# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 127f3b6d-9707-549d-8bb5-82dfe485eadf
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1, iscritta il 4 giugno 2010 a Registro di Commercio del Canton _ e con sede a _, ha avuto una succursale a _, iscritta a Registro di Commercio del Canton Ticino il 21 novembre 2010 e cancellata il 24 maggio 2017 (cfr. estratti RC informatizzati).
La sede principale è stata trasferita dapprima a _ (FUSC 24.05.2017), poi ad _ (FUSC 11.06.2018) ed infine nuovamente a _ (FUSC 21.05.2019).
RI 1 è stato amministratore unico della società dal 21 novembre 2010 al 24 maggio 2017, a seguito delle sue dimissioni del 17 maggio 2017.
Gli è succeduto _ quale nuovo amministratore unico fino al fallimento della società (20 novembre 2019), mentre TERZ 1 ha ricoperto la carica di gerente dall’11 giugno 2018 al 7 maggio 2019.
1.2. La società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) quale datrice di lavoro durante i seguenti periodi:
- per la succursale di _: dal 1° novembre 2013 al 31 maggio 2017 per i contributi paritetici AF (assegni familiari) / AFI (assegni familiari integrativi) / Lorform (Fondo per la formazione professione) con il numero di conteggio _;
- per la sede di _: dal 1° giugno 2017 al 30 giugno 2018 per i contributi partiteci AVS/AI/IPG/AD e AF/AFI/Lorform con il numero di conteggio _;
- per la sede di _: dal 1° luglio 2017 al 31 maggio 2019 per i contributi partiteci AF/AFI e Lorform con il numero di conteggio _;
- per la sede di _: dal 1° giugno 2019 fino al fallimento per i contributi partiteci AVS/AI/IPG/AD e AF/AFI e Lorform con il numero di conteggio _.
Il 20 ottobre 2018 e 22 febbraio 2019 l’Ufficio esecuzioni di _ ha rilasciato degli attestati di carenza beni relativi ai contributi non pagati dalla società per gli anni dal 2016 al 2018 (doc. X/3).
Con decreto del 20 novembre 2019 la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l’apertura del fallimento della società e successivamente autorizzato la liquidazione mediante la procedura sommaria ai sensi dell’art. 231 LEF.
Il 19 giugno 2020 la Cassa ha insinuato all’Ufficio fallimenti del Distretto di _ il proprio credito contributivo nei confronti della società per gli anni 2016 – 2019 (quest’ultimo sino al mese di maggio) per complessivi fr. 32'230,80 (rettificato il 20 novembre 2020 in fr. 31'130,95). Per quel che concerne la succursale di _ il credito insinuato per i contributi AF/AFI e Lorform ammonta a fr. 4'621,20 (importo rimasto invariato dalla rettifica; doc. X/1 e 2).
1.3. Costatato di avere subìto un danno,
con decisione del 14 agosto 2020, confermata con decisione su opposizione del 12 novembre 2020, la Cassa ha chiesto a RI 1
il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 3846,95, importo corrispondente al conguaglio 2016 dei contributi AFI/AF/Lorform per l’anno 2016 di spettanza della succursale di _ (doc. 1 e 3).
1.4. Con il presente ricorso RI 1 ha impugnato la suddetta decisione su opposizione, chiedendone l’annullamento e contestando una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.
Sostiene che la Cassa non ha tenuto conto del trasferimento della società in Ticino e delle sue dimissioni del 17 maggio 2017 dalla carica di amministratore unico, motivo per cui egli non aveva più diritto di firma sui conti bancari societari per pagare i contributi rimasti scoperti. Rileva che nel 2018 la società ha versato fr. 75'691,40 di contributi arretrati e ritiene inspiegabile che l’amministrazione con quel versamento non abbia compensato anche i contributi dovuti dalla succursale. Rimprovera alla Cassa di aver atteso 3 anni dalle sue dimissioni per far valere la richiesta di risarcimento, contestando di fatto la tempestività della stessa.
Evidenzia infine la sua precaria situazione finanziaria.
1.5. Con la risposta di causa, con riferimento alle motivazioni contenute nella decisione contestata, la Cassa ha postulato la reiezione del ricorso. Ribadisce la responsabilità ex art. 52 LAVS del ricorrente per il mancato pagamento dei contributi AF/AFI/Lorform dovuti dalla succursale di _ della FA 1.
1.6. Il 6 gennaio 2021 il ricorrente ha preso posizione in merito alla risposta di causa (V).
1.7. In data 14 gennaio 2021 la Cassa ha duplicato (VIII).
1.8. Il 19 gennaio 2012 il vicepresidente del TCA ha chiamato in causa TERZ 1 (VIII), il quale non ha inoltrato alcune osservazioni.
1.9. Il TCA ha richiamato dalla Cassa copia delle insinuazioni di credito e degli attestati di carenza beni (X).
considerato

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
nel merito
2.2. Secondo l'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente:
"stillschweigend"
, cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede che
“se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”
.
La Corte federale ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).
Nella fattispecie concreta, a seguito degli attesti di carenza beni (ACB) rilasciati il 20 ottobre 2018 e 22 febbraio 2019 (doc. X/2)
la Cassa ha rettamente chiesto in via sussidiaria al ricorrente, amministratore unico della società in carica nel 2016, i contributi AF/AFI/Lorform dovuti dalla succursale di _ nel medesimo anno.
2.3. In sostanza il ricorrente ritiene la presente procedura tardiva.
L’art. 52 cpv. 3 LAVS nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2019 stabilisce che il risarcimento del danno si prescrive in due anni dal momento in cui la cassa ha avuto notizia del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del danno. Il termine di cui all’art. 52 cpv. 3 LAVS, diversamente da quello previsto dall’art. 82 cpv. 1 v.OAVS (in vigore sino al 31 dicembre 2002), è un termine di prescrizione e non di perenzione (SVR 2005 AHV n. 15; STF H 136/05 del 23 novembre 2006).
Dal 1° gennaio 2020 l’art. 52 cpv. 3 LAVS è stato modificato nel senso che
“il diritto al risarcimento del danno si prescrive secondo le disposizioni del Codice delle obbligazioni sugli atti illeciti
”, ciò che comporta quindi che dall’entrata in vigore di tale modifica di legge il risarcimento del danno si prescrive in tre anni dal momento in cui la Cassa ha avuto conoscenza del danno, ma in ogni caso in dieci anni “
dal giorno in cui il fatto dannoso è stato commesso o è cessato”
ai sensi dell’art. 60 cpv. 1 CO.
Secondo la giurisprudenza sviluppata in merito all’art. 82 cpv. 1 v.OAVS, applicabile all’art. 52 cpv. 3 LAVS (nella versione valida sino al 31 dicembre 2019), il credito risarcitorio della cassa
nasce
il giorno in cui il danno è causato (insorgenza del danno). Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogniqualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (DTF 123 V 15, 98 V 26; STF H/136/04 del 18 agosto 2005). Una simile irrecuperabilità e, quindi, l’insorgenza del danno è da ammettere quando la Cassa subisce una perdita totale alla fine di una procedura esecutiva in via di pignoramento. L’attestato carenza beni ai sensi dell’art. 115 in relazione con l’art. 149 LEF, che definisce il danno nel suo principio e nella sua estensione, rende in altre parole manifesto che il datore di lavoro non ha adempiuto al suo obbligo contributivo e pertanto verosimilmente non potrà adempiere al suo obbligo risarcitorio ex art. 52 cpv. 1 LAVS.
Decisiva per la
decorrenza
del termine di prescrizione di tre anni non è la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne viene a conoscenza (cfr. art. 60 cpv. 1 CO secondo il quale
“l’azione di risarcimento o di riparazione si prescrive in tre anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto conoscenza del danno e della persona responsabile (...)”
; per quanto riguarda il vecchio termine di due anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS in vigore sino al 31 dicembre 2019 cfr. Nussbaumer, Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG, in: Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, 1998, pag. 109).
La conoscenza del danno è data nel momento in cui la cassa si rende conto – o dovrebbe rendersi conto facendo prova dell’attenzione ragionevolmente esigibile – che le circostanze effettive non permettono più di esigere il pagamento dei contributi, ma possono giustificare l’obbligo di risarcire il danno (DTF 129 V 195, 128 V 17 consid. 2a, 126 V 444 consid. 3a e 452 consid. 2a, 119 V 92 consid. 3, 116 V 72 consid. 3b = RCC
1990 pag. 415 consid. 3b; STF 23 luglio 2002 [H 170/ 01] consid. 2.1). Secondo la giurisprudenza federale, se è opportuno dimostrarsi severi nell'apprezzamento della responsabilità del datore di lavoro che cagiona un danno violando intenzionalmente o per negligenza grave le prescrizioni legali (DTF
114 V 219, consid. 4a = RCC
1989 pag. 116 consid. 4a), lo si deve essere altrettanto nei confronti dell'amministrazione per quanto concerne il rispetto delle condizioni formali concernenti la procedura di risarcimento.
L’art. 49 cpv. 1 del Capo primo del Titolo finale del Codice civile svizzero che regola l’applicazione del vecchio e del nuovo diritto, stabilisce che “
Se il nuovo diritto stabilisce un termine più lungo rispetto al diritto anteriore, si applica il nuovo diritto, purché secondo il diritto anteriore non sia ancora sopravvenuta la prescrizione.”.
In concreto, con il rilascio del primo attestato di carenza beni del 20 ottobre 2018 (doc. X/3), conformemente alla succitata giurisprudenza, il termine di prescrizione relativo di due anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS in vigore fino al 31 dicembre 2019 non era ancora prescritto al momento in cui è entrato in vigore il nuovo art. 52 cpv. 3 LAVS, ossia il 1° gennaio 2020. Ne consegue che applicabile è il nuovo termine di tre anni dal rilascio del primo attestato di carenza beni.
La decisione risarcitoria, datata 14 agosto 2020, è pertanto tempestiva.
2.4. Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STF H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).
Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
Nel caso in esame, il danno di complessivi fr. 3'816,30 fatto valere nei confronti del ricorrente corrisponde al conguaglio 2016 dei contributi AF/AFI/Lorform non soluti dalla succursale di _, così come risulta dal conteggio allegato alla decisione di risarcimento (doc. 1) e dallo specchietto inerente all’evoluzione del pagamento dei contributi (sub doc. 8). I contributi sono stati determinati sulla base della relativa distinta salari (doc. 3/B).
Visto quanto sopra la Cassa ha debitamente documentato l’ammontare del danno, né del resto il ricorrente l’ha contestato.
2.5. Il ricorrente sostiene che i contributi del 2016 rimasti scoperti relativi alla succursale di _ dovevano essere compensati con i contributi arretrati che la sede principale della società aveva versato nel 2018.
Va qui ricordato che, c
onformemente all’art. 86 CO, chi ha più debiti verso la stessa persona ha diritto di dichiarare, all’atto del pagamento, quale sia il debito che intende di soddisfare (cpv.1). Ove tale dichiarazione non venga fatta, il pagamento si imputerà al debito indicato dal creditore nella sua quietanza, a meno che il debitore non faccia immediatamente opposizione (cpv. 2).
A sua volta, l’art. 87 CO dispone che ove non esista una valida dichiarazione circa il debito estinto né una designazione risulti dalla quietanza, il pagamento sarà imputato al debito scaduto, fra più debiti scaduti, a quello per cui prima si procedette contro il debitore, e se non si procedette, al debito scaduto prima (cpv. 1). Se i debiti sono scaduti contemporaneamente, si farà una imputazione proporzionale (cpv. 2). Se poi nessuno dei debiti è scaduto, il pagamento sarà imputato a quello che presenta pel creditore minori garanzie (cpv. 3). Secondo giurisprudenza, nell’ambito della procedura di versamento dei contributi AVS, vige il principio dell’art. 87 CO, secondo cui i pagamenti arretrati vengono imputati al debito contributivo più vecchio (DTF 112 V 6; ZAK 1988 pag. 602; SVR 1995 AHV nr. 70 pag. 213). Tuttavia al debitore è conferito il diritto di dichiarazione ex art. 86 cpv. 1 CO nella misura in cui non sono ostacolati i legittimi interessi dell’amministrazione, i quali in pratica consistono unicamente nell’impedire un’imminente prescrizione dei contributi (SVR 2000 AHV nr. 13 pag. 43; cfr. anche STF inedita 30 gennaio 2006 nella causa R, H 118/05, consid. 4.2 e del 2 febbraio 2006 nella causa N. e L., H 232/04, consid. 2.2).
Nella risposta di causa la Cassa ha precisato che:
"
(...) Orbene, nel presente caso occorre evidenziare come la società avesse due conteggi aperti con la Cassa, il primo riguardava l’assoggettamento AF/AFI/Lorform della succursale di _ (conteggio n° _), mentre il secondo l’assoggettamento AVS/AI/IPG/AD/AF/AFI/Lorform (conteggio n° _) relativo al periodo in cui la società aveva la sede principale a _.
Il pagamento di CHF 75'691.40 (doc. 4) al quale si riferisce il ricorrente riguardava il secondo conteggio (n° _) ed è relativo ad un accordo intervenuto tra la società e la Cassa, dopo il deposito da parte di quest’ultima il 7 marzo 2018 di un’istanza di fallimento senza preventiva esecuzione ex art. 190 LEF (doc. 5). Nell’ambito della di tale procedura, relativa peraltro ad uno scoperto di CHF 99'737.20 (per il periodo 1. giugno 2017 – 31 marzo 2018), era stato previsto un piano di rientro in quattro rate di CHF 15'000.00 mensili e un pagamento finale di CHF 80613.95, corrispondenti a quanto indicato nel verbale d’udienza presso la Pretura di _ del 2 maggio 2018 e nell’estratto ivi presentato dalla Cassa (doc. 6 e 7
1-2
).
Nel consegue che per la fattispecie, gli amministratori della società, quando quest’ultima aveva sede principale a _,
hanno espresso chiaramente la volontà che suddetti pagamenti coprissero espressamente ed esclusivamente gli scoperti del conteggio n° _ (periodo di affiliazione dal 1.giugno 2017 al 30 giugno 2018) e non gli scoperti del 2016 riferiti ad un altro conteggio
, per una diversa tipologia di affiliazione e relativi alla succursale di _ della società (periodo di affiliazione dal 1.novembre 2013 al 31 maggio 2017). (...)” (sottolineatura del redattore; doc. III pag. 3-4)