# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** eb901e6d-16e1-5ff4-ba18-5fc99d2d086a
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a) _, cittadino italiano, risiede a _ (prov. di _). L'8 settembre 1988, egli ha ottenuto un permesso di lavoro per confinanti (G), in seguito rinnovato, l'ultima volta l'8 luglio 1999 con prossima scadenza fissata al 5 luglio 2001 per lavorare come cameriere presso il Motel _ a _.
b) Con decreto d'accusa 14 luglio 1999, il Procuratore Pubblico lo ha condannato a 30 giorni di detenzione sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per violazione alla LDDS, commessa dall'ottobre 1998 al 9 luglio 1999 per aver ospitato nella propria camera di motel una cittadina colombiana entrata illegalmente in Svizzera priva del visto d'entrata e di qualsiasi permesso di soggiorno.
B. Il 25 agosto 1999 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato il permesso per confinanti di _. L'autorità si è fondata sul rapporto d'inchiesta di Polizia giudiziaria del 20 luglio 1999 da cui risultava che il confinante aveva pernottato almeno 220/240 volte nel corso dell'ultimo anno nella sua camera presso il Motel dove lavorava ed aveva aiutato la cittadina colombiana a soggiornare illegalmente sul territorio cantonale a partire dalla fine del mese di dicembre 1998. Ha infine ordinato al ricorrente di cessare l'attività entro il 30 settembre 1999. La decisione è stata resa in virtù degli art. 9 cpv. 2 LDDS e 23 OLS.
C. Con giudizio 7 dicembre 1999 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessato. Considerate tutte le circostanze del caso, il Governo ha ritenuto che il ricorrente non si fosse attenuto ad una condizione impostagli all'atto della concessione del permesso, aiutando pure una cittadina straniera a soggiornare illegalmente presso il suo posto di lavoro.
D. Contro la predetta pronunzia, il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando l'emanazione di un semplice ammonimento. Ritiene che la decisione impugnata sia contraria al principio di proporzionalità. Asserisce che doveva pernottare temporaneamente presso il motel al fine di salvaguardare gli interessi della società fiduciaria, ora in liquidazione, che aveva rilevato il motel. Doveva impedire a diversi amministratori di fatto della società, nel frattempo denunciati penalmente, di appropriarsi dell'incasso a fine giornata. Egli era l'uomo di fiducia dell'allora gerente e attuale liquidatrice _, la quale non era in grado di occuparsi durante la notte dell'esercizio pubblico a causa di una gravidanza. Grazie al suo intervento, la liquidatrice stava progressivamente risanando l'azienda. Per quanto concerne il soggiorno illegale della colombiana, minimizza l'infrazione commessa perché la stessa è giunta regolarmente in Ticino nell'ottobre 1998, allorquando i cittadini di quel Paese non necessitavano ancora di un visto d'entrata e soggiorno in Svizzera per la durata di tre mesi.
E. All'accoglimento del ricorso si oppone la Sezione dei permessi e dell'immigrazione, con argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito. Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del gravame, riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della propria decisione.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Il ricorso di diritto amministrativo è, in linea di principio, ammissibile dinnanzi all'alta Corte federale contro la revoca di permessi (cfr. art. 101 lett. d in relazione con l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG). Di conseguenza anche la competenza di questo Tribunale a statuire in merito all'impugnativa inoltrata dall'insorgente è certamente data.
1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine. Il giudizio può inoltre essere reso sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione della prova notificata dal ricorrente (audizione della teste _, responsabile amministrativa del Motel _ e del locale notturno _ di _), in quanto non appare idonea a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. I beneficiari di un permesso per lavoratori confinanti (G) possono esercitare un'attività lucrativa unicamente nella zona di frontiera e devono tornare quotidianamente al loro domicilio nella zona di frontiera contigua (cfr. art. 23 cpv. 2 e 3 OLS). Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS, il permesso di dimora può essere revocato allorquando non è adempiuta una condizione imposta all'atto della concessione del permesso o quando la condotta dello straniero dà motivo di gravi lagnanze. Tale disposizione è applicabile per analogia anche al permesso per lavoratori confinanti, il quale non è esplicitamente regolato dalla LDDS e non concede una posizione giuridica più salda di quella garantita da un permesso di dimora annuale (STF 18 marzo 1994 inedita in re F. e LLCC, consid. 3).
3. Nella fattispecie in esame, _ dispone dal 1988 di un permesso per lavoratori confinanti. Interrogato dalla Polizia cantonale il 9 luglio 1999 in merito alla sua presenza sul territorio svizzero ed alle sue mansioni presso il Motel _, il ricorrente ha - tra l'altro - dichiarato:
"
(...)
Percepisco un salario mensile di ca. fr. 1'100.– mensili lordi siccome dall'inizio 1999 lavoro unicamente al 30% a causa malattia. In precedenza il mio salario era di fr. 3'500.–. Data la mia situazione di salute non ho un orario stabilito ma come ad accordo con l'amministratrice sono in pratica un jolly che si occupa sia del Motel _ che del locale notturno _. Presso il citato Motel mi è stata data una camera e meglio la nr. 115 per la quale non pago alcun affitto. Siccome manca personale io sono quasi praticamente sempre presente o al Motel o nel locale notturno in caso di bisogno. Corrisponde al vero che praticamente per almeno 20 giorni al mese io resto a _ a dormire nella camera nr. 115 ed in caso di bisogno vengo chiamato dal personale del locale notturno. Sono a conoscenza che con il permesso di lavoro per confinanti G non posso rimanere in Svizzera a dormire ma come detto io restavo a _ lo stesso anche per il fatto che mi era di peso rientrare in Italia a _ dopo la giornata lavorativa a seguito del mal di schiena. Questa situazione (che io mi fermo a dormire a _) dura da almeno un anno e fatto un calcolo posso confermare che in questo ultimo anno io sono rimasto a dormire a _ circa 200/240 notti
(...)
"
.
(verbale d'interrogatorio, pag. 1 e 2)
Alla luce di queste chiare, inequivocabili ed incontestate affermazioni, si deve dunque ammettere che lungo l'arco di un intero anno (luglio 1998-luglio 1999) l'insorgente ha ripetutamente disatteso l'obbligo di rientrare al proprio domicilio in Italia al termine del lavoro. Ne consegue che _ si è reso effettivamente autore della ripetuta violazione degli obblighi che gli derivavano dall'art. 23 OLS. Poco importa quindi se i motivi per cui egli ha pernottato a _ fossero dovuti all'impossibilità dell'amministratrice ad occuparsi provvisoriamente dell'esercizio pubblico o ad impedire le manovre dei "liquidatori di fatto" della società fiduciaria oppure - come dichiarato nel verbale d'interrogatorio - ai suoi problemi di salute.
4. Occorre ora verificare la legalità del provvedimento di revoca del permesso pronunciato dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione.
4.1. L'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS prevede che nei casi di mancato adempimento di una delle condizioni poste all'atto del rilascio del permesso o quando la condotta dello straniero dia motivo a gravi lagnanze, è possibile procedere ad una revoca del medesimo. In materia di ritiro dei permessi accordati a stranieri, la LDDS conferisce dunque all'autorità amministrativa un ampio margine di apprezzamento censurabile - perlomeno da parte di questo Tribunale - soltanto quando la stessa sconfina con la propria decisione in un eccesso o in un abuso di potere.
4.2. In concreto, il ricorrente, che beneficia di permessi per confinanti sin dal 1988, ha avuto modo di interessare l'autorità penale per infrazione alla LDDS. Con decreto d'accusa 14 luglio 1999, il Procuratore Pubblico lo ha condannato a 30 giorni di detenzione sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per aver ospitato dall'ottobre 1998 al 9 luglio 1999 nella propria camera presso il Motel una cittadina colombiana entrata illegalmente in Svizzera, priva del visto d'entrata e di qualsiasi permesso di soggiorno. Va tenuto presente che in materia di polizia degli stranieri non è possibile considerare il reato commesso dall'interessato come privo di ogni consistenza. Tale modo di agire costituisce inconfutabilmente un reato di una certa gravità suscettibile di giustificare la revoca del permesso ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS, in quanto qualifica il comportamento dello straniero come motivo che dà adito a gravi lagnanze (cfr. STF 7 febbraio 1995 inedita in re Z., consid. 4 seg.). Favorendo l'entrata illegale della cittadina straniera, l'insorgente ha dimostrato senza ombra di dubbio una scarsa considerazione per l'ordine giuridico del Paese che gli ha offerto la possibilità di lavorare. Egli rasenta la temerarietà quando minimizza il reato, adducendo che al momento dell'entrata in Svizzera dell'amica i cittadini colombiani non erano ancora sottoposti all'obbligo del visto. Egli non nega di aver favorito il soggiorno illegale della colombiana, tanto che il decreto di accusa è cresciuto in giudicato il 24 agosto 1999. Del resto, nel proprio giudizio, il dipartimento lo ha rimproverato per avere ospitato la predetta cittadina colombiana a partire dalla fine del mese di dicembre 1998. Va infine rilevato che il ricorrente non lavora nemmeno a tempo pieno in Svizzera. Egli ha infatti dichiarato di lavorare solo al 30% e di essere per il resto al beneficio di un rendita AI (v. verbale d'interrogatorio, pag. 1 e 2; ricorso ad 10 pag. 5 in alto).
4.3. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ha pertanto disatteso le disposizioni legali invocate, revocando il permesso di lavoro per confinanti ad _. Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura intrapresa.
5. Stante quanto precede il ricorso va dunque respinto.
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).