# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4d38794b-0f96-56fc-ae4f-401f735d2496
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto in fatto:
A.
Il 22 settembre 1993, _ a veniva assunto dalla _, società operante con il marchio _, in qualità di calzolaio presso la filiale di _. L’inizio dell’attività veniva fissato per il 1. gennaio 1993 e lo stipendio mensile lordo era di fr. 3'200.-- (doc. A, 1).
Tale contratto di lavoro veniva rilevato dalla ditta _. con effetto dal 1. aprile 1998 (doc. I).
_, quale responsabile del negozio _ di _, oltre all’attività di calzolaio, provvedeva alla gestione della cassa per conto del datore di lavoro.
B.
Nel corso del 1998 il datore di lavoro riscontrava una dimi-nuzione della cifra d’affari del negozio _ di _. Per questo motivo, e anche a seguito di una telefonata anonima che denunciava una differenza di prezzo tra le prestazioni offerte dal negozio _ di _ e da quello di _, il servizio di sicurezza della _ decideva di procedere a dei controlli nella filiale di _. Durante tali controlli (in particolare per mezzo di registrazioni video) si riscontravano ripetute sottrazioni da parte di _ di somme di denaro pagate dai clienti e sconti alla clientela che non sarebbero mai stati autorizzati dalla direzione (v. rapporto del servizio di sicurezza allegato al doc. C).
C.
La _ denunciava il suo dipendente, il quale il 4 febbraio 1999 veniva posto in stato di fermo dalla polizia cantonale (doc. C). In pari data avveniva una perquisizione presso l’abitazione di _, dove venivano rinvenuti tre bidoni di colla e due confezioni di carta vetrata di proprietà della _ La detenzione di _ si protraeva fino al 10 febbraio 1999 (doc. E). Con raccomandata 5 febbraio 1999 il datore di lavoro notificava a _ il licenziamento immediato ai sensi dell’art. 337 CO (doc. B).
D.
Il 16 agosto 1999, il PP _ emetteva a carico di _ un decreto d’accusa con una proposta di pena di 60 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni per ripetuta appropriazione indebita, ripetuto furto e ripetuta falsità in documenti, per fatti avvenuti tra il febbraio 1997 e il 4 febbraio 1999 (doc. F). Contro tale decreto d’accusa non è stata interposta opposizione, cosicché lo stesso è definitivamente cresciuto in giudicato. Per le pretese di risarcimento dei danni nei confronti di _, la _ veniva rimandata al foro civile.
E.
Con petizione 1. febbraio 2000 la _ chiedeva il pagamento di 53'546.-- oltre interessi al 5% dal 4 febbraio 1999. Secondo l’attrice, nel corso del procedimento penale il convenuto avrebbe ammesso di aver proceduto a tre tipi di sottrazione.
Il primo consisteva, al momento di incassare per un servizio _, nel non emettere alcuno scontrino, oppure nell’emettere uno scontrino con un importo inferiore rispetto a quanto effettivamente pagato dal cliente, appropriandosi in tal modo della differenza. Davanti al Procuratore pubblico, _ avrebbe ammesso di avere regolarmente compiuto tali atti negli ultimi due anni. Nel corso dei tre giorni in cui egli era stato sottoposto a controlli da parte della sicurezza della _ aveva sottratto
fr. 170.--, per una media giornaliera di fr. 56.60.
Il secondo si verificava attraverso sconti che il convenuto avrebbe regolarmente concesso alla clientela, nonostante non fossero autorizzati dalla direzione.
Infine, il convenuto procedeva alla sottrazione di materiale di proprietà della _: in effetti la polizia aveva rinvenuto al domicilio del convenuto tre bidoni di colla e due confezioni di carta vetrata.
Questi fatti emergerebbero dagli accertamenti avvenuti nel procedimento penale che si è concluso con la condanna, divenuta definitiva, di _ a 60 giorni di detenzione con la condizionale per appropriazione indebita, furto e falistà in documenti.
Il modo di procedere di _, si porrebbe in chiaro contrasto con l’obbligo di fedeltà e di diligenza del dipendente (art. 321a e 321b CO).
Il danno patito dalla _ sarebbe così composto: poiché nell’ambito del procedimento penale sarebbe stato accertato che nei tre giorni in cui egli era stato sottoposto a sorveglianza aveva sottratto fr. 170.--, vale a dire fr. 56.60 al giorno, la cifra sottratta per l’intero periodo in cui egli avrebbe ammesso di aver proceduto all’appropriazione indebita (due anni: febbraio 1997 - febbraio 1999) sarebbe di fr. 29'546.-- (fr. 56.60 al giorno x 5 x 52,15 x 2). L’importo sottratto all’attrice tramite sconti non autorizzati alla clientela corrisponderebbe invece a fr. 20'000.-- (fr. 20.-- al giorno x 5 x 52,15 x 2), mentre l’importo sottratto per furti di materiale sarebbe di fr. 4'000.-- (fr. 106.-- al mese nel periodo tra il 1. gennaio 1994 e il 5 febbraio 1999).
F.
Con risposta 6 marzo 2000 il convenuto ha sostanzialmente ammesso i fatti emersi nel corso del procedimento penale, contestando però l’ammontare dell’importo richiesto dalla _ a titolo di danno, nonché l’affermazione che il suo agire fosse da fare risalire al 1994.
Il calo delle vendite riscontrate dall’attrice, e di riflesso degli introiti, sarebbe da ricondurre alla strategia della stessa _, la quale avebbe adottato prezzi non concorrenziali. Al contrario, grazie all’impegno del convenu-to (e anche alla politica degli sconti), la filiale di _ poteva contare su una clientela affezionata. In ogni caso, _ non avrebbe mai sottratto denaro al fine di arricchirsi, bensì unicamente per compensare le spese sostenute per il materiale di pulizia e per la manutenzione del negozio (p.es. lampadine e un porta-ombrelli).
Il convenuto ha perciò negato che i prelievi avvenissero con regolarità poiché dette spese venivano affrontate solo saltuariamente. In ogni caso, il calcolo ipotetico effettuato sulla base di risultanze ottenute nel corso di tre giorni di controlli effettuati dal servizio di sicurezza sarebbe errato (anche perché in quei giorni sarebbero emersi screzi con la direzione e quindi i prelievi sarebbero stati più consistenti).
Per quanto riguarda gli sconti e i lavori extra che _ svolgeva su richiesta della clientela, ancorché non contemplati nella lista dei servizi offerti dall’attrice, tale strategia di mercato sarebbe stata concordata con il suo direttore _ e avallata dal responsabile _ e. In particolare, questi ultimi erano consapevoli che il comportamento del convenuto era positivo per l’andamento del negozio e che procurava un aumento della clientela.
Invece, il materiale ritrovato al domicilio del convenuto avrebbe rappresentato unicamente materiale di stoccaggio conservato come riserva per fare fronte a eventuali difficoltà o ritardi nella fornitura del materiale ordinato per la filiale di _. Infine, l’importo riconosciuto dal convenuto in sede penale non sarebbe dovuto perché si tratterebbe di importi dallo stesso precedentemente anticipati (fr. 106.-- per il materiale trovato nell’abitazione e fr. 1'500.-- per le spese sostenute per manutenzione e pulizia del negozio).
Con domanda riconvenzionale _ chiedeva il pagamento di fr. 3'400.-- a titolo di indennità per 24 giorni di vacanze non pagate. La _ ha ammesso che i giorni di vacanza non effettuati erano 14, riconoscendo al dipendente un ammontare di fr. 1'979.20.
G.
Con sentenza 10 giugno 2002, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, limitatamente a fr.13'320.80 oltre accessori (infatti, dalla somma complessiva di fr. 15'300.-- riconosciuta quale danno subìto dall’ attrice, il Pretore ha dedotto fr. 1'979.20 per vacanze non pagate a _, giungendo così a un importo di fr. 13'320.80).
Il Pretore ha basato il proprio convincimento sulla perizia giudiziaria contabile che concludeva che in considerazione del comportamento del convenuto e di particolari circostan-ze relative alla sua persona (periodo di malattia), nonché dell’evoluzione della cifra d’affari del negozio _ di _ l’ammanco presumibilmente subìto dalla _ era pari a fr. 15'300.--.
Il primo giudice ha d’altro canto stabilito che le motivazioni addotte dalle parti non potevano essere seguite poiché i calcoli dell’attrice erano troppo schematici e l’importo indicato troppo elevato poiché non teneva conto di fattori esterni influenti – segnatamente la situazione concorrenziale idonea a far contrarre la cifra d’affari; mentre il convenuto non ha fornito ragioni sufficienti per giustificare che le sottrazioni e gli importi non avessero avuto frequenza e ammontare simili a quelli riscontrati nei tre giorni di controllo.
Il Pretore ha invece giudicato poco credibile la giustificazio-ne addotta da _ secondo la quale l’essersi impossessato delle somme incassate dai clienti per il datore di lavoro era per rifarsi dalle spese extra sostenute nella pulizia e nella manutenzione del negozio (lampade, prodotti di pulizia, porta-ombrelli, per complessivi fr. 500.--), ritenuto come dall’istruttoria sia emerso che lui non ha mai richiesto il rimborso di tali spese, del resto non documentate, secon-do la procedura prevista dalla società. Non è stato neppure provato che l’assenza per malattia del convenuto dal 2 luglio al 16 agosto 1998 abbia inciso in maniera significativa sulle perdite della _.
H.
Con appello 1. luglio 2002, _ censura la decisione pretorile sostenendo che la parte attrice non avrebbe fatto seguito al proprio onere probatorio relativo alla quantificazione del danno. Infatti, dati chiari e inconfutabili deriverebbero unicamente dal periodo di tre giorni durante il quale egli era stato sottoposto a sorveglianza.
Inoltre nel procedimento penale _ avrebbe testimoniato di avere sottratto una somma non superiore a
fr. 1'500.-- (appello, pto. 4, pag. 4). Per quanto riguarda gli sconti, l’appellante sostiene che la direzione ne era al corrente e ratificava tacitamente questo modo di procedere, cosicché l’agire dell’appellante non poteva essere qualificato come abusivo. Infine, la perizia giudiziaria non avrebbe fatto luce con certezza circa l’ammontare del danno che sarebbe stato cagionato da _, in quanto i calcoli si baserebbero su dati ipotetici.
La decisione pretorile sulla domanda riconvenzionale formulata da _ non è oggetto di impugnativa – e non lo è neppure l’importo riconosciuto dal Pretore a titolo di rimborso per vacanze non effettuate (fr. 1'979.20).
Delle singole osservazioni della parte appellata si dirà, per quanto necessario, nel seguito dei considerandi della decisione.

## Considerations

considerato in diritto:
1.
L’art. 321a cpv. 1 CO stabilisce che il lavoratore deve ese-guire con diligenza il lavoro assegnatogli e salvaguardare con fedeltà gli interessi legittimi del datore di lavoro. In base all’art. 321d CO, il datore di lavoro può stabilire direttive generali sull’esecuzione del lavoro e sul comportamento del lavoratore nell’azienda, e dare a quest’ultimo istruzioni parti-colari. Nel caso il lavoratore abbia violato i propri obblighi contrattuali, segnatamente stabiliti nelle suddette norme, egli è responsabile del danno cagionato intenzionalmente o per negligenza al datore di lavoro (
Brühwiler
, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. ed., Berna 1996, n.
I
ad art. 321e CO;
Rehbinder
, Kommentar zum schweizerischen Obligationenrecht
I
, 2. ed., Basilea 1996, n. 1 ad art. 321e CO).
Per quanto riguarda l’onere della prova, incombe al datore di lavoro dimostrare la violazione contrattuale, il danno e il rapporto di causalità adeguata tra tale violazione e il danno; invece, trattandosi di una responsabilità ex contractu non diversa da quella sancita dall’art. 97 CO, spetta al lavoratore portare la prova che nessuna colpa gli è imputabile (
Favre/ Munoz/Tobler
, Le contrat de travail, Lausanne 2001, n. 1.13 ad art. 321e CO;
Brühwiler
, Kommentar zum Einzel-arbeitsvertrag, 2. ed., Berna 1996, n.
III
ad art. 321e CO;
Wyler
, Droit du travail, Berna 2002, pag. 101).
2.
Con decreto d’accusa 16 agosto 1999 il Procuratore pubblico _ ha proposto a carico di _ una pena di 60 giorni sospesa condizionalmente per un periodo di tre anni per ripetuta appropriazione indebita (art. 138 cfr. 1 CP) e ripetuta falsità in documenti (art. 251 cfr. 1 CP) per fatti avvenuti a _ tra il mese di febbraio 1997 e il 4 febbraio 1999, nonché per ripetuto furto nel periodo tra il 27 gennaio 1999 e il 1. febbraio 1999 (art. 139 cfr. 1 CP). Questo decreto d’accusa non è stato impu-gnato da _, cosicché la proposta di pena formulata nei suoi confronti è divenuta definitiva.
In base all’art. 112 CPC, se – come nel caso in esame – la parte lesa si è costituita parte civile la sentenza penale di condanna fa stato solo per l’accertamento dell’esistenza del fatto che ha costituito oggetto di giudizio penale.
Nel caso in disamina, la rilevanza penale del comportamen-
to di _ configura una chiara violazione degli obblighi contrattuali di un lavoratore nei confronti del datore di lavoro.
2.1 Sottrazioni di denaro
_ ha ammesso di essersi appropriato ripetu-tamente di denaro sul posto di lavoro per un periodo di due anni, segnatamente omettendo di rilasciare uno scontrino per il servizio prestato al cliente per conto della _ oppure registrando un importo inferiore rispetto a quanto effettivamente pagato dal cliente, appro-priandosi in entrambi i casi della differenza. L’appellante ha sostenuto di aver proceduto in tale modo per compensare spese affrontate per la pulizia e la manutenzione della filiale _ di _ (p.es. lampade al neon, un porta-ombrelli e prodotti per la pulizia). A torto.
Innanzitutto, _ non è stato in grado di com-provare le sue asserzioni, segnatamente producendo pezze giustificative o altra documentazione. Inoltre, dall’istruttoria è emerso che l’appellante non ha mai richiesto il rimborso di tali spese e addirittura, per quanto riguarda il porta-ombrelli aveva comunicato a _ che “andava bene così, che lo aveva fatto per il buon andamento del negozio” (verbale interrogatorio _, 6.2.1999, risp. 1, doc. 3).
Semmai, il dipendente avrebbe dovuto seguire una trafila ben precisa per ottenere il rimborso di spese effettuate per la manutenzione e la pulizia del negozio (verbale interroga-torio _, 6.2.1999, risp. 1, doc. 3).
Per quanto riguarda inoltre i prodotti di pulizia è emerso che la _ forniva il materiale di base per le pulizie (verbale interrogatorio _, 6.2.1999, risp. 1, doc. 3; verbale audizione teste _ e, 5.12.2000, pag. 5). Alla luce di quanto esposto, si conclude che il comporta-mento di _ è da qualificare come contrario agli obblighi del lavoratore nei confronti del datore di lavoro; in particolare, il parziale o mancato incasso di somme ricevute da clienti per i servizi forniti da _. è contrario all’art. 321b cpv. 1 CO (obbligo di rendiconto e restituzione).
2.2 Sconti alla clientela
Strettamente connessa con il considerando precedente è la prassi adottata da _ di concedere sconti alla clientela. Al contrario di quanto afferma l’appellante, dalla istruttoria è emerso che di principio la direzione aveva espressamente vietato ai gerenti dei negozi _ di concedere sconti ai clienti. Il teste _ ha affermato che il convenuto gli aveva chiesto “se era autorizzato a concedere sconti” e che gli aveva “risposto chiaramente di no, salvo che per i casi di riparazioni che superavano il prezzo di ca. fr. 80.--/100.--, dove un piccolo sconto poteva essere accordato, fino a 10.-- o 15.--franchi” (verbale teste _, 5.12.2000, pag. 5). Dal rapporto di arresto 4 febbraio 1999 (doc. C) si rileva inoltre che _ aveva immediatamente ammesso di concedere sconti senza essere autorizzato dalla direzione (v. anche verbale di interrogatorio 4.2.1999, doc. C, risp. 13, pag. 4). Anche in questo caso, l’agire dell’appellante si rivela contrario all’ob-bligo di rendiconto e restituzione del lavoratore nei confronti del datore di lavoro (art. 321b cpv. 1 CO), nonché all’obbligo di seguire direttive e istruzioni (art. 321d CO).
2.3 Sottrazione di materiale
Rettamente il Pretore ha stabilito che per quanto concerne la sottrazione di materiale dal negozio di _ (tre bidoni di colla e due confezioni di carta vetrata di proprietà della _ ritrovati durante la perquisizione del 4 febbraio 1999 presso l’abitazione di _) non vi sono indizi sufficienti per ritenere che le sottrazioni siano avvenute su periodi prolungati (v. verbale audizione _ da parte del PP _, 10.2.1999, doc. E: “È vero anche che un paio di giorni prima del mio arresto avevo furtivamente sottratto dal negozio del materiale che di solito si utilizza nel nostro lavoro portandolo a casa mia”; v. doc. 10). Dalle risultanze di causa è emerso che in nessun modo si giustificava il fatto di portare del materiale a casa, di assicurarsi una scorta presso il proprio domicilio oppure di ordinare merce in esubero per avere più scorte (verbale interrogatorio _, 6.2.1999, risp. 1, doc. 3; verbale interrogatorio _, 5.2.1999, doc. 10, risp. 3). L’agire di _ è quindi contrario ai più elementari obblighi derivanti dalla relazione contrattuale tra le parti in causa, in particolare il lavoratore si è posto in contrasto con direttive e istruzioni del datore di lavoro (art. 321d CO).
Siccome dal decreto d’accusa 16 agosto 1999 si evince che il materiale sequestrato è stato riconsegnato alla _, la presente voce non influisce sulla quantificazione del danno di seguito esposta (doc. F).
3.
Il convenuto, tramite il suo comportamento contrario agli obblighi derivanti dal contratto di lavoro e che, come già esposto, si è rivelato avere rilevanza penale, ha causato un danno alla _.
In base all’art. 321e cpv. 1 CO, il datore di lavoro deve provare esistenza e ammontare del danno subito a seguito del comportamento del datore di lavoro (
Wyler
, op. cit., pag. 101;
Favre/Munoz/Tobler
, op. cit., n. 1.13 ad art. 321e CO;
Brühwiler
, op. cit., n.
III
ad art. 321e CO). Il danno consiste in una riduzione involontaria del proprio patrimonio rappresentata da una diminuzione degli attivi, da un aumento dei passivi o da una perdita di guadagno; tale riduzione corrisponde alla differenza tra lo stato attuale del patrimonio del creditore e lo stato che il patrimonio avrebbe presentato se l’evento dannoso non si fosse prodotto (
Brühwiler
, op. cit., n. 2a ad art. 321e CO;
Wiegand
, Kommentar zum schweizerischen Obligationenrecht
I
, 2. ed., Basilea 1996, n. 38 ss. ad art. 97 CO).
Nella definizione di danno rientrano sia il danno diretto al patrimonio del datore di lavoro a seguito del comportamento del lavoratore, sia il danno indiretto riconducibile - sempre in rapporto di causalità adeguata - all’agire del lavoratore (
Brühwiler
, op. cit., n. 2a ad art. 321e CO).
3.1
L’appellante ha contestato la quantificazione del danno esposta nella perizia giudiziaria contabile - fatta invece propria dal Pretore - poiché a suo modo di vedere essa si baserebbe su mere ipotesi e giungerebbe pertanto a risultati teorici. L’appellante ha ammesso di aver sottratto al datore di lavoro, nell’arco di due anni, un importo non superiore a fr. 1'500.--.
Il perito giudiziario ha premesso che la sua valutazione era basata su dati statistici poiché la documentazione versata agli atti non era sufficientemente esauriente (v. perizia giudiziaria, pag. 4). Il perito ha però verificato l’andamento del negozio _ di _ nel periodo 1994-1999, tenendo conto di ogni fattore che poteva influenzare la cifra d’affari della società, segnatamente la percentuale IVA, il periodo di malattia di _ nell’estate del 1998, l’apertura di negozi della concorrenza, il fatto che la politica dei prezzi adottata nel 1998 non ha influito sulla cifra d’affari (tra l’altro in quell’anno era stato mantenuto il listino prezzi del 1997; v. risposte ai controquesiti peritali, ad 2), il fatto che nel 1998 non sia stato effettuato un periodo promozionale con sconti speciali (tenendo però debitamente conto di una minore entrata di fr. 4'500.-- nel calcolo del danno; v. risposte ai controquesiti peritali, ad 1) e la circostanza che la flessione del 9% della cifra d’affari riscontrata nel 1999 non poteva essere stata influenzata dalla concorrenza (v. risposte ai controquesiti peritali, ad 6).
Il perito ha stabilito che nel 1997 non ci sarebbero stati ammanchi di rilievo. Basandosi invece sui dati raccolti dalle autorità in sede penale e civile (doc. C, E, F, L, P), il perito ha calcolato che nel 1999, in sei giorni, _ ha sottratto l’importo di fr. 290.-- (26-28 gennaio e 2-4 febbraio 1999) e in tre giorni ha provocato un minore incasso di
fr. 82.30 (26-28 gennaio 1999; ossia sottrazioni per fr. 910.-- e un mancato incasso di fr. 510.-- al mese). Quindi, nel 1998, tenendo conto di tutte le circostanze, il perito è giunto alla conclusione che l’ammanco netto era pari a ca.
fr. 14'000.-- (risposte ai quesiti peritali, ad 1, pag. 4 e 5). Aggiungendo gli ammanchi per il mese di gennaio 1999 pari a ca. fr. 1'300.--, il perito ha ottenuto un ammanco teorico presumibile complessivo di ca. fr. 15'300.--.
3.2
A mente di questa Camera, la censura del convenuto riguardante l’imprecisione e il carattere ipotetico della perizia è infondata. In base all’art. 253 CPC, il giudice non è vinco-lato dall’opinione dei periti e decide secondo la propria convinzione. In altre parole il giudice è libero di apprezzare e considerare i risultati della perizia, esaminando se il perito ha tenuto conto dei fatti e degli argomenti addotti dalle parti e se le conclusioni alle quali egli è giunto sono logiche e convincenti (
Cocchi
, Appunti sul tema della perizia giudiziaria nel processo civile, in: Rep. 1994, pag. 171).
Di principio, il giudice non si scosterà dall’avviso del perito giudiziario se non per motivi stringenti, ovvero se contro la perizia depongono fatti, elementi di prova incontrovertibili che tolgono fondamento alle tesi ivi contenute o se si ravvedono contraddizioni manifeste (
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 3 e 4 ad art. 253 CPC).
Nel caso in disamina, non si ravvedono motivi di sorta per scostarsi dalle conclusioni del perito giudiziario in quanto questi ha valutato tutte le circostanze, giungendo a una determinata e fondata conclusione; inoltre, le risultanze peritali non si discostano da elementi oggettivi emersi nel corso delle diverse procedure.
3.3
La conclusione alla quale è giunto il perito appare equa anche tenuto conto di tutte le circostanze del caso e in special modo del fatto che nel caso specifico è impossibile quantificare con perfetta precisione matematica l’ammontare delle cifre sottratte in due anni da _ al suo datore di lavoro, rispettivamente l’entità del mancato guadagno causato dal lavoratore.
Non si può quindi ragionevolmente pretendere che la parte danneggiata precisi con esattezza assoluta l’entità del danno subìto, soprattutto considerando che la _ ha fatto capo a tutti i mezzi probatori messi a disposizione dal codice di rito (
Brehm
, Berner Kommentar, Berna 1966, n. 47 ad art. 42 CO;
Schnyder
, Kommentar zum schweizerischen Obligationenrecht
I
, 2. ed., Basilea 1996, n. 10 ad art. 42 CO).
In base all’art. 42 cpv. 2 CO, quando il danno non può essere provato nel suo preciso importo, il giudice può stabilire l'ammontare del risarcimento in base al suo prudente criterio. Questa disposizione contempla una regola probatoria di diritto federale intesa a rendere più facile per il danneggiato la dimostrazione del pregiudizio subìto (
DTF
120 II 296 e 105 II 89;
Kummer
, Berner Kommentar, Berna 1966, n. 70 e 245 ad art. 8 CC;
Schnyder
, op. cit., n. 10 ad art. 42 CO).
Alla luce delle risultanze suesposte, questa Camera ritiene equa la quantificazione del danno patito dalla _ a causa del comportamento del suo dipendente _, così come evidenziata nella perizia contabile giudiziaria, ossia fr. 15'300.--.
Da questa somma deve essere dedotto l’importo riconosciu-to al lavoratore per vacanze non pagate (fr. 1'979.20), otte-nendo così fr. 13'320.80 a favore della parte appellata.
4.
Infine, non è contestata neppure l’esistenza di un nesso di causalità adeguata tra la violazione contrattuale e il danno subìto dalla _, mentre l’appellante non ha sostanziato in alcun modo l’assenza di una sua colpa, essendo il suo modo di agire palesemente dettato da inten-zionalità (
Gauch/Schluep/Schmid/Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed., Zurigo 1998, n. 2711, 2725 ss. e 2773;
Schwenzer
, Schweizerisches Obligationenrecht AT, Berna 1998, n. 67.01 ss.).
L’appello viene pertanto respinto poiché infondato in ogni suo punto. Tasse, spese e ripetibili seguono la soccombenza.