# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2ab57074-f947-55a5-b739-5288e99dc89a
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 1996
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Facendo seguito alla sentenza 8 settembre 1995 di questo Tribunale, nota alle parti, con decisione 13 ottobre 1995 l'ufficio patriziale di _ ha rilasciato a favore di _ l'autorizzazione all'uso speciale del sentiero al mapp. _ di _, di proprietà del patriziato medesimo, ai fini dell'accesso veicolare al mapp. _, richiedendo in pari tempo un indennizzo di fr. 4'000.--. In calce al documento recante l'autorizzazione veniva riservato uno spazio per la firma di accettazione dei beneficiari, sotto il quale stava scritto di ritornare il documento medesimo entro 10 giorni, in difetto di che l'autorizzazione sarebbe stata annullata.
B. Con ricorso 18 ottobre 1995 _ ed _ _ hanno impugnato la predetta decisione innanzi al Consiglio di Stato, al quale hanno domandato di annullare la tassa di fr. 4'000.-- e la clausola di accettazione. Previa istruttoria, con risoluzione 5 marzo 1996 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso. Esso ha considerato che la tassa difettava di una base legale e che l'ufficio patriziale non aveva dimostrato la sussistenza di un diritto consuetudinario che vi potesse eventualmente supplire. Inoltre che la validità della decisione non poteva essere subordinata alla sua accettazione da parte dei richiedenti. Il Consiglio di Stato ha indi annullato la decisione impugnata e retrocesso gli atti all'ufficio patriziale affinché rilasciasse l'autorizzazione senza prelevare una qualche tassa d'utilizzazione e senza porre clausole di accettazione.
C. Il patriziato di _ é insorto contro l'anzidetto giudicato con ricorso 21 marzo 1996 a questo Tribunale, al quale ha domandato in via principale di confermare la bontà della decisione 13 ottobre 1995, in via subordinata di stralciare dalla retrocessione degli atti il divieto di prelevare una tassa di utilizzazione. Il ricorrente sostiene che la controversa tassa potrebbe trovare la sua base legale vuoi nella legge sul demanio pubblico (LDP) vuoi nel diritto consuetudinario. Qualora non dovesse sussistere una base legale, all'ufficio patriziale dovrebbe essere riconosciuto il diritto di decidere sul principio del rilascio di un'autorizzazione a titolo gratuito.
Il Consiglio di Stato, _ ed _ hanno sollecitato la reiezione dell'impugnativa. Questi ultimi osservano tra l'altro come all'udienza tenuta dal funzionario del servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato sia emerso che il PR di _ designi la strada al mapp. _ quale
"strada esistente (riservata ai confinanti)"
e non quale sentiero: donde l'incompetenza dell'ufficio patriziale a decidere circa il rilascio stesso dell'autorizzazione, il controverso fondo essendo stato trasferito per legge nel demanio pubblico comunale in applicazione dell'art. 100 LAC.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. La competenza del Tribunale é data (art. 146 cpv. 1 LOP). Il ricorso é tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 43 PAmm). Il gravame é dunque ricevibile in ordine. Può inoltre essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Facendo riferimento agli atti di PR, che qualificano il mapp. _ di
"strada esistente (riservata ai confinanti)"
, i resistenti mettono in discussione la competenza dell'ufficio patriziale a rilasciare l'autorizzazione dagli stessi sollecitata ad utilizzare il primo tratto di quel mappale quale accesso veicolare al mapp. _, di loro proprietà. Essi si appellano all'art. 100 LAC, giusta il quale
"i terreni di origine patriziale o vicinale, che con l'estendersi delle costruzioni e dei traffici hanno assunto la destinazione di strade e piazze pubbliche, si intendono trapassati di diritto, nel dominio, pubblico di giurisdizione comunale"
. A torto, tuttavia. Il mapp. _ non ha di fatto assunto la destinazione di strada pubblica a seguito dello sviluppo edilizio che ha contrassegnato la località in cui si trova, già per il fatto che ciò non é - per il momento - possibile: quella proprietà patriziale é caratterizzata da una strozzatura proprio in corrispondenza dello sbocco sulla strada comunale al mapp. _, la quale lo rende impraticabile alle automobili. I resistenti stessi hanno precisato che, per risolvere quel problema, dovranno procacciarsi una servitù di passo a gravare l'adiacente mapp. _ (il cui proprietario, sempre a loro dire, ha comunque già dato il suo consenso). Il mapp. _ deve dunque essere considerato quale semplice sentiero, come le parti hanno del resto sempre concordemente sostenuto: l'autorizzazione al suo uso speciale ricade pertanto nelle competenze dell'ufficio patriziale.
3. 3.1. Il patriziato ricorrente rivendica la sussistenza di una base legale sufficiente per legittimare il prelievo della tassa di utilizzazione di fr. 4'000.--, annullata dal Consiglio di Stato, richiamandosi in primo luogo alla _ e subordinatamente al diritto consuetudinario.
3.2. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale tutti i pubblici tributi devono di regola trovare fondamento in una legge in senso formale (Pr 85 Nr. 120 consid. 5a; DTF 120 Ia 3 consid. 3c, 178 seg. consid. 5, 266 seg. consid. 2a, 345 consid 2a, 118 Ia 323 seg. consid. 3a e rinvii). Questo principio vale senz'altro per il prelievo delle tasse di utilizzazione del demanio pubblico (DTF 100 Ia 138 segg. consid. 6). Il patriziato di _ non dispone di norme legali adottate dall'assemblea patriziale (regolamento) ed approvate dall'autorità di vigilanza che stabiliscano delle tasse per l'uso speciale del demanio pubblico patriziale: fanno eccezione le tasse a gravare i non patrizi per il godimento dei beni patriziali (e segnatamente per il pascolo), calcolate a dipendenza del genere di animali pascolati (art. 14 del regolamento patriziale). La controversa tassa di fr. 4'000.-- non é pertanto sorretta da una base legale.
3.3. Alla menzionata carenza non può supplire il riferimento, sostenuto dal patriziato ricorrente, alle tasse previste dalla _, per il motivo che quest'ultima legge disciplina solo le cose di dominio pubblico soggette alla sovranità dello Stato (art. 99b cpv. 1 LAC):
"le cose appartenenti al demanio pubblico dei comuni, dei patriziati, consorzi, parrocchie ed altri enti pubblici minori "
- soggiunge l'art. 99b cpv. 2 LAC -
"sono disciplinate dalle rispettive leggi organiche e dai regolamenti locali"
.
3.4. Né, infine, il diritto consuetudinario soccorre alle tesi ricorsuali. In effetti non sono date le premesse affinché vi sia spazio per lo stesso, ovvero la sussistenza di una lacuna nel diritto scritto (sicuramente almeno quando trattasi di pura lacuna) ed il bisogno imprescindibile di colmarla (cfr. Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Nr.7 B III; Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, N. 162). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale infatti in linea di principio il diritto consuetudinario non può supplire all'assenza di una base legale formale ai fini della percezione di un tributo pubblico, quell'assenza non potendo essere considerata alla stregua di una sufficiente lacuna (DTF 105 Ia 5 seg. consid. 2a). D'altra parte la fissazione di una tassa non costituisce una premessa irrinunciabile affinché possa essere rilasciata un'autorizzazione all'uso speciale del demanio pubblico. Trattasi invece piuttosto di una semplice conseguenza, oltretutto facoltativa, del fatto che viene rilasciata l'autorizzazione: meglio ancora di un onere che può essere messo a carico del beneficiario nel caso di concessione dell'autorizzazione (Grisel, Traité de droit administratif, pag. 555; Moor, Droit administratif, vol. III, pag. 308, cifra 6.4.4.7.). Vi fosse comunque spazio per il diritto consuetudinario, il ricorrente non ha ad ogni buon conto dimostrato al Tribunale l'adempimento delle condizioni di effettiva sussistenza dello stesso, ovvero l'uso prolungato ed il riconoscimento del suo carattere obbligatorio (Grisel, op. cit., pag. 93 seg.; Moor, op. cit., vol. I., pag. 56 segg, N. 2.1.3.1.; Häfelin/Müller, op. cit., N. da 157 a 161). Vero é che dagli estratti dei verbali delle risoluzione dell'ufficio patriziale versati agli atti dinanzi al Consiglio di Stato risulta che quest'ultimo ha cercato, negli ultimi 15 anni, di conseguire dei ricavi dalla messa a disposizione dei beni patriziali, comprese le strade, tuttavia essenzialmente sottoforma di convenzioni di diritto privato. Risulta del resto da quegli atti che per concedere l'accesso veicolare agli edifici ubicati sul lato opposto del sentiero in parola l'ufficio patriziale non ha in verità percepito alcuna tassa in realtà non ha nemmeno concesso un'autorizzazione a questo scopo, quella rilasciata essendo limitata all'onere di sporgenza sulla strada patriziale).
4. Il ricorrente chiede, in via subordinata (e quindi una volta assodata l'assenza di una base legale legittimante il prelievo di una tassa), che gli venga riconosciuto il diritto di nuovamente decidere sul rilascio dell'autorizzazione. Anche questa domanda deve però essere respinta. In effetti tramite la stessa il patriziato vuole semplicemente riservarsi il diritto di decidere se rilasciare o meno un'autorizzazione che non gli procaccerà alcun ricavo. Ora, tuttavia, come già é stato spiegato, l'utile patrimoniale che l'ente pubblico consegue tramite il rilascio di un'autorizzazione all'uso speciale del demanio pubblico sottoforma di tassa di utilizzazione costituisce una semplice conseguenza (facoltativa oltretutto) del rilascio dell'autorizzazione: esso non entra invece in linea di conto quale elemento di valutazione ai fini del rilascio (o meno) dell'autorizzazione.
5. La tassa di giudizio deve essere posta a carico del ricorrente, il quale é intervenuto in lite a tutela di interessi economici propri (art. 28 PAmm). Il ricorrente deve inoltre essere condannato a rifondere ai resistenti delle adeguate ripetibili (art. 31 PAmm).