# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c70673b8-16bf-5406-8287-76cbb4501b94
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
Il 21 aprile 2004 la Commissione tutoria regionale 6 ha presentato alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, un'istanza di interdizione fondata sull'art. 369 CC (infermità o
debolezza
di
mente)
nei
confronti
di
AP 1
(1951), sospendendo provvisoriamente quest'ultimo dall'esercizio dei diritti civili e nominandogli un rappresentante (art. 386 cpv. 2 CC). A sostegno della richiesta essa ha addotto che, nonostante l'istituzione di una curatela volontaria, la gestione dell'interessato appariva problematica sia per lo stato psico-fisico di lui sia per
l'abuso di alcolici. Dalla fine di maggio del 2004 AP 1 è ricoverato nel _ per la cura dell'alcolismo a _.
B.
Il 1° giugno 2004 l'autorità di vigilanza ha commissionato al Servizio psico-sociale di _ una perizia volta ad accertare le condizioni del soggetto, con particolare riguardo a un'eventuale infermità o debolezza di mente, a possibili problemi di alcolismo e
alla
necessità
di
misure
di
protezione.
Nel
suo
referto
del
5
gennaio
2005 il Servizio psico-sociale ha rilevato – in sintesi – che il paziente è affetto da
“
sindrome demenziale di origine alcolica e post traumatica, con compromissione di grado medio (ICD 10 F 10.73)
”
, e da
“
sindrome di dipendenza da sostanze alcoliche (ICD 10 F 10.21)
”
, ciò che gli impedisce di provvedere alle sue esigenze e richiede durevole protezione e assistenza. Sentito in persona il 4 febbraio 2005, AP 1 si è opposto a qualsiasi intervento tutelare.
C.
Con decisione del 9 febbraio 2005 l'autorità di vigilanza ha pronunciato l'interdizione sulla base dell'art. 370 CC (alcolismo) e ha invitato la Commissione tutoria regionale 6 a designare un tutore non appena la decisione sarebbe passata in giudicato. Essa non ha prelevato tasse né spese. Il 23 febbraio 2005 AP 1 è insorto a questa Camera con un appello nel quale chiede di annullare la decisione impugnata. Il memoriale non ha formato oggetto di intimazione.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, richiamata anche dall'art. 39 LAC). L'interdicendo è senz'altro legittimato a ricorrere e, se è capace di discernimento, può anche farsi patrocinare da un legale (
Schnyder/Murer
in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 42 ad art. 397 CC con rinvio ai n. 114, 115 e 169 ad art. 373 CC;
Geiser
in: Basler Kommentar, 2a edizione, n. 9 e 11 ad art. 397 CC). Ove egli insorga personalmente contro una decisione a lui sfavorevole, è sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi di impugnazione si desumano dall'insieme dell'esposto (
Geiser
, op. cit., n. 41 ad art. 420 CC). Tempestivo, sotto questo profilo lo scritto in esame può dunque essere trattato alla stregua di un appello.
2.
L'autorità di vigilanza ha pronunciato l'interdizione per alcolismo – come detto – sulla base del rapporto allestito il 5 gennaio 2005 dal Servizio psico-sociale di _ (doc. 7). L'appellante non nega di avere da tempo problemi di alcol, ma sostiene di essersi reso conto della situazione e di essersi attivato con impegno per uscire da tale stato e ridarsi una nuova vita. Il suo caso essendo comune a molti altri, non si giustificherebbe la misura
“
drastica
”
adottata dall'autorità di vigilanza, tanto meno considerando che secondo lo stesso dottor _, del Servizio psico-sociale, “l'interdizione non può pertanto essere decretata”.
3.
Secondo l'art. 370 cpv. 1 CC è soggetta a tutela – fra l'altro –
ogni persona maggiorenne che,
“
per abuso di bevande spiritose
”
, espone sé medesima al pericolo di cadere nel bisogno o nell'indigenza o richiede durevole assistenza e protezione o mette in pericolo l'altrui sicurezza. L'abuso di
“
bevande spiritose
”
non consiste in ebrietà sporadiche o occasionali, ma nella tendenza incontrollata a consumare quantità eccessive di alcolici (
Stettler
in: Droit civil, Représentation et protection de l'adulte, 2a edizione, pag. 155 n. 360), in uno stato di dipendenza cioè – analogo alla tossicomania – dal quale l'interessato non sa o non può liberarsi con le sue sole forze (
Schnyder/Murer
, op. cit., n. 106 segg. ad art. 370 CC). I motivi di intervento devono fondarsi su un bisogno speciale di protezione, come il rischio di esporre sé stessi o i familiari al pericolo di cadere nel bisogno, la necessità di durevole assistenza o la messa in pericolo della sicurezza altrui (art. 369 e 370 CC).
4.
Nella fattispecie si evince dal referto peritale che l'appellante è affetto – come si è accennato – da
“
sindrome demenziale di origine alcolica e post traumatica, con compromissione di grado medio (ICD 10 F 10.73)
”
, e da
“
sindrome di dipendenza da sostanze alcoliche (ICD 10 F 10.21)
”.
Stando al perito, già nel 2000 il paziente denotava un quadro di grave deterioramento e le sue capacità cognitive risultavano compromesse, l'abuso di alcol comportando altresì una mancanza di coscienza critica circa il proprio stato, un netto disorientamento temporale, importanti difficoltà di carico della memoria (tanto di fissazione quanto di rievocazione), una diminuzione dell'intelligenza e, in generale, una chiara incapacità di autodeterminazione. A parziali recuperi dovuti a internamenti in strutture sanitarie seguivano ricadute causate da massicci eccessi alcolici. Nel 2001 sono intervenute frequenti situazioni allarmanti per l'incolumità del soggetto, del quale si è notato un progressivo impoverimento intellettivo. Si sono così susseguiti numerosi ricoveri per cadute in stato di
“
impregnazione etilica
”
con traumi cranici che hanno aggravato la componente organica del disturbo cerebrale e hanno ulteriormente peggiorato le condizioni fisiche del paziente.
Al momento di redigere il referto lo specialista ha accertato che l'interessato era astinente, appariva orientato nel tempo e nello spazio, era in condizioni discrete, presentava una migliore memoria di fissazione, mentre la memoria di rievocazione continuava a palesare lacune e difficoltà di precisione. Un certo recupero manifestava anche la capacità di astrazione, la coscienza della malattia (seppure banalizzata) e la capacità di organizzazione. Nondimeno, secondo l'esperto, a dispetto di un miglioramento globale a livello cognitivo, il peritando rimaneva incapace di valutare adeguatamente le sue risorse residue, reputando di poter vivere autonomamente anche senza sostegni esterni (perizia del 5 gennaio 2005, pag. 3 e 4).
5.
Nel suo scritto l'interessato non si confronta per nulla con le argomentazioni esposte dall'autorità di vigilanza, il che basterebbe per dichiarare l'appello irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f con rinvio al cpv. 5 CPC). A parte ciò, anche a supporre che l'appellante non corra il pericolo di cadere nel bisogno o nell'indigenza e non costituisca una minaccia per sé o per gli altri, rimane il fatto che egli richiede durevole assistenza e protezione. Come risulta dalla perizia, l'abuso di alcolici gli ha causato seri danni (traumi cranici per cadute in stato di ebbrezza: v. anche verbale di audizione dell'11 maggio 2004, allegato al doc. 3), i quali hanno aggravato le sue condizioni fisiche. Secondo il perito, poi, la prognosi è sfavorevole, soprattutto se l'interessato non è sufficientemente accudito (perizia, risposte n. 1 e 4).
Certo, oggi l'appellante è ricoverato in una struttura protetta e segue un programma di astinenza (v. anche doc. 10, verbale del
4 febbraio 2005), il che potrebbe far apparire la tutela superflua (cfr., in caso di privazione della libertà a scopo d'assistenza, Rep. 1998 pag. 186 consid. 9 con riferimenti). Dagli atti risulta però che l'appellante ha già intrapreso varie altre cure di disintossicazione, rivelatesi infruttuose perché ogni volta egli ha ricominciato a bere. In condizioni del genere egli non può essere lasciato a sé stesso. Tutt'al più ci si potrebbe domandare se non sia sufficiente una misura meno incisiva della tutela. La curatela combinata (art. 392 e 393 CC), però, non ha fini di assistenza personale, salvo ove sia volontaria (si confronti l'art. 394 con l'art. 392 CC). Né può entrare in linea di conto l'inabilitazione (art. 395 CC), poiché essa mira solo accessoriamente all'assistenza personale (
Deschenaux/Steinauer
, Personnes physiques et tutelle, 4
a
edizione, Berna 2001, pag. 336 n. 868), essendo volta anzitutto a garantire una corretta amministrazione del patrimonio. Ciò posto, non si può dire che nella fattispecie
l'interdizione contrasti con i principi di proporzionalità e sussidiarietà che informano il diritto tutorio.
6.
Si aggiunga che, contrariamente a quanto l'appellante asserisce, nel caso in esame il perito non ha affermato che “l'interdizione non può essere decretata” (appello, pag. 2). Tale frase è contenuta non nel referto del Servizio psico-sociale, bensì nella decisione impugnata, laddove l'autorità di vigilanza ha ritenuto di fondare il provvedimento non sull'art. 369 CC (
“
infermità e debolezza mentale
”
), come postulava la Commissione tutoria regionale, bensì sull'art. 370 CC (alcolismo: pag. 5, penultimo paragrafo). Nella misura poi in cui l'interessato sostiene di avere preso coscienza del problema che lo affligge e di essersi attivato con impegno per riscattarsi, basti ricordare che una tutela non è inamovibile. Soccorrendo i presupposti dell'art. 437 CC, essa potrà essere revocata. Spetterà in sostanza al tutelato dimostrare, con i fatti, quanto egli afferma ora nel ricorso (v.
Geiser
, op. cit., n. 4 ad art. 437 CC).
7.
Gli oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Data la particolarità del caso, si rinuncia tuttavia – in via eccezionale – a prelevare spese. Né si giustifica di attribuire ripetibili, l'appello non essendo stato intimato alla Commissione tutoria regionale, cui non ha provocato quindi costi presumibili.