# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e36aa7ae-5fed-517c-86fb-e42d61826afa
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1. ACCU 1
, cittadina italiana nata nel _, è estetista di professione e ha svolto la sua attività lavorativa in alcuni istituti di bellezza di _ prima di essere assunta - poiché nel frattempo era diventata mamma e voleva continuare comunque la sua attività part time - il mese di _ del _ presso l’istituto _ di CIVI 1, sito a _, che le aveva dato questa possibilità con un onere lavorativo del 60%.
2.
Il Procuratore pubblico, con decreto di accusa del 15 dicembre 2008, rimprovera a ACCU 1 di essersi appropriata, in più occasioni, nel periodo compreso tra il _ e il _, a _, di valori patrimoniali di lieve entità a lei affidati, e meglio per essersi in più occasi_ appropriata di una parte degli incassi che le erano stati consegnati a contanti, nella sua qualità di dipendente dell’Istituto di bellezza _ di CIVI 1, da alcune clienti a titolo di pagamento per le prestazioni ricevute, e più precisamente di fr. 20.- il _ (cliente _), di fr. 20.- il _ (cliente _), di fr. 10.- _ (cliente _), di fr. 20.- il _ (cliente _) e di fr. 25.- il _ (clienti _ e _), nonché per essersi appropriata in due occasioni di una parte dell’incasso del predetto istituto affidatole affinché lo versasse su un conto bancario, ossia di fr. 18.- il _ e di fr. 15.- il _, appropriandosi quindi indebitamente di una somma complessiva pari a
fr. 128.-.
Nell’ambito delle circostanze testé descritte la pubblica accusa ritiene altresì l’accusata autrice colpevole di ripetuta falsità in documenti per aver attestato in un documento, contrariamente alla verità, un fatto d’importanza giuridica, e meglio per avere iscritto, in sei occasioni, nelle schede contabili dell’Istituto di bellezza _, incassi inferiori a quelli effettivamente ricevuti in contanti dalle clienti, indicando così complessivamente un incasso di fr. 760.- in luogo di quello effettivo di fr. 855.-.
3.
Per l’art. 138 cpv. 1 CP chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli è punito con una pena detentiva fino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
Se il reato concerne soltanto un elemento patrimoniale di poco valore o un danno di lieve entità, il colpevole è punito, a querela di parte, con la multa (art. 172 ter cpv. 1 CP).
Per l’art. 251 cpv. 1 CP chiunque, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica o fa uso, a scopo di inganno, di un tale documento, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
Nei casi di esigua gravità, può essere pronunciata la pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria (art. 252 cpv. 2 CP).
4a.
Il presente procedimento è stato avviato dalla CIVI 1 (questo il suo vero cognome, anche se spesso nell’incarto si fa riferimento erroneamente a CIVI 1), titolare dell’istituto di bellezza _ di CIVI 1, che il _ ha sporto denuncia penale alla magistratura sulla scorta di segnalazioni riguardanti l’accusata da parte di alcune clienti del suo salone di bellezza.
4b.
Nell’evenienza concreta - anche se si ritornerà più dettagliatamente in seguito (cfr. infra, consid. 13a e seguenti) - è opportuno dapprima ricostruire la cronologia di alcuni fatti importanti avvenuti nel corso del mese di _.
Si trattava di un momento particolare per l’istituto in quanto verso la metà del mese ACCU 1 aveva comunicato a voce a CIVI 1, sua datrice di lavoro, la sua decisione di dare le dimissioni per la fine del mese visto che doveva rispettare il termine di disdetta di 90 giorni previsto dal contratto. La dipendente aveva infatti l’intenzione di aprire un suo istituto di bellezza con l’inizio del _, tanto è vero che aveva già sottoscritto un contratto di locazione nel mese di agosto (cfr. act 24, verbale di interrogatorio di ACCU 1 del _, davanti al Ministero pubblico, pagina 1 in fine).
Fino ad allora il rapporto di lavoro, come pure in generale l’ambiente instauratosi, era buono tanto è vero che, oltre a non esserci la prova del contrario agli atti, la circostanza è confermata dalla parte civile medesima (cfr. act 7, verbale di CIVI 1 del _ davanti alla polizia).
A riprova della fiducia reciproca e delle capacità professionali dell’accusata si rileva come la titolare dell’istituto non era sempre presente nel salone in quanto era impiegata part time alla _ come truccatrice non senza dimenticare che la ACCU 1 aveva pure l’incarico speciale, oltre a provvedere all’incasso dei singoli trattamenti, di depositare a fine giornata l’incasso giornaliero presso il tesoro notturno di un istituto bancario.
Nella seconda metà di settembre la situazione tra le parti precipita improvvisamente e il _ si incrociano da un lato la lettera di dimissione - di cui si è fatto cenno sopra - della ACCU 1, datata _ ma spedita il _ alle ore 09.46 dalla posta di _, e dall’altro la raccomandata a mano dello stesso giorno, poi intimata l’indomani per posta, con cui la datrice di lavoro le comunicava il licenziamento immediato per motivi gravi avendo riscontrato nei giorni immediatamente precedenti in almeno 4 occasioni e con 4 clienti delle appropriazioni indebite (cfr. _ della Pretura di _ agli atti, in particolare doc. 37 di parte convenuta e doc. C e F di parte attrice).
Ritenuto come la CIVI 1, per la motivazione testé esposta, non intendeva riconoscere da quel momento in poi alcunché all’accusata a livello finanziario, quest’ultima in data _ ha introdotto presso la Pretura di _ un’azione di salari e mercedi - ora sospesa in attesa del presente giudizio - per farsi riconoscere il mancato versamento dello stipendio in relazione ai tre mesi di regolare disdetta, ritenendo completamente false le accuse della datrice di lavoro che sono oggetto del presente procedimento.
5.
A questo punto occorre analizzare ogni singolo episodio penalmente rilevante rimproverato a ACCU 1. Il tutto non senza sottacere la doverosa premessa che le persone che hanno rilasciato le dichiarazioni in corso di istruttoria avevano quasi tutte - se si eccettua _, per la quale non è dato di sapere con certezza - un rapporto particolare con la parte civile che va oltre a quello di un normale cliente; si vedevano in effetti anche al di fuori dell’ambito professionale. Una conferma al riguardo giunge sia dall’interrogatorio dibattimentale dell’accusata, sia - perlomeno parzialmente - dall’audizione testimoniale di _, oltre che dalle dichiarazioni rilasciate dalle medesime clienti.
6a.
Per quel che riguarda l’episodio che ha dato il la a tutto, ovverosia quello concernente la cliente _, dalla denuncia si evince che “
il giorno di sabato _ la querelante ha ricevuto da parte di una sua cliente, la signora _, [...] una telefonata. In sostanza la cliente ha informato la querelante di aver constatato direttamente con i suoi occhi, in data _ e a fine trattamento, dopo aver consegnato alla querelata il prezzo del trattamento ricevuto, come la querelata avesse iscritto nella sua scheda cliente un importo che non corrispondeva assolutamente a quanto ricevuto dalla cliente. Accortasi dell’incongruenza, la cliente, che già in data _ aveva consegnato alla querelata per il trattamento ricevuto fr. 120.- mentre che questa aveva iscritto nella sua scheda cliente un importo inferiore, cioè fr. 100.- (a quel momento la cliente _ non aveva ritenuto di dover dir nulla alla querelante), ha chiesto spiegazioni alla querelata. Ella, dinanzi a tale richiesta, ha poi svicolato iscrivendo la somma di fr. 20.- e dicendo alla cliente che tale somma doveva essere consegnata alla querelante in un secondo tempo. La signora _, non convinta della spiegazione fornitale dalla querelata, si è finalmente decisa, al secondo episodio cioè quello del _, ad avvertire la querelante in modo che ella potesse eseguire le verifiche del caso”
(cfr. act 1, querela e denuncia penale con costituzione di parte civile del _, pagina 2 in fine e 3, sottolineature nostre).
6b.
CIVI 1
ha dichiarato il _ che “
nel corso del mese di _ una mia cliente, la signora _, una mia cliente da lunga data, mi ha telefonato e mi disse che secondo lei la ACCU 1 faceva delle cose non giuste. Mi disse che dopo un trattamento che la ACCU 1 le aveva fatto, trattamento per il quale le era stata chiesta la somma di CHF 220.- vide la ACCU 1 scrivere nella scheda della cliente la somma di CHF 200.-. Questo avvenne, a detta della _, nel mese di _. In quell’occasione la signora _ non diede peso all’accaduto pensando fosse una svista della ACCU 1. Nel mese di settembre la cosa si è però ripetuta. _, dopo un trattamento aveva pagato alla ACCU 1 la somma di CHF 220.- e anche in questa occasione si accorse che la ACCU 1 ne aveva registrati solo CHF 200.-. A questo punto ha ritenuto di avvisarmi”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di CIVI 1 del _ davanti alla polizia, sottolineature nostre).
6c.
Da parte sua la ACCU 1 ha dichiarato che “
non ho mai registrato un importo inferiore a quello incassato. Se ho segnato la somma di CHF 100.- è perché ne ho incassati 100.- e non 120.- come sostiene la cliente”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di ACCU 1 del _ davanti alla polizia, pagina 2).
Alcuni mesi più tardi ha altresì aggiunto che “
la registrazione degli incassi la eseguivo a dipendenza delle clienti che avevo nel salone. Se avevo tempo la registrazione la facevo subito altrimenti la rimandavo nei momenti morti. Comunque quanto vi era in cassa doveva corrispondere con quello che veniva registrato”
(act 7, verbale di interrogatorio di ACCU 1 del _ davanti alla polizia).
Inoltre ha pure affermato tra l’altro che “non ricordo di aver fatto correzioni sulle schede riguardo agli incassi”, che la correzione apportata sulla scheda _ “non ho provveduto a farla io” e che le era capitato “di segnare a parte che mi dovevano dei soldi per completare l’importo dovuto”
(cfr. ibidem).
Nell’ambito della già evocata causa civile di salari e mercedi ACCU 1 è stata nuovamente interrogata il _ e ha dichiarato che “
il _ ho scritto che la signora _ ha pagato un trattamento di fr. 120.-, versando fr. 100.- e lasciando scoperto fr. 20.- come risultano annotati con la sigla D.P., ossia debito (sigla che ho apposto come da indicazioni della signora _). La stessa sigla risulta indicata sulla medesima scheda in altre occasioni. Rispetto alla domanda rispondo che se io ho segnato fr. 100.- è perché la signora _ mi ha pagato questa somma
(cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, interrogatorio formale di ACCU 1 del _, pagina 2, sottolineature nostre).
L’accusata sentita ancora una volta sull’argomento il _ ha confermato “
di aver ricevuto in data _ dalla signora _ unicamente l’importo di CHF 100.-, come da me contabilizzato sulla scheda. Faccio notare che é stato applicato uno sconto al trattamento, in quanto non è stato pagato il trattamento baffetti. Difatti, la volta dopo, lo stesso trattamento è costato CHF 120.-. Lo sconto del _ era stato espressamente autorizzato dalla CIVI 1”
(cfr. act 25, verbale di interrogatorio di ACCU 1 davanti al Ministero pubblico del _, pagina 2, sottolineature nostre).
6d.
_ ha affermato in un primo tempo nel corso della sua audizione in Pretura, dove era pendente la causa civile per mercedi e salari intentata dall’accusata, che “
alla fine del trattamento la signora ACCU 1 mi ha chiesto fr. 120.-, che io ho pagato. Ho visto che però sulla tabella che mi concerne ha scritto fr. 100.-. A questo punto ho chiesto spiegazioni della differenza alla signora ACCU 1 poiché devo dire che anche in occasioni precedenti i prezzi che lei mi faceva non erano mai uguali, una volta pagavo 100.-, una volta 90.- e questo sostanzialmente per le medesime prestazioni. La risposta datami non me la ricordo e comunque io non ci sono andata su più di quel tanto. Quello che comunque a me interessava era chiarire il giusto prezzo per le prestazioni che richiedevo: chiarire cioè se l’importo richiestomi era per esempio comprensivo di uno sconto oppure no. La signora CIVI 1 so che infatti mi faceva uno sconto. Chiesi quindi spiegazioni alla signora CIVI 1. Le chiesi in particolare quanto era il prezzo per il trattamento _ e lei mi disse che era di fr. 120.-. A questo punto il Giudice mi mostra il doc 1. dopo averlo visionato ricordo meglio come sono andate le cose: tutto è nato durante la seduta del _, al termine della quale ACCU 1 mi chiese il prezzo di fr. 120.- per mani + piedi + baffi, siccome mi mancavano fr. 20.- dissi che li avrei portati dopo e di segnarli (infatti vedo che risultano segnati sulla scheda). Guardando la scheda ho poi visto che il prezzo indicato per la seduta del _ era di fr. 100.-. Io ricordo però di aver pagato fr. 120.-. lì per li non ne parlai con la ACCU 1 di questa incongruenza del _. Ne parlai però con CIVI 1 chiedendo spiegazioni soprattutto per sapere quale era il prezzo effettivo da pagare per una simile prestazione”
(act 7, verbale di audizione di _ davanti alla Pretura di _ _).
Il _ interrogata dalla polizia cantonale, _ ha affermato che “
fui io a segnalare a CIVI 1 che ACCU 1 registrava sulla scheda clienti e sul libro contabile un importo diverso da quello che incassava.[...] Nel corso del mese di _ andai presso il salone _ per un trattamento. Il trattamento me lo fece ACCU 1. A fine trattamento la ACCU 1 mi chiese, se ben ricordo, la somma di fr. 120.-. Io le diedi la somma. Mentre stavo pagando invitai ACCU 1 a registrare nella mia scheda personale, oltre al trattamento ricevuto, anche la somma che dovevo pagare. Ricordo che in quell’occasione avrei dovuto dare la somma di CHF 120.-. Io avevo però solo franchi 100.-. ACCU 1 registrò l’incasso di CHF 100.- e a parte mise una nota per rammentarsi che avrei dovuto darne ancora CHF 20.- [...]. Mentre ACCU 1 stava scrivendo quello che io le chiesi di scrivere, vidi che sulla scheda non erano stati registrati i trattamenti che avevo ricevuto in precedenza ed in particolare quello del _. In effetti ricordavo che quella data avevo pagato la somma di CHF 120.- somma che nella scheda non era stata registrata. Notato questo lo feci notare a ACCU 1 la quale sviò il discorso senza darmi una risposta concreta. [...] In data _ vidi la ACCU 1 registrare la somma di CHF 100.-, per un trattamento di CHF 120.-. Io le feci notare che le dovevo ancora CHF 20.- e lei li segnò a parte. Nel medesimo frangente mi accorsi che per il trattamento del _ trattamento fattomi dalla ACCU 1, sulla mia scheda figurava un incasso di CHF 100.- mentre sono sicura di aver dato CHF 120
.-“ (act 7, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti alla polizia, sottolineature nostre).
Interrogata ancora una volta dal Ministero pubblico _ ha dichiarato fra l’altro di ricordarsi “
di aver chiesto a CIVI 1 chiarimenti in merito al fatto che avevo pagato l’importo di fr. 120.- in data _, mentre sulla scheda era stato riportato un incasso di fr. 100.-. Di ciò mi ero accorta in occasione del trattamento del _, quando cioè ho avuto modo di vedere la scheda che era appoggiata sul bancone. Siccome il _ ho effettuato il medesimo trattamento di cui avevo beneficiato il mese prima e meglio il _, che era d’altronde il trattamento che facevo regolarmente presso il salone _, mi sono resa conto della differenza di prezzo. Che comunque non vi erano prezzi fissi per le prestazioni e gli stessi potevano variare. Quando era la CIVI 1 a compiere il trattamento, non mi sono mai posta il problema. Anche la CIVI 1 mi faceva prezzi diversi, ma mi precisava espressamente se si trattava di uno sconto o di un trattamento omaggio. Per quanto attiene all’iscrizione del _, sono stata io a segnalare a ACCU 1 che l’importo segnato inizialmente non era corretto, in quanto il trattamento costava CHF 120.-, per cui ero debitrice di CHF 20.- [...] Il listino prezzi del centro estetico _ sinceramente non ricordo di averlo mai visto”
(cfr. act 25, verbale di interrogatorio di _ davanti al Ministero pubblico del _, pagina 2, sottolineature nostre).
6e.
Ad un’attenta analisi degli stralci riportati si possono fare le seguenti considerazioni.
Innanzitutto la versione della ACCU 1 - del resto confermata pure al pubblico dibattimento - è lineare e logica, mentre le altre e in particolare quella di _, sono contraddittorie su diversi aspetti.
Dalla denuncia si evince che l’accusata, il _, avrebbe iscritto sulla scheda cliente un importo che non corrispondeva a quanto ricevuto dalla cliente: tale circostanza è smentita dalla _ medesima che ad un certo punto dell’istruttoria ha detto che quel giorno non aveva soldi a sufficienza per saldare il totale e ha quindi pagato fr.100.-, mentre che per i restanti fr. 20.- è stata messa sulla scheda clienti la sigla D.P., cioè importo ancora da pagare.
Che quest’ultima sia la versione corretta, a prescindere dal fatto che sulla scheda clienti non figurano effettivamente manomissioni o alterazioni di sorta, emerge pure dal riassunto giornaliero degli incassi del _ dove, in relazione alla citata cliente, risultano entrati effettivamente fr. 100.-.
Dalla scheda clienti si evince pure che la prestazione per i baffetti del _ è indicata tra parentesi, indizio ulteriore che la stessa - il cui costo del resto è proprio di fr. 20.- (cfr. doc. A, listino prezzi allegato ad act 24) - era stata condonata alla cliente, ritenuto oltretutto come la pratica di sconti era usuale, per stessa ammissione della _, che ad onor del vero ha altresì affermato di non aver mai visto il listino prezzi dell’istituto _.
Non va nemmeno dimenticato che la _ nel corso dell’istruttoria ha cambiato diverse volte la sua versione dei fatti: in un primo tempo ha affermato di aver pagato il _ fr. 120.-, ma di aver visto la ACCU 1 annotare solo l’importo di fr. 100.-, successivamente dice che le mancavano fr. 20.-, poi il _ afferma di aver notato che il _, in occasione del precedente trattamento, figurava sulla sua scheda clienti l’importo di fr. 100.- e non fr. 120.- ma che, nonostante fosse sicura di aver pagato l’intera somma, lì per lì non ha detto niente alla ACCU 1, ma solo - anche qui contraddicendo sé stessa (cfr. act 7, verbale di audizione di _ _ davanti alla Pretura di _ _) - alla CIVI 1.
Infine dopo aver detto che il _ ha visto che sulla sua scheda clienti non era riportata la prestazione del _ precedente - cosa assolutamente non vera, in quanto figura pure nel riassunto degli incassi giornalieri - si contraddice di nuovo subito dopo nel corso del medesimo interrogatorio.
Il fatto che sia impossibile che l’accusata abbia omesso in un primo tempo l’iscrizione del _, si evince pure dalla circostanza che nel foglio di riporto degli incassi giornalieri l’importo relativo alla prestazione fornita alla _ non è l’ultimo della giornata e che in ogni caso non possono essere effettuate aggiunte o correzioni a posteriori, pena divergenze con il saldo versato al tesoro notturno ogni sera e risultante dall’estratto conto bancario (cfr. incarto della Pretura di _ agli atti, documenti di parte convenuta con le schede clienti e i riassunti giornalieri).
Abbondanzialmente altre domande sorgono spontanee: ammesso e non concesso che la _ abbia visto la sua scheda clienti, come faceva a sapere - come dichiarato il _ - che sul libro contabile, ovverosia il riassunto giornaliero degli incassi, l’accusata aveva messo un importo sbagliato?
Con riferimento all’ultima deposizione presso il Ministero pubblico, dal momento che non vi erano prezzi fissi e gli stessi potevano variare, perché non ha chiesto alla ACCU 1 – come faceva con la CIVI 1 – se era normale, se le era stato applicato uno sconto e era un trattamento omaggio?
È poi normale che la _, che ha affermato in tutte le sue deposizioni di ricordare benissimo di aver pagato fr. 120.-, si confonde e contraddice sul resto?
Da ultimo anche la CIVI 1 cade in contraddizione nel corso dell’istruttoria: in effetti non è possibile che affermi che in gioco ci fossero fr. 200.-, rispettivamente fr. 220.-; a parte tale questione, ribadita tuttavia a più riprese nel corso di un interrogatorio per il quale ha poi firmato il relativo verbale, non è vero - e del resto il fatto è smentito dalla stessa _ - che il _ la stessa abbia pagato l’importo intero che doveva alla ACCU 1 per la prestazione effettuata quel giorno da quest’ultima.
Alla luce delle considerazioni espresse, non vi è in ogni caso prova certa agli atti che la ACCU 1 si sia appropriata della somma di fr. 20.- in relazione alla cliente _ il _
7a.
Quo all’accusa di appropriazione indebita per l’importo di fr. 5 .- in relazione alla cliente _, classe _, si rileva preliminarmente come quest’ultima abbia sottoscritto una dichiarazione nella quale ha affermato di aver pagato in data _ franchi 75 per una ceretta (cfr. doc. 8, allegato ad act 1), mentre sulla sua scheda cliente figura l’importo di fr. 70.-, così come sul riassunto giornaliero degli incassi (cfr. doc. 10 e 11, allegati ad act 1).
7b.
La _, nel corso dell’interrogatorio di polizia, dopo che in un primo tempo aveva sostenuto di essere sicura di aver pagato con una banconota da fr. 100.- e di aver ricevuto 25.- di resto composti da una banconota da 20.- e una moneta da 5.-, successivamente ha dichiarato che “
a questo punto devo precisare che mi sorge un dubbio sulle modalità di pagamento. Non mi ricordo bene se pagai con una banconota da CHF 100.- come detto più sopra o se pagai dando la somma di CHF 80.-. Ricordo per contro in modo perfetto il fatto che ACCU 1 non avesse in cassa moneta per CHF 5.- da darmi di resto e che andò a prenderlo in una sala attigua”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti alla polizia, pagina 2 in fine e 3, sottolineature nostre).
Inoltre vi è una contraddizione fra la _ e la CIVI 1:
infatti la prima ha affermato che la dichiarazione di cui al doc 8
“è stata scritta da me personalmente di mio pugno. La testimonianza è stata da me redatta presso il salone _ e questo su richiesta della signora CIVI 1. CIVI 1 mi disse che sospettava che ACCU 1 aveva sottratto dei soldi. Mi disse di ricordare se in data _, dopo che avevo fatto un trattamento di ceretta avessi pagato la somma di fr. 70.- o di CHF 75 come da listino”
(cfr. ibidem, pagina 2, sottolineature nostre).
Tale versione trova conferma pure dalle risultanze dell’interrogatorio di _ del _ davanti alla Pretura di _, durante il quale dichiarò pure che “CIVI 1
mi spiegò che aveva dei dubbi sul fatto che venissero prelevati dei soldi da parte di ACCU 1, ed era per questo motivo che mi chiedeva di confermare per iscritto che avevo pagato fr. 75.--. Confermo che questi fr. 75.- si riferiscono ad una ceretta di un’intera gamba
” (cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio di _ del _, pagina 7, sottolineature nostre).
7c.
La CIVI 1 invece ha da parte sua dichiarato che “
per essere sicura che quanto dettomi dalla signora _ corrispondesse a verità e anche per sapere se ad altre clienti era successo di vedere la ACCU 1 registrare un importo inferiore a quello da loro versato, ho dovuto assumere informazioni presso le clienti stesse, senza comunque dir loro perché lo facevo. A questo proposito devo dire che ad alcune clienti il mio avvocato ha provveduto a far sottoscrivere delle dichiarazioni di testimonianza, dichiarazioni che sono allegate alla querela, con i relativi nominativi.”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di CIVI 1 del _ davanti alla polizia, pagina 3, sottolineature nostre).
7d.
Si osserva prima di tutto come dal listino prezzi dell’istituto _ non si evince una prestazione per ceretta dell’importo di fr. 75.-, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte civile (cfr. allegato ad act 23).
Appare poi molto strano che la _ si ricordi precisamente di aver pagato per quella prestazione fr. 75 .-, ma nel corso del medesimo interrogatorio del 25 febbraio avesse dei dubbi su quale banconota avesse utilizzato per pagare e non fosse in grado di ricordarsi quando - circostanza temporalmente a lei più vicina - la CIVI 1 le ha detto o fatto firmare la sua dichiarazione.
Inoltre nel successivo interrogatorio nell’ambito della vertenza civile non accenna minimamente alla questione del costo della prestazione, del taglio delle banconote e del resto, ma anzi sembra che la - e ci si chiede come faceva a saperlo dal momento che sulla scheda personale e sul riassunto degli incassi figurava l’importo di 70 franchi - le avesse chiesto esplicitamente ed in modo mirato se aveva pagato l’importo di fr. 75.-.
Per tutti questi motivi anche la versione di _ è inattendibile e quindi poco credibile; indipendentemente da ciò anche in questa circostanza non vi è la prova che l’accusata si sia effettivamente appropriata indebitamente (e del resto a che pro ?) di fr 5.-.
8a.
_ ha sottoscritto una dichiarazione secondo cui “
in data _ ho pagato fr. 40.- per un trattamento eseguito dalla signora ACCU 1
” (cfr. doc. 6, allegato ad act 1) con conseguente presunta appropriazione indebita da parte dell’accusata dell’importo di fr. 20.-, in quanto sulla scheda cliente è stata riportata unicamente la cifra di fr. 20.-.
8b.
La _ ha affermato dapprima che “
il _ ho subito un trattamento da parte della signora ACCU 1: ho fatto ceretta, bikini e ascelle. Io ho pagato fr. 40.-. Devo dire che di solito faccio un trattamento completo e il _ è stato piuttosto eccezionale. Ricordo comunque che la volta successiva per il medesimo prezzo di fr. 40.- ho fatto braccia, bikini e ascelle. In confronto anche a precedenti prestazioni ricevute devo dire che quanto pagato il _ mi sembrava un po’ alto. Io di questi miei dubbi ne ho parlato con CIVI 1 qualche giorno dopo, la quale mi disse che effettivamente fr. 40.- le sembravano un po’ tanti. Comunque è andata a controllare la mia cartella e da lì si è visto che per la prestazione ricevuta il _ erano stati indicati unicamente fr. 20.-.[...] Mi si chiede perché non ho reagito subito con ACCU 1 quando ho pagato fr. 40.-: rispondo che lì per lì effettivamente non ci ho pensato. Come detto è solo in seguito che vedendo CIVI 1 le ho esternato i miei dubbi”
(cfr. incarto della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio di _ _).
Nel corso del suo secondo interrogatorio ha dichiarato che “
una sera, durante una cena avuta con _, siamo venute a parlare della situazione che si era creata tra lei e la ACCU 1. CIVI 1 mi disse che aveva licenziato ACCU 1 perché si era accorta che ACCU 1 le aveva sottratto dei soldi degli incassi. Da parte mia le dissi che il giorno _, dopo aver ricevuto un trattamento bikini + ascelle, avevo dato a ACCU 1 la somma di CHF 40.-. Dissi a CIVI 1 che per il trattamento mi sembrava un po’ eccessivo una simile spesa, rispetto alle altre volte. A seguito del mio dire CIVI 1 ha provveduto ad una verifica sulla mia scheda personale ed ha costatato che ACCU 1 aveva segnato l’importo di CHF 20.- come era mio solito pagare per un simile trattamento. A questo punto CIVI 1 mi chiese se ero disposta a rilasciare una testimonianza scritta nella quale dicevo che quella data avevo dato a ACCU 1 la somma di CHF 40.-. Io acconsentii e da lì la mia testimonianza scritta. Sono sicura [di aver dato il _ fr. 40.- a ACCU 1] perché diedi a ACCU 1 due pezzi da CHF 20.-. Sul momento non le feci notare che solitamente pagavo solo CHF 20.-. Solo in un secondo tempo mi resi conto di aver pagato il doppio del solito e ne parlai con CIVI 1, la quale andò a verificare e costatò l’iscrizione sulla scheda inferiore a quello che io avevo pagato. Devo aggiungere che sulla scheda originale, ora presso il Pretore di _, si nota che vi è stata una cancellatura sulla cifra segnata a mio nome il giorno _. Si nota che il 4 è stato cancellato e scritto il 2”
(cfr.
act 7, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti alla polizia, sottolineature nostre).
Alla domanda se fosse sicura che la cancellatura del 4 sulla sua cartella fosse stata eseguita da ACCU 1 ha risposto di non essere “
in grado di dare una risposta precisa perché io non ho visto ACCU 1 eseguire la cancellatura
,” ritenuto che non ha avuto modo nemmeno di vedere la sua cartella personale prima che venisse eseguita la cancellatura (cfr. ibidem, pagina 2, sottolineature nostre).
In un secondo tempo, il _ nel corso dell’interrogatorio davanti al Ministero pubblico, _ ha precisato che la sera della cena con CIVI 1 non è stata in effetti informata del licenziamento di ACCU 1, circostanza che ha appreso qualche settimana dopo (cfr. act 27, verbale di interrogatorio di _ del _, pagina 2). Ha altresì aggiunto di non aver mai visto il listino prezzi del salone _ e ribadito di essere “amica di da circa una decina d’anni e ci frequentiamo anche al di fuori dal centro estetico” (cfr. ibidem, sottolineature nostre).
8c.
Da parte sua l’accusata ha affermato di non ricordare di aver apportato correzioni sulle schede dei clienti riguardo agli incassi, di non essere stata lei a modificare la cifra originale di fr. 40.- in fr. 20.- della cliente _, pur confermando che in linea di massima la scrittura con la quale sono registrati gli importi era la sua (cfr. act 7, verbale di interrogatorio di ACCU 1 del _ davanti alla polizia, pagina 2)
Interrogata nuovamente nell’ambito della vertenza civile ha detto che “é
assurda questa differenza di fr. 20.- poiché per il bikini e ascelle il prezzo era di fr. 20.-. Era di fr. 40.- se a ciò si aggiungevano anche le braccia. ricordo che la signora _ aveva fatto braccia + bikini + ascelle in passato. Essa aveva richiesto anche altre prestazioni. A questo punto mi viene mostrato il doc. 1. Sono io che ho scritto le prestazioni e i prezzi del 24.9 e anche della data precedente in cui si vede che in aggiunta a bikini e ascelle c’era anche la cera delle braccia. Rilevo inoltre che la signora _ era da tempo cliente della signora _: veniva abbastanza regolarmente e quindi mi stupisce che non abbia detto nulla se veramente io le avessi fatto pagare fr. 40.- per una prestazione di cui essa non poteva non conoscere il prezzo”
(cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio del _, pagina 3).
Infine la ACCU 1 ha confermato di aver ricevuto unicamente l’importo di fr. 20.-, da lei riportato sulla scheda, e di non aver effettuato alcuna cancellatura sulla stessa (cfr. act 27, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti al Ministero pubblico, pagina 2).
8d.
Anche in questa situazione particolare emergono diversi punti poco chiari: innanzitutto la tariffa dell’istituto _ per il trattamento bikini e ascelle è di fr. 40.- e non di fr. 20.-, come risulta dal tariffario agli atti, che peraltro risulta essere sconosciuto sia all’accusata sia anche alle clienti che, non essendo mai stato esposto, ne ignoravano addirittura l’esistenza (cfr. allegato A ad act 23).
In secondo luogo la _ afferma che era solita pagare 20.- per una prestazione di questo tipo, ma dagli atti non risulta nulla del genere: in effetti sulla sua scheda cliente prima del _ non risultano trattamenti di quel tipo e nemmeno che la cliente abbia mai pagato fr. 20.- per precedenti prestazioni.
Inoltre se effettivamente in quella circostanza ha dovuto pagare il doppio rispetto al solito mal si comprende come mai non abbia detto nulla sul momento. È altrettanto strano che la _, cliente da lunga data, proprio in quei giorni è assalita dal dubbio di aver pagato troppo e ne parla con la CIVI 1.
In terzo luogo a mente di questo giudice l’affermazione perentoria della cliente secondo cui sulla sua scheda “
si nota che il 4 è stato cancellato e scritto il 2”
non può essere condivisa nemmeno ad un attento esame con la lente, ritenuto come una tale ipotesi è tutt’altro che evidente.
Infine una domanda sorge spontanea: dal momento che la _ ha dichiarato di non aver visto la sua scheda prima della cancellazione in questione, perché mai inserire - anche ammesso che fosse stata la ACCU 1 a commettere l’illecito - dapprima l’importo di fr. 40.- e poi modificarlo in fr. 20.-, con il rischio di esser scoperta per il fatto che ad un controllo incrociato appariva qualcosa di strano tra la scheda personale e il riassunto degli incassi della giornata?
Per tutti questi motivi non è in alcun modo provato nemmeno in questa occasione che ACCU 1 abbia cancellato o manomesso i dati e si sia appropriata indebitamente di fr. 20.-.
9a.
_ ha dichiarato che in data _ a seguito del trattamento eseguito da ACCU 1 presso l’istituto _ ha consegnato fr. 400.- (cfr. doc. 10 allegato ad act 1).
La parte civile sostiene che l’accusata si sia intascata indebitamente l’importo di fr. 10.- in quanto ha iscritto sulla scheda clienti solo l’importo di fr. 390.- versati dalla cliente quel giorno. (cfr. doc. 19 allegato ad act 1).
9b.
La dichiarazione di cui al precedente considerando è stata redatta - per ammissione della _ - “
presso il salone _, in data che non ricordo. Poteva essere agli inizi di _. Ricordo che CIVI 1 mi disse che sospettava che ACCU 1 le aveva sottratto dei soldi. Mi chiese se in data _ avevo pagato la somma di CHF 390.-, come registrato nella mia scheda personale o se avevo pagato una somma superiore. Alla richiesta di CIVI 1 io dissi che quel giorno avevo pagato a ACCU 1 la somma di fr. 400.- e questo a saldo di un trattamento estetico ricevuto e a saldo di alcuni prodotti che avevo comperato in precedenza e che non avevo ancora pagato. Ricordavo di aver dato a ACCU 1 4 banconote da 100 CHF. Ricordavo questo fatto perché avevo prelevato le 4 banconote da 100 CHF dal bancomat appositamente per pagare lo scoperto che avevo verso il salone _. [...] Sono sicura che in data _ ho dato a ACCU 1 la somma di CHF 400.-. Ora non sono in grado di dire se in seguito gli ho dato altri CHF 50.-. È possibile che li abbia pagati in data _. In effetti sulla mia scheda, che mi viene mostrata in fotocopia, è riportata una freccia che indica la somma di fr. 390.- CHF e lo scoperto di CHF 50.- è cancellato. Ricordo che il _ il trattamento me lo fece CIVI 1. Alla fine le chiesi se avevo scoperti da saldare e lei mi disse che dovevo ancora pagare, oltre al costo del trattamento fatto quel giorno, altri 50.- CHF di scoperto del giorno _. Ora non ne sono assolutamente sicura. Credo comunque di aver detto a CIVI 1 che il giorno _ avevo dato 400.- CHF a ACCU 1 e quindi lo scoperto era di solo 40.- CHF e non 50.- CHF come risultava dalla mia cartella. Ora non ricordo se ho poi dato la somma di CHF 40.- o se diedi CHF 50.-. Ripeto però di essere sicura che a ACCU 1, il _, diedi CHF 400.- e non 390.- come da lei registrato”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di _ del _, pagine 2 e 3, sottolineature nostre).
Pochi giorni prima di questa verbalizzazione la stessa _ aveva dichiarato davanti alla Pretura di _, nell’ambito della vertenza di natura civile sorta tra le parti di cui già si è fatto cenno, che “
l’importo di fr. 400.- comprendeva oltre alle prestazioni effettuate a mio favore nella seduta del _, anche il pagamento di alcuni prodotti che avevo acquistato e non pagato la volta precedente. Nella seduta successiva a quella del _, dopo aver pagato, ho chiesto alla signora CIVI 1 se le dovevo ancora qualche cosa oppure se avessi in abbuono qualche cosa in relazione alle prestazioni di cui avevo usufruito nelle precedenti sedute: lei mi rispose che non c’era nulla in sospeso, che la volta precedente avevo pagato fr. 390.- e che quindi era tutto a posto. Al che rilevai che il _ avevo versato fr. 400.-. Da qui è poi nata la richiesta di stendere la dichiarazione di cui al doc. 7. La dichiarazione l’ho redatta dopo qualche settimana, non ricordo esattamente quando. È capitato che io abbia anche lasciato delle mance, chiaramente non sempre lo stesso importo, importo che situo tra i fr. 5.- e fr. 10.-. Questo è capitato anche a favore di ACCU 1. Sinceramente al termine del trattamento del _ ricordo di non aver lasciato la mancia. Ricordo che ero di fretta (salvo errore ero anche al telefono), che prima avevo prelevato fr. 500.- dal bancomat e che, come detto, dovevo saldare anche il prezzo per un prodotto acquistato nella seduta precedente, di cui anche per la fretta non ricordavo l’entità. Ciò premesso ho dunque lasciato la somma di fr. 400.-, senza però veramente controllare se l’importo corrispondesse esattamente a quanto da me dovuto. Da qui la mia richiesta alla signora CIVI 1 durante il trattamento successivo se tutto fosse a posto o se le dovessi ancora qualche cosa. Al che, come detto, lei rispose: “ tutto a posto, hai pagato fr. 390.-“. Chiaramente mi è stata data una spiegazione per la richiesta di rilascio della dichiarazione. Precisamente mi è stato detto che erano in corso degli accertamenti, dei controlli perché risultavano degli ammanchi. Di preciso non ricordo l’importo che la signora ACCU 1 mi chiese di pagare al termine della seduta. Presumo però che lei mi abbia chiesto una certa cifra. Non ricordo bene perché come detto ero di fretta e anche al telefono, né sono sicura. Non ricordo il taglio delle banconote per il pagamento dei fr. 400.-. Probabilmente erano da fr. 100.- visto venivano direttamente dal bancomat. ACCU 1 non mi ha dato fr. 10.- di resto”
(cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio di _ del _, pagina 2, sottolineature nostre).
Sentita a confronto con ACCU 1 davanti al Ministero pubblico _ t ha dichiarato di ricordare che “
quel giorno
, al momento del pagamento,
ero al telefono con una cliente arrabbiata perché non aveva ricevuto un invito per evento organizzato da _. Ricordo che dovevo pagare CHF 440.- e che avevo nel portamonete unicamente CHF 400.- .[...] Escludo di aver mai detto a ACCU 1 di tenersi CHF 10.-. Lasciavo spesso una mancia, ma di certo non quando non avevo sufficiente denaro per pagare il saldo scoperto, come nel caso concreto. [...] Escludo di essermi accordata con la signora ACCU 1 nel senso da lei indicato. Io ero già al telefono quando ho preso il denaro dal portamonete e l’ho consegnato a ACCU 1 D’altronde ero più attenta alla conversazione telefonica rispetto a quanto mi ACCU 1 Consideravo i CHF 400.- a lei consegnati come acconto sul saldo dovuto al centro _
“ (cfr. act 26, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti al Ministero pubblico, pagina 2, sottolineature nostre).
9c.
Da parte sua l’accusata ha in un primo tempo dichiarato, dopo che le è stato mostrato la scheda della cliente in oggetto, che “
l’importo di fr. 390.- risulta da me menzionato sulla scheda come acconto il 5.9.2007. Dalla scheda risulta altresì che dopo il trattamento del 5.9 lo scoperto della signora _ era di 440.-. Risulta altresì, alla medesima data, a fianco dell’acconto di fr. 390.- un D.P. di fr. 50.-, ossia un debito di fr. 50.- che però è stato cancellato con due righe. È quindi possibile che questo debito di fr. 50.- sia stato pagato successivamente. Come detto ho ricevuto da _ fr. 400.-. A questo proposito confermo che dell’importo fr. 390.- sono andati a scalare lo scoperto di fr. 440.- e fr. 10.- mi sono stati dati come mancia dalla signora _, la quale lo aveva specificato precisamente. Oltretutto quella di lasciare una mancia era un’abitudine della signora _”
(cfr. incarto DI.2007.1366 della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio del _, pagina 3).
In seguito ha confermato la sua versione, ribadendo “
di aver effettivamente ricevuto CHF 400.-. Tuttavia CHF 10.- erano di mancia. [...]. Ricordo che, dopo averle comunicato l’importo scoperto era di CHF 440.-, la signora _ mi ha consegnato CHF 400.-, dicendomi di tenere CHF 10.- per me. Ho quindi detto che rimaneva scoperto un importo di CHF 50.-. [...] da parte mia ricordo che la questione dell’importo scoperto e della mancia era stata discussa prima che la signora _ rispondesse al telefono”
(cfr. act 26, verbale di interrogatorio di ACCU 1 del _ davanti al Ministero pubblico, pagina 2).
Al pubblico dibattimento oltre a ribadire tale versione ha aggiunto che “
era già successo altre volte che la cliente _ avesse ancora un saldo da pagare e che comunque lasciava la mancia e che anche la di lei figlia era cliente dell’istituto. Era una buona cliente e non sapeva nemmeno cosa aveva ancora di debito”
(cfr. verbale del dibattimento del _).
9d.
Ad un’attenta analisi delle verbalizzazioni rese dalle protagoniste si evincono le seguenti considerazioni e contraddizioni, ritenuto come anche in questo caso ci si trova confrontati a due versioni differenti.
In primo luogo è emerso il fatto che la _, una buona cliente dell’istituto come si può del resto dedurre dalla sua cartella clienti, lasciava spesso - anche all’accusata - una mancia che variava tra i 5 e i 10 franchi; nell’evenienza concreta la _ è però sicura di non averla lasciata, sebbene abbia affermato che era più concentrata sulla telefonata che sul pagamento e non ricordasse esattamente a quali prestazioni si riferisse l’importo da lei dovuto e quello ancora scoperto.
Al riguardo non va nemmeno dimenticato che l’accusata, non dice - come avrebbe potuto fare - di aver ricevuto solo fr. 390.-, bensì correttamente la somma di fr. 400.-, ma che fr.10.- di questi fossero per la sua mancia e quindi non da riportare nella scheda, come del resto avviene usualmente e come del resto avveniva con le mance elargite dai clienti dell’istituto.
Anche in questa circostanza, come del resto avvenuto con la cliente _, vi è poi una contraddizione tra la versione della parte civile, che nega di aver detto alle clienti (e quindi anche alla _) il motivo per il quale stava assumendo le informazioni su eventuali irregolarità commesse da ACCU 1 (cfr. supra 7b), e quella della cliente in questione che invece sostiene il contrario. In proposito oltretutto la _ sembrerebbe far capire che la CIVI 1 in funzione dei sospetti che aveva le avrebbe chiesto subito e in modo diretto se il _ avesse o meno pagato l’importo di fr. 390.-. Un’analogia con quanto successo con la cliente _ è evidente.
Un ulteriore aspetto importante è che la _ medesima si contraddice a più riprese: in un primo tempo afferma di aver pagato tutto il saldo e di non ricordare l’ammontare di quanto doveva pagare (cioè i ben noti 440.- franchi), mentre poi dichiara - contraddicendo se stessa poiché il 13 febbraio aveva affermato che CIVI 1 le aveva detto che non vi era nulla di sospeso - che al termine del trattamento del _ effettuato dalla CIVI 1, alla domanda sulla somma ancora da pagare, le sarebbe stato risposto dalla proprietaria stessa che avendo pagato fr. 390.- la volta precedente erano ancora scoperti fr. 50.-.
A questo punto, nell’ipotesi che sia vera l’affermazione della teste _ da lei più volte pronunciata di aver comunicato in quell’occasione di aver pagato il _ la somma di fr. 400.-, sorge spontanea la domanda sul perché CIVI 1 non si sia accorta già allora che c’era qualcosa che non andava nell’annotazione degli incassi e non abbia, se del caso, chiesto spiegazioni alla dipendente. È evidente che in tal caso le presunte irregolarità non sarebbero venute alla luce il _ dopo la telefonata della _, bensì 10 giorni prima.
Inoltre la _ ha prelevato fr. 400.- o, come dichiarato in un primo tempo, fr. 500.-? Se avesse prelevato fr. 500.- avrebbe potuto saldare tutto l’importo di fr. 440.- che doveva all’istituto!
Infine nell’interrogatorio davanti al Ministero pubblico, l’ultimo della serie, la _ ricorda il particolare della telefonata con la cliente della _, mai emerso prima, e ricorda precisamente che doveva all’istituto fr. 440.-, particolare rilevante ma anche in questo caso mai emerso nei precedenti interrogatori!
A fronte di tutte queste incongruenze la versione dell’accusata risulta più lineare e trasparente.
10a.
L’episodio di appropriazione indebita riconducibile alla cliente _ sarebbe avvenuto il _, allorquando per l’accusa ACCU 1 avrebbe incassato fr. 100.- e riportato nella scheda cliente, e conseguentemente nel riassunto degli incassi della giornata, unicamente l’importo di fr. 80.-.
10b.
In proposito la _ ha dichiarato che in data _ ha pagato fr. 100.- a seguito del trattamento eseguito da ACCU 1 (cfr. doc. 11 allegato ad act 1).
_
la _ ha confermato che “
il _ ho fatto un trattamento che ho pagato fr. 100.-.[...] La dichiarazione l’ho rilasciata su richiesta della signora CIVI 1 che voleva una conferma del prezzo che io ho pagato. Il prezzo di fr. 100.- è quello che io ho sempre pagato anche in precedenza per le medesime prestazioni. Le prestazioni del _ sono state fatte da ACCU 1, a cui ho consegnato i soldi. La signora CIVI 1 non c’era. [...] nella somma di fr. 100.- che ho consegnato a ACCU 1 non era compresa nessuna mancia. Io non ho mai lasciato mance. Inoltre un’eventuale mancia sarebbe stata data in più al prezzo pagato di fr. 100.-. Non so perché sul doc. 19 alla data _ non figuri la prestazione della ceretta all’inguine, da me richiesta e pagata”
(cfr. incarto della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio di _ _).
10c.
ACCU 1, dopo che le è stata ostensa la scheda della cliente ha affermato che “
per il trattamento fatto quel giorno alla signora _ (mani + piedi) come ho registrato sulla scheda, il costo e il prezzo fatto pagare sono stati fr. 80.-. Se ci fossero state prestazioni in più come “ascelle” oppure “bikini”, allora il prezzo sarebbe stato superiore. Posso inoltre dire che la signora _ non ha mai pagato l’importo di fr. 100.-. Essa infatti beneficiava di prestazioni per fr. 80.- oppure per fr. 110.-. Questo emerge dalla scheda che mi viene mostrata in cui si vede che queste due cifre compaiono nell’arco di circa un anno. Confermo che la calligrafia sulla scheda è la mia”
(cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio del _, pagina 2).
Nel corso del dibattimento l’accusata ha precisato che all’istituto di bellezza _ il trattamento di mani e piedi era solitamente fatturato a fr. 80.- (cfr. verbale del dibattimento del 14 ottobre 2009).
10d.
Anche in questo episodio l’accusa non è per nulla chiara e provata, ritenuto come agli atti vi sono unicamente le versioni divergenti delle due sole persone presenti in quel momento; a fronte della versione lineare dell’accusata vi è una contraddizione in quella della _. Infatti contrariamente a quanto affermato dalla cliente in questione, la stessa non ha mai effettuato dei pagamenti di fr. 100.- e questo anche volendo considerare il trattamento all’inguine (bikini) che sostiene aver fatto.
Il tutto non senza dimenticare che anche in questa circostanza è stata la CIVI 1 a farsi avanti con la _ e non la cliente medesima che avrebbe potuto farlo: in effetti se il _ avesse effettivamente pagato più soldi del dovuto per la stessa prestazione effettuata le volte precedenti, si sarebbe dovuta attivare e chiedere spiegazioni seduta stante o con la proprietaria e non aspettare inspiegabilmente che la CIVI 1 le chiedesse di sottoscrivere una dichiarazione.
Di conseguenza ACCU 1 va prosciolta per mancanza di prove concrete anche da questa accusa.
11a.
La cliente _ ha dichiarato che “
in data _ a seguito del trattamento eseguitomi dalla signora ACCU 1 ho versato la cifra di fr. 120.-“
(cfr. doc. 9 allegato ad act 1), allorquando per l’accusa quest’ultima avrebbe riportato nella scheda cliente, e conseguentemente nel riassunto degli incassi della giornata, unicamente l’importo di fr. 100.-.
11b.
Interrogata il _ la _ ha affermato che “
il trattamento di quel giorno comprendeva la ceretta completa della gamba e i piedi. In relazione a questa dichiarazione _ mi ha mostrato la mia scheda chiedendomi se l’ultimo trattamento che avevo fatto (e cioè quello del _) corrispondeva a quanto era scritto. Ricordo che c’era scritto “mezza gamba + piedi”. L’importo che era registrato mi sembra che fosse 80.-, ma non ne sono certissima. Io risposi che invece avevo fatto la gamba intera + piedi e avevo pagato fr. 120.-. La signora CIVI 1 mi chiese se ero disposta a rilasciare la dichiarazione che poi ho rilasciato, così come, mi disse, avevano fatto anche altre clienti. Mi spiegò che altre clienti si erano accorte che vi erano state delle differenze e quindi se ero d’accordo di attestare anch’io questa circostanza. Io non lascio mance; ricordo che in un’occasione, sotto Natale, ho lasciato qualcosina a ACCU 1. Come detto sono certa di aver fatto la ceretta alla gamba intera. Io non so il costo di questa prestazione. Alla fine si paga il conto completo. Io a dire il vero non ho idea del costo dei singoli trattamenti. Ricordo in proposito che due giorni dopo partivo per il mare e io sono appunto solita fare questa ceretta prima di andare al mare in estate. Non ricordo esattamente se con il passare degli anni il prezzo di questa prestazione sia rimasto lo stesso oppure se CIVI 1 abbia aumentato i prezzi”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di _ del _ davanti alla Pretura di _, sottolineature nostre).
11c.
Dal canto suo ACCU 1 ha affermato che “
l’importo di fr. 100.- sulla scheda doc. 22 che mi viene mostrata è spiegabile con il fatto che il _ _ ha fatto soltanto la cera di mezza gamba più piedi. La sola cera mezza gamba costa fr. 55.- (come era da abitudine)”
(cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, verbale di interrogatorio del _, pagina 3).
Nuovamente sentita ha detto che “
quanto segnato sulla scheda corrisponde al trattamento effettuato e all’importo ricevuto. A domanda del lic. iur. PR 1 rispondo che non mi ricordo che la signora _ sarebbe partita per le vacanze al mare, ma soltanto che aveva acquistato di recente una casa in Sardegna. L’interrogante mi chiede se l’annotazione a lato dell’iscrizione relativa al _ sulla scheda della signora _ sia a me ascrivibile. Rispondo di no, di non averla mai vista
” (cfr. act 28, interrogatorio di ACCU 1 del _ davanti al Ministero pubblico, pagina 2).
Nel corso del dibattimento l’imputata ha precisato che “
se fosse stata effettuata una ceretta completa l’importo sarebbe stato di fr. 120.-. Io sono sicurissima che fosse solo mezza ceretta. Tutti i mesi partiva per la Sardegna, dove aveva comprato casa. A ben vedere la scheda nel _ solo il _ risulta che le è stata fatta una ceretta intera, mentre tutte le altre volte le è stata fatta solo la mezza ceretta
” (cfr. verbale del dibattimento del _).
11d.
Anche in questo caso la versione della ACCU 1 è credibile, lineare e priva di contraddizioni, a differenza di quella della cliente ove appena si consideri che ha affermato che era solita fare la ceretta intera in estate prima di andare al mare in Sardegna, ove aveva comperato casa ed era solita recarsi a più riprese nel corso dell’anno. Orbene, come rettamente ha costatato l’accusata, in primavera e estate del _ ha sempre e solo fatto la mezza ceretta.
Inoltre anche qui la cliente avrebbe potuto e dovuto reclamare subito sul prezzo se lo avesse ritenuto eccessivo o quantomeno segnalare immediatamente alla _ la presunta maggiorazione di prezzo, visto che a suo dire faceva sempre il medesimo trattamento; ma così non è stato.
Di conseguenza non è provata alcuna appropriazione indebita a carico dell’imputata per i fatti accaduti il _.
12a.
La pubblica accusa rimprovera pure a ACCU 1 di essersi appropriata in due occasioni di una parte dell’incasso del predetto istituto affidatole affinché lo versasse su un conto bancario, ossia di fr. 18.- il 4 maggio 2007 e di fr. 15.- il 24 agosto 2007.
12b.
In relazione a questi fatti, ad eccezione della denuncia penale, non vi è riscontro dettagliato alcuno negli atti dell’istruttoria predibattimentale; l’accusata nel corso del processo ha dichiarato, a precisa domanda di questo giudice, che alla sera versava l’incasso dell’istituto all’_ e la mattina seguente portava il relativo scontrino al salone. Alcune volte andava anche CIVI 1 oppure si effettuava l’operazione l’indomani. Inoltre CIVI 1 le diceva talvolta di prendere dei soldi o le dava un piccolo importo per andare ad acquistare dei prodotti necessari e di uso corrente per l’istituto, in modo che poi risultava una differenza con quanto iscritto sul riassunto giornaliero rispetto al totale versato sul conto bancario. Effettivamente tali divergenze erano ricostruibili tramite gli scontrini, ma non figuravano sul riassunto giornaliero e nemmeno sull’estratto conto. Per i due ammanchi in questione nessuno le aveva mai detto niente in precedenza ed inoltre in passato presso altri datori di lavoro aveva ricoperto anche il ruolo di responsabile cassa e mai aveva avuto problemi di sorta per ammanchi (cfr. verbale del dibattimento del _).
12c.
La versione resa dall’imputata è credibile e del resto non confutabile da alcun elemento contrario a disposizione di questo giudice; la ACCU 1 ha sempre risposto in modo coerente e ha saputo spiegare in modo plausibile i due ammanchi di fr. 18.- e 15.- in banca.
Del resto - se di ammanco si fosse effettivamente trattato - mal si comprende come la prima discrepanza, risalente al _, non sia mai stata segnalata dalla persona che si occupava della contabilità dell’istituto.
13a.
Dall’esame dell’insieme dei vari episodi emerge in modo chiaro la non attendibilità delle testimonianze delle clienti dell’istituto _, che peraltro - come si è visto in precedenza - sono tutte amiche della parte civile, particolare certo non decisivo in sé, ma comunque importante nell’evenienza concreta: le loro versioni sono contraddittorie e poco lineari, salvo che per l’ostinazione con la quale sostengono la sottrazione di un determinato importo in una precisa situazione.
13b.
Inoltre anche la signora CIVI 1 non risulta univoca e cristallina nelle sue numerose dichiarazioni e nei suoi comportamenti.
È infatti strana a dir poco la tempistica con cui sono emerse le presunte malversazioni: a mente di questo giudice quanto è successo appare in realtà come un espediente della parte civile per giustificare il licenziamento in tronco, in particolare per evitare di dover pagare ancora tre mesi la ACCU 1, che nel frattempo avrebbe potuto farle “concorrenza” informando le clienti che sarebbe andata via dall’istituto _. Ciò è suffragato da diversi argomenti: avantutto prima del _ non risulta in alcun modo che ACCU 1 fosse stata ripresa per il suo comportamento, anzi. Addirittura non è mai stata oggetto di critiche o richiesta di spiegazioni riguardo il suo operato, ritenuto come le clienti fossero contente delle sue prestazioni e del suo modo di fare.
Secondariamente CIVI 1 ha preparato la lettera di licenziamento ancora prima di aver chiesto all’accusata di giustificarsi; in effetti la missiva, datata _, è stata anticipata oralmente quel giorno alla dipendente e risulta dal successivo scritto del 3 ottobre come unicamente in quel momento l’accusata avrebbe - il condizionale è d’obbligo visto che é contestato dalla stessa ACCU 1 - potuto prendere posizione e giustificarsi. Che la risoluzione del contratto per motivi gravi fosse già pronta lo si evince dalle parole della stessa CIVI 1, secondo cui “
il colloquio con la ACCU 1 l’ho avuto in data _, data in cui ho licenziato in tronco la ACCU 1. Già avevo provveduto, tramite il mio avvocato, avv. _, a preparare la lettera di licenziamento, lettera che consegnai alla ACCU 1 in data _”
(cfr. act 7, verbale di interrogatorio di CIVI 1 del _, pagina 2 in fine); al riguardo è opportuno segnalare come a quel momento solo una parte delle accuse fossero note alla parte civile, che il 3 ottobre fa riferimento unicamente a quattro situazioni scoperte negli ultimi giorni e quindi non si sa nemmeno se le fossero già note il _, ritenuto come alcune clienti hanno riferito di aver sottoscritto la dichiarazione all’inizio del mese di ottobre (cfr. incarto _ della Pretura di _, lettere raccomandate datate _ e _ di CIVI 1 a ACCU 1).
In terzo luogo i precedenti che hanno contraddistinto la parte civile, la quale ha avuto in passato spesso problemi relazionali e di lavoro con le sue apprendiste e con le sue dipendenti, tanto più che non è nuova a situazioni del genere, come risulta in modo evidente dalla testimonianze di _ e di _, alle quali si rinvia in extenso (cfr. verbale del dibattimento del _).
CIVI 1 per quel che riguarda la disdetta repentina - come un fulmine a ciel sereno - del rapporto di lavoro ha agito in passato con modalità simili, oltre che con la _, anche con la sua ex dipendente _, licenziata perché le aveva comunicato di mettersi in proprio (cfr. incarto _ della Pretura di _, verbale di udienza _, pagine 4 e 5).
L’agire della parte civile, anche nel caso qui in esame, sembra dettato dall’arrabbiatura, dal timore di concorrenza e in sostanza dalla paura di perdere delle clienti, tanto è vero che la ACCU 1 ha riferito che non appena verso metà settembre del _ ha comunicato verbalmente alla sua datrice di lavoro l’intenzione di dare le dimissioni “questa ha reagito malissimo, pur senza chiederle altro, comunicandole di non dire niente alle clienti”; in proposito sembra che una certa abitudine delle estetiste di dare le dimissioni per mettersi in proprio e in un certo senso “portare” via le clienti sia usuale nel settore, come risulta esplicitamente anche dalla teste _ (cfr. incarto _ della Pretura di _, verbale di udienza _, pagina 3 in fine). A riprova di quanto sopra, nella risposta alla causa civile - peraltro attualmente sospesa in attesa delle risultanze penali - si tocca la questione della sottrazione di clienti, il che in ogni caso significa che era una preoccupazione della datrice di lavoro (cfr. incarto _ della Pretura di _, risposta _ con domanda riconvenzionale)
Infine, particolare di per se non decisivo, ma comunque significativo di tutta la vicenda, non va dimenticato che la denuncia penale della parte civile è intervenuta unicamente a fine novembre _, dopo che l’accusata aveva introdotto in Pretura civile la causa di salari e mercedi (cosa che _ non aveva fatto). Nella lettera _ all’accusata in relazione alla disdetta data da quest’ultima, CIVI 1 scrive: “
colgo infine l’occasione per rammentarle che qualora lei persistesse ad invocare dei diritti che non le spettano da parte mia andrò fino in fondo nell’esercizio di quelli che mi competono, segnatamente la denuncia penale con presentazione delle prove a suo carico. Sperando di non dover giungere sino a questo punto, nell’attesa delle sue osservazioni le porgo cordiali saluti
” (cfr. incarto _ della Pretura di _ agli atti, doc. F di parte attrice).
14.
Peraltro non risulta in alcun modo che l’accusata sia cleptomane o che abbia la necessità economica di arrotondare il suo stipendio; si può quindi dire con tutta tranquillità che, oltretutto essendo frontaliera, non ha certo bisogno di rubare quei pochi soldi per migliorare la sua condizione finanziaria, caratterizzata - come da lei stessa riferita in aula - da un lavoro fisso da parte del marito, proprietario della ditta di piastrelle _ a _, che addirittura le permetterebbe di restare a casa senza problemi (cfr. verbale del dibattimento del _).
E poi - domanda questa che non trova risposta logica alcuna, soprattutto alla luce del fatto che la maggior parte delle presunte malversazioni sono avvenute dopo la sua decisione di dare le dimissioni - che motivo aveva l’accusata di rubare a più riprese pochi franchi col rischio, se scoperta, di compromettere seriamente - le voci girano in fretta ! - ancor prima di cominciare, la sua futura attività professionale?
15.
Ad un’attenta analisi di tutta la documentazione agli atti, dalle risultanze dell’istruttoria dibattimentale e per le considerazioni espresse sopra ACCU 1 va quindi prosciolta dall’accusa di ripetuta appropriazione indebita di lieve entità e le pretese di parte civile decadono di conseguenza.
16.
Non avendo commesso il reato di appropriazione indebita cade anche l’ipotesi accusatoria connessa per il titolo di ripetuta falsità in documenti di lieve entità; pertanto ACCU 1 va prosciolta anche da questa imputazione, ritenuto che pertanto può restare aperta ed indecisa la questione di sapere se le schede clienti abbiano effettivamente la qualifica giuridica di documento.
17.
Stante il proscioglimento le tasse e le spese vanno poste a carico dello Stato, il quale rifonderà a ACCU 1 l’importo di fr. 2'000.- per ripetibili.
visti gli art. 138 cifra 1, 172 ter, 251 cifra 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 3, 39 LTG;
rispondendo ai quesiti posti;
proscioglie
ACCU 1
dalle imputazioni di ripetuta appropriazione indebita di lieve entità e di ripetuta falsità in documenti (caso di lieve entità) per i fatti descritti nel decreto di accusa n. 4877/2008 del 15 dicembre 2008.
carica
tasse e spese allo Stato, il quale rifonderà a ACCU 1 la somma di fr. 2'000.- per ripetibili.
le parti sono state avvertite del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.
Il presidente: Il segretario:
Distinta spese a carico dello Stato,
fr. 700.00 tassa di giustizia
fr. 250.00 spese giudiziarie
fr. 80.00 testi
fr.
1'030.00
totale

## Considerations