# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** bb6e19e7-0a14-5b44-9d0b-166a1f7210b8
**Court:** TI_CRP
**Chamber:** TI_CRP_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto
a
. IS 1 è stato arrestato il 22.5.2003 – nell’ambito dell’operazione “_” – con le accuse di infrazione aggravata, sub. semplice alla legge federale sugli stupefacenti e riciclaggio di denaro per avere “
(...), sia in prima persona sia per il tramite della società _
, _
– di cui, nel periodo agosto 2001 - dicembre 2002, è stato presidente del consiglio di amministrazione –
, organizzato, finanziato, acquistato, coltivato, detenuto, funto da consulente, trafficato, prescritto a suoi pazienti, pubblicamente istigato al consumo e venduto per mestiere, sostanze stupefacenti (in particolare: marijuana) ad acquirenti al dettaglio o all’ingrosso (in particolare facenti capo alle relazioni di _ e di _), realizzando in tal modo un guadagno considerevole, riciclando parimenti i proventi in veste di membro di un’organizzazione criminale e realizzando una grossa cifra d’affari o un guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio
” (ordine di arresto 22.5.2003, AI 1.1).
Il giorno successivo l’allora giudice dell’istruzione e dell’arresto Franco Lardelli – ritenuta l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza, di bisogni dell’istruzione e di pericolo di collusione e di inquinamento delle prove – ha confermato la misura di privazione della libertà (AI 1.4); IS 1 è stato scarcerato il 16.6.2003 (AI 10.5).
b
. Il 18.12.2003 il procuratore pubblico – esperita l’istruttoria con, tra l’altro, l’audizione dell’accusato (rapporto di inchiesta di polizia giudiziaria 2.12.2003, AI 2.15; verbali di interrogatorio PP 3.7/3.8/3.18/3.25) e la perquisizione ed il sequestro dei conti a lui riconducibili (classatore 5) – ha depositato gli atti, assegnando un termine scadente il 15.1.2004 per chiedere un complemento di inchiesta (AI 9.59); il 19.1.2004 ha di seguito respinto l’istanza 13/14.1.2004, con la quale IS 1 aveva postulato una perizia giudiziaria in merito all’efficacia terapeutica della canapa medica (AI 9.63/9.64); infine, il 5.2.2004 ha notificato la chiusura dell’istruzione formale (AI 9.68).
c
. L’11.2.2004 il magistrato inquirente ha posto in stato di accusa davanti alla Corte delle assise correzionali di _ IS 1 siccome accusato di infrazione (aggravata e semplice) alla legge federale sugli stupefacenti; con medesimo atto ha abbandonato il procedimento penale in capo al reato di riciclaggio di denaro (ACC _). L’accusato – invocando la violazione dell’art. 198 cpv. 2 CPP (secondo cui il parziale abbandono nello stesso procedimento deve essere pronunciato con decisione separata dal decreto o atto di accusa), rispettivamente del principio accusatorio – ha di seguito, il 25/26.2.2004, interposto ricorso contro il predetto atto di accusa; l’1.3.2004 il procuratore pubblico – contestualmente alle osservazioni all’impugnativa – ha emanato un decreto di abbandono separato [“
L’ipotesi di reato di cui all’art. 305 bis CPS, in base alle emergenze istruttorie ed agli approfondimenti d’inchiesta, non ha trovato accertata ed inequivocabile realizzazione sia sul piano oggettivo sia a livello soggettivo, nei confronti dell’accusato
” (ABB _)]. Questa Camera ha respinto il gravame, per quanto non privo di oggetto in seguito al citato decreto di abbandono, con giudizio 16.3.2004 (inc. _), confermato dal Tribunale federale il 17.5.2004 (inc. _).
Con decisione 21.9.2005 la competente Corte ha dichiarato IS 1 autore colpevole di complicità in infrazione alla legge federale sugli stupefacenti [“
(...) per avere, senza essere autorizzato, fra l’agosto 2001 e il dicembre 2002 ad _ e a _, intenzionalmente aiutato _ e _ ad attuare un vasto traffico di marijuana, che sapeva essere destinata al mercato locale degli stupefacenti attraverso i negozi di canapaio, e meglio per aver contribuito a permettere a _ e _, sotto la copertura della veste societaria _, di attuare l’acquisto, il deposito, il trasporto, la coltivazione e la vendita di una quantità imprecisata di marijuana ad elevato contenuto di THC prodotta con sementi selezionate, procurate e fornite dal _, da un lato con l’assunzione della carica di presidente del consiglio di amministrazione della _ e grazie alla sua notorietà di uomo politico e di medico; dall’altro lato, sottoscrivendo, sia formalmente sia de facto, in veste di presidente della società: il 7 gennaio 2002 ad _, un contratto di mandato con la _ di _ consistente nel fornire consulenza, istruzione al personale e gestione nella coltivazione di canapa su una vasta superficie, per un importo complessivo di fr. 600'000.--, ufficialmente finalizzato alla produzione di olio eterico ma in realtà puro e semplice alibi per coprire la finalità stupefacente (marijuana) del prodotto finale venduto dal _ e dal _ sul mercato nazionale e internazionale degli stupefacenti, nonché, in data imprecisata del mese di febbraio 2002 a _, con la _ un contratto in licenza in base al quale la _ forniva la genetica di sei diverse qualità di piante madri di canapa ad alto potenziale di THC, in cambio del 35% sul fatturato della vendita di talee prodotte, da cui la _ ha potuto realizzare un fatturato di almeno fr. 350'000.--
” (decisione 21.9.2005, p. 43, inc. _)] e di infrazione semplice alla medesima legge [“
(...) per avere, senza essere autorizzato (1.2.1.) nel corso del 2002 a _, coltivato sul suo terreno adiacente all’abitazione e con metodo “outdoor”, ca 100 piante di canapa ad alto contenuto di THC con talee fornitegli dalla _, ricavandone fiori essiccati di cui in parte lasciati a suo figlio per confezionare spinelli con suoi amici; (1.2.2.) nel corso del 2003 a _, sempre sul terreno adiacente alla sua abitazione, coltivato con metodo “outdoor” 126 piante di canapa con talee fornitegli da un suo paziente, aventi un tenore di THC fra il 3,1 e il 3,2%; (1.2.3.) fra l’agosto 2001 e il maggio 2003 a _, prescritto e somministrato a 59 suoi pazienti delle “gocce di canapa” catalogabili nella classe degli stupefacenti
” (decisione 21.9.2005, p. 44, inc. _)]; ha quindi condannato IS 1 alla pena di sette mesi di detenzione – computato il carcere preventivo sofferto –, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, ed al pagamento allo Stato di un risarcimento compensatorio di CHF 12'000.-- (decisione 21.9.2005, p. 44, inc. _).
La sentenza di prima istanza è stata impugnata avanti alla Corte di cassazione e di revisione penale (CCRP) con gravame 29.10/1.11.2005. La CCRP ha respinto il gravame in data 12.12.2006 (inc. CCRP _).
Il successivo ricorso al Tribunale federale è stato respinto con sentenza del 3.7.2007 (inc. _).
d
. Con l’istanza in esame – fondata sull’art. 317 CPP – IS 1 postula che lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino sia condannato a versargli, quale risarcimento del danno sofferto in seguito al procedimento penale sfociato nel decreto di abbandono 1.3.2004, CHF 40'000.-- per le spese di patrocinio, CHF 5'000.-- per le spese di patrocinio inerenti l’istanza di indennità, almeno CHF 200'000.-- per il torto morale, una somma di denaro da determinarsi con una perizia per i danni derivati alla sua attività professionale e CHF 633'764.-- per i danni materiali cagionati dalla reiezione del progetto “_”, il tutto oltre interessi.
L’istante – esposti i fatti oggetto del decreto di abbandono – sottolinea come il caso avrebbe coinvolto la sua difesa sotto molteplici aspetti; in particolare si sarebbe occupata: dell’assistenza durante le informazioni preliminari e l’istruzione formale; del problema della sua carcerazione e del sequestro della sua sostanza; del complesso problema bancario e di sequestro dei conti; dei ricorsi a questa Camera avverso la decisione del giudice dell’istruzione e dell’arresto in materia di libertà, rispettivamente l’atto di accusa; della trattazione del caso dal punto di vista mediatico, professionale, medico, scientifico e politico. Ai fini dell’onorario, sarebbero inoltre da considerare: la rilevante responsabilità della difesa vista la notorietà della vicenda; il lungo tempo dedicato allo studio della vastissima documentazione; la rilevanza economica del caso ed il fatto che sarebbe stato deferito alla Corte delle assise criminali. Queste circostanze giustificherebbero l’applicazione dell’art. 41 TOA, per cui si potrebbe prescindere dai massimi previsti dagli art. 34 ss. TOA; nell’impossibilità di “
(...) distinguere, nel dettaglio, le prestazioni dedicate, esclusivamente, al proscioglimento dall’accusa per il titolo di riciclaggio, vista la pluralità delle accuse contestate
(gli) (...)”, chiede che “
(...) sia espressa una valutazione di sintesi, applicando gli artt. 35 ss. TOA
” (istanza 11/14.2.2005, p. 6). Con riferimento al torto morale, che quantifica in almeno CHF 200'000.--, evidenzia la durata della detenzione (venticinque giorni, che si sarebbe giustificata solo alla luce del reato di riciclaggio di denaro), gli ordini di perquisizione e sequestro (che avrebbero comportato il blocco dei conti per molti mesi), la grave ed infamante ipotesi accusatoria, la sua professione di medico fondata sul rapporto di fiducia con i clienti, il pregiudizio alla sua reputazione professionale e politica dovuta all’ampia pubblicità e la tardività del decreto di abbandono [“
(...) non esistendo nell’incarto alcuna prova dell’accusa per il titolo di riciclaggio
” (istanza 11/14.2.2005, p. 8)]. Postula di seguito, in relazione al danno materiale, l’allestimento di una perizia per determinare il nocumento alla sua attività professionale [“
(...) calcolato sulla base della comparazione del fatturato iniziale (prima dell’accusa) e quello concernente il periodo statisticamente significativo di un anno a decorrere dalla ripresa della professione
(con decisione 9.2.2004 il Dipartimento della sanità e della socialità gli aveva infatti revocato – per la durata di dodici mesi – l’autorizzazione all’esercizio indipendente della professione medica, AI 9.20/9.69)
; il lucro cessante per perdita di futura clientela
” (istanza 11/14.2.2005, p. 11)]. Infine, domanda l’importo di CHF 633'764.-- per i danni materiali conseguenti alla reiezione del progetto “_” (concernente lo sfruttamento delle acque minerali) – di cui, unitamente a terzi, era promotore – in virtù dell’accusa di riciclaggio di denaro a suo carico (cfr. fattura 27.7.2004 di _, _, doc. M, allegato all’istanza 11/14.2.2005).
e
. Il procuratore pubblico – nel suo allegato – osserva che l’ipotesi di riciclaggio di denaro, prospettata al qui istante all’inizio dell’inchiesta alla luce della sua funzione di presidente del consiglio di amministrazione di _, sarebbe di seguito caduta siccome assorbita nelle altre imputazioni sfociate nell’atto di accusa, il cui complesso di fatti sarebbe il medesimo di quello di cui al decreto di abbandono: sarebbe quindi prematuro ed irrituale invocare l’istituto dell’indennità prima della celebrazione del processo di merito.

## Considerations

in diritto
1
. Giusta l’art. 320 cpv. 1 CPP la domanda di indennità deve essere presentata entro un anno dall’abbandono del procedimento, rispettivamente dalla sentenza di assoluzione.
Il procedimento penale promosso a carico di IS 1 (inc. MP _) si è – parzialmente – concluso con decreto di abbandono (ABB _ dell’1.3.2004, precedentemente contenuto nell’atto d’accusa dell’11.2.2004, ACC _); l’altra parte del medesimo procedimento penale è continuata dopo l’atto d’accusa surriferito, ed ha visto successivamente la sentenza di condanna della Corte delle assise correzionali di _ del 21.9.2005 (inc. TPC _), la sentenza della CCRP del 12.12.2006 (inc. CCRP _ e del Tribunale federale del 3.7.2007 (inc. _), che hanno respinto i diversi gravami e confermato la condanna di IS 1.
L’istanza in esame, introdotta l’11/14.2.2005, è certamente tempestiva rispetto al decreto d’abbandono parziale dell’1.3.2004, è certo prematura rispetto all’esito finale del resto del procedimento.
2
. Giusta l'art. 317 CPP l'accusato prosciolto – ossia assolto al processo dalla Corte delle assise correzionali o criminali o dal pretore, oppure liberato da ogni accusa con decreto di abbandono – ha diritto ad un'indennità nella forma della rifusione delle spese di patrocinio, del risarcimento dei danni materiali e della riparazione del torto morale (REP. 1998 n. 126; G. PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2. ed., Ginevra / Zurigo / Basilea 2006, n. 1556 ss.; R. HAUSER / E. SCHWERI / K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., Basilea 2005, § 109 n. 1 ss.).
L'indennità prevista dall'art. 317 CPP consiste nel risarcimento pieno (“
rifusione
”) delle spese di patrocinio legale oggettivamente necessarie e dei danni materiali, nonché nella “
riparazione
” del torto morale, la cui determinazione é lasciata al potere d'apprezzamento del giudice. Per la definizione dell'ammontare, delle modalità e dell'estensione dell'indennità si applicano le norme cantonali e, a titolo di diritto cantonale suppletivo, le regole generali degli art. 42 ss.
CO (R. HAUSER / E. SCHWERI / K. HARTMANN, op. cit., § 109 n. 7; N. OBERHOLZER, Grundzüge des Strafprozessrechts, Berna 1994, p. 593).
L'onere della prova incombe all'istante, motivo per cui la sua richiesta di risarcimento deve essere fondata su fatti precisi e deve essere documentata (decisione TF 1P.602/2003 del 23.2.2004; DTF 113 IV 93 e 107 IV 155; G. PIQUEREZ, op. cit., n. 1559; N. OBERHOLZER, op. cit., p. 593; rapporto n. 3163, p. 96 ad art. 317 e note riassuntive della seduta del 20.7.1988 della Commissione speciale per la revisione del CPP, p. 9 ss.), e ciò malgrado la responsabilità dello Stato sia di natura causale. Del resto, appositamente per permettergli di raccogliere la documentazione e gli elementi necessari alla corretta quantificazione della pretesa, la legge prevede che l'istanza debba essere introdotta entro un anno (N. SALVIONI, Codice di procedura penale annotato, Locarno 1999, ad art. 320 CPP, p. 508).
3
. Nella presente fattispecie siamo confrontati con un imputato contro cui, nel medesimo procedimento (inc. MP _), sono state promosse diverse imputazioni (in particolare quelle di infrazione aggravata alla LStup degli art. 19 e 20, e quella di riciclaggio dell’art. 305bis CP), con esito diverso: quest’ultima abbandonata contestualmente al rinvio a giudizio per l’imputazione relativa alla LStup, che per contro ha poi portato alla sua condanna.
4
. Preliminarmente occorre anzitutto determinare con precisione, interpretando, cosa il CPP intenda con il termine “
prosciolto
” dell’art. 317 CPP.
I lavori preparatori non aiutano a chiarire ulteriormente il termine “
prosciolto
”, segnatamente a sapere se il diritto di cui all’art. 317 CPP valga solo in caso di totale proscioglimento o anche in caso di parziale proscioglimento, come nella fattispecie in esame.
Nell’ambito della recente revisione delle norme sull’indennità a favore dell’accusato prosciolto, entrata in vigore il 18.8.2006, il Consiglio di Stato ha nondimeno rinunciato a specificare tale aspetto (Messaggio del Consiglio di Stato n. 5749 del 25.1.2006, p. 3).
Nella propria giurisprudenza, di principio questa Camera ritiene che un'indennità sia possibile solo in presenza di un proscioglimento totale dell'accusato (cfr. decisioni del 7.12.2005 inc. _, del 31.3.2007 inc. _).
L'art. 317 CPP non si applica ai casi in cui le imputazioni che hanno portato alla condanna e quelle per cui c’è stato un proscioglimento sono riferite al medesimo fatto o complesso di fatti (cfr., al proposito, decisione 7.12.2005 in re M.S., inc. _, confermata dal Tribunale federale con decisione 1P.35/2006 del 7.3.2006).
La CRP ha considerato “
prosciolto
” l’accusato assolto da imputazioni indipendenti da quelle che hanno portato alla sua condanna, ovvero riconducibili a reati e/o a fatti del tutto diversi (cfr. al proposito, decisione 2.5.2005, inc. _).
5
. Nel presente caso, dall’esame degli atti, appare pacifico che le due diverse imputazioni promosse (riferite alla LFStup e all’art. 305bis CP) non solo lo erano nel contesto del medesimo procedimento (inc. MP _, menzionato poi sia nel decreto di abbandono dell’1.3.2004, sia nell’atto d’accusa dell’11.2.2004), ma si riferiscono al medesimo complesso di fatti.
L’imputazione di riciclaggio era riferita ai proventi delle infrazioni alla LStup.
Lo si deduce senza difficoltà ad esempio dall’ordine di perquisizione e sequestro del 23.5.2003 allegato dall’istante (all. D) in cui il procuratore pubblico scrive “..
. in sostanza è accusato di avere, sia in prima persona, sia per il tramite della società _ (_), organizzato, finanziato, acquistato, coltivato, detenuto, funto da consulente, trafficato, prescritto a suoi pazienti, pubblicamente istigato al consumo e venduto per mestiere sostanze stupefacenti (in particolare: marijuana) realizzando in tal modo un guadagno considerevole, riciclando parimenti i proventi del reato
”.
La medesima dicitura appare nell’ordine d’arresto del 22.5.2003, allegato al rapporto di arresto del 22.5.2003.
Dal medesimo rapporto d’arresto risultano quelle che erano le informazioni allora in possesso degli inquirenti: in particolare vengono riportati i rapporti commerciali e di consulenza tra la _ e la _ (_, con riferimento al contratto di “
Royalties
”) per un verso, tra la _ e la _ (_, con riferimento al contratto di mandato del 7.1.2002) per altro verso. Per il primo rapporto di collaborazione, il rapporto d’arresto riporta come nel 2002 la _ avesse coltivato nel solo 2002 oltre 100’000 talee, ciò che aveva permesso alla _ di incassare diverse centinaia di migliaia di franchi. Per il secondo rapporto commerciale, il rapporto evidenzia come il contratto di mandato del 7.1.2002 prevedesse un onorario pattuito di CHF 600'000.--, contratto peraltro firmato dal qui istante.
Si aggiunga che nel proprio verbale di interrogatorio avanti la polizia del 22.5.2003 (sempre allegato al rapporto d’arresto), l’istante ammette, in relazione alle talee vendute alla _, che le stesse erano poi vendute a canapai e quindi destinate ad uso stupefacente (verbale polizia 22.5.2003 p. 10). Sempre nel medesimo verbale, a p. 13, ammette di aver avuto il sospetto che vi fosse canapa di _ che venisse destinata ad uso stupefacente, anche se non ha prova certa in merito.
L’istante è stato sentito sin da subito in relazione alla sua partecipazione all’attività della _ come risulta anche dal verbale di conferma dell’arresto del 23.5.2003 (allegato C all’istanza). È stato poi ancora sentito su questa sua partecipazione nei verbali del 6.6.2003 (in particolare p. 6/7) e del 12.12.2003 (p. 2/3), ammettendo in quest’ultimo di “
rimanere stupito
” di fronte alla ricostruzione operata dal procuratore pubblico circa la collaborazione tra _ e altre due società, dalla quale in buona parte il qui istante è risultato (nel corso dell’inchiesta) estraneo.
Essendo inoltre stato l’istante presidente del CdA della _ ed in un certo modo attivo nella stessa, è pacifico quindi che all’inizio dell’inchiesta vi fossero anche degli indizi relativi ad un possibile riciclaggio legato all’attività in violazione della LStup. La condanna dell’istante in relazione alla _, così come per altre fattispecie minori, dimostrano che sia le imputazioni relative alla LStup, sia quelle relative all’art. 305bis CP, erano certamente riferite al medesimo complesso di fatti.
6
. Di conseguenza l’istante non può essere considerato accusato “
prosciolto
” e l’istanza va quindi integralmente respinta, senza entrare nel merito delle poste del danno e delle pretese contenute nell’istanza.
7
.
Considerata la data d’introduzione dell’istanza, prima della recente revisione degli art. 317 ss. CPP, la procedura di indennità è gratuita (art. 320 cpv. 5 vCPP).