# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4d0725d0-6d27-5daf-b8d5-c4989dfc1b2c
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 9 giugno 1999, attorno alle ore 05:10, _ - tecnico presso il Comune di _ e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'_ - stava percorrendo la strada principale N. _ proveniente da _, alla guida della propria motocicletta, una _. Nell'affrontare una curva piegante a destra, la moto è andata diritto, cozzando quindi contro la barriera protettiva laterale. A causa della violenza dell'urto, l'assicurato é stato sbalzato dalla sella ed è ricaduto a terra, all'interno del cantiere della rotonda di _.
_ ha riportato una frattura esposta grado II, del terzo medio distale del femore destro, una frattura del terzo medio del femore sinistro, una frattura sottocapitale del V metacarpo sinistro, una
commotio cerebri
e, infine, una contusione del bacino (cfr. doc. _).
Il caso è stato assunto dall'_, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Con sentenza del 18 giugno 2001, Il Presidente della Corte delle Assise correzionali di _, la giudice _, ha condannato _ ad una pena di 80 giorni di detenzione, sospesi con la condizionale, e ad una multa di fr. 1'500.--, siccome ritenuto colpevole di circolazione in stato di ebrietà per avere condotto il motoveicolo _ essendo in stato di grave ubriachezza (alcolemia minima di 2.0 grammi per mille). Per contro, l'assicurato è stato prosciolto dall'imputazione di infrazione alle norme della circolazione per intervenuta prescrizione dell'azione penale(cfr. doc. _).
1.3. Con decisione formale del 10 luglio 2001, l'Istituto assicuratore ha comunicato all'assicurato che le prestazioni in contanti sarebbero state decurtate del 50% in applicazione dell'art. 37 cpv. 3 LAINF (cfr. doc. _).
A seguito dell'opposizione interposta dall'avv. _ per conto dell'assicurato (cfr. doc. _), l'_, in data 7 marzo 2002, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.4. Con tempestivo ricorso del 29 maggio 2002, _, sempre patrocinato dall'avv. _ ha chiesto che la riduzione della prestazioni pecuniarie sia fissata al 30%, limitatamente al periodo 9 giugno-27 settembre 1999 (cfr. I, p. 4).
Questi, in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie pretese ricorsuali:
"
(...)
1. II ricorrente si è gravemente ferito in un incidente della circolazione, accaduto alla nuova rotonda di _, il 9 giugno 1999.
La gravità delle ferite subite, risultano dal certificato medico del Dr. med. _ , che si produce (doc. _).
Da notare a detto proposito, che la rottura di entrambe le gambe, ha provocato per il ricorrente, un lungo periodo di permanenza a letto, rispettivamente sulla sedia a rotelle, rispettivamente ancora la necessità di muoversi con l'ausilio di doppia stampella.
(...)
2. Nonostante le gravi ferite, e il difficile decorso di riabilitazione, il ricorrente ha iniziato il lavoro, quale assistente tecnico edile, presso l'Ufficio tecnico comunale di _, al 50% già a far tempo dal 1 ° marzo 2000, e al 100% a far tempo dal 29 maggio 2000.
Come risulta dal rapporto di lavoro, allestito dal Municipio di _, il ricorrente ha decisamente anticipato i tempi di reinserimento professionale, con una volontà di impegno fuori dal comune.
Da notare in particolare, che il ricorrente si presentava al lavoro, quando ancora le grosse conseguenze dei trauma cranico (con coma artificiale di diversi giorni), provocavano notevoli difficoltà di concentrazione (doc. _).
(...)
3. Con sentenza 18 giugno 2001, il ricorrente è stato condannato dalla Corte delle Assise correzionali di _, per circolazione in stato di ebrietà al momento dell'incidente del 9 giugno 1999, con un tasso di alcolemia di 2,00 gradi per mille (doc. _).
Sulla base di quanto sopra, la _ ha ridotto tutte le sue prestazioni del 50% (doc. _).
Da notare che pure le altre assicurazioni coinvolte nella vicenda, hanno proceduto, per il medesimo motivo, ad una decurtazione del 50 % delle loro prestazioni, rimettendosi tuttavia al giudizio sull'opposizione contro la decisione dell'_ (doc. _).
Da notare ancora, che nel momento dell'incidente la rotonda di _, era un grosso cantiere confuso ed estremamente pericoloso.
Per questo motivo, il ricorrente ha pure introdotto una notifica ai sensi dell'art. 19 LRCEP, chiedendo il relativo risarcimento allo Stato (doc. _).
II Cantone tuttavia rifiuta ogni responsabilità (doc. _).
(...)
4. II ricorrente si è sempre opposto all'entità e all'estensione della riduzione pronunciata nei suoi confronti, e questo principalmente per la frattura delle placche inserite a livello del femore destro, avvenuta il 27 settembre 1999 (doc. _).
Tale fatto ha infatti notevolmente inciso sul ristabilimento dei ricorrente, e conseguentemente sulla durata delle prestazioni, anche se va nuovamente ricordato, che il signor _ ha decisamente contribuito a ridurre tale periodo, con il suo atteggiamento.
Con il presente ricorso, il ricorrente chiede quindi l'annullamento della decisione della _, a far tempo dal 27 settembre 1999, ossia nel momento in cui è avvenuta la frattura della placca, che ha provocato una nuova operazione chirurgica.
In aggiunta a quanto sopra, il ricorrente chiede pure una riduzione della decurtazione, ad una quota del 30%, per il periodo 9 giugno - 27 settembre 1999, visto che il tasso di alcolemia accertato dalla sentenza penale, è stato fissato al 2.00 grammi per mille.
A parte quanto sopra, occorre infatti ancora considerare il cattivo stato della rotonda di _ nel momento dell'incidente, e meglio come esposto in precedenza."
(doc. _)
1.5. L'_, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

## Considerations

in diritto
2.1. Giusta l'art. 37 cpv. 2 LAINF, se l’assicurato ha causato l’infortunio per negligenza grave, le indennità giornaliere accordate nel quadro dell’assicurazione contro gli infortuni non professionali sono ridotte durante i primi due anni successivi all’infortunio. La riduzione non può tuttavia superare la metà dell’importo delle prestazioni se l’assicurato, all’epoca dell’infortunio, deve provvedere al sostentamento di congiunti che, alla sua morte, avrebbero diritto a rendite per superstiti.
Il cpv. 3 recita, da parte sua, che le prestazioni in contanti possono essere ridotte, o rifiutate in casi particolarmente gravi, se l’assicurato ha provocato l’infortunio commettendo un crimine o un delitto. Esse sono ridotte al massimo della metà se l’assicurato, all’epoca dell’infortunio, doveva provvedere al sostentamento dei congiunti aventi diritto, alla sua morte, a rendite per i superstiti ovvero s’egli muore dei postumi dell’infortunio.
Il criterio della riduzione per colpa trova la sua giustificazione nel principio della mutualità caratteristico della struttura della legge (Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 144ss.): si vuole con ciò evitare che la maggioranza degli assicurati sia penalizzata dal pagamento di quote elevate destinate a coprire i rischi causati od aggravati dal comportamento colpevole di alcuni assicurati.
La riduzione non può, però, costituire per l'assicurato colpito una sanzione a carattere penale (DTF 97 V 230): pertanto, soltanto può essere sanzionata da una riduzione delle prestazioni la colpa che ha effettivamente provocato il danno alla salute o il decesso dell'assicurato (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 144s.).
2.2. In materia di circolazione stradale, secondo la giurisprudenza, va riconosciuta una negligenza grave ai sensi dell'art. 37 cpv. 2 LAINF, quando è stata violata - in nesso di causalità con l'infortunio - una regola elementare oppure più regole importanti della circolazione stradale (cfr. RDAT II-1997 pag. 228 consid. 2.5.; RDAT II-1996 pag. 252 consid. 2.2.; DTF 97 V 210 consid. 2; 105 V 119 consid. 2b; 105 V 213 consid. 1; 106 V 22 consid. 1b; 109 V 150 consid. 1; 111 V 186 consid. 2c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit. p. 147; A. Rumo-Jungo, Die Leistungskürzung oder -verweigerung gemäss Art. 37-39 UVG, Tesi Friborgo 1993, p. 145).
Per contro, la specificità dell'art. 37 cpv. 3 LAINF risiede nel fatto che l'infortunio è provocato
in occasione
della commissione di un crimine o di un delitto. È necessario, da un lato, che sia dato il grado di colpevolezza prescritto per l'infrazione, pertanto non necessariamente l'intenzione oppure la negligenza, e, dall'altro, la realizzazione degli elementi costitutivi oggettivi di un'infrazione (cfr. DTF 119 V 241 consid. 3a; A. Rumo-Jungo, op. cit., p. 170).
Se i primi due capoversi dell'art. 37 LAINF regolano la commissione intenzionale, rispettivamente, per negligenza grave di un infortunio, il capoverso 3 concerne invece la perpetrazione colpevole di un crimine o di un delitto. L'infortunio, da parte sua, non deve forzatamente essere stato causato in modo colpevole, è bensì sufficiente che esso risulti dalla commissione di un crimine o di un delitto (cfr. RAMI 2000 U 375, p. 178ss.; RAMI 1996 U 263, p. 281ss.; DTF 120 V 224, consid. 2c).
Se ne deduce che la fattispecie di cui al capoverso 3 costituisce una
lex specialis
. Quindi, qualora l'infortunio sia stato simultaneamente causato per negligenza grave ed in occasione della commissione di un delitto, trova applicazione soltanto l'art. 37 cpv. 3 LAINF. Per contro, se il comportamento punibile va qualificato come semplice contravvenzione e l'infortunio è contemporaneamente causato per negligenza grave, è applicabile l'art. 37 cpv. 2 LAINF (cfr. A. Rumo-Jungo, op. cit., p. 170).
Sono ritenuti atti delittuosi, quegli atti punibili secondo il diritto penale giusta l'art. 9 cpv. 1 e 2 CP.
Di regola, l'atto delittuoso presuppone quindi che l'autore abbia agito con intenzione o per negligenza (artt. 18, 102, 333 CP). Se, per contro, l'atto illecito è stato commesso in condizioni d'irresponsabilità non è punibile (art. 10 CP), tranne quando, a norma dell'art. 12 CP, il responsabile si è posto intenzionalmente o per negligenza in stato di grave alterazione o di turbamento della coscienza al fine di commettere il reato (cfr. DTF 85 IV 2, 93 IV 42). Va aggiunto che è punibile ai sensi dell'art. 263 CP chiunque, essendo in stato d'irresponsabilità a cagione di ebbrezza colposa, prodotta da alcool o da altra intossicazione, commetta un fatto represso come crimine o delitto (cfr. DTF 117 IV 295 consid. 3b, 106 V 113 consid. 1).
Il comportamento sanzionato all'art. 263 CP costituisce un delitto, perciò le prestazioni assicurative vanno ridotte o soppresse in applicazione dell'art. 37 cpv. 3 LAINF, malgrado l'irresponsabilità al momento del reato (cfr. DTF 106 V 113 consid. 1).
Una particolare attenzione la merita la fattispecie disciplinata dall'art. 90 cfr. 2 LCS, giacché una sua delimitazione dalla commissione di un infortunio per negligenza grave, può generare delle difficoltà. A questo proposito, la nostra Corte federale ricorda che la nozione di "negligenza grave" è più ampia di quella di "grave violazione delle regole della circolazione stradale" utilizzata all'art. 90 cfr. 2 LCS, la quale presuppone che l'autore abbia avuto un comportamento senza scrupoli oppure gravemente contrario alle regole, ossia una colpa qualificata (cfr. RAMI 1996 U 263, p. 281 consid. 1a). D'altro canto, una negligenza grave va di principio ammessa soltanto se vi è stata la trasgressione di una regola elementare oppure una grave violazione di più regole importanti della circolazione stradale (DTF 102 V 25 consid. 1; RAMI 1987 U 20, p. 324). Pertanto, l'art. 37 cpv. 3 LAINF è applicabile ogni volta che la fattispecie di cui all'art. 90 cfr. 2 LCS è realizzata. Altrimenti, occorre esaminare se è data una negligenza grave e, quindi, se l'art. 37 cpv. 2 LAINF è soddisfatto. Nonostante questa di per sé semplice formula, delle difficoltà possono comunque sorgere quando, in un caso concreto, si tratta di delimitare, da un lato, una violazione grave di una regola elementare oppure di più regole importanti della circolazione stradale e, dall'altro, un comportamento senza scrupoli oppure gravemente contrario alle regole (cfr. A. Rumo-Jungo, op. cit., p. 172).
2.3. Secondo una costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quel che concerne la determinazione delle prescrizioni violate, né per quel che riguarda la valutazione della colpa commessa. Tuttavia, egli si scosta dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto qualora i fatti accertati in sede d'istruttoria penale e la loro qualificazione non siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche del diritto penale, prive di rilievo dal profilo delle assicurazioni sociali (DTF 111 V 177 consid. 5a e riferimenti; RAMI 1990 U 87, p. 56).
In particolare, il giudice delle assicurazioni sociali si scosterà dal tasso d'alcolemia ritenuto dal giudice penale, soltanto se delle ragioni particolari lo esigono. Se l'istruttoria penale presenta delle lacune oppure se le constatazioni di fatto del giudice penale non sono convincenti, il giudice delle assicurazioni sociali potrà fondarsi su mezzi di prova differenti dal prelievo di sangue e dalla doppia analisi previsti dagli artt. 138ss. OAC. Egli potrà segnatamente considerare altre misure probatorie, quali l'etilometro oppure l'esame medico del conducente che rappresenta un utile elemento di prova per i casi dubbi. Qualora facciano difetto questi elementi di prova, il giudice potrà, alla luce dell'insieme delle circostanze, utilizzare il principio della verosimiglianza preponderante, applicabile alla valutazione delle prove nell'ambito dell'assicurazione sociale (cfr. RAMI 1996 U 263, p. 282s., nonché la dottrina e la giurisprudenza ivi menzionate).
2.4. Sul piano penale, l'incidente della circolazione del 9 giugno 1999 ha fatto oggetto della sentenza del 18 giugno 2001, mediante la quale il Presidente della Corte delle Assise correzionali di _ ha condannato _ alla pena di 80 giorni di detenzione sospesi condizionatamente per un periodo di prova di 5 anni ed al pagamento della multa di fr. 1'500.--, per "aver condotto il motoveicolo _ targato TI _essendo in stato di grave ubriachezza (alcolemia minima 2.00 grammi per mille)" (cfr. doc. _, p. 3s.).
Il fatto di condurre un autoveicolo in stato di ebrietà - infrazione prevista dall'art. 91 cpv. 1 LCS - costituisce un delitto ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 CP, ciò che giustifica, di principio, una riduzione delle prestazioni assicurative giusta l'art. 37 cpv. 3 LAINF.
Del resto, lo scrivente Tribunale, in una sentenza del 14 giugno 1993 nella causa K., inc. LAINF 24/93 - confermata dal TFA con pronunzia del 13 gennaio 1994, parzialmente pubblicata in RDAT II-1994, p. 192s. -, ha concluso che il cpv. 3 dell'art. 37 LAINF trovava applicazione nel caso in cui un'assicurata, in stato d'ebrietà (1.77‰), aveva perso il controllo della propria autovettura ed era uscita di strada riportando delle ferite. Il comportamento dell'automobilista realizzava infatti gli estremi dell'art. 91 cpv. 1 LCS e si configurava, dal profilo del diritto penale, quale delitto ex art. 9 CP.
Con il proprio gravame, _ non contesta che, al momento dell'evento traumatico assicurato, egli si trovava in uno stato di ubriachezza. Egli rileva comunque che, in sede penale, è stato ritenuto un tasso di alcolemia del 2‰ e che, d'altro canto, occorre pure considerare il cattivo stato in cui si trovava la costruenda rotonda di _ (cfr. I, p. 3: "... nel momento dell'incidente la rotonda di _ era un grosso cantiere confuso ed estremamente pericoloso" (cfr. I, p. 3).
Così come già accennato al considerando 2.3. in fine, s
econdo una costante giurisprudenza federale, il giudice delle assicurazioni sociali applica il criterio della verosimiglianza preponderante (DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 338) e non quello della prova piena come il giudice civile o, in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto che in quest'ultima evenienza per il principio "
in dubio pro reo
" l'incertezza profitta all'accusato.
Conformemente al summenzionato criterio, il giudice, dopo un'analisi ed una valutazione oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 nella causa P., C 49/00, e sentenze ivi menzionate).
Ora, tutto ben considerato, questa Corte non ravvede sufficienti e validi motivi per scostarsi dalle constatazioni e dall'apprezzamento compiuto dal giudice penale, il quale - lo si ricorda - ha giudicato _ colpevole di circolazione in stato di ebrietà (cfr. doc. _).
La circostanza che il Presidente della Corte delle Assise correzionali di _, con la propria pronunzia, abbia ritenuto un tasso alcolemico minimo del 2‰ non può essere di soccorso alcuno all'assicurato, nella misura in cui - così come meglio verrà dimostrato in seguito - un tale tasso comporta comunque, per prassi, una riduzione delle prestazioni del 50%.
D'altro canto, indubbio è il nesso causale fra la guida in simili condizioni e la sopravvenienza dell'infortunio.
In effetti, nulla agli atti lascia intravedere l'intervento di altri fattori, estranei alla guida stessa, suscettibili di spiegare l'accaduto e il grado di alcolemia riscontrato nell'insorgente è idoneo, per esperienza, a causare la perdita di padronanza di un veicolo. In particolare, né dal rapporto di polizia del 22 giugno 1999, né dalla sentenza penale del 18 giugno 2001, emerge che la presenza di un cantiere in prossimità del luogo dell'incidente, abbia in qualche modo potuto ostacolare _ nella guida della motocicletta.
Per il resto, lo scrivente TCA non può che condividere quanto osservato dall'_ in sede di risposta, ovvero che, abitando nella regione, il ricorrente doveva essere a conoscenza del fatto che erano in corso dei lavori stradali, per cui "... egli aveva il dovere di prestare la massima attenzione o, in altre parole, fare il necessario per poter prestare la massima attenzione" (cfr. III, p. 2).
In esito alle considerazioni che precedono, l'assicuratore LAINF convenuto ha dunque legittimamente proceduto ad una decurtazione delle prestazioni pecuniarie spettanti a _.
2.5. Per quanto attiene all'entità della riduzione, va detto che essa non può superare la metà dell'importo delle prestazioni se l'assicurato, all'epoca dell'infortunio, doveva provvedere al sostentamento di congiunti che, alla sua morte, avrebbero diritto a rendite per superstiti (cfr. art. 37 cpv. 2, 2a frase e cpv. 3, 2a frase LAINF).
Nel decidere sulla riduzione delle prestazioni, occorre tenere conto, oltre che della colpa (art. 37 cpv. 2 LAINF), rispettivamente della gravità oggettiva dell'infrazione commessa (art. 37 cpv. 3 LAINF), anche della situazione familiare ed economica dell'infortunato (cfr. RAMI 1989 U 79, p. 368 consid. 2c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 147).
In tale apprezzamento, il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato alla valutazione effettuata in precedenza dal giudice penale o civile (cfr. DTF 105 V 217; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 147).
Va, comunque, sottolineato che il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali è limitato al controllo della compatibilità dell'apprezzamento effettuato dall'amministrazione con i principi generali del diritto.
Il giudice non può - senza motivi importanti - sostituire il proprio punto di vista a quello dell'amministrazione (cfr. STFA del 16 ottobre 2001 nella causa M, U 301/00; STFA del 22 maggio 2001, nella causa L., U 181/98; RAMI 2000 U 375 p. 178ss.; DTF 126 V 353 consid. 5d; DTF 126 V 75 consid. 6; RDAT I-1997 p. 242; DTF 114 V 315 consid. 5a; RAMI 1989 U 63 p. 52ss.; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 147).
D'altra parte, esistono delle raccomandazioni afferenti all'entità delle riduzioni, emanate dalla "AD-HOC-Kommission
Schaden-UVG".
Il TFA ha avuto modo di pronunciarsi sulla validità di tali raccomandazioni: esse non rappresentano né ordinanze amministrative né direttive emanate da organismi preposti alla sorveglianza dell'attività dell'amministrazione. Si tratta di indicazioni che non hanno un valore assoluto, che vanno adattate a seconda delle particolarità del caso di specie ma che, comunque, costituiscono un valido punto di riferimento nell'ottica dell'applicazione del principio dell'uguaglianza di trattamento fra gli assicurati (DTF 114 V 318 consid. 5c).
La nostra Corte federale ha ritenuto conforme al diritto la prassi dell'_, secondo cui, nel caso di infortuni avvenuti sotto l'influenza dell'alcol, il tasso di riduzione viene fissato in funzione del grado di ebrietà. Secondo il TFA, non è criticabile che l'Istituto assicuratore, in presenza di un tasso alcolemico compreso fra lo 0.8 e l'1.2‰, applichi di regola una riduzione del 20%, aumentandola di un 10% per ogni 0,4‰ supplementare (cfr. DTF 120 V 231 consid. 4c).
Nel caso di specie, questa Corte è dell'avviso che non sussistano fondati motivi per considerare come manifestamente inadeguato il tasso di riduzione stabilito dall'Istituto assicuratore convenuto (50% delle prestazioni in contanti).
D'altronde, esso è perfettamente conforme alla prassi dell'_ (avallata, come già detto, dalla nostra Corte federale), secondo la quale, a partire da un'alcolemia del 2‰ (e fino al 2.39‰), è applicabile un tasso di riduzione del 50% (cfr. A. Rumo-Jungo, op. cit., p. 222).
Da ultimo, appare priva di fondamento la richiesta tendente a limitare il periodo di decurtazione delle prestazioni in contanti sino al 27 settembre 1999.
Contrariamente al cpv. 2 dell'art. 37 LAINF ("... le indennità giornaliere accordate nel quadro dell’assicurazione contro gli infortuni non professionali sono ridotte durante i primi due anni successivi all’infortunio ..."), il cpv. 3 non pone limiti alla durata della riduzione delle prestazioni.
L'impugnata decisione su opposizione deve dunque essere confermata.