# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a377bfda-668b-5790-9d85-888ad1da9006
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
che l'_ di _ è un esercizio pubblico con alloggio, composto di due locali d'esercizio e di 9 camere con 14 letti, situato nella zona residenziale del PR, in un edificio di proprietà _ (part. n. 202 RF);
che la ricorrente RI 1 (_) era titolare dell'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico, mentre la ricorrente RI 2 ne era la gerente;
che il 7 agosto 2000 l'Ufficio dei permessi (UP) del Dipartimento delle istituzioni ha sospeso l'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico per la durata di tre mesi perché era stato trasformato in un postribolo;
che tra l'inizio del 2001 e la fine del 2003 l'_ ha ospitato quasi esclusivamente decine e decine di giovani donne, non accompagnate, provenienti da paesi sudamericani o dall'Europa dell'est (STA 2.6.2004 in re RI 1 e RI 2);
che nella notte del 22 dicembre 2003, nell'osteria si è sviluppato un incendio. La polizia, giunta sul posto, ha rintracciato soltanto un'ospite. Interrogata, quest'ultima ha dichiarato che ve n'erano altre 21, tutte dedite alla prostituzione. La gerente, sentita a sua volta, ha ammesso che le camere erano locate a ragazze straniere, che pagavano di giorno in giorno, mentre il personale di servizio ha confermato che le ospiti dell'esercizio pubblico si prostituivano;
che, ritenendo che l'Osteria _ fosse stata nuovamente trasformata in un postribolo, il 13 febbraio 2004 l'UP ha revocato l'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico rilasciata alla _ e sospeso per tre mesi l'assunzione della gerenza di esercizi pubblici da parte della ricorrente RI 2;
che la decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato (ris. gov. n. 1588 del 20.4.04), dal Tribunale cantonale amministrativo (STA 2.6.04) e da ultimo dal Tribunale federale con sentenza 1. settembre 2004;
che, sollecitato a più riprese dagli abitanti della zona, il 1. aprile 2004 il municipio ha ordinato a _, amministratore della _, nel frattempo fallita, ed alla gerente dell'esercizio pubblico, RI 2, in rappresentanza della _ di
sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione nello stabile situato sulla part. n. 202 RF e di ripristinare l'uso dell'immobile a scopo alberghiero, conformemente alla destinazione approvata con licenza edilizia 8 gennaio 1996
;
che il provvedimento, fondato sugli art. 42, 43 e 45 LE, rispettivamente 7 e 37 NAPR, è stato confermato dal Consiglio di Stato, che con giudizio 14 settembre 2004 ha respinto l'impugnativa contro di esso interposta dalla _ e da RI 2, alla quale ha negato la legittimazione attiva;
che il Governo ha in sostanza ritenuto che nessun titolo potesse giustificare l'attività che il municipio ha ordinato di sospendere;
che contro il predetto giudizio governativo le soccombenti si aggravano davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento;
che la _ sostiene anzitutto che RI 2 non era sua rappresentante; si riserva però di chiedere il risarcimento del danno subito a seguito dell'ordine in contestazione; RI 2 sostiene invece che la decisione impugnata non esplicherebbe effetti nei suoi confronti,
poiché nulla può nel rapporto tra il municipio e la locatrice
;
che nel merito, le ricorrenti sostengono che non sono stati esperiti accertamenti che documentino che l'_ era utilizzata per l'esercizio della prostituzione; si tratterebbe di illazioni degli organi di stampa;
che la decisione violerebbe il diritto di essere sentito, il principio di proporzionalità e quello della buona fede, nonché ulteriori disposizioni di legge, che non occorre qui elencare;
considerato,

## Considerations

in diritto
che la competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dagli art. 21 e 45 LE;
che la legittimazione attiva delle ricorrenti a contestare il giudizio governativo è certa (art. 43 PAmm); se la ricorrente RI 2 fosse legittimata a contestare anche l'ordine impartitole dal municipio è questione di merito, che verrà esaminata più avanti;
