# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0429db91-985b-598b-90f1-a403ad4f3b80
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Il 7 aprile 1988 AP 1 e il AO 1 hanno stipulato un contratto di affitto agricolo per la masseria ubicata nel territorio del Comune di C_, località B_ (doc. A). Il AO 1 ha disdetto il 27 dicembre 1995 il contratto di affitto agricolo per il 31 dicembre 1996 (doc. Q). AP 1 ha chiesto con istanza 25 marzo 1996 l’annullamento della disdetta e in via subordinata la protrazione dell’affitto. In occasione dell’udienza tenutasi il 14 aprile 1999 davanti al Pretore del Distretto di _ le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in virtù del quale hanno prorogato il contratto di affitto agricolo sino al 31 dicembre 2002 (inc. DI.96.37).
B.
Con petizione 10 luglio 1998 AP 1 e la figlia M_ _ hanno chiesto al Pretore di _ la condanna del AO 1 al pagamento di fr. 81'797.- oltre interessi al 5% dal 20 maggio 1996 per danni derivanti, a loro dire, da difetti di costruzione insiti nella nuova stalla, costruita nell’arco degli anni 1995 e 1996 in sostituzione della stalla preesistente (inc. OA.1998.31). Dopo la denuncia di lite in data 23 ottobre 1998 da parte del AO 1 all’arch. LI 1, sia il convenuto sia il denunciato in lite si sono opposti alla petizione con le risposte del 16 dicembre 1998 e del 2 gennaio 1999. All’udienza preliminare del 25 maggio 1999 le parti hanno offerto numerosi mezzi di prova, in particolare l’audizione di 33 testimoni (di cui 19 proposti dalla parte attrice), diverse domande di edizione di documenti da terzi e l’allestimento di una perizia sul danno subito dalla parte attrice. L’istruttoria è in corso e devono ancora essere sentiti una ventina di testimoni. Con decreto 14 febbraio 2001 il Pretore ha estromesso dalla causa M_ per carenza di legittimazione attiva, in accoglimento dell’eccezione presentata da parte convenuta.
C.
Il AO 1 si è rivolto alla Pretura del Distretto di _ con petizione del 16 giugno 2006 postulando la condanna di AP 1 e M_ al pagamento di fr. 64'749.- oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2004 quale risarcimento per occupazione abusiva, perdita di fitto, consumo di acqua potabile e costi legali, domanda alla quale, con risposta 25 settembre 2006, si sono parzialmente opposti i convenuti, chiedendo una riduzione del risarcimento a fr. 6'229.- (inc. n. OA.2006.20). Con replica 31 ottobre 2006 e duplica 7 dicembre 2006 le parti hanno sostanzialmente confermato le proprie argomentazioni.
D.
Il 24 aprile 2007 il Pretore del Distretto di _ ha notificato alle parti la sua intenzione di astenersi dalle cause che vedono parte AP 1 e M_, vale a dire dalle cause inc. n. OA.1998.31 e inc. n. OA.2006.20. Da anni infatti egli sarebbe oggetto di “denigranti critiche, malevoli insinuazioni e denunce da parte di _”, irriverenze queste che avrebbero generato nel Pretore una “situazione di oggettiva inimicizia” che renderebbe impossibile il sereno svolgimento delle due cause. Già nel 2005 il Pretore aveva dovuto giustificare il proprio operato dinnanzi al Consiglio di Stato, in seguito a una denuncia di _ del 1° giugno 2005 (v. doc. 94), poi rivelatasi
info
ndata (cfr. risposta 15 novembre 2005 della Divisione della giustizia; doc. 102). Altre tre lettere di denuncia sono state inoltrate da _ nel 2006 al Consiglio della Magistratura, che non vi ha dato seguito. Il 15 gennaio 2007 _ hanno chiesto l’intervento del Consiglio della Magistratura nei confronti del Pretore, “reo di emettere da anni decisioni errate e a loro sfavorevoli”. Il Consiglio della Magistratura ha statuito che al Pretore non poteva venire imputato alcun comportamento contrario al diritto e non ha pertanto dato seguito alla segnalazione. In un nuovo scritto del 18 aprile 2007, M_ ha dichiarato al Consiglio della Magistratura (con copia al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio) di non accettare “più alcuna decisione da parte del Pretore di _”. Con un articolo di denuncia su “Il Caffè” del 22 aprile 2007 AP 1 ha contestato l’operato del Pretore.
