# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c3ec5ea3-099b-5862-b594-fd60fe37a8b7
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
Il _. _ _ ha intentato il 1° aprile 2003 un'azione negatoria davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città perché fosse vietato alla _ _ _– sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di eseguire qualsiasi lavoro sulle di lui particelle n. _ e _RFD di _. In via cautelare egli ha postulato l'emanazione della medesima diffida, chiedendo altresì che alla convenuta fosse ingiunto – senza contraddittorio (e sempre sotto comminatoria penale) – di abbandonare immediatamente le due particelle, previa esecuzione delle necessarie opere di ripristino. Con ordinanza del 2 aprile 2003 il Pretore ha impartito alla _ _ _ un termine di 30 giorni per rispondere alla petizione e ha citato le parti all'udienza del 9 aprile 2003 per la discussione cautelare.
B.
Il 4 aprile 2003 la _ _ _, ritirato il plico raccomandato della Pretura, ha comunicato al Pretore di avere concluso i lavori sulle particelle n. _e _sin dal 2 aprile 2003 e di avere lasciato definitivamente il cantiere quello stesso 2 aprile, sicché la petizione era “superata dagli eventi”. _ _ ha sostenuto invece, in una sua lettera al Pretore dell'8 aprile 2003, che i dipendenti della _ _ _ avevano lasciato i luoghi solo nel pomeriggio del 4 aprile 2003, smontando e portando via le impalcature della ditta finanche domenica 6 aprile 2003. Egli ha consentito quindi allo stralcio della causa, ma ha sollecitato il versamento di ripetibili, data l'acquiescenza della convenuta.
C.
Con decreto del 9 aprile 2003 il Pretore ha stralciato la causa dai ruoli e ha annullato l'udienza per la discussione cautelare. La tassa di giustizia di fr. 120.– e le spese di fr. 30.– sono state poste a carico della _ _ _, tenuta a rifondere ad _ _ fr. 400.– per ripetibili. Secondo il Pretore, “l'atteggiamento della convenuta, la quale ha abbandonato la proprietà dell'attore venerdì 4 aprile 2003 e ha smontato i ponteggi nella giornata di domenica 6 aprile 2003, può essere considerato un'acquiescenza”.
D.
Contro il decreto di stralcio la _ _ _ ha introdotto un appello del 5 maggio 2003 per ottenere che la decisione sia riformata relativamente alla data in cui essa ha lasciato i luoghi (il 2 aprile anziché il 4 o 6 aprile 2003), che gli oneri processuali di prima sede siano posti a carico di chi li aveva anticipati e che i costi dell'appello siano addebitati all'attore, con obbligo per quest'ultimo di rifonderle un'indennità a titolo di ripetibili. L'appello non è stato intimato ad _ _.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Nel Cantone Ticino un decreto di stralcio ha portata meramente dichiarativa. Non può quindi essere impugnato, salvo che sia litigiosa l'esistenza stessa del motivo che ha posto termine alla lite (Rep. 1999 pag. 247 consid. 1). Il giudicato sulle spese e le ripetibili, ancorché contenuto in un decreto di stralcio, ha invece carattere autoritativo e può essere appellato (Rep. 1985 pag. 145 in fondo), sempre che la causa sia – come in concreto – appellabile. Nella misura in cui la convenuta chiede che il decreto di stralcio sia “riformato quanto alle date dell'intervento della _ _ _ ”, l'appello in esame non è dunque ricevibile. A prescindere dal fatto che nemmeno una sentenza di merito sarebbe impugnabile sui motivi (solo i dispositivi sono suscettibili di passare in giudicato), la natura dichiarativa del decreto di stralcio osta a qualsiasi impugnazione. Nella misura in cui la convenuta censura per contro le spese e le ripetibili poste a suo carico dal Pretore, l'appello è ricevibile. Tempestivo, su tal punto il ricorso può quindi essere vagliato nel merito.
2.
Nell'appello la convenuta chiede che si disponga l'interrogatorio formale di due suoi operai allo scopo di dimostrare che il cantiere di Minusio è stato effettivamente chiuso il 2 aprile 2003. Per tacere del fatto che i due dipendenti potrebbero essere sentiti solo come testimoni, una parte potendo instare soltanto per l'interrogatorio formale dell'altra e non di terzi (art. 271 cpv. 1 CPC), in appello nuovi mezzi di prova non sono proponibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). Del resto, come si vedrà in appresso, ai fini dell'attuale giudizio ci si dipartirà proprio dal presupposto che la convenuta abbia lasciato i luoghi il 2 aprile 2003. Escutere come testimoni i due collaboratori sarebbe quindi, in ogni modo, superfluo.
3.
L'appellante ribadisce di avere lasciato definitivamente il cantiere di _ già il 2 aprile 2003, di modo che la petizione avversaria era “inutile perché anche tardiva (notificata dopo il 2 aprile 2003)” (appello, punto 4). A mente sua, accertando che la ditta ha “abbandonato la proprietà dell'attore venerdì 4 aprile 2003 e (...) smontato i ponteggi nella giornata di domenica 6 aprile 2003”, il Pretore si è fondato su mere affermazioni della controparte, la quale avrebbe riportato fatti non veri, inducendo il giudice stesso in errore (appello, punto 5). Donde la richiesta di far sopportare le spese di primo grado all'attore, cui vanno addebitati anche gli oneri e le ripetibili di appello.
4.
Non a torto l'appellante si duole che il Pretore ha accertato i fatti credendo unilateralmente all'attore. Che la convenuta abbia chiuso il cantiere di _ solo il 4 aprile 2003, in effetti, tornando poi a smontare e a rimuovere le impalcature il 6 aprile successivo, risulta unicamente da quanto l'attore medesimo ha allegato nella sua lettera al Pretore dell'8 aprile 2003. Su tale lettera però la convenuta non ha avuto modo di esprimersi, avendone ricevuto copia solo con il decreto di stralcio. Quanto al contenuto dello scritto, esso è contestato nell'appello. L'unico fatto assodato, perché ammesso, è pertanto quello che la convenuta ha lasciato i luoghi il 2 aprile 2003. Il problema è di sapere se, ciò posto, il dispositivo sugli oneri processuali e le ripetibili contenuto nel decreto di stralcio resista alla critica.
5.
Chi acquiesce nell'ambito di un processo civile va considerato, di massima, soccombente (Rep. 1985 pag. 146 in alto). Deve quindi rifondere all'avversario – di regola – le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante non contesta tale principio. Sostiene, come detto, che l'attore si è rivolto invano al giudice, i luoghi essendo stati sgomberati sin dal 2 aprile 2003. Così argomentando, essa dimentica tuttavia che l'attore ha promosso causa già il 1° aprile 2003, quando il cantiere era ancora aperto. La consegna della petizione con domanda di provvedimenti cautelari in Pretura ha creato infatti litispendenza (art. 167 cpv. 1 CPC). Che poi la convenuta sia venuta a sapere del processo solo il 4 aprile 2003, quando ha ritirato il plico della Pretura contenente la petizione, la fissazione del termine per la risposta e la convocazione all'udienza cautelare (intimate dal Pretore il 2 aprile 2003) nulla muta al fatto che la causa fosse ormai avviata.
6.
Rimane la questione di sapere se possa essere ritenuto acquiescente chi ottemperi alle pretese della controparte, pur non essendo ancora a conoscenza della causa. La risposta è negativa, mal intravedendosi come potrebbe aderire all'azione avversaria chi nemmeno conosce l'esistenza del processo. Un'acquiescenza presuppone una scelta consapevole, non solo per l'addebito degli oneri processuali e delle ripetibili che essa comporta, ma anche per la forza di giudicato correlata allo stralcio della lite, almeno nel Cantone Ticino (art. 352 cpv. 1 in fine CPC). Acquiescenza è quindi possibile solo ad avvenuta notifica della petizione o dell'istanza (analogamente:
Leuch/Marbach/Kellerhals/ Sterchi
, Die ZPO für den Kanton Bern, 5a edizione, n. 1c ad art. 207). Se in concreto ci si diparte dall'unico fatto ammesso, ovvero che la convenuta ha liberato i luoghi il 2 aprile 2003, nel caso in esame non può ravvisarsi acquiescenza. Su questo punto l'opinione del Pretore non può quindi essere condivisa. Ma nemmeno può essere condivisa l'opinione dell'appellante, per vero affrettata, secondo cui in casi del genere i costi del processo e le ripetibili rimangono a carico di chi li ha anticipati, ossia dell'attore.
7.
Esclusa l'ipotesi di un'acquiescenza, nella fattispecie la causa poteva essere stralciata dai ruoli solo perché divenuta senza oggetto o priva di interesse giuridico (art. 351 cpv. 1 CPC). Ora, dandosi caducità o carenza d'interesse giuridico, si applica per analogia – in materia di spese e ripetibili – l'art. 72 della procedura civile federale (I CCA, sentenza del 1° febbraio 1996 in re A., consid. 6; del 1° giugno 1993 in re F., consid. 1 e 2; precetto menzionato anche in:
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 in fine ad art. 351). Quest'ultima norma stabilisce che quando una lite diventa – appunto – priva d'oggetto o d'interesse giuridico, il tribunale, udite le parti ma senza ulteriore dibattimento, dichiara il processo terminato e statuisce con motivazione sommaria sulle spese, “tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite”. In concreto occorre valutare sommariamente, di conseguenza, quale probabilità di buon esito avrebbe avuto la petizione se la convenuta non avesse abbandonato i luoghi in pendenza di causa (cfr. DTF 118 Ia 494 consid. 4, 111 Ib 191 consid. 7a).
8.
Sulla presumibile fondatezza dell'azione negatoria non giova dilungarsi, ove appena si consideri che neppure l'appellante muove la benché minima contestazione al riguardo. La convenuta non pretende infatti che la sua presenza sui luoghi fosse giustificata per legge o per consenso del proprietario (
Steinauer
, Les droits réels, vol. II, 3a edizione, pag. 288 n. 1036 segg.). Afferma bensì di essere intervenuta su richiesta del conduttore dello stabile, _ _ (per altro notoriamente colpito da decreto di sfratto), ma non pretende che questi agisse d'intesa con l'attore. Se la convenuta non avesse chiuso il cantiere di sua iniziativa, perciò, l'azione sarebbe verosimilmente stata accolta. Ne segue che, almeno nel risultato, a ragione il Pretore ha posto gli oneri processuali e le ripetibili a carico della convenuta. Quanto al relativo ammontare, l'appellante nulla eccepisce. La questione non deve pertanto essere affrontata oltre.
9.
Un ulteriore criterio per il giudizio sulle spese e le ripetibili merita invece approfondimento d'ufficio, trattandosi di una questione di diritto. Nel caso in cui un convenuto adempia la prestazione richiesta prima di vedersi notificare l'atto introduttivo della lite, è giusto verificare in effetti che l'attore non abbia proceduto in giudizio con inutile precipitazione. A tal fine occorre esaminare le circostanze che hanno indotto l'attore a rivolgersi al giudice. Ora, nella petizione l'attore aveva spiegato di avere notato il mattino del 31 marzo 2003 un paio di operai della convenuta intenti a erigere sulla sua proprietà impalcature e a eseguire opere da lui non commissionate. Per quanto avesse tentato di allontanare i due anche con l'intervento della polizia _, costoro se n'erano andati solo alle ore 15.30, salvo tornare l'indomani mattina. Il giorno stesso (_2003) l'attore ha quindi introdotto l'azione. L'indomani il Pretore ha impartito alla convenuta il termine di 30 giorni per rispondere alla petizione, citando le parti all'udienza per la discussione cautelare. La convenuta ha ritirato la raccomandata il _ 2003.
10.
I fatti allegati dall'attore nella petizione non sono stati avversati dalla convenuta, che ha rinunciato esplicitamente a formulare una risposta (lettera al Pretore del 4 aprile 2003). L'appellante non pretende, in particolare, che l'attore non avesse serio motivo per rivolgersi al giudice quel 1° aprile 2003. È vero che l'attore non doveva necessariamente temere la costituzione di un'ipoteca legale. Nel caso di opere ordinate dal conduttore, in effetti, l'iscrizione del pegno avrebbe richiesto che la prestazione fornita dall'artigiano o imprenditore fosse stata autorizzata dal proprietario (DTF 126 III 506 consid. 4; nota di
Piotet
in: JdT 148/2000 I 173), ciò che non risulta in concreto. Resta il fatto che l'attore non era tenuto ad accettare interventi edili indesiderati. La convenuta medesima, per altro, non contesta né che l'attore fosse in diritto di esigere lo sgombero della sua proprietà, né di essere rimasta sui luoghi il 31 marzo 2003 nonostante la diffida ad andarsene, né tanto meno di essere tornata a _ il mattino del 1° aprile 2003. Con il suo stesso comportamento essa ha provocato perciò l'avvio della causa e, quand'anche il cantiere sia stato chiuso il 2 aprile 2003, nulla muta al fatto che l'attore abbia dovuto adire il giudice in buona fede per porre fine all'illecita situazione.
11.
Ne segue che, quantunque nella fattispecie la causa non fosse da stralciare per acquiescenza, bensì per sopravvenuta carenza d'oggetto o mancanza d'interesse giuridico, nel suo risultato il dispositivo sugli oneri e le ripetibili contenuto nel decreto di stralcio merita conferma. La tassa di giustizia e le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si attribuiscono ripetibili all'attore, cui l'appello non è stato intimato e non ha cagionato quindi costi presumibili.