# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8d6b1a4b-59ba-5ab0-ba66-acd17ae74b3c
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con domanda 22 ottobre 2003, RI 1, classe _, da ultimo attiva quale web design nell’ambito di una riqualifica professionale, ha chiesto, per la seconda volta, di poter beneficiare di prestazioni AI (doc. AI 54/1-7).
Con comunicazioni 2 novembre 1999, 20 ottobre 2000 e 17 gennaio 2001 l’assicurata era stata posta al beneficio di provvedimenti professionali e meglio di una riqualifica nella professione di esperta multimediale dal 1° novembre 1999 al 31 dicembre 2001 (doc. AI 21/1-2, 33/1 e 37/1-2).
Con decisione 8 ottobre 2002 l’Ufficio AI aveva poi stabilito che il reddito conseguibile dall’assicurata, grazie al successo del provvedimento professionale accordato, escludeva il diritto a una rendita (doc. AI 48/1).
Dopo aver esperito degli accertamenti medici, tra cui la perizia pluridisciplinare 25 ottobre 2004 a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), per decisione 17 gennaio 2005, confermata con decisione su opposizione 30 dicembre 2005, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicu-rata il diritto ad un quarto di rendita dal 1° ottobre 2003 (doc. AI 93/1-2 e 106/1-6).
1.2. Con il ricorso in oggetto l’assicurata, rappresentata dallo Studio legale RA 1, avvalendosi del parere dei propri medici curanti e in particolare delle considerazioni 9 febbraio 2005 formulate dal dr. _, contesta la valutazione del SAM, rileva che la redattrice della perizia sarebbe stata influenzata da un certo sentimento di astio nei suoi confronti e sostiene che la riqualifica non le ha permesso di trovare un impiego, che ha dovuto ricorrere alla disoccupazione, che i problemi fisici e soprattutto psichici si sono accentuati costringendola a richiedere una rendita d’invalidità.
Contestualmente l’assicurata ha pure chiesto di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio.
1.3. Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso e, dopo aver espresso delle considerazioni sullo scritto 9 febbraio 2005 del dr. _, ha osservato che “(...) sottoposte al SMR le questioni sollevate dal medico curante e più in generale con l’allegato ricorsuale, i medici dell’ammini-strazione considerano tuttora valide le conclusioni peritali e meglio come esposto nelle annotazioni 14 marzo 2006 allegate. Per quanto riguarda infine l’”astio personale” che proverebbe la Dott.ssa _ nei confronti della Signora RI 1, “probabilmente riconducibile ai contrasti sorti nel corso dei colloqui” e che “si ripercuote nell’analisi” del SAM, l’ammini-strazione non intravede elementi concreti che possano far credere che i periti del SAM si siano accaniti contro l’assicu-rata (”quale ritorsione”, a causa di non meglio precisati “contrasti”) o che uno (o più di essi) abbia cercato d’influenzare negativamente la perizia in oggetto (...)” (doc. V, pag. 2 e 3).
1.4. Con scritto 10 aprile 2006 il rappresentante dell’assicurata ha prodotto una lettera 6 aprile 2006 con il quale il dr. _ ha preso posizione sulle annotazioni 14 marzo 2006 del dr. _, medico SMR, e ha chiesto l’allestimento di una nuova perizia psichiatrica super partes rilevando come per la sua assistita alla capacità di superare una formazione scolastica non faccia necessariamente seguito una uguale capacità di integrarsi nel mondo del lavoro.
1.5. Con scritti 11 aprile 2006 e 6 febbraio 2007 il rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA il certificato per l’ammis-sione all’assistenza giudiziaria e copia delle decisioni con le quali l’Ufficio del sostegno sociale ha riconosciuto alla sua assistita il diritto a prestazioni assistenziali (fr. 719.-- mensili quale prestazione ordinaria) dal 1° maggio 2006 al 28 febbraio 2007.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se, fondandosi sulla perizia pluridisciplinare 25 ottobre 2004 del SAM, a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a un quarto di rendita dal 1° ottobre 2003.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b). Nel confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va precisato che, secondo una sentenza pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr. anche
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno
1994 in
re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
2.5. Nell’evenienza concreta nella proposta per il medico 19 maggio 2004 il funzionario incaricato ha espresso le seguenti note riassuntive:
"
(...)
Trattasi di un'assicurata 37enne che a causa del danno alla salute era stata giudicata inabile al lavoro nella sua attività di decoratrice.
Dal novembre 1999 al dicembre 2001 è quindi stata sottoposta ad una riformazione professionale quale esperta multimediale con esito positivo.
Non ha però mai trovato lavoro e si è quindi iscritta alla disoccupazione. Giunti quasi allo scadere dei 2 anni di diritto, in ottobre 2003 inoltra una nuova richiesta documentando un peggioramento dello stato di salute.
Il Dr. _ ed il Dr. _ attestano una totale IL per qualsiasi tipo di attività dall'ottobre 2002.
Il Dr. _ attesta una IL del 30% quale decoratrice per quanto riguarda la problematica reumatologica. Propone una perizia psi.
Vista la giovane età procediamo con perizia?
(...)." (doc. AI 72/1)
Il dr. _, medico SMR, nelle annotazioni 1° luglio 2004 ha espresso la seguente raccomandazione:
"
(...)
Fino a quanto le patologie reputate invalidanti attuali erano già presenti prima della riformazione effettuata positivamente da parte AI?
Se vi è stato un peggioramento esso è apparso dal 10.2002 oppure 1.2003?
L'insieme delle patologie attualmente presenti è totalmente invalidante (ricordo che dr. _ conosce l'Ata solo dal 1.2003)
Quale è la prognosi lavorativa?
A queste domande dovrà rispondere una valutazione peritale pluiridisciplinare specialistica preso il SAM.
(...)" (doc. AI 73/1)
L’Ufficio AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 75/1).
Dalla perizia pluridisciplinare 25 ottobre 2004 (doc. AI 76/1-61) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr.ssa _), reumatologica (dr. _) e neurologica (dr. _).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente presso il citato centro di accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:
"
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10 F 45.4) e sindrome di somatizzazione (ICD 10 F 45.0) nell’ambito di un disturbo borderline di personalità (ICD 10 F 60.3)
Fibromialgia.
Sindrome lombovertebrale su scoliosi a forma di S della colonna vertebrale, con alterazione scoliotica lombosacrale sinistroconvessa, nonché iperlordosi lombare, tendenza al sacrum acutum, osteocondrosi L5-S1.
5.2. Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Alterazioni statiche dei piedi.
Emicrania senz’aura." (doc. AI 76/17)
Sulla base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa: “riteniamo l’A abile al lavoro nella misura del 60% nelle attività finora svolte di decoratrice e web-designer” (doc. AI 76/20), hanno concluso:
"
(...)
8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
Predominante appare essere la patologia psichiatrica, con la presenza di una sindrome somatoforme da dolore persistente e sindrome di somatizzazione nell'ambito di un disturbo di personalità
borderline.
Tale patologia, a nostro avviso, non può ridurre la capacità lavorativa nella misura superiore al 40% (vedi capitolo 6). Infatti
l'A.,
nel corso degli anni, è riuscita a conseguire un diploma di decoratrice e successivamente pure, nell'ambito di una riformazione professionale, il diploma di web-designer. Proprio in considerazione dell'iter formativo scolastico funzionale riteniamo che il disturbo di personalità
borderline
non possa inficiare la capacità lavorativa nella misura superiore al 40% in associazione a sintomi somatoformi. Siamo inoltre convinti che concedere un'incapacità superiore porterebbe a cocreare la patologia, nel senso che si gratifica questa tendenza regressiva ed anche manipolatoria dell'A. nell'espressione della sua aggressività e della sua rivendicazione invece di demotivare questo atteggiamento ed incitare piuttosto a mettere in atto quelle risorse che le sono proprie e che ha già dimostrato di possedere e di saper praticare.
La patologia reumatologica è caratterizzata, in primo piano, dalla presenza di una fibromialgia e di una sindrome lombovertebrale che riduce la capacità lavorativa dell'A. nella misura del 25-30% (25% come web-designer e 30% quale decoratrice addetta pure alla posa di insegne e cartelloni). La patologia reumatologica e quella psichiatrica non possono essere sommate, in quanto, praticamente considerano gli stessi sintomi e cioè la somatizzazione. Pertanto siamo convinti che la Signora RI 1 sia abile al lavoro nella misura del 60% nelle attività finora svolte.
La capacità lavorativa è ridotta a partire dall'1.10.2002 in avanti (vedasi certificato del dr. _
del 7.11.2003).
In precedenza vi sono stati dei periodi d'incapacità lavorativa totale per le problematiche ortopediche, per esempio nel marzo 2003 dopo supinazione della caviglia, con un'incapacità lavorativa breve. Un altro periodo d'incapacità lavorativa è avvenuto nel 1999 allor quando
l'A.
fu vittima di un incidente automobilistico. Questi periodi d'incapacità lavorativa sono di breve durata e quindi non considerati dall'UAI
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
Riteniamo che
l'A.
sia in grado di svolgere le attività finora svolte nella misura del 60%.
L'A.
é abile al 60% in attività lavorative leggere ed adatte e medio pesanti
Siamo consapevoli che
l'A.
per i suoi tratti di personalità possa presentare delle difficoltà d'integrazione nell'ambito di un ambiente lavorativo normale, difficoltà che vengono considerate nella valutazione di un grado di incapacità lavorativa al 40%.
Sconsigliamo assolutamente nuove misure di riformazione professionale che non porterebbero ad alcun miglioramento della capacità lavorativa dell'A.
10 OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI
Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente discussione fra tutti i medici periti del
SAM.
Domande particolari non sono poste.
(...)." (doc. AI 76/21-22)
2.6. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser / Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Al riguardo vedi pure D. Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di attualità, in RtiD I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29.
Anche in un'altra
sentenza del 28 maggio 2004 nella causa B. (I 702/03), il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza del 16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza del 19 maggio 2006 nella causa O. (I 873/05), si é confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(...)." (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
2.7.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01;
DTF 125 V 352, 122 V 160;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag. 106, consid. 3c, pag. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Massima Istanza ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in favore del suo paziente (STFA
25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01
; DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.8. Nella fattispecie, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici (consid. 2.7), questo Tribunale, fatta salva la diminuzione dal 50% al 40% dell’incapacità lavorativa riconosciuta all’assicurata da un punto di vista psichiatrico, non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa globale nelle attività finora svolte di decoratrice e web-designer.
In particolare il TCA non può aderire alla tesi della ricorrente che vorrebbe vedersi riconoscere un grado d’invalidità di almeno l’80% per le seguenti ragioni.
Nella lettera 30 novembre 2004 all’Ufficio AI il dr. _, FMH in medicina generale, ha rilevato che “(...) con la presente comunico di non essere assolutamente d’accordo con la discussione e la valutazione della perizia del SAM e di conseguenza nemmeno con la vostra comunicazione della delibera 03.11.2004. [...] La psichiatra (ndr.: si riferisce alla dr.ssa _ che ha svolto il consulto psichiatrico per il SAM) valuta la paziente inabile al 50%. A mio avviso la percentuale di inabilità poteva essere anche giudicata più alta e lo psichiatra curante conferma telefonicamente di condividere la mia opinione. Comunque se aggiungo al 50% di ICL valutato dalla psichiatra, il 30% che deriva dalla perizia reumatologica arrivo ad un 80%. Sono dell’opinione che la Signora RI 1 abbia delle risorse, in questo momento però non vedo nessuna possibilità per essa di sfruttarle. La reintegrazione nel mondo del lavorativo non è riuscita negli ultimi anni e ribadisco che ci vorrà una fase di stabilizzazione per avere delle chances di riprendere con un’attività lucrativa e riconquistare la propria autonomia finanziaria (...)” (doc. AI 85/1-2).
Il dr. _ non pone delle diagnosi nuove rispetto al suo rapporto medico 30 gennaio 2004 già considerato dai periti del SAM nella loro perizia (doc. AI 63/1-3 e 76/8-9).
Neppure può essere condivisa la tesi del dr. _ – in parte sostenuta anche dall’assicurata, cfr. doc. I, pag. 5 e 6) – secondo la quale al grado di inabilità psichiatrica del 50% andrebbe aggiunta l’incapacità lavorativa della ricorrente dal punto di vista reumatologico del 30% (quest’ultima rimasta incontestata) ottenendo così un’incapacità lavorativa complessiva dell’80%.
Al riguardo i periti del SAM hanno infatti osservato che “(...) la patologia reumatologica è caratterizzata, in primo piano dalla presenza di una fibromialgia e di una sindrome lombovertebrale che riduce la capacità lavorativa dell’A. nella misura del 25-30% (25% come web-designer e 30% quale decoratrice addetta pure alla posa di insegne e cartelloni). La patologia reumatologica e quella psichiatrica non possono essere sommate, in quanto, praticamente considerano gli stessi sintomi e cioè la somatizzazione. Pertanto siamo convinti che la Signora RI 1 sia abile al lavoro nella misura del 60% nelle attività finora svolte (...)” (doc. AI 76/21, la sottolineatura è del redattore).
Va qui rilevato che in una sentenza del 4 settembre 2001 nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I 2002 pag. 485 seg. e confermata nella STFA del 19 agosto 2005 nella causa D. (I 606/03), il TFA ha stabilito che per determinare il grado d’inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo ad un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati. L'Alta Corte ha inoltre osservato che la questione a sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e se del caso in quale misura è una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione.
Pertanto il TCA non ha nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione del SAM che ha escluso la possibilità di sommare, anche solo parzialmente, le rispettive inabilità lavorative accertate dal punto di vista psichiatrico e reumatologico.
Il dr. _, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo rapporto medico 31 gennaio 2004 (doc. AI 64/1-4), posta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “(...) sindrome da dolore somatoforme persistente con fibromialgia [cf. rapporto del Dr. _ del 14.2.03] [DSM IV: F45.1] – disturbo da somatizzazione [DSM IV: F45.0] – grave disturbo borderline della personalità [DSM IV: F 60.31] (...)” (doc. AI 64/1), ha concluso che il disturbo alla salute di cui è portatrice impedisce all’assicurata qualsiasi attività lavorativa, che l’atti-vità come web-designer non è più proponibile per un periodo indeterminato, che la diminuzione del rendimento è dell’80%, che miglioramenti della capacità lavorativa sul posto di lavoro come pure la possibilità di svolgere altre attività non sono per il momento possibili e che rivaluterebbe la situazione tra due anni.
Nel loro consulto 11 ottobre 2004 nell’ambito della perizia del SAM, il dr. _ e la dr.ssa _, capo servizio e capo clinica del Servizio di psichiatria e di psicologia medica di _, hanno invece concluso che:
"
(...)
In conclusione sulla base di quanto emerso nel corso dei colloqui, si confermano le diagnosi dello specialista curante, ovvero l'assicurata risulta affetta da una
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10, 45.4), Sindrome di somatizzazione (ICD 10,
F.45.0)
nell'ambito di un
Disturbo
borderline
della personalità (ICD 10, F. 60.3);
Le reiterate esperienze fallimentari e stressanti che si sono susseguite nel corso degli ultimi anni sia nell'ambito lavorativo che in quello relazionale hanno verosimilmente riattualizzato i meccanismi preesistenti della somatizzazione con rivendicazione e proiezione nei riguardi di tutte le istituzioni, ed incapacità a tollerare ed elaborare nuove frustrazioni. La personalità preesistente, dedotta sulla base dell'anamnesi personale pregressa, risulta inoltre marcatamente fragile, incline ad atti impulsivi quanto autolesionistici, intollerante allo stress e al confronto relazionale. Tuttavia, la motivazione con la quale la stessa ha intrapreso la presa in carico psicoterapeutica da oltre un anno, la parallela e graduale acquisizione di un certo grado di consapevolezza del proprio disagio psichico, costituiscono fattori prognostici altamente positivo.
in virtù di quanto sopra, se il quadro clinico descritto dallo specialista risulta sovrapponibile con quello emerso nel presente iter peritale, non altrettanto sovrapponibile risulta l'inabilità lavorativa. Si propende infatti per un'incapacità parziale, verosimilmente al
50%;
l'evitamento da tutto ciò che in questo momento risulta per la stessa stressogeno (lavoro, rapporti socio-professionali) comporta il rischio
di perpetuare una modalità reattiva disfunzionale, causa di una verosimile cronicizzazione.
(...)." (doc. AI 76/25)
Considerato il dettagliato ed approfondito consulto psichiatrico e ritenuta la giurisprudenza valida circa la forza probatoria dei certificati rilasciati dai medici di fiducia (consid. 2.7), questo Tribunale non ha alcun motivo per scostarsi dalla valutazione espressa dagli specialisti esterni inerpellati dal SAM.
In particolare il TCA non ha motivo di scostarsi dalla valutazione dei consulenti psichiatrici del SAM anche avuto riguardo allo scritto 9 febbraio 2005 nel quale il dr. _ ha preso posizione sul consulto 11 ottobre 2004. Infatti il dr. _ non pone in evidenza nuove patologie con influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurata e si è limitato ad osservare, da una parte, che la dr.ssa _ senza motivare ha percepito e descritto la paziente quale “provocatoria verso l’interlo-cutore” ritenendo che la stessa presenti un aspetto rivendicativo “nevrosi da rendita” – secondo il curante si tratterebbe invece di malintesi dovuti alla mancata presa in considerazione della patologia psichiatrica già presente dal 1999 – d’altra parte, che la specialista, nonostante abbia descritto un quadro clinico “sovrapponibile” a quello da lui rapportato, ha concluso, sempre senza motivare, per un’inabilità al lavoro del 50% (cfr. doc. C).
Inoltre va qui evidenziato che gli specialisti del SAM hanno sottolineato come “(...) la motivazione con la quale la stessa [si riferisce all’assicurata, ndr.] ha intrapreso la presa in carico psicoterapeutica da oltre un anno, la parallela e graduale acquisizione di un certo grado di consapevolezza del proprio disagio psichico, costituiscono fattori prognostici altamente positivi (...)” (doc. AI 76/25) e che anche il dr. _, riguardo i provvedimenti terapeutici, nel rapporto medico 31 gennaio 2004 aveva osservato che “(...) nel contesto psicoterapeutico la paziente inizia piano piano a rendersi conto di questa sua fragilità psichica, ed inizia a conoscerla, ad accettarla ed a imparare a gestirla in un modo più strutturato e funzionale. Le rimane comunque ancora un lungo percorso psicoterapeutico da compiere (...)” (doc. AI 64/3).
Del resto, anche il dr. _, medico SMR, nelle sue annotazioni 14 marzo 2006 si è così espresso:
"
(...)
- l'attuale documentazione non permette di oggettivare o rendere verosimile una modifica di rilievo dello stato di salute ed in particolare dello stato psichico dell'assicurata rispetto al momento della perizia
SAM.
-
Lo psichiatra curante e la perita concordano espressamente nella diagnosi ma discordano nella valutazione dell'influsso che questa patologia ha sulla capacità lavorativa residua dell'assicurata.
- Chiaramente il disturbo di personalità per definizione era già presente in occasione della riformazione professionale dato che un tale disturbo di solito si manifesta già nell'adolescenza comportando vari problemi come ben risulta essere stato il caso nell'assicurata (problemi relazionali, consumo di droghe, problemi scolastici e lavorativi). Valutando attentamente la cronistoria risulta verosimile che la causa che ha
portato ad una "inabilità lavorativa" nella prima professione sia stato il problema
psichico, problematica nascosta dietro una problematica di somatizzazione. Questo non vuol dire che l'assicurata era o è impedita a svolgere la nuova professione appresa ma significa che in pratica non vi sarebbe neanche stato il diritto a provvedimenti professionali dato che una attenta valutazione medica avrebbe permesso di costatare una idoneità a continuare a svolgere l'attività appresa.
- Purtroppo la riformazione professionale non è stata felice trattandosi probabilmente di una scelta con un mercato del lavoro molto ristretto. Non trovando l'assicurata uno sbocco lavorativo si è accentuata la problematica bio-psico-sociale con infine richiesta
di rendita d'invalidità.
-
La valutazione catastrofica del dr. _ viene contraddetta a livello pratico dal fatto che l'assicurata sia riuscita (anche se con qualche difficoltà) a terminare una riformazione professionale. Questo fatto conferma l'esistenza di risorse sfruttabili, come evidenziato dai periti
SAM.
In conclusione ritengo tuttora valida le conclusioni della perizia
SAM
che valutano il caso applicando criteri severi circa la presenza di una patologia invalidante e la presenza di una capacità lavorativa residua sfruttabile. L'assicurata presentava già in passato un disturbo di personalità, questo disturbo però fino a ottobre 2002 non aveva compromesso
in modo rilevante la capacità lavorativa residua. Sicuramente si tratta di un caso difficile
complicato il quale è complicato da fattori sociali ed economici non di pertinenza Al.
(...)." (doc. V/Bis)
Al riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid.
3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter
le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)"
(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)
Infine, anche nell’ulteriore scritto 6 aprile 2006, indirizzato al suo rappresentante, il dr. _ non pone in evidenza nuove patologie con influsso sulla capacità lavorativa dell’assicu-rata e rileva che:
"
(...)
Il rapporto del Dr. _ mi sembra molto sommario, ignora gli aspetti "tecnici" prettamente medico psichiatrici, non entra nei meriti del mio rapporto del 9.2.05, limitandosi a definirlo "catastrofico" e si basa su di un unico argomento che in sostanza è questo:
•
" se la paziente è riuscita a terminare la sua riformazione professionale, allora ha delle risorse sfruttabili e quindi non può presentare inabilità lavorativa".
Ora, a pagina 3 del mio rapporto del 9.2.05 avevo già discusso questo aspetto, esplicitando bene che è assolutamente
risaputo
che un paziente con una patologia di questo tipo può superare più o meno facilmente il periodo scolastico di formazione, per crollare poi proprio al momento del confronto con la realtà e con le proprie responsabilità che non è in grado di sostenere a causa della grave patologia psichiatrica.
(...)." (cfr. doc. E)
Viste le risultanze mediche appena esposte, considerata la giurisprudenza federale in materia di affezioni di natura psichica e alla loro natura invalidante e quella in materia probatoria di atti medici (cfr. consid. 2.6 e 2.7), questo Tribunale deve fare propria la conclusione con la quale gli specialisti psichiatrici interpellati dal SAM hanno stabilito che l’assicu-rata è abile al lavoro nella misura del 50%.
Il TCA non può invece aderire all’ulteriore conclusione dei periti del SAM secondo la quale l’incapacità lavorativa dell’as-sicurata andrebbe ridotta al 40%.
Infatti, la dr.ssa _, redattrice della perizia del SAM, nella discussione sulla patologia psichiatrica (doc. AI 76/18-20), non adduce sufficienti e convincenti elementi di natura clinica e medica che giustifichino una valutazione diversa rispetto a quella a cui sono giunti gli specialisti psichiatrici interpellati. In particolare, per il solo fatto di avere concluso due formazioni non è possibile escludere che a causa della sua situazione valetudinaria l’assicurata faccia fatica a reggere l’impatto con il mondo del lavoro. Per quanto riguarda invece l’asserita “abilità manipolatoria” essa, oltre che dagli specialisti psichiatrici, non è stata ravvisata nemmeno dagli altri specialisti, il neurologo dr. _ e il reumatologo dr. _, pure interpellati dal SAM. Al riguardo, nel rapporto medico 10 giugno 1999 (doc. AI 9/1-3), il dr. _ aveva poi concluso che “(...) la p. è credibile (...)” (doc. AI 9/2). Non è possibile concludere per un atteggiamento manipolatorio dell’assicurata neanche per il fatto che questa avrebbe beneficiato a torto delle prestazioni per una riformazione professionale. Non risulta infatti che l’assicurata abbia mai fornito delle informazioni inveritiere e, sulla base degli accertamenti medici effettuati allora, l’Ufficio AI aveva affidato l’incarico per integrazione a un consulente il quale, nel rapporto finale 19 ottobre 1999, aveva osservato che “(...) ci troviamo di fronte quindi ad un progetto di riqualifica che offre ottime garanzie di inserimento lavorativo puntuale (la _ potrà prepararla progressivamente alla professione di docente di impaginazione grafica+internet) e globale (l’assicurata acquisisce un titolo che le permetterà di lavorare anche altrove), fatto su misura per l’assicurata, in collaborazione con la _ e la _ (...)” (doc, AI 17/1-2).
Nel ricorso l’assicurata contesta in particolare l’analisi della patologia psichiatrica operata dalla dr.ssa _ mettendone in dubbio l’oggettività e senza escludere una forma di accanimento nei suoi confronti.
Invero la ricorrente non motiva in maniera obiettiva e sostanziale le succitate censure e, anche se il TCA non ha ritenuto di aderire alle conclusioni peritali limitatamente alla riduzione dal 50% al 40% dell’incapacità lavorativa globale riconosciutale, va qui ricordato che il TFA
ha considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM, precisando che questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Tutto bene considerato questo Tribunale ritiene che, come stabilito dagli specialisti psichiatrici interpellati dal SAM e considerato che i periti hanno escluso la possibilità di sommare, anche solo parzialmente, le rispettive inabilità lavorative accertate dal punto di vista psichiatrico e reumatologico, l’assicurata va ritenuta in grado di svolgere le attività finora svolte nella misura del 50%.
2.9. L’assicurata ha chiesto l’allestimento di una perizia psichiatrica super partes, la sua audizione e quella dei suoi medici curanti, dr. _ e dr. _.
A tal proposito va rilevato che, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Va qui inoltre ricordato che,
secondo la giurisprudenza federale, l’obbligo di organizzare un dibattimento pubblico ai sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale o di interrogatorio di parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. SVR 2006 IV Nr. 1; STFA del 31 agosto 2004 nella causa G., C 7/03; STFA del 27 febbraio 2004 nella causa B., C 106/02; DTF 122 V 47 e DTF 124 V 90, consid. 6, pag. 94 che rinvia alla DTF 122 V 47).
Nel caso in esame la documentazione medica agli atti è sufficiente per statuire in merito alla vertenza. In particolare, il fatto che il TCA non ha condiviso la riduzione dell’incapacità lavorativa operata dai periti rispetto alla valutazione degli specialisti psichiatrici interpellati, non è sufficiente per concludere che la perizia del SAM – da ritenere quale perizia super partes – sia inaffidabile.
Non è pertanto necessario procedere ad una perizia giudiziaria e all’audizione personale dell’assicurata e dei suoi medici curanti.
In simili circostanze, visto tutto quanto precede il ricorso va parzialmente accolto e la decisione impugnata annullata e riformata nel senso che all’assicurata è riconosciuto il diritto a una mezza rendita dal 1. ottobre 2003.
Pertanto l’Ufficio AI verserà all’assicurata la somma di fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di parziali ripetibili.
Visto l'esito della vertenza e il diritto a ripetibili parziali, la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio relativa alla parte per la quale l'assicurata è vincente in causa è divenuta priva di oggetto (cfr. DTF 124 V 310 consid. 6; STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02; STFA dell'8 novembre 2001 nella causa F., U 134/99; STFA del 18 agosto 1999 nella causa E.T. contro INSAI e TCA, U 59/99; STFA del 2 agosto 1999 nella causa H.D contro UAI e TCA, I 360/97; STFA del 19 novembre 1998 nella causa S.S contro CCC, P 7/97 e STFA del 27 aprile 1998 nella causa INSAI contro A.C. e TCA, U 18/97).
2.10.
Per la parte del ricorso in cui l'assicurata è soccombente, ella può invece essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia le relative condizioni.
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare e, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG-Kommentar, 2003, Art. 61 N. 86 p. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria - rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., Art. 61 N. 88s) - sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Nella specie, la domanda d’assistenza giudiziaria va accolta.
Infatti, la ricorrente si trova nel bisogno – quale unica entrata ella dispone della rendita AI (cfr. doc. X/Bis) e di una prestazione assistenziale di fr. 719.00 mensili (cfr. consid. 1.5) – inoltre l’assicurata non dispone delle necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un rappresentante, in casu lo Studio legale RA 1, appare senz’altro giustificato e le argomentazioni ricorsuali sono state in parte condivise da questo Tribunale.
Pertanto il TCA ritiene che nella fattispecie siano soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata.
Il gratuito patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).