# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6b7d4272-66f2-5e4e-8c14-1bc1917e3379
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto
1.
AO 1 è proprietario di alcuni immobili siti ad _. Sorti dei problemi con gli inquilini _ e _, il 27 aprile 1997 egli conferì procura a AP 1, autorizzandolo a rappresentarlo nei loro confronti ed a procedere all’incasso dei crediti in via esecutiva e giudiziaria. A seguito del deterioramento dei rapporti tra le parti, il mandato d’incasso è stato revocato il 15 marzo 1999.
2.
Con petizione 29 gennaio 2002 AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento dell’importo di 16'800.- oltre interessi al 5% dalle date d’incasso delle rate versate dai debitori al convenuto, importo che già tiene conto di un onorario di fr. 5'000.- per onorari e spese per l’esecuzione del mandato. Con risposta 18 marzo 2002 il convenuto ha chiesto la reiezione integrale della petizione, argomentando che, a fronte della pretesa dell’attore, egli vanterebbe crediti per un importo superiore, dovutogli in parte per prestazioni da lui effettuate e per la rimanenza in quanto cessionario di crediti di terzi nei confronti dell’attore medesimo.
3.
Con le conclusioni 31 marzo 2003 l’attore ha aumentato la propria domanda a fr. 20'450.-, modificando la data di decorrenza degli interessi moratori, chiesti su fr. 3'000.- dalla data d’introduzione della petizione e su fr. 17'450.- dal 1 gennaio 2000, data media fra il 1997 ed il 2002.
Con conclusioni 28 marzo 2003 il convenuto ha confermato la domanda di reiezione della petizione.
4.
Con la decisione impugnata il Pretore ha parzialmente accolto la petizione. Qualificato il rapporto in essere tra le parti quale mandato e rilevato l’obbligo del mandatario di render conto al mandante e restituirgli quanto ottenuto nell’esecuzione del contratto, il primo giudice ha accertato che il convenuto aveva incassato nell’espletamento del mandato fr. 20'727.-. Respinte poi le pretese poste in compensazione perché non provate, ha tenuto conto che al mandatario era stato riconosciuto un onorario di fr. 5'000.- per il proprio operato, condannandolo quindi a versare all’attore l’importo di fr. 15'727.--, ritenuto che l’importo di fr. 3'000.- per spese preprocessuali fatte valere dall’attore non era stato dimostrato.
5.
Con il proprio appello il convenuto chiede la riforma del giudizio di prima istanza nel senso di respingere integralmente la petizione, argomentando in sostanza che a torto il Pretore ha ritenuto non provate le pretese da lui poste in compensazione.
Con osservazioni 20 febbraio 2004 l’appellato propone la reiezione del gravame.

## Considerations

Considerato
in diritto 6.
Litigiosi in questa sede sono unicamente i crediti fatti valere dal convenuto, che sostiene l’estinzione per compensazione della pretesa di controparte.
6.1.
L’appellante contesta la decisione di prima istanza rilevando di aver portato a termine correttamente il mandato conferitogli sicché sarebbe dimostrata l’esecuzione delle prestazioni fatturate al di là dell’importo di fr. 5'000.-- riconosciuto dall’attore e dal Pretore.
Se non che il Pretore, pur dando atto che il mandato era stato svolto con successo, ha rilevato che non v’era alcuna prova circa l’esecuzione effettiva di tutte le prestazioni fatturate, né che l’onorario richiesto - equivalente ad 1/3 dell’importo recuperato - fosse congruo secondo le tariffe valide nel settore. L’appellante si limita invero ad affermare apoditticamente che la mercede richiesta è pacificamente dovuta per il solo fatto che il mandato è stato eseguito. Come però pertinentemente rilevato dal primo giudice, non v’è alcun elemento che permetta di stabilire quale sia la mercede congrua per l’esecuzione del mandato. Su questo punto l’appello è quindi da respingere.
6.2.
Il convenuto ha sostenuto di vantare nei confronti dell’attore pretese cedutegli da terzi. Il Pretore, rilevato che incombeva al convenuto l’onere di dimostrare l’avvenuta esecuzione delle prestazioni richieste a regola d’arte e secondo le istruzioni ricevute, ha respinto le menzionate pretese, rilevando che gli atti erano silenti in merito alle varie prestazioni a cui i crediti ceduti erano relativi. L’appellante adduce che il Pretore avrebbe ritenuto a torto non provate le pretese, rilevando pure che le stesse andavano comunque ammesse già per il fatto che nei propri allegati controparte non le ha contestate in modo sufficiente. Inoltre, le fatture in oggetto non sarebbero mai state contestate in precedenza dall’attore, il quale avrebbe anzi riconosciuto l’esistenza di posizioni aperte fra le parti, ammettendone così il benfondato.
Come pertinentemente evidenziato dal Pretore, la prova circa la sussistenza dei crediti posti in compensazione incombeva al convenuto che si professa creditore. Nei propri allegati il convenuto ha esposto in modo invero estremamente sommario e generico a cosa si riferivano le fatture cedutegli. Parte attrice ha contestato in modo chiaro e puntuale i - invero assai pochi - fatti addotti, permettendo così di individuare quelli che avrebbero dovuto essere provati. A torto l’appellante considera quindi insufficienti le contestazioni sollevate dalla controparte, alla quale non incombeva certamente l’obbligo di prendere posizione su fatti non addotti.
6.2.1
Il convenuto pone in compensazioni due crediti, cedutigli dalla società _ SA (società nel frattempo fallita e radiata da RC _). L’uno, di fr. 8'000.- sarebbe relativo ad un incarico conferito dall’attore, in virtù del quale essa si sarebbe attivata dapprima per tentare di vendere le sue case di site a _ e successivamente per trasformarle in PPP e quindi darle in locazione. L’altro, di fr. 7'284,60, sarebbe invece relativo ad interventi eseguiti nelle medesime case, resisi necessari perché l’inquilina E_ aveva provocato dei danni.
Per quanto concerne la fattura di fr. 8'000.- l’attore ha contestato di aver conferito mandato alla _ SA, ma anche l‘ammontare della fattura e l’effettiva fornitura delle prestazioni. Il convenuto non ha fornito dettagli di sorta circa la natura e l’entità delle pretese prestazioni, né tantomeno ha fornito prove in merito. La signora _, sentita quale teste (verbale 6 novembre 2002) riferisce unicamente di aver avuto dei contatti con l’architetto _ in relazione alle menzionate case, ciò che non permette di inferire l’esistenza di un contratto tra l’attore e _ SA in merito al lavoro asseritamente svolto. Neppure è possibile sostenere che l’attore non ha contestato la fattura datata 23 febbraio 1994 (doc. 42) di cui ha sempre affermato di non essere a conoscenza (doc. S5, S6).
Per quanto riguarda poi la seconda pretesa, di fr. 7'284,60, l’attore ha contestato l’ammontare della fattura, rilevando poi di non aver conferito alcun mandato alla _ SA per la questione di cui trattasi, bensì all’arch. _, il quale avrebbe già emesso per le proprie prestazioni una nota di fr. 7'500.-, di cui gli sarebbero stati versati tre acconti per complessivi fr. 1’500.-. Di questo credito il convenuto ha prodotto unicamente l’atto di cessione, ma non è stato in grado di versare agli atti una fattura, né di indicare il genere o l’entità dei lavori che giustificherebbero l’importo fatturato. Si rileva in merito che l’unico riferimento alla somma di fr. 7'284,60 è riscontrabile nello scritto 5 novembre 2001 del patrocinatore dell’attore al convenuto, dal quale si evince l’esistenza di una ricapitolazione _ SA, risalente al 1995, indicante appunto l’importo di fr. 7'264,60 (doc. S6), scritto che è comunque ben lungi dal poter costituire riconoscimento della pretesa. Né risulta, a prescindere dalla cessione datata 3 agosto 1995, che l’attore conoscesse l’esistenza di tale asserito credito prima del citato scritto, tant’è che nella nutrita corrispondenza intercorsa tra le parti in merito alle posizioni aperte, egli non ne ha mai fatto menzione, facendolo valere per la prima volta nella risposta di causa. Non è quindi possibile collegare il credito ceduto alla pratica _ Va comunque ancora rilevato che i lavori nell’ente locato già occupato dall’inquilina _ sono stati fatti nel corso del mese di luglio 1995, sicché la cessione, riferita alla “nota riassuntiva ... 6/95” non è verosimilmente relativa a tale pratica, per la quale peraltro l’arch. _ aveva emesso personalmente la già menzionata nota di fr. 7'500.-.
Su questo punto la sentenza impugnata merita quindi conferma.
6.2.2
L’appellante fa valere una pretesa di fr. 1'500.- cedutagli dal signor _, relativa all’incarico a questi conferito dall’attore per il tramite della _ SA di eseguire dei lavori di pulizia e sgombero nella proprietà di _. L’attore, ammesso di aver conferito l’incarico, rileva di aver già versato fr. 500.- di acconto, trattenendo la rimanenza perché contesta l’entità dell’intervento.
Anche in questo caso l’appellante nulla ha dimostrato in merito all’entità dei lavori fatti e del loro valore.
6.3.
L’appellante adduce poi che controparte avrebbe ammesso l’esistenza dei crediti a lui ceduti con lo scritto 2 maggio 1997 (doc. 12). A torto: in tale documento l’attore ha riconosciuto l’esistenza di posizioni aperte sia nei confronti del signor _, sia nei confronti della _ SA, ma non è dato sapere a cosa esse si riferissero né è indicato importo alcuno, tanto che non è possibile dedurne una relazione con le fatture oggetto di contestazione. In tal senso gioverà rilevare che il signor _ e _ SA avevano fatto anche altri lavori per l’attore (cfr. doc. 33 e appello ad 3.5), sicché non è possibile riferire l’affermazione di cui al doc. 12 all’oggetto della presente causa. Né appare d’ausilio la lettera doc. 8, del 2 settembre 1997, ritenuto che l’estratto conto menzionatovi (“Zusammenstellung offener Positionen (_)”) neppure è agli atti e nulla si conosce circa il contenuto dello stesso.
7.
L’appellante contesta la decisione impugnata anche in merito alla decorrenza degli interessi moratori – stabilita dal Pretore al 1 gennaio 2000, data media indicata dall’attore – argomentando che essi sarebbero dovuti solo dal momento in cui l’intero incasso è stato effettuato, vale a dire dal 31 marzo 2003.
Il mandato d’incasso a suo tempo conferito al convenuto gli è stato revocato con scritto 15 marzo 1999 (doc. N), con il quale gli è pure stato chiesto un rendiconto dettagliato, richiesta successivamente rinnovata, ma senza successo a più riprese, tanto che egli era in mora con i propri obblighi di mandatario. La decorrenza degli interessi al 1 gennaio 2000 appare quindi corretta, seppure limitatamente agli importi incassati dal convenuto sino a quel momento, dedotta la somma di fr. 5'000.- riconosciutagli per l’esecuzione del mandato. Per gli importi da lui incamerati successivamente - indebitamente, stante l’avvenuta revoca del mandato - gli interessi sono dovuti da ogni singolo pagamento. Di conseguenza gli interessi moratori, al tasso legale del 5%, sono dovuti su fr. 8'369.- dal 1 gennaio 2000 (fr. 13'369.- - fr. 5'000.-: cfr doc. 30). Per quanto concerne la rimanenza, si rileva che l’appellante l’ha incassata tra il 27 gennaio 2000 e il 3 ottobre 2002 (doc. II) e, per evitare complessi quanto inutili conteggi, è senz’altro opportuno, in luogo di far decorrere gli interessi dalla data di ogni singolo pagamento, indicare una data di scadenza media, che, tenuto conto del periodo di 34 mesi durante i quali detti pagamenti sono stati fatti, va fissata al 1 agosto 2001.
Ne discende che l'appello dev’essere parzialmente accolto in merito alla decorrenza degli interessi mentre per il resto va respinto in quanto manifestamente infondato. L’esito della procedura consente di prescindere da una modifica della ripartizione di spese e ripetibili di prima sede. Le spese e le ripetibili d’appello seguono la soccombenza (art. 148 CPC), pressoché totale, dell’appellante.