# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b34af5fb-e5ed-52fa-9599-b89d6b6532d0
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Dopo avere ripercorso i fatti imputati a IM 2, anch’egli reo confesso, l’accusa sottolinea che lo stesso è recidivo specifico, le sue dichiarazioni in merito ai precedenti penali in _ sono state confermate dall’Interpol _, egli è stato scarcerato per l’ultima volta nell’ottobre del 2014 proprio in seguito ad un furto di sigarette in Italia. A mente dell’accusa l’agire di IM 2 denota particolare intensità e determinazione, egli non ha imparato la lezione dai suoi precedenti e neppure la lunga esperienza carceraria in _ gli è servita da monito, ha fatto dell’arte di rubare la sua esistenza. Tutto ciò considerato, ritenuto che a suo favore può essere considerata unicamente la collaborazione e che non sono riscontrabili circostanze particolarmente favorevoli, l’accusa chiede per IM 2 una pena detentiva di 18 mesi interamente da scontare.
La PP passa quindi in rassegna gli episodi imputati a IM 1, sottolineando come la sua posizione sia la più gravosa, visto il ruolo di primo ordine che ricopriva all’interno del gruppo ed il maggior numero di furti a cui ha partecipato.
Per quanto attiene in particolare all’imputazione di complicità in furto di cui al punto A 1.2. dell’AA, rileva che le indagini hanno dimostrato come la IM 1 abbia aiutato il suo ex compagno _ a compiere un furto nel nostro Cantone. A mente dell’accusa non possono essere ritenute credibili le affermazioni dell’imputata, secondo cui non sarebbe stata consapevole del fatto che la sua autovettura sarebbe stata utilizzata per fare un furto. L’imputata, infatti, sapeva bene come si manteneva _ e qual era la sua attività illegale, quella sera lui le aveva chiesto di prestarle l’auto per accompagnare i ragazzi. Vi è poi che nell’immediatezza del furto, quella stessa mattina, verso le ore 05:00, _ si è recato proprio a casa della IM 1 per ricettare la refurtiva ed è quindi poco credibile che lei non sapesse che si era recato a fare un furto. È invece altamente probabile che la IM 1 lo stesse proprio aspettando in attesa della refurtiva da ricettare, cosa che poi ha effettivamente fatto, fotografando la merce ed inviando sms ai propri conoscenti per cercare di vendere la merce rubata. A mente dell’accusa non vi è quindi dubbio sul fatto che IM 1 avesse bene in chiaro o potesse perlomeno immaginarsi che l’auto sarebbe servita per perpetrare il furto con il modus operandi della “spaccata” da lei ben conosciuto. L’accusa pone l’accento sul fatto che il ruolo svolto da IM 1 era un ruolo da dirigente, di capo, funzione che lei non ammette, ma che risulta dagli atti, ed in particolare dalle dichiarazioni dei correi, asserzioni rese quando gli stessi non avevano la possibilità di colludere, trovandosi in carcerazione preventiva. La PP dà parziale lettura delle dichiarazioni rese dai correi della IM 1 in merito al ruolo ricoperto dalla stessa in seno alla banda. Cita poi i molteplici sms, allegati al VI PG del 21.01.2015, dai quali è ben comprensibile il suo ruolo di primo piano nella banda e si evince che era lei ad occuparsi di rivendere la refurtiva, non esitando a coinvolgere pure i suoi famigliari. L’imputata non ha dato nessuna prova dell’esistenza del fantomatico contrabbandiere di sigarette, tale _, motivo per cui le sue giustificazioni non sono credibili e non fanno che minare la sua credibilità in genere. Ad ulteriore comprova del fatto che era IM 1 la referente per i furti commessi in Svizzera, concorre poi il fatto che _, il compagno di IM 3, non appena ha visto la possibilità di rubare delle autovetture a _, ha immediatamente contattato la IM 1. Per quanto attiene alla pena, l’accusa considera che IM 1 non ha precedenti iscritti a casellario giudiziale italiano, ma in Italia sono pendenti due procedimenti per furto d’auto per rapina, le sue asserzioni secondo cui avrebbe iniziato a commettere furti perché coinvolta da _ non sono quindi credibili, siccome al momento della rapina non lo conosceva ancora. Infine, ciò che rende ancora più grave la valutazione della sua colpa e denota la sua particolare ostinazione, è il fatto che abbia deciso di recarsi in Svizzera a commettere reati nonostante il suo stato di avanzata gravidanza, senza minimamente preoccuparsi della bambina che porta in grembo e nemmeno della figlia adolescente che lasciava a casa da sola durante la notte. Della sua condizione non solo non si è preoccupata, ma è convinzione dell’accusa che della stessa ne abbia addirittura un po’ approfittato, pensando che, in caso di fermo, non si sarebbe proceduto ad un arresto nei suoi confronti, come avverrebbe in Italia. L’accusa, ritenuto come non vi siano attenuanti specifiche ed all’imputata possa essere unicamente riconosciuta una sorta di collaborazione, conclude chiedendo per IM 1 una pena detentiva di 20 mesi, da porre al beneficio della sospensione condizionale parziale, di cui la parte da espiare almeno di 6 mesi ed un periodo di prova di almeno 3 anni;
- l’avv. DUF 1, difensore dell’imputata IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: in entrata pone l’accento sulla situazione disperata in cui si trovano le persone oggi a giudizio, sottolineando che non si tratta di persone che entrano nelle nostre case minacciando la nostra intimità commettendo delle rapine, e chiede quindi alla Corte di non renderle capro espiatorio per quanto accaduto nell’ultimo periodo nel nostro Cantone.
Per quanto attiene al punto A 1 dell’AA, IM 1 ha ammesso tutte le spaccate. In merito al punto A 1.2. dell’AA, la difesa chiede che venga stralciato, siccome IM 1, nonostante si sia poi occupata in parte della ricettazione della refurtiva, non poteva sapere di prestare al suo ex compagno una vettura che sarebbe stata usata per spaccare la vetrata di un negozio, si trattava infatti di una Lancia Y, non di un fuoristrada. Di conseguenza, a mente della difesa, vanno stralciati pure i punti A 2.2. e 3.2. dell’AA. Chiede inoltre lo stralcio del punto A 1.8. dell’AA (tentativo di furto), spiegando la nozione di tentativo ed esponendo i motivi per i quali tale nozione non si applica alla presente fattispecie. Pone l’accento sul fatto che la sera del loro arresto gli imputati non sono stati colti in flagranza di reato, bensì ci si trovava ancora in fase preparatoria, e considera che ai sensi dell’art. 260bis CP gli atti preparatori al furto non sono punibili.
Per quanto attiene al reato di furto d’uso di cui al punto A 5. dell’AA, la difesa considera che, come si evince dalla rogatoria della Polizia _ concernente le vetture oggetto dei fatti, gli imputati sono stati chiamati in causa, in Italia, per furto aggravato, e non per furto d’uso.
La difesa pone l’accento sul fatto che l’arringa dell’accusa richiama, per dimostrare il ruolo della IM 1 all’interno della banda, le deposizioni di _, il quale non è stato sentito in contradditorio, motivo per cui le sue dichiarazioni andrebbero comunque relativizzate. Richiama inoltre la rapina che sarebbe avvenuta a _, contestata dall’imputata e per la quale nulla attesta la sua partecipazione. La difesa ritiene inverosimile il ruolo di capa della IM 1, sottolineando come le comunità _ siano delle comunità chiuse, patriarcali, nelle quali esiste un forte legame famigliare interconnesso; la IM 1 non fa parte della comunità _ e neppure conosce la lingua. Inoltre, la stampa _ ha chiaramente indicato i capi banda, uno dei quali era _, compagno della IM 3, la quale è entrata in scena proprio quando lo stesso è stato arrestato. È vero che la IM 1 ha avuto una relazione con _, il quale era forse un luogotenente, ma non un capo. Se a capo della banda di _ vi fosse stata una cittadina _, la stampa _ vi sarebbe andata a nozze ed avrebbe certamente sottolineato questa circostanza. La difesa ribadisce poi che il giorno dell’arresto la IM 1 era seduta sul sedile posteriore, schiacciata, posizione che non si addice certamente ad un capo, tanto meno in avanzato stato di gravidanza. A mente della difesa IM 1 era una sorta di pedina all’interno della banda, ma non può essere considerata un capo in seno a questa comunità straniera.
Per quanto attiene alla pena, il difensore pone l’accento sul fatto che la situazione della signora IM 1 era disgraziata, ricordando che la stessa convive con il marito, con il quale si sta separando, ha con lui una figlia di 15 anni, rimane incinta da un uomo con cui ha una relazione poi conclusasi ed inizia in seguito una relazione con questo _. Sottolinea che bisogna tenere conto del grande attaccamento che IM 1 ha con la figlia 15enne. In merito alla prognosi considera come la stessa non possa essere considerata negativa, siccome IM 1 deve per forza avere i propri piani per il futuro, sia come neomamma che come mamma di una ragazza adolescente, non può essere considerata pericolosa di recidiva. Bisogna inoltre tenere conto del buon comportamento tenuto dall’imputata in carcere. Tutto ciò considerato, la difesa conclude rimettendosi al giudizio della Corte per quanto riguarda la commiserazione della pena, chiedendo che la stessa venga posta al beneficio della sospensione condizionale;
- l’avv. DUF 2, difensore dell’imputato IM 2, la quale formula e motiva le seguenti conclusioni: in entrata sottolinea la situazione disperata nella quale si trovava l’imputato e le difficoltà riscontrate nel trovare un lavoro in un paese in cui di lavoro non ce n’è. Sottolinea che IM 2, nonostante non li abbia ammessi sin dall’inizio, non contesta i fatti di cui all’AA ed ha collaborato con gli inquirenti. Per quanto riguarda il tentativo di furto, si rimette al giudizio della Corte. Conclude chiedendo in via principale la sospensione condizionale della pena per un periodo di prova di 3 anni, ritenuto che le condizioni di cui all’art. 42 cpv. 2 CP sono adempiute, ed in via subordinata una riduzione della pena proposta dall’accusa da espiare;
- l’avv. DUF 3, difensore dell’imputata IM 3, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: pone l’accento sul fatto che, nonostante la sua assistita abbia agito in correità con gli altri due imputati, il suo ruolo è stato certamente marginale. Il suo guadagno è stato di soli 200.00 Euro per entrambi i furti, una cifra abbastanza modesta, considerato l’ammontare del valore di refurtiva dei due furti. IM 3 non sapeva nulla di come e a chi venisse venduta la refurtiva, non è mai stata coinvolta nella ricettazione della merce, la quale veniva sempre portata a casa della IM 1.
La difesa contesta l’aggravante del mestiere, citando i parametri della sentenza del Tribunale penale federale del 28.06.2012.
Riallacciandosi a quanto rilevato dall’avv. DUF 3, contesta inoltre l’imputazione di tentativo di furto di cui al punto C 1.3. dell’AA, considerato che l’intenzione di commettere un reato non è sufficiente per il tentativo e che secondo la giurisprudenza non si può parlare di tentativo, se non quando è stato commesso il passo decisivo, dal quale non vi è di regola ritorno.
Per quanto attiene alla commisurazione della pena, sottolinea la totale ingenuità dell’imputata, la quale ha agito in stato di grave angustia, avendo bisogno di soldi per far operare la bambina di pochi mesi, nata con una malformazione al piede. Tenuto conto della giovane età, della situazione famigliare e personale disastrata, dell’incensuratezza, della coerenza delle dichiarazioni e della totale ammissione dei fatti, la difesa conclude chiedendo una pena detentiva che non superi i 10 mesi da sospendere condizionalmente. Invocato il principio in dubio pro reo, chiede inoltre l’assoluzione dall’imputazione di tentato furto;

## Considerations

- il Procuratore Pubblico in replica, in merito all’imputazione di tentato furto sottolinea che è giusto dire che gli imputati non hanno portato a termine il loro intento criminoso, ma erano entrati in Svizzera proprio con l’intento di fare un furto, come hanno tutti ammesso. L’esecuzione è cominciata nel momento in cui il quintetto ha acceduto al piazzale del ACPR 4 andando a guardare nella vetrina se vi era della merce, violando in questo modo il domicilio della ACPR 4. Nel caso concreto la successiva desistenza non comporta in diritto l’impunità, siccome gli imputati non hanno desistito spontaneamente ai sensi dell’art. 23 cpv. 1 CP, ma hanno rinunciato unicamente perché si sono accorti che all’interno del negozio vi era poca merce;
- l’avv. DUF 3, difensore dell’imputata IM 3, in duplica, rileva che il tentativo vi sarebbe se il quintetto avesse iniziato a spaccare la vetrina, cosa che però non è avvenuta. Sulla base degli art. 22 e 260bis CP si dissocia quindi dalla posizione dell’accusa;
- l’avv. DUF 1, difensore dell’imputata IM 1, in duplica, sottolinea che l’intenzione di venire in Svizzera è stata ammessa dagli imputati, i quali però non avevano ancora un obiettivo, il furgone era ancora a _, dove avrebbero dovuto comunque ancora recarsi a prenderlo. Considerato che si trattava quindi ancora di una fase preparatoria, non punibile ai sensi dell’art. 260bis CP, ribadisce la richiesta di stralcio.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art.
12, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 139 cifra 2 e cifra 3 cpv. 1, 144 cpv. 1, 186 CP;
94 cpv. 1 lett. b, 95 cpv. 1 lett. a) e b) LCStr;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;