# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4f9cd9cb-1721-5eab-8f10-d1f606351494
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
Per i fatti essenziali, e per quanto qui necessario, si può rinviare (DTF 123 I 31) a precedente decisione che negava la libertà provvisoria al qui accusato:
"A.
_ è stato arrestato il 16 aprile 2003, con contestuale promozione dell'accusa per le ipotesi di reato di appropriazione indebita qualificata, subordinatamente semplice, amministrazione infedele qualificata, subordinatamente semplice, mancato assassinio, subordinatamente mancato omicidio (doc._ inc. GIAR _).
L'arresto è stato confermato, da questo giudice lo stesso giorno, ritenuta la presenza di gravi indizi di colpevolezza (in modo evidente, date le ammissioni, per i reati finanziari) e necessità istruttorie (doc. _ inc. GIAR _).
B.
Due sono le fattispecie oggetto d'inchiesta. In sintesi: da un lato _ è accusato di essersi appropriato, rispettivamente di aver amministrato infedelmente, di denaro di proprietà di _ che era stato depositato su relazioni bancarie delle quali egli _ era procuratore, e ciò per ca. 3 milioni di FRS. D'altro, ed in relazione al ferimento al volto di _ avvenuto a _ il 24 febbraio 2003 in circostanze poco chiare, egli è accusato di aver agito intenzionalmente e con l'intenzione di uccidere.
"
(sentenza 20 giugno 2003, GIAR _)
B.
Con decisione del 15 ottobre 2003 (GIAR _), questo giudice aveva prorogato di due mesi (fino al 16 dicembre 2003 compreso) il carcere preventivo cui era astretto _ (carcere che ex art. 102 cpv. 2 CPP sarebbe scaduto il 16 dicembre 2003).
Con l'istanza qui in discussione il magistrato inquirente chiede che la detenzione preventiva sia ulteriormente prorogata di 2 mesi, cioé sino al 16 febbraio 2004.
Il Procuratore pubblico precisa di aver già proceduto al deposito degli atti e, alla scadenza dello stesso, di aver ricevuto richieste di complemento da parte dell'accusato; tali richieste sono già state respinte. La relativa procedura non essendo ancora conclusa (per facoltà di reclamo ex art. 280 CPP), e non essendo possibile prevedere l'esito del reclamo, la proroga è richiesta per permettere conclusione dell'istruttoria.
Dopo aver rinviato, per i gravi indizi di colpevolezza, alla decisione 15 ottobre 2003, il magistrato inquirente sostiene concretezza (e persistenza) di un pericolo di collusione sia con la parte civile _, sia con _. Inoltre, è invocato concreto pericolo di fuga alla luce del rischio di una pena da espiare, l'assenza di prospettive d'impiego, la rottura dei legami con la moglie e la non determinazione del destino di FRS 455'000.- per i quali si potrebbe, sempre secondo il magistrato inquirente, ipotizzare una tesaurizzazione.
Da ultimo, il magistrato sostiene che alla luce delle imputazioni il carcere preventivo sofferto, e quello eventualmente ancora da soffrire, sarebbe rispettoso del principio di proporzionalità.
C.
La difesa si oppone alla proroga richiesta.
Non contesta l'esitenza di gravi indizi per quanto concerne le ipotesi di reati patrimoniali ma ritiene che gli stessi siano insufficienti per quelle relative ai reati contro la persona.
Rigetta le argomentazioni del magistrato inquirente circa l'esistenza di bisogni istruttori e pericolo di collusione, richiamando, in parte, quanto affermato da questo giudice in sede di decisione sulla prima proroga (sentenza 15 ottobre 2003, GIAR _) e il fatto che l'intervenuto deposito degli atti, con respingimento (da parte del Procuratore pubblico) dei complementi istruttori da lui richiesti, indica che lo scopo dell'istruttoria è, per l'inquirente, raggiunto con la conseguenza che non vi sarebbero più "bisogni istruttori" concreti invocabili.
