# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3ce1e1b5-c61d-51e8-b793-8e4f75a5f616
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

L’inchiesta ha permesso di accertare che IMPU_1 si è fermato al primo ordine dell’agente di polizia ACPR2. Poi si è rimesso in marcia ed è ripartito, dicendo “avete sempre ragione voi”. Successivamente, dopo che l’agente ACPR2 gli intimava nuovamente di arrestare il veicolo, non si è fermato (VI PS 26.02.2015 ACPR2, pag. 2 righe 25-31). L’imputato non ha, quindi, deliberatamente forzato il posto di blocco. _ a pag. 185 del suo manuale sostiene che il conducente che forza un blocco di polizia si rende colpevole di questo reato. A mente del difensore, questa dinamica in concreto non si è realizzata. Non è stato IMPU_1 ad avere creato il pericolo, ma è stato l’agente di polizia stesso, che voleva aprire la portiera dell’automobile dell’imputato, ad averlo creato. Agli inquirenti l’agente ACPR2 ha dichiarato di aver deciso di aprire la portiera del veicolo dell’imputato per richiamarne l’attenzione sulla sua presenza. Il difensore rileva contraddittorietà nella versione dell’agente di polizia e constata che sia difficile trovare il motivo che ha spinto quest’ultimo ad aprire la portiera. Il patrocinatore contesta, in ogni caso, che in quel momento IMPU_1 abbia accelerato. Trattasi di circostanza sulla quale non vi è stato confronto e che, in ragione del principio in dubio pro reo, non può ritenersi realizzata. Non è, inoltre, accertato che la caduta dell’agente sia dovuta all’asserita accelerazione. L’ipotesi difensiva è che ACPR2, camminando, abbia perso l’equilibrio e che la caduta non sia da ricondurre all’asserita accelerazione, ma all’apertura inaspettata della portiera. Il disco dell’odocronografo non è preciso e non permette, quindi, di accertare che vi sia stata un’accelerazione al momento in cui l’agente è caduto per terra. Il teste _ ha detto agli inquirenti che il poliziotto “scivolava a terra” (VI PS 30.11.2015 _, pag. 3 riga 26), senza notare che l’imputato abbia accelerato, anzi sostenendo che il veicolo dell’imputato è “ripartito adagio” (VI PS30.11.2015 _, pag. 4 riga 21-22). D’altro canto, è difficile immaginare che l’agente, reduce da un infortunio, abbia mantenuto una velocità di 25/30 km/h, parificabile a rincorrere un motorino. Se così fosse, avrebbe dovuto avere un’ottima condizione fisica, ritenuto che i grandi scattisti raggiungono i 35/40 km/h. La difesa contesta, pertanto, anche il trascinamento dell’agente di polizia. Trascinare è, poi, diverso dal rincorrere un veicolo. Non vi sono agli atti risultanze probatorie concernenti le scarpe e gli indumenti che permettano di accertare un avvenuto trascinamento. Vi è stata una perdita di equilibrio da parte dell’agente, dovuta all’apertura improvvisa della portiera. Il poliziotto non ha agito secondo le direttive che avrebbe dovuto rispettare. L’art. 129 CP non si è realizzato dal profilo oggettivo.
Venendo al profilo soggettivo, IMPU_1 ha sempre dichiarato: “io non volevo fargli del male”. Egli si è rivolto in quei frangenti all’agente ACPR2 dicendogli “guarda che ti puoi fare del male”. Non gli ha detto ”guarda che rischi di morire”. Non vi sono elementi che inducano a ritenere che l’imputato abbia agito senza scrupoli. In caso contrario, non si sarebbe fermato la prima volta, al primo alt. Avrebbe agito prima. Anche la dinamica non depone a favore di un caso di agito senza scrupoli. Il poliziotto era, del resto, di fianco alla vettura dell’imputato non davanti. La difesa chiede pertanto il proscioglimento del suo assistito dal reato di esposizione a pericolo della vita altrui (art. 129 CP).
Il difensore non ritiene nemmeno realizzate le condizioni oggettive dell’art. 90 cpv. 3 LCStr. In applicazione del principio accusatorio, partendo dal testo dell’ACC _ del 12.06.2017 che recita “temendo di venire travolto dalla vettura, si è aggrappato al piantone della portiera“, si evince che è l’agente di polizia ad aver afferrato la portiera. Nessun comportamento delittuoso è imputabile a IMPU_1. L’agente non poteva, del resto, venire travolto dal veicolo dell’imputato essendo di fianco allo stesso. Dove è caduto non vi era, inoltre, alcuna curva, né oggetto contro cui poteva farsi del male. È stato ACPR2 a decidere di voler aprire la portiera. L’art. 90 cpv. 3 LCStr elenca in modo non esaustivo i casi gravi in cui si configura la fattispecie di reato. È pur vero che la norma trova applicazione anche in altri casi, tuttavia deve trattarsi di violazioni gravi, ciò che in concreto non è il caso. Quanto all’aspetto soggettivo, non vi è stata da parte di IMPU_1 alcuna volontà di voler far cadere ACPR2, né l’imputato aveva l’intento di sottrarsi al fermo di polizia.
In punto all’art. 144 CP, il difensore chiede l’assoluzione del suo cliente. È stato ACPR2 ad aver deciso spontaneamente di aprire la portiera dell’automobile di IMPU_1. Vi è interruzione del legame di causalità. L’imputato non intendeva, nemmeno con dolo eventuale, far cadere l’agente di polizia.
La difesa contesta le pretese civili e chiede il rinvio degli accusatori privato al foro civile.
Il difensore, con riferimento al punto 4 dell’atto d’accusa, dichiara che il proprio assistito non contesta questo reato, mentre con riferimento al punto 5 dell’atto d’accusa, i fatti sono ammessi ma con le precisazioni già esposte in relazione al punto 1 dello stesso.
La difesa chiede, poi, che IMPU_1 sia prosciolto dal reato di omissione di soccorso (art. 128 CP), prevalendo, quale lex specialis che lo assorbe, quello d’
inosservanza dei doveri in caso d’incidente (
art. 92 cpv. 2 LCStr
).
Quanto alla pena, il difensore ritiene quella proposta dal PP sproporzionata al caso concreto. Postula un adeguamento della pena, tenuto conto dei proscioglimenti richiesti. Evidenzia che IMPU_1, fin dal suo primo verbale d’interrogatorio, ha riconosciuto di avere sbagliato e, pure nel prosieguo dell’indagine, ha ammesso le sue responsabilità. Egli non ha, inoltre, potuto guidare per oltre due anni dai fatti. A seguito della revoca della licenza di condurre, la sua famiglia ha vissuto una situazione molto disagevole. L’imputato ha dovuto affrontare un percorso molto lungo e complicato. È dovuto andare per due volte dallo psicologo del traffico. Ha dovuto chiedere alla moglie di conseguire la patente di taxi per sostituirlo e per riuscire a fare andare avanti la famiglia. Adesso, IMPU_1 è abile alla guida. La difesa chiede che, giusta l’art. 47 CP, si tenga conto del difficile trascorso patito dall’imputato a seguito dei fatti in discussione. Il difensore, vista la particolarità del caso, si oppone alla confisca dell’autovettura _, targata _, dapprima in quanto trattasi di veicolo che appartiene alla moglie. In secondo luogo, la confisca violerebbe il principio di proporzionalità. Trattasi di vettura del 2005, ferma dal 2015, ovvero da circa 4 anni, che ha subito una perdita economica importante. Decidere per una confisca significherebbe accrescere il disagio economico subito dalla famiglia di per sé, come visto, già elevato. Il difensore, richiamato l’art. 46 cpv. 5 CP, si rimette al prudente giudizio della Corte quanto alla revoca della sospensione condizionale della pena di cui al decreto di accusa 11.11.2013 emanato del MP del Cantone _ per titolo di ingiuria ripetuta e minaccia ripetuta. La difesa postula, in ogni caso, che la Corte infligga al proprio assistito una pena pecuniaria, costituendo quella detentiva proposta dal PP una pena eccessivamente severa;
- il Procuratore pubblico, in replica, si riconferma nella propria posizione, richiamando, tra l’altro, quanto testimoniato da _ la quale ha descritto il trascinamento dell’agente di polizia (VI PP 23.11.2016 _, pag. 4), trascinamento sul quale si esprime anche la relazione peritale dell’ing. _ in AI 41;
- l’avv. RAAP2, rappresentante dell’accusatore privato ACPR2, in replica si riconferma nelle proprie posizioni;
- l’avv. DUF1, difensore dell’imputato IMPU_1, in duplica si riconferma nelle proprie posizioni, contestando, tra l’altro, la credibilità della teste _ la quale, a suo dire, non aveva una prospettiva tale da permetterle di vedere e poi descrivere in modo attendibile l’accaduto. Vi erano tre / quattro veicoli davanti a lei ed ella non è mai scesa dalla propria autovettura migliorando il proprio punto di osservazione.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art.
12, 34, 42, 44, 47, 49, 129
, 144
CP;
90 cpv. 2, 92 cpv. 2 LCStr;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations