# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 843f8541-2e04-5b0f-8184-353c1cecc2c2
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. Il 30 aprile 2014 (doc. 7) RI 1, nata nel 1972, ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa dei problemi alimentari e depressivi che l’hanno colpita il 12 settembre 2013 e che da allora l’hanno resa inabile al lavoro di estetista/massaggiatrice.
L’Ufficio assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici richiamando anche gli atti dall’assicuratore malattia (docc. 17 e 29).
Preso atto dell’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. 63) e del rapporto d’inchiesta per l’attività professionale indipendente (doc. 66), entrambi esperiti il 25 febbraio 2016 al domicilio dell’interessata e allestiti il giorno seguente, ma modificati il 30 agosto 2016 (docc. 83 e 84) sulla base del rapporto finale del Servizio Medico Regionale del 5 agosto 2016 (doc. 82), con decisione del 20 gennaio 2017 (doc. A2), preavvisata dal progetto del 1° settembre 2016 (doc. 85) contro cui l’assicurata ha formulato delle osservazioni (doc. 95) che sono state sottoposte sia al medico SMR (doc. 97) sia all’ispettrice (doc. 98), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata una rendita di invalidità essendo il grado AI, determinato secondo il metodo misto, inferiore al 40% (35%).
L’assicuratore malattia ha assunto il caso e versato le indennità giornaliere dal 12 settembre 2013 all’11 settembre 2015 ritenendo un’inabilità al lavoro del 100% fino al 14 maggio 2014 e dell’80% dal 15 maggio 2014 fino alla chiusura del caso avvenuta per avere raggiunto il versamento massimo delle prestazioni (docc. 50 e 51).
1.2. Con ricorso del 23 febbraio 2017 (doc. I) RI 1, patrocinata dalla RA 1, ha chiesto di annullare la decisione dell’Ufficio AI e di concederle una rendita di invalidità di tre quarti dal 1° settembre 2014 e, in via principale, una mezza rendita di invalidità dal 1° agosto 2015 o, subordinatamente, un quarto di rendita dal 1° agosto 2015.
La ricorrente ha innanzitutto rilevato che poiché, come risulta dal rapporto finale SMR del 5 agosto 2016, la sua inabilità lavorativa ininterrotta è sorta il 12 settembre 2013, alla scadenza dell’anno di attesa presentava una riduzione del rendimento dell’80% sia nell’attività abituale sia in altre adeguate, mentre come casalinga tale riduzione era del 20%. Applicando il metodo misto si ottiene quindi un grado di invalidità del 68% (80% [quota di tempo come salariata] x 80% [impedimento] + 20% [tempo come casalinga] x 20% [impedimento]) e quindi il diritto a tre quarti di rendita AI dal settembre 2014. L’assicurata ha rilevato come non sia corretto valutare il grado di invalidità allo scadere dell’anno di attesa riferendosi alle valutazioni delle due inchieste, effettuate nel febbraio 2016 quando l’ispettrice si era riferita alle limitazioni funzionali e alla riduzione del rendimento del 50% attestate dall’SMR dal maggio 2015. A suo dire, tale valutazione non sarebbe verosimilmente stata la stessa se le inchieste fossero state condotte nel settembre 2014, quando era inabile all’80% in qualsiasi attività e al 20% nelle mansioni consuete.
Nel suo ricorso l’assicurata ha altresì criticato la valutazione del reddito da invalida operata dal Servizio ispettorato, che ha scelto il metodo straordinario per calcolare il grado di invalidità come indipendente dopo il miglioramento delle sue condizioni di salute avvenuto nel maggio 2015. A mente della ricorrente, si dovrebbe distinguere fra l’attività di estetista in senso stretto e l’attività di massaggiatrice. Infatti, lo stesso dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha affermato il 23 novembre 2016 che il danno alla salute la rendeva inidonea a svolgere l’attività di massaggiatrice, ma idonea solo per mansioni fisicamente leggere. Pertanto, il grado di incapacità lavorativa del 50% non andava applicato a tutto il campo di attività di estetista, visto che come massaggiatrice era totalmente inabile al lavoro a causa del danno alla salute, ma soltanto all’attività più leggera di estetista.
Quanto al campo dell’attività amministrativa, l’insorgente ha osservato che esso comprende non solo le attività amministrative in senso stretto, ma pure i contatti con i clienti perciò, sulla base della valutazione medica dell’SMR del 5 agosto 2016, a suo dire non è corretto non riconoscere nessuna riduzione di rendimento in questo campo, in cui rientrano invece le varie mansioni quali le ordinazioni, la tenuta delle entrate e delle uscite, la preparazione del volantino pubblicitario e i contatti con la clientela. In conclusione, un’incapacità lavorativa del 15%, che tenga conto delle varie mansioni e dell’impedimento, sarebbe più corretta.
Dal confronto fra i campi si ottiene un reddito immutato da valido di Fr. 54'285.- e un reddito con invalidità di Fr. 21'975.- secondo lo schema esposto dalla ricorrente, ciò che porterebbe ad un grado AI del 59,51%. Applicando poi il metodo misto, il grado di invalidità complessivo sarebbe del 51% dal maggio 2015 (80% x 59,51% + 20% x 17% = 47,60% + 3,4%), con conseguente diritto a una mezza rendita di invalidità dall’agosto 2015 (art. 88a OAI).
A ogni modo, qualora la suddivisione fra le due attività non fosse presa in considerazione, secondo l’insorgente il fatto che essa non possa esercitare delle attività pesanti dovrebbe essere comunque considerato ai fini della corretta diminuzione del reddito dell’attività professionale. Pertanto, oltre all’incapacità al lavoro del 50%, occorre riconoscere una riduzione per attività leggera di almeno il 10% derivante dalla problematica sia del peso dell’assicurata sia dell’osteoporosi. Di conseguenza, il reddito da invalida come estetista ammonterebbe a Fr. 17'130.- e, complessivamente, a Fr. 29'588.-, ciò che darebbe luogo a un grado AI del 45,49% per la parte indipendente. Sommato al grado di invalidità del 3,4% per la parte di casalinga, il grado AI totale sarebbe del 40%, che corrisponde a un quarto di rendita.
Infine, l’assicurata ha contestato la mancata considerazione di un’interazione tra il campo professionale e quello delle mansioni consuete. Oltre ai limiti accertati dal medico SMR di scarsa tolleranza allo stress e di diminuzione del rendimento, non va dimenticato l’elevato rischio di fratture dovuto alla marcata osteoporosi, perciò nella valutazione complessiva va considerata l’interazione tra il campo lavorativo e quello di casalinga (STF 8C_450/2009 del 20 agosto 2009). Pertanto, secondo la ricorrente la parte pesante dell’attività lavorativa ha un’influenza diretta che va a peggiorare gli impedimenti nelle mansioni domestiche pesanti. In tal caso occorre accordare un aumento degli impedimenti del 15% nelle attività domestiche, per attestarsi al 32% (17% + 15%).
Utilizzando sempre il metodo misto si otterrebbe così un grado AI del 42,79% (80% x 45,49% + 20% x 32%).
1.3. Con risposta del 12 aprile 2017 (doc. VI) l’Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di accogliere parzialmente il ricorso, attribuendo all’assicurata una rendita temporanea di tre quarti (grado AI 68%) dal 1° settembre 2014 al 31 luglio 2015, ossia alla scadenza dell’anno di attesa e fino a tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute. Per il resto, l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso confermando il grado AI del 35% dal 1° agosto 2015 e quindi la cessazione del diritto alla rendita.
Rilevato che l’aspetto medico non è stato contestato, l’amministrazione si è basata sulla valutazione dell’SMR per stabilire la residua capacità lavorativa della ricorrente e per ritenere che risultava abile al lavoro sia nell’attività abituale di estetista (attività intesa in senso stretto e non per le attività di massaggiatrice) sia in altre attività adeguate. Come casalinga l’incapacità lavorativa era del 20% al massimo, da intendere come diminuzione del rendimento.
Per quanto concerne l’aspetto economico, applicando il metodo misto l’Ufficio AI ha valutato all’80% la parte dedicata all’attività indipendente e al 20% la parte dedicata alle mansioni consuete.
In merito all’inchiesta economica che ha fatto esperire, le cui conclusioni non v’è motivo, sulla scorta della giurisprudenza, di mettere in dubbio essendo tratte da collaboratori specializzati, l’amministrazione ha evidenziato che nel rapporto del 30 agosto 2016 l’assistente sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 17% dopo avere fissato gli impedimenti per ogni singola mansione consueta. Nel fissare i singoli impedimenti l’ispettrice ha tenuto conto delle dichiarazioni dell’assicurata in merito alle limitazioni ad eseguire alcune mansioni domestiche. L’Ufficio AI ha ricordato l’obbligo di ridurre il danno anche in tale contesto.
Riguardo alla parte salariata e alla contestazione del reddito da invalida, l’Ufficio AI ha fatto proprie le motivazioni addotte dalla ispettrice che ha interpellato, la quale si è espressamente pronunciata su ogni censura ricorsuale (doc. VI/1).
L’amministrazione ha inoltre sentito il Servizio Medico Regionale per rispondere al quesito sollevato dall’assistente sociale e per pronunciarsi sulla pretesa interazione tra il campo professionale e quello delle mansioni domestiche. Anche in tal caso l’Ufficio AI ha riportato le considerazioni dello specialista (doc. VI/2), qui psichiatra, concludendo che sia l’attività di estetista sia quella di casalinga possono essere ripartite sull’arco dell’intera giornata come meglio aggrada all’assicurata e che le incapacità lavorative determinate medicalmente si riferiscono a una riduzione del rendimento. Pertanto, non si vede in che modo un’attività potrebbe influenzare ulteriormente la capacità lavorativa nell’altra attività.
In conclusione, in applicazione del metodo misto va confermato il grado di invalidità globale del 35%.
1.4. Il 3 maggio 2017 (doc. VIII) la ricorrente ha ricordato il suo percorso lavorativo e di incapacità lavorativa, affermando che “
l’attività come indipendente non si è sviluppata per il susseguirsi dei problemi di salute; anzi molto verosimilmente si può sostenere che l’assicurata, confrontata con lo scarso rendimento della sua impresa, avrebbe fatto come nel 2010, ossia avrebbe affiancato alla propria attività indipendente un’attività dipendente. Non potendo sviluppare la propria attività per ragioni di salute, risulta difficile quantificare le attività come estetista in senso stretto e quella di massaggiatrice. Tuttavia fin dall’avvio della sua attività sono presenti questi due rami.
” (pag. 2). D’altronde, anche l’inchiesta economica ne ha tenuto conto, perciò si deve ritenere che l’attività è suddivisa in due mansioni principali: estetista in senso stretto e massaggi, che possono essere attuati indipendentemente l’uno dall’altro. La ricorrente ha precisato che l’attività come indipendente le permette di sfruttare al meglio la capacità lavorativa restante, optando per quei trattamenti che non sono fisicamente impegnativi, fermo restando che, come rilevato dall’SMR il 23 novembre 2016, rimane non idonea per quei massaggi che generalmente sono fisicamente impegnativi, limitando così le proposte alla clientela, ciò che si traduce verosimilmente in una perdita di guadagno. Pertanto, l’inidoneità per mansioni fisicamente pesanti deve essere considerata o dividendo l’attività indipendente nelle due mansioni principali ed escludendo quella dei massaggi oppure riconoscendo almeno una riduzione del 10% per attività leggera nel reddito da invalida.
Se del caso, si dovrà considerare un’interazione tra il campo professionale e quello delle mansioni consuete, visto che le mansioni domestiche (20%) devono essere concentrate in poco tempo e in quei giorni che l’attività lavorativa non è troppo pesante. Nella sua attività sfrutta la sua capacità residua del 50%, ma la cura della bambina, che ha problemi di sonno, risulta molto impegnativa sollecitandola fisicamente e psicologicamente in modo marcato. Non va poi dimenticato che per delle mansioni particolarmente pesanti (pulizia della cucina e bucato) l’ispettrice ha giustificato un ridotto rendimento minimo dato dal sovraccarico riconoscendo un impedimento del 10% e per altre mansioni del 20% benché, secondo la ricorrente, anche con l’aiuto del marito non sia in grado di occuparsi del giardino, dell’orto e della pulizia del garage. Pertanto, il grado AI del 17% ritenuto dall’amministrazione non terrebbe debitamente in considerazione le limitazioni nelle mansioni domestiche.
1.5. Nelle sue osservazioni del 23 maggio 2017 (doc. X) l’Ufficio AI ha evidenziato che non v’è motivo di ritenere come la differente offerta di trattamenti proposti alla clientela dovrebbe “verosimilmente” tradursi in una perdita di guadagno, visto che lei stessa ha ammesso che “
L’attività come indipendente permette all’assicurata di sfruttare al meglio la capacità lavorativa restante, optando per quei trattamenti che non sono fisicamente impegnativi.
”. Pertanto, i massaggi fisicamente impegnativi non comportano forzatamente un introito minore rispetto ad altri trattamenti estetici. D’altronde, ha osservato l’amministrazione, l’assicurata non ha mai prodotto delle fatture o altra documentazione che comprovi tale circostanza.
Per quanto concerne l’interazione tra i due campi, l’Ufficio AI ha ribadito che l’assicurata può gestire le due attività nel migliore dei modi dedicandosi alle attività domestiche quando meglio le aggrada, potendo modulare liberamente gli orari e l’offerta dei trattamenti dell’attività indipendente. Inoltre, non svolgendo più le attività fisicamente pesanti nel suo lavoro, dispone di maggiori energie per svolgere le diverse attività domestiche.
Infine, il fatto che la figlia sia particolarmente impegnativa esula dalla valutazione dell’invalidità.

## Considerations