# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 555dc29a-e5e2-57ac-868d-49498341b3f0
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1960, precedentemente attiva in qualità di venditrice / casalinga, in data 22 settembre
2004 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) per cardiopatia ischemica su malattia coronarica monovasale, ipertensione arteriosa e sindrome ansioso depressiva (doc. AI 1-1/ 6-5).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso con decisione del 28 dicembre 2004, cresciuta incontestata in giudicato, l’UAI ha negato la richiesta di prestazioni dell’assicurata non essendo adempiuta la condizione di un anno continuo d’inabilità (doc. AI 13-1).
1.3. In data 20 ottobre 2005 RI 1 ha presentato una seconda domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) segnalando di essere affetta da “
problemi cardio – vascolari (infarto miocardico 2004), problemi nervosi
” (doc. AI 20-1).
1.4. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia ad opera del Servizio di Accertamento Medico dell’assicurazione invalidità (SAM), l’UAI, con progetto di assegnazione di rendita del 26 luglio
2007, ha
attribuito all’assicurata una rendita intera limitatamente al periodo compreso fra il 1° agosto 2005 fino al 30 novembre 2006 negando in seguito il diritto a prestazioni essendo il grado d’invalidità del 30% (doc. AI 40-1).
In data 22 agosto 2007 l’assicurata ha presentato le proprie osservazioni al progetto dell’UAI contestando le conclusioni alle quali è giunta l’amministrazione e producendo il certificato medico del 9 agosto 2007 del Dr. _ (doc. AI 42-3), quello del 10 agosto 2007 del Dr. _ (doc. AI 42-5) e lo scritto del 14 agosto 2007 del Centro di _ (doc. AI 42-4).
1.5. Alla luce del certificato del Dr. _ del 9 agosto 2007 il medico del SMR, Dr. _, nelle annotazioni del 26 novembre
2007, ha
proposto una rivalutazione psichiatrica al fine di accertare la persistenza di una capacità lavorativa residua del 50% (doc. AI 43-1).
1.6. A seguito del rapporto medico del 25 febbraio 2008 del SMR, l’UAI, con decisione dell’11 luglio
2008, ha
confermato il diritto a una rendita intera d’invalidità dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006 e negato dal 1° dicembre 2006 il diritto a prestazioni essendo il grado d’invalidità del 30% (doc. AI 47-1).
1.7. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’erogazione di una rendita intera a far tempo dal 1° agosto 2005 e contestando
in primis
la ripartizione tra l’attività lavorativa (80%) e quella di casalinga (20%) operata dall’amministrazione e in secondo luogo il calcolo del reddito da valido, nonché le riduzioni percentuali sul reddito ipotetico da invalido apportate dall’UAI per determinare il grado d’invalidità (doc. I).
A sostegno delle proprie argomentazioni il ricorrente ha prodotto lo scritto del 26 agosto 2008 del Dr. _ (doc. C).
Il rappresentante della ricorrente ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura (doc. I).
1.8. L’UAI, in risposta, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del SMR, ha ritenuto che non vi sono nuovi elementi clinici che permettano di inficiare le conclusioni a cui sono giunti i periti del SAM e del SMR.
L’amministrazione ha inoltre difeso il proprio operato anche per quanto riguarda la determinazione della quota salariata (80%) e quella di casalinga (20%) e il calcolo del reddito da valida e da invalida (doc. V + bis).
L’UAI ha quindi postulato la reiezione integrale del gravame (doc. V).
1.9. Con scritto del 9 ottobre 2008 l’avv. RA 1, sulla base del referto del Dr. _ del 26 agosto 2008, si è riconfermato nelle proprie argomentazioni ricorsuali e evidenziato il peggioramento dello status valetudinario di RI 1 e postulato l’eventuale allestimento di una nuova perizia medico specialistica (doc. VII).
Il doc. VII è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. VIII)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:
"
Per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c).
Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).
Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op. cit. pag. 211).
L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4. Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI secondo cui
"
Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.
Questa giurisprudenza è stata ribadita in una STF
9C
15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V
9 l
'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI
[nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
In particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
7.3
Anlässlich ihrer Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss
Art. 23 Abs. 2 und 3 BGG
haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des
Art. 27 IVV
[in der seit 1.
Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:
7.3.1
Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl.
Art. 28 Abs. 2ter IVG
[eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit
Art. 16 ATSG
; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen, grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind (beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher intellektuell).
Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein (beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner, behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber nach dem G
BGE 134 V 9 S. 13
esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit ausgeschlossen werden kann.
7.3.2
Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen, dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E. 7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht hinreichend gewürdigt worden ist.
7.3.3
Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.
7.3.4
Ein allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach
Art. 27 IVV
(in der seit 1. Januar
2004 in
Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (
BGE 131 V 51
E. 5.1.2 und 5.2 S.
53 f
., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden.
7.3.5
Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.
7.3.6
Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (
BGE 129 V 472
E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt ist (
BGE 126 V 75
E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.
7.3.7
Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V 12-14)
Al riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
4. Invaliditätsbemessung
Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbstätig und im Übrigen im Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinderung im Aufgabenbereich massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungsfähigkeit im erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar
sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Bereich voll ausgenützt wird und wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich stärker auswirken, und die Berücksichtigung ist auf (ungewichtet) 15 % beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirklichen konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelastung über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."
2.5. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze
,
se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).
2.6.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.7. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.8. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.9.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.10.
Nella presente fattispecie l’amministrazione ha attribuito all’assicurata una rendita intera d’invalidità dal 1° agosto 2005 al 30 novembre
2006 a
seguito della totale incapacità lavorativa attestata dal medico curante (cfr. certificati Dr.ssa _).
Questa Corte è ora chiamata a stabilire se l’UAI ha correttamente o meno soppresso a RI 1 la rendita d’invalidità a far tempo dal 1° dicembre 2006.
L’UAI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.
In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. _ e Dr.ssa _) e quella cardiologica (Dr. _).
Per quanto riguarda la patologia psichiatrica nel referto del 2 ottobre 2006 il Dr. med. _ e la Dr.ssa _ del Servizio di _ di _, dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, lo stato psichico e hanno posto la seguente diagnosi e valutazione:
"
1. Diagnosi dal suo punto di vista specialistico
.
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media (ICD-10 F33. 1) Sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10 F41.1)
.
2. Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro)
.
Vi è un'incapacità lavorativa del 50%
.
3. Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio-lungo termine.
Per quanto riguarda l'evoluzione dello stato di salute vedi anamnesi.
Attualmente la sintomatologia è migliorata rispetto a quella presente nel 2005, ma rimane comunque presente con una compromissione del funzionamento sociale e lavorativo clinicamente significativo. Va tuttavia considerato che attualmente l'A. sta facendo una terapia psicofarmacologica a basso dosaggio e verosimilmente con un'ottimizzazione di quest'ultimo, la patologia ansiosa e depressiva potrebbe ulteriormente migliorare (sarebbe tuttavia consigliabile non aumentare il dosaggio del deanxit che è sconsigliato in caso di-disturbi cardiaci, ma piuttosto cambiare farmaco e ottenere con esso un'ottimizzazione della posologia).
4. Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali
.
Vi è diminuita concentrazione, memoria, indecisione, mancanza di motivazione, crisi di panico in spazi ampi.
5. Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità
l
avorativa dell'A.?
Vedi punto 3
.
Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità lavorativa?
Potrebbero ridurre la sintomatologia ansiosa e depressiva.
6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione professionale presso quest'A.?
Non al momento
.
7. Ritiene che l'assicurata sia in grado di svolgere altre attività? Se sì descriva i limiti funzionali e la capacità lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento)
.
Sempre con un rendimento del 50%
.
8. Per assicurati di sesso femminile: in che misura l'A. può svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti funzionali).
Non vi sono limiti
9. Da quando esiste una limitazione della capacità lavorativa? Quale è stata l'evoluzione della capacità lavorativa da allora?
L'incapacità lavorativa è presente nel 1999 al 100% durante l'episodio depressivo maggiore. Quando questo si risolve (2000) la capacità lavorativa per motivi psichici migliora passando gradualmente dal 100% di inabilità al 30%, nel giro di un anno. Vi è un ulteriore miglioramento che porta l'A. ad una capacità totale tra il 2001 ed il 2003 , quando terminano i contatti con lo psichiatra. Nel 2004 il quadro però precipita nuovamente nel settembre 2004 quando, per lo sviluppo di un nuovo episodio depressivo," l'inabilità torna al 100% e per ridursi nuovamente progressivamente (parallelamente allo sviluppo dell'episodio depressivo) fino ad arrivare ad oggi al 50%.
Restando a disposizione per eventuali ulteriori informazioni. Cordiali saluti.
" (Doc. AI 45-4+5)
Per quanto riguarda la patologia cardiologica nel rapporto dell’8 settembre 2006 del Dr. med. _ del Servizio di _ dell’Ospedale regionale di _ a Valli viene posta la seguente diagnosi:
"
(...)
DIAGNOSI:
Coronaropatia monovasale
- infarto miocardico inferiore acuto con fibrinolisi e rescue PTCA della RCA il 03.08.2004
FRCV: - ipertensione arteriosa trattata
- dislipidemia
- adipositas (BMI 32)
- abuso nicotinico pregresso
Ipertensione arteriosa
DIAGNOSI DI COMORBIDITÀ:
Sindrome ansio-
d
epressiva
Ernia iatale assiale
Esiti di colecistectomia laparoscopica 2004 Esiti di emiotomia ombelicale
(...)" (Doc. AI 31-20)
Lo specialista ha poi posto la valutazione che segue:
"
(...)
VALUTAZIONE:
La peritanda presenta una coronaropatia monovasale ben compensata e riesce a fare 100 watt sul cicloergometro senza segni di sofferenza coronarica ciò che è sicuramente da considerare una riserva funzionale sufficiente per continuare e/o riprendere la sua attività lavorativa.
Considerato l'esito negativo della prova da sforzo e l'assenza di disfunzioni ventricolari all'ecocardiografia anche la dispnea NYHA Il non è l'espressione di un'insufficienza cardiaca ma piuttosto di un decondizionamento fisico al quale va anche imputata la leggera diminuzione della capacità lavorativa riscontrata alla prova funzionale.
Ciò considerato al momento attuale la peritanda deve, dal punto di vista prettamente cardiologico, essere ritenuta teoricamente pienamente abile al lavoro.
Collegiali saluti." (Doc. AI 31-22)
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 19 ottobre 2006 i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi
con
influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media (ICD-10 F33. 1) e sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10 F41.1)
”.
Mentre viene posta la diagnosi
senza
influsso sulla capacità lavorativa di “Cardiopatia ischemica con / su - coronaropatia monovasale; pregresso infarto miocardico inferiore acuto in sede inferiore; pregressa fibrinolisi e rescue PTCA della RCA (3.08.2004); FRCV (ipertensione arteriosa, adiposità con BMI 33,3, dislipidemia, pregresso tabagismo, possibile famigliarità).
Mialgo – artralgie di origine indeterminata (in particolare alle mani bilateralmente). Sindrome lombo vertebrale”
Per quanto riguarda la valutazione medico-teorica globale della capacità lavorativa l’assicurata è ritenuta abile al 50% sia come venditrice che in attività adeguate a far tempo dal mese di agosto 2006 (attività durante mezza giornata ma con rendimento pieno).
L’assicurata è limitata unicamente per quanto riguarda la patologia psichiatrica con problemi di concentrazione, di memoria, presenza di indecisione, mancanza di motivazione, crisi di panico in spazi ampi.
Per contro, le altre patologie non hanno influsso sulla capacità lavorativa (doc. AI 31-12).
Per l’attività di casalinga l’insorgente non ha mai presentato alcuna limitazione della capacità lavorativa, ad eccezione del periodo di degenza per i problemi cardiaci (doc. AI 31-12).
A seguito dell’annotazione del 26 novembre 2007 del medico del SMR, Dr. _ (doc. AI 43-1), il SMR ha proceduto ad un ulteriore accertamento peritale psichiatrico.
La Dr.ssa _ del SMR nel rapporto medico del 25 febbraio
2008 ha
posto la seguente diagnosi e valutazione:
"
(...)
Diagnosi
- Sindrome depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD
10 F
33.4)
- Agorafobia (ICD 10 F40.0) con fobie specifiche (F40.2)
Valutazione/conclusione
Sulla base dell'attuale valutazione, in considerazione della documentazione medica disponibile, dei dati anamnestici, dell'esame psichico, è possibile rilevare in particolare la presenza di una sindrome di tipo agorafobica, caratterizzata da una marcata e costante paura con evitamento di alcune situazioni, quali la folla, i luoghi pubblici, viaggiare da soli o lontano da casa, associata a sintomi di attivazione vegetativa. L'assicurata presenta inoltre delle fobie specifiche quali gli interventi odontoiatrici, gli spazi chiusi, ristretti, il vento. Non si evidenziano elementi clinici significativi per un episodio depressivo, per cui in passato sono stati soddisfatti i criteri generali per la sindrome depressiva ricorrente. Non vi è una perdita di integrazione nei vari ambiti della vita, sia a livello famigliare e sociale. La sintomatologia ansiosa è prevalentemente di tipo fobica, evocata prevalentemente in situazioni ben definite, sopra descritte, associata ad atteggiamenti e comportamenti di evitamento.
Nonostante il riscontro di un miglioramento della sintomatologia depressiva, favorita da una maggior stabilità delle condizioni fisiche, permane uno stato psicoemotivo significativamente fragile, suscettibile allo stress con rischio di scompensi affettivi, per cui una capacità lavorativa superiore al 50% non risulta al momento proponibile; si può confermare quindi una funzionalità lavorativa residua del 50% come da perizia SAM (presenza durante mezza giornata ma con rendimento pieno). L'assicurata può continuare a svolgere la propria attività quale venditrice, ma in un ambiente di lavoro piccolo, tranquillo, non caotico: l'attività deve essere ad ogni modo semplice non impegnativa a livello intellettivo, senza particolari responsabilità.
Quale casalinga non sussistono limiti funzionali di rilievo.
Dei provvedimenti professionali tramite l'ufficio Al, considerata la patologia psichica e l'assenza dal mondo del lavoro da alcuni anni, è senz'altro auspicabile, in concomitanza alla continuazione delle cure psichiatriche (indicato adeguamento della terapia farmacologica con introduzione di un SSRI con una psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale - potrebbero con maggior probabilità portare a risultati positivi -).
Indicata rivalutazione dello stato di salute tra 24 mesi." (Doc. AI 46-3)
Da parte sua la ricorrente ha prodotto il rapporto del 26 agosto 2008 del Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, dal seguente tenore:
"
Mi riferisco alla sua del 21 agosto scorso e con la presente le trasmetto le informazioni da lei richieste.
La paziente è seguita presso il mio studio medico dal 08.10.1999 a tuttora a causa di importanti disturbi psichici, in particolar modo una depressione ansiosa e disturbi alimentari.
Non rivengo sulla sua anamnesi socio-famigliare-professionale che è ben documentata nella perizia multidisciplinare del SAM, in particolar modo la perizia della Dr.ssa _, che grosso modo sono d'accordo con il suo contenuto per quel che riguarda la diagnosi e lo stato psichico della paziente, ma credo che attualmente un'incapacità lavorativa nella misura del 50% non corrisponda alla sua realtà attuale che persiste da circa un anno ed attualmente almeno nella misura del 70%.
Essa, potrà lavorare al massimo in un'attività leggera che non richieda grande concentrazione od impegno mentale nella misura del 30%.
Per quel che riguarda la sua diagnosi,
si tratta di una sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD-10 F33.1) ed una sindrome ansioso generalizzata (ICD-10 F41.1).
Tali patologie causano attualmente un'inabilità lavorativa puramente dal punto di vista psichiatrico nella misura del 70%.
Essa, inoltre negli ultimi mesi è aumentata di peso in modo marcato che complica ulteriormente una situazione già precaria.
Per quel che riguarda la sua psicofarmaco terapia, purtroppo essa non tollera la maggior parte dei farmaci antidepressivi che abbiamo sul mercato, l'unico farmaco che ha potuto assumere senza avere degli effetti collaterali è il Deanxit che purtroppo non possiamo aumentare il dosaggio a causa della sua problematica cardiaca.
La paziente inoltre, ha un brutto ricordo dell'ultimo ricovero presso la Clinica Psichiatrica, ragion per la quale è molto difficile convincerla nel caso di un peggioramento ulteriore in un ricovero ospedaliero, dunque la sua situazione rimane precaria, delicata.
Come già nota nell'anamnesi, si tratta di una persona con un passato molto difficile, sofferente e che soffre di un'importante depressione oramai ricorrente.
Restando a disposizione per eventuali ulteriori informazioni, colgo l'occasione egregio Avvocato, per trasmettere i miei migliori saluti." (Doc. C)
2.11. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF
127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.12. Al fine di stabilire il grado d’invalidità, l’Ufficio AI, appurato come l’assicurata svolgesse un’attività lucrativa quale venditrice l’ha considerata salariata nella misura dell’80% e casalinga per il restante 20% applicando il metodo misto.
Questa suddivisione merita conferma per le ragioni che seguono.
L’assicurata stessa, rispondendo ad una richiesta di precisazioni da parte dell’UAI, nello scritto del 16 novembre 2006 ha indicato chiaramente che “...
il mio desiderio era di trovare un posto all’80% ed eventualmente al 100%
”. Successivamente ella aggiunge che “
nell’ipotesi di un mio stato di salute sano sarei senza alcun dubbio felice di poter nuovamente riprendere un’attività lavorativa in misura dell’80%
” (doc. AI 35-1).
Tale suddivisione è stata contestata dal rappresentante dell’assicurata, secondo il quale l’UAI non avrebbe contestualizzato e interpretato correttamente le affermazioni della ricorrente che si riferivano ad un “desiderio estremamente ambizioso” e non alla volontà di lavorare ad una percentuale inferiore al 100% (doc. I).
L’argomentazione della ricorrente non merita tutela, in quanto contrariamente a quanto asserito nel ricorso l’assicurata non ha sempre lavorato al 100%.
Nella prima richiesta di prestazioni del 22 settembre 2004 l’assicurata aveva già indicato di svolgere dal 1998 a tuttora (era il mese di settembre 2004) quale attività principale quella di “casalinga” e unicamente come attività accessoria quella di venditrice presso la “_” (doc. AI 1-4). Inoltre su indicazione dello stesso datore di lavoro RI 1 lavorava “su chiamata” e in modo irregolare (doc. AI 7-1).
Nell’anamnesi professionale della perizia SAM si evince dalle dichiarazioni dell’assicurata che ella “...
lavorava da un 25 ad un 50% e che si trovava a suo agio
” (doc. AI 31-5).
Il TCA ritiene dunque che le affermazioni della ricorrente contenute nello scritto del 16 novembre 2006 siano state interpretate correttamente dall’UAI. L’assicurata va pertanto considerata salariata nella misura dell’80% e casalinga per il restante 20%.
2.13.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale del 19 ottobre 2006 del SAM e quella successiva del SMR, da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
2.13.1. Nell’ambito della perizia SAM l’assicurata è stata infatti sottoposta ad un accurato esame cardiologico, grazie al consulto specialistico del Dr. med. _ del Servizio di _ dell’Ospedale Regionale di _, dal quale è emerso che
l’assicurata presenta una coronaropatia monovasale ben compensata e mostra una riserva funzionale sufficiente per continuare e/o riprendere la sua attività lavorativa.
Secondo il perito l’assicurata, dal punto di vista prettamente cardiologico, è ritenuta pienamente abile al lavoro (doc. AI 31-22).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.
Tale non può essere il certificato del 10 agosto 2007 del Dr. med. _, specialista FMH in chirurgia, il quale si è limitato ad indicare che la paziente presenta una cardiopatia ischemica, stato dopo infarto miocardico inferiore in data 4 agosto 2004 e una forte depressione nervosa (doc. AI 42-5).
Diagnosi che corrisponde a quella posta anche in sede peritale dal Dr. Sartori (cfr. doc. AI 31-20).
Per quanto riguarda la capacità lavorativa il Dr. _, peraltro non specialista in cardiologia, ha indicato succintamente che l’interessata non riesce a eseguire lavori-medio-leggeri. Anche in questo caso il parere del medico curante non si scosta da quello del perito interpellato dall’amministrazione che aveva precisato che il decondizionamento fisico di cui soffre la ricorrente è responsabile di una leggera diminuzione della capacità lavorativa ricontrata alla prova funzionale. Ciò che tuttavia non consentiva di ritenere la paziente inabile al lavoro (doc. AI 31-22).
Anche lo scritto del 14 agosto 2007 del Centro di _ non permette di scalfire la valutazione dei periti del SAM visto che nello stesso il Dr. _ si è limitato ad indicare stringatamente le diagnosi, ben note, per le quali l’assicurata è stata trattata, ovvero: “
stato dopo infarto cardiaco 2004, sindrome metabolico (soprapeso, ipertensione), iperacidità, dolori diffuse del sistema scheletro-muscolare
” (doc. AI 42-4)
2.13.2. Nell’ambito della perizia SAM, RI 1 è stata pure sottoposta ad un esame psichiatrico, grazie al consulto specialistico del Dr. _ e della Dr.ssa _ del Servizio di psichiatria e di psicologia medica, nel quale è stata diagnosticata una sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media (ICD-10 F33.1) e una sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10 F41.1)
. Gli specialisti hanno valutato l’assicurata inabile al 50% sia nell’ultima attività svolta di venditrice che in altre attività giustificando l’inabilità con una diminuita concentrazione, memoria, indecisione, mancanza di motivazione, crisi di panico in spazi ampi (doc. AI 45-4).
In sede di osservazioni al progetto di decisione del 26 luglio 2007 l’assicurata ha inoltrato, in particolare, il certificato medico del 9 agosto 2007 del Dr. med. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel quale egli ha specificato che la paziente soffre di una depressione ricorrente peggiorata negli ultimi anni che la rende inabile in misura completa con una prognosi a breve-medio termine poco favorevole (doc. AI 42-3).
Su indicazione del medico del SMR, Dr. _, l’SMR ha affidato alla Dr.ssa _, medico SMR –
con formazione in psichiatria terminata in Svizzera
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13)
il compito di valutare il quadro psichiatrico della ricorrente.
Nel frattempo la ricorrente ha pure prodotto il certificato medico del 31 gennaio 2008 del Dr. _, il quale ha diagnosticato una sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2) oltre che una sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F41.0) con inabilità lavorativa completa (doc. AI 45-1).
La Dr.ssa _, nel proprio rapporto medico del 25 febbraio
2008, ha
diagnosticato a sua volta una sindrome depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD
10 F
.33.4) e agorafobia (ICD
10 F
40.0) con fobie specifiche (F40.2) e confermato una funzionalità residua del 50% come stabilito nella perizia SAM.
La specialista ha precisato che “
l’assicurata può continuare a svolgere la propria attività quale venditrice, ma in un ambiente di lavoro piccolo, tranquillo, non caotico: l’attività deve essere ad ogni modo semplice non impegnativa a livello intellettivo, senza particolari responsabilità
” (doc. AI 46-3).
Mentre quale casalinga non sussistono limiti funzionali di rilievo (doc. AI 46-3).
Per quanto riguarda la certificazione del Dr. _ del 31 gennaio 2008 (doc. AI 45-1) prodotta in sede di osservazioni e lo scritto del 26 agosto 2008 (doc. C) trasmesso a questa Corte in sede ricorsuale va detto quanto segue.
Nel primo referto il medico curante ha diagnosticato una sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2) oltre che una sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F41.0) con un’inabilità lavorativa completa (100%), mentre nello scritto del 26 agosto 2008 la diagnosi posta è di sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD
10 F
33.1) e sindrome ansioso generalizzata (ICD 10 F41.1) e il Dr. _ ha quantificato in questo caso la capacità lavorativa al 30%.
Il medico curante ha inoltre specificato, in merito alla perizia del 2 ottobre 2006 ad opera della Dr.ssa _, che “...
grosso modo sono d’accordo con il suo contenuto per quel che riguarda la diagnosi e lo stato psichico della paziente
” (doc. C).
A prescindere dalla diagnosi e dalla valutazione della capacità lavorativa che il Dr. _ ha modificato in data 26 agosto 2008 rispetto a quanto indicato nel referto del 31 gennaio 2008 e in quello precedente del 9 agosto 2007 (cfr. doc. AI 42-3; 45-1; doc. C) questa Corte ritiene che la patologia psichiatrica sia stata compiutamente vagliata dalla Dr.ssa _ il cui referto appare senza dubbio approfondito e dettagliato, con conclusioni chiare e fondate su validi accertamenti specialistici, e questo Tribunale non ha motivo per ritenerli incompleti o lacunosi.
Le certificazioni del Dr. _ non sono suscettibili di scalfire il valore probante della precitata valutazione peritale limitandosi in definitiva a formulare una diversa valutazione della residua capacità lavorativa.
Giova ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente
(cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss.
(= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).
Ad esempio, nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée.
(...)"
Tutto ben considerato, dunque, a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni della Dr.ssa _, alle quali
deve essere attribuita, secondo la giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.11.), forza probatoria piena.
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
In conclusione, rispecchiando la perizia del SAM e quella del SMR i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.), alle stesse può essere fatto riferimento.
Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che, a partire dal mese di agosto 2006, l’assicurata ha presentato un grado di incapacità lavorativa del 50% sia nella sua precedente professione di venditrice che in ogni altra attività.
Per il periodo precedente, peraltro non contestato, l’assicurata è stata ritenuta inabile in misura completa (100%) dal mese di settembre 2004.
2.14. Per quel che concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga, l’Ufficio AI, sulla base delle valutazioni specialistiche in ambito cardiologico e psichiatrico ha correttamente ritenuto che l’assicurata non presenta alcuna limitazione della capacità lavorativa (cfr. doc. AI 31-12).
2.15. In simili condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurata a partire dal mese di agosto 2006 presenta una capacità lavorativa residua del 50%, sia nella sua precedente attività di venditrice che in altre attività adeguate (cfr. perizia del 2 ottobre 2006, punti 2 e 7, consid. 2.10), ricordato inoltre che
l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‐giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a)
, occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
2.16. Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr.
DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01
), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2006 (visto che, nella decisione impugnata la rendita viene soppressa a partire dal 1° dicembre 2006).
Questo Tribunale rileva che la consulente ha effettuato il confronto dei redditi con riferimento all’anno 2005 (doc. 37-2):
i redditi da valido e da invalido sono quindi da aggiornare al 2006.
2.17. Per quanto concerne il
reddito da valido
, l’amministrazione ha considerato uno stipendio di fr. 46'730.--, poi proporzionato all’80%, quindi pari a fr. 37'384.--, facendo capo alle raccomandazioni salariali della Società degli impiegati di commercio (SIC) per una venditrice livello V di 45 anni di età (doc. AI 37-2).
Secondo la giurisprudenza, il reddito da valido deve essere stabilito il più concretamente possibile e, perciò, ci si fonda di regola sull’ultimo reddito che l’assicurato ha conseguito prima dell’insorgenza del danno alla salute, adeguandolo eventualmente al rincaro e dall’evoluzione reale dei salari (cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, p. 205s.).
Soltanto in presenza di circostanze particolari, ovvero qualora non si dispongano di informazioni sull’ultima attività professionale dell’assicurato oppure se l’ultimo salario conseguito non corrisponde manifestamente a quanto egli sarebbe stato in grado di realizzare, con ogni verosimiglianza, come persona sana oppure ancora nel caso in cui il posto di lavoro non esiste più al momento determinante della valutazione dell’invalidità, si giustifica di fare capo ai dati statistici risultanti dall’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) edita dall’Ufficio federale di statistica (L. Grisanti, Nuove regole per la valutazione dell’invalidità, in RtiD II-2006, p. 316 e la giurisprudenza ivi menzionata).
Nella concreta evenienza, dalle indicazioni relative all’ultimo posto di lavoro occupato dall’assicurata prima dell’insorgenza del danno alla salute, aiuto commessa (su chiamata) presso la “_” sino al 2003 (doc. AI 7-1, 7-4), non è possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che la ricorrente avrebbe potuto conseguire senza invalidità, di modo che, in ossequio ai dettami giurisprudenziali appena citati, appare giustificato fare ricorso ai dati statistici e non, come ritiene l’UAI, sulle raccomandazioni salariali della Società Svizzera degli impiegati di commercio (SIC).
Applicando i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2006, categoria 4, attività semplici e ripetitive p.to 52 “
Commercio al dettaglio e riparazioni
”, dopo aver riportato questo dato su 41.7 ore, si ottiene un importo annuale di fr. 49'364.46 all’anno.
Il reddito da valido va poi proporzionato all’80% essendo l’assicurata salariata in questa percentuale, mentre per il restante 20% risulta casalinga. Si ottiene così un importo di fr. 39'491.57.
2.18. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, va
ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).
Nel caso concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’019.-.
Riportando questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in
La Vie
économique, 7/8-2008, p. 90), esso ammonta a fr. 4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.69 per l'intero anno (fr. 4'189.80 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.15.) da un punto di vista medico, l’assicurata presenta una capacità lavorativa residua del 50%, sia nella sua precedente attività di venditrice che in altre attività adeguate, il reddito statistico citato va ridotto del 50% e ammonta a fr. 25'138.84 (fr. 50'277.69 ridotti del 50%).
2.19.
In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte
federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis
10 kg
repetitiv und vereinzelt über
15 kg
, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,
la stessa Alta Corte
federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
In concreto, l’UAI, in considerazione delle limitazioni espresse in sede medica, ha effettuato una riduzione del 5% per attività medio leggere (doc. AI 37-2).
L’assicurata ha contestato tale limitazione indicando che “
la gravità delle problematiche che caratterizzano il caso in esame
” richiede una riduzione almeno del 10% (doc.I).
Nel caso di specie, questo Tribunale, constatato peraltro che la ricorrente non ha sostanziato per quali motivi andrebbe operata un’ulteriore riduzione del 5%, non ha ragione per scostarsi dalla deduzione effettuata dall’amministrazione.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi partendo da un salario da invalido di fr. 25'138.85,
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 50%, ammettendo la riduzione del 5%,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 23'881.91 (fr. 25'138.85 - (fr. 25'138.85 x 5 : 100))
.
C
onfrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 39'491.57 (consid. 2.17.), emerge un tasso d’invalidità del 39,5%.
2.20. Viste le quote parti tra attività salariata (80%) e mansioni casalinghe (20%) stabilite dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale è così del 31,6% (80 X 39,5% + 20 X 0%) in applicazione del metodo misto, percentuale che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito dall’amministrazione.
Per quanto riguarda invece il periodo dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006 il calcolo effettuato dall’amministrazione va confermato.
Viste infatti le quote parti tra attività salariata (80%) e mansioni casalinghe (20%) stabilite dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale è così dell’80% (80 X 100% + 20 X 0%) in applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che permette la concessione di una rendita intera dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006.
La decisione dell’UAI nel suo risultato va quindi confermata.
2.21. L’assicurata ha chiesto al TCA l’esecuzione di una nuova perizia medico specialistica (VII).
Al proposito va nuovamente ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri accertamenti medici.
2.22. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a carico dell’assicurata, la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr. consid. 2.23.).
Al riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione della procedura) del 24 maggio
2005 in
FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:
"
(...)
Quando sono adempite le condizioni del gratuito patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.
Si intende così garantire che saranno prese in considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.
(...)
Le stesse considerazioni valgono a proposito delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.
Al fine di tener conto della componente di politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione. (...)"
2.23. La ricorrente ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (I).
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
In casu, la
ricorrente coniugata, si trova nel bisogno. La medesima dispone in effetti, quali entrate, unicamente della rendita pensionistica e della prestazione complementare percepite dal marito per un importo di fr. 3'318.-- (cfr. doc. D). L’assicurata non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di fondamento.
Essendo dunque
nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Ne consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).