# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a9eacab8-43c7-5fe1-a444-dd996fb11155
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

lascia presagire una prognosi favorevole, ritenuto altresì il suo pieno ravvedimento. Non contesta né in fatto né in diritto l'atto d'accusa, ma sottolinea il tempo breve del delinquere (4 mesi)
e che il grado di purezza della cocaina trafficata, nel dubbio, deve essere considerato del 10 %. Visti l'incensuratezza con riguardo a reati dello stesso genere, il lungo carcere preventivo sofferto, il comportamento esemplare da lui tenuto durante tale periodo nonché l'età giovane, in applicazione dell'attenuante specifica del sincero pentimento, conclude chiedendo una
forte riduzione della pena proposta da ricondurre entro i limiti
che consentono la sospensione condizionale.
Si oppone alla pena accessoria dell'espulsione, ancorché
chiesta condizionalmente sospesa. Infine chiede il dissequestro del cellulare marca Samsung.
§
Il Difensore di AC 3, il quale evidenzia la difficile vita anteriore e il carattere generoso e affettuoso
del suo patrocinato, ben lungi dall'essere un criminale privo

## Considerations

di scrupoli. Non contesta l'atto d'accusa né in fatto, né in diritto,
ma rileva come la pena proposta sia eccessiva ritenuto che
il chilogrammo importato in Svizzera e poi restituito ai fornitori,
non fu quindi messo in commercio. Evidenzia il ruolo secondario avuto dal suo assistito nell'illecito commercio e i modesti
guadagni ottenuti, utilizzati per finanziare i consumi -considerevoli- di cocaina suoi e della moglie nonché per cercare di ridurre l'enorme carico dei debiti. Rileva come il suo assistito sul lavoro abbia dimostrato professionalità e impegno tali da non essere esclusa per lui la riassunzione presso il suo ultimo posto di
lavoro dopo la sua scarcerazione. Ritenute infine l'ampia collaborazione fornita agli inquirenti, l'età ancora giovane, l'incensuratezza, il suo ravvedimento e in applicazione dell'attenuante specifica della scemata responsabilità, conclude chiedendo una massiccia riduzione della pena proposta.
Avuto riguardo agli importanti legami che tiene con il nostro
Paese, si oppone alla pronuncia della pena accessoria dell'espulsione benché chiesta con il beneficio della sospensione condizionale.
§
Il Difensore di AC 2, il quale della sua patrocinata evidenzia la vita anteriore dedicata al lavoro e alla famiglia ma pure segnata da difficoltà affettive ed economiche tali, che l'hanno condotta presto al consumo di droga.
Non contesta né in fatto né in diritto l'atto d'accusa, ma relativizza il quantitativo di stupefacente effettivamente messo
in commercio, il cui grado di purezza, in virtù del principio
"in dubio pro reo" è da considerare del 10 %, fatta eccezione
per la cocaina sequestrata al domicilio dei coniugi _. Rileva il breve periodo del delinquere, la cerchia ristretta di acquirenti, gli esigui guadagni conseguiti dall'illecito commercio comunque impiegati per finanziare i consumi della coppia nonché per far fronte ad una parte dei pesanti debiti a suo carico. Vista altresì l'ampia e immediata collaborazione fornita nell'inchiesta e in applicazione dell'attenuante specifica della scemata responsabilità, conclude chiedendo una riduzione massiccia della pena proposta da contenere nel limite di 2 anni
e 8 mesi di reclusione. Chiede il dissequestro dell'importo di
fr. 2'760.-, siccome residuo dei salari (tredicesime) dei coniugi e, a domanda della Presidente, si oppone alla pena dell'espulsione ancorché sospesa.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. è autore colpevole di:
1.1. infrazione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
nel periodo compreso tra metà giugno e il 10 dicembre 2004,
agendo da solo e/o in correità con terzi,
1.1.1. venduto a diversi acquirenti:
1.1.1.1. 155 grammi di cocaina (ada 1.1)?
1.1.1.2. 10 grammi di cocaina (ada 1.2)?
1.1.1.3. previo acquisto ed esportazione in Italia, 50 grammi di cocaina (ada 1.4)?
1.1.1.4. previa importazione, 50,2 grammi di cocaina (ada 1.5 e 1.6)?
1.1.1.5. 239 grammi di cocaina (ada 1.9)?
1.1.2. acquistato, detenuto, importato in Svizzera e consegnato
a credito 100 grammi di cocaina a tale _ che ebbe
a restituirgliela e che quindi gettò via (ada 1.10)?
1.1.3. fatto preparativi per la vendita di:
1.1.3.1. 100 grammi di cocaina (ada 1.3)?
1.1.3.2. 1 chilogrammo di cocaina a _ (ada 1.7)?
1.1.4. tentato di vendere 1 chilogrammo di cocaina a _ (ada 1.8)?
1.1.5. detenuto, presso gli alloggi del suo luogo di lavoro,
a scopo di vendita 27 grammi di cocaina (ada 1.11)?
1.1.6. previo acquisto, ceduto gratuitamente a diversi consumatori complessivi 15 grammi di cocaina (ada 1.12)?
1.1.1.1.1. trattasi di infrazione aggravata siccome riferita ad un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone?
1.2. contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
consumato all'incirca 15 grammi di cocaina,
a Cabbiolo (GR) e in altre località del Bellinzonese,
nel periodo inizio-fine novembre 2004?
2. Può beneficiare dell’attenuante del sincero pentimento?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1 privativa della libertà?
3.2. accessoria dell'espulsione?
B. AC 2
1. è autrice colpevole di:
1.1. infrazione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzata,
in correità con il marito AC 3,
risp. in correità con terzi,
1.1.1. venduto a terzi complessivamente 686/698 grammi di cocaina (ada 1.2)?
1.1.2. ceduto gratuitamente a terzi complessivamente 34 grammi di cocaina (ada 1.3)?
1.1.3. previo acquisto e importazione in Svizzera, tentato di vendere a terzi all'incirca 1 chilogrammo di cocaina (ada 1.4)?
1.1.4. fatto preparativi per la vendita di 1 chilogrammo di cocaina (ada 1.5)?
1.1.5. importato in Svizzera 50 grammi di cocaina poi riesportati in Italia e restituiti ai loro fornitori (ada 1.1)?
1.1.6. detenuto 205,9 grammi di cocaina, in ragione di 150 grammi destinati alla vendita (ada 1.6),
a Lumino, Lugano, Manno, Pavia, ed in altre località svizzere e italiane,
nel periodo compreso tra l'agosto 2004 e il 14 gennaio 2005,
e meglio come descritto nell’atto di accusa?
1.1.7. trattasi di infrazione aggravata siccome riferita ad un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone?
1.2. contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzata,
consumato complessivamente all'incirca 80 grammi di cocaina
e detenuto circa 50 grammi di cocaina destinata al consumo,
a Lumino ed in altre imprecisate località,
nel periodo tra il settembre 2004 e il 14 gennaio 2005?
2. Ha essa agito in stato di scemata responsabilità?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1. privativa della libertà?
3.2. accessoria dell'espulsione?
C. AC 3
1. è autore colpevole di:
1.1. infrazione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
in correità con la moglie AC 2,
risp. in correità con terzi,
1.1.1. venduto a terzi complessivamente 686/698 grammi di cocaina (ada 1.2)?
1.1.2. ceduto gratuitamente a terzi complessivamente 34 grammi di cocaina (ada 1.3)?
1.1.3. previo acquisto e importazione in Svizzera,
tentato di vendere a terzi all'incirca 1 chilogrammo di cocaina (ada 1.4)?
1.1.4. fatto preparativi per la vendita di 1 chilogrammo di cocaina
(ada 1.5)?
1.1.5. importato in Svizzera 50 grammi di cocaina poi riesportati in Italia e restituiti ai loro fornitori (ada 1.1)?
1.1.6. detenuto 205,9 grammi di cocaina, in ragione di 150 grammi destinati alla vendita (ada 1.6)?
a Lumino, Lugano, Manno, Pavia, ed in altre località svizzere e italiane,
nel periodo compreso tra l'agosto 2004 e il 14 gennaio 2005,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
1.1.7. trattasi di infrazione aggravata siccome riferita ad un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone?
1.2. contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
consumato complessivamente all'incirca 110 grammi di cocaina e detenuto circa 50 grammi di cocaina destinata al consumo,
a Lumino ed in altre imprecisate località,
nel periodo tra il settembre 2004 e il 14 gennaio 2005?
2. Ha egli agito in stato di scemata responsabilità?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1. privativa della libertà?
3.2. accessoria dell’espulsione?
D. Dev'essere ordinata in tutto o in parte la confisca di quanto in sequestro?
Considerato
in fatto ed in diritto
1. AC 1
, _, è nato in provincia di Catanzaro. Al paese natio ha frequentato le scuole dell'obbligo. È cresciuto con la madre, stante che il padre, nel 1985, è emigrato in Svizzera, stabilendosi in Mesolcina, siccome operaio presso una ditta di pavimentazioni stradali. Tra il 1995 e il 1998 l'accusato ha lavorato a Vena di Maida come aiutante nel trasporto di derrate alimentari. Nel 1998 si è trasferito in Mesolcina, a Lostallo, per lavorare presso la stessa ditta presso cui lavora il padre.
La madre e il fratello minore si sono ricongiunti con loro nel 2000. Dopo d'allora il nucleo familiare vive a _, salvo una sorella dell'accusato che è gia sposata e vive a _.
Venuto -come cennato- in Svizzera nel 1998, a _ anni, AC 1 ha frequentato il tirocinio di costruttore stradale a Trevano che ha concluso col diploma nel 2001. Nel 2003 ha frequentato a _ un corso per la formazione come caposquadra, dopodichè la ditta presso cui lavorava l'ha promosso a tale funzione.
Prima dell'arresto, AC 1 guadagnava fr. 4'950.- lordi mensili. Il datore di lavoro, soddisfatto delle sue prestazioni professionali, non esclude di riassumerlo ove egli tornasse in libertà.
AC 1, negli anni trascorsi in Svizzera, si è indebitato parecchio, dapprima firmando un contratto di leasing (per fr. 30'000.- circa) per una vettura di seconda mano che per finire si è rivelata un cattivo affare e poi firmandone un secondo (per fr. 40'000.- circa) per una nuova e potente Alfa Romeo, assolutamente fuori dalla sua portata finanziaria. Tali debiti e una certa "golosità" di danaro, un desiderio di concedersi vari "lussi" (quali "cene, divertimenti e donne") l'han portato, senza troppe remore, a diventare un venditore di cocaina. Non tossicodipendente (solo nelle ultime settimane dopo l'arresto ha fumato cocaina per 15 gr. circa), AC 1 ha un precedente per guida in stato di ebrietà e infrazione grave alle norme della circolazione, reati sanzionati il 7.2.2002 con 14 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di anni due (scaduto quindi prima di commettere i reati qui in giudizio), nonché con una multa di fr. 500.-.
2. AC 2
, nata _, è nata a _ _ anni fa, figlia di genitori italiani, immigrati in Svizzera interna negli anni sessanta, in provenienza dalla provincia di Potenza (Basilicata). Ha una sorella gemella sposata, che vive nel Canton Soletta, e un fratello, maggiore di lei di un anno, che, di recente, è rientrato in Italia presso i genitori (i quali hanno lasciato la Svizzera e si sono ritirati in Toscana).
AC 2 ha frequentato la scuola a Kirchberg (BE), in lingua tedesca, mentre che in famiglia parlava l'italiano (o meglio il dialetto della loro regione d'origine). Oggi è dunque bilingue.
Dopo le scuole dell'obbligo ha avviato un tirocinio di impiegata di commercio che però non ha concluso.
Intorno ai 16-17 anni ha cominciato ad avere difficoltà con i genitori che mal tolleravano le esigenze di maggior libertà che la figlia rivendicava, poco conciliabili con la loro mentalità. Ne è venuto, da un lato, che l'accusata già in quegli anni ha preso il vizio di sniffare saltuariamente cocaina, vizio che si è portata dietro nei successivi venti anni. Ancorché irregolarmente, a suo dire, sniffava o fumava la cocaina soprattutto quando attraversava periodi di stress.
A diciotto anni d'età, sotto la pressione dei genitori, l'accusata ha sposato, il _, _, un compaesano, nato e cresciuto in provincia di Potenza che si è trasferito in Svizzera solo col matrimonio. Sostiene l'accusata che già da prima delle nozze il marito aveva la tendenza di bere alcool in modo eccessivo, cosa che è -sempre a dire della donna- peggiorata negli anni.
La coppia, stabilitasi a _, ha generato tre figlie, nate rispettivamente nel _, nel _ e nel _. Il marito era operaio in una falegnameria e l'accusata, a causa della nascita delle figlie, faceva la casalinga. Aiutava economicamente la famiglia facendo la donna delle pulizie a ore. A causa del cattivo andamento dell'unione coniugale, negli anni novanta, i coniugi si sono separati, le figlie restando con la madre. Nel 1999, in vista di una riconciliazione, la famiglia si è trasferita in Ticino, ma i disaccordi sono proseguiti, per cui nel 2000 fu pronunciato il divorzio, con affidamento delle figlie alla madre. Nel frattempo _ si è ammalato di fegato e ai reni, per cui attualmente -a dire dell'accusata- deve sottoporsi alla dialisi. Avrebbe sposato in seconde nozze una cittadina rumena e l'Autorità tutoria avrebbe affidato a lui le figlie dopo che AC 2 è stata arrestata. Nel 2001, l'accusata ha conosciuto AC 3, nato nel _ (e quindi più giovane di lei di tredici anni), un cittadino dominicano già residente a Marchirolo (di lui si dirà meglio nel considerando che segue). Il 5.9.2003 i due si sono sposati, stabilendosi dapprima a Bellinzona e poi a Lumino. Dal matrimonio non sono nati figli.
In Ticino, AC 2 negli ultimi anni ha lavorato come impiegata d'ufficio dapprima, dal 2000 al 2002 circa, presso la _ di _. Perse il posto nel contesto di una ristrutturazione dell'azienda. Nel seguito, nel 2003, ha lavorato presso una ditta di Bioggio e dal 1.1.2004 fino al 14.1.2005, data dell'arresto, ha lavorato presso la _ di Giubiasco come impiegata d'ufficio e aiuto contabile. Percepiva un salario mensile di fr. 4'200.- lordi.
L'accusata è incensurata. È oberata di debiti che, in aula, essa ha ricondotto a spese e a conti rimasti impagati, risalenti all'epoca del primo matrimonio. All'atto dell'arresto aveva pendenze presso l'UEF per quasi fr. 100'000.- e 77 atti di carenza beni per fr. 75'683.-.
Da documenti prodotti al dibattimento dalla Pubblica Accusa risulta che la situazione economica dell'accusata si è, da che essa è in carcere, ulteriormente e gravemente peggiorata.
L'accusata è risultata positiva alla cocaina dopo le analisi fatte eseguire su di lei in concomitanza col suo arresto. Già in sede predibattimentale e poi ancora in aula, essa ha dichiarato che i suoi consumi di cocaina sono aumentati a partire dalla fine di agosto del 2004. Soprattutto dopo che essa cominciò a spacciare, trovandosi nelle mani grossi quantitativi di cocaina, non ha saputo resistere alla tentazione di consumarne.
Lei e il marito -a loro dire- curavano di consumare cocaina solo quando le di lei figlie passavano il week-end presso il padre, il che avveniva con frequenza quindicinale.
AC 2 ha cifrato in circa ottanta grammi il quantitativo da lei consumato nella decina di weekend ricompresi tra l'ottobre 2004 e la metà di gennaio 2005. Essa sostiene che in forza di ciò la sua lucidità si è alterata ed è a causa di tali consumi che la situazione le è sfuggita completamente di mano.
3. AC 3
è nato e cresciuto nel villaggio di La Vega, nell'isola di Santo Domingo.
La famiglia era inizialmente composta dai genitori e da un fratello minore di lui. Aveva appena due anni quando i genitori si sono separati. La madre è partita per l'Europa, stabilendosi per finire in provincia di Varese, avendo sposato un cittadino italiano della zona. Da quell'unione è nato un figlio. Attualmente i coniugi si sarebbero separati e il figlio vivrebbe col padre. A La Vega, AC 3 ha frequentato le scuole elementari dagli otto ai dodici anni, dopodichè il padre l'avrebbe preso con sé in fabbrica dove avrebbe appreso il mestiere di meccanico industriale. La sera frequentava il liceo. Non è però riuscito a prendere la maturità.
Nel 2000, l'accusato ha deciso di raggiungere la madre in Italia, stabilendosi presso di lei a Marchirolo. A suo dire, in Italia, egli era in possesso di un legale permesso di soggiorno. Cionondimeno avrebbe svolto solo lavori in nero.
Nel 2001 ha conosciuto AC 2. Si sono frequentati e il 5.9.2003 si sono sposati a Bellinzona.
La Corte ha trovato strano il fatto che proprio quel giorno l'accusato sia stato fermato a Ponte Tresa munito del passaporto scaduto (oltre che privo del visto) e quindi condannato con decreto d'accusa del 20.2.2004 a fr. 250.- di multa per infrazione alla LDDS. Ciò è invero bizzarro solo che si consideri che per sposarsi bisogna produrre alla competente Autorità di stato civile una serie di documenti validi. Comecchessia, sta di fatto che il citato decreto d'accusa è l'unico precedente che si ritrova negli atti, in relazione a AC 3, incensurato in Italia e, a suo dire, anche in patria.
Grazie al matrimonio con una cittadina al beneficio del permesso di domicilio, l'accusato in Ticino ha ottenuto il permesso di dimora. Ha iniziato a lavorare il 22.3.2004 presso la _ SA di Biasca, con un salario di fr. 3'200.- circa al mese.
Da un attestato prodotto in aula emerge che il datore di lavoro era molto soddisfatto delle prestazioni lavorative di lui.
I coniugi AC 2 AC 3, all'atto dell'arresto, disponevano di due veicoli (una Ford lui e un'Opel Corsa lei) presi in leasing.
Inoltre AC 3 dichiara di avere un debito di fr. 20'000.- che ha contratto per costruirsi una casa a Santo Domingo, spendendo poi il danaro per spese correnti avute dopo il matrimonio.
Positivo alla cocaina all'atto dell'arresto, egli ha dichiarato in vari verbali di essere un consumatore di tale sostanza, ma di essere in precedenza sempre riuscito a mantenere tali consumi sotto controllo. Ha altresì dato atto di aver iniziato, con la moglie, a trafficare cocaina per procurarsi soldi (in particolare per costruirsi una casa a Santo Domingo) e non per finanziare il proprio consumo. Per finire risulta però che di soldi gli _ tra l'ottobre 2004 e il loro arresto, non ne hanno accantonato, mentre che anche AC 3 ha aumentato il proprio consumo di cocaina, arrivando a consumarne, nel periodo critico, all'incirca 110 grammi.
4.
Il presente procedimento si inserisce nel contesto di una più vasta inchiesta, denominata "_", che ha coinvolto diverse persone, ad un tempo, chi più e chi meno, coinvolte in reati di spaccio e di consumo di cocaina e, talune, anche in reati di furto.
Da diverse deposizioni emergeva il nome di AC 1, siccome coinvolto in attività di spaccio. Arrestato il 10.12.2004, AC 1 confessava da subito di aver spacciato 200-300 grammi di cocaina e indicava nei coniugi AC 2 AC 3 i suoi fornitori. Questi ultimi venivano arrestati il 14.1.2005. AC 3 nei primi due verbali negava ogni responsabilità, invece la moglie AC 2 ammetteva da subito di aver spacciato, insieme al marito, e consumato non irrilevanti quantitativi di cocaina. AC 1, reinterrogato, dopo l'arresto degli _, faceva ulteriori importanti ammissioni che permettevano agli inquirenti di aprire un ulteriore filone dell'inchiesta, quello relativo ad una quindicina di altre persone, a loro volta coinvolte in ulteriori attività di spaccio (inchiesta cosiddetta "_ 2").
Le perquisizioni eseguite in concomitanza con gli arresti di AC 1 e degli _ portavano, per il primo, al sequestro di un cellulare marca Samsung (cfr. all. 15 all'AI 44, rapporto di polizia concernente _). Non è dato di sapere, perché il verbale di sequestro non le menziona, di quante schede telefoniche abbia disposto AC 1 all'atto dell'arresto.
L'accusato ha sostenuto che il natel Samsung non l'ha usato per commettere l'attività criminosa di cui è accusato, avendolo acquistato solo il giorno precedente l'arresto.
Non potendosi sulla base degli atti non considerare veritiera tale affermazione, l'apparecchio come tale non può essere confiscato ed ha da essergli restituito. Invece sono da confiscare e non possono essergli restituite, siccome costituenti mezzo di prova, la/le scheda/e telefonica/che già trovate in possesso di AC 1.
Per quanto riguarda la/le perquisizione/i e i sequestri effettuati a carico dei coniugi _, si ha che dal verbale di sequestro (classato in AI 57, allegato 2 al rapporto di polizia relativo agli _) del 14.1.2005 emerge che, sulla persona, all'atto dell'arresto, AC 3 deteneva un cellulare marca Siemens, completo di carta SIM e di accumulatore che gli è stato sequestrato.
Dal verbale d'interrogatorio (allegato 8 al citato AI 57) del 14.1.2005 di AC 2 emerge che:
"
... Alla mia abitazione è stata effettuata la perquisizione. Agli agenti intervenuti di
mia spontanea volontà ho consegnato la cocaina che ancora disponevo.
In un armadio nel locale sala, celati all'interno di una caffettiera vi erano due sacchetti contenenti nel primo grammi 18,4 e nel secondo grammi 3,7
di cocaina
.
In un vaso posto all'esterno della finestra del bagno un ulteriore sacchetto avvolto in carta alu contenente circa 15 grammi di cocaina.
Nel giardino, sotto una gabbia per animali e coperto da una lastra in cemento un ulteriore sacchetto contenente cocaina per grammi 16,8.
Complessivamente sono stati sequestrati grammi 205,9.
Inoltre un flacone di ammoniaca, sostanza usata per fumare la cocaina.
Inoltre è stata sequestrata la somma di CHF 2760.-.
Preciso che questo denaro non è provento da vendite di cocaina ma sono il rimanente del mio stipendio.
Una bilancia elettronica.
Inoltre mi vengono sequestrati due apparecchi cellulari:
Ø
Motorola V300, utenza telefonica no. _. Per accedere all'apparecchio non necessita di codice PIN, con carta SIM.
Ø
Siemens, utenza telefonica no. _, PlN _, con carta SIM..."
Nel formulario/allegato 13 al citato doc. B) "Trasmissione ed esame di sostanze stupefacenti" il quantitativo di cocaina (verosimilmente quello rinvenuto in giardino) viene indicato in
gr. 168,8 lordi. In due altri formulari (richiesta di analisi di sostanze stupefacenti e rapporto di pesata allestito dalla polizia scientifica, cfr. all. 14 e all. 15 al citato doc. B) il quantitativo complessivo di cocaina rinvenuto viene cifrato in gr. 208,38, totale cui si perviene sommando i seguenti quantitativi:
166,97 gr. sacchetto avvolto da carta alu contenuto nella scatola
20,10 gr. carta alu più sacchetto all'interno del vaso da fiori
18,02 gr. sacchetto in plastica contenuto nella caffettiera
3,29 gr. sacchetto in plastica contenuto nella caffettiera.
Stranamente nè il rapporto di polizia giudiziaria (citato doc. B), nè l'atto d'accusa relativo ai coniugi _ riprendono il citato quantitativo rilevato dalla polizia scientifica, riprendendo quello di gr. 205,9.
Dal primo e dal secondo dei succitati involucri (ovvero da quelli contenenti gr. 166,97 e gr. 20,10) sono stati prelevati due campioni che sono stati sottoposti ad analisi per accertare il loro grado di purezza.