Contesta, inoltre, l'esistenza di un concreto pericolo di fuga. Non esiste prova di tesaurizzazzione all'estero, comunque insufficiente da sola per concretizzare pericolo di fuga (e qui richiama un passaggio, abbondanziale, della già citata sentenza di questo ufficio), ed il legame con i figli, in particolare quello con la figlia maggiore (nata nel 1981dalla prima moglie - cfr. curriculum in AI _) gli sarebbe indispensabile così da escludere qualsiasi sua volontà di allontanarsi dalla Svizzera. Misure sostitutive, quali il ritiro dei documenti di legittimazione, potrebbero, a suo dire, ulteriormente garantire sua continua presenza.
Delle altre considerazioni e argomentazioni delle parti si dirà, se necessario, nei considerandi che seguono.

## Considerations

Considerato
in diritto
1.
L'istanza, presentata prima del termine di scadenza della detenzione preventiva (16 dicembre 2003, compreo), stabilito con la decisione del 15 ottobre 2003, e con tempi che hanno permesso il rispetto del diritto di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui brevemente richiamati:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
Per quanto concerne l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza, tenuto conto dei limiti che deve porsi questo giudice, si può senz'altro far capo (DTF 123 I 30, cons. 2 c.) a quanto detto nelle decisioni del 20 giugno 2003 e del 15 ottobre 2003. Infatti, non emergono dall'incarto (tantomeno dall'istanza e dalle osservazioni) elementi atti a modificare sostanzialmente quelle conclusioni che vengono, di conseguenza, qui riprodotte:
"3.
a)
Gravi e concreti indizi di reato sono presenti nel caso in esame, sia per i reati di carattere patrimoniale, sia quelli contro la persona.
b)
Non occorre qui spendere molte parole in relazione alle ipotesi di reati patrimoniali. Gli elementi in tal senso, già emersi nei contatti tra le due parti prima dell'avvio del procedimento penale, sono stati ammessi dall'accusato fin dal suo primo verbale davanti al Procuratore pubblico:
"
Io voglio qui precisare che lunedì mattina, 14.4.2003, ho avuto un incontro presso gli uffici della _ con il mio avvocato, _ e l'Avv. _. In tale incontro, l'avv. _ mi ha rimproverato di aver effettuato dei prelevamenti sul conto di _ per complessivi 3 milioni di frs. Io in quella sede ho detto, e lo riconfermo, che ho indebitamente prelevato dei fondi dal conto _ di pertinenza di _. Per semplicità quando nel presente parlo del conto _ di pertinenza di _ mi riferisco alla relazione bancaria aperta a suo tempo presso _, ricordo a memoria il numero di base cioé _
." (Verbale PP 16 aprile 2003 p.3)
La sostanza di queste ammissioni, peraltro conformi con quanto risulta dalla documentazione già acquisita (cfr. Verbale PP _ 14 aprile 2003 e relativi allegati), è stata recentemente ribadita dall'accusato (Verbale PP 3 giugno 2003, p. 1).
Quanto sopra basta a configurare gravi indizi di reato, anche a prescindere da questioni relative all'ammontare preciso dei prelievi, all'entità di eventuali "riversamenti", alla tipologia della gestione concordata e alle informazioni fornite a _ circa lo scopo e le caratteristiche della procura (Verbale PP 3 giugno 2003, p. 1; Verbale PP 16 aprile 2003, pp. 3 e 4).
c)
Per ciò che attiene le ipotesi di reato contro la persona, numerosi sono gli aspetti non chiari (o non ancora chiariti) in merito alla dinamica dei fatti, dinamica non priva d'importanza (per non dire determinante) per l'accertamento dell'esistenza o meno dei reati indicati nella promozione d'accusa.
Innanzitutto, non sono chiari i motivi per i quali _ è stato invitato ad entrare in casa ed in studio. L'accusato, quando era ancora indiziato per lesioni colpose, fa riferimento al fatto che _ poteva mostrargli come si fa a smontare una "parabellum" (Verbale PP _ 25 febbraio 2003 p. 3). _, che ha si riferito della richiesta relativa allo smontaggio della "parabellum" (Verbale PP 27 febbraio 2003, p. 2), ha poi precisato che il motivo principale stava nel fatto che _ doveva mostrargli i conti (Verbali PP _ 14 aprile 2003, p. 8 e 22 aprile 2003, p. 5) ed ha parlato di un disinteresse dell'accusato per l'operazione di smontaggio dell'arma (ibidem).
Pure non chiara è la situazione (localizzazione) dell'arma, che ha ferito _, al momento in cui i due sono entrati in casa, rispettivamente nello studio. Per _ si trovava sulla scrivania, carica, disassicurata e con il cane alzato, e ciò da tre giorni (Verbali PP _ 25 febbraio 2003, p. 4 e 9 maggio 2003 p. 10), mentre _, che alla scrivania si è seduto per smontare la "parabellum", non l'ha vista (Verbale PP _ 27 febbraio 2003, p.2, 14 aprile 2003 p.8, 22 aprile p.5). Inoltre, _ si dice sicuro che prima dello sparo _, che era uscito dallo studio per orinare, è rientrato dirigendosi direttamente verso di lui (Verbale PP _ 22 aprile 2003, p. 5), quindi senza "passare" dalla scrivania come afferma, invece, l'accusato (Verbale PP _ 10 maggio 2003, p. 5). Da qui l'incertezza sulla posizione dell'arma, con conseguenze sul momento ed il motivo per cui l'accusato l'ha presa in mano. Ora, se è vero che _ non stava guardando _, al momento in cui questi rientrava nello studio, è altrettanto vero che in un locale relativamente piccolo lo spostamento di una persona, e la sua voce, possono fornire indicazioni circa la sua posizione e/o il suo spostarsi.
D'altro canto l'accusato non ha spiegato come e perché l'arma carica e pronta al tiro si trovasse da qualche giorno in quel locale (praticamente incustodita), perché era stata preparata al tiro (con cane alzato), quale fosse lo scopo di mostrarla a _ senza nulla accennargli in merito prima che partisse il colpo (cfr. Verbali PP _ 25 febbraio 2003, p. 4/5, 9 maggio 2003, p. 3 e 9, _ 22 aprile 2003, p. 4). Soprattutto, l'accusato non fornisce spiegazione alcune sul perché egli, collezionista ed appassionato d'armi, dopo aver preso in mano la SIG 210, per avvicinarsi all'amico e mostrargliela, non si sia accorto dello stato dell'arma e non abbia provveduto renderla inoffensiva (Verbale PP _ 25 febbraio 2003, p. 5, 9 maggio 2003 p. 3, 10 maggio 2003, p. 4/5).
Non da ultimo (eufemisticamente parlando), la posizione delle due persone al momento in cui il proiettile è partito (entrambi si trovavano in piedi, _ dietro _) e le modalità d'impugnazione dell'arma da parte dell'accusato (all'altezza delle spalle e puntata verso _ -Verbale _ 25 febbraio 2003, p. 5) con _ che viene colpito al volto, destano ulteriori perplessità (che si aggiungono a quanto si è appena detto) sulla dinamica dei fatti così come indicata dall'accusato.
Quanto al movente, a prescindere dal fatto che ancora recentemente lo svuotamento di un conto bancario è stato ritenuto quale movente di un mancato omicidio (Assise criminali Lugano 17 maggio 2002), la sua esistenza (così come indicato dal magistrato inquirente) non può essere esclusa nel caso in esame (e non lo sarebbe neppure se fosse accertato che l'esistenza del conto depauperato sarebbe comunque venuto a galla, anche solo per il fatto che le eventuali spiegazioni che l'accusato poteva fornire non avrebbero potuto essere contraddette da _).
Alla luce di tutto quanto esposto, anche per le ipotesi di reato contro la persona sono dati (a questo stadio dell'inchiesta e senza voler minimamente anticipare giudizi di merito che non sono nella competenza di questo giudice) sufficienti indizi di reato."
(GIAR _)
e
"3.
a)
...
L'unico elemento nuovo, compiutamente indicato, è il contenuto del rapporto della polizia scientifica del 13 settembre 2003 (AI _) che segnala il ritrovamento, sul mobiletto del bagno, di "tracce" che indicherebbero il "deposito" di un'arma da fuoco compatibile con una SIG 210. A prescindere da ogni considerazione sulla concretezza e sulla portata del rilevamento (per la difesa inconsistente), è palese che volendolo considerare sarebbe un indizio a carico (viste le dichiarazioni dell'accusato in merito al luogo di situazione dell'arma la sera dei fatti), mentre il considerarlo inconsistente non scalfirebbe più di tanto la valenza degli (altri) indizi considerati nella precedente decisione.
...
Come detto, dai verbali dell'accusato davanti al Procuratore pubblico dopo il 20 giugno, non emergono ulteriori particolari elementi relativi alle ipotesi di reato contro la persona, se si eccettua la prospettazione dei rilevamenti operati dalla polizia scientifica nel bagno (Verbali PP _ 24 giugno 2003, 18 settembre 2003) ed i commenti relativi alla ricostruzione (verbale 31 luglio 2003). Quanto alle ipotesi di reato patrimoniale, le stesse trovano ampia conferma (documentale e per ammissione dello stesso _) nel verbale del 7 agosto 2003."
(GIAR _)
A scanso di equivoci, e senza in alcun modo pregiudicare il merito, questo giudice ritiene che, sulla base di tutti gli elementi sopra indicati (con l'aggiunta rilevante, vista la posizione delle due persone al momento in cui il colpo è partito, della conferma della traiettoria rettilinea del proiettile - cfr. AI _), siano presenti gravi e concreti indizi anche per le ipotesi di reato contro la persona, non esclusa, visto l'ipotizzato motivo a delinquere ed i rapporti che legavano l'accusato a _, quella di cui all'art. 112 CP (cfr. per analogia DTF 127 IV 14; DTF 120 IV 127).
4.
a)
In merito ai bisogni istruttori atti a giustificare mantenimento (o proroga) della misura cautelare, è già stato detto nella decisione di proroga del 15 ottobre 2003 che questi non si confondono con gli atti istruttori (eventualmente) ancora da esperire:
"Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht." (N. Schmid, Strafprozessrecht, 1997, n. 701°)
Ciò detto, occorre pure considerare che:
"Anderseits wird durch den Abschluss der Untersuchung die Verdunkelungsgefahr nicht automatisch beseitigt; ..." (ibidem; si veda, inoltre DTF 1P.415/1996 in re K. contro Bezirksamt Zofingen del 12.08.1996)
Di conseguenza, il fatto che si possano dover esperire ulteriori atti istruttori, rispettivamente procedere alle formalità di chiusura dell'istruttoria (Istanza 3 dicembre 2003 p. 2), non costituisce "necessità istruttoria" ai sensi dell'art 95 CPP e, nel contempo, il fatto che il magistrato inquirente abbia depositato gli atti non significa che tali necessità siano automaticamente scomparse (Osservazioni 10 dicembre 2003, p. 4).
b)
Nella richiesta di proroga, il magistrato inquirente invoca pericolo di collusione tra l'accusato e i testi _ e _, con motivazioni analoghe a quelle utilizzate nella richiesta del 22 settembre 2003 (inc. GIAR _). Questo giudice non può che rinviare a quanto già detto nella precedente decisione in relazione al (identico) pericolo invocato, dato che la nuova istanza nulla aggiunge a quanto detto in quella precedente:
"...il pericolo di collusione può, a dipendenza dell'importanza degli accertamenti oggetto delle deposizioni e dei rapporti con i testi, sussistere anche fino al dibattimento. La ripetuta audizione dei testi in questione, in sé e senza riferimento al contenuto delle deposizioni, non necessariamente elimina il rischio di una collusione. Il fatto (ulteriore) che, al momento attuale, il contraddittorio con uno di questi testi non possa essere garantito (per motivi medici e nonostante sia stato sentito dagli inquirenti ancora il 5 settembre) non concerne tanto l'esistenza o l'inesistenza del pericolo di collusione, bensì la proporzionalità del mantenimento della detenzione sulla base di questa "necessità istruttoria".Tuttavia, nel caso in esame, occorre dare atto che è lo stesso magistrato inquirente a non fornire particolari indicazioni sugli accertamenti (effettuati, da effettuare o da salvaguardare) e sul rischio di compromissione degli stessi. Limitandosi a riprendere quanto detto nella decisione del 20 giugno 2003, senza alcun riferimento o indicazione sullo sviluppo successivo delle testimonianze in questione, il Procuratore pubblico non fornisce elementi di valutazione circa l'attualità (o il persistere) e la rilevanza del rischio in questione."
(sentenza 15 ottobre 2003, cos. 4 b.)
c)
Permane, invece, a giudizio di questo giudice, ed indipendentemente dal fatto che il magistrato inquirente ne parli prima di indicare i presupposti alternativi per la detenzione cautelare (cfr. Istanza p. 2), un pericolo d'inquinamento delle prove in relazione alla non determinazione della destinazione dei fondi.
Nell'ambito della precedente decisione di proroga, così ci si era espressi:
"d)
Da tutto quanto sopra risulta che, oggettivamente, una parte non irrilevante dei fondi prelevati dai conti di _ non ha ancora trovato conferma di utilizzo (e non si può escludere, quindi, tesaurizzazione). Quanto detto in merito nella precedente decisione, rimane attuale e giustifica il mantenimento della detenzione cautelare:
"L'accertamento del destino di queste ultime non è importante solo per la qualifica giuridica del reato (appropriazione indebita o amministrazione infedele, fine di lucro) e per la determinazione dell'eventuale pena (ex art. 63, motivi a delinquere - cfr. DTF 116 IV 288) ma anche per l'eventuale recupero delle stesse e la conseguente applicazione dell'art.59 CP. Trattasi di uno specifico elemento probatorio (provento di reato).
Vi è pertanto la necessità di accertare se non vi siano somme ancora nella disponibilità dell'accusato (non necessariamente solo in Ticino o in Svizzera) prima che egli possa (se del caso ulteriormente) sottrarle al (eventuale) recupero da parte degli inquirenti. Le versioni diverse fornite dall'accusato costituiscono, di fatto, serio indizio di un concreto pericolo di inquinamento (nella forma di un ulteriore spostamento delle somme in questione, rispettivamente, laddove possibile, nella forma della cancellazione di "tracce") delle prove (GIAR 9 agosto 2001 in re G.C.; REP 1980 p.45) quo alla reale destinazione dei fondi. La necessità di portare a termine la ricostruzione di tale destino, anche sulla base delle recenti indicazioni fornite dall'accusato, senza che quest'ultimo possa in qualche modo intervenire a modificare la situazione di fatto, è esigenza che deve essere salvaguardata.
"
(sentenza 20 giugno 2003)"
(sentenza 15 ottobre 2003)
L'autorità inquirente,tramite la preposta équipe finanziaria, ha cercato di ricostruire il destino delle somme sottratte ai conti di _, su base documentale e in base alle dichiarazioni dell'accusato. Il risultato della ricostruzione è contenuto nell'AI _. Il totale dei prelevamenti è confermato a poco meno di FRS 3,2 mio. Quanto al destino/utilizzo delle somme in questione, la conclusione è che l'utilizzo di FRS 1'769'000.- non risulta documentato e, di questo importo, FRS 455'000.- non risultano neppure giustificati (oltre l'assenza di documentazione comprovante l'utilizzo). Vista l'entità delle somme in questione l'indizio di una tesaurizzazione permane, indipendentemente dal fatto che il magistrato inquirente ritenga conclusa la fase istruttoria predibattimentale (solo l'accusato poteva portare prova dell'utilizzo di prelevamenti per contante).
Non va dimenticato che l'accertamento definitivo compete al giudice del merito (che, in sede dibattimentale, ha facoltà di assumere prove a sua volta - artt. 227 cpv. 5 e 228 cpv. 2 CPP) e che anche ai fini di tale accertamento le prove raccolte e gli elementi di giudizio debbono essere protetti dal pericolo d'inquinamento (che può avvenire sia mediante recupero e migliore collocazione, sia mediante la predisposizione di elementi suscittibili di dar corpo alla tesi del totale utilizzo - cfr. per analogia sia per la durata del pericolo di inquinamento che per la tipologia dell'elemento a rischio d'inquinamento: sentenza 17.12.2003 in re F., GIAR 88.1999.10).
Se questo (residuo) rischio d'inquinamento sia, da solo, sufficientemente importante e fondato per giustificare perdurare della carcerazione di _ è questione che può rimanere aperta alla luce di quanto si dirà nel considerando successivo.
5.
a)
Il magistrato inquirente invoca, a sostegno della richiesta di proroga, anche l'esistenza di un pericolo di fuga. Considerati il fatto che l'istruttoria ha, sempre per il magistrato inquirente, raggiunto il suo scopo,nonché quanto detto al considerando precedente in merito alle necessità istruttorie, non ci si può più esimere dal verificare se sia presente, in capo a _, un concreto pericolo di fuga, questione che era stata lasciata aperta nelle decisioni precedenti.
Il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701)).
Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere accertata "
Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind, ...
" (Schmid, ibidem).
b)
Per il magistrato inquirente il destino non accertato di somme non indifferenti (con concreta possibilità di tesaurizzazione), l'assenza di prospettive di reinserimento lavorativo, la rottura di gran parte dei legami famigliari e la presumibile pena da espiare, sono tutti elementi che indicano probabilità di una fuga.
Dal canto suo l'accusato nega tesaurizzazione e sostiene che l'accusa, nostante il tempo a disposizione per i relativi accertamenti, non é stata in alcun modo in grado di dimostrare (in proposito si veda comunque quanto detto al considerando 4.c.). Inoltre, i legami con i figli, in particolare con la figlia _, e con gli altri famigliari sono tali da scongiurare ogni e qualsiasi intento di fuga.
c)
Come detto più sopra, la gravità della pena presumibile, da sola, non basta a fondare concreto pericolo di fuga. Nondimeno, si tratta di un elemento "indiziante" importante che va considerato attentamente per la valutazione del pericolo di fuga, il quale, secondo la prassi, aumenta più ci si avvicina al giudizio di merito, in presenza di una comminatoria di pena della reclusione e/o in assenza (ovviamente e sempre in caso di eventuale condanna) di prospettive per una sospensione condizionale e può diventare vera e propria presunzione nei casi in cui il crimine ipotizzato è passibile della reclusione a vita (M. Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo, in REP 1989 p. 287ss., p. 32; DTF 106 Ia 404; DTF 117 Ia 69; CEDU Vol. A IX p. 44; SJ 1981 p. 377, SJ 1980 186; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).
Nel caso in esame occorre quindi considerare che all'accusato sono imputati reati patrimoniali di non poca entità (3,2 mio di FRS), con fatti ammessi, per i quali è prevista la pena edittale della reclusione (art. 138, sub 158 CP), e reati contro la persona passibili della reclusione con minimo stabilito dalla legge, finanche con la reclusione a vita (artt. 111 e 112 CP).
Già l'entità dei reati patrimoniali ipotizzati permette di ritenere non improbabile una pena senza il beneficio della sospensione condizionale. Va, inoltre, considerato il rischio di una pena non inferiore ai 5, rispettivamente 10 anni di reclusione in caso di condnna anche per le ipotesi di reato contro la persona, come detto gravemente indiziati. Tutto questo in prossimità del dibattimento, ritenuto che per il magistrato inquirente lo scopo dell'istruttoria predibattimentale è raggiunto.
