# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c8aba839-6fc8-5aa3-bcce-b80cb0ef4e78
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a. RI 1 e RI 2, qui ricorrenti, sono comproprietari di un fondo (part. _), situato a Castel San Pietro, nella frazione di Gorla, a cavallo tra la zona del nucleo di villaggio (NV) e la zona residenziale R3. Sulla parte del terreno assegnata alla zona NV, vi è tra l'altro una tettoia (sub. K) adibita a letamaio, attualmente usata come deposito. Il manufatto, lungo ca. 6.60 m e largo 3.40 m, è parzialmente contiguo a un edificio censito quale pollaio (sub. B), ubicato sul fondo contermine verso ovest (part. _), di proprietà di _.
SCHEMA
N
PART.
PART.
sub. B sub.
K
PART. _
PART. _
L'edificio censito quale pollaio (sub. B), sul muro perimetrale est non contiguo alla tettoia, presenta un vano aperto su cui si tornerà più avanti.
b. Con decisione 28 maggio 2014, il municipio ha negato ai ricorrenti il permesso di ampliare la predetta tettoia, allungandola di un paio di metri verso nord.
Adito su ricorso degli insorgenti, con risoluzione 12 novembre 2014, il Consiglio di Stato ha tutelato il diniego, ritenendo che il
manufatto - da assimilare ad una costruzione principale siccome alto fino a 3.40 m - non potesse essere ampliato, poiché disattendeva la distanza minima (4 m) prescritta dall'art. 51 delle
norme di
attuazione del piano regolatore (NAPR) verso il fondo
vicino
(part. _), che presenta un'apertura.
B. a. Con notifica 24 novembre 2014, i ricorrenti hanno nuovamente
domandato al municipio la licenza edilizia per ampliare la loro tettoia. Il progetto divergeva dal precedente solo per l'altezza
della parte aggiunta sul lato nord, contenuta in 3.00 m.
b. Dopo che gli insorgenti avevano sollecitato l'ufficio tecnico a bloccare la pubblicazione della notifica (per chiarire l'altezza della tettoia), con decisione 28 gennaio 2015 il municipio ha negato
loro la postulata licenza,
senza ulteriori formalità
. L'autorità comunale ha ritenuto che la situazione di fatto e di diritto fosse
identica
a quella alla base del precedente rifiuto, da cui non sarebbe
possibile scostarsi. Il progetto, ha aggiunto, non potrebbe pertanto essere autorizzato, siccome in contrasto con le distanze prescritte dall'art. 51 NAPR. La decisione, considerata meramente confermativa, è stata dichiarata non impugnabile.
C. Con giudizio 24 giugno 2015, il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa inoltrata dai ricorrenti avverso il suddetto provvedimento, che ha confermato.
Il Governo, considerato che il nuovo progetto divergeva dal precedente
anche solo per l'altezza della controversa tettoia
, ha anzitutto dichiarato ricevibile il ricorso, negando che il diniego del permesso costituisse un provvedimento meramente confermativo del precedente rifiuto.
Ammesso essenzialmente il carattere accessorio della tettoia, per dimensione e funzione, l'Esecutivo cantonale ha comunque ritenuto che il manufatto non potesse essere autorizzato, poiché
contrario alla distanza minima (4 m) prescritta sia dall'art. 51 NAPR, sia dall'art. 19 NAPR (relativo alle costruzioni accessorie), verso il
fondo
vicino (part. _),
il quale presenta un'apertura
.
D. Contro il predetto giudicato governativo, RI 1 e RI 2
si aggravano dinnanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla decisione municipale e
che venga loro rilasciato il postulato permesso di costruzione.
Riepilogati i fatti e ribadito il carattere accessorio della tettoia, i ricorrenti contestano in sostanza che il "pollaio" (sub. B) sul fondo vicino - che sarebbe una costruzione accessoria, usata solo
come deposito - presenti una vera e propria apertura, che richiami
il rispetto delle relative distanze prescritte dalle NAPR. Il vano aperto nell'edificio sarebbe infatti riconducibile ad un semplice
sfiatatoio, senza alcuna finalità di veduta.
E. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
Il municipio non ha presentato una risposta.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Certa è la legittimazione attiva dei ricorrenti, istanti in licenza, direttamente e personalmente toccati dal provvedimento impugnato (art. 21 cpv. 2 LE e art. 65 cpv. 1
legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 3.3.1.1). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1
LPAmm), è dunque ricevibile in ordine.
1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). Non occorre assumere le prove (sopralluogo) sollecitate dalle parti. Ad eventuali carenze istruttorie potrà semmai essere posto rimedio rinviando gli atti all'istanza inferiore affinché, esperiti gli accertamenti mancanti, si
pronunci nuovamente (art. 86 cpv. 2 LPAmm).
2. 2.1. Secondo l'art. 19 NAPR di Castel San Pietro, per costruzioni
a carattere accessorio si intendono tutte quelle che
non sono destinate ad abitazione o al lavoro, ma sono al servizio di una casa d'abitazione e non abbiano una funzione industriale, artigianale o commerciale
.
L'altezza misurata dal terreno sistemato
non deve superare i ml 3.00 al colmo.
La norma riprende in sostanza la nozione generalmente attribuita alle costruzioni accessorie (non destinata all'abitazione o al lavoro; rapporto di subordinazione funzionale rispetto alla costruzione principale; cfr. RDAT I-2003 n. 24; II-1994 n. 51 e 52; 1986 n. 39; 1985 n. 61;
Adelio Scolari
, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 11 LE n. 849 seg.). Dal profilo costruttivo, la disposizione sottopone inoltre - cumulativamente - queste opere a un limite dal profilo degli ingombri, segnatamente d'altezza (3.00 m), che deve essere misurata dal terreno sistemato.
2.2. Secondo l'art. 19 NAPR, le costruzioni accessorie
possono sorgere a confine o a ml 1.50 (senza aperture). In ogni caso
, soggiunge la norma,
devono rispettare le seguenti distanze verso edifici principali sui fondi contigui:
- a confine o a ml 3.00 da edifici esistenti senza aperture;
- a ml 4.00 da edifici esistenti con aperture.
L'art. 19 NAPR, compreso nel capitolo dedicato alle
norme edificatorie generali
, si applica per principio a tutte le zone. Fa eccezione la zona del nucleo, nella quale valgono le distanze stabilite dall'art. 51 NAPR (cfr.
infra
, consid. 2.3).
2.3. Secondo l'art. 51 NAPR, le distanze da rispettare nella zona NV sono:
a) da un fondo aperto: in confine, se così già sono, o a ml 1.50;
b) verso un edificio senza apertura: in contiguità o a ml 3.00;
c) verso un edificio con aperture: ml 4.
Questa disposizione - che si riallaccia parzialmente all'ordinamento delle distanze per
nuove fabbriche
sancito dagli art. 120-124 della legge di applicazione e complemento del Codice civile svizzero del 18 aprile 1911 (LAC; RL 4.1.1.1) - è applicabile sia alle costruzioni principali, sia a quelle accessorie. Lo esigono la natura specialistica della norma in esame (che non distingue i due generi di costruzione) e l'assenza di una riserva a favore dell'art. 19 NAPR (cfr. nello stesso senso: STA 52.2000.12 del 18 luglio 2000
consid. 2.1).
2.4. L'art. 51 NAPR prevede delle distanze dal confine (da un
fondo aperto
, lett. a) e verso edifici (lett. b e c). In particolare, per
quel che concerne le distanze verso edifici, la norma fa una differenziazione a dipendenza della presenza o meno di aperture nello stabile prospiciente. Verso edifici
privi di aperture
(lett. b), la norma si riallaccia alla distanza di 3.00 m fissata dall'art. 122 cpv. 2 LAC, introducendo - in alternativa - la possibilità di edificare in contiguità.
Verso edifici
con aperture
(lett. c), l'art. 51 NAPR non ha invece recepito integralmente le distanze prescritte dall'art. 124 LAC (diventato inapplicabile in seguito all'entrata in vigore del PR, cfr. art. 51 LE): ha infatti omesso di riprendere la distinzione tra aperture a prospetto e a semplice luce, fissando un'unica distanza di 4 m. In assenza di una diversa specifica, nella nozione di
apertura
ai sensi dell'art. 51 lett. b e c NAPR (che ha comunque una portata autonoma rispetto alla LAC) rientrano pertanto sia le finestre a prospetto, sia quelle a semplice luce - ovvero i vani praticati nello spessore del muro esterno di un edificio per dare luce e aria all'interno e che permettono di vedere all'esterno (cfr. STF 1C_662/2013 del 19 dicembre 2013 consid. 3.3 e rimandi), laddove la distinzione tra le due categorie è data essenzialmente da
una maggiore (più agevole) o minore possibilità di veduta (cfr.
Vincenzo Jacomella
/
Marco Lucchini
, I rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, Bellinzona 1996, pag. 68 e 75;
Scolari
, op.
cit., ad art. 125/128 LAC, n. 1453 seg.) - come pure le altre
aperture ad esse equiparabili (cfr. STA 52.1999.63 del 30 marzo
1999 consid. 2;
Scolari
, op. cit., n. 1455). Non sono per contro da
assimilare ad aperture semplici fori, pertugi, feritoie o sfiatatoi (cfr. Rep. 1994, pag. 314;
Scolari
, op. cit., n. 1457;
Jacomella/Luc-chini
, op. cit., pag. 79).
3. 3.1. Nel caso concreto, la tettoia esistente che il progetto prevede di ampliare presenta - sul lato est - un'altezza fino a ca. 3.20-3.40 m dal terreno sistemato al punto superiore della falda. Lo si deduce dall'
elaborazione
del progetto di cui al plico doc. F (quota tettoia originale: 3.42 m), come pure dai piani annessi alla notifica (cfr. vista A-A). Contrariamente a quanto assunto dal Governo, la tettoia non è pertanto una costruzione accessoria ai sensi dell'art. 19 NAPR. Poco conta che la parte aggiunta sia contenuta nel limite di 3 m. Determinante è infatti l'altezza di un edificio
in quanto tale, che deve essere misurata sulla verticale della
facciata, dal filo superiore del cornicione di gronda (punto superiore) al terreno sistemato perpendicolarmente sottostante (punto inferiore; cfr. art. 40 cpv. 1 LE; RDAT II-1996 n. 35 consid. 4.1).
La questione non è comunque rilevante ai fini del presente giudizio ritenuto che, anche se fosse assimilabile a una costruzione accessoria, alla tettoia tornerebbe in ogni caso applicabile l'ordinamento delle distanze prescritto dall'art. 51 NAPR per gli edifici in zona NV, che - come detto - non fa alcuna distinzione in funzione della loro natura (accessoria o principale; cfr.
supra
consid. 2.3).
3.2. Qui controversa è la questione di sapere se la tettoia non possa essere ampliata verso nord, in contiguità con l'edificio
censito quale pollaio (sub. B), poiché quest'ultimo presenterebbe un'apertura che richiama la distanza di 4 m (art. 51 lett. c NAPR).
Le precedenti istanze hanno ammesso tale eventualità, senza tuttavia procedere - stando agli atti - ad alcun accertamento. Invano si ricerca nell'incarto trasmesso dal municipio e dal Governo una fotografia che raffiguri lo stato dei luoghi. Tant'è che entrambe le istanze si sono limitate ad indicare genericamente che il
fondo di cui al mappale n. _ (...)
presenta un'apertura
.
In questa sede i ricorrenti hanno prodotto una foto (doc. G) che, seppur non molto nitida, induce invero a confermare le deduzioni delle autorità inferiori. Dall'illustrazione appare in effetti che il manufatto a confine, sul fronte in cui la tettoia verrebbe ampliata, è costituito da un corpo coperto da un tetto ad una falda inclinata, al di sotto della quale si apre un vano apparentemente ben definito nel suo perimetro e che nella sua forma e struttura manifesta lo scopo di servire quale apertura a semplice luce, ovvero destinata a dare aerazione e luce all'interno, permettendo anche una veduta all'esterno, seppur meno comoda (usando cioè mezzi artificiali quali una scala). Non sembra dunque, di primo
acchito, essere solo uno sfiatatoio destinato alla fuoriuscita di aria, gas o simili, come affermano gli insorgenti. Avvalorano questa ipotesi anche i piani annessi alla notifica, nella misura in cui raffigurano (seppur solo parzialmente) il manufatto con il vano a
confine, definito "
apertura
" (cfr. sezione 2).
Considerato che le precedenti istanze non si sono tuttavia puntualmente confrontate con questo aspetto sulla base della situazione effettiva, segnatamente con la natura oggettiva del vano aperto nel manufatto a confine - di cui si ignora per finire la destinazione - e che il municipio non ha neppure pubblicato la notifica (dandone avviso ai vicini, art. 12 cpv. 1 e 2 e art. 6 cpv. 3 LE), nelle circostanze concrete si giustifica annullare la decisione impugnata, unitamente a quella del municipio, retrocedendo gli atti all'autorità di prime cure affinché, raccolti gli elementi mancanti (cfr. anche art. 52 NAPR) e dato seguito alla procedura di pubblicazione, si pronunci nuovamente sulla notifica.
4. 4.1. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere parzialmente accolto, con conseguente annullamento della decisione impugnata e di quella municipale.
Gli atti sono rinviati al municipio affinché proceda così come indicato al considerando 3.2.
4.2. Dato l’esito del gravame, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 e 6 LPAmm). All’insorgente, assistito da un legale, vanno riconosciute congrue ripetibili per entrambe le sedi (art. 49 cpv. 1 LPAmm).