2019).
Dando seguito a quanto auspicato dalla curante l'CO 1 ha disposto diversi accertamenti amministrative e medici che hanno poi condotto alla decisione del 25.10.2021 confermata su opposizione il 17.12.2021. (...)”.
1.12. Il doc. VII è stato trasmesso all’avv. RA 1 per conoscenza (doc. VIII).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto
sub judice
è stato trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 2), senza che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata (cfr. STF 8C_668/2021 del 18 febbraio 2022 consid. 2.1).
nel merito
2.2. Litigiosa è la questione di sapere se, a dipendenza della ricaduta annunciatagli nel marzo 2018, l’istituto convenuto era legittimato a negare il diritto ad una rendita di invalidità, oppure no. In particolare, è contestata la valutazione medica operata dall’amministrazione (capacità lavorativa del 100% con pieno rendimento nell’attività di disegnatore edile, come da indicazione del medico _).
Preliminarmente il TCA rileva che oggetto del presente giudizio è esclusivamente il danno alla salute al piede/caviglia destra riconducibile all’infortunio del 22 gennaio 1992 e alla successiva ricaduta del marzo 2018.
Dalle tavole processuali si evince infatti che l’insorgente, oltre ai disturbi (infortunistici) al piede/caviglia destra, ha sviluppato pure delle problematiche al rachide lombo-sacrale, che esulano dal presente giudizio (in particolare, con riferimento alla valutazione dalla capacità lavorativa residua e dell’esigibilità lavorativa dell’assicurato), non essendo in nesso di causalità naturale con l’infortunio/la ricaduta in questione.
Questa Corte non ha, difatti, motivo di scostarsi dalle dettagliate, approfondite, motivate e convincenti considerazioni espresso dal medico _ - che, giova ribadire, è specialista nella materia che qui ci occupa e vanta pure un’ampia esperienza in materia di medicina assicurativa e infortunistica - nel rapporto del 9 luglio 2020 (relativo alla visita medica di chiusura del 2 luglio 2020; doc. 157 LAINF), giusta il quale “
(...) Soggetto alto 182 cm per 130 kg. (...). Per quanto riguarda i problemi riferiti al rachide lombo-sacrale si ritiene non esservi un nesso causale probabile con gli esiti dell'evento. In questo assicurato non siamo in presenza di una importante dismetria agli arti inferiori, tale da giustificare un sovraccarico anomalo a livello del rachide lombo-sacrale, vi sono invero elementi di carattere extra-infortunistico, quali l'estremo sovrappeso, che hanno sicuramente un influsso sulla sintomatologia descritta.
” (doc. 157, pag. 2 e 4 incarto LAINF). Tanto più che la valutazione dello specialista dell'CO 1 non è stata smentita da certificati medico-specialistici neppure in sede ricorsuale.
Giova qui, infine, ricordare che l’assicurazione contro gli infortuni tiene conto esclusivamente il danno alla salute causato dall’evento assicurato (diversamente dall’assicurazione per l’invalidità che, in quanto assicurazione finale, deve considerare il danno alla salute nella sua globalità; cfr. tra le tante, STCA 35.2019.74 dell’11 marzo 2020, consid. 2.5; STCA 35.2021.81 del 7 febbraio 2022, consid. 2.2 e STCA 35.2021.89 del 14 marzo 2022, consid. 2.12.3).
Da ultimo, va qui pure osservato che l’IMI, esula dal presente giudizio, in quanto già decisa con decisione del 18 aprile 2019 (doc. 89 incarto LAINF), che è cresciuta, incontestata, in giudicato (cfr. consid. 1.4).
2.3. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TF, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572 ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.4. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, STF I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TF ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STF U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STF del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido.
2.5 Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e consid. 4.7, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione,
a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve
, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
Trattandosi invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla procedura di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e 8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).
Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
È infine utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b; STCA 35.2020.38 del 9 novembre 2020, consid. 2.9).
2.6 Nel caso di specie, è controversa la capacità lavorativa - al 100% (rendimento e presenza), secondo l’amministrazione rispettivamente a non più del 70%, secondo il patrocinatore dell’assicurato - nell’attività di disegnatore edile.
Chiamato ora a pronunciarsi a tal proposito il TCA osserva che dalle tavole processuali emerge quanto segue.
In data 27 marzo 2018 RI 1, disegnatore edile indipendente dal 2016 (cfr. doc. 108 incarto LAINF), ha annunciato una nuova ricaduta (doc. 23 incarto LAINF; cfr. consid. 1.3).
Agli atti figura il rapporto medico del 29 gennaio 2019 (cfr. doc. 61 e doc. C1) del dr. med. _, interpellato privatamente dall’insorgente, che riguarda solo ed esclusivamente la valutazione dell’IMI, che esula dal presente giudizio (cfr. consid. 2.2). In tale certificato, infatti, lo specialista in questione non si esprime in merito alla capacità lavorativa del ricorrente.
Agli atti figura pure il certificato medico del 26 agosto 2019 (doc. 99 e doc. C2) della dr.ssa med. _, medico di famiglia dell’assicurato, dal quale risulta quanto segue:
"
- Come noto il paziente nel 1992 ha subito un infortunio con frattura meta-epifisaria distale della gamba destra trattata conservativamente.
- Non riprendo le conclusioni del Dr. _ e del Dr. _, a voi già note, ma mi soffermo sul fatto che già allora si parlava di prognosi non buona a media-lunga scadenza, dovuta in gran parte al peggioramento dell’artrosi post-traumatica, a livello dell’articolazione tibio-tarsica e sottoastragalica destra.
- Dal 2018 ad oggi il paziente continua a lamentare episodi ricorrenti di dolore, difficoltà alla marcia, cedimento dell’articolazione e anche dolori alla schiena dovuti al fatto che cammina male e non simmetricamente e che zoppica.
- Questa situazione lo limita molto nella sua professione (disegnatore edile in proprio), non solo quando si deve recare sui cantieri, ma anche nel lavoro d’ufficio, visto che deve mettere a riposo più volte il piede e non può stare a lungo seduto a causa dei dolori alla schiena.