# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b395e8bd-4d38-54c3-88d1-45ef24469307
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe 1978, da ultimo professionalmente attivo quale aiuto giardiniere presso una società che si occupa della manutenzione dei _, nel mese di febbraio 2013 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI (doc. AI 15).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici (tra cui una perizia reumatologica a cura del dr. _, concludente per una totale inabilità dal 14 maggio 2012 nella sua attività ma con un’inabilità del 50% in attività adeguate dal 4 dicembre 2013; doc. AI 55), ed economici del caso, con decisione 1° dicembre 2014 (preavvisata il 4 luglio 2014) l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera dal 1° maggio 2013 ed una mezza rendita dal 1° aprile 2014 (tre mesi dopo l’attestato miglioramento). Trattandosi di una domanda tardiva, il versamento della rendita è stato effettuato dal 1° agosto 2013, ossia sei mesi dopo la domanda di prestazioni ex art. 29 cpv. 1 LAI (doc. AI 77; per le motivazioni cfr. doc. AI 76).
1.3. Contro la succitata decisione insorge l’assicurato, rappresentato da RA 1, postulandone l’annullamento e di conseguenza il riconoscimento di un rendita intera. Contesta la valutazione sia medica che economica. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
Egli ha inoltre postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.4. Con la risposta di causa, confermando la decisione impugnata, l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso.
1.5. Il 14 febbraio ed il 6 maggio 2015 il ricorrente ha prodotto la necessaria documentazione per l’istanza di assistenza giudiziaria (VII e XI).
1.6. Con scritto 6 maggio 2015 l’assicurato ha inoltrato un rapporto della Clinica _ di _ (XII, doc. D). Su richiesta del TCA, il 24 marzo 2015 l’Ufficio AI ha preso posizione in merito al succitato nuovo atto medico (XIV).
1.7. Il 22 settembre 2015 il TCA ha svolto un accertamento presso il dr. _ (XVI), ricevendo risposta il 6 ottobre 2015 (XVI).
Le risultanze di cui sopra sono state inviate alle parti per una presa di posizione (XVIII). Le osservazioni del ricorrente datano 22 ottobre 2015 (XIX), mentre quelle dell’Ufficio AI sono del 4 novembre 2015 (XX).
considerato

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita intera anche dopo il 1° aprile 2014.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46
). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato consegui-rebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'atti-vità lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse di-ventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assi-curato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84)
.
2.4. Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un perio-do successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143).
A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29
bis
è applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
2.5.
Nell caso in esame, ritenuto che all’assicurato è stata certificata un’inabilità del 100% al 14 maggio 2012 (cfr. atti cassa malati), con lo scopo di accertare l’evoluzione a seguito dell’intervento chirugico del 14 maggio 2013, l’Ufficio AI, per il tramite del proprio servizio medico (SMR), ha conferito mandato al dr. _ di allestire una perizia (cfr. doc. AI 48).
Con referto 24 aprile 2014 il succitato specialista, dopo aver proceduto alla consueta anamnesi e alla raccolta dei dati soggettivi ed oggettivi (egli ha fra l’altro eseguito una RM alla colonna lombare), ha diagnosticato una sindrome lombo-vertebrale cronica con componente spondilogena alla gamba destra. In sede di valutazione egli ha esposto le seguenti limitazioni funzionali:
"
(...)
L'assicurato è limitato in attività lavorative non ergonomiche per la colonna vertebrale.
È limitato in movimenti della colonna lombare anche di piccole entità sia nella flessione che nell'estensione e nella flessione laterale.
Limitato ai movimenti di rotazione della colonna.
Limitato nel mantenere una posizione statica seduta per circa 30 min., in piedi per soli 2 min., cambiando appoggio per circa 1 ora.
Limitato nel camminare per più di 1 ora e
1⁄2
.
Limitato nell'alzare i pesi dal fatto di non potersi piegare in avanti con la colonna vertebrale. Trasportare dei pesi al massimo di 5 kg tenendoli al corpo. (...)”
(doc. AI 55/8)
Egli ha poi ritenuto una totale inabilità lavorativa del 100% nell’ultima attività professionale svolta, con decorrenza dal 14 maggio 2012. Per contro, in attività adeguate il perito ha evidenziato:
"
(...)
Per quanto riguarda un’attività lavorativa adatta che tenga in considerazione le limitazioni funzionali da me sopra elencate ritengo l'assicurato abile al lavoro nella forma del 50%.
Dovrebbe trattarsi di un'attività lavorativa che gli permetta di cambiare spesso di posizione da quella seduta a quella in piedi e alla deambulazione camminando. Particolarmente leggera e ergonomica per la colonna vertebrale.
Vi è ancora un 50% d'incapacità lavorativa anche in un'attività lavorativa adatta da riferire ad una riduzione del tempo di lavoro. Penso che oltre alle quattro ore l'assicurato non possa lavorare anche in un'attività lavorativa leggera. Questo a partire dal 04.12.2013 data dell'ultima valutazione a noi conosciuta eseguita dal Dr. med. _.
Si tratta di una valutazione che potrebbe essere modificata nel futuro. In particolar modo come segnalato nel paragrafo 5 sono ancora in corso ulteriori accertamenti sia per quanto riguarda la terapia del dolore effettuata dal Dr. med. _ che per quanto riguarda il posizionamento del distanziatore L4-L5. Non è da escludere quindi un nuovo approccio di tipo neurochirurgico nel decorso.
Sarà poi da valutare se con gli interventi in ambito della medicina del dolore si potranno migliorare ulteriormente i disturbi dell'assicurato e quindi migliorare anche la sua capacità lavorativa.
Tenendo conto di questi fattori ritengo che si dovrà rivalutare l'assicurato fra 6-12 mesi.
Per il momento non sono indicati provvedimenti di riqualifica professionale.
Un reinserimento professionale in un'attività lavorativa adatta potrebbe entrare in considerazione.
Segnalo a questo proposito che l'assicurato ha una formazione di ausiliario di cure.
Anche in questa attività professionale, a mio modo di vedere, l’assicurato non è più reinseribile. (...)” (doc. AI 55/9)
In conclusione l’assicurato è stato ritenuto inabile al 100% nella sua abituale professione dal 14 maggio 2012, ma abile al 50% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali dal 4 dicembre 2013.
2.6. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
In una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.
Al riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:
"
(...)
per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.
A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti). (...)"
(STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.7. Ritornando al caso in esame, dopo attento esame della docu- mentazione agli atti, questo TCA può confermare l’operato dell’Ufficio AI per i seguenti motivi.
In primo luogo va fatto riferimento alla dettagliata, esaustiva e convincente perizia del dr. _. Nel suo rapporto 24 aprile 2014 egli ha riportato le diagnosi, le limitazioni funzionali e proceduto ad una convincente valutazione nel ritenere l’assicurato inabile al 100% nella sua abituale professione dal 14 maggio 2012, ma abile al 50% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali dal 4 dicembre 2013.
Non sono del resto ravvisabili elementi o indizi concreti che permettano di mettere in dubbio l’attendibilità di tale valutazione.
Pendente causa il ricorrente ha prodotto il rapporto 9 marzo 2015 del dr. _ della Clinica _ di _, in cui sono state poste le diagnosi di lombaggine persistente, dipendente da movimento, stato dopo impianto di neurostimolatore (immesso nell’agosto 2014) e lombosciatalgia intermittente S1 a sinistra. Con osservazioni 23 marzo 2015 il dr. _ ha ritenuto che dal citato rapporto “
non risultano nuovi elementi clinici. La situazione risulta tale da oltre 1 anno
” (XIV).
Trattandosi di una presa di posizione del SMR poco motivata, il 22 settembre 2015 questo TCA ha trasmesso il rapporto della Clinica _ al dr. _, chiedendogli “
... di motivare dettagliatamente se rispetto alla sua valutazione del 24 aprile 2014 vi è stata una rilevante modifica dello stato di salute dell’assicurato. Se si, in che misura incide sulla valutazione della capacità lavorativa in attività adeguate e da quando?”
(XIV).
Nella sua dettagliata presa di posizione del 6 ottobre 2015 il succitato perito reumatologo, rispetto alla sua precedente valutazione, ha rilevato che nell’agosto 2014 all’assicurato è stato posto un neurostimolatore il cui risultato terapeutico non è stato particolarmente favorevole, visto che l’assicurato continua ad accusare importanti disturbi alla colonna vertebrale. Il dr. _ ha poi costatato che nuovi sono i dolori iscialgiformi alla gamba sinistra a carattere recidivante, ma non sempre presenti.
Egli ha poi aggiunto:
"
(...)
Per quanto riguarda le indicazioni sull'entità del dolore accusato a livello lombare mi sembra non vi siano differenze rispetto alla mia valutazione peritale di allora.
In merito ai reperti clinici non vi sono modifiche. Ricordo a questo proposito di non avere personalmente riscontrato delle compressioni o irritazioni radicolari acute in quel momento e di non aver riscontrato tale indicazione anche nel rapporto del collega della Clinica _.
Per l'insorgenza di questi disturbi credo che le tesi del collega Dr. med. _ collimano molto bene con quanto da me descritto nella mia perizia. In effetti ricordo di aver espresso l'opinione che i disturbi accusati potevano essere messi in relazione con una certa instabilità dei segmenti lombari, malgrado l'intervento di stabilizzazione. Già evidenziavo il fatto che il divaricatore tra L4 e L5 era piuttosto posizionato in modo posteriore con una allineamento non del tutto ottimale. Fatto questo che è stato confermato anche dal Dr. med. _.
Per quanto riguarda la mobilità della colonna vertebrale questa è chiaramente ridotta ed stata così descritta anche dal sottoscritto.
Nell'ambito della mia valutazione peritale avevo segnalato come gli accertamenti che dovevano essere ancora svolti allora, in particolar modo da parte del Dr. med. _ nell'ambito della terapia del dolore che sono poi sfociati nella posa di un neurostimolatore avrebbero potuto modificare in positivo i disturbi dell'assicurato e quindi avere un influsso sull'evoluzione della capacità professionale.
Purtroppo questo non sembra essere accaduto.
Un nuovo intervento chirurgico di revisione della fissazione intersomatica da L4 fino a S1, proposto dal Dr. med. _, non è per ora stato accettato dall'assicurato.
Anche di questo avevo discusso nella mia valutazione peritale.
Tutto sommato riscontro una certa correlazione nella valutazione dei reperti clinici e radiologici per quanto riguarda la visita avvenuta dal Dr. med. _, il 06.03.2015, con quanto riscontrato da me e riferito nella mia perizia del 24.04.2014.
Avevo espresso l'eventuale necessità di rivalutare l'assicurato dopo 6-12 medi dalla mia valutazione peritale, tenendo in considerazione le possibilità di sviluppo di questa patologia a livello lombare e delle eventuali possibilità terapeutiche da intraprendere. (...)” (doc. XVII)