# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2a40336a-c738-5ec1-957a-e85c45241cdd
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Public
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Fatti
A.
RI 1, nata nel 1931, al beneficio di una rendita AVS e di una pensione, convive con il figlio _, nato nel 1959, a _.
Nella dichiarazione fiscale 2009, la contribuente chiedeva di essere ammessa alla deduzione per persona bisognosa a carico per il calcolo dell’IC (fr. 10'900.–) e dell’IFD (fr. 6'100.–).
B.
Notificandole la tassazione IC/IFD 2009, con decisione del 24 novembre 2010, l’Ufficio di tassazione di Mendrisio commisurava il reddito imponibile in fr. 51'100.– per l’IC ed in fr. 49'200.– per l’IFD. Aveva in particolar modo negato la deduzione per persona bisognosa a carico, ritenendo che il figlio _ fosse atto ad esercitare un’attività lucrativa.
C.
La contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 21 dicembre 2010, nel quale contestava la mancata deduzione delle spese per il sostentamento del figlio, ponendo l’accento sulla sua età avanzata (50 anni nel 2009), che non gli aveva permesso “oggettivamente e nonostante gli enormi sforzi intrapresi nella ricerca di un’occupazione a tempo parziale o a tempo pieno, di rientrare nel mercato del lavoro”.
L’Ufficio di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 16 febbraio 2011, spiegando anzitutto che la deduzione in discussione presupponeva un’incapacità al guadagno dovuta ad impedimenti fisici e non alla semplice mancanza di lavoro. Aggiungeva poi che madre e figlio avevano potuto disporre, nel corso del 2009, di un credito di fr. 100'000.– per far fronte al sostentamento familiare, concesso loro grazie all’aumento della cartella ipotecaria gravante l’immobile di _, di proprietà del figlio.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 postula nuovamente la concessione della deduzione sociale per persona bisognosa a carico.
La ricorrente sottolinea in primo luogo di essersi sentita in dovere di soccorrere finanziariamente il figlio _, che altrimenti sarebbe caduto in una situazione di bisogno, dal momento che sin dal mese di maggio 2008 non percepiva più alcuna indennità di disoccupazione e nonostante gli sforzi intrapresi non era stato in grado di trovare una collocazione lavorativa che gli permettesse di far fronte ai propri impegni. Osserva poi di avere sottoscritto, in quanto usufruttuaria dell’immobile di _, un contratto di credito di fr. 100'000.– con la Banca _, al solo scopo di pagare oneri e spese correnti del figlio.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
Per l’imposta cantonale, l’art. 34 cpv. 1 lett.
b
LT prevede una deduzione per sostentamento di un importo da 5'600.
−
a 10'900.
−
franchi al massimo, dal reddito netto, per ogni persona residente in Svizzera, totalmente o parzialmente incapace di esercitare un’attività lucrativa, al cui sostentamento il contribuente provvede, comprovatamente, per un importo di almeno 5'600.
−
franchi; questa deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli per i quali è già accordata la deduzione giusta la lettera
a
.
Analogamente, per l’imposta federale diretta, l’art. 213 cpv. 1 lett.
b
LIFD prevede la deducibilità dal reddito netto di un importo di 6'100.
−
franchi per ogni persona totalmente o parzialmente incapace di esercitare un’attività lucrativa, al cui sostentamento il contribuente provvede, sempre che l’aiuto uguagli almeno l’importo della deduzione; questa deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli per i quali è già accordata la deduzione giusta la lettera
a
.
1.2.
Come risulta dal testo della legge, la deduzione per persona bisognosa a carico è ammessa soltanto se l’aiuto è almeno pari o supera l’importo annuo della deduzione (CDT n. 80.2001.80 del 27 giugno 2001;
Agner/Jung/Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 149; Circolare n. 18 del 16 gennaio 1995 della Divisione delle contribuzioni, cifra 1.3.1, p. 2). Se l’aiuto non raggiunge almeno l’importo della deduzione concessa dalla legge, non può nemmeno essere concessa una deduzione ridotta (
Baumgartner
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, vol.
I/2a, ad art. 35 LIFD, p. 434;
Richner/Frei/Kaufmann
, Kommentar zum Zürcher harmonisierten Steuergesetz, Zurigo 1999, p. 383).
In altre parole, contributi per un importo inferiore a quello della deduzione sono irrilevanti per la deduzione stessa (
Bosshard/Bosshard/Lüdin
, Sozialabzüge und Steuertarife im schweizerischen Steurrecht, Zurigo 2000, p. 196).
1.3.
Diversamente dalla LIFD, la LT pone alla deduzione un’ulteriore condizione. Per la LT infatti la deduzione sarà concessa soltanto se la persona, totalmente o parzialmente incapace di esercitare attività lucrativa, al cui sostentamento il contribuente provvede, è residente in Svizzera (cfr. art. 34 cpv. 1 lett.
b
LT;
Messaggio
del Consiglio di Stato n. 4169 del 13 ottobre 1993, p. 36; inoltre CDT n. 80.2003.24 del 10 aprile 2003).
1.4.
Secondo la lettera sia della norma cantonale che di quella federale, non basta che la persona assistita sia bisognosa, ma occorre che sia totalmente o parzialmente incapace di esercitare attività lucrativa (
“erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Person”
). La nozione di incapacità lucrativa, totale o parziale allude alla definizione della nozione di invalidità mutuata dal diritto delle assicurazioni sociali e comune a diverse leggi: LAI, LAINF, LAM, LAMal, LPP. Essa sta sostanzialmente a significare che la persona bisognosa d’aiuto deve essere limitata nella sua capacità di guadagno a seguito di incapacità al lavoro dovuta a infortunio, malattia professionale, malattia o infermità congenita (cfr. ad es. art. 4 LAI) o comunque più in generale a impedimenti di ordine fisico o psichico.
La condizione che si tratti di
“erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Person”
è stata verosimilmente ripresa dalla legge tributaria zurighese, la quale prevede appunto la deduzione per persone bisognose
“für erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Persones”
, che vengono mantenute dal contribuente. Tale norma non viene quindi in nessun caso incontro a qualsivoglia diminuzione della capacità economica
(“wirtschaftliche Leistungfähigkeit”)
. L’assenza di lavoro in quanto tale non giustifica da sola la necessità di aiuto. Essa deve essere dovuta all’età avanzata, a infermità o a incapacità di guadagno per impedimenti fisici o psichici (
Richner/Frei/ Kaufmann
, op. cit., p. 383; inoltre CDT n. 80.97.08 del 20 febbraio 1997, in: RDAT II-1997 n. 8t).
1.5.
Oltre al requisito della parziale o totale incapacità di esercitare un’attività lucrativa, la legge subordina, in sintonia con la precedente prassi, la concessione della deduzione all’ulteriore condizione che la persona assistita non disponga di un reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al proprio mantenimento e che abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga almeno l’entità della deduzione (
Agner/Jung/Steinmann
, op. cit., p. 149; inoltre CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in: RDAT I-1996 n. 11t; CDT n. 80.96.223 del 13 gennaio 1997).
Per stabilire se una persona si trovi in tale stato, ovvero non sia più in grado di mantenersi, occorre riferirsi, a giudizio di questa Camera, alla tabella del minimo d’esistenza stabilita dalla Camera esecuzioni e fallimenti del Tribunale d’appello (CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in RDAT I-1996 n. 11t; CDT n. 363 dell’8 ottobre 1986; inoltre RF 1983, pag. 491).
2.
2.1.
Venendo al caso in esame, come già rilevato, l’Ufficio di tassazione di Mendrisio ha negato alla ricorrente la postulata deduzione di fr. 10'900.
−
per l’IC e di fr. 6'100.
−
per l’IFD sulla base di due ordini di considerazioni: la capacità lucrativa del figlio _ e l’esclusione, in radice, del requisito dello stato di bisogno di quest’ultimo, in quanto proprietario della casa unifamiliare di _ (mapp. _), che funge da loro abitazione.
2.2.
Con riferimento al primo ordine di ragioni, pur ammettendo che la ricerca di un nuovo posto di lavoro diventi sempre più difficile con il passare degli anni, la dottrina ritiene che un’incapacità lucrativa
totale
si possa presumere, di regola, unicamente con il conseguimento dell’età della pensione (
Bosshard/Bosshard/ Lüdin
, op. cit., p. 188). Sotto questo aspetto, la decisione impugnata non presta pertanto il fianco a critiche.
A sostegno della tesi della ricorrente potrebbe però entrare in linea di considerazione un
’incapacità lucrativa
parziale
, dal momento che il figlio _, una volta terminato il proprio diritto alle indennità di disoccupazione, aveva ormai 50 anni e da allora – perlomeno secondo quanto asserito dalla stessa ricorrente – non è più stato in grado di rientrare nel mercato del lavoro, “nonostante gli enormi sforzi intrapresi nella ricerca di un’occupazione a tempo parziale o a tempo pieno”. A questo proposito, tanto la prassi dell’autorità fiscale quanto la dottrina (entrambe citate in
B
osshard/Bosshard/Lüdin,
op. cit., p. 191, nota 439) ammettono che sia adempiuto il requisito della capacità lucrativa limitata quando una persona, a causa della disoccupazione, non è in grado di conseguire un reddito lucrativo sufficiente. Poiché però non è determinante la disoccupazione in sé ma piuttosto lo stato di bisogno finanziario che ne dipende, una persona non si considera bisognosa fintantoché può percepire indennità di disoccupazione o prestazioni assimilabili: lo diventa invece nel momento in cui non può più ricevere aiuti di disoccupazione, come nella fattispecie, nel qual caso è adempiuto, perlomeno di regola, anche il requisito della durevolezza dello stato di bisogno (
B
osshard/Bosshard/ Lüdin,
op. cit., p. 192).
2.3.
Si è rilevato, su quest’ultimo punto, che la deduzione di cui agli artt. 34 cpv. 1 lett.
b
LT e 213 cpv. 1 lett.
b
LIFD può essere concessa solo quando la persona assistita non disponga di un reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al proprio mantenimento e abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga almeno l’entità della deduzione.
Come già anticipato, il figlio _ è l’unico proprietario della casa unifamiliare di _. Poco importa che lo stesso sia stato concesso in usufrutto alla qui ricorrente e che il credito bancario di 100'000 franchi sia stato versato su un conto intestato a madre e figlio. La sola circostanza che tale importo sia stato ottenuto grazie all’aumento della cartella ipotecaria gravante l’immobile di proprietà della (presunta) persona bisognosa porta già ad escludere lo stato di bisogno richiesto dalla legge, proprio perché la persona in questione ha potuto contare su un capitale che le ha senz’altro permesso di far fronte alle spese di sostentamento necessarie.
Per il periodo fiscale in discussione, i documenti bancari prodotti con il gravame dimostrano che il figlio _ ha fatto ricorso a detto capitale per un importo non irrisorio di fr. 68'744.–. Sarebbe irragionevole, oltre che contrario alla lettera e allo spirito della legge, considerare in stato di bisogno una persona fintanto che la stessa possa contare su di un capitale sufficiente a far fronte alle sue spese correnti.
3.
Il ricorso è conseguentemente respinto.
Tassa di giustizia e spese processuali sono poste a carico della ricorrente, soccombente.