# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f2a09379-41fe-5661-ac43-41ff8de35f78
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1970, da ultimo aiuto cuoca, con decisione del 15 settembre 2011 è stata messa al beneficio di una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2009 (tre mesi dopo il miglioramento della capacità di guadagno secondo l’art. 88a cpv. 1 OAI).
1.2. Il 16 aprile 2012 RI 1 ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni dell’AI. Esperiti gli accertamenti ritenuti necessari, tra i quali una perizia psichiatrica del 23 maggio 2013 ad opera del dr. med. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, con decisione del 15 luglio 2013, preavvisata dal progetto del 10 dicembre 2012, l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni ritenuto che fino al 31 dicembre 2012 il grado d’invalidità era del 17% ed aggiungendo che “
per quanto concerne il periodo successivo al 01.01.2013, dopo che il periodo di attesa di un anno sarà trascorso, il 01.01.2014, saranno verificate le condizioni di diritto per il conferimento di una rendita
”.
1.3. Con sentenza 32.2013.154 del 12 maggio 2014 il TCA ha respinto il ricorso inoltrato da RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, contro la predetta decisione formale.
1.4. Come indicato nella decisione del 15 luglio 2013, al fine di verificare se le condizioni di diritto per il conferimento di una rendita erano adempiute, l’UAI ha fatto allestire una perizia pluridisciplinare del SAM (doc. AI 180), il quale ha concluso per una totale inabilità lavorativa dell’assicurata nella precedente attività di aiuto cuoca e del 60% in attività leggere e confacenti al suo stato di salute dal 1° gennaio 2013. Dopo aver effettuato l’abituale raffronto dei redditi, con decisione del 19 settembre 2016 (pag. 1074 e seguenti), preavvisata dal progetto del 16 marzo 2016 (pag. 1029 dell’incarto AI), l’UAI ha assegnato all’interessata una mezza rendita AI (grado d’invalidità del 58%), con effetto dal 1° gennaio 2014.
1.5. RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, è insorta al TCA contro la predetta decisione formale, chiedendo in via principale l’annullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento di una rendita intera dal 1° gennaio 2013 ed in via subordinata l’annullamento della predetta decisione ed il rinvio degli atti all’UAI per ulteriori approfondimenti (doc. I). La ricorrente contesta sia l’aspetto medico, che quello economico.
Circa la perizia del SAM l’insorgente rileva che viene ritenuta abile al lavoro nella misura del 42%, allorché come casalinga è stata ritenuta completamente inabile dal dr. med. _, dermatologo, nel suo rapporto del 26 ottobre 2015. L’interessata evidenzia come i lavori di casalinga presentino parecchi vantaggi rispetto all’attività lavorativa, non essendoci lo stress del ritmo di lavoro, essendoci la possibilità di eseguire le diverse mansioni quotidiane al ritmo desiderato, senza condizionamenti di colleghi o superiori. Inoltre vi è pure la possibilità di farsi aiutare dai familiari. Ora, se una persona è impedita in tale attività al 100%, non può essere considerata collocabile nel mondo del lavoro.
Analogo ragionamento, secondo l’insorgente, è condiviso dal dr. med. _ che ritiene la ricorrente inabile al lavoro al 100% anche nella sua attività professionale. L’interessata sostiene che se è pur vero che quest’ultimo ammette la possibilità di esercitare attività lavorative che non implicano manualità o contatto con sostanze suscettibili di peggiorare il quadro clinico, d’altra parte indica quale presupposto per poter accedere a questo lavoro una riqualifica professionale, che nel caso di specie non è neppure presa in considerazione. Per l’insorgente ciò non è ammissibile se si pon mente al fatto che è ormai assente dal mondo del lavoro da quasi 10 anni. In ogni caso l’interessata contesta le conclusioni del SAM per il quale le incapacità lavorative descritte dai consulenti non devono essere sommate ma integrate, in quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono e fa riferimento ad un referto del dr. med. _ del 21 dicembre 2015, il quale ha affermato che l’assicurata è “
francamente debilitata ed inabile al lavoro per la somma delle sue patologie
”. Per la ricorrente questo aspetto non è stato sufficientemente approfondito ed è stata minimizzata la componente psichica che gioca un ruolo di fondamentale importanza nella possibilità di reinserimento nel mondo professionale per una persona senza particolare istruzione, con importanti limiti funzionali e che non lavora da quasi un decennio.
Circa l’aspetto economico la ricorrente contesta la presa in considerazione del reddito annuo di fr. 44'290.80 corrispondente al salario minimo ai sensi del CCNL, poiché l’interessata già nel 2007 e nel 2008 guadagnava importi analoghi. Del resto il certificato di lavoro del 30 novembre 2008 indicava che la ricorrente era una “
persona dimostratasi sempre molto pulita, puntuale, onesta e gentile verso i colleghi e datore di lavoro
”, motivo per il quale la sua collaborazione era sempre stata “
da tutti ritenuta molto apprezzata
”. E’ pertanto più che legittimo ritenere che, dopo oltre 15 anni di lavoro, avrebbe percepito qualcosa in più del minimo sindacale. Lo stesso contratto collettivo di lavoro precisa che la tredicesima mensilità comporta un supplemento dell’8.33% del salario mensile conseguito. Il calcolo della capacità di guadagno residua deve pertanto essere riformulato considerando un’entrata annua di fr. 50'000 (doc. I).
1.6. Con risposta del 10 novembre 2016 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).

## Considerations

in diritto
2.1. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).
2.2. In concreto, l’assicurata è stata sottoposta ad una perizia pluridisciplinare (pneumologica [dr. med. _], reumatologica [dr. med. _], neurologica [dr. med. _], dermatologica [dr. med. _] e psichiatrica [dr. med. _]) del SAM (pag. 927 e seguenti incarto AI).
Nel referto del 23 dicembre 2015 i periti, dopo aver riassunto gli atti, descritto l’anamnesi (famigliare, personale-sociale, professionale, patologica), le affezioni attuali, le constatazioni obiettive (status, esami di laboratorio, radiologici e pneumologici), hanno posto la diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di dermatomiosite, alterazioni degenerative del rachide cervicale (discopatie C5-C6 e C6-C7), alterazioni degenerative della colonna lombare (discopatie lombari diffuse con ernia discale L3-L4, a contatto con la radice di L4 a sinistra, spondilartrosi plurisegmentali), depressione di grado medio (ICD-10 F 32.1) e sindrome da dolore persistente (ICD-10 F 45.4) e le diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa di sindrome fibromialgica generalizzata, decondizionamento e sbilancio muscolare, disturbi statici del rachide, presenza in casa di un famigliare bisognoso di cure (ICD-10 Z 63.6), obesità (BMI 38 kg/m
2
), incipiente partecipazione polmonare nell’ambito della polidermatomiosite in regressione dal 2008 sotto terapia immunosoppressiva.
Visti tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione, i periti hanno stabilito che il grado di capacità lavorativa medico-teorica globale dell’insorgente nell’attività da ultimo esercitata come ausiliaria nel campo della ristorazione ed aiuto cucina è pari allo 0%.
I periti hanno espresso la seguente valutazione circa le conseguenze sulla capacità lavorativa e d’integrazione:
"
(...)
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'lNTEGRAZIONE
9.1 Capacità di lavoro in un'attività adeguata
9.1.1 Quali caratteristiche medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata? (nel caso di una malattia fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza limitazioni e se vi sia un'eventuale difficoltà in lavori di precisione)
Secondo il nostro consulente in reumatologia la capacità funzionale e di carico residua attuale per le patologie muscoloscheletriche è la seguente: l’A. può spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi , talvolta tra 5-10 kg fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi tra 10-15 kg fino all’altezza dei fianchi, mai pesi oltre i 15 kg fino all’altezza dei fianchi; l’A. può spesso sollevare pesi fini a 5 kg sopra l’altezza del petto, talvolta pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l’altezza del petto. L’A. può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media entità, talvolta attrezzi pesanti, di rado maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione manuale è normale. L’A. può talvolta effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia. L’A. può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata. L’A. può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare sul terreno accidentato, può talvolta salire le scale, di rado salire su scale a pioli.
Mettendo a confronto l’attuale capacità funzionale e di carico residua con quella precedentemente stabilita dopo l’ultima valutazione reumatologica peritale dell’8.2.2011, si evince che si sono aggiunti dei limiti funzionali più restrittivi, per l’insorgenza dei dolori attribuiti dai medici curanti alle discopatie lombari.
Il nostro consulente riconferma che l’A., in un lavoro adatto allo stato di salute, è abile al lavoro in misura del 100% con rendimento massimo del 100%, come già stabilito dopo la visita peritale reumatologica del 28.10.2009.
Dal punto di vista dermatologico il nostro consulente ritiene l’A. inabile nello svolgimento di attività professionali che implicano un’attività manuale od in contatto con potenziali sostanze tossico-irritative. Il nostro consulente ritiene però ragionevole lo svolgimento di un’attività professionale adatta nella misura del 50%, tenuto conto dei criteri menzionati in precedenza, quindi in attività che non implicano una manualità od il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico.
Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente valuta una capacità lavorativa nella misura del 50% in qualunque attività lavorativa.
Dal punto di vista pneumologico vi è una capacità lavorativa nella misura del 100% in lavori sedentari ed in attività fisicamente leggere o leggero-medie.
Dal punto di vista neurologico non vi sono limitazioni della capacità lavorativa.
Si ritiene che le incapacità lavorative descritte dai consulenti non debbano essere sommate ma integrate, in quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono.
9.1.2 Indicare la capacità lavorativa per attività adeguata, in percentuale oppure in ore al giorno.
Sulla base di quanto descritto al punto 9.1.1, la capacità lavorativa globale in un’attività adeguata è considerata nella misura del 40%.
(...)
9.1.3 Facendo riferimento all’anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito nell’attività adeguata può essere considerata valida?
In riferimento all’anamnesi la capacità lavorativa globale indicata al punto 9.1.2 vale a partire dal momento della ripresa della malattia, cioè da gennaio 2013. Chiaramente l’A. va ritenuta inabile al lavoro in misura totale per qualsiasi tipo di attività durante le degenze ospedaliere descritte agli atti.
9.1.4 Esprimersi anche sulla capacità lavorativa in ambito domestico, facendo riferimento alle diverse funzioni.
Sulla base soprattutto di quanto descritto in ambito dermatologico, si ritiene indicato effettuare un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica.
9.2 Reintegrazione professionale
9.2.1 Sono medicalmente sostenibili provvedimenti professionali volti alla reintegrazione nella libera economia?
Sì.
9.2.2 In caso affermativo, a partire da quando (mese e anno)?
Da subito. (...)”
Nel dettaglio, circa la patologia dermatologica, il consulente del SAM, dr. med. _, FMH dermatologia e venereologia, nel suo referto del 26 ottobre 2015, ha affermato:
"
(...)
1. Dermatomiosite: Si tratta di una malattia sistemica con diversi organi bersaglio. Mi permetto di giudicare l’impatto sulla capacità lavorativa unicamente dal punto di vista dermatologico, ma sarà necessario in ogni caso considerare il quadro clinico della malattia stilato dagli altri consulenti. Le lesioni pruriginose oggettivate sul tronco, benché fastidiose, non limitano la paziente per una qualsiasi attività professionale. Diverso invece il discorso per ciò che concerne le lesioni riscontrate a livello delle mani (
mechanic hands
), che limitano notevolmente la capacità lavorativa della paziente in fase acuta, durante lo svolgimento di eventuali attività manuali. Chiaramente l’evoluzione di queste lesioni è fluttuante ed attualmente risultano ben controllate con la terapia immunosoppressiva in atto. Mi risulta quindi difficile stabilire una prognosi e una percentuale lavorativa precisa a lungo termine, sapendo che essa dovrebbe essere adattata all’evoluzione clinica. Ritengo però la paziente inabile nello svolgimento di attività professionali che implicano un’attività manuale o il contatto con potenziali sostanze tossico-irritative. Mi riferisco a questo proposito all’ultima attività svolta dalla Signora RI 1 in qualità di aiuto cucina.
(...)
5. La professione di aiuto cucina implica un contatto ripetuto con sostanze potenzialmente tossico-irritanti ed è quindi suscettibile di provocare un peggioramento clinico ed un fastidio significativo alla paziente in termini di dolori e prurito. Questo limita notevolmente la capacità manuale della nostra paziente.
(...)
7. Come già discusso in precedenza, ritengo la paziente inabile al 100% nello svolgimento della sua attività professionale. Dal punto di vista prettamente dermatologico, si potrebbe però riconsiderare una riqualifica professionale verso delle attività che non implichino una manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico. Come già discusso in precedenza, questa mia valutazione si basa unicamente sul quadro clinico dermatologico e non è di mia pertinenza valutare le altre numerose problematiche relative allo stato di salute della nostra paziente
8. Come già discusso in precedenza, mi risulta difficile stabilire una percentuale lavorativa e il tipo di attività adeguato alla nostra paziente. Ritengo però ragionevole lo svolgimento di un’attività professionale nella misura del 50% tenuto conto dei criteri menzionati nei paragrafi precedenti.
9. Per le ragioni citate in precedenza, ritengo la paziente inabile al 100% nello svolgimento dell’attività di casalinga.” (pag. 1005-1006 incarto AI)
Il 12 gennaio 2016 il medico SMR, dr. med. _, ha confermato la valutazione peritale (pag. 1016 incarto AI), citando, tra le limitazioni funzionali, la “
non attività manuale con sollecitazione della cute
” e la “
non attività con contatto con sostanze tossico-irritative
” (pagina 1017 incarto AI).
Il 18 aprile 2016 il dr. med. _, FMH medicina interna, ha scritto al dr. med. _, FMH dermatologia, affermando:
"
(...)
Gentilmente ti chiedo di convocare la paziente a margine per una nuova valutazione dermatologica.
Indicazioni
- Riacutizzazione della dermatite diffusa al corpo con lesioni da grattamento
- Polimiosite dermatomiosite nota in trattamento con micofenolato
Osservazioni
L’anamnesi della paziente è a te ben nota.
La signora si è presentato da me in data 08.04.16, accompagnata dal marito, a causa di peggioramento del prurito con lesioni da grattamento in diversi parti del corpo.
In attesa di una tua nuova valutazione, ho consigliato di continuare con i trattamenti locali che avevi prescritto in precedenza.
Da segnalare anche che, sia la paziente che il marito, erano molto delusi perché l’assicurazione invalidità ha concesso il 58% di incapacità lavorativa e non il 60%. (...)” (pag. 1044 incarto AI)
L’11 aprile 2016 il dr. med. _, _ presso l’Ospedale _ di _, ha affermato che:
"
(...)
Secondo il mio giudizio clinico globale ritenevo la paziente inabile al 100% per svolgere la professione di aiuto cuoco. La perizia A.I., di cui non dispongo una copia, avrebbe stabilito un’inabilità non solo per la professione svolta, ma anche per le mansioni di casalinga.
Non vedo quindi da parte mia quale altra professione possa svolgere la signora RI 1, anche se questo tipo di valutazione esula dalle mie competenze.” (pag. 1047 incarto AI)
In data 17 aprile 2016 il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato:
"
(...)
con il presente do seguito alla sua richiesta di informazioni in merito alla mia paziente a margine, la cui presa a carico da parte mia è esordita in data 21.09.2015, a me segnalatami dal medico curante, desiderando la paziente uno specialista più prossimo al suo domicilio.
Ho preso atto della perizia psichiatrica attuata dal Collega Dr. _, FMH Psichiatria e Psicoterapia, in ambito degli accertamenti pluridisciplinari SAM, _, autunno 2015.
Concordo pienamente con le psicodiagnosi ma purtroppo da parte mia valuto per la paziente dall’esordio del mio trattamento un’incapacità lavorativa completa per qualsiasi attività.
Ella stessa farebbe fatica a svolgere le mansioni casalinghe.
Il decorso a tutt’oggi non ha comportato un cambiamento delle condizioni psichiche, caratterizzate da una timia francamente depressa, rallentamento psicomotorio con riverbero sulla capacità di concentrazione, tendenza regressiva con contrazione delle social skills, ridotta tolleranza allo stress in senso lato, astenia, anedonia, appiattimento affettivo, diminuzione della spinta volitiva con tendenza all’inerzia, apragmatismo con certa perdita di ruolo. Importante componente ansiosa con alterazione della funzione ipnotica. Aspetti funzionali.
I colloqui avvengono all’incirca ogni 3 settimane. Si è proceduto ad un cambio parziale della psicofarmacologia, come previamente ventilato al fine di incidere maggiormente sulla soglia del dolore, ben tollerato ma sinora senza successo conclamato.
La prognosi è riservata per non dire negativa; un miglioramento delle condizioni psichiche nel prossimo prosieguo tale da avere un riverbero sulla capacità lavorativa non è ora intravvedibile. Sussiste un forte rischio alla cronicizzazione.
In particolare secondo mia valutazione al momento per la paziente non è ipotizzabile che ella possa inserirsi anche in percentuale parziale ed in un’attività lavorativa a lei adeguata.”
(pag. 1050 incarto AI)
L’11 maggio 2016 il medico SMR, dr. med. _, ha preso posizione sui citati referti, affermando:
"
(...)
Attuale osservazioni al progetto di decisione dopo perizia SAM:
- Breve lettera del dr. _ del 11.4.2016 che non contiene elementi nuovi
- Lettera dr. _ del 17.4.2016 il quale condivide la psicodiagnosi fatta dal dr. _ nell’ambito della perizia SAM, discorda nella valutazione della IL. Decorso cronico.
Valutazione
:
dall’attuale documentazione non risulta una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto alla valutazione SAM.”
(pag. 1053 incarto AI)
Il 22 luglio 2016 il medico SMR, dr. med. _, cui è nuovamente stata sottoposta l’intera documentazione medica, ha affermato:
"
(...)
Nuova documentazione presentata
:
-
Rapporto dr. _ del 18.4.2016
. Aumento del prurito
. A delusa di non avere grado AI 60%
-
Rapporto dr. _ 11.4.2016
. Ritiene genericamente l’assicurata non inseribile professionalmente
-
Dr. _ del 17.4.2016:
. Il decorso a tutt’oggi non ha comportato cambiamenti
Concorda con le diagnosi peritali ma ritiene l’assicurata inabile al 100%
Come già indicato nella presa di posizione precedente la documentazione non contiene elementi atti a rendere verosimile una modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione SAM, quindi sottoporre la documentazione al SAM non risulta indicato.” (pag. 1064 incarto AI)
2.3. Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In partico-lare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il Tribunale Federale
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur.
Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.4.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della decisione impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti, deve confermare l’operato dell’UAI che, basandosi sulla perizia pluridisciplinare (
pneumologica [dr. med. _], reumatologica [dr. med. _], neurologica [dr. med. _], dermatologica [dr. med. _] e psichiatrica [dr. med. _])
del SAM del 23 dicembre 2015 e sulle valutazioni del medico SMR, dr. med. _, il quale a sua volta si è fondato sulla documentazione acquisita dall’UAI e prodotta dalla ricorrente in sede amministrativa, ha stabilito che l’insorgente è totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività di aiuto cuoca ed abile al lavoro nella misura del 40% in attività leggere e confacenti al suo stato di salute dal 1° gennaio 2013.
La valutazione peritale è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. I periti si sono espressi su tutte le patologie lamentate dall’assicurata, hanno esaminato accuratamente tutta la documentazione messa a loro disposizione ed hanno valutato la capacità lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalle visite effettuate il 16, 22, 23 e 28 settembre 2015, nonché il 7, l’8 e il 21 ottobre 2015.
Al referto va attribuita piena forza probante.
2.4.1. L’insorgente contesta di poter svolgere un’attività leggera nella misura del 40% e, sulla base di quanto affermato l’11 aprile 2016 dal dr. med. _, _ presso l’Ospedale _ di _ (pag. 1047 incarto AI), sostiene che anche il consulente del SAM, dr. med. _, FMH dermatologia e venereologia, pur ritenendo possibile per la ricorrente lo svolgimento di un’attività, ha accertato una completa incapacità come casalinga. Secondo l’assicurata, se per i lavori di casalinga, che possono essere esercitata senza condizionamenti di colleghi o superiori e con l’aiuto di familiari, vi è una totale incapacità, non vi è spazio per essere collocabili nel mondo del lavoro.
Da un attento esame della presa di posizione del consulente dermatologo del 26 ottobre 2015 emerge tuttavia che lo specialista ha ritenuto l’insorgente completamente inabile “
nello svolgimento di attività professionali che implicano un’attività manuale o il contatto con potenziali sostanze tossico-irritative
” e “
a questo proposito
” si riferisce all’ultima attività svolta dall’interessata “
in qualità di aiuto cucina
” (cfr. pag. 1005 incarto AI). Ciò perché “
la professione di aiuto cucina implica un contatto ripetuto con sostanze potenzialmente tossico-irritanti ed è quindi suscettibile di provocare un peggioramento clinico ed un fastidio significativo alla paziente in termini di dolori e prurito. Questo limita notevolmente la capacità manuale della nostra paziente
” (pag. 1005 incarto AI).
Da cui, per il consulente, la totale incapacità lavorativa, dal lato puramente medico-teorico, anche nell’attività di casalinga (cfr. pag. 1006 incarto AI), la quale, notoriamente, si svolge anche in cucina.
Il medesimo dermatologo ha invece accertato che l’interessata in attività che “
non implichino una manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico
” è abile al 50% (cfr. pag. 1006 incarto AI).
Nel preciso caso di specie, la circostanza che l’interessata, dal punto di vista medico-teorico, è stata giudicata completamente inabile quale casalinga per la patologia dermatologica, non pregiudica pertanto la possibilità di svolgere, parzialmente, un’attività confacente al suo stato di salute in tutte quelle professioni che non implicano una manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico.
Non va del resto dimenticato che l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è stabilita, di regola, confrontando le singole attività ancora accessibili al richiedente la rendita AI con i lavori che può eseguire una persona sana sulla base di quanto prevede anche la Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità (CIGI), in particolare alle cifre 3086 e seguenti. Al riguardo, il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha stabilito che – in linea di massima e senza valide ragioni – non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2).
L’allora TFA, in una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1 della STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013), ha confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.
Se, tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva (RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).
Nel caso di specie se l’interessata fosse stata considerata quale casalinga, la percentuale d’invalidità avrebbe pertanto dovuto essere stabilita con l’ausilio di un’inchiesta economica a domicilio, come del resto stabilito dai periti del SAM (pag. 961 incarto AI, risposta 9.1.4).
Tornando al caso di specie, per i motivi sopra esposti, le valutazioni del dr. med. _ relative all’invalidità nell’ambito dell’attività di casalinga, non inficiano le conclusioni del SAM relative alla capacità lavorativa in attività leggere e confacenti allo stato di salute dell’insorgente.
2.4.2. Neppure gli ulteriori certificati medici prodotti in seguito al progetto di decisione, e meglio quello del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, del 17 aprile 2016 e quello del dr. med. _, FMH medicina interna, del 18 aprile 2016, sono atti a sovvertire le convincenti conclusioni peritali.
Il curante, dr. med. _, non specialista in dermatologia, non si esprime sulla capacità lavorativa della ricorrente, ma descrive la delusione dell’interessata e di suo marito “
perché l’assicurazione invalidità ha concesso il 58% di incapacità lavorativa e non il 60%
” e rileva un “
peggioramento del prurito con lesioni da grattamento
” in diverse parti del corpo (pag. 1044 incarto AI). Ora, il consulente dermatologo, dr. med. _, ne ha già tenuto conto nel suo referto evidenziando come “
l’evoluzione di queste lesioni è fluttuante ed attualmente risultano ben controllate con la terapia immunosoppressiva
” e rilevando che “
le lesioni pruriginose oggettivate sul tronco, benché fastidiose, non limitano la paziente per una qualsiasi attività professionale
”, mentre, come evidenziato in precedenza “
diverso il discorso per ciò che concerne le lesioni riscontrate a livello delle mani
”, le quali “
limitano notevolmente la capacità lavorativa della paziente in fase acuta, durante lo svolgimento di eventuali attività manuali
” (pag. 1005 incarto AI). Da cui la capacità lavorativa, limitata al 50%, dal punto di vista dermatologico, solo in quelle attività che non implichino manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico (pag. 1006 incarto AI).
Per quanto concerne la valutazione del dr. med. _, del 17 aprile 2016, va evidenziato che lo specialista in psichiatria e psicoterapia non contesta la diagnosi posta dal consulente del SAM, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (pag. 1050 incarto AI:
“[...] concordo pienamente con le psicodiagnosi
[...]
”), ma ne contesta la valutazione, ritenendo l’interessata completamente inabile al lavoro in qualsiasi attività, senza tuttavia apportare alcun elemento medico oggettivo rilevante, che non sarebbe stato preso in considerazione dal consulente, per poter mettere in dubbio le conclusioni peritali. Egli del resto evidenzia che “
il decorso a tutt’oggi non ha comportato un cambiamento delle condizioni psichiche
” (pag. 1051 incarto AI, sottolineatura del redattore).
Va qui rilevato che il TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che
la differente valutazione medica tra il medico che prende in cura l’assicurato e il perito è spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2, sentenza 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010).
Al ricorrente va ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). Anche perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]). Del resto la prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la necessaria prudenza l’avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami che essi hanno con il paziente, per cui, secondo esperienza comune, il medico curante tende generalmente, in caso di dubbio, a pronunciarsi in favore del proprio paziente, in ragione del rapporto di fiducia che lo unisce a quest’ultimo (sentenza 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, consid. 4.2).
2.4.3. Per quanto concerne infine la censura della ricorrente secondo cui, con riferimento al referto del 21 dicembre 2015 del dr. med. _, per il quale l’insorgente “
è francamente debilitata ed inabile al lavoro per la somma delle sue patologie
”, le capacità lavorative descritte dai consulenti non vanno integrate ma sommate, va rammentato che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013; SVR 2008 IV Nr. 15).
La questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).
In una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, ciò che in quella causa era stato fatto.
In una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il Tribunale federale ha osservato che “
una semplice addizione di diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo esiguo
”.
"
Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).
In una sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - concernente il caso di un assicurato affetto da patologie, invalidanti, sia reumatologiche che psichiatriche - il TCA ha, ancora una volta, avuto modo di sottolineare l’importanza, nel caso di assicurati affetti da diverse patologie, di determinare il grado complessivo dell’incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio globale, che scaturisca da una ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.
In quell’occasione, a fronte dell’opinione del perito psichiatra giudiziario, secondo il quale “la patologia psichiatrica complica e peggiora quella dell’apparato locomotorio” e vista la mancanza, fatta valere anche dal SMR, di una discussione globale tra perito psichiatra giudiziario e perito reumatologo, il Presidente del TCA ha provveduto a fare svolgere la valutazione globale nel corso del dibattimento che ha avuto luogo il 16 maggio 2013.
Alla luce delle risultanze della discussione del 16 maggio 2013 fra il perito reumatologo e il perito psichiatra giudiziario, alla presenza delle parti e dei medici del SMR, il TCA, con sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - dopo avere ricordato che, secondo la giurisprudenza federale la discussione fra gli esperti di principio non può essere rimessa in discussione dal giudice (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 8C_245/2012 del 9 aprile 2013) – ha concluso che l'assicurato è praticamente inabile al lavoro in misura totale per i suoi problemi di salute attestati dagli esperti in reumatologia e in psichiatria.
Nel caso di specie, il TCA evidenzia che i periti hanno determinato il grado complessivo di incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio globale, scaturito da una ponderata discussione plenaria fra gli esperti interessati da una capacità lavorativa parziale o con importanti limitazioni funzionali (pag. 949 incarto AI:
“[...] Le conclusioni peritali si fondano su un’esauriente discussione tra i medici periti del SAM e tra il Dr. med. _, Dr. med. _ e Dr. med. _ in data 22.12.2015 alle ore 7:50 tramite teleconferenza
”). Le conclusioni sono poi state sottoscritte da tutti i periti (pag. 965-969 incarto AI).
I periti hanno inoltre motivato la conclusione secondo la quale la capacità lavorativa globale in un’attività adeguata è stata stabilita nel 40%. Dopo aver descritto nel dettaglio i limiti funzionali (pag. 960 incarto AI), gli specialisti hanno stabilito che le incapacità lavorative descritte dai consulenti non vanno sommate, bensì integrate “
in quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa (ndr: dermatologica e psichiatrica) comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono
” (pag. 961 incarto AI). In effetti il perito psichiatra ha evidenziato come “
la valutazione specialistica mette in evidenza una condizione clinica depressiva che si è praticamente cronicizzata nell’ambito di una sofferenza psicologica legata ai temi del passato ma soprattutto ad una evoluzione di una malattia di base auto immunitaria a prevalente espressività dermatologica che non ha praticamente avuto una remissione sintomatologica (sono rimasti infatti invariati sia la sensazione di bruciore sotto la pelle sia l’ispessimento della pelle sotto la pianta dei piedi e sul palmo delle mani) a partire dalla sua prima insorgenza e questo nonostante la serie di cure specialistiche messe in atto. Siamo dunque confrontati con una persona che psicologicamente si sente vittima delle circostanze venutesi a creare in quanto impossibilitata a porvi rimedio ricorrendo alla sua forza di volontà. La coscienza psicologica dell’A., condizionata dalla polarizzazione verso i suoi disturbi e in modo particolare dal prurito costante che la costringe a grattarsi in continuazione la pelle, è oberata da sentimenti di inutilità, insufficienza, incapacità, minusvalenza. Ciò la porta sull’onda di una deflessione umorale divenuta persistente e di una sostanziale rassegnazione a non riuscire ad investire nella realtà della vita quotidiana né ad avere una prospettiva rosea per il proprio futuro che si immagina di trascorrere come una malata perennemente confinata in casa insieme al marito anch’egli malato e beneficiario di una rendita di invalidità
” (pag. 1010 incarto AI).
In queste condizioni, rammentato che, secondo la giurisprudenza federale, la discussione fra gli esperti di principio non può essere rimessa in dubbio dal giudice (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 8C_245/2012 del 9 aprile 2013) e d’altra parte che l’insorgente, come visto in precedenza, non ha prodotto documentazione medica atta a sovvertire le conclusioni peritali, questo TCA deve confermare che l’interessata, completamente inabile nella precedente attività, è capace al lavoro al 40% in attività leggere e confacenti al suo stato di salute a partire dal mese di gennaio 2013 (pag. 961 e 1017 incarto AI).
2.5. L’insorgente sostiene, con riferimento alle valutazioni del consulente, dr. med. _ (pag. 1006 incarto AI: “
[...] si potrebbe però riconsiderare una riqualifica professionale verso delle attività che non implichino una manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico [...]
”), che per poter esercitare le attività lavorative confacenti al suo stato di salute, dovrebbe poter accedere ad una riqualifica professionale.
A questo proposito il TCA rileva che la giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire che n
el mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF 8C_563/2012
del 23 agosto 2012 consid. 3.3., che ha interamente confermato la STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012;
9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid. 3.3;
9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).
Si può, quindi, senz'altro ipotizzare - senza far riferimento alla difficoltà concreta di reperimento di posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda, difficoltà che viene assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e non dall’assicura-zione contro l’invalidità (cfr. DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b) - che la ricorrente sia in grado di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività professionali idonee, e segnatamente che non implicano un’attività manuale o a contatto con potenziali sostanze tossico-irritative.
Del resto deve essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un aspetto del principio della proporzionalità. Questo principio permette di pretendere da una persona un determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti, anche in virtù del principio della riduzione del danno.
Ai fini dell’accertamento dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell’impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). Ciò non è il caso se - ipotesi non realizzata nella fattispecie - l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 p. 322 consid. 4a).
In concreto questo Tribunale ritiene che, anche nel caso di specie, nel mercato generale del lavoro esistano delle occupazioni, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che la ricorrente, nonostante i disturbi che la interessano, sarebbe in grado di esercitare nella misura del 40%.
In conclusione, stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali (
DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti)
,
che la ricorrente è in grado di svolgere, nella misura del 40%, un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal danno alla salute.
2.6.
Prima di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute, occorre stabilire qual è l’anno di raffronto dei redditi. L’UAI ha infatti assegnato la mezza rendita con effetto dal 1° gennaio 2014, ossia trascorso l’anno di attesa ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 LAI, mentre l’insorgente chiede che le venga assegnata una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2013.
Il TCA evidenzia che la precedente sentenza 32.2013.154 del 12 maggio 2014, cresciuta incontestata in giudicato, portava proprio su questo aspetto. In quell’occasione questo Tribunale ha concluso:
"
(...)
Il peggioramento dello stato di salute per la patologia psichica è avvenuto nel gennaio 2013 (cfr. perizia del dr. med. _ del 23 maggio 2013, doc. AI 129), mentre per quanto concerne la patologia somatica, il peggioramento è oggettivato dal mese di aprile 2013, quando l’insorgente è stata ricoverata con diagnosi di recidiva della dermatomiosite (doc. IV/1).
Ora, come visto, per l’art. 29bis OAI se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado d’invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado d’invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 let. b LAI.
Nel caso di specie la rendita è stata soppressa a causa del miglioramento dello stato di salute avvenuto nel corso del mese di settembre 2009, tre mesi dopo, ossia il 31 dicembre 2009 (doc. AI 81-3). Ne segue che l’attuale peggioramento dello stato valetudinario con effetto dal mese di gennaio 2013, rispettivamente marzo 2013, è avvenuto dopo i tre anni di cui all’art. 29bis OAI.
Di conseguenza, ritenuto che l’interessata negli anni 2010, 2011 e 2012 è stata invalida al 3% dal settembre 2009 al 30 settembre 2010 ed al 17% dal 1° ottobre 2010 (cfr. decisione del 15 settembre 2011, doc. AI 81-3/4) fino, almeno, al 31 dicembre 2012, è a giusta ragione che l’UAI ha stabilito che l’eventuale diritto ad una rendita può essere dato solo una volta trascorso un (nuovo) termine di un anno ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 let. b LAI, ossia al più presto dal 1° gennaio 2014 e che ha informato l’insorgente che in quel momento avrebbe rivalutato le condizioni per il conferimento di una nuova prestazione.
In queste condizioni il ricorso deve essere respinto, mentre la decisione impugnata va confermata.
L’incarto va trasmesso all’UAI per le sue incombenze conformemente a quanto indicato nella decisione del 15 luglio 2013 ed a quanto figura nella presa di posizione del 10 settembre 2013 del dr. med. _ (doc. IV/1).”_
Ne segue che il raffronto dei redditi va effettuato con i dati del 2014, ossia l’anno di inizio dell’eventuale diritto alla rendita.
2.7. Per quanto concerne il reddito da valido la ricorrente contesta la presa in considerazione del salario di fr. 44'290.80 corrispondente al salario minimo ai sensi del CCNL, poiché già nel 2007 e nel 2008 guadagnava importi analoghi. Inoltre il contratto collettivo di lavoro precisa che la tredicesima mensilità comporta un supplemento dell’8.33% del salario mensile conseguito. Il calcolo della capacità di guadagno, secondo la ricorrente, deve pertanto essere riformulato considerando un’entrata annua di fr. 50'000.
Interpellato dall’UAI per stabilire quanto avrebbe guadagnato l’interessata nel 2013 e nel 2014 senza il danno alla salute, l’ex datore di lavoro ha affermato che “
il salario minimum nel nostro ramo per un impiegato senza apprendistato nel 2013 e 2014 era di CHF 3'690.90, inclusa la tredicesima. Questo è il salario per un collaboratore senza apprendistato secondo CCNL. Comunque vogliamo nottare che oggi non possiamo giudicare una persona che da 7 anni non lavoro più nella nostra ditta
” (pag. 1021 incarto AI). Anche l’8 giugno 2013, il medesimo datore di lavoro, sempre interpellato dall’UAI, aveva citato i salari evinti dal CCNL, rilevando inoltre che la ricorrente avrebbe meritato circa fr. 150 in più al mese, ossia una maggiorazione di fr. 1'812.50 all’anno inclusa la tredicesima (pag. 542 incarto AI).
Con sentenza 9C_348/2016 del 7 dicembre 2016 il TF ha rammentato che:
"
(...)
Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali (
DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere determinato nel modo più concreto.
3.2.2.
Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Questo perché normalmente, in base all'esperienza comune, la persona interessata avrebbe continuato la precedente attività in assenza del danno alla salute (
DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224; SVR 2009 IV n. 34 pag. 95, sentenza 9C_24/2009 del 6 marzo 2009, consid. 3.2 con riferimenti).
3.2.3.
Tuttavia, in circostanze particolari ci si può scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) edita dall'Ufficio federale di statistica (cfr.
DTF 134 V 322
consid. 4.1 pag. 325;
129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico, segnatamente qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario percepito non corrispondesse manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; ad esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o percepiva una remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità (cfr. sentenza 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con riferimenti).
(...)
5.1.
Nel caso concreto emerge chiaramente dagli accertamenti operati dalla Corte cantonale che il ricorrente, diplomato in Italia quale meccanico di veicoli, in seguito è stato attivo come autista e operaio tuttofare all'estero ed è giunto in Svizzera nel 2000, dove ha lavorato quale operaio su cantieri del sottosuolo, svolgendo molteplici mansioni: autista di veicoli pesanti e operaio tuttofare fino al 2002, in seguito come operaio generico addetto ai cantieri del sottosuolo; nel 2008 segue un corso professionale sul brillamento di mine in galleria, ossia acquisisce la formazione di fuochino. Dopo l'infortunio del 2006 egli ha ripreso il lavoro sui cantieri dovendolo però interrompere più volte a causa di ricadute d'ordine medico. La riformazione professionale non è andata a buon fine, avendola quest'ultimo in fine rifiutata.
5.2.
Alla luce di questi fatti si deve ritenere che il reddito da valido non poteva essere determinato in maniera attendibile come lo richiede la giurisprudenza (cf. consid. 3.2.1 e 3.2.2), anche perché non vi sono indizi concreti relativi a un eventuale piano di carriera. In assenza di elementi di base concreti ci si sarebbe dovuti fondare su valori statistici (cfr. consid. 3.2.3), ovvero nel caso in rassegna riferirsi al salario statistico più favorevole di fr. 77'103.- per il 2012 (cfr. consid. 4.1). Raffrontando tale reddito con quello da invalido di fr. 56'119.- ritenuto dal Tribunale cantonale (cfr. consid. 2.7 del giudizio impugnato), non contestato dal ricorrente, si ottiene un grado di invalidità del 27% che non dà diritto ad alcuna rendita.
5.3.
La censura secondo cui la Corte cantonale avrebbe dovuto considerare il salario da ultimo conseguito presso il Consorzio B._, ovvero quello del 2010 (fr. 73'194.-), adeguandolo però sull'arco di tempo di 12 mesi e aggiornato al 2012 (fr. 98'018.07), non merita accoglimento, in quanto tale attività è stata svolta solo per alcuni mesi e, come già menzionato, non può essere ritenuta attendibile ai sensi della giurisprudenza sopra menzionata (cfr. consid. 3.2.2 e 3.2.3), considerato altresì che mai prima di allora il ricorrente aveva ottenuto un salario del genere, ossia così elevato. Non vi è dunque arbitrio (cfr. consid. 1) da parte della Corte cantonale che, su tale questione di fatto (cfr. consid. 3.1), ha negato l'attendibilità dei dati postulati dal ricorrente.
5.4.
Infine, anche la richiesta del ricorrente di utilizzare quale salario da valido quello di minatore fuochino, così come imposto dai contratti collettivi obbligatori e da lui cifrato in fr. 103'944.- annui, non merita accoglimento. Come già ampiamente rilevato in assenza di salari effettivamente realizzati, ossia se non è possibile determinare il reddito da valido in modo concreto, si utilizzano i dati statistici (cfr. consid. 3.2.3 con rinvii). In tale contesto, il Tribunale federale delle assicurazioni ha avuto modo di stabilire che i salari medi pagati in un settore hanno, di regola, la precedenza sulle retribuzioni fissate nei contratti collettivi di lavoro (sentenze I 424/05 del 22 agosto 2006 consid. 4; I 450/04 del 6 ottobre 2005 consid. 5.1; I 475/01 del 13 giugno 2003 consid. 4.3 e I 379/84 del 2 aprile 1985 pubblicata in: RCC 1986 pag. 434 seg.). Inoltre, nel caso in rassegna, si rileva altresì che non vi è alcuna dimostrazione che il ricorrente avrebbe effettivamente ottenuto l'importo di fr. 103'944.- su cui vorrebbe che ci si fondasse. Il ricorrente, in modo del tutto astratto, si è solo limitato a elencare tutti i possibili supplementi salariali potenzialmente ottenibili nell'ambito dei lavori sotterranei dalla CNM dell'edilizia: tale modo di procedere non merita di essere seguito. (...)”
In concreto, l’interessata rileva che, dopo essere giunta in Svizzera nei primi anni ’90 ed essersi occupata inizialmente della famiglia, ha iniziato a lavorare quale ausiliaria aiuto cucina dapprima presso il ristorante _ a _, in seguito presso il ristorante _ dello _ ad _ ed infine, dal 2000, presso il ristorante _ a _. La ricorrente afferma di non aver più svolto alcuna attività lucrativa dal 5 ottobre 2007 (doc. I; cfr. anche pag. 359 incarto AI).
In seguito ha percepito una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2009 e si è poi iscritta all’assicurazione contro la disoccupazione dal 1° ottobre 2010 al 22 febbraio 2012 (cfr. pag. 1 e 12 incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione).
Alla luce di questi fatti, visto il tempo trascorso dalla cessazione dell’attività lavorativa che, come affermato dall’ultimo datore di lavoro, il quale ha citato i salari del CCNL (fr. 3'690.90 inclusa la tredicesima; pag. 1021 incarto AI), rende difficile stabilire in maniera attendibile il reddito che avrebbe conseguito l’interessata senza il danno alla salute, ritenuto inoltre che non vi sono indizi relativi a un eventuale piano di carriera, in assenza di elementi concreti, occorre far capo ai dati statistici (cfr. anche sentenza 9C_348/2016 del 7 dicembre 2016).
Del resto, come si vedrà di seguito, il salario indicato dal datore di lavoro, unitamente all’aumento di fr. 150 al mese (pag. 542 incarto AI) ossia fr. 46'103.30 all’anno ([3'690.90] X 12 + 1'812.50) è leggermente inferiore, e dunque maggiormente sfavorevole, rispetto a quello evinto dai dati statistici.
Va ancora evidenziato che, come rileva la ricorrente, il CCNL prevede il versamento della tredicesima, ma, contrariamente a quanto sostenuto dall’insorgente, al salario indicato dal datore di lavoro non occorre aggiungere la tredicesima, poiché è già compresa nell’importo citato. Infatti il salario mensile corrisponde a fr. 3'407 per tredici mesi, ossia a fr. 3'690.90 per dodici mesi (3'407 x 13 : 12) come affermato dal datore di lavoro (cfr. http://www.l-gav.ch/fileadmin/downloads/L-GAV2014/CCNL_2014.pdf, a pag. 12).
Circa i dati statistici,
l’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
D
all
'
inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014
(
cfr., a proposito del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica,
più precisamente dalla tabella TA1 2014 tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178
), emerge che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle donne per il settore 55-56, servizi di alloggio e di ristorazione, livello 1 (attività semplice di tipo fisico o manuale), di 40 ore settimanali, corrisponde a un importo di Fr. 45'204 all’anno (3'767 x 12 mesi, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999, U 274/98, pag. 5 consid. 3a).
Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.
Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende della categoria 56 (ristorazione) di 42,3 ore computabili nel 2014 (
cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4;
cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008
e
la tabella: “
Durée normale du travail dans les entreprises selon la division économique
”), il salario lordo ammonta a Fr. 47'803.23 (
Fr. 45’204 : 40 x 42,3)
.
Il salario da valida va pertanto fissato, nel 2014, anno di inizio del diritto alla rendita, a fr. 47'803.23.
2.8.
Per quel che concerne il reddito da invalido,
lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Come appena visto, l’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
D
all
'
inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014
(
cfr., a proposito del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica,
più precisamente dalla tabella TA1 2014 tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178
), emerge che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle
donne
per un
'
attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; cfr.
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, consid. 2.5.7
) di 40 ore settimanali nel
settore privato
(circa
la rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.),
corrisponde ad un importo di Fr. 51’600.- (Fr. 4
'300
.- x 12 mesi).
Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.
Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014 (
cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4;
cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008
e
la tabella: “
Durée normale du travail dans les entreprises selon la division économique
”), il salario lordo medio ipotetico
nazionale
da invalido per una donna ammonta a Fr. 53’793 (
Fr.
51’600
: 40 x 41,7)
, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
L’Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha affermato:
"
5.4 Contrariamente al potere di apprezzamento del Tribunale federale, quello dell’autorità giudiziaria di primo grado non è per contro limitato alla violazione del diritto (compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di adeguatezza della decisione amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In tale contesto l’esame verte sulla questione di sapere se un’altra soluzione non sarebbe stata più opportuna rispetto a quella adottata, in un caso concreto, dall’autorità nell’ambito del proprio potere di apprezzamento e pur nel rispetto dei principi generali del diritto. A tal proposito, il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126 V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.).
5.5. La decisione del Tribunale cantonale di distanziarsi dalla deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso nell’esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa dell’ininfluenza del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio dell’istanza precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria (cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversi-cherung [IVG], in: Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). (...)"
Nel caso di specie l’UAI ha applicato una riduzione del 10% che l’insorgente non ha contestato. Questo Tribunale, che, di massima, non può senza motivi pertinenti sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, consid. 5.2) non ha alcun motivo per modificare la riduzione ritenuto che si tratta di una percentuale che rientra nei parametri fissati dalla giurisprudenza.
Raffrontando il reddito da valida di fr.
47'803.23
con quello da invalida di fr.
53’793, ridotto del 60% (incapacità lavorativa) a fr. 21'517.20 e poi del 10% (deduzione sociale) a fr. 19'365.48, si ottiene un grado d’invalidità del 59,48 %
arrotondato,
conformemente alla DTF 130 V 121 (cfr. consid.
3.2: “
[...]
Demnach ist in Zukunft bei einem Ergebnis bis x,49... % auf x % abzurunden und bei Werten ab x,50...
% auf x+1 % aufzurunden, was den Invaliditätsgrad ergibt [...]
”
,
al 59%, che dà diritto a 1⁄2 rendita, come stabilito dall’UAI.
In queste condizioni la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese di complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata.