# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1ff84c80-977c-5c05-943c-ee182f7a7129
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_002
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Il diritto di ricorrere è stato riconosciuto in via giurisprudenziale al procuratore pubblico, oltre che con riferimento all’art. 81 cpv. 1 lit. a e b LTF, per l’interesse pubblico a una giustizia penale funzionante (in quanto necessario per tutelare le finalità del procedimento penale, per non pregiudicarlo o per non renderlo eccessivamente difficile da perseguire), ritenuto che il procuratore pubblico è responsabile dell’inizio e della conduzione dei procedimenti penali, spettandogli inoltre la direzione del procedimento fino all’eventuale emanazione di un decreto d’abbandono o di un atto d’accusa (decisione TF 1B_7/2013 del 14.3.2013, con riferimento alle decisioni DTF 137 IV 22 e 137 IV 230).
Dopo l’emanazione dell’atto d’accusa, e come visto, queste prerogative passano a chi dirige il procedimento penale nel tribunale di primo grado, che solo può pertanto impugnare la decisione di mancata proroga della carcerazione di sicurezza.
Il fatto di essere parte al procedimento, come addotto nel reclamo, non è di per sé sufficiente per legittimare il procuratore pubblico ad impugnare una decisione in materia di carcerazione. Anche l’accusatore privato è parte al procedimento penale (art. 104 cpv. 1 lit. b CPP): non per questo il Tribunale federale gli ha riconosciuto la legittimazione a impugnare una decisione di mancata carcerazione (decisione TF 1B_7/2013 del 14.3.2013).
La legittimazione riconosciuta alla direzione del procedimento penale nel tribunale di primo grado (ad impugnare la decisione di mancata proroga della carcerazione di sicurezza) garantisce peraltro l’impugnabilità della decisione censurata, sia presso questa Corte cantonale, sia presso il Tribunale federale, giusta l’art. 81 cpv. 1 LTF.
Le direttive emanate da questa Corte (e allegate alla decisione impugnata) fanno ovviamente riferimento al caso usuale in cui legittimato è il procuratore pubblico: al caso attuale, sono applicabili solo per analogia;
che conseguentemente non è possibile adottare la misura cautelare richiesta con il gravame, difettando al procuratore pubblico la legittimazione ad impugnare la decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi;
che l’istanza di misure cautelari va respinta in quanto irricevibile, così come il gravame in quanto tale;
che pertanto risulta inutile prendere in considerazione ed intimare le osservazioni spontanee presentate dal patrocinatore di PI 1 in data 16.10.2017, peraltro riferite al merito della decisione impugnata;
che, data la particolarità del caso, si prescinde dalla tassa di giustizia e dal recupero delle spese vive.

## Considerations