# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f25275e9-a6af-5105-b1bc-844d3b05f702
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a. Il 23 ottobre 2015 _ ha inoltrato alla Commissione di disciplina degli avvocati (in seguito: Commissione) una formale segnalazione nei confronti dell'avv. RI 1, qui ricorrente, lamentando la violazione di norme deontologiche da parte del legale, che l'aveva patrocinata nell'ambito di una vertenza di divorzio. La denunciante ha in particolare rimproverato all'avv. RI 1 di avere incassato delle somme di denaro versategli dalla controparte a titolo di contributo di mantenimento, non accreditandole integralmente a lei (nonostante i suoi ripetuti solleciti), bensì trattenendo per sé l'importo di fr. 31'755.69 e di avere effettuato un pagamento di fr. 10'566.84 a saldo della nota di onorario del suo legale italiano (avv. _) senza informarla e senza quindi ottenere la sua autorizzazione. Gli ha inoltre rimproverato di non avere concordato con lei alcuna tariffa oraria e di avere emesso una nota di onorario finale esorbitante, riportante anche prelevamenti di acconti da lei mai autorizzati. La denunciante ha altresì chiesto alla Commissione di
quantificare i danni subiti e gli extra costi
provocati dalla lacunosa conduzione del patrocinio da parte dell'avv. RI 1, chiedendo la nomina di un
avvocato sostenuto dal Cantone che faccia veramente gli interessi miei e che mi aiuti a finire la causa.
b. Preso atto di tale segnalazione, il 2 novembre 2015 la Commissione ha aperto nei confronti dell'avv. RI 1 un procedimento disciplinare.
Chiamato a pronunciarsi in merito, l'interessato ha contestato ogni addebito mosso nei suoi confronti. Negando di avere svolto il mandato in maniera non impeccabile, ha affermato in particolare di avere regolarmente informato la denunciante riguardo agli importi a lui pervenuti dalla controparte e sulla destinazione data
agli stessi. Ha inoltre illustrato per quale motivo gli importi in questione non sarebbero stati girati alla segnalante. Più precisamente, la somma di fr. 31'755.69 sarebbe servita per saldare, d'intesa con la sua cliente, la parcella del legale italiano e per trattenere l'importo (fr. 9'000.-) a garanzia degli anticipi di alimenti
già percepiti dal Cantone. Il saldo residuo, d'accordo con la denunciante, sarebbe stato destinato alla copertura dei suoi onorari. La denunciante sarebbe del resto sempre stata resa edotta riguardo alle prestazioni effettuate e alla tariffa applicata (fr. 300.-/ora), la quale sarebbe peraltro
del tutto usuale
avuto riguardo ai valori in causa e alla complessità della pratica. Tant'è che la stessa, dopo ampia discussione, l'avrebbe autorizzato, il 15 settembre 2014, a trattenere la somma di fr. 46'190.20 a titolo di acconto per il suo onorario.
B. Con decisione 12 maggio 2016, la Commissione ha condannato l'avv. RI 1 al pagamento di una multa disciplinare di fr. 500.- per i fatti segnalati da _, che ha ritenuto solo in parte
costitutivi di una violazione delle regole professionali. La precedente istanza ha in particolare ritenuto che il denunciato fosse incorso in una violazione degli art. 12 lett. h della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del 23 giugno 2000
(LLCA; RS
935.61), 19 cpv. 1 della legge sull'avvocatura del 13 febbraio
2012 (LAvv; RL 3.2.1.1) e 23 cpv. 2 del codice svizzero di deontologia (CDS) per aver disposto di fondi incassati per la cliente, senza averglieli immediatamente riversati. Al riguardo la Commissione ha avallato tutte le trattenute effettuate dal denunciato (per complessivi fr. 66'380.-) quali acconti sulla propria nota finale rispettivamente a parziale copertura del proprio credito residuo, che - anche senza il benestare della cliente - sarebbero state ammissibili a mò di compensazione; ha per contro censurato il pagamento da parte del ricorrente della parcella del legale italiano della sua cliente attingendo, senza chiederle una preventiva autorizzazione, al denaro incassato in nome e per conto della stessa e che invece le avrebbe dovuto essere girato. Per il resto ha invece disatteso - siccome infondati o esorbitanti la propria competenza - tutti gli altri addebiti avanzati dalla denunciante. La sanzione è stata commisurata tenendo conto della media gravità dell'infrazione e dell'assenza di precedenti.
C. Avverso la predetta decisione, l'avv. RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento.
L'insorgente contesta in sostanza di essere incorso in una violazione dell'obbligo di restituzione, negando che il versamento a favore del legale italiano non sia stato autorizzato dalla denunciante. Sostiene infatti di avere agito con il consenso verbale della sua cliente, la quale sarebbe stata
sin da subito
a conoscenza del pagamento, che peraltro anche lei avrebbe concordato direttamente con il beneficiario. Lamenta, al proposito, che la precedente istanza abbia
inspiegabilmente
omesso di assumere la testimonianza dell'avv. _, che avrebbe confermato tale circostanza. In ogni caso, vista la tardività con cui avrebbe contestato il pagamento, si dovrebbe ritenere che la denunciante vi abbia acconsentito per atti concludenti.
D. In sede di risposta la Commissione ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi integralmente nel provvedimento impugnato.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 28 cpv. 1 LAvv. Certa è la legittimazione attiva del
ricorrente, personalmente e direttamente toccato dalla decisione impugnata, di cui è destinatario (art. 65 cpv. 1 legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL
3.3.1.1). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine.
1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti (art. 25 cpv. 1 LPAmm), senza istruttoria. Ad una valutazione anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3; 140 I 285 consid. 6.3.1; 136 I 229
consid. 5.3 e rimandi), come si vedrà più avanti (consid. 4.3),
l'audizione testimoniale del legale italiano sollecitata dal ricorrente non appare idonea ad apportare al Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti per l'esito della controversia.
2. L'insorgente rimprovera alla precedente istanza di non avere dato seguito alla sua richiesta di raccogliere la deposizione (scritta od orale) dell'avv. _. La censura va disattesa, già perché
l'insorgente non ha formalmente chiesto l'assunzione di siffatto
mezzo probatorio, limitandosi genericamente ad indicare che il legale italiano avrebbe potuto confermare la circostanza secondo cui la loro comune cliente era a conoscenza dell'avvenuto pagamento della sua nota professionale (cfr. osservazioni 7 dicembre 2015, pag. 5). Non è dunque dato di vedere in che modo possa essere stato violato il suo diritto di essere sentito. Nulla gli impediva peraltro di raccogliere e produrre già prima dell'emanazione della decisione impugnata una dichiarazione scritta del legale italiano.
3. 3.1. La LLCA
garantisce la libera circolazione degli avvocati e stabilisce i principi applicabili all'esercizio dell'avvocatura in
Svizzera (art. 1 LLCA). La normativa unifica e disciplina in modo
esaustivo a livello federale taluni aspetti dell'esercizio dell'avvocatura, in particolare le regole professionali (art. 12-13) e le sanzioni disciplinari (art. 17; cfr. Messaggio del 28 aprile 1999 concernente
la legge federale sulla libera circolazione degli avvocati in: FF
1999, pag. 4983 segg., in particolare pag. 4984 e 5007, n. 172.2).
3.2.
Secondo l'art. 12 lett. h LLCA l'avvocato custodisce separatamente dal proprio patrimonio gli averi che gli sono affidati.
Per averi affidati s'intendono sia i beni (somme di denaro o altro) che vengono consegnati all'avvocato direttamente dal cliente, sia
quelli che l'avvocato riceve da terzi per conto del suo cliente (
François Bohnet/Vincent Martenet
,
Droit de la profession d'avocat, Berna 2009
, n. 1764;
Walter Fellmann
in: Walter Fellmann/Gaudenz Zindel [curatori], Kommentar zum Anwaltsgesetz, II ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2011, n. 150 e 153;
Michel Valticos
in: Michel Valticos/Christian M. Reiser/Benoît Chappuis [curatori], Loi sur les avocats, Basilea 2010, ad art. 12, n. 266).
3.3. L'obbligo di separare i patrimoni garantisce che i creditori dell'avvocato non possano pignorare gli averi che gli sono stati affidati (cfr. Messaggio LLCA citato, n. 233.25, pag. 5024, che fa
cenno anche ragioni di ordine fiscale;
Fellmann
, op. cit., n. 150).
La suddetta regola professionale - che implica anche l'obbligo di conservare e amministrare diligentemente gli averi affidatigli, come pure di renderne conto al cliente (presentando periodicamente una contabilità delle entrate e delle uscite, laddove il mandato implica flussi di somme di denaro, cfr. al riguardo:
Fellmann,
op. cit.,
n. 152;
Valticos
, op. cit., n. 266 e 268) - mira ad assicurare il rispetto del dovere del mandatario di restituire a prima richiesta tutto ciò che per qualsiasi titolo ha ricevuto dal cliente o da terzi in forza del mandato (art. 400 cpv. 1 del codice delle obbligazioni del 30 marzo 1911; CO; RS 220;
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 1765;
Fellmann
, op. cit., n. 150). Ne deriva che viola l'art. 12 lett.
h LLCA l'avvocato che non è in grado di restituire entro breve termine i beni affidatigli, rispettivamente che tarda a farlo (cfr.
Fellmann
, op. cit., n. 154 e 155;
contra:
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 1772 e 2854, secondo cui in tal caso l'avvocato violerebbe il suo dovere di esercitare la professione con cura e diligenza
giusta l'art. 12 lett. a LLCA). Resta riservata la facoltà dell'avvocato di opporre, a determinate condizioni, un diritto di
ritenzione (reale o personale), l'eccezione d'inesecuzione (art. 82 CO) o la compensazione con il credito da lui vantato per i suoi onorari rispettivamente per il rimborso degli anticipi e delle spese pagati per la regolare esecuzione del mandato. Dottrina e giurisprudenza ritengono tuttavia che una compensazione con crediti propri si possa rivelare contraria alle regole professionali allorquando l'avvocato sa o deve presumere che la situazione finanziaria del suo cliente è difficile e che la compensazione lo priverebbe dei mezzi necessari per il sostentamento suo e della sua famiglia
(
Fellmann
,
op. cit., n. 156;
Benoît Chappuis
, La profession d'avocat, Tome I: Le cadre légal et les principes essentiels, Zurigo 2016, pag. 89;
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 1770 seg. e 2861-2876, secondo cui la stessa limitazione dovrebbe valere per il diritto di ritenzione;
Valticos
, op. cit., ad art. 12, n. 29, 31 e 269 e segg.). In tal caso, la compensazione deve essere considerata nulla poiché contraria ai buoni costumi ai sensi dell'art. 20 cpv. 1 CO (
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 2876).
3.4. I suddetti obblighi derivanti dalla LLCA, oltre ad essere ricordati dall'art. 19 cpv. 1 LAvv - giusta il quale l'avvocato custodisce, conformemente all'art. 12 lett. h LLCA, le somme di denaro, le carte valori e le altre cose fungibili affidategli in modo da poterle restituire in ogni momento, riservati i diritti di compensazione e ritenzione previsti dalla legge - sono previsti anche a livello di norme deontologiche (che,
pur non avendo valore normativo, costituiscono,
nella misura in cui riflettono una concezione largamente diffusa a livello nazionale,
una fonte d'ispirazione per
l'interpretazione delle regole professionali sancite dallo Stato; cfr. DTF 136 III 296 consid.
2.1; 130 II 270 consid. 3.1.1;
Bohnet/
Martenet
, op. cit., n. 296).
In particolare, l'art. 23 CSD riprende sia il concetto di separazione dei patrimoni sia l'obbligo di restituzione dell'avvocato; precisa inoltre che le somme incassate per il cliente devono essergli immediatamente riversate, riservato il diritto dell'avvocato di far valere propri crediti.
Dello stesso tenore è pure l'art. 16 del codice professionale dell'Ordine degli avvocati
del Cantone Ticino dell'11 novembre 2004 (CAvv; RL 3.2.1.1.4), secondo cui l'avvocato deve depositare su conti separati gli averi pecuniari del cliente e deve sempre essere in grado di restituirli (cpv. 1), mentre le somme incassate per il cliente devono essergli immediatamente trasmesse, riservato il diritto dell'avvocato di trattenere l'importo dovutogli per onorari e spese (cpv. 2).
4. 4.1. In concreto, nell'ambito di una causa di divorzio, l'avv. RI 1 ha incassato per conto della sua cliente delle importanti somme di denaro, bonificate dalla controparte a titolo di contributo di mantenimento. In particolare, ha incasso fr. 110'000.- il 3 luglio 2014, fr. 46'190.20 l'11 luglio successivo e fr. 31'755.69 il 19 agosto 2014. Di tali importi, pervenuti sul suo conto clienti e pari a complessivi fr. 187'945.89, il ricorrente ha girato alla sua cliente soltanto una parte il 10 luglio 2014 (fr. 110'000.-; cfr. doc. G/0, G/22 e G/23). La restante somma è stata da lui trattenuta, per la maggior parte a titolo di acconti (fatture del 16 luglio 2013, 16 giugno, 25 agosto, 17 ottobre 2014 e 3 gennaio 2015) rispettivamente in parziale compensazione della sua nota d'onorario finale. L'importo di fr. 10'566.84 (pari a Euro 8'564.40) è invece stato utilizzato il 17 luglio 2014 per saldare la parcella dell'avv. _ (cfr. doc. G/0 e G 27), legale italiano assunto da _.
Dagli atti risulta inoltre che - così come denunciato dalla segnalante - la stessa, dopo aver sollecitato il 10 settembre 2014 l'estratto conto dei versamenti, il 15 settembre 2014 aveva richiesto al ricorrente, senza successo, dapprima di girarle il citato importo di fr. 31'755.60, sollecitandolo poi, il 3 ottobre 2014, a versargli la somma di fr. 10'000.- (cfr. doc. Q, allegati 1, 2 e 5).
4.2. Con la decisione impugnata, la Commissione ha ritenuto che il ricorrente fosse incorso in una violazione del dovere di restituzione ai sensi dell'art. 12 lett. h LLCA. Non tanto per aver trattenuto complessivi fr. 66'380.- quali acconti sulla propria nota finale (di cui fr. 57'380.- durante il mandato e fr. 9'000.- al
termine dello stesso) - ciò che per la precedente istanza sarebbe
senz'altro stato legittimato a fare a titolo di compensazione - ma per aver effettuato il versamento all'avv. _, attingendo a beni della denunciante, senza girarle immediatamente l'importo oppure richiederle una preventiva autorizzazione.
4.3. Ora, anche volendo ammettere che _ avesse (almeno implicitamente) acconsentito al pagamento delle prestazioni del legale italiano, così come sostiene il ricorrente, ciò non
permetterebbe comunque di sovvertire l'esito della decisione impugnata. Dagli atti risulta infatti con evidenza che l'insorgente, omettendo di restituire (almeno) una parte dell'importo (fr. 77'945.89) incassato per conto della denunciante, al più tardi dopo il 15 settembre 2014, allorquando la stessa aveva formulato
la prima esplicita richiesta (cfr. doc. Q, allegato 1), ha in ogni caso violato il suo dovere di restituzione. Da una semplice lettura della citata scheda contabile (doc. G/0) stilata dal ricorrente risulta infatti che, a quel momento, il conto clienti a nome della denunciante presentava un attivo pari a fr. 21'659.05. E ciò, tenendo conto del saldo di tutte fatture per acconti sino a quel momento emesse dall'avv. RI 1 (1°, 2° e 3° acconto per complessivi fr. 36'720.-), della garanzia anticipo alimenti (fr. 9'000.-), come pure della notula dell'avv. _ (fr. 10'566.84), che era già stata
saldata due mesi prima. A quel momento, contrariamente a quanto concluso dalla Commissione, il ricorrente non era invece
abilitato a trattenere -
a mò di compensazione
- degli ulteriori importi a suo favore, quale onorario per prestazioni che non solo non aveva essenzialmente ancora effettuato, ma neppure ancora fatturato (i successivi acconti 4° e 5° e la nota finale essendo di data ben posteriore); a quel momento non vantava pertanto altri crediti esigibili, che poteva opporre alla cliente per venir meno al suo dovere di restituzione (cfr. art. 120 cpv. 1 CO; cfr.
Walter
Fellman
, Berner Kommentar, Berna 1992, ad art. 400 CO, n. 50 e
Bohnet/Martenet
, op. cit., n. 2979, secondo cui l'esigibilità degli onorari presuppone la presentazione di una fattura al cliente). Non porta ad altra conclusione la circostanza che, con lo stesso email del 15 settembre 2014, la segnalante lo avesse autorizzato a trattenere l'importo di fr. 46'190.20 quale
acconto per le
spese legali maturate
. Anche volendo attribuire a questo email il valore di un (maggiore) acconto spontaneo - a copertura dell'onorario (ca. fr. 44'000.-) per le sue sole prestazioni sino a quel
momento effettuate (cfr. osservazioni 7 dicembre 2015 del ricorrente, pag. 3) - resta pur sempre il fatto che, anche in questo caso, l'avv. RI 1 avrebbe dovuto girare immediatamente alla denunciante (almeno) un importo pari a ca. fr. 12'000.- (fr.
77'945.89 - 46'190.20 - 10'566.84 - 9'000.-). A maggior ragione allorquando la stessa, il 3 ottobre 2014, lo ha pregato per la seconda volta - invano - di versarle fr. 10'000.-, poiché aveva delle
fatture in diffida delle assicurazioni
e
una fattura dell'avvocato in Svezia da pagare altrimenti non procede col lavoro.
Al di là della questione a sapere se il ricorrente fosse o meno abilitato a saldare direttamente la fattura dell'avv. _, non avendo restituito senza indugio neppure una parte delle somme in questione -
nonostante le reiterate richieste della cliente - ma essendosi più che altro premurato di trattenere l'importo residuo per poterlo
successivamente porre in compensazione con suoi futuri crediti (cfr. citata scheda contabile e relative fatture), senza esserne autorizzato, è evidente che egli ha senz'altro violato l'art. 12 lett. h LLCA.
5. Ferme queste premesse, resta da verificare l'entità della sanzione da infliggere al ricorrente.
5.1.
In caso di violazione della LLCA, l'art. 17 cpv. 1 prevede le misure disciplinari seguenti:
a.
l'avvertimento;
b.
l'ammonimento;
c.
la multa fino a fr. 20'000.-;
d.
la sospensione dall'esercizio dell'avvocatura per due anni al massimo;
e.
il divieto definitivo di esercitare.
La multa può essere cumulata con la sospensione dall'esercizio dell'avvocatura o con il divieto definitivo di esercitare (art. 17 cpv. 2 LLCA).
La Commissione gode di un certo margine di apprezzamento
nella scelta della misura disciplinare, nella fissazione dell'importo di un'eventuale multa o della durata della sospensione dall'esercizio della professione. L'autorità deve tuttavia attenersi al rispetto dei principi della proporzionalità e della parità di trattamento e, in generale, la sanzione deve rispondere a un interesse pubblico. Il provvedimento deve tenere conto in maniera appropriata della natura e della gravità della violazione delle regole professionali. Inoltre, il numero di violazioni gioca evidentemente un ruolo. Occorre poi considerare lo scopo che la sanzione disciplinare deve raggiungere nel caso concreto e scegliere il provvedimento adatto, necessario e proporzionato a tale fine. Così come avviene nel diritto penale (cfr. art. 47 e 48 del codice penale svizzero del 21 dicembre 1937; CP; RS 311.0), l'autorità terrà in particolar modo conto anche degli antecedenti, così come del comportamento tenuto dall'avvocato durante la procedura disciplinare (cfr. STA 52.2015.68 del 4 dicembre 2015 consid. 8;
Bohnet/Martenet,
op. cit., n. 2178, 2183-2187;
Tomas Poledna,
in Fellmann/Zindel [curatori], Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo 2011, ad art. 17 n. 23 segg.).
5.2. In concreto, l'avv. RI 1 è incorso in una violazione di una regola professionale che non può essere considerata propriamente
trascurabile, ma va annoverata fra quelle di media entità. A maggior ragione se si considera che, come messo in evidenza dalla Commissione, ha dimostrato perlomeno una certa disinvoltura nel disporre dei beni che spettavano alla sua cliente, che anche dopo il secondo sollecito 3 ottobre 2014 - rimasto lettera morta - si è per finire vista erodere ogni saldo ancora a suo favore con le successive compensazioni operate dal ricorrente. Se non giova all'insorgente il fatto di non aver mostrato segni di autocritica e ravvedimento, depone per contro a suo favore la circostanza che non abbia antecedenti.
5.3. Alla luce di tutto quanto esposto, si giustifica pertanto di confermare la multa di fr. 500.- inflitta dalla Commissione, per la violazione di cui si è detto. L
a sanzione così commisurata,
situata attorno al limite inferiore di quanto prescritto dalla norma,
risulta adeguatamente ragguagliata alle circostanze del caso concreto e rispettosa del principio della proporzionalità. Tiene adeguatamente conto dell'incensuratezza del ricorrente e appare sufficiente a richiamarlo al rispetto dei principi deontologici che sono
stati in concreto disattesi.
6. 6.1. Stante tutto quanto precede, il ricorso deve essere respinto.
6.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è posta a carico dell'insorgente, secondo soccombenza.