# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c2160a46-6f6d-5767-996f-f7f289f709cd
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1956, attiva in qualità di cameriera ai piani, in data 22 dicembre 2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, a seguito di problemi al piede destro (doc. 2/1-7).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare tramite una perizia ortopedica ad opera del dr. _. _ (doc. 26/1-6), l’UAI, con progetto di decisione del 28 novembre 2007 (doc. 50/1-3), poi confermato con decisione del 22 maggio 2008 (doc. 54/1-3 e doc. 59-63), cresciuta incontestata in giudicato, ha attribuito all’assicurata una rendita intera dal 1° gennaio 2005 al 31 ottobre 2005, una mezza rendita di invalidità dal 1° novembre 2005 al 31 gennaio 2006, una rendita intera dal 1° febbraio 2006 al 31 maggio 2006, una mezza rendita dal 1° giugno 2006 al 30 novembre 2006 e una rendita intera dal 1° dicembre 2006.
1.3. L’Ufficio AI ha avviato nel mese di aprile 2008 una procedura di revisione (doc. 57-1) e, con progetto di decisione del 15 dicembre 2009 (doc. 76/1-3), poi confermato con decisione del 7 aprile 2010 (doc. A), ha soppresso la rendita d’invalidità all’assicurata essendo il grado d’invalidità nullo.
1.4. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando, in via principale, il ripristino della rendita intera d’invalidità e, in via subordinata, il rinvio degli atti all’amministrazione per l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare volta ad accertare l’effettivo stato di salute dell’interessata (doc. I).
L’assicurata ha innanzitutto contestato la valutazione medica peritale del dr. _, il quale avrebbe valutato, a suo avviso, unicamente i limiti funzionali causati dal Morbo di Kohler al piede destro, senza tuttavia tenere conto del fatto che gli stessi dolori interessano anche il piede sinistro.
L’interessata ha poi criticato la valutazione peritale del dr. _, in quanto eseguita da uno specialista in reumatologia e non, come avvenuto in passato e come sarebbe stato logico vista la natura delle patologie che la affliggono, da parte di uno specialista in chirurgia ortopedica o chirurgia del piede.
Ella ha quindi preannunciato la trasmissione di un certificato medico aggiornato da parte del dr. _, specialista curante, cui in passato l’UAI si era rivolto al fine di ottenere informazioni riguardo all’evoluzione delle patologie dell’interessata (doc. I).
1.5. L’UAI, in risposta, dopo avere ribadito la correttezza della valutazione peritale eseguita dal dr. _, come indicato dal dr. _ del SMR, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV + bis).
1.6. In data 29 luglio 2010, la rappresentante dell’assicurata ha nuovamente contestato l’esistenza di un miglioramento dello stato di salute dell’interessata, producendo, a comprova di quanto asserito, un certificato medico redatto dal dr. _ (doc. X).
1.7. Con osservazioni del 12 agosto 2010, l’UAI, sulla base di quanto indicato dal dr. _ del SMR in merito all’assenza di nuovi elementi in grado di modificare la decisione impugnata, ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. XII + bis).
Questo scritto dell’amministrazione e il relativo allegato sono stati trasmessi all’assicurata (doc. XIII), per conoscenza.
1.8. In corso di causa, il TCA ha interpellato il dr. _, chiedendogli alcune precisazioni riguardo al referto peritale del 14 agosto 2008 (doc. XIV).
1.9. In data 25 ottobre 2010 l’UAI ha trasmesso al TCA la risposta, datata 20 ottobre 2010, del dr. _ (doc. XV + bis).
I doc. XIV e XV + bis sono stati trasmessi alle parti (doc. XVI), per osservazioni.
1.10. In data 29 ottobre 2010 la rappresentante dell’assicurata ha contestato la presa di posizione del dr. _ (doc. XVII), mentre l’UAI, con scritto del 12 novembre 2010, ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. XVIII).
I doc. XVII e XVIII sono stati trasmessi alle parti (doc. XIX e XX), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se l’Ufficio AI era legittimato oppure no a sopprimere, in via di revisione, la rendita d’invalidità di cui era al beneficio RI 1.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l
’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che l
a riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
2.4.
Nell’evenienza concreta, l’assicurata è stata posta al beneficio di una rendita intera dal 1° gennaio 2005 al 31 ottobre 2005, una mezza rendita di invalidità dal 1° novembre 2005 al 31 gennaio 2006, una rendita intera dal 1° febbraio 2006 al 31 maggio 2006, una mezza rendita dal 1° giugno 2006 al 30 novembre 2006 e di una rendita intera dal 1° dicembre 2006, ritenuto che, secondo quanto indicato dal dr. _ del SMR nelle annotazioni del 17 aprile 2007, ella era inabile al lavoro in misura completa nella sua attività, a partire dal gennaio 2004 e inabile al lavoro al 70% per qualsiasi altra attività lavorativa adatta, da svolgere lontano dalla sua abitazione (doc. 41-1). Il dr. _ del SMR ha ritenuto “esigibili solo attività che possono essere eseguite a domicilio da seduta (se ce ne sono ancora)” (doc. 41-1), ipotesi scartata dal consulente in integrazione professionale incaricato, il quale ha considerato che “non sia possibile configurare con coscienza e ragionevolezza il guadagno lucrativo dell’assicurata in attività a domicilio” (doc. 45-2).
2.5. Al considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono, all’epoca, l’assegnazione all’assicurata di una rendita intera dal 1° gennaio 2005 al 31 ottobre 2005, una mezza rendita di invalidità dal 1° novembre 2005 al 31 gennaio 2006, una rendita intera dal 1° febbraio 2006 al 31 maggio 2006, una mezza rendita dal 1° giugno 2006 al 30 novembre 2006 e di una rendita intera dal 1° dicembre 2006.
Si tratta ora di esaminare la situazione esistente nell’aprile 2010 (momento in cui è stata emanata la decisione impugnata) e di valutare se, nel frattempo, le condizioni di salute dell’assicurata sono migliorate a tal punto, da giustificare la soppressione della rendita.
Nell’aprile 2008 l’Ufficio AI ha avviato, d’ufficio, una procedura di revisione (doc. 57-1).
In questo contesto l’UAI ha affidato al dr. _ del SMR, medico internista-reumatologo, il mandato di esperire una perizia specialistica.
Nel suo referto del 14 agosto 2008, il dr. _ ha posto le diagnosi di “osteonecrosi talare bilaterale in stato dopo plurimi interventi chirurgici piede destro con artrodesi intertarsale” (doc. 69-1).
A proposito dei limiti funzionali dell’assicurata, il dr. _ ha indicato “deve evitare il salire e scendere le scale, deve evitare la deambulazione su terreni sconnessi, può deambulare senza riposo per massimo 200 metri, deve limitare il carico sul tronco a massimo 15 kg, deve limitare la posizione con ginocchia in flessione” (doc. 69-1).
Quanto alla capacità lavorativa, il dr. _ ha ritenuto di potere “confermare un’inabilità lavorativa del 70% come cameriera addetta ai piani”, stabilendo per contro, a partire dal momento dell’esame peritale, una capacità lavorativa del 100% in attività adeguate, rispettose dei limiti funzionali dell’interessata (doc. 69-1). Lo specialista in reumatologia ha precisato che “l’assicurata risulta idonea e senza limitazioni per un’attività lucrativa svolta prevalentemente in posizione seduta con piccoli spostamenti su piani regolari, senza il sollevamento di pesi superiori ai 15 kg”, aggiungendo che “in riferimento alle difficoltà nel raggiungere il posto di lavoro, non risulta alcun impedimento nell’utilizzo di mezzi pubblici e/o di automobile propria. La percorrenza da e per il posto di lavoro può avvenire quindi in posizione seduta” (doc. 69-3).
Il dr. _ ha infine rilevato che “la situazione clinica in riferimento alla patologia dei piedi risulta stabile nel tempo” e che “l’assicurata necessita di plantari ortopedici” (doc. 69-3).
A seguito delle osservazioni presentate dall’assicurata contro il progetto di decisione dell’UAI di soppressione della rendita, il dr. _, nelle annotazioni del 17 marzo 2010, ha osservato:
"
In merito alle osservazioni al progetto si precisa quanto segue:
Il rapporto medico del 14.08.2008 documenta una diagnosi di osteocondrosi talare bilaterale, risulta quindi evidente la presa in considerazione della patologia al piede destro e sinistro.
Il rapporto medico come sempre risulta completo di obiettività clinica.
L’osservazione al progetto non documenta una evoluzione dello stato clinico e/o nuove diagnosi che possano modificare quanto già definito.” (Doc. 81-1)
2.6. Con il ricorso, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI di soppressione della rendita, trasmettendo al TCA i seguenti certificati medici.
-
referto del 17 aprile 2010, redatto dal dr. _, spec. FMH in medicina generale, del seguente tenore:
"
Sono stato informato della decisione del 7.4.2010 dell’Ufficio AI con cui viene revocata la rendita erogata alla suddetta.
Conosco questa paziente dal 2004 e posso confermare che le sue condizioni di salute, in questi anni, hanno subito un aggravamento, con dolori persistenti ed invalidanti che richiedono la somministrazione giornaliera di analgesici in alte dosi.
Dopo la cura della necrosi del navicolare di destra, per il quale ha subito diversi interventi chirurgici che non hanno portato alcun miglioramento, anzi hanno sfortunatamente aggravato la situazione, si conferma la presenza di una necrosi anche al navicolare sinistro (vedi referto RM allegato del 9.2.2010).
Dato il precedente risultato negativo, è stato da più parti sconsigliato un intervento chirurgico al piede sinistro.
Il risultato è che la paziente continua a soffrire e non vedo come possa essere impiegata in una qualsiasi attività lavorativa.
Posso testimoniare che la signora ha una soglia del dolore alta e non presenta un profilo psicologico labile, né tende ad accentuare i suoi dolori al fine di mantenere la sua rendita, ma anzi affronta le sue sofferenze con grande dignità senza enfatizzare la sua patologia.
Ritengo quindi che la decisione negativa dell’Ufficio AI vada rivista.” (Doc. C)
-
referto del 12 febbraio 2010, concernente l’esame di risonanza magnetica del piede sinistro del 9 febbraio 2010, nel quale il dr. _, Primario di radiologia dell’Ospedale _, pone le seguenti conclusioni:
"
Reperto compatibile con osteonecrosi della componente laterale dell’osso navicolare con artrosi talo-navicolare secondaria, reperto fondamentalmente invariato rispetto al 14.02.2006.” (Doc. D)
Nelle annotazioni del 19 maggio 2010, il dr. _ del SMR, spec. FMH in medicina generale e il dr. _ del SMR, reumatologo, hanno osservato:
"
Assicurata nata nel 1970, cameriera ai piani
Diagnosi: osteonecrosi talare bilaterale in stato dopo plurimi interventi chirurgici piede destro con artrodesi intertarsale piede destro
Perizia dr. _ del 23.2.2006:
o
assicurata inabile al lavoro quale cameriera ai piani
o
attività adatta esigibile nella misura di 8 ore al giorno al 100%
In seguito viene fatto valere dal curante dr_ che l’assicurata non può recarsi ad un posto di lavoro distante
Da notare che l’assicurata ha lavorato al 50% fino al 19.9.2006 in attività abituale, in seguito IL completa per l’intervento dal 20.9.2006
In seguito attribuito un grado AI 100% dal 20.9.2006
Attuale prima revisione:
visita dr. _ in ambito SMR del 14.8.2008:
o
si conferma una esigibilità piena per attività adatta, prevalentemente sedentaria
o
assicurata in grado di guidare la macchina
calcolo CGR: grado AI 0%
decisione di soppressione della rendita del 8.4.2010
Ricorso:
vengono presentati:
-
rapporto dr. _ del 17.4.2010: viene messo l’accento sulla presenza di una necrosi navicolare bilaterale
-
referto RM piede sinistro del 9.2.2010: osteonecrosi del navicolare con artrosi talo-navicolare secondaria, reperto invariato rispetto al 14.2.2006
Valutazione:
l’attuale documentazione presentata non evidenzia nuovi elementi. La RM conferma espressamente una situazione già presente nel 2006. Si conferma quindi l’abilità lavorativa per attività confacente come già stabilito nel 2006 dal dr. _. Da notare che l’inabilità completa dal 20.9.2006 era data per l’allora intervento del 21.9.2006.” (Doc. IV/bis)
In corso di causa, l’assicurata ha prodotto un certificato del 23 luglio 2010, in cui il dr. _, spec. FMH in chirurgia, ortopedia e traumatologia dell’Ospedale regionale di _, poste le diagnosi di “piede sinistro: artrosi talo-navicolare e talo-calcaneare piede sinistro in stato dopo necrosi dell’osso navicolare sinistro; piede destro: stato dopo innesto osseo autologo e artrodesi astragalo-scafo-cuneiforme 12/04; stato dopo AMO 11/05 e stato dopo artrodesi cuneiforme III cuboidea e cuneiforme III navicolare”, ha osservato:
"
(...)
