# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a2e7e3c2-fde8-5e2b-80fc-bddb84bac5c3
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione 10 aprile 1992 l'assicurato, nato nel _, è stato posto al beneficio di una rendita AI per un grado d'invalidità dell'80%. Con successiva decisione 24 novembre 1997 l'UAI ha ridotto il grado d'invalidità al 59% con consecutiva attribuzione di una mezza rendita a decorrere dal 1. dicembre 1997.
1.2. In esito agli accertamenti esperiti nell'ambito della procedura di revisione avviata nel novembre 1999, per decisione 4 ottobre 2000, l'UAI ha confermato il grado d'invalidità del 59% e il conseguente diritto ad una mezza rendita, non riscontrando alcun peggioramento dello stato di salute né una diminuzione della capacità lavorativa dell'assicurato.
1.3. Contro la decisione amministrativa è tempestivamente insorto l'assicurato, rappresentato dall'avv. _, la quale ha postulato l'annullamento del provvedimento impugnato e chiesto che l'interessato venga sottoposto a nuova valutazione medica.
Nel gravame viene in particolare esposto:
"
(...)
1. In data 31 agosto 1988 l'assicurato, di professione carpentiere, ha subito un infortunio professionale, regolarmente assunto dalla _ e successivamente dall'assicurazione invalidità, a seguito della domanda dì prestazioni Al del 12.12.1989, che ha erogato ed eroga tuttora le sue prestazioni e più precisamente:
- dal 1.09.1989 al 30.11.1997 rendita intera riconoscendo un grado di invalidità all'80%, decisione Ufficio Al del 10.04.1992;
- dal 1.12.1997 a tutt'oggi mezza rendita riconoscendo un grado di invalidità al 59%, con decisione dell'Ufficio Al del 24.10.1997 (revisione), confermata con la decisione del 4 ottobre 2000 qui contestata.
Il quadro clinico del signor _ a seguito dell'infortunio può così brevemente essere riassunto:
‐ distorsione alla caviglia sinistra 31.8.1988, trattata con terapia conservativa con una stecca di gesso per sette giorni;
‐ sintomatologia dolorosa alla caviglia sinistra sempre lamentata dall'assicurato cui viene diagnosticata una sindrome del tunnel tarsiale e viene pertanto sottoposto ad intervento chirurgico il 28.4.1989: revisione del sinus tarsiale con asportazione del tessuto cicatriziale;
‐ nuovo intervento chirurgico il 7.2.1990: revisione della cicatrice e neurolisi del nervo plantare esterno;
‐ perizia della clinica _ del 28.8.1990, diagnosi: sospetto neuroma del nervo cutaneo dorsale laterale in st. dopo revisione del sinotarsi del 28.4.1989 e revisione della cicatrice e neurolisi del 7.2.1990;
‐ 2.2.1994: intervento chirurgico alla Clinica _: neurolisi del nervo cutaneo dorsale laterale sinistro con revisione dell'articolazione tibiotarsica a sinistra e asportazione di un piccolo frammento del processo anteriore del calcagno sinistro;
‐ nel 1995 nuova distorsione della caviglia;
‐ dal 1995 l'assicurato presenta anche gravi problemi di natura psichica per i quali viene ricoverato presso la Clinica _ sia nel 1995 che nel 1997, con peggioramento anche di tutti i sintomi legati all'apparato locomotorio con predominanza di lombalgie, toracalgie irradianti a cintura, cervicalgie, cefalee;
‐ dal 6.10.1998 in cura presso la Dr.ssa _ (precedentemente presso il Dr. _ ed il Dr. _) per affezione nervosa;
‐ dal 16.5.1999 al 16.6.1999 degenza presso la clinica di _;
Come si evince, la fattispecie ha occupato ed occupa i competenti uffici da molti anni e pertanto, per questioni di economia processuale si reputa pertanto opportuno, seppur sia stato presentato un breve riassunto del quadro clinico del ricorrente, approfondire i referti medici sopracitati con riferimento unicamente alla sola decisione qui impugnata.
Per il rimanente e per tutti gli approfondimenti necessari, ci si limita a rinviare all'incarto Al, segnatamente a tutta la documentazione medica agli atti nonché, per quanto necessario all'incarto _ già acquisito agli atti dall'Ufficio Al.
Prove: Si richiama dall'Ufficio Al, Bellinzona, l'intero incarto relativo all'assicurato _ AVS no. _, segnatamente tutta la documentazione medica.
3. Nell'ambito della revisione della rendita di invalidità fissata con decisione del 24 ottobre 1997, l'Ufficio Al ha in particolare assunto agli atti i rapporti allestiti dalla Dr. Med. _, psichiatra e psicoterapeuta che dal 1998 segue il signor _, e dalla Clinica di _ presso la quale il ricorrente è rimasto degente dal 16.5.1999 al 16.6.1999.
Nel rapporto 7 gennaio 2000 la Dr. Med. _ così si esprime:
"... dall'inizio del 1999 il suo stato psichico ha subito un peggioramento con un aumento di crisi di panico, dell'apatia, dell'umore di base depresso, insonnia e diverse fobie (come ad esempio claustrofobia).
A tutto questo si sono aggiunti ulteriori problemi somatici (soprattutto mal di schiena e disturbi di cervicali).
A mio avviso, visto il quadro clinico, è giustificato un aumento della rendita Al al 80%
.
(la sottolineatura è dello scrivente).
Con ulteriore rapporto del 15 giugno 2000 la dottoressa precisa nuovamente:
"... posso aggiungere che il suo stato psichico ha subito un peggioramento dovuto a crisi di panico, claustrofobia, apatia ed un umore di base depresso. Inoltre il paziente accusa forti dolori alla schiena e disturbi cervicali che gli impediscono un miglioramento del suo stato psichico.
Considerando quanto sopra, a mio parere, un aumento della rendita AI dal 59% al 80% è più che giustificata."
Come detto il signor _ è stato ricoverato presso la Clinica di _ nel corso del 1999.
Il citato rapporto, oltre che porsi in contrapposizione con quanto invece indicato dalla dr. med. _, indica un'abilità lavorativa al 100% per un lavoro non troppo pesante, ritenendo nel contempo che
"... in considerazione del contesto psico‐sociale e della ormai protratta fase di inattività riteniamo alquanto improbabile una ripresa lavorativa a breve scadenza ".
In considerazione di quanto sopra e delle opposte risultanze dei rapporti medici, l'Ufficio Al avrebbe dovuto, ritenuto come l'ultima decisione di revisione risale al 1997, sottoporre l'assicurato ad una nuova valutazione medica, se del caso interdisciplinare, al fine di avere un'ulteriore valutazione ma, soprattutto, per verificare ed approfondire il peggioramento dello stato di salute del richiedente, peggioramento peraltro già indicato come prevedibile nel referto allestito dal _ il 18.7.1997 (cfr. pag. 37).
In effetti stante come il quadro clinico dell'assicurato presenti al momento attuale un evidente peggioramento con la presenza di tutta una serie sintomatologie da mettersi in rapporto di causalità naturale ed adeguata con l'infortunio del 1988, si chiede che venga esperita una nuova approfondita perizia medica, la quale confermerà la bontà della presente contestazione confermando un grado di invalidità dell'assicurato perlomeno pari all'80%, ma in ogni caso superiore al 59% attualmente riconosciuto." (Doc. _)
1.4. Con risposta di causa 23 maggio 2001, l'UAI si è riconfermato nella propria decisione producendo una perizia psichiatrica a cura dell'_ datata 8 maggio 2001, di cui si dirà - per quanto necessario - nei considerandi successivi.
1.5. Con osservazioni 24 agosto 2001 l'assicurato ha contestato le risultanze peritali. Egli ha prodotto un certificato della dr.ssa _ nel quale viene attestato un peggioramento dello stato psichico a far tempo da inizio 1999 e rilevata una completa incapacità lavorativa. L'assicurato ha quindi chiesto di essere sottoposto a perizia psichiatrica giudiziaria.
Con osservazioni 29 agosto 2001 l'UAI si è per contro riconfermato nella propria domanda di giudizio opponendosi all'assunzione di ulteriori mezzi probatori.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o diminuita in misura corrispondente oppure soppressa (cfr. art. 41 LAI).
La revisione avviene d'ufficio o su domanda (cfr. art. 87 cpv. 1 OAI).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (cfr. art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (cfr. art. 88 a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 in re St., RCC 1984 pag. 137).
2.3. Anche ai fini della revisione del grado di invalidità fa stato l'art. 4 LAI, secondo il quale per invalidità si intende l'incapacità di guadagno cagionata da un danno alla salute (consid. 2.1).
Perciò, la costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione secondo l'art. 41 LAI non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a; DTF 109 V 116, consid. 3 b; DTF 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI che prevede l'assegnazione di un quarto di rendita se il grado d'invalidità è di almeno il 40%, una mezza rendita quando il grado d'invalidità è di almeno il 50% e una rendita intera quando l'invalidità raggiunge almeno il 66 2/3%.
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI, inoltre, l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987, pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 109 V 262; 105 V 30; Valterio, op. Cit. P. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, Serie: Rechtssprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 258).
2.4. Nel caso in esame, con referto peritale 8 maggio 2001 gli specialisti dell'_ - che già avevano peritato l'assicurato in occasione della precedente procedura sfociata con decisione 24 novembre 1997 (cfr. consid. 1.1) - sulla base degli atti medici acquisiti all'incarto, delle indicazioni fornite dall'assicurato e dopo aver eseguito un approfondito esame psichiatrico, hanno in particolare osservato (le sottolineature sono del redattore):
"
(...)
Aus psychiatrischer Sicht ergeben sich erneut weder aus der Anamnese, den vorliegenden medizinischen Akten oder obiger Untersuchungsbefunde Hinweise auf eine psychische Erkrankung im engeren Sinn. Namentlich finden sich keinerlei Anhaltspunkte für das Vorliegen einer Geisteskrankheit
(Schizophrenie, manisch-depressives Kranksein), einer hirnorganischen Störung (POS, Demenz) oder eines Suchtleidens (Alkohol, Drogen, Medikamente). Aufgrund der oft das Theatralische erreichenden Lebhaftigkeit, der guten affektiven Modulation ausserhalb der Themata "Schmerzen" und "Beschwerden" und vor allem der Sthenizität des Exploranden kann auch nicht von einer depressiven Störung mit Krankheitswert gesprochen werden, zumal auch die wichtigsten psychopathologischen Symptome wie Schuldgefühle, Interessenverlust, Freudlosigkeit, Morgentief, Hemmungen, Appetit‐ und Gewichtsverlust, Affektarmut, Insuffizienzgefühle, etc. fehlen.
Wegen der guten psychosozialen Bewährung selbst unter den erschwerten Bedingungen in einem fremden Land ‐ immerhin verbrachte der Explorand mehr als sein halbes Leben in der Schweiz ‐ darf auch nicht von einer Persönlichkeitsstörung, also einer
schweren
Störung des Verhaltens und der charakterlichen Konstitution gesprochen werden, ganz abgesehen davon das sich diesbezüglich auch keinerlei Anhaltspunkte finden lassen, wie etwa die typischen, tief verwurzelten, anhaltenden Verhaltensmuster, die sich in starren Reaktionen auf unterschiedliche persönliche und soziale Lebenslagen zeigen und in deutlichen Abweichungen im Wahrnehmen, Denken, Fühlen und in Beziehungen zu anderen. Ausserdem beginnen Persönlichkeitsstörungen definitionsgemäss stets in der Kindheit oder Adoleszenz, da sie hauptsächlich konstitutionell bedingt sind. Erst im Erwachsenenalter auftretende Persönlichkeitsveränderungen entstehen als Folge von schweren und anhaltenden Belastungen (beispielsweise Konzentrationslagerhaft), schweren psychischen Störungen (Schizophrenie) oder nach Hirnerkrankungen oder ‐verletzungen. Dies alles war in casu nicht der Fall.
Einmal mehr sei in vorliegendem Zusammenhang erwähnt, dass das Fehlen objektiver krankhafter somatischer Befunde nicht eo ipso heisst, dass eine psychische Störung vorliegt. Vielmehr muss auch eine solche auf positiven psychiatrischen Symptomen und Befunden beruhen, welche sich in casu nicht finden lassen
.
Nachdem gemäss diverser Berichte dem sich ausweitenden subjektiven Beschwerdebild des Versicherten kein objektiver Befund zugrunde liegt und keine für die geltend gemachten Beschweren verantwortliche pathologischen Veränderungen festgestellt werden konnten, stellt sich psychìatrischerseits die Frage nach dem Vorhandensein einer somatoformen Störung resp. einer anhaltenden somatoformen Schmerzstörung. Eine solche Diagnose darf aber nur dann gestellt werden, wenn ein andauernder, schwerer und quälender Schmerz, der durch einen physiologischen Prozess
nicht vollständig
geklärt werden kann, in Verbindung mit emotionalen Konflikten oder psychosozialen Problemen gebracht werden kann, die dazu noch schwerwiegend genug sein müssen, um als entscheidende ursächliche (nicht nachfolgende) Einflüsse zu gelten.
Beim Exploranden konnte aber ein solcher physiologischer Prozess seit der KnöcheIkontusion links mìt knóchernem kleinem Abriss des Kalkaneus im oberen Anteil des Processus articularis 1988 und den nachfolgenden chirurgischen Eingriffen 1989, 1990 und 1994 nie mehr euiert werden
. Selbst auf Befragen verneint er auch das Vorliegen emotionaler Konflikte. Es bestehen hingegen aktuelle psychosoziale (finanzielle) Probleme, aber als Folge und nicht als Ursache der Arbeitsuntätigkeit, sodass die Diagnose einer somatoformen Störung grundsätzlich nicht gestellt werden darf und die Arbeitsfähigkeit dadurch auch nicht tangiert wäre, da der erwähnten Störung die Funktion eines Kausalelements hinsichtlich einer eventuellen Arbeitsunfähigkeit nicht zukommt, abgesehen davon, dass anhaltende somatoforme Schmerzstörungen kaum je geeignet sind, die Arbeitsfähigkeit in grösserem Ausmass zu beeinträchtigen, einfach weil die Betroffenen zu Hause die selben Schmerzen haben (oder nicht haben) wie am Arbeitsplatz, dort aber etwas davon abgelenkt und nicht dauernd darauf fokussiert sind.
Daher bliebe in casu nur noch die Diagnose einer (nicht krankheitswertigen) Entwicklung körperlicher Symptome aus psychischen Gründen. Dazu müssen körperliche Symptome bestehen, welche ursprünglich durch eine
gesicherte
körperliche Störung, Krankheit oder Behinderung verursacht wurden und nun wegen des psychischen Zustands des Versicherten aggraviert werden und länger anhalten.
Da eine klinisch relevante körperliche Störung beim Versicherten mindestens noch im Jahre 1988 gesichert werden konnte, kommt diese Diagnose durchaus in Frage, wobei aber dadurch noch nichts zur Arbeitsfähigkeit gesagt ist.
Beim Versicherten zeigt sich einmal mehr die nachvollziehbar unterschiedliche Wertung der subjektiven Schmerzäusserungen in Therapie und Begutachtung: Der Schmerz ist, wenn überhaupt, im Experiment messbar. Eine Aussage dazu, ob Schmerzen organisch oder psychisch bedingt sind, ob ein Patient simuliert oder aggraviert oder umgekehrt Schmerzen verdrängt, ist nicht möglich, denn der Schmerz bleibt unobjektivierbar. Daraus folgt seine unterschiedliche Rolle in Therapie und Begutachtung. GrundIage der ärztlichen Behandlung sind
mögliche
Gesundheitsschäden. Der Schmerz ist einer der tragenden Pfeiler diagnostischen und therapeutischen Bemühens, das nur dort seine Grenze findet, wo es wie auch vorliegend offensichtlich ungeeignet ist, die subjektiven Klagen zu beeinflussen.
Die Begutachtung hingegen als GrundIage finanzieller Entschädigung setzt
bewiesene Gesundheitsschäden
voraus. Der Beweis erfordert Objektivierbarkeit, allenfalls gesicherte ärztliche Erfahrung. Dabei steht die Glaubwürdigkeit eines Exploranden für den Gutachter nicht zur Disposition. Die Glaubwürdigkeit ist ein Rechtsbegriff und daher dem Rechtsanwender, im Streitfall dem Richter vorbehalten. Dass die diffusen und subjektiven Symptome des Versicherten nicht objektivierbar sind, muss nicht speziell betont werden, ansonsten kaum an eine psychische Störung gedacht worden wäre.
Gemäss der International Association for the Study of Pain (IASP) solIte aber eine Dauerrente nur bei erwiesener Schädigung mit entsprechend bleibendem Charakter gewährt werden. Schmerzbedingte bzw. dem Schmerz zugeschriebene psychische Folgezustände dürfen, selbst wenn sie hier vorhanden wären, nicht als Grundlage einer Dauerinvalidität in Betracht gezogen werden.
Am Festhalten des Versicherten an seinem sich ausweitenden Beschwerdekatalog dürften vor allem sekundäre, d.h. bewusstseinsnahe, sicher aber bewusstseinsfähige Motive verantwortlich sein. Eventuell fand er keinen Gefallen mehr an der doch eher strengen und nicht sehr abwechslungsreichen Arbeit eines Zimmermanns, oder er wollte einfach etwas kürzer treten. Solche externen Einflüsse, welche sich in der Gestalt der erwähnten sekundären, bewusstseinsnahen Motiven bemerkbar machen, Können etwa Wünsche und Erwartungen an das soziale Kollektiv sein, die an sich noch keine Störung des Wohlbefindens verursachen und daher nicht krankheitswertig sind, unterstehen sie doch weitgehend der Steuerung durch den freien Willen. Ihr Vorhandensein an sich stört das Wohlbefinden nicht, aber möglicherwelse ihre Enttäuschung durch Nichterfüllung. Die eigentlichen Gründe für die Entstehung solcher sekundären Motive wie Wünsche und Erwartungen sind in dem allen Menschen eigenen Bedürfnis nach Besserstellung zu suchen. Beim Exploranden kommt noch dazu, dass seine Chancen auf einen geeigneten Arbeitsplatz wegen der langen Arbeitsabstinenz und dem doch schon fortgeschrittenen Alter sehr schlecht sind. Der sekundäre Krankheitsgewinn ist vorliegend also relativ gross.
Es lassen sich daher keine beruflicher oder medizinischen Massnahmen nennen, welche geeignet wären, die aus psychiatrischer Sicht voll erhaltene Arbeitsfähigkeit des Versicherten auch praktisch umzusetzen, da nach dreizehnjähriger Arbeitsabstinenz kein Mensch den Rückweg zu einer geregelten Arbeitstätigkeit schafft, was hauptsächlich damit zu tun hat, dass man sich sehr schnell daran gewöhnt, den Tagesablauf ohne äusseren Zwang selbst zu gestalten und zudem bei Herrn _ keine wirtschaftliche Notwendigkeit zur Wiederaufnahme einer Arbeitstätigkeit besteht, da er mittlerweile eine halbe einfache Rente der Invalidenversicherung sowie eine Rente der _ bezieht.
Praktisch alle psychischen und vegetativen Symptome Können ‐ sofern eine körperliche Erkrankung ausserhalb des Zentralnervensystems ausgeschlossen ist ‐auf nur drei Ursachengruppen zurückgeführt werden: auf hirnorganische Erkrankungen, auf endogene Psychosen und auf persönlichkeitsbedingte Störungen wie abnorme Erlebnisreaktionen oder Psychopathien, was alles ‐ wie erwähnt ‐ beim Versicherten nicht vorliegt
.
Die Kompensation einer Störung hängt von Können und Wollen ab. Die Zumutbarkeit einer Willensanspannung setzt die objektive Möglichkeit und deren Zumutbarkeit voraus. Dabei können die Zugriffsmöglichkeiten des freien Willens auf eine Störung durch körperliche Behinderung eingeschränkt sein oder durch Interessen, wie zum Beispiel Rentenwunsch, abnormale Erlebnisreaktion, abnorme Persönlichkeitsentwicklungen, Süchte, primäre Psychopathien, schwere Verstimmungen durch Hirnerkrankungen oder endogene Psychosen manisch‐depressiver oder schizophrener Prägung behindert bis aufgehoben sein. All dies war und ist, bis auf den Rentenwunsch, beim Versicherten nicht der Fall.
Somit haben die von ihm geklagten subjektiven Beschwerden keinen Krankheitswert, da sie aus eigener Kraft überwunden werden könnten. Die dazu nötige Willensanspannung ist lhm zumutbar, da sie ohne gesundheitliches Risiko einer objektiven Verschlimmerung möglich ist
.
Wenn trotz sorgfältiger Untersuchung und bei gebotener kritischer Würdigung der medizinischen Unterlagen und der Vorgeschichte die Überwindbarkeit und die Unerheblichkeit der Störung hinsichtlich der Arbeitsfähigkeit, ja noch nicht einmal eine plumpe Vortäuschung der geklagten Störung ausgeschlossen werden Können, muss dies im Sinn von Art. 8 ZGB zulasten des Versicherten gehen.
Bei der individuellen und ganzheitlichen Analyse des Falles kommt es nicht darauf an, wie und wie lange eine Mehrzahl von Patienten auf bestimmte Störungen reagieren, sondern allein darauf, wie dies der Explorand tut und ob er gesundheitlich oder persönlich willens und fähig ist, sich leidensmindernd einzusetzen. Nach obigen Ausführungen muss davon ausgegangen werden, dass es dem Versicherten einzig am erforderlichen Willen mangelt, was sich aber nicht durch eine psychische Erkrankung begründen lässt. (...)"
(Doc. _)
concludendo che:
"
(...)
Zusammenfassend sei festgehalten, dass sich der Gesundheitszustand des Versicherten seit der letzten Untersuchung im Jahre 1996 aus psychiatrischer Sicht nicht verändert, ganz sicher aber nicht verschlechtert hat. (...)" (Doc. _)
2.5. E' anzitutto da ricordare che a proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Il TFA ha inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In un’altra recente sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l’Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l’istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell’assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).
2.6. Per quanto riguarda l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (cfr. DTF 102 V 165; ZAK 1984 pag. 607).
A tale riguardo l'Alta Corte ha avuto modo di precisare che
"
(...)
Zu den geistigen Gesundheitsschäden, welche in gleicher Weise wie die körperlichen eine Invalidität im Sinne von Art. 4 Abs. 1 IVG zu bewirken vermögen, gehören neben den eigentlichen Geisteskrankheiten auch seelische Abwegigkeiten mit Krankheitswert.
Nicht als Auswirkungen einer krankhaften seelischen Verfassung und damit als IV-rechtlich nicht als relevant gelten Beeinträchtigungen der Erwerbsfähigkeit, welche der Versicherte bei Aufbietung allen guten Willens, Arbeit in ausreichendem Mass zu verrichten, zu vermeiden vermöchte, wobei namentlich bei Psychopathien das Mass des Erforderlichen weitgehend objektiv bestimmt werden muss. Er ist somit festzustellen, ob und in welchem Masse ein Versicherter infolge seines geistigen Gesundheitsschadens auf dem ihm nach seinen Fähigkeit offenstehenden ausgeglichenen Arbeitsmarkt erwerbstätig sein kann. Dabei kommt es darauf an, welche Tätigkeit zugemutet werden darf. Zur Annahme einer durch einen geistigen Gesundheitsschaden verursachten Erwerbsunfähigkeit genügt es also nicht, dass der Versicherte nicht hinreichend erwerbstätig ist; entscheidend ist vielmehr, ob anzunehmen ist, die Verwertung der Arbeitsfähigkeit sei ihm sozialpraktisch nicht mehr zumutbar oder - als alternative Voraussetzung - sogar für die Gesellschaft untragbar. (ZAK - 1984, 342)."
In un'altra sentenza il TFA ha inoltre affermato che
"
(...)
Folglich bedeutet eine fachärztlich festgestellte psychische Krankheit nicht ohne weiteres auch das Vorliegen einer Invalidität. Unabhängig von der Diagnose muss eine Beeinträchtigung der Leistungsfähigkeit ausgewiesen sein und in ihrem Ausmass bestimmt sein. ... Aufgrund dieser ärztlichen Feststellungen ergibt sich indessen höchstens, dass die Beschwerdeführerin behandlungsbedürftig ist. Daraus kann aber nicht auf einen seelischen Gesundheitsschaden geschlossen werden, der eine IV-rechtliche relevante Beeinträchtigung der Leistungsfähigkeit in ihrem Aufgabenbereich als Hausfrau zur Folge hätte. (U EVG vom 28.8.1981 I.S. I. E. 2b)"
2.7. In casu, dalla perizia dell'_ risulta che gli specialisti hanno compiutamente valutato il danno alla salute psichica lamentato dall'assicurato sulla base di accertamenti approfonditi e completi, sono giunti a conclusioni logiche e motivate, dal profilo psichiatrico e psicosomatico, quo alla capacità di lavoro dell'assicurato.
Infatti, in esito alle loro approfondite e dettagliate esplorazioni i periti hanno in particolare evidenziato l'assenza di una malattia psichica in senso stretto, l'assenza di disturbi depressivi e di sintomi di natura psicopatologica. Essi hanno parimenti escluso la presenza di un disturbo della personalità e parimenti evidenziato l'assenza di dolori e disturbi somatoformi suscettibili di compromettere la capacità lavorativa dell'assicurato. I periti hanno quindi concluso rilevando come rispetto al 1996 non vi è stato alcun peggioramento dello stato di salute dal profilo psichiatrico.
Agli atti figurano alcune certificazioni della dr.ssa _, medico curante, le quali fanno stato di un peggioramento, a far tempo dal 1999, dello stato psichico dovuto all'aumento di crisi di panico, dell'apatia, dell'umore di base depresso, dell'insonnia, all'acutizzarsi di diverse fobie nonché all'aumento dei dolori alla schiena e dei disturbi cervicali (cfr. doc. AI _). A mente della dr.ssa _ l'assicurato è da ritenere incapace al lavoro in misura completa.
A mente dello scrivente Tribunale, la generica valutazione espressa dalla dr. essa _ non dimostra in modo convincente l'esistenza di un'incapacità lavorativa per motivi psichici e non può essere ritenuta sufficiente per negare forza probatoria piena alla motivata, approfondita e concludente valutazione dei periti dell'_.
Pertanto, potendo già decidere sulla base degli atti contenuti nell'incarto, il TCA respinge la richiesta relativa all'allestimento del nuovo referto peritale.
A proposito va infatti ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (RCC 1986 pag. 202 consid. 2 d; sentenza TFA del 3 dicembre 1993 in re M.T., sentenza TFA del 27 ottobre 1992 in re A.B.P., sentenza TFA del 13 febbraio 1992 in re M.O., sentenza TFA del 13 maggio 1991 in re A.A., sentenza TCA del 25 novembre 1991 in re G.M.; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito sancito dall'art. 4 CF (RCC 1986 pag. 202, consid. 2 d; RAMI 1985 pag. 238 consid. 2d; DTF 106 Ia 162 consid. 2b; Walter, "Il diritto alla prova in Svizzera" in Rivista trimestrale di diritto e procedura civile, 1991, pag. 1292).
Alla luce della refertazione medica agli atti, richiamata la succitata giurisprudenza federale in materia d'invalidità per motivi psichici, ritenuta altresì l'assenza di elementi che consentano di ipotizzare una diminuzione, per motivi fisici, della capacità lavorativa (accertata in occasione della precedente procedura amministrativa, cfr. doc. AI _) in attività leggere, e considerato, inoltre, come non vi sia stata una rilevante modifica delle condizioni economiche dell'assicurato (cfr. doc. _), a giudizio di questa Corte le premesse per una revisione della rendita non appaiono adempiute.
La decisione con cui l'UAI ha confermato il diritto ad una mezza rendita merita pertanto di essere tutelata.