# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 00594942-b2a4-59d4-86cf-c5df32eb6cee
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione dell'8 giugno 2010 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la decisione del 2 marzo 2010 con la quale ha sospeso l'assicurata per 31 giorni dal diritto all'indennità di disoccupazione per avere lasciato il proprio impiego senza essersi previamente procurata un'altra occupazione (cfr. Doc. 21; Doc. A1).
1.2. Contro questa decisione l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale chiede la revoca della sanzione, rilevando:
"
(...)
Dal 07.05.2009 al 31.01.2010 sono stata occupata con contratto a tempo indeterminato, a tempo parziale, presso la società _ di _ in qualità di ausiliaria di pulizia.
In data 17.12.2009 ho inoltrato regolare disdetta con effetto 31.01.2010 in quanto l'occupazione presso _ era d'impedimento per la ricerca di un posto di lavoro al 100% e quindi ritenuta che compromettesse considerevolmente il mio ricollocamento al 100% (art. 16 cpv. 2 lett. d,e LADI).
A dimostrazione del fatto che l'occupazione presso _ era d'impedimento per la ricerca di un lavoro al 100%, e a dimostrazione degli sforzi concreti effettuati durante il periodo di disdetta, ho avuto a gennaio 2010 due opportunità concrete di lavoro di cui una è andata a buon fine. Infatti in data 17 febbraio 2010 ho firmato il contratto di lavoro al 100% a tempo indeterminato con la società _ di _. In precedenza avevo avuto contatto con la società _ di _ dove avevo addirittura effettuato due training per un eventuale inizio in data 1 febbraio 2010, che non si è concretizzato.
Secondo la decisione di CO 1 del 8 giugno 2010 vengo accusata di aver infranto diversi articoli di legge che menziono e giustifico più in basso e per questo mi hanno penalizzato con disoccupazione per colpa grave. A questo punto mi appello pure al buon senso. Sono stata penalizzata perché ho cercato e trovato lavoro! Secondo la CO 1 il mese di febbraio sono stata disoccupata per colpa grave anche se in data 17.02.2010 ero già in possesso di un contratto a tempo indeterminato e conseguentemente sono stata cancellata dal registro COLSTA, con effetto 28 febbraio 2010.
Confermo di seguito quanto già scritto nella mia opposizione del 29 marzo 2010 alla CO 1 circa gli articoli di legge che avrei infranto per i quali sarei stata penalizzata, e più precisamente:
a) Non ho infranto l'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI in quanto avevo disdetto il contratto di lavoro con la società _ poiché era di impedimento per la ricerca di un'occupazione a tempo pieno, come da art. 16 cpv. 2 lett. d LADI. La mia buona fede è stata già giustificata con il mio scritto del 17 febbraio 2010 dove ho già informato che nel frattempo avevo addirittura effettuato due training di lavoro (non retribuiti) presso la _ di _.
b) Non ho violato l'art. 44 cpv. 1 lett. b OADI in quanto in data 17 febbraio 2010 ho firmato il contratto di lavoro con la società _ di _, dimostrando che il fatto di aver disdetto il contratto con _ mi ha permesso un'opportunità di lavoro al 100%, andata a buon fine. Anche in questo caso la buona fede è dimostrata.
c) Non ho violato l'art. 45 cpv. 1 lett. a OADI in quanto mi sono sufficientemente adoperata per trovare un'occupazione adeguata. Infatti durante il periodo di disdetta ho fatto il massimo tanto che in data 17 febbraio 2010 ho firmato il contratto con _ di _, a tempo indeterminato con occupazione al 100%. Anche in questo caso la buona fede è dimostrata.
d) Ritengo arbitraria l'applicazione di 31 giorni secondo l'art. 45 cpv. 2 OADI in quanto è riferito a colpa grave. Inoltre la disoccupazione per propria colpa di cui vengo accusata andrebbe calcolata solo dal 1 al 16 febbraio 2010, in quanto il 17 febbraio 2010 ho firmato il contratto di lavoro a tempo indeterminato e occupazione al 100% con la società _ di _. Il periodo in contestazione andrebbe quindi ridotto.
e) Non ho violato l'art 45 cpv. 3 OADI in quanto ho trovato un lavoro idoneo. E' vero che presso _ di _ non è andata a buon fine ma grazie agli sforzi intrapresi ho concluso con la società _ di _. Anche in questo caso la mia buona fede è dimostrata.
Nella decisione su opposizione viene indicato che non è rilevante il fatto che in data 17 febbraio ho firmato un lavoro a tempo pieno con decorrenza 1 marzo 2010. Mi sembra un fatto di rilevante importanza anche perché dimostra il risultato degli sforzi intrapresi per cercare un'occupazione e uscire dall'assicurazione disoccupazione.
Viene inoltre respinta dalla CO 1 la richiesta di rimborso per le spese di ricorso di CHF 150.00 e dell'interesse del 4% con decorrenza dal 17 febbraio 2010 su CHF 1'085.00, in quanto la procedura è gratuita e io non mi sono avvalsa di un legale. Ribadisco invece che sia giusto che il mio tempo speso per le varie richieste di giustificazioni e per l'opposizione, causata dal mancato pagamento di quanto mi spetta da parte di CO 1, venga riconosciuto simbolicamente per CHF 150 oltre all'interesse di mora (tasso di mercato). Sicuramente le spese di un legale sarebbero state ben al di sopra delle mie modeste pretese!" (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 26 luglio 2010 la Cassa propone di respingere il ricorso (cfr. Doc. IV).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. L'assicurato che è disoccupato per colpa propria è sospeso dal diritto a indennità (cfr. art. 30 cpv. 1 lett. a LADI).
E' segnatamente senza lavoro per colpa propria l'assicurato che ha disdetto il contratto di lavoro senza essersi preventivamente garantito un'altra occupazione, a meno che non si potesse esigere che conservasse il suo posto di lavoro primitivo (cfr. art. 44 lett. b OADI).
Secondo costante giurisprudenza federale non è più ragionevolmente esigibile la continuazione del rapporto di lavoro, in particolare, quando l'occupazione è o è divenuta inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI (cfr. STF 8C_958/2008 del 30 aprile 2009; STFA C 22/04 dell'8 ottobre 2004; STFA C 170/02 del 24 febbraio 2003; DLA 1998, N. 9, consid. 2b, pag. 44 e DLA 1986 N. 23, pag. 90 e N. 24, consid. 2, pag. 95).
La costante giurisprudenza del Tribunale Federale esige invece che un assicurato mantenga il proprio posto di lavoro finché ne abbia trovato un altro anche malgrado il disaccordo con i colleghi di lavoro, la divergenza di vedute con i superiori o l'intimazione di una multa disciplinare da parte del datore di lavoro (cfr. STF 8C_225/2009 del 30 luglio 2009; STF C 153/06 del 12 marzo 2007).
Analogamente, il TFA ha già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto di lavoro adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il tipo di attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro (cfr. DLA 1986 N. 24: "Come un disoccupato non può rimandare l'accettazione di un lavoro ritenuto adeguato a norma del diritto sull'assicurazione contro la disoccupazione fin quando abbia trovato un'occupazione che gli sia gradita sotto tutti i punti di vista - DLA 1982 N. 5 - tanto meno può essere giustificato l'abbandono di un impiego adeguato per analoghi motivi soggettivi").
L'assicurato deve dunque mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se l'attività esercitata non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai suoi desideri (cfr. STF 8C_295/2009 del 15 settembre 2009).
Nella già citata sentenza C 22/04 dell'8 ottobre 2004, l'Alta Corte si è così espressa a proposito dell'art. 44 lett. b OADI:
"
(...)
Cette disposition réglementaire est compatible avec l'art. 20 let. c de la Convention n° 168 de l'Organisation internationale du travail (OIT) concernant la promotion de l'emploi et la protection contre le chômage du 21 juin 1988 (ATF 124 V 234).
Aux termes de l'art. 20 let. c de cette convention, les indemnités auxquelles une personne protégée aurait eu droit dans les éventualités de chômage complet ou partiel, ou de suspension du gain due à une suspension temporaire de travail sans cessation de la relation de travail, peuvent être refusées, supprimées, suspendues ou réduites dans une mesure prescrite lorsque, selon l'appréciation de l'autorité compétente, l'intéressé a quitté volontairement son emploi sans motif légitime.
Il découle de l'art. 16 al. 2 phrase introductive LACI qu'un travail qui n'est pas réputé convenable est exclu de l'obligation d'être accepté (ATF 124 V 63 consid. 3b et les références). Ainsi, il peut arriver qu'un emploi qui répondait à tous les critères d'un travail convenable à un moment donné perde cette qualité à la suite d'un changement de circonstances. Dans une telle éventualité, on ne peut exiger d'un salarié qu'il conserve son emploi sans s'être préalablement assuré d'en avoir obtenu un autre et il ne sera donc pas réputé sans travail par sa propre faute (art. 44 al. 1 let. b OACI; SVR 1999 AlV n° 22 p. 53; DTA 1998 n° 9 consid.
2b p. 44). (...)"
Va ancora precisato che la terza revisione della LADI del 22 marzo 2002, in vigore dal 1° luglio 2003, non ha modificato il principio di sanzionare gli assicurati che sono disoccupati per loro colpa, poiché, senza essersi preventivamente garantiti un'altra occupazione, hanno disdetto il contratto di impiego, la cui continuazione era ancora ragionevolmente esigibile, di cui agli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. b OADI (cfr. Messaggio concernente la revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28 febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007).
Pertanto resta valida la giurisprudenza elaborata al riguardo fino al 30 giugno 2003.
2.3. La seconda revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16 LADI).
L’art 16 cpv. 1 LADI prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio l'assicurato è tenuto di norma ad accettare senza indugio qualsiasi occupazione".
L'art. 16 cpv. 2 LADI stabilisce poi che:
"
non è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di accettazione un'occupazione che:
a.
non è conforme agli usi professionali e locali, in particolare alle condizioni dei contratti collettivi o normali di lavoro;
b.
non tiene convenientemente conto delle capacità e dell'attività precedente dell'assicurato;
c.
non è conforme all'età, alla situazione personale o allo stato di salute dell'assicurato;
d.
compromette considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella sua professione, sempre che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi ragionevoli;
e.
è svolta in un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un conflitto collettivo di lavoro;
f.
necessita di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto di lavoro, sia per il rientro e che non offre la possibilità di un alloggio conveniente nel luogo di lavoro o che, in questo secondo caso, rende notevolmente difficile l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i familiari da parte dell'assicurato;
g.
implica da parte del lavoratore un tenersi costantemente a disposizione che supera l'ambito dell'occupazione garantita;
h.
è svolta in un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di procedere a riassunzioni o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro considerevolmente più sfavorevoli;
i.
procura all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del guadagno assicurato, salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative giusta l'articolo 24 (guadagno intermedio); con il consenso della commissione tripartita, l'ufficio regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare adeguata un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del guadagno assicurato."
j.
(Per un commento cfr.: Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 234-250, pag. 93-98; G. Gerhards, “Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts”, Ed. Paul Haupt, Berna-Stoccarda-Vienna 1996, pag. 113-114, n° 92f; KIGA des Kantons Aargau, "Arbeitslosenversicherung", Aarau, 1996, pag. 25-27, vedi pure: DLA 2000 pag. 48; DTF 124 V 62 consid.
3b pag. 63 e DTF 122 V 41).
2.4. In una sentenza C 160/03 del 18 maggio 2006 l'Alta Corte ha annullato la sanzione inflitta ad un'assicurata che aveva abbandonato il proprio impiego, ed ha ritenuto che l'occupazione era divenuta inadeguata vista la sua situazione personale (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI), rilevando in particolare:
"
Contrairement à ce qu'ont retenu la caisse et la juridiction cantonale, on ne saurait reprocher à l'intimée d'avoir adopté un comportement fautif au sens de ces dispositions. B._ a résilié son contrat de travail pendant son congé-maternité avec effet à la fin de celui-ci (le 8 avril 2002) après qu'elle a rencontré des difficultés imprévisibles en rapport avec le sevrage de son fils (cf. réclamation du 16 octobre 2002). Elle s'est alors rendue compte que les soins prodigués à son fils requéraient davantage de temps qu'elle n'avait prévu, ce qui l'empêchait (dans l'immédiat) de reprendre son activité professionnelle. Aussi, au moment de résilier les rapports de travail, son activité ne convenait-elle plus à sa situation personnelle, si bien que son travail n'était pas réputé convenable au sens de l'art. 16 al. 2 let. c LACI et on ne pouvait exiger d'elle qu'elle le conservât. En conséquence, il n'y avait pas lieu de prononcer une suspension du droit à l'indemnité à l'encontre de l'intimée."
In una sentenza C 140/06 del 16 novembre 2006 la nostra Massima Istanza ha invece confermato la sospensione di 31 giorni inflitta ad un'assicurata che ha abbandonato la propria occupazione per tornare a vivere nella sua casa situata in un altro Cantone e si è così espressa:
"
Diese macht demgegenüber geltend, sie sei aus finanziellen Gründen gezwungen gewesen, in ihr Haus im Kanton Thurgau zu ziehen, um die Finanzierung der Studien ihrer Kinder sicherzustellen. Ferner habe sie auch unter Heimweh gelitten; sie könne nicht nachvollziehen, weshalb ihr Umzug ein "schweres Verschulden" im Sinne des Gesetzes darstellen sollte.
2.2 Die Argumentation der Beschwerdeführerin vermag nicht zu überzeugen. Mit ihrem Vorgehen hat sie das Risiko in Kauf genommen, auf unabsehbare Dauer arbeitslos zu werden und die Arbeitslosenversicherung beanspruchen zu müssen. Auch wenn die Versicherte in den Thurgau zurückkehren wollte, hätte sie erst nach Zusicherung einer neuen Stelle die bisherige aufgeben dürfen. Ihre privaten Beweggründe mögen, wie bereits Vorinstanz und Verwaltung festhielten, nachvollziehbar sein, jedoch ändern sie nichts daran, dass die hierdurch eingetretene Arbeitslosigkeit im Sinne von Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG selbstverschuldet ist. Die Einstellung in der Anspruchsberechtigung kann auch nicht als Einschränkung der Niederlassungsfreiheit verstanden werden, zumal die
Versicherte Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung hat, sondern soll sie an einem der Arbeitslosenversicherung erwachsenen Schaden angemessen beteiligen (
BGE 124 V 227
Erw. 2b, 122 V 40 Erw. 4c/aa)."
Infine, in una sentenza 8C_958/2008 del 30 aprile 2009 il Tribunale federale, ritenendo che la prosecuzione del rapporto di lavoro non fosse più ragionevolmente esigibile in quanto divenuto inadeguato da profilo dell'art. 16 cpv. 2 lett. c LADI, ha annullato la sanzione di 31 giorni inflitta ad un'assicurata che ha lasciato il proprio impiego per raggiungere, con suo figlio, il marito che si era trasferito, sei mesi prima, in un altro Cantone per ragioni di lavoro.
L'Alta Corte al proposito ha rilevato:
"
4.2 Das kantonale Gericht beruft sich bei seiner Annahme, wonach ein Wohnortswechsel keine Unzumutbarkeit für die Aufgabe einer Stelle ohne Zusicherung einer anderen darstellen könne (weil es sich dabei um "einen absolut persönlich[en] und damit nicht relevant[en] Kündigungsgrund" handle) auf seine eigene Praxis und auf das Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S. 121. Diesem Standpunkt kann in seiner Absolutheit nicht beigepflichtet werden. Seine strikte Anwendung führt im vorliegenden Fall zu einer falschen Rechtsanwendung, wie sich im Folgenden zeigt.
4.2.1 Das Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S. 121, betrifft eine Versicherte, welche in einer Wohngemeinschaft mit ihrem Freund lebte. Dieser fand auf den 1. März 1978 eine neue Beschäftigung im Kanton Graubünden, worauf sie ihre Stelle per 28. Februar 1978 kündigte, um mit ihm in den Kanton Graubünden zu ziehen. Den Monat März 1978 nutzte sie für die Einrichtung der neuen Wohnung und für die Zeit ab 3. April 1978 stellte sie Antrag auf Arbeitslosenentschädigung. In diesem Urteil wurde ausdrücklich offen gelassen, ob einer versicherten Person aus der Sicht der Arbeitslosenversicherung zugemutet werden kann, vorübergehend am bisherigen Arbeitsplatz zu bleiben, wenn ihr Ehepartner an einem anderen Arbeitsort eine Stelle angetreten hat (Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S. 121 E. 1b). Es ist dem kantonalen Gericht beizupflichten, dass das Recht auf Ehefreiheit nicht automatisch das Recht auf eheliches Zusammenleben beinhaltet; indessen geht die Ehefreiheit im Sinne eines Rechts auf eheliches Zusammenleben praktisch im Anspruch auf Achtung des Privat- und Familienlebens von Art. 13 BV und Art. 8 EMRK auf, welcher weiter geht als die Ehefreiheit (RUTH REUSSER, in: Die Schweizerische Bundesverfassung, Bd. I, 2. Aufl. 2008, N. 17 zu Art. 14 BV). In der vorliegend zu beurteilenden Konstellation fällt neben der Tatsache, dass die Versicherte verheiratet ist, zusätzlich ins Gewicht, dass sie einen kleinen Sohn hat und sich die Betreuungsaufgabe mit ihrem Ehemann - bis zu dessen Wegzug - teilte. Entgegen der Auffassung des kantonalen Gerichts ist dabei nicht massgebend, ob die Eltern die Betreuung hälftig unter sich aufteilten. Immerhin kann davon ausgegangen werden, dass der Wegzug eines Elternteils umso einschneidender ist, je mehr dieser sich vorher in zeitlicher Hinsicht um das Kind gekümmert hat. Dabei ist ebenfalls nicht relevant, ob der wegziehende Ehepartner die Kinderbetreuung am Abend/in der Nacht, an Wochenenden oder auch an Wochentagen übernommen hat. Faktisch lässt der wegziehende Ehepartner den anderen Elternteil als alleinerziehende Person zurück. Das SECO führt in seiner Vernehmlassung zu Recht an, dass das Bedürfnis des familiären Zusammenlebens als legitimer Grund für die Aufgabe der bisherigen Arbeitsstelle qualifiziert werden kann. Allerdings hat die versicherte Person dabei zumindest für eine gewisse Zeit Übergangslösungen in Kauf zu nehmen. In casu ist die Beschwerdeführerin - im Gegensatz zur Konstellation, wie sie dem Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S. 121, zugrunde liegt - nach dem Stellenantritt durch den Ehemann (1. November 2007) noch ein halbes Jahr für den bisherigen Arbeitgeber tätig geblieben (bis 30. April 2008). In dieser Zeit stellte ihr Ehemann fest, dass ihm die neue Stelle gefiel, und sie entschieden sich in der Folge gemeinsam für einen Familiennachzug nach Z._. Da die Beschwerdeführerin zuvor mit Ehemann und Kind grundsätzlich in einem intakten Familienbund in Y._ gelebt und die beiden Elternteile sich die Betreuung ihres Kindes geteilt hatten, war die Übergangszeit mit grösseren Hürden verbunden, was insgesamt nach einem halben Jahr des Verweilens beim bisherigen Arbeitgeber für die Versicherte zur Unzumutbarkeit der Beibehaltung ihrer Anstellung führte. Ob die Unzumutbarkeit bereits zu einem früheren Zeitpunkt eingetreten ist, muss nicht entschieden werden, weil die Beschwerdeführerin bis zum 30. April 2008 für den bisherigen Arbeitgeber tätig blieb. Es ist nachvollziehbar und wird von der Vorinstanz nicht in Abrede gestellt, dass die Versicherte, ihr Ehemann, aber auch ihr damals fünfjähriger Sohn unter der Trennung zunehmend gelitten haben. Zur Unzumutbarkeit nach einer längeren Dauer der Übergangszeit trug auch die zusätzliche finanzielle Belastung durch die Führung von zwei Haushalten bei.
4.2.2 Persönliche Verhältnisse sind bei der Beurteilung, ob eine Arbeit zumutbar ist, relevant (Art. 16 Abs. 2 lit. c AVIG). Unter den Begriff der persönlichen Verhältnisse kann neben dem Zivilstand (JACQUELINE CHOPARD, Die Einstellung in der Anspruchsberechtigung, 1998, S. 123) unter anderem auch ein Wechsel des Wohnortes, ausgelöst durch den Stellenwechsel des Ehepartners, fallen, wie in Erwägung 4.2.1 hiervor dargelegt wird. Subjektive Beweggründe für die Kündigung einer Arbeitsstelle sind mit Blick auf Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen nicht von der Zumutbarkeitsprüfung auszuschliessen (CHOPARD, a.a.O., S. 80). Die Beschwerdeführerin hat ihre bisherige Beschäftigung nicht freiwillig aufgegeben und kann sich für die Kündigung auf triftige Gründe stützen. Ihre Arbeit wurde im Laufe eines halben Jahres nach dem Wegzug ihres Ehemannes unzumutbar im Sinne von Art. 16 Abs. 2 lit. c AVIG und Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen.
Der Tatbestand des Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG ist nicht erfüllt, weshalb eine Einstellung in der Anspruchsberechtigung nicht in Betracht fällt."
2.5. Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.
La sospensione del diritto a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).
La sua durata é determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 150).
In virtù dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.
L'art. 45 cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un lavoro idoneo.
Nonostante il principio generale enunciato all'art. 45 cpv. 3 OADI, la giurisprudenza federale ha tuttavia stabilito che, trattandosi di un assicurato che si licenzia senza essersi preventivamente procurato un nuovo posto di lavoro, l'esame delle circostanze del caso concreto riveste un'importanza fondamentale. Il potere di apprezzamento dell'amministrazione e dei tribunali delle assicurazioni sociali nel decidere la durata di una sanzione non è dunque limitato a quanto previsto in caso di colpa grave all'art. 45 cpv. 2 lett. c OADI, bensì permette in taluni casi di infliggere anche penalità più miti (cfr. RtiD I- 2004 pag. 212 seg.; DLA 2000 pag. 41 seg.; DLA 2000 pag. 50; STFA C 288/02 dell'11 novembre 2003; STFA C 221/02 del 4 agosto 2003; STFA C 278/01 del 17 marzo 2003).
Ad esempio in una sentenza del 2 marzo 1999 pubblicata in RJJ 1999 pag. 54 seg. il TFA ha confermato una sospensione di 16 giorni inflitta ad un'assicurata che aveva lasciato il suo impiego a seguito di problemi di salute provocati dalla malattia di sua madre.
In una sentenza C 278/01 del 17 marzo 2003, citata in RtiD I-2004 pag. 213 il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato una sospensione di 25 giorni inflitta ad un'altra assicurata che, senza essersi previamente garantita una nuova occupazione, aveva lasciato il proprio posto di lavoro oltre Gottardo per seguire il fidanzato - con il quale aveva convissuto per tre anni -, trasferitosi in Ticino per intraprendere un'attività professionale.
In un'altra sentenza C 288/02 dell'11 novembre 2003 pubblicata in RtiD I-2004 pag. 212 l'Alta Corte ha stabilito che deve essere fissata in 25 giorni la sospensione concernente un'assicurata che, pendente la procedura di divorzio, ha abbandonato senza aver previamente reperito un nuovo impiego, il suo posto di lavoro in Svizzera interna, ritenuto ancora adeguato, per venire a vivere in Ticino dove risiedono i suoi genitori - apparentemente non bisognosi d'assistenza -, non documentando con attestati medici la necessità di lasciare impellentemente il tessuto socio-lavorativo nel quale ha vissuto per molti anni, né di prevenire un possibile esaurimento nervoso.
In una sentenza 38.2004.51 del 25 gennaio 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni di sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione l'entità della sanzione inflitta ad un'assicurata che aveva sciolto un contratto di lavoro per raggiungere il fidanzato in Ticino e che si era comunque previamente procurata un nuovo posto di lavoro a tempo parziale nel nostro Cantone.
In una sentenza 38.2004.92 del 9 marzo 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta a un assicurato che aveva sciolto il precedente rapporto di lavoro per motivi familiari e precisamente per trasferirsi in un Cantone dove si parla la sua lingua madre visto che la moglie non si trovava bene nella Svizzera tedesca e per permettere alla figlia di iniziare la scuola elementare in Ticino.
In una sentenza 38.2007.76 del 5 dicembre 2007 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta ad un altro assicurato che aveva sciolto il precedente contratto di lavoro per motivi familiari, precisamente per avvicinarsi alla sua famiglia e alla sua compagna, alla quale è legato da diversi anni, residenti nella Svizzera tedesca.
In una sentenza 38.2008.30 del 17 settembre 2008 il TCA ha confermato la sospensione di 21 giorni inflitta ad un assicurato che aveva abbandonato il posto di lavoro per motivi salariali e di salute.
2.6. Nella presente fattispecie l'assicurata, dal mese di maggio 2009 conseguiva un guadagno intermedio lavorando quale ausiliaria addetta alle pulizie per la ditta _. Il 17 dicembre 2009 ha disdetto il contratto di lavoro per il 31 gennaio 2010 (cfr. Doc. 15).
L'assicurata ha così descritto le circostanze che stanno alla base dello scioglimento del contratto di lavoro:
"
(...)
Vi comunico che ho interrotto il rapporto di lavoro con la società _, in quanto era di impedimento per un nuovo posto di lavoro, per colmare la disoccupazione da me percepita.
Infatti nel corso di dicembre 2009 avevo avuto un contatto positivo con la _ di _ (società _ SA), in seguito chiamata _, però era sorto il problema del contratto di lavoro in essere con _ poiché avrebbe impedito di svolgere il lavoro a turni. A questo punto avevo deciso di inoltrare regolare disdetta con effetto 31 gennaio 2010 (di cui siete in possesso di una copia). A inizio gennaio 2010 ho avuto un colloquio con esito positivo ancora con il gerente della _, il quale mi ha chiesto di produrre tutti i documenti necessari alfine di stipulare il contratto di lavoro (da me trasmessi personalmente in data 4 gennaio 2010) e iniziare per il 1° febbraio 2010. In data domenica 17 gennaio 2010, ho svolto un training di 3 ore (dalle 07.30 alle 10.30) presso la _. In data martedì, 26 gennaio 2010 ho svolto un secondo training di 1 ora (dalle 07.30 alle 08.30) e ho notato allo stesso tempo che ero stata inserita nel piano di lavoro a partire dal 6 febbraio 2010. (...)"
(Doc. 18)
Interpellato dalla Cassa di disoccupazione il responsabile della stazione di servizio _ ha affermato che l'assicurata "ha avuto un colloquio di lavoro a inizio gennaio 2010" (cfr. Doc. 24).
Il 7 giugno 2010 la ricorrente ha in particolare rilevato:
"
(...)
In data 17.12.2009 ho inoltrato regolare disdetta con effetto 31.01.2010 in quanto l'occupazione presso _ era di impedimento per la ricerca di un posto di lavoro al 100% (art. 16 cpv. 2 lett. e LADI). A giustificazione di quanto esposto avevo indicato in un mio precedente scritto che non si sarebbe potuto concludere un eventuale contratto con la _ di _, con la quale avevo avuto dei contatti. A maggior ragione, a dimostrazione che il lavoro era d'impedimento, con occupazione al 100% con la società _ di _. (...)" (doc. 25)
Alla luce di questi elementi il TCA ritiene che, a ragione, l'amministrazione ha considerato che quando ha disdetto il contratto di lavoro l'assicurata non si era ancora procurata un altro impiego.
Secondo la giurisprudenza federale si può parlare di lavoro garantito soltanto allorché un contratto di lavoro è stato concluso espressamente o tacitamente attraverso la volontà concordata delle parti, non bastando invece che le trattative facciano sorgere la speranza o l'aspettativa di concludere il contratto (cfr. DLA 1992 pag. 153; SVR 1999 ALV N° 22; STFA del 3 febbraio 2004 nella causa S., C 275/03, consid. 4.2.4.; STCA del 23 maggio 1995 nella causa M.V.; C. Cattaneo, op. cit., pag. 32).
In particolare nella sentenza pubblicata in DLA 1992 pag. 151 seg. l'Alta Corte ha fornito al riguardo le seguenti precisazioni:
"
Die Zusicherung einer anderen Stelle nach Art. 44 lit. b AVIV setzt für den Arbeitnehmer nicht bloss Hoffnungen und Erwartungen erweckende Vertragsverhandlungen voraus. Vielmehr gilt eine Stelle erst dann als zugesichert, wenn durch ausdrückliche oder stillschweigende übereinstimmende gegenseitige Willensäusserung von Arbeitgeber und Arbeitnehmer (Art. 1 OR) ein Arbeitsvertrag im Sinne von Art. 319 ff. OR tatsächlich zustande gekommen ist (unveröffentlichtes Urteil S. vom 12. März 1987, C 110/86). (...)"
Decisivo è dunque il fatto che venga stipulato un contratto di lavoro, non necessariamente nella forma scritta (cfr. al riguardo anche la STFA dell11 ottobre 2004 nella causa H., C 197/03):
"
Wie das kantonale Gericht insbesondere richtig erwogen hat, begründete der Umstand, dass am ersten Arbeitstag noch kein schriftlicher Arbeitsvertrag vorlag, keine Unzumutbarkeit, am Arbeitsplatz zu verbleiben."
Nella presente fattispecie l'assicurata stessa ammette di avere avuto un semplice contatto e che il colloquio con il potenziale datore di lavoro si è svolto successivamente, nel mese di gennaio 2010, quando il contratto di lavoro era già però stato disdetto.
In dicembre aveva solo, al massimo, la speranza di essere assunta.
L'assicurata deve dunque essere sospesa dal diritto all'indennità di disoccupazione sulla base degli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI, a meno che la prosecuzione del rapporto di lavoro, almeno fino al reperimento della nuova occupazione, non fosse più ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4).
Secondo il TCA le motivazioni addotte dell'assicurata non sono tali, secondo la giurisprudenza citata, da rendere inesigibile la prosecuzione almeno temporanea del rapporto di lavoro.
In particolare l'occupazione a tempo parziale da lei svolta non le impediva di cercare un'occupazione a tempo pieno.
Inoltre, l'occupazione presso la ditta _ era conforme all'art. 16 cpv. 1 lett. D LADI. L'assicurata ha infatti lavorato in passato quale operaia orologiaia (cfr. Doc. 3), stava lavorando quale ausiliaria addetta alle pulizie, aveva avuto un contatto per lavorare quale venditrice e dal 1° marzo 2010 è impiegata quale operaia di produzione presso la _, _, Doc. A2).
Ora, l'art. 16 cpv. 2 lett. d LADI garantisce una protezione relativa della professione appresa, soprattutto in caso di persone molto qualificate (cfr. B. Rubin; "Assurance chômage". Ed. Schultess 2009, pag. 417:
"
L'art. 16 al. 2, let. D LACI institue une protection relative de la profession apprise ou exercée avant le chômage. La protection est relative car un chômeur doit faire preuve de flexibilité. Au sens de l'art. 17 al. 1 LACI, l'assuré doit en effet également chercher du travail au besoin en dehors de la profession apprise. Ce n'est que dans des cas particuliers que l'on peut admettre qu'un travail compromet le retour de l'assuré dans sa profession (ex.: personnes hautement spécialisées). Mai même dans cette éventualité, après un certain temps d'insuccès dans les démarches pour retrouver un emploi (temps à déterminer au cas par cas), les spécialistes doivent étendre le champ de leurs recherches de travail, faute de quoi leur aptitude au placement peut être compromise. Ceci vaut aussi pour les intermittents du spectacle (v. les ch. 3.9.3.2, 5.8.6.6 et 5.8.7.4.5b).)"
In simili condizioni,
a ragione la Cassa ha inflitto all'assicurata una sanzione fondata sugli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI.
A mente del TCA non esistono, inoltre, motivi che possano giustificare una sanzione inferiore ai 31 giorni (comunque adattata, trattandosi di guadagno intermedio, cfr. Doc. A1 pag. 2 e Doc. III) per cui la decisione su opposizione deve essere confermata (cfr. consid. 2.4; SVR 2005 ALV Nr. 3; STFA del 5 aprile 2004 nella causa L., C 8/04; STFA del 5 maggio 2004 nella causa S., C 51/04; STFA del 30 settembre 2004 nella causa O., C 169/03; STFA del 12 ottobre 2004 nella causa L., C 228/02; STFA del 16 febbraio 2005 nella causa B., C 212/04; STFA del 9 marzo 2005 nella causa S., C 255/04; STFA del 31 gennaio 2005 nella causa S., C 165/03; STFA del 12 aprile 2005 nella causa F., C 185/04).
Irrilevante è in particolare il fatto che l'assicurata il 1° marzo 2010 abbia iniziato a lavorare quale operaia di produzione presso la _.
L'Alta Corte, in una sentenza pubblicata in DLA 1999 pag. 184 seg., confermando la giurisprudenza pubblicata in DTF 113 V 154, ha stabilito che la durata della sospensione viene fissata esclusivamente in base alla colpa e non in base alla durata effettiva della disoccupazione. Secondo la nostra Massima Istanza se la durata della disoccupazione, provocata dal comportamento colpevole, determinasse o influenzasse la durata della sospensione, gli assicurati che per caso ottengono rapidamente una nuova occupazione, sebbene siano altrettanto o più responsabili della propria disoccupazione rispetto a coloro che non trovano un nuovo lavoro a breve termine, verrebbero trattati meglio.