# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 10167a45-44f2-5a6c-ac4b-061b0765a126
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_002
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto
a.
In data 6.12.2013 la Corte delle assise criminali ha condannato RE 1 alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, dedotto il carcere preventivo sofferto, avendolo riconosciuto autore colpevole di ripetuta tentata rapina aggravata, furto, infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni, ripetuta guida in stato di inattitudine, ripetuto furto d’uso, ripetuta guida senza autorizzazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (inc. TPC _).
A seguito di impugnazione in appello, il 28.7.2014 la Corte di appello e di revisione penale ha ridotto la condanna a 3 anni di pena detentiva, dedotti 565 giorni di carcere preventivo già sofferto. Gli è inoltre stata inflitta una multa di CHF 100.--, con l’avvertenza che in caso di mancato pagamento, la stessa sarebbe stata commutata in 1 giorno di pena detentiva (inc. CARP 17.2014.58-60 e 17.2014.87-89).
Questa sentenza è cresciuta in giudicato.
b.
Con decisione 14.10.2014 (inc. GPC _) il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, ha ordinato il collocamento iniziale di RE 1 in sezione chiusa e ha determinato i seguenti termini di espiazione:
1/3 08.01.2014
1/2 10.07.2014
2/3 08.01.2015
Fine pena 08.01.2016
c.
Nel contempo nei confronti di RE 1 la Sezione della popolazione, Bellinzona, in data 15.10.2014 ha ordinato il suo allontanamento al momento della scarcerazione, mentre l’Ufficio federale della migrazione, Berna, il 6.11.2014 ha pronunciato il divieto d’entrata nel nostro territorio valido fino al novembre 2034.
d.
Raccolti i preavvisi di rito, stante l’approssimarsi del termine dei 2/3, e sentito il reclamante in udienza del 10.12.2014, il giudice dei provvedimenti coercitivi non ha concesso a RE 1 la liberazione condizionale con decisione 15.12.2014, qui impugnata.
Malgrado i preavvisi favorevoli espressi dalla Direzione delle strutture carcerarie e dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), rilevato il mancato allestimento del PES, preso atto che RE 1 non è stato seguito dal servizio psichiatrico, sentito quest’ultimo in udienza, e, inoltre, dopo aver ricordato il diritto applicabile, il giudice ha concluso per l’assenza di sufficienti elementi per fondare una prognosi non negativa circa il pericolo di recidiva nel caso concreto.
Ciò in particolare avuto riguardo alla forte recidiva del reclamante, ricostruita sulla base del casellario giudiziario italiano, peraltro sempre per reati quali furti, rapine e reati inerenti la detenzione di armi. Sostanzialmente, a dire del magistrato, il reclamante avrebbe complessivamente espiato all’estero poco più di 9 anni di detenzione e dopo circa 6 mesi dalla sua ultima scarcerazione sarebbe stato arrestato sul nostro territorio per i fatti che hanno portato alla condanna di cui sta espiando la pena. Dal casellario italiano emergerebbe pure che il reclamante avrebbe a più riprese beneficiato di liberazioni anticipate, ma che nessuno di questi atti di fiducia avrebbe indotto RE 1 a modificare il proprio comportamento.
A fronte di tale situazione, tenuto conto altresì della situazione descritta nelle sentenze di merito di primo e di secondo grado, il giudice non ha ritenuto essere sufficienti
−
a scongiurare il pericolo di recidiva rispettivamente a formulare una prognosi non negativa
−
né la presenza di un contratto di lavoro, né l’alloggio presso i genitori e il loro sostegno, né i buoni intenti del reclamante di intraprendere una vita lontana dalla delinquenza
−
come emergono dal verbale d’udienza e dal preavviso positivo espresso dall’UAR
−
, né il buon comportamento tenuto in carcere. Inoltre, assevera il giudice, che nonostante il divieto d’entrata il reclamante potrebbe rientrare in Svizzera dalla vicina Italia per commettere nuovi crimini dello stesso tipo per i quali è stato condannato.
e.
Nel proprio gravame, il reclamante sostiene la violazione dell’art. 86 CP e rimprovera al giudice dei provvedimenti coercitivi di aver ecceduto rispettivamente abusato del proprio potere d’apprezzamento, per avere egli rifiutato la concessione della liberazione condizionale esigendo la certezza che non vi fosse in concreto il pericolo di recidiva, anziché formulare una prognosi
−
intesa come “
previsione suffragata da una certa probabilità
” (reclamo 20/22.12.2014, p. 2)
−
non sfavorevole.
Sostiene altresì che il giudice avrebbe abusivamente fondato il suo giudizio esclusivamente tenendo conto degli antecedenti del reclamante, e avrebbe omesso di considerare altri criteri pertinenti. Avrebbe quindi erroneamente valutato la prognosi al momento dell’arresto (gennaio 2013), guardando unicamente al passato, anziché tenere conto dei cambiamenti in positivo avuti da RE 1 dopo la sua incarcerazione in Ticino.
Rileva al proposito l’esistenza di un serio pre-contratto di lavoro e della sincera volontà di emendamento, nonché evidenzia l’impegno e l’ottimo lavoro svolto in carcere nel reparto legatoria, che avrebbe preparato il reclamante al suo reinserimento sociale. Ciò che non sarebbe invece stato possibile nelle carcerazioni subite all’estero, date le carenti possibilità di formazione professionale ed educative dei precedenti istituti penali.
Contesta inoltre il rischio, sostenuto dal giudice, che RE 1 possa far rientro nel nostro Paese malgrado il divieto d’entrata. A suo avviso il magistrato avrebbe solamente tenuto conto degli antecedenti del reclamante rapportandoli alla problematica generale delle frequenti entrate illegali sul nostro territorio, anziché considerare gli elementi positivi a favore del detenuto in questione rapportandoli alla sua situazione specifica.
Il reclamante chiede infine la concessione dell’assistenza giudiziaria nella forma più estesa possibile.
f.
Il procuratore pubblico con scritti 29.12.2014 e 12/13.1.2015 ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare.
g.
Nelle proprie osservazioni del 29/30.12.2014 il giudice dei provvedimenti coercitivi, rilevato come il buon comportamento in carcere debba essere la regola, evidenzia che a distanza di pochi mesi dal rilascio di RE 1 dalla sua carcerazione avvenuta in Romania
−
di cui non sono note le condizioni di espiazione
− egli è venuto nel nostro Paese a commettere insieme a due correi dei reati. Reati questi che, richiedendo del tempo per la loro preparazione, dimostrano ancora di più il breve lasso di tempo trascorso tra il suo rilascio e il nuovo delinquere.
Assevera altresì che la prevista attività lavorativa del reclamante, dopo la sua scarcerazione, è solo eventuale e non concreta e sicura.
Conclude sostenendo nella fattispecie la pericolosità sociale del reclamante e l’esistenza di una prognosi negativa circa il pericolo di recidiva, da intendere come concreta possibilità che il reclamante possa facilmente far rientro in Svizzera per perpetrare ulteriori reati analoghi a quelli per cui è stato condannato, e non alla sola probabilità che egli commetta il reato di entrata illegale.
h.
Con scritto 8/9.1.2015 il reclamante, in replica, descrive brevemente le misere condizioni di carcerazione sofferte in Romania, ove non gli sarebbe stata offerta alcuna possibilità di reinserimento o integrazione sociale-professionale. Al contrario di quanto sarebbe accaduto presso il carcere “La Stampa”, di cui mette in rilievo le attività svolte a piena soddisfazione degli operatori sociali.
Sostiene inoltre la serietà e concretezza della prospettata attività lavorativa prevista a partire dall’8.1.2015 per tempo indeterminato, con una retribuzione mensile di Euro 1'280.-- per 8 ore giornaliere.
i.
Nelle sue osservazioni di duplica del 14/15.1.2015, il giudice dei provvedimenti coercitivi evidenzia nuovamente come il duro periodo di carcerazione subito in Romania non ha dissuaso il reclamante dal commettere nuovi crimini in Ticino a pochi mesi dal suo ultimo rilascio. In relazione alla prospettata attività lavorativa in Italia, rileva che gli scritti agli atti non costituiscono ancora un contratto di lavoro e che, comunque, non potendo sottoporre il reclamante ad assistenza riabilitativa, non vi sarebbe la possibilità di sorvegliare l’effettivo inizio e la continuazione di detta attività. Infine ricorda la prognosi negativa espressa dalla Corte di merito di primo grado nella sentenza del 6.12.2013.

## Considerations

in diritto
1.
1.1.
Il Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la relativa procedura.
