# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8237179e-404e-5424-8537-bd0905831ff5
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto,
in fatto:
A.
_ è stato arrestato il 30 giugno 2008 in quanto accusato di truffa (a seguito della presentazione della denuncia 19 ottobre 2007 della _ contro la di lui moglie _) dal Procuratore pubblico, dopo essere stato interrogato. Lo stesso giorno è pure stata arrestata la moglie dell’istante, _, per lo stesso titolo di reato: anch’ella si trova tuttora in detenzione preventiva.
_ è accusato di essere correo, subordinatamente complice, della moglie _, che sarebbe stata vittima il 24 maggio 1993 di un incidente sul lavoro agli arti superiori (ustione con la soda caustica che le avrebbe provocato ustioni di 2° e 3° grado) – a seguito del quale sarebbe sarebbe stata ritenuta inabile al lavoro manuale e sarebbero intervenute a vario titolo diverse compagnie assicurative che le hanno fornito prestazioni di natura pecuniaria (tra cui _) – e che è a sua volta accusata di avere ingannato, con l’aiuto del marito qui istante tali istituti assicurativi, autoinfliggendosi delle ferite agli arti superiori (da sola e con l’aiuto del marito) al fine di simulare un aggravamento delle conseguenze dell’incidente originario e così ottenere il versamento di prestazioni assicurative, altrimenti non dovute, e tentato di percepire, con le stesse modalità, una rendita per grandi invalidi: prestazioni e rendite di cui hanno sostanzialmente beneficiato entrambi i coniugi (considerato che l’istante avrebbe cessato ogni attività lucrativa nel 2003 vivendo con le rendite ricevute dalla consorte).
Il 16.7.2003 la moglie dell’istante avrebbe ottenuto dal datore di lavoro, in via giudiziaria, anche un’indennità per danni non assicurati di CHF 541'365.25 (in parte utilizzata, per CHF 200'000.-/250'000.- per la ristrutturazione della casa in _ dei coniugi _.
“L’8.6.2006, per valutare la richiesta di indennità per grandi invalidi rispettivamente per chiarire la particolare “
anomala
” situazione [“
In sostanza (...) usciva dall’ospedale in fase di netta guarigione ed ai controlli ambulatoriali ai quali si presentava in seguito, le condizioni delle sue mani e dei suoi avambracci risultavano di nuovo ex ante
” (denuncia penale 19.10.2007, p. 3)], _ sarebbe stata visitata dal _. Il perito avrebbe rilevato l’impossibilità soggettiva di muovere braccia e mani e concreti indizi di lesioni autoinflitte; avrebbe consigliato un’osservazione costante della denunciata, con documentazione fotografica mensile del decorso delle lesioni.
L’_ avrebbe proceduto alle verifiche presso l’abitazione di _ il 15.9.2006, il 28.11.2006, il 22.1.2007, il 16.2.2007 ed il 30.4.2007. All’inizio di aprile 2007 _, avrebbe incaricato l’agenzia investigativa _, di monitorare la denunciata durante i soggiorni in _. Il controllo effettuato nel periodo 6.-22.4.2007 e 21.-24.5.2007 avrebbe permesso di evidenziare come trascorresse il tempo tra lavori di giardinaggio, faccende di casa, passeggiate con il cane e spese al mercato, con, quindi, piena mobilità e funzionalità degli arti superiori, che non avrebbero presentato fasciature o lesioni sanguinolente.
L’8.6.2007 la denunciata sarebbe stata nuovamente visitata dal _, che avrebbe attestato che la mobilità attiva non poteva essere stabilita perché aveva abbozzato tentativi di movimento appena accennati e che, inoltre, ogni tentativo di mobilità passiva provocava forti dolori ed il ritrarsi dell’arto.
Il denunciante, alla luce di questa situazione, ha ritenuto autoinflitte le lesioni ed inesistenti le problematiche motorie e/o funzionali: non ci sarebbe stata alcuna limitazione delle funzioni di braccia e mani. Sarebbe stata completamente abile al lavoro e, quindi, l’avrebbe truffato per quasi quindici anni di oltre CHF 300'000.-- e tentato di truffare (in capo alla richiesta di una rendita per grandi invalidi) per una somma tra CHF 154'953.-- e CHF 309'906.-- (con l’aiuto, forse, del marito, che – da quando la denunciata ha ottenuto le rendite assicurative – avrebbe cessato ogni attività lucrativa). _, che si è costituito parte civile nel procedimento, avrebbe sospeso il versamento delle prestazioni a partire dal 31.7.2007 (Inc. CRP 60.2008.72, sentenza 16 giugno 2008, p. 2 e 3).
B.
Giova a questo punto ricordare che a seguito della denuncia penale 19 ottobre 2007 della _, altro PP aveva decretato il 21 febbraio 2008, non luogo a procedere nei confronti di _ in capo al suddetto procedimento penale, in considerazione del carattere solo civile, rispettivamente amministrativo-assicurativo della vertenza (_). Contro tale decisione era insorta la _ con istanza di promozione dell’accusa 3/4 marzo 2008 alla Camera dei ricorsi penali che, con sentenza 16 giugno 2008 (inc. CRP 60.2008.72), aveva annullato il decreto di non luogo a procedere 21 febbraio 2008, promovendo nei confronti di _ l’accusa per titolo di truffa e ordinando che l’istruzione del processo dovesse aver luogo per opera di altro PP. Nei considerandi della sentenza si legge che il Procuratore pubblico dovrà ulteriormente approfondire l’esistenza del reato, anche con riferimento alla prescrizione penale “
con l’assunzione agli atti, segnatamente, delle prove proposte dal qui istante, esaminando pure la posizione di eventuali terzi coinvolti (quali _, marito dell’accusata)...”
(CRP 60.2008.72, del 16 giugno 2008, punto 4.3.4, p. 14).
C.
Con la richiesta di conferma dell’arresto 1° luglio 2008 il magistrato inquirente ha promosso a _ l’accusa per titolo di truffa aggravata, sub. semplice, consumata e tentata (ai sensi dell’art. 146 cpv. 1 e 2 CP) in correità, sub. complicità con la moglie “
in relazione ai fatti oggetto di denuncia di data 19 ottobre 2007 presentata da _, come pure da quanto emerge dallo scritto di data 26/27 giugno 2008 di _ nonché dallo scritto 9 aprile 2008 dell’_
” chiedendo la conferma dell’arresto per i bisogni dell’istruzione “
in particolare pericolo di collusione con la moglie e con terzi da interrogare; necessità di verificare la destinazione data ai fondi ricevuti da _, come pure da _; necessità di verificare la posizione dell’_; necessità di ricostruire i fatti senza che l’accusata possa avere contatti con terze persone; necessità di esperire le necessarie verifiche mediche; necessità di verificare la documentazione richiesta a terzi; necessità di verificare quanto è stato sequestrato al domicilio
”.
Questo giudice, il 1° luglio 2008, ha confermato l’arresto dell’accusato (inc. GIAR 320.2008.1, doc. 6) considerata la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e per i bisogni dell’istruzione – per permettere di accertare la destinazione di fondi ricevuti dalla consorte (utilizzati da entrambi i coniugi) e per procedere con le verifiche e perizie mediche (anche in base alle medicazioni rinvenute al domicilio) sullo stato di salute della moglie senza che i due coniugi possano essere in contatto (vista la presenza assidua del marito anche in occasione delle visite mediche con i periti incaricata dalla _, nonché il fatto che la moglie non parli con i periti medici senza la presenza del marito) al fine di evitare che siano provocate artificialmente le lesioni riscontrate sulle braccia della moglie –, pericolo di collusione con la consorte pure accusata e pericolo di fuga – in quanto cittadino straniero senza legami con la _ e con forti legami con il paese d’origine dove ha una casa d’abitazione.
A verbale di conferma dell’arresto, così come già davanti alla PP Capella (quando ad un certo punto si è pure avvalso del suo diritto di rifiutarsi di rispondere), _ ha negato ogni addebito.
D.
Il 4 agosto 2008 _, con l’istanza in discussione presentata dal proprio difensore, chiede di essere posto in libertà provvisoria.
La difesa osserva come la situazione processuale attuale dell’accusato escluderebbe il pericolo di fuga (i due accusati sono arrivati in _ consci della promozione dell’accusa) che, in ogni caso, potrebbe essere annullato da misure sostitutive quali l’obbligo di presentarsi regolarmente alla polizia o con il ritiro dei documenti.
Ormai estinti anche i bisogni dell’istruzione e il pericolo di collusione tra i due coniugi. La vicenda sarebbe stata chiarita in massima parte con gli interrogatori di accusati e testimoni. Inoltre gli accusati conoscevano già prima dell’arresto gli elementi a loro carico avendo ricevuto al sentenza della CRP con la quale era stata promossa l’accusa a _.
Gli accusati non possono neppure colludere con l’allestimento della perizia medica del _ o con altre perizie o atti medici che dovranno eventualmente essere fatti in futuro. (Inc. GIAR 320.2008.3, doc. 1).
E.
Il magistrato inquirente, con preavviso negativo 11 agosto 2008 (Inc. GIAR 319.2008.3, doc. 2), ribadisce l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza in capo all’accusata.
Il PP afferma che dalla data dell’arresto sono stati interrogati gli investigatori privati che su mandato della _ hanno monitorato l’accusata presso il suo domicilio in _ (i cui rapporti, completi di documentazione fotografica, sono stati prodotti con la denuncia della _), dalle cui testimonianze emergerebbe la capacità dell’accusata _ di muovere le braccia liberamente, senza ferite, senza bende e senza guanti. Dopo avere constatato ciò, e dopo avere osservato che i due coniugi rientravano in casa, gli investigatori si sarebbero presentati e legittimati al qui istante chiedendo di potere visitare la moglie: l’accusato avrebbe negato la presenza della moglie in casa. Gli investigatori si sarebbero presentati nuovamente, e su appuntamento concordato con _, alle 16.00, trovando la moglie dell’accusato, prostrata, bendata e sanguinante, contrariamente a quanto constatato la mattina ad insaputa dei due coniugi.
Mentre che l’accusata _ continuerebbe a sostenere la tesi che quanto dichiarato dai questi testi non corrisponde al vero e che la documentazione fotografica prodotta sarebbe un fotomontaggio, l’istante afferma che la moglie ogni tanto riesce a muoversi, anche se solo un “pochino”.
Numerose le contraddizioni tra le dichiarazioni dell’istante e quelle della moglie su cosa l’accusata riuscisse e riesca a fare con i propri arti superiori.
Manifesto sarebbe quindi il ruolo attivo dell’istante in tutta la vicenda truffaldina: come detto egli ha negato la presenza della moglie in casa in _ il 24 maggio 2007, fissando autonomamente con gli investigatori un appuntamento per le 16.00 dello stesso giorno. Egli ha poi dichiarato di essere lui a provvedere a medicare la moglie (e al _ _ sembrerebbe essere migliorata in quelle parti degli arti dove non riesce ad “intervenire” da sola).
Per quanto riguarda i motivi di interesse pubblico sarebbe sempre presente un pericolo di collusione con la moglie, stante le divergenze e contraddizioni su alcune dichiarazioni. Se rimessi in libertà i due accusati cercherebbero sicuramente di concordare una versione comune.
Per quanto riguarda i bisogni istruttori dovranno ancora essere interrogati i medici che hanno avuto in cura negli anni l’accusata nonché il _ che segue l’accusata in Carcere e l’eventuale personale ausiliario di cure. Dovrà essere terminata la perizia del dermatologo e quella dell’ortopedico. Considerato già solo l’atteggiamento processuale poco collaborativo dell’accusato, non appare pensabile che egli, se rimesso in libertà, non tenti di colludere con la moglie a vantaggio della situazione processuale di entrambi.
Vi è poi da chiarire la situazione economica dei due coniugi: sui loro conti in _ sarebbero stati sequestrati complessivamente circa CHF 540'000.-, ma non si può escludere, a fonte di ingenti prelevamenti in contanti negli ultimi anni e di un bonifico di CHF 50'000.- a favore di un conto bancario in _, verosimilmente intestato a _, che i due accusati abbiamo tesaurizzato denaro all’estero, non essendo per nulla chiaro quanto è stato speso per la ristrutturazione della casa in _ e se la stessa sia stata acquistata (e se sì con quali denari) o fosse già di proprietà di uno dei coniugi.
Per quanto riguarda il pericolo di fuga il magistrato osserva che i coniugi _ non hanno nessun legame con il nostro territorio, mentre che hanno forti legami con il loro paese d’origine dove già passavano molto tempo, dove hanno una casa d’abitazione e dove risiedono le figlie di primo letto del qui istante. Considerato che i beni in _ sono ormai sotto sequestro penale e che ogni rendita assicurativa è stata bloccata, vi è il concreto timore che se rimesso in libertà l’accusato preferisca darsi alla fuga e non potrebbero entrare in linea di conto le misure sostitutive dell’arresto proposte dalla difesa.
Rispettato il principio di proporzionalità.
F.
Con osservazioni 12 agosto 2008 la difesa contesta l’esistenza degli elementi a sostegno dell’inganno astuto e osserva come la vetustà dei fatti oggetto del procedimento penale impone la concessione della libertà provvisoria. Non vi sarebbe più pericolo di collusione essendo le dichiarazioni delle varie parti ormai assicurate e dovendosi solo ora acquisire agli atti i referti peritali sul cui allestimento gli accusati non possono intervenire. Gli ulteriori passi istruttori menzionati dal PP nel proprio preavviso negativo potranno essere intrapresi anche con gli accusati in libertà provvisoria, non essendo più presente il pericolo di collusione, non potendo di certo i due accusati influenzare i periti o i testimoni menzionati dalla parte denunciante.
Il PP ha pure già sequestrato tutta la documentazione bancaria necessaria che dovrà essere esaminata, senza necessità di mantenere in carcere l’accusato.
Il principio della proporzionalità non sarebbe ormai più rispettato.
Inesistente il pericolo di fuga dal momento che i due accusati hanno legami con il nostro paese: sono in _ da parecchio tempo, l’accusata ha un fratello nella _ e tutti i beni della coppia sono stati posti sotto sequestro penale e della casa in _ è stato chiesto il sequestro per via rogatoriale: quindi i due accusati non potranno più mettervi piedi fino a che non saranno eventualmente assolti. Essi poi sono arrivati in _ facendosi arrestare e “
se scappassero farebbero un cattivo affare, perché si metterebbero in cattiva luce nei confronti del Giudice del merito e perderebbero tutto quanto in sequestro, compresa la casa in _ che prima o poi verrà bloccata
” (osservazioni, p. 5).

## Considerations

In diritto:
1.
L’accusato, detenuto, è pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.
Il preavviso negativo del Procuratore pubblico, ritenuta ricezione dell’istanza il 6 agosto 2008, è tempestivo avendo trasmesso a questo ufficio il preavviso negativo e l’incarto processuale lunedì 11 agosto 2008 (essendo sabato 9 agosto giorno festivo).
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.
L’art. 95 CPP – corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L’eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP 1980 pag. 128).
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).
3.
L’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata d’ufficio nei limiti di competenza di questo giudice derivanti dalla sua funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato.
Con verosimiglianza sufficiente, a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può concludere per la presenza di seri e di concreti indizi di colpevolezza a carico di _, relativi all’ipotesi di un suo coinvolgimento nell’ipotesi di truffa (per il suo coinvolgimento negli atti volti all’ottenimento di indennità di invalidità e di un risarcimento RC per danni non assicurati a favore della moglie, a seguito di infortunio) e della tentata truffa (per il suo coinvolgimento nei fatti legati alla richiesta di un’indennità per grandi invalidi a favore della moglie) in correità, o quanto meno in complicità con la moglie _, in danno della _ e, se del caso, di altre assicurazioni, con un indebito profitto di svariate centinaia di migliaia di franchi svizzeri, oggetto del procedimento penale.
A questo proposito giova ricordare le conclusioni della CRP che hanno portato alla promozione dell’accusa per titolo di truffa in data 16 giugno 2008 nei confronti della moglie del qui istante _:
“4.3.1.
Il reato di truffa implica un inganno
astuto
, ammesso soltanto se l’autore ordisce un tessuto di menzogne o mette in atto particolari manovre fraudolente o artifici o rilascia false indicazioni la cui verifica è impossibile, difficile o non ragionevolmente esigibile dalla controparte o impedisce alla controparte di verificare o prevede che questa rinuncerà a verificare in virtù di un rapporto di fiducia particolare, considerato nondimeno che l’astuzia è esclusa quando la vittima non ha osservato le misure fondamentali di prudenza (decisione TF 6B_409/2007 del 9.10.2007; A. DONATSCH, op. cit., p. 199 ss.; BSK Strafrecht II – G. ARZT, op. cit., n. 50 ss. ad art. 146 CP; G. STRATENWERTH / G. JENNY, Schweizerisches Strafrecht, BT I, 6. ed., Berna 2003, § 15 n. 16 ss.; B. CORBOZ, op. cit., n. 16 ss. ad art. 146 CP).
4.3.2.
Il qui istante ha sostanziato il suo esposto producendo, tra l’altro, i rapporti 25.4.2007 e 28.5.2007 dell’agenzia investigativa _ (doc. E/F, allegati alla denuncia penale 19.10.2007), che ha sorvegliato _ durante il soggiorno in _ nel periodo 6.-22.4.2007 e 21.-24.5.2007.
Gli investigatori hanno documentato come la denunciata muovesse braccia e mani – prive di fasciature – in maniera assolutamente normale, senza alcun impedimento: l’hanno osservata, segnatamente, ritirare i panni stesi [p. 2, doc. E, allegato alla denuncia penale 19.10.2007], tenere un vaso/secchio ed una scopa [p. 3, doc. E, allegato alla denuncia penale 19.10.2007], ritirare la posta [p. 3, doc. E, allegato alla denuncia penale 19.10.2007], portare una borsa [p. 5, doc. E, allegato alla denuncia penale 19.10.2007], annaffiare i fiori [p. 7, doc. E, allegato alla denuncia penale 19.10.2007], afferrare una (voluminosa) padella [p. 2, doc. F, allegato alla denuncia penale 19.10.2007].
Il 24.5.2007 l’hanno inoltre osservata – alle ore 12.00, secondo l’orario indicato nel filmato di cui al doc. H (allegato alla denuncia penale 19.10.2007) – passeggiare, fuori dall’uscio di casa, con le braccia scoperte, senza bendaggi e senza ferite sanguinanti. Alle ore 12.05 si sono presentati a casa della denunciata: “Die Tür wird von Herrn _ geöffnet.
Die beiden _ stellen sich mit der schriftlichen Vollmacht als Beauftragte der _ _ zur Kontrolle der Arme von Frau _ vor. _ verweigert eine Kontrolle mit der Begründung, dass seine Frau in einem anderen Dorf aufhältig sei und daher eine Kontrolle erst am nächsten Tag möglich wäre. Unsere _ erklären Herrn _, dass sie erst vor einigen Minuten seine Frau in das Wohnhaus gehen gesehen haben. Er meinte dazu, dass dies sicher nicht seine Frau gewesen wäre, da diese im Nachbardorf auf Besuch sei. Nach Rücksprache mit Herrn _ und _ (impiegati di _) stimmt _ schliesslich einer Kontrolle für 16.00 Uhr zu. Unmittelbar darauf fährt er mit seinem Auto weg. Wie vereinbart sind unsere beiden _ um 16.00 Uhr zum Wohnhaus von ZP gegangen. Herr _ hat unsere _ eingelassen und in die Küche gebeten. Anschliessend breitete er ein Handtuch am Küchentisch auf. Unmittelbar danach kommt Frau _ gebückt und hinkend und wimmernde schmerzerfüllte Laute von sich gebend in die Küche. Sie setzt sich zum Küchentisch. Wie auf dem Fotos ersichtlich sind beide Arme vom Handrücken weg bandagiert. Der Rechte Arm ist bis über den Ellenbogen hinauf bandagiert. Anschliessend nimmt ihr Gatte die Bandagen von den Armen ab” (rapporto 28.5.2007, p. 5 ss., doc.
F, allegato alla denuncia penale 19.10.2007). Il filmato (doc. H, allegato alla denuncia penale 19.10.2007) mostra alle ore 16.03 le braccia cosparse di ferite sanguinanti, inesistenti alle ore 12.00, quando passeggiava, peraltro non ricurva su sé stessa e non claudicante, come si è presentata alle ore 16.00.
La situazione fisica della denunciata – nessun impedimento nei movimenti delle braccia e delle mani nella sua quotidianità, come si evince dalle fotografie e, ancora meglio, dai filmati girati dagli investigatori di _ per conto di _ – differisce di conseguenza manifestamente dal suo stato fisico al momento delle visite mediche, come risulta dai rapporti che l’istante ha allegato alla denuncia penale.
Il dr. med. _, che l’8.6.2006 ha visitato _ su mandato del qui istante, nel successivo rapporto ha infatti constatato lesioni sulle braccia ed impossibilità a muovere gli arti, situazione simile a quella riscontrata dal _ _ nel 1995 [quando “Elle s’est déclarée incapable d’utiliser ses deux membres supérieurs dans ses activités professionnelles mais également dans ses activités quotidiennes pour lesquelles elle est tributaire de l’aide de son mari” (rapporto 22.6.2006 del _ _, p. 4, doc. C, allegato alla denuncia penale 19.10.2007)] e dal _ _ nel 2001 [“Par rapport à l’examen de 1995, seule la mobilité des coudes s’est légèrment améliorée mais le _ _ estimait que l’invalidité devait être assimilée à la perte des deux bras dont la function était pratiquement nulle” (rapporto 22.6.2006 del _ _, p. 5 s., doc. C, allegato alla denuncia penale 19.10.2007)]. Il medico si è nondimeno detto impossibilitato ad esprimersi in ragione dei punti poco chiari / incoerenti che presentava la situazione fisica di _. Non ha escluso la possibilità di lesioni da automutilazione. Ha proposto di documentare regolarmente lo stato delle lesioni.
Un anno dopo, l’8.6.2007, il _ _ – che ha potuto visionare la documentazione raccolta nel frattempo da _ – ha nuovamente visitato la denunciata, che – come nella precedente occasione – si è presentata accompagnata dal marito. Il perito ha sottolineato, in particolare, che “on est à nouveau frappé par l’attitude extrêmement passive de la patiente qui tient ses deux membres supérieurs devant elle de façon très démonstrative en évitant de les mobiliser. A chaque question elle se tourne vers son mari qui répond à sa place.
Elle estime que l’évolution est absolument inchangée depuis l’année passée et se sent totalement invalide. Elle passe ses journées “à ne rien faire du tout”. C’est son mari qui lui fait deux fois par jour les pansements” (rapporto 17.7.2007, p. 2, doc.
L, allegato alla denuncia penale 19.10.2007). Ha rilevato che le caratteristiche e la distribuzione delle lesioni erano identiche a quelle riscontrate nel corso della visita precedente (e visibili sulle fotografie effettuate da IS 1; ha inoltre sottolineato come fosse molto difficile oggettivare la funzionalità di mani e dita [“(...) et la patiente se limite généralement à une ébauche de mouvement. Toute tentative de mobilisation passive déclenche de fortes douleurs et un retrait de la main” (rapporto 17.7.2007, p. 2, doc. L, allegato alla denuncia penale 19.10.2007)] e come fosse impossibile stabilire lo status neurologico degli arti superiori [“La patiente prétend toujours ne rien sentir du tout jusqu’à la racine des deux membres supérieurs.
La force de préhension n’est toujours pas mesurable” (rapporto 17.7.2007, p. 3, doc.
L, allegato alla denuncia penale 19.10.2007)]. Ha pertanto ritenuto valide le considerazioni di cui alla sua perizia 22.6.2006 in capo alla situazione (molto) poco chiara: a suo giudizio, “il apparaît de façon manifeste que la patiente utilise normalement ses membres supérieurs en _, alors qu’elle adopte l’attitude stéréotypée d’une invalide totale lors de l’expertise” (rapporto 17.7.2007, p. 3, doc. L, allegato alla denuncia penale 19.10.2007). Ha concluso dicendosi concorde con il parere 26.6.2007 del _ _ (doc. I, allegato alla denuncia penale 19.10.2007), che aveva ritenuto le lesioni “(...) comme fortement évocatrices de phénomènes d’automutilation de type chimique ou thermique”, per cui – a dire del _ _ – “il devient donc extrêmement peu probabile qu’on soit en présence de véritable séquelles accidentelles” (rapporto 17.7.2007, p. 3, doc. L, allegato alla denuncia penale 19.10.2007).
4.3.3.
In queste circostanze, appare di conseguenza manifesta l’esistenza di seri indizi di colpevolezza in capo ad un inganno astuto a’ sensi dell’art. 146 CP rispettivamente dell’art. 148 vCP.
_ – secondo le fotografie ed i filmati realizzati quando si trovava in _, lontano da _ e dai suoi periti – non indossa fasciature sulle braccia, che non presentano lesioni sanguinolente e che può muovere senza alcuna difficoltà (incrociarle sul petto / dietro la schiena, allungarle, sollevarle alzando oggetti anche pesanti, ecc.). Situazione che contraddice lo stato fisico che palesa in occasione delle visite mediche, quando assume il comportamento stereotipato dell’invalida totale, in aperto contrasto con, quindi, la sua situazione fisica quotidiana (che non mostra limitazioni funzionali degli arti). Condizione, quella di invalida totale, che sembrerebbe avere presentato – sostanzialmente immutata – fin dal 1995 (cfr. il riferimento al parere del _ _ nel rapporto 22.6.2006 del _ _, p. 4, doc. C, allegato alla denuncia penale 19.10.2007), ciò che sembrerebbe lasciare intendere un agire sistematico della denunciata.
PI 1 recandosi alle visite mediche con lesioni per le quali – allo stato attuale del procedimento penale – sussistono indizi gravi che siano state create ad arte [cfr. l’eloquente episodio del 24.5.2007 vissuto dagli investigatori di _, quando – nel lasso di tempo di quattro ore – sono apparse sugli arti superiori lesioni sanguinanti (rapporto 28.5.2007, p. 5 ss., doc. F, allegato alla denuncia penale 19.10.2007 / filmato di cui al doc. H, allegato alla denuncia penale 19.10.2007)] [episodio sul quale il procuratore pubblico non si esprime], ha quindi messo in atto un artificio (automutilazione di tipo chimico o termico), che – come tale – fonda astuzia a’ sensi di dottrina e giurisprudenza. Astuzia peraltro ulteriormente sostanziata dalle bugie – impossibilità di muovere gli arti superiori, del tutto insensibili – che oggettivamente non erano verificabili. A _, non può peraltro essere rimproverato di non avere osservato le misure fondamentali di prudenza. Ha infatti fatto capo, per determinarsi sull’erogazione delle prestazioni assicurative, all’esperienza di medici/periti; soltanto la laboriosa/complessa osservazione della denunciata in _ ha permesso di appurare una situazione che non corrispondeva a quella esibita al cospetto di illustri medici/periti, fatto che manifestamente esclude che l’istante non sia stato accorto (cfr., in analogia, decisione TF 6S.379/2004 del 29.11.2004).
...
Ora, è vero che, nelle immagini, la denunciata non sta svolgendo una regolare attività lucrativa manuale; esse sono nondimeno inequivocabili in capo al fatto che, a dispetto dell’invalidità totale ostentata in occasione delle ripetute visite mediche, _ sia in grado di muovere gli arti superiori – privi di lesioni rossastre – senza alcun impedimento, ovvero di utilizzarli nelle usuali attività quotidiane. Circostanza che non si può ritenere irrilevante in relazione all’abilità lavorativa della denunciata, il 24.5.1993 ausiliaria di cucina. ...
...
4.3.4.
Il reato di truffa presuppone oggettivamente, oltre ad un inganno astuto, un errore da parte del truffato, una disposizione patrimoniale conseguente all’errore, un danno patrimoniale ed un nesso causale tra la disposizione patrimoniale e il danno e, soggettivamente, intenzionalità e volontà di procacciare un indebito profitto (BSK Strafrecht II – G. ARZT, op. cit., n. 72 ss. ad art. 146 CP), condizioni che il procuratore pubblico non ha esaminato. Questa Camera – autorità di ricorso giusta l’art. 284 CPP – non può pertanto confrontarsi, in prima sede, con questi presupposti.
L’esistenza di seri indizi di colpevolezza in capo ad un comportamento truffaldino – ovvero astuto – di _ permette tuttavia, già ora, di promuovere l’accusa a suo carico per titolo di truffa. Reato che il procuratore pubblico dovrà ulteriormente approfondire, anche con riferimento alla prescrizione dell’azione penale, con l’assunzione agli atti, segnatamente, delle prove proposte dal qui istante, esaminando pure la posizione di eventuali terzi coinvolti (quali _, marito dell’accusata) rispettivamente – nell’ipotesi in cui dovesse, per finire, concludere che il reato di truffa non è adempiuto – i disposti delle leggi speciali (segnatamente l’art. 70 LAI, che rinvia all’art. 87 LAVS) [cfr., sul concorso, decisione 15.6.1993 della Corte di cassazione e di revisione penale in re B., pubblicata in REP. 1994 p. 449 ss.].”
V’è da considerare, per quanto riguarda gli indizi di reato a carico dell’accusato, che egli era sempre presente in occasione di tutte le visite a cui si è sottoposta la moglie presso i medici incaricati dall’assicurazione e che era lui, spesso e volentieri, a rispondere alle domande dei periti e degli ispettori alla consorte [il _ ha infatti sottolineato nel suo rapporto a seguito della visita 8 giugno 2007 che “
on est à nouveau frappé par l’attitude extrêmement passive de la patiente qui tient ses deux membres supérieurs devant elle de façon très démonstrative en évitant de les mobiliser. A chaque question elle se tourne vers son mari qui répond à sa place.
Elle estime que l’évolution est absolument inchangée depuis l’année passée et se sent totalement invalide. Elle passe ses journées “à ne rien faire du tout”. C’est son mari qui lui fait deux fois par jour les pansements
” (rapporto 17.7.2007, p. 2, doc.
L, allegato alla denuncia penale 19.10.
2007)].
È stato l’accusato a negare, contrariamente al vero, la presenza della moglie in casa il 24 maggio 2007 agli investigatori inviati dalla _ e a dare loro appuntamento per le 16.00 dello stesso pomeriggio, quando gli investigatori hanno potuto incontrare una _ in uno stato fisico diametralmente opposto a quello constatato la mattina stessa.
Dopo l’arresto dei due accusati è stato possibile accertare, per quanto riguarda la situazione degli arti superiori dell’accusata _, che con l’applicazione di una terapia con fogli di _ (_) da parte di un dermatologo (in casu il _), il medico ha riscontrato un miglioramento della situazione sui 2/3 prossimali, mentre sul 1/3 distale abbondante secrezione, ma anche manomissione del bendaggio (cfr. AI 149, rapporto di osservazioni 31 luglio 2008 del _). Pure i rapporto 10 luglio 2008 dell’_, attivo presso il Carcere giudiziario, è importante per i sospetti di quanto poteva succedere prima dell’arresto: egli afferma di avere medicato la mattina del 7 luglio 2008 la paziente e di avere notato, lo stesso pomeriggio in occasione della visita del _, che il bendaggio sembrava diverso da quello effettuato la mattina. Successivamente alla visita del medico, l’infermiere avrebbe quindi deciso di medicare l’accusata con un bendaggio a “lisca di pesce” ad entrambe le braccia ma di avere ritrovato, il 9 luglio 2008, un bendaggio completamente diverso da quello effettuato, giustificato dalla detenuta con il passare di notti agitate. L’infermiere osserva che “
Del bendaggio a lisca di pesce non c’è traccia e la medicazione termina a metà braccio al posto del polso. Ho chiesto alla paziente se qualcuno o lei stessa avesse sfasciato la medicazione per poi rifarla, ma lei ha a più riprese negato fermamente, dicendo che né lei, né nessun altro le ha mai toccate. Rifaccio la medicazione ponendo nuovamente attenzione al modo in cui la eseguo ed aggiungo una firma sul bendaggio stesso per potere verificare la fasciatura alla prossima visita. Giovedì 10.07.08, alle ore 11.00, visita dermatologo (_. Questa volta la medicazione di ieri è intatta, le ferite sanguinanti si trovano vicino ai bordi della fasciatura, mentre più in mezzo le ferite sembrano migliorate”
(cfr. AI 158, rapporto del personale di custodia alla Direzione del 10 luglio 2008).
Ciò per dire che vi sono sufficienti elementi per affermare che l’accusata, in detenzione, parrebbe essere riuscita a togliersi la medicazione più di una volta, specialmente nella zona più vicina ai polsi, dove le ferite non sono riuscite a rimarginarsi a differenza delle ulcerazioni che risultano disseminate sul resto delle braccia e che appaiono invece in via di guarigione: vi è quindi il forte sospetto che si possa trattare di lesioni autoinferte, come in precedenza lo potevano verosimilmente essere per opera del marito (sempre presente e che dal 2003 avrebbe addirittura smesso di lavorare per assistere la moglie) quelle riscontrare anche sulla parte superiore delle braccia.
Alla luce della dichiarazione fatta dall’accusata a questo giudice in occasione dell’udienza della conferma dell’arresto del 1° luglio 2008 secondo cui “
io sono veramente impedita nei movimenti, non riesco neppure a pettinarmi
” (l’incapacità di pettinarsi è uno degli impedimenti/requisiti “principe” per l’ottenimento dell’indennità per grandi invalidi) – nonché delle dichiarazioni del qui istante rilasciate in diversi verbali (uno su tutti quello di conferma dell’arresto 1° luglio 2008 davanti a questo giudice) secondo cui era lui che procedeva a medicare la moglie dal 1993 e che l’avrebbe aiutata in tutte le minime attività giornaliere (anche a pettinarsi e a vestirsi) poiché la stessa sarebbe incapace di svolgerle – appare perlomeno singolare che gli agenti di custodia abbiano osservato la detenuta, il 26 luglio 2008, mentre si trovava in ginocchio sul tavolo della cella a parlare alla finestra, con le braccia infilate tra le sbarre a gesticolare per comunicare con qualche altro detenuto e che ancora successivamente, la stessa sera, davanti agli agenti, si sarebbe alzata dal letto dove si trovava seduta, avrebbe impugnato la sedia e, posizionandola per usarla a mò di scala, raggiunto senza alcuna difficoltà il piano del tavolo sul quale si sarebbe inginocchiata (cfr. AI 158, rapporto del personale di custodia alla Direzione del 26 luglio 2008).
Sia per quanto riguarda mobilità che la mancanza di ulcere sulle braccia della coaccusata, significativi risultano i verbali d’audizione degli investigatori privati _ (AI 123) e _ (AI 124) che confermano quanto riportato nel rapporto e nella documentazione fotografica prodotta dalla denunciante (menzogne e fotomontaggi a mente di _, mentre che il qui istante ha affermato che in qualche occasione la moglie sarebbe riuscita a tenere in mano alcuni oggetti e a fare piccoli lavori e che sarebbe capitato che ella sia uscita di casa senza bende, ma sempre con le maniche lunghe e producendosi in movimenti e gesti contenuti, contrariamente comunque a quanto constatato dagli investigatori della _).
L’istante vivrebbe poi da diversi anni con il denaro ottenuto dalla moglie per l’infortunio e l’invalidità che ne sarebbe derivata (verbale di conferma dell’arresto 1° luglio 2008, p. 3) mentre che la documentazione bancaria agli atti, relativa al conto dell’istante, non fa stato di entrate regolari già da qualche anno.
4.
L’accusato ritiene che non sussistano più bisogni istrutto
ri dal momento che non vi sarebbe più pericolo di collusione: il PP avrebbe sequestrato tutti i beni dei coniugi _ sia in _ che all’estero, si sarebbe in attesa della perizia del professore in dermatologia, l’accusata sarebbe stata medicata presso il Carcere giudiziario con bende non asportabili e, a mente dell’istante, ella sarebbe disposta a sottoporsi alle visite mediche richieste qualora il PP lo ritenesse necessario.
Secondo il magistrato inquirente devono ancora essere interrogati i medici ed i sanitari che hanno avuto in cura l’accusata negli anni nonché persone vicine ai due coniugi che hanno avuto modo di incontrarli negli anni e il personale che ha seguito l’accusata in Carcere oltre al _, si dovrà attendere il referto del _ ed è già stato scelto anche il perito ortopedico che dovrà esprimersi sulle difficoltà di movimento degli arti superiori della coaccusata; le perizie devono essere fatte con gli accusati in stato di detenzione. Il PP ritiene poi indispensabile far luce sulla situazione economica dei coniugi, ma la documentazione bancaria richiesta non sarebbe ancora pervenuta completamente, anche se sarebbe stato possibile accertare un avere in conto complessivo attuale di circa CHF 540'000.- a fronte di entrate complessive dal 1993 per CHF 1'360'000.-, prelevamenti a contanti (già solo per prelevamenti di importi superiori a CHF 5'000.-) per complessivi CHF 457'000.-, un bonifico del 23 aprile 2004 (AI 140) a favore di un conto intestato a _ in _ di CHF 50'000.- e l’utilizzo asserito di CHF 200'000.-/250'000.- per la ristrutturazione della casa abitata dai due accusati in _ (di cui non si conosce modalità di acquisto della proprietà e l’eventuale prezzo d’acquisto), tutto ciò considerato che dal 2003 il qui istante avrebbe smesso di lavorare per accudire la moglie senza nessun reddito apparente.
Quanto alle necessità istruttorie atte a giustificare la misura cautelare di privazione della libertà, non è inutile ricordare i seguenti principi:
"
-
In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a). Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.
-
E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "
Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen
."
(DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
-
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13)."
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Riassumendo, per il mantenimento della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che vi siano ancora atti istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura rimessa in libertà dell'accusato possa essere di documento proprio nell'ottica dell'assunzione delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di pericolo di collusione, quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato su terze persone (siano essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo di inquinamento delle prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti suscettibili di falsare l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione di mezzi di prova, ecc.
Va da sé che i criteri sopra esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la detenzione) é in corso da un certo tempo.
Nel caso in esame è stato accertato che il PP ha già provveduto, in data 18 luglio 2008, ad inoltrare una commissione rogatoria alle _ volta, tra l’altro, al blocco a registro fondiario della casa di proprietà dei coniugi _, oltre ad ogni altra loro proprietà immobiliare, e a chiedere la documentazione attestante l’acquisizione dell’immobile, l’eventuale prezzo d’acquisto e la sussistenza di mutui ipotecari (AI 126), egli ha poi provveduto, in data 25 luglio 2008 (AI 140), a chiedere alla difesa di _ la disponibilità dell’accusata a far trasferire l’eventuale saldo attivo del conto in _, alimentato il 23 aprile 2004 con il bonifico di CHF 50'000.- proveniente dal conto _ di _, comunicando che, in mancanza di accordo, avrebbe dovuto procedere per le vie rogatoriali. La difesa della coaccusata avrebbe dovuto fornire una risposta al PP entro il 6 agosto 2008, nulla si sa in proposito (nulla è agli atti consegnati in data 11 agosto 2008 a questo giudice).
Tali atti istruttori, volti alla ricostruzione della situazione patrimoniale dell’istante e della moglie e al recupero dell’eventuale maltolto, appaiono imprescindibili (trasferimento volontario o sequestro del conto da parte del PP per via rogatoriale), come imprescindibile è l’acquisizione della documentazione della relazione bancaria in _ intestata all’accusata (di cui non si sa se il qui istante abbia diritto di firma a qualsiasi titolo): sia che avvenga con la collaborazione dell’accusata o per le vie ufficiali. Presente a questo proposito un importante pericolo di collusione ed inquinamento delle prove, almeno sino a sicurezza degli avvenuti sequestri (blocco del fondo e blocco del denaro) e/o recupero degli eventuali fondi ancora presenti sul conto e acquisizione della documentazione bancaria serba. Fino ad accertato blocco dei beni in Serbia è evidente il rischio che l’accusato, se posto in libertà, potrebbe tentare di vendere o cedere l’abitazione a terzi al fine di evitarne il sequestro, come pure prelevare l’eventuale saldo del/dei conti bancari dei due accusati in _.
La scarcerazione di _ appare senz’altro prematura, tanto più che un accusato può dover in qualche modo sopportare le eventuali conseguenze che le sue scelte, in concreto quelle di avere acquistato e/o ristrutturato una casa al proprio paese d’origine con il denaro o con parte del denaro provento della presunta truffa, nonché quelle di avere, in accordo con la moglie, trasferito parte dei fondi ricercati dal PP su di un conto all’estero, potrebbero avere sull’evoluzione ed i tempi dell’istruttoria; è notorio che per l’evasione di rogatorie all’estero occorre un certo tempo (cfr. GIAR 2005.526.2 del 14 novembre 2005).
5.
È pure dato, e sufficientemente concreto, almeno a questo stadio del procedimento, il pericolo di fuga.
Il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).
Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind, ..." (Schmid, ibidem).
L'accusato è cittadino _, egli non ha nessun legame con la _, né famigliare né lavorativo, ad eccezione di un appartamento a _ per cui i coniugi _ pagano oltre CHF 1'000.- di canone di locazione al mese. Sia l’accusato che la moglie sono attualmente senza reddito alcuno (sono state sospese le rendite a favore di _, con le quali viveva anche l’istante, e i beni in _ della coppia sono stati posti sotto sequestro, al contrario di quelli in _, dal momento che non si sa quando e se le _ accoglieranno la rogatoria procedendo al blocco del fondo (blocco che in ogni caso, contrariamente a quanto asserito dalla difesa, non dovrebbe comportare, almeno nell’immediato, conseguenze sull’abitabilità dello stabile) mentre che il conto bancario della moglie in _ (sul quale non si sa se il qui istante abbia diritto di firma) e di cui non si conosce il saldo, non è ancora stato posto sotto sequestro penale, rispettivamente la difesa di _ non ha (ancora?) accettato di trasferire l’eventuale saldo in _.
A questo punto l’istante potrebbe facilmente, se posto in libertà provvisoria, decidere di disertare definitivamente la _, per ritornare in _ per recuperare e nascondere i beni ivi in essere e non più presentarsi per gli incombenti processuali.
Se le accuse dovessero essere confermate – egli è confrontato con imputazioni di una certa gravità, per un indebito profitto presunto di rilievo ed un’attività criminale presunta reiterata nel tempo – il rischio di una pena non lieve esiste (i reati per i quali è stata promossa l’accusa prevedono anche la reclusione).
Visto quanto sopra appare perciò verosimile che _ possa preferire rendersi irreperibile alle autorità inquirenti, per le ulteriori necessità istruttorie, se posto in libertà provvisoria.
Tale pericolo appare quindi concreto e non può essere scongiurato neppure con misure meno incisive, quali il deposito dei documenti d’identità o con obbligo di firma in Polizia, essendo evidente che un cittadino straniero può far rientro nel proprio paese d’orginie anche senza documenti d’identità e non potendo ovviare all’accertato pericolo di fuga il presentarsi (anche giornalmente) alle Autorità di Polizia.
6.
La proporzionalità di una carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).
La proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, e delle dimensioni dell’inchiesta, per ipotesi di reato che perdura da diversi anni, diversi istruttori compiuti, e che non può essere considerata a termine (almeno per quanto riguarda il recupero o il sequestro dell’indebito profitto), è sicuramente data. Gli inquirenti hanno proceduto con celerità e non si sono limitati ad interrogare gli accusati, ma hanno proceduto con la nomina di periti, numerosi sequestri (domiciliari, bancari, di cartelle mediche, ecc.), l’invio di una rogatoria, il costante monitoraggio di _ in carcere alla ricerca di riscontri oggettivi alle dichiarazioni discordanti dei due accusati, considerato un comportamento processuale non proprio collaborativo dell’accusato, il quale modifica la propria versione dei fatti di volta in volta.
Pure va ammessa nella sua eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i reati imputati a _.
L’accusato è stato arrestato il 30 giugno 2008 e ad oggi è in detenzione preventiva da quasi un mese e mezzo. In questo lasso di tempo l’inchiesta è avanzata con sufficiente celerità.
I reati imputati a _ sono di sicura gravità, a prescindere dal fatto che si tratta di crimini e in caso di condanna il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione preventiva sin qui sofferta e a quella presumibilmente da soffrire per terminare l’inchiesta con gli atti istruttori necessari e summenzionati, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.
7.
In conclusione, constata l’esistenza di gravi indizi di reato, bisogni dell’istruzione, pericolo di collusione ed inquinamento delle prove e concreto pericolo di fuga, nonché rispetto del principio di proporzionalità, della carcerazione sofferta e da soffrire nei termini suesposti, si può concludere che sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).