# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 944fe3b7-e551-5959-bbf4-6bba0a486d62
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a. Con e-mail del 23 giugno 2015 l'avv. _ si è rivolto al presidente dell'Ordine degli avvocati del Cantone Ticino (OATI) per segnalargli la condotta tenuta da
un gruppo di avvocati, e meglio i rappresentanti di _ Studio legale
, pregandolo
di intervenire tra le parti nel tentativo di mediare la situazione
e scongiurare così l'avvio di un'inutile e dispendiosa controversa giudiziaria.
Nella segnalazione il denunciante ha in particolare rimproverato ai
colleghi
, cui era subentrato nel patrocinio di una cliente, di avere inopinatamente respinto,
per il tramite dell'avv. RI 1
, le proprie ripetute richieste volte a ottenere la consegna - in originale - di tutti gli incarti da loro trattati per conto dell'ex mandante.
b. Dagli atti emerge che, dando seguito alla richiesta formulata nella segnalazione, il presidente dell'OATI ha informalmente preso contatto con l'avv. _, contitolare insieme all'avv. _ e altri tre avvocati iscritti all'albo dello studio legale _ (costituito in forma di SA), proponendogli un incontro conciliativo alla presenza sua e del denunciante.
Avendo l'interessato negato la propria disponibilità, il presidente dell'OATI, con il consenso espresso dell'avv. _, ha successivamente trasmesso per competenza la segnalazione alla Commissione di disciplina degli avvocati (Commissione).
c. Preso atto di tale segnalazione, l'11 agosto 2015 la Commissione ha aperto nei confronti dell'avv. RI 1, un procedimento disciplinare per presunta violazione degli art. 12 lett. a della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del 23 giugno 2000 (LLCA; RS 935.61) e 19 della legge sull'avvocatura del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL 951.100; obbligo di restituzione atti) nonché 12 lett. a LLCA, 16 LAvv e 24 del codice svizzero di disciplina del 10 giugno 2005 (CSD; principio della collegialità).
d. Chiamata a pronunciarsi in merito, con osservazioni del 24 agosto 2015 - completate il 10 settembre successivo e sottoscritte per conferma dagli avv. _ e _ - l'interessata ha contestato ogni addebito mosso contro di lei. Dopo aver censurato alcuni aspetti procedurali, ha in particolare sostenuto di avere agito quale semplice dipendente dello studio _ e di essersi limitata, nel comunicare al denunciante il rifiuto di consegnargli l'incarto in originale, a seguire le istruzioni del suo datore di lavoro. In ogni caso _ avrebbe già adempiuto al proprio obbligo di restituzione, avendo di volta in volta inviato alla ex mandante
copia di tutte le comunicazioni fatte e ricevute, unitamente ai vari documenti
.
e. A fronte delle suddette osservazioni e della documentazione allegata alle stesse, il 29 ottobre 2015 la Commissione ha aperto d'ufficio due paralleli procedimenti disciplinari anche nei confronti
degli avv. _ e _, ipotizzando nei loro riguardi le stesse violazioni rimproverate all'avv. RI 1
.
f. Chiamati a loro volta a pronunciarsi in merito, gli avvocati hanno presentato delle osservazioni congiunte, con cui hanno confermato l'esposizione dei fatti dell'avv. RI 1 e nel contempo respinto ogni addebito mosso contro di loro.
B.
a. Con decisione del 14 dicembre 2015, la Commissione ha
condannato l'avv. RI 1 al pagamento di una multa disciplinare di fr. 500.-.
Disattese le censure formali sollevate, la precedente istanza ha in particolare rilevato come anche l'avvocato che esercita la professione quale dipendente di un altro avvocato indipendente e membro attivo di un ordine cantonale agisca sotto la propria completa responsabilità e sottostia alle norme professionali della LLCA. Ha quindi osservato che l'avvocato dipendente deve seguire le istruzioni del proprio datore di lavoro, ad eccezione di quelle che potrebbero costituire una violazione dei suoi obblighi professionali. Ha pertanto ritenuto che in concreto la denunciata fosse incorsa in una violazione degli art. 12 lett. a LLCA, 16 e 19 LAvv nonché 24 CSD, non avendo restituito alla sua ex cliente, per il tramite del suo nuovo patrocinatore e alla prima richiesta, l'intero incarto in originale, indipendentemente dal fatto ch'essa ne avesse già ricevuto copia di volta in volta. La sanzione è stata commisurata tenendo conto della gravità dell'infrazione, della mancanza di segni di autocritica e dell'assenza di precedenti.
b. Con separate decisioni di medesima data la Commissione ha condannato anche gli avv. _ e _, sanzionandoli con una multa di fr. 800.- ciascuno.
C. a. Avverso la predetta risoluzione, l'avv. RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento.
Ripercorsi i fatti, l'insorgente - che segnala tra l'altro di avere nel frattempo avviato uno studio legale in proprio - lamenta anzitutto una violazione del suo diritto di essere sentita per non essere stata coinvolta dal presidente dell'OATI nel tentativo di conciliazione auspicato dal denunciante e per non essere stata
informata del colloquio avuto con l'avv. _ nonché del rifiuto di quest'ultimo di partecipare ad un incontro conciliativo. Biasima inoltre la Commissione per non avere a sua volta fatto luogo ad un esperimento di conciliazione. Contesta che la segnalazione fosse sufficientemente chiara per consentire l'apertura del procedimento disciplinare nei suoi confronti. Per il resto, ribadisce di non avere, all'epoca dei fatti, agito in nome proprio e sotto la
propria sola responsabilità ma di essersi limitata a seguire, quale semplice dipendente, le istruzioni impartitele. Nella denegata ipotesi di una conferma della condanna, ritiene eccessiva la sanzione inflittale, che chiede di annullare o, in subordine, di ricondurre a un avvertimento o a un ammonimento.
b. A differenza dell'avv. _, che l'ha accettata, anche l'avv. _ ha impugnato la sanzione disciplinare inflittagli.
D. In sede di risposta, la Commissione ha rinunciato a formulare osservazioni al presente ricorso, riconfermandosi integralmente nel provvedimento impugnato.
E. a. Il 14 marzo 2016 l'avv. _ ha chiesto di poter esaminare gli atti del presente incarto, postulandone subordinatamente la congiunzione con quello (n. 52.2016.33) che lo concerne.
b. Con osservazioni del 14 aprile 2016, la qui ricorrente si è opposta alla richiesta di accesso agli atti, acconsentendo per contro alla congiunzione non già delle cause bensì dell'istruttoria, se giustificata da esigenze di economica processuale.
c. Dopo un ulteriore scambio di allegati, con decreto del 12 febbraio 2019, il giudice delegato, appurata la parziale identicità del complesso di fatti alla base delle impugnative pendenti davanti al Tribunale e non intravedendo alcun legittimo interesse pubblico o privato che vi ostasse, ha disposto la congiunzione delle cause limitatamente alla loro istruttoria, richiamando i rispettivi incarti paralleli nonché impartendo un termine ai ricorrenti per visionare gli stessi e pronunciarsi in merito.
d. Delle osservazioni formulate dalla qui ricorrente si dirà, per quanto necessario, nei considerandi di diritto.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 28 cpv. 1 LAvv. Certa è la legittimazione attiva dell'insorgente, personalmente e direttamente toccata dalla decisione
impugnata, di cui è destinataria (art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL
165.100). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1
LPAmm), è dunque
ricevibile in ordine.
1.2. Come accennato in narrativa, avendo in parte il medesimo fondamento di fatto, le impugnative presentate dalla qui ricorrente (inc. n. 52.2016.54) e dall'avv. _ (inc. n.
52.2016.33) sono state istruite congiuntamente in applicazione dell'art. 76 cpv. 1 LPAmm. Esse vengono tuttavia evase con separate decisioni.
1.3. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, integrati dalla sentenza n. SO.2015.3658 emanata il 14 dicembre 2015 dal Pretore del Distretto di Lugano, prodotta dall'avv. _ su invito del giudice delegato. Da una valutazione anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3 e rimandi), le altre prove sollecitate dalle parti non appaiono invece idonee ad apportare al Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti per l'esito della controversia.
I documenti agli atti permettono di pronunciarsi con sufficiente cognizione di causa sugli estremi dell'infrazione, senza che si renda necessario assumere le altre carte (in particolare, per quanto non già agli atti, il contratto di mandato tra _ e l'ex
cliente) e procedere alle audizioni testimoniali richieste (avvocati _, presidente dell'OATI, RI 1 e _, di quest'ultimo essendo peraltro stata prodotta una dichiarazione scritta). Neppure occorre richiamare gli ulteriori incarti indicati dagli insorgenti, viste in particolare l'acquisizione agli atti della citata sentenza pretorile e la produzione da parte dell'avv. _ del fascicolo della Commissione che lo concerne come pure della decisione della medesima autorità riferita all'avv. _.
2.
2.1. La ricorrente lamenta anzitutto una violazione del suo diritto di essere sentita
, non avendo avuto la possibilità di esprimersi in merito alla segnalazione e di tentare di mediare tra il denunciante e _ prima che fosse aperto contro di lei il procedimento disciplinare sfociato nella decisione qui impugnata. Deplora in particolare
di non essere stata coinvolta dal
presidente dell'OATI nel tentativo di conciliazione postulato dal denunciante e di non essere stata
informata
del colloquio avuto con l'avv. _ nonché del suo rifiuto di partecipare a un incontro conciliativo, rimproverando
alla
Commissione di non avere a sua volta fatto luogo a un esperimento di conciliazione.
2.2. Giusta l'art. 29 CSD, in caso di contestazione tra avvocati, essi devono anzitutto cercare di comporre la lite amichevolmente (cpv. 2). Se una composizione bonale non viene raggiunta, l'avvocato deve rivolgersi all'Ordine degli avvocati, cantonale o estero, del collega prima di avviare la procedura giudiziaria o amministrativa (cpv. 3). Quest'ultimo principio era ripreso anche all'art. 28 cpv. 1 del codice professionale dell'Ordine degli avvocati del Cantone Ticino dell'11 novembre 2004 (CAvv; BU 2005 261), in vigore all'epoca dei fatti (ma abrogato con effetto immediato l'8 giugno 2017, cfr. BU 2017 340), secondo cui, accertata la violazione di una regola professionale da parte di un collega, l'avvocato doveva rivolgersi, prima di intraprendere passo alcuno, al presidente dell'Ordine.
2.3. Come correttamente rilevato dalla precedente istanza, le disposizioni sopraesposte non prescrivono invero alcun obbligo per il presidente dell'OATI confrontato con una segnalazione di un avvocato nei confronti di un collega di esperire un tentativo di conciliazione. Ad ogni modo, va pure osservato
che le predette disposizioni deontologiche, rientranti tra quelle che regolano il
comportamento dell'avvocato nei confronti dei colleghi (cfr. titolo II), hanno più che altro una valenza corporativa e non impediscono l'avvio di una procedura disciplinare per la violazione di regole professionali ai sensi dell'art. 12 LLCA; procedura cui la preposta autorità di sorveglianza è tenuta a dar seguito, anche qualora tali norme deontologiche non fossero state osservate (cfr.
Martin Sterchi
, Kollegiales Verhalten als anwaltliche
Berufspflicht?, Anwaltsrevue 2009 pag. 494 segg., pag. 497; cfr. inoltre
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 297). In una loro disattenzione non è ravvisabile alcuna lesione della LLCA.