# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8c591a72-684c-5e81-9fc9-f976d537c030
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
A. Sulla vita dell'imputato
1.
AC 1 è nato il 7.10.1959 a .
Il padre, nato
nel 1925 e
deceduto nel 1997, d
i professione avvocato e notaio, alto graduato dell’esercito ( colonnello), ha rivestito diverse cariche istituzionali quale rappresentante del _ ed è stato per molti anni presidente dell'_.
La madre
, nata nel 1928, insegnante alle scuole professionali, dopo il matrimonio si è dedicata esclusivamente alla famiglia.
AC 1 è il terzogenito di una fratria di sei: prima di lui sono nate due sorelle, dopo di lui una terza sorella e due fratelli.
2.
AC 1 ha
frequentato le cinque classi elementari e quattro anni di ginnasio presso l'Istituto _ . Terminata la quarta ginnasio ha seguito uno Sprachkurs di un anno presso il collegio privato _. Successivamente ha frequentato due anni (quinta ginnasio e prima liceo) presso l'Istituto di _ retto dai benedettini ed ha, poi, terminato il liceo presso l’Istituto diocesano di _ dove ha conseguito la maturità federale letteraria (tipo B).
Dopo la maturità si è iscritto alla facoltà di diritto dell’Università di _ dove ha conseguito la licenza nel 1984.
Tornato in Ticino, AC 1 ha svolto alcuni mesi di pratica legale e notarile presso lo studio del padre e, poi, ha lavorato quale Ufficiale presso _ per circa 6 anni durante i quali ha, pure, superato gli esami per l’ottenimento dei brevetti di avvocato e di notaio.
3.
AC 1 ha svolto il servizio reclute nel 1979 ad _ nella fanteria di montagna. Ha ricoperto il ruolo di caporale per una settimana prima che il medico militare lo dispensasse per presunti - ma, sembra, inesistenti - problemi alla colonna vertebrale.
4.
AC 1
si è sposato, la prima volta, nel 1985 con PC 9, una donna di un anno più giovane di lui, figlia di un medico lucernese e conosciuta a _ durante il periodo degli studi universitari.
Dalla loro unione nacque, nel 1985, il loro primogenito, _.
L'unione coniugale è stata sciolta per divorzio nel 1990.
Nel 1992 AC 1 conobbe _ - la sua attuale moglie - ed intrattenne con lei una relazione dalla quale nacque, nel 1995, la sua secondogenita, _.
Nel 1994, malgrado la sua relazione con _ continuasse, l'imputato – a suo dire, a causa delle insistenze del padre - risposò la sua ex-moglie, dopo averne adottato la figlia _, nata nel 1992 da una fugace relazione amorosa.
Anche questo secondo matrimonio - come il primo – si concluse, il 21.12.1999, con un divorzio, e ciò malgrado fosse stato allietato, nel 1996, dalla nascita del terzogenito di AC 1, _.
Nel 2000, AC 1 sposò _.
Il primogenito e la secondogenita vivono con l'imputato, mentre gli altri due figli vivono con la madre.
AC 1 ha mantenuto buoni rapporti con tutti i suoi figli.
5.
Lasciato l'Ufficio _, l'imputato ha lavorato per circa un anno nello studio legale del padre per poi avviarsi ad un’attività indipendente aprendo un suo ufficio con l’avv. _.
Secondo quanto dichiarato al dibattimento, AC 1 e _ decisero, sin dall’inizio, di puntare sull’apparenza. Vollero, così, da subito uno studio che potesse, con il lusso, convincere gli eventuali clienti della validità degli avvocati che vi operavano.
Scelsero, perciò, un immobile di prestigio nel pieno centro di , vi affittarono un appartamento di grandi dimensioni, lo arredarono con mobili costosi e lo attrezzarono con le più nuove e migliori attrezzature.
Assunsero, poi, sempre nell’ottica di fornire al cliente l’immagine di uno studio legale di successo, ben tre segretarie (di cui una pagata ca. fr. 10'000.- al mese), due avvocati dipendenti ed un praticante.
Nel tempo, le segretarie aumentarono a quattro e gli avvocati dipendenti a tre.
In quello studio AC 1 ha lavorato dal 1992 al giorno in cui venne arrestato.
A seguito dell'avvio dell'inchiesta che ci occupa, e più precisamente il 18 settembre 2003, AC 1 ha rinunciato all'esercizio dell'attività di avvocato (AI 34).
In precedenza egli aveva già rinunciato volontariamente all'esercizio del notariato, (cfr. pubblicazione sul foglio ufficiale 71/2003 del 5 settembre 2003, allegato 1 all'AI171).
6.
Dall'estratto dell'ufficio esecuzione di , aggiornato al 16 settembre 2003 (AI7), ovvero al giorno in cui AC 1 venne arrestato, la situazione debitoria di AC 1 è caratterizzata da sei procedure esecutive per un totale di fr. 23'421'882.-. Fra i creditori iscritti figuravano _ e _ , emissari di due precetti esecutivi rispettivamente di fr. 7'000'000.- e di 15'500'000.-. Sulla natura e la genesi di tali pretese ritorneremo in seguito.
Attualmente, per sua ammissione, AC 1 ha debiti per circa fr. 20'000'000.-.
L'importo di spettanza dell'imputato, a seguito dello scioglimento della comunione ereditaria fu _, avvenuto nel dicembre 2003 - dedotte le spese imminenti e dedotti gli oneri di patrocinio -, ammontava, al 30.4.2004, a fr. 135'000.-
[i]
.
Tale importo, messo spontaneamente a disposizione delle PC, è stato oggetto di un ordine di sequestro in data 5.5.2004 (AI240) e, quindi, accreditato alla relazione presso la _ rif. inc. 7090/2003 Je. Fr. (AI241).
In aula, AC 1 ha dichiarato di vivere attualmente in una situazione di disagio economico e di riuscire a tirare la fine del mese solt
anto
grazie all’aiuto della famiglia.
Lavora quando e come può: o come traduttore o come insegnante in una scuola privata o come patrocinatore in ambito ecclesiastico.
7.
Dopo la sua scarcerazione, avvenuta il 17 ottobre 2003, AC 1 è stato ricoverato presso il reparto aperto della Clinica psichiatrica privata _ fino al 18 dicembre 2003.
Una volta
dimesso, AC 1 ha fatto capo, per alcuni mesi, alle cure del dott. _.
B. I
precedenti penalI
8. AC 1
è incensurato.
Vi è agli atti un decreto d’accusa datato 25.9.2006 con cui il Procuratore generale di _, ha proposto una pena di 4 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per tre anni per titolo di falsità in documenti
[ii]
. I fatti oggetto del DA risalgono al 1992. Contro tale DA AC 1 ha interposto opposizione.
Al momento del dibattimento, la procedura non era ancora conclusa.
C. Le circostanze dell'arresto e avvio dell’inchiesta
9.
L'inchiesta ha preso avvio da una segnalazione del Consiglio di disciplina notarile di trasmessa al Ministero pubblico in data 10 settembre 2003 (AI1).
L'allora Presidente dell'organo di disciplina, giudice, era stato informato, in data 20 agosto 2003, dal Presidente dell'ordine dei notai, avv., del fatto che l'avv. AC 1 aveva utilizzato, per scopi estranei al mandato notarile, fr. 1'900'000.- versati, nell'ambito della compravendita del fondo PPP, quota di comproprietà di 660/1000 del fondo base Part. di proprietà del venditore _, dall'acquirente PC 8.
Il 3 settembre 2003, di fronte al giudice l’avv. AC 1 ha subito ammesso i fatti oggetto della segnalazione ed ha dichiarato di avere, nel frattempo, risarcito l'importo di cui si era appropriato grazie ai soldi prestatigli da un amico (di cui non volle rivelare il nome fino al 14 ottobre 2003 quando rivelò che si trattava di _).
Nella stessa occasione, AC 1 ha informato il Presidente del Consiglio di disciplina notarile di avere rinunciato temporaneamente all'esercizio del notariato e di avere depositato i suoi rogiti presso il notaio.
Sempre in occasione di tale audizione, AC 1 ha manifestato la sua intenzione di presentarsi spontaneamente al MP.
La sua preannunciata costituzione però non è avvenuta, per lo meno non in modo tempestivo.
È stato, infatti, il PG, in data 16 settembre 2003, a seguito della ricezione della predetta segnalazione del Consiglio di disciplina notarile, a convocare l'imputato chiedendogli di presentarsi immediatamente al Ministero pubblico.
10.
AC 1, interrogato il 16 settembre 2003 dalla PP, ha nuovamente ammesso di avere utilizzato, per il pagamento di debiti suoi personali, la somma citata così che, al momento stabilito, egli non era più in grado di far fronte ai propri obblighi. AC 1 ha, poi, precisato che non si trattava del primo episodio ma che, già in precedenza, a partire da almeno 3/4 anni prima, lui, a più riprese aveva utilizzato denaro di clienti per pagare spese sue, rispettivamente per rimborsare clienti che aveva in precedenza danneggiato sempre per gli stessi motivi e
nelle stesse modalità
(PP AC 1 16.9.2003 A.1).
Al termine dell’interrogatorio, la PP ordinò l’arresto di AC 1
per scongiurare il pericolo di inquinamento delle prove.
AC 1 venne condotto presso la cella di sicurezza dell'Ospedale _
di come da indicazioni del dr. _, medico curante dell'imputato (cfr.
lettera 16.9.2003 Dr. _ al MP AI24).
AC 1
è stato scarcerato il 17 ottobre 2003, dopo 32 giorni di carcere preventivo (ordine di scarcerazione AI 106).
D.
I fatti
11.
In data 10 aprile 2007 la procuratrice pubblica ha posto l'imputato in stato di accusa davanti alla Corte delle assise criminali di per titolo di ripetuta appropriazione indebita in parte qualificata e per falsità in documenti.
A AC 1 la Pubblica accusa rimprovera di avere, nel periodo gennaio 2000 – fine 2003, impiegato indebitamente, in più occasioni, valori patrimoniali a lui affidati, per un totale di fr. 54'801'209.-, agendo sia in qualità di avvocato, sia di persona privata, sia in qualità di pubblico notaio iscritto all'albo e di avere in tal modo cagionato un danno complessivo accertato di almeno fr. 6'681'646.-.
La pubblica accusa gli rimprovera, inoltre, di avere allestito ed utilizzato un documento falso, attestante un suo avere in conto corrente maggiorato di fr. 17'000'000.-, al fine di indurre un investitore ad accordargli un prestito.
A AC 1 viene, inoltre rimproverato, di avere disposto indebitamente, ai danni di _, di 9 cartelle ipotecarie al portatore per un valore nominale complessivo di fr. 4'750'000.- gravanti fondi di proprietà di quest'ultimo a _. Quest'ultima fattispecie è stata oggetto di denuncia da parte dei signori PC 15, decisa con un abbandono da parte della PP, impugnato alla CRP che ha accolto, in data 21 agosto 2007, l'atto di accusa privato proposto dalla PC _ per titolo di appropriazione indebita semplice.
Le imputazioni a carico di AC 1 sono state esaminate dalla Corte ripercorrendo in ordine cronologico gli avvenimenti oggetto dell'accusa.
11.1.
Secondo l'ipotesi accusatoria, AC 1, avrebbe
,
nel periodo 01 gennaio 2000 - 11 settembre 2003, in più occasioni, utilizzato somme di denaro a lui versate nell’esercizio dell’attività di pubblico notaio ed in qualità di avvocato, da clienti del suo Studio legale e notarile sul conto bancario n. (rubr. notarile) intestato allo Studio legale e notarile _, presso PC 14, nonché sui conti bancari n. (rubr. notarile) intestato allo Studio legale e notarile _, e n. (rubr. notarile) a lui personalmente intestato presso la _ , per il pagamento di spese proprie rispettivamente per il finanziamento di operazioni commerciali di sua pertinenza, e, continuando ad utilizzare fondi a lui affidati da clienti per coprire le pretese di altri clienti, i cui fondi erano stati usati per gli scopi personali di cui sopra.
In questo modo, AC 1 avrebbe impiegato indebitamente, nell'esercizio dell'attività di pubblico notaio, la somma complessiva di almeno fr. 9'277'788.-, creando un danno finale di almeno fr. 2'358'178.- (AA 1.1.1.)
ed impiegato indebitamente, agendo in qualità di avvocato rispettivamente di persona privata, la somma complessiva di almeno fr. 8'402'415.-, creando un danno finale di almeno fr. 3'901'874.- (AA 1.2.1.).
a)
Come visto, AC 1 ha ammesso, praticamente dall’inizio dell’inchiesta, di avere iniziato negli anni 1999/2000 ad utilizzare soldi che i clienti gli avevano affidato, sia nella sua qualità di notaio sia in qu
anto
avvocato, per necessità sue personali e, poi, per rimborsare clienti che aveva in precedenza “derubato” (PP AC 1 16.9.2003 A1).
Richiesto di precisare il motivo per cui lui si appropriò ed utilizzò per sé soldi affidatigli da clienti, AC 1 ha detto di essersi trovato in grosse difficoltà finanziarie.
Durante l’inchiesta, ha collegato tali difficoltà finanziarie alle richieste della prima moglie, donna (secondo il suo dire) capricciosa ed abituata a vivere nel lusso cui non riusciva a negare nulla – anche perché lei (sembra) lo ricattava minacciandolo di andarsene con i figli – e cui, dopo il divorzio, si impegnò a versare un contributo alimentare aggirantesi sui fr. 200'000.- annui, alle spese per l’acquisto e la ristrutturazione della casa di _ - in cui ha vissuto la moglie dopo il secondo il divorzio - e ad operazioni immobiliari conclusesi in perdita (PP AC 1 23.9.2003 A3.).
In aula, richiesto di precisare quali fossero queste operazioni finite male, AC 1 ha finito per ammettere che si trattò soltanto di un paio di operazioni, e meglio dell’acquisto, ristrutturazione e vendita di una casa colonica a Ibiza, fatta più o meno a metà degli anni ‘90, il cui beneficio andò quasi interamente alla moglie (anche perché, a quel che è dato sapere, l’operazione fu finanziata con soldi prestati a AC 1 dai genitori della moglie) e un’altra operazione immobiliare andata male, più o meno nello stesso periodo e sempre in _.
Così, sempre in aula, rispondendo alle domande della Presidente volte a capire dove fossero andati a finire i soldi che mancano all’appello (in totale, fra soldi malversati e soldi ricevuti in prestito e non restituiti, l’importo mancante supera i fr. 20'000'000.-), AC 1 ha dichiarato che buona parte di essi sono andati a finire nel buco nero rappresentato dai costi dello studio legale: tali costi (approssimativamente, almeno fr. 1'000'000.- all’anno) erano - a quel che è emerso – interamente assunti dall’imputato ed erano di molto superiori agli incassi.
Infatti, sempre stando agli accertamenti in atti, DF 1 – a fronte di costi annui, come detto, aggirantesi attorno a fr. 1'000'000.- – ha fatturato, negli anni 2000, 2001 e 2002, circa fr. 300'000.- all’anno di onorari per prestazioni notarili cui vanno aggiunti una media di fr. 40'000.- annui per prestazioni legali per poi cadere a picco nel 2003 con una fatturazione di onorari notarili pari a
fr. 41'823,10.
Secondo il dire di AC 1, la situazione negli anni precedenti – che non sono stati oggetto di ricostruzione - non era migliore.
Si trattava, nel complesso, di una situazione estremamente deficitaria che l’imputato ha tenuto in piedi prima attingendo ai suoi beni personali (a fine anni 1980 e all’inizio degli anni 1990, AC 1 fece due operazioni immobiliari grazie alle quali guadagnò ca. fr. 2'000'000.-), poi attingendo ai conti dei clienti e, infine, facendo capo a prestiti di amici, prima, conoscenti, poi, ed “affaristi” infine verso i quali si impegnò – in ogni caso nel 2002 e nel 2003 – al pagamento di interessi altissimi e che contribuirono a farlo sprofondare sempre di più.
Richiesto di spiegare come mai i costi dello studio legale fossero interamente assunti da lui, AC 1 ha risposto di non avere mai trovato il tempo di discutere della questione con il socio (sic!) e di avere sempre dovuto rispondere, in urgenza, a richieste pressanti di banche, dipendenti e creditori che si rivolgevano sempre e soltanto a lui.
b)
La quantificazione delle malversazioni e dell'eventuale danno è stata affidata dal magistrato inquirente all'EFIN.
Il metodo di analisi e di ricostruzione è stato concordato con l'imputato (sempre assistito dal patrocinatore) così come i risultati della ricostruzione sono stati costantemente e regolarmente discussi con l’imputato le cui osservazioni critiche venivano sempre accolte in applicazione del principio in dubio pro reo in modo che il rapporto finale risulta essere il condensato di un lavoro portato avanti nella preoccupazione costante di non ledere i diritti dell’imputato, a questi costantemente sottoposto nel suo dipanarsi e da questi regolarmente approvato sia nel metodo che nei risultati (PP AC 1 19.9.2003 A2.; PP AC 1 8.10.2003 AI A5; PP AC 1 14.10.2003 A6; PP AC 1 17.10.2003 A7; PP AC 1 26.7.2004 A14; PP AC 1 14.2.2004 AI A16.; PP AC 1 20.5.2005 A17; PP AC 1 16.6.2005 AI A19; PP AC 1 12.10.2005 AI A22).
Per l’illustrazione del metodo di ricostruzione utilizzato – fondato sulla movimentazione dei conti bancari rubr. notarile presso _ intestato a studio _, rubr. notarile presso _ intestato a studio _ e rubr. notarile presso _ intestato a AC 1 - si rinvia al rapporto EFIN: si tratta di un sistema che la Corte ha riconosciuto essere il solo praticabile, ritenuta l’assenza di una contabilità affidabile dello studio e l’assenza di giustificazione documentale per molte delle operazioni eseguite.
Va detto che, ancora in aula e più volte, l’imputato ha riconosciuto la bontà del metodo scelto e dei risultati ottenuti.
c)
In data 3 febbraio 2006, l'Efin ha versato agli atti il suo rapporto, in cui vengono quantificate le malversazioni commesse da AC 1 nella sua qualità di notaio in un totale di fr. 9'277'788.17 con un danno finale (tenuto conto di quanto restituito) di fr. 2'358'178,82.
Le malversazioni commesse da AC 1 nella sua qualità di avvocato e/o persona privata sono, invece, state quantificate in un totale di fr. 8'402'415,52 con un danno finale (tenuto conto di quanto restituito) di fr. 3'901'874,42
[iii]
(AI469).
Dagli accertamenti esperiti dalla PP presso l'ufficio dei registri, volti a quantificare lo scoperto dell'avv. AC 1 in termini di tassa di bollo e di spese di iscrizione generati dalla sua attività di notaio, è emerso uno scoperto di complessivi fr. 76'075.- (fr. 19'569.- prima, fr. 6'249.-, poi) fr. 3'510.- di tasse di bollo e (fr. 72'645.- prima, fr. 73'455, poi) e fr. 72'565.- di tasse di iscrizione (AI31, AI87, AI90, AI162).
d)
In data 16 ottobre 2007
[iv]
, nell'imminenza del dibattimento, la PP ha trasmesso al tribunale penale una correzione dell'imputazione in esame
effettuata a seguito della produzione di nuova documentazione da parte dell'imputato
.
La correzione è limitata alla quantificazione degli importi malversati dall'imputato in qualità di notaio e di avvocato e dell'ammontare del danno accertato.
Sulla base dei nuovi accertamenti, l'atto di accusa è stato modificato nel senso che l'ammontare delle appropriazioni indebite aggravate addebitate a AC 1 è di fr. 8'446'431.-
[n.d.r.: fr. 831'357.- in meno rispetto all'AA]
ed il danno cagionato di fr. 1'170'722.-
[n.d.r.: fr. 1'187'456.- in meno rispetto all'AA]
(AA1.1.1) mentre l’ammontare delle appropriazioni indebite semplici è di 10'120'778.-
[n.d.r.: fr. 1'718'363.- in più rispetto all'AA]
ed il danno cagionato di fr. 5'510'924.-
[n.d.r.: fr. 1'609'050.- in più rispetto all'AA]
(AA1.2.1.).
Chiamata ad illustrare e motivare i singoli cambiamenti, la PP ha versato agli atti la documentazione prodotta dall'imputato - dopo l'emissione dell'atto di accusa - ed ha precisato che tale documentazione ha avuto come conseguenza di portare delle eccezioni ad una delle regole di impostazione della ricostruzione che voleva che i fondi versati dai clienti a titolo di onorario, rifusione di spese (tassa RF imposta sugli utili immobiliari, tasse di bollo, ecc.) fossero considerati come un'entrata di fondi propri e le relative uscite effettuate per pagare dette spese fossero anch'esse registrate nella famiglia fondi propri.
Queste correzioni hanno causato, a cascata, in funzione del metodo di ricostruzione adottato in inchiesta, un cambiamento degli importi finali
[v]
.
Oltre alle poste corrette a seguito della produzione della sopraccitata documentazione, un ulteriore importante cambiamento della tabella dell'EFIN lo ha generato la diversa attribuzione dell'importo di fr. 1'100'000.- versati da PC 12, ora considerato non più, come nella precedente ricostruzione, quale fondo proprio di AC 1, e quindi a sua libera disposizione, bensì come somma affidata da PC 12 a AC 1 e da destinare ad un’operazione immobiliare che l’avvocato – di cui il medico era cliente – gli aveva proposto e ciò in funzione, oltre che di qu
anto
allegato da PC 12
nella sua denuncia, anche delle nuove dichiarazioni di AC 1 (PP AC 1 3.10.2007, doc. TPC 8).
e)
In sintesi, sulla scorta della ricostruzione effettuata dall'EFIN, si può considerare accertato che AC 1 ha operato in totale, dal 1.1.2000 all'11.9.2003, almeno 113 appropriazioni indebite aggravate e 111 appropriazioni semplici. Nel dettaglio si ha che nel 2000 ne ha commesse 18 aggravate e 5 semplici; nel 2001, 39 aggravate e 46 semplici; nel 2002, 49 aggravate e 20 semplici e nel 2003, 7 aggravate e 40 semplici, per gli importi complessivi indicati alla lettera d).
11.2. Secondo l'ipotesi accusatoria, nel corso del
1999
, AC 1
avrebbe utilizzato - agendo in qualità di avvocato o di persona privata, per garantire un suo debito personale non meglio quantificato nei confronti di PC 6 - il mutuo ipotecario di nominali fr. 1'600'000.- gravante in IV rango il fondo Parto (prima dell’intavolazione a RFD, gravante in V rango la Part.), di proprietà della società _ , a lui affidato da quest’ultima (AA 1.2.5.).
AC 1 ha ammesso i fatti descritti nell'atto di accusa.
La Corte ha, a questo proposito, accertato quanto segue:
a)
In data 3 maggio 2004, PC 9, ex-moglie dell'imputato, membro del Consiglio di amministrazione della _ con diritto di firma a due e azionista al 50% della società, ha sporto denuncia contro l'ex-marito per titolo di appropriazione indebita del mutuo ipotecario gravante in V rango il fondo di proprietà della società _ (AI239).
Questa denuncia è stata preceduta, nel corso dell'inchiesta, da un'altra denuncia - sporta sempre dalla signora PC 9 nei confronti dell'ex marito, sempre per titolo di appropriazione indebita e sempre in relazione alla _– con cui la donna rimproverava all'ex marito di aver disposto, senza il suo consenso del 50% del pacchetto azionario di sua spettanza, consegnando a _ l'intero certificato azionario a pegno di un suo debito (consid. 11.7.).
È stato proprio un accertamento emerso nel corso dell'istruzione della prima denuncia che ha determinato l'inoltro della seconda. L'avv. _, rappresentante di _ ha, infatti, versato agli atti, in data 10 marzo 2004, l'estratto dei pegni gravanti il fondo n. 781 sito in territorio del comune di _ di proprietà della _ (AI217).
Tale documento, trasmesso in copia all'avv. RC 1, patrocinatore della signora PC 9, faceva stato di un'iscrizione - avvenuta il 26 settembre 2003 - in cui PC 6 figura quale portatore del mutuo ipotecario gravante in quinto rango per un importo di fr. 1'600'000.- l'immobile di proprietà della _
[vi]
.
b)
Dall'esame dell'estratto del registro di commercio si evince che la società anonima _ (iscritta
il 25.5.1993) ha un capitale nominale di fr. 100'000.-, suddiviso in 100 azioni al portatore di fr. 1'000.- l'una.
Lo scopo della società consiste nella "prestazione di servizi nel settore fiduciario ed immobiliare ed in tutte le operazioni ad esso collegate, la mediazione di affari e la consulenza aziendale. Fondare e collaborare con imprese dello stesso genere o simili, rispettivamente parteciparvi o acquistarle o costruirle. Può acquistare e vendere proprietà fondiarie. Attività di intermediazione, mediazione, brokeraggio in ogni campo economico, commerciale, industriale ed agricolo. Attività di acquisto, vendita, importazione ed esportazione in ogni campo economico, commerciale, industriale ed agricolo. In particolare la società intende acquistare le Part. No., per un importo massimo di CHF 700'000.-".
In realtà, la _ è stata costituita dai coniugi AC 1 primariamente per l’acquisto della villa di _.
AC 1 ha ricoperto la carica di amministratore unico con firma individuale fino
al 13.8.1997. In seguito, la composizione del consiglio di amministrazione è stata modificata con l'iscrizione di AC 1, quale presidente, e della signora PC 9, quale membro. Entrambi i membri del CdA avevano un diritto di firma collettiva a due
[vii]
.
Tale modifica è stata iscritta a seguito della decisione dell'assemblea generale della società _ del 12 agosto1997
[viii]
(AI160).
Circa la ripartizione dell'azionariato della _, agli atti figurano due convenzioni tra i coniugi AC 1 firmate rispettivamente in data 1/2. ottobre 1997
[ix]
e 16 dicembre 1999
[x]
.
Nella prima convenzione, redatta
contestualmente alla procedura di separazione, le parti concordavano per la ripartizione al 50% del provento della vendita della casa di _.
Nella seconda, redatta
contestualmente alla stipulazione della convenzione sugli effetti accessori del divorzio, le parti davano atto del fatto che la società _ era proprietaria dell'immobile di _ e che entrambe le parti erano già, a qual momento, azioniste e amministratori unici con firma collettiva a due.
c)
Sulla natura dei rapporti tra l'imputato e PC 6
, la Corte ha accertato quanto segue.
PC 6, ricco commerciante di nazionalità tedesca, e AC 1 si sono conosciuti all'inizio del 1999.
Fu l'allora direttore della _ , _, a consigliare a PC 6, cliente dell'istituto bancario intenzionato a stabilirsi in Ticino, di rivolgersi all’avv. AC 1.
PC 6 decise di affidare all'avv. AC 1 la tutela dei suoi interessi dopo che _ lo ebbe informato del fatto che si trattava del figlio maggiore del famoso avvocato e politico ticinese _, che per oltre 20 anni aveva rappresentato il C
anto
n Ticino a _ e che per diversi anni aveva ricoperto la carica di presidente del partito popolare democratico. Il direttore della _ gli aveva inoltre confidato che l'avv. AC 1 sarebbe, di lì a poco, entrato nel consiglio di amministrazione della _ e che la banca riponeva in lui grande fiducia
[xi]
.
Il rapporto tra l'avv. AC 1 e PC 6 si trasformò ben presto anche in amicizia.
L'avv. _, interrogato sulla natura dei rapporti tra il suo socio ed il signor PC 6, ha dichiarato che già nel 1999 i due strinsero una "
grossa"
amicizia t
anto
che si scelsero a vicenda quale testimone di nozze (PP confronto PC 6/_ 4.6.2004
A13
).
L'avv. AC 1 costituì e in data 12.4.1999, iscrisse a registro di commercio la società _ con sede a , presso il suo studio legale. La società aveva un capitale nominale di fr. 100'000.- suddiviso in 100 azioni al portatore di fr. 1'000.- l'una. Lo scopo sociale iscritto era il seguente:
“
La progettazione, l'edificazione, la realizzazione di opere edili. La consulenza e la intermediazione nel campo dell'edilizia e della progettazione. La commercializzazione di materiali per l'edilizia. Compiere operazioni commerciali ed industriali, finanziarie e bancarie, ipotecarie ed immobiliari, compresi l'acquisto, la vendita e la permuta di beni mobili, immobili e diritti immobiliari; ricorrere a qualsiasi forma di finanziamento con istituti di credito, banche, società e privati, concedendo le opportune garanzie reali e personali; concedere fideiussioni, avalli e garanzie reali a favore di terzi; assumere partecipazioni in società ed imprese; partecipare a consorzi ed a raggruppamenti di imprese.
”
PC 6 fu dall’inizio e rimase negli anni l’azionista di maggioranza di questa società.
AC 1 – come suo solito - ha dato della questione diverse versioni.
Tuttavia, in aula ha precisato che, nonostante gli avesse fatto diverse promesse di cedergli parte delle azioni che deteneva, PC 6 rimase sempre azionista _ almeno all’80%.
Al momento dell'iscrizione a registro di commercio, l'avv. AC 1 figurava come amministratore unico con diritto di firma individuale.
Pochi giorni dopo, e meglio a partire dal 3 maggio 1999, la composizione del Consiglio di Amministrazione venne modificata con l'iscrizione di PC 6 e di _, rispettivamente come vice presidente e membro del CdA, entrambi con firma collettiva a due
[xii]
.
PC 6
ha riferito che
lo scopo della costituzione di tale società era legata all'ottenimento del permesso di soggiorno ed a ragioni di natura fiscale.
“
(...) nel 1999 è stata costituita la _, società di diritto svizzero, e che lo scopo della costituzione di tale società era quello di permettermi di ottenere un permesso di dimora in attesa di compiere i 55 anni, ciò che mi avrebbe permesso di ottenere un permesso di dimora con tassazione globale.
”
(PP PC 6 3.11.2003 pag. 2, B.7)
AC 1 ha dato della cosa una versione diversa: secondo il suo dire, l’_ fu costituita per permettere a PC 6 di diventare attivo in campo immobiliare e, in particolare, per l’acquisizione dei crediti che l'_ vantava nei confronti di _ e delle due CIP che li garantivano.
“
Per procedere a tale acquisto (ndr: del credito di fr. 17 Mio, garantito da titoli ipotecari gravanti diverse particelle di _, in zona _, che l'_ SA aveva nei confronti di tale _) è stata creata la _ con capitale di fr. 100'000.-. La ragione sociale è stata scelta da PC 6 ed era il nome della regione in _ dove erano situati i suoi cementifici.
”
(PP AC 1 4.12.2003 A8.)
Sulla natura e l'esito delle trattative con l’_ riguardo tale operazione (che, va detto, si fece soltanto nell’aprile 2000, quindi un anno dopo la costituzione dell’_) ritorneremo dettagliatamente al momento dell'esame del capo di accusa AA1.2.3. (consid. 11.8.).
Va detto, comunque, già sin d'ora - per ragioni di natura puramente redazionale - che PC 6, una volta scoperte le appropriazioni indebite effettuate, e riconosciute come tali da AC 1, nel contesto delle operazioni immobiliari che vedevano coinvolta la _, ha preteso che i suoi rapporti di dare e di avere con l'avv. AC 1 fossero regolati per iscritto. Incaricò di questo l’avv. _ – collega di studio di AC 1 - che redasse tre convenzioni, in parte predatate - circostanza che ha fatto oggetto di un non luogo procedere per l'accusa di falsità in documenti di data 29.7.2004 AI271 - sottoscritte da PC 6 e da AC 1 il 25 giugno 2003.
d)
Tornando ai fatti di cui all'imputazione AA1.2.5., AC 1 ha riconosciuto di avere chiesto ed ottenuto da PC 6 la somma di fr. 1'200'000.- a titolo di prestito.
Secondo quel che ha riferito PC 6, AC 1 gli disse
che tale importo gli era necessario per un'operazione di speculazione immobiliare (PP confronto PC 6/AC 1 30.8.2005
A21.
)
In realtà, AC 1 con quei soldi non fece nessuna operazione immobiliare.
Li utilizzò, invece, per sé.
Durante l’inchiesta si è molto discusso del momento in cui avvenne il prestito di cui sopra, con AC 1 che lo situava nell’autunno 1999 e PC 6
, invece, nel corso del 2000 (PP AC 1 31.5.2005 A18.; PP confronto PC 6/AC 1 30.8.2005
A21; PP confronto
PC 6/AC 1 30.8.2005, A21.).
La questione è stata definitivamente risolta il
6.9.2005 quando l'avv. _ ha versato agli atti, per conto di PC 6, due estratti conti e due contabili bancarie da cui risulta che PC 6 aveva trasferito all'avv. AC 1 l'importo di CHF 1'200'000.- in data 25.10.2000 - e che la somma di fr. 1'300'000.—(somma mutuata maggiorata degli interessi) gli venne ritornata il 12.2.2001 sottoforma di assegno
[xiii]
(AI438).
e)
Per quanto concerne l'atto di disposizione del mutuo ipotecario di fr. 1,6 Mio gravante in V rango la casa di _, AC 1 ha ammesso di averlo consegnato a PC 6 a titolo di garanzia per la restituzione della somma mutuata contestualmente alla ricezione dell'importo
(
PP AC 1 26.7.2004 A14;
PP AC 1 31.5.2005
A18; PP AC 1 31.5.2005 A18.)
Pertanto, visto l’accertamento documentale di cui sopra, forza è concludere che la consegna a PC 6 del mutuo ipotecario quale garanzia è avvenuta il 25.10.2000.
Così,
con l’accordo delle parti, in aula, l’imputazione è stata temporalmente corretta (verb. dib. pag. 4).
f)
Al momento della restituzione dell'importo mutuato, AC 1 non ha chiesto la restituzione del mutuo ipotecario. L’imputato ha attribuito ad una sua dimenticanza la mancata richiesta di restituzione della garanzia (
PP AC 1 26.7.2004 A15; PP AC 1 31.5.2005
A18.; PP AC 1 26.7.2004 A15.)
Sempre con l’accordo delle parti, la Presidente ha posto, per questi fatti, l’imputazione subordinata di amministrazione infedele aggravata (verb. dib. pag. 4).
g)
Sul destino del mutuo ipotecario è stato accertato che PC 6 ne ha chiesto l'iscrizione a RF il 26.9.2003 (cfr. AI 217) ed ha, poi, avviato una procedura di realizzazione del pegno
(PP PC 6 3.11.2003 B7.)
Sull'esito della procedura di realizzazione del pegno e quindi sul danno arrecato non vi sono indicazioni agli atti.
h)
In data 5.10.2004, l'avv. RC 1 ha promosso un'istanza di sequestro, in nome e per conto della signora PC 9, della cartella (recte: mutuo) ipotecario di fr. 1'600'000.-, contestando la buonafede di PC 6 (AI299).
La PP, in data 23.2.2005, non avendo ancora elementi sufficienti per determinarsi sulla natura di provento di reato, non ha dato seguito all'istanza di sequestro (AI350).
L'avv. RC 1 ha rinnovato l'istanza in data 9.11.2005 (AI449), ed ancora in data 16.2.2006 (AI472). In data 29.5.2006 la PP ha respinto l'istanza di sequestro del mutuo ipotecario in oggetto (AI490) e contro tale decisione è insorta la signora PC 9 con un reclamo 9.6.2006 al GIAR (AI494). Il GIAR ha respinto il reclamo il 24.7.2006 (AI505). In data 4.8.2006 la signora PC 9 è insorta alla CRP contro la decisione del Giar (AI512). La CRP ha respinto il ricorso in data 3.10.2006 (AI530).
11.3. AC 1
, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe
, in qualità di avvocato rispettivamente di persona privata,
prelevato in contanti, il 07.07.2000 e il 21.08.2000, dal conto intestato alla _, , presso PC 14, sul quale disponeva di diritto di firma individuale in qu
anto
amministratore unico, l’importo complessivo di fr. 238'000.-, di cui fr. 220'000.- versati in contanti sul conto n. (rubr. notarile) intestato allo Studio legale e notarile _, presso PC 14, ed utilizzati per scopi estranei alla _,
(AA 1.2.7.).
a)
La _ è stata fondata nel 1999, nelle circostanze e per le ragioni già evocate al consid. 11.2.)
Come visto, AC 1
è stato amministratore di tale società (prima unico, poi presidente del CdA) con diritto di firma individuale.
La società era titolare di due relazioni bancarie, la prima
presso la _ - conto aperto il 21.2.2000 e chiuso il 10.4. 2003
[xiv]
- e la seconda presso la PC 14, conto aperto il 27.4.1999
[xv]
.
b)
Nella primavera 2003, dopo che PC 6, insospettito, incaricò un suo uomo di ricostruire la contabilità dell’_, vennero alla luce delle incongruenze: fra queste, vennero scoperti due prelievi effettuati nel luglio e nell’agosto 2000 da AC 1 per i quali non risultava una causale.
c)
Dall'esame incrociato degli estratti bancari della relazione intestata alla _, e del conto notarile _ presso la PC 14, è stato possibile concludere che dei fr. 238'000.- prelevati dal conto della _ nei mesi di luglio e agosto 2000, fr. 220'000.- sono stati accreditati sul conto notarile _ presso la PC 14. Nel dettaglio si ha che il 07.07.2000 figura un addebito di fr. 118'000.- a contanti
[xvi]
. Con medesima valuta risulta un versamento in contanti di fr. 100'000.- sul conto notarile _ presso la PC 14
[xvii]
. In data 21.08.2000 figura, sempre dagli estratti conto della società, un addebito di fr. 120'000.- a contanti
[xviii]
e con medesima valuta risulta un versamento in contanti di fr. 120'000.- sul conto notarile _ presso PC 14
[xix]
.
d)
Sui motivi di questi prelievi, AC 1 ha dato – ma è una sua costante – versioni diverse.
Ad _ (l’uomo di fiducia di PC 6) che gliene chiedeva conto, AC 1 disse che si trattava di provvigioni relative all’acquisto degli immobili di _
(PP _ 28.9.2004
B12.
).
In seguito, durante l’inchiesta, AC 1 ha dichiarato di avere fatto tali prelevamenti a contanti per sue necessità finanziarie puntualizzando comunque di avere, in tempi successivi, fatto fronte personalmente a spese di pertinenza della _
(PP AC 1 12.1.2004
A9.
)
In seguito, ha detto – anche se non in modo chiarissimo - che, in realtà, già in precedenza aveva effettuato personalmente pagamenti per conto dell’
_
ma che di questi pagamenti non trovava più traccia documentale. (PP AC 1 14.2.2005
A16.
; AI230).
In aula, ha, poi, precisato – ma bisogna considerare che le “precisazioni” di AC 1 rimangono sempre molto approssimative – che, prima dei due prelevamenti, lui aveva già effettuato pagamenti nell’interesse dell’_ per un importo che egli
non sapeva quantificare con precisione ma che era “elevato” e, in ogni caso, superava i fr. 150'000.- (verb. dib. pag. 7).
Perciò, ritenuto che pure _ aveva a suo tempo dichiarato che AC 1 aveva effettuato per conto dell’_ pagamenti per ca. fr. 400'000.-, in applicazione del principio in dubio pro reo, la PP ha dichiarato di rinunciare a chiedere la condanna dell’imputato per questo capo di accusa.
11.4.
In data 27.2.2003 DF 1 avrebbe utilizzato, secondo l'ipotesi accusatoria, agendo in qualità di avvocato o di persona privata, la cartella ipotecaria al portatore di fr. 7'500'000.- gravante in I rango le Part. e la cartella ipotecaria al portatore di nominali fr. 9'500'000.- gravante in I rango le Part., di proprietà di _, a lui affidate poiché consegnate fiduciariamente da PC 14 in data 22.08.2000, per garantire un debito personale di fr. 4,8 Mio nei confronti di _ (AA1.2.2.).
In relazione a queste circostanze, l'accusa rimprovera, inoltre, a AC 1 di avere
formato un falso documento, modificando la stampata del sistema Telebanking relativo al conto n. (rubrica clienti notarili) intestato allo Studio legale e notarile _, presso PC 14, aggiungendo con la macchina da scrivere la cifra 17 davanti al saldo del conto bancario, facendo in seguito uso del documento così modificato ed attestante falsamente un saldo del conto di fr. 17'910'235.93, consegnandolo al fiduciario di _, allo scopo di temporeggiare nella restituzione del prestito da quest’ultimo ottenuto di fr. 4,8 Mio (AA 2).
AC 1
ha ammesso i fatti delle due imputazioni in esame.
Gli accertamenti della Corte, a questo proposito, sono i seguenti.
a)
Nel dicembre 2002 AC 1 era nel pieno del marasma finanziario.
Così, nell’ansia di tappare qualche buco in una situazione che faceva acqua da tutte le parti, aveva iniziato a chiedere soldi là dove poteva promettendo rendimenti altissimi per prestiti brevissimi.
Lo aveva fatto – e lo vedremo, poi – in novembre ottenendo da un certo Incollingo, cittadino italiano, fr. 2'000'000.- promettendo la restituzione dopo 10 giorni della somma mutuata maggiorata di fr. 400'000.-.
Lo ha rifatto il mese successivo, appunto in dicembre, con _.
In quel frangente, AC 1 chiese ad _ di accompagnarlo da _. I due si recarono a _, cenarono nel ristorante dell’albergo di proprietà di _ e _ chiese al personale di avvertire _ che lui desiderava parlargli. _ li raggiunse al tavolo. _ gli spiegò che AC 1 aveva bisogno di soldi. AC 1, dal canto suo, gli spiegò che si trattava di una questione di vita o di morte.
Così _ ha descritto il loro incontro:
“
Non ho più rivisto l'avv. AC 1 fino al giorno 19.12.2002 quando mi è stato presentato da un mio conoscente _ presso il mio albergo _. Quella sera sono stato infatti chiamato alla ricezione perché mi avevano detto che una persona voleva parlare con me. Quando sono arrivato alla ricezione ho visto _ che mi ha presentato l'avv. AC 1. Ho notato che era un po' pallido. Mi sono poi intrattenuto con alcuni clienti dell'albergo e dopo ca. mezz’ora l'avv. AC 1 mi ha chiamato al suo tavolo, dove era ancora presente il signor _. Quest'ultimo mi ha detto che l'avv. AC 1 aveva bisogno di soldi. Ho notato che l'avvocato era abbastanza agitato ed ha ripetuto in più occasioni che era una questione di vita o di morte.”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
DF 1 spiegò a _ che gli servivano fr. 4'800'000.- per concludere un’operazione immobiliare con il _ che prevedeva l’acquisto di una serie di immobili (per il prezzo di fr. 17'500'000.- e per cui c’era già un’acquirente - l’_ – disposta ad acquistare gli immobili in questione per fr. 33'000'000.-).
Secondo quanto da lui detto alla PP, _ non credette molto all’affare:
“
Mi ha raccontato di avere preso impegni con l'_ nei confronti della quale doveva dimostrare di avere sul proprio conto una somma di fr. 17 Mio per concludere un'operazione immobiliare che gli avrebbe permesso di guadagnare la somma di fr. 14 Mio. In sostanza l'avvocato mi ha detto che era un affare che capita una volta sola nella vita. (...) Ad essere sincero io non ho creduto molto all'operazione immobiliare che mi era stata presentata in grandi linee perché so per esperienza che è difficile trovare un affare che permetta un guadagno simile senza sudare.”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
Tuttavia, il guadagno promesso era molto allettante e _ accettò senza preoccuparsi di fare puntuali verifiche che non ritenne necessarie poiché -
come lui stesso ha detto – “stava trattando con un notaio svizzero” per di più appartenente ad una famiglia ben conosciuta e questo era sufficiente garanzia
(cfr. PP _ 13.10.2003 B3).
Così, il giorno successivo, _ accettò la proposta di AC 1 che, in sostanza, prevedeva che _ versasse fr. 4'800'000 sul conto notarile n. presso la _ , che questi soldi rimanessero bloccati su tale conto per 10 giorni (dovevano servire da evidenza fondi per la banca), che, trascorsi i 10 giorni venissero restituiti a _ maggiorati di fr. 280'000.- in caso l’operazione finanziaria prospettata non giungesse a buon fine e, infine, che, nel caso in cui l’operazione si concludesse con successo, a _ sarebbe spettato il 50% degli utili ma almeno fr. 7'000'000.- (PP _ 13.10.2003 B3; PP 16.10.2003 B5.).
Così, i fr. 4'800'000.- vennero versati sul conto notarile:
“
Ho quindi dato l'autorizzazione ad effettuare il trasferimento a favore del conto notarile presso la _. Come riferimento ho fatto indicare il termine "prestito" (doc. 2) perché non ero in chiaro sui termini della così detta operazione immobiliare. Il trasferimento è avvenuto con valuta 23.12.2002.
”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
In realtà, AC 1 non era intenzionato a fare nessuna operazione immobiliare.
Certo, come ha detto in aula, l’operazione immobiliare era il suo miraggio, era il sogno, era il progetto che, nei suoi pensieri, gli avrebbe permesso di risolvere i suoi problemi.
Ma i soldi di _ – così come quelli che gli erano stati dati da altri in precedenza e che gli sarebbero, poi, stati dati in seguito - gli servivano per far fronte alle sue scadenze: pagare le banche, restituire prestiti precedenti, restituire il maltolto ai clienti.
Perciò, come arrivarono sul conto, i soldi partirono subito verso destinazioni diverse in cui, ben presto, si esaurirono.
In effetti, nel corso dell'inchiesta DF 1 ha finito per ammettere - a fronte anche dei riscontri bancari - che la maggior parte dell'importo versato da _ il 20 dicembre 2002 sul conto 102594 rubrica notarile intestato allo studio legale _ presso la _ di
[xx]
fu utilizzato "
per far fronte ad una serie di impegni nei confronti di clienti di notariato e di terze persone che vantavano pretese nei miei confronti per impegni personali
"
(PP AC 1 14.10.2003 A6; cfr. anche
PP AC 1 23.9.2003 A3.).
A fine dicembre 2002, il conto di cui s’è detto presentava un saldo di soli fr. 297'260,78.
Inutile dilungarsi per spiegare come la situazione di AC 1 non facesse che peggiorare: oltre ai debiti precedentemente contratti, AC 1 si trovava, così, a fine dicembre 2002, a dover far fronte agli oneri assunti nei confronti di _.
Ed ancora una volta, senza avere i mezzi per poterlo fare.
b)
_, già il 27 dicembre 2002, cercò di contattare AC 1 per ricordargli di restituire i soldi.
Non ci riuscì poiché AC 1 si fece negare. Allora chiamò _ esprimendogli tutta la sua contrarietà. Ma, poi, decise di attendere il 7 gennaio 2003.
Al 7 gennaio 2003, tuttavia, _ non vide nemmeno l’ombra di AC 1.
Chiamò, così, ancora una volta _ dicendogli che la sua pazienza era al limite e che voleva ad ogni costo vedere AC 1.
Questo richiamo all’ordine sortì i suoi effetti: AC 1 lo raggiunse a _ e gli promise che avrebbe fatto fronte ai suoi impegni
“
lui mi ha detto che avrebbe restituito l'importo di fr. 4.8 Mio il venerdì 8.1.2003 assicurandomi che avrebbe mantenuto la promessa. (Ein Man ein Wort). Io ho dato come ultimo termine il lunedì 13.1.2003 perché presumevo che non sarebbe riuscito a restituire la somma il venerdì.”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
In quel frangente, naturalmente, AC 1 raccontò a _ delle fandonie. I soldi non c’erano ma lui gli disse che l’operazione era riuscita ma che i soldi si trovavano in una banca nel _ dove lui sarebbe andato a ritirarli. _ pretese che, in quella trasferta, AC 1 si facesse accompagnare da _. Così fu. Per sostenere il suo inganno e convincere _ a concedergli qualche giorno di tregua, AC 1, con _, andò davvero nel _. Naturalmente rientrò senza soldi e con un nuovo bagaglio di fandonie da propinare all’impaziente creditore:
“
Comunque il venerdì 8.1.2003 AC 1 accompagnato, come da me richiesto, da _ si è recato nel Liechtenstein perché, come aveva detto, avrebbe dovuto ritirare i soldi da restituire. Ho poi saputo che AC 1 si è recato in una banca la _ lasciando _ ad attenderlo in un caffè. Quel giorno non è stato concluso nulla”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
Il lunedì 13 gennaio passò senza che AC 1 restituisse il dovuto a _.
_ lo cercò. Inutilmente. AC 1 era irreperibile.
Così, _ fece intervenire le sue persone di fiducia:
“
Ho quindi chiesto al fiduciario _ ed alla signora _ di occuparsi della questione e di trattare con l'avv. AC 1 per ottenere il rimborso. Per ciò che mi concerne avevo perso ogni e qualsiasi fiducia e stima in lui e non avevo più nessun interesse ad incontrarlo.
”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
c)
Da lì in poi, i giorni furono ancor meno facili per AC 1, pressato dalle richieste di rimborso.
In aula, AC 1 ha anche dichiarato che _ minacciò lui e, soprattutto, la sua famiglia dicendogli che avrebbe potuto far ricorso “agli albanesi” per recuperare i suoi soldi.
Così, AC 1, pur di guadagnare un po’ di respiro, fece ogni genere di promessa (mentendo, in particolare, millantando la buona riuscita dell’operazione immobiliare) e firmò ogni genere di documento. Sottoscrisse diverse cambiali e firmò una serie di riconoscimenti di debito per arginare le richieste sempre più pressanti:
“
Devo dire che _ è diventato molto insistente ed in data 21.2.2003 gli ho pure sottoscritto una cambiale per fr. 7 Mio, che mi è poi stata restituita nel marzo 2003, perché non sapevo più come far fronte alle richieste di rimborso di _.
”
(PP AC 1 23.9.2003 A3.)
“
E' anche vero che nelle settimane che sono seguite ho firmato di tutto: riconoscimenti di debito, cambiali per importi diversi, dichiarazioni che non corrispondevano al vero (ed al proposito faccio riferimento alla dichiarazione 21.2.2003 allegato doc. 6 al verbale _ 13.10.2003) e corrispondenza varia che aveva l'unico scopo di procrastinare il risarcimento richiesto da _.
”
(PP AC 1 23.9.2003 A3.; cfr. anche PP _ 13.10.2003 B3.)
d)
In quei mesi AC 1 arrivò persino a falsificare il saldo dell'estratto conto bancario
[xxi]
, nella speranza di rassicurare _ sulla sua disponibilità di liquidità e tenerlo buono almeno per un po’:
“
confermo di avere personalmente modificato la stampata del sistema Telebanking relativo al conto dello studio aggiungendo a macchina la cifra 17 davanti al saldo del conto. Ho poi consegnato questo documento al signor _ sempre con l'intento di guadagnare tempo per la restituzione della somma messami a disposizione da _.
”
(PP AC 1 23.9.2003 A3.)
A questo proposito, _, fiduciario di _, ha riferito quanto segue:
“
Questo documento mi è stato fatto vedere dall'Avv. DF 1 a dimostrazione del fatto che i soldi versati dal signor _ erano ancora sul conto notarile dello Studio. Il fatto di sapere che i fondi erano ancora depositati sul conto era una questione che ci premeva molto. Per questo motivo ho chiesto che mi venisse dimostrata tale circostanza. Ho anche chiesto che mi venisse consegnata copia del documento in questione, ma l'Avv. AC 1 ha voluto mettere la copia in una busta che gli sarebbe stata ritornata a pagamento avvenuto, come tutti gli altri documenti che mi aveva consegnato (cartelle ipotecarie, dichiarazione, cambiali, ecc.). Infatti a pagamento avvenuto, tutto è stato restituito all'Avv. AC 1.
”
(PP _ 16.10.2003 B5.)
Sempre per tener buono _, il 27 febbraio 2003, AC 1 consegnò a _ due CIP che gravavano alcuni fondi di _ per un valore complessivo di 17.000.000.- a "garanzia del contratto di mutuo".
La consegna è stata documentata per iscritto
[xxii]
(PP AC 1 14.2.2005
A16.
; PP _ 13.10.2003 B3.)
e)
E’ necessario, qui, chiarire l’origine delle cartelle ipotecarie che AC 1 consegnò a _.
Il 17 aprile 2000 la PC 14 aveva concesso alla _ un credito in conto corrente di fr. 5 mio.
Il finanziamento era stato concesso per l'acquisto di un credito di fr. 17'844'906.- che l'_ SA vantava nei confronti di _, proprietario dei fondi citati e delle relative garanzie, cioè una cartella ipotecaria al portatore di fr. 7'500'000.- gravante in I rango le Part. ed una seconda di nominali fr. 9'500'000.- gravante in I rango le Part., di proprietà di _.
La linea di credito avrebbe, poi, dovuto venire garantita con la consegna al PC 14 delle due cartelle ipotecarie citate
[xxiii]
.
Così fu.
AC 1, per conto dell’_ , acquisì il credito e le cartelle ipotecarie citate che trasmise, come convenuto, alla PC 14 quale garanzia per la linea di credito concessa.
Il 26 maggio 2000 l'Ufficio dei Registri del Distretto di _ iscriveva la PC 14 nel registro dei creditori quale creditrice dei due titoli ipotecari
[xxiv]
.
Così come emerge dalla documentazione in atti, in data 22.8.2000, la PC 14 ha trasmesso a AC 1 le cartelle ipotecarie a titolo fiduciario per la cessione del credito a terzi.
[xxv]
Precisando, nella lettera accompagnante le CIP; che "
il ricavato servirà in primo luogo al rimborso del credito in conto corrente con un limite di fr. 5'000'000.- ed un saldo attuale per capitali a nostro favore di fr. 4'576'360.- concesso alla spettabile _, "
.
Sui motivi di tale consegna, AC 1 ha – come suo solito – dato versioni diverse.
Dapprima, ha detto che le CIP gli vennero consegnate per essere frazionate (PP 4.12.2003; 12.1.2004).
Poi ha detto che il loro frazionamento era stato discusso – come una possibilità fra altre – con il direttore della PC 14 ma di non ricordare più l’effettiva causale della consegna (PP 26.7.2004).
In realtà, così come emerge dalla lettera 22.8.2000 della PC 14 – controfirmata da AC 1 – le CIP gli vennero consegnate fiduciariamente in vista della cessione del credito a terzi.
Cessione a terzi che non venne, però, mai perfezionata (non si sa se mai essa venne discussa).
Inspiegabilmente, nei tre anni successivi (cioè sino all’arresto di AC 1), la PC 14 non si preoccupò più né della sorte della ventilata cessione del credito né di quella delle CIP – che garantivano il suo credito - che rimasero in mano a AC 1 (si fa per dire) che potè così farne l’uso che meglio gli aggradava.
f)
Dopo la consegna delle due CIP, _ pretese di incontrare AC 1 poiché questi, nonostante le promesse, non ottemperava ai suoi obblighi.
_ aveva, infatti, davvero "
perso la pazienza".
Il 18 marzo 2003 si tenne, presso lo studio legale dell'avv. _ un incontro cui parteciparono, oltre a _ e a AC 1, gli avvocati _.
“
Sono seguite comunicazioni telefoniche nelle settimane successive fino a quando ho perso la pazienza ed in data 18.3.2003 ho telefonato all'avv. AC 1 ed ho preteso che si presentasse dal mio legale avv. _, invitando pure telefonicamente _ a fare pressione sull'avv. AC 1 perché si presentasse all'incontro. L'avv. AC 1 si è quindi presentato a _ accompagnato dall'avv. _.
”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
Secondo quanto dichiarato da _ e da _ , i partecipanti a questo incontro si attivarono e decisero di chiedere aiuto all’avv. _, fratello di che, insieme a tutta la famiglia, provvide a rimborsare _. (PP _ 13.10.2003 B3; PP _ 16.10.2003 B5.)
In realtà, le cose non andarono così.
_ – così come vedremo in seguito - venne rimborsato grazie a un nuovo debito contratto da AC 1 a condizioni pazzesche con _ , altro uomo d’affari di origini balcaniche che – sembra – aveva fatto fortuna in _ con la telefonia mobile.
g)
Così, finalmente, il 24 marzo 2003 _ ottenne il dovuto:
“
so che tutte le persone coinvolte hanno lavorato per diversi giorni fino ad ottenere in data 24.3.2003 il rimborso della somma di fr. 4.8 Mio oltre a fr. 300'000.- che non sono interessi ma bensì il rimborso delle spese dovute al mio cliente che per mettermi a disposizione l'importo di fr. 4.8 Mio aveva dovuto interrompere un investimento con conseguente perdita di interessi.
”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
A quel momento, AC 1 rientrò in possesso delle due CIP e delle due cambiali. (
PP _ 13.10.2003 B3.)
h)
Il 2 maggio 2003, _ fece spiccare nei confronti di AC 1 un precetto esecutivo per di fr. 7'000'000.-.
Chiamato a spiegare le ragioni di tale gesto, _ ha dichiarato quanto segue:
“
Ho agito in tal senso perché qualche tempo dopo l'avvenuta restituzione ho ricevuto una telefonata del signor _ che mi proponeva un affare d'oro e meglio un investimento di fr. 4 Mio per ottenere in breve tempo un utile di fr. 14 Mio. Ho capito che dietro questa offerta vi era l'operazione dell'avv. AC 1 per cui mi è venuto il dubbio che egli avesse effettivamente perfezionato l'affare che mi aveva proposto e che aveva fatto di tutto per estromettermi dalla partecipazione all'utile. Da ciò il precetto esecutivo.
”
(PP _ 13.10.2003 B3.)
11.5.
Secondo l'ipotesi accusatoria, nella primavera del 2003 AC 1, in qualità di avvocato o di persona privata, avrebbe utilizzato la quota di almeno il 50% (per un valore di almeno fr. 50'000) del certificato azionario rappresentante il capitale azionario di fr. 100'000.- dell’ _, , a lui affidato dal co-azionista PC 6, per garantire un debito personale non meglio quantificabile nei confronti di PC 11.
AC 1 ha ammesso i fatti imputatigli.
Gli accertamenti della Corte, al riguardo, sono i seguenti.
a)
La signora PC 11, antiquaria di cittadinanza tedesca, ha conosciuto l'avv. AC 1 a cavallo tra gli anni 2000 e 2001 quando si era rivolta a lui per l'ottenimento di un permesso di domicilio in Ticino per lei e per il marito (poi deceduto nel maggio del 2001
(PP PC 11 15.10.2003 B4.).
Trasferitasi in Ticino, la signora PC 11 ha cominciato a far confluire i suoi averi patrimoniali - sin lì depositati presso l'_ di _ a nome di una fondazione - sui conti di pertinenza dello studio _ a valere quale relazione di transito in attesa
di regolare la sua posizione con le autorità ticinesi.
Complessivamente, la signora PC 11 accreditò
sul cto 3318 _ presso la PC 14 7.000.000.-: fr. 5.000.000.- vennero accreditati il 2.2.2001
[xxvi]
, altri 2.000.000.- vennero accreditati il 9.8.2001
[xxvii]
.
“
La mia intenzione era quella di ottenere il trasferimento dei miei fondi, una volta regolata la situazione sia di domicilio che fiscale, su un conto a me intestato. Era anche mia intenzione costituire una Anstalt che avrebbe detenuto i fondi.
”
(PP PC 11 15.10.2003 B4.)
b)
Con il tempo, AC 1 instaurò anche con la signora PC 11 dei rapporti extra-professionali: i due divennero “buoni conoscenti” e frequentarono le rispettive case legati dal comune interesse per i libri antichi (PP PC 11 15.10.2003 B4.).
c)
Nel gennaio 2002 la signora PC 11 chiese a AC 1 il trasferimento di 3 mio a favore dell'appena costituita _.
L’accredito non avvenne né tempestivamente né integralmente ma a rate.
La signora dovette aspettare il 3.10.2002 per vedere il primo versamento di fr. 500'000.-
[xxviii]
. Per il secondo versamento – questa volta di fr. 1'500'000.-, la signora dovette aspettare il 23.12.2002
[xxix]
. La terza rata – di fr. 1'000'000.- – venne versata 3 mesi dopo, il 24.3.2003
[xxx]
. La quarta - di fr. 200'000.- – venne versata il mese successivo, cioè il 22.4.2003
[xxxi]
. La quinta - di fr. 100'000.- - venne versata dopo un altro mese di attesa, il 15.5.2003
[xxxii]
. La sesta - di fr. 200'000.- - venne versata il 22.5.2003
[xxxiii]
.
“
Non so il motivo per cui i fondi non sono stati trasferiti immediatamente a mia richiesta, ma so che l'avv. AC 1 aveva sempre delle scuse per non effettuare il trasferimento.”
(PP PC 11 15.10.2003 B4.)
d) AC 1
ha in un primo tempo sostenuto che quei soldi – o almeno parte di essi (ca. fr. 3'000'000.-) – gli erano stati dati dalla signora PC 11 a titolo di prestito (PP AC 1 16.9.2003 A1, PP AC 1 14.10.2003 A6.).
Posta di fronte alle dichiarazioni di AC 1, la donna ha negato di avergli concesso il prestito indicato dall’imputato precisando che AC 1 l'aveva, sì, informata che il suo capitale avrebbe reso degli interessi che le sarebbero stati accreditati, ma che lei non aveva concesso al legale un prestito di fr. 3 mio (PP PC 11 15.10.2003 B4.)
La signora PC 11 ha, per contro, confermato di avere concesso, nel mese di novembre 2000, a AC 1 un prestito di fr. 300'000.— senza pretendere interessi ed ha precisato che l’importo prestato le fu debitamente rimborsato:
“
ADR è vero che nel novembre
2000 l
'avv. AC 1 mi ha chiesto un prestito perché aveva necessità di liquidità ed io gli ho versato la somma di fr. 300'000.- che alcuni mesi dopo mi ha restituito sul mio conto presso PC 14. Non so se il rimborso è avvenuto per versamento in contanti sul mio conto oppure per trasferimento bancario. Non ho ricevuto gli interessi su questo prestito. Posso verificare le modalità di versamento e trasmetterò al MP copia del giustificativo.
”
(PP PC 11 15.10.2003 B4.)
Per finire, l’avv. AC 1 ha ammesso che, in realtà, la signora PC 11 non gli aveva mai concesso un prestito milionario, tant’è che l’utilizzo da parte sua di quei soldi è stato considerato come appropriazione indebita nell’ambito dei punti 1.1.1. e 1.2.1. dell’AA.
e)
In occasione dell'interrogatorio del 15 ottobre 2003, la signora PC 11 non aveva detto di detenere il pacchetto azionario della _ .
È stato l'avv. _, il 4 giugno 2004, a riferire al PP che la signora PC 11 deteneva le azioni della _:
“
per ciò che concerne il pacchetto azionario della _ faccio presente che alcuni giorni dopo l'arresto di AC 1 si è presentata in studio la signora PC 11 che mi ha mostrato il pacchetto azionario della _ che mi ha detto di avere in garanzia. Quando ho spiegato alla signora che la società aveva un debito di fr. 5 Mio, la signora mi ha lasciato il pacchetto azionario che io ho messo sulla scrivania di AC 1.
”
(PP PC 6/_ 4.6.2004 A13.)
f)
Interrogato dalla PP sull’utilizzo del pacchetto azionario della _, AC 1 ha, dapprima, negato di averlo messo a pegno (PP AC 1 14.2.2005
A16.
) pur non sapendo spiegare come mai il pacchetto azionario fosse stato in mano della signora PC 11 (PP AC 1 14.2.2005
A16.
; PP AC 1 14.2.2005 A16.).
Infine, confrontato con le dichiarazioni della
signora PC 11 che ha confermato di avere ricevute le azioni nella primavera del 2003 a garanzia delle sue pretese nei confronti dell'avv. AC 1 in relazione ai soldi di sua proprietà che aveva fatto trasferire, al momento del suo arrivo in Ticino, sui conti dell’avvocato, di cui questi si era appropriato indebitamente e che non aveva saputo restituire al momento della richiesta (PP PC 11 2.3.2005 B16.), l’avv. AC 1 ha dichiarato che, pur non ricordandosi di avere consegnato il pacchetto azionario a terzi,
"se la signora PC 11 afferma il contrario non ho motivo di smentirla"
(cfr. PP AC 1 31.5.2005
A18.
).
g)
L'accusa imputa a AC 1 di avere disposto illecitamente di almeno il 50% dell'azionariato della _, ovvero delle azioni di spettanza di PC 6.
Sull'ammontare della quota delle azioni della _ di spettanza di PC 6, le dichiarazioni di AC 1 non sono – come si è visto già in precedenza - univoche.
Nel 2000, AC 1 informò la PC 14 - contestualmente al concessione di un mutuo per la _ , di cui già si è detto al consid. 11.4. - che PC 6 era l'azionista maggioritario (cfr. allegato M all'AI 292).
Durante l’inchiesta, nel 2003, in occasione di uno dei primi verbali davanti alla PP, AC 1 ha, dapprima, affermato di essere azionista della _ al 50%
(
PP AC 1 14.10.2003 A6.).
Nuovamente interrogato nel 2005, egli ha affermato che PC 6 era azionista maggioritario per oltre il 50% delle azioni della _.
(PP AC 1 14.2.2005
A16.
)
In aula AC 1 ha dichiarato che PC 6 era l’azionista di maggioranza e che la sua quota era di almeno l’80% delle azioni.
h)
Ciò considerato, non occorre argomentare molto per concludere che, dando in garanzia alla signora PC 11 l’intero pacchetto azionario della _, AC 1 si è appropriato ed ha disposto indebitamente di almeno il 50% del pacchetto azionario della società citata.
i)
La signora PC 11 si è costituita PC in data 18 dicembre 2006 (AI569) ed ha chiesto che AC 1 venga condannato al pagamento di fr. 1'000'000.- oltre interessi al 5% dal 30 maggio 2003. Tale pretesa si fonda sul fatto che la signora ha versato all'avv. AC 1 7'000'000.- mio di franchi, di cui fr. 3'500'000.- le sono stati restituiti e fr. 2'500'000.- sono stati utilizzati dall'imputato conformemente al mandato ricevuto (cfr. conteggio allegato al verbale PC 1115.10.2003 B4 e documentazione prodotta in aula dall’avv. Mattei).
11.6.
Secondo l'ipotesi accusatoria, AC 1, il 17.06.2003 e il 24.06.2003, avrebbe prelevato a contanti dal conto intestato alla PC 5 , presso la _, sul quale disponeva di diritto di firma individuale in quanto amministratore unico, l’importo complessivo di fr. 74'000.-, utilizzati per scopi estranei alla PC 5
(AA1.2.8.)
a)
_ cittadino germanico, di professione imprenditore, è azionista unico della PC 5 società anonima di cui AC 1 è stato, fino al 14 ottobre 2003, amministratore unico
(PP _ 11.2.2004 B9.).
L'imputato aveva diritto di forma individuale sul conto
presso la _ ()
di cui la società era titolare
[xxxiv]
.
A seguito dell'arresto di AC 1, _ ha proceduto ad un controllo della movimentazione dei conti della PC 5, scoprendo due prelevamenti in contanti che non avevano una giustificazione contabile:
“
Dopo l'arresto dell'avv. AC 1 ho avuto modo di verificare nel dettaglio la movimentazione del conto ed ho rilevato due prelevamenti in contanti e meglio fr. 24'000.- con valuta 17.6.2003 e fr. 50'000.- con valuta 24.6.2003. Tali prelevamenti non hanno giustificazione contabile e non mi è dato di sapere la destinazione dei fondi.
”
(PP _ 11.2.2004 B9.)
I giustificativi dei prelievi in parola sono stati richiesti dalla PP all'_ in data 4.2.2004 (AI185) e prodotti in data 6.2.2004
[xxxv]
.
Dal loro esame è stato possibile accertare che AC 1 ne è stato l'autore.
_ ha escluso di essere stato il mandatario di tali prelievi
(PP _ 11.2.2004 B9.)
b)
In un primo tempo, AC 1 ha dichiarato di avere prelevato l'importo di fr. 24'000.- a titolo di pagamento di suoi onorari, debitamente fatturati
ed ha dichiarato che, invece, i fr. 50'000.- prelevati successivamente erano
“un acconto su prestazioni non ancora fornite”
(PP AC 1 5.3.2004 A12.)
AC 1
ha mantenuto la sua versione dei fatti anche quando la PP gli contestò che, fra le fatture richiamate dalla _
(e trasmesse l’8 marzo 2004, AI218) non vi erano quelle da lui descritte a giustificazione dei prelievi del 17.6.2003 e del 24.6.2003
[xxxvi]
(PP AC 1 26.7.2004 A15.).
Ma non solo. AC 1 ha pure insistito nella sua versione dei fatti affermando che Niedecker doveva essere al corrente dei prelevamenti "
perché li ha notati avendo accesso all'E-Banking o perché ha visto la documentazione bancaria presso lo studio, che visitava regolarmente per la verifica dei conti dei suoi incarti
"
(PP AC 1 26.7.2004 A15.)
AC 1 mantenne la sua versione – esprimendo pure indignazione ed amarezza per il comportamento di Niedecker - anche quando la PP lo informò che dagli accertamenti eseguiti presso l’_ era risultato che gli aventi diritto di firma sulla relazione no., intestata a PC 5 non avevano mai sottoscritto un contratto di E-Banking
[xxxvii]
(PP AC 1 14.2.2005 A16.)
Soltanto in aula, AC 1 si è deciso ad ammettere che, effettivamente, quei soldi lui li prelevò senza alcuna valida causa e che di essi si appropriò indebitamente.
c)
_ si è costituito PC per la somma di fr. 74'000.- (cfr. PP _ 11.2.2004 B9.)
11.7.
Secondo l'ipotesi accusatoria, nel corso del mese di giugno 2003, AC 1 avrebbe utilizzato la quota del 50% (per un valore di almeno fr. 50'000.-) del certificato azionario rappresentante il capitale azionario di fr. 100'000.- della _, a lui affidato dalla co-azionista PC 9, per garantire un debito personale di fr. 900'000.- nei confronti di _ (AA1.2.4.).
AC 1 è reo confesso.
La Corte ha, a questo proposito, accertato quanto segue.
a)
In data 16.12.2003 PC 9 ha sporto denuncia - costituendosi nel contempo PC - nei confronti dell’ex marito per titolo di appropriazione indebita del 50% delle azioni della società _.
Come detto, al consid. 11.2., si tratta della prima denuncia sporta dalla signora PC 9 nei confronti dell'ex marito.
Secondo la denuncia, la signora PC 9 aveva chiesto all’imputato la restituzione delle 50 azioni di sua proprietà non appena erano sorti i problemi per il rispetto della convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio. Malgrado diversi tentativi, la denunciante non era riuscita a ottenere la consegna delle azioni. La signora era, poi, stata informata, il 12.12.2003, dall'avv. _ che "
il denunciato ha fatto uso delle azioni della denunciante per i propri affari finanziari senza il consenso della denunciante. Questo fatto è confermato dalla convenzione del 3.9.2003 tra il denunciato e _ che concerne la totalità delle azioni della _.
"
Contestualmente, la signora PC 9 seppe che il signor _ aveva avviato una procedura di realizzazione del pegno (AI160).
Dalla documentazione allegata alla denuncia emerge, oltre ai dati relativi alla società _ già esposti al consid 11.2., che AC 1 aveva consegnato in data 3.9.2003 - in deposito all'avv. _, - il certificato azionario n°1 pari all'intero capitale della _,
[xxxviii]
, a garanzia del rimborso di un prestito di fr. 900'000.-, concessogli dal signor _.
b)
_,
vice direttore della banca _
ed ex cognato di AC 1, è stato sentito dalla PP ed ha confermato di avere ricevuto
il certificato azionario n°1 pari all'intero capitale della _, a garanzia di un prestito di fr. 900'000.- concesso a AC 1.
_ ha contestualizzato il suo prestito, descrivendo quel che per lui era una precedente operazione immobiliare proposta da AC 1 ad un suo cliente e che, per quel che lui sapeva, aveva dato buoni frutti (cui lui pure partecipò incassando una provvigione di ben fr. 170'000.--):
“
Nel novembre 2002 sono stato contattato dall'avv. AC 1, (...).
L'avv. AC 1 mi ha spiegato che poteva perfezionare un'operazione immobiliare che si sarebbe risolta nel giro di un mese con la possibilità di ottenere un buon utile. In sostanza mi ha detto che
come ex ufficiale dell'UR aveva contatti con il _ il quale gli avrebbe potuto vendere immobili a prezzo interessante. Mi ha detto che per l'operazione erano necessari fr. 7 Mio, di cui fr. 5 Mio erano già a sua disposizione e gli mancavano in sostanza fr. 2 Mio. Per questo cercava un investitore al quale avrebbe versato un utile del 30% sul capitale investito. Mi ha assicurato che si sarebbe trattato di un'operazione velocissima perché già disponeva degli acquirenti, suoi clienti di nazionalità tedesca. Da parte mia ho preso contatto con un mio buon cliente, _, cittadino italiano ottantenne, al quale ho sottoposto i termini dell'operazione. Il mio cliente ha poi preso direttamente contatto con l'avv. AC 1 e so, per averlo visto, che
fra i due è stato concluso un contratto con il quale venivano indicati
i termini dell'operazione immobiliare. (...) Se non erro la somma di
fr. 2 Mio oltre l'utile doveva essere versata dopo ca. un mese dalla firma del contratto. Trascorso questo termine il mio cliente ha chiesto la restituzione dell'investimento ed ha preso contatto sia con me che con l'avv. AC 1. Quest'ultimo gli ha assicurato che l'operazione era andata a buon fine e che da lì a poco gli avrebbe restituito il capitale. Se non erro la somma di fr. 2 Mio è infatti stata restituita al mio
cliente ad inizio febbraio 2003. Per il versamento dell'utile vi sono invece state difficoltà poiché l'avv. AC 1 diceva che aveva dovuto restituire il capitale facendo capo a beni della famiglia visto che
la somma era bloccata a Vaduz. Comunque il mio cliente e l'avvocato hanno trattato per un po' di tempo, so che hanno avuto diversi incontri, ed alla fine hanno transato con il versamento da parte dell'avvocato della somma di fr. 330'000.- versati a contanti. (...).
E' invece vero che l'avv. AC 1 mi ha versato in contanti ed a rate sull'arco di ca. 4 mesi, da novembre
2002 a
marzo 2003, la somma complessiva di fr. 170'000.-.
”
(PP _ 20.10.2003)
In realtà, con i soldi di Incollingo non venne effettuata nessuna operazione immobiliare.
Come in precedenza – e come successe anche in seguito – AC 1 utilizzò quei soldi per coprire debiti suoi, per lo studio e per rimborsare clienti dei cui beni si era, in precedenza, indebitamente appropriato.
Comunque, nel giugno 2003, AC 1 – che navigava in acque sempre più cattive (in particolare, con _ che pressava per riavere i soldi che gli aveva prestato) - contattò nuovamente _ per ottenere dei soldi. Anche a lui propinò la solita storiella dell’operazione immobiliare miracolosa che bisognava concludere subito. Come da copione, DF 1 raccontò a _ che lui disponeva già della maggior parte del capitale necessario e che, se _ avesse messo la differenza, lui gli avrebbe versato un utile di almeno il 20% del capitale investito.
Così, allettato dall’affare e rassicurato da quel che per lui era il buon esito dell’affare precedente, _ accettò di dare a AC 1 i fr. 900'000.- che “gli mancavano”:
“
Non ho più sentito l'avv. AC 1 fino al giugno 2003 quando ha nuovamente preso contatto con me dicendomi che aveva in corso un'altra operazione immobiliare sempre con il _. Anche in questo caso si trattava di un'operazione velocissima, che si sarebbe risolta nel giro di 10 giorni. Mi ha accennato ad immobili in _ e alla sua partecipazione all'operazione con la somma di fr. 6 Mio. Comunque all'avvocato mancava la cifra di fr. 900'000.- che necessitava praticamente il giorno dopo. Io ho indicato all'avvocato che disponevo di fr. 300'000.- in contanti e che mi sarei interessato presso miei clienti per ottenere
la differenza. L'utile
che mi era stato promesso era del 20% sul capitale di fr. 900'000.-.
”
(PP _ 20.10.2003)
Così, i due conclusero una convenzione (non datata
e manoscritta su carta d'appunti intestata dello studio legale e notarile _
) secondo la quale, appunto, _ si impegnava a versare fr. 900'000.- in due tranches (una di fr. 300'000.- e l’altra di fr. 600'000.-) a AC 1 “
per garantire un’operazione di un cliente di quest’ultimo”
dietro consegna, in garanzia, dei certificati azionari della _.
In un impegno, datato 16.6.2003, sempre manoscritto e sottoscritto solo da AC 1, si legge poi che,
"a condizione che il pagamento previsto venga effettuato in data odierna (accredito _) il sottoscritto s'impegna a consegnare a titolo di garanzia il certificato az. rappresentante tutte le azioni _, .
"
[xxxix]
AC 1 avrebbe
avrebbe dovuto restituire i fr. 900'000.- a _ entro il 30 giugno 2003, maggiorati di fr. 180'000.- a titolo di interessi.
Naturalmente, al momento convenuto i soldi da restituire non c’erano poiché se ne erano andati in quelle moltitudine di spese cui AC 1 s’era impegnato nei modi descritti.
Così, a _ che gli chiedeva conto, AC 1 raccontò le fandonie che già aveva propinato ad altri in precedenza:
“
Trascorso il termine di 10 giorni ho preso contatto con l'avvocato il quale mi ha detto che l'operazione era riuscita, che i soldi erano bloccati a _, e che avrebbe provveduto a versarli non appena possibile. Il tempo trascorreva ed io ho messo sotto pressione l'avvocato per ottenere la restituzione, tanto da mettermi a disposizione per andare con lui a _ dove mi avrebbe spiegato il motivo per cui i soldi erano bloccati. All'ultimo momento comunque la trasferta veniva sempre rinviata. Ho preso anche contatto con il fratello avv. _ e con il socio di studio avv. _. Entrambi mi hanno detto che gli avrebbero parlato per cercare di risolvere la pendenza.
”
(PP _ 20.10.2003)
Non ottenendo nulla nonostante le sollecitazioni e le promesse, nel corso del mese d’agosto 2003, _ incaricò l’avv. _ di tutelare i suoi interessi. Fu grazie all’intervento di quest’avvocato che, il 3 settembre 2003, AC 1 sottoscrisse una convenzione secondo cui egli avrebbe restituito i fr. 900'000.- entro 15 giorni e avrebbe versato i fr. 180'000.- pattuiti quale interesse entro tre mesi.
Fu in occasione di tale incontro che AC 1 consegnò a _ il certificato azionario della _ “
a valere quale pegno per il signor _
”.
Le cose, poi, precipitarono nel modo che sappiamo.
Saputo dell'arresto di AC 1, _ diede mandato al suo legale di avviare una procedura esecutiva.
(PP _ 20.10.2003)
c)
La PP ha disposto in data 2.2.2004 il sequestro del 50% delle azioni al portatore depositate presso l'avv. _ (AI 184). Contro tale ordine, è insorto _ con un reclamo al GIAR di data 12.2.2004 (AI189). Tale reclamo è divenuto privo d'oggetto (comunicazione al GIAR 8.3.2004, AI213 e decisione di stralcio 8.3.2004 AI215) a seguito dell'accordo intervenuto tra le parti in occasione del verbale di confronto tra _ e AC 1, alla presenza dell'avv. RC 1 (patrocinatore di PC 9).
“
Dopo discussione fra le parti, si giunge, almeno per ciò che concerne gli aspetti civili della questione, ad un accordo, nel senso che _ e AC 1 concordano nel lasciare a garanzia del credito di _ il 50% del pacchetto azionario della _. Verranno dunque emessi due certificati azionari di cui uno resterà a disposizione del signor _ e uno verrà consegnato all'Avv. RC 1 in rappresentanza della signora
PC 9
. La PP dunque procede al formale dissequestro della quota del 50% del capitale azionario della _ di pertinenza di PC 9. L'Avv. _ si impegna a procedere, previo ottenimento della firma dei due amministratori della _ che si presenteranno presso il suo ufficio, ad emettere due certificati azionari in sostituzione di quello esistente. Uno dei certificati azionari pari al 50% del capitale azionario verrà consegnato dall'Avv. _ all'Avv. RC 1. L'Avv. AC 1 conferma la dazione in pegno del certificato di futura nuova emersione per la quota di sua pertinenza al signor _, coerentemente con gli intendimenti avuti sin dall'inizio e qui riconfermati.
”
(PP _/DF 1 5.3.2004 A11.)
Il 18 maggio 2004 si è tenuta l'asta pubblica per la realizzazione del certificato azionario no. pari a 50 azioni al portatore di nominali fr. 1'000.- cadauna, per un totale di fr. 50'000.- della _ , del certificato azionario no. pari a 94 azioni al portatore di nominali fr. 10'000.- cadauna per un totale di fr. 940'000.- della _, del certificato azionario no. pari a 206 azioni al portatore di nominali fr. 10'000.- cadauna per un totale di fr. 2'060'000.- della _ e dell'azione al portatore no. di fr. 1'000.- della _, (estratto del Foglio ufficiale39/2004 del 14 maggio 2004 pag. 3672).
Nel mese di febbraio 2005, AC 1 non aveva ancora risarcito il signor _
(PP AC 1 14.2.2005
A16).
11.8.
AC 1
, secondo l'ipotesi accusatoria avrebbe, in qualità di avvocato o di persona privata, in data 25.06.2003, dopo restituzione dei titoli da parte del creditore _ nel frattempo rimborsato (cfr. punto 1.2.2 che precede), nuovamente utilizzato la cartella ipotecaria al portatore di fr. 7'500'000.- gravante in I rango le Part. e la cartella ipotecaria al portatore di nominali fr. 9'500'000.- gravante in I rango le Part., di proprietà di _, a lui affidate poiché consegnate fiduciariamente dalla PC 14 il 22.08.2000, per garantire un debito personale non meglio quantificato nei confronti di PC 6 (AA 1.2.3.).
AC 1
è reo confesso.
La Corte ha accertato quanto segue.
a)
Della conoscenza e dei rapporti di amicizia fra PC 6 e AC 1 già s’è detto.
Parimenti già s’è detto della costituzione dell’_ e delle sue finalità, in particolare già s’è detto che essa venne costituita per effettuare, sotto la sua egida, delle operazioni immobiliari (PP AC 1 4.12.2003 A8.).
b)
Dagli atti risulta che PC 6 effettuò tra il 1999 e l'inizio del 2000 due versamenti sul conto di AC 1 per un totale di fr. 5'050'000.-.
L’esame dei conti dello studio evidenziano, infatti, un primo versamento di fr. 2'050'000.- il 28.7.1999 ed un secondo di fr. 3'000'000.- il 9.9.1999.
Secondo le convenzioni che i due sottoscrissero nel giugno 2003, vi sarebbero stati altri due versamenti da PC 6 a AC 1: un terzo il 30.11.1999 di fr. 5'200'000.- ed un quarto il 28.2.2000 di fr. 3'700'000.-.
Di questi versamenti o accrediti, tuttavia, i conti dello studio non portano traccia
1)
primo versamento di fr. 2'050'000.-
Il primo versamento di fr. 2'050'000.- è avvenuto con valuta 29.7.1999 a debito della società _ a favore del cto intestato a _ presso la PC 14
[xl]
(
PP AC 1 4.12.2003 A8.)
La causale riportata nell'ordine di bonifico è
"compravendita casa villaggio olivella 29 vico morcote"
.
PC 6
ha spiegato tale versamento nel seguente modo:
“
Quest'ultima somma era un anticipo che io facevo all'acquirente del mio appartamento a _, Dott. _ (la PP mi dice che è il rogito no. della rubrica). Quest'ultimo infatti aveva un ritardo sul pagamento del prezzo.
”
(PP PC 6 3.11.2003 B7.)
Anche AC 1 ha motivato quel versamento con la necessità (imposta dalla LAFE) di iscrivere il trapasso di proprietà appartamento del villaggio _ – in cui viveva sin lì PC 6 – per permettere a PC 6 di acquistare una villa a _: in sostanza, PC 6 avrebbe voluto dare all’acquirente dell’appartamento, tale signor _, i soldi con cui pagare detto appartamento poiché egli, in quanto cittadino straniero, non poteva comprare una seconda casa senza vendere la prima (PP AC 1 4.12.2003 A8; PP AC 1 12.1.2004 A9.)
Sia quel che sia, i fr. 2'050'000.- sono giunti sul conto di AC 1.
Non si sa cosa AC 1 ne abbia fatto.
Dal canto suo, tramite un accredito
di data 6.7.2000 sul conto intestato a PC 6 presso la _
[xli]
, _
ha pagato quanto doveva a PC 6 (
PP AC 1 4.12.2003 A8; PP PC 6 3.11.2003 B7.)
AC 1 ha sostenuto di avere restituito i fr. 2'050'000.- a PC 6.
“
Per ciò che mi concerne, sono sicuro di avere restituito detta somma a PC 6.
”
(PP AC 1 12.1.2004 A9.)
Non vi è però prova di tale restituzione.
Ad un certo punto, AC 1 ha preteso che non vi sarebbe traccia della restituzione poiché i fr. 2'050'000.- gli sarebbero stati versati da PC 6 tramite un assegno che lui non avrebbe mai incassato e che avrebbe poi ridato a PC 6
“
Posso avanzare un'ipotesi nel senso che i fr. 2'050'000.- mi sono stati versato sottoforma di assegno che poi non ho incassato su alcun conto ma ho semplicemente ritornato a PC 6 che poi ha incassato l'assegno a suo favore. Per ciò che mi concerne, sono sicuro di avere restituito detta somma a PC 6.
”
(PP AC 1 12.1.2004 A9.)
Ma si tratta di un’ipotesi del tutto infondata ritenuto come sia accertato che PC 6 ha versato i fr. 2'050'000.- a AC 1 tramite un accredito bancario (estratto della PC 14 conto 3320 da cui emerge in data 30.9.1999 un accredito di fr. 2'050'000.- con valuta 29.7.1999 i
[xlii]
).
PC 6
, dal canto suo, ha detto di avere lasciato quei 2.050.000.- a AC 1 affinché li investisse nelle famigerate (e confuse) operazioni immobiliari. (PP PC 6 3.11.2003 B7.)
2)
secondo versamento (fr. 3'000'000.-)
Un secondo versamento di fr. 3'000'000.- è stato effettuato da PC 6 con valuta 08.09.1999 sul conto intestato a AC 1 e _ presso PC 14
[xliii]
.
La somma proveniva da una relazione bancaria della _ intestata alla _
[xliv]
.
AC 1
ha affermato - in un primo momento - che quei 3.000.000.- gli vennero versati da PC 6 per un’operazione che lui stava trattando in quel momento con l’_ e che prevedeva – oltre alla cessione del credito nei confronti di _ – anche l’acquisto di altri fondi siti in altre zone del Sopraceneri (PP AC 1 12.1.2004 A9. PP AC 1 4.12.2003 A8.)
In un verbale successivo AC 1 ha modificato le sue dichiarazioni dicendo che, invece, PC 6 gli aveva versato quei soldi per il caso in cui si fosse presentata l’occasione di concludere un buon affare:
“
In sostanza dunque avevo a disposizione tale somma che nel caso in cui non si fosse concretizzato nulla avrei dovuto prima o poi restituire a PC 6.
”
(PP AC 1 30.1.2004 A10.)
Comunque, quei soldi AC 1 non li utilizzò per concludere “
qualche buon affare
” ma li usò per sé.
AC 1 ha ammesso di avere fatto un uso personale di quei 3.000.000.-. L’”uso personale” non è stato meglio definito:
“
I fondi versati da PC 6 sono stati utilizzati non nell'interesse di PC 6, ma per altri scopi miei personali. Io ho infatti ritenuto entrambe le somme come prestito da parte di PC 6. Ribadisco comunque che ritengo di avere restituito, ma non so in che forma, la somma di fr. 2'050'000.- a PC 6.
”
(PP AC 1 30.1.2004 A10.)
Naturalmente AC 1 non ha informato PC 6 di avere utilizzato i suoi milioni per
scopi diversi dalle operazioni immobiliari (forse) più o meno ventilate e/o descritte
.
Non è dato sapere cosa AC 1 effettivamente raccontò a PC 6.
Sembra – ma la cosa non è ben chiara (e risulta sostanzialmente solo dalle dichiarazioni di PC 6) – che AC 1 gli raccontò di una prima operazione, fatta nell’autunno ’99, che consisteva nell’acquisto di una serie di immobili i cui crediti ipotecari erano detenuti dalla PC 14 per un investimento complessivo di 11,8 mio di cui 5 avrebbero dovuto essere forniti da PC 6, 4 da AC 1 e dalla sua famiglia e 2,8 da investitori terzi:
“
Nell'autunno 1999 (...). La prima proposta di investimento mi è stata fatta dall'avv. AC 1 nel medesimo periodo. Si trattava in sostanza di acquistare una serie di immobili i cui crediti ipotecari erano detenuti dalla PC 14. L'operazione richiedeva un investimento di complessivi fr. 11,8 Mio di cui fr. 5 Mio che avrei investito io, fr. 4 Mio li avrebbero investiti l'avv. AC 1, suo fratello e sua mamma, mentre fr. 2,8 Mio sarebbero stati investiti da terzi. Secondo l'avv. AC 1, il gruppo di investitori aveva già a disposizione gli acquirenti per alcuni degli immobili.
Ho versato all'avv. AC 1, ma non ricordo più su quale conto bancario e provvederò a comunicarlo al MP, la somma di fr. 3 Mio in provenienza dall'istituto bancario a _ dove avevo i miei conti. (...). ADR in relazione a questa prima offerta di operazione immobiliare io non ho visto alcun documento e mi sono limitato a prendere appunti durante i colloqui con l'avv. AC 1. Lui mi ha detto che non poteva darmi ulteriori informazioni visto che rappresentava un gruppo di investitori i cui nomi non era autorizzato a rivelare. Nemmeno ho visto se gli ulteriori importi di fr. 4 Mio e di fr. 2.8 Mio erano stati messi a disposizione dalla famiglia dell'avv. AC 1 e dagli ulteriori partecipanti all'operazione. L'avv. AC 1, con riferimento alla prima operazione, mi ha dato informazioni prevalentemente verbali, che ho riassunto nel mio memoriale a pag.
5 in
alto.”
(PP PC 6 3.11.2003 B7.)
3)
terzo versamento (fr. 5'200'000.-)
Poi – ma è sempre un’ipotesi non chiaramente verificata – AC 1 raccontò a PC 6 di una seconda operazione immobiliare, comprendente l’acquisto di immobili a _.
Sembra – secondo quel che PC 6 ha dichiarato – che AC 1 gli disse che per quest’operazione si sarebbero utilizzati gli utili (non ancora divisi) della prima operazione ed una linea di credito, garantita dagli averi di PC 6 in _.
“
Nel gennaio 2000, senza che l'utile della prima operazione venisse ancora calcolato, l'avv. AC 1 mi ha fatto un'ulteriore proposta di investimento, portandomi a vedere immobili a _. La proposta era quella di utilizzare le somme investite nella prima operazione e nel frattempo liberatesi e l'utile, sempre della prima
operazione, per acquistare, sempre tramite la _, gli immobili che mi aveva mostrato.
”
(PP PC 6 3.11.2003 B7.)
Sembra che PC 6, prima di aderire alla seconda operazione proposta, chiese a AC 1 il conteggio della prima.
Ciò che – sembra – AC 1 fece consegnando a PC 6 un conteggio redatto a mano:
“
Prima di decidere se partecipare o meno alla seconda operazione, ho chiesto che venisse allestito il conteggio relativo alla prima. L'avv. AC 1 mi ha consegnato un conteggio redatto a mano, che produrrò, in base al quale sul conto notarile dell'avv. AC 1 doveva essere a disposizione la somma di fr. 13'708'000.-. Preciso che con riferimento alla prima operazione l'avv. AC 1 mi ha pure mostrato, nel febbraio di quest'anno, titoli ipotecari che si riferivano ad un immobile di _. L'avvocato mi ha detto che si trattava di un immobile acquistato nel contesto della prima operazione immobiliare. Visto l'esito, quantomeno sulla carta, della prima operazione ho deciso di partecipare alla seconda, che prevedeva l'acquisto dall'_ di un pacchetto di ipoteche su beni immobili di _. Per effettuare questa operazione l'avv. AC 1 ha mi ha chiesto di garantire con i miei averi presso la _ una linea di credito sul conto _, ciò che io ho fatto. ADR come detto prima di accettare di garantire per la seconda operazione, l'avv. AC 1 mi ha mostrato diversi immobili a Piotta ed ha allestito il conteggio relativo alla prima operazione. Secondo le indicazioni fornite dall'avvocato poco tempo dopo gli immobili erano stati acquistati per la somma di fr. 6.7 Mio.
”
(PP PC 6 3.11.2003 B7.)
In data 12 novembre 2003
[xlv]
, PC 6 ha effettivamente prodotto la documentazione promessa alla PP. Tra questa figurano dei conteggi.
AC 1, dal c
anto
suo, ha dichiarato – ed è forse la sola cosa chiara che ha detto – che con l’_ , e quindi con PC 6 fece una sola operazione, e cioè quella di _, e meglio quella che comprendeva l'acquisto del credito di fr. 17 Mio che _ aveva nei confronti di _, garantito da titoli ipotecari gravanti diverse particelle di _ (PP AC 1 4.12.2003 A8.; cfr. anche PP AC 1 12.1.2004 A9.).
Per quanto attiene ai conteggi consegnati a PC 6, AC 1 ha dichiarato che essi non riguardavano operazioni andate a buon fine ma previsioni future sul loro esito:
“
Vorrei precisare che i conteggi prodotti da PC 6 ed allegati alla lettera 12.11.2003 dell'avv. RC 6 (rendiconto) non riguardano conteggi relativi ad operazioni immobiliari che si sono realizzate, ma semplicemente conteggi in previsione di operazioni che si intendevano effettuare. Ribadisco che PC 6 ha concretizzato un'unica operazione immobiliare relativa agli immobili di _.
”
(PP AC 1 4.12.2003 A8.)
Così – sembra - PC 6 versò a AC 1 fr. 5.200.000.-.
Tuttavia, va detto che sull'effettivo versamento di questa somma e sulla sua destinazione non abbiamo migliori accertamenti se non quanto emerge dalla convenzione firmata da PC 6 e AC 1 nel mese di giugno del 2003 e predatata al 30 agosto 1999.
Di questo versamento – che AC 1 sembra ora contestare (cfr. dichiarazioni in aula) - non v’è altra prova in atti.
Secondo quanto emerge da tale convenzione, il versamento di quei 5.200.000.- avrebbe dovuto avvenire entro il 30.11.99 ed era da intendersi quale prestito fatto a AC 1 che intendeva farsi cedere dall’_ i crediti e le relative garanzie che la banca vantava nei confronti di _ (operazione di _).
Sempre volendo fare fede alle convenzioni sottoscritte da AC 1 e PC 6, i fr. 5.200.000.- vennero effettivamente versati da PC 6 entro il termine stabilito.
Quel che è certo è che AC 1 - sempre nell’ipotesi in cui li ricevette - non utilizzò i soldi di PC 6 per finanziare l’operazione di _.
4)
quarto versamento (fr. 3'700'000.-)
Sempre come emerge dalla convenzione datata 14.2.2000 (ma firmata da AC 1 e PC 6 nel giugno 2003), PC 6 versò – entro il 28 febbraio 2000 – a AC 1 altri fr. 3'700'000.-.
Anche in questo caso, come in quello che precede,
non abbiamo migliori accertamenti se non il contenuto della convenzione firmata nel mese di giugno del 2003 da AC 1 e da PC 6.
Nemmeno di questo versamento v’è altra prova in atti: in ogni caso, tale importo non risulta essere entrato nei conti dello studio _ (ricostruzione EFIN che parte da 1.1.2000).
Anche in questa seconda convenzione, viene fatto riferimento all'operazione di _ ed alla volontà di PC 6 di finanziare tale operazione con ulteriori fondi.
Anche qui, l’unica cosa certa è che AC 1 non usò quei soldi – se mai li ricevette – per l’operazione di _.
c)
ragioni delle convenzioni pre-datate
Non è dato da sapere la ragione per cui le parti firmarono quelle convenzioni pre-datate.
Si sa solo quel che ha detto l’avv. _ e , cioè, che così venne fatto perché le parti volevano
"cristallizzare la situazione dei rapporti di dare ed avere a quelle date precise
" (PP _ 4.6.2004).
d)
utilizzo da parte di AC 1 dei soldi di PC 6
Del destino dei fr. 3'000'000.- versati da PC 6 l’8.9.1999 già s’è detto: AC 1 ha dichiarato di averli usati per sé (PP AC 1 30.1.2004 A10.).
Sul destino degli ulteriori fr. 8'900'000.- - se mai questi gli furono davvero versati - non si hanno migliori informazioni così come non si sa che fine abbiano fatto i fr. 2'050'000.- che PC 6 aveva inteso, secondo le spiegazioni dategli da AC 1, versare come “uno strano anticipo” per la vendita del suo appartamento.
In aula AC 1 non ha saputo precisare nulla al riguardo.
Di certo, i milioni di PC 6 non vennero utilizzati per finanziare, l'unica operazione immobiliare conclusa da AC 1 per il tramite della _, ovvero quella che comprendeva la cessione di crediti che gravano diverse particelle site in territorio di _, di proprietà del signor _ . La stessa fu infatti finanziata, nella misura di fr. 1'600'000.- con fondi della _ presso la _ e nella misura di fr. 4'000'000.- con fondi della PC 14 che aveva concesso alla _ una linea di credito garantita di fr. 5'000'000.-- garantita dalle stesse cartelle ipotecarie oggetto del contratto di cessione tra la _ e l'_ (convenzione _/_ 22.2.2000
[xlvi]
; atto aggiuntivo _/_ alla convenzione 22.2.2000 di data 15.3.2000
[xlvii]
; decisione PC 14 di concessione del mutuo
[xlviii]
; bonifico 3.5.2000 a favore di _ di fr. 4'000'000.--
[xlix]
)
e)
presa di coscienza della situazione da parte di PC 6
Sembra che solo nel corso della primavera del 2003, PC 6 si rese conto che le cose non erano andate così come AC 1 gli aveva raccontato. Alla delusione per il tradimento dell'amicizia seguì immediatamente la necessità di definire la posizione debitoria di AC 1.
Così, nel giugno 2003, di fronte all'avv. _, PC 6 e AC 1 definirono i loro rapporti finanziari con la conclusione delle tre convenzioni di cui s’è detto.
In sostanza, con esse, AC 1 si riconobbe debitore nei confronti di PC 6 di una somma di fr. 9'800'000.-.
Fu proprio per garantire tale debito, che AC 1 consegnò in quell’occasione a PC 6 le cartelle ipotecarie che la PC 14 gli aveva consegnato a titolo fiduciario il 22 agosto 2000, disponendone quindi illecitamente.
f)
PC 6 chiede all’avv. _ di avviare la procedura esecutiva nei confronti di AC 1
Dopo l'arresto di AC 1, PC 6 si recò dall'avv. _, sollecitando l'avvio di una procedura di realizzazione dei pegni in suo possesso, quello gravante le particelle di _ e quello gravante l’immobile di proprietà della _ (PP confronto PC 6/_ 4.6.2004 A13).
Poi, della questione venne incaricato lo studio legale _
.
(PP
PC 6/_ 4.6.2004 A13.)
In data 24.10.2003 vennero promosse due esecuzioni (nri. 310600 e 310601) di realizzazione del pegno immobiliare
[l]
.
g)
fallimento dell’_
In data 15.4.2004 PC 6 si è spossessato delle CIP a favore della _
[li]
.
In data 5.5.2004 è stato pronunciato il fallimento della _ (cfr. estratto foglio ufficiale no 44/2004 del 1.6.2004 allegato all'AI330)
h)
Sequestro delle CIP
Le due cartelle ipotecarie sono state sequestrate in data 24.1.2005 (AI325), su richiesta 23.9.2004 della PC 14 (AI292). La questione ha conosciuto sviluppi diversi, con una serie di reclami e decisioni giudiziarie (AI331; AI 336; AI337;AI355; AI354; AI357; AI362; AI 339; AI366; AI365; AI367, AI368, AI388, AI409; AI372, AI404; AI411; AI447; AI 453; AI454; AI455; AI458; AI459 e AI460; AI482; AI475; AI533; AI501; AI502; AI503; AI509; AI578; AI580; AI 452; AI487; AI489; AI571; AI576).
i)
Dissequestro delle CIP
In data 8 marzo 2007, la PP, su richiesta congiunta delle PC PC 14 e di PC 6 - che nel frattempo erano giunti ad un accordo circa le pretese di risarcimento a seguito delle disposizioni delle cartelle ipotecarie – ha pronunciato il dissequestro delle cartelle ipotecarie, delle pigioni incassate e da incassare dall'Ufficio esecuzione e fallimenti nel contesto delle esecuzioni in via di realizzazione del pegno immobiliare n. e n., degli averi patrimoniali su tutte le relazioni di PC 6 presso la _ e delle particelle e intestate a PC 6 (AI 588).
Con lettera 6.9.2007 al TPC (doc. TPC 5), la PC 14 ha comunicato il suo disinteresse nei confronti del procedimento penale ed ha ritirato la sua costituzione di PC, a seguito dell’ accordo raggiunto con PC 6 e la _.
Il rappresentante legale di PC 6 ha, dal canto suo, chiesto il rinvio al foro civile delle pretese avanzate da PC 6.
11.9
.
Il 2 ottobre 2003, PC 15 e _ hanno sporto denuncia (con contestuale costituzione di PC ) contro AC 1 per titolo di appropriazione indebita di 9 cartelle ipotecarie gravanti le particelle e e (di proprietà di _ ) per un valore nominale di fr. 4'750'000.- (AI 61).
Se
condo i denuncianti, le cartelle sarebbero state consegnate all’avv. AC 1 il 28 agosto 2003, a _ da PC 15 affinché lui le offrisse quale pegno per l’ottenimento di un credito a favore dei fratelli PC 15.
Saputo dell’arresto di AC 1, i fratelli PC 15 hanno cercato di riavere le cartelle ipotecarie e, saputo che esse si trovano in mano all’avv. _ hanno sporto denuncia.
I fatti esposti nella denuncia sono stati oggetto di inchiesta e di un decreto di abbandono di data 10 aprile 2007
[lii]
. A mente della PP, quanto accertato in corso d'inchiesta non permetteva di concludere che AC 1 avesse disposto delle CIP in modo indebito.
Contro tale decisione PC 15 è insorto con un atto d'accusa privato alla CRP, che, in data 21/27 agosto 2007, ha accolto l'istanza della PC
[liii]
.
Secondo l'ipotesi accusatoria confermata dalla CRP AC 1
avrebbe, contrariamente a quanto convenuto con i denuncianti,
consegnato le 9 cartelle ipotecarie al portatore all’avv. _, patrocinatore di _ , per garantire il suo debito di fr. 10'760'000.- nei confronti di quest'ultimo.
Dopo la trasmissione della decisione di rinvio a giudizio della CRP di AC 1 per l'atto di accusa privato del signor PC 15, la Corte ha assunto d'ufficio agli atti l'incarto relativo ad un'istanza di dissequestro delle CIP presentata al GIAR dal patrocinatore di PC 15 (doc. TPC 10), acquisendo, così, la sentenza 23 gennaio 2007 del _
[liv]
con cui è stata accolta l'istanza di restituzione delle cartelle ipotecarie promossa da PC 15 nei confronti dell'avv. _ e la sentenza 15 maggio 2007 del Tribunale cantonale del canton _
[lv]
, cresciuta in giudicato il 30.6.2003, con cui è stata confermata la sentenza di primo grado e respinto l'appello promosso dall'avv. _.
Il Tribunale distrettuale di _ è, in sostanza, giunto alla conclusione, da un lato, che la volontà di AC 1, al momento della consegna all'avv. _ dei titoli litigiosi, era quella di porre detti titoli a garanzia del prestito concessogli da _ e, dall'altro, che quest'ultimo, vista l'inaffidabilità di cui AC 1 aveva dato prova nell'ambito della restituzione della somma mutuata, avrebbe dovuto esperire maggiori accertamenti per verificare l'effettivo potere di disposizione del legale sulle garanzie prestate. È stata, pertanto, negata la buona fede di _ e, quindi, accolta l'istanza di restituzione delle CIP al signor PC 15.
La Corte ha poi richiamato dal predetto tribunale distrettuale, i verbali resi nell'ambito del procedimento civile (doc. TPC 24 e 26).
AC 1
ha contestato l'accusa.
Gli accertamenti della Corte, a questo proposito, sono i seguenti.
a)
Nel marzo 2003, come visto, la situazione di AC 1 era praticamente disperata, in particolare, perché egli non sapeva dove trovare i soldi per rimborsare _ che, abbiamo visto, insisteva per essere risarcito.
Alla ricerca di qualcuno che potesse in qualche modo dargli dei soldi, AC 1 si rivolse a _, collaboratore di _ (con cui lui aveva effettuato quelle operazioni in Spagna di cui s’è detto), che gli presentò _ , un ricco uomo d’affari serbo che – sembra – aveva fatto fortuna in _ con la telefonia mobile
(PP AC 1 23.9.2003 A3.; PP AC 1
12.10.2005 A 22.)
AC 1 ha, in un primo tempo, detto che lui propose a _ di subentrare a _ nell’operazione immobiliare che gli aveva, a suo tempo, offerto (PP AC 1 16.9.2003 A1.)
Poi, ha cambiato versione affermando che, in realtà, a _ lui non propose un’operazione ben definita (PP AC 1 23.9.2003 A3.)
Infine, il 14.10.2003, AC 1 sostenne che l’operazione che lui propose a _ era simile a quella proposta a _ poiché comportava l'acquisto di immobili della _ (PP AC 1 14.10.2003 A6.)
La realtà delle cose è che, qualunque sia la proposta che fece a _ , AC 1 non aveva in previsione nessun affare: a _ – come agli altri in precedenza – AC 1 raccontò delle frottole pur di ottenere i soldi che gli permettessero di tirare avanti almeno un po’.
Ciò detto, i documenti acquisiti agli atti hanno permesso di accertare che il 20 marzo 2003 AC 1 e _ hanno sottoscritto un primo contratto di mutuo
[lvi]
.
Le premesse di tale contratto fanno stato – falsamente - dell'esistenza di una, non meglio specificata, operazione commerciale in corso che comprendeva l'acquisto per fr. 17 mio di diversi titoli ipotecari al portatore gravanti numerosi fondi dalla _.
Sempre nelle premesse del contratto è menzionata la presenza di un non meglio definito potenziale acquirente dei fondi gravati dalle suddette cartelle ipotecarie disposto ad acquistarli per la somma di fr. 24 mio.
Secondo le intenzioni delle parti, i soldi che _ si impegnava a versare sul conto di AC 1 avrebbero dovuto rimanervi bloccati sino al loro rimborso. Essi dovevano soltanto fungere da “evidenza fondi” nei confronti dell’_ così da rassicurare l'istituto bancario sulle disponibilità di AC 1 e spingerlo a concludere il contratto sulla cessione dei crediti e a consegnargli i titoli ipotecari.
La somma mutuata ammontava, al momento della sottoscrizione del primo contratto, a fr. 8 mio e doveva essere restituita al mutuante dopo dieci giorni dal versamento, maggiorata di fr. 3 mio, quale partecipazione all'utile dell'operazione.
In data 24 marzo 2003
[lvii]
, le parti cambiarono i termini del contratto di mutuo, aumentando l'importo della somma mutuata e dell'utile spettante a _ : la somma prestata ammontava a fr. 10'764'000.- e, al momento della restituzione della somma, questa doveva essere maggiorata di un importo di fr. 3'500'000.-.
_ ha versato la somma promessa sul conto _ in due tranches
con valuta 21 e 24 marzo 2003 (PP AC 1 16.9.2003 A1.)
b)
AC 1 ha, naturalmente, destinato la somma mutuata a scopi diversi da quelli indicati con _
.
Egli ha ammesso di averla utilizzata per il pagamento di interessi ed altri oneri che, però, si è detto impossibilitato a ricostruire nel dettaglio (PP AC 1 16.9.2003 A1.)
Così come già rilevato (11.4), dagli atti risulta che , di quanto versatogli da _ , fr. 5'100'000.- vennero destinati da AC 1 al rimborso di _.
Altri fr. 700'000.- se ne andarono nel pagamento di commissioni per l’intermediazione: fr. 500'000.- a _
e fr. 200'000.- a _
(PP AC 1 23.9.2003 A3; PP AC 1 12.10.2005 A 22.).
Il resto se ne andò, disperso nei soliti rivoli infiniti.
c)
Così, secondo un copione ormai noto, trascorsi i 10 giorni convenuti con _ , AC 1 non aveva più i soldi necessari al rimborso.
Per far fronte
ai solleciti di _ , AC 1 ha affermato di avere, in un primo tempo, cercato altri investitori – leggasi, altri personaggi facoltosi, ma esosi, cui estorcere dei soldi con la promessa di fantasmagorici guadagni - ma senza successo:
“
Vista l'insistenza di _ che voleva a tutti i costi riavere subito il suo capitale comprensivo di interessi (insistenza che per altro aveva delle sfumature minacciose), già avevo intavolato trattative con un cliente italiano che intendeva portare in Svizzera la somma di ca. fr. 37 Mio e che era disposto a prestarmi ca. il 40% ovvero ca. fr. 15 Mio che avrebbero permesso di ampiamente risolvere il problema di _ . A questo cliente avrei pagato al massimo il 6% di interessi. Con il rimanente 60% avrei acquistato su incarico del cliente titoli ipotecari o immobili a reddito. La speranza era che con il reddito conseguito con questi investimenti, visto l'interesse del cliente di avere unicamente un 7% di reddito, sarei riuscito a diminuire la mia esposizione nei suoi confronti. Comunque questa operazione non è andata in porto anche se dispongo di un contratto misto mandato/prestito che è stato negoziato tra le parti tra cui il cliente, il suo avvocato di _, il suo commercialista di _ nello studio dell'avvocato milanese. Il mio interesse preponderante era quello di poter risarcire _ che veramente stava diventando insistente.”
(PP AC 1 23.9.2003 A.3)
In seguito, AC 1, messo alle strette da _ , ha incominciato – così come già aveva fatto con _ - a sottoscrivere di tutto.
Il 2 aprile e 10 giugno 2003 le parti hanno sottoscritto altri accordi aggiuntivi a quello del 20 marzo 2003 che però non sono stati versati gli atti.
Il 30 giugno 2003
[lviii]
le parti hanno concordato un piano di rimborso che, in sostanza, prevedeva il versamento a _ di fr. 15'500'000 già il 1 luglio 2003, quindi il giorno successivo.
In precedenza, a garanzia della restituzione dei soldi, AC 1 aveva anche consegnato a _ due cambiali:
“
Aggiungo che per far fronte alle richieste di _ , ad un certo punto ho iniziato a sottoscrivere: cambiali, riconoscimenti di debito, contratti successivi con i quali mi impegnavo a restituire importi progressivamente superiori, ecc., senza tenere più il controllo di quello stavo facendo.
”
(PP AC 1 23.9.2003 A3.)
d)
Naturalmente, AC 1 non restituì quanto dovuto a _ nemmeno il 1. luglio 2003.
Così, quel giorno
[lix]
, le parti, alla presenza di _, sottoscrissero un ulteriore additional agreement in cui il mutuante da istruzioni al mutuatario di accreditare la somma di fr. 15,5 mio su una relazione, intestata a _ , presso la _.
e)
E’ opportuno ricordare che, in quei giorni, AC 1, oltre al problema _ , aveva sul gobbo gli altri suoi soliti pensieri. Doveva trovare i soldi per far fronte alle richieste dei clienti defraudati, doveva trovare i soldi per la moglie, per pagare lo studio e le diverse ipoteche.
Così continuava le sue ricerche.
Si ricorda che è di questi tempi la consegna dei fr. 900'000.- ad opera di _ (nei cui confronti pure si era impegnato ad una quasi immediata restituzione dell’importo prestato con la maggiorazione del 20% di interessi) e di poco successivo è il prestito di più di fr. 1'000'000.- fattogli da un amico per rimborsare la cliente PC 8.
f)
Non è difficile immaginare che AC 1 non rispettò nessuno dei termini concordati con _ per la restituzione della somma mutuata.
Non sapendo più come far fronte agli impegni presi, probabilmente consigliato dallo stesso _ , AC 1 decise di chiedere un
prestito ad un istituto bancario moscovita (PP AC 1 23.9.2003 A3; PP AC 1 8.10.2003 A5).
Decise, pure, di coinvolgere in questa richiesta di credito _, un suo cliente di vecchia data, che si era rivolto a lui poiché era alla ricerca di finanziamenti per costruire, sui suoi terreni, un Acqua-Park (PP AC 1 8.10.2003 A5.)
L’intenzione di AC 1 era quella di chiedere un finanziamento che bastasse per le necessità di entrambi, ponendo in garanzia le particelle di _ (dimenticando, però, che non erano ancora di proprietà dell’_, ma passi, la cosa non stupisce avendo l’avv. AC 1 fatto di peggio), i fondi di _ e _ di proprietà di _ e le CIP che gravano questi fondi per ca. fr. 25'000'000.- (PP _ 10.10.2003 B1).
PC 15 ha detto di non essere stato informato del fatto che anche AC 1 personalmente avrebbe beneficiato del prestito ma ha pure aggiunto che la cosa, per lui, non avrebbe cambiato nulla.
Così agli inizi di agosto 2003, AC 1 si recò a _ accompagnato da _ e da _ : è evidente che era _ ad avere a _ i contatti necessari.
Il 7 agosto i tre incontrarono _, il direttore della banca _.
L’8 agosto 2003 venne formalizzata per iscritto la richiesta di credito. Con essa, AC 1, millantando di avere per le mani una grossa operazione immobiliare, chiedeva una linea di credito di fr. 25'000'000.- offrendo, come detto, quali garanzie l'area industriale "_", i fondi siti a _ e le cartelle ipotecarie per un valore di ca. fr. 25'000'000.- riconducibili ad una fantomatica "_".
g)
Dopo il rientro da _, AC 1 si recò a _ dal fratello di _ per farsi consegnare le CIP da dare in pegno alla banca moscovita
(PP _ 10.10.2003 B1)
.
PC 15 gli consegnò le 9 CIP di cui s’è detto sopra. Non poté, invece, consegnargli la CIP del valore nominale di 20.000.000.- poiché questa era detenuta da un istituto di credito (cfr. verbale AC 1, _, 22.11.2006, pag. 3 e anche verbale _, , 26.10.2006, pag. 2, entrambi allegati al doc. TPC 26).
Nel rientrare da _, AC 1 fece tappa a _ dove consegnò le CIP ricevute all’avv. _, patrocinatore di _ .
Non è stato sottoscritto nulla che indicasse la causale di tale consegna.
h)
Davanti al PP, AC 1 ha sempre detto di avere consegnato le CIP all’avv. _ affinché le stesse - insieme a quella di 20.000.000.- che, poi, PC 15 avrebbe ancora dovuto fornire - venissero consegnate alla banca moscovita, non appena questa avesse deciso per la concessione del prestito ed ha sempre categoricamente escluso di averle consegnate quale pegno per il suo debito nei confronti di _
(PP AC 1 8.10.2003 A5.; PP AC 1 26.7.2004 A14.; AC 1 14.2.2005
A16.
)
La linearità di AC 1 su questa questione ha preso un brutto colpo nell’ambito della causa civile intentata da PC 15: il 22 novembre 2006, davanti al giudice grigionese, infatti, AC 1 ha detto tutto e il contrario di tutto.
Proprio per la contraddittorietà della deposizione resa da AC 1 davanti al giudice grigionese, la Corte ha ritenuto di non poterle dare valenza alcuna poiché l’unica cosa che da essa si evince con sufficiente certezza è la grande confusione dell'interrogato.
Del resto, in aula, AC 1 ha detto di non sapere spiegarsi le sue dichiarazioni dell’anno precedente ed ha ribadito di non avere consegnato le CIP quale pegno per _ ma quale pegno per la banca moscovita.
i)
_ , l'avv. _ e _ hanno invece tutti e tre dichiarato (nell’ambito della citata causa civile) che, in realtà, AC 1 aveva consegnato le CIP gravanti i fondi di _ a pegno del suo debito nei confronti di _ .
I tre hanno, peraltro, aggiunto che, al momento della consegna delle CIP, non vi erano più in corso trattative per l'ottenimento di una linea di credito presso la _ visto che l’istituto aveva già dato il suo responso negativo nella prima metà del mese di agosto 2003 (
cfr. sentenza _ 23.1.2007, pagina 24-26)
.
AC 1, confrontato con queste dichiarazioni, ha negato di essere stato messo al corrente di tale rifiuto
(cfr. sentenza _ 23.1.2007, pagina 25).
l)
Rilevato che sia _, che _ che _ erano fortemente interessati alla questione, la Corte ha ritenuto di non potere dare eccessivo credito alle loro dichiarazioni.
Pertanto, ritenuto che del rifiuto della banca moscovita non c’è alcuna traccia documentale mentre che i documenti in atti (in particolare, la richiesta di credito formulata all’attenzione della banca di _) sembrano sostenere la tesi di AC 1, la Corte ha ritenuto di non avere sufficienti elementi a sostegno della versione dei fatti ritenuta nell’atto di accusa privato.
Questo tanto più che lo stesso _ ha, a suo tempo (il 4.9.2003), avviato nei confronti di AC 1 una procedura esecutiva ordinaria e non una procedura in realizzazione del pegno.
m)
Su richiesta delle PC PC 15, la PP, in data 17.11.2003, ha ordinato il sequestro dei titoli al portatore nelle mani dell'avv. _ (AI136). Detti titoli sono tuttora sotto sequestro ed hanno, come visto in ingresso, fatto oggetto di una domanda di dissequestro, respinta dal GIAR in data 19.10.2007
[lx]
.
11.10.
Tra la fine del 2002 e la fine del 2003 AC 1 avrebbe, secondo l'ipotesi accusatoria, utilizzato
la cartella ipotecaria al portatore di nominali fr. 240'000.- gravante in 1 rango la di proprietà di PC 1, a lui affidata in qualità di pubblico notaio, al fine di garantire un suo debito personale nei confronti di PC 13
(AA1.1.2.).
AC 1 ha ammesso i fatti.
La Corte ha, a questo proposito, accertato quanto segue:
a)
In data 21 giugno 2004, la signora PC 1, ex suocera dell'imputato, per il tramite del suo patrocinatore avv. RC 1 ha denunciato AC 1 per titolo di appropriazione indebita per avere - tra l'altro - trasferito a terza persona, senza il suo consenso e contrariamente al mandato ricevuto, una cartella ipotecaria
al portatore di nominali fr. 240'000.- gravante in 1 rango la di sua proprietà.
La signora PC 1 aveva, a suo tempo, nell’ambito della compravendita della
, lasciato in deposito a AC 1 – che aveva rogato l’atto -
la cartella ipotecaria (AI 259).
b)
Dall'estratto del registro fondiario definitivo - allegato alla denuncia 21.6.2004 - emerge che la signora PC 1 è proprietaria dal settembre 2001 della
e che per tale fondo è stata costituita, nel 1985, una cartella ipotecaria al portatore di 1°grado di fr. 240'000.-
[lxi]
.
Dal rogito di compravendita del predetto fondo - rogato da AC 1 - risulta che rientrava nelle incombenze del notaio il riscatto della cartella ipotecaria al portatore dietro versamento di fr. 125'000.- oltre agli interessi maturati, alla banca _ a copertura del debito ipotecario esistente e garantito da tale cartella
[lxii]
.
c)
AC 1
, sentito dalla PP, ha ammesso di avere indebitamente consegnato tale cartella ipotecaria ad un terzo (di cui non ha voluto fare il nome) in garanzia della restituzione di una somma di denaro che aveva ricevuto in prestito.
In seguito, le cose si sono chiarite nel senso che si è potuto accertare che AC 1 aveva consegnato la CIP alla signora PC 13 nelle circostanze che vengono di seguito descritte.
AC 1 e la signora PC 13 si erano conosciuti nel 1996: la signora lavorava all’epoca per _, un facoltoso uomo d’affari tedesco, che si rivolse a AC 1 – secondo quel che quest’ultimo ha dichiarato - affinché occultasse del denaro che era rivendicato dalla Repubblica Federale Tedesca nell'ambito di un procedimento penale (sembra per reati fiscali) aperto nei suoi confronti, in parte depositandolo su un conto aperto a nome della signora RC 13:
“
Nel 1997 in seguito alla vendita di un grosso immobile di proprietà del signor _ ancora pendente la procedura penale nei confronti dello stesso signor _ e temendo che l'avv. _ a suo tempo patrocinatore della Repubblica Federale Tedesca (denunciante) chiedesse il sequestro del provento di questa vendita, il signor _ mi diede incarico di aprire due conti presso una banca per occultare questi fondi e versare a favore della sua segretaria, signora RC 13, un determinato importo. Ho aperto due conti presso la _, di cui uno intestato ad una società, con beneficiaria economica la signora PC 13 la quale in seguito ha modificato questo conto in un conto cifrato. Su tale conto è stato versato parte del provento della vendita in ragione di fr. 1 Mio.
”
(PP AC 1 2.12.2004 B14)
Anche con la signora PC 13, il rapporto non rimase di natura esclusivamente professionale ma si trasformò in amicizia. Lo ha detto la signora PC 13 (PP PC 13 2.12.2004 B14). Lo ha confermato AC 1 anche al dibattimento dicendo che la signora
“gli voleva molto bene”.
E’ forse vero che la signora gli voleva molto bene. Ma è altrettanto vero che l’affetto che nutriva per lui non fece perdere di vista alla signora PC 13 il suo interesse tanto che lei aiutò, si, a più riprese finanziariamente AC 1 prestandogli dei soldi ma non dimenticò di chiedergli, in cambio, oltre ad adeguate garanzie, il pagamento di interessi tanto esorbitanti da essere, è il caso di dirlo, ben poco usuali.
E’, infatti, accertato che la signora,
un anno dopo l'apertura del conto cifrato presso la _,
prestò a AC 1
fr. 500'000.— pretendendo un interesse annuo del 20%
[lxiii]
.
Questo prestito gli venne concesso e rinnovato in 5 occasioni, dal 1998 al 2003
(PP PC 13 2.12.2004 B14)
senza che le successive consegne di denaro e restituzioni venissero registrate per iscritto.
Evidentemente prudente nel maneggiare il proprio danaro, la signora PC 13 aveva anche chiesto a AC 1 delle garanzie.
L’imputato, a tale titolo, le aveva, in un primo tempo, consegnato una polizza di assicurazione de La Suisse.
Ad un certo punto, secondo la versione di AC 1, la signora si rese conto che, in realtà, la polizza non valeva più nulla visto che AC 1 non aveva più pagato i premi e, perciò, gliela restituì (PP AC 1 2.12.2004 B14) pretendendo che lui la sostituisse con una garanzia effettiva. Fu così che AC 1 consegnò alla signora PC 13 la CIP gravante il fondo dell'ex-suocera:
“
La signora PC 13 che è sempre stata molto precisa si è accorta che questa polizza non aveva nessun valore in quanto non avevo pagato i premi. Si trattava di una polizza "puro rischio".. (...) nei primi mesi del 2003 era ancora in essere l'ultimo prestito di fr. 500'000.-. Visto che la signora si era accorta che la polizza della _ non aveva più valore, mi ha chiesto un'ulteriore garanzia ed io le ho consegnato la CIP di nominali fr. 240'000.-.”
(PP AC 1 2.12.2004 B14; cfr. anche, PP AC 1 14.2.2005 A16.)
Secondo la signora PC 13, invece, fu AC 1 a chiederle la restituzione della polizza e lei accondiscese alla richiesta dell’amico senza chiedere né la ragione di tale richiesta né un altro pegno
(PP PC 13 2.12.2004 B14).
La Corte non ha creduto alla signora PC 13: non è, infatti, verosimile che una donna accorta quale la signora PC 13 restituisca, senza motivo, una garanzia quando il suo credito è ancora in essere e, per di più, lo faccia senza chiederne, in cambio, un’altra.
Vi sono altri due importanti elementi che sostengono la versione di AC 1.
Dapprima vi è il fatto che il contratto concluso nel dicembre 2003 fra AC 1 e PC 13 (di cui si dirà in seguito) vale – secondo la volontà in esso manifestata dalle parti - quietanza per la consegna del denaro ma non per la consegna della CIP, ciò che indica che questa era, a quel momento, già in possesso della signora PC 13.
Inoltre, vi è il fatto che nello stesso contratto non viene fatta alcuna descrizione della CIP. Se ne indica soltanto il valore e il rango ma non si dice quale fondo grava: anche questo ad ulteriore prova che la CIP era già in mano della donna.
Così, la Corte ha accertato che, così come sostenuto da AC 1, ad inizio 2003, quando ancora il prestito non era stato rimborsato interamente, dopo la restituzione della polizza e in sua sostituzione, AC 1 consegnò alla signora PC 13 la CIP di cui s’è detto sopra, a valere quale pegno sostitutivo di quello che non aveva più valore,
A dicembre 2003 – cioè dopo che venne rilasciato – AC 1 si rivolse nuovamente alla signora PC 13 per chiederle dei soldi. Le disse che era stato arrestato, che si trovava in difficoltà e che necessitava di soldi per mettere a posto certe sue pendenze con la giustizia:
“
Nel dicembre del 2003 l'avv. AC 1 mi ha chiesto di aiutarlo finanziariamente perché aveva delle difficoltà e necessitava la somma di fr. 240'000.- per risolvere le sue questioni penali presso il MP. L'avvocato necessitava di un prestito urgente e per un breve periodo, quantificato dall'avvocato, in ca. due settimane. Più precisamente io sapevo che l'avvocato era stato arrestato e rimesso in libertà. Egli mi ha detto che aveva fatto degli errori nella contabilità e che poteva risolvere la situazione con i suoi clienti che aveva danneggiato. Ho deciso di aiutarlo.”
(PP PC 13 2.12.2004 B14)
La donna acconsentì alla richiesta di AC 1 e, il 10 dicembre 2003, i due conclusero un contratto secondo cui la signora concedeva a AC 1 un prestito di fr. 240'000.- (in realtà, la donna gli consegnò una cifra inferiore poiché parte della somma era qu
anto
ancora AC 1 le doveva). Secondo i termini dell’accordo, il prestito era garantito, oltre che da una polizza vita, “da una CIP di fr. 240'000.- in I rango” (PP PC 13 2.12.2004 B14).
Si trattava della CIP gravante il fondo di proprietà della signora PC 1 che AC 1 lasciò in mano alla signora PC 13, questa volta a garanzia, oltre che del residuo di quello precedente, del debito nuovamente contratto.
In conclusione, la Corte ha accertato che AC 1 ha disposto illecitamente della cartella ipotecaria, una prima volta all'inizio del 2003, consegnandola alla signora PC 13, in sostituzione di una precedente garanzia che nel frattempo aveva perso valore, per il prestito di fr. 500'000.-; e una seconda volta nel mese di dicembre 2003, dopo essere stato scarcerato, lasciandola nelle mani della signora PC 13 a garanzia, oltre che del residuo del citato debito, di un altro prestito concessogli il 10 dicembre 2003 (fr. 150'000.-).
In aula, con l’accordo delle parti e, in particolare del Difensore, la Presidente ha introdotto, in relazione all’utilizzo di questa CIP, una nuova imputazione così come risulta dal verbale dibattimentale (pag 5).
d)
La signora PC 13 ha dichiarato di non avere chiesto nulla né a AC 1 né ad altri in relazione alla CIP pur avendo visto perfettamente che essa gravava un fondo di proprietà di terzi:
“
Preciso che io avevo piena fiducia nell'avv. AC 1 ed inoltre, trattandosi di un titolo al portatore, chi ha il possesso del documento, lo può trasferire a terzi.
”
(PP PC 13 2.12.2004 B14)
AC 1 ha, invece, detto di avere informato la signora PC 13 del fatto che la cartella ipotecaria gravava il fondo dell'ex-suocera, che lui non avrebbe potuto disporne ma che lo faceva ugualmente con l’intenzione di sostituirlo, a breve, con garanzie sue personali:
“
Quando ho consegnato la CIP alla signora le ho detto che il titolo gravava un immobile di proprietà della mia ex suocera e che consegnavo il titolo in previsione di sostituirlo a breve con delle mie garanzie personali. Ho anche specificato che il titolo era di proprietà della mia ex suocera dicendo alla signora che non poteva disporne perché era della mia ex suocera e che era mia intenzione di sostituire il titolo con mie garanzie personali.”
(PP AC 1 2.12.2004 B14; cfr. anche PP AC 1 14.2.2005 A16.)
Anche su questa questione, la Corte ha dato maggior credito a quanto detto da AC 1 rispetto alle affermazioni della signora PC 13. Come detto, la signora PC 13 – che è stata per anni la persona di fiducia di _ ciò che comporta una buona consuetudine alla gestione finanziaria - è una donna avveduta che, in particolare nella gestione delle sue finanze, non si lascia accecare dalle emozioni o dagli affetti (cfr. sopra) ed arriva al punto da chiedere interessi altissimi e garanzie anche a persone per le quali nutre sentimenti di amicizia.
E’ donna che sa – e lo ha dimostrato parlandone con naturalezza (cfr. PP PC 13 2.12.2004 B14) – che cosa è una cartella ipotecaria al portatore e che sa che cosa se ne può fare.
Ora, è impensabile che una donna del genere non si ponga delle domande quando ad offrirle in garanzia una CIP che grava il fondo di un terzo è un uomo che, da anni, lei sa essere costantemente in difficoltà finanziarie (al punto che, in pochi anni, lei ha dovuto per ben 5 volte prestargli complessivamente fr. 2'500'000.-) e che, per di più, a dicembre 2003 lei sa che ha avuto problemi con la giustizia tanto da essere arrestato e che le dice di avere bisogno di soldi per liquidare alcune pendenze penali.
Ben più verosimile è la versione di AC 1 secondo cui lui spiegò alla donna come stavano le cose, già ad inizio 2003, nei termini di cui ha riferito nel verbale citato (PP AC 1 2.12.2004 B14; cfr. anche, PP AC 1 14.2.2005 A16.).
e)
In data 24.8.2004, l'avv. RC 1 ha introdotto un'istanza di sequestro della cartella ipotecaria presso la signora PC 13 (AI280).
La PP non ha dato seguito immediatamente alla richiesta di sequestro della cartella ipotecaria ma ha convocato la signora PC 13 per un interrogatorio, riservandosi la facoltà di procedere al sequestro una volta esperito tale atto istruttorio (AI283).
L'avv. RC 1 ha rinnovato l'istanza di sequestro della cartella ipotecaria in data 9.11.2005 (AI450) In data 29.5.2006 la PP ha respinto l'istanza (AI491) e contro tale decisione è insorta la signora PC 1 con un reclamo 8.6.2006 (AI493), accolto dal GIAR in data 24.7.2006 (AI506) e, quindi, con emissione, da parte della PP, dell'ordine di sequestro della CIP in data 27.7.2006 (AI507). Contro tale decisione e contro quella del GIAR è insorta la signora PC 13, rispettivamente con ricorso alla CRP di data 4.8.2006 (AI510) e con un reclamo al Giar di data 7.8.2006 (AI511).
In data 23.8.2006 il GIAR ha respinto il reclamo della signora PC 13 (AI520) ed il 3.10.2006 la CRP ha respinto il ricorso (AI531). La CIP è stata, quindi, consegnata in data 4.12.2006 al MP (AI560).
E.
Esiti peritali
12.
AC 1, su istanza del suo difensore, è stato sottoposto a perizia psichiatrica. Il perito, dr. PE 1, nel suo referto 20.8.2004 (AI 278), ha diagnosticato nel peritando un disturbo di personalità misto, con tratti presenti nel modello strutturale della personalità depressivo-masochista e di quella narcisista, ed ha concluso che la capacità di AC 1 di valutare il carattere illecito e quella di determinarsi in funzione di tale valutazione erano, entrambe, parzialmente compromesse.
La scemata imputabilità è stata valutata di grado medio-leggero.
Il perito, in aula, ha precisato che la scemata imputabilità del peritando raggiungeva un grado variante tra il 30% ed il 40% per tutto il periodo compreso nell'atto di accusa (cfr. verb. dib. pag. 3).
F.
Il diritto
13.
Secondo l'art. 138 n. 1 cpv. 1 CP chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, si appropria di una cosa mobile altrui che gli è stata affidata, oppure chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
Per 138 n. 1 cpv. 1 CP, l’autore si appropria indebitamente di una cosa mobile (corporea) affidatagli da un terzo, esclusi quindi gli immobili, i crediti non incorporati in un titolo, i dati non materializzati (DTF 111 IV 74, 100 IV 31; 72 IV 118; Cassani, in: FJS 953, 1986).
Secondo il Tribunale Federale, una cosa è affidata quando l’autore ne acquista il possesso sulla base di un rapporto di
fiducia per farne un uso determinato nell’interesse altrui, secondo un accordo espresso o tacito, in particolare per amministrare, conservare, consegnare il bene affidato (DTF 120 IV 278, 106 IV 250, 86 IV 167).
Si appropria di una cosa mobile o del suo controvalore colui che, in dispregio del rapporto di fiducia, l’integra economicamente nel suo patrimonio per conservarla, utilizzarla, venderla a terzi, prestarla, darla in pegno, o per disporne in altro modo come se fosse il proprietario (DTF 118 IV 148). Secondo la dottrina, pertanto, quali elementi caratteristici vi sono da un lato la durevole sottrazione al possesso del proprietario, e d'altra parte, cumulativamente, l’esplicitazione della volontà di comportarsi come titolare del bene, anche solo provvisoriamente, disponendone a proprio profitto (DTF 118 IV 148 e rif: 114 IV 136, 104 IV 158, 95 IV 4, 85 IV 19, 81 IV 234; Corboz, Les infractions en droit suisse, Berna, 2002, volume 1, pag. 226).
Ai sensi dell’art. 138 n. 1 cpv. 2 CP, chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
Nei casi previsti invece all'art. 138 cifra 1 cpv. 2 CP l'autore impiega senza diritto un valore patrimoniale e quindi anche valori incorporali, ossia crediti, o altri diritti che hanno un valore patrimoniale (FF 1991 II 825).
In questo caso, la norma non protegge la proprietà, bensì l’obbligo di restituire in ogni tempo il controvalore del bene affidato che deriva dal contratto che lega l’affidante e l’affidatario (DTF 124 IV 9, 120 IV 117), laddove la nozione di bene affidato comprende non solo cose fungibili, bensì anche crediti, in particolare bancari o postali (DTF 109 IV 27; Cassani, in: FJS 953, 1986; Corboz, opera citata, n. 17, pag. 228).
Secondo l’art. 138 n. 2 CP, è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria se ha commesso il fatto nell'esercizio di una professione per la quale ha ottenuto l'autorizzazione da un'autorità.
Dal profilo soggettivo, l’autore deve sapere che si tratta di beni di terzi di cui si appropria con coscienza e volontà (DTF 91 IV 131), e deve agire con l’intento illecito di arricchire sé stesso o un terzo (DTF 118 IV 34). In specie, egli deve avere voluto, anche soltanto nella forma del dolo eventuale, conseguire un indebito profitto - cioè un vantaggio economico, ancorché provvisorio o temporaneo (DTF 118 IV 29; Corboz, opera citata, pag. 226).
14.
Giusta l’art. 251 CP è autore colpevole di falsità in documenti, ed è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, colui che al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento contrariamente alla verità un fatto di importanza giuridica o fa uso a scopo d’inganno di un tale documento.
15.
La connotazione giuridica - peraltro pacifica - dei fatti esposti nell'atto di accusa e confermati dalla Corte non ha dato adito a particolari contestazioni.
AC 1, laddove ha destinato a scopi contrari al mandato ricevuto gli averi (somme di denaro, crediti e cartelle ipotecarie) affidatigli nella sua veste di notaio e nella sua veste di avvocato o di persona privata dai suoi clienti, si è reso autore colpevole di appropriazione indebita, rispettivamente aggravata e semplice. Egli si è inoltre reso autore colpevole di falsità in documenti nel caso di cui al punto 2 dell'atto di accusa.
16.
Ciò detto, la Corte ha ritenuto di dover prospettare alle parti, nel corso del dibattimento, l'imputazione di amministrazione infedele aggravata in alternativa a quella di appropriazione semplice di cui al capo di accusa 1.2.5.
La Procuratrice Pubblica si è rimessa al giudizio della Corte, sottolineando come la scelta da lei operata sia stata dettata dalla natura sussidiaria del reato di amministrazione infedele rispetto agli altri reati patrimoniali (cfr. Marcel Alexander Niggli, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, ed. 2003, ad art. 158 CP, n. 155).
Il difensore ha, per contro, affermato che, nella fattispecie in esame, il reato di amministrazione infedele aggravata, se confermato, poteva trovare applicazione limitatamente alla quota azionaria di proprietà della signora AC 1, avendo l'imputato la facoltà di disporre dei beni di sua spettanza in qualità di amministratore della società ed azionista al 50%.
17.
Ai sensi dell'art. 158 cpv. 2 CP è autore di amministrazione infedele aggravata ed è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria, chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, abusa della qualità di rappresentante conferitagli dalla legge, da un mandato ufficiale o da un negozio giuridico e cagiona in tal modo un danno al patrimonio del rappresentato.
E’ tenuto a curare il patrimonio altrui ai sensi della norma colui che conduce negozi giuridici per conto di terzi (DTF 102 IV 92, 100 IV 36, 80 IV 246, 77 IV 204) ed è autorizzato a disporre in modo autonomo dei beni che gli sono rimessi (DTF 105 IV 31, 102 IV, 92, 101 IV 167, 100 IV 36, 172, 95 IV 66).
Dall'autonomia e indipendenza della persona che è tenuta a curare il patrimonio derivano uno specifico e particolare obbligo di fedeltà, la cui violazione assurge a grave torto. Questo è ad esempio il caso per l’amministratore di società, per l’amministratore fiduciario (con gestione di affari), per l’agente commerciale indipendente nell’esecuzione delle sue mansioni, e per gli organi di persone giuridiche (FJ S n°1035).
L’oggetto del contratto che lega l’autore alla vittima deve pertanto consistere essenzialmente nella cura degli interessi patrimoniali di quest’ultima, che devono essere “
bedeutsam und von Gewicht
” (DTF 105 IV 312).
L’amministratore è punibile solo quando l’atto o l’omissione pregiudizievole sono contrari ai suoi obblighi contrattuali o legali (DTF 105 IV 313, 80 IV 247). Si impone quindi un esame, caso per caso, degli obblighi che spettano all’amministratore ed in particolare se gli incombe l’obbligo di mantenere intatto il patrimonio esistente oppure, come nella maggior parte dei casi di gestione di operazioni o di aziende (industrie) commerciali, se deve provvedere all’aumento dello stesso, cosa che dipende dal tenore degli accordi intercorsi tra le parti o previsti dalla legge (DTF 105 IV 313, 80 IV 148). Accertati in concreto i doveri dell’amministratore, possono essere dedotti quei comportamenti indubbiamente contrari ai doveri e quindi generatori di un’amministrazione infedele.
Dal profilo soggettivo è necessaria l’intenzione dell'autore, almeno nella forma del dolo eventuale (Stratenwerth, BT I, 4. Auflage, § 19 e riferimenti).
18.
I reati ai appropriazione indebita e di amministrazione infedele risultano accomunati da una situazione di violazione del rapporto di fiducia, come pure dal fatto che in entrambi i reati sussiste l'affidamento di elementi patrimoniali dalla vittima all'autore, unitamente alla prerogativa di disporre di questi beni secondo le istruzioni che essa ha conferito.
In casi limite è perciò difficile distinguere i due reati, anche se in teoria gli elementi oggettivi costitutivi degli stessi sono di per sé ben distinti e fra i due reati non sussiste concorso ideale (DTF 111 IV 62), ritenuta comunque la natura sussidiaria dell'amministrazione infedele rispetto agli altri reati patrimoniali (DTF 111 IV 61; per il rapporto con l'appropriazione indebita: Trechsel, Kurzkommentar, 2. edizione, n. 25 ad art. 158 CP; Corboz, opera citata, pag. 401, n. 25).
Andreas Donatsch, evidenziando le difficoltà che possono esistere nel distinguere i due reati, ritiene comunque che
“
sollte im Grundsatze pflichtwidriges Verhalten der Geschäftsführer von Handelsgesellschaften bei Ausübung der Geschäftstätigkeit entgegen Lehre und Rechtsprechung nicht unter den Tatbestand der Veruntreuung, sondern ausschliesslich unter denjenigen des ungetreuen Geschäftsführung fallen.
”
(Donatsch, Aspekte der ungetreuen Geschäftsbesorgung nach Art. 158 StGB, in: ZStrR 1996, pag. 219),
e aggiunge che
“
... die Veruntreuung als Aneigungsdelikt konzipiert ist. Bei der Auslegung von Art. 138 Ziff. 1 Abs. 2 StGB ist daher darauf zu achten, dass der Bezug zur Aneignung nicht verlorengeht.
”
(Donatsch, Aspekte der ungetreuen Geschäftsbesorgung nach Art. 158 StGB, in: ZStrR 1996, pag. 219).
Niggli/Riedo, invece, per il caso di organi di società ravvisano il criterio distintivo tra i due reati soprattutto nella questione a sapere se il patrimonio sociale deve essere considerato come affidato agli organi nella forma di un esclusivo potere di disporne. Se questo è il caso si è in presenza di appropriazione indebita, in caso contrario di amministrazione infedele (Niggli/Riedo, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, ed. 2003, n. 195, pag. 283).
A titolo generale nell'amministrazione infedele risulta preminente l'elemento gestionale in danno del patrimonio, mentre nell'appropriazione indebita è l'elemento appropriativo a porsi in primo piano.
19.
AC 1 era, al più tardi alla fine del 1999, insieme all'ex moglie PC 9,
azionista e amministratore con firma collettiva a due della società _ il cui patrimonio era composto dall'immobile particella 781 sita nel comune di _ del valore, così come indicato in aula da AC 1, di ca. fr. 2'000'000.-. Il fondo era gravato da tre oneri ipotecari a favore della PC 14 per un importo complessivo di fr. 1'806'000.- (in primo rango dal 22.12.1989 di fr. 706'000.- oltre interessi del 7%; in secondo rango dal 19.1.1990 di fr. 700'000.- oltre interessi del 7% e in terzo rango dal 6.7.1994 di fr. 400'000.- oltre interessi del 10%).
Oltre agli onori ipotecari suddetti, dal registro fondiario figurava pure l'iscrizione di un mutuo ipotecario al portatore di fr. 1'600'000.- gravante in quinto rango la proprietà.
Tale mutuo ipotecario era detenuto dall'imputato in virtù del suo ruolo di amministratore unico.
Già dal 1997 ed in ogni modo dal 1999, ovvero dalla sottoscrizione della convenzione di cui si è detto al consid 11.2. lett. b), a AC 1 incombeva l'onere di vendere la proprietà della _ e di ripartire il dividendo tra i due azionisti.
Con la consegna a PC 6 del mutuo a garanzia del suo debito e, poi, una volta questo rimborsato, il suo mancato recupero, AC 1 ha permesso a PC 6 di ottenere, in data 26.9.2003, la sua iscrizione nel registro dei creditori e, successivamente, l'avvio di una procedura di realizzazione del pegno. Con ciò l'imputato ha gravato il fondo con un ulteriore debito di 1'600'000.-, ciò che non era, di tutta evidenza, compatibile con i suoi doveri di amministratore relativi alla gestione diligente degli interessi della società e, più in generale dei suoi azionisti.
Prevale in questo caso l'elemento gestionale in danno del patrimonio della società rispetto a quello appropriativo. AC 1 era, infatti, tenuto, più che all'obbligo di custodire il mutuo ipotecario, all'obbligo di preservare ed amministrare il bene societario al fine di conseguire un utile dalla vendita della proprietà di _.
A torto, il difensore di AC 1 ha sostenuto che, in quanto proprietario del 50% delle azioni della società, egli avrebbe avuto il diritto di disporre dei beni della stessa in ragione del 50% del loro valore.
La giurisprudenza del TF ha, infatti, precisato che una società anonima con un solo azionista costituisce una persona distinta anche per l'azionista unico solo amministratore della società; il suo patrimonio è pertanto per lui un patrimonio altrui. (DTF 117 IV 259). Questo discorso vale quindi, a maggior ragione per l'amministratore di una società anonima detentore solo del 50% delle azioni. Inoltre la giurisprudenza del TF ha precisato che l'amministratore unico di una società che è anche azionista unico può disporre dei beni della stessa unicamente quando il patrimonio netto - attivi meno i debiti della società - rimanente dopo il prelevamento è sufficiente a coprire il capitale sociale e le riserve obbligatorie (DTF 117 IV 259). AC 1, disponendo, come ha fatto, del mutuo ipotecario in oggetto, ha gravato un fondo già oberato di debiti ipotecari tanto da ridurre considerevolmente, se non annullare del tutto, il valore del fondo e con esso il capitale sociale.
AC 1 è stato quindi ritenuto autore colpevole di amministrazione infedele aggravata per avere, in qualità di amministratore della _, a cavallo tra il 2000 ed il 2001 consegnato il mutuo ipotecario di nominali fr. 1'600'000.- gravante in IV rango il fondo Parto, di proprietà della società _ a PC 6 per garantire un suo debito personale di fr. 1'200'000.-, e avere poi omesso di recuperarlo al momento della restituzione del debito, con il conseguente proscioglimento dall'accusa di appropriazione indebita semplice.
G.
Commisurazione della pena
20.
Ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita. Ai sensi del cpv. e del citato articolo la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.
Ai sensi dell'art. 49 cpv. 1 CP quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l'inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l'autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata. È in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena.
La colpa dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che ha fatto volendolo fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto, elementi cui già si ha accennato in narrativa e che vanno tenuti presenti evitando inutili ripetizioni (Corboz, La motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).
21.
In concreto, la Corte ha ritenuto che la colpa di AC 1 è particolarmente grave. L'ha ritenuta grave per l'impressionante numero di reati commessi: AC 1 risponde per 233 reati.
L'ha ritenuta grave per il lungo lasso di tempo in cui AC 1 ha delinquito: i reati si estendono, ininterrotti e regolari, sull'arco di quasi 4 anni. L'ha ritenuta grave per l'entità impressionante dell'importo malversato: in totale, si tratta di fr. 78'138'418.-. L'ha ritenuta grave per l'importo comunque considerevole del danno causato: il danno finale è di almeno fr. 6'755'646.-. La Corte ha, poi, ritenuto quale pesante aggravante della colpa di AC 1 il fatto che egli ha delinquito, in 115 episodi, in qualità di pubblico notaio, violando così in modo esecrabile, non solt
anto
il rapporto di fiducia insito nella natura del mandato dato al notaio dal cliente, ma violando anche la fiducia che le istituzioni pubbliche hanno riposto in lui al momento in cui AC 1 è stato autorizzato all'esercizio di tale professione. Infine, la Corte ha ritenuto grave la colpa di AC 1 per le motivazioni a delinquere. AC 1 ha delinquito per permettersi uno standing professionale e personale superiore alle sue reali possibilità e capacità, per dare di sé l'immagine del vincente, del professionista di successo con uno studio prestigioso nel pieno centro di , con la casa a Ibiza, la villa a _, gli affari che lo portavano di qua e di là per il mondo e che era in grado di assicurare alla famiglia (moglie, ex-moglie e 4 figli) un alto tenore di vita, prima soddisfacendo tutti i cap_ della moglie e, poi, impegnandosi, in particolare, al versamento di un contributo alimentare superiore al salario dei più alti funzionari pubblici ticinesi.
Quindi, per la Corte AC 1 ha delinquito per puro scopo di lucro. In particolare, in quest'ottica, la Corte ha considerato che nulla distingue il motivo che ha spinto a delinquere AC 1 dal motivo che ha spinto a delinquere altri avvocati e notai che sono stati citati in quest'aula (in particolare, si fa riferimento al caso giudicato con sentenza 15.12.2004 dalla Corte delle Assise Criminali di in re). Se il notaio condannato nel 2003 - tanto per riprendere il caso citato sia dalla Difesa che dall'accusa - ha delinquito per finanziare l'attività di una società sportiva e l'acquisto di una villa sul lago, AC 1 ha delinquito per finanziare lo studio legale prestigioso con lo stuolo impressionante di dipendenti e di oneri, per finanziare la villa di _, forse anche quella di Ibiza e il tenore di vita alto della moglie o dell'ex-moglie e dei figli. Quindi, per dirla in parole povere, quel che ha spinto AC 1 a delinquere - come quel che ha spinto l'altro notaio citato dalle parti - era il desiderio di trovare i soldi necessari a permettersi un livello di vita superiore alle reali possibilità.
Che, poi - in un'analisi di tipo psicologico -questi soldi servissero (per usare un'espressione della PP) a "coccolare l'ego'' di AC 1 così da permettergli di illusoriamente superare le sue frustrazioni non cambia nulla alla realtà delle cose, e cioè al fatto che AC 1 ha delinquito per vivere al di sopra delle sue possibilità.
Certo, secondo gli accertamenti del perito che sono vincolanti per la Corte, a differenza di altri, AC 1 ha agito in parte sotto l'influsso di turbe psichiche. Tuttavia, tali turbe non cambiano l'oggettività delle sue motivazioni a delinquere. Tali turbe hanno determinato l'accertamento di una scemata responsabilità. Se se ne tenesse conto anche nell'analisi dei motivi a delinquere - così come sembra avere fatto la Difesa - si farebbero giocare due volte gli stessi elementi e ciò non è corretto.
Ciò considerato, tenuto conto della gravità dei reati commessi, ad un autore incensurato come AC 1 ma pienamente responsabile, la Corte avrebbe inflitto una pena detentiva variante fra i 7 anni e i 7 anni e mezzo.
22.
Tuttavia, ad attenuazione della colpa di AC 1 - e quindi ad attenuazione della pena - la Corte ha considerato due elementi di peso.
a)
Dapprima la scemata responsabilità.
Il perito ha stabilito che AC 1 ha sempre agito -per tutto il periodo compreso fra il 2000 e la fine del 2003 -in uno stato di scemata responsabilità.
La PP ha chiesto alla Corte di considerare tale scemata responsabilità solt
anto
per il 2003. La Corte non ha potuto aderire a tale richiesta. Non ha potuto farlo perché, per costante giurisprudenza, una perizia giudiziaria è vincolante per la Corte. Ci si può scostare dalle conclusioni di un perito giudiziario - e il dotto Mari è tale poiché nominato dalla PP - solt
anto
se il perito ha adottato un metodo scientificamente non riconosciuto, oppure se ha applicato un metodo scientificamente riconosciuto in modo scorretto oppure, ancora, se le conclusioni peritali sono sconclusionate od astruse. Ciò non è manifestamente il caso in concreto. Il dottor PE 1 ha applicato metodi che vanno considerati scientificamente riconosciuti e le sue conclusioni non appaiono assolutamente insostenibili tant'è che esse hanno ricevuto il conforto di ben due
altri
psichiatri e di uno psicologo la cui esperienza nell'applicazione e nell'interpretazione del test di Rorschach è ben nota alle Corti ticinesi.
Ciò detto, quindi, la Corte è tenuta a seguire le conclusioni peritali e, pertanto, a ritenere che, effettivamente, AC 1 ha delinquito in stato di scemata responsabilità.
Il perito ha accertato che il grado della scemata responsabilità di AC 1 variava fra il 30 e il 40%. Anche tale accertamento è vincolante per la Corte che, in applicazione del principio in dubio pro reo, deve considerare il grado più alto e, quindi, il 40%.
Ciò comporta una riduzione di pari grado della pena che verrebbe applicata per gli stessi reati ad un autore pienamente responsabile.
Perciò, dalla pena detentiva di 7 anni circa si passa a quella di ca. 4 anni e 3 mesi.
b)
La Corte ha, poi, riconosciuto, accogliendo parzialmente la richiesta della Difesa, che AC 1 ha agito in stato di grave angustia nell'episodio della consegna a _ delle due CIP gravanti i fondi di _ (cfr. per un caso analogo, Rep 1992 pag. 320; Niggli/Wiprächtiger, Basler Kommentar, pag. 933). In quel periodo, AC 1 era pressato in continuazione da _ affinché estinguesse il suo debito. Sotto tali pressioni, AC 1 ha firmato di tutto e di più pur di guadagnare alcuni giorni. Dai riconoscimenti di debito è passato alle cambiali per poi arrivare alle fandonie sui soldi bloccati a _ e poi passare ai viaggi a _ con l'uomo di _ per ritirare i soldi che lui sapeva benissimo che non c'erano. Insomma, in quei giorni AC 1 ha fatto di tutto pur di guadagnare anche solo qualche giorno di respiro.
Alla fine di febbraio, AC 1 aveva esaurito le frottole ma i soldi continuavano a non esserci e _ continuava a incombere. In aula, AC 1 ha parlato anche di minacce e lo ha fatto in un modo per cui la Corte gli ha creduto. In questo contesto, alla fine di febbraio 2003, AC 1 era con _ in una situazione che - in ogni caso, dal profilo soggettivo - era senza via d'uscita e, in questo contesto, la consegna delle due CIP era l'unico modo che AC 1 soggettivamente aveva per guadagnare un po' di respiro nell'attesa di concludere con _ . E la prova che AC 1 considerava davvero senza uscita la sua situazione è il fatto che, per rimborsare _, è andato ad impegnarsi, con gli oneri che abbiamo visto, con _ passando (è il caso di dirlo) dalla padella alla brace.
La Corte non ha invece riconosciuto l'attenuante della grave angustia per la consegna delle CIP a PC 6. In quell'occasione, AC 1 era certamente "molto affranto" (cfr PP _ 4.6.2004) ma non ci sono elementi che possano in qualche modo sostenere la tesi secondo cui, quel giorno di giugno 2003, davanti all'avv. _, AC 1 fosse soggetto a pressioni pesanti al punto da realizzare le condizioni della grave angustia, cioè pesanti al punto da fargli ritenere il delinquere come l'unica via praticabile.
Ciò detto, il riconoscimento dell'attenuante specifica della grave angustia in relazione al reato commesso con _ impone un'ulteriore riduzione della pena che è stata, così, determinata in
4 anni.
Questa pena viene accompagnata dalla misura del trattamento psicoterapico ambulatoriale.
H.
Le pretese delle parti civili
23.
Per quanto concerne le pretese di parte civile, la Corte ha condannato AC 1 al pagamento delle seguenti indennità, tutte riconosciute dall'imputato stesso:
- fr. 74'000.- a favore della PC 5 in liquidazione SA;
- fr. 1'100'000.- oltre interessi al 5% a partire dal 28 luglio 2003 a favore di PC 12 ;
- fr. 26'235,85 a favore di PC 15;
- fr. 1'000'000.- oltre interessi al 5% dal 30 maggio 2006 a favore di PC 11 ;
- fr. 26'140.- a favore di PC 7. L'istanza della PC è stata così accolta solo parzialmente in qu
anto
la somma di fr. 3'000.- fatta valere a titolo di spese legali è stata solo stimata e non quantificata né comprovata;
- fr. 50'000.- a favore della PC PC 4, così come richiesto.
24.
L'istanza presentata dalla PC PC 10 è stata accolta nella sua interezza e, quindi, AC 1 è stato condannato al pagamento della somma di fr. 99'470, 50 oltre interessi del 5% su fr. 93'968 a far tempo dal 31 luglio 2005.
25.
La Corte ha, per contro, rinviato al foro civile la pretesa di risarcimento di PC 9 laddove chiedeva la condanna di AC 1 al pagamento di fr. 50'000.- pari alla somma da lei versata al signor _ per la liberazione del 50% del capitale azionario, poiché tale versamento non è stato comprovato.
Il rinvio al foro civile è stato inoltre pronunciato - per richiesta stessa delle PC - per le pretese di PC 6, PC 8, PC 2 e PC 14.
La pretesa della PC PC 1 consistente nella richiesta di confisca ed assegnazione della cartella ipotecaria al portatore di sua proprietà verrà ripresa qui di seguito nel capitolo sequestri.
I
.
I sequestri
26.
La Corte, accogliendo la richiesta della PP, non contestata dalla difesa, ha ordinato la confisca e l'assegnazione alle PC, in proporzione del credito riconosciuto in questa sede, previa cessione del rispettivo credito allo Stato, dei valori patrimoniali sequestrati presso i conti di pertinenza di AC 1 presso la PC 14 e meglio del conto () intestato a AC 1 presso PC 14, con un saldo di fr. 7'328,11 al 31.12.2006 e del conto (, rubr. Clienti) intestato a AC 1 presso PC 14 con saldo di euro 342.06 al 31.12.2006.
Per quanto concerne l'importo fr. 135'832.67 versato da AC 1 a favore delle parti civili e sequestrato sul conto intestato al MP (Rubr. AC 1) presso PC 14, la Corte ne ha pronunciato il sequestro conservativo a favore delle pretese delle parti civili, deduzion fatta della tassa e delle spese processuali.
27.
Delle 9 CIP sequestrate nelle mani dell'avv. _ in data 17.11.2003 (AI 136 e AI 140) la Corte ha ordinato la restituzione a PC 15 ritenuto l’accertamento secondo cui esse non sono state date a _ a garanzia del suo credito nei confronti di AC 1 (cfr, inoltre, dispositivo della sentenza 23.1.2007 del _ e della sentenza 15.5.2007 dal Tribunale cantonale dei _).
28.
La cartella ipotecaria al portatore di nominali fr. 240'000.- gravante in 1 rango la di proprietà di PC 1, sequestrata in mano della signora PC 13, è stata oggetto di due istanze di restituzione da parte, rispettivamente, della proprietaria del fondo gravato e del terzo possessore.
PC 1 ha presentato, in aula, per il tramite del suo patrocinatore avv. RC 1, la richiesta di confisca del titolo ipotecario di sua proprietà - in quanto provento di reato - e la conseguente sua assegnazione a sé stessa.
PC 13, in qualità di terzo possessore, con istanza 25.10.2007, ha chiesto il dissequestro della cartella, facendo valere la sua buona fede al momento della consegna del titolo essendone entrata in possesso ignara della sua provenienza illecita e dietro consegna di una adeguata controprestazione.
La sua buona fede sarebbe inoltre comprovata dalla menzione del titolo ipotecario litigioso nelle sue dichiarazioni fiscali relative agli anni 2005 e 2006.
29.
La Corte ha accolto l'istanza di PC 1, respingendo, di conseguenza, quella di PC 13, per i motivi che seguono, in parte già esposti al consid. 1.10.
Secondo gli accertamenti della Corte, la signora PC 13 ha ricevuto, all'inizio del 2003, la cartella ipotecaria in esame a garanzia del mutuo di fr. 500'000.- concesso all'imputato, in sostituzione di una precedente garanzia che, nel frattempo, si era rivelata priva di valore.
Al momento della consegna, AC 1 le disse che egli non avrebbe potuto disporre del titolo ipotecario poiché di proprietà della ex-suocera e che, quindi, era sua intenzione sostituire al più presto tale garanzia con altre garanzie personali.
Ciò non fu, però, il caso e ancora, nel dicembre del 2003, PC 13 accettò che la cartella ipotecaria al portatore, già in suo possesso, fosse posta a garanzia di un ulteriore prestito che AC 1 le chiese a causa di sue impellenti necessità economiche nate a seguito del procedimento penale aperto nei suoi confronti nel mese di settembre precedente.
È evidente che, alla luce delle dichiarazioni di AC 1, ritenute credibili dalla Corte (cfr. consid. 11.10 lett. d. e lett. e.), PC 13 non può, certo, dirsi in buona fede poiché sapeva perfettamente che AC 1 non poteva disporre della cartella ipotecaria.
Ma la buona fede di PC 13 non può essere ammessa nemmeno ritenendo credibile – per denegata ipotesi e per puro esercizio accademico - la sua versione dei fatti.
Ella, infatti, sostiene di avere ricevuto la cartella ipotecaria, per la prima volta, nel mese di dicembre del 2003 quando AC 1, dopo averla messa al corrente delle sue disavventure giudiziarie, le chiese un prestito che (sempre secondo la versione della donna) gli serviva per mettere a posto alcune pendenze con il Ministero pubblico.
Nonostante questo e nonostante la donna sapesse che AC 1 era ormai da anni in precarie condizioni economiche (tanto che lei dovette più volte prestargli dei soldi), lei (ed è sempre la sua versione dei fatti) accettò in garanzia una cartella ipotecaria che lei sapeva gravare il fondo di un terzo senza porre a AC 1 alcuna domanda, senza in alcun modo verificare il potere di disposizione di AC 1 sulla stessa e ciò, semplicemente, perché, nonostante le circostanze, riponeva nell'amico grande fiducia.
Si tratta, con evidenza, di un atteggiamento irresponsabile, che non può essere protetto.
La conoscenza delle croniche difficoltà economiche di AC 1 e la notizia del procedimento penale che lo vedeva coinvolto avrebbero dovuto farle sorgere dei dubbi sull'effettivo potere di disposizione di AC 1 sul titolo in questione: la fiducia che la signora PC 13 afferma di avere sempre riposto nell'imputato non poteva persistere acriticamente, anche dopo l'apertura del procedimento penale nei suoi confronti, ritenuto come le fosse noto che l'amico fosse costantemente alla ricerca di prestiti.
Di nessuna rilevanza, poi, ai fini del presente giudizio, é il fatto di avere dichiarato - peraltro in periodi fiscali relativi al 2005 ed al 2006 e non al 2003 o al 2004 - il titolo ipotecario alle autorità fiscali.
PC 13 avrebbe dovuto - sempre nell'ipotesi che qui si considera a titolo puramente scolastico - prima di accettare la cartella ipotecaria quale garanzia mettere in atto le opportune e necessarie verifiche onde accertare se, davvero, AC 1 poteva disporre della cartella gravante un fondo di terzi.
In realtà – sempre nella sua versione dei fatti - la donna non fece nulla, limitandosi ad accettare il pegno che le veniva offerto, forte della sua convinzione secondo cui
"
trattandosi di un titolo al portatore, chi ha il possesso del documento lo può trasferire a terzi
.
“ (PP PC 13 2.12.2004.)
L'istante non può, pertanto, ragionevolmente sostenere di avere acquisito in buona fede la cartella ipotecaria in esame.
Ne consegue che il titolo ipotecario deve essere confiscato ed assegnato alla PC PC 1.
Rispondendo affermativamente ai quesiti posti, meno che 1.1.2.5., 1.1.2.7., 1.2., 4., 6.1., 6.4., 6.6., 6.7., 6.12, 6.13 e parzialmente al quesito 2.;
visti gli articoli
12, 19, 40, 42, 47, 48, 49, 51, 63, 69, 70, 71, 73, 138 n. 1 e n. 2, 158 n. 2 , 251 n. 1 CP
;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

## Considerations