# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 625a5ebd-3b98-5701-b6c2-dc937763839f
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a. Dopo vicissitudini che non è qui necessario evocare, il 30 settembre 1999 il cittadino kosovaro RI 1 (1973) - già al beneficio dell'ammissione in Svizzera dal 4 maggio 1992 al 3
agosto 1998 - si è sposato a _ con la cittadina italiana C_
(1970), titolare di un'autorizzazione di domicilio, con la quale il
_
1996 ha avuto la figlia S_. A seguito del matrimonio
, egli ha ottenuto un permesso di dimora, trasformato nel 2002 in un permesso B CE/AELS e rinnovato nel 2007 fino al 30 settembre 2012.
b. Il 1° ottobre 2001, i coniugi _ si sono separati di fatto. Da
allora, nonostante la nascita di E_ (_03) e D_
(_08), essi non hanno più ripreso la vita in comune.
Con sentenza 17 novembre 2011, il Pretore aggiunto del Distretto di _ ha sciolto per divorzio il loro matrimonio, affidando i figli alla madre con l'esercizio dell'autorità parentale e concedendo
al padre un diritto di visita alla prole con l'obbligo di versare
loro un contributo alimentare.
c. Il 6 marzo 2012, RI 1 ha notificato all'autorità competente in materia di diritto degli stranieri lo scioglimento del matrimonio, chiedendo la modifica dei dati personali relativi allo stato civile sulla sua autorizzazione di soggiorno.
Preso atto di tali riscontri, il 19 luglio 2012 la Sezione della
popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato il permesso di dimora
CE/AELS a RI 1. Tale decisione, intimata per raccomandata il 20 luglio 2012 all'indirizzo indicato dall'interessato, non è stata da quest'ultimo
ritirata durante il termine di giacenza alla Posta di 7 giorni ed è
stata quindi retrocessa al mittente. Il 21 settembre 2012 RI 1 è insorto dinnanzi al Consiglio di Stato, chiedendo l'annullamento della risoluzione dipartimentale. In via del tutto subordinata, ha postulato la restituzione in intero contro il lasso dei termini, al fine di essere ammesso a ricorrere contro la menzionata decisione della Sezione della popolazione. Il 3 ottobre 2012 l'Esecutivo cantonale ha respinto la predetta istanza, rilevando in sostanza che le condizioni per la restituzione in intero dei termini non erano manifestamente adempiute. Ha quindi dichiarato irricevibile il ricorso, in quanto tardivo. Tale giudizio è stato confermato, in ultima istanza, dal Tribunale federale con sentenza 4 luglio 2013 (2C_552/2013).
A seguito della reiezione del gravame interposto dinnanzi all'alta Corte federale, il 29 luglio 2013 l'autorità dipartimentale ha fissato a RI 1 un termine fino al 31 agosto successivo per lasciare il territorio elvetico.
B. a. Il 18 luglio 2013, RI 1 ha inoltrato alla Sezione della popolazione una domanda di rilascio di un permesso di dimora nell'ambito del ricongiungimento familiare invocando il suo legame con i figli, e, in via subordinata, il riesame della decisione 19 luglio 2012.
b. Il 20 agosto 2013, il Dipartimento ha respinto l'istanza e ha
confermato la validità del termine per lasciare la Svizzera,
indicando
che un eventuale ricorso contro la decisione non avrebbe avuto effetto sospensivo. Dopo avere sottolineato che la domanda avrebbe dovuto essere inoltrata dall'estero, dove l'interessato avrebbe dovuto attenderne l'esito, l'autorità ha rilevato che i suoi figli sono stati affidati alla madre con la quale vivono, mentre RI 1 ha soltanto un diritto di visita agli stessi che può
esercitare a partire dal suo Paese e nell'ambito di visite reciproche. La
decisione è stata resa sulla base degli art. 3, 17 cpv. 2, 33 e 96
della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005
(LStr; RS 142.20).
C. Con giudizio 24 settembre 2013, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Il Governo ha considerato che l'interessato non può prevalersi di una relazione stretta, intatta ed effettiva con la prole in una maniera tale da ottenere l'autorizzazione richiesta. Gli ha inoltre rimproverato di non avere tenuto un comportamento irreprensibile dal profilo penale quando era titolare di un permesso di dimora. Al dispositivo n. 3 della predetta risoluzione, ha indicato che un eventuale ricorso non avrebbe esplicato effetto sospensivo.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un permesso di dimora.
Il ricorrente sostiene in sostanza di avere con i propri figli un legame stretto e intatto come sancito dalla più recente giurisprudenza federale nell'ambito dell'esercizio del diritto di visita, ragione per la quale ritiene di avere diritto all'ottenimento del permesso richiesto, visto pure che non ha più condanne iscritte al casellario giudiziale. Chiede inoltre di restituire l'effetto sospensivo al gravame.
E. All'accoglimento dell'impugnativa si oppongono sia il Consiglio di Stato che la Sezione della popolazione, senza formulare particolari osservazioni al riguardo.
F
. Pendente causa, la Sezione della popolazione ha informato il Tribunale che con decreto d'accusa
28 agosto 2014 (DA
_), RI 1 è stato giudicato colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento nei confronti della figlia D_ ed è stato condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 90.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 5'400.– (parzialmente aggiuntiva a quella decretata dal Ministero pubblico il 12.09.11) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni -, nonché alla multa di fr. 1'000.–.
Delle osservazioni formulate in merito dal ricorrente
, si riferirà se del caso in seguito.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il
gravame, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura
per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, integrati dal complemento
istruttorio esperito in questa sede (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. Occorre innanzitutto rilevare che RI 1 non fruisce più di
un permesso di dimora in Svizzera. Quello di cui disponeva a
seguito del matrimonio con una cittadina italiana, dalla quale ha poi divorziato, gli è stato revocato
dalla Sezione della
popolazione
con decisione 19 luglio 2012, cresciuta in giudicato, che gli ha poi fissato un ultimo termine con scadenza il
31 agosto 2013 per
lasciare il territorio elvetico.
L'interessato non ha tuttavia dato seguito a tale ingiunzione. Il 18 luglio 2013 ha postulato l'ottenimento di un'autorizzazione di
soggiorno invocando il legame con i propri figli, affidati alla madre che gode pure dell'autorità parentale sui medesimi, e sui cui egli beneficia soltanto di un diritto di visita.
La presente vertenza non concerne quindi il riesame del provvedimento dipartimentale del
19 luglio 2012,
bensì il rilascio di un nuovo permesso di dimora su altre basi.
3.
I
l ricorrente non potrebbe ottenere il permesso postulato sulla base dell'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) a
seguito
della cittadinanza italiana (e quindi comunitaria) dei suoi figli,
poiché la sua richiesta non è volta ad ottenere un permesso per
vivere in comunione domestica insieme a loro (cfr. art. 7 ALC e
3 del relativo Allegato I).
Non vi è inoltre alcun
trattato tra la
Svizzera
e la Repubblica del Kosovo (o l'allora Iugoslavia), da cui potrebbe scaturire un diritto in tal senso in suo favore.
Del resto, nemmeno l'insorgente lo pretende.
Egli invoca infatti gli art.
50 cpv. 1 lett. b LStr e 8
della Convenzione europea per la salvaguardia
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4
novembre 1950 (
CEDU; RS 0.101).
4. 4.1. L'a
rt. 50 cpv. 1 lett. b LStr dispone che d
opo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge al rilascio o alla proroga del permesso di dimora in virtù dell'art. 43
LStr (coniuge di uno straniero titolare di un permesso di domicilio) sussiste se gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera. In tale ambito vanno pure presi in considerazione anche gli interessi dei figli comuni (STF
2C_145/2012 del 16 luglio 2012, consid. 2.3). A questo proposito fanno stato le
condizioni dell'art. 8 CEDU che garantisce, analogamente a
quanto dispone l'art. 13 cpv. 1 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), il rispetto della vita privata e familiare (DTF 130 II 281 consid. 3.1.; 126 II 377 consid. 7).
4.2. Lo straniero può, a seconda delle circostanze, prevalersi dell'art. 8 CEDU per opporsi all'eventuale separazione della famiglia, ottenere oppure conservare un permesso di dimora. Affinché
tale norma sia applicabile, occorre che tra lo straniero che domanda un permesso di dimora e la persona della sua famiglia che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera (cittadino svizzero o straniero titolare di un permesso di domicilio oppure di
dimora, in quest'ultimo caso soltanto se ha la certezza di vedersi rinnovato il permesso di soggiorno DTF 111 Ib 163 consid. 1a),
esista una relazione stretta, intatta, che sia effettivamente vissuta (DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 II 1 consid. 1e, 289 consid. 1c).
In concreto, Sabina (10 novembre 1996), Eduard (29 dicembre 2003) e Dana (10 luglio 2008) sono titolari di un permesso di domicilio CE/AELS, di modo che la prima condizione per poter invocare il menzionato disposto convenzionale è adempiuta.
4.3.
4.3.1. Il cittadino straniero che non ha la custodia dei figli - come è il caso del ricorrente nella presente fattispecie - può già di per sé vivere soltanto in misura limitata le relazioni con la prole, ossia unicamente nel quadro dell'esercizio del diritto di visita riconosciutogli.
In linea di principio, tale facoltà non implica un diritto
di presenza costante in Svizzera
per il genitore straniero di un figlio che vi risiede in maniera regolare e durevole.
Secondo la
giurisprudenza federale, le esigenze dell'art. 8 CEDU risultano in
effetti già rispettate se detto diritto di visita può venire esercitato
nell'ambito di brevi soggiorni, adattandone se del caso le modalità. Un diritto del genitore all'ottenimento di un permesso di
dimora può tuttavia sussistere se i rapporti coi figli sono particolarmente
intensi dal profilo economico ed affettivo, se non potrebbero
venir mantenuti per la distanza del Paese d'origine del genitore e se il comportamento di quest'ultimo in Svizzera è stato irreprensibile (DTF 120 Ib 1 consid. 3c; STF 2C_1231/2012 del 20 dicembre 2012 consid. 3.3; 2C_858/2012 dell'8 novembre 2012
consid. 2.2; 2C_751/2012 del 16 agosto 2012 consid. 2.3).
L'esistenza di un legame affettivo particolarmente intenso veniva in passato ammesso dalla giurisprudenza in presenza di diritti di
visita riconosciuti in modo ampio, ovvero al di là dell'ordinario
(STF 2C_145/2012 del 16 luglio 2012 consid. 2.3.1). Prendendo
però atto dell'evoluzione registrata in materia di diritto della famiglia, che ha portato al riconoscimento di diritti di visita estesi
sempre più con regolarità, il Tribunale federale ha ridefinito recentemente
la particolare intensità dei rapporti affettivi tra figlio con diritto di risiedere in Svizzera e genitore senza autorità parentale. La nostra massima istanza h
a precisato che nei casi di stranieri che già disponevano di un permesso di soggiorno ottenuto in virtù dell'art. 42 o 43 LStr in base a
un'unione coniugale - poi sciolta - con una
persona
di nazionalità svizzera o con permesso di domicilio,
il requisito
della particolare intensità del rapporto affettivo deve essere ora considerato come dato già quando il rapporto personale è vissuto nell'ambito di un diritto di visita
usuale
,
secondo i canoni odierni.
Per contro, per gli stranieri che
domandano per la prima volta un'autorizzazione di soggiorno, rimane applicabile l'art. 8 CEDU, nel senso che si continua a esigere
che il rapporto affettivo con il figlio sia vissuto in maniera chiaramente più intensa, ovvero al di là dell'usuale. In tutti i casi, occorre inoltre che il diritto di visita venga effettivamente esercitato.
L'alta Corte federale ha comunque ricordato che per poter conservare l'autorizzazione di soggiorno, devono essere
adempiute anche le altre condizioni richieste per il rinnovo o il rilascio di un permesso di dimora, e meglio: l'esistenza di
un rapporto
particolarmente intenso dal punto di vista economico tra il figlio ed il
genitore senza autorità parentale, nonché un comportamento irreprensibile da parte dello straniero
(DTF 139 I 315
consid. 2.4 e 2.5; STF
2C_1105/2012 del 5 agosto 2013 consid. 2 e 2C_318/3013 del 5 settembre 2013 consid. 3.3).
4.3.2. Tornando al caso in esame, nell'ambito della sentenza di divorzio 17 novembre 2011 il Giudice civile ha affidato S_,
E_ e D_
alla madre, con l'esercizio dell'autorità parentale,
riconoscendo a
RI 1
un diritto di visita
ai figli di almeno
una fine settimana ogni 15 giorni, con l'obbligo di versare
loro un contributo alimentare nella misura di fr. 600.– ciascuno
(vedi anche doc. C: dichiarazione 21.08.13 di
C_,
ex moglie del ricorrente).
Il ricorrente sostiene che in base a questo regime ordinario sul diritto di visita, il legame affettivo con la prole vada considerato particolarmente intenso come sancito dalla recente prassi federale e di avere pertanto diritto al rilascio del permesso richiesto.
4.3.3. Come detto dianzi, RI 1
non dispone più attualmente
di un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera, in quanto il permesso di dimora di cui era titolare gli è stato revocato dal Dipartimento con decisione cresciuta in giudicato.
Ora, sapere se in siffatte circostanze all'insorgente possa essere applicata la recente giurisprudenza federale testé menzionata per poter rimanere nel nostro Paese allo scopo di esercitare il diritto di visita alla prole, è una questione che può qui rimanere aperta. In
effetti, anche nell'ipotesi in cui egli possa prevalersene, il suo ricorso
andrebbe in ogni caso respinto per i seguenti motivi.
Dalle tavole processuali sembrerebbe che, perlomeno dopo la
pronuncia del divorzio, RI 1 abbia esercitato regolarmente il suo diritto di visita nella misura di una fine settimana ogni 15 giorni, ciò che porta di primo acchito a ritenere che il legame affettivo da lui intrattenuto con la prole sia particolarmente
intenso ai sensi della recente prassi federale. Sennonché, bisogna anche tenere conto che il ricorrente si è separato dalla famiglia già il 1° ottobre 2001 ed ha vissuto con la primogenita
S_ (divenuta nel frattempo maggiorenne) soltanto durante circa 5 anni, mentre con
E_ (2003) e D_ (2008) non ha mai convissuto. Benché dagli atti non sia dato nulla di sapere in merito alla qualità delle relazioni intrattenute durante tutti questi anni con i figli, bisogna in ogni caso considerare che, p
er quanto riguarda
il legame dal punto di vista economico, RI 1 non ha
sempre versato - e questo ancora recentemente - gli alimenti a quest'ultimi. Infatti, l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento
(USSI) ha dovuto anticiparli per S_ fino al giugno 2005 e per E_ fino al dicembre 2008, sino ad esaurimento delle 60 mensilità previste dal relativo regolamento allora in vigore, mentre
ha
continuato a farlo per D_ anche successivamente (scritto 16.04.12 via email dell'USSI alla Sezione della popolazione).
Ancora a partire dal 1° febbraio 2010 l'Ufficio in parola è stato costretto ad intervenire, e questo nonostante che dal settembre
2012 all'interessato venga trattenuto dallo stipendio l'importo
men-
sile di fr. 900.– a garanzia dei suoi obblighi di mantenimento,
giusta quanto decretato dal Pretore con decisione del 9 ottobre
2012 (doc. G). Tale situazione ha peraltro costituito la base per l'avvio di una procedura penale sfociata, pendente causa, nel
decreto d'accusa
28 agosto 2014 (DA _). RI 1 è stato infatti condannato alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 90.– cadauna corrispondenti a complessivi fr. 5'400.– (
parzialmente aggiuntiva a quella decretata dal Ministero pubblico il 12.09.11 di cui si dirà in seguito) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - nonché alla multa di fr.
1'000.–, per trascuranza degli obblighi di mantenimento nei confronti di D_, per avere omesso
, benché ne avesse o potesse averne i mezzi per farlo, di prestarle - e per essa all'USSI che li anticipa alla
beneficiaria - gli alimenti stabiliti con la sentenza di divorzio, così da essere in arretrato per complessivi fr. 29'201.– per il periodo 1° febbraio 2010-31 agosto 2014. Il fatto che egli adduca che il mancato ottemperamento di tale obbligo sarebbe dovuto ad un
equivoco tra le parti circa la modalità di pagamento degli stessi e
che dal 4 novembre 2014 egli abbia iniziato a rimborsare tale debito nella misura di fr. 300.– a valere quale acconto sugli alimenti che ammontano mensilmente a fr. 600.–,
non permette certo né di ritenere che l'infrazione non sia stata
commessa né di minimizzarla. Va pure osservato, per completezza, che il debito ammonta attualmente a fr. 30'701.– (osservazioni 28.11.14 del ricorrente con l'allegato scritto 14.11.14 dell'USSI concernente il rimborso alimenti a D_, prodotte in fase istruttoria).
Dato il mancato pagamento regolare degli alimenti durante tutti questi anni, non si può pertanto considerare che il legame del ricorrente con i figli sia particolarmente intenso dal punto di vista economico, così come esatto dalla prassi in materia.
Oltre a ciò, bisogna pure tenere conto che durante il suo passato soggiorno nel nostro Paese, l'insorgente ha dato adito a lagnanze dal profilo penale o della polizia degli stranieri. Con decreto d'accusa 8 febbraio 1999 (DAP _), il Procuratore pubblico lo ha condannato a 6 giorni di detenzione - sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - nonché alla multa di
fr. 200.–, per furto d'uso e circolazione senza di licenza di condurre (il 3.08.1998). In seguito gli sono state inflitte diverse multe
per
contravvenzione alla legge federale sul trasporto pubblico: fr. 100.– il 9 dicembre 2002 (DAP _), fr. 200.– il 21 giugno 2004 (DA _) e fr. 100.– il 28 novembre 2005 (DA
_). A causa di questi precedenti, il 18 gennaio 2006
l
'allora Sezione dei permessi e dell'immigrazione lo ha ammonito,
con l'avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento
scorretto avrebbe riesaminato la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese. Nonostante ciò, con decreto d'accusa 12 settembre 2011 (DA _) egli è stato nuovamente condannato, questa volta alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr.
120.– cadauna - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni - nonché alla multa di fr. 200.–, per lesioni semplici (il 14.11.07) e appropriazione indebita d'imposta alla fonte
(nel periodo 01.01.08-31.12.09). Senza dimenticare poi il decreto d'accusa 28 agosto 2014 menzionato in precedenza. Va peraltro
osservato che nell'ambito di quest'ultima condanna, il Procuratore pubblico
ha revocato
il beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena inflitta all'insorgente il 12 settembre
2011.
Di conseguenza, non si può ritenere che l'interessato abbia tenu
to un comportamento irreprensibile quando risiedeva regolar
mente nel nostro Paese. Non permette di giungere a conclusioni a lui più favorevoli il fatto che le sanzioni antecedenti il 2011 non
siano (o non siano più) iscritte a casellario giudiziale. Su questo
punto, giova infatti ricordare che anche le condanne radiate possono
essere prese in considerazione nell'ambito di un giudizio in materia di diritto degli stranieri (STF 2C_136/2013 del 30 ottobre
2013, consid. 4).
4.4. In siffatte circostanze, RI 1 non può quindi pretendere
di ottenere il rilascio di un permesso di dimora allo scopo di esercitare il diritto di visita ai figli, ritenuto pure che non ha mai
documentato l'impossibilità di esercitarlo tramite visite reciproche
, anche a partire dal Paese d'origine.
5. In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso va di conseguenza respinto, con la conferma della decisione impugnata.
Con l'emanazione del presente giudizio la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto, cosicché non è necessario verificare se l'insorgente avrebbe
dovuto attendere l'esito della presente vertenza all'estero, come
prevede in linea di principio l'art. 17 LStr.
La
tassa di giustizia e le spese sono a carico del ricorrente in quanto parte soccombente (art. 28 LPamm).