# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 309cc1db-d683-5e54-aea1-f1b5da891b44
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto:
A.
La sera del 24 marzo 2014 la polizia interveniva in Via _ a _, a seguito della segnalazione telefonica da parte di _ e _ che, dopo aver visto l’autovettura che seguiva la loro andare a sbattere contro dei paletti, decidevano di fermarsi e, notando che la strada era piena di detriti e che la conducente dell’auto all’origine dell’incidente dava l’impressione di essere alterata dall’alcol, allertavano la polizia.
Gli agenti intervenuti costatavano che, all’altezza di Via _, due paletti erano stati divelti. Sul luogo non vi era nessuno e neppure erano presenti veicoli. Il giorno successivo, identificavano la protagonista dell’incidente in AP 1.
B.
Esperiti alcuni atti istruttori - in particolare dopo aver proceduto agli interrogatori di _ e dell’imputata - con DA 3234/2014 datato 28 luglio 2014, il procuratore pubblico ha messo in stato d’accusa AP 1 siccome ritenuta autrice colpevole di:
1.1. infrazione alle norme della circolazione
per avere, circolando con la vettura Alfa Romeo targata _, negligentemente perso la padronanza di guida cozzando conseguentemente contro dei paletti siti sulla sua destra;
fatti avvenuti ad _ il 24.03.2014;
reato previsto dall’art. 90 cpv. 1 LCStr. in rel. con gli art. 26 cpv. 1, 27 cpv. 1, 31 cpv. 1 LCStr., art. 3 cpv. 1, 7 cpv. 2 ONC;
1.2. elusione di provvedimenti per accertare l’inattitudine alla guida
per essersi intenzionalmente opposta alla prova del sangue o ad un esame sanitario completivo per la determinazione dell’alcolemia, allontanandosi dal luogo del suddetto incidente rendendosi irreperibile, sapendo o comunque dovendo presumere, tenuto conto delle circostanze (vedi: dinamica dei fatti, ora dell’incidente, ecc.) che la polizia avrebbe ordinato tempestivamente la prova dell’alito o del sangue;
fatti avvenuti ad _ il 24.03.2014;
reato previsto dall’art. 91a cpv. 1 LCStr.;
1.3. inosservanza dei doveri in caso d’incidente
per aver abbandonato il luogo dell’incidente sufferito senza osservare i doveri impostigli dalla legge, in specie senza avvisare immediatamente il danneggiato o avvertire senza indugio la polizia;
fatti avvenuti ad _ il 24.03.2014;
reato previsto dall’art. 92 cpv. 1 LCSTR. in rel. con l’art. 51 cpv. 3 LCStr.
Il procuratore pubblico ha, quindi, proposto una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 100.- ciascuna per complessivi fr. 9'000.- (da espiare) con pagamento di tasse e spese di giustizia.
C.
A seguito dell’opposizione interposta dall’imputata e dopo il pubblico dibattimento tenutosi i giorni 19 ottobre e 16 novembre 2015, il giudice della Pretura penale ha dichiarato AP 1 autrice colpevole di infrazione alle norme della circolazione, elusione di provvedimenti per accertare l’inattitudine alla guida e inosservanza dei doveri in caso d’incidente e l’ha condannata alla pena di 240 ore di lavoro di pubblica utilità (sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 4 anni), alla multa di fr. 900.- e al pagamento di tasse e spese di complessivi fr. 950.-.
D.
AP 1 ha presentato tempestivo annuncio d’appello che ha confermato con dichiarazione 5 settembre 2016 in cui (pur facendo riferimento soltanto ai punti 1.1, 1.2 e 2, quindi, senza menzionare il punto 1.3) ha indicato di contestare l’intera sentenza. Ella ha chiesto il proscioglimento dai reati di elusione di provvedimenti per accertare l’inattitudine alla guida e di inosservanza dei doveri in caso d’incidente e la condanna - solo per il reato di infrazione alle norme della circolazione - al pagamento di una multa di fr. 600.- con tassa di giustizia e spese a carico dello Stato.
L’appellante si è, poi, limitata a protestare tasse, spese e ripetibili senza né quantificare né documentare la sua richiesta.
Contestualmente alla dichiarazione di appello, AP 1 ha chiesto l’audizione testimoniale di _, impiegato presso il Comune di _, allo scopo di confermare l’avvenuta notifica dell’incidente, da parte sua, il giorno successivo ai fatti.
E.
L’istanza probatoria
è stata respinta
dalla presidente di questa Corte con decreto 4 ottobre 2016,
poiché la testimonianza riguardava un fatto rimasto incontestato e inconferente ai fini del giudizio.
F.
In applicazione dell’art. 406 cpv. 2 CPP, contestualmente alla reiezione
dell’istanza probatoria, la presidente di questa Corte ha assegnato alle parti un termine per comunicare il loro consenso alla trattazione dell’appello in procedura scritta.
G.
Con scritto 17 ottobre 2016, rispettivamente con email 18 ottobre 2016, il difensore dell’imputata e il procuratore pubblico hanno comunicato il loro consenso alla trattazione dell’appello in procedura scritta.
H.
In data 18 ottobre 2016, la presidente di questa Corte ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per la presentazione della motivazione scritta della dichiarazione di appello.
I.
Con scritto 27 ottobre 2016 l’appellante ha comunicato di rinviare, per la motivazione, alla dichiarazione di appello 5 settembre 2016 - già stilata in forma estesa - e la presidente di questa Corte, in data 28 ottobre 2016, ha, quindi, ordinato l’intimazione della dichiarazione di appello al procuratore pubblico e alla pretura penale assegnando un termine di 20 giorni per la presentazione di osservazioni.
L.
Nelle sue osservazioni 2 novembre 2016 il procuratore pubblico ha postulato la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza impugnata, mentre con scritto 9 novembre 2016 il giudice della pretura penale ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare.
M.
In data 10 novembre 2016 la presidente di questa corte ha ordinato l’intimazione delle osservazioni 2 novembre 2016 del procuratore pubblico all’imputata e alla pretura penale e l’intimazione dello scritto 9 novembre 2016 della pretura penale all’imputata e al procuratore pubblico.

## Considerations

Considerando
i fatti
1.
La dinamica dei fatti è - nella sostanza - incontestata e può essere così riassunta.
Il 24 marzo 2014, verso le otto di sera, AP 1, circolando con la sua vettura in territorio di _, perdeva la padronanza del suo veicolo andando, così, a sbattere contro alcuni paletti presenti a lato della strada che, di conseguenza, venivano divelti. _ e _ (che, con la loro auto, precedevano quella dell’imputata), sentendo un forte colpo e accorgendosi - guardando nello specchietto retrovisore - dell’incidente, si fermavano e raggiungevano l’auto incidentata. Una volta accertato che la conducente non aveva riportato ferite, vedendo che la strada era piena di detriti e avendo la percezione che la donna al volante fosse alterata dall’alcol, _ allertava la polizia che - intervenuta sul luogo dell’incidente alle ore 20:47 (cfr. email 14.10.2015 dell’appuntato _, doc. 18 dell’incarto della pretura penale) - costatava sia l’assenza del veicolo all’origine dell’accaduto sia quella della sua conducente. Solo il giorno seguente la polizia, saputo che l’auto incidentata era stata rimorchiata e portata via dalla ditta S.R. Servizio Rapido Sagl di _ (quest’ultimo chiamato dall’imputata e dal suo compagno, _), riusciva a risalire a AP 1. Nel frattempo quest’ultima, il mattino del giorno successivo ai fatti, si presentava personalmente presso il Municipio di _ segnalando l’accaduto.
2.
a)
Sulle dichiarazioni rese agli inquirenti e al giudice di prime cure si richiamano, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP:
-
per AP 1 i consid. 4 e 8 della sentenza impugnata,
-
per _ il consid. 3,
-
per _ il consid. 9 e
-
per Gabriele Gentile il consid. 10.
b)
L’imputata ha, in sostanza, riconosciuto che i fatti si sono svolti così come indicato al considerando che precede, ammettendo, in particolare, di aver perso la padronanza del suo veicolo
“a causa di una distrazione momentanea”
senza, tuttavia, sapersi capacitare del perché (VI PG 01.04.2014, pag. 2). Solo al dibattimento di primo grado ha ipotizzato - senza, però, esserne certa - di poter ricondurre la perdita di padronanza del mezzo o alla presenza dei due cani che avrebbe avuto con sé (e di cui prima non aveva fatto menzione) o al cellulare (verbale 19.10.2015 allegato al verbale del dibattimento di primo grado, pag. 1).
AP 1 ha, anche, dichiarato che poteva immaginarsi che la polizia l’avrebbe sottoposta a un controllo dell’alcol (verbale 19.10.2015 allegato al verbale del dibattimento di primo grado, pag. 1). Ma ha, comunque, tenuto a precisare che non aveva consumato bevande alcoliche (VI PG 01.04.2014, pag. 3) e che, quindi, era perfettamente sobria. _ (compagno dell’imputata) e _ (titolare del garage che si è occupato di portar via il veicolo incidentato), entrambi arrivati sul luogo dell’incidente alcune decine di minuti dopo il suo verificarsi, hanno affermato di non aver notato, nell’appellante, atteggiamenti indicativi di un consumo di alcol (cfr. verbali 19.10.2015 allegati al verbale del dibattimento di primo grado, pag. 2, rispettivamente pag. 1).
_ ha, per contro, riferito di aver notato che l’auto di AP 1, prima dell’incidente, continuava ad avvicinarsi e allontanarsi dalla loro e procedeva a zig-zag e ha, anche, affermato di avere avuto la percezione che, subito dopo l’incidente, l’imputata fosse alterata dall’alcol (VI PG 29.03.2014, pag. 3 e 4). Proprio a seguito di questa percezione - oltre
che per il fatto che la strada era piena di detriti - lei e il suo compagno _ decidevano di avvertire la polizia.
L’appellante ha, poi, raccontato, di aver dato per scontato che, la polizia era, subito, stata allertata da _: perché quest’ultima le aveva detto che l’avrebbe chiamata e perché, effettivamente, poco dopo, vedeva la donna col telefono in mano (verbale 19.10.2015 allegato al verbale del dibattimento di primo grado, pag. 1).
Che la polizia sia stata allertata è accertato, ed è stato _ a farlo, poiché - come detto - aveva notato che la strada, dopo l’incidente, era piena di detriti e perché
“la conducente sembrava alterata dall’alcol o da altro”
(VI PG 29.03.2014 _, pag. 2).
Pure accertato, è che il giorno seguente AP 1 si è recata personalmente in Municipio ad _ per segnalare l’accaduto e fornire i suoi dati.
l’appello
3.
L’appellante sostiene che, nel caso concreto, difettano i presupposti del reato d’inosservanza dei doveri in caso d’incidente.
Da un lato, poiché la polizia è subito stata allertata da _ - circostanza, a lei nota, in virtù della quale non si è, quindi, preoccupata di avvisarla nuovamente a sua volta - e, dall’altro, perché il giorno seguente si è personalmente recata presso il Municipio di _ a segnalare l’accaduto, assumendosi la piena responsabilità del danno cagionato (dichiarazione di appello 05.09.2016, consid. 2, pag. 3 e 4).
Il tempestivo annuncio alla polizia da parte di _ e il fatto che il terzo danneggiato abbia ricevuto i dati relativi all’autore del danno, escluderebbero la realizzazione dei presupposti oggettivi del reato, mentre - per l’aspetto soggettivo - l’imputata avrebbe dimostrato di non aver avuto alcuna intenzione di dileguarsi presentandosi, il mattino seguente, presso il Municipio.
AP 1 contesta, anche, la realizzazione del reato di elusione di provvedimenti per accertare l’inattitudine alla guida.
Da una parte, perché non le incombeva alcun obbligo di avvisare la polizia - ritenuto che, quest’ultima, era già stata allertata da _ e che il danneggiato (il Municipio di _) era stato informato il mattino del giorno seguente, da lei, dell’incidente - e, dall’altra, poiché in considerazione delle circostanze legate all’incidente - con danni di poco conto e nessuna messa in pericolo per altri utenti della strada - non è ragionevolmente ammissibile sostenere che la polizia avrebbe ordinato un provvedimento per accertare la sua capacità alla guida.
A dire dell’appellante, poi, il fatto che lei sia rimasta sul luogo dell’incidente per 30-60 minuti e le dichiarazioni del compagno - _ - secondo cui era perfettamente sobria (a confronto di quelle confuse rese da _ su tale aspetto), sarebbero tutti indizi atti a far ritenere che, essendo stata del tutto sobria, non avrebbe avuto alcuna ragione - e, quindi, alcuna intenzione - di eludere la prova del sangue o il test dell’alcol (dichiarazione di appello 05.09.2016, consid. 3, pag. 4-6).
Benché l’appellante abbia, in sé, impugnato l’intera sentenza pretorile, nella dichiarazione d’appello 5 settembre 2016 ha chiesto il proscioglimento dai due reati sopra citati, postulando una sua condanna a una multa di fr. 600.- limitatamente all’infrazione alle norme della circolazione conseguente alla perdita di padronanza del proprio veicolo (dichiarazione di appello 05.09.2016, consid. 4, pag. 6). Tale reato, quindi, non è contestato.
in diritto
inosservanza dei doveri in caso d’incidente
4.1.
Per l’art. 92 cpv. 1 LCStr.
chiunque, in caso d'incidente, non osserva i doveri impostigli dalla legge, è punito con la multa.
L’art. 51 LCStr. stabilisce - per tutte le persone coinvolte in un incidente - l’obbligo generale di fermarsi subito e di provvedere, per quanto possibile, alla sicurezza della circolazione (cpv. 1). Se ci sono soltanto danni materiali, la legge prevede che il loro autore deve avvisare immediatamente il danneggiato indicando il nome e l’indirizzo. Se ciò è impossibile, deve avvertire senza indugio la polizia (cpv.3).
La nozione d’immediatezza ex art. 51 cpv. 3 LCStr. deve essere interpretata in maniera restrittiva: l’annuncio deve avvenire non appena le circostanze lo consentono, e ciò sia per il caso di avviso al danneggiato che per quello alla polizia (Jeanneret, Les dispositiones pénales de la Loi sur la circulation routière, Berna 2007, ad art. 92, n. 106 e 117; Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière, Commentaire, Losanna 1996, ad art. 51 LCStr., n. 3.3). Per l’annuncio alla polizia, l’autore del danno non avrà molte scusanti per giustificare un eventuale ritardo, nella misura in cui la polizia è sempre raggiungibile, perlomeno telefonicamente. Con il che, in definitiva, il tempo concesso all’autore per avvisare la polizia, sarà quello necessario per trovare un telefono o - se più vicino - un posto di polizia (Jeanneret, op. cit. ad art. 92, n. 118). Chi provoca un incidente di notte con soli danni materiali, in assenza del danneggiato, non potrà, quindi, prevalersi del fatto che il posto di polizia era chiuso o che non era illuminato, poiché - in un simile caso - bisogna raggiungere la polizia telefonicamente: non è, infatti, ammissibile differire l’annuncio se, un tale annuncio, è possibile (DTF 120 IV 73, consid. 1b; DTF 109 IV 137, consid. 2a). L’avviso deve essere immediato e non può essere fatto un’ora dopo che l’autore è rientrato a casa propria, rispettivamente il giorno successivo per danni provocati la sera prima oppure, ancora, a mezzogiorno per danni provocati la mattina (Bussy/Rusconi, op. cit., ad art. 51 LCStr., consid. 3.3). Ciò tiene conto del fatto che, spesso, l’annuncio tardivo o l’assenza di annuncio al danneggiato o alla polizia, è motivato dal timore di doversi sottoporre a un esame del sangue (Bussy/Rusconi, op. cit. ad art. 51 LCStr., n. 3.3). L’urgenza dell’annuncio non dipende dalla gravità del danno causato (Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n. 100; Bussy/Rusconi, op. cit., ad art. 51 LCStr., n. 3.3).
Gli obblighi previsti dall’art. 51 cpv. 3 LCStr. incombono, di principio, all’autore del danno (e non ad altre persone implicate nell’incidente). Quando le circostanze lo giustificano (segnatamente per motivi di forza maggiore), l’autore può incaricare un’altra persona dell’annuncio, senza tuttavia che ciò lo liberi dal suo obbligo personale e senza che il terzo diventi titolare dell’obbligo che spetta, comunque, solo all’autore medesimo (Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n. 103, Bussy/Rusconi, op. cit., ad art. 51 LCStr., n. 3.1).
Il reato è punibile anche se commesso per negligenza (art. 100 cifra 1 LCStr.).
elusione di provvedimenti per l’accertamento dell’inattitudine alla guida
4.2.
Per l’art. 91a cpv. 1 LCStr., il conducente di un veicolo a motore che intenzionalmente si oppone o si sottrae a una prova del sangue, a un'analisi dell'alito o a un altro esame preliminare che è stato ordinato o che si doveva supporre lo sarebbe stato, o a una visita di controllo medico completiva, oppure elude lo scopo di tali provvedimenti, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
I presupposti oggettivi del reato sono due. L’autore deve, innanzitutto, aver violato l’obbligo di avvisare la polizia in caso d’incidente stradale, sempre che un tale annuncio - volto a chiarire le circostanze dell’incidente - era possibile. Occorre, poi, che - tenuto conto delle circostanze - apparisse, oggettivamente, altamente verosimile che la polizia avrebbe ordinato un provvedimento per accertare l’inattitudine alla guida (Jeanneret, op. cit., ad art. 91a LCStr., n. 24; STF 6B 927/2014 del 16 gennaio 2015, consid. 2.1; STF dell’11 maggio 2010, 6B_216/2010 consid. 3).
Giusta l’art. 55 cpv. 1 LCStr., i
conducenti di veicoli come anche gli utenti della strada coinvolti in infortuni (da intendersi: incidenti) possono essere sottoposti a un'analisi dell'alito. Il tribunale federale ha avuto modo di stabilire che in caso d’incidente occorre, in linea generale, attendersi un controllo dell’alcolemia, a meno che l’incidente non sia manifestamente da ricondurre ad una causa totalmente indipendente dal conducente (6B_756/2015 del 3 giugno 2016, consid. 1.1.3).
Soggettivamente, è necessario che il conducente sia stato cosciente dell’elevata possibilità di essere sottoposto ad un esame dell’alcolemia e del fatto che, con il suo agire, si sarebbe sottratto a tale obbligo. Il dolo eventuale è sufficiente (STF citata, cons. 1.1.1. in fine).
sussunzione
5.
Nel caso concreto, è pacifico (e del resto incontestato) che AP 1 ha avuto piena coscienza di aver divelto dei paletti e del fatto che il proprietario dell’opera, e - quindi - il danneggiato, era l’ente pubblico. Prova ne è che l’imputata, il giorno seguente l’incidente, si è personalmente recata in Municipio ad _ per segnalare l’accaduto e fornire i suoi dati (ciò che, peraltro, attesta - anche - la sua consapevolezza circa l’obbligo di informare il danneggiato).
La questione che si pone - posto che, evidentemente, il danneggiato non poteva essere avvisato al momento dei fatti, perché l’incidente è avvenuto verso le ore 20:00, ora in cui gli uffici del Municipio sono chiusi - è quella a sapere se l’appellante abbia adempiuto l’obbligo ex art. 51 cpv. 3 LCStr. di avvertire, immediatamente, la polizia.
a)
Questa Corte condivide, al riguardo, le pertinenti conclusioni del primo giudice, secondo cui l’imputata ha violato tale obbligo realizzando, così, i presupposti del reato di cui all’art. 92 cpv. 1 LCStr. (sentenza impugnata, consid. 18, pag. 13-15).
b)
La versione dell’imputata non è, infatti, credibile sotto il profilo della buona fede.
Se, realmente, ella avesse inteso che _ e/o _ avrebbero, con certezza, chiamato la polizia e avesse, quindi, ritenuto - in buona fede - di non dovervi, poi, provvedere personalmente, il minimo che ci si poteva aspettare è che fornisse loro i suoi dati affinché li trasmettessero agli agenti. Ciò che invece non ha fatto, così come non si è minimamente premurata di verificare presso di loro se, effettivamente, avevano, poi, allertato la polizia e nemmeno quando la pattuglia sarebbe arrivata.
Anzi. Dalle dichiarazioni di _ emerge chiaramente che l’appellante era infastidita dalla loro presenza e dal loro interessamento e
“con tono arrogante (...) ci diceva di andarcene via”
(VI PG 29.03.2014, pag. 2). Un atteggiamento, il suo, che denota come ella volesse allontanarli al più presto, verosimilmente proprio perché le avevano detto che avrebbero chiamato la polizia.
Non contribuisce, poi, ad accrescere la credibilità dell’appellante la circostanza secondo cui ha lasciato il luogo dell’incidente prima dell’arrivo della polizia, senza preoccuparsi di chiamare, a sua volta, non fosse che per verificare quanto dovesse ancora attendere l’arrivo della pattuglia. A maggior ragione se si considera che lei non aveva fornito i suoi dati a _ e _, e - quindi - lasciando il luogo dell’incidente prima dell’arrivo della pattuglia, sapeva perfettamente che la polizia non avrebbe saputo chi era all’origine dell’incidente.
c)
Quand’anche si volesse credere all’appellante, la sua argomentazione non rileverebbe, comunque, per il caso qui in discussione.
L’obbligo di avvertire la polizia incombeva, infatti, a AP 1 perché era stata lei a cagionare il danno. E, nel caso concreto, non c’erano motivi di forza maggiore (peraltro nemmeno addotti dall’appellante) tali da giustificare una delega a terzi dell’obbligo di avvertire la polizia. Già solo per questo motivo, l’argomento dell’appellante non sarebbe, comunque, esimente. Per tacere del fatto che nulla agli atti permette di dire che vi sia stata, da parte dell’imputata, una qualsiasi volontà di delegare l’obbligo di annuncio alla polizia a _ e _.
d)
Il fatto che, il giorno successivo, l’imputata ha informato il Comune di _ dell’accaduto, è inconferente. Un tale annuncio al danneggiato è, infatti, tardivo, come emerge chiaramente dagli esempi citati in dottrina e giurisprudenza al considerando in diritto.
e)
Ne discende che AP 1, pur cosciente di aver causato un danno al Comune di _ e pur consapevole del suo obbligo di avvertire il danneggiato, non ha (tempestivamente) allertato la polizia e ha, per contro, deciso di ripulire la strada dai detriti, di portare il suo veicolo presso il garage di _ affinché venisse riparato e di lasciare il luogo dell’incidente. Così agendo, ella ha violato l’obbligo stabilito all’art. 51 cpv. 3 LCStr., rendendosi colpevole del reato di inosservanza dei doveri in caso d’incidente.
6.
Con il suo comportamento, l’appellante ha, pure, realizzato i presupposti del reato di elusione di provvedimenti per accertare l’inattitudine alla guida.
In considerazione del fatto che nulla permette di concludere che l’incidente sia da ricondurre ad una causa totalmente estranea all’appellante (né del resto lo sostiene quest’ultima, che ha ammesso di aver perso la padronanza del proprio veicolo), ne discende che, nel caso concreto, un controllo dell’alcolemia appariva, oggettivamente, altamente verosimile.
Che l’omissione dell’annuncio ex art. 51 cpv. 3 LCStr. non possa ragionevolmente spiegarsi, se non con il fatto che il conducente abbia preso in considerazione di sottrarsi alla prova del sangue, appare nel caso concreto, pacifico. Ne sono una prova l’atteggiamento ostile dell’appellante nei confronti di chi voleva chiamare la polizia, nonché il fatto che abbia ripulito la strada dai detriti, fatto portar via il veicolo e lasciato il luogo dell’incidente, aspettando il giorno successivo ad annunciarsi in Comune.
violazione del principio di celerità
7.
La sentenza motivata è stata intimata quasi 9 mesi dopo la comunicazione del dispositivo. Occorre, quindi, valutare se - nel caso concreto – vi sia stata una violazione del principio di celerità.
La questione deve essere affrontata d’ufficio, anche se non è stata sollevata.
7.1
Il principio della celerità impone alle autorità penali di procedere con la dovuta speditezza non appena l'imputato è informato dei sospetti che pesano su di lui (art. 29 cpv. 1 Cost., 6 n. 1 CEDU e 14 n. 3 lett. c Patto ONU II; DTF 130 IV 54 e 124 I 139). Di nessuna rilevanza per l’accertamento di una violazione del principio della celerità è la responsabilità delle autorità e vi può essere violazione di questo principio anche se alle autorità penali non è imputabile nessuna colpa (DTF 130 IV 54). La questione di sapere se il principio della celerità sia stato violato va decisa soprattutto in base ad un appezzamento globale del lavoro effettuato, in cui va tenuto conto in particolare della complessità del procedimento, del comportamento dell’interessato e delle autorità penali. Tempi morti sono inevitabili e se nessuno di essi ha avuto una durata scioccante è l'apprezzamento globale ad essere decisivo, fermo restando che - affinché sussista una violazione di questo principio - non è di per sé sufficiente che un atto processuale potesse essere compiuto anticipatamente.
La giurisprudenza ha, ad esempio, giudicato inaccettabili e costitutivi di una violazione del principio di celerità un'inattività di tredici o quattordici mesi in fase d’istruttoria (STF 6S.37/2006 del 8 giugno 2006, consid. 2.1.2).
Siccome i ritardi nella procedura penale non possono più essere sanati, il Tribunale Federale ha fatto derivare dalla violazione del principio della celerità delle conseguenze a livello di pena. La violazione di tale principio comporterà, nei casi più frequenti, una riduzione oppure addirittura la rinuncia ad una pena o anche l'abbandono del procedimento (STF 6S.37/2006 dell’8 giugno 2006, DTF 130 IV 54, 124 I 139 e 117 IV 124).
7.2
Nel caso concreto, un periodo di quasi 9 mesi per l’intimazione della sentenza motivata è, non soltanto non ossequioso dell’art. 84 cpv 4 CPP; ma manifestamente eccessivo poiché non giustificato dalle circostanze del caso specifico, che non presenta alcuna particolare difficoltà.
Di conseguenza, la pena pecuniaria inflitta deve imperativamente essere ridotta a 200 ore di lavoro di pubblica utilità.
Anche la multa deve essere ridimensionata a fr. 600.-.
Non contestata dal PP, in forza del divieto della reformatio in pejus, non può essere riesaminata la questione della sospensione condizionale della pena (LUP).
indennizzo
8.
Vista la sua condanna, la richiesta di indennizzo ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP presentata da AP 1 - peraltro formulata in modo del tutto generico, essendosi l’appellante limitata a protestare tasse, spese e ripetibili - va, necessariamente, respinta.
tasse e spese
9.
Visto l’esito della procedura, gli oneri processuali di primo grado gravano sulla condannata (art. 426 cpv. 1 e 428 cpv. 3 CPP), mentre quelli d’appello sono posti per 1/4 a carico dello Stato e per 3/4 a carico dell’appellante.