# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** bed9bc85-dc32-5d2a-8d6c-9137d18a2728
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La dr.ssa med. RI 1, cittadina _ nata il _, è titolare di un diploma di medico conseguito nel _ (doc. 20).
Dal _ esercita la propria professione di medico specialista in angiologia nel Canton _
Con il _ il marito, Dr. med. _, è stato assunto quale _ dell’_ di _.
In seguito al trasferimento del marito in _, la ricorrente ha chiesto l’autorizzazione ad esercitare la propria professione a carico della LAMal nel Canton Ticino.
1.2. Con risoluzione del 9 marzo 2005 il Consiglio di Stato ha negato all’interessata l’autorizzazione ad esercitare a carico della LAMal nel Canton Ticino.
1.3. Contro la predetta risoluzione la dr.ssa RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, è tempestivamente insorta, affermando:
"
(...)
3. Motivi di ricorso
3.1.
Accertamento arbitrario dei fatti
3.1.1.
L'art. 55a LAMaI e la relativa ordinanza che indica il numero di fornitori di prestazioni ammesse ad esercitare la propria attività a carico dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie (RF 832.103), unitamente al Decreto cantonale di applicazione (DL-LAMal) del 15 dicembre 2003, fanno
dipendere l'autorizzazione
ad esercitare la medicina a carico dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie
dalla sussistenza di un bisogno
.
L'art. 4 DL-LAMaI specifica esplicitamente che l'autorizzazione va concessa "quando la soglia di fornitori della categoria e della specializzazione in oggetto non è raggiunta". La verifica della sussistenza di tale bisogno è, nel Canton Ticino, demandata, a tenore dell'art. 4 cpv. 2 DL - LAMaI alle "istanze interessate", in particolare all'Ordine dei medici del Canton Ticino e a Santésuisse.
La normativa eccezionale sopra riassunta, la cui legittimità generale peraltro è stata riconosciuta dal Tribunale Federale nella DTF 130 126, mira manifestamente ad introdurre un blocco dell'ammissione di nuovi medici esercitanti in Svizzera. Come riconosce lo stesso Tribunale Federale, essa
costituisce
,
di fatto
una limitazione o un restringimento della possibilità di esercitare la professione medica in Svizzera
(DTF 130 126 consid. 4.4.). E' palese che interessati ad un simile blocco del mercato dell'offerta della medicina privata in Svizzera siano in primo luogo i medici già esercitanti e le Casse malattia. Gruppi di interessati, questi, che hanno evidentemente ispirato la regolamentazione alla base della decisione impugnata.
Ebbene, ciò nonostante il Consiglio di Stato incarica della verifica del fattore unico determinante per l'applicazione o meno di tale blocco, vale a dire, la sussistenza o meno del bisogno giustificante l'ammissione del medico (art. 4 cpv. 2 DL-LAMa1),
nientemeno che alle due parti interessate ad applicare, evidentemente in maniera restrittiva, il blocco delle ammissioni!
Il men che si possa dire è che già di per sé la norma cantonale di applicazione dell'Ordinanza Federale viola i principi costituzionali dello stato di diritto, che impongono
l'indipendenza
dell'autorità giudiziaria quindi, anche di chi fosse chiamato a collaborare con essa. Con ciò, quindi, anche il principio del
divieto di arbitrio
. Una decisione fondata su un preavviso dell'Ordine dei medici o di Santésuisse è da considerare infatti "
di parte
"!
3.1.2.
Nel caso concreto, l'arbitrio astratto implicito nella norma cantonale si è per di più tradotto in arbitrio
concretizzato
nella modalità di verifica, nel caso concreto, del bisogno di nuovi angiologi.
Nell'allegato 1 dell'Ordinanza Federale in narrativa non è infatti fissata alcuna
limitazione
del numero degli specialisti in angiologia ammissibili per cantone. Nel Canton Ticino, sono attivi, nella predetta specialità, 6 medici; 7 con la dr. RI 1, pure indicata dall'Ordine dei medici in questo elenco di specialisti.
Non è dato conoscere direttamente il parere rilasciato dall'Ordine dei medici del Canton Ticino al Consiglio di Stato. Da uno scritto inviato dal _ dell'OMCT al marito della dr. RI 1, è tuttavia ricostruibile la procedura adottata: il Consiglio di Stato chiede il parere all'Ordine dei medici, il quale è incaricato di "verificare i requisiti relativi all'esigenza sul territorio di nuovi specialisti a carico della LAMal". Ricevuta una simile domanda, l'OMCT chiede "perciò
l'intervento diretto delle singole società di specialità
, le quali emanano il loro parere, che di regola viene messo dall'OMCT alla base del preavviso citato".
Ebbene, così è stato anche nel caso della dr. RI 1:
alla base del parere negativo vi è stato "il parere rilasciato dalla società di specialità
" (cfr. doc. E). Insomma, la verifica del bisogno è stato effettuato dalla società degli angiologi i quali, per definizione, sono interessati alla negazione dell'autorizzazione di qualsiasi loro potenziale concorrente!
In realtà, e sebbene l'Ordinanza federale non menzioni in alcun modo il numero di angiologi massimo ammissibile sul territorio dei cantoni, nel Canton Ticino il bisogno di specialisti in angiologia a carico della LAMal
non
è ancora soddisfatto, in particolare neppure con l'aggiunta della dr. RI 1 ai 6 specialisti già praticanti nel Canton Ticino. L'accertamento del contrario, specialmente perché intervenuto con le modalità ricordate, non ha invece assolutamente dato conto delle ragioni concrete e reali, contrario ad assumere questo dato di fatto, basato invece sull'esperienza e sulla rilevanza di lavori statistici nel settore.
In esito a che, l'accertamento del bisogno di nuovo angiologi nel Canton Ticino
non
può dirsi avvenuto con criteri di tipo medico-sociali, come voluti dalla legge e dall'ordinanza federale, ma
esclusivamente
con criteri di tipo economico. Il parere negativo dell'Ordine dei medici e di conseguenza la risoluzione impugnata sono state dettate
unicamente
da considerazioni di questo tipo. Oltretutto di parte, che non hanno spazio autonomo nelle finalità della normativa da applicare e che rendono pertanto la decisione basata su questo accertamento arbitraria come arbitrario è l'accertamento stesso. Una prima ragione, di conseguenza, per accogliere il presente ricorso.
Prove:
perizia sul bisogno di specialisti in angiologia nel Canton Ticino, richiamo incarto dall'Ordine dei medici del Canton Ticino, testi.
3.2.
Arbitrio nell'applicazione del diritto cantonale e federale
La ricorrente ritiene comunque che la decisione impugnata
violi
le disposizioni cantonali e federali richiamate dalla stessa.
Come già ricordato in precedenza, sia l'ordinanza federale che il decreto cantonale di applicazione collegano la prova del bisogno indispensabile al rilascio dell'autorizzazione ad - esercitare a carico della LAMal con il raggiungimento della soglia di fornitori per la categoria e la specializzazione in oggetto,
stabilito nell'allegato 1 all'Ordinanza federale
. Così, esplicitamente, l'art. 1 Ordinanza federale (RF 832.103). Così pure esplicitamente l'art. 4 cpv. 1 DL-LAMal.
Come già ricordato, la
specializzazione in angiologia non è menzionata né all'allegato 1 né
all'allegato 2 della ricordata ordinanza
.
L'angiologia, occorre ricordare, è una specializzazione a sé stante, indipendente da tutte le altre menzionate nell'allegato ricordato, in particolare diversa tanto dalla medicina interna con specializzazione in malattie cardiovascolari che dalla medicina interna con specializzazione in ematologia, specialità a cui potrebbe approssimarsi quella in angiologia. L'angiologia, in particolare, si occupa delle malattie vascolari periferiche, arteriali, venose, linfatiche e microcircolatorie. L'angiologia è nata dall'incontro di specialità provenienti dagli orizzonti più diversi, come la chirurgia vascolare, la medicina interna, la cardiologia, la dermatologia, la farmacologia, la fisiologia. Dal profilo terapeutico, l'angiologia si occupa del trattamento di insufficienze arteriose dei membri inferiori, del trattamento e della prevenzione secondaria della malattia trombo-embolica venosa e delle varici, nonché dell'angioplastia delle arterie periferiche.
In quanto specialità autonoma ed a sé stante meritava e merita di essere trattata come tale e quindi
non
assimilata a altre specialità menzionate nel ricordato allegato.
Conto tenuto della funzione di tali allegati (cfr. DTF 130 126 consid. 6.3.1.1), il men che si possa dire è che, non prevedendo la specialità in angiologia, implicitamente il Consiglio Federale abbia con ciò riconosciuto che per gli specialisti in questa disciplina
non
vi dovessero essere
limitazioni di sorta
. Caso contrario, avrebbe indicato, come fatto per le altre specialità, il limite massimo consentito. Neppure il Canton Ticino, però, è andato per parte sua, oltre a queste considerazioni. Come già ricordato, l'art. 4 cpv. 1 DL - LAMal fa esplicito riferimento, per la verifica del bisogno, all'elenco stabilito dall'allegato 1 dell'Ordinanza federale.
Non
risulta che il Consiglio di Stato abbia fatto
indagini particolari
per acclarare il bisogno reale di specialisti in angiologia nel Canton Ticino.
Ergo, se ne deve concludere, la decisione impugnata che assume acriticamente che anche per gli specialisti in angiologia vi debba essere una limitazione all'ottenimento dell'autorizzazione ad esercitare a carico della LAMal, commette un arbitrio manifesto nell'interpretazione e nell'applicazione di tali disposizioni.
Altra ragione per accogliere il presente gravame.
3.3. Violazione del divieto di discriminazione di medici già autorizzati in altri cantoni
Nel caso concreto, la decisione di non autorizzare la dr. RI 1 ad esercitare a carico della LAMal nel Canton Ticino colpisce un medico specialista in angiologia che
gode invece
dell'autorizzazione ad esercitare a tale titolo nel Canton _ sin dal mese di _. Infatti, l'art. 3 cpv. 2 del DL - LAMal del Canton Ticino assoggetta alla limitazione anche i medici in possesso di un'autorizzazione ad esercitare a carico della LAMal rilasciata da un altro cantone.
Con ciò però, la disposizione prevista nella normativa cantonale, come tale
non
assunta da tutti i cantoni e non imposta dall'Ordinanza federale,
viola autonomamente la Costituzione federale
, in particolare gli art. 95 cpv. 2 e 196 cifra 5. Queste disposizioni garantiscono infatti alle persone con formazione scientifica professionale riconosciuta nella Svizzera il diritto di esercitare la loro professione in tutta la Svizzera ed obbligano i cantoni al riconoscimento reciproco delle decisioni di ammissione all'esercizio di una professione. Si tratta, questi, di diritti individualmente tutelati dalla Costituzione federale, che garantiscono il pari accesso all'esercizio della professione ed il divieto ingiustificato discriminatorio di limitazioni all'accesso a tale professione (DTF 125 II 56 consid. 3a, pag. 59).
Vero è che a fronte di questi diritti riconosciuti dalla Costituzione, la già ricordata e fondamentale sentenza DTF 130 I 26 lascia aperta proprio tale questione (consid. 7), che considera per l'appunto "discutibile" dal punto di vista costituzionale. Tanto è vero che riconosce come, alla luce della disposizione federale, in specifici casi particolari in cui lo spostamento di una prassi già esistente in un altro cantone sia dettata da motivi gravi, possa giustificarsi di dover
interpretare in maniera conforme alla costituzione
l'obbligo di richiedere una nuova autorizzazione (DTF 130 126 consid. 7.2.2.). Infatti, dice testualmente il Tribunale Federale, l'art. 55a LAMal non copre ogni e qualsiasi limitazione della libertà intercantonale di esercizio della professione, ma solo quelle che verrebbero ad avere un'incidenza sul mercato surriscaldato della medicina.
Ciò nonostante, nel caso di specie il Consiglio di Stato
non
ha neppure preso in considerazione - con ciò violando il diritto di essere sentiti della ricorrente - le ragioni specifiche e particolari che l'hanno indotta a postulare l'autorizzazione ad esercitare la specialità di cui è portatrice nel nostro Cantone. Il suo spostamento nel Canton Ticino, infatti, non è dettato in alcun modo da motivi di natura economica e/o speculativa,
ma solo ed unicamente
dalla necessità di seguire il proprio marito, e quindi la propria famiglia, nel Canton Ticino. Sicuramente, per il trasferimento nel Canton Ticino della dr. RI 1, il numero degli angiologi presenti in Svizzera non cambia, dunque non vi è un incremento dei fornitori di prestazioni mediche, obiettivo limitativo dell'ordinanza federale. Impedirle nel suo caso specifico di trasferire il suo studio medico nel Canton Ticino equivale in sostanza a non riconoscerle il diritto, costituzionalmente garantito dalle disposizioni ricordate, di esercitare la sua professione in tutta la Svizzera.
Altra ragione per accogliere il ricorso della dr. RI 1.
3.4. Violazione di altri principi costituzionali
La decisione impugnata, qualora fosse mantenuta, avrebbe come riconosciuto dal Tribunale Federale nella sua fondamentale decisione già ricordata, l'effetto
di impedire di fatto
alla dr. RI 1 di aprire un suo studio nel Canton Ticino.
La ragione però per cui aveva chiesto tale autorizzazione, era da ricercare
solo ed unicamente
in considerazioni di tipo famigliare: seguire il marito che dal _ ha assunto la funzione di _ dell'_ di _, con il compito _. Avendo due figli piccoli, è desiderio e necessità della famiglia RI 1 trasferire tutto il nucleo famigliare nel Canton Ticino.
Non è chi non veda come l'impedimento di fatto ad esercitare tale professione nel Canton Ticino costituisca un
ostacolo al ricongiungimento famigliare
. La decisione negativa costringerà la dr. RI 1, unitamente ai due figli, a rimanere nel Canton _ ed al marito a fare il pendolare tra il Canton Ticino ed il Canton _. Si lasciano immaginare il margine di tempo libero destinabile alla famiglia, residui al dr. _ e, quindi, alla dr. RI 1, che l'incarico presso l'_ di _ gli lascerà.
Ebbene, la decisione dell'Autorità cantonale viene ad avere per effetto quello di
separare
una famiglia, non permettendo alla sposa ed ai due figli di vivere a fianco del marito e padre, senza nel contempo obbligare la dr. RI 1 a
rinunciare
alla sua attività professionale per la quale ha subito una formazione di 16 anni. Applicata in tal modo, in questo caso di specie, la decisione qui impugnata viola l'art. 14 della Costituzione federale e conseguentemente anche l'art. 8 CEDU, che garantiscono a ciascuno il diritto al matrimonio ed alla famiglia. La decisione impugnata incide infatti in maniera del
tutto lesiva
e quindi
sproporzionata gravemente
(in violazione quindi anche dell'art. 36 cpv. 3 CF) delle garanzie costituzionali offerte alla dr. RI 1 (libertà di esercitare in tutta la Svizzera la sua professione, libertà di domicilio, libertà di famiglia).
Non è certo negando l'autorizzazione ad esercitare la sua professione a carico della LAMal nel Canton Ticino che si modificherà infatti la situazione del mercato del lavoro in Svizzera e nel Canton Ticino! Viceversa, si limitano fortemente i diritti di una famiglia di seguire il capofamiglia nella sua nuova avventura professionale, che però è anche al contempo famigliare. La sproporzione è
evidente
oltre ogni ulteriore argomentazione.
Di modo che la decisione impugnata viene anche a violare gravemente il principio di eguaglianza (cfr. DTF 130 126 consid. 4.4.) specie nei confronti di quei medici già autorizzati in altri Cantoni che hanno, diversamente rispetto al Canton Ticino, la facoltà di trasferirsi in cantoni in cui la limitazione contenuta al cpv. 2 dell'art. 3 del DL - LAMal cantonale non sussiste.
Ulteriori ragioni, qui solo succintamente riassunte, tali però da giustificare ulteriormente l'accoglimento del presente gravame.
Prove:
c.s.

## Considerations