E.
Con scritto 25 aprile 2007 l’avv. RA 1, patrocinatore di M_ e AP 1, si è dichiarato d’accordo con l’astensione, mentre l’avv. RA 3, patrocinatore del litisdenunciato arch. LI 1, con lettera 26 aprile 2007, e l’avv. RA 2, patrocinatore del AO 1, con lettera 4 maggio 2007, si sono opposti all’astensione del Pretore del Distretto di_. Con lettera 7 maggio 2007, il Pretore ha sottoposto alla Camera civile del Tribunale d’appello la sua richiesta di astensione nelle vertenze concernenti le parti M_ e/o AP 1, nelle cause inc. n. OA.1998.31 e OA.2006.20, rilevando che il continuo “stillicidio di pesanti critiche, parole e offese”, come ne è esempio la lettera 2 maggio 2007 inviata da M_ all’Ufficio esecuzione e fallimenti di _, lo ha “colpito nell’animo, minando quel distacco e quella serenità indispensabili per l’attività di chi è chiamato a giudicare”. Il Pretore ha ribadito la sua richiesta di astensione il 19 settembre 2007, segnalando due episodi significativi a opera di M_, che il 14 settembre 2007 si è presentata in Pretura dando in escandescenza e ha dovuto essere allontanata dalla Polizia, e il 17 settembre 2007 ha fatto spiccare nei confronti del Pretore un precetto esecutivo per fr. 100'000.- indicando come causale “avvaloramento di un contratto falso”. Ancora il 30 ottobre 2007 il Pretore ha segnalato episodi di minacce e avvertimenti nei confronti suoi e della sua famiglia in relazione con il caso Z_. Le lettere del Pretore sono state intimate alle parti, che hanno avuto la possibilità di esprimersi. L’avv. RA 3 ha ribadito il 4 ottobre 2007 di opporsi all’astensione, mentre l’avv. RA 2 ha condiviso le motivazioni del Pretore, segnalando il 22 ottobre 2007 di essere a conoscenza diretta delle intemperanze di M_.
e considerato

## Considerations

in diritto:
1.
L’art. 27 CPC dispone che le parti possono ricusare il giudice o il segretario se vi è grave inimicizia tra il giudice o il segretario e alcuna delle parti (lett. a), rispettivamente “in ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni” (lett. b). Inoltre, il giudice o il segretario che riconosce in sé un caso di ricusazione ha l’obbligo di astenersi e di avvertirne immediatamente le parti (art. 29 cpv. 1 CPC). Il giudizio sulla ricusazione del Pretore incombe alla Camera civile di appello, mentre sulla ricusazione del Segretario assessore statuisce il giudice da cui dipende (art. 30 cpv. 1 CPC). La decisione di ricusa o di esclusione è pronunciata con decreto in camera di consiglio e non può essere impugnata (art. 30 cpv. 3 CPC). L’astensione del magistrato che ravvisa in sé un caso di ricusazione non è automatica ma è sempre necessario, per evitare abusi, il giudizio confermativo dell’autorità prevista dall’art. 30 CPC (Rep. 1997 pag. 212).
2.
Il diritto a un giudice indipendente e imparziale è espressamente regolato dall’art. 30 Cost. Sul piano cantonale la garanzia di un giudice indipendente e imparziale è concretizzata anzitutto dalle norme sulla ricusazione e l'esclusione, le quali sono concepite, come quelle sull'organizzazione dei tribunali, in modo tale da assicurare l'equanimità e la neutralità dei magistrati, conformemente alle esigenze dell'art. 6 n. 1 CEDU (DTF 125 I 209 consid. 8a, 119 consid. 3a). La garanzia di un giudice imparziale vieta l’influsso sulla decisione di circostanze esterne al processo che potrebbero privare il magistrato della necessaria oggettività, a favore o a pregiudizio di una parte: a chiunque sia sottoposto ad influenze di tal genere non può infatti essere riconosciuta la qualità di “giusto mediatore”, necessaria per poter fungere da giudice in una vertenza (DTF 126 I 68 consid. 3a, 125 I 209 consid. 8a, 124 I 255 consid. 4, 117 Ia 170 consid. 3a). Il giudice deve quindi astenersi dall'esercizio del proprio ufficio o poter essere ricusato da chiunque dimostri un interesse, allorquando vengono a mancare imparzialità e indipendenza. La ricusa - alla stessa stregua dell'astensione - rimane tuttavia una misura d'eccezione che, per non intralciare il buon funzionamento della giustizia, deve essere ammessa soltanto in presenza di motivi gravi ed oggettivi che permettono di dubitare dell'imparzialità del giudice. A tal fine occorre che il sospetto di parzialità sia confortato da elementi concreti e nasca da ragioni gravi, di per sé atti a creare una situazione di incapacità soggettiva del giudice a occuparsi in modo equanime e sereno della vicenda processuale (DTF 126 I 168 consid. 2a, 116 Ia 14 consid. 4; RDAT 1984 n 29 consid. 3b; Rep 1998 n. 97). Non costituiscono ragioni gravi, sufficienti alla ricusa di un magistrato, semplici supposizioni, illazioni o timori generici di parzialità non confortati da elementi concreti e suscettibili di confermare l'esistenza di tale situazione. È quindi richiesta la parvenza di motivi seri e comprovati (Rep. 1997 n. 95). Nemmeno l’avvio di un procedimento penale di una delle parti nei confronti del giudice è di per sé un motivo grave che consenta la sua astensione (
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 24 e 25 ad art. 27). Tuttavia, secondo costante prassi del Tribunale federale, per accogliere una domanda di ricusa non occorre che il giudice sia effettivamente prevenuto, bastando circostanze obiettivamente idonee a suscitare l'apparenza di una prevenzione e a far sorgere un rischio di parzialità (DTF 117 Ia 324 consid. 2, 116 Ia 33 consid. 2b).
3.
Il Pretore ritiene di essere da anni vittima “di denigranti critiche, malevoli insinuazioni e denunce da parte di M_ e AP 1, i quali lo considerano un poco di buono, una specie di corrotto che sta sempre dalla parte dei cattivi e mai dei buoni, che sarebbero poi loro”. A suo giudizio l’ostilità e l’irriverenza di M_ e AP 1 nei suoi confronti “si sono spinte oltre ogni limite generando una situazione di oggettiva inimicizia che nuoce al sereno proseguio delle due cause”. Da qui la domanda di astensione da parte del Pretore dalle cause che vedono parte M_ e/o AP 1, inc. n. OA.1998.31 e inc. n. OA.2006.20, essendo ormai venuti a mancare quel distacco e quella serenità indispensabili per l’attività di chi è chiamato a giudicare. L’avv. RA 2, patrocinatore del AO 1,
si è dapprima opposto all’astensione del Pretore, ma ha poi aderito alla richiesta. Per contro
l’avv. RA 3, patrocinatore del litisdenunciato arch. LI 1, si è opposto all’astensione del Pretore, mettendo in risalto il carattere
eccezionale della ricusa ed evidenziando come l’imparzialità debba essere valutata secondo un approccio soggettivo, che tenga conto della convinzione personale di un giudice, ma anche secondo un approccio oggettivo, che tenda a verificare se certi fatti autorizzino a sospettare l’imparzialità del giudice.
4.
N
ella prima lettera di denuncia inoltrata al Consiglio di Stato il 1° giugno 2005, M_ e AP 1 chiedevano tra le altre cose “di fare i dovuti accertamenti e di mettere un po d’ ordine in certi uffici (togliendo le mele marce). Vogliamo che [...] prendiate una posizione nei confronti della Pretura di _. E’ vergognoso, offensivo e ingiustificabile che un cittadino dopo nove anni è rimasto praticamente al punto di partenza”. Nella fattispecie i denuncianti, utilizzando toni pesanti e polemici, si lamentavano della lentezza con cui la Pretura stava trattando la loro causa. In quanto rivolte all’istituzione e non a una persona, tali esternazioni, soggettive e fors'anche sconvenienti, non tradivano tuttavia animosità personale nei confronti dell'istante. Si fondasse su questi soli motivi, l'istanza del Pretore andrebbe respinta. Se non che, M_ e AP 1 sono andati ben oltre. Nella loro segnalazione del 15 gennaio 2007 essi hanno chiesto al Consiglio della Magistratura di intervenire nei confronti del Pretore del Distretto di _, reo, secondo loro, di emettere da anni decisioni errate e a loro sfavorevoli. I segnalanti rimproverano al Pretore di non avere accolto la loro richiesta di munirli di un patrocinatore: secondo loro, ciò sarebbe stato un espediente del Pretore per poter dar loro torto poiché “senza l’avvocato per la stessa causa mi ha dato torto mentre per le due precedenti cause sempre per lo stesso argomento, quando ero rappresentata dall’avvocato, ho vinto la causa” (segnalazione 15 gennaio 2007). Il Consiglio della Magistratura non ha dato seguito disciplinare alla segnalazione e nella decisione 16 aprile 2007 è giunto alla conclusione che nulla poteva essere rimproverato al Pretore per la trattazione delle procedure in corso. Con una nuova segnalazione del 18 aprile 2007, trasmessa al Consiglio della Magistratura e in copia al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, M_ ha dichiarato di non accettare più alcuna decisione da parte del Pretore di _. In tale lettera ella ha affermato che “contro ogni evidenza e logica, il Pretore inspiegabilmente non ha tenuto in considerazione...”, “appare palese che la verità che non dovrebbe avere né colore di pelle, né partito, dà fastidio o meglio fa paura al Pretore”, “Appare evidente che il Pretore si sta arrampicando sui vetri”, “tanto per essere in chiaro sappiate, signori del Consiglio della Magistratura, che non è solo la famiglia Z_ che si lamenta dell’operato della Pretura di _”, “non sappiamo più se dobbiamo ancora credere nella giustizia del Cantone TI”, “di conseguenza sia ben chiaro, ripeto, che non accetto più alcuna decisione da parte del Pretore di _”. In un’intervista apparsa sul periodico domenicale “Il Caffè” del 22 aprile 2007, AP 1 ha affermato che “il Pretore di_, e lo dico assumendo tutte le responsabilità, ha respinto il nostro ricorso; magari non l’ha neanche letto...”. Nella raccomandata 2 maggio 2007 all’Ufficio esecuzione e fallimenti M_ contesta l’esecuzione nei suoi confronti, sostenendo che essa sia “da imputare ad un’invenzione del Pretore di _ e della moglie dell’assessore del Pretore di _”, che “neanche nel terzo mondo si arriverebbe ad invalidare i contratti che per motivi inspiegabili il Pretore di _ ha fatto”, che “il malandazzo voluto e/o creato dal Pretore di _, agli Z_ ha già creato un danno finanziario di circa CHF 30'000.-” e accennando al fatto che l’anno scorso un quotidiano della Svizzera interna avrebbe affermato che il Ticino è un Cantone di mafiosi o mafiosetti, chiedendosi sostanzialmente se ciò corrispondesse al vero (“ebbene sono sicura che il giornale sbagliava o mi sbaglio io?”).
5.
La lettera 1° giugno 2005 indirizzata al Consiglio di Stato conteneva come si è detto invettive dirette verso la Pretura come autorità giudiziaria, che non erano idonee a violare la personalità e l’integrità del Pretore. Gli scritti e i comportamenti successivi denotano un drastico cambiamento di tono. Le critiche sono dirette inequivocabilmente alla persona del magistrato. M_ e AP 1 hanno accusato il Pretore di “aver creato espedienti per poter dar loro torto” (v. segnalazione 15 gennaio 2007 al Consiglio della Magistratura). M_, con la sua protesta datata 18 aprile 2007 trasmessa al Consiglio della Magistratura e in copia al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, afferma che “la verità che non dovrebbe avere né colore di pelle, né partito, dà fastidio o meglio fa paura al Pretore”, il quale “si sta arrampicando sui vetri” e del cui operato “non
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solo la famiglia _ [...] si lamenta”. Nella sua lettera del 2 maggio 2007 all’Ufficio esecuzione e fallimenti M_ rimprovera al Pretore di essersi reso autore di un’invenzione, di non aver annullato un contratto in modo inspiegabile (come neanche nel terzo mondo succede(?)), di aver creato volontariamente seri danni agli_ (“il malandazzo voluto e/o creato dal Pretore di _”...). Addirittura essa accenna alla possibilità (“o mi sbaglio io?”) di un’inclinazione mafiosa degli organi giudiziari ticinesi. Ora, un giudice deve cercare di mantenere un atteggiamento distaccato, soprattutto in vertenze lunghe, spinose e cariche di emotività, poiché se così non fosse basterebbe a una parte trascendere in intemperanze verbali o scritte per ottenere la ricusa di un magistrato, il che non è ragionevolmente ammissibile, tanto meno se si pensa che alla ricusa si deve far capo con riserbo, per non sovvertire inutilmente l’ordine giurisdizionale (Rep. 1983 pag. 319). Il magistrato non è tuttavia tenuto a sopportare qualsiasi comportamento o sfogo di una parte, tantomeno atteggiamenti che egli ritiene lesivi della propria integrità e onorabilità. D’altro lato, quando ci si rivolge ad un’autorità giudiziaria non si deve interpretare ogni decisione dell’autorità che non risponda alle proprie aspettative come un atto di prevenzione o di ostilità. Nella fattispecie è però proprio questo l’atteggiamento assunto a più riprese da M_ e AP 1, che si accaniscono sul Pretore di _. Sintomatica è la critica di AP 1 apparsa sul “Caffè” del 22 aprile 2007, in cui egli attacca l’operato del Pretore con insinuazioni e affermazioni negative (“il Pretore di _ [...] il nostro ricorso magari non l’ha neanche letto ...”), senza alcun accenno al fatto che la sentenza del Pretore criticata era a quel momento già stata confermata dalla sentenza 31 gennaio 2006 della seconda Camera civile del Tribunale d’appello (inc. n. 12.2005.124) e dalla sentenza 19 settembre 2006 della prima Corte civile del Tribunale federale (incarto 4C.90/2006). L’inclinazione di M_ e AP 1 alla polemica e alla demonizzazione di coloro che non danno seguito alle loro richieste, così come la tendenza ad assumere comportamenti aggressivi e intimidatori, traspare da alcune lettere presenti nell’inc. n. OA.1998.31: una su tutte la lettera del 18 ottobre 2001, in cui il Pretore di _ comunica all’allora patrocinatore di M_ e AP 1, avv. _, le preoccupazioni dell’arch. B_ per un sopralluogo da effettuare presso la masseria, viste le minacce di botte e di morte ricevute in precedenza dalla stessa M_ (v. fascicolo corrispondenza 64).
6.
M_ e AP 1 accusano con lettere e segnalazioni presso le autorità statali il Pretore del Distretto di _ di essere l’unica causa dei loro problemi giudiziari. Ciò, nonostante la sentenza del Pretore nella causa di affitto agricolo (inc. 12.2005.124) sia stata confermata dalla seconda Camera civile del Tribunale di appello e dal Tribunale federale. La lentezza della causa in corso OA.1998.31 di cui essi si dolgono, per altro, è dovuta alla complessità dell’istruttoria, dove vi sono state oggettive difficoltà nel reperire i periti giudiziari disponibili ad allestire la perizia multidisciplinare (cfr. lettera 5 settembre 2002, 85) e non da ultimo al fatto che gli interessati, contrariamente alla controparte, insistono nel voler sentire tutti i testimoni offerti all’udienza preliminare (cfr. lettera 20 ottobre 2006 dell’avv. RA 1, 111). Il Pretore, dal canto suo, si è adoperato per tentare di snellire la causa, scontrandosi con le resistenze dell’una o dell’altra parte (cfr. a titolo di esempio l’ordinanza 18 novembre 2001, 66 e la risposta del patrocinatore 67). La vertenza ha raggiunto notevoli livelli di tensione, come attestano le reazioni epistolari reperibili nel voluminoso incarto, e le deposizioni di alcuni testimoni (verbale dell’8 marzo 2002, pag. 11, 23 ottobre 2001 pag. 8). Il collaudo della stalla all’origine della vertenza, per esempio, è stato eseguito alla presenza dell’usciere comunale armato e l’architetto che si era occupato della direzione dei lavori non vi è comparso adducendo motivi di sicurezza personale.
7.
Dal profilo oggettivo, una segnalazione al Consiglio della Magistratura nei confronti del Pretore non sarebbe di per sé sufficiente, come rileva il patrocinatore del AO 1, per ammettere la ricusazione del Pretore (cfr. per la querela penale
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI App 2000/2004 m. 56 ad art. 27) o la sua astensione. Occorre nondimeno tenere conto anche del profilo soggettivo, ovvero della ripercussione che il comportamento dianzi descritto di AP 1 e della figlia _ ha avuto sulla persona del Pretore. Al riguardo non è possibile porre esigenze troppo severe, trattandosi di uno stato d’animo soggettivo del giudice di cui è impossibile portare la prova (
Kiener
, Richterliche Unabhängigkeit, Berna 2001, pag. 69). Nella fattispecie le segnalazioni –
info
ndate – si susseguono dal 2005 e sono accompagnate da varie azioni di disturbo, come l’invio il 17 settembre 2007 di un precetto esecutivo di fr. 100'000.- al Pretore per gli asseriti danni subiti dalla causa conclusasi con la conferma della sentenza da lui emanata da parte del Tribunale federale e le intemperanze negli uffici della Pretura avvenute il 14 settembre 2007, in un turbinio di scritti lesivi dell’onorabilità personale del magistrato. Il comportamento di AP 1 e soprattutto di M_, ai limiti della querulomania, lascia intravedere un loro stato di grave inimicizia personale nei confronti del Pretore. Dal profilo soggettivo, inoltre, è decisivo il fatto che le continue denunce e il costante flusso di lettere e comunicazioni, per altro inviate in copia a terze persone e ad autorità estranee alla causa, hanno profondamente colpito il magistrato, il quale si sente ora privato della serenità di giudizio necessaria per trattare le cause con il dovuto distacco, come traspare in modo chiaro dalle sue lettere 24 aprile 2007, 7 maggio 2007, 19 settembre 2007 e 15 ottobre 2007. In tali circostanze, invero eccezionali, la domanda di astensione deve essere accolta, il Pretore essendo ormai giunto ai limiti della sopportazione nonostante la sua lunga esperienza giudiziaria. Sono dunque date in concreto le “gravi ragioni” richieste dall’art. 27 lett. b CPC per pronunciare l’astensione del Pretore. L’incarto viene trasmesso al Segretario assessore della Pretura per la continuazione della procedura. Sull’eventuale ricusazione del Segretario assessore deciderà, dandosene il caso, il Pretore viciniore.
8.
Non si prelevano tasse né spese, viste le particolarità del caso, e non si attribuiscono ripetibili.