# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2ab80d50-76b6-51d0-b31d-d400cbe1fbf8
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto:
1. AC 1
(sedicente, vista l’assenza di documenti di legittimazione) afferma di essere cittadina nigeriana e di essere nata a _ il 15 giugno 1982, località in cui è cresciuta e ha frequentato le scuole dell’obbligo presso il _, senza però superare l’esame finale di scuole secondarie. A suo dire, la madre avrebbe gestito un ristorante fino alla propria morte violenta, nell’ottobre/novembre 2002, linciata da miliziani musulmani per l’asserita violazione dei precetti islamici in tema di vendita di alcolici. Il padre avrebbe invece lavorato nel settore agricolo, favorito in ciò dal sostegno di un maggiorente locale, di religione musulmana, tale _. Questi, come contropartita per l’appoggio al padre dell’accusata, avrebbe premuto (con successo) affinché questi si convertisse all’islam. Inoltre, nel corso del 2002 detto _, uomo anziano e marito di più mogli, avrebbe manifestato un interesse particolare per l’imputata e l’avrebbe chiesta in sposa. La prevenuta ha dichiarato di aver subito forti pressioni affinché accettasse la proposta di matrimonio. Essa, fidanzata con un coetaneo, avrebbe finto di accettare ma sarebbe invece fuggita con il compagno, proprio grazie al denaro consegnatole dal futuro marito in vista del matrimonio.
I due si sarebbero diretti dapprima a _, dove si sarebbero imbarcati alla volta dell’Italia. Dopo alcuni mesi di navigazione avrebbero raggiunto _, e poi proseguito alla volta della Svizzera. Scesi dal treno nei pressi di _, ed indirizzati al locale centro per richiedenti l’asilo, i due avrebbero perso i contatti, e non si sarebbero in seguito più rivisti.
Il 17 febbraio 2003 l’accusata ha formalizzato la richiesta di asilo politico; domanda che l’Ufficio federale dei rifugiati ha respinto meno di un mese dopo, il 12 marzo 2003, decidendo la non entrata in materia e l’allontanamento dalla Svizzera a seguito della mancanza di un documento di legittimazione della richiedente. Il ricorso dell’imputata contro questa decisione è stato stralciato dal ruolo per il motivo del mancato pagamento da parte della ricorrente del richiesto anticipo delle spese di procedura. A tutt’oggi il provvedimento di allontanamento della prevenuta non ha però potuto essere eseguito per il medesimo motivo dell’assenza dei documenti di legittimazione che aveva determinato l’irricevibilità della domanda d’asilo.
Il 4 novembre 2003 l’accusata ha dato alla luce all’Ospedale _ una bambina, a cui ha dato il nome _.
L’ambasciata nigeriana ha nel frattempo riconosciuto la qui imputata come sua cittadina, ma ciò nonostante a tutt’oggi non è ancora pervenuto alcun documento ufficiale. L’asserita volontà dell’accusata di collaborare nell’iter finalizzato al suo rimpatrio è quantomeno dubbia, considerato che il suo attuale fidanzato si trova in _ e potrebbe attivarsi per ottenere i documenti necessari al suo rimpatrio. L’assenza di un documento di identità ufficiale della prevenuta rende oltretutto impossibile anche il rilascio del certificato di nascita della figlia, ed in assenza di questo attestato neppure la bambina può ottenere un documento di legittimazione.
Prima dell’arresto l’accusata viveva grazie alle prestazioni erogate dell’assistenza ed ai soldi guadagnati esercitando saltuariamente l’attività di parrucchiera, nonché con il provento del noleggio ad altri richiedenti l’asilo dei tre abbonamenti generali delle FFS da lei sottoscritti.
Essa alloggiava con la figlia in un appartamento della _, mentre che dopo l’arresto della madre la bambina è stata provvisoriamente collocata presso una famiglia affidataria.
Il 16 agosto 2004 l’accusata è stata condannata in Ticino a fr. 100.- di multa per contravvenzione alla LF sui trasporti pubblici, mentre che l’11 gennaio 2006 lo Strafbefehlsrichter Basel-Stadt le ha inflitto una multa di fr. 1’200.- per soggiorno illegale.
2.
Nell’ambito dell’inchiesta denominata “_”, è stato arrestato tale _ (poi condannato il 23 agosto 2006 dalla Corte delle Assise Correzionali per infrazione aggravata alla LFStup), il quale, interrogato, ha tra l’altro dichiarato di aver acquistato complessivi 100 grammi di cocaina da “_” di _; persona da lui identificata - tramite riconoscimento fotografico - nella qui accusata.
Su questa base il 10 agosto 2006 si è proceduto all’arresto della prevenuta. Essa ha negato ogni addebito, dichiarandosi totalmente estranea al traffico di droga; versione mantenuta sino al dibattimento.
3.
L’atto d’accusa imputa a AC 1 l’infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti per la vendita di complessivi 1150 grammi di cocaina, il riciclaggio di denaro, ripetuto, per un importo di fr. 46'158.-, provento del predetto spaccio di droga, e la contravvenzione alla LTP.
L’ipotesi accusatoria per i reati più gravi si fonda in primo luogo sulla chiamata in correità di _, grazie alla quale (nell’ipotesi del suo fondamento) la prevenuta può essere qualificata come spacciatrice di cocaina, seppure unicamente per 100 grammi di sostanza.
Alla presunta entità complessiva dei traffici della AC 1, determinata in 1150 grammi, la pubblica accusa è però giunta per altra strada. Avendo l’inchiesta rivelato che la AC 1 avrebbe effettuato 63 trasferimenti di denaro tramite agenzie _ per complessivi fr. 46'158.- (ciò che essa contestava), e ritenendo che si sarebbe trattato, in assenza di altre plausibili fonti d’entrata, del provento del proprio traffico di cocaina, stante un ipotetico guadagno di fr. 40.- al grammo, sarebbe stato necessario trafficare 1150 grammi per racimolare l’importo di fr. 46'000.- e rotti da lei inviato all’estero.
4.
Al dibattimento l’accusata ha infine ammesso di aver spedito soldi all’estero, sostenendo però che non si sarebbe trattato di denaro di sua pertinenza (e perciò nemmeno del provento del contestato traffico di cocaina), ma di soldi di altri suoi connazionali, che essa avrebbe inviato secondo le loro disposizioni, senza porsi particolari problemi al riguardo della loro provenienza (cfr. verbale dibattimentale, pag. 2).
5.
La Corte, chiamata a valutare gli elementi indiziari a carico dell’accusata, ha in primo luogo accertato che essa, a dispetto delle sue dichiarazioni, ha sicuramente trafficato cocaina, quanto meno nella misura addebitatale da _, la cui chiamata in correità è stata ritenuta credibile ed affidabile, ed è stata costantemente ribadita, anche in contraddittorio (cfr. il verbale di confronto 12 settembre 2006, AI 42, pag. 2):
"
... riconosco la qui presente AC 1 come la _ da cui ho comperato, come dichiarato nell’inchiesta a mio carico, circa 100 grammi di cocaina al _ dove ella abita”
(...)
"
... Devo dire che prima telefonavo a _ poiché l’accesso al _ non era possibile essendovi un sorvegliante. Da lei compravo ogni settimana, comunque secondo le mie necessità, dai 5 ai 15 gr. per volta di cocaina, qualche volta pagavo la cocaina, altre volte a credito, Pagavo CHF 350.- per 5 grammi”.
A fronte di queste chiare accuse, la prevenuta ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie, negando dapprima di avere mai avuto a che fare con il _, salvo poi sostenere di averlo incontrato in alcune occasioni, seppure non per questioni di stupefacenti. A mente dell’accusata, la chiamata in causa si spiegherebbe con un non meglio precisato rancore che _ proverebbe nei confronti del di lei fidanzato _, a sua volta condannato per traffico di droga e nel frattempo rientrato in _, oltre che con rivalità etniche tra guineiani (come il _) e nigeriani.
6.
Ciò posto, la Corte si è chinata sul teorema accusatorio, riassunto dall’equazione secondo cui i fr. 46'158.- inviati tramite _ sarebbero il provento della vendita di 1150 grammi di cocaina con un utile di fr. 40.- al grammo, per il che dette spedizioni di denaro costituirebbero altrettante operazioni di riciclaggio del denaro guadagnato dall’accusata con il proprio traffico di droga. Si tratta di una tesi che non ha convinto la Corte.
Essa ha infatti rilevato che i bonifici in parola, effettuati presso due soli sportelli di Lugano ed utilizzando le proprie generalità (nonché, per legittimarsi, la tessera di abbonamento “Arcobaleno” con la propria fotografia), sono stati eseguiti in favore di almeno venti persone diverse, risiedenti in sei nazioni, sia in Stati europei che africani.
Orbene, secondo la Corte, nell’ipotesi di riciclaggio dell’utile del proprio traffico di cocaina, parrebbe incongruente l’assenza di cautela all’atto dell’invio del denaro per rapporto alla particolare complessità e raffinatezza delle modalità di arrivo all’estero del denaro, laddove ben si vede che se il denaro fosse davvero di pertinenza dell’accusata, questa avrebbe dovuto affrontare non poche difficoltà per recuperare, dopo 63 operazioni di invio, i suoi fr. 46'000.- da 20 persone diverse in 6 nazioni, quando per gli inquirenti, a dispetto di tanta fatica, è stato assai facile risalire sino a lei.
A fronte di queste considerazioni, la Corte ha ritenuto più convincente la tesi secondo cui si sarebbe trattato di soldi di suoi connazionali i quali, contro compenso, si rivolgevano a lei affinché provvedesse ai bonifici per loro conto.
Stante l’esistenza di un’ipotesi addirittura preferibile a quella accusatoria, è chiaro che la Corte ha dovuto riconoscere di avere concreti dubbi al riguardo della tesi sfavorevole all’accusata, per il che non ha potuto dichiararla colpevole degli ascritti reati, stanti la presunzione di innocenza e il principio “in dubio pro reo”.
Non è quindi su queste basi che può essere ammesso che essa abbia venduto 1150 grammi di cocaina, per il che nemmeno può essere ritenuto che essa abbia riciclato il provento di tale reato.
Nulla muta in tal senso il rilievo del fatto che è verosimile che la AC 1 abbia in tal modo, del tutto o in parte, proceduto quanto meno con dolo eventuale all’invio all’estero del provento dei traffici di droga altrui. Posto che si tratta in ogni caso solamente di un’ipotesi, la Corte ha rilevato che alla prevenuta non è stato imputato di avere riciclato il provento del reato di un terzo. Nemmeno in tale eventualità, pertanto, vi è spazio per la condanna dell’accusata anche solo per il titolo di riciclaggio di denaro.
7.
E’ ben vero, come giustamente rilevato dall’accusa, che vi sono altri indizi che lasciano intravedere il coinvolgimento della AC 1 in attività poco chiare.
Tra questi spicca il frenetico traffico telefonico risultante dai tabulati dei 3 numeri di telefono cellulare in uso alla stessa: circa 13’000 telefonate in poco più di 5 mesi, con un costo mensile per la prevenuta, asseritamente priva di mezzi, di varie centinaia di franchi (doc. TPC 2, 3, 4 con allegati). Inoltre, la perquisizione domiciliare effettuata al momento dell’arresto ha rivelato importanti tracce di cocaina nella stanza in cui questa alloggiava, sul denaro sequestrato, e soprattutto su di una piccola trousse, che sicuramente è servita come contenitore dello stupefacente, che l’imputata pretende di avere trovato in giro e di avere dato alla figlioletta affinché ci giocasse.
Significativo appare anche il fatto che il fidanzato dell’accusata _ fosse uno spacciatore di cocaina, come riconosciuto dalla Corte delle Assise Correzionali che il 25 maggio 2005 l’ha condannato per infrazione e contravvenzione alla LFStup.
Tutti questi elementi, tuttavia, non possono, senza adeguato sviluppo, concorrere alla condanna dell’accusata nella misura richiesta.
La Corte ha la necessaria certezza della sola vendita di 100 grammi di cocaina a _ e di ulteriori 0.3 grammi (corrispondenti ad una bola) a _, e in tale misura la ritiene autrice colpevole di infrazione alla LFStup, prosciogliendola dalle ulteriori imputazioni, eccezion fatta per la contravvenzione alla LTP, ammessa dall’accusata, il che ha comportato anche l’accoglimento della pretesa risarcitoria di fr. 474.- presentata dalla parte civile.
8.
La Corte ha ritenuto adeguata alla colpa dell’accusata una pena di 9 mesi di detenzione, con computo del carcere preventivo sofferto, pena parzialmente aggiuntiva alla multa di fr. 1'200.- inflittale in data 11 gennaio 2006 dallo Strafbefehlsrichter di Basilea-Città.
Ritenuta la situazione della condannata di asilante respinta che ostacola il proprio rimpatrio per trattenersi in Svizzera il più a lungo possibile, la Corte ha ammesso l’esistenza di un chiaro rischio di recidiva, ed ha quindi formulato prognosi sfavorevole, rifiutando di sospendere condizionalmente la pena.
Gli oggetti e valori sequestrati sono dissequestrati in favore della AC 1, eccezion fatta per gli importi di denaro di fr. 1'470.- e Euro 210.-, sui quali è stato mantenuto il sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tassa e spese di giustizia
9.
Stante il proscioglimento dalla parte preponderante delle principali imputazioni, la tassa di giustizia di fr. 2'000.- e le spese processuali sono poste a carico della condannata per 1/10, mentre che per 9/10 rimangono a carico dello Stato.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti no. 1.1.1, 1.2, 2.1, 3; 1.1 parzialmente affermativo, mentre che il n. 2.2 è privo d’oggetto;
visti gli art. 18, 35, 41, 48, 50, 55, 58, 59, 60, 63, 68, 69, 305bis cifra 1 CP;
19 LFStup
51 LTP
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese;

## Considerations