# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1acf1dd4-8238-5169-8f61-dbed58033d74
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1995
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto
A.
La presente causa concerne una pretesa mediatoria di fr. 75’000.-- relativa alla costituzione di un diritto di compera in favore di _ avvenuta il 15 ottobre 1988 al prezzo di fr. 2’411’500.-- e avente per oggetto i fondi n. _, _e _di _.
I convenuti nella risposta del 12 luglio 1992 si sono opposti alla petizione, negando sia l’esistenza del contratto di mediazione, che la causalità di eventuali interventi dell’attore per il perfezionarsi della cessione dei predetti fondi.
B.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore, pur ritenuti i contatti avuti dall’attore con _ e con _ ha negato l’esistenza della prova certa di un conferimento contrattuale da parte dei convenuti in favore dell’attore, ed ha perciò respinto la petizione.
C.
Con tempestivo gravame datato 21 febbraio 1995 l’attore ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di accogliere la petizione per fr. 72’345.-- oltre interessi.
Egli ripropone in sostanza la tesi dell’esistenza di un contratto di mediazione per indicazione, accettato dai convenuti esplicitamente oppure per atti concludenti, e della causalità del suo intervento per la conclusione del negozio mediato.
D.
Delle osservazioni 2 aprile 1995 dei convenuti, nelle quali essi hanno chiesto la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

## Considerations

Considerato
IN DIRITTO
1.
Volendo essere rigorosi, la petizione potrebbe essere respinta già solo per la mancata dimostrazione del perfezionarsi del negozio mediato.
A torto l’attore identifica tale negozio con l’atto di costituzione del diritto di compera (petizione, pag. 6; appello, pag. 8), dato che in tal caso il diritto alla mercede mediatoria diviene esigibile solo nel momento dell’eventuale effettivo esercizio del diritto di compera (
II CCA
30 giugno 1992 in re B./B.;
Gautschi
, Berner Kommentar, n. 3f ad art. 412 CO;
Hofstetter
, SPR, VII/2, pag. 127).
Anche se, secondo l’ordinario andamento delle cose, non vi è motivo di dubitare dell’avvenuto esercizio del diritto di compera (cfr. la deposizione dell’avv. _ tale circostanza non è stata comprovata e addirittura essa nemmeno è stata tempestivamente addotta dall’attore negli allegati introduttivi, così che è da ritenere fatto estraneo alla realtà processuale.
2.
In secondo luogo, lo stesso attore ravvisa il perfezionamento del contratto di mediazione in un colloquio telefonico che egli avrebbe avuto nell’agosto del 1988 con _.
Anche volendo per un attimo ammettere tale versione dei fatti, nulla giustificherebbe ancora la condanna in solido di tutti i comproprietari dei fondi ceduti, essendo pacifico che essi non potevano essere impegnati contrattualmente da _ in assenza di una loro procura in tal senso (art. 32 CO) -circostanza non dimostrata e del resto nemmeno allegata dall’attore-, e non potendosi ammettere la loro ratifica del contratto di mediazione (art. 38 CO) dalla sola stipulazione da parte loro del negozio mediato (
II CCA
5 gennaio 1990 in re C./C. e llcc.).
Ne consegue che, nella per l’attore migliore delle ipotesi, la petizione potrebbe essere accolta solo nei confronti di _, mentre dovrebbe comunque essere reietta in quanto rivolta contro tutti gli altri convenuti.
3.
Ciò non è comunque il caso, dato che la decisione pretorile dell’inesistenza di un contratto di mediazione merita ampia conferma.
3.1
Per dimostrare l’esistenza di un esplicito conferimento contrattuale, l’attore insiste nell’aggrapparsi ad una sua personale versione dei fatti secondo la quale _ gli avrebbe telefonato nell’agosto del 1988 per accettare la sua offerta scritta del mese di gennaio (doc. A).
Si tratta però di una tesi che non è corroborata da alcun elemento concreto.
Atteso che lo stesso attore riconosce che i convenuti negano l’esistenza di tale consenso telefonico (appello, pag. 11), non sono di certo né l’appello alla logica (secondo cui l’attore non avrebbe fatto il nome del potenziale acquirente senza disporre del consenso contrattuale, appello, pag. 14), né le deduzioni di _ (appello, ibidem), e nemmeno il silenzio dei venditori sui dubbi sollevati dal notaio rogante al momento della stipulazione (cfr. deposizione avv. _; appello, pag. 15) i criteri di giudizio in grado di far concludere per l’esistenza dell’esplicita accettazione da parte dei convenuti della proposta mediatoria dell’attore.
3.2
Analogamente, non vi è nemmeno spazio per riconoscere l’esistenza di una tacita e nondimeno vincolante accettazione della prestazione mediatoria, visto che i convenuti non risultano avere consapevolmente tollerato o tacitamente ratificato l’attività mediatoria dell’attore (
Gautschi
, opera citata, n. 5c ad art. 412 CO).
Il teste _ afferma infatti di aver appreso dell’occasione d’acquisto dall’attore, ma non ricorda di avere informato _ suo interlocutore tra i venditori, di questa rilevante circostanza. Egli ritiene di avere ad un certo momento dovuto sollevare la questione per il fatto che essa venne discussa al momento della rogazione (cfr. deposizione dell’avv. _ma a mente di questa Camera non vi è sufficiente chiarezza sull’argomento per poter ammettere che _ abbia effettivamente ratificato l’agire da dietro le quinte del mediatore di turno.
Inoltre, quand’anche si volesse ammettere una simile tesi, la stessa sarebbe comunque incompatibile con le affermazioni dell’attore, che ritiene invece di aver stipulato con _. Ovviamente, la tesi dell’attore di un contratto di mediazione stipulato con _ non può essere provata con la deposizione di un teste che lascia intravedere un’ipotetica ratifica di attività mediatoria da parte di un altro venditore.
Ne deve conseguire, dal profilo procedurale, l’obbligo di ritenere non sostanziato il rapporto mediatorio addotto dall’attore, con il che nessuna mercede gli può evidentemente essere riconosciuta.
4.
Diventa perciò superfluo chinarsi sulle questioni a sapere se vi sia stato un nesso causale adeguato tra l’attività dell’attore e la stipulazione del negozio mediato (sempre che si volesse ammettere l’avvenuta stipulazione di detto negozio), e se sia adeguata la mercede richiesta dal mediatore.
Ne consegue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).