# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b38fa19c-2fb0-5d05-b9ac-8190e8ae4284
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

il Procuratore pubblico, il quale ripercorre le principali tappe dell’inchiesta e le dichiarazioni rese dagli imputati. Riassume poi i numerosi riscontri oggettivi a carico degli imputati, come pure i loro precedenti penali. Richiamando ampia giurisprudenza, ritiene che in diritto i fatti del 18 marzo 2014 debbano essere qualificati di tentata rapina. È inoltre data l’aggravante dell’aver agito in banda, della quale fanno parte anche IM 2 e IM 3 (altrimenti non vi sarebbe stato motivo per incontrarsi con i correi dopo il 25 marzo 2014), per cui gli stessi devono rispondere anche della rapina consumata del 25 marzo 2014. Richiamando la sentenza del TF 1B.364/2009 e una sentenza cantonale di Friborgo del 01.06.2015, chiede che anche l’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco venga confermata. Venendo alla commisurazione della pena, sottolinea la gravità della colpa degli imputati, che sono venuti in Svizzera unicamente per delinquere e hanno insistito finché sono riusciti a portare a termine la rapina. Ravvede poche attenuanti a favore degli imputati, segnatamente per IM 2 la sua giovane età e la collaborazione prestata prima di ritrattare, ritrattazione che a fronte dei riscontri oggettivi e delle dichiarazioni di _ non è credibile. In conclusione, chiede la conferma integrale dell’atto d’accusa per i reati di rapina aggravata consumata, rapina aggravata tentata e falsità in certificati, proponendo la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 10 mesi (tenuto conto del suo ruolo maggiore rispetto ai coimputati), di IM 4 alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi (ritenuto il trattamento che ha riservato alla vittima) e di IM 2 e IM 3 alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi (considerate la giovane età di IM 2 e la difficile situazione famigliare di IM 3). Nel caso in cui la Corte dovesse invece ritenere, per i fatti del 18 marzo 2014, il reato di atti preparatori punibili alla rapina invece che quello di tentata rapina, si rimette al giudizio della Corte per la commisurazione della pena. Chiede infine che nella determinazione della pena non venga effettuato alcun paragone con altre sentenze e che l’eventuale attenuazione della pena dovuta al fatto che gli imputati debbano scontare la pena lontano da casa non venga riconosciuta, dal momento che gli stessi hanno volontariamente deciso di venire a delinquere in Svizzera. Per quanto riguarda i sequestri, si rimette a quanto già detto al dibattimento;
§
l’avv. DUF 2, difensore dell’imputato IM 2, il quale motiva le seguenti conclusioni (cfr. arringa scritta sub doc. DIB 5):
- in relazione ai fatti del 18 marzo 2014, chiede il proscioglimento dall’imputazione di tentata rapina, chiedendo che venga invece ritenuto il reato di atti preparatori punibili ex art. 260bis CP;
- postula il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa;
- chiede una massiccia riduzione della pena proposta dalla pubblica accusa, da contenere in 18 mesi. Subordinatamente, qualora la Corte dovesse ritenere, per i fatti del 18 marzo 2014, il reato di tentata rapina, chiede che IM 2 venga condannato ad una pena detentiva massima di 24 mesi. In via ancora più subordinata, nell’ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere adempiuto nei confronti del suo patrocinato, per i fatti del 25 marzo 2014, il reato di rapina aggravata, che lo stesso venga condannato alla pena detentiva massima di 3 anni;
- se la pena detentiva inflitta a IM 2 rimarrà nei 24 mesi, la stessa deve essere posta interamente al beneficio della sospensione condizionale. Nel caso in cui dovesse invece essere condannato alla pena detentiva di 3 anni, dedotto il carcere preventivo sofferto, la rimanenza dovrà essere sospesa;
- chiede il dissequestro in favore del suo patrocinato del telefonino che gli è stato sequestrato;
§
l’avv. DUF 3, difensore dell’imputato IM 3, il quale in relazione ai fatti del 18 marzo 2014 si associa al collega della difesa chiedendo che venga ritenuta l’imputazione subordinata di atti preparatori punibili. Chiede il proscioglimento del suo patrocinato da qualsiasi imputazione relativa ai fatti del 25 marzo 2014, sottolineando che lo stesso non si trovava ad _ e contestando la sussistenza di una banda ex art. 140 cifra 3 cpv. 1 CP, rilevando in particolare che IM 3 non ha più avuto alcun contatto con IM 1 dopo i fatti del 18 marzo 2014 e che non ha percepito alcun compenso. Per quanto riguarda la pena da infliggere al suo assistito, rileva che quella proposta dalla Pubblica accusa è manifestamente sproporzionata e chiede che IM 3 venga condannato ad una pena che gli consenta di uscire immediatamente di prigione per raggiungere suo figlio, rimasto orfano;
§
l’avvDUF 4, difensore dell’imputato IM 4, il quale esordisce esprimendo il massimo rispetto da parte suo e da parte del suo assistito nei confronti della vittima. Rileva poi che il suo assistito ha ammesso le proprie responsabilità, avvalendosi per il resto del diritto di non rispondere e non creando quindi lavoro agli inquirenti, ciò che ha permesso di portare celermente a termine l’inchiesta nei suoi confronti. Ritiene che dall’inchiesta e in particolare dalle dichiarazioni della vittima è emerso che l’arma era giocattolo, per cui chiede il proscioglimento dall’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco. Si associa ai colleghi della difesa nel contestare la sussistenza dell’aggravante dell’aver agito in banda, come pure nel sostenere che per i fatti del 18 marzo 2014 debba essere ritenuto il reato di atti preparatori punibili, che in quanto tali sono assorbiti dalla rapina consumata il 25 marzo 2014. Postula quindi che il suo patrocinato venga condannato unicamente per la rapina semplice del 25 marzo 2014; subordinatamente chiede che per i fatti del 18 marzo 2014 vengano ritenuti gli atti preparatori punibili. Per quanto riguarda la commisurazione della pena, rileva che il suo assistito ha ammesso i fatti e mette in evidenza la sua precaria situazione finanziaria come pure il lungo carcere preventivo sofferto. In merito ai precedenti, osserva che ha un piccolo precedente in Germania e che la sentenza di condanna emessa dalla Spagna non è agli atti. In conclusione, ritiene adeguata alla colpa del suo assistito la pena detentiva di 3 anni e 6 mesi;
§
l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale esprime anzitutto la sua solidarietà alla vittima. Rileva poi che il suo assistito non ha collaborato con gli inquirenti ma non ha nemmeno intralciato il loro lavoro. È cosciente dei riscontri oggettivi che collocano il suo assistito ad _ al momento dei fatti del 25 marzo 2014, ma rileva che detti riscontri non comprovano la sua partecipazione alla rapina. Passa in rassegna le chiamate in causa effettuate nei confronti del suo patrocinato da parte di _ e _, non lineari e contraddittorie, come pure quella di IM 2, che neppure può essere considerata credibile. In conclusione, chiede il proscioglimento di IM 1 dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa, come pure dalle imputazioni di cui ai punti 2 e 4 dell’atto d’accusa, per gli stessi motivi. Subordinatamente, postula la condanna del suo assistito per rapina semplice, con il ruolo secondario di palo, mentre che i fatti del 18 marzo 2014 sono assorbiti dalla rapina consumata, trattandosi di atti preparatori punibili, per cui nella denegata ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere colpevole il suo patrocinato, postula una massiccia riduzione della pena proposta dalla Pubblica accusa, ritenuto inoltre che sarebbe la prima condanna per rapina.
Considerato,

## Considerations

in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore e precedenti penali degli imputati
1.1. IM 1
1.1.1. In merito alla sua vita anteriore, IM 1, cittadino lituano residente a _ in _, ha dichiarato:
"
Io sono nato a _. Io vivo con la mia mamma e con mio fratello che ha 1 anno e mezzo meno di me; i miei genitori si erano infatti separati quando io ero ancora piccolino. Con noi vivono anche i nonni materni. Preciso che mio nonno è deceduto quando io mi trovavo qui in Farera. Noi abbiamo una casa propria; essa appartiene alla mia mamma. Io ho fatto l’asilo a _, dove ho fatto pure le scuole elementari. Io ho frequentato tutte le scuole d’obbligo ottenendo i relativi diplomi e poi ho iniziato la scuola di saldatore. Questa scuola è una scuola tecnica diurna e dura 2 anni. Alla fine ho fatto uno stage lavorativo di 6 mesi come saldatore e ho ottenuto il relativo diploma. Come saldatore non riuscivo a trovare lavoro. Il garage della casa della mia mamma è stato poi adibito ad officina meccanica per automobili. Io ho ottenuto la licenza per poter esercitare questa attività insieme a mio zio. Abbiamo quindi lavorato assieme come meccanici. All’età di 21 anni ho smesso con questa attività lavorativa e ho iniziato a viaggiare. Io cercavo lavoro all’estero. Ho quindi lavorato come manovale, operaio, ecc., in cantieri in Germania, Svezia, Belgio, Spagna. Io lavoravo in nero. (...).
Anche se ho girato mezza Europa io sono sempre stato in contatto con i miei familiari. Anche oggi ci sentiamo praticamente tutti i giorni; la nostra famiglia è molto unita. In questo periodo la mia mamma ha smesso di lavorare per poter star vicino alla nonna che non è più autonoma. Mio fratello abita ancora con la mamma e la nonna e le aiuta. Mio fratello lavora a _.
Con mio papà invece non ho rapporti di sorta. La prima e ultima volta che l’ho visto avevo 15 anni. Aggiungo che la mia mamma aveva voluto divorziare dal papà perché lui beveva. La volta che l’ho incontrato, mio papà era ubriaco per cui io ho deciso che non lo avrei mai più rivisto.
La nostra famiglia ha sempre avuto delle difficoltà economiche visto che in Lituania la vita non è facile come in altri Paesi. Quando riuscivo a trovare un lavoro, mandavo dei soldi ai miei familiari per aiutarli economicamente. Anche quando rientravo in Lituania portavo dei soldi, provenienti dal lavoro in nero, alla mia famiglia.
Nel caso in cui dovessi essere liberato dopo il processo, so per certo che potrei tornare a casa mia a _ e che i miei familiari non aspettano altro.”
(VI PP 11.02.2015 pagg. 2-3; dichiarazioni confermate in aula: VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB.)
1.1.2. Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero risulta che IM 1 è stato condannato il 25 aprile 2008 dal Ministero pubblico di _ per entrata e soggiorno illegali alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.--, sospesa condizionalmente per 2 anni (AI 14, AI 34).
In _ è stato condannato l’11 giugno 2010 per traffico e consumo di droga alla prigione di 3 mesi e 1 giorno (AI 119).
In merito a questa condanna, l’imputato ha dichiarato che
“(...) sono una persona sfortunata. Mi è infatti capitato di essere arrestato e messo in prigione quando, in effetti, avevo commesso solo dei piccoli reati. Io ammetto di avere rubacchiato qua e là, ma non ho mai fatto niente di grave. Come avevo già spiegato in uno dei miei precedenti verbali, in Spagna sono stato particolarmente sfortunato perché ho rubato una macchina, sono stato fermato e controllato e nella vettura c’era tantissimo hashish che però non era di mia proprietà. Io ho raccontato alle autorità spagnole che avevo solo rubato la macchina e che non c’entravo niente con la droga, ma non sono stato creduto per cui sono stato condannato per traffico di stupefacenti”
(VI PP 11.02.2015 pagg. 2-3).
In Germania IM 1 è stato condannato a diverse riprese(AI 171):
- il 2 aprile 2004 per furto aggravato e tentato furto aggravato alla pena detentiva di 6 mesi, sospesa condizionalmente per 3 anni;
- il 27 maggio 2005 per furto aggravato alla pena detentiva di 10 mesi;
- il 5 aprile 2007 per tentato furto aggravato e danneggiamento alla pena detentiva di 1 anno;
- il 4 febbraio 2010 per essersi procurato documenti falsi alla pena pecuniaria di 70 aliquote giornaliere da Euro 10.--.
In Belgio, l’8 luglio 2009 ha subito una condanna per furto alla pena detentiva di 6 mesi, oltre alla multa di Euro 100.-- (AI 173).
IM 1 ha riferito che in Lituania è stato condannato per reati contro l’ordine pubblico o rissa e di aver scontato 1 anno e mezzo di prigione. Ha dichiarato inoltre che nel suo paese d’origine era anche stato inchiestato per omicidio, ma di essere stato prosciolto (VI PG 04.07.2014 pag. 4 e pag. 9; VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB), ciò che risulta confermato dall’informativa Interpol agli atti (AI 244). A domanda del suo difensore ha spiegato che “
c’è stato un processo in cui è stato provato che io non ero colpevole. Il Procuratore e il padre della vittima hanno fatto ricorso e la Corte superiore ha confermato la sentenza di proscioglimento. In questa inchiesta era coinvolto anche mio fratello e anche lui è stato prosciolto. Il colpevole è stato arrestato e condannato a 11 anni di prigione che sta scontando
” (VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB).
L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato richiesto (AI 100) e sollecitato (AI 235) dagli inquirenti, non è pervenuto.
IM 1 è invece incensurato in Francia (AI 109) e in Olanda (AI 127).
