# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e26943c3-52c8-5be9-a27b-f85be10a16e9
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto ed in diritto
1. Il Curriculum vitae di IM 1 non può, di tutta evidenza, prescindere dalla lettura del suo casellario giudiziale. Con sentenza 27 agosto 1997 è stato condannato a 10 anni di reclusione per assassinio, perturbamento di pubblici servizi e contravvenzione alla LStup. In estrema sintesi ha ucciso a sprangate (con una mazza di muratore in ferro) un amico (tale _) che aveva ospitato a casa e che era diventato l’amante della madre. Dopo averlo ucciso lo ha gettato dalla finestra, lo ha ripreso e trascinato fin sui binari della ferrovia, attendendo il passaggio del treno, sì da far sembrare un suicidio.
La sua vita anteriore è ben riassunta alle p. 7-15 della citata sentenza:
"
IM 1 è nato a _ il _, figlio di padre _, originario della _, e di madre _ con radici _ per parte di padre.
IM 1 ha una sorella maggiore, _, nata nel _ e una sorella minore, _, nata nel _.
IM 1 ha trascorso i primi anni di vita in _, a _, paese d’origine del padre.
A _ vive in effetti la famiglia del padre, in particolare il nonno, già muratore di professione, che ivi ha una casa propria.
I genitori di IM 1 sono tornati in Ticino quando il ragazzo doveva iniziare la seconda elementare.
Al padre, già muratore - pittore, risulta essere stata diagnosticata una schizofrenia paranoide cronica già nel 1985 (cfr. perizia psichiatrica, doc. 43, p 21).
Da anni egli non esercita più nessuna attività ed è al beneficio di una rendita d’invalidità.
Al momento dei fatti qui in giudizio, il padre era degente presso la clinica psichiatrica cantonale.
Anche la madre è già stata degente presso detta clinica e ciò, la prima volta, nel 1993.
Secondo gli atti medici consultati dal perito dottor _, la donna, sin dall’età di anni diciotto, avrebbe abusato di alcool.
Inoltre essa per una serie di motivi concomitanti, in particolare per la turbata situazione coniugale, avrebbe attuato in passato tentativi suicidali.
Per lei la diagnosi posta dai medici (cfr. perizia citata p. 21) è quella di “persona con disturbo di adattamento con umore depresso e abuso di sostanze alcoliche”. Donna delle pulizie a ore e ausiliaria alla _ in seguito, essa percepiva, al momento dei fatti qui in giudizio un’indennità di disoccupazione.
IM 1 è quindi cresciuto in un ambiente familiare problematico, con genitori invero molto fragili e problematizzati e in situazione finanziaria modesta.
Abitando a _, in detto Comune ha frequentato le scuole elementari e le medie senza incontrare problemi dal profilo scolastico. Dotato in disegno avrebbe voluto frequentare la _, ma non vi è stato ammesso perché ha presentato solo 30 dei 40 disegni richiesti. Ha allora avviato, per un anno, un tirocinio di disegnatore di impianti elettrici che ha smesso visti i pessimi risultati scolastici. Si è quindi orientato verso l’apprendistato di muratore che ha frequentato per i tre anni regolamentari, lavorando sempre per la ditta _ (senza evidenziare particolari problemi) e frequentando i corsi di tirocinio che si tengono a _. Purtroppo non ha superato gli esami finali del terzo anno, col che ha perso il posto presso la ditta _. Ciò è avvenuto nel giugno del 1996, dopo di che non ha più trovato un altro posto di lavoro. Nel settembre del 1996 ha invece ricominciato ad andare a scuola il lunedì, a _, al fine di ripetere il terzo anno e di conseguire il diploma. Il precipitare degli eventi ha poi interrotto anche tale frequentazione.
Durante il primo anno di tirocinio, l’accusato percepiva un salario di fr. 1’200.-, durante il secondo anno un salario di fr. 1’400.- e durante il terzo un salario di fr. 1’700.- al mese. Di queste somme egli era solito consegnarne la metà alla madre per contribuire alle spese del suo mantenimento. Il resto lo spendeva per sé, per comperare dei vestiti o dei CD (la musica è la sua passione) e, purtroppo, anche degli alcolici. IM 1, infatti, riferisce di aver cominciato a bere alcool (birra ma anche superalcoolici) da giovanissimo, intorno ai tredici anni di età, ovviamente dapprima saltuariamente, quando andava a qualche festa e voleva essere allegro con gli amici, poi verso i sedici anni via via con sempre maggiore frequenza (e ciò, in particolare, in concomitanza con il primo ricovero in _ della madre, nel 1993). Al dibattimento IM 1 ha spiegato che, presa l’abitudine di bere anche smodatamente durante il sabati e domenica, egli si ritrovava il lunedì, giorno dedicato ai corsi scolastici, ad affrontare la giornata da “nervoso”. S’era accorto che se sul treno che lo portava a _ beveva alcune birre, l’agitazione si calmava. Ciò significa che IM 1 ha scoperto in età molto giovane l’effetto per così “terapeutico” (ansiolitico e antifobico) dell’alcool (rimedio in realtà peggiore del “male”, come ha avuto modo di sottolineare al dibattimento il dr. _), alcool che per finire lo “sbloccava” e attenuava in lui quel malessere che il perito, in perizia, ha definito come “fobia sociale”, disturbo attualmente in via di miglioramento (cfr. perizia a p. 24).
Sta di fatto che nell’adolescenza IM 1 si è via via abituato ad abusare di alcool in modo vieppiù intenso e regolare col che all’atto dell’arresto, vista la giovane età, certo egli non era un alcoolizzato (cfr. perizia p. 28), nondimeno egli faceva in modo abituale un uso nocivo dell’alcool (e di ciò si dirà ancora in seguito, con particolare riferimento ai suoi “precedenti”).
Si è detto che IM 1, nel giugno del 1996, ha perso il posto di apprendista muratore. Egli si è così iscritto alla disoccupazione.
All’atto dell’arresto percepiva un’indennità di fr. 1’200.- mensili. Dopo le vacanze estive (come si vedrà, egli ha trascorso il mese di agosto in _ con la mamma, la sorellina e _), e fino all’arresto, egli passava le giornate soprattutto in compagnia di _, facendo o ascoltando musica con lui, in casa a Cadempino, oppure recandosi con lui in bar o ritrovi. A suo dire, personalmente, si dava anche da fare per cercare un altro posto di lavoro, purtroppo senza esito.
Saltuario consumatore di haschisch fino alla primavera del 1996, aveva poi aumentato il consumo di tale sostanza in concomitanza con la sua frequentazione di _. In compenso aveva diminuito un po’ la quantità di alcool che era solito bere.
Venendo al rapporto tra IM 1 e _ si anticipa qui che i due si sono conosciuti casualmente, tramite amici comuni, nell’aprile del 1996.
_, idraulico di professione, all’atto della sua morte e nei mesi precedenti non lavorava, non si sa (perché dagli atti non emerge) se perché disoccupato o perché “in infortunio” (IM 1 al dibattimento non ha saputo essere più preciso al riguardo).
Pregiudicato nei termini di cui si dirà, _ è nato il _. Figlio di genitori che non si sono sposati tra di loro, egli è stato cresciuto dalla madre e dal patrigno, _, a _. Dagli atti non emerge granché circa la vita anteriore di _. In particolare non si sa quando ha lasciato la famiglia. Sta di fatto che dal 1991 al 1994 ha convissuto con _, operaia, domiciliata attualmente a _, dalla quale l’8.1.193 ha avuto una bimba (_) che egli ha riconosciuto. Poiché la relazione con la donna è stata “burrascosa”, i due si sono presto separati e, per quanto noto, la bimba veniva cresciuta dalla madre.
Dal verbale da lei reso il 16.10.1996 (all. 32 al rapporto di Polizia doc. 42) risulta che _ “si occupava poco per non dire niente della nostra bambina e questo fatto mi faceva arrabbiare parecchio...”.
Dopo la separazione dalla _, si sa che _ ha avuto una relazione con un’altra giovane donna (cfr. verbale in atti, all. 38 al rapporto di Polizia), durata, con delle interruzioni, più o meno dall’ottobre 1995 al maggio 1996, ma non è noto se i due convivessero e, se si, dove. Sta di fatto che nel giugno 1996 _ non aveva un luogo suo in cui abitare poiché è noto che per una settimana fu ospitato dall’amico _ (cfr. all. 35 al rapporto di Polizia) e poi, a partire da metà mese circa, presso IM 1. Al proposito va segnalato che il 30/31.05.1996 i IM 1 avevano traslocato da _ a _ e _ li aveva aiutati nel trasloco.
Così dopo aver lasciato la casa di _, verso la metà del giugno 1996, _ era diventato ospite fisso dei IM 1. (...).
2. I precedenti
Venendo ai precedenti penali di IM 1, si ha che dal casellario (in atti sub doc. 33 del classeur, atti pervenuti dopo l’atto d’accusa) emerge unicamente una condanna a 15 giorni di detenzione (sospesi condizionalmente per anni due) del 12.02.1996, formulata dal Ministero Pubblico di _ per furto di lieve entità, ripetuto danneggiamento, ripetuta contravvenzione alla LF stupefacenti.
Per conoscere un po’ più da vicino tali “precedenti”, sono stati acquisiti agli atti gli incarti relativi alla suddetta condanna ed anche quelli della Magistratura dei minorenni. Da essi (cfr. doc. 34 degli atti prodotti dopo l’atto d’accusa), emerge sostanzialmente quanto segue:
- IM 1 è stato ammonito dalla Magistratura dei minorenni il 22.07.1992, durante un’udienza alla quale si è presentato con i genitori.
Secondo una nota nell’incarto N° 269, chi aveva trattato il caso, aveva rilevato “in casa nessun problema particolare”. All’epoca IM 1 aveva appena terminato la quarta media ed era stato denunciato dalla Polizia alla Magistratura dei minorenni per il furto, commesso in correità con altri minorenni, di tre pacchi postali contenenti apparecchi elettronici e salumi per un valore di circa 600.-; furto commesso alla stazione di _ il 22.01.1992. Nel luglio 1992, IM 1 ebbe poi a commettere il furto di un ciclomotore;
- il 22.09.1992, di nuovo, l’accusato, insieme al padre, doveva presentarsi alla Magistratura dei minorenni. Dopo la prima udienza del 22.07.1992 era infatti emerso che egli, sottratti degli accendini da un negozio, si era poi messo a venderli per strada.
La decisione nei confronti di IM 1 veniva rinviata per un anno. Si legge nella nota di chi incontrò l’accusato e il padre quel 22.09.1992 che “...Al momento attuale ha iniziato un apprendistato. Il padre è molto contento del comportamento del ragazzo, la prognosi è favorevole ma da verificare...”;
- con decreto del 18.07.1995, IM 1 è stato condannato a una multa di fr. 150.-- per il furto di bibite alcoliche di circa fr. 400.-- commesso da lui, insieme ad altri giovani, in danno del Bar _ a _, il 18.06.1995. Mancava poco meno di un mese al suo diciottesimo compleanno.
Dal verbale 19.06.1995 allora reso da IM 1 si evince che quella sera lui e i suoi compagni (tale _ e tale _) avevano abusato di bevande alcoliche, dapprima di birra acquistata al negozio “Aperto” della stazione FFS e poi di superalcoolici rubati per l’appunto al Bar _, dove erano penetrati attraverso una finestra.
L’amico _ aveva poi danneggiato delle vetture posteggiate nei pressi. IM 1 da parte sua aveva negato di avere personalmente commesso vandalismi e danneggiamenti.
In quell’occasione, IM 1 era stato sottoposto al test dell’alcoolmeter che aveva evidenziato un tasso dello 0.48 per mille.
In un primo verbale il IM 1 aveva negato il furto, che aveva poi ammesso;
- i successivi interventi della Polizia sono quelli culminati nel DAP citato del 12.02.1996. Con detto decreto sono stati sanzionati i comportamenti di IM 1, relativi a reati commessi la notte sul 30.10.1995, rispettivamente la sera del 03.11.1995.
La notte sul 30.10.1995, la Polizia è intervenuta verso le 03.15 di mattina su Viale _, allertata dai militi dell’ambulanza che avevano dovuto soccorrere _ praticandogli quindici punti di sutura alla coscia destra.
La Polizia ha poi chiarito (anche in questo caso IM 1 inizialmente ha negato) che i due, trascorsa la serata allo Studio _, avevano rubato, con scasso, in un edicola, dei coltellini militari (un secondo tentativo di furto al negozio _ era andato a vuoto), dopodiché con uno dei coltellini rubati, IM 1 aveva ferito _.
La vittima aveva asserito di essersi accorta del taglio solo dopo aver visto il sangue e non ha sporto querela.
IM 1 non è quindi stato perseguitato per la lesione arrecata, sulla quale, s’era espresso nei seguenti termini:
- verbale 30.10.1995, ore 04.00:
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...Ad un dato momento, non so dire come sia successo, ho tagliato una gamba, all’altezza della coscia destra, sulla parte posteriore, all’amico _. Non so assolutamente spiegare come sia successo. Probabilmente camminavamo ed io avendo il coltello aperto nel muovermi ho sferrato un colpo senza volerlo...”
- verbale 30.10.1995, ore 14.10:
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...Dopo aver preso i coltellini siamo ritornati verso il “liceo”. Abbiamo quindi iniziato a lanciare i coltellini verso un albero. Ad un dato momento, e non mi so spiegare il perché, ho dato una coltellata alla gamba destra dell’amico, ferendolo alla coscia.
Dopo qualche attimo l’amico si accorgeva che aveva i pantaloni tagliati e che era ferito; perdeva anche del sangue. Poi entrambi abbiamo fermato una vettura pubblica (taxi) ed abbiamo chiesto soccorso chiedendo se ci poteva portare all’ospedale. Il tassametrista ha provveduto a chiedere l’intervento dell’ambulanza via radio chiamando la sua centrale.
Sono poi stato accompagnato presso questi uffici unitamente all’amico, dopo che quest’ultimo era stato medicato presso l’Ospedale _ di _.
A richiesta del verbalizzante preciso che il ferimento dell’amico non è stato volontario ma accidentale; non volevo assolutamente procurargli delle ferite in quanto come già detto stavamo giocando entrambi...”.
Certo è che anche in quell’occasione IM 1 aveva bevuto dell’alcool, al punto che il test dell’alcoolmeter aveva indicato un tasso dello 1.37 per mille.
Sottoposto a prova tossicologica IM 1 era risultato positivo alla canapa.
A proposito dei vandalismi operati in danno dell’edicola e del negozio _, aveva all’epoca dichiarato (cfr. già citato verbale 30.10.1995 ore 04.00);
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...vorrei dire che prima di ferire il _ ho rotto la vetrina dell’edicola _ con un calcio. Non so come mai mi sia presa questa mania di rompere le vetrine. Suppongo poiché avevo bevuto in precedenza. Vorrei pure aggiungere che prima delle birre avevamo bevuto tutti e due un litro a testa di vino.
Tutto questo comunque non era finalizzato a compiere furti ma unicamente un modo stupido di divertirci.
Capisco di aver sbagliato e ribadisco che ho agito così unicamente poiché avevo bevuto e non ho retto l’alcool...”
Col che se ne deve dedurre che IM 1, quantomeno da quella volta sul 30.10.1995, ben aveva compreso l’effetto dirompente che aveva su di lui l’alcool (se già non l’aveva capito prima, ad esempio la notte del furto al Bar _).
Rilasciato il 30.10.1995, alle ore 16.00, IM 1 si faceva riarrestare quattro giorni dopo, ovvero verso le 23.15 del 03.11.1995, nelle seguenti circostanze (cfr. rapporto di Polizia del 13.12.1995):
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...Nella serata del giorno 3 novembre u.s. su segnalazione del signor _, _, dom. a _, impiegato presso la stazione FFS di _, venivano arrestati i summenzionati IM 1 e _, rei di aver danneggiato, rompendola, la barriera di entrata del posteggio FFS (ex scalo merci) sul piazzale della Stazione di _.
In un primo tempo sembrava pure che IM 1 fosse passato a vie di fatto nei confronti dello stesso _ ma in un secondo tempo, grazie ad un contraddittorio tra i due si è dovuto ridimensionare il fatto. In sostanza il IM 1 ha solo cercato di liberarsi dal _ che lo aveva preso per un braccio con l’intenzione di accompagnarlo in stazione per avere i suoi dati.
Nelle stesse circostanze di luogo e di tempo è stato pure accertato che il _ si è reso autore di un danneggiamento ad un segnale stradale posto alla rotonda prospiciente l’accesso al parcheggio FFS. In questo caso la segnaletica è stata divelta a calci.
Il Municipio di _, per questi fatti, non ha inoltrato querela penale.
Possiamo segnalare che i due giovani in questione fanno parte di un gruppo che è solito ritrovarsi presso il piazzale della Stazione.
Approfittando del fatto che il negozio “Aperto” chiude alle ore 22.00 possono approvvigionarsi facilmente di bevande alcoliche e poi un po’ brilli questi giovani si lasciano andare a danneggiamenti o vandalismi.
Negli ultimi tempi non si contano più i danneggiamenti ed i vandalismi avvenuti sul sedime della stazione e sui sedimi privati posti nelle vicinanze della stessa...”
Quella sera, il test dell’alcoolmeter aveva dato, per IM 1, un tasso dello 1.10 per mille.
Il test tossicologico invece ha risultato negativo.
Per quanto riguarda le vie di fatto, non perseguibili per ritiro di querela, così si erano espressi il funzionario FFS _ e il IM 1, sentiti in contraddittorio:
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... IM 1, _, altre generalità agli atti e
_, _, altre generalità note.
Analogamente interrogati, dichiarano:
D. _
Vuole essere più preciso circa le sue dichiarazioni nel verbale odierno delle ore 00.15 in riguardo a quanto lei dice che il giovane biondo le ha messo le mani addosso?
R. _
Confermo il verbale reso durante la nottata e per quanto concerne le vie di fatto preciso che una volta notato il IM 1 danneggiare la barriera di entrata al posteggio FFS mi sono avvicinato a lui e l’ho preso per un braccio e l’ho invitato a seguirmi al Comando della stazione. Il giovane innanzitutto mi ha risposto in modo molto sgarbato rivolgendomi epiteti quali “stronzo e testa di cazzo”, poi per liberarsi mi ha dato uno spintone. Non è che sia successo altro; non ci sono stati colpi quali pugni o schiaffi. Da parte mia mi sono quindi allontanato per l’avvicinarsi con fare minaccioso del suo amico.
D. IM 1
Cosa ha da dire in relazione alla dichiarazione del _?
R. IM 1
In sostanza quanto dichiarato dal _ è vero. Quando mi ha preso per un braccio io ho pensato che lui intendeva “inzingarmi” ed è stato appunto per liberarmi ed evitare il suo contatto che l’ho spintonato, il tutto è finito quando sono riuscito a liberarmi...”
IM 1 era poi stato rilasciato il 05.11.1995.
Al dibattimento si sono poi chiarite le circostanze relative a due ulteriori episodi (di cui di parla nella perizia) che hanno visto IM 1 protagonista di alterchi avvenuti sotto la spinta dell’alcool.
Il primo è quello di un litigio avvenuto ad _ la notte del capodanno del 1996. IM 1 si era recato a una festa nel borgo leventinese e durante la serata aveva bevuto fuori misura.
Ad un certo punto - così si è espresso testualmente l’accusato al dibattimento - un ragazzo del luogo l’avrebbe “guardato storto”, col che egli fu preso da subitanea rabbia, lo affrontò facendo roteare una sedia. Ne seguì una zuffa nella quale IM 1 ebbe la peggio perché il ragazzo leventinese trovò l’aiuto di altri amici del posto. Finì con lui che piangeva fuori dal locale ove era dovuta accorrere anche la locale Polizia.
Il secondo episodio risale a qualche mese dopo. IM 1 aveva ricevuto un cattivo giudizio a scuola e in casa era stato rimproverato. Sotto la spinta della rabbia, avendo anche in quell’occasione troppo bevuto e per di più preso medicamenti, egli lasciò l’appartamento sbattendo la porta a vetri dello stabile con tanta foga da farla cadere in pezzi, allarmando gli inquilini. Giunto in strada strappò la griglia di un tombino e la gettò per aria. Accorse la Polizia anche in quell’occasione. La madre, in seguito, gli presentò un operatore della _ affinché egli discutesse con lui del suo problema con l’alcool e delle reazioni che gliene venivano, ma la cosa poi non ebbe un seguito.
Per quanto attiene ai precedenti penali della vittima _, risulta dal casellario in atti, che lo stesso (cfr. doc. 33 dopo l’atto d’accusa) è stato processato due volte alle Assise Correzionali.
Il 16.09.1987 è stato condannato a tre mesi di detenzione per ripetuto furto e per ripetuta circolazione senza licenza. Inizialmente la pena è stata sospesa condizionalmente, ma la sospensione è poi stata revocata in occasione della seconda condanna del 19 gennaio 1988, dove nuovamente a _ sono stati inflitti tre mesi di detenzione (da espiare) per ripetuto furto e ripetuta circolazione senza licenza di condurre.”
Posto in libertà condizionata e sottoposto ad assistenza riabilitativa dal 20 marzo 2003, ha svolto diversi lavori dapprima all’_ e poi anche presso datori di lavoro esterni alla struttura carceraria. Nel periodo di prova fissato in 5 anni ha subito una nuova condanna a 90 aliquote giornaliere da fr. 60.- l’una (con quali criteri sia stata fissata la singola aliquota, conto tenuto che non ha mai disposto di mezzi al di sopra del minimo vitale, è rimasto un mistero) sospesi per 5 anni per reati contro la circolazione. Il 4 marzo 2009 la Pretura Penale lo ha condannato a 360 ore di LPU per guida senza licenza di circolazione, pena interamente espiata.
Sul periodo post espiazione la perizia psichiatrica informa:
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Durante il periodo di semi-libertà avrebbe lavorato, per 6-8 mesi, all’ “_” di _, azienda agricola; successivamente, tanto durante i mesi conclusivi della pena quanto anche, per un totale di circa due anni, dopo conclusione della stessa, come ceramista (vasaio – fabbricava soprattutto grossi vasi per giardino ma anche soprammobili e affini) per il ceramista _ di _.
Il 20.08.2003 il peritando sarebbe diventato padre di _, figlia di _ e – ricorda – in quel momento era ancora alle dipendenze di _. Vista la nuova situazione, avrebbe chiesto al datore di lavoro un aumento di stipendio, che sarebbe stato allora di soli 2'500.-- franchi netti, ma _, adducendo mancanza di lavoro, non avrebbe potuto concederglielo.
Presa mezza giornata di permesso, il peritando avrebbe subito trovato lavoro in un'impresa di costruzioni (_) di _, dove avrebbe iniziato a lavorare nel gennaio del 2004, percependo un salario netto di fr. 3'400.-- (approssimativamente). Non si ricorderebbe bene per quanto tempo avrebbe lavorato per questa impresa, crede per circa due anni.
Il lavoro nell’edilizia avrebbe provocato in lui “una specie di artrosi” e a causa dei dolori non sarebbe più stato grado di lavorare. Discussa questa situazione con il datore di lavoro, di comune accordo si sarebbe deciso il licenziamento e il peritando sarebbe stato, per i successivi 7 mesi, in disoccupazione (e così “riposo un po' le mani”). Poi avrebbe incontrato un ex-compagno della scuola di muratori, _, che l'avrebbe preso a lavorare con sé nell'impresa di famiglia _, di _, per un salario di fr. 4'200.-- mensili. Neppure in questo caso ricorderebbe con precisione la durata dell'impiego, ritiene sia stato di circa due anni.
Poi sarebbe passato alle dipendenze dell’impresa “_” cui sarebbe stato inviato dallo stesso _. Mentre lavorava per questa impresa (secondo i suoi calcoli sarebbe stato il 2007, il che però fa pensare che i periodi di lavoro presso _ e _ siano stati inferiori ai due anni) la relazione con _ si sarebbe interrotta. Avrebbero litigato spesso e _ si sarebbe innamorata di un altro uomo, col quale tuttora vivrebbe e dal quale avrebbe appena avuto un bambino (“che ora ha tre mesi” - ?). Lui ci sarebbe “rimasto un po' male, un po' deluso ...”. Avrebbe continuato ad andare a lavorare ma sarebbe stato “molto giù di morale” e sarebbe stato inefficiente, tanto che il datore di lavoro, preso atto di questa sua situazione, l'avrebbe “mandato in disoccupazione”, condizione in cui sarebbe rimasto per un anno e mezzo (“l’ho fatta tutta”) frequentando tuttavia corsi di formazione e programmi occupazionali, rimanendo perciò sostanzialmente attivo. Avrebbe frequentato un corso come saldatore e poi operato nella costruzione di muri in pietra e selciati a _.
In quegli anni si sarebbe trasferito da _ a _ e qui sarebbero iniziati i problemi con _. Al momento della separazione, lui si sarebbe trasferito ad _ dove avrebbe vissuto per alcuni mesi in un appartamento trovatogli da _ stessa a contratto mensile. Per qualche mese avrebbe poi vissuto con suo padre, a _. Per stare più vicino a _, che con la madre e il di lei nuovo amico si era, nel frattempo, trasferita a _, appena sopra _, si sarebbe trasferito a _, dove sarebbe rimasto poco tempo, per poi spostarsi a _. Per recarsi al lavoro a _ con i mezzi pubblici avrebbe dovuto partire alle ore 05.15, raggiungendo il posto di lavoro in località _, sopra _, utilizzando autobus, treno, autopostale, pulmino organizzato dalla disoccupazione e percorrendo l’ultimo tratto a piedi, in montagna.
Si sarebbe trattato di un bel lavoro, in mezzo al verde; oltre a costruire i muretti e il selciato si zappavano vigneti e si pulivano i boschi. Con il capo squadra, di cui non ricorderebbe il nome, avrebbe avuto un buon rapporto.
Mentre soggiornava ad _, avrebbe allacciato una nuova relazione sentimentale con tale _, residente a _, che avrebbe visto “ogni tanto”. Questa relazione sarebbe durata “circa due anni”.
Da _, il peritando si sarebbe trasferito a _ (continuando a lavorare a _) e in quel periodo la storia con _ si sarebbe interrotta. Lui avrebbe iniziato a consumare super-alcolici (Whisky) in grosse quantità.
Nell’agosto del 2009 avrebbe finito tanto il programma occupazionale quanto il diritto alle indennità di disoccupazione. Benché facesse molte ricerche di lavoro, non ne avrebbe trovato. Il consumo di alcol sarebbe stato così massiccio da causare malesseri fisici importanti.
Avrebbe chiesto aiuto al padre, che sarebbe andato a visitare a _, al quale avrebbe detto che “non ce la faceva più” e che doveva farsi aiutare per liberarsi dall'alcol. Si sarebbe ricoverato volontariamente all'Ospedale _ e da qui, il 24.09.2009, sarebbe stato inviato, in ricovero volontario alla Clinica Psichiatrica _. Avrebbe trascorso due mesi nel reparto “_”, due mesi al “_” e altri due mesi in un appartamento sito sopra il ristorante all’interno del sedime della _. Suo medico di riferimento sarebbe stato il Dr. _.
Sarebbe stato dimesso nel marzo del 2010, aiutato economicamente dalla Pubblica Assistenza che a partire dal gennaio di quell'anno avrebbe pagato l'affitto e le spese indispensabili, compreso l'affitto arretrato degli ultimi mesi del 2009.
Il peritando spiega di essere finito in questa situazione di dipendenza dall’alcol perché sarebbe crollato a causa dell’incertezza esistenziale, della perdita di _, della sua incapacità di gestirsi economicamente.
Dimesso dalla _, sarebbe andato a vivere a “_”, seguito dal Dr. _. Qui sarebbe rimasto sino al 15.08.2010. Poi avrebbe tentato di ricostruirsi una vita autonoma e avrebbe trovato un appartamento a _. Nel periodo di soggiorno a “_" si sarebbe occupato in lavori di pubblica utilità ai quali sarebbe astretto a causa di alcune multe comminategli per guida senza patente e altre infrazioni alla legge sulla circolazione stradale.
Avrebbe nuovamente lavorato in un laboratorio di ceramica di _ (non quello di _) e poi per il “_” nella pulizia degli argini del fiume, poi ancora per la _ di _ (terapia ortoculturale) come aiuto giardiniere, in totale per circa 3 mesi.
Per la Fondazione _ avrebbe lavorato per due mesi anche dopo il suo trasferimento a _, fino al novembre 2010, quando _ avrebbe chiuso per la pausa invernale.
Si sarebbe sentito “un po’ in vacanza”, non sarebbe riuscito a gestirsi e avrebbe ricominciato a bere. Sino al febbraio 2011 avrebbe bevuto “moltissimo”, soprattutto Vodka. Il suo consumo sarebbe stato concentrato in alcuni giorni, cui sarebbero seguiti altri giorni di completa astinenza.
In questo periodo (e precisamente l’8.02.2011), sotto l’influsso dell’alcol, una volta avrebbe litigato con l’autista di un autopostale, a _. Il peritando non ricorda bene i particolari di questa vicenda, ritiene di essere salito per sbaglio su un autopostale che andava ad una destinazione diversa dalla sua e di aver provocato l’autista che alla fine avrebbe reagito utilizzando uno spray al pepe e facendo intervenire la Polizia.
Un’altra volta, “una sera ero in giro con un ragazzo, ho bevuto tanto alcol e un po’ di cocaina (ogni tanto la usavo nell’ultimo periodo)”. Il suo compagno avrebbe iniziato a litigare con un altro giovane e lui sarebbe intervenuto per dividerli. Il giovane con cui il suo compagno aveva attaccato briga avrebbe poi dichiarato di essere stato rapinato (il peritando nega fermamente e asserisce di essere intervenuto semplicemente per separare i due rissosi).
Vi sarebbe poi un altro episodio che il peritando giudica più grave. In quel periodo sarebbe spesso venuto a _ per parlare con suo padre, che l’avrebbe esortato a smettere di bere, ma quando ci provava sarebbero sopravvenuto sintomi di astinenza.
A _, dove avrebbe vissuto più tranquillamente, sarebbe riuscito a stare anche senza bere, a _ invece no. Dichiara che, anche quando aveva bevuto, non avrebbe presentato sintomi di ubriachezza, difficoltà di deambulazione, vertigini, ecc.
Nel febbraio di quest’anno avrebbe bevuto poco perché avrebbe trascorso alcuni giorni a _ presso uno zio e un cugino, abitanti in via _, che aiutava a dipingere l'interno delle loro
abitazioni.
Una sera di quei giorni sarebbe stato a casa del padre e qui avrebbe iniziato a bere molto (alcol che aveva comprato lui poiché il padre consumerebbe molto poco) e dopo aver scolato due bottiglie di Vodka avrebbe iniziato a “delirare un po', a trattarlo anche un po' male” (il padre).
Siccome proprio in quel periodo aveva rivisto _, rientrata in Ticino dall’_ dove aveva trascorso un periodo (in una comunità per tossicodipendenti), e con lei aveva trascorso alcuni momenti e anche una notte o due, senza però che _ volesse ripristinare la loro relazione, egli avrebbe chiesto al padre di recarsi con lui a parlare con _ e sua madre. Il padre avrebbe rifiutato rispondendogli che “non sono problemi miei” ed egli, che “avevo bevuto veramente tanto”, avrebbe costretto il padre ad andare con lui. Il padre si sarebbe arrabbiato, gli avrebbe dato una sberla, lui gliel'avrebbe restituita e tra di loro sarebbe sorta una zuffa per la strada. Naturalmente, lui sarebbe stato più forte del padre al quale “ho fatto un po’ male..., gli ho fatto un pìccolo ematoma...”. Ciò sarebbe avvenuto in Piazza _ il 21.02.2011.
Un passante avrebbe chiamato la polizia, sarebbe stato fermato e trasferito in _.
Il padre sarebbe stato ricoverato in Ospedale dove sarebbe rimasto in osservazione per due giorni.
Il peritando ricorda che prima della lite col padre e davanti a quest’ultimo si sarebbe tagliato l’avambraccio sinistro (che effettivamente presenta tre cicatrici relativamente fresche).
