# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f45d29d0-4a1f-553d-a947-bc1d0d9db167
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, nata il _ 1959, nel dicembre 2013 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per i postumi di un infortunio occorsole al polso sinistro (doc. 5 incarto AI).
Acquisita la documentazione medica dall’assicuratore contro gli infortuni (in casu: _), tra cui il rapporto 10 febbraio 2016 della perizia bisciplinare a cura dell’_ di _ (_), vagliata dal SMR (Servizio medico regionale dell’AI), con decisione 30 maggio 2017, preavvisata il 28 ottobre 2016, l’Ufficio AI ha posto l’assicurata al beneficio di una rendita intera temporanea dal 1° giugno 2014 sino al 31 luglio 2016 risultando successivamente un grado d’invalidità non pensionabile del 10%.
1.2. Contro la succitata decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto ricorso postulando in via principale il riconoscimento di una rendita intera anche dopo il 1° agosto 2016. In via subordinata chiede il rinvio degli atti per ulteriori accertamenti. Contestata è sia la valutazione medico-teorica sia quella economica (esigibilità in attività adeguate). Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo. Contestualmente ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.3. Con la risposta di causa, l’Ufficio AI, confermando la decisione contestata, ha chiesto la reiezione del ricorso.
considerato

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se l’Ufficio AI ha correttamente soppresso la rendita intera con effetto al 31 luglio 2016.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità con-genita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46
).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.4. Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (fra le tante cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143).
Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo tale stato di salute rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30).
A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che
“
se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.
2.5. Va ricordato che l
a nozione di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la guadagno (DTF 131 V 120). Ciononostante, il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti; d’altra parte esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135, 126 V 292, 119 V 471).
In tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V 123). In una decisione non pubblicata dell'8 luglio 1999 nella causa A.F. (U183/98), il TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine, g
li organi dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 pag. 170).
Il principio del coordinamento è in seguito stato relativizzato dal TF, il quale ha stabilito non vincolante la valutazione dell’invalidità da parte dell’assicurazione contro gli infortuni o dell’assicurazione per l’invalidità verso l’altro assicuratore, tant`è che il primo non può interporre opposizione ad una decisione del secondo e viceversa (DTF 131 V 362 e da ultimo DTF 133 V 549).
2.6. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesge-richts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
2.7. Nella presente fattispecie, l’Ufficio AI ha richiamato dall’assi-curatore LAINF la documentazione relativa all’infortunio al polso sinistro occorso il 13 giugno 2013.
In quell’ambito la ricorrente è stata visitata dal dr. _, il quale con rapporto 18 giugno 2015 ha posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
Esiti di infortunio in data 13 giugno 2013 a seguito del quale la paziente ha subito
·
contusioni al gomito sinistro, ginocchio sinistro e spalla sinistra senza lesioni traumatiche maggiori e guarite;
·
contusione-distorsione del polso sinistro con lesione della cartilagine fibro triangolare alla sua inserzione ulnare, sofferenza all’articolazione radio-ulnare distale nonché allungamento del legamento luno-piramidale con edema del semi-lunare.
Esiti di artroscopia diagnostica del polso sinistro in data 25 agosto 2014 associata a rifissazione aperta della fibrocartilagine triangolare.
Attualmente è stata accertata una nuova ri-rottura della pars ulnare della cartilagine fibro triangolare sinistra mediante artro-risonanza magnetica del maggio 2015.” (pag. 102 incarto LAINF)
L’assicurata è stata valutata inabile al lavoro al 100% (pag. 103 incarto LAINF).
L’assicuratore LAINF ha poi fatto esperire una perizia bisdisciplinare (reumatologica e chirurgo/traumatologica) da parte dell’_ – _ (_). Nel rapporto 10 febbraio 2016 gli specialisti, dopo aver proceduto alla consueta anamesi, riportate le medesime diagnosi poste dal dr. _ – alle quali si aggiunge la diagnosi di ricostruzione in fibrocartilagine del pars ulnare eseguita il 16 settembre 2015, dopo la prima perizia – hanno ritenuto l’assicurata totalmente inabile nella sua ultima attività di ausiliaria di pulizia e in cucina presso una casa anziani a far da tempo dall’infortunio del 13 giugno 2013. In attività adeguate i periti hanno valutato da subito un’abilità al 50% e, da aprile 2016, al 100% in attività adeguate che in sostanza non sollecitino il polso sinistro. Va qui rilevato che i periti hanno valutato l’assicurata abile al 50% in attività amministrative e di segretariato, mansioni che la stessa aveva precedentemente svolto per 30 anni in una banca, a condizione che venga utilizzata un’ortesi stabilizzante l’arto infortunato. Prevedendo la fine dell’uso di tale ortesi al mese di aprile, essi hanno ritenuto una piena abilità lavorativa (cfr. punto no. 3, pagg. 25 e 26 della perizia).
Riguardo a quest’ultimo aspetto, la ricorrente fa riferimento allo scritto 28 aprile 2015 del dr. _ (sostituto direttore della _ all’Ospedale _ di _) all’assicuratore LAINF in cui precisa che l’assicurata non è abile quale impiegata di commercio ed ausiliaria di pulizia (doc. 62 incarto LAINF), valutazione oramai superata ed attualizzata dalla perizia bisciplinare. Del resto, nel successivo rapporto 30 novembre 2016 al medico curante dell’assicurata il citato specialista ha ritenuto che con l’arto in questione possono essere esercitate attività leggere, senza colpi e vibrazioni
(“...das Handgelenk ist für leichte Tätigkeiten belastbar, ohne Schläge oder Vibrationen
” doc. 90 incarto AI), così come concluso nella citata perizia bidisciplinare.
Non avendo riscontrato affezioni extra infortunistiche, con rapporto finale 2 ottobre 2016 il dr. _ del SMR ha fatto propria la succitata perizia, valutando l’assicurata inabile al 100% in qualsiasi attività dal 13 giugno 2013, ma abile al 100% da aprile 2016 in attività che non necessitano la manipolazione di oggetti con la mano sinistra, rispettivamente con entrambe le mani (doc. 79 incarto AI).
Con il presente ricorso l’assicurata sostiene anzitutto che la situazione medica non è stata esaurientemente acclarata, facendo riferimento al rapporto 5 maggio 2017 del dr. _ dell’_ concernente il polso sinistro. Certo che, come rilevato nel ricorso, il citato specialista dall’esame radiologico ha costatato una degenerazione di tipo artrosico al polso sinistro, una marcata inclinazione radiale del radio ed una dorsalizzazione dell’ulna. Inoltre, lo specialista discute di eventuali trattamenti e ritiene opportuno procedere ad un’artroscopia diagnostica per valutare la situazione dell’ARUD (doc. B).
Ora, occorre rilevare che rispetto alla perizia del 2016 la situazione clinica è rimasta invariata, così come correttamente rilevato nelle annotazioni 18 luglio 2017 del SMR (V). Che poi non vi sia chiarezza sul trattamento da eseguire non è rilevante in questa procedura. Vero che l’assicurata è fortemente limitata nell’utilizzare l’arto interessato dall’infortunio, ma ciononostante – e qui sta il punto – può almeno esercitare ancora diverse attività adeguate che tengano conto della summenzionata limitazione fisica, aspetto che verrà esaurientemente trattato nel prossimo considerando.
Nondimeno va fatto presente che anche l’assicuratore LAINF, facendo propria la suddetta perizia, ha ritenuto l’assicurata, con effetto dall’aprile 2016, pienamente abile in lavori di segreteria ed altre mansioni amministrative e commerciali, negando, fra l’altro, il diritto ad una rendita (cfr. decisione formale 23 dicembre 2016 in doc. 97 incarto AI, la cui opposizione non è stata ancora evasa. A tal riguardo cfr. doc. VIII).
In queste circostanze, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici, la dettagliata e convincente perizia del dell’_ va confermata.
Infine, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento degli ulteriori accertamenti richiesti dall’insor-gente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti
). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
2.8. L’assicurata ritiene non esigibile, vista la sua età (58 anni al momento della decisione contestata) ed avendo il braccio praticamente inutilizzabile, lo svolgimento di attività semplici e ripetitive.
Va rammentato che all’insorgente incombe l’obbligo di ridurre il danno e deve di conseguenza intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, essendo tenuto a trovare, accettare o conservare ogni attività esigibile adeguata alla sua invalidità come anche procedere a tutti i cambiamenti per sfruttare al meglio la capacità lavorativa residua (cfr. Circolare sull’invalidità e la grande invalidità, marginale 1408.1).
Ai fini dell’accertamento dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (STF 9C_277/2016 del 15 marzo 2017, consid. 4.1 che conferma la DTF 110 V 273, consid. 4b pag. 276). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell’im-possibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347). Ciò non è il caso se – ipotesi non realizzata nella fattispecie – l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (STF 9C_277/2016 del 15 marzo 2017; ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a).
Detta ipotesi (reintegrabilità sul mercato normale del lavoro) è confermata anche dal fatto che spetta essenzialmente al consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di emettere una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_439/2011 del 29 marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/ 2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274 consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5).
Nel caso in esame, in sede di risposta rettamente l’ammini-strazione ha riportato la giurisprudenza riguardo all’esigibilità lavorativa in assicurati con problematiche agli arti superiori. In particolare, così come elencato nella STCA 32.2015.114 del 27 giugno 2016 consid. 2.6, ossia:
"
In una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza forza.
Il TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, e il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco di una mano).
In una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non bimanuali, un assicurato che presentava una paralisi, da parziale a completa, della muscolatura della spalla e del braccio destro dominante.
Infine, in una sentenza 8C_971/2008 del 23 marzo 2009 e con riferimento alla pronunzia 9C_418/2008 del 17 settembre 2008, consid. 3.2.2, l’Alta Corte ha precisato che anche per gli
assicurati limitati nell’utilizzo della mano dominante
, esiste un mercato del lavoro sufficientemente ampio.”
Quindi di principio
l’insorgente, a prescindere dalle attività amministrative, può ancora esercitare diverse mansioni lavorative adatte al suo stato di salute.
In merito all’età (58 anni al momento della decisione contestata), va fatto presente quanto segue.
Nella STF I 293/05 del 17 luglio 2006 il TFA ha ritenuto ancora ragionevolmente esigibile pretendere che un’assicurata, 59enne al momento in cui ha recuperato una capacità lavorativa residua del 100% in attività adeguate, riprendesse un’attività lavorativa rispettosa dei suoi limiti funzionali, evidenziando che ella aveva ancora a disposizione quasi 5 anni di attività prima di poter beneficiare di una rendita di vecchiaia.
In una sentenza I 831/05 del 21 agosto 2006, l’Alta Corte ha ritenuto che un’assicurata 61enne, considerata ancora abile nella misura del 50% nella sua e in altre attività leggere adeguate, fosse realisticamente ancora in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato.
Ancora, nella STF I 500/06 del 30 agosto 2007 il TF ha osservato:
"
(...)
4.4 Va infine ricordato che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le particolari condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita, l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di fornire prestazioni (DTF 107 V 17 consid. 2c pag. 21; VSI 1999 pag. 246 consid. 1 pag. 247; l'inesigibilità, anche per questioni di età, ad intraprendere una nuova attività è stata [eccezionalmente] ritenuta nel caso di un'assicurata [al momento della decisione amministrativa in lite] 61enne, la quale, a due anni dalla pensione, aveva dovuto cessare la precedente attività di parrucchiera, svolta per 40 anni, a causa di una situazione allergica, che le consentiva di lavorare solo in ambiente asettico [sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 462/02, pubblicata in SVR 2003 IV no. 35 pag. 107]; cfr. per contro, analogamente al caso di specie, le sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni I 831/05 del 21 agosto 2006, consid. 4.2, e I 293/05 del 17 luglio 2006, consid. 5.2.2, nelle quali tale inesigibilità è stata negata). (...)”
Ritornando alla fattispecie concreta, sulla scorta della suevocata giurisprudenza, questo TCA ritiene da una parte che l’assicurata può mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in un mercato equilibrato del lavoro considerato che essa ha ancora davanti a sé diversi anni prima del pensionamento, dall’altra parte che essa può svolgere attività semplici e ripetitive.
2.9. Per quel che concerne la definizione del grado d’invalidità, rimasto incontestato, questo TCA non può che rinviare a quanto correttamente rilevato nella decisione contestata:
"
(...)
Reddito da valido
All’insorgenza del danno alla salute il contratto di lavoro (ausiliaria servizio alberghiero) era già stato rescisso e pertanto, nella condizione di reperire un nuovo impiego in qualsivoglia attività, si fa riferimento ai dati statistici ufficiali RSS (categoria per attività semplici e ripetitive) editi periodicamente dall’Ufficio federale di statistica che corrispondono a Fr. 52'225.-- annui.
Reddito da invalido
In conformità alla vigente giurisprudenza, in considerazione del fatto che la gamma di attività esigibili è piuttosto vasta, al fine di determinare il reddito da invalido di un assicurato è possibile far riferimento ai rilevamenti statistici ufficiali (tabelle RSS), editi periodicamente dall’ufficio federale di statistica.
Come da giurisprudenza imposta dal Tribunale federale delle assicurazioni è stata stabilita l’inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13).
Il reddito da invalido deve pertanto essere determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA 1).
Considerando una capacità di lavoro del 100%, praticando la riduzione del 10% (riduzione complessiva dal reddito da invalido del 10% per attività leggera e altri fattori di riduzione), sulla base delle statistiche teoriche RSS (attività semplici e ripetitive, mediana; dati riferiti alla realtà economica nazionale, in base alla giurisprudenza) risulta un reddito d’invalido di Fr. 47'002.--.
Nello specifico raffrontando il reddito annuo conseguibile in assenza del danno alla salute (Fr. 52'225.--) con quello ottenibile in un’attività adeguata allo stato di salute (Fr. 47'002.--), risulta una perdita di guadagno del 10%. (...)” (pag. 252-253 incarto AI)
Va osservato che pur applicando, per ipotesi di lavoro, la riduzione massima del 25% l’assicurata, successivamente all’agosto 2016, non presenterebbe un grado d’invalidità pensionabile.
Visto quanto sopra, l
’amministrazione ha correttamente soppresso la rendita intera a partire dal 1° agosto 2016, ossia tre mesi dopo il miglioramento della capacità lucrativa - fissato al mese di aprile 2016 - come prescritto dall’art.
88a cpv. 1 OAI (cfr. consid. 1.2
).
In conclusione, visto quanto sopra, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
2.10. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- sono poste a carico dell’insorgente che ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
2.11. Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011.
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b).
Per valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).
Nella presente fattispecie non risulta soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole. Tale presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b, 119 Ia 251). Dopo un esame forzatamente sommario, sulla base degli atti all’inserto, la presente vertenza appariva sin dall’inizio destinata all'insuccesso in quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa. In effetti, dal tenore della decisione apparivano chiari i motivi di una soppressione di rendita e l’insorgente non ha prodotto alcuna documentazione atta a mettere in dubbio la valutazione medico-teorica posta a fondamento della pronunzia contestata.
In simili condizioni, l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio deve essere respinta.