# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 47ec62f9-af31-5702-9d8e-e51c80a3cb6c
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
L'AO 1 si è rivolta il 7 maggio 2012 alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, per essere autorizzata a promuovere causa contro tutti i presidenti delle Commissioni tutorie regionali del Cantone Ticino (partitamente nominati) e far accertare una lesione della sua personalità ogni qual volta uno di quei presidenti svolgesse mandati di patrocinio come avvocato davanti alla Commissione tutoria regionale da lui presieduta o davanti a un'altra Commissione tutoria regionale. L'associazione annunciava inoltre di voler chiedere che il Pretore vietasse a quei presidenti di assumere mandati del genere e imponesse loro di rescindere gli analoghi mandati in corso. La relativa decisione sarebbe stata infine da pubblicare sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino a spese dei convenuti. Il tentativo di conciliazione è decaduto infruttuoso il 19 giugno 2012 e al termine dell'udienza il Segretario assessore ha rilasciato all'istante l'autorizzazione ad agire.
B.
Il 17 settembre 2012 l'AO 1 ha convenuto davanti al Pretore l'AP 1, presidente della Commissione tutoria regionale _ a _, avanzando nei confronti di lei le richieste formulate al tentativo di conciliazione, con particolare divieto di patrocinare una certa _ dinanzi alla Commissione tutoria regionale da lei presieduta. Nella sua risposta del 28 novembre 2012 l'AP 1 ha proposto di respingere la petizione. L'associazione ha replicato il 14 gennaio 2013, confermando le proprie richieste di giudizio. La convenuta ha duplicato l'8 febbraio 2013, proponendo una volta ancora di respingere l'azione.
C.
Nel frattempo, il 26 settembre 2012, il Gran Consiglio ha approvato una modifica della legge cantonale sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, ridenominata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell'adulto (RL 4.1.2.2), il cui nuovo art. 9 cpv. 1 prevede:

## Considerations

Il presidente dell'autorità regionale di protezione [già Commissione tutoria regionale] deve essere licenziato in diritto e il suo grado di occupazione non potrà essere inferiore all'80%.
La funzione è incompatibile con quella di patrocinatore in procedure nell'ambito del diritto di protezione
. Il membro permanente deve avere una formazione, definita dal regolamento, quale operatore sociale, sanitario o pedagogico.
La modifica di legge è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale
delle leggi e degli atti esecutivi n. 16/2013 del 15 marzo 2013 (pag. 127 segg.). Inizialmente prevista per il 1° gennaio 2013, la sua entrata in vigore è stata rinviata al 1° luglio 2013 per intervenuto
referendum (Foglio ufficiale n. 81/2012 del 9 ottobre 2012, pag. 7831)
e in seguito nuovamente prorogata al 1° novembre 2013 (sull'iter legislativo:
Paglia
, Diritto cantonale: un adeguamento fra sostanziali riforme, in: Dal diritto tutorio al diritto della protezione degli adulti, CFPG, collana rossa, vol. 49, Lugano 2014, pag. 85). L'AP 1 si è dimessa dall'Autorità regionale di protezione _ il 1° luglio 2013.
D.
Nel frattempo, il 26 aprile 2013, ha avuto luogo l'udienza per le prime arringhe, nel corso della quale il Pretore ha deciso di affrontare anzitutto (“scorporo ex art. 125 CPC”) la questione di sapere se fosse conforme agli art. 30 Cost. e 6 CEDU che gli avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione (già Commissioni tutorie regionali) potessero esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione. Il 22 maggio 2013 la convenuta si è rivolta al Pretore, chiedendogli di statuire preliminarmente anche sulla legittimazione passiva di lei. Invitata a esprimersi, l'attrice ha dichiarato il 6 giugno 2013 di opporsi. Il 18 luglio 2013 la convenuta ha presentato un'altra istanza, invitando il Pretore di verificare il sussistere di un interesse concreto e attuale al procedimento, avendo lei lasciato definitivamente l'Autorità regionale di protezione _ il 1° luglio 2013. L'attrice ha proposto il 24 luglio successivo di respingere anche tale istanza. Sentiti quattro testimoni, il Pretore ha giudicato sulle due richieste il 6 agosto 2013, respingendo la prima e accogliendo la seconda limitatamente alla ricevibilità del fatto nuovo.
E.
Alle arringhe finali le parti hanno rinunciato, sostituendo il dibattimento con atti scritti. Nel proprio allegato, del 31 luglio 2013, l'attrice ha invitato il Pretore a constatare che gli avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione non possono esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione senza ledere gli art. 30 Cost. e 6 CEDU. Nel suo memoriale del 13 agosto 2013 la convenuta ha proposto di stralciare la causa dal ruolo perché priva di ogni interesse degno di protezione, perché superata dagli eventi e perché la fattispecie non denota alcuna violazione dell'art. 6 CEDU né dell'art. 30 Cost.
F.
Statuendo il 22 ottobre 2013 sulla “conformità del sistema vigente con i parametri degli art. 6 CEDU e 30 Cost.”, il Pretore ha accertato in via pregiudiziale che “il regime (ancora in vigore) di possibile doppia funzione del presidente di una CTR (ora ARP) quale patrocinatore di parte dinanzi alla propria CTR (ora ARP), come pure dinanzi ad ogni altra CTR (ora ARP) del Cantone Ticino, non è conforme ai principi dedotti dagli art. 30 Cost. e
6 CEDU”. Egli ha precisato che, una volta passata in giudicato tale decisione, sarebbe stata indetta l'udienza per le arringhe finali “relativamente alle ulteriori richieste di giudizio, con successiva emanazione della decisione finale”. Le spese processuali di fr. 500.– sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
G.
Contro la decisione appena citata l'AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del
18 novembre 2013 nel quale chiede di accertare quanto essa prospettava nel memoriale conclusivo del 13 agosto 2013 sottoposto al Pretore, riformando di conseguenza il giudizio impugnato. Invitata il 14 agosto 2015 a esprimersi sull'interesse concreto e attuale all'emanazione del giudizio, l'attrice ha sostenuto il
28 settembre 2015 di avere “sicuramente un interesse degno di protezione a far accertare dall'autorità giudiziaria la completa incompatibilità tra il ruolo di autorità giudicante (presidente di ARP o Pretore di famiglia) e quello di patrocinatore, affinché sia rispettato il principio dell'equo processo”.
Considerando
in diritto: 1.
L'art. 308 cpv. 1 CPC prescrive che sono impugnabili mediante appello:
– le decisioni finali e incidentali di prima istanza, come pure
– le decisioni di prima istanza in materia di provvedimenti cautelari,
fermo restando che “le decisioni pronunciate in controversie patrimoniali sono appellabili unicamente se il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione è di almeno 10
000 franchi” (art. 308 cpv. 2).
a)
Finali
sono decisioni che pongono termine al processo, per ragioni d'ordine o di merito (art. 236 cpv. 1 CPC). Anche le decisioni parziali sono considerate finali se pongono termine a una parte del processo, sebbene la causa continui sulle questioni non ancora giudicate (
Jeandin
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 8 ad art. 308; FF 2006 pag. 6716 a metà).
b)
Incidentali
sono decisioni che non pongono termine al processo, ma che nel caso in cui fossero sovvertite – su ricorso – dall'autorità
giudiziaria superiore potrebbero portare immediatamente all'ema
nazione di una decisione finale “e con ciò si potrebbe conseguire un importante risparmio di tempo o di spese” (art. 237 cpv. 1 CPC). L'importante risparmio di tempo o di spese dovrebbe essere dato di regola (
Kriech
in: Brunner/Gasser/Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, Zurigo/S. Gallo 2011, n. 9 ad art. 237; v. anche T
appy
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 8 ad art. 237). Le decisioni incidentali sono impugnabili in modo indipendente, come le decisioni finali; una loro successiva impugnazione con la decisione finale è esclusa (art. 237 cpv. 2 CPC).
2.
Nella fattispecie il Pretore ha deciso all'udienza per le prime arringhe, valendosi dell'art. 125 lett. a CPC, di circoscrivere il procedimento, in una prima fase, alla questione di sapere se i presidenti delle Autorità regionali di protezione possano esercitare il patrocinio dinanzi a tali autorità, ove siano avvocati, senza infrangere gli art. 30 Cost. e 6 CEDU. Ora, le decisioni prese da un giudice dopo avere limitato il processo “a singole questioni o conclusioni” in virtù dell'art. 125 lett. a CPC possono essere finali o incidentali.
a)
Finali
sono – ad esempio – decisioni con cui il giudice accerti la mancanza di un presupposto processuale o della legittimazione oppure accerti l'intervenuta prescrizione o perenzione di una pretesa. Decisioni del genere infatti pongono termine al processo.
Incidentali
sono – per converso – decisioni con cui il giudice accerti l'esistenza di un presupposto processuale o della legittimazione oppure respinga la prescrizione o la perenzione di una pretesa. Simili decisioni invero non pongono termine al processo, ma potrebbero mettere fine al medesimo nel caso in cui l'autorità giudiziaria superiore capovolgesse su ricorso la decisione del primo giudice. Tanto le decisioni finali quanto le incidentali, ad ogni modo, sono appellabili, sempre che sia data – in controversie patrimoniali – la soglia del valore litigioso.
b)
Possono essere impugnate solo con la successiva decisione finale, per contro, decisioni prese dal giudice su “singole questioni o conclusioni” in virtù dell'art. 125 lett. a CPC che non risultano essere finali né incidentali (e che non hanno quindi carattere pregiudiziale). Si pensi – per esempio – all'ipotesi in cui un giudice statuisca preliminarmente sulla natura di un contratto litigioso (
Haldy
in: CPC commenté, op. cit., n. 5 ad art. 125). Decisioni siffatte costituiscono “altre decisioni” nel senso dell'art. 319 lett. b n. 2 CPC e sono impugnabili solo con reclamo, a condizione che possano arrecare un pregiudizio difficilmente riparabile (
Haldy
, op. cit., n. 3 ad art. 125 CPC).
3.
In concreto la decisione con cui il Pretore ha ritenuto che gli avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione non possano esercitare il patrocinio forense dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione non ha posto termine al processo, poiché la lesione della personalità di cui si duole l'attrice nella petizione deve ancora essere giudicata. La sentenza impugnata potrebbe tuttavia mettere fine al processo nel caso in cui questa Camera giungesse a una conclusione contraria e la riformasse. La lesione della personalità lamentata dall'attrice si riferisce esclusivamente, infatti, alla circostanza che la convenuta svolga mandati di patrocinio come avvocata dinanzi a un'Autorità regionale di protezione. Ove tale patrocinio risultasse legittimo, l'attrice non potrebbe censurare una lesione della propria personalità e la petizione andrebbe respinta. La decisione emanata dal Pretore il 22 ottobre 2013 è quindi incidentale e di conseguenza appellabile, un'azione in materia di protezione della personalità non avendo per altro carattere pecuniario (DTF 127 III 483 consid. 1a con rinvio).
4.
Ciò premesso, nell'appello la convenuta allega un duplice argomento: anzitutto essa contesta che gli avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione non potessero esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione senza violare gli art. 30 Cost. e 6 CEDU; in secondo luogo essa ricorda di avere definitivamente lasciato l'Autorità regionale di protezione _ il 1° luglio 2013, sicché l'attrice non ha più alcun interesse degno di protezione a far valere una asserita lesione della personalità superata dagli eventi. Questo seconda argomentazione va trattata con priorità, poiché qualora l'azione di merito risultasse priva di interesse pratico e attuale non sarebbe più di alcuna utilità interrogarsi sulla compatibilità degli art. 30 Cost. e 6 CEDU con il patrocinio professionale esercitato da presidenti delle Autorità regionali di protezione.
a)
L'attrice ha promosso il 17 settembre 2012 un'azione collettiva giusta l'art. 89 cpv. 1 CPC, norma che abilita associazioni e altre organizzazioni di importanza nazionale o regionale autorizzate dagli statuti a difendere gli interessi di determinati gruppi di persone in proprio nome per lesione della personalità degli appartenenti a tali gruppi. Con tale azione collettiva si può chiedere al giudice (art. 89 cpv. 2 CPC):
–
di proibire una lesione imminente ("azione inibitoria”: lett. a),
– di far cessare una lesione attuale (“azione di rimozione”: lett. b),
– di far accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti (“azione di accertamento”: lett. c).
L'art. 89 cpv. 2 CPC corrisponde letteralmente all'art. 28
a
cpv. 1 CPC e ha identica portata (
Jeandin
in: CPC commenté, op. cit., n. 17 ad art. 89 con rinvii). L'azione inibitoria e quella di rimozione hanno così carattere
difensivo
: l'una tende a prevenire una lesione imminente, l'altra a mettere fine a una lesione in atto. L'azione di
accertamento
, per contro, è sussidiaria (come questa Camera ha già avuto modo di ricordare: RtiD I-2011 pag. 648 n. 9c): la lesione essendosi ormai consumata, tale azione tende a eliminare i possibili effetti molesti che continuano a sussistere o a eliminare l'insicurezza giuridica legata alla questione di sapere se il comportamento della parte convenuta sia legittimo qualora la situazione dovesse ripresentarsi (
Steinauer/Fountoulakis
, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 227 n. 594 seg.;
Meier/de Luze
, Droit des personnes, articles 11–89
a
CC, Ginevra/Zurigo/Basilea 2014, pag. 365 n. 766 e pag. 366 n. 769;
Jeandin
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. n. 10 segg. ad art. 28
a
CC).
b)
Nel caso specifico l'attrice ha promosso un'azione di accertamento (richiesta di giudizio 1: accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti ogni qual volta la presidente della CTR _ [...] assuma mandati di patrocinio dinanzi a una CTR del Cantone Ticino), come pure un'azione inibitoria combinata con un'azione di rimozione (richiesta di giudizio n. 2: vietare alla convenuta di assumere nuovi mandati di patrocinio e obbligare la convenuta a rescindere i mandati in corso). Le azioni difensive della richiesta n. 2 sono senz'altro proponibili. L'azione di accertamento, così com'è formulata (richiesta di giudizio n. 1), non ha invece portata propria ed è “assorbita” dalle altre due. L'accertamento cui si riferisce l'art. 89 cpv. 2 lett. c CPC (e l'art. 28
a
cpv. 1 n. 3 CC) riguarda infatti lesioni della personalità ormai
concluse
, ma di cui sussistono strascichi molesti oppure di cui occorra chiarire la liceità qualora la situazione dovesse ripetersi, benché il rischio non appaia imminente. Nella fattispecie l'attrice chiede di vietare alla convenuta l'assunzione di nuovi mandati e di ordinare la rescissione di quelli in corso, ma non pretende che sussistano effetti molesti legati a mandati di patrocinio ormai conclusi. Quanto alla necessità di chiarire la liceità dei mandati di patrocinio nell'eventualità in cui la situazione dovesse ripetersi, essa è già compresa nella richiesta inibitoria, l'attrice dando il rischio di reiterazione della convenuta per imminente. Nelle circostanze descritte la domanda n. 1 non ha, come detto, portata propria. Rimarrebbe da statuire sulle azioni difensive della domanda n. 2.
c)
Sapere se, ai fini di un'azione difensiva, una lesione della personalità sia imminente o attuale va deciso in base al momento in cui il giudice statuisce. Se poi il rischio di lesione viene meno o la lesione si consuma in pendenza di causa,
il giudice respinge l'azione (
Jeandin
, op. cit., n. 5 e 9 ad art. 28
a
CC), ma suddivide equitativamente le spese del processo fra le parti (
Steinauer/
Fountoulakis
, op. cit., pag. 220 n. 580a;
Meier/de Luze
, op. cit., pag. 360 n. 757 con richiami). Nel caso in esame il Pretore non ha ancora avuto modo di statuire sulle richieste formanti oggetto delle azioni difensive. Sta di fatto che la convenuta ha lasciato definitivamente l'Autorità regionale di protezione il 1° luglio 2013 e che da quel momento essa non può più materialmente assumere né gestire mandati di patrocinio vestendo simultaneamente la carica di presidente dell'Autorità regionale di protezione. Può agire solo come avvocata, di fiducia o commissionata d'ufficio. E in condizioni del genere l'attrice non può più lamentare una lesione della personalità fondata sulla pretesa situazione di incompatibilità in cui la legale versava.
d)
Nella sentenza impugnata il Pretore reputa che le dimissioni della convenuta dall'Autorità regionale di protezione nulla mutino all'interesse giuridicamente protetto invocato dall'attrice (art. 59 lett. a CPC), poiché quest'ultima “agisce in applicazione dell'art. 89 CPC” (pag. 6 a metà). In realtà non è dato di comprendere perché mai un'azione collettiva a tutela della personalità dovrebbe distinguersi, sotto il profilo dell'interesse degno di protezione, da un'azione individuale. Tanto l'una quanto l'altra devono essere sorrette, al momento del giudizio, da un interesse pratico e attuale, fosse solo di fatto (FF 2006 pag. 6647 in alto; sulla nozione:
Zingg
in: Berner Kommentar, ZPO, edizione 2012, n. 45 segg. ad art. 59 con richiami). In nessun caso una sentenza è destinata ad accertamenti astratti o teorici. Diverso sarebbe il caso qualora occorresse accertare l'illiceità di una lesione della personalità pregressa, ma che continua a generare effetti molesti
(art. 89 cpv. 2 lett. c CPC, corrispondente all'art. 28
a
cpv. 1 n. 3 CC: sopra, consid. a). Nella fattispecie tuttavia l'attrice non chiede nulla di ciò. Il Pretore opina che in concreto un interesse degno di protezione sussista, comunque sia, perché “la causa famigliare tra i coniugi _ è ancora pendente e attiva” (sentenza impugnata, pag. 6 verso il basso). L'assunto non ha consistenza ove appena si consideri che tale causa nemmeno pende dinanzi all'Autorità regionale di protezione. Mal si intravede di conseguenza come potrebbe giustificare un interesse pratico e attuale al giudizio.
e)
Nelle sue osservazioni del 28 settembre 2015 l'attrice invoca la circostanza che il Consiglio di Stato propone entro il 2018 “l'implementazione delle ARP nelle Preture” e che ciò non esclude l'occupazione a tempo parziale di un “Pretore di famiglia”. Simili speculazioni non sorreggono minimamente un qualsivoglia interesse pratico e attuale a vietare all'AP 1 l'assunzione di nuovi mandati di patrocinio davanti alle Autorità regionali di protezione, per lei ormai impossibile in veste di presidente, né a obbligare la medesima a rescindere gli analoghi mandati in corso perché trattati in tale veste.
5.
Se ne conclude che la decisione impugnata, quantunque appellabile, non è di alcuna incidenza per il giudizio finale. Anzi, la questione di sapere se come presidente di un'Autorità regionale di protezione la convenuta potesse o non potesse esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione senza violare gli art. 30 Cost. e 6 CEDU non è più di alcun interesse degno di protezione dal 1° luglio 2013. La sentenza appellata si rivela così, come fa valere la convenuta, superata dagli eventi. E superate dagli eventi in pendenza di causa risultano altresì le azioni difensive promosse dall'AO 1, fondate sul presupposto che la convenuta avesse ancora modo di assumere o di condurre mandati di patrocinio conservando la carica di presidente dell'Autorità regionale di protezione _. Che poi la convenuta accetti ora o continui ora a gestire simili mandati, di fiducia o d'ufficio, come qualsiasi professionista al libero esercizio dell'avvocatura non è manifestamente una circostanza che può ledere la personalità dell'attrice né dei suoi affiliati.
6.
Le spese e le ripetibili del presente giudizio seguono la soccombenza dell'attrice, l'appello della convenuta meritando accoglimento (art. 106 cpv. 1 CPC). Quanto agli oneri processuali di primo grado, la petizione è divenuta priva d'interesse concreto e attuale già davanti al Pretore, onde – secondo dottrina (sopra, consid. 4c) – la sua reiezione e la necessità di suddividere le spese processuali fra le parti (sopra, loc. cit.). Ora, se da un lato l'attrice poteva avere buone ragioni per agire in giudizio, lo stesso legislatore cantonale avendo modificato l'art. 9 cpv. 1 della legge cantonale sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele nel senso auspicato dall'associazione, dall'altro ciò ancora non significa che la prassi invalsa fino ad allora, la quale consentiva ai presidenti delle Commissioni tutorie regionali il patrocinio forense davanti alla propria o a un'altra Commissione tutoria regionale, offendesse necessariamente la personalità di genitori non affidatari. Equitativamente si giustifica perciò di suddividere gli oneri a metà e di compensare le ripetibili
(art. 107 cpv. 1 lett. f CPC).
7.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), una controversia sulla protezione della personalità non ha – come detto (sopra, consid. 3 in fine) – carattere pecuniario e può formare oggetto di ricorso in materia civile senza riguardo a questioni di valore.