# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d3a7d3e0-a89d-5964-99f6-38db352782dc
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La _ con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio il _ 1993 (cfr. doc. _).
Lo scopo sociale consisteva nella conduzione e la gestione di esercizi pubblici e ogni altro similare. La società ha gestito l'Albergo _.
_ ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società, con diritto di firma individuale dal 17 aprile 1996 (cfr. doc. _).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS _ in qualità di datrice di lavoro dal 1° aprile 1996 al 31 marzo 2001.
La _ è entrata in mora con il pagamento dei contributi sin dall'affiliazione. La Cassa ha iniziato per questo motivo ad inviare sistematicamente delle diffide ed a promuovere le procedure esecutive (cfr. doc. _).
In data 1°dicembre 2000, 2 gennaio 2001 e 15 febbraio 2001 sono stati emessi quattro attestati di carenza beni per un importo complessivo di fr. 15'999.50 (cfr. doc. _).
Con decreti 28 marzo 2001 e 20 giugno 2001 il Pretore del distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione delle procedura ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC dell' _ 2001).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 29 ottobre 2001 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 25'721.15, concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati nel 2000 (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 27 novembre 2001, _ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo:
"
- La _ affiliata alla vostra cassa dal 1996 in passato ha
sempre pagato i contributi a voi dovuti.
Anche nell'anno 2000 sono stati fatti versamenti per ca.
Fr. 25'000.--, il che dimostra le buone intenzioni nei confronti della vostra cassa AVS.
- La _ e _, nel corso degli ultimi anni hanno messo tutto il loro impegno nella gestione dell'Albergo _ cercando anche una clientela (scuole e associazioni di handicappati della svizzera tedesca e francese) fuori dal normale turismo di passaggio che purtroppo non è più quello di una volta.
- _ inoltre ha pure cercato di vendere gli stabili del complesso Albergo _, ma l'alluvione dell'ottobre 2000 e le aste immobiliari delle proprietà _ (compreso gli immobili del complesso _) hanno dato "il colpo di grazia" sia alla _ che a _.
- _ si trova ora con attestati di carenza beni per Fr. 7'732'118.90, una situazione finanziaria disastrata ed in qualità di indipendente attualmente senza occupazione.
Visti i motivi sopra esposti vi chiedo cortesemente di voler riesaminare la vostra posizione in considerazione del fatto che è stato fatto tutto quanto umanamente era possibile fare e quanto è successo non è certamente stato voluto." (Doc. _)
1.4. Con petizione 4 gennaio 2002, la Cassa ha postulato la condanna di _ al versamento di fr. 25'721.15, motivando:
"
(...)
Nella sua opposizione contro la decisione di risarcimento danni la signora _ non porta nessun elemento valido a contestare la sua presunta responsabilità ma si limita ad affermare che è affiliata alla _ già dal 1996 e che in passato ha sempre pagato i contributi dovuti. Afferma inoltre che attualmente si trova in una situazione finanziaria disastrata.
Come scritto in precedenza la _ iniziò ad essere in mora con il pagamento dei contributi già a partire dalle prime richieste di acconto. Parliamo qui di quelle relative ai mesi di agosto, settembre e ottobre 1996. Quindi sin dall'inizio la società citata navigava già in cattive acque. Basti dire questi acconti sono stati liquidati, dopo dilazione concessa dall'UEF competente, nel corso del mese di dicembre del 1997.
Sul differimento del pagamento dei contributi fino a renderlo cronico a dispetto anche delle procedure esecutive in corso o quando i pagamenti avvengono a procedura esecutiva molto avanzata, il Tribunale federale delle assicurazioni aveva già stabilito che un simile modo di agire costituisce una negligenza non indifferente da parte del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità degli amministratori a cui incombeva la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società. Nemmeno la grave situazione di crisi costituisce per il convenuta, già amministratrice unica da diversi anni un valido motivo per procrastinare il pagamento dei contributi.
Per meglio documentare l'ammontare rimasto scoperto di Fr. 25'721.15 alleghiamo il quaderno dei salari per l'anno 2000 nonché il relativo conteggio. Alleghiamo pure il dettaglio con l'indicazione delle date di emissione dei conteggi mensili, delle diffide, dei precetti esecutivi e dei relativi importi.
In base all'art. 716a CO, l'amministrazione di una società anonima deve " vigilare sulle persone incaricate della gestione affinché esse rispettino la legge". Ciò significa che il Consiglio di Amministrazione deve leggere con spirito critico i rapporti che gli vengono sottoposti; domanderà, se necessario, delle informazioni supplementari e interverrà se costata degli errori o delle irregolarità (cfr. RCC 1983, pag. 106).
L'amministrazione non può delegare l'obbligo di vigilare sulle persone incaricate della gestione e della rappresentanza affinché esse rispettino la legge (art 716a CO), altrimenti l'essenza medesima dell'amministrazione ne sarebbe così svuotata da rendere inutile la sua esistenza (cfr, STCA del 30.05.1988, inc AVS 270/87, consid. 2.2.5).
Quindi, nel caso specifico se l'amministrazione avesse adottato queste procedure, molto probabilmente non si giungeva all'intimazione di una decisione di risarcimento danni qui contestata. Infatti già dall'inizio dell'attività della _ i contributi venivano regolarmente pagati a procedura esecutiva molto avanzata. Verso la fine dell'attività della _ e prima della dichiarazione del fallimento, l'ufficio esecuzione di _ ha rilasciato degli attestati di carenza di beni." (Doc. _)
1.5. La convenuta, nonostante i solleciti del TCA non ha trasmesso l'allegato di risposta (cfr. doc. _ e _)
1.6. A seguito di un accertamento effettuato dal TCA, in data 24 aprile 2002, la Cassa ha prodotto copia dei precetti esecutivi, delle domande di vendita e delle dilazioni di pagamento concesse dall'UEF di _, precisando:
"
(...)
Per quanto concerne il doc. _, facciamo presente che i periodi di conteggio possono essere mensili o trimestrali. Tuttavia, nel ramo della ristorazione, ci sono esercizi pubblici che hanno carattere stagionale, aperti quindi solo una parte dell'anno. Uno di questi è la società oggetto della presente lettera che in data 28 gennaio 1997 ha richiesto di pagare i contributi (acconti) in base al periodo effettivo di apertura (cfr. lettera allegata).
E' per questo motivo che nel doc. _. non figurano i mesi di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre.
Inoltre per l'anno 1999, a conferma dei citati pagamenti di circa
Fr. 25'000.00 effettuati nel 2000, alleghiamo l'estratto conto ed il dettaglio con l'indicazione delle date di emissione e degli importi richiesti."
(Doc. _)
Alla convenuta è stata concessa la possibilità di esprimersi sul doc. _ e di visionarne gli allegati presso il Tribunale (cfr. doc. _)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.3. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Nell'evenienza concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _), dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _), dalla copiosa documentazione versata agli atti sub doc. _ (copie di precetti, dilazioni, ecc.) risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 25'721.15.
Del resto la convenuta non ha contestato l'importo del danno.
2.4. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.5. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.6. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.7. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; _) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
_ ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società, con diritto di firma individuale dal 17 aprile 1996 (cfr. doc. _).
2.7.1. Sostanzialmente la convenuta, in sede di opposizione, afferma di aver fatto tutto il possibile per salvare la società.
In concreto va analizzato se i motivi invocati dalla convenuta sono idonei ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.5).
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).
In un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001 nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G., p. 6 e giurisprudenza ivi citata).
Va al riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr. anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243).
Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27 giugno 1994 in re M.).
Inoltre, secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).
Nell'evenienza concreta, la Cassa afferma che sin dall'affiliazione la società è stata in mora col pagamento dei contributi, ciò che ha costretto la Cassa a diffidarla dal mese di ottobre 1996 ed a precettarla a partire dal mese di novembre 1996 (cfr. doc. _).
