# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 73c833e1-2759-59ef-b42a-d80b6ee298f0
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

i fr. 15 e 20'000.-, ritenuto che:
-
AC 4, dopo aver discusso in _ con AC 3 della possibilità del colpo, ha preso contatto a _ con proponendogli di eseguire un colpo nel Canton Ticino;
-
AC 1 ha contattato e proposto il colpo al proprio fratello AC 2;
-
AC 4 con il proprio veicolo VW Bora, la sera della rapina, ha portato i fratelli AC 1 da _ al Ristorante _ dove si sono poi incontrati con AC 3 e AC 6;
-
AC 4, AC 3, i fratelli AC 1 e AC 6 hanno poi discusso insieme del colpo ai danni Pizzeria PC 5 presso il _;
-
insieme, attorno alle 22.00, a bordo del veicolo di AC 4, si sono quindi recati a _ per eseguire un sopralluogo. AC 3 e AC 1 sono scesi dal veicolo ed hanno eseguito un'ispezione esterna dell'edificio, mentre gli altri hanno atteso in auto in disparte;
-
dovendo attendere la chiusura del locale, verso le 23.00 sono rientrati a _, i fratelli AC 1 sono stati ospitati a casa di AC 6 (mentre AC 4 e AC 3 si erano assentati per un impegno);
-
dopo aver recuperato dall'automobile di AC 6 stazionata a _ corda e nastro adesivo per immobilizzare ed imbavagliare PC 5, i cinque, sempre a bordo del veicolo di AC 4, si sono ridiretti a _;
-
qui giunti verso le 00.50, AC 1 e AC 2 sono scesi per eseguire materialmente il colpo, mentre AC 4, AC 3 e AC 6 si sono recati presso il locale notturno _ ad attendere che, terminato il lavoro, i fratelli AC 1 li avvisassero con il cellulare che, in precedenza, AC 4 aveva consegnato loro;
-
AC 1 e AC 2 hanno atteso, appostati, la chiusura del locale. Nel momento in cui il titolare dell'esercizio pubblico, AC 5, stava per rientrare al proprio domicilio, situato accanto al ristorante, i fratelli AC 2 sono intervenuti, assalendo l'uomo, gettandolo sul pavimento e colpendolo con pugni sul corpo e al viso. AC 1 e AC 2 hanno poi legato l'uomo mani e piedi. Mentre AC 2 rimaneva a guardia del PC 5, AC 1 saliva al primo piano e con le chiavi rinvenute sull'uomo apriva la cassaforte che si trovava nel locale ufficio al primo piano, prelevandovi il denaro depositato. Prima di allontanarsi i due imbavagliavano il PC 5, applicandogli del nastro adesivo sulla bocca e sugli occhi e proferendo minacce di morte;
-
tramite il cellulare prestato loro da AC 4, essi hanno poi chiamato lo stesso AC 4 (che utilizzava il cellulare di AC 3), avvisando di aver portato a termine il colpo. Subito venivano raggiunti e raccolti dagli altri tre ed insieme lasciavano _ in direzione di _, percorrendo la strada del Passo del S. Gottardo;
-
arrivati a _ si fermavano a casa di AC 1 dove procedevano alla suddivisione del bottino per una somma compresa tra i 15 ed i 20'000 franchi, ritenuto che ognuno ha ottenuto un importo pari a fr. 3/4000.-. AC 3 ha trattenuto ulteriori fr. 1'000.- da consegnare a _ che gli aveva dato l'informazione;
-
suddiviso il bottino, AC 4, AC 3 e AC 6 se ne sono andati. AC 4 ha ospitato brevemente AC 3 e AC 6 a casa sua, riaccompagnandoli poi alla stazione ferroviaria di _ affinché potessero poi prendere il treno per rientrare in Ticino;
1.2
solo AC 1, AC 2, AC 3, AC 4, AC 5 in correità tra loro,
la notte tra il 14 ed il 15 dicembre
2005, a
_,
ai danni di PC 1 (30.05.1949) e PL 1 (17.12.1942), ritenuto che AC 2 portava su di sé un coltello tipo "butterfly", dopo essere entrati in casa, forzando una porta-finestra, usando violenza e minaccia di un pericolo imminente alla vita o all'integrità corporale, ovvero gettando a terra, immobilizzando ed imbavagliando dapprima PL 2 che si era venuta a trovare casualmente sul luogo del reato, inoltre, in un secondo momento, al suo rientro verso le 01.45-02.00, gettandola a terra, picchiandola sul viso e sul corpo, minacciandola con un pugnale ed una pistola a gas ed immobilizzando ed imbavagliando PL 1,
tentato
di sottrarre un'imprecisata somma di denaro, ma che speravano potersi aggirare attorno i fr. 100'000.-, ritenuto peraltro che:
-
nelle settimane precedenti, AC 3 e AC 5 avevano discusso tra loro della possibilità di eseguire un colpo ai danni di PC 1, per sottrargli del denaro che immaginavano avesse con sé o tenesse in casa in una cassaforte. Qualche giorno prima avevano proceduto ad un pedinamento dello stesso PC 1 per verificarne gli spostamenti ed il luogo esatto dove abitava;
-
come da intesa AC 3 ha poi preso contatto con AC 4, facendolo venire in Ticino dove lo ha incontrato con AC 5, prospettando la possibilità di commettere una rapina ai danni di PC 1, fornendo informazioni sull'obiettivo e chiedendogli di reclutare i fratelli AC 1 per l'esecuzione materiale del colpo;
-
alla fine di novembre 2005 AC 4 e i fratelli AC 1 giungevano a _, incontrandosi con AC 3 e AC 5 a casa di quest'ultimo dove si discusse del colpo da eseguire. Nella medesima circostanza AC 5, con il proprio veicolo, accompagnò AC 3 e AC 1 ad effettuare un sopralluogo presso l'abitazione di PC 1;
-
il giorno prima della rapina AC 3, AC 4, AC 5 ed i fratelli AC 1 si incontravano nuovamente presso il domicilio di AC 5 dove veniva nuovamente discusso il colpo;
-
il 14 dicembre 2005 tutti e cinque si riunivano nuovamente a casa di AC 5. AC 1 e AC 3 hanno eseguito un ulteriore sopralluogo accompagnati sul posto da AC 5 con il proprio autoveicolo;
-
rientrati al domicilio di AC 5 veniva ancora una volta discusso il piano in base al quale i fratelli AC 1, accompagnati sul posto da AC 5, sarebbero entrati nella casa di PC 1 e, se ci fosse stato, avrebbero preso il denaro. Nel caso in cui vi fosse stata una cassaforte, avrebbero atteso all'interno il rientro del proprietario allo scopo di farsi aprire la cassaforte e consegnare il denaro. Fosse rientrata prima la sua convivente, PL 1, l'avrebbero immobilizzata e atteso l'arrivo dell'uomo;
-
nel corso della medesima serata, essendo, in occasione della precedente ispezione, state notate luci accese, AC 3 e AC 4 eseguivano un terzo sopralluogo. Rientrati hanno comunicato il "via libera" ai fratelli AC 1;
-
prima di partire AC 5 ha consegnato a AC 2 un coltello "butterly" e, con AC 3, messo a disposizione dei due fratelli nastro e corda oltre che due cacciaviti per entrare in casa. Con il suo veicolo AC 5 ha poi accompagnato gli esecutori materiali sul luogo della rapina;
-
AC 1 e AC 2 sono entrati in casa di PC 1, forzando con i cacciaviti una portafinestra posta sul retro dell'edificio. Non trovando la cassaforte si sono messi in attesa dell'arrivo dei proprietari;
-
verso le ore 22.20 è sopraggiunta PL 2 che riportava i cani di PL 1. I AC 1 l'hanno aggredita, buttata a terra e colpita in vari punti del corpo. L'hanno poi immobilizzata, legandole i piedi. In seguito l'hanno fatta salire in camera da letto dove le hanno legato mani e piedi ad una sedia;
-
nel corso della serata AC 5, d'intesa con i correi, ha effettuato un sopralluogo presso _ a _ per verificare se la PL 1 era presente nel locale;
-
verso le ore 01.45-02.00 è rientrata a casa PL 1. Appena entrata è stata a sua volta aggredita e gettata sul pavimento. E' stata ripetutamente colpita con pugni al volto; è stata minacciata di morte a parole; le è stata puntata una pistola (nel corso dell'inchiesta rivelatasi poi arma giocattolo) alla testa e al collo; le è stato puntato alla gola una baionetta. In seguito è stata legata ed imbavagliata;
-
attorno alle 02.15 i AC 1 lasciavano l'appartamento di PC 1 senza aver trovato il denaro né la cassaforte e venivano raccolti da AC 5 che li ha portati a casa sua a recuperare il proprio veicolo con il quale hanno poi raggiunto il domicilio di AC 3 dove questi forniva loro indumenti per cambiarsi;
2. sequestro di persona e rapimento
solo AC 1, AC 2, AC 3, AC 4, AC 5 in correità tra loro
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 2.1,
ai danni di PL 1 e PL 2 (15.08.1926),
gettandole a terra e picchiandole, indi legando loro mani e piedi e imbavagliandole, indebitamente arrestate e tenute sequestrate più persone;
3. atti preparatori punibili di rapina
solo AC 1, AC 2, AC 3, AC 4 e AC 5
per avere, il 30 novembre
2005, a
_,
agendo in correità tra loro, in conformità ad un piano che prevedeva di intervenire al momento della chiusura del Ristorante _ verso le ore 24.00, assalendo da tergo il gerente PL 4 mentre dall'esercizio pubblico si dirigeva a piedi verso la sua automobile, se del caso gettandolo a terra e colpendolo con alcuni pugni e calci, allo scopo di sottrargli una valigetta contenente denaro per un importo atteso di ca. fr. 30'000.-, appropriandosene al fine di procacciarsi un indebito profitto,
ritenuto che a tale scopo hanno preso concrete disposizioni tecniche ed organizzative la cui natura ed estensione mostravano che si accingevano a commettere una rapina e meglio per avere:
-
AC 3 e AC 5 individuato l'obiettivo e fornito ai compartecipi informazioni riguardo gli orari, il bottino previsto ed il percorso della vittima;
-
AC 4 preso contatto e fatto venire in _ a due riprese i fratelli AC 2 per eseguire materialmente il colpo;
-
effettuato incontri in almeno due occasioni, l'ultima delle quali la sera in cui era prevista la rapina per discutere dell'attuazione del progetto delittuoso;
-
eseguito un primo tentativo circa una settimana prima: i due fratelli AC 1 venivano fatti scendere nei pressi dell'esercizio pubblico, mentre AC 3 e AC 5 andavano a controllare la situazione e AC 4 attendeva in automobile a poca distanza. Gli accusati rinunciavano poi all'attuazione poiché quella sera il gerente aveva lasciato in anticipo il proprio locale;
-
la sera prevista, disposto l'appostamento dei fratelli AC 1 in automobile con AC 4 nei pressi dell'esercizio pubblico in attesa del segnale convenuto; AC 3 e AC 5 si posizionavano all'interno del _, situato di fronte, per seguire da quella postazione cosa avveniva all'interno del _ ed avvertire gli altri al momento della chiusura;
-
AC 3 e AC 5 avvertito al momento della chiusura gli altri tre che, però, causa un malinteso, non si trovavano più in posizione (si erano recati presso una stazione di servizio per rifornirsi di carburante);
4. furto aggravato, in parte tentato
siccome hanno agito come associati ad una banda intesa a commettere furti o rapine,
per avere, nelle sottoelencate circostanze,
per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, s
ottratto al fine di appropriarsene una cosa mobile altrui,
e meglio per avere:
4.1.
solo AC 3, AC 4, AC 1 in correità tra loro e con _
nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre
2005, a
_,
ai danni di _, dopo aver eseguito un sopralluogo, sperando di trovare una somma attorno i fr. 20'000.-,
tentato
di sottrarre denaro dall'abitazione della vittima, rinvenendo tuttavia solo, stante le indicazioni della parte lesa, tre cellulari del valore complessivo di fr. 1'800.-, ritenuto peraltro che:
-
_ ha indicato agli altri l'obiettivo, fornito le informazioni e accompagnato con il proprio veicolo i compartecipi sul posto dove è stato eseguito un sopralluogo e dove, successivamente, avrebbe dovuto essere eseguito il furto;
-
AC 3 ha verificato che il titolare dell'appartamento si trovasse all'interno del locale notturno situato nello stesso immobile dove abitava, fungendo in seguito da "palo";
-
AC 1 ha eseguito materialmente il tentativo di furto, forzando una porta finestra ed entrando nell'appartamento;
-
_ ha messo a disposizione il proprio veicolo Golf di colore grigio per venire in Ticino e ha in seguito, durante il tentativo di furto, funto da palo;
-
AC 4 ha atteso a bordo del proprio veicolo, raccogliendo in seguito i compartecipi;
4.2.
solo AC 3, AC 4, AC 1, AC 6 in correità tra loro e con _
il 16 ottobre 2005, ad _,
agendo ai danni di PC 9,
dopo essersi appostati nelle vicinanze del Ristorante Bar _ ed aver atteso l'arrivo della donna, rispettivamente che questa scendesse dal proprio veicolo per entrare nell'esercizio pubblico, sottratto dalla vettura lasciata aperta una borsetta contenente l'incasso della serata del locale _ ossia fr. 11'000.- circa, ritenuto peraltro che:
-
AC 6, pur rimanendo a casa sua durante la commissione materiale del furto, ha fornito informazioni riguardo la presenza della donna presso il suo luogo di lavoro, il denaro che portava, gli orari dei suoi spostamenti. Ha inoltre fornito ospitalità ai correi prima che si compisse il furto;
-
gli accusati si sono poi spostati ad _ a bordo del veicolo di _;
-
_ e AC 1 sono scesi dal veicolo: _ ha funto da "palo", mentre AC 1 ha eseguito materialmente la sottrazione;
-
il bottino è poi stato successivamente suddiviso tra i compartecipi, ritenuto che ognuno ha ricevuto tra i fr. 1'000.- ed i fr. 3'000.-;
4.3.
solo AC 3 in correità con _ ed altri tre individui non identificati,
il 28 ottobre 2005, ad _,
agendo ai danni _ e del suo gerente PC 1, forzando mediante scasso una delle porte d'accesso e così riuscendo ad entrare nei locali dell'esercizio pubblico, sottratto una cassaforte contenente circa fr. 35'500.- (frs. 43'700.- + € 2'000 + gioielli ed orologi per fr. 17'900.- secondo le indicazioni della parte lesa), ritenuto peraltro che:
-
_ ha indicato l'obiettivo e fornito informazioni;
-
AC 3 ha preso contatto con gli altri individui non identificati;
-
_, AC 3 ed i correi si sono incontrati a _ una decina di giorni prima di commettere il furto per discutere delle modalità di esecuzione del piano;
-
_ ha ospitato a casa sua a _, la notte del colpo, i correi, occasione in cui si è ancora discusso del furto;
-
_ e AC 3, a bordo del veicolo del primo, hanno indicato agli autori materiali l'esercizio pubblico in cui effettuare il furto;
-
mentre i tre individui non identificati hanno eseguito materialmente il furto _ e AC 3 hanno atteso a qualche distanza a bordo del veicolo di _;
-
tutti e cinque si sono poi recati a _ dove con una mazza è stata aperta la cassaforte;
-
rientrati a casa di _, hanno proceduto alla suddivisione in cinque parti del bottino, osservato che _ e AC 3 avrebbero ricevuto in tutto fr. 10'000.-;
4.4.
solo AC 1, AC 4 AC 3, AC 6 e AC 5 in correità tra loro
,
il 15 novembre 2005, ad _,
ai danni di PC 7, che lavorava quale prostituta
presso il medesimo stabilimento, dopo aver discusso insieme delle modalità di esecuzione del progetto delittuoso ed aver effettuato un sopralluogo, sottrattole la borsetta contenente, secondo la parte lesa, denaro per un importo di fr. 11'000.-,
€ 5'000.-, un telefonino del valore di fr. 500.- ed un braccialetto del valore di ca. fr. 200.-, ritenuto peraltro che:
-
AC 6 ha indicato l'obiettivo a AC 3 e AC 5 e fornito informazioni in merito alla vittima;
-
AC 3 ha preso contatto con il AC 4 affinché provvedesse a reclutare AC 1 cosa che poi AC 4 ha fatto;
-
AC 6, AC 3 e AC 5 hanno dapprima, comunque il giorno del furto, effettuato un sopralluogo presso il _AC 6 e AC 3 hanno dato ciascuno fr. 50.- a AC 1 affinché potesse avere un rapporto sessuale con la donna che avrebbe poi dovuto derubare;
-
AC 3 e AC 5, con il veicolo di quest'ultimo, hanno accompagnato AC 1 presso il _. Qui AC 5 si è avvicinato alla PC 7 per "segnalarla" a AC 1 che era entrato separatamente dagli altri due e si era tenuto in disparte;
-
AC 3 e AC 5 si sono poi allontanati ed hanno atteso in automobile AC 1. Questi, avvicinata la ragazza, mentre si faceva da lei portare in stanza, le ha dato uno spintone, sottraendolo la borsetta e dandosi poi alla fuga;
-
raggiunti AC 3 e AC 5 si sono allontanati dal posto, rientrando poi presso il domicilio dello stesso AC 3 dove si ritrovavano con AC 4 e AC 6 e provvedevano alla suddivisione tra i cinque della refurtiva;
4.5.
solo AC 1, AC 4, AC 3, AC 5 e AC 2 in correità tra loro
il 30 novembre
2005, a
_,
ai danni di PC 9, dopo aver discusso insieme a casa di AC 3 delle modalità di esecuzione del colpo e dopo aver effettuato un sopralluogo, sottratto alla vittima una borsetta contenente un importo complessivo indicato dalla parte lesa di
fr. 4'400.-, ritenuto tra l'altro che:
-
AC 3, AC 4 e AC 1 hanno effettuato dapprima un sopralluogo presso l'abitazione della vittima;
-
dopo aver discusso nuovamente del furto tra i cinque, AC 3, AC 4 e AC 2 a bordo del veicolo di quest'ultimo si sono spostati presso l'abitazione della PC 9 attendendo che la donna rientrasse a casa dal lavoro presso il night club _ . AC 5 e AC 2 attendevano gli altri presso un'area di sosta sull'autostrada;
-
mentre la donna, arrivata in automobile, scendeva per aprire il cancello d'entrata, AC 2 si è avvicinato sottraendo la borsetta che teneva all'interno del veicolo, fuggendo subito dopo;
-
raggiunti gli altri compagni, si sono avviati verso l'autostrada, raggiungendo presso l'area di sosta di _ AC 5 e AC 2 e dove poi suddividevano tra tutti loro la refurtiva;
4.6.
solo AC 3 e AC 5 in correità tra loro
,
all'inizio del mese di dicembre
2005, a
_,
ai danni del PL 3 tentato di sottrarre denaro e questo dopo aver forzato con un cacciavite la porta d'ingresso per introdursi nell'edificio, desistendo poi però dall'intento poiché disturbati dal sopraggiungere di un'autovettura;
4.7.
solo AC 3 e AC 5 in correità tra loro e con _
il 10 dicembre 2005, ad _,
dopo essere penetrati nell'appartamento di PC 4,
in sua assenza, sottratto, secondo quanto indicato dalla parte lesa, gioielli vari per un importo complessivo denunciato di
fr. 4'077.-, ritenuto che:
-
obiettivo e vittima sono stati indicati da _;
-
AC 3, AC 5 e _ hanno discusso insieme del progetto di eseguire il furto, considerando la possibilità di riuscire a conseguire una refurtiva valutata attorno i fr. 30'000.-;
-
_ ha avuto il compito di verificare la presenza della donna presso il locale bar _ mentre gli altri compivano materialmente il furto e di avvertirli nel caso in cui la donna si fosse allontanata anzitempo dall'esercizio pubblico;
-
AC 3 e AC 5 hanno eseguito materialmente il furto, penetrando nell'appartamento dopo aver forzato una porta-finestra con un cacciavite;
4.8. AC 3
e AC 5 in correità tra loro e con _,
l'11 dicembre
2005, a
_ ,
ai danni del locale notturno PC 2,
avendo atteso la chiusura dell'esercizio pubblico ed essere penetrati forzando una porta d'accesso, sottratto un borsellino
da cameriere contenente fr. 1'800.- (secondo la parte lesa denaro contante per fr. 4'898.- e diversi oggetti per un valore complessivo di fr. 6'868.-), ritenuto che:
-
i tre si sono spostati a _ con l'automobile di _;
-
AC 3 è entrato nel locale notturno quando era ancora aperto per controllare la situazione;
-
AC 5 e _ si sono recati a _ per recuperare due cacciaviti per effettuare lo scasso;
-
dopo la chiusura AC 3 e _ sono entrati nel locale, forzando una porta d'accesso ed impadronendosi del denaro, mentre AC 5 attendeva in automobile;
-
rientrati al domicilio hanno suddiviso la refurtiva tra loro;
4.9.
solo AC 3 e AC 5 in correità tra loro e con _,
il 19 dicembre
2005, a
_,
ai danni della PC 8,
dopo aver forzato con un cacciavite una porta d'accesso
sottratto una cassaforte contenente denaro contante per
fr. 20'000.- (fr. 30'000.- circa secondo la parte lesa),
ritenuto in particolare che:
-
prima del furto si erano trovati tutti e tre a casa di _ per pianificare e discutere dell'esecuzione del furto;
-
_ ha fornito indicazioni in merito alla situazione nei locali occupati dalla macelleria, in particolare per quanto riguardava l'assenza di sistemi di allarme;
-
AC 3 e AC 5 hanno eseguito materialmente il furto, forzando la porta d'accesso con un cacciavite ed asportando in seguito la cassaforte poi caricata sull'automobile di AC 5 e trasportata a casa di quest'ultimo dove è stata aperta;
-
la refurtiva è poi stata suddivisa in tre parti: AC 3 e AC 5 si sono tenuti fr. 8'000.- mentre a _ andarono fr. 4'000.-;
5. violazione di domicilio, in parte tentato
per avere,
nelle circostanze di tempo e luogo elencate sotto,
indebitamente e contro la volontà dell'avente diritto,
fatto ingresso in una casa, in un'abitazione,
in un locale chiuso di una casa e meglio per:
5.1. AC 3
, AC 1, AC 2, AC 4, AC 6, in correità tra loro,
nelle circostanze di cui sopra sub. 1.1,
essere entrati nell'abitazione di_ Franco;
5.2. AC 3
, AC 1, AC 2, AC 4, AC 5, in correità tra loro,
nelle circostanze di cui sopra sub. 1.2,
essere entrati nell'abitazione di PL 1 e PC 1;
5.3. AC 3
, AC 1, AC 4, _, in correità tra loro,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.1.
essere entrati nell'abitazione di _;
5.4. AC 3
in correità con _ e altri tre individui non identificati
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.3.
essere e_ quando già era chiuso;
5.5. AC 3
e AC 5 in correità tra loro,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.6,
avere tentato di entrare nei locali del Garage S. Paolo, rinunciandovi per il sopraggiungere di un autoveicolo;
5.6. AC 3
e AC 5 in correità con _
, nelle circostanze di cui sopra sub. 4.7.,
essere entrati nell'appartamento di PC 4;
5.7. AC 3
e AC 5 in correità con _
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.8,
essere entrati nei locali dell'esercizio pubblico PC 2
quando già era chiuso;
5.8. AC 3
e AC 5 in correità con _
, nelle circostanze di cui sopra sub. 4.9.
essere entrati nei locali della PC 8
quando era chiusa;
6. danneggiamento
per avere,
nelle circostanze di tempo e luogo elencate sotto,
deteriorato, distrutto o reso inservibile una cosa altrui
e meglio per avere:
6.1. AC 3
, AC 1, AC 2, AC 4, AC 5, in correità tra loro
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 1.2,
operando lo scasso e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1;
6.2. AC 3
, AC 1, AC 4, _, in correità tra loro
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.1. rotto un vetro e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di _;
6.3. AC 3
in correità con _ e altri tre individui non identificati
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.3.,
forzando la serratura allo scopo di aprirla, reso inservibile una cassaforte del valore indicato dalla parte lesa di fr. 4'700.-;
6.4. AC 3
e AC 5 in correità tra loro
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.6.,
con un cacciavite forzato e quindi danneggiato la serratura
della porta d'entrata del PL 3;
6.5. AC 3
e AC 5 in correità con _
, nelle circostanze di cui sopra sub. 4.7.,
operando lo scasso della serratura e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di PC 4;
6.6. AC 3
e AC 5 in correità con _
,
nelle circostanze di cui sopra sub. 4.8.,
operando lo scasso della serratura e, quindi, danneggiato la porta d'accesso del locale PC 2;
6.7. AC 3
e AC 5 in correità con _
, nelle circostanze di cui sopra sub. 4.9.,
-
operando lo scasso della serratura della porta d'accesso alla PC 8, deteriorando un piano lavoro ed un armadio;
-
operando lo scasso della cassaforte contenente il denaro,
danneggiato, rispettivamente reso inservibile tali oggetti;
7. infrazione alla Legge federale sulle armi
per avere,
tra il 14 ed il 15 dicembre
2005, a
_, intenzionalmente, senza diritto,
AC 2
:
portato con sé un coltello tipo "butterfly" messogli a disposizione da AC 5,
AC 5:
messo a disposizione di AC 2 il coltello tipo "butterfly", sapendo che poi lo avrebbe portato con sé fuori dal suo domicilio;
fatti avvenuti
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
art. 139 cifra
3 in
parte in rel. con art. 21, 140 cifra 2 e
3 in
parte in rel. con art. 21, 144 cpv. 1, 183 cifra 1,
186 in
parte in rel. con art. 21, 260bis CP, art. 33 LARM;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa
65/2006
del
18 maggio 2006
, emanato dal Procuratore pubblico.
E inoltre
AC 2
è prevenuto colpevole di:
1. lesioni semplici
per avere,
il 24 aprile
2005, a
_,
colpendo con una testata al volto ed in seguito con calci e pugni al corpo e alla testa PC 10, provocandogli così ematomi ed escoriazioni al volto oltre che una frattura dell'osso nasale (e meglio come al certificato medico 3.6.2005 del dott. med. _) intenzionalmente cagionato un danno al corpo o alla salute di una persona;
2. danneggiamento
nelle circostanze di cui sopra sub. 1,
rompendo un telefono cellulare marca Sony e la giacca di PC 10, deteriorato una cosa altrui;
fatti avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
art. 123 cifra 1 e 144 cpv. 1 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa aggiuntivo
76/2006
del 26 giugno 2006, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§
Il PP 1.
§
Gli (GP) e AC 2
assistiti dai difensori d'ufficio DUF 1 e _.
§
L'accusato AC 3
assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. DUF 4.
§
L'accusato AC 4
assistito dal difensore di fiducia
avv. DF 1.
§
L'accusato AC 5
assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. DUF 3.
§
L'accusato AC 6
assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. DUF 2.
§
La dott.iur. _ in rappresentanza della PC PC 5i.
§
L'interprete IE 1.
Espleti i pubblici dibattimenti
-
lunedì 21 agosto 2006
dalle ore
9:30
alle ore
16:55
-
martedì 22 agosto 2006
dalle ore
9:30
alle ore
17:00
-
mercoledì 23 agosto 2006
dalle ore
9:30
alle ore
10:05
-
giovedì 24 agosto 2006
dalle ore
9:00
alle ore
16:45
In merito all'imputazione di furto di cui al punto 4.1. dell'atto di accusa, su invito della presidente, il PP precisa che trattasi di furto tentato.
Con il consenso delle parti, per i fatti descritti al punto 3 dell'atto di accusa si pongono le imputazioni subordinate di tentata rapina aggravata in quanto commessa in banda o di tentato furto aggravato in quanto commesso in banda.
Su invito della presidente il PP specifica che l'aggravante della particolare pericolosità è riferita ad entrambi gli episodi di rapina di cui ai punti 1.1 e 1.2 dell'atto di accusa. Per i soli AC 1 e AC 2 e AC 5 relativamente alla tentata rapina di cui al punto 1.2 dell'atto di accusa si pone anche l'aggravante del porto di altra arma pericolosa.
Sentiti
§
Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale, dopo un primo pensiero per le vittime, illustra brevemente alla Corte l'iter dell'inchiesta e passa in rassegna i fatti e le ipotesi giuridiche contenute nell'atto di accusa.
Confermato l'atto di accusa, conclude chiedendo:
- per AC 1, ritenuti da una parte i precedenti, la recidiva e il concorso di reati e, dall'altra, la buona collaborazione prestata, la condanna a 4 anni e 3 mesi di reclusione, l'espulsione dalla Svizzera per 8 anni nonché la revoca della sospensione condizionale dell'esecuzione dell'espulsione di cui alla precedente condanna 29.5.2002 dell'Obergericht del Canton _;
- per AC 3, ritenuti i precedenti e il concorso di reati nonché la collaborazione prestata, la condanna a 3 anni e 3 mesi di reclusione e la revoca della sospensione condizionale concessa all'esecuzione delle pene di cui alle decisioni 7.7.2004 della Corte delle Assise correzionali di _ e 24.1.2005 del MP di _;
- per AC 2, ritenute in particolare l'incensuratezza, l'ampia collaborazione fornita e la giovane età, considerato altresì il concorso di reati, la condanna a 3 anni di reclusione nonché all'espulsione dalla Svizzera per 4 anni senza opporsi all'eventuale concessione della sospensione condizionale;
- per AC 4, considerati in particolare i precedenti, la recidiva e il concorso di reati, la condanna a 3 anni di reclusione, all'espulsione dalla Svizzera per 5 anni nonché la revoca della sospensione condizionale concessa all'esecuzione delle pene di espulsione di cui ai decreti di accusa 7.4.2003 e 4.7.2000 del MP di _;
- per AC 5, ritenuta una certa resistenza nel collaborare e in applicazione dell'art. 68 CP, la condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione;
- per AC 6, ritenuti in particolare i precedenti e il concorso di reati, la condanna a 2 anni di reclusione nonché la proroga di un anno al periodo di prova concesso all'esecuzione della pena di 12 mesi di detenzione inflitta con sentenza 31.8.2004 dalle Assise correzionali di _.
§
Il Difensore di AC 6, il quale, poste in risalto la vita anteriore e la personalità del suo assistito che definisce "un debole che si è lasciato invischiare dagli altri in qualcosa più grande di lui", ritenuta la sua partecipazione marginale nella vicenda che lo qualifica alla stregue di un complice e contestata l'aggravante della banda, conclude chiedendo una riduzione della pena (non superiore a 18 mesi di reclusione) tale da permetterne la sospensione condizionale. Si associa alla soluzione proposta dal PP di prolungare il periodo di prova relativo alla sospensione condizionale della precedente condanna a 12 mesi di detenzione.
§
Il Difensore di AC 5, il quale pone innanzitutto in evidenza la difficile situazione personale del suo assistito al momento dei fatti e il ruolo marginale da lui avuto nella vicenda. Senza porre in discussione i fatti, con riferimento al punto 3 dell'atto di accusa, contesta che il suo assistito si sia reso colpevole di atti preparatori punibili di rapina o di tentata rapina sostenendo invece l'ipotesi del tentato furto (eventualmente aggravato). Contesta, inoltre, l'imputazione di tentata rapina di cui al punto 1.2 dell'atto di accusa sostenendo trattarsi invece di tentato furto. Sostiene che l'aggravante della particolare pericolosità non può essere ascritta al suo assistito.
Postulando, infine, l'applicazione dell'art. 11 CP, in ragione di una lieve scemata responsabilità, conclude chiedendo una consistente riduzione della pena che non dovrà essere superiore ai 18 mesi di reclusione e da porsi al beneficio della sospensione condizionale. Non si oppone all’assegnazione di un lungo periodo di prova.
§

## Considerations

Il Difensore di AC 4, il quale, senza porre in discussione i fatti che sono sostanzialmente ammessi, contesta in diritto l'aggravante della banda per quanto attiene sia ai furti sia alle rapine. Contesta, inoltre, l'imputazione di cui al punto 3 dell'atto di accusa e la prospettata subordinata di tentata rapina sostenendo trattarsi di semplice tentato furto. Contesta, altresì, l'imputazione di tentata rapina di cui al punto 1.2 dell'atto di accusa sostenendo trattarsi invece di correità in tentato furto. Chiede il proscioglimento del suo assistito dall'accusa di sequestro di persona e rapimento.
In ragione della spontanea collaborazione fornita, di un atteggiamento processuale esemplare e del fatto che il suo assistito è rientrato dal _ pur s
ape
ndo che sarebbe stato arrestato, postula l'applicazione dell'attenuante del sincero pentimento ex art. 64 CP.
Tutto ciò considerato conclude, infine, chiedendo che:
- la pena non superi i 18 mesi di reclusione e venga posta al beneficio della sospensione condizionale;
- non venga pronunciata l'espulsione;
- non venga revocata la sospensione condizionale relativa alle precedenti espulsioni.
Per le pretese di parte civile chiede il loro rinvio al foro civile.
§
Il Difensore di AC 3, il quale, passando in rassegna la varie imputazioni indicate nell'atto di accusa, contesta l'applicazione dell'aggravante della banda sia con riferimento ai reati di furto sia con riferimento a quelli di rapina. Per quanto attiene in particolare ai punti 1.1, 1.2 e 3 dell'atto di accusa, contesta altresì che il suo assistito abbia avuto la volontà di commettere delle rapine e sostiene per questi casi l'applicazione dell'art. 139 CP (furto) vs. dell'art. 140 CP (nel secondo e terzo trattandosi di tentativo). Richiamato l'art. 26 CP, conclude chiedendo che la pena non sia superiore ai 18 mesi di reclusione e sia posta al beneficio della sospensione condizionale. Per il caso in cui fosse ammessa l'ipotesi accusatoria, chiede un'importante riduzione della pena.
§
Il Difensore di AC 2 (e del fratello AC 1), il quale, in merito al punto 1.1 dell'atto di accusa contesta in fatto che i suoi assistiti abbiano gettato a terra PC 5, l'abbiamo colpito, l'abbiano minacciato di morte e che gli abbiano causato un danno psichico permanente. In merito al punto 1.2. contesta che i suoi assistiti abbiano colpito in più punti del corpo PL 2 e che le lesioni certificate dal medico siano dovute ai due fratelli. Quo al reato aggravato di rapina, non ritiene dati i presupposti per poter ammettere la banda e la particolare pericolosità e neppure, nel caso della rapina a _, per ammettere il porto di altra arma pericolosa. Chiede pertanto la derubrica del punto 1 dell'atto di accusa in rapina semplice, in parte tentata. Mancando i presupposti della banda, chiede altresì che l'accusa di furto aggravato di cui al punto 4 dell'atto di accusa sia derubricata in furto semplice.
Chiede inoltre il proscioglimento dei suoi assistiti dall'imputazione di sequestro di persona in quanto assorbita dal reato di rapina. E quo all'imputazione di cui al punto 3 dell'atto di accusa, sostiene trattarsi di tentativo di furto vs. atti preparatori di rapina risp. tentativo di rapina.
Ritenuti infine ammessi e riconosciuti i fatti imputati a AC 2 nell'atto di accusa aggiuntivo a suo carico, conclude chiedendo che a quest'ultimo sia riconosciuta l'attenuante specifica del sincero pentimento e sia inflitta una pena ridotta a 18 mesi di reclusione sospesa condizionalmente anche per un lungo periodo di prova.
Per l'ipotesi in cui venisse ritenuta la rapina aggravata, chiede una consistente riduzione della pena che dovrà avvicinarsi al minimo legale dei due anni di reclusione.
In ogni caso, chiede che si prescinda dal pronunciare l'espulsione.
Chiede, da ultimo, il rinvio delle PC al foro civile.
§
Il Difensore di AC 1, il quale, ripercorsi brevemente i fatti, ribadisce le richieste del collega di derubrica dei reati di cui ai punti 1 (da rapina aggravata in rapina semplice, in parte tentata), 3 (da atti preparatori punibili di rapina risp. tentativo di rapina aggravata in tentativo di furto) e 4 (da furto aggravato a furto semplice) dell'atto di accusa e di proscioglimento dal reato di sequestro di persona. Chiede l’applicazione dell'attenuante del sincero pentimento, visto l'atteggiamento collaborante dimostrato dal suo assistito durante l'inchiesta. Conclude chiedendo un'importante riduzione della pena proposta dal PP. Si rimette al giudizio della Corte quo alla pronuncia di una nuova espulsione e alla revoca della sospensione condizionale relativa a quella inflitta precedentemente.
Chiede il rinvio delle parti civili al competente foro civile.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, presente l'avv. DF 1 in rappresentanza del collegio difensivo, i seguenti
quesiti:
A. AC 1
1. E’ autore colpevole di:
1.1. rapina, in parte tentata
1.1.1. consumata ai danni di PC 5 l'8 e il 9 novembre 2005 a _ presso la pizzeria PC 5;
1.1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1.1. della banda;
1.1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.2. tentata ai danni di PC 1 e PL 1 il 14 e 15 dicembre 2005 presso la loro abitazione di _;
1.1.2.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.2.1. della banda;
1.1.1.2.2. della particolare pericolosità;
1.1.1.2.3. del porto di altra arma pericolosa;
1.2. sequestro di persona
1.2.1. in danno di PL 1;
1.2.2. in danno di PL 2;
1.3. atti preparatori punibili di rapina
in danno di PL 4;
1.3.1.
trattasi invece di tentata rapina;
1.3.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3.2. trattasi invece di tentato furto;
1.3.2.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.4. furto, in parte tentato
1.4.1. tentato ai danni di _ il 15 e 16 ottobre 2005 a _;
1.4.2. consumato ai danni di PC 9 il 16 ottobre 2005 ad _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di circa fr. 11'000.-;
1.4.3. consumato ai danni di PC 7 il 15 novembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'700.- e Euro 5'000.-;
1.4.3.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.4. consumato ai danni di PC 9 il 30 novembre 2005 a _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di fr. 4'400.-;
1.4.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.5. violazione di domicilio
1.5.1. per essere entrato nell'abitazione di PC 5 nelle circostanze di cui sub 1.1.1;
1.5.2. per essere entrato nell'abitazione di PC 1 e PL 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.5.3. per essere entrato nell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
1.6.
danneggiamento
1.6.1. per aver scassinato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.6.2. per aver rotto un vetro e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. E’ egli recidivo?
3. Può beneficiare dell’attenuante del sincero pentimento?
4. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
4.1. privativa della libertà;
4.2. d’espulsione?
5. Deve subire la revoca della sospensione condizionale dell'esecuzione della pena accessoria dell'espulsione inflittagli il 29.5.2002 dall'Obergericht del Canton _?
6. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili:
6.1. PC 3;
6.2. PC 6;
6.3. PC 9;
6.4. PC 5;
6.5. PC 7?
B. AC 2
1. E’ autore colpevole di:
1.1. rapina, in parte tentata
1.1.1. consumata ai danni di PC 5 l'8 e il 9 novembre 2005 a_ presso la pizzeria PC 5;
1.1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1.1. della banda;
1.1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.2. tentata ai danni di PC 1 e PL 1 il 14 e 15 dicembre 2005 presso la loro abitazione di _;
1.1.2.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.2.1.1. della banda;
1.1.2.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.2.1.3. del porto di altra arma pericolosa;
1.2. sequestro di persona
1.2.1. in danno di PL 1;
1.2.2. in danno di PL 2;
1.3. atti preparatori punibili di rapina
in danno di PL 4;
1.3.1. trattasi invece di tentata rapina;
1.3.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3.2. trattasi invece di tentato furto;
1.3.2.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.4. furto
1.4.1. ai danni di PC 9 il 30 novembre 2005 a _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di fr. 4'400.-;
1.4.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.5. lesioni semplici
commesse in danno di PC 10 il 24.4.2005 a _;
1.6. violazione di domicilio
1.6.1. per essere entrato nell'abitazione di PC 5 nelle circostanze di cui sub 1.1.1;
1.6.2. per essere entrato nell'abitazione di PC 1 e PL 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.7. danneggiamento
1.7.1. per aver rotto il telefono cellulare e la giacca di PC 10 nelle circostanze di cui sub 1.5;
1.7.2. per aver scassinato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.8. Infrazione alla LF sulle armi
per avere portato con sé un coltello tipo "butterfly";
e meglio come descritto dagli atti di accusa?
2. Può beneficiare dell’attenuante del sincero pentimento?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1. privativa della libertà;
3.2. d’espulsione?
4. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili:
4.1. PC 6;
4.2. PC 9;
4.3. PC 5;
4.4. PC 10?
C. AC 3
1. E’ autore colpevole di:
1.1. rapina, in parte tentata
1.1.1. consumata ai danni di PC 5 l'8 e il 9 novembre 2005 a _ presso la pizzeria PC 5;
1.1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1.1. della banda;
1.1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.1.2. trattasi invece di furto;
1.1.2. tentata ai danni di PC 1 e PL 1 il 14 e 15 dicembre 2005 presso la loro abitazione di _;
1.1.2.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.2.1. della banda;
1.1.1.2.2. della particolare pericolosità;
1.1.2.2. trattasi invece di furto tentato;
1.2. sequestro di persona
1.2.1. in danno di PL 1;
1.2.2. in danno di PL 2;
1.3. atti preparatori punibili di rapina
in danno di PL 4;
1.3.1.
trattasi invece di tentata rapina;
1.3.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3.2. trattasi invece di tentato furto;
1.3.2.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.4. furto, in parte tentato
1.4.1. tentato ai danni di _ il 15 e 16 ottobre 2005 a _;
1.4.2. consumato ai danni di PC 9 il 16 ottobre 2005 ad _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di circa fr. 11'000.-;
1.4.3. consumato ai danni PC 1 e del suo gerente PC 1 il 28 ottobre 2005 ad _ avendo sottratto una cassaforte contenente refurtiva per un valore denunciato di fr. 61'600.- e Euro 2'000.-;
1.4.3.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.4. consumato ai danni di PC 7 il 15 novembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'700.- e Euro 5'000.-;
1.4.4.1. trattasi di refurtiva inferiore
1.4.5. consumato ai danni di PC 9 il 30 novembre 2005 a _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di fr. 4'400.-;
1.4.6. tentato ai danni di _ verso inizio dicembre 2005 presso il PL 3;
1.4.7. consumato ai danni di PC 4 il 10 dicembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un importo denunciato di fr. 4'077.-;
1.4.7.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.8. consumato ai danni del locale notturno PC 2 e del suo gerente _ l'11 dicembre 2005 a _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'766.-;
1.4.8.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.9. consumato ai danni della macelleria PC 8 il 19 dicembre 2005 a _ avendo sottratto una cassaforte contenente un importo denunciato di fr. 30'000.-;;
1.4.9.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.5. violazione di domicilio, in parte tentata
1.5.1. per essere entrato nell'abitazione di PC 5 nelle circostanze di cui sub 1.1.1;
1.5.2. per essere entrato nell'abitazione di PC 1 e PL 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.5.3. per essere entrato nell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
1.5.4. per essere entrato nell'esercizio pubblico _ nelle circostanze di cui sub 1.4.3;
1.5.5. per aver tentato di entrare nei locali del PL 3 nelle circostanze di cui sub 1.4.6;
1.5.6. per essere entrato nell'appartamento di PC 4 nelle circostanze di cui sub 1.4.7;
1.5.7. per essere entrato nei locali dell'esercizio pubblico PC 2 nelle circostanze di cui sub 1.4.8;
1.5.8. per essere entrato nei locali della PC 8 nelle circostanze di cui sub 1.4.9;
1.6.
danneggiamento
1.6.1. per aver scassinato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.6.2. per aver rotto un vetro e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
1.6.3. per aver reso inservibile una cassaforte del valore denunciato di fr. 4'700.- nelle circostanze di cui sub 1.4.3;
1.6.4. per aver forzato la serratura della porta d'entrata del PL 3 nelle circostanze di cui sub 1.4.6;
1.6.5. per aver operato lo scasso della serratura di una porta-finestra dell'abitazione di PC 4 nelle circostanze di cui 1.4.7;
1.6.6. per aver operato lo scasso della serratura della porta d'accesso del locale PC 2 nelle circostanze di cui sub 1.4.8;
1.6.7. per avere deteriorato un piano di lavoro e un armadio e reso inservibile una cassaforte nelle circostanze di cui sub 1.4.9;
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa della libertà?
3. Deve subire la revoca della sospensione condizionale:
3.1. della pena di 3 mesi di detenzione inflittagli il 7.7.2004 dalle Assise correzionali di _;
3.2. della pena di 15 giorni di detenzione inflittagli il 24.1.2005 dal MP _?
4. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili:
4.1. PC 1;
4.2. PC 2;
4.3. PC 3;
4.4. PC 4;
4.5. PC 5;
4.6. PC 6;
4.7. PC 9;
4.8. PC 7;
4.9. PC 8?
D. AC 4
1. E’ autore colpevole di:
1.1. rapina, in parte tentata
1.1.1. consumata ai danni di PC 5 l'8 e il 9 novembre 2005 a _ presso la pizzeria PC 5
1.1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1.1. della banda;
1.1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.1.2. trattasi invece di furto;
1.1.2. tentata ai danni di PC 1 e PL 1 il 14 e 15 dicembre 2005 presso la loro abitazione di _;
1.1.2.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.2.1.1. della banda;
1.1.2.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.2.2. trattasi invece di furto tentato;
1.2. sequestro di persona
1.2.1. in danno di PL 1;
1.2.2. in danno di PL 2;
1.3. atti preparatori punibili di rapina
in danno di PL 4;
1.3.1. trattasi invece di tentata rapina;
1.3.1.1.
trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3.2. trattasi invece di tentato furto;
1.3.2.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.4. furto, in parte tentato
1.4.1. tentato ai danni di _ il 15 e 16 ottobre 2005 a _;
1.4.2. consumato ai danni di PC 9 il 16 ottobre 2005 ad _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di circa fr. 11'000.-;
1.4.3. consumato ai danni di PC 7 il 15 novembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'700.- e Euro 5'000.-;
1.4.3.1. trattasi di refurtiva inferiore
1.4.4. consumato ai danni di PC 9 il 30 novembre 2005 a _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di fr. 4'400.-;
1.4.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.5. violazione di domicilio
1.5.1. per essere entrato nell'abitazione di PC 5 nelle circostanze di cui sub 1.1.1;
1.5.2. per essere entrato nell'abitazione di PC 1 e PL 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.5.3. per essere entrato nell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
1.6. danneggiamento
1.6.1. per aver scassinato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1 nelle circostanze di cui sub 1.1.2;
1.6.2.
per aver rotto un vetro e quindi danneggiato una porta-finestra dell'abitazione di _ nelle circostanze di cui sub 1.4.1;
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. E’ egli recidivo?
3.
Può beneficiare dell'attenuante del sincero pentimento?
4. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:
4.1. privativa della libertà;
4.2. d’espulsione?
5. Deve subire la revoca:
5.1. della sospensione condizionale dell'esecuzione della pena accessoria dell'espulsione per 3 anni inflitta con DA 4.7.2000 del MP _;
5.2. della sospensione condizionale dell'esecuzione della pena di 3 mesi e 15 giorni di detenzione inflittagli il 7.4.2003 dalla Corte delle assise correzionali di _?
6. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili:
6.1. PC 3;
6.2. PC 6;
6.3. PC 9;
6.4. PC 5;
6.5. PC 7?
E. AC 5
1. E’ autore colpevole di:
1.1. tentata rapina
ai danni di PC 1 e PL 1 il 14 e 15 dicembre 2005 presso la loro abitazione di _;
1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1. della banda;
1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.1.3. del porto di altra arma pericolosa;
1.1.2. trattasi invece di tentato furto;
1.2. sequestro di persona
1.2.1. in danno di PL 1;
1.2.2. in danno di PL 2;
1.3. atti preparatori punibili di rapina
in danno di PL 4;
1.3.1.
trattasi invece di tentata rapina;
1.3.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3.2. trattasi invece di tentato furto;
1.3.2.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.4. furto, in parte tentato
1.4.1. consumato ai danni di PC 7 il 15 novembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'700.- e Euro 5'000.-;
1.4.1.1. trattasi di refurtiva inferiore
1.4.2. consumato ai danni di PC 9 il 30 novembre 2005 a _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di fr. 4'400.-;
1.4.3. tentato ai danni di PL 3 verso inizio dicembre 2005 presso il PL 3;
1.4.4. consumato ai danni di PC 4 il 10 dicembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un importo denunciato di fr. 4'077.-;
1.4.4.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.5. consumato ai danni del locale notturno PC 2 l'11 dicembre 2005 a _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'766.-;
1.4.5.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.6. consumato ai danni della PC 8 il 19 dicembre 2005 a _ avendo sottratto una cassaforte contenente un importo denunciato di fr. 30'000.-;
1.4.6.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.4.1.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.5. violazione di domicilio
1.5.1. per essere entrato nell'abitazione di PC 1 e PL 1 nelle circostanze di cui sub 1.1;
1.5.2. per aver tentato di entrare nei locali del PL 3 nelle circostanze di cui sub 1.4.3;
1.5.3. per essere entrato nell'appartamento di PC 4 nelle circostanze di cui sub 1.4.4;
1.5.4. per essere entrato nei locali dell'esercizio pubblico PC 2 nelle circostanze di cui sub 1.4.5;
1.5.5. per essere entrato nei locali della PC 8 nelle circostanze di cui sub 1.4.6;
1.6. danneggiamento
1.6.1. per aver scassinato una porta-finestra dell'abitazione di PL 1 e PC 1 nelle circostanze di cui sub 1.1;
1.6.2. per aver forzato la serratura della porta d'entrata del PL 3 nelle circostanze di cui sub 1.4.3;
1.6.3. per aver operato lo scasso della serratura di una porta-finestra dell'abitazione di PC 4 nelle circostanze di cui 1.4.4;
1.6.4. per aver operato lo scasso della serratura della porta d'accesso del locale PC 2 nelle circostanze di cui sub 1.4.5;
1.6.5. per avere deteriorato un piano di lavoro e un armadio e reso inservibile una cassaforte nelle circostanze di cui sub 1.4.6;
1.7. infrazione alla LF sulle armi
per avere messo a disposizione di AC 2 un coltello tipo "butterfly";
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. Ha egli agito in stato di scemata responsabilità?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa della libertà?
4. Deve essere condannato al pagamento di un’indennità alle parti civili:
4.1. PC 2;
4.2. PC 6;
4.3. PC 9;
4.4. PC 4;
4.5. PC 7;
4.6. PC 8?
F. AC 6
1. E’ autore colpevole di:
1.1. rapina
consumata ai danni di PC 5 l'8 e il 9 novembre 2005 a _ presso la pizzeria PC 5;
1.1.1. deve sopportare l'aggravante:
1.1.1.1. della banda;
1.1.1.2. della particolare pericolosità;
1.1.1.1.
trattasi di complicità;
1.2. furto
1.2.1. consumato ai danni di PC 9 il 16 ottobre 2005 ad _ avendo sottratto denaro per un importo denunciato di circa fr. 11'000.-;
1.2.1.1. trattasi di complicità;
1.2.2. consumato ai danni di PC 7 il 15 novembre 2005 ad _ avendo sottratto refurtiva per un valore denunciato di fr. 11'700.- e Euro 5'000.-;
1.2.2.1. trattasi di refurtiva inferiore;
1.2.2.2. trattasi di complicità;
1.2.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in banda;
1.3. violazione di domicilio
per essere entrato nell'abitazione di PC 5 nelle circostanze di cui sub 1.1.
1.3.1. trattasi di complicità;
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. E’ egli recidivo?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa della libertà?
4. Deve subire la revoca della sospensione condizionale dell'esecuzione della pena di 12 mesi di detenzione inflittagli il 31.8.2004 dalla Corte delle Assise correzionali di _?
5. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili:
5.1. PC 6;
5.2. PC 9;
5.3. PC 5;
5.4. PC 7?
G. CONFISCHE
1. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerato,
in fatto
1. Le vite
1.1.
Sulla vita di AC 1 (nato il 4.8.1980) si ha quanto segue:
"
... ribadisco di essere nato a Innsbruck e di aver abitato in questa città con la mia famiglia fino all’età di 9 anni. Preciso che attorno al 1985 mio padre si é trasferito in Svizzera. Egli aveva avuto un problema con la giustizia e aveva ricevuto una decisione di divieto di entrata in questo Paese della durata di 10 anni. Era quindi venuto a stabilirsi in Svizzera e più precisamente a _. Io l’ho seguito qualche anno dopo unitamente a mia madre ed in seguito anche il resto della famiglia é venuta a stabilirsi in Svizzera.
Ho frequentato le scuole di questo Paese e in particolare di Kriens fino alla quarta media (terza secundar schule). Ho poi svolto un apprendistato quale falegname per due anni, quando la ditta presso cui lavoravo era stata venduta. Con il nuovo proprietario non mi sono trovato bene e, per finire, ho interrotto l’apprendistato. Di fatto non ho quindi terminato la mia formazione di falegname e non ho conseguito il diploma. Ho poi svolto lavori diversi per una ditta di pulizie di _ ed in seguito anche quale collaboratore di un’assicurazione che si occupava di polizze vita. Lavoravo molto, ma guadagnavo piuttosto poco, tra CHF 1'500.-- e CHF 2'000.-- mensili. Lavoravo anche 18 o 19 ore al giorno. Ho poi svolto diversi lavori temporanei cui giungevo attraverso agenzie di collocamento. A quel tempo avevo continuato ad abitare con la mia famiglia. Preciso che nel
2000 mi
ero sposato con _ nata _. L’anno precedente era nato mio figlio _ . Con loro abitavo presso i miei genitori a _ e in questo appartamento risiedevamo quindi in 8 persone.
Nel 2000 avevo poi commesso una rapina insieme a due amici: avevamo rapinato dei giovani che si trovavano su una spiaggia del lago dei Quattro Cantoni ed in una seconda rapina avevo guidato l’automobile mentre due complici rapinavano due sale giochi. Per questi reati ho ricevuto una condanna di 2 anni e 3 mesi di reclusione di cui ho scontato 18 mesi.
Con mia moglie mi sono separato da qualche tempo, ma poi siamo tornati insieme. Devo dire che lei non ha un permesso per risiedere stabilmente in Svizzera e risulta ancora domiciliata a Monaco di Baviera. Veniva comunque a trovarmi regolarmente in Svizzera dove rimaneva ogni volta fino a 3 mesi. Lo scorso mese di luglio ho affittato un nuovo appartamento in _. In questo appartamento abito io, con mia moglie ed i miei due figli e con mio fratello AC 2. Lo scorso mese di agosto é nata mia figlia Angelina. Quando non risiedono da me a _ mia moglie e i miei due figli abitano a _. A _ vivono anche i parenti di mia moglie.
ADR che ero stato scarcerato da _ il 1.7.2004. Alla mia scarcerazione avevo trovato lavoro presso la ditta _. Vi ho lavorato fino al mese di novembre 2005. Nel mese di settembre ero stato finalmente impiegato al 100%, prima avevo lavorato solo al 60%; durante lo stesso mese però avevo per me incomprensibilmente ricevuto disdetta del mio contratto di lavoro ed ero stato quindi licenziato. A partire dalla fine del mese di novembre mi sono quindi annunciato presso la cassa di disoccupazione. A dir la verità mi ero dato da fare anche per trovare un nuovo lavoro che in effetti avrei trovato per la metà del mese di gennaio quale operaio presso la ditta di un mio amico che sarebbe stato in grado di tenermi per un periodo prolungato di tempo.
Devo dire che oggi la mia lingua madre é il tedesco, idioma che padroneggio meglio di qualsiasi altro. Malgrado abbia sempre vissuto in Austria o in Svizzera sono comunque ancora cittadino serbo.
Per quanto riguarda la mia situazione finanziaria devo dire che è tutt’altro che rosea: come spiegato prima ora sono disoccupato, mentre prima guadagnavo circa CHF 2'000.--. Per l’appartamento devo pagare CHF 950.-- mensili anche se poi cerco di dividerli con mio fratello AC 2; ho inoltre debiti per circa CHF 60'000.--. Ho attestati di carenza beni per CHF 54'000.--. Per tutti questi debiti devo dire che anche attraverso un servizio di patronato del Canton _ mi era stato detto che verosimilmente sarebbe stato possibile trovare una soluzione attraverso un pagamento parziale limitato..."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 1-3).
AC 1 ha dichiarato di essere un consumatore regolare di marijuana: dal mese di luglio 2004, ogni giorno prima di andare a dormire,
“si fuma una canna"
(VI AC 1 30.12.2005, p. 1).
Al momento dell'arresto egli è, peraltro, risultato positivo al THC (cfr. esame tossicologico delle urine, all. 11 rapp. d'inchiesta 7.3.2006, AI 1.12).
1.2.
A carico di AC 1 ci sono tre precedenti condanne penali (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.2):
- con decisione 1.7.1999 dell'Amtsstatthlteramt Luzern-Stadt egli è stato condannato una prima volta a 14 giorni di detenzione per lesioni semplici (fatti del 13.5.1999), la pena è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni;
- a seguito di fatti commessi nel corso del 2000, l'Obergericht des _ lo ha condannato il 29.5.2002 alla reclusione per 2 anni e 3 mesi nonché all'espulsione dalla Svizzera per 4 anni, sospesa condizionalmente per 4 anni per rapina ripetuta e aggravata poiché commessa in banda, estorsione ripetuta (usando violenza) e coazione ripetuta.. Con medesima decisione gli è stata revocata la sospensione condizionale della precedente pena.
- Il 1.7.2004 AC 1 ha ottenuto la liberazione condizionale assortita di un periodo di prova di 2 anni e del Patronato (cfr. decisione 15.6.2004 del Sicherheitsdepartemente des _).
- Il 21.10.2004 è stato condannato dall'Amtsstatthateramt _ a 2 mesi di detenzione e ad una multa di fr. 3'000.- per infrazione grave della LCS e anche guida in stato di ebrietà.
Il 24.11.2004 AC 1 è stato ammonito relativamente alla liberazione condizionale.
Essendo AC 1 ancora debitore di parte della multa inflittagli (fr. 2'100.-), l'Amtsstatthlteramt _ ha deciso in data 12.5.2005 per la sua commutazione in 70 giorni di arresto (da scontarsi prima della scarcerazione, scritto Sepem 10.3.2006 a AC 1, AI 4.76).
1.3.
Di sé AC 2 (nato il 1.9.1984) ha raccontato quanto segue:
"
... Sono nato a _ dove ho abitato per 5 anni. Nel 1988 i miei genitori ed il mio fratello maggiore sono venuti ad abitare in Svizzera. L’anno seguente li abbiamo raggiunti io e mia sorella _ . Fino al nostro passaggio in Svizzera io e mia sorella, per il tempo durante il quale i miei genitori già abitavano in Svizzera, abbiamo vissuto con i nostri nonni. Oltre a _ e a AC 1 ho ancora un fratello più piccolo, di undici anni, di nome _ . Quando sono arrivato in Svizzera ho frequentato dapprima ancora l’asilo e poi le scuole elementari durante 5 anni a Kriens. Ho frequentato la sesta elementare a _. Sono poi andato alle scuole medie di _ (Sekundarschüle). Non avevo trovato un posto di apprendistato, ragione per cui ho seguito un corso “ponte” organizzato dall’ufficio cantonale del lavoro. Durante questo corso si riprendevano cose apprese a scuola e nel frattempo si continuava a cercare un posto di apprendistato. Tuttavia solo due settimane dopo l’inizio del corso mi ero rotto il bacino. Ero caduto da un muro alto
12 metri
sull’asfalto. Sono rimasto per cinque settimane e mezzo all’ospedale cantonale e durante 4 settimane e mezzo in una clinica di riabilitazione in Bellikon dove rimasi fino al mese di novembre 2000. Ho poi ricominciato il corso di cui parlavo prima previsto per la durata di sei mesi. Nuovamente però non riuscii a trovare un posto di apprendistato. Ho quindi presentato domanda presso una scuola privata per imparare il mestiere di commerciante (recte: impiegato di commercio). Ho iniziato questa scuola nel mese di agosto 2001 e l’ho conclusa nell’estate 2004 con un diploma di commerciante (recte: diploma di impiegato commercio). A partire dall’estate 2004 non ho però poi trovato una sistemazione lavorativa fissa per cui sono entrato in disoccupazione. Dopo alcune settimane ho iniziato a lavorare per un mio zio che si occupava di viaggi e che disponeva un torpedone: io lo accompagnavo. Io mi occupavo dei clienti e vivevo delle mance che ricevevo da loro. Sono rimasto ancora un po’ in disoccupazione e poi ho iniziato a lavorare per la ditta di pulizie _ , ditta presso cui lavorava anche mio fratello e che era il mio capo. Presso questa ditta ho lavorato per un anno fino al mese di ottobre 2005. Ero pagato ad ore e normalmente guadagnavo attorno ai fr. 1'200.-/1'500.- mensili. Fino al mese di novembre 2004 ho vissuto con i miei genitori quando poi ho traslocato con mio fratello e mia cognata a Root dove siamo rimasti fino alla fine di luglio 2005. Da allora ci siamo trasferiti in _ dove tuttora abitiamo. Ho regolari contatti con la mia famiglia. Risiedo qui in Svizzera sulla scorta di un permesso di domicilio C. Dal punto di vista finanziario sono messo male. Ho debiti per circa 65'000.- franchi. Una parte di questi debiti é dovuto ad un prestito che avevo contratto a favore dei miei genitori, salvo errore circa fr. 50'000.-. Questo prestito viene rimborsato dai miei genitori benché formalmente il debitore sia io. Non ho risparmi. Fino adesso, ed eccezion fatta per una rissa in cui sono stato coinvolto la scorsa primavera, non ho avuto problemi con la giustizia. Per la verità mi ricordo che quando avevo 18-19 anni ero stato preso una volta a guidare senza patenti. In termini generali posso dire che fisicamente sto bene, ma mentalmente ho preoccupazioni in particolare per quanto riguarda i debiti accumulati. Dal mese di ottobre ad oggi sono rimasto in disoccupazione, benché abbia regolarmente cercato posti di lavoro. Per la pigione dell’appartamento (4 locali) in _ pagavo con mio fratello fr. 950.- mensili che dividevamo tra noi..."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 1-2).
Anche AC 2 ha dichiarato di essere un consumatore regolare di marijuana
"
...faccio questo prima di coricarmi, per rilassarmi. E' da circa tre anni che utilizzo quotidianamente questa sostanza. Faccio comunque un uso personale non ho mai offerto, venduto o ceduto tale sostanza a terze persone..."
(VI AC 2 13.1.2005, p. 6).
Pure sottoposto all'esame tossicologico al momento dell'arresto egli è risultato positivo al THC (cfr. esame tossicologico delle urine, all. 18 rapp. d'inchiesta 7.3.2006, AI 1.12)
1.4. AC 2
è incensurato (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.1).
1.5.
Così AC 3 (nato il 14.7.1979) racconta di sé:
"
... Sono nato e cresciuto fino all’età di 14 anni al mio paese in Kossovo. Ho due fratelli e tre sorelle. Io sono il più anziano. Mio padre venne in Svizzera nel 1987 o 1988. Mio padre é sempre stato muratore di professione. Io in Kossovo ho frequentato le scuole elementari (4 anni) e le scuole medie (4 anni). Avendo iniziato le scuole a 5 anni ho terminato quando ho compiuto i 14 anni. All’età di 14 anni e mezzo sono venuto anche io in Svizzera, a Biasca, dove ho raggiunto mio padre nel 1994. Mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle sono invece rimasti in Kossovo. Fino al 1999 ho vissuto a Biasca con mio padre. Al mio arrivo e fino al 1996 ho poi frequentato la scuola di tirocinio a _. Nel 1996 ho iniziato un apprendistato presso la ditta _. Dove lavoro ancora oggi in qualità di idraulico. In effetti al termine della formazione ho conseguito il diploma di idraulico. Nel 1999 sono andato a stare di casa per conto mio, dapprima a _ e poi, nel
2001, mi
sono trasferito in _ . Da 5 mesi abito in _ . In questo appartamento convivo con la mia compagna _ . Presso la ditta _ mi sono trovato abbastanza bene; sono pagato ad ore e guadagno circa fr. 4'500.- lordi al mese. Questo salario é da intendersi senza tredicesima e senza vacanze. Mio padre abita oggi a _ mentre mia madre, i miei fratelli e sorelle abitano ancora in Kosovo. Ho regolari contatti con loro. Ho debiti per circa fr. 12/13'000.-, non lo so di preciso. Sono già stato oggetto di procedure esecutive da parte dell’UEF. In particolare sono rimasto indietro con il pagamento dei premi cassa malati. Dispongo di un veicolo BMW del 1989. Non ho debito per questa automobile. Di affitto per l’appartamento pago fr. 1'400.- mensili spese comprese. L’affitto lo pago per intero io, la mia convivente al momento non lavora. Per quanto riguarda la mia salute ho problemi di mal di schiena e mal di denti. Non dispongo di attivi. Per quanto riguarda il mio tempo libero, fino a 3 anni fa giocavo a calcio nel_ , poi ho smesso. Parlo bene l’italiano e l’albanese. Il 22 novembre scorso sono caduto, scivolando e battendo la schiena. Da allora sono in INSAI..."
(VI PP AC 3 4.1.2006, p. 1-2).
1.6. AC 3
ha a suo carico due precedenti penali (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.4):
- con sentenza 7.7.2004 delle Assise correzionali di _ egli è stato condannato per infrazione alla LStup e furto d'uso (fatti commessi tra il settembre 2001 e il marzo 2002) a tre mesi di detenzione sospesi condizionalmente per 2 anni.
- il 24.1.2005 è stato poi condannato dal MP di _ per tentato furto e danneggiamento (fatti del 29.8.2004) a 15 giorni di detenzione pure sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. Con la medesima decisione è stato inoltre prolungato di un anno il periodo di prova relativo alla precedente condanna.
1.7.
Sugli antecedenti di AC 4 (nato il 25.5.1976) si ha quanto segue:
"
... Sono nato e cresciuto a _ con i miei genitori. Ho quattro fratelli tutti più giovani. Ho seguito il ciclo delle scuole elementari (8 anni) e ho frequentato poi le scuole medie (4 anni) a _. Ho terminato le scuole medie nel 1993 o 1994. Nel 1995 sono arrivato in Svizzera a _. Mio padre era arrivato in Svizzera e meglio qui in Ticino nel 1989. Mia madre ed i miei fratelli sono rimasti in Kossovo, dove si trovano tuttora. Quando sono arrivato in Svizzera dopo un po’ sono andato a stare di casa con mio padre a _. Questo era nel 1996, forse 1997. Sono rimasto qui in Ticino come richiedente l’asilo e questo fino al 2000, anno in cui mi sono sposato con _ . Dopo quattro mesi ci siamo trasferiti insieme a _ . Questo perché mia moglie qui in Ticino non riusciva a trovare un lavoro ed inoltre non parlava l’italiano. A _ abitiamo ancora oggi. In questi anni ho lavorato come manovale in diverse imprese edili o fabbriche della regione di _. Negli ultimi anni ho svolto lavori come “temporaneo”, quindi tramite agenzie di collocamento. Dal matrimonio con mia moglie nel 2000 é nata una figlia di nome _ . Svolgendo attività di lavoro temporaneo guadagnavo da ultimo tra i fr. 3'800 ed i 4'000.- mensili lordi. Evidentemente la tredicesima era già compresa. Ero pagato all’ora. Non ho risparmi; ho invece dei debiti per circa fr. 40/50'000.-. Vi sono
ape
rte anche procedure esecutive nei miei confronti. Sono rimasto in dietro con il pagamento dell’affitto per circa fr. 9'000.-, ho inoltre debiti con una banca (piccolo credito) per fr. 21'000.- e altre cose diverse. Ho fatto il credito quando alla mia famiglia é stata bruciata la casa in Kosovo ed ha dovuto essere ricostruita. Con i miei famigliari ho contatti regolari. ..."
(VI PP AC 4 31.1.2006, p. 1-2).
Riguardo alla situazione finanziaria di AC 4 sono stati versati in atti (cfr. scritto 22.2.2006 avv. _ , AI 4.60), oltre all’estratto UEF al 20.2.2006 che contempla 30 esecuzioni (dal 1.1.2003 al 20.2.2006) per un totale di fr. 30'852.40 e 33 attestati di carenza beni (dal 1.1.1995 al 20.2.2006) per un totale di fr. 52'627.70, il conteggio dell’ assistenza sociale mese di novembre 2005 per fr. 2'746.- mensili e l’avviso di disdetta 26.9.2005 del contratto di locazione per l’appartamento di _ a causa del mancato pagamento della pigione.
1.8. AC 4
ha alle spalle quattro precedenti penali (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.6):
- con decreto d'accusa 4.7.2000 del MP di _ egli è stato condannato per istigazione al furto, ripetuto abuso di un impianto per l'elaborazione dati, falsità in certificati, guida senza licenza di circolazione, abuso delle targhe, guida senza licenza di condurre a 90 giorni di detenzione, ad una multa di fr. 300.- nonché all'espulsione dalla Svizzera per 3 anni. L'esecuzione della pena detentiva e d'espulsione è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni.
Inizialmente prolungato il periodo di prova di 1 anno e sei mesi (cfr. decisione 8.3.2001 dell'Amtsstatthalteramt _), il beneficio della sospensione condizionale gli è stato revocato con la sentenza 7.4.2003 della Assise correzionali di _. (AC 4 è stato, invece, soltanto ammonito in relazione all’espulsione).
- Il 5.1.2001 l'Amtsstatthalteramt _ ha condannato AC 4 per falsità in certificati, guida senza licenza di condurre, guida di un veicolo difettoso e contravvenzione alla OETV (fatti del 21.8.2000) ad 1 mese di detenzione e ad una multa di fr. 500.-. L'esecuzione della pena detentiva è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni. Questo beneficio è stato poi revocato con decisione 29.9.2003 dell'Amtsstatthalteramt _.
- Con sentenza 7.4.2003 delle Assise correzionali di _ AC 4 è, poi, stato condannato per complicità in infrazione grave alla LStup e infrazione grave alla LCS (fatti commessi tra il 1.1.2002 e il 2.10.2002) a 3 mesi e 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per 3 anni (come detto, in quest'occasione gli fu revocata la sospensione condizionale relativa alla pena detentiva inflitta il 4.7.2002 dal MP di _ e fu solo ammonito circa l'espulsione).
- Il 29.9.2003 AC 4 è stato infine condannato dall'Amtsstatthalteramt _ a 3 mesi di detenzione per furto, danneggiamento e violazione di domicilio.
AC 4 ha scontato le pene detentive inflittegli (esecuzione cumulativa, dedotti 34 giorni di carcere preventivo, cominciata il 9.2.2004 sino al 24.5.2004, giorno in cui ha raggiunto i 2/3 ed è stato liberato su ordine della competente autorità del Canton _ con un periodo di prova di 1 anno e Patronato), tranne quella di 3 mesi e 15 giorni di detenzione di cui alla sentenza 7.4.2003 delle Assise correzionali di _ (cfr. doc. TPC 18).
Va detto che, con DA 9.4.1998, il MP aveva già condannato AC 4 a 5 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per 2 anni per titolo di lesioni semplici (AC 4 aveva colpito al capo con uno sgabello un uomo che era intervenuto per sedare una lite che lo vedeva coinvolto).
1.9.
Della sua vita AC 5 (nato il 23.3.1966) ha raccontato quanto segue:
"
... Sono nato a _ nel 1966, ho un fratello e tre sorelle. Io sono il più giovane. Fino all’età di 6 anni ho vissuto con i miei genitori a _, quando loro poi si sono separati. All’età di 7 anni mia madre mi ha messo in un collegio fino all’età di 11 anni, svolgendovi tutte le scuole elementari. Ho poi svolto due anni di scuole medie in un semi convitto, rimanevo cioè presso l’istituto fin verso sera, quando poi rientravo a casa per dormire. All’età di 12/13 anni ho iniziato a lavorare, svolgendo diverse attività. A 14 anni ho iniziato a lavorare come pellicciaio, lavoro che ho esercitato fino al luglio 1988 quando poi sono venuto in Svizzera. Fino ad allora avevo continuato ad abitare presso mia madre. Preciso che ero venuto in questo paese poiché avevo conosciuto la donna che poi sarebbe diventata mia moglie e che era cittadina Svizzera, di _. Ci siamo sposati il 2.8.1989 ed io e mia moglie ci siamo stabiliti a _. Dall’unione con mia moglie é nata nostra figlia Samanta il 28.8.1989. Appena ottenuto il permesso di lavoro ho iniziato a lavorare presso la ditta _. Presso questa società sono rimasto circa 1 anno. Ho poi iniziato a lavorare come magazziniere presso la _ dove sono rimasto per 5 anni. Avevo problemi di schiena e nel giugno 1995 ho smesso la mia attività presso la _. Sono rimasto in disoccupazione per un po’ di tempo iniziando poi una riqualifica professionale. Tuttavia a causa della mia scoliosi non sono riuscito a portare a termine la mia riqualifica. Dal giugno 1999 sono fermo. Di fatto ora sono al beneficio dell’assistenza sociale. I miei medici mi avevano detto di stare tranquillo e che le cose si sarebbero messe a posto per ottenere l’AI. Ad oggi però il problema non é risolto. Dal mese di gennaio 1998 sono separato da mia moglie, siamo comunque rimasti in buoni rapporti. Mia figlia é stata attribuita alla mamma. Nell’appartamento dove risiedo ora sono entrato nel mese di maggio 1998. Per quanto riguarda la mia situazione finanziaria osservo che ricevo poco più di fr. 1'500.- mensili dall’assistenza sociale e dio mi devo pagare l’affitto fr. 430.- mensili, la cassa malati circa fr. 110.- mensili. Devo anche dire che i miei famigliari ogni tanto mi danno qualche cosa ed inoltre cerco di arrangiarmi, facendo qualche piccolo lavoretto quando mi capita per arrotondare le mie entrate. Ho debiti, ma solo con il Cantone, per l’anticipo alimenti e qualche cosa di cassa malati: in totale si tratta di circa fr. 50'000.-. Nel frattempo ho chiesto che mi venisse nominato un curatore amministrativo che però non é ancora stato reperito. Per ciò che riguarda le mie condizioni di salute soffro di scogliosi, ho subito degli interventi ai menischi e le ginocchia mi fanno male specialmente se rimango seduto a lungo. Ho dolori ad una spalla. Sto inoltre seguendo una terapia psicologica presso il Servizio psico-sociale di_ . In effetti dopo il divorzio ho avuto una depressione, sono molto nervoso. E’ vero che recentemente avevo stretto un’amicizia con una donna rumena, conosciuta al bar _. Devo però anche dire che recentemente non ho più saputo nulla da lei, in particolare da quando sono stato arrestato..."
(VI PP AC 5 18.1.2006, p. 1-2).
Dall'analisi tossicologica effettuata al momento dell'arresto AC 5 è risultato positivo al THC (cfr. all.60). In aula, AC 5 ha ammesso di fumare degli spinelli.
1.10. AC 5
ha a suo carico un decreto d'accusa emanato il 24.2.2003 dal MP di _ per ingiuria e vie di fatto (fatti del 10.12.2002) con il quale è stato condannato ad una multa di fr. 300.- (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.3).
1.11.
Della sua vita AC 6 (nato il 6.2.1977) ha raccontato quanto segue:
"
... Sono nato e cresciuto a _. Mio padre già da tempo viveva e veniva a lavorare in Svizzera, di professione é manovale. Io ho frequentato le scuole al mio paese fino all’età di 14 anni. Ho 6 fratelli e una sorella. Quattro fratelli e una sorella vivono ora in Svizzera. All’età di 15 anni sono venuto in Svizzera a _ dove vivevo con mio padre ed i miei fratelli. Sono andato a scuola per un paio di mesi per imparare la lingua ed ho poi iniziato a lavorare in un ristorante come aiuto cucina; nel 1995 ho iniziato a lavorare come barista presso il Ristorante _ dove sono rimasto per 3 anni. In seguito ho lavorato per un anno presso il Ristorante _, ho lavorato per tre anni presso l’Hotel _ di_ ; ho poi fatto un anno e mezzo presso il_ ed in seguito per il night _ ad _ dove sono rimasto fino ad adesso. Da ultimo guadagnavo fr. 3’600/3'700.- mensili lordi. Avevo un contratto mensile. Non era prevista la tredicesima. Mi sono sposato nel 1999 con _ con cui vivo ancora oggi. Dal nostro matrimonio, nel 2002, é nato un figlio di nome _. Mia moglie é casalinga. Ho debiti per circa fr. 19/20'000.-. Si tratta di un debito non rimborsato con la Procredito; inoltre sono rimasto un po’ indietro con imposte e assicurazioni (cassa malati). Per questi debiti sono stati poi emessi degli attestati carenza beni. Di salute sto bene, non ho problemi particolari. Di lingua madre sono albanese, parlo l’italiano e un po’ di russo, rumeno e francese. Mia madre vive ancora al nostro paese in Kosovo. Sono venuto in Svizzera quando da noi c’era la guerra e non ho svolto il servizio militare. Sono venuto in Svizzera con un permesso C per il “ricongiungimento famigliare”.
(VI PP AC 6 10.1.2006, p. 1-2).
1.12. AC 6
ha a suo carico tre precedenti penali (cfr. estratto casellario giudiziale AI 7.5):
- il 22.9.2003 egli venne condannato una prima volta dal MP di _ per falsità in certificati ripetuta e guida senza licenza di condurre (fatti commessi tra il 1.1.1997 e il 5.7.2003) ad una pena di 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per 2 anni.
- il 2.12.2003 egli venne nuovamente condannato dal MP di Lugano per infrazione e contravvenzione alla LStup (fatti commessi tra il 1.8.2002 e il 24.9.2003) a 15 giorni di detenzione. Con medesima decisione venne prolungato di un anno il periodo di prova relativo alla precedente condanna.
- con sentenza 31.8.2004 delle Assise correzionali di_ AC 6 fu condannato per infrazione aggravata e contravvenzione alla LStup (fatti commessi tra il novembre 2003 e l'aprile 2004) a 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per 3 anni. Con medesimo giudizio gli venne inoltre revocata la sospensione condizionale relativa alla precedente condanna del 22.9.2003.
2. I rapporti tra gli accusati
Sui rapporti tra gli accusati e gli altri personaggi oggetto delle vicende in discussione, dalla lettura degli atti emerge in particolare quanto segue.
AC 3 e AC 4 si sono conosciuti nel 1996 quando erano entrambi residenti a _ e sono subito diventati amici. Dopo la partenza del AC 4 per _ , i due hanno continuato a vedersi regolarmente, in particolare durante le trasferte di AC 4 in Ticino (dove, peraltro, veniva anche per far visita ad un’amica che qui risiede). Solitamente i due si incontravano al bar _, al bar _ o casa del AC 3 (cfr. VI PP AC 4 31.1.2006, p. 2; VI AC 3 23.12.2005, p. 2).
AC 3 e AC 4 conoscono da lungo tempo (oltre 5 anni) anche AC 6, cameriere in vari esercizi pubblici del _ da loro (all'epoca) frequentati.
Al momento dei fatti AC 6 lavorava al bar _ di _ dove AC 3 si recava "tutte le sere" e dove AC 4 arrivava di quando in quando (cfr. VI AC 3 23.12.2005, p. 3, VI PP AC 6 10.1.2006, p. 2).
Nell'ambito delle frequentazioni del bar _ , AC 3 ha presentato AC 5 (conosciuto in questo locale nel corso dell'estate 2005) a AC 4.
AC 5 e AC 3 hanno cominciato a frequentare insieme diversi esercizi pubblici della zona “animati”dalla presenza di prostitute (_). In queste peregrinazioni erano talvolta accompagnati anche dal AC 6, che pure AC 5 conosceva "da tempo" siccome cameriere al _ (VI PP AC 5 18.1.2006, p. 2).
Che AC 3, AC 6 e AC 5 si frequentassero assiduamente (soprattutto negli ultimi mesi del 2005) è anche confermato da _ (datrice di lavoro del AC 6 e vittima di due furti oggetto del presente giudizio) che spesso li vedeva assieme sia al _ (VI PC 9 16.1.2006, p. 2).
AC 4 ha conosciuto AC 1 nel 2004, quando entrambi erano in carcere a _. Nell'estate del 2005 i due si rividero casualmente in un esercizio pubblico di _ (cfr. VI PP AC 4 31.1.2006, p.2). Attraverso AC 1, AC 4, qualche tempo dopo, conobbe anche il fratello AC 2.
AC 4 presentò, poi, i fratelli AC 1 a AC 3:
AC 1, se non prima, almeno in occasione del primo colpo del 15/16 ottobre 2005, AC 2 in occasione della prima rapina dell'8/9 novembre a_ . I due fratelli conobbero così anche AC 6 e AC 5 (dal quale AC 1 compererà anche dei cuccioli dobermann).
Per le altre persone menzionate nell'atto di accusa basti s
ape
re che:
- _ è un amico di AC 4, residente in _, che a _ conobbe AC 1.
- _ conosce AC 3 dai tempi in cui era ancora gerente del locale _ (tra fine 2002 e fine 2004). Egli conosce pure AC 5 che definisce suo amico (VI _ 24.1.2006, p. 2). Anch'egli frequentatore del _, è pure conosciuto da AC 6 che spesso l'ha visto in compagnia di AC 3 e AC 5 (VI AC 6 27.1.2006, p. 3).
- _ conosce da lunga data AC 3 (dal 1994) e AC 4 (dai tempi in cui abitava a _). Con AC 3 si incontrava nei diversi esercizi pubblici del _ dove gli capitava di vedere anche il AC 4. Viste le sue frequentazioni del bar _, _ conosceva anche il AC 6 e il AC 5 (VI _ 9.1.2006, p. 2-3).
3. Circostanze dell'arresto e ammissioni
3.1.
Tra il 15 ottobre e il 19 dicembre 2005 alcune località del _ sono state teatro di diversi furti e rapine che gli inquirenti hanno definito "alquanto gravi e eclatanti" e, in ogni modo, "abbastanza inusuali" a quelle latitudini (cfr. rapp. d'inchiesta 7.3.2006, AI 1.12, p. 20).
A seguito dei rilevamenti effettuati dalla polizia scientifica sul luogo di commissione della rapina ai danni di PC 5 avvenuta la notte tra l'8 e il 9 novembre 2005 a _ (AA 1.1), gli inquirenti risalirono a AC 1, le cui tracce di DNA sono poi state ritrovate sul nastro adesivo utilizzato per imbavagliare la vittima. I risultati dell' analisi genetica sono pervenuti al PP il 20.12.2005 (cfr. rapporto di comparazione 20.12.2005, all. AI 1.2). Lo stesso giorno è stato quindi diramato un ordine di arresto per rapina nei suoi confronti. (AI 2.3).
Ritenuto che la sera in cui è avvenuta la rapina a _ la polizia aveva avuto modo di fermare e controllare la vettura su cui AC 1 viaggiava in compagnia del fratello, di AC 3, di AC 6 e di AC 4 e che, la notte in cui è avvenuta la rapina di _, i due fratelli AC 1 sono incappati in altri due controlli di polizia, il 21.12.2005 è stato emanato un ordine di arresto anche nei confronti di AC 2 (AI 2.5).
AC 1 è stato arrestato dalla polizia lucernese la mattina del 21.12.2005 presso il suo domicilio (cfr. rapporto 21.12.2005, all. AI 1.2), il fratello AC 2 il giorno successivo (cfr. rapporto 22.12.2005).
Il 22.12.2005 i due fratelli sono stati tradotti nel nostro cantone e, poi, alla fine dei primi interrogatori di polizia, sono stati associati alle carceri pretoriali di _ (AC 1) e _ (AC 2) come documenta il rapporto di arresto 22.12.2005 in atti (AI 1.2).
I due AC 1 hanno quasi da subito ammesso il loro coinvolgimento nella rapina di _ e in quella di _ ai danni di _ (AA 1.2). Dal loro racconto è stato poi possibile risalire agli altri partecipanti al colpo (cfr. VI AC 1 22.12.2005 e VI AC 2 22.12.2005 17h40).
Il 23.12.2005 sono quindi stati emanati gli ordini di arresto a carico di AC 4 (AI 2.10), AC 3 (AI 2.13), AC 6 (AI 2.15) e AC 5 (AI 2.17). Questi ultimi tre sono stati arrestati lo stesso giorno a _ ed associati, AC 6 e AC 5 alle locali carceri, AC 3 a quelle di _.
AC 4 ha invece potuto essere arrestato solo il 16.1.2006 all'aeroporto di _, appena sbarcato dal volo proveniente da _, dove si era recato (con partenza al 23.12.2005) a trovare i familiari per il Natale. Il giorno successivo è stato tradotto in _ in forza dell'ordine di arresto già emanato nei suoi confronti e quindi associato alle carceri pretoriali di _ (cfr. rapp. di arresto 17.1.2006, AI 1.7).
AC 6 e AC 5 sono stati scarcerati rispettivamente il 15.2.2006 (cfr. ordine di scarcerazione 14.2.2006) e il 3.3.2006 (cfr. istanza di libertà provvisoria 27.2.2006, AI 3.28 e ordine di scarcerazione 2.3.2006, AI 6).
Gli altri quattro accusati sono tuttora in detenzione presso il penitenziario cantonale (AC 2 dal 9.7.2006; AC 1 dal 16.1.2006; AC 3 dal 13.2.2006; AC 4 dal 23.2.2006).
Si rileva inoltre che, nel corso dei mesi di gennaio e febbraio 2006, sono state arrestate altre tre persone coinvolte nei fatti contemplati nell'atto di accusa. Trattasi di _ (rapp. di arresto 9.1.2006, AI 1.4); _ (rapp. di arresto 24.1.2006, AI 1.8) e _ (rapp. di arresto 20.2.2006, AI 1.9).
A parte il _, anche loro sono sostanzialmente rei confessi.
Essi sono perseguiti separatamente.
3.2.
Chi prima e chi dopo, gli imputati hanno tutti ammesso le proprie responsabilità.
I fratelli AC 1, i primi ad essere arrestati, hanno in un primo tempo mentito sulla loro accertata presenza in _ nei giorni 8 novembre e 15 dicembre 2005, ossia - come accennato - nei giorni in cui hanno avuto luogo le rapine di _ (AA 1.1) e di _ (AA 1.2).
Con riferimento alla seconda, hanno raccontato di essere venuti in Ticino per pagare a tale_ (ovvero a AC 5) l'importo di fr. 1'000.- corrispondente al prezzo per l’acquisto di due cuccioli dobermann già visionati in due precedenti occasioni. Dopo questo tentativo di depistaggio - che avrebbe dovuto essere confortato dalle deposizioni dello stesso AC 5 (cfr. VI AC 5 22.12.2005) con il quale si erano accordati di dare questa versione dei fatti in caso di arresto (cfr. VI PP AC 5 23.1.2006, p. 6 e cfr. anche VI PP AC 3 4.1.2006, p. 5) - e dopo essere stati posti di fronte all'evidenza delle tracce di DNA, essi hanno infine confessato di essere gli autori materiali delle due rapine. AC 1 è stato il primo a parlare. AC 2, dopo le primissime negazioni, ha capitolato su consiglio del fratello (cfr. VI AC 2 22.12.2005).
Nel susseguirsi degli interrogatori i due fratelli hanno ammesso – a volte anche spontaneamente - il loro coinvolgimento negli altri reati imputatigli.
A volte spontaneamente e a volte poiché confrontati a schiaccianti chiamate di correo anche gli altri accusati, per quanto coinvolti, hanno dapprima confessato la partecipazione alle rapine e poi, via via, anche agli altri reati.
4.
Fatti e motivi a delinquere
4.1. Premessa
Dalle risultanze istruttorie emerge che, a partire in ogni caso da inizio autunno 2005, gli autori – tutti, chi per un motivo chi per l’altro, in ristrettezze finanziarie o, perlomeno, con la necessità o il desiderio di avere più soldi di quelli che effettivamente avevano a disposizione - si sono costituiti in un vero e proprio sodalizio per cercare di fare un po’ di soldi ai danni, in particolare, degli ambienti “a luci rosse” dove, notoriamente, di soldi ne circolavano molti e non sempre in regola con il fisco.
L’idea era nata così, quasi uno scherzo fra amici oziosi e, soprattutto, sempre bisognosi di soldi poiché il ”divertirsi” con le “donnine” o, in ogni caso, in certi ambienti costa.
E fu proprio la loro familiarità con l’ambiente dei “bordelli” che spinse gli imputati a prendere di mira in particolare i locali a luci rosse o i loro gerenti – senza farsi scrupoli nel derubare dei loro guadagni anche le prostitute con cui avevano appena consumato un rapporto sessuale o nel colpire persone che conoscevano bene - poiché lì giravano molti soldi:
"
avevo conosciuto il AC 4 nel 1996 a _ dove lui stava di casa. Ancora adesso viene regolarmente in Ticino e noi capitava che ci incontrassimo. La cosa era nata quasi per scherzo: insieme si era parlato di fare dei soldi prendendo di mira degli EP, in particolare dei locali notturni"
(AC 3, PP 4.1.2006 pag. 2; cfr. anche AC 3 28.12.2005 in cui parla di “prendere di mira“ritrovi pubblici frequentati da prostitute”; AC 4 19.1.2006; cfr, pure, verb 21.2.2006 in cui AC 4 afferma che “era stato AC 3 ad invitarmi in Ticino poiché era in previsione di eseguire dei “lavori” come abbiamo poi discusso al momento del nostro giungere”).
Le discussioni volte al reperimento degli obiettivi o in cui gli obiettivi venivano individuati furono parecchie e coinvolsero, oltre a AC 3 e AC 4, soprattutto AC 5, AC 6 - che lavorava, all’epoca dei fatti, in due locali “animati” da prostitute (il _ e il _ ) – e, in misura minore, _. (cfr, ad esempio, AC 3
, PP 4.1.2006 pag. 2;
VI AC 3 28.12.2005, p. 1; AC 5 PP 23.1.2006; AC 4).
Bastava, per dare il via alle operazioni, che qualcuno sapesse, più o meno attendibilmente, che il tale o la tal’altra disponevano di soldi o che si poteva trovare in un luogo o nell’altro una cassaforte presumibilmente piena di soldi.
Una volta reperito l’obiettivo, AC 3 (di sua iniziativa o su suggerimento di altri) decideva con chi agire a dipendenza delle situazioni.
In sintesi, se il colpo comportava per AC 3 e/o gli altri frequentatori abituali dei bordelli bellinzonesi, in particolare, il rischio di essere riconosciuti , AC 3 faceva capo a AC 4 (detto _), residente nel Canton _, che, a sua volta, contattava i fratelli AC 1 (AC 2 e AC 1 detto _) e altre persone identificate (in particolare _, perseguito separatamente) e non identificate (cfr. rapp. d'inchiesta 7.3.2006, AI 1.12, p. 20).
Questo è avvenuto, in particolare, per la rapina ai danni di PC 5 (che, per la verità, AC 3 avrebbe voluto compiere personalmente con AC 4 ma questi rifiutò), per il furto ai danni della prostituta _ (i “ticinesi” erano più o meno frequentatori abituali del motel in cui la donna lavorava), la tentata rapina ai danni del bar _ (AC 3 e gli altri erano habitués del locale), dei furti ai danni di _ (che i “ticinesi” conoscevano bene) e, infine, della tentata rapina ai danni di PC 1 e PL 1 (che , ancora, i “ticinesi” conoscevano bene).
"
...in poche parole posso dire che AC 3 e _ ed in parte anche AC 6 organizzavano i vari reati. Il mio compito era quello di portare in _ i AC 1 che s
ape
vo essere capaci di compiere questo..."
(VI 17.1.2006 AC 4 p. 6)
"
...in tutti i colpi che sono stati commessi e a cui ho partecipato in _ posso dire che qui da voi c'erano le persone che avevano le informazioni e che organizzavano i reati. Queste persone sono AC 3, AC 6 e _. Il compito di AC 4 era quello invece di portare chi eseguiva il colpo in _. Io, e nelle occasioni delle rapine mio fratello _, eseguivamo materialmente i reati..."
(VI 12.1.2006 AC 1 p. 3)
"
... AC 1
... ogni volta che sono venuto in _ per eseguire un colpo sono stato contattato da AC 4. Devo però dire che quando lui mi contattava non mi dava ancora spiegazioni riguardo il colpo che avrei poi dovuto eseguire da solo o con mio fratello. Evidentemente quando si parlava di eseguire un lavoro in Ticino si intendeva qualche cosa di illegale ma, ripeto, AC 4 non scendeva in dettagli e del resto, da quello che ho capito, neppure AC 4 s
ape
va di cosa si trattasse. L’idea veniva dagli altri. Io chiedevo delle informazioni a AC 4 ma lui non era in grado di darmele. Prima che giungessimo in Ticino né io, né mio fratello e apparentemente neppure AC 4 s
ape
vamo cosa si andava a fare.
AC 4
Quando io parlavo con AC 1 in effetti non s
ape
vo ancora di cosa si sarebbe trattato. Gli altri, cioè AC 3 e_ mi dicevano di andare a contattarli ed era ciò che io facevo...".
"
...AC 4 contattava mio fratello e gli riferiva che vi erano dei "lavori" da fare. Intendendo qualche cosa di illegale. Era mio fratello a volere anche la mia presenza per garantire un evenutale aiuto se ce ne fosse stato bisogno. Chiaramente è capitato di venire in Ticino e di non poter compiere nulla. poiché qualche cosa non era andato per il verso giusto. In queste occasioni si faceva poi rientro a mani vuote..."
(VI AC 2 13.1.2006, p. 4).
Negli altri casi – quelli in cui, cioè, il furto poteva essere eseguito in assenza delle vittime – AC 3 agiva da solo con AC 5 (tentato furto ai danni del _, furto ai danni di _, furto ai danni dell’_ e furto ai danni della _).
In questi casi, in genere AC 3 era l'addetto allo scasso che operava a mezzo di cacciavite.
Per la verità, nel primo furto ritenuto nell’AA (quello tentato ai danni di _, nella notte fra il 15 e il 16 ottobre 2005) - furto che doveva avvenire mentre la vittima era assente dall’appartamento – hanno operato anche AC 1 e _. La loro presenza in Ticino quella sera – presenza non strettamente necessaria viste le caratteristiche del furto – non ha trovato spiegazioni.
Nel furto ai danni dell’Osteria _, AC 3 ha, invece, agito con _ ed altri 3 suoi connazionali rimasti ignoti cui fece ricorso perché l’esecuzione del furto gli sembrava fuori dalla sua portata.
Poi, una volta deciso chi avrebbe partecipato, si procedeva, se necessario, a dei sopralluoghi.
Alla pianificazione e alla preparazione dell’esecuzione dei colpi partecipavano tutti coloro che, in un modo o nell’altro, vi avrebbero preso parte.
Va detto che, in genere, si trattava di una pianificazione molto semplice, quasi embrionale che avveniva, in genere, poco prima del colpo stesso.
Il motivo principe che ha spinto gli accusati a commettere i reati ascritti loro è stato il bisogno di denaro o, comunque, la prospettiva del guadagno facile. Se da una parte è vero, come emerge dai loro trascorsi, che tutti avevano problemi finanziari, dall'altra è altresì vero che tutti conducevano una vita piuttosto dissoluta (malgrado le famiglie a carico) spesa in bar e postriboli vari.
Così, ad esempio, AC 3:
"
...Ho commesso questi furti perché avevo problemi finanzialri e perché sono rimasto coinvolto in un giro di persone particolari..."
(VI PP AC 3 17.1.2006, p. 5)
Sui motivi a delinquere AC 4 spiega anche che, dopo i primi colpi,
"vista la facilità con la quale avevamo preso ingenti somme di denaro e vista la necessità di denaro da parte di _ e _ non ci siamo fermati ma abbiamo commesso altri reati. Oltre a questo ha avuto una certa importanza il fatto che la vittima di _ avesse denunciato unicamente fr. 11'000.-. Noi s
ape
vamo che la somma era quasi il doppio. Abbiamo dunque capito che le persone che gravitano attorno al mondo della prostituzione guadagnano soldi in nero, soldi che potevamo rubare..."
(VI AC 4 19.1.2006, p. 5)
La refurtiva veniva sempre spartita tra tutti i partecipanti al colpo, indipendentemente dal ruolo avuto. Gli esecutori materiali prendevano di norma qualcosina di più (non molto), mentre l'importo più basso andava a chi aveva avuto nell’esecuzione un ruolo passivo, vigendo il motto secondo cui tutti i partecipanti venivano, comunque, sempre pagati (cfr. in part. VI AC 2 13.1.2006, p. 3).
4.2. Gli atti incriminati
AC 3 ha partecipato a tutte le azioni criminose imputate nell'atto di accusa (punti 1 a 6) avvalendosi, a dipendenza delle circostanze, della collaborazione di una o più persone.
D'altronde, come emerge dalle varie deposizioni in atti, l'idea partiva sostanzialmente spesso da lui e sempre lui, poi, fungeva in qualche modo da coordinatore.
Anche AC 5 ha, spesso, avuto un ruolo, se non di ideatore, almeno di agente propulsore tant’è che i due, spesso, si attribuiscono vicendevolmente questa responsabilità.
Sebbene abbia partecipato in misura minore non va neppure banalizzato il ruolo avuto da AC 6, comunque ancorato nell'ambiente e spesso presente alle discussioni tra AC 3 e AC 5 e, quando era il caso, gli altri.
AC 4, come visto sopra, era il punto di collegamento fra il Ticino e i correi fuori Cantone ma ha pure avuto un ruolo determinante nella messa a punto delle operazioni e nella loro esecuzione, pur avendo sempre avuto cura (come ha più volte detto al dibattimento) di “non sporcarsi le mani” nella manichea convinzione di avere meno responsabilità rispetto ai colleghi che andavano a fare il “lavoro sporco”.
I fratelli AC 1, come visto, quando venivano chiamati, rispondevano sempre senza esitazioni all’appello: l’unica remora – dimostrata dal più grande – era quella di verificare, prima del colpo, se questo si “poteva fare” con un sopralluogo.
Va detto che la stessa totale ed incondizionata disponibilità a partecipare l’hanno, poi, dimostrata concretamente tutti: bastava, infatti, una discussione al tavolino di uno dei tanti bar per “dare il via alle polveri”.
4.2.1
Il primo furto imputato nell'atto di accusa (4.1) è stato commesso – o meglio, tentato - a _ la notte tra il 15 e il 16 ottobre 2005, tra le 3h00 e le 3h15 ai danni di _ (costituitosi PC al momento della denuncia sporta il 16.10.2005, all. 98).
Quella sera, si trovarono al _ AC 3 e AC 4 che aveva portato con sé AC 1 e _. Come spesso accadeva, tutti erano a corto di soldi. Così, i quattro si impegnarono ad individuare un possibile obiettivo (AC 4, 23.1.2006). A AC 3 venne in mente il _ (gestore di un grotto un po’ equivoco) e che, secondo quanto gli aveva detto in precedenza _ (AC 3 PP 30.1.06 pag. 1), doveva tenere parecchi soldi in casa.
Senza indugi, i quattro lasciarono il _ diretti a _.
Raggiunsero l’abitazione del _ e, dopo che AC 3 verificò se effettivamente questi era, come sua abitudine, nel vicino locale notturno, _ e AC 1 si avviarono al lavoro.
_ rimase a fare da palo mentre AC 1 raggiunse il balcone delll’abitazione e – secondo il piano (cfr. AC 3 PP 30.1.06 pag. 2) – tentò di introdursi nell’appartamento. Impegnato nel tentativo di scasso della porta, inavvertitamente AC 1 ruppe un vetro che si infranse con molto rumore.
Questo provocò la fuga dei malviventi senza che il furto potesse essere portato a termine. AC 1 e _ raggiunsero AC 4 e AC 3 che – così come d’accordo
(AC 3
, PP 30.1.06 pag. 1) – li aspettavano in macchina in un vicino posteggio e, poi, tutti si allontanarono.
AC 3, AC 4 e AC 1, chi prima e chi dopo, hanno ammesso la loro partecipazione al furto secondo i ruoli e nelle modalità descritte al punto 4.1. dell'atto di accusa e sopra riassunte.
Le loro dichiarazioni trovano sostanziale conferma nella deposizione di _.
_, pure menzionato nell'atto di accusa, nega invece ogni suo coinvolgimento nella vicenda.
Secondo le dichiarazioni della vittima, all'interno dell'abitazione sono stati sottratti tre telefoni cellulari per un valore complessivo dichiarato di fr. 1'900.- (cfr. all. 99).
Il PP – verosimilmente sulla base delle dichiarazioni in atti (in particolare, VI PP AC 1 10.2.2006, p. 4; cfr, anche, AC 3 PP 30.1.2006 pag. 2; VI _ 20.2.2006, p. 1) – ha precisato al dibattimento di limitare l’imputazione al tentato furto (verb. dib. pag. 4).
4.2.2
Quella stessa notte, piuttosto seccati poiché lo sperato rimpolpamento dei portafogli non era riuscito, i quattro andarono (subito dopo essere fuggiti dall’appartamento di _) alla discoteca _ dove incontrarono AC 6 cui raccontarono delle loro speranze deluse.
Allora AC 6 ricordò loro che PC 9 – la sua capa – era un’obiettivo facile poiché ogni mattina presto lasciava il _ con l’incasso della serata e, prima di tornare a casa, si fermava al _ che apre a quell’ora per lasciare al cameriere di turno il fondo cassa (AC 3 10.1.2006 pag. 4; AC 6 conferma precisando che fu il AC 3 a chiedergli queste informazioni, "
poiché era sua intezione rubarglielo
" in VI PP AC 6 10.1.2006, p. 4; cfr. anche AC 1
che conferma che le informazioni sulla vittima furono date da AC 6, "
che conosceva le abitudini della sua capa
", VI AC 1 5.1.2006, p. 6 e conferme in aula).
Così, senza molte remore, i nostri decisero di rifarsi del fallimento _ con la _.
Per attendere l’ora di chiusura del _ e per poter definire i dettagli del piano con maggiore tranquillità, i nostri andarono tutti a casa di _ (VI PP AC 3 17.1.2006, p. 2; cfr. anche AC 1
che conferma che i particolari del furto furono discussi a casa di AC 6 , VI AC 1 5.1.2006, p. 6; cfr, anche, _ secondo cui quella sera rimasero a casa di AC 6 fino al momento di entrare in azione; VI _ 20.2.2006, p. 2-4 e VI PP _ 3.3.2006, p. 3; e conferme al dibattimento).
Lì discussero del furto. AC 6 rispiegò nei dettagli le abitudini della _, in particolare il fatto che la donna, quando entrava al _ per consegnare il fondo cassa, lasciava l’incasso del _ nella vettura (cfr, a sostegno del dire concorde dei correi, le dichiarazioni della _ secondo cui AC 6 conosceva perfettamente le sue abitudini, in particolare quella di consegnare il portamonete alla cameriera del _, VI _ 16.1.2006).
Al momento buono (si era verso le 05.00 del mattino), AC 3, AC 4 (alla guida) e AC 1 partirono a bordo della vettura di _.
AC 6 rimase a casa. Da un lato, poiché – come precisato al dibattimento - avrebbe dovuto presto riprendere il lavoro e voleva dormire un po’. D’altro lato , poiché la cosa era per lui particolarmente rischiosa poiché ad essere presi di mira erano proprio gli esercizi pubblici in cui lui lavorava e la sua capa con cui aveva rapporti quotidiani.
Così, conformemente al piano discusso e approvato da tutti nell’appartamento di AC 6, mentre AC 4 e AC 3 – che _ conosceva bene – aspettavano in macchina nel parcheggio di un EP vicino (il _), AC 1 e _ si appostarono, nascosti, vicino al _ in attesa dell’arrivo della vettura della vittima designata.
Quando questa arrivò (erano circa le 05.30), con _ che fungeva da palo, AC 1 si avvicinò alla vettura e, senza nessun problema (la donna aveva lasciato le portiere aperte), sottrasse la borsa con i soldi.
Va detto che AC 6 – seguendo, come sua abitudine, il motto “io non c’ero ma, se c’ero, dormivo” - ha anguillescamente cercato di chiamarsi fuori, oltre che dall’esecuzione, anche dall'ideazione e dalla pianificazione del colpo, cercando di far credere che, in realtà, lui era un personaggio di contorno, trovatosi per caso in quella compagnia che aveva continuato a frequentare soltanto per debolezza d’animo senza partecipare né alle discussioni né, tantomeno, alle prese di decisioni che aveva soltanto subito sempre per debolezza di carattere.
La Corte non gli ha creduto.
Da un lato, poiché le sue dichiarazioni non sono né costanti né lineari (cfr., ad esempio, VI AC 6 9.1.2006, p. 2;
VI PP AC 6 10.1.2006, p. 5). D’altro canto, e soprattutto, perché esse sono smentite dalle chiare, univoche e concordanti chiamate di correo fatte da tutti gli altri partecipanti in sede d’inchiesta e, poi, al dibattimento.
Per il resto va detto che AC 3, AC 4, AC 1 – e anche AC 6 pur se con i tentativi di cui s’è detto – hanno ammesso la loro partecipazione al furto in questione secondo la dinamica e i ruoli indicati al punto 4.2 dell'atto di accusa con dichiarazioni che, peraltro, trovano conferma anche con quanto dichiarato da _ .
Per evitare problemi che avrebbero magari potuto derivare dall’intervento della polizia, il piano concordato prevedeva che, dopo il furto, i quattro lasciassero subito il Ticino. Così venne fatto. AC 4, non appena i due autori materiali raggiunsero l’autovettura, partì in direzione di _ (AC 3 PP 17.1.06 pag. 3).
Durante il viaggio, AC 1 e Toni contarono i soldi. Poi la refurtiva (che, a dire concorde della vittima e degli imputati ammontava a ca fr. 11.000.- ) venne divisa.
Le dichiarazioni degli autori differiscono, soltanto, sulla spartizione della refurtiva.
AC 1 parla di una divisione in cinque parti uguali (VI AC 1 5.1.2006, p. 7). AC 3 riferisce invece di una divisione non egualitaria, lui e il AC 4 avendo ricevuto fr. 2'000.-, il AC 6 fr. 700.-/800.-, e il rimanente essendo andato a AC 1 e _ (VI PP AC 3 17.1.2006, p. 3). AC 6 dice di aver ricevuto solo fr. 400.- (VI PP AC 6 10.1.2006, p. 5). Infine _ asserisce di aver ricevuto fr. 1'000.- oltre ad un pieno di benzina (VI PP _ 3.3.2006).
Stanti queste divergenze, nell'atto di accusa è stata ritenuta una suddivisione compresa tra i fr. 1'000.- ed i fr. 3'000.- ciascuno.
4.2.3.
La notte del 28.10.2005 (tra le 1h00 e 9h30) ad Arbedo veniva commesso un furto con scasso (forzatura della porta secondaria a mezzo di un attrezzo piatto di 10 mm, all. 101) ai danni dell' e del suo gerente PC 1 (costituitosi PC in occasione della denuncia presentata lo stesso 28.10.2005).
Oltre ai danni alla menzionata porta la PC ha pure denunciato la sparizione di una cassaforte contenente denaro contante (fr. 43'700.- e Euro 2'000.- relativi agli incassi degli EP _), diverso materiale cartaceo, gioielli ed orologi per fr. 17'900.- (cfr. formulario all. 101).
Il giorno seguente, 29.10.2005, a _ la polizia ha rinvenuto la cassaforte sottratta e poi scassinata con sparpagliato attorno diverso materiale cartaceo (azioni societarie e altro, v. foto all. 102) poi riconsegnate alla PC (cfr. VI PC 1 16.11.2005, all. 103).
Il furto in questione è ascritto a AC 3 in correità con _ _. Il punto 4.3 dell'atto di accusa si fonda sulle ammissioni rese dal AC 3 in corso di inchiesta (in part. VI PP AC 3 30.1.2006, p. 2). I tre correi menzionati nei suoi verbali non sono stati rintracciati dagli inquirenti. In contrasto con le dichiarazioni del AC 3, _ ammette solo un coinvolgimento suo malgrado, senza alcuna partecipazione alla pianificazione ed all'esecuzione del colpo. Stando alle sue dichiarazioni egli si sarebbe infatti limitato - e senza s
ape
rne il motivo - ad accompagnare il AC 3 a _ (dove si doveva aprire la cassaforte), ricevendo comunque il giorno seguente al colpo la somma di fr. 3'800.- a pagamento di un presunto debito che il AC 3 aveva nei suoi confronti.
Le versioni contrapposte di AC 3 e _ sono state da ciascuno ribadite dianzi al PP in occasione del confronto avvenuto il 21.2.2006, e meglio:
"
... AC 3
ADR
confermo innanzitutto che l’idea di questo furto era venuta per prima al _; fu lui a chiedermi se conoscevo qualcuno con cui si sarebbe potuto eseguire il furto. Probabilmente mi disse anche che presso il bar degli _ il titolare teneva una cassaforte contenente gli incassi. Io allora ho fatto venire dei miei conoscenti dalla _. Ci siamo incontrati a _ circa 10 giorni prima del furto. Ci siamo incontrati io, il _, lo _ e un suo amico kossovaro presso il ristorante _ per discutere del furto. In questa occasione non abbiamo eseguito sopralluoghi. Terminata la discussione _ e il suo amico kossovaro sono tornati a casa loro. Sono poi tornati una decina di giorni dopo e ci siamo rincontrati alla stazione. Anche _ era presente in questa circostanza. _ era venuto con il suo amico kossovaro e un suo amico jugoslavo. Di conseguenza eravamo in cinque. Insieme ci siamo quindi recati a casa del _ dove abbiamo ancora discusso del furto. Verso le 01.00 ci siamo recati tutti a _. Io mi sono spostato unitamente a _ a bordo del suo veicolo una Renault Espace. Insieme noi due abbiamo mostrato a _ e al suo amico jugoslavo dove si trovava l’EP in cui eseguire il furto. I due hanno poi effettuato un sopralluogo, dopo essere scesi dalla loro automobile. Terminato il sopralluogo siamo tornati tutti a casa di _ dove peraltro era rimasto ad aspettare l’amico kossovaro di _. Qui siamo rimasti fino alle 04.30. A quest’ora ci siamo spostati tutti e cinque di nuovo in direzione di _. Io e _ non abbiamo eseguito materialmente il furto, ma abbiamo atteso a bordo della sua auto nei posteggi vicino ai semafori dell’incrocio della strada che conduce ad _. Il furto è poi stato materialmente eseguito da _ e dal suo amico jugoslavo. Terminato il furto e dopo un piccolo malinteso che ha ritardato un attimo il nostro incontro, ci siamo ritrovati tutti e cinque presso la stazione di servizio _. Gli altri hanno poi chiesto di poter disporre di un posto tranquillo per aprire la cassaforte. _ ed io abbiamo detto loro di seguirci e _ ha poi indicato il posto vicino al campo sportivo di _, dove effettivamente ci siamo recati. Il posto per aprire la cassaforte è poi stato individuato sotto il ponte di _, prima del campo sportivo di _. _ ha fermato la sua automobile ad una trentina di metri dal luogo in cui poi gli altri si sono messi all’opera per aprire la cassaforte. Tutti e due, cioè io e _, siamo scesi dalla macchina e da questa distanza abbiamo guardato cosa facevano gli altri. Questi hanno
ape
rto la cassaforte con una mazza. Loro avevano già chiesto in precedenza di procurare loro questa mazza, ed in effetti l’attrezzo è poi stato fornito loro da _. Non so da dove abbia preso l’attrezzo. Aperta la cassaforte siamo tornati tutti a casa di _: io e _ a bordo della sua auto mentre gli altri tre erano a bordo di un loro veicolo Opel Zafira di colore grigio scuro con targhe germaniche. A casa di _ sono poi stati contati i soldi e gli altri ci hanno lasciato fr. 10'000.- oltre a moneta varia. Io e _ abbiamo poi suddiviso tra noi due questo denaro.
_
ADR
è vero che qualche volta si è discusso con AC 3 del fatto che queste ragazze tenessero dei soldi, rispettivamente che presso il _ vi poteva essere una cassaforte. Io non ho però mai detto che si poteva eseguire un furto, né di questo si è mai parlato. Oltretutto è da circa un anno e mezzo/due anni che io non metto più piede nel bar degli _. Io ricordo che quella sera mi sono trovato al _ fino alle 01.00 circa. Ero rimasto in questo posto a giocare a biliardo. Verso le 01.15/01.30 a me è venuta fame e ho quindi chiesto al AC 3 se voleva venire a mangiare con me un panino al botteghino del Kebab vicino al bar degli _. E così abbiamo fatto. Io ricordo che avevo poi mangiato un panino, non ricordo se lo ha fatto anche AC 3. Sono rimasto a parlare per un po’ con l’uomo del kebab. Presso questo botteghino siamo rimasti per una mezz’oretta buona, fin verso le 02.00. AC 3 era in mia compagnia, non aveva con se suoi amici. Terminata la discussione io ho riportato a casa AC 3 e poi me ne sono andato a casa mia. Non era previsto che ci rincontrassimo. Verso le 03.00 AC 3 è arrivato a casa mia con tre persone che non avevo mai visto e sono entrati in casa mia e io ci sono anche rimasto un po’ poiché non avevo mai visto quelle persone. Si sono seduti in sala ed hanno iniziato a parlare fra loro. Io non capivo cosa si dicevano. Ho cercato un attimino di capire, ma ero anche un po’ intimorito poiché tra i tre che non conoscevo ve ne era anche uno grande, grosso e brutto. Avevo però intuito che c’era qualche cosa che dovevano fare, intendendo con questo che probabilmente dovevano compiere un furto. A dire la verità alla fine io chiesi a AC 3 cosa stava succedendo ed egli mi rispose che i tre dovevano andare a compiere un lavoro, inteso come compiere un furto in un locale. Io non ho chiesto maggiori dettagli. Vero le 04.30/04.45 gli altri se ne sono andati e dio sono rimasto solo a casa. Mi sono fumato una sigaretta e poi sono andato a letto ed ero quasi addormentato quando sentì nuovamente a suonare la porta. Era di nuovo AC 3 che mi disse di andare di nuovo con lui. Io gli ho chiesto cosa voleva e lui mi ha detto di muovermi. Allora io mi sono vestito ed ho preso la mia automobile, facendo salire AC 3. Gli ho chiesto dove dovevo andare e lui mi ha detto che dovevo prendere la direzione di _. Arrivati all’altezza dell’intersezione che da _ conduce verso il piano di _ AC 3 mi ha detto di svoltare a sinistra, e prima di passare il ponte sul fiume _, di girare a destra.
(...)
Ho visto che nei pressi vi erano altre persone ed ho arrestato la mia macchina ad una distanza di 70/100 metri. AC 3 è sceso dall’automobile, mentre io sono rimasto a bordo. Ho sentito dei rumori, come dei colpi forti metallici. Dopo 10/15 minuti AC 3 è tornato, è risalito nell’automobile, e mi ha detto di andarcene. Con AC 3 mi sono recato a casa mia. Ho fatto scendere AC 3 sotto casa mia ed io me ne sono andato a casa. Né AC 3 né altre persone sono più entrate in casa mia quella sera. Il giorno dopo mi sono rincontrato con AC 3 al _: lui mi ha detto di andare a fare un giro con la macchina insieme e mi ha consegnato fr. 3'800.-. Io avevo capito che erano i soldi che provenivano dal furto commesso dagli altri la sera prima. AC 3 mi doveva dei soldi e quindi io non ho chiesto spiegazioni da dove provenisse la somma che lui mi aveva consegnato."
(VI confronto _ -AC 3 21.2.2006, p. 2-4)
Da notare che la loro presenza al botteghino del kebab è stata confermata dal titolare del medesimo che si è ricordato che il AC 3 e il _ (poi riconosciuti anche in fotografia) si erano fermati insieme per mangiare un panino, e meglio uno solo dei due aveva richiesto il panino, l'altro niente (VI _ 18.1.2006, p. 1, all. 108). La Corte ha creduto che i fatti si sono svolti così come raccontati da AC 3, le cui dichiarazioni sono sempre state univoche, costanti e confermate da indizi esterni.
4.2.4.
La notte tra l'8 e il 9 novembre 2005, a _, PC 5 (22.9.1939), proprietario e gerente del ristorante-pizzeria PC 5 veniva aggredito e derubato (VI PC 5 9.11.2005 e 11.1.2005).
Secondo il certificato medico – allestito, però, 6 giorni dopo i fatti - la vittima ha riportato, oltre ad un trauma psichico, una contusione mandibolare sinistra con ematoma infraorbitale e una contusione all'emitorace sinistro (cfr. certificato medico 15.11.2005 in atti).
Sul luogo del misfatto intervenne anche la scientifica. Furono trovati la corda e il nastro adesivo serviti per immobilizzare la vittima. Sul nastro adesivo impiegato per imbavagliare la vittima e nei prelievi effettuati sotto le unghie della mano destra della vittima furono rilevate tracce di DNA maschile corrispondenti al AC 1 (cfr. documentazione fotografica 6.3.2006 AI 1.11).
Fu proprio grazie a queste tracce che i fratelli AC 1 poterono essere arrestati (cfr. rapp. di arresto 22.12.2005, AI 1.2).
Gli altri vennero fermati nei giorni successivi grazie anche alle loro dichiarazioni.
I fratelli AC 1 - come accennato più sopra - hanno quasi da subito ammesso di essere stati gli esecutori materiali dell'atto in discussione riferendo della sua esecuzione in modo sostanzialmente conforme al racconto della vittima con un’unica divergenza relativa alle percosse e alle minacce. Secondo la vittima, i due malviventi, dopo che lui, credendo di potersi così meglio difendere, si lasciò cadere a terra, lo colpirono con dei pugni al volto. I due AC 1, invece, hanno sempre negato di avere picchiato il signor_ .
Detto questo, gli accertamenti pre e dibattimentali hanno permesso di accertare che l'idea di derubare il gerente della Pizzeria PC 5 (in realtà, un locale con prostitute) balenava in testa a AC 3 da tempo, in ogni caso da più di un anno, e cioè da quando un suo amico, _ (che aveva lavorato come cameriere presso quell'esercizio pubblico) gli parlò del molto denaro contante che il proprietario della “pizzeria” teneva in casa. L’amico aveva raccontato a AC 3 che aveva visto una cassaforte nell’ufficio del gerente e che lui, come gli altri dipendenti, veniva sempre pagato in contanti. Da lì a dedurre che il PC 5 tenesse in tale cassaforte ingenti somme di denaro, il passo fu breve
(
VI PP AC 3 4.1.2006, p. 2; VI PP AC 3 12.1.2006, p. 1; VI PP _ 20.1.2006, p. 2). Dopo avere avuto conferma da parte del _ sulla questione dei tanti soldi (VI PP _ 20.1.2006, p. 2), AC 3 ritornò a rimuginare l’appetitoso progetto e ne parlò, dapprima, ripetutamente (la prima volta, secondo AC 4, fu nel settembre 2005) con AC 4 (VI AC 3 28.12.2005, p. 1-2; VI PP AC 3 4.1.2006, p. 2;
VI PP AC 4 31.1.2006, p. 2-3).
Secondo AC 4, AC 3 gli chiese di eseguire lui materialmente il colpo. Lui rifiutò per paura di essere riconosciuto (VI PP AC 4 31.1.2006, p. 2-3) ma gli disse che non avrebbe avuto problemi a reperire gli uomini adatti (VI PP AC 3 4.1.2006, p. 2).
Del progetto di rapinare il PC 5, AC 3 parlò anche con AC 6 “
qualche tempo prima di eseguire il colpo”
(VI PP AC 6 10.1.2006, p. 2). Tuttavia, secondo il suo stile, anche su questa questione AC 6 ha cercato di sminuire le sue responsabilità dichiarando che lui, a dire il vero, aveva creduto che l’amico scherzasse
(VI PP AC 6 10.1.2006, p. 2)
Nemmeno su questa questione la Corte ha creduto a AC 6. Non soltanto perché il suo pieno coinvolgimento emerge con evidenza dai fatti ma anche perché le sue dichiarazioni non hanno mai avuto il pregio della costanza. Ad esempio, lo stesso giorno in cui al PP aveva detto di avere creduto ad uno scherzo, alla polizia aveva, invece, detto di avere “intuito” che l’intenzione di AC 3 era quella di derubare il_
(
VI AC 6 10.1.2006, p. 2) mentre, il 30 dicembre precedente, alla polizia aveva detto di avere partecipato alle discussioni sulla disponibilità di denaro del_ e sulla possibilità di derubarlo (VI AC 6 30.12.2005, p. 2; partecipazione confermata da AC 3 in VI AC 3 28.12.2005, p. 2).
La Corte non ha seguito il AC 6 in questo suo chiamarsi fuori e l’ha ritenuto compartecipe a pieno regime nelle discussioni di preparazione del colpo.
Poi, conformemente agli accordi, AC 4 contattò AC 1 che accettò senza indugi e coinvolse il fratello minore AC 2
(VI AC 4 19.1.2006, p. 1-2; VI PP AC 4 31.1.2006, p. 3; VI AC 1 22.12.2005, p. 10; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 7).
I fratelli AC 1 hanno entrambi concordemente dichiarato che AC 4 non spiegò loro nulla riguardo alla rapina ma si limitò a dire che si trattava di “
fare un lavoro con lui inteso come rubare dei soldi
” (AC 1 22.12.2005) colpendo un bordello (AC 2 27.12.2005). In sostanza, i fratelli AC 1 sono partiti da _ senza nulla sapere se non che si trattava di rubare (
“quando io partii da _ non s
ape
vo quante persone avrebbero partecipato al colpo e, a dire il vero, non s
ape
vo neppure in cosa esattamente questo sarebbe consistito”
VI PP AC 2 27.12.2005, p. 2-3).
AC 3 decise che il colpo si sarebbe fatto l'8 novembre 2005.
Non va dimenticato che non erano passati ancora 10 giorni dall’ultimo colpo effettuato.
In sintesi, il piano – discusso dagli autori al _ la stessa sera - prevedeva di sopraffare la vittima sottraendole il marsupio in cui teneva l’incasso della giornata e le chiavi per aprire la cassaforte. Ai fratelli AC 1 andava il compito di eseguire materialmente il colpo, agli altri, dopo avere procurato il necessario per immobilizzare la vittima, di rimanere in attesa per prelevarli alla fine.
Sia AC 3 che AC 6 che AC 4 si sono dati un gran da fare per convincere gli inquirenti, prima, e, poi, la Corte che loro mai e poi mai avevano pensato che si sarebbe reso necessario l’utilizzo della violenza.
In realtà, quel che è certo è che il piano discusso ed accettato da tutti i partecipanti prevedeva che il_ avrebbe dovuto venire sopraffatto, immobilizzato, legato ed imbavagliato mentre che per il resto l’esecuzione era stata lasciata al buon volere dei due AC 1 . Ciò risulta chiaramente dalle stentate e ondivaganti ammissioni fatte in sede pre-dibattimentale dai correi “non-esecutori materiali”, dalle loro maggiormente chiare ammissioni in aula e dalle chiare e credibili dichiarazioni dei fratelli AC 1 (VI PP AC 4 31.1.2006, p. 3-4;
VI confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 7;
VI AC 4 19.1.2006, p. 2;
VI AC 3 28.12.2005, p. 3; VI PP AC 3 4.1.2006, p. 6
; VI AC 6 27.12.2005, p. 3; VI AC 6 30.12.2005, p. 2; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 4; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 3; VI AC 6 20.1.2006, p. 3; VI AC 2 13.1.2006, p. 2; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 1-2; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 7-8;
VI confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 7).
Dunque, sulla base delle chiare dichiarazioni dei due fratelli AC 1 – che risultano peraltro essere confermate anche dalle stentate e parziali ammissioni dei correi – la Corte ha ritenuto accertato che il piano, discusso e condiviso da tutti, prevedeva che il gerente della pizzeria venisse immobilizzato, imbavagliato e legato.
E’ evidente che, pertanto, tutti avevano preso in considerazione ed accettato l’eventualità che i due AC 1 ricorressero alla violenza: questa poteva, in effetti, rendersi necessaria, a dipendenza della reazione della vittima, per poterne vincere la resistenza o a causa di altre circostanze, anche queste, come la prima, imprevedibili poiché legate a causalità su cui nessuno di loro aveva alcuna possibilità di incidere.
In sintesi, definito il grosso (cioè, l’immobilizzazione della vittima e la necessità di farsi dire da lei l’ubicazione della cassaforte e farsi consegnare la chiave), il resto era lasciato nelle mani dei AC 1 alla guisa di una delega in bianco.
Sulla base del racconto degli accusati (in part. VI PP AC 4 31.1.2006, p. 2-5; VI PP AC 3 4.1.2006, p. 5ss; VI PP AC 2 27.12.2005, p. 2-4; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 7-8; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 2-4) gli avvenimenti di quella sera possono, poi, essere così riassunti.
AC 4 passò da _ a prendere i fratelli AC 1 e, così come convenuto, tra le 21h00 e le 22h00 (non tutti sono concordi sull'orario), si incontrarono al bar _ con AC 3 e AC 6.
Dopo avere discusso della cosa ed avere elaborato il piano da seguire, tutti e cinque a bordo della VW Bora di AC 4 si recarono a_ nei pressi della pizzeria per effettuare un sopralluogo. Giunti in loco, dalla vettura scesero ed andarono in esplorazione AC 3 e AC 1 che si convinse che "la cosa si poteva fare".
I cinque decisero di agire dopo la chiusura dell'esercizio pubblico.
Così ripartirono per_ intenzionati ad aspettare l’orario di chiusura a casa di AC 6.
Durante il tragitto vennero anche fermati per un controllo da una pattuglia della polizia (cfr. rapporto di arresto AC 1 22.12.2005, AI 1.2).
A_ , i fratelli AC 1 rimasero con AC 6 nell’ appartamento di quest’ultimo mentre AC 3 e AC 4 si allontanarono per incontrare due ragazze con cui avevano un appuntamento.
Verso mezzanotte il gruppo si riunì sotto casa del AC 6.
Dalla vettura del fratello - posteggiata lì vicino e senza targhe – AC 6 prese una corda e un rotolo di nastro adesivo che sarebbero, poi, serviti a legare ed imbavagliare le vittime e li consegnò, prima di partire, a AC 1 (cfr., in particolare, dichiarazioni di AC 4 in aula).
Così attrezzati, tutti e 5 partirono alla volta di_ .
Giunti in zona, i fratelli AC 1 scesero dalla vettura.
AC 4 consegnò loro il suo cellulare che i fratelli avrebbero poi dovuto usare per chiamare i correi a cose fatte e farsi recuperare
(AC 3 PP 4.1.2006 pag. 6).
I AC 1 andarono ad appostarsi vicino all’uscita secondaria della pizzeria da cui, secondo le informazioni, dopo la chiusura dell’EP, il_ usciva per salire nell’appartamento sito al piano superiore dell’edificio. I fratelli presero posizione avendo cura di non far scattare il meccanismo d’accensione automatica delle luci.
Non appena il_ fu sulla soglia, i due intervenirono:
"
... Abbiamo afferrato l’uomo e l’abbiamo sdraiato sul pavimento. Con la corda l’abbiamo legato dappertutto. Lui ha un po’ gridato all’inizio ma poi si é calmato. Gli ho allora preso le chiavi che erano legate ad un portachiavi. Mio fratello é rimasto con lui di sotto ed io sono salito nella sua abitazione a cercare la cassaforte. L’abitazione si trovava al primo piano così che ho avuto solo una rampa di scale da salire. Ho trovato la cassaforte che ho
ape
rto con la chiave recuperata dall’uomo. Il denaro si trovava all’interno della cassaforte. Salvo errore all’interno della cassaforte si trovavano anche altri documenti, forse azioni. Ma io ero solo interessato ai soldi. Li ho ripresi e sono ridisceso. Qui mio fratello mi ha detto che l’uomo no stava molto bene e gli ha quindi portato un bicchiere d’acqua. Io vidi che poi lui cominciava di nuovo a sentirsi meglio. L’abbiamo lasciato lì e ce ne siamo andati dalla stessa porta da cui eravamo entrati [...] Non avevamo preso con noi armi, quindi neppure coltelli o pistole a gas...."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 8 e 9).
"
... Abbiamo poi visto che qualcuno apriva la porta e allora ci siamo precipitati all’interno. Il gerente si é spaventato ed é caduto, noi lo abbiamo immobilizzato e non mi ricordo se lo abbiamo legato subito, ma credo proprio di si. Va detto che l’uomo non aveva reagito molto. Non lo abbiamo picchiato e del resto neppure sarebbe stato necessario. L’abbiamo quindi perquisito e mio fratello ha trovato un mazzo di chiavi. Gli abbiamo chiesto dove teneva i soldi e, per la verità, neppure abbiamo capito bene quello che diceva. Fatto sta che mio fratello é poi salito al primo piano e ha perquisito l’appartamento, cercando i soldi. Nell’appartamento ha trovato una borsa contenente soldi. Non so se per caso la borsa si trovava all’interno della cassaforte, quello che so é che lui é tornato con i soldi. Mentre mio fratello cercava i soldi io ero rimasto da basso con l’uomo e questi mi diceva che stava male per cui gli ho portato un bicchiere d’acqua. Prima di lasciarlo, lo abbiamo ancora imbavagliato con il nastro adesivo. Nel nastro adesivo abbiamo fatto anche un buchetto affinché potesse respirare. Prima di partire ho detto ancora a mio fratello che l’uomo non stava bene e quindi lui é tornato ancora un attimo a controllare se era tutto ok..."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 3-4).
Va, qui, precisato che, così come dai fratelli AC 1 più volte precisato, risulta dalla stessa dichiarazione di_ che questi non fu gettato a terra dai due assalitori (come l’AA erroneamente riporta) ma vi si lasciò cadere sperando di potersi così difendere meglio.
Nemmeno la Corte ha potuto accertare che i fratelli AC 1 effettivamente si accanirono con dei pugni sulla vittima: loro l’hanno pervicacemente negato e, in assenza di altri indizi, la Corte ha dovuto ritenere che le contusioni di cui parla il certificato medico siano da attribuire alla caduta e non ad altro.
Durante il colpo i fratelli AC 1 avevano messo delle calze sulle mani. Così riferisce AC 3 (
VI PP AC 3 4.1.2006, p. 7) e conferma AC 2 che precisa che avevano pure utilizzato un berretto di lana per la testa (indumenti dati loro quando erano nell'appartamento del AC 6, cfr. VI AC 2 AC 1 13.1.2006, p. 2).
Secondo il piano, AC 4 AC 3 e AC 6, nell'attesa della “fine dei lavori”, erano andati al locale notturno _.
Lì vennero raggiunti dalla telefonata del AC 2 che, utilizzando il telefono di AC 4 ricevuto allo scopo, chiamò il numero di AC 3. Fu AC 4 a rispondere. Il trio andò quindi a raccogliere i due fratelli e tutti e cinque, a bordo della VW Bora di AC 4, si diressero verso _.
Imboccarono la strada cantonale e, poi, fecero il passo del S. Gottardo per evitare controlli della polizia più facili nella galleria.
Durante il tragitto discussero di come era andato il colpo.
Sul passo, buttarono dal finestrino gli oggetti che avrebbero potuto collegarli alla rapina (VI AC 4 19.1.2006, p. 3-4; VI PP AC 4 31.1.2006, p. 5;
VI PP AC 3 4.1.2006, p. 7; V
I PP AC 6 10.1.2006, p. 4).
Giunti a _, andarono tutti a casa dei fratelli AC 1.
Lì dapprima contarono il bottino.
Tutti parteciparono alla conta poiché si trattava di banconote di piccolo taglio.
Secondo gli imputati, la refurtiva si aggirava sui fr. 20'000.-.
La vittima aveva però denunciato solo un ammanco di fr. 10'000.-.
Richiesto di esprimersi a questo proposito PC 5 ha dichiarato che l'importo a suo tempo dichiarato "
poteva benissimo essere superiore
", precisando che
"il conteggio vero e proprio l'avrei fatto solo alla fine del mese. Penso anche che sono stato determinato a dichiarare una cifra contenuta, poiché alcuni giorni prima della rapina avevo fatto un grosso versamento in banca
" (cfr. VI_ 3.3.2006).
Quest'ultimo particolare ha trovato peraltro riscontro in una dichiarazione di AC 3 secondo cui
"in occasione della rapina era stato trovato anche uno scontrino della banca dal quale risultava che qualche giorno prima il gerente della pizzeria aveva portato fr. 40'000.- in banca. Era stato fortunato, almeno è quanto ho pensato io..."
(
VI PP AC 3 4.1.2006, p. 8).
Poi il bottino venne diviso fra i vari partecipanti. La divisione venne fatta in parti uguali (ognuno prese sui fr. 4.000.-), con i fratelli AC 1 cui venne destinata qualcosina di più mentre all’informatore (Idriz_ ) vennero destinati circa fr. 1.000.- (
VI PP AC 3 4.1.2006, p. 7;
VI PP AC 2 27.12.2005, p. 4; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 8; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 4;
VI PP AC 4 31.1.2006, p. 5; VI confronto AC 3-Bajgora 20.1.2006, p. 3).
Spartita la refurtiva, AC 3 e AC 6 seguirono AC 4 a casa sua.
Vi rimasero poche ore e, poi, fecero rientro in Ticino con il treno (VI PP AC 6 10.1.2006, p. 4; VI PP AC 4 31.1.2006, p. 5).
4.2.5.
Trascorsi appena 6 giorni dalla rapina (che, pure, aveva fruttato un bel gruzzoletto), gli imputati decisero di passare nuovamente all’azione.
L’idea venne loro – o meglio, venne a AC 3, AC 6 e AC 5 – un pomeriggio passato al_ (un EP con prostitute).
Mentre erano seduti e si guardavano in giro, AC 6 indicò ai compagni una prostituta –_ – e spiegò loro che , essendo giovane e bella, la donna aveva molti clienti e, soprattutto, conservava i suoi lauti guadagni nella borsetta che teneva sempre con sé.
Così, allettati dalla prospettiva di una refurtiva considerevole a portata di mano, i tre decisero di passare all’azione (AC 3, VI 25 10.1.2006 pag. 1;
VI PP confronto AC 5-AC 6 21.1.2006;
VI PP AC 3 17.1.2006, p. 3 e VI PP AC 6 10.1.2006, p. 5).
Siccome tutti erano ben conosciuti al_ , i tre decisero di far intervenire ancora una volta AC 2.
Perciò, AC 3 telefonò a AC 4. AC 4, senza porre indugi, rispose che, salvo imprevisti, avrebbe potuto arrivare in Ticino con il compare la sera stessa.
Così fu. Impevisti non ce ne furono e, soprattutto, AC 2 non si fece pregare.
I due arrivarono al _ già verso le 20.00 di quella sera.
Al _ i cinque discussero sul procedere.
Decisero che AC 2 avrebbe dovuto contattare la ragazza – che gli sarebbe stata indicata da AC 5 - contrattando una prestazione sessuale e che, poi, l’avrebbe derubata mentre lasciavano la camera
"
Quando sono arrivati si è poi discusso del fatto di commettere il furto ai danni della donna. Si decise quindi che io ed il_ avremmo portato il _ al_ con l’automobile di _. Mentre AC 4 e_ avrebbero atteso al _ . Siamo arrivati al Motel verso le 21.30. _ si è seduto ad un tavolo da solo, mentre_ ed io ci siamo messi al bar a bere qualche cosa. La ragazza era già presente ed il_ si è avvicinato a lei a parlarle. Questo era il segnale con cui_ indicava la ragazza da derubare al AC 2. Seduto al suo tavolo, sembrava che AC 2 si trovasse lì per conto suo."
(AC 3 PP 17.1.2006 pag. 3 e 4)
Una volta indicata la donna al compare, AC 3 e AC 5 lasciarono il locale e, come convenuto, attesero in macchina poco lontano che AC 2 facesse quel che doveva e, poi, li raggiungesse.
Va detto che, prima di partire dal _ , AC 3 e AC 6 diedero ciascuno fr. 50.- al AC 2 affinché questi potesse pagare “il dovuto” (anche se solo momentaneamente) alla prostituta dopo il rapporto (AC 3 PP 17.1.2006 pag. 3 e 4;
VI PP AC 1 10.2.2006, p. 3).
_ fece quanto previsto e, all’uscita dalla camera, sottrasse la borsa alla donna
(VI AC 1 5.1.2006, p. 4 e 5).
Poi raggiunse i compagni. Con loro si avviò verso la casa di AC 3. Nel tragitto i nostri si liberarono della borsetta buttandola dal finestrino.
La borsa, contenente
ancora il braccialetto da caviglia e i documenti della vittima
verrà, poi, ritrovata dalla polizia l
a mattina del 28.11.2005, in una strada forestale in territorio di _ (VI PC 7 28.11.2005).
A casa di AC 3, i tre vennero raggiunti da AC 6 e da AC 4 e si spartirono il bottino.
Secondo la vittima, la borsa conteneva
11'000.- fr. (guadagnati al_ fornendo prestazioni sessuali), 5'000.- euro (che la donna aveva con sé quando era giunta dalla
_
ad inizio ottobre 2005); i documenti, un cellulare Nokia del valore di fr. 500.- e una cavigliera in oro a maglie fini con ciondolo raffigurante un elefante del valore di fr. 200.- (cfr. formulario di denuncia 16.11.2005, all. 112 e VI PC 7 16.11.2005, p. 2).
Nessuno degli imputati ha saputo dire con esattezza l’ammontare del bottino. Tuttavia, le loro dichiarazioni (che danno atto di importi molto vicini a quello dichiarato dalla vittima) confortano con sufficiente verosimiglianza le dichiarazioni della donna.
La refurtiva fu poi divisa in cinque parti uguali, con AC 4 e AC 1 che ricevettero “
qualche cosa di più per le spese sopportate”
(VI PP AC 5 23.1.2006, p. 2; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 6; VI AC 1 5.1.2006, p. 5; VI PP AC 1 10.2.2006, p. 3;
VI PP AC 4 6.2.2006, p. 4).
Dopo la spartizione del bottino, AC 4 e AC 1 rientrarono a _.
Gli altri, invece, sono "
andati un po' in giro a spendere un po' di soldi che avevano preso
" (cfr. in part. VI PP AC 3 17.1.2006, p. 4 confermato da AC 5 in VI PP 23.1.2006, p. 2).
Va detto che di questo furto parlò per la prima volta _ AC 1 che ha subito chiamato in causa anche AC 4 e AC 6 (cfr. in part.
VI PP AC 1 10.2.2006, p. 3).
Tutti hanno, poi, ammesso il loro coinvolgimento nel furto.
Va precisato che le
versioni rese da AC 3, AC 5, AC 6, AC 4 e AC 1 sono sostanzialmente concordanti tra loro (con le solite “svicolate” di AC 6) e corrispondono altresì alla dinamica dei fatti descritta al punto 4.4 dell'atto di accusa (VI PP AC 3 17.1.2006, p. 3; VI PP AC 5 23.1.2006, p. 1; VI PP AC 6 10.1.2006, p. 5; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 3 e VI PP AC 1 10.2.2006, p. 3).
4.2.6.
Dopo soli 8 giorni dal furto ai danni della prostituta, i nostri tentarono un altro colpo. Questa volta, ai danni del _ , una pizzeria di cui AC 3, AC 5 e AC 6 erano frequentatori abituali.
Una prima discussione in cui si ventilò l'idea di commettere un furto ai danni del gerente del bar_ di_ avvenne tra AC 3, AC 5 e AC 6 un sera di novembre, poco dopo il furto ai danni della prostituta del_ .
I tre – sempre alla ricerca di “colpi buoni” – pensarono che il gerente di tale EP avrebbe potuto costituire una ghiotta e facile preda dal momento in cui, come sua abitudine, lasciava il locale dopo la chiusura con i soldi dell’incasso di diversi giorni se non, addirittura, del mese (VI AC 3 26.1.2006, p. 4;
VI PP AC 5 23.1.2006, p. 2;
VI AC 5 25.1.2006, p. 4).
Fu AC 6 a dire agli amici dell’ abitudine del gerente di andarsene in giro con molti soldi e a lanciare l’idea del furto (“s
i s
ape
va che presso il bar_ giravano parecchi soldi e sembrava che il gerente se li portasse appresso tutte le sere. Mi pare che l’informazione originale fosse partita dal_ e che l’avesse riferita a AC 3";
cfr. VI PP confronto AC 5-AC 3 17.2.2006, p. 2;
VI AC 6 27.1.2003).
Dunque, in quella sera di novembre, mentre erano a cena al bar_ , i tre cominciarono a discutere di come si potesse derubare il gerente:
"
Si è ventilato l'idea di attendere il titolare in oggetto, al momento della chiusura del locale e di rubargli il denaro al momento in cui si dirigeva verso la sua vettura per andare a casa."
(VI AC 6 27.1.2003).
Maturata l’idea, AC 3 telefonò a AC 4 dicendogli che c’era “un lavoro” da fare. Come sempre, senza indugiare, AC 4 contattò i fratelli AC 1 che, come sempre, senza far domande, accettarono:
"
...
non ricordo esattamente la data, comunque verso la fine del mese di novembre 2005, avevo ricevuto una telefonata da AC 3 il quale mi invitava di raggiungerlo in Ticino, unitamente ai fratelli AC 1, poiché aveva in previsione di fare un nuovo "lavoro". Per telefono non spiegava il luogo e di cosa si trattava. Fatto sta' che ho contattato i fratelli AC 1 e loro si sono dichiarati disponibili di seguirmi in Ticino"
(VI AC 4 2.2.2006, p. 1; cfr, anche,
VI AC 1
3.2.2006, p. 1).
Così, pochi giorni dopo, tutti si ritrovarono a casa del _
(
VI AC 3 8.2.2006, p. 2).
Lì ridiscussero del piano che venne precisato nel senso che AC 4 con i due AC 1 avrebbe dovuto appostarsi nelle vicinanze dell’autovettura del gerente (che parcheggiava sempre poco lontano dal locale) mentre AC 3 e _ avrebbero funto da vedetta per avvisare i compari al momento in cui l’uomo avrebbe lasciato l’EP. I due AC 1 sarebbero entrati in azione e, poi, concluso il lavoro, si sarebbero allontanati con la vettura guidata da AC 4
(
VI AC 3 13.2.2006, p. 2;
VI AC 5 1.2.2006, p. 1;
VI AC 4 2.2.2006, p. 1-2).
Secondo le loro previsioni, la refurtiva avrebbe dovuto in ogni caso aggirarsi sui fr. 30/40.000.- fr.
(VI PP AC 5 15.2.2006, p. 4; VI AC 2
2.2.2006, p. 2; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 3;
VI AC 1
3.2.2006, p. 1).
Va precisato che le informazioni di cui gli imputati disponevano erano esatte.
Infatti,
il gerente del bar_ , ha in particolare confermato che tutte le sere dopo la chiusura del locale percorre a piedi un pezzo di strada sino a raggiungere la sua automobile, una Volvo, che normalmente posteggia nei parcheggi dello_ verso _ e che, durante questo tragitto, porta regolarmente una borsa dove vi è contenuto l'incasso del bar_ , ammontante, verso la fine del mese, a circa fr. 30'000.-. Dalla sua deposizione emerge, poi, che è sempre lui a provvedere alla chiusura del locale, a volte anche in anticipo (quando va a prendere la moglie alla tombola), che lascia quando clienti personale se ne sono andati (VI _ 17.2.2006).
Pianificato il colpo, il quintetto si mise, la sera stessa, in azione, ma era troppo tardi perché, quando arrivarono sul posto, scoprirono che il gerente aveva già lasciato l’EP . Così, con la coda fra le gambe, rientrarono a casa di AC 5
(VI AC 1
3.2.2006, p. 1-2;
VI PP AC 1
10.2.2006, p. 5;
VI _
2.2.2006, p. 1-2;
VI PP AC 2
10.2.2006, p. 3; VI AC 3 8.2.2006, p. 2;
VI AC 5 1.2.2006, p. 2; VI AC 4 2.2.2006, p. 1-2)
Lì decisero di ritentare il colpo e, poi, i AC 1 e AC 4 fecero rientro a _ (VI AC 4 2.2.2006, p. 1-2).
Il colpo venne ritentato il 30 novembre, circa una settimana dopo il primo fallimento.
Dunque, la sera del 30, i cinque presero i loro posti. AC 3 e AC 5 si appostarono in un bar di fronte al bar_ da dove potevano controllare le mosse del gerente. AC 4 e i due _ andarono invece a mettersi vicino al parcheggio, in attesa del segnale.
Ricevuto il segnale, i due AC 1 avrebbero dovuto scendere dalla vettura ed affrontare il gerente.
Sul modo in cui si sarebbe dovuto affrontare la vittima le versioni sono discordanti.
Da un lato, si hanno le dichiarazioni dei fratelli AC 1 e di AC 5 secondo le quali, durante la pianificazione del colpo, si era anche discusso di eventualmente impiegare la violenza – intesa come pugni e/o calci – per sopraffare la vittima nel caso in cui questa avesse opposto resistenza. Secondo le dichiarazioni concordi dei tre imputati citati, durante la pianificazione del colpo si era concordato che, nel caso in cui il gerente si fosse tenuta stretta la valigetta, si sarebbe dovuto gettarlo a terra e che, se questi si fosse difeso, si sarebbe dovuto metterlo fuori gioco picchiandolo con pugni e calci. I fratelli AC 1 a questo proposito hanno precisato che dagli altri componenti del gruppo venne il suggerimernto di picchiarlo “
subito senza stare troppo a pensarci
“
(
VI PP AC 2 10.2.2006, p. 4; cfr, anche,
VI PP confronto AC 2 -AC 3 17.2.2006, p. 1-2; VI PP AC 1 22.2.2006, p. 2; cfr, pure, VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 8; VI PP AC 5 15.2.2006, p. 4, con conferma in VI PP confronto AC 5-AC 3 17.2.2006).
Dall'altro lato, AC 3 e AC 4, pur ammettendo che si era effettivamente parlato di immobilizzare l’uomo e strappargli di mano la borsa e/o di buttarlo a terra (“
ma caso mai solo bloccarlo o buttarlo per terra...":
AC 3 nel confronto con AC 2 17.2.2006, p. 1-2), hanno tenuto a dire che mai nel gruppo si discusse di usare violenza contro la vittima (VI PP confronto AC 5-AC 3 17.2.2006, p. 3; cfr, anche,
VI AC 3 13.2.2006, p. 1-2; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 5)
Al di là del fatto che il contrasto fra i diversi protagonisti è quasi soltanto apparente (in effetti, bloccare qualcuno e buttarlo a terra è comunque usare violenza), su questa questione la Corte non ha creduto né a AC 4 né a AC 3.
Ben più attendibili sono risultate essere le dichiarazioni concordi, lineari e cristalline degli altri tre, in particolare quelle di AC 2 che, in tutta l’inchiesta, è apparso, con il fratello, il più sincero e, nonostante la giovane età, quello maggiormente in grado di assumersi responsabilità senza mai giocare a scaricabarile.
Quindi, la Corte ha ritenuto accertato che, effettivamente, durante la pianificazione del colpo, tutti furono d’accordo che, se la vittima si fosse difesa, non ci si sarebbe dovuto limitare a buttarla a terra ma si sarebbe dovuto vincerne le resistenze colpendola con pugni e calci.
Come già detto, anche questo colpo sfumò.
Questa volta a causa di un malinteso di AC 4 sui tempi. Questi, infatti, ritenendo di avere tempo a sufficienza, decise di andare a fare il pieno in un vicino distributore dopo avere visto che il livello della benzina nel serbatoio era troppo basso (“
quasi a secco”
VI PP AC 4 6.2.2006, p. 5).
Contrariamente alle previsioni di AC 4, però, l’esercente lasciò l’EP prima del suo ritorno e, quindi, ancora una volta, il colpo sfumò
"
.... Verso le ore 24.00 ci siamo appostati nuovamente, con la stessa modalità della volta precedente, verso il bar_ . AC 3 e_ in osservazione nei paraggi del bar _ ed io con i due AC 1 nel piccolo parcheggio in attesa del segnale telefonico convenuto da parte di AC 3. Giunta l'ora della chiusura del bar_ personalmente non ho capito il segnale fattomi dal AC 3 e notando che la benzina della BMW era scarsa ho deciso di recarmi a fare il pieno, pensando di riuscire in tempo a ritornare sul posto prima della partenza del titolare del bar. Quando ho raggiunto il distributore _, siamo stati raggiunti da AC 3 e da_ i quali, con stupore, ci chiedevano il motivo per cui non avevamo portato a compimento il "lavoro", poiché il titolare del bar_ aveva già lasciato il posto. Personalmente riferivo loro che non avevo capito il segnale convenuto e pensavo di avere tutto il tempo necessario per fare benzina e per ritornare ancora in luogo..."
(VI AC 4 2.2.2006, p. 2; cfr, anche, VI AC 3 8.2.2006 9h40, p. 3; VI AC 2 2.2.2006, p. 2; VI AC 1 3.2.2006, p. 2-3;
VI PP AC 1 10.2.2006, p. 5; VI AC 5 1.2.2006, p. 2;VI PP AC 5 15.2.2006, p. 4).
Il PP aveva ritenuto che questi fatti costituissero degli atti preparatori di rapina.
Con il consenso delle parti, la Presidente in aula ha, invece, posto come ipotesi alternative di reato quelle di tentata rapina o tentato furto aggravato siccome commessa/o in banda (cfr. verb. dib. pag. 5).
Rispondendo ad una domanda della Presidente, in aula, AC 6 ha detto di non avere partecipato al tentato colpo contro il gerente del bar_ “perché quella sera lui lavorava”.
Poi, sollecitato dalla Difesa, ha aggiunto che, tuttavia, non era sicuro che avrebbe partecipato anche se non avesse lavorato poiché “magari non se la sarebbe sentita”.
Inutile dire che la precisazione non ha convinto la Corte, ritenuto, da un lato, come essa sia stata sollecitata, e, dall’altro e soprattutto, ritenuto che AC 6 non ha avuto remore a partecipare, per esempio, alla rapina di_ , ben più grave e rischiosa del progettato colpo ai danni del bar_ .
4.2.7.
Non volendo sprecare la serata, dopo il fallimento del colpo ai danni del gerente del bar_ , i cinque compari decisero - senza il minimo indugio - di ripiegare su un altro obiettivo così come avevano già fatto dopo il tentativo andato a vuoto di derubare _.
La scelta del nuovo obiettivo fu facile.
I nostri sapevano – e lo sapevano perché AC 6 glielo aveva detto – che la sventurata PC 9 ogni mattina, alla chiusura del _ , se ne usciva con la borsa dell’incasso.
Quindi, decisero di ripetere il colpo già fatto, anche perché quel colpo si era rivelato estremamente facile e redditizio, insomma un colpo con un buonissimo rapporto “qualità/prezzo”.
Questa volta, i nostri decisero di cambiare strategia rispetto al primo furto ai danni della donna e di aspettarla e sorprenderla mentre rincasava. Ed è a questo scopo che AC 3 e AC 4 andarono dapprima a fare un sopralluogo con AC 1 nei pressi dell'abitazione della _.
Poi, invece, i nostri pensarono fosse meglio – forse per rubarle anche il fondo-cassa che la donna lasciava al _ - aspettare la vittima all'uscita del _ e derubarla così di tutti i soldi.
Sennonché, quella sera la vittima uscì dal _ in compagnia di altre persone. Il quintetto dovette così ripiegare sul progetto iniziale. Velocemente i nostri si diressero verso l’abitazione della _.
AC 1 si appostò vicino al muro di cinta in attesa della donna.
Gli altri, con la macchina, lo attesero in un vicino parcheggio.
AC 1, poi, non ebbe alcun problema a sottrarre la borsa con i soldi dalla macchina mentre la donna ne era scesa per aprire la porta del garage.
Quindi, con la vettura guidata da AC 4, i tre raggiunsero AC 5 e AC 2 che, come convenuto, li attendevano in un’area di sosta a _ dove la refurtiva venne divisa. (cfr. in partic. VI PP AC 3 17.1.2006, p. 4 e VI AC 1 5.1.2006, p. 7-8 confermato da VI PP 10.2.2006, p. 4).
Va detto che, salvo alcuni particolari, comunque irrilevanti ai fini del giudizio, le deposizioni rese dai cinque correi rispecchiano la dinamica dei fatti indicata al punto 4.5 dell'atto di accusa (VI PP AC 1 10.2.2006, p. 4; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 3; VI PP AC 3 17.1.2006, p. 4/5;
VI PP AC 5 23.1.2006, p. 2-3; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 4).
La vittima ha denunciato di essere stata derubata di fr. 4'400.- e meglio: fr. 4'000.- , una borsetta di pelle nera del valore di fr. 200.-, un portamonete in pelle nera del valore di fr. 100.-, due carte di credito, un borsellino da lavoro di colore nero e blu, un passaporto bulgaro provvisorio (VI _ 30.11.2005, p. 2).
Se gli imputati non sono stati univoci nell’indicare l’ammontare della refurtiva (che quantificano, tuttavia, in importi vicino a quello indicato dalla PC), tutti concordemente hanno dichiarato (e l’hanno ribadito al dibattimento) che essa è stata suddivisa in cinque parti uguali (VI PP AC 3 17.1.2006, p. 5;
VI PP AC 5 23.1.2006, p. 3;
VI PP AC 1
10.2.2006, p. 4; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 3; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 4).
4.2.8.
Ad inizio dicembre 2005 (il giorno non ha potuto essere precisato) AC 3 e AC 5 hanno tentato un altro colpo.
Questa volta su indicazione di un dipendente del garage S. Paolo che avrebbe detto a AC 3 che, nell’ufficio, il titolare teneva una cassaforte con molti soldi, i due decisero di tentare il colpo.
Dovendo agire di notte, i due decisero di “lavorare” da soli.
Si recarono sul posto ed operarono lo scasso della porta con un cacciavite. Come sempre in questi casi, fu AC 3 ad operare lo scasso.
Spaventati dall’arrivo di un’autovettura, fuggirono, però, senza riuscire a sottrarre nulla.
Entrambi danno una versione sostanzialmente concordante sul modus operandi (scasso a mezzo di un cacciavite) e sulla fuga prematura (sopraggiungere di un'automobile), che corrisponde anche a quanto indicato al punto 4.6 dell'atto di accusa
(VI AC 5 25.1.2006, p. 12; VI AC 3 25.1.2006, p. 2 con conferma in VI PP 30.1.2006).
Avvisato dagli inquirenti delle ammissioni dei due, _ (proprietario dell’autorimessa) ha presentato denuncia per tentato furto, danneggiamento e violazione di domicilio, senza costituzione di parte civile (cfr. formulario di denuncia 1.3.2006, all. 125).
4.2.9.
Il 10 dicembre gli imputati decisero di passare nuovamente all’azione e di farsi un po’ di soldi, come sempre, ai danni di personaggi che lavorano nell’ambiente della prostituzione.
Questa volta si trattava di _, cameriera presso il _, che, secondo quanto sosteneva _, “
teneva il denaro per conto delle ragazze che lavoravano al Gottardo come prostitute
” (VI PP AC 3 30.1.2006 pag. 3 e 4).
Così, pensando di trovare in casa della donna parecchi soldi, decisero di entrarvi di notte, sempre scassinando la porta del balcone con dei cacciaviti.
Prima di farlo, tuttavia, _ controllò che la donna fosse, come sua abitudine a quell’ora, allo _.
Ricevuta via libera, i due partirono.
Nel frattempo, _ rimase allo _ con il compito di avvertirli caso mai la donna avesse lasciato il locale.
AC 3 e AC 5 riuscirono ad entrare nell’appartamento ma non vi trovarono soldi.
Così, prima di andarsene AC 5 si appropriò soltanto di alcuni gioielli.
Secondo AC 5, si trattava di bigiotteria, senza alcun valore (VI PP AC 5 15.2.2006, p. 3; AC 3, che nulla ha preso, ha riferito che AC 5 ha sottratto solo "qualche ciondolo", cfr. in part. VI PP AC 3 30.1.2006, p. 3).
La vittima ha, invece, denunciato il furto di gioielli per un valore complessivo di circa fr. 4.000.-.
AC 3 e AC 5 hanno ammesso la commissione del furto secondo le modalità descritte al punto 4.7 dell'atto di accusa e le loro dichiarazioni sono concordanti anche per quanto concerne la refurtiva e il coinvolgimento di _, pure menzionato nell'atto di accusa.
Fruggiero, anche in sede di confronto con AC 3 e AC 5, ha negato ogni suo coinvolgimento nella vicenda ammettendo soltanto di aver parlato con loro del fatto che _ a volte custodiva i soldi delle ragazze che lavoravano al _ e di essersi - probabilmente - trovato alla discoteca _ la sera in cui fu perpetrato il furto, ma soltanto perché gli capitava di andarci (cfr. in part. VI PP _ 8.2.2006, p. 4; VI PP confronto AC 3-_ 21.2.2006, p. 4 e VI PP confronto _ -AC 5 24.2.2006, p. 1).
Il 10.12.2005 _ ha sporto denuncia per furto, danneggiamento (del telaio della porta finestra e di un cancello) e violazione di domicilio, reati perpetrati tra le 1h00 e le 6h00 di quella notte e si è costituita parte civile (cfr. formulario di denuncia 10.12.2005, all. 118).
4.2.10. AC 3
e AC 5 decisero di passare all’azione ancora una volta il giorno successivo, questa volta sulla base dell’intuizione del momento poiché venne loro in mente che nell’ufficio del gerente _ - uno dei tanti locali notturni che insieme frequentavano in modo, se non assiduo, perlomeno regolare – potevano esserci molti soldi.
Così, l’11 dicembre 2005, AC 3, AC 5 e _ decisero di andare in quel locale notturno.
AC 3 entrò nel locale. Gli altri due tornarono a _ per prendere i cacciaviti necessari allo scasso. Dopo la chiusura del locale, AC 3 incontrò i compagni sul piazzale e con _ entrò, mediante scasso, nell’ufficio dove sottrassero il borsello della cameriera trovato su una scrivania.
Lasciato _, i tre andarono a casa del AC 5 dove divisero la refurtiva: secondo le loro dichiarazioni, ognuno prese 600.- fr.
A parte il fatto che AC 5 non menziona il viaggio a _ per il recupero dei cacciaviti e che egli attribuisce l'idea iniziale a AC 3 quando invece questi la imputa a lui, le loro dichiarazioni si confermano vicendevolmente secondo i ruoli e nelle modalità descritte al punto 4.8 dell'atto di accusa. Le loro dichiarazioni trovano inoltre riscontro nella deposizione di _, l'altro compartecipe indicato nell'atto di accusa (cfr. in part. VI AC 5 25.1.2006, p. 12; VI PP AC 3).
In particolare tutti e tre concordano sull'ammontare della refurtiva: fr. 1'800.- (rispetto ai fr. 4'898.- indicati dalla parte civile), divisi in tre parti uguali.
In casa di AC 5 è pure stata rinvenuta una "borsa a tracolla color viola, con inserti marroni, marca PChoice" che sia AC 3 sia AC 5 (e anche _) hanno detto essere stata sottratta all'Euronotte, precisando che conteneva solo dei documenti (cfr. VI AC 5 1.2.2006, p. 3, VI AC 3 6.2.2006, p. 2 e VI PP _ 30.1.2006, p. 2).
D'altro canto tutti e tre contestano di avere sottratto gli altri oggettii indicati dalla parte civile (cfr. VI AC 5 1.2.2006, p. 3, VI AC 3 25.1.2006, p. 2 e VI _ 30.1.2006, p. 2; cfr. VI _ 16.12.2005).
4.2.11.
Nel frattempo, gli imputati avevano continuato a cercare di individuare degli obiettivi “appetitosi”.
AC 5 e AC 3 – visto anche il relativamente considerevole bottino che AC 3 aveva ottenuto con il furto _ - cominciarono a chiedersi dove il PC 1 - il gerente _ (che, a dispetto del nome, è pure un locale dove ci sono prostitute) – tenesse i soldi degli incassi. Incassi che entrambi pensavano fossero consistenti dal momento che il PC 1, oltre _, gestiva anche il _, un altro locale notturno.
Vista il recente furto subito (cfr. consid. 4.2.3), i due ipotizzarono che PC 1 non tenesse più i soldi nell’EP ma li conservasse in casa (VI AC 4 17.1.2006, p. 3).
Così, quando una sera, sembra per caso, uscendo dal _, i due incrociarono la vettura di PC 1, la seguirono per scoprire dove l’uomo abitasse.
In seguito, AC 3 e _ parlarono del progetto a AC 4 e insieme decisero di far nuovamente capo ai fratelli AC 1 (VI PP AC 3 4.1.2006, p. 5; VI PP AC 3 12.1.2006, p. 2; V
I PP confronto AC 1 - AC 5 22.2.2006, p. 3; VI PP confronto AC 4 - AC 5 22.2.2006, p. 1;
VI PP AC 4 31.1.2006, p. 5;
VI PP confronto AC 4 - AC 5 22.2.2006, p. 1).
Durante una loro trasferta in _ a fine novembre, AC 4 e i fratelli AC 1 discussero del “colpo” con AC 3 e AC 5 a casa di quest’ultimo.
Quella stessa sera, AC 3, AC 5 e AC 1 fecero un primo sopralluogo con l’autovettura di AC 5. Poi, vedendo parcheggiata vicino a casa l’autovettura della vittima designata, gli imputati decisero di rinunciare, per il momento, a porre in atto il loro progetto
(VI AC 3 28.12.2005, p. 6;
VI PP AC 3 12.1.2006, p. 2-3).
Circa una settimana dopo, i cinque si ritrovarono nuovamente a casa del AC 5 a parlare del colpo ai danni del PC 1 precisandone i dettagli e, già in quell’occasione, ipotizzarono due scenari: “
ovvero che si entrasse in casa del _ e si commettesse il furto oppure che si entrasse in casa del _, si attendesse il suo rientro e ci si facesse consegnare il denaro”
(VIPP AC 3, 12.1.2006 pag. 3; cfr., pure,
VI AC 3 28.12.2005, p. 6-7).
Quella sera non si tentò nulla poiché
“i AC 1 ci dissero che non erano pronti ad eseguire il colpo poiché non avevano con sé indumenti con cui mascherarsi”
(VI PP AC 3 12.1.2006 pag. 3).
Va detto che tutti si aspettavano dal nuovo colpo ai danni di PC 1 un bottino considerevole. Le dichiarazioni degli imputati su questa questione variano e passano dai 100.000.-, ai 200.000.- ai 500.000.- fr:
"
Secondo gli altri nella cassaforte si sarebbero trovati circa CHF 200'000 "
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 3-4)
"
...Un giorno AC 4 ha proposto a me e a mio fratello un altro colpo. Ci disse che in Ticino vi era un uomo che probabilmente teneva a casa sua una somma importante di denaro da lui quantificata in fr. 500'000.-. Ci disse anche che si trattava di denaro nero, non annunciato al fisco. Ne deducemmo che se avesse subito un furto difficilmente avrebbe potuto denunciare il denaro scomparso."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 4-5; cfr, anche,
VI AC 2 22.12.2005 17h40, p. 2 e 3).
Secondo gli accordi , il bottino – comunque considerevole – sarebbe stato ripartito in 5 parti (
VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 6;
VI PP confronto AC 4-AC 5 22.2.2006, p. 3; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 3-4: “l
a refurtiva avrebbe poi dovuto essere divisa fra tutti e cinque anche se io avrei insistito per ricevere 3 o 4 MILA CHF di più dal momento che io e mio fratello avremmo assunto i rischi maggiori. In ogni caso anche gli altri avrebbero ricevuto la loro parte"
).
Il giorno successivo, cioè il 13 dicembre, tutti si ritrovarono a casa di AC 5. Lì si discusse nuovamente su come fare il colpo.
In questo frangente, gli imputati ripresero quanto già discusso precisandolo nel senso che, se i AC 1 non fossero riusciti a trovare da soli il denaro, avrebbero dovuto attendere il rientro del PC 1, immobilizzarlo, legarlo, farsi dire da lui dove fosse nascosta la cassaforte
con il denaro e farsi consegnare la chiave. La stessa cosa si sarebbe dovuta fare con la convivente del PC 1 se questa fosse rientrata prima:
"
...Loro, cioè AC 4, AC 3 e “_”, ci dissero nuovamente che il “lavoro” si poteva eseguire e che bastava entrare in casa ed aspettare il ritorno dell’uomo e, eventualmente della donna. Se arrivava prima l’uomo era meglio poiché così avremmo potuto prendergli la chiave della cassaforte. Se invece arrivava prima la donna avremmo dovuto immobilizzare lei e poi attendere nuovamente l’arrivo dell’uomo. I tre ci dissero che la chiave normalmente l’aveva l’uomo anche se non era escluso che pure la donna potesse averne una."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 4 e 5; cfr., pure,
VI AC 3 28.12.2005, p. 7; VI PP AC 3 12.1.2006, p. 3-5;
VI PP confronto AC 5-AC 3 17.2.2006, p. 1;
VI PP AC 1 22.2.2006, p. 1-2; VI PP confronto AC 1 -AC 5 22.2.2006, p. 2;
VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006; VI PP AC 2 27.12.2005, p. 5-6; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 2; VI PP confronto AC 2 -AC 5 16.2.2006, p. 2; VI PP confronto AC 2 -AC 3 17.2.2006, p. 3; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 1-2; VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006).
Va detto che AC 5 ha negato di avere mai parlato dell’eventualità che la PL 1 arrivasse a casa prima del convivente e, quindi, della necessità di immobilizzare anche lei.
La Corte non gli ha creduto.
Anche qui, come in molti altri frangenti, AC 5 ha mentito.
Ciò risulta in modo evidente dalle chiare, concordi e costanti dichiarazioni dei coimputati che hanno sempre e con chiarezza dichiarato che ai preparativi e alle discussioni parteciparono tutti i correi. Per tutti, valga la seguente dichiarazione:
"
... era chiaro a tutti che in quella casa oltre al padrone viveva anche una donna e che sussisteva la possibilità che questa rientrasse prima dell’uomo. La cosa era stata discussa tra tutti i partecipanti e quindi era stata presa in considerazione la possibilità da tutti che ove la donna fosse rientrata per prima noi l’avremmo dovuta immobilizzare. Per quanto mi ricordo io, ripeto, alle discussioni erano presenti tutti e se poi qualcuno si assentava per un momento veniva subito dopo informato dagli altri dell’evoluzione e del contenuto della discussione condotta in sua assenza..."
(VI PP AC 2 10.2.2006, p. 2; cfr. anche , VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006;
VI PP AC 1 22.2.2006, p. 1-2;
VI PP confronto AC 5-AC 3 17.2.2006, p. 1; VI PP AC 4 6.2.2006, p. 1-2).
Poi, AC 1, AC 5 e AC 3 fecero un nuovo sopralluogo. Giunti nelle vicinanze della casa AC 3 e AC 1 scesero dalla vettura, si avvicinarono alla casa e AC 1 fece un giro dell’edificio, da un lato, per trovare la via d’accesso più facile e, dall’altro, per verificare se vi fosse qualcuno all’interno. Poi, insieme tornarono a casa del AC 5 dove c’erano, ad aspettarli, AC 4 e AC 2. Lì decisero di agire soltanto verso le 23.00. Dopo un po’, AC 3 e AC 4 partirono per un nuovo sopralluogo, alfine di accertarsi che la casa fosse effettivamente deserta. Avutane conferma, tornarono a casa di AC 5 a dare il via libera (VI AC 3 28.12.2005, p. 7; VI PP AC 3 12.1.2006, p. 3-5;
VI PP confronto AC 1 -AC 5 22.2.2006, p. 3;
VI PP AC 5 23.1.2006, p. 4; VI AC 5 25.1.2006, p. 6-7;
VI PP confronto AC 1 -AC 5 22.2.2006, p. 3;
VI PP AC 4 31.1.2006, p. 8; VI PP confronto AC 4-AC 5 22.2.2006, p. 2;
VI PP AC 2 27.12.2005, p. 5-6).
I AC 1 si prepararono. Indossarono i vestiti portati per l’occasione. AC 2 si tolse anche orologio e gioielli così da evitare di lasciare tracce nel caso li perdesse.
Poi tutti partirono.
I AC 1 – che si erano equipaggiati già da _ con calzamaglie per alterare i lineamenti del viso e guanti - avevano con sé i cacciaviti per scassinare la porta nonché la corda e il nastro necessari a legare le vittime che AC 5 aveva dato loro (VI PP AC 1 22.2.2006, p. 1;
VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 4; VI PP confronto AC 1 -AC 5 22.2.2006, p. 1; VI PP AC 2 27.12.2005, p. 5-6; VI PP AC 2 10.2.2006, p. 4; VI PP confronto AC 2 -AC 3 17.2.2006, p. 2; VI AC 3 10.1.2006, p. 6; VI PP AC 3 12.1.2006, p. 4; VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006, p. 2).
Per completezza, va detto che AC 5 ha negato di avere dato lui la corda e il nastro adesivo ai fratelli AC 1.
La Corte non gli ha creduto, sulla base delle concordanti e costanti dichiarazioni contrarie degli altri.
La menzogna di AC 5 su questa circostanza – peraltro non molto rilevante – è, ancora una volta, rivelatrice dell’atteggiamento dell’imputato, incapace di assumersi una benché minima responsabilità e teso unicamente a sminuire il suo ruolo nella vicenda.
AC 1 aveva inoltre con sé una pistola giocattolo
(VI AC 1 12.1.2006, p. 3-4).
AC 2 aveva, invece, con sé un coltello a farfalla che gli aveva dato AC 5 proprio quella sera, poco prima di partire per la casa di PC 1 (da quel che risulta, del coltello erano a conoscenza soltanto i fratelli AC 1 e AC 5).
Come sempre tentando di sminuire le proprie responsabilità, AC 5 ha cercato di negare questa circostanza affermando che, in realtà, lui il coltello l’aveva dato al ragazzo già la sera prima.
La Corte non gli ha creduto ed ha, invece, ritenuto come accertata la versione – chiara, costante e disinteressata – di AC 2 (confortata, peraltro, dalla versione di AC 1 data in VI 12.1.2006, p. 3-4 e confermata in VI 10.2.2006, p. 2).
AC 5 accompagnò i due AC 1 sul posto. Era inteso che lui avrebbe poi dovuto attendere il loro segnale per andare a riprenderli.
AC 3 e AC 4, invece, nell’attesa della “conclusione dei lavori”, cominciarono il solito giro degli EP. Ad un certo punto della serata, AC 5 si unì a loro, dopo avere fatto, come convenuto con i compagni, un giretto di ricognizione all’ per verificare se il PC 1 fosse lì oppure no
(VI PP AC 5 15.2.2006, p. 1; AC 3
VI PP 12.1.2006, p. 5; VI PP 10.2.2006, p. 2 e 4-5)
Nel frattempo, i due AC 1 erano riusciti a penetrare nella casa di PC 1 dopo avere scassinato con i cacciaviti una portafinestra.
All’interno, i due cercarono, invano, la cassaforte.
Così, conformemente al piano e alle indicazioni degli altri, decisero di aspettare il rientro del PC 1 o della donna:
"
... Ad un certo momento, come già riferito, avevamo trovato una chiave di una cassaforte ed avevamo quindi mandato un messaggio (SMS) a AC 4 per sapere come dovevamo comportarci. Da lui ci arrivò la comunicazione che dovevamo attendere in casa. Suppongo che AC 4 ne abbia discusso e concordato la decisione con AC 3..."
(VI PP confronto AC 2 -AC 3 17.2.2006, p. 3).
"
...mentre erano in casa del _ per eseguire il colpo i AC 1 mi hanno contattato al telefono per chiedere che cosa dovevano fare. Io poi ho chiesto al AC 3 ed in seguito ho riferito al AC 1 che dovevano rimanere ancora in casa un po' di tempo e questo come da indicazioni del AC 3..."
(VI PP confronto AC 4-AC 5 22.2.2006, p. 2; cfr., anche, VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006; VI PP confronto AC 1 -AC 5 22.2.2006,
p. 3)
Verso le 22.20, PL 2, una vicina, entrò in casa intenzionata a riportare, come sempre, i cani della signora _ di cui si occupava durante l’assenza della proprietaria.
La malcapitata si vide piombare addosso due energumeni che la buttarono a terra. Subito, tuttavia, i due compresero che non si trattava della convivente del PC 1. Perciò, la fecero sedere e le legarono i piedi (le lasciarono libere le mani per permetterle di tamponare il sangue che le usciva dal labbro, feritosi nella caduta). Poi, la portarono al piano di sopra, nella camera da letto dove la fecero sedere e le legarono mani e piedi alla sedia:
"
Ad un certo orario é arrivata una donna. Non so l’ora precisa, ma potevano essere circa le 23.00. La donna era con due cani piccoli. Si trattava di una signora anziana che noi avevamo scambiato per la padrona. Lei ci fece capire che non era la padrona di casa e l’abbiamo quindi tenuta sul sofà. L’abbiamo legata alle mani e ad un certo punto abbiamo notato che sanguinava da un labbro. Preciso che non l’avevamo picchiata ma quando l’avevamo messa per terra forse si era morsa il labbro. Io le ho poi dato un po’ di carta e di acqua per togliersi il sangue. L’abbiamo tenuta con noi per circa mezz’ora poi l’ho portata di sopra in camera da letto. Era mia intenzione metterla a letto ma lei disse di no perché altrimenti avrebbe avuto mal di schiena. L’ho quindi fatta sedere su una sedia e l’ho legata ad essa. Le mani erano legate davanti e i piedi alle gambe della sedia. Le ho poi dato una giacca per coprirsi poiché diceva che aveva freddo..."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 5-6; cfr., anche, VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6 che conferma le dichiarazioni rese nel VI
22.12.2005 17h40, p. 11; VI PL 2 15.12.2005 che, sostanzialmente, conferma le dichiarazioni dei due)
Dopo questo, i due inviarono un SMS a AC 4 chiedendo che qualcuno li raggiungesse perché avevano bisogno di parlare.
Nessuno volle farlo. In aula, AC 4 disse – ma era l’atteggiamento anche di AC 5 - che lui non aveva esaudito la richiesta d’aiuto perché “
non voleva sporcarsi le mani
”:
"
A questo punto a AC 4 sul suo cellulare é arrivato un SMS dove i AC 1 comunicavano che avevano bisogno di uno di noi per dire qualche cosa. AC 4 aveva capito che loro chiedevano che qualcuno di noi andasse da loro. Io dissi al AC 4 che non ci andavo e il AC 4 ha detto che neppure lui ci sarebbe andato. (...omissis...)
Io dissi poi al AC 4 di rispondere la messaggio che aveva ricevuto dai due AC 1, dicendo loro di uscire e quindi di lasciare la casa del Nino. Il AC 4 mi disse che non avrebbe utilizzato il suo cellulare per una comunicazione di questo tipo e, per quanto mi risulta, comunicò loro unicamente che non si sarebbe recato da loro."
(VI PP AC 3 12.1.2006, p. 5; cfr., anche,
VI PP confronto AC 2 -AC 3 17.2.2006, p. 3).
All’interno della casa i due AC 1 continuarono l’attesa.
Ormai le cose erano talmente avanti – hanno detto in aula – che tanto valeva arrivare fino in fondo:
"
Abbiamo quindi chiamato al telefono AC 4, rispettivamente gli abbiamo mandato dei messaggi sms, chiedendogli cosa succedeva. AC 4 ci rispose che se avevamo aspettato fino a quel momento, dovevamo aspettare ancora."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 5-6)
L’attesa si prolungò poiché PL 1 rientrò soltanto poco prima delle 02.00.
La donna subì un trattamento peggiore della vicina.
Non soltanto venne buttata a terra e, poi, legata ed imbavagliata ma venne pure picchiata. Il risultato è ben visibile sulle foto agli atti: la donna ha riportato la frattura dello zigomo sinistro con lesione di un nervo, lo strappo della retina all'occhio sinistro; la rottura di un dente e contusioni varie, lesioni per cui ha dovuto essere ricoverata all’ospedale _ per alcuni giorni (cfr. certificato medico 20.12.2005 doc. TPC 4; VI PL 1 20.12.2005; rapp. di arresto fratelli AC 1 22.12.2006, AI 1.2 e documentazione fotografica 20.3.2006, AI 1.14, foto 31 e 32).
I fratelli AC 1 si sono entrambi assunti la responsabilità di quel pestaggio.
In particolare, lo ha fatto – cercando anche di scagionare il fratello più grande - AC 2 che ha affermato di avere perso la testa a causa del nervosismo e della tensione maturata nell’attesa e della reazione della signora che, senza perdersi d’animo, reagì al loro attacco con pugni e morsi e, soprattutto, urlando:
"
Appena entrata l’abbiamo presa e lei ha cominciato a strillare. Mio fratello é caduto con lei sul pavimento e lei continuava ad urlare. Noi le dicevamo di stare tranquilla ma lei si agitava. Io l’ho quindi minacciata con la mia pistola, ma lei non si calmava. Le dicevamo che volevamo solo i soldi e solo dopo un po’ ha iniziato a diventare più tranquilla anche se subito dopo ha ripreso a strillare nuovamente. Io sono andato in panico ed é vero che io ad un certo punto l’ho colpita con dei pugni al capo. Non so se mio fratello picchiava, in ogni caso la teneva ferma. L’abbiamo quindi messa sul sofà ma lei continuava ad agitarsi. Abbiamo quindi provato a legarla con il nastro adesivo ma lei riusciva ancora a divincolarsi e mi ha anche colpito con dei calci. A questo punto credo di averla colpita nuovamente alla testa. Solo allora ha cominciato a diventare più calma e siamo quindi riusciti a legarla alle mani e ai piedi."
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 6).
"
... Abbiamo poi continuato ad aspettare e finalmente verso le due é arrivata la donna. Come é entrata io le sono andato addosso e ho cercato di metterla a terra ma lei si é difesa con grande forza. Era così spaventata che non ascoltava quello che le dicevo. Anche a lei ho incominciato a spiegare che volevamo solo i soldi e non farle del male. Anche lei si difendeva con pugni calci e graffi, poi siamo caduti entrambi. E continuava a gridare forte. Abbiamo cercato di tranquillizzarla ma ad un certo momento non ci ho più visto e l’ho colpita con un paio di pugni in faccia. Ho picchiato solo io."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6-7).
Sulla scorta delle dichiarazioni di AC 1 e della vittima (cfr. VI PL 1 20.12.2005 e VI 29.12.2005) – che ha indicato AC 1 come il più brutale dei suoi aggressori - la Corte non ha creduto all’assunzione esclusiva di responsabilità di AC 2 per il pestaggio ed ha ritenuto che la paternità di quei deprecabili gesti fosse di entrambi i fratelli.
Oltre alle botte, nel tentativo di far tacere la donna, AC 1 l’ha minacciata con la sua pistola-giocattolo:
"
E’ vero che a un certo momento mio fratello ha tirato fuori la pistola e gliel’ha puntata contro, mentre io cercavo di tenerla ferma. Continuavamo a dire “solo soldi”."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6-7).
Per contro, la Corte non ha trovato sufficienti elementi che permettessero di inficiare le costanti e concordi dichiarazioni dei due fratelli secondo cui la baionetta (che era appesa al muro della cucina) non venne mai usata per minacciare la donna
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6-7; VI PP AC 1 27.12.2005, p. 6).
Per il resto, la Corte ha accertato che AC 2 non usò il coltello datogli poco prima da AC 5 per minacciare la donna.
Le brutali percosse raggiunsero lo scopo e i due riuscirono ad immobilizzare la signora _ . Le chiesero dove fosse la cassaforte con i soldi e la donna riuscì a far capire loro che il convivente, dopo il furto subito il mese precedente, aveva preso l’abitudine di depositare regolarmente l’incasso dei due EP in banca e che, perciò, in casa non c’erano soldi:
"
Dopo averla colpita, la signora si tranquillizzò un po’ ed iniziò ad ascoltarci. Noi ripetemmo nuovamente che volevamo solo i soldi e che s
ape
vamo che in quella casa c’erano soldi. Lei ci disse che il suo uomo non teneva soldi in quella casa ma in un altro ristorante che mi pare ricordare si chiamasse _ . La donna ci spiegò che lui era già stato rapinato una volta e che quindi non portava più i soldi a casa ma che generalmente li trasferiva direttamente dal ristorante in banca."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6-7).
Capito che ormai il piano era fallito, i due fratelli decisero di darsi alla fuga. Prima di lasciare la casa legarono ed imbavagliarono la donna:
"
Quando poi ci disse questo noi la legammo mani e piedi e, salvo errore, la imbavagliammo anche. Poi fuggimmo. Passammo da una finestra di una camera situata al primo piano e non utilizzammo più il balconcino. Ci parve più semplice passare da questa finestra..."
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 6-7).
"
La signora ci ha detto che non teneva i soldi in casa quindi ci siamo spaventati e siamo fuggiti dalla finestra della camera..."
(VI AC 1 22.12.2005, p. 11)
Fu AC 5 ad andare a recuperare i due fratelli con la macchina:
"
...io approfittai dell’occasione per chiedere al _ di darmi la sua macchina per andare a prendere i AC 1, ma lui non volle poiché diceva che era targata _ e si sarebbe notata troppo facilmente. Anch’io per la verità non voleva prendere la mia macchina, poiché si notava troppo era grigia con un cofano verde. Sono quindi tornato a casa. E’ a questo punto che ho poi ricevuto il messaggio di AC 3 che mi diceva di andare, al qual e io ho risposto chiedendo “dove?” ed egli mi disse di andare a prenderli. Mentre mi recavo sul posto, ho ricevuto poi ancora un messaggio da AC 3 che mi diceva “aspetta” ed io sono tornato a casa. Dopo un altra mezzora ho ricevuto una altro messaggio da AC 3 che mi diceva nuovamente di andare a prenderli e così ho fatto..."
(VI PP AC 5 23.1.2006, p. 5).
Tutti erano molto nervosi:
"
Li ho presi a bordo, erano molto agitati, non avevano con se niente di visibile. Ho chiesto com'è andata e mi hanno risposto "niente, niente. Poco dopo ho svoltato a sinistra raggiungendo la cantonale all'incrocio del garage _ per procedere verso_ . Poco dopo abbiamo incrociato un'auto della polizia che procedeva normalmente ma il _, che era seduto davanti ha cercato di scivolare in avanti sul sedile per abbassarsi, come per nascondersi e nel contempo ha detto "police, police". lo gli ho detto di stare tranquillo che stavo procedendo piano ma lui ha borbottato qualcosa come per chiedermi di cambiare strada. lo comunque ho proseguito normalmente raggiungendo casa mia..."
(VI PP AC 5 25.1.2006, p. 8-9).
A casa di AC 5, i AC 1 ripresero la loro vettura.
Poi, si diressero verso il domicilio di AC 3 dove tutti si ritrovarono.
Prima di raggiungere i compagni, i AC 1 si liberarono delle armi e dei cacciaviti, che nascosero in un prato nelle vicinanze dell'abitazione del AC 5
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 7; VI PP confronto AC 1 -AC 4 22.2.2006; VI PP AC 2 27.12.2005, p. 7; VI PP AC 2 27.12.2005, p. 2;
VI PP AC 5 23.1.2006, p. 5; VI PP AC 3 17.1.2006, p. 1-2).
A casa di AC 3, i due AC 1, dopo avere brevemente riferito ai colleghi quanto successo, si cambiarono d’abito, AC 2 si rimise i suoi gioielli
e, poi, si avviarono verso _
(VI PP AC 2 27.12.2005, p. 7)
.
Nel tragitto, i due incapparono in un controllo della polizia.
"
All’entrata dell’autostrada siamo ancora stati fermati da una pattuglia della polizia che ha controllato la nostra identità e l’automobile. Hanno guardato nel bagagliaio, nell’abitacolo e sotto i sedili. Naturalmente non hanno trovato nulla poiché noi ci eravamo già liberati di tutto.”
(VI PP AC 1 27.12.2005, p. 7).
Anche gli altri si divisero velocemente e rientrarono ognuno al rispettivo domicilio (VI PP AC 3 17.1.2006, p. 1-2; VI PP AC 5 25.1.2006, p. 9).
Per la cronaca, va rilevato che il 7.1.2006, mentre era impegnato sistemare della legna nel suo prato sito in via Salvioni 12 a_ (e confinante con dei box), _ trovò due cacciaviti infilzati nella terra. Pensando ad una dimenticanza, li ripose in un suo scaffale.
Due giorni dopo, recatosi di nuovo nel prato, il signor _ notò ancora qualcosa spuntare da sotto un sasso e scoprì così, avvolti in un sacchetto di garza, anche una pistola e un coltello a farfalla (che si rivelarono poi essere quelli usati dai AC 1).
A questo punto, il signor _ avvisò la polizia che procedette al sequestro degli oggetti ritrovati (cfr. VI _ 11.1.2006).
Intanto a _, PL 1 riuscì a liberarsi velocemente. Chiese aiuto ad una vicina di casa che, subito, chiamò la polizia che, a sua volta, intervenne in modo rapido.
"
Immediatamente ho tentato di liberarmi: Con le mani ho tastato il tavolino dove avevo visto l'Individuo gettare le mie chiavi. Preciso infatti che, come portachiavi, tengo un coltellino e con questo sono riuscita a tagliare il nastro adesivo che mi teneva bloccato i polsi e le caviglie. Sono poi facilmente riuscita a slegare la corda da mani e piedi. Correndo sono uscita in strada ed ho raggiunto la palazzina di fronte con l'intenzione di allarmare la mia vicina _. Ho suonato il suo campanello senza ricevere risposta. Finalmente un' altra vicina mi ha aperto e dopo aver I saputo cosa mi era successo ha avvertito la polizia. lo ho poi personalmente avvertito il mio convivente.
(...) Quando è arrivata la pattuglia di polizia ho mostrato loro il mio domicilio e li ho seguiti all'interno. Improvvisamente dal piano superiore si sono sentiti dei rumori.
Spaventata ho pensato che fossero ancora presenti i due rapinatori. Uno dei poliziotti è salito e poco dopo quando è tornato mi ha messo al corrente che _ aveva subito la mia stessa sorte e che era stata legata su una sedia in camera da letto."
(VI PL 1 20.12.2005).
La signora _ venne liberata dalle forze dell’ordine poco dopo il loro intervento:
"
...Successivamente ho udito aprirsi una porta o una finestra e poi più nulla. Ho atteso ancora qualche minuto e poi ho chiamato la signora senza ottenere risposta. Dopo una decina di minuti sono entrati nella camera due gendarmi che mi hanno illuminato con la loro pila e mi hanno chiesto come stavo. Sono poi scesi e successivamente è arrivato anche il PC 1 che mi ha slegata.”
(VI PL 2 15.12.2005)
4.2.12. AC 3
e AC 5 non si fecero scoraggiare né dal fallimento del colpo di _ né dal clamore mediatico scatenato da tale episodio.
Senza alcuna remora, cercarono di individuare un altro obiettivo che potesse rendere un po’ di soldi. Questa volta lo trovarono grazie alle informazioni date loro da _ (che abita nell’edificio in cui è sita la _ ) la sera del 18 dicembre quando i due gli resero visita
. Bastò che l’amico raccontasse che la macelleria funzionava bene e che, perciò, lì dentro si potevano trovare dei bei soldi, per farli decidere ad agire immediatamente:
"
Nell’occasione, si è deciso di commettere il furto in questione proprio quella notte”
(AC 3 26.1.2006 pag. 2)
Secondo i piani, AC 3 e AC 5 sarebbero entrati come sempre forzando la porta con i cacciaviti.
Fruggiero sarebbe rimasto di vedetta alla finestra del suo appartamento:
"
in precedenza _ aveva detto che lui, mentre noi eseguivamo il colpo, avrebbe guardato dalla finestra e controllato se arrivava qualcuno."
(AC 3 VIPP 30.1.2006 4)
Così, dopo avere fatto un giro per i soliti EP in attesa dell’ora più propizia (attorno alle 03.00), AC 3 e AC 5 entrarono, nel modo progettato, nella macelleria.
Va detto che i due si preoccuparono di non lasciare impronte:
"
preciso che pernon lasciare delle eventuali impronte, abbiamo messo delle calze alle mani"
(AC 3 VI 26.1.2006 pag. 2)
Il colpo si rivelò particolarmente laborioso poiché la cassaforte era un modello piuttosto ingombrante (del peso di 150 kg) e, in più, era fissata al suolo.
Ma i due non si lascarono scoraggiare e, dopo ben due viaggi alla ricerca degli attrezzi più adatti, riuscirono a staccare la cassaforte dal pavimento e a trafugarla nell’appartamento di AC 5 dove, infine, riuscirono ad aprirla:
"
Arrivando sul posto io e_ avevamo con noi due cacciaviti per forzare la serratura. Siamo entrati da una porta secondaria. Una volta dentro abbiamo visto dapprima la cassa registratrice, ma era vuota. Siamo allora entrati nell’ufficio dove abbiamo visto la cassaforte. Abbiamo tentato di aprirla su posto, ma senza riuscirci. Siamo quindi andati a casa del_ a prendere un seghetto e siamo tornati sul posto ed abbiamo tagliato una cerniera, però non si apriva. A_ é poi venuto in mente che aveva un piccone da qualche parte a _ e ci siamo quindi recati in quel posto a recuperarlo. Con il piccone siamo poi di nuovo tornati presso la _ e siamo poi riusciti a staccare la cassaforte. E’ vero che mentre facevamo questo sono caduti dei classatori ed abbiamo fatto rumore. Abbiamo quindi preso la cassaforte e l’abbiamo trasportata fuori._ ha quindi recuperato la sua auto e a marcia indietro si é avvicinato alla porta sotto la tettoia. Abbiamo quindi caricato la cassaforte sulla sua auto. Non so quanto pesasse la cassaforte, comunque tanto. Ciò nondimeno siamo riusciti a sollevarla io ed il_ da soli. Non vi é stato l’intervento di terze persone. Ci siamo quindi recati a casa del_ dove é poi stata aperta."
(AC 3 VI PP 30.1.2006 pag. 4)
Per aprirla, i due usarono martello e scalpello.
La refurtiva venne divisa in tre parti non uguali:
"
All’interno abbiamo trovato circa fr. 20'000.- oltre a moneta. Io pensavo che avremmo suddiviso il bottino in tre parti uguali, ma il_ disse che la fatica l’avevamo fatta noi e che, quindi, al _ avremmo dato solo fr. 4'000.-. Di conseguenza per me ed il _ vi erano fr. 8'000.- ciascuno. I fr. 4'000.- per il _ li ha presi il _ ." (AC 3 VI PP 30.1.2006 pag. 4; cfr., anche, VI PP AC 3 31.1.2006, p. 5; VI AC 5 1.2.2006, p. 3 e VI PP 15.2.2006, p. 3).
I due gettarono, poi, la cassaforte in un dirupo sui monti di Carasso (dove la polizia l’ha, in seguito, ritrovata sulla base delle indicazioni di AC 3, cfr. VI AC 3 26.1.2006, p. 1; VI AC 5 25.1.2006, p. 10 e fotografie 5-11 di cui alla documentazione fotografica AI 1.15).
Prima di disfarsene, i due dipinsero la cassaforte così da cancellare ogni impronta lasciata durante l’impegnativo lavoro di apertura:
"
ritornando al momento in cui si è deciso di gettare la cassaforte, di comune accordo con il _ , si è deciso di pitturarla usando una bomboletta spray di color bianco. La bomboletta l’abbiamo acquistata presso la “Coop fatelo da voi” di Castione. Il motivo di pitturarla era dovuto al fatto che volevamo cancellare le nostre eventuali impronte che a casa del _ avevamo lasciate al momento di aprirla"
(AC 3 26.1.2006 pag. 3)
Questo furto - l’ultimo menzionato nell'atto di accusa (AA 4.9) - è stato denunciato il 19 dicembre 2005 da _.
Stando alle dichiarazioni del denunciante, la cassaforte, del peso di 150 kg, conteneva, oltre a documentazione e oggetti vari, circa fr. 30'000 in banconote di vario taglio e moneta (gli imputati parlano, invece, di soli fr. 20.000.-, cfr. in part. VI AC 3 26.1.2006, p. 3; VI AC 5 25.1.2006, p. 11).
Al proposito _ ha versato in atti lo scontrino di chiusura della cassa al 17.12.2005 riportante un saldo di fr. 33'467.95 che sarebbe riferito all'incasso complessivo della settimana dal 13 al 17 dicembre 2005. Egli ha inoltre fornito una fotocopia dei dati tecnici dell cassaforte rubata, marca Juwel Serie 65/4 (cfr. VI _ 13.1.2006).
Costituendosi parte civile egli ha formulato anche querela per il titolo di danneggiamento (al piano lavoro e ad un armadio) e violazione di domicilio (cfr. formulario di denuncia 19.12.2005, all. 129).
Dalla constatazione del furto emergevano anche segni di scasso sulla porta d'entrata della macelleria (cfr. VI _ 16.1.2006, p. 2).
I danni provocati sono stati quantificati dallo _ in fr. 2'000.- circa, comunque non supportati da documentazione alcuna (cfr. VI _ 7.3.2006).
Va detto che AC 3 e AC 5, in relazione a questo episodio, hanno dato una versione lineare e concordante della dinamica dei fatti che è sostanzialmente stata riportata al punto 4.9 dell'atto di accusa (cfr. in part. VI PP AC 3 30.1.2006, p. 4-5; VI PP AC 5 23.1.2006, p. 3; VI AC 5 1.2.2006, p. 3; VI PP AC 5 15.2.2006, p. 2-3).
Si rileva, soltanto, che AC 3 ha riferito da subito del coinvolgimento di _, mentre _, (forse in nome dell'amicizia che lo lega a quest'ultimo), ne ha parlato soltanto alla fine (cfr. VI _ 1.2.2006, p. 3).
_, dal canto suo, si è dichiarato estraneo ai fatti (cfr. in part. VI PP confronto _ -AC 3 21.2.2006, p. 5-6 e VI PP confronto _ -AC 5 24.2.2006, p. 2).
Degli altri documenti e cose che erano contenute nella cassaforte, alcuni sono stati trovati a casa degli autori (banconote fuori corso) altri invece sono stati gettati da AC 5 (cfr. VI AC 5 1.2.2006, p. 3; VI AC 3 26.1.2006, p. 3 e verbale di sequestro AC 5 1.2.2006, all. 47; verbale di sequestro AC 3 23.12.2005, all. 19).
5.
L’attività degli imputati si è conclusa quel 19 dicembre.
Questo perché, come detto sopra, dopo 2, rispettivamente 3 e 4 giorni vennero tutti arrestati.
6.
A carico di AC 2 vi è, infine, un atto di accusa aggiuntivo che riguarda fatti avvenuti nell’ aprile 2005 al centro giovanile di _.
In sintesi, durante una festa, AC 2 colpì ripetutamente un animatore (_) di un centro giovanile causandogli la frattura dell’osso nasale e diverse escoriazioni al volto (cfr. AI 1.6 e 1.7 nonché fotografia AI 1.8).
Quella sera al centro giovanile era stata organizzata una festa.
Verso le 3h10, ormai scoccato l'orario di chiusura, l’animatore esortò AC 2 e altri ragazzi renitenti a lasciare il centro. Ne seguì una breve discussione che vide l’intervento di un altro animatore volto a far allontanare i ragazzi. Alla fine, quasi tutti si allontanarono tranne _ e AC 2 che rimasero seduti ai loro sgabelli davanti al bar. Improvvisamente, mentre era nei pressi dell'entrata, l’animatore udì un frastuono provenire dal bar. Ritornato sui suoi passi, trovò il bar deserto e gli sgabelli per terra.Andò alla ricerca dei due ragazzi. Li incontrò nel piazzale e li diffidò dal ritornare al centro giovanile. Subito, AC 2 gli assestò una testata.
Valland cadde sulle ginocchia mentre i due ragazzi fecero per andarsene.
Appena potè rialzarsi, l’operatore inseguì i ragazzi.
A questo punto, AC 2 lo colpì di nuovo, questa volta con dei pugni e, poi, quando l’uomo fu a terra, con i piedi. (VI _ 25.4.2005, AI 1.9).
Poi, AC 2 si allontanò con l’amico.
Alcuni giorni dopo AC 2 si presentò alla polizia. Riguardo i fatti (confermati, peraltro, nella versione data dall’animatore riguardo le due fasi del pestaggio da _, cfr.
VI Zugerpolizei _ 25.4.2005, AI 1.10;
VI _ 25.4.2005, AI 1.11 e AI 1.13), AC 2 ha ammesso di avere dato la testata all’operatore e, poi, di averlo ancora picchiato affermando di averlo fatto poiché si era sentito minacciato. Poi, dopo che gli venne contestata la versione della vittima, AC 2 ha detto di non ricordare bene quanto avvenuto poiché, quella sera, avrebbe bevuto un po’ troppo.
Dichiarandosi molto dispiaciuto, AC 2 ha inoltre dichiarato di essere disposto a pagare i danni causati (cfr. VI _ AC 2 24.5.2005, AI 1.12).
Queste dichiarazioni l’imputato le ha ripetute in aula.
in diritto
1.
Per l'art. 140 CP commette rapina ed è punito con la reclusione fino a 10 anni o la detenzione non inferiore a sei mesi chiunque commette un furto usando violenza contro una persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all'integrità corporale o rendendola incapace di resistenza (n. 1 cpv. 1), oppure commette uno dei predetti atti di coazione per conservare la cosa rubata allorché sorpreso in flagrante reato di furto (n. 1 cpv. 2).
La comminatoria di pena si estende però alla reclusione senza limite superiore e prevede un minimo di un anno di detenzione se il colpevole si è munito di un'arma da fuoco o di un'altra arma pericolosa (n. 2); di due anni di reclusione se ha agito come associato a una banda intesa a commettere furti o rapine oppure si è comunque dimostrato particolarmente pericoloso per il modo in cui ha perpetrato la rapina (n. 3); di cinque anni di reclusione se ha esposto la vittima a pericolo di morte, le ha cagionato una lesione personale grave o l'ha trattata con crudeltà (n. 4).
Ovviamente la fattispecie più grave comprende, se del caso, e "consuma" le altre (Trechsel, Kurzkommentar, all'art. 140 n. 19).
L'aggravante di cui all'art. 140 n. 2 CP presuppone che l'autore si sia munito di un'arma da fuoco funzionante e in grado di procurare la morte o ferite gravi, le munizioni dovendo in ogni caso almeno essere a portata di mano (DTF 113 IV 61; 111 IV 51), oppure di un'altra arma (e non di un oggetto) pericolosa: va precisato che quest'ultima aggravante implica che l'autore si sia "solo" munito di un'arma da fuoco, senza poi realmente farne uso.
Secondo la giurisprudenza l'aggravante della banda è data qualora due o più persone manifestano, espressamente o per atti concludenti, la volontà di associarsi in vista di commettere in futuro più azioni criminose, indipendenti, qualificate come furto oppure come rapina, anche se non ancora ben definite e/o pianificate. Secondo il Tribunale federale per l'applicazione di questa aggravante, è sufficiente che gli autori prevedevano o ipotizzino più di due future azioni criminose (DTF 122 IV 265
, 100 IV 219, 102 IV 166; Schubarth, Komm., all’art. 137 n. 129 ss; Trechsel, Kurzkomm., all’art. 139 n. 16 s.; Rehberg - Schmid, Strafrecht III, § 8 n. 4.2.; Stratenwerth, Schweiz.
Strafrecht, BT I, § 13 n. 100-102; Noll, Schweiz. Strafrecht, BT I, p. 140 s.).
Con riferimento al quesito a s
ape
re se due persone fossero sufficienti a costituire una banda il TF ha stabilito che,
per decidere se sussista una banda, vanno valutati, più che il numero di partecipanti, il grado d'organizzazione e l'intensità della collaborazione esistente tra gli autori.
In particolare, è data l'affiliazione ad una banda se l’organizzazione (almeno accennata con la ripartizione dei ruoli o del lavoro) e l'intensità della collaborazione raggiungono una dimensione tale che si possa parlare di una squadra solida e stabile ancorché durata poco tempo
(DTF 124 IV 86; 124 IV 286).
Dal profilo soggettivo è sufficiente che l'autore abbia voluto e conosciuto le circostanze di fatto che corrispondono alla definizione di banda. L'elemento della banda deve essere ammesso solo se l'intenzione dell'autore porta sulla perpetrazione in comune di più infrazioni (DTF 124 IV 86; 122 IV 265, 120 IV 317; 105 IV 181).
Come è già stato rilevato in numerose sentenze (cfr. in particolare la sentenza delle Assise criminali del 6.11.97 in re C.S.), l'aggravante della banda si giustifica per la maggior pericolosità dei singoli componenti derivante dal fatto che, detto in parole povere, l’unione fa la forza o, meglio, influisce psichicamente e fisicamente in modo negativo sul loro comportamento e sulla loro determinazione (DTF 78 IV 233).
L'ulteriore aggravante della pericolosità speciale va ammessa quando l’illiceità dell’atto appaia, tenuto conto delle circostanze e del grado di colpa che esso implica, come specialmente grave (STF 6S.250/2003 del 28.8.2003; STF 20.3.1997 in re P.; DTF 117 IV 135; 116 IV 312;
DTF 109 IV 161; Rehberg/Schmid Strafrecht III, 7 Edizione, p.130; cfr.
Marcel _ Niggli e Christof Riedo in Basler Kommentar, Strafgesetz II, ad art. 140, Note 96 e 97;
Stratenwerth/Jenny, BT I, 6° Auflage, pag. 310
).
Dal punto di vista soggettivo occorre inoltre che l'autore prenda almeno in considerazione la possibilità che la vittima sia sottoposta a un pericolo accentuato (DTF 116 IV 319, cons. 4).
Al riguardo il Tribunale federale nella sentenza del 12.3.1997 in re D.P. ha sottolineato quanto segue:
"
... a) Secondo la giurisprudenza - relativa al precedente art. 139 n. 2 cpv. 2 CP ma senz'altro applicabile al nuovo art. 140 n. 3 cpv. 2 CP, in vigore dal 1. gennaio 1995 - del Tribunale federale, per ammettere il carattere particolarmente pericoloso è necessario che l'illiceità dell'atto manifesti un grado di gravità considerevolmente maggiore di quello della rapina non qualificata (DTF 116 IV 312 consid. 2d). Secondo un'altra formulazione, la sussistenza di una particolare pericolosità va ammessa solo se l'atto appare, tenuto conto delle circostanze nonché dell'illiceità e del grado di colpa che esso implica, come specialmente grave. Tale pericolosità è stata ad esempio negata, alla luce delle circostanze concrete (carattere improvviso della determinazione, mediocrità del bottino preso di mira, assenza di rischio di lesioni), in una fattispecie in cui il rapinatore aveva minacciato in due casi una donna con un coltello da tasca
ape
rto (DTF 117 IV 135 consid. 1b). Per converso, giurisprudenza e dottrina ammettono l'esistenza di un caso di particolare pericolosità quando l'agente agisce in modo particolarmente audace, temerario, perfido o senza scrupoli (DTF 117 IV 135 consid. 1a; 116 IV 312 consid. 2e; 109 IV 161 consid. 3) oppure, ancora, quando l'agente opera in modo caparbio, ostinato o subdolo (DTF 116 IV 312 consid. 2e; Günter Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, BT I, 1995, § 13 n. 131). Criteri determinanti sono altresì ritenuti l'entità del bottino auspicato, il superamento di ostacoli morali o tecnici nonché l'impegno profuso per la pianificazione o l'organizzazione del reato (DTF 116 IV 312 consid.
2e; Stefan Trechsel, Schweizerisches Strafrecht, 1989, art. 139 n. 15 in collegamento con art. 137 n. 23) ..."
Giusta l’art. 139 CP è punito con la reclusione fino a cinque anni o con la detenzione chiunque, a scopo d’indebito profitto, sottrae una cosa mobile altrui alfine di appropriarsene.
Il furto è segnatamente aggravato, e perciò passibile di una pena massima di dieci anni di reclusione e di una pena minima di sei mesi di detenzione, se l’autore ha agito in qualità di affiliato ad una banda intesa a commettere furti.
Per l'aggravante della banda valgono i medesimi presupposti indicati più sopra nell'ambito del reato di rapina ai quali si rimanda.
In caso di furto con scasso, sussiste concorso perfetto tra i reati di danneggiamento e di furto ai sensi dell’art. 139 CP (DTF 123 IV 113).
Il simultaneo verificarsi di più circostanze aggravanti non consente di superare il limite superiore della pena edittale, ma può essere considerato ai fini della determinazione della pena nel contesto dell'applicazione dell’art. 63 CP (DTF 120 IV 330; SJ 1997, 181).
Per l’art. 183 n. 1 CP commette il reato di sequestro di persona e rapimento, ed è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione, chiunque indebitamente arresti o tenga sequestrata una persona o la privi in altro modo della libertà personale oppure la rapisca con violenza, inganno o minaccia.
Il bene protetto è la libertà di movimento, e meglio il diritto di ognuno di spostarsi da un luogo all'altro e di trattenersi nel luogo prescelto.
Secondo la giurisprudenza e la dottrina (Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. I, agli art. 183 e 184 CP e riferimenti), l'arresto e il sequestro consistono nel fatto di impedire a una persona di lasciare il luogo in cui si trova (la differenza essendo solo che nel secondo caso la vittima già si trova per sua volontà sotto il dominio dell'autore), mentre il rapimento sta nel fatto di obbligare una persona a portarsi o essere portata in un altro luogo, con uno spostamento non insignificante e tale da porla alla mercé del rapitore.
In tutti i casi, la privazione della libertà dev'essere illecita (ossia sprovvista di buon diritto) e di una certa durata (anche se, a seconda delle circostanze, pochi minuti possono bastare).
Circa l'aspetto soggettivo, è sufficiente che l'autore agisca con dolo eventuale ed è indifferente a quale scopo o per quale motivo egli compia l'illecito.
Tra il reato di rapina e il sequestro di persona sussiste concorso reale unicamente quando la privazione della libertà, diretta nei confronti del "Gewahrsamsinhaber oder -hüter" (Rehberg/ Schmid, III, § 9 cifra 4.), si è protratta al di là di quanto richiesto per la consumazione della rapina (Schubarth, BT, 3.
Band ad Art. 183 N 66; DTF 98 IV 104; CCRP in re S. C. 24.3.1998).
Se invece il sequestro di persona coincide con la rapina e ne rappresenta il mezzo di esecuzione esso è consumato dall'art.140 CP (Schubarth, BT, 2. Band ad Art. 139 N 96 e riferimenti; Rehberg/Schmid, III, § 9 cifra 4).
Vi è concorso imperfetto anche quando la rapina e il sequestro di persona sono in così stretta connessione di tempo da farli naturalmente considerare come un atto unitario ed omogeneo (DTF 98 IV 314: privazione della libertà viene protratta oltre l'esecuzione della rapina per garantire la via di fuga; Stratenwerth, BT I, §13 N 141; sentenza criticata da: Schubarth, BT, 2.
Band ad Art. 139 N 96 e riferimenti; Rehberg/Schmid, III, § 9 cifra 4; Trechsel, Kurzkommentar, ad art. 183 N 12).
L'art. 144 CP n. 1 punisce, a querela di parte, con la detenzione o con la multa chiunque deteriora, distrugge o rende inservibile una cosa altrui, o su cui grava un diritto d'uso o d'usufrutto a favore di altri.
Giusta l'art.
186 CP
chiunque indebitamente e contro la volontà dell'avente diritto, s'introduce in una casa, in un'abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in uno spiazzo, corte o giardino cintati e attigui ad una casa, od in un cantiere, oppure vi si trattiene contro l'ingiunzione d'uscirne fatta da chi ne ha diritto, è punito, a querela di parte, con la detenzione o con la multa.
2.
Non occorre spendere molte parole per sostenere che quel che è stato fatto a _ e a _ si qualifica giuridicamente come rapina consumata, rispettivamente tentata, ai sensi dell’art. 140 CP.
Secondo le Difese di AC 4, AC 3 e AC 5, questo reato non può essere ascritto ai loro assistiti poiché non sarebbe mai stata loro intenzione far uso di violenza contro le vittime.
La Corte non ha condiviso tale opinione.
Emerge con chiarezza dagli atti e dalle risultanze del dibattimento che, in entrambi i casi, il piano ideato ed accettato da tutti i partecipanti prevedeva di sopraffare le vittime, legarle e imbavagliarle per farsi indicare il luogo della cassaforte, farsi consegnare la chiave e, poi, assicurarsi la fuga.
Questo, da solo, basta a configurare in diritto il reato di rapina.
Le Difese hanno, pure, sostenuto che l’episodio ai danni della pizzeria_ non può configurarsi come una tentata rapina ma soltanto come un tentato furto poiché, in sintesi, il piano non prevedeva né di spintonare né di colpire l’esercente ma soltanto di strappargli la borsa con i soldi.
La Corte non ha condiviso neppure tale opinione.
Da un lato, la Corte ha accertato che il piano condiviso da tutti prevedeva, in caso di resistenza della vittima, che questa venisse almeno spintonata, magari anche gettata a terra e, magari ancora, presa a calci.
Ma, anche se si dovesse ritenere che il piano prevedeva soltanto che la borsa venisse strappata dalle mani dell’esercente, questo basterebbe, secondo consolidata giurisprudenza e dottrina, a qualificare l’episodio come rapina (cfr. Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. I all'art. 140 CP, n. 8, p. 248; DTF 107 IV 108).
Le Difese hanno concordemente sostenuto che non può essere considerato che gli imputati hanno eseguito le rapine come associati ad una banda ai sensi del numero 3 dell’art. 140 CP.
La Corte è stata di diversa opinione.
Si è potuto con tranquillità accertare che gli imputati hanno
- alcuni (AC 3 e AC 4) esplicitamente, altri per atti concludenti - espresso la volontà di associarsi per commettere insieme più infrazioni indipendenti.
AC 3 e AC 4 hanno esplicitamente ammesso di essersi trovati d’accordo sul cercare di fare soldi prendendo di mira degli esercizi pubblici in cui si esercitava la prostituzione (cfr., ad esempio, AC 3, PP 4.1.2006 pag. 2).
Gli altri questa volontà l’hanno manifestata per atti concludenti.
Da un lato, con l’effettiva commissione in comune di un numero consistente di reati in un ristretto lasso di tempo, a breve, se non brevissima, distanza l’uno dall’altro.
D’altro lato, con la totale ed incondizionata loro disponibilità a partecipare ai diversi reati non appena questi venivano proposti o non appena questi venivano discussi.
In effetti, nessuno dei diversi protagonisti ha mai dovuto essere convinto a partecipare ad un reato: bastava la proposta o la manifestazione dell’idea per avere l’immediata e incondizionata adesione degli imputati.
Nemmeno la proposta o l’idea doveva essere esplicitata o definita per avere l’adesione di un membro del gruppo. AC 3 chiamava gli uomini e faceva partire “i lavori” non appena qualcuno gli parlava di un conoscente con un po’ di soldi. Contattati, AC 4 e i AC 1 venivano in Ticino senza nemmeno sapere in cosa consistesse il “lavoro”. AC 5 neppure doveva essere pregato né per portare nuove idee né per partecipare o mettersi in moto: anche di lui significativa ed esemplare è la prontezza d’adesione ad ogni nuova idea e la facilità e la spregiudicatezza con cui cercava nuovi obiettivi (senza, peraltro, farsi nessuno scrupolo nel colpire gente che conosceva o che, in un modo o nell’altro, frequentava).
Ciò era il caso anche per AC 6.
La sua partecipazione a “soli” tre reati non è indicativa del contrario.
Da un lato, perché tre reati sono, comunque, secondo la giurisprudenza, sufficienti.
D’altro lato, perché la sua disponibilità a delinquere è sempre stata del tutto spontanea e incondizionata. E, infine, perché è stato accertato che la sua mancata partecipazione ad altri reati (in particolare, alla tentata rapina al gestore del bar_ ) non era dovuta ad un suo rifiuto del sodalizio ma soltanto ad altri impegni (per esempio, la sera del tentativo al bar_ lui lavorava) o, nella migliore delle ipotesi, al fatto che lui si riservava di condizionare la sua partecipazione alle caratteristiche del reato (“magari non me la sarei sentita”).
Infine, la volontà degli imputati di partecipare ad un sodalizio intenzionato a mettere a segno diversi furti e/o rapine (nel senso di più di due e fra loro indipendenti reati) si rivela nel fatto – che si ritrova in parecchie dichiarazioni degli imputati (cfr., fra gli altri, AC 5 VI PP 23.1.2006 pag. 2 e pag. 4) – che, mentre preparavano un furto o una rapina, già parlavano di un altro/a tanto che, quando un colpo falliva, prontamente (spesso la sera stessa
) ne mettevano a segno un altro (vedi i furti alla _ compiuti tutti e due la sera del fallimento di un altro colpo).
Le Difese hanno sostenuto che non può essere ritenuta l’aggravante della banda in assenza di accertamenti sull’aspetto soggettivo.
Il TF ha già avuto modo di precisare che dal profilo soggettivo occorre, perché sia data l’aggravante della banda, che gli autori abbiano voluto e conosciuto le circostanze di fatto che corrispondono alla definizione di banda (DTF 124 IV 86; 105 IV 81).
Ciò è manifestamente realizzato in concreto.
È evidente, infatti, che gli imputati, sempre pronti all'azione hanno avuto sin dal primo "lavoro" il cosciente proposito di delinquere a più riprese per fare soldi e in sodalizio proprio perché l'unione fa la forza e poiché, per il reato da commettere, l'essere in due o più era una necessità (vedi l'appello ai fratelli AC 1 oltre Gottardo) o, comunque, rendeva il lavoro meno rischioso.
Le Difese hanno, poi, affermato che gli imputati hanno commesso un numero insufficiente di reati perché si possa ammettere la banda.
A torto.
Il TF ha più volte stabilito che basta che il proposito comune si riferisca a più di due azioni criminose.
In concreto, ciò è chiaramente indicato, oltre che dal numero di reati effettivamente commessi, dalla loro vicinanza nel tempo (fra un reato e l’altro non passava mai più di qualche giorno) e dalla facilità con cui gli imputati passavano, oltre che all’atto (vedasi, ad esempio, furto ai danni della prostituta), da un atto all’altro (per esempio, dopo il fallimento di un’operazione, passavano subito ad un’altra).
E’, poi, stato sostenuto che non può essere ammessa la banda in assenza di una chiara definizione iniziale dei furti che si intendevano compiere.
In realtà, questo è irrilevante poiché la giurisprudenza e la dottrina sono concordi nel dire che non è necessaria una preventiva pianificazione dei reati che si intendono compiere in comune.
Infine, è stato sostenuto che, in concreto , non può esservi banda poiché i colpi non erano pianificati in modo serio (si è detto che gli imputati erano dei dilettanti) e poiché non vi era una vera organizzazione della banda.
Nemmeno questa censura ha trovato accoglimento.
Se è vero che il TF ha parlato dell’esigenza di una “certa organizzazione” perché si possa parlare di banda, è anche vero che lo ha fatto in relazione ad una banda composta da sole due persone rilevando che, più che il numero di affiliati, è la loro organizzazione e collaborazione a trasformarli in una banda.
Ma, soprattutto, in quella sentenza, il TF ha precisato che la presenza di due soli membri non esclude la banda “pour autant qu’un minimum de début d’organisation (par ex. un partage des ròles ou du travail) et l’intensité de la collaboration atteignent une dimension telle qu’on peut parler d’une équipe soudée jusqu’à un certain degré et stable, même si celle-ci n’a vécu à la rigueur que peu de temps” (DTF 124 IV 86 = JdT 1999 IV 138).
Non è necessario spendere molte parole per dimostrare che ciò era il caso in concreto.
Fra gli imputati vi è stata, sin dall’inizio, una chiara e stabile divisione dei ruoli, definita in funzione delle caratteristiche del reato da compiere e delle attitudini e situazioni personali così che ben si può affermare che gli imputati hanno formato, per tutto il periodo ritenuto dall’AA, una squadra ben rodata ed affiatata.
Dunque, la Corte ha ritenuto che gli imputati hanno commesso le rapine e i furti in qualità di associati ad una banda ai sensi dell’art. 140 n. 3 CP.
Questo, ad eccezione del furto ai danni .
In atti non vi sono accertamenti sufficienti a concludere che quel sodalizio la cui esistenza è stata accertata negli imputati fra loro, sia venuto in essere anche fra AC 3, _ e i tre correi rimasti sconosciuti.
Per quell’episodio, dunque, AC 3 è stato dichiarato autore colpevole di furto semplice.
I reati di danneggiamento e violazione di domicilio (AA 5 e 6) connessi alle varie azioni criminose ascritte agli accusati sono stati accertati sulla base delle dichiarazioni suesposte e ritenuto come per tali reati sia stata sporta valida querela.
3.
La Corte ha ritenuto di lasciare indecisa la questione della realizzazione dell’aggravante della particolare pericolosità.
Stante l’accertamento della banda, infatti, il n. 3 dell’art. 140 è già applicabile e, con esso, il minimo di pena previsto.
L’eventuale accertamento della realizzazione dell’altra ipotesi di aggravamento prevista da questo stesso numero dell’art.140 CP, nulla porterebbe in più proprio perché l’accertamento di cui sopra comporta già da solo l’applicazione di una pena della durata minima di due anni.
4.
Le modalità di commissione dei reati sono state considerate dalla Corte per la valutazione della gravità oggettiva dei reati e di conseguenza – così come imposto dall’art. 63 CP – nella valutazione della colpa dei diversi imputati.
A questo proposito, la Corte non ha ritenuto di poter addebitare la brutalità dell’esecuzione della rapina di _ (cioè le botte date alla signora PL 1) ai correi che non hanno eseguito materialmente la rapina poiché essa non era prevista dal piano né era stata presa in considerazione dai correi.
Prevista ed accettata era soltanto la forza - o violenza che dir si voglia – necessaria alla immobilizzazione e l'imbavagliamento delle vittime.
I pugni inferti alla signora _ – imputabili, per quanto attiene a AC 2, al panico di cui il ragazzo cadde vittima – e le minacce con la pistola costituiscono un eccesso (non previsto dal piano iniziale) che va addebitato soltanto agli autori materiali.
Ciò detto, tutti gli imputati devono comunque rispondere dell’esecuzione – per alcuni ripetuta e per altri no – di una rapina consumata ed una tentata oggettivamente gravi a causa delle modalità d’esecuzione di tali rapine.
Da un lato, e dapprima, gravi per il previsto utilizzo della forza necessaria ad immobilizzare, legare ed imbavagliare le vittime e, quindi, l’accettazione da parte di tutti gli autori di infliggere alle vittime un certo grado di sofferenza.
Poi, perché si è trattato oggettivamente di rapine abbastanza elaborate con piani che prevedevano, oltre l’esecuzione di sopralluoghi e una buona conoscenza dei luoghi e delle vittime, anche la messa in atto di strategie difensive con l’utilizzo di guanti, berretti o calze per alterare i lineamenti del viso, con la costituzione di alibi per gli autori conosciuti e la scelta di percorsi di fuga sicuri.
Relativamente alla tentata rapina al bar_ , la colpa degli imputati è stata valutata, dal profilo oggettivo, in considerazione dell’arditezza e della spregiudicatezza insite nel piano che prevedeva di passare all’atto in un luogo pubblico e nei confronti di un uomo nel pieno delle sue forze.
Per la tentata rapina di _, i fratelli AC 1 devono, poi, rispondere anche delle brutali percosse inflitte alla signora PL 1.
5.
L’aggravante dell’essersi munito di un’arma pericolosa del numero 2 dell’art. 140 CP - che prevede un minimo di 1 anno di detenzione - perde evidentemente d’interesse visto l’accertamento dell’aggravante dell’avere agito in banda.
6.
Gli imputati hanno agito tutti come correi.
Anche AC 6 che, nei reati cui ha partecipato, non si è limitato a prestare assistenza, ma ha partecipato in modo determinante alla pianificazione e/o all’esecuzione dei reati di cui è stato dichiarato autore colpevole
(STF 6P.68/2005 consid. 7.2 e rif.; DTF 125 IV 134; 120 IV 17 consid. 2d e 3d, 118 IV 397 consid. 2d, 115 IV 161 consid. 2d; 108 IV 88 consid. 2°).
Riguardo ai colpi cui ha partecipato, AC 6 ha, come gli altri, preso parte in modo attivo alle discussioni preparatorie. Come gli altri, ha dato un contributo determinante. Come gli altri, ha partecipato alla spartizione del bottino.
7.
Il sequestro della signora PL 1 è assorbito dal reato di rapina.
Non così, quello della signora PL 2.
Esso, tuttavia, costituisce un imprevisto nel vero senso della parola, cioè un’evenienza che non era stata nemmeno presa in considerazione da AC 3, AC 4 e AC 5.
Nemmeno si è potuto accertare che di quel sequestro ci sia stata una ratifica in corso d’esecuzione.
Pertanto, esso è addebitabile unicamente ai due autori materiali, cioè unicamente ai fratelli AC 1.
8.
Per il possesso e la consegna del coltello a farfalla, AC 2 e AC 5 sono, poi, stati dichiarati autori colpevoli di infrazioni alla LFarm (DTF 118 IV 142 consid. 3d).
9. AC 2
è, infine, stato dichiarato autore colpevole di lesioni semplici e danneggiamento per i fatti di cui all’AA aggiuntivo.
10.
Per l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali.
A tale riguardo, entrano in considerazione numerosi fattori quali il movente e le circostanze esterne, l’intensità del proposito, l’eventuale assenza di scrupoli, i modi d’esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o reiterazione dell’illecito, il ruolo in seno ad una banda, la recidiva, le difficoltà personali e psicologiche, il pentimento, la volontà di emendamento, la collaborazione con gli organi inquirenti, gli imperativi di prevenzione generale, ecc..
In relazione alla portata dell'art. 63 CP, la Corte di cassazione e revisione penale ha stabilito quanto segue (cfr. sentenza 23.10.2000 _):
"
La gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze esterne, intensità del proposito (determinazione) o della negligenza, risultato ottenuto, assenza di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito, ruolo in seno a una banda, recidiva, difficoltà personali o psicologiche e così via. Per quanto riguarda l'autore, in particolare, occorre considerare la sua situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere."
(DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 289 consid. 2a)
La colpa dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che egli ha fatto volendolo fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto (Corboz, La motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).
Il criterio essenziale è, dunque, quello della gravità della colpa e, pertanto, il
giudice deve prendere in considerazione, in primo luogo, gli elementi che portano sull'atto in quanto tale, in particolare sul risultato dell'attività illecita, sui modi di esecuzione e, dal punto di vista soggettivo, sull'intensità del dolo così come dei motivi del delinquere. L'importanza della colpa dipende altresì dalla libertà di decisione di cui ha disposto l'autore: più gli sarebbe stato facile rispettare la norma violata, più fortemente pesa la sua decisione di trasgredirla e quindi più è grave la sua colpa (DTF 127 IV 101;
122 IV 241 consid. 1 p. 243 e sentenze citate).
Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto, compresa la collaborazione con gli inquirenti e la volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116 IV 289 consid. 2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno, invece, portata relativa (DTF 124 IV 47 consid. 2c), mentre esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di second’ordine (DTF 118 IV 350 consid. 2g).
L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena.
9.1.
Per AC 6, il PP ha chiesto la pena di 2 anni di detenzione
Vista l’applicazione dell’art. 140 numero 3 CP, la sola partecipazione alla rapina di_ comporterebbe per AC 6 una pena minima di 2 anni.
Tuttavia, AC 6 deve rispondere anche di altri due reati e, cioè, del furto ai danni della prostituta del_ e di quello ai danni di _.
Si tratta di furti che non vanno banalizzati.
Da un lato, perché il bottino atteso era in entrambi i casi di una certa rilevanza.
D’altro lato, perché la loro esecuzione prevedeva una certa abilità.
Ma,
soprattutto, tali furti non vanno banalizzati dal profilo soggettivo, perché per AC 6 sono indizianti di una particolare assenza di scrupoli ritenuto che, in uno, veniva derubato l’esercizio pubblico per il quali lui lavorava e che, nell’altro, si trattava di derubare una prostituta secondo un piano che prevedeva il furto soltanto dopo avere ottenuto da lei
una prestazione sessuale.
Inoltre, sempre dal profilo soggettivo, la colpa di AC 6 – che, pure, è recidivo anche se non specifico - appare di non poco conto, da un lato, poiché egli aveva un lavoro stabile e regolare con cui avrebbe potuto vivere almeno dignitosamente e, d’altro lato, poiché egli ha delinquito nel periodo di prova di una precedente condanna, dopo che l’autorità penale gli aveva dato fiducia concedendogli la sospensione condizionale della pena di 12 mesi.
Siamo, dunque, di fronte ad un concorso di reati, ciò che comporta, obbligatoriamente, un aumento della pena minima prevista dall’art. 140 numero 3 CP e ad una colpa che imporrebbe, pure, un aggravio di pena.
Tuttavia, per mantenere un certo equilibrio fra le pene inflitte ai correi (non volendo andare oltre le richieste del PP), nonostante la gravità della sua colpa (cui si aggiunge anche la recidiva ai sensi dell’art. 67 CP) giustificasse, di per sé, anche una pena superiore, la Corte ha ritenuto di dovere mostrare una certa clemenza limitando la pena da infliggere a AC 6 a 2 anni e 1 mese di reclusione.
In accoglimento della richiesta del PP, la Corte non ha revocato la sospensione condizionale della pena precedente ma ne ha prolungato il periodo di prova del massimo consentito.
9.2. AC 5
deve rispondere di 6 furti di cui uno tentato (con relativi eventuali reati di violazione di domicilio e di danneggiamento), di due tentate rapine e di infrazione alla Legge sulle armi.
Stante la gravità oggettiva delle rapine di cui già s’è detto e di cui AC 5 risponde come gli altri nonostante il suo farisaico chiamarsi fuori (nemmeno lui, come AC 4 e AC 3, voleva “sporcarsi le mani”), e il ruolo attivo ed importante avuto in ogni reato e che qualifica già di per sé la sua colpa, AC 5 risponde, per quella di _, anche dell’assenza di scrupoli dimostrata con la consegna del coltello a AC 2 poco prima della sua partenza per _.
Inoltre, la Corte ha considerato il movente puramente egoistico che lo ha spinto ad agire poiché AC 5 ha delinquito per puro spirito di lucro, nonostante le assicurazioni e l’assistenza sociale lo ponessero già al riparo dal bisogno.
Come per gli altri, la Corte ha, poi, considerato, ad aggravamento della colpa di AC 5, la dimostrata totale ed incondizionata disponibilità a delinquere: come per gli altri, il passaggio all’atto era facile, spontaneo e naturale a dimostrazione di una preoccupante – soprattutto ritenuta l’età di AC 5 e la maturità che tale età dovrebbe comportare – assenza di valori.
Per il resto, ad attenuazione della colpa di AC 5, la Corte ha considerato il momento di disagio esistenziale da lui vissuto e messo in evidenza dal suo avvocato. Non ha , tuttavia, ritenuto di dovergli riconoscere un grado di responsabilità diminuito in assenza di qualsiasi elemento che sostenesse la richiesta avanzata dal suo difensore .
Sempre a suo favore, la Corte ha considerato la sua sostanziale incensuratezza.
Non ha potuto, però, considerare, a vantaggio dell’accusato, nessuna collaborazione poiché sia durante l’inchiesta che durante il dibattimento, AC 5 non ha fatto altro che cercare di sminuire le sue responsabilità ed ha ammesso qualcosa soltanto quando vi era costretto da una serie di altre emergenze. In questo contesto, va detto che la Corte non ha apprezzato l’evidente suo tentativo di scaricare sugli altri la colpa di quanto accaduto: emblematico a tale riguardo (ed è solo un esempio) è stato il deprecabile tentativo di addossare, per il furto ai danni della _ , tutta la responsabilità a AC 3 affermando, in aula, contrariamente alle risultanze istruttorie, che fu l’amico a fare tutto.
Così, tutto considerato, è stata ritenuta adeguata alla colpa del AC 5 la pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione così come richiesto dal PP.
9.3. AC 4
- recidivo
-
deve rispondere di 4 furti di cui uno tentato (con relativi eventuali reati di violazione di domicilio e di danneggiamento) e di tre rapine , di cui due tentate.
Della gravità oggettiva delle rapine (consumate e tentate) che porta con sé una corrispondente ed oggettiva gravità della colpa già s’è detto. Relativamente ai furti di cui deve rispondere, la Corte ha considerato, nella valutazione del grado di colpa, oltre l’arditezza che essi presupponevano, il fatto che AC 4 (con gli altri) si muoveva soltanto se si poteva preventivare (per un motivo o per l’altro) un bottino di una certa entità e il fatto che essi cercavano soltanto soldi a riprova di una certa professionalità dell’agire.
Inoltre, la Corte ha considerato, come fattore aggravante della colpa, la reiterazione nell’illecito di AC 4 che, nell’arco di soli due mesi, si è reso colpevole di ben 7 reati (12 se si considerano anche le violazione di domicilio e i danneggiamenti).
All’oggettiva gravità dei reati commessi si aggiunge la gravità soggettiva della colpa di AC 4 dimostrata, dapprima, dalla sua recidiva ai sensi dell’art. 67 CP: egli ha delinquito facendosi beffe del monito che la precedente carcerazione avrebbe dovuto costituire. Sulla sua colpa hanno, poi, pesato i suoi precedenti che, nella loro evoluzione, dimostrano come egli si sia, in qualche modo, accomodato nella delinquenza, passando da reati tutto sommato di lieve gravità ad altri di natura più preoccupante per arrivare a quelli ancor più gravi per cui oggi è stato giudicato e nella cui esecuzione egli ha dimostrato ben pochi scrupoli, in particolare facendo intervenire AC 1, conosciuto in carcere dove già scontava una pena per rapine, quindi una persona con precedenti specifici e, perciò, potenzialmente pericolosa.
Ritenuto, dunque, il minimo di pena imposto dal riconoscimento dell’aggravante dell’aver agito in banda e dell’aumento di pena imposto dall’art. 68 CP in caso di concorso di reati (e, qui, si hanno per tre rapine di cui due tentate, quattro furti di cui uno tentato, due danneggiamenti e tre violazioni di domicilio), la Corte ha ritenuto di non poter infliggere a AC 4 una pena inferiore ai tre anni di reclusione chiesti dal PP.
La Difesa ne aveva chiesto una sensibile riduzione con il riconoscimento dell’attenuante specifica del sincero pentimento considerato che AC 4 è tornato in Svizzera ad inizio gennaio 2006 nonostante avesse saputo dell’arresto dei correi.
La Corte non ha accolto tale richiesta poiché non è riuscita, nonostante gli sforzi, a percepire nessun reale pentimento nell’atteggiamento dell’imputato. L’imputato è, sì, tornato in Svizzera a gennaio ma è anche vero che tale rientro era, oltre che già previsto (si trattava del normale rientro dopo le festività natalizie) sostanzialmente obbligato dal fatto che, ormai, la vita di AC 4 è in Svizzera dove vivono moglie e figlia (oltre, si è tentati di dire, all’amica che vive in Ticino) mentre il Kossovo è, soltanto, il luogo, sì, dove vivono i genitori ma in cui lui non ha alcun desiderio di tornare a vivere . Perché possa assurgere ad attenuante specifica, il rientro in Svizzera avrebbe dovuto palesarsi come la chiara manifestazione della presa di coscienza degli errori commessi e del pentimento spontaneo e disinteressato di persona disposta a pagare le sue colpe. In concreto, il rientro di AC 4 non può essere letto in quel senso: in particolare, manca totalmente una chiara ed incondizionata assunzione di responsabilità ed è totalmente assente da quel gesto una reale e sincera presa di coscienza del male fatto ed una volontà di emendamento, così come il condannato ha ampiamente dimostrato al dibattimento tenendo sempre un atteggiamento caratterizzato da un sorprendentemente superficiale chiamarsi fuori pretendendo di non “essersi mai sporcato le mani”.
Così, la Corte ha ritenuto di non potersi scostare (nel senso richiesto dalla Difesa) dalla richiesta di pena del PP che, vista la gravità dei reati commessi, il loro concorso e la recidiva del condannato, evidentemente, già considerava generosamente tutte le circostanze a favore, in particolare quelle che sono state chiamate a sostegno della realizzazione dell’attenuante specifica. In effetti, non vi fosse stato quel rientro e, soprattutto, non vi fosse stata la buona collaborazione offerta agli inquirenti dopo l’arresto, la gravità della colpa di DUF 4 avrebbe imposto alla Corte di infliggergli (e, quindi, al PP di richiedere) una pena ben superiore ai tre anni.
9.4. AC 3
deve rispondere di tre rapine (di cui due tentate), di 9 furti
(di cui due tentati), di 8 violazioni di domicilio e 7 danneggiamenti.
Non ha più da essere sottolineata la gravità oggettiva dei reati, in particolare la gravità delle rapine in cui, per pura avidità, è stata messa a repentaglio l’integrità fisica delle vittime e la natura dei furti commessi caratterizzati, da un lato, dal bottino ricercato (soltanto soldi) e, dall’altro, da una certa grettezza d’animo dimostrata dalla scelta degli obiettivi (gli autori, e AC 3 in particolare, non si facevano scrupolo alcuno nel derubare “buoni” conoscenti o, perlomeno, persone che frequentavano regolarmente).
Alla gravità della colpa che deriva da queste caratteristiche, si ha una gravità soggettiva particolare ritenuto che, non soltanto AC 3 ha alle spalle due condanne ed ha delinquito nel periodo di prova della sospensione condizionale di una di esse, ma, soprattutto, la seconda condanna si riferisce ad un tentato furto ai danni di un EP di_ ciò che non può non preoccupare siccome indicativo della refrattarietà del condannato ai richiami dell’autorità penale.
La Corte, nella valutazione della sua colpa, ha poi considerato che AC 3 è stato, in un certo senso, il “perno” di tutte le operazioni, ciò che non fa di lui “un capo” ma lo rende, comunque, un organizzatore il che aggrava, certamente, la sua colpa.
Anche per lui è stata considerata, quale fattore aggravante, la reiterazione del delinquere: nell’arco di appena due mesi, infatti, egli si è reso colpevole di ben 12 reati (27 se si considerano anche le violazioni di domicilio e i danneggiamenti).
Infine, la Corte ha considerato che AC 3 ha delinquito nonostante avesse un lavoro che gli garantiva un salario più che dignitoso con il quale avrebbe potuto vivere senza problemi.
Per lui il PP ha chiesto 3 anni e tre mesi.
Anche qui la Corte ha ritenuto di non doversi scostare da tale richiesta di pena: il numero dei reati commessi, la loro gravità oggettiva, gli aspetti soggettivi e i precedenti dell’accusato non hanno permesso di effettuare alcun sconto di pena.
Senza la buona collaborazione offerta agli inquirenti, infatti, la Corte avrebbe inflitto a AC 3, tenuto conto di tutte le circostanze evocate e quelle legate al minimo di pena previsto dall’art. 140 cifra 3 e al suo aumento imposto dall’art. 68 CP, una pena certamente superiore ai tre anni e tre mesi.
Inoltre, la Corte ha revocato la sospensione condizionale delle condanne precedentemente erogate.
9.5. AC 2
deve rispondere di tre rapine (di cui due tentate), di sequestro di persona, di 1 furto, di 2 violazioni di domicilio, di due danneggiamenti, di lesione semplice e di infrazione alla LArm.
AC 2 si è macchiato di reati oggettivamente molto gravi.
Della “qualità” delle rapine già s’è detto e le considerazioni già esposte a questo proposito sono state ritenute dalla Corte nella valutazione della colpa del condannato. La Corte ha, poi, considerato la brutalità dimostrata da AC 2 nel corso della tentata rapina di _: la Corte ha creduto che le brutali percosse inferte alla signora PL 1 non fossero state preventivate, tuttavia questa circostanza non toglie loro gravità ma contribuisce soltanto ad attenuare la colpa dell’autore. Parimenti, la Corte ha considerato, ad aggravamento della colpa di AC 2 la determinazione dimostrata in quell’occasione, aspettando nella casa, dopo avere immobilizzato e legato la signora _, per ben quattro ore il rientro della signora _ .
La Corte ha, comunque, considerato che la gravità della sua colpa sia, comunque, temperata dalla sua giovane età (all’epoca dei fatti aveva soltanto 21 anni), dalla sua inesperienza ma, soprattutto, dal fatto che egli ha delinquito soltanto perché spinto dal fratello - con cui viveva - che costituiva e costituisce per lui un evidente importante punto di riferimento e che lo ha spinto ad entrare a far parte della banda così da potere più in fertta risolvere i loro problemi finanziari partecipando non per una ma per due parti alla spartizione dei vari bottini.
Per quanto riguarda i fatti avvenuti la notte dell’aprile 2005, la Corte ha considerato, ad attenuazione della colpa del condannato, il fatto che egli fosse in una certa misura alterato dall’alcool (questo in applicazione del principio in dubio pro reo, ritenuto che non vi sono accertamenti in tal senso) e il fatto che si è spontaneamente presentato in polizia.
D’altra parte, la Corte ha considerato che, nel suo complesso, la colpa di AC 2 è ancora attenuata dall’ampia e cristallina collaborazione che ha saputo fornire agli inquirenti e di cui, in requisitoria, il PP ha dato atto sottolineando la differenza, in quest’ambito, dell’atteggiamento del ragazzo rispetto a quello dei correi, tutti più adulti.
Ancora a favore del condannato la Corte ne ha considerato l’incensuratezza.
Infine, la Corte ha considerato quale ulteriore elemento di attenuazione della pena l’assunzione di responsabilità chiara e lineare che AC 2 ha saputo fare e, infine, il profondo pentimento dimostrato.
La Corte ha ritenuto che, se tutto questo ancora non realizza il sincero pentimento di cui all’art. 64 CP, vi si avvicina molto e, perciò, ha potuto limitare la pena da infliggere a AC 2 in 2 anni e 9 mesi di reclusione.
9.6. AC 1
deve rispondere di tre rapine (di cui due tentate), di un sequestro di persona,
di 4 furti (di cui uno tentato), di tre violazioni di domicilio e di due danneggiamenti.
Nella valutazione della colpa del condannato, la Corte ha considerato, oltre all’oggettiva gravità delle rapine e dei furti, la brutalità dimostrata da AC 1 – più navigato e più "scafato" del fratello e, quindi, meglio in grado di controllarsi – ai danni della signora _ che lo ha chiaramente identificato come il più brutale e cattivo dei suoi due aggressori. Inoltre, ne ha considerato la forte determinazione dimostrata nella lunga attesa dell’arrivo di PC 1 o della signora PL 1. D’altra parte, ha considerato, quale preoccupante indizio di abilità delinquenziale e, quindi, motivo di aggravamento della colpa, la prontezza dimostrata nella gestione dell’imprevisto rappresentato dall’arrivo della signora _ . In sostanza, AC 1 ha dimostrato con il suo agire, con la sua disponibilità ad assumersi rischi importanti e la sua capacità a gestire le situazioni e i rapporti con le vittime di possedere una personalità di un certo spessore delinquenziale.
Più in generale, la Corte ha considerato – quale elemento aggravante – la disponibilità nel delinquere dimostrata dal condannato nei due mesi considerati dall’AA: bastava la chiamata di AC 4 perché lui partisse per una nuova spedizione in Ticino. Null’altro serviva. A AC 1, per partire per una nuova scorribanda, bastava sapere che qualcuno in Ticino aveva individuato un obiettivo. E ciò è indizio di una propensione a delinquere particolare che non può non incidere pesantemente sulla valutazione della colpa.
D’altra parte, la Corte ha considerato, sempre ad aggravamento della colpa di AC 1, il fatto che è stato lui a trascinare il fratello – giovane ed incensurato – nella delinquenza: ciò ad ulteriore dimostrazione di una preoccupante assenza di scrupoli.
Come per gli altri (in particolare, per AC 3, AC 4 e AC 5), la Corte ha, poi, considerato, sempre quale elemento aggravante, la reiterazione nel delinquere: nell’arco di un paio di mesi, infatti, AC 1 si è macchiato di ben 13 reati.
D’altra parte, la Corte ha tenuto della recidiva specifica, del fatto che il condannato ha delinquito dopo poco più di un anno dalla sua rimessa in libertà (era uscito da prigione nel luglio 2004) dopo avere scontato per identici reati una lunga pena detentiva.
Per tutte queste considerazioni, la colpa di AC 1 è apparsa alla Corte come particolarmente grave e tale da mettere una pesante ipoteca sulla credibilità delle molte dichiarazioni di pentimento da lui fatte al dibattimento e che sono apparse alla Corte, più che una reale assunzione di responsabilità, un mezzo con il quale il condannato ha cercato di porre rimedio ad una situazione che ai suoi occhi di persona dotata di buona intelligenza appariva come estremamente compromessa così da potere – come lui ha detto al dibattimento – tornare prima possibile dalla moglie e dai figli.
Così soltanto l’ampia collaborazione fornita agli inquirenti – che non realizza, però, ancora l’attenuante specifica del sincero pentimento - ha permesso alla Corte di contenere la pena a suo carico in 4 anni di reclusione. Senza tale buona collaborazione, la Corte gli avrebbe inflitto una pena ben superiore, in ogni caso aggiratesi almento sui 5 anni.
10.
Per quanto riguarda le espulsioni, è stata revocata la sospensione condizionale concessa all’espulsione inflitta a AC 1 il 29.5.2002.
Non è stata revocata, invece, la sospensione dell’espulsione inflitta a AC 4 poiché il condannato ha delinquito quando già il periodo di prova era trascorso.
La Corte ha, poi, ritenuto di non dover pronunciare nessuna espulsione ritenuto che, con l’entrata in vigore al 1 gennaio prossimo della nuova parte generale del CP, tali pene non potrebbero comunque venire eseguite (art. 1 cpv. 2 delle disposizioni transitorie della modifica del 13.12.2002 del CP).
11.
Le richieste delle PC sono state rinviate, così come richiesto dal PP, al foro civile.
Rispondendo A. per AC 1 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.1.2, 1.1.1.2.2, 1.1.1.2.3, 1.2.1, 1.3, 1.3.2, 1.3.2.1, 1.4.3.1, 3, 4 e 6;
B. per AC 2 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.1.2, 1.1.2.1.2, 1.1.2.1.3, 1.2.1, 1.3, 1.3.2, 1.3.2.1, 2, 3 e 4;
C. per AC 3 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.1.2, 1.1.1.2, 1.1.1.2.2, 1.1.2.2, 1.2, 1.3, 1.3.2, 1.3.2.1, 1.4.4.1, 1.4.9.1, 2, 4 e parzialmente affermativamente al quesito 1.4.1.1;
D. per AC 4 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.1.2, 1.1.1.2, 1.1.2.1.2, 1.1.2.2, 1.2, 1.3, 1.3.2, 1.3.2.1, 1.4.3.1, 3, 4, 5.1 e 6;
E. per AC 5 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.2, 1.1.1.3, 1.1.2, 1.2, 1.3, 1.3.2, 1.3.2.1, 1.4.1.1, 1.4.6.1, 2, 3 e 4;
F. per AC 6 affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.1.1.2, 1.1.1.1, 1.2.1.1, 1.2.2.1, 1.2.2.2, 1.3.1, 3, 4, 5;
G. per le confische parzialmente affermativamente al quesito;
visti gli art. 11, 18, 21, 25, 35, 41, 55, 58, 59, 60, 63, 64, 65, 66, 67, 68,
69, 123 n. 1, 139 n. 1 e 3; 140 n. 1, 2 e 3; 144 n. 1, 183 n. 1; 260bis CP;
art. 33 LArm;
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese;