# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 72d6d854-00d7-586b-af1a-d250383ce24d
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. Il 16 ottobre 2014 (doc. 12 dell’inc. n. 30.2017.35) l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro ha chiesto alla Cassa CO 1 di verificare la posizione di RI 2, 1980, nei confronti della società RI 1, e meglio se poteva essere considerata assunzione di impiego da parte della SA alla luce della documentazione allegata.
1.2. Con scritto del 1° febbraio 2017 (doc. 10 dell’inc. n. 30.2017.35) la Cassa di compensazione ha interpellato RI 1 per potere definire lo statuto assicurativo di RI 2 in merito alle prestazioni che egli le ha fatturato nel 2014, formulando delle domande a cui la SA ha risposto il 9 febbraio 2017 (doc. 9).
1.3. Con identica decisione inviata il 7 giugno 2017 (doc. II/3 dell’inc. n. 30.2017.35) a RI 1 e il 18 luglio 2017 (doc. 7 dell’inc. n. 30.2017.36) a RI 2, la Cassa CO 1 ha ritenuto che l’attività svolta dal lavoratore per la società da gennaio 2014 era da ritenere di natura dipendente e quindi l’ha avvisata di effettuare le trattenute sociali svizzere.
1.4. Alle opposizioni del 5 (doc. II/2 dell’inc. n. 30.2017.35) e del 26 luglio 2017 (doc. C dell’inc. n. 30.2017.36) formulate dalle parti ha fatto seguito l’emanazione, il 15 settembre 2017 (doc. II/1 dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. A dell’inc. n. 30.2017.36), di due distinte, ma sostanzialmente identiche, decisioni su opposizione, con cui l’amministrazione ha confermato la posizione di dipendenza di RI 2 dalla società RI 1.
La Cassa di compensazione ha ritenuto che il lavoratore era salariato presso la società in questione fino ad agosto 2013, che era legato a un contratto di collaborazione stipulato il 20 gennaio 2014, che era tenuto a garantire rigorosamente il pieno rispetto della riservatezza e delle regole del segreto a proposito di fatti, informazioni, notizie o altro di cui avrebbe avuto comunicazione o avrebbe preso conoscenza nello svolgimento dell’incarico affidatogli o qualsivoglia altro modo, che era tenuto a non svolgere attività od azioni che potessero recare danno o pregiudizio al committente, che non doveva arrecare in alcun modo danno al committente, che ha fatturato le sue prestazioni alla ditta RI 1 e non al cliente finale e che non ha sopportato il rischio economico tipico dell’imprenditore (incasso, assunzione di perdite, incarichi importanti).
Infatti, per l’amministrazione l’assicurato, nell’eseguire il suo lavoro, non ha emesso fatture destinate ai beneficiari finali delle sue prestazioni per un pagamento diretto. Inoltre, egli non ha corso alcun rischio economico nel senso di rischio di perdita nel non riuscire ad incassare quanto fatturato, giacché era la SA, e non i terzi committenti, che regolava direttamente i propri impegni con RI 2.
Pertanto, il datore di lavoro si assumeva il rischio economico, mentre il lavoratore, non agendo a proprio nome e per proprio conto, non si assumeva alcun rischio particolare verso i terzi e quindi non aveva alcun rischio di incasso verso la committenza.
Infine, l’amministrazione ha rilevato che il prestito di manodopera a ditte del ramo deve essere considerato di tipo dipendente, trattandosi di lavori in subappalto, mentre di tipo indipendente quando lavora e fattura direttamente al cliente finale.
1.5. Con ricorso del 13 ottobre 2017 (doc. I dell’inc. n. 30.2017.35) RI 1, rappresentata da RA 1, ha contestato la natura di datore di lavoro.
A dire della ricorrente, dal 2014 il suo collaboratore ha spostato in _ il centro delle sue attività, dalle quali deriva la maggior parte del suo reddito. In tal senso egli ha attuato tutte le misure necessarie per essere in regola con il suo Stato di domicilio.
Ad ogni modo, la società ritiene che, attivo come indipendente, sia comunque normale che il lavoratore abbia colto l’opportunità di collaborare con i contatti precedentemente allacciati.
La SA ricorrente ha inoltre osservato come le prestazioni effettuate da RI 2 sul cantiere di _ possano essere ritenute come svolte a favore del cliente finale e non di terzi, giacché il fondo era di proprietà degli amministratori e degli azionisti della stessa SA e dunque il lavoratore non si assumeva un rischio imprenditoriale. Essendo quindi essi stessi i beneficiari delle prestazioni, la società ha rilevato essere commercialmente normale che i committenti esprimessero le proprie preferenze e che gli dessero le direttive per quanto concerne l’esecuzione delle sue mansioni.
Infine, l’insorgente ha evidenziato che il mandato fra le parti è stato concluso nel primo trimestre 2016 e quindi ben prima della contestazione dello statuto contributivo dell’assicurato da parte della Cassa; ciò starebbe a significare che il mandato è stato conferito in modo specifico e limitato nel tempo.
Il 17 ottobre 2017 (doc. I dell’inc. n. 30.2017.36) RI 2, rappresentato dallo RA 2, ha chiesto al TCA di riconoscere la sua qualifica di indipendente per l’attività svolta nei confronti di RI 1.
Egli ha osservato che dall’ottobre 2013 lavora a tempo pieno quale professore in un istituto tecnico pubblico in _ (docc. C2 e C3), ma anche come libero professionista, di essere regolarmente registrato presso gli enti competenti (doc. C5) e di disporre di un’assicurazione RC professionale (doc. C13).
Per svolgere l’attività indipendente di architetto il ricorrente è inoltre dotato di propria strumentazione di lavoro, utilizza locali propri come ufficio in casa sua, ha una propria carta intestata con la quale si identifica nei confronti dei clienti e sostiene spese di rappresentanza (docc. D1-D17).
Durante gli anni 2014, 2015 e 2016 l’assicurato ha prestato servizi di consulenza, che avevano oggetto l’assistenza tecnica alla costruzione di un edificio residenziale a _.
Il ricorrente ha rilevato che il fondo su cui v’era il cantiere era di proprietà di _ e di _, presidente rispettivamente membro del consiglio di amministrazione di RI 1 nonché azionisti della stessa, perciò v’era piena coincidenza tra mandante e cliente finale. Per questa attività, svolta in parte in _ e, laddove era necessaria la sua presenza, su suolo svizzero notificandosi all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro, al riguardo egli ha precisato che la sua presenza in Svizzera era limitata a un paio d’ore per ogni notifica e non a giornate intere di lavoro.
Dopo avere ricevuto dalla SA le informazioni e i dati di cui aveva bisogno per potere lavorare, l’assicurato svolgeva le proprie prestazioni in totale autonomia, non gli era imposto alcun termine da rispettare e utilizzava i propri strumenti. Egli ha poi fatturato le prestazioni alla società e le ha dichiarate fiscalmente quale indipendente assolvendo nel Paese di domicilio anche gli obblighi contributivi in ambito assicurativo (docc. C7 e C8).
L’insorgente ha poi rilevato che perfino l’associazione inter-professionale di controllo ha accertato il carattere indipendente del lavoro svolto in Canton Ticino (doc. C15).
Quanto alle remunerazioni ricevute, erano “a corpo” e quindi non si trattava di un salario a tempo, né erano provvigioni e neppure commissioni, con conseguente rischio di incasso a suo carico.
Per le sue prestazioni il lavoratore ha ricevuto quale compenso € 11'660.- nel 2014, € 6'500.- nel 2015 e € 1'000.- nel 2016, per un totale di € 19'160.-, cifre che sono già di per sé sufficienti per escludere una sua dipendenza economica dalla società.
Il ricorrente ha altresì segnalato che procedeva direttamente alle notifiche all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro e quindi stabiliva autonomamente quando essere presente sul cantiere, che tutti i costi attinenti all’attività prestata per la società sono stati assunti personalmente e quindi il rischio economico imprenditoriale era a sua carico, che la natura della sua attività non necessita di investimenti importanti trattandosi di una prestazione di servizi e che contemporaneamente all’attività svolta per la società ricorrente l’assicurato ha ricevuto altri mandati da terzi (docc. C11 e C12), perciò v’era una pluralità di mandati e di autonomia di determinazione nella scelta degli stessi, nell’organizzazione, nell’esecuzione e negli orari.
Infine, l’aver fatturato le sue prestazioni nella sua valuta di riferimento lo rende ancora più indipendente dalla SA.
Da ultimo, il collaboratore ha contestato punto per punto le singole motivazioni addotte dalla Cassa di compensazione a sostegno della sua qualifica come dipendente della società.
1.6. Con risposte dell’8 (doc. IV dell’inc. n. 30.2017.35) e del 9 novembre 2017 (doc. III dell’inc. n. 30.2017.36), sostanzialmente identiche, la Cassa di compensazione ha proposto di respingere i ricorsi. Essa ha ricordato di avere sottoposto dei quesiti alla SA e che, a seguito delle risposte ottenute e degli atti ricevuti dall’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, dovendo definire la posizione assicurativa di una persona che svolge la sua attività professionale in più Stati in base al diritto nazionale dello Stato in cui tale attività viene esercitata, in applicazione della LAVS ha ritenuto che si configurassero le caratteristiche tipiche di un lavoro su chiamata e dunque di un’attività dipendente, giacché RI 2 veniva chiamato ad intervenire quando RI 1 lo riteneva necessario. Inoltre, dalle fatture emesse si rileva che il lavoratore non ha apportato una prestazione specialistica, ma che è stato chiamato dalla società poiché, quando era alle sue dipendenze, si era già occupato di questo progetto edilizio. Si tratta quindi di un prestito di manodopera in favore di una società del medesimo ramo in cui viene svolta l’attività. Pertanto, gli elementi a favore di un’attività dipendente sono nettamente predominanti su quelli a favore di un’attività indipendente (assenza di divieto di concorrenza, utilizzo del proprio materiale).
Infine, la circostanza che il lavoratore sia attivo già in _ quale indipendente non ha alcuna influenza, potendo infatti egli essere contemporaneamente qualificato anche quale salariato.
1.7. Nelle sue osservazioni del 16 novembre 2017 (doc. VI dell’inc. n. 30.2017.35) la società ricorrente ha precisato che quando ha risposto il 9 febbraio 2017 alle domande dell’amministrazione può non avervi dato seguito in modo preciso e dettagliato, senza però rendersi conto che le sue risposte sarebbero servite per qualificare RI 2. Essa ha precisato che quest’ultimo ha svolto il mandato per proprio conto e partecipava alle riunioni per ottenere le direttive sul mandato. Inoltre, egli ha disdetto il contratto di lavoro per potere insegnare, ciò che gli impediva di essere dipendente per conto di terzi e l’ha obbligato a sviluppare la propria attività come indipendente. Una sua qualifica come dipendente lede quindi sia la società sottoponendo il lavoratore a un doppio assoggettamento agli oneri sociali sia il collaboratore stesso nella libertà di esercizio della sua professione.
Il lavoratore non ha formulato ulteriori osservazioni né ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. IV dell’inc. n. 30.2017.36).
1.8. Il 7 marzo 2018 (doc. X dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. V dell’inc. n. 30.2017.36) il Tribunale ha interpellato l’amministrazione sulla possibile applicazione dell’art. 11 par. 3 lett. b e dell’art. 13 par. 4 del Regolamento (CE) n. 883/2004, ciò che porterebbe RI 2, cittadino _ domiciliato in _ e dipendente pubblico nel suo Paese di residenza, ad essere soggetto alla legislazione _ negli anni in cui ha parallelamente svolto attività lucrativa sia in _ sia in Svizzera.
La Cassa di compensazione ha precisato il 9 marzo 2018 (doc. XI dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. VI dell’inc. n. 30.2017.36) che la decisione impugnata porta sulla definizione dello statuto contributivo di RI 2 in base alla legge svizzera. È solo in seguito che occorre definire la legislazione applicabile, ossia in quale Stato devono essere regolati i contributi sociali.
L’amministrazione ha spiegato che se l’attività esercitata da RI 2 su territorio svizzero fosse considerata attività marginale – ovvero inferiore al 5% del reddito e/o del tempo di lavoro complessivo – e fosse confermata di natura dipendente, allora essa dovrà sottostare all’assicurazione obbligatoria in Svizzera per il tramite del datore di lavoro RI 1, mentre se fosse qualificata di natura indipendente allora la Cassa dovrà assoggettare i redditi conseguiti su suolo svizzero da RI 2 secondo le norme sugli indipendenti.
Queste soluzioni vanno applicate indipendentemente se in _ il lavoratore è parificato a un dipendente pubblico.
È solo se l’attività esercitata in Svizzera fosse superiore al limite del 5% - e secondo la Cassa così non è – che allora si può applicare l’art. 13 del Regolamento (CE) n. 883/2004 e quindi ritenere che per l’attività esercitata in Svizzera sia che fosse considerato salariato sia indipendente, RI 2 avrebbe l’obbligo di regolare i suoi contributi sociali nello Stato nel quale è occupato come dipendente pubblico. E qualora fosse considerato come suo dipendente, spetterà a RI 1 rivolgersi alle assicurazioni sociali del Paese di residenza del lavoratore per regolare la sua posizione.
1.9. La società ricorrente non ha formulato osservazioni (doc. XII dell’inc. n. 30.2017.35), mentre il 23 marzo 2018 (doc. VIII dell’inc. n. 30.2017.36) RI 2 ha contestato che l’attività esercitata per RI 1 potesse configurarsi quale attività marginale ai sensi dell’art. 14 par. 5ter del Regolamento (CE) n. 987/2009, precisando che l’attività indipendente di architetto, nel suo complesso, era ed è svolta in via accessoria rispetto alla principale attività di dipendente.
Egli ha inoltre affermato che dai documenti prodotti emerge in modo chiaro che l’attività svolta per RI 1 è sicuramente superiore alla soglia del 5%. Da una parte, dal profilo economico risulta che nel 2014 egli ha percepito dal _ un salario da lavoro dipendente di € 20'859.- e nel 2015 di € 20'523.-, mentre per l’opera prestata per la società ricorrente egli ha ricevuto compensi di gran lunga superiori al 5% del reddito complessivo e pari a € 11'660.- nel 2014, a € 6'500.- nel 2015 e a € 1'000.- nel 2016. Dall’altra parte, dal profilo del tempo di lavoro, dagli atti emerge che per l’anno 2014 il lavoratore ha notificato all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro 81 giorni e nel 2015 86 giorni, con un tempo di lavoro di circa 2 ore per ogni giorno di notifica, perciò un totale di circa 162 ore lavorative su territorio elvetico nel 2014 e 172 ore nel 2015, contro un normale monte ore annue di 1760 (220 giorni x 8 ore). Le ore prestate in Svizzera per la SA sono dunque ben superiori al 5% del tempo di lavoro complessivamente esercitato nell’Unione Europea, raggiungendo il 10% del tempo totale.
Il ricorrente ha ricordato come l’attività svolta a favore di RI 1 sia stata di natura indipendente e che come tale debba essere assoggettata alla legislazione dello Stato _ di cui egli è un pubblico dipendente in virtù dell’art. 11 par. 3 lett. b del Regolamento (CE) n. 883/2004, Stato che peraltro ha già riscosso i contributi previdenziali quale indipendente per l’attività prestata in Svizzera (docc. C6, C7 e C8).
1.10. A questo proposito il 13 aprile 2018 (doc. X dell’inc. 30.2017.36) la Cassa di compensazione ha indicato i motivi per i quali ha ipotizzato come verosimile che l’impegno professionale su territorio svizzero limitato a un paio di ore per notifica possa essere considerato marginale ai sensi dell’art. 14 par. 5ter del Regolamento (CE) n. 987/2009. Ipotizzando un impegno di 42 o più ore alla settimana, il 5% corrisponde a poco più di 2 ore alla settimana, limite sotto il quale il ricorrente sembra essere stato impegnato in Svizzera per ogni singola notifica.
Ad ogni modo, ha precisato l’amministrazione, il monte ore di lavoro svolto in Svizzera servirà in seguito solo a definire quale legislazione sia applicabile, mentre oggetto della decisione è la qualifica dell’attività – dipendente – svolta per conto della SA.
1.11. Con decreto del 19 aprile 2018 (doc. XIII dell’inc. n. 30.2017.35 e doc. XII dell’inc. n. 30.2017.36) il giudice delegato del TCA ha congiunto le cause, trasmettendo poi a RI 1 gli scambi di corrispondenza intercorsi nell’incarto parallelo del lavoratore.
Nessuna osservazione è giunta al TCA (doc. XIV).
considerato

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. RI 2 si è lamentato che l’amministrazione non avrebbe accertato compiutamente la fattispecie, non entrando nel merito del caso concreto ma limitandosi, nella sua decisione su opposizione, ad una mera elencazione dei principi giuridici e giurisprudenziali di carattere generale. Egli ha fatto valere una carente motivazione della decisione impugnata e quindi, implicitamente, una violazione del diritto di essere sentito.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., le parti hanno diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza (ribadita ancora in STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 4.2), dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
Nel caso di specie non è ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito.
L’amministrazione, nella decisione su opposizione del 15 settembre 2017, ha esposto nel dettaglio le norme legali, la giurisprudenza federale e le direttive amministrative in ambito di determinazione della qualifica dello statuto assicurativo, come pure, riportando tali principi alla fattispecie, i motivi che l’hanno condotta a ritenere RI 2 esercitare un’attività lucrativa dipendente per conto di RI 1.
In effetti, concretizzando la giurisprudenza esposta, al punto 8 la Cassa di compensazione ha elencato sette motivi per cui l’architetto dovesse essere considerato dipendente della società e nei paragrafi successivi ha sviluppato ulteriormente le sue ragioni. Pertanto, l’amministrazione ha spiegato le ragioni per cui l’assicurato non potesse essere ritenuto esercitare un’attività di tipo indipendente.
Il TCA evidenzia, al riguardo, che l’interessato ha ben preso conoscenza di queste argomentazioni e le ha potute contestare con il ricorso, tanto che egli si è pronunciato nel dettaglio su tutti e sette i punti esposti dalla Cassa di compensazione.
L’assicurato
ha infatti potuto comprendere la portata della decisione su opposizione, confrontarsi con il suo contenuto e proporre le sue censure,
facendo valere le sue ragioni innanzi ad un'autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come l'istanza precedente
(
DTF 133 I 201 consid. 2.2)
.
Va del resto rammentato che una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
Nel caso di specie, i
l TCA dispone in effetti di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Pertanto, in ogni caso, l'eventuale violazione del diritto di essere sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove l'insorgente ha potuto esporre le sue motivazioni e produrre ulteriore documentazione (sentenza 9C_738/2007 del 29 agosto 2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 127 V 431).
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.2.
Oggetto del contendere è la qualifica dello statuto contributivo di RI 2 (dipendente oppure indipendente) per il lavoro svolto a favore della società RI 1 dal 1° gennaio 2014.
2.3. La Cassa ha accertato la posizione assicurativa di un cittadino _ residente in _ che ha lavorato su territorio elvetico per una società con sede in Svizzera.
Va quindi preliminarmente stabilito qual è il diritto applicabile.
In merito ai rapporti con il diritto europeo l’art. 153a LAVS, nella sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2016, prevedeva al capoverso 1 che per le persone designate nell'articolo 2 del regolamento n. 1408/71 e in relazione con le prestazioni previste nell'articolo 4 di questo regolamento, purché siano comprese nel campo d'applicazione della presente legge, sono applicabili anche:
a.
l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, nella versione del Protocollo del 26 ottobre 2004 e del 28 maggio 2008 relativi all'estensione dell'Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità europea, il suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata;
b.
la Convenzione del 4 gennaio 1960 istitutiva dell'Associazione europea di libero scambio nella versione dell'Accordo del 21 giugno 2001 che emenda la Convenzione, il suo allegato K, l'appendice 2 dell'allegato K e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata.
L'art. 153a cpv. 2 LAVS disponeva che laddove le disposizioni della legge fanno uso dell'espressione “Stati membri della Comunità europea”, questa espressione è riferita agli Stati cui è applicabile l'Accordo di cui al capoverso 1 lettera a.
Da
l 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'"Accordo tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone" (RS 0.142.112.681, di seguito: ALC) che rinvia, per quanto concerne la sicurezza sociale, al "Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio del 14 giugno 1971 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità", modificato ed aggiornato dal Regolamento (CE) n. 118/97, Regolamento (CE) n. 1290/97, Regolamento (CE) n. 1223/98, Regolamento (CE) n. 1606/98 e Regolamento (CE) n. 307/1999 e modificato dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea e i suoi Stati membri da una parte e la Svizzera dall'altra parte.
Dal 1° aprile 2012 il Regolamento (CEE) n. 1408/71 è stato sostituito dal Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale (RS 0.831.109.268.1), modificato dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009. Dal 1° gennaio 2015 questo nuovo regolamento è stato modificato per la Svizzera dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (RU 2015 345).
Pure il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2004, che ha a sua volta sostituito dal 1° aprile 2012 il Regolamento (CEE) n. 574/72, è stato modificato dal 2015 dal Regolamento (UE) n. 465/2012.
Ratione temporis
sono applicabili sia l'ALC che il Regolamento (CE) n. 883/2004 nella versione modificata dal Regolamento (UE) n. 465/2012 (
DTF 141 V 396
consid. 5.1), poiché la decisione impugnata è stata emanata il 15 settembre 2017 e concerne la qualifica dello statuto contributivo dell’assicurato per gli anni dal 2014 in poi (DTF 141 V 396 consid. 5.1; DTF 130 V 53 consid. 4.3; STF C 124/06 del 25 gennaio 2007, consid. 4.2; STF I 667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.2; Pratique VSI 2004 pag. 209 consid. 3.2 [STFA H 281/03]; SVR 2004 AHV no. 12 pag. 38 consid. 5 [STFA H 37/03]; cfr. pure la sentenza della CGCE del 7 febbraio 2002 nella causa C-28/00, Kauer, Racc. 2002, pag. I-1343, punto 45).
La presente vertenza ricade anche
ratione materiae
nel campo di applicazione dell'ALC e del Regolamento (CE) n. 883/2004 nella versione modificata dal Regolamento (UE) n. 465/2012.
La qualifica dello statuto contributivo di un assicurato rientra nel
campo materiale dell'Allegato II ALC e del Regolamento (CE) n. 883/2004.
Quest’ultimo
si applica infatti, secondo il suo art. 3 n. 1, a tutte le legislazioni relative ai settori di sicurezza sociale riguardanti: a) le prestazioni di malattia; b) le prestazioni di maternità e di paternità assimilate; c) le prestazioni d'invalidità; d) le prestazioni di vecchiaia; e) le prestazioni per i superstiti; f) le prestazioni per infortunio sul lavoro e malattie professionali; g) gli assegni in caso di morte; h) le prestazioni di disoccupazione; i) le prestazioni di pensionamento anticipato; j) le prestazioni familiari.
Il Regolamento (UE) n. 465/2012 non prevede alcuna modifica in tale ambito (DTF 143 V 81 consid. 7.1).
Per quanto attiene al campo di applicazione personale (
ratione personae
), affinché l'ALC e il Regolamento (CE) n. 883/2004 - il Regolamento (UE) n. 465/2012 non prevede alcuna modifica in tale ambito - si applichino al ricorrente, cittadino _ domiciliato in _ - cfr. a tal riguardo l'art. 1 n. 2 Allegato II ALC e l'art. 2 n. 1 Regolamento (CE) n. 883/2004, il quale prevede che detto
regolamento si applica ai cittadini di uno Stato membro, agli apolidi e ai rifugiati residenti in uno Stato membro che sono o sono stati soggetti alla legislazione di uno o più Stati membri, nonché ai loro familiari e superstiti
- devono essere date da un lato le condizioni della nazionalità o dello status familiare e d'altro lato l'elemento transfrontaliero (
DTF 143 V 81 consid. 8.1;
cfr.
Bernhard Spiegel
, in Europäisches Sozialrecht, Maximilian Fuchs [ed.], 6
a
ed. 2013, n. 1 segg. ad art. 2 del Regolamento [CE] n. 883/2004).
In concreto, la condizione della nazionalità è realizzata; il ricorrente, cittadino _ residente in _, può invocare l'ALC e il Regolamento (CE) n. 883/2004.
Occorre inoltre verificare se è dato un nesso transfrontaliero, che è indispensabile per l'applicazione dell'ALC.
Come evidenziato in ambito di prestazioni complementari all’AVS/AI dalla DTF 143 V 81 al considerando 8.3.1, per giurisprudenza costante della CGUE, le disposizioni europee sulla coordinazione dei sistemi di sicurezza sociale non possono essere applicate alle attività che non presentano alcun nesso di collegamento con una qualsiasi delle situazioni contemplate dal diritto dell'Unione e i cui elementi rilevanti restino in complesso confinati all'interno di un unico Stato membro (tra le altre, sentenze del 5 maggio 2011 C-434/09
McCarthy
, punto 45, e dell'11 ottobre 2001 C-95/99 a 98/99 e C-180/99
Khalil et aliud
, punto 69; v. anche
DTF 141 V 521
consid. 4.3.2 pag. 525).
Il carattere transfrontaliero è in particolare dato quando una persona, una fattispecie o una richiesta presenta un rapporto giuridico in relazione con più stati dell'UE: in questo ambito entrano in considerazione il luogo di residenza o di lavoro, oppure la nazionalità (
Spiegel
, op. cit., n. 15).
Nel caso di specie, dagli atti risulta che l’assicurato è nato, ha sempre risieduto e lavorato in uno Stato membro dell’UE. Egli è stato dunque assoggettato a un’altra legislazione di uno Stato membro dell’UE in relazione a periodi di attività lucrativa o di contributi alle assicurazioni sociali. Tuttavia, venendo in Svizzera negli anni 2014, 2015 e 2016 per svolgere un’attività lucrativa, l’assicurato ha esercitato il suo diritto alla libera circolazione.
Entrambi i presupposti per riconoscere un’applicazione dell’ALC e del
Regolamento (CE) n. 883/2004 sono pertanto dati anche in campo personale.
2.4. L'ALC, per quanto concerne le assicurazioni sociali, rinvia al citato Regolamento (CE) n. 883/2004 e meglio ai suoi art. 11-16, che contengono le norme relative alla determinazione della legislazione applicabile.
L’art. 11 par. 1 prevede che le persone alle quali si applica il presente regolamento sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro e che tale legislazione è determinata a norma del presente titolo. Questa norma enuncia dunque il principio dell'unicità della legislazione applicabile in funzione delle regole previste dagli art. 11 par. 2 a 16, dichiarando determinanti, di principio e salvo eccezioni, le disposizioni di un solo Stato membro.
L’art. 11 par. 2 dispone che ai fini dell’applicazione del presente titolo, le persone che ricevono una prestazione in denaro a motivo o in conseguenza di un’attività subordinata o di un’attività lavorativa autonoma sono considerate come se esercitassero tale attività. Ciò non si applica alle pensioni di invalidità, di vecchiaia o di reversibilità né alle rendite per infortunio sul lavoro, malattie professionali, né alle prestazioni in denaro per malattia che contemplano cure di durata illimitata.
Fatti salvi gli artt. 12-16, l’art. 11 par. 3 enuncia il principio della
lex loci laboris
, in particolare che una persona che esercita una attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro (lett. a) e che
un pubblico dipendente è soggetto alla legislazione dello Stato membro al quale appartiene l'amministrazione da cui egli dipende (lett. b).
L’art. 13 del Regolamento (CE) n. 883/2004 regola come
segue l’esercizio di attività in due o più Stati membri
:
"
1. La persona che esercita abitualmente un'attività subordinata in due o più Stati membri è soggetta:
a) alla legislazione dello Stato membro di residenza, se esercita una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro o se dipende da più imprese o da più datori di lavoro aventi la propria sede o il proprio domicilio in diversi Stati membri; oppure
b) alla legislazione dello Stato membro in cui l'impresa o il datore di lavoro che la occupa ha la sua sede o il suo domicilio, se essa non esercita una parte sostanziale delle sue attività nello Stato membro di residenza.
2. La persona che esercita abitualmente un'attività lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta:
a) alla legislazione dello Stato membro di residenza se esercita una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro; oppure
b) alla legislazione dello Stato membro in cui si trova il centro di interessi delle sue attività, se non risiede in uno degli Stati membri nel quale esercita una parte sostanziale della sua attività.
3. La persona che esercita abitualmente un'attività subordinata e un'attività lavorativa autonoma in vari Stati membri è soggetta alla legislazione dello Stato membro in cui esercita un'attività subordinata o, qualora eserciti una tale attività in due o più Stati membri, alla legislazione determinata a norma del paragrafo 1.
