# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1e77dce1-bfa4-522b-8eea-3c0d612ddce4
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1948, è attiva dal 25 luglio 2001 in qualità di ausiliaria di cura presso la _ di _ ed assicurata contro gli infortuni presso CO 1.
Con notifica d'infortunio LAINF di data 4 maggio 2005 la datrice di lavoro ha informato l'assicuratore infortuni circa quanto successo in data 11 aprile 2005, ore 8.00 alla propria dipendente: "
mentre eseguivo la doccia ad un ospite, nell'asciugarlo lo stesso improvvisamente ha perso le forze. Per evitare una caduta l'ho sostenuto con tutte le mie forze, in quel momento ho sentito un forte dolore alla schiena
".
Gli esami medici (in particolare una risonanza magnetica del rachide lombare effettuata il 25 aprile 2005), hanno permesso di appurare l'esistenza di una frattura del corpo vertebrale di L5 di data recente (cfr. Doc. 5).
1.2. Nella decisione formale del 10 agosto 2005 CO 1 ha rifiutato di assumere il caso ritenendo che non si è in presenza nè di un infortunio nè di una lesione parificata (cfr. Doc. 26).
Con decisione su opposizione del 12 settembre 2005 l'assicuratore contro gli infortuni ha invece rifiutato di versare all'assicurata delle prestazioni fondate sulla LAINF in quanto non esisterebbe un nesso di causalità adeguata tra l'evento dell'11 aprile 2005 e il danno alla salute dell'assicurata.
Al riguardo l'assicuratore contro gli infortuni ha rilevato:
"
(...)
se da un lato, è assodata l'esistenza di un nesso di causalità naturale, dall'altro, è ampiamente provato che il nesso di causalità adeguato non possa essere ritenuto poiché dalla descrizione di quanto successo non si può concludere che un tale procedere possa procurare un risultato così devastante in assenza di una critica situazione preesistente. Più precisamente, nella fattispecie in parola la presenza di una osteoporosi dev'essere ritenuta quale causa essenziale del danno alla salute della signora RI 1 - in altri termini, il fatto annunciato non può essere di per sè ritenuto idoneo a provare il risultato oggetto di richiesta di prestazioni assicurative - sicché l'assicuratore LAINF, in assenza di un nesso di causalità adeguato, è legittimato a rifiutare il caso annunciato. A tal proposito va rilevato come il procedere dell'assicuratore malattia _ conforta ampiamente questa sintetica conclusione.
9. Inoltre alla luce di quanto sopra la richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo dev'essere disattesa poiché - a differenza di quanto sostenuto dall'opponente -
"la situazione appare comunque chiara dal profilo giuridico"
nel senso però che non si troviamo di fronte ad un infortunio o ad una lesione parificabile. (...)" (Doc. A)
1.3. Contro questa decisione l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore si è in particolare così espresso:
"
(...)
Con la decisione su opposizione 12 settembre 2005, qui impugnata, l'assicurazione non invoca più l'assenza di un fattore esterno straordinario, ma si appella per la prima volta alla mancanza di un nesso di causalità adeguata.
In particolare la presenza di una osteoporosi sarebbe da ritenere quale causa, essenziale del danno alla salute.
Tale conclusione non può essere condivisa, per i seguenti motivi.
5/
È preliminarmente bene evidenziare come CO 1 riconosca rettamente l'esistenza di un nesso di causalità naturale, confermata anche dal proprio medico di fiducia.
Dottrina e giurisprudenza hanno già avuto modo di stabilire che, in caso di menomazione fisica, il nesso di causalità adeguata si confonde praticamente con quello di causalità naturale.
Il nesso causale adeguato viene poi riconosciuto anche qualora le conseguenze dell'infortunio appaiano singolari dal punto di vista quantitativo o straordinarie e non solo quando le stesse siano normalmente attendibili (cfr. Alexandra Rumo - Jungo Bundesgesetz über die Unfallversicherung, pag. 43 e sg).
Importante è pertanto determinare se l'infortunio possa essere considerato causa determinante per l'insorgere della lesione fisica e della conseguente incapacità lavorativa, rispettivamente se le stesse si sarebbero prodotte anche in assenza, dell'evento dannoso (DTF 125 V 456 e 112 V 38; Alfred Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, pag. 62).
Non è poi possibile escludere un nesso di causalità adeguato solo per la sussistenza di una predisposizione costituzionale, poiché la questione dell'adeguatezza non può essere riferita unicamente ad assicurati fisicamente e psichicamente sani, ma anche a quelli con preesistenti malattie (DTF 115 V 135; 125 V 462; Rumo - Jungo op cit pag. 52).
Nel caso di una rottura di un dente schiacciando un guscio di noce contenuto in« una fetta di pane, il Tribunale Federale ha ad esempio già avuto modo di statuire che il nesso causale può essere negato unicamente qualora venisse accertato che, a causa di una predisposizione, il dente si sarebbe rotto anche con una semplice sollecitazione abituale (DTF 114 V 171).
Anche nel caso una caduta con conseguente rottura ossea, l'adeguanza non può essere esclusa unicamente a motivo del fatto che l'osso in questione era fragile a causa di un'assenza di calcio (Rumo - Jungo, op cit pag. 69).
6/
Nel caso concreto è avantutto contestato che al momento dell'infortunio la ricorrente fosse già affetta da osteoporosi.
Tale malattia le è infatti stata riscontrata solo a mesi di distanza e solo dopo essere stata forzatamente ferma per un lungo periodo.
Ma anche qualora, per pura ipotesi, si volesse ammettere che l'osteoporosi possa avere in qualche modo agevolato il prodursi del danno fisico, è evidente che non è possibile escludere un nesso di causalità adeguata fra l'infortunio e le sue conseguenze.
In precedenza già si è evidenziato come a causa di un fattore esterno imprevedibile e straordinario, la signora RI 1 abbia dovuto effettuare uno sforzo estremamente violento proprio per evitare che l'anziano paziente potesse cadere completamente a terra e quindi ferirsi.
In queste contingenze si deve ritenere che senza questo sforzo particolarmente gravoso nessuna menomazione fisica sarebbe intervenuta.
Numerose sono le donne che soffrono di osteoporosi e che esercitano una normale attività senza subire lesioni particolari e tantomeno una lesione quale quella riportata dall'assicurata.
Nel caso all'esame è quindi doveroso concludere che in assenza di infortunio non sarebbe certamente subentrato un problema fisico come quello attuale e non ci sarebbe stata necessità di cure né inabilità al lavoro.
L'infortunio riveste indubbiamente fondamentale importanza nel prodursi del danno.
Unicamente qualora fosse dimostrato che la lesione fisica sarebbe subentrata anche svolgendo una normale attività, senza sforzi eccessivi e improvvisi, si potrebbe mettere in discussione la copertura assicurativa.
Ciò non è tuttavia il caso nella specie, visto in particolare come la signora RI 1 abbia sempre svolto la sua attività senza alcun genere di problema e mai abbia avuto disturbi da osteoporosi, come detto, riscontrata solo mesi dopo l'evento dannoso.
In queste contingenze, si deve ritenere che l'esistenza di un infortunio ai sensi dell'art. 4 LPGA sia stata negata a torto da CO 1.
Il fatto che l'assicurazione _, dopo avere presentato opposizione, abbia. ritenuto di prendere a proprio carico il caso, non è di per sé significativo. Ciò può essere riconducibile a speciali accordi raggiunti fra compagnie di assicurazione e non ha nulla a che vedere con una corretta applicazione della legislazione sulle assicurazioni sociali." (Doc. I)
In conclusione il patrocinatore della ricorrente ha chiesto il versamento delle prestazioni da parte dell'assicuratore contro gli infortuni per l'evento dell'11 aprile 2005 e il riconoscimento "di un'adeguata indennit
à
per spese di patrocinio della presente sede e della procedura su opposizione".
1.4. Nella sua risposta del 10 gennaio 2006 la CO 1 propone di respingere il ricorso e osserva in particolare:
"
(...)
Parte convenuta contesta le conclusioni presentate dalla signora RI 1 ed in particolare l'asserzione secondo la quale "
Numerose sono le donne che soffrono di osteoporosi e che esercitano una normale attività senza subire lesioni particolari e tantomeno una lesione quale quella riportata dall'assicurata. Nel caso all'esame è quindi doveroso concludere che in assenza di infortunio non sarebbe certamente subentrato un problema fisico come quello attuale e non ci sarebbe stata necessità di cure né inabilità al lavoro
".
Orbene, una tale conclusione dev'essere respinta, non solo perché trattasi di una presa di posizione soggettiva non supportata da qualsivoglia referenza medica ma pure poiché forgiata su di una generalizzazione gratuita che incoccia contro il tenore di referti medici chiari e convincenti!
Sempre da respingere alla mittente poiché basata su di un identico argilloso presupposto è l'asserzione della ricorrente a mente della quale "
Il fatto che l'assicurazione _, dopo avere presentato opposizione, abbia ritenuto di prendere a proprio carico il caso, non è di per sé significativo. Ciò può essere riconducibile a speciali accordi raggiunti fra compagnie di assicurazione e non ha nulla a che vedere con una corretta applicazione della legislazione sulle assicurazioni sociali
": CO 1 contesta con forza una tale argomentazione, chiede che la ricorrente indichi a quali "
speciali accordi raggiunti fra compagnie di assicurazione
" si riferisca ... fermo restando che un tale rinvio ... attesti, indiscutibilmente, la pochezza della tesi addotta e di riflesso la temerarietà della richiesta.
Parte convenuta ribadisce dunque dalla lettura dell'intera documentazione disponibile che da un lato, è assodata l'esistenza di un nesso di causalità naturale, dall'altro, è ampiamente provato che il nesso di causalità adeguato non possa essere ritenuto poiché dalla descrizione di quanto successo non si può concludere che un tale procedere possa procurare un risultato così devastante in assenza di una critica situazione preesistente. Più precisamente, nella fattispecie in parola la presenza di una osteoporosi dev'essere ritenuta quale causa essenziale del danno alla salute della signora RI 1 - in altri termini, il fatto annunciato non può essere di per sé ritenuto idoneo a provare il risultato oggetto di richiesta di prestazioni assicurative - sicché l'assicuratore LAINF, in assenza di un nesso di causalità adeguato, ha legittimamente rifiutato il caso annunciato.
A tal proposito, a sostegno della propria lagnanza la ricorrente ha solo portato le proprie considerazioni soggettive senza minimamente offrire argomentazioni scientifiche. Anche per questo, a differenza di quanto voglia far intendere la ricorrente, il procedere dell'assicuratore malattia _ conforta ampiamente la posizione di CO 1." (Doc. III)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se RI 1 ha diritto o no a prestazioni dell'assicurazione contro gli infortuni a seguito dell'evento accadutole l'11 aprile 2005.
Si tratta dunque di esaminare, innanzitutto, se siamo in presenza di un evento infortunistico e, in caso di risposta positiva se esiste un nesso di causalità naturale e adeguato tra l'evento e il danno alla salute lamentato dalla ricorrente.
2.3. Giusta l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le prestazioni assicurative sono concesse in caso d'infortunio professionale, d'infortunio non professionale e di malattie professionali.
Secondo l'art. 4 LPGA:
"
È considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale o psichica o che provochi la morte."
Si evince dalla nozione stessa d'infortunio che il carattere straordinario non concerne gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; RAMI 2000 U 374, p. 176).
Pertanto, è irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali.
Il fattore esterno è considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente, definire quotidiane o abituali (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; DTF 118 V 61 consid. 2b; 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a).
Vi è infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno.
Quando il processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati.
La giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere.
Da un altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. Ad esempio, la vittima deve essere inciampata, scivolata, avere urtato contro un oggetto oppure avere reagito a sproposito, presa alla sprovvista, ad un pericolo improvviso. Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid. 3b).
2.4. Conformemente alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio (cfr. RDAT I-2003 N.79 pag. 313).
Quando l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi, l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid.
5b, DTF 116 V 136ss. consid. 4b, DTF 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86, p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht- und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).
Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid. 5b; DTF 116 V 141 consid. 4b).
2.5. Nella presente fattispecie il 25 maggio 2005 l'assicurata ha così riassunto, davanti all'ispettore sinistri che ha verbalizzato l'evento accadutole l'11 aprile 2005:
"
L'assicurata è una donna di 56 anni, alta 160 cm, pesa 76 kg.
Il 11.04.05 verso le 08.00, stava eseguendo l'igiene personale ad un ospite della casa anziani dove lavora in qualità di assistente di cura.
L'assicurata dopo aver fatto la doccia al paziente (uomo tra gli 80 e 85 anni, alto circa 170 cm, peso 75-80 kg, sofferente del morbo di Alzheimer) l'ha fatto accomodare in posizione eretta davanti ad un lavandino (dove si teneva con entrambi le mani) per poterlo asciugare.
Mentre compiva quest'operazione (era da sola), l'uomo ha cominciato ad abbassarsi (come se volesse assumere la posizione seduta) ed ad un certo punto è scivolato ed ha cominciato a cadere.
La signora RI 1, d'istinto, per non far cadere l'uomo, l'ha trattenuto mettendogli le mani sotto le ascelle e compiendo uno sforzo fuori dal normale per sollevarlo.
Compiendo ciò ha avvertito un "crac" a livello lombare ed un fortissimo dolore, appoggiato il paziente a terra ha dato l'allarme per far intervenire i colleghi."
(Doc. 17, verbale firmato dall'ispettore sinistri e dall'assicurata)
In una sentenza del 18 aprile 2005 nella causa S., U 166/04, il TFA ha ammesso il carattere infortunistico nel caso di un'assicurata, attiva come fisioterapista presso una Casa per anziani, che si è procurata un danno alla salute nel tentativo di sostenere un paziente che stava improvvisamente per cadere.
L'Alta Corte al proposito ha sviluppato le seguenti considerazioni illustrando in particolare la più recente giurisprudenza federale relativa alla nozione di "sforzo eccessivo":
"
(...)
4.
4.1Sulla scorta delle dichiarazioni in atti appare pacifico che nel caso di specie si sia registrato l'intervento di un fattore esterno (in concreto: l'interazione tra il corpo in caduta di J._ e quello della ricorrente; cfr. ad es. anche la sentenza del 15 gennaio 2003 in re S., U 421/01, consid. 3).
4.2 Quanto alla straordinarietà del fattore esterno, unico elemento
controverso nella presente vertenza, la casistica sviluppata da questa Corte in vicende paragonabili a quella qui in esame permette di effettuare un esame comparativo.
4.2.1 In una sentenza pubblicata in DTF 116 V 136, il Tribunale federale delle assicurazioni ebbe modo di negare l'esistenza di uno sforzo eccessivo in relazione alle dorsalgie immediatamente lamentate da un assicurato - infermiere 36enne di buona costituzione fisica - dopo che lo stesso aveva, da solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un letto, un paziente del peso di 100-120 kg. Il Tribunale respinse la richiesta dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 139 consid. 3c). Allo stesso modo è stato giudicato il caso di un'assicurata, anch'essa infermiera (53enne all'epoca dei fatti), la quale, intenta a sistemare una degente del peso di circa 80 kg che giaceva a letto in posizione anomala, accusò un blocco lombare in quanto la collega, impegnata con lei nell'operazione, non coordinò l'azione e fece gravare su di lei tutto il peso della paziente. Anche in quell'occasione, il Tribunale federale delle assicurazioni, oltre a evidenziare che in realtà non si trattava di dovere sollevare l'ammalata, ma solo di farla scivolare nel letto, osservò che lo spostamento di una persona ricoverata in un letto
d'ospedale fa parte del lavoro quotidiano di un aiuto infermiere (sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93).
4.2.2 In una successiva vertenza, pubblicata in RAMI 1994 no. U 185 pag. 79, questa Corte ammise per contro l'esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un'altra infermiera 32enne, la quale, impegnata a trasferire dal letto alla sedia a rotelle un degente molto pesante, si procurò un trauma da sollevamento ("Verhebetrauma") nel tentativo - riuscito grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare l'improvvisa caduta del paziente che si era inaspettatamente afflosciato. In quell'occasione, il Tribunale federale delle assicurazioni rilevò che con l'imminente e inaspettato pericolo di caduta del pesante paziente si era manifestamente verificato un evento esternamente percettibile che aveva costretto l'assicurata a uno sforzo fulmineo ed eccessivo (RAMI 1994 no. U 185 pag. 80 consid. 2b). In una sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37, il
Tribunale federale delle assicurazioni ebbe quindi modo di precisare che, per accertare se si è in presenza di un infortunio conseguente a uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione piegata e affrettata.
4.2.3 Nella sentenza pubblicata in SJ 2000 II pag. 439 - alla quale si è tra l'altro richiamata anche l'autorità giudiziaria di prime cure per motivare il proprio giudizio - il Tribunale federale delle assicurazioni ha quindi dovuto statuire sul caso di un infermiere 40enne, in buona forma fisica e con un'esperienza professionale ventennale, il quale, nel tentativo di applicare una manovra di Heimlich per ottenere l'espulsione di un pezzo di pesca sciroppata andato di traverso a una pensionata in fase di soffocamento e in perdita di conoscenza, accusò una fitta dorsale irradiante fino alla spalla destra poiché, in questa operazione, ebbe a sopportare il peso (55-60 kg) della paziente su di lui. In tale occasione, questa Corte rilevò che nessun
fattore straordinario aveva caratterizzato quell'incidente, non eccedente il quadro degli avvenimenti e delle situazioni oggettivamente quotidiane o comunque usuali per un infermiere sperimentato e attivo in una clinica di psichiatria geriatrica.