1.2. IM 2
1.2.1. IM 2, cittadino lituano, ventenne, residente a _ (Lituania), in merito al suo trascorso ha riferito:
"
Io ho fatto le scuole dell’obbligo in Lituania, a _. Dopo ho fatto una scuola professionale come stuccatore. Mi spiego: il mestiere è quello di ridefinire e imbiancare le pareti prima di consegnare lo stabile al committente.
Questa scuola è durata due anni. Un anno era di scuola e un anno di pratica lavorativa, dove venivo pagato, più o meno 400 Euro al mese (1'500 Litas). Ho fatto un periodo di pausa a casa, senza lavoro, e poi ho iniziato a frequentare dei corsi per diventare saldatore. Preciso che questa scuola era privata, era un tirocinio privato e io pagavo di tasca mia. Questa scuola come saldatore è durata circa 3 mesi, al termine della quale ho lavorato per un’azienda privata di montaggio per 2 mesi. Quando ho finito la scuola era inverno 2013.
Dopo sono rimasto senza lavoro a casa. Per il mio sostentamento provvedevano i miei genitori, in quanto io non mi sono mai scritto alla disoccupazione.
I miei genitori mi davano dei soldi, in sostanza quello che io chiedevo solo per far fronte alle mie esigenze. Più o meno si trattava di 100 Euro alla settimana. I miei genitori lavoravano entrambi: mio padre è un montatore, mentre mia madre era caporeparto (gerente) di un negozio. Preciso però che l’anno scorso, quando già mi trovavo in carcere, mia madre ha smesso di lavorare.
Io ho un fratello, lui è più grande di me ha 32 anni e si chiama _.
Io avevo una compagna, si chiamava _, ma noi non stiamo più insieme.
Io in Lituania vivevo dai miei genitori, loro hanno un appartamento. In questo appartamento vivevamo io, mia madre e mio padre, mio fratello _ vive in Inghilterra. Io non so esattamente che lavoro faccia lui, penso comunque qualcosa del genere montatore.”
(VI PP 31.08.2015 pag. 2)
In aula l’imputato ha confermato le dichiarazioni rese durante l’inchiesta in merito alla sua vita e ha dichiarato che “
quando uscirò di prigione, è mia intenzione andare a casa dei miei famigliari
” (VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB).
1.2.2. IM 2 è incensurato in Svizzera (AI 85), in Francia (AI 108) e in Italia (AI 111).
Ha confermato di aver subito nel 2013 una condanna in Lituania per violazione dell’ordine pubblico (VI imputati pag. 3), come risulta dall’informativa Interpol (AI 244).
Non è stato possibile acquisire l’estratto del casellario giudiziale lituano (AI 99 e AI 235).
1.3. IM 3
1.3.1. IM 3, nato il _ in Lituania e ivi residente, sulla sua vita anteriore ha riportato agli inquirenti quanto segue:
"
Io sono nato a _ e ho un fratello più grande. Io ho fatto le scuole a _ e ho ottenuto il diploma ginnasiale all’età di 19 anni. Ho poi iniziato a lavorare nell’edilizia. A 20 anni ho lasciato l’abitazione dei miei genitori e sono andato a vivere da solo. Ho avuto un bimbo che ora ha 11 anni dalla mia compagna dalla quale mi sono poi separato quando nostro figlio aveva 6 anni. Io ho sempre contribuito al mantenimento di mio figlio nel senso che provvedevo io dal punto di vista economico. Preciso che mio figlio abita con i miei genitori da quando aveva 7 anni; da quel momento pure io sono tornato a vivere con i miei genitori. La mia ex compagna ha trovato un altro uomo e si è trasferita da lui. Nostro figlio è rimasto con i miei genitori, e quindi anche con me, perché la mia ex compagna soffre di una forma di forte depressione. Quando è terminato il lavoro nel ramo edilizio ho iniziato a lavorare come falegname nell’industria del legno che forniva l’_. Il mio salario mensile era di Euro 800.00 che è poi diminuito a Euro 400/500.00 mensili nell’ultimo anno di lavoro 2013. Proprio nel 2013 sono rimasto senza lavoro e mi sono rivolto alla disoccupazione ricevendo Euro 150.00 al mese. Ho poi fatto dei lavoretti in nero per portare a casa un po’ di soldi.”
(VI PP 02.04.2015 pag. 5; dichiarazioni confermate al dibattimento: VI imputati pag. 3, all. 1 al V. DIB.)
1.3.2. IM 3 è stato condannato il 13 gennaio 2014 in _ per furto a 1 anno di prigione (AI 239). Al riguardo IM 3 ha dichiarato che “
io non ho commesso furti in Francia, ma gli inquirenti francesi hanno trovato nella mia automobile degli oggetti provento di furto. Non sono stato io a nascondere tali oggetti nella vettura; io non so chi lo ha fatto
” (VI PP 02.04.2015 pag. 5).
In Germania ha subito due condanne (AI 248):
- il 5 dicembre 2013 per infrazione alla legge sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da Euro 20.-- cadauna;
- il 1 luglio 2014 per conseguimento fraudolento di prestazioni, alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da Euro 10.-- ciascuna.
In Svizzera e in Italia non risultano iscritte condanne a suo carico (AI 81 e AI 249).
Dall’informativa Interpol risulta incensurato anche in Lituania (AI 236).
La richiesta degli inquirenti alle Autorità lituane di trasmettere l’estratto del casellario giudiziale (AI 234) è rimasta priva di riscontro.
1.4. IM 4
1.4.1. Anche IM 4 (nato il _) è cittadino lituano e risiede a _ (Lituania). Sulla sua vita anteriore ha riferito:
"
Io ho fatto le scuole dell’obbligo a _, in Lituania. Dopo ho frequentato una scuola professionale per due anni per diventare costruttore. Il primo di anno di scuola era solo di teoria, mentre il secondo anno di teoria e pratica. Io guadagnavo poco, 10 / 20 Euro al mese. Questi soldi mi venivano accreditati in banca e subito prelevati da un notaio. Preciso che in Lituania i Notai sono autorizzati a prelevare dei soldi da un conto bancario in caso di debiti.
Io infatti parecchi anni prima avevo contratto dei debiti. Si trattava di fattura di un abbonamento mensile di un telefono che non ero riuscito a pagare, di multe in arretrato perché non avevo il biglietto del bus e una volta ho preso anche una multa perché non avevo la cintura di sicurezza.
In sostanza, appena mi veniva accreditato lo stipendio, i Notai prelevavano i soldi per darli ai miei creditori. Erano 7/8 Notai che erano incaricati dell’incarto.
ADR che più o meno i debiti ammontavano a 10'000 Litas (circa 2'900 Euro). La somma precisa comunque non me la ricordo.
Dopo la scuola professionale, io sono andato in Danimarca, a _ a lavorare. Erano gli anni 2004 / 2005, io avevo 17 anni, quasi 18. Dopo un anno che ero in Danimarca, io ho aperto un’azienda edilizia e mi occupavo di impiegare dei lavoratori lituani. Io ho avuto fino a 10 lavoratori sotto di me.
Io in Danimarca ci sono stato per 8 anni, ma l’azienda edilizia che si chiamava _ l’ho avuta solo per 5 anni. Più o meno negli anni 2009 / 2010 è iniziata una crisi e così io ho deciso di venderla ad una persona che già conoscevo. Io comunque ho continuato a lavorare in Danimarca con i miei clienti. In questo periodo guadagnavo circa Euro 3'000.- / 4'000.- Euro al mese. Nel 2011 io sono ritornato in Lituania, ho provato a lavorare, avevo trovato un lavoro poco pagato sempre nel ramo dell’edilizia. Prendevo circa 300 Euro al mese. Io comunque dovevo sempre pagare i miei debiti e pertanto non valeva neanche la pena lavorare.
Dopo sono stato arrestato in Lituania perché ero implicato in una rissa.
ADR che adesso non so dire quando ciò è successo. Davvero non me lo ricordo.
Io sono stato in prigione per 2 anni e tre mesi circa. Io sono stato anche più volte trasferito e collocato in un “Lager”. Per “Lager” intendo un grande campo di detenzione all’aperto dove vi era anche una casa in comune. Dentro a questa casa noi eravamo in 30 e ci stavamo per dormire, il resto del tempo noi lo passavamo all’aperto a lavorare.
Se non sbaglio, sono stato scarcerato il 26 aprile 2013. Quando sono stato scarcerato, ho iniziato a bere. Io non volevo più lavorare perché non ne valeva la pena, dato che il mio stipendio sarebbe stato preso dai Notaio. Io aiutavo un po’ mio padre nelle faccende di casa. Per il mio sostentamento provvedevano i miei amici. Io chiedevo a questi miei amici diverse somme. In media, mi bastavano circa 200 Euro ogni due settimane (100 Euro a settimana).
Io vivevo nella casa dei miei genitori, è una casa piuttosto grande. C’ero io, mia madre e mio padre. Io ho anche un fratello, Emilis, più grande, lui vive sempre in Lituania, ma ha moglie e figli. Lui lavora in un garage.
Mio padre lavora anche lui nel ramo dell’edilizia, il suo lavoro è responsabile dei lavori. Mia madre invece non lavora.
Poi, io ho viaggiato, Danimarca, Svezia, Francia, Spagna, Polonia, Cechia.
ADR che io viaggiavo con dei miei amici e che i viaggi li pagavano loro. I miei amici andavano per lavorare, io mi aggiungevo però non lavoravo. Qualche volta io li aiutavo, ma non per ricevere un salario, solo perché loro sono amici. Io avevo fatto tanto per questi miei amici e dunque loro non mi chiedevano niente.
(...)
Quando uscirò dal carcere, la mia intenzione è di ritornare dai miei genitori in Lituania e poi recarmi dalle mie cugine in Islanda a trovare lavoro.”
(VI PP 31.08.2015 pagg. 2-4; dichiarazioni confermate in aula: VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB.)
1.4.2. Il 28 gennaio 2014 IM 4 è stato condannato in Germania per furto alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da Euro 15.-- ciascuna (AI 286).
Anche nel casellario giudiziale spagnolo risulta un’iscrizione a suo carico: il 10 febbraio 2015 è stato condannato per rapina alla prigione di 1 anno (AI 292). Al riguardo l’imputato ha dichiarato che “
io mi trovavo in Spagna quando sono stato arrestato perché stavo facendo una vacanza insieme a dei miei amici. Noi siamo stati controllati dalla Polizia e arrestati, solo perché io ero ricercato dalle Autorità Svizzere. Preciso che poco prima del mio arresto, io e i miei amici ci eravamo recati in diversi negozi, fra cui una gioielleria. Quando siamo usciti dalla gioielleria, noi volevamo andare in spiaggia ma siamo stati arrestati. Successivamente al mio arresto, la Polizia spagnola ha detto che noi volevamo fare una rapina ai danni della gioielleria dove ero stato, ma questa accusa è totalmente falsa. Dopo un anno, c’è stato finalmente il processo in Spagna. Il mio Avvocato, dopo aver parlato con il Giudice, mi ha detto di firmare la proposta di condanna, altrimenti sarei rimasto in carcere in Spagna per altri 4 anni. E così io ho firmato
” (VI 31.08.2015 pagg. 3-4).
Per contro, in Svizzera (AI 254), Francia (AI 284) e Italia (AI 285) IM 4 è incensurato.
Anche in Olanda IM 4 risulta incensurato (AI 300). In questo Paese è però pendente nei suoi confronti un procedimento penale per una rapina commessa il 18 febbraio 2014 da quattro uomini armati in una gioielleria di _ (AI 289), rispetto al quale IM 4 si dichiara non colpevole (VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB).
L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato richiesto dagli inquirenti (AI 255), non è stato trasmesso. Come visto più sopra, IM 4 ha dichiarato di essere stato in carcere in Lituania per 2 anni e 3 mesi a seguito di una condanna per rissa (VI PP 31.08.2015 pag. 2; VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB).
2. Avvio e sviluppi dell’inchiesta
2.1. Il 18 marzo 2014 una pattuglia della Polizia comunale di _ notava la presenza di due persone successivamente identificate nei cittadini lituani IM 2 e IM 3.
Una seconda pattuglia della Polizia comunale di _, in servizio di prevenzione nella zona del parcheggio pubblico “_” sito in via _, procedeva lo stesso giorno, alle ore 15.20, al fermo dei suddetti cittadini lituani nei pressi della gioielleria ACPR 2. Dalla perquisizione sommaria risultava che IM 3 era in possesso di due paia di guanti, un cacciavite occultato “
tra lo sparato dei pantaloni e gli slip
” e di un rotolo di nastro adesivo di 5 cm di larghezza di colore grigio; IM 2 al momento del controllo aveva sulle spalle uno zaino di colore grigio con all’interno una borsa sportiva vuota e nelle tasche dei pantaloni una banconota da fr. 20.-- e un paio di guanti in stoffa “
celati negli slip
”. I due lituani non avevano né telefoni cellulari, né capi di abbigliamento di ricambio né chiavi di abitazioni o di autovetture.
Interrogati, erano molto reticenti e rendevano delle versioni poco credibili; asserivano di trovarsi ad _ in vacanza nonostante fossero in possesso di soli fr. 20.--; IM 2 dichiarava di aver pernottato in un albergo a _ segnatamente all’_.
