# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b7a5f60b-2824-5232-86ee-6c399ef13a7e
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1963, da ultimo attivo in qualità di impiegato nel montaggio di sistemi di ventilazione, in data 20 ottobre 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 2/1-8).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con comunicazione dell’11 gennaio 2010, l’Ufficio AI, nell’ambito dei provvedimenti di intervento tempestivo, ha assunto i costi di un corso di formazione (doc. 27).
A seguito tuttavia della comunicazione del 4 giugno 2010 di inattuabilità dei provvedimenti integrativi (doc. 34) - dato che, come indicato dal consulente incaricato, l’assicurato “allo stato attuale causa problemi di salute dovuti a questioni motorie, cervicali, cisti che sono state operate e malessere generale (vede dei puntini neri) non se la sente di iniziare un’attività lavorativa” (cfr. doc. 32) – e dopo avere sottoposto il caso al Servizio Medico Regionale (SMR), l’Ufficio AI, con progetto di decisione del 13 ottobre 2010 (doc. 41/1-3), poi confermato con decisione del 3 dicembre 2010, ha negato il diritto alla rendita, non presentando l’interessato alcun grado di invalidità (doc. B).
1.2. Contro la citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e l’attribuzione di una rendita di invalidità, “previo ulteriore accertamento medico” (doc. I).
L’avv. RA 1 ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).
Sostanzialmente il patrocinatore ha contestato la decisione dell’amministrazione, rilevando che la stessa si basa, dal profilo medico, su una perizia eseguita per conto dell’assicuratore malattia dal dr. _ nel 2007 e dunque ben tre anni prima della decisione impugnata. Il legale ha sottolineato come la valutazione peritale del dr. _ non tenga conto del peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato verificatosi nel frattempo, come attestato dal suo curante, dr. _, il quale ha espressamente indicato la necessità di svolgere una perizia pluridisciplinare, che valuti anche degli aspetti psicologici, completamenti ignorati dall’UAI.
Il rappresentante ha poi contestato il reddito da invalido calcolato dall’UAI, riferito “ad attività leggere, che l’assicurato potrebbe svolgere in virtù del fatto che ha conseguito un diploma amministrativo commerciale nel 1983”, sottolineando come “in realtà egli non ha più svolto una professione in questo contesto da molti anni”, visto che “dal 1997 è stato indipendente e dipendente a titolo precario, svolgendo in maniera irregolare lavori nel ramo degli impianti sanitari, che comportano sollevamento di pesi e presenza sui vari cantieri edili, ragione per la quale appare oggettivamente non corretto basarsi sul tipo di diploma conseguito, ma semmai su quella che è stata la sua attività professionale negli ultimi 10 anni” (doc. I).
1.3. In data 1° febbraio 2011 il patrocinatore dell'assicurato ha trasmesso al TCA il certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (doc. IV).
1.4. L’UAI, in risposta - dopo avere sottolineato la correttezza della valutazione peritale del dr. _, che non è stata smentita da certificati medici comprovanti l’asserito peggioramento dello stato di salute fatto valere dall’interessato, il quale nonostante quanto addotto non ha più consultato il proprio curante dall’autunno 2009, come indicato dallo stesso dr. _ - ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).
1.5. In data 8 febbraio 2011 il patrocinatore dell’assicurato ha chiesto che venga esperita una perizia pluridisciplinare, che tenga conto anche dell’aspetto psicologico, facendo presente che l’interessato non ha più potuto recarsi dal medico curante in quanto “in arretrato con i premi di cassa malati, per cui non ha i mezzi finanziari per pagare le visite mediche” (doc. VII).
Questo scritto del ricorrente è stato trasmesso all’UAI (doc. VIII), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Nel caso di specie, l’Ufficio AI, dopo avere chiesto ai medici curanti dell’assicurato di compilare gli usuali rapporti medici, ha sottoposto il caso al SMR, al fine di accertare quale fosse lo stato di salute dell’interessato.
Nel rapporto medico dell’8 settembre 2010, la dr.ssa _ del SMR, spec. FMH in medicina generale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), dopo avere posto la diagnosi principale di “coxartrosi sintomatica bilaterale” e, quali ulteriori diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa quelle di “instabilità multidirezionale del ginocchio sinistro in esito da plastica legamentare al crociato anteriore a sinistra nel 2001; periartropatia omeroscapolare intermittente a destra, attualmente asintomatica; sindrome cervicovertebrale intermittente attualmente asintomatica su esiti da trauma al collo nel 1990 e su disturbi statici del rachide; alterazioni degenerative del rachide lombare (osteocondrosi L3/L4 e L4/L5, spondilosi, Baastrup); anomalia di transizione lombosacrale (sacralizzazione di L5); decondizionamento muscolare”, ha considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività dal 28 giugno 2007 al 31 dicembre 2007 e dal 9 dicembre 2009 al 13 dicembre 2009, ma abile al lavoro al 100% in attività adatte dal 28 giugno 2007, osservando:
"
Il medico curante rinvia alla perizia del dr. _ del 21.09.2007 che indica quanto segue:
“
in un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo del 100% a decorrere dal 28.6.2007, allorché veniva dichiarato inabile al lavoro per l’ultima attività esercitata come montatore di ventilazioni, dal suo medico curante.
Da notare che l’assicurato non ha primariamente una formazione nel campo di attività pesanti in posizioni inergonomiche per il rachide rispettivamente le anche, ma un diploma in ambito amministrativo-commerciale, conseguito nel 1983: in un lavoro simile, le condizioni ergonomiche appena citate potrebbero essere soddisfatte.
Nella sua ultima attività principale come montatore di ventilazioni, lavoro da lui descritto come svolto essenzialmente su cantieri, quindi su terreno impervio, in posizione esclusivamente eretta, con necessità di sollevare e trasportare carichi pesanti, giudico l’assicurato inabile al lavoro nella misura dei 2/3, a seguito dei limiti funzionali e di carico sopramenzionati, a decorrere dal 28.6.2007, come attestato dal medico curante.
Una ripresa del lavoro come montatore di ventilazioni in misura superiore non risulta realizzabile, neanche dopo un eventuale impianto protesico alle anche, anche se i diversi limiti funzionali, menzionati, verrebbero parzialmente a cadere.
”.”
(Doc. 39-2)
L’assicurato ha contestato il progetto di decisione del 13 ottobre 2010, con il quale l’UAI gli ha rifiutato il diritto a prestazioni, criticando la mancata valutazione da parte dell’amministrazione del peggioramento delle sue condizioni di salute intervenuto rispetto all’apprezzamento peritale del dr. _, producendo, a comprova di quanto asserito, un referto del 25 ottobre 2010 del dr. _, spec. FMH in medicina generale, del seguente tenore:
"
A margine del colloquio del 22.10. u.s., durante il quale mi ha illustrato il progetto di decisione AI del 13.10., posso comprendere parte delle sue perplessità e segnalarle quanto segue.
I problemi cutanei, locomotori e psicologici che l’accompagnano nell’ultimo decennio sono, secondo me, meritevoli di attenzione medico-specialistica e socio-assicurativa.
La sua proposta di anteporre una valutazione peritale multidisciplinare diretta al giudizio formale assicurativo mi sembra giustificata.” (Doc. 42-3)
Nelle annotazioni del 23 novembre 2010, la dr.ssa _ del SMR ha osservato:
"
Non vengono presentate obiettività mediche in grado di portare ad una diversa valutazione del caso.” (Doc. 44-1)
In sede ricorsuale l’assicurato ha nuovamente criticato la scelta dell’amministrazione di non procedere ad un aggiornato esame specialistico peritale delle sue reali condizioni di salute, senza apportare nuova documentazione medica.
2.4. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.5.
Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, questo Tribunale, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, ritiene che siano necessari ulteriori accertamenti medici prima di poter prendere una decisione con sufficiente cognizione di causa.
2.5.1.
Secondo la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la nostra Corte federale ha stabilito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione,
a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve
,
a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
2.5.2.
Chiamato a pronunciarsi, il TCA, in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 sopra esposta (cfr. consid. 2.5.1.), ritiene che, nel caso di specie, non sia possibile, in mancanza di ulteriori approfondimenti, stabilire con precisione quali siano le patologie dell’assicurato e l’influsso delle stesse sulla sua capacità lavorativa residua.
Il TCA ritiene, infatti, di non potersi fondare, per stabilire il grado di incapacità lavorativa dell’assicurato, sul rapporto medico dell’8 settembre 2010 della dr.ssa _ del SMR, la quale, a sua volta, si limita, senza procedere ad una visita medica dell’interessato, a riprendere quanto già indicato dal dr. _ nella perizia del 21 settembre 2007.
Da una parte, infatti, è vero che, come indicato dalla dr.ssa _ nel rapporto medico dell’8 settembre 2010, lo stesso medico curante dell’assicurato, dr. _, nel rapporto medico del 7 giugno 2010 indirizzato all’UAI, ha indicato che “mi rimetto a quanto riferito nel precedente rapporto del 3 novembre 2010” (doc. 36-4), nel quale, a sua volta, faceva riferimento alle risultanze peritali del dr. _ del 21 settembre 2007 (cfr. doc. 10-2).
D’altra parte, tuttavia, questo Tribunale sottolinea che, nello stesso rapporto del 3 novembre 2009, il dr. _ ha raccomandato una “rivalutazione ortopedica” (cfr. doc. 10-3. punto 1.5), ha aggiunto che una “valutazione socio-professionale è imprescindibile” (cfr. doc. 10-4, punto 1.11), concludendo che “è auspicabile una valutazione peritale attualizzata” (cfr. doc. 10-5).
Da notare, inoltre, che anche nella proposta di DDP del 10 maggio 2010, il funzionario incaricato, dopo avere indicato che “misure di intervento tempestivo / provvedimenti professionali non possibili (per ragioni di salute professionale oggettivi)”, ha indicato che “si chiede di aggiornare la situazione medica e di trasmettere al SMR per presa di posizione in vista di una valutazione in merito ad un ev. diritto a rendita” (doc. 33-1).
Nonostante le chiare indicazioni del medico curante a proposito della necessità di una “valutazione peritale attualizzata”, la dr.ssa _ del SMR ha ritenuto di potersi fondare su quanto valutato dal dr. _ nella perizia del 21 settembre 2007 eseguita per conto dell’assicuratore malattia, senza procedere ad alcun tipo di aggiornamento peritale concernente le condizioni di salute dell’interessato.
Anche a fronte della contestazione del progetto di decisione del 13 ottobre 2010 di rifiuto delle prestazioni da parte dell’assicurato, motivata dall’assenza di una valutazione peritale aggiornata delle sue condizioni di salute, ritenuta per contro giustificata dal dr. _ (doc. 42-3), la dr.ssa _ del SMR ha ribadito le proprie conclusioni, rilevando che “non vengono presentate obiettività mediche in grado di portare ad una diversa valutazione del caso” (doc. 44-1).
Il TCA non può concordare con la scelta del medico del SMR.
Alla luce infatti delle chiare indicazioni fornite dal medico curante dell’interessato e in considerazione del lungo tempo trascorso dalla valutazione peritale del dr. _ (del 2007), questo Tribunale non può, in mancanza di ulteriori accertamenti specialistici, stabilire con sufficiente tranquillità
quali siano le patologie che affliggono l’assicurato e l’influsso delle stesse sulla sua capacità lavorativa residua.
Tale questione dovrà quindi essere approfondita dall’UAI tramite l’esecuzione di una accurata ed esaustiva perizia specialistica.
2.6. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento. Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio. In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto. Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert (cfr. la nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560)
, il quale ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche
. Ora, secondo Aubert, i
l risultato della giurisprudenza citata è quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori. Del resto, nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche (cfr. in questo senso STCA 35.2004.100 del 9 marzo 2005).
D’altra parte, in una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata
in
DLA 2001, p. 196s., la massima Corte federale ha ricordato - facendo riferimento a una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché faccia allestire al più presto una perizia specialistica, al fine di chiarire sia l'aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato.
2.7. L
’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (cfr. doc. I).
V
isto
l'esito favorevole del ricorso, l'assicurato, patrocinato da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.
Secondo la costante giurisprudenza del TFA l’assegnazione di ripetibili rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (DTF 124 V 309 consid. 6,
STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e
STFA del 18 agosto 1999 nella causa E.T.).
2.8. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell'Ufficio AI.