# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8590b28e-9c66-55bb-aaf6-610d3c04eb44
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A. _
_ è proprietaria della particella n. _RFD di _, in via _ _, sulla quale sorge una casa d'abitazione. _ _ è proprietario della particella n. _, sulla quale si trova un palazzo in cui è stato aperto nell'aprile del 1998
il “_”, con ampia terrazza affacciata sul lungolago, gestito dal figlio _ _ e da _ _. Entrambe le proprietà, che in linea d'aria distano circa 120 m, si trovano nel quartiere _, una zona che il piano regolatore della città destina all'abitazione (con grado di sensibilità II), riservata a edifici e impianti pubblici, escluse le aziende moleste.
B.
Il 4 maggio 1999 _ _, ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno Città, parallelamente ad altri privati, di ordinare a _ _ – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di far cessare l'attività dell'esercizio pubblico dopo le ore 23 (e ogni attività esterna dopo le ore 22), di ingiungere al convenuto di astenersi da qualsiasi immissione molesta, in specie da qualunque rumore eccessivo provocato direttamente o indirettamente dall'esercizio pubblico durante le ore di apertura, di adottare tutte le misure necessarie e utili per impedire rumori o schiamazzi dopo l'orario di chiusura e condannare il convenuto al versamento di fr. 100'000.– per risarcimento danni. In via cautelare essa ha formulato le medesime domande, tranne la pretesa pecuniaria.
C.
Alla discussione del 25 giugno 1999 _ _ ha postulato il rigetto dell'istanza o quanto meno, in caso di accoglimento della stessa, la condanna della controparte a prestare una garanzia di fr. 500'000.–. L'istante si è opposta al deposito di una cauzione. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, presentando un memoriale conclusivo nel quale hanno sostanzialmente ribadito le loro domande. L'istante si è nondimeno limitata a chiedere la cessazione di ogni attività da parte dell'esercizio pubblico dopo le ore 23 e l'allontanamento dopo le ore 22 dalla terrazza (compresi gli scalini) di tutte le persone senza posto ai tavoli.
D.
Statuendo il 22 settembre 2000 nel procedimento cautelare, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza e ha ordinato al convenuto di cessare l'attività del “_” entro le 24, escluso il periodo del _ di _, e di lasciar sostare all'esterno dell'esercizio pubblico solo un numero di clienti pari ai posti seduti disponibili ai tavoli della terrazza. L'istante, da parte sua, è stata tenuta a depositare, solidalmente con gli altri attori, la somma di fr. 75'000.– a titolo di garanzia. Le spese del decreto, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste per un terzo a carico dell'istante e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla controparte fr. 400.– per ripetibili ridotte.
E.
Contro il citato decreto _ _ è insorto con un appello del 4 ottobre 2000 nel quale chiede – previa concessione dell'effetto sospensivo – la reiezione dell'istanza e la conseguente riforma del dispositivo impugnato. In subordine egli postula l'aumento della garanzia fissata dal Pretore da fr. 75'000.– a fr. 500'000.–. Con decreto del 10 ottobre 2000 la presidente di questa Camera ha rifiutato al rimedio effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 6 novembre 2000 _ _ propone di respingere l'appello e di confermare il decreto cautelare.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Il Pretore ha accolto l'istanza, rilevando in sintesi che nel quartiere _ il traffico veicolare dopo l'apertura del “_” è aumentato in misura insostenibile. Per di più, gli avventori del locale posteggiano le automobili e partono rumorosamente, con le autoradio ad alto volume, si intrattengono a chiacchierare in strada anche dopo la chiusura del locale, sporcando finanche il suolo pubblico e le proprietà private. Il primo giudice ha escluso che la situazione sia dovuta a un altro esercizio pubblico nelle vicinanze (il “_”), rilevando che il traffico di quartiere è aumentato anche perché i posteggi a disposizione del “_” sono insufficienti per rapporto alla sua capienza. Il Pretore ha ammesso altresì l'urgenza della misura, poiché gli inconvenienti che si verificano in modo reiterato non possono ragionevolmente essere fatti sopportare ai residenti. Per quanto riguarda il notevole pregiudizio, il primo giudice ha ritenuto che a causa della turbativa l'istante rischia di perdere in parte dei suoi inquilini. Ciò premesso, egli ha ordinato al convenuto di anticipare alle ore 24 la chiusura del locale e di ammettere all'esterno dell'esercizio pubblico dopo le ore 23 solo i clienti che trovano posto ai tavoli della terrazza, in modo che gli avventori liberino poi il quartiere entro la mezzanotte e mezzo.
2.
L'appellante contesta qualsiasi eccesso del suo diritto di proprietà, rilevando che gli atti non consentono di stabilire, neppure a livello di verosimiglianza, l'origine dei rumori, né di distinguere quelli provenienti dal “_” da quelli del “_”. Egli ricorda inoltre le misure da egli adottate dopo l'apertura del locale per ridurre al minimo il disturbo al vicinato, in specie la creazione di posteggi, la posa di un'isolazione, l'organizzazione di un servizio di sicurezza e la pattuizione di accordi con un confinante per la cessazione entro un certo orario della musica all'esterno. Sostiene dipoi che le immissioni non sono eccessive, che la zona in questione non è residenziale, ma turistico-commerciale, e che prima del “_” nel quartiere vi erano altri esercizi pubblici rumorosi. Infine rileva che il nuovo assetto viario della zona, con lo spostamento di tutto il traffico di transito su un'unica arteria, ha aumentato notevolmente la rumorosità del quartiere. Egli nega per altro che sia data l'urgenza di qualsivoglia intervento, l'istante non avendo postulato analoghe misure nei confronti del “_”, ragion per cui la decisione del primo giudice non risolve la situazione. Per quanto concerne il notevole pregiudizio, il ricorrente assevera che la controparte non subisce alcun danno poiché anche con una chiusura anticipata del suo locale la situazione non muta. Da ultimo egli censura la proporzionalità della misura, giudicata inefficace e inutile, discriminatoria per di più nei confronti di altri esercizi pubblici.
3.
Per l'art. 376 cpv. 1 CPC il giudice ordina, su istanza di parte, provvedimenti cautelari idonei quando vi è fondato motivo di temere che dal ritardo a procedere nelle vie ordinarie potrebbe derivare un danno considerevole. L'emanazione di tali misure è subordinata a tre presupposti cumulativi: la verosimiglianza di un notevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza di buon esito insita nell'azione di merito (Rep. 1988 pag. 351 consid. 1). L'urgenza è data nei casi in cui esista l'impellente necessità di prevenire gravi inconvenienti la cui persistenza, durante la causa di merito, potrebbe avere per effetto di mutare una situazione di fatto non più – o solo difficilmente – ripristinabile a causa ultimata (
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 ad art. 376). Il pregiudizio considerevole è dato allorché dal ritardo a procedere potrebbe derivare all'istante un danno grave e difficilmente riparabile (Rep. 1983 pag. 115). Per ammettere, infine, il requisito della parvenza di buon diritto occorre che la possibilità di esito favorevole sia resa credibile, senza peraltro che a tale premessa si pongano esigenze troppo severe (Rep. 1989 pag. 128 con rinvii). L'esistenza dei tre requisiti – che dev'essere esaminata d'ufficio (Rep. 1989 pag. 127 con riferimenti) – non giustifica in ogni modo l'adozione di qualsiasi provvedimento cautelare: il principio della proporzionalità esige che, comunque sia, la misura richiesta si limiti allo stretto indispensabile, mantenga cioè un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione decretata (
Pelet
,
Mesures provisionnelles: droit fédéral ou cantonal?
, Losanna 1987, pag. 83 segg. con rinvii;
Gloor
,
Vorsorgliche Massnahmen im Spannungsfeld von Bundesrecht und kantonalem Zivilprozessrecht,
Zurigo 1982, pag. 112 segg.).
4.
Giova precisare subito che, contrariamente all'opinione dell'appellante, l'istante non deve dimostrare il buon fondamento dell'azione di merito. Basta che egli renda credibile, a un esame sommario e di mera apparenza, che la possibilità di esito favorevole sia pari – o solo lievemente inferiore – al rischio di soccombenza. In concreto l'istante ha chiesto la cessazione di turbative causate dall'uso del fondo in proprietà del convenuto. Ora, chiunque sia danneggiato o minacciato di danno perché un proprietario trascende nell'esercizio del suo diritto di proprietà può chiedere la cessazione della molestia o un provvedimento contro il danno temuto e il risarcimento del danno (art. 679 CC). Si ravvisa eccesso in tal senso ove un comportamento umano, connesso all'uso o allo sfruttamento di un fondo, violi diritti di vicinato (
Deschenaux/Tercier,
La responsabilité civile, 2a edizione, pag. 133, n. 23;
Bovey,
L'expropriation des droits de voisinage, Berna 2000, pag. 6 nel mezzo). L'art. 684 cpv. 2 CC, da parte sua, vieta eccessi pregiudizievoli, in specie emissioni di fumo o di fuliggine, evaporazioni moleste, rumori e scuotimenti che siano di danno ai vicini e che non siano giustificati dalla situazione e destinazione dei fondi o dall'uso locale (cfr. anche SJ 1967 pag. 495). Vietate non sono unicamente immissioni suscettive di danno, bensì tutte le immissioni moleste, ovvero eccessive (DTF 126 III 225 consid. 3c e 227 consid. 4a con rinvii). Né per eccesso pregiudizievole si intende necessariamente un danno in senso stretto: è sufficiente che al vicino derivino incomodi che superano i limiti di tolleranza usuali (
Steinauer
, Les droits réels, vol. II, 2
a
edizione, pag. 143, n. 1813 segg.).
5. a)
Dagli atti risulta che dopo l'apertura del “_”, nell'aprile del 1998, la qualità di vita nel quartiere _ è peggiorata. Non tanto per rumori provenienti direttamente dall'esercizio pubblico, bensì per l'indotto veicolare e i disturbi provocati all'esterno dagli avventori (cfr. DTF 121 II 326 consid. 4b con riferimenti). _ _, che abita in un palazzo in _ _, ha affermato che il traffico nella zona è sì aumentato notevolmente dopo il rinnovo del “_”, ma che la situazione si è degradata dopo l'inaugurazione del “_”. Non solo vi è un andirivieni di automobilisti che circolano alla ricerca di posteggi, ma gli avventori arrivano e partono pigiando sull'acceleratore e con la musica ad alto volume, per di più schiamazzando. Secondo la testimone il disturbo è creato “per metà dagli avventori del _ _ e per metà da quelli del _ _” (verbali pag. 18 e 19). _ _, che abita nel medesimo palazzo, ha detto che dopo la riapertura del “_” (1996) si “è scatenato (...) l'inferno”, ma che dopo l'inaugurazione del “_” i disagi sono finanche aumentati, a causa soprattutto degli automobilisti in cerca di posteggio, ma anche della clientela degli esercizi pubblici di passaggio in strada. Il testimone non è stato in grado di precisare se gli automobilisti in circolazione nel quartiere si rechino nell'uno o nell'altro esercizio pubblico, ma ha nondimeno indicato che gli avventori si spostano in gruppi da un bar all'altro e restano all'esterno, “facendo casino” (verbali pag. 46 e 47). _ _ -_, anch'egli inquilino del medesimo stabile, ha detto che dopo il rinnovo del “_” si è verificato un sensibile aumento di avventori, ciò che ha incrementato difficoltà e disturbi. Con l'apertura del “_” egli ha notato in ogni modo un maggior traffico veicolare e pedonale, anche se non ha potuto precisare quale esercizio pubblico frequentano le persone in transito (verbali pag. 36 e 37). _ _, abitante in _ _, ha affermato di aver lasciato il 1° novembre 1998 tale appartamento, che occupava dal 1983, poiché dalla primavera di quell'anno era aumentato il rumore dovuto al traffico e agli schiamazzi dopo la mezzanotte. Essa ha dichiarato di avere personalmente constatato che il disturbo proveniva dai clienti del “_”. Pur non essendo direttamente infastidita dall'esercizio pubblico, essa ha precisato di essere molestata dalla musica proveniente dalle autoradio (verbali pag. 21). _ _, già dipendente dell'albergo “_”, a lato della proprietà del convenuto, ha riferito che prima dell'apertura del “_” l'isolato attorno all'albergo era abbastanza tranquillo, ma che in seguito è diventato più “vivace”, gravitandovi parecchia gente. Egli ha soggiunto che il maggior fastidio si produce alla chiusura dell'esercizio pubblico, quando i giovani che si ritrovano in strada discutono in modo rumoroso e si allontanano in auto (verbali, pag. 34).
b)
Dagli atti risulta inoltre che parecchi altri abitanti del quartiere _ hanno vivacemente protestato per i rumori causati dagli esercizi pubblici aperti nella zona. Già nell'aprile 1998 _ _, proprietario di un immobile in _ _ da _, si è indirizzato al Municipio e alla polizia di _ per chiedere il loro intervento a causa dei “disturbi che ci causano le auto in arrivo o in partenza e delle persone che gridano e cantano durante le ore notturne tra le 22.00 e le 03.00 (fax del 19 aprile 1998 nel fascicolo richiamato “_, documentazione sig. _”). Egli ha finanche promosso una petizione per “Reagire contro i disturbi notturni nel nostro quartiere” dovuti ai frequentatori dei bar-ristoranti nella zona del lungolago di _ (doc. G1). La maggior parte di coloro che ha sottoscritto la petizione ha indicato nel traffico notturno e negli schiamazzi la fonte di disturbo (fascicolo “_, documentazione sig. _”). Anzi, gli abitanti del quartiere hanno tempestato l'autorità comunale di lamentele per i disturbi nella zona (lettere _ _, _ e _ _, _ _, _ _, avv. _ _, _ _, _ _, _ _ e _ _ nel _ “_, corrispondenza per reclamazioni, segnalazioni, disturbi ecc.”). La situazione è poi stata oggetto nel giugno 1998 di un'interpellanza in Consiglio comunale (doc. H). Il 15 giugno 1998, per finire, il Municipio di _, preso atto che nonostante gli interventi della polizia e dei responsabili degli esercizi pubblici la situazione non era migliorata in modo apprezzabile, ha deciso la chiusura per qualche mese di _ _ da _, strada retrostante il “_”, dalle ore 20 alle ore 6 (estratto verbale della seduta municipale del 15 giugno 1998), e ha respinto praticamente tutte le richieste di proroga dell'orario di chiusura presentate dai gerenti di tale bar (fascicolo “_, richieste di deroghe orario + corrispondenza”). Anche la polizia comunale è stata chiamata innumerevoli volte a intervenire su richiesta di abitanti del quartiere per disturbi causati da avventori del locale (fascicolo “_estratti rapporti di servizio per richieste di interventi”).
6.
Non tutti i rumori risultano invero causati da clienti del “_”, né è stata misurata l'intensità delle molestie, che dovrà essere chiarita nella procedura di merito, ma a un esame sommario come quello che presiede all'adozione di misure cautelari si può ritenere che l'istante ha sufficientemente reso verosimile immissioni ripetute che superano gli usuali limiti di tolleranza connessi alla gestione di un esercizio pubblico. Si aggiunga che in caso di emissioni foniche notturne i criteri per determinare la loro liceità sono di regola più rigorosi, motivo per cui ogni turbativa inutile e incomodante va generalmente considerata eccessiva (Rep. 1994 pag. 319 consid. 3d nel mezzo con giurisprudenza citata). Né soccorre all'appellante il fatto che nel frattempo egli abbia messo in atto provvedimenti per ridurre il disturbo al vicinato. Intanto l'isolazione del locale e l'accordo con un vicino per cessare la musica sulla terrazza entro le ore 23 non riguardano il rumore provocato dal traffico e dagli schiamazzi della gente. Inoltre il servizio di sicurezza da egli organizzato si occupa unicamente di quanto succede all'interno del ristorante, sulla terrazza e nel posteggio (deposizione _, verbali pag. 25), non invece di quanto accade nelle vie adiacenti. Infine è vero che il convenuto ha messo a disposizione un parcheggio a 100 m dal bar (deposizione _, verbali pag. 25), ma a prescindere dal fatto che non è dato di sapere quando ciò sia avvenuto, l'interessato non ha reso verosimile una riduzione del traffico nel quartiere. La circostanza che prima dell'apertura del locale vi fossero nei pressi altri esercizi pubblici, fors'anche rumorosi ma di cui si ignora l'intensità delle emissioni foniche, non consente a questo stadio della vertenza di ritenere che l'aumento dei disagi sia giustificato dalla situazione e dalla destinazione dei fondi o dall'uso locale. Nemmeno è stato reso verosimile che lo spostamento di tutto il traffico di transito della città su un'unica strada ha comportato un aumento del traffico notturno nel quartiere. Al riguardo _ _ non ha notato cambiamenti (verbali, pag. 18), mentre per _ _ il traffico di transito calava alle ore 20 per riprendere proprio dopo le 22 (verbali, pag. 20). Nelle circostanze descritte l'apprezzamento del Pretore resiste quindi alla critica.
7.
L'appellante sostiene che l'urgenza non è data poiché il provvedimento emanato dal Pretore non consente l'eliminazione degli inconvenienti, l'istante non avendo chiesto analoghe misure nei confronti del “_”. Ora, è possibile che le immissioni foniche non siano causate solo da avventori del “_”, ma anche da clienti del “_” (deposizioni _ e _ -_), ma ciò non giova all'interessato. Intanto il peggioramento della situazione dopo l'apertura del secondo locale basta a rendere verosimile l'urgenza del provvedimento richiesto. Inoltre l'intensità delle immissioni provocate dai frequentatori del locale in proprietà del convenuto è tale da non poter essere ragionevolmente imposta durante lo svolgimento della causa. Si aggiunga che nell'ambito di un'azione civile il danneggiato è libero di agire contro qualsiasi convenuto ritenuto trascendere nell'esercizio della sua proprietà. Che analoghe misure cautelari non siano state postulate nei confronti di altri perturbatori non influisce pertanto sulla posizione del convenuto.
8.
In merito al notevole pregiudizio, l'appellante neppure si confronta con l'argomentazione del Pretore, limitandosi a rilevare che la controparte non rischia danno alcuno. Ciò renderebbe l'appello finanche irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 1 lett. f CPC). Comunque sia, gli inconvenienti causati dal convenuto non sono direttamente e pienamente indennizzabili e pertanto quantificabili a posteriore in denaro, ciò che costituisce una valida ragione per l'adozione di misure cautelari (Rep. 1993 pag. 188).
9.
L'appellante contesta infine il provvedimento adottato dal Pretore, giudicato sproporzionato, inadeguato e inutile poiché nella misura in cui il “_” può rimanere aperto più a lungo, la situazione per gli abitanti del quartiere non cambia. Ma a torto, già per la circostanza che i provvedimenti del primo giudice permettono in sostanza di ridurre a metà i rumori del traffico e gli schiamazzi notturni (deposizione _ _: verbali, pag. 18), in un orario in cui gli abitanti del quartiere hanno diritto alla quiete. Tali provvedimenti mantengono inoltre un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione decretata e tengono in debita considerazione anche la posizione del convenuto, che può lasciare aperto il suo locale fino alla mezzanotte.
10.
Il Pretore ha obbligato l'istante a versare, solidalmente con altri istanti, una garanzia di fr. 75'000.– che considera da un lato la durata della causa di merito e dall'altro lato la cifra d'affari dell'esercizio pubblico. L'appellante ribadisce la richiesta di un deposito di fr. 500'000.–, asserendo che tale importo è giustificato dalla perdita di guadagno causato dalla chiusura anticipata del locale. Egli pretende inoltre che il primo giudice ha fissato la cauzione senza tenere conto delle altre otto vertenza avviate nei suoi confronti, congiunte solo a fini istruttori, e sostiene che la prestazione della garanzia non può dipendere dal comportamento di terzi estranei alla presente causa. Infine censura la decisione del Pretore di obbligare gli istanti a versare solidalmente l'importo fissato, poiché non vi è solidarietà passiva né contrattuale né legale. Egli chiede infine che la garanzia sia prestata contemporaneamente all'adozione del provvedimento adottato.
a)
L'adeguatezza della garanzia dev'essere valutata in relazione al presumibile danno che il provvedimento richiesto potrebbe causare alla parte convenuta nel caso in cui la pretesa di merito dell'istante risultasse infondata (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., n. 1 ad art. 380 CPC). In concreto l'appellante neppure si confronta con la motivazione del Pretore sull'enetità della garanzia, ciò che rende il gravame irricevibile (art. 309 cpv. 1 lett. f CPC). Per di più, egli nemmeno adduce né rende verosimile i dati sui quali il giudice avrebbe dovuto fondarsi per fissare la garanzia a copertura dell'eventuale pregiudizio patito con l'adozione del provvedimento in oggetto. Del tutto carente di motivazione, in proposito l'appello sfugge a qualsiasi disamina.
b)
Per quanto riguarda la contestata solidarietà tra i vari istanti, è vero che ogni causa è indipendente, ma è altrettanto vero che il convenuto rischia di subire un unico pregiudizio dovuto al concorso di più persone. E siccome in tal caso queste ultime rispondono del danno solidalmente (art. 50 cpv. 1 CO), la decisione del Pretore merita conferma.
c)
In merito al versamento della garanzia, l'art. 380 cpv. 2 CPC prevede unicamente che il giudice assegna un termine entro il quale prestarla. In concreto l'istante, o chi per esso, ha depositato l'importo di fr. 75'000.– entro il termine impartitogli (comunicazione 6 novembre 2000 del Pretore), né è dato di capire come avrebbe potuto versare una garanzia contemporaneamente all'adozione del decreto contestato. Anche su questo punto l'appello denota perciò la sua inconsistenza.
11.
Gli oneri processuali, commisurati all'importanza del litigio, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte un'indennità per ripetibili che tiene calcolo, ad ogni modo, dell'impegno profuso dal patrocinatore nelle altre cause analoghe.