# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a85f18e3-fd2b-5310-9e23-90f51890a5f8
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. AT 1, nato l’8 dicembre 1949, dal 14 gennaio 1971 è dipendente presso la ditta _ (precedentemente: _), in qualità di operaio isolatore (cfr. dichiarazioni del datore di lavoro sub doc. H).
In data 22 giugno 2009 egli ha inoltrato alla Fondazione CV 1 (in seguito: Fondazione CV 1) una domanda di pensionamento anticipato in quanto prossimo al compimento del 60° anno di età (doc. I).
Con scritto 9 ottobre 2009 l’Ufficio Pagamenti della Fondazione CV 1 ha comunicato a AT 1che la sua domanda non poteva essere accolta, poiché egli non adempiva ai requisiti temporali ex art. 14 cpv. 1 lett. c del Contratto collettivo di lavoro per il pensionamento anticipato nel settore dell’edilizia principale (CCL PEAN) per avere diritto ad una rendita transitoria. Sebbene negli ultimi vent’anni prima del prepensionamento avesse lavorato più di quindici anni in un’impresa rientrante nel campo di applicazione del citato contratto collettivo, negli ultimi sette anni prima dell’inizio delle prestazioni egli non aveva tuttavia svolto senza interruzione un’attività professionale in un’azienda nel settore dell’edilizia principale in quanto dal 1° gennaio 2009 la _ non è più assoggettata al CCL PEAN (doc. J).
A seguito del “ricorso” presentato da AT 1, con “decisione” 4 febbraio 2010 la Commissione Ricorsi della Fondazione CV 1 ha confermato il rifiuto di erogare la rendita transitoria (doc. M).
1.2. Con la presente petizione AT 1, rappresentato dallo studio legale RA 1, ha chiesto il riconoscimento di una rendita transitoria. In sintesi, egli sostiene che il CCL PEAN con la _ non sia stato validamente rescisso dalla CV 1, che la decisione di rescissione è stata presa senza una previa consultazione dei sindacati, parti contraenti del contratto collettivo stesso, e che, contrariamente agli obblighi di legge, la CV 1 ha omesso di accertare che l’informazione da parte del datore di lavoro riguardo alla rescissione fosse avvenuta in modo adeguato.
1.3. Con la risposta di causa la CV 1, rappresentata dall’avv. RA 2, ha invece postulato la reiezione della petizione. Confermando la validità della rescissione del CCL PEAN per il 31 dicembre 2008 – problematica oggetto di una separata procedura giudiziaria pendente presso il TCA che la oppone alla _ (inc. 34.2010.17) – la convenuta respinge gli addebiti di carente informazione mossi dall’attore.
1.4. L’attore ha replicato (V) e la Fondazione convenuta duplicato (VII).
1.5. In data 25 agosto 2010 il TCA ha trasmesso all’attore parte della documentazione relativa alla menzionata vertenza CV 1/_, assegnando un termine per inoltrare osservazioni in merito. La convenuta ha preso posizione (X), mentre l’attore è rimasto silente.

## Considerations

considerando
in diritto
In ordine
2.1. La presente fattispecie trae origine da una controversia in ambito previdenziale nel contesto del CCL PEAN e la competenza materiale e territoriale di questa Corte a statuire nel merito è stata più volte confermata (STCA 29 agosto 2005 nella causa S, consid. 2.2 e 2.3, inc. 34.2005.37; STCA 29 maggio 2007 nella causa T., consid. 2.2 e 2.3, inc. 34.2006.37; da ultimo STCA 7 agosto 2008 nella causa C.SA, consid. 2.1, inc. 34.2007.36).
2.2. Oggetto del contendere è sapere se AT 1 ha diritto ad una rendita (di vecchiaia) transitoria da parte della CV 1.
La Fondazione convenuta sostiene che prima della domanda di prepensionamento l’interessato non presenta sette anni ininterrotti di attività lucrativa presso un’impresa assoggettata al CCL, motivo per cui egli non ha diritto alla chiesta prestazione previdenziale. Evidenzia in tal senso che dal 1° gennaio 2009 la _ non è più assoggettata al CCL PEAN. Non contribuendo più al citato fondo di previdenza, il periodo lavorativo svolto dall’attore presso la _ nel 2009, quindi prima dell’eventuale diritto alla rendita transitoria (compimento del 60° anno di età), non può essere computato.
L’attore contesta la rescissione del CCL PEAN da parte della CV 1, stigmatizzando inoltre la carenza di informazione da parte della convenuta nei confronti dei lavoratori.
Secondo la giurisprudenza federale, nell’ambito di una petizione in materia di riscossione di contributi relativi al CCL PEAN il competente Tribunale è anche chiamato a statuire in via pregiudiziale sull’assoggettamento del datore di lavoro al citato contratto collettivo (STF 9C_211/2008 del 7 maggio 2008 pubblicata in SZS 2008 p. 487). Ne consegue che, in via analogica, anche nelle vertenze qui in esame il TCA è competente per esaminare in via preliminare se la _ rientra o meno nel campo d’applicazione del CCL PEAN, premessa indispensabile per poter accertare l’eventuale diritto dell’attore alla chiesta rendita transitoria CV 1.
Nel merito
2.3. Il CCL PEAN è un contratto collettivo di lavoro stipulato tra la Società Svizzera degli Impresari-costruttori (SSIC), da una parte, e il Sindacato _ (_) e il Sindacato _ dall’altra, allo scopo di tenere in debita considerazione le sollecitazioni fisiche cui sono sottoposti i lavoratori nel settore dell’edilizia principale e di attenuarne le conseguenze in età avanzata e, quindi, di offrire ai lavoratori edili un pensionamento anticipato volontario finanziariamente sostenibile negli ultimi cinque anni che precedono l’età ordinaria di pensionamento AVS (cfr. Preambolo). Il contratto è entrato in vigore il 1. luglio 2003.
Preposta all’attuazione del CCL è la CV 1, la quale è competente per l’intera attuazione del CCL (art. 23 cpv. 1 CCL PEAN).
I lavoratori, che ricadono dal profilo geografico, aziendale e personale nel campo di applicazione del citato contratto collettivo, hanno diritto, a determinate condizioni, dal 60 anno di età (a partire dal 1° gennaio 2006, cfr. disposizioni transitorie ex art. 28 cpv. 1 CCL PEAN e art. 36 cpv. 1 Regolamento PEAN) ad una rendita transitoria; alla compensazione di accrediti di contributi AVS (abrogato dal 1° gennaio 2007) e di vecchiaia LPP; alle rendite di durata limitata per vedove, vedovi e orfani ed alle prestazioni sostitutive per casi di rigore (cfr. 13 ss in relazione agli art. 1-3 CCL PEAN; art. 3 e 12 ss Regolamento PEAN).
Le prestazioni sono finanziate dai lavoratori e dai datori di lavoro con un contributo pari all’1% rispettivamente al 4% del salario determinante (art. 8 CCL PEAN; art. 7 e 8 Regolamento PEAN); durante il periodo transitorio dall’entrata in vigore del contratto collettivo (1° luglio 2003) fino al 31 dicembre 2004 il contributo del datore di lavoro corrispondeva al 4,66% e quello del lavoratore rimaneva all’1 % (art. 28 cpv. 2 CCL PEAN e art. 36 cpv. 3 Regolamento PEAN).
Con decreto del 5 giugno 2003 (entrato in vigore il 1. luglio 2003; FF 2003 p. 3464) il Consiglio Federale, in applicazione della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro del 28 settembre 1956 (LFCO; SR 221.215.311), ha conferito obbligatorietà generale al CCL PEAN per tutto il territorio svizzero ad eccezione del Canton _ e di alcune imprese espressamente designate all’art. 2 cpv. 2 del decreto stesso. Modifiche al decreto federale sono state apportate l’8 agosto e 26 ottobre 2006, nonché il 1° novembre 2007.
2.4. Facendo uso della facoltà di cui all’art. 13 cpv. 2 LPP e nel rispetto della libertà contrattuale individuale nella previdenza professionale per quanto compatibile con il mantenimento di un livello di vita adeguato (cfr. l’art. 6 LPP;
Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Berna 1989 p. 247; Riemer, Verhältnis des BVG zu anderen Sozialversicherungszweigen und zum Haftpflichtrecht, in SZS 1987, p. 123/124),
il CCL PEAN e il relativo regolamento prevedono dunque la possibilità di chiedere il pensionamento anticipato nella forma di una rendita transitoria.
Il lavoratore assoggettato al CCL PEAN può fare richiesta di una rendita transitoria se, conformemente all’art. 14 cpv. 1 CCL PEAN (cfr. anche art. 13 cpv. 1 Regolamento PEAN):
a)
ha compiuto il 60° anno d’età (questo a partire dal 1° gennaio 2006; vedi disposizione transitoria art. 28 cpv. 1 CCL PEAN);
b)
non ha ancora raggiunto l’età pensionabile AVS;
c)
negli ultimi vent’anni ha lavorato almeno quindici anni – di cui gli ultimi sette prima di riscuotere le prestazioni ininterrottamente – in un’impresa rientrante nel campo di applicazione del CCL PEAN
(sottolineatura del redattore);
d)
rinuncia definitivamente a qualsiasi attività lucrativa, fatto salvo l’articolo 15.
Qualora il lavoratore non adempie pienamente al requisito della durata dell’occupazione di cui sopra, egli può chiedere un rendita transitoria
ridotta
se, secondo l’art. 14 cpv. 2 CCL PEAN (cfr. anche art. 13 cpv. 2 Regolamento PEAN):
"
negli ultimi vent’anni ha lavorato soltanto dieci anni in un’impresa rientrante nel campo di applicazione del CCL PEAN, di cui gli ultimi sette anni prima di riscuotere le prestazioni ininterrottamente
e/o
negli ultimi sette anni prima del prepensionamento è stato disoccupato per un periodo massimo di due anni, ma soddisfa i requisiti ai sensi della lettera a del presente capoverso”.
Infine, l’art. 14 cpv. 3 CCL (cfr. art. 13 cpv. 4 Regolamento PEAN) recita che:
"In casi particolari, per evitare penalizzazioni ingiuste, il Consiglio di
fondazione può concedere una rendita transitoria anche se il lavoratore è stato disoccupato per un periodo prolungato ai sensi del capoverso 2 lettera b del presente articolo e se ha svolto un’attività lavorativa in un ramo diverso dal settore dell’edilizia principale per motivi legati alla situazione di disoccupazione. In tal caso, il Consiglio di fondazione deve richiedere il pagamento retroattivo dei contributi pregressi, non versati durante il succitato periodo, e può prevedere una riduzione della rendita."
2.5. Nella fattispecie in esame, la CV 1 ha negato a AT 1 il riconoscimento del diritto a percepire una rendita transitoria in quanto nonostante nei vent’anni prima dell’eventuale diritto alla rendita transitoria (il mese successivo al compimento del 60° anno di età; in casu il 1° dicembre 2009, essendo l’attore nato il 3 novembre 1949; cfr. richiesta di prestazioni sub doc. I) egli avesse lavorato più di quindici anni in imprese rientranti nel campo di applicazione del CCL PEAN, negli ultimi sette anni (prima dell’inizio delle prestazione) egli non aveva tuttavia svolto un’attività professionale ininterrotta nel settore dell’edilizia principale poiché dal 1° gennaio 2009 la _ non è più assoggettata al citato contratto collettivo.
Per l’attore il periodo mancante, rispettivamente non conteggiabile, per avere diritto al prepensionamento corrisponde a 11 mesi (gennaio-novembre 2009; cfr. il citato scritto 13 luglio 2009 della CV 1, doc. J).
Oggetto del contendere, come già detto, è sapere se rettamente la Fondazione convenuta ha esonerato la _ dall’obbligo contributivo al pensionamento CV 1. Detto diversamente se la società non è obbligatoriamente assoggettata al CCL PEAN.
2.6. Occorre qui ricordare che in merito al campo dell’obbligatorietà, l’art. 1 cpv. 4 del citato decreto 5 giugno 2003 (cfr. art. 2 CCL PEAN) recita (la sottolineatura è del redattore):
"
Le disposizioni di carattere obbligatorio generale del contratto collettivo di lavoro per il pensionamento anticipato (CCL PEAN) che figurano nell’Allegato sono applicabili alle imprese, parti di imprese e ai cottimisti indipendenti dei seguenti settori:
a. edilizia, genio civile, lavori in sotterraneo e costruzioni stradali (compresa la pavimentazione stradale);
b. aziende per lavori di sterro, di demolizione, discariche e riciclaggio di materiali;
c. estrazione e lavorazione della pietra, imprese di selciatura;
d. aziende per la costruzione e l’isolamento di facciate, escluse le imprese operanti nella realizzazione di superfici di tamponamento. Per «superfici di tamponamento» si intendono tetti inclinati, sottosoffittature, tetti piatti e rivestimenti di facciate (con relativa sottostruttura e isolamento termico);
e. aziende per l’isolamento e l’impermeabilizzazione di superfici di tamponamento in senso lato e attività analoghe nei settori del genio civile e dei lavori in sotterraneo;
f. aziende per i lavori di iniezione e risanamento del calcestruzzo;
g. aziende che eseguono lavori in asfalto e messa in opera di betoncini;
h. aziende la cui attività consiste essenzialmente nella realizzazione di costruzioni ferroviarie e nella manutenzione delle rotaie, escluse le imprese che eseguono lavori di saldatura e rettifica delle rotaie, lavori di manutenzione delle rotaie con macchine nonché lavori alle linee elettriche di azionamento e ai circuiti elettrici.
Dal profilo personale, l’art. 1 cpv. 5 del decreto 5 giugno 2003 (cfr. art. 3 CCL PEAN) stabilisce:
"
Le disposizioni di carattere obbligatorio generale si applicano per i lavoratori delle imprese di cui nel capoverso 4 (indipendentemente dal tipo di retribuzione). Ciò vale in particolare per:
a. capi muratori e capi fabbrica;
b. capi squadra;
c. professionisti quali muratori, costruttori stradali, selciatori, ecc.;
d. lavoratori edili (con o senza conoscenze professionali);
e. specialisti quali macchinisti, autisti, magazzinieri, isolatori e aiutanti;
f. altri lavoratori, a condizione che eseguano attività ausiliarie in un’impresa che rientra nel campo d’applicazione.
I lavoratori sono assoggettati al CCL PEAN dal momento in cui sorge l’obbligo contributivo AVS.
Sono eccettuati i dirigenti, il personale tecnico e amministrativo, come pure il personale addetto alle mense e alle pulizie delle imprese assoggettate."
Dal profilo aziendale, l’art. 2 del Decreto 5 giugno 2003 stabilisce:
"
1
L'obbligatorietà generale fa stato per tutto il territorio svizzero ad
eccezione del Canton _.
2
Ne sono escluse:
a.
le imprese di impermeabilizzazione del Canton _;
b.
le imprese del marmo del Canton _;
c.
le imprese d'asfaltatura, di impermeabilizzazione e di lavori speciali con resina sintetica del Canton _;
d.
i mestieri della pietra del Canton _;
e.
le imprese che eseguono pavimenti industriali e lavori in betoncini del Canton _ e del distretto di _.
3
Sono parimenti escluse:
a. le aziende che forniscono personale a prestito;
b. i datori di lavoro con sede all'estero, rispettivamente fuori dal
campo d'applicazione territoriale descritto nei capoversi 1 e 2."
Con effetto dal 1° aprile 2006 è stato introdotto un nuovo art. 14 cpv. 5 CCL PEAN (art. 13 cpv. 1bis Regolamento PEAN), approvato dal Consiglio federale l’8 agosto 2006 (doc. 5). Il testo nuovo ha il seguente tenore:
"Quale durata dell’occupazione conforme all’articolo 14 capoverso 1
lettera c e l’articolo 21 capoverso 1 vengono computati anche i periodi in cui i lavoratori sono stati collocati presso un’impresa assoggettata al CCL PEAN per conto di una ditta che fornisce personale a prestito, a condizione che la funzione svolta nell’impresa acquisitrice rientri nel campo di applicazione delle persone assoggettate (articolo 3 capoverso 1) e che per il periodo in questione siano stati effettuati versamenti di contributi alla CV 1 in conformità all’articolo 8."
2.7. La decisione di obbligatorietà permette l’applicazione di un contratto collettivo anche ai datori di lavoro ed ai lavoratori che appartengono al settore economico o alla professione toccati dal contratto stesso e che non sono legati da tale convenzione (cfr. art. 1 cpv. 1 LFCO).
Al fine di sapere se un'azienda rientra nel ramo economico o nella professione del contratto collettivo dichiarato obbligatorio, si deve esaminare in generale l’attività svolta dalla stessa azienda. Deve essere presa in considerazione, nell’ambito di questo esame, l’attività generalmente esercitata dal datore di lavoro in questione, ossia quella che caratterizza la sua impresa e che non costituisca una prestazione di servizio fuori dalla sua sfera di attività naturale che egli potrebbe svolgere solo a titolo eccezionale. Se l’azienda svolge diversi generi di attività, quella che la caratterizza è decisiva per decidere l’assoggettamento ad uno o all’altro contratto collettivo. Lo scopo sociale iscritto a Registro di commercio non è quindi determinante. La giurisprudenza ha precisato che le imprese interessate dalla dichiarazione di obbligatorietà devono offrire dei beni o dei servizi della stessa natura delle aziende che sono assoggettate al contratto collettivo; tra loro deve sussistere un rapporto di concorrenza diretto (STF 17 agosto 2006 nella causa X [4C.191/2006] consid. 2.2 con riferimenti; cfr. anche STF 11 luglio 2002 [4C.45/2002] consid. 2.1.1 con riferimenti).
Va poi rilevato che, conformemente la giurisprudenza del TF, secondo il principio dell’unità tariffale il contratto collettivo è applicabile a tutta l’azienda e quindi anche ai lavoratori che svolgono un’attività non inclusa nel contatto collettivo, tenuto tuttavia conto che possono essere esclusi alcune funzioni e condizioni d’impiego particolari. Un’impresa può infatti avere diverse aziende che appartengono a diversi settori commerciali oppure può capitare che un’azienda può avere diversi reparti che dispongono di una sufficiente autonomia riconoscibile da fuori. In questi casi singoli reparti aziendali posso essere assoggettati a diversi contratti collettivi. Criterio determinante per l’assoggettamento è comunque la tipologia dell’attività che caratterizza un’azienda o di un reparto aziendale indipendente e non l’impresa in quanto tale comprendente diverse aziende (DTF 134 III 13 consid. 2.1. con riferimento alle STF 11 luglio 2002 [4C.45/2002] consid. 2.1.1; 12 marzo 2001 [4C.350./2000] consid. 3b).
2.8. Ritornando al caso in esame, a seguito della richiesta della _ di uscire dal CLL PEAN, con “decisione” 3 febbraio 2008 la Commissione Ricorsi della CV 1, a conferma della sua precedente “decisione” 5 settembre 2007 contro la quale la succitata impresa aveva interposto ricorso, ha stabilito l’assoggettamento della società al citato contratto collettivo dal 1° luglio 2003 al 31 dicembre 2009, con obbligo di notificare i salari di quell’anno e di versare i relativi contributi. La succitata commissione ha parimenti stabilito che la _
“è tenuta a informare della presente decisione tutti i lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del CLL PEAN”
(doc. G).
In altre parole, la Fondazione attrice ha confermato l’uscita dell’impresa dal CCL PEAN con effetto al 31 dicembre 2008.
Va qui fatto presente che, fondandosi sulla “decisione” 3 febbraio 2008, la Fondazione ha inoltrato presso questo Tribunale una petizione contro la _ volta ad ottenere la condanna della società al pagamento dei contributi sino al 31 dicembre 2008, richiesta alla quale la società si oppone sostenendo che il termine di disdetta abbia effetto al più tardi nel giugno 2008 (inc. 34.2010.17).
Quello che interessa le presente vertenza sono le verifiche effettuate sia dalla _) che dalla CV 1 in merito all’assoggettamento o meno al CCL PEAN della _ riportate nella citata “decisione” del 5 settembre 2007 di cui alla causa inc. 34.2010.17, trasmessa (insieme ad altri atti di quella vertenza) alle parti di questo procedimento per una presa di posizione (doc. IX/4, cfr. consid. 1.5).
Per una giusta comprensione va detto che la CV 1 aveva avviato tali accertamenti dopo aver ricevuto da parte della _ la richiesta di recedere dal CCL PEAN (cfr. scritto 18 luglio 2007 della CV 1 a _ in doc. IX/1). In particolare dall’autodichiarazione 27 luglio 2007 di _ e dal fatturato ivi esposto risultava che la società era attiva nei settori d’impermealizzazione, di lattoneria, di protezione dell’incendio, risanamento dall’amianto e di produzione di celle frigorifere (doc. doc. IX/3). Inoltre, la società aveva prodotto una descrizione dell’impresa, rilasciata dalla SUVA, dalla quale emergeva che già dal 2002 l’attività della società era maggiormente concentrata nella costruzione e riparazione di tetti a spiovente e di tetti piani (48%), mentre i lavori di edilizia generali e del genio civile erano eseguiti solo nella misura dell’1% (doc. IX/3).
Nella citata “decisione” 5 settembre 2007 la CV 1 ha fatto presente che, conformemente l’art. 2 cpv. 1 lett. d COG CCL PEAN, i lavori di isolazione e ipermealizzazione di superfici di tamponamento, attività svolte dalla società, sono esclusi dal campo di applicazione aziendale di forza obbligatoria in quanto rientrano nel settore dei copritetto e dei costruttori di facciate. Nemmeno i lavori di lattonieria e di bonifiche di amianto sono contemplati nel campo di applicazione del CCL PEAN. Inoltre, la Fondazione ha giustamente evidenziato come la _ sia affiliata a diverse associazioni di categoria non rientranti nel settore dell’edilizia principale. Infine, va rilevato che al punto n. 6 della “decisione “ 5 settembre 2007 la Commissioni Ricorsi
“concorda con la _ Ticino sul fatto che la _ non svolge attività contemplate nel CCL PEAN e – in questa ottica – ritiene giustificate le richieste dell’interessata
(_, n.d.r.)”.
Questo TCA non ha motivo per non aderire alle conclusioni della CV 1. Del resto, l’attore non ha apportato osservazioni al riguardo (cfr. consid. 1.5).
Ne consegue che la _ non è assoggettata al CCL PEAN. Sapere se la disdetta sia eventualmente valida al 31 dicembre 2008 o prima – ciò che è oggetto della citata vertenza CV 1/_ (inc. 34.2010.17) – non è rilevante ai fini del presente giudizio. Infatti, in entrambi i casi l’attore non presenta un ininterrotto periodo di 7 anni di contribuzione alla CV 1 prima dell’inizio dell’eventuale diritto ad una rendita transitoria.
Tuttavia, per motivi di completezza va fatto presente che nell’ambito della succitata procedura inc. 34.2010.17, con sentenza di data odierna questo Tribunale ha stabilito la sussistenza di un rapporto previdenziale tra la _ e la CV 1 sino al 31 dicembre 2008.
Al proposito questa Corte ha in particolare considerato che:
"
(...) _ non ha firmato con l’attrice alcuna adesione (cfr. un esempio di convenzione in doc. W).
Se quindi formalmente la società non ha aderito al CCL PEAN (l’adesione ad un contratto collettivo di lavoro necessita la forma scritta, art. 356c cpv. 1CO), questo TCA condivide la tesi della convenuta, ossia che _ ha concluso, tacitamente, mediante atti concludenti (pagamento dei contributi, annuncio dei casi di prepensionamento), una rapporto di previdenza con la CV 1, la quale elargisce esclusivamente prestazioni previdenziali sovraobbligatorie (cfr. consid.
2.1; cfr. anche Stefan Keller, Der flexible Altersrücktritt im Bauhauptgewerbe, 2008, p. 468/9).
In un regime di previdenza sovraobbligatoria (come del resto anche in ambito obbligatorio), secondo dottrina, le parti sono legate da un contratto sui generis (contratto innominato), al quale sono applicabili le norme del CO, in particolare relative alla reciproca volontà contrattuale (Stauffer, Berufliche Vorsorge, 2005, n. 321 p. 116; Vetter-Schreiber, op. cit., n.3 p. 142). Il contratto previdenziale non soggiace ad alcun presupposto di forma e può essere pertanto concluso sulla base della manifestazione della reciproca volontà, anche tacitamente o per atti concludenti (cfr. al riguardo Stauffer, op. cit., n. 1264 p. 473; Vetter-Schreiber, op. cit., p.54).
Trattandosi nel caso in esame di un rapporto obbligatorio durevole (Dauerschuldverhältnis) senza termine di disdetta, in questi casi dottrina e prassi (cfr.
Vetter-Schreiber, op. cit., p. 54 con riferimento al Bollettino UFAS informativo sulla LPP del 3 marzo 1988 nr. 8, marg. 46, p.4) ritengono applicabile la
regola generale dell’art. 546 cpv. 1 e 2 CO valida nel diritto della società semplice (“
Se la società fu conchiusa per un tempo indeterminato o per la vita d’uno dei soci, ognuno di essi può, col preavviso di sei mesi, disdire il contratto. La disdetta deve però essere data in buona fede e non intempestivamente, e se i conti si chiudono d’anno in anno, la disdetta non potrà darsi che per la fine di un esercizio annuale”;
sottolineatura del redattore)
.
Siccome secondo l’art. 6 cpv. 2 Regolamento PEAN il datore di lavoro deve trasmettere alla CV 1 il certificato di salario entro il 31 gennaio di ogni anno e siccome ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 Regolamento PEAN i contributi calcolati si riferiscono all’anno civile, la scelta dell’attrice di portare gli effetti della disdetta alla fine dell’anno civile appare fondata. Contrariamente a quanto sostenuto dalla convenuta in risposta di causa, non sono invece applicabili i termini di disdetta previsti dal CCL PEAN (cfr. art. 29 cpv. 2 modificato il 1° gennaio 2008) poiché previsti solo per le parti contraenti (cfr. consid. 2.3).
L’attrice ha evidenziato che la possibilità di disdire il contratto di adesione nei succitati termini corrisponde alla prassi adottata dalla propria Commissione Ricorsi per i casi in cui una società assoggettata al CCL PEAN decida di cambiare il proprio campo di attività non più sottoposto al contratto collettivo di lavoro.
(...)
Questa prassi, sviluppata nelle riunioni del 5 luglio, 9 agosto e 8 novembre 2006 dalla Commissione ricorsi CV 1 e del 30 novembre 2006 del Consiglio di fondazione (cfr. doc. XVI), consiste nella definizione del modo di procedere in caso di uscita dal CCL PEAN di tre tipologie di aziende: cosiddette “echte Mischbetriebe”, aziende che svolgono sia un’attività nel settore delle costruzioni sia un’attività che esula da questo settore e che in seguito abbandonano o vendono l’attività soggetta a CCL PEAN (schema A); “unechte Mischbetriebe”, aziende che riducono la loro attività nel campo delle costruzioni (schema B) e le aziende che hanno versato i contributi CV 1 seppur non svolgendo attività assoggettate al citato contratto collettivo (schema C). Se per gli schemi A e B sono stati previsti dei termini di disdetta, ciò non è il caso per lo schema C che prevede, a dipendenza del caso, la liberazione dal pagamento dei contributi con o senza effetto retroattivo (doc. XVI).
Chiamata dal TCA a spiegare la scelta di trattare la fattispecie in esame (corrispondente allo schema C) alla stregua delle imprese miste, con scritto 11 ottobre 2010 la Fondazione attrice ha osservato:
(...)
Considerata la particolarità dei casi che rientrano nello Schema C, le decisioni prese dalla Commissione ricorsi CV 1 si preoccupano di tenere conto delle circostanze del singolo caso. Il fatto che i dipendenti dell'azienda abbiano versato dei contributi e che vi siano già dei beneficiari di rendite gioca ovviamente un ruolo importante nella valutazione, che deve peraltro tenere conto anche del principio di solidarietà con gli altri pagatori dei contributi PEAN. Per questa ragione lo Schema C non indica dei termini di disdetta specifici e di conseguenza la Commissione ricorsi fa capo per analogia allo Schema B, il quale prevede invece dei termini di disdetta compresi tra 12 e 24 mesi per la fine di un anno civile. Considerate le circostanze concrete del caso, il termine di 12 mesi fissato dalla Commissione ricorsi CV 1 appare generoso (basti pensare che il saldo tra contributi versati e prestazioni erogate si chiude in modo ampiamente negativo per la CV 1, vedi par. 9 di Petizione)."
(Doc. XXI)
Visto quanto sopra, questo Tribunale non ha motivo per non confermare la conclusione, cui è giunta l’attrice, di considerare disdetto per il 31 dicembre 2008 il rapporto previdenziale. Si tratta di una soluzione pienamente condivisibile, ritenuto che, come accennato al consid. 2.6, la liberazione dei contributi con effetto retroattivo appare alquanto problematica.“
(cfr. consid. 2.7 della STCA citata).
2.9. L’attore contesta la competenza decisionale della CV 1, rispettivamente del Consiglio di fondazione, di rescindere il contratto con la _.
A sua detta, la questione doveva essere decisa dalle parti del contratto collettivo in parola.
Va ricordato che, ai sensi dell’art. 23 CCL
PEAN, la CV 1 è competente per l ́intera esecuzione del contratto collettivo ed in particolare ha facoltà di effettuare i controlli necessari nei confronti dei soggetti sottoposti al contratto e di avviare procedure d ́esecuzione e intentare causa a proprio nome in rappresentanza delle parti contraenti.
Ai sensi dell’art. 24 CCL PEAN, il Consiglio di fondazione è responsabile dell ́amministrazione. Costituisce contemporaneamente la Commissione paritetica e controlla il rispetto del CCL PEAN ai sensi dell ́articolo 357b CO. Secondo il capoverso 3 il Consiglio di fondazione emana i regolamenti necessari per l ́attuazione. Prima di prendere decisioni consulta le parti contraenti.
Nel caso in esame, come rilevato nella risposta di causa, va fatto presente che la regolamentazione in merito all’uscita di una società dal CCL PEAN è stata discussa in seno alla Commissione Ricorsi del Consiglio di fondazione (doc. 3-7; lo schema mancante A “echte Mischbetriebe” è stato richiesto dal TCA nella citata causa inc. 34.2010.17).
Orbene, in questa sede il TCA non è tenuto a valutare, come sostenuto dall’attore in sede di duplica, la portata della citata regolamentazione e tantomeno definire l’esatto termine di disdetta del CCL PEAN nei riguardi della _. In primo luogo perché, con riferimento al considerando precedente, la questione dell’assoggettamento o meno della società è stata risolta in applicazione della giurisprudenza federale e, come riportato poc’anzi sopra, gli effetti della disdetta dal contratto collettivo sono irrilevanti per la fattispecie concreta.
Va poi evidenziato che se alla CV 1 spetta la competenza di attuare il contratto collettivo, tra cui la riscossione dei contributi, rispettivamente la decisione sull’assogggettamento o meno di un’azienda al CCL PEAN (fra le tante, cfr. STF 9C_1033/2009 del 30 aprile 2010 e 9C_614/2009 del 28 gennaio 2010 pubblicata in SVR 2010 BVG Nr. 30), lo stesso vale per quel che concerne l’uscita di un’azienda. Non va poi dimenticato che la “decisione” 5 settembre 2007 è stata presa dalla Consiglio di fondazione, organo paritetico, e meglio da una sua commissione, quella dei ricorsi.
2.10. Come evidenziato dall’attore nella petizione (cfr. punto n. 10), l’art. 11 cpv. 3bis LPP prescrive che
“lo scioglimento dell’affiliazione e la riaffiliazione a un nuovo istituto di previdenza da parte del datore di lavoro avviene d’intesa con il personale o con l’eventuale rappresentanza dei lavoratori”.
Va tuttavia rilevato che il diritto di codecisione degli assicurati in caso di affiliazione e scioglimento del contratto di previdenza vale unicamente nell’ambito obbligatorio della LPP; l’Alta Corte ha lasciato irrisolta la questione a sapere se tale diritto è applicabile anche nell’ambito sovrabbligatorio (DTF 125 V 423 consid. 423 consid. 4;
STFA B 63/99 del 26 ottobre 2001 consid. 3a). La dottrina maggioritaria ha al riguardo precisato che il diritto di codecisione dei lavoratori ai sensi dell’art. 11 LPP, tra cui appunto l’art. 11 cpv. 3bis LPP, riguarda unicamente la previdenza obbligatoria e non quella sovraobbligatoria (cfr. al riguardo Wyler in: Schneider/Geiser/Gächter, Commentaire LPP e LFLP, Berna 2010, ad art. 11, p. 253s. in particolare n. 25 pp. 254/5 ; Wyler, “La partecipation des travailleurs lors de la (re)affiliation à une institution de prévoyance professionale ou de la résiliation” in: Khalil-Wolff/Schneider: “Nouveautés en matière de prévoyance professionelle”, Berna 2007, p. 163 ss, 179;
Schneider, La soumission des salariés et de l’employer [art. 1-11, 46 LPP], SZS 2005 nota 26 p. 33; diversamente Vetter-Schreiber, Berufliche Vorsorge, 2009, ad art. 11, n. 8, p. 55 la quale sostiene che difficilmente si può immaginare che in una cassa pensione con prestazioni sia obbligatorie che sovraobbligatorie [umhüllende Kasse] il consenso del personale possa essere limitato solo alla parte obbligatoria
).
Nel caso in esame, la CV 1 elargisce esclusivamente prestazioni previdenziali sovraobbligatorie ai sensi dell’art. 331 CO e art. 89bis CC (STF 9C_211/2008 del 7 maggio 2008 consid. 3.2).
Va infine aggiunto che la Legge federale sull’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese (Legge sulla partecipazione; RS 822.14), citata dall’attore, prevede un diritto di partecipazione dei lavoratori in caso di affiliazione a un’istituzione della previdenza professionale e scioglimento di un contratto d’affiliazione (art. 10 lett. d, entrato in vigore il 1° aprile 2004, in concomitanza con la prima parte della 1° revisione della LPP; RU 2004 1677 1699). Come asserito da Schneider, il citato art. 10 lett. d della Legge sulla partecipazione non conferisce ai lavoratori un diritto di codecisione (op. cit., SZS 2005, nota 26, p. 33).
In questo senso Wyler distingue la rappresentanza dei lavoratori ai sensi dell’art. 11 LPP (in seno all’organo paritetico ex art. 51 LPP) e quella ai sensi della Legge sulla partecipazione (in argomento cfr. Wyler, Commentaire LPP e LFLP, ad art. 11, p. 253s e ibidem in: “Nouveautés en matière de prévoyance professionelle”, p. 177).
S
econdo Schneider, se il lavoratore si affilia ad un istituto di previdenza che prevede una copertura assicurativa più estesa, solo l’informazione e la consultazione dei salariati oppure, se del caso, del loro rappresentante devono essere garantiti (Schneider, op. cit., SZS 2005 nota 26 p. 33). Dello stesso parere anche Wyler, il quale rileva che il diritto all’informazione degli assicurati ex art. 86b LPP fa parte di quelle prescrizioni che, in virtù del rinvio dell’art. 49 cifra 26 LPP, sono valide anche in regime di prestazioni sovraobbligatorie (cfr. Wyler, Commentarie LPP e LFLP ad art. 11, p. 254).
Non essendo tuttavia la CV 1 iscritta al registro della previdenza professionale ex art. 48 cpv. LPP, l’art. 49 LPP non è di conseguenza applicabile (cfr. al riguardo: Keller, Der flexible Altersrücktritt im Bauhauptgewerbe, Fribourg 2008, p. 470, 471). Applicabile è invece l’art. 89bis CCS il quale al capoverso 2 stabilisce che “
gli organi della fondazione devono dare ai beneficiari tutte le informazioni necessarie su l’ordinamento, l’attività e lo stato finanziario della fondazione.”
Infine, in virtù del rinvio dell’art. 89bis cpv. 6 cifra 26 CCS, agli assicurati spetta il diritto all’informazione ai sensi dell’art. 86b LPP.
Tale articolo ha il seguente tenore:
"
1
L’istituto
di previdenza informa ogni anno in modo adeguato gli assicurati su:
a. i diritti alle prestazioni, il salario coordinato, l’aliquota di contribuzione e l’avere di vecchiaia;
b. l’organizzazione e il finanziamento;
c. i membri dell’organo paritetico secondo l’articolo 51.
2
Su domanda, il conto annuale e il rapporto annuale devono essere consegnati agli assicurati. L’istituto di previdenza è tenuto inoltre, su domanda, a fornire loro informazioni sulla redditività del capitale, sull’evoluzione del rischio attuariale, sulle spese di amministrazione, sul calcolo della riserva matematica, sulla costituzione di riserve e sul grado di copertura.
3
Su domanda, gli istituti collettivi e comuni devono informare l’organo paritetico sui contributi arretrati del datore di lavoro. L’istituto di previdenza deve, di moto proprio, informare l’organo paritetico qualora i contributi regolamentari non siano ancora stati versati entro tre mesi dal termine di scadenza convenuto.
Non va infine dimenticato che l’art. 331 cpv. 4 CO stabilisce che il datore di lavoro deve dare al lavoratore le informazioni necessarie sui suoi diritti verso l’istituzione di previdenza a favore del personale e verso l’assicurazione.
2.11. L’attore sostiene che la CV 1, contravvenendo agli obblighi legali, ha omesso di accertare che l’informazione ai dipendenti della _ riguardo alla rescissione dal CCL PEAN fosse avvenuta in modo adeguato. Essi pertanto stigmatizzano l’insufficiente informazione rilasciata ai dipendenti, nonché la mancata proposta agli assicurati, in particolare quelli prossimi al prepensionamento, di misure adeguate per garantire la corresponsione delle previste prestazioni. In sede di replica l’attore ha inoltre sostenuto una responsabilità da parte della CV 1 per il danno loro causato.
La CV 1, per contro, nega qualsiasi suo obbligo d’informazione diretto nei confronti dell’attore e di controllo sull’adeguatezza dell’informazione ricevuta.
Orbene, potrebbe porsi la quesione a sapere se alla CV 1, in base all’art. 86b LPP, incombeva l’obbligo di informare direttamente i dipendenti di _ in merito alla problematica dell’uscita di quest’ultima dal CCL PEAN, tenuto del resto conto dell’assenza di qualsiasi diritto di codecisione dei dipendenti allo scioglimento del rapporto previdenziale (cfr. consid. 2.10). La questione può tuttavia rimanere aperta per i seguiti motivi.
Dagli atti di causa risulta in particolare che con circolare 23 gennaio 2008 la _ ha avvisato essa stessa i propri dipendenti della disdetta al CCL PEAN, facendo presente che vi è incertezza in merito all’effetto della disdetta (31 dicembre 2007, 30 giugno 2008 o 31 dicembre 2008), che al più presto dal 1° luglio 2008 non sarà più parte del citato contratto collettivo e che pertanto da quella data il requisito della ininterrotta contribuzione ex art. 14 cpv. 1 CCL PEAN (rispettivamente art. 13 cpv. 1 Regolamento PEAN) per l’eventuale diritto alla rendita non potrà essere garantito. Facendo presente la possibilità di avere ulteriori informazioni presso la CV 1, il datore di lavoro ha concluso che terrà informati i dipendenti sulla data definitiva d’uscita dal CCL PEAN nonché sulla sorte dei contributi versati dall’azienda e dai dipendenti dal 1° luglio 2003 (doc. F).
Risulta inoltre che tale circolare è stata distribuita ai dipendenti durante un incontro informativo avvenuto il 23 gennaio 2008 (cfr. lettera 25 gennaio 2008 della _ all’avv. _; doc. 1), i quali hanno avvisato la loro rappresentanza sindacale. Difatti, con scritto 15 febbraio 2008 il Sindacato _, in rappresentanza dei dipendenti della _, esprimendo i propri dubbi sulla legalità della prospettata disdetta, ha chiesto alla CV 1 ragguagli sulle iniziative avviate o da intraprendere a tutela dei diritti dei dipendenti (doc. 2).
In queste circostanze, a mente del TCA, i lavoratori hanno ricevuto le (minime) informazioni in merito alla disdetta dal CCL PEAN, seppur con l’incertezza sul momento degli effetti della stessa, e sono stati informati del rischio di non poter usufruire del prepensionamento. Inoltre questa Corte non misconosce che tale disdetta causa difficoltà, in particolare, ai quei lavoratori oramai prossimi all’età del prepensionamento, come è il caso del qui attore. Non è evidente che questi, al fine di salvaguardare la continuità dei premi alla CV 1, avrebbe potuto trovare, tra l’altro nell’arco di alcuni mesi, un’altra occupazione presso un'impresa sottoposta al CCL PEAN.
Queste sono le conseguenze della richiesta del datore di lavoro di voler rescindere il contratto collettivo.
Va poi ricordato che nella già citata “decisione” 5 settembre 2007 (inviata dalla Sezione assoggettamento della Fondazione alla _ con scritto datato 6 dicembre 2007) la Commissione Ricorsi della CV 1 aveva subordinato la rescissione del contratto collettivo in parola
“alla prova dell’informazione dei dipendenti interessati”
(doc. IX/5). Informazione che, come visto, è avvenuta ed è stata recepita dai dipendenti, i cui rappresentanti sindacali si sono in seguito attivati nei confronti della Fondazione convenuta.
Va poi detto la CV 1 non poteva trovare una diversa soluzione al fine di coprire il mancante periodo necessario all’attore per poter beneficiare del prepensionamento. In particolare, l’attore, facendo capo all’art. 9 cpv. 5 Regolamento PEAN (“il Consiglio di fondazione ha la competenza di convenire o prevedere altre modalità di prelievo, sempre che il risultato sia equivalente”), sostiene che al dipendente poteva essere offerta la possibilità di versare sia la sua quota parte che quella spettante al datore di lavoro. Visto il non assoggettamento di _, una simile proposta non poteva essere attuata se non, eventualmente, sulla base di un accordo tra le parti. Inoltre, il succitato articolo di regolamento si riferisce a diverse modalità di prelievo dei contributi rispetto alla regola generale fissata dall’art. 9 cpv. 1 Regolamento PEAN, ossia il versamento alla CV 1 da parte del datore di lavoro della totalità dei contributi, inclusa la quota parte del salariato.
Infine, non pertinente è il richiamo all’art. 14 cpv. 2 lett. b CCL PEAN, applicabile per l’eventuale richiesta di una rendita transitoria ridotta (cfr. consid. 2.4), in quanto negli ultimi sette anni prima del prepensionamento l’attore non è stato disoccupato per un periodo massimo di due anni.
In conclusione, dal momento che la _ (al più tardi) dal 1° gennaio 2009 non è (più) assoggettata al CCL PEAN, l’attore prima del prepensionamento non presenta un periodo lavorativo ininterrotto di sette anni in un’impresa ai sensi dell’art. 14 cpv. 1 lett. c CCL PEAN).
Ne consegue che la petizione va respinta.
In via abbondanziale occorre rilevare che, visto l’esito della presente vertenza, spetterà all’attore valutare se eventualmente sussistono le premesse per far valere nei confronti del datore di lavoro pretese risarcitorie sul piano contrattuale.
2.12. La CV 1 ha chiesto la rifusione di ripetibili.
In materia di LPP il diritto a ripetibili dev'essere esclusivamente riservato all'assicurato vittorioso in causa: le ripetibili sono in tale ipotesi accollate all'assicuratore che ha introdotto la causa e l'ha persa (DTF 126 V 150). Per contro, l'assicuratore che vince la causa, ancorché rappresentato da un legale, non ha, di regola, diritto a ripetibili, tranne, eccezionalmente, nell’ipotesi – non realizzata nella fattispecie – in cui il comportamento processuale di controparte si dimostri temerario o improntato a leggerezza (DTF 128 V 133, 127 V 207, 126 V 150, 112 V 361; SZS 2001 p. 174; STCA 9 marzo 1992 nella causa F.P. c. S. SA; AHI Praxis 2000 p. 337; RCC 1984 p. 278).