4. Una persona occupata in qualità di pubblico dipendente in uno Stato membro e che svolge un'attività subordinata e/o autonoma in uno o più altri Stati membri è soggetta alla legislazione dello Stato membro al quale appartiene l'amministrazione da cui essa dipende.
5. Le persone di cui ai paragrafi 1–4 sono trattate, ai fini della legislazione determinata ai sensi di queste disposizioni, come se esercitassero l'insieme delle loro attività subordinate o autonome e riscuotessero l'insieme delle loro retribuzioni nello Stato membro in questione.".
L’art. 13 par. 1 del Regolamento (CE) n. 883/2004 ha un nuovo testo giusta l’art. 1 par. 6 del Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, in vigore per la Svizzera dal 1° gennaio 2015, secondo cui:
"
1. La persona che esercita abitualmente un’attività subordinata in due o più Stati membri è soggetta:
a) se esercita una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro, alla legislazione dello Stato membro di residenza; oppure
b) se non esercita una parte sostanziale della sua attività nello Stato membro di residenza:
i) alla legislazione dello Stato membro in cui ha la propria sede legale o il proprio domicilio l’impresa o il datore di lavoro, se è alle dipendenze di un’impresa o di un datore di lavoro, oppure
ii) alla legislazione dello Stato membro in cui ha la propria sede legale o il proprio domicilio l’impresa o il datore di lavoro, se è alle dipendenze di due o più imprese o datori di lavoro aventi la propria sede legale o il proprio domicilio in un solo Stato membro, oppure
iii) alla legislazione dello Stato membro in cui l’impresa o il datore di lavoro ha la propria sede legale o il proprio domicilio diverso dallo Stato membro di residenza, se è alle dipendenze di due o più imprese o datori di lavoro aventi la propria sede legale o il proprio domicilio in due Stati membri, di cui uno è lo Stato membro di residenza, oppure
iv) alla legislazione dello Stato membro di residenza se è alle dipendenze di due o più imprese o datori di lavoro, almeno due dei quali hanno la propria sede legale o il proprio domicilio in Stati membri diversi dallo Stato membro di residenza.”.
2.5. Le Direttive sull'obbligo assicurativo nell'AVS/AI (DOA) edite dall'UFAS, nella Premessa al supplemento 4 valido dal 1° aprile 2012, in essere dal 1° gennaio 2009, stato 1° gennaio 2014, prevedono:
"
Il 1° aprile 2012 sono entrati in vigore il nuovo Regolamento (CE) 883/2004 (Reg. 883/2004) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 (Reg. 987/2009) che ne stabilisce le modalità di applicazione. Questi atti normativi implicano diversi cambiamenti in materia di assoggetta-mento.
Un cambiamento significativo consiste nel fatto che una persona può essere soggetta alla legislazione di un solo Stato membro o della Svizzera. In caso di esercizio contemporaneo di un'attività lucrativa dipendente e indipendente si applicano le disposizioni dello Stato in cui è esercitata l'attività lucrativa dipendente.
Una persona che lavora per un solo datore di lavoro in più Stati membri e/o in Svizzera è soggetta alla legislazione dello Stato di domicilio se vi esercita una parte sostanziale dell'attività. In caso contrario è sottoposta alla legislazione dello Stato in cui il datore di lavoro ha la propria sede.
L'assoggettamento degli impiegati di aziende di trasporto internazionale è retto dalle regole generali di coordinamento (v. paragrafo precedente).
Le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente in più Stati membri e/o in Svizzera sono soggette alla legislazione dello Stato di domicilio se vi esercitano una parte sostanziale dell'attività. In caso contrario sottostanno alla legislazione dello Stato in cui si trova il centro d'interessi dell'attività.
(...)
In materia di assoggettamento, per i casi verificatisi prima del 1° aprile 2012 continua ad applicarsi il Regolamento (CEE) n. 1408/71 (Reg. 1408/71) fino a quando non interviene un cambiamento, ma per un periodo massimo di 10 anni. Gli assicurati possono tuttavia chiedere che venga applicato il nuovo regolamento.
Nell'AELS restano applicabili i Regolamenti (CEE) n. 1408/71 e n. 574/72. (...)
".
A questo proposito, l'art. 87 par. 8 del regolamento (CE) n. 883/2004 prevede infatti che se, in applicazione del medesimo, una persona è soggetta alla legislazione di uno Stato membro diverso da quello alla cui legislazione è soggetta a norma del titolo II del regolamento (CEE) n. 1408/71, a tale persona continua ad essere applicata quest'ultima legislazione finché la situazione rimane invariata e comunque per non più di dieci anni dalla data di applicazione del regolamento. Ciò salvo che essa non presenti una domanda per essere assoggettata alla legislazione applicabile a norma del regolamento (CE) n. 883/2004. Se la domanda è presentata entro un termine di tre mesi dalla data di applicazione del regolamento 883/2004 all'istituzione competente dello Stato membro la cui legislazione è applicabile, la persona è soggetta alla legislazione di detto Stato membro sin dalla data di applicazione del regolamento.
Se la domanda è presentata dopo la scadenza di tale termine, la persona è soggetta a detta legislazione a decorrere dal primo giorno del mese successivo.
Nella Premessa al supplemento 7, valido dal 1° gennaio 2015, l’UFAS specifica che questo supplemento integra nelle direttive le novità conseguenti all’entrata in vigore del regolamento (UE) n. 465/2012 e dalla revisione della convenzione di sicurezza sociale con gli USA.
Inoltre, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha precisato:
"
Il regolamento (UE) n. 465/2012 entra in vigore il 1° gennaio 2015 e modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 e il regolamento (CE) n. 987/2009. Si tratta di un atto normativo che non può essere applicato in quanto tale, ma che ha solo la funzione di modificare i due regolamenti summenzionati. Le novità riguardano in particolare i punti seguenti:
– per l’assoggettamento assicurativo nello Stato di domicilio non è più rilevante il fatto che l’assicurato abbia uno o più datori di lavoro, purché eserciti una parte sostanziale dell’attività (25%) in tale Stato;
(...)
– le attività marginali non sono più considerate ai fini della determinazione della normativa applicabile ai sensi dell’articolo 13 del regolamento (CE) n. 883/2004;
– il concetto di «sede» è stato ridefinito (art. 14 par. 5
bis
reg. 987/2009). Per «sede» si intende ora il luogo in cui sono adottate le decisioni essenziali dell’impresa e in cui sono svolte le funzioni della sua amministrazione centrale.”.
Giusta il N. 2013 DOA, l’assoggettamento delle persone che lavorano in più Stati dipende dal tipo di attività esercitata (dipendente o indipendente). Lo statuto contributivo (lavoratori dipendenti o indipendenti) si determina in base al diritto nazionale dello Stato in cui è svolta l’attività lucrativa (STF 9C_62/2013 del 27 maggio 2013).
L’esempio esposto al N. 2014 DOA chiarisce questo principio.
Infatti, se una persona esercita simultaneamente un'attività lucrativa in Francia e in Svizzera, la qualifica dell'attività esercitata in Francia (salariata o indipendente) si effettua in applicazione del diritto francese e la determinazione dell'attività esercitata in Svizzera si effettua secondo la LAVS.
Per la qualificazione ai fini dell’assoggettamento contributivo secondo la legislazione svizzera si rimanda ai criteri di delimitazione definiti nelle DSD.
Per “attività subordinata” e “attività autonoma” ai sensi dell'art. 1 lett. a e b del regolamento (CE) n. 883/2004, si devono intendere le attività lavorative che sono considerate tali ai sensi della normativa previdenziale dello Stato membro nel cui territorio le dette attività vengono svolte (sentenza I 667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.4.4; STCA 35.2005.57del 12 aprile 2006).
Sono segnatamente considerati quali beneficiari del regolamento i lavoratori coperti da assicurazione obbligatoria o facoltativa continuata presso un regime di sicurezza sociale destinato ai lavoratori subordinati o autonomi (sentenza del 24 luglio 2006, I 667/05, consid.
6.4.3;
Pierre Rodière
, Droit social de l'Union européenne, 2a ed., Parigi 2002, pag. 614, cifra marg.
646).
La Corte di Giustizia delle Comunità europee (CGCE) ha stabilito che la nozione di lavoratore deve essere definita secondo criteri oggettivi che caratterizzano il rapporto di lavoro in considerazione dei diritti e degli obblighi delle persone interessate, la caratteristica essenziale di tale rapporto consistendo nel fatto che una persona svolge, durante un certo tempo, in favore di un'altra persona e sotto la direzione di quest'ultima, delle prestazioni in cambio delle quali percepisce una rimunerazione (sentenza I 667/05 del 24 luglio 2006, consid. 6.4.4).
Sono più in generale da considerare come lavoratori tutti coloro che, in quanto tali (cfr. DTF 131 V 395 consid. 3.2), indipendentemente dalla loro denominazione e dall'esercizio (attuale) di un'attività professionale, possiedono la qualità di assicurati ai sensi della legislazione di sicurezza sociale di uno o più Stati membri (sentenza del 24 luglio 2006, I 667/05, consid. 6.4.4).
Anche le DOA stabiliscono il principio al N. 2016 che l'Accordo con l’UE e la Convenzione AELS prevedono l'assoggettamento alla legislazione di un solo Stato (art. 11 par. 1 del Regolamento (CE) n. 883/2004).
Questa regola non si applica alle persone che esercitano un'attività lucrativa e non sono cittadine di uno Stato dell'UE, dell'AELS o della Svizzera. Ad esse si applicano le convenzioni di sicurezza sociale oppure la LAVS.
Il N. 2016.1 DOA, introdotto nel 2016, dispone che le attività marginali non vengono più considerate ai fini della determinazione della legislazione applicabile per l’assoggettamento assicurativo delle persone che esercitano un’attività lucrativa in due o più Stati. Questa nuova disposizione è tesa a evitare cambiamenti nell’assoggettamento assicurativo dovuti ad attività di esigua entità, ma anche a prevenire abusi. Sono considerate marginali le attività che, per loro natura, sono irrilevanti. Possibili indicatori di un’attività marginale sono un orario di lavoro regolare e/o una retribuzione inferiori al 5 per cento (art. 14 par. 5
ter
Regolamento (CE) 987/2009; per la conduzione di un’azienda v. N. 3082 segg.). Le attività marginali sono invece soggette all’obbligo contributivo secondo la legislazione vigente nei rispettivi Stati.
I cittadini dell'UE, dell’AELS o i cittadini svizzeri che lavorano solo in Svizzera sono assicurati all'AVS/AI/IPG e AD (art. 11 par. 3 lett. a del Regolamento (CE) n. 883/2004), a meno che non si tratti di lavoratori distaccati o di membri di una categoria speciale (N. 2017 DOA, modificato nel 2016, ma sostanzialmente identico alla precedente versione del 2012).
I cittadini dell'UE o i cittadini svizzeri che lavorano soltanto in uno Stato dell'UE non sono assicurati all'AVS/AI/IPG/AD (art. 11 par. 3 lett. a R. n. 883/2004) a meno che non si tratti di lavoratori distaccati o di membri di una categoria speciale (N. 2018 DOA).
Secondo il N. 2020 DOA, i cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano abitualmente un’attività lucrativa in due o più Stati per lo stesso datore di lavoro o la stessa impresa sono soggetti alla legislazione dello Stato di domicilio se esercitano una parte sostanziale della propria attività in detto Stato membro (art. 13 par. 1 lett. a Regolamento (CE) n. 883/2004).
Nella versione modificata nel 2016, questa direttiva dispone che per persona «che esercita abitualmente un’attività subordinata in due o più Stati membri» si intende una persona che esercita contemporaneamente o a fasi alterne una o più attività lucrative dipendenti distinte (art. 14 par. 5 Regolamento (CE) 987/2009). I cittadini della Svizzera, dell’UE o dell’AELS che esercitano abitualmente un’attività lucrativa dipendente in due o più Stati sono soggetti alla legislazione dello Stato di domicilio se vi esercitano una parte sostanziale della propria attività (art. 13 par. 1 lett. a Regolamento (CE) n. 883/2004).
Per «parte sostanziale di un'attività subordinata» esercitata nello Stato membro di domicilio si intende che in esso è esercitata una parte quantitativamente sostanziale dell'insieme delle attività. Il fatto che almeno il 25% dell'orario di lavoro si svolge nello Stato membro di domicilio e/o che almeno il 25% della retribuzione è percepita in tale Stato membro può indicare che una parte sostanziale delle attività si svolge in uno Stato membro
(art. 14 par. 8 Regolamento (CE) 987/2009; N. 2020.2 DOA del 2015).
Giusta il N. 2042 DOA nel tenore del 2016, essenzialmente uguale a quello del 2012, i cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano un’attività lucrativa indipendente in due o più Stati membri dell’UE, o in Svizzera e nell’UE, sono assicurati nel proprio Stato di domicilio se esercitano una parte sostanziale della propria attività in detto Stato (v. N. 2020). Se non esercitano una parte sostanziale dell’attività nel proprio Stato di domicilio sono assicurati nello Stato in cui si trova il centro di interessi della loro attività (art. 13 par. 2 lett. b Regolamento (CE) n. 883/2004).
Il N. 2042.1 DOA recita che il centro di interessi dell’attività si determina prendendo in considerazione tutti gli elementi che compongono l’attività professionale. In particolare, si tratta del luogo in cui si trova la sede permanente nella quale il lavoratore indipendente esercita la propria attività, il carattere abituale o la durata dell’attività come pure il numero di servizi prestati (art. 14 par. 9 Regolamento (CE) 987/2009).
I cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano abitualmente la loro attività lucrativa indipendente in uno Stato dell’UE e che svolgono solo temporaneamente un’attività in Svizzera non sono assicurati all’AVS/AI/IPG e l’AD. L’autorità estera competente rilascia il certificato A1 al richiedente, che la trasmette alla cassa di compensazione competente (N. 2050 DOA).
Nel 2016 il N. 2050 DOA è stato soppresso.
Il N. 2050.1 DOA, il cui tenore è identico anche dopo la modifica del 2016, dispone che i cittadini svizzeri o dell’UE che esercitano abitualmente la loro attività lucrativa indipendente nell’UE e svolgono temporaneamente un’attività affine in Svizzera sono soggetti alla legislazione dello Stato dell’UE in cui sono domiciliati (art. 12 par. 2 Regolamento (CE) n. 883/2004). Ciò vale anche nei casi in cui le casse di compensazione qualificano l’attività come attività lucrativa dipendente (art. 14 par. 4 Regolamento (CE) 987/2009).
Infine, il N. 2051 DOA dispone che se esercita abitualmente un’attività lucrativa indipendente e una dipendente in uno Stato dell’UE e in Svizzera, un cittadino svizzero o dell’UE è soggetto alla legislazione dello Stato in cui è svolta l’attività dipendente (art. 13 par. 3 Regolamento (CE) n. 883/2004). Se l’attività lucrativa dipendente è esercitata in più Stati, è necessario innanzitutto determinare conformemente ai N. 2020 segg. quale legislazione disciplina l’attività lucrativa dipendente.
Le Direttive ricordano inoltre che chi esercita abitualmente un'attività lucrativa sul territorio di due o più Stati deve informare l'autorità competente dello Stato di domicilio. In Svizzera si tratta in prima linea della cassa di compensazione alla quale il lavoratore dipendente o indipendente è già legato in virtù della sua attività lucrativa
(N. 2054 DOA).
2.6. Va qui ricordato, da un lato, che l’assoggettamento delle persone che lavorano in più Stati dipende dal tipo di attività esercitata (dipendente o indipendente) e che lo statuto contributivo di un lavoratore, dipendente o indipendente, si determina in base al diritto nazionale dello Stato in cui è svolta l’attività lucrativa (N. 2013 DOA). D’altro lato, che per “attività subordinata” e “attività autonoma” si devono intendere le attività lavorative che sono considerate tali ai sensi della normativa previdenziale dello Stato membro nel cui territorio dette attività vengono svolte.
Come emerge dalle sentenze 30.2014.9+12 del 16 ottobre 2014 e 30.2017.8+15 del 17 luglio 2017, ritenuto che il luogo di lavoro è determinante per stabilire dapprima il diritto applicabile ed in secondo luogo lo Stato competente per il prelievo dei contributi, accertato che nel periodo in oggetto RI 2 ha svolto la sua attività lavorativa sia in territorio svizzero sia nel suo Paese di residenza, la qualifica del suo statuto contributivo nella Confederazione va dunque eseguita secondo le norme svizzere (N. 2014 DOA).
Per quanto concerne il diritto svizzero, va rammentato che
sono assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).
A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.
In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.
I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).
Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
È considerato datore di lavoro chi impiega salariati (art. 11 LPGA).
L'art. 12 LPGA prevede che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (cpv. 2).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale Federale) ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (sentenza H 322/03 dell'11 marzo 2005; sentenza H 31/04 del 21 marzo 2005).
In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).
2.7. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi princìpi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (sentenza H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre 2000).
2.8. Secondo la giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri caratteristici di un’
attività indipendente
sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176).
A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’
attività dipendente
quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.;
Greber/Duc/ Scartazzini
, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
2.9.
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).