# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 30014907-7a0f-5c7b-88e2-7773256e5187
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto in fatto e considerato in diritto
:
che in virtù dell’art. 48 lett. e n. 1 LOG, entrato in vigore il 1° gennaio 2011, la Camera esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello giudica in seconda istanza
gli appelli
e i reclami
nelle cause proposte a norma della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, escluse quelle di disconoscimento del debito (art. 83 cpv. 2 LEF) e di accertamento dell’inesistenza del debito (art. 85a LEF);
che contrariamente a quanto indicato nel dispositivo n. 3 della sentenza impugnata, competente per statuire sul reclamo è quindi la scrivente Camera e non la Camera civile dei reclami;
che siccome sia l’istanza, promossa il 21 giugno 2011 sia la decisione impugnata, che risale al 21 agosto 2011,
sono posteriori all’entrata in vigore (il 1° gennaio 2011) del Codice di diritto processuale svizzero (CPC), tanto la procedura di prima istanza quanto quella ricorsuale sono rette dal nuovo diritto (art. 404 cpv. 1 e 405 cpv. 1 CPC)
;
che la via del reclamo è aperta contro le decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in tema di rigetto dell’opposizione ex art. 80-84 LEF (cfr. art. 309 lett. b n. 3 e 319 lett. a CPC);
che trattandosi di un’impugnazione contro una decisione pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), il termine per l’inoltro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC);
che nella fattispecie il reclamo, interposto il 21 agosto 2011, è quindi tempestivo;
che secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente inesatto dei fatti;
che in concreto il reclamante fa valere che il proprio fallimento è stato dichiarato il 14 giugno 2011 – ovvero prima della decisione impugnata (del 18 agosto) e addirittura prima dell’inoltro della causa (il 21 giugno 2011) –, e che pertanto “si tratta di un precetto che rientra nella massa fallimentare”;
che
giusta l'art. 206 cpv. 1 LEF, tutte le esecuzioni in corso contro il fallito cessano di diritto, purché non siano già giunte allo stadio della realizzazione (cfr. art. 199 cpv. 2 LEF);
che sono riservate alcune ipotesi particolari (art. 206 cpv. 1, 2° periodo e cpv. 2 LEF), che non sono realizzate nel caso in esame;
che i processi relativi a esecuzioni che si sono così estinte in virtù di tale disposto diventano privi di oggetto;
che a tale principio sono in particolare anche soggette le istanze di rigetto dell’opposizione proposte contro il fallito (cfr. CEF 22 ottobre 2010 inc. 14.10.92, RtiD I-2011 749 n. 53c;
Wohlfart/ Meyer
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, 2
a
ed., Basilea 2010, n. 8 e 11 ad art. 206;
Romy,
Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 8 ad art. 206 e n. 8 ad art. 207), a differenza dell’azione di inesistenza di debito, che rimane invece ancora operante, ancorché sospesa in virtù dell’art. 207 cpv. 1 LEF (DTF 118 III 40);
che tuttavia, qualora il fallimento venga successivamente chiuso per mancanza di attivi, le esecuzioni promosse prima della dichiarazione di fallimento riprendono il loro corso (art. 230 cpv. 4 LEF), tranne l’esecuzione in base alla quale è stato decretato il fallimento
(DTF 124 III 123, confermata nella STF del 22 settembre 2010, inc. 5a_370/2010);
che sarebbe logico considerare che in tale ipotesi anche le procedure di rigetto dell’opposizione riprendono il loro corso;
che prima di stralciare la causa il giudice del rigetto dovrebbe quindi aspettare la pubblicazione della dichiarazione di fallimento a norma dell’art. 232 LEF, che attesta definitivamente che il fallimento non verrà chiuso per mancanza di attivo (cfr. CEF 15 luglio 2010, inc. 15.10.49);
che la questione può però essere lasciata indecisa nella fattispecie, perché la dichiarazione del fallimento di RE 1 è stata pubblicata già il 24 giugno 2011 (FUC _, FUSC n. _), ovvero prima della pronuncia della decisione impugnata (del 18 agosto), la quale va pertanto ritenuta nulla (cfr. DTF 93 III 55, cons. 3;
Wohlfart/Meyer
, op. cit., n. 14 ad art. 206;
Romy,
op. cit. n. 7 ad art.
206
);
che correttamente il primo giudice avrebbe pertanto dovuto, d’ufficio (art. 60 CPC), rifiutare d’entrare in materia per carenza d’interesse attuale e degno di protezione dell’istante (art. 59 cpv. 2 lett. a CPC), siccome l’esecuzione, già al momento della promozione dell’istanza, risultava estinta (ancorché in modo condizionale: cfr. art. 230 cpv. 4 LEF) in seguito all’apertura del fallimento (art. 206 cpv. 1 LEF), rinviando il procedente ad eventualmente ripresentare la sua istanza dopo la chiusura del fallimento per mancanza di attivi (con il rilievo che il termine di perenzione dell’art. 88 cpv. 2 LEF sarebbe stato sospeso nel frattempo per l’effetto dell’art. 230 cpv. 4, 2° periodo LEF);
che il reclamo va pertanto accolto nel senso dei considerandi;
che la tassa di giustizia di prima sede va posta a carico dell’istante, mentre non vanno assegnate ripetibili,
peraltro non richieste dal convenuto, siccome nelle sue succinte osservazioni del 26 luglio 2011 egli nemmeno accenna al proprio fallimento;
che la tassa di giustizia di secondo grado va posta a carico della parte soccombente, mentre non si assegnano ripetibili, peraltro non richieste dal reclamante, in considerazione della semplicità della vertenza e del limitato dispendio di tempo necessario alla redazione del reclamo, che non giustifica l’attribuzione di un’indennità d’inconvenienza ai sensi dell’art. 95 cpv. 3 lett. c CPC (cfr.
Trezzini
, Commentario al CPC, Lugano 2011, p. 387-8 ad B).

## Considerations