# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 521f93a0-56c9-432a-a1ff-e9e43afef5ef
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena (Italia) ha presentato
alla Svizzera, per mezzo di una prima commissione rogatoria facente data al
27 febbraio 2013, poi integrata da successivi complementi datati 4 e 18 marzo,
9 maggio, 7 giugno 2013 e 11 marzo 2015, una richiesta di assistenza giudizia-
ria in materia penale nel contesto di un procedimento da essa condotto nei con-
fronti di C. ed altri, per titolo di concorso in ostacolo all'esercizio delle funzioni
delle autorità pubbliche di vigilanza, concorso in usura pluriaggravata, concorso
in truffa pluriaggravata, concorso in infedeltà patrimoniale pluriaggravata e con-
corso in false comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci o dei credi-
tori (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class. atti istruttori, doc. 1 e segg.). Se-
condo quanto riportato dagli atti trasmessi per via rogatoriale, C., in qualità di
direttore dell'Area Finanza della banca D. di Siena, ed altri correi, avrebbero
occultato con mezzi fraudolenti un contratto ("mandate agreement") stipulato in
data 31 luglio 2009 tra l'istituto citato e la banca E. avente per oggetto un colle-
gamento negoziale che riguardava alcune operazioni finanziarie tra le quali fi-
guravano importanti movimentazioni di investimento nei BTP (Buoni del Tesoro
Poliennali) a scadenza trentennale, il cui valore stimato si collocherebbe nell'or-
dine dei 3.05 miliardi di euro, e la ristrutturazione del veicolo Alexandria, que-
st'ultimo effettuato in ostacolo alle funzioni della banca F. A mente dell'autorità
rogante, dagli accertamenti eseguiti si sarebbero delineate fitte relazioni perso-
nali e professionali tra lo stesso C. e G. Sarebbero inoltre emersi frequenti con-
tatti tra H. SA e l'istituto di credito D. di Siena. L'autorità rogante ha quindi ri-
chiesto, tra altri, l'acquisizione e l'autorizzazione all'utilizzazione della documen-
tazione sequestrata presso i domicili e le sedi delle persone coinvolte nonché
la produzione della documentazione relativa a conti bancari intestati e/o ricon-
ducibili alle stesse siti presso vari istituti di credito svizzeri, tra i quali figuravano
in particolare le relazioni ascrivibili a C.
B. Mediante decisioni del 13 maggio 2013 e 13 marzo 2015, il Ministero pubblico
della Repubblica e Cantone Ticino (di seguito: MP-TI) è entrato in materia sulla
domanda presentata dall'autorità italiana (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class.
atti istruttori, doc. 10) ordinando svariate misure di assistenza, tra le quali la
perquisizione ed il sequestro di documentazione presso le società A. SA e B.
SA, entrambe a Losanna (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class. atti istruttori,
doc. 128).
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C. Con decisione di chiusura parziale del 19 maggio 2015, il MP-TI ha parzial-
mente accolto la rogatoria, ordinando la trasmissione all'autorità rogante di sva-
riata documentazione, tra la quale parte di quella rinvenuta presso le sedi delle
società di cui sopra (v. act. 1.1 pag. 18 e 19).
D. Il 19 giugno 2015, A. SA e B. SA hanno interposto ricorso avverso la suddetta
decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,
chiedendo l'annullamento dei punti 2k e 2l del dispositivo (v. act. 1).
E. Mediante scritto del 15 luglio 2015, trasmesso per conoscenza alle ricorrenti, il
MP-TI, precisando di non avere particolari osservazioni da formulare, ha postu-
lato la reiezione del gravame e la conferma della decisione impugnata (v. act.
8).
F. Con osservazioni del 22 luglio 2015, trasmesse anch'esse per conoscenza alle
insorgenti, l'UFG ha proposto la reiezione del gravame, nella misura della sua
ammissibilità (v. act. 9).
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, per
quanto necessario, nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza
giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS
0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-
vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante
scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché,
a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
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L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e Estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS.
0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti
trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid.
3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-
cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto inter-
nazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero).
È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123
II 595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura par-
ziale dell’autorità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli
art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Nella misura in cui le perquisizioni ed i
sequestri sono avvenuti nei loro uffici, le ricorrenti, detentrici della documenta-
zione litigiosa, sono legittimate a ricorrere (v. art. 9a lett. b OAIMP; TPF 2007
79 consid. 1.6 pag. 82).
2. Le ricorrenti invocano innanzitutto la violazione del loro diritto di essere sentite,
nella misura in cui nella decisione impugnata non figurerebbero minimamente
le censure da loro formulate in occasione della cernita della documentazione
litigiosa, ciò che costituirebbe non solo una palese violazione dell'obbligo di mo-
tivazione, ma anche un evidente e grave diniego di giustizia.
2.1 Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretizzato
nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA ri-
chiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire
internationale en matière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 472). Esso è di natura
formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; MICHELE
ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwal-
tungsverfahren des modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, pag. 449 con
rinvii). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità d’ese-
cuzione non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gravame
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F123-II-595%3Ait&number_of_ranks=0#page595 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F123-II-595%3Ait&number_of_ranks=0#page595
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e l’annullamento della decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la dot-
trina una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata, se la persona
toccata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di
ricorso, la quale, come nella fattispecie la Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale, dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecu-
zione stessa (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale
1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché
1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit.,
n. 472).
L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito, prevede che l'au-
torità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a de-
cidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle
condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali
possibilità di impugnazione presso un'istanza superiore, che deve poter eserci-
tare il controllo sullo stesso (v. DTF 121 I 54 consid. 2; 117 Ib 481 consid. 6b/bb,
nonché più ampiamente MICHELE ALBERTINI, op. cit., pag. 400 e segg., con altri
rinvii giurisprudenziali). L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in ma-
niera dettagliata tutti gli argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separata-
mente su ogni conclusione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame
delle questioni decisive per l'esito del litigio (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 130 II
530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b e sentenze citate; sentenza del Tribunale
federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011, consid. 3.2.1).
2.2 In concreto, l'autorità di esecuzione ha così motivato la trasmissione all'autorità
estera della documentazione litigiosa (v. act. 1.1 pag. 13 cifra 7.1):
"Per i medesimi motivi [v. act. 1.1 pag. 13 cifra 7] deve essere consegnata all'Au-
torità richiedente, per quanto non già trasmessa, tutta la documentazione carta-
cea tutt'ora agli atti sequestrata presso le società A. SA e B. SA. Peraltro, la
relazione oggettiva tra le due predette società e i fatti perseguiti all'estero risulta
in modo chiaro dalle rogatorie in parola alle quali espressamente si rinvia (cfr. in
specie AI 3, AI 5, AI 9, AI 42) e, di conseguenza, la documentazione tutt'ora in
sequestro, acquisita presso la loro sede, è sicuramente di potenziale utilità a far
progredire il procedimento penale estero, come peraltro ribadito dalla stessa Au-
torità rogante con la più recente richiesta rogatoriale dell'11 marzo 2015 da cui
risulta chiaramente che le ulteriori investigazioni poste in essere dagli inquirenti
italiani hanno accertato come C. abbia affidato parte dei propri proventi illeciti dei
reati di cui è accusato a società fiduciarie, anche al fine di schermarne la prove-
nienza, tra cui per l'appunto le società elvetiche A. SA e B. SA, società quest'ul-
tima che detiene partecipazioni nell'italiana I. S.p.A."
Ora, alla luce di quanto precede occorre rilevare che, a torto la ricorrente la-
menta una carenza di motivazione della decisione contestata, tanto più che
essa è stata in grado di presentare, avverso tale decisione, un'impugnativa ben
http://links.weblaw.ch/DTF-121-I-54 http://links.weblaw.ch/DTF-117-IB-481
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articolata, mostrando di essere stata posta nelle condizioni per rendersi conto
della portata del provvedimento impugnato, proprio come richiesto dalla giuri-
sprudenza in materia (v. consid. 2.1). Considerando quanto esposto decisivo
per la trasmissione all'estero della documentazione litigiosa, essa non ha rite-
nuto necessario discutere nel dettaglio tutte le obiezioni sollevate dalle ricor-
renti. In definitiva, le censure in questo ambito vanno respinte.
3. Secondo le insorgenti, la decisione impugnata viola i principi della proporziona-
lità e dell'utilità potenziale, nella misura in cui sarebbe stata ordinata la trasmis-
sione all'autorità rogante di documentazione che sarebbe priva di legame con
l'inchiesta estera e quindi d'interesse per la stessa. A parte quella concernente
direttamente o indirettamente persone o fatti oggetto d'inchiesta, la trasmissione
di documentazione riguardante terze persone estranee al procedimento o le-
gata unicamente alla gestione amministrativa interna delle società non do-
vrebbe essere autorizzata. In caso contrario, si favorirebbe una ricerca indiscri-
minata di prove.
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda
di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero deve essere
lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato ri-
chiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assu-
mere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità
estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta
di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-
nalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenze del
Tribunale penale federale RR.2008.154-157 dell'11 settembre 2008, consid.
3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3) o se la domanda appaia abu-
siva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le in-
dagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata
prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni nell'ambito di procedi-
menti per reati patrimoniali esse necessitano di regola di tutti i documenti per
sapere a quali persone o entità giuridiche sono coinvolte (DTF 129 II 462 consid.
5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribu-
nale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del
22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'u-
tilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale
1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid.
4.1). La natura stessa di dette inchieste rende verosimile la necessità di acqui-
sire l'integralità della documentazione, in modo tale da chiarire con sufficiente
ampiezza diacronica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti. La
trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali
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domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011, consid.
4.2). In base alla giurisprudenza l'esame va limitato alla cosiddetta utilità poten-
ziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei
mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero
(DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b).
Vietata in particolare è la cosiddetta "fishing expedition", la quale è definita dalla
giurisprudenza una ricerca generale ed indiscriminata di mezzi di prova volta a
fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno
dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa e rinvii). Questo genere di inchieste
non è consentito in ambito di assistenza giudiziaria internazionale sia alla luce
del principio della proporzionalità che di quello della specialità. Tale divieto si
fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella
raccolta delle prove (DTF 113 I 257 consid. 5c), il che non sarebbe nemmeno
conciliabile con le stesse funzioni di base dell'assistenza internazionale in ma-
teria penale (v. DONATSCH/HEIMGARTNER/MEYER/SIMONEK, Internationale Rech-
tshilfe, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2015, pag. 93 e seg.).
3.2 In concreto, l'autorità rogante considera C. al centro delle presunte attività ille-
cite oggetto dell'indagine estera (v. supra lett. A). Come rettamente rilevato
dall'autorità di esecuzione, con la più recente richiesta rogatoriale dell'11 marzo
2015 l'autorità italiana ha dichiarato che "le investigazioni svolte – e ancora in
essere – hanno permesso di constatare come C. abbia affidato parte dei propri
proventi illeciti a società fiduciarie, anche al fine di schermarne la reale prove-
nienza; tra queste figurano le società elvetiche A. S.A. e B. S.A. Quest'ultima,
in particolare, risulta detenere partecipazioni nell'italiana I. S.p.A. È fondamen-
tale per le indagini conoscere chi sia il beneficiario finale delle partecipazioni
sopracitate al fine di riscontrare se dette partecipazioni si riferiscono ad una
posizione accesa presso B. S.A. da C. o da persone a lui riconducibili" (v. act.
127 pag. 5). L'autorità rogante ha pure segnalato alcuni nominativi emersi
nell'ambito delle investigazioni risultati, a suo dire, soggetti chiave nella gestione
del patrimonio di C. in B. S.A., ossia J., K. e L. Essa ha aggiunto che "in parti-
colare dalle acquisizioni svolte in Italia presso M., dalle banche dati delle forze
di polizia, dalle dichiarazioni rese da C. innanzi a Codesta Autorità e da quelle
rese da N. (sia di fronte a Codesta Autorità che alla scrivente Procura) è emerso
il ruolo di J. quale socio di N. nella B. S.A. e nella A. S.A. Analogamente è a
dirsi in ordine al ruolo di K. e della sua stretta collaboratrice L., come confermato
dagli esiti di ulteriori rogatorie svolte, in particolare in Lussemburgo" (v. act. 127
pag. 5 e seg.). Visto quanto precede, la documentazione sequestrata presso le
società ricorrenti presenta senz'altro un'utilità potenziale per l'inchiesta estera.
Sospettando che le predette siano state utilizzate per nascondere i valori patri-
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moniali di presunta provenienza illecita, occorre poter analizzare tutta la docu-
mentazione rinvenuta presso i loro uffici, per ricostruire i flussi di denaro e per
verificare l'eventuale ruolo di prestanome di terze persone apparentemente non
coinvolte nella vicenda delittuosa.
Quanto precede permette quindi di confermare la sufficiente relazione tra le mi-
sure d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale estero, spet-
tando comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione
sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti
perseguiti in Italia e detta documentazione. Vi è quindi da concludere che la
domanda di assistenza estera non viola il principio della proporzionalità e non
costituisce un'inammissibile "fishing expedition".
4. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata ed il gravame
respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l’art. 39 cpv.
2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP,
63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31agosto 2010 sulle
spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162). Essa è posta a carico delle ricorrenti in solido, fis-
sata nella fattispecie complessivamente a fr. 6'000.-- e considerata coperta
dall'anticipo delle spese già versato.
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