# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5929c1e2-12c2-4635-a7d7-119e0e583079
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1970, a quel momento attiva quale assistente d’albergo, nel luglio 2007 ha subìto un infortunio sul lavoro - a seguito del quale ha riportato un conflitto sub acromiale, la rottura del sovraspinoso e un’instabilità del capo lungo del bicipite spalla sinistra. Con decisione del 26 novembre 2009, ella è stata posta al beneficio di una rendita intera di invalidità dal 1° settembre 2008 al 30 giugno 2009 (cfr. doc. 39).
1.2. Nel mese di luglio 2012 l’assicurata - nel frattempo attiva nel trasporto di portatori di handicap e anziani, attività gestita tramite la _, ditta costituita nel 2009 di cui ella è socia e gerente - ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI per adulti (cfr. doc. 45).
Con decisione del 7 gennaio 2013, l’Ufficio AI le ha rifiutato il diritto ad una rendita di invalidità e a provvedimenti professionali, presentando un grado di invalidità nullo (doc. 83).
1.3. Nel 2015 l’assicurata ha presentato una terza richiesta di prestazioni AI per adulti (cfr. doc. 86).
Eseguiti gli accertamenti medici ed economici del caso – tra i quali una perizia pluridisciplinare affidata agli specialisti del _ (doc. 121) e un’inchiesta per indipendenti (doc. 127) – con progetto di decisione del 4 giugno 2018 l’Ufficio AI, dopo avere indicato che l’assicurata ha presentato un’inabilità lavorativa del 30% dall’ottobre 2013, del 100% dal 2 luglio 2017 e nuovamente del 30% dal 1° dicembre 2017 nella sua attività, mentre in altre attività era stata ritenuta inabile al lavoro al 20% dal 1° dicembre 2017, le ha assegnato 1⁄4 di rendita dal 1° agosto 2017 e una rendita intera dal 1° novembre 2017 al 28 febbraio 2018, poi soppressa alla luce di un grado di invalidità nullo (doc. 162).
A fronte delle obiezioni sollevate dall’assicurata in sede di audizione (doc. 171) e dopo avere richiesto una perizia di decorso al _ (doc. 211), con nuovo progetto di decisione del 23 giugno 2020, che aveva annullato e sostituito il precedente del 4 giugno 2018, l’Ufficio AI, dopo avere indicato le diverse percentuali di inabilità lavorativa presentate a partire dal 2013, ritenendola da ultimo inabile al lavoro al 30% nella sua professione dal 1° gennaio 2019 e inabile al lavoro al 20% dal 1° dicembre 2017 in attività adatte, ha rifiutato il diritto a prestazioni (doc. 215).
Le contestazioni presentate dall’assicurata contro il nuovo progetto di decisione del 23 giugno 2020 sono state oggetto del complemento peritale del _ del 16 aprile 2021 (doc. 236), a seguito del quale, con decisione del 20 aprile 2021, l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni (doc. 237).
1.4. Con tempestivo ricorso del 21 maggio 2021 l’assicurata, rappresentata dall’RA 1, ha chiesto l’annullamento della decisione impugnata e l’attribuzione di una rendita di invalidità nella misura almeno del 62%.
Sostanzialmente, ella ha contestato, dal profilo medico, la valutazione della capacità lavorativa residua posta dagli specialisti del _, i quali hanno, a suo modo di vedere, sottostimato l’impatto che le sue molteplici affezioni hanno sulle possibilità di resa sul mercato del lavoro.
Ha quindi sottolineato di non potere più svolgere l’originaria attività di assistente d’albergo, da considerare ormai inesigibile sia a causa delle sue limitazioni funzionali, sia per la sua mancata conoscenza delle lingue straniere.
Quanto alla sua attività indipendente di trasporto di persone anziane e disabili - l’unica ancora esigibile a suo parere e che le permette sia di realizzarsi, sia di avere l’indipendenza necessaria alla luce delle sue molteplici patologie – l’insorgente ha evidenziato di potere lavorare al massimo solo due-tre ore al giorno, durante la mattina, dopodiché i suoi disturbi le impongono di riposarsi per recuperare le energie esaurite.
Passando quindi agli aspetti economici, la ricorrente ha contestato il reddito da invalido, ritenendo che l’Ufficio AI avrebbe dovuto tenere conto, anziché dei dati statistici inerenti ad attività semplici e ripetitive, di quanto da ella realmente guadagnato nella sua attività indipendente svolta al massimo nella misura del 50%, cui applicare poi la riduzione percentuale del 25% per i suoi molteplici handicaps (cfr. doc. I).

## Considerations

1.5. Con la risposta di causa del 14 giugno 2021, l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni, con argomenti di cui si dirà, per quanto di interesse, nei considerandi in diritto (cfr. doc. IV).
1.6. In data 28 giugno 2021 l’insorgente ha ribadito le critiche già mosse in sede ricorsuale, sia dal profilo medico – ritenendo di non potere lavorare più di due-tre ore al giorno – sia da quello economico – contestando il reddito da invalido, fissato in applicazione di dati statistici e non, come invece sarebbe stato a suo modo di vedere corretto, prendendo in considerazione il salario concretamente conseguito nella sua attività indipendente (doc. VI).
1.7. Con osservazioni dell’8 luglio 2021 l’Ufficio AI ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso, rinviando integralmente alle considerazioni già espresse nella risposta di causa (doc. VIII).
1.8. Pendente causa il TCA, tenuto conto dei diversi gradi di incapacità lavorativa presentati dall’assicurata da ottobre 2013 a dicembre 2017, figuranti nella decisione impugnata, ha chiesto telefonicamente all’amministrazione di fornire il “nuovo” calcolo della media retrospettiva (analogamente a quanto fatto in precedenza nello specchietto di calcolo del 30 maggio 2018, cfr. pag. 791 incarto AI), non figurante agli atti (cfr. doc. A1).
Tramite scritto di posta elettronica del 20 dicembre 2021 l’Ufficio AI fornito il calcolo della media retrospettiva richiesto, osservando che “la media annua di inabilità lavorativa del 40% è raggiunta nel marzo 2017”, precisando tuttavia come a quel momento il discapito economico nello svolgimento di attività adatte, nelle quali l’interessata presenta una maggiore abilità lavorativa (dell’80%) e di cui va tenuto conto in virtù dell’obbligo di ridurre il danno, è nullo. L’Ufficio AI ha quindi concluso che “in assenza di stato peggiorato con durata di almeno 3 mesi si conferma il rifiuto del diritto a rendita AI” (cfr. doc. X).
1.9. Con scritto del 12 gennaio 2022 l’assicurata ha indicato di non avere particolari osservazioni da presentare riguardo alle considerazioni espresse dall’amministrazione, ribadendo la richiesta ricorsuale di potere beneficiare di una rendita di invalidità per lo meno del 62% (cfr. doc. XII).
Tale scritto è stato trasmesso all’amministrazione, per conoscenza (doc. XIII).
in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se l'assicurata, come preteso con il ricorso, abbia diritto ad una rendita di invalidità oppure no, come ritenuto dall’amministrazione.
Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TF i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal Tribunale federale con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.2. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TF ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c). Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:
"
(...) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)" (STF I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)
Secondo la giurisprudenza del TF siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STF I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 p. 254-257).
Con una pronuncia del 16 dicembre 2004 (I 770/03), pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF 137 V 64 sull’ipersonnia).
In una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa
alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati predefiniti. In particolare la
presunzione
secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.
In due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e 143 V 418), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch)
.
Alla luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva, per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un’inabilità lavorativa invalidante.
Infine, nella sentenza pubblicata in 145 V 215 (STF 9C_724/2018 dell’11 luglio 2019) il Tribunale federale ha stabilito che la nuova procedura illustrata nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata anche all’esame di tutti i casi nei quali è richiesta una rendita AI in presenza di tossicomanie, fermo restando in ogni caso l’obbligo dell’assicurato di ridurre il danno, ad esempio tramite partecipazione attiva a dei trattamenti medici ragionevolmente esigibili, pena il rifiuto o la riduzione delle prestazioni (cfr.
comunicato stampa del 5 agosto 2019, in: www.bger.ch)
. Alla luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le tossicomanie (sindromi da dipendenza quali per esempio l'alcolismo [RCC 1989 pag. 283, 1969 pag. 236], la dipendenza da medicamenti [RCC 1964 pag. 115] o da droghe [RCC 1992 pag. 180, 1987 pag. 467, 1973 pag. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 pag. 359]; STCA 32.2017.185 del 18 luglio 2018, consid. 2.5) occorrerà applicare una procedura probatoria fondata su indicatori. Il Tribunale federale ha così modificato la sua precedente giurisprudenza secondo la quale le tossicomanie erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fossero causate da un danno alla salute fisica o mentale, o avessero provocato una malattia o un infortunio. Decisiva è ora invece la questione di sapere se la persona interessata riesca a fornire, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un’inabilità lavorativa invalidante (cfr. STF 9C_136/2019 del 19 agosto 2019, consid. 3
in fine
), fermo restando in ogni caso l’obbligo di ridurre il danno, sottoponendosi ai trattamenti medici ragionevolmente esigibili, pena il rifiuto o la riduzione delle prestazioni. Nella STF 9C_334/2019 del 6 settembre 2019, al consid. 5.2, l’Alta Corte ha ricordato che di principio una nuova prassi si applica a tutti i casi pendenti al momento del cambia-mento (cfr. pure STF 8C_313/2018 del 10 agosto 2018, consid. 8 con rinvii; DTF 137 V 210, consid.5 e 6 e DTF 132 V 368, consid. 2.1 ivi citato).
2.3. Al fine di accertare lo stato di salute dell’assicurata l’amministrazione ha disposto una perizia pluridisciplinare a cura del _, nell’ambito della quale sono stati predisposti consulti specialistici in ambito neurologico (dr. _), reumatologico (dr. _), pneumologico (dr. _) e psichiatrico (dr. _).
Con referto peritale del 9 novembre 2016 gli specialisti del _, dopo avere riassunto gli atti medici presenti nel dossier e aver proceduto alla consueta anamnesi e alle constatazioni obiettive, hanno posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di
“
lieve plessopatia pregressa del plesso brachiale principalmente superiore sin, con sintomatologia algica e disestesie residuali; fibromialgia di tipo primario” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “stato dopo intervento chirurgico artroscopico di sutura della cuffia dei rotatori e tenotomia del capo lungo del bicipite nonché decompressione sottoacromiale (28.11.2007) per un conflitto subacromiale e rottura del sovraspinoso ed instabilità del capo lungo del bicipite alla spalla sin.; sindrome delle apnee da sonno di tipo ostruttivo di grado leggero con indice di apnea ipopnea 15” (doc. 121 pag. 20-21).
Esprimendosi a proposito della capacità lavorativa, gli specialisti del _ hanno considerato l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% nell’attività indipendente di trasporto di persone con particolari necessità, da intendersi come riduzione del rendimento sull’arco di un’intera giornata lavorativa, a partire dal mese di ottobre 2013 (cfr. doc. 121 pag. 26-27).
Quanto alla possibilità di svolgere altre attività adeguate, essi l’hanno ritenuta abile al lavoro all’80%, vista la riduzione del rendimento sull’arco di un’intera giornata lavorativa, sempre a partire dal mese di ottobre 2013 (doc. 121 pag. 28).
Con annotazione del 30 gennaio 2018, il dr. _ del SMR ha indicato che vi è stata un’inabilità lavorativa del “100% in ogni attività dal 2 luglio 2017 al 30 novembre 2017 a causa dell’intervento all’apparato urinario, poi si è ripristinato lo stato quo ante” espresso nel rapporto del 14 novembre 2016 (doc. 150).
Sulla base della valutazione dei medici del _, pienamente condivisa dal SMR, ritenendo che a partire dal 1° agosto 2017 fossero soddisfatte le condizioni per avere diritto ad una rendita, con progetto di decisione del 4 giugno 2018 l’Ufficio AI ha assegnato all’assicurata 1⁄4 di rendita dal 1° agosto 2017 e una rendita intera dal 1° novembre 2017 al 28 febbraio 2018. Dopo tale data, essendo il grado di invalidità nullo, l’assicurata non ha diritto ad ulteriori prestazioni (doc. 162).
A fronte delle contestazioni avanzate dall’assicurata contro le conclusioni dei medici del _ – sostenendo di dovere essere considerata inabile al lavoro almeno nella misura del 50%-60%, come attestato in data 14 gennaio 2019 dal dr. _, spec. in ortopedia e traumatologia di _ (cfr. doc. ) - l’Ufficio AI ha ordinato una perizia pluridisciplinare di decorso, affidata al _, comprendente consulti in ambito pneumologico (dr. _), neurologico (dr. _), reumatologico (dr. _), psichiatrico (dr. _) e urologico (dr. _).
Con referto peritale del 18 giugno 2020 gli specialisti del _ hanno posto le diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa di
“
1. fibromialgia; 2. 31.7.2007 trauma alla spalla sin. con/su: rottura del sovraspinato; lesione distrattiva anamnestica del plesso brachiale con documentata lesione del nervo sovrascapolare spontaneamente regrediente ai controlli successivi (dr. _); sutura della cuffia dei rotatori, tenotomia del capolungo del bicipite, decompressione sottoacromiale 28.11.2007 (dr. _); decompressione del plesso brachiale il 12.10.2009 e il 21.5.2012 (dr. _ Ospedale _ di _); 12.3.2015 lavaggio del plesso brachiale sotto guida ecografica (Ospedale di _)” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “disturbi del sonno di origine multifattoriale; sindrome delle apnee da sonno ostruttive (OSAS) di grado leggero-medio in terapia con ferula di avanzamento mandibolare (MAD) dal gennaio 2018; dislipidemia; iperglicemia; poliallergie; esiti di ricostruzione ureterale distale a sin. su stenosi cicatriziale, di origine verosimilmente iatrogena in esiti di annessiectomia laparoscopica su ciste annessiale: attualmente senza indizi per ostacoli al deflusso urinario; pregressa uteropielografia retrograda sin. e posa di pig-tail 12.2.2016; pregressa uteropielografia retrograda sin. e posa di pig-tail luglio 2017; pregressa uterolisi, uterectomia segmentaria anastomosi termino terminale a sin. 30.8.2017; pregressa ablazione del pig-tail ureterale a sin. 6.11.2017; disturbo minzionale ostruttivo su spasticità dello sfintere, attualmente senza indizi per sofferenza delle vie urinarie ed in particolare svuotamento urinario completo; pregressa cronicizzazione uterina, 2005 ca; pregressa laparoscopia con Washing peritoneale e annessiectomia sin. per cisti ovarica sin. (endometriosi ovarica) 23.2.2016; pregressa adesiolisi estesa a livello addominale, 8.8.2016; pregressa isterectomia laparoscopica con annessectiomia a ds. e trattamento di endometriosi, 19.11.2016” (doc. 211 pag. 67-68).
Passando poi alla valutazione della capacità lavorativa, gli specialisti incaricati hanno stabilito che l’assicurata ha presentato nella sua professione di addetta al trasporto di persone con necessità una capacità lavorativa del 50% a causa della patologia polmonare dal 2017 fino alla fine del 2018, mentre a partire dal 1° gennaio 2019 va considerata abile al 70% (presenza durante tutto il giorno con riduzione del rendimento).
In altre professioni adatte, di tipo leggero-mediamente pesante, variate, che evitino movimenti ripetitivi attorno e sopra l’orizzontale con gli arti superiori, l’assicurata è stata ritenuta ancora abile nella misura dell’80% (presenza durante tutto il giorno con riduzione del rendimento) a partire dal mese di dicembre 2017 (doc. 211 pag. 69).
Gli specialisti incaricati hanno evidenziato di avere “integrato tra di loro le riduzioni di percentuale della capacità lavorativa, poiché i consulenti hanno valutato le stesse patologie (patologia all’arto superiore di sin., i dolori, l’insonnia e l’affaticamento), con quindi le stesse limitazioni funzionali” (doc. 211 pag. 69).
Nel rapporto finale SMR del 22 giugno 2020, il dr. _, dopo avere esposto le diagnosi con e senza ripercussioni sulla capacità lavorativa poste dagli specialisti del _, ha concluso che l’assicurata, da ultimo, sia inabile al lavoro al 30% dal 1° gennaio 2019 nella sua attività abituale, mentre va ritenuta inabile al lavoro al 20% dal 1° dicembre 2017 in attività adatte (doc. 214).
Con nuovo progetto di decisione del 23 giugno 2020 – che ha annullato e sostituito il precedente del 4 giugno 2018 – l’Ufficio AI ha rifiutato il diritto a prestazioni, ritenendo che l’assicurata, nello svolgimento di attività adatte, esigibili all’80% dal 1° dicembre 2017, non subisca discapito economico alcuno (cfr. doc. 215).
A seguito delle contestazioni del 3 settembre 2020 presentate contro il progetto di decisione del 23 giugno 2020, con il quale le veniva negato il diritto a prestazioni (cfr. doc. 221), il dr. _ del SMR ha chiesto una presa di posizione accurata ai medici del _ (cfr. doc. 225).
Questi ultimi, con complemento peritale del 16 aprile 2021 si sono così espressi:
"
(...) Caro collega, abbiamo quindi sottoposto la presa di posizione dell’avv. _ ai nostri consulenti specialisti, prese di posizione che riportiamo completamente e a cui ci allineiamo.
Abbiamo pure sottoposto al nostro consulente dr. med. _ il rapporto del 21.9.2021 dell’_, firmato dalla dr.ssa med. _h, che ha eseguito una punzione terapeutica eco-guidata del 7.9.2020: infiltrazione articolazione trapezio-I metacarpo mano ds., che descrive.
Presa di posizione del dr. med. _ del 25.09.2020:
“Ringrazio della lettera dell’8.9.2020 con la quale mi chiede di prendere posizione riguardo alle osservazioni del patrocinante nella lettera del 3.9.2020. Si fa riferimento al mio consulto del 20.5.2019, con le diagnosi di
fibromialgia;
31.7.2007 trauma spalla sin.:
- rottura sopraspinato
- lesione distrattiva anamnestica del plesso brachiale con documentata lesione del nervo soprascapolare spontaneamente regrediente ai controlli successivi (dr. _)
- sutura della cuffia dei rotatori, tenotomia del capolungo del bicipite, decompressione sottoacromiale 28.11.2017 (dr. _)
- decompressione del plesso brachiale il 12.10.2009 e il 21.5.2012 (dr. _ Ospedale _)
12.3.2015 lavaggio del plesso brachiale sotto guida ecografica (Ospedale _);
Iniziale rizartrosi a destra_
-
Ripetute infiltrazioni in radiologia (dr. _, Clinica _)
Queste diagnosi non vengono rimesse in discussione e non vi sono nuove diagnosi reumatologiche che si possono dedurre dalla presa di posizione citata. Non vi sono dunque elementi che cambino la nostra valutazione per il momento.”
Il dr. _ ha anche risposto in data 5.10.2020, prendendo posizione sull’atto della dr.ssa Iussich, segnalando che questo non cambia la sua valutazione medica.
Presa di posizione del dr. med. _ del 18.12.2020
“mi riferisco alla richiesta di presa di posizione dell’Ufficio Assicurazione Invalidità del Canton Ticino, in merito alla perizia pluridisciplinare della signora RI 1, in relazione con le osservazioni da parte del rappresentante legale dell’Assicurata.
In merito, posso rispondere per quel che concerne la problematica neurologica di esiti di lesione del plesso cervicobrachiale sinistro dopo trauma della spalla, successivi interventi di riparazione tendinei e revisione del plesso cervico-brachiale.
Noti disturbi del sonno, in parte su sindrome delle apnee ostruttive moderata.
Dal punto strettamente neurologico avevo valutato un grado di incapacità lavorativa del 30% per la persistenza soprattutto di dolori neuropatici, nella sua attività attuale.
La sindrome delle apnee da sonno era moderata, dal punto di vista neurologico non modificava il grado di invalidità lavorativa.
In attività più leggere o come casalinga avevo valutato la persistenza di un grado di incapacità del 20%. Presenza però anche di una sindrome fibromialgica e di stanchezza cronica multifattoriale, di competenza piuttosto reumatologica, internistica e psichiatrica.
Dal punto di vista strettamente neurologico non vedo motivo di aumentare il grado di incapacità lavorativa.
Rimango a disposizione per discutere eventualmente il problema.”
Presa di posizione del dr. _ del 28.9.2020:
“ho preso visione delle osservazioni formulate dalla rappresentante legale dell’A. nella sua lettera del 3.9.2020 dalla quale non ho evidenziato elementi di natura tale da comportare una messa in discussione di quanto da me riportato nel rapporto peritale che quindi ritengo di poter confermare nella sua globalità.”
Presa di posizione del dr. _, e-mail del 28.9.2020:
“dal punto di vista urologico non ho alcun elemento da modificare o aggiungere alle conclusioni espresse nella mia perizia.”
Presa di posizione del dr. _ del 30.9.2020:
“recentemente abbiamo ricevuto richiesta di una presa di posizione in merito alle osservazioni sulla perizia da parte del rappresentante legale dell’A. ricevute dall’Ufficio AI in data 3.9.2020 per l’A. sopraccitata.
Per quanto attiene la parte pneumologica, il rappresentante legale avv. _ riassume quanto da noi esposto nella perizia e dopo avere riassunto anche le altre prese di posizione specialistiche chiede un “riesame del caso con corretta considerazione dell’incidenza di queste affezioni sulla capacità lavorativa e di guadagno”.
Nella nostra perizia giungevamo, per quanto attiene la capacità lavorativa, a queste conclusioni:
“dal punto di vista valetudinario sulla base dei dati attuali considerando i dati oggettivi, non vi sono elementi sufficienti per giustificare dal punto di vista medico-teorico pneumologico una incapacità lavorativa persistente quale gerente di una piccola azienda di trasporto di malati, persone anziane ecc. È chiaro tuttavia che la persistenza della stanchezza, sfinitezza e adinamia rappresenti il fattore principale del probabile scarso rendimento dell’A. dal punto di vista lavorativo. Questo disturbo è da considerarsi di origine multifattoriale.”
Visto che dal documento attuale a disposizione non scaturisce alcun nuovo elemento riguardo alla patologia respiratoria, le nostre conclusioni allora emesse sono confermate.”
Nelle conclusioni, dunque, segnaliamo come il _ ha ben preso in considerazione tutte le patologie, come ben ribadito dall’Avv. di parte. L’incidenza della capacità lavorativa è stata ritenuta del 70% nell’attività svolta e dell’80% in un’attività adatta, con i limiti da noi ben definiti nell’ambito della perizia. Pertanto, la valutazione avvenuta mediante teleconferenza tra il dr. _ e il dr. _, visto che in attività adatte gli altri specialisti non attestavano alcuna incapacità lavorativa, considerando che le patologie avevano simili limiti funzionali (entrambi prendevano in considerazione il dolore cronico e le sue conseguenze), si è ritenuto che le stesse non andassero sommate. Come casalinga, l’A. è stata ritenuta abile all’80%, considerando anche che in ambito domestico l’A. può organizzarsi e distribuire i lavori a suo piacimento, riteniamo che questa capacità lavorativa dell’80% è, a nostro avviso, corretta e adeguata.
In conclusione, le osservazioni dell’Avv. di parte non sono in grado di confutare la valutazione _, espressa nell’ambito della perizia datata 18.6.2020.” (Doc. 236)
Sulla base della valutazione del _, confermata dal SMR, con la decisione oggetto della presente vertenza l’Ufficio AI ha quindi ribadito il rifiuto del diritto a prestazioni (doc. A1).
2.4. In sede ricorsuale, l’assicurata ha nuovamente contestato le conclusioni alle quali sono giunti gli specialisti del _, ritenendo che la sua incapacità lavorativa sia superiore a quanto valutato in ambito peritale. Ella ha trasmesso, in allegato, copia del “consenso informato per infiltrazione delle articolazioni e tendini” del 12 maggio 2021, oltre a due fotografie della sua mano destra (doc. I + A2-A4).
Con la risposta di causa, l’Ufficio AI ha confermato gli esiti dell’istruttoria medica, ribadendo la correttezza delle conclusioni delle due perizie pluridisciplinari del _ e relativo complemento del 16 aprile 2021 (doc. IV).
2.5. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Per quel che concerne il _ dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al
valore probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi vedi la
DTF 136 V 376
.
Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i _ nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va infine evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va poi rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STF I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).
2.6. Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale, dopo attento esame della documentazione agli atti, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione pluridisciplinare del _ del 18 giugno 2020 (doc. 211), condivisa dal SMR e poi confermata dagli stessi periti attraverso il complemento peritale del 16 aprile 2021 (doc. 236). Tali valutazioni sono da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede.
In effetti, questo Tribunale non può che constatare come gli specialisti del _
si siano espressi riguardo a tutte le patologie lamentate dall’assicurata – come peraltro riconosciuto dall’insorgente stessa nel ricorso - esprimendo una valutazione accurata e complessiva, la quale, tenendo conto dell’insieme dei suoi limiti funzionali, è giunta alla conclusione di una abilità lavorativa dell’80% in attività adeguate a partire dal 1° dicembre 2017.
Questo Tribunale non ha motivo per mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunto il _, contestate essenzialmente sulla base del referto del 14 gennaio 2019 con il quale il dr. Bruno ha quantificato l’inabilità lavorativa nella misura del 50%-60% (cfr. doc. 182a).
Ora, a tale riguardo, il TCA rileva che tale referto, prodotto in fase di audizione, è stato convenientemente preso in considerazione dall’amministrazione, tanto è vero che, a seguito dello stesso, l’Ufficio AI ha ritenuto opportuno richiedere al _ una valutazione di decorso rispetto alla perizia pluridisciplinare _ del 9 novembre 2016 (doc. 121) (cfr. richiesta di perizia di decorso formulata in data 6 settembre 2018 dal dr. _ del SMR, doc. 173).
Da notare, inoltre, che nel referto pluridisciplinare del 18 giugno 2020, il dr. _, consulente neurologo del _, ha preso espressamente posizione riguardo alle valutazioni del dr. _ (cfr. pag. 950 e pag. 959 incarto AI).
Di conseguenza, le critiche riproposte in sede ricorsuale e fondate nuovamente sul medesimo referto del dr. _ del 14 gennaio 2019, già analizzato dai periti, non appaiono atte a modificare le conclusioni peritali del _.
Parimenti ininfluenti sugli esiti peritali le obiezioni sollevate dall’avv. _ nel ricorso, le quali ripropongono le medesime contestazioni già esposte in fase di audizione, sulle quali gli specialisti del _ si sono confrontati tramite le analisi esposte nel complemento peritale del 16 aprile 2021 (cfr. doc. 236).
Come illustrato in precedenza - riportando per esteso le motivazioni addotte nel complemento del 16 aprile 2021 (cfr. consid. 2.3.) – i consulenti in reumatologia, neurologia, urologia, pneumologia e psichiatria del _ hanno potuto prendere conoscenza delle varie critiche con le quali la patrocinatrice dell’assicurata ha rivendicato la presenza di una abilità lavorativa dell’insorgente al massimo nella misura di due-tre ore al giorno nell’attuale professione, considerandole non atte a giustificare una diversa conclusione (cfr. doc. 236).
Il TCA reputa, quindi, le valutazioni pluridisciplinari degli specialisti del _ con il relativo complemento convincenti, esaustive e pertanto condivisibili.
Del resto, come ricordato, l’insorgente si è limitata a contestare la decisione impugnata presentando nuovamente le medesime obiezioni già sollevate in sede di audizione e sulle quali i periti del _ si sono già esaurientemente espressi mediante il complemento peritale del 16 aprile 2021.
Inoltre, il fatto che l’insorgente indichi di poter lavorare solo due-tre ore al giorno nella propria attività indipendente non si trova in contraddizione con la valutazione peritale di una capacità lavorativa dell’80% in attività adatte, rispettose delle sue limitazioni funzionali.
Quanto, poi, alla critica ricorsuale secondo la quale “si ha l’impressione che le limitazioni e i dolori di cui la signora Casati è portatrice siano stati minimizzati o non convenientemente soppesati” (cfr. doc. I), va comunque rilevato che, come ricordato sopra, le patologie somatiche dell’interessata sono state compiutamente vagliate sia dal profilo neurologico, che da quello reumatologico e pneumologico, e che i singoli consulti, ivi compresi anche quello psichiatrico e urologico, sono poi confluiti in un apprezzamento medico globale, a livello multidisciplinare. Anche da questo profilo, dunque, non può essere rimproverato alcunché ai periti del _.
Infine, la rappresentante dell’assicurata ha evidenziato come quest’ultima sia impossibilitata a svolgere attività amministrative legate all’albergo, escluse in quanto pesanti per il braccio, ritenendo esigibile unicamente la continuazione dell’attività indipendente, che non può essere costretta a cambiare (cfr. doc. I e doc. VI).
Ora, al di là dell’esigibilità o meno delle attività amministrative legate all’ambito alberghiero - questione che può rimanere aperta - resta il fatto che l’amministrazione ha considerato l’interessata ancora abile al lavoro nella misura del 70% nella sua attività indipendente e dell’80% in attività leggere adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali.
Di conseguenza, come rettamente indicato dall’amministrazione, considerato come il concetto di invalidità sia di tipo economico e che all’interessata incombe l’obbligo di ridurre il danno, è a giusta ragione che l’Ufficio AI ha tenuto conto dell’incapacità lavorativa (del 20%) presente nell’esercizio di attività adeguate, presenti sul mercato equilibrato del lavoro, anziché di quella, maggiore, da ella subìta nell’attuale professione indipendente.
Alla luce di queste considerazioni, questo Tribunale non può quindi concordare con la richiesta di volere considerare esigibile unicamente l’abituale professione indipendente, visto che “la ricorrente ha il desiderio di continuare a svolgere questa professione, nella quale non solo si realizza, ma le permette di avere quella indipendenza che le è necessaria alla luce delle plurime affezioni di cui è portatrice e che è anche esigibile, secondo quanto valutato dai periti _” (cfr. doc. I pag. 8).
Q
uesto Tribunale rileva, inoltre, che il Tribunale federale ha già più volte stabilito che da una persona assicurata che fino a quel momento ha svolto un’attività indipendente può essere preteso un cambiamento professionale verso un’attività lucrativa dipendente (cfr. STF 9C_36/2018 del 17 maggio 2018, pubblicata in SVR 10/2018 IV nr. 61; 9C_810/2017 del 9 aprile 2018; 9C_525/2017 del 30 ottobre 2017 pubblicata in SVR 3/2018 IV nr 16).
Analogamente a quanto deciso dal TF nelle sentenze citate, anche nel caso di specie il TCA ritiene che all’assicurata, nata nel 1970 (quindi ancora lontana dall’età a partire dalla quale la giurisprudenza considera irrealistiche le possibilità di mettere a frutto la capacità lavorativa residua su un mercato equilibrato del lavoro, cfr. DTF 143 V 431 consid. 4.5.2 e riferimenti) e che non presenta delle limitazioni funzionali talmente stringenti da rendere vane le possibilità di reperire delle attività adatte sul mercato equilibrato del lavoro (cfr. limiti funzionali espressi dal _), possa essere richiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve periodo di rodaggio. Specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza, fisicamente assai leggere, che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per esempio attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo, ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura (cfr. sentenza 32.2013.75 del 28 gennaio 2014 e sentenza 32.2011.143 del 21 novembre 2011).
Occorre ricordare che il concetto d’invalidità è riferito ad
un mercato del lavoro equilibrato
, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (STF 8C_248/2014 del 29 agosto 2014 consid. 2; DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
Va altresì sottolineato che il consulente in integrazione professionale, sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche, valuta quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta essenzialmente al consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di emettere una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_439/2011 del 29 marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/ 2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274 consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5, 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 consid. 3; vedi anche Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 348).
Secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).
Le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR 1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).
Da aggiungere, per inciso, quanto ad eventuali difficoltà nel riuscire a reperire un’attività lavorativa, che il TCA non ignora evidentemente le difficoltà esistenti attualmente sul nostro mercato del lavoro. Tuttavia, ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STF inedita del 10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p. 96; SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti).
Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né assicurazione contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid.
4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83).
In tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. ad esempio STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012).
In una STF
9C_248/2018 del 19 settembre 2018 il Tribunale federale ha evidenziato che il concetto di m
ercato equilibrato del lavoro è diverso rispetto a quello di mercato concreto del lavoro, nozione quest’ultima che compete all’assicurazione contro la disoccupazione e non all’AI.
In siffatte circostanze le censure ricorsuali volte a contestare l'esigibilità in attività adeguate dell'assicurata vanno respinte.
Pertanto, visto quanto sopra, ritenuta l’affidabile e completa valutazione del _, fatta propria anche dal SMR, il
TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati)
che all’assicurata vada riconosciuta a partire dal 1° dicembre 2017 una capacità lavorativa medico-teorica dell’80% in attività adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali.
2.7. Si tratta ora di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Per il reddito
da valido
l’amministrazione ha indicato di avere fatto riferimento ai dati salariali indicati dall’assicurata stessa, fissandolo in fr. 3'000 mensili pari a fr. 39'000 annui (cfr. doc. A1).
Il TCA non ha motivo per scostarsi da questo importo, rimasto del resto incontestato.
Per quanto riguarda invece il salario
da invalido
, l’Ufficio AI si è fondato sui dati statistici nazionali, utilizzando la tabella TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari, e meglio i dati salariali forniti dalla la RSS TA1-tirage skill level Svizzera, emanata dall'Ufficio federale di statistica riferita al settore privato svizzero (cfr., a quest'ultimo proposito, DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7; DTF 128 V 174; sulla rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. anche RAMI 2001 U 439, pagg. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pagg. 47ss.).
Ha preso quindi in considerazione, in corretta applicazione dei salari statistici applicabili, un importo
di fr. 54’799 conseguibili nel 2017
da personale femminile svolgendo un’attività semplice e ripetitiva, valore mediano nel settore privato svizzero, inclusa la tredicesima (4’380 per 12 mesi e riportato alle 41.7 h/sett.).
Stante quindi una capacità lavorativa dell’80% in un’attività leggera adeguata, il reddito
da invalido
è stato fissato a
fr. 43’839.
Il TCA condivide il calcolo operato dall’amministrazione, il quale, del resto, è stato contestato dall’insorgente solo nella misura in cui il reddito da invalido è stato fissato in applicazione di dati statistici e non, come invece sarebbe stato a suo modo di vedere corretto, prendendo in considerazione il salario concretamente conseguito nella sua attività indipendente (doc. VI).
Tale argomentazione, come già esposto in precedenza (cfr. consid. 2.6.), non può essere condivisa.
Va infatti innanzitutto sottolineato che, secondo costante giurisprudenza, ancora ribadita nella STF 9C_790/2020 del 13 ottobre 2021, il reddito da invalido deve essere fissato sulla base della situazione professionale concreta, a condizione, tra l’altro, che in tale ambito l’assicurato sfrutti appieno la sua capacità lavorativa residua. Ciò, come visto, non si realizza nel caso di specie.
La (maggiore) incapacità lavorativa presentata dall’insorgente nella sua professione indipendente – nella quale tuttavia non sfrutta appieno la sua capacità lavorativa residua - provoca evidentemente una perdita lucrativa superiore (calcolata secondo il metodo straordinario al 29%, come indicato dall’UAI nella risposta di causa, cfr. doc. IV) a quella (nulla) esistente nello svolgimento di attività adatte. Ciononostante, contrariamente a quanto preteso con il ricorso, non è possibile stabilire il grado di invalidità basandosi unicamente su questa circostanza, ciò che priverebbe di qualsiasi portata il principio dell’obbligo di diminuire il danno che incombe all’assicurata (cfr. STF 9C_810/2017 del 9 aprile 2018).
Di conseguenza, non potendo fondarsi sul salario effettivamente percepito dall’interessata nella concreta attività indipendente esercitata, è a giusta ragione che l’amministrazione ha calcolato il reddito da invalido sulla base dei dati statistici
(
DTF 143 V 295 consid. 2.2; 139 V 592 consid. 2.3).
Inoltre, in applicazione della giurisprudenza federale - per la quale gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico, ritenuto come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permette secondo il TF di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro - l’amministrazione ha operato una deduzione del 5% sul salario statistico “
per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari
”, fissandolo quindi a fr. 41’647.
Tenuto conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71 con la quale la massima Corte ha precisato che in quest’ambito il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza motivi pertinenti, sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione; cfr. anche DTF 132 V 393 consid. 3.3), questo giudice ritiene che, operando una decurtazione del 5%, l’amministrazione non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento. In particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in questione, l'Ufficio AI abbia
debitamente
tenuto conto degli effetti legati al danno alla salute di cui è affetta l'assicurata.
Non può pertanto essere ammessa
un
a decurtazione maggiore, postulata dalla ricorrente nella misura massima possibile (del 25%) “per gli importanti e fortemente invalidanti handicaps fisici” (cfr. doc. I), ritenuto come questi ultimi siano già stati considerati a livello medico nella quantificazione della capacità lavorativa residua e non siano tali da dover essere ulteriormente considerati nella valutazione delle deduzioni del salario statistico (cfr. STF 9C_481/2017 del 1° dicembre 2017).
Tale soluzione si impone a maggior ragione, alla luce della più recente giurisprudenza federale
(cfr. STF 8C_730/2019 del 10 giugno 2020; 8C_765/2019 del 10 giugno 2020; 8C_9/2020 del 10 giugno 2020).
Quanto alle difficoltà linguistiche messe in evidenza nel ricorso, la giurisprudenza federale ha già, più volte, avuto modo di ricordare che per lo svolgimento delle attività semplici e ripetitive di cui al livello 4 delle RSS nelle versioni fino al 2010 (equivalenti al livello 1 delle RSS 2012) eventuali lacune scolastiche o linguistiche non giustificano una riduzione del reddito da invalido (cfr., tra le tante, STF 8C_594/2011 del 20 ottobre 2011, consid. 5; 8C_17/2011 del 21 aprile 2011, consid. 6.2.).
Il grado di invalidità risultante dal raffronto dei redditi risulta pertanto nullo.
2.8. Inizialmente, nel progetto di decisione del 4 giugno 2018 – poi annullato e sostituito dal progetto di decisione del 23 giugno 2020 e successiva decisione del 20 aprile 2021 qui impugnata – l’Ufficio AI, tenuto conto del fatto che,
sulla base della media retrospettiva
risultante dalla scheda
di calcolo del 30 maggio 2018
emergeva che la media annua di inabilità lavorativa del 40% era stata raggiunta nell’agosto 2017
(cfr. pag. 791 incarto AI)
, aveva assegnato all’assicurata
1⁄4 di rendita dal 1° agosto 2017 e una rendita intera dal 1° novembre 2017 al 28 febbraio 2018. Successivamente ella non aveva più avuto diritto ad una rendita, non presentando alcuna incapacità lucrativa nello svolgimento di attività adatte, esigibili all’80% (cfr. doc. 162 e supra, consid. 1.3.).
Alla luce dei differenti – rispetto al progetto di decisione del 4 giugno 2018 - gradi di inabilità lavorativa indicati dal SMR in data 23 giugno 2020 e poi riportati nella decisione qui impugnata, il TCA ha chiesto all’amministrazione di produrre la scheda aggiornata del calcolo della media retrospettiva, non presente agli atti (a differenza di quanto avvenuto il 30.5.2018, cfr. pag. 791 inc. AI).
Tramite messaggio di posta elettronica del 20 dicembre 2021 l’amministrazione ha trasmesso al TCA, come richiesto, la scheda con il calcolo della media retrospettiva aggiornata, osservando che:
"
la media annua di inabilità lavorativa del 40% è raggiunta nel marzo 2017 (art. 28 cpv. 1 LAI).
Per il diritto alla rendita si esamina la perdita lucrativa a tale momento: in considerazione dell’obbligo di ridurre il danno, considerata la maggiore abilità in attività adeguate (cfr. rapporto SMR del 22.06.2020, IL 20%), risulta essere nullo il discapito economico (calcolo agli atti, 23.06.2020).
In assenza di stato peggiorato con durata di almeno 3 mesi si conferma il rifiuto del diritto a rendita AI.” (Doc. X)
Questo Tribunale - ricordato che, secondo l’art. 28 cpv. 1 LAI, il tasso medio d’inabilità lavorativa durante un anno e l’incapacità lucrativa presente alla scadenza del periodo di carenza devono essere cumulati e raggiungere il grado minimo legale necessario per far nascere il diritto alla rendita (DTF 121 V 274 consid. 6b/cc; STFA I 632/05 del 25 ottobre 2006, consid. 4.1 e I 531/05 e I 543/05 del 17 agosto 2006) - concorda con l’amministrazione nella misura in cui ha escluso l’insorgenza del diritto ad una rendita. Se, da una parte, effettivamente nel marzo 2017 è stata raggiunta la media annua di inabilità lavorativa del 40%, d’altra parte non può essere ignorato che, a quel momento, la perdita lucrativa nello svolgimento di attività adeguate (esigibili all’80%) era nullo, ciò che non consente l’attribuzione di una rendita.
Il diritto non sorge neppure successivamente – ciò che peraltro l’insorgente neppure pretende - visti i brevi peggioramenti della capacità lavorativa in attività adeguate che sono subentrati (IL 100% dal 1° luglio 2017 al 31 agosto 2017 e IL 100% da 31 ottobre 2017 al 30 novembre 2017).
Da rilevare, infine, che l'articolo 88a cpv. 2 OAI – contrariamente a quella che sembra essere la tesi dell’amministrazione – è applicabile solo nei casi in cui, al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3; a tal proposito pure U. Müller,
Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision
in der Invalidenversicherung, 2003, pag. 123 e seg.), ciò che non è il caso qui.
2.9. In simili circostanze, visto tutto quanto precede, l’Ufficio AI ha correttamente negato all’assicurata una rendita d’invalidità.
La decisione contestata va quindi confermata e il ricorso respinto.
All’assicurata va comunque fatto presente che in caso di peggioramento rilevante delle condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione medica, ella potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni. Il presente giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).
2.10. Giusta l'art. 69 cpv. 1
bis
LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. la disposizione transitoria dell’art. 82a LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f
bis
LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009, STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza le spese, per fr. 500, sono poste a carico della ricorrente.