# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8aaac3f4-2ccc-5de8-998a-2a7bebf7c088
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1968, il 18 luglio 2016 ha inoltrato una seconda domanda di prestazioni dell’AI (pag. 92 incarto AI), in seguito ad un precedente rifiuto (decisione del 19 agosto 2013; pag. 78-79 incarto AI).
1.2. Esperiti gli accertamenti ritenuti necessari, tra i quali una perizia psichiatrica del 28 febbraio 2019 ad opera del _ (pag. 219 e seguenti incarto AI), con decisione dell’11 luglio 2019, preavvisata dal progetto del 22 maggio 2019 (pag. 264-267 incarto AI), l’UAI ha respinto la richiesta poiché il grado d’invalidità raggiunge il 29% (pag. 285-289 incarto AI).
1.3. RI 1, rappresentato dal RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone l’annullamento e l’attribuzione di 1⁄2 rendita d’invalidità (doc. I).
Il ricorrente sostiene, sulla base delle risultanze peritali, che il lavoro ancora esigibile descritto dal perito del _, dr. med. _, non esisterebbe sul mercato del lavoro e si apparenterebbe ad un’attività in un ambiente protetto. Con riferimento alla giurisprudenza federale ed alla dottrina, il ricorrente afferma che sul mercato equilibrato del lavoro non esiste un’attività adatta alle sue caratteristiche.
Circa il calcolo del grado d’invalidità, l’assicurato rileva che l’UAI, quale reddito da valido, ha preso in considerazione il salario da ultimo percepito presso _ nel 2010, allorché la cessazione del rapporto di lavoro non era dovuto al problema di salute. Egli infatti è poi rimasto iscritto per un anno in disoccupazione. Occorre piuttosto far capo ai dati statistici, e meglio al ramo professionale 41-43 (costruzioni), livello 1, che nel 2016 prevedeva un salario di fr. 5'508 al mese, ossia, tenuto conto di un orario di lavoro settimanale di 41.3 ore, di un reddito di fr. 68'244 all’anno.
A questo proposito il ricorrente sostiene che l’amministrazione ha violato il suo diritto di essere sentito (art. 74 cpv. 2 OAI), poiché non ha preso posizione in merito alla censura dell’ammontare del reddito da valido con la decisione impugnata. L’amministrazione si è limitata a sostenere che il reddito di fr. 54'243 è il più alto mai raggiunto dal ricorrente. Ma se così fosse, secondo l’assicurato, occorrerebbe allora applicare le regole relativa al gap salariale.
L’assicurato rammenta di non avere alcuna formazione, di aver sempre lavorato, sin dal compimento dei suoi 12 anni, in lavori umili e pesanti come contadino o manovale. Dal 2006, quando è rientrato in Svizzera, dopo essere partito per la _ nel 1996 _ _ del _ fino al 1998 ed essere stato _ _ (cfr. pag. 230 incarto AI), ha sempre e solo avuto il permesso F, che a livello statistico comporta salari nettamente più bassi della norma. Ciò giustifica l’applicazione di un gap salariale. Secondo il ricorrente anche per quanto concerne il reddito da invalido l’amministrazione avrebbe violato il suo diritto di essere sentito, poiché aveva chiesto una riduzione sociale del 20% e l’UAI non ha preso posizione sui vari fattori di riduzione sollevati in sede di osservazione al progetto.
Infine l’assicurato sostiene che anche volendo ritenere corretta la valutazione dell’amministrazione secondo cui può svolgere un’attività adeguata in misura del 60%, il confronto dei redditi (fr. 68'244 quale reddito da valido e fr. 32'065 quale reddito da invalido) dà un grado d’invalidità del 53%.
1.4. Con risposta del 27 settembre 2019 l’UAI ha proposto la reiezione del ricorso, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).
1.5. Il 7 ottobre 2019 il ricorrente ha prodotto ulteriori osservazioni (doc. VI), sulle quali l’UAI si è espresso il 22 ottobre 2019 (doc. VIII). In data 6 novembre 2019 l’assicurato ha trasmesso un ulteriore scritto (doc. X), mentre l’amministrazione è rimasta silente (doc. XI).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. Il ricorrente fa valere una violazione del diritto di essere sentito poiché l’UAI non avrebbe preso posizione sulle sue censure sollevate in sede di osservazioni al progetto di decisione. L’amministrazione non si sarebbe espressa, in particolare, circa la critica sollevata dal ricorrente in merito all’utilizzo quale salario da valido dell’ultimo reddito percepito in luogo dei dati statistici e sui singoli fattori di riduzione.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto, pur non avendo approfondito oltre misura le contestazioni sollevate dal ricorrente, l’amministrazione, in maniera assai succinta, ha comunque spiegato le ragioni alla base della reiezione delle censure dell’assicurato. L’UAI ha affermato che secondo il medico SMR il perito ha correttamente descritto un’attività adeguata medico-teorica senza alcun riferimento ad un lavoro in laboratorio protetto. Circa il reddito da valido, secondo l’amministrazione è corretto prendere in considerazione l’ultimo salario percepito durante un anno intero poiché “
a suo favore
”. Infine, per quanto concerne le riduzioni sociali, l’UAI ha confermato una riduzione del 5% “
per la possibilità di svolgere unicamente attività leggere
”.
Il ricorrente ha potuto comprendere le motivazioni alla base della reiezione delle censure, tant’è che le ha ampiamente contestate in sede giudiziaria con un ricorso a questo Tribunale.
L’amministrazione ha ulteriormente esplicitato le proprie argomentazioni con la risposta di causa (doc. IV), sulla quale l’insorgente si è diffusamente espresso con le osservazioni del 7 ottobre 2019 (doc. VI).
In concreto non vi è pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentito.
Del resto, una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
Nel caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3.
Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Nella DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
2.4. Va poi rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).
In due sentenze del 30 novembre 2017 (inc. 8C_841/2016 e 8C_130/2017), pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve trovare applicazione per tutte le malattie psichiche.
In DTF 145 V 215 il TF ha stabilito che le sindromi da dipendenza primaria, come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea di principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.
2.5. In concreto, in seguito alla nuova domanda di prestazioni del 18 luglio 2016 con la quale il ricorrente ha fatto valere un peggioramento del suo stato di salute psichico in seguito ad un tentativo di suicidio, l’UAI ha fatto allestire una perizia psichiatrica ad opera del _.
Il referto, del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, è stato redatto il 28 febbraio 2019. Lo specialista, dopo aver riassunto gli estratti degli atti considerati ai fini della valutazione psichiatrica, aver descritto l’anamnesi completa (familiare, socio-relazionale, lavorativa), la descrizione della giornata, i sintomi soggettivi ed il reperto, ha posto la diagnosi di modificazione duratura della personalità (F62), sindrome affettiva persistente (F34.1) e uso dannoso di alcool (F10.1).
Il perito ha stabilito che l’insorgente nell’attività abituale di operaio edile dal giugno 2015, escludendo i periodi di ricovero stazionario in cui ha presentato una incapacità lavorativa completa, è capace al lavoro al 50% (diminuzione del rendimento). In un’attività adatta “
in cui i ritmi di lavoro siano meno intensi, senza picchi di lavoro, in mansioni semplici e ripetitive, in un ambiente di bassa conflittualità discretamente tollerante
” la capacità lavorativa è del 60%.
Questo Tribunale non vede ragioni per scostarsi dalla perizia psichiatrica del dr. med. _ del 28 febbraio 2019 (pag. 219 e seguenti incarto AI).
La valutazione peritale è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. Il perito si è infatti espresso su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, ha esaminato accuratamente tutta la documentazione messa a sua disposizione ed ha valutato la capacità lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalle visite effettuate il 6 ed il 12 settembre 2018, nonché il 22 febbraio 2019.
Al referto va attribuita piena forza probante.
Del resto il ricorrente non ne contesta il contenuto e non produce alcuna documentazione medica atta a sovvertire le convincenti e motivate conclusioni del dr. med. _. Egli sostiene invece, segnatamente sulla base dell’esito dello schema Mini ICF-APP, che l’attività esigibile in attività adatta descritta dal perito può essere svolta unicamente in un ambiente protetto o simil-protetto e non può essere sfruttata nel normale mercato del lavoro (doc. I). Questa censura sarà esaminata nel prossimo considerando.
Quanto all’aspetto somatico, l’insorgente, per la prima volta con le osservazioni del 7 ottobre 2019 (doc. VI), nell’ambito della contestazione del raffronto dei redditi, con riferimento al rapporto del 29 gennaio 2013 del medico curante, dr. med. _, medicina generale FMH, il quale ha posto la diagnosi di sindrome dolorosa lombovertebrale cronica e esiti di lombosciatalgia a destra (in presenza di discopatie multiple da L2-S1 con restringimento dei forami e possibili contatti radicolari da L2-L5 e restringimento del canale spinale all’altezza di L4-L5), sostiene che in merito alle patologie somatiche si è sempre espresso unicamente il medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, sia nella precedente procedura (rapporto dell’11 giugno 2013) che nella procedura in esame (rapporto del 26 marzo 2019) ed ha indicato l’assenza di limitazioni funzionali dovute al danno alla colonna vertebrale senza ulteriori approfondimenti.
Il 6 novembre 2019 il ricorrente ha aggiunto che, come risulta dagli atti, il 2 giugno 2016 ha pure subito un politrauma su defenestramento, con frattura pluriframmentaria della rotula sinistra, frattura del pavimento e della parete laterale mediale dell’orbita sinistra, frattura del processo frontale dell’osso mascellare a sinistra, frattura del processo zigomatico a sinistra, frattura dei processi pterigoidei dello sfenoide e fratture delle ossa nasali (cfr. rapporto della clinica psichiatrica cantonale del 15 luglio 2016 [pag. 152 incarto AI] e rapporto del dr. med. _ del 13 luglio 2016).
Questi aspetti non sarebbero stati presi in considerazione.
Questo TCA evidenzia, come rilevato anche dall’UAI (cfr. doc. VIII), che lo stesso curante, dr. med. _, FMH specialista in medicina interna, nell’ambito della precedente procedura, nel rapporto del 29 gennaio 2013 aveva indicato la diagnosi di sindrome dolorosa lombovertebrale cronica e di esiti di lombosciatalgia destra (2007) tra quelle senza ripercussione sulla capacità lavorativa (pag. 31 incarto AI, punto 1.1). Il dr. med. _, pur indicando che quale manovale l’assicurato non avrebbe più potuto svolgere alcuna attività, aveva del resto affermato che potrebbe svolgere lavori leggeri, ma che la capacità lavorativa in attività adatte sarebbe dovuta essere accertata dal lato psichiatrico (pag. 32 incarto AI, punto 1.7: “
il paz. non è più abile al lavoro come manovale per la patologia alla colonna lombare, fisicamente potrebbe svolgere lavori leggeri ma la situazione psichica e psicosociale rendono estremamente difficoltoso un reinserimento lavorativo. Sulla capacità lavorativa dal lato psichico potrà essere più esplicito il _
”).
La successiva decisione di rifiuto delle prestazioni del 19 agosto 2013 (pag. 77-78 incarto AI), emessa in seguito all’allestimento di una perizia psichiatrica del 29 maggio 2013 ad opera della dr.ssa med. _ (pag. 61 e seguenti incarto AI) è cresciuta incontestata in giudicato.
Nella nuova domanda del 18 luglio 2016, ossia a poco più di un mese e mezzo dal defenestramento che gli ha causato un politrauma, il ricorrente stesso ha indicato unicamente la patologia psichiatrica quale motivo della richiesta di prestazioni (pag. 90 incarto AI), ha citato il solo dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, quale medico curante (pag. 91 incarto AI) e la sindrome post-traumatica da stress unitamente ai disturbi di personalità misti, quali affezioni per le quali la domanda è stata inoltrata (pag. 91 incarto AI). Del politrauma alcun accenno malgrado la prossimità con l’evento neppure nello scritto accompagnatorio del 6 settembre 2016, dove viene messo l’accento sulla patologia psichiatrica (pag. 98 incarto AI).
Il medesimo assicurato nelle osservazioni al progetto di decisione del 21 giugno 2019 (pag. 276-278 incarto AI) e nel ricorso (doc. I) non ha indicato la patologia somatica quale malattia con ripercussioni sulla sua abilità al lavoro e nelle more processuali non ha prodotto alcuna documentazione medica.
Inoltre, oltre al dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, anche il medico SMR, dr. med. _, nel rapporto del 6 agosto 2018, ha tenuto conto delle patologie somatiche, indicando lo stato dopo trauma cranio-facciale commotivo e lo stato dopo frattura pluriframmentaria della rotula sinistra tra le patologie (in seguito al tentativo di suicidio per defenestrazione del 2016 [pag. 152 e seguenti incarto AI]) senza ripercussioni sulla capacità lavorativa (pag. 172 incarto AI).
Non vi è pertanto documentazione medica agli atti per ritenere che le patologie somatiche abbiano un’incidenza sulla capacità lavorativa del ricorrente in attività adatta e confacente al suo stato di salute e necessitino di ulteriori approfondimenti.
In queste condizioni è a giusta ragione che l’UAI, sulla base della perizia del dr. med. _, ha ritenuto che il ricorrente è capace al lavoro nella misura del 60% in attività leggere.
2.6. Il ricorrente sostiene tuttavia che l’attività descritta dal perito presenta i tipici connotati di un’attività in ambiente protetto o simil-protetto. Risulta difficilmente ipotizzabile che nell’attuale mercato del lavoro vi siano attività dove non vi siano picchi di lavoro, dove sia garantita una bassa conflittualità e dove l’ambiente di lavoro (colleghi e soprattutto superiori) siano tolleranti.
Con riferimento alle STF 9C_984/2008 e 9C_683/2011 l’insorgente sottolinea che lavori del genere non esistono più e che l’assicurazione invalidità deve tener conto delle modifiche strutturali del mercato del lavoro. L’aumento della produttività in seno alle imprese, la pressione circa la redditività o ancora le necessità derivanti dalla gestione dei costi salariali pesano sugli impiegati che devono dimostrare impegno e efficacia e integrarsi in una struttura aziendale e dimostrare una capacità di adattamento importante. Con riferimento alle risultanze dello schema Mini ICF-APP della perizia del dr. med. _ il ricorrente rileva di avere un grado di disabilità moderato nella flessibilità, poiché ha difficoltà nell’adeguare i propri comportamenti a differenti richieste, viste le diminuite riserve energetiche, per la rigidità di pensiero e per gli aspetti relativi alla modificazione duratura della personalità che lo rendono ritirato, teso e polarizzato sulle tematiche connesse ai traumi e alle rivendicazioni sociali. Egli non presenterebbe l’importante capacità di adattamento che il mondo del lavoro attuale richiede ai dipendenti. Non va poi dimenticato che presenta un grado di disabilità moderato nel contatto con gli altri e nella capacità di integrazione nel gruppo, presentandosi chiuso e ritirato, spesso sotto forte tensione, con difficoltà ad interagire a causa della polarizzazione delle idee rispetto alle tematiche vissute e necessita quindi di un gruppo di lavoro particolarmente tollerante e comprensivo nei suoi confronti. Inoltre presenta un grado di disabilità moderato nella capacità di giudizio, con una bassa tolleranza alle frustrazioni ed un incremento delle tensioni.
Queste caratteristiche, secondo l’insorgente, difficilmente sono compatibili con la possibilità di esercitare una professione nel normale mondo del lavoro.
Le censure del ricorrente non possono essere accolte.
Ancora recentemente il Tribunale federale, in una sentenza 9C_327/2018 del 5 ottobre 2018, al consid. 6.2, ha rammentato che la nozione di mercato equilibrato del lavoro è una nozione teorica ed astratta che serve da distinzione per stabilire i casi a carico dell’assicurazione contro la disoccupazione e quelli a carico dell’assicurazione per l’invalidità. Essa implica da una parte un certo equilibrio tra l’offerta e la domanda di manodopera e dall’altra parte un mercato del lavoro strutturato in maniera tale che possa offrire un ventaglio d’impieghi diversificati, sia per quanto concerne le esigenze professionali ed intellettuali sia a livello di sollecitazioni fisiche (DTF 110 V 273, consid. 4b; sentenza I 350/89 del 30 aprile 1991, consid. 3b in RCC 1991 pag. 329). Non occorre pertanto esaminare la questione di sapere se il ricorrente può trovare un’attività secondo le condizioni concrete del mercato del lavoro, ma unicamente domandarsi se potrebbe ancora sfruttare economicamente la sua capacità residua in un mercato dove i posti di lavoro disponibili corrispondono all’offerta di manodopera (STF I 198/97 del 7 luglio 1998, consid. 3b con i riferimenti in: Pratique VSI 1998, pag. 293).
Non ci si deve fondare su possibilità di lavoro irrealiste, ossia ritenere un’attività che potrebbe essere esercitata unicamente in una forma talmente limitata che praticamente non esisterebbe sul mercato generale del lavoro o che il suo esercizio implicherebbe da parte del datore di lavoro delle concessioni impossibili (STF 9C_984/2008 del 4 maggio 2008, consid. 6.2; I 350/89 del 30 aprile 1991 consid. 3b in: RCC 1991 pag. 329; I 329/88 del 25 gennaio 1989 consid. 4a in RCC 1989 pag. 328).
In concreto l’attività adatta e confacente allo stato di salute del ricorrente, descritta dal dr. med. _, non corrisponde ad un’attività che può essere esercitata unicamente in un laboratorio protetto o che comunque non sarebbe offerta in un mercato del lavoro equilibrato.
Lo specialista ha stabilito che l’insorgente può svolgere un’attività i cui ritmi di lavoro siano meno intensi, senza picchi di lavoro, in mansioni semplici e ripetitive, in un ambiente a bassa conflittualità discretamente tollerante.
Si tratta di quelle attività, come evidenzia la consulente in integrazione, che non richiedono una preparazione professionale specifica, ma che possono essere esercitate dopo una semplice introduzione sul posto di lavoro e un breve periodo d’adeguamento (pag. 260 incarto AI).
Secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione, rispettivamente al giudice, non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).
Occorre inoltre ricordare che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR 1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid.
4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).
In concreto questo Tribunale, pur comprendendo le difficoltà nel reperire un'occupazione vista la problematica psichica di cui è affetto l'assicurato, ritiene che il ventaglio di attività esigibili è da ritenere ampio visto che, anche nel caso di specie, nel mercato generale del lavoro esistono delle occupazioni, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, aperte a personale non qualificato o semi qualificato (le attività adeguate entranti in linea di conto - ISS, livello di qualifica 4 fino alla TA1 2010, poi divenuto livello 1 con la TA1 2012, semplici e ripetitive - non richiedono difatti né un’esperienza professionale diversificata né un grado di istruzione particolare; cfr. in questo senso la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009).
La descrizione della professione adatta contenuta nella perizia del dr. med. _ non collima del resto con quelle contenute nelle sentenze citate dal ricorrente.
Nella sentenza 9C_984/2008 del 4 maggio 2009, al consid. 5.1, il Tribunale federale ha rammentato che l’assicurato, confrontato con degli obblighi provenienti dall’esterno, non presentava nessuna capacità lavorativa. Egli era invece capace di avere un rendimento del 50% se si trovava in un ambiente creato da lui stesso in ambito artistico e senza alcuna costrizione. Al consid. 5.2 il Tribunale federale ha stabilito che il fatto di ritenere, sulla base delle precedenti constatazioni, che il ricorrente poteva ancora sfruttare economicamente la sua capacità residua di lavoro su un mercato equilibrato del lavoro ai sensi dell’art. 16 LPGA violava il diritto federale. Infatti, dal curriculum vitae era emerso che l’interessato non si era mai integrato nel mondo del lavoro in maniera durevole. Al contrario, dagli atti emergeva che il ricorrente doveva funzionare in maniera perfettamente autonoma e senza nessuna pressione esterna (“
Le docteur T._, ancien médecin traitant, relevait en 1990 que « chaque jour cependant, il [le recourant] recourt à une sorte de retraite dans un monde irréel (son « atelier ») où il laisse courir son imagination d' « artiste », exempt de toute pression morale et financière, et sans responsabilité tangible. Ainsi, il se procure un équilibre fragile lui permettant de s'occuper de sa famille » (rapport du 20 mai 1990). Dans un rapport du 14 novembre 1990, le docteur L._, qui avait été interpellé en qualité d'expert, précisait pour sa part que le recourant « semble avoir pu maintenir un certain équilibre au prix d'un aménagement existentiel très particulier ». Quant au docteur N._, il a souligné dans son rapport d'expertise du 28 septembre 2004 que « tant qu'il [le recourant] est dans sa petite bulle, il peut fonctionner sans problème
»
(...) Bien que le recourant dispose d'une capacité fonctionnelle de travail (fixée médicalement à 50 %), celle-ci ne peut être mise en valeur que dans des conditions particulièrement restreintes que le marché actuel du travail ne connaît pas. Le trouble de la personnalité dont souffre le recourant et ses effets sur le fonctionnement au quotidien exigent qu'il puisse travailler dans un environnement confiné et protégé, en dehors de tout stress professionnel et social. De fait, il n'est pas en mesure d'offrir ce que l'on est en droit d'attendre d'un travailleur dans des rapports de travail qualifiés de normaux. Les concessions démesurées qui seraient demandées à un éventuel employeur rendent en effet l'exercice d'une activité lucrative incompatible avec les exigences actuelles du monde économique. Cela étant, il convient d'admettre que le recourant n'est plus en mesure d'exploiter sa capacité résiduelle de travail sur le plan économique
).
Il ricorrente cita pure la sentenza 9C_683/2011, o meglio la sentenza 8C_683/2011 del 16 agosto 2012. In quel caso il TF ha respinto il ricorso di un assicuratore che aveva contestato la sentenza cantonale tramite la quale era stata riconosciuta una rendita d’invalidità nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni poiché l’assicurato poteva svolgere la propria professione solo in ambito protetto. In quel caso tuttavia il perito giudiziario era giunto alla conclusione che l’assicurato era inabile al lavoro in qualsiasi attività (cfr. consid. 3.1 della sentenza federale) ed il Tribunale federale aveva stabilito che anche se si fosse seguita la tesi contenuta nel referto del medico interpellato dall’assicuratore, l’attività ritenuta ancora esigibile quale quella di aiuto giardiniere era paragonabile a quella svolta in un laboratorio protetto (consid. 12 della citata sentenza: l’attività deve essere gratificante, perché ha difficoltà di adattamento, necessita di supporto continuo, anche emotivo, ha difficoltà ad agire autonomamente, deve esserci assenza di coinvolgimento a livello relazionale, l’assicurato non risulta efficiente e flessibile).
Nel caso di specie la situazione è diversa. Infatti, malgrado i limiti funzionali cui ha accennato il ricorrente, dallo schema Mini ICF-APP della perizia risulta anche che non vi sono segni psicopatologici che facciano ritenere l’assicurato non in grado di rispettare impegni o appuntamenti o accordi, non vi sono significativi disturbi dell’attenzione, della concentrazione e della memoria, vi è una diminuzione solo lieve delle motivazioni e dell’energia che giustifica solo una minima riduzione della persistenza, è in grado di difendere i propri interessi e non appare ancora del tutto scoraggiato nell’affrontare le rivendicazioni che gli interessano (pag. 241 incarto AI).
Alla luce di tutto quanto sopra esposto questo Tribunale deve concludere che l’insorgente può esercitare, nella misura del 60%, un’attività semplice e ripetitiva come quella descritta dal perito.
Va ora esaminato se l’amministrazione ha proceduto ad un corretto raffronto dei redditi.
2.7.
In concreto l’UAI, quale reddito da valido, ha preso in considerazione il reddito conseguito dall’insorgente nel 2010 quando era alle dipendenze di _ (fr. 51'942) e lo ha aggiornato fino al 2016 a fr. 54'243. Secondo l’amministrazione tale reddito, il più alto mai raggiunto dal ricorrente negli anni di attività in Svizzera (dal 1989 al 1995 e dal 2006 al 2010), è corretto.
Il ricorrente sostiene invece che non avendo perso il lavoro a causa del danno alla salute, ma per un licenziamento in seguito al quale ha ottenuto delle indennità giornaliere per disoccupazione, va utilizzato il salario statistico del ramo professionale 41-43, costruzioni livello di qualifica 1 che nel 2016 ammontava a fr. 68'244. Se ciò non fosse possibile, andrebbe comunque applicato il gap salariale.
2.8.
Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento; STF
9C_348/2016 del 7 dicembre 2016
). Tale reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224; STF
9C_348/2016 del 7 dicembre 2016
), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).
Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).
Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).
Con sentenza 9C_348/2016 del 7 dicembre 2016 il TF ha rammentato che:
"
(...)
Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali (
DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere determinato nel modo più concreto.
3.2.2.
Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Questo perché normalmente, in base all'esperienza comune, la persona interessata avrebbe continuato la precedente attività in assenza del danno alla salute (
DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224; SVR 2009 IV n. 34 pag. 95, sentenza 9C_24/2009 del 6 marzo 2009, consid. 3.2 con riferimenti).
3.2.3.
Tuttavia, in circostanze particolari ci si può scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) edita dall'Ufficio federale di statistica (cfr.
DTF 134 V 322
consid. 4.1 pag. 325;
129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico, segnatamente qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario percepito non corrispondesse manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; ad esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o percepiva una remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità (cfr. sentenza 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con riferimenti).”
2.9. In concreto, l’assicurato è giunto in Ticino nel 1989 (cfr. perizia pag. 11), dove ha esercitato l’attività di operaio edile generico (prevalentemente attività di demolizione o di preparazione del cemento [pag. 11-12 perizia]) presso la società _ o ha percepito indennità di disoccupazione fino al 1995 (cfr. rapporto finale della consulente IP, pag. 259 incarto AI). Il reddito maggiore lo ha conseguito nel 1992 quando ha guadagnato fr. 39'697 (doc. VIII/1).
Nel 1995 è partito per la _ al fine _ del _ e dopo vari tentativi è tornato in Svizzera nel 2004 (pag. 11 – 12 della perizia).
Dal 2006 ha svolto attività di operaio edile generico presso _ di _ (2006-2008 [pag. 259 incarto AI]), nel 2008 di aiuto muratore presso _ di _ (pag. 259 incarto AI) e nel 2009/2010 di operaio edile presso la _ (pag. 260 incarto AI), per la maggior parte tramite _ (_ e _; doc. VIII/1). Egli ha pure percepito indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione.
Il reddito massimo è stato conseguito nel 2010 ed ammonta a fr. 51'942 (doc. VIII/1).
L’insorgente, dopo essere stato licenziato da _ nel 2010 ed essersi iscritto all’assicurazione contro la disoccupazione, ha ancora lavorato presso la società _ di _ dal 2 maggio 2011 al 13 settembre 2011 (pag. 11 incarto assicurazione contro la disoccupazione), conseguendo un reddito di poco superiore ai fr. 16'000 (cfr. pag. 12 incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione). Da rilevare, tuttavia, che nel conto individuale è registrato un reddito di fr. 6'600 (doc. VIII/1).
La disdetta del rapporto di lavoro, a causa di motivi di salute (cfr. pag. 8 dell’incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione, punto 20: “
Motivo della disdetta? Motivi medici
” e pag. 11, punto 13: “
Motivo della disdetta? Motivi di salute
”), è stata inoltrata dal medesimo ricorrente (cfr. pag. 11 incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione).
Il salario mensile indicato dall’ultimo datore di lavoro ammontava a fr. 4'700 (pag. 12 incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione), simile a quello percepito presso _ (cfr. pag. 6 incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione, punto 17, guadagno).
Egli ha poi percepito fino al maggio 2012 delle indennità giornaliere dall’assicurazione contro la disoccupazione (doc. VIII/1) ed infine è stato posto al beneficio dell’assistenza sociale presso il _ (pag. 260 incarto AI).
Alla luce di quanto sopra esposto, questo Tribunale deve concludere che a ragione l’UAI ha preso in considerazione il reddito più elevato conseguito dal ricorrente prima del danno alla salute e pari a fr. 51'942 nel 2010. La storia personale dell’insorgente e le varie attività svolte, mostrano infatti che l’interessato non è mai stato in grado di conseguire un reddito superiore e, secondo il principio della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali, se non fosse intervenuto il danno alla salute egli, quale persona sana, avrebbe continuato a svolgere l’attività di operaio edile conseguendo un reddito simile, a quello percepito lavorando per il tramite _ _, aggiornato secondo l’evoluzione dei salari.
Essendo possibile stabilire in maniera attendibile e concreta il reddito che l’interessato avrebbe percepito senza il danno alla salute, non occorre far capo ai dati statistici.
Ne segue che, rettamente, l’UAI ha aggiornato il reddito da valido al 2016 a fr. 54'243.
2.10. Quanto all’applicazione del gap salariale va rammentato che per quanto concerne la determinazione del reddito ipotetico da invalido, nella STF 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 la nostra Massima Istanza ha definitivamente risolto la questione relativa
alla differenza fra il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione e il salario medio nazionale in quella stessa professione, ricordando che:
"
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." (...).
Nella STF 9C_21/2014 del 2 aprile 2014, al considerando 3 il Tribunale federale ha ribadito di avere già avuto modo di affermare che se una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità (per esempio a causa della sua carente formazione scolastica o professionale, delle sue carenti competenze linguistiche, delle limitate possibilità di assunzione dovute a uno statuto di lavoratore stagionale, ecc.), ha realizzato un reddito considerevolmente inferiore alla media dei salari nazionali conseguibili nello stesso ambito professionale (cfr. ad esempio RtiD 2009-II pag. 194, 9C_83/2008) - tale limite essendo stato fissato al 5% - e altresì non vi è motivo di ritenere che fosse intenzionata ad accontentarsi di un reddito modesto, si procede a un parallelismo dei due redditi di paragone per la parte percentuale eccedente la soglia del 5% e quindi i medesimi fattori che hanno influenzato negativamente il reddito da valido devono essere considerati anche per fissare il reddito da invalido (cosiddetto
principio del "parallelismo" dei dati
da porre a confronto: DTF 135 V 297). In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico (DTF 134 V 322).
In una seconda fase, occorre poi esaminare la questione di un'eventuale deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla base dei valori medi statistici. I fattori estranei all'invalidità di cui si è già tenuto conto tramite il parallelismo dei redditi non possono essere presi in considerazione nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali (DTF 134 V 322 consid. 5.2 e 6.2 pag. 328 e 329 seg.).
Questa giurisprudenza intende garantire che i due redditi di riferimento vengano stabiliti sulla medesima base. Ora, se una persona assicurata realizzava nell'attività svolta senza danno alla salute un salario considerevolmente inferiore alla media per determinati motivi estranei all'invalidità poiché le sue qualità personali rendevano impossibile il conseguimento di un salario medio previsto dalle tabelle, non si può presumere che la stessa persona con il pregiudizio alla salute possa realizzare (anche solo in proporzione) un salario medio (DTF 135 V 58 consid. 3.4.3 pag. 62; sentenza 9C_488/2008 del 5 settembre 2008 consid. 6.4, riassunta in RSAS 2008 pag. 570; sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni I 428/04 del 7 giugno 2006 consid. 7.2.2 e I 630/02 del 5 dicembre 2003 consid. 2.2.2).
Di conseguenza, se si prende in considerazione un salario senza invalidità che per i detti motivi si situava considerevolmente al di sotto della media, allora si deve tenere conto degli stessi fattori estranei all'invalidità anche per determinare il reddito ipotetico da invalido. Il parallelismo dei redditi tiene così conto della circostanza che la persona assicurata, da invalida, non è realisticamente in grado di realizzare il salario statistico medio, per cui occorre riconoscerle un salario da invalida conseguentemente più basso. Non si giustificherebbe in effetti in alcun modo contrapporre a un reddito senza invalidità nettamente al di sotto della media (nazionale) un reddito da invalido medio (nazionale: SVR 2007 UV n. 17 pag. 56, U 75/03) realisticamente irrealizzabile. Per converso, laddove un reddito da invalido di fascia media è realisticamente conseguibile rispettivamente ragionevolmente esigibile, un reddito da valido inferiore alla media (per motivi economici) non deve essere adattato al livello medio (DTF 135 V 58 consid. 3.4.3 e 3.4.4 pag. 61 segg.; cfr. pure sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 consid. 4.4).
I dati di riferimento vanno adeguati in base al principio del parallelismo dei redditi soltanto se è comprovato che l'assicurato non intendeva accontentarsi di un salario modesto. Non vi è infatti una presunzione in tal senso (
STF 9C_21/2014 del 2 aprile 2014 consid. 4.2; STF
9C_205/2011 del 10 novembre 2011 consid. 8.4, in RtiD 2012 II pag. 414 segg.).
Il TF (STF
9C_430/2013 del 22 luglio 2013 consid. 5.2)
ha
inoltre rilevato che l'eventuale parallelismo dei redditi non si giustifica unicamente in ragione della differenza considerevole (fissata al 5%) tra il reddito effettivamente conseguito e quello mediamente realizzabile (a livello nazionale) nel settore specifico (sui motivi alla base della decisione di prendere in considerazione solo la parte eccedente la soglia del 5%, cfr. DTF 135 V 297 consid. 6.1.3 pag. 304 seg.), ma anche e soprattutto per l'involontarietà di questa differenza. L'assicurato non può infatti fare ricadere sulla collettività degli assicurati, altrimenti chiamata a rispondere solo per gli effetti di un'incapacità lucrativa dovuta a motivi legati all'invalidità (DTF 134 V 322 consid. 6.2 pag. 329), le conseguenze di una sua scelta personale. In simile evenienza nessun intervento, anche solo parziale, può essere richiesto dall'AI. Differenziando - ai fini del riconoscimento di un adeguamento del reddito da valido o di una riduzione del reddito da invalido - a seconda che l'assicurato si sia spontaneamente accontentato o meno di un salario considerevolmente inferiore alla media, la giurisprudenza in materia non crea alcuna distinzione inammissibile che non trovi corrispondenza nella diversità delle fattispecie da esaminare e non è pertanto contraria al principio dell'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 136 I 1 consid. 4.1 pag. 5; 135 V 361 consid. 5.4.1 pag. 369 con riferimenti).
2.11. Nell'evenienza concreta l’interessato è giunto in Svizzera nel 1989, senza formazione né professione particolare. Dopo aver svolto l’attività di operaio edile fino al 1993 (cfr. doc. VIII/1), conseguendo redditi modesti (fr. 15'719 nel 1989, fr. 23'974 nel 1990, fr. 10'474 nel 1991, fr. 39'697 nel 1992 e fr. 17'711 nel 1993), l’interessato ha percepito indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione fino al 1995, quando è partito _ _.
Dopo essere rientrato in Svizzera nel 2004, dal 2006 ha ricominciato a lavorare, continuando a conseguire redditi contenuti (fr. 22'760 nel 2006, fr. 40'661 nel 2007, fr. 933 nel 2008 [oltre ad indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione], fr. 11'159 nel 2009 [oltre ad indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione], fr. 51'942 nel 2010, fr. 6'600 nel 2011 [oltre ad indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione]).
Egli, dal ritorno in Svizzera, ha sempre svolto numerose attività, non qualificate, di breve durata, alternando vari periodi di disoccupazione.
Applicando l’abituale principio della verosimiglianza preponderante valido nell’ambito delle assicurazioni sociali, questo TCA deve pertanto ritenere che l’insorgente si è accontentato di un reddito modesto e l’applicazione del gap salariale va di conseguenza esclusa (cfr. STCA 32.2014.33 del 17 novembre 2014). Non risulta infatti dagli atti che egli abbia messo in atto sforzi particolari in quegli anni per cambiare attività ed ottenere un salario superiore.
In applicazione della giurisprudenza che prevede che se vi sono indizi secondo cui l'assicurato si è accontentato di un reddito più modesto non si adotta il principio del parallelismo dei redditi (DTF 135 V 297; DTF 135 V 58; DTF 134 V 322; STF 9C_966/2010; STF 9C_488/2008), occorre ritenere quale reddito da invalido quello medio statistico nazionale, senza determinare quindi il gap salariale esistente fra il suo reddito da valido ed il reddito statistico nel ramo specifico della sua attività e quindi senza applicarlo poi al reddito statistico medio.
2.12. Circa il reddito da invalido,
lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
D
all
'
inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2016
(
cfr., a proposito del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica,
più precisamente dalla tabella TA1 2016 tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2016; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178
), emerge che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dagli
uomini
per un
'
attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; cfr.
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, consid. 2.5.7
) di 40 ore settimanali nel
settore privato
(circa
la rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.),
corrisponde ad un importo di Fr. 64’080.- (Fr. 5’340.- x 12 mesi).
Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2016 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; vedi anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la tabella: “
Durée normale du travail dans les entreprises selon la division économique
”), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per un uomo ammonta a fr. 66'803.40 (fr.
64’080
: 40 x 41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
2.13. S
econdo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
L’Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il Tribunale federale ha affermato che nella sua prassi applica abitualmente alle deduzioni a titolo di circostanze particolari dei multipli di 5. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece problematica, poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria.
Il 17 gennaio 2014 l’Alta Corte ha rammentato nella sentenza 8C_80/2013 che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o il tasso d’occupazione.
Occorre piuttosto procedere ad una valutazione
globale
, nei limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete. Non è dunque possibile procedere separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli fattori di deduzione, ma la deduzione va fatta complessivamente tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF 9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 consid. 6.2.1).
In concreto l’UAI ha riconosciuto una riduzione del 5% per “attività leggere”. In sede di risposta l’amministrazione ha rilevato che in realtà dal doc. 79 dell’incarto AI si evince che la riduzione è stata operata in funzione del fattore “permesso di soggiorno”, giacché l’assicurato è al beneficio di un permesso “F” (cfr. per un caso in cui il TCA ha confermato una riduzione del 5%: STCA 32.2018.213 del 23 settembre 2019).
Il ricorrente contesta tale valutazione e chiede una riduzione del 20%, a causa delle scarse risorse formative e personali, il fatto che ha sempre svolto solo attività pesanti, il fatto che presenta anche in attività adeguate una importante limitazione della capacità lavorativa e che a causa del danno alla salute ha una limitazione importante della capacità di adattarsi a nuove situazioni e a causa del permesso di soggiorno. Per l’insorgente una riduzione del 5% per quest’ultimo fattore non è sufficiente tenuto conto che i detentori di permesso F guadagnano in media il 28% in meno rispetto alla media dei lavoratori.
2.14. Tenuto conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte ritiene che, operando una decurtazione del 5%, l’amministrazione non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento.
In particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in questione, l'UAI abbia
debitamente
tenuto conto degli effetti legati al danno alla salute di cui è affetto l'assicurato.
In primo luogo va rilevato che l’incapacità lavorativa del 40% va intesa quale riduzione del rendimento in un lavoro a tempo pieno (cfr. pag. 248 incarto AI [rapporto finale SMR del 26 marzo 2019]).
Nella STF 9C_359/2014 del 5 settembre 2014 il TF ha ribadito che allorquando vi è una capacità lavorativa a tempo pieno ma con una flessione del rendimento, quest’ultima viene presa in considerazione nella fissazione della capacità lavorativa e non vi è motivo di effettuare un ulteriore riduzione per la stessa ragione:
“(...)
En ce qui concerne le taux d'abattement sur le salaire statistique, la jurisprudence considère que lorsqu'un assuré est capable de travailler à plein temps mais avec une diminution de rendement, celle-ci est prise en considération dans la fixation de la capacité de travail et il n'y a pas lieu, en sus, d'effectuer un abattement à ce titre (arrêts 9C_677/2012 du 3 juillet 2013 consid. 2.2; 8C_93/2013 du 16 avril 2013 consid. 5.4 et les références). (...)”
(STF 9C_359/2014 del 5 settembre 2014 consid.
5.4). L’Alta Corte si è confermata in questa giurisprudenza anche nelle STF 9C_635/2016 del 14 dicembre 2016 consid. 4.3, 9C_603/2015 del 25 aprile 2016 consid. 8.1 e 9C_149/2015 del 22 marzo 2016 al consid. 4.1.
Ne segue che non vi è alcuna possibilità di procedere ad una riduzione ulteriore dovuta alla circostanza che l’insorgente può svolgere un’attività confacente al suo stato di salute unicamente con una riduzione del rendimento su un tempo di lavoro normale.
Neppure una riduzione dovuta agli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute può trovare accoglimento, poiché la capacità lavorativa del 60% tiene già conto della necessità di svolgere un’attività con ritmi di lavoro meno intensi, senza picchi di lavoro, in mansioni semplici e ripetitive, in un ambiente di bassa conflittualità discretamente tollerante (cfr. pag. 242 incarto AI = pag. 24 perizia e 249 incarto AI = pag. 3 rapporto finale SMR).
Quanto al fattore età, non solo non si ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso (sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 4.3; sentenza 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, consid. 6.2).
Va anche osservato che il fatto di avere una limitata formazione professionale non giustifica ulteriori decurtazioni, considerato che le attività adeguate entranti in linea di conto (livello di qualifica semplici e ripetitive) non richiedono né un’esperienza professionale diversificata, né un grado di istruzione particolare (cfr. in questo senso la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3.).
Inoltre nella sentenza 8C_482/2016 del 15 settembre 2016 pubblicata in SVR 2017 IV Nr. 17, il TF ha ribadito che in caso di applicazione del livello di qualifiche semplici e ripetitive sono già considerate le carenze linguistiche. Del resto anche gli assicurati analfabeti e privi di formazione, costretti ad abbandonare la loro originaria professione di tipo manuale a causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato generale del lavoro un’attività fisicamente leggera e che non presupponga particolari attitudini intellettuali (cfr. STCA 32.2014.44 del 20 gennaio 2015 con riferimenti).
Quanto al permesso di soggiorno di tipo F, questo TCA non vede alcun motivo per ritenere una riduzione superiore a quella del 5% riconosciuta dall’UAI. La maggiore differenza salariale rispetto alla media dei lavoratori, nel preciso caso di specie, come visto in precedenza, non è dovuta tanto al permesso di soggiorno, ma al fatto che l’insorgente si è accontentato di un salario inferiore. Infatti anche quando in seguito al suo matrimonio nel 1991 era detentore di un permesso B (cfr. pag. 64 incarto AI), aveva percepito redditi assai modesti.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto non vi è alcun motivo, nel preciso caso di specie,
per scostarsi dalla riduzione del 5% effettuata dall’UAI.
2.15. Raffrontando nel 2016, dopo l’anno di attesa, il reddito da valido di fr. 54’243, con quello da invalido di fr.
66’803, ridotto del 40% (incapacità lavorativa) a fr. 40'081.80 e del 5% (riduzione sociale) a fr. 38'077.71, si ottiene un grado d’invalidità del 29.8%,
arrotondato, conformemente alla giurisprudenza (
DTF 130 V 121),
al 30%
che non dà diritto ad alcuna rendita (art. 28 cpv. 2 LAI).
Ne segue che a giusta ragione l’UAI non ha assegnato alcuna rendita.
2.16. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
In concreto, visto l’esito del ricorso, le spese per fr. 500.-- vanno messe a carico del ricorrente.