che il ricorso, tempestivo (art. 46 PAmm), è ricevibile in ordine;
che il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm); il sopralluogo e le altre prove chieste dalle ricorrenti appaiono del tutto inidonee a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio;
che giusta l'art. 42 LE, il municipio ordina la sospensione dei lavori eseguiti senza permesso o in contrasto con il permesso ricevuto (violazione formale); analogamente, l'autorità comunale ordina anche la sospensione delle utilizzazioni non autorizzate di opere edilizie realizzate legittimamente;
che per l'art. 43 LE, il municipio ordina inoltre la demolizione o la rettifica delle opere eseguite senza permesso, in contrasto con la legge, i regolamenti o i piani regolatori (violazione materiale), tranne nel caso in cui le differenze siano minime e senza importanza per l'interesse pubblico o quello dei vicini (principio di proporzionalità);
che, analogamente, in caso di utilizzazione abusiva (violazione formale) di opere realizzate legittimamente, che non può conseguire il permesso a posteriori (violazione materiale), il municipio ordina anche il ripristino della destinazione autorizzata;
che tanto l'ordine di sospensione dell'utilizzazione abusiva, quanto quello di ripristino della destinazione autorizzata vanno emanati nei confronti del proprietario (perturbatore per situazione) e di eventuali ulteriori aventi diritto di disporre dell'oggetto (perturbatori per comportamento);
che nell'evenienza concreta, l'_ è situata all'interno della zona residenziale estensivo-intensiva (R4) di _, riservata all'abitazione ed alle attività commerciali od artigianali compatibili con la funzione abitativa (art. 37 NAPR);
che la licenza edilizia rilasciata nel 1996 autorizza l'esercizio dell'attività alberghiera;
che nella trasformazione dell'_ in bordello, rilevata dall'autorità, sono ravvisabili gli estremi di un cambiamento di destinazione non autorizzato (violazione formale), che non può nemmeno essere posto a beneficio del permesso a posteriori (violazione materiale), in quanto palesemente contraria alla funzione residenziale che il PR assegna alla zona di utilizzazione R4, in cui l'esercizio pubblico è ubicato (art. 22 LPT);
che, nella misura in cui è stato impartito alla ricorrente RI 2, l'ordine 1. aprile 2004 appare del tutto giustificato; in quanto gerente, questa ricorrente aveva il potere di disporre dell'esercizio pubblico; era quindi perturbatrice per comportamento;
che, ingiungendole di sospendere l'utilizzazione instaurata abusivamente, che tollerava in palese contrasto con i suoi doveri professionali, il municipio non ha certamente violato il diritto; tanto meno l'ha violato ordinandole nel contempo di ripristinare la destinazione alberghiera autorizzata;
che, a torto, il Consiglio di Stato le ha negato la legittimazione attiva; in quanto destinataria dell'ordine, questa ricorrente era certamente gravata dal provvedimento impugnato;
che la violazione del diritto in cui è incorso il Governo, negando alla gerente RI 2 la qualità per agire in giudizio, è comunque irrilevante, poiché la sua impugnativa non è stata dichiarata irricevibile, ma respinta al pari del ricorso inoltrato dalla _; la legittimità del provvedimento censurato è quindi stata esaminata nel merito;
che il ricorso al Consiglio di Stato avrebbe semmai dovuto essere dichiarato irricevibile nella misura in cui era interposto dalla _, titolare dell'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico, poiché l'ordine in contestazione - oltre che a _, rappresentante della società proprietaria dell'immobile - è stato impartito soltanto alla gerente RI 2; non gravava di conseguenza la ricorrente _;
che non mette tuttavia conto di disquisire ulteriormente su questi aspetti, poiché, nel merito, l'ordine appare pienamente fondato;
che, in esito alle considerazioni che precedono, il ricorso - temerario - va respinto, addebitando la tassa di giustizia alle ricorrenti in solido.