Emerge dal rapport d'expertise 17.2.2005 dell'ESC di Losanna che la cocaina del primo campione era pura per valori attorno al 56,2 per cento e quella del secondo campione per valori attorno al 52,8 per cento, per un valore medio aggirantesi quindi intorno al 54,5 per cento.
5.
Al dibattimento, _, AC 2 e AC 3 hanno confermato i fatti così come li avevano confessati in sede di istruttoria formale, col che, nella buona sostanza, si ha che:
-
AC 1, nell'intento di guadagnare in fretta e senza fatica
un po' di danaro, saputo che un suo conoscente di nome _ (poi identificato in _) era interessato ad acquistare cocaina, è riuscito, tramite tale _, a farsi presentare, a Como, uno spacciatore. Quest'ultimo gli consegnò dapprima un campione di cocaina che AC 1 rimise ad _ e,
avuto il consenso di quest'ultimo, si recò di nuovo a Como ove acquistò gr. 50 di tale sostanza. Previa importazione in Svizzera, la consegnò, in ragione di gr. 48, al citato _ al prezzo di fr. 4'000.-, danaro che utilizzò per pagare lo spacciatore. A suo dire trasse dall'"affare" un guadagno dell'ordine di circa fr. 300.- che tosto dissipò recandosi a cena al ristorante, con il _ e con due cugini. Ciò accadeva all'incirca nel corso del maggio-giugno 2004.
I rimanenti due grammi, _ li vendette ai coniugi _ verso la fine di luglio o verso la fine di agosto del 2004;
-
verso la metà di giugno del 2004, AC 1 effettuò, per
conto di _, un secondo acquisto di cocaina, a Mondovì, questa volta di gr. 100 che sostiene di aver pagato Euro 3'500. Consegnò la sostanza ad _, il quale, dopo averla saggiata, la rifiutò, asserendo che era di pessima qualità. AC 1 sottopose la sostanza ad un conoscente, il quale gli confermò che la sostanza faceva "schifo", col che egli la gettò in un cestino dei rifiuti sito nell'area di servizio di San Vittore (Mesolcina);
-
conoscendosi da tempo (AC 1 è stato testimone di AC 2 al suo matrimonio con AC 3) AC 1 e gli _, verosimilmente nel luglio-agosto 2004, hanno discusso tra loro la possibilità di guadagnare danaro spacciando cocaina. In una data che si situa intorno al 23.9.2004 (giorno del suo compleanno), AC 2, recatasi col marito in una discoteca di Pavia (frequentata soprattutto da cittadini domenicani) è entrata in discorso con tale "_" (di cui disponeva, all'arresto, del numero di telefono, noto agli inquirenti), un cittadino domenicano già da lei e da AC 3 da tempo conosciuto. "_" le confermò di essere in grado di procurarle della cocaina. La prima volta i coniugi _ acquistarono a credito dal citato "_" gr. 50 di cocaina che importarono in Svizzera. Sennonché la sostanza si rivelò essere di qualità scadente, col che essi la restituirono al loro fornitore. Convennero però con lui l'acquisto di altre partite di migliore qualità. In 4-5 viaggi che effettuarono a Pavia tra fine settembre e fine ottobre 2004 (e forse anche in novembre), AC 2 e AC 3 acquistarono da "_" (o, in sua assenza, da un suo amico di nome "_") in totale 800 grammi di cocaina. In pratica accadeva che "_" (o "_") consegnava loro, a credito, ogni volta gr. 200 di cocaina. Essi importavano la sostanza in Svizzera, ne vendevano una parte a AC 1, il quale, a sua volta, rivendeva quanto acquistato (in genere previa maggiorazione del prezzo) in un giro di calabresi domiciliati nel Sopraceneri e a Lamone. I coniugi _ vendevano loro stessi a loro acquirenti parte della sostanza rimasta in loro mani e parte la consumavano personalmente. Con parte dei soldi che ricavavano da tali vendite, pagavano "_";
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ad un certo momento (che dovrebbe situarsi nel mese di novembre del 2004), tramite _ (già condannato per questo ed altri fatti, con sentenza del 2.9.2005, per infrazione aggravata e ripetuta contravvenzione alla LStup, a mesi 18 di detenzione sospesi condizionalmente per anni cinque e al trattamento ambulatorio ex art. 43 CP), AC 1 è entrato in contatto con un cittadino serbo (nel seguito identificato in _), il quale si diceva pronto a comprare e a pagare (in ragione di fr. 55'000.- il chilo) due chili di cocaina.
In esito ad una serie di telefonate tra AC 1 e gli _ e tra quest'ultimi e "_", gli _ riuscivano a farsi consegnare da quest'ultimo, a credito, 950 gr. di cocaina che tosto trasportavano da Pavia a Manno, a bordo di una delle vetture in loro uso. Quivi si incontravano con AC 1, previamente da loro incaricato di reperire ulteriori gr. 50 al loro domicilio. A AC 1 gli _ affidavano l'intera partita, pari ad un chilo di sostanza. AC 1, con quella, raggiungeva l'abitazione del _, presso la quale, un nipote di quest'ultimo, di nome _ (deferito con atto d'accusa dell'11.8.2005 davanti ad una Corte criminale), analizzava la sostanza non trovandola di qualità soddisfacente per cui il _ rifiutava l'acquisto. AC 1, a questo punto, riportava il chilo agli _. Poiché nessuno dei tre disponeva di altre conoscenze in grado di ritirare e pagare loro un tale quantitativo, gli _, il giorno successivo, tornavano a Pavia e restituivano i gr. 950 a "_". Con il fallimento di questo affare, venne automaticamente a cadere anche l'adombrato commercio di un secondo chilo di cocaina, per il quale AC 1 e _ avevano -come già cennato- in precedenza già concordato il prezzo di fr. 55'000.- il chilo (o meglio di fr. 110'000.- per entrambi i chili) con gli _;
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nel seguito gli _ si recarono ancora a Pavia dove, più o meno agli inizi del dicembre 2005, acquistarono a credito da "_" 400 etti di cocaina. A loro dire i 208 grammi che ancora detenevano al loro domicilio il giorno dell'arresto, facevano parte di detta partita di 400 grammi. I quasi due etti mancanti, sono stati dagli _ in parte venduti a AC 1 che, a sua volta rivendeva quel che comprava, in parte venduti da loro stessi nella cerchia dei loro abituali clienti, in parte da loro consumati.
Per finire, si ha che gli _ hanno acquistato a Pavia e importato in Svizzera all'incirca 1200 grammi di cocaina (in più dei 950 gr. che importarono ma poi restituirono a "_" (riesportandoli in Italia). In un viaggio, li ha accompagnati a Pavia anche AC 1. Di detti grammi 1200 circa, 208 circa gli accusati _ li avevano ancora in casa all'atto dell'arresto, 200 gr. circa li hanno consumati personalmente, 50 li hanno pure restituiti a _ a motivo della qualità scadente. All'incirca 700 grammi li hanno venduti, in ragione di 450 grammi circa a AC 1 che -fatti salvi suoi consumi per circa 15 grammi- li ha, per la maggior parte, rivenduti a terzi (27 grammi circa egli ha dichiarato di averli occultati sul posto di lavoro ma non hanno potuto essere recuperati perché qualcuno li ha sottratti prima della perquisizione).
Il resto gli _ l'hanno venduto a loro amici e colleghi.
All'atto dell'arresto gli _ sostengono che erano in debito verso "_" per cocaina ricevuta a credito e non pagata, per circa fr. 13'000.-. Nondimeno tutti e tre gli accusati hanno dato atto di avere lucrato con l'attività di spaccio danaro che hanno via via consumato e dissipato, col che all'arresto, le loro situazioni personali non solo non erano migliorate, ma essi si erano ulteriormente indebitati.
Per concludere si ha che i fatti di cui all'atto d'accusa hanno da essere in sostanza confermati.
6.
_ e i coniugi _ hanno pacificamente violato in modo grave la LStup, sia commerciando o comunque cedendo a terzi cocaina, per quantitativi che sapevano, o comunque dovevano presumere, tali da mettere in pericolo la salute di parecchie persone, sia consumando i dianzi indicati quantitativi.
Nella commisurazione della pena, la Corte, in applicazione dell'art. 63 CP, ha avantutto considerato la gravità della colpa di AC 1 e degli _, colpa che è, per ognuno di loro, oggettivamente grave per i consistenti quantitativi trafficati e soggettivamente grave poiché essi si sono prestati a condurre siffatti vietati commerci in primo luogo per scopo di lucro e, per gli _, solo in secondo luogo per finanziare i loro consumi. Certo è, per gli _, che quando nell'estate 2004, hanno cominciato a valutare, con AC 1, la possibilità di mettere in piedi un'attività di spaccio, di sicuro non erano tossicodipendenti. Poi, da che tale attività prese inizio, via via essi caddero nel vizio a causa dei rilevanti quantitativi di cui vennero via via in possesso.
Per finire, preso atto dei quantitativi da loro consumati, la Corte ha risolto di riconoscere loro l'attenuante di una leggere scemata responsabilità, a partire dalla fine del settembre 2004 e fino alla data dell'arresto.
La Corte ha voluto considerare in modo ampio le confessioni rese da tutti e tre i condannati. Per AC 1, la Corte ha ritenuto dati gli estremi per l'applicazione dell'attenuante del sincero pentimento: con la sua confessione infatti egli non si è limitato a render conto degli illeciti da lui commessi, ma ha fornito una vera e propria collaborazione, nella misura in cui egli ha dato agli inquirenti una serie di indicazioni che hanno consentito di scoprire altri traffici e di metter loro fine.
Per cui, tutto ben pesato, considerate altresì la difficile situazione personale, familiare e sociale di AC 2, madre di tre figlie ancora minorenni (anche se da essa era lecito attendersi un ben diverso e più responsabile comportamento nei cinque mesi circa del delinquere), nonché quelle di AC 1 e di AC 3 (che, vista la loro giovane età, non dovrebbero, a pena espiata, incontrare soverchie difficoltà nel ritrovare un posto di lavoro), considerate altresì la sostanziale incensuratezza dei condannati e la durata del carcere preventivo sofferto, sono parse alla Corte tutto sommato adeguate rispetto a talune particolarità della presente fattispecie, le seguenti pene:
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anni due di reclusione per AC 1,
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anni tre di reclusione per AC 2,
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anni due e mesi otto di reclusione per AC 3.
Per tutti, come di legge, ha da essere computato, nella pena inflitta, il carcere preventivo sofferto.
Per quanto riguarda la pena accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero, la Corte ha dovuto constatare che per nessuno dei tre condannati sono dati i presupposti per l'espulsione (ancorché sospesa) dal territorio svizzero.
AC 2 è nata e cresciuta in Svizzera. Essa è al beneficio del permesso C. Negli anni in cui ha vissuto in Ticino (e ciò fino al giorno dell'arresto) essa ha sempre lavorato, ha mantenuto se stessa e le figlie mai ricorrendo all'assistenza sociale. I suoi legami con la Svizzera, paese nel quale sono nate e stanno crescendo le sue tre figlie, sono così forti da prevalere, nella valutazione, sulle esigenze di tutela dell'ordine pubblico. Certo il reato di reiterato spaccio da lei commesso è invero grave, ma, stante anche la sua incensuratezza, esso non è tale da prevalere sul diritto soggettivo da lei maturato sin dalla nascita, di poter rimanere nel nostro Paese. D'altro canto è consolidata prassi delle Corti ticinesi quella di non pronunciare (se non in casi del tutto particolari) l'espulsione di stranieri al beneficio del permesso C, specie quando sono incensurati.
Analogo è il discorso per AC 1 Anche se è venuto in Ticino solo nel 1998, egli, all'epoca adolescente, quivi è venuto per raggiungere il padre che in Mesolcina già viveva e lavorava da 13 anni. Dal 1998 alla data dell'arresto, AC 1, pure al beneficio del permesso di domicilio, ha portato a buon termine una formazione professionale e, sul posto di lavoro, ha conquistato la stima e la fiducia del suo datore di lavoro, diventando caposquadra in giovane età. Anche per AC 1 i legami soggettivi che lo legano al nostro Paese (nel quale ora vive l'intera sua famiglia) prevalgono sull'esigenza di tutela dell'ordine pubblico.
Più a rischio è la posizione di AC 3 che è venuto in Svizzera solo nel 2003 perché ha sposato AC 2 e ha ricevuto il permesso di dimora (permesso B) per poter vivere in unione con lei. I suoi legami con il nostro Paese sono assai più recenti e meno solidi di quelli dei coaccusati. Nondimeno la Corte ha considerato che AC 3, praticamente incensurato, in Ticino, dopo il matrimonio, ha lavorato a soddisfazione del suo datore di lavoro (è un fatto che egli è stato arrestato il 14.1.2005 alle 6:30 del mattino mentre posteggiava l'auto presso la fabbrica, presso la quale lavorava), col che, non essendovi elementi per dire che il matrimonio con AC 2 non è destinato a durare, è d'uopo, anche, nel suo caso, non pronunciare l'espulsione. I quesiti relativi all'eventuale sospensione condizionale dell'espulsione vengono quindi a cadere.
Quanto in sequestro deve essere confiscato, ad eccezione del cellulare Samsung sequestrato a AC 1, che ha da essergli restituito, vuoto, ovvero senza le schede telefoniche che invece vengono confiscate.
Anche l'importo di fr. 2'760.- sequestrato ai coniugi _ (mancando la prova che esso sia provento di reato e mancando negli atti un verbale di sequestro che ne dettagli la composizione e lo stato delle banconote, talvolta possibili indici di provenienza delle stesse dal commercio di stupefacenti) ha loro da essere restituito, ovviamente deduzion fatta delle quote della tassa di giustizia e delle spese processuali a loro carico.
Rispondendo A. per AC 1, affermativamente a tutti i quesiti, tranne che al quesito n. 3.1, venendo a cadere il quesito n. 3.2;
B. per AC 2, affermativamente a tutti i quesiti, tranne che al quesito n. 3.1, venendo a cadere il quesito n. 3.2;
C. per AC 3, affermativamente a tutti i quesiti, tranne che al quesito n. 3.1, venendo a cadere il quesito n. 3.2;
D. per le confische, affermativamente al quesito posto;
visti gli art. 11, 18, 21, 35, 41, 55, 58, 59, 63, 64, 65, 66, 68, 69 CP;
19 cifra 1, 2 e 4, 19a LF stup;
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese;