# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6369673a-2212-4dc6-bcfd-8cc2e53af976
**Court:** GR_KG
**Chamber:** GR_KG_004
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

I. Fattispecie
A. X._ nacque l’11 agosto 1949 a O3._, dove è cresciuto assieme a due fratelli e tre sorelle e dove frequentò le scuole dell’obbligo. In seguito fece un apprendistato a O2._ che concluse nel 1969 con successo. Continuò a lavorare per la stessa ditta fino al 1972 quando si mise in proprio aprendo una carrozzeria a O4._ che gestì assieme ad un suo collega fino al 1989 circa. Successivamente lavorò per tre anni presso il Circondario a O1._ e in seguito presso la U._, dove al momento dei fatti qui in giudizio era impiegato come custode del P._ di O1._, percependo uno stipendio mensile netto di CHF 5'100.–. È proprietario di una casa, gravata con un’ipoteca, e di una cascina a O3._. X._ si sposò nel 1972 con R._. Assieme hanno una figlia nata nel Z1._ e un figlio nato nel Z2._.
Secondo l’estratto del casellario giudiziale svizzero X._ è incensurato (vedi act. PP.3.1 e PP.3.3 dell’incarto proc. VV.2009.3334; in seguito sarà fatto riferimento sempre a detto incarto, salva espressa indicazione contraria).
B. Y._, nata il 13 giugno 1978, al momento dei fatti qui in giudizio impiegata quale addetta alle pulizie da circa sei anni presso il P._ di O1._ a tempo parziale, denunciò X._, da anni amico della sua famiglia, con querela di parte lesa del 29 settembre 2009 alla Polizia cantonale dei Grigioni per molestie sessuali (act. PP.4.2). Al momento dei fatti qui in giudizio, A._, padre di Y._, era il superiore del denunciato, mentre il marito di quest’ultima, B._, era V._ presso il P._ di O1._.
C. Apparsa poi dinanzi al Presidente di Circolo di O5._ di allora in data 2 novembre 2009, Y._ descrisse tre episodi alla base della sua querela. Nel primo, avvenuto durante l’inverno 2008/2009 (tra gennaio e marzo 2009), in occasione di una discussione, il querelato le avrebbe chiesto di avvicinarsi e le avrebbe messo la mano sulla coscia chiedendole “se era già bagnata”. Il secondo si svolse il 28 aprile 2009 di pomeriggio quando il querelato, invitato a casa della querelante per eseguire un piccolo lavoro di riparazione, mentre stava per uscire dall’ingresso ad un tratto l’avrebbe afferrata, tenuta tra le braccia con forza abbracciandola con le mani dietro la schiena e avrebbe tentato ripetutamente di baciarla nel senso di metterle la lingua in bocca. A differenza del primo episodio, il secondo non lo avrebbe interpretato come semplice gesto inopportuno, ma quale vera e propria molestia. Tuttavia, credendo che il querelato avesse capito che in
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futuro non poteva e doveva più fare niente di simile con lei, essa non lo denunciò ancora. Il terzo episodio avvenne il 28 settembre 2009 in mattinata (tenor quanto verbalizzato verso le ore 07.30-08.00) nel garage della U._ di O1._, in occasione del quale il querelato avrebbe nuovamente tentato di baciarla nel modo descritto nel secondo episodio. La querelante, rimasta scioccata, avrebbe chiesto il perché di tale comportamento. In risposta il querelante le avrebbe detto di essere “una carogna ingrata” (vedi act. PP.5.1).
D. Con scritto del 2 novembre 2009 l’allora Presidente del Circolo di O5._ trasmise gli atti alla Procura pubblica dei Grigioni, ritenendo che il comportamento ascritto a X._ potesse eventualmente costituire il reato di coazione sessuale ex art. 189 CP, anziché di molestie sessuali ex art. 198 CP, e trattandosi dunque di un delitto, l’istruttoria spettasse alla Procura pubblica.
E. La Procura pubblica dei Grigioni emise il decreto d’apertura d’un procedimento penale in data 5 novembre 2009 contro X._ per coazione ai sensi dell’art. 181 CP [ndr.: più tardi corretto in coazione sessuale], incaricando l’allora Ufficio del giudice istruttore di Coira dell’inchiesta (act. PP.1.1).
