# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e0bc0f12-4066-55a8-9c70-eb6d893e00c1
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto in fatto e considerato in diritto:
che sulla scorta dei precetti esecutivi n. _ e n. _ emessi
il 23 dicembre 2016 dall’Ufficio di esecuzione (UE) di Lugano, PI 1 procede rispettivamente contro RI 1 e la moglie RI 2 per l’incasso da ognuno di loro di fr. 97'000.– oltre agli interessi del 5% dal 25 gennaio 2016
“per risarcimento danni complessivo di Fr. 97'000.–”
;
che il 5 gennaio 2017, i coniugi RI 1 hanno interposto ricorso contro i predetti precetti esecutivi, affermando di non avere danneggiato l’escutente né d’intrattenere una relazione commerciale con lui e di ritenere che PI 1 abusi della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento per motivi di prepotenza, il suo credito non essendo giustificato da alcun’attestazione o fattura;
che l’UE, con scritto del 16 gennaio 2017, ha comunicato ai ricorrenti di avere registrato la loro opposizione e chiesto loro se, in queste circostanze, essi intendevano mantenere il ricorso;
che con e-mail del 17 gennaio 2017 gli escussi hanno risposto in modo affermativo;
che nelle sue osservazioni del 18 gennaio 2017 l’UE ha chiesto di respingere i ricorsi senza ulteriori atti istruttori;
che stante l’esito del giudizio odierno i ricorsi non sono stati notificati al procedente per osservazioni (art. 9 cpv. 2
della legge cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento [LPR, RL 3.5.1.2]);
che
interposti all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino la Camera esecuzione e fallimenti (CEF)
del Tribunale d’appello
(art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dei precetti esecutivi impugnati, i ricorsi sono in linea di principio ricevibili (art. 17 LEF);
che vertendo gli atti contestati sullo stesso preteso credito, le due procedure di ricorso in oggetto possono essere congiunte (art. 5 cpv. 1 LPR e 76 LPamm), pur conservando la loro individualità nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente;
che la legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF) per-mette l’inoltro di una procedura esecutiva senza che il procedente abbia a dimostrare l’esistenza della propria pretesa;
che in linea di principio un precetto esecutivo può essere fatto spiccare contro chiunque, indipendentemente dalla reale esistenza del credito (sentenza 5A.476/2008 del 7 agosto 2009 consid. 4.1; DTF 113 III 2 consid. 2b; 125 III 149 consid. 2a);
che non spetta né all’ufficio d’esecuzione né all’autorità di vigilanza di decidere sulla fondatezza della pretesa dedotta in esecuzione (DTF 140 III 483 consid. 2.3.1);
che tuttavia è nulla l’esecuzione manifestamente abusiva, ossia
che persegue scopi che non hanno la minima relazione con l’istituto dell’esecuzione, in specie per angariare deliberatamente l’escusso
o per frivolezza (sentenza 5A.476/2008 precitata, consid.
4.2; DTF 115 III 21, consid. 3b;
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol.
I, 1999, n. 36 ad art. 8a LEF);
che l’ufficio d’esecuzione non può – e non deve – sostituirsi al giudice, potendo intervenire solo in casi “del tutto eccezionali”, senza facoltà d’indagare sull’origine del credito (DTF 115 III 21 seg., consid. 3/b e 3/c) e neppure su presunti tentativi dell’escusso di porre il proprio patrimonio al riparo di pignoramenti con atti revocabili giusta gli art. 285 segg. LEF (sentenza del Tribunale federale 5A_471/2013 del 17 marzo 2014, consid. 3.2.2);
che siccome il precetto esecutivo viene emesso senza esame della pretesa dedotta in esecuzione e l’escusso dispone di mezzi di diritto per difendere i propri interessi (art. 85, 85
a
e 86 LEF; azione di accertamento dell’inesistenza di un credito: DTF 125 III 149 segg.), l’abuso di diritto manifesto (art. 2 cpv. 2 CC) è praticamente escluso (DTF 113 III 4 e 102 III 5), a meno che il creditore persegua in modo evidente altri fini che non l’incasso di un credito, ad esempio quando promuova diverse esecuzioni fondate sulla stessa causale e per importi elevati senza mai chiedere il rigetto dell’opposizione né l’accertamento giudiziario del credito, porti offesa al credito o alla reputazione dell’escusso per mezzo di ripetute esecuzioni vessatorie oppure riconosca, davanti all’ufficio d’esecuzione o all’escusso stesso, che non sta procedendo nei confronti del vero debitore (sentenza del Tribunale federale 5A_595/2012 del 24 ottobre 2012; SJ 2013 I 190, consid. 4);
che la censura di abuso di diritto è pertanto ricevibile qualora sia diretta contro l’uso stesso dei mezzi offerti dal diritto esecutivo e non contro la pretesa litigiosa in sé (BlSchK 2012, 173, consid. 3.1; SJ 2013 I 190, consid. 4; sentenza della CEF 15.2014.98 del 12 febbraio 2015, consid. 6);
che nel caso in rassegna i ricorrenti non menzionano le circostanze eccezionali da cui si dovrebbe concludere al carattere manifestamente abusivo dei precetti esecutivi impugnati;
che non risulta comunque manifesto che nel caso specifico il procedente persegua in modo evidente altri fini se non l’incasso di un credito;
che l’esistenza di un titolo per quel credito o l’esistenza del credito stesso sarà semmai verificata in eventuali procedure di rigetto delle opposizioni (art. 80 segg. LEF), rispettivamente in cause di merito (art. 79 e 83 cpv. 2 LEF);
che i ricorsi, infondati, vanno di conseguenza respinti;
che per legge
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
).

## Considerations