# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5233b56f-037b-5279-9a91-af5edbab3fd1
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
che i ricorrenti RI 1 vivono a _ dove detengono un cane pastore bernese di 6 anni;
che il 30 giugno 2003 _, _ hanno sporto denuncia penale nei confronti dei ricorrenti per titolo di lesioni colpose e di atti contro la pubblica incolumità; il 24 giugno 2003 il cane dei ricorrenti avrebbe infatti aggredito e ferito sia il loro cane, di razza labrador, che la loro ragazza alla pari _; anche quest'ultima ha sporto denuncia penale;
che essi osservano che quel giorno _ passeggiava in via Orino a _ tenendo al guinzaglio il labrador di loro proprietà, mentre il cane dei ricorrenti vagava incustodito;
che, a causa della zuffa, il labrador sarebbe stato morso, mentre _, avrebbe riportato, oltre a escoriazioni e contusioni, anche alcuni morsi alla gamba sinistra tali da richiedere l'intervento di un medico;
che, a seguito della denuncia penale, con risoluzione 5 settembre 2003 il municipio di _ - fondandosi in particolare sui punti n. 2 e 3 dell'Ordinanza municipale 30 gennaio 2001 sulla detenzione dei cani - ha ordinato il porto della museruola per il cane dei ricorrenti;
che il 3 febbraio 2004 il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa formulata dai ricorrenti avverso il provvedimento municipale, ritenendolo proporzionato;
che, prescindendo dall'appurare quale cane abbia realmente ferito _, il Governo ha ritenuto che la risoluzione municipale non fosse arbitraria;
che i ricorrenti si aggravano ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, postulando l'annullamento del predetto giudizio governativo;
che oltre a contestare la pericolosità del loro cane, evidenziano che non è stato appurato quale dei due cani abbia effettivamente morso la ragazza; a tal proposito lamentano innanzitutto la lesione del loro diritto di essere sentiti e contestano la proporzionalità del provvedimento, ritenendo sufficiente l'obbligo di tenere il cane al guinzaglio;
che all'accoglimento del ricorso si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il municipio, entrambi senza formulare particolari osservazioni;
che il 14 giugno 2004 il Ministero pubblico ha emesso due decreti di non luogo a procedere;
considerato,

## Considerations

in diritto
che la competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 208 LOC; il ricorso è tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione dei ricorrenti è certa (art. 43 PAmm); il gravame è dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti senza istruttoria (art. 18 PAmm);
che non è compito di questo Tribunale porre rimedio ad eventuali carenze istruttorie poste in essere dalle istanze inferiori;
che i ricorrenti invocano la violazione del diritto di essere sentiti, non essendo stati interpellati né dall'autorità municipale e neppure dal Governo in merito all'accaduto;
che giusta l'art. 107 LOC il municipio esercita le funzioni di polizia locale, tra cui il mantenimento dell’ordine e della tranquillità (cpv. 2 lett. a);
che la norma in questione è essenzialmente una norma attributiva di competenze in quanto si limita di principio a designare, all'interno del comune, l'organo (municipio) al quale è demandato il compito di tutelare i cosiddetti beni di polizia; non determina invece né la natura né la modalità degli interventi ammissibili;
che il contenuto delle singole misure deve invece essere fissato da ulteriori, specifiche norme di diritto materiale, oppure – dove queste mancano – dalla cosiddetta clausola generale di polizia: rimedio di natura sussidiaria che, in caso di urgenza, permette al municipio di adottare misure atte a prevenire, rispettivamente ad eliminare pericoli gravi ed imminenti per i beni di polizia (RDAT 1993 I n. 2, consid. 2.1. con numerosi rinvii);
che, giusta l'art. 3 della menzionata ordinanza municipale,
i cani di indole non mite devono essere provvisti di museruola: è data facoltà al municipio di ordinare l'utilizzo della museruola a cani che pregiudicano la sicurezza pubblica;
che indipendentemente dal fatto che il provvedimento municipale si fondi sull'ordinanza precitata o sia sorretto dalla clausola generale di polizia, controversa in concreto è l'esistenza di una turbativa all'ordine, alla tranquillità e alla sicurezza pubblica suscettibile di giustificare l'intervento dell'autorità comunale qui in esame;
che in concreto il municipio ha ordinato l'utilizzo della museruola per il cane dei ricorrenti, dopo aver preso semplicemente atto dell'inoltro della denuncia penale dei signori _;
che, essendo stato
informato dell'aggressione
del 24 giugno 2003, il municipio ha ritenuto che il cane degli insorgenti pregiudicasse la sicurezza pubblica;
che l'autorità comunale non ha offerto ai ricorrenti alcuna possibilità di esprimersi, pronunciando l’ordine impugnato senza esperire alcuna formalità;
che, il Governo dal canto suo ha premesso che rientra nelle competenze dell'esecutivo comunale valutare se siano adempiuti i requisiti per il porto della museruola per i cani
di indole non mite
;
che, sulla base degli atti di causa, l'autorità di prime cure ha confermato la risoluzione municipale, ritenuto che non vi fossero dubbi circa la
non arbitrarietà
della valutazione fatta dal municipio;
che, di conseguenza, neppure l'autorità di ricorso di prime cure ha effettuato accertamenti sull'indole del cane dei ricorrenti e neppure sui fatti del 24 giugno 2003;
che siffatto modo di procedere non può essere tutelato; l'accertamento dei fatti da parte del municipio e del Consiglio di Stato appare lacunoso laddove, per dedurre la "pericolosità" del cane dei ricorrenti, si fonda unicamente sulla denuncia penale in oggetto;
che il Ministero pubblico, pronunciandosi sul comportamento dei ricorrenti relativamente al fatto denunciato, ha emesso due decreti di non luogo a procedere; prescindendo da una analisi specifica dell'indole e dell'effettiva pericolosità dell'animale, ha unicamente osservato che, precedentemente al 24 giugno 2003, il cane non aveva mai avuto comportamenti aggressivi e non era stato oggetto di alcuna segnalazione al municipio;
che dagli atti non emerge prova atta a dimostrare l'indole
non mite
del cane dei ricorrenti; che a tal proposito, né il municipio e neppure il Governo hanno correttamente accertato l'indole del cane e l'eventuale violazione della sicurezza;
che, pur riconoscendo all'autorità comunale ampio potere decisionale in ambito di polizia locale, non si può prescindere dall'evidenziare come la decisione impugnata faccia completamente astrazione da ogni e qualsiasi accertamento oggettivo;
che a fronte di simili lacune, questo Tribunale non può che annullare la risoluzione governativa impugnata e retrocedere gli atti all’istanza inferiore per nuovo giudizio previa adeguata istruttoria, da esperirsi all'occorrenza ordinando adeguate indagini circa l'indole del cane dei ricorrenti e la sua asserita pericolosità (DTF 8 maggio 1995 n. 1P.236/1995 in re G. = RDAT 1995 II n. 8; STA 5 aprile 1994 in re comune di B.; RDAT 2002 II n. 5);
che, a titolo abbondanziale, si evidenzia che l'ordinanza municipale sulla detenzione dei cani vieta in ogni caso di lasciar vagare i cani in luoghi pubblici (art. 1) e prevede che debbano essere costantemente tenuti al guinzaglio nelle zone abitate e ogniqualvolta ve ne fosse la necessità (art. 2);
che in considerazione di quanto precede, il ricorso deve essere accolto e gli atti retrocessi al Consiglio di Stato affinché proceda all'istruttoria e statuisca nuovamente sull'impugnativa;
che dato l'esito non si prelevano spese, né tasse di giustizia (art. 28 PAmm); le ripetibili sono invece poste a carico del municipio di _ (art. 31 PAmm).