# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8e971c86-6159-58c0-9c95-7c87695736e0
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 3 ottobre 2004 RI 1 ha denunciato _ per reati contro l’integrità sessuale, reati che sarebbero stati commessi a _ nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2004 (cfr. doc. A2).
1.2. Con decreto di abbandono del 6 luglio 2007 il Procuratore Pubblico (PP) _ ha chiuso il procedimento penale a carico di _, non ritenendo che vi fossero sufficienti elementi probatori per un rinvio a giudizio di quest’ultimo (cfr. doc. 8).
1.3. A seguito della proposta di atto di accusa, inoltrata il 19 luglio 2007 dall’istante tramite la propria patrocinatrice, con decisione 60.2007.278 del 7 agosto 2008 la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (CRP) ha confermato il decreto di abbandono del PP, concludendo che in una valutazione oggettiva, prudente ma rigorosa, non si poteva che accertare l’inesistenza di sufficienti indizi a carico dell’accusato, significativi al punto da richiedere il rinvio a giudizio (cfr. doc. 8).
1.4. A seguito del ricorso in materia penale, interposto da RI 1 sempre tramite la propria patrocinatrice il 1° ottobre 2008, con sentenza 6B_814/2008 del 16 aprile 2009 il Tribunale federale (TF) ha confermato la decisione della CRP, rilevando che quest’ultima non ha violato il diritto federale nel concludere all’inesistenza di sufficienti indizi a carico dell’accusato (cfr. doc. 4).
1.5. Sulla scorta delle risultanze in ambito di diritto penale, con decisione dell’8 ottobre 2009 il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha respinto l’istanza di indennizzo e riparazione morale inoltrata da RI 1 il 28 settembre 2006, non riconoscendo all’istante la qualità di vittima ai sensi della LAV (cfr. doc. 9, A2).
1.6. Con tempestivo ricorso del 9 novembre 2009 l’istante, sempre tramite la propria patrocinatrice, ha chiesto che le sia riconosciuta la qualità di vittima ai sensi della LAV e che pertanto le sia versato un congruo indennizzo per il danno patito.
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali, l’istante ha addotto che il PP avrebbe ritenuto che le indicazioni peritali fornite dalla Dr. med. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia per adulti, bambini e adolescenti, "suffragassero il convincimento secondo cui la presunta vittima non avesse in ogni caso manifestato in modo sufficientemente chiaro il suo mancato consenso al contatto sessuale avvenuto" (cfr. doc. I, pag. 5).
La ricorrente ha inoltre sostenuto che il fatto che lei abbia, dal profilo soggettivo, subito la violenza denunciata, sarebbe stato inequivocabilmente riconosciuto dalla CRP.
Alla luce di queste risultanze, a mente dell’insorgente non potrebbe essere tollerato che lei venga esclusa dalla cerchia di vittime che lo Stato vuole proteggere. La fattispecie si qualificherebbe come “caso limite” di abbandono del procedimento penale, caratterizzato comunque dal riconosciuto non consenso della vittima.
In particolare la patrocinatrice dell'assicurata si è così espressa:
"
[...]
Nel caso in esame, pur riconoscendo le condizioni di applicazione LAV (la quale esige che gli elementi costitutivi di un reato siano riconosciuti da una sentenza penale),
non può e non deve essere tollerato che RI 1 venga esclusa dalla cerchia di vittime
che lo Stato vuole proteggere.
Scopo della legge è infatti quello di
"garantire l'effettiva riparazione del danno subìto, aiutandole a far valere, nell'ambito giuridico o fuori di esso i dirti (recte: diritti) di cui dispongono contro l'autore del reato (risarcimento, riparazione morale) oppure contro assicurazioni sociali o private. D'altro alto (recte: lato) per lo St
ato trattasi di sostituirsi, fos
s'anche
provvis
or
i
amente, all'autore del reato qualora per una ragione o per l'altra questo fosse insolvibile, e nessun'altra persa (recte: persona) o istituzione fosse tenuta a intervenire per coprire efficacemente e sufficientemente il danno subito dalla vittima.
Da quanto precede risulta chiaro che l'aiuto alle vittime è un compito interdisciplinare che coinvolge assistenti sociali, medici, psicologi e giuristi: l'aiuto il cui ambito è precisato dalla legge, dovrà essere definito concretamente da coloro che saranno incaricati di prestarlo. Dovrà essere sviluppato e adattato in considerazione delle esperienze pratiche fatte dagli insegnamenti forniti dalla scienza. L'aiuto alle vittime [...] implica disciplinamenti che s'accavallano in diversi ambiti tradizionali dell'attività statale. I provvedimenti presi in favore delle vittime devono pertanto essere oggetto di un programma globale coerente e completarsi a vicenda.
11.6.
È proprio il caso di specie, dove codesto lodevole Tribunale è chiamato a valutare la situazione della ricorrente, la quale, per l'evidente particolarità del caso, ha soggettivamente subìto una violenza per gli atti sessuali denunciati e merita quindi da un profilo umano nonché di
"ratio legis"
un riconoscimento di vittima LAV.
Se così non fosse, RI 1 si troverebbe infatti posta in una situazione peggiore di quella vittima di reato in cui l'autore non è stato oggetto di perseguimento penale e neppure sia stato identificato o scoperto.
In quel caso infatti in assenza di una sentenza di un'autorità penale, l'autorità incaricata di giudicare sulle domande d'indennizzo o di riparazione morale, è chiamata a procedere alle indagini necessarie per valutare la lesione della vittima ai sensi di legge.
11.7. Sulla base della teoria del fraintendimento delle parti, elaborate dai periti psichiatrici intervenuti nell'istruttoria penale, la Dott.ssa _ e il Dott. Med. _, le autorità giudiziarie non hanno potuto stabilire la responsabilità penale del _.
La fattispecie si qualifica quindi quale caso "limite" di abbandono del procedimento penale, caratterizzato comunque dal riconosciuto non consenso della vittima.
[...]" (cfr. doc. I, pag. 12-13)
L’insorgente ha inoltre postulato di essere messa a beneficio dell’assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio (cfr. doc. I, VI).
1.7. In risposta il DSS ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

## Considerations

in diritto
2.1 Il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati del 23 marzo 2007, che ha abrogato la legge del 4 ottobre 1991 (art. 46 nuova LAV).
L’art. 48 lett. a prima frase (disposizioni transitorie) della nuova LAV prevede che sono retti dal diritto previgente il diritto all’indennizzo o alla riparazione morale per reati commessi prima dell’entrata in vigore della nuova legge.
Pertanto al caso di specie trovano applicazione le norme della vecchia legge.
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se all’istante può essere riconosciuto il ruolo di vittima ai sensi della LAV oppure no.
La legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre 1991, in vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace alle vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).
L'aiuto consiste in:
a. consulenza;
b. protezione della vittima e tutela dei suoi diritti nel procedimento penale;
c. indennizzo e riparazione morale.
(art. 1 cpv. 2 LAV)
L'art.
2 cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona che a causa di un reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica (vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del reato sia stato rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.
Il messaggio del Consiglio federale del 9 novembre 2005 sulla revisione totale della LAV (FF 2005 p. 6351 e seguenti) precisa quanto segue:
"
Art. 1 Principi
Capoverso 1: il disegno riprende senza cambiamenti l’articolo 2 capoverso 1 del diritto vigente come principio [...]. Come finora non ogni vittima di un reato riceve aiuto secondo la presente legge, ma solo chi è stato leso a causa del reato nella sua integrità fisica, psichica o sessuale. [...] (p. 6388)
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale le esigenze relative alla prova del reato sono diverse a seconda del tipo di aiuto richiesto. Per l’aiuto immediato dei consultori e per beneficiare dei diritti nel procedimento penale è sufficiente che entri in considerazione un reato che motivi la posizione della vittima. Per il versamento di prestazioni finanziarie definitive è invece necessaria la prova di un reato effettivo e contrario alla legge (DTF 125 II 265)." (p. 6389)
Dal capitolo “1.4 Diritto comparato” contenuto nel messaggio (p. 6377-6385) si evince che il principio della qualità di vittima di cui all’art. 2 cpv. 1 LAV, ripreso all’art. 1 cpv. 1 della nuova LAV, è in linea con quanto previsto dalle corrispondenti leggi di Francia, Germania, Austria, Italia, Gran Bretagna, Spagna, Danimarca, Finlandia e Svezia, nella misura in cui, in tutti questi paesi, il versamento di un indennizzo è subordinato alla condizione che sia stato commesso un reato.
In materia di aiuto alle vittime di reati, il principio della qualità di vittima della LAV è peraltro conforme al diritto europeo:
"
1.4.8 Rapporto con il diritto dell’UE
Il 15 marzo 2001 il Consiglio dell’Unione Europea ha emanato una decisione quadro sulla posizione della vittima nel procedimento penale (N. 2001/220/JI, GU L82/1). [...]
È considerata vittima ai sensi della decisione quadro una persona fisica che ha subito un danno, in particolare un pregiudizio della sua incolumità psichica, dolore psichico o una perdita economica come conseguenza diretta di azioni o omissioni che costituiscono una violazione del diritto penale dello Stato membro (art. 1 della decisione quadro).
"
(cfr. messaggio citato, p. 6384)
2.3. In una sentenza parzialmente pubblicata in DTF 134 II 33, il Tribunale federale ha confermato la propria giurisprudenza secondo cui la nozione di reato ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV presuppone non soltanto la realizzazione della fattispecie oggettiva del reato, ma implica pure un agire intenzionale o negligente da parte dell'autore.
In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato in particolare le seguenti considerazioni:
"
[...]
4.3 Nach der im Zusammenhang mit dem administrativen Führerausweisentzug entwickelten Rechtsprechung sind aufgrund des Gewaltentrennungsprinzips Verwaltungs- und Strafbehörde nicht gegenseitig an ihre Erkenntnisse gebunden. Im Interesse der Rechtssicherheit und Rechtseinheit sollte die Verwaltungsbehörde aber nicht ohne sachlichen Grund vom Entscheid der Strafbehörde abweichen (BGE 119 Ib 158 E. 2c/bb S.161). Dazu bestehen folgende Grundsätze:
Von den tatsächlichen Feststellungen des Strafgerichts darf die Verwaltungsbehörde abweichen, wenn sie aufgrund eigener Beweiserhebungen Tatsachen feststellt, die dem Strafgericht unbekannt waren oder die es nicht beachtet hat, ferner wenn neue entscheiderhebliche Tatsachen vorliegen, wenn die Beweiswürdigung des Strafgerichts feststehenden Tatsachen klar widerspricht oder wenn das Strafgericht bei der Rechtsanwendung auf den Sachverhalt nicht alle Rechtsfragen abgeklärt hat (BGE 119 Ib 158 E. 3c/aa S. 164; 123 II 97 E. 3c/aa S. 103 f.; 124 II 8 E. 3d/aa S. 13).
In reinen Rechtsfragen ist die Verwaltungsbehörde dagegen nicht an die Beurteilung durch das Strafgericht gebunden, da sie sonst in ihrer freien Rechtsanwendung beschränkt würde. Die Unabhängigkeit vom Erkenntnis der Strafbehörde folgt hier auch aus der unterschiedlichen Zwecksetzung der von der Verwaltungsbehörde anzuwendenden Normen (BGE 103 Ib 101 E. 2c S. 106, mit Hinweisen). Die Verwaltungsbehörde ist jedoch dann an die rechtliche Qualifikation des Sachverhalts durch das Strafurteil gebunden, wenn die rechtliche Würdigung sehr stark von der Würdigung von Tatsachen abhängt, die das Strafgericht besser kennt als die Verwaltungsbehörde (BGE 119 Ib 158 E. 3c/bb S. 164; 125 II 402 E. 2 S. 405).
Diese bezüglich Führerausweisentzüge entwickelte Rechtsprechung ist sinngemäss auf die Frage der Bindung der Opferhilfeinstanzen an das in der Sache ergangene Strafurteil zu übernehmen (BGE 124 II 8 E. 3d/bb S. 14; vgl. auch das Bundesgerichtsurteil 1A.110/2003 vom 28. Oktober 2003, publ. in Pra 2004 Nr. 141, E. 3.2, bezüglich der Bindung an einen Einstellungsentscheid der Strafuntersuchungsbehörde).
[...]
5.4 Jede Person, die durch eine Straftat in ihrer körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist (Opfer), erhält Hilfe nach dem Opferhilfegesetz, und zwar unabhängig davon, ob der Täter ermittelt worden ist und ob er sich schuldhaft verhalten hat (Art. 2 Abs. 1 OHG). Entgegen den Ausführungen des Beschwerdeführers ist der Begriff der Straftat im Opferhilferecht grundsätzlich gleich wie im Strafgesetzbuch definiert. Man versteht darunter ein tatbestandsmässiges und rechtswidriges Verhalten; eine schuldhafte Tatbegehung wird indessen nur vom Strafrecht verlangt und spielt im Opferhilferecht als täterbezogenes Kriterium bei der Bestimmung der Opferqualität keine Rolle (BGE 122 II 211 E. 3b S. 215).
Das Bundesgericht legte in den Entscheiden BGE 122 II 315 (E. 3c S. 320) und 122 II 211 (E. 3b S. 215) dar, dass die Körperverletzung oder Tötung für die Begründung der Opferstellung nicht genügt, sondern diese mindestens fahrlässig begangen worden sein muss. In nachfolgenden Entscheiden vertiefte und bestätigte das Bundesgericht diese Rechtsprechung. Im Urteil 1A.52/2000 vom 24. November 2000 (E. 2f) führte es dazu Folgendes aus: Nach dem aktuellen Stand von Rechtsprechung und Lehre werden Vorsatz und Fahrlässigkeit nicht mehr als Schuldformen betrachtet, sondern zum typischerweise rechtswidrigen Verhalten, d.h. zum subjektiven Tatbestand gezählt. Der Wortlaut von Art. 2 Abs. 1 OHG spricht daher dafür, auch den subjektiven Tatbestand einer Straftat zu verlangen, und nur vom Erfordernis der Schuld abzusehen. Für diese Auslegung spricht auch der Zusammenhang mit den Bestimmungen über die opferhilferechtliche Entschädigungs- und Genugtuungsleistung (Art. 11 ff. OHG). Liesse man auch in diesem Zusammenhang das Vorliegen des objektiven Tatbestands einer Straftat genügen, würde dies im Ergebnis die Einführung einer allgemeinen (nicht nur auf die Fälle der Unzurechnungsfähigkeit des Täters beschränkten) Kausalhaftung bedeuten. Der Zweck des Opferhilfegesetzes, den Opfern von Straftaten wirksame Hilfe zu leisten, spricht zumindest nicht gegen das Abstellen auf den subjektiven Tatbestand, selbst wenn der Nachweis des Vorsatzes oder der Fahrlässigkeit des Täters manchmal Schwierigkeiten bereitet. Für die Wahrnehmung der prozessualen Rechte des Opfers im Strafverfahren wie auch für die Gewährung von Soforthilfe genügt es, wenn eine die Opferstellung begründende Straftat in Betracht fällt. Dies wird regelmässig zu bejahen sein, wenn der objektive Tatbestand einer Straftat realisiert ist. Erst wenn feststeht, dass der angebliche Täter den subjektiven Tatbestand der betreffenden Straftat nicht erfüllt hat, kann dem Verletzten die Opferstellung für die Zukunft aberkannt werden, wobei die bereits geleistete Hilfe grundsätzlich nicht zurückgefordert werden kann. Schliesslich ist die Entstehungsgeschichte des Opferhilfegesetzes zu berücksichtigen: In seiner Botschaft vom 6. Juli 1983 zur Volksinitiative "zur Entschädigung der Opfer von Gewaltverbrechen" rechtfertigte der Bundesrat den Einbezug von Opfern fahrlässig begangener Delikte mit dem Argument, die Folgen von vorsätzlichem und fahrlässigem Verhalten seien für das Opfer dieselben; zudem könne eine Beschränkung auf vorsätzliche Straftaten zu Abgrenzungsproblemen und zu Schwierigkeiten führen, wenn z.B. der Täter unbekannt oder flüchtig sei (BBl 1983 III 894). Gewollt war damit eine Ausdehnung des Geltungsbereichs der Opferhilfe auch auf fahrlässig begangene Straftaten, nicht dagegen eine vollständige Aufgabe des subjektiven Tatbestands. Es ist somit daran festzuhalten, dass der Begriff der Straftat im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG nicht nur die Verwirklichung eines objektiven Straftatbestandes, sondern auch vorsätzliches oder fahrlässiges Handeln voraussetzt (vgl. in diesem Sinn auch das Bundesgerichtsurteil 1A.206/1999 vom 10. Februar 2000, E. 2).
Im vorliegenden Fall steht eine Körperverletzung zur Diskussion, welche die Polizeibeamten dem Beschwerdeführer im Zuge der Festnahme zufügten. Wie oben dargelegt (E. 5.3) irrten sich die Beamten in der Person des zu Verhaftenden und dementsprechend im Vorliegen des Rechtfertigungsgrundes der Amtspflicht nicht aus pflichtwidriger Unvorsichtigkeit. Infolgedessen konnte ihnen der Übergriff nicht als fahrlässig begangene Körperverletzung strafrechtlich zur Last gelegt werden (Art. 19 Abs. 2 aStGB e contrario). Da vorliegend somit nur der objektive, nicht aber der subjektive Tatbestand des Körperverletzungsdelikts erfüllt war, liegt keine Straftat im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG vor und ist die Opfereigenschaft des Beschwerdeführers zu verneinen.
5.5 Von dieser Rechtsprechung abzuweichen, besteht kein Anlass. Im revidierten Opferhilfegesetz vom 23. März 2007 (BBl 2007 2299; Ablauf der Referendumsfrist am 12. Juli 2007) wurde der Begriff des Opfers als Grundsatz unverändert übernommen (vgl. die Botschaft vom 27. Dezember 2005 zur Totalrevision des Bundesgesetzes über die Hilfe an Opfer von Straftaten, BBl 2005 7203). Gemäss Art. 1 Abs. 1 des noch nicht in Kraft stehenden revidierten OHG hat jede Person, die durch eine Straftat in ihrer körperlichen, psychischen oder sexuellen Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist (Opfer), Anspruch auf Unterstützung nach diesem Gesetz (Opferhilfe). Art. 1 Abs. 3 des revidierten OHG bestimmt, dass der Anspruch auf Opferhilfe unabhängig davon besteht, ob der Täter oder die Täterin ermittelt worden ist (lit. a), sich schuldhaft verhalten hat (lit. b) oder vorsätzlich oder fahrlässig gehandelt hat (lit. c). Neu ist die ausdrückliche Erwähnung im Gesetzestext, dass es für die Opferqualifikation nicht darauf ankommt, ob auf der subjektiven Tatbestandsseite Vorsatz oder Fahrlässigkeit vorliegt. Dem Wortlaut von Art. 1 des revidierten OHG ist indessen nicht zu entnehmen, dass der Begriff der Straftat als objektiv und subjektiv tatbestandsmässiges, rechtswidriges Verhalten eine Veränderung erfahren hätte. Auch die Materialien zum neuen OHG lassen nicht auf einen Verzicht auf die Erfüllung des subjektiven Tatbestandes schliessen. Im Gegenteil wurde Art. 1 des revidierten OHG redaktionell auf die heute herrschende Lehre und Rechtsprechung abgestimmt, wonach Vorsatz und Fahrlässigkeit nicht im Rahmen des Verschuldens zu prüfen, sondern als subjektive Tatbestandselemente zu würdigen sind (BBl 2005 7203 f.).
5.6 Nach dem Gesagten liegt keine Straftat im Sinne des Opferhilfegesetzes vor und ist die Voraussetzung der Opfereigenschaft zur Geltendmachung opferhilferechtlicher Ansprüche somit nicht erfüllt. Dies betrifft nicht nur die Entschädigungs- und Genugtuungsansprüche gemäss Art. 11 ff. OHG, sondern auch die erst vor dem Sozialversicherungsgericht gestellten Begehren um Sofort- und weitere Hilfe der kantonalen Opferhilfestelle im Sinn von Art. 3 Abs. 2 bis 4 OHG. Hilfeleistungen der Opferberatungsstelle kämen nur in Frage, solange das Vorliegen einer Straftat nicht geklärt ist (
BGE 125 II 265
E. 2c/aa S. 270). Die Beschwerde erweist sich in diesem Punkt als unbegründet und ist insoweit abzuweisen.
[...]"
In un'altra sentenza pubblicata in DTF 134 II 308 il Tribunale federale ha stabilito che, nel caso di reati di evento commessi per negligenza, quando il risultato costitutivo del reato si realizza dopo un lungo intervallo di tempo dall'attività illecita, quale "reato perpetrato" ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 OAVI occorre intendere la realizzazione degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi del reato ed ha ribadito che:
"
5.5 Zweck des OHG ist die Gewährleistung von wirksamer Hilfe an Opfer von Straftaten und die Verbesserung ihrer Rechtsstellung mittels Beratung, Schutz des Opfers und seiner Rechte im Strafverfahren sowie Entschädigung und Genugtuung (Art. 1 OHG). Die Opferhilfeleistungen knüpfen an das Vorliegen einer Straftat an, wozu das Vorliegen der objektiven Straftatbestandsmerkmale gehört. Nach Art. 2 Abs. 1 OHG erhält jede Person, die durch eine Straftat in ihrer körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist (Opfer), Hilfe nach dem Opferhilfegesetz, und zwar unabhängig davon, ob der Täter ermittelt worden ist und ob er sich schuldhaft verhalten hat. Der Begriff der Straftat ist im Opferhilferecht grundsätzlich gleich wie im Strafgesetzbuch definiert. Man versteht darunter ein tatbestandsmässiges und rechtswidriges Verhalten. Eine schuldhafte Tatbegehung wird indessen nur vom Strafrecht verlangt und spielt im Opferhilferecht als täterbezogenes Kriterium bei der Bestimmung der Opferqualität keine Rolle (BGE 127 II 33 E. 5.4 S. 36; BGE 122 II 211 E. 3b S. 215). Nach dem aktuellen Stand von Rechtsprechung und Lehre werden Vorsatz und Fahrlässigkeit im Strafrecht nicht mehr als Schuldformen betrachtet, sondern zum typischerweise rechtswidrigen Verhalten, d.h. zum subjektiven Tatbestand gezählt. Der Begriff der Straftat im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG setzt deshalb neben der Verwirklichung eines objektiven Straftatbestands auch vorsätzliches oder fahrlässiges Handeln voraus (BGE 134 II 33 E. 5.4 und 5.5 S. 36 ff. mit zahlreichen Hinweisen)."
2.4. Nella presente fattispecie, questa Corte constata che, dopo un'inchiesta aperta su denuncia dell’istante e durata quasi tre anni, l'allora PP _ è giunto alle seguenti conclusioni:
"
Sulla base di tutte le risultanze dell’inchiesta si rileva come la versione della vittima oltre ad essere su taluni punti poco lineare e costante, si appalesa in parte contraddittoria e non suffragata, quando non smentita, dai riscontri oggettivi. Al contrario, numerosi elementi confortano ampiamente la versione resa dall’assicurato.
Non risulta pertanto comprovata la realizzazione dei presupposti oggettivi del reato di violenza carnale, neppure nella forma del tentativo.
Per quanto riguarda il reato di coazione sessuale, il procedimento penale aperto contro _ deve essere abbandonato per insufficienza di prove sulla realizzazione dei presupposti oggettivi ed anche, a titolo abbondanziale, dei presupposti soggettivi. Non vi sono infatti prove sufficienti di costrizioni ai danni della vittima, né tanto meno della consapevolezza dell’accusato di aver agito in un contesto di assenza di un consenso da parte della vittima.
In assenza di prove sufficienti circa i presupposti soggettivi, deve anche cadere il reato di lesioni semplici di cui all’art. 123 CP.
Non vi sono neppure i presupposti oggettivi per il reato di lesioni gravi, sia per quanto riguarda le lesioni fisiche patite dalla vittima, sulla base della perizia medico-legale, sia per quanto riguarda i danni psichici e ciò nell’impossibilità, a detta della psichiatra Dr.ssa _ e degli altri medici specialisti che hanno seguito la vittima, di stabilire lo stato di salute psichica immediatamente antecedente i fatti. Nel caso concreto l’evento in questione è stato senz’altro traumatico per la vittima, ma non vi sono elementi sufficienti per ammettere il nesso causale naturale tra i traumi patiti e i fatti all’origine del procedimento penale in esame.
In conclusione, pur con tutta la comprensione umana per la vittima, che ha riportato dall’evento, in una vita già difficile, ulteriore sofferenza, lo scrivente Magistrato non ritiene vi siano sufficienti elementi probatori, per un rinvio a giudizio di _.
In applicazione del principio in dubio pro reo il procedimento deve essere pertanto abbandonato." (cfr. doc. 8)
La Camera dei ricorsi penali ha respinto la proposta di atti di accusa ritenendo la versione dell’istante come imprecisa, mutevole e contraddittoria, e ciò non già per volontà deliberata di quest’ultima, ma in relazione ed in conseguenza alla sua situazione personale pregressa.
Nella sentenza del 16 aprile 2009, il TF ha approvato l’operato delle due autorità cantonali, rilevando quanto segue:
"
[...] la CRP non si è soffermata molto sulle dichiarazioni dell’accusato, perché la sua versione dei fatti, pur dovendo essere presa in considerazione, non è determinante in virtù dei diritti riconosciuti ad ogni accusato. Rinviando a più riprese al decreto di abbandono, essa ha comunque implicitamente sostenuto le conclusioni del Procuratore pubblico per cui numerosi elementi confortano la versione resa dall’accusato facendola apparire certamente più attendibile di quella della vittima, soprattutto per quanto concerne gli eventi occorsi sino all’arrivo dei due al parcheggio del campo sportivo di _. Per i fatti accaduti nell’auto dell’accusato in cui sono avvenuti gli atti sessuali, l’accento è stato però posto sulla versione della vittima risultata non lineare e costante e in parte contraddetta dagli accertamenti oggettivi e medici agli atti. La CRP non ha quindi semplicemente preferito la versione dell’accusato a quella della vittima, ma fondandosi sui mancati riscontri oggettivi delle dichiarazioni della ricorrente ha ritenuto queste ultime mutevoli, imprecise e contraddittorie, di modo che mancavano quegli indizi sufficientemente significativi per ordinare il rinvio a giudizio dell’accusato." (cfr. doc. 4)
Il decreto di abbandono del 6 luglio 2007 è dunque frutto di accertamenti di fatto che, nel caso concreto, non solo influiscono sulla risultanza giuridica, ma la determinano completamente.
Si tratta di elementi dai quali anche questa Corte - pur non vincolata, nel proprio apprezzamento, al giudizio dell’autorità inquirente e delle due autorità di ricorso - non può, applicando la citata prassi del TF, scostarsi (cfr. al riguardo consid. 2.3).
Pertanto, non trovandoci in presenza di un reato ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV (cfr. la giurisprudenza riprodotta al consid. 2.3), secondo questo Tribunale RI 1 non adempie la condizione di vittima di un reato, presupposto necessario per poter pretendere l'indennizzo e la riparazione morale da lei richiesti.
La decisione del DSS dell'8 ottobre 2009 va dunque confermata.
2.5. RI 1 ha chiesto l’assistenza giudiziaria gratuita e l’ammissione al gratuito patrocinio (cfr. doc. I, VI).
In realtà la domanda della ricorrente di assistenza giudiziaria deve essere intesa solo come richiesta di gratuito patrocinio, visto che la procedura davanti al TCA è per principio gratuita (cfr. art. 29 cpv. 1 Lptca, art. 61 lett. a LPGA).
2.5.1. Ai sensi dell'art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare.
Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio.
L'art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86, p. 626).
Le condizioni
cumulative
per la concessione dell'assistenza giudiziaria sono adempiute qualora l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op. cit., art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993 p. 517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF 121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1, consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr. 13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323; STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.).
L'art. 3 della Lag, poi, alla quale la Lptca rinvia espressamente, prevede:
"
1
L'istituto dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica
indigente la tutela adeguata dei suoi diritti dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone.
2
E' ritenuta indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."
Le altre condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite negativamente all'art. 14 Lag:
"
1
L'assistenza giudiziaria non è concessa:
a) la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito favorevole;
b) una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a causa delle spese che questa comporta.
2
L'ammissione al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta difficoltà particolari."
I criteri posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che sono validi anche sotto l'egida della LPGA.
Al riguardo si veda, fra le tante, la STFA U 220/99 del 26 settembre 2000:
"
[...]
Secondo l'art. 152 cpv. 1 OG, in relazione con l'art. 135 OG, il Tribunale federale delle assicurazioni dispensa, a domanda, una parte che si trova nel bisogno e le conclusioni della quale non sembrano dover avere esito sfavorevole, dal pagare le spese processuali e di disborsi, come pure dal fornire garanzie per le spese ripetibili,
alle stesse condizioni viene riconosciuto il gratuito patrocinio qualora l'assistenza di un avvocato appaia perlomeno indicata (art. 152 cpv. 2 OG),
per costante giurisprudenza, una causa è sprovvista di possibilità di esito favorevole quando una parte che disponga dei mezzi necessari non accetterebbe, dopo ragionevole riflessione, il rischio di incoarla o di continuarla (DTF 125 II 275 consid. 4b e sentenze ivi citate) [...].
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In questo senso la Lag è conforme all'art.
61 lett. f LPGA (cfr. DTF 130 V 320, consid.
2.1.).
2.5.2.
Nella presente fattispecie questa Corte ritiene che non sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001; STFA I 446/00 dell'8 febbraio 2001; STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; STFA 1P.569/2001 del 17 ottobre 2001; STFA 5P.426/2000 del 6 marzo 2001; STFA 1P 281/2000 del 17 maggio 2000; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).
Infatti una semplice consultazione della giurisprudenza federale pubblicata e citata in questa sentenza al consid. 2.3. avrebbe potuto permettere alla patrocinatrice dell'istante di concludere che, non essendo in presenza di un reato, a RI 1 non poteva essere riconosciuta la qualità di vittima ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV.
Del resto la stessa patrocinatrice della ricorrente ha significativamente affermato che "nel caso in esame, pur riconoscendo le condizioni di applicazione LAV (la quale esige che gli elementi costitutivi di un reato siano riconosciuti da una sentenza penale)" (cfr. consid. 1.6).