# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e78a1f48-b09e-5ed5-a5ed-764b548f617b
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1.
Il 7 giugno 2002 _ _ attorno le 17.15 è sfuggito ad un controllo
di polizia allo svincolo autostradale di Lugano nord e si è diretto con la sua automobile, sulla quale si trovava pure la compagna _ _, verso _. La fuga era motivata dal fatto che era in possesso unicamente della licenza di allievo conducente e non era accompagnato da persona abilitata a fungere da istruttore.
Egli ha percorso il viadotto sopra l'autostrada a forte velocità e giunto all'incrocio con la strada _ -_ ha svoltato a destra in direzione di _. A causa dell'eccessiva velocità il veicolo nell'eseguire la manovra di svolta ha invaso la corsia di preselezione che permette di accedere per chi giunge da _ al citato viadotto.
Su questa preselezione circolava _ _ _ in sella ad una motocicletta. Dal momento che il semaforo dava luce verde egli si apprestava a svoltare per immettersi sul viadotto.
Vistasi la strada ostruita _ _ _ ha compiuto una brusca virata a destra evitando per un soffio l'investimento.
In quel mentre ha costatato che dal viadotto stava sopraggiungendo un veicolo della polizia con i segnali prioritari in funzione. Ha allora intuito che era in atto un inseguimento e ha deciso di aiutare la polizia. Ha girato la motocicletta e ha seguito l'automobile in fuga, notando che poche decine di metri dopo l'incrocio questa si è immessa su una strada privata sulla sua destra.
Dopo aver segnalato alla polizia la via presa dal fuggitivo si è a sua volta immesso sulla strada da lui percorsa. Nel frattempo l'automobile aveva svoltato dietro ad un edificio (vecchia sede _ di _).
2.
A partire da questo momento i fatti non hanno più potuto essere accertati con sicurezza, poiché i protagonisti hanno fornito versioni molto contrastanti.
_ sostiene di avere a sua volta girato dietro allo stabile e di avere trovato il veicolo abbandonato e il conducente che si stava nascondendo in fondo alla rampa che permette di accedere al sotterraneo dell'edificio. Vistosi scoperto il fuggitivo sarebbe risalito e lo avrebbe aggredito, torcendogli fra l'altro il pollice. Egli si sarebbe difeso cercando di trattenere _ _ sino all'arrivo della polizia che sapeva dover arrivare entro breve (difatti la stessa, che si era attardata perché in un primo momento non aveva imboccato la stradina proseguendo diritto sulla strada principale, è giunta poco dopo).
Nella colluttazione _ non avrebbe colpito intenzionalmente il _, anche se per sua stessa ammissione è possibile che qualche cazzotto o gomitata siano giunti a segno. Si tratterebbe comunque di 4-5 colpi al massimo, serviti a difendersi dall'aggressione.
_ per contro afferma che il motociclista lo avrebbe raggiunto subito dopo che era uscito dall'automobile e, senza che egli lo avesse attaccato, avrebbe iniziato a tempestarlo di pugni al volto.
Versione questa che trova conferma nell'interrogatorio dell'amica che ha dichiarato:
"Fermata l'autovettura il mio amico è sceso mentre io sono rimasta in auto per qualche istante. E' subito sopraggiunto _ a bordo della sua moto. _ ha fermato la moto, si è tolto il casco e si è diretto verso il mio amico.
Il mio amico era in piedi vicino all'autovettura. Non è andato in direzione di _ _. Mentre si avvicinava _ insultava il mio amico. Non ricordo che parole avesse pronunciato. _ ha subito colpito con dei pugni al viso il mio amico. Lo ha pure colpito allo stomaco con alcuni pugni. Il mio amico è indietreggiato verso il muro. Non ho calcolato quanti pugni gli avesse inferto anche perché ero presa dal panico, ritengo comunque che l'abbia colpito con almeno una quindicina di pugni.
... ADR che la Polizia è sopraggiunta dopo circa 5 minuti dal momento in cui c'eravamo fermati. Anche dopo l'intervento della Polizia _ non ha smesso subito di picchiare il mio amico."
3.
A seguito della colluttazione _ _ ha subito danni fisici, così descritti dal dott. med. _ _ nel suo certificato dell'11 giugno 2002 (cfr. doc. 2 allegato alla querela):
"Scheggiatura di 4 denti molari
(N° 7 sup a sx, N°8 inf a sx, N° 7 sup a dx, N° 7 inf a dx).
Si impone una verifica da parte del dentista).
Sublussazione articolato temporo-mandibolare destro con molto probabili lesioni della capsula e del menisco articolare, ed instabilità all'atto di masticare.
Deviazione traumatica del setto nasale a sinistra, con occlusione della narice sinistra e disturbi respiratori.
Dolori cervicali e cefalee occipitali dopo trauma cranico.
A mio avviso le lesioni riportate qui sopra, in particolare quella a carico dell'articolato temporo-mandibolare sinistro rischiano di avere conseguenze a lungo termine."
Questa diagnosi è stata confermata l'8 aprile 2003 dallo stesso medico (cfr. act. 12), il quale il 29 aprile 2003 ha avuto modo di ribadire:
"La prego di notare che il Sig._ _ presenta difficoltà masticatorie posttraumatiche che gli impongono dieta semiliquida e disturbi dell'articolazione della parola. Questi problemi, certamente conseguenza dei pugni ricevuti sono da considerare definitivi."
cfr. act. 15).
Il dott. med. _ _, specialista in chirurgia maxillo-facciale, il 4 settembre 2003 ha invero certificato che le difficoltà alla mandibola possono essere conseguenza dei colpi ricevuti come possono essere presenti dalla nascita (cfr. act. 30).
La presenza di problemi preesistenti può tuttavia essere esclusa sulla base del certificato 11 luglio 2003 del dott. med. _ _, il quale ha precisato:
"Dolori cronici articolazioni temporo mandibolari bilaterali, soprattutto a destra con destabilizzazione dell'articolazione di destra, scatti dolorosi in apertura e chiusura e difetto di occlusione delle due arcate dentarie.
Disturbo cronico di respirazione nasale soprattutto a sinistra su deviazione traumatica del setto.
Scheggiatura di quattro denti.
Disturbo conseguente della masticazione. obbligo a seguire dieta di cibi molli, disturbi digestivi funzionali.
Disturbo conseguente della locuzione, con pronuncia strascicata a bocca semiaperta, inesistente prima del trauma.
Stati ansiosi recidivanti, nell'ambito di possibile sindrome da stress postraumatico.
In qualità di medico curante del Sig. _ dal 1990, posso testimoniare che quanto segnalato sopra, è apparso esclusivamente dopo l'incidente, e ne è conseguenza diretta. A distanza di un anno dal fatto siamo confrontati con un insieme di danni definitivi, gravi, che influiranno in modo netto sulla qualità di vita futura dell'interessato."
(cfr. act. 21).
4.
Per i fatti descritti _ _ ha inoltrato il 6 settembre 2002 querela nei confronti di _.
Con decreto di accusa 24 novembre 2003 il Procuratore pubblico ha ritenuto l'accusato autore colpevole di lesioni semplici e ha proposto la condanna a 5 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.
5.
Al dibattimento l'accusato ha confermato la sua versione dei fatti. Ha ammesso di essere stato spaventato e arrabbiato per quanto successo in prossimità dell'incrocio, ma di non aver voluto farsi giustizia da sé, bensì solo consegnare il fuggitivo alla polizia.
Ha ribadito di essere stato aggredito da _, il quale gli si è avvicinato con l'intenzione di dargliele. La sua reazione è quindi stata unicamente di difesa, anche se qualche pugno può averglielo dato. Non ha però visto sangue.
6.
La parte civile sostiene che l'inseguimento da parte di _ è stato dettato dalla volontà di "farla pagare" all'accusato, reo di aver messo in pericolo la sua incolumità. La versione di _ e della sua ragazza è credibile, perché non c'è stato il tempo materiale per scendere la rampa e perché la vittima non aveva alcun motivo di aggredire l'accusato.
Sottolinea che i colpi inferti sono idonei a provocare le lesioni descritte nei certificati medici agli atti e chiede la conferma del decreto di accusa.
7.
La difesa solleva innanzitutto perplessità per il fatto che la querela sia stata introdotta il giorno precedente la scadenza del termine utile, come se la parte civile non fosse sicura del fatto suo e avesse timore di una controquerela.
Rileva poi che l'intenzione dell'accusato era quella di trattenere il fuggitivo per poterlo consegnare alla polizia e questo in applicazione dell'art. 99 CPP.
La parte civile ha aggredito _, perché la sua presenza è stata una sorpresa e l'ha indotta a risalire la rampa fino in cima dove è avvenuta la colluttazione. Sottolinea che l'accusato non aveva alcun motivo di picchiare _, dal momento che aveva segnalato la posizione alla polizia.
Infine sostiene che il danno subito dalla vittima non è così importante come si vorrebbe far credere. In realtà di denti scheggiati ve n'è uno solo e le lesioni sono limitate come si può evincere dal certificato medico rilasciato dall'Ospedale civico di _ (cfr. act. 9) e dal certificato medico del dott. med. _ (act. 30).
Chiede il proscioglimento, perché l'accusato ha agito per legittima difesa.
8.
Per l'art. 99 CPP chi è sorpreso in flagrante reato può essere arrestato da chiunque e deve essere consegnato immediatamente alla polizia, che ne dà subito notizia al Procuratore pubblico. E' ritenuto in flagrante reato chi è sorpreso sul fatto o inseguito dall'offeso o dalle grida del popolo come autore del reato.
In concreto non vi può essere dubbio che l'accusato era autorizzato a inseguire la parte civile, che aveva messo in pericolo la sua incolumità ed era manifestamente incalzato dalla polizia. Il suo comportamento non era quindi illecito.
_ contesta che il prevenuto lo abbia inseguito per consegnarlo alla polizia; la sua reale intenzione sarebbe stata quella di fargliela pagare.
Questa conclusione non può essere condivisa. Se infatti _ avesse voluto farsi giustizia da sé, tenuto conto dello stato alterato in cui ha ammesso di essersi trovato, avrebbe inseguito la parte civile subito e non solo dopo aver costatato che anche la polizia lo stava cercando e inoltre si sarebbe infilato immediatamente nella strada laterale senza dare prima indicazioni agli agenti e molto verosimilmente non si sarebbe liberato del casco.
E' altresì evidente che le intenzioni della parte civile erano quelle di nascondersi per sfuggire alla polizia. Per questo motivo ha svoltato su un sedime privato poco dopo l'incrocio, è girata dietro l'edificio e ha abbandonato il veicolo cercando di non farsi trovare scendendo la rampa di accesso al piano sotterraneo. Tenuto conto che l'inseguimento dell'accusato non è iniziato subito e che egli si è attardato a dare indicazioni agli agenti, il tempo, seppur breve, per effettuare tutte queste manovre e perlomeno iniziare la discesa della rampa era sufficiente.
9.
Giusta l'art. 123 cifra 1 CP chiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo al corpo od alla salute di una persona, è punito, a querela di parte, con la detenzione.
E' pacifico che l'accusato abbia causato lesioni alla parte civile.
A questo proposito si rileva di non poter seguire la difesa quando ritiene che le conseguenze siano minime. In effetti i danni subiti risultano di una certa importanza e sono ampiamente descritti nel certificato 11 luglio 2003 del dott. med. _ _, il quale si fonda sulla diagnosi diretta e la conoscenza preventiva del paziente. Per contro il dott. med. _ formula ipotesi e il certificato dell'Ospedale civico appare incompleto, limitandosi a riportare l'esito della visita al pronto soccorso.
E' a questo punto determinate stabilire se l'accusato sia stato aggredito e abbia agito per legittima difesa, come sostiene il difensore.
10.
Per l'amica di _ _, che ha assistito alla scena, la parte civile non avrebbe assolutamente aggredito l'accusato, ma le avrebbe solo prese senza reagire.
Desta perplessità che la parte civile, dopo aver allegato alla querela una dichiarazione della testimone completamente a suo favore (doc. 4), abbia poi chiesto di prescindere dalla sua audizione senza dare una giustificazione seria (cfr. act 2 verbale 31 ottobre 2002 pag. 1). Vista l'importanza della testimonianza il Procuratore pubblico ha proceduto comunque alla sua audizione (cfr. act 5, 6 e 7). Nel corso di questa l'amica ha sostanzialmente confermato la versione resa precedentemente, riducendo tuttavia il tempo indicato dall'inizio dell'asserito pestaggio all'arrivo della polizia, che era stato inizialmente quantificato in 15 minuti (a giustificazione verosimilmente della moltitudine di colpi di cui _ _ sarebbe stato vittima), a 5 minuti. Tempo questo che appare ancora troppo lungo, perché la polizia doveva solo trovare un luogo per invertire marcia per poi immettersi a sua volta sulla strada privata percorsa poco prima dalla parte civile e dal motociclista.
Inoltre la testimone ha dichiarato che si erano fermati per attendere la polizia e non per nascondersi. Affermazione che non può corrispondere al vero, perché se così fosse avrebbero solo accostato a lato della strada e non avrebbero svoltato dietro ad un edificio occultando alla vista l'autovettura. Infine ha sostenuto, sempre con l'evidente intento di difendere l'amico e di aggravare la posizione dell'accusato, che
"anche dopo l'intervento della Polizia _ non ha smesso subito di picchiare il mio amico"
cfr. act 7 verbale 6 febbraio 2003, pag. 2). Questa esposizione dei fatti non corrisponde con quanto riportato dagli agenti di polizia nel loro rapporto di costatazione dell'8 giugno 2002, nel quale osservano che al loro arrivo non vi era più colluttazione, ma che i due litiganti erano solo vicini; o più precisamente:
"Si segnalava al conducente della _ di fermarsi davanti al veicolo di servizio.
Questi iniziava regolarmente la manovra, ma al posto di arrestarsi accelerava bruscamente e proseguiva in direzione di _ a velocità elevata, nonostante l'inteso traffico. Immediatamente ci si poneva all'inseguimento, nonostante ciò giunti nei pressi dell'impianto semaforico della _ e dopo aver svoltato a destra verso _, della vettura _ non vi era più traccia. Nello stesso istante notavamo un motociclista che c'indicava una strada sulla nostra destra, ove si era immessa l'autovettura, pertanto trovato uno spiazzo si ritornava immettendoci su quella via.
Girato l'angolo dello stabile ex _, si notava la _ ferma, ed il motociclista nei pressi del conducente."
(cfr. act 4)
Viste queste imprecisioni e contraddizioni e alla luce della veemenza con la quale l'amica difende la parte civile la sua testimonianza appare di mera compiacenza e non può essere ritenuta attendibile.
Risulta ben più credibile, ed è per altro la versione più favorevole all'accusato, che vedendosi scoperto _ abbia aggredito _ che gli ostacolava il passaggio per cercare una nuova via di fuga prima dell'arrivo della polizia. Non bisogna dimenticare che la parte civile pensava di avere seminato la polizia (che effettivamente aveva perso le sue tracce, cfr. supra) e non si aspettava di trovarsi di fronte qualcuno d'altro che lo aveva rintracciato.
Egli, che non si era accorto di essere stato inseguito dal motociclista, è stato sorpreso dalla presenza dell'accusato, e ha cercato di proseguire la sua fuga.
Si tratta di un comportamento certo poco provvido, ma consono a quello tenuto sino a quel momento e comprensibile se si pensa allo stato d'animo in cui doveva trovarsi tenuto conto che sapeva di essere in torto e di essere fuggito dalla polizia.
Appurato che _ è risalito sino in cima alla rampa (lì infatti i protagonisti sono stati trovati dalla polizia) e ha aggredito l'accusato, deve essere valutata la reazione di quest'ultimo.
11.
Secondo l'art. 33 CP ognuno ha il diritto di respingere in modo adeguato alle circostanze un'aggressione ingiusta o la minaccia ingiusta di un'aggressione imminente fatta a sé o ad altri.
A ben vedere l'accusato avrebbe anche potuto lasciar andare _, dal momento che l'arrivo della polizia era imminente. Ma ciò non collimava con la sua intenzione di consegnarlo agli agenti. _ allora si difende e inizia una colluttazione nella quale non si limita a respingere l'attacco e a trattenere l'antagonista, ma nella quale diviene attivo e sferra pugni e gomitate in numero non indifferente.
L'esito dello scontro è noto: la parte civile ha conseguenze fisiche importanti e in parte permanenti, chiaramente descritte nei certificati medici agli atti. Un risultato che probabilmente non era voluto dall'accusato, ma che attesta la durezza con la quale ha reagito all'attacco di _.
In definitiva questo giudice arriva alla conclusione che _ ha avuto una reazione sproporzionata all'aggressione e al reale pericolo, eccedendo nella sua difesa.
Egli è quindi autore colpevole di lesioni semplici, ma la pena deve essere attenuata in applicazione dell'art. 66 CP (cfr. art. 66 cpv. 2 CP).
12.
Giusta l'art. 66 CP se la legge prevede l'attenuazione della pena secondo il libero apprezzamento, il giudice non è vincolato né dalla specie né dal minimo della pena prevista per il crimine o il delitto.
In concreto, ritenuto che il motivo che ha spinto l'accusato all'inseguimento non era illecito, tenuto conto del comportamento della vittima, come pure del fatto che i colpi sono stati inferti in occasione di una colluttazione originata dalla parte civile stessa, si ritiene appropriato limitare la pena alla sola multa e che questa possa essere ridotta ai minimi termini e fissata in fr. 100.-.
visti gli art. 123 cifra 1, 33, 66 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;
rispondendo ai quesiti posti;
dichiara
_
,
autore colpevole di lesioni semplici per i fatti compiuti a _ il 7 giugno 2002 nelle circostanze descritte nel decreto di accusa n. DA _/_del _ 2003;
condanna _
1. alla multa di fr. 100.-- (cento);
2. al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 700.--.
ordina
l'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata entro un anno se il condannato avrà pagato la multa e tenuto buona condotta (art. 49 cifra 4 CP).
assegna
al condannato il termine di due mesi per il pagamento della multa e lo avverte che in caso di mancato pagamento entro il termine la pena sarà commutata in arresto.
le parti
sono state avvertite del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
Ministero pubblico della Confederazione, _
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale, _,
Sezione esecuzione pene e misure, _,
Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, _,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, _.
Il presidente: La segretaria:
Distinta spese a carico di
fr.
100.00
multa
fr. 500.00 tassa di giustizia
fr. 200.00 spese giudiziarie
fr. 800.00 totale

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