# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0e087788-3ee1-4676-9953-474ce918889f
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 6 marzo 2014, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di
Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di C., D., E.,F., G.,
H. ed altri per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fi-
scale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio.
In sostanza, secondo l'autorità rogante, E. e H., presunti esponenti della crimi-
nalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito sva-
riate società operanti nel settore edile, tra cui I. S.r.l., J. S.r.l. e K. S.r.l., omet-
tendo, almeno in parte, di dichiararne i redditi al fisco, occultandone inoltre le
scritture contabili al fine di impedire la verifica dei loro reali profitti, evadendo
così il fisco. Essi avrebbero in seguito formalmente ceduto l'amministrazione di
tali società ad ignari ed improbabili imprenditori, rimanendone tuttavia, di fatto,
gli effettivi ed incontrastati domini per quanto riguarda la loro conduzione, de-
predandone poi il patrimonio sociale mediante prelevamenti di ingenti somme
di denaro in contante o tramite assegni circolari dai conti correnti bancari, così
da svuotarne le casse, lasciando le strutture societarie completamente vuote,
senza alcuna risorsa economica per far fronte alle ingenti pretese dell'Erario e
di altri creditori. G. e F., risp. moglie e cognato di H., avvalendosi di due cittadini
svizzeri, ossia C. e D., avrebbero riciclato i proventi delle distrazioni in que-
stione. La rogatoria ha portato al sequestro da parte dell’autorità svizzera di due
conti bancari intestati a B., uno presso la banca L. e l'altro presso la banca M.
e due conti intestati ad A., uno presso la banca L. e l'altro presso la banca M.,
misure confermate da questo Tribunale nel dicembre 2015 (v. sentenze del Tri-
bunale penale federale RR.2015.244+RR.2015.209 e
RR.2015.247+RR.2015.208 dell'8 dicembre 2015).
B. In seguito, in data 11 novembre 2016, la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Bergamo, autorità che il Tribunale di Brescia ha riconosciuto com-
petente per il perseguimento del reato di riciclaggio di denaro (v. rogatoria
dell'11 novembre 2016, pag. 5, in rubrica 1 dell'incarto del Ministero pubblico
della Confederazione, in seguito: MPC), ha presentato alla Svizzera una do-
manda di assistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato
nei confronti di G., F., B., A., D. e C. per il reato di riciclaggio di denaro (art. 648-
bis CP/I) e di G. e D. per il delitto di trasferimento fraudolento di valori (art. 12
quinquies D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla L. 7
agosto 1992, n. 356). In sostanza i rubricati avrebbero trasferito, al fine di osta-
colare l’identificazione della provenienza illecita, somme di denaro e assegni
circolari su conti correnti svizzeri per un totale di EUR 5'545'827.42, provento di
reati fiscali e fallimentari commessi dagli amministratori e legali rappresentanti
di fatto e di diritto delle società I. S.r.l., J. S.r.l. e K. S.r.l. Con la domanda di
assistenza l’autorità rogante ha postulato il sequestro fino a concorrenza
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dell’importo di EUR 1'750'000.– di beni e disponibilità finanziarie intestate a B.
e A., dei quali in Svizzera EUR 1'312'766.–. Più precisamente, l’autorità rogante
ha chiesto il blocco del conto corrente intestato a B. n.1 presso la banca M., con
un saldo attivo, in data 4 agosto 2015, di EUR 472'803.– e del conto corrente
intestato ad A. n. 2 presso la medesima banca, con un saldo attivo, in data
4 agosto 2015, pari a EUR 801'053.– (v. rogatoria dell'11 novembre 2016, pag.
8, in rubrica 1 incarto MPC).
C. Mediante decisione del 30 novembre 2016, il MPC, autorità alla quale l'Ufficio
federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria
(v. rubrica 2 incarto MPC), è entrato in materia sulla domanda presentata
dall'autorità italiana, dichiarando che le misure richieste sarebbero state ordi-
nate con decisioni separate (v. decisione di entrata nel merito del 30 novembre
2016, pag. 3, in rubrica 4 incarto MPC).
D. Il 19 dicembre 2016, il MPC ha notificato alla banca M. e alla banca L. gli ordini
di blocco delle relazioni bancarie di cui sopra intestate a B. e A. (v. rubrica 5
incarto MPC).
E. Il 23 novembre 2017, il MPC ha emanato quattro decisioni di chiusura, mediante
le quali ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria dell’11 novembre 2016
e ordinato il mantenimento del blocco dei conti bancari n. 2 presso la banca M.
e n. 3 presso la banca L. intestati a A. nonché dei conti n. 1 presso la banca M.
e n. 4 presso la banca L. intestati a B. (v. act. 1.1, 1.3, 1.5 e 1.7).
F. Il 27 dicembre 2017 A. e B. hanno interposto ricorso contro le suddette decisioni
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando
la reiezione delle stesse e il dissequestro dei loro conti (v. act. 1).
G. Tramite scritto del 17 gennaio 2018, il MPC ha comunicato di rinunciare a pre-
sentare una risposta, chiedendo allo stesso tempo la reiezione del ricorso e la
tutela delle decisioni impugnate (v. act. 6).
H. Con osservazioni dello stesso giorno, l’UFG ha postulato la tutela delle decisioni
avversate, con spese, tasse e ripetibili a carico dei ricorrenti (v. act. 7).
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I. In data 8 marzo 2018, questo Tribunale ha contattato il MPC al fine di sapere
se la domanda di assistenza del 6 marzo 2014 presentata dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia fosse comunque, parallela-
mente alla rogatoria inoltrata dalla procura bergamasca, sempre d'attualità
(v. act. 10).
J. Il 21 marzo 2018 il MPC ha trasmesso a questa Corte uno scritto del 19 marzo
2018, trasmesso ai ricorrenti per conoscenza (v. act. 12), inoltratogli dalla Pro-
cura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia, mediante il quale
il N. ha segnalato di non essere "più titolare di alcun procedimento penale ri-
guardante i fatti oggetto di rogatoria internazionale e che anche l'ultimo proce-
dimento penale (giudizio ordinario a carico di E. ed altri) è stato definito dal
Tribunale di Brescia con sentenza n. 5883/16 mod. 16 del 9.3.2017" (v. act. 11
e 11.1). A questo scritto ha fatto seguito una comunicazione della Procura Ge-
nerale di Brescia che ha per contro affermato di non rinunciare alla domanda di
assistenza (v. act. 14). Entrambi gli scritti sono stati trasmessi per conoscenza
ai ricorrenti (v. act. 15).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell’art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS
0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-
vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante
scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché,
a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito
dalla Cancelleria federale, Berna 2014; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
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n. L 239/19-62 del 22 settembre 2000). Di rilievo nella fattispecie è anche la
Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di
reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settem-
bre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53).
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto prin-
cipio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in
materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid.
2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122
II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle perti-
nenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n.
2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
art. 12 cpv. 1 AIMP; TPF 2016 129 consid. 1.3; v. DANGUBIC/KESHELAVA,
Commentario basilese, Internationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12
AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 La decisione dell'autorità cantonale o federale d'esecuzione relativa alla chiu-
sura della procedura d'assistenza giudiziaria può essere impugnata, congiunta-
mente alle decisioni incidentali anteriori (v. art. 80e cpv. 1 e 25 cpv. 1 AIMP). B.
è titolare delle relazioni bancarie n. 1 presso la banca M. e n. 4 presso la banca
L. oggetto di due decisioni impugnate e, per queste, egli è legittimato a ricorrere.
A. è titolare delle relazioni bancarie n. 2 presso la banca M. e n. 3 presso la
banca L. oggetto di due decisioni impugnate e, per queste, ella dispone ugual-
mente della legittimazione ricorsuale (v. art. 80h lett. b AIMP e 9a lett. a OAIMP
nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid.
2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). Interposto tempestivamente contro le
decisioni di chiusura del 23 novembre 2017 emanate dall’autorità federale di
esecuzione (v. art. 80k AIMP), il loro ricorso, nei termini appena illustrati, è per-
tanto ricevibile.
2. I ricorrenti evidenziano innanzitutto come la sentenza del Tribunale di Brescia
del 9 marzo 2017 abbia ridimensionato i reati presupposti ai presunti atti di rici-
claggio attualmente trattati dalla Procura di Bergamo, atti che di conseguenza
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dovrebbero a loro volta subire un ridimensionamento. Gli insorgenti rimprove-
rano sostanzialmente quattro errori metodologici all'autorità rogata. Il primo sa-
rebbe legato al fatto che non trovandosi più l'inchiesta estera in una fase iniziale,
il MPC non dovrebbe più dare credito alle ipotesi di lavoro dell'autorità rogante.
Il secondo riguarda il reato presupposto, nel senso che l'autorità d'esecuzione
non lo avrebbe affrontato nei termini dispiegati dal Tribunale di Brescia. Più pre-
cisamente, tale tribunale avrebbe appurato l'esistenza di reati di bancarotta
fraudolenta unicamente in relazione a J. S.r.l., unitamente ad altri reati fiscali.
Sui conti svizzeri sequestrati sarebbero giunti soltanto assegni per
EUR 965'000.– concernenti J. S.r.l. e non EUR 2'009'158.31. I reati fiscali con-
testati agli indagati all'estero sarebbero di natura omissiva e non commissiva,
per cui farebbe difetto il requisito della doppia punibilità. Il terzo errore metodo-
logico sarebbe legato ai presunti reati di riciclaggio di denaro commessi in Italia,
nel senso che, consumandosi i presunti reati fiscali, applicando il diritto italiano,
quando i valori patrimoniali sono già da tempo presenti sui conti in Svizzera dei
ricorrenti, inconcepibile sarebbe il reato di riciclaggio di denaro che preceda il
reato presupposto. Mancherebbe dunque un nesso di causalità tra reato pre-
supposto e l'asserita condotta riciclatoria. L'ultimo errore sarebbe legato ai se-
questri di beni dei ricorrenti già operati in Italia dall'autorità rogante, ignorati dal
MPC, i quali, se sommati a quelli in Svizzera, creerebbero un esubero di beni
sequestrati. Questa situazione sarebbe in definitiva in contrasto con la garanzia
della proprietà e con il principio della proporzionalità, anche perché le misure
contestate, in atto oramai da molto tempo, creerebbero loro una situazione eco-
nomica insostenibile.
2.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-
zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che
tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-
st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3).
2.2 Nella sua rogatoria dell'11 novembre 2016, la Procura italiana ha dichiarato
quanto segue (v. rogatoria p. 2 e segg., rubrica 1 incarto MPC):
"a) G. riceveva sul conto corrente nr. 5, presso la banca O. di San Marino, un
totale di 3'535'827,42 euro provenienti dal conto corrente n. 6 aperto presso la
stessa banca O. di San Marino ed intestato a E.; su tale ultimo conto era stata
accreditata una parte del provento di reati fiscali e fallimentari commessi dagli
amministratori e legali rappresentati di fatto e di diritto delle società I. s.r.l., J. s.r.l.
e K. s.r.l. così suddiviso: 1'909327,42 euro riferibili alla I. s.r.l., 1'186'500 euro
riferibili alla J. s.r.l., 440'000 euro riferibili alla K. s.r.l.; successivamente dopo aver
prelevato, in dato 18.02.2008, euro 500'000 in contanti dal predetto c/c n. 5
presso la banca O. di San Marino, in data 21.02.2008, li versava sul c/c n. 7 della
- 7 -
banca M. di Lugano, formalmente intestato alla P. Inc., ma di fatto nella sua di-
sponibilità e, quindi, li trasferiva prima sul c/c n. 8 presso la banca Q. di Singa-
pore, intestato alla P. Inc. Ltd e, infine, sul c/c n. 9 a lei intestato presso la banca
R. di Lugano; inoltre, dopo il versamento effettuato da E. di assegni circolari, per
complessivi 2'010'000 euro, sui c/c svizzeri n. 10, intestato alla S. Inc. (1'300'000
euro nel periodo luglio 2004 – maggio 2005) e n. 11, intestato alla T. Inc. (710'000
euro nel periodo giugno – luglio 2005), dal giugno del 2005 al marzo del 2014,
attraverso ulteriori operazioni finanziarie effettuate quale reale beneficiaria del c/c
n. 12 della banca AA. di Lugano, del c/c n. 7 della banca M. di Lugano e del c/c
n. 8 della banca Q. di Singapore, tutti formalmente intestati alla P. Inc., movimen-
tava ed investiva le somme sopra descritte con molteplici trasferimenti sequen-
ziali; infine, nel marzo del 2014, trasferiva l'intera provvista sul c/c n. 9 a lei inte-
stato presso la banca R. di Lugano; accendeva presso la banca M. il c/c n. 13,
intestato alla BB. AG, di cui era beneficiario economico e trasferiva l'intera prov-
vista par ad EUR 828'000 in favore della CC. s.r.l. di Como, controllata al 99%
dalla stessa BB. AG".
"c) B. ricevuto sul c/c n. 14, presso la banca DD. (assorbita dalla banca HH) di
Locarno, formalmente intestato alle società EE. Ltd., ma della quale era il bene-
ficiario economico, l'importo di 2'757'000 euro tramite bonifici, denaro tratto dai
conti correnti sammarinesi riferibili ai figli G. e F. di cui ai precedenti punti a) e b),
effettuava le seguenti operazioni volte a celarne l'origine e ad assicurare la di-
sponibilità dell'intera somma in favore della figlia G.:
- in data 27.07.2009 disponeva un bonifico da 1'200'000 euro sul c/c n. 15, presso
la banca DD. (assorbita dalla banca HH) di Locarno, formalmente intestato alle
società FF. Ltd, ma della quale era beneficiario economico; detto importo veniva
reintrodotto in Italia, in data 11.12.2009, con l'istituto dello "scudo fiscale" nel mi-
nor ammontare di 1'184'975 euro, mediante accredito sul c/c n. 16, presso la
banca GG. di Rovato (BS), a lui intestato; successivamente, con un bonifico di
1'100'000 euro in favore del c/c n. 1, presso la banca M. di Zurigo, sempre a lui
intestato, ritrasferiva l'importo all'estero;
- dal settembre al dicembre del 2009 effettuava bonifici per complessivi 483'000
euro in favore del c/c n. 17, intestato alla società BB. AG presso la banca DD.
(assorbita dalla banca HH) di Locarno; tale importo veniva utilizzato per acqui-
stare due unità immobiliari site in Manerba del Garda (BS);
- dal luglio del 2009 al maggio del 2011 effettuava prelievi in contanti per com-
plessivi 1'070'000 euro, versati nella minor somma di 970'000 euro, in favore del
c/c n. 18 intestato alla figlia G. presso la banca DD. (assorbita dalla banca HH)
di Lugano; inoltre, sempre dal c/c n. 18 intestato alla società BB. AG, effettuava
bonifici per complessivi euro 586'823.41 in favore della CC. s.r.l. di Como, con-
trollata al 99% dalla stessa BB. AG; tale importo proveniva dai conti correnti sam-
marinesi riferibili ai figli G. e F. di cui ai precedenti punti a) e b):
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d) A., al fine di agevolare l'occultamento delle provviste già oggetto di riciclaggio,
accendeva e gestiva il conto corrente n. 2 presso la banca M., sul quale riceveva
accrediti di somme già di proprietà della figlia G., tra le quali, in data 04.03.2013,
un bonifico da 1'038'000 euro, proveniente dal c/c n. 8, aperto presso la banca
Q. di Singapore e formalmente intestato alla P. Inc. e di cui la reale utilizzatrice
era G.; bonificava dal predetto conto corrente n. 2 l'importo di euro 610'000 in
favore del c/c n. 13 presso la banca M., intestato alla BB. AG, di cui era benefi-
ciario economico G.".
Da quanto precede risulta quindi che, da una parte, G. avrebbe ricevuto sul suo
conto n. 9 presso la banca R. EUR 5'545'827.42 (EUR 3'535'827.42 + EUR
2'010'000.–) da E., valori provento di reati fiscali e fallimentari e, dall'altra, conti
dei ricorrenti sarebbero anch'essi implicati nell'attività di riciclaggio oggetto
dell'inchiesta estera. Su richiesta del MPC, l'autorità rogante ha in seguito pro-
dotto due relazioni datate 2 maggio e 24 agosto 2017 redatte dalla Guardia di
Finanza (Nucleo di Polizia Tributaria Brescia), dalle quali si evincono gli importi
riconducibili ai reati considerati, quantificati dalla sentenza del 14 settembre
2015 emessa dal Giudice per l'Udienza preliminare del Tribunale ordinario di
Brescia (n. 1423/15, n. 18965/14 e n. 4457/15 R.G.) e dalla sentenza del
16 gennaio 2017 pronunciata dalla Sezione Seconda Penale della Corte di Ap-
pello di Brescia (n. 105/17 Reg. Sent., n. 1241/16 R.G. e n. 18965/14 R.G.N.R.)
(v. act. 1.9 e 1.10). I proventi illeciti derivanti dalla bancarotta fraudolenta a
danno di J. s.r.l. ammontano a EUR 2'009'158.31 (v. act. 1.9, p. 11 e act. 1.10,
p. 1). Per quanto riguarda i reati fiscali, J. s.r.l. ha omesso di versare al fisco
italiano, per l'anno 2007, EUR 1'454'985.– a titolo di imposta diretta (II.DD. –
I.R.E.S) e EUR 731'000.– a titolo di imposta indiretta (I.V.A.), per un totale di
EUR 2'185'985.– (v. act. 1.10, p. 2). K. s.r.l., dal canto suo, ha omesso di ver-
sare, per l'anno 2008, EUR 1'455'590.– a titolo di imposta diretta (II.DD. –
I.R.E.S.) e EUR 764'069.– a titolo di imposta indiretta (I.V.A.) e, per l'anno 2009,
EUR 772'095.– a titolo di imposta diretta (II.DD. – I.R.E.S.) e EUR 456'669.– a
titolo di imposta indiretta (I.V.A.) (v. act. 1.10, p. 4).
Ora, riservate le questioni di doppia punibilità di cui più sotto in questa sentenza
(v. infra consid. 2.4), va preso atto che l'autorità rogante quantifica in
EUR 2'009'158.31 il provento della bancarotta fraudolenta a danno di J. s.r.l.,
motivo per cui, tuttora persistendo l’ipotesi che tali valori siano stati versati sui
conti dei ricorrenti (v. act. 1.9), non può essere dato seguito alle censure volte
a limitare il sequestro a EUR 965'000.– (v. act. 1 pag. 10). Tantomeno vi sono
ragioni per revocarlo nella sua integralità, come invece postulato nel petitum
alla luce dell’entità complessiva dei sequestri disposti in Italia; questo senza
necessità di acquisire d’ufficio tutta la documentazione riferita ai sequestri di-
sposti in Italia (v. richiesta di prova in act. 1 loc. cit.), atteso che i ricorrenti stessi
sono certamente in possesso perlomeno della documentazione che li concerne
e giusta l’art. 52 cpv. 1 PA sarebbero tenuti ad allegarla, per dare la possibilità
- 9 -
al giudice dell’assistenza di valutare la sostanza delle relative censure e ordi-
nare, se del caso, ulteriori accertamenti. Insufficientemente motivata, la relativa
istanza probatoria va quindi respinta.
2.3 I ricorrenti contestano il reato di riciclaggio rimproverato loro dalle autorità inqui-
renti italiane. Con riferimento alla portata dell'omissione di dichiarazione an-
nuale relativa alle imposte (art. 5 D.L. 74/2000), essi affermano che, tale omis-
sione si realizzerebbe concretamente decorsi novanta giorni dalla scadenza
dell'obbligo dichiarativo, il quale non coinciderebbe con l'anno d'imposta. Anche
in Italia tale obbligo cadrebbe nell'anno successivo al periodo d'imposta. Quindi
solo nel momento in cui è decorso l'ultimo termine previsto dalla legge per la
presentazione si consumerebbe il reato. Quest'ultimo in Italia figurerebbe nella
categoria dei reati presupposti al riciclaggio, per le somme non versate, ma le
somme sarebbero, per il diritto tributario, considerate evase solo dopo la sca-
denza del termine dichiarativo. Dottrina e giurisprudenza italiana concordereb-
bero sostanzialmente sull'osservazione che i delitti presupposto debbano es-
sere consumati in epoca anteriore al reato di riciclaggio. Sulla base delle infor-
mazioni fornite dall'autorità rogante, i ricorrenti ritengono che i valori patrimoniali
di loro pertinenza si sarebbero trovati sui conti svizzeri ben prima del momento
in cui si profilerebbe e si realizzerebbe il reato presupposto di carattere omis-
sivo. Ne discenderebbe che l'ipotesi di riciclaggio non sarebbe minimamente
ipotizzabile per mancanza di un nesso di causalità tra reato presupposto e as-
serita condotta riciclatoria.
Così facendo i ricorrenti omettono di considerare che la punibilità dei fatti se-
condo il diritto dello Stato richiedente non deve, di principio, essere analizzata
dall'autorità rogata. Non sta dunque al giudice dell’assistenza addentrarsi
nell’interpretazione del diritto estero. È ammessa un’eccezione a questo princi-
pio, fatto essenzialmente derivare da un’interpretazione e contrario dell’art. 64
cpv. 1 AIMP, quando la competenza repressiva dello Stato richiedente o la pu-
nibilità dei fatti in esame fanno difetto in maniera evidente, tanto da far apparire
abusiva la domanda di assistenza (v. DTF 116 Ib 89 consid. 3c/aa, con giuri-
sprudenza citata; sentenze del Tribunale federale 1C_32/2018 del 26 gennaio
2018 consid. 1.4; 1A.205/2006 del 7 dicembre 2006 consid. 3.2;
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a
ediz. 2014, n. 584; HEIMGARTNER, Commentario basilese, n. 15 ad art. 64
AIMP). Gli argomenti qui addotti dai ricorrenti riguardano quasi esclusivamente
il merito del procedimento italiano per cui sono prerogativa del giudice estero.
Per il resto non emergono elementi sufficienti per ritenere abusiva la domanda
di assistenza anche alla luce del ridimensionamento che le ipotesi investigative
originali risultano aver subito, segnatamente per quanto riguarda l’inizialmente
ipotizzato coinvolgimento in attività di riciclaggio di valori patrimoniali riconduci-
bili anche a un’organizzazione criminale di tipo mafioso. Pur venuto meno que-
sto elemento, ciò non toglie che il procedimento continui a riguardare gravi reati
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e per somme molto considerevoli per cui, sotto questo profilo, non emerge nes-
sun motivo per rimettere in discussione l’ammissibilità di principio delle misure
rogatoriali richieste. Di fatti, giusta l’art. 33a OAIMP, gli oggetti e i beni la cui
consegna allo Stato richiedente soggiace a una decisione definitiva ed esecu-
tiva di quest’ultimo (art. 74a cpv. 3 AIMP) restano sotto sequestro sino alla no-
tifica di tale decisione o fintanto che lo stato richiedente non abbia comunicato
all’autorità esecutiva competente che la suddetta decisione non può più essere
pronunciata secondo il diritto di tale Stato, segnatamente per intervenuta pre-
scrizione (v. anche infra consid. 2.4.4). Che ciò non sia il caso è chiaro già alla
luce di quanto comunicato al MPC da parte della Guardia di finanza italiana
nella sua lettera del 24 agosto 2017, proprio in risposta alla richiesta di chiari-
menti dell’autorità svizzera, dopo che quest’ultima aveva prospettato ai ricor-
renti un parziale dissequestro dei valori bloccati (v. act. 1.9 e 1.10).
2.4 I ricorrenti sostengono che il reato di omessa dichiarazione ex art. 5 D.L.
74/2000 non potrebbe costituire valido reato preliminare giusta l'art. 305bis cpv.
1bis CP, ragione per cui un sequestro di valori basato sulla summenzionata sen-
tenza italiana non sarebbe ammissibile.
2.4.1 Contrariamente alla censura di cui al considerando 2.3, si tratta in questo caso
di una questione di diritto svizzero, per cui il giudice dell’assistenza è legittimato
ad esaminarla, nella misura in cui l’evoluzione del procedimento estero può ef-
fettivamente portare ad un ridimensionamento di quanto potrà ancora essere
confiscabile alla fine della procedura di assistenza. La proporzionalità dell’at-
tuale sequestro è data soltanto per i valori che sarebbero potenzialmente con-
fiscabili anche secondo il diritto svizzero e non soltanto secondo il diritto estero
(v. art. 63 cpv. 2 lett. d e 64 cpv. 1 AIMP). Sotto questo profilo non vi è dunque
ragione per non verificare che le ipotesi di reato sulle quali il giudice dell’assi-
stenza si è espresso all’inizio della procedura continuino ancora oggi a valere.
L’assistenza è stata del resto concessa come di consueto con la riserva della
specialità per cui un’eventuale domanda di consegna dei valori che riguardasse
un reato fiscale andrebbe considerata irricevibile, riservate le eccezioni di cui
all’art. 3 cpv. 3 lett. a e b AIMP (v. infra consid. 2.4.2 in fine). In questo senso
l’autorità d’esecuzione, il 13 aprile 2017, ha giustamente chiesto chiarimenti
all’autorità rogante, dopo avere appreso che H. e E. sono stati condannati per
bancarotta fraudolenta, E. stesso anche per reati fiscali, mentre entrambi sono
stati assolti, come G. e altri, per i restanti reati (v. act. 1.12).
2.4.2 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l’appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X
n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria
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consistente in una misura coercitiva – quali il sequestro e la trasmissione di
documentazione bancaria – è concessa solo se il fatto che ha dato luogo alla
commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto in-
terno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Nell'ambito dell'esame
della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto
nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed
immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il
Tribunale non deve procedere a un esame dei reati e delle norme penali men-
zionati nella domanda di assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitan-
dosi a un esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata
la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero,
ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener
conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste
(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid.
3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente
essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica-
zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 7.4). L'art.
2 lett. a CEAG permette tuttavia di rifiutare l'assistenza giudiziaria segnata-
mente quando la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta
come reati fiscali. Ciò è ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero e all'art.
18 n. 1 lett. d CRic. Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il
procedimento verte su un reato che sembra volto a una decurtazione di tributi
fiscali o viola disposizioni in materia di provvedimenti di politica monetaria, com-
merciale o economica. Ammessa è per contro l'assistenza in caso di truffa in
materia fiscale giusta le lettere a e b di questo stesso capoverso, nonché in
materia di imposte indirette giusta l'art. 50 CAS (v. DTF 136 IV 88 consid. 3).
2.4.3 Secondo l'art. 305bis CP, chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l'ac-
certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sa-
pendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da un delitto fi-
scale qualificato, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria (n. 1). Sono considerati delitto fiscale qualificato i reati di cui all'arti-
colo 186 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta
(LIFD; RS 642.11) e all'articolo 59 capoverso 1 primo comma della legge fede-
rale del 14 dicembre 1990 sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni
e dei Comuni (LAID; RS 642.14), se le imposte sottratte ammontano a oltre
300'000 franchi per periodo fiscale (n. 1bis). L'art. 186 cpv. 1 LIFD prevede che,
chiunque, per commettere una sottrazione d'imposta ai sensi degli articoli 175-
177, fa uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenutisticamente
inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di salario e altre
attestazioni di terzi, è punito con la detenzione o con la multa sino a 30'000
franchi. Analogo il contenuto dell'art. 59 cpv. 1 LAID, secondo il quale chiunque,
per commettere una sottrazione d'imposta, fa uso, a scopo d'inganno, di docu-
menti falsi, alterati o contenutisticamente inesatti; chiunque, tenuto a trattenere
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l'imposta alla fonte, impiega a profitto proprio o di un terzo le ritenute d'imposta,
è punito con la detenzione o con la multa fino a 30'000 franchi. Ora, il fatto tipico
della frode fiscale ai sensi delle appena citate norme tributarie elvetiche è co-
stituito dal fare uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenuti-
sticamente inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di
salario e altre attestazioni di terzi. Non assume rilievo di frode fiscale il compor-
tamento omissivo, ovvero il sottacere al fisco un elemento imponibile così otte-
nendo un indebito risparmio fiscale (v. FERRARA MICOCCI /SALMINA, Il rici-
claggio del provento di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale
svizzero, in: Sgubbi/Mazzanti/Ferrara Micocci/Salmina, La voluntary disclosure,
profili penalistici, 2015, pag. 247). In ambito di assistenza giudiziaria internazio-
nale, laddove l'infrazione tributaria commessa all'estero non costituisce un reato
fiscale qualificato secondo il diritto svizzero, essa non può validamente fungere
da reato presupposto del riciclaggio di denaro (FERRARA MICOCCI/SALMINA,
ibidem, p. 327 e segg.; CASSANI, L'extension du système de lutte contre le
blanchiment d'argent aux infractions fiscales: much ado about (almost) nothing,
in Revue suisse de droit des affaires et du marché financier, 2015, vol. 87, n. 2,
p. 82; v. anche FERRARA/SALMINA, Die Weissgeldstrategie wird zum Strafre-
cht, Der neue Art. 305bis StGB: die Steuergeldwäscherei und ihre Auswirkungen
auf die internationale Rechtshilfe, 2016, p. 134 e segg., in part. p. 143).
2.4.4 In concreto va rilevato come il comportamento definito all'art. 5 D.L. 74/2000
(Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto)
sia unicamente di carattere omissivo, punendo chiunque, al fine di evadere le
imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato,
una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte. Tale norma, trasposta
nel diritto svizzero, non equivale dunque né all’art. 186 cpv. 1 LIFD né all’art. 59
cpv. 1 LAID, per cui una violazione dell’art. 5 D.L. 74/2000 non può costituire
un reato fiscale qualificato ai sensi dell’art. 305bis n. 1 e 1bis CP.
Allo stato attuale dei fatti la doppia punibilità non è data per il sequestro di quei
valori bloccati sulla base dell'art. 5 D.L. 74/2000, provento di presunti reati com-
messi in ambito di fiscalità diretta. Tale requisito è invece soddisfatto per quanto
riguarda i valori patrimoniali bloccati in virtù del reato di bancarotta fraudolenta
o d'infrazioni in ambito di fiscalità indiretta (in concreto l'IVA; v. art. 50 CAS non-
ché supra consid. 2.4.2 in fine). Il sequestro va dunque confermato solo per
l'importo di EUR 3'960'896.31 (EUR 2'009'158.31 + EUR 731'000.– + EUR
764'069.– + EUR 456'669.–; v. act. 1.10).
Ora, siccome gli importi quantificati dall'autorità rogante nel suo complemento
del 24 agosto 2017 sono destinati a motivare ugualmente il mantenimento dei
sequestri, oggetto di una parallela procedura ricorsuale presso la presente au-
torità (v. RR.2017.340 nonché act. 1 pag. 2 e seg.), che hanno colpito conti
bancari intestati alla coimputata G., figlia dei ricorrenti (ossia conti n. 18 presso
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la banca HH e n. 9 presso la banca R.), e tenuto conto del fatto che la somma
dei saldi di tutti i conti sequestrati ammonta a EUR 4'767969.–
(EUR 3'451'616.– sul conto n. 9 presso la banca R.; EUR 43'005.– sul conto n.
2 presso la banca M.; EUR 777'685.– sul conto n. 3 presso la banca L.;
EUR 39'493.– sul conto n. 1 presso la banca M:; EUR 456'170.– sul conto n. 4
presso la banca L.) + fr. 256'774.– (v. conto n. 18 presso la banca HH.), il MPC
dovrà interpellare l'autorità rogante sulle modalità di sblocco di quanto eccede
l'importo di EUR 3'960'896.31 per rapporto a tutti i conti degli imputati. Il blocco
di EUR 3'960'896.31 va mantenuto in ottica di un’eventuale futura richiesta di
confisca giusta l’art. 74a AIMP. Toccherà all'autorità estera accertare se il de-
naro in questione è effettivamente di origine illecita. In caso affermativo, esso
potrà essere oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente
diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic,
nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In definitiva,
entro detta soglia, il sequestro risulta ossequioso del principio della proporzio-
nalità e della garanzia della proprietà, per cui deve essere mantenuto di princi-
pio sino alla notifica di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richie-
dente o fintanto che quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione
non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007
124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic), ferma restando la necessità
che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e).
2.5 Visto l’esito del ricorso, non occorre chinarsi sulla censura concernente la situa-
zione economica dei ricorrenti come preteso motivo di sproporzionalità del se-
questro.
3. Da quanto sopra discende che il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che
i contestati sequestri devono essere confermati unicamente per l'importo di
EUR 3'960'896.31. Per quanto riguarda l’eccedenza, prima di procedere al re-
lativo sblocco, in applicazione dell'art. 12 n. 2 CRic, la Parte richiesta deve dare
alla Parte richiedente, in tutti i casi in cui è possibile, "la possibilità di esporre i
motivi a favore del mantenimento della misura". Ciò è espressione del principio
della buona fede tra Stati e delle finalità di politica criminale comunque fissate
nel preambolo della stessa CRic. In questo senso il MPC dovrà comunicare
senza indugio alle autorità italiane il contenuto delle motivazioni di questa sen-
tenza dando pedissequamente alle stesse un termine di 30 giorni per esprimersi
in merito giusta l'art. 12 n. 2 CRic. Sulla base di detta risposta il MPC deciderà,
alla luce delle vincolanti considerazioni qui sopra esposte, se mantenere o
meno i sequestri. Tale decisione sarà soggetta alle consuete vie ricorsuali.
4.
- 14 -
4.1 Parzialmente soccombenti i ricorrenti devono sopportare una parte delle spese
(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di-
cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa
di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché
5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le
ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF;
RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 4'000.– in solido; essa è
coperta dall’anticipo delle spese già versato di fr. 6’000.–. La cassa del Tribu-
nale restituirà ai ricorrenti il saldo di fr. 2'000.–.
4.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l’autorità di
ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda,
assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente
elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale pe-
nale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio, le quali compren-
dono l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di
vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 1 RSPPF
in combinato disposto con l'art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte
dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come
nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memo-
ria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nella
fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 1'000.–, tenuto conto della par-
ziale soccombenza. L’indennità per ripetibili è messa a carico del Ministero pub-
blico della Confederazione in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.
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