# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 705e3681-c4fe-4a45-8f8d-b97d0ea377ca
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 3 maggio 2019, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Asti ha
presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata
il 3 marzo 2020, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti
di B., C., D. e E. per titolo di riciclaggio (art. 648-bis CP/I). L’autorità rogante
afferma che tra il 2006 e il 2016 sarebbero pervenuti in Italia, in provenienza
da conti correnti spagnoli e svizzeri intestati direttamente a B. o a società a
lui riconducibili, circa EUR 11 milioni, denaro che sarebbe stato trasferito in
parte alla figlia C. e in parte nuovamente inviato verso altri Paesi esteri, più
precisamente Spagna e Svizzera. Il flusso di denaro dalla Spagna all’Italia
avrebbe avuto inizio subito dopo l’esecuzione di una misura cautelare da
parte dell’autorità giudiziaria spagnola a carico di B. nell’ambito di un’opera-
zione denominata “F.”. Nel 2013, in esito a tale operazione, l’indagato è stato
definitivamente condannato dall’Audiencia Nacional de Malaga per corru-
zione, per aver versato EUR 300'000.– ad un amministratore pubblico locale
al fine di ottenere indebiti vantaggi per l’edificazione nella zona della Costa
del Sol. Il predetto risulterebbe inoltre essere (stato) in contatto con espo-
nenti della criminalità organizzata italiana (v. rogatoria, pag. 2, in rubrica 1
dell’incarto del Ministero pubblico della Confederazione: in seguito MPC).
Con la sua domanda, l’autorità rogante postula, tra l’altro, l’acquisizione della
documentazione relativa a conti bancari in Svizzera riconducibili a B. e/o A.
(v. rogatoria, pag. 4, in rubrica 1 incarto MPC).
B. Mediante decisione di entrata nel merito del 12 luglio 2019, il MPC, autorità
alla quale l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecu-
zione della rogatoria (v. act. 1.1, pag. 3), è entrato in materia sulla domanda
presentata dall'autorità italiana, precisando che le misure richieste sarebbero
state ordinate con decisioni separate (v. rubrica 4 incarto MPC).
C. Con ordine di edizione del 15 maggio 2020, il MPC ha chiesto alla Banca G.
di produrre la documentazione completa concernente la relazione bancaria
n. 1 intestata a A. (v. act. 1.1, pag. 3).
D. Con decisione di chiusura del 7 gennaio 2021, il MPC ha ordinato la trasmis-
sione alle autorità italiane di svariata documentazione concernente la rela-
zione di cui sopra (v. act. 1.1).
E. L’8 febbraio 2021, A. ha interposto ricorso contro la decisione in questione
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando
l’annullamento della stessa e la reiezione della domanda di assistenza.
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F. Con scritto del 4 marzo 2021, l’UFG ha postulato la reiezione del gravame,
nella misura della sua ammissibilità (v. act. 6). Con memoriale di risposta del
medesimo giorno, il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto (v. act. 8).
G. Con replica del 6 aprile 2021, trasmessa al MPC e all’UFG per conoscenza
(v. act. 12), la ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali
(v. act. 11).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non pubbli-
cato nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet della
Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi bi-
laterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a
Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
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Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53), nonché la Con-
venzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (in seguito: UNCAC), con-
clusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore per l’Italia il 4 novembre 2009 e per la
Svizzera il 24 ottobre 2009 (RS 0.311.56), in particolare gli art. 43 e segg. Alle
questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non
regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale
sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di
favore), si applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla
relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo
italo-svizzero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123
consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore
vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale
(v. art. 48 n. 2 CAS, art. 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto
salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-
rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP
nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid.
2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. La ricorrente censura la violazione del principio della doppia punibilità, nella mi-
sura in cui decisioni italiane e spagnole avrebbero già provato l’origine lecita
degli 11 milioni di euro di cui sopra (v. supra Fatti, lett. A), frutto di liquidazioni
societarie operate da B. e A. in Spagna, per cui il reato di riciclaggio sarebbe
già escluso. Basandosi l’attuale procedimento penale a carico degli indagati su
reati di natura esclusivamente fiscale, la domanda di assistenza sarebbe inam-
missibile.
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2.1
2.1.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 866). L'art. X n. 1
dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria con-
sistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato luogo
alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto
interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza
e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei
reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza e verificare
la loro corrispondenza con le norme del diritto svizzero, ma semplicemente va-
gliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti nella domanda estera
– effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto
svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata
senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da
questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid.
3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594).
I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legi-
slazioni toccate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid.
4b/cc pag. 188). Diversamente dall'ambito estradizionale, le misure di coopera-
zione sono già ammesse se la condizione della doppia punibilità è ossequiata
alla luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale
1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii). L'art. 2 lett. a CEAG per-
mette tuttavia di rifiutare l'assistenza giudiziaria segnatamente quando la do-
manda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fiscali. Ciò
è ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero e all'art. 18 n. 1 lett. d CRic.
Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte
su un reato che sembra volto a una decurtazione di tributi fiscali o viola dispo-
sizioni in materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o econo-
mica. Ammessa è per contro l'assistenza in caso di truffa in materia fiscale giu-
sta le lettere a e b di questo stesso capoverso, nonché in materia di imposte
indirette giusta l'art. 50 CAS (v. DTF 136 IV 88 consid. 3).
2.1.2 Occorre rilevare che quando l'autorità estera inoltra alla Svizzera una domanda
di assistenza nell'ambito di un'inchiesta per riciclaggio, come è anche il caso
nella fattispecie, essa non deve necessariamente apportare la prova della com-
missione di atti di riciclaggio o del reato presupposto; semplici elementi concreti
di sospetto derivanti dall'insieme delle circostanze sono sufficienti dal punto di
vista della doppia punibilità (v. sentenze del Tribunale penale federale
RR.2020.133 del 14 dicembre 2020 consid. 3.3; RR.2012.139 del 7 febbraio
2013 consid. 3.5 e RR.2008.8 del 23 luglio 2008 consid. 2.2.2, con riferimenti;
v. ugualmente ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière
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pénale, 5a ediz. 2019, n. 602). Questo è segnatamente il caso in presenza di
operazioni sprovviste di giustificazione apparente o di utilizzazione di numerose
società ripartite in più Paesi (v. sentenza del Tribunale penale federale
RR.2008.96-72 del 14 agosto 2008 consid. 3.3, con riferimenti). L'importanza
delle somme oggetto di transazioni sospette costituisce ugualmente un indizio
di riciclaggio. Tale interpretazione corrisponde alla nozione di assistenza "la più
larga possibile" di cui agli art. 1 CEAG, 7 n. 1 e 8 CRic nonché 46 cpv. 1 UNCAC
(v. DTF 129 II 97 consid. 3.2).
2.1.3 Secondo l'art. 305bis CP, chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l'ac-
certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sa-
pendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da un delitto fi-
scale qualificato, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria (n. 1). Sono considerati delitto fiscale qualificato i reati di cui all'arti-
colo 186 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta
(LIFD; RS 642.11) e all'articolo 59 capoverso 1 primo comma della legge fede-
rale del 14 dicembre 1990 sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni
e dei Comuni (LAID; RS 642.14), se le imposte sottratte ammontano a oltre
300'000 franchi per periodo fiscale (n. 1bis). L'art. 186 cpv. 1 LIFD prevede che,
chiunque, per commettere una sottrazione d'imposta ai sensi degli articoli 175-
177, fa uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenutisticamente
inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di salario e altre
attestazioni di terzi, è punito con la detenzione o con la multa sino a 30'000
franchi. Analogo il contenuto dell'art. 59 cpv. 1 LAID, secondo il quale chiunque,
per commettere una sottrazione d'imposta, fa uso, a scopo d'inganno, di docu-
menti falsi, alterati o contenutisticamente inesatti; chiunque, tenuto a trattenere
l'imposta alla fonte, impiega a profitto proprio o di un terzo le ritenute d'imposta,
è punito con la detenzione o con la multa fino a 30'000 franchi. Ora, il fatto tipico
della frode fiscale ai sensi delle appena citate norme tributarie elvetiche è co-
stituito dal fare uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenuti-
sticamente inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di
salario e altre attestazioni di terzi. Non assume rilievo di frode fiscale il compor-
tamento omissivo, ovvero il sottacere al fisco un elemento imponibile così otte-
nendo un indebito risparmio fiscale (v. FERRARA MICOCCI/SALMINA, Il riciclaggio
del provento di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale svizzero,
in: Sgubbi/Mazzanti/Ferrara Micocci/Salmina, La voluntary disclosure, profili pe-
nalistici, 2015, pag. 247). In ambito di assistenza giudiziaria internazionale, lad-
dove l'infrazione tributaria commessa all'estero non costituisce un reato fiscale
qualificato secondo il diritto svizzero, essa non può validamente fungere da
reato presupposto del riciclaggio di denaro (FERRARA MICOCCI/SALMINA, ibidem,
pag. 327 e segg.; CASSANI, L'extension du système de lutte contre le blanchi-
ment d'argent aux infractions fiscales: much ado about (almost) nothing, in Re-
vue suisse de droit des affaires et du marché financier, 2015, vol. 87, n. 2,
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pag. 82; v. anche FERRARA/SALMINA, Die Weissgeldstrategie wird zum Strafre-
cht, Der neue Art. 305bis StGB: die Steuergeldwäscherei und ihre Auswirkungen
auf die internationale Rechtshilfe, 2016, pag. 134 e segg., in part. pag. 143).
2.2
2.2.1 In concreto, questa Corte ha già avuto modo di illustrare in una recente sen-
tenza riguardante proprio la ricorrente (v. sentenza del Tribunale penale fede-
rale RR.2020.288 del 15 gennaio 2021 consid. 2.2) come l’attuale procedimento
penale estero (n. 4112/2019) alla base della presente rogatoria, e più precisa-
mente del complemento del 3 marzo 2020, sia stato aperto a carico di B., C., D.
e E. per riciclaggio di denaro, costituendo esso il prosieguo delle indagini og-
getto di un precedente procedimento penale archiviato (n. 2651/2017 rgnr). Nel
complemento rogatoriale in questione, l’autorità estera ha dichiarato che, data
la complessità e la dimensione transnazionale delle indagini da svolgersi anche
in Italia e Spagna – quest’ultimo Paese centro primario di affari e di accumulo
di ingenti risorse finanziarie apparentemente prive di legittima giustificazione da
parte di B. –, il 7 marzo 2019 l’autorità italiana e la Fiscalía contra la Corrupción
y la Criminalidad Organizada di Madrid hanno costituito, con l’assistenza di Eu-
rojust, una squadra investigativa comune. Il 18 febbraio 2020, le autorità spa-
gnole hanno perquisito numerose abitazioni e sedi di società nella provincia di
Malaga, procedendo al sequestro di materiale e valori nell’ambito del procedi-
mento nrg 64/19 a carico di B., C. e altre 15 persone, tra cui la cittadina svizzera
A., tutti indagati per i reati di organización criminal, blanqueo de capitales, tra-
fico de influencias y cohecho y delitos contra l’hacienda publica. Il 29 ottobre
2019, D. – indagato insieme a B. e C. nell’ambito del procedimento n.
2651/2017 nonché già convivente di C. – ha dichiarato alle autorità italiane che,
allorché ospite in Spagna di B., quest’ultimo, unitamente alla ricorrente, avrebbe
consegnato somme importanti a H., il quale avrebbe provveduto a nascondere
fino a un milione/un milione e mezzo di euro alla volta in uno scomparto segreto
della propria autovettura per recarsi poi in Svizzera e versare il denaro su conti
correnti nella disponibilità della coppia B.-A. Ora, se è vero che il procedimento
n. 2651/2017 è sfociato inizialmente in un decreto di archiviazione, occorre pa-
rimenti rilevare che tale procedimento è stato riaperto il 12 marzo 2020 in se-
guito ai nuovi elementi giunti dalla Spagna (v. scritto della Procura di Asti del 27
luglio 2020, in rubrica 3 incarto MPC). Più precisamente, il 18 febbraio 2020, la
Fiscalía especial contra la criminalidad organizada y la corrupción ha proceduto
in Spagna, nell’operazione denominata “I”., a svariate perquisizioni, sequestri e
fermi nell’ambito di un procedimento aperto a carico di varie persone, tra le quali
B. e A.: il primo indagato per riciclaggio, associazione a delinquere, traffico di
influenze, corruzione e altri reati fiscali e la seconda per riciclaggio e associa-
zione a delinquere (v. ibidem, pag. 1). L’autorità rogante ha affermato che il
procedimento n. 2651/17 era pendente dal 2006 a carico di B., C., D. e E. per il
delitto di riciclaggio (art. 648-bis CP/I), mentre il procedimento n. 4112/19 è pen-
dente dal 2019 a carico di B. e C. per il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter
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CP/I). Essa ha inoltre informato le autorità elvetiche dell’esistenza di una sen-
tenza definitiva n. 508/2015 del 27 luglio 2015, con la quale il Tribunal Supremo
di Madrid ha condannato B. a 8 mesi di reclusione e EUR 150'000.– di multa
per il delitto di corruzione di pubblici amministratori, legato all’indebito otteni-
mento di favorevoli provvedimenti urbanistici (v. ibidem, pag. 2). Le autorità ita-
liane hanno aggiunto che dalle indagini condotte dalla squadra investigativa co-
mune italo-spagnola, risulta che B. e A. abbiano in Spagna, da almeno la metà
degli anni Novanta, interessi in comune legati, tra l’altro, alla gestione delle so-
cietà J. SL, K. SA, L. SL, M. SL, N. SL, O. SL, P. SL, Q. SL, R. SL, S. SL, T. SL
e AA. SL. Le società L. SL e O. SL compaiono nel procedimento sfociato nella
sentenza n. 508/2015 del 27 luglio 2015. Nell’ambito della squadra investigativa
comune, la Guardia di Finanza di Cuneo ha richiesto informazioni su processi
penali e sentenze di condanna anche a carico di A. alla Policía Nacional, la
quale non aveva ancora dato riscontro (v. ibidem). Con scritto del 19 ottobre
2020, la Procura di Asti, ad integrazione del suo scritto del 27 luglio 2020, ha
inoltrato all’autorità d’esecuzione due documenti destinati a far meglio compren-
dere i rapporti tra B. e A. Il primo concerne un provvedimento del Juzgado de
Instrucción del 10 febbraio 2020 riguardante, tra gli altri, gli indagati B. e A. e le
misure istruttorie (sequestri di beni e conti bancari) intraprese nell’ambito
dell’operazione “I”. Il secondo riguarda un bonifico di EUR 1'910'460.42 del 24
febbraio 2015 disposto da BB. SL a favore della ricorrente. B. è stato ammini-
stratore di tale società dal 2003 al 2008, mentre la ricorrente ne è stata procu-
ratrice speciale dal 2003 al 2014. La società è attualmente in liquidazione, a
cura di CC. prima e di DD. poi, ambedue indagate nell’ambito dell’operazione
“I”. (v. rubrica 3 incarto MPC).
2.2.2 Di rilievo nella fattispecie è parimenti un decreto di sequestro del 10 dicembre
2020 (N. 71/2020 R.G MP), quindi posteriore alle sentenze spagnole e italiane
invocate dalla ricorrente (la prima del 2016 e la seconda del 2018, v. act. 1,
pag. 10 e 12), emesso dal Tribunale Ordinario di Torino, Sezione Misure di Pre-
venzione, su richiesta delle Procure di Asti e di Torino, nei confronti di B., nel
quale, oltre ad essere riassunti i vari procedimenti che hanno toccato quest’ul-
timo, vengono indicate tutte le condotte contestate allo stesso dalla Procura di
Asti nel procedimento rgnr. 4112/2019 (pag. 39-40), ossia i reati di cui agli art.
648-ter CP/I e 12 D.L. 8 giugno 1992 con mod. in L.356/1992, ora art. 512-bis
CP/I (v. pag. 40 del decreto, in rubrica 3 incarto MPC), Procura che contesta
inoltre il reato di cui all’art. 648-bis CP/I a C. e D. (v. pag. 39 del decreto). Da
rilevare che i reati di cui agli art. 648-ter 1 e 648-bis CP/I hanno entrambi per
oggetto denaro frutto di attività delittuose di B. in Spagna, tra cui la corruzione
e l’evasione fiscale. Le condotte corruttive in questione, sufficientemente de-
scritte nel decreto italiano, sarebbero emerse nell’ambito dell’operazione “I.” e
concernerebbero segnatamente le vicende “Manilva” e “Huelva” (v. pag. 18 e
segg. del decreto). Il Tribunale di Torino afferma che “le condotte poste in es-
sere in terra spagnola dal proposto e rilevanti ai fini di delinearne la pericolosità,
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hanno avuto simmetrico sviluppo in Italia, dove, secondo l' Autorità proponente,
il B. avrebbe reinvestito i proventi delle sue attività corruttive mediante acquisto
e costituzione dell' azienda agricola in Z. intestata alla figlia e al figlio, dotata
degli immobili oggetto della richiesta ablativa, così come ristrutturati in corso di
tempo sempre con i menzionati proventi. Da ciò è scaturita, invero, l'indagine
pendente presso la Procura di Asti nei confronti di C. e D. per il reato ex art. 612
bis c.p., di B. e C. per il reato ex art. 648 ter c.p. e di B., C. e EE. per il reato ex
art. 12bis, DL 8.6.1992 conv. con modificazioni in L. 356/1992, ora art. 512 bis
c.p.” (pag. 39 del decreto). Detta autorità ha sostanziato la pericolosità sociale
di B. e sequestrato, con finalità confiscatorie, una moltitudine di beni immobili
riconducibili al predetto che l’autorità estera ritiene provento di attività delittuosa
(v. pag. 43 e segg. del decreto). Il Tribunale ha in particolare affermato che “non
può dunque che concludersi per il riscontro, nel vissuto di B., di una pericolosità
sociale qualificata ricollegabile al disposto dell'art. 4 lett. b) D.Lgs 159/2011,
quale soggetto gravemente indiziato del reato ex art. 512 bis c.p. La natura delle
commesse devianze impone altresì di ravvisare in capo al medesimo, come
anticipato, anche una pericolosità ex artt. 4 lett. c) – 1 Lett. b) D.Lgs 159/2011,
ascrivibile agli individui che, per la condotta e il tenore di vita, deve ritenersi,
sulla base di elementi di fatto, abbiano vissuto abitualmente, almeno in parte,
con i proventi di attività delittuose. L'arco di tempo complessivamente interes-
sato da tale variegata pericolosità può considerarsi al momento racchiuso,
quanto meno, dal 1970 alla data odierna” (pag. 43 e seg. del decreto). Inoltre,
“già da quanto argomentato in precedenza circa l'incapacità economico-reddi-
tuale del proposto e del suo nucleo – anche complessivamente considerato –
alle acquisizioni di cui sopra si può trarre, per espresso dettato normativo,
un’appagante prova logica circa la provenienza delittuosa delle risorse impie-
gate per l'acquisto dei beni di cui si tratta. Peraltro, quanto argomentato in tema
di pericolosità sociale con specifico riferimento alle varie vicende in cui è stato
coinvolto B. consente di ritenere sussistente, quanto meno agli odierni fini cau-
telari, la prova diretta della derivazione dei cespiti candidati all'ablazione da at-
tività delittuose storicamente individuate, con un riferimento del tutto peculiare
alla c.d. "Operazione Manilva" (pag. 45 del decreto). Il Tribunale italiano ag-
giunge che “solo ad colorandum si ribadisce che dal quadro evidenziato (in par-
ticolare dalle dichiarazioni del D.) parrebbe emergere pure una concreta frut-
tuosità economica anche delle condotte delittuose per le quali il B. è stato con-
dannato con sentenza definitiva in Spagna, riguardanti la c.d. operazione F. Il
tutto a ulteriore riprova dell'impossibilità, comunque, per il proposto, di addurre
a sostegno dell'operazione di acquisto e ristrutturazione dell'azienda agricola di
cui si chiede la confisca, risorse di natura lecita. Ad avviso del Tribunale non
potrebbe infatti non sovvenire il condivisibile orientamento secondo il quale lad-
dove sia concretamente impossibile – come nella presente fattispecie di galas-
sia societaria riferibile a uno stesso soggetto socialmente pericoloso – distin-
guere gli apporti di natura delittuosa da quelli di natura illecita trovandocisi al
cospetto di un sistema assimilabile a quello dei vasi comunicanti in forza del
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quale risorse illecite e risorse lecite cooperano sinergicamente ai fini lucrativi
tipici dell' attività di impresa [...], l'intero compendio delle risorse appare conta-
minato” (pag. 46 del decreto). Esso conclude che “le risultanze di cui sopra con-
ducono a ritenere che difettando, allo stato, la prova della legittima provenienza
dei cespiti in discussione – acquisiti in costanza della rilevata pericolosità so-
ciale del proposto – ed anzi parendone comprovata una diretta provenienza da
condotte delittuose storicamente individuate, appare giustificata l'adozione del
provvedimento, di natura, per ora, cautelare, impetrato dall'Autorità richiedente”
(pag. 46 del decreto).
2.3 In definitiva, sia lo scritto della Procura di Asti del 27 luglio 2020 (v. supra consid.
2.2.1) sia il decreto di sequestro del 10 dicembre 2020 permettono di affermare
che in Italia è attualmente pendente un procedimento penale a carico di B. e
altri per riciclaggio di denaro proveniente, tra l’altro, dalla corruzione, e per altre
infrazioni. Essendo il reato di riciclaggio di denaro contemplato anche dalla le-
gislazione svizzera (v. art. 305bis CP e supra consid. 2.1.3), il principio della
doppia punibilità risulta ossequiato già solo per tale motivo.
3. L’insorgente sostiene che la domanda di assistenza giudiziaria estera costitui-
sca una ricerca indiscriminata di prove in urto con il principio della proporziona-
lità.
3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2;
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se
le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap-
prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del
Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo
Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di
assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità
estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta
di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-
nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424;
120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21
dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in-
formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini
(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1
e rinvii).
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Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire
quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di
tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente
ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte
del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (deci-
sione del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2).
Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati
per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o riciclare fondi,
ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa
stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo presente che l’as-
sistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma
anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno
2006 consid. 5.3; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del
30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà
evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali domande complemen-
tari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale
federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribu-
nale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente
intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla
giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice
dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la con-
segna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certa-
mente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318
consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e
b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale gioca un ruolo
cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coopera-
zione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di
prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza.
Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati
dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'e-
secuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli
elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di
chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti
esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010
consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN,
op. cit., n. 722, pag. 798 e seg.). Vietata è per contro la cosiddetta fishing ex-
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pedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale e indeter-
minata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pre-
gressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2;
125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto
si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella
raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale
federale RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1).
3.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente
data, già solo per il fatto che la ricorrente è indagata in Spagna per organizza-
zione criminale, riciclaggio e altri reati strettamente legati a quelli sotto indagine
in Italia. Per tacere del fatto che il MPC, nella decisione impugnata, ha menzio-
nato l’esistenza di diverse operazioni sospette avvenute sulla relazione litigiosa
collegate con conti riconducibili a persone coinvolte nelle indagini estere, se-
gnatamente un addebito del 24 agosto 2009 di fr. 750'000.– a favore della rela-
zione bancaria n. 2 presso la banca FF., intestata alla ricorrente e a GG. (v. atto
001743_02781 incarto MPC), relazione che a sua volta è stata oggetto, il 25
agosto 2009, di un accredito di un milione di franchi proveniente da una rela-
zione bancaria appartenente a B. presso la banca HH. SA. Inoltre, la relazione
bancaria n. 2 è stata oggetto, in data 18 settembre 2009, di un addebito di fr.
1'750'000.– a favore della relazione n. 3 presso la Banca II. SA, intestata a GG.
Una parte dei valori depositati su quest’ultima relazione sono stati trasferiti dal
conto n. 1 (v. act. 1.1, pag. 5). Quanto precede permette di concludere che vi
sono importanti punti di connessione tra i fatti descritti nella rogatoria italiana e
il conto oggetto della decisione impugnata, la cui documentazione presenta
quindi un’utilità potenziale per l’inchiesta estera.
Spetterà comunque al giudice estero valutare se dalla documentazione inoltrata
emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto
della procedura penale in Italia e detta documentazione. Alla luce della do-
manda rogatoriale e del suo complemento risulta che tutta la documentazione
litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione
rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa
e indiscriminata di prove.
4. Visto quanto precede, la decisione di chiusura del 7 gennaio 2021 va confer-
mata e il gravame integralmente respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
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indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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