# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 47026611-a47b-5f3e-b3f8-dfbd4d2fb661
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
RI 1, vedova, beneficia di un assegno per grandi invalidi, erogato per il bisogno di assistenza personale.
Il 13 gennaio 2006, la Sezione del sostegno a enti e attività sociali del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) le ha concesso un sussidio cantonale di fr. 7'530.– quale contributo per il mantenimento a domicilio, in base alla legge sull’assistenza e cura a domicilio e relativo regolamento di applicazione.
B.
Nella dichiarazione fiscale 2006, la contribuente indicava di avere conseguito redditi per complessivi fr. 46'734.–, costituiti dalla pensione (fr. 20'916.–), dalla rendita AVS (fr. 25'800.–) e dal reddito della sostanza (fr. 18.–). Fra le deduzioni, faceva valere gli oneri assicurativi (fr. 6'286.–), spese per disabilità (fr. 5'000.–) e la quota esente per beneficiari AVS, sicché il reddito netto ammontava a fr. 32'448.–.
C.
Notificandole la tassaz
io
ne IC/IFD 2006, con decis
io
ne del 5 marzo 2008, l’Uffic
io
di tassaz
io
ne di Mendris
io
commisurava il reddito imponibile della contribuente in fr. 42'900.– per l’IC ed in fr. 42'500.– per l’IFD. In particolare, aveva aggiunto ai redditi dichiarati il sussid
io
per il mantenimento a domicil
io
di fr. 7'530.–. Aveva inoltre stralciato la quota esente per beneficiari AVS/AI, rilevando che non ne erano adempiuti i requisiti di legge.
D.
La contribuente impugnava la suddetta decis
io
ne, con reclamo del 4 aprile 2008, contestando l’aggiunta al reddito imponibile del sussid
io
ricevuto per il mantenimento al domicil
io
. Sosteneva infatti di avere destinato tale importo “quale mancia e regalia a persone amiche per un po’ di compagnia e sostegno morale”, precisando che la magg
io
r parte era stata versata alla figlia, _, per l’assistenza durante i fine settimana e di notte. Chiedeva che fosse conseguentemente concessa altresì la quota esente per beneficiari AVS/AI.
E.
L’Uffic
io
di tassaz
io
ne respingeva il reclamo, con decis
io
ne del 28 magg
io
2008, così motivata:
Il sussid
io
ricevuto per il mantenimento a domicil
io
di un anziano invalido è imponibile fiscalmente ed è considerato reddito per quelle persone che si occupano effettivamente dell’aiuto all’anziano o all’invalido.
Il beneficiar
io
diretto del sussid
io
è considerato datore di lavoro, pertanto, deve compilare le attestaz
io
ni di salar
io
, soggette all’AVS, a chi è stato assunto per tale compito.
Se la persona assunta è domiciliata all’estero, il datore di lavoro (o chi per esso) deve trattenere le imposte alla fonte e riversarle all’uffic
io
cantonale preposto, nonché compilare la distinta salari AVS da trasmettere al competente uffic
io
.
Alla scrivente autorità non risulta che gli aiuti citati siano stati formalizzati e regolarizzati, pertanto il sussid
io
è interamente imponibile alla beneficiaria.
F.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributar
io
, contesta l’assoggettamento fiscale del sussid
io
di fr. 7'530.– percepito per il mantenimento a domicil
io
, che a suo avviso non può essere considerato reddito da attività accessoria. Argomenta poi che l’importo in discuss
io
ne è stato impiegato interamente per il mantenimento al domicil
io
, segnatamente per la pig
io
ne, per l’assistenza da parte dei figli e per l’aiuto prestato dalla _. Sottolinea quindi che la decis
io
ne contestata comporta un aumento delle imposte da pagare nella misura del 71%, a causa del mancato riconoscimento della quota esente per beneficiari AVS/AI.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
L’autorità di tassaz
io
ne ha assoggettato all’imposta sul reddito il sussid
io
di fr. 7'530.–, che la contribuente ha percepito quale contributo cantonale per le spese di mantenimento a domicil
io
, secondo gli articoli 5 e 40 della Legge sull’assistenza e cura a domicil
io
del 16 dicembre 1997 (LACD; RL 6.4.5.5). Tale provento è stato qualificato reddito dell’attività indpendente accessoria della contribuente.
1.2.
Secondo gli articoli 15 cpv. 1 LT e 16 cpv. 1 LIFD, sottostà all’imposta sul reddito la totalità dei proventi, per
io
dici e unici.
Come ha ripetutamente sottolineato il Tribunale federale, il legislatore ha in tal modo fatto propr
io
il princip
io
dell’imposiz
io
ne del reddito netto globale
(“Grundsatz der Gesamtreineinkommensbesteuerung”).
L’art. 16 cpv. 1 LIFD (e, di riflesso, l’art. 15 cpv. 1 LT) contiene dunque una clausola generale, che è completata, agli articoli da 17 a 23 LIFD (da 16 a 22 LT), da una lista esemplificativa di diverse componenti reddituali e da un elenco tassativo di redditi esenti dall’imposta (DTF 125 II 113 = ASA 67 p. 644 = RDAF 1999 II 385 consid. 4a).
Ne consegue che ogni reddito che non sia esplicitamente dichiarato esente è assoggettato all’imposta.
1.3.
È semplicemente incomprensibile come l’autorità di tassaz
io
ne abbia potuto qualificare il sussid
io
percepito dalla ricorrente quale reddito dell’attività lucrativa indipendente accessoria.
Basti rilevare che la contribuente ha chiesto ed ottenuto la prestaz
io
ne in quest
io
ne propr
io
in virtù della sua condiz
io
ne di grande invalida ai sensi della legge federale sull’assicuraz
io
ne per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10). L’assegno per grandi invalidi spetta ai beneficiari di rendite di vecchiaia che presentano un’invalidità di grado elevato o med
io
. Ora, già la semplice invalidità consiste nell’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata (art. 8 della Legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicuraz
io
ni sociali [LPGA; RS 830.1]); nel caso della grande invalidità, si richiede che, a causa di un danno alla salute, l’invalido abbia bisogno in modo permanente dell’aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita (art. 9 LPGA).
È dunque difficile immaginare che una persona incapace di guadagno e dipendente dall’aiuto di terzi per compiere gli atti ordinari della vita possa percepire un reddito da un’attività lucrativa indipendente. Addirittura assurdo è che tale qualifica possa essere attribuita ad un sussidio che le è erogato proprio in considerazione delle spese di mantenimento a domicilio causate dalla sua condizione di grande invalida.
1.4.
Escluso che il sussidio in questione sia imponibile quale reddito dell’attività lucrativa indipendente, ci si potrebbe chiedere a quale altro titolo lo sia. In virtù della clausola generale (art. 16 cpv. 1 LIFD; art. 15 cpv. 1 LT), come detto, un provento soggiace all’imposta sul reddito a meno che non ne sia espressamente esentato.
Fra i redditi esclusi dall’assoggettamento all’imposta sul reddito rientrano in particolar modo i sussidi d’assistenza provenienti da fondi pubblici o privati (art. 24 lett.
d
LIFD). Nella legge tributaria cantonale, si aggiunge che sono compresi gli assegni integrativi e di prima infanzia, le allocaz
io
ni per grandi invalidi e le somme percepite per conseguire un titolo di stud
io
o profess
io
nale (art. 23 lett.
d
LT).
Per sussidi d’assistenza
(“Unterstützungen”)
si intendono prestazioni gratuite a persone bisognose, versate cioè nel caso in cui il beneficiario necessita di tali prestazioni per fare fronte al proprio mantenimento minimo (
Richner/Frei/Kaufmann
, Handkommentar zum DBG, Zurigo, 2003, n. 67 ad art. 24 LIFD, p. 357).
Nella motivazione della decisione, come detto, l’autorità non si è espressa circa la sussumibilità del sussidio in discussione entro il campo di applicazione delle disposizioni appena citate, essendosi limitata a qualificarlo come reddito dell’attività indipendente e come tale imponibile.
Dalle direttive concernenti le prestazioni cantonali per il mantenimento a domicilio di persone anziane o invalide non autosufficienti del 24 novembre 2006 (RL 6.4.5.5.3) si evince che gli aiuti diretti alle persone non autosufficienti sono concessi in funzione della situazione finanziaria del richiedente ed in particolar modo in base alla tabella di calcolo allestita per la decisione della prestazione complementare. In sostanza, al fabbisogno secondo la tabella di calcolo PC si aggiunge lo “stipendio minimo di un aiuto domestico x percentuale rapportata al grado di dipendenza”. Per quanto attiene alla definizione delle condizioni per beneficiare del sussidio, risulta che l’autorità ha volutamente stabilito delle disposizioni che presentassero “una certa elasticità... al fine di ovviare alle rigidità che presentano in questo ambito le Prestazioni complementari (PC)”; ciò ha comportato in particolare la rinuncia a pretendere (“contrariamente alle PC”) la presentazione di un regolare contratto di lavoro con la persona che presta l’assistenza (cfr.
Invernizzi/Gianocca
, Quanto costa restare a casa: valutazione del contributo cantonale per il mantenimento a domicilio di anziani e invalidi, Ufficio di statistica, Bellinzona, 1999, p. 10).
Sapendo che le prestazioni complementari sono esenti dall’imposta sul reddito (art. 24 lett.
h
LIFD; art. 23 lett.
h
LT), si potrebbe essere indotti a ritenere che il contributo in discorso, che è sussidiario rispetto ai contributi riconosciuti dalla PC per cure infermieristiche (cfr. ancora le citate direttive) sia a sua volta esente dall’imposta, quale sussidio d’assistenza.
1.5.
Si deve ricordare che, adita dal contribuente con reclamo, l'autorità di tassaz
io
ne prende la sua decis
io
ne fondandosi sui risultati dell'inchiesta (art. 208 cpv. 1 prima frase LT e art. 135 cpv. 1 prima frase LIFD) e la decis
io
ne deve essere motivata (art. 208 cpv. 2 LT e art. 135 cpv. 2 LIFD;
Agner/Jung/Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422). Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivaz
io
ne ha natura formale: pertanto, di regola, la sua v
io
laz
io
ne comporta l'annullamento dell'atto impugnato, senza che vada vagliato se quest'ultimo, nel merito, è corretto (STF del 5 lugl
io
1994 in re S.P.; DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109 con relativi riferimenti).
L'art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegaz
io
ni delle parti nei considerandi delle loro decis
io
ni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivaz
io
ne può comunque essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menz
io
na, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e pone quindi l'interessato nelle condiz
io
ni di rendersi conto della portata del giudiz
io
e delle eventuali possibilità d'impugnaz
io
ne presso un'istanza super
io
re (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1; inoltre STF del 5 dicembre 1990 in re A.W).
Per far ciò l'autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su tutti gli argomenti e le eccez
io
ni sollevati, ma può limitarsi a prendere posiz
io
ne su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decis
io
ne di merito (cfr. DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, cons. 3a; DTF 105 Ib 248/9, cons. 2a; DTF 101 Ia 3; STF dell'8 genna
io
1987 in re S. McL, cons.
3; sent. CDT n. 381 del 30 lugl
io
1981 in re St.;
Imboden/Rhinow
, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, vol. I, n. 85 B III a, p. 535;
Känzig/Behnisch
, Direkte Bundessteuer, II ediz., vol.
III, Basilea 1992, p. 249).
La motivaz
io
ne deve dunque consistere nell'esposiz
io
ne della fattispecie ed in una motivaz
io
ne giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decis
io
ne: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condiz
io
ne di motivare il suo ricorso e l'autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decis
io
ne stessa (
Känzig/Behnisch
, op. cit., p. 249; inoltre sentenza CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003 in RtiD I-2004
n.19t).
1.6.
Come rilevato, la decisione impugnata contiene una motivazione manifestamente errata. Sebbene la contribuente avesse espressamente contestato l’assoggettamento del sussidio, già omettendo di inserirlo nella dichiarazione fiscale, l’Ufficio di tassazione non ha fatto altro che aggiungerlo ai redditi dichiarati, qualificandolo reddito dell’attività indipendente accessoria. In tal modo, non ha messo la contribuente nella condizione di potersi tutelare adeguatamente, inoltrando un ricorso debitamente motivato.
2.
2.1.
A questo punto, si pone un ulter
io
re problema. La motivaz
io
ne della decis
io
ne sembra collegare l’assoggettamento del sussid
io
all’imposta sul reddito del beneficiar
io
con la sua deduz
io
ne nel caso in cui l’importo in quest
io
ne sia versato, sotto forma di stipend
io
, alla persona o alle persone che assistono il beneficiar
io
stesso. Infatti, l’Uffic
io
di tassaz
io
ne, dopo avere affermato l’imponibilità del sussid
io
, spiega che “il beneficiar
io
diretto... è considerato datore di lavoro”, con la conseguenza che “deve compilare le attestaz
io
ni di salar
io
, soggette all’AVS, a chi è stato assunto per tale compito”. Nel caso della ricorrente, l’autorità afferma che gli aiuti di cui ha beneficiato quest’ultima non risultano essere stati “formalizzati e regolarizzati” e ne trae la conseguenza che “il sussid
io
è interamente imponibile alla beneficiaria”.
2.2.
Anche in questo caso, l’autorità di tassaz
io
ne si limita ad affermare perentoriamente un princip
io
– quello c
io
è della deducibilità della parte del sussid
io
che viene versata a titolo di stipend
io
alle persone che assistono il beneficiar
io
dello stesso – senza spendere una sola parola per giustificare tale affermaz
io
ne. Non è infatti per niente evidente che lo stipend
io
versato dal beneficiar
io
del sussid
io
a chi lo assiste a domicil
io
costituisca una spesa che si deduce dal reddito imponibile. Se anche si volesse ammettere – ma lo si è categoricamente escluso poc’anzi – che il sussid
io
rappresenti un reddito dell’attività lucrativa indipendente per l’anziano o l’invalido non autosufficiente, l’importo che egli impiega per retribuire chi lo assiste non costituisce certamente una spesa per il conseguimento del reddito; al contrar
io
, sarebbe una destinaz
io
ne del reddito in quest
io
ne.
Un’altra ipotesi che si può formulare è che lo stipend
io
versato a tale titolo costituisca una spesa per disabilità del contribuente, la cui deduz
io
ne è ammessa dagli articoli 33 cpv. 1 lett.
h
bis
LIFD e 32 lett.
l
LT. Nel caso della ricorrente, tuttavia, l’Uffic
io
di tassaz
io
ne le ha riconosciuto, a tale titolo, la deduz
io
ne forfetaria di un importo di fr. 5'000.–.
2.3.
Resta pur sempre da capire perché mai l’Uffic
io
di tassaz
io
ne dovrebbe assumersi il compito di verificare la destinaz
io
ne di importi di denaro che lo Stato eroga propr
io
in funz
io
ne dell’aiuto di cui necessitano persone non autosufficienti. Altrimenti detto, se il Cantone stabilisce che una persona anziana o invalida ha bisogno di un contributo che integri le prestaz
io
ni sociali ed assistenziali di cui già gode, per poter restare al propr
io
domicil
io
nonostante la disabilità, non si vede perché poi l’autorità di tassaz
io
ne dovrebbe essere investita del compito di controllare in quale modo il sussid
io
venga impiegato.
Già si è rilevato come l’autorità competente abbia volutamente
rinunciato a pretendere la presentazione di un regolare contratto di lavoro con la persona che presta l’assistenza. A tale riguardo, dallo stesso studio dell’Ufficio di statistica già citato si apprende altresì che un quarto delle persone che prestano assistenza domiciliare ad invalidi ed anziani non autosufficienti, i quali percepiscono pertanto il sussidio, non sono retribuite; in particolare, fra i parenti, sono oltre il 40% le persone che prestano assistenza senza retribuzione (cfr.
Invernizzi/Gianocca
, op. cit., p. 23). Le persone che prestano assistenza in base ad un regolare contratto di lavoro sono addirittura solo un terzo del totale. A tale proposito, lo studio in questione afferma che “uno degli ostacoli maggiori che si incontrano nel fare intervenire le prestazioni complementari a parziale copertura delle spese per cure infermieristiche a domicilio è proprio l’assenza di un regolare contratto di lavoro” ed aggiunge che “a detta dei beneficiari del sussidio è la persona stessa che presta il suo lavoro che preferisce essere pagata in modo informale, piuttosto che sottoscrivere un contratto” (
Invernizzi/Gianocca
, op. cit., p. 25).
2.4.
Alla luce dei dati che precedono, il Cantone ha deciso di erogare gli aiuti diretti in modo tale da andare incontro a chi difficilmente potrebbe accedere alle prestaz
io
ni complementari, o perché si avvale dell’assistenza di persone, perlopiù parenti, non retribuite, oppure perché retribuisce persone che non hanno stipulato un regolare contratto di lavoro. Nelle intenz
io
ni del DSS, che ha allestito le apposite direttive, il sussid
io
viene dunque versato senza pretendere alcuna prova della destinaz
io
ne dell’importo ricevuto. Secondo l’interpretaz
io
ne dell’Uffic
io
di tassaz
io
ne, un controllo indiretto sarebbe tuttavia delegato all’autorità di tassaz
io
ne, la quale dovrebbe assoggettare all’imposta sul reddito il contributo percepito dal beneficiar
io
, nella misura in cui quest’ultimo non comprovi di averlo impiegato quale stipend
io
per le persone che lo assistono.
A questa interpretaz
io
ne si oppone anzitutto il tenore delle direttive del DSS concernenti le prestaz
io
ni cantonali per il mantenimento a domicil
io
di persone anziane o invalide non autosufficienti. Nella parte intitolata “imposiz
io
ne fiscale”, le direttive in quest
io
ne affermano infatti che “la prestaz
io
ne per il mantenimento a domicil
io
è soggetta all’imposiz
io
ne fiscale”, ma precisano poi subito dopo che “la stessa è infatti considerata quale reddito per quelle persone a cui viene riversata per le prestaz
io
ni di cura e assistenza alla persona anziana o invalida”. L’unica affermaz
io
ne riguardante il trattamento fiscale, contenuta nelle direttive, concerne dunque l’imposiz
io
ne presso la persona che presta aiuto all’anziano o all’invalido; cosa ovvia, trattandosi di un compenso per il lavoro prestato. Nulla si dice invece in merito ad un’eventuale imposiz
io
ne presso l’anziano o invalido stesso.
A ciò si deve aggiungere che il risultato cui si perviene seguendo l’interpretaz
io
ne dell’Uffic
io
di tassaz
io
ne non è per niente soddisfacente. In primo luogo, come visto, finisce per delegare all’autorità di tassaz
io
ne un controllo sull’impiego di un sussid
io
pubblico, che evidentemente non le competerebbe; in secondo luogo, sottopone allo stesso trattamento fiscale sia chi riceve il sussid
io
e lo trattiene per sé, in quanto beneficia di assistenza gratuita o non ne beneficia affatto, sia chi si serve di personale che presta lavoro “nero”. In terzo luogo, non si comprende quale sia lo scopo di un sussid
io
che viene erogato in modo tanto indiscriminato: se esso vuole coprire dei costi che il malato o l’anziano non autosufficiente subiscono a causa della loro disabilità, non si vede perché l’autorità erogante non debba assumersi anche il compito di verificarne l’effettivo impiego, decidendo anche come procedere nel caso in cui constati l’esistenza di “lavoro nero”; se invece il sussid
io
mira unicamente ad incentivare le persone disabili a restare al loro domicil
io
, invece di farsi ricoverare in un istituto, allora potrebbe anche essere spiegabile l’assoggettamento fiscale, ma in tal modo si penalizzerebbe chi spende effettivamente l’importo ricevuto e non è in grado di comprovare l’esistenza di un contratto di lavoro, perché sarebbe trattato come chi trattiene il sussid
io
per sé o lo destina ad altri scopi.
2.5.
Venendo al caso della ricorrente, essa beneficia di una rendita pens
io
nistica di fr. 20'916.–, di una rendita AVS di fr. 25'800.– e di un assegno per grandi invalidi di fr. 6'456.–. Per l’aiuto domiciliare ha fatto valere spese per complessivi fr. 4'774.95 (fatture _ di _). Per il resto, sostiene di avere destinato il sussid
io
cantonale (fr. 7'530.–) al pagamento dell’affitto e a non megl
io
precisate “regalie” ai figli per assistenza diversa come pure per regali ai nipoti.
Come si vede, i magg
io
ri costi legati all’aiuto domiciliare sarebbero già coperti con l’assegno per grandi invalidi.
Anche a questo riguardo la motivaz
io
ne della decis
io
ne non permette tuttavia di stabilire perché alla ricorrente sia stato negato il diritto alla deduz
io
ne degli importi fatti valere. Prima ancora, poi, deve essere risolta la quest
io
ne di princip
io
dell’imponibilità del sussid
io
.
2.6.
Alle consideraz
io
ni che precedono ne deve essere aggiunta una ulter
io
re.
Come rileva la ricorrente, il meccanismo previsto dalla direttiva del DSS, che prevede l’imponibilità in linea di princip
io
del sussid
io
in discuss
io
ne e la deduz
io
ne degli importi comprovatamente destinati a retribuire le persone che prestano l’assistenza, può addirittura implicare la perdita del diritto alla quota esente per beneficiari AVS/AI.
L’art. 34 cpv. 2 LT prevede infatti che dal reddito, al netto delle deduz
io
ni per figli e persone bisognose a carico e per figli agli studi, e tenuto conto dei redditi che sottostanno ad altre sovranità fiscali, dei contribuenti tassati per rendite AVS/AI sono deducibili:
a) per i contribuenti assoggettati con l’aliquota per persone sole (art. 35 cpv. 1 LT): fr. 8’000.-- fino ad un reddito di 21'000.-- franchi; oltre tale reddito la deduz
io
ne si riduce di 1000.-- franchi per ogni 3’000.-- franchi di reddito supplementare;
b) per i contribuenti assoggettati con l’aliquota per coniugati (art. 35 cpv. 2 LT): fr. 8’000.-- fino ad un reddito di 27'000.-- franchi; oltre tale reddito la deduz
io
ne si riduce di 1’000.-- franchi per ogni 3’000.-- franchi di reddito supplementare.
In caso di rendita parziale la deduz
io
ne non può superare la rendita stessa.
Concretamente, se non si considera reddito imponibile il sussidio erogato dal DSS o se si ammette una deduzione pari all’importo dello stesso, la ricorrente avrebbe un reddito imponibile di fr. 35'448.–, che le darebbe diritto ad una quota esente di fr. 3'000.–. Se per contro si aggiunge l’importo litigioso al suo reddito imponibile, quest’ultimo raggiunge fr. 42'900.– e supera in tal modo il limite al di sopra del quale (fr. 42'001.–
) non è più ammessa una deduz
io
ne sociale per beneficiari AVS/AI.
Il trattamento fiscale del sussid
io
per il mantenimento al domicil
io
esplica dunque effetti che vanno aldilà della semplice imposiz
io
ne dell’importo stesso. Ciò rende ancor più importante una decis
io
ne chiara dell’autorità di tassaz
io
ne sugli aspetti sollevati.
3.
La decis
io
ne impugnata deve conseguentemente essere annullata. Gli atti sono rinviati all’Uffic
io
di tassaz
io
ne, perché adotti una nuova decis
io
ne motivata.