# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2ee8f0b6-0e48-5056-9c48-fcd8bfcd6977
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Il 1° marzo 2002 la Commissione tutoria regionale 2 ha presentato alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, un'istanza di interdizione fondata sull'art. 369 CC nei confronti di
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(1919), degente all'Ospedale
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di
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. Lo stesso giorno la Commissione tutoria ha provvisoriamente privato
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dell'esercizio dei diritti civili, designandole come curatore
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, segretario comunale di
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.
B.
Contro la decisione citata
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ha introdotto ricorso il 18 marzo 2002 alla Divisione degli interni, autorità di vigilanza sulle tutele, chiedendo, previa concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento del provvedimento. Con decisione del 21 marzo 2002 l'autorità di vigilanza ha conferito al ricorso effetto sospensivo. Un appello presentato il 5 aprile 2002 da
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contro tale provvedimento è tuttora pendente (inc.
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.
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).
C.
Statuendo il 15 aprile 2002, l'autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso irricevibile, senza prelevare tasse né spese. Insorta il 23 aprile 2002 con un appello contro la decisione predetta,
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postula l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti all'autorità di vigilanza affinché esamini nel merito il suo ricorso. L'appello non è stato oggetto di intimazione.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni prese dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili entro venti giorni alla Camera civile del Tribunale di appello (art. 48 della Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999: RL 4.1.2.2). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ammissibile.
2.
L'autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso tardivo dopo avere accertato che la decisione 1° marzo 2002 della Commissione tutoria, inviata lo stesso giorno all'interessata per lettera raccomandata, era stata ritirata da
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il 4 marzo 2002. L'appellante obietta che
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, senza essere al beneficio di una procura, ha ritirato di sua iniziativa e a sua insaputa la raccomandata. E siccome la destinataria è venuta a conoscenza della decisione solo il 7 marzo 2002, il termine di ricorso scadeva il 18 marzo 2002, onde la tempestività del ricorso.
3.
Dagli atti risulta che la decisione della Commissione tutoria regionale, intimata per raccomandata a “
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i, via
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,
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” (ricevuta postale), è stata ritirata da
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il
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2002 (dichiarazione del 12 aprile 2002 dell'Ufficio
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di
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. Ora, è possibile che
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non fosse in possesso di una procura scritta, ma ciò poco importa. Il potere di rappresenza può essere conferito invero per atti concludenti, in particolare quando l'avviso di ritiro è presentato da una persona conosciuta dai servizi postali (
Poudret
, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, Berna 1990, vol. I, n. 1.3.4 ad art. 32;
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile massimato e commentato, Lugano 2000, nota 417 all'art. 120). Nella fattispecie
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risulta avere ritirato per quattro mesi la corrispondenza indirizzata alla ricorrente (dichiarazione del 24 aprile 2002 dell'Ufficio
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di
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). Inoltre, l'appellante medesima ha affermato che
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, sua grande amica, possiede le chiavi di casa sua e sin dal suo ricovero
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si occupa degli affari correnti, ritira la posta, paga le fatture, cura le necessità della casa e, a sua richiesta, ha finanche interpellato un avvocato (opposizione alla designazione di
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come rappresentante, del 18 marzo 2002, pag. 4). Del resto, mal si comprenderebbe come l'amica potesse avere con sé l'avviso di ritiro lasciato nella cassetta delle lettere se non ne avesse avuto le relative chiavi. Nelle circostanze descritte
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deve pertanto essere considerata ausiliaria della destinataria. E siccome il plico raccomandato è stato ritirato il 4 marzo 2002, il termine per impugnare la decisione è cominciato a decorrere quel giorno. Ne discende che il ricorso, del 18 marzo 2002, va dichiarato tardivo.
4.
Né può dirsi che l'appellante non dovesse attendersi una decisione dell'autorità tutoria. Dall'indagine svolta dal Servizio sociale di
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risulta che l'interessata è stata sentita sulla necessità di adottare delle misure tutelari, da essa categoricamente rifiutate (relazione del dott.
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, dell'11 febbraio 2002). Del resto, come si è visto, l'interessata ha – diligentemente – incaricato
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di ritirare la corrispondenza e di occuparsi degli affari correnti, di modo che l'inoltro tardivo del ricorso non è dovuto alla sua degenza in ospedale, tanto meno se si pensa che solo il 14 marzo 2002 essa ha conferito a un legale il mandato di rappresentarla. Nemmeno si può rimproverare all'autorità di vigilanza un formalismo eccessivo per avere applicato con rigore una norma di procedura, il mancato rispetto dei termini di ricorso comportando l'irricevibilità del rimedio giuridico senza possibilità di esame del merito. Infine non si può dire che la ricorrente sia stata privata del suo diritto di impugnazione, poiché esso va esercitato conformemente alle norme di procedura, in particolare nel rispetto dei termini. Ne discende in ultima analisi che l'appello, infondato, è destinato all'insuccesso.
5.
Gli oneri processuali, contenuti per tenere conto del caso concreto, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC).