# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ec441196-07fd-5c25-a295-278198ca7f13
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto e in diritto
1.
Va innanzitutto premesso che, la presente motivazione scritta, riguarda unicamente il punto 3 del dispositivo della sentenza ossia l’esito della richiesta d’indennizzo di fr. 8'734,55 (corrispondenti a 34,72 ore di onorari) fatta valere dall’accusatrice privata _, nell’ambito del procedimento penale contro IM 1. Ecco i punti salienti. In data 6 giugno 2010 il Procuratore pubblico , a seguito di una querela dell’accusatrice privata ha messo in stato d’accusa IM 1 dinnanzi a questa Pretura per avere, fra l’altro, in offeso l’onore dell’accusatrice privata ACPR 3 per averle mostrato, in pubblico, le sue natiche. La proposta del Pubblico ministero è stata per finire confermata e IM 1 condannato. Ad ACPR 3 non è comunque stato assegnato nessun diritto all’indennizzo. Eccone le ragioni.
2.
Di regola, secondo l’art. 433 CPP l’imputato deve indennizzare adeguatamente l’accusatore privato delle spese necessarie sostenute nel procedimento e ciò qualora, quest’ultimo, vinca la causa.
Deve però trattarsi di spese “necessarie”, per cui, da questo concetto, esula in particolare l’obbligo di risarcimento del patrocinio dell’accusatore privato nei casi cosiddetti “bagatellari” (BSK StPO, WEHRENBERG/BERNHARD, Basilea 2010, n. 10 ad art. 433 CPP, pag. 2870). Per comprendere cosa s’intende per “caso bagatellare” occorre fare riferimento all’art. 132 CPP norma che determina l’obbligo dell’Autorità di disporre una difesa d’ufficio quanto s’impone per tutelare correttamente gli interessi dell’imputato. Questa norma, al suo capoverso tre stabilisce i criteri per un intervento di questo tipo, che deve essere messo in atto ogni volta che non si tratta di una bagatella. Ciò non è il caso quando, per l’imputato, si prospetta una pena detentiva non superiore ai 4 mesi, una pena pecuniaria non superiore a 120 aliquote giornaliere o un lavoro di pubblica utilità non superiore a 480 ore.
3.
Ora,
de lege
, l’ingiuria è punita con una pena pecuniaria sino a 90 aliquote giornaliere. Già solo per questo motivo e ritenuto che il decreto d’accusa prospettava all’imputato una pena pecuniaria di 25 aliquote riferita anche ad altri reati non riconducibili alla ricorrente, il diritto al risarcimento non può essere riconosciuto.
Si deve giungere alla medesima conclusione se si analizza la questione dal punto di vista dell’effettiva difficoltà che la pratica in questione ha comportato per l’accusatrice privata. Si è, in effetti, trattato di un incarto di semplice comprensione e gestione, il quale ha avuto, come unica complicazione giuridica quella della qualifica iniziale del reato ascritto a _, ossia l’interpretazione del gesto dell’abbassare “l’unico indumento che aveva addosso”, mostrando “il fondo schiena per ben 2 volte” (v. querela del 7 giugno 2010), da esibizionismo (v. decreto di non luogo del 30 settembre 2010) in ingiuria (v. sentenza CRP del 10 dicembre 2010). Complicazione giuridica che poteva certamente essere affrontata anche da una persona non di formazione giurista, così come la continuazione dell’istruttoria, siccome ha comportato unicamente semplici interrogatori su una questione di altrettanto facile comprensione e gestione. Ciò vale a maggior ragione se si considera che ACPR 3, come indicato dalla CRP nella decisione sopra citato era perfettamente in grado di esporre “
in maniera chiara i fatti per i quali voleva procedere, nonché il comportamento per il quale ha deciso d’inoltrare querela penale
” (sentenza ad 4.1) e che, la qualifica giuridica dei fatti, non è da imporre alla denunciante, bensì all’Autorità.

## Considerations