# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0223452f-078c-592f-8c8c-7aae2bea485d
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto: A.
Il 19 settembre 2001 _ ha denunciato e querelato l'agente di polizia _ per vie di fatto, lesioni semplici, ingiuria, abuso d'autorità ed esposizione a pericolo della vita altrui. Con decreto di accusa del 2 ottobre 2002, emanato al termine di informazioni preliminari, il Procuratore pubblico ha riconosciuto _ autore colpevole di vie di fatto per avere, il 9 agosto 2001, colpito _ con tre schiaffi durante un intervento di polizia a _. Il decreto di accusa è stato impugnato tanto dall'accusato quanto da _, costituitosi parte civile. Statuendo il 12 agosto 2003 senza dibattimento, il giudice della Pretura penale ha assolto _ dopo avere accertato che la prescrizione dell'azione penale per vie di fatto, cominciata a decorrere il 9 agosto 2001, si era compiuta il 9 agosto 2003 (art. 72 n. 2 e 109 vCP, in vigore fino al 30 settembre 2002).
B.
Contro la sentenza citata _ è insorto con ricorso per cassazione del 22 agosto 2003, chiedendo l'annullamento del giudizio impugnato e il perseguimento di _ per i reati di aggressione (art. 134 CP) e sequestro di persona (art. 183 n. 1 CP). Con sentenza del 26 novembre 2003 questa Corte ha parzialmente accolto il ricorso, nel senso che ha annullato la sentenza e ha rinviato gli atti allo stesso giudice della Pretura penale perché statuisse sull'opposizione al decreto di accusa introdotta da _ nella sua qualità di parte civile (inc. 17.2003.51). Con sentenza dell'8 aprile 2004, notificata alle parti il 19 aprile 2004 soltanto nei dispositivi comunicati oralmente, il giudice della Pretura penale ha prosciolto _ da ogni imputazione.
C.
Il 21 aprile 2004 _ ha comunicato alla Pretura penale di voler ricorrere contro tale sentenza, sollecitando la notifica delle motivazioni. Egli ha chiesto anche la ricusazione del giudice della Pretura penale, responsabile a suo parere di favoreggiamento (art. 305 CP) per avere indebitamente protetto l'accusato, oltre che per non avere tempestivamente avvertito lui medesimo del diritto di ricorrere (art. 276 CPP), ciò che a suo modo di vedere giustifica la restituzione in intero del termine per l'impugnazione (art. 21 CPP). Lo scritto è stato trasmesso dal primo giudice, per competenza, alla Corte di cassazione e di revisione penale. Esso non ha formato oggetto di intimazione.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Conclusa la discussione, il giudice di merito emana la sentenza, che è immediatamente comunicata verbalmente nei dispostivi con esposizione dei motivi essenziali all'accusato, alla parte civile e al Procuratore pubblico (art. 276 cpv. 1 CPP). Il giudice avverte le parti inoltre del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale entro cinque giorni e di chiedere, pure entro cinque giorni, la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP). Alla dichiarazione di ricorso deve poi far seguito la motivazione scritta entro venti giorni dalla notificazione della sentenza (art. 289
cpv. 1 e 4 CPP, cui rinvia l'art. 278 cpv. 2 CPP).
2.
Nello scritto del 21 aprile 2004 trasmesso dalla Pretura penale a questa Corte la parte civile parrebbe manifestare l'intenzione di impugnare la sentenza dell'8 aprile 2004. Potrebbe interpretarsi quindi come una formale dichiarazione di ricorso (art. 289 cpv. 1 CPP), nell'attesa di ricevere la sentenza motivata, espressamente richiesta. Se non che, su una richiesta intesa a ottenere la sentenza motivata deve statuire anzitutto – dandosene il caso – il giudice di merito. Certo, nello scritto la parte civile dichiara anche di ricusare quest'ultimo, ma a prescindere dalla circostanza che mal si comprende come si possa ricusare un giudice dopo l'emanazione della sentenza, quanto l'interessato si prefigge è in realtà di vedersi reintegrare nel termine per introdurre la dichiarazione di ricorso (art. 289 cpv. 1, applicabile in virtù dell'art. 278 CPP), nel termine per ottenere la motivazione scritta della sentenza (art. 276 cpv. 2 in fine CPP) e nel termine per presentare la motivazione del ricorso per cassazione (art. 289 cpv. 2, cui rinvia una volta ancora l'art. 278 CPP). Al primo giudice egli rimprovera in effetti di avergli impedito di far valere tempestivamente i propri diritti, non avvertendolo del suo diritto di ricorrere. Ciò posto, lo scritto del 21 aprile 2004 va trattato come un'istanza di restituzione in intero a norma dell'art. 21 CP.
3.
Si aggiunga che, fosse trattato come ricorso per cassazione, il memoriale della parte civile andrebbe dichiarato inammissibile già di primo acchito, proprio perché non preceduto da una tempestiva dichiarazione di ricorso. Questa Corte ha già avuto modo di stabilire per vero che il Procuratore pubblico il quale, valendosi della facoltà garantitagli dall'art. 274 cpv. 2 CPP, non compare al pubblico dibattimento, non può pretendere poi di vedersi prorogare il termine di cinque giorni per introdurre la dichiarazione di ricorso, tale termine cominciando a decorrere per tutte le parti dalla comunicazione verbale dei dispositivi. Né incombe al giudice rendere edotto il Procuratore assente dei dispositivi medesimi. Tocca se mai alla pubblica accusa adottare i provvedimenti necessari per informarsi tempestivamente circa l'esito del processo. Identico principio vale, in ossequio alla parità di trattamento, nel caso in cui assente (giustificata) sia la parte civile, la quale non può contare su comunicazioni apposite del giudice, ma deve osservare anch'essa il termine di 5 giorni per la dichiarazione di ricorso, informandosi tempestivamente circa il contenuto dei dispositivi (CCRP, sentenza del 2 dicembre 1997 in re Ministero pubblico, pag. 3; Rep. 1997 pag. 325 e 1998 pag. 378). Recentemente questa Corte ha esteso tale principio anche al condannato in contumacia che, all'ultimo momento, chieda infruttuosamente un rinvio del dibattimento: anche in tal caso spetta al contumace informarsi sull'esito del processo e introdurre tempestiva dichiarazione di ricorso, senza attendere l'intimazione della sentenza da parte del giudice (CCRP, sentenza del 15 luglio 2003 in re G., consid. 3).
4.
Nella fattispecie le parti sono state citate il 19 gennaio 2004 al pubblico dibattimento previsto giovedì 8 aprile 2004. Il 3 febbraio 2004 la parte civile ha comunicato al giudice della Pretura penale di non poter presenziare al dibattimento, le sue ristrettezze finanziarie impedendole di compiere la trasferta da _ a _, onde la richiesta di celebrare il processo a _. Con decisione del 4 febbraio 2004 il giudice, ricordato che a _ non esiste alcuna sede della Pretura penale, che in ogni modo non sussistevano motivi per celebrare il processo a un foro diverso e che la presenza della parte civile al dibattimento non era indispensabile, il procedimento seguendo il suo corso anche in caso di mancata comparsa della parte civile (art. 83 cpv. 1 CPP), ha respinto la domanda. Tale decisione, spedita il 5 febbraio 2004 all'interessato con raccomandata recante il n. _, è stata ritirata dal destinatario il giorno successivo. Il processo si è poi tenuto quell'8 aprile 2004. L'interessato però non si è attivato entro il termine di cinque giorni dalla comunicazione orale dei dispositivi (avvenuta quello stesso giorno) per introdurre una dichiarazione di ricorso. Egli ha manifestato tale proposito solo il 21 aprile 2004, ossia il giorno dopo essersi visto notificare i dispositivi da parte del giudice della Pretura penale. Troppo tardi.
5.
Occorre esaminare pertanto se la parte civile possa far capo con successo all'art. 21 CPP. Ora, la restituzione in intero può essere concessa ove la parte o il suo patrocinatore provi di non avere potuto osservare un termine perché impediti senza colpa di rispettarlo, o per forza maggiore, segnatamente per malattia, assenza scusabile, servizio pubblico o militare o per altre ragioni importanti. L'istanza va presentata entro dieci giorni dalla cessazione dell'impedimento (art. 22 cpv. 1 CPP) ed è decisa dall'autorità davanti alla quale doveva essere compiuto l'atto. Se è stato emanato un decreto d’accusa o una sentenza, competente è il giudice che lo sarebbe per giudicare il rimedio di diritto; in tal caso la restituzione è possibile solo per presentare ricorso (art. 22 cpv. 2 CPP). Se l'istanza è accolta, l'atto omesso dev'essere compiuto entro il termine di cui è concessa la restituzione (art. 22 cpv. 3 CPP).
6.
In concreto la parte civile ritiene giustificata la restituzione del termine per ricorrere poiché il primo giudice l'avrebbe posta nell'impossibilità di agire tempestivamente, omettendo di avvertirla circa il suo diritto di impugnare la sentenza. La tesi è destituita di fondamento. Alle ore 9.40 dell'8 aprile 2004, ovvero al termine del processo, il giudice della Pretura penale ha dato lettura dei dispositivi, spiegando oralmente i motivi della sua decisione. Inoltre egli ha avvertito oralmente le parti del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale entro cinque giorni e del diritto di chiedere la motivazione della sentenza (verbale del dibattimento, pag. 2). La parte civile sapeva che il dibattimento si sarebbe tenuto quel giorno, essendosi vista respingere la richiesta di tenere il processo altrove (sopra, consid. 4). È vero che nell'ordinanza del 4 febbraio 2004 il giudice della Pretura penale le aveva ricordato come la sua partecipazione al dibattimento non fosse indispensabile. Ma ciò non significa che, ove intendesse ricorrere, essa non dovesse attivarsi per conoscere l'esito della causa. D'altro canto essa nemmeno pretende di essere rimasta inattiva contando – a torto – su un avviso separato del giudice. Si limita ad asserire che incombeva al giudice informarla, ciò che però il giudice ha fatto oralmente al termine del processo. Quanto ad altri motivi che potrebbero giustificare una reintegra nei termini, non se ne scorgono. Ne discende che l'istanza volta alla restituzione in intero per ricorrere va respinta.
7.
Per le ragioni testé illustrate non è destinata a miglior sorte nemmeno l'istanza volta alla restituzione del termine per ottenere dal giudice della Pretura penale la motivazione scritta della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP), ancorché la richiesta andrebbe decisa da quello stesso magistrato (sopra, consid. 2). La circostanza che apparentemente l'art. 22 cpv. 2 CPP preveda la sola restituzione del termine per ricorrere (e non accenni a quello per ottenere la motivazione scritta della sentenza che si intende impugnare) in sé poco importa. Verosimilmente ciò si deve al fatto che fino al 1° gennaio 2003 nei processi davanti alle Corti delle assise correzionali e al Pretore la questione non si poneva, giacché l'obbligo di motivazione decadeva solo con la rinuncia scritta delle parti o con l'introduzione della dichiarazione di ricorso per cassazione (art. 260 cpv. 4 e 276 cpv. 2 vCPP). Il problema è, se mai, come una simile restituzione in intero sia compatibile con il principio dell'oralità e dell'immediatezza, a distanza di tempo il giudice della Pretura penale potendo anche non serbare memoria dei motivi che l'hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che in un altro (donde, per altro, il termine imperativo dell'art. 276 cpv. 3 CPP). L'interrogativo può rimanere aperto nella fattispecie, la parte civile non potendo essere reintegrata – comunque sia – nel termine per ottenere la motivazione della sentenza.
8.
L'istanza di restituzione in intero essendo destinata all'insuccesso, gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza (art. 15 cpv. 1 e 9 cpv. 1 CPP). Considerata nondimeno la particolarità del caso e il fatto che l'insorgente ha agito senza il patrocinio di un legale, appare giustificato soprassedere a ogni prelievo.