# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** fde6e20d-6136-563a-9727-c177f08c656e
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
I) Vita e precedenti penali
1.
Quo alla vita anteriore di AC 1 (di seguito solo AC 1), cittadino _, nato il _, si rinvia alle sue dichiarazioni, confermate in aula (verbale dibattimentale, di seguito solo VD, allegato, di seguito solo all., 1 pagina, di seguito solo pag., 1 I risposta, di seguito solo R), nel suo verbale d’interrogatorio (di seguito solo VI) del Procuratore pubblico (di seguito solo PP) 22.7.2009 pag. 1 e nel documento (di seguito solo doc.) dibattimentale (di seguito solo DIB.) 1. Sposato con una figlia nata il _ (atto istruttorio, di seguito solo AI, 1.4, doc. DIB. 1 e VD all. 1 pag. 1 I R) è contitolare, in _, assieme ad altri soci, di tre società attive nell’ambito informatico e immobiliare (_ e _, AI 1.5 e doc. DIB. 1) occupanti circa 20 dipendenti (AI 1.4 e 1.5) e da cui percepirebbe un reddito annuale di circa € 250'000.00 a fronte di un patrimonio di circa € 1'000'000.00 (AI 1.4). Incensurato sia in Svizzera (doc. del Tribunale penale cantonale, di seguito solo TPC, 2 e 7) sia in Italia (doc. TPC 8 e doc. DIB. 1) non ha particolari progetti per il futuro se non quello di continuare la sua attuale vita (VD all. 1 pag. 1 II R). In merito ai suoi rapporti con il fratello _ si richiama la sua risposta in sede dibattimentale (VD all. 1 pag. 1 I R).
II) Inizio dell’inchiesta
2.
L’inchiesta in essere è la conseguenza di un procedimento di ben più ampio respiro che ha visto protagonisti _ (di seguito solo _), _ (di seguito solo _) e _, condannati il 18.6.2010 (di seguito solo sentenza 18.6.2010) da una Corte delle assise criminali per vari titoli di reato a carattere finanziario (doc. TPC 4), sentenza parzialmente riformata dalla Corte di appello e di revisione penale con decisione 18.4.2011 (di seguito solo sentenza 18.4.2011 e doc. TPC 4), passata in giudicato il 10.8.2012. Per quanto qui utile e con specifico riferimento all’odierno processo risulta che _, ritenuto colpevole oltre che per ripetuta falsità in documenti (articolo, di seguito solo art., 251 cifra, di seguito solo n., 1 del Codice penale svizzero, di seguito solo CP e doc. TPC 4 sentenze 18.6.2010 pag. 246 e 18.4.2011 pag. 68) per il reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) per avere “
ricevendo da _, nel corso del mese di gennaio 2009, Eur 400'000.- a contanti in due soluzioni da Eur 200'000.- cadauna (provenienti da fondi distratti alla parte civile AP_1) e depositando tra il 21 gennaio 2009 e il 30 gennaio 2009 sul conto della società _ presso la _ di _ appositamente aperto il 4 dicembre 2008, di cui risulta essere l’effettivo avente diritto economico, ancorché sul formulario A figuri come avente diritto economico il di lui fratello AC 1, compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca di ingenti valori patrimoniali che sapeva o doveva presumere provenire da un crimine
” (doc. TPC 4 sentenze 18.6.2010 pag. 245 e 18.4.2011 pag. 68), è stato condannato ad una pena detentiva (art. 40 CP) di 14 mesi da dedursi il carcere preventivo sofferto (art. 51 CP) sospesa condizionalmente (art. 42 capoverso, di seguito solo cpv., 1 CP) con un periodo di prova di due anni (art. 44 cpv. 1 CP nonché doc. TPC 4 sentenze 18.6.2010 pag. 247 e 18.4.2011 pag. 68) nonché a versare alla parte civile AP_1, già _, € 400'000.00 quale risarcimento del danno materiale (doc. TPC 4 sentenza 18.4.2011 pag. 68) con confisca, deduzione fatta della tassa di giustizia e delle spese procedurali (art. 422 seguenti, di seguito solo segg., del Codice di diritto processuale penale svizzero, di seguito solo CPP), del conto n. _ (di seguito il conto) intestato a _ (di seguito solo _) presso _ (di seguito solo _) del valore, il 4.5.2009, di € 399'325.00 e, limitatamente a € 625.00, del conto n. _ a lui intestato presso _, che per il residuo saldo attivo è stato dissequestrato (doc. TPC 4 sentenza 18.4.2011 pag. 68).
3.
Sulla scorta delle risultanze d’inchiesta che ha visto protagonisti _, _ e _ (AI da 1 a 1.8 e AI 1.11 per il relativo loro atto d’accusa, di seguito solo AA) il PP in data 22.7.2009 ha verbalizzato l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), promuovendogli alla fine dell’interrogatorio l’accusa per i presupposti reati di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) e falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP), poi formalizzati nei punti (di seguito solo pti.) 1 e 2 del suo AA datato 30.3.2010 (doc. TPC 1).
III) Dichiarazioni predibattimentali e dibattimentali di AC 1
4.
Sia in sede di VI PP 22.7.2009 che in aula l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) ha contestato il reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP, punto, di seguito solo pto., 1 dell’AA, doc. TPC 1 e VD all. 1 pag. 2 I R) e di falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP, pto. 2 dell’AA, doc. TPC 1 e VD all. 1 pag. 4 VII R) sostenendo di non aver mai saputo dell’origine illecita delle due dazioni di € 200'000.00 ciascuna del 21.1.2009 e del 30.1.2009 (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2) a lui consegnati dal fratello (VD all. 1 pag. 2 II/III R) e che fece accreditare sul conto della _ anche perché, a suo dire, altro non erano che la restituzione di un prestito da lui concesso a _ negli anni 2006/2007 (PP AC 1 22.7.2009 pag. 1, 2, 3 e 5 nonché VD all. 1 pag. 2 IV R).
IV) Risultanze d’istruttoria
5.
A fondamento della presente sentenza la Corte ha fatto proprie le seguenti risultanze d’istruttoria:
a) che conformemente alle due sentenze 18.6.2010 e 18.4.2011 (doc. TPC 4) non può essere contestato che la somma di € 400'000.00 (pto. 1 dell’AA e doc. TPC 1) fosse oggettivamente provento di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) commesso da _ (di seguito solo _) a danno di AP_1 (di seguito solo AP_1), da cui la condanna di _, _ e _ per il reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP). In quest’ottica si richiamano espressamente da pag. 212 (“
Euro 400'000.- consegnati
”) a pag. 220 (“
distratti a AP_1
”), pag. 231 (da “
Per contro AC 1
”
a “
da tale qualifica
”), pag. 242 pto. 1.1.5.3, pag. 244 pto. 2.1.5.3 e pag. 245 pto. 3.1 della sentenza 18.6.2010 (doc. TPC 4), da pag. 53 (“_
censura
”) a pag. 58 (“
risultano palesemente irricevibili
”), pag. 66 pto. 1.1.5, pag. 67 pto. 2.1.5 e pag. 68 pto. 7 della sentenza 18.4.2011 (doc. TPC 4), PP _ 5.2.2009 pag. 2 da “
mentre Eur 400'000.-/500'000.-
” a “
operazione _
” nonché PP _ 27.4.2009 pag. 5 da “AC 1
ha
anche
” a “
disponesse di procura
” e pag. 6 da “
Alla domanda a
” a “
fiducia tale AP_1
”;
b) che per la concretizzazione soggettiva del reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) a mente dei giudici di prima e seconda istanza _ e _ e quindi conseguentemente anche _ potevano presumere, perlomeno per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP), che “
qualcosa non quadrava per il fatto che il denaro proveniva da AP_1 e che _
non concludeva l’affare, dopo le vacanze di Natale, attorno, quindi, al 10 gennaio 2009
”
(doc. TPC 4 sentenza 18.6.2010 pag. 228 e 229 nonché sentenza 18.4.2011 considerando, di seguito solo cons. 3.1.1 pag. 36, cons. 4.1 pag. 44 e 45 rispettivamente cons. 5.1 pag. 53 e 54);
c) che _, con conferma dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), non ha contestato di essere l’effettivo avente diritto economico (di seguito solo ADE) del conto intestato a _ presso _ (doc. TPC 4 sentenza 18.4.2011 cons. 5.2.1 pag. 54);
d) che ciò malgrado _ è stata costituita il 10.12.2008 da AC 1 per il tramite della _ (di seguito solo _) di _, dove figurava quale “
beneficiario economico e mandante
” rispettivamente, nel relativo formulario A, quale unico “
avente economicamente diritto dei valori
patrimoniali” (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2 e AI 1.4);
e) che sempre in urto a quanto indicato sopra sub. c) il 4.12.2008 AC 1 al momento dell’apertura del conto di _ presso _ ha sottoscritto il relativo formulario A quale ADE (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2, AI 1.3 e 1.5, pto. 2 dell’AA nonché doc. TPC 1);
f) che effettivamente il conto di _ presso _ ha beneficiato di due accrediti in contati eseguiti personalmente dall’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) il 21.1.2009 e il 30.1.2009 per € 200'000.00 ciascuno (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2, AI 1.5, pto. 1 dell’AA e doc. TPC 1);
g) che _ rimise questi due non indifferenti importi al fratello fuori dalla _ (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2 nonché _ 1.7.2009 pag. 3 e 4), modalità di consegna perlomeno inusuali ed insolite che avrebbero dovuto perlomeno insospettirlo (VD all. 1 pag. 2 III R);
h) che sulla causale di questi importi AC 1 ha dato, quanto mai incomprensibilmente, ai suoi interlocutori differenti e non corrette indicazioni, ricordato come all’interno delle sue società italiane (cons. 1) fosse “
organo di controllo e questo anche sotto l’aspetto finanziario
” (VD all. 1 pag. 2 IV R). In particolare dagli AI risulta che ad _ (di seguito solo _), direttore della _, ha dichiarato che il conto di _ presso _ “
sarebbe stato alimentato con fondi di origine societaria
” (PP _ 30.6.2009 pag. 2), nel “
transaction profile
” del conto presso il menzionato istituto bancario leggasi invece che trattasi di “
Risparmi derivanti da propria attività imprenditoriale e da patrimonio personale
” (AI 1.5 e PP AC 1 22.7.2009 pag. 2) mentre che al funzionario di riferimento della _ (di seguito solo _) al momento dei versamenti del 21.1.2009 e 30.1.2009 dichiarò che si trattava di “
parte dei proventi della vendita di un immobile in _
” (PP _ 22.7.2009 pag. 3 e AI 1.5) anche se, benché gli fosse stato richiesto, mai produsse il relativo “
rogito di vendita
” (PP _ 22.7.2009 pag. 3);
i) che in ogni caso ed indipendentemente da quanto sarà meglio specificato nel cons. 8 quanto esposto nel paragrafo precedente non sarebbe in tutti i casi veritiero in forza al dire istruttorio di AC 1 e del fratello nella misura in cui entrambi, nei rispettivi VI PP, hanno dichiarato che la somma in essere di € 400'000.00 altro non era che il rimborso di un prestito (cons. 4) che il primo aveva fatto al secondo (VD all. 1 pag. 2 IV R e cons. 4);
j) che sia in istruttoria (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2 e 5) sia prima del dibattimento (doc. TPC 3) e, poi, in aula (VD all. 1 pag. 3 I R) l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non ha mai documentato l’origine di questo suo asserito prestito (cons. 4);
k) che anche _ non ha mai documentato la lecita provenienza degli importi in Euro che il 21.1.2009 e 30.1.2009 ha consegnato al fratello (PP _ 1.7.2009 pag. 4 e VD all. 1 pag. 2 V R);
l) che _ non ha saputo controbattere alla più che corretta contestazione del PP nel suo VI 1.7.2009 secondo cui “
non ha assolutamente senso che io abbia fatto aprire un conto a mio fratello a _ nel gennaio 2009 per rimborsargli un asserito prestito di Euro 400'000 quando sul mio conto presso _ già da metà ottobre 2008 disponevo di liquidità consistenti sufficienti per il rimborso. Sarebbe stato molto più semplice prelevare i contanti a _ e consegnargli il denaro in _
” (PP _ 1.7.2009 pag. 4 nonché doc. TPC 6 e 12);
m) che l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) era a conoscenza che al momento del rimborso dell’asserito prestito (cons. 4) suo fratello risultava condannato in _ a 4 anni di reclusione per corruzione semplice (PP AC 1 22.7.2009 pag. 4, VD all. 1 pag. 2 III R e 3 VIII R) benché successivamente, ma solo il 14.4.2010, assolto in appello per intervenuta prescrizione (doc. TPC 4 sentenza 18.6.2010 pag. 32), vicissitudini giudiziarie con sospetto di connivenza con la mafia che ebbero ampio risalto mediatico e che costrinsero _ “
ad interrompere la sua attività professionale
”, a non più poter “
aprire conti bancari in _
” mentre in _ “
il suo nome figurava nel World-Check delle banche presso le quali non poteva, quindi, aprire conti
” (doc. TPC 4 sentenza 18.6.2010 pag. 32 e PP AC 1 22.7.2009 pag. 1);
n) che ciò malgrado l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non ha chiesto al fratello da dove provenisse il denaro a rimborso dell’asserito prestito (cons. 4) benché neppure sapesse quale attività questi svolgesse dal 2007, eccezion fatta per una trattativa commerciale con la squadra di calcio della _ che però era lungi dall’essere chiusa (PP AC 1 22.7.2009 pag. 4 nonché VD all. 1 pag. 2 III R e 4 III R), prova ne è che nel corso del 2009 lo avrebbe aiutato finanziariamente con un asserito nuovo prestito, a suo dire, di € 210'000.00 (PP AC 1 22.7.2009 pag. 4), del quale però non ha prodotto alcuna risultanza documentale;
o) che prima dei fatti oggetto di procedimento AC 1 non ha mai avuto conti o relazioni bancarie in _ né si era mai direttamente interessato a strutture societarie off-shore (PP AC 1 22.7.2009 pag. 2 e VD all. 1 pag. 3 II/III R);
p) che l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) riconosce che se si fosse trattato effettivamente del rimborso di un prestito (cons. 4) invece di far costituire una società off-shore sarebbe stato molto più semplice, oltre che logico, far aprire un conto nominativo eventualmente cointestato a lui, a sua madre e al fratello _ (VD all. 1 pag. 3 VII R);
q) che nessuno dei due accusatori privati (art. 118 segg. CPP) ha presentato delle pretese di risarcimento (VD pag. 3 e all. 1 pag. 4).

## Considerations

V) Diritto
6.
AC 1 contesta entrambe le imputazioni e quindi trattasi di un procedimento totalmente indiziario. E’ allora opportuno ricordare cosa s’intenda per processo indiziario oltre a rammentare quello che è il suo corollario, cioè il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP).
a) Nel processo indiziario, l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione logica una conclusione circa la sussistenza o meno del fatto da provarsi e se la circostanza indiziante non è certa devono innanzitutto accertarla altri elementi di prova. Si può fondare il giudizio di condanna mancando prove dirette, su indizi, che permettono un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso; la condanna deve essere la logica conseguenza della corretta valutazione di quegli indizi, ritenuto che ove vi siano più indizi in relazione al fatto da provarsi il giudice deve avere cura di valutarli nel loro insieme e non isolatamente. Un giudizio può quindi fondarsi su indizi, purché correlati logicamente nel loro insieme, ritenuto che l’esistenza o meno di un fatto è provata quando il giudice ne è personalmente convinto e meglio moralmente certo.
In particolare, nei processi indiziari nella valutazione della credibilità delle affermazioni di uno o più parti occorrerà esaminare i fatti e le circostanze concrete, e meglio se tali affermazioni, senza ispirarsi a motivi di odio o di rancore, appaiono e sono spontanee, lineari, costanti, univoche e disinteressate. Un approfondito esame delle differenti versioni tra le parti è il momento primo che il giudice deve porsi sulla via dell’accertamento della verità. Questo metodo di valutazione è stato più volte ribadito dal tribunale federale (di seguito solo TF) con la precisazione che, in assenza di riscontri oggettivi, la credibilità dell’autore, rispettivamente dei testimoni, assurge a punto centrale della valutazione delle prove, il tutto alfine di accertare, al di là di ogni dubbio oggettivo, che i fatti si sono svolti in un determinato modo. Rilevanti, per la valutazione delle opposte versioni, sono allora la linearità e la costanza nel tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca, la loro verosimiglianza e la presenza o meno di indizi che ne supportino la verosimiglianza. A questo proposito va rilevato che le dichiarazioni rese dalle parti vanno lette nel loro insieme, tenuto conto del momento e dello stato d’animo in cui versavano le parti al momento in cui esse sono state rese, evitando di estrapolare singole parole od espressioni dal loro contesto e di dare loro delle semplici interpretazioni letterali, spesso illusorie o fallaci.
b) Il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP) è conseguenza della presunzione d’innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Costituzione federale, 6 n. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patti Onu II. Esso trova applicazione sia nell’ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell’onere probatorio. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice non può dichiararsi convinto dell’esistenza di una fattispecie più sfavorevole all’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che i fatti si siano svolti in quel modo. La massima non impone però che l’amministrazione delle prove conduca ad una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici, tuttavia, non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa. Il principio è disatteso quando il giudice, che dispone di un ampio potere di apprezzamento, avrebbe dovuto nutrire, dopo un’analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP, DTF 127 I 38 nonché sentenze non pubblicate del TF 6B.203/2008 del 13.5.2008 e 1P.20/2002 del 19.4.2002). Il TF s’impone in quest’ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l’accusato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implicasse la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 e 124 IV 86). Sotto questo profilo il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP) ha la stessa portata del divieto d’arbitrio (DTF 133 I 149 e 120 IA 31). Il giudice non incorre nell’arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo opinabili, sono comunque sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149, 132 III 209, 131 I 57, 129 I 217, 173 e 8). Una valutazione unilaterale dei mezzi di prova viola per contro il divieto dell’arbitrio. Un giudizio di colpevolezza può comunque poggiare, mancando prove materiali inoppugnabili o riscontri peritali decisivi, su indizi atti a fondare il convincimento del giudice (sentenza non pubblicata del TF 1P.20/2002 del 19.4.2002).
7.
Giusta l’art. 305bis n. 1 CP chi compie un atto suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP).
Trattasi di un reato di messa in pericolo astratta dell’amministrazione della giustizia (DTF 127 IV 20) che richiede per il suo riconoscimento oggettivo la presenza di valori patrimoniali, segnatamente ma non solo di denaro (PIETH, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 305bis no. 5, TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art. 305bis no. 9,
STRATENWERTH/WOHLERS
, Schweizerisches Strafgesetzbuch Handkommentar, Stämpfli Verlag AG, Berna 2007, art. 305bis no. 3, DONATSCH/WOHLERS, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, Schulthess Juristische Medien AG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, § 99, pag. 396, CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Staempfli Editions SA, Berna 2002, art. 305bis no. 9 e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, Code Pénal Annoté, Editions Bis & Ter Snc, Losanna 2007, art. 305bis no. 1.2), di cui l’autore sa o doveva presumere la provenienza da un crimine ai sensi dell’art. 10 cpv. 2 CP (PIETH, op. cit., art. 305bis no. 7 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 10 segg.,
STRATENWERTH/WOHLERS
, op. cit., art. 305bis no. 4 segg., DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99, pag. 397 segg. e CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 10 segg.) e dei quali, grazie ad un determinato atto (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 16 segg.), è riuscito a vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca (PIETH, op. cit., art. 305bis no. 29 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 17,
STRATENWERTH/WOHLERS
, op. cit., art. 305bis no. 6, DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99, pag. 399 segg. e CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 33 segg.). In merito all'infrazione principale, per crimine (art. 10 cpv. 2 CP) s'intende una fattispecie, anche verificatasi all'estero, purché costituisca reato pure nel luogo di commissione (art. 305bis n. 3 CP) punibile, secondo il diritto svizzero con una pena detentiva (art. 40 CP) di oltre tre anni (CORBOZ, op. cit., art. 305bis CP no. 10). Essa è in ogni caso provata se è oggetto di una sentenza definitiva, ma può essere accertata anche in assenza di ciò (TRECHSEL/ AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 11). L'accertamento che il valore patrimoniale provenga da un'infrazione passibile di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) è peraltro sufficiente, nel senso che non è necessario conoscere l'autore né i dettagli dell'infrazione medesima mentre é sufficiente che il reo sappia o debba presumere che i valori patrimoniali provengano da un reato severamente punito (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 42 e DTF 120 IV 328). La semplice conservazione del provento di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o il versamento su un conto bancario personale, aperto nel luogo di domicilio e destinato agli abituali pagamenti privati (DTF 124 IV 270), non sono atti di riciclaggio. Sono invece suscettibili di vanificare l'origine, il ritrovamento o la confisca, o il fatto di nasconderlo, o di portarlo all'estero o di investirlo o di cambiarlo in altra valuta o di trasferirlo da un conto bancario a un altro (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 18, CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 25 e DTF 127 IV 20). La norma non indica le sue modalità esecutive ed il riciclaggio può essere commesso attraverso qualsiasi atto adatto a causare uno degli effetti previsti dal testo legale, la cui violazione consiste nell’adottare volontariamente un comportamento tale da impedire la determinazione del legame tra il crimine (art. 10 cpv. 2 CP) e i valori patrimoniali che ne sono derivati (DTF 122 IV 211). E’ sufficiente che l’atto sia suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine dei valori patrimoniali e non che l’atto l’abbia effettivamente vanificato (DTF 124 IV 274).
Soggettivamente trattasi di un delitto (art. 10 cpv. 3 CP), subordinatamente nei casi gravi (art. 305bis n. 2 CP) di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP), intenzionale (art. 12 cpv. 2 prima frase CP) ma il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è sufficiente (PIETH, op. cit., art. 305bis no. 46 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 21,
STRATENWERTH/WOHLERS
, op. cit., art. 305bis no. 7, DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99, pag. 402, CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 38 segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 305bis no. 1.9 e DTF 119 IV 242). Basta che l’autore abbia preso in considerazione l'eventuale provenienza criminosa dei valori patrimoniali, che gli siano note le circostanze che facciano sorgere gravi sospetti su fatti costituenti legalmente un reato e che egli accetti che questi si siano avverati (DTF 119 IV 247). Nella pratica, per sottrarsi all'azione penale, gli autori del crimine (art. 10 cpv. 2 CP) tendono a sottacere al riciclatore la reale origine dei valori, e per lo stesso motivo il riciclatore non è interessato ad approfondire la questione. Esigere dal riciclatore la conoscenza dell'origine criminosa dei valori patrimoniali, ancorché per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP), costituisce l'aspetto più delicato dell'art. 305bis CP, dato che generalmente nel procedimento penale il prevenuto fa valere che i fondi sospettati provengono, ad esempio, da un'evasione fiscale, ma in ogni modo non da crimini. Per ovviare a ciò, dottrina e giurisprudenza sembrano orientati ad ammettere con una certa facilità il dolo eventuale. E' sufficiente che il riciclatore accetti l'idea che il valore patrimoniale provenga da un'infrazione severamente punita, a prescindere dalla relativa qualifica (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 42). La consistenza della somma in gioco non è sufficiente per desumere che l'autore abbia preso in seria considerazione la provenienza criminosa, d'altro lato, non basta che l'autore affermi semplicemente di aver pensato a un delitto (art. 10 cpv. 3 CP) piuttosto che a un crimine (art. 10 cpv. 2 CP), salvo disporre di indizi concreti per una simile deduzione.
8.
La Corte ha ritenuto AC 1 colpevole dell’imputazione di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP), così come lo furono del resto anche _, _ e _ (doc. TPC 4 sentenza 18.6.2010 pag. 228 e 229), avendo concluso, senza il benché minimo dubbio in merito (
art. 10 cpv. 3 CPP e cons. 6a e b) che l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non potesse non presumere che gli importi consegnatigli dal fratello (cons. 5f e g) provenissero da un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) e non invece dalla restituzione di un prestito (cons. 4 e 5i), della cui esistenza la Corte non ha comunque creduto. Di ciò, quo al riconoscimento a carico dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) dei presupposti soggettivi di legge essendo pacificamente dati quelli oggettivi (cons. 5a), ne sono insindacabile prova le modalità in cui vennero fatte queste due consegne di denaro (cons. 5g), il fatto che, ammesso e non concesso che vi fosse un prestito tra loro due, era impensabile che _ potesse disporre lecitamente di così tanta liquidità viste le allora sue vicissitudini giudiziarie in _ (cons. 5m), che l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) neppure sapesse quale attività questi svolgesse dal 2007 (cons. 5n) e che quella, forse ad addivenire, a lui nota era lungi dall’essersi chiusa (cons. 5n). Già solo quest’ultime circostanze avrebbero dovuto imporre a AC 1 una maggior accortezza procedendo preventivamente a tutte le verifiche che il caso imponeva. Ma questo non è stato fatto, da cui la conseguente sua accettazione di un origine criminale, nel senso di acquisita illecitamente ed in urto al diritto penale, dei consegnati importi, consapevolezza soggettiva che trova ulteriore conferma nel fatto che se effettivamente tra loro due ci fosse stato un prestito da dover rimborsare (cons. 4 e 5i) perché mai non si è proceduto alla semplice apertura di un conto nominativo (cons. 5p) invece di una struttura off-shore (cons. 5d ed e) rispettivamente perché nei vari formulari della _ e della _ rispettivamente nelle discussioni con _ e _ AC 1 ha indicato diverse causali sull’origine dei fondi (cons. 5h) piuttosto che la sola che, perlomeno per la difesa, doveva essere e cioè la restituzione di un prestito (cons. 4 e 5i), a cui come detto la Corte non ha tuttavia creduto visto come entrambi i fratelli non siano riusciti a documentare la provenienza degli importi asseritamente prestati rispettivamente restituiti (cons. 5j e k)? Di seguito, ma non da ultimo per importanza, il fatto di aver fatto ricorso ad una società panamense di cui falsamente l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) si era indicato a più riprese come ADE non gioca evidentemente a suo vantaggio nell’esame della sua credibilità soggettiva (cons. 5c, d ed e) e costituisce già di per sé un atto sufficientemente idoneo a vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali di origine criminale. Ne consegue la condanna di AC 1 per il reato qui in esame (pto. 1.1 VD all. 2 pag. 1) da cui invece è stato prosciolto relativamente al periodo 4.12.2008/9.1.2009 (pto. 2 VD all. 2 pag. 2) visto e considerato che è solo dal 10.1.2009 che nelle sentenze di prima e di seconda istanza le relative corti hanno riconosciuto il reato di cui all’art. 305bis n. 1 CP nei confronti di _, _ e _ (cons. 5b).
9.
Conformemente all’art.
251 n. 1 CP commette falsità in documenti ed è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica o fa uso, a scopo di inganno, di un tale documento.
Il reato presuppone una contraffazione a scopo di inganno e di indebito profitto. L’art. 251 CP non reprime solo la falsificazione di un documento, cioè un falso materiale, ma anche la redazione di un documento dal falso contenuto, cioè un falso ideologico. Nel primo caso l’art. 251 CP esige che il documento falsificato sia un documento ai sensi dell’art. 110 n. 4 CP, cioè sia uno scritto destinato ed atto a provare un fatto di portata giuridica e quindi destinato a provare il fatto falso, fermo restando però come non tutti gli scritti costituiscano necessariamente un documento ai sensi dell’art. 251 CP in quanto occorre che dispongano di una certa forza probatoria (
TRECHSEL/ERNI
,
Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 251 no. 3 segg., CORBOZ, op. cit., art. 251 no. 15 segg., DTF 96 IV 150 e 88 IV 33).
Nel secondo caso ed in virtù della giurisprudenza del TF la norma penale va applicata in modo restrittivo poiché la cosiddetta menzogna scritta trascende in reato solo dove, dal profilo oggettivo, il documento gode di particolare credibilità grazie al valore che la legge gli conferisce o per la qualità della persona che lo ha redatto quale funzionario, notaio, medico, architetto, ecc...(TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 no. 9 nonché DTF 123 IV 132 e 61). Si può prescindere da un’interpretazione restrittiva qualora il documento non sia inveritiero ma contraffatto perché la falsificazione è suscettibile di ingannare terze persone non solo sul contenuto, ma anche sulla persona dell’autore ovvero sull’origine e l’integrità del documento stesso. Uno scritto può essere un documento per certi aspetti e non per altri. Va quindi esaminato se, secondo le circostanze, tale documento disponeva, tenuto conto in particolare della persona che l’ha redatto, di un valore probatorio accresciuto (DTF 123 IV 17, 122 IV 332, 121 IV 131 e 120 IV 122).
Dal profilo soggettivo il reato esige che l’autore abbia agito intenzionalmente, cioè con coscienza e volontà giusta l’art. 12 cpv. 2 prima frase CP allo scopo di procacciarsi un indebito profitto, quest’ultima nozione da interpretarsi in modo ampio e quindi non solo con riferimento ad un vantaggio patrimoniale (
BOOG
,
Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007,
art. 251 no. 95,
TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 no. 15, CORBOZ, op. cit., art. 251 no. 179 segg.,
DTF
121 IV 90, 120 IV 361 e 119 IV 234),
o di nuocere al patrimonio e/o ad altri diritti altrui. Il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è comunque sufficiente (BOOG, op. cit., art. 251 no. 86 segg., TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 no. 12 e CORBOZ, op. cit., art. 251 no. 171 segg.)
.
10.
Partendo dalle stesse dichiarazioni di _ (cons. 5c) e dalle risultanze documentali (cons. 5e) i presupposti oggettivi e soggettivi di legge di cui all’art. 251 n. 1 CP appaiono manifestamente dati essendo pacifico come sottoscrivendo quale ADE, contrariamente alla verità, il formulario A del conto della _ presso _ AC 1 abbia formato un documento falso (_) così nuocendo al patrimonio o ad altri diritti di una persona.
VI) Colpa, prognosi, pena
11.
Giusta l’art. 47 cpv. 1 CP il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui oltre che dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.
In base all’art. 47 cpv. 2 CP la colpa del reo è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
Nella commisurazione della pena il giudice di merito fruisce di ampia autonomia quando valuta l’importanza di ogni singolo fattore di determinazione (DTF 122 IV 15) e le autorità superiori intervengono solo ove la sanzione si ponga al di fuori del quadro edittale, si fondi su criteri estranei all’art. 47 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appaia esageratamente severa o esageratamente mite al punto di denotare eccesso o abuso di potere (DTF 129 IV 6, 128 IV 73 e 127 IV 10). Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è e resta elemento fondamentale, così come lo era anche sotto l’egida del previgente art. 63 CP (STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 47 no. 4). L’art. 47 cpv. 1 CP, in vigore dall’1.1.2007, stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 128 IV 73, 127 IV 97 e sentenza non pubblicata del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo sempre essere adeguata alla colpa, il giudice non potendo ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi (STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Stämpfli Verlag AG, Berna 2006, § 6 no. 72 e STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 47 no. 17 e 18). Per valutare la gravità della colpa ai sensi dell’art. 47 cpv. 2 CP entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento, DTF 129 IV 6, 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Vanno inoltre considerati, sempre secondo la citata giurisprudenza, la situazione familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena in relazione allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale ed ai rischi di recidiva (DTF 102 IV 231 nonché sentenze non pubblicate del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007, 6P.152/2005 del 15.2.2006 e 6S.163/2005 del 26.10.2005)
.
In tutto questo insieme di circostanze il TF ha più volte detto che esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di secondo ordine (DTF 118 IV 342). Per il resto va rilevato che il principio della parità di trattamento assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all’art. 47 CP diano luogo ad un’obiettiva disuguaglianza, fermo restando come il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 124 IV 44, 123 IV 150, 120 IV 144 e 116 IV 292).
12.
In forza all’art. 40 CP la durata della pena detentiva è di regola di almeno sei mesi, la durata massima è di venti anni, rispettivamente a vita se la legge lo dichiara espressamente (BRÄGGER, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 40 no. 1 segg, TRECHSEL/KELLER, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike, Zurigo 2008,
art. 40 no. 1 segg.,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 40 no. 1 e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
,
Code pénal, Partie générale, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2008, art. 40 no. 6 segg.
)
.
13.
Conformemente all’art. 42 cpv. 1 CP il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP), di un lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di una pena detentiva (art. 40 CP) di sei mesi a due anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti (SCHNEIDER/GARRÈ, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 42 no. 1 segg. e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 42 no. 9 segg.). Se, nei cinque anni prima del reato, l’autore è stato condannato a una pena detentiva (art. 40 CP) di almeno sei mesi, con o senza condizionale, o a una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) di almeno 180 aliquote giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in presenza di circostanze particolarmente favorevoli (art. 42 cpv. 2 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42 no. 81 segg. e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 42 no. 16 segg.). La concessione della sospensione condizionale può essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42 no. 92 segg. e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 42 no. 24 segg.). Oltre alla pena condizionalmente sospesa il giudice può infliggere una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) senza condizionale oppure una multa ai sensi dell’art. 106 CP (art. 42 cpv. 4 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42 no. 94 segg. e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 42 no. 27 segg.).
Mentre il vecchio diritto richiedeva una prognosi favorevole sulla presumibile futura condotta dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), secondo il nuovo diritto è determinante la mancanza di prognosi sfavorevole (KUHN, La nouvelle partie générale du Code pénal suisse, Le sursis et le sursis artile, in CGS, Berna 2006, pag. 220). In questo modo, riservati i casi previsti dall’art. 42 cpv. 2 e 3 CP, si è voluto tenere conto dell’orientamento giurisprudenziale che, constatata l’impossibilità di fare previsioni positive più o meno sicure sul presumibile comportamento futuro del condannato, come previsto dall’art. 41 n. 1 cpv. 1 CP previgente l’1.1.2007, ha ammesso la prognosi favorevole in assenza di indizi concreti che, valutati nel loro complesso, vi si opponessero, come ad esempio il pericolo di recidiva. Al riguardo l’art. 42 cpv. 1 CP richiede una sorta di doppio pronostico: la previsione sul comportamento futuro del condannato in caso di sospensione condizionale della pena come pure la previsione sul suo comportamento futuro in caso di espiazione della pena, ritenuto che, a quest’ultimo riguardo, il giudice ordinerà l’esecuzione della pena soltanto nel caso in cui ci si deve indubbiamente attendere che l’autore non si farà condizionare in alcun modo positivamente dall’effettiva esecuzione della sanzione (STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 42 no. 9). Per costante giurisprudenza le condizioni soggettive previste dall’art. 42 CP per la concessione della sospensione condizionale integrale della pena si applicano pure alla sospensione condizionale parziale ex art. 43 CP (DTF 134 IV 1).
L’art. 42 cpv. 2 CP esclude la concessione della sospensione integrale o parziale della pena salvo nel caso in cui siano presenti delle circostanze particolarmente favorevoli, ovvero situazioni tali da ribaltare la presunzione di pronostico negativo legata all’esistenza del precedente penale (DTF 134 IV 1 e sentenze non pubblicate del TF 6B.244/2010 del 4.6.2010 e 6B.492/2008 del 19.2009). Contrariamente a quanto è la regola in materia di sospensione condizionale della pena, nel caso dell’art. 42 cpv. 2 CP non è più presunta l’assenza di una prognosi negativa (DTF 134 IV 1 e sentenza non pubblicata del TF 6B.492/2008 del 19.5.2009). Per circostanze particolarmente favorevoli si intendono quelle che escludono o annullano il valore peggiorativo della prognosi insito nella condanna precedente (sentenza non pubblica del TF 6B.492/2008 del 19.5.2009), così che in questi casi la concessione della sospensione può entrare in considerazione soltanto se vi sono elementi esterni determinanti che, valutati nel loro complesso, fanno ragionevolmente supporre che il condannato si emenderà (sentenze non pubblicate del TF 6B.812/2009 del 18.2.2010 e 6B.492/2008 del 19.5.2009). Il giudice deve pertanto esaminare se vi sono circostanze particolarmente favorevoli che relativizzano la valenza negativa del precedente che è, di principio, indiziante della possibilità della commissione di nuovi reati. In questa valutazione può diventare determinante, ad esempio, il fatto che l’infrazione da giudicare non ha alcun rapporto con l’infrazione anteriore o un importante e positivo mutamento delle condizioni di vita del condannato (DTF 134 IV 1 e sentenza non pubblicata del TF 6B.492/2008 del 19.5.2009). In sintesi il condannato deve presentare malgrado il precedente solide garanzie di non reiterazione del reato nel caso in cui gli fosse concessa la sospensione condizionale (sentenza non pubblicate del TF 6B.244/2010 del 4.6.2010).
14.
In base all’art. 44 cpv. 1 CP se il giudice sospende del tutto o in parte l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo di prova da due a cinque anni (SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 44 no. 1 segg., TRECHSEL/STÖCKLI, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 44 no. 1 segg.,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 44 no. 1 segg. e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 44 no. 1 segg.), ritenuto come il giudice debba spiegargli l’importanza e le conseguenze della sospensione condizionale (art. 44 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 44 no. 39 segg., TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit.,
art. 44 no. 8,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 44 no. 6 e
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 44 no. 8 segg.).
15.
Giusta l’art. 49 cpv. 1 CP se per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed é in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena (ACKERMANN, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art. 49 no. 33 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 49 no. 7 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 49 n. 1,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET
, op. cit.,
art. 49 no. 5 segg. e STOLL, Commentaire Romande, Code pénal, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 49 no. 78).
16.
In base all’art. 50 CP se la sentenza deve essere motivata il giudice vi espone anche le circostanze rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione.
Ciò significa che il giudice deve esporre, nella sua decisione, gli elementi essenziali relativi all’atto e all’autore che prende in considerazione in modo che si possa constatare che tutti gli aspetti pertinenti sono stati considerati e come sono stati apprezzati, sia in senso attenuante che aggravante. Il giudice di merito può passare sotto silenzio gli elementi che, senza abuso o eccesso di apprezzamento, gli appaiono senza importanza o di peso trascurabile. La motivazione deve giustificare la pena pronunciata, permettendo di seguire il ragionamento del giudice, il quale non è tuttavia tenuto ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza che egli attribuisce ad ognuno degli elementi che menziona (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 50 no. 2 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op cit., art. 50 no. 2, QUELOZ/HUMBERT, Commentaire Romand, Code pénal I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 50 no. 15 segg., DTF 127 IV 101 e sentenza non pubblicata del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007). Un mero elenco di elementi pro e contro l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non è comunque sufficiente (WIPRÄCHTIGER, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 50 no. 7 segg. e sentenza non pubblicata del TF 6S.390/2005 del 27.2.2005) in quanto deve giustificare la pena inflitta in modo da permetterne la verifica ed anzi, più la pena è rigorosa, più la motivazione deve essere completa, soprattutto qualora, pur mantenendosi nei limiti edittali, la sanzione appaia complessivamente molto severa.
17.
Pacifico, in forza alle risultanze di cui al cons. 1, che la prognosi di AC 1 è positiva (art. 42 cpv. 1 CP). Aldilà dell’oggettiva gravità dei fatti già solo per il non irrisorio importo di € 400'000.00 di cui al pto. 1 dell’AA (doc. TPC 1), per la leggerezza con cui si è messo a disposizione del fratello, del fatto che abbia agito per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) e senza altresì dimenticare le ripetute sue negazioni in merito ai prospettati due reati sia in sede d’istruttoria sia in aula (cons. 4) che se non possono giustificare un aggravio di pena non possono nemmeno comportarne una diminuzione, partendo, quale possibile parametro comparativo, dalla condanna a 14 mesi di pena detentiva (art. 40 CP) erogata al fratello (doc. TPC 4 sentenze 18.6.2010 pag. 247 e 18.4.2011 pag 68), la Corte ha ritenuto equo procedere ad una sua riduzione tenuto conto che _ è stato condannato non per una ma per due falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) oggettivamente più articolate rispetto a quella di cui al pto. 2 dell’AA (doc. TPC 1 e 4 sentenza 18.6.2010 pag. 246), dell’ulteriore tempo trascorso dalla sentenza del 18.4.2011 (doc. TPC 4) e del loro legame di sangue che può in qualche modo aver influenzato la libertà decisionale dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CP). Ciò posto e ben ponderato la Corte ha quindi fissato la condanna di AC 1 in 10 mesi di pena detentiva (art. 40 CP e pto. 3.1 VD all. 2 pag. 2), evidentemente sospesa condizionalmente (art. 42 cpv. 1 CP) per il minimo termine di legge di 2 anni (art. 44 cpv. 1 e pto. 4 VD all. 2 pag. 2). La possibile opzione per una sua condanna ad una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) non ha potuto essere presa in considerazione non essendo stato prodotto alla Corte alcun valido elemento in merito all’attuale reddito, rispettivamente ai costi correnti del condannato e della sua famiglia.
VII) Tassa di giustizia e spese procedurali
18.
Visto la sua condanna (pti. 1.1 e 1.2 VD all. 2 pag. 1) la tassa di giustizia di fr. 1’000.- e le spese procedurali (art. 422 segg. CPP) sono poste a carico di AC 1 (art. 426 cpv. 1 CPP e pto. 3.2 VD all. 2 pag. 2).
Visti gli art.
12, 40, 42, 44, 47, 49, 251 n. 1 e 305bis n. 1 CP;
80 segg., 84 segg., 335 segg., 422 segg. CPP e 22 TG sulle spese;