# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9d69f5d9-24ac-58fa-856b-9c5f4fd3753f
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A. AO 1
è stato assunto da AP 1, _, dal 30 dicembre 2004 come vice-direttore con funzione di
private banker
presso la succursale di _.
Il contratto, di durata indeterminata, fissava lo stipendio lordo in fr. 185'000.- annui , oltre fr. 7'800.- annui quale rimborso spese forfetario (doc. B). Con accordo separato è stato pattuito il regime dei bonus, composto da due distinte componenti, ovvero una prima parte dipendente interamente dall'apprezzamento della datrice di lavoro e una seconda nella forma di provvigione ("
finder's fee
") pari a 0,25% dei nuovi capitali netti apportati dal dipendente alla AP 1 fino al 31 dicembre 2008, alla condizione che la gestione sia durata almeno per 12 mesi (doc. D).
Il 5 novembre 2008 il dipendente ha contratto un mutuo di fr. 30'000.- con la AP 1 datrice di lavoro, con tasso di interesse del 2,5% e termine di rimborso alla fine di dicembre 2010, concordando a questo scopo trattenute mensili sullo stipendio di fr. 1'300.- (doc. F).
B.
Il contratto è stato disdetto dalla datrice di lavoro il 27 febbraio 2009 per il successivo 31 maggio 2009 (doc. E).
Con riferimento ai salari versati da febbraio a maggio 2009 è sorto un contenzioso e le versioni delle parti al proposito divergono. A dire della AP 1, sulla prima delle suddette mensilità sarebbe stata operata l'usuale trattenuta di 1'300.- (doc. F), mentre su entrambe le successive (marzo e aprile) sarebbe stata dedotta la somma di fr. 8'000.-, per poi infine dedurre dalla mensilità di maggio fr. 9'732,75 a saldo del rimborso del mutuo, interessi compresi (doc. G, H, I e L).
Il dipendente pretende invece di non aver percepito nulla di quanto dovutogli per i mesi di aprile e maggio 2009.
C.
Con istanza 8 febbraio 2010 AO 1 ha convenuto AP 1 chiedendo, oltre al rilascio di un certificato di lavoro di cui ha proposto il testo, il versamento di fr. 30'000.- oltre interessi al 5% dal 15 giugno 2009. La cifra richiesta dall'istante nel
petitum
è stata quindi contenuta entro tale limite, cifra inferiore al totale dello scoperto vantato e allegato nell'istanza a titolo di stipendio (fr. 32'044,70), indennità per ferie non godute (fr. 10'897,25) e provvigioni (pretesa questa che l'istante si è riservato di quantificare in base alle risultanze istruttorie).
Con scritto 16 marzo 2010 la convenuta ha chiesto lo stralcio della causa, rilevando come il valore di causa risultasse superare il limite legale per far capo alla procedura speciale per azioni derivanti dal contratto di lavoro (art. 343 CO e 416 cpv. 1 CPC-TI allora in vigore), siccome l'attestato di lavoro ha pure un valore patrimoniale.
Con pronuncia 28 aprile 2010 il Pretore ha riconosciuto la pertinenza della censura della convenuta in merito al valore di causa, ma ha nel contempo ritenuto che il procedimento potesse proseguire, senza mutare la procedura in favore di quella ordinaria, grazie alla formulazione del nuovo
petitum
come da comparsa scritta dell'istante, ovvero con la richiesta di una cifra che, sommata al valore del certificato di lavoro, non superasse complessivi fr. 30'000.-.
All'udienza di discussione del 19 luglio 2010 la convenuta si è parzialmente opposta all'istanza, di cui ha chiesto l'accoglimento limitatamente a fr. 8'111,35, tenuto conto dell'avvenuta estinzione del credito personale contratto dal dipendente nei suoi confronti. Riconosciuto che i salari scoperti per i mesi da marzo ad aprile 2009 ammontano a fr. 34'211,36 la AP 1 convenuta ha preteso di aver posto in compensazione il saldo residuo del prestito concesso al dipendente, ad estinzione del contratto di mutuo (doc. F). Con riferimento al certificato di lavoro la datrice si è detta disposta a rilasciarne uno, ma di contenuto diverso da quello postulato. Sono per contro state integralmente respinte le pretese per ferie non godute e provvigione.
Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale producendo memoriali conclusivi.
L'istante, ribadita la richiesta di rilascio di un certificato di lavoro con un preciso contenuto, ha quantificato in fr. 34'211,36 lo scoperto a titolo di salario, contestando la possibilità di compensazione delle pretese della AP 1 (ad eccezione della somma concordata di rimborso mensile di fr. 1'300.-), ha vantato ulteriori fr. 10'897,25 quale indennità per ferie non godute e cifrato in fr. 4'806,45 la somma dovutagli quale provvigione. La pretesa pecuniaria complessiva è stata però contenuta entro i limiti di valore della procedura speciale, con la richiesta di condannare la convenuta a pagare "
l'importo che, sommato al valore del petitum n. 1.2.
(n.d.r.: valore dell'attestato di lavoro)
è pari a CHF 30'000.-, oltre interessi
".
La convenuta ha ribadito le sue tesi e domande, riconoscendo le pretese salariali, alle quali ha preteso però di porre in compensazione il credito residuo derivante dal contratto di mutuo (a quel momento quantificato in fr. 25'421,30), contestando ogni ulteriore richiesta, fatta eccezione per il rilascio del certificato di lavoro.
D.
Con sentenza 20 ottobre 2011 il Pretore ha accolto l'istanza, condannando la convenuta a pagare la somma di fr. 29'000.-, oltre interessi del 5% dal 15 giugno 2009. Il Pretore ha altresì fatto ordine di rilasciare l'attestato di lavoro con un preciso contenuto indicato nel dispositivo della sentenza.
Il primo giudice ha dapprima esaminato le pretese salariali del dipendente, ritenendo che controversa fosse solo la questione dell'ammissibilità della compensazione tra salario e credito derivante dal contratto di mutuo. Considerate come esigibili entrambe le pretese, il Pretore ha ritenuto che solo una parte della pretesa della convenuta non superasse la soglia posta dall'art. 323b cpv. 2 CO che limita il diritto del datore di lavoro alla compensazione di un credito alla parte di salario pignorabile. Pur non avendo la convenuta dato seguito all'obbligo di allegare e dimostrare quale sarebbe nel caso concreto la soglia di pignorabilità, il giudice di prime cure ha comunque ritenuto pignorabile la parte di stipendio eccedente la somma di fr. 8'000.- mensili, con un conseguente riconoscimento di un credito del dipendente per stipendi arretrati di fr. 18'028.-.
Il Pretore ha altresì ritenuto fondata la pretesa del dipendente a titolo di provvigione per fr. 4'806,45.
Il giudizio pretorile ha pure riconosciuto la pretesa di fr. 10'897,25 per vacanze arretrate, tenuto conto delle circostanze che hanno impedito al lavoratore licenziato di godere delle vacanze durante il periodo di disdetta, obbligando infine la datrice di lavoro al rilascio del certificato di lavoro richiesto, l'opposizione inizialmente sollevata essendo venuta meno.
Quantificato in fr. 1'000.- il valore litigioso legato al certificato di salario (
recte
: "di lavoro"), la pretesa dell'istante è stata riconosciuta entro i limiti del
petitum
(consid. C), ovvero in complessivi fr. 29'000.-, oltre interessi al 5% dal 15 giugno 2009.
E.
Con appello 23 novembre 2011 la convenuta ha censurato il giudizio pretorile. Con una terminologia invero inusuale, di cui meglio si dirà in seguito, essa ha postulato in via principale che: "
la sentenza dell'autorità inferiore deve essere revocata, fatta eccezione per il punto 2 del dispositivo (certificato di lavoro) e non si deve dare corso all'azione creditoria
". In via "
alternativa
" ha poi preteso di "
revocare la sentenza dell'autorità inferiore, fatta eccezione per il punto 2 del dispositivo (certificato di lavoro), approvare CHF 2900,00 lordi, dedotti gli importi per la sicurezza sociale determinati dal Tribunale (AVS, AD, Cassa pensioni), e respingere il resto
.
Conseguenti costi e ripetibili a carico del Convenuto
".
Con "osservazioni" (
recte
: risposta) 13 gennaio 2012 l'appellato postula la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili
e considerato

## Considerations

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC)
.
2.
Ritenuta la somma di fr. 2'900.- indicata nella domanda di appello frutto di un evidente
lapsus calami,
volendo l'appellante senza dubbio riferirsi alla cifra di fr. 29'000.- di cui al dispositivo della sentenza, va detto preliminarmente che la terminologia imprecisa utilizzata dall'appellante non impedisce comunque, pena un eccesso di formalismo, di considerare la richiesta di "
revoca
" quale domanda di riforma del giudizio impugnato, risultando tale intenzione dal tenore dell'allegato nel suo complesso.
Questa ed altre titubanze o licenze linguistiche dell'appellante (si veda l'utilizzo dell'espressione "
conclusioni querelatorie
" a pag. 5, n. 3.4) vanno verosimilmente attribuite alla difficoltà linguistica dei suoi rappresentanti. L'appellato ha comunque avuto l'opportunità di adeguatamente tutelare i propri diritti con le "osservazioni" (
recte
: risposta) del 13 gennaio 2012 e non può comunque dirsi pregiudicato nella comprensione delle domande e delle argomentazioni esposte nell'atto di appello che, da questo punto di vista, è pertanto ammissibile.
3.
La prima censura riguarda la mancata indicazione nel dispositivo di condanna e nella motivazione della sentenza della natura della cifra dovuta di fr. 29'000.-, ovvero l'assenza della precisazione se si tratti di una pretesa lorda o al netto degli oneri sociali. A tal proposito l'appellante invoca una "
eventuale violazione del principio ne eat iudex ultra petita partium
".
Oltre ad essere inammissibile per carente motivazione (art. 311 CPC) già per l'inusuale formulazione ipotetica della tesi appena accennata, la censura va comunque respinta. Tutte le pretese oggetto della vertenza, che si tratti di salario mensile, provvigione o indennità per vacanze non godute, sono con evidenza soggette all'obbligo del datore di lavoro di operare le deduzioni di legge. È quindi fuori dubbio, e nei considerandi del giudizio se ne ritrova conferma, che la condanna al versamento di fr. 29'000.- sia da intendersi quale somma al lordo di tali deduzioni.
4.
L'appellante rimprovera altresì al Pretore di aver considerato ammissibile la formulazione da parte dell'istante di una "
richiesta non precisata
", ciò che avrebbe impedito alla convenuta di sapere "
quale credito di denaro il Convenuto facesse valere nella presente procedura
". Indicate come inammissibili sia la formulazione di tali conclusioni che il "
procedimento da parte del Tribunale
", l'appellante ritiene che "
già per questo motivo la sentenza deve essere revocata e non si deve dare corso all'azione
".
La censura, inammissibile per carente motivazione (art. 311 CPC), è comunque da respingere poiché destituita di fondamento e addirittura temeraria.
L'istanza e le successive fasi processuali hanno chiaramente permesso alla convenuta di conoscere con precisione l'oggetto della vertenza, le circostanze su cui controparte ha inteso fondare le varie pretese pecuniarie, così come il loro ammontare e la richiesta di giudizio. Nessun pregiudizio è potuto discendere per l'appellante dal fatto che l'istante abbia limitato la pretesa pecuniaria complessiva entro i limiti legali far capo alla procedura speciale (gratuita) per azioni derivanti dal contratto di lavoro (ai sensi degli art. 343 CO e 416 cpv. 1 CPC-TI allora in vigore), in luogo della procedura ordinaria.
Nelle comparse di causa la convenuta ha peraltro dimostrato di aver ben compreso l'entità della pretesa dalla quale ha dovuto difendersi (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 12 ad art. 165), come si deduce dalle contestazioni e dalle relative domande di giudizio.
Anche su questo punto l'appello va respinto.
5.
L'appellante lamenta altresì che la sentenza impugnata sarebbe stata emessa "
in merito a una richiesta incerta e un oggetto della controversia non identificabile
". Con una formulazione assai incerta dal punto di vista della sintassi e dei termini utilizzati, rimprovera quindi al primo giudice di aver concesso all'istante di far valere un importo parziale "
senza indicare meglio quale parte viene richiesta in quale sequenza da ognuna delle istanze
", e senza una "
ripartizione a livello di importi nelle conclusioni
". Tale imprecisione avrebbe reso la richiesta "
insufficientemente giustificata
" ed una esplicita richiesta sarebbe stata necessaria "
affinché sia ancora possibile un'azione tardiva sulla parte ancora priva di decisione
".
Il rimprovero mosso dall'appellante al Pretore non può essere condiviso. È facoltà dell'istante di inoltrare un'azione parziale (
Teilklage
,
action partielle
) e quindi di formulare una pretesa complessiva nel petitum di causa volutamente inferiore alla somma dei vari crediti vantati.
Oggetto del giudizio, per il quale la sentenza ha quindi forza di cosa giudicata, è solamente la parte del credito che è stata giudicata e quindi la somma indicata nel dispositivo della sentenza (DTF 125 III consid. 3b). Non è rilevante ai fini del presente giudizio esaminare se e per quali ulteriori pretese l'istante potrà semmai proporre un'ulteriore azione.
L'appellante non indica quale sarebbe la violazione di norma applicabile o di principio di diritto rimproverata al primo giudice e neppure è in grado di specificare quale sarebbe il pregiudizio che potrebbe derivarle dal giudizio qui impugnato nell'ambito di un'eventuale successiva procedura. Anche questa censura va pertanto disattesa.
6.
L'appellante lamenta la sussistenza del dubbio sulla parte dei crediti del convenuto che sarebbe stata "
approvata
" e su quella che sarebbe invece stata respinta, ciò che le impedirebbe di "
sapere se e per quale portata con il pagamento di CHF 29000,00 siano stati compensati salario, indennità di vacanza e finder's fee
". Risulterebbe altresì impossibile sapere "
in quale misura i crediti fatti valere siano stati estinti tramite compensazione, cosicché non può essere determinato l'importo del prestito ancora in essere
". Di conseguenza indefinito sarebbe pure "
l'effetto di cosa giudicata della sentenza
".
Per scelta processuale della convenuta, la pretesa di rimborso del prestito contratto dal dipendente con la AP 1 datrice di lavoro non è stata oggetto di azione riconvenzionale, ma solamente invocata nell'ambito dell'eccezione di compensazione. Il Pretore non era quindi tenuto a decidere in merito alla richiesta di rimborso del credito residuo, non oggetto della vertenza giudiziaria, e nulla può essergli rimproverato al riguardo. La questione esula pure dal presente giudizio.
Le pretese dell'istante che il Pretore ha riconosciuto e ritenuto non compensabili superano la richiesta di condanna di cui al petitum (fr. 33'731.70). Ne deriva che l'istante si è visto riconosciuto interamente quanto richiesto nel petitum a titolo di salario e altri crediti derivanti dal contratto di lavoro, senza che sia intervenuta compensazione alcuna. Ciò emerge chiaramente dai considerandi della sentenza. Quindi, contrariamente al timore dell'appellante, dall'esito del giudizio impugnato non può derivare alcun pregiudizio alla AP 1 convenuta nell'eventuale futura richiesta di rimborso della totalità del credito residuo. Il debitore del mutuo in questione non potrà infatti invocare con successo l'estinzione del credito a seguito di intervenuta compensazione dopo aver sostenuto in causa, con successo, la non compensabilità con la sua pretesa.
Neppure è questa la sede per anticipare un giudizio sulle questioni che attengono alle eventuali future azioni giudiziarie per ulteriori pretese derivanti dal contratto di lavoro in questione, che l'appellante indica quale rischio di "
un'azione tardiva sulla parte ancora priva di decisione
".
Sono pertanto respinte le censure in merito ai pretesi dubbi lasciati sussistere dal giudizio pretorile.
7.
L'appellante invoca in questa sede l'errore ai sensi dell'art. 24 CO in merito alle dichiarazioni scritte fornite dal suo avvocato in corso di causa, con le quali avrebbe riconosciuto parte della pretesa (lettera al Pretore 14 aprile 2011 e conclusioni 2 settembre 2011). La richiesta dell'appellante di non vedersi vincolata dal contenuto di tali scritti è irricevibile (art. 311 CPC), mancando un'indicazione chiara di cosa questo comporterebbe in relazione alle conclusioni pretorili contestate.
8.
L'appellante rimprovera altresì al Pretore di aver calcolato in modo errato la quota di salario pignorabile ai sensi dell'art. 323b CO e pretende inoltre che il Pretore avrebbe indebitamente riconosciuto la somma di fr. 29'000.- senza aver da questa dedotto la somma di fr. 15'966.- per la quale il giudizio pretorile riconosce il diritto alla compensazione.
Entrambe le censure sono inammissibili per carente motivazione (art. 311 CPC) limitandosi l'appellante ad esporre in modo succinto e pure difficilmente comprensibile una propria valutazione al proposito, omettendo però di confrontarsi con le tesi del primo giudice con critiche motivate e specificate.
9.
Inammissibili per lo stesso motivo sono pure i rimproveri mossi al Pretore di aver messo erroneamente a carico della convenuta l'onere della prova relativo al minimo vitale nell'ambito dell'esclusione della compensazione ai sensi dell'art. 323b CO e di aver arbitrariamente fissato a fr. 8'000.- la soglia di pignorabilità. L'appellante si limita infatti ad esporre tali laconici giudizi senza indicare cosa questo comporterebbe in relazione al giudizio impugnato e quindi in quale modo ne dovrebbero essere modificate le conclusioni. In ogni modo, le censure sono comunque da respingere e la conclusione pretorile che ha messo a carico della convenuta l'onere della prova da confermare.
Ex art. 323b cpv. 2 CO, il datore di lavoro può compensare il salario con un credito verso il lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia pignorabile. Tale norma costituisce una legge speciale rispetto all'art. 125 n. 2 CO, che esclude la compensazione contro la volontà del creditore in particolare per i salari assolutamente necessari al mantenimento del creditore e della sua famiglia. La pignorabilità del credito del lavoratore è un fatto generativo del diritto di compensare, non solo dal profilo del testo della norma, ma pure per il suo carattere eccezionale (nel senso che la compensazione è l'eccezione) e assolutamente imperativo (cfr. art. 361 cpv. 1 CO). Spetta pertanto al datore di lavoro provare che il credito da compensare sia pignorabile e in che misura (CEF 3 maggio 2004, inc. n. 14.2003.93, consid. 2.3 e riferimento a dottrina e giurisprudenza menzionate).
10.
Con censure separate, ma sostanzialmente di analogo tenore, l'appellante contesta l'applicazione dell'art. 323b CO alle somme dovute a titolo di provvigione, indennità per vacanze e spese di rappresentanza.
Senonché essa ha sempre semplicemente negato di essere debitrice a questo titolo e, foss'anche solo in via subordinata nell'ipotesi che un credito del dipendente venisse riconosciuto dal Pretore, non ha mai manifestato al creditore l'intenzione di usare il diritto ad opporre la compensazione (art. 124 cpv. 1 CO), come ha invece chiaramente e ripetutamente fatto con riferimento alle pretese salariali per i mesi da marzo a maggio 2009. L'eccezione di compensazione sollevata per la prima volta in questa sede non può essere presa in considerazione e la decisione pretorile merita pertanto conferma anche su questo aspetto.
11.
Inammissibile, poiché incomprensibile e pertanto immotivata (art. 311 CPC), risulta infine la censura relativa alla questione delle spese di rappresentanza che, secondo l'appellante, il Pretore avrebbe omesso di esaminare.
12.
Ne discende che il gravame della convenuta dev’essere respinto nella misura in cui è ricevibile. Non si prelevano tasse né spese trattandosi di una causa fondata sul diritto del lavoro di valore eguale e non superiore a fr. 30'000.-.
Le ripetibili della procedura d’appello, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 30'000.-, seguono la soccombenza (art. 106 CPC).