# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b2b47d69-fe7f-598b-90c8-0ec8bfb31f05
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 1999
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
_ _ (1950) e _ _ (1948), cittadini italiani, si sono sposati a _ il _ 1970. Dal matrimonio sono nati _ _ (_1970), _ (_ 1971) e _ (_1982). Un tentativo di conciliazione chiesto dal marito al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, è decaduto infruttuoso il 16 dicembre 1986. Nel gennaio del 1987 il marito ha costituito domicilio proprio e con sentenza del 28 dicembre 1989 il Pretore ha pronunciato la separazione dei coniugi per tempo indeterminato, omologando una convenzione sugli effetti accessori che prevedeva l’affidamento dei figli alla madre, regolava il diritto di visita del padre e fissava in fr. 1400.– mensili indicizzati (assegni familiari compresi) il contributo complessivo per moglie e figli. Su istanza di _ _, il Segretario assessore ha poi stabilito provvisionalmente il 10 settembre 1992, in luogo e vece del Pretore, che il contributo per la moglie ammontava a fr. 500.– mensili indicizzati, mentre i rimanenti fr. 900.– mensili pattuiti per convenzione spettavano a _, gli altri due figli essendo divenuti nel frattempo maggiorenni. Non risulta che al decreto cautelare abbia fatto seguito una sentenza di merito.
B.
Il 4 febbraio 1994 _ _ ha instato davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città per un secondo tentativo di conciliazione, e il 2 marzo 1994 ha chiesto che in via provvisionale il contributo per la moglie fosse soppresso e quello per la figlia _ ridotto a fr. 400.– mensili. All’udienza cautelare del 17 marzo 1994 la convenuta ha proposto di respingere la domanda. Statuendo il 30 marzo 1995, il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza, nel senso che ha ridotto il contributo indicizzato per la moglie a fr. 300.– mensili e quello per la figlia _ a fr. 533.– mensili. Entrambi i coniugi sono stati ammessi al beneficio dell’assistenza giudiziaria. Tale decreto è stato riformato da questa Camera che, adita dalla moglie, con sentenza del 5 ottobre 1995 ha respinto l’istanza provvisionale del marito, confermando il contributo di fr. 1400.– mensili complessivi da lui dovuto in base alla convenzione del 1989 (inc. _._._).
C.
Frattanto, il 29 marzo 1994, è decaduto infruttuoso anche un secondo tentativo di conciliazione e il 7 settembre 1994 _ _ ha promosso azione di divorzio, offrendo per la figlia _– e per lei sola – un contributo alimentare di fr. 400.– mensili. _ _ si è opposta allo scioglimento del matrimonio e in via riconvenzionale ha postulato un aumento del contributo mensile per la figlia a fr. 1000.– dal compimento dei 17 anni e un aumento di quello per sé a fr. 800.– indicizzati (fr. 1000.– dopo la maggiore età di _). _ _ si è opposto alla riconvenzione. L’udienza preliminare ha avuto luogo il 31 maggio 1995.
D.
Durante la causa di divorzio, il 7 marzo 1996, _ _ -_ ha chiesto nuovamente che in via provvisionale il contributo per la moglie fosse soppresso e quello per _ ridotto a fr. 490.– mensili, assegni familiari compresi (inc. _._._). _ _ si è opposta alla domanda. Con decreto emanato senza contraddittorio il 25 giugno 1996 il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza, riducendo in via provvisionale il contributo per la moglie a fr. 300.– mensili e quello per _ a fr. 600.– mensili dal 1° luglio 1996. Nel corso di tale procedimento, il 12 marzo 1997, _ _ ha insistito una volta ancora perché il contributo in favore della moglie fosse annullato e quello per la figlia ricondotto a fr. 490.– mensili (inc. _._._). _ _ ha ribadito la propria opposizione. Il dibattimento finale del primo procedimento cautelare ha avuto luogo l’8 agosto 1997, al dibattimento finale del secondo le parti hanno rinunciato. Statuendo l’8 settembre 1997 con decreto unico, il Pretore ha ridotto il contributo mensile per la moglie a fr. 355.– mensili e quello per Sabrina a fr. 640.– mensili (assegni familiari compresi), ma solo dal 1° giugno 1997. Il decreto emesso senza contraddittorio il 25 giugno 1996 è stato revocato. Non sono state prelevate tasse né spese. _ _ è stato tenuto a rifondere alla moglie fr. 1600.– per ripetibili ridotte.
E.
Contro il decreto appena citato _ _ è insorto con un appello del 22 settembre 1997 nel quale chiede che i contributi provvisionali per moglie e figlia siano fissati in fr. 164.– e fr. 600.– mensili a valere dal 7 marzo 1996, in fr. 272.– e fr. 600.– mensili dal 12 marzo 1997 al 31 maggio 1997, in fr. 200.– mensili per la sola figlia _ (assegni familiari compresi) dal 1° giugno 1997 e che il giudizio del Pretore sia riformato di conseguenza. Il giorno stesso l’appellante ha instato per il beneficio dell’assistenza giudiziaria. Nelle sue osservazioni del 13 ottobre 1997 _ _ propone di respingere l’appello e di confermare il decreto impugnato, postulando a sua volta il beneficio dell’assistenza giudiziaria.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
I documenti nuovi prodotti dall’appellante in questa sede non sono ricevibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), salvo che depongano a favore dei figli, le relazioni tra genitori e minorenni essendo governate per diritto federale dal principio inquisitorio (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 119 II 203 consid. 1;
Cocchi/ Trezzini
, CPC annotato, Lugano 1993, n. 10 ad art. 86 e n. 1 ad art. 321). Dandosi cambiamenti di apprezzabile rilievo e durevolezza circa i redditi o i fabbisogni della famiglia, spetta alla parte che intende vedersi ridurre gli oneri di mantenimento postulare una modifica dell’assetto contributivo davanti al Pretore. Non incombe invece a questa Camera statuire per la prima volta – foss’anche solo a titolo provvisionale – sulla base di documenti nuovi, sostituendosi alla giurisdizione del Pretore (
Hinderling/ Steck
, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 545, nota 77 con richiami di dottrina e giurisprudenza).
2.
L’art. 145 cpv. 2 CC prescrive che il giudice, in pendenza di un’azione di divorzio, prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa l’abitazione e il mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la custodia dei figli. Misure provvisionali sono possibili anche quando l’azione di divorzio faccia seguito a una sentenza di separazione per tempo indeterminato (art. 147 cpv. 1 CC), nel senso che non occorre promuovere causa per far modificare la sentenza di separazione (
Hinderling/Steck
, op. cit., pag. 270 in alto con rinvii;
Bühler/Spühler
in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 39 ad art. 145 CC con richiami). Occorre però che le misure provvisionali si impongano già a un sommario esame, non essendo lecito scostarsi senza necessità da una sentenza – come quella di separazione – con forza di giudicato (
Hausheer/Geiser
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 3 ad art. 145).
3.
Nella sua sentenza del 5 ottobre 1995 (sopra, consid. B) questa Camera aveva avuto modo di accertare che nel 1987, all’epoca della causa di separazione, l’appellante guadagnava fr. 3038.90 mensili. Nel 1994 tale reddito era poi aumentato a fr. 4903.– mensili, ma era aumentato anche il reddito della moglie, che ammontava a fr. 2336.– mensili. Il totale delle entrate coniugali (fr. 7239.– mensili) permetteva così di sopperire al fabbisogno familiare di fr. 5985.– mensili (fr. 2498.– il marito, fr. 2267.– la moglie, fr. 1220.– la figlia _), lasciando un’eccedenza di fr. 1254.– mensili. Ciò premesso, il marito poteva conservare per sé fr. 3125.– mensili (fabbisogno minimo e metà eccedenza), mentre il resto del suo reddito spettava a moglie e figlia (fr. 1778.– mensili). E siccome nella convenzione sugli effetti accessori della separazione egli si era impegnato a versare fr. 1400.– mensili complessivi, non vi era ragione di ridurre tale cifra, tanto meno nell’ambito di un giudizio provvisionale.
4.
Nel decreto impugnato il Pretore ha accertato, da parte sua, che nel 1996 il guadagno del marito è salito a fr. 5052.90 (consid. 4) e che nei primi cinque mesi del 1997 esso è ulteriormente aumentato a fr. 5268.– mensili (consid. 5), di modo che fino al 31 maggio 1997 la situazione appariva “simile a quella posta a fondamento della sentenza di appello”. In tali circostanze una riduzione dell’onere contributivo non poteva entrare in linea di conto. Con effetto al 1° giugno 1997 il marito si è trovato però senza impiego, come altri suoi colleghi che non avevano raggiunto gli obiettivi fissati dalla “_ Assicurazioni”, e il suo reddito si è ridotto a fr. 4364.80 mensili, pari all’indennità di disoccupazione (consid. 6). Tutto quel ch’egli può versare a moglie e figlia dopo di allora consiste perciò – ha continuato il Pretore – nella differenza tra il reddito di fr. 4364.80 e il fabbisogno minimo di fr. 3370.–, ossia fr. 994.80 mensili (consid. 7), di cui fr. 355.– per la moglie e fr. 640.– per la figlia.
5.
L’appellante contesta anzitutto il reddito imputatogli dal Pretore dopo il 31 maggio 1997, sostenendo ch’esso non supera in realtà fr. 3820.80 mensili netti. L’argomentazione è fondata solo in parte. Che le indennità giornaliere di disoccupazione siano soggette a trattenuta AVS, di assicurazione contro gli infortuni, di previdenza professionale e di assicurazione contro la perdita di salario è vero (art. 22
a
LADI: RS 837.0). Il supplemento corrispondente agli assegni legali per i figli (art. 22 cpv. 1 LADI) è calcolato però secondo la legge che disciplina la materia nel Cantone dove è domiciliato l’assicurato (art. 34 cpv. 1 OADI: RS 837.02). E nel Cantone Ticino l’assegno di base è fisso, non soggetto a contributi sociali (art. 16 LAF: RL 6.4.1.1). Il supplemento per i figli di fr. 25.30 giornalieri percepito dall’appellante è quindi effettivo. Ne segue che il reddito netto dell’appellante ammonta a:
fr. 173.40 x 21.7 giorni mensili (media) fr. 3762.80
./. AVS (5.05%) fr. 190.—
./. assicurazione infortuni (3.1%) fr. 116.65
./. LPP fr. 49.60
./. assicurazione perdita di salario fr. 90.—
fr. 446.25 fr. 3316.55
fr. 25.30 x 21.7 giorni mensili (media) fr. 549.—
fr. 3865.55 mensili.
Quanto al fatto che l’appellante abbia venduto la quota della proprietà per piani di cui era comproprietario insieme con la convivente, ciò non risulta dagli atti, dai quali non si evince neppure se l’operazione sia servita solo a estinguere debiti (come in effetti sembra, la tassazione 1997/98 dell’appellante non denotando alcuna sostanza imponibile) o abbia consentito un ricavo in capitale. Dandosi il caso, incomberà alla moglie adire al giudice delle misure provvisionali, dandogli gli elementi necessari perché sia in grado di riesaminare il reddito dell’appellante e di ricalcolare i contributi.
6.
Obietta l’appellata che il marito deve il licenziamento al suo proprio contegno, non avendo preso sul serio gli avvertimenti pervenutigli dal datore di lavoro. A un sommario esame come quello che disciplina l’emanazione di misure provvisionali l’argomentazione non può essere condivisa. Dagli atti risulta invero che l’appellante è stato licenziato non tanto per cattiva volontà o per negligenze particolari, quanto per incapacità sue, non essere riuscito – come altri suoi colleghi – a raggiungere gli obiettivi di redditività fissati dalla compagnia assicuratrice per cui lavorava (deposizione _ _: verbale del 19 giugno 1997 nell’inc. _._._). D’altro lato non si può neppure supporre – quanto meno a un giudizio di verosimiglianza e in difetto di elementi concreti – che, dovendosi riqualificare o
reimpiegare professionalmente, un agente di assicurazione di 47 anni (al momento in cui ha giudicato il Pretore) sia in grado di guadagnare più di quanto l’appellante riscuote ora dall’assicura-zione contro la disoccupazione. Ciò posto, non soccorrono le premesse per imputare all’interessato un reddito ipotetico superiore a quello realmente conseguito (sulla nozione di reddito potenziale: DTF 119 II 316 consid. 4a con richiami;
Bühler/ Spühler
, op. cit., nota 141 ad art. 145 CC).
7.
Quanto al suo fabbisogno minimo, l’appellante sostiene che la spesa di fr. 875.– mensili riconosciutagli dal Pretore per il mantenimento dei figli _ (nato _ _ 1992) e _ (nato il _ 1993), avuti entrambi fuori del matrimonio, è insufficiente e va portata a fr. 1000.–. Ora, questa Camera ha già avuto modo di spiegare e di ripetere – anche nella precedente sentenza del 5 ottobre 1995 fra stesse parti (consid. 2) – che il contributo di mantenimento erogato da un genitore a figli nati fuori del matrimonio non rientra nel fabbisogno coniugale (I CCA, sentenze del 15 novembre 1994 in re M., consid. 2; del 15 novembre 1995 in re M., consid. 2). Il mantenimento di figli adul-terini non è un debito della famiglia, bensì un debito
personale
del coniuge genitore che questi deve onorare prima di tutto con la sua quota metà di eccedenza (sulla nozione di “eccedenza” v. DTF 114 II 31 consid. 7 e 8). Inserendo il contributo per i figli adulterini nel fabbisogno della famiglia si costringerebbe invece il coniuge del genitore naturale a sussidiare indirettamente il mantenimento di costoro (verso i quali egli non ha alcun obbligo), sia facendogli sopportare una decurtazione della metà eccedenza, sia imponendogli addirittura versamenti in denaro al coniuge adultero (ove l’eccedenza si debba sostanzialmente al suo stesso guadagno). Il che non è ammissibile, il mantenimento di un figlio nato fuori del matrimonio essendo compito in primo luogo dei genitori naturali (DTF del 12 novembre 1998 in re F., consid. 2c). L’importo di fr. 875.– mensili inserito dal Pretore nel fabbisogno dell’ appellante – e quindi della famiglia – va pertanto stralciato d’ufficio. Un altro problema è sapere come possa provvedere il genitore naturale al sostentamento di figli avuti fuori del matrimonio ove la sua quota di metà eccedenza sia insufficiente allo scopo. Sulla questione si tornerà in appresso (consid. 14 e 15).
8.
Sempre con riferimento al suo fabbisogno minimo, l’appellante fa valere che l’onere fiscale calcolato dal Pretore (fr. 450.– men-sili) non copre l’effettivo aggravio tributario, di almeno fr. 546.– mensili. Non solo l’argomentazione è infondata, ma la valutazione del Pretore è sovrabbondante. Dalla tassazione 1995/96 (l’ultima agli atti, del 30 marzo 1998) il carico d’imposta relativo all’appellante risulta essere di circa fr. 1900.– annui, ossia di circa fr. 160.– mensili. Nella fattispecie essendo litigiosi contributi per figli minorenni, il giudice applica il principio inquisitorio illimitato, senza riguardo alle domande o alle ammissioni delle parti (
Vogel
, Freibeweis in der Kinderzuteilung, in: Festschrift Hegnauer, Berna 1986, pag. 610 seg.). L’onere fiscale inserito nel fabbisogno minimo dell’appellante va ridotto, di conseguenza, a fr. 160.– mensili.
9.
Nel fabbisogno minimo dell’appellante il primo giudice ha incluso costi per l’alloggio di complessivi fr. 923.30 mensili. Riconosciuta come esatta dall’appellante (memoriale, pag. 7 in basso), la cifra è contestata dalla moglie, che la vorrebbe ridotta a fr. 573.95 mensili (osservazioni, pag. 5 in basso). Senza chiari motivi e per di più senza valida ragione. Come risulta dagli atti, l’appellante è debitore insieme con la sua convivente di un mutuo ipotecario sull’alloggio (fr. 290 000.–), per il quale è dovuto un interesse fisso del 4.75%, oltre ammortamenti di fr. 5000.– annui (doc. VV nell’inc. _._._). A ciò si aggiungono spese di manutenzione ordinaria dello stabile per fr. 3384.– annui (doc. WW nel medesimo incarto). L’abitazione occupata dall’appellante e dalla convivente costa perciò fr. 1846.60 mensili. Mancando qualsiasi dato sulla capacità economica della convivente, non v’è motivo per scostarsi da un riparto a metà, onde un onere locativo di fr. 923.30 (esattamente la cifra calcolata dal Pretore). Tutt’al più ci si potrebbe domandare se la quota di ammortamento ipotecario, debito personale, non vada esclusa dal fabbisogno. Alcuni autori paiono affermarlo (
Spycher
,
Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 163, nota 903;
Gugliemoni/ Trezzini
in: Rep. 1990 pag. 123, nota 28), il Tribunale federale sembra negarlo (DTF del 21 aprile 1988 in re R., consid. 3a, ove si rimproverava a questa Camera – appunto – di avere trascurato l’ammortamento). Sia come sia, questioni di equità e di uguaglianza impongono di riconoscere al marito lo stesso onere di alloggio ammesso nel fabbisogno della moglie (v. sotto). Non è il caso dunque di ridurre la posta di fr. 923.30 mensili.
10.
L’appellante afferma, da parte sua, che il canone di locazione da includere nel fabbisogno minimo della moglie (non determinato dal Pretore) deve limitarsi a fr. 800.– mensili. La tesi va respinta già per il fatto che l’interessato si vede riconoscere nel proprio fabbisogno fr. 923.60 per lo stesso titolo. D’altro lato non si vede, in difetto di ragioni oggettive, perché la moglie dovrebbe beneficiare di un alloggio più caro rispetto a quello del marito. Per quanto attiene alla quota di locazione a carico della figlia _ (che vive con la madre), essa rientra nel fabbisogno della ragazza, non in quello della madre. Ciò posto, alla moglie va riconosciuto un costo dell’alloggio limitato a fr. 923.60 mensili.
11.
Per quanto riguarda il premio della cassa malati a carico della moglie, gli atti non danno elementi affidabili. L’appellante si fonda sulla dichiarazione d’imposta 1997/98 della moglie per sostenere che l’interessata non paga più di fr. 77.– mensili, compresi i premi per la figlia _. La moglie non nega ciò, ma assevera che nel frattempo il premio è aumentato a fr. 90.– mensili (osservazioni, pag. 6 in alto). L’assunto non è particolarmente documentato, ma la cifra appare del tutto verosimile, i reiterati aumenti di premio cui sono andati soggetti gli assicurati nel corso degli ultimi anni essendo un fatto notorio. Una spesa di fr. 90.– mensili appare inoltre del tutto ragionevole, tanto più se si pensa che al marito è stata riconosciuto – per sé solo – un premio di fr. 196.70 mensili.
12.
L’appellante assume che la moglie va esente da oneri fiscali, come risulta dalla dichiarazione d’imposta 1997/98. In realtà i dati più recenti (tassazione 1995/96, del 24 maggio 1996) attestano un carico tributario medio di circa fr. 65.– mensili. A un giudizio di mera apparenza come quello che presiede all’emana-zione di misure provvisionali – e in mancanza di dati più aggiornati che non si riducano a semplici affermazioni di parte – non v’è ragione di scostarsi da tale cifra.
13.
In merito alle entrate della moglie l’appellante sottolinea che l’in-teressata ha percepito rendite AI per complessivi fr. 26 008.– nel 1995 e fr. 27 943.– nel 1997, cui vanno aggiunti almeno fr. 250.– mensili di reddito da attività lucrativa (corrispondenti al 20% di abilità lavorativa residua). La moglie obietta che le sue entrate non superano fr. 1844.– mensili, ma a tale proposito essa è smentita dagli atti, dai quali risultano proprio le cifre indicate dall’appellante (certificato AVS/AI/IPG allegato alla dichiarazione d’imposta 1997/98, doc. I dell’inc. _._._). Non si giustifica invece di imputare all’interessata un reddito potenziale di fr. 250.–. È vero che negli ultimi anni essa ha lavorato come donna delle pulizie, ma è altrettanto vero che essa è pacificamente inabile al lavoro nella misura dell’80% (doc. richiamato IV nell’inc. _._._), che essa percepisce una rendita intera di invalidità, che essa non ha alcuna formazione professionale (ha frequentato solo le scuole elementari) e che, a cinquant’anni, essa sembra affetta anche da seri problemi depressivi (doc. cit., perizia psichiatrica 31 marzo 1994 del dott. _ _). Del resto, se si imponesse alla moglie di “racimolare almeno fr. 250.– mensili” (appello, pag. 13), analogo obbligo potrebbe senz’altro essere imposto al marito, che non consta avere compiuto alcuno sforzo per uscire dallo stato di disoccupazione. Per finire, il reddito della moglie deve essere valutato in una media di fr. 2247.95 mensili.
14.
Il Pretore non ha stabilito – come detto – né il fabbisogno minimo della moglie né il fabbisogno in denaro della figlia Sabrina. Con riferimento a quest’ultimo, l’appellante chiede che esso sia fissato a fr. 750.– mensili. Ora, le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, cui questa Camera si ispira per prassi costante, prevedono per un figlio unico di 15 anni al quale cura e educazione siano assicurate in natura dal coniuge affidatario – come nella fattispecie – un fabbisogno in denaro di fr. 1040.– mensili (RDT 51/1996 pag. 33). Tali valori si rapportano tuttavia a fasce di reddito attorno ai fr. 7000.– mensili (si veda la pag. 11, adattata al rincaro, dell’edizione 1988). In concreto il reddito complessivo dei coniugi è di poco superiore a fr. 6100.– mensili. In simili condizioni il fabbisogno in denaro della figlia può essere equamente stimato in fr. 900.– mensili.
Ciò posto, il calcolo del reddito e del fabbisogno familiare ai fini dell’art. 145 cpv. 2 CC risulta il seguente:
reddito del marito (consid. 5) fr. 3865.55
reddito della moglie (consid. 13) fr. 2247.95
reddito familiare
fr. 6113.50 mensili
fabbisogno minimo del marito:
minimo esistenziale LEF (non contestato) fr. 925.—
spese di alloggio (consid. 9) fr. 923.30
premio della cassa malati (non contestato) fr. 196.70
onere fiscale (consid. 8) fr. 160.—
fr. 2205.—
fabbisogno minimo della moglie:
minimo esistenziale LEF (non contestato) fr. 1025.—
spese di alloggio (consid. 10) fr. 923.30
premio della cassa malati (consid. 11) fr. 90.—
onere fiscale (consid. 12) fr. 65.—
fr. 2103.30
fabbisogno in denaro della figlia (consid. 14) fr. 900.—
fabbisogno familiare
fr. 5208.30 mensili
eccedenza fr. 905.20 mensili
metà eccedenza fr. 452.60 mensili.
Il marito può conservare per sé:
fr. 2205.– + fr. 452.60 = fr. 2657.60,
mentre deve versare alla famiglia:
fr. 3865.55 ./. fr. 2657.60 = fr. 1207.95, di cui: fr. 900.— per la figlia e
fr. 307.95 per la moglie.
Il problema è che con un importo di fr. 452.60 mensili (metà eccedenza) l’appellante potrebbe contribuire al mantenimento dei due figli avuti fuori del matrimonio in misura esigua per rapporto al contributo dovuto alla figlia nata nel matrimonio. Basti pensare che per due figli fino a 6 anni le citate raccomandazioni del Canton Zurigo prevedono un fabbisogno in denaro di fr. 600.– l’uno. Pur considerando che le raccomandazioni sono calibrate su fasce di reddito attorno ai fr. 7000.– mensili, in concreto il fabbisogno in denaro dei due figli non può ritenersi inferiore a fr. 520.– l’uno. E secondo giurisprudenza i figli di un medesimo genitore, siano essi nati nel matrimonio o fuori del matrimonio, hanno diritto nei confronti di tale genitore a un uguale livello di vita (DTF 120 II 285 consid. 3, 116 II 110 consid. 4). Occorre definire perciò – come si è già accennato al consid. 7 – in che misura possa equamente provvedere l’appellante anche al sostentamento di figli avuti fuori del matrimonio.
15.
Il Tribunale federale ha già avuto modo di ricordare che il genitore tenuto al mantenimento di un figlio adulterino perde, ove non abbia mezzi sufficienti per onorare l’obbligo di mantenimento, sia la quota a libera disposizione (art. 164 CC) sia gli eventuali contributi straordinari dell’art. 165 CC (DTF del 12 novembre 1998 in re F., consid. 2c). Se ciò ancora non basta, il coniuge di tale genitore deve tollerare che il contributo di quest’ultimo alla famiglia sia ridotto (
Bräm
in: Zürcher Kommentar, n. 143 ad art. 159 CC;
Hausheer/Reusser/Geiser
, Kommentar zum Eherecht, Berna 1988, n. 42 ad art. 159 CC). Per sovvenire a tutti i suoi obblighi alimentari l’appellante dovrebbe poter versare in concreto fr. 900.– per la figlia _, fr. 307.95 per la moglie e fr. 1040.– per i due figli nati fuori del matrimonio, ossia fr. 2247.95 mensili complessivi. In realtà egli può far capo soltanto a fr. 1660.55 complessivi (reddito di fr. 3865.55, meno il fabbisogno minino di fr. 2205.–). Nessun contributo essendo prioritario sull’altro, rimane solo la possibilità di ridurre tutte le somme in proporzione. Ne discende che l’appellante dev’essere tenuto a versare fr. 665.– per Sabrina, fr. 225.– per la moglie e fr. 770.– per i due figli nati fuori del matrimonio. Il Pretore avendo fissato il contributo per _ a fr. 640.– mensili (non appellati dalla moglie), il decreto impugnato va confermato al riguardo. Che la figlia abbia cominciato il 1° settembre 1998 un tirocinio guadagnando fr. 500.– mensili non è di rilievo, in primo luogo perché tale circostanza (assolutamente nuova) non potrebbe essere considerata per la prima volta in appello e in secondo luogo perché, vedendosi ridurre da fr. 900.– a fr. 640.– mensili il contributo alimentare, essa dovrà in ogni modo far capo alla madre (nemmeno le disposizioni sui minimi vitali del diritto esecutivo impongono a un minorenne di contribuire al proprio mantenimento – se non in casi di speciale ristrettezza – con più di un terzo del proprio guadagno: v. Rep. 1993 pag. 267 cifra 3.3). L’appello dev’essere parzialmente accolto invece nella misura in cui riguarda la moglie, il cui contributo va ricondotto dai fr. 355.– mensili stabiliti dal Pretore in fr. 225.– mensili.
16.
Per quel che è del periodo anteriore al licenziamento (con effetto, come noto, dal 1° giugno 1997), l’interessato sottolinea che nel 1996 il suo reddito era di fr. 5052.90 mensili netti (compresi gli assegni familiari per i due figli nati fuori del matrimonio), ciò che giustifica una riduzione del contributo per la moglie e la figlia _ sin dal 7 marzo 1996 (data dell’istanza provvisionale). Il Pretore ha respinto l’argomentazione, rilevando che se nel 1994 l’interessato guadagnava fr. 4903.– mensili netti (I CCA, sentenza citata del 5 ottobre 1995, consid. 5a), il reddito del 1996 non denotava una diminuzione tanto incisiva e importante da legittimare una modifica della sentenza di separazione già in via cautelare (decreto impugnato, consid. 4 in fine). Una siffatta motivazione è quanto meno affrettata. Valutare l’opportunità di misure provvisionali nel caso specifico implicava, in effetti, un raffronto tra la situazione economica in cui versava l’istante al momento della separazione (reddito e fabbisogno del 1989) e quella in cui egli si trovava al momento della domanda provvisionale (reddito e fabbisogno del 1996).
In concreto mancano dati affidabili sul 1989. Questa Camera ha avuto modo di accertare nondimeno che nel 1987 l’interessato guadagnava fr. 3038.90 mensili netti e che il suo fabbisogno minimo comprendeva, oltre il minimo esistenziale del diritto esecutivo (fr. 805.–), fr. 200.– per l’alloggio, fr. 68.– per il premio della cassa malati, fr. 158.50 per assicurazioni a favore dei figli (quelli nati nel matrimonio) e fr. 761.– per il rimborso di debiti coniugali (I CCA, sentenza del 5 ottobre 1995, consid. 5 all’inizio). Come potesse egli versare, in tali circostanze, fr. 1400.– mensili a moglie e figli non è dato a divedere. Sta di fatto che nel 1996 la situazione dell’appellante appariva assai migliore. L’interessato guadagnava infatti fr. 5052.90 mensili e, dopo avere coperto il proprio fabbisogno minimo (che la moglie non contesta essere il medesimo di quello successivo al licenziamento: osservazioni, pag. 8, al n. 26), aveva ancora una disponibilità di fr. 2847.90 mensili. Tolti circa fr. 1790.– mensili per moglie e figlia (fr. 1400.– rivalutati al rincaro dal giugno 1988 al giugno 1996), gli rimanevano fr. 1055.– mensili per i due figli adulterini. In condizioni del genere non potevano ritenersi date le premesse per modificare già in via provvisionale il contributo fissato nella sentenza di separazione. A prescindere dai motivi, su questo punto il decreto del Pretore merita dunque conferma.
17.
Identiche considerazioni valgono per quanto attiene al periodo dal 1° gennaio al 31 maggio 1997. In quei cinque mesi l’appel-lante ha conseguito un reddito – com’egli stesso ricorda (memo-riale, pag. 19 in fondo) – di fr. 5268.– mensili (assegni familiari compresi). Il suo fabbisogno minimo essendo rimasto il medesimo dell’anno precedente (appello, pag. 20), la sua situazione economica poteva essere solo migliore rispetto a quella del 1996. Nemmeno per i primi cinque mesi del 1997 soccorrono dunque i requisiti per modificare la sentenza di separazione già in via provvisionale.
18.
Le spese del pronunciato odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L’appellante ottiene causa parzialmente vinta (nella misura di un terzo circa) sul contributo per la moglie, ridotto da fr. 355.– a fr. 225.– mensili dopo il 1° giugno 1997. Su tutto il resto esce perdente. Anzi, sui contributi per il lasso di tempo anteriore al 1° giugno 1997 la sua pervicacia, già definita dal Pretore ai limiti della temerarietà (decreto, consid. 9), sfiora l’abuso. Di ciò va tenuto conto ai fini dell’assi-stenza giudiziaria, tale beneficio non potendo essere concesso in cause senza probabilità di esito favorevole (art. 157 CPC). All’appellante il gratuito patrocinio può essere accordato, dunque, solo per quanto il riguarda il contributo in favore della moglie dopo il 1° giugno 1997 (indipendentemente dal fatto ch’egli risulti soccombente per due terzi). Delle sue modeste condizioni economiche si terrà conto in ogni modo prescindendo – eccezionalmente – dalla riscossione di spese e rinunciando a imporgli il versamento di ripetibili. Quanto all’indennità per il patrocinatore d’ufficio, essa sarà commisurata alla rimunerazione del tempo che un avvocato diligente avrebbe impiegato per impugnare (solo) il contributo in favore della moglie dopo il 1° giugno 1997. Merita invece di essere posta al beneficio dell’assi-stenza giudiziaria (senza restrizioni) la moglie, che in appello ha dovuto difendersi da richieste parzialmente o totalmente infondate.
19.
In prima sede il Pretore ha rinunciato a prelevare spese, ponendo a carico dell’istante fr. 1600.– per ripetibili ridotte alla controparte. L’esito dell’appello non stravolge il giudicato del Pretore e la riduzione del contributo per la moglie nulla toglie alla sostanziale soccombenza dell’istante. Non v’è ragione dunque di intervenire al proposito.