# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a00d491b-33ff-5ba4-87f1-3d4b6b9cf934
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. PI 1, nato nel _, professionalmente attivo quale giornalista, nel mese di ottobre 2003 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti.
Esperiti gli accertamenti medici del caso, con decisione 13 ottobre 2004 l’Ufficio AI gli ha riconosciuto una rendita intera dal 1° aprile 2004 (doc. AI 34).
1.2. Con opposizione 3 novembre 2004 la RI 1 (in seguito: Fondazione RI 1), agente quale assicuratore LPP dell’ultimo datore di lavoro dell’assicurato (la “_” di _, cfr. doc. AI 15), ha contestato l’inizio dell’incapacità lavorativa – determinante giusta l’art. 29 cpv. 1 lett. a LAI per la decorrenza del diritto alla rendita – che l’Ufficio AI ha fatto risalire al mese di aprile 2003.
In particolare essa ha evidenziato:
"
1. L'assicurato ha avuto al 19.03.2000 un incidente stradale e in
seguito, il 20.03.2000 gli è stata diagnosticata un'insufficienza cardiaca. Da allora gli è stata attestata, dal punto di vista medico, un'incapacità lavorativa ininterrotta dal 50% al 100%. Il dottor _, psichiatra, conferma anche lui con il rapporto medico e l'allegato attestato medico, lo status della capacità lavorativa dall'aprile 2000 al massimo 20-30% in un'attività dipendente.
2. Che l'assicurato era dipendente della spett. "_" dal 01.08.2002 fino al 30.04.2003, non cambia il fatto della ridotta capacità lavorativa. C'è da chiedersi e chiarire concludente, se l'attività svolta dall'assicurato dal sopra citato datore di lavoro era ragionevole e/o accettabile." (Doc. AI 36)
1.3. Dopo aver sottoposto il caso all’esame del proprio Servizio medico regionale (SMR), con decisione 29 aprile 2005 l’Ufficio AI ha respinto l’opposizione della Fondazione RI 1, evidenziando in particolare:
"
Alla luce di quanto suesposto, si può notare come sia il Dr. _ del SMR dell'AI (vedi rapporto medico 3.8.2004) sia il Dr. _ del SMR dell'AI (vedi annotazioni 16.3.2005), abbiano confermato che dal lato prettamente medico l'assicurato ha subito un notevole peggioramento del suo stato di salute a partire dal mese di aprile 2003 (egli è in effetti stato ritenuto inabile al 100% in qualsiasi attività lucrativa a decorrere dalla data testé menzionata).
Il Dr. _ ha per di più sottolineato che, per il periodo antecedente al mese di aprile 2003, l'assicurato era assolutamente in grado di svolgere al 100% la propria attività abituale e che egli era da considerare limitato dal punto di vista medico unicamente per eventuali lavori fisici di natura medio-pesante.
La tesi di cui sopra è del resto suffragata dal fatto che concretamente il Signor PI 1 ha sempre lavorato nello spazio di tempo anteriore al mese di aprile 2003, vale a dire fino al sopraggiungere dell'accertato aggravamento del proprio stato di salute (cfr. in tal senso l'attestato del datore di lavoro _ di data 18.6.2003 nonché l'estratto del conto individuale dell'assicurato in questione presenti agli atti).
Ora, stante quanto precede, l'amministrazione ha fissato a giusta ragione l'inizio del periodo d'attesa di un anno ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI al mese di aprile 2003."
(Doc. AI 65)
1.4. Contro la decisione su opposizione la Fondazione RI 1 ha interposto tempestivo ricorso al TCA, sostenendo che l’inizio del periodo di attesa debba essere fissato retroattivamente al 19 marzo, eventualmente all’inizio del mese di aprile 2000.
Ribadendo che a seguito dell’incidente stradale del 19 marzo 2000 l’assicurato presenta un’incapacità lavorativa variabile tra il 50 e 100%, la ricorrente sostiene che:
"
L'impiego dell'assicurato presso il _ a partire dall'agosto 2002 ha interrotto l'incapacità lavorativa solo apparentemente per qualche mese. In base alla diagnosi eseguita nel 2000 che accertava la grave ed incurabile cardiopatia, l'attività lavorativa proposta non era né conciliabile con lo stato dell'assicurato né adeguata al suo stato fisico. La piena capacità lavorativa ai sensi dell'art. 29ter OAI non è stata mai più recuperata. Tale dato di fatto risulta chiaramente dai referti medici citati nell'opposizione alla decisione, i quali attestano un ulteriore peggioramento fisico dell'assicurato durante il periodo in cui questi ha lavorato per il Quotidiano indipendente.
L'inizio del periodo d'attesa fissato dall'istanza preliminare al 1° aprile 2003 non ha ragion d'essere alla luce della chiara diagnosi medica e dei referti menzionati e va spiegata solo con la notifica ritardata del diritto alla prestazione." (Doc. I)
1.5. Invitato dal TCA a prendere posizione sul gravame, quale parte interessata, con scritto 10 giugno 2005 PI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto la reiezione del ricorso. In particolare egli ha evidenziato come l’accertamento medico svolto dall’Ufficio AI relativo alla data d’inizio dell’incapacità lavorativa si basi su dati precisi e incontrovertibili (VI).
1.6. Il succitato scritto è stato intimato alle parti in causa per osservazioni (VIII).
Il 21 giugno 2005 l’amministrazione ha fatto presente di non aver nulla da aggiungere (VIII), mentre la Fondazione RI 1 è rimasta silente.

## Considerations

considerando
in diritto
2.1. Ai sensi dell’art. 59 LPGA ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica.
Ciò è segnatamente il caso per altri assicuratori i quali, a seguito di una decisione amministrativa di un’altra assicurazione, hanno un obbligo di fornire prestazioni (Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 59 N.12). Dispone al riguardo l’art. 49 cpv. 4 LPGA: “
Se prende una decisione che concerne l’obbligo di un altro assicuratore di fornire prestazioni, l’assicuratore deve comunicare anche a lui la decisione. Quest’ultimo dispone dei medesimi rimedi giuridici dell’assicurato.”
Nel caso in esame, si tratta di stabilire l’inizio dell’anno di attesa secondo l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI vada fatto risalire come stabilito dall’Ufficio AI nella decisione impugnata, al 1° aprile 2003 oppure già al mese di marzo (eventualmente aprile) 2000, secondo la tesi della Fondazione RI 1.
L’esito della presente vertenza avendo delle ripercussioni sull’obbligo assicurativo della Fondazione RI 1 - convenuta da PI 1 dinanzi allo scrivente Tribunale con petizione 2 dicembre 2004, mediante la quale l’assicurato ha chiesto la condanna dell’istituto previdenziale all’erogazione di una rendita d’invalidità del secondo pilastro a far da tempo dal 1° aprile 2003 (vedi inc. 34.2004.65) - quest’ultima risulta legittimata ad inoltrare il presente ricorso.
2.2. S
econdo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Rilevasi che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
2.3. Ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI:
"
il diritto alla rendita secondo l'articolo 28 nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:
a.
presenta un'incapacità permanente di guadagno pari almeno al 40 per cento, oppure
b.
è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media."
Secondo l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media.
Di regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa (DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).
Alla scadenza del termine di 360 giorni l'assicurato deve presentare un'incapacità - questa volta - di guadagno del 40% almeno, che verrà definita secondo i disposti dell'art. 28 LAI.
L'ammontare della rendita che verrà versata dipende dal grado d'incapacità di lavoro durante il periodo di carenza e di quello dell'incapacità di guadagno residua dopo i 360 giorni. Di conseguenza una rendita intera potrà essere riconosciuta solo se l'incapacità media di lavoro durante l'anno di carenza è stata di due terzi almeno e se in seguito sussiste un'incapacità di guadagno di perlomeno pari grado (RCC 1980 p. 263). Pertanto se l'incapacità media di lavoro è stata del 60% durante 360 giorni, l'assicurato non avrà diritto per cominciare che ad una mezza rendita anche se allo scadere del termine la sua incapacità di guadagno supera i due terzi. Inversamente, se dopo 360 giorni di incapacità media di lavoro di oltre due terzi l'incapacità di guadagno è scesa al 60%, l'assicurato avrà diritto unicamente ad una mezza rendita d'invalidità (Valterio, op. cit. pag. 222s, Pratique VSI 1998 pag. 126-127).
Se l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi, il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).
Vi è interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI allorché l'assicurato è interamente abile e presenta, durante almeno 30 giorni consecutivi, una capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza riguardo alla sua rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non è per contro interrotto se il tentativo di ripresa del lavoro - essendo provatamente al di sopra delle forze dell'assicurato - è fallito, anche se esso è durato più di 30 giorni (RCC 1964 p. 168).
2.4. Nella fattispecie in esame, dall’esame degli atti, risulta che a seguito di un infortunio della circolazione avvenuto il 19 marzo 2000 l’assicurato ha sviluppato delle difficoltà alla respirazione (dispnea parossistica), un’insufficienza cardiaca (cardiopatia dovuta ad un infarto accaduto al momento dell’infortunio), nonché una sindrome bipolare affettiva e depressiva.
I medici consultati a suo tempo hanno attestato come le succitate patologie abbiano causato all’assicurato un’importante incapacità lavorativa già prima del 2003, anno nel quale l'Ufficio AI ha fatto partire il termine di attesa fissato.
Con rapporti 3 novembre 2003 e 2 dicembre 2003 il dr. _, specialista in psichiatria e psicoterapia, ha infatti certificato una capacità lavorativa quale dipendente tra il 20 e 30%, dall’aprile 2000 (doc. AI 12).
Anche nel suo rapporto 30 novembre 2000 il medico curante, dr. _, ha rilevato un’inabilità lavorativa dell’assicurato del 70% come giornalista e manager, mentre come politico ha ritenuto esigibile un’attività di alcune ore settimanali; egli ha indicato quali attività escluse quelle comportanti mobilità con sforzi anche lievi (doc. AI 39).
Infine, con rapporto 9 maggio 2001 il prof. _, primario di cardiologia all’Ospedale _, ha in particolare escluso qualsiasi capacità lavorativa in professioni pesanti, includendo, con riferimento all’attività parlamentare dell’assicurato, anche lo stress mentale e psichico. Egli ha inoltre ritenuto esigibili attività d’ufficio in un ambiente senza stress (cfr. punto 7 del rapporto, doc. AI 40).
Da ultimo, al momento della visita lo specialista ha ritenuto l’assicurato invalido, facendo tuttavia presente che in caso di miglioramento della sintomatologia, l’invalidità potrebbe migliorare, ma non oltre il 50%
(“ Aufgrund des Eindruckes, den ich vom Patienten anlässlich der ambulanten Untersuchung vom 4.04.2001 erhalten habe, ist er aktuell medinizische als Invalide zu betrachten.
Bei einer Besserung der Sintomatik könnte sich diese Invalidität etwas verbessern, doch bezweifle ich, dass diese weniger al 50% betragen wird”
, punto 8, doc. AI 40).
Dal fascicolo risulta comunque anche che, nonostante le affezioni succitate e rispettando il principio dell’obbligo di riduzione del danno - secondo cui
un assicurato è tenuto ad intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) -
sino al peggioramento della patologia cardiaca (aprile 2003) PI 1 ha
continuato
ad esercitare delle attività lucrative.
T
ale fatto è dimostrato dagli estratti
dei suoi conti individuali (doc. AI 68). In particolare dalla documentazione richiamata dall’Ufficio AI dall’assicurazione contro la disoccupazione che emerge dal 1° luglio 2002 al 19 maggio 2003 (data del licenziamento non dovuto ad incapacità lavorativa per motivi di salute, ma per una vicenda penale legata alla falsificazione di firme riguardante un referendum) l’assicurato è stato direttore responsabile (a tempo pieno) del quotidiano _ (cfr. attestato datore di lavoro 18 giugno 2003 e lettera di disdetta 19 maggio 2003 in doc. AI 7).
Trattandosi di un’attività per lo più sedentaria, questa Corte non può condividere la tesi della convenuta che ritiene la professione di giornalista svolta dall’assicurato nel succitato periodo non adeguata al suo stato di salute.
A tal riguardo, nella nota 16 marzo 2005 il dr. _ del SMR ha pertinentemente osservato:
"
Conclusione:
dal punto di vista medico pare oggettivato che l'assicurato soffra di una cardiopatia dilatativa sintomatica almeno da giugno 2001 (oltre al grave sovrappeso con inoltre broncopatia su persistente tabagismo). Dalla documentazione a disposizione si può costatare un progressivo peggioramento della funzionalità cardiaca negli ultimi 4 anni (vedi EF).
Tale patologia lo poteva sicuramente limitare per attività fisiche medio pesanti mentre un'attività leggera prevalentemente sedentaria risultava esigibile in misura normale. Dal punto di vista medico non posso condividere la valutazione del prof. _ che confronta l'esigibilità dal punto di vista cardiaco. In questo contesto non va dimenticato che l'assicurato presenta coronarie normali e la dispnea lamentata risulta essere multifattoriale influenzata sicuramente in modo sostanziale dal grave sovrappeso e dal persistente tabagismo, valutazione confermata da un risultato del BNP normale, valore che in pratica esclude una causa prettamente cardiaca della dispnea." (Doc. AI 58)
Come visto, l’attore ha esercitato per quasi dieci mesi a tempo pieno la professione di giornalista
,
trovando nell’impiego di direttore del già citato quotidiano ticinese un’attività consona
alla sua situazione medica, in particolare cardiaca.
Dagli atti non risulta che nel succitato periodo egli abbia avuto problemi di salute tali da compromettere la capacità lavorativa in quell'attività giornalistica (i precedenti brevi ricoveri di sette giorni nel giugno 2002 e di un giorno nel luglio dello stesso anno erano dovuti principalmente a problemi di dispnea parossistica con decorso favorevole e quindi senza conseguenze sull’abilità lavorativa; cfr. rapporti d’uscita 11 giugno e 26 luglio 2002 dell’Ospedale Regionale di _ contenuti negli atti AI)
,
che peraltro nulla agli atti lascia presumere essere verosimilmente incompatibile con le valutazioni espresse dai summenzionati sanitari.
Né risulta che durante la permanenza a “_” l’assicurato abbia avuto un calo di rendimento (in petizione egli ha affermato di aver lavorato anche 13-14 ore al giorno cfr. inc. 34.2004.65). Del resto, come già detto, il licenziamento non è avvenuto per ragioni di salute.
È solo a partire dall’aprile 2003 che l’attore, ricoverato per uno scompenso cardiaco, non può più essere considerato abile al lavoro in qualsiasi attività lucrativa, incluse quelle leggere e sedentarie e dunque anche in quella di giornalista svolta alle dipendenze della
“_” in qualità di direttore del quotidiano “_”.
In tal senso, il dr. _, capo servizio di Cardiologia al _, ha attestato che l’assicurato è inabile al 100% dall’aprile 2003
anche
in attività fisiche leggere (cfr. in particolare lettere 27 luglio 2004 e 21 aprile 2005 all’Ufficio AI, doc. AI 26 e 63).
S
ino al ricovero per scompenso cardiaco (aprile 2003) PI 1 ha invece sempre continuato ad esercitare un’attività lucrativa (cfr. estratti
dei suoi conti individuali, doc. AI 68).
Alla luce di quanto appena esposto, anche volendo far decorrere, per ipotesi di lavoro, un’incapacità lavorativa rilevante dal 2000 il termine di un anno è stato sicuramente interrotto ai sensi dell’art. 29ter OAI (cfr. consid. 2.3) visto che PI 1 ha intrapreso (dal 1° luglio 2002 al 19 maggio 2003) la professione di direttore responsabile del già citato quotidiano ticinese, dimostrando una capacità al lavoro economicamente utilizzabile in attività giornalistica compatibile e consona al suo stato di salute.
L’Ufficio AI ha pertanto correttamente fatto decorrere l’inizio dell’anno di attesa ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI dall’aprile 2003, con conseguente diritto alla rendita intera a partire dal 1° aprile 2004.
La decisione su opposizione impugnata deve dunque essere confermata.