# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 73797d7d-a4e3-5585-a017-c17f2c7ca038
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 10 marzo 2016 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano (doc. M1), la CO 1 ha escusso l’_, ora RE 1, in via di realizzazione di pegni immobiliari per l’incasso di fr. 5'160'000.– oltre agli interessi del 5% dal 1° gennaio 2016, indicando quale causa del credito la
“Convenzione di condono parziale di debito del 26.11.13. CIP fr. 1'000'000.00, 4° grado, dg. _/18.11.13; CIP fr. 800'000.00, 5° grado, dg. _/18.11.13; CIP fr. 800'000.00, 6° grado, dg. _/18.11.13; CIP fr. 800'000.00, 7° grado, dg. _/ 18.11.13 gravanti coll. le part. n. _ e part. _ fol. PPP _, PPP _ e PPP _ RFD _ di proprietà RE 2, _. CIP fr. 250'000.00, 5° grado, dg. _/6.12.12; CIP fr. 400'000.00, 6° grado, dg. _/18.11.13 gravanti la part. 5 fol. PPP _ RFD _ di proprietà RE 3, _”
, e fr. 215'000.– oltre agli interessi del 5% dal 9 marzo 2016 per la stessa causale (
“vedi sopra”
). Lo stesso precetto esecutivo è anche stato notificato alle terze proprietarie dei pegni, la RE 2 e la RE 3.
B.
Avendo l’escussa e le terze proprietarie interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanze del 29 marzo 2016 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. All’udienza di discussione tenutasi il 7 ottobre 2016, l’istante ha confermato la sua domanda, mentre le convenute vi si sono nuovamente opposte producendo una risposta scritta. Con replica scritta del 26 ottobre 2016 e duplica scritta del 22 novembre 2016, le parti hanno ribadito il rispettivo punto di vista.
C.
Statuendo con un’unica decisione del 10 luglio 2020, il Pretore ha accolto tutte e tre le istanze e rigettato in via provvisoria le opposizioni interposte dalle convenute, ponendo a carico di ognuna di
loro le spese processuali di fr. 700.– nella prima causa e di fr. 650.–
nelle altre due, e un’indennità di fr. 1'000.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata le tre società convenute sono insorte
a questa Camera
con un reclamo unico del 21 luglio 2020
per ottenerne l’annullamento o, se non fosse possibile una proroga del termine di ricorso di 30 giorni.
E.
Con la richiesta di anticipo delle spese processuali presumibili, il presidente della Camera ha ricordato alle reclamanti che i termini stabiliti dalla legge – come il termine di reclamo di dieci giorni contro le decisioni di rigetto dell’opposizione – non sono prorogabili.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto all’ex patrocinatore delle società convenute il 13 luglio 2020, il termine d’impugnazione è scaduto giovedì 23 luglio 2020 durante le ferie estive (dal 15 al 31 luglio: art. 56 n. 2 LEF) ed è stato prorogato per legge fino al terzo giorno utile dopo la fine delle stesse (art. 63 LEF per il rinvio dell’art. 145 cpv. 4 CPC; DTF 108 III 49), ossia mercoledì 5 agosto, essendo il 2 agosto una domenica. Presentato il 21 luglio 2020 (data del timbro postale), il reclamo è dunque senz’altro tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
Nel caso in esame le reclamanti si lamentano che
“non sia stata data sufficientemente importanza alla documentazione da noi allegata”
. La censura è all’evidenza insufficientemente motivata, dal momento ch’esse non indicano quali documenti non sarebbero stati presi in considerazione dal Pretore o a quali documenti egli non avrebbe dato il giusto peso e per quale ragione. Del resto il giudice non è tenuto a esaminare la documentazione prodotta dalla parte se non nella misura in cui essa l’ha citata a sostegno di un argomento pertinente. Che non sia stato il caso nella fattispecie, le reclamanti neppure lo allegano. La censura è di conseguenza irricevibile (art. 321 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal cre-ditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto prov-visorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha considerato che l’accordo del 26 novembre 2013 prodotto dall’istante, secondo cui la RE 1 si è impegnata a rimborsarle fr. 5'160'000.– ol
tre agli interessi del 2% dal 1° dicembre 2013, e le cessioni di stessa
data da parte della RE 2 e della RE 3 di cartelle ipotecarie per rispettivamente fr. 3'400'000.– e fr. 650'000.– a garanzia del rimborso dei fr. 5'160'000.–, costituiscono un valido titolo di rigetto provvisorio delle opposizioni per la somma posta in esecuzione. Ha appurato anche l’esigibilità del credito in base alla disdetta del 18 giugno 2015 e degli accordi contrattuali così come il diritto di _, sulla scorta della procura speciale del 22 novembre 2013, di firmare gli accordi per conto dell’istante. Il primo giudice ha infine respinto l’eccezione di simulazione sollevata dalle convenute, non ritenendola verosimile, giacché il solo carattere fiduciario e complicato della struttura messa in atto dalle parti non permette di ammettere che dietro la figura del fiduciante (la RE 1) si celi la stessa istante o altre persone.
4.
Le reclamanti non contestano – a ragione – che la documentazione prodotta dall’istante, debitamente firmata dall’escussa, rappresenta un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF per il capitale di fr. 5'160'000.– posto in esecuzione (doc. B ad 1), per gli interessi convenzionali del 2%, pari a fr. 215'000.– per i 25 mesi intercorsi dal 1° dicembre 2013 alla scadenza notificata il 18 giugno per il 31 dicembre 2015 (doc. B ad 2 e K
1
), e per gli interessi di mora del 5% (art. 104 cpv. 1 CO) dal 1° gennaio 2016. I diritti di pegno risultano poi dalle convenzioni di garanzia sottoscritte dall’escussa con la RE 2 (doc. C) e la RE 3 (doc. D), che prevedono la cessione delle cartelle ipotecarie indicate sul precetto esecutivo (doc. E-J) a garanzia del mutuo.
5.
Con il reclamo le convenute lamentano chiari errori d’importi nella sentenza impugnata, rilevando come l’ammontare versato era di € 5'340'368.59 e non di fr. 5'430'000.–. A loro parere, indipendentemente dai precetti esecutivi la decisione fa sorgere dubbi sul reale importo dovuto, che potrebbero indurre l’istante a iniziare una nuova causa per la differenza sulla scorta della sentenza pretorile o causare problemi di ordine fiscale.
5.1
Alle reclamanti non paiono chiari lo scopo e la natura della procedura di rigetto dell’opposizione. Mira solo ed esclusivamente a determinare se esiste un titolo di rigetto – ossia un riconoscimento di debito (art. 82 cpv. 1 LEF) – che consenta di rigettare l’opposizione nell’esecuzione in corso (e unicamente in quella). Dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (sopra consid. 2). In altre parole la decisione di rigetto non assume alcuna valenza in eventuali altre procedure, siano esse civili, amministrative o fiscali, esecutive o di merito. Il rischio da loro paventato pertanto non sussiste.
5.2
Ad ogni modo, l’indicazione approssimativa del Pretore, al pari di quella della stessa RE 1 nello scritto del 3 aprile 2009 (doc. 8, terzo foglio), non ha alcun effetto né nella procedura di rigetto né nel merito, giacché le parti hanno pattuito un annullamento parziale del debito con la convenzione del 26 novembre 2013 prodotta quale titolo di rigetto (doc. B), riducendone l’ammontare a fr. 5'160'000.–, ossia a quello posto in esecuzione (doc. B pt. 1). La censura cade quindi nel vuoto, e con essa anche il reclamo.
6.
Alle reclamanti è già stato ricordato che il termine di reclamo è di dieci giorni (combinati art. 251 lett. a e 321 cpv. 2 CPC) e non è prorogabile
(art. 144 cpv. 1 CPC)
. Non occorre ripetersi (v. sopra ad E).
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35),
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede.
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 5'375'000.–, raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.