# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c80f0b20-a09d-5b36-99c1-f30680905036
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto: A.
AO 1 (1953) e AP 1 (1973), cittadina dominicana, si sono sposati a _ il 4 ottobre 1999. A quel tempo AP 1 aveva già due figli da una precedente relazione. Gli sposi inoltre avevano già E_, nata il 20 dicembre 1998. Il marito è titolare di un'omonima ditta individuale di _ a _. Invalido al 53%, riceve prestazioni dall'Assicurazione Invalidità (mezza rendita) e dalla sua cassa pensione (rendita d'invalidità LPP). La moglie non ha una particolare formazione professionale e durante la vita in comune ha esercitato solo saltuariamente un'attività lucrativa. Attualmente beneficia di prestazioni assistenziali.
B.
Con sentenza del 4 gennaio 2002, emanata a protezione dell'unione coniugale, il Segretario assessore della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha assegnato l'abitazione coniugale a AP 1, cui ha affidato E_ (riservato il diritto di visita paterno) e ha obbligato AO 1 a versare un contributo alimentare di fr. 700.– mensili per la moglie, oltre a uno di fr. 650.– mensili per la figlia (inc. DI.2000.140). Nel 2005 i coniugi sono tornati insieme, ma la moglie è stata oggetto più volte di provvedimenti di allontanamento dal domicilio per violenza domestica. Il 2 ottobre 2007 è poi nata S_. Della famiglia si è occupata ripetutamente la Commissione tutoria regionale 11, che ha istituito una curatela educativa in favore delle figlie e ha privato provvisoriamente AP 1 della custodia parentale dal 10 giugno 2010 al 22 novembre 2011, affidando i figli al padre.
C.
Nel frattempo, il 23 marzo 2011 AP 1 si è rivolta al Pretore con una nuova istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere – previo conferimento del gratuito patrocinio – l'autorizzazione a vivere separata, l'affidamento delle figlie (riservato il diritto di visita paterno), l'attribuzione dell'alloggio coniugale, come pure un contributo alimentare di fr. 3000.– mensili per sé e uno di fr. 1500.– mensili per ogni figlia. Il 21 ottobre 2011 è nato il terzogenito, M_. La causa è poi rimasta sospesa dal 9 marzo al 14 agosto 2012. All'udienza del 27 settembre 2012, indetta per il contradditorio, AO 1 non si è opposto alla vita separata, ma ha rivendicato l'abitazione coniugale e l'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita materno), proponendo di mantenere la curatela educativa. Il 5 dicembre 2012 l'istante è stata ammessa al beneficio del gratuito patrocinio. Il 15 marzo 2013 la dott. _ è stata chiamata a rilasciare una perizia sulle capacità genitoriali delle parti. In seguito AP 1 è stata allontanata dal domicilio coniugale per ulteriori episodi di violenza domestica.
D.
Con decreto cautelare del 19 luglio 2013 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito, cui ha affidato i figli, ha regolato il diritto di visita materno in almeno tre giorni la settimana (dalla mattina alle ore 10.00 fino alla sera alle 18.00) durante le vacanze scolastiche e giornaliero nel periodo scolastico, “ritenuto che i figli staranno con la madre da dopo la scuola e fino alle 20.00 in settimana e dalle 10.00 alle 18.00 il sabato o la domenica”. Inoltre il Pretore ha condannato AO 1 a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 3000.– mensili dal 1° giugno al 30 settembre 2013 e di
fr. 2950.– mensili in seguito, che l'8 gennaio 2014 ha ridotto a fr. 1595.– per il settembre del 2013 e a fr. 1545.– mensili per il seguito.
L'
istruttoria è terminata il 9 luglio 2014 e alle arringhe finali del 9 settembre 2014 le parti hanno confermato le domande iniziali.
E.
Statuendo con sentenza del 26 settembre 2014, il Pretore ha accertato che i coniugi vivono separati dal 30 maggio 2013, ha assegnato l'abitazione coniugale al marito, cui ha affidato i figli, ha disciplinato il diritto di visita materno come quello cautelare, ha confermato la curatela educativa in favore dei minori, ha ripartito tra i coniugi determinate suppellettili domestiche e ha obbligato AO 1 a versare alla moglie un contributo alimentare indicizzato di fr. 1595.– mensili dal 1° giugno al 30 settembre 2013, di fr. 1545.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2013, di fr. 1650.– mensili dal 1° gennaio 2014 al 30 ottobre 2017 e di fr. 1585.– mensili in seguito. La tassa di giustizia di fr. 2500.– e le spese di fr. 5565.– (di cui fr. 5400.– per la perizia) sono state poste per quattro quinti a carico dell'istante e per il resto a carico del convenuto, al quale la moglie è stata tenuta a rifondere fr. 2000.– per ripetibili ridotte.
F.
Contro la decisione appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un “reclamo” del 9 ottobre 2014 con cui chiede – previo conferimento del gratuito patrocinio – di affidarle i figli, di attribuirle l'abitazione coniugale, di fissare il contributo alimentare per lei in fr. 976.– mensili, obbligando AO 1 inoltre a versare un contributo alimentare di fr. 935.– mensili per E_, di fr. 435.– mensili per S_ e fr. 410.– mensili per M_. Nelle sue osservazioni del 31 ottobre 2014 AO 1 propone di respingere il ricorso.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale riserva non si pone, conteso essendo anche l'affidamento dei figli, questione senza valore litigioso. Il “reclamo” di AP 1 va dunque trattato come appello. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata al patrocinatore dell'istante il 29 settembre 2014. Introdotto il 9 ottobre 2014 (data del timbro postale sulla busta d'invio), l'appello in esame è pertanto tempestivo.
2.
Litigiosa è in primo luogo la custodia dei figli, pretesa dall'appellante. Al riguardo il Pretore ha ricordato anzitutto i motivi che lo avevano indotto a scostarsi dalle risultanze peritali già in via cautelare. A suo parere, AP 1 ha sì maggiore disponibilità di tempo per occuparsi personalmente dei figli e aveva ridotto anche la propria dipendenza da sostanze alcoliche, ma si era dimostrata incapace di gestire adeguatamente certe situazioni. Essa medesima ammetteva del resto – ha continuato il Pretore – che il consumo abbondante di acolici è “il suo modo di divertirsi e il suo stile di vita”, mentre i numerosi interventi della forza pubblica per episodi di violenza domestica dimostravano un temperamento collerico, esibito anche davanti ai figli. D'altro canto – ha soggiunto il Pretore – l'assetto cautelare ha favorito una certa stabilità della famiglia, tant'è che il curatore educativo non ha più segnalato difficoltà nell'esercizio delle visite né ha riscontrato problemi nella cura dei figli da parte del padre, il quale lo interpella per determinate esigenze. Ciò è confermato sia dallo psichiatra che segue il marito, sia dalla figlia maggiore. Per quanto l'istante non sembrasse avere più causato interventi della forza pubblica e continuasse a sottoporsi a controlli del centro _ contro l'alcolismo, il primo giudice ha deciso in definitiva di affidare i figli al padre, cui ha assegnato l'abitazione coniugale di _.
3.
L'appellante ribadisce di essere il genitore con più tempo da dedicare ai figli, che garantisce a questi ultimi una maggiore consapevolezza dei propri limiti e che è capace di ricorrere ad aiuti esterni nei momenti di difficoltà, come ha rilevato il perito giudiziario. Essa rimprovera al Pretore di non avere contestualizzato la frase “il consumo abbondante di bevande alcoliche è il suo modo di divertirsi e il suo stile di vita”, ammissione proferita in un momento di rabbia, durante un allontanamento dal domicilio coniugale. L'appellante reputa che nonostante gli interventi della polizia, richiesti anche dal contegno del marito, non sia giusto negarle l'affidamento dei figli, tanto meno ove si consideri che ultimamente essa si è comportata bene, continua a seguire le terapie e a sottoporsi a controlli sul consumo di alcool. A suo parere il fatto che non siano più sorti problemi nello svolgimento del diritto di visita non è dovuto all'assetto cautelare, ma al fatto che lei è il genitore più adeguato per l'affidamento dei figli. Il primo giudice doveva attenersi così – essa adduce – alle risultanze peritali, a maggior ragione se si pensa che dal decreto cautelare del 19 luglio 2013 in poi le circostanze sono evolute favorevolmente. Quanto al parere della figlia maggiore, l'appellante non lo definisce determinante. Inoltre E_ avrebbe unicamente espresso un suo apprezzamento sulla situazione attuale, senza escludere l'affidamento alla madre. L'ampio diritto di visita concessole, che conferma la sua adeguatezza come genitore, fa sì che essa si occupi dei figli praticamente come un genitore affidatario, ma senza beneficiare degli aiuti economici correlati come l'aiuto economico del marito o la riscossione di assegni familiari. Ne discende, in ultima analisi, che l'affidamento dei figli a lei sarebbe la soluzione più adeguata, ma anche più equa.
4.
I criteri preposti all'affidamento dei figli durante le misure protettrici dell'unione coniugale sono già stati riassunti dal Pretore nel decreto cautelare del 19 luglio 2013. Al proposito basti ricordare che in una procedura a tutela dell'unione coniugale non si tratta – come in una causa di divorzio – di statuire in maniera definitiva sull'affidamento del figlio, adottando una soluzione ottimale, ma solo di regolare la vita separata dei coniugi, scegliendo la soluzione che sembra offrire ai figli le garanzie migliori compatibilmente con la celerità di un giudizio sommario fondato sulla verosimiglianza. La decisione a tutela dell'unione coniugale è, del resto, assimilabile a un provvedimento cautelare, che può sempre essere modificato (art. 179 cpv. 1 CC). Dovendo statuire sull'affidamento dei figli, in ultima analisi, il giudice a protezione dell'unione coniugale si limita ad accertare quale genitore appaia verosimilmente idoneo alla custodia e, dandosi sostanziale parità, quale genitore appaia avere la verosimile possibilità ed essere pronto a occuparsi di persona in maggior misura del figlio. Dandosi sostanziale equivalenza anche sotto questo profilo, egli privilegia il criterio della stabilità e lascia – per quanto possibile – il figlio nel suo ambiente, di solito con il genitore che gli ha dedicato più tempo durante la vita in comune dei coniugi, secondo il riparto dei ruoli assunto da costoro all'interno della famiglia. L'affidamento definitivo interverrà poi al momento della separazione o del divorzio (RtiD II-2012 pag. 797 consid. 4 con richiami
; analogamente: RtiD I-2011 pag. 655 consid. 6 con rimandi; da ultimo:
I CCA, sentenza inc. 11.2011.114 del
1 giugno 2016
, consid. 5).
5.
Nella fattispecie è evidente che sull'idoneità di ambedue i genitori a occuparsi dei figli sussistono forti perplessità. Come ha sottolineato la dott. _, nondimeno, a dispetto di un ambiente familiare caratterizzato da minacce, urla, interventi di polizia, riappacificazioni susseguitesi a ritmi divenuti gradualmente fisiologici, i figli (principalmente le due maggiori) stanno bene e non denotano segni di palese sofferenza. Per la specialista, “ciò che in situazioni simili farebbe propendere per affermazioni perentorie sull'inadeguatezza di entrambi i genitori, in questa specifica situazione permette ancora di pensare che i figli possano non aver subìto grossi contraccolpi e gravi conseguenze a livello del loro sviluppo psico-affettivo, inserito in questo contesto familiare a volte esplosivo” (referto del 15 marzo 2013, pag. 25).
L'esperta ha accertato che la madre “si occup
a
in modo sufficientemente adeguato dei bisogni dei bambini indipendentemente dai suoi problemi (...) che non incidono in modo importante sul loro sviluppo. Ha un buon rapporto con i figli e un grande attaccamento e affetto per loro, ed è da loro visibilmente contraccambiata”. Il padre da parte sua ha con i figli “un buon rapporto, contrassegnato da interesse, sostegno, disponibilità e affetto ed è da loro contraccambiato”. Ne ha concluso, la specialista, che la madre è la persona che al momento garantisce ai figli “maggiore presenza e una maggiore consapevolezza dei propri limiti e problemi, unitamente alla capacità di chiedere ed ottenere aiuti esterni nei momenti di difficoltà” (loc, cit., pag. 25 segg.).
a)
Con l'appellante si può convenire che l'ammissione estrapolata dal Pretore da un verbale di polizia del 16 maggio 2013 (“il consumo abbondante di bevande alcoliche è il suo modo di divertirsi e il suo stile di vita”) vada contestualizzata, quantunque non si possa negare un serio problema di alcolismo. È vero inoltre che dai controlli cui si è sottoposta al centro _ di _ tra il luglio del 2012 e il marzo del 2014 l'appellante è risultata negativa al test dell'alcolemia, salvo in tre occasioni, l'ultima il 3 marzo 2014 (rapporto del 18 marzo 2014: richiamo XX), indipendentemente dal fatto che ciò non escluda l'assunzione di alcolici in altri momenti, come si è riscontrato durante gli interventi della polizia il 14 e il 30 maggio 2013 (richiamo XII). Il fatto poi che non siano più stati necessari interventi della forza pubblica per l'espulsione della moglie dall'abitazione coniugale è la logica conseguenza del fatto che dall'ultima decisione di allontanamento (31 maggio 2013) i coniugi vivono ormai separati. La disponibilità della madre, senza attività lucrativa, a occuparsi personalmente dei figli è nondimeno pacifica, seppure in una situazione di ammanco nel bilancio familiare non sia dato a divedere come essa non debba trovare un'attività lucrativa. Quanto alla stabilità, con l'assegnazione dell'abitazione di _, rivendicata dall'appellante, i figli rimarrebbero in ogni modo nel loro ambiente.
b)
Dal canto suo, AO 1, che in seguito alla decisione del 10 giugno 2010 con cui la Commissione tutoria regionale 11 ha tolto a AP 1 la custodia parentale già si era occupato personalmente dei figli (doc. L, 17 e 18, richiami I e V), così come si è occupato di loro durante i periodi in cui la moglie è stata allontanata dal domicilio coniugale, ha sempre svolto il compito in maniera adeguata (referto peritale del 15 marzo 2013, pag. 26) e ha maggiormente accompagnato le figlie nel percorso scolastico (interrogatorio del 13 febbraio 2014, risposte n. 8.2 e 8.3). Egli è seguito inoltre dallo psichiatra _, il quale lo ritiene “in grado di fare il genitore e custodire i figli” (deposizione del 12 dicembre 2013: verbali, pag. 2), tant'è che quando sente l'esigenza di un consiglio o di un riscontro per i figli il convenuto si mette in relazione con il curatore educativo (deposizione di _ del 13 febbraio 2014: verbali, pag. 4). Come titolare di una ditta individuale di _, ma anche in quanto invalido al 53%, egli può organizzare inoltre la sua giornata lavorativa compatibilmente con la custodia dei figli, anche perché il suo ufficio si trova nell'abitazione coniugale e per le operazioni di _ egli si affida a personale avventizio (loc. cit., risposte n. 7 e 8). Pur con tutte le riserve espresse dalla perita, a un sommario esame nulla induce a supporre – né l'appellante rende verosimile – che AO 1 non possa garantire una presenza importante accanto ai figli, né che egli non sia in grado di chiedere aiuto nei momenti difficili. Relativamente alla stabilità, questa è pacificamente data, i figli rimanendo in ogni caso nel loro ambiente.
c)
Rimane il fatto che, in concreto, dal giugno del 2013 i figli si trovano dal padre, cui sono stati affidati in via cautelare, mentre alla madre è garantito un diritto di visita giornaliero durante il periodo scolastico, da “dopo la scuola fino alle 20.00 in settimana e dalle 10.00 alle 18.00 il sabato o la domenica”, con un minimo di tre giorni la settimana durante le vacanze scolastiche “dalla mattina alle 10.00 alla sera alle 18.00” (decreto cautelare del 19 luglio 2013). Ora, non si tratta nel caso specifico di consacrare un fatto compiuto. Il criterio della stabilità acquista tuttavia maggior peso ove le capacità di cura e educazione dei genitori siano equivalenti (DTF 136 III 180 consid. 5.3). Il curatore educativo, che tra luglio del 2013 e febbraio del 2014 ha incontrato i figli sei o sette volte, ha dichiarato nella fattispecie di non avere ravvisato problemi nell'esercizio delle visite (tranne alcuni episodi marginali), di avere sempre trovato i figli in ordine (ciò che gli ha confermato anche la maestra di S_) e di avere notato “un grande miglioramento nella situazione in genere” (deposizione 13 febbraio 2014 di _: verbali, pag. 2 segg.). Egli ha confermato altresì che dal marzo al giugno del 2014 non si sono verificati particolari problemi in relazione al diritto di visita, né si sono registrati litigi tra genitori e che le abitazioni delle parti sono risultate pulite, ordinate e adeguate alle esigenze dei figli (rapporto del 2 luglio 2014: richiamo XXII). La figlia E_, da parte sua, ha confermato al Pretore che, pur dispiaciuta della separazione dei genitori, “la situazione attuale è soddisfacente” (verbale interno del 13 marzo 2014), ciò che ha ribadito al curatore educativo (richiamo XXII). Infine non consta che siano intercorsi episodi suscettibili di indiziare difficoltà di AO 1 a occuparsi personalmente dei figli.
d)
In ultima analisi, così come stanno oggi le cose, non si può dire a un giudizio di verosimiglianza che il bene dei figli sarebbe tutelato in modo più efficace ove la custodia parentale fosse affidata alla madre. L'assetto attuale garantisce per il momento, tutto sommato, stabilità ai figli, tanto più che per preservare il buon rapporto fra madre e figli il primo giudice ha stabilito un ampio diritto di visita. Né giova all'appellante l'argomentazione secondo cui l'affidamento dei figli le conferirebbe il diritto di riscuotere gli assegni familiari. A prescindere dal fatto che incombe all'autorità amministrativa esaminare se soccorrono gli estremi di un tale diritto e che l'interessata percepisce dal marito un contributo alimentare, tale aspetto esula manifestamente dai criteri cui fa capo il giudice civile in materia di affidamento. Tutt'al più, qualora assuma vitto, cura e educazione del figlio in misura notevolmente maggiore del consueto, il genitore non affidatario ha diritto di vedersi riconoscere nel fabbisogno minimo una
quota del fabbisogno in denaro del figlio, da dedurre dal contributo
di mantenimento (RtiD I-2013 pag. 718 consid. 7, II-2012 pag. 795 consid. 8), ma l'appellante non rivendica nulla del genere. Quanto alla custodia congiunta o alternata, la quale non esige più il consenso di entrambi i genitori (sentenza del Tribunale federale 5A_46/2015 del 26 maggio 2015, consid. 4.4.5), l'ipotesi andrà esaminata nel quadro dell'eventuale giudizio di merito.
6.
La richiesta dell'appellante intesa all'assegnazione dell'alloggio coniugale e al versamento da parte della marito di un contributo alimentare per i figli sono subordinate all'accoglimento dell'appello sulla custodia parentale e non poggiano su motivazioni proprie. L'appello essendo destinato al rigetto, esse risultano così senza oggetto.
7.
Le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Nelle condizioni del caso si può intuire tuttavia che, in un estremo tentativo di ottenere la custodia dei figli, l'appellante abbia tentato la via del rimedio giuridico. Considerate le ristrettezze finanziarie in cui versa l'appellante, si può quindi prescindere – eccezionalmente – dal prelevare spese processuali. AO 1, che ha presentato osservazioni all'appello per il tramite di un patrocinatore, ha diritto nondimeno a un'equa indennità per ripetibili. La richiesta di gratuito patrocinio formulata dall'appellante non entra in linea di conto, giacché per quanto comprensibile appaia la determinazione di lei nell'ottenere l'affidamento dei figli, il rimedio giuridico appariva fin dall'inizio senza possibilità di accoglimento (art. 117 lett. b CPC).
8.
Circa i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF),
il ricorso in materia civile è dato senza riguardo a questioni pecuniarie (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF), controverso essendo anche l'affidamento dei figli, vertenza
manifestamente priva di valore litigioso. In conformità all'art. 301 lett. b
CPC un estratto dell'attuale decisione è comunicato anche alla figlia E_, che ha compiuto 17 anni.