# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** de9d2ba7-51eb-5caf-be7d-3acc94f0484b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto e in diritto
che - la FA 1, con sede a _ (precedentemente a _) è stata iscritta a RC del Distretto di _ il 3 febbraio 1999;
- in seno a detta società RI 1 dal 9 febbraio al 5 marzo 1999 ha ricoperto la carica di amministratore unico ed in seguito, sino al 15 settembre 2000 (data incontestata delle sue dimissioni), quella di membro del CdA con diritto di firma collettiva a due;
- la FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1
in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1991 e sino al 11 giugno 2002;
- l’8 maggio 2002 il Pretore del Distretto di _ ha decretato il fallimento della FA 1. Con decreto 11 giugno 2002 la procedura fallimentare è stata sospesa per mancanza di attivo. Il fallimento è stato chiuso il 1° luglio 2002 non avendo nessun creditore richiesto la continuazione della procedura anticipando le spese di rito. La ragione sociale è stata quindi radiata d’ufficio in applicazione dell’art. 66 cpv. 2 ORC;
- dopo aver comunicato, nel gennaio 1995 - momento a partire dal quale fu (incontestatamente) adottato il sistema d’incasso annuale dei contributi effettivi (XX) - di non più occupare personale (doc. XX/2), nel dicembre 2000 la società ha notificato alla Cassa la distinta i salari erogati nel 1999 per un importo complessivo di fr. 62'621.20 (doc. 27 inc. Cassa
),
rispettivamente, nel marzo 2002, la distinta dei salari erogati nel 2000 per complessivi fr. 156'401.15 (doc. 25 inc. Cassa);
- in occasione del controllo effettuato nel giugno 2002, la Cassa ha accertato che - per quanto qui interessa - nel 1999 (e precisamente a partire dal mese di febbraio) la FA 1, oltre agli stipendi sopra menzionati, aveva erogato ulteriori salari in ragione di fr. 82'810.--, nonché versato onorari al membro del CdA _ per fr. 1'819.-- (cfr. rapporto revisione 9 luglio 2002, doc. 18-21 inc. Cassa);
- per decisione 26 maggio 2003 la Cassa ha postulato nei confronti di RI 1, il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 43'111.15 per contributi paritetici non pagati nel periodo febbraio 1999-settembre 2000. Con decisione su opposizione non datata ma recante il timbro postale del 26 aprile 2005, la Cassa ha confermato la richiesta di risarcimento nei confronti di RI 1, modificando tuttavia l’ammontare del danno patito in fr. 41'956.15;
- contro la predetta decisione su opposizione RI 1 si aggrava dinanzi al TCA, chiedendo l’annullamento della stessa e riproponendo in sostanza le medesime argomentazioni esposte in sede di opposizione. Egli assevera anzitutto di non poter essere ritenuto responsabile del danno subito dalla Cassa in virtù di una dichiarazione rilasciata nel giugno 2003 dai due ex azionisti della FA 1 (_e _), i quali si sarebbero riconosciuti unici debitori dell’intero debito risarcitorio e avrebbero essi stessi gestito, sulla base di una procura generale, tutti gli affari della società senza mai coinvolgere i presidenti e i membri dell’esecutivo, ai quali non sarebbero mai stati trasmessi i bilanci relativi agli anni 1999-2000. L’insorgente sostiene altresì di non aver avuto la possibilità di contestare il conteggio di revisione datato 9 luglio 2002 (in cui, come visto, sono stati ripresi salari per fr. 84'629.--), essendo esso stato rilasciato dopo il fallimento della FA 1. Egli contesta in particolare gli importi ripresi dalla Cassa quali stipendi erogati a favore di _, il quale in realtà non sarebbe stato un dipendente della FA 1 bensì di altra società (la _), la quale fatturava le prestazioni del citato alla FA 1. Il ricorrente evidenzia inoltre come mai nessuno abbia dato seguito alle sue ripetute richieste di convocazione di assemblee ordinarie e straordinarie della società, di non essere stato convocato ad assemblee ed a incontri tenutesi a sua insaputa e di non aver mai avuto alcuna possibilità di controllo su contabilità, fatture, oneri scoperti e conti bancari e di aver invano richiesto bilanci e conti economici. Al riguardo, in sede di opposizione, RI 1 aveva peraltro pure rilevato di non essere mai stato incaricato da parte degli effettivi amministratori della società di occuparsi delle questioni contributive, di non aver mai saputo né a quanto ammontavano i salari versati negli anni 1999-2000, né che la società fosse inadempiente per quanto riguarda il pagamento dei relativi contributi paritetici;
- con la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del gravame. Riconfermandosi nelle argomentazioni esposte nella decisione su opposizione, essa rileva in particolare come, alla luce della normativa e dei dettami giurisprudenziali applicabili in materia, le circostanze ed i motivi addotti nel ricorso non sono idonei a liberare il ricorrente da una sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Quo all’ammontare del danno, essa evidenzia come anche le retribuzioni riconosciute a _ siano soggette a contribuzione essendo stato egli un dipendente della FA 1 e i cui stipendi risultano essere stati iscritti come tali nei registri contabili;
- pendente lite il TCA ha richiamato dall’Ufficio fallimenti di _ l’incarto relativo alla fallita FA 1 ed ha inoltre invitato la Cassa a voler fornire alcuni chiarimenti in merito alla procedura di riscossione dei contributi applicata nel caso concreto e a produrre la relativa documentazione. Alle parti è quindi stata data la facoltà di prender visione e di esprimersi sugli atti contenuti nell’incarto fallimentare e ad RI 1 di pronunciarsi sulle chieste informazioni e sull’ulteriore documentazione presentate dalla Cassa;
- la presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA;
- in virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave;
- nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, la responsabilità può estendersi, in via sussidiaria, agli organi che hanno agito in nome suo (
DTF
123 V 15;
SVR
2001 AHV Nr. 6, p. 20). Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (
Nussbaumer
, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in: AJP 1996 p. 107;
Frésard
, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in: RSA 1991, p. 163). In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento dell’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla cassa è lecito richiedere il risarcimento agli organi anche se la società esiste giuridicamente. Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (
RCC
1988 p. 137,
1991 p. 135).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata deve essere ancora mantenuta (
DTF
129 V 11 =
Pratique VSI
pp. 79ss);
- si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (
DTF
123 V 15, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (
DTF
98 V 26 =
RCC
1972 p. 687;
Frésard
, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, RSA 1987, p. 9). Costituiscono elementi del danno risarcibile i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (
STFA
28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02;
STCA
10 giugno 2002 nella causa A., inc. 31.02.10;
Pratique VSI
1994 p. 104), i contributi AD (
STFA
4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01), i contributi dovuti all’assicurazione
can
tonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione, gli interessi moratori (art. 41bis OAVS) e le spese esecutive (
Trisconi-Rossetti
, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, in:
RDAT
1995-II, pp. 369s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in
RDAT
II 2002 pp. 519s;
STFA
24 ottobre 2000 nella causa T. C. e S., H 113/00). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla cassa (
STFA
19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03 e 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96);
- p
er definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (
Pratique VSI
1994 p. 99). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione, in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di una attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS;
RCC
1985 p. 607). L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (
Pratique VSI
1994 p. 108) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (
Pratique VSI
1993 p. 84;
DTF
111 V 173, 108 V 186 e 192;
RCC
1985 pp. 646, 650). Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla cassa con la necessaria attenzione;
- l
a cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34ss OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (
DTF
108 V 187;
SVR
1995 AHV Nr. 70 p. 213). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (
DTF
108 V 187
;
Knus
,
Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, 1989, p. 54;
Frésard
, cit., RSA 1987, p. 7);
- a
i sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (
RCC
1988 p. 634;
DTF
112 V 159;
Knus
, cit., p. 53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite (
DTF
108 V 202;
RCC
1985 p. 647
;
Knus
, cit. p. 52).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (
DTF
108 V 203 con riferimenti). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla cassa dei contributi configura una grave negligenza. (
DTF
108 V 186). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (
DTF
121 V 244, 108 V 193);
- secondo costante giurisprudenza (
STCA
14 giugno 1995 nella causa C., inc. 31.95.012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento;
- RI 1
,
come visto,
ha ricoperto la carica di amministratore unico della FA 1 dal 9 febbraio al 5 marzo 1999 ed in seguito quella di membro del CdA sino al 15 settembre 2000 (data incontestata delle sue dimissioni decise dall’assemblea degli azionisti). Nella decisione impugnata la Cassa lo ha ritenuto responsabile del mancato versamento dei contributi paritetici relativamente al periodo febbraio 1999-settembre 2000 per un ammontare complessivo di fr. 41'956.15, corrispondente all’ammontare dei contributi (e spese) non soluti e calcolati sui salari notificati dalla società e su quelli ripresi in occasione del controllo eseguito a giugno/luglio 2002 dalla _ per conto della Cassa;
-
accettando il mandato di amministratore unico, rispettivamente di membro del CdA della FA 1 RI 1
ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (
STFA
2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02;
STFA
31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02);
- n
ella fattispecie le argomentazioni addotte dal ricorrente non sono sufficienti per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS, anche se, come verrà di seguito esposto, egli non può essere ritenuto responsabile dell’intero importo rivendicato dalla Cassa;
- dagli atti risulta che CO 1, in carica quale membro del CdA dal 5 marzo 1999 (precedentemente, dal 9 febbraio 1999, quale amministratore unico) ha iniziato a preoccuparsi - come per altro da lui stesso dichiarato in sede d’opposizione - dell’andamento della società ad inizio 2000, chiedendo dapprima (nel gennaio 2000) la convocazione un’assemblea degli azionisti (cfr. ricorso; cfr. doc. 44 inc. Cassa). Tenutasi all’insaputa di RI 1 un’assemblea straordinaria il 15 febbraio 2000 (doc. 45 inc. Cassa; precedentemente, il 26 ottobre 1999, ha inoltre avuto luogo un’assemblea straordinaria alla quale l’insorgente risulta non essere stato convocato, doc. 41 inc. Cassa), stante l’ulteriore scritto 13 aprile 2000 con cui l’insorgente ha chiesto la convocazione di un’assemblea straordinaria allo scopo principale di poter prendere visione del bilancio e del conto economico 1999 nonché per valutare la situazione della società (doc. 48 inc. Cassa), la stessa ha avuto luogo in presenza di quest’ultimo a fine maggio 2000 (doc. 50 inc. Cassa). Nell’ambito di detta assemblea non è stata tuttavia presentata la documentazione relativa all’esercizio 1999, documentazione in merito alla quale RI 1, a fine agosto 2000, ha quindi ancora chiesto di essere orientato, richiedendo nuovamente la convocazione di una assemblea straordinaria della società (doc. 51 inc. Cassa);
- i
l fatto di aver ripetutamente ed invano chiesto la convocazione di assemblee ordinarie e/o straordinarie della FA 1 rispettivamente di poter prendere conoscenza dei bilanci e conti economici non é nella specie circostanza idonea a concretizzare un motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (
STFA
31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02;
STCA
24 marzo 2003 nella causa G., inc. 31.02.29). Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. Anche al membro del CdA senza compiti gestionali incombe quale organo formale l’inalienabile obbligo di vigilare sulla gestione della società segnatamente anche in ordine alle questioni contributive, ritenuto che in caso di organo composto da poche persone i requisiti in punto all’obbligo di vigilanza vanno valutati con maggior rigore (
STFA
11 maggio 2004 nella causa Z., H 296/03), rispettivamente un membro del CdA non può esimersi da una sua responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver avuto alcun influsso sulla gestione degli affari della società (
STFA
15 settembre 2000 nella causa V., H 45/00;
DTF
109 V 88). L’amministratore deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cer
can
do di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (
STFA
27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01;
DTF
114 V 219 =
RCC
1989 p. 116). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
prelevati dai salari dei dipendenti e versati alla cassa (
STFA
2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, 11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02;
DTF
108 V 202;
Frésard
, cit., RSA 1991, p. 165). L’amministratore é tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (
STFA
2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02). Non è sufficiente esaminare i conti
una volta all'anno
(
STFA
27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01;
STFA
11 maggio 2004 nella causa Z., H 296/03). Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (
STFA
17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S.). Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (
STFA
29 maggio 1995 nella causa A. C. e 19 maggio 1995 nella causa M. D.;
DTF
99 II 179) il membro del CdA o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno;
- RI 1 non risulta essersi interessato per sapere se e chi fossero i salariati della società, se venissero prelevati i contributi sugli stipendi e quale fosse la situazione contributiva nei confronti della Cassa, né d’altronde egli asserisce di essersi interessato - sin dalla sua entrata in carica quale amministratore unico ed in seguito quale membro CdA - puntualmente degli aspetti contributivi. Egli si é limitato a chiedere informazioni all’inizio 2000 in merito alla presentazione dei conti economici, ritenuto comunque che le sue ripetute richieste - come emerge dai relativi scritti - erano in sostanza volte a chiarire la situazione bancaria, quella del versamento degli incassi della società sul conto presso il _ e, in particolare, la questione relativa al versamento degli onorari dei membri del CdA, come pure degli onorari per prestazioni eseguite della _ (presso cui egli era professionalmente attivo quale fiduciario commercialista) senza per contro mai accennare alla situazione contributiva (doc. 47, 48, 49, 51, 54 inc. Cassa);
- il fatto di non essersi informato regolarmente sulla sorte dei contributi sociali costituisce quindi colpa grave ai sensi dell’art. 52 LAVS (
SVR
2003 AHV Nr. 5 p. 14). L’amministratore
avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero conteggiati e versati alla Cassa (
STFA
2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01). Egli avrebbe potuto e dovuto interpellare le persone incaricate della gestione e conduzione della società oppure anche
l'ufficio di revisione attingendo ai dati contabili oggettivi (
STFA
31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02 e 11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C. H 349/01) e se del caso interpellando direttamente la Cassa. Non aver proceduto ad una accurata verifica della situazione contributiva della ditta è segno di una grave negligenza del membro del CdA. Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati - è pur anche vero che un’eventuale delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (
STFA
27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
STFA
23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406 e
STFA
28 maggio 2002 nella causa F., H 403/0). All'interessato incombeva il compito di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro dell’esecutivo (
STFA
11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01 e 20 marzo 2003 nella causa W. H 265/00) e
quindi il dovere di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alla questioni contributive (
SVR
2001 AHV Nr. 15;
STFA
8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03);
-
in ogni caso, pur volendo per ipotesi ammettere che l’insorgente abbia inteso, tramite le suddette sue richieste scritte (ed anche telefoniche, cfr. ricorso), informarsi anche sulla situazione contributiva - senza però trarre la conclusione che si imponeva, vale a dire la presentazione delle sue dimissioni - il ripetuto inagire e l’inadempienza dei destinatari delle richieste avrebbero dovuto indurre RI 1 ad attivarsi in maniera ben più decisiva andando - come la giurisprudenza federale ha già avuto modo di stabilire - a cercare sul posto (come la sua funzione di membro del CdA gli imponeva) la documentazione contabile come pure quella inerente i rapporti di lavoro che legavano la società ai propri dipendenti (
STFA
28 maggio 2002 nella causa P., H 445/00). Non può in ogni caso a tale riguardo non essere rilevato come sia stata con ogni verosimiglianza la Interdebita SA, presso cui RI 1 era attivo quale fiduciario commercialista, ad essersi occupata, per lo meno per un certo periodo, della registrazioni di cassa della FA 1 [cfr. i fogli di registrazione di cassa intestati alla _ in cui sono iscritti i versamenti di “stipendi” tra cui quelli di _ relativi ai mesi di novembre e dicembre 1999, sub. doc. F; cfr. anche lo scritto 14 marzo 2000 di RI 1 all’azionista _ nel quale viene fatto presente come le note per le prestazioni della _ non fossero state all’epoca ancora onorate da parte della FA 1, doc. 47 inc. Cassa]. In tale ottica egli, non potendo nella sua qualità di fiduciario commercialista aver dubbi sull’importanza della gestione societaria con particolare riguardo alla situazione contributiva, avrebbe segnatamente potuto accertare quali fossero i dipendenti della società ed i relativi versamenti salariali ed agire conseguentemente al fine di garantire il prelievo, il conteggio - che, come sopra accennato, costituisce un obbligo contemplato dalle prescrizioni la cui violazione comporta una responsabilità ex art. 52 LAVS - ed il pagamento dei contributi.
In particolare, agendo con la dovuta diligenza, egli avrebbe potuto rendersi conto che - stante a far tempo dal 1995 il sistema di incasso annuale dei contributi effettivi (XX/1 e 2) e quindi un periodo di pagamento (e di conteggio) annuale - i contributi dovuti per il 1999 venivano a scadenza il 31 dicembre di tale anno e dovevano essere pagati entro i 10 giorni che seguivano tale termine (cfr. art. 34 cpv. 4 OAVS e cifre marg. 2032ss, 2039 delle Direttive sulla riscossione dei contributi [DRC] AVS/AI/IPG, in vigore nel periodo in esame). Egli avrebbe in particolare anche avuto modo di verificare che, oltre ai dipendenti i cui salari non stati in seguito comunicati alla Cassa (doc. 27 e 28 inc. Cassa), anche _ era stato assunto - contrariamente alle tesi sostenuta nel gravame - quale dipendente della FA 1 (segnatamente quale direttore dell’esercizio pubblico “_” in _) e ciò in virtù del contratto di lavoro (il cui testo originale è contenuto nel richiamato incarto dell’UF di _ relativo al fallimento n. _ della FA 1) sottoscritto il 15 febbraio 1999 tra la stessa e il dipendente _.
In simili circostanze, la qui contestata ripresa salariale relativa agli importi percepiti da _ nel 1999 e operata dalla Cassa a seguito del controllo effettuato nel giugno/luglio 2002 - la cui correttezza non può essere che confermata in questa sede dal TCA, cui compete l’esame, nella misura in cui è contestato, dell’ammontare del debito contributivo stabilito successivamente all’apertura del fallimento e rimasto incontestato dall’amministrazione del fallimento e pure, per carenza di legittimazione, dal datore di lavoro (
Pratique VSI
1993 p. 180) - appare fondata;
- una regolare ed puntuale verifica nel senso sopra indicato della situazione contributiva avrebbe quindi permesso a _
-
fiduciario attivo presso la _, per altro verosimilmente occupatasi, come accennato, della registrazioni di cassa della FA 1
-
di rendersi conto quali fossero le persone salariate e la relativa massa salariale soggetta a contribuzione ed adoperasi affinché i contributi venissero prelevati, conteggiati e soluti alla Cassa nei termini sopra ricordati;
- riguardo al fatto che i contributi siano stati stabiliti in occasione della revisione effettuata nel giugno/luglio 2002 (in un momento quindi in cui l’insorgente non era più in carica quale organo della società nel frattempo fallita) il principio secondo cui fino alla data di un controllo da parte della Cassa il datore di lavoro può in buona fede ignorare che la differenza di contributi sia dovuta e che di conseguenza, se il controllo avviene dopo le dimissioni di un amministratore, quest'ultimo non può più essere reso responsabile per il mancato pagamento (
STCA
21 settembre 1992 in causa P.F., E.M., T.F.) non può trovare nella specie applicazione: la buona fede di RI 1 non può infatti all’evidenza essere ammessa per i motivi sopra esposti, non avendo egli segnatamente ottemperato con la dovuta diligenza al suo obbligo di vigilanza e di informazione, senza inoltre dimenticare che i contributi dovevano essere pagati entro 10 giorni dalla scadenza del periodo di pagamento annuale;
- ne discende che RI 1 deve essere ritenuto responsabile del mancato versamento dei contributi relativi al
1999
, calcolati sull’intera massa salariale concernente tale anno ed ammontante a fr. 147'249.-- (cfr. conteggio di cui al doc. 10 inc. Cassa; cfr. distinta salari di cui al doc. 27 inc. Cassa, cfr. conteggio di revisione 9 luglio 2002 di cui al doc. 18-19 inc. Cassa). Detti contributi (il cui conteggio avrebbe dovuto essere trasmesso a fine anno alla Cassa, cfr. DRC cifra marg. 2041ss) sono divenuti esigibili e dovevano essere versati, come detto, entro 10 giorni dalla scadenza del periodo annuale di pagamento (31 dicembre 1999), in un momento quindi in cui l’insorgente era ancora in carica quale membro del CdA della _ (le sue dimissioni risalgono infatti al 15 settembre 2000);
- non può per contro essere riconosciuta la pretesa risarcitoria relativa al mancato versamento dei contributi concernenti il
2000
. Come visto, secondo il sistema applicato in concreto, i contributi dovevano essere versati entro i 10 giorni che seguivano il termine di scadenza del periodo annuale di pagamento, in casu in un momento in cui RI 1 non era più in carica quale membro del CdA della _. Deve infatti al riguardo essere ricordato che per giurisprudenza federale un organo non può essere ritenuto responsabile del danno causato dal mancato pagamento dei contributi divenuti esigibili dopo le sue dimissioni dal CdA (
DTF
126 V 61;
RCC
1992 p. 259; cfr. anche
RCC
1983 p. 472 e
Nussbaumer
, op. cit., in AJP p. 1081);
- in conclusione, RI 1 dovendo essere ritenuto responsabile del mancato versamento da parte della FA 1 dei contributi paritetici relativi al 1999, il danno che egli è tenuto a risarcire alla Cassa ammonta (con interessi e spese) a fr. 25'021.25 (cfr. conteggio al doc. 10 inc. Cassa);
-
l’insorgente
sostiene infine che la responsabilità per il mancato versamento dei contributi debba essere addebitata integralmente agli azionisti della FA 1 _ e _, e ciò in virtù di un riconoscimento di responsabilità da questi sottoscritto in data 3 giugno 2003 e con il quale hanno dichiarato di esonerare RI 1 da ogni responsabilità nei confronti della Cassa (doc. H).
A prescindere dall'esistenza o meno degli elementi fondanti un’eventuale responsabilità dei due succitati azionisti, come pure dal fatto che predetta dichiarazione sia stata resa solo successivamente all’avvio della procedura di risarcimento da parte della Cassa, va ricordato che secondo la giurisprudenza del TFA tale esonero da responsabilità è ininfluente nel rapporto esterno con la Cassa, trattandosi di mera questione interna (
STFA
28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00;
STFA
27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 e H 169/01;
STCA
3 febbraio 2004 nella causa P., inc. 31.03.19).
Inoltre, pur ammettendo una responsabilità anche dei due citati azionisti che avrebbero agito, nel periodo in esame, quali amministratori di fatto della società, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere se convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto alcuni di essi. Qualora la cassa ometta di procedere contro uno dei debitori, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto. Per il resto l’art. 759 cpv. 1 CO - secondo cui se diverse persone rispondono dello stesso danno, ognuna di esse è solidalmente responsabile nella misura in cui il danno gli può essere imputato personalmente in ragione della sua colpa - non trova applicazione nell’ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS (
DTF
119 V 87, 108 V 195;
STFA
15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01 e 8 novembre 2002 nella causa V., H 392/01
);
-
per quanto riguarda richiesta di assunzione di prove - corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF - formulata dal ricorrente (audizione degli azionisti _ e _ come pure dei membri del CdA _, _ e _.), per costante giurisprudenza, da suddetto principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (
DTF
127 I 56, 126 I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (
DTF
120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser
, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, p. 212 no. 450;
Kölz/Häner
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998, p. 39 no. 111 e p. 117 no. 320;
DTF
122 II 469, 122 III 223). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 CF (
SVR
2001 N. 10 p. 28;
DTF
124 V 94
).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita agli atti è sufficiente per statuire nel merito della presente vertenza, per cui non si rende necessario assumere altre prove. In particolare non è necessario procedere all'audizione testimoniale dei succitati azionisti e dei membri del CdA, ritenuto che i fatti posti a fondamento del presente giudizio risultano ampiamente accertati sulla base degli atti contenuti nel fascicolo (sul tema audizione testi cfr.
STFA
16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02;
STFA
28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00). Va inoltre rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio (
STFA
11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02; STFA 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01).

## Considerations