# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 05121422-5021-4019-a4cb-cd3864f8db85
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle  (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a Lugano ed entrambi ivi domiciliati.
B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte  dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in  a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C. B., dal canto suo, avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito.
C. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e notarile D. a Lugano, la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi documenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti depositati nei due archivi dello studio, B. si è opposta alla loro . Malgrado l’opposizione di A. e B. concretizzatasi mediante un reclamo respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la perquisizione dello studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed ha avuto come  la documentazione presente negli archivi. La DIF ha in sostanza  una scelta sommaria dei documenti che ha ritenuto necessari per l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro.
D. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale  la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e  D. a Lugano. A tale richiesta i coniugi A. e B. si sono sostanzialmente opposti.
E. La Corte dei reclami penali, con sentenza dell’8 agosto 2005, ha accolto la richiesta di levata dei sigilli in questione, fissandone le modalità (v. con-
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sid. 7.3). Il Tribunale federale, con sentenza del 6 febbraio 2006, ha  questa decisione (sentenza 1S.31/2005).
F. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa  sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire  gli aspetti pratici della levata sigilli. Costatate le divergenze  concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, al termine dell'udienza del 27 luglio 2006 il giudice delegato ha comunicato alle parti che il tribunale avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti sequestrati. Le parti si sono dichiarate d’accordo con questo approccio,  quindi espressamente alla procedura in contraddittorio.
G. Con sentenze del 14 settembre, 28 settembre (con rettifica del 17 ottobre) e 31 ottobre 2006 la Corte dei reclami penali ha statuito sulla maggior parte della documentazione dissuggellata, decidendo quali incarti dovevano  versati agli atti per i bisogni dell'inchiesta e quali, in quanto inutili,  agli indagati.
Con sentenza del 20 febbraio 2007 la presenta autorità, viste le grosse  legate alla prosecuzione della cernita (impossibilità di distinguere i clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti), ha deciso di versare agli atti tutta la documentazione restante in forma non anonimizzata. Contro tale decisione i coniugi A. e B. sono insorti davanti al Tribunale federale, il quale ha deciso, nella misura della sua ammissibilità, di accogliere il ricorso (sentenza 1B_47/2007 del 28 giugno 2007). La I Corte dei reclami penali è stata quindi invitata a proseguire con la cernita conformemente alla procedura in tre fasi prestabilita, avvalendosi della  dei ricorrenti.
H. Con decreto del 10 agosto 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver  una lista dettagliata degli incarti ancora in sospeso, ha invitato l'AFC ad esprimersi sull'utilità degli stessi. Tale presa di posizione è stata poi  ai coniugi A. e B., i quali sono stati invitati ad indicare in quali  giudicati utili dall'AFC loro ritengono vi sia un segreto professionale da proteggere. Alle loro osservazioni sono stati allegati dei listati, da non  a disposizione dell'AFC, contenenti i nomi di clienti da loro ritenuti  dal segreto professionale dell'avvocato.
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I. In data 16 ottobre 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver reso edotte le parti della sua volontà di continuare a procedere a tappe, ha statuito su un'ulteriore parte di atti rimasti in sospeso, restituendo agli indagati, perché giudicati inutili per l'inchiesta, una ventina di incarti.
Ulteriori sei sentenze sono state emesse nel mese di novembre (una il 12, due il 19 e tre il 20), mediante le quali l'autorità giudicante ha statuito sugli incarti bancari, su quelli concernenti il periodo sino al 1993 (compreso), su quelli relativi agli anni 2001 e segg., su quelli non specialmente riferibili ad un periodo contabile specifico nonché su quelli concernenti gli anni 1994 e 1995.
L. Con la sentenza odierna, la I Corte dei reclami penali si è invece chinata su tutti i documenti concernenti il 1997.

## Considerations

Diritto:
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una per-
quisizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima da parte della Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno l’oggetto di una cernita, la quale ha come scopo quelli di distinguere quelli che possono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione  giustificata. In caso di disaccordo, la Corte dei reclami penali decide.
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti
legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 CP. L’attività tipica dell’avvocato consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura , nel difendere gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e  i clienti nel medesimo contesto (B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Berne 2002, vol. II, n° 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, Le secret professionnel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 e segg., in particolare pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi del suo segreto professionale per impedire il sequestro di documenti relativi ad attività che presentano un carattere commerciale preponderante,  quelle che riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di capitali oppure altre prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica (sentenza del Tribunale federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 . 2.4 e giurisprudenza citata; M. PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.],
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Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, n° 31 e segg. ad art. 13 LLCA; N. OBERHOLZER, Basler Kommentar, Basilea 2003, n° 13 ad art. 321 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, n° 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale federale ha già deciso che le attività che consistono nel gestire o investire dei fondi (DTF 112 Ib 606), nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib 112) o nell’ una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245; 115 Ia 197; 114 III 105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In questi casi il  professionale non può essere invocato per rifiutare di testimoniare o per contrastare una perquisizione o un sequestro.
3. La presente sentenza verte sull'insieme della documentazione sequestrata
concernente l'anno contabile 1997. Tale documentazione consta di un gran numero di atti, nella stragrande maggioranza dei quali figurano nomi di . Per i motivi già esposti nella sentenza del 12 novembre 2007 (consid. 3), la cernita dei nomi da oscurare e l'esecuzione concreta di tale  rappresenterebbero – ribaditi comunque tutti i dubbi sull'effettiva  di tali operazioni - un lavoro totalmente sproporzionato. La distinzione tra gli atti da versare agli atti e quelli da restituire agli opponenti deve  effettuata, per ogni incarto, soppesando in maniera ragionevole gli  dell'inchiesta e quelli legati alla protezione potenzialmente dovuta a certi clienti degli opponenti.
Ciò premesso, la I Corte dei reclami penali, proseguendo nella sua analisi a tappe della documentazione restante, ha statuito sugli incarti in questione, decidendo quanto segue:
US360U: questo incarto contiene il libro di cassa nonché le pezze giustificative dei movimenti di cassa per l'anno 1997. Nel primo documento figurano  nomi di terzi, la cui anonimizzazione sarebbe sproporzionata. Tutti i movimenti sono caratterizzati da una referenza ad una rubrica contabile, di modo che vi è da presumere che gli stessi siano stati correttamente . Il loro interesse per l'inchiesta è esiguo, ragione per cui il  deve essere restituito agli opponenti. Per quanto attiene alle  pezze giustificative, esse concernono, nella loro stragrande , spese generali, senza menzione di nomi di clienti. La cernita e l' dei documenti che possono contenere nomi di clienti  protetti dal segreto professionale dell'avvocato  un lavoro considerevole e sproporzionato. Essi devono dunque essere versati agli atti alle condizioni già espresse in altre occasioni analoghe.
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US353U: esso contiene estratti ed avvisi di addebito e di accredito relativi al conto CCP 1. per l'anno 1997. L'anonimizzazione degli avvisi, i quali  nomi di terzi, costituirebbe un lavoro sproporzionato. Gli estratti al 31 dicembre 1997 sono da versare agli atti. Gli avvisi e gli estratti  sono da restituire agli opponenti.
US356U: esso contiene centinaia di note d'onorario saldate nel 1997. L' di tali documenti rappresenterebbe un lavoro sproporzionato. Devono dunque essere versate agli atti unicamente quelle fatture che  delle prestazioni manifestamente atipiche.
US365U: l'incarto in questione si compone di centinaia di pagine di listati  relativi al 1997. L'anonimizzazione di tali listati sarebbe totalmente sproporzionata e la loro utilità per l'inchiesta esigua, tenuto conto che i  e i conti economici, già versati agli atti, riportano i medesimi risultati. L'incarto deve essere restituito agli opponenti.
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