L'accusato non indica possibilità concrete di reinserimento professionale in Svizzera che, comunque ed oggettivamente, appaiono fortemente compromesse. Emerge dagli atti che sin 1999 l'accusato ha avuto "difficoltà di ricollocamento" in conseguenza (a suo dire) della sua attività politica, difficoltà che hanno trovato soluzioni
temporanee e, sostanzialmente, precarie (cfr. PG Verbale _ 2 luglio 2003). È manifesto che le conseguenze del procedimento penale, che ha avuto una certa eco sia in Ticino che nel resto della Svizzera, quantomeno per ciò che concerne i fatti ammessi ( indipendentemente dalla loro qualifica giuridica definitiva), aggravano la situazione e permettono di concludere per l'assenza di concrete possibiltà di reinserimento professionale in ambito commerciale/finanziario sia in Ticino che in Svizzera (cf. per analogia: sentenza 7.10.2003 in re F., Giar 88.1999.8).
A ciò si aggiunge il fatto che per una parte (certo non irrilevante anche se si vuole considerare il solo "non giustificato" e non tutto il "non documentato") delle somme sottratte ai conti _, non è stato possibile accertare destinazione. Non é competenza di questo giudice determinarsi definitivamente sul destino di tali somme. A questo stadio solo si può constatare che quanto sottratto è sostanzialmente accertato (non solo per le ammissioni dell'accusato) mentre la destinazione di un'importante parte del sottratto non ha potuto esserlo. Ne consegue che permane indizio concreto (SJ 1980 p. 583 ss., p. 585) di disponibilità occultata (o tesaurizzazione che dir si voglia) che deve essere considerato nell'analisi del pericolo di fuga (sentenze 7.12.1999 in re F. e 12 gennaio 2000 in P., GIAR 88.1999.10 e 43.1999.9; CRP 20 agosto 1999 in re P.; tutte inerenti cittadini svizzeri, con legami famigliari in svizzera, imputati di reati patrimoniali di una certa gravità e con sospetto di disponibilità all'estero).
d)
Considerati globalmente, gli elementi indicati sopra, permettono di concludere, a giudizio di questo giudice, che la scelta di una latitanza possa apparire all'imputato quale male minore per rapporto al rischio derivante dalle conseguenze dell'esito (presumibile) di un processo.
Non appaiono sufficienti a scongiurare tale rischio i legami con i figli, neppure quello con la figlia maggiore _. Non si vuole qui certamente negare importanza e valenza di tali legami; tuttavia, da un lato il naturale e progressivo "distacco" dovuto all'età per l'una (ormai maggiorenne), dall'altro le inevitabili conseguenze della separazione/divorzio per gli altri, così come la circostanza che in caso di pena da espiare (come detto qui non esclusa) i contatti sarebbero limitati e fondamentalmente non diversi da quelli possibili in caso di latitanza, impongono di ritenere prioritari i motivi di ordine pubblico indicati più sopra (sentenza 17 dicembre 1999 in re F., GIAR 88.1999.10).
e)
Da ultimo, foss'anche a titolo abbondanziale, non ci si può non interrogare sulle finalità della richiesta di essere sentito dal perito psichiatrico, formulata in data prossima alla presentazione del referto peritale e del conseguente deposito degli atti, richiesta indirizzata direttamente al perito (cfr. AI 610).
La perizia è stata ordinata il 21 maggio 2003 (AI 181a), nel corso del successivo mese di giugno l'accusato ha comunicato di intendere "
sottrarsi alla pretesa perizia
" (AI 198), concetto ribadito nel reclamo presentato il 17 luglio 2003 contro l'accesso integrale agli atti a favore del perito: "
il peritando qui reclamante si è per parte sua dichiarato indisponibile a farsi analizzare
" (Doc._ inc. GIAR 17 luglio 2003). A seguito di quanto sopra il perito ha proceduto ad espletare il suo mandato sulla base dei soli atti, comunque senza sentire l'accusato, cosa nota a tutti fin da quelle date.
Con lo scritto del 7 novembre 2003 l'accusato cambia idea, lo riferisce direttamente al perito e dopo la decisione negativa del magistrato inquirente (AI _) presenta istanza di estromissione della perizia dagli atti (AI _).
Ora, alla luce di simile tempistica (la scadenza della prima proroga al 16 dicembre imponeva, al magistrato che intendeva rispettarla, deposito degli atti ancora nel corso del mese di novembre), anche persona poco maliziosa ha difficoltà a non intravvedere anche una finalità dilatoria non priva d'influsso sui termini di detenzione cautelare. Infatti, sia il magistrato che il perito si vedono offrire un mezzo d'accertamento che in precedenza era stato negato e ben si può pensare che, in particolare per il secondo (a cui, non lo si dimentichi, lo scritto è stato indirizzato direttamente), l'interesse (per maggior serietà e fondatezza delle sue conclusioni) possa esser stato grande. Se la richiesta fosse stata accolta (e lo si dice qui senza pregiudizio per la decisione che questo giudice dovrà prendere sulla questione dell'estromissione) è abbastanza evidente che la perizia non avrebbe verosimilmente potuto essere consegnata alla stessa, con le relative conseguenze sul depoisto degli atti e il rispetto dai termini fissati con la prima decisione di proroga. Certo questo non avrebbe impedito il magistrato di postulare ulteriore proroga (come è poi avvenuto per altri motivi), ma in situazione diversa per rapporto alla tempistica dell'inchiesta.
6.
In conclusione, alla luce di tutte le circostanze indicate nei punti precedenti, nei confronti di _ sussistono un concreto pericolo di inquinamento delle prove, ancorché in forma ridotta per rapporto alle constatazioni di cui alle precedenti decisioni in materia di libertà provvisoria, ed un concreto pericolo di fuga. Queste circostanze, in uno con la presenza di gravi indizi di colpevolezza sia per i reati patrimoniali che per i reati contro la persona giustificano il mantenimento, se si preferisce il prolungamento, della detenzione preventiva mediante concessione di una proroga della detenzione. Questa può essere concessa per la durata richiesta considerato che ci si deve determinare su una richiesta di complemento istruttorio, quindi è opportuno considerare i tempi di eventuale evasione degli stessi (se accolti), e ritenuto che in caso di respingimento si potrà/dovrà procedere senza indugio alla chiusura dell'istruttoria.
La proroga richiesta, tenuto conto della gravità dei reati, della pena che ne deriverebbe in caso di condanna, della celerità della conduzione dell'istruttoria e del carcere preventivo già sofferto, appare certamente rispettosa del principio di proporzionalità.
Per completezza d'esposizione si precisa che in data nelle more del presente giudizio (perla precisione alle 16.30 del 11 dicembre 2003) è pervenuto a questo ufficio preavviso negativo relativo ad un'istanza di libertà provvisoria presentata da _. L'istanza verrà evasa separatamente, e nei termini di legge, ritenuta la presenza di un ulteriore elemento (proposta di cauzione) che necessita una sua propria valutazione per rapporto a quanto detto in questa sede.
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 112, sub. 111, in relazione con 22 CP, nonché 140 e 158 CP, 95 ss., 102, 103, 280ss e 284 CPP,
decide
1.
L'istanza è accolta.
§. Di conseguenza, il carcere preventivo cui è astretto _ è prorogato di (2) due mesi e verrà a scadere il
16 febbraio 2004 (compreso)
.
2.
Non si prelevano tasse e spese.
3.
Contro la presente decisione è dato reclamo alla Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.
4.
Intimazione:
- avv. _ per sé e
per l'accusato;
- Procuratore pubblico _;
(con copia delle osservazioni 10 dicembre 2003 della difesa);
- Direzione PCT, 6904 Lugano-Cadro.
giudice _