# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 21c3f1f1-8b9d-5860-963a-0a3a71bf980b
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
I. In ordine
Le imputate non si sono presentate in aula, nonostante regolare citazione (verb. dib. p. 2) e senza fornire giustificazione alcuna.
Tornano quindi applicabili le norme sulla contumacia (procedura contro gli assenti), come previsto all'art. 312 CPP.
Invero la difesa di AC 1 ha prodotto in aula (doc. dib. 1) uno scritto, interamente in lingua polacca, nel quale sarebbero descritti non meglio precisati problemi di salute. Si tratta di un documento che, di tutta evidenza, non può giustificare l’assenza dell’accusata. In primo luogo è del tutto incomprensibile già solo per ragioni linguistiche. Secondariamente nulla si sa del suo redattore, se si tratta di un vero medico o altro. Per finire è stato presentato in dispregio del termine di cui all’art. 227 CPP, senza che possa esserne verificata la fondatezza formale e materiale, di guisa che lo stesso non può venir considerato ai fini del giudizio (art. 228 CPP).
II. Nel merito
1.
I curricula delle accusate sono esposti nei relativi verbali d'interrogatorio. Sono cugine di primo grado, cresciute in Italia in una comunità nomade di origini polacche. Sono sostanzialmente di lingua madre italiana, avendo frequentato le uniche scuole della loro vita (5 anni AC 1 e 2 AC 2) nella vicina penisola. Di scarsa scolarità, non hanno alcuna formazione professionale dignitosa. Pare piuttosto che siano cresciute in famiglie non solo dai principi primitivi, quasi tribali, secondo i quali le persone di sesso femminile non devono ricevere istruzione, ma sostanzialmente di delinquenti, avendo le stesse accusate raccontato che un po' tutti i membri dei rispettivi nuclei famigliari hanno avuto guai con la giustizia di vari Paesi, sempre per le stesse ragioni e meglio per aver imbrogliato gli anziani.
Formalmente incensurate, nei loro confronti in Germania sono pendenti procedimenti penali per gli stessi reati all'origine del presente giudizio. AC 2 ha pure raccontato di essere già stata in prigione, per un giorno, a _.
Di fatto, l'unica professione che hanno imparato è quella di raccogliere il denaro da persone anziane che, dall’organizzazione di stanza in Polonia, con un castello di bugie, vengono convinte a versare loro per fantomatici affari immobiliari. Ci torneremo. In sostanza, lavori onesti non ne hanno imparati e non ne sanno fare.
2.
Sono state arrestate assieme, il 19 giugno 2008, a _ presso l'albergo _, in possesso di CHF 28'000.-, provento di una truffa appena andata in porto ai danni di una ottantenne del posto (AA 1.30). Sono poi state messe in libertà provvisoria, su proposta del PP, previo versamento di una cauzione di CHF 20'000.- a testa, il 3 ottobre 2008. Contestualmente si sono formalmente impegnate a presentarsi ad eventuali convocazioni da parte della magistratura. Impegno, come visto, del tutto disatteso. Ma tant'è. La decisione in merito alla messa in libertà provvisoria andava comunque ponderata non solo avuto riguardo al rischio di fuga, bensì anche sotto il profilo del concreto rischio di recidiva.
3.
Le accusate sono sostanzialmente ree confesse. Il modus operandi è ben descritto nel rapporto di polizia:
"
Una persona, esprimendosi perfettamente in tedesco o in italiano, prende contatto con la persona anziana per telefono, tentando di farsi passare per un nipote. Questo approccio è sempre identico: l’autore lascia indovinare alla vittima chi egli è: “Ciao! sai chi chiama?” o “Ciao! Sai chi sono?”, ecc.
In seguito l’autore si fa passare per la persona che la vittima ha creduto di conoscere. L’interlocutore è molto bravo in retorica e la disponibilità finanziaria delle sue vittime è sondato. Successivamente, con il pretesto di un urgente bisogno di denaro per acquistare un bene immobile, promettendo un rimborso rapido, riesce a convincere le sue vittime di mettergli a disposizione la totalità dei loro risparmi. Egli esercita una pressione psichica sulle vittime. L’autore o l’autrice delle telefonate fatte alle vittime opera direttamente dalla Polonia con cellulari muniti di schede telefoniche polacche, che cambiano sistematicamente. La ricerca delle potenziali vittime viene effettuata con l’ausilio di cd-rom svizzeri. Gli autori scelgono persone con nomi di battesimo fuori moda (in italiano quali _, ecc.), per regione che in seguito tempestano di telefonate (anche alcune centinaia di telefonate al giorno).
Da notare che se intuiscono che la potenziale vittima non ha disponibilità finanziarie interrompono immediatamente la telefonata. Sono molto “malfidenti” e in alcune occasioni quando richiamano la potenziale vittima le chiedono di passargli la polizia e questo allo scopo di verificare se la stessa vittima nel frattempo ha informato i nostri servizi o meno.
Nel caso delle truffe consumate, la consegna del denaro si concretizza poi in seguito con l’invio di terze persone (squadre di recupero “stand-by” in attesa di ricevere le istruzioni telefoniche dalla Polonia o via SMS in caso di nomi di anziani o indirizzi difficili) che hanno il compito di incontrare le vittime e farsi consegnare il denaro in considerazione dell’impossibilità del “falso nipote” di recarsi all’appuntamento. In alcuni casi passano il telefono cellulare con in linea il o la “falsa nipote” alla persona anziana per rassicurarla che si tratta proprio del falso nipote.
Dopo il ritiro di denaro, le squadre d’incasso confermano l’avvenuto versamento e i messaggi SMS vengono sistematicamente cancellati dalla memoria dei telefoni cellulari. Le squadre di recupero sono generalmente composte da due elementi. Le donne (che non hanno la patente) si spostano in Svizzera da una regione all’altra in treno e raggiungono l’indirizzo delle vittime in taxi. Gli uomini invece circolano con auto recanti targhe italiane di Novara, oppure polacche e germaniche.
In alcune occasioni raggiungono la Svizzera anche a mezzo aereo. In Svizzera comunicano tra di loro a mezzo schede telefoniche svizzere, acquistate a loro nome fornendo un falso indirizzo in Svizzera oppure comperate sotto falso nome. Soggiornano negli alberghi (due in una camera) e un solo elemento riempie la notifica sovente modificando il proprio nominativo (_).
Le persone che eseguono le telefonate alle vittime dalla Polonia, utilizzano utenze polacche differenti da quelle che utilizzano per gestire i contatti con le squadre di recupero all’estero. Per quanto noto agli inquirenti gli autori delle telefonate non sono famgliari dei membri delle squadre d’incasso. Questi ultimi vengono retribuiti con l’anticipo delle spese di trasferta al momento in cui lasciano la Polonia, nonché con il 10% dell’importo incassato per componenete, allorché consegnano i soldi incassati in Polonia".
L'inchiesta è stata estremamente complessa ed ha richiesto un importante impegno da parte degli inquirenti, ai quali va principalmente riconosciuto il merito di aver arginato il fenomeno. In effetti l'accertamento dei fatti ha comportato un vasto lavoro di intercettazione delle telefonate, di verifica delle notifiche d'albergo e di raccolta delle necessarie informazioni dalle vittime, sovente restie -per vergogna- a raccontare di essere state ingannate. In altri termini se, come detto dal PP, il fenomeno noto con il nome di "truffe del falso nipote" è oggi meno frequente di qualche mese fa, è senz'altro merito dell'encomiabile opera dei nostri inquirenti.
4.
Il compito delle due imputate era proprio quello di raccogliere il denaro che gli anziani avevano prelevato dai loro conti. Senza di loro l'operazione non sarebbe mai andata in porto. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, i reati sono rimasti allo stadio del tentativo, l'anziano non avendo "bevuto" la storiella del falso nipote con bisogno impellente di denaro. In quattro casi, invece, le accusate hanno fatto bingo. In particolare da tale PC 3 un anziano novantenne di _, AC 1 (con Ko_) è riuscita a farsi consegnare ben CHF 83'000.-, cifra che, a mente del PP, corrisponderebbe ai risparmi di una vita.
5.
AC 2 ha contestato i reati commessi a _. A suo dire non ci sarebbero prove sufficienti per poter affermare che in quelle date lei si trovasse a _.
In applicazione del principio in dubio pro reo è stata assolta dalle imputazioni di cui ai n. da 1.10 a 1.16 dell'AA. In effetti dall'esame dei tabulati telefonici è emerso che quel giorno la donna era a _, località che dista comunque ca. un'ora e mezza da _. Risulta che lo stesso giorno si è, per contro, spostata verso la _ dove ha pernottato quella notte e la notte successiva, come dimostrato dalle notifiche d'albergo raccolte dagli inquirenti. E' stato inoltre accertato che le squadre incaricate di raccogliere il denaro delle truffe erano diverse. Ad ognuna veniva destinata una zona che l'organizzazione comunicava prevalentemente via sms. Le accusate non sapevano quando, dove e nei confronti di chi le truffe venivano commesse: sapevano di venire in Svizzera a raccogliere il denaro illecitamente sottratto agli anziani, ma il luogo ed i tempi venivano loro indicati sul posto. Non si può pertanto ragionevolmente escludere che l'incarico di raccogliere denaro proveniente dall'attività criminosa commessa ai danni di anziani a _ sia, invero, stato affidato, dall'organizzazione ad altre squadre di raccolta. Con il che l'accusata è stata assolta.
6.
I reati come tali non suscitano particolari discussioni. Nemmeno le difese hanno sollevato contestazioni al riguardo. Come detto le accusate non sono le autrici materiali degli inganni ai danni delle vittime, ma il loro compito era di raccogliere il denaro una volta che l'inganno aveva dato i suoi frutti. Il loro era certo un ruolo subordinato nella scala dell'organizzazione, tuttavia indispensabile al perfezionarsi delle truffe. Ciò basta per ritenere la correità.
Anche l'aggravante del mestiere appare pacifica, le accusate avendo ammesso di trarre, almeno in parte, il loro sostentamento proprio da questa attività di "recupero" del denaro provento delle truffe.
7.
Quanto ai criteri di commisurazione delle pene, determinante è la colpa (art. 67 CP). Essa va ritenuta grave. Innanzi tutto per la debolezza delle vittime colpite. AC 1 e AC 2 sapevano che l'organizzazione commetteva truffe ai danni di persone anziane, ossia di gente debole, sola, molto facile da abbindolare. Ciononostante non si sono mai fatte alcuno scrupolo. La loro attività non dipendeva né dall'età delle vittime, né dalla loro situazione personale né, per finire, dall'importo che riuscivano a racimolare. Se c'era da prendere CHF 10'000.- ne prendevano 10'000.- se il colpo aveva fruttato CHF 80'000.- ne prendevano 80'000.-. Ciò sta a significare che hanno agito con particolare egoismo e totale disprezzo per le vittime, della cui dignità si sono bellamente infischiate. Prendersela con degli anziani (fin dell'età di 90 anni) è tanto riprovevole quanto abietto perché significa non avere rispetto di chi, per il trascorrere degli anni, più non dispone di quei meccanismi di difesa propri delle persone più giovani.
Nemmeno la loro retribuzione può dirsi trascurabile. Venivano in Svizzera completamente spesate e, in caso di buon fine, ricevevano a testa ben il 10% dell'importo "recuperato".
E' vero che le imputate non conoscevano i dettagli dell'inganno e che la loro attività era subordinata ai caporioni che tirano le fila dalla Polonia, ma è altrettanto vero che il loro ruolo era del tutto indispensabile al realizzarsi degli illeciti: è stato, quindi, un ruolo sì subalterno, ma essenziale e determinante e non, come sostenuto dai difensori, secondario.
La Corte ha cercato attenuanti, ma non ne ha trovate. In particolare il comportamento processuale non ha denotato né pentimento, né significativa assunzione di responsabilità. Le imputate hanno sì ammesso le loro responsabilità, ma solo di fronte a precise contestazioni degli inquirenti ed allorquando non potevano più negarle. Di loro ci hanno messo ben poco, salvo AC 2 che ha ammesso la truffa di cui al n. 1.6.
Ne discende che tutto ben ponderato si giustifica la condanna di AC 1 ad una pena detentiva di 21 mesi e ad una multa di CHF 3'000.- con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento sarà convertita in 30 giorni di detenzione e di AC 2 ad una pena detentiva di 17 mesi e ad una multa di CHF 2'000.- (la sua responsabilità è leggermente minore tenuto conto del numero di truffe tentate e consumate) da convertirsi in una pena detentiva in caso di mancato pagamento.
8.
Resta la questione della sospensione condizionale.
Per entrambe ha da essere ritenuta una prognosi negativa. Già si è detto che non hanno alcuna formazione professionale e, di fatto, hanno quasi sempre vissuto se non di espedienti, grazie ai proventi di attività illecite. La mancata comparsa in aula non è che uno dei motivi che dimostrano una totale mancanza di assunzione di responsabilità. Dalla scarcerazione, in realtà, di loro poco o nulla si sa. Di cosa vivano, dove abitino e cosa facciano per vivere nulla si conosce. Nonostante la cauzione prestata e l'impegno a tenersi a disposizione della magistratura ticinese, si sono di fatto rese latitanti. Certo è, poi, che fanno parte di un'organizzazione malavitosa che ha messo a segno truffe sia in Germania, sia in Italia, sia in Svizzera. Altrettanto certo è che in questa organizzazione è coinvolta gran parte dei loro famigliari.
Il tutto dimostra come l'ambiente stesso in cui sono cresciute e, per finire, vivono sia criminogeno, malavitoso e come non conosca alternative al crimine. Ciò basta per considerare la prognosi negativa per entrambe.
9.
Non essendone stata dimostrata la provenienza da attività lecita (le accusate non avendone alcuna), il denaro in sequestro è stato confiscato.
Rispondendo negativamente ai quesiti n. A.2. e B.2., in modo parzialmente affermativo ai quesiti n. B.1.1. e B.1.1.2. e affermativamente a tutti gli altri quesiti,
visti gli art. 12, 22, 40, 42, 43, 47, 49, 51, 70, 106, 146 CP;
308 e segg. CPP;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese,
dichiara e pronuncia in contumacia:
1. AC 1
è autrice colpevole di:
1.1. ripetuta truffa aggravata, consumata e tentata
siccome commessa per mestiere, in 19 occasioni (di cui 3 consumate), nel periodo 1. febbraio 2008 – 19 giugno 2008, in diverse località della Svizzera, per un valore complessivo denunciato di almeno fr. 121'000.-, di cui:
1.1.1. 3 tentate e 2 consumate, agendo in correità con Ko_, nel periodo 1. febbraio 2008 – 19 marzo 2008, a _;
1.1.2. 7 tentate, agendo in correità con Kw_, nel periodo 14 maggio 2008 – 20 maggio 2008, a _;
1.1.3. 6 tentate e 1 consumata, agendo in correità con AC 2, nel periodo 11 giugno 2008 – 19 giugno 2008, a _;
e meglio come descritto nell’atto di accusa e precisato nei considerandi.
2. AC 2 è autrice colpevole di:
2.1. ripetuta truffa aggravata, consumata e tentata
siccome commessa per mestiere, in 11 occasioni (di cui 2 consumate), nel periodo 11 marzo 2008 – 19 giugno 2008, in diverse località della Svizzera, per un valore complessivo denunciato di almeno fr. 53'000.-, di cui:
2.1.1. 2 tentate e 1 consumata, agendo in correità con W_, nel periodo 11 marzo 2008 – 12 marzo 2008, a _;
2.1.2. 1 tentata, agendo singolarmente, il 22 aprile 2008, a _;
2.1.3. 6 tentate e 1 consumata, agendo in correità con AC 1, nel periodo 11 giugno 2008 – 19 giugno 2008, a _;
e meglio come descritto nell’atto di accusa e precisato nei considerandi.
2. AC 2 è prosciolta dalle altre imputazioni.
3. Di conseguenza,
3.1. AC 1 è condannata:
3.1.1. alla pena detentiva di 21 (ventuno) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto;
3.1.2. alla multa di fr. 3'000.- (tremila), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa sarà sostituita con una pena detentiva di giorni 30 (trenta);
3
.2. AC 2 è condannata:
3.2.1. alla pena detentiva di 17 (diciassette) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto;
3.2.2. alla multa di fr. 2'000.- (duemila), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa sarà sostituita con una pena detentiva di giorni 20 (venti).
4. È ordinata la confisca di quanto in sequestro.
5. La tassa di giustizia di fr. 300.- (trecento) e le spese processuali sono a carico delle condannate in solido, in ragione di 1⁄2 ciascuna.
6.
Questo giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP solo per quanto attiene alla declaratoria di contumacia; la dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla sentenza scritta.
Distinta spese
: Tassa di giustizia fr. 300.--
Inchiesta preliminare fr. 34'390.--
Multe fr. 5'000.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 39'740.--
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Distinta spese a carico di AC 1 (1/2)
Tassa di giustizia fr. 150.--
Inchiesta preliminare fr. 17'195.--
Multa fr. 3'000.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 25.--
fr. 20'370.--
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Distinta spese a carico di AC 2 (1/2)
Tassa di giustizia fr. 150.--
Inchiesta preliminare fr. 17'195.--
Multa fr. 2'000.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 25.--
fr. 19'370.--
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Intimazione a:
Per la Corte delle assise correzionali

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