# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 34550fa3-86e2-504d-a34e-a91c35a2787d
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
1. IM 1, cittadino _, è nato in _ il _. In merito alla sua vita ha riferito:
"
Abito a _ con mia moglie. Ho due figli di 24 e 25 anni, sono indipendenti e vivono per conto loro.
Abito a _ da circa 25 anni.
Sono nato e cresciuto in _, ho frequentato 4 anni di scuola elementare e poi ho iniziato a lavorare, ho fatto lavoretti a destra e sinistra, ad esempio in fattoria. Ho imparato il mestiere di meccanico in _. Nel 1986 ho lasciato il _ da solo per trasferirmi in _ a _. Lì ho conosciuto mia moglie che è anche di origine _. In _ ho lavorato come meccanico fino al 1996. Nel 1992 ho avuto un incidente sul lavoro: sono caduto sulla testa. Da allora sono invalido all’80%.
ADR
che non ho più i genitori, sono entrambi morti. In _ ho ancora un fratello. Una sorella e un fratello sono purtroppo già morti. Ho anche un fratello che abita in _ a _.
ADR
che in Svizzera non ho né amici né parenti.
ADR
che non sono mai venuto in Svizzera, questa è la prima volta ed era mia intenzione essere soltanto in transito.
Mi viene chiesto se ho dei precedenti penali all’estero e in Svizzera
e rispondo di no, non sono mai stato arrestato e non ho mai avuto problemi con la giustizia.”
(VI PP 27.12.2013 pag. 11)
2. Dall’estratto del casellario giudiziario _, _ e _ non risultano precedenti penali a carico di IM 1 (cfr. estratti casellario giudiziale AI 5).
3. L’inchiesta in esame è nata a seguito del controllo doganale operato il 26 dicembre 2013 alle ore 05.05 dalle Guardie di Confine presso il valico di _, del pullman della _ targato (_) _, in uscita in Italia che quotidianamente percorre la tratta _ -_ con varie fermate intermedie tra cui _.
Durante il controllo tutti i passeggeri venivano fatti scendere ed invitati a identificare ed esibire il proprio bagaglio. Al termine di questa operazione le GdC constatavano che nella parte centrale del bagagliaio del pullman, erano rimasti due colli incustoditi: una borsa in tela arancione e una valigia di colore nero. Veniva richiesto a tutti i passeggeri a chi appartenessero tali bagagli. Non ricevendo alcun riscontro, sulla base della documentazione in possesso degli autisti segnatamente dei biglietti e dei ticket della registrazione dei bagagli degli occupanti, venivano identificati i proprietari delle due borse che nessuno dei passeggeri aveva reclamato. La valigia di colore nero risultava registrata a nome di IM 1, mentre la borsa arancione era registrata a nome di _.
Le GdC dopo un controllo più approfondito dei due bagagli, rinvenivano all’interno della valigia nera registrata a nome di IM 1, il quantitativo di 1200 grammi lordi di cocaina (995.28 netti); nella borsa arancione registrata a nome _ venivano rinvenuti 960 grammi lordi (866 grammi netti) di marijuana.
Dal “Protocollo passaggio consegne CGCF - Polizia Cantonale”, nella finca dei “fatti” si legge testualmente:
"
Portato il bus in entrata e cominciato il controllo facendo scendere le persone una alla volta facendogli riconoscere il bagaglio ed eseguendo la visita dello stesso in ufficio.
Nella parte centrale del bagagliaio, lato sinistro conducente, rimanevano due bagagli, una in tela arancione tipo tracolla e una valigia nera marca _.
Alle 0630 portato i due bagagli e all’interno vi erano sostanze stupefacenti.
Nella borsa a tracolla in tela colore arancio vi era una busta in alluminio sigillata grossa 30cm x 50 cm. Con all’interno 960 grammi lordi di Marijuana
Nella valigia nera marca _ vi erano due scatolette di cartone tipo regalo con coperchio separato dimensioni 20cm X 15 cm x 10 cm circa.
Per ogni scatola avvolta nella carta regalo due panetti separati contenenti cocaina.
Totale 4 panetti singolarmente confezionati per un peso complessivo loro di 1200 grammi lordi di cocaina.
Gli autisti dichiaravano che la valigia nera apparteneva alla persona che era seduta in prima fila, mentre all’altra borsa si risaliva tramite biglietto di viaggio.
Gli autisti consegnavano due biglietti di viaggio nominativi con l’etichette che corrispondevano alle valigie.
Bagagli identificati:
- Borsa in tela arancione; _ _ citt. _, dom. via _ a _
- Valigia nera _: IM 1 _, citt. _, dom. _, _.”
(Protocollo passaggio consegne CGCF - Polizia Cantonale, AI 1 all. 11)
4. IM 1, interrogato, negava il proprio coinvolgimento.
Al termine del verbale veniva arrestato. Sulla sua persona, oltre a € 315.--, venivano rinvenuti un telefono _ senza la carta SIM e un telefono _ con la scheda SIM (cfr. elenco oggetti sequestrati, allegato al rapporto di arresto provvisorio 26.12.2014).
5. Il 27 dicembre 2013 il GPC ordinava la carcerazione preventiva di IM 1, accogliendo l’istanza di medesima data presentata dal PP.
6. Con atto d’accusa del 21 marzo 2014 il PP ha imputato a IM 1 l’infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti aggravata a motivo del quantitativo di cocaina segnatamente di avere, in due distinte occasioni, preso in consegna in _, a _, detenuto, trasportato e fatto transitare attraverso la Svizzera, il 6/7 dicembre 2013 passando attraverso la _ e poi la Svizzera in direzione _, un imprecisato quantitativo di cocaina
ed il 25/26 dicembre 2013, passando attraverso la _ e poi la Svizzera, in direzione _, venendo poi fermato al valico autostradale di _, un quantitativo complessivo di 995.28 grammi netti di cocaina, con un grado di purezza variante tra il 43 ed il 44%, sostanza contenuta in 4 distinte confezioni ed occultata all’interno di una valigia riconducibile all’accusato e sequestrata dalla Polizia Cantonale.
In aula, il Procuratore pubblico ha derubricato il reato di infrazione aggravata in infrazione parzialmente aggravata, qualificando l’episodio del 6/7 dicembre 2013 di cui all’atto d’accusa quale infrazione semplice alla LF sugli stupefacenti (verbale del dibattimento pag. 2).
7. Il GPC con decisione del 28 marzo 2014 (doc. TPC 8), accoglieva l’istanza presentata dalla Pubblica accusa contestualmente al deposito dell’atto d’accusa (doc. TPC 2) e poneva l’accusato in carcerazione di sicurezza con scadenza al 20 maggio 2014.
8. Va segnalato che in base agli accertamenti eseguiti, gli inquirenti escludevano una correità tra IM 1 e _ poiché i due “
non si conoscevano
” ed inoltre l’esame dei cellulari in loro possesso non davano riscontri di contatti che potessero metterli in relazione tra loro (rapporto di arresto provvisorio del 26.12.2013 pag. 3).
9. L’esame tossicologico delle urine cui è stato sottoposto IM 1 ha dato esito negativo (AI 45, all. 10).
10. Interrogato, IM 1 riferiva di essere partito il giorno prima da casa verso mezzogiorno, da solo, e di aver raggiunto la stazione ferroviaria di _, dove aveva preso il treno per _. Qui era entrato in uno snack bar per comprare dei sandwich e, casualmente, aveva incontrato un suo conoscente che si chiama _ che gli ha pagato i panini. Mentre si stava dirigendo alla stazione dei bus di _, _ gli diceva che anche lui doveva raggiungere la stazione dei bus per cui gli dava quindi un passaggio con la sua auto. Lungo il tragitto _ si è fermato dicendogli che doveva mettere qualcosa nella sua valigia:
"
L’ha aperta, mi ha chiesto di tenere gli indumenti ed ha depositato dei pacchi nella valigia. Preciso che i pacchi erano nel baule dell’auto. Io chiedevo a _ cosa fossero i pacchi e lui rispose che erano dei regali. In seguito ho depositato gli indumenti che tenevo, all’interno della valigia, che è di proprietà di _ e questo ultimo ha richiuso la valigia. Siamo ripartiti con l’auto in direzione della stazione dei bus e quando siamo arrivati a _, siccome eravamo in ritardo, ha posteggiato l’auto davanti il bus. Sono sceso dal veicolo, ho preso il mio bagaglio e quindi mi sono diretto verso il conducente dell’autobus ed ho pure detto a _ di prendere la sua valigia. Ho consegnato la mia valigia al conducente del bus, il quale ha messo il ticket sul bagaglio e mi ha dato il ticket del mio bagaglio. _ dal canto suo ha messo la sua valigia nel portabagagli del bus ed il conducente del bus ha messo il ticket a mio nome. In seguito sono salito a bordo del bus e siamo partiti in direzione di _”.
(VI PG 26.12.2013 pag. 3)
L’imputato ha indicato che dalla sua partenza con il bus a _, ha chiamato un amico a _ dicendogli che era partito con il bus e che durante il viaggio, mentre si trovava in Svizzera, ha ricevuto una chiamata da parte di qualcuno, ma la telefonata si era interrotta; di aver poi ricevuto una chiamata da _ che gli chiedeva dove si trovava ed al quale ha risposto che si trovava sul bus.
Di fronte alla contestazione che nella valigia registrata a suo nome e che lui indicava essere di _, erano stati trovati 1200 grammi di cocaina, IM 1 dichiarava “
di non sapere che all’interno della valigia, vi era della droga
”. Ha dichiarato di non aver visto cosa c’era all’interno dei pacchetti ma “
ricordo che _ mi aveva detto che c’era della cioccolata
”.
IM 1 dichiarava che la meta del suo viaggio era _ per “
passare due giorni in questa cittadina per le feste
” e che avrebbe soggiornato nell’albergo _ vicino alla stazione dove non aveva riservato poiché quando aveva chiamato prima di partire, gli avevano detto che c’era posto.
Ha precisato che giunto a _ avrebbe preso unicamente la sua valigia e non la seconda valigia perché non era la sua e di ignorare chi l’avrebbe presa.
Negava di aver detto all’autista del bus di avere con sé due bagagli, dichiarando di avergli detto che ne aveva uno solo e che il secondo “
è di _, che l’ha caricato da solo
”.
Ha indicato che quando era arrivato al bus c’era un solo autista, al quale ha consegnato il suo bagaglio e “
lui mi ha dato l’etichetta e quindi sono salito sul pullman
”, precisando che “
io una volta ricevuto il mio biglietto, lo stesso era piegato, l’ho messo in tasca e non ho visto che c’erano due etichette, per due bagagli
” (VI PG 26.12.2013).
11. Dinanzi al PP (VI 27.12.2013), l’accusato dichiarava che il telefono _ (ritrovato al momento del fermo senza la carta SIM) l’aveva comperato un anno prima al mercato di _ e che era capitato di prestarlo a terze persone; precisava che in questo telefono inseriva la carta SIM rinvenuta all’interno dell’altro telefono _.
Riferiva di aver acquistato il _ e la relativa carta SIM in un negozio di telefonia di _, circa 4 anni prima. Affermava di non ricordare il numero di telefono del suo cellulare, che era un’utenza _ e prendeva atto che lo stesso corrispondeva al n. _. Precisava che questa utenza era sua da circa 4-5 mesi e che prima aveva un altro numero di telefono, una carta SIM che aveva acquistato insieme al telefono; aveva dovuto cambiare la carta SIM in quanto il CIP si era rovinato e la SIM non funzionava più. Precisava di aver acquistato questa carta SIM in _ senza dover dare le sue generalità e che questo numero era sempre stato in suo uso esclusivo così come il telefono _.
IM 1 ripeteva al PP che la valigia con la droga non era sua. Rispetto a quanto dichiarato in Polizia, indicava che
"
una volta arrivati al posteggio del bus il mio conoscente ha aperto il baule dell’auto e mi ha detto di prendere anche la sua valigia. Io gli ho detto di no, gli ho detto “io prendo la mia e tu prendi la tua”. Sono arrivato davanti all’autista e ho dato il mio bagaglio e il mio biglietto. Sono salito sul bus. L’autista e il mio conoscente hanno messo l’altra valigia nel bus. La mia invece l’avevo data a mano all’autista. Mentre l’altra non lo so, l’ha consegnata il mio conoscente”
(VI PP 27.12.2013 pag. 5)
fornendo quindi una versione sensibilmente diversa dal momento che alla polizia aveva dichiarato di essere al corrente che il bagaglio - che lui indicava essere di _ (da lui conosciuto come _) - era a suo nome.
IM 1 ha ripetuto di aver detto all’autista di avere una sola valigia e non due e ha contestato le dichiarazioni contrarie dell’autista _. Ha ripetuto di aver dichiarato di avere una valigia che ha consegnato all’autista e di essere poi salito sul bus. Anche di fronte al dire dell’autista _ che lo aveva riconosciuto e che dichiarava che il passeggero aveva registrato due bagagli, IM 1 ribadiva la sua versione di aver consegnato all’autista una sola borsa e che “_
era vicino all’autista. Io sono salito sul bus e da lì non ho più visto chi ha caricato la valigia, se è stato _ o l’autista. Io ero già in ritardo e cercavo il mio posto
” (VI PP 27.12.2013 pag. 9). IM 1 ha precisato che quando era salito sul bus aveva già il biglietto con le etichette dei bagagli che era piegato in due e quindi di non aver notato la presenza delle due etichette sul biglietto.
Negava di aver telefonato, quando era partito con il bus, ad un suo amico a _, contestando le dichiarazioni contenute nel verbale di polizia 26.12.2013.
Mentre era sul bus, in territorio svizzero, verso le due di notte aveva ricevuto una telefonata da un “
numero privato
” e appena aveva risposto, era caduta la linea; aggiungeva inoltre che prima ancora, quando si trovava sul territorio _, lo aveva chiamato _, che gli chiedeva dove si trovava. Lui gli rispondeva che si trovava sul bus. _ aveva ancora aggiunto “
come va?
” e poi aveva appeso.
Ha dichiarato di essersi chiesto il motivo della telefonata di _ e di non aver capito bene la ragione della stessa.
L’imputato dichiarava di aver toccato la valigia di _ nel momento in cui l’aveva estratta dal bagagliaio e che a quel momento “
ho toccato tutta la valigia come pure il suo interno
”, poiché _ gli aveva chiesto di aiutarlo a tenere i vestiti che si trovavano nella valigia affinché lui potesse riporvi delle scatole, vestiti che aveva poi rimesso nella valigia e che aveva chiuso.
Specificava “
di aver toccato anche le scatole che il mio amico _ ha inserito nella valigia
”. Spiegava di averle toccate “
in quanto ho chiesto a _ cosa ci fosse all’interno e lui mi ha risposto della cioccolata; a quel momento io ho sollevato con la mano le due scatole commentando “ah, si, del cioccolato, ma è imballato”.
Io sollevando le due scatole ho visto che erano chiuse altrimenti avrei mangiato volentieri un cioccolatino
”.
Precisava di non aver toccato l’imballaggio della cioccolata all’interno delle scatole (VI PP 27.12.2013 pag. 12).
12. In data 14 gennaio 2014 gli inquirenti inoltravano al GPC la richiesta per l’ottenimento dei tabulati retroattivi relativi all’utenza n. _, approvata dal GPC con decisione del 15.01.2014.
Il GCI (Gruppo Criminalità Informatica) della Polizia aveva infatti eseguito l’analisi dei due cellulari in possesso di IM 1 al momento del fermo. Dall’esame effettuato emergeva che il _ (quello ritrovato senza la carta SIM) aveva registrato sull’apparecchio un traffico telefonico in Svizzera dalle ore 05.21 del 26.12.2013 malgrado che al momento del fermo il cellulare fosse privo della scheda SIM e ciò contrariamente all’accertamento tecnico predisposto sull’IMEI stampato sul telefono _ che risultava invece negativo (cfr. rapporto di Polizia, allegato 1, pagine 2,3 e 4 relative alle risposte dei tra Provider telefonici svizzeri).
L’accertamento tecnico sull’IMEI del _ dava esito positivo. La _ comunicava infatti che dalle ore 11.09 del 26.12.2013 l’apparecchio con inserita la scheda SIM _ si era collegato alla rete svizzera.
Una attenta verifica dei dati dell’analisi effettuata dal GCI della Polizia, faceva emergere che il n. IMEI effettivo del _ era diverso da quello stampato sull’apparecchio. L’analisi indicava che l’IMEI dell’apparecchio era il n. _ e non il n. _ stampato sul telefono.
L’accertamento sul n. IMEI identificato dalla polizia (n. _) dava esito positivo.
La _ infatti riferiva che l’apparecchio _ tra il 07.12.2013 alle ore 01.34 e il 26.12.2013 alle ore 05.28 si era allacciato alla rete svizzera con l’utenza _ n. _ (che non è stata ritrovata al momento del fermo) e di cui gli inquirenti chiedevano quindi i tabulati retroattivi (cfr. AI 20 e AI 22), approvati dal GPC con decisione del 15.01.2014, AI 23).
13. Interrogato dalla Polizia il 15 gennaio 2014, l’accusato dichiarava che quando era partito da _ in direzione di _, aveva con sé una sola utenza telefonica. Confrontato con il riscontro che il n. IMEI del _ non era quello figurante stampato sull’apparecchio (_) ma che il n. IMEI corretto era _, dichiarava di aver cambiato la parte posteriore del telefono e che per tale motivo il n. sull’etichetta non era quello dell’apparecchio. Precisava di aver comprato al mercato delle pulci a _ un altro interno del telefono.
Confrontato con il riscontro che sul n. IMEI reale (_) del _ risultava che nell’apparecchio il 26.12.2013 era inserita la scheda SIM _ corrispondente al n. _, l’accusato dichiarava di non voler rispondere.
Confrontato con la dichiarazione da lui resa di non aver mai dichiarato di aver avuto con lui durante il viaggio, due schede SIM e che pertanto doveva necessariamente averla buttata prima del fermo, l’accusato si avvaleva del diritto di non rispondere.
Confrontato con la contestazione che il comportamento da lui assunto unitamente al riscontro che l’IMEI del _ dove era inserita la scheda SIM, era stato volutamente modificato ciò che rendeva la sua versione “
dell’ignaro trasportatore di pacchetti regalo contenenti cioccolata poco credibile
”, IM 1 dichiarava di non essere “
al corrente di tutto questo, sono innocente
”.
Alla domanda a sapere come mai, se non sapeva che stava trasportando cocaina, si era liberato di questa scheda SIM (n. _) e perché aveva sottaciuto agli inquirenti l’esistenza della stessa, l’accusato dichiarava di non aver “
mai avuto questa scheda SIM e non dico altro
”.
Di fronte alla contestazione che dall’analisi dei due cellulari in suo uso non risultavano chiamate sul territorio svizzero fino alle ore 05.21 del 26.12.2013 mentre che successivamente al fermo del bus, avvenuto alle ore 05.05 e precisamente tra le ore 05.21 e le 05.26 del 26.12.2013, erano stati composti dapprima un numero _ _, poi un n. _ _ ed infine un numero _ _ dal quale ultimo era stato richiamato alle ore 05.25, l’accusato, invitato a chiarire chi aveva chiamato con l’utenza _ _ e di cosa aveva parlato, si è avvalso del diritto di non rispondere.
Alla domanda a sapere se prima del 25.12.2013 aveva già effettuato un viaggio in autobus alla volta di _, l’accusato si avvaleva del diritto di non rispondere.
Confrontato con il riscontro che dai tabulati retroattivi dell’utenza _ risultava che questa utenza già il 07.12.2013 si era allacciata alle ore 01:34 ad un’antenna di _ analogamente a quanto avvenuto il 26.12.2013 alle ore 01:14, ciò che conduceva a dubitare che il 7 dicembre 2013 avesse già fatto un precedente trasporto, l’accusato si avvaleva del diritto di non rispondere, dichiarando di essere innocente (VI PG 15.01.2014).
14. In occasione del verbale del 19 febbraio 2014 dinanzi al PP, l’accusato ripeteva dell’incontro casuale con _ in un bar a _ e del passaggio che questi gli aveva dato per la stazione dei bus. Ripeteva che durante il tragitto verso la stazione dei pullman, _ si era fermato sul ciglio della strada, era sceso e aveva messo dei pacchetti regalo in valigia. Ha precisato che
"
sia i regali sia la valigia si trovavano nel baule dell’auto. In quel momento io non sono sceso ma subito dopo _ mi ha chiesto di aiutarlo. Sono sceso, mi sono recato vicino a lui e mi ha detto di tenere in mano dei vestiti che lui ha preso dalla valigia affinché lui potesse mettere i regali sotto i vestiti. Non ho fatto domande e non me ne sono poste sul motivo per cui ha voluto mettere i pacchetti sotto i vestiti.
ADR
che non ricordo se ho chiesto a _ cosa contenessero quei pacchetti.
Mi viene detto che in precedenza ho dichiarato che _ mi aveva detto che nelle scatole c’era del cioccolato.
E’ vero che nel momento in cui _ ha messo i pacchetti in valigia io gli ho chiesto che cosa contenessero e lui mi ha risposto del cioccolato. E io gliene ho chiesto. Lui mi ha detto di prendere il cioccolato, io ho aperto il coperchio della scatola e ho detto: “Non c’è cioccolato”.
Mi viene chiesto come ho fatto ad aprire la scatola se avevo ancora i vestiti in mano nel momento in cui _ ha messo i pacchetti nella valigia.
Devo dire che _ ha preso la valigia dal cofano e l’ha messa sui sedili posteriori dell’auto. E’ in quel momento che mi ha chiesto aiuto, dandomi gli indumenti affinché lui mettesse i pacchetti nella valigia.
Quando mi ha detto che potevo prendere la cioccolata, ho messo i vestiti sopra la parte superiore della valigia aperta e di sicuro ho aperto una scatola; non so dire, perché non me lo ricordo, se ho aperto anche l’altra scatola. Ho visto che all’interno c’erano dei pacchetti imballati il cui contenuto non era visibile.
ADR
che _, quando gli ho chiesto della cioccolata, non mi ha impedito di riporre i vestiti e di guardare all’interno delle scatole.
Mi vengono mostrate delle foto figuranti sul rapporto di pesata e analisi dello stupefacente agli atti che riprendono i pacchetti e la valigia e mi si chiede se li riconosco.
Mi sembra che la valigia sia quella, come pure i pacchetti regalo.
ADR
che la valigia è poi stata chiusa e riposta da _ nel baule.
ADR
che una volta raggiunta la stazione dei pullman abbiamo visto che l’agenzia era chiusa. Il pullman era posteggiato vicino alla stazione di benzina. _ si è fermato, io sono sceso dall’auto e ho preso la mia valigia e lui mi ha chiesto di prendere anche la sua. Io l’ho scaricata e l’ho lasciata lì, recandomi al pullman con la mia valigia. _ è venuto con me sino a pullman portando con sé la sua valigia. Ho consegnato la mia valigia all’autista il quale mi ha rilasciato il biglietto, ponendo il mio bagaglio nello scompartimento bagagli sotto il pullman. Ho salutato _ e sono salito sul pullman. Nel momento in cui sono salito sul pullman ho visto _ discutere con l’autista; non ho visto se la sua valigia è stata caricata sul pullman. Ribadisco che ho saputo che la valigia di _ era stata caricata sul pullman quando siamo arrivati in dogana.
ADR
che ho visto che sul mio biglietto era stata incollata l’etichetta del bagaglio di _ negli uffici di polizia, quando sono stato interrogato; in precedenza non ci avevo fatto caso.
Per l’interrogante è pacifico che quel giorno _ mi ha consegnato i due pacchetti, la droga, che io avrei dovuto trasportare fino a destinazione.
Ribadisco che io non ho ricevuto nulla da _; il suo bagaglio è stato dato all’autista.
ADR
che non ricordo se durante il viaggio in pullman ho sentito telefonicamente _.
Prendo atto che nel primo verbale dell’arresto dinnanzi all’interrogante il 27.12.2013 (p. 6), ho dichiarato che durante il viaggio detto _ mi avrebbe contattato per telefono.
Io non lo ricordo più.
Mi si dice che nel precedente verbale ho pure dichiarato che _ mi avrebbe domandato “dov’ero e come andava” e poi avrebbe appeso.
Mi si chiede dunque il motivo per il quale mi aveva chiamato visto che c’eravamo visti poco prima.
Io continuo a dire che oggi non ricordo la sua telefonata.
L’interrogante pensa invece che con quella telefonata _ voleva sincerarsi che il trasporto dello stupefacente proseguiva senza problemi.
Ne prendo atto, io continuo a dire che non mi ricordo della telefonata.
Mi si ricorda che gli autisti dell’autobus hanno riferito che io avevo due borse con me e che le ho registrate entrambe a mio nome.
Si sbagliano io ho dichiarato una sola valigia.
ADR
che io non so dire il motivo per il quale i due hanno dichiarato il falso.
Mi si ricorda che ho dichiarato a verbale in polizia dopo il mio fermo volevo contattare un amico del _ per informarlo del mio arresto.
Mi si chiede conferma e per quale motivo.
Non mi ricordo.
ADR
che oggi non ricordo di aver detto in polizia di aver cambiato un pezzo di uno dei miei cellulari, sostituendolo con un altro pezzo, e neppure di averlo fatto.
Ho già preso atto che dall’esame tecnico del cellulare _ di mia proprietà risulta che nel periodo 07.12.2013 – 26.12.2013 sono state inserite due carte SIM, la n. _ e la n. _.
Visto che è stata rinvenuta solo una delle due tessere, mi si chiede che fine ha fatto l’altra.
Non mi ricordo. Non so nulla, nemmeno di avere due schede telefoniche in mio uso.
Mi si ricorda che l’utenza scomparsa è stata operativa fino al 26.12.2013, ore 05.27, quindi proprio fino al momento in cui sono stato arrestato. Ciò vuol dire che io ho gettato la carta da qualche parte nel momento stesso in cui sono stato fermato ritenuto come il controllo dei doganieri è iniziato verso le 05.00 e di sicuro è durato un po’ di tempo.
Non mi ricordo.
Prova del fatto che avevo due tessere SIM è il rinvenimento sulla mia persona di due telefoni e solo una carta.
Non mi ricordo.
ADR
che io non mi ricordo se ho utilizzato altre carte SIM con i miei cellulari all’infuori di quella sequestrata.
Prendo atto, a riprova che io avevo in uso la suddetta tessera non trovata dalla polizia e sicuramente da me gettata prima del mio fermo, che nei tabulati retroattivi vi sono SMS ricevuti da mia figlia _ (es. il 04.11.2013 alle ore 12.47 ricevo il seguente SMS: “Bonjour Papa c’est _ c’est moi qui t’appel avec le téléphone de maman rep stp car moi j’ai pas de crédit su mon gsm. Merci je te rappel dans 2 min..bisous jtm”).
Non mi ricordo di questo messaggio come pure di aver avuto contatti con mia figlia con un’altra utenza rispetto a quella sequestratami”.
(VI PP 19.02.2014)
15. In occasione del verbale di interrogatorio finale del 18 marzo 2014, l’accusato in merito ai telefoni ha dichiarato che a casa tiene sempre due cellulari ma un’unica carta SIM e che quando esce per _ prende un solo cellulare mentre quando è partito per _
“li ho presi entrambi nel caso in cui uno si rompesse o si scaricasse
”, precisando che quando un telefono è scarico mette la carta SIM nell’altro telefono.
Ha dichiarato di non ricordare se durante il viaggio da _ a _ ha cambiato la tessera SIM da un cellulare all’altro. Ha affermato di non ricordarsi di aver cambiato un pezzo del _ (quello senza carta SIM) e sebbene confrontato con la dichiarazione contraria da lui resa nel verbale del 15.01.2014 pag. 4, ha ribadito di non ricordare. Allo stesso modo ha dichiarato che “
non ricordo se possiedo il numero di telefono di _
” e anche quando gli si è ricordato che nel verbale del 26.12.2013 (pag. 5 righe 44-50) aveva dichiarato che il numero di _ era registrato sul cellulare _ e che questo apparecchio era risultato senza scheda SIM e quindi senza alcuna rubrica telefonica, ciò che lasciava presumere che il numero di _ era registrato nella SIM da lui gettata al momento del controllo in dogana, IM 1 ha dichiarato di non ricordare.
Il seguito del verbale è stato caratterizzato da numerosi “
non ricordo
”:
"
ADR
che non mi ricordo a che ora e in che data sono partito da _.
Mi si dice che sono partito il 25.12.2013 verso le ore 16.15 e che quello stesso giorno alle ore 10.32 ho inviato un SMS proprio al numero riconducibile a _ (_) scrivendogli “30 mn”.
Mi si chiede cosa significa detto SMS.
Non mi ricordo.
Prendo atto che quello stesso giorno, un minuto prima (h. 10.31) ho inviato lo stesso SMS pure alla persona salvata nella rubrica come _.
Non mi ricordo. _ è un _ che abita in _ e che per un determinato periodo è venuto in _ come turista.
ADR
che io l’avevo conosciuto in _ e lui è venuto a rendermi visita in _, non ricordo però quando.
Non so scrivere messaggi e non so dare una spiegazione su come sia partito quel messaggio.
Mi si dice che tale SMS è indicativo del fatto che il giorno prima della mia partenza io mio sarei incontrato con _ (_per l’interrogante), rispettivamente _ e mi si chiede conferma.
Non mi ricordo.
ADR
che non ricordo se ho caricato un credito sulla mia utenza prima di partire da _ il 25.12.2013.
Mi si dice che alle ore h. 16.25 del 25.12.2013, quindi subito dopo essere partito (partenza risulta alle h. 16.15) risulta che il mio cellulare (utenza gettata) è stato caricato di 10 Euro. (allegato doc. A al presente verbale; trattasi dei dati estrapolati dalla memoria dei due cellulari sequestratimi; in contatti colorati in blu si riferiscono al _ con inserita la carta SIM, mentre quelli grigi si riferiscono al _).
Non mi ricordo.
Mi si ricorda che gli accertamenti telefonici sull’utenza non rivenuta al mio fermo, ma risultante inserita nel mio cellulare _, hanno fatto emergere un mio ulteriore viaggio attraverso la Svizzera del 06/07.12.2013 e mi si chiede di riferire dove sono andato e cosa ho fatto. Mi viene mostrato il tabulato retroattivo dell’utenza _, quella non rinvenuta e che è risultata essere contenuta nel cellulare _ fino al 26.12.2013, h. 5.28 (allegato B al presente verbale). Dallo stesso tabulato risulta un’ulteriore viaggio in Svizzera il 07.12.2013.
Non sono stato in Svizzera in queste date. Non sono mai venuto in Svizzera in precedenza.
Prendo pure atto che alle ore 1.34 del 07.12.2013, quando mi trovavo a _ (_) sono stato contattato dal n. _; mi si dice che più o meno al medesimo orario, e meglio alle ore 1.14 del 26.12.2013 è sempre questo stesso numero a contattarmi.
Mi si chiede a chi appartiene e perché mi ha contattato.
No, non sono io. O meglio la prima volta non ero io.
Mi si chiede dunque se ricordo la seconda volta, il 26.12.2013, e quindi di riferire a chi corrisponde quel numero.
Non mi ricordo ma è possibile che qualcuno mi abbia contattato.
L’interrogante mi dice che questa risultanza, unitamente alle mie dichiarazioni di non ricordare nulla e non voler dire nulla, lasciano sicuramente dubitare che anche quel viaggio era destinato al trasporto di cocaina.
Ne prendo atto ma ribadisco che non sono io. Non sono mai venuto o passato dalla Svizzera in precedenza.
ADR
che ribadisco di non ricordarmi di aver fatto delle telefonate nel momento in cui ci siamo fermati in dogana Italo-Svizzera.
Mi viene chiesto se quando dico di non ricordarmi non lo escludo.
Rispondo che non mi ricordo, non mi ricordo.
Ho già preso atto che nei momenti specifici del controllo in dogana ci sono stati dei tentativi di contatti e pure un contatto riuscito (chiamata) con tre utenze diverse tramite la mia utenza non ritrovata; ho cercato di mettermi in contatto con un’utenza _, un’utenza _ e un’utenza _.
Mi si chiede conferma.
Non mi ricordo.
Ho già preso atto dei contatti telefonici da me intrattenuti unitamente alle 3 utenze da me contattate al momento del controllo in dogana, perlopiù tramite l’utenza gettata e meglio:
- unitamente all’utenza _ _ vi sono 5 contatti (tentati e non) dal 25.12.2013, h. 14.55 al 26.12.2013, h. 05.21;
- unitamente all’utenza _ _ vi sono 22 contatti dal 15.10.2013 h. 18.39 al 26.12.2013, h. 5.27;
- unitamente all’utenza _ _ vi sono 11 contatti dal 24.11.2013 h. 20.38 al 26.12.2013, h. 5.25.
Tale operatività significa che io ben conoscevo le persone che utilizzavano le suddette utenze.
Ancora una volta mi si chiede a chi corrispondono le suddette utenze e i motivi dei miei contatti, ritenuto che l’interrogante crede siano riconducibili alle persone coinvolte con la cocaina sequestratami.
Non mi ricordo.
Mi si ricorda che nel momento del controllo in dogana, il 26.12.2013, verso le ore 05.00 ho contattato prima l’utenza _, poi l’utenza _ ed infine l’utenza _, tutte senza successo. Infine è l’utenza _ che mi richiama alle 05.27 e c’è un collegamento (colloquio telefonico) che dura 27 secondi.
Mi si chiede se mi ricordo.
Non mi ricordo.”
(verbale PP 18.03.2014)
16. In aula (cfr. VI imputato all. 1 al verbale del dibattimento) IM 1 ha dichiarato di contestare “i fatti del 6/7 dicembre 2013, non ero io. Non sono io che sono venuto in Svizzera. In merito ai fatti del 25/26 dicembre 2013, dichiaro che la valigia non era la mia. La valigia era di _, che l’ha consegnata all’autista del pullman”.
In merito al fatto che il ticket dei due bagagli risultavano sul suo biglietto, ha ripetuto di aver consegnato la sua valigia e
“_
ha consegnato la sua all’autista subito dopo di me. Io sono salito sull’autobus, _ è rimasto con il conducente e gli ha consegnato la valigia
”, dichiarando di non saper “
spiegare perché i due bagagli sono stati registrati con i due ticket apposti sul mio biglietto di viaggio. Non ho prestato attenzione
”.
Chiesto di spiegare il motivo per il quale nel primo verbale di Polizia aveva dichiarato che “_
dal canto suo ha messo la sua valigia nel portabagagli del bus ed il conducente del bus ha messo il ticket a mio nome
”, IM 1 ha risposto di non aver “
detto che è stata registrata a mio nome ma ho detto che il ticket era stato messo sul mio biglietto. _ non è nemmeno salito sul bus, ha consegnato la valigia e se n’è andato
”.
Ha ripetuto che quando il conducente gli ha dato il biglietto, lo stesso era piegato in due e di non aver quindi visto che c’erano due bagagli registrati a suo nome sul suo biglietto e che “
avrebbe dovuto essercene uno solo e invece ce n’erano due
”.
Alla contestazione del PP che le due valigie erano state registrate entrambe prima che lui salisse sul bus, IM 1 ha dichiarato, per la prima volta, di aver “
consegnato il mio bagaglio, sono salito sul bus senza biglietto e l’autista me l’ha consegnato quando io ero già sul bus. Dico questo oggi perché mi avete posto la domanda
”.
Confrontato col dire dei due autisti secondo i quali il passeggero (IM 1) aveva detto loro di avere due bagagli,
l’imputato ha dichiarato che “
non è vero. Io avevo il mio biglietto e ho consegnato una valigia. L’altra valigia l’ha consegnata _ agli autisti quando io ero già sul bus”.
L’imputato ha affermato infine di non sapere per quale motivo i due autisti del pullman dichiarano entrambi di aver registrato due bagagli a suo nome, allegando che “
i due autisti sono due amici, si saranno messi d’accordo per dire che io ho dato loro due bagagli. Non so se hanno fatto un complotto contro di me
”.
Ha dichiarato che i pacchi regalo - contenenti la cocaina - sistemati da _ nella valigia, erano “
nella macchina, lui li ha presi e li ha messi nella valigia. Io l’ho aiutato tenendo degli abiti che erano nella valigia, io li ho presi, lui ha messo dentro i pacchi regalo, io gli ho chiesto cosa contenessero e lui mi ha risposto che all’interno c’era cioccolato
”.
Ha dichiarato di non sapere il motivo per il quale _ gli aveva detto di mantenere i vestiti ma che “
è così che è andata
”.
L’imputato ha dichiarato di aver aperto “
un pacco perché volevo prendere un cioccolatino, ma siccome non era cioccolato, l’ho richiuso. Ho visto che non era cioccolato perché era imballato e quindi non sapevo cosa ci fosse dentro
”, dichiarando di non ricordarsi perché durante l’inchiesta aveva invece dichiarato di aver aperto entrambe le scatole regalo.
Ha aggiunto di aver aperto il pacchetto regalo “
di _ perché gli ho chiesto se potevo prendere un cioccolatino e lui ha detto “prendi
”, affermando di non aver osato, quando ha visto che nel pacchetto non c’erano cioccolatini, dire niente a _ “
perché non erano cose mie
” e di non aver pensato a cosa contenessero i pacchetti, “_
mi ha detto che era cioccolato, quando ho visto che non era cioccolato non mi sono fatto domande su cosa fosse
”.
IM 1 ha dichiarato di non ricordarsi chi lo ha chiamato durante il viaggio in pullman e di non ricordarsi di aver dichiarato durante l’inchiesta che _ lo aveva chiamato durante il viaggio in pullman.
In merito ai telefoni di cui era in possesso al momento del fermo, IM 1 ha confermato quanto dichiarato in sede d’inchiesta e cioè di aver avuto con sé due telefoni ma una sola scheda SIM. Ha dichiarato che il telefono nero era rotto ma di averlo preso perché conteneva i numeri dei suoi figli e di aver preso con sé il secondo telefono per poter telefonare.
In merito alle telefonate che in base ai tabulati erano state da lui effettuate poco dopo il fermo del pullman da parte delle Guardie di Confine ad un’utenza _, ad un’utenza _ e ad un’utenza _, utenza quest’ultima dalla quale era poi stato richiamato e con la quale aveva poi parlato, IM 1 ha dichiarato “
io non mi ricordo di aver fatto o ricevuto chiamate
”.
In merito alla carta SIM (corrispondente al numero con il finale _) con la quale erano stati fatti i tentativi di chiamata sopra indicati e che non era stata ritrovata al momento del fermo, l’imputato ha dichiarato che “
non mi ricordo assolutamente, io non avevo un’altra carta
” (VI imputati pag. 4).
Quo al cambiamento del n. IMEI del telefono _ riscontrato dagli inquirenti, l’accusato in aula ha confermato “
che è stato cambiato un pezzo all’interno del telefono
” comprato al mercato delle pulci di _.
A fronte del riscontro costituito dal fatto che il 07.12.2013 l’utenza _ con il n. finale _ aveva agganciato una cella di _, IM 1 ha dichiarato “
non sono io
” e di aver acquistato il _ al mercato delle pulci qualche giorno prima di partire per _, contraddicendo quando da lui stesso dichiarato in sede d’inchiesta.
Confrontato con la sua affermazione di usare due telefoni anche quando usciva a _ ed anche con l’affermazione da lui resa nel verbale PP dell’arresto dove aveva dichiarato di aver acquistato il _ circa un anno prima, IM 1 ha dichiarato “
no, il telefono rotto l’ho acquistato qualche giorno prima di partire per _ al mercato delle pulci. Ho cambiato il pezzo del telefono lo stesso giorno
”, ribadendo che lui “
il 7 dicembre 2013 non ero in Svizzera
”.
17. Per il processo indiziario, l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione logica una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi; se la circostanza indiziante non è certa devono avantutto accertarla altri elementi di prova.
Si può fondare il giudizio di condanna mancando prove tranquillanti e sicure su indizi, che tuttavia permettono un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso.
L’esistenza o l’inesistenza di un fatto è provata quando il giudice ne sia personalmente convinto. Egli deve essere moralmente certo. Tale certezza morale non è data ove egli abbia ancora dubbi ossia quando non sia in grado di escludere praticamente che nelle circostanze concrete la situazione di fatto potrebbe essere diversa e giuridicamente non equivalente. Allorquando il giudice penale, che per legge deve valutare liberamente le prove, raggiunge tale convincimento, la prova dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto risulta fornita. Va pure ricordato in questo contesto che il principio “in dubio pro reo” non significa obbligo per il giudice di prosciogliere ogni volta che egli, avuto riguardo ad una concreta fattispecie, abbia dei dubbi, ma soltanto ove egli rimanga nel dubbio, cioè laddove le prove assunte non hanno potuto procurargli la certezza dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto rilevante. Devesi comunque trattare di dubbi concreti fondati su circostanze certe e non di semplici ipotesi di interpretazioni divergenti dei fatti. Quando comunque il giudice raggiunge senza incorrere in arbitrio una convinzione determinata, tale principio dubitativo non può trovare applicazione. Inoltre non è certamente lecito estendere tale principio fino al punto illogico di valutare tutte le prove in maniera irrazionale solo per poter giungere ad una dimostrazione favorevole all’imputato.
18. In concreto la Corte è partita dai riscontri oggettivi che ha poi confrontato con le dichiarazioni dell’imputato rispettivamente con quelle dei due autisti del pullman.
Da questa analisi è risultato che IM 1 non ha reso una versione dei fatti lineare e costante. Infatti, nel susseguirsi dei verbali ha modificato le sue dichiarazioni su punti determinanti; ha sottaciuto taluni fatti, ha pure mentito e da un certo punto in poi dell’inchiesta, ha fatto sovente ricorso ai “non ricordo”, contraddicendo dichiarazioni rese spontaneamente e ha pertanto reso una versione dei fatti non credibile.
18.1 La Corte ha considerato innanzitutto che la valigia nera che conteneva la cocaina, era registrata come bagaglio in possesso dell’accusato. L’etichetta del bagaglio era infatti incollata sul biglietto di viaggio di IM 1 che aveva su di sé al momento del fermo.
Gli autisti del pullman hanno dichiarato, in modo concorde ed univoco, di aver registrato due bagagli a nome di IM 1 sulla base di quanto l’accusato stesso aveva dichiarato loro al momento del suo arrivo e cioè di avere con sé due bagagli. In particolare, l’autista _ ha dichiarato di aver registrato i due bagagli a nome di IM 1; correlativamente l’autista _ ha dichiarato di aver etichettato e caricato due bagagli dell’accusato nel pullman.
La Corte ha considerato inoltre, su tale punto, che l’accusato nel primo verbale di polizia aveva dichiarato che “_
dal canto suo ha messo la sua valigia nel portabagagli del bus e il conducente del bus ha messo il ticket a mio nome
” e che solo nel prosieguo dei verbali ha dichiarato invece di essersi accordo dei ticket dei due bagagli sul suo biglietto solo al momento del fermo.
18.2 La Corte ha considerato ancora che al momento del fermo l’accusato era in possesso di due _ ma di una sola carta SIM, vero è che ha dichiarato di utilizzare la SIM spostandola da un telefono all’altro. Detta affermazione dell’accusato è stata sconfessata:
- dall’operatività del _ in possesso di IM 1, dal quale è emerso che è stato modificato il numero IMEI del telefono (fatto questo che l’imputato ha ricondotto alla circostanza di aver sostituito il pezzo del telefono comprato al mercato a _ di cui nel prosieguo dell’inchiesta ha poi dichiarato di non ricordare);
- dalla circostanza che il telefono _ è stato utilizzato con una tessera telefonica (corrispondente al n. _) che non è stata ritrovata in possesso dell’accusato, poco dopo il fermo ed il controllo doganale da parte delle GdC. In particolare, sono registrati un tentativo di chiamata ad un’utenza _, poi di un’utenza _ e infine di un’utenza _ che richiama l’accusato alle ore 05.27 con un colloquio durato 27 secondi.
Ne consegue il fatto certo che l’accusato, successivamente al fermo in dogana, dopo averla utilizzata, ha gettato la carta SIM corrispondente al n. _.
Inoltre, vi è che su queste telefonate l’accusato inizialmente nega di averle effettuate dichiarato che “
non ho chiamato nessuno
” (VI PG 15.01.2014 pag. 6), mentre successivamente dichiara di non ricordarsi di aver eseguito dette telefonate dopo il fermo in dogana, ciò che non è assolutamente credibile anche perché i tabulati attestano numerosi contatti con ciascuna delle utenze con cui ha cercato di mettersi in contatto dopo il fermo in dogana che dimostrano che l’accusato conosceva bene le persone con le quali ha cercato di mettersi in contatto, fondando con ciò una volta in più la poca credibilità delle sue dichiarazioni.
18.3 Oltre a queste risultanze, in concreto vi è anche che l’imputato su taluni punti determinanti, ha reso dichiarazioni tutt’altro che lineari e costanti.
In merito alle due scatole contenenti la cocaina ha infatti dapprima dichiarato di non aver visto cosa c’era all’interno dei pacchi regalo e che _ gli aveva detto che contenevano della cioccolata (VI 26.12.2013 pag. 4); in seguito ha affermato invece di aver aperto entrambe le scatole per prendere un cioccolatino, constatando che all’interno c’era qualcosa di imballato che a detta di _ era cioccolata (VI PP 27.12.2013); successivamente ancora ha precisato di aver aperto sicuramente una scatola e di non ricordare se ha aperto anche la seconda (VI PP 19.02.2014).
Analogamente, del tutto poco credibile è il contesto descritto dall’imputato per giustificare il fatto di aver toccato le scatole con la cocaina. Infatti, a parte che è poco convincente che trattandosi di pacchi regalo, l’accusato si permetta di aprirli per prendere un cioccolatino, in concreto vi è che una volta afferma che l’inserimento delle scatole è stato fatto nel baule dell’auto, scendendo dalla stessa, con lui che su richiesta di _ teneva in mano i vestiti (VI 26.12.2013; VI 27.02.2013), poi la stessa operazione di inserimento dei pacchi in valigia indica invece che è avvenuta sui sedili posteriori dell’auto (VI PP 19.02.2014). Per non parlare poi di chi ha chiuso la valigia dopo questa operazione; l’imputato infatti nel verbale del 26.12.2013 dice che è stato _ a chiuderla, mentre nel verbale del 27.12.2013 afferma di aver chiuso lui la valigia per poi affermare infine di nuovo, nel verbale del 19.02.2014, che a chiudere la valigia è stato _.
Anche in merito a chi ha scaricato la valigia nera dall’auto, l’imputato non è stato lineare. Infatti, nella versione che aveva reso inizialmente, l’imputato non aveva avuto alcun contatto con la valigia nera contenente i pacchi regalo con la cocaina (VI 26.12.2013; VI 27.12.2013 pag. 5), vero è che aveva rifiutato di prenderla alla richiesta di _, poi affermava invece di aver preso la valigia di _, di averla scaricata dall’auto e di averla appoggiata per terra (VI 27.12.2013 pag. 7; VI 19.02.2014 pag. 5).
In relazione alla sistemazione della valigia nera sul pullmann, l’imputato ha dapprima affermato che “_
dal canto suo ha messo la valigia nel portabagagli del bus
” (VI 26.12.2013 pag. 3) ed ancora che “
io avevo un solo bagaglio ed il secondo è di _, che l’ha caricato da solo
” (verb. cit. pag. 5); poi ha dichiarato che “
l’autista e il mio conoscente hanno messo l’altra valigia nel bus
” (VI 27.12.2013 pag 5); a pag. 7 del medesimo verbale ha riferito che “_
ha consegnato la sua valigia all’autista il quale l’ha messa nel pulmann
”. Su tale punto IM 1 ha infine affermato che “
io sono salito sul bus e da lì non ho più visto chi ha caricato la valigia, se è stato _ o l’autista
” (verb. cit. pag. 9); dinanzi al GPC ha ribadito che “
non ero presente quando il mio conoscente _ ha consegnato la sua valigia
”, precisando infine che “
non ho visto se la sua valigia è stata caricata sul pullman
” (VI 19.02.2014 pag. 5).
Infine, la Corte ha ritenuto anche significativo che per buona parte dei verbali effettuati, l’imputato ha risposto alle domande postegli dagli inquirenti mentre che in concomitanza con la produzione della documentazione medica concernente i postumi dell’incidente da lui subito nel lontano 1992, segnatamente a partire dal verbale d’interrogatorio del 19.02.2014, IM 1 ha fatto abbondantemente ricorso ai “non ricordo”, che ha riferito anche a precedenti affermazioni da lui spontaneamente rese. Basta citare la sua affermazione, ribadita più volte, di aver ricevuto, durante il viaggio in bus, una telefonata da _ (VI 26.12.2013 pag. 4; VI 27.12.2013 pag. 6 e 9), telefonata della quale a partire dal verbale del 19.02.2014 dichiara di non più ricordarsi; o ancora l’affermazione di aver sostituito la parte posteriore del telefono _ con un pezzo comprato al mercato delle pulci di _ (VI 15.01.2014 pag. 4), di cui ha poi dichiarato di non ricordarsi (VI 18.03.2014 pag. 3), per poi riaffermare al dibattimento la primitiva dichiarazione (VI imputato all. 1 al verbale del dibattimento).
19. Preso atto di tutte queste risultanze, la Corte ha maturato il convincimento che la valigia nera contenente la cocaina era riconducibile all’imputato, che alla stazione dei bus di _ l’ha fatta caricare sul pullman e registrare a suo nome, ritenuto che al momento del fermo in dogana, a _, l’imputato ha cercato di prendere contatto con persone che - sia per il momento in cui sono state chiamate e cioè poco dopo il fermo in dogana, sia a motivo che l’imputato ha gettato la scheda SIM dopo averla usata per chiamarle - sono evidentemente collegate allo stupefacente, comprovando con ciò definitivamente la sua consapevolezza della cocaina all’interno della valigia. Pertanto, la Corte ha concluso che l’imputato ha consapevolmente detenuto e trasportato da _ (_) fino a _, dove è stato fermato, 995 grammi netti di cocaina occultati nella valigia nera e destinati a _.
20. In merito al trasporto del 6/7 dicembre 2013 di un imprecisato quantitativo di cocaina che la Pubblica accusa ha imputato a IM 1, sostanzialmente sulla base del riscontro che l’utenza _ (corrispondente al n. _) gettata dall’imputato si è agganciata alla rete di _ anche il 6/7 dicembre 2013 alle ore 01.34, contattata dallo stesso numero _ che lo ha chiamato alle ore 01.14 il 26.12.2013, la Corte - pur prendendo atto della pregnanza di detto elemento - non ha trovato sufficienti elementi agli atti per confermare l’esecuzione di un precedente trasporto di cocaina ad opera di IM 1, perché anche volendo ammettere che l’utenza _ sia sempre stata in suo uso - ciò che non è dimostrato - ancora non è comprovato che anche in quella occasione abbia trasportato cocaina, per cui l’imputato è stato prosciolto dalla relativa imputazione.
21. Giusta il disposto dell’art. 19 cpv. 1 lett. b e lett. d LStup, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chi, senza essere autorizzato, tra l’altro, detiene e trasporta stupefacenti, ritenuto che, conformemente all’art. 19 cpv. 2 lett. a LStup, l’autore è punito con una pena detentiva non inferiore a un anno cui può essere cumulata una pena pecuniaria, se sa o deve presumere che l’infrazione può mettere direttamente o indirettamente in pericolo la salute di molte persone.
Non occorre spendere molte parole per ritenere che l’illecita attività svolta dall’accusato va qualificata, come indicato nell’atto d’accusa, quale infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti a motivo del quantitativo di quasi un chilo di cocaina che ha detenuto e trasportato in Svizzera.
22. L’art. 47 CP stabilisce che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore, tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Quali criteri per la determinazione della colpa la norma menziona il grado di lesione (o esposizione a pericolo) del bene giuridico offeso, la riprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, avuto riguardo alle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
In concreto la colpa dell’accusato risulta essere oggettivamente grave avuto riguardo al quantitativo di sostanza stupefacente, quasi un chilo di cocaina, avente un grado di purezza variante dal 43% al 44%, che ha detenuto e trasportato in Svizzera. Si tratta di un quantitativo tale da mettere in pericolo la salute di un considerevole numero di persone, anche se è stato considerato che la cocaina era in transito e destinata all’estero.
Quanto al ruolo di IM 1, si deve ritenere che ha agito quale semplice corriere per conto di persone rimaste sconosciute ma che si situano certamente su di un gradino più alto rispetto a lui. IM 1 è rimasto fedele al compito di corriere della droga che si era assunto e lo ha svolto fino in fondo, avuto riguardo alla determinazione nel negare fino alla fine le sue responsabilità e soprattutto poi considerato che gettando la carta SIM, ha cercato di impedire che si potesse risalire ai contatti avuti con i mandanti e/o i destinatari della sostanza stupefacente.
L’assenza di collaborazione che ha caratterizzato il comportamento dell’accusato è senz’altro legittima, ma non comporta sconti di pena.
Pur senza riconoscere l’attenuante specifica dell’art. 19 CP per la comprovata esistenza di elementi che indiziano spirito di presenza e lucidità dell’imputato oltre che in base al rapporto del dottor _, la Corte ha tenuto ampiamente conto delle condizioni personali e di salute difficili dell’accusato, come sostenuto dalla Difesa, e ha considerato la sua particolare sensibilità alla pena, sia a motivo dell’età, trattandosi di un ultrasessantenne, sia per il fatto che in carcere si trova solo visto che la famiglia è lontana.
Tutto ciò considerato e tenuto conto del carcere preventivo sofferto, la Corte ha ritenuto adeguata alla colpa dell’accusato la pena di due anni e mezzo di pena detentiva.
Infine, preso atto che IM 1 non ha precedenti, la prognosi non può dirsi sfavorevole di modo che la Corte ha fissato, per tener conto della sua colpa, in 6 mesi la pena da espiare, mentre per il resto è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, leggermente più lungo rispetto al minimo edittale ritenuto che, per ragioni di prevenzione speciale, la mancata assunzione di responsabilità non consente una prognosi completamente favorevole.
23. La sostanza stupefacente sequestrata va confiscata e distrutta.
I telefoni cellulari e le schede SIM, che sono state utilizzati nell’ambito del traffico di cocaina, vanno confiscati.
Sugli ulteriori oggetti viene mantenuto il sequestro conservativo in quanto mezzi di prova.
24. Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e i disborsi sono posti a carico del condannato in ragione di 2/3; per il rimanente sono a carico dello Stato.
Le spese per la difesa d’ufficio - approvate per complessivi fr. 7'120.55 - sono sostenute dallo Stato, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP in caso di ritorno a miglior fortuna dell’imputato.
Visti gli art.
12, 40, 43, 44, 47, 51, 69 CP;
19 cpv. 1 e 2 LStup;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations