# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4eb67afd-16be-4317-aaf4-5a5aa9a08a60
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_002
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fattispecie:
1. A._, ha lavorato presso la B._ SA, con un salario mensile lordo
per 12 mensilità e per un grado di attività dell'80 % di CHF 5'600.--.
2. Con decisione dell'assemblea generale del 4 ottobre 2018 detta società è
stata sciolta. A fine ottobre 2018 la società in liquidazione ha disdetto il
rapporto lavorativo con A._ per il 30 novembre 2018.
3. In data 27 novembre 2019 il Presidente del Tribunale regionale ha
decretato il fallimento della società a far tempo dalla stessa data. Dopo che
la procedura di fallimento è stata sospesa per mancanza di attivo, la società
è stata radiata d'ufficio il 22 aprile 2020.
4. Con domanda del 15 gennaio 2020 A._ ha chiesto alla Cassa di
disoccupazione dei Grigioni un'indennità per insolvenza per i salari da
gennaio a marzo 2018 (fr. 16'800.--) e da agosto a novembre 2018
(fr. 22'400.--).
5. Il 17 gennaio 2020 la Cassa di disoccupazione dei Grigioni chiedeva a
A._ di inoltrare i documenti comprovanti l'avvio nei confronti dell'ex
datrice di lavoro dei provvedimenti necessari all'ottenimento dei crediti
salariali, quali solleciti, esecuzioni, azioni di pagamento ecc.
6. Nello scritto del 22 gennaio 2020 A._ comunicava che dopo la messa
in liquidazione della società nel mese di ottobre 2018, verso fine anno 2018
con la consegna delle ultime buste salariali la società gli avrebbe
prospettato un piano di pagamento salariale. Per questo, e per via dei costi
che avrebbe dovuto sostenere per un'esecuzione, non sarebbe ricorso a
un avvocato. Invano avrebbe presentato diversi solleciti verbali prima della
dichiarazione di fallimento della società avvenuta il 27 novembre 2019.
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7. Con decisione 27 gennaio 2020 la Cassa di disoccupazione dei Grigioni ha
respinto la domanda d'insolvenza di A._, motivando che egli non
avrebbe rispettato l'obbligo di ridurre il danno, siccome nel 2018 non
avrebbe mai ricevuto alcun salario, lavorando così sette mesi consecutivi
senza stipendio. Inoltre, con lo scritto del 22 gennaio 2020 egli non avrebbe
esibito le prove dei provvedimenti necessari alla tutela dei suoi diritti nei
confronti del datore di lavoro.
8. Nell'opposizione a detta decisione, il 10 febbraio 2020 A._ precisava
che, appena ricevuta la raccomandata della chiusura del rapporto di lavoro,
datata 20 novembre 2018, si sarebbe attivato con le chiamate di sollecito.
Il 5 gennaio 2019 avrebbe poi inviato una raccomandata, chiedendo il
pagamento degli arretrati. In seguito avrebbe continuato invano con i
solleciti telefonici. Inoltre, la società avrebbe già avuto in corso diverse
comminatorie di fallimento e rogatorie di pignoramento per importi molto
alti. Un ex dipendente della società avrebbe fatto una richiesta di fallimento
e gli avrebbe comunicato che la società non avrebbe avuto liquidità per
pagare e che avrebbe proseguito con il fallimento. A quel punto si sarebbe
rivolto a un avvocato, il quale gli avrebbe sconsigliato di procedere,
siccome la società sarebbe fallita nel corso del 2019. Il fatto di non aver
proceduto a esecuzioni o altro gli avrebbe fatto risparmiare costi e spese
legali. Infine, egli chiedeva di accettare la sua domanda almeno per
l'importo di fr. 22'400.-- (ultimi quattro salari non corrisposti).
9. Con decisione su opposizione 6 aprile 2020 l'Ufficio per l'industria, arti e
mestieri e lavoro dei Grigioni (UCIAML) ha respinto l'opposizione. Esso
considerava in sostanza che, avendo il ricorrente stesso dichiarato di non
aver ricevuto gli stipendi per i mesi da gennaio a marzo 2018, egli avrebbe
avuto l'obbligo, già allora, di avviare una procedura d'esecuzione nei
confronti della sua ex datrice di lavoro. Visto che la messa in mora del 5
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gennaio 2019 non ha portato l'esito desiderato, egli avrebbe dovuto avviare
un'esecuzione al più tardi a fine marzo 2019. Egli avrebbe pertanto violato
l'obbligo di ridurre il danno.
10. Avverso questa decisione, il 5 maggio 2020 A._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni, chiedendo che l'impugnata decisione venga rivista. Egli eccepiva
la constatata violazione dell'obbligo di ridurre il danno e sosteneva che,
seguendo le istruzioni del suo avvocato, avrebbe preso contatto con
l'amministratrice per concordare il pagamento degli stipendi. Accordo che
poi sarebbe stato disatteso. Questa sarebbe disposta a certificare quanto
detto.
11. Nella presa di posizione del 19 maggio 2020 l'UCIAML (qui di seguito:
convenuto) postulava il rigetto del ricorso riconfermandosi
nell'argomentazione di cui alla decisione su opposizione.
12. In sede di replica il ricorrente ribadiva la propria argomentazione. Il
convenuto ha rinunciato a una duplica.

## Considerations

Considerando in diritto:
1. Oggetto impugnato è la decisione 6 aprile 2020 del convenuto quale
servizio cantonale ai sensi della legislazione federale (art. 1 dell'Ordinanza
della legge d'applicazione sul collocamento e sull'assicurazione contro la
disoccupazione [CSC; 545.270]). Questa decisione ricade nella
competenza del Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni in
qualità di Tribunale delle assicurazioni (art. 1 cpv. 1 della Legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione [LADI; RS 837.0], art. 2 e art.
56 della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
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sociali [LPGA; RS 830.1]; art. 100 cpv. 3 LADI in combinato disposto con
l'art. 128 cpv. 2 dell'Ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione
[OADI; RS 837.02]; art. 57 LPGA in combinato disposto con l'art. 49 cpv. 2
lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC 370.100]). La
legittimazione del ricorrente quale destinatario della decisione impugnata è
pacifica (art. 59 LPGA). Essendo tempestivo (art. 60 LPGA) e rispondendo
alle condizioni di forma (art. 61 lett. b LPGA) il ricorso è dunque ricevibile.
2. Controverso è se il convento ha giustamente negato un diritto a indennità
per insolvenza al ricorrente a causa dell'inosservanza dell'obbligo di ridurre
il danno.
3.1. I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro
che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che
occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza
se il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel
momento vantano crediti salariali (art. 51 cpv. 1 lett. a LADI). L'indennità
per insolvenza copre i crediti salariali concernenti gli ultimi quattro mesi al
massimo dello stesso rapporto di lavoro fino a concorrenza, per ogni mese,
dell'importo massimo di cui all'art. 3 cpv. 2 LADI. Sono considerati salario
anche gli assegni dovuti (art. 52 cpv. 2 LADI).
3.2. Nella procedura di fallimento o di pignoramento il lavoratore deve prendere
ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore
di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella
procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo
adeguato, nella difesa del suo diritto (art. 55 cpv. 1 LADI).
3.3. In concretizzazione dell'obbligo di ridurre il danno di cui all'art. 55 cpv. 1
LADI, la prassi LADI II (indennità per insolvenza) edita dalla SECO
prescrive che, per soddisfare l’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato deve
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adoperarsi già durante il rapporto di lavoro per recuperare i salari non
versati (richiamo scritto, precetto esecutivo, ecc.) L’assicurato non deve
necessariamente inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei
confronti del datore di lavoro. Deve però dimostrare, in modo inequivocabile
e riconoscibile per il datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale
(Prassi LADI II B36 con riferimento alla sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni C 367/01 del 12 aprile 2002). L'assicurato è però tenuto
a intraprendere ulteriori misure, qualora si tratti di arretrati salariali notevoli
e va dunque prevista una perdita effettiva di salario (cfr. sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni C 271/05 del 30 marzo 2006 consid.
3.1).
3.4. Se il fallimento viene pronunciato dopo la risoluzione del rapporto di lavoro,
il lavoratore al quale non è stato versato il salario a causa di difficoltà
economiche riscontrate del datore di lavoro è tenuto a intraprendere quanto
necessario per recuperare il credito onde evitare di perdere il diritto
all'indennità per insolvenza (Prassi LADI II B37). La cassa valuta in base
alle circostanze del caso concreto in che misura ci si può aspettare che
l’assicurato intraprenda quanto necessario per recuperare il suo salario. La
cassa giudicherà con più severità gli sforzi per adempiere l'obbligo di ridurre
il danno forniti dall'assicurato dopo la risoluzione del contratto di lavoro
(soprattutto la rapidità con cui intraprende tali sforzi). Un giudizio più severo
è giustificato dal fatto che, non essendo più vincolato dal rapporto di lavoro,
il lavoratore non ha più alcuna ragione per non pretendere il salario non
versato. In questa fase è infatti molto probabile che i suoi crediti salariali
non verranno versati (Prassi LADI II B38).
4. Nel caso di specie, in seguito alla risoluzione del contratto lavorativo per il
30 novembre 2018, il ricorrente non avrebbe dovuto limitarsi a chiedere il
versamento dei rispettivi salari attraverso una messa in mora scritta (cfr.
raccomandata del 5 gennaio 2019 [doc. 8 convenuto]) e dei solleciti verbali,
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ma avrebbe dovuto agire in maniera più incisiva, facendo spiccare un
precetto esecutivo per i salari arretrati non pagati successivamente al
ricevimento della lettera di licenziamento del 31 ottobre 2018 (doc. 3
convenuto). Il ricorrente ha omesso di avviare un'esecuzione anche in
seguito alla cessazione del rapporto di lavoro a fine novembre 2018.
Siccome al ricorrente non erano stati versati già i salari da gennaio a marzo
2018, a maggior ragione egli non doveva attendere oltre per avviare una
procedura d'esecuzione. Viste queste circostanze, appare sostenibile
l'opinione del convenuto nella decisione impugnata secondo cui il ricorrente
avrebbe dovuto avviare la procedura d'esecuzione al più tardi a fine marzo
2019. A questa conclusione nulla cambia il fatto che il ricorrente, dopo aver
appreso dei problemi di liquidità della sua ex datrice di lavoro, si sia rivolto
a un legale, il quale apparentemente gli avrebbe sconsigliato di avviare
un'esecuzione poiché la società sarebbe a breve fallita. Insufficiente dal
profilo dell'obbligo di ridurre il danno è inoltre il fatto che egli abbia preso
contatto con l'amministratrice (risp. liquidatrice della società sciolta) per
concordare il pagamento degli stipendi insoluti (accordo che infine è stato
disatteso). Irrilevante è infine il fatto che già a fine 2018 nell'estratto delle
esecuzioni della società figuravano comminatorie di fallimento e rogatorie
di pignoramento (cfr. doc. 8). A tal riguardo va infatti innanzitutto notato che
i crediti da salari sono di prima classe (ovvero vengono soddisfatti appena
dopo quelli garantiti da pegno, cfr. art. 219 della Legge federale sulla
esecuzione e sui fallimenti [LEF; RS 281.1]). Il fatto poi che in effetti sia
risultato che non vi erano attivi pignorabili per coprire le spese di
liquidazione – per cui la procedura di fallimento è stata sospesa e poi, visto
che nessun creditore ha richiesto una procedura di liquidazione e garantito
il suo finanziamento, è stato dichiarato il fallimento – non giustifica a
posteriori l'inattività del ricorrente. L'obbligo di ridurre il danno va analizzato
ex ante. Se successivamente al ricevimento della disdetta del rapporto di
lavoro a fine ottobre 2018 il ricorrente avesse avviato un'esecuzione, in
dato momento non era da escludersi che questa sarebbe potuta giungere
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a buon fine, nel senso che le sue pretese salariali avrebbero potuto venir
soddisfatte. L'obbligo di ridurre il danno imponeva pertanto l'avvio di
un'esecuzione.