# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 39616122-8737-5a21-b03d-d4314c3a01e5
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto
In fatto:
A.
_ è stato arrestato il 18 dicembre 2008 dalla Polizia cantonale, su ordine d’arresto 17 dicembre 2007 del PP, per titolo di violenza carnale e atti sessuali con fanciulli (Inc. GIAR 578.2008.1, doc. 2).
Il 19 dicembre 2007 il PP, con richiesta di conferma dell’arresto, ha promosso a _ l’accusa per titolo di violenza carnale, coazione sessuale, atti sessuali con fanciulli e violazione del dovere di assistenza o educazione, chiedendo la conferma dell’arresto per i bisogni dell’istruzione e per pericolo di recidiva (GIAR 578.2008.1, doc. 1).
Il giorno stesso questo giudice ha confermato l’arresto dell’accusato considerata la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e per i bisogni dell’istruzione, pericolo di collusione e per pericolo di fuga (Inc. GIAR 578.2008.1, doc. 3).
B.
Il 4 marzo 2008 _, per il tramite del proprio patrocinatore e con l’istanza in discussione (giunta al Ministero pubblico il 5 marzo 2008), chiede di essere posto in libertà provvisoria (Inc. GIAR 578.2007.4, doc. 1). La difesa contesta l’esistenza dei seri indizi di reato e comunque non sarebbero più presenti i motivi di interesse pubblico quali i bisogni dell’istruzione, pericolo di collusione e il pericolo di fuga.
A mente della difesa il procedimento penale e l’arresto si basano sulle dichiarazioni della presunta vittima rese in occasione dell’audizione di dicembre 2007 e che, in questo periodo, nessun elemento indiziante concreto permetterebbe di sostanziare le accuse mosse dalla ragazza al patrigno, anzi la stessa si sarebbe contraddetta nel corso della seconda audizione (per quanto riguarda la persona con la quale avrebbe avuto il primo rapporto sessuale completo) e nel corso dell’istruttoria sarebbero emersi “
contraddizioni chiare e inconciliabili, tali da minare profondamente la credibilità delle dichiarazioni della ragazza su cui è completamente incentrata l’accusa che non dispone di altri riscontri probatori o indizianti
” (istanza p. 2), tanto più che un altro accusato, _, ha affermato che la ragazza era vergine in occasione del primo rapporto sessuale da lui avuto con _, mentre che quest’ultima ha affermato di avere avuto il primo rapporto sessuale completo con _.
Per di più non emergerebbero dagli atti dichiarazioni di terzi che possano far pensare a comportamenti inadeguati dell’accusato nei confronti di minorenni o di donne. La moglie dell’accusato (madre della presunta vittima) e praticamente tutti i parenti della ragazza descrivono l’accusato come una persona corretta, buona, e che mai avrebbe potuto fare le cose di cui lo si accusa. Sempre i parenti della ragazza, ed in primis la madre e la nonna, descrivono la presunta vittima come “
una bambina dispettosa e bugiarda, con comportamenti distruttivi nei confronti delle cose e delle persone
”.
Non sussisterebbero pertanto più, al momento attuale, gravi e concreti indizi di colpevolezza per giustificare il mantenimento della carcerazione preventiva cui è astretto _. In ogni caso non sussisterebbero nemmeno più necessità istruttorie tali da giustificare il mantenimento della carcerazione e neppure pericolo di collusione in quanto l’istruttoria, ad eccezione di una perizia di credibilità richiesta dalla difesa, sarebbe ormai conclusa: le prove sono state assicurate e l’accusato non avrebbe più la possibilità di inquinarle e anche un residuo pericolo di collusione potrà essere ovviato mediante l’adozione di norme di condotta quali il divieto di prendere contatto con la presunta vittima.
Neppure presente il pericolo di fuga in quanto l’accusato sarebbe molto legato alla moglie con la quale è sposto dal 2005. Benché senza professione egli avrebbe solidi legami in _ mentre che non ne avrebbe all’estero, neppure al suo paese d’origine. Egli sarebbe poi in attesa del permesso di domicilio.
Pure un ipotetico pericolo di fuga potrebbe essere ovviato con l’adozione di misure sostitutive quali il deposito dei documenti o l’obbligo di presentarsi regolarmente ad un posto di Polizia.
C.
Il magistrato inquirente, con preavviso negativo 10/11 marzo 2008 (Inc. GIAR 578.2007.4, doc. 2), ribadisce l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza evincibili sia dalle dichiarazioni della presunta vittima, che non si sarebbe affatto contraddetta ma avrebbe spiegato il perché di alcune sue dichiarazioni, che da riscontri oggettivi quali un’analisi del materia genetico dell’accusato e della presunta vittima, materiale riscontrato sul lenzuolo del letto matrimoniale dell’accusato.
Per quanto riguarda i bisogni istruttori il Procuratore pubblico afferma che con il chiarimento dei fatti riguardanti il terzo adulto che avrebbe avuto rapporti sessuali con la minore _ (tale _) occorrerà procedere ad una nuova audizione della la presunta vittima riprendendo anche la questione dei rapporti sessuali con _ e procedendo anche ad un confronto tra accusato e presunta vittima, confronto di cui devono ancora essere definite le modalità. Sussisterebbe poi un concreto pericolo di fuga con riferimento alla decisione di conferma dell’arresto del 19 dicembre 2007 di questo giudice.
Pacifico il rispetto del principio di proporzionalità considerata la gravità dei reati e la possibile pena che potrebbe essere inflitta a _.
D.
La difesa, con fax 12 marzo 2008 si riconferma nelle proprie conclusioni in merito alle contraddizioni in cui sarebbe incorsa la presunta vittima.
Il ritrovamento di tracce biologiche esaminate dal Istituto di medicina legale di _ sul lenzuolo prelevato dal letto dell’accusato non dimostrerebbe nulla, non essendo contestato che sia la minore che il patrigno siano stati su quel letto (separatamente) mentre che per quanto riguarda le tracce di sperma troverebbero spiegazione nell’eiaculazione spontanea notturna che l’accusato avrebbe avuto la notte tra sabato e domenica sempre su quel lenzuolo.
La difesa ribadisce poi che non sussisterebbero più bisogni istruttori e il pericolo di collusione sarebbe ovviato dal fatto che la presunta vittima risiede già in istituto lontano dalla propria famiglia. Alla luce di quanto sopra non sarebbe poi rispettato il principio di proporzionalità.

## Considerations

In diritto:
1.
L’accusato, detenuto, è pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.
Il preavviso del Procuratore pubblico, ritenuta ricezione dell’istanza il 5 marzo 2008, è tempestivo avendo trasmesso a questo ufficio per posta preavviso negativo lunedì 10 marzo 2008, primo giorno feriale utile cadendo il termine di 3 giorni sabato 8 marzo.
Il termine di cui all'art. 108 cpv. 2 CPP scade venerdì 14 marzo 2008 (avendo questo giudice ricevuto, istanza, preavviso negativo e l’incarto l’11 marzo 2008) ex art. 20 cpv. 3 CPP.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.
“L’art. 95 CPP – corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L’eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP 1980 pag. 128).”
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).
3.
Anche qualora non contestata, l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata d’ufficio, pur nei limiti di competenza di questo giudice derivanti dalla sua funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato.
Con verosimiglianza sufficiente, a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può comunque concludere per la presenza di seri e di concreti indizi di colpevolezza a carico di _ e relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti per cui procede il PP.
A sostenere questa tesi concorrono, oltre alle dichiarazioni della presunta vittima (AI 8.2 e 8.3), anche le conclusioni del laboratorio di medicina legale di _ (AI 7.3) secondo cui, sul lenzuolo che si trovava nel letto matrimoniale utilizzato dall’accusato sono state rinvenute tracce di DNA miste dell’accusato, della di lui moglie e della presunta vittima minorenne, oltre che ad una traccia di sperma riconducibile a _ stesso. In base al rapporto dell’istituto di medicina legale di _ le tracce di DNA rinvenute indicano un contatto intensivo tra il corpo di _ e il lenzuolo, che non può essere spiegato con le ipotesi avanzate dalla difesa (appare infatti poco probabile che la ragazza abbia potuto lasciare queste traccia sdraiandosi vestita sul letto), e su di esso si trovano inoltre tracce miste del DNA di _ e di _.
Poco credibile la storia della polluzione notturna (e quindi dell’emissione involontaria, generalmente notturna, di liquido seminale, normale e frequente negli adolescenti durante la pubertà e negli adulti che osservano la castità) di _, fornita dall’accusato agli inquirenti per giustificare l’esistenza di una traccia di sperma su di un lenzuolo che, viste le circostanze del caso, in quei giorni non avrebbe dovuto “assistere” ad attività sessuali da parte dell’accusato. Per nulla credibile il fatto che _, che a suo dire, a causa della polluzione notturna, si sarebbe svegliato con “
le mutande bagnate
” ed addirittura che il suo pene “
era proprio attaccato alle mutande”
(verb. PP 7 marzo 2008, p. 2.), avrebbe deciso, per la fretta (dovendosi recare a _), di cambiare le mutande solo una volta arrivato a _, avendo a disposizione dei cambi di biancheria intima anche a _. Il tempo che impiega una persona “normalmente abile” ad infilarsi un paio di mutande pulite la mattina è notorio: si tratta di pochi secondi.
Elementi oggettivi, la presenza intensiva delle tracce di DNA di figliastra e accusato, la presenza di una macchia di sperma, sostanziano invece l’ipotesi accusatoria secondo cui la minore _ e l’accusato _ avrebbero giaciuto insieme, compiendo un atto di natura sessuale, sul lenzuolo oggetto di analisi da parte degli inquirenti, lenzuolo apposto pulito di bucato sul materasso dalla stessa _ e sul quale la madre della ragazza e l’accusato non hanno mai dormito assieme (stante l’arresto di _ al suo rientro in _ da _) (cfr. AI 2.1.,verbale PP 04.01.08, p. 8; AI 8.3., trascrizione dell’audizione 25.01.08 della presunta vittima, p. 8)
.
Per quanto riguarda le dichiarazioni della ragazza, v’è da dire che effettivamente _, durante la prima audizione, ha dichiarato di avere avuto il suo primo rapporto sessuale completo con il patrigno per poi, in occasione della seconda audizione, dichiarare di avere avuto il primo rapporto sessuale in assoluto con il patrigno ma che tale rapporto avrebbe comportato una penetrazione anale e non vaginale. A questo proposito va però osservato come la ragazza abbia spontaneamente raccontato la novità (cioè di avere avuto come primo rapporto sessuale in assoluto una penetrazione anale con _) agli inquirenti all’inizio della seconda audizione (AI 8.4, p. 5 e 6) e non perché sollecitata dall’interrogante o per rispondere a precise contestazioni degli inquirenti. La ragazza ha poi ben spiegato per quale motivo non aveva fatto menzione in precedenza di questo fatto e cioè che si vergognava di quanto subito. Ancora a p. 29 della trascrizione della seconda audizione la presunta vittima, dopo avere in un primo momento assecondato la verbalizzante, che riassumeva erroneamente la cronologia degli eventi, ha trovato la presenza di spirito per correggersi e dichiarare che con _ aveva avuto il suo primo rapporto sessuale in assoluto e basta.
A nulla valgono le obbiezioni della difesa che si chiede come sia possibile, dal profilo meccanico, penetrare all’improvviso l’ano di una persona che, nelle circostanze descritte dalla presunta vittima, dovrebbe essere tesa e sconcertata mentre che la vittima avrebbe liquidato la descrizione dell’accaduto con poche parole. Non solo perché tali obbiezioni varrebbero, pari pari, anche per la penetrazione improvvisa della vagina di una ragazza di dodici/tredici anni alla prima esperienza sessuale, ma soprattutto perché, a ragione appunto, la difesa immagina e definisce la scena cruenta e ciò dal momento che _ stessa ha dichiarato che “
mi sono accorta che da dietro, visto che mi ha fatto male, è uscito anche un po’ di sangue. Però non è che lui se ne fregava
...” (AI 8.3, p. 5).
Di nessun pregio le valutazioni sulla credibilità della minore esternate dalla madre e dalla nonna, persone che si trovano chiaramente in conflitto di interessi con _ sin dall’inizio del procedimento penale.
_, madre di _, ha deciso a priori e senza conoscere i dettagli dei fatti oggetto di inchiesta, di schierarsi con il marito e contro la propria figlia. Già a verbale di Polizia 21 dicembre 2007, dopo avere ribadito quanto dichiarato a verbale 20 dicembre 2007, e cioè di essere certa che dal 1° novembre in poi il marito non sarebbe mai stato da solo con _ né a _ né a _, solo dopo essere stata messa al corrente delle dichiarazioni contrarie di _ – che aveva invece elencato agli inquirenti una serie di circostanze in cui si era trovato da solo con _ – ed invitata, dall’agente interrogante, a prendere posizione al riguardo, si è vista costretta a dichiarare che “
dopo avere preso atto di quanto ha dichiarato mio marito devo dire che effettivamente lui ha ragione. Ieri ero un po’ confusa perché con tutto quello che mi è successo non riuscivo a ricordare determinati dettagli ma oggi, dopo avere sentito cosa ha detto mio marito, ecco che mi sono ricordata e posso confermare che nelle due circostanze descritte da mio marito lui ed _ sono rimasti assieme e da soli, una volta a _ per due giorni un fine settimana quando io ero a _ e una volta a _ per due giorni quando io ero rientrata in _
” (cfr. verb. PG 21 dicembre 2008, p. 1 e 2).
Il tentativo di “coprire” il marito è quindi più che evidente. Ma la donna è andata oltre perché gli inquirenti potessero attenersi, se non serenamente, almeno con un minimo di considerazione alle sue conclusioni: ella, nello stesso verbale, quasi a giustificare il tentativo di mendacio appena descritto, ha infatti sorprendentemente (per una madre) dichiarato che “
di una cosa sono certa e voglio ribadirlo. Io credo nel modo più assoluto a mio marito e sono consapevole che questo significa dire che _ e bugiarda. Io scelgo di rimanere accanto a mio marito senza ombra di dubbio. Al mille per mille mio marito non ha fatto nulla con _. Neanche la mia famiglia ci crede, Neanche mio figlio _.”
(cfr. verb. PG 21 dicembre 2008, p. 1 e 2). Quanto sin qui descritto non merita infatti ulteriori commenti.
4.
a)
Quanto alle necessità istruttorie atte a giustificare la misura cautelare di privazione della libertà, non è inutile ricordare i seguenti principi:
"
-
In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24).
In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.
-
E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "
Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen
."
(DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
-
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p. 19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13)."
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Riassumendo, per il mantenimento della carcerazione preventiva dell'accusato, non basta che vi siano ancora atti istruttori da esperire, ma è necessario che la prematura rimessa in libertà dell'accusato possa essere di nocumento proprio nell'ottica dell'assunzione delle prove che ancora mancano, e meglio in presenza di pericolo di collusione, quando cioè è lecito temere l'intervento dell'accusato su terze persone (siano essi correi, parti lese o semplici testi), o pericolo di inquinamento delle prove, termine più ampio che indica altri atteggiamenti suscettibili di falsare l'assetto probatorio, come la soppressione o l'alterazione di mezzi di prova ecc..
Va da sé che i criteri sopra esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la detenzione) é in corso da un certo tempo.
b)
Nel caso in esame, il Procuratore pubblico afferma, nel preavviso negativo 10 marzo 2008, che dovrà ancora essere valutato l’aspetto concernente il terzo adulto che avrebbe avuto rapporti sessuali con la minore, ed occorrerà procedere ad una nuova audizione di quest’ultima riprendendo anche l’argomento dei rapporti con _ procedendo, eventualmente, anche ad un confronto tra presunta vittima e l’accusato stesso, confronto le cui modalità dovranno essere ancora definite.
La difesa non vede per quale motivo si debba attendere l’arresto del terzo adulto per sottoporre alla presunta vittima le proprie domande e non vede come _ potrebbe influenzare le dichiarazioni di _, se messo in libertà.
Ora, a parte il fatto che già al momento della conferma dell’arresto questo giudice aveva ravvisato il pericolo di collusione, tra le altre cose, anche nel pericolo che l’accusato potesse indurre la presunta vittima a cambiare versione facendo leva sui sentimenti della ragazza nei suoi confronti (ella infatti gli vuole bene) e nei confronti della madre (considerato che già all’epoca _ viveva in settimana presso l’istituto _), dagli atti emerge che _ nega ogni addebito e che praticamente tutta la famiglia della presunta vittima si è schierata incondizionatamente dalla sua parte, emergono pure i tentativi dei vari componenti la famiglia di favorire in qualsiasi modo l’accusato. Egli, attualmente, non gode ancora della possibilità di avere dei colloqui liberi con la moglie (AI 10.18) proprio perché, visto l’atteggiamento “processuale” di quest’ultima, vi è anche il fondato timore che per suo tramite l’accusato possa intervenire sulle dichiarazioni della presunta vittima.
Non v’è chi non veda, a questo stadio del procedimento, come la scelta di sentire nuovamente la minore sia imprescindibile (naturalmente con le modalità previste dalla legge in questi casi), come pure di procedere anche a un confronto con l’accusato, e come sia tuttora presente un forte pericolo di inquinamento delle prove in caso _ dovesse riuscire a raggiungere con facilità _ che risiede sì all’istituto _, ma che di giorno esce per frequentare le scuole – ragazza, che va ricordato, non ha nessuno che la sostenga a parte le istituzioni preposte – per influenzarla, direttamente o per il tramite della madre o di altre persone (nonni, fratello, amici), e per farle cambiare versione a suo favore.
Spetterà agli inquirenti ed agli esperti trovare la formula migliore per procedere ad una nuova audizione di _, nel rispetto della minore imposto dalla legge e nel rispetto del principio di proporzionalità.
5.
Stabilita l’esistenza di uno dei motivi di interesse pubblico a giustificazione del mantenimento della carcerazione preventiva ci si potrebbe esimere dall’analizzare il paventato pericolo di fuga.
il pericolo di fuga, per giustificare la detenzione preventiva o l’applicazione di una misura sostitutiva dell’arresto, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).
Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind, ..." (Schmid, ibidem);
A questo proposito va considerato che _ si trova in _ da pochi anni e l’unico legame con il nostro Paese sembra essere la moglie _: egli infatti non ha figli da questo matrimonio e non ha neppure un lavoro che lo ancori alla nostra società. L’unico atto di rilievo che lo lega alla _ è stato sanzionato dalla Corte delle Assise correzionali di Lugano il 28 luglio 2006 quando è stato condannato alla pena di 15 mesi di detenzione sospesi, per un periodo di prova di 5 anni, poiché riconosciuto autore colpevole di ripetuto furto aggravato e altri reati (per cui è stato in detenzione preventiva dal 29 marzo al 28 luglio 2006). Come detto _ si trova in _ da pochi anni, non ha voluto rispondere alle domande del procuratore pubblico volte a sapere in che modo egli abbia conosciuto e si sia innamorato della moglie e ha dichiarato di non sapere da chi siano stati inviati gli SMS ricevuti nel settembre 2007 su di una tessera SIM trovata in suo possesso e scritti in _ (quindi non provenienti dalla moglie di origini _) di chiaro tenore amoroso (“
sono stata abbastanza senza di te da quattro anni ti auguro tutto il bene non fare niente con nessuno perché ti strozzo deva stare così come sei solo per me la mia cioccolata ti amo”,
cfr. allegato A al verbale PP 7 marzo 2008 di _). Non solo _ si trova in _ da poco e già ha interessato le Autorità penali, ma la sua situazione finanziaria e lavorativa è del tutto precaria, mentre quella famigliare, malgrado le sue dichiarazioni e quelle della moglie, sembra perlomeno fragile. _ ha già vissuto in diversi paesi europei dove ha tenuto contatti con suoi connazionali (vedi ad esempio i correi dei furti per cui è stato condannato nel 2006 che ha addirittura ospitato a casa della moglie). Gli elementi qui analizzati fanno quindi apparire come probabile il rischio che _, se rimesso in libertà, preferisca sottrarsi al procedimento penale e al processo riparando all’estero (in patria o in un altro paese europeo).
6.
La proporzionalità di una carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).
La proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, e degli atti istruttori compiuti (i numerosi e dettagliati verbali di Polizia, le due audizioni della vittima) e ancora da compiere, avuto riguardo alla difficoltà di assumere elementi probatori per quanto riguarda la delicatezza dell’ambito in cui si muovono gli inquirenti, con la famiglia della presunta vittima schierata a priori a favore dell’accusato, è sicuramente data.
Pure va ammessa nella sua eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i singoli reati imputati a _, in particolare per l’imputazione di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale e violenza carnale.
L’accusato è stato arrestato il 18 dicembre 2007 e ad oggi è in detenzione preventiva da quasi tre mesi. In questo lasso di tempo l’inchiesta è avanzata con celerità, considerato l’ambito in cui devono muoversi gli inquirenti, i numerosi verbali, anche di testi, sia di Polizia che di PP, e il coinvolgimento di altri accusati. I reati di cui è accusato _ sono di sicura gravità (a prescindere dal fatto che si tratta perlopiù di crimini e con un minimo edittale di pena di un anno) considerata poi la reiterazione a delinquere e, in caso di condanna, il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione preventiva sofferta e a quella presumibilmente da soffrire per esperire gli atti istruttori necessari alla completazione dell’inchiesta, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.
7.
In conclusione sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione è respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).