# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 41b957c1-18be-5359-8c6e-b1054ee23078
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 1996
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
che il _ marzo 1992 è deceduto a _ (_) _ _, cittadino italiano nato a Genova il _ febbraio 1923, già domiciliato a _, celibe, figlio unico di _ _ (18_-19_) e di _ _ (19_), tuttora residente a _;
che _ e, dichiarandosi figlia naturale del defunto, ha chiesto l’11 gennaio 1995 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, il blocco cautelare presso la _ a Lugano di tutti gli averi nella disponibilità di _ ved. _, del dott. _ _ e di _ _ _, in quanto di tali beni fosse “titolare, avente diritto economico o comunque disponente” il defunto _;
che con la medesima istanza _ _ ha chiesto inoltre di conoscere per il tramite della _ “l’esatta denominazione e composizione di tutti i beni” oggetto del blocco;
che, statuendo il 12 gennaio 1995 senza contraddittorio in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha parzialmente accolto l’istanza e ha decretato il blocco dei citati averi bancari;
che il 20 gennaio 1995 _, il dott. _ e _ _ _ hanno postulato la revoca del provvedimento emanato nei loro confronti, instando altresì perché _ fosse tenuta a prestare una cauzione di complessivi fr. 750 000.– in garanzia di spese e ripetibili;
che _ ha sollecitato per converso, il 23 gennaio 1995, l’accoglimento integrale della sua istanza;
che il 23 gennaio 1995 la _, sede di Lugano, ha presentato un’istanza al Pretore per essere autorizzata a intervenire accessoriamente in favore dei convenuti nel procedimento cautelare;
che al contraddittorio del 6 febbraio 1995, indetto per discutere la domanda di intervento, _ ha messo in dubbio l’esistenza di un presupposto processuale, facendo valere che il funzionario della _ comparso all’udienza, avvocato _ _, non aveva la capacità di rappresentare l’istituto da solo;
che il Segretario assessore ha sospeso il contraddittorio fino alla decisione sull’incidente processuale;
che con decreto dell’8 febbraio 1995 il Segretario assessore ha accertato l’incapacità dell’avv. _ _ a rappresentare la banca da solo (avendo diritto di firma collettiva a due), ha ordinato il seguito del contraddittorio per l’indomani (9 febbraio 1995) e ha posto le spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 250.–, a carico della _, tenuta a rifondere ad _ _ fr. 400.– per ripetibili;
che contro tale decreto la _ ha introdotto un appello del 20 febbraio 1995 in cui chiede di riformare la decisione impugnata, nel senso di riconoscere all’avv. _ _ la capacità di rappresentarla autonomamente all’udienza;
che nelle sue osservazioni del 20 marzo 1995 _ _ propone di respingere l’appello, mentre _, il dott. _ e _ sono rimaste silenti;
che nel frattempo, il 9 febbraio 1995, l’avv. _ _ si è fatto accompagnare in udienza dal dott. _ _ (anch’egli titolare di un diritto di firma collettiva a due) e che per finire il Segretario assessore ha accolto la domanda di intervento accessorio con decreto del giorno medesimo;
e considerando

## Considerations

in diritto:
che ogni persona avente l’esercizio dei diritti civili, nonché le società in nome collettivo e quelle in accomandita, possono pro-cedere in lite con atti propri (art. 38 cpv. 1 CPC), la capacità di stare in giudizio comprendendo anche quella di compiere perso-nalmente tutti gli atti processuali (art. 39 cpv. 1 CPC);
che il giudice esamina d’ufficio in ogni stadio di causa – dandosi motivo di dubbio – l’esistenza dei presupposti processuali, in specie la capacità delle parti e la legittimazione dei loro rappresentanti (art. 97 n. 4 CPC);
che su tali presupposti il giudice statuisce mediante decreto (art. 100 cpv. 1 CPC), mentre un eventuale appello contro tale decreto è trattato solo “con la prima appellazione sospensiva” (art. 96 cpv. 4 CPC);
che il giudice abilitato a concedere effetto sospensivo è quello che ha emanato il decreto, poiché conosce la lite più da vicino e può valutare meglio se sia il caso di sospendere il processo in attesa della sentenza di appello (
Cocchi/Trezzini
, CPC annotato, Lugano 1993, n. 3 ad art. 96;
Picard
, Studi sulla riforma del processo civile ticinese, Bellinzona s.d., pag. 138;
Anastasi
, Il sistema dei mezzi d’impugnazione del Codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag. 110);
che nel caso specifico l’appellante non ha nemmeno chiesto il conferimento dell’effetto sospensivo, di modo che ci si può domandare se il ricorso verta tuttora su una questione pratica e attuale (non sia divenuto, cioè, privo d’interesse giuridico);
che in realtà l’interrogativo può rimanere irrisolto, l’appello rivelandosi – comunque sia – destinato all’insuccesso;
che, infatti, una persona giuridica agisce per mezzo dei suoi organi, così nella conclusione dei negozi giuridici come per effetto di altri atti o omissioni (art. 54 e 55 CC);
che organi di una società anonima sono i membri del consiglio di amministrazione (organi
formali
) e coloro che di fatto partecipano in maniera determinante alla formazione della volontà sociale (organi
di fatto
), esercitando autonomamente – o lasciando credere di esercitare autonomamente – funzioni societarie (
Forstmoser/Maier-Hayoz/Nobel
, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996, pag. 175 n. 17 segg., pag. 187 n. 10, pag. 441 n. 3 segg. con rinvii di giurisprudenza);
che il modo in cui una società si fa rappresentare risulta dal registro di commercio (art. 641 n. 8 e 718 cpv. 1 CO), ma il solo diritto di firma – individuale o collettivo – non basta a conferire la qualità di organo (op. cit., pag. 443 n. 17 con richiami);
che il diritto di firma collettiva a due di cui fruisce in concreto l’avv. _ _ (doc. 1 dell’interveniente, n. di riferimento _), consulente legale della _ presso la sede di Lugano, non basta pertanto a qualificare il legale stesso come
organo
dell’istituto;
che nondimeno, a prescindere dalla qualifica di
organo
, la giurisprudenza ha sempre ammesso la validità di atti processuali compiuti da persone che rappresentano una società conformemente alle prerogative loro attestate dal registro di commercio;
che nella fattispecie, quindi, nulla impedisce all’avv. _ _ di rappresentare la _ insieme con un’altra persona avente diritto di firma collettiva a due (com’egli ha fatto, del resto, all’udienza del 9 febbraio 1996);
che diversa è la questione di sapere se l’avvocato _ possa rappresentare l’istituto bancario anche da solo;
che a tale proposito la banca invoca il diritto di conferire “una delega individuale specifica” a suoi funzionari in singole pratiche, ma disconosce che nel Cantone Ticino mandati di patrocinio forense possono essere affidati solo – fatto salvo l’art. 64
bis
CPC – agli avvocati ammessi al libero esercizio della professione e alle persone che detengono una rappresentanza legale (art. 64 cpv. 1 CPC), presupposti che non ricorrono nel caso in oggetto;
che rimane da esaminare se, a prescindere dal diritto di firma meramente collettivo risultante dal registro di commercio, l’avvo-cato _ possa essere qualificato come organo
di fatto
della banca, alla stessa stregua di chi partecipa in maniera determinante alla formazione della volontà sociale, esercitando autono-mamente – o lasciando credere di esercitare autonomamente – funzioni societarie;
che l’appellante qualifica appunto il suo consulente giuridico in-terno, responsabile del servizio legale, come organo
di fatto
, amministratore di “un ramo della banca importante per la realizzazione dello scopo sociale” (appello, pag. 3);
che tuttavia la qualifica di organo
di fatto
dipende non tanto dal-la responsabilità conferita al singolo dipendente nell’esercizio di una determinata funzione, quanto dalla possibilità – per quest’ ultimo – di partecipare in maniera rilevante alla gestione della politica aziendale, foss’anche in un particolare campo di attività;
che nel caso specifico l’avvocato _ svolge indubbiamente un ufficio di responsabilità, a lui incombendo di studiare il modo giuridicamente più opportuno per conseguire l’uno o l’altro obiettivo nel quadro delle finalità sociali, ma non consta partecipare in maniera rilevante alla scelta di tali obiettivi strategici, alla stregua per esempio di un direttore;
che non si ravvisano quindi gli estremi per qualificare l’avvocato _ come organo
di fatto
dell’istituto bancario;
che in tali circostanze il decreto processuale del Segretario assessore può, nell’esito, essere condiviso;
che gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre non si giustifica di attribuire ripetibili agli appellati che non hanno presentato osservazioni;
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,