# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 726fa770-56b4-507c-ab12-4eac5f3d82b9
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

La censura – che, di primo acchito, non appare destituita di fondamento ritenuto come essa non sembri poggiare su un elemento probatorio particolare ma sia il frutto di deduzioni non esplicitamente sostanziate del giudice – può rimanere indecisa.
Infatti, anche ammettendo che quanto fatto a Dino dall’appellante non ha avuto alcun effetto sulla stabilità del carico, la responsabilità penale di quanto accaduto nella Galleria Vedeggio-Cassarate incombe all’autista.
E questo non solo o non tanto perché il qui appellante ha ammesso di avere partecipato al carico del camion prima della partenza dal magazzino di Bioggio (verb. dib. di primo grado, interrogatorio dell’imputato, pag 1), quanto in applicazione dei chiari combinati disposti di cui agli art 30 cpv 2 LCStr e 57 cpv 1 ONC. E’, infatti, il conducente del mezzo che deve assicurarsi che il veicolo e il suo carico rispondano alle prescrizioni. E meglio, in concreto, era l’appellante, in quanto conducente, che doveva verificare che il carico fosse adeguatamente disposto e assicurato e che non vi fosse pericolo di una sua caduta (cfr, fra le altre, JdT 1978 I 472 n. 68, citata in CS annoté, ed 2015, ad art 30 LCR, pag 373 e seg; Niggli, Probst, Waldmann in Strassenverkehrsgesetz, Basler Kommentar, ad Art. 30 LCStr, nota 43, pag. 578).
Questo obbligo – è quasi lapalissiano – non è stato in concreto ossequiato dall’appellante cui deve, perciò, essere imputata una negligenza (peraltro, piuttosto pesante, visto che un obbligo di controllo gli incombeva non solo alla partenza da Bioggio ma anche dopo il parziale scarico a Dino).
Ciò basta per respingere il ricorso e confermare il giudizio di condanna ex art 93 cpv 2 LCStr emanato in primo grado.
3.
Nessun appunto può essere mosso alla commisurazione della multa (di fr. 500.-) che, oltre a situarsi ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr. art. 106 cpv. 1 CP), appare più che ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti dagli art. 47 e 106 cpv. 3 CP.
4.
Gli oneri processuali di prima sede rimangono a carico di AP 1.
Quelli di seconda sede seguono la soccombenza e sono, pure, posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).
Vista la soccombenza dell’appellante, non gli vengono assegnate indennità ex art. 429 CPP.

## Considerations