Valutazione e procedere:
come primo passo propongo l’asportazione delle viti al piede dx e valutare l’ulteriore decorso. Al piede sx propongo un’artrodesi tripla. Nonostante tutto, anche se credo comunque che riusciremo a migliorare un po’ la situazione, non sono sicuro che la paziente potrà riprendere un lavoro da eseguire in piedi. Per cui bisognerà valutare una riqualifica professionale, infatti potrà eseguire solo dei lavori al tavolo senza carico dei piedi.
La paziente verrà convocata per l’asportazione delle viti, dopo un decorso favorevole si potrà procedere per un’artrodesi tripla.”
(Doc. E)
Nelle annotazioni del 5 agosto 2010, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Vedi nota riassuntiva del 19.5.2010
Nuova documentazione presentata:
rapporto dr. _ del 23.7.2010.
o
viene proposta l’asportazione di viti al piede destro
o
a sinistra si propone artrodesi
o
egli dubita che l’assicurata possa riprendere un’attività lavorativa da svolgere in piedi
o
assicurata in grado di svolgere lavori da seduta
Valutazione:
l’attuale rapporto del dr. _ non apporta nuovi elementi, si conferma che l’assicurata è in grado di svolgere lavori da seduta.” (Doc. XII/bis)
Con annotazioni del 20 ottobre 2010, il dr. _ del SMR, chiamato dal TCA a fornire delle precisazioni in merito al proprio referto peritale del 14 agosto 2008, ha osservato:
"
Rapporto medico SMR con data 14.08.2008.
Precisazioni in merito all’assenza di impedimenti nel raggiungere il posto di lavoro.
Oggettivamente alla valutazione clinica SMR si evidenziava (vedi status): Nessuna limitazione alla mobilizzazione della tibio tarsica bilateralmente (quindi pressione sulla pedaliera consentita).
Nessun dolore alle teste metatarsali (sede anatomica eventualmente coinvolta durante la guida).
Per quanto riguarda l’utilizzo di mezzi pubblici la difficoltà è solo sostenuta dall’eventuale lentezza (per pause durante la camminata) nel raggiungere la fermata del mezzo pubblico.
Nel rapporto medico dr. med. _ con data 17.7.2010 veniva descritto: “...per ulteriori attività in posizione seduta vi è il problema degli spostamenti al posto di lavoro dato che i dolori alla marcia sono invalidanti”. Vengono quindi certificati dolori alla marcia senza citare impedimenti di altro genere (guida, mezzi pubblici).
Inoltre nel rapporto medico dr. med. _ con data 17.07.2007 non vengono forniti dati oggettivi oppure obiettività clinica utile al confronto dello stato di salute oppure utili alla descrizione di una evoluzione dello stato di salute.” (Doc. XV/bis)
2.7. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.8.
Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal dr. _, da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
Nel proprio referto peritale del 14 agosto 2008, il dr. _ ha diagnosticato una “osteonecrosi talare bilaterale in stato dopo plurimi interventi chirurgici al piede destro con artrodesi intertarsale”, che causa un’inabilità lavorativa del 70% nella precedente attività di cameriera addetta ai piani, mentre non provoca alcuna incapacità lavorativa in qualunque attività adeguata, rispettosa dei limiti funzionali dell’interessata (doc. 69-1).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non può essere messa in discussione dal referto del dr. _ del 23 luglio 2010, prodotto dall’assicurata in corso di causa (doc. E).
In tale referto, il dr. _, dopo avere indicato che “non sono sicuro che la paziente potrà riprendere un lavoro da eseguire in piedi”, ha concluso che “bisognerà valutare una riqualifica professionale, infatti potrà eseguire solo dei lavori al tavolo senza carico dei piedi” (doc. E).
Tali conclusioni del dr. _, specialista in chirurgia, ortopedia e traumatologia, risultano quindi del tutto analoghe a quelle alle quali è giunto il perito, dr. _, specialista in reumatologia.
Alla luce di tali circostanze, dunque, appare superata la critica ricorsuale di una presunta inaffidabilità della perizia eseguita da un esperto in reumatologia anziché, come sarebbe stato, secondo la rappresentante dell’assicurata, maggiormente corretto, da parte di un esperto in ortopedia.
Per il resto, il TCA non può che rilevare, come del resto rilevato dal dr. _ del SMR nelle annotazioni del 5 agosto 2010 (cfr. doc. XII/bis), che nel referto del 23 luglio 2010, il dr. _ non ha apportato alcun elemento, oggettivamente verificabile, ignorato nell’ambito dell’esame peritale, in grado di rimettere in discussione la valutazione del dr. _ (cfr. STF 9C_922/2009 del 9 luglio 2010).
Anche l’altra critica ricorsuale, a proposito di una presunta incompletezza della valutazione peritale del dr. _ - dato che si riferirebbe soltanto alle conseguenze del morbo di Kohler al piede destro, senza considerare che gli stessi disturbi interessano anche il piede sinistro (cfr. doc. I pag. 3) - non può essere condivisa dal TCA.
Tale obiezione, infatti, come del resto già correttamente indicato dal dr. _, nelle annotazioni del 17 marzo 2010, è smentita dalla diagnosi stessa di “osteocondrosi talare bilaterale” posta in sede peritale (cfr. doc. 81-1)
Il TCA sottolinea, inoltre, che già in precedenza l’assicurata era stata considerata pienamente abile al lavoro in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
Nella perizia del 23 febbraio 2006, ordinata dall’UAI, il dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, posta la diagnosi di “osteonecrosi talare bilaterale in stato dopo triplice intervento al piede destro con artrodesi intertarsale del piede destro”, aveva ritenuto l’assicurata limitata nello svolgimento della precedente attività, che comportava il mantenimento della posizione eretta per lungo tempo, mentre aveva considerato l’interessata totalmente abile al lavoro in attività adatte, rispettose delle sue limitazioni funzionali (doc. 26-6).
Dopo tale valutazione peritale, tuttavia, come indicato dal SMR nelle annotazioni del 19 maggio 2010 (cfr. doc. IV/bis), all’assicurata era stata attribuita una rendita da parte dell’Ufficio AI a seguito di un peggioramento dello stato di salute dell’interessata attestato dal suo curante, dr. _, che aveva portato ad un nuovo intervento chirurgico di revisione per una nuova artrodesi al piede destro in data 21 settembre 2006 (cfr. doc. 38-1).
A seguito del nuovo intervento, il dr. _, in uno scritto del 20 dicembre 2006, aveva rilevato che “al momento attuale i dolori sono tali da non permettere gli spostamenti necessari per recarsi ad un’attività seduta, l’unica che sarebbe esigibile” (doc. 38-1, sottolineatura della redattrice).
A fronte di tale certificazione specialistica, il dr. _ del SMR, nelle annotazioni del 17 aprile 2007, aveva indicato che “sarebbero esigibili attività da seduta, rimane però al momento la difficoltà nel raggiungere un eventuale posto di lavoro”, aggiungendo che si sarebbe dovuto procedere ad una “rivalutazione tra 1 anno” (doc. 41-1, sottolineatura della redattrice).
Dato che il consulente in integrazione incaricato non aveva ritenuto possibile individuare delle attività a domicilio esigibili dall’assicurata (cfr. doc. 45-2), alla stessa era stata attribuita una rendita di invalidità (cfr. consid. 2.4.).
In sede di revisione, il dr. _ al momento dell’esame peritale del 14 agosto 2008, non ha più riscontrato le difficoltà nel raggiungere un eventuale posto di lavoro segnalate in precedenza dal dr. _.
Al contrario, nel suo referto peritale, il dr. _ ha espressamente indicato che “in riferimento alle difficoltà nel raggiungere il posto di lavoro, non risulta alcun impedimento nell’utilizzo dei mezzi pubblici e/o di automobile propria. La percorrenza da e per il posto di lavoro può avvenire quindi in posizione seduta” (doc. 69/3-4).
Rispondendo poi ad un’esplicita richiesta di precisazioni del TCA (doc. XIV), il dr. _ nelle annotazioni del 20 ottobre 2010, ha ribadito che l’assicurata è da considerare in grado di guidare e di utilizzare i mezzi pubblici di trasporto. Lo specialista del SMR ha infatti spiegato che, con riferimento alla possibilità di guidare, al momento dell’esame peritale, l’interessata non presentava alcuna limitazione alla mobilizzazione della tibio-tarsica bilateralmente (quindi pressione sulla pedaliera consentita) e alcun dolore alle teste metatarsali (sede anatomica eventualmente coinvolta durante la guida). Quanto alla possibilità di fare ricorso ai mezzi pubblici per spostarsi, il dr. _ ha sottolineato che “la difficoltà è solo sostenuta dall’eventuale lentezza (per pause durante la camminata) nel raggiungere la fermata del mezzo pubblico” (doc. XV/bis).
Il TCA non può che fare proprie queste precisazioni del dr. _, che hanno permesso di chiarire la questione controversa (cfr. STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).
Questa Corte ritiene
pertanto che lo stato di salute dell’assicurata sia stato dettagliatamente e approfonditamente vagliato dal dr. _ e non vi sono motivi per distanziarsi da tali conclusioni, del resto condivise dal dr. _.
Si ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
In conclusione, rispecchiando la perizia del dr. _ i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7.), alla stessa può essere fatto riferimento.
Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che, a partire dal mese di agosto 2008, l’assicurata è da ritenere abile al lavoro al 100% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
La questione relativa alle attività professionali concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.7.).
Ora, nel caso concreto, il consulente IP incaricato, nel rapporto del 17 settembre 2009, esprimendosi a proposito delle attività esigibili dall’assicurata, tenuto conto delle sue limitazioni funzionali, ha ritenuto che il mercato del lavoro accessibile sia ancora apprezzabilmente esteso (cfr. doc. 72-2). Il consulente ha indicato che l’assicurata potrebbe essere reintegrata “sul mercato del lavoro supposto in equilibrio, in attività leggere, poco qualificate e confacenti con il danno alla salute, in particolare nel mercato occupazionale riservato a personale femminile non qualificato o semi-qualificato, in cui vi è una sufficiente offerta di posti di lavoro”, come ad esempio nel settore dell’industria (cfr. doc. 72-2).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste considerazioni del consulente incaricato. Pertanto, come ritenuto dall’amministrazione, occorre concludere che all’assicurata può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in
quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve periodo di rodaggio.
Va qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che
possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.
A ciò si aggiunge che, tramite la riduzione del reddito ammessa dalla giurisprudenza (DTF 126 V 75) si tien conto delle limitazioni riconducibili al danno alla salute, come ad esempio dell'impossibilità di portare pesi superiori ad una certa misura e quindi anche del fatto che la persona può, in realtà svolgere, solo lavori leggeri ("leidensbedingte Einschränkung", DTF 129 V 472 consid. 4.2.3 pag. 481 con riferimenti, sentenza I 418/06 del 24 settembre 2007, consid. 4.3).
È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347; VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
Il Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di ribadire la sua giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:
"
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della
sentenza
DTF 119 V 347
;
VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”
2.9. Essendo quindi esigibile che l’assicurata, a partire dal mese di agosto 2008, sfrutti la sua residua capacità lavorativa, del 100%, in attività adeguate, ricordato inoltre che
l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‐giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a)
, occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso concreto, come correttamente ritenuto dall’amministrazione, sono determinanti i dati del 2008 (visto che è in quell’anno che è avvenuta la soppressione della rendita).
2.9.1. Per quel che concerne il
reddito da valido
, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2005 in fr. 40’950.-- (cfr. doc. 72-2), conformemente alle indicazioni del precedente datore di lavoro (cfr. doc. 11-2).
Aggiornando tale ammontare al 2008, l’UAI ha ottenuto un reddito da valido pari a fr. 42'963.-- (doc. 72-2).
Il TCA non ha motivo per discostarsi da tale importo.
2.9.2. Per quanto riguarda invece il
reddito da invalido
, pure incontestato dalla ricorrente,
va ricordato che,
conformemente alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio 2008, esso
è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con riferimenti). Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla salute, può compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag. 476 con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR 2007 UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
In un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
La questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:
"
3.3
In
una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.
Riportando questo dato su 41.6 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 7/8-2009, p. 90
), esso ammonta a fr. 4'280.64 mensili oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
L’assicurata, quale cameriera addetta ai piani avrebbe guadagnato nel 2008 fr. 42'963.-- / anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.9.1.).
Tale reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità,
sotto
la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 45’595.20, cfr. Tabella TA1 p.to 55 “
alberghi e ristoranti
”, livello di qualifica 4, fr. 3’647.--
X
12 mesi = 43’764.-- riportato su 42 ore = 45'595.20).
Ora, qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr. STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).
In casu
, posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che fosse intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, il reddito statistico da invalido (fr.
51'367.68
) va dunque ridotto - in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 pubblicata in DTF 135 V 297 – dell’1.6% - percentuale corrispondente al
gap
salariale del 6.6% (fr. 45'595.20 vs. fr. 42'963), meno il 5% (cfr. STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009) - e si attesta pertanto a
fr. 50'545.8
.
Per inciso, la motivazione indicata dal consulente IP per non effettuare, nonostante abbia riscontrato la presenza nel caso di specie del cosiddetto gap salariale, la riduzione del reddito da invalido – ossia il fatto che “pur essendo presente un gap salariale del 6.6% rispetto ai valori svizzeri, il salario percepito dall’assicurata è conforme ai salari d’uso in Ticino (fr. 43'144). Non vi sono pertanto i presupposti per l’applicazione del gap salariale” (cfr. doc. 72-4) - non può essere seguita da questo Tribunale.
Ritenuto che, come visto in precedenza da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato non va ulteriormente ridotto per motivi medici.
2.9.3. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
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2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
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Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.9.4. In concreto, nel rapporto del 17 settembre 2009, il consulente IP ha applicato una riduzione del “5% per attività leggere” (cfr. doc. 72-4).
Nel caso di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione percentuale del 5% applicata dall’amministrazione, che non è del resto stata contestata dall’assicurata.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2008, partendo da un salario da invalido di fr
.
50'545.8, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo la riduzione del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 48'018.5.
Confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 42'963.00 (consid. 2.9.1) emerge un tasso d’invalidità del 10.53% arrotondato all’11%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito dall’amministrazione nella decisione impugnata.
In simili circostanze, visto tutto quanto precede, a ragione l’Ufficio AI ha soppresso, in via di revisione, il diritto alla rendita.
2.10. L’assicurata ha chiesto l’esecuzione di una perizia multidisciplinare (cfr. doc. I).
Al proposito va ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Nel caso in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari ulteriori
provvedimenti probatori
.
Non è pertanto necessario procedere alla valutazione peritale richiesta.
2.11.
S
econdo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico della ricorrente.