# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1043ed6e-7315-568d-90ae-a43d664f404b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 12 ottobre 2000 _, classe 1947, di professione operaia, ha presentato una domanda volta all’ottenimento di una prestazioni per adulti dell’AI.
Esperiti gli accertamenti medici del caso, con progetto di decisione 25 settembre 2001 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto tale domanda in quanto:
"
(...)
Dalla documentazione medica acquisita all'incarto, ed in particolare dalla perizia eseguita dal Dr. _ in data 17.06.2001 si evince la completa inabilità nella sua ultima professione tuttavia, attività generiche parzialmente sedentarie che rispecchiano le indicazioni mediche e non richiedono qualifiche professionali specifiche sono esigibili in misura completa.
Nel confronto dei redditi che segue, seppur ammettendo il massimo delle deduzioni consentite dalla giurisprudenza (25%) sul reddito ancora esigibile, il grado d'invalidità permane al disotto del minimo richiesto per l'erogazione di una rendita d'invalidità (40%).
Reddito annuo ragionevolmente esigibile
proveniente da un'attività lucrativa franchi
senza invalidità 32359
con invalidità 25190
perdita di guadagno/grado di prestazioni è respinta. 7169 = 22%
====
Pertanto, la sua domanda di prestazioni è respinta." (Doc. AI _)
L’assicurata non ha presentato delle osservazioni in merito al menzionato progetto di decisione.
Con provvedimento formale del 15 ottobre 2001 l’UAI ha quindi confermato la reiezione della domanda di prestazioni assicurative (Doc. AI _).
1.2. Contro la decisione amministrativa è tempestivamente insorta l’assicurata, chiedendo il riconoscimento di una rendita intera.
A motivazione della richiesta ricorsuale essa ha rilevato quanto segue:
"
(...)
Mi sono sottoposta a tre operazioni per poter stare meglio, con la speranza di tornare alla mia vita di sempre. Purtroppo dopo l'ultima operazione le cose non sono cambiate di molto. Già al mattino ho dolori che si irradiano fino alla schiena, dopo circa mezz'ora che sono in piedi sento mancare la forza sulle gambe specialmente in quella sinistra, con la conseguenza che cedendomi cado. È quindi necessario l'utilizzo delle stampelle che mi limitano nei movimenti e nelle cose che devo svolgere.
Sono a chiedermi quindi, come posso svolgere un'attività generica parzialmente sedentaria, che vada a coprire il 78%, se passo molte ore della giornata seduta con le gambe sollevate proprio per lenire il doloro alla schiena e alle gambe. (...") (Doc. _)
1.3. Mediante risposta 27 novembre 2001 l’UAI ha postulato la reiezione del gravame in quanto:
"
(...)
l’amministrazione poteva a buon diritto fondare le proprie conclusione sugli accertamenti esperiti dal dottor _. Gli stessi risultano in effetti esaurienti ed affidabili.
D’altro lato, l’assicurata non ha in questa sede prodotto alcun nuovo documento atto ad inficiare le valutazioni del perito.”(Doc. _).
1.4. Con scritto 7 dicembre 2001 il medico curante dell’assicurata ha aggiornato lo stato di salute della propria paziente e trasmesso delle lastre, nonché il risultato di una TAC lombare (doc. _).
Mediante lettera 14 gennaio 2002 l’UAI comunica di aver esaminato la nuova documentazione medica e ritenuto che la stessa non fornisca in sostanza nuovi elementi di valutazione.
Pertanto ha chiesto di confermare la reiezione del gravame (doc. _).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se a _ può essere riconosciuta una rendita d'invalidità.
L'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
L'invalidità non si confonde con l'incapacità funzionale di membra o di organi, la quale può anche non influire sulla capacità di guadagno o menomarla in una proporzione diversa da quella esistente fra lo stato di piena integrità fisica e psichica e lo stato alterato da disturbi somatici o psichici. Pertanto non incombe al medico, bensì agli organi preposti all'applicazione della legge di accertare, fondandosi tra l'altro sulle necessarie informazioni sanitarie, l'esistenza e il grado di un'asserita invalidità (DTF 114 V 314).
Tuttavia, perché la perdita di guadagno accertata acquisti rilevanza giuridica ai fini dell'AI, è necessario che si trovi in rapporto causale con il danno alla salute.
In altre parole la perdita di guadagno presa in considerazione dalla legge è solamente quella procedente dall'infermità.
La diminuzione del reddito nella misura in cui deriva da altre cause (di natura soggettiva od economica) non è per contro, suscettibile di una valutazione giuridica ai fini dell'erogazione della rendita. Quindi, l'assicurato che può svolgere ancora un'ampia gamma di lavori rimunerativi a lui confacenti è tenuto - prima di poter pretendere una rendita AI - a reintegrarsi o a farsi reintegrare in altra attività (ad esempio dall'Ufficio del lavoro o, se sono dati i presupposti legali, dall'URIP; cfr. RCC 1991, pag. 47, consid. 7c).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.3. Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l'assurance-invalidité, Les prestations, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.4. A seguito della domanda AI, l’amministrazione ha sottoposto _, affetta da gonartropatia severa bilaterale, ad una perizia reumatologica al fine di valutare il suo stato di salute e di accertare un’eventuale inabilità lavorativa.
Nel rapporto 17 giugno 2001 il dr. _, specialista in reumatologia, ha posto la seguente diagnosi:
"
(...)
4. Diagnosi
Gonartrosi grave bilaterale con valgismo su
· esito da resezione subtotale del menisco laterale particolarmente anteromediale in artroscopia a destra il 2.11.1999
· esito da resezione artroscopica di plica mediale a destra il 6.6.2000
· rottura del legamento crociato anteriore a destra
· esito da trauma distorsivo al ginocchio destro il 22.10.1999
· esito da meniscectomia laterale anteromediale e resezione di plica sinoviale in artroscopia a sinistra il 27.11.2000
· obesità (peso 70 kg / statura 147 cm)
Sindrome fibromialgica generalizzata primaria.
Tendenza all'aggravazione.
Diabete mellito non insulinodipendente noto dal 2000. (...)"
(Doc. AI _, pag. 10)
Per quel che concerne la valutazione della capacità lavorativa, il perito ha rilevato che:
"
(...)
Nell'attività lavorativa svolta fino alla data del trauma menzionato il 22.10.1999, come operaia prevalentemente in piedi davanti al nastro nella produzione di articoli monouso, la paziente allo stato di salute attuale, è inabile al lavoro nella misura del 100 %.La stessa attività potrebbe essere ripresa nella misura del 100 % qualora l'assicurata venisse sottoposta ad un impianto di protesi totale alle ginocchia bilaterali, venisse ricondizionata in seguito in un centro di riabilitazione con riduzione del peso corporeo onde limitare ulteriormente il carico sulle estremità inferiori. È comunque sconsigliabile il portare pesi oltre i 10 kg anche in un prossimo futuro.
La paziente è abile al lavoro a partire da subito nella misura del 100 % in un'attività lavorativa dove può star seduta durante tutte le ore lavorative o al meno in parte di esse (almeno durante il 50 %). È sconsigliabile un lavoro che richiede il portare pesi in posizione curva del rachide, l'accovacciarsi, il salire o scendere scale ripetitivamente. (...) (Doc. AI _, pag. 10-11)
Sulla base di questa perizia, l’UAI ha dunque ritenuto l’assicurata totalmente inabile nella sua precedente professione di operaia, ma
pienamente
abile in attività generiche e parzialmente sedentarie rispecchianti le indicazioni mediche.
2.5. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialverziasicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Il TFA ha inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc), cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).
2.6. Nell’evenienza concreta, secondo il TCA, alla perizia 17 giugno 2001 del dr. _ non può che essere attribuita valenza probatoria piena. Lo specialista ha infatti proceduto ad una completa ed approfondita valutazione dello stato di salute dell’assicurata considerando la totalità dei disturbi riscontrati.
Inoltre egli ha espresso un motivato e logico giudizio sull’incidenza del danno alla salute sulla capacità lavorativa dell’assicurata, evidenziano dunque una totale inabilità nella professione esercitata precedentemente. Il perito l’ha tuttavia ritenuta abile al 100% in attività sedentarie ed in impieghi dove possa rimanere seduta almeno la metà delle ore lavorative, sconsigliando lavori che richiedono il portare pesi superiori ai 10 kg, come pure tenere una posizione curva del rachide e stare accovacciati ripetutamente, salire e scendere le scale.
_ sostiene di non poter rimanere in piedi a causa dei dolori alla schiena ed alle gambe e che per lenire tali dolori è costretta a passare molte ore seduta con le gambe sollevate.
Orbene, quanto affermato dalla ricorrente corrisponde a quanto valutato del perito. Infatti, il dr. _ ha escluso che l’assicurata possa continuare a lavorare in piedi
(“le gonartrosi gravi bilaterali descritte, non permettono più alla paziente di esercitare un’attività lucrativa prevalentemente in piedi”)
, ritenendo comunque esigibile un’attività sedentaria.
Del resto quest’ultima attività è stata considerata proponibile sia dal dr. _ (cfr. certificato 19 dicembre 2000, risposta alla domanda sulle attività proponibili, doc. AI _) che dalla dr.ssa _ (cfr. certificato 22 dicembre 2000, doc. AI _).
Con lettera 7 dicembre 2001 la d.ssa _ ha in particolare rilevato che dalla scorsa estate alla sua paziente sono
“subentrati dolori lombari irradiante agli arti con blocco algico lombare”
per poi concludere che
“purtroppo non sono in possesso della valutazione del dr. _ e nemmeno a conoscenza se la valutazione è stata eseguita anche per le problematiche lombari
” (doc. _).
Come rettamente espone il medico dell’AI nella sua nota del 10 gennaio 2002 (doc. _), la problematica all’apparato locomotore è stata considerata dal dr. _ nell’anamnesi (pag. 3 perizia 17 giugno 2001), nelle constatazioni oggettive (pag. 4), negli esami radiologici (pag. 5) e nella valutazione (pag. 8 e 9).
Pertanto, alla luce delle risultanze della perizia- cui non può che essere attribuita forza probante piena conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.5) - è da ritenere dimostrato con la certezza richiesta nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 pag. 210/211) che _ è pienamente abile al 100% in attività sedentarie ed in impieghi dove può rimanere seduta almeno la metà delle ore lavorative, rispettanti le indicazioni mediche.
2.7.
Confermata dunque la piena esigibilità in simili attività sedentarie e leggere, al fine di determinare il grado d’invalidità, occorre procedere al raffronto dei redditi come esposto al consid. 2.3.
Per quel che concerne il reddito da valido, dall’attestato 13 agosto 2000 del datore di lavoro risulta che nel 1999 la ricorrente ha percepito fr. 32'358,80 di salario (doc. AI _).
Riguardo al reddito da invalido, considerato che
l'assicurata non ha mai intrapreso un’attività in mansioni leggere, la relativa determinazione può essere ricavata dai dati statistici salariali (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In applicazione dei succitati criteri,
ne
lla sentenza 4 settembre 2000 pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 21 questo Tribunale ha precisato che, conformemente ai dati statistici salariali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica ("L'enquête suisse sur la structure des salaires 1998”), il salario ipotetico nel 1998 conseguibile in attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che possono arrivare al massimo al 25%, riportato su 41,9 ore, ammonterebbe a fr. 45'390
.‐‐
nel settore privato (rispettivamente fr. 47'929.‐‐ nel settore pubblico e privato) per gli uomini e a fr. 33'587.‐‐ (rispettivamente fr. 33'725.‐‐ ) per le donne.
Ora, come visto, nel caso in esame il reddito di fr. 33'587.‐‐ si riferisce al 1998.
Conformemente alla giurisprudenza federale (cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a), questo importo, adeguato al 1999 in base all’indice dei salari nominali (cfr. “La vie économique 9/2001”, Tabella B10.3, pag. 85), ammonta a
fr. 33’806.--- ( 33’587 x 2156 : 2142).
Inoltre, applicando la riduzione di rendimento massima del 25% il salario da invalido corrisponde a fr. 25'354.-- (75% di 33’806).
Pertanto, dal raffronto di tale reddito con quello da valido di
fr. 32’359 emerge un’incapacità al guadagno del 21, 6 % (32'359 – 25’354 x 100 : 32'359), non conferente il diritto ad una rendita d’invalidità.
Questo senza considerare gli adeguamenti che apporterebbero un aumento dei due redditi di riferimento per l'anno 2001 (anno in cui è stata emanata la decisione amministrativa e a cui è da riferire l'ammontare dei redditi ai fini del calcolo dell'invalidità), adeguamenti che verosimilmente non comporterebbero una determinante modifica del grado d’invalidità.
In queste circostanze, dunque, la decisione contestata deve essere confermata.