# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 21fc3811-a6ff-5410-b958-a6e6139b4aaf
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1. IM 1 non è incensurato. Oltre a precedenti da minorenne, con sentenza 1° ottobre 1996 del Tribunale cantonale si _, è stato condannato all’internamento in una casa di educazione al lavoro per sequestro di persona e coazione sessuale, avendo, in buona sostanza, rinchiuso, legandola, una giovane donna nel bagagliaio della sua vettura ed averla condotta in un luogo appartato abusando sessualmente di lei, fermandosi solo una volta compreso che era indisposta. E’ stato liberato condizionalmente a far data dal 1. luglio 1999 e sottoposto ad assistenza riabilitativa. L’8 luglio 2002 il MP lo ha condannato a 5 giorni di detenzione con la condizionale per truffa mentre con sentenza 21 luglio 2005 la Corte delle Assise Criminali di Lugano gli ha inflitto una pena detentiva di 3 anni e 3 mesi per mancato omicidio intenzionale, ripetuta coazione, furto, pornografia e altri reati minori ordinando nel contempo un trattamento ambulatoriale. IM 1 è stato liberato condizionalmente a far data dal 15 gennaio 2007. Il 17 novembre 2008 è stato nuovamente condannato dal MP Lugano a 20 ore di lavoro di pubblica utilità (da espiare) per lesioni semplici (ha sculacciato un minorenne) e l’11 gennaio 2010 al pagamento di 30 aliquote giornaliere con la condizionale per tre anni, per titolo di impiego abusivo di manodopera estera.
2. Il curriculum vitae e, soprattutto, il profilo psicologico di IM 1, ancora di più che dalla perizia psichiatrica ordinata dal PP in questo procedimento, emergono dai minuziosi e particolarmente chiari considerandi della sentenza 21 luglio 2005 della Corte delle assise Criminali. IM 1 è uno stalker, ossia un molestatore che, pur di nuocere alla sua vittima, ossia alla sua ex che, nel frattempo, si era messa con un altro dopo inenarrabili azioni di disturbo e minacce, è arrivato al punto di tagliare i freni alla vettura di un comune conoscente non tanto per far del male a costui, quanto per dimostrare alla sua vittima di essere pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo, ossia di farla tornare da lui. Per i dettagli si rinvia ai considerandi della citata sentenza.
3. Dalla perizia psichiatrica (AI 41) della dott.ssa _ emerge che IM 1 è affetto da disturbo della personalità antisociale, narcisistico e bordeline nonché da feticismo. Il trattamento ambulatoriale cui è stato sottoposto già in espiazione di pena e che avrebbe dovuto continuare anche dopo la scarcerazione, non ha sortito gli effetti desiderati. In realtà IM 1 è rimasto lo stalker descritto nella sentenza 21 luglio 2005. Quanto all’evoluzione della sua situazione così si è espresso l’Ufficio del patronato di _ con scritto 23 marzo 2011:
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Il periodo di prova con sottomissione ad assistenza riabilitativa è iniziato con la liberazione condizionale di IM 1 il 15.01.2007 e si è concluso il 15.01.2008, secondo decisione del CV del 6.12.2006.
Valutazione del periodo di esecuzione della pena (2004-2007).
L’interessato fu arrestato il 27 luglio 2004 condannato il 21.7.2005 dalla Corte della Assise criminali di Lugano a 3 anni e 3 mesi per i reati principali di mancato omicidio intenzionale plurimo, coazione (stalking) e ripetuto furto. Nella stessa sentenza fu ordinato un trattamento ambulatoriale (ex art. 43 v.CP) da eseguirsi già in esecuzione di pena.
Il nostro ufficio, in particolare la sottoscritta, seguì l’interessato durante tutta l’esecuzione della pena con l’intento di curarne il progetto di reinserimento sociale, con particolare riferimento all’assunzione di responsabilità rispetto al reato, alle relazioni familiari e sociali, alla regolarizzazione del quotidiano attraverso l’esercizio di una professione, la gestione autonoma degli impegni amministrativi e finanziari, il risarcimento alle vittime.
Rinviamo per il dettaglio al “Progetto di esecuzione Pena” del 31.10.2005 (allegato 1) all’estratto del Consiglio di Vigilanza nr. 4/2006 “Elenco casi della seduta mercoledì 6 dicembre 2006” (allegato 2.).
Il signor IM 1 con decisione del Consiglio di Vigilanza del 06.12.2006 fu liberato condizionalmente il 15.01.2007, con sottomissione a Patronato, obbligo di prosecuzione del trattamento ambulatoriale imposto per sentenza, obbligo di mantenere un posto di lavoro e il divieto assoluto di avvicinarsi a prendere contatto con le vittime e l’ex fidanza _.
Va rilevato che il sig. IM 1 fu liberato condizionalmente dopo la scadenza dei 2/3 della pena, allora fissati per il 15.10.2006, mentre il termine pena scadenza il 15.11.2007. L’allora Autorità (CV) diede la precedenza ai fini della prognosi al posto di lavoro nel senso della regolarizzazione della vita quotidiana, oltre che alla protezione delle allora vittime.
Dobbiamo ancora osservare che, su una proposta di periodo di prova di 4 anni commisurati ai precedenti penali, il CV si tenne all’applicazione delle nuove norme in materia che sarebbero entrate in vigore l’1.1.2007 (art. 87 nCP cpv 1), fissando termine di 1 anno.
Valutazione del periodo di prova (2007-2008)
Dobbiamo da subito confermare che, durante tutto il mandato l’interessato si è tenuto scrupolosamente alle condizioni fissate all’Autorità per la sua liberazione. Il periodo di prova si è quindi concluso con successo.
Il trattamento ambulatoriale è stato eseguito presso il servizio Psicosociale di Viganello a cura del dott. _. Il signor IM 1 ha dato seguito regolarmente a tutte le convocazioni ed ha partecipato al trattamento.
Da notare in questi casi
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ci teniamo alla prassi consolidata che prescinde dalla richiesta di un rapporto scritto almeno annuale al medico incaricato, esigendo invece una segnalazione immediata qualora la persona disattendesse l’obbligo di trattamento (mancata presentazione agli appuntamenti).
Per quanto concerne l’attività lavorativa, il trasferimento in Sezione Aperta (20.1.2006) è corrisposto con la fase di avvio dell’inserimento professionale. Serve precisare che nel caso specifico si chiese l’elaborazione di un bilancio tramite un’orientatrice professionale nell’intento di valutare la possibilità di portare a termine la formazione quale carrozziere.
Purtroppo, non avendo trovato un datore di lavoro che accettasse di assumere IM 1 quale apprendista, l’interessato accettò l’unico contatto lavorativo possibile a quel momento presso la fabbrica _ di _. Il regime di semilibertà prese avvio il 30.10.2006.
Sulla base di tale impiego IM 1 fu liberato con l’obbligo di mantenere l’attività lavorativa.
Da notare che purtroppo, malgrado un’occupazione a tempo pieno, lo stipendio realizzato presso il datore di lavoro era tale da dover ricorrere anche alla compensazione tramite la cassa di disoccupazione (guadagno intermedio). Il mese di agosto 2007. IM 1 decise quindi realizzare un progetto lavorativo in proprio quale manutentore di giardini. Attività che portò avanti con impegno migliorando la sua situazione economica.
Riparazione torto e protezione delle vittime. IM 1, pagava regolarmente la quota mensile concordata quale riparazione verso le vittime consegnando il dovuto al nostro ufficio. Per quanto riguarda il divieto di prendere contatto con le vittime, ivi compresa la ex-fidanzata, ha sempre rispettato la norma. Le stesse sono sempre state rese edotte tramite il nostro ufficio, dell’evoluzione del regime di esecuzione, come anche della messa in libertà dell’interessato e del divieto imposto.
Il versamento della riparazione fu fatto tramite il nostro ufficio fino alla fine del periodo di prova.
Per quanto concerne la soluzione abilitativa, IM 1 al momento della liberazione con l’accordo della madre reintegrò il di lei appartamento. Trovò in seguito una soluzione autonoma in un appartamento a _.
Alla scadenza del periodo di prova, 15.1.2008, visto l’esito positivo dato dal rispetto delle norme previste nel mandato conferitoci dal Consiglio di Vigilanza, considerato che il signor IM 1 non si rivolse più al nostro servizio come volontario, chiudemmo la pratica.
Conclusioni
Alla luce dei nuovi reati dobbiamo prender atto che questo tipo di comportamento rinvia ad una ripetitività di atti iniziati e già messi in atto da IM 1 da minore (vedi sentenza 21.7.2005 p. 21).
Già al momento dell’esecuzione della pena (2004-2007), prendemmo in considerazione l’ipotesi che, fuori da un modo di vita estremamente strutturato e ritmato l’interessato presentava un rischio di recidiva, da qui l’allora scioglimento della prognosi unicamente in presenza di un progetto di vita libera fondato su questo presupposto (lavoro – alloggio – trattamento – divieti/limiti).
