# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f58c82f6-a3d4-5c1f-8b03-0b674f33d8e4
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1997
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto
A.
Con petizione del 14 aprile 1995 _, con sede a _ invoca le norme del CO sulla protezione della ditta, quelle del CC sulla protezione della personalità e quelle della Legge sulla concorrenza sleale e chiede che alla _ A, con sede a _ sia fatto ordine di cancellare la propria ditta dal registro di commercio, e di non farne più uso in alcuna forma, così da evitare ogni rischio di confusione con la ditta attrice.
B.
Con la petizione l’attrice ha presentato una domanda cautelare, chiedente che alla convenuta sia imposto di non far più uso della propria ditta “o di altro nome simile, in particolare su insegne, cartelli pubblicitari, carta intestata, timbri e di ogni altro mezzo atto a causare confusione con la ditta _ ”.
La domanda cautelare è stata accolta dal Pretore con decisione 14 luglio 1995, confermata da questa Camera con sentenza 2 novembre 1995.
C.
Il 18 luglio 1996 l’attrice ha presentato una nuova domanda cautelare, chiedendo che alla Direzione Telecom PTT di Bellinzona venga ordinato di disattivare il collegamento telefonico _, mantenuto dalla convenuta e figurante anche nell’elenco telefonico distribuito nell’ottobre del 1995 nonostante la prima decisione cautelare.
D.
All’udienza di discussione del 17 settembre 1996 la convenuta si è opposta all’istanza, rilevando che il cennato collegamento telefonico sarebbe intestato all’arch. _, che verrebbe indebitamente colpito dall’eventuale misura cautelare, mentre la _ sarebbe iscritta solo a titolo supplementare e non sarebbe abbonata a Telecom.
E.
Nel giudizio impugnato il Pretore ha rilevato che il mantenimento del collegamento telefonico sotto la denominazione _ costituirebbe in sostanza un’inadempienza all’ordine precedentemente impartito, così che anche la domanda volta alla soppressione di questo elemento di confusione sarebbe da accogliere direttamente nei confronti della convenuta medesima, con la comminatoria dell’esecuzione effettiva in caso di ulteriore inadempienza.
F.
Con atto di appello del 28 ottobre 1996 la convenuta chiede la riforma del pronunciato pretorile nel senso di respingere l’istanza.
L’allacciamento telefonico in questione sarebbe intestato a tre persone, che sarebbero tutte gravemente danneggiate dalla sua soppressione. _ non sarebbe abbonata a Telecom e sarebbe iscritta nell’elenco con il numero in questione solo in via supplementare, iscrizione che sarebbe stata richiesta già nel marzo del 1995.
La situazione creatasi sarebbe del resto imputabile alla stessa attrice, che non si sarebbe iscritta nell’elenco telefonico 1995/1997.
Il Pretore avrebbe inoltre violato l’art. 86 CPC condannando la convenuta, anziché le PTT come richiesto, alla disattivazione del telefono, e non avrebbe inoltre indicato se e quando l’allacciamento potrà essere riattivato.
Non sarebbe infine stata fornita la prova del rischio di confusione, con il che non si potrebbe ammettere l’esistenza di una situazione di urgenza tale da giustificare il provvedimento.
G.
Nelle osservazioni del 29 novembre 1996 l'istante chiede la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili in base ad argomentazioni delle quali, per quanto necessario, si dirà nei successivi considerandi.
Nel medesimo allegato essa si è aggravata in via adesiva nei confronti del giudizio pretorile, chiedendone la riforma nel senso di impartire l’ordine di disattivazione direttamente alle PTT e non alla convenuta, che non vi darebbe seguito.
H.
La convenuta non ha presentato osservazioni all’appello adesivo.

## Considerations

Considerato
in diritto
1.
Questa Camera si è già dovuta occupare del dissidio esistente tra le parti in causa nella sentenza del 2 novembre 1995, anch’essa in tema di provvedimenti cautelari.
In quel giudizio la Camera ha accertato che l’utilizzo della ragione sociale _ comporta un concreto rischio di confusione con quella dell’istante, tale da costituire una fattispecie di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 3 lit. d LCSl. Sussiste inoltre, già solo per l’esistenza di detto rischio di confusione, la necessaria verosimiglianza di una situazione di rischio di danno irreparabile, tale da rendere urgente l’adozione di misure cautelari volte all’eliminazione del rischio di confusione.
2.
Queste considerazioni mantengono evidentemente tutta la loro validità, visto anche che la convenuta non ha evocato alcuna nuova circostanza di fatto che possa scalfire i precedenti accertamenti.
E’ perciò addirittura pacifico che si deve partire dal principio che l’utilizzo da parte della convenuta di una linea telefonica indicata nell’elenco 1995/1997 come facente capo a _ (e questo sia nell’elenco del comune di _ che in quello del comune di _a) costituisce atto che può essere fatto oggetto di una misura cautelare come quella accordata dal Pretore.
Inconcludenti sono pertanto le vaghe critiche della convenuta circa l’asserita inesistenza del rischio di confusione o della situazione di urgenza.
3.
Di nessun rilievo sono le argomentazioni della convenuta secondo cui essa non sarebbe titolare del collegamento telefonico in questione o non sarebbe “abbonata a Telecom”, oppure secondo cui vi sarebbero altri intestatari del collegamento -che peraltro nulla hanno eccepito nella presente procedura-, oppure ancora secondo cui la colpa della situazione sarebbe dell’istante.
La convenuta misconosce in effetti che la sua presenza sull’elenco telefonico che tra pochi mesi sarà sostituito quale _ costituisce atto di concorrenza sleale.
La presenza sull’elenco non è evidentemente rimediabile, mentre lo sono gli effetti di tale atto, e questo mediante la disattivazione del collegamento indicato, senza riguardo per gli eventuali altri utenti della linea, che potranno comunque farsi risarcire l’eventuale pregiudizio dalla convenuta medesima.
4.
Per il resto merita un accenno unicamente l’infondata critica secondo cui il Pretore, ordinando la disattivazione alla convenuta invece che -come richiesto dall’istante- alle PTT avrebbe leso l’art. 86 CPC.
E’ infatti di meridiana evidenza che l’oggetto della richiesta provvisionale era la cessazione della situazione di concorrenza sleale causata dall’utilizzo di un collegamento telefonico e, a non averne dubbi, questo, non di più e non di meno, è stato il provvedimento puntualmente accordato dal Pretore. Del tutto irrilevante dal profilo dell’applicazione dell’art. 86 CPC è per contro il fatto che il Pretore -peraltro a giusta ragione- abbia condannato la convenuta a richiedere la disattivazione della linea e non direttamente le PTT, che non sono parte in causa, e che nemmeno possono essere soccombenti in questo procedimento.
5.
Il comportamento dell’istante, che formula la richiesta di giudizio nei confronti delle PTT, è comprensibile nel senso che le PTT sono l’unica entità che può concretamente mettere in atto il provvedimento ordinato.
E’ però priva di fondamento la critica alla decisione pretorile basata sul convincimento che la convenuta non si atterrà all’ordine ricevuto, non potendosi evidentemente ritenere sbagliata una decisione giudiziaria per il solo fatto che si ritiene che il convenuto non vi si atterrà, ritenuto che per tale eventualità esiste la procedura di esecuzione effettiva (o la procedura secondo la LEF in caso di condanna al pagamento di somme di denaro), puntualmente comminata dal Pretore nel caso di specie.
Ne consegue la reiezione di entrambi i gravami, indicativi solo dell’elevata litigiosità delle parti, ma del tutto privi di contenuti concreti.
Tasse di giustizia, spese e ripetibili seguono le rispettive soccombenze (art. 148 CPC).