# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8bbaae4e-e211-5ff0-95c6-ba469f7af8e5
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1999
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto e in diritto:
1.
L'attore è stato dipendente della _
di _, come tecnico nel settore dei metalli duri, a far data dal 1992. Il suo stipendio mensile è stato dapprima di fr. 6'100.- e, dall'aprile 1995 di fr. 7'200.-; inoltre deteneva 10 azioni della società equivalenti a nominali fr. 10'000.-. Il rapporto di lavoro è stato interrotto in data 13 febbraio 1996 con effetto alla fine di aprile.
Il convenuto era azionista di maggioranza della società e, in tale veste l'attore lo ritiene ora responsabile nei suoi confronti del danno subito per non aver mantenuto la promessa di ripartire il proprio pacchetto azionario, aumentando così la sua quota di azionista a 30 azioni di _, ossia in ragione uguale al convenuto stesso e al socio _. Tale promessa -che risalirebbe al gennaio 1995- era stata formulata dopo che l'istante aveva avuto l'occasione di sottoscrivere un contratto di lavoro con terzi che gli sarebbe stato economicamente più vantaggioso dell'impiego presso _. A tal fine, in data 27 dicembre 1994, _
aveva negoziato un impegno con la società italiana _ con sede a _
che, nel contesto di una collaborazione con lo _
in un'operazione congiunta di creazione di uno stabilimento produttivo di metalli duri, lo avrebbe assunto come perito industriale: quel contratto gli avrebbe garantito un compenso di 100 $ l'ora (ciò che equivarrebbe a un reddito complessivo di circa fr. 372'000.- per tre anni) e un premio di produzione unico a fine operazione -ma da anticiparsi entro e non oltre la fine del primo anno dal conferimento dell'incarico- di fr. 300'000.- (doc. D). Per avere piena validità, quel contratto avrebbe però dovuto essere nuovamente sottoscritto dall'istante dopo quattro mesi dalla pattuizione iniziale; ciò che l'attore non fece, sostenendo di avere appunto ricevuto dal convenuto la promessa di aumentare la propria quota di azionista in seno a _
2.
Con la petizione l'attore quantifica il proprio danno sul periodo di tre anni, calcolando il reddito complessivo di cui al contratto _
(fr. 672'000.-) e deducendone il reddito effettivo percepito presso la datrice di lavoro da gennaio 1995 ad aprile 1996, nonché ciò che avrebbe potuto pretendere da altra occupazione, stimato un salario ragionevole in fr. 8'000.-, da maggio 1996 a dicembre 1997, data della presunta scadenza del contratto _.
Nei suoi allegati introduttivi il convenuto contesta l'esistenza di qualsiasi accordo fra le parti su una diversa distribuzione delle azioni, nonché la fedefacenza del contratto _. Ritiene pertanto di non aver compiuto nessuna inadempienza nei confronti dell'attore. Osserva inoltre che quegli, al più tardi nell'ottobre 1995, avrebbe saputo di non ricevere ulteriori azioni, mentre ha atteso a reagire soltanto dopo essere stato licenziato nella primavera del 1996. In merito al conteggio proposto in petizione, contesta in particolare il calcolo che porta al reddito complessivo di fr. 372'000.- sulla base della retribuzione oraria.
3.
Con la sentenza impugnata, il pretore ha in buona sostanza accolto la petizione, eccezion fatta per alcune rettifiche del conteggio. Sulla base della deposizione di _, ha accertato l'esistenza di un accordo fra gli azionisti nel senso di ridistribuire le azioni del convenuto in parti uguali fra quest'ultimo, _
_
mentre in virtù della testimonianza di _ ha accertato la serietà e i termini del contratto _. Quanto alla consegna delle azioni, per la quale non è stato fissato un termine, il primo giudice considera il convenuto in mora a motivo del suo rifiuto di dar seguito alla promessa, espresso in un incontro avvenuto nel mese di novembre 1995. Applicando alla fattispecie l'art. 107 CO ha considerato inutile la fissazione di un primo termine al debitore, risultante dal suo stesso atteggiamento. Di seguito, l'attore avrebbe notificato al convenuto, al più tardi il 14 febbraio 1996, la sua scelta di recedere dal contratto e di postulare la rifusione dell'interesse negativo.
4.
L'appellante insorge contro la sentenza pretorile, censurando gli accertamenti riguardanti sia il contratto _, sia la promessa di ridistribuzione delle azioni. In merito al secondo punto nega l'attendibilità e la capacità del teste _
come parte del negozio giuridico contestato e rileva contraddizioni fra la sua deposizione e una precedente dichiarazione scritta. Sul primo tema censura l'apprezzamento delle prove operato dal primo giudice, ossia del contratto (doc. D) e del teste _; rileva inoltre il carente accertamento dell'effettiva realizzazione del progetto di cui al medesimo contratto nei termini ivi stabiliti. In merito al danno fatto valere dall'attore, da un lato, nega la presenza di un nesso causale fra l'impegno non mantenuto di ridistribuzione delle azioni _
e il contratto _, mentre -dall'altro- considera scorretta l'applicazione degli art. 107 e 108 CO.
Con l'appello adesivo l'attore si limita a ritenere che il risarcimento fissato dal pretore è inferiore al danno da lui effettivamente patito, non giustificandosi le deduzioni operate dal pretore.
Delle osservazioni agli appelli di dirà, se necessario, nel seguito.
5.
L'attore fonda la sua azione di risarcimento danni sul mancato adempimento da parte del convenuto di un asserito contratto di ridistribuzione delle azioni che, in concreto, avrebbe dovuto attuarsi con la cessione di 20 azioni di _ da parte del convenuto in favore dell'attore e di altre 20 in favore di _. E' pertanto necessario verificare la validità di tale intesa, individuandone la natura, prima ancora di affrontare il tema dell'appello relativo all'ammissibilità delle prove e alla loro idoneità ad accertare le circostanze controverse nella lite. Parte attrice non ha approfondito il discorso della natura giuridica e della causa della prospettata cessione, sostenendo comunque che essa avrebbe dovuto compensare la sua rinuncia ai benefici di un contratto di lavoro con la società italiana _ ciò tuttavia non è di nessun aiuto per conferire una veste giuridica alla prospettata prestazione contrattuale. Anche perché, al dilà dei rapporti di forza tra gli azionisti di _, dev'essere considerato il contemporaneo ruolo dell'attore come partner della società -e non del convenuto- nell'ambito del contratto di lavoro: contratto che gli assicurava un certo salario di cui l'acquisto di azioni non avrebbe potuto costituire elemento integrante.
Fatte queste premesse, la natura del contratto -anche in vista di un'eventuale verifica dell'applicabilità delle norme indicate dal primo giudice (art. 107 e 108 CO)- può essere indagata a dipendenza della sua onerosità. E' infatti pacifico che titoli come le azioni di una società anonima possono essere ceduti o ridistribuiti fra gli azionisti a diverso titolo: in particolare come compravendita, oppure per compensare crediti fra azionisti, oppure ancora gratuitamente. Nel concreto, a questo tipo di considerazioni induce la contestata testimonianza _
laddove (con riferimento alla dichiarazione doc. L, confermata in sede di deposizione) indica che a un certo momento (nel 1993) un nuovo azionista, _, "aveva convenuto di acquistare la maggioranza delle azioni contro pagamento di una cifra da trattare (variante tra fr. 500'000.- e fr. 700'000.-). Il sig. _
cominciò a versare fr. 150'000.- in liquidità ricevendo come anticipo 3 azioni". Dopo che quegli aveva rinunciato ad acquistare altre azioni -all'inizio del 1994- ossia a diventare azionista di maggioranza, "a seguito della situazione venutasi a creare, si convenne di dividere le azioni _
in parti uguali fra _, _
e il sottoscritto". Tutto ciò non ha rilevanza per quanto riguarda i rapporti fra gli azionisti, ma dà un'idea del valore delle azioni _, ciò che può almeno far sorgere dubbi sulla gratuità della cessione in esame.
6.
Dal momento che non è stato sostenuto in causa che l'attore potesse vantare un credito nei confronti del convenuto personalmente che potesse costituire valida o plausibile causa del trasferimento di azioni, due sono le alternative prospettabili: la donazione o la compravendita. Riguardo al primo negozio, al dilà della dimostrazione della volontà del convenuto di favorire in tal modo l'attore (ciò che l'appellante contesta anche in questa sede: cfr. appello, pag. 9), l'accordo che quest'ultimo situa nel mese di gennaio 1995 (teste _) e che non è dato sapere quando avrebbe dovuto realizzarsi, può rappresentare unicamente una promessa di donazione: la donazione manuale si compie infatti solo al momento della consegna delle cose dal donante al donatario (art. 242 cpv. 1 CO). D'altra parte, la promessa di donazione, per la sua validità, esige la forma scritta (art. 243 cvp. 1 CO), ovvero al fine di proteggere il donante da atti non ponderati (
Vogt
, in Comm. di Basilea, OR I, ed. 2, art. 243 CO, N. 1). Nel caso concreto, risulta per contro, a conferma peraltro di quanto sostiene la parte attrice, che le parti avrebbero trovato un accordo informale, siglato unicamente da una stretta di mano (teste _doc. L). Nell'ipotesi in esame, il mancato rispetto della forma di legge comporta la non validità del negozio (art. 11 cpv. 2 CO), ciò che -in conformità con la giurisprudenza federale- corrisponde a una nullità assoluta che il giudice deve verificare d'ufficio, in particolare quando non v'è stato adempimento del contratto e non è oggettivamente possibile ipotizzare una sanatoria della carenza formale (
Schwenzer
, in Comm. cit., art. 11 CO, N. 17;
Guhl / Merz / Koller
, Das Schweizerische Obligationenrecht, ed. 8, p. 118;
DTF
112 II 334).
7.
Nell'ambito della seconda ipotesi, l'accordo sulla ripartizione delle azioni che appare come un'intesa di massima anche a dipendenza dell'assenza di una prudente formulazione scritta (nella forma contrattuale o almeno di protocollo della discussione), potrebbe rappresentare precontratto di una compravendita, ossia un atto mediante il quale le parti assumono l'obbligazione di stipulare un contratto futuro (art. 22 cpv. 1 CO).Sennonché, anche tale negozio -come il contratto vero e proprio- sottostà alla norma fondamentale dell'art. 1 CO, secondo la quale un contratto non può definirsi perfetto fino a quando le parti non abbiano manifestato concordemente la loro reciproca volontà, riferita agli elementi essenziali del futuro contratto (
Bucher
, in Comm. cit., art. 22 CO, N. 29). Orbene, si fosse trattato di una cessione onerosa delle azioni, al precontratto sarebbe mancata l'indicazione del valore delle azioni, ossia il loro prezzo, che senz'ombra di dubbio costituisce elemento essenziale di qualsiasi compravendita (art. 184 cpv. 1 CO). E' vero che in luogo del prezzo definitivo, le parti possono convenire gli elementi in base ai quali il prezzo possa essere definito ulteriormente (
Guhl / Merz / Koller
, op. cit., p. 313), ma nemmeno di tali indicazioni v'è traccia negli atti del processo. Ne consegue che, anche in questo caso non esiste valida pattuizione fra le parti (
Bucher
, in Comm. cit., art. 1 CO, N. 20).
8.
A titolo abbondanziale può essere osservato che l'accordo su cui l'attore fonda la propria richiesta di giudizio, sempre prescindendo da un'inutile disamina delle prove offerte, potrebbe avvicinarsi alla figura della
letter of intent
(
Kramer E
., in Comm. di Berna, 1991, art. 22 CO, N. 56 segg.): sennonché, l'attore stesso non colloca il proprio diritto al risarcimento danni nella sfera precontrattuale, ma ha sostenuto in ogni sede la validità della pattuizione su una nuova ripartizione delle azioni.
9.
A dipendenza della mancanza di un valido negozio, l'attore è privato di una base giuridica per chiedere la condanna del convenuto al risarcimento di danni. Accogliendo l'appello in tal senso, diventa priva d'oggetto ogni disputa sull'esistenza e sulla consistenza del pregiudizio lamentato dall'attore, così come si rende inutile l'esame delle ulteriori censure formulate in sede di appello e di appello adesivo.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili di prima e di seconda sede segue la soccombenza della parte attrice.

## Considerations