# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5e1c8631-c33e-5b8c-b27c-91e1878a6d57
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Nell'agosto 2001, _, nato nel 1948, di professione autista internazionale di TIR, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti tendente all'ottenimento di una rendita d'invalidità in quanto sofferente di depressione e attacchi di panico (doc. _).
Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui in particolare una perizia psichiatrica eseguita nell'agosto 2002 (doc. _), per decisione 26 marzo 2003 l’UAI ha riconosciuto all'assicurato una rendita intera per il periodo dal 1° luglio 2001 al 30 novembre 2002, argomentando:
"
In caso di invalidità di almeno il 40% vi è diritto ad un quarto di rendita; di almeno il 50% ad una mezza rendita e di almeno il 66 2/3% ad una rendita intera (Art. 28 della Legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (LAI)).
In caso di malattia di lunga durata, il diritto alla rendita nasce qualora vi sia stata un'incapacità lavorativa di almeno il 40% in media, senza notevoli interruzioni, durante un anno (art. 29 cpv. 1, lett. b LAI).
Esito degli accertamenti:
Preso atto delle osservazioni presentate a riguardo del nostro progetto di decisone del 17.9.2002 si rileva che le stesse non sono influenti a tal punto da giustificare una diversa e totale rivalutazione del caso.
Dalla perizia del Dr. _ risulta che l'Assicurato ha presentato un periodo di inabilità totale a far capo dal luglio 2000 che giustifica unicamente l'assegnazione di una rendita intera dall'1.7.2001 (dopo un anno di carenza – art. 29 LAI) al 30.11.2002 (3 mesi dopo la perizia che attesta la totale abilità lavorativa – art. 88 OAI).
Dalla stessa si rileva infatti che le condizioni di salute dell'Assicurato sono tali da permettergli un'attività come autista sul territorio del Cantone Ticino (quindi senza più viaggi logoranti in Svizzera interna o in altri paesi europei).
In tali attività è da considerarsi abile al 100% senza altre limitazioni. Inoltre in via subordinata egli potrebbe pure lavorare come magazziniere o operaio." (Doc. _)
1.2. A seguito dell'opposizione interposta dall’assicurato (doc. _), acquisita ulteriore documentazione medica agli atti (doc. _), con decisione su opposizione 14 luglio 2003 l'UAI ha confermato la propria precedente decisione (doc. _).
1.3. Con tempestivo ricorso al TCA l'assicurato, rappresentato dall'avv. _, ha contestato in sostanza le risultanze mediche poste a fondamento del querelato provvedimento, osservando:
"
Il ricorrente ripropone in questa sede le critiche già osservate dal medico dr.ssa _ in data 18 novembre 2002 e 15 aprile 2003 in relazione al referto _, che non sono state minimamente considerate né discusse, in particolare:
- il medico dr.ssa _ ha confermato la diagnosi di frequenti attacchi di panico persistenti e uno stato depressivo grave con sindrome apatico-abulica-anedonica e grave insonnia;
- ha confermato l'assunzione di farmaci per la terapia antidepressiva in maniera continuata e regolare e cioè Floxifral e Lexotanil (osservasi che la perizia _ nemmeno ha preso in considerazione quali influssi abbiano tali farmaci sulla possibilità di guidare un mezzo pesante per cui già per questo motivo si rivela incompleta, non ha insomma valutato quale sia l'influsso sulla potenzialità al guadagno di una dipendenza da medicamenti di tale tipo);
- il medico ha attestato il peggioramento della situazione dell'assicurato e ricorrente, motivando l'insorgenza dello stato depressivo grave con sindrome apatico-abulica-anedonica vieppiù peggiorato;
- il medico ha dato atto della complessa situazione famigliare, nonché dell'insorgenza di tratti violenti e di rabbia, che il perito _ nemmeno ha approfondito nell'anamnesi da lui effettuata. Si osserva che in una perizia di questo genere l'anamnesi riveste infatti un'importanza fondamentale per giungere ad una diagnosi corretta;
- il medico dr.essa _ ha ribadito che il paziente non presenta alcuna remissione né della sintomatologia del disturbo da attacchi da panico né dalla sintomatologia depressiva grave senza sintomi psicotici, come invece rilevato dal dr. _.
Sotto questo profilo contestava in maniera puntuale e motivata i motivi per cui non condivideva la diagnosi del perito _, soprattutto ove egli attestava una remissione della sindrome depressiva di media gravità accompagnata da un disturbo di attacchi di panico. Contestava pure ed in particolare che si fosse in presenza di un quadro depressivo leggero, rilevando inoltre delle contraddizioni in quanto espresso da _ che prima parla di depressione leggera e più oltre nel suo referto definisce la depressione di media gravità (cfr. referto dr.ssa _ del 18 novembre 2002);
- il medico ha confermato la presenza di affermazioni riportate dal dr. _ da lei mai fatte (quali la possibilità per il ricorrente di lavorare quale magazziniere), e conferma l'improponibilità di un'attività lavorativa.
- il medico terminava contestando recisamente le conclusioni del perito, per i motivi espressi.
Inoltre pure il medico di famiglia dr. _ attestava che le condizioni di salute dell'assicurato erano oltre tutto peggiorate e la depressione nervosa era aumentata di intensità, insorgendo pure comportamenti violenti. Concludeva sostenendo l'inidoneità alla guida di autovetture.
Ciò nonostante l'Ufficio AI e meglio il medico dr. _ lapidariamente considerava assolutamente attendibile la perizia _, senza specificarne il motivo.
Contro queste considerazioni ci si oppone chiedendo in particolare che la perizia _ sia considerata inutilizzabile in quanto incompleta e basata su diagnosi errata, e non redatta secondo i criteri che si imponevano.
Si dovrà allora valutare la fattispecie in base ai rimanenti referti medici agli atti (e cioè dei medici dr. _ e dr. _), il che porta a concludere per un'incapacità al guadagno totale e permanente, con conseguente riconoscimento al diritto ad una rendita intera AI.
Rispettivamente, qualora tali referti non dovessero essere considerati sufficienti (ma allora ne dovrà essere esposto il motivo), si chiede che l'assicurato sia sottoposto ad una perizia giudiziaria che possa convenientemente essere redatta, come impongono i criteri della giurisprudenza.
Infatti se è vero che una perizia di parte non ha lo stesso rango di una perizia fatta allestire da un tribunale o da un assicuratore, spetta comunque al giudice esaminare se la medesima sia suscettibile di mettere in forse, su punti litigiosi importanti, l'opinione e le conclusioni del perito incaricato (DTF 125 V 351).
In secondo luogo è corretto che la giurisprudenza riconosce che il Giudice deve tener conto del fatto che il medico curante nel dubbio attesta in favore del paziente, ma si ritiene che in concreto le motivazioni addotte dai medici curanti e dal ricorrente medesimo non confortino solo dubbi assurgendo anzi a certezze.
Si ribadisce che la perizia _ si rivela inutilizzabile, per i motivi seguenti:
- anamnesi non corretta;
- presentazione errata della situazione medica e clinica del peritando;
- motivazione non corroborata da elementi certi delle sue conclusioni;
- rispettivamente non motiva minimamente come mai le sue conclusioni sono così distanti dai referti dei medici curanti.
Giova inoltre ricordare che il giudice è comunque tenuto a valutare le prove nel loro insieme, indipendentemente dalla loro provenienza, esaminandole da un profilo oggettivo alfine di valutare se le stesse possono condurre ad un giudizio equo.
In particolare sarà tenuto ad esprimersi in merito ai motivi che lo inducono a seguire una tesi medica piuttosto che un'altra (cfr. DTF 122 V 160).
In merito al valore probatorio da attribuire ad un referto medico il TF in tale sentenza ha riconosciuto che in relazione all'imparzialità e all'attendibilità di una prova devono essere poste condizioni severe.
In particolare sarà necessario che vi sia un'anamnesi corretta, una presentazione del contesto medico e una valutazione esauriente della situazione medica, con conveniente motivazione delle conclusioni. Il che non è stato il caso in concreto.
Basti infatti rilevare:
- che l'anamnesi familiare non è corretta in quanto ben avrebbe dovuto il perito quanto meno cercare determinate conferme soprattutto relative all'aspetto caratteriale da parte dei famigliari. Invece il perito non ha ritenuto di dover sondare questo aspetto non potendo così giungere ad un'analisi esauriente della situazione dal profilo sociale del ricorrente;
- il perito giunge a negare disturbi del sonno quanto invece persiste uno stato di insonnia importante, per cui anche in questo senso l'anamnesi non è corretta. Nemmeno ed addirittura il perito da atto della presenza di attacchi di panico, per cui pure anche in questo senso la perizia si rivela inutilizzabile in quanto sostenuta da fondamenti errati. Basti allora nuovamente rilevare quanto già espresso all'attenzione dell'Ufficio AI e cioè dell'episodio di attraversamento del tunnel del Gottardo (la moglie potrà semmai riferire in merito). Il marito era alla guida in quanto voleva appunto verificare la propria capacità di autocontrollo. Ad un certo punto, appena entrato in galleria, ha iniziato a sentirsi male, si è sentito in preda al panico, ha iniziato ad avere palpitazioni, non vedeva più nulla, tant'è che si è immediatamente arrestato alla prima piazzuola, dando la guida alla moglie, la quale ha dovuto sorreggerlo di peso nel trasferimento dal posto di guida al posto passeggero. Il ricorrente in tale viaggio non ha più ripreso la guida. Ci si chiede evidentemente cosa avrebbe potuto succedere se fosse stato alla guida di un automezzo pesante ritenuto come pure in Ticino vi siano altri tunnel oltre al S. Gottardo;
- il perito ha riportato in maniera errata il contenuto del colloquio con la d.ssa _, come da lei stessa attestato;
- il perito ha pure illustrato in maniera inesatta e tendenziosa quanto avvenuto nel 2000 fra l'assicurato e l'ultimo datore di lavoro _. L'astio del datore di lavoro nei confronti del dipendente appare del resto nel referto agli atti. Basti dire che nel 1999, allorquando già insorgevano i primi problemi di depressione, il signor _ aveva rassegnato le dimissioni (vedi lettera agli atti) e solo su insistente richiesta del datore di lavoro, il quale aveva bisogno, riprese a lavorare. Questo la dice lunga sull'aspetto caratteriale del ricorrente del tutto ignorato dal perito _;
- che il perito non considera minimamente l'influsso della terapia medicamentosa assunta dal ricorrente nella professione di autista, quando è notorio che i medicamenti e la guida, ancor più se pensiamo ai mezzi pesanti, mal si conciliano. Questo tanto più che egli riferisce, a pagina 6 del suo referto "Il peritando riferisce un apprezzabile miglioramento dei suoi disturbi sotto il sopraccitato trattamento medico". Tradotto in parole povere: il ricorrente ha migliori condizioni di salute purché assuma i farmaci a lui prescritti. Vien da chiedersi se una persona dipendente da farmaci possa essere ritenuta abile a guidare un mezzo pesante;
- il ricorrente presenta a tratti un carattere violento e rabbioso, aspetto nemmeno lontanamente ponderato dal perito AI;
- il solo fatto che il perito AI attesti un'abilità completa quando i medici curanti attestano un'inabilità completa al 100% avrebbe dovuto determinare l'approfondimento della situazione clinica del ricorrente, essendo i pareri diametralmente opposti;
- il perito AI ha del tutto omesso di considerare il fatto che un conto è guidare un'autovettura (che nemmeno ora è più possibile, come attestato dal dr. _) e un conto guidare un mezzo pesante;
- il perito del resto non spiega come mai, per quale motivo, ritiene semmai abile al lavoro il ricorrente quale magazziniere o operaio, non disponendo egli del resto di nessuna qualifica in merito e nemmeno considerando la sua età.
Queste considerazioni, nemmeno discusse dall'Ufficio AI o prese in considerazione, portano a concludere per una contestazione della limitazione fino al 30 novembre 2002 delle prestazioni mensili ordinarie AI riconosciute, e si chiede che le stesse decorrano oltre tale data.
Ritenuto come la perizia _ sia da considerare inutilizzabile il Giudice dovrà decidere sulla base delle rimanenti prove agli atti, in particolare in base ai referti dei medici curanti che attestano un'incapacità al guadagno del 100%, in qualsiasi attività.
Qualora questi referti non fossero ritenuti sufficienti dovrà allora e senz'altro essere ordinata una perizia giudiziaria volta ad accertare le condizioni del ricorrente e la sua capacità o meno a svolgere un'attività lavorativa.
La perizia non potrà che dimostrare come in favore del ricorrente debba essere assegnata una rendita d'invalidità intera, essendo egli incapace al guadagno nella misura del 100%, come attestato dai medici curanti.
Prove:
perizia medica relativa alla capacità al guadagno del ricorrente, testi: i medici curanti dr.ssa _ e dr. _, c.s.
5.
Nella più che denegata ipotesi che si volesse ritenere valida la perizia _ va allora considerato che egli ha comunque ritenuto che il ricorrente potesse semmai essere attivo quale autista in Ticino, o quale magazziniere o operaio, limitando il campo d'attività rispetto all'attività svolta in precedenza.
Sarebbe allora necessario esperire un'indagine di riformazione professionale valutando l'opportunità di una reintegrazione o riqualifica, rispettivamente ben avrebbe dovuto l'Ufficio AI esperire le necessarie indagini volte ad effettuare il raffronto dei redditi. Così nemmeno è stato. Per cui anche da questo profilo la decisione su opposizione dell'Ufficio AI andrebbe annullata e gli atti andrebbero rinviati all'Ufficio AI per nuova valutazione e nuova decisione.
Prove:
c.s.
6.

## Considerations