# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7b24f4c2-c6b1-4f27-93ce-c543cddf9495
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 23 dicembre 2021, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano
ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria interna-
zionale nell’ambito di un procedimento penale a carico di B., C. e D. per titolo
di riciclaggio (art. 648 bis CP/I) e autoriciclaggio (art. 648 ter. 1 CP/I). L’au-
torità italiana afferma che la domanda in questione costituisce un ulteriore
sviluppo delle indagini sfociate nella condanna definitiva di E. a sei anni di
reclusione per riciclaggio e associazione a delinquere, soggetto che “ha po-
sto in essere un articolato meccanismo di riciclaggio operando per il tramite
di società estere intestate a prestanome, ma di fatto amministrate da lui e
dalla moglie F.” (atto 1 incarto del Ministero pubblico del Cantone Ticino, in
seguito: MP-TI).
Con la rogatoria, l’autorità estera chiede, tra l’altro, di sequestrare tutta la
documentazione concernente il conto bancario IBAN 1 intestato ad A. (v. atto
1, pag. 13, incarto MP-TI).
B. Mediante decisione del 18 gennaio 2022, il MP-TI è entrato in materia sulla
domanda presentata dall'autorità italiana, ordinando, tra l’altro, alla Banca G.
l’identificazione della relazione bancaria di cui sopra, con sequestro della re-
lativa documentazione (v. atto 2, pag. 6, incarto MP-TI).
C. Con scritto del 17 febbraio 2022, la banca G. ha trasmesso la documenta-
zione richiesta (v. atto 15 incarto MP-TI).
D. Con decisione di chiusura dell’11 maggio 2022, il MP-TI ha ordinato, tra l’al-
tro, la trasmissione alle autorità italiane di svariata documentazione bancaria
relativa al conto IBAN 1 intestato ad A. (v. act. 1.1, pag. 19).
E. Il 7 giugno 2022, A. ha interposto ricorso avverso la decisione in questione
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postu-
lando, in via principale, l’annullamento della stessa e, in via subordinata, la
trasmissione della documentazione concernente il conto litigioso limitata-
mente “agli avvisi di accredito relativi a transazioni con la H. SA” (act. 1, pag.
5).
F. Con scritto del 6 luglio 2022, il MP-TI ha comunicato di non avere osserva-
zioni da formulare, rimettendosi al prudente giudizio di questa Corte
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(v. act. 9). Con osservazioni del 14 luglio 2022, l’Ufficio federale di giustizia
(in seguito: UFG) ha postulato la reiezione del gravame (v. act. 10).
G. Con replica del 5 agosto 2022, trasmessa al MP-TI e all’UFG per conoscenza
(v. act. 14), il ricorrente si è riconfermato nelle proprie conclusioni ricorsuali
(v. act. 13).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre
2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per
la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998
che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non
pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet
della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi
bilaterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a
Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che
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il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordi-
nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-sviz-
zero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2;
137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche
nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2
CAS, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fonda-
mentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 con-
sid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-
sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura)
possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori,
con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP).
1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Titolare della relazione bancaria di cui al punto 2 lett. t del dispositivo della de-
cisione impugnata, la ricorrente è legittimata a ricorrere per detta relazione (v.
art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid.
5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6
pag. 82). La legittimazione non è invece data per le altre relazioni bancarie og-
getto della decisione impugnata, né per la segnalazione MROS del 18 marzo
2022, dato che non concerne la relazione della ricorrente (v. sentenza del Tri-
bunale penale federale RR.2021.105 del 24 agosto 2021 consid. 1.5.2-1.5.3).
2. La ricorrente censura innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentita,
nella misura in cui l’autorità d’esecuzione non le avrebbe impartito alcun termine
per esprimersi in merito alla documentazione litigiosa.
2.1 Il diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. contempla la facoltà
per l'interessato, tra l'altro, di prendere conoscenza del fascicolo processuale,
di esprimersi sugli elementi pertinenti prima che una decisione relativa alla sua
situazione giuridica sia resa, di presentare prove pertinenti, di ottenere che sia
dato seguito alle sue offerte di prove, di partecipare all'assunzione delle prove
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essenziali o, perlomeno, di esprimersi sul loro risultato allorquando ciò può
avere un influsso sulla decisione che verrà resa (DTF 124 II 132 consid. 2b e
riferimenti citati). Nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale esso è
concretizzato agli art. 29 e segg. PA richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP
(ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a
ediz. 2019, n. 472). Esso è di natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag.
24; 125 I 113 consid. 3; ALBERTINI, op. cit., pag. 449 con rinvii). L'autorità di
esecuzione, dopo aver concesso al detentore della documentazione la possibi-
lità di addurre i motivi che si opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e
la facoltà di partecipare alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accura-
tamente la decisione di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non
potrebbe infatti ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei
documenti, delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127
II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag.
604).
2.2 In concreto, si rileva che, con scritto del 6 aprile 2022, il MP-TI ha trasmesso
alla ricorrente la documentazione bancaria riguardante il conto della ricorrente
destinato alle autorità italiane (v. atto 70 incarto MP-TI). A partire da quel mo-
mento la predetta ha avuto la possibilità di accedere quindi a quella documen-
tazione e di esprimersi sull'utilità o meno della stessa per l'inchiesta estera; ella
è restata tuttavia passiva per più di un mese, sino all’emanazione della deci-
sione impugnata, nonostante il fatto che la persona toccata da una misura d'as-
sistenza, in base alla giurisprudenza, non può accontentarsi di assumere un'at-
titudine passiva quando sa che delle misure di assistenza sono state adottate e
che una decisione di trasmissione è imminente. In ossequio al principio della
buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.), ella deve intervenire presso l'autorità d'esecu-
zione, cercare di conoscere gli atti di cui è prevista la trasmissione ed indicare
precisamente quali di questi non dovrebbero essere trasmessi all'autorità estera
(v. sentenza del Tribunale federale 1A.160/2003 del 10 settembre 2003 consid.
2.1 e 2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale penale federale RR.2012.91-92 del
18 luglio 2012 consid. 2). Alla luce di ciò il diritto di essere sentito della ricorrente
è stato rispettato. Disponendo inoltre la scrivente autorità di pieno potere cogni-
tivo in fatto e in diritto (TPF 2007 57) e avendo avuto la ricorrente in questa sede
ampia facoltà di esprimersi, un'eventuale violazione del predetto diritto sarebbe
stata comunque sanata dalla presente procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d;
sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre
2008 consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid.
2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Ne discende che la censura, infondata, deve
essere respinta.
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3. La ricorrente sostiene che la rogatoria sarebbe carente sia dal punto di vista
formale che sostanziale. Con riferimento ai reati fiscali, ella censura l’assenza
di un esposto dei fatti più rigoroso.
3.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic
e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui
emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo
oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile pre-
cisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, pre-
sentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo
Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza
(DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117
Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato
richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di
esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per
permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile
ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125
II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale fede-
rale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta
dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o
altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 con-
sid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118
Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1.).
3.2 Nella fattispecie, l’autorità rogante ha affermato che la domanda di assistenza
del 21 dicembre 2021 “costituisce un ulteriore sviluppo delle indagini concer-
nente E., già condannato in via definitiva per alcuni episodi di riciclaggio. In tale
contesto questo Ufficio sta procedendo a indagini per il reato di riciclaggio (art.
648 bis c.p.) a carico di B. e per il reato di autoriciclaggio (art. 648 bis c.p.) a
carico di C. e D.” (atto 1, pag. 1, incarto MP-TI). Ora, dalle indagini sino ad ora
svolte, nel meccanismo di riciclaggio evocato è emerso il coinvolgimento della
I. SA, società riconducibile a E., la quale avrebbe effettuato numerosi pagamenti
in favore di persone fisiche e giuridiche all’estero, in particolare della H. SA in
Liechtenstein, di cui amministratore unico è B. Grazie all’analisi di materiale in-
formatico sequestrato alla moglie di E., F., l’autorità italiana ritiene che H. SA
sia stata utilizzata da E. per monetizzare somme di denaro transitate da I. SA.
Più precisamente, “in tali files la F. annotava le movimentazioni in entrata ed in
uscita dai conti correnti della società I. SA, nonché le relative commissioni trat-
tenute per la monetizzazione delle somme restituite ai clienti. Dall’analisi dei
citati files, si ha motivo di ritenere che la H. SA sia stata utilizzata dal E. per
monetizzare le somme di denaro transitate da I. SA e relative ad un flusso di
fatturazione operato dalla società austriaca J. GmbH [...] verso la società K.
Spa. È stato infatti accertato che il rappresentante legale della società, L.,
avrebbe ricevuto l’integrale retrocessione in contanti ad opera di E. delle
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somme, pagate dalla K. Spa alla J. GmbH” (atto 1, pag. 3, incarto MP-TI). Nella
loro rogatoria di tredici pagine, le autorità italiane hanno elencato tutta una serie
di operazioni, addebiti e accrediti, che hanno coinvolto persone fisiche e giuri-
diche toccate dalle indagini, le quali avrebbero per oggetto presunti atti di rici-
claggio e autoriciclaggio di denaro proveniente dalla frode fiscale e da infrazioni
all’IVA, quest’ultime commesse allestendo fatture false (v. atto 1, pag. 10 e seg.,
incarto MP-TI). I conti riconducibili a H. SA sarebbero stati utilizzati per opera-
zioni di riciclaggio a favore di clienti italiani. In particolare, sul conto corrente
IBAN n. 2 sono stati registrati accrediti per complessivi EUR 19'167'360.29 e
addebiti per EUR 18'938'797.77. Tra quest’ultimi, vi sono addebiti, intervenuti
tra il 3 marzo e il 17 novembre 2014, per un importo totale di EUR 390'000.– a
favore del conto litigioso della ricorrente (v. ibidem, pag. 12).
Quanto precede soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in ma-
teria di esposto dei fatti. Sufficientemente chiaro risulta essere in ogni caso il
motivo che ha indotto l’autorità rogante a chiedere di ottenere la documenta-
zione litigiosa, legato ai bonifici di cui sopra. Per il resto, non spetta al giudice
dell'assistenza approfondire ulteriormente la fattispecie oggetto d'inchiesta, tan-
tomeno ottenere le prove dei contestati reati (per quanto concerne la fiscalità
indiretta, v. infra consid. 4.1 in fine). Sarà proprio la documentazione litigiosa a
permettere all'autorità estera di progredire nella sua attività investigativa e di
acclarare ulteriormente le condotte mosse a carico dei soggetti indagati. Le cen-
sure in questo ambito vanno dunque respinte.
4. La ricorrente afferma che la motivazione della rogatoria sarebbe insufficiente
per ritenere adempiuto il principio della doppia punibilità. Più precisamente, la
rogatoria non permetterebbe di verificare i requisiti posti dal diritto svizzero in
ambito di riciclaggio di denaro.
4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 866). L'art. X n. 1
dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria con-
sistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato luogo
alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto
interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza
e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei
reati e delle norme penali estere menzionati nella domanda di assistenza, ma
semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti
nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili
anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto
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svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e con-
dizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188;
118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid.
11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratteriz-
zati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF
124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente dall'ambito estradizionale, le
misure di cooperazione sono già ammesse se la condizione della doppia puni-
bilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale
federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii).
L'art. 2 lett. a CEAG permette di rifiutare l'assistenza giudiziaria quando la do-
manda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fiscali. Ciò
è ribadito all'art. IV par. 2 Accordo italo-svizzero. Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP,
la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un reato che sembra volto
a una decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni in materia di provvedi-
menti di politica monetaria, commerciale o economica. Per contro, si può dar
seguito a una domanda in ambito di "altra assistenza" se il procedimento verte
su una truffa in materia fiscale. Quest'ultima deve essere interpretata sulla base
dell'art. 14 cpv. 2 della legge federale sul diritto penale amministrativo (DPA;
RS 313.0), disposizione applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 24 cpv. 1
OAIMP. Una truffa fiscale è realizzata se l'autore, mediante inganno astuto, fa
sì che l'ente pubblico si trovi defraudato di una tassa, un contributo o un'altra
prestazione o venga a essere altrimenti pregiudicato nei suoi interessi patrimo-
niali (DTF 125 II 250 consid. 3a). La nozione d'inganno astuto corrisponde so-
stanzialmente a quella in ambito di truffa ai sensi dell'art. 146 CP (DTF 126 IV
165 consid. 2a; TPF 2015 110 consid. 5.2.3 con rinvii). Per realizzare il reato di
truffa fiscale non è indispensabile fare uso di documenti falsi o alterati, ma sono
ipotizzabili anche altri metodi. Secondo la giurisprudenza, sono comunque in
genere necessarie manovre fraudolente, una messa in scena o un edificio di
menzogne, affinché si possa ritenere l’esistenza di un inganno astuto. In deter-
minate circostanze anche false informazioni la cui verifica non è possibile, è
difficile o non è ragionevolmente esigibile possono costituire un inganno astuto,
come pure se il truffatore dissuade la vittima dall'effettuare una verifica o pre-
vede, date le circostanze, che essa rinuncerà a farlo in virtù, segnatamente, di
un particolare rapporto di fiducia (DTF 139 II 404 consid. 9.4; 137 IV 25 con-
sid. 4.4.3.2 con rinvii; 135 IV 76 consid. 5.2; v. anche TPF 2008 128 con-
sid. 5.4).
Quando la domanda è presentata per il perseguimento di una truffa fiscale, la
Svizzera, in qualità di Stato richiesto, deroga alla regola secondo la quale l'au-
torità d'esecuzione non deve determinarsi sulla realtà dei fatti (DTF 118 Ib 111
consid. 5b). Pur senza dover fornire prove indiscutibili sulla colpevolezza della
persona perseguita, lo Stato richiedente deve sostanziare l'esistenza di suffi-
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cienti sospetti circa la commissione di una truffa fiscale (DTF 125 II 250 con-
sid. 5b; 118 Ib 111 consid. 5b). Tali particolari esigenze hanno come scopo
quello di evitare che le norme ostative all'assistenza in materia economica e
fiscale vengano raggirate (TPF 2007 150 consid. 3.2.4). Lo Stato richiedente
non deve necessariamente allegare alla domanda i mezzi di prova. È sufficiente
ch'esso li indichi e ne renda verosimile l'esistenza (v. sentenza del Tribunale
federale 1A.183/1995 del 13 ottobre 1995 consid. 2d, citata da ZIMMERMANN,
op. cit., n. 645 nota 884 pag. 700). Ciò non vale tuttavia in ambito di fiscalità
indiretta, dove la Svizzera si è impegnata a fornire reciprocamente assistenza
giusta l’art. 50 cpv. 1 CAS per quanto concerne le accise, l’imposta sul valore
aggiunto e le imposte doganali. Per tali imposte indirette l’art. 50 cpv. 1 CAS
non fa infatti distinzioni di sorta fra sottrazione d'imposta e truffa fiscale. A tale
riguardo, la distinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce dunque più
una discriminante di rilievo (v. KOCHER, Commentario basilese, 2015, n. 121 e
segg. ad art. 3 AIMP; UNSELD, Internationale Rechtshilfe im Steuerrecht: Akzes-
sorische Rechtshilfe, Auslieferung und Vollstreckungshilfe bei Fiskaldelikten,
2011, pag. 135, 147 e seg.; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2010.262 dell’11 giugno 2012 consid. 1.2.2).
4.2 Nella fattispecie, nella misura in cui il procedimento estero verte su reati legati
all’utilizzo di fatture false finalizzate alla frode fiscale – si rileva a tal proposito
che l’imputato D. “è stato deferito per il reato ex. Articolo 2 D. Lgs 74/2000 in
qualità di rappresentante legale della M. Srl, per aver indicato nella dichiara-
zione annuale ai fini IVA presentata per gli anni d’imposta 2006 e 2007, elementi
passivi fittizi, avvalendosi di fatture soggettivamente inesistenti” (atto 1, pag. 10,
incarto MP-TI) – e a operazioni di riciclaggio del relativo denaro movimentato
(v. ibidem, pag. 10 e seg., nonché supra consid. 2.2), i fatti contestati agli inda-
gati possono perlomeno essere sussunti ai reati di falsità in documenti (art. 251
CP) e truffa in materia fiscale (art. 14 cpv. 2 DPA), precisato trattarsi di fiscalità
indiretta, per cui la condizione della doppia punibilità è ossequiata già solo per
tale motivo. La censura va dunque disattesa.
5. Dichiarandosi totalmente estranea ai fatti oggetto d’indagine all’estero, l’insor-
gente sostiene che la decisione impugnata violi i principi della proporzionalità e
dell’utilità potenziale nonché il divieto della fishing expedition. La contestata tra-
smissione avverrebbe in assenza di elementi concreti di sospetto che consen-
tirebbero di ricollegare la documentazione litigiosa, concernente la sua sfera
privata, ai fatti oggetto d’indagine all’estero.
5.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2;
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se
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le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima,
all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi
sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo
compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio
della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2
pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare
abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le
indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-
sid. 3.1 e rinvii).
Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire
quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di
tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente
ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte
del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2).
Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati
per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità
richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base
di una documentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca
è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico
(sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 con-
sid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le
autorità debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82
consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008
dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-
genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza,
l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va
orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta
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l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di
rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126
II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73
consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito
dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello
di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di
cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di
aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se
ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che
giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente
idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi
delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale
federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del
2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, op. cit., n. 723, pag. 798 e seg.). Vie-
tata è per contro la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giuri-
sprudenza una ricerca generale e indeterminata di mezzi di prova volta a fon-
dare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno
dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e
rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto
che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113
Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8
maggio 2017 consid. 3.1).
5.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente
data. L’autorità rogante ha infatti individuato accrediti, avvenuti tra il 3 marzo e
il 17 novembre 2014, per un totale di EUR 390'000.–, provenienti della relazione
IBAN 2 intestata a H. SA, società implicata nei fatti oggetto d’indagine all’estero
(v. atto 1, pag. 12, incarto MP-TI), a favore del conto litigioso della ricorrente.
Le autorità estere devono poter accedere a tutta la documentazione riguardante
il conto della ricorrente, al fine di ricostruire i flussi che lo hanno toccato e che
possono essere utili per chiarire i fatti oggetto d’indagine in Italia. Del resto,
l'interesse alla “privacy” delle persone toccate dalla misura chiaramente non
può prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di indagine e sull'ob-
bligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia possibile (art. 1 cpv. 1
CEAG; sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007 consid.
3.3), anche perché non è escluso un loro possibile coinvolgimento nei fatti in-
dagati. Il diritto alla riservatezza del cliente non prevale manifestamente sugli
interessi del procedimento penale, per cui il principio della proporzionalità non
è stato disatteso neppure da questo punto di vista. Inoltre, qualora le condizioni
per la concessione dell'assistenza sono date, come è il caso in concreto, il se-
greto bancario non rappresenta di per sé un ostacolo all'assistenza giudiziaria
internazionale in materia penale (v. DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; 125 II 83 con-
sid. 5; 123 II 153 consid. 7; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.3
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del 21 marzo 2011 consid. 5; BODMER/KLEINER/LUTZ, Kommentar zum Bundes-
gesetz über die Banken und Sparkassen, 2015, n. 130 ad art. 47 LBCR).
Per il resto, spetterà al giudice estero del merito chinarsi sulle contestazioni dei
fatti e/o reati formulate dalla ricorrente nonché valutare se dalla documenta-
zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i
fatti oggetto della procedura penale in Italia e detta documentazione. Alla luce
della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è poten-
zialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il prin-
cipio della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa e indiscrimi-
nata di prove.
5.3 Per quanto concerne l'invocata estraneità ai fatti oggetto del procedimento ita-
liano, l'assunto ricorsuale non è decisivo. L’insorgente disattende infatti che l'e-
ventuale qualità di persona non implicata nell'inchiesta all'estero non consente
a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta che sussista una relazione
diretta e oggettiva tra la persona ed il reato per il quale si indaga e ciò senza
che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno
una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid.
5a e b; 118 Ib 547 consid. 3a in fine; ZIMMERMANN, op. cit., n. 404). Giova a tal
proposito ricordare che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera segreta di
persone non implicate nel procedimento penale, è stato abrogato con la modi-
fica dell'AIMP del 4 ottobre 1996. Comunque, pure secondo il vecchio diritto, i
titolari di conti bancari usati, anche a loro insaputa, per operazioni sospette non
potevano prevalersi di quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib
576 consid. 13d).
6. In conclusione, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso va integralmente
respinto e la decisione impugnata confermata.
7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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