# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 53f1d032-410f-5247-affc-fe2db62c68a1
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto
A.
Nell'ambito del procedimento penale a carico di _ - in carcerazione preventiva dal 27 luglio 2005 al 5 agosto 2005 - per titolo di acquisizione illecita di dati, danneggiamento di dati, truffa ed abuso di un impianto per elaborazione di dati, in relazione a prelievi indebiti di fondi a danno del _ (in seguito _) effettuati da due correi, previo caricamento di carte a debito cashless da parte di _ stesso, allora dipendente della citata casa da giochi, con decisione 15 agosto 2005 il Procuratore pubblico ha ordinato al _ (in seguito _) la trasmissione della documentazione (documenti di apertura, estratti conto a far tempo da novembre 2004 ed estratto patrimoniale aggiornato) di eventuali relazioni facenti capo a _ (titolare, contitolare, e/o beneficiario economico), nonché il sequestro di ogni avere posto in essere su dette relazioni, ivi comprese le cassette di sicurezza.
Dalla ricerca bancaria è risultato che _ è titolare del conto n. _ presso il _ di _, di cui fanno parte anche due conti di libero passaggio, nonché aveva diritto di firma fino al 28.12.2004 su un conto della ex moglie, relazione che non è stata oggetto di sequestro.
B.
Avverso tale decisione, è tempestivamente insorto _, postulandone l'annullamento, nella misura in cui viene ordinato il sequestro degli averi sul conto n. _ presso il _ nella titolarità dell'accusato (dispositivo n. 3). A suo dire, su detto conto non sarebbero mai transitati importi provento di reato, ritenuto che il denaro prelevato abusivamente sarebbe stato da lui interamente speso (prima rata leasing, casco totale e spese correnti) e che di conseguenza i fondi depositati sul conto sarebbero di provenienza lecita. Inoltre, essendo ora l'accusato, peraltro reo confesso, rimasto senza lavoro e quindi senza alcuna entrata, il sequestro degli averi depositati sul conto lo metterebbe in una situazione finanziaria drammatica.
Si precisa che la richiesta di effetto sospensivo è stata respinta da questo giudice (cfr. ordinanza 23 agosto 2005).
C.

## Considerations

In sede di osservazioni il Procuratore pubblico e la parte civile si sono entrambi pronunciati per la reiezione del gravame, con argomentazioni di cui si dirà per quanto necessario ed al fine di evitare inutili ripetizioni nei considerandi in diritto.
E ritenuto,
in diritto
1.
La legittimazione di _, accusato nel procedimento penale nell'ambito del quale è stata emanata la decisione impugnata, nonché titolare del conto oggetto della stessa, è data. Il reclamo, tempestivo, è quindi ricevibile in ordine.
2.
In materia di perquisizione e sequestro valgono i seguenti principi:
In diritto, l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e quindi per le necessità dell’istruzione preliminare, per le decisioni del magistrato requirente e quelle del giudice del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva - alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 359), ritenuto che, come in tutti gli istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l'oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell'autorità requirente ed inquirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più generale,
Piquerez
, cit., margin. 1116 ss.). Il sequestro di beni immobili avviene mediante blocco del registro fondiario (art. 161 cpv. 5 CPP).
Nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza (v.
Niklaus Schmid
, Das neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii [qui di seguito citato:
Schmid
RPS]). “Valori patrimoniali” non sono soltanto beni corporali, ma anche crediti (depositi bancari), carte valori e persino diritti immateriali e diritti reali limitati: essenziale è che essi abbiano un proprio, determinabile valore economico (v.
Niklaus Schmid
, nota 19 ad art. 59 CPS, in:
Schmid
(Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Band I, Zürich 1998, qui di seguito citato:
Schmid
Kommentar) e che il loro illecito trasferimento nel patrimonio del reo conduca, quale conseguenza, ad un aumento dei suoi attivi o una diminuzione dei suoi passivi (v.
Schmid
, Kommentar, nota 17 ad art. 59 CPS). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi, sia propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v.
