# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 769922db-208a-54ca-bcf0-d9fd24b5b0a9
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
I. Curriculum vitae degli accusati
1.
AC1
Interrogato sul suo trascorso ha dichiarato:
"
Sono nato a Lecce, dove allora vivevano i miei genitori. Ci siamo poi trasferiti a Cocquio Trevisago dove ho frequentato le scuole elementari e successivamente a Como, dove ho frequentato le suole medie e il liceo fino al quarto anno. Non ho conseguito la licenza
liceale perché sono partito a militare, quale volontario.
AI termine del servizio ho poi conseguito il brevetto di programmatore mentre lavoravo in una stamperia. Seguivo i corsi la sera e il sabato. Successivamente ho lavorato nel settore per varie ditte fino al momento in cui ho rilevato una ditta in proprio di nome More Informatica, nel 1997, con sede a Como. Non ho dipendenti ma sono solo. Nei primi anni l'attività andava bene, poi da qualche anno è andata sempre più peggiorando a seguito della concorrenza e dei prezzi di vendita dei computer nei grandi supermercati.
Sono figlio unico. Non sono sposato e non ho figli. Mia madre è morta l'anno scorso nel mese di agosto, mentre mio padre vive a Como. Mio padre lavorava per una ditta di investigazione privata, poi a seguito del fallimento della stessa ha lavorato per circa 20 anni come autista tessile.
Voglio premettere che fino alla morte di mia madre, nel mese di agosto 2005, la mia situazione era abbastanza sotto controllo, nel senso che sopravvivevo sia per quanto riguarda il lavoro che dal punto di vista finanziario. Mia madre è morta a seguito di un tumore, che aveva richiesto un' ospedalizzazione di cinque mesi e mezzo e diverse cure. Era pensionata e riceveva 500 EU al mese, mentre mio padre, pure pensionato, circa 900 EU al mese. A seguito del decesso di mia madre abbiamo dovuto far fronte alle spese per il funerale di circa 7000 EU. Sia io che mio padre abbiamo avuto delle difficoltà finanziarie e per quanto mi riguarda avevo difficoltà a pagare l'affitto mensile di 600 EU. Inizialmente sono riuscito a far fronte con difficoltà a questa situazione, anche perché mi era stato promesso un lavoro a partire dal mese di gennaio 2006. Si trattava di un posto di lavoro presso la ditta Polti quale responsabile dello stampaggio del materiale plastico. Purtroppo per l'assenza all' estero del datore di lavoro, l'inizio dell' impiego è stato posticipato al mese di maggio 2006.
Voglio inoltre precisare che per il pagamento dell' affitto del mio appartamento è garante mio padre. Questo fatto lo assillava non poco perché era cosciente che se io non fossi più stato in grado di pagare, il proprietario si sarebbe rivolto a lui creandogli a sua volta
dei problemi."
(Verbale MP 13.04.06).
Non sposato, senza figli, intrattiene una relazione sentimentale con una donna del suo paese che, a suo dire, gli rende regolarmente visita in carcere, compatibilmente con i regolamenti dell'istituto di pena.
Dal profilo giudiziario si segnalano tre precedenti e meglio una prima sentenza di condanna il 27 aprile 1999 del GIP del Tribunale di Como a un mese e dieci giorni di reclusione convertita in una multa di 3 milioni di vecchie lire per violazione delle norme sul diritto di autore, una seconda di data 3 dicembre 2001 sempre del GIP di Como a 10 giorni di arresto convertiti in una multa di 750'000 di vecchie lire e una terza di data 22 ottobre 2002 pure dello stesso GIP a un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale per, in estrema sintesi, furto, violazione della legislazione sulle armi e ricettazione.
Da segnalare che in quest'ultima occasione, AC1 fu arrestato il 3 maggio 2002 e scarcerato il giorno della pronuncia del giudizio, e meglio il 22 ottobre dello stesso anno. In relazione alla sua liberazione, va detto che è stato sottoposto a sorveglianza speciale (all. 38) comportante l'obbligo di non lasciare il proprio paese fino a giugno 2006 e di non lasciare la notte il suo domicilio. A questo obbligo AC1 non si è tuttavia sempre assoggettato. Tecnicamente egli non è pertanto un recidivo ai sensi dell'art. 67 CP così come a suo carico non esistono impedimenti oggettivi alla pronuncia di una pena sospesa condizionalmente ai sensi dell'art. 41 CP. Su questo punto si tornerà in seguito.
Quanto ai fatti che lo hanno portato alla condanna del 22 ottobre 2002, AC1 ha raccontato che la compagna di un suo amico poliziotto era comparsa quale attrice in alcuni film pornografici girati, per così dire, a scopo privato. Queste pellicole erano, a suo dire, in possesso di un terzo che minacciava la ragazza di pubblicarle o, quantomeno, di dar loro pubblicità. Fu così che AC1 avrebbe aiutato questo amico ad impossessarsi delle cassette che si trovavano presso questa terza persona. Il furto sarebbe avvenuto senza scasso, la ragazza essendo al corrente di come entrare nel luogo in cui erano custodite.
2. AC2
Interrogato dal PP sulla sua vita, AC2ha dichiarato:
"
Sono nato Como il
06.07.1975
e lì ho sempre vissuto e frequentato anche le scuole dell' obbligo. Ho poi conseguito il diploma di termoidraulica presso l'istituto I.P.S.I.A. Ripamonti dopo un ciclo di studi di tre anni.
I miei genitori sono separati da quando io avevo circa 6 anni. Vivo con mia madre, che vive da sola. Sono figlio unico. Ho buoni rapporti con entrambi i genitori.
Ho pure compiuto il servizio militare in fanteria ed ho conseguito il grado di Caporalmaggiore.
Ho svolto diversi lavori, tra cui anche quello di autista oltre alla professione imparata. Ho cambiato spesso datore di lavoro per scelta mia andando a lavorare dove percepivo uno stipendio migliore. L'ultimo posto occupato era alla A.C.S.M Ambiente quale operatore ecologico. Ho dovuto lasciare perché sofferente di ernia del disco. Ho terminato nell' ottobre 2004. Il mio ultimo stipendio era di EU 1'400 netti. Da allora nonostante i
miei tentativi non sono più riuscito a trovare un posto di lavoro.
Non ho precedenti penali e non ho mai avuto nessun genere di questioni con le autorità di Polizia, né del mio paese né di quelle di altri.
Non ho debiti, a parte la vettura da pagare che però mi sta pagando mio padre. Credo che il saldo rimanente si aggira su 2'000 o 3'000 Euro."
(verbale MP 13.04.06).
In passato ha pure fatto uso sporadico di canapa e di cocaina. Non si ritiene un tossicodipendente.
Dal profilo affettivo AC2ha spiegato di essere legato ad una cittadina romena, peraltro male accettata dai suoi genitori, già madre di una bambina nata da una precedente relazione. Questa donna, già cameriera in Italia, attualmente vivrebbe in Romania in attesa di potersi definitivamente trasferire nella vicina Penisola. L'accusato ha spiegato in aula che questa relazione è sempre in essere e di mantenere con la donna regolari contatti telefonici compatibilmente con le disposizioni carcerarie.
E' incensurato.
3. AC3
Al PP ha raccontato:
"
Sono nato a Saranno il 24 maggio 1976, dove ho frequentato l'asilo. In seguito la mia famiglia si è spostata in provincia di Milano, dove ho frequentato le scuole elementari e la scuola media. Ho conseguito il diploma di panettiere -pasticcere, professione che ho svolto per circa 4 anni. Ho dovuto lasciare questo professione per motivi di salute, e più precisamente perché ero allergico alla farina. Ho in seguito iniziato l'attività di parrucchiere, che ho svolto sempre in provincia di Milano quale dipendente.
All'età di 19 anni sono stato arrestato per la prima volta per spaccio di stupefacenti e più precisamente di extasy. Ho fatto 15 giorni di carcere preventivo a Como ed in seguito alcuni mesi di arresti domiciliari. AI termine degli arresti domiciliari ho iniziato l'attività menzionata in precedenza di parrucchiere. Di giorno lavoravo e la sera frequentavo la scuola. Sono figlio unico. Ho vissuto con i miei genitori fino all'età di 19 anni, anche se in seguito sono ritornato da loro per periodi alterni.
Nel 2001 sono stato nuovamente arrestato con l'accusa di rapina. Assieme ad altre due persone avevo perpetrato una rapina ai danni di un distributore di benzina a Giussano in provincia di Milano, il 22/23 marzo 2001. Preciso meglio che si è trattato di due episodi. Il 22 marzo 2001 avevamo aggredito il benzinaio per sottrargli l'incasso, mentre il giorno successivo avevamo aggredito un'altra persona. Non eravamo armati ed abbiamo usato solo la forza per sottrarre il denaro. Non ricordo esattamente quanto avevamo sottratto, ma era un importo inferiore a EU 5'000. In relazione a questi fatti sono stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa di 2 milioni di lire. Sono stato in carcere dal giorno dell'arresto, 23 marzo 2001 fino al mese di aprile 2004, se ben ricordo era il14 o il15 aprile 2004.
Subito dopo la scarcerazione mi sono trasferito a Como. Come risulta dal mio casellario giudiziale il 19 giugno 2002 sono stato condannato a 2 anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 2 anni, provvedimento che è stato applicato dal giorno della mia scarcerazione. Due volte al giorno dovevo presentarmi in questura a Como per
depositare la mia firma, mentre la sera dovevo rientrare al domicilio entro le 21.00 e non potevo uscire prima delle 07.00.
Prendo atto che dal mio casellario risulta un'ulteriore condanna per furto continuato, sentenza del 3 marzo 2004, che mi condanna ad un mese di reclusione. Si tratta di un furto commesso nello stesso periodo dei due episodi di rapina indicati in precedenza. Prendo atto che il casellario indica la data del 25 marzo 2001, quando io ero già stato arrestato. Probabilmente si è trattato di un errore di trascrizione.
Se ben ricordo nel 1999 ero stato controllato da una pattuglia al casello autostradale di Brescia perché avevo consegnato una banconota da Lit. 100'000 risultata falsa. Non sapevo che era falsa. A seguito di questo fatto sono stato denunciato ma il procedimento non è stato aperto poiché era una sola banconota.
Nel mese di febbraio 2005 sono stato arrestato e denunciato a piede libero per furto commesso in un negozio, reato commesso in correità con altre due persone. Abbiamo
sottratto mi sembra tre macchinette cambia soldi. La sentenza di primo grado dovrebbe avvenire nel mese di dicembre di quest'anno.
(...)
Da quando mi sono trasferito a Como, dopo la scarcerazione, ho lavorato per un'agenzia , interinale e ho svolto diversi lavori, che però erano purtroppo tutti in nero, l'ultimo dei quali in qualità di giardiniere. In media guadagnavo da 1'300 a 1'500 Euro al mese.
A Como vivo con la mia ragazza. I miei genitori vivono sempre in provincia di Milano."
(verbale MP 6.04.06)
Dall'estratto del casellario giudiziale italiano figurano due condanne, la prima a tre anni e sei mesi di reclusione pronunciata il 13 febbraio 2002 dalla corte di Appello di Milano per rapina e la seconda pronunciata il 3 marzo 2004 dal Tribunale di Monza a un mese di reclusione per furto. Con provvedimento 19 giugno 2002 della Corte di Appello di Milano, AC3 è stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di residenza, con effetto dalla sua scarcerazione, per la durata di due anni in quanto persona considerata pericolosa.
In carcere dal 29 maggio 2002, è stato rilasciato il 14 aprile 2004 dopo aver espiato la pena di cui alla sentenza del 13 febbraio 2002. E' quindi recidivo specifico ai sensi dell'art. 67 CP.
II.
I furti commessi dal duo AC1/AC2
1.
AC1 e AC2si conoscono da almeno un anno prima dei fatti, secondo AC1 da almeno due. Poco importa. Fatto sta che AC1, nell'estate 2005 ha pure dato ospitalità a AC2ed alla sua compagna romena almeno per la durata di un mese. AC1 ha raccontato che, dopo la morte della madre avvenuta nell'agosto 2005, ha incontrato alcune difficoltà finanziarie in relazione alle spese del funerale, a quelle di cura ed al fatto che non pagava l'affitto con regolarità ed il padre si era portato garante. Per tale ragione ha commesso il primo furto la notte tra il 21 ed il 22 febbraio 2006. Si tratta di quello indicato al n. 6 dell'atto di accusa che ha fruttato una refurtiva denunciata di oltre fr. 4000.-. Dopo questo furto ne ha parlato a AC2, di cui racconta che sapeva delle difficoltà economiche al punto da averlo ospitato a casa sua. Cosicché i due decisero di eseguire assieme diversi furti nel Mendrisiotto.
a)
Così AC2al PP:
"
Per quanto riguarda i furti da me commessi in correità con AC1 preciso che ho deciso di associarmi con lui nella commissione dei furti perché avevo bisogno di soldi. Come ho dichiarato in occasione del precedente verbale del 13 aprile 2006 avevo lavorato regolarmente fino al mese di ottobre 2004. Da quel periodo e fino a giugno /
luglio 2005 ho lavorato saltuariamente in nero quale autista per la ditta Bartolini ed altre. Da luglio 2005 non ho più svolto nessuna attività lavorativa, malgrado avessi più volte i
nviato delle domande di assunzione.
A partire da luglio 2005 ho utilizzato i miei risparmi per vivere e ho pure fatto capo all'aiuto di mia madre.
Cornelia COJUCARU è la mia fidanzata. E' cittadina rumena. L'ho conosciuta a Milano nel mese di luglio 2005 e lavorava come barista a Milano. Nel mese di novembre 2005 sono andato a trovarla in Romania, dove sono rimasto fino al 22 o 23 dicembre 2005.
Se ben ricordo nel mese di gennaio o febbraio 2006 sono stato nuovamente in Romania per circa 10 giorni a trovare la mia fidanzata. Ho fatto ritorno in Italia dopo che mia madre mi aveva telefonato informandomi che mio padre era stato ricoverato in ospedale. Sul mio passaporto ci sono comunque i timbri delle entrate e uscite dalla Romania. La mia fidanzata non è più venuta in Italia e si trova tuttora in Romania."
(verbale MP 28.04.06)
Al riguardo può pertanto già essere tratta una prima conclusione e meglio che AC2non si trovava in difficoltà finanziarie tali da dover rubare per soddisfare i propri bisogni primari. Egli, nel periodo in cui è rimasto senza lavoro, ha comunque trovato i mezzi per recarsi più volte in Romania. Che poi, fosse in difficoltà perché non lavorava e non voleva essere mantenuto dalla madre, può anche essere, certo è però che, invece di rimanere in Italia e cercare lavoro, ha preferito recarsi in Romania, dove non lavorava, con i propri mezzi provenienti da precedenti attività lavorative.
b)
Che l'idea di commettere dei furti sul nostro territorio sia venuta per primo a AC1 non ha ragione di essere posto in dubbio, bastando la constatazione che il primo furto è stato commesso da quest'ultimo da solo. Ciò basta per ritenere più plausibile la tesi di AC2secondo il quale fu l'amico a proporgli di venire in Svizzera a rubare. A ciò aggiungasi che gli attrezzi per commettere gli scassi sono sempre stati messi a disposizione da AC1. Detto questo, AC2ha accettato senza remore di associarsi all'amico nella commissione dei furti, sposando il piano in tutte le sue fasi. Al riguardo appare ben più credibile AC1 che ha affermato che, pur non essendovi un accordo preciso sin dall'inizio, era chiaro, così come è avvenuto, che la refurtiva doveva essere divisa a metà. Questi peraltro erano pure gli accordi intervenuti fra i due sin dall'inizio così come ammesso dallo stesso AC2(MP 13.04.06), la cui versione diverge unicamente in punto all'effettiva divisione, pretendendo di aver ricevuto solo 50 Euro e un televisore. Questa versione si scontra tuttavia con la logica delle cose: non si capisce infatti per quale ragione, dopo aver pattuito una suddivisione a metà, AC2avrebbe accettato un così misero bottino senza nulla reclamare all'amico, i furti essendo stati commessi assieme correndo entrambi il medesimo rischio.
c)
Il piano era relativamente semplice ma ben organizzato. Il duo entrava nottetempo da confini non autorizzati, attraverso la famigerata "ramina" lasciando (AC1) il proprio veicolo in Italia, in prossimità della frontiera, proseguendo a piedi. Individuato il luogo ritenuto propizio, commettevano alcuni furti (2 o tre fino a 4 o 5 per volta), salvo rimpatriare attraverso la medesima rete metallica (MP AC213.04.06). Una volta giunti a casa, prevalentemente del AC1, si suddividevano la refurtiva all'incirca al 50%. AC1 ha dichiarato che dagli oggetti rubati, oltre al danaro sottratto per ca. fr. 3'000.-, non ha ricavato un granché grazie dalla loro rivendita a privati. In aula AC1 ha spiegato che non si trattava di ricettatori ma di acquirenti in buona fede, convinti della provenienza lecita della merce vuoi perché, per quanto riguarda i PC, le sue conoscenze informatiche gli permettevano di azzerare le memorie facendo apparire gli apparecchi come nuovi, vuoi perché era conosciuto nella zona quale titolare di una ditta che vendeva materiale informatico.
In un caso hanno pure sottratto un veicolo per raggiungere il valico nei pressi di Santa Margherita di Stabio (tentato furto AA 2.11): la vettura essendo parcheggiata nelle vicinanze con inserite le chiavi di avviamento: al duo non è certo stato difficile sottrarla e poi abbandonarla prima di attraversare la frontiera attraverso un valico non autorizzato.
2.
Gli imputati sono sostanzialmente rei confessi. Al dibattimento hanno mantenuto essenzialmente due contestazioni e meglio di non aver commesso i furti di cui ai punti 2.6 e 2.13 e l'entità della refurtiva di cui al N. 1.15 dell'atto di accusa. Premesso che tali contestazioni, nella misura in cui sono state risolte a sfavore degli imputati, non hanno avuto peso alcuno nella commisurazione della pena a fronte dei numerosi reati commessi e di tutte le considerazioni che verranno esposte nel considerando specifico, nella redazione della sentenza, onde non tediare il lettore con inutili e noiosi ritagli di verbale d'interrogatorio, non verranno riprese tutte le fattispecie ammesse, bastando al riguardo il rinvio a quanto indicato nell'atto di accusa e riportato in ingresso del presente giudizio. Va inoltre sottolineato che i reati in concorso con i furti (danneggiamento, violazione di domicilio, infrazione alla LDDS) devono essere dati per accertati laddove sono stati commessi per venire in Svizzera a perpetrare i furti stessi e, onde necessario, le parti lese hanno sporto querela. I seguenti considerandi si riferiscono pertanto unicamente alle, poche, contestazioni avanzate dalle difese.
a)
Per quanto concerne il furto di cui al N. 2.13 (MES-DEA) va detto innanzitutto che è stato accertato che, fatto salvo il furto ai danni dell'PC2nel quale AC1 ha agito da solo, i due hanno sempre operato assieme. AC2non ha mai agito da solo. Nella fattispecie la polizia scientifica ha rilevato la traccia della scarpa di AC1 sul luogo del furto: tale fatto, unito alle modalità di esecuzione analoghe a quelle relative agli altri commessi dalla coppia, alla vicinanza del luogo in cui, proprio quella notte, è stato commesso il furto ai danni della Momtanstahl (AA 2.12) ammesso da entrambi nonché alla constatazione che in quei luoghi, quella sera e in quella zona, non si sono registrate altre effrazioni ad opera di terzi, deve valere che effettivamente AC1 e AC2sono gli autori materiali di questo furto e, di conseguenza, pure del danneggiamento di cui al N. 3.12.
b)
Analogamente per il furto di cui al N. 1.6. dell'atto di accusa deve valere che si tratta di un'effrazione in stretta relazione con i furti di cui ai N. 2.5. e 2.7. commessi dagli imputati, con le stesse modalità e nella stessa notte, non risultando per il resto altri furti analoghi commessi quella sera. Del resto nemmeno gli imputati hanno avanzato precise contestazioni, limitandosi a dire di non ricordarsi; ciò che peraltro può anche essere credibile visto il numero comunque elevato di reati contro il patrimonio da loro commessi in quel periodo.
Ne discende che anche questo furto, unito alle imputazioni di cui ai N. 3.7 e 4 dell'atto di accusa, deve essere attribuito agli accusati.
c)
Nell'evenienza di cui al N. 2.15 dell'atto di accusa gli imputati hanno contestato la refurtiva, precisando di essersi limitati a sottrarre un cacciavite. La parte lesa, di fronte a tali contestazioni, ha precisato:
"
Da parte mia confermo nuovamente che dalla mia officina è stata sottratta la refurtiva elencata nella distinta oggetti. Voglio anche precisare che quella notte, come riferitomi dalla Polizia intervenuta sul luogo per la constatazione, in prossimità della mia officina era stata rubata una vettura, di conseguenza se non sono stati BIFFA e AC2a commettere il furto non escludo che possono essere stati altri."
(PS M. Fontana 25.04.06).
Che quella notte sia stata rubata una vettura ne dà atto pure la polizia nel suo rapporto in atti. Ciò basta per insinuare nella corte il dubbio che dopo (gli accusati hanno ammesso lo scasso) la visita degli accusati, il luogo sia stato visitato anche da terzi, peraltro autori del furto della vettura. Tale dubbio deve essere posto a favore degli accusati, che vanno pertanto riconosciuti colpevoli unicamente di aver sottratto un cacciavite. Cosicché anche l'entità della refurtiva complessiva denunciata va ridotta a fr. 44'210.-.
La stessa cosa non vale ovviamente per i reati di danneggiamento poiché gli accusati hanno ammesso lo scasso (N. 3.16. dell'AA) e di violazione di domicilio poiché essi sono entrati nel luogo del furto contro la volontà dell'avente diritto.
d)
Per il resto sull'entità delle refurtive e dei danneggiamenti va osservato che l'atto di accusa si è fondato sui valori denunciati, senza prendere posizione su quello reale ed effettivo. La Corte ha seguito questo ragionamento senza che per gli accusati sia derivato un aggravio della colpa dalla sola differenza tra valore denunciato e valore effettivo degli oggetti rubati o danneggiati. Ciò posto la Corte, al di là del luogo comune che la gente sarebbe tentata di aumentare l'entità delle refurtive per ottenere un maggiore risarcimento dalle proprie assicurazioni, non ha trovato elemento alcuno per poter, in concreto, anche solo supporre una tesi del genere. D'altro canto al riguardo non vi sono alternative: o le parti lese sono credibili o sono disoneste, ma in tal caso occorre rendere perlomeno plausibile un simile assunto, altrimenti si sconfina in capziose affermazioni del tutto gratuite che non meritano ulteriori commenti. Aggiungasi che nella fattispecie le parti lese hanno quasi tutto diligentemente presentato le pezze giustificative relative agli oggetti di valore rubati ed ai costi di riparazione del danno patito.
e)
Quo infine al furto d'uso di cui al N. 5.1. dell'atto di accusa deve valere che l'automezzo, trovato aperto, è stato spinto, senza avviarlo, per spostare una cassaforte che il duo ha poi inteso aprire invano: AC1 con il cannello, AC2con la mazza. La legge punisce chi sottrae un veicolo allo scopo di farne uso e farne uso significa circolare (BJP 1971 N. 21). Orbene, l'atto commesso dagli imputati, quantunque riprovevole e sprezzante della proprietà altrui, non rientra nel concetto di farne uso nella misura in cui non hanno circolato. Da tale imputazione vanno pertanto assolti.
III. La rapina
1.
Tornando ai rapporti fra AC1 e AC2va detto che, fatta astrazione per le somme in denaro sottratte e poi divise a metà che, a dire del AC1, hanno fruttato un guadagno illecito di 3'000.- CHF a testa (MP 28.04.06 p. 4), i furti non hanno dato i frutti sperati dai loro autori in termini di denaro contante, il riciclaggio della merce comportando un lavoro di assemblaggio dei nuovi apparecchi e di ricerca di clientela disposta all'acquisto. Fatto sta che nacque tra i due l'idea di compiere una rapina. Al riguardo non è determinante stabilire chi dei due, per primo, abbia avuto tale idea, bastando la constatazione che entrambi l'hanno assunta e sposata appieno. Sia che sia lo stesso AC1 ha ammesso, al di là dell'assunzione di responsabilità da parte di AC2, che
"l'idea di commettere questa rapina è nata discutendo con AC2."
(MP 13.04.06). Del resto appare più che plausibile che la decisione sia scaturita da entrambi visto l'esito dei furti da loro ritenuto scarso. Al riguardo rilevasi che in aula AC2ha confermato che dalla rapina si sarebbe aspettato un bottino di 100'000 Euro, mentre AC1 60/70'000.- CHF (verb. dib. p. 3).
2.
Per commettere la rapina il duo ha ritenuto necessaria la presenza di un terzo. AC2, che conosceva da tempo e meglio di AC1, il AC3, del quale sapeva pure del passato giudiziario, ha quindi pensato di coinvolgere proprio il AC3, che gli era debitore di un prestito di almeno 6'500 Euro mai restituiti. Così AC2:
"
tutto è nato dal fatto che AC3 ha dei debiti con diverse persone in Italia, motivo per il quale circa un anno fa mi ha convinto a prestargli 7'000 Euro ma nonostante le mie richieste di rimborso non mi ha mai dato niente."
(PS 20.03.06)
e AC3:
"
È vero che AC2l'anno scorso mi ha prestato un importo pari a € 6'500.-. È pure vero che io non sono mai riuscito a restituirglieli sebbene AC2 me l'abbia chiesto diverse volte."
(PS 21.03.06)
Che dire: la rapina doveva servire a AC2 e a AC3 anche per saldare i reciproci rapporti di dare e avere.
3.
Precedentemente AC2 aveva acquistato pure uno spray al peperoncino poi servito per commettere la rapina all'PC2di Chiasso:
"
Ho acquistato la bomboletta verso la metà di gennaio 2006 tramite un mio conoscente in un negozio di Milano (....) L'unica volta che ho
portato lo spray in Svizzera é stato ad ogni modo il 16.03.2006, e questo su richiesta di AC1 e poi di AC3
."
(PS AC223.03.06)
Fatto sta che già il 14 marzo 2006 il terzetto pose in essere l'intento di commettere la rapina. Circa la scelta dell'obbiettivo, i tre non sono stati molto lineari nelle loro deposizioni. A questo giudice appare molto più verosimile che sia stato il duo AC1/AC2a scegliere la stazione PC2di Chiasso, il primo poiché vi si recava spesso in passato a far benzina e ad acquistare le sigarette, il secondo era pure lui frequentatore del chiosco la cui titolare è una buona conoscente della di lui madre. In verità l'unico che non conosceva quel distributore era AC3, almeno su questo punto le versioni dei tre combaciano. A fronte di ciò AC1 e AC2hanno giocato allo scaricabarile l'uno addossando la responsabilità all'altro precisando però che si tratta di loro deduzioni, come se fosse possibile che l'idea e l'obbiettivo di rapinare possano vedere la luce così per caso. In realtà entrambi hanno avuto questa idea ed entrambi conoscevano la stazione di benzina nei pressi del confine che ben si prestava da obbiettivo.
4.
I tre erano soliti incontrarsi a Como. AC3, colpito dalla misura dell'obbligo di soggiorno, non disponeva di documenti d'identità e non poteva entrare in Svizzera attraverso un valico autorizzato, necessitava di varcare il confine attraverso la surriferita ramina. Quanto alla vettura AC1 ne aveva una a noleggio in quanto la sua era accidentata.
Il piano era relativamente semplice: prevedeva che AC3 fosse accompagnato in zona di confine, che poi attraversasse la frontiera dalla rete metallica salvo poi ricongiungersi tutti e tre in territorio svizzero, che AC2e AC1 avrebbero raggiunto con l'auto di quest'ultimo. Da qui si sarebbero in seguito spostati nei pressi dell'PC2di Chiasso: AC1 avrebbe atteso in macchina per scappare con il bottino, AC2sarebbe rimasto all'esterno del distributore per sviare eventuali clienti mentre AC3 era incaricato dell'esecuzione della rapina come tale, immobilizzando la vittima con lo spray al pepe e, se necessario, legandola con del nastro adesivo da pacco. Onde camuffare la propria identità (AC2peraltro era conosciuto dalla titolare, cf: PS Pitton Olivia 17.03.06), AC2ha indossato un cappellino rosso e AC3 uno nero. Una volta eseguita la rapina AC3 e AC2avrebbero dovuto riguadagnare l'auto dove AC1 li attendeva e scappare in Italia dal punto dove erano entrati. Così AC3 al PP:
"
Da subito è stato stabilito che AC1 avrebbe funto da autista, visto che l'automobile era sua ed era lui al volante (...) che il ruolo più attivo nella rapina l'avevo assunto io, sia perché avevo dell'esperienza, sia perché la responsabilità dovevo assumermela io visto che dovevo e devo dei soldi a AC2."
(MP 06.04.06).
a)
Circa i preparativi della rapina AC2è risultato il più preciso. La sua spiegazione, tranne qualche particolare del tutto irrilevante, è stata confermata anche dai due correi. Egli così ha spiegato:
"
il 14 marzo 2006 ci siamo trovati tutte e tre ossia io, AC1 e AC3 a Como e con la Nissan di AC1 ci siamo recati in zona Valle dei Mulini li abbiamo lasciato AC3 ed io con AC1 siamo entrati regolarmente in Svizzera dal valico di Ponte Faloppia. Abbiamo poi recuperato AC3 nella campagna sotto Novazzano. Abbiamo poi raggiunto Chiasso dove AC1 si é fermato nei pressi del distributore PC2ove
da solo é entrato a comperare una stecca di sigarette. lo e AC3 lo abbiamo aspettato in macchina. Siamo poi rientrati verso Novazzano. lo e AC1 siamo entrati regolarmente dal valico e poi abbiamo recuperato AC3 che é passato dalla via fatta per entrare.
D: Il fatto di aver acquistato le sigarette il 14.03.2006 é da considerarsi un primo sopralluogo?
R: In effetti si perché AC1 ci ha detto che all'interno del negozio PC2di Via Comacini c'era una signora ed una ragazza."
(PS 20.03.06)
In effetti il sopralluogo del 14 marzo servì proprio per preparare la rapina e meglio per assicurarsi dei luoghi ed organizzare poi l'agire.
b)
Il trio ha poi fatto ritorno sul posto il giorno dopo con l'intento di eseguire materialmente la rapina, ma desistette per la presenza di due commesse al bancone. Venne quindi stabilito di ritornare il giorno dopo, ma non allo stesso orario bensì un po' dopo, affinchè vi fosse una sola persona all'interno della stazione di benzina. Sempre AC2:
"
il 15 marzo 2006 siamo entrati nuovamente in Svizzera tutte e tre nelle stesse modalità del giorno precedente. AC1 questa volta ha
dapprima parcheggiato in una via attigua vicino al distributore PC2che mi si dice essere Via degli Agustoni. lo da solo sono sceso dalla Nissan sono andato al negozio in questione ove ho acquistato un pacchetto di sigarette ed un cioccolatino. Sono poi risalito in macchina comunicando agli altri due che all'interno vi erano due donne. In tali circostanze o AC1 o AC3 mi dicevano: ..."va bene allora torniamo domani"... Siamo quindi ripartiti ed abbiamo parcheggiato in una strada parallela a Via Comacini che mi si dice essere Viale Volta. Tutti e tre ci siamo recati a bere un caffè in un vicino Bar che dalla descrizione che ho dato dovrebbe essere il Bar Faloppia. In tali circostanze non abbiamo parlato in modo particolare del lavoro che volevamo fare. Anche questa seconda nostra presenza presso il distributore PC2é da considerarsi un secondo sopralluogo. Siamo rientrati in Italia come abbiamo fatto il giorno precedente.
"
(PS 20.03.06)
c)
Finalmente - si fa per dire - il 16 marzo la rapina venne posta in atto. AC2ha raccontato :
"
Il giorno 16 marzo 2006 io e gli altri due ci siamo trovati a Como in Piazza S. Rocco verso le ore 11.10. Come i giorni precedenti abbiamo raggiunto la valle dei Mulini e questa volta AC1 mi ha detto di accompagnare il AC3 attraverso la rete confinaria AC1 in tali circostanze mi comunicava che era meglio così perché se fosse successa qualche cosa la Polizia avrebbe cercato una o due persone al massimo. lo ho dato seguito alle indicazioni di AC1 e con AC3 siamo entrati dalla rete. Quando ci siamo ricongiunti tutti e tre siamo poi andati a Chiasso e AC1 si é fermato sul parcheggio sito a Iato di Via degli Agustoni
Via Odescalchi. Il medesimo da solo é sceso dalla Nissan e si é incamminato verso il distributore. lo e AC3 siamo rimasti all'esterno del veicolo. AC1 deve essere per forza entrato nel negozio PC2dove ha acquistato una stecca di sigarette. E' poi ritornato sui suoi passi e ci ha comunicato che all'interno del negozio c'era una sola commessa. AC3 a questo punto disse che si poteva fare il lavoro. Da parte mia chiedevo a quest'ultimo cosa dovevo fare e AC3 mi diceva di stare all'esterno e cioè nelle immediate vicinanze delle pompe di benzina, e in caso arrivasse qualche macchina io dovevo dire a queste persone che il distributore era chiuso. AC3 mi disse che per il resto ci avrebbe pensato lui.
Mentre io e AC3 a piedi stavamo raggiungendo il distributore, AC1 faceva manovra posizionandosi con la Nissan su Via degli Agustoni con il motore acceso e azionando le frecce intermittenti.
AC3 é rimasto all'interno del negozio al massimo un paio di minuti ma io non ho visto quello che faceva. Nel frattempo é giunta una macchina con una donna ed un uomo a bordo e forse anche un bambino. La donna é scesa ha aperto il sportellino del serbatoio ma io mi sono bloccato e non sono stato capace di dirle nulla. Dopo un attimo é uscito correndo il AC3 che mi ha dato una pacca sulla spalla dicendo ...andiamo... andiamo é a posto. Percorsi pochi passi abbiamo raggiunto la Nissan con AC1 al volante e siamo partiti in
direzione di
via Comacini" (PS 20.03.06).
d)
Come detto dell'esecuzione della rapina si è incaricato direttamente il AC3 il quale, per così dire, aveva maggiore dimestichezza, dati i precedenti, con questo genere di azione:
"
lo e AC2siamo scesi e a piedi ci siamo diretti verso la stazione di servizio. Non ci siamo detti nulla di particolare. lo sono
entrato, mentre AC2ha atteso all'esterno. Ho chiesto alla cassiera un pacchetto di sigarette e mentre pagavo controllavo il cassetto dei soldi. A quel momento sono girato dietro il bancone dicendo nel contempo alla signora di consegnarmi i soldi.
ADR
che non ho gridato ma gliel'ho detto in tono deciso. lei ha gridato e a quel punto le ho spruzzato lo spray. E' indietreggiata mettendosi nell'angolo. Le ho detto di stare zitta e lei si è zittita. Ho preso i soldi e sono uscito camminando a passo un po' spedito dal negozio. Nel negozio non c'era evidentemente nessuno né ho incontrato persone che entravano. Mi sono diretto in modo deciso verso l'auto.
ADR
che AC2è sempre rimasto all'esterno del negozio, anche se non so dove fosse. Quando mi ha visto uscire mi ha anticipato e si è diretto verso la macchina. Mi precedeva di due o tre metri. Siamo saliti in auto, AC2a fianco di AC1 mentre io mi sono sdraiato sul sedile posteriore."
(MP AC3 06.04.06)
Tale versione corrisponde, salvo piccoli irrilevanti dettagli, a quella fornita dalla vittima:
"
Verso le ore 12.38 ca. nel negozio, mentre ero sola, é entrato un ragazzo che si é diretto verso il bancone dove mi trovavo io. Il medesimo mi ha chiesto un pacchetto di Marlboro rosse. Mi sono girata, ho preso un pacchetto, e l'ho depositato sul bancone. Il giovane a questo punto mi disse che doveva pagarmi
con della moneta. Di fatto il medesimo teneva in una della mani, non ricordo quale, un sacchettino di plastica trasparente con diversa moneta. Gli dissi scherzosamente: "no, non te la prendo; ne ho presa tanta prima da un altro cliente e non ho voglia di contarla" alché aggiunsi" scherzavo dammi pure la moneta". Il tipo ha preso dal suo sacchetto una manciata di monete mettendola sul banco che io ho poi contato trattenendo il costo del pacchetto di sigarette ossia Fr. 6.-. Il rimanente della moneta l'ho ritornato.
Mentre io mi ero chinata a mettere la moneta nel cassetto apposito, che é situato sotto la cassa registratrice, l'individuo ha fatto il giro del bancone raggiungendomi senza che io avessi il tempo di rendermene conto. Mi ha immobilizzata contro il muro appoggiandomi il suo braccio sinistro all'altezza delle mie spalle e nel contempo mi ha spruzzato con una bomboletta una
sostanza irritante sulla faccia. Ho cercato istintivamente di proteggermi per quel che potevo la faccia ed anche di respingerlo. Nel contempo penso di aver gridato.
In questo frangente l'uomo mi ha detto: "dammi i soldi". Gli risposi: "prendi quello che vuoi".
Il giovane, ha aperto il cassetto che é situato sotto la cassa registratrice, prendendo tutte le banconote e quindi si é allontanato di corsa."
(PS PALE2 17.03.06)
La donna ha riportato alcune escoriazioni al viso ed alla mano senza lesioni particolari dal punto di vista fisico. E' apparsa però visibilmente scossa sul piano psicologico e meglio
"visibilmente provata: ansiosa e spaventata"
(certificato medico OBV 16.03.06).
e)
Quanto al bottino, si è visto che AC1 si attendeva 60/70'000 CHF, AC2100'000 EURO e AC3 50'000.- CHF. Tutti gli imputati hanno ammesso in aula che vi era una sorta di tacito accordo secondo il quale il ricavato sarebbe stato equamente diviso in tre parti uguali (verb. dib. p. 4). L'ammontare del maltolto si è rivelato essere di molto inferiore alle aspettative e meglio 740.- CHF. AC3 ha preso quello che c'era nella cassa, senza contare, valutando il tutto, sul momento, in ca. 900/1'000.- franchi.
5.
Il trio è poi stato fermato nei pressi della zona industriale di Novazzano, mentre si apprestava ad accompagnare AC3 fuori confine per poi passare la frontiera in modo irregolare. Nel rapporto di arresto si legge:
"
In data odierna alle ore 1245 i nostri servizi venivano informati dell'avvenuta rapina in oggetto. La pattuglia RM2 immediatamente intervenuta raccoglieva, dalla vittima, i primi connotati del rapinatore e
di
colui che, all'esterno del negozio, fungeva da "palo".
La segnalazione veniva diramata a livello cantonale.
In contemporanea una pattuglia delle Guardie di confine si trovava in appostamento nelle vicinanze della masseria agricola del signor Gabaglio a Prà Coltello in territorio di Novazzano, a ridosso della rete confinaria nazionale.
Le guardie avevano infatti saputo che da due giorni il conducente di una vettura di piccola cilindrata accompagnava vicino alla rete una o due persone che entravano poi clandestinamente in Svizzera.
Alle ore 1315 i colleghi vedevano avvicinarsi alla loro postazione una vettura di piccola cilindrata portante targhe italiane. Pochi istanti prima anche loro avevano ricevuto segnalazione dell'avvenuta rapina. Procedevano quindi immediatamente al fermo del veicolo e degli occupanti, poi identificati nei precitati AC1, AC2e AC3.
Nelle tasche di AC2trovavano due paia di guanti di lattice azzurro e una bomboletta spray di colore nero, marca SLB, al pepe. Nelle tasche di AC3 la somma di CHF 730.00. AC3 era seduto sul sedile posteriore destro (sotto il quale, successivamente, è pure stato trovato un cavo elettrico modificato a foggia di manganello), mentre alla sua sinistra era appoggiato uno zainetto verde contenente, in particolare, due capellini da baseball -uno di colore nero e l'altro di colore rosso-."
6.
Interrogati dalla polizia AC3 ha ammesso praticamente subito le sue responsabilità, AC2il giorno dopo, limitatamente però alla rapina, mentre AC1 lo ha fatto solo dopo qualche settimana. Relativamente ai furti AC2e AC1 hanno ammesso le loro colpe soltanto una volta posti di fronte ai precisi riscontri rilevati dalla scientifica (tracce di DNA, impronte digitali e della scarpa). Su questo punto ci torneremo.
IV.
La qualifica giuridica
1.
Per quel che è dei furti, delle violazioni di domicilio, delle infrazioni alla LDDS, del furto d'uso e dei danneggiamenti, fatte salve le precisazioni esposte nei considerandi precedenti, non occorrono particolari osservazioni per ammettere le imputazioni, peraltro nemmeno, e correttamente, contestate dalle difese.
2.
Quo alla rapina va detto che non occorre spendere molte parole per sostenere che quel che è stato fatto a Chiasso si qualifica giuridicamente come rapina consumata, ai sensi dell’art 140 CP nella misura in cui l'autore ha usato violenza e minaccia nei confronti della vittima allo scopo di sottrarle del denaro. Anche su questo punto l'accusa merita pertanto conferma.
3.
La difesa di AC1 ha preteso che l'agire di lui sia da qualificare piuttosto quale complice e non correo. L'argomentazione, oltre a cadere nel vuoto, è francamente molto poco seria.
a)
Ai sensi dell’art. 25 CP è complice colui che ha aiutato intenzionalmente altri a commettere un crimine o un delitto. La complicità è una forma di partecipazione accessoria al reato. Presuppone oggettivamente che il complice apporti all’autore principale un contributo causale alla realizzazione dell’infrazione, in modo tale che gli eventi non si sarebbero realizzati nello stesso modo senza l’atto di favoreggiamento; non è necessario che l’assistenza del complice sia una conditio sine qua non della realizzazione del reato (DTF 121 IV 190 cons. 3a, p. 119, 120 IV 265, consid. 2c/aa, p. 272, 119 IV 289, cons. 2c/aa p. 292, 109 IV 147, cons. 3, p. 149 e rif.)
Soggettivamente è necessario che il complice sappia o si renda conto che contribuisce a un atto delittuoso e che egli lo voglia e lo accetti; a tal proposito è sufficiente che egli conosca gli aspetti principali dell’attività delittuosa dell’autore, il quale deve aver perso la decisione di compiere l’atto (DTF 117 IV 186 consid. 3 e rif). Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 121 IV 109 cons. 3a p. 120 e rif.) Non è indispensabile che il complice ne conosca ogni dettaglio è sufficiente che sia al corrente dell'essenziale. Per contro un intenzione generale di favorire un terzo nella commissione di un reato ancora incerto non è sufficiente (DTF 113 IV 108).
Autore di un reato è chi riunisce in sé tutti gli elementi oggettivi e soggettivi dell’illecito; complice è invece chi presta assistenza all’autore, contribuendo in modo subalterno alla commissione del reato senza averne il controllo (DTF 111 IV 53, Stratenwerth AT I, p. 308; Rep. 1982, 149). La complicità presuppone in sintesi l’attività criminosa di un autore principale (DTF 113 IV 4).
Conformemente all'art. 25 CP è infatti complice chi aiuta intenzionalmente altri a commettere un reato: la sua volontà non è direttamente proiettata verso la commissione del reato, ma si esaurisce nell'assecondare la volontà dell'autore principale (Rep. 1982, 149 e riferimenti).
È complice e non correo colui che si limita a prestare un'assistenza marginale agli esecutori della rapina, ad esempio procurando loro un nascondiglio, accompagnandoli sul luogo per commettere il furto di una vettura e assistendoli nella loro fuga dopo la rapina. La partecipazione alle discussioni che precedono l'esecuzione dell'evento criminoso non è sufficiente per concludere ad una correità. Occorre dimostrare che il partecipante fu anche uno degli ideatori o pianificatori della rapina concorrendo in particolare a definire obiettivi e modalità esecutive. L'aver partecipato all'attività di una banda non implica necessariamente che il grado di tale partecipazione sia quello della correità, ad esclusione della complicità (Rep. 1986, 317)
L’assistenza prestata può essere materiale, intellettuale o consistere in una semplice astensione (DTF 121 IV 109 cons. 3a, p. 119 ss, 118 IV 309, cons. 1a, p. 312 e rif.) o omissione in presenza di una posizione di garante (DTF 118 IV 309).
L'aiuto prestato dal complice può anche essere di natura psichica, intellettuale e quindi consistere in consigli, informazioni, nel fornire indirizzi, nel rafforzamento di già presa determinazione al reato, ecc. Fra l'azione (fisica o intellettuale) del complice e il crimine o il delitto commesso dall'autore principale deve intercorrere un nesso di causalità. Basta però che l'azione del complice si inserisca in qualche modo nella serie causale che conduce al crimine o al delitto Non è necessario che l'aiuto prestato dal complice sia adeguato a produrre il risultato. La dottrina è unanime nell'escludere la punibilità del tentativo di complicità. Non c'è complicità quando gli atti incriminati non possono essere considerati come un aiuto fornito all'autore dell'infrazione. (Rep.,1980, p. 362). E quindi rilevante accertare in concreto se le informazioni fornite dal complice rientrino in qualche modo nella serie causale che ha condotto alla commissione o al tentativo di commissione del reato e se attraverso i colloqui da lui avuti con i rapinatori questi siano stati in qualche modo determinati o consolidati nella loro determinazione a compiere la rapina
(Rep 1980 p. 362 e ss).
b)
Nella fattispecie è stato accertato che la rapina è stata ideata sia da AC1 sia da AC2assieme. Il ruolo di AC1 non è stato solo quello dell'autista, ma ha partecipato attivamente ai sopralluoghi preparatori, ha deciso lui che AC2doveva accompagnare AC3 attraverso il confine non autorizzato in quanto questi non conosceva molto bene la zona, ha attivamente partecipato al processo di individuazione dell'obbiettivo, ha messo a disposizione il proprio veicolo ed era lui il responsabile principale della fuga. Quanto al bottino è stato accertato che gli spettava un terzo, ossia la medesima parte che sarebbe spettata agli altri due. Egli era di poi a conoscenza di tutto il piano, sapeva che sarebbe stata utilizzata una bomboletta spray e che occorreva che all'interno del chiosco vi fosse una sola persona contro la quale usare violenza per sottrarle denaro. Egli inoltre sapeva che AC2avrebbe funto da palo e che poi bisognava scappare al più presto verso il confine, operazione da lui stesso guidata. AC1 ha quindi partecipato in modo determinante alla pianificazione ed alla perpetrazione del piano criminoso. In siffatte evenienze parlare di semplice aiuto di carattere subalterno configurante una complicità è francamente più che un azzardo. Ne discende che AC1 va giudicato quale correo, al pari degli altri due imputati.
V.
La commisurazione delle pene
1.
Per l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali.
La colpa dell'accusato va innanzi tutto valutata considerando la portata oggettiva del reato intenzionalmente commesso: considerando cioè quel che ha fatto volendolo fare, le motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto (Corboz, La motivation de la peine, in ZbVJ, 1995 24). Occorre, inoltre, considerare la situazione familiare e professionale dell’autore, la sua educazione e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e, in generale, la sua reputazione. In linea di conto entrano anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato, la qualità della sua collaborazione con gli inquirenti, il pentimento e la sua volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1; 116 IV 289 consid. 2a). Per contro, criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno una portata relativa (DTF 124 IV 47 consid. 2c) e le esigenze di prevenzione generale rivestono un ruolo secondario (DTF 118 IV 350). L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena. La gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena.
2.
Per tutti deve valere che la rapina è un reato già di per sé grave poiché chi, per soldi, è pronto ad attaccare e a porre la vittima nell'impossibilità di difendersi mediante minaccia, percosse o altre forme di aggressione, pur di sottrarle denaro, dimostra una mancanza di scrupoli che non ha da essere banalizzata.
Se AC3 ha commesso, si fa per dire, solo la rapina, sulla di lui colpa pesano i precedenti e la prontezza con cui è entrato nel terzetto.
Quanto agli atri due va detto che le colpe sono sostanzialmente equivalenti nell'esecuzione della rapina (ideata assieme, AC1 si è occupato del trasporto e della fuga, AC2di reperire il materiale e l'esecutore, lui avendo funto poi da palo) tant'è che il bottino sarebbe poi stato equamente diviso. AC1 dal canto ha avuto un ruolo maggiore nella commissione dei furti poiché ha reperito lui i luoghi ed è stato lui a decidere il modus operandi. A ciò aggiungasi che AC2è incensurato, mentre AC1, meno giovane, ha precedenti ed è già stato in prigione.
3.
Nello specifico, per i tre imputati, singolarmente, deve valere quanto segue:
a)
AC3 è un pregiudicato e un recidivo specifico (art. 67 CP). Dagli atti e dal suo racconto non emergono elementi che possano far ritenere un'esistenza particolarmente difficile. Anzi, egli appare cresciuto in una buona famiglia, economicamente senza problemi (padre direttore di un supermercato), grazie alla quale ha pure potuto imparare un mestiere. Purtroppo già a 19 anni ha cominciato a far uso di droghe. Quella della delinquenza appare pertanto come una scelta di vita, AC3 non avendo, in questi anni, palesato alcun segnale di volersi ravvedere. Ritenuto persona pericolosa dalle autorità giudiziarie italiane, egli ha concretamente confermato tale giudizio, dimostrando una disponibilità immediata a rispondere all'appello di AC2e non solo per saldare il suo debito, ma aspettandosi pure un bel gruzzolo da destinare al soddisfacimento del proprio volere. Aggiungasi che non ha esitato un istante a farsi carico dell'esecuzione materiale della rapina, in quanto più esperto degli altri due visti i suoi precedenti. Ed il suo agire è stato assai professionale: senza fronzoli ha aggredito la vittima e si è impossessato di tutto il denaro che c'era. La sua colpa ha quindi da essere ritenuta grave.
La difesa ha chiesto l'applicazione della scemata responsabilità per effetto del consumo di droghe. A torto. A parte il fatto che il consumo di hascisc non fonda una scemata responsabilità e che agli atti non vi è un referto peritale al riguardo, forza è constatare come il prevenuto abbia agito in modo lucido, sapendo quello che faceva: sapeva che non poteva lasciare la sua residenza ed allora in Svizzera è sempre entrato da valichi non autorizzati, sapeva di essere il più esperto nel commettere rapine ed allora si è assunto lui l'incarico di eseguirla materialmente.
Si tratta di elementi fattuali che provano lucidità e non diminuite capacità di discernimento. Certo, che possa anche essere stato sotto l'influsso di stupefacenti si è tenuto conto nell'ambito della commisurazione della pena quale fattore generico di attenuazione, al pari della collaborazione con gli inquirenti che è stata, a differenza degli altri due, praticamente immediata ma che ancora, da sola, non configura un sincero pentimento in senso tecnico. Con il che si giustifica di condannare AC3 alla pena di 18 mesi di detenzione.
b)
AC2è incensurato. Cionondimeno egli ha dimostrato una prontezza a delinquere fuori del comune. A fronte di difficoltà finanziarie peraltro non particolarmente gravi, non ha esitato un attimo ad accettare di venire in Svizzera a rubare e poi ad ideare la rapina assieme all'amico AC1. E nella rapina il suo ruolo è stato di maggior rilievo per rapporto ai furti: se per la commissione degli stessi si può dire che era un po' a rimorchio dell'amico, nella rapina ha assunto un ruolo di primo piano, del pari degli altri, reclutando il AC3, suo debitore, del quale conosceva i precedenti e quindi la disponibilità a delinquere, mettendo a disposizione la bombola spray necessaria a vincere la resistenza della vittima, fungendo da palo nonché accompagnando l'amico attraverso il confine poiché questi conosceva meno bene la strada. A ciò aggiungasi che nemmeno per AC2si può sostenere che abbia avuto un'esistenza difficile; è al contrario risultato poco incline al lavoro ed al sacrificio: ha smesso di lavorare per presunti problemi alla schiena, problemi che non gli hanno tuttavia impedito di rubare una cassaforte, spostandola con tutto il suo peso e darle mazzate per aprirla. Che dire: quando si vuole la forza la si trova ed il dolore non lo sente! A ciò aggiungasi come tutta l'attività delinquenziale si sia svolta in un periodo ristretto, ca. tre settimane, durante le quali ha saputo commettere oltre una quindicina di furti ed una rapina, venendo fermato solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine, al punto che, visto quanto si era prefisso di guadagnare, il magro bottino conseguito che nemmeno copriva il suo credito con AC3, non è difficile ipotizzare che avrebbe recidivato. Né va infine banalizzato il concorso di reati, soprattutto con i furti: in sostanza AC2ha fatto il salto di qualità passando, in modo preoccupante, dal furto alla rapina.
A suo favore è stata ritenuta l'incensuratezza e una discreta, anche se non immediata collaborazione con gli inquirenti - ciò che ancora non può fondare un sincero pentimento in senso tecnico (art. 64 CP) - almeno per quanto riguarda la rapina.
Tutto ciò considerato si giustificherebbe per AC2una pena situantesi tra i 19 ed i 20 mesi di detenzione.
c)
Oggettivamente, anche per AC1, ha da essere ritenuta una colpa particolarmente grave. Egli è già stato in carcere preventivo in Italia per oltre 5 mesi nel 2002. Da questa esperienza non ha tratto i dovuti insegnamenti. Pure dal profilo oggettivo va sottolineata una prontezza a delinquere, in uno spazio di poco tempo, assolutamente fuori del comune. Una volta commessa oltre una quindicina di furti da cui ha ricavato, in poco più di due settimane, ben CHF 3'000.- di soli contanti, giudicato il bottino insufficiente, AC1 ha fatto il salto di qualità, commettendo una rapina da cui si aspettava almeno 60/70'000.- CHF. E nemmeno il suo ruolo nell'esecuzione della rapina va considerato di second'ordine: ha messo a disposizione il suo veicolo noleggiato in Italia, ha accompagnato i correi in Svizzera facendo attraversare a AC3 il confine in modo che non rischiasse controlli in dogana, ha effettuato sopralluoghi, conosceva il chiosco, si è piazzato con la vettura in una posizione ideale per poi permettere la fuga una volta commessa la rapina. Oltre all'aggravante del concorso in particolare con i furti precedentemente commessi (art. 68 CP), va considerato che AC1 non è più giovanissimo: ha oltre 40 anni ed è scioccante constatare come un uomo di questa età con una buona scolarità si dedichi anima e corpo, in poche settimane, a commettere reati patrimoniali in serie (accompagnato da un correo senza che tale associazione, per usare termini da lui stesso impiegati davanti al PP, il Magistrato abbia inteso trarre conclusioni giuridiche che aggravino la sua situazione processuale), fino a partecipare, con un ruolo da prim'attore del pari con gli altri due correi, ognuno con il suo ruolo, all'esecuzione di una rapina.
Dal profilo personale non è emersa, nemmeno per lui, un'esistenza particolarmente difficile. Non ha oneri finanziari legati al mantenimento di una famiglia, ha una compagna che deve volergli bene dato che gli fa regolarmente visita anche in carcere. Certo, ha qualche debito morale nei confronti del padre ed intendeva far fronte a tutte le spese relative alle esequie della madre unite a qualche difficoltà sul piano professionale, ma ciò non basta a spiegare un numero così elevato di furti in così poco tempo ed il salto di qualità con la commissione di una rapina da cui, di poi, si attendeva di ricavare una cifra ben superiore a quanto era strettamente necessario per coprire i suoi debiti morali nei confronti del padre, tanto più che, come detto, già dai furti, aveva ricavato ben 3'000.- CHF. In realtà egli ha ritenuto essere molto più agevole guadagnare soldi in modo illecito, facendo una rapina piuttosto che andare a rubare in luoghi appartati, con il rischio, come a volte è capitato, di non trovare granché.
A favore del AC1, oltre alla constatazione che formalmente non è un recidivo ai sensi dell'art. 67 CP, questo Presidente ha tenuto conto sia di un certo disagio personale dovuto al decesso della madre e ad una situazione economica sia che sia non agiata, peraltro propria a gran parte delle persone che vivono nella regione di confine e che devono campare solo del loro lavoro, sia di una certa collaborazione con gli inquirenti. Al riguardo va osservato che AC1 è stato l'ultimo ad ammettere di aver partecipato alla rapina: ancora il 23 marzo 2006, posto di fronte alle ammissioni di AC3 e AC2, AC1 ha preteso che i correi "raccontano un sacco di cazzate", salvo poi, una volta compreso che non aveva senso negare l'evidenza e che gli sarebbe stato di maggiore aiuto ammettere le proprie responsabilità, ha finito per confessare il proprio ruolo nella rapina. Lo stesso dicasi per i furti: soltanto una volta posto di fronte ai rilievi della scientifica, AC1 si è assunto le proprie responsabilità, mentre in precedenza aveva sempre sostenuto che in Svizzera, oltre alla rapina, non aveva commesso altri reati. Ciò detto, visto come la giurisprudenza non pone esigenze particolarmente severe per ammettere tale attenuante generica, anche per AC1 è stata considerata una discreta collaborazione ritenuto che, dopo le reticenze iniziali, quando si è deciso a parlare, lo ha fatto in modo tutto sommato completo, le divergenze rimaste con i correi essendo infatti risultate di scarso rilievo.
Tutto ciò considerato e ben ponderato si giustifica una pena di 22 mesi di detenzione.
VI. La sospensione condizionale delle pene
Come previsto dall'art. 41 n. 1 CP, il giudice può sospendere l'esecuzione di una condanna a una pena privativa della libertà non superiore a 18 mesi o a una pena accessoria se la vita anteriore e il carattere del condannato lasciano supporre che tale provvedimento lo tratterrà dal commettere nuovi crimini o delitti (cpv. 1) e se, nei 5 anni precedenti il reato commesso, egli non ha scontato una pena di reclusione o di detenzione superiore a 3 mesi per un crimine o un delitto intenzionale (cpv. 2).
Occorre stabilire se in funzione se in funzione degli antecedenti e del carattere del ricorrente, sia prevedibile che tale misura lo dissuada dal commettere altri crimini o delitti (DTF 119 IV 195; 114 IV 95).
In un certo senso si tratta di fare un pronostico sul comportamento futuro del condannato (DTF 119 IV 195, 117 IV 3). Per decidere se la sospensione condizionale della pena sia idonea a dissuadere il condannato dal commettere nuovi reati, il giudice deve procedere a una valutazione globale (DTF 119 IV 195; 117 IV 3; 114 IV 95). Occorre considerare, le circostanze in cui è stato commesso l'atto punibile, gli antecedenti, la situazione personale del condannato e la sua reputazione al momento del giudizio, segnatamente il suo l'atteggiamento e mentalità (STF 12.3.2003 6S.47712002). II pronostico deve fondarsi su tutti gli elementi atti a chiarire il carattere dell'accusato e le sue chance di ravvedimento (DTF 123 IV 107; 118 IV 97; 115 IV 81). Per valutare il rischio di recidiva è indispensabile un esame globale della personalità dell'autore. Vaghe speranze circa il suo comportamento futuro non sono sufficienti per emettere un pronostico favorevole (DTF 115 IV 81). Nel formulare un pronostico sulla condotta futura del condannato, il giudice di merito fruisce di un esteso potere di apprezzamento; nell'esercitarlo è peraltro tenuto a fondarsi su motivi obiettivamente sostenibili. Non è consentito in particolare attribuire a determinate circostanze da considerare secondo l'art. 41 n. 1 cpv. 1 CP un rilievo capitale e sottovalutarne o trascurarne al contempo altre, anch'esse entranti in linea di conto (DTF 123 IV 107; 118 IV 97; 116 IV 279; 115 IV 81; 105 IV 291). Nella sua motivazione il giudice deve esporre tutti gli elementi essenziali che egli prende in considerazione nella sua valutazione (DTF 117 IV 112).
II tribunale federale ha stabilito che quando il danno non è stabilito con una sentenza o con un accordo tra le parti prima della condanna penale, l'assenza di un risarcimento non rappresenta un ostacolo alla sospensione della pena (DTF 105 IV 234; 79 IV 105; 77 IV 140 ; 701V 104).
Ciononostante, secondo giurisprudenza, l'atteggiamento del condannato, rispettivamente la reticenza nel risarcire un danno di per sé certo, l'indifferenza o l'incuranza che dimostra per le conseguenze dei suoi atti, possono rilevare la presenza di un difetto di carattere ed influire quindi sulla prognosi del giudice relativa al comportamento futuro del condannato (DTF 79 IV 105; 77 IV 140; 70 IV 104).
Secondo la giurisprudenza il silenzio o il diniego dell'autore non evidenziano per forza un difetto di carattere tale da escludere una sospensione della pena poiché un tale comportamento può essere dettato da diverse ragioni. Colui che nega per vergogna, per paura della punizione, o di perdere il suo lavoro può essere ancora posto al beneficio della sospensione condizionale. Per contro l'accusato che si ostina coscientemente ad indurre le autorità penali in errore o fa cadere le sue colpe su terzi per sottrarsi ad una condanna denota una particolare assenza di scrupoli, ciò che di regola non permette di sperare che un pena sospesa condizionalmente sia sufficiente a distoglierlo in modo duraturo dal delinquere. Lo stesso vale per colui che persiste a negare l'evidenza o che rifiuta di riconoscere un crasso errore e dunque l'illiceità del suo atto (DTF 101 IV 257; 94 IV 51).
Se è vero che un difetto di carattere, la mancanza di scrupoli o l'assenza di una presa di coscienza dell'illiceità degli atti commessi giustificano una prognosi sfavorevole, il giudice non è per questo dispensato dal procedere ad un apprezzamento di tutte le circostanze pertinenti per giungere alla giudizio di adeguatezza di una sospensione condizionale. Pertanto confronterà tutte le circostanze che gli permettono di giungere a conclusioni circa il carattere dell'accusato con le informazioni raccolte sulla sua vita anteriore la sua reputazione la sua situazione personale e il suo comportamento dopo l'infrazione. Solo dopo un valutazione globale di tutti questi elementi il giudice potrà validamente giungere a valutare la prognosi (STF 19.1.2000, 6S.762/1999; DTF 115 IV 85; 94 IV 51; 82 IV 5).
Egli terrà conto di tutte le circostanze fino al giorno del suo giudizio (STF 15.12.1997, 6S.258/1997; Schneider, Basler Kommentar I, ad art. 41 n. 73).
L'esistenza di reati precedenti della stessa natura costituiscono indizi sfavorevoli che , tuttavia, non escludono senz'altro la sospensione condizionale (DTF 118 IV 97; 116 IV 279; 115 IV 81, 85).
Secondo la giurisprudenza allorquando appare giustificata una pena di poco superiore ai 18 mesi di detenzione e ricorrono gli estremi della sospensione condizionale, il giudice deve esaminare se, tenuto conto della situazione personale dell’accusato, l’esecuzione della pena non sia contraria allo scopo principale del diritto penale che è eminentemente di natura preventiva, semprecchè la pena sia proporzionata alla colpa del reo (DTF 118 IV 342). La stessa alta corte ha stabilito che il limite di tale compressione si situa a 21 mesi, una pena di 22 mesi essendo non sufficientemente vicina ai 18 mesi che costituiscono il limite massimo per l’applicazione dell’art. 41 CP. Il TF ha altresì ribadito che non necessariamente una pena vicina ai 18 mesi deve essere compressa, necessario essendo che siano riunite tutte le condizioni dell’art. 41 CP (DTF 127 IV 97).
1.
Già solo per il fatto di aver espiato, negli ultimi 5 anni, una pena detentiva ben superiore ai tre mesi per reati intenzionali, AC3 non può beneficiare della sospensione condizionale. Tuttavia, a pochi mesi dall'entrata in vigore della riforma della parte generale del CP che ha abolito tale impedimento oggettivo, rinviando, per le pene detentive inferiori a 24 mesi, alla sola questione della prognosi, questo Presidente si è comunque posto la questione della sospensione condizionale anche per AC3, giungendo alla conclusione che i pesanti precedenti, la sua prontezza e disponibilità ad associarsi agli altri due per venire in Svizzera a commettere rapine, unita alla sua età non più di ragazzino sbandato, escludono la possibilità di un pronostico positivo. Conseguentemente la pena inflittagli deve essere da espiare.
2.
AC2ha anch'egli un'età in cui è giunta l'ora di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla vita. Preoccupa che un uomo della sua età, che dice di avere una solida relazione sentimentale con un ragazza romena con la quale intende fondare una comunità domestica, già madre di una bambina nata da una precedente relazione ma per la quale è sua intenzione assumere il ruolo di padre almeno di fatto, altro non faccia che venire in Svizzera dapprima a rubare o poi a rapinare una stazione di benzina, invece di cercarsi un lavoro al suo paese, magari anche umile e faticoso (la sua schiena gli permette infatti di sollevare e martellare casseforti), ma onesto. Ciò posto, pur con tutte le riserve del caso, la sua incensuratezza unita al fatto che, in carcere da oltre cinque mesi, dovrebbe aver avuto il tempo di riflettere sugli errori passati, questo Presidente intravede ancora uno spiraglio di prognosi favorevole che gli permettere di comprimere la pena, come indicato dalla citata giurisprudenza, in 18 mesi di detenzione così da consentire la sospensione condizionale per un periodo ritenuto adeguato di tre anni.
3.
Già solo per la durata superiore ai 18 mesi (ma anche ai 21 per i quali il TF, come visto, ammette la possibilità della compressione), per AC1 è esclusa la sospensione condizionale. Come per AC3, questo giudice, alla vigilia dell'entrata in vigore della riforma della parte generale del CP mediante il quale il legislatore ha inteso estendere a 24 mesi la durata massima della pena onde poter pronunciarne l'integrale sospensione condizionale, ha comunque voluto verificare se sono dati i presupposti di una prognosi favorevole. Al riguardo va sottolineato, come illustrato più sopra, che AC1 ha oltre 40 anni, ha manifestato un'impressionante disponibilità a delinquere, lo ha fatto solo ed esclusivamente per soldi, passando dai furti alla rapina, dimostrando un disprezzo, un'assenza di scrupoli, fuori del comune. Al riguardo cadono nel vuoto le argomentazioni del difensore secondo il quale non avrebbe usato violenza: certo non vi è stato impiego di armi da fuoco, ma la vittima, conformemente al piano ben noto a AC1, è stata sì oggetto di violenza fisica e di minaccia, anche se limitata allo stretto necessario per impossessarsi del denaro.
Il difensore ha invano tentato di descrivere il ruolo di AC1 come quello
"dell'assistente sociale"
(sono parole dell'avv. Meier) dapprima del poliziotto italiano che voleva che la sua ragazza s'impossessasse delle pellicole pornografiche dove ella appariva quale attrice e poi del AC2che voleva finalmente ricuperare i soldi del prestito fatto al AC3. Egli infatti dimentica che prima di decidere di rapinare l'PC2di Chiasso, AC1 non aveva certo assistito il AC2nei furti, ma lo aveva coinvolto lui, tant'è che il primo venne commesso dal solo AC1 e che nella rapina, pur con ruoli diversi, i tre hanno avuto un grado di colpa analogo, tanto da giustificare un tacito accordo di suddivisione alla pari del bottino. Altro che "assistente", AC1 è stato, al pari degli altri, un protagonista diretto, con responsabilità ben precise, sia nell'ideazione sia nello svolgimento della rapina.
E AC1 ha già conosciuto la galera neanche quattro anni fa e per oltre 5 mesi. Questo non lo ha tuttavia trattenuto dal commettere sostanzialmente il medesimo tipo di reato. Da quell'esperienza egli ha dimostrato di non aver tratto insegnamento: si è rimesso a rubare violando pure, per venire in Svizzera a rubare, quelle norme di condotta impostegli con la sospensione condizionale di non lasciare la residenza dalle 22'00 alle 06'00 (verb. dib. p. 5) dimostrando nel contempo la volontà di non voler sottostare alle regole, nemmeno a quelle impostegli dall'autorità giudiziaria che gli aveva dato fiducia concedendogli i benefici della sospensione condizionale. Egli presenta tutte le caratteristiche tipiche della persona per la quale deve essere formulata una prognosi negativa. I reati di cui si è macchiato in questa sede sono per natura e per bene protetto identici o quantomeno analoghi a quelli per cui è già stato condannato in Italia. A ciò aggiungasi che, a quarant'anni suonati, AC1 ha fatto il cosiddetto salto di qualità, passando dal furto alla rapina che, oltre al patrimonio, lede pure l'integrità corporale e la libertà personale. Negli ultimi anni AC1 non ha affatto dimostrato di aver compreso la portata degli errori passati ma, lo si ripete, a 40 anni suonati, si è associato ad un amico per commettere dei furti e ad un altro per fare una rapina, dalla quale si aspettava un bottino ben maggiore di quello che avrebbe fruttato sen non fosse stato arrestato e altrettanto maggiore di quanto gli avevano reso i furti commessi in precedenza. La sua attività delittuosa è stata fermata solo grazie alla polizia altrimenti, viste le aspettative palesemente non raggiunte da quel bottino, non è difficile immaginare che da solo non si sarebbe fermato, tanto più che, come detto, nel periodo indicato nell'atto di accusa, numerose sono state le incursioni nel nostro paese al solo scopo di commettere dei reati. Certo, il suo difensore si è prodigato per produrre agli atti un'attestazione che lasciasse intendere che, se immediatamente scarcerato, AC1 avrebbe potuto cominciare a lavorare, ma questo non basta. Intanto il documento prodotto non attesta una concreta assunzione ma soltanto un'ipotesi e meglio (AI 18) una conferma della "possibilità" di essere assunto quale operaio entro maggio 2006, posta però al condizionale ("avverrebbe"), rilasciata dal supposto titolare su carta intestata però del Comune di cui è sindaco. Essa non definisce minimamente le condizioni dell'eventuale assunzione. D'altro canto AC1 nei verbali di polizia ha spiegato che da gennaio avrebbe dovuto essere assunto presso la Polti e che, proprio il ritardo nel concretizzarsi di tale possibilità, l'ha spinto a (ri)cominciare a rubare. Ora, è vero che al dibattimento, egli ha spiegato che tale possibilità di assunzione è ancora aperta (verb. dib. p. 2), ma si tratta ancora una volta di una vaga possibilità, tutt'altro che concreta e sulla quale, visto il tempo passato invano, vi è da porsi più di un serio dubbio. Sia che sia è da ritenere che tale eventualità, per nulla concreta, non offre alcuna garanzia che tratterrà AC1 dal nuovamente commettere dei reati.
Ne discende che, tutto ciò considerato, la valutazione oggettiva globale di tutti gli elementi emersi all'incarto non consente di formulare una prognosi favorevole e pertanto deve essere inflitta a AC1 una pena da espiare. Il tutto sommato ancora relativamente poco lungo, tenuto conto delle facilitazioni di legge, periodo che ancora AC1 trascorrerà in carcere, dovrà servirgli per prendere piena coscienza dei gravi atti commessi affinchè, una volta liberato, si renda conto che la strada della delinquenza che ha deciso di imboccare, alla sua età, non è minimamente scusabile e comporta, in definitiva, quale unica logica conseguenza, la privazione della sua libertà personale.
VII.
L'espulsione
Per l’art. 55 cfr. 1 CPS “Il giudice può espellere dal territorio svizzero per un tempo da tre a quindici anni lo straniero che è stato condannato alla reclusione o alla detenzione. Nel caso di recidiva, l’espulsione può essere pronunciata a vita.
a)
L’espulsione è sia una pena sia una misura di sicurezza e persegue pertanto un duplice obiettivo, di sanzionare il condannato e di protezione dell’ordine pubblico (DTF 104 IV 222). Essa è una sanzione che tocca le libertà individuali. Nella sua valutazione occorre quindi tener conto dei legami dell’accusato con il nostro paese e con quello di origine: il solo fatto che uno straniero, sposato ad una cittadina elvetica, ha commesso dei reati non è sufficiente per considerare che non è assimilato e di conseguenza a giustificarne l’espulsione (DTF 117 IV 112), tuttavia il fatto che egli sia al beneficio di un permesso di domicilio non fa per principio ostacolo all’allontanamento giusta l’art. 55 CPS (DTF 112 IV 70) così come il matrimonio con una svizzera non deve diventare, in assenza d’altri legami con il nostro paese, un comodo artificio che imponga di ammettere la presenza dell’individuo sul nostro territorio, altrimenti intollerabile dal profilo dell’ordine pubblico (BJP 1987 n. 257 e Favre-Pellet-Stoudmann, Code pénal annoté, n. 1.3. ad art. 55 CPS) cosicché uno straniero che ha messo in pericolo la sicurezza pubblica deve essere espulso anche se sposato ad una svizzera, se non intrattiene con il nostro paese altri legami professionali o personali (Favre-Pellet-Stoudmann, op.cit., p. 135).
b)
Nessuno degli imputati intrattiene rapporti degni di protezione con il nostro paese. Per tutti e tre il centro degli affetti è in Italia. Essi hanno usato il nostro paese esclusivamente per delinquere, mettendo in pericolo in modo importante l'ordine pubblico. Al riguardo non occorre spendere ulteriori parole per dire che la rapina rappresenta un reato tra i più pericolosi che è causa spesso di traumi irreparabili nelle vittime. Ne discende che dal profilo dell'ordine pubblico l'espulsione si appalesa del tutto necessaria per tutti e tre.
c)
Tutti e tre gli imputati sono venuti in Svizzera esclusivamente per commettere i reati di cui all'atto di accusa. In questo senso la loro risocializzazione, già peraltro particolarmente compromessa almeno per AC3 al suo paese, ma anche difficile per AC1 data l'età, ha senz'altro maggiori possibilità di avvenire in Italia dove vivono tutti i famigliari. Del resto tutti e tre nel nostro paese, senza possibilità di ottenere un permesso di lavoro, potrebbero essere indotti a tornare ed a ricommettere reati contrari all'ordine pubblico. Con il che l'espulsione va ordinata siccome effettiva, misura peraltro nemmeno contestata dalle difese.
VIII. Pretese di parte civile, spese e confische
1.
La decisione della Corte d’assise sulle pretese di diritto civile presuppone, oltre alla condanna dell’accusato (art. 266 e 272 CPP), l’esistenza di dati sufficienti (art. 267 CPP) che possano essere raccolti senza ritardare il corso dell’azione penale (art. 265 CPP), in difetto di che l’istante è rinviato al foro civile, con la possibilità di accordargli un risarcimento parziale (art. 267 CPP). Giusta il combinato disposto di cui agli artt. 9 LAVI e 94 CPP, inoltre, se la parte civile è vittima di reati che hanno leso direttamente la salute fisica, sessuale o psichica, la corte può giudicare dapprima la fattispecie penale e trattare in seguito le sue pretese pecuniarie nei confronti del condannato oppure – ove ciò comporti un dispendio sproporzionato e non si tratti di pretese di lieve entità – limitarsi a prendere una decisione di principio sul diritto al risarcimento, con rinvio per il rimanente al foro civile (DTF 122 IV 37).
a)
La Momoidraulica ha chiesto la rifusione di CHF 12'420.60 quali risarcimento per gli oggetti sottratti ed i danneggiamenti patiti. Stanti le contestazioni delle difese che non hanno potuto essere meglio dipanate in aula, si giustifica di attribuire alla parte civile un risarcimento parziale di CHF 3'000.- (sostituzione porta e vetri come da doc TPC 13 e importo forfettario quale refurtiva) da porre a carico in solido dei soli AC1 e AC2, con contestuale rinvio, per il rimanente, al foro civile.
b)
Per quel che della Basilese va osservato che una compagnia di assicurazioni, non essendo direttamente danneggiata, non può costituirsi parte civile in un processo penale contro autori di furti a seguito dei quali ha dovuto versare dei risarcimenti a suoi assicurati direttamente vittime di effrazioni (Rusca, Salmina, Verda, Commento al CPP, n. 4 ad art. 69; JdT 1978 I p. 557; DTF 104 II 96; RVJ 1990 p. 104; SJ 2001 I 199; ZBL 1995 p. 149).
Ne discende il rinvio integrale al foro civile.
2.
Le spese sono a carico dei condannati (art. 9 CPP). Ritenuta una sostanziale analoga corresponsabilità di tutti e tre, si giustifica una ripartizione di un terzo ciascuno. Respinta è la richiesta della difesa di AC3 di esenzione dal pagamento dei costi processuali: con il peculio che guadagna in espiazione di pena potrà senz'altro far fronte a tali spese.
3.
Per quanto è delle confische, peraltro nemmeno contestate dalle difese, forza è constatare che si tratta per ognuno di corpus sceleris e quindi tutti gli oggetti indicati nell'atto di accusa vanno confiscati.
Rispondendo A. per AC1 affermativamente a tutti i quesiti,
tranne ai quesiti n. 1.1.1, 1.2.15.1, 1.5.1, 2 (2.1 e 2.2) e 4.1;
B. per AC2 affermativamente a tutti i quesiti,
tranne ai quesiti n. 1.2.15.1, 1.5.1, 2.2 e 4.1;
C
.
per AC3
affermativamente a tutti i quesiti,
tranne ai quesiti n. 3, 4, 5 (5.1 e 5.2);
visti gli art. 18, 21, 25, 36, 41, 55, 58, 60, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 139 n. 1,
140 n. 1, 144 n. 1, 186 CP;
94 n. 1 LCS;
23 cpv. 1 LDDS;
9 segg.
CPP e 39 TG sulle spese;

## Considerations