# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9408f941-6115-51c9-8f7c-8dcb32eafbac
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A. AO 1
, avvocato, ha concluso con AP 1, due polizze assicurative: la prima nel 1990 e rinegoziata il 18 febbraio 2003, avente per oggetto, da una parte, l’erogazione di un capitale pari a
fr. 260'000.- in caso di vita al 1° giugno 2026, rispettivamente in caso di decesso prima di tale data (doc. A), la seconda, del 16 settembre 2003 come polizza di previdenza vincolata 3a, avente per oggetto l’erogazione di un capitale pari a fr. 20'000.- in caso di decesso nel periodo dal 1° maggio 2003 al 30 dicembre 2003 (doc. B). Entrambe le polizze stabiliscono inoltre l’erogazione di una rendita annua pari a fr. 24'000.-, fino al 1° giugno 2026 la prima e fino al 31 dicembre 2026 la seconda, con contestuale liberazione dal pagamento dei premi, nell’evenienza di un’incapacità di guadagno. Per la stipulazione di entrambe le polizze, così come per la rinegoziazione della prima, l’assicurato ha proceduto alla compilazione, con il proprio medico curante, di un formulario attestante il proprio stato di salute (doc. C1, C2 e C3). Nel 2006 l’assicurato ha subito alcuni mesi di inabilità lavorativa a causa di problemi cardiaci. Il 19 gennaio 2007, a seguito di gravi vicissitudini professionali, l’assicurato è stato dichiarato inabile dal lavoro al 100% per ricorrenti stati d’ansia, ipertensione e depressione che perdurano tutt’ora. A causa di tale situazione gli è stata riconosciuta una rendita di invalidità intera a decorrere dal 1° novembre 2007 (doc. D-V). In relazione a queste incapacità di guadagno, la compagnia di assicurazione ha erogato le prestazioni previste dalle due polizze (doc. E e F), e ciò fino alla perizia espletata l’11 dicembre 2007 dal suo medico fiduciario, Dr. P_ di _, il quale ha indicato un precedente depressivo risalente agli anni 1990, che non compare nelle dichiarazioni sullo stato di salute di cui ai doc. C1-C3. La compagnia assicuratrice, invocando la reticenza ai sensi dell’art. 6 vLCA per aver sottaciuto la depressione nei formulari, in data 8 gennaio 2008 per la prima, rispettivamente in data 18 gennaio 2008 per la seconda polizza, ha rescisso i due contratti assicurativi (doc. G e H), incorrendo nelle reiterate rimostranze dell’assicurato (doc. L-P, T, U).
B.
Con petizione 29 maggio 2009 AO 1 ha chiesto, previo accertamento della nullità del recesso dai due contratti assicurativi, la condanna della compagnia assicuratrice a corrispondergli fr. 24'000.- di rendita annua per ciascuna delle due polizze assicurative dal 19 maggio 2008 e fino alla cessazione dell’inabilità lavorativa e al massimo fino al 1° giugno 2026 per la prima e fino al 30 dicembre 2026 per la seconda polizza, nonché a liberarlo dal pagamento dei due premi con decorrenza dal 1° marzo 2006 sino alla cessazione dell’inabilità lavorativa, ma non oltre il 1° giugno 2026 per la prima, rispettivamente 30 dicembre 2026 per la seconda polizza, così come l’erogazione delle restanti prestazioni assicurative previste nelle due polizze. Nella risposta 3 settembre 2009 la convenuta ha chiesto l’integrale reiezione della petizione, fatto salvo il valore di riscatto delle polizze in questione al 31 gennaio 2008, adducendo l’esistenza di una reticenza da parte dell’attore che le conferiva il diritto di rescindere i due contratti assicurativi. Con replica del 5 ottobre 2009 e duplica del 12 novembre 2009 le parti si sono riconfermate nelle proprie allegazioni e richieste. Ultimata l’istruttoria, le parti hanno confermato le loro domande di giudizio nei rispettivi memoriali scritti di conclusioni del 25 ottobre 2012 e del 16 novembre 2012.
C.
Statuendo il 27 giugno 2014, il Pretore ha accolto la petizione e ha condannato la convenuta a versare all’attore una rendita annua di fr. 24'000.- per la polizza n. _ dal 19 maggio 2008 fino alla cessazione dell’incapacità di guadagno ma non oltre il 1° giugno 2026, oltre interessi al 5% dalla rispettiva scadenza annuale del 19 maggio e a liberare dal pagamento del premio assicurativo l’attore dal 1° marzo 2006 fino a cessazione dell’incapacità al guadagno ma non oltre il 1° giugno 2026 (dispositivo n. 1.1), una rendita annua di fr. 24'000.- per la polizza n. _ la prima volta il 19 maggio 2008 e fino alla cessazione dell’incapacità di guadagno ma non oltre il 31 dicembre 2026, oltre interessi legali del 5% dalla rispettiva scadenza annuale del 19 maggio e a liberare dal pagamento del premio assicurativo l’attore dal 1° marzo 2006 fino a cessazione dell’incapacità al guadagno ma non oltre il 1° dicembre 2026 (dispositivo n. 1.2). La tassa di giustizia di
fr. 7'000.- e le spese sono state poste a carico della convenuta, tenuta inoltre a rifondere all’attore fr. 20'000.- per ripetibili.
D.
Con appello 8 settembre 2014, la convenuta chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di rigettare la petizione, con protesta di tasse, spese e ripetibili di prima e di seconda sede. Nella risposta 24 ottobre 2014, l’appellato postula l’integrale conferma della sentenza pretorile, con protesta di tasse, spese e ripetibili di seconda istanza. Delle argomentazioni delle parti si dirà, se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi.
e considerato

## Considerations

in diritto:
1.
Fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, i procedimenti pendenti al momento dell’entrata in vigore del Codice di diritto processuale civile svizzero continuano a essere regolati dalla legge anteriore (art. 404 cpv. 1 CPC). Alle impugnazioni si applica invece il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le decisioni finali e incidentali di prima istanza emanate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011, come quella in esame, sono pertanto impugnabili, in controversie patrimoniali con un valore litigioso superiori a fr. 10'000.-, con appello entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata (art. 311 CPC). Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta il 7 luglio 2014. Iniziato a decorrere il giorno successivo, il termine d’impugnazione è rimasto sospeso dal 15 luglio al 15 agosto incluso (art. 145 CPC), ha ripreso a decorrere il 16 agosto e sarebbe scaduto in data 8 settembre 2014. Introdotto per tale data, l’appello è pertanto tempestivo.
2.
Nella fattispecie il Pretore, richiamate le norme legali applicabili, in particolare l’art. 6 vLCA, ha ritenuto che l’assicurato non aveva commesso reticenza per aver risposto negativamente alle domande n. 10c e 3c nei questionari sullo stato di saute compilati il 23 maggio 1990, il 20 marzo 1996 e alla domanda n. 3c nel questionario sottoscritto il 7 maggio 2003. Secondo il giudice di prime cure la diagnosi di “episodio depressivo di grado medio a severo” indicato dal Dr. P_, medico fiduciario della compagnia assicuratrice, nel rapporto 11 dicembre 2007 non aveva trovato riscontro nelle dichiarazioni e nei certificati dei medici che avevano avuto in cura l’assicurato dal 1982 al 2003, dai quali risultavano solo alcuni banali episodi di assunzione di ansiolitici. Il Pretore ha rilevato che l’assicurato aveva invero una formazione giuridica ed esercitava la professione di avvocato, ma non aveva una cultura medica e non era in grado di attribuire alle sue passeggere difficoltà psichiche in relazione con un lutto familiare e con i conflitti coniugali il carattere di “disturbo”, “affezione” o “malattia”. In sintesi, dunque, il primo giudice ha ritenuto che l’assicurato non aveva commesso reticenza né violazione dei suoi obblighi di informazione, sicché le polizze assicurative erano tuttora valide. A titolo abbondanziale ha esaminato la tempestività della dichiarazione di recesso e ha accertato che la convenuta non aveva provato di aver esercitato il suo diritto di recesso nelle quattro settimane dalla consegna del rapporto del suo medico fiduciario. Assodata l’assenza di reticenza, il Pretore è giunto alla conclusione che le polizze assicurative erano ancora in vigore e che la convenuta doveva versare all’attore le prestazioni pattuite, oltre agli interessi di mora, e liberarlo dal pagamento dei premi.
3.
Pacifica nel caso in specie l’applicazione della vLCA in vigore sino al 31 dicembre 2005 alla luce del fatto che la novella legislativa del 1° gennaio 2006, la quale ha modificato la Legge sul contratto d’assicurazione (LCA – RS 221.229.1), riguardo alla disposizione transitoria, degli artt. 4 e 6 vLCA è silente, motivo per cui tornano applicabili le norme transitorie di cui all’art. 102 LCA, il cui cpv. 4 dispone che si applicano per analogia gli artt. 882 e 883 vCO, nel frattempo sostituiti dagli artt. 1 e seg. del titolo finale del CC. Giusta l’art. 1 cpv. 1 tit. fin. CC, gli effetti giuridici di fatti anteriori all’entrata in vigore del codice sono regolati, anche posteriormente, dalle disposizioni del diritto federale e cantonale che vigevano al tempo in cui detti fatti si sono verificati. Secondo il cpv. 2, gli atti compiuti prima dell’entrata in vigore del CC sono regolati, per quanto riguarda la loro forza obbligatoria e i loro effetti, anche per l’avvenire, dalle disposizioni vigenti quando tali atti vennero compiuti. Considerato pertanto determinante il momento dell’avvenuta violazione da parte dell’assicurato del suo obbligo di dichiarare i fatti rilevanti, la reticenza sarebbe stata commessa al momento della sottoscrizione del formulario concernente lo stato di salute, ovvero, per la polizza n. _ il 23 maggio 1990, rispettivamente il 20 marzo 1996 (doc. C2 e C3), nonché per la polizza n. _ (doc. C1) il 7 maggio 2003, in modo tale che sono applicabili gli art. 4 e 6 vLCA in vigore sino al 31 dicembre 2005.
4.
L’art. 4 cpv. 1 vLCA disponeva che il proponente doveva dichiarare per iscritto all'assicuratore, sulla scorta di un questionario o in risposta ad altre domande scritte, tutti i fatti rilevanti per l'apprezzamento del rischio. Il secondo capoverso del medesimo articolo precisava che erano rilevanti tutti quei fatti che potevano influire sulla determinazione dell'assicuratore a concludere il contratto o a concluderlo a determinate condizioni. Secondo il terzo capoverso della norma in rassegna, si presumevano rilevanti i fatti in merito ai quali l'assicuratore aveva formulato per iscritto delle domande precise e non equivoche. L'art. 6 vLCA disponeva poi che se la persona, la quale era tenuta a rilasciare la dichiarazione di cui all'art. 4 vLCA, aveva sottaciuto o aveva dichiarato inesattamente un fatto rilevante che conosceva o doveva conoscere, l'assicuratore era legittimato a recedere dal contratto entro quattro settimane da quando ne aveva avuto cognizione.
Secondo costante giurisprudenza, per valutare se l’assicurato è incorso in reticenza occorre considerare sia il criterio soggettivo, sia quello oggettivo. La legge non si accontenta infatti che questi si limiti a comunicare all’assicuratore i fatti rilevanti per l’apprezzamento del rischio di cui è effettivamente a conoscenza, ma gli impone pure di dichiarare quei fatti importanti che gli devono essere noti, indipendentemente dalla sua conoscenza effettiva dal fatto concreto, ritenuto che nell’applicazione di questo secondo criterio si deve tenere conto delle cosidette circostanze particolari del caso (DTF 118 II 333, consid. 2b; 116 II 338, consid. 1c; 96 II 204; sentenza II CCA del 28 novembre 2005, inc. 12.2004.52). Ciò significa, ad esempio, che occorre prendere in considerazione la situazione particolare all’assicurato, con riferimento al suo grado di intelligenza e di formazione, nonché alla sua esperienza (DTF 118 II 333, consid. 2b; 109 II 60, consid. 2b), ritenuto comunque che il grado di diligenza nell’adempimento dell’obbligo d’informazione va anche esaminato e giudicato sotto il profilo della buona fede, pure applicabile in campo assicurativo (
Nef,
Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Basilea 2001, n. 26 ad art. 4 LCA). In virtù dell’art. 8 CC, l’onere di dimostrare che il proponente ha disatteso i propri doveri d’informazione spetta all’assicuratore (DTF 108 II 550, consid. 2b).
Il termine di quattro settimane inizia a decorrere dal momento in cui l’assicuratore è completamente orientato su tutti i punti che vertono sulla reticenza, rispettivamente allorché ne ha una conoscenza effettiva (DTF 118 II 338, consid. 3; 109 II 159, consid. 2a). Trattasi di un termine di perenzione, il cui rispetto dev’essere provato dall’assicuratore (DTF 118 II 333, consid. 3). Poiché la vLCA è silente in merito al calcolo di tale termine, vanno applicate le disposizioni degli artt. 76 e seg. CO. Il termine viene pertanto a scadere quel giorno della quarta settimana che pel nome corrisponde a quello in cui l’assicuratore ebbe cognizione della reticenza (art. 77 cpv. 1 cfr. 2 CO in combinato disposto con l’art. 77 cpv. 2 CO).
5.
Come accertato dal Pretore e non contestato, l’assicurato ha risposto negativamente alle domande n. 3c (“Soffrite o avete già sofferto di malattia, disturbi e di affezioni del sistema nervoso o della psiche quali l’epilessia, le vertigini, la paralisi, la nevrite, le depressioni o altro?”) e n. 5e (“Vi sono stati somministrati o prescritti medicamenti per più di 4 settimane?”) contenute nel questionario sullo stato di salute titolato “Dichiarazioni della persona da assicurare” (doc. C1) del 7 maggio 2003. Ha inoltre risposto negativamente alle domande n. 4a (“Avete attualmente dei disturbi di salute?”), n. 5c (“Prendete spesso medicamenti contro il mal di testa, i dolori o l’insonnia? Quali? Con che frequenza?”) e n. 10c (“Avete o avete già avuto uno dei seguenti disturbi? c) Mal di testa, insonnia, vertigini, svenimento, nervosità, epilessia, attacchi apoplettici, paralisi, disturbi psichici, depressione nervosa, nevrite o altra malattia del sistema nervoso?”) contenute nel questionario sullo stato di salute titolato “Dichiarazioni della persona da assicurare” (doc. C2) del 23 maggio 1990. Ha infine risposto negativamente alle domande n. 3c (“Soffrite o avete già sofferto di malattia, disturbi e di affezioni del sistema nervoso o della psiche quali le vertigini, la paralisi, la nevrite, le depressioni o altro?”) e n. 6e (“Vi sono stati somministrati o prescritti medicamenti per più di quattro settimane”), contenute nel questionario sullo stato di salute titolato “Dichiarazioni della persona da assicurare” (doc. C3) del 20 marzo 1996.
Nel suo rapporto 11 dicembre 2007, il medico fiduciario della compagnia assicuratrice, Dr. P_, ha esposto che “Au milieu des années 90, l’assuré dit avoir présenté un trouble depressif dans le contexte de tensions conjugales, entre autres choses. L’expertisé a été pris en soins par son médecin généraliste et a recu une médication psychotrope. Il s’est remis après quatre à cinq mois. La symptomatologie qu’il décrit (tristesse, perte d’intérêt, troubles du sommeil, prise de poids, idées de mort) comporte manifestement les critères diagnostiques d’un épisode de gravité moyenne à sévère”.
A seguito del rapporto del Dr. P_, la convenuta, con scritti 8 e 18 gennaio 2008, ha rescisso i due contratti assicurativi per essere stato l’assicurato reticente e non aver menzionato l’esistenza di una depressione negli anni Novanta (doc. H e G).
6.
In sostanza il Pretore ha ritenuto, sulla base dell’istruttoria, che nel periodo determinante all’assicurato erano stati prescritti ansiolitici dal medico curante, in un paio di circostanze legate a periodi difficili della propria vita (morte della madre prima e difficoltà coniugali poi), senza che fosse stata consigliata la consultazione di un medico psichiatra o prescritto un sostegno psicologico o l’assunzione di medicamenti antidepressivi, e in assenza di un’inabilità lavorativa. Ne ha dedotto che non vi era stata violazione dell’obbligo di informazione del proponente, con la conseguenza che la compagnia di assicuraizone non poteva validamente recedere dai contratti.
7.
L’appellante rimprovera in primo luogo al Pretore di non aver dato importanza ai disturbi sofferti dall’appellato durante la metà degli anni ’90, e di aver “banalizzato” episodi di chiara natura nervosa, ansiotica e depressiva, emersi dai documenti agli atti e dalle deposizioni testimoniali del Dr. P_ e dei diversi medici che hanno avuto in cura l’appellato e sottaciuti alla compagnia di assicurazione al momento di stipulare le due polizze. Alla luce delle risultanze in sede istruttoria, la critica non può essere condivisa. Dalle deposizioni testimoniali, in particolar modo dei quattro medici che dal 1982 al 2006 hanno avuto in cura l’assicurato (Doc. O - Q; testimonianze G_ del 22 aprile 2010, A_ del 29 settembre 2010, Ga_ del 30 settembre 2010, C_ del 30 settembre 2010), non emerge un quadro clinico di tipo depressivo negli anni Novanta. Tali risultanze non permettono di ravvisare alcuna patologia depressiva, psichica o del sistema nervoso antecedente a quelle iniziate nel 2006. Lo stato di salute dell’assicurato emerge in particolar modo dalla testimonianza del Dr. G_, il quale ha dichiarato di aver compilato e sottoscritto i formulari sullo stato di salute dell’appellato (deposizione del 22 aprile 2012; doc. C1 e C3). Va rilevato come il Dr. G_, al momento di detta compilazione, non abbia ravvisato gli estremi per segnalare all’istituto assicurativo alcunché, non ritenendo infatti che al proponente potesse essere diagnosticata alcuna sintomatologia depressiva. Stessa argomentazione per quel che riguarda il formulario sullo stato di salute compilato dal Dr. _ M_ (doc. C2), nel frattempo deceduto e il cui studio è stato ripreso dal Dr. A_. Dalla documentazione relitta concernente lo stato di salute del qui appellato, il Dr. Al_ ha potuto confermare che non è in alcun modo dato desumere l’esistenza di una sintomatologia di tipo depressiva o analoga. E il proponente non è mai stato invitato a richiedere l’aiuto di uno specialista del ramo psichiatrico, ancorché per un semplice sostegno psicologico. Non è neppure stata riscontrata, al momento della compilazione dei noti questionari, un’inabilità lavorativa dell’assicurato. È ben vero che in un paio di circostanze collegate a momenti difficili della propria esistenza, come esposto dal Pretore, l’assicurato ha assunto ansiolitici prescritti dal medico curante (L_ e T_). Come indicato dai medici curanti, tali medicamenti sono di uso abbastanza comune, per alleviare momenti di tensione e stanchezza, e non sono indicativi dell’esistenza di sindromi depressive.
8.
In secondo luogo, l’appellante ritiene che il Pretore non abbia dato sufficiente rilievo alla deposizione dell’assicurato rilasciata al Dr. P_ in occasione della visita specialistica del 2007. Il Pretore ha infatti ritenuto che il quadro emerso, anche solo sulla base del comune buon senso, si rivelerebbe difficilmente compatibile con la diagnosi espressa dal Dr. P_, ovvero di episodio depressivo di gravità medio-grave. E ciò in considerazione del fatto che l’assicurato assumeva, durante la succitata visita medica, quotidianamente e massicciamente antidepressivi e ansiolitici, attendendola in uno stato di ansia, angoscia e preoccupazione, e potendo pertanto tale situazione dare adito ad una “coloritura” eccessivamente negativa al ricordo e alla percezione degli episodi occorsigli.
8.1
Alla luce della documentazione agli atti, come rilevato dal Pretore, non risulta provata alcuna patologia depressiva legata alla psiche o al sistema nervoso negli anni 1990. Ciò è in particolare suffragato dalla testimonianza del Dr. C_ medico specializzato in psichiatria e psicoterapia, secondo il quale non vi era motivo di ritenere che l’assicurato, in sua cura dal gennaio 2006, abbia sofferto di depressioni o di analoghe patologie psichiche dall’inizio alla fine degli anni 1990 (doc. Q, deposizione 30 settembre 2010, pag. 3). Tale testimonianza ribadisce quanto ritenuto da tutti i medici che hanno avuto in cura l’appellato tra il 1982 e il 2003. Nessuno di loro ha mai posto la diagnosi di una depressione o di una malattia psichica o del sistema nervoso. Nel 2007, al momento in cui è stata eseguita la visita specialistica presso il medico fiduciario dell’appellante, Dr. P_, l’appellato era invece in uno stato di grave infermità psichica, che lo costringeva al consumo di psicofarmaci, ansiolitici e sonniferi. Il Pretore ha ritenuto che la valutazione complessiva di tale perizia sia stata negativamente influenzata dallo stato di salute e di grave angustia psichica dell’appellato. A prescindere da tale conclusione, che regge alla critica alla luce del resto dell’istruttoria, non si vede quale valenza potrebbe avere una visita medica eseguita oltre 20 anni dopo la compilazione dei questionari oggetto di esame, a fronte delle deposizioni testimoniali dei medici che hanno avuto in cura l’interessato nel periodo decisivo e che ne hanno attestato lo stato di salute nei noti questionari (doc. C1, C2, C3).
8.2
Non giova all’appellante rilevare le apparenti contraddizioni dei certificati medici agli atti. I medici curanti, infatti, sono stati sentiti come testimoni e in occasione della loro deposizione hanno esplicitamente escluso l’esistenza di patologie depressive o comunque legate alla psiche e hanno riferito della prescrizione di medicamenti ansiolitici di uso comune, non associati a malattie o disturbi veri e propri (verbali Ga_, 30 settembre 2010; G_, 22 aprile 2010). In siffatte circostanze, la conclusione del Pretore, secondo il quale l’assicurato non ha commesso reticenza e non ha violato il proprio obbligo di informazione, regge alla critica. Né è d’aiuto la critica dell’appellante, secondo la quale il proponente era un “brillante avvocato e notaio della piazza luganese, cognito in materia assicurativa” e pertanto doveva essere ben conscio di aver violato il proprio dovere di informazione per aver sottaciuto gli episodi depressivi e l’assunzione di medicamenti psicotropi. Dagli atti, infatti, è emerso che non vi è stato alcun episodio depressivo nel periodo determinante e che i medicinali assunti erano tra quelli di uso comune. I medici curanti del proponente, che hanno sottoscritto congiuntamente con lui i questionari C1, C2 e C3, hanno ritenuto di rispondere negativamente alle domande poste dalla compagnia di assicurazioni, per i motivi che hanno diffusamente esposto in seguito nelle loro deposizioni testimoniali.
9.
L’appellante critica in terzo luogo la sentenza del giudice di prime cure sottolineando il fatto che quest’ultimo non ha esaminato la censura sollevata dalla convenuta, la quale sosteneva che non avrebbe concluso i contratti qui in esame qualora avesse conosciuto i fatti omessi dal proponente. A dire dell’appellante, il Pretore non era entrato nel merito del tenore delle domande di cui ai formulari sullo stato di salute (C1, C2 e C3), e pertanto le ha considerate corrette, chiare e inequivocabili da un lato, importanti ai sensi dell’art. 4 cpv. 3 vLCA dall’altro, con la conseguenza che il proponente non poteva in buona fede fornire risposte negative. Inoltre, prosegue l’appellante, le domande contenute nei formulari sullo stato di salute non elencano solamente patologie depressive, bensì anche semplici disturbi, affezioni o addirittura “altro”. La critica è priva di fondamento. La compagnia di assicurazione ha motivato le dichiarazioni di recesso (doc. G e H), infatti, solo con l’esistenza di una depressione negli anni Novanta, sottaciuta dal proponente. Ora, come detto, il proponente non ha mai avuto una depressione negli anni Novanta e non ha quindi violato il proprio dovere di informazione rispondendo negativamente alle domande. I recessi contrattuali erano dunque inefficaci, così come accertato dal Pretore e l’appellante non può ora motivarli con argomenti che non aveva allora indicato (cfr. DTF 129 III 713 consid. 2). Del resto la teste S_, dipendente dell’assicurazione (verbale rogatoriale 27 aprile 2012), non ha negato la possibilità di stipula dei due contratti assicurativi, ma ha semplicemente ritenuto che l’assicurazione, se avesse saputo delle difficoltà psichiche del proponente, avrebbe preteso accertamenti complementari per poter verificare il suo stato di salute.
10.
A titolo abbondanziale va anche osservato che le dichiarazioni di recesso non erano nemmeno tempestive, contrariamente a quanto afferma l’appellante (appello, pag. 24). Il rapporto del medico dell’assicuratore Dr. P_ (doc. 3), datato 11 dicembre 2007, riporta stampigliato il 13 dicembre 2007 quale data di ricevimento da parte della compagnia di assicurazioni. Il Pretore ha ritenuto che la convenuta aveva avuto cognizione dell’asserita reticenza il giorno in cui ha ricevuto il rapporto del suo medico fiduciario, sul quale figura un timbro con la dicitura “13 DIC. 2007”. La scadenza del termine di quattro settimane si situava dunque, secondo il primo giudice, all’11 gennaio 2008. Spettava alla compagnia di assicurazione portare la prova dell’avvenuto recesso nei termini perentori imposti dalla legge. L’invio per lettera raccomandata delle dichiarazioni di recesso dei due contratti assicurativi (doc. G e H) non trova riscontro documentale negli atti. Come accertato dal Pretore, la lettera dell’assicurato del 18 gennaio 2008, riferita ad entrambe le dichiarazioni di recesso datate rispettivamente 8 gennaio (polizza di previdenza vincolata, doc. G) e 18 gennaio 2008 (polizza sulla vita, doc. H), non prova che queste gli siano effettivamente pervenute prima del termine di scadenza dell’11 gennaio 2008. In effetti l’invio prima dello spirare del termine non è sufficiente per preservare il diritto di recesso, poiché la comunicazione deve effettivamente giungere all’assicurato (DTF 110 II 499, 502;
Nef,
Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Basilea
2001,
n. 16 ad art. 6). L’appellante non ha provato in causa l’avvenuta spedizione per plico raccomandato delle dichiarazioni di recesso né tantomeno l’avvenuta ricezione da parte dell’assicurato entro l’11 gennaio 2008. Le dichiarazioni di recesso erano dunque intempestive e i contratti assicurativi sono rimasti in vigore, motivo per cui l’assicurato ha diritto a ricevere le prestazioni pattuite, essendo pacificamente intervenuto l’evento assicurato.
11.
Ne discende, alla luce di quanto esposto in precedenza, che l’appello deve essere respinto in ogni suo punto e la sentenza pretorile deve essere confermata. Le spese processuali di seconda istanza seguono la soccombenza (art. 106 CPC). La tassa di giustizia di appello è stabilita in base ai criteri degli art. 2, 7 e 13 LTG (testo in vigore dal 10 febbraio 2015). L’indennità ripetibile in favore dell’appellato è stata calcolata seguendo i criteri indicati all’art. 11 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (Rtar). Il valore litigioso in questa sede è di almeno fr. 864’000.- (2 per 18 anni per fr. 24'000.-).