Schmid
, RPS, pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106). Beni sostitutivi impropri possono essere bloccati unicamente in presenza di una traccia cartacea che li riconduca all’originario provento di reato, mentre per i beni sostitutivi propri deve essere dimostrato che essi hanno preso il posto del bene originale (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107). Il bene da confiscare deve essere facilmente identificabile nel patrimonio dell’autore, rispettivamente del terzo beneficiario (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107, con rinvio a DTF 4 maggio 1999 in re Z., consid. 2b). Se il provento di reato è pervenuto sotto forma di denaro, esso resta direttamente confiscabile anche se è stato modificato, ad esempio depositato e prelevato da conti bancari, trasformato in chèques o simili, infine cambiato in altra valuta (tutte forme di trasformazione in bene sostitutivo improprio, v.
Schmid
, Kommentar, nota 50 ad art. 59 CPS).
Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS – i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v.
Schmid
, RPS, pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v.
Schmid
, RPS, pto. 4.4.1, p. 339). In tal caso, i beni passibili di confisca sono necessariamente di provenienza lecita; il loro sequestro si distingue da quello di beni provento di reato (o sostitutivi) per la sua natura più prossima al sequestro LEF (v.
Schmid
, Kommentar, nota 171 ad art. 59 CPS), ciò che si traduce – fra l’altro – nel fatto che deve rispettare le regole di diritto esecutivo sul minimo esistenziale (art. 92 LEF;
Schmid
, Kommentar, nota 174 ad art. 59 CPS).
Per non vanificare la portata delle norme sulla confisca, il magistrato inquirente può ordinare il sequestro dei beni che vi soggiacciono a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v.
Schmid
, RPS, pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126 I 97, consid. 3.d.aa p. 107).
Anche il sequestro ai fini di garanzia del risarcimento compensatorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS) deve rispettare i principi sopra menzionati, con la precisazione che la connessione ai fini del giudizio di merito è l’appartenenza del bene (o valore) alla sfera economica dell’indiziato / accusato.
3.
Per quanto concerne l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza in capo a _, si premette che nell'esame di tale presupposto, lo scrivente giudice deve imporsi precisi limiti, derivanti da un lato dalla sua funzione - che è quella di esaminare l'esistenza dei presupposti formali per l'emanazione dell'ordine contestato, e non di valutare nella sostanza l'esistenza di un reato - e, dall'altro - ma in maniera strettamente congiunta con quanto si viene a dire - dall'opportunità di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio.
Ciò premesso, l'esistenza di sufficienti indizi di reato a carico di _, peraltro neppure formalmente contestata, è data. L'accusato, dopo avere nel corso del verbale 28 luglio 2005 dinanzi a questo giudice fatto parziali ammissioni, nel seguito dell'inchiesta ha riconosciuto di aver fatto prelevare a due correi, mediante l'utilizzo di carte cashless da lui previamente caricate in modo abusivo, un importo complessivo di fr. 101'800.--, conseguendo un indebito profitto personale di circa fr. 50'900.-- (cfr. verb. PP 5.8.2005).
4.
L'accusato si oppone al sequestro dei fondi depositati sul conto presso il _ in quanto si tratterebbe di fondi di provenienza lecita, ritenuto che quelli provento dei reati addebitatigli sarebbero stati da lui interamente spesi (rata leasing auto, casco totale e spese correnti) e che, non avendo più alcuna entrata, detto sequestro costituirebbe una misura troppo severa, vista la sua disperata situazione finanziaria.
Preliminarmente occorre rilevare che oggetto del sequestro sono gli averi depositati sul conto n. _, nonché quelli depositati su quelli di libero passaggio facenti parte della citata relazione di base. Evidentemente, per quanto concerne le prestazioni di libero passaggio il sequestro, come rettamente precisato dal Procuratore pubblico in sede di osservazioni è condizionato all'eventuale liberazione a favore dell'accusato degli importi ivi depositati qualora ne siano realizzate le condizioni (cfr. in proposito decisioni GIAR 25.02.2003 in re G.R., inc. 2002.13502, e GIAR 28.02.2003 in re F.B., inc. 1999.43608, relative all'ammissibilità del sequestro di averi di tale natura, essendo rispettate le condizioni delle leggi specifiche di tutela delle previdenze personali atteso che l'art. 92 cpv. 1 cfr. 10 LEF dichiara impignorabili "
i diritti non ancora esigibili a prestazioni previdenziali e al libero passaggio nei confronti di fondi di previdenza professionale
", mentre l'art. 39 cpv. 1 LPP analogamente dispone che "
il diritto alle prestazioni non può essere ceduto né costituito in pegno prima dell'esigibilità
", mentre vi è pignorabilità dal momento in cui il beneficiario può disporne, osservate poi le procedure di esecuzione quando si tratterà di ripartire il risarcimento).
In concreto, contrariamente a quanto sostenuto dal reclamante, non è affatto possibile escludere che sul conto n. _ presso il _ siano confluiti importi provento di reato, vi sono infatti alcune entrate per contanti la cui provenienza deve ancora essere chiarita (ad esempio i versamenti a contanti di fr. 3'000.-- del 16.2.2005 e del 14.4.2005, avvenuti pochi giorni dopo illeciti prelievi con carta cashless, cfr. agenda _ AI 40).
Non va poi dimenticato che il sequestro ha pure fini risarcitori/compensatori (in particolare la finalità perseguita con il sequestro delle prestazioni di libero passaggio è evidentemente risarcitoria, poiché trattasi indubbiamente di averi di provenienza lecita): in tale ambito, come detto sopra, è irrilevante la provenienza dei fondi, quello che conta è l'appartenenza del bene alla sfera economica dell'accusato. Ciò che in concreto è pacifico, trattandosi di conto di cui l'accusato è intestatario [i due conti di libero passaggio fanno parte della relazione di base n. _ e gli importi ivi depositati sono di spettanza (fanno parte degli averi sequestrabili) dell'accusato], così come è pacifico che il sequestro (comprese anche le prestazioni di libero passaggio] si riferisce ad una cifra inferiore agli importi illecitamente prelevati con le carte cashless ed è quindi rispettoso del principio di proporzionalità. Inoltre, non è neppure possibile sostenere che il sequestro costituirebbe una misura eccessivamente severa per il reclamante, ritenuto che nello scritto 22 agosto 2005 egli, tramite il proprio legale, ha informato il _ di voler parzialmente risarcire facendo capo ad un prestito di parenti, ciò a comprova che lo stesso ha perlomeno indirettamente delle disponibilità finanziarie (cfr. AI 74)
.
Del resto, come evidenziato dal Procuratore pubblico in sede di osservazioni, se è vero che la sostituzione del sequestro con il deposito di altri fondi è tecnicamente possibile, è altrettanto vero che, allo stadio attuale dell'inchiesta, lo stesso appare prematuro,
"stante gli accertamenti ancora da esperire e la necessità di verificare se e come concretizzare lo scambio"
, ciò anche nell'ottica di non pregiudicare le possibilità della parte civile di essere almeno parzialmente risarcita. Considerate le ammissioni dell'accusato, la sua volontà di risarcire, la connessione con i reati ipotizzati, consistenti, come detto, nell'illecito prelevamento di somme di denaro a proprio diretto profitto, appare necessario e proporzionato salvaguardare beni di sua pertinenza alle procedure di risarcimento compensatorio.
Irrilevanti ai fini della presente decisione la collaborazione fornita agli inquirenti da _, rispettivamente l'asserzione, peraltro tuttora da comprovare, secondo cui egli avrebbe speso l'intero importo provento dei reati addebitatigli.
5.
In virtù di quanto precede, il reclamo deve essere respinto. Tasse, spese e ripetibili seguono la soccombenza.
La presente decisione in materia di sequestro è impugnabile nel termine di 10 giorni alla Camera dei ricorsi penali (art. 284 cifra 1 lett. a CPP).
P.Q.M.
Viste le norme applicabili, in particolare gli art. 59, 143, 144bis, 146 e 147 CP, 157 ss., 161, 280 ss e 284 CPP,
decide
1.
Il reclamo è respinto.
2.
La tassa di giustizia di fr. 300.-- e le spese, fr. 50.--, sono a carico del reclamante, che rifonderà al _ fr. 220.-- a titolo di ripetibili.
3.
Contro la presente è dato reclamo alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.
4.
Intimazione:
giudice Ursula Züblin