# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0bb0003c-f2d8-5953-97cc-8b86a38dea68
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 9 marzo 2005 RI 1, nato nel _, di professione parchettista, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto affetto da problemi alla schiena (doc. 1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l’amministrazione, con decisione formale del 26 settembre
2006, ha
negato il diritto alla rendita di invalidità, in quanto l’assicurato presenta un grado di invalidità inferiore alla soglia minima del 40% (cfr. doc. 45).
1.3. Con tempestivo ricorso del 15 novembre 2006, RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato il riconoscimento di una mezza rendita di invalidità.
L’insorgente ha sostanzialmente contestato la perizia del dr. _ che, contrariamente al suo curante, dr. _, che lo ritiene inabile al lavoro al 60% dal 21 giugno 2004, lo ha considerato inabile al 20% nella sua attività di parchettista, osservando:
"
(...)
Il Signor RI 1, di formazione parchettista, esercitava questa professione prima
del sopraggiungere della malattia al 60%. Egli esercitava tale professione in proprio con un socio; insieme detengono nella misura di
1⁄2
ciascuno il capitale sociale della _.
Le patologie alla schiena si ripercuotono inevitabilmente sulla sua capacità lavorativa. Riportando le parole del suo medico curante in occasione del rapporto medico all'Autorità AI, si ribadisce che il qui ricorrente
"non riesce a lavorare inginocchiato e non può alzare pesi (...) la muscolatura è indolente, leggermente insu
ffi
ciente e non indurita. La mobilità è particolarmente ridotta in inclinazione con una distanza dita suolo di
30 cm
"
.
Inutile aggiungere che l'attività di parchettista comporta l'esigenza costante di rimanere chino verso il suolo anche per più ore ininterrottamente.
Alla luce di quanto sopra, è evidente che il ricorrente ha ancora una capacità lavorativa per la parte amministrativa della sua attività (40%), mentre che è completamente inabile per la parte "fisica" della sua attività (60%).
Si chiede quindi che venga considerata un'incapacità lavorativa complessiva del 60%, che dà diritto ad una mezza rendita di invalidità.
Occorre rilevare, come detto, che non è pensabile un incremento della parte amministrativa nell'ambito dell'attuale impiego del ricorrente, né risulta esigibile un riciclo in attività amministrative altrove, ritenuto che il ricorrente non ha alcuna formazione amministrativa e che, pertanto, è in grado di svolgere tali mansioni unicamente nella sua ditta. Si tratta di semplici attività ripetitive che nessun altro datore di lavoro può offrirgli.
Per quanto attiene alla sua formazione si riprende l'anamnesi sociale attestata nell'ambito della perizia del Dott. _ commissionata dall'Autorità AI:
"frequenta le scuole dell'obbligo fino alla V elementare. Raggiunge poi i genitori che nel frattempo erano immigrati in Svizzera a _ nel 1972. Frequenta quindi tre anni di scuola maggiore in lingua tedesca. Segue una formazione come meccanico d'auto senza concluderla con un diploma. Non ha mai lavorato in quest'attività professionale. Ha intrapreso subito l'attività professionale di pavimentista parchettista che non ha più abbandonato".
Ciò dimostra come il qui ricorrente, avendo sempre esercitato la stessa attività di parchettista, non sia collocabile in altri ambiti non avendone la formazione necessaria.
Un incremento della parte amministrativa è inoltre impensabile in quanto il Signor RI 1, a seguito della patologia descritta, lamenta forti dolori alla schiena anche dopo due ore di
"posizione seduta"
. Tale situazione potrà essere confermata nell'ambito di un nuovo referto di cui si chiede l'edizione. Il Dott. _ ha confermato tale circostanza in occasione del referto richiesto dall'Autorità AI:
"Dolori anche quando sta per troppo tempo seduto"
.
Inspiegabilmente, il Dott. _, dopo aver preliminarmente constatato che il
"paziente presenta dei disturbi con dolori alla zona lombare e lombosacrale, in particolar modo al piegarsi in avanti. Dolori anche quando sta per troppo tempo seduto" e dopo aver diagnosticato una "sindrome lombo-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative a livello del segmento L4/L5 e L5/S
1
oltre a una gonalgia a destra e condropatia della patella"
, conclude che
"per quanto riguarda l'attività antecedentemente svolta e cioè quella di parchettista, anche in quest'attività professionale, ritengo che non vi siano sostanziali limitazioni, tenendo in considerazione i reperti oggettivabili attualmente. Ritengo pertanto che il paziente presenti al massimo un'incapacità lavorativa del 20% nell'attività professionale svolta di parchettista e questo pensato su un'attività lavorativa della durata di 8 ore e mezzo giornaliere"
.
Sulla base delle considerazioni e delle valutazioni mediche sopra riportate, si contesta tale conclusione e si chiede un nuovo referto medico specialistico.
(...)." (Doc. I)
1.4. L’UAI, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).
1.5. In data 19 dicembre 2006 il patrocinatore ha trasmesso al Tribunale un nuovo referto medico del dr. _ e ha ribadito la richiesta di sottoporre l’interessato ad una nuova valutazione specialistica (VI).
1.6. Con osservazioni 10 gennaio 2007 l’UAI ha comunicato di avere sottoposto il referto del dr. _ prodotto pendente causa al vaglio del SMR, il quale ha potuto verificare l’assenza di una modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione peritale del dr. _, ribadendo la richiesta di reiezione del ricorso (VIII).
1.7. Con scritto 22 gennaio 2007 il patrocinatore ha contestato il parere del SMR in merito al certificato del dr. _, chiedendo nuovamente che l’assicurato sia sottoposto ad un nuovo esame peritale (X).
Tale documento è stato trasmesso all’amministrazione (XI), per conoscenza.
1.8. In corso di causa, questa Corte ha interpellato il dr. _, il quale è stato invitato a valutare se il certificato medico del dr. _, prodotto dall’assicurato, è atto a modificare le sue conclusioni peritali (XII).
La risposta del perito è datata 23 agosto 2007 (XIII).
L’UAI ha formulato le proprie osservazioni al riguardo il 10 settembre 2007 (XV) e l’assicurato il 18 settembre 2007 (XVI).
1.9. In data 1° ottobre 2007 il patrocinatore ha trasmesso al TCA copia di una nuova risonanza magnetica eseguita il 24 settembre 2007 unitamente al referto del 26 settembre 2007 del dr. _, attestante un peggioramento dello stato di salute dell’interessato (XIX).
1.10. Con scritto del 15 ottobre 2007 l’UAI, dopo avere ribadito che il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione su opposizione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata, ha osservato che eventuali comprovati e duraturi peggioramenti dello stato di salute dovranno venire presi in considerazione esclusivamente nel corso di una nuova procedura, ha nuovamente chiesto di respingere il ricorso (XXI).
Tale scritto è stato trasmesso al ricorrente (XXII), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a negare all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c,
la nostra Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza
del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).
L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Nella concreta evenienza dalle tavole processuali emerge che
la decisione dell’UAI di ritenere l’assicurato in grado di svolgere, nella misura dell’80%, la sua precedente attività di parchettista e al 100% altre attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, é stata presa fondandosi, essenzialmente, sulle risultanze di una perizia elaborata il 13 febbraio 2006 dal dr. _, spec. FMH in reumatologia e riabilitazione.
Il perito dell'amministrazione ha personalmente visitato l’assicurato il 26 gennaio 2006, ponendo le diagnosi di sindrome lombo-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative a livello del segmento L4/L5 e L5/S1; gonalgia a destra e condropatia della patella; stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore al ginocchio destro nell’anno 2003 (doc. 21-5).
Questa la sua valutazione della situazione reumatologica:
"
(...)
Questo paziente presenta per quanto riguarda l'apparato muscolo-scheletrico, in particolar modo dei disturbi a livello della colonna lombare riferibili ad una sindrome lombo-vertebrale su una minima
discopatia a livello L4/L5 e L5/
S1 con alla RM delle protrusioni discali ed una fessura a livello dell'anulus fibroso. Clinicamente non avevo sostanziali limitazioni della mobilità della colonna vertebrale, ma dei dolori in particolar modo alla flessione e all'estensione della stessa, nonché dei disturbi alla palpazione della muscolatura para-vertebrale soprattutto sul lato sinistro. Nessun segno per un'instabilità lombosacrale dal punto di vista clinico.
Nessun segno irritativo di tipo radicolare alle estremità inferiori. Le radiografie da me eseguite attualmente non mostrano patologie di sorta a livello dei segmenti vertebrali analizzati. Accanto a questa problematica principale, il paziente presenta uno stato dopo distorsione del ginocchio di destra, con presenza di una condropatia retro-patellare, nonché uno stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore. All'esame clinico attuale nessun versamento, nessun segno di artrosi rilevante e nessun sospetto per un'instabilità significativa de
l
ginocchio o per una lesione del menisco.”
(Doc. 21-6)
Quanto alla capacità lavorativa, il perito ha rilevato:
"
(...)
5. GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN % NELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA PRIMA DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE
Tenendo in considerazione quindi questi aspetti, che ritengo dal punto di vista clinico e radiologico molto limitati, ritengo che il paziente non presenti alcuna limitazione nell'attività lavorativa attualmente svolta che è quella di tipo amministrativo presso la sua ditta di parchettista. In un'attività di tipo prettamente amministrativo, egli presenta una capacità lavorativa totale. Attualmente lavora solo al 40% visto la mole di lavoro attualmente presente.
Per quanto riguarda l'attività antecedentemente svolta e cioè quella di parchettista, anche in quest'attività professionale, ritengo che non vi siano sostanziali limitazioni, tenendo in considerazione i reperti oggettivabili attualmente.
Ritengo pertanto che il paziente presenti al massimo un'incapacità lavorativa del 20% nell'attività professionale svolta di parchettista e questo pensato su un'attività lavorativa della durata di 8 ore e mezzo giornaliere.
Ritengo poi che con un'adeguata terapia, in particolar modo con una fisioterapia appropriata, con della ginnastica di rinforzo muscolare eventualmente eseguita in modo autonomo e frequentando una palestra in cui il paziente possa rinforzare la muscolatura lombosacrale, con degli esercizi a carattere isomet
rico ed isotonico, i disturb
i del paziente potrebbero ulteriormente migliorare e quindi anche la limitazione della capacità lavorativa quale parchettista.
Le alterazioni a livello del ginocchio destro non sono limitanti per l'attività professionale del paziente.
" (Doc. AI 21-6+7)
A detta del perito, l’assicurato presenta quindi una piena capacità lavorativa in relazione alle mansioni amministrative e d’ufficio, mentre con riferimento all’attività di parchettista egli è da ritenere, sulla base dei reperti oggettivabili, inabile al lavoro al massimo al 20% (doc. 21-6).
Nel suo rapporto medico del 28 giugno 2006 il dr. _ del SMR, poste le diagnosi principali di “sindrome lombovertebrale su iniziali alterazioni degenerative a livello del segmento L4-L5 e L5-S1; gonalgia a destra e condropatia della patella; stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore al ginocchio destro nell’anno
2003”
, ha osservato:
"
Il 21 marzo 2003 l’assicurato è vittima di un incidente con gli sci, procurandosi una distorsione del ginocchio destro, con conseguente attuale discreta instabilità anteriore del ginocchio destro, in esiti di lesione del legamento crociato anteriore e del legamento laterale mediale.
Per questo evento l’assicurato è stato al beneficio di prestazioni _ e sono stati ritenuti i periodi di IL seguenti, che possiamo ugualmente prendere in considerazione:
IL del 100% dal 21.03.2003
IL del 80% dal 17.07.2003
IL del 50% dal 18.08.2003
IL del 80% dal 25.08.2003
IL del 25% dal 27.10.2003
IL del 0% dal 05.01.2004
Per quanto concerne i disturbi a livello della colonna lombare, l’assicurato è stato sottoposto a perizia reumatologica presso il dr. _, in data 26 gennaio 2006.
Lo specialista ha ritenuto la diagnosi di sindrome lombo-vertebrale su una minima discopatia a livello L4-L5 e L5-S1 con alla RM delle protrusioni discali ed una fessura a livello dell’anulus fibroso. Clinicamente non sono state rilevate sostanziali limitazioni della mobilità della colonna vertebrale, ma dei dolori in particolar modo alla flessione e all’estensione della stessa, nonché dei disturbi alla palpazione della muscolatura paravertebrale soprattutto sul lato sinistro. Nessun segno per un’instabilità lombosacrale dal punto di vista clinico. Nessun segno irritativo di tipo radicolare alle estremità inferiori. Le indagini radiologiche non mostrano patologie di sorta dei segmenti vertebrali analizzati.
Accanto a questa problematica principale, l’assicurato presenta uno stato dopo distorsione del ginocchio destro, con presenza di una condropatia retro-patellare, nonché uno stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore. All’esame clinico attuale, nessun versamento, nessun segno di artrosi rilevante e nessun sospetto per un’instabilità significativa del ginocchio o per una lesione del menisco.
Tenendo in considerazione quindi questi aspetti, lo specialista ritiene che l’assicurato non presenti alcuna limitazione nell’attività lavorativa attualmente svolta, che è quella di tipo amministrativo presso la sua ditta di parchettista.
In un’attività di tipo prettamente amministrativo, egli presenta una CL totale.
Per quanto riguarda l’attività antecedentemente svolta e cioè quella di parchettista, non vi sono sostanziali limitazioni, tenendo in considerazione i reperti oggettivabili attualmente.
L’assicurato presenta dunque al massimo una IL globale del 20% nell’attività svolta di parchettista e questo pensato su un’attività lavorativa della durata di 8 ore e mezza al giorno, a decorrere dal momento della perizia (26.01.2006).
La leggera diminuzione della CL quale parchettista si giustifica nel senso che la posizione accovacciata o inginocchiata come anche la flessione ripetuta delle ginocchia è lievemente ridotta.
Il MC, dr. _, (04.04.2005) ha certificato le IL seguenti:
IL del 100% dal 25.02.2004
IL del 60% dal 21.06.2004.” (Doc. 35)
2.4. In sede ricorsuale l’assicurato ha contestato tali conclusioni, producendo un certificato medico del dr. _ del 28 novembre 2006, del seguente tenore:
"
Certifico di avere in cura il Signor RI 1 del _ di _ dal 22.04.2002.
Il Signor RI 1 ha presentato per la prima volta nel 2002 una sindrome lombo-vertebrale prolungata su turbe statiche e degenerative che è scomparsa completamente con delle cure conservative.
II 25.02.04 il Signor RI 1 ha presentato nuovamente una sindrome lombo-vertebrale acuta che finora ha risposto solo minimamente a diverse cure conservative prescritte.
Un consulto neurochirurgico presso il Dr. _ ha rilevato una sindrome lombo-vertebrale nell'ambito di una discopatia con lesione dell'anulo fibroso ai livelli L4/L5 e L5/S1 e ha consigliato della ginnastica e rinforzo muscolare regolare e ha consigliato di procedere ad un intervento specialistico solo in caso estremo.
Il Signor RI 1 lavora quale parchettista e possiede una ditta propria.
Prima dei disturbi lavorava circa all'80% quale parchettista e per il resto eseguiva dei lavori amministrativi. Il lavoro quale parchettista è un lavoro pesante che necessita circa 85% al 90% la posizione inginocchiata e con degli sforzi con le braccia e la schiena in questa posizione.
Dopo l'inizio della sindrome lombo-vertebrale cronica nel 2004 non ha più potuto fare il suo lavoro quale parchettista, prova ogni tanto e riesce al massimo a lavorare da due a tre ore con delle pause in tra mezzo (lavora 20 min. e poi deve riposarsi). Dopo una tale giornata ha sempre dei forti dolori e deve subito sdraiarsi. Dice che qualsiasi sforzo con la schiena gli provoca dei dolori, riesce a stare seduto tranquillamente due ore e dopo deve alzarsi e camminare. L'intensità dei dolori è variabile secondo la giornata e secondo gli sforzi.
All'esame clinico la mobilità della colonna cervicale e lombare sono normali, la distanza dita suolo fino a
7 cm
indolente e poi con dei dolori fino a
2 cm
. Dolori alla palpazione delle articolazioni ileo-sacrali e dei processi spinosi L3/S1. Inoltre dolori alla palpazione della muscolatura para-vertebrale lombare e indurimento più pronunciato a sinistra.
BMI 29.
Esegue tutte le sere della ginnastica della durata di 20 minuti ed ogni tanto aggiunge in seguito degli esercizi con degli attrezzi.
I disturbi e le lamentele del Signor RI 1 sono credibili tanto più che è proprietario di una ditta e avrebbe tutto l'interesse di poter lavorare al 100% nel suo lavoro.
Finora il Signor RI 1 ha lavorato al 40% facendo soprattutto dei lavori amministrativi tralasciando il lavoro quale parchettista.
