# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e8613dcd-be92-5422-abf5-fcabf72facef
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto
:
A.
Nell’ambito dell’esecuzione n. _ dell’Ufficio esecuzione di CO 1 ha chiesto il fallimento di RE 1 per il mancato pagamento di fr. 1'536.45 oltre accessori, dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di discussione del 6 marzo 2013 il convenuto non è comparso.
C.
Con decisione dell’11 aprile 2013 il Pretore del Distretto di _ ha dichiarato il fallimento di AP 1 a far tempo da venerdì 12 aprile 2013 alle ore 10.00.
D.
Con il reclamo AP 1 asserisce di avere pagato l’esecuzione in oggetto, producendo una ricevuta dell’Ufficio esecuzione di Lugano del 12 aprile 2013 relativa al versamento di fr. 2'062.70 a saldo dell’esecuzione promossa dall’istante. Il reclamante rileva poi di avere già saldato l’ulteriore esecuzione n. _ pendente nei suoi confronti, ma di non averne chiesto la cancellazione.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
La decisione del giudice del fallimento può essere impugnata entro dieci giorni mediante reclamo secondo il CPC.
In virtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:
1) il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2) l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore; o che
3) il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
a)
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (
Giroud
, Basler Kommentar zum SchKG II
, 2
a
ed., Basilea 2010, n. 26 ad art. 174 LEF;
Amonn/Walther
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8
a
ed., Berna 2008, § 36 n. 58 pag. 334/335, § 38 n. 14 pag. 347;
Brönnimann
, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, pag. 446 ss. in Festschrift H. U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 pag. 172).
b)
Nel caso in esame, il reclamante ha prodotto una ricevuta del 12 aprile 2013 dell’Ufficio esecuzione di Lugano relativa al versamento di fr. 2'062.70 a saldo dell’esecuzione in oggetto n.
1527164 promossa dall’istante – che secondo le informazioni ricevute dal predetto ufficio è stato effettuato alle ore 15.08 –, per cui, avendo provato di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante posteriormente alla dichiarazione di fallimento, il presupposto di cui all’art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF risulta adempiuto.
Per quel che riguarda invece il presupposto della solvibilità – condizione indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento – va osservato che dall’estratto delle esecuzioni al 6 maggio 2013 si evince che nei confronti del reclamante è pendente solo un’esecuzione risalente al 2006, che il convenuto ha dichiarato di avere saldato, senza tuttavia chiederne la cancellazione. Orbene, dal predetto estratto emerge che contro questa esecuzione è stata interposta opposizione, per cui, se anche non fosse stata pagata e non fosse perenta, in questo stadio di procedura il relativo debito non può essere ritenuto accertato. Dal citato estratto emerge poi che nei confronti del reclamante non sono stati emessi attestati di carenza di beni. Ciò porta a ritenere che la sua situazione finanziaria non sta peggiorando e che il mancato pagamento dell’esecuzione in esame è un evento di natura transitoria rispettivamente che si è trattato di una mancanza di liquidità a breve rispettivamente di una disattenzione (cfr. SJZ 99 (2003) n. 12 pag. 308). A questo punto va poi osservato che, secondo giurisprudenza e dottrina, non si possono imporre esigenze troppo severe alla verosimiglianza della solvibilità. La ratio legis dell’art. 174 LEF è infatti quella di evitare il fallimento quando il debitore sembra capace di sopravvivere economicamente e la mancanza di liquidità sufficiente appare passeggera (cfr. anche sentenza del Tribunale federale 5A_328/2011 dell’11 agosto 2011, consid. 2 con rif.). Nel caso che ci occupa si può affermare che la capacità di pagamento del reclamante appare più probabile che la sua incapacità di pagamento, per cui la prognosi in merito alla sua situazione finanziaria può essere ritenuta favorevole. Le precedenti considerazioni portano a concludere che il presupposto della solvibilità può essere considerato reso sufficientemente verosimile.
Risultando adempiuti i requisiti di cui all’art. 174 cpv. 2 LEF, il fallimento di AP 1 va annullato.
2.
Il reclamo è accolto.
La tassa di giustizia è posta in ambo le sedi a carico del reclamante (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF e 106 cpv. 1 CPC).
Le spese dell’Ufficio fallimenti sono pure poste a carico del reclamante.
Alla controparte non si assegnano ripetibili, il reclamo non essendole stato intimato per osservazioni.