# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b78dae37-35b5-479d-94b0-156725abc642
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

, il quale sottolinea che l’imputato non è credibile quando afferma che pensava di venire in Svizzera a fare un lavoro onesto, non avendo reso dichiarazioni lineari in merito ed essendo le stesse comunque smentite da _ L’imputato non può essere creduto nemmeno quando afferma che aveva deciso di non commettere la rapina, dal momento che lui e _ sono entrati nella gioielleria muniti di spray al pepe e pistola giocattolo e conformemente al piano avevano iniziato a distrarre le commesse, le quali però si sono accorte di quanto stava accadendo e sono riuscite a sventare la rapina. Chiede quindi la conferma dell’atto d’accusa sia in fatto che in diritto. Per quanto concerne la colpa dell’imputato, evidenzia che ha percorso migliaia di chilometri per venire in terra straniera a delinquere, che ha agito per scopo di lucro e in modo professionale, secondo un piano ben studiato e con una ripartizione dei ruoli coordinata. Sottolinea poi che si tratta di un delinquente recidivo che ha precedenti specifici, quasi un delinquente abituale. Ha fornito qualche elemento utile all’inchiesta ma non si è assunto fino in fondo le proprie responsabilità. In carcere non ha tenuto un comportamento esemplare. Tenuto infine conto del fatto che dovrà scontare la pena lontano da casa, propone la condanna dell’imputato alla pena detentiva di 2 anni, che sono interamente da espiare, essendo la prognosi nefasta. Chiede inoltre il sequestro conservativo degli oggetti sequestrati;
- l
’avv. DUF 1
, difensore dell’imputato, il quale sottolinea che in prima battuta al suo assistito - che era appena uscito di carcere, non aveva né un lavoro né un posto dove andare - era stato prospettato un lavoro onesto, come confermato anche da _ Solo in Italia i capi gli hanno svelato il reale scopo del viaggio, ma a questo punto era impossibile per il suo patrocinato tirarsi indietro, per il timore di subire ritorsioni. Mette poi in evidenza che il suo patrocinato e gli altri autori materiali della rapina erano delle semplici pedine nelle mani dei capi. Sottolinea che anche _ conferma che il suo assistito voleva tirarsi indietro e che sicuramente aveva ricevuto delle minacce. Il suo patrocinato e _ si erano quindi messi d’accordo di non fare la rapina, ma di giocare il loro ruolo, sapendo di essere sorvegliati dai capi, ai quali avrebbero riferito che le commesse erano troppo vicine al pulsante dell’allarme, per cui non era stato possibile eseguire la rapina. Infatti, una volta entrati nella gioielleria, IM 1 e _ non mettono a terra le commesse, come era previsto, a dimostrazione del fatto che non volevano fare la rapina. Dal momento che nulla impediva loro di entrare in azione, il suo patrocinato e _ hanno spontaneamente desistito dal portare a termine il colpo. In conclusione, chiede che il suo assistito venga esonerato da ogni pena ex art. 23 CP. Sottolinea inoltre che IM 1 ha collaborato in maniera fattiva all’inchiesta (anche se riconosce che la collaborazione non è stata immediata), ciò che non è stato facile per lui, avendo a che fare con una organizzazione criminale ben organizzata, per cui certamente rischia delle conseguenze. Subordinatamente chiede una massiccia riduzione della pena proposta, tenuto conto della collaborazione prestata e della situazione personale del suo assistito.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art.
12, 22, 40, 47, 51, 69, 140 cifra 1 CP;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations