# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 13b01ee8-d725-5401-9a86-5d631d774789
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel
1974, precedentemente attivo in qualità di aiuto gessatore, in data 14 novembre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (avviamento ad altra professione), a seguito della rottura del sopraspinato della spalla destra e della rottura parziale del sopraspinato della spalla sinistra con impingement (doc. AI 2-1; doc. LAINF 12-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 9 settembre 2010 (doc. AI 63-1), preavvisata con progetto del 5 maggio 2010 (doc. AI 44-1), ha attribuito all’assicurato una rendita intera l’invalidità limitatamente al periodo compreso tra il 1° settembre 2009 e il 31 marzo 2010, negandola poi successivamente non essendo il grado d’invalidità pensionabile (17%).
1.3. Contro questa decisione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale il rinvio degli atti all’UAI per la messa in atto di ogni misura d’ordine professionale, previo accertamento professionale al centro CAP di _, tesa al reinserimento nel mercato del lavoro.
In subordine il ricorrente ha postulato l’attribuzione di una rendita d’invalidità con grado del 60% sulla base di un’incapacità al lavoro del 50% in attività adeguata (doc. I).
In buona sostanza RI 1 ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione sulla base delle certificazioni dei suoi medici curanti (Dr. _ e Dr. _). In particolare egli ha sostenuto che non essendosi realizzato il miglioramento della patologia previsto dal Dr. _ nel rapporto del 24 novembre 2009, l’abilità lavorativa in attività leggera è del 50% e non del 100% come invece sostenuto dall’Ufficio AI (doc. I).
1.4. In risposta l’UAI ha confermato la decisione impugnata e la correttezza sia della valutazione medica svolta dal SMR che di quella economica della Consulente in integrazione professionale. Di conseguenza l’UAI ha postulato la reiezione integrale del ricorso (doc. IV).
1.5 Il 6 novembre 2010 l’insorgente ha ribadito la propria contrarietà al provvedimento impugnato e, in particolare per quanto riguarda gli esiti della valutazione medica (doc. VI+bis).
Il doc. VI+bis è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. VII).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.4. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.5. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.6.
Nella decisione del 9 settembre 2010 l’UAI ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso tra il 1° settembre 2009 e il 31 marzo 2010 sulla base della valutazione svolta dal Dr. _, spec. FMH in reumatologia, per conto dell’assicuratore malattia (doc. AI 32-3).
Si tratta ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a far tempo dal 1° aprile 2010.
Con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato l’Ufficio AI ha affidato al Servizio medico regionale (SMR) il compito di svolgere una valutazione medica.
Nel rapporto del 27 luglio 2010 il medico del SMR, Dr. _ spec. FMH in medicina interna, dopo aver esposto l’anamnesi del paziente, i disturbi lamentati dall’assicurato, la terapia e lo
status
, ha posto la seguente diagnosi:
"
(...)
►
Periartropatia scapolo-omerale tendinopatica bilaterale in stato dopo acromioplastica e riparazione cuffia dei rotatori e del sovra spinato a destra (13 gennaio 2009)
►
Acromioplastica sinistra (1 settembre 2009)
►
Sindrome cervico-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative maggiori tra C5 e C7 con iniziale condrosi
►
Sindrome lombovertebrale cronica su alterazioni statiche con scoliosi destroconvessa lombare” (doc. AI 61-3).
Il Dr. _ ha così concluso la sua valutazione:
"
Assicurato di 36 anni in buone condizioni generali. Esiti di intervento di acromioplastica e riparazione cuffia dei rotatori spalla destra il 13 gennaio 2009. Acromioplastica a sinistra operata il 1 settembre 2009. Ultima attività lavorativa svolta come aiuto gessatore.
La valutazione clinica odierna permette di definire i limiti funzionali descritti nell’esame della funzionalità fisica in allegato.
La situazione clinica risulta essere stabilizzata, tale affermazione viene confermata dalla valutazione del Dr. _ e dalla valutazione del Dr. _.
Risulta medicalmente giustificata una IL del 100% nell’abituale attività di aiuto gessatore dal settembre 2008. IL giustificata dalle posizioni inergonomiche obbligate, posizione statica degli arti superiori sopra il piano orizzontale, forza di presa prolungata con gli arti superiori. Inoltre nell’abituale attività il rachide cervicale e il rachide lombosacrale risultano essere particolarmente stressanti dal punto di vista funzionale.
In attività lavorativa rispettosa dei limiti funzionali: IL 100% dal settembre 2008; 50% dal 1 gennaio 2010; 0% dal 1 febbraio 2010.
Le conclusioni cliniche del presente rapporto medico SMR vengono definite sulla base della piena conoscenza dell’incarto e degli accertamenti approfonditi a disposizione.
Prognosi favorevole nel senso di stazionarietà.
Al momento non sono proponibili ulteriori provvedimenti medici o chirurgici atti al miglioramento della capacità funzionale.
Si allega modulo per la misurazione dell’escursione articolare ed esame della funzionalità fisica.
