# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 22a626b5-9ba6-5db8-a997-aee92db1f7e3
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1998
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
Il 17 marzo 1991, _, nata nel 1946 e di professione barmaid a _ si trovava presso il Ristorante La _ in compagnia dell’amico _ Dopo aver trascorso la serata al bar dell’esercizio pubblico, i due verso l’1.00 del 18 marzo si avviarono in direzione della camera dove erano alloggiati. Mentre saliva la scala mobile, a quel momento non in funzione, la signora _
cadeva all’indietro battendo il capo, ma senza perdere conoscenza. Visto che non riusciva ad alzarsi, il gerente del locale e l’amico ritennero opportuno l’intervento dell’ambulanza.
B.
Trasportata al pronto soccorso _ di _o, il medico di guardia, dott. _ poneva la diagnosi di ferita lacero contusa frontale più occipitale sinistra, annotando in particolare nella cartella clinica che “circa verso 1.00 la paziente è caduta le scale; la paziente è completamente ubriaca; è difficile di comunicare; le ferite sono superficiali ==> spray, richiamo-tetano fatto” (doc. 3).
Eseguite le medicazioni, la paziente è stata dimessa.
C.
Verso le 10.00 dello stesso giorno, la signora _ che non riusciva più a muovere le gambe, venne nuovamente trasportata al pronto soccorso _. A quel momento il dott. _ constatava che la paziente appariva paraplegica e priva di sensibilità fino quasi a livello ascellare con parestesie alle braccia e ne decideva l’immediato trasporto presso il reparto di neurochirurgia _. Presso questo nosocomio la paziente veniva immediatamente sottoposta a un intervento di riposizione e stabilizzazione della lussazione cervicale C6-C7 e un’analoga operazione venne eseguita il 18 aprile 1991 presso il Centro per paraplegici di _
Gli interventi chirurgici non hanno tuttavia consentito alla paziente di recuperare la mobilità alle gambe: essa è diventata completamente inabile dal profilo lavorativo e può spostarsi solo con l’aiuto di terzi o di mezzi ausiliari, quali la sedia a rotelle e -per tratti relativamente brevi- le stampelle.
D.
Con la petizione che ci occupa _ ha convenuto in causa _ con un’azione di risarcimento dei danni materiali e morali causati da un agente pubblico, giusta gli art. 4 e segg. della legge sulla responsabilità degli enti pubblici (LResp.), rimproverando in sostanza al dott. _di aver tralasciato di compiere un esame approfondito dello suo stato al momento in cui essa fu trasportata per la prima volta al pronto soccorso, di non averla trattenuta in osservazione per controllare se lo stato non fosse più grave di quanto appariva ad un primo esame e infine di non averla avvertita dei rischi di un’immediata partenza dall’ospedale. In sede conclusionale essa ha definitivamente quantificato le sue pretese risarcitorie in fr. 901’325.15 e meglio: fr. 281’595.- per perdita di guadagno passata e futura, fr. 392’052.- per incapacità lavorativa nell’attività domestica, fr. 120’000.- a titolo di torto morale, fr. 18’130.- per mezzi ausiliari, fr. 40’000.- per spese di viaggio e di trasporto, fr. 49’548.15 per perdita di contributi assicurativi LAVS, LPP e LAINF.
Il convenuto si è opposto alla petizione, contestando che nel comportamento avuto dal dott. _ si riscontrassero elementi tali da fondare una responsabilità dell’ente pubblico; pure contestate sono le singole posizioni di danno fatte valere dalla controparte ed il loro ammontare.
E.
Con la sentenza qui impugnata il Pretore ha accolto la petizione per fr. 390’922.45 più interessi, caricando le spese alle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
Il giudice di prime cure ha ritenuto che nel fatto che il medico avesse tralasciato di eseguire accertamenti sull’esistenza di un’eventuale lesione alla colonna vertebrale e cervicale si dovesse ravvisare una violazione dell’arte medica e dell’obbligo di diligenza, i quali in definitiva erano all’origine del danno subito dall’attrice. Il fatto che quest’ultima avesse ecceduto nel bere, il che aveva certamente condizionato il suo comportamento al pronto soccorso, ostacolando non poco l’intervento dei sanitari, e l’aveva indotta a prendere la decisione, rivelatasi quanto mai improvvida, di lasciare l’ospedale, non costituirebbe a giudizio del Pretore un fattore interruttivo del nesso causale tra la violazione delle regole dell’arte e dell’obbligo di diligenza da parte del medico e l’insorgere del danno, ma comunque era senz’altro tale da ridurre la responsabilità del convenuto, riduzione che è stata in concreto ammessa in misura di 1/3. Quanto alle singole posizioni di danno, esclusa in presenza di una grave concolpa dell’attrice l’attribuzione a suo favore di un’indennità per torto morale, il giudice le ha riconosciuto i seguenti importi: fr. 31’900.- per perdita di guadagno 1994-1997 e fr. 86’928.40 per il futuro, fr. 96’399.35 per l’incapacità a svolgere le attività domestiche fino al 31.12.1997 e fr. 287’214.95 per quella futura, fr. 10’080.- per mezzi ausiliari futuri, fr. 40’000.- per spese di accompagnatori future e infine fr. 33’861.- per i contributi AVS e LPP persi. Tenuto conto del grado di concolpa dell’attrice, il suo credito è stato perciò quantificato in fr. 390’922.45.
F.
Con l’appello il convenuto chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione sia integralmente respinta, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi.
L’appellante ritiene innanzitutto che al momento della prima visita al pronto soccorso non vi fossero oggettivamente sintomi neurologici tali da potersi ipotizzare una grave lesione cervicale, per cui il medico non era tenuto ad eseguire accurati esami in tal senso, quelli da lui svolti -escludenti fratture al viso ed al cranio e accertanti invece la mobilità delle gambe- essendo ampiamente sufficienti; i sintomi neurologici si erano per contro manifestati più tardi, durante la notte ed al mattino, ma non era escluso che ciò potesse essere la conseguenza di altre cadute; la responsabilità dell’ente convenuto era del resto già esclusa, in quanto l’eventuale violazione degli obblighi di diligenza da parte del medico non poteva certamente essere considerata grave ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LResp.; in ogni caso, a prescindere da quanto detto, la decisione dell’attrice di lasciare l’ospedale ed il fatto che essa per la sua ubriachezza avesse di fatto impedito al medico di rendersi conto del suo stato costituivano non solo un elemento di riduzione della colpa del convenuto -comunque sicuramente in misura maggiore di quanto accertato in prima sede- bensì una circostanza tale da interrompere il nesso causale tra le eventuali omissioni del medico ed il danno. In via subordinata, l’appellante contesta pure alcune posizioni di danno riconosciute dal Pretore: così, a suo dire, per perdita di guadagno futura è dovuto unicamente l’importo di fr. 68’138.-, mentre per l’incapacità al lavoro domestico complessivamente solo fr. 193’217.80; la pretesa di fr. 40’000.- per spese future degli accompagnatori è pure ingiustificata, siccome non vi era una richiesta dell’attrice a questo titolo, essa avendo semmai postulato tale cifra con riferimento alle spese già fatte, comunque non provate e palesemente eccessive; errati sono infine i conteggi per la perdita dei contributi AVS e LPP, che vanno corretti in fr. 5’950.- rispettivamente fr. 18’425.-.
G.
Con osservazioni ed appello adesivo l’attrice postula la reiezione del gravame di parte avversa e a sua volta chiede la riforma del giudizio pretorile nel senso di accogliere la petizione per fr. 869’140.30 (recte: fr. 869’150.30); il tutto, con protesta di spese e ripetibili.
Mentre delle osservazioni all’appello principale si dirà, se necessario, nei successivi considerandi, con la propria impugnativa l’attrice contesta innanzitutto la riduzione del risarcimento di 1/3 operata dal Pretore, ritenendo che l’anomalo comportamento tenuto dall’attrice era in realtà dovuto allo choc, ma se anche fosse stato la conseguenza del suo stato alcolico la circostanza sarebbe ampiamente irrilevante spettando sempre e comunque al medico prestarle le cure adeguate; in assenza di una sua concolpa era pure dovuta un’indennità per torto morale di fr. 120’000.-; per la perdita di guadagno passato e futuro andavano invece attribuiti fr. 281’595.-, come postulato in sede conclusionale; indipendentemente da quanto precede, essa contesta infine la ripartizione delle spese e delle ripetibili operata in prima sede.
H.
Le argomentazioni sviluppate dal convenuto nelle osservazioni all’appello adesivo verranno riprese, se del caso, nel prosieguo di questo esposto.

## Considerations

Considerando
in diritto
1.
Il convenuto ritiene innanzitutto che in occasione della prima visita al pronto soccorso l’attrice non avrebbe evidenziato o comunque indicato dei sintomi -ad es. dolori alle gambe- accertanti l’esistenza di una lesione cervicale, per cui il dott. _ non poteva sospettare o ipotizzare una lesione di quel genere, ciò che escludeva una responsabilità dell’ente convenuto.
La censura è infondata.
È vero che dagli atti di causa risulta che a quel momento l’attrice muoveva sia le gambe che le braccia (il doc. 2/1 attesta una buona mobilità e sensibilità su tutto il corpo; il teste _ riferisce pure che essa aveva messo le gambe fuori dalla barella cercando di mettersi in piedi; _ dichiara che essa muoveva tutte le parti del corpo comprese le gambe e le braccia; _ a sua volta ricorda che essa muoveva gambe e braccia, tanto è vero che riuscì a trasferirsi da sola dalla barella al lettino e, dopo le cure del caso, percorse 2 o 3 metri sulle sue gambe fino al taxi; _
conferma pure che la sua mobilità era completa e che essa muoveva le braccia, come pure le gambe, i piedi e la testa) e che essa non aveva dichiarato né ai sanitari dell’autolettiga né a quelli del pronto soccorso di aver avuto dolori alle gambe (circostanza quest’ultima che non è in alcun modo rimproverabile all’attrice, se solo si pensa che anche più tardi, in mattinata -la circostanza aveva sorpreso non poco il dott. _ - essa sentiva pochissimo dolore). È però altrettanto vero che dal punto di vista medico il fatto che essa riuscisse a muovere le gambe non significava ancora che una lesione cervicale fosse esclusa (il teste dott. _ ha infatti dichiarato che “le conseguenze di queste lesioni possono manifestarsi subito oppure anche dopo un certo periodo di tempo a seconda dei casi”, mentre il dott. _pure osserva che “il fatto che la paziente poteva muovere il collo e le braccia ... non esclude né la frattura lussazione della colonna cervicale né il deficit motorio alle gambe”), tanto più che essa in ogni caso si agitava scompostamente (cfr. doc. 2/2; il teste _riferisce che essa “si lamentava, si dibatteva, non si riusciva a capire bene”; _
ha detto che essa “era molto agitata”; _ e _
si sono limitati ad osservare che essa era “un po’ agitata” rispettivamente “si agitava”, mentre _ha precisato che “era agitata, ... irrequieta, faceva movimenti non coordinati”), in maniera pertanto non così normale (perizia giudiziaria p. 13 e 17). Per il resto, va rilevato che il medico sapeva, avendolo per altro annotato nella cartella clinica della paziente, che l’attrice era caduta dalle scale (doc. 3 e teste _) e aveva tra l’altro battuto la parte posteriore della testa (cfr. rapporto lettiga 1 (doc. 2/2); il teste _
ha a sua volta notato una ferita alla nuca).
Ora, i medici interpellati hanno tutti confermato che in un caso del genere -caduta dalle scale all’indietro, battendo la testa- sarebbe stato necessario (teste _), raccomandabile (teste _), rispettivamente indispensabile (teste _, ad 6.2; perito giudiziario p. 8 e 9 e risposta 1 a p. 14) l’effettuazione di un esame radiologico e/o una accurata visita neurologica per accertare la presenza di eventuali lesioni cervicali, per cui questa Camera non può che far proprio l’assunto del Pretore, il quale ha ravvisato nel comportamento del dott. _ che in definitiva non ha effettuato né l’uno né l’altro, una violazione dell’arte medica e del dovere di diligenza nello svolgimento delle sue funzioni. Lo stesso dott. _ laddove ha precisato che “secondo la sua esperienza una paralisi alle gambe dipendente da lussazione cervicale è possibile soltanto da un colpo diretto sulla colonna cervicale posteriore” sembra implicitamente ammettere una sua negligenza, non corrispondendo al vero quanto da lui in seguito affermato cioè che “la signora _aveva invece soltanto ferite anteriori o anteriori parietali” ed essendo anzi provato il contrario, ovvero che nel caso di specie all’attrice era effettivamente stata riscontrata una ferita nella parte posteriore della testa.
2.
Il convenuto ritiene che i sintomi neurologici, del tutto assenti durante la prima visita al pronto soccorso, si sarebbero per contro manifestati durante la notte ed al mattino, non escludendo in sostanza che l’aggravamento della situazione potrebbe essere la conseguenza di ulteriori cadute avvenute nella notte, per altro comprovate dall’istruttoria.
Il rilevo, anche in questo caso, è infondato.
Alla luce di quanto appurato al considerando precedente, è chiaro che il medico è stato negligente per non aver eseguito i controlli neurologici che le circostanze avrebbero imposto. Se poi durante la notte la situazione della paziente si fosse aggravata a seguito di un’ulteriore caduta, la circostanza non potrebbe in ogni caso giovare al convenuto, quest’ultima essendo evidentemente la conseguenza della mancata diagnosi e della mancata ospedalizzazione.
Non è per contro possibile -né del resto lo ritiene lo stesso convenuto, che in effetti parla solo di un eventuale “aggravamento” (appello p. 6) della situazione- che la lesione cervicale fosse la conseguenza esclusiva di un’altra caduta, piuttosto che di quella dalle scale: le dichiarazioni del teste _ che da una parte afferma di aver visto una caduta dell’attrice allorché essa risalì sul taxi (analogamente si è espresso il teste _ ad 14) e dall’altra riferisce di un’ulteriore caduta (per altro contestata da _n, ad 15) allorché i due scesero dal taxi all’albergo, precisando inoltre che quest’ultimo episodio gli era stato riportato da un terzo -con la limitata rilevanza probatoria che tale circostanza comporta (
Cocchi/Trezzini
, CPC, n. 1 ad art. 236-237;
IICCA
27 aprile 1995 in re H./G., 11 agosto 1995 in re V./C., 12 marzo 1993 in re F. SA/F., 8 maggio 1996 in re A. AG/S. SA)- e meglio del taxista che aveva ricondotto la paziente e l’amico alla _, non hanno infatti permesso di chiarire la dinamica di quelle cadute e quindi accertare se le stesse potessero aver avuto delle conseguenze da un punto di vista neurologico.
3.
A giudizio del convenuto, il fatto che l’attrice sia stata ubriaca e che non abbia voluto farsi visitare non ha permesso al medico di accertare lo stato in cui essa si trovava; inoltre il fatto che essa decise di non accettare l’offerta di restare al pronto soccorso per “smaltire la sbornia” non ha in sostanza permesso di intervenire tempestivamente: a suo dire, entrambe le circostanze sarebbero pertanto interruttive del rapporto di causalità tra le presunte omissioni del medico e l’insorgere del danno, rispettivamente costituirebbero una grave concolpa a carico dell’attrice, sicuramente maggiore a 1/3.
Nel suo gravame l’attrice ritiene per contro che queste medesime circostanze non costituirebbero un elemento di concolpa, nemmeno in ragione di 1/3.
Il giudizio pretorile viene qui parzialmente confermato.
Il fatto che l’attrice avesse bevuto e fosse ubriaca non può oggettivamente essere messo in discussione (e ne da atto anche il perito giudiziario a p. 8 del suo referto): nel formulario 19.6.1991 allestito per la _ (classeur verde richiamato ”déclaration d’accident”) essa ha infatti dichiarato di aver bevuto 2.5 dl di vino rosé durante il pasto serale e in seguito altri 2-3 whisky al piano bar; il teste _(ad 2) a sua volta ha confermato che essi avevano bevuto una bottiglia di rosé durante la cena e l’attrice in seguito alcuni whisky; altri testi (ad es. _, _ e _ affermano di aver sentito un fetore etilico a contatto con l’attrice (cfr. pure doc. 2/1 e 2/2) e comunque lo stesso è stato avvertito anche dal _, quando, a mattino inoltrato, ebbe modo di visitarla (cfr. cartella clinica, doc. 3 e testimonianza _).
A questo stadio della lite è pacifico che essa non collaborò con il dottor _ (teste _ e perizia giudiziaria p. 8, 9 e 14; il teste _ ricorda in proposito che essa “non voleva rimanere in ospedale”, agli interventi del medico “si è rivoltata” e che comunque “non si lasciava fare”; _ pure osserva che essa “rifiutava qualsiasi intervento da parte nostra, rifiutava di farsi visitare e allontanava sia me che il medico ... cercava di allontanare le nostre mani ... manifestava la sua opposizione sia a voce sia con i movimenti”), non volendosi spogliare (teste _), proferendo insulti (teste _ ed inoltre cercando di sferrare pugni (teste _ e _) e calci (teste _ verso il personale curante, mentre in assenza di ulteriori riscontri non è provato -contrariamente a quanto riportato dal teste dott. _ - che essa si sia opposta o abbia rifiutato un esame radiologico: questa reazione, per altro abbastanza frequente per persone che avevano battuto la testa (teste _ non avrebbe tuttavia dovuto impedire al medico di guardia, in base alle informazioni di cui disponeva, accertate al considerando precedente, di porre una giusta diagnosi e ciò senza che un’ulteriore approfondita interrogazione della paziente fosse di per sé necessaria. Confrontato con una paziente reticente a farsi visitare e a farsi curare, agitata e impaurita -si pensi alla reazione da lei avuta al momento in cui vide l’ago ed il filo per suturare la ferita (teste _)- egli avrebbe nondimeno dovuto adoperarsi per tranquillizzarla e convincerla a farsi esaminare dai sanitari (perizia giudiziaria p. 14 e segg.), spiegando in particolare alla paziente il tipo di controllo e la cura cui essa sarebbe stata sottoposta, le finalità del suoi esami rispettivamente, in caso di ulteriore reticenza, evidenziando le possibili conseguenze sulla sua salute di un mancato controllo (cfr. perizia giudiziaria risposta 3-4 a p. 14-15 e risposta 3 a p. 17): ora, nel caso di specie, il medico e con lui l’infermiere _a (teste _) hanno in realtà ampiamente sottovalutato lo stato in cui versava l’attrice, ritenendo a torto di trovarsi di fronte ad una paziente ubriaca con semplici lesioni superficiali; il dottor _ -che oltretutto non conosceva il francese ed ha dovuto far capo ad un interprete nella persona del ricezionista _ - con tutta evidenza non ha pertanto ritenuto necessario usare con la paziente il genere di approccio di cui si è detto sopra -prova ne è che tra loro vi è stata immediatamente una “discussione” (teste _ mentre non risulta che egli in seguito si sia preoccupato più di quel tanto di calmarla o di illustrarle i rischi di un mancato controllo e si è in definitiva accontentato di spiegarle che per essere curata essa doveva lasciarsi visitare (teste _)- cosicché tra loro si è creato un clima di incomprensione e di sfiducia, l’attrice ritenendo in particolare di essere stata trattata con sufficienza, il che ha portato quest’ultima alla decisione di lasciare il pronto soccorso.
