# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d53472ed-e79b-5c56-a25b-24afc66702a3
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
Per i fatti essenziali e per quanto qui necessario si può rinviare a precedente decisione che negava la libertà provvisoria all'accusato:
"_ - asseritamente direttore di un'impresa di costruzioni, di una cava e di una società immobiliare in _ - è stato arrestato il 15 ottobre 2003 con le accuse di falsità in documenti, favoreggiamento e truffa
"per avere confezionato e fatto uso nel procedimento penale a carico di _ di una procuration, datata 15.06.2001, sapendo trattarsi di un falso finalizzato a favorire la posizione procedurale di _ e lo sblocco del denaro sequestrato a quest'ultimo".
L'arresto è stato confermato da questo giudice il giorno successivo, ritenuta l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e di preminenti motivi di interesse pubblico (pericolo di fuga e bisogni dell'istruzione).
Il 28 ottobre 2003 il Procuratore pubblico ha esteso l'accusa anche per titolo di infrazione aggravata, sub. semplice alla LFStup.
Con sentenza 14 novembre 2003 la Camera dei ricorsi penali ha respinto il reclamo presentato da _ contro la decisione di conferma dell'arresto (CRP 60.2003.349)".
(sentenza 12 febbraio 2004, GIAR 237.2003.4).
B.
Con decisione 12 febbraio 2004 (GIAR 237.2003.4), questo giudice ha respinto l'istanza di libertà provvisoria presentata il 3/4 febbraio 2004 da _, decisione confermata dalla CRP con sentenza 8 marzo 2004 (CRP 60.2004.62).
In data 17 marzo 2004 il Procuratore pubblico ha esteso l'accusa nei confronti di _ ai titoli di correità, sub. complicità, sub. istigazione, in riciclaggio di denaro aggravato, sub. semplice (cfr. AI 4.19).
C.
Con l'istanza qui in discussione il magistrato inquirente chiede che la detenzione preventiva sia prorogata di sei mesi, cioè sino al 15 ottobre 2004 compreso. Il Procuratore pubblico evidenzia l'esistenza di bisogni istruttori (attesa evasione rogatorie estere e successiva contestazione delle risultanze all'accusato), pericolo di inquinamento delle prove e collusione, nonché di fuga e di recidiva.
D.
La difesa, con osservazioni 7 aprile 2004, si oppone alla richiesta di proroga, evidenziando che le accuse, in particolare quelle di violazione alla LFStup e di riciclaggio di denaro (avverso la quale ha peraltro interposto ricorso alla CRP, allegato in copia) mosse nei confronti di _ non sarebbero sostenute da elementi indiziari concreti e che _ - identificato dall'accusa quale capo di un gruppo di trafficanti in Italia ha dichiarato
"_ non c'entra niente"
, asserzione
"sbrigativamente ignorata"
dall'autorità inquirente. In siffatte circostanze
"appare totalmente ingiusto e sproporzionato estendere oltre la detenzione preventiva di _ e ciò anche se fosse colpevole per falsità in documenti , favoreggiamento e truffa".

## Considerations

Considerato
in diritto
1.
L'istanza, presentata prima del termine di scadenza della detenzione preventiva ex art. 102 cpv. 2 CPP (15 aprile 2004, compreso) e con tempi che hanno permesso il rispetto del diritto di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui riproposti:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
Per quanto concerne l'esistenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _, tenuto conto dei limiti che deve porsi questo giudice, si può senz'altro far capo (DTF 123 I 30 consid. 2c) a quanto stabilito dalla CRP nella decisione 8 marzo 2004 per i reati di infrazione aggravata , sub. semplice alla LFStup, falsità in documenti, favoreggiamento e truffa. Infatti non emergono dall'incarto (tantomeno dall'istanza e dalle osservazioni) elementi atti a modificare sostanzialmente quelle conclusioni che vengono, di conseguenza, qui riprodotte:
"2.2.
Il primo presupposto per il mantenimento del carcere preventivo - ossia l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza per titolo di infrazione aggravata, sub. semplice alla legge federale sugli stupefacenti, falsità in documenti, favoreggiamento e truffa - è nella fattispecie pacifico, il coinvolgimento del ricorrente nei fatti di cui all'inchiesta penale trovando riscontro agli atti, come già esposto con giudizio 14.11.2003:
"_ è infatti stato arrestato l'8.7.2003 con le accuse di riciclaggio di denaro, eventualmente infrazione aggravata, sub. semplice alla legge federale sugli stupefacenti, considerato che erano stati trovati - in venti involucri di plastica nascosti nella carrozzeria del veicolo che conduceva - € 345'000.-- circa e che erano state rinvenute tracce di cocaina sulle intercapedini della vettura, sulle banconote stesse e sotto le sue unghie (cfr. rapporto di arresto 8.7.2003, AI 1.1 e rapporto d'expertise 18.7.2003, AI 1.2). Ritenuto che - con riferimento all'origine della somma sequestrata e contraddicendo precedenti versioni - _ aveva affermato che l'importo in questione sarebbe stato di pertinenza del qui ricorrente (cfr. verbale di interrogatorio PP 30.9.2003, p. 3 ss., AI 4.3), questi ha fatto pervenire al procuratore pubblico - tramite il legale di _ - una procura di data 15.6.2001, con la quale, per conto di tale società _, autorizzava _ ad agire per la stessa (cfr. allegato 1, verbale di interrogatorio PP 15.10.2003 di _, AI 4.5). Al proposito, in sede di interrogatorio _ ha quindi sostenuto che "
(...) ho redatto io la "procuration" in questione (...). ADR che ho redatto tale procura nei miei uffici a _ il 15.06.2001
" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 2, AI 4.5), aggiungendo che "
(...) ho iniziato a lavorare con _ nell'ottobre 2001
", che "
sostanzialmente il compito di _ è quello di raccogliere il mio denaro e di portarlo in _, solamente presso la ditta _
", che "
(...) il denaro serve a pagare i macchinari acquistati attraverso le aste organizzate dalla ditta _
" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 2, AI 4.5) e che "
(...) l'ufficio di cambio
(in _)
si è occupato del trasferimento in Europa del mio denaro e ha contattato _, dandogli dei numeri di telefono da contattare per ritirare il denaro così giunto in Europa
" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 3, AI 4.5). Sennonché, le indagini - esperite, tra l'altro, tramite commissione rogatoria in _ - hanno permesso di individuare un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti tra il _ e l'_, via _ e _ (cfr. risposta 15.10.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, AI 6.3); in particolare, è emerso che l'8.9.2003 il qui ricorrente ha discusso telefonicamente con tale _, che risulta far parte di detta organizzazione, in relazione all'allestimento da parte sua di un documento inerente una procura a favore di _ (cfr. risposta 15.10.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, AI 6.3). Interrogato al proposito, il ricorrente ha detto che "
(...) _ aveva il documento in _, penso presso di lui e che ho dovuto farne un altro per l'_
" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 4, AI 4.5), e ciò in palese contraddizione con le affermazioni precedenti la contestazione della citata registrazione telefonica, secondo le quali "
(...) ho redatto io la "procuration" in questione (...). ADR che ho redatto tale procura nei miei uffici a _ il 15.06.2001
" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 2, AI 4.5). Il fatto poi che anche il veicolo con cui il ricorrente è giunto in Ticino sia fornito di intercapedini e che su di esso siano state riscontrate tracce di cocaina (cfr. verbale di interrogatorio PP 28.10.2003, p. 3, AI 4.9; cfr. anche rapporto di trasmissione 22.10.2003, AI 1.7) sostanzia ulteriormente un suo coinvolgimento nelle accuse a' sensi della legge federale sugli stupefacenti. Certo, egli sostiene che la vettura gli sarebbe stata prestata da tale _ e che l'avrebbe ritirata presso un'autofficina (cfr. verbale di interrogatorio PP 28.10.2003, p. 2, AI 4.9): ciò deve tuttavia ancora essere verificato, rilevato inoltre che l'autovettura sarebbe di proprietà di _, fratello del citato _ (cfr. verbale di interrogatorio PP 28.10.2003, p. 2, AI 4.9)" (considerando 3, inc. 60.2003.349).
Al proposito, i successivi accertamenti hanno permesso di stabilire che il predetto veicolo - intestato ad _ - è stato utilizzato anche da _ (cfr. risposta 28.11.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, p. 44, AI 6.17), la cui utenza telefonica emerge ripetutamente in relazione ad _ (cfr. verbali di interrogatorio PP 17.9.2003, p. 2, AI 4.2, e 20.10.2003, p. 3 e 4, AI 4.7) - condannato dalla Corte delle assise correzionali alla pena di due anni di detenzione, alla multa di fr. 5'000.-- ed all'espulsione dalla Svizzera per sette anni, siccome riconosciuto colpevole di riciclaggio aggravato di denaro (cfr. sentenza _, cresciuta in giudicato, inc. _) - ed al ricorrente (cfr. verbale di interrogatorio PP 16.12.2003, AI 4.14). In particolare, le indagini esperite tramite commissione rogatoria hanno evidenziato che "
(...) tre suoi
(di _)
numeri di telefono sono memorizzati nel cellulare di _, mentre l'utenza cellulare italiana _ risulta memorizzata nella scheda telefonica italiana _ trovata nel mio portamonete, numero che viene memorizzato quale "_", utenza cellulare corrispondente a quella memorizzata nel cellulare in uso a _ con la dicitura "_"
" (verbale di interrogatorio PP 16.12.2003 di _, p. 1, AI 4.14); dalla documentazione acquisita agli atti (cfr. risposta rogatoriale 28.11.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, p. 30, AI 6.17) risulta inoltre una corrispondenza fra l'utenza _ (inerente una delle schede telefoniche rinvenute al momento dell'arresto) ed il cellulare Samsung, in suo possesso, a partire dal 6.10.2003 ore 22.41, quando è giunto in Italia [cfr. anche verbale di interrogatorio PO 15.10.2003 di _, moglie del ricorrente, p. 7, AI 5.1: "
(...) quello
(telefonino)
spento è di mio marito; ha una tessera svizzera; non so il numero che però posso dire che termina con il ...25
"]. Non appare pertanto credibile che il ricorrente abbia trovato le schede telefoniche _ - che ha in memoria, tra l'altro, un numero riconducibile ad un collaboratore di _, tale _ (cfr. verbale di interrogatorio PP 16.12.2003 di _, p. 4, AI 4.14) - e _ il 13.10.2003 nel veicolo intestato ad _ (cfr. verbali di interrogatorio PP 4.11.2003, p. 1, AI 4.10, e 16.12.2003, p. 4 e 5, AI 4.14). Ciò posto, il fatto che _ abbia affermato che il ricorrente non sia "
(...) per nulla coinvolto nelle questioni riguardanti il traffico di stupefacenti
" (ricorso 19/20.2.2004, p. 9; cfr. verbale di interrogatorio 24.1.2004 di _, allegato alla risposta 26.1.2004 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, AI 6.25) non è quindi sufficiente - allo stato attuale del procedimento - per ritenere che _ sia estraneo alle attività illecite che interessano il citato _, tanto più che questi ha asserito che l'avrebbe incaricato di ottenere la liberazione di _ e la restituzione del denaro sequestratogli al momento dell'arresto, affermazioni che il ricorrente decisamente contesta (cfr. verbale di interrogatorio PP 6.2.2004, AI 4.18; cfr. anche verbale di interrogatorio PO 5.2.2004, AI 5.9). Al proposito, mal si comprende - come ha rilevato il giudice dell'istruzione e dell'arresto - perché "
(...) fra tutte le dichiarazioni fatte da _ l'unica credibile, a dire della difesa, sia proprio quella a vantaggio del suo cliente, mentre le altre, in particolare quelle secondo cui i due si conoscerebbero bene, sono contestate (...)
"
(decisione 12.2.2004, p. 6). La circostanza che il ricorrente ometta di confrontarsi con le pertinenti motivazioni del giudizio impugnato inerenti, per esempio, il ritrovamento di schede telefoniche con i numeri di _, persona che conoscerebbe appena (cfr. verbale di interrogatorio PP 6.2.2004, AI 4.18), o di suoi collaboratori - limitandosi a sostenere che la conclusione del giudice dell'istruzione e dell'arresto in merito alla credibilità di _ sia "
(...) sbrigativa e per nulla motivata (...)
" (ricorso 19/20.2.2004, p. 9) - non depone peraltro a sostegno della sua tesi, secondo cui gli elementi evidenziati nella predetta decisione "
(...) trovano facile spiegazione in quel contesto di relazioni personali dirette o indirette che (...) non ha mai negato con per es. _ e _
" (ricorso 19/20.2.2004, p. 10)."
Anche per quanto concerne il titolo di correità, sub. complicità, sub. istigazione, in riciclaggio di denaro aggravato, sub. semplice, oggetto delle promozione d'accusa 17 marzo 2004, dagli atti emergono seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _. Basti qui ricordare che quest'ultimo ha dichiarato di aver dato mandato a _ di ritirare la somma di Euro 382'990.-- (cfr. AI 4.5, 4.9, 4.11 e 4.17) e che con sentenza _ la Corte delle Assise correzionali di Mendrisio ha accertato giudizialmente che tale somma era provento di crimine, e meglio della vendita di sostanza stupefacente, e ha di conseguenza condannato _ per titolo di riciclaggio aggravato di denaro, segnatamente per avere, agendo quale membro di un'organizzazione criminale, compiuto atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento e la confisca di Euro 382'990.--, sapendo o dovendo presumere che si trattava di provento di crimine.
4.
Quanto alle necessità istruttorie atte a giustificare la misura cautelare di privazione della libertà, non è inutile ricordare i seguenti principi:
"
-
In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24).
In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.
-
E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "
Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konkrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen
."
(DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
-
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13)."
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Va da sé che i criteri sopra esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la detenzione) é in corso da un certo tempo.
Nella richiesta di proroga del carcere preventivo il Procuratore pubblico invoca l'esistenza di bisogni dell'istruzione, nonché del pericolo di collusione ed inquinamento delle prove con gli altri membri dell'organizzazione.
In proposito la CRP nella sentenza 8 marzo 2004 si è così espressa:
"2.3
Va quindi esaminata l'esistenza di preminenti motivi di interesse pubblico a' sensi dell'art. 95 cpv. 2 CPP.
I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Si tratta generalmente di evitare o di prevenire accordi tra l'accusato ed i testimoni - già sentiti o ancora da sentire - o i correi ed i complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità; si tratta inoltre di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte dell'accusato devono essere valutate sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (cfr. sentenza TF 23.12.2003 in re K., inc. 1P.741/2003; STF 128 I 149 e 123 I 31; R. HAUSER / E. SCHWERI, op. cit., § 68 n. 13; G. PIQUEREZ, op. cit., n. 2344 ss.).
Come detto, le risultanze pervenute al procuratore pubblico in seguito alle diverse commissioni rogatorie hanno permesso di parzialmente chiarire il coinvolgimento del ricorrente nei fatti di cui alla promozione dell'accusa ed alla sua estensione; la fattispecie impone nondimeno ulteriori approfondimenti, in particolare con riferimento al ruolo di _ - impiegato nella società _ e cognato di _, che risulta essere il fornitore marocchino individuato dall'autorità inquirente italiana (cfr. verbale di interrogatorio PP 22.1.2004, p. 4, AI 4.17; cfr. commissione rogatoria 17.1.2004 alle autorità marocchine, AI 6.21) - e di tale "_", al quale - secondo _ (cfr. verbale di interrogatorio 24.1.2004 di _, allegato alla risposta 26.1.2004 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, AI 6.25) - sarebbe dovuto pervenire il denaro sequestrato ad _ l'8.7.2003, che il ricorrente sostiene invece di sua spettanza (cfr. verbale di interrogatorio PP 6.2.2004, p. 4 e 5, AI 4.18; cfr. commissione rogatoria 5.2.2004 alle autorità olandesi, AI 6.26). Questi dovrà inoltre essere sentito in merito alle rogatorie non ancora evase ed inerenti gli "
(...) interrogatori di _, di _
- che, come detto, gli ha prestato la vettura Opel con la quale è giunto in Svizzera -,
di _ (considerato l'atteggiamento negatorio di _), l'audizione dei responsabili della concessionaria Opel e dell'elettrauto, di _, di _, la trasmissione dei tabulati delle utenze in uso all'istante (antecedenti a quelle agli atti) (...), la trasmissione delle zone-celle di riferimento del traffico in entrata e in uscita dell'utenza _, allo scopo di accertare i movimenti dell'istante, la trasmissione delle fotografie di _ e della sua abitazione (...)
" (osservazioni 9/10.2.2004 all'istanza di libertà provvisoria 3/4.2.2004, p. 3). Per il che e a prescindere quindi dal fatto che l'assenza di collaborazione che ha avuto fin dal momento del suo arresto non è di per sé sufficiente per giustificare un pericolo di collusione, ma neppure abbrevia i tempi dell'inchiesta (cfr. sentenza TF 20.11.2002 in re X., inc. 1P.577/2002; cfr. M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 21 ad art. 95 CPP), la sua scarcerazione appare ancora prematura: si può infatti ritenere - come già evidenziato nel giudizio 14.11.2003 con riferimento alle risultanze istruttorie concernenti la procura di data 15.6.2001 prodotta agli atti - che, se scarcerato, si adoperi per sminuire la concludenza delle prove, come attestano le conversazioni coinvolgenti il ricorrente, _ e _ ed inerenti la liberazione di _ (cfr. risposta 28.11.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, p. 50 ss., AI 6.17)."
Tali considerazioni sono ancora attuali, con particolare riferimento all'acquisizione delle risultanze delle rogatorie in _, _ ed _. In particolare, per quanto concerne l'Italia, sono state acquisite agli atti le zone celle di riferimento del traffico in entrata ed in uscita dell'utenza _, risultanze che verranno contestate nei prossimi giorni all'accusato; per contro il Procuratore pubblico è tuttora in attesa dell'evasione della richiesta rogatoriale di interrogare _, _, _, _ (già richieste alla fine del 2003), della documentazione inerente i tabulati telefonici delle utenze in uso a _, antecedenti a quelle già agli atti, e della fotografia dell'abitazione di _. L'evasione di tali rogatorie è stata sollecitata dal Procuratore pubblico nel corso dei vari contatti con le autorità italiane, mentre quelle in _ e _, sono state sollecitate dal Procuratore pubblico in data 21 marzo 2004, data in cui egli ha pure inoltrato una nuova domanda di assistenza alle Autorità italiane - volta ad ottenere la fissazione degli interrogatori di _ e di _, all'acquisizione della documentazione concernente le intercettazioni telefoniche sull'utenza radiomobile _ ed un controllo presso l'anagrafe su _ - e a tutt'oggi non ancora evasa.
Alla luce di quanto precede vale quanto già rilevato nella decisione 12 febbraio 2004 (GIAR 666.2003.4, consid. 3.2) e cioè:
"Ciò posto e ritenuto che il rischio di collusione può aumentare in presenza di un accusato che faccia parte di un'organizzazione criminale con membri ancora in libertà, come nella fattispecie (cfr. M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 25 ad art. 95 CPP), la sua scarcerazione appare senz'altro prematura.
In siffatte circostanze, - ricordato che, se è pur vero che il carcere preventivo non può (e non deve) essere utilizzato per ottenere confessioni è altrettanto vero che un accusato che non collabora (come suo diritto) può dover in qualche modo sopportare le eventuali conseguenze che questa sua scelta potrebbe avere sull'evoluzione ed i tempi dell'istruttoria (cfr. SJ 1998 p. 247) - i suddetti atti istruttori costituiscono passi d'inchiesta che esigono il mantenimento del carcere preventivo di _: la sua posizione sostanzialmente negatoria, oltre a rendere oltremodo difficoltosa e lunga l'inchiesta, rende infatti palese il rischio di collusione e di inquinamento delle prove con le altre persone facenti parte dell'organizzazione ancora a piede libero ed alcune ancora da identificare. Ciò a salvaguardia di una corretta ricerca della verità, anche a vantaggio dello stesso accusato".
5.
La detenzione di _ è giustificata anche in considerazione dell'esistenza di un concreto pericolo di fuga (questione non esaminata dalla CRP nella sentenza 8.3.2004, stante l'esistenza di seri indizi di colpevolezza, esigenze istruttorie, pericolo di collusione ed inquinamento delle prove). Valgono in proposito le considerazioni già espresse da questo giudice nella decisione 12 febbraio 2004:
"
3.3
I criteri determinanti per stabilire se esista pericolo di fuga sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione, la sua situazione familiare ed i suoi legami con lo Stato in cui egli è inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S. C. del Tribunale federale, sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94) e l'apprezzamento di tutte tali circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiono all'accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione, con maggior forza quanto più i reati imputati comportino pene edittali od eventualità di pena concreta importante (in questo senso M. Luvini, in Rep. 1989, p. 292 e ss. e riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP 341/94)
L'imputato è cittadino straniero, titolare di un passaporto _, nonché con permessi di residenza in Paesi dell'Africa Occidentale (cfr. AI 1.3, passaporto), senza alcun legame con la Svizzera. L'istante non ha alcun interesse a rimanere a disposizione delle autorità svizzere (come del resto suffragato dal suo atteggiamento negatorio e reticente in sede di istruttoria), nella prospettiva, in caso di condanna, di una pesante sanzione penale, ritenuta la gravità degli addebiti mossigli. La tentazione di riparare all'estero, in _ o in uno dei Paesi in cui possiede un "residence status", per sottrarsi al procedimento è quindi sorretta da sufficiente verosimiglianza ed il rischio di fuga appare probabile in modo concreto."
6.
Considerato che presentemente primeggiano le esigenze istruttorie, il pericolo di inquinamento e collusione delle prove e quello di fuga, può qui rimanere indeciso il pericolo di recidiva.
7.
Stabilito che gli elementi di legge per il mantenimento e/o proroga della detenzione preventiva - gravi e sufficienti indizi di colpevolezza in capo all'accusato, pericolo di fuga e bisogni dell'istruzione - sono presenti nel caso in esame, occorre ora valutare se la proroga richiesta è rispettosa del principio di proporzionalità, ricordato che determinanti a tale proposito sono il rapporto tra la detenzione sofferta, o eventualmente ancora da soffrire, e la gravità dei reati (o meglio della pena ipotizzabile), nonché il rispetto dell'art. 102 CPP (secondo cui l'inchiesta deve procedere con celerità).
La richiesta di proroga è stata formulata per un periodo di 6 mesi, termine che il Procuratore pubblico ritiene
"congruo",
con particolare riferimento ai bisogni istruttori,
"per permettere l'evasione delle diverse domande di assistenza giudiziaria internazionale e la contestazione delle risultanze all'accusato".
Preliminarmente, con particolare riferimento alle necessità istruttorie, giova evidenziare che il Procuratore pubblico deve prestare particolare attenzione alle peculiarità dell'inchiesta, e segnatamente al fatto che la stessa si sviluppa principalmente per via rogatoriale (acquisizione documentazione, interrogatori di correi o presunti tali): è allora suo preciso dovere non solo vegliare a che venga ossequiato l'obbligo di trattare con priorità i casi in cui l'accusato si trova in detenzione (art. 102 CPP), ma anche privilegiare quei passi istruttori indispensabili per chiarire la situazione processuale dell'accusato, e con riferimento ai quali il pericolo di inquinamento delle prove sia più marcato. Ciò vale in particolare per quegli accertamenti da compiersi all'estero con la collaborazione delle Autorità locali. In generale, se vige il principio per il quale chi delinque in correità con altri deve sopportare almeno in parte anche necessità istruttorie che valgono nei loro confronti, e non solo quelle strettamente legate alla sua personale posizione, tale principio trova i suoi limiti nell'altro principio, quello della proporzionalità. Ciò significa che la durata della carcerazione preventiva non può dipendere esclusivamente dalle prove ancora da assumere, ma anche dai tempi d'inchiesta (cfr. decisione GIAR 19 agosto 1999 in re G.L., inc. 386.99.9).
In concreto, una proroga del carcere preventivo di quattro mesi (a far tempo dal 15 aprile 2004) appare rispettosa del principio di proporzionalità, in considerazione della gravità dei reati ascritti a _ e del conseguente rischio di pena, nonché del fatto che l'inchiesta, tenuto conto della complessità del caso, delle numerose persone coinvolte, è stata, sino ad ora, condotta nel rispetto dei dettami dell'art. 102 cpv. 1 CPP, tenuto anche conto del fatto che l'acquisizione di atti istruttori per via rogatoriale richiede sempre un certo tempo. In particolare, con riferimento alle rogatorie inoltrate in _ (alla fine dello scorso anno), rispettivamente in _ e _ all'inizio di quest'anno, la cui evasione, come rilevato sopra, è già stata sollecitata dal magistrato inquirente, il principio di celerità è stato rispettato, ritenuto che le stesse sono state inoltrate non appena il Procuratore pubblico è giunto in possesso delle informazioni che ne hanno giustificato l'invio (risultanze di altre rogatorie in Italia e dichiarazioni rese dall'accusato a verbale). Il problema della celerità potrebbe invece porsi con riferimento alla commissione rogatoria inoltrata alle Autorità italiane in data 21 marzo 2004, in quanto né dagli atti dell'incarto, né dalla richiesta di proroga, emergono i motivi per i quali la stessa sia stata inoltrata soltanto quasi sei mesi dopo l'arresto di _ e non precedentemente. La questione non deve comunque essere ulteriormente approfondita, visto quanto detto sulle altre rogatorie.
Il magistrato inquirente rimane comunque tenuto a trattare con priorità il caso, sollecitando l'evasione delle commissioni rogatorie, essendo l'imputato in detenzione (cfr. art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 1 e ss. LFStup., 1 e ss. CP, 95 ss., 102, 103, 280 ss. e 284 CPP,