# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 64eaf924-be5c-5644-b81e-a67d89573151
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1951, da ultimo attivo quale cameriere, in data 4 maggio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per ragioni psichiatriche (doc. AI 6-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con progetto di decisione del 30 maggio 2011 ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado 100%) limitatamente al periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 31 luglio 2010 e un quarto di rendita (grado 44%) dal 1° agosto 2010 (doc. AI 53-1).
1.3. In sede di osservazioni al progetto di decisione del 30 maggio 2011 l’UAI ha predisposto una nuovo accertamento medico presso il Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS) e con decisione del 22 ottobre 2011 ha attribuito a RI 1 una rendita intera dal 1° gennaio 2010 al 31 luglio 2010 (grado 100%), un quarto di rendita dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010 (grado 47%) e una rendita intera dal 1° gennaio 2011 (grado 100%) (doc. AI 70-1).
1.4. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e l’attribuzione di una rendita intera d’invalidità anche nel periodo di tempo dal mese di agosto 2010 al mese di dicembre 2010 (doc. I).
1.5. In risposta l’UAI, sulla base della perizia del Dr. _, svolta per conto dell’assicuratore malattia, e dell’esame peritale del CPAS, ha confermato il provvedimento impugnato e postulato la reiezione integrale del gravame (doc. IV).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.4. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.5. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.6.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile.
Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.7. Nella decisione del 22 ottobre 2011 l’UAI ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera dal 1° gennaio 2010 al 31 luglio 2010, un quarto di rendita dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010 e nuovamente una rendita intera dal 1° gennaio 2011, sulla base della documentazione medica agli atti, in particolare dei referti del Dr. _ (doc. LaMal 3-5; 5-1, 19-1, 20-1, 21-1), della perizia psichiatrica del Dr. _ e di quella del Centro peritale per le assicurazioni sociali (CPAS).
Si tratta ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno ridotto le prestazioni all’assicurato limitatamente al periodo dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010
.
Il Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 4 ottobre 2009, svolto per conto della _ assicurazioni, dopo aver esposto la situazione attuale, il decorso, i dati soggettivi, l’anamnesi sociale e l’esame clinico, ha posto al seguente diagnosi e valutazione:
"
(...)
Diagnosi
Episodio depressivo di lieve-media entità con sintomi conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente (F60.6/7).
Valutazione conclusiva ed esigibilità
Si tratta di un cameriere 58enne attivo da sette anni presso il tea-room _, in inabilità lavorativa dal 22.01.09 a causa di un grave stato ansioso-depressivo accompagnato da sintomi psicotici che ha necessitato diversi ricoveri alla Clinica _ di _ nel marzo e nel luglio 2009. Viene attualmente seguito dallo psichiatra dr. _ e assume una terapia antidepressiva associata ad uno stabilizzatore dell'umore.
Già in passato l'ass. aveva accusato disturbi psichici caratterizzati da scompensi depressivi in relazione ad eventi stressanti sul posto di lavoro ed era stato ricoverato presso la _ e successivamente nel suo paese d'origine (_) e trattato con elettrochoc.
Per molti anni non aveva più fatto degli scompensi psicofisici e solo a partire dal giugno 2007, sempre in relazione ad un sovraccarico lavorativo, ha ripresentato una sindrome ansiosa-depressiva caratterizzata da astenia, abulia, somatizzazioni diffuse, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno.
Nel maggio 2008 gli è stato recapitato l'avviso di licenziamento e a partire da giugno è rimasto in disoccupazione.
In gennaio '09 nuovo peggioramento sintomatologico con i successivi ricoveri citati sopra.
Secondo le risultanze del mio esame clinico odierno sussiste attualmente una sintomatologia ansiosa-depressiva di lieve-media entità con sintomi conversivi in un soggetto che presenta marcati tratti di personalità ansiosi-evitanti-dipendenti caratterizzati da carente autostima, sentimenti di inadeguatezza e insufficienza, eccessiva preoccupazione di essere rifiutato o criticato, tensione e di apprensione persistente. Si tratta di tratti personologici che rendono la prognosi alquanto incerta. Si tratta anche di una persona oltremodo coscienziosa che si è sempre molto identificata al proprio lavoro, ma che è pervasa da sentimenti di eccessivo dubbio e cautela.
Più che la sintomatologia ansiosa-depressiva, inquadrabile diagnosticamente in un episodio depressivo di lieve-media entità, sono i tratti personologici descritti sopra che pongono delle serie ipoteche per quanto concerne il ricupero della sua capacità lavorativa.
