# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 140f8ad4-c7da-5631-b56d-2f541ed02581
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale esordisce chiedendo la conferma in fatto e in diritto dell’AA. Ripercorre poi le circostanze della tentata rapina a _, illustrando gli elementi oggettivi a comprova dell’episodio (comunque ammesso da IM 1) ed indicando a supporto del fatto che sia stato raggiunto lo stadio del tentativo, la circostanza per cui gli autori già disponevano del materiale necessario, avevano svolto dei sopralluoghi, era stata mostrata loro la via di fuga. IM 1 e _ stavano unicamente attendendo il segnale per entrare in gioielleria e raggiungere i correi; non hanno però portato a termine il piano previsto, allontanandosi in altra direzione. IM 1 ha detto che si erano fatti prendere dal panico e della paura; _ ha dichiarato che avevano avuto paura di non essere in grado di eseguire quanto loro richiesto. I medesimi sentimenti sono stati espressi per l’episodio di _. Va considerato che la paura di IM 1 aveva quale origine la conformazione dei luoghi, le vie di fuga non sicure e dunque la paura di essere presi. Tale paura è dunque sorta nel momento in cui gli autori hanno visto i luoghi e non si può dunque ritenere che abbia origine interna; prova ne è che dopo il primo tentativo di _, IM 1 ha chiesto se non si poteva fare la rapina di notte, in circostanze più sicure. Vi è dunque una volontà integra e mantenuta di commettere il reato, ma con modalità più sicure.
Il Procuratore prosegue passando all’episodio di _, ripercorrendo le dichiarazioni di IM 1 fornite nel verbale di interrogatorio 11.04.2017. IM 1 ha dichiarato di aver avuto paura, che il piano non gli piaceva, che non vi erano vie di fuga; le dichiarazioni di _ vanno nella medesima direzione. Sottolinea che le dichiarazioni di IM 1 e _ perdono di linearità e di corrispondenza unicamente sul tema
minacce e pressioni dei correi dopo i due episodi tentati (momento in cui sono state proferite, chi le ha proferite); in questo modo tentano di ridurre le loro responsabilità, dichiarando che sono stati costretti a delinquere ciò che però contrasta con i precedenti e i lunghi anni di carcere scontati. Questo per dire che nessuno li minacciò di qualcosa che non volevano fare; quello che volevano erano condizioni di lavoro più sicure.
Prosegue indicando le condizioni di applicazione dell’art. 23 CP, puntualizzando che la desistenza non deve essere dettata da ragioni esterne, come nel caso concreto, visto che IM 1 ha rinunciato solo perché non vi erano le vie di fuga adeguate; ritiene pertanto che la desistenza non vada riconosciuta. Vi è poi la questione a sapere se il tentativo di _ può considerarsi assorbito dalla rapina poi consumata; la risposta è negativa ritenuto che le due azioni sono originate da due volontà criminali distinte. Affinché vi sia assorbimento, la soglia del tentativo deve essere quanto più vicina alla realizzazione del reato, sia per luogo che per tempo (DTF 131 IV 100 consid. 8.2): in concreto, sia il ritorno a _ degli autori che il passare del week-end non permettono di ritenere che vi sia questa unità. Le modalità di commissione sono poi state adattate e perfezionate rispetto al primo sopralluogo (p. es. numero di biciclette, baracca per cambiarsi inizialmente non prevista).
Quanto alla commisurazione della pena, ripercorre le considerazioni già espresse nel primo giudizio a carico di IM 1 e, in merito all’atteggiamento processuale dell’imputato, evidenzia come quest’ultimo abbia riconosciuto i fatti concernenti i tentativi, ma non assuma le sue responsabilità ritenendo di non aver fatto nulla.
Chiede dunque che l’imputato venga condannato a una pena detentiva di 9 mesi, totalmente aggiuntiva alla pena detentiva di tre anni pronunciata il 15.06.2016. Per quanto in sequestro, chiede il sequestro conservativo ritenuto come si tratti di mezzi di prova.
§
l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato, il quale esordisce indicando che la tesi della pubblica accusa è debole e che ai fatti in esame può essere data una diversa chiave di lettura. Prosegue indicando come non sia chiaro per quale motivo nel primo procedimento fossero stati indicati gli atti preparatori per fatti che oggi vengono invece qualificati quali tentativi. Per l’episodio di _, IM 1 si è recato dove gli è stato detto di andare e unicamente quando gli è stato spiegato il piano, già sul posto, è andato in panico. La difesa non intravede circostanze esterne che abbiano influito sulla volontà dell’imputato: non è infatti successo nulla che potesse essere letto come circostanza esterna e/o imprevedibile. Un criminale incallito non si comporta così, va dritto all’obiettivo e non si pone problemi; certamente non va in panico. Per questo episodio, si tratta di un chiaro caso di desistenza, che deve portare all’esenzione da pena.
Per _ la situazione è parzialmente diversa, nella misura in cui se vi è un’unica volontà delittuosa, non si può considerare un tentativo e poi, cumulativamente, un reato consumato. Il fatto che tra il tentativo e la rapina sia trascorso il week end è unicamente dovuto al fatto che le gioiellerie erano chiuse. L’unità temporale e spaziale, nel caso concreto, rende il tentativo e la rapina del 15.12.2014 un tutt’uno che non permette di scindere le due fattispecie; il tentativo imputato era l’inizio di quanto poi conclusosi il 15.12.2014. Comunque, anche se si volesse dare un’altra lettura ai fatti, ritenendo dato il tentativo, si tratterebbe comunque di un altro chiaro caso di desistenza che deve portare all’esenzione da pena.
Precisa come venga chiesta l’esenzione da ogni pena nella misura in cui i tre anni di detenzione già inflitti sono sufficienti per punire IM 1 per quanto compiuto nel suo insieme. Evidenzia come non sia stata accordata la liberazione ai 2/3 della pena e che l’imputato ha scontato quasi due anni e mezzo di carcere, motivo per cui una pena supplementare non avrebbe senso. Il fatto che IM 1 abbia un posto dove andare a vivere, un contratto di lavoro e qualche problema di salute, devono far propendere per un proscioglimento da ogni accusa e per un’esenzione da qualsiasi pena.
Considerato,

## Considerations

in fatto ed in diritto
-
che con sentenza 15 giugno 2016 della Corte delle assise criminali (inc. 72.2016.34 del 15.06.2016, AI 121), IM 1 è stato condannato alla pena detentiva di 3 anni, dedotto il carcere preventivo sofferto, per titolo di rapina per avere, a _, il 15 dicembre 2014, in correità con _ e altre quattro persone non identificate e denominate “_”, “_”, “_” e “_”, commesso un furto in danno _, minacciando la titolare _ con una pistola e usando violenza nei suoi confronti, segnatamente obbligandola a sdraiarsi e bloccandola a terra, mettendole una mano sulla bocca per impedirle di urlare e spruzzandole dello spray al pepe in viso, sottraendo sette orologi di marca Vacheron Constantin per un valore complessivo denunciato di fr. 97'075.95;
- che con sentenza 18 gennaio 2017 (AI 134), cresciuta in giudicato, la Corte d’appello e di revisione penale ha respinto il gravame presentato da IM 1, confermando la sua condanna a tre anni di pena detentiva per rapina, precisando comunque che la pistola utilizzata per minacciare la titolare dell’_ era finta;