# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3c588425-6ef5-57ea-b20c-f782655446f5
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
_ è proprietario della particella n. _ RFD _, che confina a valle con la particella n. _ (sulla quale sorge una casa d'abitazione), appartenente a _, e con la particella n. _, proprietà di terzi. A carico della particella n. _è stata costituita il 29 agosto 1969 una servitù di passo pedonale in favore dei due fondi limitrofi, gravante un tracciato largo circa 3 m (subalterno
d
) che corre lungo il confine con le due particelle dominanti, fino alla pubblica via.
B.
Il 24 novembre 1995 _ ha _ davanti al Pretore di Locarno Campagna, postulando la cancellazione della servitù in favore della particella n. _a spese della convenuta, senza obbligo di indennità da parte sua o, al limite, dietro versamento di una somma da stabilire. In subordine egli ha chiesto che la larghezza del passo sia ridotta a 80 cm. Nella sua risposta del 29 febbraio 1996 _ si è opposta alla petizione.
C.
Esperita l'istruttoria, al dibattimento finale del 7 giugno 1999 le parti hanno ribadito il loro punto di vista sulla scorta del rispettivo memoriale conclusivo. Con sentenza del 23 giugno 1999 il Pretore ha poi respinto la petizione. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 800.–, sono state poste a carico dell'attore, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1500.– per ripetibili.
D.
Contro la predetta sentenza _ è insorto con un appello del 31 agosto 1999 per ottenere che la petizione sia accolta e che il giudizio impugnato sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 5 ottobre 1999 _ propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza del Pretore.

## Considerations

Considerando
in diritto: I. In ordine
1.
La convenuta chiede preliminarmente, con le osservazioni all'appello, che la causa sia ritornata al Pretore perché accerti il valore litigioso, determinante per l'appellabilità (art. 15 CPC), oltre che per la fissazione degli oneri processuali e delle ripetibili. Ora, “se l'attore non precisa il valore o se il convenuto lo contesta, il giudice lo determina mediante ordinanza, desumendolo dai registri pubblici, da perizie o informazioni, con equo apprezzamento delle circostanze” (art. 13 CPC). Il giudice non modifica invece un valore litigioso allegato dall'attore e non contestato dal convenuto, a meno ch'esso appaia manifestamente inattendibile (
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 9 con nota). In concreto l'attore ha indicato nella petizione un valore “in ogni caso superiore a fr. 8000.–” (pag. 1 nel mezzo). La convenuta non ha mai mosso obiezioni in proposito e anche nelle osservazioni all'appello si limita a postulare il rinvio degli atti al primo giudice, senza nulla eccepire al valore di fr. 8000.– fissato dal Pretore nella sentenza (consid. 4). Nulla induce a reputare palesemente inverosimile tale cifra. Un rinvio degli atti al primo giudice non entra quindi in linea di conto.
2.
Con le osservazioni all'appello la convenuta ha prodotto una lettera del 16 settembre 1999 pervenutale dalla Divisione dell'ambiente, successiva all'emanazione della sentenza impugnata. Se non che, l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vieta di addurre nuove prove in seconda sede e il diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo nelle procedure rette dal principio inquisitorio (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio) e nelle cause di stato (art. 138 cpv. 1 CC), ciò che non è evidentemente il caso in concreto. Il documento esibito per la prima volta in appello non è dunque ricevibile.
3.
L'appellante chiede, da parte sua, che questa Camera disponga un nuovo sopralluogo, dopo quello già esperito dal Pretore il
18 settembre 1996, facendo valere che “tale prova è stata eseguita in una giornata di pioggia, onde per cui non è stata esaustiva” (appello, pag. 4 in alto). La domanda è di per sé proponibile (art. 322 lett. a CPC con richiamo all'art. 88 lett. a). Nella fattispecie, tuttavia, gli atti processuali sono sufficientemente chiari e completi, sicché un'ulteriore ispezione non porterebbe – con ogni verosimiglianza – altri elementi suscettibili di influire sull'esito del giudizio. Non si giustifica dunque di riassumere la prova. Ciò premesso, nulla osta all'emanazione della sentenza.
II. Nel merito
4.
A norma dell'art. 736 cpv. 1 CC il proprietario del fondo serviente può chiedere la cancellazione delle servitù che abbiano perduto ogni interesse per il proprietario del fondo dominante. Sapere se ciò sia il caso dipende dal contenuto e dall'estensione del diritto. Determinante è il principio dell'identità, che impedisce il mantenimento di servitù per scopi diversi da quelli per cui sono state costituite (DTF 121 III 54 consid. 2a con richiami di giurisprudenza;
Liver
in: Zürcher Kommentar, 2a edizione, n. 63 ad art. 736 CC). Occorre quindi esaminare, nella fattispecie, se per la proprietaria del fondo dominante sussista ancora un interesse all'esercizio della servitù e se tale interesse corrisponda allo scopo originario per il quale il diritto è stato costituito (DTF 114 II 428 consid. 2a). L'interesse al mantenimento della servitù si apprezza, per il resto, sulla base di criteri oggettivi (DTF 121 III 54 consid. 3a con riferimenti;
Steinauer
, Les droits réels, vol. II, 2
a
edizione, pag. 322 n. 2267;
Rodondi
, L'extinction des servitudes de par la loi, Losanna 1990, pag. 103 segg.).
a)
Il Pretore ha respinto la divisata cancellazione di servitù con l'argomento che il diritto di passo è stato costituito il 27 febbraio 1970 (
recte
il 29 agosto 1969: doc. I richiamato, foglio 3, nell'incarto congiunto _) perché il proprietario del fondo dominante potesse raggiungere il primo piano della sua casa d'abitazione, ove si trova – fra l'altro – un appartamento monolocale non accessibile dall'interno dell'edificio. Ne ha dedotto, il primo giudice, che la servitù conserva tutt'oggi la sua utilità, dato che da allora la situazione non è mutata. L'attore sostiene invece, nell'appello, che la servitù è stata costituita per collegare la particella n. _
alla pubblica via. E siccome tale fondo è ora raggiungibile grazie a un sentiero comunale, per di più regolarmente utilizzato dalla convenuta, il diritto di passo avrebbe perduto lo scopo originario.
b)
In realtà dal fascicolo processuale non risulta che il sentiero testé evocato sia stato costruito dopo il 29 agosto 1969 – circostanza non pretesa nemmeno dall'appellante – o che, al momento in cui è stata iscritta la servitù, il fondo dominante non avesse altro accesso alla strada pubblica. L'appellante riconosce espressamente, per altro, che nella casa della convenuta non esiste alcun collegamento interno tra il pianterreno – raggiungibile per mezzo del sentiero comunale – e i vani sovrastanti, fra cui il noto appartamento monolocale (appello, pag. 6 nel mezzo; cfr. anche il verbale di sopralluogo, del 19 settembre 1996, pag. 4 in fine). Giustamente il primo giudice ha ritenuto perciò, sulla base degli atti, che la servitù è stata costituita non per raggiungere la particella n. _come tale, ma per accedere al primo piano della casa esistente sulla particella. Stando così le cose, non è dato a divedere come l'appellante possa affermare che il diritto di passo abbia perso ogni interesse per il fondo dominante. In sostanza egli non fa che ripetere quanto esposto nella petizione (pag. 2 a 6) e nel memoriale conclusivo davanti al Pretore (pag. 3 a 8), ma non si confronta minimamente con la motivazione della sentenza impugnata e non spiega perché l'opinione del Pretore sarebbe erronea. Sotto questo profilo il gravame potrebbe finanche essere dichiarato inammissibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5).
5.
Rimane da esaminare se possano entrare in linea di conto le premesse per un eventuale riscatto della servitù mediante versamento di un'indennità alla convenuta (art. 736 cpv. 2 CC). Ciò può aver luogo non solo quando l'interesse per il proprietario del fondo dominante si è ridotto, ma anche quando l'onere imposto al proprietario del fondo serviente si sia aggravato, dopo la costituzione della servitù, al punto da rendere proporzionalmente esiguo l'interesse al mantenimento del diritto reale limitato (DTF 107 II 339 consid. 4;
Steinauer
, op. cit., pag. 324 n. 2275 con richiami di dottrina e giurisprudenza).
Il Pretore ha escluso l'ipotesi di un riscatto già per il fatto che dopo l'iscrizione della servitù la situazione non è cambiata, di modo che l'interesse della convenuta all'esercizio del passo è conforme allo scopo iniziale. A mente del primo giudice, inoltre, l'onere non preclude all'attore la possibilità di sfruttare il fondo in modo razionale. L'appellante asserisce di contro che, per rapporto alle proprie esigenze (necessità di posteggiare veicoli della carpenteria di cui egli è amministratore unico, opportunità di depositare materiale), l'interesse della convenuta a mantenere la servitù è ingiustificato. Insiste quindi nel postularne il riscatto. A prescindere dalla circostanza però ch'egli neppure precisa l'ammontare dell'indennità offerta, ciò che renderebbe già di per sé irricevibile la domanda (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC; I CCA, sentenza del 10 maggio 2000 nella causa T. contro B., consid. 7), gli atti non dimostrano che per la convenuta l'utilità del passo sia ormai esigua rispetto all'onere gravante il fondo serviente. Che la convenuta possa valersi del citato sentiero comunale ancora non basta a comprovare un mutamento di situazione, tutto ignorandosi – come detto – sul momento in cui il sentiero è stato costruito. Né si può affermare, per avventura, che l'onere a carico del fondo serviente sia considerevolmente aumentato. Dalla deposizione di _, dipendente della carpenteria con sede sulla particella n. _, si evince anzi che negli ultimi anni l'attività della ditta è diminuita sensibilmente, addirittura della metà (verbale del 26 novembre 1996, pag. 7 in fine). Ciò non avvalora sicuramente l'ipotesi di un aggravio.
6.
L'appellante conclude, in subordine, perché l'esercizio del passo sia limitato a una fascia di terreno larga 80 cm lungo il confine con il fondo serviente. Adduce che, contrariamente al parere del primo giudice, lo spazio a disposizione per caricare e scaricare i veicoli della carpenteria non è sufficiente, onde il suo interesse a postulare una riduzione della superficie gravata. Per altro – egli soggiunge – l'esercizio del diritto richiede solo una parte del tracciato indicato a registro fondiario, di modo che la convenuta potrà continuare, anche dopo il restringimento, a “usufruire del proprio passo pedonale come ha fatto fino ad oggi” (appello, pag. 8 in alto).
a)
La cancellazione parziale di servitù di passo gravanti aree di larghezza eccessiva è possibile, in linea di principio, quando il vantaggio derivante al proprietario del fondo dominante dalla comodità del passo sia nullo o, quanto meno, sproporzionato rispetto agli inconvenienti che derivano al proprietario del fondo serviente (DTF 113 II 154 consid. 4; SJ 1994 pag. 78 in alto). La riduzione di un passo dal contenuto liberamente pattuito, nondimeno, deve giustificarsi per ragioni particolari (BR/DC 1994 pag. 111, nota alla sentenza n. 229). Non si può rimproverare al proprietario del fondo dominante, in altri termini, di agire abusivamente per il solo fatto di esigere il rispetto di una servitù così com'è stata costituita (DTF 113 II 154 consid. 4 con rinvio).
b)
In concreto l'appellante assevera che il calibro del tracciato su cui grava il diritto in questione è eccessivo, ma non indica quali particolari mutamenti giustificherebbero di restringerlo. Egli neppure allude alle ragioni che nel 1969 hanno indotto i proprietari dei fondi a costituire un passo pedonale largo 3 m, né pretende che la servitù non sia mai stata utilizzata in tutta la sua larghezza. Ancora una volta l'appellante non fa che ripetere pedissequamente quanto figura nella petizione (pag. 6 e 7) e nel memoriale conclusivo (pag. 8 e 9), senza neppure riferirsi alla motivazione della sentenza impugnata. Invano si cercherebbero nel fascicolo processuale, per altro, elementi qualsiasi che permettano di risalire all'atto costitutivo della servitù, sul cui contenuto nulla è dato di sapere. Affermare in condizioni del genere che il diritto di passo sia esagerato solo perché è largo 3 m, senza esaminare concretamente l'utilità della servitù per la convenuta e gli svantaggi derivanti al proprietario del fondo serviente per rapporto ai tempi in cui la servitù è stata costituita non è serio, tanto meno ove si consideri che il passo continuerebbe a sussistere invariato in favore della particella n. _ anche nel caso in cui fosse ridotto per quanto riguarda la particella n. _
. Ne segue, in ultima analisi, che la sentenza del primo giudice sfugge a censura anche su questo punto.
III. Sulle spese e le ripetibili
7.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza dell'appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che rifonderà alla convenuta un'equa indennità per ripetibili d'appello.