# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 659fadbd-ba13-4a4a-9f8d-d7e9cda6c87e
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 25 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rio de Janeiro (Brasile) ha
presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il
31 marzo 2015, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di
G., F. e altri per titolo di riciclaggio di denaro, inchiesta nata a seguito di una
rogatoria del 5 novembre 2013 presentata dalle autorità elvetiche nell’ambito di
un procedimento penale a carico di F., aperto sulla base di una segnalazione
dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (in seguito:
MROS). In sostanza, le persone in questione, già condannate in Brasile per
essere state attive in un’organizzazione criminale dedita alla messa in atto, alla
gestione e allo sfruttamento del gioco d’azzardo illegale e al contrabbando di
apparecchi per il gioco d’azzardo, attività garantite da un complesso schema
corruttivo nel quale venivano versate tangenti a svariati pubblici ufficiali, sono
sospettate di aver riciclato denaro dell’organizzazione in questione tramite l’uti-
lizzo di società offshore con relazioni bancarie all’estero, valori giunti anche su
conti in Svizzera riconducibili ai familiari degli indagati. Con la sua domanda di
assistenza l’autorità rogante ha chiesto l’acquisizione di documentazione rela-
tiva a svariate relazioni bancarie riconducibili a F. e ai suoi familiari, nonché il
sequestro dei valori depositati sui conti in questione (v. RR.2016.135 act. 9.2).
B. Mediante decisione del 18 dicembre 2015 il Ministero pubblico della Confede-
razione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda
presentata dall’autorità brasiliana (v. RR.2016.135 act. 9.3).
C. L’8 febbraio 2016 il MPC ha ordinato il blocco, con acquisizione di svariata do-
cumentazione bancaria, delle seguenti relazioni bancarie: n. 1 e/o n. 2 presso
la banca H., Zurigo, intestate a D., G., F. e I. (v. RR.2016.138-140 act. 9.1); n. 3
presso la banca J., Ginevra, intestata a B. Inc., Panama (v. RR.2016.136
act. 9.1); n. 4 presso la banca K., Ginevra, intestata a C. Inc. (v. RR.2016.137
act. 9.1); n. 5 presso la banca L., Zurigo, intestata ad E., F. e I. (v. RR.2016.141-
143 act. 9.1). La medesima misura ha riguardato il giorno dopo le relazioni n. 6
e n. 7 presso la banca M., intestate, la prima, a N. Corp., Panama, e, la seconda,
a O. Corp., Panama (v. RR.2016.141-143 act. 9.2). Il 10 febbraio 2016 il MPC
ha ordinato infine il blocco della relazione n. 8 presso la banca J., Ginevra, in-
testata ad A. SA, Panama (v. RR.2016.2016 act. 135).
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D. Con cinque decisioni di chiusura del 17 giugno 2016 l’autorità d’esecuzione ha
accolto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di sva-
riata documentazione riguardante le relazioni di cui sopra e confermandone il
blocco (v. RR.2016.135 act. 9.5, RR.2016.141-143 act. 9.4, RR.2016.136
act. 9.2, RR.2016.138-140 act. 9.2, RR.2016.137 act. 9.2).
E. Il 18 luglio 2016 le seguenti persone (fisiche o giuridiche) hanno impugnato
ognuna la decisione di chiusura di cui sopra riguardante la propria relazione
bancaria dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale: A.
SA (RR.2016.135 act. 1); D., E. e F. (RR.2016.141-143 act. 1 e RR.2016.138-
140); B. Inc. (RR.2016.136 act. 1); C. Inc. (RR.2016-137 act. 1). In sostanza,
esse chiedono, in via preliminare, la congiunzione di tutte le cause in questione;
in via principale, l’accoglimento del loro ricorso, l’irricevibilità della rogatoria,
l’annullamento delle decisioni 17 giugno 2016 e 18 dicembre 2015 del MPC
nonché la revoca del sequestro della loro relazione bancaria; in via subordinata,
l’accoglimento del gravame, l’annullamento delle decisioni 17 giugno 2016 e
18 dicembre 2015 del MPC, l’ordine al MPC di richiedere all’autorità rogante di
produrre le disposizioni legislative relative ai reati presupposti al riciclaggio e
alla loro prescrizione, nonché di prendere posizione sulla sentenza di condanna
relativa al procedimento penale n. 0802985-90.2007.4.02.5101 avente ad og-
getto i citati reati presupposti, l’ordine al MPC di richiedere all’autorità rogante
di documentare che l’azione penale relativa alla procedura in corso per riciclag-
gio di denaro è stata promossa nei 60 giorni successivi al sequestro del Giudice
istruttore di Rio de Janeiro dell’8 agosto 2014 e che ne è stata data comunica-
zione agli indagati G. e F..
F. Con scritti del 26 agosto e 19 settembre 2016, trasmessi ai ricorrenti per cono-
scenza, il MPC risp. l’UFG hanno comunicato di rinunciare ad inoltrare una ri-
sposta, postulando la reiezione dei gravami (v. RR.2016.135 act. 9 e 10,
RR.2016.136 act. 9 e 10, RR.2016.138-140 act. 9 e 10, RR.2016.141-143 act. 9
e 10, RR.2016.137 act. 9 e 10).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.
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## Considerations

Diritto:
1
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-
razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81;
in seguito Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;
v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135
IV 212 consid. 2.3). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV
212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Interna-
tionales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al prece-
dente considerando.
1.4 Interposti tempestivamente contro le decisioni di chiusura del 17 giugno 2016, i
ricorsi sono ricevibili sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
1.5
1.5.1 La ricevibilità dei gravami presuppone anche la legittimazione degli insorgenti
giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, oltre all’UFG
(art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente
e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse degno
di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 80h lett. b AIMP,
v. anche art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto
il procedimento penale all’estero). Per essere considerato personalmente e di-
rettamente toccato da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ri-
corrente deve avere un legame sufficientemente stretto con la decisione liti-
giosa (DTF 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una ri-
chiesta di informazioni su un conto bancario è considerato personalmente e
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direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP), mentre l’inte-
ressato toccato solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto
economico di un conto bancario, non può impugnare tali provvedimenti
(DTF 139 II 404 consid. 2.1.1; 122 II 130 consid. 2b; TPF 2008 172 consid. 1.3).
Eccezionalmente, la qualità per ricorrere è riconosciuta all'avente diritto econo-
mico di una società titolare di un conto quando la stessa è disciolta, riservato
l'abuso di diritto (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 123 II 153 consid. 2c e d). In
questo caso, tocca all'avente diritto economico dimostrare anzitutto la liquida-
zione della società mediante documentazione ufficiale (sentenze del Tribunale
federale 1A.10/2000 del 18 maggio 2000, consid. 1e, in Praxis 2000 n° 133
pag. 790 e segg.; 1A.131/1999 del 26 agosto 1999, consid. 3). Egli deve inoltre
dimostrare attraverso questa stessa documentazione oppure mediante altre
prove di essere il beneficiario dello scioglimento della società in quanto tale
(sentenza del Tribunale federale 1C_370/2012 del 3 ottobre 2012, consid. 2.7;
sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.257 del 2 luglio 2013, con-
sid. 1.2.1; RR.2012.252 del 7 giugno 2013, consid. 2.2.1) e quindi non sempli-
cemente di un suo conto bancario (TPF 2009 183 consid. 2.2.2).
1.5.2 Nella misura in cui titolari delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impu-
gnate, la legittimazione ricorsuale è data per i seguenti ricorrenti: A. SA nella
procedura RR.2016.135; B. Inc. nella procedura RR.2016.136; D., E. e F. per
la relazione n. 2 nella procedura RR.2016.138-140; C. Inc. nella procedura
RR.2016.137; D., E. e F. per la relazione n. 5 nella procedura RR.2016.141-
143.
1.5.3 Per quanto riguarda il ricorso avverso la decisione di chiusura concernente la
relazione bancaria n. 7 presso la banca M., si rileva che nel ricorso interposto
da D., E. e F. (RR.2016.141-143) si afferma che la società titolare della rela-
zione, ossia O. Corp., a Panama, è oramai disciolta e che beneficiario econo-
mico della stessa al momento della liquidazione è stata D. Ora, se è vero che
tale fatto è stato confermato dal MPC nella decisione di chiusura impugnata
(v. RR.2016.141-143 act. 1.3 pag. 4 e seg.), nella documentazione allegata al
ricorso non vi è traccia di atti che lo attestino. Il medesimo discorso vale per la
relazione n. 6, anch’essa presso la banca M., intestata alla società disciolta
N. Corp., a proposito della quale il MPC ha dichiarato che beneficiario dei valori
patrimoniali appartenenti alla predetta società al momento della liquidazione è
stato F. (v. RR.2016.141-143 act. 1.4 pag. 3 e seg.). In tale situazione la pre-
sente Corte è impossibilitata a verificare quanto sembrerebbe accertato per i
ricorrenti e il MPC. Ad ogni modo, la questione non necessita di essere ulterior-
mente approfondita, nella misura in cui, fosse anche il ricorso di D. e F., per i
conti in questione, ammissibile, esso sarebbe comunque da respingere per i
motivi che seguono.
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2. I ricorrenti hanno postulato innanzitutto la riunione di tutte le procedure concer-
nenti i ricorsi di cui sopra (v. Fatti lett. E).
Ora, nella misura in cui i ricorrenti sono tutti patrocinati dal medesimo avvocato
e i ricorsi concernono un medesimo contesto giuridico e fattuale, per motivi di
economia processuale si giustifica, come d’altronde espressamente richiesto
da tutte le parti, di procedere alla congiunzione delle cause in questione e di
pronunciare un unico giudizio (in questo ambito v. DTF 126 V 283 consid. 1;
sentenza del Tribunale federale 1C_89-93/2012 del 9 febbraio 2012, consid. 1;
B. BOVAY, Procédure administrative, 2a ediz., Berna 2015, pag. 606; A. KÖLZ/I.
HÄNER/M. BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, 3a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2013, n. 927).
3. Gli insorgenti ritengono che la domanda di assistenza del 25 agosto 2014 sia
irricevibile difettando di vari dei requisiti richiesti in relazione al contenuto mi-
nimo e alla forma della domanda, ed essendo viziata da lacune ed errori mani-
festi. Essa non permetterebbe in particolare di comprendere con precisione
quali siano i reati a monte degli atti di riciclaggio contestati agli imputati
all’estero, ciò che renderebbe impossibile identificare le corrispondenti fattispe-
cie penali secondo il diritto svizzero. Le asserite lacune della domanda avreb-
bero condotto il MPC, nella decisione impugnata, ad una interpretazione super-
ficiale dei fatti e del diritto oggetto della rogatoria, per certi versi contrastante
con quella presentata nella decisione di entrata nel merito, violando il diritto di
essere sentito dei ricorrenti a causa della carente motivazione. Inoltre, contra-
riamente a quanto asserito nella domanda di assistenza, i reati presupposti non
sarebbero stati compiuti tra il 2001 e il 2005, bensì tra il 2006 e il 2007, come
risulterebbe da una sentenza brasiliana del 3 dicembre 2012. Impossibile sa-
rebbe dunque riciclare nel periodo 2001-2005 denaro provento di reati com-
messi nel 2006-2007. In definitiva, l’imprecisione e la sommarietà della do-
manda di assistenza si spiegherebbe con il fatto che le indagini brasiliane per
riciclaggio si fonderebbero unicamente sulla rogatoria svizzera del 5 novembre
2013, alla quale è poi seguita una delega, illegittima a dire dei ricorrenti, del
perseguimento penale alle autorità brasiliane.
3.1
3.1.1 L’art. 24 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che la domanda di assistenza
deve contenere le indicazioni seguenti: il nome dell’autorità che la presenta e,
all’occorrenza, dell’autorità incaricata del procedimento penale nello Stato ri-
chiedente (lett. a); l’oggetto e il motivo della domanda (lett. b); per quanto pos-
sibile, il nome completo, il luogo e la data di nascita, la cittadinanza, il nome dei
genitori e l’indirizzo delle persone oggetto del procedimento penale al momento
della presentazione della domanda (lett. c); il motivo principale per il quale sono
richieste le prove o le informazioni nonché una descrizione dei fatti (data, luogo
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e circostanze in cui è stato commesso il reato) che danno luogo all’indagine
nello Stato richiedente, salvo se si tratta di una domanda di notifica ai sensi
dell’art. 14 (lett. d). In questo ambito, non si può tuttavia pretendere dallo Stato
richiedente la presentazione di un esposto dei fatti totalmente esente da lacune
o contraddizioni, visto che lo scopo della rogatoria è proprio quello di chiarire
punti oscuri relativi alle fattispecie oggetto d'indagine all'estero, ferma restando
la necessità di poter verificare che le condizioni per la concessione dell'assi-
stenza siano date e in che misura essa sia possibile (v. DTF 117 Ib 64 con-
sid. 5c, con giurisprudenza citata). Lo Stato richiedente non deve provare la
commissione del reato, ma esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali
fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di verificare che la
rogatoria non costituisca un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su
questo tema DTF 125 II 65 consid. 6b/aa). L'esame della colpevolezza è riser-
vato al giudice straniero del merito, per cui non compete a quello svizzero
dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5).
3.1.2 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito, prevede che l'au-
torità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a de-
cidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle
condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali
possibilità di impugnazione presso un'istanza superiore, che deve poter eserci-
tare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2;
117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente M. ALBERTINI, Der verfas-
sungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des
modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii
giurisprudenziali). L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera
dettagliata tutti gli argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separatamente
su ogni conclusione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle
questioni decisive per l'esito del litigio (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530
consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b e sentenze citate; sentenza del Tribunale fede-
rale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011, consid. 3.2.1).
3.2 In concreto, la domanda di assistenza brasiliana, con il relativo complemento
fornito a seguito della richiesta di ulteriori informazioni dell’UFG (v. lettera del
23 gennaio 2015, in act. 9.2), indica con sufficiente chiarezza i motivi alla base
della stessa. L’autorità inquirente estera afferma innanzitutto che la propria in-
chiesta per riciclaggio di denaro è nata susseguentemente ad una rogatoria
presentata dalle autorità elvetiche nel novembre del 2013, le quali, sospettando
che su diversi conti in Svizzera fossero giunti valori di origine criminale, hanno
chiesto alle autorità brasiliane informazioni su un determinato procedimento pe-
nale nell’ambito del quale G. e suo figlio, F., erano stati condannati per aver
partecipato ad un’organizzazione criminale dedita all’importazione e allo sfrut-
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tamento di macchine destinate al gioco d’azzardo, attività garantita dalla corru-
zione di agenti pubblici, tra i quali poliziotti e membri della magistratura. Più
precisamente, l’organizzazione pagava i poliziotti per evitare ispezioni e otte-
nere anticipatamente informazioni sulle operazioni di lotta al gioco illegale e i
magistrati per beneficiare di decisioni che permettessero loro di continuare nelle
loro attività. Basandosi soprattutto sulle informazioni ricevute dalla Svizzera,
l’autorità rogante sospetta che denaro frutto delle predette attività illegali sia
giunto, anche attraverso società, su conti all’estero, riconducibili ai membri
dell’organizzazione. Tra le società con un ruolo importante figurerebbe la P. e
Q. Ltda, la quale gestirebbe una rete di centri sportivi chiamata R. La documen-
tazione concernente le relazioni bancarie già identificate dal MPC, riconducibili
a membri dell’organizzazione, sarebbe necessaria alle autorità brasiliane per
esaminare i flussi e l’origine del denaro trasferito all’estero, al fine di verificare
se tali valori provengono dalle attività, intervenute soprattutto tra il 2001 e il
2005, già oggetto di condanna in Brasile a carico di G. e F.
Contrariamente a quanto sostenuto nei gravami, non si rilevano contraddizioni
o errori manifesti per quanto riguarda le indicazioni temporali relative ai crimini
a monte, nella misura in cui secondo l’autorità rogante questi sarebbero stati
commessi tra il 2001 e il 2005, periodo a partire dal quale possono anche es-
sere ipotizzati i presunti atti di riciclaggio contestati agli indagati. Il fatto che nella
già citata sentenza di condanna brasiliana possano essere indicate altre date
relative alla commissione dei crimini a monte del riciclaggio nulla toglie a quanto
precede, dato che la documentazione bancaria oggetto delle decisioni impu-
gnate è potenzialmente utile per chiarire gli ulteriori risvolti penali della vicenda,
oggetto appunto di questo nuovo filone d’inchiesta (sull’utilità potenziale con-
creta della documentazione in questione v. più ampiamente infra consid. 6).
L’esposto dei fatti presentato dall’autorità rogante è stato sostanzialmente ri-
preso dal MPC nelle sue decisioni di chiusura del 17 giugno 2016. Inoltre, sulla
base della documentazione richiesta dalle autorità brasiliane relativa a vari conti
riconducibili a familiari degli indagati, esso ha potuto ricostruire e fornire svariate
informazioni relative a flussi di denaro tra i vari conti in questione, in ossequio
al suo obbligo di motivazione e al diritto di essere sentito dei ricorrenti, i quali
hanno certamente avuto elementi sufficienti per comprendere e contestare la
decisione impugnata, ciò che è del resto confermato dai loro dettagliati gravami
di 24 pagine. L’asserita diversità di contenuto tra la decisione di entrata nel me-
rito del 18 dicembre 2015 e quelle di chiusura, foss’anche ravvisabile, nulla in-
cide su tale conclusione, visto che non palesa l’esistenza di gravi contraddizioni
ed in ogni caso i ricorrenti sono stati posti nella condizione di difendersi in ma-
niera adeguata e di far valere i propri argomenti contro la consegna di docu-
mentazione allo Stato estero.
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In definitiva, il contenuto della domanda estera menziona sufficientemente il
proprio oggetto, il motivo della stessa, i reati perseguiti, le persone indagate,
nonché i fatti essenziali alla base della commissione rogatoria, elementi sulla
base dei quali l’autorità d’esecuzione ha escluso l’esistenza di condizioni osta-
tive all'assistenza. Essa adempie chiaramente le esigenze legali richieste dalla
giurisprudenza e dalla dottrina. Il fatto che alla base dell’inchiesta estera ci sia
una rogatoria svizzera nulla toglie a queste constatazioni, né vi sono dubbi che
le autorità brasiliane abbiano giurisdizione su queste fattispecie, poco importa
se in parte in base a delega da parte delle autorità svizzere (v. RR.2016.135
act. 9.2, rogatoria del 25 agosto 2014 pag. 2) visto che si tratta di uno strumento
comunque previsto agli art. 88 e seg. AIMP. Le censure dei ricorrenti non pos-
sono di conseguenza trovare accoglimento.
4. I ricorrenti censurano la violazione del principio della doppia punibilità. A loro
dire, i presunti reati a monte del riciclaggio contestato agli indagati all’estero non
possono considerarsi dei validi reati a monte del riciclaggio secondo il diritto
svizzero.
4.1 Giusta l’art. 6 Trattato svizzero-brasiliano, l'esecuzione di una domanda impli-
cante misure coercitive può essere respinta se i fatti indicati nella domanda non
corrispondono agli elementi oggettivi costitutivi di un reato secondo il diritto dello
Stato richiesto, nella misura in cui si suppone che il reato sia stato ivi com-
messo. Nel diritto interno, il principio della doppia punibilità è espresso all'art.
64 cpv. 1 AIMP. Nell'ambito dell'esame di tale principio, l'autorità non si scosta
dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o
altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid.
2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un esame dei
reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza, ma deve
semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti
nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili
anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto
svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e con-
dizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543
consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incri-
minati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toc-
cate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc;
TPF 2012 114 consid. 7.4). Va pure ritenuto che, nel campo della cosiddetta
piccola assistenza, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condi-
zione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie
(sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007, consid. 2.3 e
rinvii).
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4.2 Nella fattispecie, come già esposto in precedenza (v. consid. 3.2 supra), gli in-
dagati G. e suo figlio, F., sono stati già condannati in Brasile per partecipazione
ad un’organizzazione criminale dedita alla messa in atto, alla gestione e allo
sfruttamento del gioco d’azzardo illegale e al contrabbando di apparecchi per il
gioco d’azzardo. L’esercizio di tali attività illecite è stato garantito attraverso un
complesso schema corruttivo basato sul versamento di tangenti a svariati pub-
blici ufficiali, più precisamente a poliziotti e magistrati. Gli indagati sono ora so-
spettati di aver riciclato, mediante conti bancari in Svizzera, anche attraverso
società a loro riconducibili, il provento di tali attività illecite. Se trasposti nel con-
testo giuridico elvetico, tali atti costituirebbero riciclaggio di denaro aggravato
conformemente all'art. 305bis n. 2 lett. a CP, con quale crimine a monte perlo-
meno il contrabbando in banda ex art. 14 cpv. 4 DPA, per cui la doppia punibilità
è data.
5. I ricorrenti sostengono che, nella misura in cui il procedimento all’estero pre-
senterebbe gravi deficienze, la domanda di assistenza sarebbe irricevibile. Più
precisamente, essi, da un lato, contestano la sussistenza del reato stesso di
riciclaggio secondo il diritto brasiliano e, dall’altra, sostengono che l’autorità di
perseguimento brasiliana avrebbe violato la norma processuale che prescrive
la promozione dell’azione penale entro 60 giorni dall’adozione del sequestro di
valori patrimoniali, pena la decadenza del sequestro stesso.
5.1 Secondo l'art. 2 lett. d AIMP la domanda di cooperazione in materia penale è
irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero presenti gravi
deficienze. L'esame delle condizioni poste dalla disposizione in questione im-
plica un giudizio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare
sul suo regime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fon-
damentali e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del
potere giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una
prudenza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto delle garanzie pro-
cedurali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la
parità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza
(v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2a;
R. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a
ediz., Berna 2014, n. 685). Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e
appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (v. ZIMMERMANN, op.
cit., n. 683 e giurisprudenza citata). L'art. 2 lett. d è sussidiario rispetto alle let-
tere a, b e c (ZIMMERMANN, op. cit., n. 692). La giurisprudenza definisce la no-
zione di "gravi deficienze" per ogni singolo caso, le quali devono tuttavia essere
di natura irrimediabile (MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale,
Basilea 2004, n. 51 ad art. 2 AIMP e giurisprudenza ivi citata).
- 11 -
Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l'art. 2 AIMP non può
essere invocato da persone giuridiche che non sono oggetto della procedura
all’estero (v. DTF 133 IV 40 consid. 7.2; 126 II 258 consid. 2d/aa; 115 Ib 68
consid. 6; sentenze del Tribunale federale 1C_376/2016 del 5 ottobre 2016,
consid. 2.2; 1C_79/2014 del 14 febbraio 2014, consid. 2.3; ZIMMERMANN, op.
cit., n. 691 e 692 nonché n. 681).
5.2 Ora, nella misura in cui presentate da A. SA, B. Inc. e C. Inc., società panamensi
di per sé non indagate in Brasile, le censure in questione risultano inammissibili.
Per quanto attiene agli altri ricorrenti, occorre rilevare che le violazioni invocate
concernono norme di diritto processuale brasiliano che di per sé esulano dalle
competenze del giudice dell’assistenza (v. sentenza del Tribunale penale fede-
rale RR.2015.186-187 del 4 agosto 2015, consid. 4.4; A. DONATSCH/S. HEIM-
GARTNER/M. SIMONEK, Internationale Rechtshilfe, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Gine-
vra 2015, pag. 102 e seg.) e che comunque non configurerebbero in alcun modo
gravi deficienze ai sensi dell’art. 2 lett. d AIMP. Stesso discorso per quanto ri-
guarda la sussistenza in quanto tale del reato di riciclaggio secondo il diritto
brasiliano, questione che va risolta dal giudice estero del merito. In definitiva, le
censure in questo ambito vanno respinte, nella misura della loro ricevibilità.
6. Gli insorgenti censurano infine la violazione del principio della proporzionalità.
Da una parte, essi sostengono che non vi sia nessun collegamento tra il reato
perseguito ed i valori sequestrati, dato che i valori sequestrati avrebbero un’ori-
gine precedente rispetto alla commissione dei reati presupposti del riciclaggio.
Dall’altra, essi sarebbero terzi di buona fede estranei al procedimento estero.
6.1 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le in-
dagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni ri-
chieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il
procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle
autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronun-
ciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in
questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se
il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251
consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio
2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abu-
siva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le in-
dagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata
prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'am-
bito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessitano di regola di
tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed eco-
nomico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali
- 12 -
persone o entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre
2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tri-
bunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF
130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare
altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1;
121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 no-
vembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se
del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone interessate (DTF 129 II
462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto
2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre
2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla giurispru-
denza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui
la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova
certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II
258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vie-
tata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla
giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a
fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno
dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di
procedere non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce
del principio della specialità che di quello della proporzionalità. Tale divieto si
fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella
raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c).
6.2 In concreto, dall’analisi della documentazione bancaria concernente le relazioni
dei ricorrenti emergono operazioni connesse con la fattispecie descritta in ro-
gatoria.
6.2.1 La relazione n. 8 intestata ad A. SA è stata aperta il 9 dicembre 2015. Avente
diritto economico, con procura sul conto, risulta essere S. (1985). Come rilevato
dal MPC, dalla documentazione bancaria risulta che ingenti fondi sono giunti
sulla predetta relazione provenienti dal conto n. 3, presso la medesima banca
J., intestato a B. Inc., Panama, riconducibile alla nonna di S., ossia D., nata nel
1931 (v. MPC-0079 e 0080). Un accredito di USD 5 milioni sarebbe da ricon-
durre a una presunta donazione della nonna a favore del nipote, valori ereditati
da D. dai propri genitori (v. MPC-0079). Dall’analisi dei flussi risulta che dal 10 al
30 dicembre 2015 una somma complessiva di USD 382'442.07 è stata trasferita
dalla relazione n. 3 a quella della ricorrente (v. MPC-0092, 0093, 0096, 0097).
In data 10 dicembre 2015 quest’ultima relazione ha accolto l’integralità dei titoli
componenti il portafoglio della relazione n. 3 (v. da MPC-0088 a MPC-0091).
- 13 -
Importante è poi rilevare che quest’ultima relazione è stata a sua volta alimen-
tata da valori provenienti dalla relazione n. 2, presso T. (oramai banca H.), in-
testata a D. nonché ai suoi figli E. (1956), F. (1959) e I. (1961). In particolare, la
relazione n. 3 è stata destinataria in data 1° settembre 2009 di USD 10'094.57
e il giorno successivo di EUR 9'794.87. Dalla relazione n. 2 al conto della B. Inc.
vi sono inoltre stati trasferimenti di titoli tra agosto e settembre 2009, per un
valore di USD 3'939'592.-- nonché di EUR 198'492.--. Successivamente è poi
intervenuto il contratto di donazione di cui sopra (v. MPC-0079), con trasferi-
mento dei valori in questione sul conto della ricorrente (v. da MPC-0088 a MPC-
0093, 0096 e 0097). L’analisi della documentazione relativa alla relazione n. 2,
pure oggetto di rogatoria e connessa con i fatti oggetto d’inchiesta, ha permesso
di evidenziare che tale relazione è stata alimentata l’11 settembre 2001 con una
somma di USD 246'709.56 proveniente da un conto presso banca AA.. Da
quest’ultimo sono altresì giunti tra il 22 agosto e il 12 ottobre 2001 svariati titoli.
Sulla relazione n. 2 sono anche stati accreditati il 21 gennaio 2005 altri titoli per
un valore di USD 2'024'502.76 provenienti dalla banca BB. Ora, nella misura in
cui la relazione n. 2 è stata alimentata con i valori di cui sopra proprio nel periodo
(2001-2005) in cui sarebbero stati commessi i reati a monte del riciclaggio di
denaro evidenziati nel procedimento brasiliano sfociato nella sentenza di con-
danna delle persone implicate ed essendo operazioni riconducibili al loro stretto
contesto familiare, l’utilità potenziale della documentazione concernente le re-
lazioni evidenziate è pacificamente data.
6.2.2 Per quanto riguarda la relazione n. 4 presso la banca K., intestata a C. Inc.,
aperta il 27 febbraio 2009, di cui avente diritto economico, con diritto di firma
individuale, risulta essere D. (v. MPC-0022 e 0025), di particolare interesse ri-
sulta essere la relazione del 22 giugno 2011 redatta da un membro della dire-
zione della banca, dalla quale si evince come la famiglia dei ricorrenti avesse
costituito la propria ricchezza attraverso attività in campo immobiliare in Brasile
(v. MPC-0080). La banca ha sottolineato come vi fossero delle difficoltà a risa-
lire all’origine dei fondi depositati presso di lei, in particolare tenendo conto
dell’utilizzo di società offshore dalle quali provenivano i fondi (v. MPC-0080 e
0081). Ciò detto, dall’8 aprile 2010, pure beneficiario di una procura con diritto
di firma individuale risulta essere S. (v. MPC-0023 e 0024). Dalla documenta-
zione bancaria risulta che la relazione in questione è stata alimentata, dal 1° lu-
glio 2009 al 23 giugno 2010, mediante svariati accrediti il cui ordinante è risul-
tato essere E., figlio di D., per un ammontare complessivo di USD 1'450'013.48
(v. MPC-0246, 0247, 0249, 0973, 0978). Inoltre, dal medesimo ordinante è
giunto, in data 2 luglio 2009, un versamento di EUR 320'000.-- (v. MPC-0243,
0957). Da notare che la relazione in esame è stata alimentata il 23 marzo 2009
da un importo di USD 157'000.-- proveniente dal conto n. 7 presso la banca M.,
intestato a O. Corp., Panama (v. MPC-0246 e 0963). Inoltre, in data 12 marzo
2009, svariati titoli sono stati depositati presso la relazione n. 4 provenienti dal
- 14 -
conto n. 7 (v. MPC-1101, 1117, 1133, 1144). Altri trasferimenti di titoli sono in-
tervenuti il 20 marzo e il 26 agosto 2009, per un importo che in data 31 dicembre
2009 ammontava a USD 4'075'117.94 (v. MPC-0368), provenienti da un conto
presso la banca H. intestato a CC. Ltd. (v. MPC-1118, 1125, 1145, 1171) e dal
conto n. 5 presso la banca L., intestato ai figli di D. (v. MPC-1126, 1132, 1172
e 1174). Ora, essendo le operazioni sopradescritte intervenute successiva-
mente ai reati a monte già giudicati in Brasile, e concernendo i familiari degli
indagati, l’utilità potenziale della documentazione bancaria riguardante la rela-
zione intestata a C. Inc. va a sua volta ammessa.
6.2.3 La relazione n. 5 presso la banca L., intestata all’indagato F., a E. nonché a I. è
stata aperta l’8 febbraio 2005 (v. MPC-0003). Aventi diritto economico della
stessa risultano esserne i titolari (v. MPC-0008). Dalla documentazione banca-
ria emergono diverse operazioni che necessitano approfondimenti e che evi-
denziano l’utilità potenziale del relativo materiale probatorio. In particolare, sulla
relazione in questione sono stati accreditati il 16 e 28 febbraio 2005 risp.
USD 60'307.59 e USD 18'000.-- (v. MPC-0561) provenienti da un conto presso
la banca DD., Georgetown, su ordine di EE. (v. MPC-0592 e 0646). Inoltre, il
24 giugno 2009 sono stati traferiti USD 500'000.-- a favore della rubrica EUR
della relazione bancaria in esame (v. MPC-0579), mentre fr. 165'000.-- hanno
alimentato in medesima data la rispettiva rubrica in fr., entrambe le somme pro-
venienti dal conto n. 4 presso la banca K., intestato a C. Inc. (v. MPC-1189 e
1190). Sulla relazione n. 5 sono stati altresì trasferiti, in data 25 febbraio 2005,
svariati titoli provenienti dalla banca DD., per un valore totale di USD 1'780'000.-
- (v. da MPC-0595 a 0619), titoli trasferiti il 28 agosto 2009 a favore del conto
n. 4 di cui sopra (v. da MPC-0620 a 0644).
6.2.4 La relazione n. 7 presso la banca M., intestata a O. Corp., è stata aperta il
31 maggio 2006 (v. MPC-0002 e 0003) ed estinta il 22 agosto 2013 (v. MPC-
0234). Avente diritto economico della stessa risultava essere D. (v. MPC-0004).
Beneficiari di una procura con diritto di firma individuale erano la società fidu-
ciaria FF. SA nonché l’indagato F., unitamente ad E., I. e la stessa D. (v. MPC-
0006 e 0007). Come già rilevato in precedenza (v. consid. 1.5.3 supra), con
l’estinzione della relazione è stata disciolta anche la società sua titolare
(v. MPC-0243). Dalla documentazione bancaria risulta in particolare che la re-
lazione in questione è stata alimentata il 12 e 26 settembre 2006 mediante due
accrediti di risp. USD 130'000.-- e USD 16'206.42 provenienti dal conto n. 9
presso banca GG., intestato all’indagato G. e a D. (v. MPC-0042, 0101 e 0104).
Il 13 dicembre 2006 la relazione n. 7 è stata alimentata tramite un assegno di
EUR 81'200.--, il cui ordinante era G., mentre la banca HH. risultava essere la
banca emittente (v. da MPC-0127 a 0135). Inoltre, in data 20 settembre 2006,
la medesima è stata destinataria, conformemente alle istruzioni datate 28 aprile
2006 di G. e D. (v. MPC-0099 e 0100), di tutti i titoli, il cui valore al 31 dicembre
2006 ammontava a USD 1'760'577.-- (v. da MPC-0138 a 0140), depositati sulla
- 15 -
relazione n. 9 (v. da MPC-0196 a 0209). Il nesso personale e temporale con i
fatti dell’inchiesta è quindi pacifico.
6.2.5 Infine, la relazione n. 6 presso la banca M., intestata a N. Corp., è stata aperta
il 26 luglio 2006 (v. MPC-0212) ed estinta nel dicembre 2014 (v. da MPC-0203
a 0207). Avente diritto economico della stessa era l’indagato F. (v. MPC-0003).
Aventi diritto di firma individuale erano il predetto e la FF. SA (v. MPC-0004). Il
28 novembre 2014 F. ha ordinato, da una parte, alla banca il trasferimento di
tutti i valori patrimoniali depositati sulla relazione bancaria in questione al conto
n. 10 presso la banca II., New York, con chiusura del suo conto (v. MPC-0209),
dall’altra, alla FF. SA di procedere, oltre che al trasferimento di tutti i beni patri-
moniali della N. Corp. a favore del citato conto presso la banca II., alla dissolu-
zione della società medesima (v. MPC-0208). Anche per il conto qui in esame
vi sono operazioni di palese utilità potenziale. In particolare, esso è stato ali-
mentato da conti presso la banca JJ. a Nassau (Bahamas) riconducibili a
KK. Corp. e LL., nonché dal conto presso la banca MM., Nassau, intestato a LL.
Nel periodo dal 17 gennaio al 24 aprile 2007 svariati versamenti provenienti dai
predetti conti presso la banca JJ. hanno infatti alimentato la relazione in que-
stione, per un ammontare complessivo di USD 742'986.-- (v. da MPC-0034 a
0037, da 0093 a 0100, da 0104 a 0105, da 0108 a 0116, da 0119 a 0122, da
0132 a 0133). La relazione intestata a LL. presso la banca MM. ha alimentato
la relazione n. 6 durante il periodo dal 22 marzo al 20 aprile 2007, per un am-
montare complessivo di USD 300'026.-- (v. MPC-0036, 0037, 0117, 0118, da
0124 a 0129).
6.3 In definitiva, sospettando l’autorità estera l’utilizzo da parte dei famigliari degli
indagati dei conti di cui sopra per il riciclaggio del denaro provento dei crimini a
monte, commessi tra il 2001 e il 2005, già giudicati nell’ambito del procedimento
brasiliano di cui al numero di riferimento 0802985-90.2007.4.02.5101, la docu-
mentazione oggetto delle decisioni di chiusura impugnate può senz’altro risul-
tare utile per l’inchiesta estera. Senza dimenticare che i valori di cui sopra po-
trebbero anche essere legati ad attività dell’organizzazione criminale, di cui l’au-
torità penale brasiliana non era a conoscenza. È proprio ripercorrendo a ritroso
il cammino del denaro che possono emergere risvolti nuovi dell’indagine
all’estero. In questo senso, risulta utile per l’autorità estera mettere a confronto
tutti i conti riconducibili agli indagati con la società P. e Q. Ltda, società control-
lante, tra l’altro, una catena di centri fitness brasiliana operante con il nome R.,
sospettata di essere stata utilizzata per riciclare denaro di provenienza illecita.
Vista la natura dei reati perseguiti all’estero, tutta la documentazione relativa
alle relazioni coinvolte è necessaria per ricostruire con la massima precisione i
flussi di denaro intervenuti.
Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-
zione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i
- 16 -
fatti perseguiti in Brasile e detta documentazione. Alla luce della domanda ro-
gatoriale e del relativo complemento, che ben specificano la fattispecie oggetto
di indagine, risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile
per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della pro-
porzionalità e non costituisce un'inammissibile fishing expedition.
6.4 Per quanto concerne l'invocata estraneità ai fatti oggetto del procedimento bra-
siliano, l'assunto ricorsuale non è decisivo. Gli insorgenti disattendono infatti
che l'eventuale qualità di persona non implicata nell'inchiesta all'estero non con-
sente a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta che sussista una rela-
zione diretta e oggettiva tra la persona ed il reato per il quale si indaga e ciò
senza che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor
meno una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251
consid. 5a e b; 118 Ib 547 consid. 3a in fine; ZIMMERMANN, op. cit., n. 404).
Giova a tal proposito ricordare che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera
segreta di persone non implicate nel procedimento penale, è stato abrogato con
la modifica dell'AIMP del 4 ottobre 1996. Per di più, i titolari di conti bancari
usati, anche a loro insaputa, per operazioni sospette non potevano comunque
prevalersi di quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib 576 consid.
13d). Insistendo sulla sua estraneità ai fatti oggetto del procedimento estero, i
ricorrenti misconoscono d'altra parte che il quesito della colpevolezza non deve
essere esaminato nella procedura di assistenza (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in
fine; 117 Ib 64 consid. 5c; 112 Ib 576 consid. 14a). Né spetta all'autorità né al
giudice svizzero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e
prima facie dei mezzi di prova, esaminare compiutamente la fondatezza di altri
mezzi di prova (v. DTF 117 Ib 64 consid. 5c; 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche
DTF 122 II 373 consid. 1c). Trattandosi di una questione relativa alla valuta-
zione delle prove, spetterà alle autorità brasiliane risolverla (DTF 121 II 241
consid. 2b; 118 Ib 547 consid. 3a).
7. Eccezion fatta per la procedura RR.2016.141-143, la quale non ha per oggetto
il sequestro di valori, i ricorrenti hanno chiesto il dissequestro delle loro relazioni
bancarie.
7.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-
zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che
tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-
st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3).
7.2 Ebbene, visto quanto esposto nei precedenti considerandi (v. in part. supra con-
sid. 6.2-6.4), è senz'altro possibile concludere che esistono elementi sufficienti
- 17 -
per confermare i sequestri contestati. Sull’affermazione secondo cui i valori se-
questrati avrebbero un’origine precedente rispetto alla commissione dei reati
presupposti del riciclaggio, aspetto sul quale i ricorrenti hanno insistito, occorre
rilevare che potendo i valori oggetto delle decisioni impugnate essere state nel
potere di disposizione di un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP,
il loro sequestro va confermato anche in ottica di un’eventuale futura richiesta
di confisca giusta l’art. 74a AIMP, non avendo l’eventuale origine lecita dei valori
nessuna influenza su un’ipotetica applicazione dell’art. 72 CP (cfr. sentenze del
Tribunale penale federale RR.2016.105 e RR.2016.106 del 1° dicembre 2016,
consid. 3). Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto della docu-
mentazione di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'eventuale pro-
venienza illecita dei fondi sequestrati, rispettivamente l’eventuale facoltà di di-
sposizione da parte di un’organizzazione criminale. Dovessero i valori in que-
stione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali o essere stati a dispo-
sizione di un’organizzazione criminale, essi potrebbero fare l'oggetto di una de-
cisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente
(v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134
consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In definitiva, i sequestri litigiosi devono
essere mantenuti di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed
esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comuni-
cato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3
AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg.
CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126
II 462 consid. 5e). I ricorrenti non hanno peraltro sostanziato nessun pregiudizio
economico cagionato dai sequestri. Anche da questo punto di vista i blocchi in
questione non presentano alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che
i sequestri vanno confermati e le relative censure respinte.
8. In definitiva, le decisioni impugnate vanno integralmente confermate e i gravami
respinti, nella misura della loro ammissibilità.
9. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a complessivi fr. 20’000.-- (fr. 4'000.-- per ogni gravame).
Essa è coperta dagli anticipi delle spese già versati. La cassa del Tribunale
penale federale restituirà i seguenti saldi ai ricorrenti: fr. 3'000.-- nella causa
RR.2016.135; fr. 1'000.-- nella causa RR.2016.136; fr. 3'000.-- nella causa
RR.2016.137; fr. 2'000.-- nella causa RR.2016.138-140 e fr. 2'000.-- nella causa
RR.2016.141-143.
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