# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** cc8a80e7-5af5-5a5b-9a82-756d5ce27daa
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decreto di accusa del _ 2015 (DAC _) _ è stato ritenuto colpevole di lesioni corporali gravi per avere, a _, attraverso diversi rapporti sessuali non protetti, sapendosi affetto da infezione HIV e sottacendolo al partner, cagionato a RI 1 un grave danno alla salute, segnatamente un’infezione HIV stadio A1 come descritto nel rapporto medico legale di data _. Con il medesimo decreto, e per i medesimi fatti, il PP ha imputato a _ il reato di propagazione di malattie dell’uomo per la trasmissione a RI 1 dell’infezione HIV e ciò alla luce del parere medico legale stilato il _ (doc. F). _ è stato condannato alla pena detentiva di _. L’accusatore privato è stato rinviato al foro civile per pretese di corrispondente natura.
1.2. Il 15 dicembre 2016 RI 1, rappresentato dall’avv. _ e dal dott. iur. _, ha inoltrato al Dipartimento della sanità e della socialità (di seguito: DSS), un’istanza di riparazione morale, indennizzo per il danno subito e aiuto a lungo termine ai sensi della LAV. RI 1 ha chiesto una riparazione del torto morale stimabile in CHF 15'000.--, un indennizzo per il danno economico pari a fr. 11'352.40 e un contributo per le spese mediche in ragione di fr. 1'000.-- all’anno fino al raggiungimento del tetto massimo reddituale (doc. 1).
1.3. Con decisione del 17 settembre 2018 il DSS ha dichiarato irricevibile l’istanza in quanto prescritta. In applicazione dell’art. 25 cpv. 1 LAV ha accertato che il reato è stato commesso il 29 agosto 2011 e che al momento dell’inoltro dell’istanza il termine di cinque anni era già scaduto (doc. B).
1.4. RI 1, rappresentato dall’avv. _ e dal dott. iur. _, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone, previo richiamo dell’incarto dal DSS e la sua audizione testimoniale, l’annullamento e l’accertamento della tempestività dell’istanza del 15 dicembre 2016 con rinvio degli atti all’amministrazione affinché entri nel merito della richiesta (doc. I). L’insorgente rileva che nel mese di agosto 2011 ha iniziato una relazione con _, il quale “
ha assicurato di essere “pulito”, ossia di non essere affetto da malattie sessualmente trasmissibili
”. Fidandosi delle parole del suo partner, ha avuto rapporti sessuali non protetti. Alcune settimane dopo l’inizio della relazione ha cominciato ad accusare sintomi influenzali violenti, accompagnati da febbre e malessere generale ed in seguito ad accertamenti medici è stata diagnosticata l’infezione da HIV. Nel mese di gennaio 2012 si è recato da _ chiedendogli di sottoporsi ad accertamenti medici volti a determinare se egli fosse o meno portatore del virus, ciò che avrebbe permesso di verificare, oltre all’origine dell’infezione, il grado di resistenza virale di _, parametro fondamentale per una corretta ed ottimale calibrazione della terapia. Quest’ultimo si è rifiutato di dare seguito alla richiesta e non ha voluto chiarire le circostanze del contagio. Nel corso del 2016 il ricorrente si è confrontato con le conseguenze economiche della malattia ed ha deciso di inoltrare un’istanza ai sensi della LAV.
Nel merito l’insorgente ritiene che il DSS ha erroneamente individuato il momento determinante per la decorrenza del termine quinquennale di cui all’art. 25 cpv. 1 LAV nel giorno in cui è verosimilmente avvenuto il contagio con il virus dell’HIV, ossia il 29 agosto 2011. Il ricorrente evidenzia tuttavia che il termine di 5 anni parte dal reato o dalla conoscenza del reato. Nel caso di specie egli sostiene di aver avuto il fondato sospetto di essere stato vittima di un reato e meglio della volontaria e consapevole trasmissione della malattia da parte di _ in occasione dell’incontro avvenuto nel mese di gennaio 2012. Fino a quel momento l’interessato sostiene di essere stato “basito” della diagnosi ricevuta poiché il suo partner l’aveva rassicurato circa il proprio stato di salute e specificatamente circa l’assenza di malattie sessualmente trasmissibili. Solo in seguito all’atteggiamento avuto nel corso dell’incontro del gennaio 2012 ha iniziato a sospettare che _ non solo fosse a conoscenza della propria malattia ma che il contagio fosse intenzionale. L’insorgente evidenzia poi che solo con l’emissione del decreto d’accusa il _ 2015 vi è stata la conferma del reato. In precedenza nulla era stato accertato circa la responsabilità di _. Solo in quel momento il ricorrente ritiene di aver acquisito la qualità di vittima. Da cui la tempestività dell’istanza.
In via subordinata il ricorrente rileva di essere stato informato dalle autorità di perseguimento penale, segnatamente la Polizia, della possibilità di postulare l’aiuto alle vittime, come prescritto dall’art. 8 cpv. 1 LAV, per la prima volta in occasione dell’interrogatorio del _ 2012 e di essere venuto a conoscenza delle concrete pretese risarcibili solo in seguito alla consulenza fornita dai suoi legali nel mese di novembre 2016. A questo proposito il ricorrente sostiene che in DTF 123 II 241 il Tribunale federale ha stabilito che la mancata informazione impedisce il decorso del termine di perenzione, non essendo garantita alla vittima la possibilità di decidere in modo informato. In concreto è stato parzialmente informato della possibilità di chiedere l’aiuto alle vittime di reato al più presto in data _ 2012 nel corso dell’interrogatorio di Polizia, mentre l’informazione dettagliata sulle pretese risarcibili e sulla procedura da seguire è stata ottenuta dal ricorrente solo a seguito della consulenza legale avvenuta nel mese di novembre 2016. Da cui la tempestività dell’istanza.
1.5. Il 18 ottobre 2018 il DSS ha chiesto una proroga del termine (doc. III), che il Giudice delegato del TCA ha respinto il 19 ottobre 2018, chiedendo di produrre gli atti penali nella loro completezza (doc. IV).
1.6. Con risposta del 30 ottobre 2018 il DSS ha affermato che “
per quanto concerne la richiesta di un contributo alle spese di aiuto a più lungo termine, tale richiesta è tempestiva in quanto non soggiace al termine di perenzione di cui all’art. 25 cpv. 1 LAV. Lo scrivente dipartimento annulla pertanto la sua decisione del 17 settembre 2018 su tale aspetto ed emanerà separatamente una nuova decisione limitatamente alla richiesta di contributo alle spese per l’aiuto a più lungo termine
”. Per il resto l’amministrazione ha chiesto la reiezione del ricorso, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. VI).
1.7. Con osservazioni del 7 novembre 2018 il ricorrente ha contestato l’agire del DSS che dapprima avrebbe emesso una decisione carente di motivazione ed in seguito proceduto ad annullare parzialmente la propria decisione riservandosi di emetterne una nuova in un momento successivo a sua completa e totale discrezione. L’insorgente sostiene che la modifica della decisione non è motivata e che il DSS, telefonicamente, ha “
semplicemente comunicato ai sottoscritti legali “d’essersi accorto del proprio errore
”. L’interessato, alla luce di quanto accaduto, rileva di non voler in alcun modo collaborare ulteriormente con il DSS se non nell’ambito del presente procedimento e si oppone all’annullamento parziale della decisione “
in quanto irrito
”, poiché l’art. 6 Lptca prevede che l’autorità può solamente riesaminare il provvedimento impugnato e per il cpv. 2 deve notificare immediatamente una nuova decisione alle parti. Il ricorrente chiede di conseguenza al TCA di esprimersi su tutto il ricorso. Circa il momento determinante per il calcolo della decorrenza del termine di perenzione, l’insorgente sostiene che il DSS interpreta erroneamente la dottrina e la giurisprudenza e contesta nuovamente la decisione impugnata. L’interessato, per terminare, riassume la fattispecie rilevando di avere subito il contagio con l’HIV nel mese di agosto 2011 mentre la diagnosi è giunta tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2011. Nel mese di gennaio 2012 egli si è confrontato, per la prima volta dopo il contagio, con l’autore del reato e solo in tale occasione ha iniziato a nutrire un fondato sospetto che fosse stato compiuto un reato in suo danno, ossia il contagio intenzionale con il virus. Nel mese di maggio 2012 il ricorrente ha deciso di sporgere querela contro l’autore del reato e nel mese di _ 2012 egli è stato sentito dalla Polizia che, per la prima volta, lo ha informato della possibilità di adire il Servizio alle vittime nel termine di cinque anni. Solo nel mese di _ 2015 l’autore del reato è stato riconosciuto colpevole di lesioni gravi e propagazione di malattie dell’uomo e, il successivo 15 dicembre 2016, egli ha inoltrato l’istanza LAV al DSS. Alla luce della sequenza dei fatti il ricorrente ritiene che il termine quinquennale di perenzione abbia cominciato a decorrere dal gennaio 2012. Egli ribadisce dunque la tempestività della sua istanza e la fondatezza dei suoi diritti.
1.8. Con scritto dell’8 novembre 2018, trasmesso al Tribunale per conoscenza, il DSS ha indicato al patrocinatore del ricorrente di avere preso atto della posizione dello stesso e come questi non intenda dar seguito alla richiesta di complemento di informazioni formulata il 5 novembre 2018 dal DSS. L’amministrazione ha segnalato poi come, in assenza di tali informazioni, abbia sospeso l’evasione della richiesta di un contributo per l’aiuto a più lungo termine fino a crescita in giudicato della sentenza del TCA e alla ricezione del complemento richiesto (doc. X).
1.9. Il 14 novembre 2018 il DSS ha preso posizione sulle osservazioni dell’insorgente, confermando la richiesta di reiezione del ricorso per quanto concerne la tempestività della domanda di risarcimento danni e di indennizzo (doc. XII).
1.10. Il 22 novembre 2018 è pervenuto al TCA lo scritto del Procuratore Pubblico, che ha assegnato un termine di 10 giorni a RI 1 e a _ per formulare osservazioni alla richiesta di trasmissione di copia degli atti penali completi del procedimento penale (doc. XIV).
1.11. Il 21 novembre 2018 l’insorgente si è nuovamente espresso in merito (doc. XV).
1.12. Solamente il 28 gennaio 2019 è giunto al TCA l’incarto penale relativo al procedimento in esame (doc. XX) e giorno successivo il Tribunale ha scritto al ricorrente assegnandogli un termine scadente il 6 febbraio 2019 per presentare eventuali osservazioni scritte in merito allo stesso, per le sue implicazioni relative alla causa LAV, ritenuto, infatti, come il precedente 12 ottobre 2018 il dr. iur. _ già aveva visionato l’incarto presso il Ministero Pubblico, estraendone delle copie (doc. XXII).
1.13. Il ricorrente si è espresso il 6 febbraio 2019, scritto trasmesso per conoscenza al DSS il 7 febbraio 2019 (doc. XXIV), ribadendo di aver saputo solo in occasione dell’incontro con _ nel mese di gennaio 2012 che al momento del rapporto quest’ultimo era consapevole di essere portatore del virus HIV. Inoltre non risulta che prima del _ 2012 egli sia stato reso edotto della possibilità di inoltrare l’istanza LAV (doc. XXIII).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. L’art. 6 Lptca stabilisce che l’autorità amministrativa può, fino all’invio della sua risposta, riesaminare il provvedimento impugnato (cpv. 1). Essa notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al Tribunale (cpv. 2). Quest’ultimo continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto senza oggetto per effetto della nuova decisione; se la stessa si fonda su elementi di fatto o di diritto notevolmente differenti, il Giudice delegato assegna al ricorrente un termine di 10 giorni per prendere posizione (cpv. 3).
La riconsiderazione pendente lite permette all'amministrazione di riesaminare un proprio provvedimento dopo che l'insorgente ha espresso il suo punto di vista nell'atto di ricorso ed eventualmente di modificarlo corrispondentemente alle richieste della parte ricorrente (
R. Hischier
, Die Wiedererwägung pendente lite im Sozialversicherungsrecht oder die Möglichkeit der späten Einsicht, in SZS 1997 pag. 452).
L'amministrazione non può, invece, rivedere la decisione impugnata dopo aver presentato la risposta di causa ai giudici di primo grado. Una decisione resa dopo questo termine assume anch’essa unicamente il carattere di una
proposta
indirizzata al giudice, affinché egli decida nei sensi della nuova decisione (STF 8C_1/2011 del 5 settembre 2011 consid. 1; DTF 133 V 530 consid. 2 e 5; 130 V 138 consid. 4.2).
In concreto, con la risposta di causa, l’amministrazione ha affermato che “
per quanto concerne la richiesta di un contributo alle spese di aiuto a più lungo termine, tale richiesta è tempestiva in quanto non soggiace al termine di perenzione di cui all’art. 25 cpv. 1 LAV. Lo scrivente dipartimento annulla pertanto la sua decisione del 17 settembre 2018 su tale aspetto ed emanerà separatamente una nuova decisione limitatamente alla richiesta di contributo alle spese per l’aiuto a più lungo termine
”. Il DSS ha così riesaminato la propria decisione su questo specifico aspetto non potendo però emanare un provvedimento nuovo sull’aiuto a più lungo termine, in assenza di elementi fattuali necessari che il ricorrente non ha fornito contestando l’agire dell’amministrazione. In assenza dell’emanazione di una decisione (e per la mancata volontà del ricorrente di fornire gli elementi necessari; doc. VIII, pag. 3), in sostituzione di quella impugnata, notificata alle parti ed al Tribunale, quanto affermato in sede di risposta costituisce una semplice proposta.
2.2. Nelle osservazioni del 7 novembre 2018 l’insorgente ha fatto valere una insufficiente motivazione della decisione impugnata (doc. VIII), invocando implicitamente una violazione del diritto di essere sentito.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto l’amministrazione, nella decisione impugnata, ha succintamente, ma sufficientemente, indicato le ragioni che hanno condotto il DSS ha dichiarare irricevibile l’istanza.
L’amministrazione ha precisato che il reato è stato commesso nel mese di agosto 2011, che la prima diagnosi d’infezione HIV è stata eseguita il 29 agosto 2011 e che pertanto l’istanza del 15 dicembre 2016 è tardiva poiché il termine perentorio di 5 anni di cui all’art. 25 LAV per far valere le pretese di risarcimento della vittima scaduto.
La motivazione, pur essenziale, è stata recepita dal ricorrente che ha
potuto comprenderla adeguatamente, tant’è che l’ha contestata in sede giudiziaria con un approfondito e motivato ricorso a questo Tribunale, ed ha preso ampiamente posizione anche sulla risposta di causa, con la quale il DSS ha diffusamente indicato i motivi alla base della sua decisione.
Quand’anche si volesse ritenere sussistere una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente, la stessa sarebbe comunque ampiamente sanata in sede processuale. Infatti, una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che, come il TCA, gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (STF 2C_205/2017 del 12 giugno 2018 consid. 3.1; DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Ciò è il caso in concreto, viste anche le lamentele del ricorrente per il tempo trascorso tra l’inoltro dell’istanza del 15 dicembre 2016 e l’emissione della decisione il 15 ottobre 2018.
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.3. Oggetto del contendere è la questione di sapere se l’istanza inoltrata il 15 dicembre 2016 (doc. 1) è tempestiva.
2.4. Il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati del 23 marzo 2007, che ha abrogato la legge del 4 ottobre 1991 (cfr. art. 46 LAV).
A norma dell’art. 1 cpv. 1 LAV ogni persona la cui integrità fisica, psichica o sessuale è stata direttamente lesa a causa di un reato (vittima) ha diritto all’aiuto conformemente alla presente legge (aiuto alle vittime).
L’art. 1 cpv. 3 LAV prevede che il diritto sussiste indipendentemente dal fatto che l’autore sia stato rintracciato (lett. a), si sia comportato in modo colpevole (lett. b), abbia agito intenzionalmente o per negligenza (lett. c).
Secondo l’art. 2 LAV l’aiuto comprende:
a.
la consulenza e l’aiuto immediato;
b.
l’aiuto a più lungo termine fornito dai consultori;
c.
il contributo alle spese per l’aiuto a più lungo termine fornito da terzi;
d.
l’indennizzo;
e.
la riparazione morale;
f.
l’esenzione dalle spese processuali.
L’art. 3 cpv. 1 LAV prevede che l’aiuto alle vittime è concesso se il reato è stato commesso in Svizzera. Per l’art. 3 cpv. 2 LAV se il reato è stato commesso all’estero, le prestazioni dei consultori sono accordate alle condizioni di cui all’articolo 17; non vengono concessi indennizzi né riparazioni morali.
Ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 LAV le prestazioni dell’aiuto alle vittime sono accordate definitivamente solo se l’autore del reato o un’altra persona o istituzione debitrice non versa prestazioni o versa prestazioni insufficienti.
Per l’art. 4 cpv. 2 LAV chi chiede un contributo alle spese per l'aiuto a più lungo termine fornito da terzi, un indennizzo o una riparazione morale deve rendere attendibile che sono soddisfatte le condizioni di cui al capoverso 1, eccetto che, in considerazione di circostanze particolari, non si possa pretendere che egli si adoperi per ottenere prestazioni da terzi.
L’art. 6 cpv. 1 LAV prevede che hanno diritto a un contributo alle spese per l’aiuto a più lungo termine fornito da terzi e all’indennizzo solo le vittime e i loro congiunti i cui redditi determinanti non superano il quadruplo dell’importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale conformemente all’articolo 10 capoverso 1 lettera a della legge federale del 6 ottobre 2006 sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC).
I redditi computabili dell’avente diritto sono calcolati secondo l’articolo 11 LPC; sono determinanti i redditi probabili dopo il reato.
L’art. 13 cpv. 1 LAV prevede che i consultori forniscono immediatamente alla vittima e ai suoi congiunti un aiuto per alleviare le necessità più urgenti dovute al reato (aiuto immediato).
Se necessario, forniscono loro un aiuto supplementare, fintanto che lo stato di salute dell’interessato non sia stabilizzato e le altre conseguenze del reato non siano, per quanto possibile, eliminate o compensate (aiuto a più lungo termine; art. 13 cpv. 2 LAV).
Per l’art. 14 cpv. 1 LAV le prestazioni comprendono l’assistenza medica, psicologica, sociale e materiale e giuridica adeguata di cui la vittima o i suoi congiunti hanno bisogno in Svizzera a seguito del reato. Se necessario, i consultori procurano un alloggio d’emergenza alla vittima o ai suoi congiunti.
L’art. 16 LAV regola i contributi alle spese per l’aiuto a più lungo termine fornito da terzi.
2.5. Per quanto concerne il diritto all’indennizzo, l’art. 19 cpv. 1 LAV prevede che la vittima e i suoi congiunti hanno diritto a un indennizzo per il danno subito a seguito della lesione o della morte della vittima.
Il danno, ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 LAV, è stabilito secondo gli articoli 45 (risarcimento in caso di morte) e 46 (risarcimento in caso di lesione corporale) del Codice delle obbligazioni. Sono fatti salvi i capoversi 3 e 4.
Per l’art. 19 cpv. 3 LAV non sono considerati i danni materiali e i danni che possono dar luogo a prestazioni di aiuto immediato e di aiuto a più lungo termine secondo l’articolo 13.
I danni all’economia domestica e i danni legati all’incapacità di fornire assistenza ai propri congiunti sono considerati solo se comportano costi supplementari o una diminuzione dell’attività lucrativa.
L’art. 20 LAV concerne il calcolo dell’indennizzo, mentre l’art. 21 LAV l’acconto.
Per la riparazione per torto morale, l’art. 22 cpv. 1 LAV prevede che la vittima e i suoi congiunti hanno diritto a una somma a titolo di riparazione morale se la gravità della lesione lo giustifica; gli articoli 47 e 49 del Codice delle obbligazioni si applicano per analogia. Secondo l’art. 22 cpv. 2 LAV il diritto alla riparazione morale non è trasmissibile per successione.
Per l’art. 23 cpv. 1 LAV la riparazione morale è calcolata in base alla gravità della lesione. Secondo l’art. 23 cpv. 2 LAV la riparazione morale ammonta al massimo a 70'000 franchi per la vittima (lett. a), 35'000 franchi per i congiunti (lett. b). Ai sensi dell’art. 23 cpv. 3 LAV le prestazioni ricevute da terzi a titolo di riparazione morale sono dedotte.
2.6. Gli articoli 24 LAV e seguenti concernono le disposizioni comuni del capitolo 3: indennizzo e riparazione morale da parte del Cantone.
L’art. 24 LAV prevede che chiunque intenda far valere il suo diritto a un indennizzo o a una riparazione morale o ottenere un acconto su un indennizzo deve presentare una domanda all’autorità cantonale competente.
Secondo l’art. 25 cpv. 1 LAV la vittima e i suoi congiunti devono presentare la domanda di indennizzo e di riparazione morale entro cinque anni dal reato o dalla conoscenza del reato; in caso contrario cadono in perenzione.
Per l’art. 25 cpv. 2 LAV la vittima può presentare la domanda fino al compimento dei 25 anni di età:
a.
per i reati di cui all’articolo 97 capoverso 2 del Codice penale e all’articolo 55 capoverso 2 del Codice penale militare del 13 giugno 1927;
b. per omicidio tentato ai danni di giovani di età inferiore ai 16 anni.
Se hanno fatto valere pretese civili in un procedimento penale prima dello scadere dei termini di cui ai capoversi 1 o 2, la vittima o i suoi congiunti possono ancora presentare una domanda d’indennizzo o riparazione morale entro un anno dalla decisione definitiva concernente le pretese civili o l’abbandono del procedimento penale (art. 25 cpv. 3 LAV).
2.7. Per quanto concerne la prescrizione, nel
Messaggio
sulla revisione totale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV) del 9 novembre 2005 (FF 2005, pag. 6351 e seguenti), circa i termini di cui all’art. 25 LAV, figura che:
"
(...) l’attuale articolo 16 capoverso 3 LAV concede alla vittima un termine di due anni per inoltrare le domande di indennizzo e di riparazione morale. L’idea che era prevalsa allora era che la vittima doveva decidere rapidamente se intendeva beneficiare dell’aiuto [recte: al]le vittime. Questo termine di perenzione ha dato luogo a tre interventi parlamentari e a diverse decisioni del Tribunale federale. Nell’ambito delle valutazioni fatte dall’Ufficio federale di giustizia, i Cantoni hanno tra l’altro chiesto che il termine di perenzione ritenuto troppo corto, venga riveduto.
Il prolungamento della durata del termine di perenzione previsto nel capoverso 1 è stato accolto favorevolmente nella procedura di consultazione. Il termine è ora di cinque anni, come nel diritto delle assicurazioni sociali (cfr. art. 24 LPGA). Si tratta di un termine di perenzione, che non può quindi essere interrotto, e non di prescrizione. La perenzione è adeguata al sistema della LAV, dal momento che la decisione deve essere presa a un momento in cui non è ancora possibile chiarire rapidamente le circostanze esatte del reato alla base della domanda e determinare se il pregiudizio fatto valere dalla vittima è stato causato dal reato; inoltre le [recte: l’] autorità deve constatare i fatti d’ufficio.