# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f73e408a-4f59-4655-adc6-0c49c5c8ac8d
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_005
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

I. Ritenuto in fatto:
1.1. Il 14 giugno 2019 A._ ha inoltrato una domanda EFZ per la
costruzione di un capannone per l'essiccazione di erbe aromatiche sulla
particella n. F._ (fondo base) risp. G._ (fondo in diritto di
superficie) Registro fondiario (RF) del Comune di B._, in zona altro
territorio comunale (ATC) che è sovrapposta da una zona di pericolo 2
(pericolo di allagamento) nella zona orientale dove è previsto gran parte
dell'impianto.
1.2. A._ ha preso in affitto l'azienda agricola (compresa la coltivazione di
erbe aromatiche) a H._ da suo zio I._ dal 1° gennaio 2019 e
intende rilevarla nel prossimo futuro. La sua attività è suddivisa in due
settori: allevamento di animali nonché coltivazione, essicazione e vendita
di erbe aromatiche.
Nella zona "J._" si trova l'azienda agricola biologica (dipendente dal
suolo). Il centro dell'azienda e gli edifici agricoli si trovano sulla particella
n. K._ (attualmente di proprietà dello zio del ricorrente). La superficie
utile agricola dell'azienda è di 49.94 ha, di cui ca. 15 ha dedicati alla
coltivazione delle erbe aromatiche. L'effettivo di bestiame presso il centro
dell'azienda corrisponde a 51.44 unità di bestiame grosso (UBG).
L'effettivo è composto principalmente da mucche nutrici per l'allevamento
e la produzione animale, maiali da ingrasso per il commercio o la
produzione di salsicce nonché galline per la produzione di uova. L'azienda
agricola completa (inclusa la coltivazione di erbe) genera un onere
lavorativo espresso in unità standard di manodopera (USM) pari a ca. 7.7
USM.
La coltivazione delle erbe avviene su più campi sparsi in un raggio di ca.
860 m dall'attuale impianto di essiccazione preso in locazione a "L._"
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(particella n. M._ di proprietà di un terzo) risp. di ca. 1 km dal succitato
centro agricolo con una superficie di ca. 15 ha e un raccolto annuo di ca.
40 t. Una volta essiccate l'azienda agricola vende le erbe aromatiche alla
N._ S.a.g.l. Le erbe essiccate sono quindi trasportate nell'impianto di
miscelazione e confezionamento di quest'ultima che si trova sul fondo n.
O._ in zona villaggio. Da qui le erbe aromatiche (biologiche) vengono
vendute a negozi regionali e a importanti ditte svizzere.
Stando alle dichiarazioni di A._, l'attuale impianto di essiccazione è
ormai vecchio e nella zona "L._", in cui è situato, un suo ampliamento
non è possibile. Onde ottimizzare il processo di produzione delle erbe
aromatiche si intende congiungere l'essiccatoio con l'esistente impianto di
miscelazione e confezionamento delle erbe sul fondo adiacente n.
O._ in zona villaggio (di proprietà della N._ S.a.g.l.).
2. Il 9 dicembre 2017 I._ (unico socio e gerente della N._ S.a.g.l.)
aveva inoltrato una prima domanda per la costruzione di un essiccatoio
sulla particella n. O._ (allora non ancora scomposta).
Con presa di posizione del 5 ottobre 2018 l'Ufficio per lo sviluppo del
territorio dei Grigioni (UST) aveva riferito in particolare che, ammesso ma
non concesso un carattere agricolo (e non industriale-commerciale)
dell'impianto, esso potrebbe fondamentalmente essere realizzato in zona
agricola risp. ATC. Da parte sua, l'UST aveva ritenuto buona l'ubicazione
proposta e aveva segnalato che si sarebbe dovuto prendere in seria
considerazione l'azzonamento della zona ATC in questione per attività
prevalentemente artigianali. L'UST aveva osservato che, prima di dare un
parere esaustivo, occorreva chiarire le questioni di compatibilità
dell'azienda con le norme agricole e fondiarie come da parere dell'Ufficio
per l'agricoltura e la geoinformazione (UAG) del 23 agosto 2018 (la
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N._ S.a.g.l. non era/è né proprietaria né gestrice dell'azienda
agricola, per cui l'UAG riteneva l'essiccatoio di carattere commerciale).
Nella presa di posizione del 21 novembre 2018 l'UAG aveva poi spiegato
che secondo esso erano possibili due varianti per la realizzazione
dell'essiccatoio: la prima consisteva nell'eseguire una rizonizzazione
legata al progetto in questione affinché la N._ S.a.g.l. potesse
realizzare il progetto quale costruzione industriale-commerciale; la
seconda comprendeva un'autorizzazione dell'essiccatoio quale diretta
preparazione agricola delle erbe coltivate in prevalenza nell'azienda
agricola. I passi necessari secondo l'UAG per la seconda variante erano i
seguenti: separazione di un appezzamento della particella n. O._ in
zona ATC onde avere un fondo indipendente per il sito di costruzione
progettato; trasferimento del nuovo fondo indipendente nella sostanza
privata di I._ quale proprietario dell'azienda agricola; accertamento
dell'esistenza di un'azienda agricola ai sensi della LDFR da parte
dell'Ispettorato del RF e Registro di commercio (RC); inoltro di una
domanda di costruzione per l'essiccatoio quale livello di trasformazione
direttamente collegato all'azienda agricola. L'UAG aveva sottolineato che
non si trattava di un'informazione vincolante da parte sua e che in definitiva
spettava all'UST decidere.
Nella valutazione provvisoria del 18 febbraio 2019 l'UST aveva concluso
che l'impianto poteva essere considerato un impianto per la preparazione
di prodotti agricoli conforme alla zona agricola, piuttosto che un impianto
industriale. L'UST aveva poi elencato le premesse necessarie da creare
prima dell'inoltro della domanda di costruzione EFZ (come in gran parte
già richieste dall'UAG [v. sopra], con l'ulteriore premessa –
successivamente al passaggio di gestione dell'azienda agricola da I._
a A._ – della cessione del terreno per l'impianto di essiccazione in
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diritto di superficie da parte di I._ a A._, da integrare nel relativo
contratto d'affitto rurale riguardante l'intera azienda agricola).
In seguito sono stati intrapresi i passi elencati dall'UAG risp. dall'UST, in
sostanza: il 31 luglio 2019 dal fondo n. O._ è stato separato un
appezzamento (fondo n. F._), che la N._ S.a.g.l. ha venduto a
I._. Il 6 agosto 2019 I._ ha concesso a A._ un diritto di
superficie, a sé stante e permanente (fondo n. G._) a carico del fondo
n. F._, per la costruzione e la gestione dell'essiccatoio delle erbe.
3. Il 6 agosto 2019 il Comune ha inoltrato la domanda EFZ di A._ all'UST
con richiesta di approvazione. Avverso il progetto sono state sollevate
diverse opposizioni.
4. L'UST ha raccolto le necessarie decisioni di coordinamento dei relativi
uffici cantonali:
4.1. Nella presa di posizione del 6 febbraio 2020 l'UAG ha in special modo
affermato che nel caso dell'essiccazione delle erbe aromatiche in
questione si tratterebbe di una fase di elaborazione di prodotti derivati
dall'agricoltura. Per l'UAG, i requisiti della conformità alla zona di aziende
agricole sono adempiti.
4.2. Con presa di posizione del 24 gennaio 2020 l'Ufficio foreste e pericoli
naturali (UFP) ha segnalato che, data la zona di pericolo 2 con rischio di
allagamento, per il progetto in questione andrebbe svolta una (nuova)
procedura di verifica da parte dell'Assicurazione fabbricati dei Grigioni
(AFG).
4.3. L'Ufficio per la natura e l'ambiente (UNA) l'8 aprile 2020 ha approvato il
progetto quale impianto ad elevato inquinamento atmosferico.
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4.4. L'Ufficio tecnico (UT) ha dichiarato di non avere obiezioni alla costruzione
dell'impianto in questione.
5. Il 14 agosto 2020 l'UST ha svolto un sopralluogo in presenza della
committenza e degli opponenti. Sono stati visitati l'ubicazione dell'edificio
previsto (particella n. F._ risp. G._), il centro aziendale (particella
n. K._ in zona agricola) con considerazione della zona artigianale
nelle vicinanze (particella n. P._ di proprietà del Comune) e
dell'attuale impianto di essiccazione (particella n. M._ in zona agricola
di proprietà di un terzo).
6. Con decisione EFZ e su opposizione del 9 marzo 2021 l'UST ha negato
l'autorizzazione EFZ al progetto, respingendo così la relativa domanda
EFZ e accogliendo le opposizioni ai sensi dei considerandi. In sostanza,
l'UST ha ritenuto che il previsto impianto per l'essiccazione abbia carattere
industriale-commerciale per cui non sarebbe conforme alla zona e di
conseguenza non sarebbe a ubicazione vincolata. Il progetto andrebbe
piuttosto realizzato nella zona edificabile (ad es. nella zona artigianale
nelle vicinanze [particella n. P._]) o in una zona speciale
appositamente prevista. Anche se il progetto fosse conforme alla zona,
secondo l'UST esso non potrebbe comunque essere autorizzato
nell'ubicazione scelta, poiché mancherebbe un esame completo di
ubicazioni alternative. In tale esame si sarebbe soprattutto dovuto
analizzare un'ubicazione nelle immediate vicinanze del centro aziendale
sulla particella n. K._.
7. Contro questa decisione dell'UST, il 23 aprile 2021 A._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni chiedendo che la decisione impugnata sia cassata e riformata e
che gli sia rilasciata l'autorizzazione EFZ per il progetto edilizio in
questione e le opposizioni siano respinte.
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8. Con scritto del 17 maggio 2021 il Comune (qui di seguito: convocato 1) ha
rinunciato all'introduzione di una presa di posizione. Il convocato 1 ha
riconfermato la rinuncia a prendere posizione il 2 settembre e l'11 ottobre
2021 nell'ambito degli ulteriori scambi di scritti.
9. Con presa di posizione dell'11 giugno 2021 gli opponenti C._ e
D._ (qui di seguito: convocati 2) hanno chiesto il rigetto del ricorso, la
conferma della decisione impugnata e l'accoglimento delle loro
opposizioni.
10. Nella presa di posizione del 14 luglio 2021 l'UST (qui di seguito:
convenuto) ha chiesto il rigetto del ricorso.
11. Nella presa di posizione del 14 luglio 2021 E._ (qui di seguito:
convocato 3) ha esposto le sue censure contro il progetto.
12. Con replica del 24 agosto 2021 il ricorrente si è riconfermato nei suoi petiti
del ricorso.
13. Nella duplica dell'8 settembre 2021 il convenuto ha confermato il suo petito
di rigetto del ricorso.
14. Con scritto del 14 settembre 2021 i convocati 2 hanno rinunciato a
duplicare.
15. Il 30 settembre 2021 il ricorrente ha presentato delle osservazioni
spontanee a completazione dei fatti.
16. Il 12 ottobre 2021 il convenuto ha preso posizione sulle osservazioni
spontanee del ricorrente confermando il proprio petito.
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17. Con scritto del 15 ottobre 2021 i convocati 2 e 3 hanno congiuntamente
chiesto che le osservazioni spontanee del ricorrente non siano accolte
risp. non inserite nella procedura.
18. Il 25 ottobre 2021 i convocati 2 hanno preso posizione sulle osservazioni
spontanee riconfermando i loro petiti.
19. Il 2 novembre 2021 il ricorrente ha inoltrato un'ulteriore presa di posizione.
20. L'11 novembre 2021 il convenuto ha rinunciato all'inoltro di un'ulteriore
presa di posizione.

## Considerations

II. Considerando in diritto:
1. Oggetto di impugnazione è la decisione EFZ e su opposizione del 9 marzo
2021 con cui il convenuto ha negato l'autorizzazione EFZ per il progetto
edilizio del ricorrente, ha respinto la rispettiva domanda edilizia e ha
accolto le rispettive opposizioni ai sensi dei considerandi. Questo
Tribunale è competente per giudicare il ricorso contro tale decisione (art.
49 cpv. 1 lett. b della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC
370.100] i.c.d. con l'art. 103 cpv. 1 della Legge sulla pianificazione
territoriale del Cantone dei Grigioni [LPTC; CSC 801.100]). La
legittimazione al ricorso del ricorrente è indiscussa (cfr. art. 50 LGA). La
tempestività (art. 52 cpv. 1 LGA) nonché la forma (art. 38 LGA) del ricorso
sono rispettate. Si entra pertanto nel merito del ricorso.
2. Controverso è se sono dati i presupposti per un'autorizzazione EFZ per la
costruzione di un capannone per l'essiccazione di erbe aromatiche sulla
particella n. F._ (risp. sul fondo di diritto di superficie n. G._) in
altro territorio comunale (ATC).
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3.1.1. Giusta l'art. 41 cpv. 2 LPTC nell'ATC sono ammessi progetti di costruzione
che soddisfano i presupposti per un'autorizzazione d'eccezione per edifici
ed impianti al di fuori delle zone edificabili (art. 24 segg. della Legge
federale sulla pianificazione del territorio [LPT; RS 700]).
3.1.2. In base all'art. 24 LPT possono essere rilasciate autorizzazioni per la
costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici o impianti fuori delle
zone edificabili se la loro destinazione esige un'ubicazione fuori della zona
edificabile (lett. a) e non vi si oppongono interessi preponderanti (lett. b).
Secondo la prassi del convenuto, i requisiti per edifici e impianti di
economia rurale in zona agricola valgono allo stesso modo per edifici e
impianti di economia rurale a ubicazione vincolata situati nella zona ATC
(cfr. UST, Edifici e impianti fuori delle zone edificabili, 2017, pag. 24). Per
gli impianti di economia rurale in sostanza il concetto di ubicazione
vincolata (art. 24 lett. a LPT) corrisponde a quello di conformità alla zona
(DTF 125 II 278 consid. 3a). In base a questa prassi, qui di seguito occorre
dunque anzitutto esaminare se il convenuto ha giustamente negato al
progetto la conformità alla zona agricola (vista la suddetta applicazione
per analogia delle rispettive condizioni per impianti agricoli in ATC).
3.1.3. Giusta il qui rilevante art. 34 cpv. 2 dell'Ordinanza sulla pianificazione del
territorio (OPT; RS 700.1) sono conformi alla zona agricola gli edifici e gli
impianti destinati alla preparazione, all'immagazzinamento o alla vendita
di prodotti agricoli o orticoli se: i prodotti sono coltivati nella regione e oltre
la metà nell'azienda d'ubicazione o nelle aziende riunite in una comunità
di produzione (lett.a ); la preparazione, l'immagazzinamento o la vendita
non sono di carattere industriale–commerciale (lett. b) e il carattere
agricolo o orticolo dell'azienda d'ubicazione resta immutato (lett. c).
Questa è la fattispecie che entra in considerazione e va esaminata nel
caso di specie.
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3.1.4. In generale, l'art. 34 cpv. 2 OPT trova applicazione solo se l'edifico per la
sua ubicazione e struttura ha una relazione diretta funzionale e degli spazi
con l'attività aziendale. È dunque necessaria una stretta relazione tra
l'edificio agricolo e l'attività propria dell'agricoltore (cfr. WALDMANN/HÄNNI,
Handkommentar RPG, 2006, art. 16a n. 13). Il processo di lavorazione e
valorizzazione devono trovarsi in rapporto diretto con l'utilizzo del suolo e
la tecnica di lavoro deve avere uno stretto legame con lo sfruttamento del
suolo. Il limite si situa là dove la produzione originale non è più
preponderante: appena la trasformazione del prodotto passa in primo
piano o appena lo sfruttamento prende un carattere industriale o
commerciale, non vi è più spazio nella zona agricola (cfr. DTF 129 II 413
consid. 3.3 con rinvio a DTF 125 II 278 consid. 7). La lett. a di cui all'art.
34 cpv. 2 OPT precisa che nel caso dei prodotti lavorati, immagazzinati o
venduti deve trattarsi di prodotti coltivati nella regione. In tal modo si vuole
evitare che i prodotti vengano trasportati su lunghe distanze. I prodotti
vanno inoltre coltivati in misura preponderante nell'azienda ove s'intende
costruire gli edifici in questione (azienda d'ubicazione) o – nel caso di
produzione tra aziende – in misura preponderante nelle aziende unite in
una comunità di produzione. Quest’ultima deve essere stata costituita per
la lavorazione, l'immagazzinamento e la vendita dei suoi prodotti. La
condizione sancita alla lett. b esclude processi di lavorazione meccanici e
che richiedono investimenti onerosi o un elevato dispendio in termini di
personale. Nel rispetto del principio fondamentale della separazione, ma
anche per evitare distorsioni inutili della concorrenza, la zona agricola non
deve diventare accessibile a vere e proprie aziende di trasformazione o a
magazzini di stoccaggio. Queste ultime devono chiaramente essere
ubicate nella zona edificabile (industriale risp. commerciale). Inoltre, in
conformità alla condizione stabilità alla lett. c, diversamente dagli impianti
di torchiatura gli edifici e gli impianti ad es. per la trasformazione di patate
in patatine chips non devono rientrare nella zona agricola, in quanto
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mediante trasformazioni di questo genere verrebbe mutato in maniera
determinante il carattere agricolo dell’azienda (cfr. Ufficio federale dello
sviluppo territoriale [USTE], Commenti relativi all'OPT, Berna 2001, pag.
30 seg.).
3.1.5. Nell'ambito della valutazione della conformità alla zona agricola di una
nuova costruzione destinata alla lavorazione di erbe aromatiche, il
Tribunale federale ha considerato decisivo per la qualifica quale attività
industriale-commerciale il fatto che essa non svolgeva nessuna funzione
di sostegno (nei confronti del centro aziendale dipendente dal suolo),
realizzava un alto valore aggiuntivo ed era indipendente dal punto di vista
dell'organizzazione del lavoro. Tra l'imballaggio delle erbe e la produzione
del suolo vi era solo una debole relazione indiretta. Infatti, a mente del
Tribunale federale rispetto alla coltivazione e al raccolto in tal caso la
lavorazione delle erbe aromatiche rappresentava una procedura
equivalente e separata dal punto di vista della tecnica del lavoro, che
poteva essere svolta da diversi lavoratori. La lavorazione delle erbe
giocava un ruolo importante in tutta la filiera produttiva visto l'alto valore di
mercato delle erbe elaborate per mezzo di imballaggio, etichettatura e la
loro immissione sul mercato (cfr. caso "Boppelsen" DTF 125 II 278 consid.
7c).
3.2. Nel caso di specie, va anzitutto osservato che il fatto che l'UAG abbia
ritenuto che l'essiccazione delle erbe sia una fase di elaborazione di
prodotti derivati dall'agricoltura (cfr. presa di posizione del 6 febbraio 2020
[doc. 3 convenuto]) ai sensi del concetto di "agricoltura" di cui all'art. 3 della
Legge federale sull'agricoltura (Legge sull’agricoltura [LAgr; RS 910.1])
non è di per sé determinante per l'affermazione della conformità alla zona
agricola. È vero che, a scopo di armonizzazione reciproca tra la
terminologia del diritto agricolo e di pianificazione del territorio, per la
precisazione della conformità alla zona agricola risulta logico rifarsi a
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questa definizione (cfr. USTE, op. cit., pag. 29). Ma è anche vero che
ancor più rilevante per l'interpretazione della conformità alla zona agricola
(art. 16a LPT e 34 OPT) è la relativa letteratura e giurisprudenza. Dalla
sola affermazione dell'UAG summenzionata (peraltro non
sufficientemente motivata) il ricorrente non può dunque dedurre che si sia
in presenza di un impianto conforme alla zona agricola.
3.3.1. Il ricorrente sostiene essenzialmente che il processo di essiccazione
farebbe parte della sua attività agricola, la quale non procederebbe a
miscelare e a confezionare le erbe coltivate, ma le venderebbe
semplicemente essiccate. Qui non si discuterebbe quindi di un impianto
completo di lavorazione delle erbe come nel caso "Boppelsen" (DTF 125
II 278). Per evitare la perdita di qualità aromatica e il deterioramento delle
erbe, queste andrebbero essiccate subito dopo la raccolta. Pertanto, la
lavorazione (nel senso di essiccazione) sarebbe direttamente connessa
all'esigenza di conservare le qualità intrinseche del prodotto agricolo.
L'impianto sarebbe in tal senso equiparabile agli impianti di vinificazione
(risp. torchiatura) ammessi in zona agricola. Il ricorrente aggiunge che
l'attività d'essiccazione non può essere congiunta con quella di
miscelazione, confezionamento e commercializzazione già presente della
N._ S.a.g.l. L'impianto esistente e autorizzato sulla particella n.
O._ in zona edificabile non sarebbe in discussione. Si tratterebbe solo
di decidere se un essiccatoio di erbe aromatiche per l'azienda agricola del
ricorrente, in sostituzione di un essiccatoio già esistente e qualificato di
agricolo, possa essere realizzato sul mappale n. F._ che si trova
accanto all'esistente impianto commerciale della N._ S.a.g.l. in zona
edilizia. Inoltre, l'investimento (di 1.55 mio in uno spazio di 610 m2)
sarebbe contenuto e l'impianto sarebbe dimensionato alle necessità
dell'azienda del ricorrente. Per poter parlare di un impianto industriale si
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dovrebbe avere un investimento di oltre 10 mio e una superficie utilizzata
di oltre 2000 m2.
3.3.2. Inizialmente, nella valutazione provvisoria del 18 febbraio 2019 (doc. 18
convenuto) – tuttavia non vincolante (art. 41 cpv. 3 dell'Ordinanza sulla
pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni [OPTC; CSC 801.110])
– il convenuto argomentava in favore di una conformità alla zona agricola:
stando a detta valutazione, le materie prime trattate proverrebbero da una
produzione dipendente dal suolo ottenuta direttamente in azienda,
manterrebbero le loro caratteristiche originali (l'impianto non creerebbe un
prodotto sostanzialmente nuovo; le erbe aromatiche resterebbero erbe
aromatiche) e l'intera filiera – dal campo alla miscela per tisane o per altri
prodotti elaborati altrove – sarebbe parte integrante di un'azienda che
manterrebbe la sua caratteristica agricola primaria (gli operai che
gestiscono l'impianto di essicazione sarebbero gli stessi operai agricoli che
coltivano le erbe; con il nuovo impianto la manodopera necessaria sarà di
un operatore presso l'essiccatoio per una decina di operatori sui campi: la
prevalenza del lavoro sui campi sarebbe data). Il valore risp. il costo
dell'impianto sarebbe notevole ma accettabile in proporzione ad altri
impianti di preparazione dei prodotti del suolo considerati agricoli. Nella
decisione impugnata e dinanzi al Tribunale il convenuto è invece
dell'avviso opposto, cioè che l'impianto in discussione non è un impianto
agricolo. Stando a questa argomentazione, l'elaborazione delle erbe
sarebbe indipendente da un luogo e resa indipendente dal punto di vista
dell'organizzazione del lavoro. Essa non mostrerebbe una relazione
funzionale e spaziale diretta con la coltivazione del suolo e con il centro
dell'azienda agricola a "J._" (particella n. K._). Per garantire
procedure lavorative razionali, si vorrebbe costruire il nuovo capannone
per l'essiccazione nelle immediate vicinanze del centro di produzione nella
zona edificabile. Insieme ad esso, il capannone in questione formerebbe
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un'unità produttiva aziendale e dal valore aggiunto elevato che
emergerebbe in primo piano rispetto alla coltivazione del terreno e al
centro aziendale "J._". Da ciò deriverebbe che detto capannone con
i macchinari per l'essicazione previsti al suo interno sarebbe di tipo
industriale-commerciale. Oltre a ciò, il capannone d'essiccazione avrebbe
un carattere industriale-commerciale anche per l'aspetto esterno. La sua
forma a cubo riprenderebbe quella del capannone artigianale (di
miscelamento e confezionamento) sul fondo adiacente n. O._. Non
sarebbe perciò dato il requisito di mantenimento dell'identità agricola risp.
orticola dell'azienda d'ubicazione.
3.3.3. Questi giudici reputano sostenibile l'argomentazione sostenuta dal
convenuto nella decisione impugnata e nelle prese di posizione dinanzi al
Tribunale.
3.3.3.1. Preliminarmente va notato che il fatto che attualmente l'essiccazione delle
erbe aromatiche avvenga in un edificio in zona agricola preso in locazione
non ha alcun effetto pregiudiziale sulla decisione di autorizzazione del
nuovo impianto d'essiccazione previsto.
3.3.3.2. Il primo criterio di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. a OPT sembra soddisfatto,
siccome le erbe provengono da campi dell'azienda agricola del ricorrente
situati nella regione e le distanze di trasporto fino all'essiccatoio non sono
lunghe. Secondo questi giudici non appaiono invece adempiti gli ulteriori
criteri posti dall'art. 34 cpv. 2 lett. b e c OPT. Per il capannone previsto su
una superficie di ca. 600 m2 munito di un'area di scarico erbe, quattro
essiccatori e deposito, si prospetta un investimento di 1.59 mio. Per
dimensioni e conformazione esso è simile all'esistente capannone di
conservazione, miscelazione e confezionamento sulla particella n.
O._ (se non leggermente più grande) e assomiglia quindi più a un
capannone industriale-commerciale. Benché non si possa parlare di
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un'indipendenza dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro (gli operai
che gestiscono l'impianto di essicazione sono apparentemente gli stessi
operai agricoli che coltivano le erbe), la funzione del capannone
d'essiccazione previsto appare piuttosto collegata all'attività commerciale
di lavorazione delle erbe aromatiche dello zio del ricorrente (N._
S.a.g.l.) che all'attività dell'azienda agricola risp. orticola (settore di
coltivazione delle erbe aromatiche) del ricorrente. Va ritenuto che la
tecnica di lavorazione (essiccazione in un grande capannone di tipo
industriale, in cui vengono trasportate le erbe coltivate in campi che si
trovano in un raggio fino a 760 m da detto capannone) non presenta uno
stretto e diretto legame con lo sfruttamento del suolo (coltivazione di erbe
aromatiche). Il processo di essiccazione permette di ottenere un prodotto
aggiuntivo (erbe aromatiche essiccate) che il ricorrente vende alla
N._ S.a.g.l. per essere ulteriormente elaborato (miscelazione e
confezionamento) onde ottenere il prodotto finale (tisane, ecc.). Non si
intravede dunque tanto un processo artigianale di lavorazione che sta in
secondo piano rispetto alla coltivazione agricola (come ad es. un impianto
di vinificazione nel vigneto), quanto piuttosto una fase di produzione di un
processo industriale. Va quindi affermata l'esistenza di un carattere
industriale-commerciale.
3.4. In conclusione, il convenuto ha negato a ragione la conformità alla zona
agricola dell'impianto di essiccazione in discussione. Di conseguenza, non
occorre verificare le ulteriori condizioni per l'autorizzazione d'impianti
conformi alla zona agricola giusta l'art. 34 cpv. 4 OPT. Non è dunque
necessario procedere, in base a questa norma, alla valutazione di siti
alternativi più idonei (cfr. STF 1C_550/2009 consid. 4.2). Accertato il
carattere non agricolo e visto che la collocazione dell'impianto in
discussione non è prevista nel nucleo esistente dell'azienda, non entrano
dunque nemmeno in discussione le disposizioni per edifici e impianti per
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l'ampliamento interno nell'ambito dell'orticoltura e del giardinaggio non
dipendenti dal suolo (art. 16a cpv. 2 LPT e art. 37 OPT; cfr.
WALDMANN/HÄNNI, op. cit., art. 16a n. 18 con riferimenti; UST, Edifici e
impianti fuori delle zone edificabili, 2017, pag. 28).
4. Siccome l'impianto non è conforme alla zona perché ritenuto un impianto
non agricolo risp. industriale-commerciale, può essere principalmente
esclusa un'ubicazione vincolata in ATC. Tuttavia, per completezza va
fondamentalmente ancora esaminato se può essere ammessa altrimenti
un'ubicazione vincolata (art. 24 lett. a LPT; cfr. WALDMANN/HÄNNI, op. cit.,
art. 24 n. 9 con riferimento a STF 1A.277/1999 consid. 6b).
4.1.1. La nozione di ubicazione vincolata secondo l'art. 24 lett. a LPT ha carattere
oggettivo e per la realizzazione di tale presupposto la giurisprudenza pone
esigenze severe. Occorre infatti che sia necessario costruire l'edificio o
l'impianto fuori dalla zona a cui normalmente apparterrebbe per motivi
tecnici o inerenti al suo esercizio o per la natura del terreno. Il vincolo può
anche essere negativo, imposto cioè dall'esclusione di ogni altra
ubicazione. Motivi puramente finanziari, personali o di comodità non
bastano (DTF 136 II 214 consid. 2.1; 129 II 63 consid. 3.1; 124 II 252
consid. 4a). Al riguardo è comunque sufficiente un'ubicazione vincolata
relativa, nel senso che non occorre che quella prevista sia l'unica
ubicazione possibile, ma devono essere dati motivi particolarmente
importanti ed oggettivi che consentano di ritenere ch'essa appaia come
molto più favorevole rispetto ad altre ubicazioni all'interno della zona
edificabile (DTF 136 II 214 consid. 2.1 e riferimenti). La decisione
sull'ubicazione vincolata relativa implica un'estesa ponderazione degli
interessi che coincide in parte con quella dell'art. 24 lett. b LPT (DTF 141
II 245 consid. 7.6.1).
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4.1.2. Secondo prassi un'ubicazione vincolata positiva è tipicamente ammessa
per impianti di estrazione delle materie prime (senza obbligo di
pianificazione), misure di protezione dalle inondazioni, strade di accesso
al bosco o piste per lo sci di fondo. Un'ubicazione vincolata negativa, cioè
imposta dall'esclusione di ogni altra ubicazione in zona edificabile e
dall'indisponibilità di un'apposita zona d'utilizzo adatta nella regione, è di
regola data quando un edificio o impianto a causa delle immissioni
generate non può essere realizzato all'interno delle zone edificabili (per
es. una struttura per la tenuta di animali, uno stand di tiro o una discarica;
cfr. WALDMANN/HÄNNI, op. cit., art. 24 n. 10 con riferimenti). Inoltre,
secondo la dottrina e la giurisprudenza un'ubicazione vincolata derivata
viene presunta quando è previsto che in aggiunta a un edificio o impianto
esistente a ubicazione vincolata situato al di fuori della zona edificabile
venga realizzato un edificio supplementare strettamente correlato sotto il
profilo operativo con quest'ultimo. L'edificio o l'impianto supplementare
deve però presentare un'ubicazione vincolata in senso positivo ed è
esentato solamente dal requisito dell'esame di ubicazioni alternative (cfr.
per un'abitazione del personale di un ristorante a ubicazione vincolata a
lunga distanza dalla zona abitata e difficilmente raggiungibile DTF 117 Ib
266 consid. 2 con rinvii; v. per tutto DTF 124 II 252 consid. 4c; UST, op.
cit., pag. 11]).
4.2. Nel caso concreto, non è intravedibile la necessità di costruire il nuovo
impianto di essicazione nella particella in ATC piuttosto che in zona
edificabile. L'essiccazione delle erbe aromatiche non è vincolata
all'ubicazione scelta in ATC. Gli argomenti del ricorrente secondo cui
senza il trasporto delle erbe dall'essiccatoio all'impianto di miscelazione e
confezionamento calerebbe l'impatto ambientale e si avrebbe una migliore
qualità del prodotto alimentare poiché questo sarebbe meno esposto a
contaminazione e poiché ne verrebbe conservata meglio la fragranza, non
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bastano per ritenere che l'ubicazione scelta sia molto più favorevole
rispetto ad altre ubicazioni all'interno della zona edificabile. Il ricorrente
nemmeno sostiene e dimostra che finora abbia dovuto intraprendere
misure particolarmente dispendiose per garantire la qualità delle erbe
essiccate durante il trasporto dall'esistente essiccatoio al relativo centro di
imballaggio. Inoltre, l'impatto ambientale per il trasporto delle erbe
essiccate non può essere ritenuto tale da rendere necessaria
un'ubicazione dell'essiccatoio fuori della zona edificabile accanto al centro
di imballaggio esistente. Va inoltre aggiunto che il ricorrente non può
nemmeno appellarsi alla prassi di un'ubicazione vincolata derivata
siccome non si tratta di costruire un impianto supplementare che per
necessità d'esercizio deve essere collocato vicino a uno stabilimento
esistente a ubicazione vincolata fuori zona edificabile e poiché in ogni
caso, come visto sopra, va negata l'ubicazione vincolata dell'impianto
stesso.
4.3. Per inciso, non trovano nemmeno applicazione le disposizioni sulle
aziende accessorie non agricole (art. 24b LPT, art. 40 e 43a OPT) dato
che il relativo impianto non è previsto all'interno del nucleo dell'azienda
agricola.
4.4. Riassumendo, non è soddisfatto il presupposto dell'ubicazione vincolata
giusta l'art. 24 lett. a LPT per cui non occorre procedere alla verifica di siti
alternativi più idonei e alla ponderazione degli interessi secondo l'art. 24
lett. b LPT. Tantomeno sono applicabili ulteriori disposizioni per
un'autorizzazione d'eccezione giusta gli artt. 24 segg. LPT. Ne consegue
che non può essere rilasciata un'autorizzazione eccezionale per la
costruzione prevista. Per quanto possibile spetta dunque al convocato 1
creare le basi pianificatorie nel quadro della revisione della pianificazione
locale in corso per permettere l'edificazione del nuovo impianto di
essiccazione.
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5. In base a quanto sopra considerato, diventa superfluo entrare nel merito
delle ulteriori considerazioni della decisione impugnata relative alle
opposizioni dei convocati 2 e 3 risp. delle argomentazioni di quest'ultimi
sollevate in questa sede contro il progetto in discussione.
6. Il ricorrente invoca infine una presunta violazione del principio di
uguaglianza di trattamento siccome il convenuto avrebbe rilasciato un
permesso per un maneggio di cavalli in zona agricola in un luogo diverso
del centro aziendale (che si troverebbe in un'altra frazione).
6.1. Una decisione disattende il principio della parità di trattamento quando, tra
casi simili, faccia delle distinzioni che nessun fatto importante giustifichi
oppure sottoponga ad un regime identico situazioni che presentano tra
loro delle differenze rilevanti e di natura tale da rendere necessario
un trattamento diverso (cfr. DTF 136 I 345 consid. 5; 136 II 120 consid.
3.3.2; 133 I 249 consid. 3.3; 131 I 1 consid. 4.2). L'ossequio del principio
della parità di trattamento impone dunque che fattispecie giuridicamente
uguali siano trattate in modo uguale e fattispecie giuridicamente diverse in
modo diverso (cfr. DTF 134 I 23 consid. 9.1).
6.2. Il caso preso a confronto dal ricorrente è una fattispecie giuridicamente
diversa dal caso in questione, trattasi infatti di un permesso rilasciato
secondo le disposizioni sulla tenuta e l'utilizzazione di cavalli (Art. 16abis
LPT i.c.d. con l'art. 34b OPT). Non può dunque trovare applicazione il
principio di parità di trattamento. Il convenuto sottolinea oltretutto a ragione
che, anche se nel caso preso a confronto dal ricorrente fosse stata
ingiustamente rilasciata un'autorizzazione per un progetto senza
ubicazione vincolata, ciò non basta a comprovare una prassi illegale
d'autorizzazione da parte del convenuto. E pur ammettendo l'esistenza di
una costante prassi illegale in tal senso, il ricorrente potrebbe invocare un
diritto alla parità di trattamento nell'illegalità soltanto se l'autorità non
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lasciasse riconoscere l'intenzione di volersi discostare da tale prassi
illegale in futuro (cfr. DTF 136 I 65 consid. 5.6). Il convenuto non può certo
avere – né tantomeno ha in qualche modo mostrato – l'intenzione di
instaurare risp. continuare una prassi non conforme al diritto federale. Il
ricorrente non può dunque nemmeno appellarsi a una parità di trattamento
nell'illegalità.
7. Ne discende che la decisione EFZ e su opposizione impugnata – con cui
il convenuto ha negato il rilascio di un'autorizzazione EFZ per il relativo
impianto di essiccazione – va confermata e il presente ricorso contro di
essa va respinto.
8.1. Il ricorrente soccombente in causa è tenuto a pagare le spese processuali
(art. 73 cpv. 1 LGA), composte da una tassa di Stato fissata a
CHF 3'000.00 e spese di cancelleria. Al convocato 1 non sono accollate
spese dacché ha rinunciato a partecipare alla presente procedura.
8.2. ll ricorrente deve inoltre rifondere le spese di patrocinio ai convocati 2.
Nella nota d'onorario inoltrata il loro patrocinatore fa valere delle
prestazioni complessive pari a CHF 1'756.70 (così composte: 6.25 h à
CHF 250.00 secondo accordo sull'onorario = CHF 1'562.50, spese di CHF
68.60 e IVA del 7.7%). Le spese di CHF 68.60 non sono dimostrate nel
dettaglio e eccedono l'importo forfettario del 3 % sull'onorario riconosciuto
per prassi di questo Tribunale. Esse vanno perciò ridotte all'importo di CHF
46.85 (CHF 1'562.50 x 0.03). Contrariamente a quanto obiettato dal legale
del ricorrente, il dispendio di 6.25 ore non può essere messo unicamente
in relazione alle pagine scritte dal patrocinatore dei convocati 2. Il
dispendio del patrocinatore dei convocati 2 per la presa di posizione e gli
ulteriori scritti di rinuncia a duplicare appare proporzionato all'entità del
caso e alle ampie memorie inoltrate dal legale del ricorrente, che
evidentemente andavano studiate. Di conseguenza, il ricorrente deve
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indennizzare ai convocati 2 CHF 1'733.30 (CHF 1'562.50 x 1.03 x 1.077)
a titolo di ripetibili. Al convenuto non sono assegnate ripetibili
conformemente alla regola nell'art. 78 cpv. 2 LGA). Il convocato 3 non ha
diritto a ripetibili perché non rappresentato da un legale.