# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f87ad955-432c-556e-b7a2-3d4fe3df910c
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto che il veicolo non è stato consegnato dalla società di noleggio unicamente a seguito dell’intervento della Polizia;
IM 1, singolarmente
17. ripetuta truffa
per avere,
nel corso del mese di ottobre 2013,
a _ e _
alfine di procacciare a sé o ad un terzo un indebito profitto,
ripetutamente ingannato con astuzia il titolare e/o i dipendenti di società di autonoleggio, sottacendo la sua vera identità e il fatto che i veicoli pesi a noleggio non sarebbero più stati riconsegnati, bensì gli stessi erano destinati ad essere rivenduti,
inducendoli in tal modo a mettere a sua disposizione alcune vetture;
e meglio,
17.1.
per essersi,
in data 13 ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 9 SA,
presentato con le generalità di _, legittimandosi mediante la presentazione della licenza di circolazione italiana intestata a _, ma con apposta la fotografia di IM 1, stipulando un contratto di noleggio, sottacendo la sua reale identità e il fatto che il veicolo era a lui destinato, ingannando in tal modo con astuzia il titolare e/o i dipendenti dell’Autonoleggio, inducendoli a mettere a sua disposizione il veicolo Bentley Continental, di colore grigio, targato _, no. telaio _, veicolo consegnato dall’autonoleggio il giorno successivo al sedicente _, poi identificato in _ (contro il quale si procede separatamente),
ritenuto che IM 1 e _ hanno omesso di riconsegnare il veicolo entro il termine pattuito e che il veicolo in questione è stato venduto, secondo le dichiarazioni di IM 1, all’estero e più precisamente in Francia, ad un prezzo che non è stato possibile accertare;
17.2.
per essersi,
in data 17 ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 17 SA,
presentato con le generalità di _, unitamente al sedicente _, il quale si è legittimato con un documento verosimilmente falso,
stipulando un contratto di noleggio, dando quale garanzia la carta di credito MASTERCARD no. _, falsa, intestata a _, allo scopo di firmare a nome _ il contratto di noleggio, sottacendo la loro identità e il fatto che il veicolo era a loro destinato, ingannando in tal modo con astuzia i titolari e/o i dipendenti dell’Autonoleggio, inducendoli a mettere loro a disposizione il veicolo VW Golf CL 1.4 TZ, no. telaio _, no. telaio _, di colore bianco, veicolo consegnato ai sedicenti _ e _, i quali omettevano di riconsegnarlo entro il termine pattuito,
ritenuto che il veicolo in questione è stato verosimilmente venduto all’estero;
17.3.
per essersi,
in data 17 ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 18,
presentato con le generalità di _, unitamente al sedicente _, legittimatosi mediante la carta d’identità, falsa, numero _,
stipulando un contratto di noleggio, dando quale garanzia la carta di credito MASTERCARD no. _, falsa, intestata a _, allo scopo di firmare il contratto di noleggio, sottacendo la loro identità e il fatto che il veicolo era a loro destinato, ingannando in tal modo con astuzia i titolari e/o i dipendenti dell’Autonoleggio, inducendoli a mettere loro a disposizione il veicolo Ford Mondeo, di colore bianco, targato _, no. telaio _,
veicolo consegnato ai sedicenti _ e _, i quali omettevano di riconsegnarlo entro il termine pattuito,
ritenuto che il veicolo in questione è stato verosimilmente venduto all’estero;
alternativamente (art. 325 cpv. 2 CPP) al punto 17
17. ripetuta appropriazione indebita
per essersi,
nel corso del mese di ottobre 2013,
a _ e _,
alfine di procacciare a sé o a terzi un indebito profitto,
appropriato di cose mobili altrui che gli erano state affidate,
e meglio,
17.1.
per essersi,
nel mese di ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 9 SA,
appropriato indebitamente dell’autoveicolo Bentley Continental, di colore grigio, targato _, no. telaio _,
a lui affidato dal legittimo proprietario ACPR 9 SA in base al contratto di noleggio, stipulato in data 13 ottobre 2013,
veicolo ad oggi non recuperato e verosimilmente rivenduto all’estero;
17.2.
per essersi,
nel mese di ottobre 2013,
a _, ed in altre imprecisate località,
appropriato dell’autoveicolo VW Golf CL 1.4 TZ, no. telaio _, no. telaio _, di colore bianco, a lui affidato dal legittimo proprietario l’autonoleggio ACPR 17 SA, in base al contratto di noleggio no. _, stipulato in data 13 ottobre 2013,
veicolo ad oggi non recuperato e verosimilmente rivenduto all’estero;
17.3.
per essersi,
nel mese di ottobre 2013,
a _, ed in altre imprecisate località,
appropriato dell’autoveicolo Ford Mondeo, di colore bianco, targato _, no. telaio _, a lui affidato dal legittimo proprietario ACPR 18 in base al contratto di noleggio no. _, stipulato in data 17 ottobre 2013,
veicolo ad oggi non recuperato e verosimilmente rivenduto all’estero;
18. appropriazione indebita
per essersi,
nel periodo giugno 2013 – febbraio 2014,
a _, _ ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino e dell’Italia,
agendo ripetutamente ed a scopo di indebito profitto,
appropriato di cose mobili altrui che gli erano state affidate,
e meglio,
18.1.
per essersi,
nel giugno-luglio 2013,
a _ ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino e dell’Italia,
al fine di conseguire un indebito profitto,
appropriato del veicolo SKODA Oktavia, di colore grigio, targato _, no. telaio _, da lui noleggiato presso l’autonoleggio ACPR 19 SA di _, in base al contratto no. _,
omettendo di restituire lo stesso alla scadenza del contratto, fissata per il 10 giugno 2013,
ritenuto che il veicolo è stato venduto da IM 1 in Italia a _ e che successivamente risulta essere stato venduto in Germania ad un terzo in buona fede;
18.2.
per essersi,
nel febbraio 2014,
a _, _ ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino e dell’Italia,
alfine di conseguire un indebito profitto,
appropriato del veicolo Mercedes Classe A, di colore grigio, no. telaio _, targata _, da lui noleggiato presso l’autonoleggio ACPR 16 SA di _,
omettendo di restituire lo stesso alla scadenza del contratto, fissata per il 31 gennaio 2014 alle ore 18.00,
ritenuto che il veicolo è stato nel frattempo recuperato e restituito al legittimo proprietario;
19. ripetuta falsità in certificati
per avere,
nel periodo giugno 2013 – febbraio 2014,
a _, _ ed in altre non meglio precisate località del Canton Ticino e della Svizzera,
alfine di migliorare la propria situazione,
alterato e fatto uso, a scopo d’inganno, di documenti di legittimazione contraffatti,
segnatamente per aver esibito ai titolari degli autonoleggi, rispettivamente agli acquirenti delle vetture, titolari dei rivenditori in Ticino, delle carte d’identità e delle licenze di condurre italiane false, intestate a _, _, _ e _, sulle quali era stata apposta la sua fotografia, alfine di non essere identificato nel caso in cui fosse emerso che le vetture da lui vendute erano oggetto di reato patrimoniale all’estero,
19.1.
e meglio per avere
nel periodo giugno 2013 – dicembre 2013,
a _, _, _, ed in altre località del Ticino,
esibito, in occasione dei noleggi o della compravendita di vetture, i seguenti documenti:
- patente di guida italiana no. _ intestata a _, con apposta la fotografia di IM 1;
- patente di guida italiana no. _ intestata a _, con apposta la fotografia di IM 1;
- carta d’identità no. _ intestata a _, con apposta la fotografia di IM 1;
- patente di guida italiana no. _ intestata a _,
19.2.
per avere,
nel periodo fine gennaio – inizio febbraio 2014,
a _, _ ed in altre imprecisate località svizzere e italiane,
in correità con _ e _ (contro il quali si procede separatamente),
alfine di migliorare la propria situazione,
alterato e fatto uso di carte di legittimazione contraffatte,
e meglio per avere,
dopo aver acquistato, a _, da una terza persona non identificata al prezzo dichiarato di Euro 350.00, una licenza di condurre falsificata, intestata a _, ma con apposta la fotografia di _,
nonché dopo aver alterato la carta d’identità italiana no. _, intestata a _, apponendogli la fotografia di _,
fatto uso di tali carte di legittimazione per procedere al noleggio della vettura AUDI Q5, di colore nero, targata _, di cui al punto 16, facendo legittimare _ con tali documenti di fronte al personale dell’autonoleggio;
...omissis...
richiamato lo scritto 14 aprile 2015 del Procuratore pubblico PP 1 con il quale ha presentato, a complemento e modifica della promozione dell'accusa 108/2014, una proposta di atto d'accusa alternativa, e meglio, al capo d'imputazione di truffa di cui al punto 17.1 si postula:
A) in via alternativa
ricettazione
per avere,
nel periodo ottobre 2013 - gennaio 2014,
a _, _, _ ed in altre imprecisate località francesi,
aiutato ad alienare una cosa che sapeva o doveva presumere ottenuta da un terzo mediante un reato contro il patrimonio,
e meglio per avere,
unitamente a _ e tale _,
aiutato ad alienare il veicolo marca Bentley Continental, di colore grigio, targato _, no. telaio _, che sapeva essere stato ottenuto mediante un reato contro il patrimonio e meglio mediante una truffa a danno della ACPR 9 SA, _, legittima proprietaria della vettura che l'aveva affidata, in data 13 ottobre 2013, in base ad un contratto di noleggio al sedicente _, identificato poi in _,
ritenuto che egli era a conoscenza del fatto che il veicolo era stato preso a noleggio, rispettivamente che lo stesso risultava essere in leasing, come da lui accertato dalla licenza di circolazione,
veicolo venduto a dei commercianti di vetture francesi non meglio identificati, al prezzo dichiarato di Euro 18'000.00, ottenendo l'imputato un importo, da lui dichiarato, di Euro 3'000.00;
reato previsto: dall'art. 160 CP.
Presenti:
- il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico, nonché l’Ispettore _;
- l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;
- l’avv. RAAP 6, patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 9 SA.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:30 alle ore 22:20.
Evase le seguenti
questioni:
Verbale del dibattimento inc. 72.2014.132, 72.2014.74, 72.2014.154 e 72.2015.6 (doc. TPC 20)
Con l’accordo delle parti, l’atto d’accusa 108/2014 viene così rettificato:
...omissis...
- punto 12 pag. 24: la numerazione dei veicoli, che sono 18 e non 20, va corretta;
- punto 17.3 pag. 28: la data va corretta in “17 ottobre 2013”;
- punto 17.3 pag. 29: la data va corretta in “17 ottobre 2013”;
...omissis...
Su segnalazione dell’avv. _, al punto 12. dell’atto d’accusa 108/2014 il n. di telaio della BMW X5 viene corretto in _.
Verbale del dibattimento
Con l’accordo delle parti, l’atto d’accusa viene così rettificato:
- punto 17.1 pag. 27:
"
per essersi,
in data 8 ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 9 SA,
presentato con le generalità di _, legittimandosi mediante la presentazione della licenza di circolazione italiana intestata a _, ma con apposta la fotografia di IM 1, stipulando un contratto di noleggio, sottacendo la sua reale identità e il fatto che il veicolo era a lui destinato, ingannando in tal modo con astuzia il titolare e/o i dipendenti dell’Autonoleggio, inducendoli a mettere a sua disposizione il veicolo Bentley Continental, di colore grigio, targato _, no. telaio _, veicolo consegnato dall’autonoleggio in data 10 ottobre 2013 al sedicente _, poi identificato in _ (contro il quale si procede separatamente),
ritenuto che IM 1 e _ hanno omesso di riconsegnare il veicolo entro il termine pattuito e che il veicolo in questione è stato venduto, secondo le dichiarazioni di IM 1, all’estero e più precisamente in Francia, ad un prezzo che non è stato possibile accertare”;
- punto 17.1 pag. 29:
"
per essersi,
nel mese di ottobre 2013,
a _, presso l’autonoleggio ACPR 9 SA,
appropriato indebitamente dell’autoveicolo Bentley Continental, di colore grigio, targato _, no. telaio _,
a lui affidato dal legittimo proprietario ACPR 9 SA in base al contratto di noleggio, stipulato in data 8/10 ottobre 2013,
veicolo ad oggi non recuperato e verosimilmente rivenduto all’estero”.
Con l’accordo delle parti, anche la data indicata sull’imputazione alternativa di cui allo scritto 14.04.2015 della Pubblica Accusa è rettificata in 10 ottobre 2013.
Sentiti:
§
il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale dà atto che dopo il comportamento sfrontato tenuto dall’imputato durante l’inchiesta, oggi in aula ha cambiato atteggiamento, riconoscendo che fin dall’inizio sapeva che le auto che trattava erano oggetto di reato, ciò che comunque già risultava chiaramente dagli atti, in particolare dalle dichiarazioni di _. Ritiene inoltre pacifica l’aggravante del mestiere. Per quanto riguarda l’imputazione di falsità in documenti, chiede la condanna di IM 1 - oltre che per i libretti di circolazione e i certificati di proprietà - anche per i contratti di compravendita di cui agli allegati n. 9, 12, 15, 18, 21 e 24 dello scritto 23.01.2015 (doc. TPC 116 inc. 72.2014.132), essendo stati inseriti in contabilità. Il reato di falsità in certificati di cui al punto 19 dell’atto d’accusa, ammesso dall’imputato, è pacifico. Ritiene poi che sulla base delle dichiarazioni rese dall’impiegata della ACPR 9 SA, degli accertamenti sul telefonino in uso all’imputato e delle dichiarazioni rese da _, il coinvolgimento di IM 1 nella truffa ai danni della ACPR 9 SA di cui al punto 17.1 dell’atto d’accusa risulti comprovato. Anche i punti 17.2 e 17.3 dell’atto d’accusa, stante le dichiarazioni odierne di IM 1 e gli esiti degli accertamenti sul telefonino in suo uso, devono trovare conferma, come pure il punto 18.2 dell’atto d’accusa, dal momento che l’imputato avrebbe avuto tutto il tempo di riportare l’auto o prolungare il contratto e ritenuto inoltre che in quel periodo aveva molte auto nelle sue disponibilità. Venendo alla commisurazione della pena, sottolinea la gravità oggettiva dei fatti, la reiterazione, l’ingente danno causato, l’aggravante del mestiere, la circostanza che è stato fermato solo grazie all’intervento della Polizia, l’assenza di scrupoli dimostrata, il pessimo comportamento dopo la scarcerazione e i numerosi precedenti penali. Ritiene che l’unica attenuante è costituita da una certa collaborazione, che IM 1 ha però prestato unicamente di fronte all’evidenza. Rileva che la prognosi è negativa, dal momento che l’unico elemento positivo, ovvero l’avvio di un’attività con la compagna, deve essere relativizzato, visto che anche al momento dei fatti aveva una propria attività, per cui la pena che verrà comminata a IM 1 dovrà in ogni caso essere da espiare. In conclusione, chiede la condanna dell’imputato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi. Postula inoltre che vengano accolte le pretese di risarcimento degli accusatori privati e la confisca di quanto in sequestro;
§
l’avv. RAAP 6, rappresentante dell’accusatore privato ACPR 9 SA, il quale rileva che tutti gli elementi alla base del reato di truffa sono dati e sono in parte ammessi da IM 1. Rileva che anche qualora dovesse invece essere ritenuto il reato di appropriazione indebita o di ricettazione, non cambierebbe nulla in punto al grave danno provocato da IM 1 alla sua patrocinata. Si riconferma quindi nell’istanza di risarcimento versata agli atti e rileva che IM 1 ha dichiarato in aula di rimettersi al giudizio della Corte in merito all’entità del risarcimento, ciò che equivale ad acquiescenza, per cui l’istanza di risarcimento va integralmente accolta;
§
l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato, il quale evidenzia come il suo patrocinato abbia riconosciuto fin da subito il proprio coinvolgimento per la maggior parte delle auto imputate nell’atto d’accusa, ammettendo il resto oggi in aula. In relazione al punto 12. dell’atto d’accusa, restano contestate unicamente le auto n. 13, 14, 15 e 16, dal momento che IM 1 si trovava in Messico, per cui postula che per queste autovetture il suo assistito venga prosciolto dall’imputazione di ricettazione per mestiere.
Per quanto concerne il punto 17.1 dell’atto d’accusa, rileva che in aula il suo patrocinato ha riconosciuto l’aiuto prestato ai due autori, precisando che lui non si è presentato presso il garage ACPR 9. Sottolinea che gli accertamenti sul telefonino in uso a IM 1 attestano unicamente la sua presenza sul suolo svizzero, ma nulla dicono sul suo ruolo. Osserva inoltre che gli standort fanno stato di spostamenti veloci da un posto all’altro, mentre che se si fosse presentato presso il garage ACPR 9, si sarebbe dovuto fermare perlomeno una ventina di minuti. Chiede quindi il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di cui al punto 17.1 dell’atto d’accusa, subordinatamente postula la condanna per complicità. Anche per le imputazioni di cui ai punti 17.2 e 17.3 dell’atto d’accusa, IM 1 ha ammesso un ruolo marginale, per cui va condannato per complicità. Venendo all’imputazione di cui al punto 18.2 dell’atto d’accusa, sottolinea che il suo patrocinato ha reso una versione costante e che non è stato possibile prolungare il contratto o restituire l’auto a seguito del suo fermo, per cui IM 1 va prosciolto dall’accusa di appropriazione indebita. Per quanto riguarda la pena, pone in rilievo la subitanea e piena collaborazione nonché le ammissioni rese in aula, la circostanza che IM 1 ha agito per provvedere al sostentamento della sua famiglia e il fatto che sia consapevole degli errori commessi. In considerazione di tutto ciò chiede un’importante riduzione della pena proposta dalla Pubblica accusa, da porre al beneficio della sospensione condizionale. Per quanto riguarda le istanze di risarcimento degli accusatori privati, rinvia a quanto detto da IM 1 in aula. Non si oppone alla confisca di quanto in sequestro e nemmeno al mantenimento della cauzione;
§
il Procuratore pubblico, per la replica, il quale ritiene che l’imputazione di ricettazione (per mestiere) vada confermata anche in relazione alle quattro autovetture contestate dalla Difesa, dal momento che IM 1 stesso ha dichiarato che riteneva di avere diritto ad una commissione anche in relazione alla vendita di queste auto. Per quanto concerne la truffa ai danni del garage ACPR 9, osserva che è possibile accertare lo standort unicamente quando il telefono è attivo, per cui cosa abbia fatto l’imputato tra le 13.09 quando il telefono si è agganciato a _ e le 15.24 quando ha agganciato l’antenna di _, non è possibile stabilirlo. Ribadisce i motivi per i quali anche le imputazioni di cui ai punti 17.2 e 17.3 dell’atto d’accusa debbano essere confermate (in particolare l’utilizzo della carta di credito in uso a IM 1 e i contatti telefonici con diverse società di autonoleggio). Per quanto concerne il punto 18.2 dell’atto d’accusa, sottolinea che IM 1 è stato arrestato di sera, per cui aveva tutto il tempo per riconsegnare l’auto. Infine, contesta che l’imputato abbia prestato piena collaborazione agli inquirenti e si riconferma nella richiesta di accoglimento integrale dell’atto d’accusa.
Considerato,

## Considerations

in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore e precedenti penali dell’imputato
1.1. IM 1, cittadino italiano, in merito alla sua vita ha riferito:
"
Sono nato a _ il _. Mia madre attualmente è pensionata, in precedenza era dirigente postale. Anche mio padre è pensionato, lui era comandante della
_
di _. Ho una sorella più grande, la quale lavora presso l’ospedale di _. Ho frequentato le scuole dell’obbligo a _ e in seguito mi sono diplomato in ragioneria. Ho subito iniziato un’attività presso la _ libri, settore cartotecnica. Sono stato assunto quale capoarea nel settore oggettistica (quaderni, carte d’auguri, penne, ecc.). Ho ottenuto questo lavoro grazie a mio zio che era vicedirettore generale della _ libri. Tra le varie cose che facevo mi recavo anche presso i clienti, per convincerli ad acquistare materiale presso di noi. Ho lavorato circa tre anni per questa società e poi sono stato assunto dalla società _ di _. Io ero rappresentante per la zona di _ per conto di questa società. Ho lavorato per la stessa per circa tre anni. In seguito sono stato assunto dal gruppo _ quale rappresentante merchandising, nella zona di _ e _. Dove ho lavorato per circa un anno. Nell’ambito di questa attività ho conosciuto un cittadino ebreo che si occupava di stoccaggio. Quest’ultimo si occupava anche di stoccaggio nel settore dell’abbigliamento e mi ha proposto di collaborare con lui. Ho quindi iniziato un’attività quale libero professionista durata fino al 1999. In sostanza io mi adoperavo a cercare degli stock di abbigliamento che poi fornivo a questa persona, la quale mi pagava una provvigione. Nell’aprile del 1999 ho poi avviato una mia attività nel campo dell’abbigliamento, inizialmente quale vendita all’ingrosso e successivamente da ottobre 1999, con dei capannoni per la vendita diretta. Quest’attività è durata fino ad aprile 2013.
ADR
che si è conclusa a seguito del crollo del mercato che mi ha costretto a chiudere l’attività. Successivamente, per un breve periodo, ho collaborato con il padrino di mia figlia che aveva un’attività sempre nell’ambito dello stoccaggio, attività che nel frattempo ha dovuto chiudere. Successivamente mi sono lanciato nell’acquisto di merce dalla Turchia che cercavo poi di vendere all’ingrosso nei vari mercati italiani. Preciso che comunque acquistavo già merce in Turchia dal 2006.
(...)
ADR
che da giugno 2013 ho iniziato un’attività nell’ambito della compravendita di vetture come ho già avuto modo di spiegare nei miei precedenti verbali.
ADR
che non mi sono mai sposato, ho convissuto dal 1995 al 2012 con _, abbiamo avuto tre figli nati nel 2000, 2005 e 2007. Attualmente frequento una persona ma non convivo.
ADR
che attualmente mi occupo di preparare i locali per una nuova attività che prenderà il via il 01.10.2014 a _. Si tratta di un negozio di vendita di oggettistica per feste, nonché di caramelle e dolciumi.
ADR
che io sarò dipendente di una società che non sarà a me riconducibile per questioni fiscali.
ADR
che il mio stipendio sarà di 1’000/1'100.00 Euro al mese.
ADR
che quale contributo per i miei figli pago 900.00 Euro al mese. Preciso che sono comunque in arretrato di alcuni mesi.
ADR
che per il futuro ho già discusso con la mia ex compagna e il mio contributo verrà ridotto a 200.00 Euro al mese considerato che anche lei ha iniziato un’attività lavorativa.
ADR
che attualmente ho debiti con i miei famigliari. Devo 7'000.00 Euro ad una zia e circa 23'000.00 Euro ai miei genitori.
ADR
che in Italia ho debiti con lo Stato di circa 1,1 milioni di Euro (imposte, IVA, ecc. ).”
(VI PP 03.09.2014 pagg. 2-3)
1.2.
Al dibattimento, IM 1 in merito alla sua vita anteriore ha confermato le dichiarazioni di cui sopra e in merito all’attività lavorativa svolta dopo la sua scarcerazione ha dichiarato:
"
Dal 7 luglio 2014 io e la mia compagna abbiamo locato una superficie commerciale nel centro storico di _. Abbiamo ristrutturato i locali e poi abbiamo aperto l’attività a metà settembre 2014. L’attività concerne vendita di oggettistica per feste, caramelle e dolciumi, aprendo la _ Srl. Io sono dipendente, la società è intestata alla mia compagna. Percepisco uno stipendio mensile di Euro 334.- netti. Risulta che lavoro per 10 ore alla settimana. L’attività va bene, è un negozio che non ha concorrenza. Come questo ce n’è solo un altro a _.
ADR
: Attualmente giro con l’auto di mio padre oppure in treno oppure con l’auto della mia compagna che ha una Mercedes Classe D.”
(VI imputato pagg. 1-2, all. 1 al V. DIB)
1.3. In merito ai suoi precedenti penali, IM 1 nel verbale del 3 settembre 2014 ha dichiarato che “
a seguito della mia attività nel campo dell’abbigliamento ho avuto dei problemi giudiziari, in particolare a causa della vendita di merce contraffatta. Preciso che le Autorità italiane mi hanno sequestrato circa merce per un valore di 2 milioni di Euro in quanto contraffatta. ADR che sono stati avviati circa una quindicina di procedimenti penali nei miei confronti. Per alcuni sono stato prosciolto e per altri invece condannato. ADR che ho preso delle condanne definitive di 4 anni e 8 mesi, usufruendo dell’indulto di 3 anni e il resto è stato sospeso condizionalmente. Attualmente ho ancora due procedimenti pendenti a mio carico. Per uno siamo nella fase del dibattimento, la prossima udienza sarà ad ottobre 2014, mentre l’altro è ancora nelle sue fasi iniziali
” (VI PP 03.09.2014 pag. 3).
Al dibattimento ha precisato che “
i
n Italia ho fatto circa 40 giorni di carcere
” (VI imputato pag. 2).
1.4.
Dall’estratto del casellario giudiziale italiano risulta che IM 1 è stato condannato:
- nel 2002 per commercio di prodotti con segni falsi continuato, ricettazione e frode nell’esercizio del commercio continuato, alla pena di 1 anno e 10 giorni di reclusione e alla multa di € 500.-;
- il 9 ottobre 2003 per introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi, alla pena di 2 mesi di reclusione ed alla multa di € 300.-;
- il 2 marzo 2005 per ricettazione e spendita senza concerto di monete falsificate, alla pena di 10 mesi di reclusione e ad una multa;
- il 28 ottobre 2005 per ricettazione, alla pena di 2 mesi di reclusione e alla multa di € 200.-;
- il 26 maggio 2006 per il reato di ricettazione continuato, alla pena di 8 mesi di reclusione ed alla multa di € 200.-;
- il 6 novembre 2007 per ricettazione e commercio di prodotto con segni falsi alla reclusione di 2 anni e 15 giorni nonché alla multa di € 800.-;
- il 28 ottobre 2009 per i reati di simulazione di reato in concorso, ricettazione in concorso e furto in abitazione in concorso, ricettazione ed appropriazione indebita in concorso alla pena di 1 anno e 2 mesi di reclusione (cfr. estratto del casellario giudiziale italiano).
In Svizzera non risulta che IM 1 sia mai stato condannato (cfr. estratto casellario giudiziale svizzero).
2. Circostanze dell’arresto
Come risulta dal rapporto di arresto provvisorio di IM 1 (AI 319), il 3 febbraio 2014 la Polizia veniva informata che presso l’autonoleggio ACPR 17 di _, un certo _ avrebbe dovuto ritirare un veicolo Audi Q5 verso le ore 17.00.
A nome di _ la Pubblica accusa aveva emesso, nell’ambito dell’inchiesta “_” relativa ad un traffico di autovetture oggetto di reato patrimoniale all’estero, un mandato di cattura per i reati di ricettazione e falsità in documenti.
La Polizia si recava quindi presso l’autonoleggio, dove verso le ore 17.00 un individuo a nome _ noleggiava un veicolo Audi Q5 di proprietà della società di autonoleggio (contratto di noleggio per due giorni per fr. 1'132.-, importo garantito con pagamento mediante una carta di credito a nome _).
La Polizia procedeva quindi al fermo di questa persona come pure al fermo dei compagni di viaggio, segnatamente IM 1 e _.
Sin da subito emergeva che i documenti (patente e carta d’identità) a nome _ erano dei falsi, così come ammetteva lo stesso _. L’arrestato risultava infatti essere _, il quale si era spacciato quale _ solo per procedere al noleggio in realtà finalizzato all’appropriazione illecita del veicolo Audi Q5.
_ spiegava di aver ottenuto i falsi documenti d’identità da IM 1.
La Pubblica accusa il 27 gennaio 2014 aveva emesso a carico di IM 1 un mandato di cattura per titolo di ricettazione per mestiere, subordinatamente ricettazione, appropriazione indebita, falsità in documenti e falsità in certificati (AI 294).
Lo stesso risultava aver utilizzato diversi alias: _, _, _ e _.
_ (IM 1) era stato chiamato in causa da _, titolare del garage _ SA di _, per la vendita di una vettura Lancia Delta munita di GPS che risultava essere stata denunciata in Italia, oltre che per la fornitura/vendita di diverse altre autovetture a _ che sin dai primi accertamenti eseguiti dalla Polizia risultavano oggetto di reato patrimoniale all’estero, segnatamente in Italia, Germania, Francia e Spagna.
Eseguiti i rispettivi verbali di interrogatorio, IM 1, _ e _ venivano tratti in arresto.
Il GPC confermava la detenzione preventiva dei tre con decisioni del 5 febbraio 2014 e del 7 febbraio 2014 (AI 334, AI 349 e AI 350).
In data 15 aprile 2014 IM 1 veniva scarcerato previo deposito di una cauzione di € 12'400.- pari a fr. 14'866.-, con l’obbligo di rimanere a disposizione degli inquirenti e il divieto di avere contatti con le persone coinvolte nell’inchiesta (cfr. VI PP 15.04.2014; AI 562 - AI 577).
3. Atto d’accusa e disgiunzione del procedimento
In esito alla laboriosa inchiesta “_”, con atto d’accusa n. 108/2014 del 28 ottobre 2014 la Pubblica accusa imputa a IM 1 i seguenti reati:
- ripetuta ricettazione per mestiere per avere, nel periodo settembre - dicembre 2013, in correità con _ e _, alienato o aiutato ad alienare 18 autovetture sapendo o dovendo presumere che erano state ottenute da un terzo mediante un reato contro il patrimonio, e meglio come descritto al punto 12 AA;
- ripetuta falsità in documenti per avere, nel periodo settembre - dicembre 2013, allo scopo di indebito profitto, segnatamente alfine di poter procedere alla vendita di vetture in Svizzera, ripetutamente fatto uso di carte di circolazione italiane e certificati di proprietà italiani falsificati nonché allestito ovvero fatto allestire documenti di compravendita falsi, e meglio come descritto al punto 13 AA;
- ripetuta ricettazione per mestiere per avere, nel corso del mese di settembre 2013, in correità con _, alienato o aiutato ad alienare 2 autovetture sapendo o dovendo presumere che erano state ottenute da un terzo mediante un reato contro il patrimonio, e meglio come descritto al punto 14 AA;
- ripetuta falsità in documenti per avere, nel corso del mese di settembre 2013, allo scopo di indebito profitto, segnatamente alfine di poter procedere alla vendita di vetture in Svizzera, ripetutamente fatto uso di carte di circolazione italiane e certificati di proprietà italiani falsificati nonché allestito ovvero fatto allestire documenti di compravendita falsi, e meglio come descritto al punto 15 AA;
- tentata truffa per avere, il 3 febbraio 2014, presso l’Autonoleggio ACPR 17 SA, in correità con _, _ e _, alfine di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, presentandosi _ con le generalità di _, legittimandosi mediante la presentazione della carta d’identità originale di _ con apposta la fotografia di _ e con una patente di guida falsificata sempre a nome di _, tentato di ingannare con astuzia i titolari e/o i dipendenti dell’autonoleggio per indurli a mettere a loro disposizione il veicolo Audi Q5 targato _, veicolo che sarebbe stato successivamente rivenduto, ritenuto che lo stesso non è stato consegnato dalla società di noleggio unicamente a seguito dell’intervento della Polizia, e meglio come descritto al punto 16 AA;
- ripetuta truffa
-- per essersi, l’8 ottobre 2013 (data corretta al dibattimento; cfr. V. DIB pag. 3), a _, presso l’autonoleggio ACPR 9 SA, presentato con le generalità di _, legittimandosi mediante la presentazione della licenza di circolazione italiana intestata a _ ma con apposta la fotografia di IM 1, stipulando un contratto di noleggio, sottacendo la sua reale identità e il fatto che il veicolo era a lui destinato, ingannando in tal modo con astuzia il titolare e/o i dipendenti dell’autonoleggio, inducendoli a mettere a sua disposizione il veicolo Bentley Continental targato _, veicolo consegnato dall’autonoleggio il 10 ottobre 2013 (data corretta al dibattimento; cfr. V. DIB pag. 3) al sedicente _, poi identificato in _, ritenuto che IM 1 e _ hanno omesso di riconsegnare il veicolo entro il termine pattuito e che il veicolo in questione è stato venduto all’estero, e meglio come descritto al punto 17.1 pagg. 27-28 AA.
Per questi fatti, in alternativa all’imputazione di truffa la Pubblica accusa ha imputato il reato di appropriazione indebita (cfr. punto 17.1 pag. 29 AA) e di ricettazione (cfr. scritto del 14.4.2015, doc. TPC 23);
-- per essersi, il 17 ottobre 2013, a _, presso l’autonoleggio ACPR 17 SA, presentato con le generalità di _, unitamente al sedicente _, il quale si è legittimato con un documento verosimilmente falso, stipulando un contratto di noleggio, dando quale garanzia la carta di credito Mastercard n. _, falsa, intestata a _, allo scopo di firmare a nome _ il contratto di noleggio, sottacendo la loro identità e il fatto che il veicolo era a loro destinato, ingannando in tal modo con astuzia i titolari e/o i dipendenti dell’autonoleggio, inducendoli a mettere loro a disposizione il veicolo VW Golf n. telaio (recte: n. di targa) _, veicolo consegnato ai sedicenti _ e _, i quali omettevano di riconsegnarlo entro il termine pattuito, ritenuto che il veicolo in questione è stato verosimilmente venduto all’estero, e meglio come descritto al punto 17.2 pag. 28 AA.
Per questi fatti, la Pubblica accusa in alternativa ha imputato il reato di appropriazione indebita (cfr. punto 17.2 pag. 29 AA);
-- per essersi, il 17 ottobre 2013 (data corretta al dibattimento; cfr. V. DIB
inc. 72.2014.74-132-154/2015.6
pag. 8, doc. TPC 20), a _, presso l’autonoleggio ACPR 18, presentato con le false generalità di _, unitamente al sedicente _, legittimandosi mediante la falsa carta d’identità n. _, stipulando un contratto di noleggio, dando quale garanzia la carta di credito Mastercard n. _, falsa, intestata a _, sottacendo la loro identità e il fatto che il veicolo era a loro destinato, ingannando in tal modo con astuzia i titolari e/o i dipendenti dall’autonoleggio, inducendoli a mettere loro a disposizione il veicolo Ford Mondeo targato _, veicolo consegnato ai sedicenti _ e _, i quali omettevano di riconsegnarlo entro il termine pattuito, ritenuto che lo stesso è stato verosimilmente venduto all’estero, e meglio come descritto al punto 17 pag. 28 AA.
In alternativa, la Pubblica accusa ha imputato per questi fatti il reato di appropriazione indebita (cfr. punto 17.3 pag. 29 AA);
- appropriazione indebita
-- per essersi, nel giugno/luglio 2014, a _ ed in altre imprecise località del Cantone Ticino e dell’Italia, al fine di conseguire un indebito profitto, appropriato del veicolo Skoda targato _, da lui noleggiato presso l’autonoleggio ACPR 1 SA di _, omettendo di restituire lo stesso alla scadenza del contratto fissata per il 10 giugno 2013, e meglio come descritto al punto 18.1 AA;
-- per essersi, nel febbraio 2014, a _, _ ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino e dell’Italia, alfine di conseguire un indebito profitto, appropriato del veicolo Mercedes Classe A targato _, da lui noleggiato presso ACPR 16 SA di _, omettendo di restituire lo stesso alla scadenza del contratto fissata per il 31 gennaio 2014, ritenuto che il veicolo è stato nel frattempo recuperato e restituito al legittimo proprietario, e meglio come descritto al punto 18.2 AA;
- ripetuta falsità in certificati
-- per avere, nel periodo giugno 2013 - dicembre 2013, in occasione dei noleggi e della compravendita di vetture, esibito la patente di guida italiana intestata a _ con apposta la fotografia di IM 1, la patente di guida italiana intestata a _ con apposta la fotografia di IM 1, la carta d’identità intestata a _ con apposta la fotografia di IM 1 e la patente di guida italiana intestata a _, e meglio come descritto al punto 19.1 AA;
-- per avere, nel periodo fine gennaio - inizio febbraio 2014, in correità con _ e _, alfine di migliorare la propria situazione, alterato e fatto uso di carte di legittimazione contraffatte, e meglio per avere, dopo aver acquistato a _ da una terza persona non identificata, una licenza di condurre falsificata, intestata a _ ma con apposta la fotografia di _, nonché dopo aver alterato la carta d’identità italiana intestata a _ apponendovi la fotografia di _, fatto uso di tali carte di legittimazione per procedere al noleggio della vettura Audi Q5 targata _, e meglio come descritto al punto 19.2 AA.
Per completezza si segnala che esperita l’inchiesta, _ è stato condannato con decreto n. 5149/2014 del 31 ottobre 2014 per titolo di tentata truffa e falsità in certificati, per il noleggio dell’Audi Q5 presso l’ACPR 17, alla pena di 60 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni oltre alla multa di fr. 400.-; il decreto è cresciuto in giudicato (cfr. DA 5149/2014, doc. TPC 160
inc. 72.2014.74-132-154/2015.6
).
_ è stato condannato con decreto n. 5150/2014 del 31 ottobre 2014 (DA 5150/2014, doc. TPC 160
inc. 72.2014.74-132-154/2015.6
), cresciuto in giudicato, per titolo di tentata truffa e falsità in certificati per il noleggio dell’Audi Q5 presso l’ACPR 17 e per ricettazione di un veicolo BMW X6 venduto al garage _, alla pena di 90 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni oltre alla multa di fr. 600.-.
_ è invece stato prosciolto dall’imputazione di tentata truffa con sentenza della Corte delle assise criminali del 23 febbraio 2015, pendente presso la Corte di appello e di revisione penale a seguito degli annunci d’appello presentati da altri coimputati.
IM 1 non si presentava al dibattimento indetto per il 10 febbraio 2015 facendo pervenire, per il tramite del suo patrocinatore, un certificato medico (cfr. doc. DIB 2 e doc. TPC 177
inc. 72.2014.74-132-154/2015.6
).
La Corte provvedeva di conseguenza a disgiungere il procedimento a suo carico da quello a carico degli altri otto imputati di cui all’AA 108/2014 del 28 ottobre 2014 (cfr. decisione di disgiunzione del 10.02.2015, all. 1 al V. DIB dell’inc.
72.2014.74-132-154/2015.6
).
Il processo a carico di IM 1 veniva celebrato il 16 aprile 2015. L’imputato si presentava regolarmente in aula, salvo che alla lettura del dispositivo della sentenza (cfr. pagg. 7-8 del verbale del dibattimento).
4. Ripetuta ricettazione per mestiere (punti 10 e 12 AA) e ripetuta falsità in documenti (punti 11 e 13 AA)
4.1. Giusta l’art. 160 cifra 1 CP, chiunque acquista, riceve in dono o in pegno, occulta o aiuta ad alienare una cosa che sa o deve presumere ottenuta da un terzo mediante un reato contro il patrimonio, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria oppure con la pena comminata al reato preliminare, se questa è più mite. Se il reato preliminare è punibile solo a querela di parte, la ricettazione è punibile solo se la querela è stata presentata.
Dal profilo soggettivo il reato è intenzionale. L’autore non deve soltanto compiere intenzionalmente l’atto di ricettazione ma deve anche essere consapevole dell’origine delittuosa dell’oggetto ricettato. Il dolo eventuale, è tuttavia sufficiente.
L’autore deve dunque avere perlomeno accettato l’eventualità che l’oggetto dell’atto di ricettazione provenga da un reato contro il patrimonio commesso da un terzo.
Ciò è il caso quando le circostanze suggeriscono il sospetto di una sua provenienza delittuosa, come ad esempio quando uno sconosciuto vende oggetti preziosi ad un prezzo particolarmente basso.
Non occorre che l’autore conosca la natura esatta del reato contro il patrimonio, né le circostanze nelle quali esso si è compiuto.
L’art. 160 CP non presuppone che l’autore agisca al fine di procurarsi o di procurare ad un terzo un indebito profitto, rispettivamente un indebito vantaggio.
Giusta l’art. 160 cifra 2 CP, il colpevole è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 90 aliquote giornaliere se fa mestiere della ricettazione. Secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza CARP del 16 ottobre 2014, inc. 17.2014.169, consid. 11), l’autore agisce per mestiere quando risulta - dal tempo e dai mezzi che consacra agli atti criminosi, dalla loro frequenza durante un periodo determinato, così come dall’entità dei guadagni auspicati o ottenuti - che egli esercita l’attività delinquenziale alla stessa stregua di una professione, anche semplicemente accessoria (STF 6B_681/2009 del 18 febbraio 2010 consid. 2; DTF 116 IV 319 consid. 4; 117 IV 65; 119 IV 129; 123 IV 116).
Elementi costitutivi del delinquere per mestiere sono, quindi, una commissione ripetuta dei reati, l’intenzione di ottenerne un reddito e la disponibilità a commettere anche nel futuro un numero imprecisato di reati del tipo in questione.
In primo luogo, dunque, è necessario che il prevenuto abbia compiuto più reati (Marcel Alexander Niggli/Christof Riedo, Basler Kommentar, 2 ed., ad art. 139, n. 93).
In secondo luogo, l’autore deve avere agito con l’intenzione di ottenere un reddito. Ciò è dato solo se è riconoscibile l’intenzione di derivare con una relativa regolarità dall’attività criminale delle entrate per coprire almeno una parte delle spese necessarie a mantenere il tenore di vita (DTF 119 IV 129, 133; 123 IV 113, 116; 116 IV 319, 334 e segg.). Non è necessario che l’autore riesca concretamente ad ottenere il reddito, basta la corrispondente intenzione (DTF 68 IV 40, 44; 78 IV 91, 94 e segg.). Neppure indispensabile è che la delinquenza rappresenti l’unica o la principale fonte di guadagno del reo: un reddito complementare basta (DTF 123 IV 113, 117).
Da ultimo l’autore deve essere pronto a commettere un numero imprecisato di reati del genere in questione. La questione risulta essere poco problematica se egli nel passato ha perpetrato reati in una maniera tale da aver già palesato questa sua disponibilità. Se, invece, il numero dei delitti realmente effettuati è ridotto, la qualificazione può avvenire solo sulla scorta di una prognosi di plausibilità con riferimento a comportamenti futuri, fondata su quanto da lui sino a quel momento fatto e considerati la frequenza dei delitti, i mezzi impiegati per la loro commissione e l’ammontare del bottino (Marcel Alexander Niggli/ Christof Riedo, op. cit. ad art. 139, n. 102).
L'art. 12 cpv. 2 CP definisce le nozioni di intenzionalità e di negligenza. Commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. A tal fine, basta che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli il rischio (art. 12 cpv. 2 CP).
Come ricordato dalla CARP in una sentenza del 26 ottobre 2011 (inc. 17.2011.55), la seconda frase dell'art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di dolo eventuale (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2; DTF 133 IV 9 consid. 4), che sussiste laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il reato si produca e, cionondimeno, agisce, poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi e lo accetta pur non desiderandolo (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3; STF 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010 consid. 5.1.1; STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.1; STF 6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 152 consid. 2.3.2 pag. 156; DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2 pag. 28; DTF 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16; DTF 131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii; DTF 125 IV 242 consid. 3c pag. 251 con riferimenti; DTF 121 IV 249 consid. 3a pag. 253; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6).
Commette, invece, un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un’imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. L’imprevidenza è colpevole se l’autore non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 12 cpv. 3 CP).
Il discrimine tra dolo eventuale e negligenza cosciente può rivelarsi delicato, poiché in entrambi i casi l'autore ritiene possibile che l'evento dannoso o il reato si produca (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2).
La conclusione per cui l’autore ha accettato il risultato non può, quindi, essere dedotta dal semplice fatto che egli ha agito sebbene fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del risultato, in quanto si tratta di un elemento comune al dolo eventuale e alla negligenza cosciente (STF 6B_1004/2008 del 9 aprile 2009 consid. 3.1; DTF 130 IV 58 consid. 8.4 pag. 62).
La differenza si opera quindi al livello della volontà e non della coscienza (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c; DTF 133 IV 1 consid. 4.1 pag. 3).
Vi è negligenza, e non dolo, qualora l'autore, per un'imprevidenza colpevole, agisce presumendo che l'evento, che ritiene possibile, non si realizzi.
Come visto, vi è per contro dolo eventuale quando l'autore ritiene possibile che tale evento si produca e, ciononostante, agisce, poiché lo prende in considerazione nel caso in cui si realizzi, accettandolo pur non desiderandolo (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c; STF 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010 consid. 5.1.1; STF 6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 133 IV 1 consid. 4.1, 9 consid. 4.1; DTF 130 IV 58 consid. 8.3; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6).
Di regola, la volontà dell’interessato può essere dedotta, in mancanza di confessioni, da indizi esteriori e regole di esperienza. Il giudice può desumere la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove la possibilità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 133 IV 222 consid. 5.3; DTF 130 IV 58 consid. 8.4; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal TF). Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso in cui si produca, figurano in particolare la gravità della violazione del dovere di diligenza e la probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio (DTF 135 IV 12 consid. 2.3.2 e 2.3.3). Quanto più grave è tale violazione e quanto più alta è la probabilità che tale rischio si realizzi - alla luce delle circostanze concrete e dell’esperienza della vita - tanto più fondata risulterà la conclusione che l’agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l’ipotesi che l’evento dannoso si realizzasse (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.2; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3; DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2 e rinvii; DTF 133 IV 1 consid. 4.1; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal TF).
La probabilità deve essere di un grado elevato poiché il dolo eventuale non può essere ammesso con leggerezza (STF 6B_519/2007 del 29 gennaio 2008 consid. 3.1 e citazioni; DTF 133 IV 9 consid. 4.2.5; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal TF).
Altri elementi esteriori rivelatori possono essere il movente dell'autore e il modo nel quale egli ha agito (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.2; 6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3; DTF 133 IV 1 consid. 4.6; DTF 130 IV 58 consid. 8.4; DTF 125 IV 242 consid. 3c; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal TF).
4.2.
Nel caso concreto, dal punto di vista oggettivo tutte le auto indicate ai punti 10 e 12 dell’atto d’accusa sono risultate essere oggetto di reato patrimoniale all’estero, segnatamente in Italia, in Germania, in Spagna ed in Francia, sia perché il reato è stato denunciato dai legittimi proprietari, sia perché i veicoli risultano essere stati venduti con falsa documentazione (in particolare con l’indicazione di venditori che in realtà non erano i reali proprietari delle autovetture), sia perché ne è stata denunciata la perdita di possesso, come risulta dai rapporti di trasmissione del 3 settembre 2014 (AI 842) e del 27 agosto 2014 (AI 827), basati sulla documentazione sequestrata presso i garage svizzeri che hanno acquistato le auto, su quella acquisita presso le dogane e su quella presentata a _ per la successiva immatricolazione delle autovetture nonché sulla documentazione trasmessa agli inquirenti direttamente dai proprietari delle auto o dall’Autorità estera rogata.
Detti riscontri - non contestati dall’imputato - realizzano il presupposto oggettivo dell’imputazione di ricettazione.
4.3.
Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, va premesso che le dichiarazioni di IM 1 rese durante l’inchiesta, dove in sostanza negava di essere stato a conoscenza dell’origine illecita delle auto che aveva venduto in Ticino, sono state nei fatti superate dalle ammissioni che ha fatto al dibattimento, per cui le precedenti dichiarazioni verranno puntualmente richiamate solo quando necessario.
Al dibattimento IM 1 manteneva inizialmente lo stesso comportamento contraddittorio e poco trasparente sulle auto da lui trafficate che aveva avuto in inchiesta. Interrogato sull’imputazione di ripetuta ricettazione delle auto indicate ai punti 12 e 14 dell’AA, dichiarava di ammettere i fatti e riconosceva di aver ricettato le auto ivi indicate “
ma non tutte, ma a partire dopo la metà di ottobre
”, allegando che inizialmente per lui il “
commercio era regolare, _ mi portava i documenti
”.
Allo stesso tempo confermava - contraddittoriamente a questa sua ultima affermazione - di aver dato ad _, già a giugno 2013, una Skoda Octavia che aveva preso a noleggio e confermava anche di essersi presentato in occasione della prima auto venduta a _, con false generalità e cioè con il nome di _, affermando in pari tempo in modo del tutto incoerente “
di aver capito solo dopo che le auto non erano pulite
”.
Dichiarava che quando aveva venduto la prima auto a _, quest’ultimo “
voleva un contratto di compravendita e un documento
”. Lui si era rivolto a _ e questi gli aveva detto che gli “
avrebbe procurato i documenti
”.
Dopo una breve pausa, alla ripresa del dibattimento IM 1 cambiava atteggiamento e ammetteva di conoscere la situazione, “
ne ero a conoscenza completamente
”, diventando sempre più esplicito ed affermando:
"
ADR
: Che io sapevo che le auto erano di provenienza illecita. Provenivano da
noleggi, da acquisti di autovetture da privati che non venivano pagati e da leasing non pagati. La prima cosa che faceva il gruppo di _, di cui ho già indicato la composizione nel verbale eseguito su rogatoria, era pulire le auto, ovvero togliere il GPS satellitare.
ADR
: Che io sapevo che le auto erano di provenienza illecita perché mi era stato detto da _, che era presente fin dalla vendita della BMW X5 e quindi fin dall’inizio. Successivamente avevo saputo sempre da _, che erano stati rubati dei certificati di proprietà e delle carte di circolazione in bianco, che venivano riempite da _. Io personalmente avevo accompagnato in due occasioni _ a _ a prendere questi documenti in bianco. Pastrello aveva anche una conoscenza all’interno di un ufficio di pratiche automobilistiche e quando voleva far figurare che un leasing era stato estinto, preparava questa documentazione, la portava presso questo ufficio e il suo amico faceva figurare in via telematica che il leasing era estinto e veniva inserito proprio nel sito dell’ACI per far figurare che il leasing era stato estinto.
ADR
: Ammetto quindi i punti 12 e 14 dell’atto d’accusa.”
(VI imputato pagg. 2-3, all. 1 al V. DIB)
In relazione alle quattro automobili - Audi A1 n. telaio finale 3912, BMW X1 n. telaio finale 1023, Mercedes A180 n. telaio finale 1667 e Peugeot 208 n. telaio finale 5865 - che sono state consegnate a _ a inizio novembre 2013 da _ e _ mentre IM 1 si trovava in Messico, sempre al dibattimento l’imputato ha confermato - come aveva già fatto durante l’inchiesta (VI PP 28.08.2014 di confronto con _ pag. 6; VI PP 03.09.2014 pag. 5) - che “
io avevo diritto ad una commissione delle auto che sono state vendute mentre io ero assente in Messico. _ era il mio braccio destro
” (VI imputati pag. 8, all. 1 al V. DIB).
A parte queste ammissioni che l’imputato si è finalmente deciso, in aula, a fare, va rilevato che in ogni caso la sua consapevolezza in merito all’origine illecita delle auto risultava comunque acclarata anche in base alle dichiarazioni da lui stesso rese durante l’inchiesta.
Infatti, l’imputato aveva ammesso già durante l’inchiesta di avere, a giugno/luglio 2013, venduto ad _ per Euro 1'500.--, la Skoda Oktavia che aveva personalmente noleggiato a _, precisando che in quell’occasione _ gli aveva consegnato copia del documento di _ poiché “
io avevo detto ad _ che dovevo però cambiare intestatario del noleggio altrimenti mi avrebbero accusato di appropriazione indebita. Lui mi ha mostrato il documento di _ dicendomi che avrei potuto utilizzare questo nominativo per il cambio d’intestazione del noleggio
” (VI PP 04.02.2014 pag. 9; VI PP 19.02.2014 pag. 7; VI PP 18.08.2014 pag. 7).
Inoltre, IM 1 aveva dichiarato che a giugno 2013 _ gli aveva consegnato una scheda telefonica da utilizzare “
nell’ambito dell’attività ma anche personalmente
” (VI PP 06.03.2014 pag. 11), “
dicendo che si trattava di un’utenza che avrei potuto utilizzare per qualche mese, per la quale nessuno avrebbe pagato la fattura e che quindi dopo qualche mese sarebbe stato staccato
” (VI 13.03.2014 pag. 2).
Ora, è proprio _ - che gli aveva consegnato una scheda telefonica che non sarebbe stata saldata e che non molto tempo prima aveva accettato di acquistare un’auto sottratta ad un autonoleggio - a consegnargli la prima autovettura che IM 1 vende in Svizzera, unitamente a _, nel settembre 2013.
Accanto a ciò, vi è ancora che fin dalla prima auto venduta a _, IM 1 ricorre all’uso di false generalità, presentandosi quale _, esibendo la patente di guida di quest’ultimo - che gli era stata consegnata sempre da _, che gliel’aveva già fornita per cambiare l’intestazione del noleggio della Skoda di cui si era appropriato - e firmando il contratto di vendita a nome _.
Non vi è chi non veda che tutte queste circostanze sono del tutto inconciliabili con l’asserita buona fede invocata a più riprese da IM 1 durante l’inchiesta e all’inizio del dibattimento, prima di riconoscere di aver saputo fin dall’inizio dell’origine illecita delle auto che ha venduto in Svizzera.
La consapevolezza di IM 1 è poi ulteriormente confermata dalla chiamata in causa di _, suo braccio destro, che fin dall’inizio ha dichiarato, in maniera lineare e coerente, confermandolo anche a confronto ed infine in aula, che IM 1 (oltre a _) era a conoscenza dell’origine illecita delle auto (VI PG 20.08.2014 pag. 7; VI PP 25.08.2014 pag. 15; VI PP 26.08.2014 pagg. 7-8; VI 28.08.2014 di confronto con IM 1 del 28.08.2014; VI 29.08.2014 di confronto con _).
Sulla base di tutte queste risultanze, la Corte ha confermato le imputazioni di ripetuta ricettazione per tutte le auto indicate ai punti 12 e 14 dell’atto d’accusa, comprese le auto che sono state consegnate da _ e _ mentre IM 1 si trovava in Messico, dal momento che l’imputato stesso ha dichiarato che aveva diritto ad una commissione per le auto vendute a _ in sua assenza in quanto quest’ultimo era un suo cliente e che avrebbe dato una parte della sua commissione a _, che nella consegna di queste auto agiva quale suo braccio destro, per cui per la Corte è pacifica la correità di IM 1 nella vendita di queste auto.
La Corte ha confermato anche l’aggravante del mestiere, tenuto conto del numero di auto trafficate, del tempo dedicato a tale illecita attività e del reddito certamente importante di circa Euro 20'000.- che IM 1 ha dichiarato di averne conseguito (VI PP 03.09.2014 pag. 6).
4.4. Riguardo alla connessa imputazione di cui ai punti 13 e 15 dell’atto d’accusa, va rilevato che giusta l’art. 251 CP, si ha falsità in documenti quando un soggetto di diritto, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto d’importanza giuridica, o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento.
Questa disposizione (cfr. sentenza CARP del 04.08.2014, inc. 17.2012.172, consid. 10) non reprime solo la falsificazione di un documento (falso materiale) ma anche la redazione di un documento dal falso contenuto (falso ideologico).
Sono segnatamente documenti tutti gli scritti destinati e atti a provare un fatto di portata giuridica (art. 110 cpv. 4 CP).
La destinazione a provare (
Beweisbestimmung
) un fatto risulta direttamente dalla legge oppure dal senso o dalla natura dello scritto. L’attitudine a provare (
Beweiseignung
) è ammessa quando lo scritto è riconosciuto dalla legge o dagli usi commerciali come un mezzo di prova (DTF 132 IV 57 consid. 5.1; DTF 126 IV 65 consid. 2a e rinvii; Boog, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2007, n. 28 ad art. 110 cpv. 4).
Anche un documento non valido o nullo a causa di vizi formali o materiali può essere atto a provare (cfr. DTF 81 IV 238; Boog, op. cit., n. 30 ad art. 110 cpv. 4; Trechsel/Erni, Schweizerisches Strafgesetzbuch, San Gallo 2013, n. 8, pag. 1131 ad vor art. 251). In questo caso, è sufficiente che lo scritto crei l’apparenza di una dichiarazione giuridicamente rilevante (Boog, op. cit., n. 30 ad art. 110 cpv. 4).
La falsificazione in senso proprio (falso materiale) implica la formazione di un documento il cui vero estensore non corrisponde all'autore apparente: nell’ipotesi di falso materiale, dunque, il documento trae in inganno sull'identità di colui dal quale esso emana (DTF 137 IV 167 consid. 2.3.1; DTF 132 IV 57 consid. 5.1.1; DTF 128 IV 265 consid. 1.1.1; STF 6B_334/2007 dell’11 ottobre 2007 consid. 6.1). In questi casi, l'atto è punibile senza che sia necessario esaminare la questione di un eventuale contenuto menzognero del documento (DTF 132 IV 57 consid. 5.1.1; DTF 123 IV 17 consid. 2e).
Vi è, invece, falso ideologico se la realtà non corrisponde a ciò che è affermato nel documento: è, cioè, menzognero il documento il cui contenuto non corrisponde alla realtà pur emanando dal suo autore apparente (DTF 132 IV 12 consid. 8.1; DTF 131 IV 125 consid. 4.1; DTF 129 IV 130 consid. 2.1; DTF 126 IV 65 consid. 2a; STF 6B_334/2007 dell'11 ottobre 2007 consid. 6.1). Nel falso ideologico non vi è inganno sulla persona dell’autore. Semplicemente, ciò che l’autore dice non corrisponde al vero (Corboz, Les infractions en droit suisse, Berna 2010, n. 109 ad art. 251).
Nel caso di falso ideologico la giurisprudenza esige che il documento ai sensi dell’art. 110 cpv. 4 CP sia provvisto di un valore probatorio accresciuto, di una capacità particolare di convincere, di una garanzia speciale di veracità, di un’attitudine elevata a comprovare, di un carattere probante particolare (DTF 138 IV 130 consid. 2.1; 209 consid. 5.3; DTF 132 IV 12 consid. 8.1; DTF 131 IV 125 consid. 4.1; DTF 129 IV 130 consid. 2.1; DTF 126 IV 65 consid. 2a; DTF 123 IV 61 consid. 5b; DTF 122 IV 332 consid. 2c).
Quest’esigenza di valore probatorio accresciuto rispetto al caso di falso materiale, è giustificata dal principio secondo cui è maggiormente degna di protezione la fiducia che si può avere nel non essere ingannati sull'identità dell'autore di un documento rispetto a quella che si può riporre nel fatto che l'autore non menta (DTF 125 IV 273 consid. 3; STF 6B_334/2007 dell’11 ottobre 2007 consid. 6.1; Corboz, op. cit., n. 129 ad art. 251).
Il falso ideologico è una bugia scritta qualificata che si distingue da una semplice allegazione unilaterale per la sua capacità di convincere (DTF 126 IV 65 consid. 2a; DTF 123 IV 61 consid. 5b; DTF 122 IV 332 consid. 2c). Perché il falso sia punibile, il documento deve essere atto a provare la veridicità di ciò che in realtà è falso, ossia del suo contenuto (DTF 123 IV 17 consid. 2c): tale forza probante può risultare direttamente dalla legge (e dagli usi commerciali) o dalla natura stessa dello scritto (DTF 129 IV 130 consid. 2.2; DTF 126 IV 65 consid. 2a; DTF 122 IV 332 consid. 2a).
Il TF ha già avuto modo di stabilire che un contratto concluso in forma scritta semplice è atto a provare che le parti hanno scambiato delle dichiarazioni di volontà reciproche e concordanti, ma non che il contenuto delle stesse corrisponda alla loro reale volontà. La situazione è diversa solo ove sussistano garanzie speciali che le dichiarazioni concordanti delle parti corrispondano alla loro volontà effettiva (DTF 125 IV 273 consid. 3a/bb; DTF 123 IV 61 consid. 5c; DTF 120 IV 25 consid. 3f; STF 6B_382/2011 del 26 settembre 2011 consid. 2.2; STF 6S.423/2003 del 3 gennaio 2004 consid. 4.3; STF 6S.375/2000 del 1. novembre 2000 consid. 2c; cfr. anche sentenza TPF 21 aprile 2011 pubblicata in SK.2010.13 consid. 6.3.2).
La cosiddetta “menzogna scritta” trascende, dunque, in reato soltanto quando, dal profilo oggettivo, il documento gode di particolare credibilità per il valore che la legge o gli usi commerciali gli conferiscono (bilancio, conto perdite e profitti, inventario: Corboz, in ZBJV 131/1995 pag. 551) o per la posizione analoga a quella di un garante (
“garantenähnliche Stellung”
) della persona che lo ha redatto (come per esempio un funzionario, notaio, medico, architetto; cfr. Boog, op. cit. n. 48 e segg. ad art. 251; Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, pag. 147 e segg. e la giurisprudenza ivi citata), di modo che il suo destinatario vi possa ragionevolmente prestar fede (DTF 132 IV 12 consid. 8.1; DTF 129 IV 130 consid. 2.1; DTF 126 IV 65 consid. 2a; STF 6B_382/2011 del 26 settembre 2011 consid. 2.1; STF 6B_812/2010 del 7 luglio 2011 consid. 5.2; STF 6B_334/2007 dell’11 ottobre 2007 consid. 6; STF 6B_367/2007 del 10 ottobre 2007 consid. 4.2).
Una tale posizione è data quando l’estensore del documento è investito di un obbligo di verifica e di oggettività ed è, dunque, particolarmente degno di fiducia
(
Corboz in: ZBJV 131/1995 pag. 572). Ciò implica, di principio, che, in presenza di interessi opposti, l’autore del documento si trovi in una posizione neutrale (Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 139 ad art. 251).
Il TF ha avuto modo di stabilire che il semplice partner contrattuale non si trova in una posizione analoga a quella di un garante (DTF 121 IV 131 consid. 2c pag. 136).
La natura di documento di uno scritto - o meglio, la sua forza probante - è relativa. Uno scritto può essere considerato un documento - e, quindi, ad esso essere attribuita forza probante - per taluni suoi aspetti e non per altri (DTF 132 IV 57 consid. 5.1; DTF 129 IV 130 consid. 2.2; Boog, op. cit., ad art. 251, n. 43, pag. 1610). Una fattura, ad esempio, è impropria, in linea di principio - ancorché munita di ricevuta - a dimostrare la veridicità di quanto attesta. Essa può, però, essere idonea a provare che le dichiarazioni ivi contenute emanano dal loro autore, onde la punibilità (per falso materiale) di chi contraffà un tale atto (DTF 138 IV 130; DTF 121 IV 131 con svariati altri esempi e rinvii di giurisprudenza, richiamati anche in DTF 125 IV 273 consid. 3.a.bb; DTF 132 IV 57 consid. 5.1; DTF 126 IV 65 consid. 2a e rinvii), oppure può essere idonea a provare la veridicità del suo contenuto e, perciò, acquista carattere di documento in funzione della sua registrazione in contabilità (DTF 114 IV 31 in relazione ad un libro di cassa; cfr. Corboz, op. cit., ad art. 251, n. 155-156, pag. 260) oppure, ancora, acquista carattere di documento ed è considerata idonea a provare la veridicità del suo contenuto se siglata da un architetto (DTF 119 IV 54 consid. 2d) o munita di un visto di controllo (DTF 131 IV 125 consid. 4.5).
Secondo la giurisprudenza, occorre estrema cautela nell’attribuire valore probante accresciuto ad uno scritto: “
an die Beweisbestimmung und Beweiseignung einer Urkunde [seien] bei der Falschbeurkundung hohe Anforderungen zu stellen.
Art. 251 StGB sei deshalb restriktiv anzuwenden, soweit es um die Falschbeurkundung gehe
” (DTF 117 IV 165 consid.
2b). Il TF ha ritenuto rilevante la distinzione tra il ruolo di colui che redige il documento e quello di colui che deve verificarlo (controllore), per esempio decidendo che un rapporto di regia inveritiero firmato dal rappresentante di un’impresa di costruzioni non costituisce una falsità in documenti ai sensi dell’art. 251 CP (DTF 117 IV 169 consid. 2c).
Ciò posto, nel caso concreto la Corte ha confermato l’imputazione di ripetuta falsità in documenti di cui ai punti 13 e 15 dell’atto d’accusa, dal momento che IM 1 ha ammesso di essere stato a conoscenza e di aver utilizzato certificati di proprietà e carte di circolazione falsi, mentre l’imputato è stato prosciolto in relazione ai contratti di compravendita, che - come visto - non godono di per sé di una valenza probatoria accresciuta e non configurano quindi dei documenti ex art. 251 CP.
5. Appropriazione indebita di una Skoda Oktavia ai danni di ACPR 19 SA (punto 18.1 AA)
5.1.
Giusta l’art. 138 cifra 1 cpv. 1 CP chi, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, si appropria una cosa mobile altrui che gli è stata affidata, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
Secondo dottrina e giurisprudenza una cosa è ritenuta affidata ai sensi dell’art. 138 cifra 1 CP se viene consegnata all’autore o lasciata in suo possesso nell’interesse di un terzo per custodirla, amministrarla, consegnarla o alienarla secondo le istruzioni ricevute che possono essere tacite od espresse (DTF 120 IV 276, DTF 117 IV 256, DTF 118 IV 32, DTF 106 IV 257 e DTF 101 IV 33).
Affinché siano dati i presupposti oggettivi del reato occorre che l’autore abbia violato il rapporto di fiducia venutosi a creare con la vittima, disponendo senza il consenso dell’avente diritto ed in urto con le istruzioni ricevute di beni (o valori patrimoniali) altrui per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (Niggli/Riedo, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 138, n. 9 segg., Donatsch, Strafrecht III, Schulthess, Zurigo 2008, § 7 pag. 108 segg., Trechsel/Crameri, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo / San Gallo 2008, art. 138, n. 1 segg. e Corboz, Les infractions en droit suisse, Staempfli Editions SA, Berna 2002, art. 138 n. 2 segg.).
Il reato è realizzato soltanto qualora l’autore abbia commesso un atto di disposizione effettivo sul bene altrui e conseguentemente è l’impossibilità materiale di restituire la cosa mobile che determina la sua punibilità per aver disposto in modo illecito, duraturo e definitivo del bene affidatogli (DTF 118 IV 148).
Quo all’aspetto soggettivo trattasi di un reato intenzionale (art. 12 cpv. 2 prima frase CP), che presuppone la volontà e la consapevolezza dell’autore di appropriarsi di un bene altrui allo scopo di realizzare un indebito profitto (Niggli/Riedo, op. cit., art. 138 n. 105 segg., Donatsch, op. cit., § 7 pag. 114, 119 e 131, Trechsel/Crameri, op. cit., art. 138 n. 18 segg. nonché Corboz, op. cit., art. 138 n. 9 segg. e n. 24 segg.), anche se tale intenzione può realizzarsi anche in caso di dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP, DTF 118 IV 32 e 105 IV 29).
5.2. IM 1
ha riconosciuto già durante l’inchiesta di essersi appropriato, vendendola ad _ per Euro 1'500.-, della Skoda Oktavia che aveva noleggiato presso ACPR 19 SA di _ a nome di quello che aveva indicato - falsamente - essere suo zio, _, precisando che inizialmente non era sua intenzione appropriarsi dell’autovettura (VI PP 04.02.2014 pag. 9; VI PP 19.02.2014 pag. 7; VI PP 13.03.2014 pag. 5). Ha ribadito queste ammissioni anche in aula (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).
Essendo pacificamente adempiuti i presupposti oggettivi e soggettivi della fattispecie di appropriazione indebita, la Corte ha confermato il punto 18.1 dell’atto d’accusa.
6. Truffa ai danni di ACPR 9 SA, alternativamente appropriazione indebita o ricettazione (punto 17.1 AA)
6.1. Dalla denuncia sporta il 18 ottobre 2013 dal garage ACPR 9 SA, risulta che in data 8 ottobre 2013 presso il garage ACPR 9 SA di _ si era presentato un certo _, cittadino italiano, che voleva noleggiare una Bentley Continental per un periodo di tre giorni a partire dal 10 ottobre 2013. La dipendente del garage allestiva quindi il contratto di noleggio a nome di _, che consegnava la patente di guida italiana, della quale venivano eseguite delle fotocopie. Il giorno 10 ottobre 2013 si presentava tale _, asserendo che arrivava per conto di _ per il ritiro della vettura. La dipendente della ACPR 9 compilava quindi un nuovo contratto di noleggio a nome _ e fotocopiava la patente di guida italiana presentata da quest’ultimo.
Previo pagamento di fr. 2'700.-- per il noleggio e di fr. 2'000.-- quale deposito, _ partiva con la vettura, che avrebbe dovuto essere riconsegnata entro il 13 ottobre 2013 alle ore 18.00.
In data 12 ottobre 2013 _ inviava una e-mail scusandosi del fatto che non poteva riconsegnare l’auto per il termine pattuito ma solo per il 14 ottobre 2013. In una successiva e-mail informava inoltre che sarebbe giunto _ a riconsegnare l’auto. Dopo ulteriori contatti, in cui _ informava che _ si trovava in ospedale e ritenuto che in data 18 ottobre 2013 l’auto non era ancora stata riconsegnata, il garage ACPR 9 decideva di sporgere denuncia (cfr. VI PG _ del 18.10.2013).
Dai primi accertamenti esperiti dagli inquirenti risultava che le patenti di guida italiane fornite da _ e da _ erano false, che le foto sulle patenti di guida non corrispondevano a quelle delle reali persone e che l’utenza telefonica fornita al garage ACPR 9 da _, ovvero _, era intestata a IM 1 (cfr. rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 09.12.2013).
Successivamente emergeva inoltre che la fotografia apposta sulla patente di guida a nome di _, era quella di IM 1 e che in data 23.09.2013 dall’IPhone in uso a IM 1 era stato inviato un e-mail all’indirizzo _
(cfr. VI PP IM 1 13.02.2014 pag. 7).
6.2. Durante l’inchiesta, IM 1 ha sempre negato di aver preso parte al noleggio di quest’auto, negando di essersi mai recato presso il garage ACPR 9. Asseriva che l’auto era stata noleggiata dal sedicente _ e che _ l’aveva poi portata in Spagna per venderla ad un suo conoscente, tale _, precisando che lui aveva accompagnato _ nel viaggio con la Bentley sino in Spagna.
In un secondo momento ribadiva di non essere mai andato presso il garage ACPR 9, ma precisava che “
ho solo giocato il ruolo come colui che doveva posticipare il termine di consegna
” (VI PP 13.02.2014 pag. 7; VI PP 19.02.2014 pag. 3; VI PP 26.02.2014 pag. 5 e segg.; VI PG 08.04.2013, pag. 10 e segg.; VI PP 03.09.2014 pag. 9).
6.3. Il 15 aprile 2015, questa Corte, ritenuto che dagli atti risultava che il noleggio dell’autovettura Bentley presso il garage ACPR 9 era avvenuto tra l’8 e il 10 ottobre 2013 (e non il 13 ottobre 2013 come indicato al punto 17.1 AA, poi corretto in aula), incaricava la Polizia di verificare lo standort delle utenze telefoniche riconducibili a IM 1 nelle suddette date (doc. TPC 27).
Ad evasione di tale richiesta, con rapporto d’esecuzione del 15 aprile 2015 (doc. TPC 28) la Polizia cantonale comunicava che dall’analisi dell’utenza telefonica _ - in uso a IM 1, come da lui stesso dichiarato - “
possiamo confermare la presenza sul territorio elvetico dell’utenza telefonica in oggetto con diversi standort sul territorio cantonale concentrati principalmente tra mendrisiotto e luganese nelle date 08.10.2013 e 10.10.2013. Nel giorno 09.10.2013 non sono state registrate connessioni alla rete telefonica svizzera
”.
Per i dettagli si rinvia al rapporto d’esecuzione, dal quale risulta in particolare che sia l’8 ottobre 2013 che il 10 ottobre 2013, l’utenza in uso a IM 1 ha agganciato la cella telefonica di _, dove è situato il garage ACPR 9 SA.
6.4.
Al dibattimento IM 1 ha dichiarato:
"
Ammetto di essere andato il 10 ottobre 2013 ad accompagnare _ e _ a ritirare la Bentley a _. Non sono invece andato presso ACPR 9 l’8 ottobre 2013.
La Presidente
mi contesta che l’8 ottobre 2013 alla ACPR 9 è stata presentata una patente con apposta la mia fotografia.
ADR
: Io non lo sapevo, me l’ha detto la Polizia.
La Presidente
mi contesta che il numero telefonico a me in uso risulta agganciato all’antenna di _ anche in data 8 ottobre 2013 e non solo il 10 ottobre 2013.
ADR
:
Probabilmente il numero ce l’aveva _.
ADR
: Non mi ricordo di essermi presentato l’8 ottobre 2013 presso ACPR 9 a nome _, mi ricordo di aver trasmesso la patente di guida a nome _ con su la mia fotografia, via e-mail al garage.
La Presidente mi fa presente
che la testimone ha dichiarato che in data 8 ottobre 2013 _ si è presentato personalmente presso il garage. Dagli accertamenti sullo standort del mio telefonino effettuati nella giornata di ieri, risulta che il mio telefonino in data 8 ottobre 2013 era agganciato all’antenna di _ alle ore 15.24-25.
ADR
:
Io ribadisco che la prenotazione l’ho fatta via e-mail. Forse l’8 ottobre 2013 sono andato a vedere l’auto nel posteggio del garage, non sono entrato. Era solo per vedere quale era l’auto che mi avevano assegnato. Confermo di essere andato poi il 10 ottobre 2013 a prendere l’auto con _ e _. _ si sbaglia, non sono stato io a dargli i soldi per il noleggio ma è stato _.”
(VI imputato pag. 3, all. 1 al V. DIB)
IM 1 ha dichiarato inoltre che “
la Bentley è stata venduta in Francia, vicino a _. Non so a quanto è stata venduta ma io grazie alla vendita di quell’auto ho estinto due debiti che avevo nei confronti di _ e suoi parenti, per un pasticcio che aveva fatto _ di cui ho riferito nei verbali
” (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).
6.5.
Giusta l’art. 146 cpv. 1 CP si rende colpevole di truffa ed è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria chi, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere oppure ne conferma subdolamente l’errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio od altrui.
Il reato presuppone un inganno astuto. L’astuzia é ammessa se l’autore ordisce un tessuto di menzogne o mette in atto particolari manovre fraudolente od artifici (DTF 128 IV 18) oppure rilascia false indicazioni la cui verifica è impossibile, difficile o non ragionevolmente esigibile dalla controparte o impedisce alla stessa di verificare o prevede che questa vi rinuncerà in virtù di un rapporto di fiducia particolare (DTF 133 IV 256, DTF 128 IV 18, DTF 126 IV 165 e DTF 125 IV 124).
Oltre al presupposto oggettivo dell’inganno astuto il reato presuppone un errore da parte del truffato (Arzt, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea, 2007, art. 146 n. 72 segg.; Donatsch, Strafrecht III, Schulthess, Zurigo, 2008, § 18, pag. 207 segg.; Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. I, Stämpfli, Berna, 2002, Vol. I, art. 146 n. 24 segg.), una disposizione patrimoniale conseguente all’errore (Arzt, op. cit., art. 146 n. 77 segg.; Donatsch, op. cit., § 18, pag. 208 segg.; Corboz, op.cit., Vol. I, art. 146 n. 27 segg.), un danno patrimoniale (Arzt, op. cit., art. 146 n. 86 segg.; Donatsch, op. cit., § 18, pag. 212 segg.; Corboz, op.cit., Vol. I, art. 146 n. 32 segg.), un nesso causale tra la disposizione patrimoniale e il danno (Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike, Zurigo, 2008, art. 146 n. 29; Corboz, op.cit., Vol. I, art. 146 n. 38) nonché l’arricchimento dell’autore.
Per quel che concerne l’aspetto soggettivo l’autore deve consapevolmente e volontariamente ingannare la vittima allo scopo di conseguire un illecito profitto e tale sua intenzione deve estendersi anche alla realizzazione del nesso di causalità. Il dolo eventuale è comunque sufficiente (Arzt, op. cit., art. 146 n. 118 segg.; Donatsch, op. cit., § 18, pag. 217 segg.; Trechsel, op. cit., art. 146 n. 31; Corboz, op. cit., Vol. I, art. 146 n. 39 segg.).
6.6. La Corte ha considerato che in aula IM 1 ha ammesso per la prima volta di aver spedito via mail la patente di guida a nome _ con apposta la sua fotografia, continuando per contro a negare di essersi recato di persona presso l’autonoleggio per la conclusione del contratto l’8 ottobre 2013, salvo poi dichiarare che forse era andato a vedere l’auto nel posteggio del garage ma senza entrare.
Ha ammesso anche per la prima volta di essere andato con P_ e _, il 10 ottobre 2013, a ritirare la Bentley.
La Corte ha ritenuto che queste ammissioni sono state rese per la prima volta in aula evidentemente per giustificare la sua presenza a _ nei giorni 8 e 10 ottobre 2013, a fronte del riscontro oggettivo costituto dallo standort dell’utenza telefonica in suo uso.
Sulla base di tutte queste risultanze la Corte ha accertato che IM 1 ha utilizzato anche l’alias di _ e che unitamente a _ e _ è autore della truffa alla ACPR 9 SA, anche perché ha dichiarato - sempre in aula - che grazie al ricavato della vendita della Bentley, ha potuto estinguere dei debiti.
7. Truffe ai danni di ACPR 17 SA e di ACPR 18, alternativamente ripetuta appropriazione indebita (punti 17.2 e 17.3 AA)
7.1. Dagli atti risulta che il 23 ottobre 2013 la signora _ presentava, in nome e per conto della ACPR 17 di _, denuncia per appropriazione indebita di un’auto VW Golf dichiarando che “
il sig. _ si è presentato al nostro ufficio ACPR 17 SA in Via _ il 17.10.13/16.30 per noleggiare la VW GOLF Automatica targata _ per 4 gg. Era accompagnato dal sig. _ il quale ha presentato la sua carta di credito Master Card N. _ scadenza 08/16 per il pagamento del noleggio, i due hanno firmato il contratto. In data 21.10 non si sono presentati per la riconsegna, il 22.10 abbiamo cominciato a contattarli telefonicamente _ e _ con risposta che sarebbero venuti prossimamente ma poi non si sono mai presentati. Anche la Master Card non ha più copertura
” (denuncia 23.10.2013 presentata da ACPR 17).
Un caso analogo si verificava in medesima data presso la ACPR 18 di _. Infatti, “
in data 17.10.2013 si presentavano presso l’autonoleggio ACPR 18 di _ gli imputati _ e _. Gli uomini chiedevano il noleggio di un’auto per 5 giorni con riconsegna nella stessa agenzia di _. I dipendenti ACPR 18 verificavano la disponibilità di una loro vettura per il periodo richiesto. Nel parco auto di loro proprietà, per il periodo richiesto, era disponibile l’automobile Ford Mondeo di colore bianco targata _. I dipendenti chiedevano agli uomini di presentare i documenti necessari per il noleggio, ovvero una carta d’identità, una carta di credito e la licenza di condurre. _ ha noleggiato l’auto a suo nome ma come conducente per i 5 giorni di noleggio incaricava _. Quindi, al momento della compilazione del contratto di noleggio, _ esibiva la carta d’identità numero _ e la carta di credito Mastercard numero _. Inoltre forniva il recapito telefonico numero _. _ esibiva unicamente la patente di guida italiana numero _. Gli impiegati non ravvisavano nessuna anomalia nei documenti e consegnavano l’automobile agli imputati dandogli appuntamento per il 22.10.2013 alle ore 15:00 per la riconsegna
”. Dal momento che l’auto non veniva riconsegnata nel termine pattuito e che non era possibile raggiungere telefonicamente _, veniva sporta denuncia (rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 13.11.2013).
7.2. Durante l’inchiesta, si è dichiarato estraneo a questi fatti.
Interrogato in merito dalla Pubblica accusa il 19 febbraio 2014, ha dichiarato che non era stato lui a noleggiare le due autovetture, bensì _ e _ (alias _). Ha riferito che “_
e il sedicente _ sono arrivati a _ a bordo della vettura di _ e accompagnati da quest’ultimo. Io lo so in quanto li ho incontrati unitamente a _ a _ prima che venissero in Svizzera. ADR che mi avevano detto che venivano in Svizzera a prendere delle vetture. Io con questo potevo intendere diverse cose, non necessariamente che venissero a noleggiare delle vetture. ADR che in realtà per me era chiaro che venivano a noleggiare delle vetture. ADR che io so che _ e il sedicente _ sono poi ripartiti a bordo delle due vetture in direzione di _. ADR che non so che fine hanno fato queste vetture
” (VI PP 19.02.2014 pag 4).
Anche quando gli inquirenti gli hanno contestato che per il noleggio di queste due auto, è stata utilizzata la carta Mastercard n. _ a nome _ che è stata ritrovata dagli inquirenti tra gli effetti personali rinvenuti all’interno della vettura Mercedes targata _ di proprietà dell’autonoleggio _ di _ ma che era in suo uso (cfr. rapporto di complemento dell’08.04.2014, AI 552 e più sotto considerando 9), ritenuto inoltre che tale carta è stata utilizzata da IM 1 il 21 ottobre 2013 per tentare di effettuare il pagamento di un volo aereo, IM 1 ha ribadito la propria versione dei fatti (VI PG 08.04.2014).
Anche in occasione del verbale d’interrogatorio finale del 3 settembre 2014, IM 1 ha dichiarato che “
contesto nel modo più assoluto, come già fatto nei miei precedenti verbali, di aver partecipato al noleggio della VW GOLF e FORD MONDEO. So da _ che queste vetture sono state noleggiate da _, al quale lo stesso _ aveva consegnato una carta d’identità falsa a nome _ Alessandro
” (VI PP 03.09.2014 pag. 9).
7.3.
Su richiesta di questa Corte (doc. TPC 122 inc. 72.2014.74-132-154/2015.6), con rapporto di esecuzione del 27.01.2015 (doc. TPC 124 inc. 72.2014.74-132-154/2015.6) la Polizia ha trasmesso gli standort delle utenze telefoniche in uso a IM 1, dai quali risulta che il numero telefonico _ in uso a IM 1 “
nella giornata del 17.10.2013 (giorno in cui gli autori si sono appropriati del veicolo VW Golf e Ford Mondeo), aveva attività nel _
”. In particolare, la citata utenza ha agganciato antenne telefoniche situate nei pressi degli autonoleggi ACPR 18 di via _ ed ACPR 17 di via _ a _ in orari compatibili con i noleggi delle due auto. Inoltre, nel rapporto viene evidenziato che è “
importante far notare come, nella fascia oraria tra le 14.42 e le 16.21 del 17.10.2013, l’utenza italiana in uso a IM 1 abbia contattato utenze telefoniche fisse legate al commercio di automobili ed in particolare ad autonoleggi
”.
7.4.
In aula IM 1 in merito ai noleggi della Golf e della Ford Mondeo presso ACPR 17 e ACPR 18 in data 17 ottobre 2013 ha dichiarato:
"
Io non sono andato, sono andati _ e _. _ si è presentato con i documenti a nome _, mentre _ con i suoi documenti personali. Io in quel momento stavo andando in Spagna con _. Io sono partito per la Spagna il 17 ottobre 2013, non mi ricordo a che ora. Io ho accompagnato a _ _ e _, non so se prima presso la ACPR 17 o presso la ACPR 18. È per questo motivo che il mio telefono risulta a _. I due successivamente avrebbero preso una macchina per uno e sarebbero rientrati a _ il giorno stesso. Che io sappia la Golf e la Ford Mondeo sono finite a _. _ e _ sono partiti lo stesso giorno dopo averle prese a _. Io sono complice nel senso che li ho aiutati a prendere le due auto accompagnandoli a _ presso gli autonoleggi, sapendo quello che venivano a fare qui a _. Non ho preso nessun compenso per questo mio aiuto. Alla sera, come ho già detto, con _ sono partito per la Spagna.”
(VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB)
7.5.
La Corte ha considerato che in merito al noleggio della Golf e della Ford Mondeo del 17 ottobre 2013, l’imputato ha reso dichiarazioni contraddittorie. In inchiesta aveva infatti dichiarato che _ e _ erano stati portati a _ da _, chiamandosi quindi completamente fuori, mentre che al dibattimento ha ammesso - evidentemente a fronte del riscontro oggettivo costituito dagli standort dell’utenza telefonica in suo uso, che il 17 ottobre 2013 lo danno presente a _ e proprio negli orari in cui sono state noleggiate le autovetture - di essere stato lui ad aver accompagnato _ e _ a _ presso gli autonoleggi ACPR 17 e ACPR 18.
La Corte ha considerato inoltre che con il suo telefono IM 1 ha effettuato numerose chiamate a diversi autonoleggi e che la carta di credito utilizzata nei due noleggi, intestata ad _, è stata rinvenuta nell’auto che aveva in uso al momento dell’arresto, stessa carta che ha poi utilizzato una settimana dopo i noleggi, il 21 ottobre 2013, quando ha tentato di prenotare un volo aereo.
Tenuto conto inoltre che, come accertato dalla Corte, una settimana prima IM 1 aveva già noleggiato la Bentley a nome _ e che _ risulta aver sempre noleggiato le auto a suo nome, sulla base di tutti questi elementi la Corte ha ritenuto comprovato che è stato IM 1 a noleggiare anche queste due auto a nome _, auto evidentemente destinate a non più essere riconsegnate ma rivendute, per cui l’imputazione di truffa è stata confermata anche per i punti 17.2 e 17.3 dell’atto d’accusa.
8. Tentata truffa ai danni dell’ACPR 17 SA (punto 16. AA)
Come visto, l’imputato era stato fermato dalla Polizia unitamente a _ e _ il 3 febbraio 2014 presso l’autonoleggio ACPR 17 di _, dove il sedicente _ - risultato essere _ - avrebbe dovuto ritirare la vettura Audi Q5 che voleva noleggiare (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 03.02.2014, AI 319).
Già durante l’inchiesta (VI PP 04.02.2014 pag. 4; VI PP 13.02.2014 pag. 12 e segg.; VI PP 28.08.2014 pagg. 17-18; VI PP 03.09.2014 pag. 9) e ancora al dibattimento (VI imputato pag. 3, all. 1 al V. DIB), IM 1 ha ammesso che aveva incaricato _ di noleggiare l’autovettura Audi Q5 presso la ACPR 17 di _, autovettura che sarebbe poi stata venduta a un certo _. Aveva quindi consegnato a _ dei documenti falsi e meglio una carta d’identità a nome _ con apposta la fotografia di _ e una patente di guida falsificata a nome _, precisando che la fotografia di _ sulla carta d’identità di _ l’aveva applicata lui personalmente e che la patente di guida l’aveva fatta allestire a _.
Pacifica quindi la conferma del punto 16 dell’atto d’accusa, essendo manifestamente dati i presupposti oggettivi e soggettivi del reato di truffa, rimasto allo stadio del tentativo grazie al tempestivo intervento della Polizia.
9. Appropriazione indebita ai danni di ACPR 16 SA (punto 18.2 AA)
In merito all’imputazione di appropriazione indebita della Mercedes Classe A noleggiata da IM 1 - mediante la presentazione della sua carta d’identità e della sua patente di guida originali - presso l’autonoleggio ACPR 16 SA di _ per il periodo dal 24 al 31 gennaio 2014, veicolo che non è stato riconsegnato nel termine pattuito (cfr. rapporto d’inchiesta di Polizia giudiziaria dell’11.02.2014, AI 371) e che è stato recuperato dagli inquirenti dopo l’arresto di IM 1 a _ - su indicazione di quest’ultimo - e riconsegnato alla società di autonoleggio (cfr. rapporto di complemento del 04.04.2014, AI 553), IM 1 ha sempre dichiarato che è vero che non aveva riconsegnato il veicolo nel termine pattuito, ma che vi erano stati degli accordi telefonici secondo cui la riconsegna del veicolo era stata procrastinata e che non aveva potuto passare per sottoscrivere il nuovo contratto perché era stato arrestato (VI PP 13.02.2014 pagg. 14-15; VI PG 08.04.2014 pagg. 2-3; VI PP 03.09.2014 pag. 11; VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).
La Corte non ha reperito agli atti sufficienti elementi atti ad accertare definitivamente l’intenzione di IM 1 di appropriarsi dell’auto noleggiata a suo nome, ritenunto che l’auto è sempre rimasta in suo possesso e ritenuto anche il relativamente breve lasso di tempo intercorso tra il termine di riconsegna del 31 gennaio 2014 - prorogato al giorno successivo, per stessa ammissione di _, impiegato dell’autonoleggio (VI PG 11.02.2014) - e l’arresto di IM 1 del 3 febbraio 2014, per cui lo stesso è stato prosciolto dalla relativa imputazione.
10. Ripetuta falsità in certificati (punto 19 AA)
Pacifica ed incontestata l’imputazione di ripetuta falsità in certificati di cui al punto 19 dell’atto d’accusa, essendo comprovato ed avendo IM 1 ammesso di aver fatto uso dei falsi documenti elencati al punto 19.1 AA come pure di aver alterato e poi fatto uso della licenza di condurre e della carta d’identità intestate ad _ (cfr. VI imputato pag. 5, all. 1 al V. DIB).
11. Colpa e pena
Passando alla commisurazione della pena, va detto che la colpa di IM 1
è oggettivamente e soggettivamente grave.
IM 1 ha commesso reati oggettivamente gravi, avuto riguardo alle comminatorie di pena - fino a 10 anni - della fattispecie di ricettazione per mestiere, che entra poi in concorso con tutti gli altri reati che ha commesso.
IM 1 ha delinquito avendo alle spalle numerose condanne subite in Italia con due procedimenti - come lui stesso ha dichiarato - ancora in corso quando ha commesso i reati di cui oggi è chiamato a rispondere; si tratta per buona parte di reati analoghi a quelli oggetto del presente procedimento, ciò che porta a concludere che le condanne subite non hanno avuto alcun effetto su IM 1, che non ha colto ancora e fino in fondo la gravità di quanto ha commesso e che ha continuato a percorrere imperterrito e convinto la strada del facile guadagno, la strada del delinquere e della reiterazione di comportamenti che sa perfettamente essere illeciti e lo ha fatto anche quando sapeva che taluni suoi compari di merenda erano già stati arrestati, dimostrando con ciò una spregiudicatezza ed un’assenza di scrupoli davvero impressionante. Sbalordisce la facilità con la quale IM 1 si industria con falsi documenti, per commettere reati; quando non glieli fornisce _ o _, se li crea lui, rispettivamente va a _o dove si fa confezionare falsi documenti - patente di guida di _ - per poter perpetrare la truffa all’ACPR 17 a _ e non esita a percorrere km e km alla ricerca di auto vendibili facilmente, che sono ricercate, che si vendono facilmente sul mercato per realizzare facili e sicuri guadagni, dimostrando una propensione notevole alla reiterazione del reato. Non va dimenticato infatti che è stato fermato solo grazie all’intervento della Polizia; diversamente sarebbe andato avanti per chissà quanto tempo ancora, visto che è stato arrestato mentre si apprestava a prendere a noleggio una Audi Q5 che sarebbe stata fatta sparire e venduta.
Riguardo al suo comportamento va ancora tenuto conto che in spregio alle norme di condotta che gli erano state imposte al momento della scarcerazione, si è incontrato con _ poco fuori confine, offrendogli ancora delle auto evidentemente - visto quelle che trattava e i fornitori che aveva - di illecita provenienza, oltre ad avere contatti con _, come attesta tra l’altro anche l’sms che gli ha inviato in coincidenza - il 16 giugno 2014 - dell’interrogatorio di _ (_).
La Corte ha considerato che IM 1 ha scelto deliberatamente di mettersi a trafficare auto oggetto di reato patrimoniale, consapevole in pieno di quel che faceva anche perché a parte i procedimenti penali che ha già subito e quelli ancora in corso in Italia - per i quali tuttavia ha trascorso solo 40 giorni in carcere, come ha precisato in aula - è anche un uomo adulto, padre di tre figli, che l’età della ragione l’ha raggiunta ormai da un pezzo. Pertanto ha fatto quel che ha fatto, volendolo fare e sapendo quel che faceva.
Quindi una colpa oggettivamente e soggettivamente molto grave anche e non da ultimo per aver coinvolto l’amico _ nel suo continuo delinquere.
La Corte ha considerato a suo favore che nel corso dell’inchiesta ha, seppur in parte, collaborato con gli inquirenti, che in aula ha ammesso - relativamente alle truffe - fatti che in inchiesta aveva negato, seppur a fronte di riscontri oggettivi, che in merito alla ricettazione ha ammesso definitivamente ed in modo chiaro che sapeva sin dall’inizio che si trattava di auto di illecita provenienza, che ha ammesso di aver sbagliato e che ha riconosciuto il principio del risarcimento in favore degli accusatori privati.
Tutto ciò considerato la Corte, tenuto conto della gravità oggettiva e soggettiva di quanto commesso, della reiterazione dei reati e del concorso dei reati, considerati i proscioglimenti pronunciati, tenuto inoltre conto del carcere preventivo sofferto e della sua situazione familiare e personale, ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena di 3 anni di pena detentiva.
Considerati i precedenti a suo carico e che l’ultima condanna subita in Italia cade nei 5 anni precedenti la commissione dei fatti di cui oggi deve rispondere, IM 1 si trova nella condizione di cui all’art. 42 cpv. 2 CP e cioè della presenza di circostanze particolarmente favorevoli affinché si possa far luogo alla sospensione della pena.
Ora, la Corte ha considerato che DUF 1 non ha più interessato le autorità penali dal momento della sua scarcerazione, che si è presentato al dibattimento, che in aula ha fatto senz’altro delle ammissioni in più rispetto all’inchiesta e che sembra avere anche una condizione un po’ più stabile con il nuovo lavoro che ha avviato con la sua compagna. Tuttavia tutti questi elementi insieme non sono sufficienti, a giudizio della Corte, a garantire che IM 1 non commetta in futuro altri reati, per cui non ritiene data nella sua condizione la presenza di circostanze particolarmente favorevoli, motivo per cui la pena è da espiare.
12. Misure sostitutive della carcerazione
Con decisione separata (all. 3 al verbale del dibattimento), la Corte ha mantenuto la misura sostitutiva del deposito di una cauzione di Euro 12'400.-- ordinata nei confronti di IM 1 dalla Pubblica accusa quale misura sostitutiva della carcerazione e questo sia nell’ipotesi dell’esecuzione della pena, sia in quella di una procedura d’appello.
13. Istanze di risarcimento degli accusatori privati
Stante la condanna di IM 1 in relazione alle autovetture Audi A1 (n. telaio _) e Mercedes A180 (n. telaio _), già dissequestrate durante l’inchiesta, le relative istanze di risarcimento presentate da ACPR 1 Spa (doc. TPC 14) sono state accolte dalla Corte limitatamente alle spese legali, che sono state debitamente comprovate e dettagliate, di fr. 1'814.80 per ognuna delle due auto. IM 1 viene condannato a risarcire tali importi in solido con _ e _, che in relazione a queste autovetture sono stati condannati con giudizio separato.
Per il rimanente, le istanze di risarcimento presentate da ACPR 1 Spa per queste due autovetture vengono rinviate al competente foro civile.
Le richieste di risarcimento di ACPR 1 Spa concernenti le autovetture Audi A3 (n. telaio _), BMW 120D (n. telaio _), Audi A1 (n. telaio _), Audi A3 (n. telaio _) e Mercedes B180 (n. telaio _) sono invece state respinte, dal momento che IM 1 è del tutto estraneo alla vendita delle stesse.
La decisione in merito all’istanza di dissequestro e restituzione nonché di risarcimento presentata da ACPR 1 Spa relativa all’autovettura Mercedes E200 (n. telaio _) - come pure la decisione relativa alla richiesta di dissequestro inoltrata da ACPR 4 in relazione alla stessa autovettura - è devoluta al giudice di merito competente a statuire sull’opposizione interposta dallo stesso ACPR 4 contro il decreto d’accusa 5152/2014 del 31 ottobre 2014.
IM 1 viene inoltre condannato a risarcire alla società ACPR 6 Srl fr. 1'450.-- quale risarcimento delle spese legali, risultanti dalla fattura prodotta, in relazione all’autovettura Audi Q7 (n. telaio _), che con giudizio separato è stata provvisoriamente assegnata all’acquirente di buona fede, mentre che a ACPR 6 Srl è stato assegnato un termine per l’inoltro della causa di rivendicazione. Per ogni eventuale maggior danno, l’istanza di risarcimento presentata da ACPR 6 Srl (doc. TPC 31) viene quindi rinviata al competente foro civile.
Anche la richiesta di risarcimento delle spese legali - debitamente dettagliate - ammontanti a fr. 3'745.70 avanzata da ACPR 10 (doc. TPC 6) relativamente all’autovettura LAND ROVER, Range Rover Sport (n. telaio _), che con giudizio separato le è stato provvisoriamente assegnata, è stata accolta dalla Corte. IM 1 viene condannato al pagamento del risarcimento in solido con _ e _, che per questa autovettura sono stati anch’essi condannati con giudizio separato.
Analogamente, l’istanza di risarcimento inoltrata da ACPR 11 (doc. TPC 150) per fr. 595.-- quale risarcimento dei costi legali relativi all’autovettura Mercedes B180 (n. telaio _), che con giudizio separato è stata dissequestrata in suo favore, è stata accolta, in quanto comprovata e dettagliata. IM 1 viene condannato in solido con _, già condannato al risarcimento dell’importo di fr. 595.-- con giudizio separato.
Infine, la Corte ha accolto l’istanza di risarcimento fatta pervenire dalla società ACPR 3 Spa, con la quale ha postulato - in relazione all’autovettura BMW 530D (n. telaio _) già dissequestrata in suo favore in sede d’inchiesta - la rifusione di fr. 1'365.-- per spese legali e fr. 2'500.-- per altre spese necessarie sostenute (doc. TPC 16). IM 1 viene condannato al pagamento di questo risarcimento in solido con _, già condannato con la sentenza del 23 febbraio 2015.
Per contro, le seguenti istanze di risarcimento sono state rinviate al competente foro civile:
- istanza di risarcimento presentata da ACPR 7 SA (doc. TPC 11) in relazione all’autovettura BMW X6 (n. telaio _), veicolo (provvisoriamente) assegnato in suo favore con giudizio separato, poiché il danno non è stato sufficientemente sostanziato e comprovato;
- istanza di risarcimento della ACPR 13 (AI 888) relativa all’autovettura BMW X1 (n. telaio _), già dissequestrata in suo favore durante l’inchiesta, non bastando un’attestazione rilasciata dalla stessa ACPR 13 per comprovare l’entità del danno;
- istanza di risarcimento di ACPR 2 SA (AI 885) in relazione all’autovettura VW Golf CL 1.4 TZ (n. targa _, n. telaio _), in quanto non sufficientemente comprovata e documentata;
- istanza di risarcimento inoltrata da ACPR 9 SA (doc. TPC 7) relativa all’autovettura Bentley Continental (targata _, n. telaio _), poiché la valutazione allegata dall’istante non è sufficiente per sostanziare l’ammontare del danno, ritenuto inoltre che neppure vi è accenno, nell’istanza presentata, all’esistenza o meno di un’assicurazione.
14. Sequestri
Stante la richiesta di confisca della Pubblica accusa, alla quale la Difesa non si oppone (VI imputato pag. 5, all. 1 al V. DIB), tutto quanto sequestrato a IM 1 ed elencato a pag. 44 dell’atto d’accusa viene confiscato.
15. Tassa di giustizia e spese procedurali
Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e le spese procedurali sono a carico del condannato, fatta eccezione delle spese per la difesa d’ufficio.
Le note professionali dell’avv. DUF 1 sono state approvate così come esposte, ad eccezione del tempo indicato, di complessivi 20 ore e 30 minuti, per la preparazione del dibattimento, per la quale sono stati ritenuti sufficienti due giorni lavorativi (per complessive 16 ore). Con l’aggiunta dell’onorario per la partecipazione al dibattimento (6 ore a fr. 180.-- l’ora), la nota professionale è stata approvata per complessivi fr. 23'685.60, incluse le spese (fr. 1'000.-- ex art. 6 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili) e le trasferte (fr. 155.--).
Conformemente all’art. 135 cpv. 4 CPP, IM 1 è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino tale importo non appena le sue condizioni economiche glielo permettano.
Visti gli art.
12, 22, 40, 42, 43, 47, 49, 51, 69, 138, 146, 160, 251, 252 CP;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;