Il 22.02.2011 il peritando sarebbe stato portato dalla _ negli uffici della polizia di _ per le formalità del caso. A quanto asserisce non sarebbe stato in stato di arresto ma per caso, nei corridoi della polizia, sarebbe stato riconosciuto dalla vittima della “rapina” che si trovava lì in relazione a questa faccenda e che l’avrebbe indicato come “il secondo” dei suoi aggressori. Per questo motivo sarebbe stato arrestato e trasferito, il 23 febbraio, al Carcere _.”
(AI 97 p. 3-6).
Quanto alle cure di sostegno psicologico dicasi che non sempre l’accusato si è presentato a tutti gli incontri fissati dall’operatore (AI 86).
2. Nemmeno IM 2 è incensurato. Con sentenza 13 marzo 2008 della Presidente delle Assise Correzionali di _ è stato riconosciuto colpevole di coazione sessuale, lesioni semplici ripetute, ingiuria ripetuta, danneggiamento, violazione di domicilio e contravvenzione alla LStup ed è stato condannato alla pena detentiva di 10 mesi con la condizionale per due anni. In tale giudizio si legge:
"
A. Sulla vita
1.
IM 2, nato il _ a _, è cittadino _, domiciliato a _.
Il padre è direttore della _ di _, la madre è casalinga. Ha un fratello maggiore, _, il quale è dipendente della _.
Terminate le scuole dell’obbligo, IM 2 ha frequentato il liceo, all’Istituto _ di _, senza conseguire la maturità. Nel 2005, infatti, mentre stava ripetendo la quarta liceo, decise di abbandonare gli studi poiché – così come riferito, in aula, dall’imputato – non gli interessavano. Le sue prime esperienze di lavoro furono a tempo determinato e gli vennero procurate dall’agenzia di collocamento Sottel. Nel marzo del 2006, venne assunto alle dipendenze della _, prima come stagaire e poi come apprendista impiegato in logistica. Le sue mansioni - descritte nell’attestato 22.9.2006 agli atti (AI 17) – consistono nella riorganizzazione del materiale in magazzino, nella gestione dei bollettini materiale in uscita, nell’inserimento dati con ordinatore, nella preparazione del materiale, per le consegne, nelle consegne a domicilio e nella vendita diretta ai clienti.
In aula, IM 2 si è detto soddisfatto della strada professionale intrapresa ed è intenzionato a conseguire il diploma professionale ed, in seguito, la maturità professionale.
IM 2 percepisce uno stipendio lordo di fr. 1'200.— e, abitando in casa con i genitori che, tra l’altro, contribuiscono al pagamento del contributo di cassa malati, non ha spese particolari, se non quelle strettamente personali.
IM 2 ha iniziato a consumare marijuana “per il piacere di fumare” nel 2002 e ne ha fatto un uso, più o meno, regolare fino alla fine del 2007.
IM 2 ha spiegato di avere smesso il consumo di marijuana poiché seriamente intenzionato ad ottenere la patente - il cui rilascio è condizionato agli esiti dei controlli delle urine – e perché si è reso conto degli affetti negativi che il consumo della sostanza stupefacente gli provocava. L’accusato ha, altresì, dichiarato di avere, nel frattempo, smesso anche di eccedere nel consumo di bevande alcoliche.
B. I precedenti penali
2.
IM 2 è stato condannato dalla pretura penale l’11.11.2004 per titolo di lesioni semplici, inosservanza dei doveri in caso di infortunio e contravvenzione alla legge sugli stupefacenti alla pena di 3 giorni di detenzione, posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni (cfr. AI 7).
C. Inchieste a carico dell’imputato
3.
A distanza di un mese dalla condanna emessa dalla Pretura penale, IM 2 è stato oggetto di quattro inchieste penali, dal 10 dicembre 2004 al 5 agosto 2005.
3.1.
La prima inchiesta ha preso avvio dalla denuncia presentata da _, in data 10 dicembre 2004, alla polizia cantonale. In sostanza, la ragazza rimproverava a IM 2, con il quale intratteneva una relazione sentimentale, di averle usato violenza fisica, psichica e sessuale la sera stessa della denuncia. IM 2 ha, dapprima, negato ogni addebito, sporgendo, a sua volta, denuncia contro _ per titolo di lesioni semplici e vie di fatto. In seguito, presentandosi spontaneamente in polizia il 6 gennaio 2005, l’accusato ritrattò la sua versione dei fatti, ritirò la sua denuncia ed ammise che quanto denunciato dalla sua ragazza corrispondeva alla verità.
3.2.
Da lì a poco, prese avvio una seconda inchiesta a carico di IM 2. La denuncia fu presentata, in data 26 febbraio 2005, da _ e da _ per titolo di lesioni semplici, ingiuria, danneggiamento ed altri reati. Le due ragazze rimproveravano a IM 2 di averle, quella sera stessa, prima importunate, poi insultate e di avere, in seguito, danneggiato l’autovettura della _ e colpito la _ al capo. IM 2, sentito dalla polizia, ammise, in sostanza, le sue responsabilità, anche se, nella sua versione dei fatti, affermò di essere stato, a sua volta, provocato dalle due ragazze.
3.3.
Con denuncia scritta, indirizzata al ministero pubblico in data 14 luglio 2005, _ - che, nel frattempo, aveva ripreso la sua relazione sentimentale con IM 2 – denunciò nuovamente IM 2, questa volta per titolo di lesioni semplici, vie di fatto, ingiurie ed altri reati.
Secondo il dire della ragazza, il 9 luglio 2005, IM 2 l’aveva nuovamente picchiata ed insultata.
3.4.
Il 5 agosto 2005, IM 2 venne denunciato da parte delle polizia comunale di _ per titolo di contravvenzione alla legge sugli stupefacenti, siccome fu trovato in possesso di 11 grammi di marijuana.
Dal 5 agosto 2005, IM 2 ha tenuto buona condotta, non avendo più interessato le autorità di perseguimento penale.”
(72.2008.2 p. 9-11).
All’epoca IM 2 lavorava presso la ditta di cui il padre era direttore. Con il decesso del padre, avvenuto nel 2009, la nuova direzione ha proceduto ad una ristrutturazione del personale. Purtroppo IM 2 ha perso il lavoro e, quindi, anche le prospettive di ultimare la sua formazione.
Attualmente IM 2 è collocato presso la fondazione “_”. Il collocamento è avvenuto con eccessiva sufficienza, senza che fossero esplorate in modo approfondito le ragioni, le motivazioni e la proporzionalità della misura. Al di là degli sforzi fatti dal difensore, il provvedimento è stato ordinato senza un progetto chiaro indicante gli obbiettivi e le fasi della presa a carico. Nella realtà si ha che, con scritto del 10 marzo 2011 (AI 24) il difensore ha chiesto “un rapporto psichiatrico che si determini su (...) l’opportunità di avviare un trattamento ambulatorialeo stazionario con sospensione del procedimento penale” facendo sì riferimento a documentazione medica e psichiatrica asseritamente allegata, ma in realtà ha omesso di allegarla. Il Magistrato ha comunque ordinato la misura senza nemmeno conoscere il contenuto di detta documentazione, che risulta essere, peraltro, l’unica che potesse in qualche modo giustificare il provvedimento visto che nessun rapporto medico specialistico è stato nel frattempo allestito. La relativa documentazione è stata annessa agli atti, su richiesta di questo Presidente, soltanto all’udienza preliminare del 20 ottobre 2011, mentre lo scambio di mail che ha preceduto il collocamento è stato prodotto dal difensore soltanto al dibattimento. Nemmeno un piano dettagliato delle fasi degli obbiettivi del trattamento è stato posto agli atti ai fini della misura.
Sia che sia la Corte non ha ritenuto dati i presupposti per mantenere la misura, così come ordinata, imponendo però al condannato di proseguirla quale norma di condotta. Ci torneremo.
3. Sui fatti si ha quanto segue.
a) Incontestate sono le imputazioni di cui ai N. 4-7 dell’AA a carico di IM 1 e quella di cui al N. 3 a carico di IM 2. Per le stesse si rinvia, pertanto, alla lettura degli atti di accusa.
b) Per quel che è della tentata rapina, imputata ad entrambi i prevenuti, la Corte ha ritenuto che, in generale, la ricostruzione dei fatti su basi testimoniali risulta, trattandosi di momenti di concitazione e del tutto inattesi da parte della vittima e delle persone che stavano con lei, problematica proprio per la dinamica degli eventi. E’ quindi partita dagli elementi certi, incontrovertibili e meglio: le lesioni riportate dalla vittima, le sue condizioni di portatore di handicap (protesi alla gamba) che escludono che sia stata lei a provocare la lite, il suo racconto lineare e senza contraddizioni fornito alla polizia ed al MP contrapposto ad una versione scostante del IM 1 e ad una del tutto inutilizzabile del IM 2 che si è detto del tutto incapace di ricordare alcunché a causa del suo stato influenzato dall’abuso di alcol, nonché il fatto, confermato da tutti i testimoni, che il fratello della vittima era davanti e che, quindi, è intervenuto solo per difenderla.
Accertato che IM 2 e IM 1 hanno aggredito ACPR 1 nei modi e nei tempi descritti nell’atto di accusa e che questi ha riportato le lesioni indicate nel certificato medico del 24 febbraio 2011 (AI 96, allegato 29), la Corte si è chiesta quali fossero i motivi che hanno spinto i due ad agire in modo proditorio contro la vittima che nemmeno conoscevano. Non ha trovato una risposta certa. Diversi elementi porterebbero a ritenere che abbiano agito a scopo di lucro, per fare un furto, come il frugare nelle tasche della vittima. Tuttavia, su questo punto, ella riferisce di sue sensazioni, senza poterne essere graniticamente certa. E’, quindi, prevalso, nella Corte il convincimento che non si è trattato di una rapina e, meglio, di un’aggressione al fine di commettere un furto. Detto che i due non avevano bisogno di soldi poiché IM 2, rientrato a casa in taxi subito dopo i fatti della pensilina, ancora disponeva di denaro sufficiente per pagare la corsa, l’intera serata, passata dai due tra il consumo smodato di alcol e quello di droga, fa piuttosto propendere per un’aggressione fine a sé stessa, commessa da due balordi che hanno così inteso mettere la cosiddetta ciliegina sulla torta, aggredendo il primo che è capitato loro a tiro. Con il che i due sono stati condannati per aggressione in concorso con il danneggiamento (protesi alla gamba).
c) Per quel che è dell’imputazioni di lesioni gravi ai danni del padre, osservisi che i fatti sono stati accertati sulla base delle immagini (agli atti) riprese dall’impianto di video sorveglianza, dove IM 1 è ripreso mentre colpisce più volte il padre, che pure si difende. La lettura di quanto accaduto si spiega con l’antefatto e meglio con quanto è accaduto prima. Quel giorno infatti IM 1, che aveva passato la notte a casa del padre, si è alzato e si è recato alla _ ad acquistare una bottiglia di superalcolici dopo aver bevuto gli ultimi sorsi che erano rimasti nella bottiglia che ancora aveva in casa. Rientrato, ha continuato a bere e, poi, ha iniziato ad inveire contro il padre, fino a strappare le tende e a pretendere di essere accompagnato presso i genitori della sua ex compagna, a _, per discutere con loro dei suoi problemi di coppia, cosa che il genitore non intendeva fare trattandosi di questioni riservate del figlio, nelle quali non voleva immischiarsi. In effetti, proprio in quel periodo, la compagna aveva deciso di interrompere la relazione.
Il padre, invalido, cui è stata diagnostica una schizofrenia, vista la situazione lo ha invitato ad andare assieme al bar a bere un caffè. Si è trattato, invero, di un artificio per indurlo ad uscire di casa, ritenuto che se lo avesse invitato semplicemente ad andarsene, avrebbe avuto la peggio immaginandosi che sarebbe stato facilmente malmenato. Nelle sue intenzioni infatti vi era che, una volta bevuto il caffè, sarebbe stato più facile liberarsi della sua presenza, non permettendogli più di rientrare in casa piuttosto che espellerlo dall’interno, non immaginandosi di certo che il figlio lo avrebbe picchiato per strada. Il tutto si è rivelato vano: già al bar IM 1 ha picchiato un pugno sul tavolo ed ha insistito perché il padre lo accompagnasse a _. Di fronte all’ennesimo rifiuto, IM 1 lo ha picchiato, invitandolo più volte a seguirlo a _, cosa che il genitore non intendeva fare. Il tutto è, poi, stato sedato dall’intervento della polizia che è intervenuta dietro segnalazione di terzi. Di transenna si segnala che il giorno stesso l’imputato ha accettato il suo ricovero alla _ mentre due giorni dopo, in occasione di un suo interrogatorio, a piede libero, presso gli uffici della polizia è stato riconosciuto dal ACPR 1, che era appena stato interrogato, in occasione di un del tutto casuale incrocio. Da lì sono scattate le manette.
Tornando ai fatti di cui all’imputazione N. 3 dell’atto di accusa si ha che dal certificato medico 24 febbraio 2011 in atti non emergono gli estremi di una lesione grave, la vittima non potendo essere considerata persona incapace di difendersi (dalle immagini emerge infatti che si difende, pur soccombendo) ed essa ha rinunciato a presentare querela. La Corte ha, pertanto, condannato IM 1, per coazione avendo limitato la libertà del padre, che voleva essere lasciato in pace, a subire l’aggressione per imporgli di recarsi a Paradiso dai genitori della sua ex, con l’avvertenza che se non l’avesse fatto avrebbe continuato a picchiarlo (art. 181 CP).
4. Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è fondamentale. L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa; il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi (
Stratenwerth
,
Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, n. 72 ad § 6;
Stratenwerth/Wohlers
, op. cit., n. 17 e 18 ad art. 47 CP
).
Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende,
mutatis mutandis
, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP
(Stratenwerth/Wohlers
, op. cit., n. 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).
Vanno inoltre considerati -sempre secondo la citata  situazione familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena (
Strafempfindlichkeit
) per rapporto allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid.
2.1 con rinvii;
Stratenwerth
,
op. cit., n. 53 segg. ad § 7).
Esigenze di prevenzione generale, per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al riguardo il TF: "Considerazioni di prevenzione generale possono influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore a quella che corrisponde alla colpa” (DTF 118 IV 342).
Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV 150; 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). Al riguardo la CCRP ha costantemente affermato e ribadito che per sostenere che una sanzione rientri fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art. 63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza, non basta confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della colpa, ma occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche soggettive, che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si rivela assai arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni agire fonda le sue radici che gli sono proprie. Sempre la CCRP ha al riguardo precisato che il principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo più importante solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più imputati (CCRP 5 settembre 2005 in re A., consid. 8h e 13 dicembre 2005 consid. 8f).
a) Nell’aggressione IM 2 porta le maggiori responsabilità perché è lui che ne dà il là (che picchia per primo) ed è lui ad essere il più violento. Conto tenuto dei suoi precedenti, della sua vita anteriore, della sua colpa comunque grave per aver agito per motivi futili essendosela presa con il primo che capitava dopo una serata di bagordi, di una media scemata imputabilità dovuta agli effetti dell’alcol, peraltro mitigata almeno in parte da un actio libera in causa (IM 2 conosce gli effetti che su di lui provoca l’alcol), partendo da una pena detentiva di base di 36 mesi, come peraltro concordemente affermato da accusa e difesa, la Corte ha condannato IM 2 ad una pena detentiva di 18 mesi, sospesi condizionalmente per un periodo di quattro anni. Per rafforzare la prognosi, che, visti i precedenti, non appare certo confortante, è stata disposta la norma di condotta di continuare il trattamento già in corso per il tramite della competente antenna, le cui modalità andranno meglio precisate con il tempo. A mente della Corte, infatti, non ricorrono gli estremi dell’art. 60 III CP, anche perché la documentazione medico-psichiatrica appare insufficiente così come la misura è del tutto sproporzionata per rapporto ai fatti commessi. A ciò aggiungasi che non vi è causalità tra il reato commesso e la necessità di alimentare la propria dipendenza dall’alcol, che sembrerebbe sottendere la misura stando alla documentazione solo accennata dal difensore prima dell’emissione dell’atto di accusa ma giunta all’incarto soltanto al dibattimento, dietro sollecitazione del Presidente. In altri termini non si tratta, a mo’ di esempio, del tossicodipendente che delinque (spaccia) proprio per rispondere alle esigenze dettate dalla sua dipendenza. Ciò posto l’ordine di continuare, per il tramite della competente antenna, le cure attualmente in essere non deve essere interpretato come un ordine di, necessariamente, proseguire il collocamento già iniziato. Le modalità d’esecuzione della norma di condotta (di regola valida durante tutto il periodo di prova) avranno da essere concordate con i competenti servizi, a differenza di un collocamento ai sensi degli artt. 59 e 60 CP la cui esecuzione avviene sotto verifica del _. In altri termini la presente non ha, per nessuna ragione, da essere intesa come una decisione di collocamento ai sensi degli artt. 59 e rel CP (misure terapeutiche), ma una norma di condotta (art. 44 cifra 2 CP), onde rafforzare la prognosi, in violazione della quale l’accusato sarebbe con ogni probabilità chiamato ad espiare la pena detentiva inflittagli così come, a scanso di equivoci, in tale eventualità, soltanto il periodo dal suo collocamento alla pronuncia della presente, potrà essere computato sul periodo di eventuale espiazione in caso di revoca della sospensione condizionale.
b) A carico di IM 1, che nell’aggressione ha avuto un ruolo minore, gravano il pesante precedente ed il concorso di reati che hanno leso più beni protetti, che ne fanno un individuo pericoloso, che non si lascia certo impressionare dalla privazione della libertà. La Corte, partendo da una pena base di 45 mesi, facendo proprie le conclusioni peritali che riconoscono all’accusato un grado di scemata imputabilità tra il medio ed il grave, gli ha inflitto una pena detentiva di 18 mesi. Quanto alla misura, sempre seguendo la perizia psichiatrica del dott. _ – alla cui lettura si rinvia (in particolare alle p. 30-37) è stato disposto il trattamento stazionario ex art. 59 III CP, cosicchè l’esecuzione della pena è stata sospesa per dar luogo al trattamento, sulla cui ubicazione deciderà il GPC, il quale dovrà, di tutta evidenza, tener conto, da un lato, dell’alto rischio di recidiva del condannato e, dall’altro, che le autorità amministrative non potranno esimersi, come già lo hanno fatto in occasione della precedente pesante condanna, dal chinarsi sulla questione della revoca del permesso di dimora con esiti, molto verosimilmente, diversi.
5. Per quel che è delle pretese dell’accusatore privato ACPR 1, al di là del fatto che è stato aggredito in modo proditorio ed inaccettabile, dall’incarto non sono emerse informazioni che confermino una particolare sofferenza. In linea con la prassi dei nostri tribunali gli è stata riconosciuta un’indennità per torto morale di fr. 1'000.- da porre a carico degli accusati in solido, i quali sono pure tenuti solidalmente al risarcimento delle spese legali così come esposte.
Anche i costi processuali sono a carico dei condannati che devono pure subire la confisca, rispettivamente la distruzione degli oggetti in sequestro.
Visti gli artt.:
12, 22, 40, 42, 43, 44, 46, 47, 49, 51, 69, 70, 134, 144, 150, 181, 251, 285 CP;
19a LStup;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations