# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ab730046-d786-5206-be54-457f1ffcc01e
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Il 6 giugno 2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio della cittadina italiana _ (1961), residente in Svizzera dal 1973, e ha deciso di rimpatriarla. In sostanza, l'autorità le ha rimproverato di essere in maniera continua e rilevante a carico dell'assistenza pubblica, contraendo in Ticino un debito complessivo di fr. 105'107.70 in circa 4 anni, cui si aggiungevano i fr. 650'000.– ottenuti nel canton _ dal 1986, e di essere incapace di adattarsi all'ordinamento elvetico (art. 10 cpv. 1 lett. b/d LDDS). La risoluzione dipartimentale, confermata sia dal Consiglio di Stato sia dal Tribunale cantonale amministrativo, è stata annullata il 7 maggio 2001 dal Tribunale federale, che l'ha ritenuta sproporzionata alle circostanze, in quanto vi erano le premesse per considerare l'insorgente finanziariamente autonoma. L'alta Corte ha rilevato, da una parte, che la ricorrente non aveva invero fatto tutto il possibile per rendersi autosufficiente e non aveva mai tentato realmente di rimborsare nemmeno una minima parte dei debiti assistenziali da essa contratti; dall'altra, ha tenuto conto che una delle cause che avevano condotto _ all'indigenza era la sua difficile situazione familiare e sociale, che essa aveva ripreso a lavorare e che dal maggio 2000 non era più a carico dello Stato. Visto pure che non aveva mai dato adito a lagnanze durante il suo soggiorno in Svizzera, il Tribunale federale ha ritenuto più adeguato infliggere a _ un provvedimento più tenue del rimpatrio, ovvero una minaccia di espulsione. Ha quindi rinviato gli atti alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, affinché pronunciasse un ammonimento nei confronti della stessa.
B. Il 3 agosto 2001 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha minacciato _ di espulsione e l'ha ammonita con l’avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe stata presa in esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative, adducendo questi motivi:
"Tenuto conto che, da tempo, la signora _ riceve prestazioni dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, _, per complessivi fr. 105'107.70, che si aggiungono al totale complessivo di fr. 650'000.– circa, percepiti dall'anno 1986 a tutt'oggi. Osservato come la stessa non abbia sinora provveduto a rifondere le citate prestazioni all'Ufficio in questione. Precisato che se la situazione attuale dovesse perdurare anche oltre il mese di
novembre 2001
, nei confronti dell'interessata verrà emesso un provvedimento amministrativo (art. 10 LDDS). Con la presente prendete quindi atto delle relative conseguenze"
.
La risoluzione è stata resa sulla base degli art. 16 cpv. 3 ODDS e 3 RLALPS.
C. a) Contro la decisione di ammonimento _ è insorta davanti al Consiglio di Stato, chiedendogli di annullarla. Ha ritenuto che il dipartimento avesse travalicato la portata della sentenza del Tribunale federale. Ha sottolineato che non era più in assistenza dal maggio 2000 e che il dipartimento non poteva rimproverarle di non aver ancora rimborsato le prestazioni che aveva ottenuto dallo Stato, perché non è un motivo di espulsione previsto dall'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS. Ha quindi ritenuto che non potesse fare altro che impugnare la decisione di ammonimento per evitare di essere rimpatriata dopo il mese di novembre 2001. Con domanda pedissequa al gravame, la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.
b) Con giudizio 18 settembre 2001 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da _. L'Esecutivo cantonale, dopo aver rilevato che da tempo la ricorrente non era effettivamente più a carico dell'assistenza pubblica, ha ritenuto che la stessa fosse comunque tenuta a rimborsare il debito contratto in virtù dell'art. 33 LAS. Ha quindi concluso che, nonostante l'infelice formulazione, la decisione di ammonimento nei confronti di _ fosse immune da violazioni del diritto. La domanda di assistenza giudiziaria è stata respinta.
D. Contro la predetta pronunzia, _ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento. In sostanza, la ricorrente riprende e sviluppa gli argomenti che aveva esposto dinnanzi al Consiglio di Stato. Anche in questa sede postula l'assistenza giudiziaria.
E. All'accoglimento del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. Sennonché, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un diritto al rilascio di un permesso, per costante giurisprudenza dell'alta Corte federale il ricorso di diritto amministrativo è ammissibile contro una decisione d'espulsione, rispettivamente, di minaccia dell'espulsione ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS (STF inedita 25 gennaio 1999 in re P. consid. 2b; DTF 96 I 266 consid. 1). E' dunque data anche la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da _.
1.3. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS; 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. 2.1. Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cade in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d). Tale provvedimento può essere pronunciato solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2 LDDS). L'espulsione può essere pronunciata solo se dall'insieme delle circostanze sembra adeguata. Saranno parimenti evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere ordinato solo il rimpatrio (art. 11 cpv. 3 LDDS). Per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa a carico dell'interessato, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 prima frase ODDS). Se un'espulsione, nonostante la sua legale fondatezza conformemente all'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS, non appare opportuna in considerazione delle circostanze, lo straniero sarà minacciato di espulsione (art. 16 cpv. 3 seconda frase ODDS, applicabile per analogia anche nel caso previsto alla lett. d: cfr. Wisard, Les renvois et leur exécution en droit des étrangers et en droit d'asile; pagg. 108-109). La minaccia sarà notificata sotto forma di decisione scritta e motivata, che preciserà quanto le autorità si attendono dallo straniero (art. 16 cpv. 3 terza frase ODDS).
2.2. Va in primo luogo rilevato che, contrariamente a quanto pretende la ricorrente, il Tribunale federale ha fondato il giudizio non solo sulla scorta dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, ma anche della lett. b della medesima disposizione legale (v. consid. 4c, pag. 14). Poste queste premesse, il 7 maggio 2001 l'alta Corte federale ha ritenuto che fosse più proporzionato emanare nei confronti di _ un ammonimento, anziché una decisione di rimpatrio. Ha rilevato che la ricorrente non aveva fatto tutto il possibile per rendersi autosufficiente e non aveva mai realmente tentato di rimborsare una minima parte del debito assistenziale da essa contratto. Dall'altra, ha tenuto conto che _ era caduta nell'indigenza segnatamente a causa della sua difficile situazione familiare e sociale, che non aveva mai dato adito a lagnanze durante il suo soggiorno in Svizzera, che non era più a carico dell'assistenza pubblica dal maggio 2000 e che vi erano le premesse affinché si rendesse finanziariamente autonoma.
2.3. Il 3 agosto 2001, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha ammonito _, rimproverandole di essere ancora a carico dello Stato e di non aver ancora rimborsato le relative prestazioni. L'ha quindi minacciata di espulsione, se tale situazione si fosse protratta oltre il mese di novembre 2001. Il 18 settembre 2001, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione impugnata. Ha rilevato che, da mesi, _ non era effettivamente più a carico dell'assistenza pubblica. Ha tuttavia ritenuto che l'ammonimento fosse giustificato, in quanto il dipartimento non aveva fatto altro che applicare quanto stabilito in maniera vincolante dal Tribunale federale.
2.4. La risoluzione del Dipartimento delle istituzioni dev'essere confermata. La proporzionalità della misura dell'ammonimento era difatti già stata sancita dal Tribunale federale nella sentenza del 7 maggio 2001 (consid. 4c, pag. 14). E' certamente vero che, per applicare fedelmente la decisione dell'alta Corte federale, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione avrebbe dovuto limitarsi ad avvertire _ di non cadere più in futuro a carico dello Stato. La circostanza secondo cui il dipartimento abbia invece addotto altri argomenti, non pertinenti, non permette comunque di annullare il provvedimento, senz'altro giustificato nel principio. D'altra parte all'insorgente rimane sempre riservato il diritto di impugnare i provvedimenti che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione dovesse eventualmente adottare, in futuro, nei suoi confronti.
3. Sulla scorta di quanto precede, il ricorso dev'essere pertanto respinto. La domanda di assistenza giudiziaria va anch'essa respinta, siccome l'impugnativa era infondata sin dall'inizio (art. 30 PAmm). Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza (art. 28 PAmm). Date le circostanze, vista anche la situazione finanziaria dell'insorgente, si prescinde dal prelievo di una tassa di giudizio.