# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 70ab15b6-7a33-5af6-984f-4d250eadee0d
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel
1965, in
precedenza attiva in qualità di venditrice a tempo parziale, in data 14 dicembre
2005 ha
presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da dolori alla gamba destra (doc. 1/1-8).
Esperiti gli accertamenti del caso, con progetto di decisione del 18 giugno 2007 (doc. 29/1-4), poi confermato con due decisioni del 19 agosto 2008 (doc. A1), l’Ufficio AI, applicando il metodo misto di valutazione dell’invalidità, ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad una rendita intera di invalidità (grado d’invalidità 88%) dal 1° aprile 2005 al 28 febbraio 2006 e il diritto ad un quarto di rendita (grado d’invalidità 44%) dal 1° marzo 2006 al 30 aprile 2006, negando in seguito il diritto ad una rendita, alla luce di un grado di invalidità del 21%.
L’amministrazione ha in particolare rilevato:
"
(...)
Dalla documentazione medica acquisita all'incarto, hanno potuto essere certificati i seguenti periodi di inabilità lavorativa e relative percentuali:
- 100% dal mese di aprile 2004
- 50% dal mese di novembre 2005
- 25% dal mese di febbraio 2006
- 0% dal mese di aprile 2006
Per quanto concerne invece la situazione relativa all'attività di casalinga, l'incapacità lavorativa ha potuto essere quantificata nella misura del 50% rispetto alle percentuali sopra indicate e riferite all'attività lucrativa. Sommando le percentuali corrispondenti ai due rami di attività, la situazione è la seguente per il periodo che va da aprile
2004 a
ottobre 2005
:
Attività Quota parte Limitazione Grado d'invalidità parziale
venditrice 75% 100% 75%
casalinga 25% 50% 12.5%
Grado d'invalidità 88%
Per quanto concerne il successivo periodo, ovvero da novembre 2005 al gennaio 2006, si ha la situazione seguente:
Attività Quota parte Limitazione Grado d'invalidità parziale
venditrice 75% 50% 37.5%
casalinga 25% 25% 6.25%
Grado d'invalidità 44%
Per quanto attiene ai successivi periodi, il grado d'invalidità è inferiore al 40% e pertanto il diritto ad una rendita non esiste.
A seguito delle osservazioni presentate in opposizione al progetto di decisione del 18 giugno 2007 l'amministrazione ha proceduto con ulteriori accertamenti medici ed economici.
Per quanto attiene all'aspetto medico il certificato del Dr. _ del 22 agosto 2007 è stato sottoposto per competenza al vaglio del Servizio medico regionale Al (SMR), il quale ha potuto indicare che, anche alla luce della situazione lavorativa effettiva, una limitazione del 25% quale salariata è giustificata. Il rapporto della Neurologische Klinik di _ era già agli atti ed era già stato valutato dal medico SMR.
In effetti la signora RI 1 prima dell'insorgenza del danno alla salute lavorava in misura di 31,5 ore settimanali (cfr. questionario datore di lavoro del 23 marzo 2006 - 5,25 ore x 6 giorni), mentre ora ne lavora 24 (cfr. attestato _ del 28 aprile 2008). La differenza economica effettiva (24%) è molto simile alla limitazione medica (25%).
Globalmente, quindi, dal febbraio 2006 abbiamo la seguente situazione effettiva:
Attività Quota parte Limitazione Grado d'invalidità parziale
venditrice 75% 24% 18%
casalinga 25% 12% 3%
Grado d'invalidità
21%
(Doc. A1)
1.2. Contro queste decisioni l’assicurata, rappresentata dalla lic. jur. _ dello studio legale RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando l’annullamento delle decisioni impugnate e il rinvio degli atti all’UAI affinché renda una nuova decisione che tenga conto delle considerazioni della ricorrente.
Sostanzialmente l’assicurata ha criticato dapprima l’applicazione del metodo misto di calcolo dell’invalidità, facendo presente che ella lavorava sì nella misura del 75% quale venditrice presso _, ma allo stesso tempo si occupava anche, a titolo accessorio, nella misura del 25%, dell’attività di portineria presso lo stabile nel quale abitava.
L’interessata ha pure contestato la valutazione medica della capacità lavorativa residua fornita dal SMR, che a suo avviso non tiene conto del peggioramento del suo stato di salute a partire dal mese di aprile 2006, con conseguente inabilità lavorativa del 50%, come attestato dal suo medico curante, dr. _.
L’insorgente, infine, ha contestato di non avere versato i contributi all’AVS svizzera durante gli anni dal 1986 al 1992 (I).
1.3. Con la risposta di causa, l’Ufficio AI - dopo avere rilevato che l’assicurata non ha dimostrato la sua tesi relativa ad un grado di occupazione del 25% nell’attività accessoria di portinaia; avere ribadito la correttezza della valutazione del SMR circa una incapacità lavorativa del 25% nella sua precedente professione e avere indicato che l’interessata non ha dimostrato di avere effettivamente versato i contributi sociali durante gli anni 1986-1992 - ha confermato le proprie decisioni, chiedendo la reiezione del ricorso (IV).
1.4. In data 17 novembre 2008, la lic. jur. _ dello studio legale RA 1 ha trasmesso al TCA alcuni documenti a dimostrazione del fatto che l’interessata, prima del danno alla salute, svolgeva, oltre all’attività di venditrice, anche l’attività accessoria di portinaia, alla quale dedicava “tutte le mattine e le ore in cui non era impegnata presso l’_”.
La rappresentante dell’assicurata ha poi indicato che “attualmente, come indicato nell’atto di ricorso, la ricorrente riesce a prestare in media 24 ore settimanali presso l’_. Non risultano assenze per malattia in quanto la ricorrente è pagata a ore e riceve la paga soltanto per le ore che effettua. Le condizioni di lavoro sono abbastanza flessibili e si prestano pertanto alle condizioni instabili di salute della dipendente”.
La rappresentante dell’interessata ha infine chiesto la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio, vista la situazione finanziaria dell’assicurata, che non le consente di far fronte alle spese di causa (VIII + B1-B14).
1.5. Con scritto del 18 novembre 2008, la rappresentante dell’interessata ha comunicato al TCA di ritirare la richiesta di concessione dell’assistenza giudiziaria presentata con scritto del 17 novembre 2008.
La rappresentante dell’interessata ha inoltre rilevato che “l’obiezione sollevata al punto 14 dell’allegato ricorsuale non ha più ragione di esistere in quanto le parti hanno nel frattempo chiarito
la questione. La
durata contributiva indicata nelle decisioni impugnate risulta pertanto corretta” (X).
1.6. Con osservazioni del 15 dicembre 2008, l’UAI ha rilevato che gli ulteriori mezzi di prova prodotti dall’assicurata “non comprovano ancora quanto sostenuto dall’interessata con il gravame, segnatamente il preteso grado di occupazione (25%) che sarebbe stato riservato nell’aprile 2004 allo svolgimento dell’attività accessoria di portinaia”.
Inoltre, l’amministrazione ha aggiunto che non ha nessun fondamento “nemmeno la dichiarazione secondo cui “se non si fosse verificato l’evento invalidante la stessa oggi lavorerebbe al 100% all’_”, affermando che prima ciò non le sarebbe stato possibile proprio a causa dell’impiego quale portinaia. Infatti – come visto - questo impegno non avrebbe, ad ogni modo, assolutamente impedito all’assicurata di svolgere, già in precedenza, l’attività lucrativa a tempo pieno” (XII).
Questo scritto è stato trasmesso alla ricorrente (XIII), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:
"
Per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c).
Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J.L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).
Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op. cit. pag. 211).
L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4. Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI secondo cui
"
Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.
Questa giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C_15/2007 del 25 luglio
2007, in
una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504 e in una STF 9C_536/2008 del 14 novembre 2008.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V
9 l
'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI
[nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
In particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
7.3
Anlässlich ihrer Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss
Art. 23 Abs. 2 und 3 BGG
haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des
Art. 27 IVV
[in der seit 1.
Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:
7.3.1
Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl.
Art. 28 Abs. 2ter IVG
[eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit
Art. 16 ATSG
; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen, grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind (beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher intellektuell).
Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein (beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner, behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber nach dem G
BGE 134 V 9 S. 13
esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit ausgeschlossen werden kann.
7.3.2
Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen, dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E. 7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht hinreichend gewürdigt worden ist.
7.3.3
Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.
7.3.4
Ein allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach
Art. 27 IVV
(in der seit 1. Januar
2004 in
Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (
BGE 131 V 51
E. 5.1.2 und 5.2 S.
53 f
., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden.
7.3.5
Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.
7.3.6
Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (
BGE 129 V 472
E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt ist (
BGE 126 V 75
E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.
7.3.7
Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V 12-14)
Al riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
4. Invaliditätsbemessung
Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbstätig und im Übrigen im Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinderung im Aufgabenbereich massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungsfähigkeit im erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen  Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar
sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Bereich voll ausgenützt wird und wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich stärker auswirken, und die Berücksichtigung ist auf (ungewichtet) 15 % beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirklichen konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelastung über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."
2.5.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.6. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.7. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.8. Nelle decisioni del 19 agosto 2008, l’UAI
ha attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° aprile 2005 al 28 febbraio 2006 e un quarto di rendita di invalidità limitatamente al periodo dal 1° marzo 2006 al 30 aprile 2006, sopprimendo poi questa prestazione a partire dal 1° maggio 2006, ritenuto che dal mese di febbraio 2006 l’assicurata è ancora abile al lavoro al 75% e, dal confronto dei redditi, in applicazione del metodo misto di calcolo, risulta un grado di invalidità del 21%, che non dà diritto ad una rendita.
Il TCA è, quindi, chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.5., 2.6. e 2.7., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° maggio 2006.
Non è invece più oggetto di controversia e non deve pertanto essere analizzato dal TCA né il tema relativo alla durata contributiva – che è stato nel frattempo chiarito dalle parti, come comunicato, con scritto del 18 novembre 2008, dalla rappresentante dell’assicurata - né quello relativo alla concessione dell’assistenza giudiziaria, visto il ritiro della domanda, in data 18 novembre 2008, da parte della stessa rappresentante dell’interessata (cfr. doc. X; consid. 1.5.).
2.9. Nel caso di specie, al fine di chiarire la situazione dal profilo medico, l’amministrazione ha chiesto al curante dell’assicurata di compilare l’usuale rapporto medico per l’UAI.
Nel rapporto del 7 marzo 2006, il dr. _, spec. FMH in medicina interna, poste le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “dolore neuropatico in corrispondenza del territorio del nervo femorale destro, su probabile lesione compressiva a seguito di un intervento di isteroscopia esplorativa con raschiamento per polipi uterini” e, quale diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa, quella di “anemia ferripriva” (doc. 12-1), ha considerato l’assicurata abile al lavoro al 75% (pari a 24.75 ore settimanali), dal 1° febbraio 2006, nella sua attività di venditrice, aggiungendo che altre attività non entrano in considerazione dato che l’interessata “è ben inserita nel suo lavoro come venditrice. Non è ipotizzabile un altro genere di lavoro” (doc. 12-2).
Nel rapporto medico dell’11 settembre 2005, il dr. _ del SMR, spec. FMH in medicina generale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), posta la diagnosi principale di “dolore neuropatico in corrispondenza del territorio del nervo femorale destro su probabile lesione compressiva a seguito di un intervento di isteroscopia esplorativa con raschiamento per polipi uterini”, ha osservato che l’assicurata sarebbe stata sottoposta in data 3 luglio 2006 ad una perizia neurologica a _, aggiungendo:
"
Venditrice _ a tempo parziale.
Caso pluriinvestigato, dall'attuale documentazione pare esservi una ripresa del lavoro nella misura del 75%.
Procedere:
- aggiornare dati con datore di lavoro
- è da valutare anche quale casalinga? In ogni caso gli impedimenti quale casalinga dovrebbero essere stati marginali.
- richiedere copia perizia neurologica eseguita il 3.7.2006 (ev. tramite MC)." (Doc. 19-2)
Nella perizia neurologica del 14 settembre 2006, indirizzata allo studio legale _, il dr. _, spec. FMH in neurologia, ha osservato:
"
(...)
5. Beurteilung
Zusammenfassung der Befunde
Chronifizierte, bewegungs- und belastungsabhängige, dumpf-drückende Schmerzen im Bereich des Oberschenkels, Leiste und Hüfte rechts mit/bei
- St. n. transvaginaler explorativer Hysteroskopie mit Curettage wegen Uteruspolypen am 11.03.2004
- begleitendem subjektiven Taubheitsgefühl variabler Intensität und Ausprägung, ebenfalls bewegungs- und belastungsabhängig, mit gleicher Lokalisation wie die Schmerzsymptomatik
- keinen aktuellen objektiven Hinweisen für eine medulläre, radikuläre, Plexus- oder peripher neurologische Läsion, insbesondere am rechten Bein
- vordergründiger muskuloskelettaler/weichteilrheumatischer Schmerzkomponente
- früherer, nicht vordergründiger, aktuell nicht mehr eruierbarer neuropathischer Komponente (Läsion/ Reizung der kutanen Äste vorwiegend im Innervationsgebiet des N. femoralis rechts) möglich.
6. Ihre Fragen
1. Prendendo in considerazione l'anamnesi della paziente, qual è il suo attuale stato, con particolare riferimento alla sua situazione neurologica?
Siehe Punkt 1 (Anamnese) und 4 (Status).
2. I problemi lamentati attualmente dalla paziente derivano dal suo stato fisico?
2.1 Le problematiche evidenziate sono responsabili degli impedimenti e dei dolori lamentati dalla paziente?
Die anamnestisch eruierbaren Angaben und die in der klinischen Untersuchung feststellbaren objektiven Befunde sind für die von der Versicherten geschilderten Behinderung und Schmerzen verantwortlich.
2.2 La paziente rileva altri problemi e/o sintomatologie?
Aus medizinischer Sicht sind aktuell keine weiteren als die unter Punkt 3 geschilderten Symptome euruierbar. Es sei allerdings zu bemerken, dass die komplexe Interaktion zwischen der postoperativ aufgetretenen, im Verlauf chronifizierten Schmerzsymptomatik und der ungünstigen psychosozialen und beruflichen Entwicklung eine aggravierende Rolle in der Aufrechterhaltung/Chronifizierung der Schmerzsymptomatik gespielt haben dürfte.
3. Un'operazione/intervento come quella subita dalla paziente nel marzo 2004, può presentare il genere di problematiche manifestate nel caso in oggetto?
Operative Eingriffe wie derjenige, der bei der Versicherten am 11.03.2004 durchgeführt wurde, führen normalerweise nicht zu den geschilderten Beschwerden. Läsionen der peripheren Nerven im proximalen Beinbereich oder des Plexus lumbo-sacralis (welche bei dieser Versicherten im Sinne einer Beteiligung der Hautäste des N. femoralis rechts angenommen wurden und im Verlauf durch verschiedene neurologische Abklärungen nicht bestätigt werden konnten) treten gewöhnlicherweise als Folge direkter Traumen (z.B. Unfälle, Stich- oder Schussverletzungen), bei unkontrollierter Überstreckung des Hüftgelenkes bei Unfall oder bei sportlichen Tätigkeiten, nach lokalen Injektionen sowie im Rahmen unterschiedlichster invasiver operativer Eingriffe im Bereich des Hüftgelenkes, des Inguinalkanals oder des kleinen Beckens auf. Dehnungen der Nervenstränge im Bereich der Leiste, welche durch lang dauernde Beugung, Spreizung und Rotation des Oberschenkels in Steinschnittlage sind allerdings in einzelnen Fällen als Komplikation gynäkologischer Operationen beschrieben (Referenz: Marco Mumenthaler, Hans Schliak, Läsionen der peripheren Nerven, 7. überarbeitete Auflage, Thieme Verlag, Deutsche Medizinische Wochenschrift, 1973; 98:2024-27).
4. I problemi e i dolori lamentati dalla paziente sono in relazione di causalità (temporale e soprattutto causale) con l'intervento del marzo 2004?
Die zeitliche Korrelation zwischen den geschilderten Beschwerden und dem Eingriff vom 11.03.2004 ist mit Sicherheit gegeben (Eingriff als conditio sine qua non). Ein Kausalzusammenhang zwischen dem operativen Eingriff und dem Beschwerdebild, welches sich in den Wochen bis Monaten nach dem operativen Eingriff entwickelt hat, beurteilen wir als überwiegend wahrscheinlich (über 50%). In der Chronifizierungsphase (mehr als 6 Monate nach dem Eingriff) dürften jedoch weitere aggravierende Faktoren, insbesondere die negative Interaktion zwischen der postoperativ aufgetretenen Schmerzsymptomatik und der ungünstigen psychosozialen und beruflichen Entwicklung eine nicht unwesentliche Rolle in der Aufrechterhaltung der Schmerzsymptomatik gespielt haben.
5. Da un punto di vista neurologico, l'attuale stato di salute della Signora RI 1 é verosimilmente imputabile alla manipolazione della paziente sotto anestesia effettuata in posizione di "Steinschnittlage"?
Siehe Punkt 4. für die Beantwortung dieser Frage.
6. Vi é stata una violazione delle regole dell'arte?
Die Beantwortung der Frage, ob aus gynäkologischer oder anästhesiologischer Sicht Hinweise für einen Kunstfehler vorhanden seien, muss durch einen entsprechenden Facharzt FMH Gynäkologie bzw. FMH Anästhesiologie beurteilt werden.
7. È possibile fare un pronostico/prognosi circa l'evoluzione dello stato di salute della paziente?
7.1 La paziente sarà soggetta a frequenti dolori e limitazioni del movimento?
In Anbetracht des bisherigen Verlaufes wird die Versicherte wahrscheinlich für längere Zeit mit Schmerzen und Bewegungseinschränkungen rechnen müssen.
7.2 I problemi avranno tendenza a diminuire, a stabilizzarsi oppure ad accentuarsi?
Eine Stabilisierung bzw. Besserung der geschilderten Symptome und Einschränkungen ist längerfristig noch möglich. In Anbetracht jedoch der bisherigen Evolution mit Tendenz zu Chronifizierung ist die Möglichkeit einer weiteren Zunahme der Schmerzen mit immer wieder vorkommenden Exazerbationen denkbar, so dass eine anhaltende längerfristige namhafte Besserung/Beschwerdefreiheit als eher unwahrscheinlich zu schätzen ist.
7.3 Quali ulteriori sintomi potrebbero insorgere con il trascorrere del tempo?
Eine weitere Intensitätszunahme bzw. Ausdehnung der Schmerzsymptomatik mit einer zusätzlichen Einschränkung der Beweglichkeit, welche z.T. auf eine schmerzbedingte chronische Fehlbelastung zurückzuführen wäre, ist als weitere Evolution denkbar.
7.4 Quali conseguenze ci sono e ci saranno riguardo l'attività domestica e professionale della paziente?
Die geschilderte chronifizierte Schmerzsymptomatik schränkt die Arbeitsfähigkeit der Versicherten im Hausdienst und im Haushalt ein. In Anbetracht der Schmerzsymptomatik schätzen wir die aktuelle Arbeitsfähigkeit im Haushalt bzw. im Hausdienst als 30 bis maximal 50% (kumulativ). In einer zusätzlichen Tätigkeit als Büroangestellte schätzen wir die Arbeitsfähigkeit als 50% alternativ zu der Tätigkeit im Haushalt/Hausdienst. Die gesamte Arbeitsfähigkeit schätzen wir aktuell als 50%. In einer an die Beschwerden der Versicherten angepassten beruflichen Tätigkeit dürfte jedoch die unter bestmöglichen Bedingungen erreichbare Erwerbsfähigkeit unter Umständen grösser als 50% (bis schätzungsweise 70 - 75%) sein.
7.5 Quale genere di attività non può più essere effettuata oppure é sconsigliata per persone che lamentano simili problematiche?
Tätigkeiten mit mittel-/hochgradiger körperlicher Belastung, mit repetitiven Bewegungen der Extremitäten (insbesondere des rechten Beins) oder Tätigkeiten welche in unbequemen oder forcierten Positionen für längere Zeit durchgeführt werden, ohne regelmässige Pausen einschalten zu können, sollten vermieden werden.
8. Eventuali osservazioni e considerazioni personali.
Keine." (Doc. 26-8+9)
Nelle annotazioni del 13 aprile 2007, il dr. _ del SMR, medico generico, ha osservato:
"
Vedi proposta interna del 11.09.2000 (dr. _)
La perizia neurologica non porta ad ulteriori precisazioni nella descrizione della IL.
Nella sua attività di
venditrice
(al 75%) valgono le IL descritte in precedenza:
IL 100% dall'aprile 2004
IL 50% dal novembre 2005
IL 25% dal febbraio 2006
IL 0% dall'aprile 2006 ( come da rapporto DL richiesto: non si sono
più segnalate assenze)
È da ritenere che la sua attività sia adatta al danno alla salute.
Per l'attività di casalinga difficile da definire a posteriori,giustificato valutarla la metà di quelle da salariata
." (Doc. 28-1, la sottolineatura è della redattrice)
Contro il progetto di decisione dell’UAI di sopprimere la rendita a partire dal 1° maggio 2007, l’assicurata ha trasmesso il seguente referto, datato 22 agosto 2007, indirizzato al suo legale da parte del dr. _:
"
La ringrazio per la sua domanda del 17.08.2007 cui posso risponderle con quanto segue:
Periodi d'inabilità lavorativa attestati da me (dal 2006):
- 50% dal 14.11.2005- 31.01.2006
- 25% dal 01.02.2006 - 01.06.2006
- 50% dal 02.06.2006 al continua.
La paziente lamenta tuttora la ben nota sintomatologia algica a carico dell'estremità inferiore di destra, danno da mettere in nesso causale con l'intervento chirurgico, effettuato l'11.03.2004.
La sintomatologia algica si manifesta chiaramente in correlazione con Io sforzo fisico, permettendo ancora un grado d'attività lucrativa nel settore della vendita del 50% (sono da evitare frequenti flessioni, trasporto e sollevamento di pesi, salita su piani inclinati, scale a pioli). Necessita inoltre di pause supplementari e di cambiamenti posturali durante il lavoro.
La prognosi rispetto alla ripresa della piena attività lucrativa rimane riservata, anche in considerazione del peggioramento della sintomatologia algica riferita dalla paziente negli ultimi mesi."
(Doc. 44-3, sottolineature della redattrice)
Al riguardo, nelle sue annotazioni dell’8 febbraio 2008, il dr. _ del SMR ha indicato:
"
Dall'aprile 2006 l'A. aveva ripreso il lavoro senza IL:
lavorava al 75% come collaboratrice vendita a _, grande magazzino di abbigliamento (certificato DL).
Dal 14 aprile al 22 settembre nessuna assenza per malattia.
Dal febbraio 2006 IL 25%.
Ora ci giunge un rapporto del curante che certifica una IL 50% dal 02 giugno 2006. Come fa notare la rappresentante legale essa corrisponde alla % stabilita nella perizia neurologica del dr. _ del 14.09.2006, esame avvenuto il 22.08.2006 (fatta per accertare la causalità dell'intervento chirurgico sui disturbi accusati all'A.), anche se nelle settimane precedenti lavorava senza IL.
La IL come collaboratrice di vendita appare giustificata
, però anche secondo la perizia la CL potrebbe aumentare in un'attività più adatta (in gran parte sedentaria senza spostamenti prolungati, senza dover stare in piedi più di 20-30 min.)
Procedere:
Farsi dare dal DL le assenze dall'A dal
2006 in
avanti
anche le indennità pagate dalla IPG
08/02/2008 - tiluf
Poi potremo valutare, e ci sarà probabilmente da eseguire una inchiesta per casalinghe." (Doc. 49-1, sottolineature della redattrice)
Nelle sue successive annotazioni del 18 marzo 2008, il dr. _ ha aggiunto:
"
Ritorna una annotazione del DL sulla nostra lettera che dice che l'A. ha avuto solo 1 giorno di assenza dall'aprile 2006 ad ora.
NON risulta però chiaro quante ore lavora (prima era al 75% salariata).
Ho contattato oggi telefonicamente la lic. iur. _, allo studio legale RA 1 di _ che ha in mano ora l'aspetto legale.
Ci comunicherà queste informazioni dopo aver contattato l'A."
(Doc. 53-1)
In un’altra nota per l’incarto del 7 maggio 2008, il dr. _ ha osservato:
"
Restituito l'incarto a _, perché non sono arrivate le precisazioni richieste:
Quanto ha lavorato nel 2006/7 e ora: cioè se lavora ancora come prima (circa 75%) o una frazione dell'orario di prima (come dalla valutazione peritale subito assunta anche dal curante).
Prima della perizia (dr. _ a _) l'A. lavorava più di quanto il perito ritenesse esigibile, ma non è detto che il perito abbia sempre ragione se è contraddetto dalla realtà
." (Doc. 58-1, sottolineatura della redattrice)
Nelle annotazioni del 21 maggio 2008, il dr. _ ha rilevato quanto segue:
"
(...)
Vedi anche annotazioni 13.04.2007 e 8 febbraio 2008
Abbiamo finalmente ricevuto i documenti che certificano la situazione lavorativa dell'A.
Da essi risulta che I'A. lavora 24 ore/settimana = 60% dell'orario completo .
Ciò corrisponde anche al 75% dell'orario 75% in base al quale è stata valutata (75% salariata e 25% casalinga).
Quindi la IL 25% rispetto al suo orario è giustificata, dal febbraio 2006 e continua tuttora.
E' confermata dal fatto che l'A. lavora in questa misura, senza assenze
.
La percentuale è più alta di quella stimata dal perito (peraltro non motivata) ma può capitare che la valutazione medico teorica sia contraddetta (anche in meglio) dai fatti
.
Da notare che il perito giudicava che in attività adatte la CL avrebbe potuto essere al 70-75%(di un'attività al 100%).
Per quanto riguarda l'attività di casalinga la IL è stata da noi valutata la metà di quella da salariata. Da vedere se essa necessita di una inchiesta a domicilio per avere un dato più solido (da notare che il perito riteneva che fosse 50%, non motivando)."
(Doc. 63-1, sottolineature della redattrice)
2.10. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Ad esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée.
(...)"
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)”
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.11. Al fine di stabilire il grado d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 75% la parte dedicata all’attività salariata e al 25% la quota dedicata alle mansioni domestiche.
La percentuale di attività lavorativa del 75% è stata dedotta dall’amministrazione dal “questionario per il datore di lavoro”, redatto il 23 marzo 2006 dalla ditta _, dal quale risulta che l’assicurata lavorava quale collaboratrice di vendita nella misura di 5.25 ore al giorno, per 5-6 giorni alla settimana, mentre l’orario settimanale normale di lavoro nell’azienda era di 38.5 ore (cfr. doc. 13-1).
La rappresentante dell’assicurata ha contestato questa ripartizione, rilevando che l’interessata avrebbe dovuto essere considerata salariata a tempo pieno, dato che lavorava, al 75%, come venditrice (attività principale) e, al 25%, come portinaia presso lo stabile nel quale abitava (attività accessoria).
La rappresentante dell’interessata
ha aggiunto che l’assicurata, qualora non fosse sopraggiunto il danno alla salute, oggi lavorerebbe in qualità di venditrice al 100%, “cosa che prima non le era possibile in quanto l’attività di portinaia le occupava quasi tutte le mattine, salvo i fine settimana” (doc. I).
L’UAI, dal canto suo, ha ribadito la ripartizione considerata nella decisione impugnata (75% salariata e 25% casalinga), rilevando che l’assicurata non ha apportato “nessun elemento probatorio atto a dimostrare la sua tesi e neppure agli atti si trovano delle prove in tal senso”, ritenendo pertanto che il preteso tasso di occupazione del 25% come portinaia non trova riscontro alcuno (doc. IV).
In corso di causa, a comprova del presunto grado di occupazione dell’assicurata del 100% come salariata,
la rappresentante dell’interessata
ha trasmesso al TCA
una serie di documenti
.
Innanzitutto, copia del “contratto di portineria o custodia”, datato 20 febbraio 1997, stipulato dal proprietario dell’immobile con i coniugi _ (cfr. doc. B3), rinnovato di anno in anno (cfr. doc. B1) – come attestato dall’amministrazione dello stabile - fino al 31 agosto 2006, allorquando i coniugi hanno disdetto sia il contratto di affitto, che quello di portineria (doc. B4). Da tale contratto emerge, in particolare, l’obbligo per il portinaio di lavare e scopare i vani comuni una volta alla settimana, oltre allo svolgimento di altre mansioni, per le quali il portinaio “
riceve un’indennità mensile di fr. 815.50 compensata con l’affitto dell’appartamento più le spese accessorie e l’abbonamento del telefono
” (cfr. doc. B3, il corsivo è della redattrice).
La rappresentante dell’interessata
ha poi trasmesso al Tribunale copia del contratto di lavoro del marito dell’assicurata, attivo dal 1° giugno 1996, quale pulitore,
con un grado di occupazione del 100%
(42.5 ore fino a 45.5 ore settimanali) presso la ditta _ (doc. B6) e una dichiarazione del datore di lavoro, che attesta che attualmente il signor _ ricopre la mansione di capo-operaio (doc. B7, il corsivo è della redattrice).
Infine,
la rappresentante
dell’interessata ha prodotto
una serie di dichiarazioni da parte dei condomini dello stabile di _
, i quali hanno attestato “di aver visto svolgere i lavori di portineria
solo ed esclusivamente dalla signora RI 1
, che si dedicava a questa attività ed era a disposizione degli inquilini
ogni mattina
”, aggiungendo di “non aver più visto la signora RI 1 svolgere i lavori di portineria dal 10 marzo 2004. Quest’ultima, infatti, a causa dei forti dolori accusati in seguito ad un intervento chirurgico subito in data 11 marzo 2004, non è più riuscita a far fronte al proprio impegno di portinaia” (cfr. doc. B8-B14, il corsivo è della redattrice).
Nelle osservazioni del 15 dicembre 2008, l’amministrazione ha indicato che i documenti prodotti dall’interessata “non comprovano ancora quanto sostenuto dall’interessata con il gravame, segnatamente il preteso grado di occupazione (25%) che sarebbe stato riservato nell’aprile 2004 allo svolgimento dell’attività accessoria di portinaia” (doc. XII).
Secondo l’UAI, infatti, nel testo del contratto di portineria è stata espressamente pattuita una libertà totale nell’organizzazione delle mansioni e nella gestione dell’incarico, non prevedendo la necessità di una presenza giornaliera obbligatoria dell’assicurata, né al mattino, né al pomeriggio.
Pertanto, a mente dell’amministrazione, il fatto che, come preteso nel ricorso, l’assicurata fosse occupata quasi tutte le mattine nell’attività di portinaia “non è supportato da nessuna prova, così come non è per nulla provato il preteso tasso di occupazione del 25% da parte dell’interessata in tale attività” (doc. XII).
Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che, alla luce delle prove prodotte dal
la rappresentante dell’interessata
,
non è possibile, senza procedere ad ulteriori accertamenti, concludere con sufficiente tranquillità che
l’assicurata, prima del danno alla salute, fosse da considerare effettivamente salariata nella misura del 75% e casalinga nella misura del 25%, come deciso dall’UAI. Dalla documentazione agli atti non è infatti possibile escludere che l’assicurata esercitasse effettivamente anche l’attività accessoria di portinaia, nella percentuale del 25% - come preteso
dalla rappresentante dell’interessata
– o magari - non essendo provato, come indicato dall’amministrazione, il preteso tasso di occupazione del 25% (cfr. doc. XII) - in una percentuale inferiore.
Le considerazioni di senso contrario espresse dall’UAI non sono sufficienti a fugare ogni dubbio al riguardo.
Va del resto evidenziato che già nel formulario “richiesta di prestazioni AI per adulti”, compilato in data 12 dicembre 2005, l’assicurata ha indicato, quale attività principale, quella di “impiegata di vendita presso _”, dal settembre 1994 e,
quale attività accessoria, quella di “portineria”, dall’aprile 1997
(cfr. doc. 1-5, il corsivo è della redattrice), allegando la relativa documentazione (doc. 2/1-5).
L’assicurata ha ribadito quanto sopra nella domanda compilata il 23 gennaio 2006 (cfr. doc. 6-4 e 6-5 e allegati doc. 7/3-5).
Già solo per questo aspetto gli atti devono quindi essere rinviati all’amministrazione per nuovi accertamenti, atti a stabilire con esattezza il grado di occupazione complessivo, quale salariata, dell’assicurata prima del danno alla salute e, di conseguenza, il metodo di valutazione dell’invalidità da utilizzare nel caso concreto.
2.12. Il rinvio degli atti all’amministrazione si giustifica anche per un altro motivo, ritenuto che,
dopo attento esame della documentazione medica presente all’inserto e sopra esposta,
a mente del TCA,
i disturbi che affliggono l’assicurata non sono stati sufficientemente chiariti dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata.
2.12.1. Dal profilo somatico, l’UAI, basandosi sulle annotazioni del 13 aprile 2007 del dr. _ del SMR, il quale - dopo avere richiesto al datore di lavoro le assenze per malattia dell’assicurata – ha concluso che “nella sua attuale attività di venditrice (al 75%) valgono le IL descritte in precedenza: IL 100% dall’aprile 2004; IL 50% dal novembre 2005; IL 25% dal febbraio 2006 e 0% dall’aprile 2006 (come da rapporto del DL richiesto: non si sono più segnalate assenze)”, ha ritenuto l’attività di venditrice compatibile con il danno alla salute dell’interessata (cfr. doc. 28-1).
A seguito del referto del 22 agosto 2007 del dr. _ – il quale ha attestato un grado di incapacità lavorativa del 50% dal 2 giugno 2006 (cfr. doc. 44-3) – il dr. _ del SMR, nelle sue annotazioni dell’8 febbraio 2008, ha indicato che l’incapacità lavorativa del 50% certificata dal curante “
corrisponde alla percentuale stabilita nella perizia neurologica del dr. _ del 14 settembre
2006
”, “
anche se nelle settimane precedenti lavorava senza IL
” (doc. 49-1, il corsivo è della redattrice).
Il dr. _ ha aggiunto che
la percentuale di inabilità lavorativa attestata dal curante “appare giustificata”, ritenendo tuttavia che “anche secondo la perizia la capacità lavorativa potrebbe aumentare in un’attività più adatta (in gran parte sedentaria, senza spostamenti prolungati, senza dover stare in piedi più di 20-30 minuti
)” (doc. 49-1, il corsivo è della redattrice).
Nonostante queste indicazioni, nelle successive annotazioni del 18 marzo 2008, il dr. _ ha osservato che, conformemente a quanto indicato dallo stesso datore di lavoro, l’assicurata è stata
assente dal lavoro solo un giorno dall’aprile
2006 in
poi
(cfr. doc. 53-1, il corsivo è della redattrice).
Nella nota per l’incarto del 7 maggio 2008, inoltre, il dr. _ ha considerato che “prima della perizia del dr. _ a _,
l’assicurata lavorava più di quanto il perito ritenesse esigibile
, ma non è detto che il perito abbia sempre ragione se è contraddetto dalla realtà” (doc. 58-1, il corsivo è della redattrice).
Infine, nelle annotazioni del 21 maggio 2008, il dr. _ ha rilevato che l’assicurata lavora ora nella misura di 24 ore alla settimana, ciò che corrisponde ad un 60% dell’orario completo, ma anche “al 75% dell’orario 75% in base al quale è stata valutata”. Pertanto, il dr. _ ha concluso che “la percentuale di incapacità al lavoro del 25% rispetto al suo orario è giustificata, dal febbraio 2006 e continua tuttora.
È confermata dal fatto che l’assicurata lavora in questa misura, senza assenze
”. Il dr. _ ha poi ribadito che “
la percentuale è più alta di quella stimata dal perito (peraltro non motivata) ma può capitare che la valutazione medico-teorica sia contraddetta (anche in meglio) dai fatti
”, osservando che “il perito giudicava inoltre che
in attività adatte
la capacità lavorativa avrebbe potuto essere al 70%-75% (di un’attività al 100%)” (doc. 63-1, il corsivo è della redattrice).
Questo Tribunale non può condividere le considerazioni del medico del SMR.
Innanzitutto, il TCA constata che l’osservazione del medico SMR a proposito del fatto che il grado di incapacità lavorativa dell’interessata, quale venditrice, stabilito dal dr. _ (del 50%), sarebbe contraddetto e superato dal fatto che l’assicurata è riuscita comunque a lavorare in misura maggiore, senza assenze per malattia, non può essere condivisa.
In questo contesto, deve essere ricordato che, in base alla giurisprudenza elaborata in relazione all’art. 16 cpv. 1 vLAINF (ma valida anche dopo l’entrata in vigore della LPGA, cfr. RAMI 2004 U 529 p. 572ss. consid. 1.4), vi è incapacità al lavoro, non solo quando una persona non è più in grado di esercitare la sua abituale attività lucrativa oppure è in grado di farlo in maniera ridotta,
ma anche quando svolgendola vi è il rischio che le sue condizioni di salute peggiorino
(cfr. DTF 115 V 404 consid. 2, 111 V 239 consid. 1b).
In una sentenza 32.2008.93 del 23 marzo 2009,
il TCA ha osservato quanto segue
a proposito del fatto che un assicurato, giudicato totalmente inabile al lavoro, avesse,
per alcuni periodi, lavorato in misura del 50%:
"
(...)
si è trattato di periodi in cui l’assicurato volendo ossequiare l’obbligo di ridurre il danno
è andato oltre quanto era da lui ragionevolmente esigibile
(cfr. DTF 134 V 12: "
Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl.
Art. 28 Abs. 2ter IVG
[eingefügt auf 1.
Januar 2004] in Verbindung mit
Art. 16 ATSG
; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt.")
,
sino al punto di mettere seriamente a repentaglio la sua stessa esistenza
(cfr., del resto, il doc. 37-2: “Dopo l’infarto miocardico il paziente ha lavorato per un certo tempo al 50% con grande sofferenza psico-fisica” e il doc. 2-6: “Attualmente lavoro per l’intera giornata ma ho un rendimento del 50%, riscontrando comunque grosse difficoltà dal lato fisico.”).” (STCA citata, il corsivo è della redattrice)
Alla luce di quanto appena esposto, nel caso di specie, a mente del TCA, dal fatto che l’assicurata abbia lavorato, quale venditrice, in misura superiore a quanto ritenuto esigibile dal dr. _, senza assenze, non si può ancora dedurre, come preteso dal dr. _ del SMR, che ella abbia in realtà una capacità lavorativa residua superiore a quanto considerato nella perizia neurologica.
Conformemente alla giurisprudenza citata, infatti, non si può escludere che, con il suo comportamento, l’assicurata, volendo ossequiare l’obbligo di ridurre il danno, sia andata
oltre quanto era da lei ragionevolmente esigibile
.
Del resto, il TCA sottolinea che, nel suo certificato medico del 22 agosto 2007, il dr. _ ha indicato “un
peggioramento della sintomatologia algica riferita dalla paziente negli ultimi mesi
” (cfr. doc. 44-3, il corsivo è della redattrice).
Inoltre, nel ricorso,
la rappresentante dell’interessata
ha evidenziato che l’assicurata ha tentato di ricominciare, nel mese di novembre 2005, la sua attività lavorativa, dapprima al 50% e poi nella misura del 75%, “
assentandosi tuttavia frequentemente per malattia a causa dei dolori lancinanti
”.
La rappresentante dell’interessata
ha aggiunto che, in seguito, “esaurite le prestazioni dell’assicurazione malattia (aprile 2006), la ricorrente veniva pagata unicamente per le ore che effettuava presso il negozio” e, di conseguenza, “
non potendo rinunciare al suo reddito in maniera così importante, la ricorrente si è sforzata ad effettuare dall’aprile 2006 mediamente almeno 24 ore alla settimana (60%)
” (cfr. doc. I, il corsivo è della redattrice).
Inoltre, a proposito della critica del dr. _ del SMR circa il fatto che la percentuale di inabilità lavorativa del 50% dell’assicurata, nella sua professione, indicata dal dr. _, nel referto neurologico del 14 settembre 2006, non fosse motivata
(cfr. doc. 63-1), questo Tribunale rileva che, in caso di dubbio, l’amministrazione avrebbe dovuto effettuare,
prima di emettere una decisione
,
ulteriori accertamenti medici
a proposito delle patologie dell’interessata e al loro influsso sulla sua capacità lavorativa residua
. Tanto più che anche il dr. _, nel suo referto del 22 agosto
2007, ha
attestato un grado di incapacità lavorativa del 50%, confermando quindi la precedente valutazione del dr. _ e facendo presente che la sintomatologia dell’assicurata era,
negli ultimi mesi, peggiorata
(cfr. doc. 44-3,
il corsivo è della redattrice
).
Infine, il TCA sottolinea che lo stesso dr. _ del SMR, nelle sue annotazioni dell’8 febbraio
2008, a
proposito dell’incapacità lavorativa del 50% attestata dal dr. _, ha considerato che “l’incapacità lavorativa come collaboratrice di vendita
appare giustificata
” (cfr. doc. 49-1, il corsivo è della redattrice).
Pertanto, stante quanto sopra esposto, il TCA non può concludere, con sufficiente tranquillità, che lo stato di salute dell’interessata sia tale da giustificare un’incapacità lavorativa del 25%, come preteso dall’UAI.
2.12.2. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento. Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio. In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto. Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert (cfr. la nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560)
, il quale ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche
. Ora, secondo Aubert, i
l risultato della giurisprudenza citata è quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori. Del resto, nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche (cfr. in questo senso STCA 35.2004.100 del 9 marzo 2005).
D’altra parte, in una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata
in
DLA 2001, p. 196s.,
la massima Corte
federale ha ricordato - facendo riferimento a una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto rinviato all'Ufficio AI, affinché faccia allestire al più presto una perizia specialistica, al fine di chiarire sia l'aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della ricorrente.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.
2.13. Per quel che concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga, l’Ufficio AI non ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica.
Tale decisione è stata presa basandosi, a questo proposito, su quanto indicato dal dr. _ nelle sue annotazioni del 13 aprile 2007, nelle quali il medico del SMR ha osservato che “per l’attività di casalinga difficile da definire a posteriori, giustificato valutarla la metà di quelle da salariata” (cfr. doc. 28-1).
Di conseguenza, nella comunicazione del 12 ottobre 2007, il funzionario incaricato ha osservato che “l’inchiesta casalinga non è stata esperita in quanto lo stato di salute dell’assicurata è migliorato e ben difficilmente l’assistente avrebbe potuto determinare, a posteriori, la limitazione nello svolgere le faccende domestiche (cfr. anche annotazione del medico SMR del 13 aprile 2007). Per questo motivo ci si è rifatti alla valutazione medico-teorica” (cfr. doc. 47-1).
Al riguardo, il TCA sottolinea che, nonostante l’indicazione di valutare gli impedimenti dell’assicurata, nello svolgimento delle attività domestiche, nella misura della metà rispetto alla percentuale di incapacità lavorativa (cfr. doc. 28-1), lo stesso dr. _, nelle successive annotazioni dell’8 febbraio
2008, ha
osservato che “
ci sarà probabilmente da eseguire una inchiesta per casalinghe
” (cfr. doc. 49-1).
Inoltre, nelle annotazioni del 21 maggio 2008, il dr. _ ha ancora ribadito che “per quanto riguarda l’attività di casalinga, l’incapacità è stata da noi valutata la metà di quella da salariata.
Da vedere se essa necessita di un’inchiesta a domicilio per avere un dato più solido (da notare che il perito riteneva che fosse del 50%
, non motivando)” (doc. 63-1, il corsivo è della redattrice).
Dagli atti non emergono tuttavia le ragioni per le quali, nonostante queste indicazioni del medico SMR, l’UAI abbia comunque rinunciato ad effettuare un’inchiesta a domicilio.
Inoltre, come correttamente indicato dal medico SMR, il TCA non può che constatare che il dr. _, nella sua valutazione neurologica, ha ritenuto che l’assicurata presenti
una percentuale di impedimenti del 50% nello svolgimento dei compiti domestici
(cfr. doc. 26-9, il corsivo è della redattrice).
A tale proposito, questo Tribunale rileva che, come è già stato anticipato ai consid. 2.3.; 2.4., l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora accessibili al richiedente
la rendita AI
, con i lavori che può eseguire una persona sana.
Per quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G., consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).
Se, tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144 consid. 5).
Il TFA ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003 nella causa S., I 685/02).
Alla luce di quanto sopra esposto, il TCA ritiene che anche la valutazione degli impedimenti dell’assicurata in ambito domestico – sempre che, come visto in precedenza, l’UAI, al quale gli atti sono rinviati per ulteriori accertamenti (cfr. doc. 2.11. e 2.12.2.), accerti che l’assicurata debba essere considerata sia salariata, sia casalinga e che occorra quindi utilizzare il metodo misto di calcolo dell’invalidità – necessiti di ulteriori approfondimenti, tramite lo svolgimento di una inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica o, qualora ciò non fosse possibile, attraverso una valutazione medico-peritale.
2.14. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.