L'art. 10 cpv. 1 della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del 20.4.2010 (LEPM) conferisce al giudice dell'applicazione della pena − in Ticino dall’1.1.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73 LOG − la competenza, fra l'altro, di adottare le decisioni relative alla liberazione condizionale da una pena detentiva (lit. j).
Contro tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art. 393 ss. CPP presso la Corte dei reclami penali (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).
Con il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
La prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391 CPP n. 2; cfr., anche,
sentenze TF 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid. 2.4.; 6B_776/2013 del 22.7.2014 consid. 1.5.; 1B_460/2013 del 22.1.2014 consid. 3.1;
1B_768/2012 del 15.1.2013 consid. 2.1.).
Il reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare il reclamo deve indicare i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
1.2.
Inoltrato il 20/22.12.2014 alla Corte dei reclami penali contro la decisione 15.12.2014 del giudice dei provvedimenti coercitivi (inc. GPC _), il gravame è tempestivo oltre che proponibile, giusta l’art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM.
Le esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.
RE 1
,
quale destinatario della decisione impugnata, è pacificamente legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del giudizio.
Il reclamo è, di conseguenza, ricevibile in ordine.
2.
2.1.
In generale, l'art. 86 cpv. 1 CP stabilisce che quando il detenuto ha scontato i due terzi della pena, ma in ogni caso almeno tre mesi, l'autorità competente lo libera condizionalmente se il suo comportamento durante l'esecuzione della pena lo giustifica e non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti.
L'autorità competente esamina d'ufficio se il detenuto possa essere liberato condizionalmente. Chiede a tal fine una relazione alla direzione del penitenziario. Il detenuto deve essere sentito (art. 86 cpv. 2 CP). Se non concede la liberazione condizionale, l'autorità competente riesamina la questione almeno una volta all'anno (art. 86 cpv. 3 CP).
2.2.
La concessione della liberazione condizionale è dunque subordinata a tre condizioni: il detenuto deve innanzitutto aver espiato buona parte della propria pena privativa della libertà (per l'art. 86 cpv. 1 CP i due terzi della pena ed almeno tre mesi), secondariamente il suo comportamento durante l'esecuzione della pena non deve opporvisi, infine non vi dev’essere il timore che egli commetta nuovi crimini o delitti (A. BAECHTOLD,
Exécution des peines
, p. 257, n. 4).
La liberazione condizionale è una modalità d'esecuzione della pena detentiva.
Non costituisce né un diritto, né un favore, né un atto di clemenza o di grazia che il detenuto è libero di accettare o di rifiutare (DTF 101 Ib 452 consid.
1; StGB PK – S. TRECHSEL, art. 86 CP n. 2 e 12; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 16).
Si tratta della quarta ed ultima fase del regime progressivo d'espiazione della condanna, prima della liberazione definitiva (DTF 133 IV 201 consid. 2.3; 124 IV 193 consid. 4d; 119 IV 5 consid. 2; PRA 6/2000, p. 534). Abbrevia la durata effettivamente subita della pena privativa di libertà pronunciata dal giudice ed è sottoposta a condizione risolutoria, visto che il suo perdurare dipende in principio dalla buona condotta dell’interessato durante il periodo di prova (art. 86 CP; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 2).
L’adempimento delle condizioni per la sua concessione deve essere esaminato d’ufficio dalla competente autorità, che chiede a tal fine una relazione alla direzione del penitenziario (art. 86 cpv. 2 CP).
2.3.
Dal punto di vista sostanziale, l'art. 86 cpv. 1-3 CP non si differenzia molto dal precedente art. 38 vCP (rimasto in vigore sino al 31.12.2006): in tal senso si esprime il Messaggio del CF del 21.9.1998 (pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss, p. 1800-1802).
Con l'art. 86 cpv. 1 CP, in vigore dall'1.1.2007, c'è stata tuttavia una modifica: se prima la liberazione era concessa al detenuto “
se si può presumere ch'egli terrà buona condotta in libertà
” (art. 38 cifra 1 vCP) con la nuova disposizione la liberazione va concessa se “
non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti
” (art. 86 cpv. 1 CP). Si passa in altre parole dall'esigenza di una prognosi favorevole circa il comportamento futuro del detenuto a quella di una prognosi non sfavorevole (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_900/2010 del 20.12.2010, consid. 1.; DTF 133 IV 201, consid. 2.2), ciò che è rilevante nei casi intermedi in cui non si arriva a formulare una prognosi certa. Per il resto la nuova normativa non si discosta nella sostanza dal diritto previgente, così che la giurisprudenza resa sotto l'imperio dell'art. 38 vCP conserva la sua validità (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_428/2009 del 9.7.2009; DTF 133 IV 201, consid. 2.2.).
La concessione della liberazione condizionale costituisce la regola e il suo rifiuto l’eccezione. Alla sua funzione specifica di reinserimento sociale, si contrappone il bisogno di proteggere la popolazione dal rischio di nuove infrazioni, al quale deve essere accordato maggiore peso quanto più sono importanti i beni giuridici messi in pericolo (decisione TF 6B_842/2013 del 31.3.2014, consid. 2.; DTF 133 IV 201, consid. 2.3).
La prognosi sul comportamento futuro deve fondarsi su una valutazione complessiva, che deve tenere conto dei precedenti del condannato, della sua personalità, del suo comportamento da un lato in generale e dall'altro lato nel contesto della commissione dei reati che sono alla base della condanna, nonché il grado del suo eventuale ravvedimento, oltre al suo eventuale miglioramento, così come le condizioni nelle quali ci si può attendere che egli vivrà dopo la sua liberazione (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_842/2013 del 31.3.2014, consid. 2.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_206/2011 del 5.7.2011, consid. 1.4.; 6B_714/2010 del 4.1.2011 consid. 2.4. e 6B_428/2009 del 9.7.2009 consid. 1.1.; DTF 133 IV 201 consid. 2.3.; 124 IV 193 consid. 3).
La natura del reato che ha portato alla condanna, anche se l'importanza del bene giuridico protetto dalla norma penale va considerata, di per sé non è determinante per la formulazione della prognosi. Possono essere di rilievo le circostanze nelle quali è stato compiuto il reato, nella misura in cui permettano di trarre conclusioni sulla personalità dell'autore e di conseguenza sul suo futuro comportamento (DTF 124 IV 193 consid. 3).
Infatti per determinare se è possibile correre il rischio di recidiva, che implica qualunque liberazione che sia condizionale o definitiva, bisogna non soltanto considerare il grado di probabilità che un nuovo reato venga commesso, bensì anche l’importanza del bene che verrebbe minacciato. Pertanto, il rischio di recidiva che si può ammettere nel caso in cui l’autore ha leso la vita o l’integrità personale delle sue vittime, è minore rispetto al caso in cui egli ha perpetrato ad esempio reati contro il patrimonio (
decisione TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.)
.
Al riguardo, di fronte a pene privative della libertà di durata limitata, va esaminata la pericolosità dell'agente, se questa diminuirà, rimarrà invariata o aumenterà nel caso in cui la pena fosse interamente scontata e quindi se la liberazione condizionale, eventualmente accompagnata dall’assistenza riabilitativa e da regole di condotta, non sia più favorevole alla sua risocializzazione che non l'esecuzione completa della pena (decisione TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; DTF 124 IV 193 consid. 4).
Per quanto riguarda la condotta tenuta durante l'esecuzione della pena, solo comportamenti che hanno gravemente ostacolato la disciplina carceraria o che denotano di per sé l'assenza di emendamento possono avere valenza autonoma per escludere la liberazione condizionale. Comportamenti meno gravi possono invece essere esaminati nel contesto della prognosi sulla futura condotta in libertà (DTF 119 IV 5 consid. 1a con rif.), stante che, nei lavori preparatori relativi alla revisione della parte generale del CP entrata in vigore l’1.1.2007, si ribadisce chiaramente che il criterio determinante per una liberazione condizionale è rappresentato dalla prognosi, formulata al momento della liberazione, circa la possibilità che il detenuto commetta altri crimini o delitti (cfr. Messaggio del CF del 21.9.1998, pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1801).
3.
3.1.
Nel caso in esame, è pacificamente ammesso e accertato che il reclamante ha scontato, l’8.1.2015, i 2/3 della pena detentiva (3 anni) che gli è stata inflitta dalla Corte di appello e di revisione penale con sentenza 28.7.2014, dedotto il carcere preventivo sofferto (565 giorni).
3.2.
Con riguardo alla
condotta tenuta durante l'esecuzione della pena, dagli atti risulta un comportamento positivo.
Al proposito la Direzione delle Strutture carcerarie ha espresso preavviso favorevole, tenuto conto dell’ottimo comportamento del reclamante con il personale di custodia, del buon rendimento nell’attività lavorativa svolta presso il laboratorio di legatoria e della presenza di un pre-contratto di lavoro, pur rilevando la pronuncia, il 22.11.2013, di una sanzione disciplinare (5 giorni di isolamento in cella di rigore) nei confronti di RE 1 per aver egli fatto uso di cocaina, che tuttavia la Direzione ha considerato come fatto isolato. Consumo questo avvenuto il 14.11.2013 e sfociato nel reato di contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, di cui - tra l’altro - alla condanna del 28.7.2014.
L’ufficio di patronato, dal canto suo, che pure ha concluso per un preavviso favorevole, ha evidenziato l’evoluzione positiva avuta dal reclamante in carcere, con la sua vieppiù presa di coscienza dell’importanza di dare una svolta alla sua vita, del proprio consumo problematico di alcool e cocaina - per il quale egli si dichiarerebbe pronto a rivolgersi ai preposti servizi sociali italiani in caso di ricadute - nonché al suo serio impegno nella ricerca di un impiego, sfociato effettivamente nella conferma da parte di una ditta italiana di essere disposta ad assumerlo. Ditta questa presso la quale egli in precedenza aveva già lavorato quale operaio in prestito.
3.3.
Contestata è nella fattispecie l’esistenza o meno del pericolo concreto che il reclamante possa commettere nuovi crimini o delitti.
Il giudice dei provvedimenti coercitivi formula una prognosi negativa e pertanto ritiene dato in concreto il pericolo di recidiva.
Per il reclamante invece la prognosi non è sfavorevole, stante l’ottimo comportamento tenuto in esecuzione di pena, il serio impegno profuso nel suo reinserimento sociale, così come l’esistenza di un pre-contratto di lavoro, che si contrappongono ai suoi precedenti penali, che sostiene non debbano essere i soli criteri da considerare per decidere la liberazione condizionale.
3.4.
Nato e cresciuto nella provincia di _, RE 1 (_1976) dopo le scuole dell’obbligo ha cominciato a lavorare nel settore edile. Non ancora maggiorenne ha iniziato a consumare cocaina e haschisch, dapprima saltuariamente e in seguito, all’atto del suo primo arresto, avvenuto all’età di 20 anni, in modo più regolare.
Incensurato in Svizzera, nel suo paese vanta diversi precedenti penali, come ha accertato la Corte delle assise criminali nella sentenza 6.12.2013 sulla base del casellario giudiziale italiano.
Il 5.10.1996, riconosciuto colpevole di furto, egli è stato condannato alla reclusione di 3 mesi, sospesa condizionalmente, ed alla multa di Lire 200'000.--.
Ancora ventenne, il 29.10.1996, è stato condannato alla reclusione di 6 mesi, sospesa condizionalmente, e alla multa di Lire 200'000.-- per evasione e furto, e il 3.2.1997 per i reati di furto ed estorsione si è visto infliggere, senza più beneficiare della condizionale, la reclusione di 1 anno e la multa di Lire 600'000.--.
Il 12.5.1998 è stato condannato per guida di veicolo senza aver conseguito la patente all’ammenda di Lire 2'450'000.--.
Il 23.11.1998, all’età di 22 anni, per i reati - in concorso - di rapina, detenzione illegale di armi e munizioni, detenzione abusiva di armi, porto illegale di armi e ricettazione gli sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi di reclusione e la multa di Lire 2'000'000.--. Gli è inoltre stata revocata la sospensione condizionale delle pene di cui alle condanne del 5.10.1996 e del 29.10.1996 (sentenza 6.12.2013 della Corte delle assise criminali, p. 15 ss., inc. TPC _).
Scarcerato nel 2001, dopo 6-7 mesi ha iniziato a lavorare quale posatore di pavimenti industriali. Nel 2003, come da lui riferito agli operatori sociali dell’Ufficio di patronato, ha fondato un ditta in proprio, che nel 2007 ha dovuto chiudere per fallimento, conseguente al mancato pagamento di lavori eseguiti per conto di ditte in difficoltà finanziarie. Ancora nel 2007, all’età di 31 anni, ha ripreso i consumi di cocaina e l’abuso di alcool, e, secondo quanto riferito dal reclamante stesso, è stato condannato in Romania per rapina ad una pena di 7 anni, di cui ha scontato 4 anni e mezzo. Rilasciato nel giugno 2012 egli è rientrato in Italia, alloggiando presso i propri genitori e lavorando saltuariamente in nero quale posatore e installatore di celle frigorifere.
Il 9.1.2013 è stato arrestato sul nostro territorio per i fatti che hanno portato alla sua condanna alla pena detentiva di 3 anni
−
che sta tuttora espiando
−
, per i reati di ripetuta tentata rapina aggravata, furto, infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni, ripetuta guida in stato d’inattitudine, ripetuto furto d’uso, ripetuta guida senza autorizzazione, contravvenzione alla LF sugli stupefacenti.
Orbene, all’età di 38 anni RE 1 si ritrova con una forte recidiva alle spalle, anche specifica, per reati che dimostrano un crescendo di violenza e pericolosità, siccome al furto si è aggiunta la rapina, anche a mano armata, come pure reati inerenti la detenzione illegale di armi.
Sull’arco di all’incirca 17 anni il reclamante ha subito all’estero ben 6 condanne, espiando complessivamente oltre 9 anni di carcere. Pur beneficiando della sospensione condizionale
−
per le prime due condanne
−
nonché di liberazioni anticipate, egli è sempre ricaduto nel delinquere. Neanche l’aver patito, come asserito dal reclamante stesso, 4 anni e mezzo di detenzione (di una pena di 7 anni) in condizioni durissime in un istituto penale in Romania, lo ha trattenuto dal ricadere in poco tempo nel crimine. Infatti, rilasciato nel giugno 2012 e tornato in Italia a vivere presso l’azienda agricola dei genitori svolgendo saltuariamente dei lavori al nero, già nell’autunno del medesimo anno, si univa ad un pregiudicato, conosciuto anni prima in una precedente carcerazione in Italia, per concertare insieme a lui il disegno criminale di venire nel nostro paese a rapinare l’ufficio postale di _, stante le loro rispettive difficoltà finanziarie. Nel dicembre 2012, onde preparare il colpo, essi hanno effettuato dei sopralluoghi, e in ben due precedenti occasioni sono giunti sul nostro territorio al fine di metterlo a segno, ignari del fatto di essere sotto osservazione dei carabinieri italiani e, da questi ultimi allarmati, anche degli inquirenti ticinesi. Il loro colpo è stato del tutto sventato dagli inquirenti, intervenuti tempestivamente il 9.1.2013 arrestandoli, insieme ad un terzo correo.
RE 1, di sua iniziativa, si è munito di un’arma da fuoco, carica e funzionante - ritrovata all’atto del suo arresto - con la quale, secondo i loro piani, avrebbe minacciato l’impiegata - dopo averla attesa al momento dell’apertura dell’ufficio postale - onde farsi consegnare il denaro.
Tutto ciò, come ritenuto dalla Corte di merito di primo grado (sentenza 6.12.2013, p. 65-66), denota la forte determinazione a raggiungere l’obiettivo prefissato, senza ripensamento alcuno.
L’abuso di alcool e il consumo di cocaina, unitamente alle difficoltà economiche legate all’assenza di un’attività lavorativa regolare - secondo quanto riferito dal reclamante agli operatori sociali dell’Ufficio di patronato, nonché dalle sue dichiarazioni agli inquirenti in corso d’inchiesta e ai magistrati ticinesi - sarebbero la causa principale del suo delinquere e delle sue ricadute. I suoi consumi di stupefacente, purtroppo come visto, presenti sin dalla giovane età e diventati regolari ancora ventenne, sono perdurati negli anni. Egli ha ammesso di essere un consumatore abituale di cocaina. Ed in effetti, prima dei fatti di cui alla condanna ticinese, ancora abusava di questa sostanza, come accertato dalle analisi tossicologiche effettuate all’atto del suo arresto nonché dalla commissione, nel gennaio 2013, del reato di guida in stato di inattitudine.
Il pesante trascorso penale descritto più sopra
−
ove il reclamante ha subito anche lunghi periodi di carcerazione, che tuttavia non hanno avuto su di lui alcun effetto monitorio, così che a distanza di poco più di mezz’anno dal suo ultimo rilascio si è ritrovato a commettere reati gravi
−
non può non portare ad una prognosi sfavorevole circa il pericolo di recidiva. Tant’è che la Corte del merito di secondo grado ha escluso il beneficio della sospensione condizionale parziale ex art. 43 CP.
Ora, l’elevato rischio di recidiva valutato al momento della sua condanna, non appare a questa Corte, eliminato o ridotto in modo sostanziale nemmeno dalla situazione prospettata per il reclamante nel prossimo futuro, in caso di liberazione condizionale.
Egli andrebbe ad abitare presso l’azienda agricola (nella Provincia di _) dei suoi (anziani) genitori, che si sono parimenti offerti di dargli sostegno. Situazione questa in cui egli già si trovava prima della commissione dei reati in Ticino, e che dunque non ha funto da deterrente.
L’attività lavorativa che si prospetta al reclamante, in base alla documentazione da lui prodotta, attesta la disponibilità di una ditta sita nel suo paese d’origine (attiva nell’ambito della fornitura ed installazione di celle frigorifere) ad assumerlo per tempo indeterminato con una retribuzione mensile di Euro 1'280.-- per 20 giorni lavorativi a 8 ore giornaliere. Trattasi della medesima ditta per la quale egli, prima dei fatti che hanno portato alla condanna ticinese, già aveva lavorato quale operaio in prestito.
Al di là del fatto che ci si potrebbe chiedere perché tale disponibilità lavorativa per tempo indeterminato si presenti solo ora (dopo un’assenza del reclamante dal lavoro di almeno due anni e sul quale pende ancora un debito con la giustizia) e non prima del suo ultimo arresto (quando già aveva avuto modo di offrire i suoi servigi, sembrerebbe, a piena soddisfazione del datore di lavoro) e pur non considerando che comunque non si è in presenza di un vero e proprio contratto di lavoro, questa circostanza non è ancora sufficiente a questa Corte a scongiurare l’alto pericolo di una ricaduta nell’attività criminale, a fronte di un passato penale come il suo.
Colpito da un ordine di allontanamento e da un divieto d’entrata, che escludono un reinserimento sociale in Svizzera e l’adozione di misure finalizzate a questo scopo sul nostro territorio, non vi è la possibilità di sottoporlo ad assistenza riabilitativa onde potere sorvegliare l’inizio effettivo di detto lavoro e il suo proseguimento in territorio italiano.
Senza dunque l’esistenza di una sicura e continua attività lavorativa, sufficiente a risollevare la sua difficile situazione economica, con dei consumi di cocaina che non sembrano essere stati completamente gettati alle spalle (come lo dimostra il consumo avvenuto ancora in carcere nel novembre 2013, che gli è costata una sanzione disciplinare e la condanna per il reato di contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, seppure considerato come episodio isolato) e con la sola vicinanza dei genitori, che in passato non ha funto da deterrente, egli verrebbe a trovarsi ancora in una situazione fragile, del tutto simile a quelle esistite in passato, e che non lo hanno frenato dal ricadere nell’attività criminale.
Neppure il fatto che il reclamante debba lasciare la Svizzera a seguito della decisione di allontanamento, esclude un pericolo di recidiva.
Se in astratto potrebbe essere un elemento da prendere in considerazione, in concreto, come rilevato dal giudice dei provvedimenti coercitivi, stante la vicinanza del luogo ove egli andrebbe a risiedere oltre confine, ciò non esclude l’eventualità che egli possa far ritorno nel nostro paese a delinquere, sfruttando i valichi incustoditi. Inoltre, in questa valutazione, non si può scartare l’eventualità della perpetrazione di eventuali futuri reati anche all’estero.
3.5.
In queste condizioni la prognosi negativa già prospettata dalla Corte di merito, a fronte dei suoi ripetuti comportamenti illeciti che hanno configurato reati gravi nonché delle ripetute condanne e soggiorni in carcere, appare anche a questo stadio sostanzialmente immutata. Non ci sono in concreto sufficienti elementi per ritenere che a questo punto, nell’ottica della pericolosità del reclamante, la sua liberazione condizionale sarebbe più favorevole alla sua risocializzazione, stante oltretutto l’impossibilità di assortire in modo efficace tale istituto alla misura dell’assistenza riabilitativa e a norme di condotta. Ciò in particolare per monitorare il consumo (eventuale) di stupefacenti e l’effettivo svolgimento della prospettata attività lavorativa.
Gli elementi positivi relativi al buon comportamento del reclamante in carcere e al suo impegno lavorativo, non sono tali per questa Corte da modificare, in una ponderazione degli elementi rilevanti e pertinenti, la prognosi sfavorevole valutata dal giudice dei provvedimenti coercitivi. Testimoniano semmai l’inizio di un’evoluzione positiva in corso, che lo sta preparando al suo reinserimento sociale.
In conclusione, il rischio di recidiva valutato dal giudice dei provvedimenti coercitivi, appare, in concreto, dato anche per questa Corte, così che la decisione impugnata merita di essere tutelata.
4.
4.1.
Nel proprio gravame il reclamante chiede di essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria nella forma più estesa possibile, in relazione alla procedura pendente davanti a questa Corte.
4.2.
In ossequio al chiaro testo di legge dell’art. 132 CPP un difensore d’ufficio può essere nominato – da chi dirige il procedimento – solamente a favore di un imputato, mentre non è prevista dal Codice la difesa d’ufficio di una persona condannata con sentenza passata in giudicato, come lo è in concreto il qui reclamante nella presente procedura.
A seguito dell’entrata in vigore del CPP l’1.1.2011, si è reso necessario adattare il diritto cantonale al diritto federale.
È stata abrogata la legge (cantonale) del 3.6.2002 sul patrocinio d'ufficio e sull’assistenza giudiziaria (Lag), è stata modificata la LEPM (con l'abolizione del cpv. 2 dell'art. 11 che lasciava al giudice dell'applicazione della pena la competenza a decidere sull'istanza di ammissione al patrocinio d'ufficio e al gratuito patrocinio) ed è stata emanata una nuova legge sull'assistenza giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio (LAG) del 15.3.2011 (in vigore retroattivamente all’1.1.2011), tendente a disciplinare questi due istituti nelle materie in cui i cantoni hanno mantenuto la loro competenza a legiferare.
È il caso dell'esecuzione delle pene e delle misure in base all'art. 439 cpv. 1 CPP, e in particolare delle procedure davanti al giudice dei provvedimenti coercitivi in materia di applicazione della pena (cfr. Messaggio n. 6407 del 12.10.2010 sulla LAG, p. 1).
Giusta l'art. 10 LAG l'autorità competente a concedere l'assistenza giudiziaria e a designare il patrocinatore d'ufficio è quella del merito: da questa norma discende la competenza di questa Corte a decidere sull'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio formulata in questa sede dal qui reclamante, in base alle normative in vigore dall’1.1.2011.
Il diritto all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio discendono dall’art. 2 LAG e dall'art. 29 cpv. 3 Cost., secondo cui chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura, se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo, ed al gratuito patrocinio, qualora la presenza di un legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti.
4.3.
La procedura di liberazione condizionale è attivata non su istanza del detenuto, bensì d’ufficio, al sopraggiungere della scadenza dei 2/3 di pena e consta di vari dettagliati preavvisi prodotti dalle competenti autorità e dall’approfondito apprezzamento, tra l’altro, della condotta oggettivamente tenuta dal condannato nel corso della carcerazione.
L’istanza che tende, oltre al beneficio della gratuità della procedura, anche all’ammissione al gratuito patrocinio, deve essere adeguatamente motivata e sostanziata.
4.4.
Pur considerando che in discussione vi sia un periodo di detenzione di una certa importanza, l’esistenza di una prognosi negativa a fronte del pesante passato penale del reclamante, rappresenta una situazione di partenza tale, per cui un esito positivo potrebbe apparire, d’acchito, sfavorevole.
Ad ogni modo, trattandosi, nel caso della liberazione condizionale, di una procedura condotta d’ufficio, che pone delle condizioni precise nel rispetto dei diritti del detenuto, l’assistenza di un legale risulta necessaria solo in casi particolari, situazione questa non realizzata in concreto.
Di conseguenza in questa sede, non viene riconosciuto il beneficio del gratuito patrocinio.
Considerata la particolare situazione personale ed economica del reclamante, e ritenuto che nella procedura di merito gli è stato riconosciuto un difensore d’ufficio (da cui si può ammettere l’assenza dei mezzi necessari), si prescinde dal prelevare la tassa di giustizia e le spese.
5.
Il reclamo è respinto. Data la situazione particolare del reclamante nella fattispecie, la procedura è gratuita.