# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6a08f55f-6440-4ae8-87f4-b0281865c529
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_005
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fattispecie:
1. Il 12 aprile 2018 la E._, (qui di seguito: committente) ha presentato al
Comune di B._ una domanda di costruzione per la realizzazione di un
complesso residenziale sulla particella n. 1995, in zona nucleo,
comprendente la costruzione di tre nuovi edifici e il riattamento dei due
edifici esistenti. Il progetto è stato esposto dal 24 maggio 2018 al 13 giugno
2018.
2. Contro di esso sono pervenute tre opposizioni che hanno portato alla
modifica del progetto e a una conseguente nuova pubblicazione tra il 7 e il
27 novembre 2018. Contro la modifica del progetto sono state inoltrate due
opposizioni, fra cui quella datata 19 novembre 2018 di A._,
proprietario della particella confinante n. 1996. A seguito delle opposizioni,
la committente ha inoltrato una nuova modifica di progetto, di cui A._
è stato informato dal Municipio con lettera del 16 aprile 2019. I piani
modificati sono stati messi a disposizione per visione fino al 29 aprile 2019.
3. In data 26 aprile 2019 A._ ha presentato una nuova opposizione,
confermando quanto già affermato nell'opposizione del 19 novembre 2018.
4. Con decisione 4/29 luglio 2019 il Municipio ha respinto l'opposizione di
A._ e rilasciato la licenza edilizia ai sensi dei considerandi.
5. Avverso questa decisione (e la licenza edilizia), il 26 agosto 2019 A._
(qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo
del Cantone dei Grigioni chiedendone l'annullamento.
6. Nella presa di posizione del 30 settembre 2019 il Comune di B._ (qui
di seguito: convenuto) ha chiesto il rigetto del ricorso. In stessa data anche
la committente (qui di seguito: convocata) ha chiesto il rigetto del ricorso.
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7. Nel secondo scambio di scritti le parti hanno confermato i loro petiti.

## Considerations

Considerando in diritto:
1.1. La competenza del Tribunale amministrativo per giudicare il ricorso contro
la decisione su opposizione di rilascio della licenza edilizia (e contro la
licenza edilizia stessa) del 4/29 luglio 2019 del convenuto è data dall'art. 49
cpv. 1 lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100).
La legittimazione al ricorso del ricorrente, legittimo opponente in qualità di
vicino nella procedura di opposizione, è pacifica (cfr. art. 50 LGA). Essendo
inoltre tempestivo e rispondendo alle condizioni di forma (cfr. art. 52 cpv. 1
e art. 38 LGA) il ricorso è dunque ricevibile.
1.2. La richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso diventa priva
d'oggetto con la presente decisione.
2. Innanzitutto, vanno esaminate le censure formali risp. le asserite lesioni
delle norme procedurali.
2.1. In primo luogo, il ricorrente lamenta una lesione del diritto di essere sentiti.
2.1.1. Stando al ricorrente, l'ingegnere comunale, responsabile dell'Ufficio tecnico
comunale, gli avrebbe negato la messa a disposizione di parte dei
documenti dell'incarto. La convocata e il convenuto ribattono che il
ricorrente avrebbe sempre potuto consultare l'intera documentazione. La
convocata specifica che l'unico limite sarebbe stato quello di non poterli
portare con sé a domicilio.
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2.1.2. Il diritto di essere sentiti ancorato nell'art. 29 cpv. 2 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera (Cost.; RS 101) concerne tutte
quelle facoltà che vanno riconosciute al cittadino affinché possa far valere
la sua posizione nella procedura (DTF 135 I 279 consid. 2.3 e 134 I 140
consid. 5.3). Il diritto di essere sentiti ha natura formale, e la sua violazione
implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata. Per
giurisprudenza, una lesione del diritto di essere sentiti può essere tuttavia
sanata qualora l'autorità di ricorso disponga dello stesso potere d'esame
dell'istanza inferiore e l'interessato non subisca pregiudizio dalla
concessione successiva del diritto negatogli (DTF 138 II 77 consid. 4; 137
I 195 consid. 2.2 seg. e 2.3.2; 135 I 279 consid. 2.6.1).
2.1.3. Dinanzi al Tribunale amministrativo il ricorrente ha potuto prendere visione
dell'intero incarto. Stando agli atti sembra, tuttavia, che in procedura
d'opposizione il convenuto abbia ingiustamente negato al ricorrente il diritto
di fare delle fotocopie degli atti (cfr. per il diritto al riguardo
STF 5A_557/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 2.1 con rinvii; PTA 2003 n.
38) nonché l'edizione segnatamente del rapporto del consulente in materia
di strutturazione del 6 luglio 2018 (cfr. doc. A e 7 ricorrente; doc. 4-7, 11
convenuto). Tali lesioni del diritto di essere sentiti sono però sanate in
questa sede, siccome il ricorrente ha potuto visionare e esprimersi sui
documenti verosimilmente non editigli e siccome il Tribunale dispone
fondamentalmente di un pieno potere d'esame (cfr. art. 33 cpv. 3 lett. b
della Legge federale sulla pianificazione del territorio [LPT; RS 700],
sebbene nell'ambito del diritto edilizio e pianificatorio comunale esso debba
rispettare l'ampia autonomia dei comuni). Questa lesione va d'altra parte
considerata nell'ambito della ripartizione dei costi, nel caso che il ricorrente
soccomba in causa. Per contro, a differenza di quanto sostenuto dal
ricorrente, non si riscontra che il convenuto abbia violato il suo obbligo di
motivazione evitando di prendere posizione in merito alle censure del
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ricorrente. Una lesione del diritto di essere sentiti in questo senso non è
data.
2.2. Laddove il ricorrente censura una violazione dell'art. 46 cpv. 3
dell'Ordinanza sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni
(OPTC; CSC 801.110), asserendo che non sarebbe stato rispettato il
termine di evasione della decisione su opposizione di tre mesi dalla
chiusura dell'esposizione pubblica, non può trovare assenso.
2.2.1. Giusta questa norma, per progetti di costruzione con opposizioni il termine
per l'evasione delle decisioni edilizie è al massimo di tre mesi dalla chiusura
dell'esposizione pubblica.
2.2.2. I piani definitivi, modificati (per la seconda volta) in seguito all'opposizione
del 19 novembre 2018 del ricorrente, sono stati messi a disposizione per
visione fino al 29 aprile 2019 (doc. 10 convenuto). L'ultima opposizione del
ricorrente è avvenuta il 26 aprile 2019. La decisione impugnata è stata
emanata il 29 luglio 2019. Sebbene il termine di esposizione del progetto
modificato (per la prima volta) sia scaduto il 27 novembre 2018, in questo
caso non è dato ritenere che vi sia una violazione dell'art. 46 cpv. 3 OPTC.
Va infatti presunto che le ultime modifiche del progetto abbiano riguardato
soltanto ancora gli opponenti al progetto con la prima modifica, per cui, al
posto di una nuova esposizione pubblica, in analogia alle disposizioni sulla
procedura del piano di quartiere (cfr. art. 18 cpv. 4 OPTC), in questo caso
è dato ritenere che bastava concedere a questi la possibilità di visionare
(l'ultima) modifica del progetto e di presentare nuovamente opposizione,
cosa che qui è stata garantita. La decisione è poi stata presa entro tre mesi
dall'ultima opposizione del ricorrente del 26 aprile 2019. Ad ogni modo, se
anche si fosse infranto l'art. 46 cpv. 3 OPTC, ciò non comporta
l'annullamento della procedura. L'appello all'art. 46 cpv. 3 OPTC da parte
del ricorrente difetta dunque di un interesse degno di protezione.
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2.3. Inoltre, nemmeno l'argomentazione circa la violazione dell'art. 43 cpv. 3
OPTC può essere condivisa.
2.3.1. Giusta questa norma, le modine possono essere tolte prima del passaggio
in giudicato dell'evasione della domanda di costruzione solo con il
consenso dell'autorità edilizia comunale. In ogni caso esse devono essere
lasciate sul posto per tutta la durata dell'esposizione pubblica. Una volta
passata in giudicato la decisione edilizia, le modine devono essere
allontanate senza indugio.
2.3.2. Per mezzo della fattura del 9 agosto 2019 dello studio di geomatica (doc.
6 convocata) la convocata ha dimostrato che le modine sono state
smontate il 6 agosto 2019, quindi dopo l'emanazione della decisione
impugnata. Posto un consenso tacito dell'Autorità edilizia (Municipio) alla
loro rimozione, non è intravedibile una violazione dell'art. 43 cpv. 3 OPTC.
Ma pur ammettendo che, come sostenuto dal ricorrente, le modine siano
state allontanate senza attendere il consenso del Municipio, e di
conseguenza che l'art. 43 cpv. 3 OPTC sia stato disatteso, ciò non ha
impedito al ricorrente di farsi un'idea delle dimensioni del progetto e di
sollevare le rispettive censure, anche perché l'ampiezza del progetto è ben
visibile dai piani agli atti includenti pure delle visualizzazioni di un modello.
Questa critica difetta dunque di un interesse degno di protezione.
3. Dal punto di vista materiale, il ricorrente lamenta diverse violazioni delle
norme edilizie, in particolare dell'art. 22 cpv. 2 della Legge edilizia
comunale (LE).
3.1. Giusta l'art. 22 cpv. 2 LE in zona nucleo (NV) la struttura dell'insediamento
e i tipi di costruzione devono essere conservati e completati. Sono
concesse riattazioni, trasformazioni, ricostruzioni e ampliamenti, purché
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l'inserimento tenga conto della struttura del nucleo, in particolare per
quanto riguarda le volumetrie, l'aspetto architettonico come il tetto a falde,
le facciate con intonaco tradizionale, le finestre verticali, ecc. l'orientamento
e l'organizzazione degli spazi esterni. Laddove non esistono linee di
allineamento per la strutturazione edilizia sono gli allineamenti esistenti che
fissano l'ubicazione delle costruzioni. Secondo il cpv. 3, per quanto
concerne eventuali nuove costruzioni vale quanto prescritto al cpv. 2.
3.2. Dapprima, il ricorrente eccepisce la realizzazione delle finestre, a suo modo
di vedere prevalentemente ampie e quadrate, quindi non tradizionali e in
contrasto con quanto sancito dall'art. 22 cpv. 2 LE. Questa opinione non
trova conferma nei piani agli atti (doc. 2 convenuto), in cui tra le diverse
finestre figuranti, in parte in effetti di forma quadrata, spiccano comunque
le finestre verticali, in sintonia dunque con la struttura del nucleo.
3.3. Il ricorrente sostiene poi che le volumetrie sarebbero del tutto avulse dal
substrato edilizio esistente e da una struttura di nucleo vecchio. In
particolare, esse cozzerebbero con la tipologia edificatoria della
costruzione del ricorrente, dell'edificio accanto e degli altri stabili presenti.
Anche questa critica è infondata. Gli edifici progettati non sono più grandi
del già esistente edificio 01. Nella zona nucleo in questione, tra l'altro, vi si
trovano già alcuni edifici di considerevoli dimensioni. Anche il ricorrente
sembra riconoscerlo, dove afferma che la documentazione fotografica
(doc. 2F convenuto) denoterebbe un'edificazione (nel quartiere)
caratterizzata pure (quindi non soltanto) da edifici di piccole dimensioni.
Non è comprovato che le costruzioni previste, come sostenuto dal
ricorrente, contrasterebbero con lo stile elegante e leggero che
contraddistinguerebbe gli edifici originari. Come già concluso dal
convenuto, gli edifici progettati appaiono in linea per struttura e per volume
con quanto già esistente in zona. Si osserva poi che il Tribunale analizza
con riserbo le conclusioni del Comune relative all'inserimento di un'opera
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nel paesaggio. Nel caso di specie, queste conclusioni appaiono sostenibili
e sono suffragate da una consulenza architettonica positiva (cfr. doc. 16
convenuto). Esse vanno pertanto confermate.
3.4. Per quanto concerne la materializzazione delle facciate (intonaco) e dei
tetti, nella licenza edilizia è stata prevista quale condizione la campionatura
sul posto in fase di esecuzione con il consulente per la strutturazione, come
da questi richiesto (cfr. condizione n. 3. della licenza edilizia 4/29 luglio
2019 [doc. 5 ricorrente]; valutazione di strutturazione del 6 luglio 2018 [doc.
16 convenuto]). Per mezzo di questa condizione appare sufficientemente
garantito che l'intonaco andrà scelto in rispetto delle caratteristiche locali.
La richiesta del ricorrente di apporre un intonaco tradizionale è in tal senso
soddisfatta.
3.5. Contrariamente all'affermazione del ricorrente, le altezze degli stabili sono
verificabili per mezzo dei piani (cfr. doc. 2M convenuto). L'asserito
innalzamento di 2 metri del colmo dell'edificio esistente non è riscontrabile
nei piani. Il ricorrente misconosce che la conclusione del consulente
comunale in materia di strutturazione (art. 9 cpv. 3 LE), interpellato
obbligatoriamente giusta l'art. 22 cpv. 6 LE, del 6 luglio 2018 (doc. 16
convenuto), secondo cui vi sarebbe un aumento di 2 m dell'altezza
dell'edificio 01 (risp. n. ass. 215), è stata superata dalla modifica dei piani
datati 22 ottobre 2018 (giusta i quali il consulente ha ancora constatato una
differenza di 0.48 m sul colmo rispetto alla situazione esistente [cfr.
rapporto del 12 dicembre 2018 {doc. 5 convocata}]) e in seguito da quella
del 1. aprile 2019 con cui l'altezza è stata adeguata a quella esistente (cfr.
doc. 2O convenuto) e con cui, tra l'altro, è stata aggiunta un'area di svago,
sono stati adeguati i posti auto nel garage ed è stata adattata la posizione
dell'edificio 02.
Riassumendo, non si intravede un abuso o un eccesso di apprezzamento
da parte del convenuto, quando nella decisione impugnata afferma che le
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nuove costruzioni previste rispecchiano gli edifici circostanti non solo per
volume ma anche per tipologia.
3.6. Il ricorrente fa poi valere una violazione delle distanze. Innanzitutto, dove
egli eccepisce il rispetto delle distanze dal fabbricato esistente e dal
confine, non può essere seguito. L'edificio 01 in linea di principio non verrà
demolito e, se del caso, la convocata potrà appellarsi al diritto di
ricostruzione (art. 14 cpv. 2 LE), per cui non deve attenersi alle prescrizioni
vigenti, giacché non vi si oppongono interessi pubblici o di vicini
preponderanti. Per contro, il nuovo edificio 02 non mantiene la distanza
dalla strada pubblica "C._" giusta l'art. 20 cpv. 7 LE. Tuttavia, come
evidenziato dal consulente in materia di strutturazione (cfr. rapporto del 6
luglio 2018 pag. 3 seg. [doc. 16 convenuto]), il nuovo edificio riprende
l'allineamento degli edifici esistenti (n. ass. 215 e 215-B). Esso rispecchia
dunque quanto prescritto dall'art. 22 cpv. 2 LE: in assenza di linee di
allineamento, gli allineamenti esistenti fissano l'ubicazione delle
costruzioni. Questa prescrizione sulla posizione della costruzione sembra
prevalere su quella sulla distanza dalla strada (cfr. art. 77 cpv. 2 LPTC
secondo cui, se l'ordinamento base o un piano di quartiere prescrivono una
determinata posizione di una costruzione o di un impianto, le distanze
indicate nella presente legge e nelle leggi edilizie dei comuni non valgono,
nella misura in cui esse si contrappongano alla pianificazione). Inoltre, il
convenuto, proprietario della strada pubblica, può autorizzare la
costruzione a confine, visto che non sono intravedibili interessi pubblici
preponderanti che vi si contrappongono (cfr. art. 22 cpv. 5 LE e art. 77 cpv.
1 LPTC in unione con l'art. 107 cpv. 2 n. 5 LPTC; cfr. anche valutazione di
strutturazione del 6 luglio 2018 pag. 4 [doc. 16 convenuto]). Questa
eccezione sulla distanza andrebbe tuttavia menzionata nel registro
fondiario (cfr. art. 77 cpv. 2 in unione con l'art. 107 cpv. 2 n. 5 LPTC).
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3.7. Priva di fondamento appare la critica sulle canalizzazioni, giusta la quale la
canalizzazione privata del ricorrente verrebbe semplicemente
"cortocircuitata" risp. ignorata, come risulterebbe dal piano di smaltimento
delle acque 1:200. Mal si comprende come le condotte progettate, che si
raccordano alla rete comunale nella "C._", possano recare pregiudizi
alla canalizzazione privata del ricorrente.
3.8. Le censure sui pericoli derivanti dal traffico indotto dal progetto per anziani
e bambini sulla "C._" nonché quelle relative alle normative antincendio
sono generiche e non sufficientemente sostanziate. Esse non possono
quindi essere ricevute.
3.9. Dall'inventario federale e dalle osservazioni del Servizio monumenti
cantonale il ricorrente deduce che si imporrebbe una conservazione
integrale dell'edificio 01 (e quindi il divieto di demolizione/ricostruzione dello
stesso), come pure dei muri di cinta che delimitano la proprietà, definendo
la qualità del nucleo. A mente del ricorrente, le indicazioni del Servizio
monumenti non costituirebbero un mero parere, bensì una presa di
posizione vincolante.
3.9.1. In accordo con le argomentazioni del convenuto e della convocata e
contrariamente a quelle del ricorrente, va anzitutto constatato che l'ISOS
(doc. 4 convocata) non protegge esplicitamente l'edificio 01 (risp. n. ass.
215). Al n. IX, zona in cui si trova la particella di costruzione, l'ISOS mette
sotto protezione soltanto la "fascia di pendio vignato gradinato" (cfr. anche
le foto 16, 18 ISOS), imponendone la preservazione della destinazione.
Questa protezione non è stata integrata nel Piano Generale delle strutture
(PGS), da cui non risulta né una protezione di detto edificio 01 (cfr. anche
l'elenco dei monumenti culturali protetti all'art. 37 cpv. 2 LE) né tantomeno
della vigna. Gli obiettivi dell'ISOS sono tuttavia essenzialmente
salvaguardati attraverso l'art. 22 cpv. 2 LE, che prescrive la conservazione
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della struttura dell'insediamento in zona nucleo. Non si è dunque in
presenza di una situazione in cui gli scopi di protezione dell'ISOS vengono
pressoché ignorati dalla pianificazione locale, cosa che comporterebbe
l'applicazione diretta dell'ISOS in procedura di rilascio della licenza edilizia.
L'ISOS, nel caso di specie, trova dunque soltanto un'applicazione indiretta
attraverso le disposizioni di conservazione del nucleo giusta la LE. Tuttavia,
l'ISOS va osservato laddove sussistono margini discrezionali che
impongono una ponderazione degli interessi privati e pubblici (cfr. sentenza
del Tribunale federale 1C_488/2015 del 24 agosto 2016 consid. 4.3 e
4.5.5).
3.9.2. L'edificio 01 (risp. n. ass. 215) nonché l'edificio 05 (risp. n. ass. 215-B) il
giardino, la vigna e i muri di cinta sulla particella di costruzione sono stati
inseriti nel Catalogo dell'Inventario cantonale (cfr. rispettiva scheda
d'inventario del Servizio monumenti cantonale del 16 novembre 2017 [doc.
1 convocata]). Tuttavia, secondo le disposizioni generali, fintanto che non
si è deciso in modo giuridicamente vincolante in merito all'inserimento di un
oggetto nell'ordinamento base, gli inventari cantonali corrispondenti non
hanno alcun effetto nella procedura per il rilascio della licenza edilizia (cfr.
art. 6 cpv. 2 della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio del
Cantone dei Grigioni [LCNP; CSC 496.000]). La protezione giuridicamente
vincolante degli oggetti inventariati, la ponderazione degli interessi
contrapposti e la protezione giuridica individuale dei proprietari fondiari
interessati avvengono nell'ambito della procedura di pianificazione (art. 6
cpv. 3 LCNP). L'inventario cantonale si compone delle liste di inventario e
degli inventari degli edifici. La lista di inventario contiene essenzialmente la
panoramica degli oggetti potenzialmente degni di protezione. Per quanto
concerne il comune convenuto, la lista apparentemente non è ancora stata
ufficialmente conclusa. La lista d'inventario non è vincolante finché non
attuata nella pianificazione locale. L'inventario degli edifici, d'altro canto, è
innescato da un evento concreto (in questo caso, dalla domanda di
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costruzione) e contiene degli oggetti da proteggere (art. 25 cpv. 2 LCNP).
Anch'esso non è vincolante in procedura di licenza edilizia finché non
attuato nella legislazione comunale. Un oggetto degno di protezione,
dunque, non è vincolante se non attuato nella legislazione comunale, a
meno che vi sia una messa sotto protezione cantonale giusta l'art. 26 LCNP
segg., cosa che qui non è riscontrabile. Ciononostante, va comunque
notato che con il progetto in questione la convocata non ha calpestato lo
scopo di protezione della relativa scheda di inventario. Infatti, secondo lo
scopo ivi descritto, l'edificio 01 (n. ass. 215) andrebbe conservato
nell'aspetto esterno, almeno nella sua volumetria, nella buona integrazione
nel paesaggio e nell'utilizzo di materiali e colori conformi al contesto, cosa
che qui appare rispettata. Come visto sopra, circa l'intonaco e il tetto la
conservazione verrà concretizzata in fase di esecuzione del progetto.
Come inoltre esige detto Inventario, l'edificio agricolo (n. ass. 215-B) non
verrà demolito, ma anch'esso ristrutturato; le distanze tra gli edifici e le zone
verdi sono pure salvaguardate; per quanto intravedibile, anche i muri di
cinta restano conservati. L'unica eccezione riguarda la modesta modifica al
pendio vignato, su cui peraltro, stando alla convocata, se necessario si
interverrà alla riparazione dei muri a secco. In conclusione, si ottempera
ottimamente agli scopi di conservazione menzionati nell'Inventario.
3.9.3. Inesatta è l'affermazione del ricorrente secondo cui sarebbero previste
delle demolizioni pressoché totali degli edifici 01 e 05. Questi edifici non
verranno demoliti, ma nel limite del possibile soltanto ristrutturati.
Soprattutto per quanto riguarda l'edificio 01, la struttura (perimetrale) e
l'altezza verranno mantenute, come si evince dal piano con raffronto della
situazione esistente (cfr. doc. 2O convenuto). Eventuali demolizioni
saranno possibili per garantire la stabilità dell'edificio unicamente con il
consenso dell'Autorità edilizia. Questa condizione è più che sufficiente al
fine della conservazione dell'insediamento. Non occorre, come richiesto dal
ricorrente, che per gli interventi sull'edificio 01 si interpelli anche il Servizio
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monumenti se lo scopo di protezione è rispettato. Per quanto, previo
consenso dell'Autorità edilizia, si dovrà procedere a demolizione e
ricostruzione, la convocata potrà avvalersi del diritto di ricostruzione di cui
all'art. 14 LE. Il ricorrente rinvia alla perizia fatta allestire dalla convocata
dell'ing. D._ del 5 maggio 2017 (doc. 2B1 convenuto), da cui deduce
che il mantenimento sarebbe fattibile soltanto a costi sproporzionati e
insostenibili, a conferma che la convocata in realtà mirerebbe alla
demolizione e ricostruzione di detto edificio piuttosto che alla sua
salvaguardia. Contrariamente a questo esposto del ricorrente, la convocata
ha dimostrato l'intenzione di mantenere, nel limite del possibile, gli edifici
esistenti. Per quanto ciò non sarà possibile o non esigibile, essa ha il diritto
di demolire quanto necessario e ricostruire di conseguenza.
3.10. La proposta del Servizio monumenti, evidenziata dal ricorrente, di
organizzare un concorso in vista di una grande edificazione del mappale
(come in questo caso), onde garantire la conservazione delle qualità
urbanistiche della zona (cfr. scheda d'inventario [doc. 1 convocata]),
costituisce solamente un consiglio non vincolante per il convenuto. Benché
il Servizio monumenti abbia rimarcato che la particella di costruzione
costituirebbe la fascia di terreno meglio conservata del quartiere di
F._, il Tribunale non può intervenire nel margine discrezionale di cui
gode il convenuto nella scelta di non eseguire un simile concorso.
4. Riassumendo, il ricorso va respinto e la decisione impugnata risp. la licenza
edilizia rilasciata alla convocata confermata.
5. I costi di procedura vanno principalmente accollati al ricorrente quale parte
soccombente (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). Tuttavia si giustifica l'assunzione di
una parte dei costi da parte del convenuto in seguito alla lesione del diritto
di essere sentiti (v. sopra consid. 2.1.3). Considerate le numerose censure
ricorsuali, si giustifica una ripartizione dei costi di procedura – composti da
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una tassa di Stato fissata a CHF 3'500.-- e spese di cancelleria – in ragione
del 15 % (3/20) a carico del convenuto e dell'85 % (17/20) a carico del
ricorrente. Mentre il convenuto, giusta la regola di cui all'art. 78 cpv. 2 LGA,
non ha diritto a ripetibili, alla convocata spetta invece un indennizzo per le
spese di patrocinio (cfr. art. 78 cpv. 1 LGA). La nota d'onorario inoltrata dal
patrocinatore della convocata del 17 dicembre 2019 per l'importo di CHF
4'650.-- va decurtata alla posizione "spese", siccome secondo prassi
questo Tribunale per le spese non dettagliatamente comprovate riconosce
un importato forfettario pari al massimo al 3 % dell'onorario (cfr. sentenza
del Tribunale amministrativo [STA] R 17 64 del 21 agosto 2018 consid. 3.1).
Va poi corretta la tariffa oraria di CHF 260.-- visto che, in mancanza
dell'accordo sull'onorario, questo Tribunale secondo prassi riconosce una
tariffa oraria pari a CHF 240.-- (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo
[STA] R 17 64 del 21 agosto 2018 consid. 3.1). Infine, secondo prassi non
può essere riconosciuta l'IVA del 7.7 %, poiché la convocata ha diritto alla
deduzione dell'imposta precedente (cfr. STA U 16 91 del 22 novembre
2016 consid. 4a). Il ricorrente viene perciò obbligato a rimborsare alla
convocata CHF 3'831.60 (15.5 h x CHF 240.-- x 1.03).