# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 97bfe9ab-f70e-5f47-8541-5b8023783eb4
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto in fatto e considerato in diritto:
che a domanda dello PI 2, con decreto del 27 maggio 2016 il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Sud ha ordinato nei confronti di RI 1 il sequestro del credito vantato da quest’ultimo verso la banca _ in relazione agli averi che vi aveva depositato, fino a concorrenza di complessivi fr. 39'150.15 oltre ad accessori;
che su istanza della PI 1, altrettanto ha fatto il Giudice di pace del circolo di Balerna il 3 giugno 2016, ordinando il sequestro del medesimo credito sino a concorrenza di complessivi fr. 2'386.55 oltre ad accessori;
che il 27 maggio e il 6 giugno 2016 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Mendrisio ha proceduto all’esecuzione dei predetti sequestri;
che venutone a conoscenza, con e-mail del 22 giugno 2016 e poi con scritto del 28 giugno 2016 RI 1 ha chiesto all’Ufficio di liberare
“
i modesti averi colpiti da queste misure
”
e, in caso contrario, di voler considerare la sua lettera come un ricorso giusta l’art. 17 LEF;
ch’egli sostiene in sostanza che i sequestri sono nulli, poiché gli averi colpiti non raggiungono il minimo di sussistenza stabilito in fr. 1'200.– al mese;
che con scritto del 30 giugno 2016, inviato per e-mail, l’UE ha fissato al debitore sequestrato un termine di dieci giorni giusta l’art. 7 cpv. 5 della
Legge cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento (LPR, RL 3.5.1.2)
per rimediare alle carenze formali del ricorso, rilevando che è stato inoltrato in una sola copia, senza il provvedimento impugnato e privo di indicazione dell’indirizzo di domicilio;
che l’Ufficio ha pure osservato che la somma di fr. 1'200.– menzionata da RI 1
“
riguarda il minimo vitale mensile, da tenere in considerazione in caso di pignoramento di un salario, ciò che non è il caso nella presente fattispecie
”
;
che l’11 luglio 2016 l’avv. PA 1, dichiarando di essere stato consultato dal debitore sequestrato, ha chiesto all’UE di trasmettergli copia dei verbali di sequestro, comunicando che RI 1 non li ha mai ricevuti e che intende inoltrare ricorso;
che in risposta allo scritto appena menzionato, mediante e-mail del 14 luglio 2016 l’Ufficio ha trasmesso all’avv. PA 1 i verbali richiesti;
che con osservazioni del 20 settembre 2016 l’Ufficio ha postulato a questa Camera di dichiarare irricevibile il ricorso, comunicando che né RI 1 né il suo patrocinatore hanno rimediato alle carenze formali dello stesso entro il termine impartito;
che giusta l’art. 7 cpv. 1
LPR
, l’atto di ricorso deve essere presentato in forma scritta all’organo di esecuzione e fallimento che ha preso il provvedimento impugnato, in tante copie quante sono le parti interessate più due (per l’organo e per l’autorità di vigilanza);
che se mancano la firma di una parte, di un patrocinatore legittimato o la relativa procura oppure le allegazioni e gli allegati prescritti o se gli atti sono carenti nella documentazione o non redatti in lingua italiana, è fissato un termine perentorio, non superiore a quello di ricorso, per rimediarvi, con la comminatoria che altrimenti l’atto non sarà preso in considerazione e il ricorso sarà dichiarato irricevibile (art. 7 cpv. 5 LPR);
che nel caso in rassegna, il ricorrente ha effettivamente prodotto una sola copia del ricorso, senza nemmeno aver allegato i provvedimenti impugnati (cfr. art. 7 cpv. 4 LPR);
ch’egli non ha rimediato alle carenze formali nel termine perentorio di 10 giorni fissato dall’UE, né ha fornito qualsivoglia spiegazione al riguardo;
che tantomeno il patrocinatore dell’insorgente ha posto rimedio ai vizi formali in questione o presentato un eventuale nuovo atto di ricorso, come preavvisato nel suo scritto dell’11 luglio 2016, sicché il gravame si rivela dunque irricevibile;
che, ad ogni modo, il ricorso appare infondato anche sotto il profilo della nullità, siccome non emerge dagli atti che l’Ufficio abbia manifestamente leso il minimo d’esistenza del debitore sequestrato e/o della sua famiglia, ponendoli in una situazione insopportabile (
cfr. DTF 110 III 30 consid.
2;
Vonder Mühll
in: Basler Kommentar zum SchKG, 2010, n. 66 ad art. 93 LEF), come pare sostenere il ricorrente
;
che nel caso di specie l’UE non ha invero proceduto al sequestro dei redditi di RI 1, bensì degli averi depositati su un conto bancario intestato a quest’ultimo, i quali al momento del sequestro ammontavano, secondo le dichiarazioni dell’insorgente stesso, a fr. 100.49;
che a tal riguardo il ricorrente non specifica né comprova in che modo l’organo esecutivo avrebbe manifestamente arrecato pregiudizio al minimo d’esistenza suo e/o della sua famiglia;
che difatti egli non ha discusso né contestato le argomentazioni che l’Ufficio ha evocato nello scritto del 30 giugno 2016;
che peraltro neppure si evince dagli atti che i provvedimenti impugnati violano prescrizioni emanate nell’interesse pubblico o nell’interesse di persone che non sono parte nel procedimento (art. 22 cpv. 1 LEF);
che per legge
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
).

## Considerations