# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3ce0e68b-6e1a-445d-9a21-b9d495215a51
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 24 febbraio 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha
presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il
15 giugno 2016, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di
B. S.p.A., C. S.p.A. e altri per il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri.
In sostanza, le società indagate avrebbero ottenuto degli appalti da parte della
società semistatale brasiliana D. attraverso il versamento di tangenti a dirigenti
di quest’ultima. Con la sua domanda, l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro,
l’acquisizione della documentazione riguardante il conto n. 1 e altre relazioni
bancarie presso la banca E., succursale di Lugano, di cui F. NV, G. SA, H., I.,
J., K. o L. risultano intestatari o beneficiari economici (v. rubrica 1 e 18 atti
MPC).
B. Con decisione del 24 giugno 2016, il Ministero pubblico della Confederazione
(in seguito: MPC), cui l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha deferito
l'esecuzione della domanda (v. rubrica 2 incarto MPC), è entrato nel merito della
stessa (v. rubrica 4 incarto MPC).
C. Con decisioni incidentali dell’11 agosto 2016, il MPC ha acquisito la documen-
tazione bancaria riguardante le relazioni n. 1 e n. 2 presso la banca E., succur-
sale di Lugano, entrambe intestate a I. e già oggetto di edizione nell’ambito di
un parallelo procedimento penale nazionale, ai fini della rogatoria di cui sopra.
In data 7 settembre 2016 è stata ordinata un’edizione complementare tesa ad
ottenere ulteriore documentazione concernente le summenzionate relazioni
presso la banca E. (v. rubrica 16 atti MPC).
D. Con decisioni di chiusura del 12 dicembre 2016, il MPC ha ordinato la trasmis-
sione alle autorità italiane di svariata documentazione concernente le due rela-
zioni di cui sopra (v. rubrica 16 atti MPC).
E. Il 12 gennaio 2017 I. ha interposto ricorso avverso le suddette decisioni di chiu-
sura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chie-
dendo, in via principale, l’annullamento delle stesse. In via subordinata, essa
chiede che la decisione concernente la relazione n. 2 sia annullata e che quella
relativa alla relazione n. 1 sia riformata, nel senso che solo la documentazione
di apertura e quella riguardante i movimenti indicati a pag. 7 della decisione
siano trasmessi all’estero (v. act. 1).
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F. Con scritto del 21 febbraio 2016 l'UFG ha postulato la conferma delle decisioni
impugnate (v. act. 9). A conclusione del suo memoriale di risposta del 24 feb-
braio 2017, il MPC ha chiesto di respingere integralmente, in via principale e
subordinata, il ricorso (v. act. 10).
G. Con replica del 24 marzo 2017, trasmessa per conoscenza al MPC e all'UFG
(v. act. 14), la ricorrente si è in sostanza riconfermata nelle proprie argomenta-
zioni (v. act. 13).
Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei
successivi considerandi in diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gravami in ma-
teria di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS
0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-
vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante
scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché,
a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS
0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti
trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
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ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid.
2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione
delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic
e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali
(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente
considerando.
1.4 Interposto tempestivamente contro le sopraccitate decisioni di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La
ricorrente è titolare delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impugnate
ed è di conseguenza legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett.
a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II
211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. Contestando che ai dirigenti di D. possa essere riconosciuta la qualità di funzio-
nario ai sensi dell’art. 322septies CP, la ricorrente ritiene non adempiuto il requisito
della doppia punibilità. A suo dire, D. sarebbe una società di diritto privato, quo-
tata in borsa, partecipata dal governo brasiliano soltanto nella misura di circa il
28%. Essa aggiunge che, anche da una prospettiva funzionale, si tratterebbe di
un’impresa che svolge compiti privati-commerciali, in concorrenza con altre im-
prese, e non pubblici.
2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X
n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria
consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato
luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel
diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'as-
sistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un
esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza,
ma devono semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i
fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sareb-
bero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo
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il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di
colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc
pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib
576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere
caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giu-
ridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188).
2.2 In concreto, nella sua rogatoria del 24 febbraio 2016 l’autorità italiana afferma
di aver avviato in data 26 maggio 2015 un procedimento penale nel proprio
Paese su segnalazione del Ministero della Giustizia italiano in ordine a possibili
fatti di corruzione internazionale commessi in relazione a contratti assegnati ad
imprese italiane in Brasile da parte della società statale D. La segnalazione in
questione si basava su un’informazione spontanea del Ministero pubblico fede-
rale brasiliano, Procura della Repubblica dello Stato del Paranà, del 30 giugno
2015, che avrebbe riferito che due società italiane, B. S.p.A. e C. S.p.A. sareb-
bero state coinvolte in fatti di corruzione di dirigenti della società statale D., da
cui avrebbero ottenuto appalti a fronte del pagamento di tangenti. Il procedi-
mento è stato inizialmente iscritto contro le società di cui sopra, entrambe con
sede a Milano, per il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri ai sensi
dell’art. 322 bis CP/italiano. Successivamente, l’inchiesta è stata estesa a di-
verse persone fisiche legate alle due società in questione, in particolare, per i
fatti relativi al gruppo C. S.p.A., a I., H., K. e J. Nell’informazione spontanea
brasiliana si menzionano fatti di rilevanza penale che sarebbero stati posti in
essere da persone che avrebbero agito nell’ambito di contratti intercorsi tra D.
e un cartello di società di cui avrebbe fatto parte anche C. S.p.A. Almeno sei
persone che hanno deciso di collaborare con l’autorità giudiziaria brasiliana
avrebbero fatto riferimento nelle loro dichiarazioni alla società C. S.p.A., la quale
avrebbe fatto parte del cartello in questione che avrebbero pagato tangenti ai
dirigenti della società statale D. ottenendo, quale contropartita, appalti (v. roga-
toria pag. 2, rubrica 1 atti MPC). Ora, l’ultimo rapporto di gestione disponibile
(2015) nonché il sito Internet (stato al dicembre 2016) relativo alla società D.
(Z.) evidenziano un capitale sociale di 205'431'960'490.52 R$ (real brasiliani),
rappresentato da 13'044'496'930 azioni, le quali sono suddivise in
7'442'454'142 azioni comuni (Common Shares; 57.1%) e 5'602'042'788 azioni
preferenziali (Preferred Shares; 42.9%). Nel rapporto di gestione 2015 la soci-
età afferma che “preferred shares have priority on returns of capital, do not grant
any voting rights and are non-convertible into common shares” (v. pag. 76).
Detenendo il governo federale il 50.26% delle azioni comuni (Y.) – le uniche a
cui è associato il diritto di voto – occorre concludere che D. è una società para-
statale, controllata dall’amministrazione pubblica federale. Secondo la dottrina,
il concetto di pubblico ufficiale comprende sia il funzionario istituzionale che
quello funzionale così come il rappresentante di un’impresa statale o parasta-
tale (v. PIETH, Commentario basilese, 3a ediz., Basilea 2013, n. 11 e segg. (in
http://www.investidorpetrobras.com.br/en/shares-and-dividends/shares http://www.investidorpetrobras.com.br/en/corporate-governance/capital-ownership
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part. n. 14) ad art. 322septies CP; TRECHSEL/PIETH, Schweizerisches Strafgesetz-
buch, Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1 ad art. 322septies
CP). Questo permette di concludere che il presunto versamento di tangenti da
parte di società riconducibili al gruppo C. S.p.A. a dirigenti di D. al fine di otte-
nere appalti in ambito petrolifero sarebbe sussumibile, se i medesimi fatti fos-
sero trasposti nel diritto svizzero, al reato di corruzione di pubblici ufficiali stra-
nieri ai sensi dell’art. 322septies CP. Precisato che non sta al giudice dell’assi-
stenza approfondire ulteriormente i fatti presentati dall’autorità rogante, dai quali
non vi è ragione di scostarsi, quanto precede è sufficiente per ritenere adem-
piuto il requisito della doppia punibilità.
Non si fosse potuti giungere ad una tale conclusione sulla base della suddetta
disposizione, si rileva, a titolo abbondanziale, che i fatti in questione avrebbero
comunque potuto essere sussunti al reato di corruzione passiva giusta l’art.
322novies CP concernente la corruzione privata, disposizione entrata certo in vi-
gore solo il 1° luglio 2016, ma qui senz’altro pertinente, dato che la condizione
della doppia punibilità deve essere esaminata secondo il diritto in vigore nello
Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla cooperazione è presa, e
non secondo il diritto in vigore al momento della conclusione di un trattato, della
commissione di un'eventuale infrazione o della presentazione della domanda di
assistenza (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.36 del 7 maggio
2007, consid. 1 con rinvii; cfr. anche sentenza del Tribunale federale
1A.205/2006 del 7 dicembre 2006, consid. 3.2).
La censura in questo ambito va dunque disattesa.
3. Il ricorrente sostiene che l’analisi dei movimenti intervenuti sulla relazione n. 2
consentirebbe di constatare l’assenza di qualsiasi flusso in entrata o in uscita
con controparti menzionate nei fatti della commissione rogatoria, ciò che ren-
derebbe priva di qualsiasi utilità la documentazione litigiosa. Il fatto di voler ac-
quisire la documentazione di tutti i conti di cui egli sarebbe beneficiario econo-
mico costituirebbe una fishing expedition. Per quanto concerne la relazione n. 1,
vi sarebbero alcuni flussi in entrata e uscita legati a soggetti menzionati in ro-
gatoria, ma i pagamenti in questione sarebbero totalmente estranei a qualsiasi
ipotesi di reato in ambito di corruzione. Infine, in un contesto di sistematica vio-
lazione, attraverso stampa e televisione, del segreto istruttorio, tali limitazioni
sarebbero auspicabili anche a protezione della privacy delle persone toccate.
In sede di replica, la ricorrente ha chiesto l’acquisizione agli atti della documen-
tazione bancaria litigiosa (v. act. 13 pag. 3 e seg.).
3.1 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le in-
dagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni ri-
chieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il
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procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle
autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronun-
ciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in
questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se
il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251
consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio
2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abu-
siva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le in-
dagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata
prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'am-
bito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessitano di regola di
tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed eco-
nomico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali
persone o entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre
2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tri-
bunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche
DTF 130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà
evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con-
sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008
dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere ne-
cessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone interessate
(DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del
9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre
2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla giurispru-
denza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui
la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova
certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II
258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vie-
tata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla
giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a
fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno
dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di
procedere non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce
del principio della specialità che di quello della proporzionalità. Tale divieto si
fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella
raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c).
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3.2 Nel complemento rogatoriale del 15 giugno 2016, l’autorità rogante, dopo aver
elencato i conti che sarebbero collegabili a fatti corruttivi commessi da espo-
nenti del gruppo italo-argentino C. S.p.A. per ottenere appalti dalla società pub-
blica brasiliana D., ha precisato di essere interessata alla documentazione ban-
caria relativa al periodo che va dal 1° gennaio 2010 ad oggi. In ottobre 2010,
infatti, è stato aperto il conto di M. (con avente diritto economico F. NV) presso
la banca N. di Lugano, da cui sarebbero partiti i pagamenti corruttivi, tra cui
viene in particolare individuato il pagamento per complessivi fr. 539'000.-- ese-
guito nel febbraio 2012 a favore di un conto il cui avente diritto economico è O.
(pubblico ufficiale brasiliano). Con riferimento alla richiesta di documentazione
bancaria relativa alla società F. NV, H., I., J., K. e L., l’autorità rogante ha pre-
cisato di non essere in possesso dei dati relativi ai conti correnti o alle banche
in cui gli stessi sono detenuti, ma che la società F. NV (riconducibile a H., I., J.
e K.) è la società intestataria del conto M. da cui proverrebbero i fondi utilizzati
per i pagamenti corruttivi. L. sarebbe invece il soggetto che avrebbe ammesso
di aver percepito pagamenti corruttivi per conti di P., dirigente della società D.
(v. rubrica 18 atti MPC).
3.3 In concreto, vi sono elementi sufficienti per ritenere potenzialmente utile la do-
cumentazione riguardante le due relazioni oggetto delle decisioni impugnate, la
quale è stata prodotta (su supporto elettronico) dal MPC in sede di risposta.
3.3.1 La relazione n. 1 intestata a I. è stata aperta il 15 giugno 1976 (doc.
MPC1_20160919_004_0004_F). Avente diritto economico è il titolare stesso
della relazione (doc. MPC1_20160919_004_0025_F). Beneficiaria di una
procura di visione risulta essere G. SA, Lugano (doc.
MPC1_20160919_004_0006_F). Una nota del profilo cliente redatta dalla
banca evidenzia che il titolare della relazione è il “Presidente del Gruppo
Q./G. SA” (doc. MPC1_20160919_004_0053_F). Dalla documentazione
bancaria concernente il profilo cliente emerge che la famiglia di I., per il tramite
della società R. SA, risulta essere la controllante di F. NV, società che a sua
volta possiede e controlla il gruppo imprenditoriale C. S.p.A. (doc.
MPC1_20160919_004_0054_F e MPC1_20160919_004_0055_F). Più ope-
razioni sono collegate con soggetti menzionati in rogatoria. La relazione in
esame è stata alimentata con accrediti di complessivi USD 1'646'795.-- prove-
nienti da una relazione bancaria intestata a M presso la banca N. (doc.
MPC1_20160919_004_0797_F, MPC1_20160919_004_0800_F,
MPC1_20160919_004_0805_F, MPC1_20160919_004_0807_F,
MPC1_20160919_004_0810_F, MPC1_20160919_004_0817_F,
MPC1_20160919_004_0854_F, MPC1_20160919_004_0860_F).
Essa è stata altresì oggetto di ulteriori accrediti per complessivi
USD 1'129'970.-- provenienti da una relazione bancaria intestata a S. SA (doc.
MPC1_20160919_004_0773_F,MPC1_20160919_004_0776_F,
MPC1_20160919_004_0779_F, MPC1_20160919_004_0785_F,
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MPC1_20160919_004_0812_F, MPC1_20160919_004_0819_F)
e di complessivi USD 199'940.-- da una relazione bancaria intestata a T. Inc.
(MPC1_20160919_004_0793_F, MPC1_20160919_004_0794_F), entrambe
presso la banca N.
Come rettamente rilevato dall’autorità d’esecuzione, la documentazione banca-
ria presenta un interesse certo per l‘autorità estera, in quanto nel periodo in cui
sarebbero stati commessi i reati di corruzione identificati nel procedimento ita-
liano, ovvero a partire dal 2010, la relazione in esame è stata oggetto di opera-
zioni effettuate con le relazioni bancarie intestate a M. e S. SA, società menzio-
nate nella commissione rogatoria, in quanto verosimilmente coinvolte nel mec-
canismo corruttivo messo in atto allo scopo di versare tangenti ai dirigenti di
allora di D.
3.3.2 La relazione n. 2 intestata a I. è stata aperta il 23 settembre 2003 (doc.
MPC1_20160919_003_0002_F). Avente diritto economico è lo stesso I. (doc.
MPC1_20160919_003_0003_F). Beneficiaria di una procura di visione risulta
essere la società G. SA, Lugano (doc. MPC1_20160919_003_0020_F). Ora,
pur non essendo state evidenziate operazioni con persone espressamente
menzionate in rogatoria, quanto sottolineato in precedenza a proposito del ruolo
della famiglia di I., della società F. NV e del gruppo C. S.p.A., oltre al fatto che
l’intestatario del conto è indagato nel procedimento estero fa sì che la docu-
mentazione concernente la relazione n. 2 è da considerarsi potenzialmente utile
per le autorità estere, anche perché potrebbe contenere nuove informazioni re-
lative ad altri soggetti implicati e a flussi di cui gli inquirenti esteri non hanno
ancora conoscenza.
3.4 In conclusione, sospettando l’autorità estera l’utilizzo da parte degli indagati dei
conti di cui sopra a fini corruttivi, la documentazione oggetto delle decisioni di
chiusura impugnate può senz’altro risultare utile per l’inchiesta estera. Vista la
natura dei reati perseguiti all’estero, tutta la documentazione relativa alle rela-
zioni coinvolte è necessaria per ricostruire con la massima precisione i flussi di
denaro intervenuti. L'interesse alla "privacy" delle persone toccate dalle misure
chiaramente non può prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di
indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia pos-
sibile (art. 1 cpv. 1 CEAG; sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del
9 agosto 2007, consid. 3.3), per cui la richiesta di circoscrivere la trasmissione
alla documentazione di apertura e quella riguardante i movimenti indicati a pag.
7 della decisione concernente la relazione n. 1 non può essere accolta. Il diritto
alla riservatezza del cliente non prevale manifestamente sugli interessi degli
inquirenti italiani, per cui il principio della proporzionalità non è stato disatteso
neppure da questo punto di vista.
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Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-
zione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i
fatti perseguiti in Italia e detta documentazione. Alla luce della domanda roga-
toriale e del relativo complemento, che ben specificano la fattispecie oggetto di
indagine, risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile per
l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della propor-
zionalità e non costituisce un'inammissibile fishing expedition.
4. In definitiva, le decisioni impugnate vanno integralmente confermate e il gra-
vame respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 5’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese già
versato.
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