La stessa convenuta ha dichiarato (con l'opposizione, cfr. consid. 1.3) che la ditta ha incontrato delle difficoltà, ma che tuttavia sino al 31 dicembre 1999 gli acconti sono stati versati. Tale fatto è del resto confermato dalla Cassa attrice, che rivendica per l'appunto i contributi non soluti nel 2000.
A mente della convenuta, la crisi del settore, oltre ad altri fattori specifici (tra cui l'impossibilità di alienare gli immobili del complesso Albergo _), avrebbero seriamente inciso sulla liquidità della ditta e sulla sua situazione finanziaria.
Il TCA constata che, l'eluso versamento non può dirsi dovuto a difficoltà momentanee. Infatti la Cassa ha dovuto inviare diffide alla società e anche intraprendere procedure esecutive per l'incasso dei contributi sin dal 1996. Finché, alla fine, vi è stato lo scoperto già indicato, risultato irrecuperabile.
Non siamo dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243).
D'altra parte nella citata sentenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243) la ditta, oltre a non versare i contributi per soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di limitare al massimo i danni causati alla Cassa.
Anche se nella presente fattispecie la ditta ha cercato di limitare i danni e ha tentato di salvarsi soprattutto con l'impegno dell'amministratrice unica nel cercare nuovi clienti, ciò non è sufficiente per esonerare _ dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS.
Gli sforzi della convenuta e della società non modificano dunque la situazione secondo cui la ditta era in difficoltà da ormai troppo tempo per ammettere un qualsiasi motivo di discolpa (cfr. consid. 2.5.).
In una sentenza non pubblicata dell'8 marzo 2001 nella causa R., P. e F., H 115/00 e H 132/ 00, il TFA si è così espresso:
"
(...) il mancato pagamento di tali oneri si è protratto troppo a lungo (dal 1994 al 1996) e a partire dal 1° gennaio 1995 l'omissione degli importi dovuti alla Cassa si è cronicizzata, costringendo quest'ultima a promuovere procedure esecutive per l'incasso dei contributi (...)"
In un'altra sentenza (STFA del 15 giugno 2001 nella causa A., H 29/01, consid 4d) l'Alta Corte ha ancora rilevato:
(...)
"d) Les premiers juges ont déduit de ce qui précède que, antérieurement aux difficultés de trésorerie reconnues par A. en 1997, ses deux sociétés, qui accusaient d'importants arriérés de cotisations, étaient déjà dans une situation financière très difficile. Le recourant aurait dès lors dû constater, en faisant preuve de l'attention que l'on pouvait exiger de lui, que X. et Z. ne souffraient pas seulement d'un manque provisoire de disponibilités mais étaient lourdement endettées et qu'il n'y avait en réalité aucune chance de voir leur situation s'améliorer rapidement, d'une manière décisive. On ne peut qu'adhérer à cette appréciation. On ne saurait en effet qualifier de simple passe délicate dans la trésorerie au sens de la jurisprudence citée ci-dessus, la situation de X. et Z., dans la mesure où le non-paiement des cotisations d'assurances sociales s'est prolongé, pour l'une des sociétés tout au moins, sur plusieurs années de manière récurrente (...)"
In un'altra recente sentenza dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c, il TFA si è nuovamente espresso nei medesimi termini:
"
(...) I dati dimostrano con palmare evidenza che i problemi finanziari dell'A. F. SA erano tutt'altro che temporanei, la stessa attraversando da anni una grave crisi di liquidità.
L'aver, a queste condizioni, deliberatamente procrastinato il pagamento dei contributi per più anni - quando invece un differimento è tollerabile in via eccezionale solo per un periodo di breve durata - nella vana speranza di un risanamento aziendale che doveva apparire ragionevolmente improbabile, tanto più a persona cognita per professione e formazione, esclude che possa darsi esimente di qualsivoglia natura a favore dell'interessato (...)"
Ora, l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e averlo irrimediabilmente differito a partire dal 2000, è segno di una negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità del membro del CdA, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269)
doveri che risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (
cfr. STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
Il mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico.
In concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito (cfr. STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; DTF 108 V 188).
Viste le circostanze rilevate era pensabile il contrario.