# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 424bc79f-b07f-4a68-9c75-dc3278e3f271
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_002
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

I. Ritenuto in fatto:
1. A._, classe 1966, di formazione cuoco diplomato, dal 1. febbraio 2020
al 30 giugno 2020 ha lavorato come chef di cucina presso il B._,
C._, gestito dalla D._ S.a.g.l., con sede dapprima, dalla
fondazione il 31 gennaio 2020, a C._ poi dal 29 giugno 2020 a
E._ (dove anche A._ in stessa data vi ha trasferito il proprio
domicilio da C._). Di questa ditta A._ è stato socio (fondatore) e
gerente con firma collettiva a due con 9 quote (45 % del totale delle quote)
fino al 23 luglio 2020 e da lì in avanti con firma individuale e con 18 quote
(90 % del totale delle quote) fino alla sua uscita il 10 dicembre 2020. La
gestione è in seguito stata assunta dalla madre, la quale era già socia della
società a partire dalla sua costituzione.
2. Il 9 dicembre 2020 A._ si è annunciato (nuovamente) in
disoccupazione presso l'Ufficio regionale di collocamento di F._,
rivendicando un diritto alle indennità a partire da tale data. A._ si era
già iscritto in disoccupazione a partire dal 1. luglio 2020, ma la Cassa
Disoccupazione Cristiano Sociale/OCST di G._ con decisione
(passata in giudicato) del 4 agosto 2020 non gli aveva accordato un diritto
alle indennità, in quanto egli aveva mantenuto la sua posizione di socio e
gerente della società con cambio da diritto di firma collettiva a individuale
e aumento della sua partecipazione finanziaria.
3. Con decisione dell'11 marzo 2021 la Cassa Disoccupazione Cristiano
Sociale/OCST di H._ ha rifiutato un diritto all'indennità di
disoccupazione. L'opposizione presentata da A._ contro di essa è
stata respinta con decisione su opposizione del 14 maggio 2021 dalla
Cassa Disoccupazione Cristiano Sociale OCST, Amministrazione
Centrale (qui di seguito: Cassa OCST). In sostanza, la Cassa OCST ha
ritenuto che A._ influenzerebbe direttamente o tramite sua madre le
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decisioni della D._ S.a.g.l. (ancora attiva), mantenendo così un ruolo
dirigenziale in seno alla società.
4. Avverso questa decisione il 26 maggio 2021 A._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni chiedendo l'annullamento della decisione impugnata e che sia
ripristinata l'indennità di disoccupazione in suo favore a far tempo dal 9
dicembre 2020, nella misura in cui egli non dovesse essere posto al
beneficio di un'indennità per infortuni da parte della sua assicurazione
infortuni.
5. Nella risposta del 18 giugno 2021 la Cassa OCST (qui di seguito:
convenuta) ha chiesto il rigetto del ricorso.
6. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti.

## Considerations

II. Considerando in diritto:
1. Oggetto di impugnazione è la decisione su opposizione 14 maggio 2021
della convenuta. Il ricorso contro questa decisione ricade nella
competenza del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni in
qualità di Tribunale delle assicurazioni (art. 100 cpv. 3 della Legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione [LADI; RS 837.0], art. 128 cpv.
1 dell'Ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione [OADI; RS
837.02] in combinato disposto con l'art. 119 cpv. 1 lett. a OADI; art. 57
della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali [LPGA; RS 830.1] in combinato disposto con l'art. 49 cpv. 2 lett. a
della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC 370.100]). La
legittimazione del ricorrente, quale destinatario della decisione impugnata,
è pacifica (art. 59 LPGA). Essendo tempestivo (art. 60 LPGA) e
rispondendo alle condizioni di forma (art. 61 lett. b LPGA) il ricorso è
dunque ricevibile.
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2. Controverso è se la convenuta ha giustamente rifiutato al ricorrente un
diritto all'indennità di disoccupazione a far tempo dal 9 dicembre 2020.
3.1. Giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI non hanno diritto all'indennità per lavoro
ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un
organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono
influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i
loro coniugi occupati nell'azienda. Questa disposizione serve alla
prevenzione degli abusi. In tale contesto si intende tener conto del fatto
che la perdita del lavoro di queste persone in posizione analoga a quella
di un datore di lavoro è praticamente incontrollabile, potendo essi stessi
decidere o influenzare in modo decisivo un loro impiego o una loro
disoccupazione (cfr. KUPFER BUCHER, Fokus Arbeitslosenversicherung,
2016, p.12 e 16 con rinvio a DTF 123 V 234 consid. 7b/bb).
3.2. Il Tribunale federale ha esteso l'applicabilità di questa disposizione
(relativa all'indennità per lavoro ridotto) all'assegnazione delle indennità di
disoccupazione (cfr. DTF 123 V 234). Cosicché in applicazione per
analogia dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI le persone che si ritrovano
totalmente o parzialmente disoccupate dopo aver perso il proprio impiego
in un'azienda in cui mantengono una posizione analoga a quella di un
datore di lavoro non hanno diritto all'indennità di disoccupazione, in quanto
continuano a determinare o a influenzare risolutivamente le decisioni del
datore di lavoro. Fintantoché tali persone non avranno definitivamente
lasciato l'azienda e non avranno cessato di occupare una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro, esse non avranno diritto
all'indennità di disoccupazione (Prassi LADI ID, Seco [ed.], 2021 [in
seguito: Prassi LADI ID], marg. B14). Se si può dimostrare che un membro
della famiglia influenzi in modo considerevole le decisioni del datore di
lavoro considerata la sua posizione in azienda e occupi così una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro, tale persona è altresì esclusa dal
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diritto all'indennità di disoccupazione (cfr. Prassi LADI ID, marg. B18a con
riferimento a STFA C 273/01 del 27 agosto 2003 consid. 4).
3.3. Per prassi invalsa, il lavoratore in posizione professionale analoga a quella
di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo
essere stato licenziato, continua ad essere l'azionista unico ed il solo
amministratore della ditta (cfr. DTF 123 V 234). Discriminante al riguardo
è se il lavoratore appartenga a un organo superiore di conduzione
dell'azienda e se in questa qualità possa avere un influsso considerevole
nelle decisioni della società. In questo contesto non bisogna fondarsi in
maniera stretta sulla posizione formale dell'organo in questione, ma
piuttosto stabilire l'ampiezza del margine decisionale in funzione delle
circostanze concrete. Decisiva è quindi la nozione materiale di organo
decisionale, poiché è la sola maniera per far sì che l'art. 31 cpv. 3 lett. c
LADI, il quale si prefigge di combattere gli abusi, adempia le sue finalità
(STF 8C_230/2016 del 25 agosto 2016 consid. 4.1 con riferimenti).
3.4. Per il diritto a indennità di disoccupazione l'assicurato con una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro deve dimostrare chiaramente e
senza alcun dubbio di aver lasciato definitivamente l'azienda o di aver
cessato definitivamente di occupare tale posizione. La disdetta del
rapporto di lavoro non permette di concludere che l'assicurato non occupi
più una posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. Prassi LADI
ID, marg. B25). L'interruzione temporanea dell'attività aziendale non
comprova la conclusione definitiva dei legami con l'azienda (cfr. Prassi
LADI ID, marg. B26; STFA C 235/03 del 22 dicembre 2003 consid. 4). Le
seguenti fattispecie determinano se una persona ha lasciato
definitivamente l'azienda o ha cessato di occupare una posizione analoga
a quella di un datore di lavoro: scioglimento dell'azienda; fallimento
dell'azienda; cessione dell'azienda o della partecipazione finanziaria con
conseguente perdita della posizione analoga a quella di un datore di
lavoro; disdetta con conseguente perdita della posizione analoga a quella
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di un datore di lavoro (cfr. Prassi LADI ID, marg. B27). L'iscrizione nel
Registro di commercio è, secondo la giurisprudenza, un criterio importante
e facile da applicare per valutare se vi è una posizione analoga a quella di
un datore di lavoro (cfr. Prassi LADI ID, marg. B28). Nel caso di una
piccola Sagl (o di piccole aziende con un'organizzazione poco strutturata),
può tuttavia non essere sufficiente il fatto che la funzione di socio e gestore
sia stata cancellata dal Registro di commercio se, nonostante la mancanza
di una funzione di organo formale, l'assicurato mantiene un influsso
significativo e risolutivo sulle decisioni della società risp. sul datore di
lavoro (cfr. STF 8C_191/2014 del 4 giugno 2014 consid. 4; Prassi LADI
ID, marg. B18).
4.1.1. Nella decisione impugnata la convenuta constata che il ricorrente si è
iscritto (nuovamente) in disoccupazione il giorno prima che sua madre
divenisse socia e gerente con firma individuale [e unica proprietaria] della
D._ S.a.g.l. il 10 dicembre 2020. La convenuta evidenzia inoltre che
il ricorrente si era già iscritto in disoccupazione a partire dal 1. luglio 2020,
ma aveva ricevuto una lettera di rifiuto in cui si motivava che, malgrado la
disdetta per il 30 giugno 2020, il ricorrente aveva ancora una posizione di
socio e gerente con diritto di firma passata da collettiva a due a individuale
presso detta società. Visti questi scambi di posizione all'interno della
società unicamente tra il ricorrente e sua madre, alla convenuta appariva
difficilmente credibile che il ricorrente non potesse più influenzare l'azienda
ancora attiva.
4.1.2. Nel ricorso il ricorrente sostiene essenzialmente che con la DTF 123 V 234
si è soltanto stabilito che il lavoratore in posizione professionale analoga
a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione
se, dopo essere stato licenziato dalla società anonima, continua ad essere
l'azionista unico e il solo amministratore della ditta risp. continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
decisiva. A mente del ricorrente, il Tribunale federale avrebbe allargato il
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campo di applicazione dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI limitatamente al
coniuge di una persona ivi menzionata, ossia di persone con posizioni
analoghe a quelle di una datore di lavoro in seno alla società ex datrice di
lavoro di un assicurato. Nel caso di specie non vi sarebbe tale legame di
parentela. Inoltre, le supposizioni di condizionamento della madre, gerente
della società, non poggerebbero su alcun riscontro oggettivo. Anche la
STF 8C_230/2016 richiamata dalla convenuta non si attaglierebbe alla
presente fattispecie. In quell'occasione il Tribunale federale aveva negato
il diritto a indennità di disoccupazione a un'assicurata che, benché non
fosse più iscritta al Registro di commercio a avesse trasferito le quote e la
gestione nelle mani del padre, il quale aveva contribuito finanziariamente
alla costituzione dell'azienda, aveva mantenuto in seno alla Sagl un ruolo
dirigenziale e ne era la persona di riferimento. Stando al ricorrente, ciò non
sarebbe tuttavia il caso per quanto concerne la sua situazione, non avendo
egli alcuna influenza sulla conduzione della Sagl. Egli sarebbe inoltro
colpito da due importanti forme di depressione, come noto dal relativo caso
pendente a questo Tribunale, per cui nemmeno volendo sarebbe in grado
di condizionare la gestione della società. L'attività di ristorazione della
società avrebbe poi subito un duro contraccolpo a causa della crisi da
COVID-19. Oggi ci sarebbe dunque ben poco da influenzare. La società
sarebbe di fatto inattiva, tanto che il B._, attualmente
temporaneamente chiuso, non sarebbe più gestito dalla società, la cui
partita IVA oltretutto sarebbe stata interrotta.
4.1.3. Nella risposta la convenuta aggiunge, in particolare, che secondo le
informazioni ricevute dalla Cassa OCST di H._, il ricorrente si
sarebbe iscritto alla Cassa OCST di H._ (e non a una Cassa nel
Bellinzonese o nei Grigioni visto il suo domicilio a E._), poiché sua
madre sarebbe degente presso la Casa per Anziani di H._ e
preferirebbe esserle più vicino. La convenuta si chiede dunque per quale
motivo, se il ricorrente non ha più nulla a che fare con la società, la madre
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è divenuta [unica] socia e gerente con firma individuale della società dal
10 dicembre 2020 quando ella è ricoverata alla Casa per Anziani di
H._. Poco comprensibile sarebbe dunque il suo ruolo nell'azienda
visto il precario stato di salute. La convenuta ritiene che la madre sarebbe
impossibilitata a seguire con precisione l'andamento della società. Ci
sarebbe inoltre da chiedersi perché sia il ricorrente sia la madre non
abbiano lasciato risp. chiuso definitivamente l'azienda che, stando alle
dichiarazioni del ricorrente stesso, sarebbe inattiva. Malgrado i consigli
della Cassa Disoccupazione, il ricorrente non avrebbe abbandonato
definitivamente la posizione analoga a quella di un datore di lavoro e
sarebbe ancora a tutti gli effetti in grado di gestire a livello dirigenziale
l'andamento dell'azienda.
4.1.4. In sede di replica, il ricorrente precisa in special modo che sua madre
risiede in una struttura medicalizzata (I._) e non in una Casa
anziani. Ella sarebbe perfettamente in grado di intendere e volere e non in
condizione di essere manovrata. La residenza a H._ sarebbe stata
scelta senza secondi fini per non essere troppo lontana dai propri parenti
in Italia.
4.1.5. Nella duplica la convenuta sottolinea che in base alla giurisprudenza il fatto
che da qualche tempo la Sagl non realizzi più alcun introito non
impedirebbe al ricorrente eventualmente di riattivarla. Al fatto poi che la
madre del ricorrente risiede presso una struttura medicalizzata e non in
una Casa anziani, la convenuta ribatte che ciò non cambierebbe risp.
rafforzerebbe la sua conclusione, in quanto mal si comprenderebbe come
una persona degente presso una struttura medicalizzata come la
I._, e quindi con problemi di salute, possa gestire una società che
si trova a oltre 80 km dalla struttura.
4.2. Innanzitutto va sottolineato che il punto qui in discussione è se il ricorrente
va reputato una persona in posizione analoga a quella di un datore di
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lavoro (ai sensi di persone giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI che, come
soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo
dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le
decisioni del datore di lavoro) anche dopo la sua ufficiale uscita dalla Sagl
e cessione delle quote alla madre con rispettiva cancellazione nel Registro
di commercio. Non si tratta invece di giudicare un rapporto tra persone in
posizione analoga a quella di un datore di lavoro e il loro coniugi (altra
categoria inclusa nell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI e quindi, come le persone
in posizione analoga a quella di un datore di lavoro, esclusa da un diritto
alle indennità di disoccupazione); per cui non è pertinente l'allegazione del
ricorrente secondo cui, in questo caso, vi sarebbe un rapporto di parentela
madre-figlio non rientrante nel campo d'applicazione dell'art. 31 cpv. 3 lett.
c LADI.
4.3. In considerazione dei fatti esposti qui di seguito, l'argomentazione
suesposta della convenuta può essere condivisa. Prima di diventare unica
socia, gerente e proprietaria della società il 10 dicembre 2020, la madre
del ricorrente era sì partecipe dell'azienda (lo è stata sin dalla sua
costituzione), anche se in piccola parte (con due quote). Secondo le
iscrizioni al Registro di commercio, oltre che socia ella era pure presidente
della gerenza. Tuttavia, prima del 10 dicembre 2020 ella non ha mai avuto
il diritto di firma. Il ricorrente non fa valere che sua madre abbia esperienza
professionale nella ristorazione. Inoltre, ella si trova in età avanzata e
risiede in una struttura medicalizzata a più di 80 km dalla sede della
società. In base a questi elementi va ritenuto che la madre del ricorrente
non è in grado di gestire da sola la società risp. l'attività del ristorante. Il
ricorrente non riesce rendere altamente verosimile di aver lasciato
definitivamente l'azienda risp. di non occupare una posizione analoga a
quella di un datore di lavoro. D'altra parte, la società al momento è
apparentemente inattiva poiché il ristorante è stato chiuso in seguito alla
crisi da COVID-19. Essa non ha nemmeno più la partita IVA (cfr. conferma
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della radiazione dal Registro dei contribuenti IVA dell'Amministrazione
federale delle contribuzioni [AFC], Divisione principale imposta sul valore
aggiunto, del 28 luglio 2020 [doc. 28 convenuta]). Inoltre, il ricorrente ha
spiegato che non intende sciogliere la società (costituita a inizio 2020) per
evitare i costi che ne conseguirebbero (cfr. doc. 8, 34 convenuta). Agli atti
vi sono oltretutto delle dichiarazioni di certificazione sia del ricorrente sia
di sua madre secondo cui il ricorrente non ha (più) alcun potere decisionale
sulla società. La madre del ricorrente conferma pure che la società non è
stata radiata dal Registro di commercio a causa dei relativi costi. Inoltre,
ella ha dichiarato di essere in trattativa per la vendita della società (cfr.
doc. 34-36 convenuta). Ciononostante, d'accordo con l'argomentazione
della convenuta va ritenuto che, dal momento che la società non è stata
sciolta e una gestione da parte della madre del ricorrente non appare
plausibile per i summenzionati motivi, l'interruzione dell'attività della
società sia soltanto temporanea. Pertanto, il ricorrente non riesce a
comprovare che i suoi legami con detta società siano definitivamente
conclusi.
5. Il ricorso va pertanto respinto e la decisione impugnata confermata. Visto
questo esito, non si impongono in questa sede delle questioni di
coordinamento con la procedura S 21 47 pendente a questo Tribunale
concernente prestazioni di infortunio.
6. La procedura è gratuita (cfr. art. 61 lett. fbis in combinato disposto con gli
artt. 100 segg. LADI e 128 segg. OADI e contrario). La convenuta non ha
diritto a ripetibili (art. 61 lett. g LPGA e contrario).