# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9d04b467-31d0-4e64-b86d-cc229690aa40
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto in fatto e considerando in diritto:
che il ricorrente impugna
“la domanda di realizzazione”
presentata dai creditori appena citati, chiedendo, previo conferimento dell’effetto sospensivo, di rimandare l’incarto all’UEF (
recte:
UE)
“per una nuova decisione che tenga in conto l’ordine di pignoramento sulla base dell’articolo 95 ss LEF”
e di assegnare alla sua rappresentante un’adeguata indennità d’inconvenienza giusta l’art. 95 cpv. 3 CPC;
che il ricorso è firmato da una persona – _ – che non è abilitata a rappresentare una parte in una procedura di ricorso all’autorità di vigilanza giusta l’art. 15
della legge cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento (LPR, RL 280.200), che riserva la rappresentanza ai rappresentanti legali (curatore, organo di una persona giuridica, ecc.), agli avvocati ammessi al libero esercizio della professione nel Cantone e ai loro praticanti nonché ai fiduciari con l’autorizzazione cantonale (sentenza della CEF 15.2016.24 del 15 aprile 2016);
che il ricorso è pertanto irricevibile;
che non è necessario assegnare al ricorrente un termine per sanare tale vizio, dal momento che il ricorso si rivela irricevibile per altri motivi;
che, in effetti, con il ricorso all’autorità di vigilanza si possono contestare solo provvedimenti emessi dagli organi dell’esecuzione forzata, come gli uffici di esecuzione o fallimenti (art. 17 cpv. 1 LEF), e non atti delle parti a un’esecuzione, sicché in quanto diretto contro le domande di realizzazione degli escutenti il ricorso è manifestamente irricevibile (oltre che tardivo, le ultime domande risalendo al
5 gennaio 2022);
che il ricorrente ha invero prodotto quali atti impugnati le due richieste di anticipo spese emesse dalla sede di Bellinzona dell’Ufficio d’esecuzione (UE) il 25 febbraio 2022;
ch’egli non ha però indicato quale interesse degno di protezione avrebbe a contestare delle richieste che pongono obblighi solo a carico degli escutenti, di modo che il ricorso è una volta di più irricevibile sotto questo aspetto;
che a ben vedere il vero oggetto delle doglianze del ricorrente risulta essere il pignoramento di un suo immobile, in quanto il suo stipendio (il cui ammontare non è precisato) coprirebbe i crediti posti in esecuzione, ancorché, in modo contraddittorio (e incomprensibile), afferma poi che il fondo va pignorato prima dello stipendio per evitare un avviso al datore di lavoro;
che, sia come sia, il pignoramento contestato è stato eseguito il 28 ottobre 2019 a favore del gruppo n. 2, il 20 aprile 2020 a favore del gruppo n. 3 e l’8 giugno 2021 a favore del gruppo n. 6, sicché anche sotto questo profilo il ricorso è ampiamente tardivo e pertanto irricevibile;
che le esecuzioni oggetto del ricorso si sono del resto estinte il 3 agosto 2021 in seguito alla ripartizione del provento della realizzazione, di modo che il ricorso appare anche senza oggetto;
che stante l’esito del giudizio odierno, la domanda di effetto sospensivo è senza oggetto;
che per legge
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
);
che l’art. 95 cpv. 3 CPC (lett. c) in base al quale il ricorrente chiede l’assegnazione di un’
indennità d’inconvenienza si applica nelle cause
giudiziarie
civili ed esecutive (art. 1 CPC) e non in quelle davanti all’autorità di vigilanza, in cui vige in linea di massima il principio della gratuità della procedura (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF e 16-17 LPR).

## Considerations