# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ec9487ac-620d-54f1-828b-b75e11d526cf
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
Con atto pubblico del 2 dicembre 1967 è stata costituita la RI 1 Locarno, il cui organo superiore è un consiglio composto di tre membri. Scopo della fondazione, dopo una modifica approvata il 5 luglio 1994 dal Consiglio di Stato per consentire l'esonero fiscale (risoluzione n. 6312), è quello di devolvere i proventi in favore di persone con difficoltà finanziarie, a copertura di spese mediche o di interventi chirurgici non coperti o coperti solo parzialmente da enti assicurativi pubblici o
privati, come pure in favore di ospedali e di istituti dichiarati esenti
dall'imposizione fiscale per l'acquisto di attrezzature mediche, oltre che in favore di medici o associazioni mediche per premiare la ricerca e incoraggiarla.
B.
Il 19 giugno 2002 l'avv. PA 1, membro del consiglio di fondazione, ha scritto al prof. CO 1, altro membro del consiglio, invitandolo a lasciare il posto perché il dott. _, presidente del consiglio medesimo, intendeva fargli succedere suo figlio S_, economista e operatore finanziario sulla piazza di Zurigo. CO 1 si è opposto, illustrando le sue perplessità in una lettera del 31 gennaio 2003. Se non che, in una seduta del 27 settembre 2003 il consiglio di fondazione ha deciso la sostituzione del prof. CO 1 con S_, dandone comunicazione all'interessato mediante lettera del 14 novembre 2003.
C.
Un ricorso presentato il 17 dicembre 2003 dal prof. CO 1 contro la decisione appena citata è stato accolto dalla Divisione della giustizia, autorità di vigilanza sulle fondazioni e gli
istituti di previdenza professionale, che il 21 giugno
2004 ha
annullato la decisione impugnata e ha ordinato alla RI 1 di reintegrare il prof. CO 1 nella carica, reinscrivendolo nel registro di commercio quale membro del consiglio di fondazione. La tassa di giustizia di fr. 300.– è stata posta a carico della fondazione.
D.
Il 13 agosto 2004 la RI 1 è insorta a questa Camera per ottenere l'annullamento della decisione appena citata e vedere confermato S_ come membro del consiglio di fondazione in luogo e vece del prof. CO 1. Con osservazioni del 21 settembre
2004 l
'autorità di vigilanza ha proposto
di respingere l'appello. Identica conclusione ha formulato il 30 set
tembre 2004 CO 1. La fondazione è stata autorizzata a replicare, ciò che ha fatto l'11 novembre 2004, ribadendo la sua richiesta di giudizio. Abilitata a duplicare, l'autorità di vigilanza si è limitata a riferirsi il 10 dicembre 2004 alla propria decisione. Abilitato anch'egli a duplicare, il 15 dicembre 2004 CO 1 ha postulato una volta ancora la reiezione dell'appello.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni emesse dalla Divisione della giustizia quale autorità di vigilanza sulle fondazioni sono impugnabili entro venti giorni a questa Camera (art. 15 prima frase LAC e 424 cpv. 3 CPC). La procedura è regolata dagli art. 307 segg. CPC, con le particolarità dell'art. 424
a
CPC. Data la sospensione dei termini durante le ferie giudiziarie (art. 132 e 133 cpv. 1 lett. b CPC), l'appello in esame è tempestivo.
2.
L'autorità di vigilanza ha accertato anzitutto la legittimazione del prof. CO 1 a impugnare la sua esclusione dal consiglio di fondazione, constatando altresì che la decisione impugnata gli era stata resa nota solo il 14 novembre 2003, onde la tempestività del ricorso. Ciò posto, essa ha ricordato che le fondazioni
godono di ampia autonomia. Per principio l'autorità di vigilanza deve limitarsi quindi a controllare che i loro beni siano devoluti al conseguimento del fine e che gli organi non prendano decisioni in contrasto con l'atto di costituzione, gli statuti, i regolamenti o la legge. Per di più, l'autorità di vigilanza deve intervenire solo in caso di abuso o eccesso di apprezzamento.
Quanto alla decisione di escludere un membro del consiglio di fondazione, essa configura – ha proseguito la Divisione della giustizia – una lite relativa all'organizzazione, al funzionamento e all'attività della fondazione medesima. Può essere sottoposta perciò al vaglio dell'autorità di vigilanza. E siccome nella fattispecie né l'atto costitutivo né gli statuti né il regolamento della fondazione precisano quali motivi permettano di sostituire un membro del consiglio, l'autorità di vigilanza ha fatto capo per analogia al diritto delle associazioni (esclusione per
“
motivi gravi
”
: art. 72 cpv. 3 CC). Sotto questo profilo essa ha appurato che il ricorrente è stato estromesso dal consiglio di fondazione perché
“
non presenziava alle riunioni negli ultimi anni, manifestando così disinteresse
”.
Se non che – essa ha epilogato – ciò non basta per integrare
“
motivi gravi
”
, tanto meno ove si consideri che non a torto CO 1 chiedeva di essere interpellato prima di veder fissare le date delle riunioni. La decisione impugnata risultando contraria alla legge, l'autorità di vigilanza ha ordinato alla fondazione di reintegrare il prof. CO 1 nella carica, reinscrivendolo nel registro di commercio quale membro del consiglio.
3.
L'appellante sostiene che l'autorità di vigilanza non avrebbe dovuto sindacare la legittimità relativa alla sostituzione del prof. CO 1 nel consiglio di fondazione, poiché tale decisione non osta al perseguimento dello scopo statutario. Anzi, la presenza di un membro non gradito agli altri intralcia se mai l'attività del consiglio stesso. L'esame dei motivi sottesi all'esclusione competeva in realtà – soggiunge l'appellante – al giudice civile, che CO 1 avrebbe potuto adire. Infine, e ad ogni buon conto, secondo l'appellante il cronico disinteresse manifestato da CO 1 per le sorti della fondazione attraverso le reiterate assenze ai lavori del consiglio giustificava un'esclusione per
“
motivi gravi
”
. Si volesse indagare meglio a tale riguardo, l'appellante chiede che questa Camera escuta come testimone la segretaria del consiglio di fondazione.
4.
L'autorità cantonale di vigilanza provvede affinché i beni di una fondazione siano impiegati conformemente allo scopo (art. 84 cpv. 2 CC). A tale controllo sfuggono solo le fondazioni di famiglia e quelle ecclesiastiche (art. 87 cpv. 1 CC). La vigilanza si estende anche alle questioni organizzative, l'autorità potendo revocare o sostituire un organo che con il suo comportamento impedisca alla fondazione di funzionare in ossequio al suo fine e secondo
la legge. L'autorità
interviene altresì qualora un consiglio di fondazione escluda uno o più membri, se ciò compromette il buon funzionamento della fondazione. Pur nel rispetto dell'autonomia che ogni fondazione ha, l'autorità di vigilanza può rivedere anche decisioni sulla composizione degli organi, se esse influiscono sulla capacità di funzionamento della fondazione. Poco importa che all'esclusione di un membro da un consiglio di fondazione si applichi per analogia la norma sull'esclusione di un membro da un'associazione. L'analogia vale solo per i motivi di esclusione, non per la procedura, le associazioni non essendo soggette a vigilanza (DTF 112 II 471 consid. 2 con rinvii; sull'applicazione analogica dell'art. 72 cpv. 3 CC in materia di fondazioni: DTF 129 III 644 consid. 3.4).
5.
In concreto la Divisione della giustizia si è dipartita da principi pertinenti, rilevando che la decisione con cui un consiglio di fondazione esclude un proprio membro può essere sottoposta all'autorità di vigilanza qualora comprometta il funzionamento della fondazione in conformità al suo fine o alla legge (decisione impugnata, consid. 7). Non ha esaminato tuttavia se ciò fosse il caso nella fattispecie. Al contrario: essa è passata subito a
esaminare se l'esclusione fosse compatibile con l'atto costitutivo, gli statuti, il regolamento della fondazione o – in ultima analisi – con l'art. 72 cpv. 3 CC applicato per analogia (consid. 8), fino a ravvisarne l'illegittimità. Così facendo, nondimeno, essa ha precorso
il merito della lite. Prima di reputarsi competente a sindacare l'e
sclusione, essa avrebbe dovuto verificare se la sostituzione di CO 1 con S_ nel consiglio di fondazione pregiudicasse in qualche modo il conseguimento dello scopo o il funzionamento della fondazione. Solo in tale ipotesi avrebbe dovuto ritenersi
competente a trattare il ricorso. E anche in simile eventualità essa avrebbe dovuto, prima di reintegrare CO 1 nel consiglio di fondazione, domandarsi se il conseguimento dello scopo o il funzionamento della fondazione non potesse essere garantito attraverso misure meno incisive, ad esempio impartendo istruzioni vincolanti ai membri del consiglio (DTF 112 II 473).
6.
Si ragionasse come l'autorità di vigilanza, del resto, ogni esclusione da un consiglio di fondazione denoterebbe un contenzioso amministrativo. In realtà, se l'esclusione non influisce sul conseguimento dello scopo o sul funzionamento della fondazione la competenza per sindacare la legittimità del provvedimento
compete al giudice civile, non all'autorità amministrativa (DTF 112
II 471 consid. 4 non pubblicato, ma riassunto in: JdT 136/1988 I 542). Certo, la giurisdizione civile è data solo nella misura in cui l'autorità amministrativa, non scorgendo rischi per il conseguimento dello scopo o per il funzionamento della fondazione,
rinunci a intervenire o rifiuti di entrare nel merito di un ricorso presentato dal membro escluso (
Schnyder
, Die privatrechtliche
Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 1986, in: ZBJV 124/1988 pag. 80 in alto).
A torto l'appellante pretende perciò che CO 1 dovesse contestare subito la propria esclusione dal consiglio di fondazione davanti al Pretore. Proprio perché la decisione di escludere un membro è suscettibile di incidere sull'organizzazione, il funzionamento e l'attività della fondazione (DTF 112 II 100 consid. 4), il contenzioso andava sottoposto anzitutto all'autorità di vigilanza (se ne veda un esempio in DTF 128 III 209). Solo al momento in cui l'autorità di vigilanza rinuncia a intervenire o rifiuta di esaminare un eventuale ricorso del membro escluso, limitandosi a tutelare il conseguimento dello scopo o il funzionamento della fondazione attraverso possibili misure meno incisive, si apre all'interessato la via della contestazione civile.
7.
Nel caso specifico, come detto, la Divisione della giustizia ha omesso qualsiasi verifica circa l'influsso dell'esclusione litigiosa sul conseguimento dello scopo o sul funzionamento della fondazione. CO 1 non pretende tuttavia che, venendo egli a mancare nel consiglio di fondazione, il funzionamento di quest'ultima risulterebbe pregiudicato. Quanto egli sostiene – e ha sempre sostenuto, sin dal momento in cui, invitato a dimettersi, ha respinto la sollecitazione – è che in sua assenza la sede della fondazione rischierebbe di essere trasferita nel Canton Zurigo, ove sono domiciliati il dott. _ e suo figlio. Egli ricorda che in una lettera del 23 novembre 1992 all'avv. PA 1 lo stesso dott. _ esprimeva il proposito – appunto – di spostare la fondazione in quel Cantone per motivi fiscali, ma anche per ragioni legate al compenso dei membri del consiglio (osservazioni all'appello, pag. 4 in alto e 6 a metà con il doc. 5 allegato). Per di più, CO 1 argomenta che in sua assenza la fondazione si troverebbe priva di un membro del consiglio provvisto delle necessarie conoscenze circa gli aspetti medico-sanitari del Ticino. Ciò offenderebbe lo scopo della fondazione, rivolto proprio a questo Cantone.
Ora, che per assolvere adeguatamente le proprie finalità la fondazione abbisogni nel suo consiglio di un medico residente nel Ticino non risulta, né è previsto dall'atto di costituzione, dagli statuti o dal regolamento. La fondazione afferma del resto che l'avv. PA 1 mantiene relazioni regolari con _, direttore dell'Ospedale regionale di Lugano, e con la Consigliera di Stato che dirige il Dipartimento della sanità e della socialità (replica, pag. 4 a metà), ciò che CO 1 non nega, salvo obiettare che l'avvocato PA 1 non conosce la realtà sanitaria cantonale e
“
deve pertanto affidarsi all'opinione di terze persone
”
(duplica, pag. 5 in alto). Avesse inteso munire il consiglio di fondazione di un membro provvisto di cognizioni proprie nel settore sanitario cantonale, nondimeno, il fondatore avrebbe riservato un posto in quel gremio a un medico domiciliato nel Ticino. In mancanza di ciò non può presumersi nuocere allo scopo della fondazione il solo fatto che per raccogliere dati utili al conseguimento dello scopo statutario gli organi della fondazione facciano capo a terzi conoscitori della realtà medico-sanitaria cantonale.
Più delicata appare la questione correlata al possibile trasferimento della sede fuori Cantone. Che il fondatore si ponesse come obiettivo quello di beneficare persone, enti o istituti se non locali, per lo meno della Svizzera italiana sembra in effetti probabile, se non verosimile. Fosse spostata a Zurigo, la fondazione potrebbe anche trovarsi sradicata dal contesto e non essere più in grado di onorare pienamente le proprie finalità, soprattutto ove il consiglio di fondazione risultasse composto di membri che non conoscono il territorio. Così come stanno oggi le cose, nondimeno, nulla rende verosimile che le intenzioni espresse quindici anni or sono dal dott. _ conservino una qualsivoglia attualità (negata per altro dalla fondazione: replica, pag. 4 in alto). Dovesse tuttavia il consiglio di fondazione decidere un trasferimento di sede, l'autorità di vigilanza accerterà che ciò non abbia a pregiudicare il conseguimento dello scopo (oltre che il buon funzionamento della fondazione).
8.
Se ne conclude che sul principio l'appello della fondazione merita accoglimento, nel senso che l'autorità di vigilanza avrebbe dovuto dichiarare il ricorso irricevibile. L'appellante non può invece essere seguita laddove postula anche la conferma della propria decisione relativa all'esclusione di CO 1 dal consiglio
di fondazione. Proprio perché non sarebbe dovuta entrare nel merito del ricorso, l'autorità di vigilanza non poteva confermare alcunché. Il sindacato circa la qualità di membro rivendicata da CO 1
compete se mai, come si è spiegato, al giudice civile.
9.
Gli oneri del pronunciato odierno seguono la sostanziale soccombenza del prof. CO 1 (art. 148 cpv. 1 CPC), che ha proposto a torto di respingere l'appello. Quanto alle ripetibili, occorre tenere conto che la procedura di appello ha richiesto sì un doppio scambio di allegati, ma che l'appellante ha potuto agire da sé sola, grazie alle cognizioni giuridiche di un suo organo provvisto di formazione giuridica. Alla stessa stregua di un avvocato che si difenda in causa propria, quindi, essa ha diritto a
un'equa indennità, ma non all'ammontare delle ripetibili usuali.
L'esito dell'attuale giudizio impone di riformare anche il dispositivo sulla tassa di giustizia (fr. 300.–) figurante nella decisione impugnata, che segue identica sorte. L'autorità di vigilanza ha
omesso invece di statuire sulle ripetibili (art. 31 LPAmm), benché esplicitamente protestate tanto da CO 1 (nel ricorso) quanto dalla fondazione (nelle osservazioni al ricorso). Nell'appello la fondazione se ne duole. A giusto titolo, ove si pensi –
per analogia – che un avvocato vittorioso nell'ambito di un procedimento amministrativo in causa propria ha diritto anch'egli a
un'indennità, se richiesta (RDAT I-1993 pag. 57 n. 21). Nella fattispecie si giustifica dunque di riconoscere alla fondazione un equo compenso per la stesura delle osservazioni al ricorso (due pagine e mezzo di testo).
10.
Per quanto riguarda i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale, la vigilanza sulle fondazioni è un atto di giurisdizione non contenziosa (
Poudret
, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, pag. 8 n. 1.2.7), suscettibile ora di ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 4 LTF). Non potendosi definire
“
di carattere pecuniario
”
nel senso dell'art. 74 cpv. 1 LTF, la causa odierna può dunque essere deferita al Tribunale federale senza riguardo al valore litigioso.