F. Nel frattempo il 19 novembre 2009 X._ presentò denuncia penale contro A._ per minacce, coazione, abuso di autorità, ingiurie e ogni altro applicabile, contro B._ per coazione, abuso di autorità e complicità in denuncia mendace e eventualmente sviamento della giustizia, nonché contro Y._ per denuncia mendace, eventualmente sviamento della giustizia e calunnie (act. PP.5.1 nell’incarto proc. VV.2009.3562 e act. PP.4.2 nell’incarto proc. VV.2009.3563). La Procura pubblica aprì in seguito due inchieste con distinti decreti d’apertura del 24 novembre 2009 (rispettivi act. PP.1.1 degli incarti proc. VV.2009.3562 e VV.2009.3563). Attualmente sono in corso delle procedure di reclamo dinanzi alla seconda Camera penale del Tribunale cantonale dei Grigioni in tali cause contro i rispettivi decreti d’abbandono, di cui uno solo parziale, della Procura pubblica (cfr. le procedure SK2 12 1, SK2 12 2 e SK2 12 3).
G. L’allora Ufficio del giudice istruttore di Coira chiuse l’inchiesta nella proc. VV.2009.3334 (caso qui in giudizio) con il decreto di chiusura del 4 maggio 2010 (act. PP.1.8), prorogando nel seguito il rispettivo termine per presentare richieste di complemento d’istruttoria e concedendo visione degli atti, fatti salvi i dossiers 2, 3 e 4 della proc. VV.2009.3562 e i dossiers 2 e 3 della proc. VV.2009.3563 (act. PP. 1.9 segg.), siccome essi avrebbero contenuto dei dati personali degni di protezione.
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H. Con scritto del 26 maggio 2010 Y._ presentò azione adesiva (act. PP.1.15), chiedendo quanto segue [evidenziamenti rimossi]:
“1. X._ in O3._ è condannato a versare a Y._ in O1._ l’importo di CHF 17'688.70 più interessi del 5% a titolo di riparazione del danno materiale oltre all’importo di CHF 8'000.– più interessi al 5% dal 28 settembre 2009 a titolo di riparazione del danno morale.
2. Le tasse e spese giudiziarie sono poste a carico di X._, il quale rifonderà congrue ripetibili a Y._.”
Y._ motivò le sue pretese con il fatto che in seguito agli episodi descritti di cui al procedimento penale essa avrebbe dovuto ricorrere a delle cure mediche risp. psicologiche presso i Dott. C._, E._ e la psicoterapeuta D._ dalla fine del mese di settembre 2009. A ciò aggiunse spese per le trasferte, per i servizi dell’Ufficio di consulenza per l’aiuto alle vittime e per la consulenza legale a tutela dei suoi diritti nonché una riparazione del danno morale che sostenne essere giustificato dal pregiudizio ritenuto molto grave e la sofferenza morale da lei subita (cfr. allegati all’azione adesiva act. PP.1.16 segg.).
I. Il 31 maggio 2010 l’attrice adesiva inoltrò le sue domande di complemento istruttorio (vedi act. PP.1.28 segg.), ovvero un nuovo interrogatorio quale teste di G._ (cfr. act. PP.5.6 e PP.1.29) nonché l’interrogatorio quali testi del Presidente di Circolo di O5._ di allora, dell’avv. F._ dell’F.1_, di H._ quale H1._, di J._ quale J1._ e di S._ dell’S1._.
A sua volta X._ presentò la sua istanza di complemento d’istruttoria il 4 giugno 2010 (vedi act. PP.1.32 seg.), pretendendo l’assunzione quali ulteriori prove di tutti gli atti degli incarti proc. VV.2009.3562 e VV.2009.3563 (inclusi dunque i dossiers 2, 3 e 4 della proc. VV.2009.3562 e i dossiers 2 e 3 della proc. VV.2009.3563 finora non dischiusi; vedi G. supra), di una verifica presso la società telefonica competente atta ad accertare la titolare del numero di telefono cellulare svizzero Z._, del proprio resoconto manoscritto relativo ai fatti avvenuti il 28 e 29 settembre 2009 redatto il 15 ottobre 2009 e della lettera di trasmissione della denuncia raccolta il 29 settembre 2009 da I._.
J. L’allora competente Ufficio del giudice istruttore di Coira comunicò con rispettivo decreto del 15 giugno 2010 (act. PP.1.34) di aver accolto tutte le richieste di complemento probatorio di X._, all’eccezione della verifica presso la società telefonica, poiché Y._ avrebbe già ammesso perlomeno di aver usato il numero di cellulare in questione.
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Con un rispettivo secondo decreto di stessa data (act. PP.1.35) dichiarò inoltre di respingere tutte le domande di complemento istruttorio di Y._, all’eccezione della richiesta di interrogare H._ e J._. Per quanto concerne la richiesta di interrogare pure S._ e F._, decise di invitare queste due persone a trasmettergli una presa di posizione, nella misura in cui ciò sarebbe conciliabile con eventuali segreti professionali.
K. L’Ufficio del Giudice istruttore di Coira di allora informò le parti del completamento dell’inchiesta, trasmettendo loro copie dei rispettivi atti (act. PP.1.39). Nello stesso scritto dichiarò di non proseguire il procedimento per quanto concerne il primo episodio denunciato da Y._, siccome la fattispecie descritta sarebbe da qualificare quale molestia sessuale e la querela essendo stata sporta dopo il termine di tre mesi, mancherebbe un presupposto processuale per poter proseguire.
L. In data 24 agosto 2010 la Procura pubblica emanò l’atto d’accusa (act. TD.2 e PP.1.41) assieme ad un complemento dello stesso (act. PP.1.42). X._ fu prevenuto colpevole di reiterata tentata coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 cpv. 1 CP in unione con l’art. 22 cpv. 1 CP, per avere in due circostanze (secondo e terzo episodio; cfr. C. supra) baciato e tentato di introdurre la lingua nella bocca di Y._ nata Y1._, tenendola stretta a sé immobilizzandola e avvinghiando le sue braccia attorno a lei, cosicché essa non potesse difendersi. L’atto fu reputato tentato perché Y._ tenne fermamente chiuse le labbra, impedendo in questo modo che X._ potesse introdurre la lingua nella sua bocca e dimostrando così di ripudiare l’atto.
M. L’accusato interpose ricorso contro l’atto d’accusa in data 14 settembre 2010 (act. TD.6), contestando di aver perpetrato il reato e facendo valere che i fatti così come descritti nell’atto d’accusa sarebbero oggettivamente impossibili. In quest’occasione offrì quali prove dieci fotografie dell’accusato assieme ad una signora (di cui non fu fatto nome), avente questa pressappoco la stessa statura di Y._, per dimostrare quanto asserito rispetto all’impossibilità oggettiva del fatto imputatogli. Con decisione del 12 ottobre 2010 (SK2 10 53) la seconda Camera penale del Tribunale cantonale respinse integralmente detto ricorso (act. TD.9).
N. Dopo diverse proroghe concesse dal Tribunale distrettuale Moesa, ormai a capo del procedimento per lo svolgimento della procedura di primo grado, il 24 dicembre 2010 l’imputato presentò un’ulteriore istanza di complemento istruttorio, chiedendo fra l’altro l’acquisizione delle dieci fotografie menzionate pocanzi (vedi
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M. supra) e di un mandato penale nei confronti di K._ quali prove da lui stesso raccolte (cfr. act. TD.13), oltre che l’edizione di diversi atti e documenti e l’audizione di numerosi testi. Su opposizione della Procura pubblica (cfr. act. TD.15) e dell’attrice adesiva – ormai divenuta attrice civile – (cfr. act. TD.18), questa nuova istanza fu accolta soltanto parzialmente dal Presidente del Tribunale distrettuale Moesa in data 15 marzo 2011 (act. TD.19).
O. Il 25 marzo 2011 Y._ sporse denuncia penale alla Procura pubblica contro ignoti per violazione del segreto d’ufficio, della Legge cantonale sulla protezione dei dati e ogni altro titolo applicabile alla fattispecie (act. TD.34). Questa denuncia riprese essenzialmente i fatti descritti in quella già sporta dalla Polizia cantonale dei Grigioni il 18 gennaio 2011 in quanto sarebbero stati illecitamente copiati dall’archivio del P._ di O1._ un mandato penale e un rapporto di polizia (proc. VV.2003.0074) e poi posati nella buca delle lettere dell’imputato. In seguito la denunciante sostenne che tali documenti proposti dall’imputato non potrebbero essere utilizzati, essendo stati acquisiti in modo penalmente illecito. Più tardi la Procura pubblica emise un decreto di abbandono a questo proposito (proc. EK.2011.531).
P. X._ sottopose un’ennesima richiesta di ulteriore complemento di prove in data 10 maggio 2011 (act. TD.31). Con essa pretese che venisse accertato presso uno studio medico di T._ se Y._ risultasse quale paziente, se avesse sofferto di depressione o di malattie di tipo neurologico prima del 28 settembre 2009 (terzo episodio) e se del caso quando e come fosse stata curata. Il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa respinse la richiesta il 19 maggio 2011 (act. TD.35).
Q. In sede di dibattimento in data 24 maggio 2011 l’imputato avanzò nuovamente delle richieste di complemento d’istruttoria, producendo ancora due rapporti medici sulla sua persona e ripetendo in parte richieste già proposte antecedentemente (act. TD.39). La patrocinatrice dell’attrice adesiva inoltrò la sua nota d’onorario aggiornata, la disdetta e la conferma della disdetta del rapporto di lavoro di Y._, nonché l’attestazione di un esame radiologico del 2 ottobre 2009 e dei certificati medici concernenti lo stato di salute della sua mandante (act. TD.42).
R. Con sentenza del 24 maggio 2011, comunicata in dispositivo il 27 maggio 2011 e con motivazione integrale il 25 luglio 2011 (act. TD.45), il Tribunale distrettuale Moesa pronunciò:
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“1. X._ è prosciolto dall’accusa di reiterata coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 cpv. 1 CP in unione all’art. 22 cpv. 1 CP.
2. X._ è dichiarato colpevole di molestie sessuali ai sensi dell’art. 198 cpv. 2 CP per i fatti avvenuti in data 28 settembre 2009. X._ è condannato ad una multa di CHF 500.– (cinquecento), sostituibile, in caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 5 (cinque) giorni.
3. L’azione adesiva 26 maggio 2010 è rinviata al foro civile.
4. Le spese della Procura pubblica di CHF 2'780.– restano a carico del Cantone dei Grigioni in ragione di CHF 1'850.–, mentre la differenza di CHF 930.– è a carico di X._. La tassa di giudizio del Tribunale distrettuale Moesa di CHF 4'500.– va a carico dell’imputato limitatamente a CHF 1'500.–.
X._ è quindi obbligato a versare al Tribunale distrettuale Moesa, entro 30 giorni dalla crescita in giudicato della presente sentenza, l’importo di CHF 2'930.– (CHF 930.– + CHF 1'500.– + CHF 500.– (multa)).
5. Il Tribunale distrettuale Moesa versa all’imputato l’importo di CHF 2'000.– a titolo di indennità.
6. [Notificazioni]”
Il tribunale di primo grado respinse tutte le ulteriori istanze probatorie dell’imputato, considerando completo l’incarto. Nel merito il Tribunale distrettuale Moesa ritenne che all’incarto non vi sarebbero indizi né ancor meno prove a favore della teoria della difesa, tenor la quale sarebbe in atto un complotto contro l’imputato. Le dichiarazioni di Y._ sarebbero prive di contraddizioni sostanziali, andrebbero considerate lineari, univoche e spontanee. La querelante avrebbe descritto l’insieme degli avvenimenti in modo plausibile e condivisibile. La sua credibilità sarebbe dunque data. Del resto il tribunale di primo grado non avrebbe ravvisato nessun movente nella vittima per incolpare ingiustamente l’imputato. Sarebbe altamente improbabile che la vittima avesse inventato tutto. Già le conseguenze penose della denuncia lo dimostrerebbero: l’abbandono del posto di lavoro al P._ di O1._ a cui avrebbe tenuto molto, la rottura definitiva del rapporto di fiducia con X._, le sofferenze patite sul piano psicofisico per un periodo lungo, con necessità di ricorrere a cure mediche, al sostegno psicologico di una psicoterapeuta, al sostegno da parte dei familiari e addirittura ad un ricovero in ospedale. Non sarebbe assolutamente realistico che Y._ avesse consapevolmente voluto ricorrere alle cure mediche e al sostegno psicologico solo per “dare peso” alla denuncia, vista la documentazione allestita da coloro che l’avevano risp. l’hanno in cura. Il comportamento della vittima sarebbe stato coerente e consistente (consid. 2, pag. 7).
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## Considerations