# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8133175d-f224-553f-be2c-49606acf1adf
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 22 dicembre 2011 la Cassa CO 1 ha confermato (cfr. doc. 12) il rifiuto delle indennità per insolvenza a RI 1 in quanto egli era membro del consiglio di amministrazione della _, _ (cfr. Doc. A).
1.2. Contro questa decisione l'assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale chiede di poter beneficiare delle indennità per insolvenza in quanto il datore di lavoro non gli ha attribuito alcun potere decisionale effettivo.
Al riguardo egli si è in particolare così espresso:
"
(...)
Lo scrivente infatti, fin dal suo ingresso nel CdA della _, dichiara di non aver preso parte alle decisioni del datore di lavoro, sempre identificato da e verso terzi nel signor _ e di non avere esercitato alcun influsso, tanto meno considerevole, su dette decisioni, non avendo pertanto avuto modo di condizionare risolutivamente le sorti aziendali, alla luce delle seguenti evidenze:
a) Contattato a inizio 2010 dal signor _, all'epoca presidente della società, mi è stato proposto di contribuire con la mia esperienza professionale (prova 1) a rilanciarla organizzando l'apertura di una sede a _, proposta cui ho aderito auspicando una futura assunzione, poi avvenuta.
b) Nel contempo mi è stato proposto l'ingresso in CdA e l'acquisizione di una quota simbolica della società (prova 2) del tutto ininfluente ai fini di determinare l'indirizzo delle scelte aziendali, come ha avuto modo di constatare oralmente il Pretore di _, avvocato _, nel corso dell'udienza tenutasi il 17 giugno scorso, in cui ha rigettato l'opposizione della società al precetto esecutivo da me proposto.
c) Successivamente, il signor _ (CO art. 716a cpv. 2 e 3) sempre individualmente e senza che io firmassi alcun documento fiduciario o decisione collegiale, ha provveduto a eleggere nuova sede e a delegare la gestione amministrativo contabile alla società _ Sagl (firma mandato il 5 maggio 2010) il cui amministratore _ è divenuto fiduciario finanziario e membro del CdA di _ con firma individuale come il presidente _.
d) All'atto della formalizzazione del cambio di sede dai _i al Canton Ticino, sono stato nominato membro del consiglio di amministrazione con atto del notaio _ in _ 26 aprile 2010, con firma collettiva a due con il presidente, particolare che pone, in forza di legge, materialmente in evidenza una limitazione oggettiva nell'esercitare qualsiasi tipo di autonoma decisione vincolante nei confronti di terzi. (...)" (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 20 gennaio luglio 2012 la Cassa propone di respingere il ricorso sottolineando che "la semplice appartenenza quale membro al CdA risulta sufficiente per il rifiuto del diritto all’indennità per insolvenza" (cfr. Doc. III).
1.4. In uno scritto del 1° febbraio 2012 l’assicurato ribadisce di avere diritto all’indennità per insolvenza e rileva:
"
(...)
Lo scrivente, fa infine notare a questo Tribunale che, riguardo la propria persona, la non concomitanza delle descritte condizioni I. e II. faccia sì che, a norma di Legge, l'affermazione di prassi secondo la quale
i collaboratori di un'azienda, membri del Consiglio di Amministrazione dispongono, in virtù del CO (art. 716a e 716b), di un potere considerevole
e la conclusione della Cassa secondo cui, la semplice appartenenza al CdA risulti sufficiente per il rifiuto del diritto all'indennità per insolvenza, non solo non rispecchino la realtà dei fatti, ma appaiono
contra legem
rispetto al dettato della vigente Legge federale sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza." (Doc. V)
Al riguardo l’amministrazione il 10 febbraio 2012 si è così espressa:
"
(...)
Ciò che il ricorrente sembra non voler capire è quanto da noi affermato in merito ai membri del Consiglio di Amministrazione che sono esclusi dal diritto alle prestazioni.
Il fatto che tale Consiglio di Amministrazione non si sia mai riunito non modifica in niente il potere decisione di cui dispongono i suoi membri in virtù del CO (art. 716a e 716b)." (Doc. VII)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa CO 1 ha negato a RI 1 il diritto a percepire le indennità per insolvenza.
L'art. 51 cpv. 1 LADI prevede che:
"
I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b, il fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali."
Il cpv. 2 di questa disposizione stabilisce poi che non hanno diritto all’indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci, di membri di un organo dirigente dell’azienda o finanziariamente partecipi della società, prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono esercitarvi un influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano nell’azienda.
Il contenuto dell’art. 51 cpv. 2 LADI è identico a quello dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
In una decisione del 21 maggio 1997, pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 107, ha, tra l’altro, affermato che la giurisprudenza emanata relativamente all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI è applicabile pure al diritto all’indennità per insolvenza di cui all’art. 51 LADI.
2.3. Secondo l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda.
Questa normativa è stata introdotta nella legge per ovviare a possibili abusi in una situazione particolare "in cui gli interessi in gioco si sovrappongono" (cfr. Messaggio concernente una nuova legge federale su l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza del 2 luglio 1980, Ed. separata p. 62, Gerhards, “Kommentar...”
Vol. I, pag. 408 no. 43; Beatrice Brügger, Die Kurzarbeitsentschädigung als arbeitslosenversicherungsrechtliche Präventivmassnahme, Berna 1993, p. 37).
In una sentenza del 9 marzo 1987, pubblicata in DTF 113 V 74, il TFA (dal 1° gennaio 2007: tribunale federale, TF) ha avuto modo di precisare che, contrariamente alla giurisprudenza relativa al vecchio art. 31 cpv. 1 lett. c OADI, si deve riconoscere che il diritto è escluso per le persone menzionate dall'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
In una sentenza pubblicata in DTF 120 V 521 e in SVR 1995 ALV Nr. 36, l’Alta Corte ha stabilito che, per giudicare se un dipendente, membro di un organo dirigente di un'impresa è escluso dal diritto all'indennità in virtù dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, bisogna determinare di quale potere decisionale egli dispone effettivamente, in funzione della struttura interna dell'azienda. Secondo la nostra massima istanza non è ammissibile rifiutare il diritto all'indennità ad un dirigente per il solo motivo che egli è autorizzato a rappresentare la ditta con la sua firma ed è iscritto al registro di commercio. Nel caso che era chiamato ad esaminare il TFA ha così riconosciuto il diritto all'indennità a due vicedirettori, visto che le loro competenze erano limitate a certi settori tecnici.
Le sentenze sopra menzionate sono poi state ulteriormente confermate dall’Alta Corte in una decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130.
Nelle sentenze pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130, e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha stabilito che un dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode ex lege (cfr. art. 716a-716b del Codice delle obbligazioni) di un notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
Per un membro del consiglio di amministrazione il diritto alle prestazioni è pertanto escluso senza che sia necessario determinare più concretamente le responsabilità da lui esercitate all'interno della società (cfr. STFA C 160/05 del 24 gennaio 2006; STFA C 102/04 del 15 giugno 2005).
Questa giurisprudenza è stata confermata in una sentenza 8C_279/2010 del 8 giugno 2010 nella quale il Tribunale federale ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
Il primo giudice ha infine correttamente precisato che per stabilire se un impiegato possa esercitare un influsso considerevole ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (e, quindi, dell'art. 51 cpv. 2 LADI), deve essere esaminato di quali poteri decisionali egli disponga concretamente sulla base della struttura aziendale interna, non essendo per contro determinanti i soli criteri formali. Segnatamente, non è ammissibile negare, in modo generico, il diritto alle indennità a lavoratori esercitanti mansioni dirigenziali per il solo fatto che essi detengono una procura o un altro mandato commerciale e sono iscritti nel registro di commercio. D'altro canto però, possono di principio vedersi rifiutare le prestazioni anche salariati che non fruiscono formalmente di un diritto di firma e non figurano a registro di commercio, ma che in realtà partecipano in modo decisivo alla formazione della volontà sociale (
DTF 120 V 525
consid. 3b e riferimenti).
Da questa regola la giurisprudenza ha escluso solo i membri del consiglio d'amministrazione che collaborano nell'azienda, per il motivo che la legge conferisce a tale organo esecutivo attribuzioni, in parte inalienabili, che per definizione comportano la facoltà di influire in modo diretto sulle decisioni del datore di lavoro, foss'anche solo nella forma della suprema direzione o dell'alta vigilanza sugli incaricati della gestione (art. 716-716b CO). Di conseguenza, l'appartenenza di un salariato al consiglio d'amministrazione è una circostanza che lo esclude automaticamente, giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, dal diritto all'indennità per lavoro ridotto (e, quindi, anche d'insolvenza), senza che nemmeno occorra esperire ulteriori accertamenti ai sensi della dianzi citata giurisprudenza in
DTF 120 V 525
con riferimento alla concreta posizione dell'interessato in seno all'azienda (
DTF 122 V 273
consid. 3; DLA 2004 no. 21 pag. 198 consid. 3.2 [C 113/03]).
3.
Come già rilevato dal primo giudice, nella fattispecie in esame è pacifico che la ricorrente ha ricoperto, dal 3 dicembre 2007 al 6 maggio 2008, la carica di membro del consiglio di amministrazione della A._ SA. Ne discende che deve essere esclusa, giusta l'art. 51 cpv. 2 LADI e la giurisprudenza menzionata, dalle chieste prestazioni, di modo che a ragione la precedente istanza ha confermato il provvedimento amministrativo di diniego. (...)"
In una sentenza 8C-838/2008 del 3 febbraio 2009, a proposito di un membro di un consiglio di amministrazione, l’Alta Corte si è così espressa:
"
Occorre tuttavia osservare che, in concreto, non si può negare la qualità di organi dirigenziali al presidente e, rispettivamente, all'altro membro del consiglio di amministrazione della P._ SA, sulla sola ragione che la gestione di fatto sia stata affidata ad un'unica persona. Infatti, qualsiasi siano l'estensione della delega dei compiti e le modalità di organizzazione interna alla società, esse non riducono le prerogative di cui beneficia un amministratore né le attribuzioni che la legge gli affida e la responsabilità in cui incorre (cfr. art. 715a, 716 segg. e 754 CO; DLA 1996 no. 10 pag. 52 consid. 3b). Inoltre, non è ammissibile giustificare il mancato rispetto del termine, in considerazione dell'incapacità psico-fisica dell'amministratore delegato a svolgere le sue funzioni, quando nella società in questione tutti i membri del consiglio d'amministrazione dispongono della firma individuale (cfr. pure Karl Spühler,
Die Schlechtwetterentschädigung im neuen Arbeitslosenversicherungsrecht
, in: RSAS 1985 pag. 287). In questo senso, C._ e D._, nella loro posizione di amministratori con diritto di firma individuale, avrebbero dovuto esercitare le loro prerogative, revocare la delega di gestione a B._ (art. 716a cpv. 1 cifra 4 CO) e informarsi, come è loro diritto e dovere, sulla situazione e l'andamento della ditta, occupandosi direttamente delle incombenze aziendali nell'interesse sociale. Essi non hanno agito in tal senso, ma anzi hanno omesso di prendere le misure necessarie all'inoltro dell'annuncio di perdita di lavoro per intemperie. Di conseguenza, non esistendo motivi validi per rendere scusabile il ritardo, a ragione le richieste di indennità per intemperie sono state respinte."
2.4. Nella presente fattispecie è incontestato l’assicurato era membro del consiglio di amministrazione della _ SA, _ (cfr. Doc. 14).
Di conseguenza, alla luce della giurisprudenza federale riprodotta al considerando precedente, egli non può beneficiare dell’indennità per insolvenza.
Secondo l'Alta Corte sono infatti decisivi gli oneri (obblighi e prerogative) che spettano a un membro del consiglio di amministrazione (cfr. consid. 2.4 e, in un altro contesto, la STFA H 66/96 del 30 dicembre 1997, a proposito della responsabilità secondo l’art. 52 LAVS di un operaio entrato in un consiglio di amministrazione e la STFA H 218+219/97 del 29 settembre 1998 relativa ad un architetto membro del consiglio di amministrazione).
La decisione su opposizione del 22 dicembre 2011 deve pertanto essere confermata.