# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 832ba5be-3421-5f4c-aee3-028078f03190
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1963, da ultimo attivo quale operaio, successivamente senza attività lucrativa, ha presentato in data 10 maggio 2002 una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita), per problemi di salute di varia natura (gastroenterologici, ortopedici/ reumatologici e psichici) (cfr. doc. AI 1-5, 8-1, 10-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia svolta dal Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione invalidità (SAM) e una valutazione peritale da parte del Dr. _ del SMR (doc. AI 32-1), l’UAI con la decisione su opposizione del 6 giugno 2008 (doc. AI 56-1) ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.
1.3. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di un grado d’invalidità di almeno il 75% e la conseguente erogazione di una rendita intera a tempo indeterminato (doc. AI 57-5).
1.4. Questa Corte, con decisione del 20 aprile 2009, cresciuta incontestata in giudicato (inc. 32.2008.126), ha accolto il ricorso e rinviato gli atti all’amministrazione per nuovi approfondimenti a livello psichiatrico intesi a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente (doc. AI 60-1).
1.5. Esperita una nuova valutazione bidisciplinare SAM (doc. AI 79-1) e una valutazione economica (doc. AI 88-1), l’UAI con decisione del 27 dicembre 2010 (doc. AI 94-1), preavvisata con progetto del 29 ottobre 2010 (doc. AI 90-1), ha respinto la richiesta di prestazioni AI dell’assicurato essendo il grado d’invalidità del 23%.
1.6. Contro questa decisione l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento di un grado d’invalidità almeno del 75% e la conseguente erogazione di una rendita intera (doc. I).
Il ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione che non avrebbe rettamente valutato il quadro clinico dell’assicurato tendente al peggioramento.
A mente del legale è impensabile che RI 1, “
nelle condizioni di salute in cui si trova, possa avviare l’esercizio di una qualsiasi attività lucrativa
” (doc. I).
Dal punto di vista economico viene contestato l’utilizzo di dati statistici e la quantificazione del reddito da invalido (doc. I).
Il rappresentante del ricorrente ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura (doc. II; V).
1.7. In risposta l’UAI ha confermato i contenuti della propria decisione, facendo riferimento in particolare alla perizia bi-disciplinare, svolta a seguito della sentenza del TCA, e alla valutazione economica (doc. VI)
1.8. Il 16 giugno 2011 l’avv. RA 1 ha prodotto il certificato medico del 15 giugno 2011 della Dr.ssa i (doc. VIII+C).
Il doc. VIII e l’allegato sono stati trasmessi all’Ufficio AI (doc. IX).
1.9. In data 19 luglio 2011 il TCA ha interpellato l’UAI in merito alle ragioni della mancata applicazione del gap salariale (doc. X).
1.10. L’UAI ha risposto in data 10 agosto 2011 (doc. XI+1-3).
I doc. X, XI+1-3 sono stati inviati all’avv. RA 1 per osservazioni (doc. XII).
1.11. Il legale dell’assicurato ha risposto il 26 agosto 2011 producendo un nuovo certificato della Dr.ssa _ (doc. XIII+D).
I doc. XII, XIII+D sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. XIV).
1.12. L’UAI ha formulato le proprie osservazioni il 5 settembre 2011 (doc. XV).
I doc. XIV e XV sono stati inviati all’assicurato per conoscenza (doc. XVI)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire nuovamente se l’amministrazione era legittimata a negare all’assicurato il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure no.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.4. Nella decisione del 20 aprile 2009 il TCA aveva rinviato gli atti all’amministrazione per nuovi accertamenti di natura psichiatrica.
In particolare, vista la discordanza che esisteva tra le valutazioni specialistiche del Dr. _, della Dr.ssa _ e del Dr. _ rispetto a quella del Dr. _ e soprattutto in considerazione del lungo tempo trascorso tra l’ultima valutazione specialistica (luglio 2006) e la decisione su opposizione, questa Corte nella precedente sentenza ha ritenuto opportuno un nuovo accertamento specialistico inteso a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente (inc. 32.2008.126, pag. 21, 22).
L’Ufficio AI ha quindi predisposto un accertamento medico bi- disciplinare presso il SAM di Bellinzona (doc. AI 75-1).
In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. _) e quella gastroenterologica (Dr.ssa _).
Il Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 15 aprile 2010, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, descritto la giornata, la terapia e lo status psichico, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:
"
(...)
Diagnosi:
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di grado medio (ICD 10 F 33.1).
Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile.
Sindrome da dipendenza di sostanze psicoattive multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis e cocaina.
Stato dopo almeno due episodi di tipo psicotico acuto (ICD 10 F 23).
Valutazione:
l'assicurato presenta una sindrome depressiva ricorrente di grado lieve medio che ha seguito un decorso cronico. Il quadro clinico si vede aggravato da due episodi di tipo psicotico documentati.
Nel 2002 il quadro psicopatologico è esordito con una sintomatologia depressiva e un secondario abuso di sostanze stupefacenti nell'ambito di una grossa conflittualità con la sua ex‐moglie. In seguito ha presentato un primo episodio psicotico su abuso di
sostanze che ha giustificato il suo ricovero in clinica psichiatrica.
I colleghi della _, così come quelli del SPS di _ che lo hanno seguito in regime ambulatoriale fino al 2003, hanno posto la diagnosi di disturbo di personalità paranoide e di stato psicotico acuto che poi nel decorso hanno constatato uno stato psicotico deficitario, con sintomi negativi. Alla luce della valutazione attuale non è evidente una sintomatologia negativa di tipo deficitario e pertanto non si può parlare di un andamento clinico di tipo residuale nel senso di un processo psicotico schizofreniforme. Le caratteristiche della personalità non presentano la modalità tipica della personalità paranoide. In questo senso concordo con la valutazione eseguita dal collega Dr. _. Non presenta nemmeno caratteristiche tipiche del disturbo tipico di tipo borderline come posto dalla Dr.ssa _ e i colleghi della Clinica _. È evidente invece un disturbo di personalità misto in parte dipendente e immaturo, in parte emotivamente instabile.
Il quadro psicopatologico ha seguito un andamento fluttuante dal 2002, ma si è evidenziato un peggioramento a partire dal 2006, periodo in cui è stato ricoverato presso la Clinica _ e i colleghi hanno posto la diagnosi di Sindrome depressiva ricorrente, episodio di gravità media. Da allora si assiste ad un processo di maggiore degrado della sua persona e un andamento del quadro depressivo che ha avuto un maggiore impatto sul quadro complessivo.
Sebbene nel suo rapporto del 17.01.2006 stilato dalla Dr.ssa _, fa riferimento ad un peggioramento a partire dal 2005, ritengo che sia stato il suo ricovero in Clinica _ a marcare tale peggioramento.
Il consumo di sostanze ha avuto un andamento fluttuante, come tuttora, e non è stato mai monitorizzato in modo regolare in quanto lo stesso assicurato ha seguito irregolarmente la presa a carico psichiatrica. È significativo il fatto che solo sia stato visto dalla Dr.ssa _ 2 volte nel 2008 e solo una volta nel 2009. Solo a partire dal mese di maggio del 2009, in seguito al suo secondo ricovero presso la Clinica _ è seguito più regolarmente dallo psicologo _.
Lo scompenso psicotico presentato in _, a seguito della morte della madre, parla e favore di una fragilità strutturale e questo evento ha aggravato ulteriormente il decorso del quadro clinico complessivo. Ossia che dalla metà del 2008 si assiste ad un ulteriore aggravamento.
Tuttavia le caratteristiche cliniche che presenta non parlano a favore di un evidente decorso regressivo di tipo schizofreniforme, ma piuttosto di tipo depressivo.
Il trattamento psicofarmacologico attuale non è ben instaurato in quanto si constata una chiara tendenza dell'assicurato ad automedicarsi e a seguire a “modo suo” la prescrizione medica. Infatti si evidenziano nel corso dei ricoveri, diversi schemi di trattamento, ma sembrano non essere mai seguiti e lungo termine da parte dell'assicurato. Nel suo rapporto la collega Dr.ssa _ dichiara che l'assicurato assume del Seroquel, mentre egli stesso dice di seguire un trattamento con del Valium.
Conclusione:
1. Diagnosi.
Vedi sopra
.
2. Influenza di queste ultime sulla
capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato.
L'assicurato presenta attualmente una incapacità lavorativa nella misura del 40 % per ragioni psichiatriche. Questa percentuale d'incapacità lavorativa non è cumulativa rispetto al grado d'incapacità lavorativa per ragioni gastroenterologiche.
3. Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato dal punto di vista specialistico. Prognosi.
Da un punto di vista medico teorico l'assicurato non ha presentato alcuna incapacità lavorativa duratura dal 2002 fino al mese di maggio 2006. Questa mia posizione è giustificata dalla valutazione clinica attuale, la quale non presenta alcuna caratteristica di un quadro schizofreniforme deficitario, che potrebbe avere giustificato una importante incapacità lavorativa, come era stato valutato dai colleghi della _, cosi come del SPS di _ che lo hanno seguito fino al 2003.
Inoltre, come espresso sopra non sono d'accordo con la valutazione del collega Dr _ che aveva valutato nella sua perizia SAM del 02.03.2004 una totale incapacità lavorativa. Il collega costatava un episodio depressivo lieve e un disturbo di personalità. Per tali diagnosi non è ammissibile riconoscere una totale incapacità lavorativa.
Sono d'accordo con la posizione del collega Dr. _, che nella sua valutazione del 2004 non ha riconosciuto alcun grado d'invalidità. Il quadro clinico da lui descritto è compatibile con una totale capacità lavorativa, e da un punto di vista teorico posso riconoscere nel quadro da lui descritto una evoluzione tale da essere compatibile con la mia attuale valutazione.
In seguito, nel suo rapporto del 17.01.2006 la Dr. ssa _ fa riferimento ad un peggioramento a partire dal 2005, e ha giustificato una incapacità del 50%. Ritengo invece che sia stato il suo ricovero in Clinica _ del mese di giungo 2006 a marcare in modo chiaro e oggettivo tale peggioramento. Da allora egli presenta una incapacità lavorativa nella misura del 30%. Non è giustificata una incapacità del 50% come espresso dalla Dr.ssa _, in quanto ancora oggi le funzioni cognitive, volitive e biologiche sono abbastanza conservate.
Un secondo aggravamento del quadro clinico lo ha presentato nel 2008 a seguito della morte della madre e dello scompenso psicotico che egli ha presentato in _. Da allora presenta una incapacità lavorativa pari al 40%.
Va intesso che durante i periodi in cui è stato ricoverato presso la _ e Cliniche _ e _ va riconosciuta una totale incapacità lavorativa.
Ossia dal 21.03.2002 al 19.04.2002; dal 12.07.2004 al 02.08.2004; dal 14.06.2006 al 06.07.2006 e dal 13.05.2009 al 26.06.2009.
Il grado d'incapacità lavorativa è condizionato dalla caratteristica di personalità del soggetto, il quale presenta una fragilità strutturale. Il fatto che abbia presentato dei quadri psicotici parla a favore di tale impressione.
La prognosi è stazionaria a lungo termine.
4. Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?
Lo stato di continue fluttuazioni del tono dell'umore, della quota d'ansia e del processo regressivo in atto provoca un deterioramento delle funzioni cognitive e della sua capacità di continuità davanti ad ogni compito che si prefigge. In questo senso egli si rende impreciso, inaffidabile, con una maggiore esauribilità, una minore precisione e una minore tenuta e caricabilità lavorativa.
5. Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa. Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità lavorativa?
È esigibile che l'assicurato sia seguito più assiduamente da un profilo specialistico. Il trattamento psicofarmacologico potrebbe essere modificato con l'introduzione di un antidepressivo e con un neurolettico. Non è chiaro il trattamento attuale con Valium. Dovrà continuare a lungo termine un trattamento psicoterapico e psicofarmacologico.
6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione professionale?
No, per la età dell'assicurato e per le caratteristiche regressive del quadro.
7. Ritiene che l'assicurato sia in grado di svolgere altre attività? Se sì descrivere il limite funzionale e la capacità lavorativa in altre attività adatte.
Presenta una incapacità lavorativa nella misura del 40% per ogni attività lavorativa”
(doc. AI 79-13+14+15+16).
La Dr.ssa _, spec. FMH in gastroenterologia, nel rapporto peritale del 16 novembre 2009 ha posto la seguente diagnosi:
"
(...)
1. Epatite C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia avanzata.
Probabile infezione negli anni ’80.
2. Pregressa gastrite da Helicobacter Pylori con trattamento eradicativo di successo nel 2001.
3. Pregressa tossicodipendenza e malattia dell’alcol. Persistente sindrome depressiva.
Sovrappeso."
La specialista ha così concluso la propria valutazione:
"
(...)
Conclusioni:
Questo signore di 46 anni presenta un’infezione da HCV nell’ambito di un abuso di droghe in maniera parenterale (probabilmente negli anni ’80).
Fortunatamente il decorso epatologico è abbastanza favorevole e non ci troviamo, in data odierna, davanti ad un’epatopatia avanzata. Tuttavia il paziente necessita senz’altro di una sorveglianza epatologica per porre il timing al trattamento eradicativo anti-virale.
Dal punto di vista epatologico il paziente è abile al lavoro nella misura del 100%
.” (doc. AI 79-20+21)
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 17 marzo 2010 i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi psichiatriche di “
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di grado medio (ICD 10 F 33.1). Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile. Sindrome da dipendenza di sostanze psicoattive multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis e cocaina. Stato dopo almeno due episodi di tipo psicotico acuto (ICD 10 F 23)”
e gastroenterologiche di “
Epatite C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia avanzata. Probabile infezione negli anni ’80. Pregressa gastrite da Helicobacter Pylori con trattamento eradicativo di successo nel 2001. Pregressa tossicodipendenza e malattia dell’alcol. Persistente sindrome depressiva.Sovrappeso
” (doc. AI 79-17).
Quanto alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro nella misura del 60% in ogni attività (doc. AI 115-22/23).
2.5. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che
se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il Tribunale Federale
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione :
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 132 V 93
);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 133 V 446
);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Nella sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:
"
2.2.2 Das Bundesgericht hat in
BGE 136 V 376
dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (
BGE 125 V 351
;
122 V 157
) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (
BGE 135 V 465
E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK verstiesse.
2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.
(...)
2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG) vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E. 3.1.2).
Unter diesen Umständen kann das Gebot der Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (
BGE 135 V 465
E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist, wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal verworfen hat (dazu unten E. 4.4
.)"
(...)
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.6. Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
2.6.1. Per quanto riguarda la patologia gastroenterologica
, l’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al consulto s_a _ spec. FMH in gastroenterologia, la quale nel referto del 16 novembre 2009 ha diagnosticato:
“
1.
Epatite C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia avanzata.Probabile infezione negli anni ’80. 2. Pregressa gastrite da Helicobacter Pylori con trattamento eradicativo di successo nel 2001. 3. Pregressa tossicodipendenza e malattia dell’alcol. Persistente sindrome depressiva. Sovrappeso
” e concluso che dal punto di vista epatologico il paziente è abile al lavoro nella misura del 100% (doc. AI 79-20+21).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
2.6.2. Per quanto riguarda la patologia psichiatrica
, l’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al consulto specialistico del Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale nel referto del 15 aprile 2010 ha diagnosticato una
“Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di grado medio (ICD 10 F 33.1).Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile.
Sindrome da dipendenza di sostanze psicoattive multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis e cocaina.Stato dopo almeno due episodi di tipo psicotico acuto (ICD 10 F 23)”
(doc. AI 81-7).
Secondo il Dr. _ l’assicurato è da ritenere inabile in ogni attività lavorativa nella misura del 40% (doc. AI 81-11).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Nella sentenza di rinvio del 20 aprile 2009 (inc. 32.2008.126) questa Corte aveva evidenziato il lungo tempo trascorso tra la prima decisione del 19 dicembre 2005 e quella su opposizione del 6 giugno 2008, senza aggiornamenti del quadro clinico. Inoltre vi era una discordanza di valutazione tra quanto accertato dal Dr. _ dai medici curanti (Dr.ssa _ e Dr. _) e dal Dr. _, sia per quanto riguarda la diagnosi che la capacità lavorativa residua.
Il Dr. _, nel descrivere l’evoluzione dello stato di salute di RI 1 ha indicato una piena capacità lavorativa dal 2002 al mese di maggio 2006 distanziandosi così dalla valutazione del Dr. _ che certificava invece, nella perizia del 22 gennaio 2004, un’inabilità lavorativa completa (cfr. doc. AI 28-21; 81-9).
Il perito ha, per contro, concordato con la valutazione del Dr. _ che nel rapporto medico del 14 ottobre 2004 ha escluso - a quel momento - un danno alla salute psichica tale da determinare un’incapacità lavorativa (cfr. doc. AI 32-1; 81-9).
Lo specialista ha quindi preso posizione anche sul rapporto del 17 gennaio 2006 della Dr.ssa _ non ritenendo giustificata una incapacità del 50% “
in quanto ancora oggi le funzioni cognitive, volitive e biologiche sono abbastanza conservate
”. A suo parere il peggioramento dello stato psichico dell’insorgente è da ricondurre al ricovero presso la Clinica _, nel giugno del 2006, che ha determinato un’incapacità del 30%.
Nel 2008 vi è quindi stato un secondo aggravamento dovuto alla morte della madre e allo scompenso psicotico che ha aumentato l’incapacità lavorativa al 40% (doc. AI 81-9/10).
Secondo il perito l’assicurato è quindi inabile nella misura del 40% per ogni attività lavorativa (doc. AI 81-11).
Questa Corte ritiene che lo stato di salute dell’assicurato, dal profilo psichiatrico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal Dr. _.
Neppure quanto prodotto successivamente dall’insorgente consente una diversa valutazione.
Il legale dell’assicurato ha infatti unicamente trasmesso un certificato della Dr.ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, datato 16 giugno 2011 che si limita ad indicare un’inabilità al 100% fino al 31 luglio 2011 (doc. VIII+C).
Questo referto, stringato e privo di una diagnosi psichiatrica secondo una classificazione riconosciuta,
senza una valutazione delle patologie dell’interessato, senza esporre il decorso della patologia e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.5.) e
non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunto il perito interpellato dall’amministrazione.
Medesimo discorso per quanto riguarda i certificati della Dr.ssa _ del 18 agosto 2011, quindi ampiamente successivi alla decisione impugnata, trasmessi dal legale dell’assicurato con le osservazioni del 26 agosto 2011 (doc. XIII).
Giova inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente
(cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss.
(= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).
Ad esempio, nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée. (
...)"
Alla luce di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze del perito interpellato dall’amministrazione, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b),
che l'assicurato è inabile al 40% in ogni attività lavorativa.
Le consulenti in integrazione professionale, nel rapporto del 6 ottobre 2010, hanno indicato che partendo dalle limitazioni stabilite in ambito medico e tenendo conto della configurazione della realtà economica del Ticino, l’assicurato potrebbe accedere ad attività di tipo semplice, poco diversificate, di carattere prettamente manuale, principalmente di produzione o di esercizio.
Le consulenti hanno quindi indicato a titolo di esempio attività leggere poco qualificate come la professione da ultimo svolta prima del danno alla salute di ausiliario nel reparto montaggio, oppure fattorino o venditore presso chioschi (doc. AI 88-2).
2.7. Occorre ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal profilo economico.
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2009.
Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 230 consid. 3c pag. 233; DTF 117 V 275 consid. 2b pag. 278, 394 consid. 4b pag. 400 e i riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka
, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28 e sentenze ivi citate;
Landolt
, Das Zumutbarkeits-prinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; RCC 1968 pag. 434).
L’amministrazione ha proceduto ad un confronto dei redditi sia per quanto riguarda l’attività abituale che in attività adeguate.
2.7.1. Per quel che concerne il
reddito da valido
, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano in fr. 44'200.-- nel 2009, facendo riferimento allo scritto e-mail del 4 aprile 2010 della responsabile delle risorse umane della Interroll SA (cfr. doc. AI 85-2).
2.7.2. Per quanto riguarda invece il
reddito da invalido
,
va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
In un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
La questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:
"
3.3
In
una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2008 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.--.
Riportando questo dato su 41.6 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 5-2011, p. 90
), esso ammonta a fr. 4'998.24 mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali ("
Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si ottiene, per il 2009 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata
in
La Vie économique, 5-2011, p. 91), un reddito mensile di fr. 5'104.10 oppure di fr. 61'249.27 per l'intero anno (fr. 5'104.10
x
12).
L’assicurato, quale ausiliario nel reparto montaggio presso la _ SA, avrebbe guadagnato nel 2009 fr. 44'200.-- / anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.7.1.). Tale reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 65'761.87, cfr. Tabella TA1 p.to 29 “
Fabbr. di macchine e mezzi di trasporto”
, livello di qualifica 4, fr. 5’161.--
X
12 mesi = 61’932.-- riportato su 41.6 = fr. 64'409.28 e aggiornato al 2009).
Nella decisione impugnata l’amministrazione non ha tuttavia calcolato il gap salariale.
Questo Tribunale, in data 19 luglio 2011, ha interpellato l’Ufficio AI sulle ragioni che lo hanno indotto a non applicare il
gap salariale,
in considerazione di un reddito da valido di fr. 44'200.-- presso la _ SA (doc. X).
L’Ufficio AI ha così motivato tale procedere:
"
(...)
Tuttavia, è necessario valutare se nello specifico sono realizzati gli altri presupposti
per procedere alla riduzione per
"qap salariale".
Oltre alla differenza importante tra salario effettivamente percepito e la media nel ramo (con soglia che supera il 5%), il salario non deve essere inferiore alla media nel ramo per ragioni estranee all'invailidità e non devono esserci circostanze che permettono di supporre che l'assicurato si sia accontentato di un salario più modesto rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere (ad esempio, sentenza I 644/06: in caso di un assicurato che ha lavorato per 15 anni presso il medesimo datore di lavoro si ammette che egli si sia accontentato del salario versatogli), e risulta ammissibile che egli non avrebbe potuto realizzare, a causa della formazione insufficiente, un salario equivalente al reddito medio determinato. Come osservato dal TF in varie sentenze (cfr. 9C _399/2007 del 14.03.2008 consid. 4.1),
« il faut que l'assuré ne s'en soit pas contenté délibérément. Il doit donc exister des indices concrets qui laissent supposer que, compte tenu des particularités de l'assuré, il aurait manifestement
réalisé un revenu supérieur s'il en avait eu la possibilité ».
Nella fattispecie il ricorrente, nato nel 1963, senza formazione né professione particolare, è arrivato in Svizzera nel 1992 all'età di 29 anni. L'assicurato nel formulario di richiesta di prestazioni Al per adulti nel 2002 ha indicato "
Sono musicista e ho esperienza in vari settori
"; la perizia psichiatrica resa dal dr. med. _ del 15.04.2010 riprende, a pag. 2, quanto riferito dall'assicurato: "
L'assicurato dichiara che è stato già fin da giovane un bravo percussionista e che in Svizzera ha partecipato 4 volte al festival di _ e dice di aver suonato con musicisti brasiliani famosi, come _
". Nel rapporto del 18.11.2005 il Servizio integrazione professionale (SIP) indica quanto segue: "
L'A. (42 anni, di origine _) dopo le scuole dell'obbligo (non portate a termine) non intraprende una particolare formazione professionale. Nel suo paese d'origine lavora come contadino e mandriano, poi si trasferisce in _ dove lavora come aiuto muratore
.
In Svizzera dal 1992 ha lavorato in modo saltuario in alcuni cantieri edili, come aiuto giardiniere e come operaio per una ditta di traslochi e per una fabbrica di cioccolata, il tutto alternato a lunghi periodi in cui era privo di un'occupazione lavorativa.
L'ultima attività professionale esercitata (tra il `99 e il `01) è quella di ausiliario a ore nel reparto montaggio presso la ditta _, dove svolgeva semplici lavori di montaggio in posizione seduta (dopo di che ha lavorato unicamente per un paio di mesi come manovale addetto al trasporto di materiali, senza la necessità di alzare pesi).
Attualmente non è attivo professionalmente (nel frattempo ha esaurito il diritto alle indennità disoccupazione), vive presso un amico con il quale si dedica alle percussioni e al canto (organizzano delle serate di musica brasiliana) e si dedica al volontariato una volta la settimana.
Dall'estratto dei contributi presente all'incarto i redditi dell'A. durante gli anni di permanenza nel nostro paese appaiono altalenanti e decisamente bassi".
Sempre il SIP indica che provvedimenti professionali non sono applicabili a causa della scarsa scolarità, del fatto che l'assicurato non possiede alcuna qualifica professionale, e che egli "
ha svolto unicamente attività non qualificate, sempre per brevi periodi ed in modo saltuario
".
In considerazione degli elementi all'incarto, ritenuto che l'assicurato, dal momento della sua entrata in Svizzera, si è
accontentato di impieghi temporanei e delle conseguenti esigue entrate
(nel 1993 ha lavorato per 6 mesi presso la _; nel 1994 ha lavorato per 1 mese presso il precedente datore di lavoro, poi da aprile a novembre ha beneficiato delle indennità di disoccupazione; nel 1995 risulta un l'attività svolta per il _ da febbraio a settembre, poi nuovamente periodo di indennità di disoccupazione; nel 1996 periodo di indennità di disoccupazione da aprile ad agosto, poi attività svolta per cooperativa _ da agosto a dicembre; nel 1997 da gennaio a febbraio attività svolta per cooperativa _, poi nuovamente periodo di indennità di disoccupazione fino a dicembre; nel 1998 periodo di indennità di disoccupazione da gennaio a marzo, poi da ottobre a novembre attività svolta per _; nel 1999 attività per _ da febbraio a agosto, poi inizio attività presso _ AG da settembre quale ausiliario a ore nel reparto montaggio (cfr. questionario del datore di lavoro del 14.06.2002); nel 2000 attività svolta per _ AG per tutto l'anno con guadagno annuo di fr. 25'027.-; nel 2001 da gennaio ad aprile ha svolto l'attività per _ AG (il datore di lavoro precisa nel questionario del 14.06.2002 che l'assicurato aveva dato la disdetta per nuova attività lavorativa e che l'ultimo giorno di lavoro effettivo è stato il 31.01.2001), indi per un mese (dal 14 marzo al 6 aprile) ha svolto attività per _ SA su chiamata, poi periodo di indennità di disoccupazione da maggio a dicembre; nel 2002 periodo di indennità di disoccupazione; nel 2003 periodo di disoccupazione seguito da attività lavorativa svolta per _. SA da maggio a settembre; negli anni successivi non risulta alcuna attività lavorativa),
le condizioni per applicare la riduzione per "
gap salariale
" non sono realizzate
.
In considerazione di quanto sopra, lo scrivente Ufficio conferma la decisione amministrativa resa e le conclusioni poste con la risposta di causa”(doc. XI 1-3).
Il ricorrente, da parte sua, ha ritenuto applicabile la riduzione per il “
gap salariale
”, in considerazione del fatto che l’assicurato ha lavorato stabilmente presso la _ SA (doc. XIII).
Il TCA non può condividere tale argomentazione.
Infatti, come rettamente evidenziato dall’Ufficio AI, l’assicurato dopo la sua entrata in Svizzera nel 1992 ha svolto unicamente lavori saltuari alternati a periodi di disoccupazione.
In data 1° settembre 1999 ha iniziato a lavorare presso la _ SA di _, in qualità di ausiliario a ore nel reparto montaggio con un guadagno (nel 2000) di fr. 25'027.-- annui, solo fino al 30 aprile 2001 (poco più di un anno e mezzo), quando lo stesso assicurato ha dato la disdetta per svolgere tuttavia, ancora un’attività su chiamata per _, di un solo mese e poi ritrovarsi nuovamente in disoccupazione.
È quindi condivisibile l’argomentazione dell’amministrazione, secondo cui l’assicurato si è sempre accontentato di impieghi temporanei dalle conseguenti esigue entrate.
Alla luce della giurisprudenza citata e delle argomentazioni dell’Ufficio AI, ritenute da questa Corte più convincenti, nella fattispecie non viene applicata dunque nessuna riduzione per il gap salariale.
2.7.3. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.7.4. In concreto, nel rapporto del 6 ottobre 2010, le consulenti IP hanno applicato una riduzione del 5% per attività leggera (doc. AI 89-3).
La percentuale globale del 5% stabilita dalle consulenti può essere confermata dal TCA.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr
.
61'249.27, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 60% e ammettendo la riduzione del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 34’912.08 confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 44'200.-- (consid. 2.7.1) emerge un tasso d’invalidità del 21,0%
che non permette l’attribuzione di una rendita d’invalidità.
2.7.5. Appurato, per contro, che il ricorrente conserva una capacità lavorativa residua del 60% nella sua precedente attività di ausiliario nel reparto montaggio, nella quale è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente al 60% del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonta al 40% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008).
Va qui rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività, presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione e in una sentenza 9C_856/2010.
Alla luce del grado d’invalidità del 40% nell’attività di ausiliario nel reparto montaggio, l’assicurato è in grado di sfruttare al meglio la sua capacità lavorativa residua in attività adeguate dove invece, il grado d’invalidità è del 21%.
Nella misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita d’invalidità la sua decisione formale del 27 dicembre 2010 merita quindi conferma.
2.8. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr. consid. 2.9.).
Al riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:
"
(...)
Quando sono adempite le condizioni del gratuito patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.
Si intende così garantire che saranno prese in considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.
(...)
Le stesse considerazioni valgono a proposito delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.
Al fine di tener conto della componente di politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione. (...)"
2.9. Il ricorrente ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. II, V).
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Dalle tavole processuali si evince che il ricorrente, separato con due figli, vive grazie all’aiuto dell’assistenza pubblica (cfr. doc. V).
In tali circostanze l’indigenza deve essere ammessa.
L’assicurato non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di fondamento.
Essendo dunque
nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Ne consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).