# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4cea34e8-bb7b-58f6-9068-52e4ec258ae1
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1.
La storia di AC 1 e di AC 2 è una storia divenuta ormai tristemente comune a gran parte di chi, cittadino dell'_, abusando del diritto di asilo vigente negli Stati dell'Europa, lascia il proprio Paese senza documenti, vive alle spalle della comunità finchè, pendente la domanda, può beneficiare degli aiuti pubblici e, poi, si dà alla clandestinità e, per mantenersi, al commercio di droga.
AC 2 e AC 1 non fanno eccezione.
Il racconto del loro passato è talmente romanzato e privo di riscontri che nemmeno merita di essere menzionato. Basti dire che il primo ha raccontato di aver lasciato l'_ in aereo e di essere atterrato da qualche parte in Europa dove gli sarebbero stati presi i documenti, falsi, che gli avevano consentito di espatriare ed in seguito sarebbe stato portato in treno fino a _ dove ha chiesto asilo. Il secondo, invece, sarebbe espatriato via mare, per un non meglio precisato porto europeo da cui sarebbe poi stato trasportato, in camion, fino a _. Certo, la Svizzera non ha d'incanto trovato uno sbocco sul mare, ma non vi è chi non veda come il trasporto fino al confine elvetico sia in realtà frutto di un disegno ben preciso e meglio di venire in Svizzera, pur conscio di non avere alcuna possibilità di ottenere l'asilo, dove sa di poter essere mantenuto per un determinato periodo. Punto.
2.
Sui fatti non vi sono particolari osservazioni da fare, ritenuto come gli stessi, così come esposti nell'atto di accusa, hanno trovato pieno riscontro negli atti di causa e meglio nelle dichiarazioni degli acquirenti, i cui nominativi sono stati esposti nell'atto di rinvio a giudizio e dei quali non vi è ragione di dubitare.
Per contro l'atteggiamento degli accusati è stato poco collaborativo, al limite della sfrontatezza. Basti al riguardo ricordare come gli agenti abbiano dovuto farli, per così dire, accomodare sull'apposita seggiola ad attendere le loro produzioni fisiologiche, in quanto non avevano, nemmeno dopo le radiografie, ammesso di trasportare, nelle loro viscere, la cocaina poi sequestrata dalla Polizia. A ciò aggiungasi come abbiano, pure, abusato del loro diritto di essere difesi, non accettando le risultanze dell’inchiesta di Polizia ed obbligando, quindi, il Magistrato inquirente a prodigarsi in ulteriori interrogatori con relativo aggravio di costi e di energie, rivelatosi del tutto superfluo. Non vi è dubbio che, su questo punto, l’Autorità competente darà prova del necessario rigore nella tassazione delle spese esposte dalle difese. Al riguardo rilevisi che in inchieste di questo genere i quantitativi riferiti dagli acquirenti sono giocoforza del tutto indicativi, già solo per il fatto che si tratta di sostanze proibite per acquistare le quali venditore e compratore non lasciano tracce. Semmai, come giustamente esposto dalla Polizia, sono rivelatori di un traffico ancora maggiore. Con il che, pretendere di risentire la gran parte degli acquirenti per farsi confermare semplicemente che quelli dichiarati nei verbali di polizia erano dei quantitativi soltanto indicativi, è un esercizio del tutto superfluo, senza alcun esito pratico, perché equivale a farsi confermare un’evidenza.
Per il resto la Corte ha ritenuto che gli indizi portati dalla pubblica accusa in punto alla correità di entrambi sull'intero traffico, sono dei buoni indizi. Tuttavia, anche perché ciò non ha avuto alcuna influenza nella commisurazione delle pene, non sono stati considerati sufficienti per condannare gli accusati quali correi dell'intero traffico, di guisa che, ognuno, è stato ritenuto responsabile, dei suoi atti, come se avesse agito singolarmente; con il che non è stata ritenuta l'aggravante della cifra 2 lett. a dell'art. 19 LStup.
3.
Quanto alla commisurazione delle pene, oltre alla gravità oggettiva dei fatti, la Corte ha considerato che entrambi gli accusati non hanno collaborato all'ottenimento dei documenti; ciò che, da solo, esclude qualsiasi ipotesi di sospensione della pena: senza documenti e senza alcuna possibilità di essere integrati nel nostro paese, altro non farebbero che ridarsi alla clandestinità e, quindi, per mantenersi, all'unica attività che conoscono, ossia quella dello spacciatore, tipica appunto di chi vive ai margini della società. Al riguardo i condannati devono essere avvertiti che, senza documenti, difficilmente potranno essere liberati prima dell'espiazione integrale della pena, così come non potranno evitare le misure coercitive previste per i recalcitranti, la cui domanda d'asilo è stata respinta e che non collaborano al loro rimpatrio.
Per il resto deve valere che entrambi si sono comportati in modo disgustoso nei confronti del nostro paese e delle nostre Autorità, che essi hanno ripagato, dopo essere stati accolti e mantenuti per diverso tempo in attesa dell'evasione delle loro domande, con lo spaccio di droga sulle nostre strade. Ogni commento si appalesa superfluo.
Tutto ciò considerato si giustifica la condanna di entrambi alla pena detentiva di diciassette mesi da espiare.
Rispondendo affermativamente ai quesiti n. A.1.1.1., A.1.2., A.1.4., A.3., A.4., A.4.1., A.4.2., A.4.3., A.4.4., B.1.1.1., B.1.2., B.2., B.4., B.5., B.5.1., B.5.2. e B.5.3., negativamente ai quesiti n. A.1.1.3., A.2., B.1.1.3. e B.3. e in modo parzialmente affermativo a tutti gli altri quesiti,
visti gli art. 12,
40, 42, 43, 47, 49, 51, 69, 70 CP;
19 cifra 1 e 2 e 19 lett. a LStup;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

## Considerations