# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f62ace6b-7f2d-5ea9-a841-427799588496
**Court:** TI_CRP
**Chamber:** TI_CRP_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1.
A seguito della denuncia sporta da _ in data 27.4.2007, il Ministero pubblico ha aperto un procedimento penale nei confronti di PI 3 per titolo di appropriazione indebita e amministrazione infedele. A mente del denunciante il denunciato avrebbe trasferito l'intestazione del sito _ dalla società _ SA (società di cui _ possedeva il 99% delle azioni e di cui PI 3 era l'amministratore unico) alla _ SA (società di PI 3 di cui quest'ultimo è anche amministratore unico). Inoltre, sempre a mente del denunciante, PI 3 avrebbe effettuato svariati prelevamenti in contanti dai conti della società _ SA senza esserne autorizzato. Fatti questi che avrebbero provocato il fallimento di quest'ultima (avvenuto il 24.4.2008).
2.
Con la presente istanza la Divisione delle contribuzioni chiede l'autorizzazione a compulsare l'incarto penale MP _. A suffragio della sua richiesta richiama il contenuto della segnalazione effettuata da _:
"(...) la nostra richiesta si fonda sul fatto che il signor _ (già dipendente della società _ SA) si è presentato presso l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche significando che la società _ SA non avrebbe dichiarato tutti i ricavi conseguiti. Il signor _ consegnava della documentazione tra cui 2 segnalazioni effettuate al Magistrato penale (...)"
(istanza 29/30.10.2009, p. 1). Vista pertanto la documentazione ricevuta, l'autorità fiscale necessiterebbe quindi di consultare l'intero incarto penale allo scopo di accertare i ricavi della società _ SA. Quest'ultima sarebbe infatti stata tassata d'ufficio nel 2007 per non aver inoltrato la dichiarazione fiscale, mentre per il 2006 la stessa risultava non avere utili e nel 2005 aveva dichiarato un utile di CHF 14'353.--. Nei ricavi della società non sarebbero stati contabilizzati gli introiti di cui alla segnalazione di _. Ulteriori accertamenti sarebbero inoltre necessari anche in merito alla _ SA, anch'essa tassata d'ufficio, non avendo presentato le dovute dichiarazioni fiscali.
Come esposto in entrata, il procuratore pubblico non si oppone alla richiesta. Anche PI 3, con suo scritto 12/14.1.2010 non solleva obiezioni in merito; delle sue ulteriori osservazioni si dirà, laddove necessario, in corso di motivazione.
3.
Giusta l’art. 27 CPP – in vigore dall’1.1.1996, che ha precisato e completato il previgente art. 8 vCPP, con riferimento anche alla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 110 Ia 83 e 95 I 108) – “
oltre ai casi previsti dal presente codice, la Camera dei ricorsi penali può permettere l’ispezione degli atti di un processo e l’estrazione di copie a chi giustifica un interesse giuridico legittimo che prevale sui diritti personali delle persone implicate nel processo, segnatamente su quelli delle parti, del denunciante, dei testimoni e dei periti. La Camera dei ricorsi penali fissa le modalità dell’ispezione
”.
L’art. 27 CPP istituisce una procedura specifica (per l’ispezione atti) applicabile a titolo sussidiario, come emerge chiaramente dall’inizio del testo della disposizione: “
Oltre ai casi previsti dal presente codice, (...)
”.
Occorre chiedersi se altre norme del CPP siano applicabili in tema di ispezione degli atti. Il CPP contiene delle norme relative all’accesso agli atti ad opera delle parti ad un procedimento aperto (ad esempio, art. 58 cpv. 1, 59 cpv. 1 e 79 cpv. 2 CPP).
Il CPP non prevede invece una specifica norma per l’accesso agli atti da parte di terzi: a questi, come del resto alle parti dopo la chiusura del procedimento, si applica la procedura dell’art. 27 CPP.
Questo risulta anche dai lavori legislativi, che hanno esteso il campo di applicazione dell’art. 27 CPP, come si evince in particolare dalla modifica della nota marginale (inizialmente “
Ispezione degli atti dopo il processo
”, modificato in “
Ispezione degli atti
”; cfr. Rapporto 8.11.1994 della Commissione speciale del Gran Consiglio, p. 19).
4.
Non essendo di regola l’autorità fiscale parte ad un procedimento penale (tranne che nei casi di frode fiscale), ma sostanzialmente terzo, la decisione relativa ad una sua richiesta di informazioni riguardo ad un incarto penale compete a questa Camera in virtù dell’art. 27 cpv. 1 CPP (decisione CRP 4.7.2006, inc. 60.2006.99; decisione TF 2C_443/2007 del 28.7.2008).
Questa Camera non solo decide l’ammissibilità o meno della richiesta, ma è competente pure per fissare le modalità di ispezione degli atti (art. 27 cpv. 2 CPP), applicando a titolo analogetico il criterio dell’utilità potenziale (in base al quale la cooperazione va rifiutata unicamente se gli atti richiesti non appaiono in alcun modo in rapporto con l’infrazione perseguita e sono manifestamente inadeguati a far procedere l’inchiesta), sviluppato nell’ambito di applicazione della AIMP. In questo senso si è espresso il TF (decisione 2C_443/2007 del 28.7.2008, cons. 6):
“
D'altronde l'autorità rogata e le relative istanze di ricorso devono certo
esaminare la necessità, per l'applicazione della legge, dell'informazione e dei documenti sollecitati. La valutazione dell'effettiva rilevanza di
tali dati per l'imposizione fiscale delle persone coinvolte è però eviden
temente di competenza dell'autorità di tassazione, esperiti tutti i ne
cessari accertamenti in quest'ottica (cfr., per analogia, DTF 129 II 484
consid. 4.1; 128 II 407 consid. 5.2.1; 127 II 142 consid. 5a).
Come già in passato, l'autorità fiscale può utilizzare le informazioni ap
prese nella consultazione di un incarto penale anche contro terze per
sone non coinvolte nel procedimento e sulla cui situazione fiscale ini
zialmente non vi era alcuna necessità di approfondimento. Essa può
inoltre aver accesso anche a documentazione coperta dal segreto
bancario, nella misura in cui la stessa è stata ottenuta o sequestrata in
modo legittimo nell'ambito del procedimento penale (DTF 124 II 58
consid. 3; sentenza
2A.28/1997
del 20 novembre 1998, in: StE 1999 B
92.13 n. 5, consid. 2a).
La giurisprudenza pone comunque dei Iimiti
al diritto di esame da par
te dell'autorità fiscale. In particolare, è escluso che quest'ultima possa
domandare di aver accesso agli atti di un procedimento allo scopo di
condurre un'azione di ricerca generale, senza aver motivo di supporre
che la legge non sia stata applicata correttamente. L'obbligo di colla
borazione non permette infatti al fisco di consultare indistintamente e
senza obiettivo concreto tutti i documenti di un'altra autorità (DTF 124
II 58 consid. 3d e 3e; sentenza
2A.406/1995
del 14 marzo 1996, in:
ASA 65 pag. 649, consid. 5b)”
.
5.
Nel caso in esame, ritenuti i motivi addotti dalla Divisione istante nella sua richiesta e la finalità per cui è chiesta la compulsazione degli atti, si deve, di principio, ammettere l'esistenza di un interesse giuridico legittimo ai sensi dell'art. 27 CPP, poiché i fatti alla base del procedimento penale potrebbero avere una rilevanza in ambito fiscale. Questa Camera autorizza dunque un rappresentante della Divisione istante a compulsare presso il Ministero pubblico l'incarto penale MP _. Il rappresentante è, se necessario, autorizzato a fotocopiare esclusivamente i documenti utili ai fini del procedimento fiscale.
6.
L'istanza è accolta ai sensi del precedente considerando. Considerati gli art. 112 LIFD, 39 cpv. 3 LAID e 185 LT, si prescinde dal prelievo di tassa di giustizia e spese.

## Considerations