Nelle particolari circostanze l’offerta di rimanere al pronto soccorso sdraiati su lettini “per qualche ora in attesa che passasse loro l’effetto dell’alcool” per una loro sorveglianza (teste _), formulata per altro giustamente (perizia giudiziaria risposta 4-5 a p. 15) dal medico, è stata manifestamente fraintesa dalla paziente e dall’accompagnatore, che in definitiva l’hanno considerata un ulteriore atto di sufficienza nei loro confronti: stando così le cose, il rifiuto della proposta non può pertanto nuocere all’attrice, tanto più che essa e l’amico non erano coscienti, non essendo stati informati, delle possibili conseguenze e dei pericoli in caso di loro partenza.
In definitiva, all’attrice va imputata solo una certa responsabilità per avere con il suo comportamento rispettivamente con il suo stato alcolico in parte impedito l’opera del medico e per non essere stata lucida nelle sue spiegazioni, ciò che tuttavia non costituisce un fattore interruttivo del nesso causale tra il negligente comportamento del medico e l’insorgere del danno, ma rappresenta unicamente una lieve concolpa, che può essere valutata -diversamente da quanto stabilito dal primo giudice- in ragione di 1/5. Nelle particolari circostanze in cui è avvenuta, la mancata accettazione dell’offerta di rimanere al pronto soccorso non appare per contro foriera di una concolpa per l’attrice.
4.
A giudizio del convenuto, la pretesa attorea dovrebbe in ogni caso essere respinta già per il fatto che l’art. 7 cpv. 2 LResp. limita la sua responsabilità al caso di una violazione grave dell’arte medica.
La censura va risolta per la negativa, non solo -come ritenuto dal Pretore- per il fatto che la recente giurisprudenza del Tribunale federale ha stabilito che anche per i medici debba valere il principio generale di una responsabilità per colpa lieve, ma pure in quanto la violazione commessa in concreto dal medico, che non ha eseguito i controlli minimi che un medico di guardia in un pronto soccorso avrebbe dovuto compiere in un caso del genere, costituisce senz’altro una colpa grave, per il che non vi è motivo di escludere una responsabilità dell’ente convenuto.
5.
In merito alle singole posizioni di danno, si osserva quanto segue:
5.1
perdita di guadagno futura
Mentre il convenuto rimprovera al primo giudice di aver capitalizzato una perdita di guadagno annua di fr. 9’160.-, quando in realtà quest’ultima ammontava a soli fr. 7’180.- (per un importo complessivo di fr. 68’138.-); l’attrice ripropone il calcolo presentato in sede conclusionale, che tiene conto di un salario futuro di fr. 42’000.- e di una capitalizzazione secondo la tabella Stauffer/Schätzle 20 (per un importo, comprensivo dei fr. 31’900.- relativi al periodo 1994-1997, di fr. 281’595.-).
È innanzitutto chiaro, in base alla recente giurisprudenza del Tribunale federale (
DTF
123 III 115), che la tabella di capitalizzazione a cui si deve far capo nel caso di specie è proprio la 19, come appurato dal Pretore.
Poiché dagli atti di causa non si evincono validi argomenti -per altro nemmeno resi verosimili dall’attrice, non bastando evidentemente un semplice riferimento alla maggior esperienza acquisita col passare degli anni- che permettano di ipotizzare che il salario annuo dell’attrice sarebbe aumentato oltre i fr. 38’854.- presi in considerazione dal primo giudice per il 1997 ed anzi non essendo esclusa una sua eventuale riduzione, visto che il contratto collettivo di categoria è stato nel frattempo disdetto, non vi è assolutamente motivo per ammettere che lo stesso avrebbe raggiunto fr. 42’000.-. È perciò esatto che la perdita di guadagno annua da capitalizzare ammonti a fr. 7’180.- (cfr. il calcolo operato dall’attrice a p. 30 delle conclusioni), di modo che il conteggio va senz’altro corretto come richiesto dal convenuto e la perdita di guadagno futura ammonterà così a fr. 68’138.-.
5.2
perdita di guadagno per le attività domestiche
Il Pretore ha ritenuto che l’attrice, invalida nelle faccende domestiche per almeno 2/3, avrebbe dovuto far capo all’aiuto di terzi in ragione di 14 ore settimanali. Il convenuto, tenuto conto del rapporto 17.7.1995 dell’Ufficio AI del _, contesta l’esistenza di un’incapacità lavorativa e in definitiva ritiene maggiormente equo il pagamento di 8 ore settimanali, remunerate fr. 20.- all’ora.
Come noto, il rapporto 17.7.1995 dell’Ufficio AI del Canton _ (doc. AI richiamati), che riprende a grandi linee quello datato 29.10.1993 del CHUV di Losanna (doc. medica _ n. 23, p. 4-5), giungeva alla conclusione che l’attrice era sostanzialmente in grado di eseguire da sola tutte le faccende domestiche, con la necessità di un aiuto una volta alla settimana da parte di una terza persona per l’effettuazione dei lavori più pesanti, quali ad es. la pulizia dei pavimenti, cambiare le lenzuola, passare l’aspirapolvere e lavare i vetri. L’assistente sociale _ ha a sua volta riferito che per i lavori più pesanti l’attrice faceva capo ad un aiuto esterno 2 volte alla settimana (ad. 32 e 33), mentre al perito giudiziario quest’ultima ha dichiarato che una signora del servizio domiciliare le prestava attualmente aiuto 3 giorni alla settimana per 3 ore ogni volta (perizia giudiziaria p. 13).
In tali circostanze, ben si può ritenere che, almeno fino alla fine del 1997, l’incapacità dell’attrice nelle faccende domestiche era limitata, per cui la retribuzione di 8 ore settimanali appare sicuramente più equa rispetto alla valutazione, decisamente generosa, operata dal giudice di prime cure. Stante una remunerazione oraria di fr. 22.70 -come recentemente deciso dal Tribunale federale (
DTF
117 II 623;
ICCA
23 ottobre 1996 in re Q. e llcc. /M. e llcc.)- l’importo riconosciuto all’attrice fino al 31.12.1997 sarà perciò di fr. 55’085.35 (22.70 x 8 x 52 = 9’443.20, il tutto moltiplicato per 5 anni e 10 mesi).
Il giudizio pretorile può per contro essere confermato per quanto riguarda la valutazione dell’incapacità nello svolgimento delle attività domestiche per il futuro: il menzionato rapporto dell’Ufficio AI del Canton Vallese è infatti manifestamente superato dagli eventi, tanto è vero che nel 1997 il Centro per paraplegici di Nottwil (doc. medica SWICA, n. 53) ha attestato un peggioramento della situazione e in ogni caso il perito giudiziario, esaminando l’attrice il 18 gennaio 1996, è a sua volta giunto alla conclusione che la sua incapacità lavorativa per le faccende domestiche era del 80-85% (perizia giudiziaria risposta 5 a p. 17), precisando inoltre che la situazione della stessa non era in futuro destinata a migliorare, ma semmai a peggiorare, ciò che avrebbe portato ad un aumento dell’intensità dell’aiuto dei terzi (perizia giudiziaria risposta 11 a p. 16 e risposta 5 a p. 17).
5.3
spese per accompagnatori
Il Pretore ha riconosciuto all’attrice fr. 40’000.- per far capo ad accompagnatori in occasione delle frequenti visite di controllo che essa dovrà effettuare in futuro, ancorché tale posizione di danno non era stata fatta valere -ed anzi l’attrice aveva espressamente precisato di non pretendere nulla per la stessa (conclusioni p. 33)-, essa avendo invece chiesto la rifusione di questa cifra per le spese passate. Il convenuto contesta di dover risarcire tale posizione di danno, non debitamente provata, tanto più che la pretesa, non quantificata negli allegati preliminari -pur riferendosi in buona parte a spese assunte prima dell’allestimento della replica- era irricevibile.
A giudizio di questa Camera la pretesa è innanzitutto ricevibile.
Va preliminarmente osservato che nella petizione l’attrice si era espressamente riservata (ad 17) il diritto al risarcimento di questa posizione di danno, precisando che la relativa pretesa sarebbe stata quantificata nel prosieguo di causa, in particolare allegando i documenti necessari. Nel corso dell’udienza del 22 maggio 1997 il Pretore, d’accordo le parti, ha accordato all’attrice un termine per produrre la documentazione atta a provare l’esistenza e l’ammontare delle spese di trasferta, precisando inoltre che dopo esserne venute a conoscenza le parti si sarebbero pronunciate sulla necessità o meno di una perizia sul danno. Prodotta la documentazione, esse hanno poi rinunciato alla perizia e in sede conclusionale entrambe si sono pronunciate sulla fondatezza o meno di tale posizione di danno, senza che il convenuto a quel momento abbia eccepito l’irricevibilità della richiesta siccome non quantificata negli allegati preliminari.
Visto il suo comportamento processuale, il convenuto è pertanto assai malvenuto a contestare in questa sede la ricevibilità di quella pretesa.
Nel merito è evidente che le spese di viaggio inerenti al sinistro, seppur difficilmente documentabili, vadano risarcite (
Brehm
, Berner Kommentar, n. 7 e 16 ad art. 46 CO;
IICCA
13 giugno 1995 in re L./E.; sentenza
ICCA
citata). Di principio quelle sostenute da terze persone non sono per contro risarcibili alla danneggiata: ciononostante un’applicazione restrittiva di tale principio può condurre talora a risultati iniqui, ragion per cui in determinati casi si può ammettere un pregiudizio diretto della danneggiata stessa (
DTF
97 II 259;
Stauffer/Schätzle
, Tables de capitalisation, 4. ed., n. 663).
Nel caso di specie le spese di cui si chiede il rimborso (doc. DD) si riferivano ai costi di permanenza in albergo a _
dell’amico _ (fr. 2’260.30) e ai costi per le trasferte in auto (fr. 33’710.60): mentre le spese di permanenza in albergo sopportate dall’amico dell’attrice non sono a lei risarcibili, tale permanenza non essendo di per sé necessaria, per le spese di trasferta si ha innanzitutto l’impressione che esse più che a spese per il suo accompagnamento vero e proprio negli ospedali corrispondano in realtà a spese per le visite a lei effettuate (non risarcibili), tanto è vero che mentre dal doc. H si evince che l’attrice aveva iniziato a rientrare al suo domicilio da _ nei fine settimana solo a partire dal mese di luglio 1991, nel doc. DD sono già elencate trasferte a _ relative a un periodo precedente; ritenuto inoltre che l’effettuazione di questi viaggi alle date indicate -specialmente quelli precedenti il luglio 1991- non risulta in parte provata nell’incarto e che buona parte di quella pretesa (fr. 33’250.-) si riferisce a spostamenti in Jaguar (km 33’250 a fr. 1.-), quando un eventuale loro rimborso dovrebbe semmai avvenire in base al costo di un biglietto ferroviario di seconda classe (
Brehm
, op. cit., n. 16 ad art. 46 CO) o tutt’al più, in assenza di mezzi pubblici, con la tariffa massima di fr. 0.60 al chilometro, come ammesso dalla legislazione fiscale (art. 3 cpv. 2 DL concernente l’imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 1997-1998; cfr. in proposito
IICCA
11 febbraio 1994 in re G./B. SA), e che infine il numero dei chilometri indicati appare decisamente eccessivo -la trasferta da _ e ritorno essendo ad es. più breve dei 1’000 Km indicati- , questa Camera a titolo equitativo, ritenuto che l’attrice ha tuttavia effettuato a sue spese i viaggi per recarsi nei vari ospedali, reputa equo riconoscerle a questo titolo un risarcimento di fr. 10’000.-.
5.4
perdita futura contributi LPP
Il convenuto chiede inoltre che il contributo LPP da capitalizzare non venga calcolato -come deciso dal Pretore- sul salario effettivamente versato dal datore di lavoro, bensì in funzione del salario coordinato, che in pratica è inferiore di fr. 19’200.-.
La censura, che trova il suo fondamento nella sentenza
DTF
116 II 295 cons. 4b bb rispettivamente negli art. 8 LPP e 5 OPP2, merita integrale accoglimento, per cui la posizione di danno va corretta in fr. 5’950.-.
5.5
perdita futura contributi AVS
Il convenuto chiede pure che per la capitalizzazione del contributo AVS perso non si applichi la percentuale di prelievo del 5.05% fatta propria dal Pretore -con riferimento al doc. V, ove tuttavia era compreso il contributo AI- bensì quella del 4.2% prevista dalla legge (art. 13 LAVS).
La censura, anche in questo caso confortata dalla sentenza
DTF
116 II 295 con. 4b aa, merita integrale conferma, per cui la posizione di danno viene corretta in fr. 18’425.-.
6.
torto morale
L’attrice ha chiesto l’attribuzione a questo titolo di un‘indennità di fr. 120’000.- (già dedotta l’indennità per la menomazione dell’integrità fisica AINF), ritenendo che non vi fosse una concolpa da parte sua.
Già è stato precisato ai considerandi precedenti che all’attrice va senz’altro imputata una concolpa di 1/5 nel sinistro: la circostanza riduce in maniera corrispondente il suo diritto ad un’eventuale indennità per torto morale, ma -contrariamente a quanto ritenuto dal  esclude tuttavia ancora il riconoscimento di tale indennità (
Hütte/Ducksch
, Die Genugtuung, Zurigo 1996, I/49
;
Brehm
, op. cit., n. 76 e segg. ad art. 47 CO).
6.1
Nella valutazione del torto morale il giudice gode di ampia libertà di apprezzamento delle circostanze (genere e gravità del pregiudizio, intensità e durata delle conseguenze sulla personalità della vittima, grado di colpa dell’autore).
Non è possibile, attualmente, determinare regole generali o fissare limiti di calcolo per la sua fissazione. La giurisprudenza più recente tende tuttavia a un aumento delle indennità: se fino al 1994 gli importi massimi riconosciuti a titolo di torto mortale ammontavano a fr. 110’000.- rispettivamente a fr. 130’000.-, negli ultimi anni sono state emanate decisioni che hanno riconosciuto importi base che variano tra i fr. 150’000.- e fr. 200’000.- (
Hütte/Ducksch
, op. cit., I/83, n. 7.10, VIII/10 e VIII/11).
6.2
Nella valutazione della fattispecie occorre considerare tutte le circostanze concrete.
In conseguenza delle omissioni del medico del pronto soccorso l’attrice, quarantacinquenne al momento dei fatti, dal 1991 in avanti non ha praticamente fatto che passare da un ospedale all’altro (_- a più riprese-, _), con in particolare un importante periodo di degenza nel Centro per paraplegici di _ (dal 18.4.1991 al 23.2.1992) e con la necessità, col passare del tempo, di far capo con sempre più frequenza ad ulteriori ricoveri. Essa è completamente incapace al lavoro e in gran parte all’effettuazione delle attività domestiche. Oltre ai problemi motori agli arti inferiori -essa soffre di una tetraplegia incompleta e, come detto, riesce a muoversi esclusivamente con l’ausilio di terze persone oppure con la sedia a rotelle e parzialmente con le stampelle- essa soffre di gravi dolori muscolari e deve costantemente convivere con le complicazioni derivanti da una vescica e da un intestino neurogeni, con il continuo pericolo di infezioni (cfr. perizia giudiziaria p. 10). Essa è pure afflitta da gravi problemi depressivi (cfr. perizia giudiziaria p. 11), che hanno già dato luogo a diversi ricoveri in cliniche psichiatriche, essendo essa per altro cosciente del fatto che la sua situazione non è destinata a migliorare nel tempo e semmai a peggiorare (perizia giudiziaria p. 12 e 16).
6.3
Alla luce di quanto precede e esaminata la giurisprudenza in materia (cfr.
Hütte/Ducksch
, op. cit., VIII/8 1984-1986 n. 31 e VIII/141990-1994 n. 37; nella sentenza
ICCA
citata, a un donna in situazione analoga, ma incapace a svolgere qualsiasi attività domestica e a muoversi con le stampelle e con ulteriori problemi di carattere sessuale, era stata riconosciuta la somma di fr. 120’000.-), questa Camera ritiene senz’altro adeguato attribuire all’attrice la somma di fr. 100’000.- a titolo di torto morale.
Tenuto conto del grado di concolpa di 1/5 riconosciuto all’attrice e dedotta l’indennità per la menomazione dell’integrità fisica già versatale dall’AINF (
IICCA
12 dicembre 1994 in re P./M.S.; fr. 48’600.-, doc. amministrativa SWICA, n. 32), ad essa pertoccheranno perciò fr. 31’400.-.
7.
In definitiva, in parziale accoglimento dell’appello principale e dell’appello adesivo, all’attrice andranno versati i seguenti importi, e meglio per:
- perdita di guadagno 1994-1997 fr. 31’900.--
- perdita di guadagno futura fr. 68’138.--
- incapacità lavori domestici fino 1997 fr. 55’085.35
- incapacità lavori domestici futura fr. 287’214.95
- mezzi ausiliari fr. 10’080.--
- spese per accompagnatori fr. 10’000.--
- perdita contributi LPP fr. 5’950.--
- perdita contributi AVS fr. 18’425.--
totale fr. 486’793.30
somma che, dedotta la quota di concolpa di 1/5, ammonta a fr. 389’434.65. A ciò si aggiunge l’indennità per torto morale di fr. 31’400.-, con un saldo a suo favore di fr. 420’834.65.
8.
L’appello e l’appello adesivo sono pertanto parzialmente accolti ai sensi dei considerandi.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 148 CPC), l’esito di questo giudizio non giustificando una modifica della ripartizione delle spese e delle ripetibili di prima istanza.