Nel colloquio avuto con lo psichiatra curante dr. _ in data 01.09.09, è risultato uno stato psicofisico attualmente relativamente soddisfacente (come del resto ho potuto constatare nel corso del mio esame clinico), ciò che sembra
attribuibile anche ad un effetto positivo della nuova cura con antidepressivi triciclici.
In base alle risultanze del mio esame clinico e valutato il decorso, sarebbe pertanto realistico
prevedere un reinserimento lavorativo al 50%
in un'attività confacente, ma in un ambiente meno stressante ed esigente di quello precedente. La ripresa di un'attività lavorativa potrebbe avere indubbiamente delle valenze terapeutiche importanti e potrebbe contribuire ad aumentare l'autostima dell'assicurato, la cui esistenza e identità è sempre stata fortemente legata all'attività che svolgeva.
In conclusione, la
ripresa al 50%
di un'attività lavorativa confacente appare indicativamente possibile a partire
dal 01.12.09
.
Per il momento non è tuttavia possibile indicare con sufficiente attendibilità i termini per un ricupero completo dell'attività lavorativa.
(...)" (doc. LaMal 22/8-10)
Il Dr. _ ha svolto un secondo accertamento peritale, sempre per conto della _ Assicurazioni, in data 18 marzo 2010, e con il referto del 28 aprile 2010, dopo aver esposto la situazione attuale e il decorso, i dati soggettivi e l’esame clinico, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:
"
(...)
Diagnosi
Sindrome depressiva ricorrente di media entità con probabili sintomi conversivi (F33.11).
Disturbo di personalità ansioso-dipendente (F60.6/7).
Valutazione conclusiva ed esigibilità
Si tratta di un cameriere 59enne, già noto per una sindrome depressiva ricorrente e ripetutamente ricoverato presso la Clinica _. Era pure stato diagnosticato uno stato depressivo associato a sintomi psicotici.
Dopo il ricovero nel mese di luglio 2009 aveva trascorso un periodo di relativo benessere per circa un mese, ma in seguito, probabilmente anche a causa della sospensione della terapia farmacologica con Litio, si erano nuovamente manifestati dei sintomi depressivi accentuati con irritabilità, tendenza al ritiro sociale, apatia e anedonia.
Era quindi stato ricoverato per la quarta volta il 15.01.10 ed è stato successivamente dimesso il 17.02.10.
C'è stato un parziale recupero con miglioramento del tono dell'umore e del ritmo sonno-veglia e riduzione dello stato ansioso. Anche i deficit cognitivi sono migliorati come peraltro ho potuto constatare nel corso de
l
presente esame clinico. È quindi altamente probabile che i disturbi cognitivi siano legati alla sindrome depressiva più che ad uno stato cerebrale degenerativo.
Al momento attuale, considerate le risultanze de
l
mio esame clinico odierno, permane un quadro psicopatologico caratterizzato da rallentamento psicomotorio, umore depresso, apatia e abulia che giustificano ancora un'incapacità lavorativa completa.
Le sue condizioni psicofisiche stanno tuttavia migliorando ciò che
verosimilmente è legato all'assunzione regolare dei farmaci prescritti, in particolare degli stabilizzatori dell'umore.
Malgrado la prognosi incerta, visto il concomitante disturbo di personalità ansioso-evitante, dovrebbe essere possibile il parziale recupero di un'attività lavorativa confacente, ma su un posto di lavoro con esigenze prestazionali minori, in misura parziale (al 50%) a partire dal 13.04.2010.
La ripresa di un'attività lavorativa confacente potrebbe inoltre verosimilmente contribuire a migliorare l'autostima e rendere più sereno il clima all'interno della famiglia. In questo la ripresa di un'attività lavorativa sarebbe indicata anche dal profilo terapeutico, considerato il carattere precedentemente attivo e volonteroso del signor RI 1.
" (doc. AI 40/6-7)
In sede di osservazioni al progetto di decisione l’UAI ha predisposto un nuovo accertamento medico psichiatrico.
Nel rapporto del 14 settembre 2011 la Dr.ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e il Dr. _ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, dopo aver illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi dell’assicurato, quelli oggettivi e la terapia psichiatrica hanno posto la seguente diagnosi e valutazione:
"
(...)
5. DIAGNOSI (ICD - 10)
5.1 Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro
Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave (ICD10;
F33.2)
6. DISCUSSIONE
(...)
L'esame clinico attuale depone senza dubbio per una depressione di grado maggiore, caratterizzata oltre che da una deflessione timica, da un grave rallentamento psicomotorio con significativa incuria di sé, fino a rinunciare ad alzarsi, urinando vestito nel proprio letto. L'assicurato pur non esprimendo ideazioni suicidali presenta un istinto vitale ridotto e gravi deficit cognitivi superiori in presenza altresì di ansia, espressione preoccupata, allontanamento da qualsiasi attività piacevole e di tipo relazionale, con conseguente grave e severo ritiro sociale presente ormai da qualche anno. I rapporti intimi con la moglie sono completamente assenti così come quelli affettivi e di scambio verbale. Egli trascorre intere giornate allettato senza alzarsi, lavarsi, vestirsi e tende perlopiù a consumare i pasti a letto, in alternativa rinuncia ad alimentarsi avendo presentato recentemente anche un significativo calo ponderale come riportato anamnesticamente dalla moglie.
Egli non è più pertanto in grado di strutturare alcun ritmo della propria giornata, né riesce a dedicarsi ad attività semplici e piacevoli quale guardare la tv o ascoltare della musica, mostrandosi insofferente sia al rumori che alla luce. Non ha Interessi, non si occupa di nulla, né di quel che riguarda la gestione della casa, della burocrazie personale, della famiglia o di sé stesso.
La gravità del quadro psicopatologico attualmente osservato è tale da compromettere significativamente il globale funzionamento dell'assicurato, sia professionalmente che privatamente, rendendolo di conseguenza inabile in misura piena a qualsiasi attività lavorativa.
Segnaliamo che tutti i medici curanti coinvolti, sia specialisti che generalisti hanno segnalato dal punto di vista psichico la presenza di una sindrome depressiva ricorrente, con episodi di entità
variabile. Il
Dr. _ inoltre nel suo rapporto dell'aprile 2010 segnala in associazione un disturbo di personalità dipendente, verosimilmente legato al fatto che l'assicurato non riesce più a svolgere alcuna attività da solo e necessita continuamente dell'accompagnamento della moglie, elementi questi osservati anche in questa sede, anche se interpretati in un contesto depressivo.
Anamnesticamente viene segnato un episodio depressivo non meglio specificato quando l'assicurato ancora viveva in _, ma di tale periodo non abbiamo alcuna documentazione e non siamo pertanto in grado di poter datare con certezza l'esordio della sindrome depressiva, che dal 2007 ad oggi si è manifestata con frequenti episodi che hanno necessitato di 9 ricoveri in 4 anni, nessuno inferiore al mese.
È altrettanto vero che al termine di ogni ricovero venivano segnalati miglioramenti, dettati verosimilmente da una stretta presa in carico e da un'assunzione regolare della psicofarmacoterapia in ambiente ospedaliero, a cui facevano seguito periodi intercritici in condizioni psichiche migliorate.
Trattandosi di una sindrome depressiva ricorrente è altresì realistico che ad episodi di tipo grave ne possano seguire altri di tipo lieve o medio e non abbiamo pertanto motivi per non considerar
e v
alide le osservazioni e le valutazione dei colleghi Dr.ssa _ e Dr. _, così come le loro conclusioni ben redatte e motivate.
Segnaliamo tuttavia che la frequenza dei ricoveri nel corso degli anni, così come l'intensità e la gravità del quadro psicopatologico, sono via via peggiorati e ci confrontiamo con un ricovero nel 2007, due ricoveri nel 2009, tre ricoveri nel 2010 e altri 3 ricoveri nei primi sei mesi del 2011 di cui due presso la _. Un terzo ricovero è attualmente in previsione.
Inoltre, se in passato si erano verificati ricoveri con diagnosi di depressione di media gravità, nel corso del 2011 tutte le diagnosi riportano ad una depressione grave.
Alla luce di quanto esposto concludiamo che l'assicurato abbia sviluppato nel corso de
l
2007 (verosimilmente prima, ma non abbiamo atti a disposizione) una sindrome depressiva ricorrente in una personalità semplice e probabilmente dipendente (come segnalato dal collega Dr. _) con scarse risorse psichiche intellettive e limitate capacità adattive, che hanno favorito la progressione verso una depressione via via più franca, con una cristallizzazione del quadro psichico attualmente descritto (e presente come tale a nostro avviso almeno da fine 2010) con una conseguente grave compromissione generale, sia sociale che lavorativa.
B. CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' DI LAVORO
1
. Descrizione di risorse e deficit
L'assicurato mostra una significativa compromissione delle proprie risorse a causa di una grave depressione caratterizzata da deflessione timica, severo ritiro sociale, deficit cognitivi superiori invalidanti, severo rallentamento psicomotorio, compromissione delle quota energetica e
completa inattività con destrutturazione delle sue giornate che trascorre allettato, in associazione a incuria della propria persona.
2. Capacità di lavoro nell'attività attuale o da ultimo svolta
IL
100%.
3. Periodi di inabilità lavorativa accertabili
A nostro avviso l'assicurato è da considerarsi Inabile al lavoro in misura del 100% in maniera continuativa almeno a decorrere dal ricovero del 6 ottobre 2010 presso la _, momento a partire dal quale si è assistito a un incremento della frequenza dei ricoveri e della gravità della depressione presente. Per i periodi precedenti non abbiamo elementi per sconfermare quanto osservato dai colleghi e deciso dall'UAI.
C. CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' D'INTEGRAZIONE
1
. Indicazioni mediche per interventi di integrazione
Il grave quadro psicopatologico attualmente presente non permette nessun intervento di integrazione. L'assicurato ha perso completamente ogni tipo di relazione sociale sia con la famiglia che con terzi.
2. Possibilità di migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale
Non concerne.
3. Capacità di lavoro per altre attività
Il quadro psicopatologico attuale di gravità tale da rendere l'assicurato inabile al lavoro in qualsiasi attività.
D. OSSERVAZIONI
Segnaliamo che la terapia farmacologica in atto risulta adeguata alla situazione e che nel corso di questi anni sono stati messi in atto numerosi percorsi psicofarrnacoterapeutici secondo le regole dell'arte, senza risposte adeguate sul lungo termine. In alcuni periodi l'assicurato si è astenuto dall'assunzione della terapia in atto, non per mancanza di volontà o per desiderio di non aderire alle cure proposte, bensì a causa del grave quadro psicopatologico presente che gli limita la volontà e la spinta vitale (motivo per cui non riteniamo indicato un esame di titolazione dei farmaci al momento attuale). Tuttavia la moglie ha ripetutamente segnalato che ella stessa si occupa di somministrare all'assicurato regolarmente i farmaci secondo prescrizione. Trattandosi di una depressione resistente la prognosi assume un carattere infausto.
" (Doc. AI 68/12-15)
2.8. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che
se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il Tribunale Federale
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210 il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione :
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 132 V 93
);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 133 V 446
);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Nella sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particolare precisato quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:
"
2.2.2 Das Bundesgericht hat in
BGE 136 V 376
dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (
BGE 125 V 351
;
122 V 157
) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (
BGE 135 V 465
E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK verstiesse.
2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.
(...)
2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG) vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E. 3.1.2).
Unter diesen Umständen kann das Gebot der Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (
BGE 135 V 465
E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist, wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal verworfen hat (dazu unten E. 4.4
.)"
(...)
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.9.
Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, il TCA rileva quanto segue.
L’amministrazione ha riconosciuto un miglioramento dello stato valetudinario dell’assicurato dal 13 aprile 2010, dopo la valutazione peritale del Dr. _ del 28 aprile 2010 che riteneva possibile un parziale recupero in un’attività lavorativa confacente (doc. AI 40-7), sino al 5 ottobre 2010 quando la perizia CPAS fissava un’inabilità completa (100%) (doc. AI 68-15).
Il ricorrente, da parte sua, ha contestato il miglioramento dal mese di aprile 2010, sulla base della documentazione medica della _, in particolare del ricovero dell’assicurato dal 18 maggio al 16 giugno 2010 (doc. I).
Dopo un’attenta valutazione della documentazione medica agli atti questa Corte non concorda con le conclusioni dell’amministrazione.
Nel primo rapporto peritale del 4 ottobre 2009 del Dr. _ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, svolto in ambito di assicurazione malattia, veniva posta la diagnosi di “
Episodio depressivo di lieve-media entità con sintomi conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente
” (doc. LaMal 22-8).
Secondo lo specialista era di ritenersi realistico un reinserimento lavorativo dell’assicurato nella misura del 50% in attività adeguata a partire dal 1° dicembre 2009 (doc. LaMal 22-10).
Nel secondo rapporto peritale del 28 aprile 2010 del Dr. _ veniva posta la diagnosi di “
Sindrome depressiva ricorrente di media entità con probabili sintomi conversivi. Disturbo di personalità ansioso-dipendente (F60.6/7)
” (doc. AI 40-6).
Il Dr. _ riferiva dei ricoveri dell’insorgente del mese di luglio 2009 e di quelli del gennaio e febbraio 2010. Vi è quindi stato un “
parziale recupero con miglioramento del tono dell’umore e del ritmo sonno-veglia e riduzione dello stato ansioso. Anche i deficit cognitivi sono migliorati come peraltro ho potuto constatare nel corso del presente esame clinico
” (doc. AI 40-6).
Secondo lo specialista permane un quadro psicopatologico caratterizzato da rallentamento psicomotorio, umore depresso, apatia e abulia che giustificano ancora una piena incapacità lavorativa. Le condizioni psicofisiche di RI 1 – secondo il perito - “
stanno migliorando
”. Malgrado la prognosi definita incerta viene ritenuto possibile
il parziale recupero di un’attività adeguata (50%) dal 13 aprile 2010 (doc. AI 40-7).
Tuttavia, come messo in evidenza dal rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. I), dal rapporto di dimissione del 14 luglio 2010 della Clinica _ redatto dai medici Dr. _, spec. FMH in psichicatria e psicoterapia, Dr. _ spec. FMH in psichicatria e psicoterapia e dall’assistente Dr.ssa _, emerge che l’assicurato è stato degente dal 12 maggio 2010 al 18 maggio 2010 presso la Clinica _ a seguito di una riacutizzazione della sintomatologia depressiva caratterizzata da deflessione timica, apatia, astenia, inappetenza e ritiro sociale, per poi essere trasferito alla Clinica _ dove è stato degente dal 18 maggio 2010 al 16 giugno 2010 per una “
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio grave con sintomi psicotici (ICD-10 F33.3)
” (doc. AI 55-15).
Nello scritto del 15 giugno 2011 del Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, viene certificata un’inabilità lavorativa completa (100%) dal 22 dicembre 2009 al momento della stesura del certificato. Il medico curante ha poi precisato che la malattia ha conosciuto fasi di forte acutizzazione durante le quali è stato necessario ricoverare il paziente (doc. AI 55-9).
Nel rapporto peritale del CPAS la Dr.ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e il Dr. _ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia hanno diagnosticato una “
Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave (ICD10; F33.2)
” e ritenuto l’assicurato completamente inabile al lavoro in qualsiasi attività a partire almeno dal ricovero avvenuto il 6 ottobre 2010 presso la Clinica _ (doc. AI 68-15).
Per quanto riguarda il periodo di tempo oggetto della presente vertenza i periti hanno indicato di non avere elementi per poter sconfessare le osservazioni dei medici che hanno valutato l’assicurato (doc. AI 68-15).
Tuttavia, nel referto viene evidenziato che la sindrome depressiva si è manifestata con frequenti episodi che hanno richiesto numerosi ricoveri. I periti hanno quindi osservato che “
al termine di ogni ricovero venivano segnalati miglioramenti, dettati verosimilmente da una stretta presa in carico e da un'assunzione regolare della psicofarmacoterapia in ambiente ospedaliero, a cui facevano seguito periodi intercritici in condizioni psichiche migliorate
”. La frequenza dei ricoveri e l'intensità e la gravità del quadro psicopatologico, sono via via peggiorati. Viene riferito di un ricovero nel 2007, due ricoveri nel 2009, tre ricoveri nel 2010 e altri 3 ricoveri nei primi sei mesi del 2011 di cui due presso la _ (doc. AI 68-14).
Alla luce di tali refertazioni questa Corte ritiene che non si giustifica la riduzione delle prestazioni dell’assicurato nel periodo di tempo dal 1° agosto 2010 al 31 dicembre 2010 non essendovi stato in sostanza quel miglioramento dello stato di salute dal 13 aprile 2010 al 5 ottobre 2010 indicato dall’amministrazione nella decisione impugnata.
La decisione va dunque annullata e all’assicurato viene attribuita una rendita intera d’invalidità a far tempo dal 1° gennaio 2010.
2.10.
Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell'Ufficio AI.
2.11. Vincente in causa, la ricorrente, patrocinata dal RA 1 ha diritto ad un'indennità per ripetibili (cfr. STF K 63/06 del 5 settembre 2007 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2).