# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 57ff10b0-5fee-43dc-9ae2-d84d936482ab
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_004
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto:
A.
Il 2 giugno 2014 CO 1, titolare della ditta individuale S_ _, in qualità di mandante, e la società RE 1, in qualità di mandataria, hanno sottoscritto un contratto di mandato avente per oggetto “l'assistenza e la gestione” della società F_ SA. Il contratto prevedeva la seguente clausola (12.1 ultimo capoverso):
“
In caso di disdetta anticipata rispetto al termine minimo dell
'anno alla società oggetto di gestione verrà applicata una penale di rescissione anticipata pari a fr. 5000.– + IVA”.
Il 22 settembre 2014 CO 1 ha revocato il mandato con effetto immediato e il 30 settembre seguente la RE 1 gli ha chiesto il pagamento della sopraccitata penale.
B.
Preso atto del mancato pagamento,
il 20 agosto 2015 la RE 1
ha fatto notificare a CO 1 il precetto esecutivo n. _75 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano per l'incasso di fr. 5400.– oltre interessi al 5% dal 14 agosto 2015 indicando quale motivo del credito “mancato pagamento penale contratto del 02.06.2014 e conseguente fattura n. 083/2015. Concerne: S_ _, _”, al quale l'escusso ha interposto opposizione. Adito il 25 agosto 2018 dalla RE 1, con decisione del 23 novembre 2015 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha rigettato in via provvisoria l'opposizione interposta al citato precetto esecutivo e ha posto le spese processuali di fr. 150.– a carico di CO 1, tenuto a rifondere all'istante fr. 250.– per ripetibili (inc. SO.2015.3684).
C.
Con petizione del 17 dicembre 2015 CO 1 si è rivolto Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, per ottenere il disconoscimento del menzionato debito. Nelle sue osservazioni del 12 gennaio 2016 la RE 1 ha proposto di respingere la petizione. Alle prime arringhe del 2 febbraio 2016, le parti hanno replicato e duplicato confermando la loro posizioni. Alle arringhe finali le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte del 17 giugno e del 4 luglio 2016 in cui hanno mantenuto i loro punti di vista.
D.
Statuendo con decisione del 16 ottobre 2019 il Pretore ha accolto la petizione, accertando l'inesistenza del debito di fr. 5400.– oltre interessi dell'attore nei confronti della convenuta di cui al precetto esecutivo n. _75 dell'Ufficio di esecuzione di Lugano e confermando l'opposizione interposta dall'attore al medesimo PE. Le spese processuali di fr. 400.– sono state poste a carico della convenuta, tenuta a rifondere all'attore fr. 800.– per ripetibili.
E.
Contro la decisione appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 21 novembre 2019 in cui chiede, previa concessione dell'effetto sospensivo, di annullare il giudizio impugnato. Con decreto del 28 novembre 2019 il presidente di questa Camera ha dichiarato irricevibile la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 16 gennaio 2020 CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo a questa Camera entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta il 22 ottobre 2019. Presentato il 21 novembre 2019, ultimo giorno utile, il reclamo in esame è tempestivo.
2.
Al reclamo la
RE 1
allega una sua parcella inviata il 28 ottobre 2014 alla F_ _ SA. Il documento, mai sottoposto al primo giudice, è irricevibile, l'art. 326 cpv. 1 CPC vietando alle parti di avvalersi davanti all'autorità di reclamo di nuovi mezzi di prova.
3.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore spetta al reclamante, pena l'irricevibilità del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 142 III 367 consid. 2.4 con rinvii). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 144 III 146 consid. 2 con rinvii).
4.
Nella decisione impugnata il Pretore ha rammentato anzitutto che nell
'azione di disconoscimento del debito retta dall'art. 83 cpv. 2 LEF spetta di principio al creditore, anche se convenuto, dimostrare il fondamento del proprio credito, giacché l'inversione dei ruoli processuali non comporta anche il sovvertimento dell'onere della prova a danno del debitore/attore. Premesso ciò, egli ha accertato che le parti avevano sottoscritto un contratto di mandato e che il loro litigio verte sulla
validità della clausola 12.1 4° capoverso del contratto che prevede il pagamento di una penale in caso di rescissione anticipata dello stesso. Ricordato che per l
'art. 404 cpv. 1 CO il mandato può essere sempre revocato o disdetto da entrambe le parti
e che secondo la giurisprudenza il diritto di porre fine al contratto ha carattere imperativo, il primo giudice ha ritenuto
nulla la citata clausola penale sulla quale la convenuta fonda la pretesa di fr. 5400.–
poiché essa è
“chiaramente destinata a rendere più difficile e a scoraggiare il mandante dal revocare il mandato”. Tuttavia, egli ha soggiunto, la pretesa litigiosa potrebbe legittimarsi alla luce delle conseguenze relative alla revoca intempestiva del mandato in applicazione dell'art. 404 cpv. 2 CO. Per il primo giudice, anche se la revoca del mandato è avvenuta in tempo inopportuno, ciò non è di alcun ausilio per la mandataria, giacché “dagli atti di causa non risulta alcun indizio, né tanto meno alcuna prova, in merito a un qualsivoglia danno che avrebbe subìto la convenuta a motivo della revoca intempestiva del mandato; al riguardo essa non ha fornito la prova che le incombeva ex art. 8 CC”. Ciò posto, il Pretore ha accolto la petizione.
5.
La reclamante, che non censura la nullità della clausola penale pattuita con l'attore, contesta di non avere provato il danno subìto a seguito della revoca intempestiva del mandato, come rimproveratole dal Pretore. A suo parere, il danno è riconducibile alla sottoscrizione di un contratto con il cliente finale (la F_ _ SA) con delle condizioni contrattuali meno vantaggiose di quelle iniziali, ovvero “applicato una tariffa di fr. 500.– contro i fr. 900.– originari pattuiti con lo s_ _”. Il danno corrisponde pertanto alla “perdita mensile di fr. 400.– dal mese di ottobre 2014 al mese di novembre 2015, mese in cui è avvenuto il fallimento della F_ _ SA per un totale di fr. 5600.–”.
Per l'art. 404 cpv. 1 CO il mandato può essere sempre revocato o disdetto da entrambe le parti. Chi però revoca o disdice il mandato intempestivamente, deve risarcire l'altra parte del danno che gliene deriva (cpv. 2). Per giurisprudenza, quest'ultima norma
dà diritto al mandatario di esigere il risarcimento delle spese inutilmente assunte in vista dell'esecuzione del contratto (“interesse negativo”) ma non gli permette di ottenere il guadagno che la continuazione del mandato gli avrebbe procurato (“interesse positivo”;
sentenza del Tribunale federale 4A_196/2020 del 16 luglio 2020 consid. 6.1 con rinvii).
Detto altrimenti, il danno risarcibile in applicazione dell'art. 404 cpv. 2 CO sarebbe corrisposto alle spese ragionevolmente sostenute per l'esecuzione del mandato, che avevano perso la loro utilità a motivo della fine del contratto, come pure alle perdite subìte per avere rinunciato all'assunzione di altri mandati perché a quel tempo era ancora in essere il contratto poi revocato intempestivamente, ma non il
guadagno che il mandante avrebbe conseguito con continuazione del mandato. E nella fattispecie la differenza di retribuzione prevista dai due contratti corrisponde appunto all'interesse positivo che non è però risarcibile in virtù dell'art. 404 cpv. 2 CO. Sotto questo profilo la conclusione del Pretore sfugge alla critica.
6.
La reclamante adduce, inoltre, di avere “documentato l'origine della pretesa litigiosa, producendo il riconoscimento di debito.” A suo avviso, il creditore al beneficio di un riconoscimento di debito può farvi affidamento e la sola produzione di tale documento basta, di regola, a fondare la sua pretesa. Per contro, egli epiloga, l'escusso non ha provato l'inesistenza o l'inesigibilità del debito contestato.
Se non che, così argomentando, essa dimentica tuttavia che il giudice del rigetto dell'esecuzione ha ritenuto bensì il contratto di mandato contenente la contestata clausola penale un valido riconoscimento di debito ma non si è pronunciato sulla pretesa nullità della clausola penale sollevata dalla RE 1, ritenendola un'eccezione di merito che andava esaminata dal giudice ordinario (decisione del 23 novembre 2015, pag. 2). E quest'ultimo ha accertato la nullità della clausola penale, ciò che la reclamante in questa sede nemmeno contesta. Al proposito il reclamo è destituito di fondamento.
7.
Per il resto, la reclamante non formula alcuna critica al giudizio impugnato, non pretendendo segnatamente che il primo giudice avrebbe accertato in modo manifestamente errato i fatti o avrebbe applicato in modo errato il diritto. Se ne conclude che il reclamo vede la sua sorte segnata.
8.
Le spese processuali
seguono la soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC).
La reclamante rifonderà alla controparte, patrocinata da un legale, un'adeguata indennità per ripetibili (art. 108 CPC).