# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** facdea3a-3b50-5c77-8680-b80609f5314e
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1965, di professione falegname, in data 8 febbraio
2008 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (orientamento professionale; avviamento ad altra professione; riadattamento nella stessa professione; collocamento in un altro posto di lavoro) in quanto affetto da “dolori lombari (discopatia)” (doc. 9/1-8).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con progetto di decisione del 2 settembre 2008 (cfr. doc. 33/1-3), poi confermato con decisione del 12 febbraio 2009 (doc. 2), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato essendo il grado d’invalidità del 12%.
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’_, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento “delle misure reintegrative necessarie ed adeguate a procurare a RI 1 un’opportunità di guardagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività”.
Sostanzialmente il ricorrente ha contestato il grado di invalidità del 12% stabilito dall’amministrazione, rilevando che il reddito da invalido, determinato secondo i dati statistici delle tabella TA1, avrebbe dovuto essere ridotto del cosiddetto “gap salariale” del 16.13% (pari alla differenza fra quanto effettivamente guadagnato dall’interessato nella sua attività di falegname e quanto avrebbe potuto guadagnare, come falegname, secondo i dati statistici nazionali, ramo economico 20, livello di qualifica 2).
Dal corretto raffronto dei redditi, a mente del rappresentante dell’interessato, emerge un grado di invalidità del 26%, che darebbe quindi diritto a misure di reintegrazione professionale.
Il rappresentante dell’assicurato ha inoltre precisato che il signor RI 1 ha dovuto abbandonare il corso di contabilità che aveva intrapreso, in quanto “non rispondente alla formazione scolastica assolta nell’età giovanile” (I).
1.3. In data 27 marzo 2009, l’avv. RA 1 ha informato il TCA di avere ricevuto dall’assicurato il mandato di assisterlo nella procedura di ricorso avviata dall’_, trasmettendo la relativa procura e invitando il Tribunale a notificare tutti gli atti processuali e la sentenza presso il proprio studio legale (V + bis).
1.4. L’UAI, in risposta, dopo avere confermato la correttezza della valutazione economica svolta dal servizio integrazione - con particolare riferimento sia all’utilizzo del livello 3 delle tabelle RSS impiegate per la definizione del reddito da invalido, sia alla mancata applicazione, nel caso concreto del gap salariale, inferiore alla soglia minima del 10% - ha riconfermato la propria decisione, chiedendo che il ricorso dell’interessato venga respinto (VI).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a provvedimenti professionali.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per stabilire tale diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro prevedibile.
Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI).
2.3. L’art. 17 LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Secondo l’art. 6 cpv. 1 OAI
"
per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità."
Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid.
2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid.
2a).
L'assicurato ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio
1995 in
re F. consid. 2b).
Una formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid.
1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 131).
Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5. Per chiarire la situazione dal profilo medico, l’UAI ha chiesto al medico curante, dr. _, spec. FMH in malattie interne e polmonari, di compilare l’usuale rapporto medico.
Nel referto del 20 febbraio 2008, il dr. _, poste le diagnosi di “lombaggine da discopatia L5-S1”, ha considerato l’assicurato inabile al lavoro al 100% nella sua professione di falegname dal 3 dicembre 2007 (doc. 15-1).
Il dr. _ ha aggiunto che, a partire dal 28 gennaio 2008, l’assicurato è in cura specialistica presso il dr. _, “al quale prego di rivolgere gli ulteriori quesiti” (doc. 15-2).
L’UAI ha quindi chiesto anche al dr. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica, di compilare l’usuale rapporto medico.
Nel referto del 20 febbraio 2008, il dr. _, posta la diagnosi di “ernia discale mediana intraforaminale destra L4-L5”, ha ritenuto l’assicurato, nella sua attività di falegname, totalmente inabile al lavoro dal 14 gennaio 2008 al 17 febbraio 2008 e inabile al lavoro al 50% a partire dal 18 febbraio 2008 (doc. 16-1).
Il dr. _ ha considerato lo stato di salute dell’interessato stazionario, ritenendo che “l’azienda in cui lavora dovrebbe attribuire all’assicurato esclusivamente i lavori di falegnameria al banco e non di posatore di serramenti” (doc. 16-3).
Lo specialista ha poi indicato quali sono i limiti funzionali dell’assicurato (cfr. doc. 16/3+4).
In occasione dell’incontro svolto in data 29 febbraio 2009 presso il Servizio integrazione professionale, l’assicurato ha comunicato di avere tentato, in data 18 febbraio 2008, di riprendere la sua professione di falegname al 50%, ma che tale tentativo, durato solo un giorno e mezzo, è fallito “in quanto anche riducendo notevolmente il porto di peso, il lavoro risulta comunque incompatibile con il suo problema di salute” (doc. 18-1)
In seguito, il dr. _ ha attestato una totale incapacità lavorativa dell’assicurato, a partire dal 19 febbraio 2008 (cfr. certificato medico del 20 febbraio 2008, doc. 4-1 inc. cassa malati; certificato medico del 21 aprile 2008, doc. 6-1 inc. cassa malati).
L’assicurato ha poi trasmesso all’UAI:
-
l’esame di RM rachide lombare del 6 febbraio 2008, redatto dal dr. _, che giunge alla seguente conclusione:
"
(...)
Conclusioni
A livello L4-L5 discopatia cronica e piccola protrusione mediana e intraforaminale destra”. (Doc. 19-1)
-
il referto del 24 giugno 2008 del dr. _, Capo Clinica del Servizio cantonale di neurochirurgia dell’Ospedale regionale di _, del seguente tenore:
"
Abbiamo visto in consultazione il 23.6.2008 il signor RI 1, di professione falegname.
Non ritorneremo sull’anamnesi né sui risultati delle valutazioni precedenti, limitandoci a ricordare che questo Paziente presenta una storia di lombalgie che risale a circa 20 anni fa, nonostante ciò il Paziente non ha presentato veri e propri episodi di blocco, ma delle lombalgie saltuarie nel contesto anche della sua attività professionale di falegname.
Ricordiamo che nella ditta in cui il signor RI 1 lavora viene sottoposto al sollevamento di pesi di circa 50-
60 kg
sulle spalle.
L’ultimo episodio clinico rilevante risale a circa 6 mesi fa ed ha portato ad un’incapacità completa lavorativa. Il signor RI 1 non riesce, per esempio, a sollevare sua figlia (
10 kg
).
Il Paziente ha seguito assiduamente i consigli del proprio Medico curante, del Fisioterapista e dell’Ortopedico, nonostante ciò persiste un quadro non compatibile con la propria attività professionale.
L’esame di risonanza magnetica mette in evidenza delle discopatie su 3 livelli L3/L4, L4/L5 e L5/S1. Sul segmento L4/L5 ritroviamo delle alterazioni di Modic tipo II che spiegano la sintomatologia dolorosa lombare ed il quadro di bloccaggio.
Se da una parte il quadro clinico a questo punto non giustifica una procedura chirurgica, benché non sia esclusa a lungo termine, rimane aperta la questione del problema professionale.
Considerata l’età del Paziente ed un chiaro progetto di sviluppo professionale, di cui abbiamo avuto la possibilità di discutere, sosterrei la richiesta del signor RI 1 di una riconversione professionale. Nell’ipotesi in cui non sussistessero degli elementi sufficienti per poter con certezza reindirizzarlo ad una conversione professionale, suggeriamo che venga effettuata una perizia in tal senso.” (Doc. 27-1)
Nelle annotazioni del 4 luglio 2008, il dr. _ del SMR, medico generico
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Ho valutato il certificato del dr. _ (neurochirurgia OCL) del 24.06.2008.
Le limitazioni funzionali di cui si è tenuto conto (date dal dr. _ e riportate nel rapporto del 13.05.2008, pag. 2) sono già assai ristrette e sono confermate.
Quindi dal punto di vista medico non c’è un cambiamento della situazione.
L’A. è inabile nell’attuale attività e nell’attuale posto di lavoro, i limiti funzionali sono descritti, sono assai ristretti e corrispondono al danno alla salute.” (Doc. 29-1)
L’assicurato ha poi consegnato all’UAI alcune radiografie, riguardo alle quali il dr. _ del SMR, nelle annotazioni del 28 ottobre 2008, si è così espresso:
"
Le radiografie della colonna lombare (17.12.2007) e la RM della colonna lombare del 6.2.2008 fanno parte delle valutazioni mediche che hanno portato alla definizione dei limiti dati (peraltro assai ristretti).
Quindi dal punto di vista medico non ci sono da fare modifiche
.
La contestazione (come risulta anche dalla lettera d’opposizione dell’_) viene posta sui calcoli della CGR e sulle conclusioni tratte in base al grado AI (che viene contestato perché fatto su basi secondo loro sbaglate).
Da rispondere alla lettera dell’_.” (Doc. 38-1)
2.6. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.7. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni del dr. _ del SMR, basate su quanto attestato dallo stresso medico curante dell’assicurato, dr. _, da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
Il dr. _ ha infatti considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività di falegname, ma abile al lavoro al 100% in attività adeguate, rispettose dei limiti funzionali indicati dallo specialista curante, dr. _.
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Del resto, l’assicurato non ha mai sostenuto di non essere pienamente abile al lavoro in attività adeguate.
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
In conclusione, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che l’assicurato è inabile al lavoro al 100% nella sua precedente professione di falegname, ma è da considerare abile al lavoro al 100% in attività adeguate e rispettose dei suoi limiti funzionali.
2.8. Occorre ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal profilo economico, visto che l’invalidità nell’ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto economico-giuridico e non medico (cfr. D. Cattaneo, "Le perizie nelle assicurazioni sociali" in Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 seg. (211 n. 6)).
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2008 (essendo l’assicurato inabile al lavoro dal mese di dicembre 2007). L’amministrazione ha, in mancanza dei dati relativi al 2008, applicato i dati del 2007, che vanno quindi aggiornati al 2008.
2.8.1. Per quel che concerne il
reddito da valido
, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano nel
2007 in
fr. 61’641.50 (cfr. doc. 22-3), conformemente a quanto indicato dal precedente datore di lavoro nel questionario del 22 febbraio 2008 (cfr. doc. 14-4).
Lo stesso datore di lavoro ha pure indicato che, senza l’insorgenza del danno alla salute, l’assicurato avrebbe potuto guadagnare, nel 2008, fr. 62’566.40 (cfr. doc. 14-3).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi dall’ammontare citato, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso.
2.8.2. Per quanto riguarda invece il
reddito da invalido
, contestato dal ricorrente,
va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Nel caso concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'732.
Riportato su 41.7 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 9-2008, p. 98
), esso ammonta a fr. 4'933.11 mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12).
Dopo adeguamento all’indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2007 (cfr. tabella B 10.3, pubblicata
in
La Vie économique, 9-2008, p. 99), un reddito annuo di fr. 60'226.07, che aggiornato al 2008
[secondo
la variazione
percentuale dei salari in termini nominali riscontrata nei primi tre trimestri
del 2008]
è pari a fr. 61’430.59.
L’assicurato, quale falegname presso la ditta _ di _, avrebbe guadagnato, nel 2008, fr. 62’566.40/anno per un’occupazione a tempo pieno.
Tale reddito si situa
sotto
la media dei salari per un'attività equivalente (Tabella TA1 2006, p.to 20, livello di qualifica 3: fr. 5’236 riportato su 41.7 ore/settimana = fr. 65'502.36, che aggiornato al 2008 è pari a fr. 67’881.40).
Al riguardo, va rilevato che il precedente rappresentante dell’assicurato ha contestato l’applicazione, nella determinazione del reddito statistico conseguibile, a livello nazionale, nella professione di falegname, del livello di qualifica 3, ritenendo che, nel caso di specie, si dovesse tenere conto del livello di qualifica 2 concernente un “lavoro indipendente e molto qualificato” (cfr. doc. I).
Nella valutazione del 16 gennaio 2009,
la consulente IP
ha rilevato:
"
Per quanto riguarda il livello di qualifica, ricordo al lettore che l’assicurato era assunto come falegname da banco e saltuariamente da posa (vedi questionario del DL ricevuto in data 25 febbraio 2008) ed è in possesso di un AFC (attestato federale di capacità) di falegname, tale diploma e posizione lavorativa corrispondono al livello 3 (conoscenze professionali e specializzate) delle tabelle RSS impiegate per determinare il reddito da invalido ed il gap salariale.
Il rappresentante legale, nel procedere al calcolo del gap salariale, erroneamente utilizza il valore relativo al livello di qualifica 2 (lavoro indipendente e molto qualificato) che corrisponde generalmente ai lavoratori con titoli di studio superiori all’AFC e con mansioni di responsabilità e di gestione di equipe.”
(Doc. 41-2, sottolineature della redattrice)
Il TCA concorda con queste considerazioni della consulente incaricata e ritiene quindi corretto utilizzare, nel caso di specie, il reddito corrispondente al livello di qualifica 3.
Ora, qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr. STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).
La questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno
2009 ha
ricordato che:
"
3.3
In
una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."
In casu
, posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi di un guadagno modesto, il reddito statistico da invalido (fr.
61’430.59
) va dunque ridotto, in applicazione della giurisprudenza appena citata, del 2.85% - percentuale corrispondente al
gap
salariale del 7.85% (fr. 62’566.40 vs. fr. 67’881.40), meno il 5% (cfr. STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009) - e si attesta pertanto a
fr. 59'679.82
.
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato non va ulteriormente ridotto.
2.9. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte
federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis
10 kg
repetitiv und vereinzelt über
15 kg
, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,
la stessa Alta Corte
federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio,
la STFA
del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso,
la STFA
del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui
la Corte
federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere,
la STFA
del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e
la STFA
del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,
la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.10. In concreto, nel rapporto del 13 maggio 2008,
la consulente IP
ha accordato una riduzione percentuale del 10% “per attività leggera” (cfr. doc. 22-3).
Nel caso di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione percentuale del 10% applicata dall’amministrazione, che non è del resto stata contestata dall’assicurato.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2008, partendo da un salario da invalido di fr.
61’430.59
e
ammettendo la riduzione del 2.85% per gap salariale e del 10% per altri motivi,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 53’711.84 (fr. 59'679.82 - (fr. 59'679.82 x 10 : 100))
.
C
onfrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 62’566.40 (consid. 2.8.1.), emerge un tasso d’invalidità del 14.15%
, arrotondato al 14% (secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non dà diritto ad una rendita di invalidità
e nemmeno ad una riformazione professionale [un assicurato ha diritto ad una riformazione professionale nella misura in cui presenta un’incapacità al guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b)],
come stabilito dall'amministrazione.
Non presentando, quindi, l’assicurato, conformemente a quanto esposto in precedenza (cfr. consid. 2.3.), una perdita di guadagno pari almeno al 20%, è a giusta ragione che l’UAI ha negato all’assicurato il diritto ad una riformazione professionale.
Va qui sottolineato che, nel rapporto del 13 maggio 2008, la consulente incaricata ha indicato che “purtroppo l’assicurato non raggiunge un grado di invalidità pari al 20% e per questo motivo non può accedere alla riqualifica professionale AI come da lui auspicato. Malgrado la mancanza di presupposti sufficienti per accedere ad una riqualifica professionale, potrebbero per contro essere indicati provvedimenti di integrazione di durata più breve e conducenti ad un posto di lavoro concreto. Tali provvedimenti potrebbero essere messi in atto dal servizio di aiuto al collocamento AI. Per accedere a tale servizio, l’assicurato dovrà farne esplicita richiesta scritta” (doc. 22-4, sottolineature della redattrice).
In seguito, chiamata ad esprimersi in merito alle critiche mosse dall’allora rappresentante dell’assicurato al progetto di decisione di rifiuto delle prestazioni, la consulente incaricata, nella valutazione del 16 gennaio
2009, ha
indicato che “all’assicurato viene negato solamente il provvedimento professionale inerente l’acquisizione di una riqualifica professionale, ma non tutti i provvedimenti di integrazione professionale; infatti, nel rapporto conclusivo stilato dalla sottoscritta in data 13 maggio
2008, a
pag. 4, si legge “
[...]
potrebbero per contro essere indicati
provvedimenti di integrazione di durata più breve e conducenti ad un posto di lavoro concreto. Tali provvedimenti potrebbero essere messi in atto dal servizio di aiuto al collocamento AI
[...]”. Il servizio di aiuto al collocamento AI, al quale l’assicurato potrebbe accedere se inoltrasse una richiesta scritta, è infatti il servizio dell’UAI che ha come scopo quello di favorire, per quanto possibile (considerando il mercato del lavoro in equilibrio) una maggiore possibilità di reinserimento proprio grazie alle misure di reinserimento citate dal rappresentante legale. Pur tuttavia sempre coscienti del fatto che l’UAI non dispone di posti di lavoro propri da offrire agli assicurati e sottostà – per l’applicazione dei provvedimenti reintegrativi – alle varie opportunità offerte dal mercato del lavoro. Grazie alla quinta revisione della LAI, il nostro servizio di aiuto al collocamento ha nuovi mezzi per cercare di aumentare la collocabilità dell’assicurato, assicurato che beninteso deve dimostrare al collocatore AI la propria motivazione nella ricerca di un posto di lavoro concreto” (doc. 41-1,
sottolineature della redattrice
).
Spetta dunque all’assicurato attivarsi, facendone richiesta, al fine di ottenere un aiuto al collocamento.
2.11. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.