# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2fc53c36-6484-53eb-a65d-e7d3acfb0549
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. a) _, cittadino bosniaco, è entrato irregolarmente in Svizzera il 4 aprile 1993 per raggiungere la moglie connazionale _, che era al beneficio di un permesso di soggiorno nel nostro Paese nell'ambito dell'
"Azione Bosnia-Erzegovina"
. Il 28 ottobre 1993, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), nonostante avesse deciso di allontanare il ricorrente dal territorio elvetico per non adempiere le condizioni per il rilascio di un permesso di dimora, lo ha ammesso provvisoriamente in Svizzera (art. 14a cpv. 5 LDDS) in virtù del decreto 21 aprile 1993 del Consiglio federale sull'inesigibilità dell'allontanamento di determinati gruppi di persone provenienti dall'ex Iugoslavia con ultimo domicilio in Bosnia-Erzegovina. Nel giugno 1993, _ e _ si sono separati di fatto. Il 16 novembre 1994, l'interessato ha rinunciato all'ammissione provvisoria.
b) Dopo aver invano tentato di entrare illegalmente in Germania, il 23 gennaio 1995 _ ha depositato una domanda d'asilo nel nostro Paese ed è stato è stato attribuito al canton Sciaffusa, dove è stato posto al beneficio di un permesso N. Il 21 aprile 1995, l'insorgente ha chiesto e ottenuto dall'UFR l'autorizzazione a trasferirsi nel canton Ticino, allo scopo di vivere con la sua compagna _. Il 14 luglio 1995, il Tribunale comunale di _ (BiH) ha sciolto per divorzio il matrimonio dei coniugi _. Con decisione 8 febbraio 1996, l'UFR ha respinto la domanda d'asilo di _, ammettendolo comunque provvisoriamente in Svizzera (permesso F) in virtù del decreto 18 dicembre 1991 del Consiglio federale concernente l'ammissione provvisoria collettiva concernente i disertori e i renitenti alla leva provenienti da alcuni territori della ex Iugoslavia. A seguito dell'abrogazione per il 30 aprile 1998 della menzionata ammissione provvisoria collettiva, il 1° aprile 1998 l'allora Sezione degli stranieri (ora: permessi e immigrazione) del Dipartimento delle istituzioni ha ordinato al ricorrente di lasciare il territorio elvetico entro il 31 agosto 1998. In tale occasione, su sua richiesta e dopo aver fornito delle garanzie, l'interessato ha ottenuto dall'UFR una somma di denaro quale aiuto al rientro in Patria. Dopo vicissitudini che qui non occorre rievocare, il 3 settembre 1998 l'insorgente è infine partito alla volta della _.
c) Il 22 ottobre 1998, _ è stato autorizzato a rientrare in Svizzera per sposarsi il _ successivo a _ con la cittadina elvetica _, madre di _, nato da una precedente relazione. Per vivere insieme a sua moglie, l'interessato ha ottenuto un permesso di dimora B annuale, in seguito regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 21 ottobre 2001. Nell'aprile 1999, _ e _ si sono separati di fatto. Il 26 ottobre 2001, il ricorrente ha confermato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di vivere separato di fatto dalla moglie, di cui non conosceva l'esatto indirizzo a _.
B. Fondandosi sulle premesse emergenze, il 27 dicembre 2001 il Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda di rinnovo del permesso di dimora a _, ritenendo che avesse contratto un matrimonio di comodo e fittizio. La decisione è stata resa sulla base degli art. 7, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.
C. Con giudizio 5 marzo 2002 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da _. Riassunti i fatti salienti, il Governo ha ritenuto che non sussistesse più un legame tra la moglie svizzera e lo straniero dall'aprile 1999 e che i coniugi non fossero intenzionati a riprendere la vita in comune. Ha quindi considerato manifestamente abusivo, da parte del ricorrente, appellarsi a tale connubio al fine di poter continuare a dimorare sul territorio elvetico. L'Esecutivo cantonale ha per contro lasciato aperto il quesito se il matrimonio contratto fosse di natura fittizia, nonostante avesse rilevato numerosi indizi in tal senso (mancata dichiarazione prima della scadenza del termine di partenza di avere una relazione con la _, celerità nella celebrazione del connubio, corta durata della convivenza effettiva, mancanza di un permesso per risiedere nel nostro Paese, decisione di allontanamento dalla Svizzera a seguito dell'abrogazione del permesso F per gruppi, differenza di età tra i coniugi di oltre 14 anni). Visto che la relazione coniugale non era più intatta, il Governo ha ritenuto inapplicabile l'art. 8 CEDU, volto a tutelare la vita famigliare, e ha considerato esigibile il rientro dell'interessato nel proprio Paese d'origine. Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria.
D. Contro la predetta pronunzia, _ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del suo permesso di dimora. Contesta di aver contratto un matrimonio fittizio, sostenendo di aver vissuto con sua moglie fino alla primavera del 1999. Contesta pure di aver commesso abuso di diritto per continuare a beneficiare del permesso di soggiorno, sostenendo di essersi separato a causa della situazione di disagio che l'unione comportava al figlio di primo letto della consorte. Non esclude di riprendere la vita in comune con la moglie _, nonostante la loro separazione appaia definitiva e sia imminente l'avvio della pratica di divorzio. Infine, qualora il ricorso fosse destinato all'insuccesso, chiede l'esonero dal pagamento degli oneri processuali o una riduzione degli stessi in quanto è al beneficio di un'indennità di disoccupazione di fr. 1'768.95 mensili dal 5 novembre 2001.
E. All'accoglimento del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. In ambito di polizia degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso, solo laddove tale pretesa si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).
1.3. Non esiste tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica di Bosnia-Erzegovina o l'ex Repubblica federativa socialista di Iugoslavia alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini bosniaci, accordo dal quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio o al rinnovo di un permesso di dimora.
1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg., consid. 2c). In concreto, l'interessato risulta ancora sposato con una cittadina elvetica. Di conseguenza egli ha, in linea di principio, diritto al rinnovo del permesso di soggiorno. Pertanto, essendo la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti all'alta Corte federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da _ è data. Se il permesso in oggetto possa essergli rifiutato è questione di merito, non di ammissibilità.
1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Come già indicato in precedenza (consid. 1.4.), l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo. Il permesso può anche essere negato in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste quando un diritto viene invocato per realizzare degli interessi che la legge, che prevede tale diritto, non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, p. 133; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, n. 74 e 78). Sono dati segnatamente gli estremi dell'abuso, allorquando lo straniero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid. 4). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi non provoca necessariamente la perdita del diritto a un permesso di soggiorno (DTF 118 Ib 150 consid. 3c). Tale soluzione è stata scelta al fine di evitare che la presenza in Svizzera dello straniero dipenda dalla volontà del coniuge.
3. In concreto, il Consiglio di Stato ha fondato il proprio giudizio sull'abuso manifesto del diritto, da parte del ricorrente, nell'invocare il vincolo coniugale (consid. F., pag. 11 segg.). Cadono pertanto nel vuoto gli argomenti addotti dall'interessato, segnatamente il fatto di aver vissuto insieme a sua moglie fino alla primavera del 1999, al fine di confutare l'esistenza della natura fittizia delle sue nozze.
4. 4.1. _ è stato autorizzato a soggiornare in Svizzera, l'ultima volta a seguito del suo matrimonio celebrato il 13 novembre 1998 con _. La comunione domestica dei coniugi _ è durata tuttavia pochissimo tempo, precisamente meno di 5 mesi. E' incontestato che essi si sono separati nell'aprile del 1999 (cfr. ricorso ad 2; verbale d'udienza di conciliazione 2 giugno 1999 della Pretura di Locarno-Città, agli atti).
Da allora, _ e _ hanno organizzato ciascuno autonomamente la propria vita, tanto che, ancora recentemente, l'insorgente non ha saputo precisare l'esatto recapito di sua moglie residente a _ (v. scritto 26 ottobre 2001 alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione). E' quindi da escludere una ripresa della loro convivenza (v. anche ricorso ad 2).
4.2. Da quanto precede risulta pertanto in modo manifesto che l'insorgente si richiama ad un matrimonio che, da oltre 3 anni, è privo di ogni contenuto e scopo. Di conseguenza, _ commette abuso di diritto, richiamandosi al matrimonio per poter continuare a soggiornare in Svizzera. Se la separazione fosse dovuta o meno al fine di evitare imprecisati disagi a _, figlio di primo letto di sua moglie, è irrilevante. Per statuire sulla questione dell'abuso di diritto, non vanno infatti prese in considerazione le ragioni che hanno condotto al fallimento del matrimonio se, dopo numerosi anni di separazione di fatto, una ripresa della convivenza non entra manifestamente più in linea di conto (DTF 127 II 49, consid. 5). Il fatto, inoltre, che il ricorrente invochi la necessità del suo soggiorno nel nostro Cantone per seguire l'eventuale procedura di divorzio non permette di giungere a conclusioni più favorevoli per lo stesso (v. art. 8 cpv. 2 ODDS).
5. Il ricorrente non potrebbe nemmeno invocare la protezione dell'art. 8 CEDU. In effetti, a dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al rispetto della vita privata e famigliare, tutelato dalla norma in oggetto, per opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento del proprio permesso di dimora. Per appellarsi alle garanzie sancite dall'art. 8 CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e, 289 consid. 1c, 385 consid. 1c; 118 Ib 145). Orbene, a seguito dell'accertamento della mera natura formale del vincolo matrimoniale, che non merita tutela alcuna siccome abusivo, non si può ritenere che esista un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto tra _ e sua moglie _. Va osservato infine che l'insorgente non invoca nemmeno l'impossibilità di un suo rientro in Patria, dove è nato e cresciuto.
6. Il ricorrente critica infine il Consiglio di Stato per non aver tenuto conto della sua difficile situazione finanziaria. Sottolinea di essere senza lavoro dal 5 novembre 2001 e di ottenere una modesta indennità di disoccupazione di fr. 1'768.95 mensili (doc. B). Sennonché, il Consiglio di Stato ha giustamente respinto la sua domanda di ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell'avv. _ in quanto il ricorso era manifestamente infondato dall'inizio. Del resto, la tassa di giustizia di fr. 500.– a suo carico non appare lesiva del principio di equivalenza né procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva al Governo, in ordine alla sua determinazione (art. 28 PAmm).
7. Il ricorso dev'essere pertanto respinto. Non si può quindi prescindere dall’applicazione di una tassa di giudizio, che tenga conto della situazione finanziaria dell'insorgente.