# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c667b85f-0d6b-52d9-9de6-5ee72edee432
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 1997
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a) _ e _ sono proprietari del mapp. _ di _, che si affaccia sulla _. Sul fondo, assegnato dal PR alla zona Nv (nucleo di villaggio), insiste un edificio eretto nel 1948, che dispone anche di una superficie di terreno a forma triangolare, descritta a registro fondiario quale giardino, di mq 188 di superficie (sub. e): denominazione frattanto sostituita con quella di piazzale.
b) In data 4 novembre 1994 il municipio di _ ha rilasciato a favore di _ e di _ la licenza edilizia per la riattazione di parte dell'edificio al mapp. _, concedendo agli stessi una deroga volta a liberarli dall'obbligo di formare i posteggi sancito all'art. 52 NAPR ed assoggettandoli in pari tempo al pagamento del relativo contributo sostitutivo di fr. 18'000.--, calcolato in ragione di 12 posteggi mancanti a fr. 1'500.-- cadauno. _ e _ sono insorti innanzi al Consiglio di Stato avverso quella decisione nella misura in cui poneva a loro carico il accennato contributo sostitutivo per posteggi non realizzati. Con risoluzione 15 marzo 1995 il Governo ha respinto il gravame. Quel giudicato é successivamente stato confermato da parte di questo Tribunale con sentenza 27 settembre 1995.
c) Il sopralluogo esperito il 21 febbraio 1995 da parte del giurista delegato dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato per la soluzione della detta contestazione aveva permesso di accertare che la costruzione al mapp. _ non beneficiava di posteggi per autovetture (cfr. al relativo verbale). I proprietari avevano quindi manifestato in quella sede, per la prima volta, l'intenzione di formare due posteggi nel giardino al sub. e: realizzazione che i rappresentanti del municipio avevano subito contestato, poiché in urto con l'art. 47 NAPR regolamentante le costruzioni nella zona del nucleo. Il Consiglio di Stato non aveva tuttavia conferito una rilevanza a quell'intendimento dei proprietari ai fini del calcolo del numero dei posteggi che essi avrebbero dovuto realizzare a seguito della riattazione e del relativo contributo sostitutivo, per il motivo che per la creazione dei due nuovi posteggi era soggetta al rilascio di una licenza edilizia da parte del municipio (cfr. consid. D in fine della risoluzione 15 marzo 1995). Quella tesi é stata confermata nella sentenza 27 settembre 1995 di questo Tribunale, con la precisazione che sarebbe bastato allo scopo l'esperimento della procedura semplificata della notifica (cfr. consid. 2 di quel giudicato).
B. a) Con scritto 19 marzo 1995 _, agente per conto di _ e di _, ha informato il municipio di _ che sul giardino al sub. e del mapp. _, definito
"piazzale esistente"
, avrebbero sostato due autovetture a partire dal 1 aprile successivo. Allo scritto era annesso un estratto della mappa catastale sul quale era stata colorata la superficie interessata, a forma triangolare (circa 11 ml di base e 8 ml di altezza). Con raccomandata del 23 marzo successivo l'Esecutivo ha comunicato che il prospettato stazionamento necessitava del preventivo rilascio di una licenza edilizia, ma che fosse ad ogni buon conto contrario all'art. 47 NAPR, il quale vieta nella zona Nv la modificazione degli spazi liberi.
b) Il 24 marzo 1995 i proprietari del mapp. _ hanno dunque presentato una domanda di costruzione avente come oggetto la sosta di 3 autovetture sul piazzale in discussione e la rimozione di una scala di accesso allo stabile che si immetteva sul menzionato piazzale. Raccolto l'avviso favorevole del dipartimento, con decisione 10 agosto 1995 il municipio di Stabio ha negato il rilascio della licenza edilizia per motivo di contrasto con l'art. 47 NAPR. Nelle more della procedura il municipio di _, accertata l'esecuzione dei posteggi, aveva emesso alle date 17 e 24 maggio 1995 un ordine di sospensione dei lavori. Dal verbale del sopralluogo svolto in contraddittorio il 9 giugno successivo risulta infatti che i proprietari avevano frattanto eliminato il cancello ed il sottostante gradino di accesso alla proprietà così come la scala esterna di accesso dal piazzale all'edificio.
c) Con ricorso 25 agosto 1995 _ e _ sono insorti innanzi al Consiglio di Stato avverso il menzionato diniego, sostenendo che il piazzale esisteva dal 1948. Il Governo ha parzialmente accolto il gravame con risoluzione 8 novembre 1995, per il motivo che la semplice sosta di autovetture sul piazzale in discussione non si poneva in urto con l'art. 47 NAPR, il quale si limita a vietare l'alterazione degli spazi liberi nella forma e nei materiali. Il Consiglio di Stato ha tuttavia ridotto da 3 a 2 il numero di posteggi autorizzati.
d) Con ricorso 27 novembre 1995 il comune di _ si é aggravato a questo Tribunale contro quel giudicato governativo, del quale ha chiesto l'annullamento e la conferma della propria decisione 10 agosto 1995. Il comune ha rimproverato in particolare all'istanza inferiore di aver ignorato gli interventi edilizi (abusivi) che i resistenti avevano eseguito per poter permettere il parcheggio di veicoli sul piazzale, vietati dall'art. 47 NAPR. L'accesso veicolare creava inoltre dei problemi di sicurezza stradale. Previo esperimento di un'istruttoria completa (udienza, sopralluogo, richiamo atti, richiesta di ulteriori specifiche giustificazioni scritte al municipio) con sentenza 15 ottobre 1996 il Tribunale amministrativo ha accolto il gravame, annullato la risoluzione governativa 8 novembre 1995 e confermato il diniego municipale 10 agosto 1995 della licenza edilizia sulla scorta della seguente motivazione:
"2. 2.1. L'edificazione nella zona Nv é regolamentata dall'art. 47 NAPR. Per quanto interessa la soluzione della presente contestazione quella norma dispone che:
"Gli spazi liberi ed i manufatti esterni esistenti come corti, orti, androni, muri di orti e giardini non possono essere alterati nella loro forma e loro materiali."
2.2. Le fotografie prodotte dal municipio con lettera 29 dicembre 1995 al Tribunale, documentano che il sub. e del mapp. _ costituiva effettivamente un giardino pianeggiante, tenuto a verde, parzialmente lastricato per permettere il transito pedonale lungo lo stesso. Il giardino era delimitato verso Piazza _ /via _ da un muro di cinta e sostegno, sormontato da pilastri in cemento collegati da tubi in metallo, che terminavano in corrispondenza della costruzione con un cancello, di circa 2 ml di larghezza, sopraelevato di un gradino rispetto al livello della piazza. Risulta inoltre dal verbale del sopralluogo esperito il 21 febbraio 1995 da parte del giurista delegato dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato per la soluzione della contestazione concernente il prelievo di contributi sostituti per posteggi mancanti e dalle ammissioni degli stessi resistenti (cfr. ricorso 25 agosto 1995 al Consiglio di Stato nella presente vertenza, cifre 3 e 4) che quel subalterno non era mai stato utilizzato quale parcheggio per autovetture. Né, del resto, quell'utilizzazione appariva possibile già per il fatto che il cancello, stretto, sopraelevato rispetto alla piazza e posto a ridosso dello stabile (dal quale si dipartivano due scale esterne), formava con questo un angolo acuto di circa 50 gradi. Come é infine già stato spiegato, i proprietari qui resistenti avevano quindi manifestato per la prima volta l'intenzione di formare due posteggi nel giardino al sub. e in occasione della contestazione riguardante il prelievo da parte del comune dei contributi sostitutivi per posteggi mancanti a seguito della riattazione parziale dello stabile al sub. A.
2.3. Il sopralluogo esperito il giorno 11 settembre 1996 ha permesso di constatare che i proprietari hanno asportato il cancello, il muro di cinta e sostegno ed i pilastri onde realizzare un'entrata sul fondo di ml 5 di larghezza, le scale esterne adiacenti l'edificio, completato - per quanto necessario - la lastricatura per una profondità di circa 11,5 ml rispetto all'entrata, infine modificato su tutta quella profondità il livello del giardino creando una pendenza (rampa) tale da permettere l'accesso con autoveicoli sul fondo. Ciò facendo i resistenti hanno vistosamente disatteso il divieto di alterare le superfici libere ed i manufatti esterni sancito all'art. 47 NAPR.
2.4. Il ricorso del comune di _ deve dunque essere accolto già per questo motivo. D'altra parte, come é stato sostenuto dai rappresentanti del comune presenti all'udienza 11 settembre 1996, l'accesso realizzato dai resistenti disattende pure, in principio (ma é riservata la possibilità per il municipio di concedere delle deroghe a questo riguardo), l'art. 51 NAPR, che regolamenta gli accessi a strade e piazze pubbliche, secondo cui la loro larghezza minima é di ml 6 ed devono inoltre essere provvisti di inviti arrotondati aventi un raggio di curvatura minimo di ml 1,50 sui 2 lati rispettivamente di ml 3 su di un solo lato. Il sopralluogo ha invece evidenziato che il controverso accesso non crea pericolo o disturbo per la circolazione sulla piazza.
2.5. La risoluzione del Consiglio di Stato, che ha ignorato gli interventi eseguiti dai resistenti per creare il controverso parcheggio (lavori oggetto oltretutto di un ordine di sospensione dei lavori), deve dunque essere annullata. Non può inoltre essere accreditata la tesi sostenuta dai proprietari, volta a minimizzare quelle opere, secondo cui si é trattato in realtà di togliere semplicemente uno o due paletti di demarcazione (cfr. risposta, pagina 6). Per quanto concerne infine il riferimento alla riattazione eseguita al mapp. _, dall'incarto acquisito agli atti in occasione dell'udienza dell'11 settembre 1996 risulta che nell'ambito del rilascio della licenza edilizia il municipio di _ approvò espressamente la realizzazione di 5 posteggi al sub. c, giardino, di quella proprietà ed anzi ne richiese la formazione di altri 3. Tuttavia, come é stato precisato dal municipio nelle osservazioni 26 agosto 1996 e come hanno ammesso i rappresentanti dei resistenti all'udienza, il mapp. _ disponeva già di un sufficiente accesso carrozzabile: si trattava semplicemente di sostituire l'asfalto con il lastricato. Non si é quindi dovuto procedere, come é invece il caso nella fattispecie, alla demolizione di manufatti esterni ed all'escavazione del terreno formante il giardino per poter creare l'accesso carrozzabile al fondo: premessa indispensabile per la realizzazione dei posteggi. Il fatto quindi - sostenuto dai resistenti, condiviso dal Consiglio di Stato e confermato dalla licenza edilizia appena citata - secondo cui l'art. 47 NAPR non vieta la formazione di posteggi nella zona del nucleo non basta dunque agli stessi per spuntare la sollecitata, controversa licenza edilizia."
C. A seguito dell'esecuzione degli interventi edili appena descritti il municipio ha iniziato una procedura di contravvenzione a carico dei qui insorgenti. Preso atto delle osservazioni inoltrate da questi ultimi, con risoluzione n. _ del 3 febbraio 1997 il municipio di _ ha inflitto loro una multa di fr. 2'500.-- ciascuno in applicazione dell'art. 46 LE, rimproverando agli stessi di aver realizzato le opere edilizie in rassegna, che violavano nel contempo l'art. 47 NAPR, senza preventivamente disporre della licenza edilizia. Attraverso la stessa risoluzione, in applicazione dell'art. 43 LE il municipio ha parimenti ordinato ai ricorrenti di ripristinare l'accesso al sub. e del mapp. _ da veicolare a pedonale, ricostruendo muro di sostegno, pilastri, recinzione e gradini. Detta risoluzione é stata intimata con due documenti separati a ciascun proprietario il 6 febbraio 1997.
D. Con un unico gravame 20 febbraio 1997 _ e _ sono insorti contro la menzionata risoluzione municipale davanti al Consiglio di Stato, al quale hanno chiesto di annullarla ed in subordine di ridurre sensibilmente la multa loro inflitta. Relativamente all'ordine di ripristino, ritenuto sproporzionato, i ricorrenti hanno sostenuto che il passo carrabile fosse preesistente e che il muro di sostegno fosse stato demolito nel 1947. Il ripristino della cinta appariva opinabile sotto l'aspetto estetico; quello dei gradini appariva invece contrario all'art. 30 LE. Gli insorgenti hanno inoltre contestato, poiché parimenti sproporzionato, l'importo della multa loro inflitta.
E. Con risoluzione 2 luglio 1997 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame nella misura in cui riguardava il ripristino dello status quo ante. Ha invece ridotto la multa inflitta gli insorgenti a fr. 2'000.-- ciascuno.
