# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1d93f773-2061-5817-8b92-39a5fdc8dbf6
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

Sentiti: - il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale chiede la conferma in fatto e in diritto dell’AA. Per quanto concerne i reati di infrazione alla LF sugli stranieri, indica che né IM 2 né IM 1 dispongono dei documenti necessari per l’entrata e il soggiorno in Svizzera; gli stessi hanno comunque a modo loro ammesso il reato, di modo che i punti 6 e 7 dell’AA sono da confermare. In merito ai punti 1.2. e 1.3. dell’AA, relativi al furto di _, nessuna dichiarazione può smentire le risultanze oggettive agli atti. Ciononostante, gli imputati hanno raccontato innumerevoli bugie, iniziando dal fatto che non si conoscevano, che il loro fermo insieme sul treno era una casualità, ecc. IM 2 ha mantenuto per un po’ questa versione, giungendo anche a dire che venivano fatte pressioni su di lui, che si stava perdendo tempo. Anche a fronte di puntuali contestazioni quali il rinvenimento del suo DNA nell’abitazione e di diversi oggetti appartenenti all’AP tra i suoi effetti personali, in prima battuta ha continuato a negare. Ha poi, per forza di cose, dovuto fare delle piccole ammissioni: ha così fornito minuziosi dettagli su come ha conosciuto IM 1, su cosa hanno fatto insieme, dove hanno dormito, per poi cadere in dichiarazioni inattendibili riferendo di aver cercato una casa dove dormire, di aver sì rotto il vetro della finestra ma di non essere entrato, di non saper riferire cosa stesse facendo nel frattempo IM 1. Ha spiegato in modo fantasioso la presenza di suo DNA all’interno della casa e ha accusato l’AP di confondersi quando questa ha riconosciuto come propri taluni oggetti. IM 1 dal canto suo ha sempre mantenuto una fantasiosa versione dei fatti, stante la quale non avrebbe mai commesso alcun furto e che tutto quanto contenuto nello zaino gli era stato affidato da tale _, persona sconosciuta ma tanto generosa che gli avrebbe regalato tutti gli oggetti poi sequestrati. IM 1 non si è mai mosso dalla sua versione, nonostante le contestazioni che gli venivano sottoposte. Per l’accusa è indubbio che i due imputati hanno commesso in correità questo furto e chiede la conferma dei punti 1.2, 1.3, 4 e 5 dell’AA. In merito al punto 1.1. dell’AA, si rimette al giudizio della Corte chiedendo se del caso di confermare il punto 2, formulato in via subordinata, relativo alla ricettazione del portatile oggetto di furto a _. Quanto al punto 3 dell’AA, riferito alla ricettazione, lo stesso è pacifico ritenuto come IM 1 abbia ammesso di aver avuto quantomeno il dubbio che gli oggetto consegnatili, stante la sua versione, potessero essere provento di illecito.
La colpa degli imputati è oggettivamente e soggettivamente grave: hanno entrambi fatto di tutto per venire in Svizzera unicamente per delinquere e il turismo del furto deve essere punito. La collaborazione di IM 2 è stata minima ed è giunta solo a fronte del rinvenimento del suo DNA nell’abitazione di _. IM 1 ha negato l’innegabile anche quando è stato posto a confronto con il suo correo. Il fatto che siano incensurati è una circostanza neutra. Chiede pertanto per IM 1 una pena detentiva di 10 mesi da espiare ritenuto come sia sedicente e per IM 2 una pena detentiva di 9 mesi per la cui sospensione condizionale si rimette al giudizio della Corte. Per entrambi gli imputati chiede l’espulsione dal territorio svizzero per almeno 7 anni e rinvia a quanto discusso in aula per sequestri e confische;
- l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, la quale chiede di tener conto della situazione personale del suo assistito nel giudizio dei fatti da lui commessi. Non sono contestati i reati di ricettazione e di entrata e soggiorno illegali, mentre contesta gli episodi di furto, il danneggiamento e la violazione di domicilio. Rileva come IM 2 sia inattendibile e come le sue dichiarazioni non siano sufficienti per imputare al suo assistito l’episodio di _, rispettivamente come per il furto di _ vi sia solo un labile collegamento temporale. Anche la refurtiva trovata in suo possesso non è sufficiente per ritenere che egli abbia personalmente commesso il furto, ritenuto invece che IM 1 ha ammesso di aver ricevuto lo zaino con all’interno anche tali oggetti; tale versione per quanto strana possa apparire non è mai stata smentita. In assenza di indizi o prove, IM 1 va dunque prosciolto da entrambi gli episodi di furto che gli vengono imputati nell’AA.
In merito alla commisurazione della pena, ritenuto il contesto socio - economico dell’imputato, l’assenza di precedenti, la giovane età, il proscioglimento richiesto, chiede una pena che permetta l’immediata scarcerazione del suo assistito e la sospensione condizionale della stessa;
- l’avv. DUF 2, difensore dell’imputato IM 2, la quale ripercorre il vissuto del suo assistito, mettendo in evidenza come da 4 anni risieda in Italia dove si è costruito una vita dignitosa, con un lavoro, anche se in nero. I reati di cui ai punti 4, 6 e 7 dell’AA sono ammessi, pur rilevando la buona fede di IM 2 che riteneva di poter entrare in Svizzera con i documenti di cui disponeva. Si rimette al giudizio della Corte quanto al punto 5 dell’AA, ritenuto come il fatto che vi fosse del DNA nell’abitazione di _ sia un elemento oggettivo, seppur contestato dal suo assistito. In merito all’imputazione di furto, IM 2 ha sempre negato di averlo commesso, ciò che è suffragato dal fatto che solo alcuni pezzi della refurtiva sono stati trovati sulla sua persona; non si può dunque ascrivere il furto o comunque l’intero ammontare della refurtiva al suo assistito ritenuto come si tratti di oggetti denunciati, ma mai ritrovati.
In merito alla commisurazione della pena, richiamata la sentenza TPC 72.2014.164 del 30.01.2015, chiede una pena detentiva di al massimo 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto. Nonostante lo statuto di immigrato, IM 2 si è ben integrato in Italia e non si può ritenere che i fatti di cui oggi deve rispondere siano l’inizio di una carriera criminale, motivo per cui chiede il riconoscimento della sospensione condizionale per un periodo di prova di 2 anni. Non si oppone all’espulsione e si rimette a quanto indicato in aula per i dissequestri.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli artt.
12, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 139 n. 1, 144 cpv. 1, 160 n. 1 cpv. 1, 186 CP;
115 cpv. 1 lett. a e b LStr;
82, 135, 236, 268, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations