# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 531464e5-0fad-5a65-bd58-372d3c6cf9de
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto: A.
AO 1 (1977), cittadino olandese, e AP 1 (1989) si sono sposati a _ (Paesi Bassi) il 16 luglio 2016. Dal matrimonio è nato D_, il 24 gennaio 2019. Il marito è dipendente della _ Sagl di _, la moglie lavora a metà tempo per la _ AG di _. I coniugi si sono separati il 3 febbraio 2020, quando AP 1 ha lasciato la villa di _, proprietà del marito, insieme con il figlio per trasferirsi provvisoriamente in un appartamento dei suoi genitori a _.
B.
Il 28 febbraio 2020 AO 1 si è rivolto al Pretore della giurisdizione di Locarno Città con un'istanza a tutela dell'unione coniugale per essere autorizzato a vivere separato, per ottenere l'attribuzione in uso dell'alloggio coniugale, per vedere affidato il figlio alla madre e regolato il suo diritto di visita in un fine settimana ogni due, dal sabato alle ore 9.00 fino alla domenica alle ore 19. Egli ha offerto inoltre un contributo alimentare per il solo figlio di fr. 1295.– mensili (assegni familiari non compresi). Il Pretore ha citato le parti a comparire il 18 marzo 2020 per il dibattimento. L'udienza è poi stata rinviata al 2 aprile successivo,
C.
AP 1 ha presentato il 12 marzo 2020 un'istanza cautelare in cui ha chiesto al Pretore di essere autorizzata immediatamente a vivere separata, di assegnarle in uso l'abitazione coniugale (subordinatamente, ove l'abitazione non le fosse attribuita, di condannare il marito a versarle fr. 10
000.– per arredare il suo nuovo appartamento), di affidarle il figlio per la cura e l'educazione, di fissare il diritto di visita paterno in due ore la settimana, di regola il venerdì dalle ore 16 alle 18, e di obbligare il marito a consegnarle i passaporti svizzero e olandese del bambino. Essa
ha postulato altresì un contributo alimentare per il figlio di fr. 6862.–
mensili (assegni familiari non compresi) e un contributo alimentare in suo favore di fr. 2400.– per il gennaio 2020, portato a fr. 11
420.– mensili dal 1° febbraio 2020. Infine essa ha sollecitato la disgiunzione delle partite fiscali dei coniugi. Il Pretore ha comunicato alle parti che l'istanza cautelare sarebbe stata discussa all'udienza già indetta per il 2 aprile 2020.
D.
Il Pretore ha comunicato alle parti il 18 marzo 2020 che in ragione della sopravvenuta emergenza pandemica l'udienza prevista per il 2 aprile 2020, destinata al dibattimento sulle misure a protezione dell'unione coniugale e al contraddittorio cautelare, era rinviata d'ufficio a data da stabilire. AP 1 ha scritto al Pretore il 1° aprile 2020, invitandolo a decidere “già in via supercautelare perlomeno un contributo alimentare iniziale per moglie e figlio”, un “congruo contributo” essendole necessario per reperire un alloggio confacente e interrompere “la forzata convivenza con i genitori”.
E.
Mediante decreto cautelare del 6 aprile 2020 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale in uso al marito, ha condannato quest'ultimo a versare alla moglie fr. 10
000.– per arredare il futuro appartamento e depositare l'eventuale garanzia prevista nel contratto di locazione, ha affidato il figlio alla madre, ha regolato il diritto di visita paterno in due visite settimanali di due ore ciascuna, di norma il venerdì dalle ore 16 alle 18, e ha posto a carico di AO 1 un contributo alimentare di fr. 1295.– per il figlio (assegni familiari non compresi) dal 1° febbraio 2020, come pure un contributo per la convenuta di fr. 3450.– mensili, sempre dal 1° febbraio 2020. A AO 1
il Pretore ha impartito inoltre un termine di 20 gior
ni “per presentare un'eventuale replica, con l'avvertenza che in caso di silenzio il giudice procederà nella lite giudicando in base all'istanza ed agli atti”.
F.
Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorta il 16 aprile 2020 a questa Camera con un appello in cui chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di fissare il contributo alimentare per il figlio in fr. 6862.– mensili (assegni familiari non compresi) dal 1° febbraio 2020 e quello per lei in fr. 2400.– nel gennaio 2020, rispettivamente in fr. 11
420.– mensili dal 1° febbraio 2020. Subordinatamente essa propone di annullare il decreto cautelare e di rinviare gli atti al Pretore per nuovo giudizio. L'appello non è stato comunicato a AO 1 per osservazioni.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
I
decreti cautelari sono emessi, anche nell'ambito di una procedura a tutela dell'unione coniugale
, con il rito sommario (art. 248 lett. d CPC). Se sono adottati dopo che la controparte ha avuto modo di esprimersi, fosse solo per scritto (art. 265 cpv. 2 CPC: decreti
intermedi o “nelle more istruttorie”
), essi sono appellabili così entro 10 giorni (art. 308 cpv. 1 e 314 cpv. 1 CPC), seppure il procedimento cautelare in sé non sia ancora terminato (DTF 137 III 417, confermata in DTF 139 III 88 consid. 1.1.2). Ove il decreto cautelare riguardi controversie meramente patrimoniali, in ogni modo, l'appello è ammissibile solo se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC).
2.
I provvedimenti cautelari emanati dal giudice senza sentire la controparte (art. 265 cpv. 1 CPC) non sono invece suscettibili di alcun rimedio giuridico. Impugnato potrà essere, se mai, il decreto cautelare che il Pretore adotterà dopo il contraddittorio o dopo avere invitato il convenuto a presentare osservazioni scritte (DTF 139 III 88 consid. 1.1.1). La situazione è analoga qualora il giudice
respinga
una richiesta di provvedimenti supercautelari senza sentire il convenuto, ovvero
senza indire udienze né sollecitare osservazioni scritte
(DTF 137 III 419 consid. 1.3 con rin-vii;
RtiD I-2019
pag. 619 n. 50c con richiami). Se tuttavia, pur respingendo l'istanza supercautelare, il giudice convoca le parti in udienza o invita il convenuto a presentare osservazioni scritte, quel decreto non potrà essere oggetto di ricorso. Impugnabile sarà se mai, una volta ancora, il decreto cautelare che il giudice avrà adottato dopo avere sentito le parti in udienza o dopo avere invitato il convenuto a presentare osservazioni
scritte.
3.
Nella fattispecie AO 1
ha introdotto il 28 febbraio 2020 un'istanza a tutela dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC). Su tale istanza la convenuta non ha ancora avuto modo di esprimersi, poiché ciò sarebbe dovuto avvenire al dibattimento del 2 aprile 2020, rinviato
sine die
. Il 12 marzo 2020 AP 1 ha presentato da parte sua un'istanza cautelare per ottenere l'emanazione di misure provvisionali. Su tale istanza AO 1 non ha ancora avuto modo di esprimersi, poiché ciò sarebbe dovuto avvenire contestualmente all'udienza del 2 aprile 2020, rinviata appunto
sine die
. Infine il 1° aprile 2020 AP 1 ha postulato l'adozione immediata di provvedimenti superprovvisionali sul contributo alimentare per lei e il figlio. E il Pretore ha statuito con il decreto cautelare del 6 aprile 2020, ora impugnato in appello.
4.
Nelle circostanze descritte il decreto cautelare in questione è stato manifestamente emesso senza contraddittorio. Né l'istanza di AO 1
,
del 12 marzo 2020, né quella di AP 1, del 1° aprile successivo, sono infatti state discusse oralmente o per scritto. Che in calce al decreto impugnato figuri l'appello come rimedio giuridico esperibile contro il decreto in questione poco giova, tale indicazione non potendo creare una via di ricorso inesistente. Certo, secondo il Pretore “l'istanza [cautelare] della convenuta può essere considerata quale risposta di causa” (decreto impugnato, pag. 3 in basso), ma ciò non è possibile. Un'istanza cautelare è e rimane un'istanza cautelare. Non può essere trasformata in una risposta di merito, quanto meno senza l'assenso di chi l'ha introdotta. Ne segue che l'assegnazione a AO 1
di un termine “per presentare un'eventuale replica” non ha senso. Poiché delle due l'una: o in concreto il Pretore intende procedere nel merito e, non potendo indire un'udienza, impartisce alla convenuta un termine entro cui rispondere compiutamente per scritto, oppure egli intende limitarsi a un giudizio cautelare e a tal fine, non potendo indire un'udienza, impartisce a AO 1 un termine per rispondere (e non per replicare) in forma scritta all'istanza della moglie.
5.
Ne segue che, emanato senza contraddittorio, il decreto in esame non è suscettibile di alcun rimedio giuridico. Si aggiunga che in nessun caso tale decreto può essere qualificato di “intermedio”, come crede il Pretore. “Intermedi” (o “nelle more istruttorie”) sono decreti
adottati dal giudice prima della discussione finale cautelare, a condizione che le parti abbiano avuto occasione di esprimersi almeno una volta oralmente o per scritto (DTF 139 III 89 a metà). In concreto nessuna delle due parti ha avuto occasione di determinarsi, finora, sulle argomentazioni dell'altra. Non può farsi questione pertanto di decreto cautelare “intermedio”. Senza dimenticare che un decreto cautelare “intermedio”, proprio perché è impugnabile (diversamente da quanto prevedeva la vecchia procedura ticinese:
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, pag. 846 nota 907), dev'essere provvisto di una motivazione almeno sommaria, come i decreti cautelari finali. In materia di contributi alimentari il primo giudice non può limitarsi pertanto, come nel caso in esame, ad accogliere le offerte di una parte ignorando le pretese dell'altra.
6.
Se ne conclude che, diretto contro un decreto superprovvisionale (nel senso dell'art. 265 cpv. 1 CPC) non impugnabile, l'appello di AP 1 va dichiarato irricevibile. Le spese del
giudizio odierno seguirebbero il precetto della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma le particolarità del caso inducono a rinunciare a ogni prelievo. Non si pone inoltre problema di ripetibili, l'appello non essendo stato intimato a AO 1 per osservazioni.
7.
Quanto ai rimedi giuridici dati contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. Trattandosi nella fattispecie di un decreto cautelare, nondimeno, in un ricorso in materia civile il ricorrente può censurare soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).