Si allega ultima RMN spalla destra con data 7 gennaio 2010.”
(doc. AI 61-3).
2.7. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
A questo proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi regionali:
"
1
I servizi medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni. Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi d'esame idonei.
2
Se occorre, i servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.
3
Per ogni caso esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di prestazioni.
4
I servizi medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della regione."
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.8. Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo TCA non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto la problematica reumatologica non è stata chiarita in modo soddisfacente.
Nella perizia del 24 novembre 2009, svolta per conto dell’assicuratore malattia dal Dr. _, spec. FMH in reumatologia, veniva posta la seguente diagnosi:
"
(...)
- Periartropatia omero-scapolare bilaterale con stato dopo acromioplastica e riparazione della cuffia per una rottura del sovraspinato a dx il 13.01.09, acromioplastica sx l’01.09.09 con persistenti disturbi algico-funzionali predominanti a dx.
Da settembre 2008
- Sindrome lombovertebrale cronica recidivante su alterazioni statiche con scoliosi a forma di S destro-convessa nella zona lombare.
Da anni” (doc. AI 32-5).
Secondo il Dr. _ il paziente non può riprendere un lavoro di gessatore o aiuto gessatore, ma potrebbe svolgere attività lavorative in cui non usi costantemente le braccia vicino o sopra l’orizzontale, eviti di portare carichi troppo pesanti (sia per le spalle che per la schiena: max 10-15 kg) eviti posizioni mantenute a lungo (oltre 2 ore in piedi o seduto) e le posizioni inergonomiche del rachide lombare (doc. AI 32-6).
Il Dr. _, rispondendo alle domande dell’assicuratore malattia, ha quindi indicato che a corto medio termine non è prevista una ripresa lavorativa, ma in attività adeguata l’assicurato “
potrebbe riprendere un’attività in misura del 50% progressivamente aumentabile a partire dal 01 gennaio 2010
”
(doc. AI 32-6).
A proposito dell’influsso dei disturbi del ricorrente sulla riqualifica professionale il Dr. _ ha risposto che “
il paziente potrebbe svolgere attività lavorative in cui non usi costantemente le braccia vicino o sopra l’orizzontale, eviti di portare carichi troppo pesanti (sia per le spalle che per la schiena) eviti posizioni mantenute a lungo (oltre 2 ore in piedi o seduto) né le posizioni inergonomiche del rachide lombare
” (doc. AI 32-6).
Il Dr. _ ha concluso indicando che “
in una professione adeguata (professione in cui il paziente non usi frequentemente le braccia vicino o sopra l’orizzontale, eviti posizioni non ergonomiche del rachide lombare, portare pesi superiori a 10-15 kg in maniera ripetuta, cambiare posizioni da seduto ad in piedi ogni 2-3 ore) il paziente potrebbe essere dichiarato abile in misura del 50% dal 01 gennaio 2010 e del 100% dal 01 febbraio 2010. Potrebbe trattarsi di un’attività di controllo, ad uno sportello, anche in fabbrica purché si rispettino le limitazioni sopra enunciate
” (doc. AI 32-6).
Lo specialista ha quindi precisato che l’abilità sarebbe del 50% dal 1° gennaio 2010 con un aumento all’80-100% dal 1° febbraio 2010, salvo complicazioni (doc. AI 32-6).
In sede di osservazioni al progetto di decisione del 5 maggio 2010 l’assicurato ha prodotto il referto del 27 maggio 2010 del Dr. _, spec. FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale ha posto la seguente diagnosi:
"
(...)
- sindrome cervico-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative in particolar modo all’altezza dei segmenti C5/C6 con condrosi ed iniziale spondilosi, nonché C6/C7 con condrosi
- sindrome lombo-vertebrale su alterazioni statiche con scoliosi a forma di S destro convessa nella zona lombare
- periartropatia omeroscapolare tendinopatica bilaterale e stato dopo acromeoplastica e riparazione della cuffia dei rotatori e del sovra spinato a destra il 13.01.2009 ed acromeo-plastica a sinistra il 01.09.2009” (doc. AI 54-4).
Lo specialista ha quindi espresso le seguenti considerazioni:
"
(...)
In merito alla problematica della sua capacità professionale egli è stato valutato in ambito medico fiduciario da parte del collega reumatologo Dr. _ in data 24.11.2009. Il Dr. _ giungeva alle conclusioni diagnostiche sostanzialmente indentiche alle mie. Dal punto di vista dell’incapacità lavorativa egli riteneva il paziente inabile al lavoro nella forma completa come gessatore. Secondo quanto asserito dal collega Dr. _ l’assicurato avrebbe potuto riprendere un’attività lavorativa nella forma del 50% a partire dal 01.01.2010 con aumento al 80-100% dal 01.02.2010. Questo non è avvenuto visto il persistere della sua sintomatologia dolorosa ed anche dei reperti radiologici evidenti all’artro-RM della spalla destra del 07.01.2010 e non in possesso per valutazione al Dr. _. Concordo pertanto con lui sulla possibilità di una ripresa lavorativa nella forma parziale in un’attività lavorativa adatta che permetta al paziente di non alzare le spalle sopra l’orizzontale, di non dover alzare pesi anche di modesta oltre i 30° in abduzione ed elevazione e gli permetta di evitare dei lavori da svolgere ripetutamente con le braccia in elevazione ed abduzione o rotazione. Questo soprattutto se contro resistenza saltuariamente. Non è subentrato il miglioramento che il Dr. _ prevedeva.
In questo senso ritengo che l’auspicata ripresa del lavoro in una forma superiore all’80% a partire dal 01.02.2010 non sia esigibile. Il paziente è da ritenere per quanto riguarda un’attività lavorativa adatta inabile al lavoro nella forma del 50% come determinato dal Dr. _ dal 01.01.2010. In questo senso è auspicabile anche una valutazione da parte del Dr. _ per quanto riguarda la capacità lavorativa residua ed è auspicabile anche che vi sia una rivalutazione da parte dell’assicurazione invalidità in merito alla decisione presa in data 05.05.2010.” (doc. AI 54-5)
L’amministrazione ha quindi predisposto una valutazione medica svolta dal Dr_, spec. FMH in medicina interna che nel rapporto del 27 luglio 2010 ha posto una diagnosi sovrapponibile a quella del Dr. _ e del Dr. _ indicando una “-
Periartropatia scapolo-omerale tendinopatica bilaterale in stato dopo acromioplastica e riparazione cuffia dei rotatori e del sovra spinato a destra (13 gennaio 2009). - Acromioplastica sinistra (1 settembre 2009). - Sindrome cervico-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative maggiori tra C5 e C7 con iniziale condrosi.
-
Sindrome lombovertebrale cronica su alterazioni statiche con scoliosi destroconvessa lombare
” (doc. AI 61-3).
Il medico del SMR ha tuttavia ripreso le percentuali di inabilità lavorativa indicate dal Dr. _ nel referto del 24 novembre 2009: inabilità lavorativa del 100% dal settembre 2008; 50% dal 1° gennaio 2010 e piena abilità dal 1° febbraio 2010 (doc. AI 61-3).
Questo Tribunale ritiene però che senza ulteriori accertamenti medico specialistici, l’Ufficio AI non poteva concludere, con la sufficiente tranquillità, per una piena abilità lavorativa dell’assicurato in attività adeguate a far tempo dal 1° febbraio 2010.
Il Dr. _ nel referto del 24 novembre 2009 aveva infatti indicato una possibile ripresa lavorativa in attività adeguata nella misura del 50% a partire dal 1° gennaio 2010 e successivamente dal mese di febbraio 2010 al 100% condizionandola tuttavia ad una stabilità del quadro valetudinario. Lui stesso aveva indicato che tali percentuali erano da ritenere “
salvo complicazioni
” (doc. AI 32-6).
Nel referto del 27 maggio 2010 il Dr. _ ha precisato che l’auspicato miglioramento non è avvenuto visto il persistere della sintomatologia dolorosa ed analizzati i reperti radiologici all’artro-RM della spalla destra del 07.01.2010 “
non in possesso per valutazione al Dr. _
” (doc. AI 54-5, la sottolineatura è del redattore).
Lo specialista ha espressamente indicato che “
non è subentrato il miglioramento che il Dr. _ prevedeva. In questo senso ritengo che l’auspicata ripresa del lavoro in una forma superiore all’80% a partire dal 01.02.2010 non sia esigibile. Il paziente è da ritenere per quanto riguarda un’attività lavorativa adatta inabile al lavoro nella forma del 50%
” (doc. AI 54-5, la sottolineatura è del redattore).
Anche il medico curante, Dr. _, FMH in medicina generale, nello scritto datato 11 maggio 2010 aveva riscontrato un peggioramento della patologia reumatologica e indicato una capacità lavorativa del 50% per un lavoro leggero (doc. AI 47-1).
Non può dunque essere condivisa la valutazione del medico del SMR, Dr. _ spec. FMH in medicina interna e dunque non specialista in reumatologia, che valuta invece l’assicurato pienamente abile in attività adeguate a far tempo dal 1° febbraio 2010, ritenendo la situazione clinica stabilizzata (doc. AI 61-3).
La decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché interpelli uno specialista in reumatologia al fine di chiarire le ripercussioni della patologia reumatologica sulla capacità lavorativa del ricorrente.
2.9. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento.
Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio.
In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto.
Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560.
L'autore ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).
Il risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.
Nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche.
In una sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001, p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.
La decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso all'amministrazione affinché interpelli nuovamente il Dr. _ per un’ulteriore valutazione reumatologica.
In particolare, allo specialista andrà sottoposta la RMN della spalla destra del 07.01.2010 e chiesto d’indicare se vi è stato oppure no un miglioramento della patologia reumatologica rispetto alla sua valutazione peritale del 24 novembre 2009, motivando in ogni caso la risposta.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita a partire dal 1° aprile 2010.
2.10. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.