# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ab10102c-fbdd-5858-80cc-dc99c6b1fe27
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1958, da ultimo attivo in qualità di impiegato di banca, in data 25 febbraio 2003 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita), in quanto affetto da sordità dall’età di due anni e conseguente sordomutismo (doc. AI 91-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 2 settembre 2004, cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato non essendo il grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 116-1).
1.3. In data 27 giugno 2007 l’assicurato ha presentato una nuova domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita), segnalando di essere affetto da “
sordità con problematiche di tipo psichiatrico
” (doc. AI 140-5).
1.4. Esperiti gli accertamenti del caso l’UAI, con decisione dell’8 luglio 2008 (doc. AI 156-1), cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto la richiesta dell’assicurato essendo lo stato di salute rimasto invariato rispetto alle precedenti valutazioni mediche.
1.5. Il 12 novembre 2009 RI 1 ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti per la medesima patologia (doc. AI 158-1).
1.6. L’Ufficio AI, con decisione del 4 febbraio 2010 (doc. AI 165-1), preavvisata con progetto del 17 novembre 2009 (doc. AI 160-1), non è entrato nel merito della richiesta di prestazioni non avendo l’assicurato credibilmente dimostrato che dopo l’emissione della precedente decisione, le circostanze oggettive hanno subìto una modifica rilevante ai fini del diritto alle prestazioni.
1.7. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dal signor RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per un nuovo e più completo apprezzamento (doc. I).
L’insorgente ha contestato l’agire dell’Ufficio AI che in occasione della nuova domanda di prestazioni non ha neppure valutato il ricorrente dal punto di vista psicologico.
Il rappresentante ha quindi evidenziato la situazione nella quale si trova RI 1, il quale “
è pressoché impossibilitato a svolgere qualsiasi attività lavorativa
”, stenta a relazionarsi con l’ambiente circostante e in particolare con terze persone (doc. I).
A prescindere dalle attività lavorative svolte dall’assicurato in passato presso _ e il Comune di _ “
nel contesto dell’attuale mondo del lavoro, senza particolare formazione, senza possibilità di comunicare con terze persone, il ricorrente non ha nessuna possibilità di rendersi professionalmente utile
” (doc. I)
Il ricorrente ha quindi riproverato all’amministrazione di non aver preso in considerazione l’eventualità di un piano di riqualifica professionale (doc. I).
A sostegno delle proprie argomentazioni il ricorrente ha prodotto il certificato medico del 10 febbraio 2010 della Dr.ssa _ (doc. C) e lo scritto 11 febbraio 2010 del Dr. _ (doc. D).
1.8. L’UAI, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV+bis).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitäts-verlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
In particolare, l
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
Nella
sentenza pubblicata in DTF 130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, s
econdo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (DTF 130 V 69 consid. 5.2.5).
Infine
, s
e l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid.
1b; DTF 116 V 265 consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).
La giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (STFA dell’8 marzo 2006 nella causa J. [I 734/05]);
2.4. Nel caso in esame, avendo l’UAI emanato una decisione di non entrata in materia, il
TCA è unicamente chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente oppure no rifiutato di esaminare il merito della richiesta.
Nella decisione dell’8 luglio 2008 l’UAI aveva respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato fondandosi sul rapporto del 24 luglio 2007 del Dr. _, spec. FMH in medicina interna, il quale ha posto una diagnosi di “
Sordomuto. Disagio psicologico derivante dalla condizione di emarginazione ed esclusione sul lavoro
” (doc. AI 147-1).
L’UAI ha quindi considerato il rapporto medico del 6 agosto 2007 del Servizio psico-sociale di _, nel quale il Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e il Dr. _, medico assistente, hanno posto quale diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa quella di “Sindrome da disadattamento con disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (ICD10 – F: 43.23)”, mentre senza ripercussione sulla capacità lavorativa è stata indicata la “
Sordità a seguito di una meningite contratta all’età di 2 anni
” (doc. AI 148-2).
Il medico del SMR, Dr. _, nelle annotazioni del 13 marzo 2008 ha indicato che non scaturiva un peggioramento del quadro clinico a carattere psichiatrico “
che permane di modesto disagio da contestualizzarsi nell’ambito di una reazione di questo handicap (sordomutismo come sequele di meningite contratta a 2 anni), con prognosi stabile
”. Veniva quindi confermata la totale capacità lavorativa in attività adeguata (doc. AI 154-1).
Con decisione dell’8 luglio 2008, cresciuta incontestata in giudicato, l’UAI ha quindi respinto la richiesta di prestazioni di RI 1 essendo rimasto invariato lo stato di salute (doc. AI 155-1).
Nell’ambito della richiesta di prestazioni AI per adulti, inoltrata in data 12 novembre 2009, l’assicurato ha prodotto lo scritto dell’11 febbraio 2010 del Dr. _, spec. FMH in chirurgia, qui integralmente riprodotto:
"
Prescindendo da ogni forma dottrinale, sul terreno medico-clinico pratico, è lecito affermare e confermare che lesioni cerebrali, sia infiammatorie che vascolari, coinvolgono zone importanti del cervello se riescono a realizzare poi una lesione così importante come quella dell’udito, da cui scaturisce una sordità; che diviene una sordità verbale, a cui si associa conseguentemente una afasia sensoriale, e cioè il soggetto diventa incapace di comprendere quello che gli viene detto, se non a gesti mimici.
La sordità bilaterale rientra tra le possibili complicazioni taridve di una brutta meningite cerebro-spinale.
Già di per sé stesso, questa complicazione costituisce una particolare gravità sul futuro di una persona.
Per quanto il linguaggio sia una funzione unitaria e complessa, DA UN PUNTO DI VISTA STRETTAMENTE PRATICO, presenta una fase di comprensione ed una fase espressiva coordinata con l’udito, e tutto questo, nel caso del signor RI 1, è venuto a mancare e a disgregarsi per sempre.
In ogni caso, il modello “bio-medico” che integra le conoscenze fisio-patologiche della malattia in causa, oltre al buon senso clinico del medico pratico permette di statuire in maniera adeguata sull’apprezzamento dell’incapacità lavorativa del soggetto in esame e di determinarne la INVALIDITÀ.
E questo vale anche per l’apprezzamento psico-sociale, e cioè lo stato ansioso-depressivo a cui va incontro un soggetto portatore di handicap, se forzato a compiere attività a cui non riesce a tenere il passo.
Il signor RI 1, per la sua infermità, ha diritto a percepire una invalidità, in quanto incapace a lavorare al 100%” (doc. D).
2.5. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.6. Alla luce della documentazione medica contenuta nell’incarto e dell’esito degli accertamenti compiuti, questo Tribunale ritiene che, a ragione, l’UAI non è entrato nel merito della nuova domanda di prestazioni inoltrata dall’assicurato.
In primis
va evidenziato che RI 1, affetto da sordomutismo dall’età di due anni, a seguito di una meningite, soffriva di problematiche di tipo psichiatrico già nell’ambito della precedente richiesta di prestazioni (cfr. doc. AI 140-1).
Il Dr. _ aveva infatti diagnosticato un disagio psicologico derivante dalla propria situazione fisica e aggiunto che l’assicurato doveva “
imparare un lavoro per il quale vi sia una possibilità di impiego anche con la sua menomazione
”. Inevitabile era – a suo dire - l’inserimento in un’attività lavorativa “protetta” (doc. AI 147-5).
Da parte loro, i medici del Servizio psico-sociale Dr. _ e Dr. _ avevano indicato, nel referto del 6 agosto 2007, una “Sindrome da disadattamento con disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (ICD10 – F: 43.23)”.
Da questi referti non era emerso un peggioramento del quadro clinico che veniva definito dal Dr. _ del SMR di “
modesto disagio da contestualizzarsi nell’ambito di una reazione di questo handicap), con prognosi stabile
” (cfr. annotazioni SMR 13 marzo 2008, doc. AI 154-1).
L’assicurato ha peraltro beneficiato di un aiuto al collocamento da parte dell’Ufficio AI (doc. AI 153-1).
Dal referto dell’11 febbraio 2010 del medico curante, Dr. _, non emerge una sostanziale modifica, rispetto alla valutazione precedente dell’amministrazione, delle condizioni di salute di RI 1.
Il Dr. _ ha anch’egli diagnosticato la sordità dall’età di due anni e il conseguente sordomutismo. Egli ha quindi illustrato in termini generali gli effetti delle lesioni cerebrali sia infiammatorie che vascolari e della sordità, in relazione con la meningite cerebro-spinale (doc. D).
Per quanto riguarda la patologia psichiatrica il Dr. _ ha confermato quanto già il Dr. _ e i medici del Servizio psicosociale avevano precedentemente sottolineato, ovvero che l’insorgente soffre di uno stato ansioso-depressivo conseguente all’andicap di cui è portatore: “
E questo vale anche per l’apprezzamento psico-sociale, e cioè lo stato ansioso-depressivo a cui va incontro un soggetto portatore di handicap, se forzato a compiere attività a cui non riesce a tenere il passo.”
(doc. D).
Il ricorrente ha quindi prodotto il certificato medico del 10 febbraio 2010 della Dr.ssa _, spec. FMH in otorinolaringoiatria, nel quale la specialista ha semplicemente attestato quanto già emerge dalla documentazione agli atti, ovvero, che il paziente è affetto da sordità pressoché totale e bilaterale (doc. C).
Il medico del SMR, Dr. _, nelle annotazioni del 4 marzo 2010 ha ribadito che il referto del Dr. _ e quello della Dr.ssa _ confermano una problematica ben nota senza evidenziare una modifica dello stato di salute (doc. IV bis).
Non essendo stata resa verosimile una notevole modifica nelle condizioni di salute e/o economiche dell’assicurato, secondo questo Tribunale, giustamente l’UAI non è entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni.
2.7. L’assicurato nel proprio atto ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di un “nuovo e più completo apprezzamento” (doc. I).
Va qui ricordato
che, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri accertamenti medici.
2.8. Secondo l'art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fr. 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell'assicurato.