# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c6608de0-aac6-5fe0-b418-348edae5de57
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 6 agosto 2017, RI 1, dipendente della ditta _ di _ in qualità di falegname e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali presso l’CO 1, è rimasto vittima di un infortunio al ginocchio destro. Accertamenti eseguiti nel prosieguo hanno evidenziato la presenza di una gonartrosi mediale e femoro-patellare, resa sintomatica dal trauma subito.
L’istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale del 22 gennaio 2019, l’amministrazione ha negato il diritto alla rendita a fronte di un grado d’invalidità inferiore alla soglia minima legale e ha assegnato un’indennità per menomazione dell’integrità del 10% (doc. 133).
A seguito dell’opposizione interposta dall’RA 1 (_ – doc. 164), in data 26 marzo 2019, l’assicuratore ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 165).
1.3. Con tempestivo ricorso del 6 maggio 2019, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha chiesto la condanna dell’CO 1 a riconoscergli una rendita d’invalidità del 13% almeno.
A sostegno della propria pretesa, l’insorgente contesta innanzitutto il fatto che l’amministrazione abbia determinato il reddito da invalido in applicazione dei salari statistici, piuttosto che mediante il metodo delle DPL, a suo dire più favorevole agli assicurati.
D’altro canto, trattandosi sempre del reddito da invalido, egli pretende che sul medesimo venga operata una decurtazione del 10% almeno per “attività leggere e per altri fattori di riduzione” (doc. I, p. 2 s.: “Sulla base di quanto precede, riteniamo di non capire come l’intimata possa, in tal caso, affermare nella propria decisione su opposizione che non vede quale fattore di riduzione potrebbe entrare in considerazione. Sulla base degli atti CO 1 è gioco forza concludere che le limitazioni post-infortunistiche dell’assicurato, indicate anche nel rapporto medico di agenzia del 16.5.2018 del Dr. _, paragrafo esigibilità lavorativa (...), dimostrate anche nello svolgimento dell’attività adeguata da settembre 2018, la sua scarsa scolarizzazione, l’aspetto che abbia sempre e solo esercitato attività pesante, lo limitino nel mettere a frutto la propria capacità lavorativa residua.”).
1.4. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).
1.5. In replica, la rappresentante dell’assicurato si è riconfermata nelle proprie conclusioni, precisando in particolare che “... l’applicazione della riduzione del 10% sul calcolo dello scapito economico (punto 3) non è stata richiesta solo per la bassa scolarizzazione ma bensì anche per le limitazioni ben comprovate in sede di attività lavorativa anche nel periodo di lavoro svolto dal 1 settembre 2018. L’assicurato, anche svolgendo un’attività lavorativa, che a dire del datore di lavoro può essere semplicemente svolta da un apprendista, ha riscontrato difficoltà che non gli permettono di mettere a frutto una piena residua capacità di guadagno. Ribadiamo che secondo il nostro avviso la CO 1 dovrebbe almeno applicare una riduzione per attività leggera ed altri fattori di riduzione evidenti anche agli atti CO 1.” (doc. VII).
L’istituto assicuratore convenuto si è pronunciato in merito il 5 luglio 2019 (doc. IX).
La patrocinatrice del ricorrente ha ancora formulato alcune considerazioni in data 17 luglio 2019 (doc. XI).

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto della lite è la questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare il diritto alla rendita d’invalidità, oppure no.
2.2. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.3. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.4. Chiamato a pronunciarsi sul diritto a una rendita d’invalidità, questo Tribunale constata innanzitutto che la valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa dal medico _ dell’istituto a margine della visita di chiusura del 16 maggio 2018 (cfr. doc. 81, p. 3 s.), non è oggetto di contestazione da parte dell’insorgente, il quale va ritenuto in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo, attività lavorative sostitutive che rispettano i limiti funzionali indicati.
Oggetto di contestazione sono invece gli aspetti economici legati alla determinazione del grado dell’invalidità e, specificatamente, l’entità del
reddito da invalido
ritenuto dall’CO 1 (cfr. doc. I, doc. VII e doc. XI).
2.5. Per quanto riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione a sapere se, e in quale misura al caso, i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL (“Descrizione dei posti di lavoro”).
In quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
L’Alta Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
In una sentenza 32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(...)
quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr.
Grisanti
, Nuove regole per la valutazione dell’invalidità., in: RtiD II-2006, p. 311 seg., in particolare p. 326-327) (...)”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2, il Tribunale federale ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 p. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).
La questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.
Questa giurisprudenza è stata confermata dal TF, segnatamente nella DTF 141 V 1 consid. 5.
Da notare che, con comunicazione del 19 ottobre 2018, l’CO 1 ha informato il Tribunale federale e tutti i Tribunali cantonali delle assicurazioni che, a partire dal 1° gennaio 2019, avrebbe cessato di utilizzare le DPL, ritenuto che “nel corso degli ultimi anni, il mantenimento della banca DPL è infatti divenuto sempre più dispendioso in termini di tempo e costi ed avrebbe richiesto investimenti considerevoli negli anni a venire. Inoltre, la collaborazione richiesta da parte della CO 1 per il mantenimento del sistema è stata percepita dalle imprese come sempre più gravosa.
Per tutte queste ragioni, la CO 1 ha quindi deciso che in futuro utilizzerà soltanto i dati statistici RSS nel quadro della fissazione delle rendite di invalidità, e ciò a partire dal 1 gennaio 2019
.” (il corsivo è del redattore).
2.6. Nella presente fattispecie, l’istituto convenuto ha quantificato in fr. 67'406 il reddito da invalido, facendo capo alla tabella RSS TA 1 2016,
media totale, livello di qualifica 1, uomini, aggiornato al 2018, senza applicare alcuna deduzione sociale
ex DTF 126 V 80 (cfr. doc. 132, p. 1).
L’insorgente contesta innanzitutto il fatto che il reddito da invalido sia stato determinato in applicazione dei dati salariali statistici, pubblicati periodicamente dall’Ufficio federale di statistica, anziché in base alle DPL (cfr. doc. I).
Tale censura è già stata esaminata e risolta dal Tribunale federale in una sentenza 8C_368/2018 del 28 marzo 2019 consid. 4.2 e 4.3. In quella fattispecie, il TF si è infatti pronunciato nei termini seguenti:
"
(...).
4.2. Il ricorrente per il calcolo del reddito da invalido censura ancora la circostanza che siano stati applicati i rilevamenti RSS, anziché le DPL. Quest'ultimo sistema è più corretto rispetto alla realtà ticinese, la quale ha salari più bassi. A parer suo, i rilevamenti RSS sono superiori di almeno fr. 5'000.-/6'000.- rispetto alle DPL.
4.3. Lo stesso ricorrente dà atto che la scelta dell'assicuratore, confermata dalla Corte cantonale, non può essere contestata. Infatti, per prassi consolidata del Tribunale federale (delle assicurazioni) per il calcolo del grado di invalidità non si può far capo a statistiche regionali (cfr. sentenza U 462/05 del 25 aprile 2007 consid. 8.1 con riferimenti). Questo per non dimenticare oltretutto che l'CO 1 in una comunicazione del 18 ottobre 2018 ha informato il Tribunale federale e i tribunali cantonali delle assicurazioni che dal 1° gennaio 2019 avrebbe abbandonato l'uso delle DPL, applicando in futuro unicamente i rilevamenti RSS.”
Del resto,
va segnalato che, nella DTF 129 V 472 consid. 4.2.2, l’Alta Corte ha verificato, in base a una valutazione statistica compiuta dall’CO 1, che il salario medio risultante dalle DPL si situava
soltanto leggermente
sotto quello secondo la RSS (in questo senso, si veda pure la STF 8C_647/2013 del 4 giugno 2014 consid. 7.2).
Utilizzando quindi i dati forniti dalla tabella
RSS 2016 TA 1
, l’assicurato, svolgendo nel 2016 una professione che presuppone qualifiche inferiori (livello di qualifica 1) nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 5'340. Riportando questo dato su 41.7 ore
, esso ammonta a fr. 5'566.95 mensili oppure a fr. 66'803.40 per l'intero anno (fr. 5'566.95 x 12).
Tale dato va poi aggiornato al 2018, anno di inizio dell’eventuale diritto alla rendita. Secondo la “T1.1.10 Indice dei salari nominali, 22 maggio 2019 Uomini 2011-2018” (cfr. STF 8C_72/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 4.1 e riferimento ivi citato) l’indice, rispetto al 2010, è stato del 104.1 nel 2016 e del 105.1 nel 2018.
Il reddito da invalido ammonta quindi a
fr. 67'445.12
(fr.
66'803.40
x 105.1/104.1).
Per quanto riguarda la questione del
gap
salariale, va rilevato che, in una sentenza 8C_141/2016 e 8C_142/2016 del 17 maggio 2016 consid. 5.2.2.3, il TF ha stabilito che non erano dati i presupposti per aumentare il reddito da valido, allorquando quest’ultimo è superiore al salario usuale del settore (in quella fattispecie, quello dell’edilizia), determinato in base al salario minimo d’assunzione previsto da un contratto collettivo di lavoro (in questo senso, si vedano pure la STF 8C_537/2016 dell’11 aprile 2017 consid. 6, in cui la Corte federale ha precisato che questa giurisprudenza è applicabile,
mutatis mutandis
, ad altri settori nei quali è stato concluso un contratto nazionale o un contratto collettivo di lavoro, e la STF 8C_643/2016 del 25 aprile 2017 consid. 4.3).
Nel caso concreto, così come indicato dall’CO 1 (aspetto non contestato dall’insorgente), il salario minimo secondo il CCL per i falegnami ammontava nel 2018 a fr. 66'932 (riferito alla classe salariale “spec. posatori” dai 24 anni), dunque inferiore a quello che l’assicurato avrebbe realizzato, sempre nel 2018, quale falegname alle dipendenze della
ditta _
(fr.
69'810)
(cfr. doc. 132, p. 1 e 7).
In queste condizioni, non entra in linea di conto una decurtazione del reddito statistico da invalido a tale titolo.
Per quel che concerne la deduzione sociale, il TCA ricorda che
la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
L’Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Il ricorrente fa valere che sul reddito statistico da invalido andrebbe applicata una deduzione sociale del 10% almeno, in ragione degli impedimenti legati al danno alla salute, della sua scarsa scolarizzazione e del fatto che ha sempre e solo svolto attività pesanti (cfr. doc. I).
Da parte sua, l’amministrazione ritiene invece che il reddito statistico da invalido non debba essere ridotto in quanto, da un lato, “un mercato equilibrato del lavoro offre sufficienti possibilità di impiego realisticamente e oggettivamente praticabili da persone che non possono effettuare che lavori leggeri ...” (doc. IX, p. 1) e, dall’altro, “... anche gli assicurati analfabeti e privi di formazione, costretti ad abbondonare la loro originaria professione, di tipo manuale, a causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato generale del lavoro un’attività fisicamente leggera e che non presupponga particolari attitudini intellettuali” (doc. V, p. 4).
In una sentenza 35.2019.25 del 5 settembre 2019 consid. 2.6., questo Tribunale si è pronunciato in merito al cambiamento di prassi deciso dall’istituto assicuratore resistente e consistente nel non più applicare a contare dal 1° gennaio 2019 la deduzione sociale dipendente dalle limitazioni derivanti dal danno alla salute (in quel caso, concernente un assicurato che, a causa del danno infortunistico alla spalla sinistra, era stato giudicato in grado di svolgere a tempo pieno e con rendimento completo un lavoro sostitutivo da leggero a talvolta mediamente pesante), l’CO 1 aveva in un primo tempo decurtato del 10% il reddito statistico da invalido, mentre in un secondo tempo, invitato a ricalcolare il reddito in questione in base ai dati salariali più attuali a disposizione, era ritornato sui propri passi, invocando il cambiamento di prassi a cui si è fatto accenno in precedenza).
In quella pronunzia, il TCA si è così espresso:
"
(...) Nel caso concreto, il TCA può fare propria la deduzione del 10% operata dall’amministrazione, in considerazione del danno alla salute (altri fattori di riduzione non entrano invece in considerazione; cfr., tra le tante, STF 8C_201/2019 del 14 agosto 2019; STF 9C_373/2019 del 18 luglio 2019; STF 9C_787/2018; 9C_795/2018 del 19 luglio 2019; STF 8C_203/2019 del 18 luglio 2019; STF 8C_72/2019 dell’11 giugno 2019; STCA 35.2019.6 del 26 agosto 2019 consid. 2.3.8; STCA 35.2018.123 del 27 marzo 2019, consid. 2.6.2.; STCA 35.2018.114 del 18 marzo 2019, consid. 2.6.3; STCA 35.2019.33 del 19 agosto 2019 consid. 2.4.7).
Riguardo alle precisazioni fornite dall’CO 1 a proposito della deduzione sociale (cfr. consid. 1.7 e 1.8), il TCA si limita a rilevare che la giurisprudenza federale è sempre in vigore. Tale concetto non deve peraltro essere confuso con la possibilità di eventualmente effettuare un parallelismo dei redditi, introdotto dalla giurisprudenza federale per tenere conto, tra l’altro, delle differenze salariali regionali. Anche questa giurisprudenza è sempre in vigore (cfr. STF 9C_138/2019 del 29 maggio 2019; STF 9C_500/2018 del 31 gennaio 2019; STCA 35.2019.60 del 29 agosto 2019; TF 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 in RtiD I-2014 pag. 318; STCA 35.2019.33 del 19 agosto 2019 consid. 2.6).”
Nella concreta evenienza, per i medesimi motivi sviluppati nella sentenza appena citata, questa Corte ritiene che sul reddito statistico da invalido vada applicata una decurtazione del 10%, proprio per tener conto degli impedimenti legati al danno alla salute infortunistico.
ll fatto che l’assicurato abbia un basso grado di scolarità e che abbia sempre lavorato quale falegname, non giustifica una decurtazione più ampia, considerato che le attività adeguate entranti in linea di conto (livello di qualifica 4, semplici e ripetitive) non richiedono né un’esperienza professionale diversificata, né un grado di istruzione particolare (cfr., in questo senso, la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3)
Il reddito da invalido, tenuto conto di una deduzione sociale del 10%, ammonta dunque nel 2018 a
fr. 60'700.60
.
Confrontato con il reddito da valido di fr. 69'810 (cfr. doc. 132, p. 1), dato non contestato, risulta un grado d’invalidità del 13.04%, arrotondato al
13%
(cfr. STF 8C_72/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 4.4.2; DTF 130 V 121 consid. 3.2 = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), ciò che conferisce il diritto a una rendita d’invalidità secondo l’art. 18 cpv. 1 LAINF.
La decisione su opposizione del 26 marzo 2019 deve dunque essere modificata nel senso che l’assicurato ha diritto ad una rendita d’invalidità del 13% dal 1° novembre 2018.