# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 07557b01-e1f3-5dd4-aac1-341736469b5f
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 1997
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Il ricorrente _ è proprietario di una casa d'abitazione plurifamiliare, situata a _ nella zona residenziale _. Verso S, l’edificio sorge a confine con il vicolo (part. no. _ e _ RFD).
Il resistente _ è invece proprietario di un complesso di edifici situati sul lato opposto del _, già nella zona del nucleo (part. no. _ RFD; zona NV).
La resistente _ è proprietaria del fondo confinante verso W con quello del ricorrente (part. no. _ RFD).
L’angolo SW dello stabile censito come subalterno A del ricorrente (part. n. _) dista circa 3 m dall’angolo NE del fabbricato censito come subalterno B del resistente _ situato sul ciglio opposto del _ (part. n. _ RFD).
B. Con domanda datata 14 febbraio 1997 _ ha chiesto al municipio il permesso di sopraelevare di un piano (+ 4 m) il subalterno A del suo stabile.
Alla domanda si sono opposti i resistenti menzionati in epigrafe, ravvisandovi una disattenzione delle distanze tra edifici.
C. Raccolto il preavviso favorevole del Dipartimento del territorio, il municipio ha negato la licenza edilizia con decisione 9 maggio 1997, ritenendo che verso lo stabile del resistente _ la sopraelevazione non rispettasse la distanza minima tra edifici prescritta dall'art. 13 cpv. 3 NAPR (6 m).
Contro questa decisione _ è insorto davanti al Consiglio di Stato, chiedendo di essere posto al beneficio della deroga prevista dall'art. 22 NAPR, che permette di sopraelevare di un piano le costruzioni esistenti al momento dell'entrata in vigore del PR a distanze inferiori a quelle previste dall'art. 12 NAPR.
D. Con giudizio 27 agosto 1997 il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa, ritenendo che l'art. 22 NAPR permettesse di derogare alle distanze da confine prescritte dall'art. 12 NAPR, ma non alla distanza minima tra edifici (6 m) prescritta dall'art. 13 cpv. 3 NAPR.
E. Contro il predetto giudizio governativo il soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio della licenza rifiutata.
Secondo l'insorgente, la distanza minima tra edifici prescritta dall'art. 13 cpv. 3 NAPR si applicherebbe soltanto tra edifici posti su fondi contermini. Sarebbe quindi inapplicabile al caso in esame, ove gli edifici sono separati dalla pubblica via.
F. All'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato ed il municipio di _ senza formulare particolare osservazioni.
Ad identica conclusione pervengono i vicini opponenti, contestando partitamente le tesi dell'insorgente.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. Il ricorso, tempestivo, è ricevibile in ordine giusta l'art. 21 LE e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
Il sopralluogo chiesto dall'insorgente non appare invero atto a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. Gli aspetti fattuali della controversia sono pacifici. Oggetto di contestazione è unicamente l'applicazione del diritto.
2. 2.1. Al di fuori della zona del nucleo, la distanza minima di un edificio dal confine, a _, è stabilita in funzione dell'altezza delle facciate. Per altezze sino a m 7.50 è prescritta una distanza dal confine di 4 m; per altezze comprese tra m 7,50 e 10,50 la distanza dal confine è di 5 m (art. 12 NAPR).
La distanza minima tra edifici situati su fondi contigui deve invece essere almeno pari alla somma delle distanze richieste per ogni edificio dal confine comune (art. 13 NAPR).
In quanto volta ad assicurare adeguate condizioni di igiene e di sicurezza, la distanza tra edifici è imperativa. Quella dal confine è invece rimessa alla libera disposizione delle parti, che così come possono spostare i confini possono anche accordarsi fra loro per suddividerla diversamente da quanto stabilisce l'art. 13 NAPR (cfr. art. 15 NAPR).
Chi costruisce verso un edificio esistente al momento dell'entrata in vigore del PR ad una distanza dal confine inferiore a quelle prescritta deve quindi per principio assumere a carico del suo fondo la distanza dal confine mancante alla costruzione del vicino. Questa regola vale tuttavia soltanto per distanze tra edifici inferiori a 6 m. Lo si deduce dall'art. 13 cpv. 3 NAPR, giusta il quale verso edifici situati rispetto al confine ad una distanza inferiore a quelle prescritta dalle NAPR fa stato l'art. 12, ritenuta una distanza minima tra edifici di m 6.
Nella zona del nucleo (NV) vige invece un ordinamento delle distanze analogo a quello previsto dalla LAC. A confine o a m 1.50 dal confine verso fondi aperti. In contiguità o ad una distanza di 3 m verso edifici senza aperture. A 4 m verso edifici con aperture (cfr. art. 34 cpv. 5 NAPR). Con facoltà del municipio di imporre la contiguità o l'edificazione a confine allo scopo di assicurare la conservazioni omogenea dei caratteri morfologici ambientali.
2.2. Riallacciandosi alla garanzia costituzionale della proprietà, intesa come tutela delle situazioni acquisite, l'art. 39 RLE stabilisce che le costruzioni esistenti in contrasto con il diritto entrato in vigore in epoca successiva alla loro realizzazione possono per principio essere soltanto mantenute e riparate. Sono esclusi lavori di trasformazione sostanziali. Trasformazioni più importanti possono tuttavia essere autorizzate se il contrasto con il diritto non pregiudica in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini.
In linea di massima, non è quindi possibile ampliare le costruzioni esistenti in contrasto con il diritto. In particolare, non è ammesso sopraelevare edifici esistenti in contrasto con le norme sulle distanze. Una sopraelevazione è esclusa anche se l'aggiunta rimane arretrata e rispetta le distanze prescritte (Scolari , Commentario, II ed., N. 1176).
A questa regola, discendente dall'art. 39 RLE, fa eccezione l'art. 22 cpv. 2 NAPR di _, che permette di sopraelevare di un piano al massimo le case monofamiliari esistenti al momento dell'entrata in vigore del PR ad una distanza dal confine inferiore a quella prescritta dall'art. 12 NAPR, a condizione che vengano rispettate tutte le altre norme di zona, compresi gli arretramenti fissati dal relativo piano.
3. 3.1. Nel caso in esame, la costruzione che il ricorrente intende sopraelevare di un piano sorge a confine con il vicolo _. Sul lato opposto di questo vicolo, già nella zona del nucleo, sorge invece lo stabile del ricorrente.
Ora, è innegabile che sorgendo a confine con il vicolo, la costruzione del ricorrente, alta circa 7 m, non rispetta la distanza minima di 4 m dal confine prescritta dall'art. 12 NAPR per costruzioni alte sino a m 7.50. Altrettanto incontestabile è il fatto che questa costruzione posta a circa 3 m dall'edificio del resistente, non rispetta nemmeno la distanza tra edifici prescritta dall'art. 13 NAPR. Se si ammette che l'edificio del ricorrente, in quanto situato nel nucleo, può sorgere a confine con il vicolo, stando all'art. 13 NAPR, la distanza tra i due edifici non può infatti essere inferiore alla distanza di 4 m dal confine prescritta dall'art. 12 NAPR per edifici alti sino a m 7.50.
Ne discende che lo stabile da sopraelevare dev'essere considerato una costruzione esistente in contrasto con il PR entrato in vigore dopo la sua edificazione. Invano allega il ricorrente che il vicolo che passa tra i due edifici renderebbe inapplicabile le distanze tra edifici fissate dall'art. 13 NAPR. In quanto volte ad assicurare l'igiene e la sicurezza delle costruzioni, le distanze tra edifici vanno rispettate indipendentemente dai rapporti di proprietà sull'area intermedia. Il fatto che i fondi non siano contigui è irrilevante. La distanza tra edifici si applica anche tra fondi non contigui, così come si applica tra edifici posti sullo stesso fondo. Diversamente, le norme sulle distanze tra edifici potrebbero essere facilmente eluse intavolando l'area intermedia come fondo a sè stante.
3.2. Dato per acquisito che la costruzione del ricorrente esiste in contrasto con il diritto, è certo che la sopraelevazione non può essere autorizzata in base all'art. 39 RLE. La trasformazione eccede infatti chiaramente i limiti degli interventi ammessi da tale norma. Nemmeno il ricorrente lo nega.
Resta quindi da verificare se la sopraelevazione non possa essere autorizzata in base all'art. 22 cpv. 2 NAPR; norma, che permette di innalzare di un piano gli edifici esistenti in contrasto con le distanze prescritte dall'art. 12 NAPR, a condizione che la sopraelevazione sia limitata ad un piano per le case monofamiliari e che il complesso rispetti tutte le altre norme di zona, segnatamente l’altezza, l’indice di occupazione e quello di sfruttamento.
Orbene, da questo profilo, la conclusione non può che essere negativa, già perché la costruzione non rispetta le distanze tra edifici prescritte dall'art. 13 NAPR. L'art. 22 cpv. 2 NAPR permette in effetti di sopraelevare unicamente le costruzioni esistenti in contrasto con le distanze dal confine prescritte dall'art. 12 e non anche quelle esistenti in contrasto con le distanze tra edifici sancite dall'art. 13 NAPR. Il fatto che quest'ultime risultino dalla somma delle distanze dal confine comune non permette di giungere a diversa conclusione. In mancanza di un’esplicita indicazione in tal senso, la deroga prevista dall’art. 22 NAPR non può essere estesa anche alle distanze tra edifici previste dall’art. 13 NAPR.
Già per questo motivo, il ricorso va quindi respinto, addebitando al ricorrente la tassa di giustizia e le ripetibili.