# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8794d739-6928-5617-963a-c522a0c40801
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
Nel periodo fiscale 2011, RI 1, economista SUP, era dipendente di _ (della quale era pure azionista nonché amministratore unico) e di _. Egli svolgeva altresì un’attività indipendente. Dichiarava un reddito imponibile complessivo di fr. 14'003.- ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 153'562.-.
B.
Il 7.7.2016 la Pretura del Distretto di _, pronunciava il fallimento di RI 1. L’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), avvertito da _, informava il Ministero pubblico ticinese del fatto che “
(...) poco prima del suo fallimento, dai conti bancari a lui intestati, sono stati trasferiti fondi e titoli per circa CHF 1 milione sul conto intestato al padre, _
”. Il trasferimento in questione sarebbe stato giustificato da RI 1 come una donazione a favore del padre (cfr. Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017, pag. 1).
C.
Con decisione del 21.12.2016 l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) notificava al contribuente la tassazione IC/IFD 2011, commisurando il reddito imponibile in fr. 45'900.- per l’IC e in fr. 49'900.- per l’IFD. La sostanza imponibile complessiva, ai soli fini IC, veniva stabilita in fr. 208'000.-.
D.
Il 23.12.2016 il Procuratore pubblico _ inviava una segnalazione all’Ispettorato fiscale, indicando che, nei confronti di RI 1, dichiarato in fallimento dal mese di luglio del 2016, era stato aperto un procedimento penale per “
(...) le ipotesi di crimini e delitti nel fallimento, nonché per riciclaggio di denaro, a seguito di una comunicazione MROS”.
Nell’ambito dell’indagine in questione sarebbe emerso che il contribuente avrebbe occultato l’esistenza di ingenti capitali, non solamente all’Ufficio fallimenti, ma altresì all’autorità fiscale, facendoli per l’appunto confluire nella (formale) disponibilità del padre _ (cfr. Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017, pag. 1).
E.
Con reclamo 6/7.2.2017, RI 1 insorgeva contro la notifica di tassazione IC/IFD 2011, da lui ricevuta il 9.1.2017, chiedendo di poter essere convocato per comprendere il contenuto della decisione.
F.
Il 18.9.2017, l’Ispettorato fiscale rassegnava il proprio rapporto inerente il contribuente. In particolare, dopo aver analizzato gli estratti dei conti bancari ottenuti grazie alla compulsazione degli atti presso l’autorità giudiziaria penale, aveva potuto verificare l’esistenza di diverse relazioni bancarie, che non figuravano nelle dichiarazioni fiscali personali di RI 1. Il fisco aveva potuto pure accertare che gli accrediti, che confluivano sulle stesse, non erano stati dichiarati nei redditi. Limitatamente al periodo fiscale 2011, l’Ispettorato fiscale riteneva pertanto che al 31.12.2011 il contribuente non avesse indicato l’esistenza di ulteriore sostanza per fr. 466'621.- e ulteriori redditi per fr. 196'155.-.
G.
Il 30.3.2018 RI 1 veniva convocato ad un’audizione presso l’UT prevista per il 25.4.2018. Veniva poi assegnato un termine scadente alla fine del 2018 per presentare ulteriore documentazione.
H.
Con scritto 9.5.2019 – trasmesso per posta APlus - l’UT convocava il contribuente ad un’udienza il 25.6.2019, indicando che “
(...) in seguito alla procedura penale in corso sono emersi elementi fiscalmente rilevanti
”. Unitamente alla missiva veniva trasmessa una lista con i prelievi a contanti da lui effettuati sul conto di _. L’autorità resistente informava il contribuente che tali movimentazioni, di principio, sarebbero state considerate quale reddito imponibile. L’UT chiedeva pertanto al reclamante di voler trasmettere della documentazione, per chiarire la fattispecie. RI 1 veniva inoltre avvertito che la decisione di tassazione avrebbe dovuto essere rivista a suo sfavore (
reformatio in pejus
) limitatamente ai seguenti elementi imponibili: aggiunta di redditi da attività indipendente per fr. 195'017.-; aggiunta di dividendi per fr. 1'136.85; aggiunta di sostanza non dichiarata per fr. 466'620.-. All’insorgente veniva data la possibilità di esprimersi in merito alla prospettata modifica e veniva inoltre comunicato che la documentazione a sostegno del reclamo avrebbe dovuto essere presentata al momento dell’udienza.
I.
Con scritto 24.5.2019 l’UT diffidava il contribuente a voler dar seguito alla seguente richiesta di documentazione:
·
“Fascicolo riassuntivo con distinta esplicativa e giustificativi in relazione ai prelevamenti in contanti dai conti non esposti a bilancio delle società _ e _ e la loro destinazione;
·
Fascicolo riassuntivo con distinta esplicativa e giustificativi in relazione agli accrediti sui suoi conti privati precedentemente non dichiarati nonché pagamenti a suo favore dai conti delle società sopracitate;
·
Movimentazione dettagliata per gli anni 2012-2015 dei conti _ (....);
·
Spiegazione relativa ai versamenti sul conto _ (...), eventualmente copia rogiti o documentazione a comprova della destinazione data ai capitali.
In calce alla missiva, RI 1 veniva inoltre reso attento al fatto che “
(...) in caso di inosservanza al presente invito si procederà all’applicazione delle penalità previste dagli art. 257 LT e 174 LIFD, nonché alla tassazione d’ufficio in base agli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD
”.
L.
Con risposta 12/13.6.2019, il reclamante si diceva del tutto in disaccordo con l’operato dell’UT e con le richieste presentate. In particolare, la procedura giudiziaria aperta nei suoi confronti sarebbe stata del tutto errata, ritenuto come - contrariamente alla tesi del MP, sgorgante dalla segnalazione di _ - non avrebbe mai “
rubato dai conti dei miei clienti
”. In calce alla lettera precisava anche “
Alla fine di tutto questo, quando si sarà definitivamente chiarito che non ho fatto alcuna porcheria (a parte quello di avere della sostanza privata non dichiarata), chiederò i danni subiti e del tempo perso nel dovermi difendere (compreso anche il vostro ufficio)”.
Durante il verbale di audizione del 25.6.2019 RI 1 postulava una proroga per la presentazione della documentazione richiesta da parte dell’autorità, che non era riuscito ancora a produrre a causa di “motivi personali urgenti”. L’autorità resistente stilava uno scadenziario per la trasmissione dei documenti che avrebbero dovuto essere inviati tra il 15.7.2019 ed il 30.8.2019.
Il 16/19.7.2019 il contribuente presentava della documentazione atta a chiarire la movimentazione bancaria riguardante la _. In relazione alla proprietà di _ il contribuente indicava di non riuscire più a trovare copia del contratto fiduciario e che si sarebbe visto costretto a richiederlo al cliente.
Con scritto del 25.8.2019 il contribuente comunicava di non essere in grado di presentare più nulla sino al 20.10.2019, siccome occupato nella preparazione della campagna politica per le elezioni federali.
M.
Con decisione di tassazione dopo reclamo del 18.9.2019 l’UT commisurava il reddito imponibile in fr. 221'000.- per l’IC 2011 e la sostanza in fr. 675'000.-. Per l’IFD il reddito veniva accertato in fr. 225'000.-. A motivazione della decisione l’autorità fiscale indicava:
“Con tempestivo reclamo del 7 febbraio 2017 il contribuente contestava genericamente la decisione di tassazione chiedendo al contempo di essere convocato. A seguito di un procedimento pendente a carico del contribuente presso il Ministero pubblico, (...), sono emersi elementi potenzialmente rilevanti dal profilo fiscale. Con lettera del 9 maggio 2019 il contribuente è stato convocato chiedendo al contempo la produzione di documentazione. In particolare è stata inviata una lista di prelievi in contanti dal conto _ intestato a _, società di cui il contribuente deteneva 49 azioni su 100 ed era amministratore unico. Prelievi che, come gli stessi conti, non risultano dalla contabilità della società. Nella stessa lettera il contribuente veniva avvisato che la decisione di tassazione avrebbe dovuto essere rivista a suo sfavore aggiungendo al reddito aziendale i prelievi effettuati per fr. 195'017.-, oltre a reddito da dividendi per fr. 1'136.85 e sostanza per fr. 466'620.-. All’audizione del 25 giugno 2019 il contribuente non ha presentato la documentazione richiesta, è quindi stato allestito un verbale con scadenze precise per presentare i giustificativi che comprovassero la destinazione data ai fondi prelevati a contanti dai conti sopra citati. I documenti relativi al reclamo IC/IFD 2011 avrebbero dovuto essere presentati entro il 2 agosto 2019. Con lettera del 16.7.2019 il contribuente ha inviato documenti relativi ad anni successivi. Con lettera del 25 agosto il contribuente comunica di non riuscire a produrre la documentazione necessaria per tempo. In assenza di documentazione chiara i prelievi effettuati, come comunicato, vengono considerati reddito imponibile. A titolo prudenziale vengono considerati soltanto i prelievi superiori a fr. 3'000.-“.
Il reclamo veniva pertanto respinto e la decisione veniva modificata aggiungendo l’importo di fr. 174'000.- al reddito aziendale portandolo a fr. 185'000.- oltre a fr. 1'136.- quale reddito da titoli e fr. 466'620.- quale sostanza liquida.
N.
Con ricorso del 17/18.10.2019 RI 1 impugna le decisioni di tassazione. Ritiene inammissibile la fretta nel voler emanare la decisione di tassazione, quando, l’autorità fiscale avrebbe impiegato “
(...) 6 anni per arrivare a questa decisione insulsa e falsa (completamente inventata) per il sottoscritto un vero insulto
”. Il ricorrente fa inoltre valere una disparità di trattamento vis-à-vis degli altri amministrati: ritiene che il fisco avrebbe avuto nei suoi confronti un comportamento “
razzista
”. I dati ottenuti da parte dell’autorità fiscale, sarebbero stati acquisiti in maniera illecita. L’UT avrebbe erroneamente imputato al ricorrente dei redditi che in realtà sarebbero dei pagamenti operati a favore di terzi. I dati necessari per comprovare questi versamenti sarebbero presenti presso una società sita all’estero. Il contribuente contesta il fatto che, non gli sia stato concesso sufficientemente tempo per poter comprovare la sua versione dei fatti e meglio per reperire la documentazione necessaria a confermare la sua tesi. Reperire degli atti in _ non sarebbe del resto cosa facile. Ritiene che sia fondamentale concedergli ulteriore tempo per presentare la documentazione opportuna: è dell’avviso che, nel caso in cui la Camera decida sulla base degli atti all’incarto, vi sarebbe una sentenza basata su falsità e non comprovate insinuazioni da parte dell’autorità fiscale. A termine del ricorso indica: “
Dal momento che non ho il tempo necessario per raccogliere tutta la documentazione che ho in ufficio mi riservo di mandarvela settimana prossima
”. La documentazione, e meglio lo scambio di corrispondenza con l’UT è stata trasmessa da RI 1 il 23/24.10.2019.
O.
Con osservazioni del 24.10.2019, l’UT chiede che il ricorso venga respinto e rimarca come il contribuente si sia limitato a lamentarsi dell’operato dei vari uffici dell’amministrazione pubblica senza tuttavia trasmettere la documentazione richiesta a più riprese. L’autorità fiscale indica che con lettera del 9.5.2019 veniva inviata al contribuente pure una distinta con i prelievi che aveva effettuato a contanti dai conti intestati alla società _, che non risulterebbero dalla contabilità di quest’ultima. Durante l’audizione del contribuente gli è stata richiesta la produzione di documentazione: la stessa non è stata presentata a fine giugno, ma è stata concessa una dilazione per poter presentare gli atti. Tuttavia il contribuente non ha fornito alcunché di ciò che gli era stato domandato. Motivo per il quale: “
Si è quindi deciso di procedere con l’emissione della decisione dopo reclamo imponendo quale reddito da attività indipendente i prelievi cash superiori a fr. 3'001 oltre ad aggiungere i fattori imponibili relativi a fondi presso _
”.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
L’autorità di tassazione ha, per il periodo fiscale 2011 - diversamente dai dati dichiarati dal contribuente e quanto accertato nella prima notifica di tassazione - aggiunto sia redditi provenienti da attività indipendente, che dà sostanza mobiliare, nonché ha adeguato al rialzo la sostanza esposta a seguito dell’indagine condotta dall’Ispettorato fiscale, sollecitato a compiere delle verifiche sulla situazione del contribuente da parte del Ministero pubblico ticinese.
L’autorità di perseguimento penale ticinese aveva infatti aperto nei confronti di RI 1 una procedura penale che contemplava i reati di “
bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento (art. 163 cifra 1 CP), sub. diminuzione dell’attivo in danno dei creditori (art. 164 cifra 1 CP), riciclaggio di denaro (art. 305bis cifra 1 CP) ed esercizio abusivo della professione di fiduciario (art. 23 cpv. 3 LFID)”
a seguito di una comunicazione MROS. Il ricorrente, il cui fallimento personale è stato decretato il 7 luglio 2016, nel corso dell’anno 2016, avrebbe distratto ingenti capitali, trasferendoli su un conto intestato a suo padre _ (Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017. pag. 1).
1.2.
Nelle procedure fiscali vige il principio inquisitorio. Nell’ambito delle procedure relative alle imposte dirette, l’autorità di tassazione deve accertare i fatti d’ufficio. Il contribuente è tuttavia tenuto a prestare ampia collaborazione nell’accertamento dei fatti. Deve fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa e esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e 42 cpv. 1 LAID; art. 200 cpv. 1 LT). Le autorità fiscali e giudiziarie devono sottoporre i fatti giuridicamente rilevanti che sono stati raccolti ad un (libero) apprezzamento delle prove (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale n. 2C_605/2015 del 5.11.2015 consid. 2.3.1 e 2.3.2 con riferimenti).
Di principio, il grado di prova richiesto è quello della prova piena, che presuppone che il tribunale non abbia più seri dubbi circa l’esistenza dei fatti addotti oppure che gli eventuali dubbi residui appaiano trascurabili. Il grado di verosimiglianza richiesto è tale che non si deve più ragionevolmente contare con la possibilità del contrario. Il grado di prova della verosimiglianza preponderante rappresenta per contro un’attenuazione della prova e non è sufficiente per la prova piena (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.2 con riferimenti).
Se, nonostante la collaborazione conforme ai suoi obblighi da parte del contribuente, dopo l’apprezzamento delle prove gli elementi imponibili non possono essere accertati e gli stessi non devono essere stabiliti per apprezzamento, trovano applicazione anche nel diritto tributario le regole che concernono la ripartizione oggettiva dell’onere della prova secondo l’art. 8 CC. L’autorità fiscale è dunque tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.3 con riferimenti; cfr. anche
Locher
, Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 27 ss. all’introduzione agli articoli 122 ss. LIFD, p. 399 ss.).
1.3.
1.3.1.
Il ricorrente ritiene che l’autorità fiscale abbia ottenuto in maniera illecita le informazioni (acquisite a seguito della segnalazione del MP) sulla base delle quali è stata operata una
reformatio in pejus
della sua situazione finanziaria.
1.3.2.
Sia la legge federale sia quella cantonale prevedono che le autorità della Confederazione, dei Cantoni, dei distretti, dei circoli e dei Comuni comunichino, su richiesta alle autorità incaricate dell’esecuzione della legge stessa, ogni informazione necessaria per la sua applicazione (art. 112 cpv. 1 prima frase LIFD; art. 185 cpv. 1 prima frase LT).
Se le autorità amministrative o giudiziarie sospettano che sia stato commesso un reato fiscale, non devono neppure attendere la richiesta di informazioni dell’autorità di tassazione. Secondo l’art. 112 cpv. 1 seconda frase LIFD, infatti, esse possono avvertire di moto proprio tali autorità se presumono che una tassazione sia incompleta. Secondo l’art. 185 cpv. 1 seconda frase LT, segnalano addirittura spontaneamente all’autorità fiscale tutti i casi, constatati nella loro attività, che possono configurare un’infrazione ai doveri fiscali.
1.3.3.
L'art. 112 cpv. 1 LIFD si prefigge di favorire una più ampia collaborazione tra le autorità rispetto alla normativa previgente (art. 90 cpv. 1 DIFD) perché non richiede più che le informazioni sollecitate dalle autorità fiscali siano utili per l'imposizione dei contribuenti, ma, più in generale, che siano necessarie per l'applicazione della legge (DTF 124 II 58 consid. 3e). È pertanto sufficiente che l'autorità tributaria stabilisca la necessità dei ragguagli domandati per la corretta applicazione della legge in riferimento ad una data situazione o operazione. Non deve più dimostrare l'esistenza di sospetti concreti nei confronti di ben determinati contribuenti, prima ancora di avere conoscenza degli atti di cui chiede la produzione (sentenze 2A.96/2000 del 25 luglio 2001, pubblicata in ASA 71 pag. 551, consid. 4b; 2A.28/1997 del 20 novembre 1998, pubblicata in StE 1999 B 92.13 n. 5, consid. 2a; 2A.406/1995 del 14 marzo 1996, pubblicata in ASA 65 pag. 649, consid. 5c).
1.3.4.
D'altronde l'autorità rogata e le relative istanze di ricorso devono certo esaminare la necessità, per l'applicazione della legge, dell'informazione e dei documenti sollecitati. La valutazione dell'effettiva rilevanza di tali dati per l'imposizione fiscale delle persone coinvolte è però evidentemente di competenza dell'autorità di tassazione, esperiti tutti i necessari accertamenti in quest'ottica (cfr., per analogia, DTF 129 II 484 consid. 4.1; DTF 128 II 407 consid. 5.2.1; DTF 127 II 142 consid. 5a).
Come già in passato, l'autorità fiscale può utilizzare le informazioni apprese nella consultazione di un incarto penale anche contro terze persone non coinvolte nel procedimento e sulla cui situazione fiscale inizialmente non vi era alcuna necessità di approfondimento. Essa può inoltre aver accesso anche a documentazione coperta dal segreto bancario, nella misura in cui la stessa è stata ottenuta o sequestrata in modo legittimo nell'ambito del procedimento penale (DTF 124 II 58 consid. 3; sentenza 2A.28/1997 del 20 novembre 1998, pubblicata in StE 1999 B 92.13 n. 5, consid. 2a).
1.3.5.
La giurisprudenza pone comunque dei limiti al diritto di esame da parte dell'autorità fiscale. In particolare, è escluso che quest'ultima possa domandare di aver accesso agli atti di un procedimento allo scopo di condurre un'azione di ricerca generale, senza aver motivo di supporre che la legge non sia stata applicata correttamente. L'obbligo di collaborazione non permette infatti al fisco di consultare indistintamente e senza obiettivo concreto tutti i documenti di un'altra autorità (DTF 124 II 58 consid. 3d e 3e; sentenza 2A.406/1995 del 14 marzo 1996, pubblicata in ASA 65 pag. 649, consid. 5b).
1.3.6.
Dagli atti risulta che il fisco cantonale ha ricevuto una segnalazione dal Ministero pubblico, che sospettava evidentemente che fosse stato commesso un illecito fiscale. Su tale presupposto, la Divisione delle contribuzioni ha chiesto all’autorità penale di poter consultare gli atti del procedimento aperto nei confronti del ricorrente.
Ne consegue che, contrariamente a quanto sostenuto dal contribuente, le informazioni richieste e ottenute da parte del Ministero pubblico sono dipese dalla possibilità del fisco di poter chiedere l’assistenza di altre autorità sulla base degli art. 112 LIFD e 185 LT, proprio per poter accertare la fattispecie. La compulsazione degli atti della procedura penale e il loro utilizzo non sono pertanto illeciti, ma si fondano sull’assistenza amministrativa legittimamente prestata dal Ministero pubblico cantonale nei confronti della Divisione delle contribuzioni.
Su questo punto il ricorso non merita pertanto tutela.
2.
2.1.
Dal Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017 è in particolare emerso che RI 1 è dipendente presso _ nonché azionista della stessa nella misura del 49% (49 azioni) e che attraverso tale società egli svolge “
(...) l’attività di fiduciario con un portafoglio clienti di oltre 40 società nelle quali buona parte ricopre il ruolo di amministratore unico
”.
2.2.
Da pag. 4 in avanti del Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017 vengono elencate le risultanze dell’analisi degli atti. In particolare, l’Ispettorato fiscale, sulla base della documentazione compulsata presso il Ministero pubblico, nonché sulla base degli atti ottenuti presso la Sezione REF della Polizia, avrebbe rilevato varie problematiche di natura fiscale. Dagli accertamenti sarebbe emerso come, un mese prima che fosse dichiarato il fallimento di _, diversi titoli che aveva in deposito sarebbero trapassati al padre _. RI 1 ha dichiarato di aver “
(...) cercato di mantenere un capitale per suo figlio e ha ammesso di aver cercato di nasconderli. A sua detta sono soldi che ha guadagnato in anni di attività professionale e che voleva tramandare a suo figlio _. Erano comunque fondi non dichiarati, per i quali ha voluto trovare un sistema per farli “emergere
”.
2.3.
2.3.1.
Più in particolare, per il periodo fiscale qui interessato, secondo l’Ispettorato fiscale, dalla verifica dei conti bancari di _, è stato appurato come diverse relazioni non siano esposte in contabilità ed è “
(...) molto probabile che gli accrediti che confluiscono nei conti succitati, non siano nemmeno dichiarati nei ricavi. Segnaliamo che la persona con diritto di firma sulle relazioni bancarie presso gli istituti finanziari _ e _ risulta unicamente RI 1
”.
Sulla base delle analisi esperite, l’Ispettorato fiscale aveva rilevato, per il 2011, che i ricavi mancanti di _ fossero di fr. 310'701.-, che i redditi mancanti di RI 1 fossero pari a fr. 195'018.- (somma di tutti i prelevamenti e di tutti i pagamenti a RI 1 dai conti non esposti in contabilità). Inoltre, sempre dal Rapporto, si poteva leggere: “
I conti bancari, che sovente alla fine dell’anno fiscale presentano saldi non importanti sono caratterizzati da importanti movimenti di denaro provenienti da varie società estere, alcune società ticinesi, nonché da versamenti in contanti, i quali molto spesso vengono prelevati in contanti o girati sui conti privati del signor RI 1 (Rapporto IF, pag. 8-
9)”. I possibili redditi per il 2011 venivano quantificati per l’appunto in fr. 195'018.- provenienti da prelievi da _ e fr. 1'137.- a titolo di dividendi.
2.3.2.
Inoltre l’analisi bancaria aveva parimenti permesso di evidenziare l’esistenza di diverse relazioni che non figuravano nelle dichiarazioni fiscali personali di RI 1. Sempre nel rapporto vi si può leggere: “
(...) è molto probabile che gli accrediti che confluiscono nei conti succitati, non siano nemmeno dichiarati come redditi
”.
A livello di sostanza non era stata dichiarata la somma di fr. 466'621.-.
3.
3.1.
Ora, come visto, con scritto 9.5.2019, l’autorità fiscale chiedeva al contribuente di voler trasmettere della documentazione comprovante i prelievi a contanti operati sui conti di pertinenza di _ e la loro destinazione nonché una distinta esplicativa ed i giustificativi in relazione agli accrediti sui suoi conti privati precedentemente non dichiarati nonché i pagamenti a suo favore dai conti delle società sopraccitate.
Il fisco informava altresì il contribuente dell’intenzione di procedere con una
reformatio in pejus
della decisione fiscale per il periodo fiscale 2011.
3.2.
RI 1, sollecitato per l’appunto a fornire una spiegazione in relazione ai prelievi contestati, non ha addotto alcuna delucidazione, né ha tanto meno comprovato, a livello documentale, quanto sostenuto nel ricorso e meglio che i redditi a lui imputati, in realtà sarebbero dei pagamenti operati a favore di terzi.
3.3.
3.3.1.