Il secondo presupposto si fonda sulla costatazione che IM 1, per quanto adeguato e collaborante in ambito strutturato o istituzionalizzato, è incapace di continuità nel tempo. Laddove la struttura data dai vincoli esterni venga a cadere è incapace di organizzazione propria in particolare è incapace di mantenersi nei limiti dati da una corretta relazione alle norme sociali (desiderio/limite) che notiamo espressa verso terze persone, (in particolare verso la figura femminile) come anche verso la disponibilità di risorse/reddito.
Il limite del periodo di prova ristretto ad un solo anno, da questo punto di vista non risultava essere favorevole alla presa a carico in funzione della riduzione del rischio per una personalità come quella del sig. IM 1.
Concludendo, una presa a carico futura per IM 1 strutturata può, a nostro modo di vedere fondarsi unicamente su un tempo medio-lungo tale quale una misura per esempio ex art. 59 CP potrebbe garantire.
Pur non avendo competenze specifiche in materia, partiamo dal presupposto che, alla base degli agiti di IM 1, esistano, se non una malattia psichica conclamata, almeno dei disturbi importanti della personalità tali da dover essere trattati in ambiente istituzionale adguato.
Se questa ipotesi trovasse conferma, visto che il trattamento psicoterapeutico ambulatoriale non ha dato l’esito sperato, proporremmo un trattamento stazionario fondato sul comportamento quale quello offerto in istituti penitenziari come quello di _ (_– canton _) o di _ (_– canton _), rispettivamente un trattamento fondato sulla socio-terapia come garantito dal comparto la _ del carcere _ di _. Da notare che questo settore riservato all’esecuzione delle misure art. 59 CP, sarà inglobato nel nuovo carcere per le misure penali del Concordato Latino, la cui apertura è prevista per fine 2014, inizio 2015”
(doc. TPC 22).
4. Una volta posto in libertà provvisoria, in un primo tempo rifiutata poiché ancora non aveva un’occupazione, IM 1 ha svolto alcuni lavori senza mai avere un posto di lavoro consolidato. La sua situazione debitoria è rimasta catastrofica tanto che si registrano a suo carico 73 ACB per un totale di fr. 122'035.35.
5. Dal profilo sentimentale si segnala che, da alcuni mesi precedenti il suo arresto, IM 1 aveva allacciato una relazione con tale _, una prostituta d’origini africane residente in _ ed operante in vari postriboli del cantone. Fatto sta che questa relazione si è interrotta per iniziativa della donna attorno a settembre 2010. Come avvenne per i fatti all’origine della surriferita sentenza della Corte delle Assise Criminali, IM 1 non ha accettato la decisione della donna ed ha iniziato a molestarla nell’intento di farla tornare con lui, recandosi nel noto postribolo _ di _ dove lavorava, sorvegliandola nella sua quotidianità fino ad assumere un detective privato e sottraendole il PC al fine di ottenere informazioni utili che potessero in qualche modo farle rivedere la sua decisione di interrompere la relazione. In particolare, il 23 settembre 2010 ha allertato i pompieri denunciando un incendio mai avvenuto nella di lei camera presso la _, al fine di far ricadere su di lei le responsabilità del falso allarme, cagionando l’intervento a vuoto delle forze dell’ordine e dei pompieri. Due giorni dopo, in occasione dell’ennesimo pedinamento, IM 1 l’ha raggiunta nell’area di servizio dell’A2 a _, dove la donna si era fermata, in compagnia di un amico, a fare rifornimento. Dall’incontro è nata una colluttazione a seguito della quale IM 1 le ha sottratto il PC, che avrebbe poi consegnato al già incaricato investigatore privato _, con lo scopo di assumere maggiori informazioni possibili, per poter continuare a rimarcare la sua presenza nella vita della donna. Fatto sta che IM 1 non era al corrente del fatto che quel giorno la _ si stava recando all’aeroporto di _ per far rientro in _. Per un mesetto circa non l’ha più incontrata, tant’è che il 26 ottobre 2010 ha nuovamente sollecitato il _ affinché gli fornisse le informazioni che avrebbe dovuto assumere in base al mandato conferitogli. _, in buona sostanza, gli ha risposto che ancora doveva essere pagato e che vantava un credito di fr. 1'400.- ca. Ci torneremo.
6. Senza un lavoro che gli garantisse entrate dignitose, IM 1, da metà ottobre in avanti, si è pure messo ad importunare gli automobilisti _ che transitavano sulla A2, inseguendoli e facendoli accostare nell’area di riposo di _, mediante un segnale luminoso lampeggiante blu. Indossando una pettorina con la scritta “Angel’s House Security” e fingendosi un agente di sicurezza operante su delega della polizia, a mano di un avviso di contravvenzione contraffatto, tratto da una multa che gli era stata inflitta dalla polizia comunale di _, si “legittimava” agli automobilisti dicendo loro che avevano circolato a velocità eccessiva e prospettando loro la possibilità di pagare sul posto una multa di fr. 200.- o 300.-, in difetto di che avrebbero rischiato il sequestro del veicolo e/o il ritiro della patente. Vuoi per timore vuoi anche per cattiva coscienza, parte di questi automobilisti ha pagato seduta stante la somma richiesta. In un caso, non disponendo di contanti, l’automobilista è stato accompagnato ad un bancomat. Non convinto della cosa, questi ha, poi, fatto scattare la denuncia. IM 1 è stato arrestato il 20 ottobre 2010. L’arresto non è stato convalidato dal GIAR che lo ha scarcerato il 21 ottobre seguente.
7. Riavuta la libertà, neanche 10 giorni dopo, IM 1 ha commesso la rapina di cui N. 1 dell’AA. E’ stato nuovamente fermato e, questa volta, l’arresto è stato convalidato. Da allora IM 1 si trova in carcere. Così il rapporto d’arresto del 29.10.2010:
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Alle 08.55 circa presso la centrale dei Reparti Mobili 2 giungeva una telefonata per una rapina avvenuta in un garage di uno stabile di _.
Immediatamente le pattuglie disponibili raggiungevano il posto ed in base alle prime testimonianze delal vittima e del teste emanavano via radio i connotati dell’autore.
Dai connotati e dalle prime affermazioni verbali della vittima ci indirizzavamo verso il rubricato.
Lo stesso veniva fermato a casa sua e tradotto presso il Commissariato.
Sul posto veniva rinvenuto uno straccio in microfibra usato dal IM 1 inbevuto di alcool disinfettante (96%), che è stato usato per “intontire” la vittima.
Allarmati i colleghi del gruppo cinofilo, provvedevano a prelevare gli odori su due sciarpe, usate dal IM 1 per legare ed immobilizzare la vittima, per paragonarle con l’odore del rubricato, con un cane “molecolare”.
In casa segnava immediatamente il IM 1.
Su questo fatto i colleghi hanno redatto un rapporto dettagliato, (copia allegata al presente rapporto).
IM 1 a verbale, viste anche le prove oggettive contro di lui, ammetteva i fatti, giustificandosi con il fatto che è oberato dia debiti e pressato dai creditori, e non sapendo più deove sbattere al testa, aveva deciso di etantere una rapina ai danni di ACPR 1, persona che aveva avuto modo di conoscere in passato quando lavorava in quel palazzo effettuando le pulizie.
Durante la notte pianificava i dettagli e stamattina alle ore 0730 entrava furtivamente nel garage dello stabile n. 20 di via del Sole, aspettando pazientemente la vittima per un’ora e mezza concretizzando così il suo piano criminale.
Nel suo secondo verbale la vittima ha dichiarato che la sua paura, al momento dell’aggressione, era quella di essere anche abusata sessualmente e quella di essere soffocata con la sua sciarpa. Ho avuto nuovamente paura quando, legata con le mani dietro la schiena e con la sciarpa sul volto, è stata traquinata di peso dall’aggressore, dietro la sua vettura, dall’altra parte rispetto all’uscita del garage, in una zona buia e discosta.
Visto che nei dintorni non c’era anima viva, ha cercato di assecondarlo in qualche maniera ricordandosi una tecnica appresa in passato, ossia di calmare l’aggressore dicendogli parole positive della serie “pace ed amore-sei il mio angelo-ecc.”.
Tecnica andata a buon fine, visto che l’aggressore ha allentato la presa sulla bocca.
Il certificato medico evidenzia però delle echimosi interne alle labbra superiori ed inferiori, lato dentale, unitamente ad echimosi agli zigomi ed escoriazioni alla mano sinistra, dovute alla forte pressione iniziale con la mano”.
8. L’imputato è reo confesso di tutti i reati imputatigli, di guisa che non si pon mente di ulteriormente sindacare i fatti. In diritto occorre osservare, in merito alle imputazioni N. 8 e 9, che l’art. 169 CP punisce, in buona sostanza, chi non fa fronte al pignoramento nonostante ne abbia i mezzi. Agli atti non risulta alcun calcolo del minimo vitale che, conformemente ai suoi obblighi, l’UE avrebbe dovuto eseguire per stabilire la cifra pignorabile. Le uniche informazioni al riguardo fanno stato di una situazione debitoria disastrosa che depone, quantomeno in applicazione del principio in dubio pro reo, a favore di una totale assenza di mezzi di guisa che, se IM 1 non disponeva della cifra che avrebbe dovuto versare, non può averla distratta. In questo senso nulla muta il fatto che, in specie, è stato il debitore ad impegnarsi formalmente a pagare un determinato importo mensile all’UE poiché, ancora una volta, se non ne aveva i mezzi, era nell’impossibilità di far fronte al debito e, pertanto, non può aver distratto un bene che non aveva. Analoga sorte ha l’imputazione di disobbedienza a decisioni dell’autorità, ipotesi che, peraltro, non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere ritenuta, nemmeno se si fosse stabilito che IM 1 avrebbe disposto dei mezzi per far fronte all’impegno assunto, il reato di cui all’art. 292 CP essendo sussidiario. Ne discende che tutte le imputazioni sono state confermate così come esposte nell’atto d’accusa, ad eccezione di quelle di cui ai N. 8 e 9 da cui IM 1 è stato assolto.
9. Tornando al reato di rapina la Corte non ha condiviso né i sospetti degli inquirenti in punto ad un’eventuale, poi peraltro abbandonata, finalità sessuale dell’aggressione, né le spiegazioni dell’imputato che avrebbe agito perché oberato dai debiti e braccato dai creditori. Il movente è un altro e va ricercato nella personalità dell’accusato. Egli, in effetti, è uno stalker impenitente. L’attenta lettura dell’illuminante sentenza 21 luglio 2005 delle Assise Criminali e degli atti di questo procedimento, inducono a ritenere che, in realtà, IM 1 ha agito per procacciarsi i mezzi necessari per pagare l’investigatore privato che, altrimenti, non avrebbe continuato nel suo mandato di assumere e trasmettergli informazioni sulla _. In effetti, come riferito dallo stesso _, pochi giorni prima della rapina, IM 1 lo ha contattato chiedendogli a che punto erano le sue investigazioni. Si tratta di un segno evidente che, nonostante il rimpatrio in _, l’interesse per la _ e per quello che faceva, era, in lui, ancora ben vivo. _, in quell’occasione, gli ha chiaramente ricordato che non era ancora stato pagato. Ecco che in IM 1 è nata l’idea di procacciarsi i soldi con una rapina, peraltro da commettere in un luogo a lui conosciuto (in precedenza aveva fatto il custode in quel palazzo) ai danni di una persona a lui nota. Del resto, a parte il fatto che nessuno dei suoi creditori risulta averlo braccato al punto da indurlo a compiere una rapina, forza è constatare come, se davvero fosse stato per pagare i creditori che lo pressavano, non vi sarebbe stato motivo per non utilizzare il danaro proveniente dalle estorsioni che è, invece, stato quasi interamente sequestrato dagli inquirenti già in occasione del primo arresto. Al contrario, la mancata accettazione del fatto di essere stato lasciato dalla sua compagna, così come avvenuto in occasione dei fatti all’origine della precedente condanna e la sua voglia di rivalsa, lo hanno indotto a mettere in atto tutta una serie di azioni di disturbo tipiche dello stalker, come appostarsi per controllarne i movimenti, rubarle oggetti, importunarla con il falso allarme per metterla nei guai con la polizia, fino a metterle alle calcagna un investigatore privato, per finanziare il quale ha pure commesso una rapina. Questa è l’unica chiave di lettura coerente con il funzionamento psicologico dell’accusato e compatibile con un’attenta lettura degli atti.
10. Per quel che concerne la commisurazione della pena, la Corte ha ritenuto una colpa grave. In particolare per la rapina sono stati considerati l’esercizio di una violenza fisica non certo trascurabile, l’impiego di oggetti atti ad intimorire in modo serio la vittima, una buona organizzazione nella scelta del luogo, con tanto di attesa nei garage per oltre un’ora, e della vittima di cui IM 1 conosceva il carattere buono ed altruista, nonché il fatto che, per finire, egli non ha potuto portare a termine il piano solo grazie al casuale, quanto provvidenziale, intervento di un terzo. In punto alle estorsioni la Corte ha ritenuto che IM 1 ha agito ripetutamente e con egoismo, facendo leva su persone deboli per il solo fatto di essere straniere. Anche per questo reato l’accusato ha agito in base ad un piano ben organizzato, con tanto di messa in scena che ha reso il suo comportamento, agli occhi delle vittime, credibile. Né vanno banalizzati il concorso di reati nella misura in cui l’imputato ha leso più beni giuridicamente protetti ed i precedenti specifici, in particolare per quanto riguarda lo stalking. Da questo punto di vista la Corte ha espresso tutta la sua inquietudine nel constatare come, dalla sua scarcerazione, nonostante l’espiazione di una condanna di non breve durata ed il trattamento ambulatoriale cui è stato sottoposto, IM 1 è ripiombato nei medesimi comportamenti. La sua totale mancanza di empatia verso le vittime ed i disturbi di cui è affetto, illustrati nella perizia psichiatrica, suscitano serie preoccupazioni che, una volta liberato, IM 1, già capace di mettere in pericolo l’incolumità di più persone pur di soddisfare la sua sete di rivalsa e di molestia, commetta di nuovo reati analoghi o magari anche più gravi.
11. Come detto IM 1 è stato sottoposto a perizia psichiatrica che ha accertato un grado di scemata imputabilità medio. Inoltre la Corte, a suo favore, ha considerato una collaborazione tutto sommato discreta con gli inquirenti, nella misura in cui dopo piccole reticenze iniziali, ha sostanzialmente ammesso le sue responsabilità.
12. Tutto ciò considerato e ben ponderato la Corte lo ha condannato ad una pena detentiva di due anni e nove mesi a valersi quale pena unica ai sensi dell’art. 46 CP. Resta la questione della misura di sicurezza. Al riguardo la Corte ha constatato come in passato sia la custodia in una casa di rieducazione al lavoro sia il trattamento ambulatoriale sono falliti. A questo proposito inquieta la constatazione che IM 1, comportatosi correttamente durante la detenzione e ligio nel rispettare i dettami del trattamento ambulatoriale finché perdurava un interesse proprio, una volta venuta meno la pressione di dover scontare l’ultima parte di pena, alla scadenza del periodo di prova, ha autonomamente deciso di non seguire più alcun trattamento. In realtà, come accertato in perizia, il rischio di recidiva è estremamente elevato. A mente della perita, IM 1 deve essere sottoposto ad un trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 3 CP. Non spetta a questa Corte (e nemmeno alla perita) indicare il luogo dove esperire detto trattamento, trattandosi di questione inerente esclusivamente l’esecuzione dello stesso. Ciò posto va però detto che, per costante prassi dei nostri tribunali, la struttura del _ indicata dalla perita non può essere considerata idonea. A questo riguardo le indicazioni espresse dall’Ufficio del patronato nel surriferito doc. TPC 22 appaiono senz’altro più pertinenti. L’esecuzione della pena deve pertanto essere sospesa per dar luogo al trattamento stazionario.
Si tratta in sostanza, per IM 1, dell’ultima opportunità. Dovesse di nuovo commettere crimini gravi come quelli per cui è stato, in passato ed in questa sede, condannato, l’ipotesi di una misura più severa, come l’internamento ex art. 64 CP, avrà da essere presa in seria considerazione.
13. Sulle pretese di parte civile va detto che quelle di ACPR 2, che ha pagato una “multa” al IM 1 di fr. 200.- appaiono senz’altro ammissibili già in questa sede, mentre in assenza di documentazione più precisa in merito al danno subito, alla vittima della rapina viene riconosciuto il principio della riparazione del torto morale, per la quantificazione del quale è rinviata al foro civile. Le spese processuali sono poste a carico dell’imputato condannato, quelle per la difesa d’ufficio sono caricate allo Stato. Per quel che è delle domande di confisca si rinvia direttamente al dispositivo, all’accusato essendo restituiti gli oggetti personali non strettamente legati con la commissione dei reati. Il notebook va per contro retrocesso alla _ tramite confisca ed attribuzione alla stessa.
Visti gli artt.
12, 19, 22, 40, 42, 47, 49, 51, 56, 57, 59, 69, 70, 128bis, 139, 140, 144, 156, 169, 172ter, 181, 251, 292 CP e 96 LCStr;
41 e segg. e 49 CO;
la LAVI;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations