# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4bca738a-182d-53a2-8334-1e5f145ab7bc
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 2 dicembre 2013 dall’Ufficio esecuzione di Lugano (doc. A), la banca CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 159'528.– oltre interessi del 5% dal 7 novembre 2013, indicando quale titolo di credito l’“accordo da 4 marzo 2011 tra CO 1 e Signore Dott. RE 1”.
B.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 4 febbraio 2014 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 14 maggio 2014. In sede di replica e di duplica scritte del 4 e 11 giugno 2014 le parti si sono riconfermate nelle rispettive conclusioni.
C.
Statuendo con decisione 11 settembre 2014, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 300.– e un’indennità di fr. 2'000.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 25 settembre 2014
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Nelle sue osservazioni del 27 ottobre 2014, CO 1
ha concluso per la reiezione del reclamo. Il 20 novembre 2014 il presidente della Camera ha respinto la domanda di rinvio dell’esecuzione della sentenza impugnata contenuta nel reclamo.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 25 settembre 2014 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 15 settembre, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha considerato un valido riconoscimento di debito per l’importo originario di € 129'540.26 posto in esecuzione l’accordo sottoscritto dalle parti il 4 e l’11 marzo 2011, mediante il quale esse hanno convenuto che ove le rate concordate (per complessivi € 41'500.–) non fossero state tempestivamente versate, la pretesa totale arretrata sarebbe venuta a scadenza. Per il primo giudice il fatto che la CO 1 abbia proposto la conclusione dell’accordo di pagamento rateale
“ohne Anerkennung einer Rechtspflicht und ohne Präjudiz für zukünftige Fälle”
si riferisce chiaramente a tale proposta e non al fatto che l’accordo, una volta accettato da RE 1, non gli fosse giuridicamente opponibile. Donde l’accoglimento dell’istanza.
3.
Nel reclamo RE 1 ribadisce che l’accordo firmato dalle parti è una transazione, che presuppone da entrambe concessioni reciproche, e non un riconoscimento di debito, il quale implica invece una concessione (“un cedimento”) unilaterale del dichiarante. Il reclamante sostiene che in seguito al mancato pagamento delle rate pattuite, l’accordo è diventato inefficace, facendo risorgere la controversia che si prefiggeva di appianare. Non sussisterebbe così alcun riconoscimento di debito, tanto meno con l’indicazione della somma riconosciuta. Ad ogni modo, per il reclamante collegare il termine
“Restschuld”
usato all’ottavo paragrafo dell’accordo all’importo di € 129'540.26 figurante all’inizio è “pura interpretazione”, ciò che non consente di rigettare l’opposizione, in assenza di una dichiarazione di volontà chiara, esplicita, non equivoca e non discutibile o soggetta – appunto – a interpretazione. Se i € 129'540.26 fossero stati riconosciuti, egli conclude, non si spiegherebbe perché la CO 1 vi avrebbe rinunciato in via transattiva nella misura quasi del 70%.
4.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio spiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
5.
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi).
5.1
Nel caso specifico, firmando il noto accordo il reclamante si è dichiarato d’accordo con il contenuto dello stesso, come risulta dalla dicitura
“Mit dem Inhalt dieses Schreibens einverstanden”
che precede la sua firma. Ora, la convenzione precisa che il credito dell’escutente ammontava allora a € 129'540.26 oltre interessi e costi dal 4 marzo 2011 (doc. C, pag. 1). RE 1 ha quindi riconosciuto di dovere tale somma alla CO 1. A prescindere dal fatto ch’egli non si sia esplicitamente impegnato a pagarla – basta che l’abbia riconosciuta (sentenza della CEF 14.2001.87 del 13 dicembre 2001) –, ciò costituisce un chiaro riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF, che autorizzava il Pretore a rigettare l’opposizione in via provvisoria almeno per i fr. 159'528.– (oltre interessi del 5% dal 7 novembre 2013) posti in esecuzione, al tasso di conversione valido alla data della presentazione della domanda di esecuzione, il 2 dicembre 2013 (
cfr. doc. A), ovvero €/CHF 1.2321 secondo il sito www.fxtop.com che fornisce i tassi diffusi dalla Banca centrale europea (DTF 137 III 625 consid. 3; sentenza della CEF 14.2014.85 del 10 settembre 2014, consid. 6.4/b).
5.2
Certo, la CO 1, come visto senza vincolo all’infuori della transazione (
“ohne Anerkennung einer Rechtspflicht und ohne Präjudiz für zukünftige Fälle”
), ha proposto al reclamante di versarle € 41'500.– (€ 35'000.– + € 6'500.–), in parte a rate, entro precise scadenze per saldo di ogni pretesa. L’interesse – e lo scopo – dell’accordo per la banca era manifestamente, oltre ad ottenere dall’escusso il riconoscimento del proprio debito, di ottenere ch’egli lo pagasse effettivamente, anche se in misura ridotta, in tempi prevedibili e senza dover ricorrere a una procedura esecutiva (oltretutto all’estero), anziché, come oggi, ritrovarsi con un credito certo intero, ma tuttora integralmente scoperto. Non avendo l’escusso rispettato la transazione – ciò ch’egli ammette –, la stessa è decaduta e conformemente a quanto prevede l’accordo, debitamente firmato dall’escusso, il credito residuo, inclusi interessi di mora e costi, è ridiventato esigibile nella sua integralità
(“die gesamte noch ausstehende Restforderung einschlie
ß
lich Verzugszinsen und Kosten in vollem Umfang wieder fällig”)
. Il riconoscimento di tale debito risulta dunque ora incondizionato e indiscutibile. Non è ipotizzabile un’altra interpretazione oggettiva di tale atto e comunque l’escusso non ne propone alcuna. Il reclamo è pertanto infondato e va respinto.
6.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35),
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). La CO 1, che ha agito per il tramite di un avvocato, ha diritto a
ripetibili calcolate secondo l’art. 11 cpv. 1 e 2 RTar (RL 3.1.1.7.1).
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, pari a fr. 159'528.–, raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.