# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** eed99c35-7d04-536b-95cf-53a955c978a9
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
1. L’imputato, cittadino _, è nato a _. Secondogenito di una fratria di sette (5 fratelli e due sorelle), non ha alcuna formazione, non ha mai lavorato ed è sostenuto interamente dalla famiglia. I genitori sono divorziati. La madre fa la casalinga ed il padre fa il venditore di tappeti. I fratelli vivono col padre e le sorelle con la madre. All’età di 18 anni è diventato padre di un figlio, che non vede dal 2004, nato da una relazione con una cittadina _ poi emigrata in _. Il figlio, attualmente undicenne, vive con la madre in _. Dal profilo della salute, l’imputato lamenta di essere epilettico da ca. 13 anni.
2. La vita dell’accusato è in realtà costellata di condanne penali. Incensurato in Svizzera, a suo carico risultano diverse condanne in patria prevalentemente per furti, rapina, minacce contro funzionari, falsità in certificati e soppressione di documenti, l’ultima delle quali nel 2009 a quattro anni e mezzo di reclusione per, asseritamente, una serie di furti con scasso e in banda presso grandi magazzini. La sua liberazione è intervenuta il 29 giugno 2012. Per i dettagli si rinvia all’AI 68.
3. Sui fatti l’imputato è reo confesso. Il suo compito era quello di eseguire le istruzioni di coloro che effettuavano le truffe telefoniche e ritirare il denaro presso le vittime. In qualche caso le vittime non sono cascate nel tranello, in altri, persone prevalentemente anziane, sono state indotte a consegnare il denaro. Ben istruito, dall’aspetto distinto, l’imputato, dopo aver ritirato la somma, in qualche caso si è pure attardato in, in vero, disgustosi salamelecchi come il baciamano alla vittima di cui al n. 1.4. cui aveva appena sottratto con l’inganno 58'000.- CHF. Così il rapporto di polizia:
"
Le informazioni nonché le conoscenze in possesso ai nostri servizi possono dare questa descrizione circa il modo di agire di queste bande di truffatori.
Informazioni che trovano pienamente riscontro anche con inquirenti di altri Cantoni e di altre Nazioni, dove soono state portate a termine indagini analoghe. In particolare abbiamo avuto uno scambio di informazioni con i colleghi _ i quali hanno portato a termine una vasta indagine contro questi truffatori di nazionalità _.
In grandi linee possiamo così riassumere le modalità operative di questa grossa organizzazione criminale.
In _ vi sono delle persone che fungono da “telefonisti”. Gli stessi utilizzano numeri di cellulari _ senza obbligo di notifica, dunque senza possibilità da parte delle autorità di risalire all’utilizzatore di questi numeri. Questi mediante supporti informatici, eseguono delle ricerche di nomi di battesimo che secondo i loro criteri potrebbero appartenere a persone anziane.
Prima di iniziare la loro attività, trovano accordo con loro connazionali che dovranno poi svolgere la seconda parte della truffa, ovvero il ritiro del denaro. Queste persone, anch’esse di nazionalità _ e di origine room, possono essere dei famigliari o anche semplicmente dei buoni conoscenti. Persone che posso risiedere anch’esse in _ (vedi il caso del nostro imputato) o essere stanziati in campi nomadi del _.
Trovato l’accordo su chi chiama e chi ritira il denaro, la banda è dunque pronta a mettere in atto le sue attività criminali.
Viene dunque deciso il giorno e la zona da colpire. Una volta che la persona che incasea il denaro è nella zona prescelta, i “telefonisti” iniziano a telefonare a ripetizioni alle possibili vittime. Telefonate che hanno un’intensità impressionate e che in pochi minuti raggiungono un notevole numero di persone.
Nel mentre i “telefonisti” eseguono ciò, con il chiaro intento di adescare una vittima, l’autore che si trova nella zona prescelta, si posiziona in luoghi centrali e/o affollati attendendo istruzione dai “telefonisti”.
Appena qualcuno cade nell’inganno i “telefonisti” informano il loro complice sull’indirizzo dove recarsi per incassare il denaro. Questo mediante taxi raggiunge così in breve tempo il domicilio della vittima.
Con i vari stratagemmi oramai noti, il “telefonista” obbliga la vittima ad uscire di casa e scendere in strada per incontrare il loro complice e consegnare il denaro.
A consegna eseguita la banda cessa nel suo agire e con i soldi al sicuro rientra alla base.
Base che potrebbe essere in _ ma anche direttamente in _.
Precisiamo che, sempre stando a quanto emerso dallo scambio di informazioni con colleghi a livello internazionale, gli accordi prevedono che il
50%
del bottino spetti al “telefonista” il rimanente
50%
a chi si reca sul posto per il ritiro del denaro. Questo aspetto verrebbe puntualmente mantenuto e rispettato tra i componenti della banda.
Per quanto riguarda invece i vari contatti tra la banca, anch’essi avvengono mediante schede telefoniche _ senza obbligo di notifica. Numeri che
non
sono gli stessi adoperati per contattare le vittime ma unicamente utilizzati per i contatti fra i compenenti della banda.
Anche questi numeri, come queli utilizzati per contattare le vittime, vengono continuamente sostituiti anche se forse con un ritmo minore. Infatti, se possiamo stimare che i numeri usati per contattare le vittime hanno una “vita” di al massimo un paio di settimane, quelli usati per contattarsi tra di loro possono avere anche un utilizzo di qualche mese.
Questo modo di agire, ben collaudato, permette loro di operare in diverse Nazioni europee, con un’estrema facilità e con ottime possibilità di riuscita. Segnaliamo infatti come nella sola Svizzera questo genere di truffa frutti agli autori
svariati milioni di franchi all’anno.
A fronte di quanto indicato, facciamo rimarcare come le modalità di agire appena elencate, rientrano appieno in quelle utilizzate dall’arrestato e dai suoi complici (non ancora identificati).
Arresto:
La mattina di venerdì 30.11.2012. venivamo contattati dal sig. ACPR 12. Lo stesso ci informava d’aver ricevuto una chiamata sospetta. Essendo lui ben informato sull’agire di queste bande di truffatori, intuiva subito di trovarsi confrontato con un tentativo di truffa.
Decideva dunque di ascoltare il suo interlocutore e di dar seguito alle sue richieste.
Appena fatto ciò, come detto, ci avvisava permettendoci di prendere le dovute contromisure.
Veniva dunque messo in atto un dispositivo di controllo nei pressi della sua abitazione ubicata a _ in Via _.
Si aveva dunque modo di osservare IM 1 che, seduto su di un muretto poco lontano dall’entrata dello stabile, maneggiava di continuo i suoi due apparecchi telefonici.
Ci si avvicinava al sospettato che, alla nostra vista (pattuglia in abiti civili), appena legittimati, si dava immediatamente alla fuga gettando a terra uno dei due telefoni cellulari. (trattasi dell’apparecchio Nokia di colore nero con inserita la scheda _).
Dopo alcune decine di metri di inseguimento a corsa si poteva comunque fermare ed arretare il soggetto. Tradotto nei nostri uffici veniva così interrogato, arrestato ed associato al carcere della Farera.
Sorveglianza telefonica – ascolto in diretta
Segnaliamo coe quella mattina i ostri servizi erano già in allerta ed attivit su questo genere di fenomeno. Infatti quella settimana, viste le numerose segnalazioni di tentativi di truffa giunti dalla popolazione, erano stati attivati dei controlli telefonici in diretta con l’ascolto di due numeri _. Questi ascolti ci avevano permesso di sentire alcune conversazioni, ma come detto in precedenza, non tutte le telefonate venivano da noi intercettate. Questo per il semplice motivo che gli autori, a prova di quanto da noi descritto nel modus operandi, utilizzavano altri numeri di chiamata a noi sconosciuti (allegati 92 e 93)
Indagine
Immediatamente dopo l’arresto di IM 1 si dava avvio alla nostra indagine. Come primo aspetto veniva affrontato quello della telefonia.
Su un fronte venivano interrogate le varie persone vittime dei numerosi tentativi, chiedendo ai loro provider di identificare il numero del chiamate, sull’altro fronte si chiedevano tutti i dati retroattivi delle schede e apparecchi telefonic in possesso di IM 1.
A tale proposito segnaliamo come in data 06.11.2012 alle ore 0800 circa, il Corpo Guardie di Confine, eseguiva un controllo a _ dell’arresto che viaggiava su di un treno partito da _. Durante questo controllo le Guardie avevano modo di annotare il numero IMEI di tre telefoni cellulari Nokia (vedi nostro rapporto accertamento tecnico del 03.12.2012).
A mano di tutti e questi numeri di telefono nonché di numeri IMEI di apparecchi telefonic in uso a IM 1 venivano chiesti ed ottenuti i tabulati retroattivi (allegati 89, 90 e 91).
È dunque stato possibile ottenere importanti informazioni sui contatti e spostamenti eseguiti dall’arrestato in concomitanza con le truffe consumate o tentate.
Per questo facciamo ambio riferimento ai verbali redatti al Ministero Pubblico, dove sono stati intrecciati gli spostamenti di IM 1 con le chiamate eseguite dai complici alla ricerca delle vittime”.
4. Detto che nemmeno la qualifica giuridica dei fatti presta il fianco a critiche, nella fattispecie, sostanzialmente, oggetto del procedimento è la pena.
Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è fondamentale. L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa; il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi (Stratenwerth
,
Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, n. 72 ad § 6;
Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 17 e 18 ad art. 47 CP
).
Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende,
mutatis mutandis
, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).
Vanno inoltre considerati -sempre secondo la citata  situazione familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena (
Strafempfindlichkeit
) per rapporto allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid.
2.1 con rinvii;
Stratenwerth
,
op. cit., n. 53 segg. ad § 7).
Esigenze di prevenzione generale, per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al riguardo il TF: "
Considerazioni di prevenzione generale possono influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore a quella che corrisponde alla colpa
” (DTF 118 IV 342).
Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV 150; 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). Al riguardo la CCRP ha costantemente affermato e ribadito che per sostenere che una sanzione rientri fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art. 63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza, non basta confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della colpa, ma occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche soggettive, che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si rivela assai arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni agire fonda le sue radici che gli sono proprie. Sempre la CCRP ha al riguardo precisato che il principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo più importante solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più imputati (CCRP 5 settembre 2005 in re A., consid. 8h e 13 dicembre 2005 consid. 8f).
5. La colpa di IM 1 è oggettivamente grave perché ha agito sistematicamente, in un numero importante di occasioni, riuscendo pure a sottrarre importi considerevoli a vittime ignare del raggiro che hanno avuto il solo torto di fidarsi dell’abile, quanto disonesto, telefonista che ha fatto loro credere trattarsi davvero di un parente. E non vi è nulla di più umiliante per le vittime che di scoprire di essere state raggirate in questo modo, in esse subentrando spesso la vergogna, il sentimento di esser state degli stolti, che ingenerano spesso ferite profonde, al di là del danno economico, nella proprio autostima. L’imputato ha agito pienamente consapevole di essere membro di un’organizzazione di mascalzoni senza scrupoli, pronti a privare la povera gente anche di tutto quello che avevano, se solo si pon mente al tentativo di cui al n. 1.13. nella misura in cui, dopo una richiesta di partenza di CHF fine mese (era il 28.11), l’interlocutore l’ha invitata insistentemente e cercando di infonderle sensi di colpa in caso di diniego, a comunque darle tutto quello che aveva. Avesse funzionato, l’anziana si sarebbe ritrovata senza un quattrino e con le fatture del mese precedente ancora da pagare. Un modo di fare che non può non essere definito ignobile. Se, da un lato è vero che l’imputato agiva dietro ordini di terzi, è altrettanto vero che in poco tempo ha saputo ben reinserirsi nella delinquenza, guadagnandosi poi la necessaria affidabilità nella misura in cui, organizzazioni criminali del genere, non affidano compiti così importanti come il ritiro del denaro, a persone di cui non possono fidarsi. Ad aggravare la colpa dell’imputato vi sono, di poi, i precedenti: senza una formazione, sin da minorenne non ha mai lavorato se non nell’ambito della delinquenza, per giunta organizzata, tanto che non sono passati molti mesi dalla sua scarcerazione che è venuto fino in Svizzera per mettere a profitto le truffe di cui in rassegna. A suo favore la Corte ha considerato una buona collaborazione con gli inquirenti, e, sebbene indotta dal difensore, l’espressa disponibilità a destinare il suo spillatico che guadagna in carcere al parziale risarcimento delle vittime, quale concreto segno di assunzione di responsabilità.
6. Tutto ciò considerato e ben ponderato la Corte ha ritenuto equa una pena detentiva di due anni e otto mesi. La prognosi essendo del tutto infausta a causa dei numerosi precedenti e della totale assenza di un concreto progetto di risocializzazione al suo paese, la pena deve essere integralmente da espiare, senza che ci si debba chinare sulla questione delle circostanze, peraltro inesistenti, particolarmente favorevoli ai sensi dell’art. 42 cpv. 2 CP
Visti gli artt.
12, 22, 40, 42, 47, 51, 70, 146 CP;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations