# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f291ea20-699d-5ccb-a49e-93aaf144762f
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La mattina del 13 gennaio 2005 RI 1, all’epoca dipendente della filiale _ di _ in qualità di aiuto venditrice e quindi assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1, è scivolata su una lastra di ghiaccio a _, di fronte all'abitazione della madre, battendo violentemente il ginocchio sinistro già operato a più riprese, per infortuni, tra il 1977 ed il 1982 ed ancora oggetto di consultazioni mediche tra il 2000 ed il 2001 (doc. 1, 6 e 35).
Il dott. _, consultato il giorno successivo, ha attestato un'inabilità al lavoro causa infortunio di circa 15 giorni (doc. 3).
L’assicuratore infortuni ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Il 13 gennaio 2006 l’assicurata ha annunciato una ricaduta dell'infortunio subito esattamente un anno prima (doc. 5).
Il 7 febbraio 2006 l'assicurata è stata visitata dal dott. _ del _ di _, il quale, riferendosi all'infortunio del 2005, ha diagnosticato una distorsione al ginocchio sinistro (doc. 14).
1.3. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, tra cui una visita medica circondariale eseguita dal dott. _ il 9 ottobre 2006 (doc. 34), con decisione formale del 23 ottobre 2006 l’amministrazione ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a partire dal medesimo giorno (doc. 36).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata il 14 novembre 2006 (doc. 38), l'CO 1 si è confermato nella propria posizione con decisione su opposizione dell'11 gennaio 2007 (doc. A).
1.4. Con un tempestivo ricorso dell'11 febbraio 2007 (doc. I), inoltrato all'assicuratore, trasmesso da quest'ultimo al Tribunale cantonale delle assicurazioni (TCA) il 6 marzo 2007 (doc. II) e completato, su richiesta del TCA (doc. III), con scritto del 27 marzo 2007 (doc. IV), RI 1 ha chiesto che l’amministrazione venga condannata a versarle ulteriori prestazioni almeno fino al termine degli accertamenti medici inerenti una sua richiesta di prestazioni AI.
1.5. In seguito all'apprezzamento del 22 maggio 2007 (doc. 46) redatto dal medico di fiducia dell'assicuratore, dott. _, con risposta di causa del 1° giugno 2007 (doc. X) l'CO 1 ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
1.6. Con scritto del 19 giugno 2007 (doc. XII), confermato nei contenuti dall'assicurata con lettera del 1° agosto 2007 (doc. XV), il dott. _ di _ ha attestato che i persistenti dolori patiti dalla ricorrente dopo l'infortunio del 13 gennaio 2005 l'hanno convinta a chiedere cure mediche.
1.7. Chiamato a prendere posizione in merito allo scritto del dott. _, con apprezzamento del 22 agosto 2007 (doc. XVII) il dott. _ ha ribadito quanto già espresso nella precedente valutazione medica.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se l'assicuratore era legittimato a porre termine alle prestazioni di legge a contare dal 23 ottobre 2006 oppure no.
Giusta l'art. 4 della Legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), è considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che provochi la morte.
Ammettere l’esistenza di un infortunio ai sensi di legge non è di per sé ancora sufficiente a fondare l’obbligo a prestazioni dell’assicuratore LAINF.
Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni è, in effetti, l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte; cfr., in proposito, A. Bühler,
Die unfallähnliche Körperschädigung
, in SZS 1996, p. 93 e giurisprudenza ivi menzionata).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del
29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del
22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del
23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA
6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,
RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,
DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111
V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113
V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990,
p. 1093).
Nella sentenza U 135/05 del 7 luglio 2005, consid. 3.2, il TFA ha ricordato che:
"
Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden, unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt. Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W. Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG), Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig verlaufender krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst dieser das Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche Gutachten, 4. A., Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar nie eintreten, wenn ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen unfallbedingten Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status quo ante wieder erreicht wird." (STFA
succitata
)
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
Il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione
(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461
consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117
V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell'assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.3.
Con il proprio ricorso, RI 1 non contesta tanto le conclusioni a cui è pervenuto il dott. _ nel suo referto peritale (doc. 34) del 9 ottobre 2006 - gonalgia in artrosi stabilizzata con malpostura di fondo (piede cavo) - quanto piuttosto l’applicazione che ne è stata fatta da parte dell’amministrazione.
In effetti, essa ha in particolare rilevato che il fatto che il suo ginocchio sinistro presentasse uno stato morboso preesistente è irrilevante, visto che la sintomatologia dolorosa a questo livello è stata scatenata dall’evento in questione (doc. I).
Il TCA ritiene
che la valutazione espressa dal
dott. _
,
specialista in reumatologia,
secondo cui l’infortunio del 13 gennaio 2005 non ha causato alcun danno strutturale, ma ha soltanto reso manifesto uno stato morboso preesistente, possa servire quale valida base per il presente giudizio.
In proposito, occorre considerare che, per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (
cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 364/04 del 19 aprile 2006, consid. 4.3.5; U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid.
2.1.1).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha loro pure riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
Secondo questa Corte, il referto peritale del dott. _ adempie appieno alle condizioni poste dalla giurisprudenza federale affinché possa essere riconosciuta piena forza probatoria a un rapporto medico.
In effetti, le conclusioni che vi sono contenute, motivate in maniera diffusa e coerente, sono il frutto di una valutazione approfondita della fattispecie, resa in piena conoscenza dei dati anamnestici della ricorrente.
Del resto, anche gli elementi che emergono dalla restante documentazione medica gli atti non appaiono suscettibili di minare la tesi difesa dal medico fiduciario dell’amministrazione.
Il TCA rileva innanzitutto che le certificazioni del dott. _ (doc. XII) si riferiscono esclusivamente alle percezioni soggettive di disturbi al ginocchio sinistro dell'assicurata.
Quanto alla visita effettuata dall'assicurata il 6 febbraio 2006 presso il _ di _, il dott. _ ha fatto riferimento ad un trauma
distorsivo
che RI 1 avrebbe subito al ginocchio sinistro il 13 gennaio 2005, mentre la ricorrente stessa ha dichiarato (doc. 5) di avere riportato un trauma
contusivo
, come del resto anche attestato dal primo medico curante, dott. _ (doc. 9). Da parte sua, anche il dott. _ ha diagnosticato una contusione (doc. 34). Alla medesima conclusione è giunto il dott. _ nel corso della perizia reumatologica effettuata il 5 febbraio 2007 (doc. B pag. 4) nell'ambito della richiesta di prestazioni AI avanzata dalla ricorrente.
Ora, la discrepanza appena citata è tutt’altro che irrilevante poiché - così come il TCA ha già avuto modo di appurare in altra causa, riguardante un’assicurata vittima di un trauma contusivo alla caviglia (cfr. STCA n. 35.2003.71 del 3 agosto 2004, tutelata dal TFA con giudizio del 14 marzo 2006, U 288/04) -, la distorsione di un’articolazione è potenzialmente più dannosa rispetto a una semplice contusione della medesima:
"
... il fatto che l'assicurata abbia lamentato una semplice contusione e non una distorsione alla caviglia destra, riveste un'importanza decisiva proprio in relazione alla questione a sapere se la preesistente grave artrosi della tibio-tarsica possa effettivamente essere stata traumatizzata dall'infortunio del gennaio 2001.
Al proposito, il dott. Z. ha infatti sottolineato che, a differenza della distorsione (che, di regola, è all'origine di lesioni dell'apparato capsulo-legamentare, se non addirittura di fratture ossee), la contusione, soprattutto se banale, causa delle lesioni superficiali e reversibili delle parti molli, principalmente della cute e del sottocute (...)”
(STCA citata, consid. 2.6.. Vedi pure STCA n. 35.2006.70 del 15 febbraio 2007, consid. 2.6.)
Riguardo all’importanza della contusione riportata in occasione del sinistro del gennaio 2005, sia il dott. _ che il dott. _ sostengono che la ricorrente non ha riportato alcuna lesione traumatica.
D’altro canto, entrambi i medici ritengono che l'evidente artrosi femoro-rotulea con gonartrosi di cui soffre la Signora RI 1 sia dovuta ai plurimi interventi chirurgici subiti al ginocchio sinistro (doc. 34 pag. 2 e doc. B pag. 5). Da parte sua, il dott. _ si limita ad asserire che, al momento della visita (6 febbraio 2006), da un punto di vista ortopedico-chirurgico non sussistono ulteriori possibilità di terapia operativa (doc. 14).
2.5. Secondo la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
Agli atti figurano, da un canto, il referto del dott. _, medico che ha avuto in sua cura RI 1 e, d'altro canto, il rapporto del sanitario interpellato dall’CO 1, dott. _, nonché quello del dott. _, incaricato dall'Ufficio Assicurazione Invalidità.
Di principio, le loro certificazioni possono essere prese in considerazione nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto, secondo la giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore probante di un mezzo di prova, determinante è il suo
contenuto
, piuttosto che la sua provenienza.
Tutto ben considerato, questa Corte ritiene
che le valutazioni espresse dal
dott. _ (doc. 34) e dal dott. _ (doc. B)
, secondo le quali l'artrosi che interessa il ginocchio sinistro è di natura squisitamente morbosa, risultato dei plurimi interventi chirurgici subiti tra il 1977 ed il 1982, risulta essere più convincente rispetto a quella sostenuta dal medico curante dell’insorgente.
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Inoltre, in relazione alle attestazioni del medico curante – anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M, U 202/01, consid. 2b/bb) – il TFA ha ripetutamente stabilito che il giudice può ritenere, secondo la generale esperienza della vita, che, nel dubbio, alla luce del rapporto di fiducia esistente col paziente, egli tenda ad esprimersi a suo favore (cfr. Pratique VSI 2002, p. 109 consid.
3b/cc;
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83];
DTF 124 V 175 consid.
4 con riferimenti; STFA del 19 aprile 2006 nella causa L., già citata).
In particolare, questa Corte ricorda che il TFA attribuisce un’importanza decisiva al tempo di latenza con cui i disturbi sono stati diagnosticati.
In termini generali, è utile sottolineare che, secondo un'affermata giurisprudenza federale,
più il tempo trascorso fra l'infortunio e la manifestazione dell'affezione é lungo e più le esigenze riguardanti la prova del legame di causalità naturale devono essere severe (cfr.
RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ 1994, p. 46 consid. 1b; STFA del 15 ottobre 2003 nella causa P., U 154/03, consid. 2.3 e del 30 novembre 2000 nella causa M., U 298/99).
Con specifico riferimento ai danni che interessano le spalle,
in una sentenza del 31 gennaio 2006 nella causa S., U 195/05, l’Alta Corte ha negato l’eziologia traumatica a una lesione parziale del tendine del muscolo sovraspinato di cui era portatore un assicurato vittima, a seguito di una caduta, di una distorsione acromio-clavicolare stadio I alla spalla sinistra.
Decisiva è stata ritenuta la circostanza che l’assicurato, una settimana dopo l’evento, aveva ripreso ad esercitare la propria attività lavorativa e che disturbi alla spalla sinistra erano riapparsi a distanza di
quattro anni
dal sinistro (cfr. consid. 6).
Parimenti, nella STFA U 379/05 del 23 marzo 2006, il TFA ha negato la natura infortunistica a dei disturbi alla spalla insorti a distanza di
più di un anno
dall’incidente della circolazione stradale assicurato.
È stata attribuita una particolare rilevanza alla circostanza che per più di 12 mesi né l’assicurata né il suo medico curante avevano parlato di un qualsiasi danno alla spalla.
Nella fattispecie
sub judice
, le tavole processuali testimoniano che i disturbi al ginocchio sinistro sono stati refertati da un medico, per la prima volta, il giorno dopo l'infortunio, e la seconda volta a distanza di
un anno
circa dal sinistro, in occasione della consultazione del 6 febbraio 2006 presso il _ di _.
Nel frattempo, dopo un periodo di inabilità lavorativa di 15 giorni, terminata il 31 gennaio 2005 (doc. 4), RI 1 aveva ripreso a svolgere la propria attività professionale (doc. 34 pag. 2).
Ora
, q
uesto Tribunale ritiene che un intervallo "libero"
di una tale importanza
,
parli piuttosto a sfavore dell'esistenza di una relazione di causalità naturale fra l'evento del 13 gennaio 2005 e l'annuncio di ricaduta del 13 gennaio 2006.
Del resto in un'altra vertenza, riguardante un assicurato che lamentava disturbi ad una spalla (cfr. STCA n. 35.2005.82 del 12 giugno 2006, confermata dal Tribunale federale in un sentenza
U 350/06 del 20 luglio 2007), ha considerato sfavorevole un intervallo "libero" di 6 mesi:
"... Nella fattispecie
sub judice
, le tavole processuali testimoniano che disturbi alla spalla sinistra sono stati refertati da un medico, per la prima volta, a distanza di 6 mesi circa dal sinistro, in occasione della consultazione del 16 aprile 2004 presso il Servizio di PS dell’Ospedale regionale di Bellinzona.
Nel frattempo, A._ aveva continuato a svolgere la propria attività professionale (...): non per nulla l’annuncio d’infortunio all’Istituto assicuratore convenuto ha avuto luogo soltanto nel corso del mese di aprile 2004.
Ora, questo Tribunale ritiene che un intervallo "libero" di una tale importanza, parli piuttosto a sfavore dell'esistenza di una relazione di causalità naturale fra l'evento del 24 ottobre 2003 e i disturbi alla spalla sinistra." (cfr. sentenza citata, consid. 2.12.)
A tale conclusione giunge del resto il dott. _ (doc. 46), il quale ribadisce la propria posizione nel valutare il rapporto medico stilato dal dott. _. Il dott. _ sottolinea infatti il carattere oggettivo dell'intervallo libero, nel senso che nell'intervallo di tempo tra l'infortunio e l'annuncio di ricaduta non sono stati necessari trattamenti medici o
fisioterapeutici
, né è sopraggiunta alcuna interruzione dell'attività lavorativa a causa dei postumi dell'infortunio, né alcuna limitazione allo sport o al tempo libero.
Posto come non si sia potuto accertare, perlomeno con il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.4.), un legame causale con l’evento del 13 gennaio 2005, non può neppure essere riconosciuta la responsabilità dell'CO 1 per i disturbi al ginocchio sinistro, oltre a quanto già concesso a RI 1.