Ora, seguendo l’impostazione data nel Rapporto dell’Ispettorato fiscale del 18.9.2017 nonché l’allegato alla lettera del 9.5.2019 trasmesso al contribuente, i redditi apparentemente non dichiarati da parte di RI 1 erano costituiti da prelievi operati su conti, anch’essi non dichiarati, di pertinenza di _. Stando pertanto a tale impostazione, i redditi incamerati dal contribuente dovrebbero essere qualificati redditi della sostanza mobiliare. RI 1 era infatti azionista della società (deteneva 49 azioni) ed era altresì dipendente della stessa. Se la società ha concesso al socio dei vantaggi nella forma di prestazioni valutabili in denaro, dovrebbe trattarsi per il socio di un reddito della sostanza mobiliare.
3.3.2.
Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle persone giuridiche, che
1
Costituiscono utile netto imponibile:
a.
il saldo del conto profitti e perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;
b.
tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall'uso commerciale.
Quanto all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 20 cpv. 1 LT e 19 cpv. 1 LIFD prevedono da parte loro che
1
Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare, segnatamente:
c.
i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).
3.3.3.
Secondo la giurisprudenza, vi è distribuzione dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente le quattro condizioni seguenti:
1) la società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente;
2) tale prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina;
3) tale prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
4) la sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che gli organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio che concedevano
(DTF 131 II 593 consid. 5; 119 Ib 116 consid.
2; 115 Ib 238).
3.3.4.
Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a determinati proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (
Gewinnvorwegnahme
; cfr.
Bernardoni/Bortolotto
, La fiscalità dell'azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio 2010, p. 432). Essa sussiste per l’appunto quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando quest’ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 pag. 660, consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).
3.3.5.
Secondo l’art. 20 cpv. 1
bis
LIFD, i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni di partecipazione (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale e simili) sono imponibili in ragione del 60% se questi diritti di partecipazione rappresentano almeno il 10 % del capitale azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa. Pure l’art. 19 cpv. 1
bis
LT, nel testo in vigore nel periodo fiscale qui interessato aveva il medesimo tenore.
3.4.
3.4.1.
Ora, l’autorità fiscale ha tuttavia imposto i prelievi operati sul conto di _ qualificandoli redditi dell’attività lucrativa indipendente. Tuttavia nella decisione su reclamo non viene fornita alcuna spiegazione sul perché i prelievi operati sui conti di _ siano stati giudicati come proventi da attività indipendente. Per far ciò l’autorità fiscale avrebbe dovuto quanto meno riuscire a stabilire che i conti di _ venissero in realtà utilizzati da RI 1 nel contesto della sua attività indipendente. Allo stato attuale degli atti in possesso della Camera, tale circostanza non emerge.
3.4.2.
Come visto, con ogni evidenza, stabilire se i prelievi effettuati da RI 1 – che non ha, ad oggi, fornito alcuna prova in merito ad altra destinazione degli stessi – dai conti di _ siano qualificabili quali redditi da attività indipendente oppure redditi della sostanza mobiliare (prelevamento anticipato di utile) è di capitale importanza, poiché comporta conseguenze fiscali diverse, non solo per il ricorrente ma anche per la società che avrebbe fatto le prestazioni. Se vi fosse stata una prestazione valutabile in denaro della società, infatti, vi sarebbe un’imposizione attenuata del reddito conseguito dal socio, ma dovrebbe esservi una ripresa anche nella tassazione della società.
In queste circostanze, l’autorità di tassazione ha violato il diritto del contribuente a una motivazione, ritenuto come dalla decisione impugnata non sia possibile stabilire per quali ragioni l’autorità fiscale abbia stabilito che i redditi aggiunti derivassero da attività lucrativa indipendente.
3.5.
Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: la sua violazione comporta, di regola, l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109 con relativi riferimenti).
L’art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1).
Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessa-riamente su tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può li-mitarsi a prendere posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito (p. es. DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, consid. 3a; DTF 105 Ib 248/9, consid. 2a; DTF 101 Ia 3).
4.
Il ricorso è evaso ai sensi dei considerandi. La decisione deve essere annullata e gli atti ritornati all’autorità di tassazione affinché proceda nei propri incombenti. Non si prelevano tassa di giustizia e spese. Non vengono assegnate ripetibili.