# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 72455a75-0504-559d-8e0f-ef59acd5c841
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
_ è stato tratto in arresto in data 4 giugno 1999, in virtù di corrispondente ordine 1° giugno 1999 del competente Procuratore Pubblico, in quanto sospettato di avere effettuato, nella sua qualità di operatore sul mercato dei cambi di divise (“_”), delle operazioni manipolate, traendo per sé e per terzi un indebito profitto e causando, fra gli altri, alla parte civile e proprio datore di lavoro _ un danno patrimoniale (v. verbale MP 4 giugno 1999, ore 08.40, inc. GIAR 386.99.1 doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione della promozione d’accusa per titolo di amministrazione infedele a scopo di lucro (inc. GIAR cit., doc. _).
B.
Dopo aver inizialmente negato ogni addebito, già avanti a questo giudice _ ha ammesso le proprie responsabilità, confermando di aver scientemente e volutamente posto in atto operazioni _ a prezzi di sfavore per la propria banca, andando d’accordo con l’acquirente, il quale sapeva che poteva immediatamente rivendere quanto acquistato a condizioni di favore a prezzo di mercato, e dividendo con lui l’utile conseguito (v. verbale GIAR cit., p. 2). Ha ammesso, fra l’altro, operazioni con la società di brokeraggio _, e per essa con tale _ (loc. cit., p. 4).
C.
Sulla scorta di questi ed altri accertamenti, il Procuratore Pubblico – con la collaborazione della parte civile _ – ha disposto quegli approfondimenti utili per chiarire il meccanismo schizzato
supra
: ciò gli ha permesso, fra l’altro, di raccogliere fondati indizi di un attivo coinvolgimento nelle malversazioni non solo del broker _, bensì anche di tre dei contitolari della _, appunto _, _ e _, contro i quali l’accusa è stata promossa in tempi successivi (11 novembre 1999, v. inc. MP, doc. _; v. in proposito anche la decisione 12 agosto 1999 di questo giudice in re N., inc. GIAR 386.99.7).
D.
In prosieguo di procedura, _ e _ hanno congiuntamente adito il magistrato inquirente, postulando la liberazione (parziale) di due conti detenuti da _ con riversamento dell’importo a _ all’unico scopo di consentire a quest’ultima di procedere alla propria liquidazione volontaria e di rimborsare i creditori (v. istanza 18 novembre 1999, agli atti MP doc. _, pti. B.1-3. p. 3). Le istanti e qui resistenti affermano sostanzialmente, producendo cospicua documentazione, che i fondi di cui chiedono la liberazione sarebbero non solo di provenienza perfettamente lecita (loc. cit., pto. C p. 4), ma anzi di pertinenza della _, entità giuridicamente e di fatto totalmente indipendente dagli accusati e da _ (loc. cit., pto. D p. 5-6).
E.
Le reclamanti, dal canto loro, esordiscono motivando la propria legittimazione ricorsuale con il fatto “
che un dipendente del _ ha eseguito determinate operazioni a carico tanto del datore di lavoro quanto a carico della _
” (reclamo, inc. GIAR doc. _, pto. 2 p. 2). Riassunti i fatti, già noti alle parti (con una precisazione circa la “
verosimile correità
” [loc. cit., pto. 3 p. 3] di altri due dipendenti delle reclamanti), e la decisione impugnata (loc. cit., pto. 4 p. 3-4), nel merito esse contestano prima di tutto l’asserita, ma non dimostrata, intenzione dell’istante _ di effettuare la propria liquidazione (loc. cit., pto. 5 p. 4); rilevano poi l’identità fra i tre accusati _, _ e _ con gli aventi diritto economico della _ (ibid.). In diritto, richiamati i noti principi degli artt. 59 ss. CPS (loc. cit., pto. 6 p. 4-5), le reclamanti identificano i beni di cui si discute senz’altro con “
una somma in denaro conseguita dall’attività illecita
” (loc. cit., p. 5), e dunque con “
unechte Surrogate
” passibili di confisca (ibid.), negano alla _ la prospettiva di un’esistenza autonoma (ibid.), e anzi attribuiscono alla struttura predisposta dagli accusati le finalità di un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260
ter
CPS (ibid.). Negano, in altri termini, che la _ sia entità indipendente dai tre accusati, rispettivamente che abbia acquisito i valori in discussione fornendo controprestazione adeguata (loc. cit., pto. 7 p. 6).
F.
Il Procuratore Pubblico, con le proprie osservazioni (inc. GIAR doc. _), dà preventivamente atto della legittimità della costituzione di parte civile delle reclamanti, verosimilmente danneggiate dall’illecito agire del loro dipendente _ in correità con non meglio precisati esponenti di _ (loc. cit., p. 1-2). Giustifica tuttavia la decisione impugnata, basata sull’indipendente natura giuridica di _ per raffronto agli accusati _, _ e _, e pure sull’assenza di “
risultanze certe che l’importo provenga direttamente dai reati
”, anzi con ragionevole verosimiglianza che esso sia riconducibile all’attività lecita del _ (loc. cit., p. 2). Invita poi a tener presente la natura dell’importo in discussione, già posto a disposizione della _, e la particolare natura dei passivi ai quali _ vorrebbe far fronte con il medesimo (ibid.). Conclude indicando quale punto cruciale della questione l’effettiva “
terzietà
” della _ “
ed i diritti di chi ha fornito prestazioni in questa società senza partecipare ai reati
” (loc. cit., p. 2), e postulando la reiezione del reclamo (loc. cit., p. 3).
G.
Le resistenti _ e _, in sede di osservazioni (inc. GIAR doc. _), contestano a titolo prudenziale la legittimazione attiva delle reclamanti: non avendo avuto veste di parte nel procedimento penale, non conoscerebbero gli atti a sufficienza per accertare il fondamento delle pretese risarcitorie vantate dalle reclamanti, soprattutto sul
quantum
(loc. cit., pto. A p. 2). Nel merito, ribadiscono l’effettività della decisione di porre la _ in liquidazione (loc. cit., pto. C.1.a p. 3); l’estraneità di _, _ e _ dalla società (loc. cit., pto. C.1.b p. 4); l’assenza di indizi a favore dell’assunto secondo il quale la somma in discussione rappresenti provento di reato (loc. cit., pto. C.2 p. 4), e anzi la prova che il denaro sia di lecita provenienza (loc. cit., pto. C.2 p. 5); l’indipendenza giuridica e di fatto del _ (loc. cit., pto. C.3.a p. 5-6); l’esclusiva spettanza dell’importo di US$ 500'000.— a favore della _ (loc. cit., pto. C.3.b p. 6); infine, l’eccessiva severità che rappresenterebbe la messa in fallimento della _, in caso di rifiuto del dissequestro (loc. cit., pto. C.3.c p. 7).
H.
I tre coaccusati _, _ e _, anche loro invitati a presentare osservazioni al reclamo, rilevano in ingresso l’assenza di una qualsiasi legittimazione “
sostanziale
” delle reclamanti (osservazioni, inc. GIAR doc. _, pto. 2 p. 2), che non saprebbero neppure circostanziare il danno asseritamente subito (loc. cit., pto. 7 p. 6). Rilevano poi di non aver mai rivendicato l’importo in discussione, né di essersi mai opposti alla sua messa a disposizione dell’amministratore della _ (loc. cit., nel merito pto. 1 p. 3); sottolineano poi la natura operativa del _, quale holding del gruppo _ (loc. cit., pti. 2 p. 3-4 e 3 p. 4); e richiamano l’esistenza di uno specifico conto intestato ad una società del Costarica, sul quale sarebbe confluito l’intero illecito (loc. cit., pto. 6 p. 5), da cui deriva la presunzione che i conti di cui si chiede il dissequestro non avrebbero alcuna relazione con le operazioni illecite (ibid.).
I.
L’accusato _, infine, nega di aver mai avuto un qualsiasi contatto professionale con _, il funzionario della reclamante _ sospettato di aver causato perdite al proprio datore di lavoro ed all’altra reclamante _ (v. osservazioni, inc. GIAR doc. _, p. 2). Fa propria, inoltre, la conclusione del magistrato inquirente, secondo il quale i fondi in oggetto non sarebbero provento di reato, e sottolinea, quale ultimo elemento a favore del dissequestro, la prevista destinazione dei fondi a scopo puntuale (loc. cit., p. 3).

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
Per esplicita ammissione del Procuratore Pubblico (v. osservazioni, cit., p. 1), le reclamanti sono parti civili nel procedimento penale in oggetto e, di conseguenza, legittimate all’inoltro del presente gravame (art. 280 cpv. 2 CPP). Le obiezioni sollevate da altre parti coinvolte, come la carente circoscrizione dell’entità dei danni asseritamente subiti da loro (v. osservazioni delle resistenti, cit., pto. A p. 2; osservazioni degli accusati _, _ e _, cit., pto. 2 in ordine, p. 2), sono di natura sostanziale e non meritano trattazione qui.
2.
a) Pur nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza (v.
Niklaus Schmid
, Das neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v.
Schmid
, cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se - pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v.
Schmid
, cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v.
Schmid
, cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine, la misura può essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì anche di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non trovino applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v.
Schmid
, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non vanificare la portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il sequestro di tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v.
Schmid
, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS). Quest’ultimo genere di sequestro, ora previsto espressamente dal diritto federale (v.
Schmid
, cit., pto. 4.3.4, p. 339, e nota 86) sebbene concettualmente indipendente dalla procedura di confisca (ciò che è desumibile dall’ultima frase della norma medesima), è nondimeno inteso come misura cautelare atta a garantire in senso lato l’applicabilità degli artt. 59 cfr. 2 cpv. 1 e 60 CPS, e deve essere visto quale ulteriore sfaccettatura del disegno legislativo, volto ad evitare che risulti privilegiato quell’autore che si è liberato dei proventi del proprio reato, per rapporto a quello che invece li ha conservati (
Messaggio
, pto. 223.5;
Schmid
, cit., pto. 4.3.1, p. 333; così già decisione 6 ottobre 1997 in re T.K e I.F., inc. GIAR 141.97.3 consid. 5 p. 5-6).
b) Un ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere rispettoso del principio di proporzionalità (v.
Gérard Piquerez
, Précis de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più generale,
Piquerez
, cit., margin. 1116 ss.). La misura ordinata dal Procuratore Pubblico deve inoltre essere rispettosa del principio di proporzionalità (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 360).
3.
A titolo di premessa appare opportuno attirare l’attenzione delle parti sulla natura del sequestro a suo tempo disposto dal Procuratore Pubblico, ed ora revocato: in ragione del meccanismo che seguivano le operazioni delittuose poste a compimento da parte degli accusati – e ben noto alle parti –, il sospetto che covava più che legittimamente il magistrato inquirente era che su tutti i conti riconducibili agli accusati fossero affluiti, per vie poco chiare, denari provento di reato e, come tali, passibili di confisca.
A posteriori, lo scopo primo del sequestro di allora appare essere stato dunque quello di garantire la presenza di fondi provento di reato sino al processo, sì da permettere alla Corte di merito, semmai, di dichiararne la confisca. Non vi è invece modo di intravvedere valenza probatoria – neppure affermata dalle reclamanti – nel sequestro dei due conti presso _, bastando a tal fine la documentazione bancaria nel frattempo acquisita dagli inquirenti.
Infine, e più importante ancora, si deve constatare che al momento del sequestro non sussisteva – né apparentemente sussiste oggi – la necessità di sottoporre a sequestro valori patrimoniali degli accusati (di lecita provenienza) a tutela dell’esecuzione del risarcimento (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; v.
supra
, consid. 2.a): l’eventualità che gli accusati possano non essere in grado di risarcire eventuali danni da loro causati, o addirittura che intendano sottrarsi a tale obbligo (art. 60 cpv. 1 CPS), non è stata neppure addotta da alcuno, e tantomeno è stata resa verosimile. Significativamente, le reclamanti fondano il rimedio di diritto sull’assunto che i fondi in discussione rappresentino “
unechte Surrogate
” dell’originario provento di reato (v. reclamo, cit., pto. 6 p. 5), e non sembrano invece voler motivare la propria richiesta, appunto, con l’argomento che gli accusati non sarebbero in grado di dar seguito ad un’eventuale condanna risarcitoria a loro carico. Viene in tal modo a cadere una premessa necessaria per la messa in atto di un sequestro a titolo puramente risarcitorio (v. già decisione 15 ottobre 1997 in re L.D. e M.J., inc. GIAR 450.97.2, consid. 4 p. 5).
4.
Va ora affrontata la questione sulla provenienza dei fondi ora dissequestrati dal Procuratore Pubblico. Premesso quanto sopra, la loro sequestrabilità – e dunque il mantenimento del sequestro – sarebbe data unicamente nel caso in cui apparisse verosimile che essi siano provento di reato, rispettivamente valori sostitutivi del medesimo (v. anche le osservazioni delle resistenti, cit., pto. C.2 p. 4).
a) Il magistrato inquirente ha accertato che, sulla scorta della documentazione prodotta unitamente all’istanza di dissequestro, non era possibile dimostrare una loro provenienza delittuosa (
supra
, consid. F). D’accordo con il magistrato inquirente si sono espressi le resistenti e gli accusati, nelle rispettive osservazioni (
supra
, consid. G-I), mentre che secondo le reclamanti “
è evidente che, trattandosi di una somma in denaro conseguita dall’attività illecita e pure di una somma in denaro sequestrata, non si può discutere se non di semplici elementi sostitutivi [...]. È così smentita l’eventualità – appena accennata dal Procuratore pubblico – secondo la quale potrebbe non esservi coincidenza fra gli accusati e la _, da essi detenuta e senza esistenza autonoma in una prospettiva economica, perché – si completa – un terzo (ossia la stessa _) avrebbe acquisito i valori con una controprestazione adeguata a norma dell’art. 59 no. 1 cpv. 2 in fine CP
” (reclamo, cit., pto. 6 p. 5).
Nel passo testé riportato sono trattati diversi punti, alcuni dei quali dati per scontati: che si tratti di una somma di denaro (quale?) di provenienza illecita; che la medesima consista in elementi sostitutivi dell’originario provento di reato; che vi sia necessariamente identità economica fra gli accusati e il _, e che quest’ultima sia entità non operativa.
b) Anche se essi lo negano fermamente, almeno per quanto riguarda le operazioni svolte con le reclamanti (v. ad es. verbale MP _ 26 gennaio 2000, all’inc. MP s.n., p. 11; verbale MP _ 26 gennaio 2000, agli atti MP s.n., p. 4), che _, _ e _ siano coinvolti in operazioni sulle divise di carattere illecito, è ipotesi accusatoria estremamente seria, fondata su concreti indizi di colpevolezza e meritoria di approfondimento e, verosimilmente, giudizio di fronte alla competente corte di merito: proprio per rispetto della competenza di giudizio riservata al giudice del merito, non appare opportuno qui esaminare l’ipotesi in dettaglio. Tuttavia, pur se sussistono concreti indizi di reato e colpevolezza riguardo determinate operazioni, non è senz’altro lecito semplificare e generalizzare al punto di dedurre apoditticamente che ogni e qualsiasi introito generato dall’attività professionale dei tre accusati abbia avuto carattere illecito. Ancor meno è lecito affermare, genericamente e senza concreti riscontri, che eventuali somme provento di reato siano confluite, direttamente o indirettamente (ovvero in quanto elementi sostitutivi), sulle relazioni bancarie qui in discussione o, più genericamente, nella disponibilità di _ rispettivamente _.
Anzi, a questo stadio d’inchiesta appare più verosimile il contrario: l’istruttoria ha sinora permesso di accertare che i proventi dei reati addebitati all’accusato _, da lui commessi con la collaborazione effettiva del broker (e pure coaccusato) _, confluivano su due conti detenuti dagli accusati _, _ e _ – per il tramite di una società costaricana ed una fiduciaria – presso la Banca _ (v., per la fattispecie, la decisione 12 agosto 1999, inc. 386.99.7), dai quali il denaro veniva ritirato per cassa, per poi essere distribuito agli interessati: il fatto che fra questi ultimi figuri anche _, l’ex funzionario di una delle due reclamanti, è da considerarsi sicuramente indizio a favore della tesi delle reclamanti, che si vogliono vittime di reati patrimoniali commessi ai loro danni. Nel contempo, questi giri del denaro di spettanza di coloro che, presumibilmente, hanno aiutato i responsabili della _ nella commissione dei reati qui inquisiti sembrano seguire un percorso ben determinato ed unico per numerosi sospetti complici: il percorso scelto, unitario per tutti, si esaurisce con prelevamenti in contanti dalla _ e riversamenti su conti detenuti dai sospetti complici (o correi) presso la _ (v. verbale MP _ 25 gennaio 2000, p. 10-11) o altrove (v. verbale MP _ 26 gennaio 2000, p. 8), eventualmente per contanti (v. verbale MP _ 26 gennaio 2000, p. 1).Parrebbe, allora, assai strano – ed anche parecchio imprudente – che i qui resistenti, dopo essere riusciti a deviare i fondi di illecita provenienza sulla loro relazione bancaria detenuta dalla società paravento costaricana, facciano rientrare il medesimo denaro nei flussi commerciali regolari delle due società _ e _., a loro facenti capo.
c) Si deve poi rammentare che le relazioni bancarie di cui si discute qui il dissequestro accordato dal Procuratore Pubblico erano state alimentate con fondi provenienti dalla _, pure essa – come la più nota _ – attiva nel campo dell’intermediazione di operazioni su divise, e detenuta totalmente dal _ (v. note al bilancio consolidato 1998, all. 13 all’istanza di dissequestro, ed il corrispondente rapporto dei revisori 18 maggio 1999, ibid., inc. MP doc. _; come qui, verbale MP _ 25 gennaio 2000, p. 13; a verbale MP 26 gennaio 2000, p. 4, _ dichiara invece che la _ apparterrebbe al _). Ne fanno stato gli ordini di bonifico bancario 18 giugno 1998 e 13 luglio 1998 (all. 9 e 10 all’istanza di dissequestro, cit.), che si ritrovano puntualmente nella contabilità corrente della _ relativa al conto da essa detenuto presso _ (all. 11 all’istanza di dissequestro, cit.). Ed i corrispondenti estratti conto attestano due cose: da un lato, che entrambe le menzionate società hanno sempre avuto un regolare afflusso ed un altrettanto regolare deflusso di capitali – ciò che, senza volere effettuare qui un’analisi che sarebbe necessariamente astratta in assenza di ulteriori dati, è da considerare perlomeno quale indizio contro l’asserita funzione, per entrambe le società, di mera società di sede (ciò è particolarmente vero per la _, attiva tramite personale proprio, v. verbale MP _ 26 gennaio 2000, cit., p. 4). D’altro lato, un superficiale esame degli accrediti sul conto _ di titolarità della _ evidenzia come la quasi totalità dei medesimi riguardi importi variabili, quand’anche sempre relativamente modesti, ma soprattutto riguardi cifre tutt’altro che tonde – anzi, sempre cifre precise non solo al franco, ma addirittura al centesimo: ciò appare poco compatibile con l’ipotesi che gli accusati _, _ e _ abbiano alimentato la relazione di _ con fondi di provenienza illecita, poiché in tal caso parrebbe più logico trovare traccia di accrediti per cifre tonde. Il regolare, ripetuto accredito di importi precisi al centesimo sembra piuttosto indicare che si tratti di percentuali calcolate aritmeticamente, ed addebitate a clienti. Vi sono, è vero, due operazioni che contrastano con quanto appena detto: una del 4 giugno 1998, per fr. 51'800.— ed espressamente indicata come “vers. _ ”, e l’altra del 30 luglio 1998, per fr. 592'200.—, che parrebbe un’operazione di cambio lire/franchi. D’altra parte, proprio perché anomale rispetto alle altre operazioni, esse non paiono sufficienti per dare concretezza all’apodittica convinzione delle reclamanti, ovvero che sul conto _ affluisse il provento dei reati. Inoltre, va rilevato che si tratta comunque di operazioni risalenti all’estate 1998 – dunque anteriori alle prime operazioni _ accertatamente illecite.
5.
a) Senza entrare nei dettagli – poiché non è in questa sede che vanno rivelati i dettagli dell’organizzazione del gruppo _, semmai da accertare in sede civile in applicazione delle relative procedure –, l’esame delle partecipazioni incrociate delle società del gruppo e degli accusati _, _ e _, fondato sulle note al bilancio consolidato 1998 (all. 13 all’istanza di dissequestro, inc. MP doc. _) e al verbale dell’assemblea azionaria 20 ottobre 1999 (all. 1 all’istanza di dissequestro, cit.), permette di constatare che questi ultimi sono stati fino in tempi recentissimi gli effettivi, unici aventi diritto economico di tutto il gruppo, ed in particolare tanto della _ quanto della _ (per quest’ultima società, la situazione appare nebulosa: doveva essere apparentemente alienata [v. scritto 15 novembre 1999 dello studio _, all. 6 all’istanza di dissequestro, inc. MP doc. _, e osservazioni, cit., pto. C.1.b p. 4], ma l’affare sembra essersi arenato [v. verbale MP _ 26 gennaio 2000, p. 4]).
b) Tuttavia, accertato che gli indizi a favore dell’ipotesi di una provenienza illecita (diretta o indiretta) dei fondi in discussione non sono sufficientemente concreti, la questione dell’effettiva pertinenza economica dei fondi medesimi, rispettivamente dell’indipendenza della titolare dei conti _ per rapporto agli accusati, perde totalmente di interesse: atteso che, nel meccanismo della confisca penale, l’eccezione dell’acquisto in buona fede da parte di terzi ignari della provenienza dei beni intende unicamente salvaguardare la garanzia costituzionale della proprietà e le relative regole di diritto civile sull’acquisizione della medesima (v.
Schmid
, cit., pto. 4.5.1 p. 342; v. anche decisione 30 dicembre 1998 in re M.B., inc. GIAR 114.97.2, consid. 4.b p. 5), la questione sarebbe divenuta d’attualità unicamente qualora avesse potuto essere stabilita preventivamente l’illecita provenienza dei fondi liberati dalla _ a favore del _ rispettivamente della _. In altre parole, il fatto che le reclamanti non abbiano reso sufficientemente verosimile che denaro di provenienza illecita sia affluito prima sui conti della _, poi da questa sui conti del _, rende superflua la verifica della asserita buona fede professata dalle due società al momento in cui venivano bonificati loro i fondi in discussione. Né tale ragionamento è nuovo: giova qui rammentare, di transenna, che un’altra relazione bancaria facente capo al gruppo _ è stata liberata con decisione 20 settembre 1999 poiché “
sulla relazione non risultano esser stati accreditati proventi del reato oggetto d’indagine [...]
” (loc. cit., inc. MP doc. _).
c) Parimenti senza interesse concreto è sapere nella pertinenza economica di chi vanno i fondi dissequestrati. Che l’importo in discussione debba essere considerato ancora parte dei beni del _, oppure sia già da considerare parte del patrimonio della _, è semmai di interesse da un punto di vista civilistico rispettivamente esecutivo: potrà interessare le reclamanti sapere dove e contro chi procedere nel caso intendessero sequestrare beni degli accusati a garanzia di un loro eventuale risarcimento, ma non interessa il giudice penale, ritenuta l’assenza dei presupposti per un sequestro confiscatorio rispettivamente risarcitorio.
d) Non è neppure di soverchio interesse, poi, sapere a cosa siano destinati gli importi in discussione: nessun utilizzo appare a priori illecito, dovendosi semmai seguire altre vie per bloccarli e garantire in tal modo l’esecuzione di eventuali pretese risarcitorie. Ovviamente, la dichiarata destinazione dei fondi per la liquidazione della _, con espressa esclusione di ogni e qualsiasi versamento agli accusati (v. istanza, cit., pto. B.2 p. 3), appare operazione anche eticamente giustificabile, ciò che ha facilitato la decisione al magistrato inquirente, e di cui deve essere dato debitamente atto agli accusati _, _ e _, senza l’accordo dei quali ciò non sarebbe stato possibile. Ma, come detto, la questione non appare rilevante in questa sede.
e) Ed anche l’eccessiva durezza che rappresenterebbe un’eventuale messa in liquidazione della _, infine, è argomento qui senza peso, dato che – ancora una volta – non essendo provato che alla _ siano affluiti fondi di provenienza illecita o almeno beni sostitutivi, l’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (rispettivamente l’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS) non è aprioristicamente applicabile. Che poi, siccome “
comunque controllata dagli accusati, [la _] dovrà in ogni caso far fronte al danno causato da coloro che agivano per suo conto
” (reclamo, cit., pto. 7 p. 6), è ipotesi senz’altro plausibile, tuttavia estranea al procedimento penale qui in discussione.
f) Da ultimo, e abbondanzialmente, sia anche detto che la manifesta incapacità delle reclamanti di apportare precisazioni sui presunti illeciti commessi a loro carico, ed ancor più di quantificare (anche solo approssimativamente) il proprio danno, porrebbe qualche problema anche per rapporto alla proporzionalità del sequestro: potrebbe infatti anche darsi che il provento di reato ai danni delle reclamanti sia di molto inferiore all’importo di cui è in discussione il dissequestro (v. in merito il verbale MP _ 26 gennaio 2000, p. 10 s., ed il doc. _ dell’inc. MP, allegato al precitato verbale), per cui un mantenimento integrale della misura restrittiva sarebbe comunque ingiustificato.
6.
In conclusione, il dissequestro parziale delle relazioni bancarie detenute dal _ presso _, ordinato dal Procuratore Pubblico con l’avversata decisione 10 dicembre 1999, merita integrale conferma anche con riferimento alle modalità di sequestro, le quali non sono state impugnate. Ne discende che il reclamo deve essere integralmente respinto con la presente decisione, impugnabile entro 10 (dieci) giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e con conseguenza di tassa e spese a carico delle reclamanti soccombenti. Il necessario coinvolgimento nella procedura di reclamo delle altre parti coinvolte, che hanno dovuto formulare osservazioni, esige che siano loro assegnate congrue ripetibili, anch’esse a carico delle reclamanti soccombenti (art. 9 cpv. 6 CPP per il principio e – in assenza di specifica norma d’attuazione – in applicazione per analogia dell’art. 150 CPC, v. ad es. sentenza 19 febbraio 1998 in re A.L., inc. CRP 60.96.407).