# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6a6cd1bb-51d0-5648-ae68-c7b120f78792
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel corso del mese di novembre 2003, RI 1, nato nel _, dipendente della ditta _ di _ in qualità di operaio pulitore, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1).
1.2. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare dopo avere disposto l’allestimento di una perizia pluridisciplinare da parte del Servizio di accertamento medico (SAM) di Bellinzona, l’Ufficio AI, con decisione formale 2 febbraio
2005, ha
negato all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità, motivando:
"
Nel caso specifico, dagli atti medici-specialistici acquisiti all’incarto si evince che lei è stato inabile al lavoro nella misura del 100% a decorrere dal mese di gennaio 2003 al mese di giugno 2003.
Dal 1.7.2003 è inabile nella misura del 30% in qualsivoglia attività.
Pertanto la sua attività quale operaio di un’impresa di pulizie è esigibile nella misura del 70% a decorrere dal 1.7.2003.
Non essendo trascorso un anno ininterrotto in inabilità lavorativa e lucrativa, secondo l’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto a rendita non esiste.”
(Doc. AI 27)
A seguito dell’opposizione interposta dalla _ per conto dell’assicurato – con la quale ha contestato le conclusioni dell’amministrazione, ribadendo di essere inabile al lavoro al 100%, anche a causa dei problemi cardiaci sopravvenuti negli ultimi tempi (doc. AI 33-1+2) - l’Ufficio AI, in data 8 marzo
2006, ha
confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. AI 40).
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha presentato un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto di poter beneficiare di una mezza rendita di invalidità.
Sostanzialmente egli contesta la valutazione medica peritale del SAM, che non tiene sufficientemente conto delle sue patologie psichiatriche, che lo rendono totalmente inabile al lavoro, così come attestato dalla dr.ssa _, sua curante, e dalla dr.ssa _, specialista in psichiatria e psicoterapia, presso la quale è in cura. Egli si è così espresso:
"
(...)
2.
A mente dello scrivente patrocinatore la decisione su opposizione emessa dell'autorità di prime cure è contestabile da più ordini di motivi e in particolare non tiene sufficientemente conto delle reali condizioni di salute.
In questa sede si allega il dettagliato rapporto medico della dr.ssa med. _ che così si esprime in conclusione del richiamato rapporto
"... attualmente il signor RI 1 è in cura presso la Dr.ssa. _, FMH in psichiatria che concorda con l'inabilità lavorativa al 100 % ..."
3.
Quale complemento a quanto sostenuto al punto precedente del seguente ricorso, si produce in dettaglio il rapporto della dr.ssa _." (Doc. I)
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece postulato la reiezione del ricorso, rilevando di avere sottoposto la nuova documentazione medica prodotta dal ricorrente al vaglio del SMR, il quale ha avuto modo di rilevare che non vi è stato nessun peggioramento dello stato di salute dell’assicurato con influsso sulla capacità lavorativa rispetto alla perizia SAM (III).
1.5. In data 3 maggio 2006 il patrocinatore ha comunicato al TCA che, dopo aver sentito il parere del medico specialista, non vi sono ulteriori commenti da esprimere in merito alla risposta di causa dell’amministrazione e alle osservazioni del SMR, ribadendo la bontà di quanto già comunicato dalla dr.ssa _ e dalla dr.ssa _ nelle loro attestazioni mediche prodotte con il ricorso (V).
1.6. In corso di causa, l’assicurato ha versato agli atti un certificato, datato 31 agosto 2006, del dr. _ della _ (VII + allegato).
Tale documento è stato trasmesso all’amministrazione (VIII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità oppure no.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c,
la nostra Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza
del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).
L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
2.5. Nel caso concreto, dalla decisione su opposizione impugnata (doc. AI 40), emerge che l’Ufficio AI ha negato all’interessato il diritto ad una rendita di invalidità, facendo capo alle risultanze di una perizia pluridisciplinare (psichiatrica, reumatologica e gastroenterologica) elaborata dal SAM di Bellinzona, in base alla quale l’assicurato presenta un’inabilità lavorativa del 30% nella sua abituale attività di operaio in una ditta di pulizie, così come in altre attività.
L’aspetto psichiatrico è stato indagato dal dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.
In occasione del consulto del 19 novembre 2004, egli ha diagnosticato una sindrome post-traumatica da stress in remissione (ICD10-F43.1), patologia apparsa posteriormente all’esperienza catastrofica subita durante la carcerazione in un campo di concentramento _ durante la guerra in _.
Il dr. _ ha quindi concluso che il disturbo psichico descritto non incide in maniera importante sulla capacità lavorativa da ultimo esercitata dall’assicurato.
Da un profilo terapeutico, egli ha indicato di non ritenere indicate particolari misure terapeutiche (referto 22.12.2004, doc. AI 23/15-17).
Il 16 novembre 2004 l’assicurato è stato visitato dal dr. _, spec. FMH in reumatologia.
Il citato reumatologo ha diagnosticato dolori all’apparato locomotorio di origine non somatica, con localizzazione alla spalla sinistra, al gomito di sinistra a livello della zona malleolare bilaterale soprattutto mediale, alle ginocchia e alla colonna vertebrale e stato dopo artroscopia a livello del ginocchio di sinistra circa 5 anni prima.
Secondo il dr. _ l’interessato presenta dolori diffusi all’apparato locomotorio, con una certa predominanza a livello del braccio sinistro e interessamento della colonna vertebrale, delle due ginocchia e delle caviglie, ma ha precisato che le indagini reumatologiche, neurologiche, di laboratorio e radiologiche non hanno potuto oggettivare la presenza di patologie rilevanti, che possano spiegare dal punto di vista somatico l’esistenza di tali disturbi. Pertanto, il perito ha concluso che, dal punto di vista strettamente reumatologico, l’assicurato non presenta nessuna incapacità lavorativa (referto 24.11.2004, doc. AI 23/18-23).
Da parte sua, il dr. _, spec. FMH in gastroenterologia, che ha esaminato l’insorgente in data 17 novembre 2004, ha diagnosticato dolori all’ipocondrio destro in un paziente con probabile disfunzione dello sfintere di Oddi, diverticolosi del colon destro, specialmente nella flessura destra, sospetta bulbite recidivante. Il perito ha quindi ritenuto che l’interessato è molto più disturbato dai problemi all’apparato locomotorio che dai disturbi addominali, giungendo alla conclusione che la sintomatologia addominale non riduce oltre il 30% in modo permanente la capacità lavorativa (referto 19.11.2005, doc. AI 23/24-28).
Nel dettagliato
rapporto peritale 5 gennaio 2005
i periti - sulla base delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti presso il SAM (consulto psichiatrico, reumatologico e gastroenterologico) - hanno posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “
dolori addominali (ipocondrio detro) con probabile disfunzione dello sfintere di Oddi, diverticolosi del colon destro, specialmente nelle flessura destra e sospetta bulbite recidivante”
e quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quelle di
“sindrome post-traumatica da stress in remissione; dolori all’apparato locomotorio di origine non somatica con localizzazione alla spalla sinistra, gomito sinistro, zona malleolare bilaterale (soprattutto mediale), alle ginocchia bilateralmente ed alla colonna verterbrale; dislipidemia”
(doc. AI 23-11).
In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno
esposto la seguente valutazione globale
:
"
(...)
7 VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA
L'A. presenta una capacità lavorativa del 70% come operaio (presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto).
8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
L'A. è limitato nella sua attività lavorativa solo dal problema gastroenterologico (in particolare dai dolori recidivanti).
Non vi sono altre patologie che limitino la capacità lavorativa dell'A..
A causa di vari accertamenti e ricoveri si può codificare una capacità lavorativa dello 0% fra gennaio e giugno 2003. Successivamente si può codificare la sopraccitata capacità lavorativa del 70% dal luglio 2003 e continua.
In seguito vi sono stati dei brevi periodi di incapacità lavorativa dovuti ad altri accertamenti e ricoveri ospedalieri.
Non vi sono provvedimenti sanitari atti a migliorare la capacità lavorativa dell'A..
La prognosi futura è buona.
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
Anche in altre attività, leggere e medio - pesanti, l'A. presenta una capacità lavorativa del 70% (presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto), dal luglio 2003 e continua.
Come già detto, l'A. ha presentato una capacità lavorativa dello 0% da gennaio a giugno 2003. Per i ricoveri ospedalieri fanno stato le osservazioni del nostro precedente punto.
10 OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI
Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.
Domande particolari non sono poste.
Al medico curante abbiamo già inviato una copia degli esami di laboratorio. Lasciamo all'UAI la decisione di inviare una copia della perizia al curante. (...)." (Doc. AI 23-13+14)
Sulla base di tali conclusioni, in data 25 gennaio 2005 il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Perizia SAM, con valutazione psichiatrica, reumatologica e gastroenterologica.
Dal punto di vista reumatologico e psichiatrico non emergono patologie che limitino la CL, secondo lo specialista gastroenterologo la CL è limitata al massimo al 30%. A mio parere la IL da questo punto di vista non appare completamente giustificata, visto anche che i disturbi sono in regressione, vedi descrizione dei disturbi soggettivi e l'A. non si descrive particolarmente disturbato.
L'attività da ultimo eseguita risulta comunque esigibile almeno al 70%.
La richiesta di rendita è da respingere." (Doc. AI 26-2)
2.6. Con la propria impugnativa, l’assicurato contesta le risultanze della perizia elaborata dal SAM, rilevando di essere in cura specialistica presso la dr.ssa _, la quale lo reputa inabile al lavoro al 100% (doc. I pag. 2).
Nel suo scritto 30 marzo 2006 la dr.ssa _, specialista FMH in medicina interna, ha posto le diagnosi di “
sindrome depressiva di origine reattiva, sindrome post-traumatica da stress; sindrome del dolore somatoforme persistente; fibrillazione atriale; epatopatia di origine non chiara, probabilmente etiltossica; gonalgie bilaterali su sindrome femoropatellare, stato da rottura traumatica del menisco mediale e del legamento collaterale mediale a sinistra, stato dopo meniscectomia artroscopica; periartropatia omeroscapolare cronica post-traumatica sinistra e sospetta rottura trasmurale del sovraspinato di sinistra; sindrome vertiginosa di origine non chiara; ateromatosi carotidea; addominalgie recidivanti di origine non chiara, possibile pancreatite cronica, nota da dilatazione del dotto epatico comune del coledoco con alterazioni a livello della papilla Vateri; esofagite su ernia iatale; diverticolosi del colon; condrosi multisegmentali C5-7 ed emangioma a livello Th2; dislipidemia
”. In merito a tali affezioni la dr.ssa _ ha osservato:
"
(...)
● Affezione attuale:
Dal 2002 il paziente viene frequentemente nello studio lamentando diversi sintomi per i quali è stato ampiamente indagato sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale da diversi specialisti (gastroenterologo, neurologo, reumatologo, otorinolaringoiatra). I disturbi riferiti sono a livello dell'apparato locomotore (dolori alle spalle, alle ginocchia, ai talloni, in sede lombare, in sede toracale ...), del sistema ORL/neurologico (vertigini parossistiche), in sede addominale. Tali patologie sono d'origine non chiara, resistenti ai numerosi trattamenti medicamentosi o chirurgici. Il paziente nega il consumo etilico anche se presenta alcune stigmate d'abuso (epatopatia, CDT leggermente elevato). A detta del paziente e dei famigliari, il Signor RI 1 non ha interessi sociali, passa le sue giornate a casa, è spesso nervoso ed aggressivo, piange frequentemente, dorme poco e male, spesso ha incubi ed ha pensieri intrusivi riguardo al vissuto nel campo di prigionia. Fatica ad accettare che l'intero malessere possa avere un'eziologia psichiatrica e non somatica. Per anni ha rifiutato una consulenza specialistica psichiatrica ed i numerosi tentativi di introduzione di un trattamento antidepressivo dovevano essere sospesi dopo pochi giorni per numerosi effetti collaterali.
● Conclusioni:
Attualmente il Sig. RI 1 è in cura presso la Dr.ssa _, FMH Psichiatria, che concorda con l'inabilità lavorativa al 100%." (Doc. C)
Nel suo scritto 3 aprile 2006 la dr.ssa _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, ha rilevato:
"
(...)
Dal 7.1.2003 è inabile al lavoro al 100%.
Vedo il paziente dal 15 novembre 2005 (data del primo colloquio) su segnalazione della Dottoressa _ dell'Ospedale _ di _ dove il signor RI 1 è stato degente nei mesi di ottobre - novembre 2005 (inviato dalla Dottoressa _ per riabilitazione).
La presa in carico del paziente, da parte della sottoscritta, consiste in colloqui regolari ogni dieci giorni circa e farmacoterapia.
Per gli aspetti medico-internistici rimando al rapporto del medico curante, _ _.
Per quanto riguarda gli aspetti psichiatrici siamo confrontati con una sintomatologia ansioso-depressiva, presumibilmente reattiva alle vicende di vita, sindrome post-traumatica da stress (soprattutto sotto forma di ricordi intrusivi che rievocano i traumi subiti in campo di concentramento, distacco emozionale e diminuita reattività al mondo circostante), problemi del sonno.
Il paziente appare come persona semplice, orientata nei tre domini e discretamente curata nel proprio aspetto.
La memoria (sia a breve che lungo termine) non mostra lacune, mentre l'attenzione e la concentrazione sono lievemente diminuite.
Molto chiuso in se stesso, fatica ad esprimere il proprio stato emotivo anche se è ben chiara una labilità su questo piano, nonché tensione interna.
L'umore è deflesso spesso in relazione ai ricordi ricorrenti riguardanti l'esperienza catastrofica vissuta durante il campo di concentramento. Il sonno è frequentemente disturbato da incubi che ricordano la situazione appena menzionata e vi è un'insonnia a volte resistente alla terapia farmacologica.
Sono presenti debolezza generale, forti dolori in tutto il corpo (a tratti appare claudicante), acufene persistente all'orecchio destro e capogiri che costringono il paziente ad interrompere spesso anche le più semplici attività quotidiane.
II signor RI 1 vive una vita in solitudine con scarsi contatti sociali (i pochi sono principalmente con i famigliari), spesso trascorre le sue giornate in casa, ha crisi di pianto, si lamenta di dolori diffusi in tutto il corpo.
Pur mostrandosi collaborante nell'ambito della presa a carico psichiatrica, appare scettico e con scarsa capacità di elaborazione del proprio stato in generale.
Durante i colloqui effettuati con il paziente non sono mai emersi elementi di tipo psicotico o disturbi del pensiero in genere.
Al momento attuale, dal punto di vista specialistico, il signor RI 1 è da considerarsi inabile al lavoro al 100%.
È difficile immaginare un miglioramento a breve - medio termine." (Doc. D)
Questi nuovi referti medici sono così stati commentati dal dr. _ del SMR nelle sue annotazioni 12 aprile 2006:
"
Vedi valutazione SMR su perizia SAM eseguita in 11.2004.
In fase di ricorso vengono presentati:
rapporto dr.ssa _, psichiatra, del 3.4.2006:
- assicurato in cura dal 15.11.2005
- presenza di sintomatologia ansioso-depressiva
- viene certificata una inabilità lavorativa del 100%
- dalla descrizione dello status psichico risulta:
○ assenza di disturbi della memoria
○ lieve riduzione dell'attenzione
○ umore spesso deflesso
○ insonnia
○ dolori in tutto il corpo
Valutazione:
la descrizione fornita dalla dr.ssa _ non permette di porre con certezza la diagnosi di una depressione (vedi criteri necessari per porre diagnosi di depressione ICD 10 F32). I disturbi elencati e accusati dall'assicurato sono già elencati nella valutazione peritale psichiatrica eseguita in sede SAM (pagina 2 della perizia dr. _). Da notare che la dr.ssa _ evita di fornire elementi precisi circa l'eventuale trattamento medicamentoso in atto ed evita di fornire una diagnosi psichiatrica precisa.
Rapporto dr.ssa _ del 30.3.2006:
dal rapporto emergono quali nuovi elementi rispetto alla perizia SAM:
- 3.2005 insorgenza di fibrillazione atriale trattata attualmente con anticoagulazione e beta-bloccante.
Valutazione:
l'assicurato ha presentato in marzo 2005 una fibrillazione atriale meglio specificata quale Ione fibrillation, ossia fibrillazione atriale in assenza di altre patologie cardiache. Secondo la documentazione specialistica a disposizione tale fibrillazione atriale era stata convertita già nel 2005 (ossia riportata in ritmo sinusale). Anche se l'assicurato presentasse tuttora una fibrillazione atriale (episodica) tale patologia non comporta, in assenza di altre problematiche cardiologiche, un influsso sulla capacità lavorativa per attività fisicamente medie.
Conclusione:
gli attuali rapporti medici non permettono di oggettivare una modifica sostanziale dello stato di salute dell'assicurato rispetto al momento della perizia SAM.
Sia la macrocitosi e l'alterazione dei valori epatici come anche l'episodio di fibrillazione atriale senza patologia cardiaca sottogiacente fanno sospettare fortemente un consumo etilico inadeguato. L'assicurato dovrebbe essere reso attento sul fatto che questo consumo deve essere sospeso, questo nell'ambito dell'obbligo da parte dell'assicurato di ridurre il danno." (Doc. IIIbis)
L’assicurato ha poi prodotto lo scritto 31 agosto 2006 del dr. _ relativo all’esame di artro-RM alla spalla sinistra, con le seguenti conclusioni:
"
(...)
CONCLUSIONI
Artrosi acromio-claveare con sindrome da impingement sotto-acromiale. Alterazioni tendinee di tipo degenerativo a livello sottoscapolare e sovraspinoso. Irregolarità a livello del labbro glenoideo antero-superiore con dubbio coinvolgimento inserzionale del capo lungo del bicipite. Configurando una patologia SLAP lI." (Doc. VII bis)
2.7.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01;
DTF 125 V 352, 122 V 160;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag. 106, consid. 3c, pag. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Massima Istanza
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in favore del suo paziente (STFA
25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01
; DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).
Nella STFA del 12 marzo 2004, I 683/03, pubblicata in DTF 130 V 352,
l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’inca-pacità di guadagno duratura. Tali criteri sono stati riassunti dal TFA nella sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03). In tale sentenza la nostra Massima Istanza ha rilevato che un disturbo da dolore somatoforme – che in quanto tale
non è, di regola, atto a determinare una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettibile di dare luogo ad un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3) –
può, eccezionalmente, determinare una limitazione duratura della capacità lavorativa tale da comportare un'invalidità nei casi in cui presenta una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per
la società. Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
Tale giurisprudenza è stata ancora confermata
nella STFA
del 28 maggio 2004 nella causa B. (I 702/03) e nella STFA del
16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03, pubblicata in DTF 131 V 49, (a
l riguardo vedi pure Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di attualità, in RtiD I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29).
2.8. Chiamato a pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA ritiene che la valutazione espressa dagli specialisti del SAM, secondo cui l’assicurato ha conservato una capacità lavorativa del 70% nell’attività di operaio di un’impresa di pulizie, possa validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli necessario procedere all’atto istruttorio richiesto dal ricorrente in via subordinata (ulteriori accertamenti medici).
Oggetto del contendere è sostanzialmente la valutazione delle ripercussioni sulla capacità lavorativa della patologia psichiatrica dell’interessato, osservato come dagli atti non risulti che le altre diagnosi (reumatologica e gastroenterologica), abbiano avuto, fino al momento determinante della resa del provvedimento oggetto di ricorso (DTF 130 V 140), delle ripercussioni maggiori sulla capacità lavorativa dell’interessato rispetto a quanto già valutato nella perizia SAM. Né del resto l’insorgente ha mai sostenuto il contrario.
2.8.1. Per quanto riguarda l’aspetto psichico, l’amministrazione ha fatto propria la valutazione del dr. _. Nel suo rapporto peritale 22 dicembre 2004 lo specialista ha rilevato di avere esaminato l’interessato nella sua lingua madre. Quali lamentele soggettive il dr. _ ha indicato “
gonfiore alle gambe, difficoltà di deambulare, dolori muscolari, difficoltà di sonno, frequenti sogni sgradevoli nei quali sogna i morti e si addormenta non prima dell’alba
”. Passando invece alle constatazioni oggettive, il perito ha rilevato che “
le sue condizioni somatiche sono corrispondenti all’età anagrafica, non si osservano impedimenti grossolani alla deambulazione o disturbi della postura eretta o seduta. La psicomotricità appare priva di segni patologici. Non si osservano segni d’abuso di sostanze psicoattive. Nella sfera fisiologica si riferisce ai disturbi del sonno nella prima e nella seconda fase, con inizio del sonno vero e proprio solo prima dell’alba, con sogni ricorrenti di cadaveri e di altre tematiche belliche. L’appetito è buono, la vita sessuale è ridotta
”. Il dr. _ ha poi indicato di non avere constatato disturbi della sfera cognitiva e percettiva, che le relazioni sociali ed interpersonali sono buone, anche se avvengono prevalentemente all’interno della propria etnia immigrata in Svizzera e che vi sono anche buoni contatti con la patria d’origine, dove sarebbe riuscito a rientrare in possesso dei propri averi (doc. AI 23-16). In merito alla sfera affettiva, il dr. _ non ha constatato particolari deflessioni, ha riscontrato un’adeguata risposta agli stimoli, rilevando tuttavia la presenza di “
alcuni residui del vissuto traumatico dell’esperienza nel campo di concentramento
” e “
rimasugli dei ricordi spiacevoli ricorrenti ma non molto intrusivi, mentre rimangono ancora oggi dei sogni spiacevoli ma senza sensazioni che gli eventi traumatici si stessero ripresentando
” (doc. AI 23-17). Infine, il dr. _ ha negato la presenza di segni di un disagio psicologico, di reattività fisiologica all’esposizione agli eventi che simbolizzano la carcerazione, osservando che “
non sembra che cerchi di evitare le conversazioni associate all’esperienza vissuta. Ora la sua ideazione appare quasi ottimistica con qualche tenue piano per il futuro poiché con i risparmi è riuscito a ricostruire la casa distrutta
” (doc. AI 23-17).
Sulla base di tali constatazioni, il perito è giunto alla conclusione che l’interessato presenti una “
sindrome post-traumatica da stress in remissione (F43.1)
”, rilevando che il disturbo descritto non incide in maniera importante sulla capacità lavorativa nell’ultima attività svolta. Il perito ha precisato che l’assicurato è stato esposto ad un’esperienza catastrofica durante gli eventi bellici in _, subendo la carcerazione nel campo di concentramento _: a seguito di questo tragico vissuto, egli presenta ancora oggi residui dei sintomi tipici della sindrome post-traumatica da stress, ma non di intensità tale da influire in maniera significativa sulle sue condizioni di salute mentale. Il dr. _ ha giudicato buona la prognosi a medio e lungo termine, senza che risultino necessarie particolari misure terapeutiche. Il perito ha concluso affermando che “
dal punto di vista esclusivamente psichiatrico non vi sono dei particolari impedimenti all’integrazione professionale dell’assicurato e non vi sono limiti funzionali degni di rilievo
” (doc. AI 23-17).
L’assicurato ha contrapposto a tale valutazione i certificati medici della dr.ssa _ (internista) e della dr.ssa _ (psichiatra).
Nel referto 30 marzo 2006 la dr.ssa _, dopo aver elencato l’anamnesi patologica, ha osservato che dal 2002 l’interessato lamenta diversi sintomi per i quali è stato ampiamente indagato sia in ambito ospedaliero, sia ambulatoriale, da diversi specialisti (gastroenterologo, neurologo, reumatologo, otorinolaringoiatra). I disturbi riferiti a livello dell’appa-rato locomotore (dolori alle spalle, alle ginocchia, ai talloni, in sede lombare e toracale) e del sistema ORL-neurologico (vertigini parossistiche) sono di origine non chiara e resistenti ai numerosi trattamenti. La curante ha rilevato che l’interessato fatica ad accettare che l’intero malessere possa avere un’eziologia psichiatrica e non somatica, motivo per il quale per anni ha rifiutato una consulenza specialistica psichiatrica, precisando tuttavia che attualmente egli è in cura presso la dr.ssa _, che concorda con un’inabilità lavorativa del 100% (doc. C).
Nella sua lettera 3 aprile 2006 rilasciata al paziente la dr.ssa _ ha rilevato di avere in cura l’assicurato dal 15 novembre 2005, con una presa a carico consistente in colloqui regolari ogni dieci giorni circa e farmacoterapia. La psichiatra ha riferito di una sintomatologia ansioso-depressiva, presumibilmente reattiva alle vicende della vita; di una sindrome post-traumatica da stress che si manifesta soprattutto sottoforma di ricordi intrusivi che rievocano traumi subiti nel campo di concentramento, distacco emozionale e diminuita reattività al mondo circostante; problemi del sonno. La dr.ssa _ ha constatato una memoria senza lacune; una lieve diminuzione dell’attenzione e della concentrazione; una certa fatica ad esprimere il proprio stato emotivo; un umore deflesso spesso in relazione ai ricordi ricorrenti riguardanti l’esperienza catastrofica vissuta nel campo di concentramento e un sonno frequentemente disturbato da incubi relativi al suo difficile passato. Ella ha poi riferito di uno stato di debolezza generale, con forti dolori in tutto il corpo e capogiri e di una vita vissuta in solitudine, con scarsi contatti sociali, principalmente con i famigliari. La dr.ssa _ ha riferito di un atteggiamento collaborante, anche se appare un po’ scettico e con scarsa capacità di elaborazione del proprio stato generale, rilevando che durante i colloqui non sono mai emersi elementi di tipo psicotico o disturbi del pensiero in genere. Ella ha concluso che dal punto di vista specialistico l’assicurato appare totalmente inabile al lavoro.
Al riguardo, il dr. _ ha osservato che la descrizione fornita dalla dr.ssa _ non permette di porre con certezza la diagnosi di una depressione così come richiesto dalla classificazione ICD 10-F.32, rilevando che i disturbi elencati dalla specialista curante sono già stati presi in considerazione nella perizia del SAM e per esso dal perito, dr. _. Il dr. _ ha inoltre aggiunto che la dr.ssa _ evita di fornire elementi precisi circa l’eventuale trattamento medicamentoso in atto ed evita di fornire una diagnosi psichiatrica precisa (doc. III bis).
Tali considerazioni del SMR possono essere fatte proprie da questo Tribunale, per i motivi seguenti.
Innanzitutto occorre rilevare che le critiche mosse dal dr. _ allo scritto della dr.ssa _ sono state trasmesse dal TCA al patrocinatore dell’assicurato, con la facoltà di presentare osservazioni scritte in merito. Con scritto 3 maggio 2006 il patrocinatore ha espressamente comunicato al Tribunale che “
sentito il parere del medico specialista, non vi sono ulteriori commenti da fare rispetto al doc. III bis presentato in replica dalla controparte
” (doc. V, la sottolineatura è della redattrice). Appare quantomai singolare che a fronte delle puntuali obiezioni del dr. _ – che indica che la descrizione fornita dalla curante non permette di porre con certezza la diagnosi di depressione e che rimprovera alla specialista di non avere posto una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e di non avere fornito elementi precisi circa il trattamento medicamentoso in atto – la dr.ssa _, espressamente sentita in merito da parte del patrocinatore, non abbia precisato quali siano le diagnosi e il trattamento in corso o ribattuto in maniera motivata alle critiche del SMR.
Al riguardo occorre ricordare che se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Nel caso di specie, a fronte delle critiche puntuali del dr. _, la specialista curante era senz’altro in grado di rispondere, in maniera motivata, spiegando le ragioni che l’hanno spinta a ritenere l’interessato, contrariamente a quanto stabilito dal perito del SAM, totalmente inabile al lavoro, nonostante un quadro clinico sovrapponibile a quello evidenziato dal dr. _. Ma così non è stato, nonostante per stessa ammissione del patrocinatore, la specialista curante abbia avuto modo di esprimersi in merito alle osservazioni del SMR, ritenendo che non vi fossero ulteriori commenti da fare: l’assicurato deve pertanto portare le conseguenze di tale silenzio.
Inoltre, come visto (cfr. consid. 2.7.), in materia di danno alla salute psichica la giurisprudenza federale esige, come condizione necessaria ma non sufficiente per poter ammettere l'esistenza di un'affezione invalidante, che venga posta una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (cfr. DTF 132 V 69-70; DTF 131 V 50 consid. 1.2; DTF 130 V 353 consid. 2.2.3).
Nel caso di specie, nel suo scritto 3 apriel 2006 la dr.ssa _ non ha posto una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, né lo ha fatto successivamente, in seguito alla puntuale critica al riguardo espressa dal dr. _.
Inoltre, il dr. _ nelle sue annotazioni ha indicato
che la descrizione fornita dalla dr.ssa _ non permette di porre con certezza la diagnosi di una depressione secondo i criteri necessari di cui all’ICD10-F32.
Anche questa asserzione del dr. _, non contestata dalla specialista curante tramite motivazioni che possano far ritenere il contrario, deve essere ritenuta corretta da parte di
questo Tribunale.
La classificazione F
32 relativa agli episodi depressivi citata dal dr. _ prevede infatti:
"
F32 Episodio depressivo
Negli episodi tipici di tutte le tre forme, lieve (F32.0), di media gravità (F32.1) e grave (F32.2 e 3) descritte più oltre, il soggetto generalmente presenta depressione del tono dell'umore, perdita degli interessi e della capacità di provare piacere, riduzione dell'energia con aumentata affaticabilità e diminuita attività. È comune una stanchezza marcata dopo ogni sforzo anche minimo. Altri sintomi comuni sono:
1. riduzione dell'attenzione e della concentrazione;
2. riduzione dell'autostima e della fiducia in sé;
3. idee di colpa e di inutilità (anche nel corso di un episodio lieve);
4. visione pessimistica del futuro;
5. idee o atti di autoaggressività o di suicidio;
6. disturbi del sonno;
7. diminuzione dell'appetito.
L'abbassamento del tono dell'umore si modifica scarsamente da un giorno all'altro ed è spesso insensibile alle circostanze, ma può mostrare una caratteristica variazione diurna. Come accade per gli episodi maniacali, il quadro clinico mostra marcate variazioni da individuo ad individuo, e i quadri atipici sono particolarmente comuni nell'adolescenza. In alcuni casi, l'ansia, l'angoscia e l'agitazione motoria possono essere a tratti più evidenti rispetto alla depressione, e l'alterazione del tono dell'umore può essere mascherata da aspetti aggiuntivi, come l'irritabilità, il consumo eccessivo di alcool, il comportamento istrionico, l'accentuazione di sintomi fobici o ossessivi preesistenti, le preoccupazioni ipocondriache. Per gli episodi depressivi di tutti i
tre livelli di gravità è in genere richiesta una durata di almeno due settimane, ma periodi più brevi sono accettabili se i sintomi sono insolitamente gravi o ad esordio rapido.
Alcuni dei sintomi sopra elencati possono essere marcati, e presentare aspetti caratteristici ai quali comunemente viene attribuito un particolare significato clinico. Gli esempi più tipici di questi sintomi «biologici» (si veda l'introduzione a questa sezione, p. 106) sono:
1. la perdita di interesse o di piacere nelle attività che normalmente sono fonte di piacere;
2. la mancanza di reattività emotiva nei confronti delle circostanze e degli eventi normalmente piacevoli;
3. il risveglio al mattino due o più ore prima del solito;
4. il peggioramento mattutino della depressione;
5. l'evidenza obiettiva di un chiaro rallentamento psicomotorio o di una chiara agitazione (osservati o riferiti da altre persone);
6. la marcata perdita dell'appetito;
7. la perdita di peso (spesso definita come riduzione del 5%, o più del peso corporeo nell'ultimo mese);
8. la marcata riduzione della libido.
Questa sindrome «biologica» non è di solito considerata presente se non sono chiaramente manifesti almeno quattro dei sintomi sopra descritti.
Le categorie Episodio depressivo lieve (F32.0), di media gravità (F32.1) e grave (F32.2 e .3), descritte in dettaglio più oltre, devono essere usate solo per un singolo (primo) episodio depressivo. Gli ulteriori episodi depressivi devono essere classificati in una delle sottocategorie della sindrome depressiva ricorrente (F33).
I tre livelli di gravità sono specificati per coprire un'ampia gamma di stati clinici riscontrabili in vari tipi di pratica psichiatrica. I soggetti che presentano episodi depressivi di grado lieve sono comuni nella medicina di base, mentre nei reparti psichiatrici si incontrano principalmente i casi più gravi.
Gli atti di autolesionismo, più frequentemente di autoavvelenamento con farmaci prescritti, che sono associati con le sindromi affettive, devono essere registrati per mezzo di una codifica aggiuntiva presa dal capitolo XX dell'lCD-10 (X60-X84). Queste codifiche non implicano un giudizio circa la differenziazione tra tentato suicidio e «parasuicidio», essendo entrambe incluse nella categoria generale degli atti di autolesionismo.
La differenziazione tra grado lieve, medio e grave qui consigliata si basa su un complesso giudizio clinico che tiene conto del numero, del tipo e della gravità dei sintomi presenti. Il livello abituale delle attività sociali e lavorative è spesso un utile criterio generale per comprendere il probabile livello di gravità dell'episodio; tuttavia, le influenze individuali, sociali e culturali che compromettono la relazione tra la gravità dei sintomi e il funzionamento sociale sono così frequenti e marcate da sconsigliare l'inclusione di tale funzionamento tra i criteri essenziali per il giudizio di gravità.
La presenza di demenza (F00-F03) o il ritardo mentale (F70-F79) non esclude la diagnosi di un episodio depressivo trattabile, ma le difficoltà nella comunicazione sono spesso tali che, per formulare la diagnosi, è necessario più del solito fare riferimento ai sintomi «biologici» obiettivamente osservati, quali il rallentamento psicomotorio, la perdita di appetito e di peso e i disturbi del sonno.
Include:
singoli episodi di depressione maggiore senza sintomi psicotici, reazione depressiva, depressione psicogena o depressione reattiva."
(cfr. "ICD-10. Classificazione delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano 1994, pag. 113-114).
In assenza di elementi contrari, a mente del TCA le affezioni dell’assicurato non permettono di oggettivare una modifica sostanziale del suo stato di salute psichica rispetto a quanto già valutato al momento della perizia del SAM, così come correttamente stabilito dal medico SMR.
Al riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont
garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid.
3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter
le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)”
(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)
2.8.2. Nel suo certificato 30 marzo 2006 trasmesso al TCA dall’insorgente a comprova della sua totale inabilità al lavoro, la dr.ssa _ ha elencato l’anamnesi patologica, riportando tutti gli interventi, i ricoveri e le affezioni dell’interessato, dal 2000 al marzo 2005. Rispetto a quanto già valutato in sede peritale dal SAM (perizia del novembre 2004), la curante ha indicato che “
nel marzo 2005 ricovero all’Ospedale _ in medicina per una fibrillazione di nuova insorgenza per la quale sta tuttora eseguendo accertamenti cardiologici. All’abituale terapia è stato aggiunto un trattamento anticoagulante e betabloccante
” (doc. C).
Nelle sue osservazioni 12 aprile 2006 il dr. _ ha rilevato che la fibrillazione atriale presentata dall'assicurato nel marzo 2005 è una fibrillazione atriale in assenza di altre patologie cardiache, che secondo la documentazione specialistica a disposizione era stata riportata in ritmo sinusale già nel 2005. Il medico SMR ha sottolineato che “
anche se l'assicurato presentasse tuttora una fibrillazione atriale (episodica), tale patologia non comporta, in assenza di altre problematiche cardiologiche, un influsso sulla capacità lavorativa per attività fisicamente medie
” (doc. III bis, sottolineature della redattrice)
Il dr. _ ha poi aggiunto che sia la macrocitosi e l'alterazione dei valori epatici come anche l'episodio di fibrillazione atriale senza patologia cardiaca sottogiacente fanno sospettare fortemente un consumo etilico inadeguato, osservando che l'assicurato dovrebbe essere reso attento sul fatto che questo consumo deve essere sospeso e questo nell'ambito dell'obbligo di ridurre il danno (doc. IIIbis).
A queste conclusioni del SMR, motivate e non smentite da altri certificati medico-specialistici attestanti
un peggioramento delle patologie con influsso sulla capacità lavorativa dell’inte-ressato, può essere prestata adesione.
Pertanto, questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui è pervenuta l’ammi-nistrazione basandosi su quelle del medico SMR, che conferma la correttezza della perizia esperita dal SAM, che ha accuratamente e compiutamente vagliato tutte le patologie di cui è portatore l'assicurato, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla valutazione della capacità lavorativa.
In conclusione, visto quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti valutazioni peritali SAM, richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l
'assicurato è abile al lavoro al 70% sia nella sua attività di operaio pulitore sia in altre attività adeguate.
In queste condizioni, dal momento che l’insorgente è
ancora capace di esercitare la sua vecchia professione, appare indicato procedere a un cosiddetto
raffronto percentuale
(cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati; STFA del 21 agosto 2006 nella causa R., I 759/05, consid.
8; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, tesi Friborgo 1995, p. 154).
Pertanto, il reddito da invalido che egli potrebbe conseguire mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua corrisponde al 70% del reddito realizzabile senza il danno alla salute.
L’incapacità lucrativa del ricorrente ammonta dunque al 30%, ciò che è insufficiente per fare nascere il diritto a una rendita di invalidità dell’AI (cfr. art. 28 cpv. 1 LAI).
Visto quanto precede, la decisione su opposizione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.