# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4ac0c8c8-046a-548f-96cf-d94be8f17e00
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto: A.
Con proposta di giudizio del 30 maggio 2008, il sostituto Magistrato dei minorenni ha ritenuto _ autore colpevole di atti sessuali con fanciulli per avere, all’inizio del mese di novembre 2007, a _ presso la propria abitazione, compiuto un atto sessuale con la sorella, nata il 5 febbraio 1999.
Dato un motivo d’impunità giusta l’art. 21 cpv. 1 lett. a LFDPmin, il sostituto Magistrato dei minorenni ha ordinato, con alcune misure accompagnatorie, il collocamento di _ presso _, a partire dal 20 maggio 2008 per un tempo indeterminato.
Contro la proposta di giudizio _ ha sollevato tempestiva opposizione.
B.
Con sentenza 24 giugno 2008, il Consiglio dei minorenni ha dichiarato _ autore colpevole di atti sessuali con fanciulli e lo ha sottoposto alla misura del collocamento presso _, per un tempo indeterminato, stabilendo le modalità ed i tempi delle successive necessarie verifiche della situazione del ragazzo.
C.
Con sentenza 11 agosto 2008, la CCRP ha dichiarato inammissibile il ricorso interposto il 28 luglio precedente contro il giudizio del Consiglio dei minorenni da RI 1, madre di _ e detentrice dell’autorità parentale.
Le decisioni della CCRP e del Consiglio dei minorenni sono passate in giudicato.
D.
Con istanza 5 agosto 2009, completata con scritto 14 settembre 2009, RI 1 chiede la revisione della decisione 24 giugno 2008 del Consiglio dei minorenni, invocando i motivi di revisione di cui alle lett. a e b dell’art. 299 CPP.
In particolare, l’istante fonda la sua richiesta su due decreti d’abbandono - richiamati dal ministero pubblico unitamente ai relativi incarti - dai quali risulterebbe l’inattendibilità di quanto dichiarato dalla figlia su alcune nuove prove e sulla tesi
secondo cui le deposizioni dei testi _ sarebbero false.
E.
Con osservazioni 3 dicembre 2009, il sostituto Magistrato dei minorenni ha chiesto la reiezione dell’istanza di revisione.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art. 299 lett. a CPP, la revisione ha luogo quando è dimostrato che la condanna fu determinata dalla falsificazione di un documento, da falsa testimonianza, da corruzione e, in genere, da reato di terze persone.
In questo caso, perché la revisione sia ammessa, l’atto che ha influenzato il risultato della procedura deve, di principio, essere constatato attraverso una decisione penale. Può tuttavia essere sufficiente che il giudice della revisione si convinca dell’esistenza dell’infrazione, segnatamente qualora l’autore della stessa non possa più essere perseguito a causa di decesso, incapacità di intendere e volere o prescrizione del reato (Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 758 n. 3537; Hauser/Schweri/ Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6° edizione, Basilea 2005, § 102 n. 27).
2.
Giusta l’art. 299 lett. b CPP la revisione del processo ha poi luogo, in caso di condanna, quando dopo la sentenza ne sia stata pronunciata un’altra, inconciliabile con essa.
Con il termine di “sentenza” va intesa ogni decisione presa da un’autorità cantonale - giudiziaria o no - competente per pronunciare una condanna in applicazione di leggi penali federali (Salvioni, Codice di procedura penale, Locarno 1999, ad art. 299 CPP pag. 473).
Per rapporto alla clausola generale dell’art. 385 CP (ripresa all’art. 299 lett. c CPP), che fissa le esigenze minime del diritto federale in materia di revisione, l’art. 299 lett. b CPP si estende ai casi in cui due sentenze inerenti a due persone aventi commesso il medesimo reato risultino a tal punto in contrasto fra loro sull’accertamento dei fatti, che la sola contraddizione basta - già di per sé - a rendere verosimile l’erroneità di una delle pronunce (Piquerez, op. cit., pag. 758 n. 3538 con numerosi rinvii; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., § 102 n. 28). Rispetto alla clausola generale dell’art. 385 CP (art. 299 lett. c CPP), per ammettere la revisione non occorre in simile ipotesi un preventivo apprezzamento sulla rilevanza di fatti o mezzi di prova nuovi: è sufficiente l’incompatibilità evidente delle due sentenze successive, sicché uno dei due giudizi appaia erroneo (Piquerez, op. cit., pag. 758 n. 3539-3541 con richiami).
Va precisato che la sentenza di cui alla lett. b può essere sia penale che civile (Rapporto della commissione speciale per l’esame del CPP dell8 novembre 1994, Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, sessione ordinaria autunnale 1994, vol. 2, pag 1302).
Si rileva, qui, che l’abrogato art. 243 n. 2 vCPP contemplava testualmente la stessa disposizione e che la giurisprudenza sviluppatasi su tale norma riteneva data l’inconciliabilità di due sentenze susseguenti riferite al medesimo reato quando i due giudizi denotavano palese contrapposizione tra i fatti accertati nell’uno e nell’altro (CCRP, sentenza dell’8 ottobre 1979 in re R., consid. 2). Né poteva essere altrimenti, il rimedio straordinario della revisione essendo destinato a correggere errori di fatto, non di diritto (Piquerez, op. cit., pag. 752 n. 3503). Inoltre, secondo la menzionata giurisprudenza, doveva trattarsi degli stessi fatti: due giudizi inerenti a reati identici, commessi però in tempi diversi, non erano idonei, di per sé soltanto, a confortare inconciliabilità alcuna (sentenza CCRP n. 17.2001.48 consid. 2).
3.
L’art. 299 lett. c CPP prevede la revisione, in caso di condanna, anche quando esistano fatti o mezzi di prova rilevanti che non erano noti al giudice penale nel primo processo. Tale norma ha la stessa portata dell’art. 385 CP e adempie dunque i requisiti minimi posti dal diritto federale in materia di revisione (Rep. 1989 pag. 265 consid. 1 con rinvii riferito all’art. 243 n. 3 vCPP). Ciò significa che i fatti o i mezzi di prova invocati devono essere nuovi e rilevanti.
Un fatto o mezzo di prova è nuovo quando non era noto al giudice al momento della sentenza, ossia quando non gli era stato sottoposto (DTF 122 IV 66 consid. 2°, 120 IV 246 consid. 2°, 117 IV 40 consid. 2°, 116 IV 353 consid. 3°; Piquerez, op. cit., pag. 756 n. 3524). Un fatto o un mezzo di prova non è, invece, nuovo quando il giudice l’ha esaminato, ma non ne ha valutato correttamente la portata (DTF 122 IV 66 consid. 2b; Piquerez, op. cit., pag. 756 n. 3525 e seg.).
I fatti o i mezzi di prova nuovi sono rilevanti quando siano suscettibili di inficiare gli accertamenti alla base della prima sentenza in modo da far presagire, sulla scorta del nuovo stato di fatto, un giudizio sensibilmente più favorevole al condannato (DTF 122 IV 66 consid. 2° con richiami; Piquerez, op. cit., pag. 757 n. 3531; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., § 102 n. 24)
4.
Con l’istanza in esame, RI 1 invoca innanzitutto un motivo di revisione giusta l’art. 299 lett. b CPP, sostenendo che dai decreti d’abbandono scaturiti dalle inchieste penali a carico del suo ex marito e di suo fratello, emanati successivamente alla sentenza del Consiglio dei minorenni, emerge l’inattendibilità di quanto dichiarato da sua figlia e, pertanto,
“la totale incertezza”
sui fatti all’origine della condanna del figlio (scritto 14 settembre 2009 di RI 1, pag. 1).
Ora, già solo per il fatto che i decreti d’abbandono in questione non si riferiscono al medesimo reato per cui _ è stato condannato - ma ad un’altra fattispecie che ha coinvolto il padre e lo zio di _ - forza è concludere che gli stessi non possono essere ritenuti “inconciliabili” con la sentenza 24 giugno 2008 del Consiglio dei minorenni.
D’altra parte, anche esaminando la richiesta di RI 1 dal profilo dell’art. 299 lett. c CPP e anche volendo ammettere che dagli incarti sfociati nei suddetti decreti emerga l’inattendibilità di quanto dichiarato da _ nell’ambito di quel procedimento, tale circostanza non potrebbe essere considerata “rilevante” ai sensi del citato disposto. Che _ abbia rilasciato dichiarazioni controverse nel procedimento a carico del padre e dello zio, infatti, non significa necessariamente che anche le deposizioni da lei rese nel procedimento penale aperto a carico del fratello siano inattendibili, ritenuto oltretutto come gli atti sessuali siano stati ammessi proprio dallo stesso _ (cfr. AI 75, verbale _ 17 e 18 gennaio 2008) e come le dichiarazioni dei due ragazzi siano state confortate da quelle della madre che ha descritto nei particolari i comportamenti dei figli nei momenti immediatamente successivi a quanto accaduto nella camera di _ (cfr. AI 75, verbale RI 1, 17 gennaio 2008, in part. pag. 3-6).
Il giudizio di inattendibilità dato alle dichiarazioni di _ nel procedimento avviato nei confronti del padre e dello zio non è dunque, in sé, suscettibile d’inficiare gli accertamenti del Consiglio dei minorenni, né di far presagire un giudizio più favorevole al condannato, sicché la domanda di revisione, anche dal profilo dell’art. 299 lett. c CPP, deve essere respinta senza che sia necessario richiamare dal ministero pubblico gli incarti dei procedimenti promossi nei confronti di _ e, poi, abbandonati.
