# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6c782a3b-1745-5449-a086-da83a4524fa2
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 1° maggio 2008 _, nata nel _, quale datrice di lavoro, e PI 1, nata nel _, quale collaboratrice domestica, hanno sottoscritto un contratto di lavoro. La convenzione prevedeva il versamento di un salario lordo mensile di fr. 27,10 all’ora per un grado di occupazione di circa 48 ore mensili (doc. 33a). A decorrere dalla medesima data _ è stata affiliata quale datrice di lavoro ed astretta al pagamento dei contributi sociali (doc. 32).
1.2. In seguito al decesso di _ avvenuto il _, l’amministrazione l’ha stralciata dal registro degli affiliati con effetto dal _ (doc. 27).
1.3. Dopo aver accertato che PI 1 è stata tassata nel 2006 e nel 2007 sulla base di un reddito aziendale di fr. 12'070, rispettivamente di fr. 15'000 e che già in quel periodo svolgeva un’attività lavorativa in favore di _, la CO 1 ha dato agli eredi la possibilità di esprimersi in merito (doc. 14 e 17) ed ha affiliato quest’ultima quale datrice di lavoro già a partire dal 1° gennaio 2006 (doc. 13).
Con decisione del 16 dicembre 2011 (allegato al doc. 10), confermata dalla decisione su opposizione del 22 febbraio 2012 (doc. 1), entrambe notificate agli eredi di _, l’amministrazione ha fissato in fr. 1'766.65 i contributi paritetici dovuti nel 2006 (reddito soggetto a contribuzione di fr. 12'847).
La Cassa ha così motivato la decisione su opposizione:
"
(...)
7. Nel caso di specie, la Cassa ha considerato l’attività di badante svolta dalla signora PI 1, negli anni 2006 e 2007 per conto della signora _, di statuto
dipendente
, mancando i requisiti necessari secondo il diritto delle assicurazioni sociali. In quanto la signora PI 1:
- non sopporta il rischio economico tipico dell’imprenditore (incasso, assunzione perdite, incarichi importanti);
- la professione quale badante, ai fini AVS, va considerata di carattere “dipendente”, poiché è manifesto il rapporto di subordinazione con il committente.
8. Informiamo l’opponente che, l’art. 40 OAVS e la marg. 3049 DRC (cfr. RCC 1956 pag. 230) si riferiscono al “Condono del debito” alle persone che potevano ritenere in buona fede di non dovere i contributi loro reclamati.
9. Nel caso di specie, la Cassa ha preso atto della buona fede della signora _ tuttavia l’opponente avrebbe dovuto chiedere alla signora PI 1 di presentare, la dichiarazione ufficiale di assicurato nella categoria degli indipendenti rilasciata dalla competente Cassa di compensazione, alfine di appurare la sua indipendenza.
(...)
13. L’opponente in sede di opposizione, ci informa che: “i figli (eredi), non avendo ricevuto nessuna eredità, non hanno “formalmente” potuto né accettarla né rinunciare alla stessa” a mente della Cassa è ininfluente in quanto gli eredi non hanno presentato entro i termini di legge, la richiesta di rinuncia, ne consegue che gli eredi sono solidalmente responsabili dei contributi dovuti fino al decesso.” (doc. 1)
1.4. Gli eredi di _, rappresentati dalla RA 2, sono insorti al TCA contro la predetta decisione su opposizione (doc. I).
I ricorrenti evidenziano che nel 2006 e nel 2007 PI 1 si è limitata a svolgere un’attività saltuaria ed irregolare in favore di _. La collaboratrice domestica, che “
a quanto sembra
”, svolgeva nel contempo attività per altre persone e che si è sempre professata indipendente, a sua discrezione, per sua libera scelta, in giorni diversi, ad orari diversi ed in funzione dei suoi altri impegni, decideva quando e come recarsi presso _. Su queste basi PI 1 emetteva a scadenze mensili ed in base al tempo di lavoro effettivo, delle note d’onorario.
Gli insorgenti sottolineano che _ non aveva il diritto di impartire istruzioni a PI 1, la quale, salvo in rare occasioni (visite mediche), non sottostava a direttive; PI 1 utilizzava il proprio veicolo e si assumeva i costi generali dello stesso come pure i rischi imprenditoriali (incidente/collisione, spese di manutenzione, spese di telefono, l’agenda, ecc.) come una tassista indipendente; le prestazioni non erano eseguite nei locali di _, bensì a bordo dell’autoveicolo, i compensi orari addebitati e fatturati erano calcolati sulla base delle tariffe da lavoratore indipendente, ossia superiore alle usuali tariffe da lavoratore dipendente, i pagamenti delle fatture sono sempre avvenuti in modo ufficiale, tramite bonifico bancario ed il rischio economico di PI 1 era quello di incasso/pagamento delle sue temporali ed irregolari prestazioni. Gli insorgenti sostengono inoltre che, viste le modalità dello svolgimento dell’attività, pretendere da PI 1 la dichiarazione ufficiale di affiliazione quale indipendente sarebbe stato un eccesso di zelo. Sarebbe come chiedere ad un tassista indipendente utilizzato con una certa regolarità le stesse informazioni.
I ricorrenti evidenziano che, come ammesso dalla CO 1, la buona fede di _ è evidente e non può essere messa in discussione.
Le condizioni di lavoro ed i rapporti professionali sono stati completamente e radicalmente stravolti dopo il ricovero in ospedale di _ alla fine del 2007 ed è solo a partire dall’anno successivo che a causa del peggioramento del suo stato di salute, è stato deciso di assumere PI 1 quale collaboratrice domestica e di sottoscrivere un regolare contratto di lavoro con una remunerazione oraria differente rispetto agli anni precedenti.
I ricorrenti ritengono che PI 1, nel periodo oggetto del contendere, ha esercitato un’attività indipendente e deve versare i contributi in tale qualità, che _ ha agito in buona fede e dalla stessa non si poteva pretendere di più. Infine, in via subordinata, gli insorgenti ribadiscono che _ non ha lasciato alcuna eredità, per cui il trasferimento del debito contributivo non può avvenire e/o essere assunto dagli eredi i quali non hanno formalmente potuto né accettarla né rinunciare alla stessa.
1.5. Con risposta del 29 marzo 2012 la CO 1 ha proposto la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.6. Con decreto del 17 luglio 2012 il presidente del TCA ha chiamato in causa _, mettendole a disposizione gli atti di procedura finora compiuti, e le ha assegnato un termine scadente il 21 settembre 2012 per prendere posizione in merito (doc. V).
1.7. Con scritto del 27 luglio 2012 PI 1 ha affermato di essere d’accordo con la decisione della Cassa di compensazione (doc. VI). Chiamate ad eventualmente esprimersi in merito le altre parti sono rimaste silenti (doc. VII).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se gli eredi di _ sono tenuti a pagare i contributi sociali fissati dall’amministrazione per il lavoro svolto da PI 1 in favore della defunta _ già a partire dal mese di gennaio 2006.
2.3. Gli insorgenti affermano di non poter essere chiamati a pagare i contributi sociali rimasti insoluti poiché non hanno potuto rinunciare all’eredità visto che _ non ha lasciato loro alcunché. Non avendo potuto esprimersi, non possono essere ritenuti debitori dei contributi rimasti impagati.
L’art. 560 cpv. 1 CC prevede che gli eredi acquistano per legge l’universalità della successione dal momento della sua apertura. A norma dell’art. 560 cpv. 2 CC salve le eccezioni previste dalla legge, i crediti, la proprietà, gli altri diritti reali ed il possesso del defunto passano senz’altro agli eredi, ed i debiti del medesimo diventano loro debiti personali.
Il diritto delle successioni è retto dal principio della successione universale. La totalità degli attivi e dei passivi del
de cujus
passa agli eredi. Questi ultimi succedono nei crediti e nei debiti del defunto (cfr. Steinauer, Le droit des successions, Berna 2006, n. 25 pag. 55).
Gli eredi acquisiscono la successione al momento della sua apertura, ossia immediatamente alla morte del
de cujus
(c’è in altre parole continuità nella titolarità dei diritti e degli obblighi tra il
de cujus
ed i suoi eredi). Che lo voglia o meno e anche se ignora il decesso, l’erede diventa
ipso jure
titolare dei diritti e degli obblighi del
de cujus
con la sua morte. L’acquisizione della successione non dipende da un atto positivo d’accettazione da parte degli eredi (cfr. Steinauer, op. cit., n. 28 e seguenti pag. 56).
Questi ultimi rispondono personalmente dei debiti del defunto. Se ci sono più eredi, si assumono una responsabilità solidale (cfr. Steinauer, op. cit., n. 37 pag. 58 e art. 603 CC).
Per questo motivo la legge prevede diversi mezzi per proteggersi; in particolare la rinuncia della successione, la richiesta del beneficio d’inventario o la liquidazione d’ufficio (cfr. Steinauer, op. cit., n. 38 pag. 58).
Per l’art. 566 CC gli eredi legittimi ed istituiti possono rinunciare alla successione loro devoluta. La rinuncia si presume quando l’insolvenza del defunto al momento dell’aperta successione fosse notoria o risultasse da atti officiali. Il termine per rinunciare è di tre mesi (art. 567 cpv. 1 CC). Esso decorre, per gli eredi legittimi, dal momento in cui ebbero conoscenza della morte del loro autore, a meno che provino di aver conosciuto più tardi l’apertura della successione; per gli eredi istituiti, dal momento in cui hanno ricevuto la comunicazione officiale della disposizione che li riguarda.
Per l’art. 580 cpv. 1 CC l’erede che ha facoltà di rinunciare alla successione può chiedere il beneficio d’inventario. Ogni erede può chiedere la liquidazione d’officio, anziché rinunciare all’eredità od accettarla con beneficio d’inventario (art. 593 cpv. 1 CC).
Infine, per l’art. 43 OAVS se la persona tenuta a pagare i contributi muore, gli eredi rispondono solidalmente dei contributi dovuti da essa fino al giorno del decesso, riservati gli art. 566 CC (rinuncia), 589 CC (accettazione con beneficio d’inventario) e 593 CC (liquidazione d’ufficio).
2.4. Va ancora evidenziato che con sentenza 9C_679/2009 del 3 maggio 2010, in ambito di responsabilità ai sensi dell’art. 52 LAVS, in un caso in cui gli eredi contestavano di dover essere ritenuti debitori per contributi sociali che al momento del decesso del de cuius neppure esistevano, ha affermato:
"
Oggetto del contendere è in primo luogo proprio questa questione - giuridica - della trasmissibilità agli
eredi
degli obblighi di risarcimento danni fondati sull'art. 52 LAVS e, in secondo luogo, il tema della fondatezza nel merito della pretesa.
3.1 Anche in sede federale l'insorgente incentra la propria tesi difensiva sull'inammissibilità di una estensione agli
eredi
della responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS. Rileva in particolare che, in assenza di una specifica base legale - che per contro è prevista dall'art. 12 LIFD per la successione nei diritti e negli obblighi fiscali del contribuente -, un obbligo fondato sul diritto pubblico non può trasmettersi per via successoria. Si oppone quindi ugualmente a un'applicazione, anche solo per analogia, del principio della successione universale posto dall'art. 560 cpv. 2 CC. A sostegno della sua posizione richiama diverse tesi dottrinali. Osserva pure che la responsabilità dell'art. 52 LAVS avrebbe chiari connotati di natura punitiva e che essendo di natura strettamente personale dovrebbe estinguersi con la morte del colpevole. Fa inoltre valere che alla data del decesso del marito il debito nemmeno esisteva e che pertanto gli
eredi
non avevano motivo di chiedere il beneficio d'inventario (art. 580 CC). Ritenendo la pronuncia impugnata contraria alla presunzione di innocenza, al principio di legalità e al diritto a un processo equo, la ricorrente domanda di rivedere la prassi in materia sviluppata dal Tribunale federale (delle assicurazioni) e da ultimo confermata in DTF 129 V 300.
3.2 Secondo il sistema istituito dall'art. 560 cpv. 2 CC, gli
eredi
acquistano a titolo universale tutti gli elementi trasferibili del patrimonio del de cuius. Rientrano in questa categoria l'insieme dei rapporti giuridici che non sono strettamente legati alla persona del defunto e in particolare quelli derivanti dal diritto delle obbligazioni. Così, gli
eredi
riprendono gli obblighi risultanti da un atto illecito commesso prima del decesso, anche se il debito non esisteva ancora in quel momento. Poco importa quindi che la commissione dell'atto illecito e la realizzazione del danno siano intervenute in date diverse. L'importante è che l'atto illecito sia stato commesso quando il responsabile era ancora in vita (DTF 103 II 330 consid. 3 pag. 334).
3.3 Come rettamente osservato dalla Corte cantonale, il Tribunale federale delle assicurazioni ha sempre applicato il principio della successione ereditaria - istituito per gli obblighi derivanti da un atto illecito - all'obbligo di risarcimento del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS. A ben vedere, le basi per tale concezione sono state gettate nel 1970, allorquando qualificandolo come un principio generale del diritto (amministrativo) applicabile - in mancanza di espressa disposizione contraria - anche in ambito LAVS, ha stabilito che il principio della successione universale si estende(va) ugualmente ai debiti di diritto pubblico nella misura in cui questi sono di natura patrimoniale (DTF 96 V 72 consid. 1 pag. 74). A sostegno della sua tesi, la Corte federale aveva ricordato in quella occasione come tale volontà fosse desumibile anche dall'art. 43 OAVS nella misura in cui il legislatore federale aveva disposto che, riservati gli articoli 566, 589 e 593 del CC, gli
eredi
rispondono solidalmente del pagamento dei contributi dovuti fino al giorno del decesso se la persona tenuta a pagare i contributi muore.
Questa posizione è quindi stata confermata nel 1993 in DTF 119 V 165, in cui il Tribunale federale delle assicurazioni ha ribadito che il debito risultante dall'art. 52 LAVS passa agli
eredi
del responsabile che non abbiano rinunciato alla successione. Sei anni più tardi, la stessa Corte ha ribadito i concetti precedentemente sviluppati precisando che l'obbligo risarcitorio dell'art. 52 LAVS passa agli
eredi
che hanno accettato l'
eredità
indipendentemente dal fatto che la decisione amministrativa di riparazione del danno sia stata emessa prima o dopo il decesso del datore di lavoro responsabile. Parimenti ha sottolineato che, dal profilo dell'AVS, la questione della copertura di un danno non riveste alcun carattere penale (sentenza H 279/97 del 14 giugno 1999 consid. 3a, in SVR 2000 AHV n. 16 pag. 49). Da ultimo, il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato la propria prassi in materia nel 2003 in DTF 129 V 300, in cui ha ribadito che l'obbligo di risarcire il danno giusta l'art. 52 LAVS a dipendenza della responsabilità del de cuius per la sua qualità di organo della persona giuridica fallita si trasferisce agli
eredi
.
3.4 È vero, come osserva G._ nel suo ricorso, che parte della dottrina (segnatamente: Ivo Schwander, in Basler Kommentar, 3a ed., 2007, n. 8 all'art. 560 CC) sembrerebbe sostenere la tesi contraria, in base alla quale, in mancanza di una espressa base legale, gli obblighi di diritto pubblico del de cuius non si trasmettono agli
eredi
. Tuttavia, tale tesi non fa l'unanimità. Anzi, vi sono numerosi autori che sostengono (implicitamente) la posizione assunta dal Tribunale federale delle assicurazioni nella predetta prassi.
Così per Tarkan Göksu (in Handkommentar zum Schweizer Privatrecht, 2007, n. 11 all'art.
560 CC) i debiti pecuniari di diritto pubblico già scaduti al momento del decesso o che sono comunque stati definiti per un periodo precedente al decesso sono soggetti alla successione universale perché non vi sarebbe valido motivo per trattarli diversamente dai crediti di diritto pubblico (cfr. ad esempio la sentenza 1C_106/2008 del 24 settembre 2008 consid. 6.3.4, in Zbl 109/2008 pag. 614, in relazione alla trasferibilità agli
eredi
della pretesa per torto morale fondata sulla legge concernente l'aiuto alle vittime di reati) o dai debiti di diritto privato. Similmente, André Grisel (A propos de la succession en droit public: le transfert des droit et des obligations des administrés, in Miscellanea Henri Zwahlen, 1977, pag. 297 segg., pag. 321) osserva che in mancanza di norme di diritto pubblico, le disposizioni di diritto privato si applicano per analogia al trasferimento, per causa di morte, delle pretese e degli obblighi pubblici. Anche Jean Nicolas Druey (Grundriss des Erbrechts, 5a ed. 2002, § 13 n. 20) sembra di principio sposare la tesi della trasferibilità (ereditaria) delle posizioni di diritto pubblico. E pure Hans Michael Riemer (Vererblichkeit und Unvererblichkeit von Rechten und Pflichten im Privatrecht und im öffentlichen Recht, in recht 2006 pag. 26 segg., pag. 31), citato dalla ricorrente a sostegno della propria posizione, in realtà non si oppone, in assenza di regolamentazione specifica, a un'applicazione per analogia dell'art. 560 cpv. 2 CC nel diritto pubblico se tale applicazione non contrasta con (altri) principi del diritto pubblico.
3.5 Di conseguenza, anche alla luce di questi pareri dottrinali, il fatto che l'art. 12 LIFD preveda espressamente la successione fiscale degli
eredi
per i diritti e gli obblighi del contribuente (ma non per le sanzioni a carattere penale: cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Letter-Schwanz contro Svizzera del 29 agosto 1997, Recueil CourEDH 1997-V pag. 1509, n. 53), non significa necessariamente che, in assenza di un'espressa base legale, l'art. 560 cpv. 2 CC non possa applicarsi per analogia alla responsabilità del datore di lavoro di cui all'art. 52 LAVS.
3.6 Del resto non va dimenticato che l'art. 52 LAVS costituisce una norma speciale del diritto federale sulla responsabilità. Infatti, il datore di lavoro - con l'obbligo di riscossione, di versamento e di conteggio dei contributi paritetici - assume una posizione di organo esecutivo in diversi settori del diritto assicurativo sociale federale. Esso soggiace pertanto al diritto federale sulla responsabilità. Per questa ragione, sebbene la legge sulla responsabilità della Confederazione, dei membri delle autorità federali e dei funzionari federali del 14 marzo 1958 (LResp; RS 170.32) concerna la responsabilità della Confederazione nei confronti di terzi danneggiati, mentre l'art. 52 LAVS abbia per oggetto la responsabilità interna del datore di lavoro responsabile, le norme generali della LResp vanno prese in considerazione anche ai fini interpretativi dell'art. 52 LAVS (DTF 122 V 185 consid. 3b pag. 187; 114 V 219 consid. 3b pag. 220 con riferimenti). Ciò vale pure nel caso in cui il diritto sulla responsabilità nell'AVS non disciplini una determinata questione giuridica. In particolare, sono applicabili per analogia le disposizioni del CO sulle obbligazioni derivanti da atti illeciti (art. 9 cpv. 1 LResp). Anche per questo motivo, dunque, l'applicabilità - anche solo per analogia e altrimenti pacifica per le normali obbligazioni derivanti da atto illecito (v. sopra, consid. 3.2) - dell'art. 560 cpv. 2 CC alla presente fattispecie non appare errata.
3.7 In tali circostanze, non si realizzano i presupposti per procedere a un cambiamento di giurisprudenza e per scostarsi dalla costante prassi in materia. Per essere compatibile con il principio della parità di trattamento sancito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. un cambiamento di giurisprudenza deve infatti fondarsi su motivi oggettivi, quali una conoscenza più approfondita dell'intenzione del legislatore, la modifica delle circostanze esterne o un cambiamento della concezione giuridica (v. DTF 134 V 359 consid. 8.1 pag. 366 con riferimenti). Secondo la giurisprudenza non potrebbe in effetti essere mantenuta una prassi che si sia rivelata erronea o la cui applicazione abbia condotto a ripetuti abusi (DTF 133 V 37 consid. 5.3.3 pag. 39; 132 V 357 consid. 3.2.4.1 pag. 360 e riferimenti). Per quanto poc'anzi esposto, queste condizioni non sono date.”
2.5. In concreto, alla luce della giurisprudenza federale riprodotta al considerando precedente, rilevato che gli eredi affermano di non avere rinunciato alla successione di _ ed in applicazione dell’art. 43 OAVS è a giusta ragione che l’amministrazione ha chiesto loro il pagamento dei contributi sociali rimasti insoluti.
Infatti, quali eredi legali i ricorrenti, non avendo fatto capo a nessuna delle possibilità loro concessa dagli art. 566 CC (rinuncia), 589 CC (accettazione con beneficio d’inventario) e 593 CC (liquidazione d’ufficio) hanno acquisito, ex lege, di principio, la totalità degli attivi e dei passivi della successione relitta dalla defunta _ e rispondono, salvo eccezioni, con tutto il loro patrimonio, dei debiti della stessa.
Il TCA deve di conseguenza esaminare se la qualifica dell’attività svolta da PI 1 in favore di _ è corretta.
2.6.
Sono assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).
A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.
In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.
I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).
Il reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente è stabilito deducendo dal reddito lordo le spese generali necessarie per conseguire il reddito lordo (art. 9 cpv. 2 lett. a LAVS).
Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
L'art. 12 LPGA prevede che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (cpv. 2).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, l
'
allora Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale Federale) ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (sentenza H 322/03 dell
'
11 marzo 2005; sentenza H 31/04 del 21 marzo 2005).
In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).
2.7. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi princìpi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (sentenza H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre 2000).
2.8. Secondo la giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri caratteristici di una attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.;
Greber/Duc/ Scartazzini
, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
2.9.
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale, TF) ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).