# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a18963c6-b9dd-532e-bb90-0177431ba3bf
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 20 dicembre 2012 l’Ufficio regionale di collocamento di _ (in seguito: URC) ha sospeso PI 1 per dodici giorni dal diritto all’indennità di disoccupazione a causa di mancate ricerche negli ultimi tre mesi precedenti l’iscrizione in disoccupazione del 4 dicembre 2012 durante i quali ha lavorato presso il Grotto _ in virtù di un contratto di durata determinata iniziato nel mese di giugno 2012 (cfr. doc. 7; 4; 5).
1.2. A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato (cfr. doc. 8), l’amministrazione, il 5 febbraio 2013, ha emesso una decisione su opposizione con cui, accogliendo l’opposizione, ha annullato la decisione di sanzione del 20 dicembre 2012 (cfr. doc. A).
L’URC ha così argomentato il proprio provvedimento:
"
(...)
Dagli accertamenti intrapresi risulta che in occasione del colloquio allo sportello avuto in occasione della consegna del contratto di lavoro con decorrenza 16.6.2012 la consulente del personale non abbia inequivocabilmente intimato all’assicurato di continuare a svolgere e documentare le ricerche di lavoro durante il periodo di impiego con contratto a tempo determinato, così come invece aveva fatto l’anno precedente. Dallo scambio verbale di informazioni l’assicurato ha dedotto che avrebbe potuto esimersi dalle ricerche di lavoro.
In mancanza di chiare e documentate istruzioni, alla luce delle considerazioni sopra esposte appare adeguata una revisione della decisione.
(...)” (Doc. A pag. 2)
1.3. Contro la decisione su opposizione del 5 febbraio 2013 la RI 1ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto l’annullamento della medesima, nonché sussidiariamente di pronunciare una decisione di sospensione al diritto di prestazioni per disoccupazione.
A sostegno delle proprie pretese la SECO, facendo riferimento a una sentenza 38.2012.59 emessa da questa Corte il 4 febbraio 2013, ha addotto che un assicurato non può trarre vantaggio alcuno dal fatto di non essere stato al corrente di dover effettuare un determinato numero di ricerche di lavoro precedentemente alla disoccupazione.
La parte ricorrente ha, poi, rilevato, da una parte, che il Tribunale federale ha stabilito che il dovere di effettuare delle ricerche di impiego rappresenta una regola di comportamento elementare, la quale deve essere seguita anche senza una precedente informazione. Dall’altra, che attualmente gli assicurati possono far capo a ogni tipo di informazione tramite internet o comunque possono rivolgersi alla propria cassa di disoccupazione o a una di loro scelta per ottenere opuscoli.
La SECO ha, inoltre, evidenziato che PI 1, nel 2011, era stato dovutamente informato in merito all’obbligo di svolgere e documentare le necessarie ricerche d’impiego durante gli ultimi mesi di contratto di lavoro a tempo determinato.
L’insorgente ha concluso che perciò nel presente caso l’opinabile non conoscenza dell’obbligo di effettuare ricerche di lavoro in numero e qualità sufficienti durante gli ultimi mesi di occupazione non può costituire un valido motivo per non sanzionare l’assicurato (cfr. doc. I).
1.4. L’URC, in risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, asserendo in buona sostanza che l’atteggiamento dell’assicurato, pur non conforme a quanto previsto dalla LADI e quindi censurabile, sia in concreto giustificabile da una errata istruzione del consulente URC (cfr. doc. III).
1.5. Il 22 marzo 2013 l’assicurato ha indicato che la consulente del personale non gli avrebbe fornito delle informazioni precise riguardo alle regola da rispettare (cfr. doc. IV).
1.6. La SECO ha comunicato di non avere altro da aggiungere al suo ricorso con scritto del 28 marzo 2013 (cfr. doc. VI), che è stato inviato per conoscenza all’URC e all’assicurato (cfr. doc. VII).
1.7. L’URC, dal canto suo, il 29 marzo 2013, ha ribadito la posizione espressa nella decisione su opposizione e nella risposta di causa (cfr. doc. VIII).
1.8. Il doc. VIII è stato trasmesso per conoscenza alla SECO e all’assicurato (cfr. doc. IX).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2.
Il TCA è chiamato a stabilire se l'assicurato deve essere o no sospeso dal diritto all’indennità di disoccupazione per mancate ricerche negli ultimi tre mesi precedenti l’iscrizione in disoccupazione del 4 dicembre 2012.
2.3. T
ra gli obblighi dell'assicurato rientra quello di cercare personalmente un'occupazione adeguata (secondo l'art. 16 cpv. 1 e 2 LADI il cui tenore non è stato modificato dalla quarta revisione della LADI), se necessario anche fuori della professione precedente (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI il cui testo è rimasto invariato in occasione della quarta revisione LADI) ed anche fuori del proprio luogo di domicilio (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. f LADI).
Alla fine di ogni periodo di controllo egli dovrà, dunque, presenta-re al servizio competente le prove documentali relative alle ricer-che di lavoro intraprese (cfr. STFA C 77/91 del 29 gennaio 1992 nella causa E.R., non pubblicata).
Secondo l'art. 26 cpv. 1 OADI:
"
L'assicurato deve finalizzare i propri sforzi di ricerca di lavoro, di regola sotto forma di domande d'impiego ordinarie."
L'art. 26 cpv. 2 OADI prevede che:
"
L’assicurato deve inoltrare
la prova delle ricerche di lavoro per ogni periodo di controllo al più tardi il quinto giorno del mese seguente o il primo giorno lavorativo successivo a tale data. Se l’assicurato lascia scadere il termine senza valido motivo, le ricerche di lavoro non potranno più essere prese in considerazione."
L'art. 26 cpv. 3 OADI stabilisce che:
"
Il servizio competente verifica ogni mese le ricerche di lavoro dell'assicurato."
La LADI ha, dunque, previsto che l'assicurato deve fare tutto quanto è nelle sue possibilità per evitare o ridurre lo stato di disoccupazione.
Tale principio non è stato messo in discussione contestualmente alla quarta revisione della LADI (cfr. Messaggio concernente la modifica delle legge sull’assicurazione contro la disoccupazione del 3 settembre 2008, FF N. 38 dl 23 settembre 2008).
L'obbligo di ridurre il danno, valido anche nell'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. DTF 125 V 197 consid. 6b; Stauffer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die obligatorische Arbeitslosenversicherung und Insolvenzentschädigung, 2a ed., Zurigo 1998, p. 48), è violato, fra l'altro, quando l'assicurato compie sforzi insufficienti per trovare lavoro.
Se non adempie il suo obbligo egli deve essere sanzionato sulla base dell'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, secondo cui l'assicurato è sospeso dal diritto all'indennità se non fa il suo possibile per ottenere un'occupazione adeguata (al riguardo cfr. STF 8C_180/2010 del 4 agosto 2010; STF 8C_589/2009 del 28 giugno 2010; STFA C 221/02 del 3 agosto 2003).
L’art. 30 cpv. 1 lett. c LADI è stato ritenuto dal TFA conforme alle disposizioni della Convenzione OIL Nr. 168, in vigore per la Svizzera dal 17 ottobre 1991 (cfr. DTF 124 V 228-230;
D. Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, p. 193s.).
La giurisprudenza ha stabilito che deve essere sospeso dal diritto all'indennità l'assicurato che non può provare di aver cercato un impiego durante il periodo che precede l'adempimento dell'obbligo di controllo (cfr. STF 8C_589/2009 del 28 giugno 2010).
Per costante giurisprudenza, chiunque si accinge ad iscriversi in disoccupazione deve attivarsi per cercare un nuovo impiego.
In una sentenza C 138/05 del 3 luglio 2006, la nostra Alta Corte ha così sottolineato che l'obbligo di cercare un'occupazione adeguata nel periodo precedente la disoccupazione vige anche con l'entrata in vigore della LPGA. Tale dovere è ancorato nella legge stessa (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI), cosicché gli assicurati non possono discolparsi asserendo di non aver saputo di essere tenuti a intraprendere dei validi sforzi anche antecedentemente all'iscrizione in disoccupazione.
L'assicurato deve così, ad esempio, adoperarsi già durante il periodo di disdetta (e cioè a partire dal momento in cui gli viene notificato il licenziamento) per trovare una nuova occupazione (cfr. STF 8C_589/2009 del 28 giugno 2010, consid. 3.1; STF 8C_800/2008 dell'8 aprile 2009, consid. 2.1; STFA C 208/03 del 26 marzo 2004, consid. 3.1 in DLA 2005 n. 4 p. 56; STFA
C 77/91 del 29 gennaio 1992; SVR 1998 ALV N° 22; D. Cattaneo, "Alcuni compiti degli Uffici regionali di collocamento alla luce della giurisprudenza". Appunti sociali, fascicolo n. 3. Ed. OCST, Pregassona 2000, pag. 16ss.; vedi pure art. 45 cpv. 1 lett. a OADI).
Inoltre gli assicurati con un contratto di lavoro di durata determinata devono compiere sforzi per cercare da sé un'occupazione durante un periodo ragionevole che precede la fine del rapporto di lavoro (cfr. Comunicazioni e istruzioni UFIAML, n. 12, 29 dicembre 1981, pag. 6, n. 3; D. Cattaneo,
op. cit., pag. 17).
2.4. Per stabilire se un assicurato si è sforzato a sufficienza per trovare un'occupazione adeguata non è importante soltanto la quantità bensì anche la qualità delle ricerche effettuate (cfr. DTF 124 V 231 consid. 4a; DTF 120 V 76 consid. 2 con riferimenti; STFA C 49/00 del 15 gennaio 2001).
Per quel che attiene all’aspetto quantitativo, va evidenziato che la LADI non prevede un numero minimo di ricerche di impiego da svolgere mensilmente
.
L
a giurisprudenza cantonale ha, tuttavia, stabilito quale linea di riferimento (e non quale regola con carattere assoluto), che per ogni periodo di controllo vanno comprovate almeno quattro ricerche qualitativamente valide (cfr., per tutte, la STCA AD 247/86 del 28 gennaio 1987).
L'Alta Corte, pur confermando tale principio (cfr. STFA C 33/87; STFA C 286/02 del 3 luglio 2003), ha precisato che occorre valutare nel singolo caso concreto quante ricerche mensili siano esigibili da ogni assicurato, sottolineando che la prassi amministrativa esige in media da dieci a dodici ricerche di impiego al mese (cfr. consid. 2.4.; STFA C 106/04 del 12 luglio 2005 consid. 2.1.; STFA C 199/05 del 29 settembre 2005; STFA C 6/05 del 6 marzo 2006 consid. 3.2.).
In una sentenza 8C_589/2009 del 28 giugno 2010 il Tribunale federale ha confermato la propria giurisprudenza e ha rilevato:
"
(...)
3.2 Pour trancher le point de savoir si l'assuré a fait des efforts suffisants pour trouver un travail convenable, il faut tenir compte aussi bien de la quantité que de la qualité des démarches entreprises (
ATF 124 V 225
consid. 4a p. 231). Sur le plan quantitatif, la jurisprudence considère que dix à douze recherches d'emploi par mois sont en principe suffisantes (cf.
ATF 124 V 225
consid. 6 p. 234; arrêt C 258/06 du 6 février 2007 consid. 2.2). On ne peut cependant pas s'en tenir de manière schématique à une limite purement quantitative et il faut examiner la qualité des démarches de l'assuré au regard des circonstances concrètes, des recherches ciblées et bien présentées valant parfois mieux que des recherches nombreuses (arrêt C 176/05 du 28 août 2006 consid.
2.2; RUBIN, op. cit. p. 392). (...)"
Sulle modalità con le quali bisogna effettuare le ricerche di lavoro, il TCA ricorda innanzitutto che secondo l'art. 17 cpv. 1 in fine LADI, l'assicurato deve
comprovare
il suo impegno per trovare un nuovo posto di lavoro, fornendo al servizio competente le prove relative agli sforzi intrapresi a tal fine (cfr. art. 26 cpv. 2 e cpv. 2 bis OADI; cfr. STFA C 280/01 del 23 gennaio 2003; DLA 1988 p. 95; DTF 120 V 74).
La legge non prevede nessun modo particolare per svolgere le ricerche: esse possono così venire effettuate sia per iscritto, sia presentandosi personalmente presso i diversi datori di lavoro, sia per telefono. Ciò che importa è che l'assicurato, alla fine di ogni periodo di controllo, sia in grado di dimostrare al servizio competente d'avere realmente compiuto gli sforzi da lui indicati (cfr. STFA del 29.1.92 nella causa E.R., non pubblicata).
Concretamente ciò significa che, in caso di ricerca scritta, l'assicurato dovrà consegnare all'amministrazione la fotocopia della sua offerta o della risposta del datore di lavoro interpellato o rendere in altro modo assolutamente credibile l'avvenuta ricerca.
In caso di ricerca personale il disoccupato non può limitarsi a un puro e semplice elenco dei datori di lavoro presso i quali avrebbe compiuto delle ricerche, ma è necessario che il datore di lavoro interpellato attesti, apponendo il suo "timbro" sul formulario (cfr. DTF 120 V 74) o in qualsiasi altra forma scritta, che la ricerca di lavoro è realmente avvenuta (cfr. STCA del 28.1.1987 nella causa S. P., AD 5/87).
Inoltre deve essere indicata in modo preciso la data completa in cui il disoccupato si è proposto per un determinato impiego (cfr. STFA del 14 dicembre 1999 nella causa P., pubblicata in DLA 2000 pag. 118).
L'assicurato potrà servirsi dell'apposito formulario messo a disposizione dalla SECO (dal 1° luglio 1999 la Segreteria di stato dell'economia ha sostituito l’Ufficio federale dello sviluppo economico e del lavoro).
In caso di rifiuto del datore di lavoro di apporre "il timbro", il disoccupato potrà comunque limitarsi ad annotare sul formulario l'avvenuta ricerca segnalando al servizio competente tale rifiuto.
Infine, in caso di ricerca telefonica, secondo la giurisprudenza federale, l'assicurato deve, di regola, confermare l'avvenuta ricerca, mediante una successiva conferma per iscritto (cfr. DLA 1988 p. 95).
In una sentenza del 20 marzo 2000, pubblicata in DLA 2000
p. 156ss., il TFA ha ritenuto che viola l'obbligo di ridurre il danno l'assicurato che effettua le ricerche di lavoro esclusivamente per telefono.
2.5.
Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.
La sospensione dal diritto all'indennità va da 1 a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave
(cfr. cfr. art. 45 cpv. 3 OADI in vigore dal 1° aprile 2011; 45 cpv. 2 vOADI).
La sua durata è determinata secondo la gravità della colpa
(cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 151-155).
In virtù dell'art. 45 cpv. 5 OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato. Per determinare il prolungamento sono prese in considerazione le sospensioni degli ultimi due anni.
Nella già citata sentenza 8C_589/2009 del 28 giugno 2010 il Tribunale federale ha ricordato che "La gravité de la faute dépend de l'ensemble des circonstances du cas, en particulier des recherches d'emploi qui peuvent être mises au crédit de l'assuré malgré le caractère globalement insuffisant de ses démarches, ou encore d'éventuelles instructions de l'ORP qu'il n'aurait pas suivies en dépit de leur pertinence".
Per quel che attiene alla sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione fondata sull'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, la prassi amministrativa prevede una sanzione da 4 a 6 giorni per mancate ricerche di lavoro e una sanzione da 3 a 4 giorni per insufficienti ricerche di lavoro nel periodo di disdetta.
Per ogni periodo di controllo successivo i parametri del SECO e della Sezione del lavoro prevedono da 5 a 9 giorni di sanzione per mancate ricerche di lavoro e da 3 a 4 giorni di sanzione per insufficienti ricerche di lavoro, in caso di prima sospensione, con proporzionali aumenti per i periodi successivi, visto l'art. 45
cpv. 2 bis OADI (cfr. Prassi LADI/ID D72 punto 1 dell’ottobre 2011; Lista delle sospensioni SdL n. 464 del 23 dicembre 2011).
Queste direttive sono conformi alla legge (cfr. D.
Cattaneo, "Alcuni compiti ...”, p. 43-44) e le sanzioni inflitte dall'amministrazione su queste basi vengono regolarmente confermate dal TCA.
Anche il TFA ha approvato il modo di procedere dell'amministrazione (cfr. STFA C 10/05 del 25 aprile 2005; STFA C 210/04 del 10 dicembre 2004; STFA C 275/02 del 2 maggio 2003; STFA C 286/02 del 3 luglio 2003; STFA C 280/01 del 23 gennaio 2003; STFA C 338/01 del 6 agosto 2002).
2.6. Nell’evenienza concreta dalla documentazione agli atti risulta che PI 1 si era annunciato per il collocamento già nel 2011 (cfr. doc. III).
Il 14 giugno 2011 egli ha concluso con il Grotto _ un contratto di lavoro a tempo pieno di durata determinata (cfr. doc. 1).
Dal protocollo relativo al colloquio con l’URC del 15 giugno 2011, redatto in occasione della consegna del contratto di lavoro menzionato, si evince che l’assicurato è stato avvisato di continuare le ricerche di lavoro e che se non trovava una nuova occupazione poteva ripresentarsi per l’iscrizione (cfr. doc. 2).
Il 15 dicembre 2011 PI 1 si è riannunciato per il collocamento senza diritto alle indennità di disoccupazione a causa del mancato adempimento del periodo di contribuzione minimo di 12 mesi (cfr. doc. III; IV).
Il Grotto _ ha riassunto l’assicurato da metà giugno 2012 sempre in virtù di un contratto a tempo pieno di durata determinata (cfr. doc. 4).
Il 4 dicembre 2012 l’assicurato si è iscritto in disoccupazione, rivendicando il diritto alle prestazioni. La Cassa di disoccupazione gli ha aperto un termine quadro con diritto alle indennità di disoccupazione (4.12.2012 – 3.12.2014; cfr. doc. III).
Al momento dell’annuncio per il collocamento PI 1, relativamente ai tre mesi precedenti la disoccupazione non ha fornito alcuna prova di ricerca di una nuova occupazione.
La consulente del personale, _, il 13 dicembre 2012, gli ha, pertanto, inviato una “Richiesta di giustificazione” con cui l’ha invitato a motivare, entro il 19 dicembre 2012, il fatto di non avere comprovato alcuno sforzo al fine di reperire un nuovo impiego durante i tre mesi precedenti l’annuncio all’URC, allegando l’eventuale documentazione a sostegno delle proprie dichiarazioni.
La collocatrice ha pure precisato che, oltre la data indicata, l’autorità cantonale avrebbe deciso sulla base degli atti in suo possesso, menzionando espressamente l’art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, il quale prevede proprio la sospensione di un assicurato nel caso in cui non faccia il suo possibile per ottenere un’occupazione adeguata (cfr. doc. 5).
L’assicurato ha risposto il 14 dicembre 2012, osservando sostanzialmente che il suo ex collocatore gli avrebbe detto di poter agire in tal senso (ossia di poter non effettuare le ricerche di lavoro), perché aveva un lavoro impegnativo (cfr. doc. 6).
L’amministrazione, con decisione formale del 20 dicembre 2012, rilevando che PI 1 nella sua giustificazione del 14 dicembre 2012 non ha comprovato alcuna ulteriore ricerca di lavoro svolta nel periodo richiesto, l’ha sospeso dal diritto alle indennità di disoccupazione per dodici giorni a causa di mancate ricerche di impiego nei tre mesi antecedenti l’annuncio per il collocamento (cfr. doc. 7).
Nell’opposizione interposta contro il provvedimento del 20 dicembre 2012 l’assicurato ha fatto valere quanto segue:
"
(...) nel 2010 ho continuato a fare le ricerche di lavoro. Nel 2011 (recte:
2012
; cfr. doc. 4) ho trovato lavoro in un Grotto a _. Siccome il lavoro era molto impegnativo ho chiesto alla mia collocatrice se potevo interrompere le ricerche, in quanto non avevo il tempo necessario per le ricerche. La consulente mi ha detto di sì (_).
(...)” (Doc. 8)
_, interpellata al riguardo dal Capo ufficio dell’URC di _, il 18 gennaio 2013 in un messaggio di posta elettronica ha dichiarato che:
"
(...) non c’è alcun verbale, insisteva che non avrebbe potuto fare le ricerche di lavoro perché il lavoro lo avrebbe impegnato molto e che tanto non aveva diritto... Devo avergli detto veda lei visto che insisteva dicendo “tanto non ho diritto” ed ora a distanza di mesi non mi è possibile ricordare le parole esatte. Non penso di avergli detto di non farle!
(...)” (Doc. 9)
L’URC, con decisione su opposizione del 5 febbraio 2013, ha accolto l’opposizione dell’assicurato e annullato la decisione di sanzione, in quanto in occasione della consegna del contratto di lavoro il 15 giugno 2012 la consulente del personale non gli ha inequivocabilmente intimato di continuare a svolgere e documentare le ricerche di impiego durante il periodo di occupazione di durata determinata, come invece aveva fatto l’anno precedente (cfr. doc. A; III).
2.7. Chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie questa Corte ritiene utile innanzitutto evidenziare che l
'art. 27 della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e consulenza” ha il seguente tenore:
"
1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.
2
Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne la tariffa.
3
Se un assicuratore constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente."
L'art. 27 LPGA sancisce, in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo, generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA
C 192/04 del 14 settembre 2005 consid.
4.1., pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid.
6; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg.
(315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg.
(527); U. Kieser, "ATSG - Kommentar", 2. ed., Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, ad art. 27 pag. 400 e pag. 402-407).
In materia di assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag. 95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003 pag. 307).
Il capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA
C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.=SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; DLA 2002 pag. 194).
Per quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli fornisca, gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr. DLA 2007 pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).
Inoltre tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 29 pag. 405).
Questo Tribunale, in una sentenza 38.2003.55 del 20 novembre 2003, massimata e parzialmente pubblicata in RtiD I-2004 N. 55 pag. 186, chinandosi su un caso di mancate ricerche di lavoro prima dell'iscrizione in disoccupazione, ha stabilito che anche dopo l'entrata in vigore della LPGA e conformemente alla giurisprudenza del TFA deve essere sanzionato con una sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione l'assicurato che non ha intrapreso sforzi al fine di reperire un impiego prima di annunciarsi per il collocamento anche se egli ignorava questo obbligo, riservata l'ipotesi in cui egli si è rivolto all'amministrazione per chiedere informazioni sui suoi diritti e doveri.
A quest’ultimo riguardo va evidenziato che l’Alta Corte ha confermato che il dovere di informazione e di consulenza giusta l’art. 27 cpv. 2 LPGA deve essere ossequiato dall’amministrazione qualora un assicurato entri in contatto con lei per ottenere delle delucidazioni o comunque quale richiedente di determinate prestazioni.
In particolare il Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza C 192/04 del 14 settembre 2005, pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato i funzionari dell’Ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio - era troppo breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie l’Ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo.
Il TFA ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’Ufficio regionale di collocamento e rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza preponderante era disposto a posticiparlo.
In caso affermativo, l’amministrazione avrebbe dovuto rispondere della sua omissione - implicante la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
In proposito cfr. pure STF 8C_320/2010 del 14 dicembre 2010; STFA C 301/05 dell’8 maggio 2006; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005.
Inoltre, in una sentenza C 138/05 del 3 luglio 2006, l’Alta Corte ha precisato che l’obbligo di cercare un’occupazione adeguata nel periodo precedente la disoccupazione vige anche con l’entrata in vigore della LPGA. Tale dovere è ancorato nella legge stessa (cfr. art. 17 cpv. 1 LADI), cosicché gli assicurati non possono discolparsi asserendo di non aver saputo di essere tenuti a intraprendere dei validi sforzi anche antecedentemente all’iscrizione in disoccupazione.
2.8. In concreto non è in ogni caso ravvisabile una violazione del diritto all’informazione e consulenza ex art. 27 LPGA da parte dell’amministrazione.
In primo luogo, PI 1 avrebbe infatti dovuto essere ben al corrente dei suoi obblighi di disoccupato, e meglio del dovere di compiere ricerche di lavoro durante lo svolgimento di un’attività lavorativa di durata determinata precedentemente all’iscrizione in disoccupazione.
In effetti il 15 giugno 2011 l’assicurato, in occasione della consegna all’URC del contratto di lavoro di durata determinata presso il Grotto _, era stato esplicitamente informato e reso attento al riguardo, come risulta dal relativo protocollo (cfr. doc. 2).
In secondo luogo, giova
osservare,
come peraltro rilevato dalla RI 1nell’atto ricorsuale facendo riferimento a una sentenza 38.2012.59 emessa dal TCA il 4 febbraio 2013 (cfr. doc. I),
che in ogni caso l'Alta Corte ha stabilito che il dovere di effettuare delle ricerche di impiego rappresenta una regola di comportamento elementare, la quale deve essere seguita anche senza una precedente informazione o - in caso di insufficienti ricerche - avvertimento da parte dell’amministrazione. Gli assicurati, del resto, devono intraprendere sforzi volti all’ottenimento di un’occupazione già prima della disoccupazione e pure nel periodo di disdetta (
cfr. STFA C 14/06 del 6 settembre 2006 consid. 2.2; STFA C 138/05 del 3 luglio 2006 citata al consid. 2.10.; STFA C 50/06 del 23 maggio 2006 consid. 2.1.; STFA C 144/05 del 1° dicembre 2005 consid. 5.2.1.).
Nella sentenza C 14/06 del 6 settembre 2006, appena menzionata, l’Alta Corte ha deciso che non era stato violato l’art. 27 cpv. 2 LPGA nel caso di un assicurato sanzionato per insufficienti ricerche dal profilo quantitativo.
Il TFA ha segnatamente deciso che un assicurato nulla può dedurre a suo favore dalla circostanza che un consulente del personale non indichi già al momento dell’annuncio in disoccupazione il numero delle ricerche da effettuare, ma attenda il primo colloquio di consulenza.
L
’amministrazione, infine, nemmeno ha contravvenuto al proprio obbligo di informazione generale giusta l’art. 27 cpv. 1 LPGA.
In effetti attualmente gli assicurati possono far capo a ogni tipo di informazione tramite internet o comunque possono rivolgersi alla propria cassa di disoccupazione o a una di loro scelta per ottenere opuscoli (cfr. STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 7; STCA 38.2012.59 del 4 febbraio 2012 consid. 2.11., citata dalla SECO nella propria impugnativa, doc. I pag. 2, 3; STCA 38.2012.32 del 24 settembre 2012 consid. 2.14.; STCA 38.2012.38 del 13 settembre 2012 consid. 2.11.; al riguardo cfr. pure www.ticino.unia.ch/Disoccupazione-e-informazioni.5642.0.html#c32668).
L’assicurato, pertanto, contrariamente a quanto deciso dall’URC con la decisione su opposizione impugnata (cfr. doc. A), non può trarre vantaggio alcuno, ai fini della presente lite,
dalla mancanza di chiare e documentate istruzioni, e meglio dal fatto che non gli sia stato precisato in modo inequivocabile nel giugno 2012 di dover effettuare un determinato numero di ricerche di lavoro durante l’attività lavorativa di durata determinata, in particolare negli ultimi tre mesi prima della disoccupazione.
2.9. L’assicurato nemmeno può essere tutelato nella sua buona fede sulla base di un’informazione errata da parte dell’amministrazione in applicazione dell’art. 9 Cost. .
Il diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost., che consente al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal principio della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una lunga e consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti
1.
l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone determinate;
2.
l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;
3.
l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;
4.
l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione che gli è pregiudizievole;
5.
la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data.
(cfr. STF 9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; STFA K 107/05 del 25 ottobre 2005, consid. 3.1.; STFA
C 270/04 del 4 luglio 2005, consid.
3.3.1.; STFA C 218/03 del
28 gennaio 2004, consid.
2; STFA C 25/02 del 29 agosto 2002; DTF 121 V 65, consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p. 106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit administratif, vol.
I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n°
509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).
Nel caso di specie l’assicurato ha asserito che la consulente del personale nel giugno 2012 avrebbe risposto affermativamente alla sua richiesta di poter interrompere lo svolgimento delle ricerche di lavoro non avendo il tempo necessario a causa dell’attività lavorativa molto impegnativa (cfr. doc. 8).
Tuttavia l’allora consulente del personale di PI 1, _, interrogata in proposito dal Capo Ufficio dell’URC, il 18 gennaio 2013 ha indicato, da un lato, che, a seguito dell’insistenza dell’assicurato circa il fatto di non poter svolgere ricerche di lavoro per gli impegni di lavoro, deve avergli risposto
“veda lei”
e di non pensare comunque di avergli detto di non farle.
Dall’altro, che non ha allestito un protocollo, in quanto ha visto velocemente l’assicurato allo sportello quando ha consegnato il contratto di lavoro dopo essere uscita per un breve lasso di tempo da un colloquio e che non l’ha visto all’appuntamento del medesimo giorno (15 giugno 2012; cfr. doc. III) alle ore 15 perché lavorava (cfr. doc. 9; consid. 2.6.).
Q
uesta Corte ritiene che non vi siano validi motivi per dubitare della veridicità di quanto affermato da _, ovvero che, interpellata in modo insistente dall’assicurato in merito alla possibilità di non svolgere le ricerche di lavoro durante l’attività lavorativa, abbia risposto
“veda lei”
, nel senso di valutare lui se intraprendere o meno degli sforzi al fine di reperire una nuova occupazione.
La semplice affermazione
“veda lei”
pronunciata a seguito delle insistenze dell’assicurato circa il non poter fare ricerche a causa del lavoro impegnativo, considerato che il dovere di compiere ricerche anche antecedentemente alla disoccupazione rappresenta una regola di comportamento elementare che deve essere seguita anche senza indicazioni specifiche (cfr. consid. 2.8.) e soprattutto che PI 1 aveva già ricevuto l’anno precedente (nel 2011) chiare istruzioni in relazione a tale obbligo da adempiere durante l’attività lavorativa (cfr. doc. 2), non poteva consentirgli di legittimamente credere che era esentato
dall’obbligo di intraprendere sforzi al fine di reperire una nuova occupazione
Il concetto
“veda lei”
, come già sottolineato, implicava che l’ultima decisione se compiere oppure no ricerche di lavoro spettasse all’assicurato, il quale era, o comunque avrebbe dovuto essere, ben consapevole del suo obbligo di intraprendere sforzi al fine di reperire una nuova occupazione avendo ricevuto chiare delucidazioni in merito nel giugno 2011 (cfr. consid. 2.8.)
Per quanto concerne la circostanza invocata dall’URC secondo cui, siccome l’assicurato non è di madre lingua italiana, è lecito pensare che l’espressione
“veda lei”
potesse generare malintesi (cfr. doc. III), questo Tribunale si limita a rilevare che dagli scritti di PI 1 agli atti si evince che egli comprende sufficientemente la lingua italiana (cfr. doc. IV; 6).
Inoltre in caso di dubbio l’assicurato avrebbe dovuto chiedere ragguagli all’amministrazione stessa.
In simili condizioni, nel caso di specie, tutto ben considerato, occorre concludere che nel giugno 2012 l’assicurato non ha ricevuto un’errata informazione da parte dell’amministrazione di essere esonerato dallo svolgimento di ricerche di impiego.
2.10. Alla luce di tutto quanto esposto e ritenuto che PI 1 mai ha contestato di non aver fatto alcuna ricerca di lavoro precedentemente all’annuncio per il collocamento del 4 dicembre 2012, né ha validamente giustificato l’assenza di ricerche, il TCA ritiene che a torto l’URC ha annullato la decisione del 20 dicembre 2012 con cui l’aveva sospeso dal diritto all’indennità di disoccupazione per dodici giorni a causa di mancate ricerche di lavoro negli ultimi tre mesi prima della disoccupazione.
Ne discende che la decisione su opposizione impugnata deve essere annullata.