# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8959966a-7a04-4500-8db4-f894345629c3
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle  (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a Lugano ed entrambi ivi domiciliati.
B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte  dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in  a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C.. B., dal canto suo, avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito.
C. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e notarile D. a Lugano, la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi documenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti depositati nei due archivi dello studio, B. si è opposta alla loro . Malgrado l’opposizione di B. e A. concretizzatasi mediante un reclamo respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la perquisizione dello studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed ha avuto come  la documentazione presente negli archivi. La DIF ha in sostanza  una scelta sommaria dei documenti che ha ritenuto necessari per l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro.
D. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale  la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e  D. a Lugano. A tale richiesta i coniugi A. e B. si sono sostanzialmente opposti.
E. La Corte dei reclami penali, con sentenza dell’8 agosto 2005, ha accolto la richiesta di levata dei sigilli in questione, fissandone le modalità (v. consid. 7.3). Dissentendo da tale decisione i coniugi A. e B. hanno interposto ricor-
- 3 -
so al Tribunale federale, il quale, con sentenza del 6 febbraio 2006, ha  il gravame (sentenza 1S.31/2005).
F. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa  sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire  gli aspetti pratici della levata sigilli, la quale, prevista su diversi giorni, ha preso inizio il 27 luglio 2006. Costatate le divergenze  concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, il  delegato ha comunicato alle parti che il tribunale avrebbe statuito  su tutti gli incarti sequestrati. Le parti si sono dichiarate d’accordo con questo approccio, rinunciando quindi espressamente alla procedura in contraddittorio.

## Considerations

Diritto:
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una per-
quisizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima da parte della Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno l’oggetto di una cernita, la quale ha come scopo quelli di distinguere quelli che possono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione  giustificata. In caso di disaccordo, la Corte dei reclami penali decide.
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti
legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 CP. L’attività tipica dell’avvocato consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura , nel difendere gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e  i clienti nel medesimo contesto (B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Berne 2002, vol. II, n° 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, Le secret professionnel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 e segg., in particolare pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi del suo segreto professionale per impedire il sequestro di documenti relativi ad attività che presentano un carattere commerciale preponderante,  quelle che riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di capitali oppure altre prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica (sentenza del Tribunale federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 consid. 2.4 e giurisprudenza citata; M. PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.],  zum Anwaltsgesetz, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, n° 31 e segg. ad art. 13 LLCA; N. OBERHOLZER, Basler Kommentar, Basilea 2003, n° 13 ad
- 4 -
art. 321 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, , n° 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale federale ha già deciso che le  che consistono nel gestire o investire dei fondi (DTF 112 Ib 606), nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib 112) o nell’amministrare una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245; 115 Ia 197; 114 III 105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In questi casi il segreto professionale non può essere invocato per rifiutare di testimoniare o per contrastare una perquisizione o un sequestro.
3. Come già rilevato nella sua sentenza del 14 settembre 2006 (consid. 3), la
Corte dei reclami penali ha esaminato, in maniera esaustiva, tutti gli incarti sequestrati. Essa ha visionato i supporti informatici sui quali sono stati  i dati elettronici dello studio legale D.. Conformemente alla procedura in tre fasi stabilita nella sentenza dell’8 agosto 2005, nota alle parti, la Corte si è inizialmente limitata a distinguere gli incarti contenenti informazioni  per l’inchiesta da quelli per i quali una tale pertinenza è stata esclusa (consid. 3.1). Nella prima categoria, essa ha in seguito distinto gli incarti il cui contenuto non è coperto dal segreto professionale dell’avvocato da quelli potenzialmente toccati da tale segreto (consid. 3.2-3.3). Con la  summenzionata, questa Corte ha ordinato la restituzione ai coniugi A. e B. degli incarti non pertinenti per l’inchiesta, e il versamento agli atti della documentazione utile all’inchiesta e non coperta dal segreto  dell’avvocato. Gli incarti restanti, ossia quelli potenzialmente toccati dal segreto in questione, hanno fatto l’oggetto della sentenza del 28  2006, ad eccezione della contabilità dello studio legale e della  allegata, sulla quale codesta Corte si pronuncia mediante la presente decisione.
4. Questa Corte ha analizzato dettagliatamente gli incarti, scartati  dalla prima e dalla seconda cernita, concernenti la contabilità  studio legale, nella quale risulta molto problematico distinguere i clienti protetti dal segreto professionale da quelli che non lo sono. Tale analisi ha permesso di suddividere la documentazione nel modo seguente:
4.1 Incarti in cui tutti i documenti contengono nomi di clienti potenzialmente
protetti dal segreto professionale e per i quali l’oscuramento di nomi o fatti risulta essere, per motivi pratici, disproporzionato (ad es. giustificativi  e postali, fatture in sospeso ed incassate, movimenti di cassa, ecc.), ossia: S396, S400, S402, S334, S336, S337, S338, S347, S351, S352, S353, S354, S356, S360, S21, S23, S24, S25, S26, S27, S28, S30, S32,
- 5 -
S33, S94, S95, S361, S362, S363, S368, S369, S371, S372, S373, S374, S375, S379, S380, S381, S383, S386, S387, S388, S389, S393, S395, S404, S405, S406, S408, S410, S411, S414, S417, S421, S440, S441, 7306, 7307, 7308, 7309, 7454, 7699, 8338, 8339, 8340, S308, S309, S310, S312, S313, S314, S316, S317, S318, S319, S320, S321, S322, S323, S324, S326, S327, S328, S329, S330, S331, S333, S341, S342, S343, S344. Tali incarti rimangono in sospeso.
4.2 Incarti in cui singoli documenti non coperti dal segreto professionale, o  da tale segreto ma nei quali nomi o fatti sono stati oscurati, vengono versati agli atti (ad es. liste d’incassi oscurate dei nomi dei clienti, bilanci, conti economici, ricapitolativi concernenti conti bancari, piani dei conti, ecc.), ossia: S399, S401, S335, S346, S348, S349, S350, S355, S359, S29, S364, S365, S370, S378, S382, S384, S385, S391, S392, S403, S407, S415, S416, S419, S345. Il resto dell’incarto rimane in sospeso.
4.3 Incarti in cui la stragrande maggioranza dei documenti non sono coperti dal segreto professionale e possono quindi essere versati agli atti (ad es.  pagate dallo studio legale che non concernono cause giudiziarie), ossia: S93, S269, S315, S325, S332. I documenti restanti rimangono in sospeso.
4.4 Incarti che non contengono nomi di clienti potenzialmente protetti dal  professionale (sostanzialmente fatture pagate dallo studio legale per servizi ricevuti da terzi), ossia: S397, S398, S339, S340, S357, S358, S367, S376, S377, S390, S394, S409, S412, S413, 8142, S311, S366, S422, S423. Essi vengono versati agli atti.
4.5 In questa occasione la Corte ha statuito ugualmente su alcuni incarti, non concernenti la contabilità, che sino ad ora non avevano fatto l’oggetto di una decisione, ossia: 6619, 599, 662, 664, 665, 684, 820, 890, 908, 7096, 7408, 7409, 7864, 7865, 7867, 7955, 7997. Eccezion fatta per l’incarto 6619, che deve essere restituito agli indagati in quanto non pertinente per l’inchiesta, gli altri, utili all’inchiesta e non protetti dal segreto professionale dell’avvocato, devono essere versati agli atti.
5. Dopo le varie sentenze emanate da questa Corte, rimane in sospeso il  degli incarti enumerati al considerando 4, che contengono, totalmente o parzialmente, liste di nomi di clienti. La cernita di tali documenti impone un lavoro considerevole di dubbia proporzionalità. Occorrerebbe infatti, in ogni situazione, identificare, tra i nomi figuranti negli atti, quelli che  clienti potenzialmente protetti dal segreto professionale dell’avvocato,
- 6 -
procedendo quindi al loro oscuramento. Un’altra soluzione potrebbe  nel ricorrere all’assistenza di un esperto, come previsto da questa Corte nella sua sentenza dell’8 agosto 2005 (consid. 7.3). Tale misura  tuttavia comportare ritardi e costi presumibilmente importanti. Prima di optare per la soluzione più adeguata, la Corte intende verificare la reale necessità, per l’AFC, di ottenere l’accesso agli altri documenti contabili. A tale scopo, l’autorità inquirente sarà dunque invitata ad indicare alla Corte, esponendone i motivi, a quali ulteriori documenti desidera accedere. Per presentare tale richiesta, sarà fissato un termine che terrà conto del tempo necessario per procedere all’esame degli incarti già versati agli atti  alle sentenze precedenti.
6. In conclusione, la Corte dei reclami penali ordina la consegna di una parte della documentazione analizzata all’AFC e la restituzione dell’incarto 6619 agli indagati, conformemente a quanto previsto al considerando 4. La  dello studio legale D. relativa al periodo 1993 – 2002 rimasta in , con tutta la documentazione allegata, sarà oggetto di una decisione ulteriore.
.
- 7 -