F. Con impugnativa 14 luglio 1997 _ e _ insorgono innanzi a questo Tribunale contro il giudicato governativo 2 luglio 1997, chiedendo il suo annullamento oltre a quello della risoluzione municipale 3 febbraio 1997 e, in via subordinata, una sensibile riduzione della multa loro inflitta. I ricorrenti ribadiscono le censure già sottoposte al giudizio della prima istanza ricorsuale; sulla scorta di un'ampia documentazione fotografica essi lamentano inoltre una disparità di trattamento nei confronti di altri proprietari perpetrata a loro pregiudizio da parte del municipio di _. Chiedono inoltre l'esperimento di un sopralluogo.
Il municipio di Stabio e il Consiglio di Stato hanno sollecitato la reiezione del gravame.
I ricorrenti hanno inoltrato un'ulteriore memoria il 19 agosto 1997; dal momento tuttavia che essi non avevano preventivamente sollecitato ed ottenuto l'autorizzazione a procedere ad un ulteriore scambio di allegati in applicazione dell'art. 49 cpv. 3 PAmm, quel documento é stato stralciato dagli atti.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. La competenza del Tribunale è data (art. 21 cpv. 1, 43, 45 LE, 148 cpv. 3 LOC). Il ricorso è tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione di ricorrenti certa (art. 43 PAmm). Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine. Esso può inoltre essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). La situazione dei luoghi é già stata accertata da parte del Tribunale in occasione della controversia relativa al diniego della licenza edilizia. Non appare pertanto necessario esperire un nuovo sopralluogo.
2. Sull'ordine di ripristino
2.1. Giusta l'art. 43 cpv. 1 LE il municipio ordina la demolizione o la rettifica delle opere eseguite in contrasto con la legge, i regolamenti edilizi o i piani regolatori, tranne il caso in cui le differenze siano minime e senza importanza per l'interesse pubblico. L'ordine di ripristino impugnato si fonda sulla decisione 10 agosto 1995 con cui il municipio di _ aveva negato ai ricorrenti il rilascio della licenza edilizia per la realizzazione di un parcheggio per tre autoveicoli su parte del sub. e del mapp. _: parcheggio che gli insorgenti avevano realizzato nel corso dello svolgimento della procedura di approvazione dei progetti nonostante l'emanazione da parte del municipio di un ordine di sospensione dei lavori alle date 17 e 24 maggio 1995. Quel diniego é stato confermato da parte di questo Tribunale con sentenza 18 ottobre 1996, i cui considerandi di merito sono riprodotti in esteso sub B che precede. La violazione materiale dell'art. 47 NAPR alla base dell'ordine di demolizione é pertanto stata accertata in maniera vincolante e definitiva in quella sede. Avuto riguardo alle finalità della norma disattesa, che sancisce il divieto nella zona Nv di alterare le superfici libere e i manufatti esterni nella forma e nei materiali, all'importanza dei lavori eseguiti (asportazione del cancello, demolizione del muro di cinta e sostegno per creare un varco di 5 m di larghezza, significativa modifica del livello del giardino per creare una rampa, completazione della lastricatura per una profondità di 11,5 m) ed all'impatto che ne é risultato per l'ambiente circostante, detta violazione non può essere qualificata di poco conto e tantomemo senza importanza per l'interesse pubblico al rispetto della legalità. La risoluzione impugnata, con cui il Consiglio di Stato ha tutelato l'ordine di ripristino municipale 3 febbraio 1997, appare pertanto immune da violazioni di legge e deve essere confermata.
2.2. I ricorrenti tentano, invero, di rimettere in discussione la bontà del diniego della licenza edilizia, asserendo in particolare che l'accesso carrabile al fondo era sempre esistito, che non crea pericolo, infine che il muro di cinta e sostegno era stato demolito nel 1947. Nella procedura di impugnazione di un ordine di demolizione non è però concesso al proprietario che ne è colpito di rimettere in discussione l'accertamento della violazione materiale che sta alla base della misura stessa, rimediando con ciò alla mancata tempestiva impugnazione del diniego della licenza edilizia: siffatta creazione di una seconda protezione giuridica contro il diniego della licenza, in una procedura ove del resto non vengono esperite talune formalità procedurali essenziali tipiche di quella del permesso di costruzione (tali ad esempio la pubblicazione della domanda e la sua notifica ai proprietari confinanti), appare invece tanto inutile quanto suscettibile di fondare delle contraddizioni (cfr. per tutti C. Mäder, Das Baubewilligungsverfahren, N. 672 e numerosi rinvii). D'altra parte il riesame di atti amministrativi negativi (tali, ad esempio, il diniego della licenza edilizia) non entra in considerazione quando all'autorità, poco tempo dopo il rifiuto della domanda, viene sottoposta un'identica istanza (DTF 120 Ib 47 consid. 2b e c; sentenza inedita del Tribunale federale del 13 marzo 1991 in re B., consid 2d). Queste censure devono dunque essere respinte siccome irricevibili. Ad ogni buon conto l'istruttoria svolta da questo Tribunale nell'ambito della contestazione relativa al diniego della licenza edilizia, culminata con la sentenza 15 ottobre 1996, smentisce la preesistenza, a favore del fondo, di un accesso carrabile (come ha rettamente, ulteriormente argomentato il Consiglio di Stato, il portone di cui alla fotografia prodotta dei ricorrenti si riferisce ai primi decenni di questo secolo); del pari ha dimostrato che il muro di cinta e sostegno venne rimosso al solo fine di creare il controverso parcheggio. La circostanza, pure accertata da questo Tribunale nella precedente causa, secondo cui l'accesso così risultante non crea pericolo o disturbo per la circolazione pubblica non basta a rendere il parcheggio conforme all'art. 47 NAPR.
Pure irricevibile in questa sede, per i motivi appena illustrati, é l'asserita violazione del principio di uguaglianza cui i ricorrenti si appellano sulla scorta di un'ampia documentazione fotografica attestante - a loro giudizio - tutta una serie di demolizioni di muri di cinta realizzati nella zona Nv di _ per creare degli accessi veicolari. Se, quindi, gli insorgenti si ritenevano pregiudicati rispetto ad altri proprietari avrebbero dovuto sollevare quella censura in sede di contestazione del diniego del rilascio della licenza edilizia. Ciò che del resto avevano fatto, senza successo. Sia comunque aggiunto, per completezza, che - contrariamente a quanto lasciano credere gli insorgenti sollevando questa censura - oggetto di diniego del permesso e della misura del ripristino che li concerne non é tanto la demolizione parziale del muro di cinta e sostegno per creare un accesso al fondo bensì la vistosa alterazione del giardino che ne é conseguita, questo spazio venendo delimitato, sostenuto e qualificato dai manufatti demoliti. La violazione dell'art. 47 NAPR non é pertanto caratterizzata dall'esecuzione di quegli interventi in quanto tali bensì dalle conseguenze che hanno scatenato a pregiudizio del sovrastante giardino. Foss'anche stata ricevibile questa censura avrebbe pertanto dovuto essere respinta già perché inconferente.
2.3. I ricorrenti eccepiscono poi che il ripristino si avvera opinabile sotto l'aspetto estetico e contrario all'art. 30 LE, che prevede la presa in considerazione dei bisogni degli invalidi motulesi in caso di costruzione di edifici e impianti pubblici o privati accessibili al pubblico, come pure di ampliamenti o trasformazioni di una certa importanza. Trattandosi di dover ripristinare una situazione preesistente, abusivamente alterata, questi argomenti non possono tuttavia essere presi in considerazione. Nella misura in cui lo dovessero comunque essere, andrebbero seccamente respinti. Opinabile sotto l'aspetto estetico - é il men che si possa dire - é semmai il risultato creato dall'intervento abusivo dei ricorrenti, non la situazione preesistente. Né, inoltre, sono pacificamente dati i requisiti di applicazione dell'art. 30 LE: non ci si trova in presenza di una costruzione, ampliamento o trasformazione di una certa importanza dello stabile al mapp. _ ed inoltre il controverso accesso serve la parte destinata ad abitazione privata; per tacere poi il fatto che, a prescindere da ciò, la debita presa in considerazione delle esigenze degli invalidi motulesi non presupporrebbe in ogni caso l'apertura ed il mantenimento di uno squarcio di 5 m in un muro di cinta e sostegno.
2.4. L'ordine di ripristino deve pertanto essere confermato.
3. Multa
3.1. Giusta l'art. 46 cpv. 1 LE le contravvenzioni alla LE stessa, ai piani regolatori ed ai regolamenti edilizi sono punite dal municipio con l'ammonimento o la multa sino a fr. 500.-- se é stata omessa una notifica, con la multa sino a fr. 5'000.-- se é stata omessa una domanda di costruzione sottoposta alla procedura ordinaria, con la multa sino a fr. 10'000.-- negli altri casi. Se l'autore é recidivo, ha agito intenzionalmente o per fine di lucro, il municipio non é vincolato da questi massimi (art. 46 cpv. 2 LE). La multa deve essere commisurata alla gravità dell'infrazione e, se del caso, della colpa (art. 46 cpv. 3 LE).
3.2. Il municipio di _ ha inflitto agli insorgenti la contestata ammenda poiché questi hanno realizzato il parcheggio in rassegna senza preventivamente disporre della licenza edilizia. La violazione dell'art. 1 cpv. 1 LE é dunque sicuramente data. L'importo della multa inflitta dal municipio, di fr. 2'500.--, é stato tuttavia ridotto dal Consiglio di Stato a fr. 2'000.--. Il Governo ha infatti considerato eccessivamente severa la sanzione disposta dall'autorità inferiore. Gli insorgenti postulano un'ulteriore, sensibile diminuzione della multa. Il Tribunale ritiene di poter aderire a questa domanda.
3.3. La violazione in esame ricade nel campo di applicazione degli
"altri casi"
contemplati all'art. 46 cpv. 1 LE, per i quali la menzionata disposizione prevede una multa sino a fr. 10'000.--, che può essere aumentata in applicazione dell'art. 46 cpv. 2 LE se l'autore é recidivo, ha agito intenzionalmente o per fine di lucro. Gli insorgenti avevano infatti presentato domanda di costruzione il 24 marzo 1995: non si può pertanto rimproverare loro di aver disatteso l'ossequio di quell'obbligo. Com'era già stato spiegato al consid. 2 della sentenza 27 settembre 1995, il rilascio della licenza edilizia per la costruzione del parcheggio in rassegna poteva inoltre avere luogo secondo la procedura semplificata della notifica. Non c'é motivo, in principio, di trattare più severamente chi inoltra una domanda di costruzione ed esegue i lavori prima di essere in possesso della relativa licenza rispetto a chi esegue quegli stessi lavori senza nemmeno premurarsi di preventivamente esperire la procedura di rilascio del permesso di costruzione. Applicando questo ragionamento al caso di specie la multa a carico dei ricorrenti dovrebbe essere contenuta, nel solco delle indicazioni fornite dall'art. 46 cpv. 1 LE, entro fr. 500.-- ciascuno, ovvero rientrare nell'importo massimo di multa che quella norma commina a chi omette di presentare una notifica. Ad aggravare la situazione degli insorgenti concorrono tuttavia almeno due circostanze. Anzitutto essi hanno agito intenzionalmente e con fine di lucro. In secondo luogo essi sapevano già prima dell'inoltro della domanda di costruzione che il parcheggio che intendevano realizzare non sarebbe stato autorizzato da parte del municipio poiché in contrasto con l'art. 47 NAPR: é quanto risulta a chiare lettere dalla raccomandata 23 marzo 1995 notificata dal municipio al loro rappresentante signor _. Il fatto che i ricorrenti abbiano disatteso l'ordine di sospensione dei lavori 17/24 maggio 1995 non concorre invece a pregiudicare ulteriormente la loro situazione: in effetti quell'ordine era stato impartito dietro comminatoria della pena di cui all'art. 292 CPS, per cui la sua violazione comporta una repressione in separata sede (v. anche RDAT II-1991 N. 36 consid. 4 in fine). Ferme queste premesse, avuto riguardo al pieno potere cognitivo che spetta al Tribunale amministrativo in materia di verifica di multe a carattere penale ai sensi dell'art. 6 CEDU, tra cui va sicuramente annoverata quella massima (ed ulteriormente incrementabile) di fr. 10'000.-- comminata dall'art. 46 cpv. 1 LE (RDAT II-1995 N. 19; STA inedita 18 ottobre 1996 in re ing. R. G., consid. 2.3.), questo Giudice ritiene di dover ridurre ulteriormente l'importo dell'ammenda da porre a carico di ciascun ricorrente (da fr. 2'000.--) a fr. 1'000.--. Quest'ultimo importo appare più consono alla gravità oggettiva (entità dei lavori eseguiti abusivamente) e soggettiva (colpa) della violazione della legge di cui si sono resi colpevoli i ricorrenti.
4. Sulla scorta di quanto precede il ricorso deve essere parzialmente accolto. Il dispositivo n. 2.1. del giudizio governativo viene modificato quo all'importo della multa da infliggere agli insorgenti. Questo comporta anche una riduzione della tassa di giustizia posta a loro carico in quella sede. La tassa di giudizio della presente sede deve essere posta a carico degli insorgenti proporzionalmente al loro grado di soccombenza (art. 28 PAmm).