# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5768a73e-7c32-5358-9971-9b6ebfc4c660
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto:
A.
_ è stato arrestato il 20 marzo 2005 dalla Polizia cantonale su ordine d’arresto di stessa data della Procuratrice pubblica Rosa Item. Con la richiesta di conferma dell’arresto 20 marzo 2005 il magistrato inquirente ha promosso a _ l’accusa per titolo di incendio intenzionale, danneggiamento e infrazione alla Legge federale sulle armi (Inc. GIAR 155.2005.1, doc. 1), mentre che questo giudice ha confermato l’arresto dell’accusato, considerata la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza, per i bisogni dell’istruzione e per il pericolo di recidiva (Inc. GIAR 256.2005.1, doc. 5).
Già a verbale di conferma dell’arresto, così come già davanti alla Polizia giudiziaria, _, ha ammesso di avere appiccato gli incendi alla _ di _, al negozio _ ed alla porta d’entrata dell’appartamento di _.
B.
Il 31 maggio 2005 _, che non ha mai negato la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza a suo carico, ha chiesto di essere posto in libertà provvisoria condizionatamente al suo immediato e spontaneo ricovero presso la CPC di Mendrisio al fine di sottoporsi alle cure ritenute necessarie dai medici potendo lasciare la clinica soltanto al momento e secondo le modalità indicate dal personale di cura e ciò sotto comminatoria dell’art. 109 cpv. 1 in caso avesse contravvenuto a tali disposizioni. A mente dell’istante non sarebbero più stati presenti i motivi di interesse pubblico per giustificare un suo mantenimento in carcere preventivo.
Per quanto riguarda in particolare il pericolo di recidiva non sarebbe più stato presente con riferimento alle conclusioni del perito psichiatrico.
Il magistrato inquirente, con preavviso negativo 2 giugno 2005 (Inc. GIAR 155.2005.3, doc. 2), ribadendo l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza, ha sollevato la presenza di motivi di interesse pubblico quali i bisogni istruttori ed il pericolo di recidiva, dal momento che mettere _ in libertà provvisoria con la condizione di risiedere presso la CPC sottoponendosi alle cure ritenute necessarie dai medici di tale struttura non avrebbe dato la benché minima garanzia atta a scongiurare una possibile sua fuga dalla clinica ed una sua recidiva per i reati a lui imputati visto che lo stesso perito psichiatrico aveva subordinato l’esclusione di un pericolo di recidiva non solo alla condizione di adeguate misure terapeutiche ma soprattutto al miglioramento dell’attuale (all’epoca del verbale di delucidazione del 30 maggio 2005) florida patologia dell’accusato.
C.
Con decisione 6 giugno 2005 (inc. GIAR 155.2005.3, doc. 4) questo giudice – dopo avere constatato la pur non contestata presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e avere negato la presenza di pericolo di collusione in relazione agli avanzati bisogni istruttori – ha respinto l’istanza di libertà provvisoria constatata l’esistenza di un concreto pericolo di recidiva che peraltro emergeva inequivocabilmente dalla perizia psichiatrica del dottor _ e dal verbale di delucidazione dello stesso del 2 giugno 2005. La decisione non è stata impugnata alla CRP. Questo giudice aveva però avuto modo di osservare a questo proposito quanto segue, invitando il magistrato inquirente ad una costante valutazione del pericolo di recidiva tramite il decorso della psicopatologia dell’accusato.
“Appare comunque evidente che, in ossequio del principio della celerità del procedimento penale ed in base alla norma di cui all’art. 102 cpv. 1 CPP, il trasferimento presso la CPC con mantenimento dello stato detentivo non esime il magistrato inquirente da una valutazione costante del pericolo di recidiva ai fini del mantenimento o meno della carcerazione preventiva sofferta da _. Il magistrato inquirente dovrà quindi procedere ad una nuova e sollecita valutazione del caso qualora i medici che lo hanno in cura dovessero ravvisare un miglioramento della patologia di _ tale da costituire una riduzione del pericolo per la sicurezza pubblica o comunicare al magistrato inquirente – che lo si ribadisce dovrà tenersi in contatto costante con i sanitari che stanno seguendo da pochi giorni l’accusato – che la sua patologia può essere tenuta sotto controllo ai fini della sicurezza pubblica dalla struttura ospedaliera tramite le terapie applicate”.
Il 10 giugno 2005 _ è stato trasferito dalla CPC al PCT dopo che ne aveva fatto richiesta, trasferimento avvallato dal personale medico della CPC (AI 69) e avvenuto senza obiezioni da parte del perito psichiatrico (AI 73).
D.
Il 14 giugno 2005 la difesa di _ ha formulato istanza di chiarimento, completazione e attualizzazione della perizia psichiatrica (AI 75) che si è visto respingere dalla PP con decisione 17 giugno 2005 (Inc. GIAR 155.2005.4, doc. 2), decisione che è stata impugnata davanti a questo giudice con reclamo 27/28 giugno 2005 (Inc. GIAR 155.2005.4, doc. 1).
Il reclamo è stato parzialmente accolto con decisione 25 agosto 2005 di questo giudice (Inc. GIAR 155.2005.4, doc. 7).
Dopo avere osservato che:
“È ben vero invece che nulla si sa, perché nulla vi è agli atti, della terapia prescritta a _, e da lui seguita al PCT e durante il suo breve soggiorno alla CPC, e dell’esito della stessa – quindi se la patologia di _ sia ancora florida, se sia migliorata o peggiorata (con riferimento alla sua pericolosità) – come nulla che possa far concludere che con un ricovero presso la CPC la patologia di _ possa, se non migliorare a breve, quantomeno essere tenuta sotto controllo per limitare il rischio di messa in pericolo della sicurezza pubblica. Anche la laconica lettera del dottor _, capo servizio presso la CPC, (AI 69) nulla dice né a proposito della terapia seguita o iniziata da _ in quella struttura né sullo stato attuale della sua patologia, né sulla necessità di rimanere presso una struttura medica per essere curato, né sulla possibilità di contenimento del pericolo di recidiva con la via terapeutica. Addirittura, nel certificato in questione, si legge che _ non presenterebbe “disturbi psicopatologi tali da rendere indispensabile il proseguimento del ricovero nella nostra struttura” senza specificare se ciò sia dovuto a miglioramenti della patologia di _, al fatto che il caposervizio ed i medici curanti presso la CPC ravvisano la possibilità di procedere con una terapia anche in carcere o altro. Purtroppo questi elementi non sono stati approfonditi dal magistrato inquirente, invero inspiegabilmente.
La rilevanza e la pertinenza di questi elementi già era stata sottolineata da questo giudice in sede di decisione 6 giugno 2005 (Inc. GIAR 155.2003.3, doc. 4, punto 5, p. 7 sul pericolo di recidiva, e punto 6, p. 8 sull’ossequio del principio di proporzionalità e celerità).”,
questo giudice, accogliendo quindi parzialmente il reclamo, ha concluso che:
“È chiaro che il semplice trasferimento dell’accusato dalla CPC al PCT non solleva il magistrato inquirente dall’obbligo di costante verifica medica del suo stato, ciò proprio ai fini di una continua valutazione del pericolo di recidiva che gli è stata riconosciuta e che, a mente del perito psichiatrico, discende direttamente dal grado di gravità della sua psicopatologia.
Appare quindi necessario procedere con l’allestimento di un complemento/attualizzazione della perizia psichiatrica agli atti che consideri, tra le altre cose, i rapporti dei medici che hanno in cura _ almeno dal 30 maggio scorso che il magistrato inquirente è nuovamente invitato ad acquisire agli atti senza ulteriori ritardi, ciò al fine di stabilire: quale sia attualmente il grado di psicopatologia di _ con riferimento alla sua pericolosità (e di conseguenza al pericolo di recidiva) e se le cure prestate nell’ambito di un eventuale ricovero presso la CPC, in regime di libertà provvisoria, possano tenere sotto controllo la patologia di _ (anche in caso in cui fosse ancora ritenuta florida) in modo da limitare il rischio di messa in pericolo della sicurezza pubblica e se sì con che grado ragionevolmente prevedibile.”
E.
In data 26 agosto 2005 il magistrato inquirente ha provveduto a richiedere al dottor _ (del servizio psicosociale di Lugano) – che verosimilmente dovrebbe seguire l’accusato presso il PCT – (AI 104), e al dottor _ (capo servizio presso la CPC di Mendrisio) (AI 105) un “rapporto medico sulle cure somministrate al detenuto _ e sulla terapia seguita fino ad oggi”, ciò “prima di procedere alla richiesta al perito giudiziario del complemento peritale”.
F.
In data 29 agosto 2005, approssimandosi il termine di scadenza della detenzione ex art. 102 cpv. 2 CPP, il magistrato inquirente ha inoltrato richiesta per una proroga di 2 (due) mesi, allo scopo di potere evadere bisogni istruttori quali il complemento/attualizzazione di perizia ordinato da questo giudice (Istanza, pag. 2).
A mente del magistrato inquirente, la proroga richiesta è rispettosa del principio della proporzionalità – considerata l’oggettiva gravità dei reati e la durata della carcerazione preventiva – e si fonda sull'esistenza di gravi indizi di reato e sul pericolo di recidiva, “riconosciuto dalla perizia psichiatrica e da questo stesso Giudice nella misura in cui si considera che l’accertamento ordinato verte proprio sull’attualizzazione o meno dello stesso”. (Istanza, pag. 2 in basso).
G.
La difesa, con osservazioni 30/31 agosto 2005, ribadendo l’assenza di un pericolo di recidiva, ritiene insostenibile la tesi che il carcere preventivo cui è astretto _ si giustifichi per i bisogni dell’istruzione “dal momento che la Procuratrice non fornisce un solo elemento che permetta di ritenere osservati oggi un pericolo di collusione qualora _ fosse in libertà provvisoria” (osservazioni, p. 1) e conclude affermando che “nulla al riguardo è maggiormente illuminante dell’istanza stessa, che è redatta come una semplice domanda di arresto: non vi è una sola parola che spieghi o tenti almeno di giustificare la necessità di un prolungo di inchiesta, ovvero l’impossibilità di emanare un atto di accusa nel termine di 6 mesi” (osservazioni, p. 2).

## Considerations

In diritto:
1.
L'istanza, presentata dall'autorità competente ed entro un termine ragionevole per rapporto alla scadenza di cui all'art. 102 cpv. 2 CPP, è ricevibile.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti al magistrato inquirente ed al difensore, vengono qui brevemente richiamati:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali,
non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
Anche qualora non contestata, l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata d’ufficio nei limiti di competenza di questo giudice derivanti dalla sua funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato.
Nel caso in esame, con riferimento alla decisione 6 giugno 2005 di questo giudice con la quale è stata respinta l’istanza di libertà provvisoria, non occorre dilungarsi più di tanto per confermare l’esistenza di gravi indizi di reato in capo all’accusato per i fatti che gli sono imputati, basti qui ricordare quanto scritto nella decisione citata (Inc. GIAR 155.2005.3, doc. 4, punto 3, p. 3):
“Con verosimiglianza sufficiente, a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può concludere per la presenza di seri e di concreti indizi di colpevolezza a carico di _ relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti inquisiti.
Non solo _ ha ammesso di avere commesso gli incendi alla _ al negozio _ ed alla porta d’entrata dell’appartamento di _, ma indizi oggettivi – quali le tracce del suo DNA che sono state rinvenute sul luogo del reato e il ritrovamento nella sua automobile delle bottiglie con le quali ha trasportato il liquidi infiammabile che ha utilizzato per appiccare gli incendi summenzionati – concorrono a sostenere la tesi che si sia reso colpevole di simili gesta.”
4.
Il magistrato inquirente ritiene vi siano ancora bisogni istruttori a giustificare il perdurare della carcerazione preventiva e meglio il complemento/attualizzazione della perizia psichiatrica, mentre che l’accusato nega la necessità di un prolungo dell’inchiesta o meglio l’impossibilità di emanare un atto di accusa nel termine di 6 mesi.
In merito ai bisogni istruttori atti a giustificare la detenzione preventiva, vi é consolidata giurisprudenza (e dottrina):
“In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24).
In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.
E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "
Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen
."
(DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Nello stesso senso, la CRP:
"I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E. Schweri, op. cit.
§ 68 n. 13; G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"
(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)
In simile contesto giuridico, è evidente che il fatto che l'inchiesta possa ritenersi ormai conclusa con l’accusato, reo confesso, che ribadisce la propria versione dei fatti in merito all’accaduto e alle motivazioni che l’hanno spinto a commettere gli incendi del 13/14 marzo 2005 in danno della _, del negozio _ e dell’abitazione _ e neppure il PP menziona o sostanzia ulteriori atti istruttori ancora da compiere ad eccezione dell’attualizzazione/complemento della perizia psichiatrica, atto istruttorio che non permette, da solo, conclusione alcuna in merito alla esistenza di pericolo di collusione o inquinamento delle prove.
Come già era stato ricordato al PP nella decisione 6 giugno 2005 di questo giudice con la quale era stata respinta l’istanza di libertà provvisoria presentata da _, la sussistenza, a tale stadio, di un pericolo di collusione e/o di inquinamento delle prove, deve essere sostanziata con riferimento al caso specifico (atteggiamento processuale dell'accusato, ammissioni e non, accertamenti e prove non ancora consolidate, prove ancora proponibili, tipologia delle stesse e possibilità concreta di influenza da parte dell'accusato, ecc.):
"
E' compito del magistrato inquirente (anche nel rispetto dell'obbligo di motivazione e della garanzia del contraddittorio - si veda, inoltre, la nota alla sentenza 25 marzo 1998, in REP 1998 p. 329), se ne afferma l'esistenza, sostanziare la presenza di concreti elementi indicanti pericolo di collusione o inquinamento delle prove ("non spetta infatti a questo giudice approfondire o addirittura ipotizzare quanto sta dietro ... scarna affermazione del preavviso negativo" - sentenza GIAR 4 aprile 2002 in re C.);
"
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Nel caso in esame, il preavviso non tenta neppure di sostanziare concretezza del pericolo di collusione invocato, con riferimento alla necessità dell’attualizzazione/complemento della perizia psichiatrica. E d’altronde, come potrebbe? Le verifiche in corso consistono unicamente nella richiesta dei rapporti dei medici che hanno avuto in cura l’accusato presso il PCT e la CPC, il cui parere non può di certo venire influenzato dallo stato di carcerazione o di libertà dell’accusato, lo stesso dicasi per quella ancora da esperire, cioè l’attualizzazione/complemento di perizia, che non è neppure, invero sempre più inspiegabilmente, ancora stata intrapresa dal magistrato.
Ci si chiede infatti, per quale motivo il magistrato inquirente non abbia già incaricato il perito psichiatrico di rispondere ai quesiti noti e non abbia quindi ancora provveduto a procedere con il deposito degli atti, deposito atti che, visto quanto fatto – il rapporto di Polizia è datato 23 giugno 2005, gli accertamenti tecnici della scientifica e la documentazione fotografica risalgono al 28 giugno 2005, l’ultimo verbale davanti al PP è del 29 luglio 2005 (teste _) e l’ultimo atto istruttorio è il certificato medico 2 agosto 2005 del dottor _ (AI 99) – ed in mancanza di altri atti istruttori da compiere, dal momento che nell’istanza di proroga non se ne sostanziavano di ulteriori, poteva essere ordinato almeno da qualche settimana. Il reclamo presentato in data 27/28 giugno 2005 non aveva infatti effetto sospensivo alcuno – ai sensi dell’art. 281 cpv. 2 CPP il reclamo davanti al Giudice dell’istruzione e dell’arresto non ha effetto sospensivo, salvo che la legge disponga altrimenti o salvo contraria decisione del Giudice – e di conseguenza non impediva al Procuratore pubblico di procedere in tal senso, in modo da potere prendere perlomeno atto e decidere, nel rispetto del principio di celerità, su eventuali richieste di complemento istruttorio che le parti avrebbero se del caso già potuto inoltrare.
Giova a questo proposito ricordare che ai sensi dell’art. 196 cpv. 1 e 3 CPP quando il Procuratore pubblico ritiene raggiunto lo scopo dell’istruzione formale, ne dà avviso alle parti, informandole che possono prendere conoscenza degli atti e formulare entro un termine da lui fissato, non inferiore a quindici giorni e prorogabile, istanza di complemento d’inchiesta, indicando i mezzi di prova da assumere e contro le decisioni del Procuratore pubblico è dato reclamo al Giudice dell’istruzione e dell’arresto. Ai sensi dell’art. 197 CPP alla scadenza inutilizzata del termine di cui all’art. 196 cpv. 1, il Procuratore pubblico notifica alle parti la chiusura dell’istruzione formale.
La dottrina ha avuto modo di precisare quanto segue.
“Lorsque l’autorité d’instruction estime que son enquête est complète et qu’elle est d’avis d’avoir procédé à toutes les investigations nécessaires pour fare éclater la vérité, elle doit décider de la suite à donner à l’affaire: elle procède à la clôture de l’instruction (Zwischenverfahren). Si l’information a permis de réunir des charges suffisantes contre la personne poursuivie, l’autorité compétente va decider de son renvoi devant la juridiction de jugement. A l’inverse, si la procédure ne révèle pas de charges suffisantes à l’incontre de l’inculpé, que le fait imputé ne lui paraît pas punissable ou qu’elle constate l’existence d’une cause d’extinction de l’action pubblique, elle va prononcer un non-lieu. (G. Piquerez, procédure pénale suisse, Schulthess, Zurigo 2000, n° 2934 e 2935). Lorsque l’instruction est terminée, la plupart des législations prévoient que l’autorité d’instruction transmet le dossier au ministère public avec ses propositions sur la suite à donner à l’affaire. Seuls quelques codes envisagent d’informer les parties de la clôture imminente del’instruction, afin qu’elles se prononcent sur son résultat et son issue e qu’elles puissent requérir un complément d’enquête (Piquerez, op. cit., n° 2941).
La décision de renvoi (Anklage, Uebeweisungbeschluss) est l’acte par lequel l’autorité judiciaire est d’avis qu’il existe contre l’inculpé des charges suffisantes et décide qu’il y a lieu de suivre la procédure et de faire comparaître l’inculpé devant une juridiction de jugement. La décision de renvoi définit l’objet des débats et produit les effets d’un acte d’accusation. Aussi doit-elle désigner le fait punissable imputé au prévenu de façon précise. Selon la maxime accusatoire, la personne poursuivie doit avoir une connaissance exacte des faits qui lui sont imputés, tant au moment de l’inculpation qu’ulterieurement au stade du renvoi en jugement, afin qu’elle connaisse le fondement de l’accusation portée contre elle et qu’elle puisse s’expliquier et préparer sa défense.
(Piquerez, op. cit., n° 2965, 2968, 2970).”
Nel caso in esame è pacifico che l’attualizzazione/complemento di perizia non può essere considerata come un atto istruttorio in senso stretto, necessario per ricostruire la verità su quanto successo ed imputato all’accusato. Il risultato di tale attualizzazione/complemento non può e non potrà – per sua stessa natura – apportare elementi a carico della colpevolezza dell’accusato per i fatti contestatigli, né a suo discarico, né potrà modificare l’oggetto dell’eventuale atto d’accusa.
Mal si comprende quindi per quale motivo il magistrato inquirente non abbia già provveduto a contattare il perito ordinandogli il da farsi e perché n
on possa/voglia, come peraltro sollecitato dalla stessa difesa, semplicemente procedere con il deposito degli atti, la chiusura e l’eventuale rinvio a giudizio nei termini dell’art. 102 cpv. 2 CPP (osservazioni 30 agosto 2005, p. 2).
Il complemento/attualizzazione di perizia non verte infatti su elementi in connessione con i fatti imputati a _, bensì è necessario per verificare lo stadio della sua psicopatologia (che è indipendente dai fatti contestatigli), il mantenimento o meno della sua carcerazione preventiva, rispettivamente quale elemento per il giudice del merito nella scelta della pena da infliggergli in caso di condanna.
Nel caso in esame il magistrato non sostanzia quindi la necessità di compiere ulteriori atti istruttori – al di là del deposito degli atti e del decreto di chiusura – e concretezza di pericolo di collusione, peraltro neppure invocato e che non traspare neppure lontanamente dagli atti, tali da permettere di concedere la proroga del carcere preventivo richiesta.
5.
Per quanto riguarda il pericolo di recidiva, lo stesso deve essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una valutazione dell’insieme delle circostanze, tra cui i precedenti dell’accusato, il suo comportamento durante l’istruttoria, la sua personalità, le modalità di commissione dei reati (Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo nel processo penale ticinese, Rep. 1989, p. 294; G. Piquerez, Manuel de procédure pénale suisse, Zürich 2001, n° 1479/1483).
La presenza del pericolo di recidiva è stata ammessa da questo giudice già in occasione della decisione 6 giugno 2005 con la quale è stata respinta l’istanza di libertà provvisoria dell’accusato a cui si fa integrale riferimento (Inc. GIAR 155.2005.3, doc. 4, punto 5, p. 6 e 7).
“Se a prima vista potrebbe sembrare scongiurata la sussistenza del pericolo di recidiva, a questo stadio del procedimento e con il ricovero volontario dell’accusato presso la CPC, ciò non appare il caso ad una attenta e completa lettura delle conclusioni della perizia psichiatrica e del verbale di delucidazione del perito del 2 giugno 2005.
Alla domanda n° 3 della perizia psichiatrica 23 maggio 2005, quella volta ad indagare sul pericolo che il periziando metta in pericolo la sicurezza pubblica, il perito ha risposto che “
la messa in grave pericolo della sicurezza pubblica da parte del peritando dipende dalla gravità della sua psicopatologia. Questa necessita di cure adeguate e prolungate in ambiente protetto. Con queste misure ritengo che la pericolosità del peritando possa essere sensibilmente ridimensionata e contenuta....Con adeguate cure farmacologiche e di sostengono psico- e socioterapeutico, ritengo che la sua pericolosità, ancorché non del tutto annullata, non sarà più tale da costituire un grave pericolo per la sicurezza pubblica”
. (Inc. MP 2005.1938, AI 55, Perizia psichiatrica 23 maggio 2005, p. 26, ad 3). E la valutazione sull’attuale stato patologico dell’accusato è stata ribadita dal perito proprio all’inizio della sua risposta alla domanda n° 6 del verbale di delucidazione orale della perizia del 30 maggio 2005. Richiesto di confermare il contenuto della valutazione quo al pericolo di recidiva espressa nella perizia, il dottor _ ha risposto che “
migliorata la sua attuale e florita patologia è praticamente escluso che _ giunga ad agiti pericolosi come appiccare incendi come fatto il 13 marzo 2005.
Ora a questo giudice non può sfuggire che il perito, dopo avere concluso in perizia che la messa in grave pericolo della sicurezza pubblica da parte di _ dipende dalla gravità della sua psicopatologia, ha dichiarato a verbale 30 maggio 2005 che la sua patologia al momento attuale è florida (!). Ma florida la sua patologia lo era pure al momento dei fatti del 13/14 marzo 2005 (Inc. MP 2005.1938, AI 55, Perizia psichiatrica 23 maggio 2005, p. 26, ad 2.e): “
Il peritando non era totalmente irresponsabile. I suoi disturbi, per quanto gravi, non l’hanno infatti dominato completamente e, pur nella florida psicolatologia che presentava al momento dei fatti, egli è stato in grado di mantenere l’orientamento spazio-temporale e situativo, di pianificare l’azione andando a procurarsi la benzina, di muoversi senza farsi notare da un posto all’altro, di mantenere il segreto, non rivelando a nessuno le sue intenzioni prima dei fatti e quanto commesso dopo averli commessi
).
È ben vero che a mente del perito il trasferimento di _ alla CPC “
è finalizzato a togliere il peritando dal suo ruolo delirante di perseguitato per inserirlo in quello, più adeguato, di paziente psichiatrico
” e che il mantenimento dello stato detentivo nella struttura psichiatrica, attraverso un piantonamento, potrebbe essere di ostacolo alla terapia (verbale 30 maggio 2005 del perito psichiatrico, p. 2, risposta alla domanda n° 3 e p, 3 risposta alla domanda °7), come è vero che sempre il perito intravede una diminuzione del pericolo di recidiva soltanto in futuro non escludendolo espressamente per quanto riguarda il presente. `V’è poi da dire che nulla si sa della terapia seguita da _ presso il PCT prima del suo trasferimento alla CPC se non per la ricetta medica del dottor _ del 20 marzo 2005 (Inc. MP 2005.1938, allegato all’AI 5). Né infatti la perizia psichiatrica, né il verbale del dottor _ che avrebbe seguito _ anche in carcere (Inc. MP 2005.1938, AI 34, lettera avv. _ al Procuratore pubblico) menzionano il tipo di terapia seguito dall'accusato dal momento del suo arresto al trasferimento presso la CPC. Non si conosce ad esempio se la terapia farmacologica in corso prima dell’arresto su prescrizione del dottor _ sia continuata con gli stessi medicamenti e la stessa posologia o sia stata modificata e se sì che risultati siano stati ottenuti, rispettivamente perché non vi sarebbe stato miglioramento al di là dell’elemento “di disturbo” terapeutico del mantenimento della carcerazione preventiva.
Non vi sono neppure agli atti, e l’istante non ne fornisce con l’istanza, elementi che possano far concludere che con il ricovero presso la CPC la patologia di _, attualmente florida, possa se non migliorare a breve quantomeno essere tenuta sotto controllo per limitare il rischio di messa in pericolo della sicurezza pubblica. Una risposta a questa domanda potrà verosimilmente essere fornita dai medici che hanno attualmente in cura l’accusato presso la CPC.
In queste circostanze e visto quanto detto sopra è impossibile per questo giudice discostarsi dalle conclusioni del perito psichiatrico e negare l’esistenza allo stadio attuale di un serio pericolo di recidiva e di messa in pericolo della sicurezza pubblica che permetterebbe di concedere a _ la libertà provvisoria”
Non vi sono agli atti elementi che permettano ora a questo giudice di compiere una valutazione contraria negando l’esistenza di tale pericolo, essendo passati tre mesi dal verbale di delucidazione del perito psichiatrico e non avendo il magistrato inquirente, malgrado il chiaro invito espresso nella decisione 6 giugno 2005 con la quale è stata respinta l’istanza di libertà provvisoria, provveduto a raccogliere gli elementi per la costante verifica di tale motivo di interesse pubblico. La difesa peraltro non è riuscita a portare elementi utili a tale scopo. In queste circostanze è impossibile per questo giudice scostarsi dalle conclusioni del perito psichiatrico che devono essere ritenute ancora valide e negare l’esistenza di un serio pericolo di recidiva e di messa in pericolo della sicurezza pubblica.
6.
Ritenuto tuttora presente il pericolo di recidiva, solo palese violazione del principio di proporzionalità o di celerità può essere d’impedimento alla concessione di una proroga.
Nel caso in esame la proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, della messa in pericolo della sicurezza pubblica e con la sola necessità di procedere al deposito degli atti e alla chiusura, con la successiva emanazione del rinvio a giudizio, è sicuramente data.
Pure va ammessa nella sua eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i singoli reati imputati a _.
Per quanto riguarda il rispetto del principio di celerità, sebbene sia ancora dato, non si può non osservare, per tutto quanto detto nei punti precedenti, come tale rispetto sia ormai al limite.
L’accusato è infatti stato arrestato il 20 marzo 2005 e ad oggi è in detenzione preventiva da 5 mesi e 10 giorni. In questo lasso di tempo l’inchiesta è praticamente stata conclusa anche se il magistrato inquirente non ha saputo o voluto spiegare per quale motivo abbia atteso sino al 26 agosto 2005 per avviare gli accertamenti medici sul decorso della psicopatologia di _ quando questo giudice aveva a chiare lettere ribadito, nella sua decisione 6 giugno 2005 (inc. GIAR 155.2005.3, doc. 4, p. 8, punto 6), che:
“I reati imputati a _ sono di sicura gravità (a prescindere dal fatto che si tratta di crimini) e in caso di condanna, anche considerando la scemata responsabilità riconosciuta dal perito psichiatrico, il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione preventiva sin qui sofferta e a quella presumibilmente da soffrire fino ad una prossima sollecita valutazione medica sullo stato dell’accusato relativamente al pericolo di recidiva, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.” (sottolineatura del redattore).
Visto quanto detto sopra non si può che concludere che ulteriori e inspiegabili ritardi da parte del Procuratore pubblico non permetterebbero più una tale valutazione di rispetto del principio di proporzionalità e soprattutto di celerità con le conseguenze che si possono ben immaginare.
Dovesse il Procuratore pubblico decidere per un sollecito deposito degli atti il termine di 6 mesi di cui all’art. 102 cpv. 2 CPP sarebbe appena sufficiente per tale atto e non gli permetterebbe di determinarsi su eventuali inchieste di complemento d’inchiesta – che da una lettura superficiale delle osservazioni 30 agosto 2005 della difesa non sembrano comunque essere nelle intenzioni dell’accusato – di conseguenza una proroga del carcere preventivo di 10 giorni appare più che sufficiente e ancora rispettosa dei principi di proporzionalità e di celerità (considerata la sussistenza del pericolo di recidiva) per permettere al Procuratore pubblico di vagliare eventuali complementi istruttori proposti dalle parti e per decidersi sul da farsi. Fermo restando che in caso di mancanza di complementi istruttori richiesti dalle parti, o in presenza di rinuncia al termine per il deposito degli atti, il magistrato inquirente è richiamato a procedere indilatamente con gli incombenti che la procedura gli impone.
7.
In conclusione sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare una proroga del carcere preventivo di 10 giorni con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).