Al termine del verbale entrambi venivano arrestati e rilasciati il giorno successivo, 19 marzo 2014 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 18.03.2014, AI 25; rapporto informativo della Polizia comunale di _ del 08.07.2014, AI 146).
2.2. Dagli accertamenti immediatamente eseguiti presso l’hotel _ la Polizia scopriva che il 17 marzo 2014 si era notificato per una sola notte un altro cittadino lituano, IM 4, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità, ed aveva occupato la camera n. 135 e che sempre lo stesso giorno si era notificato per una sola notte un altro cittadino lituano, tale _, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità, occupando la camera n. 134 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 18.03.2014, AI 25).
La Polizia sequestrava presso la camera n. 134 dell’hotel _ i rifiuti ancora presenti nel cestino della camera. La ricerca di impronte su detti rifiuti permetteva di individuare 9 tracce di impronte digitali, di cui ne venivano identificate inizialmente 5, che risultavano appartenere a IM 2, IM 3 e al cittadino lituano IM 1, che era stato dattiloscopato nel Canton Zurigo il 24 aprile 2008 (cfr. rapporto di comparazione dattiloscopica 02.04.2014 della Polizia Scientifica, AI 43).
2.3. Il 25 marzo 2014 veniva commessa una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2 ad _, evento ripreso dalla videosorveglianza della gioielleria.
La titolare ACPR 1, ascoltata quello stesso giorno dagli inquirenti, riferiva che verso le ore 15.05 circa si trovava da sola in negozio, in quanto la collaboratrice era uscita per delle commissioni. La porta del negozio era spalancata e mentre era seduta al computer, aveva sentito il campanello che segnala l’entrata di clienti, per cui si era girata ed alzata, notando la presenza di un uomo che le si era avvicinato e si trovava laterale al bancone, mentre altri tre uomini si sparpagliavano all’interno del negozio.
ACPR 1 - come narrato agli inquirenti - si concentrava sull’uomo che le era vicino, che aveva estratto una pistola con la mano sinistra. D’istinto ACPR 1 afferrava l’arma con le mani, ma resasi conto della sua reazione, lasciava subito la presa; indicava che quando aveva toccato la pistola “
mi è sembrata di plastica, mi ha dato la sensazione di essere leggera, un giocattolo
” e che tale contatto non le aveva “
dato l’impressione di toccare qualcosa di freddo
”.
L’uomo che le si era avvicinato le legava le mani con delle fascette tipo quelle da elettricista; in un inglese stentato le diceva di mettersi a terra, facendole capire cosa intendeva, spingendola a terra. Spiegava che l’uomo “
in questa fase non è stato violento
” e che lei collaborava; mentre si trovava a pancia in giù, l’uomo iniziava a legarla con del nastro adesivo, legandole ulteriormente le mani; poi le legava i piedi con il nastro adesivo e successivamente le legava mani e piedi insieme, oltre ad imbavagliarla con lo stesso nastro adesivo per non farla urlare. ACPR 1 restava quindi “
a pancia in giù con le mani dietro la schiena e le gambe piegate verso l’alto
”. In quella posizione non vedeva nessuno dei quattro uomini ma unicamente le scarpe dell’uomo con la pistola, di colore arancione; li sentiva parlare in “
una lingua dell’est
” e sentiva spaccare le vetrine; indicava che durante i fatti “
l’uomo con la pistola, si è occupato unicamente di me, continuando a legarmi con il nastro adesivo. Devo dire che non mi ha fatto particolarmente male, nel senso che non ha usato modi violenti, chiaramente quello che mi ha fatto è già di per sé violento
”.
ACPR 1 narrava ancora agli inquirenti che uno degli altri tre uomini, le si era avvicinato dicendo la parola “
caisse”
e lei aveva immaginato che intendeva la cassa che era adiacente al bancone, che era quindi stata aperta senza che potesse vedere in che modo (VI PG ACPR 1 25.03.3014).
2.4. Ad integrazione del dire della vittima il filmato della videosorveglianza mostrava che mentre uno degli autori legava la commessa, gli altri tre uomini, a mano di due borse a tracolla, chiusa la porta del negozio, si spostavano all’interno della gioielleria dividendosi tra il reparto vendita, ufficio e lato laboratorio.
Ad un certo punto uno di questi tre autori si recava nell’ufficio rialzato, dove rovistava nella borsetta della vittima senza sottrarre nulla e si avvicinava poi all’uomo intento a legare la vittima dietro il bancone di vendita e, raggiunta la cassa registratrice - come riferito dalla ACPR 2 - la forzava e sottraeva il denaro che vi era contenuto. Fatto ciò prendeva dalla tasca della giacca il nastro adesivo con il quale aiutava l’autore intento a legare le mani e i piedi della vittima.
Nel frattempo, gli altri due correi, mandato in frantumi i cristalli delle vetrine di esposizione, arraffavano orologi e gioielli, nascondendoli nelle borse a tracolla.
Sottratta la refurtiva - in poco più di tre minuti - i quattro uomini lasciavano la gioielleria, mentre la ACPR 1, rimasta sola nel negozio ormai svaligiato, riusciva a liberarsi dai legacci ai piedi, si alzava e, dopo aver schiacciato l’allarme, usciva dalla gioielleria chiedendo aiuto. In suo soccorso interveniva _ - poi ascoltato dagli inquirenti - che la liberava dalle fascette alle mani (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76 pagg. 4-5; filmato della videosorveglianza acquisito agli atti sub AI 184).
2.5. Nel corso dell’inchiesta gli inquirenti hanno appurato, sulla base della documentazione trasmessa dalla gioielleria, che la refurtiva sottratta - composta da denaro contante, orologi e gioielli - ammontava a complessivi fr. 454'836.21 (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76, pag. 6 e classificatore 1 all. A), importo che al dibattimento è stato rettificato - tenendo conto del prezzo di costo e non del prezzo di vendita e non computando l’IVA e le spese di trasporto - in fr. 349'551.-- (cfr. verbale del dibattimento pag. 3).
2.6. L’accusatrice privata ACPR 1, ascoltata ancora in data 4 aprile 2014, riferiva che una settimana prima della rapina e meglio la mattina di martedì 18 marzo 2014, era giunto in gioielleria un ragazzo sui 20/25 anni che parlava un inglese stentato, vestito sportivo, che puzzava di alcool e che era stato servito dalla sua impiegata _. Il ragazzo era entrato da solo in negozio per fare - a suo dire - un regalo ad un’amica, per cui si era interessato ad un orologio marca Omega, il cui prezzo si aggirava sui fr. 18'000.--, ma essendo il prezzo troppo alto, se ne era andato.
ACPR 1 insospettita da questo ragazzo che già di mattina presto puzzava di alcool, era uscita dalla gioielleria ed aveva raccontato il fatto a due agenti della Polizia comunale di _ che aveva incontrato. Gli agenti le riferivano di aver incontrato il ragazzo in compagnia di un altro e i due avevano chiesto loro dove fosse il locale _. Su due foto (A e B) che le venivano sottoposte, ACPR 1 dichiarava che il ragazzo entrato nella gioielleria assomigliava a quello ritratto nel doc. B (IM 2) e in un verbale successivo riconosceva senza dubbi o esitazioni, tra le foto di 8 uomini, IM 2 come il ragazzo che era entrato nella gioielleria la mattina del 18 marzo 2014 dal momento che - spiegava - le era rimasto “
impresso il ragazzo entrato in gioielleria la mattina del 18 marzo
” (VI PP ACPR 1 09.03.2015).
2.7. Gli inquirenti procedevano anche all’acquisizione dei filmati della videosorveglianza presso la Polizia comunale di _ nonché dei filmati di altre videosorveglianze di private società e di negozi relativamente al 25 marzo 2014; grazie a questo materiale e alle dichiarazioni di diversi testimoni prontamente sentiti, si riusciva a stabilire che gli autori del colpo ai danni della gioielleria ACPR 2, che si erano dileguati facendo perdere le proprie tracce, si erano allontanati dapprima a piedi e poi in sella a delle bicilette; che le due borse contenenti la refurtiva erano state consegnate, a poca distanza dalla gioielleria, ad un quinto correo, che non era entrato nella gioielleria e che in sella alla biciletta si era diretto, da solo, su via _ e _, per poi abbandonare la bicicletta in _ e continuare la fuga a piedi mentre gli autori materiali della rapina continuavano la fuga in sella alle bicilette in direzione di _; un sesto correo, che pure non era entrato nella gioielleria, dopo aver abbandonato la biciletta nella zona dell’autosilo di _, aveva a sua volta fatto perdere le proprie tracce.
Venivano ulteriormente acquisiti agli atti i filmati della videosorveglianza interna ed esterna dell’hotel _ del 17 marzo 2014 e del 23 marzo 2014.
Grazie a tutte le videosorveglianze acquisite, gli inquirenti avevano modo di delineare i tragitti percorsi dagli autori sia durante i sopralluoghi che durante la fuga dopo la commissione della rapina.
Veniva altresì accertata la presenza ad _ il 18 marzo 2014 dei cittadini lituani _ e _ (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76).
2.8. Attraverso la verifica delle notifiche d’albergo gli inquirenti stabilivano che IM 4 si era notificato presso l’_ di _ sia il 17 marzo 2014 che il 23 marzo 2014 per una sola notte, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità; inoltre che tale _ si era notificato il 17 marzo 2014 per una sola notte presso l’_ ed era accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità ed infine che _ si era notificato il 23 marzo 2014 per una sola notte presso l’_ di _, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76 pag. 11).
2.9. Lo stesso giorno della rapina, la Polizia ritrovava ad _ tre delle biciclette usate dagli autori della rapina e dai loro correi; il 31 marzo 2014 presso la stazione _ di _ e il 2 aprile 2014 in via _ a _ venivano ritrovate altre due biciclette, mentre che la sesta bicicletta nonostante le ricerche non è mai stata ritrovata (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76 pag. 12).
I prelievi effettuati dalla Polizia Scientifica sulle manopole e sulle leve dei freni della bicicletta tipo rampichino grigia ritrovata presso l’autosilo comunale di _ il 25 marzo 2014, permettevano di assicurare un profilo misto completo appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di comparazione DNA del 28.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. E).
2.10. Il giorno successivo alla rapina, 26 marzo 2014, presso il bosco _ a _, durante un rastrellamento che gli inquirenti avevano messo in atto, venivano ritrovati diversi oggetti, in particolare un asciugamano bianco, un paio di pantaloni marca Only neri, una t-shirt marca Pull and Bear verde, un paio di scarpe mocassino marca Wawa nere, un involucro in cellofan del nastro adesivo marca Wagner SDH, un involucro parte interna marca Wagner SDH in cartone e 10 fascette di colore nero in plastica (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76).
Sui pantaloni marca Only neri, sulla t-shirt marca Pull and Bear verde e sui mocassini marca wawa neri veniva ritrovato il DNA di _ (cfr. rapporto di comparazione DNA del 14.06.2014, AI 103).
2.11. Il 3 aprile 2014 la Posta inviava al Comando della Polizia Cantonale di _, una carta d’identità lituana n. _ a nome _, che veniva trasmessa alla Scientifica. Attraverso gli esami del caso la Polizia Scientifica accertava che la stessa - che riportava applicata la foto di IM 1 - era contraffatta (cfr. rapporto controllo di documento ufficiale del 30.04.2014 e lettera accompagnatoria _ del 03.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. F).
2.12. I due rotoli di nastro adesivo sequestrati dagli inquirenti nella gioielleria dopo la rapina, marca Wagner, risultavano essere della stessa marca del nastro adesivo che IM 3 e IM 2 avevano con loro il giorno in cui erano stati arrestati, il 18 marzo 2014.
Sul nastro adesivo utilizzato per la rapina del 25 marzo 2014, veniva ritrovato il DNA di IM 4 (rapporto di comparazione DNA del 29.06.2014, AI 138).
2.13. Dagli accertamenti eseguiti dagli inquirenti tramite i colleghi lituani, risultava che i cittadini lituani _ e _ erano nella lista passeggeri del volo W6-8051 sulla tratta _ - _ del 20 marzo 2014, con prenotazione effettuata presso un’agenzia di viaggio a _, e che gli stessi erano poi ripartiti per la Lituania il 27 marzo 2014 con il volo W6-8032 (_al _).
Attraverso le ricerche eseguite in Facebook, la Polizia ritrovava il profilo aperto da _, che aveva pubblicato delle foto che potevano essere visualizzate liberamente senza dover chiedere “l’amicizia”. Venivano quindi trovate diverse fotografie caricate il 31 marzo 2014 ed il 6 aprile 2014 che ritraevano lo stesso _ in compagnia di IM 4, _ e _, scattate in diverse zone di _ e “
in alcune fotografie gli autori indossano i medesimi capi di abbigliamento che vestivano il giorno della rapina
” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014, AI 76).
Inoltre, da ulteriori accertamenti esperiti in Facebook, gli inquirenti identificavano “
il profilo aperto di _ e meglio lo pseudonimo utilizzato da _ il quale aveva pubblicato il 28 maggio 2014 alcune fotografie che lo ritraevano in compagnia di IM 4 e _. Nel profilo facebook di _ pure la voce “amici” risultava essere libera ed è emerso un profilo a nome _ che altro non è che lo pseudonimo di IM 4 dove, anche in questo caso, sono state trovate fotografie caricate il 24 marzo 2014 ed il 21 marzo 2014 ritraenti lo stesso IM 4 in compagnia di _, _ e _, scattate in diverse zone di _
” (cfr. rapporto di complemento 29.07.2014, AI 168).
2.14. Nel corso dell’inchiesta la Polizia Scientifica accertava che tre delle restanti quattro tracce di impronte digitali prelevate il 18 marzo 2014 sui rifiuti della camera n. 134 dell’hotel _ di _, appartenevano a IM 4 (cfr. rapporto di complemento Polizia Scientifica del 25.06.2014, AI 137).
L’ultima traccia di impronta digitale veniva identificata dalla Scientifica il 29 luglio 2014 come appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di complemento 29.07.2014, AI 168).
2.15. Sulla base dell’insieme di tutti gli elementi raccolti, la Polizia riteneva che il 18 marzo 2014 “
la banda criminale stesse per commettere la rapina, verosimilmente a danno della gioielleria ACPR 2 di _ ma il piano è sfumato a seguito del fermo e del successivo arresto dei due cittadini lituani IM 3 e IM 2. E’ pertanto ipotizzabile che la banda si sia organizzata nuovamente per commettere la rapina sostituendo IM 3 e IM 2 che essendo stati arrestati erano già noti ai nostri servizi
” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014, AI 76 pag. 17).
2.16. Il 13 maggio 2014 in Lituania veniva interrogato _, il quale ammetteva di aver partecipato alla rapina del 25 marzo 2014 commessa in danno della gioielleria ACPR 2 di _. Veniva sentito nuovamente il giorno seguente come pure il 9 luglio 2014, alla presenza degli ispettori di polizia ticinesi incaricati dell’inchiesta.
In sostanza, _ riferiva che a marzo 2014 era disoccupato e alla ricerca di un’occupazione, per cui una persona con la quale era stato in prigione gli aveva proposto un “lavoro”. L’uomo gli aveva quindi dato appuntamento presso il negozio “_”, dove gli avevano fatto capire che il “lavoro” consisteva in una rapina ad una gioielleria. In seguito era stato accompagnato, unitamente a _, all’aeroporto di _, da dove avevano preso un volo per _. Qui avevano raggiunto una pensione privata vicino alla stazione ferroviaria, dove già li aspettavano _ (soprannominato “_”), IM 1 (soprannominato “_”) - che _ ha anche riconosciuto in fotografia (cfr. doc. TPC 40) -, _ (soprannominato “_”) e IM 4 (soprannominato “_”). Circa una settimana più tardi, tutti e sei avevano preso il treno per andare ad _, dove avevano messo a segno la rapina ai danni della gioielleria ACPR 2:
"
(...) sono andato io al negozio per la rapina insieme col “_”, IM 4, _ mentre IM 1 ha osservato la situazione da fuori cioè lui stava davanti al negozio vicino ai banchini e osservava se nel caso qualcuno da fuori fosse interessato di questo evento, venisse subito la polizia o simile, lui ci avrebbe comunicato. Mentre il “_” aspettava fuori negozio, dove vicino a quel negozio ci sono due stradine strette che vanno sulla collina. Allora lui aspettava sulla collina, guardando dal negozio - a sinistra. Il suo ruolo era aspettare tutte le cose rubate e poi scappare dal luogo dell’evento e poi nascondere tutti i gioielli e gli orologi rubati da qualche parte. Allora voglio dire, che a quel negozio per lo scopo di rapina il 25-03-2014 è andato il primo IM 4 col “_” (...), poi dopo magari un minuto o magari più presto siamo entrati io e _. Il ruolo del “_” e di IM 4 era legare le cassiere e toglierle la possibilità di resistere. Per questo ruolo erano loro due, perché noi pensavamo che le commesse dovevano essere due. Il mio ruolo ed il ruolo di _ era rubare gli oggetti dalle vetrine. IM 1 aveva dato i cacciaviti ed i guanti per la rottura delle vetrine a me e a _. Proprio IM 1 ci ha spiegato che bastava inserire il cacciavite tra i vetri vicino al lucchetto, tirare leggermente e le vetrine si aprissero facilmente. Allora dopo l’entrata al negozio io con _ non abbiamo guardato cosa faceva il “_” con IM 4, perché loro sapevano il loro lavoro. Noi con _ abbiamo condiviso che uno andrà a frantumare le vetrine a destra, l’altro a sinistra. IM 1 ci aveva detto che prima bisognava rompere le vetrine che stavano vicino alle finestre e quelle che erano con vetri, perché lì stavano gli orologi ed i gioielli più costosi. Noi con _ abbiamo fatto proprio così, io appena entrato ho rotto una vetrina a sinistra ed ho preso da lì i gioielli - gli anelli e sembra due orologi. Ho preso dalla vetrina quello che sono riuscito a toccare con la mano dal vetro rotto. Tutto che avevo preso, ho messo nella borsa che avevo sulla spalla. Tranne un orologio, due anelli ed una catena. Gli ho messi nono nella borsa, ma nelle mie tasche (dopo quel orologio è stato trovato al banco dei pegni). Poi sono andato dal “_”, perché lui non aveva la borsa. Anche lui aveva aperto una vetrina a destra del negozio, lui non aveva la borsa, allora prendeva gli orologi dalle vetrine e gli metteva nella mia borsa. Che cosa e quanto ha preso _ io non lo so. Noi tutti eravamo concentrati nei nostri ruoli, allora non potrei direi neanche quante vetrine c’erano nel negozio e l’ambiente del negozio. IM 1 aveva dato i nastri adesivi, chiusure lampo di plastica per la legature delle cassiere a IM 4 ed al “_”. Prima di entrare al negozio IM 4 col “_” hanno parlato del loro ruolo di neutralizzare le commesse ed hanno deciso tra di loro che bisognava solo legare, vincolare le commesse, ma non picchiarle, non usare nessuna violenza, non ferirle. (...). So certamente che IM 4 aveva una pistola giocattolo durante la rapina. IM 4 l’aveva ancora prima della rapina. Io non ho chiesto perché gli serviva quella. Dopo aver rubato il negozio noi tutti quattro siamo scappati dal negozio ed abbiamo sbrigati dal _ che ci stava aspettando sulla collina vicino al negozio. Andati lì, io e _ abbiamo dato le nostre borse con le cose rubate a _, e lui è andato in bicicletta da solo con quelle borse. Io, IM 4, _ e “_” abbiamo preso le biciclette lasciate per noi e siamo andati da una parte, ma in un momento il “_” ha girato da qualche parte. Io personalmente andando in bicicletta ho buttato il cacciavite ed i guanti usati durante la rapina da qualche parte. (...). Noi tutti eravamo d’accordo di incontrarsi nel parco dopo la rapina dove avevamo nascosto i nostri vestiti con i quali dovevamo vestirsi. Il parco era con una grande piscina. Noi tre (il “_” aveva girato da qualche parte come ho detto prima) siamo venuti al parco, lì ho cambiato i pantaloni e la felpa. Durante la rapina io ero con i pantaloni chiari, la felpa scura con cappuccio ed il cappello grigio con scritto “Italia”. I vestiti portati durante il reato ed il cappello ho lasciato nei cespugli di quel parco cioè gli ho buttati certamente. (...). Ricordo solo che in _ _, il “_” e IM 4 hanno buttato certi suoi vestiti e scarpe che avevano portato durante il reato. Poi IM 4 compiangeva delle sue scarpe “Nike” che avevano dei certi dettagli chiari.”
(VI _ del 09.07.2014, AI 157A)
In seguito, erano tutti rientrati in Italia e il giorno successivo avevano preso un volo per la Lituania (verbali d’interrogatorio di _ del 13.05.2014, del 14.05.2014 e del 09.07.2014, AI 147A).
In merito alla refurtiva, _ precisava che
“io non lo sapevo dove erano messi tutti gli orologi ed i gioielli rubati da noi, perché _ non ci aveva detto niente. So solo che dopo il reato _ doveva nascondere tutte quelle cose rubate in città di _ cioè seppellirli. (...). Secondo me, solo IM 1 e _ sapevano il posto esatto delle cose nascoste”
(VI 09.07.2014 pag. 2) e che
“certe persone dovevano venire fra una settimana e prendere le cose”
(VI 14.05.2014 pag. 3).
In merito al compenso, _ riferiva che
“si parlava che ognuno doveva ricevere circa 20'000 Euro, perché sono riusciti bene ed avevano preso molte cose”
(VI 14.05.2014 pag. 3), rispettivamente che
“chi mi doveva pagare per il reato e quanto io non lo sapevo, aspettavo e basta. In Italia IM 1 e _ erano molto misteriosi ed io avevo cominciato a sospettare che loro non ci pagavano di niente. In Italia IM 1 comprava tutto il cibo e le altre cose necessarie per noi. IM 1 aveva dato 500 franchi a ciascuno di noi: me, il “_” e gli altri per poter tornare in Italia dopo aver svolto il reato”
(VI 09.07.2014 pag. 3).
A domanda degli inquirenti, _ rispondeva che “
quando io e _ siamo venuti in Italia e ci siamo conosciuti con loro, loro ci hanno detto che per il reato progettato una settimana fa c’erano due ragazzini i quali sono stati fermati dalla polizia per qualche motivo ad _ in Svizzera vicino al negozio il quale si progettava a rapinare e per questo io e _ gli “cambiamo” per eseguire il reato. Io non conosco quelli ragazzi che erano fermati dalla polizia della Svizzera una settimana prima del delitto, non gli avevo visti e non potrei nominarli
” (VI 09.07.2014 pag. 3).
Anche _, interrogato in Lituania il 12 e il 16 giugno 2014, dopo essersi inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere ha per finire ammesso di aver preso parte alla rapina del 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2, unitamente a _, IM 4, IM 1, _ e _.
In sunto, ha dichiarato che nel mese di marzo era stato contattato da un tale _ o _, che gli aveva proposto un “lavoro”. Il 20 marzo 2014 lui e _ avevano quindi preso un volo dalla Lituania fino a _. Qui giunti, _ li aveva accompagnati presso un albergo, dove avevano conosciuto _, IM 4 e IM 1. Tutti e sei avevano quindi perpetrato la rapina in Svizzera:
"
IM 1 ci ha spiegato che dovevamo rapinare una gioielleria in Svizzera, ha promesso di pagare da 1'000 al 20'000 Euro per quel lavoro. IM 1 ci portava del cibo in albergo. (...). Il 25-03-2014 siamo andati in treno in cittadina di _ in Svizzera secondo l’indicazione di IM 1. IM 1 ha fatto vedere a me e a _ quale negozio dovevamo rapinare. Mi ha detto di andare alla destra della porta dell’entrata e a _ a sinistra dalla porta, sfasciare le vetrine e mettere tutto dalle vetrine nella borsa. _ e IM 4 doveva legare le cassiere. IM 1 e _ dovevano osservare il territorio fuori. Dopo la rapina dovevamo uscire e girare.. <illeggibile>. Abbiamo fatto tutto secondo il piano della rapina. Io ho frantumato due vetrine, ho preso gli orologi e i gioielli ed ho messo nella borsa. _ ha fatto lo stesso. Ho sfasciato le vetrine con il cacciavite. Non ho visto come IM 4 e _ ha legato le cassiere e se loro avevano qualche arma. Non c’era il discorso delle arme. Usciti dal negozio siamo saliti sulla collina dove abbiamo dato le borse a _. Andando sulla collina IM 1 ha fatto vedere dove erano le biciclette ed ha detto a me e _ di andare alla stazione e poi con treno tornare in albergo in Italia. IM 1 ci ha dato 50 eur per comprare i biglietti per ciascuno. Siamo tornati in Italia in tre - io, _ e IM 4. Ho visto in treno che _ aveva un orologio con il bracciale di metallo giallo. Abbiamo dormito il 26 marzo in Italia ed il 27 siamo partiti per la Lituania.”
(VI _ 16.06.2014, AI 147A)
_ ha precisato che
“non ho ricevuto nessun guadagno per quella rapina. Nessuno mi ha richiamato e non mi ha pagato anche se IM 1 aveva promesso il pagamento”
(VI 16.06.2014 pag. 2).
Per contro, _ e _, anch’essi interrogati in Lituania, si avvalevano della facoltà di non rispondere (cfr. VI del 12.06.2014, AI 147A).
2.17. Le dichiarazioni rese da _ e gli accertamenti esperiti permettevano agli inquirenti, in collaborazione con i colleghi italiani, di individuare nel _ Stazione di _ il luogo in cui avevano alloggiato gli autori prima e dopo l’esecuzione della rapina.
L’11 agosto 2014 veniva eseguito un sopralluogo del _ Stazione di _ con il consenso del gerente _, il quale - come si legge nel rapporto di complemento del 10 settembre 2014 (AI 184) - ricordava di “
aver dato in affitto dal 16 al 26 marzo 2014 delle camere a dei ragazzi riconoscendo IM 1 quale persona di riferimento per la fattispecie
”. Venivano inoltre scattate diverse fotografie dell’appartamento, acquisite agli atti (rapporto di complemento/trasmissione atti del 10.09.2014, AI 184).