# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 63d98f8d-86c5-574a-8223-8267272bfbc2
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
_, arrestato una prima volta il 12 gennaio 2001 e rilasciato il giorno successivo, è in detenzione preventiva dallo scorso 11 giugno 2001, in quanto sospetto autore – in correità con _ – di appropriazione indebita, truffa e falsità in documenti, in connessione con la gestione del conto _ di titolarità del fu _. Questo giudice, sentito l’accusato il giorno successivo e notificatagli l’estensione dell’accusa ai titoli di amministrazione infedele e istigazione a falsa testimonianza (v. inc. Giar _ doc. _), ne confermava l’arresto (v. decisione 12 giugno 2001, inc. Giar _ doc. _)(su quanto precede v. anche, più in esteso, decisione 2 agosto 2001, inc. Giar _ doc. _ consid. A e B p. 1-2).
B.
_ ha inoltrato una prima istanza di libertà provvisoria in data 27 luglio 2001 (inc. Giar _ doc. _), respinta con decisione 2 agosto 2001 (inc. Giar _ doc. _) principalmente per il perdurare di esigenze istruttorie, accompagnate da pericolo di inquinamento delle prove, segnatamente di collusione, ritenuto “estremamente grave” (loc. cit., consid. 3c p. 6). Il pericolo di fuga paventato dalla pubblica accusa è stato lasciato indeciso (loc. cit., consid. 4d p. 7-8).
C.
L’accusato propone ora una nuova istanza di libertà provvisoria (inc. Giar _ doc. _), fondata essenzialmente su tre argomenti: da un lato non sussisterebbe più, per l’accusato, la possibilità di inquinare le prove, “per il semplice motivo che ogni documento utile si trova già in mano della Procura pubblica. Il deposito atti, avvenuto il 5 settembre, conferma che è raggiunto lo scopo dell’istruzione formale [...]” (loc. cit., pto. 3 p. 2). Sulla base di estratti dei verbali dei testi, l’accusato contesta inoltre il rimprovero di aver plagiato la teste _ (loc. cit., pto. 3.1 p. 3) o di aver esercitato qualsivoglia pressione su altri testi (eod. loc., p. 3-4), derivandone l’infondatezza di un pericolo di collusione, anche nei confronti dei nuovi testi proposti, comunque non “protagonisti principali” (loc. cit., pto. 3.2 p. 5). _ contesta infine l’esistenza di un pericolo di sua fuga, considerati il suo radicamento nella società ticinese e l’assenza di disponibilità finanziaria occulta; e comunque, tale ipotetico pericolo potrebbe essere ovviato con misure sostitutive (loc. cit., pto. 5 p. 5-6).
D.
Dal canto suo, il Procuratore Pubblico si oppone all’istanza con un dettagliato preavviso negativo 13/14 settembre 2001 (inc. Giar _), dove evidenzia in primo luogo come nell’ambito del deposito atti le parti abbiano proposto l’assunzione di numerose nuove prove testimoniali (loc. cit., pto. 3.1 p. 3). Contrariamente all’assunto di _, sussisterebbe concreto pericolo di collusione con i testi _ e _, dipendenti della Banca _ e per anni collaboratori dell’accusato (loc. cit., pto. 3.3.a p. 5), con la coaccusata _ (in particolare in prospettiva dei temi sui quali ella ha chiesto di esprimersi, loc. cit., pto. 3.3.b p. 6), con i “testimoni che bene o male gravitano nell’orbita _ ” (loc. cit., pto. 3.3.c p. 6) ed infine, in termini particolarmente urgenti, con _ (loc. cit., pto. 3.3.h p. 8). Il magistrato inquirente ribadisce, a tal proposito, che pericolo di collusione sussiste pure nei confronti dei testi che l’accusato si riserva di chiamare solo in aula (loc. cit., pto. 3.3.d p. 6-7). Viene poi reiterato il pericolo di inquinamento delle prove tramite “confezionamento di documenti” (loc. cit., pto. 3.3.f p. 7), indiziato da ordini di bonifico firmati in bianco da _ e, più genericamente, da quanto posto in atto dall’accusato fra il primo ed il secondo arresto (ibid.; v. pure la menzionata misteriosa intrusione negli uffici già di _ presso la Banca _, loc. cit., pto. 3.3.g p. 8). Il pericolo di fuga di _ risulterebbe ancora più acuto di quanto esposto nell’ambito della precedente istanza di libertà provvisoria, ritenuto che nel frattempo sono emersi attività immobiliare in Spagna (loc. cit., pto. 4.2.a p. 9-10) ed importanti flussi di denaro di possibile sua pertinenza (loc. cit., pto. 4.2.b p. 10).
E.
L’accusato obietta al preavviso negativo del Procuratore Pubblico con dettagliate osservazioni 17 settembre 2001 (inc. Giar _). Ribadito quanto esposto in sede d’istanza, rinnova soprattutto la critica al magistrato inquirente di “manipolare i dati dell’incarto in modo inaccettabile” (loc. cit., pto. 1 p. 3); egli precisa, ad esempio, di non aver mai avuto alcuna intenzione di convocare al processo testi tenuti segreti (ibid.), e ricorda come le testimonianze raccolte finora indichino che il coaccusato _ aveva lasciato in banca numerosi ordini di bonifico firmati in bianco, ma non fogli firmati in bianco (ibid.). Sul pericolo di collusione, dice che i testi _ e _ sarebbero in grado di fornire unicamente “informazioni tecniche non influenzabili“ (loc. cit., ad 3.3 p. 6), che _ è già stata ripetutamente sentita (ad 3.3.b p. 6-7), e che _ “in realtà è un teste che può riferire solo di fatti estranei all’oggetto delle indagini” (ad 3.3.g p. 8). In tema di inquinamento delle prove, _ rileva che tra gennaio e giugno 2001 (ossia fra il primo ed il secondo arresto) nessun documento risulta essere stato alterato o costruito (ad 3.3.f p. 8), derivandone l’inesistenza di un pericolo di inquinamento delle prove – ulteriormente sminuito, secondo lui, dal fatto che “allo stadio attuale, dopo l’inoltro dei complementi d’inchiesta, non ha molto senso ipotizzare l’apparire di documenti risolutivi” (ibid.).
Quanto al pericolo di fuga, che il Procuratore Pubblico costruirebbe sull’ipotetica disponibilità di fondi derivati da attività parallela, ma non illecita (loc. cit., pto. 4 p. 10), _ ribadisce non solo di non aver conseguito alcun beneficio personale dai fatti sotto inchiesta, ma anzi di aver perso importanti fondi propri (loc. cit., pto. 4 p. 11), lamentando come il magistrato inquirente non si sia interessato a ricostruire le perdite subite da _ a causa delle operazioni commerciali ed industriali di _, benché ciò fosse possibile sulla base della documentazione ricuperata presso la Banca _ (ibid.; v. anche pto. 1 p. 5). Con riferimento all’operazione immobiliare in Spagna, _ precisa di aver unicamente attivato il relativo finanziamento, senza parteciparvi di persona quale co-garante – circostanza che avrebbe potuto essere chiarita con la semplice audizione della promotrice _ (loc. cit., ad 4.2.a p. 12). Né sarebbero emerse sue ulteriori liquidità: nega di essere azionista della società _ (loc. cit., ad 4.2.b p. 14), sottolineando comunque come la documentazione relativa a tale società rinvenuta in banca dimostri “che tutte le illazioni circa le pretese scorrettezze commesse da _ in fase istruttoria e le pretese complicità di cui potrebbe fruire in _ sono pure invenzioni” (loc. cit., ad 4.2.b p. 13). Da ultimo, sempre in tema di pericolo di fuga, _ considera contraddittoria l’argomentazione del Procuratore Pubblico, che sembra basare la propria tesi su interessi suoi in Spagna, ma anche sulla sua nazionalità italiana (loc. cit., ad 4.2.c p. 14).

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) – ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).
2.
L’accusato istante non contesta, in questa sede, la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a proprio carico (v. osservazioni, cit., pto. 1 p. 1-2; ad 4.2.c p. 14), per cui può bastare, qui, rinvio al corrispondente considerando sviluppato in sede di pronuncia 2 agosto 2001 sulla precedente istanza di libertà provvisoria (cit., consid. 2 p. 4-5), tanto più che nessuno si avvale, in questo contesto, di elementi di giudizio che sarebbero emersi successivamente a quella decisione ed atti a smentire in termini immediati e liquidi l’ipotesi accusatoria.
3.
a) L’istruttoria si trova allo stadio del deposito degli atti. Come spiega in dettaglio il Procuratore Pubblico (v. preavviso negativo, cit., pto. 3.1 p. 3), in questo contesto le parti hanno chiesto l’audizione di numerose persone, non ancora sentite oppure da nuovamente interrogare su aspetti meritevoli di approfondimento. Quanto precede, almeno per completare il quadro dell’operazione _ e delle malversazioni ad essa connesse. Anche l’accusato medesimo ha chiesto l’audizione (rispettivamente una nuova audizione, “questa volta in contradditorio”, v. istanza di complemento istruttorio 10 settembre 2001, inc. Giar _) di numerose persone, oltre all’acquisizione di ulteriore documentazione (loc. cit., p. 3-4) ed alla stesura di un rapporto complementare dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (o di una perizia, loc. cit., p. 4-5). Il Procuratore Pubblico avendo accolto quasi integralmente questi complementi istruttori (come pure quelli proposti dalle altre parti, v. decisione 13 settembre 2001, inc. Giar _), l’esistenza di esigenze istruttorie ancora aperte è manifesta – senza dimenticare che, una volta evasi i complementi chiesti, si dovrà procedere alle formalità di chiusura dell’istruttoria ed all’inoltro dell’atto d’accusa.
b) Come già esposto in sede di pronuncia 2 agosto 2001, e come d’altronde da costante prassi, “non basta che vi siano ancora passi istruttori da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva dell’accusato è giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura rimessa in libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica dell’assunzione delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo contesto, di pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento dell’accusato su terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici testi), mentre il termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare altri atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera” (loc. cit., consid. 3.b p. 5).
Nel caso di specie, dopo attenta valutazione delle circostanze menzionate dalla pubblica accusa e dalla difesa e/o che emergono dagli atti, le considerazioni fatte in occasione della decisione sulla precedente istanza di libertà provvisoria e relative al pericolo collusivo e di inquinamento delle prove esistente a carico di _ (inc. Giar _, consid. 3.b e 3.c p. 5-6, qui integralmente richiamate) non possono che trovare conferma: l’accusato istante non solo ha artefatto un numero rilevante di documenti, ma ha pure esercitato il proprio influsso su terzi affinché questi sottoscrivessero documenti fittizi oppure rilasciassero testimonianze (false) a lui favorevoli. Ora, i pur encomiabili sforzi della difesa volti a negare (o almeno relativizzare) l’influsso esercitato da _ sulla coaccusata _ e su altri testi (v. istanza, cit., pto. 3.1 p. 2-4; osservazioni, cit., ad 3.3 p. 6-7, rispettivamente pto. 1 p. 4 per il teste _) non possono distogliere da quella che è una serena valutazione globale del suo comportamento, come esatto dalla giurisprudenza: rammentato come questo giudice sia chiamato a decidere sulla base di mera verosimiglianza (sia perché i tempi di decisione imposti dalla legge sono tali da impedirgli un esame più approfondito, sia – e soprattutto – perché deve evitare di esprimere giudizi di natura sostanziale, anche solo ipoteticamente atti ad invadere l’esclusiva competenza della Corte di merito), per quanto qui di rilievo (e sufficiente) è accertato che _ ha effettivamente posto in atto, sull’arco di anni, comportamenti suscettibili di inquinare le prove. Ciò è sicuramente vero per (almeno alcuni dei) fatti oggetto del procedimento penale nei suoi confronti. E sussistono ragionevoli sospetti per affermare che anche nei confronti del teste _, incontrato certamente dopo il primo arresto dell’11 gennaio 2001 (v. verbale MP _ 4 luglio 2001, inc. MP doc. _), _ si sia comportato in termini perlomeno ambigui, facendogli forse firmare un atto di pegno antedatato (allegato al verbale menzionato). Ora, si può discettare a lungo se sia o meno corretto definire tale atteggiamento “collusivo”: l’accusato lo contesta (v. osservazioni, cit., pto. 1 p. 4; anzi, sembra negare il fatto, loc. cit., ad 3.3.f p. 8). Ed in questa sede si vuole lasciare assolutamente indecisa l’eventuale rilevanza penale (e relativa sussunzione) di tale comportamento, come pure del tutto aperta resta la questione a sapere se l’atteggiamento assunto da _ nei confronti della sua precedente collaboratrice _ possa legittimamente configurare il reato di istigazione alla falsa testimonianza (v. istanza, cit., pto. 3.1 p. 2). Appare tuttavia incontestabile che l’accusato, preso atto delle rimostranze degli eredi _ nel corso degli anni 1998/1999, si sia adoperato per creare artificiosamente delle circostanze di fatto non vere, ma tali da rendere apparentemente verosimile la propria versione dei fatti (che, a maggior ragione se vera, a rigore non avrebbe dovuto necessitare di tali indebiti “appoggi”); e non appena manifestatosi il proprio coinvolgimento in un’inchiesta penale, invece di mettere le cose in chiaro, sembra aver preferito reiterare i propri interventi mistificatori, creando a posteriori nuovi documenti di assai dubbia originalità.
Ed anche per il resto, l’atteggiamento processuale di _ – descritto in sede di decisione 2 agosto 2001, cit., consid. 3.b p. 6, sulla base di uno dei suoi tanti verbali – è indubitabilmente improntato al confondere le carte.
Quanto precede basta (come bastava sei settimane orsono, in occasione della decisione 2 agosto 2001) per concludere che, in termini generali, la personalità di _ e l’approccio tattico da lui sposato non appena avuto sentore della reazione degli eredi _ favoriscono, rispettivamente esigono, la manipolazione di terze persone, come ripetutamente avvenuto in passato. Che poi – ci si ripete – tali interventi bastino per una condanna di _ per titolo di istigazione a falsa testimonianza, oppure per dare fondamento all’accusa di aver egli ordito la più raffinata delle truffe, è tutt’altro paio di maniche, da discutere comunque nella sede di merito. In quella sede, _ e la sua difesa avranno tutto lo spazio per esporre il proprio movente ed il proprio tornaconto personale (rispettivamente l’assenza di qualsiasi tornaconto personale).
Sulla base dell’esame retrospettivo testé proposto scaturisce inevitabilmente la prognosi infausta: _ ha manipolato i fatti, in una certa misura (che qui ci si deve esimere dal definire in termini più precisi) ha esercitato il proprio influsso su terzi, ed infine carattere ed atteggiamento processuale fanno apparire concreto il pericolo che egli, al fine di migliorare la propria posizione processuale, faccia ricorso a tali mezzi anche in futuro.
c) Va detto, poi, che la prognosi è infausta non solo in astratto, con riferimento alla personalità ed all’atteggiamento dell’accusato, bensì anche perché buona parte delle prove proposte dalle parti in sede di deposito atti sono – in specie quelle di natura testimoniale – passibili di essere falsate da suoi improvvidi interventi. Lo è la nuova audizione di _, per lungo tempo sua stretta collaboratrice e, forse, con ancora almeno qualche debito di riconoscenza: sebbene ella sia già stata sentita, le sue spiegazioni sui motivi che l’avrebbero spinta alla falsa deposizione del gennaio 2001 (non ancora compiutamente verbalizzate) sono atte a meglio inquadrare non solo le responsabilità penali di lei, ma anche l’eventuale istigazione esercitata nei suoi confronti da parte dall’accusato istante. I sottili equilibri psicologici che caratterizzano un lungo e proficuo rapporto di lavoro come quello fra il principale _ e la sua collaboratrice possono essere valutati con profitto unicamente a patto che venga esclusa qualsiasi possibilità di contatto fra i due, prima dell’audizione in oggetto. Il medesimo pensiero vale con riferimento alle audizioni degli ex-colleghi _ e _, senz’altro non insensibili alla personalità dell’accusato (verifica rinvii PP nota 13!). L’interesse di lui è ancora più manifesto riguardo la prospettata audizione di _: questi è persona strettamente legata all’accusato, e la sua deposizione verterà sull’ipotizzata interessenza di _ nella società _ SA, dunque sulle effettive disponibilità economiche di lui – tema sul quale _ è assolutamente sfuggente. E se è vero che _ può riferire unicamente in merito “ad una società non coinvolta nel procedimento” (osservazioni, cit., ad 3.3.g p. 8-9: si tratta appunto della _ SA), in considerazione del tema sul quale potrà riferire non lo si può certo definire teste di marginale importanza, ed ancor meno si può negare l’interesse di _ ad una sua favorevole deposizione.
d) Bisogna invece ammettere che il pericolo di una collusione fra _ e le persone vicine a _ appare ben più remoto, poche essendo le armi che lui potrebbe impiegare nei loro confronti (v. anche, in termini assai più perentori, osservazioni, cit., ad 3.3.c p. 7).
e) Che poi il paventato pericolo di collusione possa protrarsi fino al pubblico dibattimento compreso, come pretende il Procuratore Pubblico (v. preavviso negativo, cit., pto. 3.3.d p. 7) e come ammette la giurisprudenza (v. sentenza 23 marzo 2000 della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, inc. _ in re S.B., consid. 4a p. 8), è ovviamente questione da decidersi di caso in caso, sulla base delle risultanze istruttorie predibattimentali nella loro interezza. Di certo non basta astratto pericolo di collusione, motivato con la possibilità che l’accusato possa chiedere l’assunzione di nuovi testi al pubblico dibattimento (come sembra invece preconizzare il Procuratore Pubblico, v. preavviso negativo cit., pto. 3.3.d p. 6-7 – ipotesi che fra l’altro sembra il frutto di un malinteso, v. osservazioni al preavviso negativo, cit., pto. 1 p. 3; ad 3.3.d p. 7). Nel caso di specie, l’istruttoria non essendo ancora conclusa, una presa di posizione appare quanto meno prematura.
4.
a) Il pericolo di fuga, per giustificare la carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette siffatto pericolo quando l’accusato, fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all’esecuzione della pena. La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; piuttosto, l’insieme delle circostanze, quali il carattere dell’interessato, la sua morale, i suoi legami familiari, l’assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche, deve essere valutato e vanno accertati motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile (così
verbatim
DTF 19 gennaio 1999 in re G.S., consid. 5a p. 7-8, con rinvio a DTF 117 Ia 69 consid. 4).
b) In occasione della decisione 2 agosto 2001 (inc. Giar _) questo giudice aveva preso conoscenza dei contrapposti argomenti (loc. cit., consid. 4b p. 7) ed evidenziato soprattutto quelli a favore dell’esistenza di un pericolo di fuga (loc. cit., consid. 4d p. 7-8). In ultima analisi, aveva tuttavia potuto prescindere dal pronunciarsi in proposito in termini definitivi, ritenuto che l’istanza doveva comunque essere respinta per “l’alto pericolo di collusione ed inquinamento delle prove già accertato” (loc. cit., consid. 4c p. 7). Oggi, difesa e pubblica accusa si ritrovano sulle medesime posizioni: il Procuratore Pubblico ribadisce l’esistenza occulta di rilevanti mezzi finanziari di spettanza di _ (v. preavviso negativo, cit., pto. 4.2.b p. 10), secondo lui atti ad indiziare il pericolo di una sua fuga, soprattutto considerati a fianco degli altri elementi di giudizio già esposti in occasione della prima istanza di libertà provvisoria (e che oggi l’accusato controbatte con argomenti interessanti, v. in specie osservazioni, cit., ad 4.2.c p. 15), e del coinvolgimento attivo di _ in un grosso progetto immobiliare in Spagna emerso nel frattempo (v. preavviso negativo, cit., pto. 4.2.a p. 9-10). L’accusato, da parte sua, nega di disporre (ancora) di grandi mezzi finanziari, avendo subito rilevanti perdite a seguito delle operazioni _ (v. osservazioni, cit., ad 4 p. 11) ed avendo anzi rimborsato “parecchie posizioni debitorie verso la Banca [...]” (v. osservazioni, cit., pto. 1 p. 5) – fatto, a suo dire, di facile accertamento (ibid.).
c) Anche oggi, l’argomento del pericolo di fuga potrebbe essere aggirato, ritenuto che è stata ribadita l’esistenza di un sufficiente pericolo di collusione. Tuttavia, non si possono sottacere due elementi di giudizio che – se non direttamente oggi – in un prossimo futuro avranno ancora maggior peso in tema di libertà provvisoria dell’accusato istante: da un lato, l’accresciuto rigore con il quale, notoriamente, devono venire esaminati i presupposti dell’arresto “quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini” (
supra
, consid. 1). Ciò significa, in concreto, che l’ulteriore esistenza di necessità istruttorie potrebbe non più essere ammessa una volta evasi i complementi istruttori chiesti dalle parti (ed accolti dal magistrato inquirente). Resterebbe allora, a sostegno di un’ulteriore protrazione della carcerazione preventiva di _, unicamente il pericolo di fuga; e per giustificare quest’ultimo, si tornerebbe giocoforza a disquisire sull’esistenza di sue disponibilità economiche occulte. Quest’ultimo, appunto, è il secondo elemento di giudizio e, qui, il tema principale.
Attualmente, le ipotesi della pubblica accusa (poiché tali sono, sebbene non sprovviste di fondamento, quelle esposte dal Procuratore Pubblico, v. preavviso negativo, cit., pto. 4.2.b p. 10) si fondano sull’assunto che _ abbia incassato “centinaia di migliaia di franchi [...] derivanti da un’attività lucrativa condotta nell’interesse della società _ SA” (ibid.), ai quali andrebbero aggiunti altri “redditi già esaminati tratti dalle società _ e _ ” (ibid.), e disporrebbe pertanto di risorse finanziarie occulte milionarie (ibid.). L’accusato medesimo contesta tale ipotesi, come detto, facendo presente le rilevanti perdite subite ed i rimborsi effettuati di tasca propria (v. osservazioni, cit., pto. 1 p. 5; ad 4 p. 11). Per evitare che ci si ritrovi magari fra qualche settimana a discutere ancora sulla base di vaghe ipotesi contestate in termini piuttosto generici dall'accusato medesimo, si anticipa sin d’ora che questo giudice vorrà aver chiarita, nei limiti del possibile, la questione delle effettive disponibilità dell’accusato: il Procuratore Pubblico dovrà affrontare le obiezioni sollevate in proposito dalla difesa in questa sede (ed in sede di istanza di complementi istruttori, ad inc. Giar _), ovviamente nei modi che riterrà più adatti, in maniera che si possano contrapporre, da un lato, le entrate globali percepite da _ nel corso del periodo sotto inchiesta, e dall’altro lato le uscite da lui effettuate. Solo in tal modo l’esistenza di riserve occulte apparirà, semmai, debitamente sostanziata. Va da sé che l’accusato dovrà prestare mano a tali chiarimenti: nella misura in cui la questione non riguarda il merito della sua responsabilità penale (poiché non sembra che finora a tali introiti sia stata attribuita una qualsiasi rilevanza penale), un suo atteggiamento elusivo o addirittura reticente non potrà venir tollerato semplicemente in applicazione del principio “in dubio pro reo”, ma sarà oggetto di libero esame. Il medesimo ragionamento deve valere per tutti quegli indizi che oggi appaiono appena abbozzati – in particolare il suo contestato coinvolgimento attivo in una grossa operazione immobiliare in Spagna (v. preavviso negativo, cit., pto. 4.2.a p. 9-10) –, e che si possono accertare con apparente facilità (v. l’audizione di _, cui accenna l’accusato, osservazioni, ad 4.2.a p. 11-12; certamente non basta, a suffragio dell’ipotesi accusatoria, la frequenza con la quale _ ha frequentato in passato la località mondana di _, v. estratti _, all’inc. MP doc. _).
d) Sull’improponibilità delle misure sostitutive proposte dall’accusato si rinvia a quanto già detto in sede di decisione 2 agosto 2001, qui integralmente ribadito (loc. cit., consid. 4e p. 8).
5.
A fronte della complessità dell’inchiesta, resa ulteriormente difficile dall’atteggiamento dell’accusato, il carcere preventivo sofferto appare, in termini assoluti, ancora relativamente breve – poco più di tre mesi. L’inchiesta, in corso dello scorso gennaio, sembra comunque procedere a ritmo sufficientemente celere, in consonanza con i dettami di legge. L’effettuazione del deposito atti, già avvenuta, e l’encomiabile solerzia con la quale il magistrato inquirente ha evaso le istanze di complementi istruttori proposte dalle parti (addirittura con intimazione, in data odierna, del piano delle audizioni ancora previste), permettono di affermare che il carcere preventivo ancora prospettabile fino alla chiusura dell’istruttoria appare ancora assolutamente rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia alla presumibile durata dell’evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti (riservata l’eventualità di ulteriori complementi istruttori “a cascata” ai sensi dell’art. 196 cpv. 4 CPP). Resta sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
6.
In conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa e spese.
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