# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 19b9b8c2-297e-57c8-ba9f-73137bdbc97c
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. N
el mese di ottobre 2003, RI 1
(classe _), precedentemente attiva quale impiegata d’ufficio,
ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI 2).
Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione 28 gennaio 2005 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, motivando:
"
(...)
Una dipendenza da sostanze tossiche, alcoliche, medicamenti, nicotina oppure obesità può essere considerata invalidità unicamente quando è comprovato che sia una conseguenza di un danno alla salute il quale conduce o ha condotto ad un'invalidità.
● Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che la sua incapacità lavorativa è dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza, il che non rappresenta un'invalidità ai sensi della Legge AI." (Doc. AI 16-1)
1.2. A seguito dell'opposizione interposta dall’assicurata, per il tramite del _ di _ - in cui ella ha sostenuto come la sua inabilità lavorativa sia subentrata dopo la sua separazione e il conseguente divorzio, nel 2004, dal marito, circostanza quest’ultima che le ha causato una profonda depressione, che l’ha poi portata ad una dipendenza dall’alcool (doc. AI 17) - con decisione su opposizione 12 luglio 2005 l’Ufficio AI ha confermato il diniego di prestazioni, motivando come segue:
"
(...)
7. In concreto, per quanto attiene all'aspetto medico, l'opponente contesta in pratica la valutazione operata dall'amministrazione in base alla quale la medesima non presenta un danno tutelato dall'AI.
Considerata l'opposizione presentata l'incarto ivi comprese le obiezioni sollevate in sede d'opposizione, è stato nuovamente sottoposto al vaglio del Servizio medico regionale dell'AI (SMR).
Quest'ultimo ha fatto osservare che in fase d'opposizione è stato presentato un rapporto del _ di _ (tra l'altro stilato da un'assistente sociale) dal quale risulta che l'assicurata presenta un'incapacità lavorativa di lunga durata certificata dal dottor _, che l'inabilità sarebbe la conseguenza della separazione dal marito (divorzio 2003) e che l'abuso etilico sarebbe secondario allo stato depressivo (stato depressivo invalidante). Inoltre, la dottoressa _ medico SMR ha valutato che questo rapporto è in netto contrasto con quello dello psichiatra curante (dottor _) il quale ha posto la diagnosi di disturbi psichici e comportamentali dovuti all'abuso di alcol (patologia presente da diversi anni ma sicuramente precedente al 2003 - cfr. rapporto clinica _ del 9 dicembre 2003).
In conclusione, il medico SMR ha precisato che il rapporto presentato in sede d'opposizione non rispecchia i fatti e ipotizza in modo generico che l'abuso etilico sarebbe secondario alla patologia psichiatrica maggiore, affezione non confermata sia dallo psichiatra curante che dalla Clinica _.
In altre parole, il SMR ritiene che il disturbo psichico lamentato attualmente dall'assicurata non sia di severità tale da pregiudicare le funzioni lavorative della stessa e conferma la tesi secondo la quale la problematica si riconduce in modo preponderante all'abuso etilico.
Si rilevi d'altro lato come l'assicurata si limiti comunque a contestare genericamente la valutazione effettuata dall'amministrazione, senza fornire elementi atti a metterne in dubbio la bontà del giudizio espresso.
Ne discende pertanto che la decisione impugnata appare corretta e merita piena conferma." (Doc. AI 21-4)
1.3. Con tempestivo ricorso al TCA l'assicurata, rappresentata dal RA 1, basandosi in particolare su quanto attestato dal dr. _, psichiatra curante da circa tre anni, ha contestato la valutazione del SMR che ha ritenuto la problematica psichiatrica riconducibile unicamente all’abuso etilico e ha postulato l’allestimento di una perizia psichiatrica.
1.4. Nella risposta di causa l’amministrazione, ribadendo la correttezza della decisione contestata, ha invece chiesto la reiezione del ricorso.
1.5. Con scritto 27 ottobre 2005 il rappresentante dell’assicurata ha osservato:
"
Sottoposte al dr. med. spec. FMH in psichiatria _ le "Annotazioni del medico" annesse alla risposta della controparte, il curante ci informa che il problema dell'etilismo, nel caso della ricorrente, è manifestamente secondario rispetto alla patologia psichiatrica principale che continua invece ad essere costituita da un disturbo della personalità e da disturbi del comportamento.
I richiamati disturbi sono solo in ultima analisi disturbi psichici legati ad un uso dannoso dell'alcool." (Doc. VII)
Questo documento è stato trasmesso all’Ufficio AI (doc. VIII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se la ricorrente ha diritto ad una rendita.
2.3. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Siccome dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.
Dal 1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.
Per quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004, dispone che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità (art. 1°-26
bis
e 28-70) sempre che la legge non preveda espressamente una deroga.
L’introduzione della LPGA non ha tuttavia portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.5. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10, consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacoma-nia, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
Occorre qui ricordare che, conformemente alla giurisprudenza del TFA
l’alcolismo
, l’abuso di consumo di medicamenti, la tossicodipendenza non può di per sé motivare un’invalidità ai sensi della legge.
L’assicurazione AI ne tiene conto solo se la dipendenza ha provocato una malattia (o un infortunio) in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito un danno alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7 consid. 2b; riguardo specificatamente all’alcolismo: STFA inedita 23 ottobre 2003 nella causa W. [I 192/02], del 4 aprile 2002 nella causa MW [I 401/02]; cfr. anche marginale no. 1014 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità).
2.6. Nella fattispecie in esame, l’assicurata dissente dal giudizio dell’amministrazione per quel che concerne la problematica extra-somatica, non ritenuta invalidante dall’Ufficio AI poiché legata esclusivamente all’abuso etilico.
2.7. Nel caso di specie, l’assicurata, unitamente alla presentazione della richiesta di prestazioni AI per adulti, ha trasmesso all’amministrazione il seguente scritto 1° ottobre 2003:
"
Mi rivolgo a Voi per motivi molto personali e Vi prego cortesemente di prendere atto di quanto
segue:
- sono una cittadina svizzera nata al _ a _. Ho lavorato per diversi anni (vedi C.V. allegato) e dal 3 luglio 2003 sono divorziata;
- da molti anni soffro di depressione, assumo diversi farmaci (Tranxilium, Sinquane, Stilnox, Zoloft ecc...), alterno momenti di euforia e tristezza assoluta, non ho più fiducia in me stessa, sono arrivata al punto di avere paura di incontrare gente, sono terribilmente insicura e debole. In concreto passo tutto il tempo chiusa in casa, che ormai è diventata l'unico posto nel quale trovo un po' di sicurezza.
La sera prendo i soliti farmaci che assumo da anni e vado a letto alle ore 20.00 ca., e lì al buio trovo il sollievo che sto cercando da tempo. La mia vita sta diventando giorno per giorno più difficile. La mia depressione, i miei attacchi di panico, la mia insicurezza hanno portato in gran parte al fallimento del mio matrimonio dopo 12 anni;
- sono stata per molti anni la paziente di Dr. _ (_); in seguito, vedendo che la mia situazione peggiorava sempre di più mi sono rivolta al Dr. _ (_), il quale mi ha indirizzata verso il Dr. _ (_).
Attualmente sono in cura da lui e le mie condizioni sono considerate drammatiche. Non ho nessuna certezza, non ho un futuro, vivo giorno per giorno andando verso la distruzione totale o verso il suicidio;
- ho avuto e ho ancora anche gravi problemi di alcol. Ho provato di tutto per smettere ma fino ad oggi non sono riuscita. L'alcol, una delle grosse tragedie della mia vita è stato sicuramente un altro motivo del mio divorzio;
- ho lottato per uscire da questo inferno, seguendo le prescrizioni dei medici e nel marzo 2000 sono entrata, di propria iniziativa, nella Clinica _ a _, dove sono rimasta per un mese. Mi hanno somministrato molti farmaci e al rientro a casa dopo qualche mese tutto è ricominciato come prima;
- ai miei problemi di salute, si sono aggiunti oggi anche i problemi economici. In seguito al divorzio, il mio ex-marito mi ha versato l'importo di Fr. 60'000.- per aiutarmi ad integrarmi nel mondo di lavoro. Questo importo sembra importante ma è tutto quello che ho.
Sono stata in disoccupazione per un anno dal 17.07.2002 al 17.07.2003. Ho provato a trovare un lavoro qualsiasi, ho scritto centinaia di lettere ma nessuno si è fatto vivo, non ho fatto neanche un colloquio di lavoro.
Ho cercato disperatamente di trovare una soluzione, un lavoro anche temporaneo, pur sapendo che le mie condizioni fisiche e soprattutto psichiche non me l'avrebbero permesso.
Questo nuovo fallimento mi ha buttato ancora più giù nel buio della mia esistenza.
Oggi ho preso la decisione di rivolgermi a Voi in quanto siete, secondo me, gli unici a poter valutare la mia situazione. Finalmente ho accettato la triste realtà della mia malattia.
La mia "salute" è quella che ho provato a descrivere in grandi linee, ci sarebbe molto da dire ancora ma non ho il coraggio di annoiarVi di più.
I miei attacchi di panico, la paura della gente, l'insicurezza, la sfiducia in me stessa, la debolezza della mia mente, la magrezza del mio fisico, il tremore delle mie mani mi dicono che per me è veramente impossibile sostenere qualsiasi tipo di attività e Vi chiedo aiuto
." (Doc. AI 1-10)
Nel rapporto medico 1° dicembre 2003 il dr. _, FMH in medicina interna, posta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “
sindrome ansioso-depressiva, disturbo da disadattamento e abuso secondario di alcool
” dal 1999, ha indicato che l’assicurata “
è in cura dal dr. _, psichiatra a _, che ha previsto un bilancio globale alla clinica _ per dicembre
2003
” (doc. AI 10-2). Il dr. _ ha poi rilevato che l’assicurata non è in grado di lavorare, né nella sua precedente attività di aiuto-contabile, né in altre attività, a causa “
dello stato depressivo e dell’abuso di alcool
” (doc. AI 10-3).
L’amministrazione ha quindi
richiesto al dr. _, FMH in psichiatria e psicoterapia, il consueto rapporto medico. In data
15 marzo 2004 lo specialista
, p
osta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “
disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcool F 10.02 ICD 10 e F
10.25
”, ha rilevato:
"
(...)
La paziente che presenta un abuso di tipo cronico da diversi anni viene inviata dal medico curante per uno stato depressivo d'accompagnamento allo stato di dipendenza alcolica. La paziente appare completamente acritica sul proprio comportamento alcolico e diversi tentativi di arginare il problema tra cui il ricovero a _ (vedi allegato rapporto) ed un tentativo d'inserimento al centro di _ sono falliti. Per quanto riguarda l'anamnesi vi rimando allo scritto della stessa interessata inviatovi il 01.10.2003." (Doc. AI 12-2)
Nell’“Allegato al rapporto medico” il dr. _ ha indicato che l’assicurata “
è completamente incapace al lavoro
”, che la sua attività di aiuto contabile non è più proponibile, che vi è una completa diminuzione del rendimento e che non può nemmeno svolgere altre attività, a causa della “
dipendenza alcolica
”. Lo specialista ha poi osservato che “
la paziente appare molto deteriorata a causa del consumo alcolico e del conseguente stato di malnutrizione. In queste condizioni la paziente è completamente incapace al guadagno
” (doc. AI 12-3).
Il dr. _ ha pure trasmesso all’amministrazione il rapporto di degenza 9 dicembre 2003 redatto dal dr. _, FMH in medicina interna, in seguito al soggiorno dell’assicurata presso la Clinica _ dal 25 novembre 2003 al 6 dicembre 2003. In tale referto il dr. _, posta la diagnosi principale di “
abuso etilico cronico e sospetta epatite acuta (alcolica DD farmacologica)
”, ha indicato quale anamnesi e motivo del ricovero “
paziente nota per un abuso etilico cronico da diversi anni, viene inviata per valutazione e trattamento di uno stato depressivo non rispondente ad una terapia ambulatoriale; inoltre si vorrebbe tentare un approccio di contenimento dell’abuso etilico con un contatto con gli operatori di _ in previsione di un eventuale ricovero presso il centro di _
” (doc. AI 12-4). Il dr. _ ha quindi posto la seguente valutazione:
"
(...)
La paziente è stata seguita dal ns consulente psichiatra Dr. _, che ha istituito una terapia di supporto con Distraneurin a contenimento di eventuali disturbi astinenziali dall'alcol. Nel frattempo abbiamo tentato un approccio con il centro di _ per un’eventuale visita introduttiva presso _, che la pz. ha tuttavia rifiutato trattandosi comunque di soggiorni troppo lunghi per la sua disponibilità; anche un proseguimento di una terapia di sostegno psicologico, che le è stata proposta dal Dr. _, responsabile del sevizio ambulatoriale del centro di cura dell'alcolismo di _, ci sembra poco fattibile considerata la resistenza mostrata dalla pz al colloquio. Vista la scarsità dei successi ottenuti anche nei semplici approcci terapeutici e la insistenza della paziente per una dimissione a domicilio il più possibile celere, abbiamo ritenuto opportuno non insistere per un proseguimento del ricovero. Segnaliamo comunque il riscontro di un notevole rialzo delle YGT nel corso del ricovero, probabile espressione di una epatite acuta o su base alcolica, o più probabilmente di tipo tossico-farmacologico da distraneurine; il farmaco in questione è stato progressivamente ridotto senza la sospensione completa visto il netto miglioramento dei parametri epatici." (Doc. AI 12-5)
A sua volta, il dr. _, FMH in medicina generale, nel rapporto 11 giugno 2004 ha posto la diagnosi di “
depressione e nevrosi d’ansia; epatopatia etilica
”, ha indicato che l’assicurata ha “
da anni problemi depressivi con un divorzio dopo dodici anni di matrimonio ed una secondaria convivenza. Abuso etilico presente da anni
”, giungendo alla conclusione che la stessa non può più svolgere la sua precedente attività, causa “
impossibilità di concentrazione che le impedisce l’attività di aiuto contabile
”, né altre attività, indicando quale motivazione “
vedi diagnosi. Penso che sia più facile per il collega psichiatra che l’ha in cura rispondere a questa domanda
” (doc. AI 13-3).
Nelle sue osservazioni 27 gennaio 2005 la dr.ssa _ del SMR, posta la diagnosi di “
disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcool
”, ha stilato le seguenti raccomandazioni:
"
Secondo valutazione specialistica psichiatrica del curante Dr. _ del marzo 2004 è presente un abuso etilico di tipo cronico da anni, con nozione di stato depressivo d'accompagnamento allo stato di dipendenza alcolica. Nessuna psicopatologia preesistente invalidante nell'anamnesi.
Non ci sono nozioni di un danno irreversibile organico o psicoorganico invalidante causato dall'alcol (vedi anche valutazione internistica Clinica _ del dicembre 2003).
L'incapacità lavorativa totale viene inoltre chiaramente attribuita alla dipendenza alcolica da parte dello psichiatra curante.
Evoluzione dopo marzo 2004: (comunicazione telefonica da parte Dr. _ del 27.01.2004): persiste la problematica di abuso etilico la quale è preponderante. A livello psichico ansia ed insonnia legate al problema etilico.
Valutazione:
in assenza di un danno organico o psicoorganico secondario alla dipendenza e non essendo la dipendenza la conseguenza di un danno organico o psichico invalidante, la sindrome di dipendenza d'alcol presente in questo caso non è da considerare patologia invalidante." (Doc. AI 15-2)
In sede di opposizione, redatta dal _ di _, l’assistente sociale _ e il dr. _ hanno indicato che l’inabilità al lavoro del 100% dell’assicurata, attestata dal dr. _, “
è subentrata dopo la separazione e il conseguente divorzio dal marito, avvenuto legalmente nel 2004, il quale è all’origine della profonda depressione in cui è caduta
”, per poi aggiungere che “
il disturbo ansio-depressivo di cui soffriva e soffre tutt’oggi la signora RI 1 ha portato ad una dipendenza dall’alcool, il quale funge da “anestetizzante” alla sofferenza che la summenzionata si trascina da tempo. La dipendenza risulta dunque essere un effetto secondario e non il problema principale della signora RI 1
”. Essi hanno inoltre osservato che “
alla base della richiesta di invalidità inoltrata dalla signora RI 1 vi è una psicopatologia importante la quale, associata ad un degrado fisico e sociale, origina l’incapacità lavorativa totale
” (doc. AI 17-1).
Con nota 21 aprile 2005 il dr. _ del SMR ha preso posizione in merito alla succitata opposizione:
"
Vedi valutazione SMR del 27.1.2005.
In fase di opposizione viene presentato un rapporto del _ di _ stilato
dall'assistente sociale
dal quale risulta che l'assicurata presenta:
- una inabilità lavorativa di lunga durata certificata dal dr. _
- che l'inabilità sarebbe conseguenza della separazione dal marito nel 2004
- che l'abuso etilico sarebbe secondario allo stato depressivo, stato depressivo invalidante
questo rapporto è in netto contrasto con il rapporto del Dr. _, psichiatra che pone la diagnosi di disturbi psichici e comportamentali dovuti all'uso di alcol (F 10.02 e F 10.25), patologia presente da diversi anni (sicuramente precedente al 2003, vedi anche rapporto clinica _).
In conclusione si conferma la valutazione SMR del 27.1.2005. L'attuale rapporto (nota bene stilato dall'assistente sociale) non rispecchia i fatti e ipotizza in modo generico che l'abuso etilico sarebbe secondario a patologia psichiatrica maggiore, patologia non confermata dal curante specialista e dalla clinica _." (Doc. AI 19-1)
In data 17 agosto 2005 il dr. _ si è rivolto all’Ufficio AI con uno scritto del seguente tenore:
"
I
n riferimento alla vostra decisione sul caso della Signora RI 1 tengo ad informarvi che la situazione clinica della paziente deve essere aggiornata.
Infatti la paziente, che si era presentata alla mia prima osservazione alla fine del settembre
2003, ha
mostrato nel corso del tempo una remissione critica del comportamento alcolico che ha determinato in gran parte il rientro per quanto riguarda la problematica dell'abuso.
Come già scritto nel marzo del 2004 le condizioni della paziente comunque sono state tali da determinarne una completa incapacità al lavoro, essenzialmente per i disturbi cognitivi e comportamentali legati allo stato di malnutrizione oltre che di abuso alcolico che ha comportato una ridotta condizione clinica che in alcuni casi ha determinato anche un rischio per la vita dell'interessata.
Per quanto riguarda la mia esperienza clinica gli abusi legati all'alcool sono sempre conseguenza di un'altra patologia primaria. Inoltre tengo a precisare che le condizioni dell'interessata sono attualmente molto ridotte pur in assenza dell'abuso alcolico e questo determina un'impossibilità concreta di svolgere una qualsivoglia attività lavorativa." (Doc. AI 22-1)
Nelle sue annotazioni 12 ottobre 2005 il dr. _ del SMR ha rilevato:
"
L'Assicurata ha chiesto prestazioni Al senza indicazioni né del danno alla salute, né della prestazione richiesta.
Tra i vari rapporti, quello che più è indicativo per la valutazione dello stato di salute è quello del curante, dr. _, che indicava la presenza di un importante etilismo.
Questo veniva confermato dal curante il 27.01.05 a colloquio tel. con il med SMR.
L'opposizione inoltrata a nome dell'Ass. dall'assistente sociale e controfirmata dal caposervizio _ dr. _ è un misto di valutazioni soggettive, sociali e, in ogni caso, non rispondente alla realtà: infatti l'ass. ammetteva (vedi pag. 10 degli allegati alla domanda) di avere avuto e di avere ancora gravi problemi con l'alcol, possibile concausa del divorzio. Questo viene descritto almeno dal 2000.
In ogni caso non permetteva di concludere diversamente.
Il 19.08.05, un mese dopo la decisione su opposizione, il curante informava (aggiornava) dicendo che dopo la prima osservazione del settembre 2003 ha mostrato nel corso del tempo una remissione critica del comportamento alcolico che ha determinato in gran parte il rientro per quanto riguarda la problematica dell'abuso.
Confermava l'IL completa per i disturbi cognitivi e comportamentali legati allo stato di malnutrizione oltre che di abuso che comportano ...
Attesta che le condizioni sono molto ridotte pur in assenza di abuso.
Ora si depone per un'astinenza, ma ciò rende problematico il motivo delle scadute condizioni generali. È tipico che etilisti severi abbiano condizioni generali ridotte, sia per l'eventuale dismetabolismo causato dall'alcol, sia per la malnutrizione, pure conseguenza dell'alcol.
Queste condizioni vengono però in genere ristabilite con la cessazione dell'abuso: a meno che vi sia altra patologia che non è stata annunciata e che a noi non è nota.
Si può concludere che la valutazione medica fino al momento della decisione su opposizione non poteva essere diversa.
Se del caso si potrà rivalutare la situazione in astensione controllata (quindi oggettivata) onde rilevare se esiste un danno residuo con influsso sulla CL." (Doc. Vbis)
2.8. Va qui ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, affinch
é un rapporto medico abbia valore probatorio determinante occorre che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).
Inoltre, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.9. Nella fattispecie in esame è innegabile che i disturbi psichici e comportamentali dell’assicurata sono da mettere in relazione alla dipendenza dall’alcool.
Non si può comunque escludere che l’abuso etilico abbia provocato un danno alla salute di natura psichica, rispettivamente che
la dipendenza sia il risultato di un danno alla salute mentale con valore di malattia che riduce la capacità al guadagno.
In effetti, seppur nel rapporto 15 marzo 2004 il dr. _ ha attestato che l’assicurata non può svolgere nessun tipo di attività a causa della “
dipendenza alcolica
”, aggiungendo che “
la paziente appare molto deteriorata a causa del consumo alcolico e del conseguente stato di malnutrizione
” (doc. AI 12-3), va tuttavia rilevato che l’assicurata stessa, nel suo scritto 1° ottobre 2003 inviato all’Ufficio AI, ha spiegato di soffrire di depressione da molti anni, di assumere diversi farmaci, di alternare momenti di euforia e di tristezza assoluti, di non avere più fiducia in sè stessa, di avere paura di incontrare gente e di passare tutto il tempo chiusa in casa, aggiungendo che “
la mia vita sta diventando giorno per giorno più difficile. La mia depressione, i miei attacchi di panico, la mia insicurezza hanno portato in gran parte al fallimento del mio matrimonio
”. Ella ha pure affermato di aver avuto e di avere ancora anche gravi problemi di alcool, precisando che “
l’alcool, una delle grosse tragedie della mia vita è stato sicuramente un altro motivo del mio divorzio
” (doc. AI 1-10).
Il dr. _, nel rapporto medico 1° dicembre 2003, aveva indicato quali diagnosi con ripercussioni sull’attività lavorativa “
sindrome ansio-depressiva, disturbo da disadattamento e abuso secondario di alcool
” (doc. AI 10-1, la sottolineatura è della redattrice).
Anche il dr. _, curante dell’assicurata dal 15 luglio 2003, nel rapporto 11 giugno 2004 ha posto sia la diagnosi di “
depressione e nevrosi d’ansia
”, sia quella di “
epatopatia etilica
”, osservando che l’assicurata presenta “
da anni problemi depressivi con un divorzio dopo 12 anni di matrimonio e una secondaria convivenza
” e “
abuso etilico presente da anni
” (doc. AI 13-2).
Inoltre, l’assistente sociale del _ di _ nell’opposizione 24 febbraio 2005, vista e sottoscritta pure dal dr. _, medico capo-servizio del citato servizio, ha rilevato che “
alla base della richiesta di invalidità inoltrata dalla signora RI 1 vi è una psicopatologia importante, la quale, associata ad un degrado fisico e sociale, origina l’incapacità lavorativa totale della summenzionata
”. L’assistente sociale ha infatti evidenziato che l’inabilità al lavoro del 100% è subentrata dopo la separazione e il conseguente divorzio dal marito, fatti questi ultimi all’origine della profonda depressione in cui è caduta: il disturbo ansio-depressivo ha quindi portato ad una dipendenza dall’alcool, il quale funge da “anestetizzante” alla sofferenza che l’assicurata si trascina da tempo. L’assistente sociale ha concluso che “
la dipendenza risulta dunque essere un effetto secondario e non il problema principale dell’assicurata
” (doc. AI 17-1, la sottolineatura è della redattrice).
Queste conclusioni sono poi state confermate dal dr. _, il quale nel rapporto 17 agosto 2005, attestata nel corso del tempo, dopo la prima osservazione del settembre 2003, una remissione del comportamento alcolico e il conseguente rientro della problematica dell’abuso, ha rilevato che “
come già scritto nel marzo del 2004, le condizioni della paziente sono comunque state tali da determinare una completa incapacità al lavoro, essenzialmente per i disturbi cognitivi e comportamentali legati allo stato di malnutrizione oltre che di abuso alcolico, che ha comportato una ridotta condizione clinica che in alcuni casi ha determinato anche un rischio per la vita dell’interessata
”. Lo specialista ha poi aggiunto che “
per quanto riguarda la mia esperienza clinica, gli abusi legati all’alcool sono sempre conseguenza di un’altra patologia primaria
”, precisando che “
le condizioni dell’interessata sono attualmente molto ridotte pur in assenza dell’abuso alcolico e questo determina un’impossibilità concreta di svolgere una qualsivoglia attività lavorativa
” (doc. AI 22-1, le sottolineature sono della redattrice).
Ora, p
er costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione su opposizione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 12 luglio 2005 - quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
In tal senso, ai fini del presente giudizio il citato rapporto 17 agosto 2005 del dr. _ può essere preso in considerazione poiché, come scritto dallo stesso specialista, si riferisce alla situazione dell’assicurata già esposta nel rapporto 15 marzo 2004, quindi prima dell’emissione della decisione contestata.
Inoltre, va rilevato che tale certificato del dr. _ non fa altro che confermare quanto già esposto in maniera estremamente chiara dal
l’assistente sociale e dal dr. _ del _ di _ nell’opposizione 24 febbraio 2005, nella quale si è dato rilievo al fatto che alla base della richiesta di invalidità inoltrata dalla signora RI 1 vi è una psicopatologia importante, la quale, associata ad un degrado fisico e sociale, origina l’incapacità lavorativa totale dell’assicurata (doc. AI 17-1).
Visto quanto sopra, gli atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché approfondisca l’aspetto psichico e accerti, conformemente alla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.5.), se la dipendenza dall’alcool sia la conseguenza di un preesistente danno alla salute psichica oppure se l’uso di alcool abbia portato ad una malattia psichica invalidante, che ha provocato una perdita di guadagno permanente o di lunga durata.
In esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà quindi nuovamente sull’eventuale diritto alla rendita dell’assicurata, previo esame dell’eventuale riconoscimento di provvedimenti integrativi professionali.