# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4fb494dd-06a9-56d5-ae07-6c35b84ebcf4
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
AP 1 è stato assunto dal 1° giugno 2001 da AO 1 quale responsabile amministrativo. Il contratto prevedeva inizialmente un salario lordo di fr. 8
'000.- mensili per tredici mensilità (doc. A e doc. 2), stipendio in seguito aumentato, in relazione anche alle ulteriori mansioni assunte dal lavoratore, fino a fr. 8'900.- lordi mensili per tredici mensilità (doc. D e doc. 3). Il 30 marzo 2006 la datrice di lavoro ha sottoposto al lavoratore una dichiarazione scritta a valere quale "
rescissione consensuale del contratto di lavoro
" per il 31 maggio 2006, che il dipendente ha sottoscritto "
per ricevuta
" (doc. F).
Il 10 aprile 2006 il dott. med. _ ha attestato un’inabilità lavorativa totale a causa di malattia dall' 11 aprile 2006 (doc. 5), circostanza notificata già in tale data dalla datrice di lavoro alla compagnia assicurativa (doc. 6).
Con missiva 11 aprile 2006 (doc. H) la datrice di lavoro ha inteso ribadire al dipendente che, sottoscrivendo la rescissione consensuale 30 marzo 2006, aveva aderito alla stessa e che comunque, la proposta di un testo di accordo valesse perlomeno quale chiara comunicazione della volontà della datrice di lavoro di porre fine al contratto per il 31 maggio 2006. Infine, "
a titolo del tutto prudenziale nell'ipotesi in cui non dovesse essere considerata valida la rescissione consensuale o unilaterale per il 30 maggio 2006
" con medesimo scritto è stata comunicata "
una nuova disdetta contrattuale per il 30 giugno 2006
" (doc. H).
Con scritto 24 novembre 2006 (doc. 9)
la datrice di lavoro ha comunicato al dipendente di ritenere concluso il rapporto di lavoro per il 30 novembre 2006 siccome il termine di disdetta scadente il 31 maggio 2006 (come da disdetta 30 marzo 2006) è rimasto sospeso per 180 giorni ai sensi dell'art. 336c cpv. 1 CO. Di conseguenza, con medesimo scritto il lavoratore veniva informato sul diritto, entro trenta giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, di passare all'assicurazione individuale presso il medesimo istituto a cui era assicurato per la malattia durante il rapporto di lavoro.
B.
Con istanza 26 marzo 2007 (inc. DI.2007.39) AP 1 ha chiesto alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord di dichiarare
nulla la disdetta 11 aprile 2006 e di accertare la continuazione del rapporto lavorativo, così come, tra l'altro, di condannare AO 1 al pagamento di complessivi fr. 28
'780.70 oltre interessi a vario titolo. Con sentenza 27 marzo 2008 il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza, dichiarando nulla la disdetta e respingendo le ulteriori richieste del lavoratore.
Accogliendo parzialmente l'appello interposto dall'istante, questa Camera, con sentenza 1° dicembre 2008 (inc. n. 12.2008.80), ha confermato la nullità della disdetta dell’11 aprile 2006, condannando la convenuta a versare al dipendente
complessivi
fr. 17
'
800.- lordi, oltre interessi, quale salario di dicembre 2006 e gennaio 2007. Accertato che, vista la nullità della suddetta disdetta, il rapporto di lavoro ha continuato a sussistere perlomeno durante i due mesi oggetto delle richieste salariali accolte, il giudizio d'appello ha per contro respinto la domanda volta ad accertare che "
il contratto continua ad esplicare i suoi effe
tti", non potendosi infatti escludere che lo stesso avesse comunque preso termine in un momento successivo al periodo oggetto del giudizio. Nel contempo è stato respinto l'appello adesivo della convenuta che chiedeva di confermare la validità della disdetta del 30 marzo 2006, ovvero di considerare il rapporto di lavoro validamente rescisso in tale data, valendo quale disdetta la dichiarazione scritta sottoposta al lavoratore e da questi firmata in segno di ricevuta, il termine di cessazione del lavoro per il 31 maggio 2006 essendovi chiaramente indicato e corrispondendo a quello ordinario di disdetta. La
sentenza 1° dicembre 2008 di questa
Camera ha pertanto concluso non esservi stata alcuna disdetta da parte del datore di lavoro il 30 marzo 2006.
C.
Nel frattempo, con decisione 4 ottobre 2007 del preposto Ufficio AI (doc. L), è stata accertata un'incapacità lavorativa di AP 1 totale per i mesi da aprile 2006 a maggio 2007 e parziale del 60% a partire da quel momento. Ne è conseguita una rendita AI intera dal mese di aprile 2007, ridotta a 3⁄4 di rendita da settembre 2007 (doc. L).
Per il periodo contrattualmente previsto di 730 giorni, a partire dall'inabilità lavorativa dell’11 aprile 2006 e fino all’8 aprile 2008, la datrice di lavoro ha pure percepito le relative indennità giornaliere (ridotte ai sensi di legge per evitare il sovraindennizzo assicurativo), poi riversate al dipendente, con modalità e tempi di cui meglio si dirà in seguito (doc. N, O e S; doc. 7, 8, 11, 12).
Il 27 gennaio 2009 la datrice di lavoro ha inviato una comunicazione scritta al dipendente secondo la quale "
facendo seguito a quanto disposto dalla sentenza della Seconda Camera Civile del tribunale d'Appello intimataci in data 10 dicembre 2008, ci vediamo costretti a formalizzare nuovamente la volontà di codesta Società di procedere al suo licenziamento
" (doc. P). Ricordata la vertenza tra le parti in corso dal 2006 e asserito che una disdetta del rapporto di lavoro sarebbe già intervenuta per atti concludenti, la datrice di lavoro ha quindi nuovamente disdetto il contratto, "
con preavviso di due mesi, per il 31 marzo 2009
" (doc. P).
Con scritto 2 febbraio 2009 (doc. Q) il dipendente ha comunicato di accettare la disdetta per il 31 marzo 2009, non essendovene stata alcuna valida in precedenza, e quindi di attendere un conteggio fino a tale data relativo allo stipendio, commissioni, bonus e rimborso spese.
D.
Con petizione 26 novembre 2009 AP 1 si è nuovamente rivolto alla Pretura chiedendo di condannare AO 1 al pagamento di complessivi fr. 51'586,80 lordi,
oltre interessi, quale saldo delle pretese salariali per il periodo dal 9 aprile 2008 al 31 marzo 2009, ovvero dal termine del periodo coperto dalle prestazioni assicurative per malattia fino alla conclusione del contratto di lavoro. A mente dell'attore, ritenuta la sua capacità lavorativa residua del 40%, accertata dalla decisione relativa alla rendita AI, il relativo reddito potenziale ancora conseguibile ammonterebbe a fr. 4'395,75 lordi mensili.
La convenuta si è opposta alla domanda contestando ogni pretesa salariale siccome, a suo parere, il contratto di lavoro aveva già preso termine prima del periodo in questione, ovvero al più tardi al 31 gennaio 2007.
Esperita l'istruttoria, le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive domande e allegazioni producendo allegati conclusivi.
Statuendo con sentenza 15 marzo 2011 il Pretore ha respinto la petizione, con spese e ripetibili poste a carico dell'attore.
E.
Con appello 28 marzo 2011 l'attore chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di condannare la datrice di lavoro convenuta al versamento della somma richiesta con la petizione. Con risposta 4 maggio 2011
la convenuta postula la reiezione del gravame avversario con protesta di spese e ripetibili.
e considerato

## Considerations

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC)
.
2.
Nel giudizio impugnato il Pretore ha anzitutto ribadito i criteri definiti da dottrina e giurisprudenza a proposito dell'interpretazione, secondo il principio dell'affidamento, della manifestazione di volontà alla base di una disdetta del contratto di lavoro. Nel caso concreto, riepilogati i fatti salienti del contenzioso sorto tra le parti, il primo giudice ha quindi ritenuto che, nello scambio di corrispondenza intercorso, la convenuta avrebbe chiaramente manifestato all'attore la volontà di porre fine al contratto. Con lo scritto 11 aprile 2006 (doc. H) tale intenzione è stata manifestata in modo chiaro e univoco e in tal senso doveva pure essere interpretato dal destinatario lo scritto 24 novembre 2006 (doc. 9). Il Pretore non ha inoltre ravvisato una contestazione di tale circostanza negli allegati scritti dell'attore e ha ritenuto che, a prescindere dalla non validità delle due disdette summenzionate (doc. H e 9), il licenziamento come tale era comunque valido esplicando i suoi effetti per il prossimo termine utile, ovvero, nelle circostanze concrete, per il 31 gennaio 2007. Ogni pretesa salariale successiva a tale data è quindi stata ritenuta ingiustificata e la relativa domanda di causa respinta.
Abbondanzialmente il giudice di prime cure ha poi ritenuto che le pretese dell'attore sarebbero comunque da respingere anche nell'ipotesi in cui il contratto abbia preso termine solo per il 31 marzo 2009 (a seguito della disdetta 27 gennaio 2009, Doc. P), essendo il lavoratore in mora (art. 102 segg. CO). A mente del Pretore, infatti, il lavoratore, benché inizialmente liberato dall'obbligo di fornire la prestazione lavorativa fino al termine del periodo di disdetta scadente il 30 giugno 2006 (doc. H), avrebbe dovuto offrire alla datrice di lavoro la sua prestazione lavorativa non appena il preposto ufficio AI (decisione 4 ottobre 2007, Doc. L) ne ha attestato la residua capacità, ovvero concluso il periodo di impedimento totale per malattia iniziato il giorno stesso in cui il dipendente ha ricevuto la disdetta.
3.
L'appellante rimprovera anzitutto al Pretore di aver considerato il contratto validamente rescisso con effetto al 31 gennaio 2007 sulla base degli scritti 11 aprile 2006 (doc. H) e 24 novembre 2006 (doc. 9), ovvero due comunicazioni che neppure costituiscono una disdetta, e di aver inoltre dedotto l'intenzione chiara e univoca di disdire il contratto da una disdetta la cui nullità è già stata accertata giudizialmente (nell'ambito della vertenza inc. DI.2007.39 della stessa Pretura di cui al giudizio 1° dicembre 2008 di questa Corte, inc. n. 12.2008.80).
Egli rimprovera altresì al primo giudice di non aver considerato una circostanza di fatto atta a confermare la continuazione del rapporto contrattuale ben oltre la data del 31 gennaio 2007, ovvero l'erogazione dell'indennità giornaliera per malattia fino all'8 aprile 2008 (doc. O), ovvero sino al termine del periodo assicurato di 730 giorni.
La disdetta del 27 gennaio 2009 (doc. P) dimostrerebbe inoltre come la datrice di lavoro fosse ben cosciente del persistere di un rapporto di lavoro, a quel momento validamente disdetto per il 31 marzo successivo.
Parimenti contestato è infine il giudizio del Pretore laddove ha ritenuto che l'esonero del lavoratore dal fornire le sue prestazioni non si sarebbe esteso a tutto il periodo di validità del rapporto di lavoro, limitandosi al periodo di disdetta. A mente dell'appellante tale circostanza sarebbe stata allegata e suffragata con la petizione e mai la convenuta ha ritenuto di contestarla nelle varie comparse scritte, trattandosi di fatto pacifico e sul quale non sussiste dubbio alcuno da risolvere sulla base di presunzioni come fatto dal Pretore con riferimento alla citata dottrina.
4.
La volontà della datrice di lavoro di disdire entro il primo termine utile il rapporto di impiego con l'attore è stata ritenuta dal Pretore come chiaramente espressa e ribadita, a prescindere dalla nullità a seguito dell'intervenuta malattia delle disdette formali inviate.
L’appellante non pretende di non aver colto, sin dal primo momento, la chiara intenzione della controparte di liberarsi dal contratto. Resta però da esaminare se tale espressione di volontà di disdetta abbia avuto un effetto giuridico risolutivo sul rapporto di lavoro o se, come pretende l'appellante, la nullità delle disdette notificate e l'erogazione di prestazioni assicurative per perdita di guadagno a seguito di malattia le abbiano rese inefficaci.
Preliminarmente va chiarito come l'erogazione di prestazioni assicurative di perdita di guadagno a seguito di malattia non sia circostanza rilevante ai fini di stabilire la durata del rapporto di lavoro. Infatti, per loro natura, si tratta di indennità che la compagnia assicurativa è tenuta a versare al lavoratore, seppur per il tramite del datore di lavoro, ai sensi di un rapporto contrattuale di tipo assicurativo, a prescindere dalla continuazione o dall'intervenuta cessazione del rapporto di lavoro. Nessuna circostanza favorevole alle tesi dell'appellante può pertanto essere dedotta dall'intervenuto bonifico di quanto gli era dovuto a questo titolo. Non può pertanto essere rimproverato il Pretore per aver ritenuto irrilevante ai fini della determinazione della data di conclusione del rapporto di impiego la circostanza secondo la quale la datrice di lavoro ha percepito anche per i mesi successivi, ovvero fino al termine del periodo assicurato, le indennità giornaliere riversandole poi di conseguenza al dipendente ad integrazione della rendita parziale AI.
Rimane quindi da valutare se l'accertata nullità delle disdette intimate al dipendente (doc. H e 9) impedisce a tali dichiarazioni di volontà di essere efficaci e come tali atte a produrre effetti giuridici sul rapporto di lavoro in essere tra le parti. L'appellante rimprovera infatti al Pretore di aver invocato tali disdette, nulle, quali elementi da cui dedurre l'esistenza di una valida rescissione del contratto. La domanda dell'appellante dovendo essere respinta per i motivi di cui al considerando successivo, la questione può comunque rimanere indecisa, così come non occorre esaminare oltre gli atti per determinare se sussistano ulteriori circostanze, segnatamente altri elementi emergenti dallo scambio di corrispondenza intercorso a cui il Pretore fa riferimento, da cui si possa altrimenti dedurre una chiara manifestazione di volontà della datrice di lavoro di porre fine al contratto per il prossimo termine utile.
5.
Non può infatti trovare tutela la pretesa dell'appellante di veder riconosciuta nella disdetta dell’11 aprile 2006 (doc. H) la volontà della datrice di lavoro di liberarla dagli obblighi di fornire la prestazione lavorativa a tempo indeterminato e quindi per tutta la durata del rapporto contrattuale.
Dapprima va rilevato come la nullità di tale scritto, giudizialmente stabilita (sentenza 1° dicembre 2008 di questa Corte, inc. n. 12.2008.80) e a ragione invocata dal dipendente (si veda il considerando precedente), si estenda al suo intero contenuto. È pertanto malvenuto l'attore nel pretendere di considerare tale manifestazione di volontà comunque valida limitatamente agli effetti (parziali) a lui graditi, come se questi potessero essere considerati a sè stanti.
In ogni caso, viste le circostanze concrete, il lavoratore in buona fede doveva facilmente immaginare che la datrice di lavoro, a fronte del protrarsi dei propri obblighi ben oltre a quanto inizialmente previsto, avesse il desiderio o la necessità di far capo nuovamente alle prestazioni del lavoratore, che non poteva pertanto omettere di farsi parte diligente e manifestare chiaramente la propria buona disponibilità al lavoro non appena riacquistata la parziale abilità.
Nel caso concreto il lavoratore è rimasto del tutto inattivo al riguardo. Non solo non ha offerto alla datrice di lavoro le sue prestazioni a valere perlomeno dal giorno in cui ha preso atto della relativa decisione AI che ne attestava l'abilità parziale (lettera del 4 ottobre 2007, doc. L), ma neppure ha ritenuto di rendere nota questa sua disponibilità in seguito, nel periodo durante il quale pretende essere rimasto in vigore il rapporto di impiego. Il giudizio pretorile va pertanto confermato.
6.
Non sovverte tale conclusione la tesi dell'appellante secondo il quale dalla mancata contestazione negli allegati di causa può essere dedotta una rinuncia della datrice di lavoro ad avvalersi delle residue capacità lavorative del dipendente al termine del periodo di inabilità totale. Egli sostiene infatti di aver allegato e suffragato con la petizione la specifica circostanza e che mai la convenuta ha ritenuto di contestarla nelle varie comparse scritte, trattandosi di un fatto pacifico e sul quale non sussiste dubbio alcuno da risolvere sulla base di presunzioni come fatto dal Pretore con riferimento alla citata dottrina.
La censura non merita accoglimento. Infatti, oltre a non aver intravvisto nelle dichiarazioni di causa della convenuta il significato preteso dall’appellante, il Pretore, ricordate in termini essenziali le relative normative e menzionate dottrina e giurisprudenza, ha esaminato i fatti verificatesi durante il periodo precedente l’avvio della vertenza, rilevando elementi tali da riconoscere la mora del lavoratore. Tali fatti e circostanze, relativi al comportamento delle parti durante la relazione contrattuale, sussistono ed emergono dagli atti e non possono certo essere ignorati in virtù di pretesi silenzi nelle allegazioni di una parte nella successiva fase processuale.
Anche a questo proposito il giudizio pretorile merita pertanto conferma.
7.
In definitiva la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse dall'attore, per cui l'appello è infondato e deve essere respinto.
Gli oneri processuali e le ripetibili, calcolate in base a un valore litigioso di fr. 51'586,80, seguono la soccombenza (art. 106 CPC).