# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c9bd9bd4-3754-5ca1-bed8-ae53a7a7203b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 7 settembre 2016 la Sezione del lavoro ha confermato la precedente decisione del 26 gennaio 2016 (cfr. doc. 9) con la quale ha negato a RI 1 il diritto a beneficiare delle indennità di disoccupazione in quanto l’assicurato non risiede in Svizzera (cfr. doc. 9).
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore ritiene innanzitutto che RI 1 non possa essere considerato un vero frontaliere in quanto egli non rientra in Italia almeno una volta alla settimana, argomentando:
"
(...)
10. Nel verbale di audizione dell'11 gennaio 2016 si può leggere:
"(...) D: Con quale frequenza rientrava in Italia mentre lavorava?
R: Tutti i week-end sto con la famiglia. A volte sono loro che vengono a _, altre sono io che mi reco in Italia. Di regola si fa una volte a testa il tragitto.
D: Con l'inizio della disoccupazione è cambiato qualcosa?
R: Non è cambiato nulla (...)".
Dalle risposte fornite durante l'audizione appare dunque chiaro che il Signor RI 1 si recava a _ ogni due o tre settimane. Questo fatto si evince chiaramente sia dai tabulati telefonici - dove risultano chiamate fatte e ricevute all'estero con un intervallo fra queste di almeno due settimane - che dall'estratto del conto corrente postale, sul quale oltretutto non figura nessun prelievo effettuato all'estero in generale né tantomeno a _ in particolare. La documentazione fornita conferma dunque senza dubbio la veridicità delle affermazioni della prima ora che il ricorrente ha fornito in occasione della citata audizione. Occorre nuovamente sottolineare come l'Ufficio giuridico non abbia mai contestato la frequenza bisettimanale delle visite, né ha voluto approfondire la questione consultando i coinquilini e i proprietari dell'appartamento di _, pur disponendo della necessaria autorizzazione. (...)” (Doc. I pag. 3)
Il rappresentante dell’assicurato sostiene che RI 1 deve essere ritenuto un falso frontaliere e, che comunque, a torto la Sezione del lavoro ha considerato che egli non ha in Svizzera il centro delle sue relazioni personali:
"
(...)
16. Dimostrato che il ricorrente debba essere considerato un falso lavoratore frontaliero e abbia quindi diritto a percepire le indennità di disoccupazione in Svizzera, desideriamo comunque contestare l'interpretazione che vuole che il centro degli interessi personali del nostro rappresentato si trovi in Italia. In primo luogo l'unico motivo per cui il ricorrente non ha sinora richiesto il ricongiungimento familiare risiede nel fado che la moglie debba accudire la propria madre ammalata. In secondo luogo va sottolineato come né il Signor RI 1 né sua moglie abbiano concluso un contratto di affitto a _ e tantomeno siano proprietari di un immobile, come già constatato invece il Signor RI 1 dispone di un appartamento di 4 locali e mezzo a _ che durante il fine settimana viene spesso liberato dai due coinquilini e nel quale occupa comunque un'ampia camera matrimoniale. Asserire che il centro degli interessi personali del nostro rappresentato si trovi a _, dove quando vi si reca viene ospitato dai suoceri (sic!), piuttosto che a casa propria a _ appare quindi come un'evidente forzatura. (...)” (Doc. I pag. 4-5)
1.3. Nella sua risposta del 19 ottobre 2016 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso e rileva in particolare:
"
(...)
Diversamente da quanto sostenuto dalla controparte, l'amministrazione ha chiaramente indicato, nella decisione su opposizione, i motivi per cui si ritiene rilevante il fatto che l'assicurato rientri ogni settimana e che comunque appare piuttosto verosimile, che sia egli a rientrare ogni fine settimana a _ e non la moglie con il figlio piccolo a recarsi a _ (cfr. doc. 23 punto 4.). Inoltre, contrariamente da quanto affermato dal signor RI 1, i tabulati telefonici rivelerebbero l'esatto contrario di quanta affermato dal medesimo (rientro ogni due settimane). Infatti, dal 25 ottobre 2015 al 30 ottobre 2015, il 2, 3, 7 e 30 novembre 2015, il 4, 9, 10, 11, 15, 16, 17, 18, 24 e 27 dicembre 2015, il 5, 12, 14, 19, 25, 28 gennaio 2016, il 1., 3, 4, febbraio 2016 e dal 16 al 19 e il 24 e 26 febbraio 2016, il 3, 4, 7, 22 marzo 2016, il 5 e il 7 marzo 2016 (doc. 16), risultano delle chiamate effettuate dall'Europa e quindi presumibilmente dall'Italia oppure ricevute in Europa e dunque non ogni due settimane, come pretende il ricorrente. Come visto, vi sono anche sei giorni consecutivi di presenza in Italia. Da notare, che dove non viene indicato che l'assicurato non ha effettuato o ricevuto telefonate in zona Europa non significa ancora che egli si trovi a _, potendo il medesimo non aver effettuato alcuna telefonata, ma potrebbe essere comunque in Italia.
Come detto con l'opposizione il centro degli interessi si trova in Italia, ritenuto in particolare che le persone con le quali l'assicurato conserva presumibilmente i rapporti più stretti, come la moglie e il figlio, abitino a _, peraltro presso i suoceri. Non è dunque possibile ammettere che egli abbia costituito a _ - dove soggiorna unitamente a due ex colleghi di lavoro - la sua residenza primaria, che presuppone, occorre rammentarlo, la creazione nel nostro Paese del centro delle relazioni personali (Lebensmittelpunkt, Schwerpunkt aller Lebensbeziehungen) e non soltanto di quelle professionali (cfr. al proposito STCA 38.2015.61 del 16 dicembre 2015, consid. 2.4. e riferimenti citati).
(...)
Riguardo ai motivi del mancato trasferimento della moglie e del figlio, di per sé non determinanti a fini della questione in esame, si rinvia alla querelata decisione (punto 3., penultimo paragrafo).
In merito alla tesi secondo cui collocare il centro degli interessi del richiedente in Italia (a _) sarebbe
"un'evidente forzatura"
si osserva quanto segue. La moglie e il figlio (8 anni) del signor RI 1 risiedono a titolo principale in Italia, si recherebbero occasionalmente a _ alcuni fine settimana al mese. Tuttavia, l'appartamento di _ è condiviso dall'assicurato con altre 2 persone, non vi è una regola precisa nel rientro all'estero di questi ultimi nel fine settimana e per recarsi in Svizzera durante il fine settimana la moglie dovrebbe trovare un'adeguata soluzione di assistenza per la madre (suocera dell'assicurato). Ora, appare ben più verosimile che il fulcro degli interessi vitali dell'assicurato si collochino dove risiedono stabilmente i famigliari più stretti (moglie e figlio in età scolare), piuttosto che nel luogo di lavoro in appartamento condiviso con altri conduttori. La residenza a _ chiaramente connessa allo svolgimento dell'attività lavorativa in settimana in Svizzera e non è il luogo principale di residenza.
Come detto con la contestata decisione (punto 4, penultimo paragrafo) tenuto conto del tipo di attività svolta dall'interessato, egli va considerato alla stregua di un vero lavoratore frontaliero. Inoltre, le eventuali visite della famiglia a _ non sono idonee a modificare la natura del suo soggiorno in Svizzera ed esse non cambiano il centro degli interessi dell'assicurato. A questo si aggiunge anche il fatto che, condividendo l'appartamento con altre due persone, appare più verosimile che sia l'interessato a rientrare in Italia, piuttosto che far spostare la moglie con un figlio piccolo a _. A ciò si aggiunge che, l'asserita circostanza che i coinquilini sono spesso assenti durante il fine settimana è un fatto aleatorio che dipende dalla volontà di quest'ultimi e dunque non è possibile dedurne una regola. Infatti, se essi, per qualsiasi motivo decidessero di non più rientrare il fine settimana, la famiglia non potrebbe – ammesso che lo abbia mai fatto – recarsi a _ nemmeno per uno o due fine settimana al mese. Anche per questo motivo, le eventuali visite della famiglia non sono idonee a modificare la natura del soggiorno del signor RI 1 in Svizzera e non modificano il suo centro degli interessi.
E' importante evidenziare che le dichiarazioni rilasciate dall'assicurato paiono cambiare nel tempo. Infatti, egli in occasione della compilazione del
formulano risposte verifica residenza in Svizzera
, consegnato alla Cassa, alla domanda no. 9 relativa ai rientri presso la sua famiglia nel periodo in cui lavorava (ultimo datore di lavoro) egli ha risposto:
"vacanze o urgenze"
e alla domanda no. 10 relativa agli spostamenti presso la famiglia dalla data di iscrizione in disoccupazione egli ha risposto:
"urgenze"
(doc. 6/12). La versione si è poi modificata in occasione del verbale di audizione 11 gennaio 2016 (doc. 8) riguardo agli spostamenti ha dichiarato:
"(...) D: Con quale frequenza rientrava in Italia mentre lavorava?
R: Tutti i week-end sto con la famiglia. A volte sono loro che vengono a Personico, altre sono io che mi reco in Italia. Di regola, si fa una volta a testa il tragitto
D: Con l'inizio della disoccupazione è cambiato qualcosa?
R: Non è cambiato nulla, pure ora da disoccupato ci si vede al fine settimana. Le abitudini sono sempre le stesse a meno di qualche urgenza legata allo stato di salute dei miei genitori.
Al momento la mia preoccupazione principale è quella di poter trovare al più presto un'occupazione (...)"
. Nel predetto verbale non si parla di urgenze ma di una certa regolarità e inoltre le affermazioni rilasciate alla Cassa sono anche in contrasto, come visto, con i tabulati telefonici (cfr. doc. 16).
4. Infine, ammesso e non concesso che egli rientri solo due fine settimana al mese, egli non può essere ritenuto — come preteso ora con il ricorso in esame - un falso lavoratore frontaliero. Di fatto il Tribunale cantonale delle assicurazioni (in seguito: TCA), negando il diritto all'indennità di disoccupazione, con sentenza 38.2015.44 del 18 maggio 2016 (consid. 2.11.), per un caso analogo, ha stabilito che un assicurato con moglie e madre all'estero e dunque anche il centro degli interessi all'estero, il quale non rientrava settimanalmente presso queste ultime, non poteva essere ritenuto un falso lavoratore frontaliero in quanto
"la situazione del ricorrente non sia assimilabile a quella delle categorie professionali, segnatamente dei lavoratori stagionali, dei lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, dei lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e dei lavoratori occupati da un'impresa frontaliera, il cui luogo di lavoro si trova in uno Stato differente rispetto a quello di residenza e che rientrano nella categoria dei falsi frontalieri che possono beneficiare del diritto di opzione, ossia possono scegliere di mettersi a disposizione degli organi competenti in ambito di assicurazione contro la disoccupazione del Paese in cui hanno esercitato l'ultima attività lavorativa oppure de/Paese di residenza (cfr. consid. 2.7.; 2.8.)"
.
Nel caso in rassegna, l'interessato il 2 febbraio 2004 ha stipulato un contratto di lavoro con la ditta _, in _, di durata indeterminata in qualità di tagliapietre (doc. 6/7), con orari regolari, dal lunedì al venerdì, dalle ore 7.00/7.30 alle ore 16.30/17.00 (doc. 8, pag. 2). Dunque la situazione lavorativa dell'interessato, dal 2004 al 2015, risulta essere stabile con tempi di lavoro regolari, suddivisi sui giorni feriali della settimana e alquanto diversa dalle condizioni professionali degli stagionali, dei lavoratori operanti nel settore dei trasporti internazionali, dei lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul territorio di vari Stati membri e dei lavoratori occupati da un'impresa frontaliera ai quali è possibile riconoscere lo statuto falso lavoratore frontaliere (cfr. art. 65 par. 2 del Regolamento (CE) 883/2004).
Visto quanto precede, al signor RI 1 non può nemmeno essere riconosciuto lo statuto di falso lavoratore frontaliero.
5. Riguardo alla richiesta, in via subordinata, di anticipare le prestazioni contro la disoccupazione in virtù dell'art. 6 cpv. 1 lett. a del Regolamento (CE) 987/2009, si osserva che al momento attuale, non siamo in presenza di una contestazione tra due Stati, nel senso del predetto articolo (Circ.ID 883/2004 e 987/2009 marg. A87).” (Doc. III)
1.4. Il 26 ottobre 2016 il patrocinatore dell’assicurato ha inviato le seguenti osservazioni:
"
(...)
Riguardo l'analisi dei tabulati telefonici forniti, ci permettiamo di osservare che non dovrebbe certo destare meraviglia che durante il periodo delle vacanze – a fine ottobre e a dicembre – il nostro rappresentato si sia trovato all'estero per più giorni; tolti questi periodi la frequenza bisettimanale delle visite in Italia è d'altronde facilmente verificabile. Puntualizziamo poi che così come la convenuta afferma che il fatto "che l'assicurato non ha effettuato o ricevuto telefonate in zona Europa non significa ancora che egli si trovi a _ ", il fatto di ricevere una chiamata in zona Europa non significhi ancora che egli si trovi per forza a _. Nessuna osservazione è poi stata fatta dalla convenuta riguardo gli estratti del conto corrente postale prodotti, dai quali si può evincere – controllando gli acquisti fatti alle stazioni di benzina lungo il tragitto – che la frequenza bisettimanale delle visite è regolare sull'arco di un anno e mezzo. Giova inoltre ripetere che da questi non figurano prelievi effettuati all'estero, né tantomeno a _.
Riguardo il fatto che non sono state raccolte informazioni presso i coinquilini e il proprietario dello stabile la convenuta precisa di averlo ritenuto superfluo in quanto già in possesso di sufficiente documentazione. Ciò nondimeno la convenuta poco più avanti afferma che la "circostanza che i coinquilini sono spesso assenti durante il fine settimana è un fatto aleatorio (...) e dunque non è possibile dedurne una regola". Ci permettiamo di puntualizzare che, invece di prodursi in congetture prive di provati fondamenti, si sarebbe semplicemente potuto interpellare gli interessati e verificare se invece una regola possa essere dedotta.
In conclusione non possiamo che riaffermare che il nostro rappresentato, alla luce della documentazione prodotta, non possa essere assimilato a un vero frontaliere poiché, ai sensi dell'art. 1 left F del Regolamento (CE) n. 883/2004, non è dimostrabile che egli rientri in Italia
"in linea di massima ogni giorno o almeno una volta la settimana"

## Considerations