Un lavoro quale parchettista con questa sintomatologia che è spiegabile con le alterazioni sopraccitate non è possibile in modo totale in quanto la posizione inginocchiata e lo sforzo sono controindicati con questa sintomatologia. Esigibile nella misura di
2 a
3 ore al giorno con diverse pause intramezzo." (Doc. VI/bis)
Al riguardo, il dr. _, nelle sue annotazioni dell’8 gennaio
2007 ha
osservato:
"
Perizia reumatologica dr. _ del 26.1.2006:
Diagnosi:
sindrome lombo-vertebrale su iniziali alterazioni degenerative a livello del segmento L4/L5 e L5/S1
gonalgia a destra e condropatia della patella
stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore al ginocchio destro nell'anno 2003
conclusioni: abile al 100% in attività adatta, abile all’80% quale parchettista
decisione UAI del 26.9.2006: nessun diritto a rendita
attualmente in sede di ricorso viene presentato un rapporto del dr. _ del 28.11.2006.
Da questo rapporto non risulta una modifica sostanziale dello stato di salute dell'assicurato rispetto al momento della valutazione peritale. La descrizione dello status clinico è in pratica sovrapponibile a quello riscontrato dal dr. _ (dolori alla palpazione e nella fase finale della flessione).
conclusione: assenza di modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione peritale che va quindi confermata." (Doc. VIII/bis)
In corso di causa, questa Corte si è rivolta al dr. _, sottoponendogli lo scritto del dr. _, con invito ad apprezzare se tale referto è atto a modificare le sue conclusioni peritali (XII).
Questa è stata la sua risposta, pervenuta al TCA in data 31 agosto 2007:
"
(...)
Ho visualizzato la lettera scritta dal medico curante, dr. _, in data 28.11.2006. Per quanto riguarda le valutazioni obiettive del collega, in particolar modo l’esame clinico, vedo come egli segnali una buona e normale mobilità sia della colonna cervicale, che della colonna lombare, con dei disturbi piuttosto soggettivi nella fase finale dei movimenti. Non ho riscontrato che siano state eseguite nel decorso ulteriori indagini di tipo radiologico, né delle radiografie convenzionali, né un’ulteriore nuova RM.
Tenendo quindi in considerazione la descrizione dei reperti clinici ed il fatto che non siano state eseguite nuove indagini di tipo radiologico in questo periodo, ritengo che sostanziali modifiche rispetto alla mia valutazione peritale del 26.01.2006 non siano subentrate. Non posso che ribadire quanto da me determinato nella mia valutazione di allora.” (Doc. XIII)
Con scritto del 17 settembre 2007 indirizzato al patrocinatore il dr. _ ha osservato:
"
Gli ultimi accertamenti radiologici sono stati effettuati il 10 maggio 2004, seguiti poi da un consulto neurochirurgico presso il dott. _ il 26 luglio 2004 con la diagnosi di sindrome lombo-vertebrale nell’ambito di una discopatia con lesione dell’anulo fibroso ai livelli L4/L5 e L5/S1.
Il 24 settembre 2007 verrà eseguita una nuova risonanza magnetica a livello lombare per avere un confronto con quella del
2004. A
causa dell’assenza del signor RI 1 l’appuntamento non è potuto essere realizzato prima.” (Doc. G)
Con scritto del 26 settembre 2007 indirizzato al patrocinatore dell’assicurato il dr. _ ha rilevato quanto segue:
"
In allegato le mando la copia del referto di risonanza magnetica effettuata il 24 settembre 2007.
Si rileva un peggioramento della situazione in quanto vi è anche una patologia a livello L3-L4 non presente nella risonanza magnetica del
2004.”
(Doc. XIX/2)
Nel referto del 24 settembre 2007 concernente l’esame di RM della colonna lombare del 24 settembre 2007 il dr. _ del Servizio di radiologia dell’_ ha posto le seguenti conclusioni:
"
Reperto di una protrusione discale mediana paramediana verso destra a livello L3-L4, non menzionato nei riferimenti anamnestici, quindi eventualmente di nuova insorgenza rispetto al precedente del 2004 di cui non abbiamo le immagini.
Protrusione discale lieve a livello L4-L5 senza evidenti conflitti.
Protrusione discale mediana paramediana destra L5-S1 con possibile conflitto S1 a destra.” (Doc. XIX/1)
2.5.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01;
DTF 125 V 352, 122 V 160;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag. 106, consid. 3c, pag. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Massima Istanza
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).
Per quel che riguarda i certificati del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in favore del suo paziente (STFA
25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01
; DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).
Il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid.
3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)" (consid. 3.2)
2.6. Nell’evenienza concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, deve concludere che la perizia reumatologica del dr. _, sulla quale si fonda la decisione di rifiuto delle prestazioni,
difetta della necessaria forza probante e non può pertanto essere posta alla base di un giudizio senza che prima si proceda ad un complemento istruttorio
.
Il dr. _ ha infatti espressamente indicato di avere reso il suo parere peritale del 13 febbario 2006 basandosi, tra l’altro, sull’esame di RM della colonna lombare eseguita presso l’_ di _ in data 10 maggio 2004 dal dr. _ (cfr. doc. 21-5, sottolineatura della redattrice).
Da tale esame emerge come l’assicurato presenta una “
moderata discopatia con protrusioni discali e fessure a livello dell’anulus fibrosus spazi L4-5 e L5-S1, ma non evidenza di compromissione radicolare
” (doc. 2-9 inc. cassa malati).
Sulla base dei suoi accertamenti e delle risultanze della RM citata, il perito ha ritenuto che l’interessato presenti in particolare “
dei disturbi a livello della colonna lombare riferibili ad una sindrome lombo-vertebrale su una minima
discopatia a livello L4/L5 e L5/
S1 con alla RM delle protrusioni discali ed una fessura a livello dell'anulus fibroso
”, evidenziando che le radiografie da lui eseguite non mostrano patologie di sorta a livello dei segmenti vertebrali analizzati
.
Egli ha poi indicato che accanto a questa problematica principale, il paziente presenta anche uno stato dopo distorsione del ginocchio destro, con presenza di una condropatia retro-patellare, nonché uno stato dopo stiramento del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore, senza tuttavia alcun versamento, nè segni di artrosi e senza alcun sospetto per un'instabilità significativa de
l
ginocchio o per una lesione del menisco
(doc. 21-6, sottolineatura della redattrice).
Il perito ha quindi concluso che, tenendo in considerazione tali aspetti, che dal punto di vista clinico e radiologico sono molto limitati, l’interessato è da ritenere abile al lavoro all’80% nella sua attività di parchettista (con riferimento ad un impiego a tempo pieno, per otto ore e mezza al giorno), ma pienamente abile al lavoro in attività di tipo prettamente amministrativo, quale quella svolta (al 40% viste le dimensioni dell’attività) nella sua ditta (doc. 21-6). Il dr. _ ha inoltre aggiunto che, tramite un’adeguata terapia (in particolare una fisioterapia appropriata con della ginnastica di rinforzo muscolare della muscolatura lombosacrale), i disturbi del paziente potrebbero ulteriormente migliorare, così come pure la limitazione della sua capacità lavorativa quale parchettista (doc. 21-7).
L’assicurato ha contestato queste conclusioni, producendo il certificato medico del dr. _, il quale ha considerato l’attività di parchettista, che comporta il mantenimento della posizione inginocchiata per lungo tempo, non più esigibile al 100%, ma solo nella misura di due-tre ore al giorno (doc. VI/bis).
Il dr. _, chiamato dal TCA ad esprimersi in merito al certificato medico del curante prodotto pendente causa, con scritto del 23 agosto
2007, ha
rilevato che il dr. _, nelle sue valutazioni obiettive, ha segnalato una buona e normale mobilità sia della colonna cervicale, sia della colonna lombare, indicando la presenza di disturbi piuttosto soggettivi nella fase finale dei movimenti. Il dr. _ ha poi evidenziato che, sulla base dei reperti clinici e tenuto conto del fatto che non sono state eseguite nel frattempo nuove indagini di tipo radiologico, né delle radiografie convenzionali, né un’ulteriore nuova RM, a suo parere non sono intervenute sostanziali modifiche rispetto alla sua valutazione peritale del 26 gennaio 2006, ribadendo quindi totalmente quanto già apprezzato in sede peritale (doc. XIII, sottolineature della redatrice).
Tali conclusioni relative all’assenza di modifiche delle condizioni di salute dell’interessato, in mancanza di nuove indagini radiologiche, sono tuttavia state smentite a distanza di poco tempo. Dalla documentazione agli atti, infatti, emerge che un nuovo esame di RM è stato effettuato dal dr. _ in data 24 settembre 2007 e che dallo stesso è emerso un peggioramento dello stato di salute dell’interessato, così come attestato dal dr. _ nel suo scritto del 26 settembre 2007 (doc. XIX/2, sottolineatura della redattrice).
Dall’esame di RM della colonna lombare del 24 settembre 2007 risulta infatti la presenza di un “
reperto di una protrusione discale mediana paramediana verso destra a livello L3-L4, non menzionato nei riferimenti anamnestici, quindi eventualmente di nuova insorgenza rispetto al precedente del 2004 di cui non abbiamo le immagini. Protrusione discale lieve a livello L4-L5 senza evidenti conflitti. Protrusione discale mediana paramediana destra L5-S1 con possibile conflitto S1 a destra
” (doc. XIX/1, sottolineatura della redattrice).
Al riguardo, l’amministrazione, nelle osservazioni del 15 ottobre 2007, ha indicato che il presunto peggioramento della situazione non ha motivo di essere preso in considerazione, in quanto successivo alla decisione impugnata che delimita il potere cognitivo del giudice, evidenziando che eventuali comprovati e duraturi peggioramenti dello stato di salute dovranno venire presi in considerazione nell’ambito di una nuova procedura assicurativa (doc. XXI).
A tal proposito, va rilevato che per consolidata giurisprudenza
il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, salvo che si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).
In concreto, il referto del 26 settembre 2007 del dr. _, attestante il peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato, così come l’esame di RM della colonna lombare del 24 settembre 2007, sono posteriori alla decisione impugnata. Tuttavia, occorre porre l’accento sul fatto che il radiologo ha evidenziato che la nuova
protrusione discale mediana paramediana verso destra a livello L3-L4, rilevata dalla RM del 2007, non era menzionata nei riferimenti anamnestici ed è quindi di nuova insorgenza rispetto alla precedente RM del 2004 (doc. XIX/1, sottolineature della redattrice).
Questi nuovi riscontri a livello radiologico emersi nel 2007, che dimostrano un peggioramento delle patologie dell’interessato rispetto al 2004, senza tuttavia accertare a partire da quale momento sono subentrati, possono quindi essere presi in considerazione da parte di questo Tribunale, in quanto possono permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurato antecedente al provvedimento contestato.
Pertanto il referto del dr. _ del 26 settembre 2007, accompagnato dall’esame di RM della colonna lombare del 24 settembre 2007, sono rilevanti ai fini del presente giudizio, essendo suscettibili di mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 26 settembre 2006 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
Alla luce di tutto quanto esposto e in particolare del dimostrato peggioramento delle patologie dell’interessato a livello lombare, questa Corte ritiene che la fattispecie, per quanto riguarda il giudizio sulle patologie e sull'incapacità al lavoro dell’assicurato, non è stata adeguatamente e compiutamente indagata.
Ciò soprattutto in ragione del fatto che il perito, dr. _, interpellato dal TCA al fine di valutare se le sue conclusioni possano essere influenzate dallo scritto del curante, ha confermato le sue conclusioni peritali, evidenziando che a suo parere non siano intervenute sostanziali modifiche rispetto alla valutazione peritale del 26 gennaio 2006 e questo sulla base dei reperti clinici e tenuto conto del fatto che non siano state eseguite nel frattempo nuove indagini di tipo radiologico (né delle radiografie convenzionali, né un’ulteriore nuova RM) (doc. XIII). Tale conclusione, tuttavia, come visto, è stata smentita dalla nuova RM del 24 settembre 2007, che ha per contro evidenziato un peggioramento delle affezioni lombari rispetto al 2004, senza ulteriori specificazioni, in particolare circa il momento di insorgenza delle nuove affezioni lombari a livello L3-L4.
Essendo tale questione tutt’altro che secondaria, ben potendo la nuova protrusione discale paramediana verso destra a livello L3-L4 essere insorta ben prima della decisione impugnata, ma essere stata evidenziata solo in occasione della RM del 24 settembre 2007, si rende quindi necessario, al fine di giungere ad un chiaro ed attendibile giudizio sullo stato di salute dell'assicurato e sulle sue effettive ripercussioni invalidanti, procedere ad un'accurata valutazione reumatologica. Spetterà quindi all’amministrazione, cui gli atti vengono rinviati per un complemento istruttorio, approfondire le patologie di cui è affetto l’assicurato, stabilire la tempistica dell’insorgenza della nuova protrusione discale mediana paramediana ed esprimersi sull’influenza dei vari disturbi lombari sull’abilità lavorativa del ricorrente.
La considerazione dell’amministrazione circa il fatto che il peggioramento della sintomatologia è successivo alla decisione impugnata, essendo stato “scoperto” tramite il nuovo esame radiologico del settembre 2007, non è tale da sovvertire la conclusione a cui è giunta questa Corte.
In effetti, visto che il raffronto, per concludere circa l’insorgenza di una nuova patologia lombare, è stato fatto tra la RM della colonna lombare del 24 settembre 2007 e la precedente, del 10 maggio 2004, non è possibile, come fatto in maniera semplicistica dall’amministrazione, concludere che il peggioramento sia successivo alla decisione impugnata, ben potendo essere intervenuto antecedentemente.
In tale contesto va segnalato che in una recente sentenza I 556/06 del 13 settembre 2007 il Tribunale federale ha confermato il giudizio con il quale questo Tribunale aveva rinviato gli atti all’amministrazione affinché procedesse ad ulteriori accertamenti.
In questa sentenza
la nostra Massima Istanza
ha criticato l’operato dell’amministrazione, che tramite il proprio medico aveva ritenuto che non fosse possibile, nel corso di quella procedura, procedere, alla luce di un rapporto medico successivo alla decisione impugnata, all’esame del danno alla salute dell’interessato, e l'aveva invitato a
ripresentare una nuova domanda di prestazioni AI per adulti alla fine della cura di disintossicazione in atto.
Al riguardo l'Alta Corte ha rilevato:
"
(...)
In simili circostanze risulta difficile comprendere i motivi per i quali l’UAI, tramite il proprio medico, sostenga che un esame del danno alla salute e del suo carattere invalidante non possa essere effettuato nell’ambito della presente procedura. Come precisato dal Tribunale cantonale, il rapporto del Servizio psico-sociale del 9 settembre 2005 attesta fatti rilevanti per il giudizio in quanto il soggiorno presso Villa Argentina è iniziato nel febbraio 2005, immediatamente dopo la dimissione dalla CPC, mentre la decisione impugnata è datata 21 luglio 2005. Dal ricovero in CPC dell’11 dicembre 2004 alla pronuncia della decisione impugnata sono quindi trascorsi oltre sette mesi.
Al riguardo va ancora evidenziato che per costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta sì di principio la legalità della decisione su opposizione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata emanata; ciò non toglie tuttavia che i fatti verificatisi ulteriormente possano eventualmente imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (v. DTF 99 V 98 consid. 4 pag. 102).
Ne consegue che il rapporto del 9 settembre 2005, oltre ad attestare fatti rilevanti per il giudizio, indica pure che l’astinenza si è consolidata, confermandone la rilevanza ai fini dell’esame dello stato di salute psichico dell’assicurato e delle conseguenze sulla capacità lavorativa. (...)” (sentenza citata, pag. 8)
2.7. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento.
Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio.
In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto.
In proposito cfr. pure STF I 327/06 del 17 aprile 2007 consid. 5.
Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560.
L'autore ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).
Il risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.
Nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche.
In una sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001, p. 196s.,
la nostra Corte
federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nell’evenienza concreta ci si trova confrontati ad un accertamento sommario dei fatti, come dimostrato dall’esame di RM lombare del 2007, che ha evidenziato un peggioramento delle patologie dell’interessato rispetto al precedente esame di RM lombare del 2004.
S
i giustifica, pertanto, l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti all’Ufficio AI perché, ordinata una perizia medica volta a determinare quando è insorta
la nuova protrusione discale paramediana verso destra a livello L3-L4
, la relativa evoluzione e le conseguenti ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’insorgente, tenuto conto anche della
protrusione discale lieve a livello L4-L5 senza evidenti conflitti e della protrusione discale mediana paramediana destra L5-S1 con possibile conflitto S1 a destra
, si pronunci nuovamente sulla sua domanda di prestazioni.
2.8. Vincente in causa, il ricorrente, patrocinato da un avvocato, ha diritto a un'indennità per ripetibili da mettere a carico dell’UAI (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, in cui la parte resistente è soccombente, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.