# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 93494297-95a3-575b-8a0c-d3140dded177
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. Nell'ottobre 2019 (doc. 3) RI 1, 1964, diplomato infermiere professionale, ha postulato delle prestazioni dall'assicurazione invalidità per disturbi nervosi che dal gennaio 2018 l'hanno reso inabile nella sua professione.
Raccolta la documentazione medica presso lo psichiatra curante e il medico curante, il 20 gennaio 2020 (doc. 15) il Servizio Medico Regionale ha predisposto una perizia bidisciplinare (doc. 17), che ha avuto luogo nella primavera 2020 (doc. 25).
1.2. Preso atto del rapporto peritale del 29 ottobre 2020 (doc. 30) e del rapporto finale SMR del 2 novembre 2020 (doc. 33), visto il calcolo della perdita di guadagno (docc. 31 e 32) e sentito il consulente in integrazione professionale (doc. 34), con progetto di decisione il 18 novembre 2020 (doc. 35) l'Ufficio assicurazione invalidità ha respinto la domanda AI dell'assicurato essendo il grado di invalidità del 28%, calcolato sulla base di una capacità lavorativa residua dell'80%, inferiore al grado AI pensionabile.
1.3. Le osservazioni del 4 febbraio 2021 (doc. 42) formulate dal dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, secondo cui l'assicurato presentava un'inabilità lavorativa del 100% in qualsiasi attività dal 19 gennaio 2018, sono state trasmesse dall'SMR ai periti del Servizio Accertamento Medico (doc. 44).
Sulla scorta del complemento peritale del 25 marzo 2021 (doc. 48) e delle susseguenti annotazioni del dr. _ del Servizio Medico Regionale (doc. 47), con decisione del 29 marzo 2021 (doc. A) l'Ufficio AI ha confermato che, a fronte di un'incapacità lavorativa residua del 20% in attività adeguate, il grado di invalidità del 28% non permetteva l'attribuzione all'assicurato di una rendita di invalidità.
1.4. Con ricorso del 10 maggio 2021 (doc. I) RI 1, patrocinato da RA 1, ha postulato in via principale che gli atti siano retrocessi all'amministrazione per rivalutare il suo grado di invalidità tenendo conto del suo reale stato di salute e che quindi si consideri una completa inabilità lavorativa in attività adeguate.
In via subordinata, che gli atti siano retrocessi all'Ufficio AI per effettuare una nuova valutazione peritale aggiornata.
Il ricorrente ha rilevato di avere lavorato come infermiere fino al _ e di essere stato incarcerato per _ anni, perdendo il diritto all'esercizio della sua professione. Appena scarcerato si è iscritto in disoccupazione e a seguito di problematiche reumatologiche e psichiatriche ha presentato una domanda di prestazioni AI.
Il procedimento giudiziario di cui è stato oggetto ha minato profondamente la sua psiche e l'importante depressione che l'affligge da molti anni gli è ancora più gravosa a causa dell'impossibilità di esercitare la professione che ha sempre svolto e per la quale si è formato.
A dire del suo psichiatra, la perizia specialistica a cui è stato sottoposto non ha ben considerato la reale situazione. Il trauma che ha subito a seguito delle vicende giudiziarie e della incarcerazione ha oggettivato una sindrome post traumatica da stress (ICD-10: F43.1) con flashback intrusivi, disturbi del sonno, della memoria, della concentrazione e ipervigilanza. Come ha evidenziato il dr. med. _ nelle sue osservazioni del 4 febbraio 2021, v'è stata un'evoluzione verso un franco episodio depressivo medio-grave (ICD-10: F32.1-2) e le relative conseguenze gli impediscono di relazionarsi con la società e di interagire con il prossimo con le stesse modalità antecedenti il trauma della carcerazione, comportando isolamento sociale, irritabilità, ecc. A ciò si aggiungono gli stati d'animo di disperazione, disadattamento nella quotidianità, ritiro sociale, sentimenti di vuoto, irritabilità, aggressività passiva, persistente stato d'allerta, costante sentimento di essere cambiato. Mal si comprende, quindi, come si possa pretendere dall'assicurato che eserciti un'attività adeguata a tempo pieno, con riduzione del rendimento del 20%.
Nel rapporto del 7 maggio 2021 (doc. C) prodotto con il ricorso lo psichiatra curante ha confermato la sua precedente valutazione e ha sostenuto che la perizia SAM, effettuata nel maggio 2020, non è aggiornata e che tuttora persiste un'inabilità totale. Un reinserimento del ricorrente nel mondo del lavoro appare perciò estremamente improbabile.
Visti questi limiti psichici, l'insorgente ha contestato il calcolo del raffronto dei redditi effettuato dall'Ufficio AI e in particolare modo la valutazione del reddito da invalido che, benché si debba riconoscere un'inabilità lavorativa totale in attività adeguate, ad ogni modo la riduzione del 10% sul salario teorico statistico non è sufficiente, giacché non tiene conto degli effetti legati al danno alla salute. Va perciò accordata una riduzione del 20%.
1.5. Nella risposta del 1° giugno 2021 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto al TCA di respingere il ricorso, ritenuto che dall'istruttoria effettuata con perizia bidisciplinare per accertare lo stato di salute dell'assicurato e la sua capacità lavorativa, le conclusioni che sono emerse sono dettagliate, logiche e coerenti e perciò ne ha confermato il pieno valore probatorio.
I periti del SAM hanno pure preso posizione sulle osservazioni dello psichiatra curante al suo preavviso di rifiuto della rendita, ribadendo le conclusioni già espresse.
Quanto al nuovo referto medico del dr. med. _ prodotto con il ricorso, poiché ribadisce gli elementi già proposti con il suo precedente rapporto del 4 febbraio 2021, per l'amministrazione non si giustificano ulteriori approfondimenti peritali.
Nemmeno v'è motivo per aumentare dal 10 al 20% la riduzione del reddito da invalido, siccome gli effetti del danno alla salute sono già stati ritenuti nella valutazione medico-teorica con la riduzione del rendimento.
1.6. L'8 giugno 2021 (doc. VI) l'insorgente ha comunicato al Tribunale di non avere ulteriori mezzi di prova da presentare e l'Ufficio AI non ha preso posizione al riguardo (doc. VII).
considerato

## Considerations

in diritto
2.1. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (
reddito da invalido
) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (
reddito da valido
).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Secondo la
giurisprudenza, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata con STFA
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.2. A seguito della domanda di prestazioni dell'assicurato dell'ottobre 2019, l'Ufficio assicurazione invalidità ha raccolto gli atti medici determinanti presso i suoi curanti.
Il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, il 4 novembre 2019 (doc. 7) ha indicato di avere in cura l'interessato dal 19 gennaio 2018, con incontri regolari che si svolgevano ogni 3-4 settimane. A seguito di vicende giudiziarie l'assicurato ha sviluppato un grave e persistente stato depressivo, manifestando ansia pervasiva, marcata riduzione del tono dell'umore, insonnia ribelle, persistente ideazione suicidale, disturbi della memoria e della concentrazione.
Lo specialista ha posto la diagnosi di ICD-10: F32.1-2 e ha attestato un'inabilità lavorativa totale sin dalla sua presa a carico.
Nel rapporto medico del 18 novembre 2019 (doc. 9) il dr. med. _, FMH medicina interna generale, ha riferito di avere visto un'unica volta l'assicurato il 12 settembre 2019 per dolori alla caviglia destra comparsi dopo una distorsione nel 2010 e di averlo indirizzato a uno specialista. Dalla valutazione ortopedica è emersa una problematica di sovraccarico funzionale legata all'inelasticità del tricipite della sura e in particolare dell'aponeurosi del gastrocnemio. Il curante ha quindi posto la diagnosi di tendinite achillea destra e fascite plantare al piede destro su brevità aponeurosi gastrocnemio e di sindrome ansioso-depressiva.
I dottori _ e _ del Servizio Medico Regionale hanno quindi ritenuto necessario il 20 gennaio 2020 (doc. 17) una valutazione reumatica e psichiatrica neutrale per determinare quali fossero le attuali limitazioni rispettivamente risorse non essendo state adeguatamente chiarite.
La perizia bidisciplinare è stata affidata al Servizio Accertamento Medico, che il 29 ottobre 2020 (doc. 30) ha reso il suo rapporto.
I periti hanno riassunto gli atti medici a disposizione, i risultati degli esami di laboratorio effettuati e le valutazioni specialistiche.
La dr.ssa med. _, specialista in psichiatria e psicoterapia, ha visitato l'assicurato in due occasioni, l'8 e il 22 maggio 2020, con dei colloqui della durata di 110 rispettivamente 60 minuti.
Nel suo rapporto del 2 giugno 2020 l'esperta ha riassunto gli atti, ha esposto l'anamnesi familiare, socio-relazionale, lavorativa, psicopatologica pregressa e i disturbi attuali, la descrizione della giornata e i sintomi soggettivi.
All'esame clinico secondo AMDP-System non sono stati osservati deficit attentivi o di concentrazione benché siano stati soggettivamente riportati. La ricostruzione anamnestica ha evidenziato buone capacità mnesiche di rievocazione, non si sono riscontrati deficit di fissazione a breve termine. L'eloquio spontaneo era presente e adeguatamente informativo. La latenza alle risposte era normale, il pensiero risultava fluido e ben organizzato, libero da errori della forma e del contenuto. I contenuti del pensiero rivelavano vissuti di tristezza e preoccupazione per la sua difficile situazione dopo la carcerazione. Nonostante abbia dichiarato di non avere commesso il reato per cui è stato condannato, non sono emersi temi rivendicativi né sentimenti di rabbia nei confronti di chi ha mosso le accuse. L'umore era orientato al polo depressivo in relazione alle problematiche socio-professionali con cui si era dovuto confrontare e al fallimento del reinserimento. In ambito sociale ha riportato vissuti di perdita di dignità anche se, al contempo, ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto dal contesto religioso. Non era presente coartazione affettiva né appiattimento, provava sollievo nella preghiera e nel contatto con gli altri credenti. Ha dichiarato a più riprese la sua riconoscenza nei confronti del gruppo religioso. Le capacità volitive e decisionali sono apparse intatte, non è apparso anedonico, non è emersa ideazione suicidale, i livelli di autostima erano mantenuti. Nessuna ideazione ipocondriaca. La progettualità futura era pervasa da preoccupazioni, ben comprensibili e non sproporzionate riguardo alla sua situazione socio-professionale ed economica sia a causa dell'età che dell'esperienza della carcerazione che costituivano, di fatto, un ostacolo oggettivo al suo reinserimento. Al momento dei colloqui non sono state registrate quote ansiose né ha riportato sintomi d'ansia di tipo neurovegetativo. Non sono emersi sintomi ossessivi compulsivi né fobie specifiche e nemmeno disturbi della coscienza dell'Io. La senso percezione era integra, il sonno era disturbato da alcuni risvegli centrali, migliorato con l'assunzione delle terapie.
L'appetito era normale e non vi sono state variazioni di peso. A livello somatico v'è stato un calo dei livelli energetici, stanchezza, talvolta vertigini, dolori al piede destro, la generica sensazione che il suo corpo non reagiva.
Nella discussione diagnostica la perita ha osservato che in assenza di precedenti disturbi psichici pregressi si è confrontata con un quadro depressivo insorto a seguito del fallimento del reinserimento socio-professionale dopo una carcerazione per un reato di cui l'interessato era stato incolpato, a suo dire ingiustamente, nell'ambito dell'esercizio della sua professione. Dopo la scarcerazione, l'assicurato conservava ancora la speranza di potersi reinserire iscrivendosi in disoccupazione e tentando un lavoro in settori differenti dal suo abituale, in cui era conscio di non potere più tornare ad esercitare. Da gennaio 2018 ha iniziato ad essere seguito per una problematica depressiva chiaramente reattiva ai gravi vissuti di perdita di ruolo sia in ambito socio-professionale che familiare. La terapia instaurata ha giovato in parte, ma persistevano sintomi disadattativi vista l'impossibilità di raggiungere un nuovo equilibrio.
La psichiatra ha evidenziato che rispetto al decorso la reazione depressiva prolungata secondo l'ICD-10 non dovrebbe superare i due anni di durata, ma secondo il DSM 5, invece, il disturbo, che deve manifestarsi entro tre mesi dall'insorgenza dell'evento stressante, può persistere ed assumere un decorso cronico se l'evento stressante o le sue conseguenze persistono nel tempo, come nel caso dell'assicurato.
Oltre che la chiara insorgenza in relazione a una situazione stressante comportante la rottura di un precedente equilibrio, il profilo sintomatologico del disturbo dell'adattamento lo differenzia dall'episodio depressivo maggiore. L'umore appariva infatti deflesso in relazione alla propria situazione esistenziale e alle comprensibili preoccupazioni per le sorti della famiglia, ma permaneva reattivo, non v'erano i sintomi maggiori della depressione quali anedonia, abulia o ritiro relazionale. Non v'era coartazione affettiva, idee sproporzionate di colpa o rovina e i livelli di autostima erano presenti. Non si erano obiettivati disturbi a carico delle funzioni cognitive né i sintomi depressivi descritti erano così gravi e pervasivi da impattare sul funzionamento quotidiano e sulla vita di relazione sia in merito alla famiglia sia al gruppo di appartenenza religiosa. I disturbi emotivi, inizialmente presenti e maggiormente correlati alla fase di acuzie, quali le alterazioni del sonno e gli stati tensivi descritti all'esordio, erano migliorati, mentre permanevano i vissuti depressivi correlati alla mancata possibilità di ripristino di un ruolo soddisfacente sul piano socio-professionale.