5.
RI 1 invoca poi, implicitamente, un motivo di revisione giusta l’art. 299 lett. c CPP, sostenendo che “
gli esami medici hanno fugato ogni dubbio in merito ad eventuali e presunti rapporti sessuali. Non vi è stata alcuna penetrazione e neppure il più piccolo sfregamento. Ciò sconfessa chiaramente gli accertamenti del Consiglio dei minorenni e rende inconciliabili le pronunce qui in discussione
” (scritto 14 settembre 2009 di RI 1, pag. 1).
Ora, nella misura in cui l’istante non specifica a quali esami medici essa faccia riferimento - e non spiega, dunque, su quale prova non contemplata dal primo giudice si fonderebbe la domanda di revisione - la sua richiesta si rivela d’acchito inammissibile.
Ciò detto, si osserva come, vista la natura dei rapporti sessuali di cui hanno parlato sia la vittima che l’autore, un eventuale rapporto medico attestante l’assenza di penetrazione sarebbe comunque irrilevante.
6.
Quale ulteriore motivo di revisione giusta l’art. 299 lett. c CPP, RI 1 produce un manoscritto di data 22 maggio 2008 del figlio che proverebbe che questi,
“durante gli interrogatori, ha fatto delle ammissioni poiché estenuato dalla situazione e non tanto perché si trattava del reale svolgimento dei fatti. La verità è che non ricorda nulla chiaramente di quanto avvenuto”
(scritto 14 settembre 2009 di RI 1, pag. 1).
La censura sollevata dall’istante è sconfessata dalla lettura dei verbali degli interrogatori del figlio, dai quali non risulta che il ragazzo sia stato sentito con modalità suscettibili di indurlo ad ammissioni contrarie alla verità.
La durata delle audizioni, innanzitutto, non è sicuramente stata eccessiva: il 17 gennaio 2008 _ è stato interrogato per poco più di tre ore con due pause di oltre mezz’ora mentre il giorno successivo il suo interrogatorio è durato meno di tre ore. Dai verbali risulta, poi, come al ragazzo, a sua richiesta, sia stato fornito da mangiare e da bere (cfr. AI 75, verbale _ 17 gennaio 2008, pag. 9 e 11 e verbale _ 18 gennaio 2008, pag. 2 e 6) e come da essi risulti che gli interroganti hanno cercato di metterlo a proprio agio, in particolare suggerendogli, nei momenti più imbarazzanti e penosi, di raccontare in terza persona quanto accaduto in camera della sorella (verbale _ 18 gennaio 2008, pag. 2). In queste condizioni, non può essere sostenuto che _ abbia confessato perché pressato dalla situazione o dagli interroganti.
In aggiunta a ciò, si rileva come lo scritto di _ non possa essere ritenuto “rilevante” ai sensi della lett. c dell’art. 299 CPP. Contrariamente a quanto sostiene l’istante, infatti, in esso Jàni non sostiene di essere stato indotto a fare dichiarazioni contrarie alla realtà. Tantomeno dallo stesso è possibile evincere un qualsiasi elemento in grado di mettere in dubbio l’esistenza di atti sessuali a danno di _: in particolare, in esso il ragazzo non sostiene mai di avere detto una cosa non vera (cfr. scritto 22 maggio 2008 di _ allegato allo scritto 14 settembre 2009 di RI 1).
Anche su questo punto, pertanto, l’istanza di RI 1 deve essere respinta.
7.
L’istante, infine, si appella al motivo di revisione contemplato all’art. 299 lett. a CPP, sostenendo che le deposizioni di _ “
che peraltro hanno dato origine all’inchiesta, sono false e non rispondenti al vero”
e osservando che
“un esposto in tal senso è stato depositato in magistratura”
(scritto 14 settembre 2009 di RI 1, pag. 2).
Anche facendo astrazione dal principio secondo cui questa Corte, in assenza di una decisone penale che confermi la tesi secondo cui i testi _ hanno dichiarato il falso, non può ammettere l’esistenza del motivo di revisione di cui alla lett. a dell’art. 299 CPP, non si può non sottolineare come la tesi dell’istante sia sconfessata già soltanto dal fatto che i due testi - in particolare, _ - hanno sostanzialmente confermato quanto detto dall’istante su quel che successe subito dopo i fatti (cfr. AI 75, verbale RI 1 17.1.2008, verbale _ 16 e 29 gennaio 2008 e verbale _ del 16 gennaio 2008).
Ne discende che, anche dal profilo dell’art. 299 lett. a CPP, l’istanza di revisione di RI 1 deve essere respinta.
8.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza e sono posti a carico dell’istante (art. 15 cpv. 1 CPP).