# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 87901013-c7ee-4b22-9247-4f83799f0a26
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_002
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

I. Ritenuto in fatto:
1. A._ è cittadino tedesco, nato il D.1._ a L.1._ (AN) in Italia,
celibe e padre di un figlio nato nel 2010 e residente a L.2._ (AN) in
Italia. Dal 29 marzo 2007 è iscritto all'Ordine degli Avvocati di Milano e
dall'11 gennaio 2019 anche nell'Albo pubblico degli avvocati degli Stati
membri dell'UE/AELS dei Grigioni. Entrò in Svizzera in data 9 novembre
2007 e ottenne un permesso di dimora (permesso B UE/AELS). Il
7 novembre 2011 compilò il questionario per l'affiliazione delle persone
che esercitano un'attività lucrativa indipendente (ditta individuale) e lo
trasmise alla Cassa di compensazione AVS presso l'Istituto delle
assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (act. C.1). Da allora fu
considerato assoggettato al diritto delle assicurazioni sociali elvetico.
2. Nel corso degli anni la Cassa di compensazione AVS emanò diverse
decisioni in merito ai contributi annui dovuti da A._. Tali decisioni
(risp. quelle figuranti agli atti trasmessi alla Corte) erano tutte redatte in
tedesco.
3. In data 13 dicembre 2019 la Cassa di compensazione AVS emise la
decisione definitiva per l'anno 2017 (act. C.36), fissando il reddito da
attività lucrativa indipendente a CHF 280'919.00 oltre a contributi personali
AVS, AI e IPG di CHF 30'004.10, senza però computare alcun capitale
proprio investito nell'azienda, giungendo così a un reddito arrotondato
soggetto a contribuzione di CHF 310'900.00. I contributi furono fissati a un
totale di CHF 32'897.75. Per quanto figura agli atti, tale decisione rimase
incontestata.
4. Il 16 aprile 2021 poi emise la decisione per l'anno 2018 (act. C.42),
giungendo a un reddito da attività lucrativa indipendente pari a
CHF 97'453.00, a un capitale investito di CHF 1'000.00 con deduzione di
CHF 5.00 di interessi al tasso dello 0.5% e a dei contributi personali AVS,
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AI e IPG di CHF 10'408.10. Con questo risultarono un reddito arrotondato
soggetto a contribuzione di CHF 107'800.00 e dei contributi per un totale
complessivo di CHF 12'389.55.
5. Nel seguito, il 12 novembre 2021 tale decisione fu sostituita da una nuova
(act. C.45), siccome l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni
aveva comunicato nuovi importi di redditi. La Cassa di compensazione
AVS giunse così ormai a un reddito da attività lucrativa indipendente di
CHF 333'598.00, a un capitale investito di CHF 1'000.00 con deduzione di
CHF 5.00 di interessi al tasso dello 0.5% e a dei contributi personali AVS,
AI e IPG di CHF 35'630.00. Con questo risultarono un reddito arrotondato
soggetto a contribuzione di CHF 369'200.00 e dei contributi per un totale
complessivo di CHF 38'429.60.
Sempre il 12 novembre 2021 la Cassa di compensazione AVS emise la
decisione definitiva anche per il 2019 (act. C.46). Giunse a un reddito da
attività lucrativa indipendente di CHF 348'540.00, a nessun capitale
investito e a dei contributi personali AVS, AI e IPG di CHF 37'226.45. Con
questo risultarono ormai un reddito arrotondato soggetto a contribuzione
di CHF 385'700.00 e dei contributi per un totale di CHF 40'037.90. Nella
decisione segnalò inoltre che tale decisione sostituirebbe quella del
6 febbraio 2019 che però non figura agli atti inoltrati a questa Corte.
6. A._ fece sollevare opposizione contro le due decisioni del
12 novembre 2021 in data 9 dicembre 2021 tramite la fiduciaria Fidinam &
Partners SA con sede a Lugano (act. C.48).
Nella memoria scritta in italiano venne fatto valere che i redditi da attività
indipendente di CHF 333'598.00 nel 2018 comprenderebbero redditi da
attività indipendente svolta in Svizzera per CHF 97'449.00, per i quali
avrebbe già pagato i contributi sociali in Svizzera, e redditi da attività
indipendente svolta in Italia per un equivalente di CHF 236'145.00 (reddito
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lordo EUR 204'478.00), per i quali avrebbe già provveduto al pagamento
degli oneri sociali in Italia di EUR 32'785.00 (act. B.13) tramite la Cassa di
previdenza e assistenza forense, alla quale sarebbe iscritto per legge in
base all'iscrizione all'albo degli avvocati italiani. Analogamente, i redditi da
attività indipendente di CHF 348'540.00 nel 2019 sarebbero comprensivi
di redditi da attività indipendente svolta in Svizzera per CHF 139'521.00,
per i quali avrebbe già pagato i contributi sociali in Svizzera, e redditi da
attività indipendente svolta in Italia per un equivalente di CHF 209'019.00
(reddito lordo EUR 187'887.00), per i quali avrebbe già versato
EUR 28'260.00 di contributi in Italia (act. B.14) tramite la Cassa di
previdenza e assistenza forense. Dichiarò inoltre di aver esercitato nel
2018 e nel 2019 una parte sostanziale della sua attività lavorativa
autonoma in Italia. In considerazione del fatturato e dei servizi prestati in
Italia, nel 2018 l'attività lavorativa autonoma avrebbe rappresentato circa
il 60% mentre nel 2019 circa il 70%. Nel caso in questione, le decisioni del
12 novembre 2021 risulterebbero essere un'evidente doppia imposizione
in ambito di contributi sociali.
7. Con decisione su opposizione del 14 febbraio 2022 la Cassa di
compensazione AVS respinse l'opposizione di A._ (act. C.55),
riprendendo essenzialmente la motivazione di cui alle decisioni
impugnate. Spiegò che se si metterebbero in relazione i redditi da attività
indipendente conseguiti in Svizzera con il reddito complessivamente
realizzato negli anni 2018 e 2019, risulterebbero delle percentuali superiori
al 25%, ossia il 29.2% nel 2018 e il 40% nel 2019. Di conseguenza
l'opponente sarebbe tenuto a pagare i contributi in Svizzera.
8. A._ compilò il modulo per modifica delle basi di calcolo in data
1° marzo 2022 (act. C.60), stimando l'utile netto annuo da attività lucrativa
indipendente per l'anno 2022 a CHF 90'000.00 e dichiarando un reddito
da attività lucrativa indipendente nel 2021 anch'esso di CHF 90'000.00.
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9. Con ricorso del 9 marzo 2022 A._, ormai patrocinato dall'avv. Andrea
Cantieni, chiede l'annullamento della decisione impugnata e
l'assoggettamento al diritto delle assicurazioni sociali italiane, il tutto sotto
protesta di spese e ripetibili (IVA inclusa). Nel ricorso riprende la
motivazione dell'opposizione e l'approfondisce.
Dichiara di essersi trasferito a L.3._ in Svizzera il 9 novembre 2007 e
messo in proprio lavorando come avvocato in uno studio legale d'affari nel
2011. Nel 2018 avrebbe cominciato anche l'attività di avvocato
indipendente a Milano in Italia. Da allora come membro dell'Ordine degli
Avvocati di Milano sarebbe assicurato presso la Cassa di previdenza e
assistenza forense e dovrebbe pagare a titolo di contributo integrativo
l'effettivo 4% sul volume di affari IVA dichiarato e a titolo di contributo
soggettivo il 15% del reddito netto professionale IRPEF. Negli anni 2018
e 2019 sarebbe stato membro del Consiglio di amministrazione della
B._ S.p.a., ottenendo una remunerazione annua di EUR 37'500.00, e
della C._ S.p.a., ottenendo nel 2019 una remunerazione per un totale
di EUR 36'246.58. In Svizzera avrebbe invece guadagnato CHF 97'453.00
nel 2018 e CHF 139'521.00 nel 2019 e avrebbe già conteggiato i contributi
AVS su questi importi. Per i redditi conseguiti in Italia avrebbe pagato dei
contributi per EUR 32'785.00 nel 2018 e per EUR 28'260.00 nel 2019 (nel
2020 sarebbero poi stati EUR 29'195.00). La Cassa di previdenza e
assistenza forense si rifiuterebbe di restituire gli importi e la Corte suprema
di cassazione italiana avrebbe dichiarato legittima tale prassi con
ordinanza del 14 gennaio 2021 n. 544.
10. Nel seguito la Cassa di compensazione ha presentato la sua risposta al
ricorso il 1° aprile 2022 (act. A.2), chiedendo la reiezione del ricorso. Rinvia
agli atti e in particolare alla decisione impugnata, confermandone e
approfondendone la motivazione.
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11. Il ricorrente ha replicato il 25 aprile 2022 (act. A.3), ribadendo quanto già
addotto nel ricorso e contestando le affermazioni della Cassa di
compensazione AVS in merito ai redditi conseguiti, specie quelli ottenuti
in Italia.
12. La Cassa di compensazione AVS ha rinunciato a presentare una duplica
con scritto del 6 maggio 2022 (act. A.4). Ha ribadito unicamente che
nell'ambito di una valutazione complessiva, alla luce dei redditi percepiti in
Svizzera e in Italia – anche tenendo conto dei criteri invocati dal ricorrente
– risulterebbe che il ricorrente eserciterebbe almeno una quota del 25% di
attività lucrativa indipendente in Svizzera.
Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

## Considerations

II. Considerando in diritto:
1. Qualora una persona abbia il suo domicilio nel Cantone dei Grigioni e non
faccia parte di un'associazione fondatrice di una cassa di compensazione
professionale, è competente la Cassa di compensazione AVS dei Grigioni
(art. 64 della Legge federale su l'assicurazione per la vecchiaia e per i
superstiti del 20 dicembre 1946 [LAVS; RS 831.10]). Le decisioni su
opposizione della Cassa di compensazione AVS dei Grigioni possono
essere impugnate con ricorso giudiziario al Tribunale amministrativo del
Cantone dei Grigioni quale tribunale delle assicurazioni competente sia
per materia sia per territorio (vedi l'art. 84 LAVS, che nelle versioni tedesca
e francese menziona espressamente le decisioni su opposizione, nella
versione italiana invece erroneamente no, in unione con l'art. 57 della
Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali del
6 ottobre 2000 [LPGA; RS 830.1] e con l'art. 49 cpv. 2 lett. a della Legge
sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 [LGA; CSC 370.100];
l'art. 85bis cpv. 1 LAVS si applica soltanto a persone domiciliate all'estero).
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Nella fattispecie il ricorso è diretto contro la decisione su opposizione della
Cassa di compensazione AVS del 14 febbraio 2022 che conferma le due
decisioni in merito ai contributi personali per gli anni contributivi 2018 e
2019. Il ricorrente è domiciliato a L.3._ nel Cantone dei Grigioni e vi
ha lavorato nel periodo in questione (2018 e 2019). In quanto destinatario
formale e materiale della decisione su opposizione, egli è particolarmente
toccato da quest'ultima, ha un interesse degno di protezione
all'annullamento o alla modifica della stessa ed è quindi legittimato a
presentare ricorso (art. 59 LPGA). Sul ricorso tempestivo e presentato
nella dovuta forma può perciò essere entrato nel merito (artt. 60 e 61 lett. b
LPGA).
2. A titolo processuale si osserva che il ricorrente stesso è di lingua madre
italiana, essendo avvocato italiano che esercita la sua professione in parte
in Svizzera ma in parte anche in Italia e verosimilmente anche cittadino
italiano oltre che tedesco. Dagli atti risulta che egli ha sempre comunicato
in italiano con le autorità cantonali e nel registro IDI è stato indicato
l'italiano come lingua di comunicazione prediletta. Parte degli atti della
Cassa di compensazione AVS sono in lingua tedesca. Perlomeno le
decisioni originarie contestate e quella su opposizione qui impugnata che
le confermano sono invece state scritte in italiano, cosicché il ricorrente –
del resto patrocinato da un avvocato che apparentemente comprende
sufficientemente bene entrambe le lingue – ha avuto luogo di
comprenderle e di reagirvi adeguatamente. Il ricorso giudiziario è stato
stilato dal patrocinatore in lingua tedesca e per la sua risposta la Cassa di
compensazione AVS si è tenuta alla lingua del ricorso. Le altre memorie
sono anch'esse state scritte in tedesco. Le ordinanze del Tribunale sono
per contro state emanate tutte in italiano. Quale lingua di procedura ai
sensi dell'art. 8 cpv. 1 della Legge sulle lingue del Cantone dei Grigioni del
19 ottobre 2006 (LCLing; CSC 492.100) può perciò essere considerato
l'italiano. Parimenti, questa sentenza può essere redatta in italiano.
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3. La questione che qui si pone è a sapere se il ricorrente è stato
correttamente assoggettato al diritto delle assicurazioni sociali svizzero e
obbligato a pagare i contributi sociali in Svizzera. Non è invece tema di
questa sentenza esprimersi sull'eventuale obbligo di pagare contributi in
Italia.
4. Incontestato è intanto che nella fattispecie sono applicabili d'un canto il
Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale (GU L 166/1 del 30 aprile 2004 e RS 0.831.109.268.1 nella
versione consolidata; nel seguito Regolamento n. 883/2004) – ivi incluse
in particolare le modifiche apportate dal Regolamento (CE) n. 988/2009
del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 – e d'altro
canto il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le modalità di applicazione
del Regolamento (CE) n. 883/2004 (RS 0.831.109.268.11; nel seguito
Regolamento n. 987/2009). Questi due Regolamenti determinano il diritto
sociale nazionale applicabile riguardo a fatti internazionali concreti. In tal
modo viene determinato lo Stato membro competente. Secondo l'art. 15
dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
europea e i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone de 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) in unione con l'art.
1 n. 1 dell'Allegato II dell'ALC e la Sezione A con le relative modifiche ivi
elencate, detti due Regolamenti sono applicabili anche in Svizzera (cfr. per
il tutto la DTF 144 V 210 consid. 4).
4.1. L'art. 1 del Regolamento n. 883/2004 definisce alcuni termini, fra cui in
particolare l'attività subordinata (lett. a) e l'attività autonoma (lett. b). Per
entrambe il diritto comunitario prevede che si intende qualsiasi attività o
situazione assimilata considerata tale ai fini dell'applicazione della
legislazione di sicurezza sociale dello Stato membro in cui è esercitata
l'attività in questione o in cui esiste detta situazione. In altre parole, la
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distinzione va fatta in base al diritto nazionale interno dello Stato in cui è
esercitata l'attività, ossia qui in Italia o in Svizzera (presumendo che il
ricorrente non sia attivo economicamente anche in altri Stati). La
determinazione della legislazione applicabile è disciplinata dagli artt. 11
segg. del Regolamento n. 883/2004, ricordando innanzitutto il principio
generale secondo cui le persone alle quali si applica detto Regolamento
sono soggette alla legislazione di un singolo Stato membro e che tale
legislazione è determinata proprio a norma del titolo II del Regolamento
(art. 11 par. 1 del Regolamento n. 883/2004). L'assoggettamento a
un'unica legislazione permette di evitare che la persona rimanga senza
protezione sociale, che confluiscano prestazioni con lo stesso obiettivo da
Stati diversi o che la stessa persona sia sottoposta a un doppio onere
contributivo.
4.2. La pluriattività, ossia l'esercizio abituale di una o più attività in più Stati – a
prescindere dalla domanda se si tratti di attività subordinate, di attività
autonome oppure di una combinazione fra le due – è disciplinata
dall'art. 13 del Regolamento n. 883/2004. Al suo par. 1 questa
disposizione contiene delle regole per determinare la legislazione
applicabile per persone che esercitano abitualmente un'attività
subordinata, mentre al par. 2 quelle per persone che esercitano
abitualmente un'attività lavorativa autonoma ai sensi dell'art. 1 lett. b del
Regolamento n. 883/2004. Il par. 3, poi, disciplina i casi in cui una persona
esercita sia un'attività subordinata sia un'attività lavorativa autonoma in
vari Stati membri, prescrivendo che in tal caso la persona è soggetta alla
legislazione dello Stato membro in cui esercita un'attività subordinata. Va
da sé che in ciascuna delle tre costellazioni non fa differenza se si tratta di
una o più attività dello stesso tipo.
4.3. Nel caso in giudizio va prima definito che tipi di attività svolga il ricorrente.
Egli fa valere nel suo ricorso di esercitare abitualmente l'attività di avvocato
a titolo autonomo sia in Svizzera sia in Italia e per di più di essere anche
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membro di diversi consigli di amministrazione di società italiane, il che
significherebbe a suo dire che sarebbe da considerare come persona che
svolge (anche) un'attività subordinata in Italia. A tal proposito però il
ricorrente erra. È pur vero e documentato che nel 2018 e nel 2019 al
ricorrente sono stati versati degli importi che in Svizzera verrebbero
considerati come dei salari. È pacifico anche che tale attività, secondo il
diritto elvetico, andrebbe ritenuta attività subordinata. Difatti per prassi
costante nel caso di attività in seno a un consiglio di amministrazione di
una società (anonima, ad esempio) – benché la sua base non sia costituita
da un contratto di lavoro bensì da un contratto di società – si tratta di
un'attività considerata svolta a titolo dipendente (vedi ad esempio la
DTF 133 V 498 che precisa tale prassi; cfr. anche l'art. 5 cpv. 2 LAVS,
l'art. 7 lett. h dell'Ordinanza sull'assicurazione per la vecchiaia e per i
superstiti del 31 ottobre 1947 [OAVS; RS 831.101] che lo specifica e
l'art. 18 lett. j della Legge federale concernente l'imposta sul valore
aggiunto del 12 giugno 2009 [Legge sull'IVA, LIVA; RS 641.20]). In Italia,
invece, perlomeno nel caso del ricorrente le attività svolte in seno al
consiglio di amministrazione della B._ S.p.a. e della C._ S.p.a.
si devono ritenere attività lucrative autonome; tant'è che le rispettive
entrate così sono state dichiarate nelle Certificazioni Uniche dell'Agenzia
Entrate per i periodi d'imposta 2018, 2019 e anche 2020. Figurano difatti
nelle le tre relative "Certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi
diversi" (act. B.19, B.26 e B.31 rispettivamente). Su queste, al punto 1
quale tipologia reddituale è stato inserito il codice A. Quest'ultimo, secondo
le istruzioni per la compilazione per il periodo d'imposta 2018 (vedi il sito
internet ufficiale dell'Agenzia Entrate
<https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/schede/dichiarazio
ni/certificazione-unica-2019/modello-cu2019>, visitato da ultimo il
13 dicembre 2022, pag. 66 del documento PDF "Istruzioni per la
compilazione"), corrisponde a "prestazioni di lavoro autonomo rientranti
nell'esercizio di arte o professione abituale". Dette istruzioni sono rimaste
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invariate in questo punto anche nelle versioni per i periodi d'imposta 2019
e 2020. Vi si aggiunge, ad abundantiam, che nella sua risposta al ricorso
la Cassa di compensazione AVS spiega come su sua domanda telefonica
l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni avrebbe anch'essa
dichiarato che in Italia gli importi in questione sarebbero stati considerati
come redditi da attività lavorativa autonoma. D'altronde, di canto suo il
ricorrente non spiega minimamente perché non dovrebbe trattarsi di redditi
da attività autonoma, limitandosi a rinviare al sistema elvetico che non è
determinante, posto che la tipologia di attività va determinata secondo il
diritto interno dello Stato in cui è stata esercitata l'attività (art. 1 lett. b del
Regolamento n. 883/2004). Di conseguenza, riassumendo, si è in
presenza esclusivamente di attività lucrative autonome, svolte in Svizzera
e in Italia. Al contrario di quanto presume il ricorrente, non si applica perciò
l'art. 13 par. 3 del Regolamento n. 883/2004 (che lui chiama "la seconda
regola di collisione"), né tantomeno il par. 1, bensì il par. 2 di detta
disposizione (vedi anche l'art. 14 par. 6 del Regolamento n. 987/2009).
4.4. A mente del ricorrente, anche in applicazione di questa regola di collisione
("la prima", a suo dire) risulterebbe applicabile il diritto italiano e non quello
elvetico. Come riassume correttamente, l'art. 13 par. 2 del Regolamento
n. 883/2004 dispone che una persona che esercita abitualmente un'attività
lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta alla legislazione
dello Stato membro di residenza se esercita una parte sostanziale delle
sue attività in tale Stato membro (lett. a). La nozione di parte sostanziale
delle attività è definita dall'art. 14 par. 8 del Regolamento n. 987/2009.
Detta norma stabilisce che per parte sostanziale di un'attività subordinata
o autonoma esercitata in uno Stato membro si intende che in esso è
esercitata una parte quantitativamente sostanziale dell'insieme delle
attività del lavoratore subordinato o autonomo, senza che si tratti
necessariamente della parte principale di tali attività. Per stabilirlo valgono
i criteri indicativi del fatturato, dell'orario di lavoro, del numero di servizi
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prestati e/o del reddito (lett. b). Nel quadro di una valutazione globale, una
quota inferiore al 25% di detti criteri è un indicatore del fatto che una parte
sostanziale delle attività non è svolta nello Stato membro in questione.
Infine, come osservato giustamente dal ricorrente, l'art. 14 par. 10 del
Regolamento n. 987/2009 dispone che per determinare la legislazione
applicabile a norma dei par. 8 e 9, le istituzioni interessate debbano tener
conto della situazione proiettata nei successivi 12 mesi civili.
4.4.1. Innanzitutto va ricordato che la nozione e la determinazione del reddito di
un'attività lucrativa indipendente sono disciplinate dall'art. 9 LAVS.
Secondo questa norma il reddito proveniente da un'attività lucrativa
indipendente comprende qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro
a dipendenza di altri (cpv. 1). In altre parole, tutto ciò che non costituisce
un salario di una persona che svolge un'attività subordinata, per riprendere
la terminologia del diritto comunitario, è reddito da attività autonoma ai
sensi della LAVS (vedi anche l'art. 17 OAVS). La disposizione elenca poi
varie deduzioni da fare sul reddito lordo (cpv. 2) per poi prevedere che il
reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente e il capitale proprio
impegnato nell'azienda (da detrarre) sono accertati dalle autorità fiscali
cantonali e comunicati alle casse di compensazione (cpv. 3). Secondo
l'art. 23 cpv. 1 OAVS, le autorità fiscali cantonali stabiliscono il reddito
determinante per il calcolo dei contributi in base alla tassazione
dell'imposta federale diretta, passata in giudicato, e il capitale proprio
investito nell'azienda in base alla corrispondente tassazione dell'imposta
cantonale, passata in giudicato e adeguata ai valori di ripartizione
intercantonali. In difetto di una tassazione dell'imposta federale diretta
passata in giudicato, gli elementi fiscali determinanti sono desunti dalla
tassazione dell'imposta cantonale sul reddito e, in mancanza di essa, dalla
dichiarazione controllata d'imposta federale diretta (cpv. 2). L'art. 23 cpv. 4
OAVS stabilisce infine che le indicazioni fornite dalle autorità fiscali
cantonali sono vincolanti per le casse di compensazione. La dottrina e la
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giurisprudenza hanno avuto luogo di precisare che i redditi comunicati per
il rispettivo periodo contributivo dalle autorità fiscali sono vincolanti per la
cassa di compensazione a meno che non contengano errori chiaramente
riconoscibili, il che non può essere assunto con leggerezza (vedi ad
esempio la sentenza del Tribunale federale 9C_270/2018 del
20 settembre 2018, in particolare consid. 5.2.1 con diversi rinvii).
4.4.2. Nella fattispecie la Cassa di compensazione AVS si è basata interamente
sugli importi comunicatile dall'Amministrazione imposte. Ciò si rivela
corretto, non essendovi indizi che suscitano sufficienti dubbi in merito.
Come precisa a ragione la Cassa di compensazione AVS nella risposta al
ricorso e al contrario di quanto adduce il ricorrente, gli importi riguardanti i
redditi conseguiti in Svizzera non sono degli importi di fatturato lordo o di
reddito lordo, bensì trattasi di redditi netti così comunicati
dall'Amministrazione imposte. Se lo dedurrebbe, volendo, anche dalla
contabilità inoltrata dal ricorrente stesso (vedi l'act. B.22), dato che gli
importi ivi contenuti divergono da quelli su cui la Cassa di compensazione
AVS si basa, a suo dire, a torto, essendo questi ben più bassi. Di
conseguenza, già solo per coerenza anche per i redditi conseguiti in Italia
andrebbe basatosi sugli importi netti comunicati anch'essi
dall'Amministrazione imposte, anziché su un fatturato lordo non meglio
specificato da estrarre dai Modelli IVA 2019 e 2020, cioè le dichiarazioni
del ricorrente delle operazioni attive e determinazione del volume d'affari
per l'IVA dei periodi d'imposta 2018 e 2019 (act. B.18 e B.24). Mal si
comprende perché si dovrebbe scostarsi dagli importi ufficialmente
comunicati dall'Amministrazione imposte, stabiliti nelle rispettive
tassazioni in base proprio alle dichiarazioni del ricorrente stesso, quando
non vi sono né indizi né altri elementi concreti e plausibili che giustifichino
di giungere ad altre somme. Il ricorrente comunque non lo spiega in modo
sufficientemente plausibile e condivisibile. In altri termini, ci si può basare
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sugli importi comunicati dall'Amministrazione imposte e presi come base
di calcolo da parte della Cassa di compensazione AVS.
4.4.3. Per i redditi conseguiti in Svizzera ciò significa che per il 2018 va preso
l'importo di CHF 97'453.00 e per il 2019 quello di CHF 139'521.00. Per i
redditi conseguiti in Italia, poi, il ricorrente sostiene che negli importi
comunicati dall'Amministrazione imposte non sarebbero contenute le
remunerazioni per le attività in seno ai consigli di amministrazione della
B._ S.p.a., ottenendo una remunerazione annua di EUR 37'500.00
(cioè per il 2018 e nuovamente per il 2019), nonché della C._ S.p.a.,
ottenendo nel 2019 una remunerazione per un totale complessivo di
EUR 36'246.58 (pare per le attività del 2018 e del 2019). Anche in questo
punto il ricorrente tralascia di motivare tale asserzione che non trova
alcuna prova agli atti. Viceversa, la Cassa di compensazione AVS ha
spiegato in modo plausibile come l'Amministrazione imposte le ha
comunicato le somme complessive di redditi conseguiti in Italia di
CHF 236'145.00 nel 2018 e CHF 209'019.00 nel 2019, le quali
comprendono, appunto, in particolare anche tutte le remunerazioni per le
attività quale membro del consiglio di amministrazione qui in domanda di
CHF 43'307.00 nel 2018 e di CHF 82'041.00 nel 2019. Tali importi non
vanno dunque addizionati, come sostiene erroneamente il ricorrente.
Basandosi la Corte su questi importi ai sensi dell'art. 23 cpv. 4 OAVS, non
vi è necessità di interpellare l'Amministrazione imposte per ulteriori
dichiarazioni come offerto a titolo eventuale dalla Cassa di compensazione
AVS.
4.4.4. A titolo di completezza sia aggiunto che giusta l'art. 90 del Regolamento
n. 987/2009 ai fini dell'applicazione delle disposizioni del Regolamento
n. 883/2004 e del Regolamento n. 987/2009 il tasso di cambio tra due
valute è quello di riferimento pubblicato dalla Banca centrale europea. La
data da prendere in considerazione per determinare il tasso di cambio è
stabilita dalla Commissione amministrativa (vedi la decisione n. H12 del
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19 ottobre 2021 [GU C 93/6 del 28 febbraio 2022]). Siccome però il
ricorrente non fa valere che il tasso di cambio applicato dalla Cassa di
compensazione AVS nel suo caso sarebbe sbagliato, limitandosi a
lamentare che lo sviluppo di tale tasso di cambio sarebbe stato a lui
sfavorevole per il caso in giudizio, non si impone indugiare oltre sul tema.
4.4.5. Il ricorrente giunge a un rapporto percentuale dei redditi conseguiti in
Svizzera inferiore al 25% soltanto perché si è basato su importi da lui
estrapolate dai Modelli IVA, diversi da quelli ufficiali comunicati
dall'Amministrazione imposte. Prendendo invece questi ultimi, come
giustamente fatto dalla Cassa di compensazione AVS, nel raffronto di
CHF 97'453.00 (entrate conseguite in Svizzera) e CHF 333'598.00 (totale
delle entrate in Svizzera e in Italia insieme, cioè CHF 97'453.00 +
CHF 236'145.00) nel 2018 si arriva a un tasso dei redditi in Svizzera di
oltre 29.2%, mentre nel raffronto di CHF 139'521.00 (totale dei redditi
conseguiti in Svizzera) e CHF 348'540.00 (totale delle entrate in Svizzera
e in Italia congiuntamente, cioè CHF 139'521.00 + CHF 209'019.00) nel
2019 si giunge a un tasso di redditi in Svizzera di più del 40%. A ragione
la Cassa di compensazione AVS ha dunque concluso che nel 2018 e nel
2019 la parte sostanziale dell'attività del ricorrente ai sensi dell'art. 13
par. 2 lett. a del Regolamento n. 883/2004 è stata svolta in Svizzera dove
è del resto domiciliato.
4.4.6. Sulla base dei redditi è difatti lecito concludere anche che ai sensi del
diritto comunitario di collisione il ricorrente svolge una parte sostanziale
delle ore lavorative e delle prestazioni di servizio in Svizzera e non in Italia.
Quanto addotto dal ricorrente a riguardo non convince. Egli si limita a
sostenere d'un canto di aver emesso un numero più elevato di fatture in
Italia che in Svizzera. Questa circostanza può essere dovuta a molteplici
fattori, specie per l'attività di avvocato e libero professionista, ad esempio
il fatto di seguire più mandati di breve durata o comunque meno laboriosi
che quelli in Svizzera. Il tema non va approfondito, il ricorrente non
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dimostrando più precisamente cosa ciò implichi. A prescindere dal fatto
che le liste dei movimenti relativi all'Italia (act. B.20, B.23, B.27 e B.29) non
sono comparabili nel grado di dettaglio con le semplici tabelline del tutto
rudimentali e sembranti piuttosto improvvisate con il titolo "Moneta base –
3400 EUR Ricavi lordi prestazioni di servizio EUR" che il ricorrente afferma
essere le liste delle fatture da lui emesse in Svizzera (act. B.21 e B.28), il
mero numero di fatture non è in grado di capovolgere la regola base di cui
all'art. 13 par. 2 del Regolamento n. 883/2004, essendo dati gli altri
elementi giusta l'art. 14 par. 8 del Regolamento n. 987/2009. Ma anche
rispetto al tipo di attività il ricorrente si limita ad affermare di svolgere mere
attività di routine in Svizzera e compiti giuridici complessi in Italia, senza
addurre prova alcuna né renderlo sufficientemente verosimile in altro
modo. Ciò a prescindere dal fatto che egli deve osservare il segreto
professionale, poiché vi sono modi di dimostrare la propria attività senza
specificare i nomi dei clienti. Comunque sia, l'art. 14 par. 8 del
Regolamento n. 987/2009 non contiene un automatismo secondo cui il
mancato raggiungimento del valore soglia minimo significa per forza che
la parte sostanziale sia stata svolta nell'altro paese, al contrario. Il testo
del Regolamento recita che una quota inferiore al 25% è un indicatore, il
che presuppone una valutazione con un certo margine di discrezionalità.
Anche sotto quest'ottica quindi si giustifica concludere a una parte
sostanziale dell'attività in Svizzera.
4.4.7. A titolo abbondanziale sia detto anche che il ricorrente è iscritto nell'albo
pubblico grigionese degli avvocati degli Stati dell'UE e dell'AELS ai sensi
dell'art. 28 della Legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del
23 giugno 2000 (Legge sugli avvocati, LLCA; RS 935.61) dall'11 gennaio
2019. Perlomeno per il 2019 si può perciò desumere che egli è attivo in
Svizzera per più di 90 giorni di lavoro effettivo per anno civile, visto
considerato che un'iscrizione all'albo pubblico è necessaria soltanto
qualora si superi tale soglia definita all'art. 5 cpv. 1 ALC. In tal caso è
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parimenti raggiunta la soglia del 25% annuo di cui all'art. 14 par. 8
Regolamento n. 987/2009 anche sotto l'aspetto del tempo di lavoro in
rapporto fra Svizzera e Italia.
4.5. In una valutazione globale si può perciò aggregarsi alle conclusioni della
Cassa di compensazione AVS e ritenere che sia nel 2018 sia nel 2019 il
ricorrente ha svolto una parte sostanziale delle attività in Svizzera, Stato
in cui è domiciliato, per cui sono dati i presupposti di cui all'art. 13 par. 2
lett. a del Regolamento n. 883/2004 e si applica il diritto dello Stato di
residenza, ossia la Svizzera.
4.6. Giunti a questo risultato, va esaminato se la Cassa di compensazione AVS
ha calcolato correttamente i contributi da versare. Verosimilmente per
motivi di strategia difensiva, il ricorrente ha rinunciato a promuovere
censure in merito. Il calcolo eseguito dalla Cassa di compensazione AVS
pare comunque essere corretto, cosicché pure gli importi dei contributi
possono essere confermati.
5. Visto quanto precede, il ricorso si rivela infondato e va respinto. La
decisione impugnata del 14 febbraio 2022 merita piena conferma. Resta
ancora da ripartire le spese giudiziarie, composte da spese processuali
(consid. 6) e spese ripetibili (consid. 7).
6. Al contrario delle procedure di competenza dell'autorità federale di ricorso,
ossia il Tribunale amministrativo federale, l'art. 85bis cpv. 2 LAVS non si
applica e tornano applicabili le norme generali della LPGA, concretamente
l'art. 61 LPGA.
6.1. Questo Tribunale amministrativo ha stabilito una nuova prassi per le
procedure nel campo d'applicazione della LPGA avviate dopo il 1° gennaio
2021 (cfr. l'art. 82a LPGA) che non sono considerate controversie relative
a prestazioni ai sensi dell'art. 61 lett. fbis LPGA, come in particolare le
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controversie in materia di contributi (cfr. le sentenze del Tribunale
amministrativo S 21 48 dell'8 febbraio 2022 consid. 4.1 segg. e S 21 49
dell'8 febbraio 2022 consid. 3.1 segg.). In applicazione di questa nuova
prassi, l'obbligo di assumersi le spese e il quadro delle spese in procedure
di ricorso giudiziario in materia di assicurazioni sociali ai sensi dell'art. 61
LPGA sono disciplinati di principio dal diritto cantonale e quindi dai principi
generali di ripartizione delle spese per procedure di ricorso e d'azione
dinanzi al Tribunale amministrativo (artt. 72 segg. LGA).
6.2. Visto l'esito della procedura, le spese processuali vanno a carico del
ricorrente soccombente (art. 73 cpv. 1 LGA). La tassa di Stato è fissata
secondo l'art. 75 cpv. 2 LGA. Essa ammonta al massimo a CHF 20'000.00,
si calcola in base al volume e alla difficoltà della causa, nonché in base
all'interesse e alle risorse economiche di chi deve assumersi le spese.
Nella fattispecie si giustifica fissarla a CHF 2'000.00. Vi si aggiungono poi
le tasse per compilazioni e comunicazioni della decisione giusta l'art. 2
Ordinanza sulle tasse e sulle spese in contanti del Tribunale
amministrativo del 2 novembre 2006 (CSC 370.110).
7. La resistente non ha diritto al rimborso delle spese ripetibili (art. 61 lett. g
e contrario LPGA).
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