# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2f067246-ab0b-5316-91e9-fafa48bbe6eb
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1. A proposito della sua situazione personale IM 1 ha dichiarato:
"
Ho 4 sorelle che vivono in _. Mio padre è morto e mia madre vive in _. Ho seguito le scuole dell’obbligo fino alla media ma non l’ho finita. In seguito ho lavorato saltuariamente come barbiere in _ e in _. Poi sono andato in Italia nel 1999 e vi sono rimasto fino a quando sono giunto in Svizzera il 18.12.2011. In Italia ho sempre lavorato in nero come imbianchino, muratore o altri lavoretti che capitavano anche come barbiere ambulante di strada. Guadagnavo il minimo indispensabile per poter vivere. Di solito vivevo in case dove ti affittano il posto letto mensilmente. Da quando sono in Svizzera non ho svolto nessuna attività. Ho fatto domanda d’asilo ma non so che esito abbia avuto. Prendo atto dal PP che a lui risulta che io sia un _. Non ho altro da aggiungere sulla mia situazione personale”.
In realtà di lui nulla, o quasi, si sa. Infatti non dispone di alcun documento e, quel che è certo, è che ha un curriculum penale estremamente corposo:
"
Ammetto che sono già stato condannato in Italia per stupefacenti e per soggiorno illegale. Il PP mi comunica che ha già provveduto a richiedere anche l’estratto del CG italiano che perverrà nei prossimi tempi. Il PP mi ricorda anche la condanna con DA inflittami dalla _ il 21.01.2012 a 60 aliquote da fr. 30.- l’una per il reato di furto (doc. TI 5 e 10). È vero che l’ho subita e la decisione mi è stata notificata brevi manu il 21.01.2012”.
Difatti il suo casellario giudiziale italiano rappresenta un elenco interminabile di infrazioni, la più parte legate alla sua condizione di clandestino, refrattario a qualsiasi forma di collaborazione con le autorità del suo paese al fine di regolarizzare la sua situazione personale facendosi finalmente rilasciare un valido passaporto. Così al PP:
"
Il PP mi informa di aver ricevuto l’estratto del CG italiano (doc. 19) nel quale figurano ben 22 episodi relativi a condanne fra il 2002 e il 2007. Non le nego e ammetto di aver trascorso dei lunghi periodi di detenzione per espiazione delle varie condanne. Mi pare di ricordare di aver espiato in Italia per un totale di circa 4 anni e 6 mesi o 4 anni e 8 mesi. Preciso che per due situazioni sono stato assolto per un totale di 16 mesi che avevo già scontato ma non ho ricevuto alcun risarcimento. Il difensore fa presente che anziché considerare 22 episodi i scritti a casellario, in realtà si tratta di 22 registrazioni giudiziarie”.
Come detto anche in Svizzera, nonostante il brevissimo periodo in cui vi ha soggiornato, è già stato condannato per furto a 60 AG da fr. 30.- l’una (DA 21.01.12 _, _).
2. Dahmen è stato arrestato a _ il 29 gennaio 2012, dove è stato posto in carcerazione preventiva. Il 2 marzo 2012 il procedimento è stato assunto dal Canton Ticino a seguito dell’accertamento del suo coinvolgimento nel furto di cui al N. 1.1. dell’AA. Dal 14 marzo 2012 si trova in anticipata espiazione di pena.
3. In merito all’imputazione di cui al N. 1.1. dell’AA IM 1 così si è espresso:
"
Il PP mi contesta un episodio di furto con scasso avvenuto fra il 28.12.2011 e il 2.01.2012 a _ ai danni di ACPR 1 nella cui abitazione e stata asportata varia refurtiva per circa CHF 174'200.00 (gioielli, orologi, denaro, argenteria, apparecchi elettronici, ecc.), causando nel contempo danni all'appartamento e al mobilio per circa CHF 40'800.00. II PP mi chiede se I'episodio mi ricorda qualcosa e io rispondo come segue: è vero che io sono entrato in quella casa a _ dove mi ero recato col treno da _. Ero andato a _ per fare un giro. A un certo momento mentre camminavo in una via per scendere verso il lago, ho visto 3 persone che io conoscevo di vista come _ (forse del nord _) siccome bazzicavano nei dintorni della stazione di _ e giù in riva al lago (a _ ci andavo ogni tanto alla sera e Ii avevo visti in giro quei 3). Quella sera (non ricordo esattamente ma mi pare che potesse essere sulla fine dell'anno) ho visto queste 3 persone nord _ con Ie quali precedentemente in occasione di quei fugaci incontro a _ avevo solo scambiato qualche parola in _, uscire da quella casa con in mano degli oggetti ma non ho visto esattamente cosa perche era buio. Ovviamente avevo capito perfettamente che stavano rubando in quella casa e quindi ho lasciato che loro si allontanassero e dopo un po' sono entrato anch'io in quella casa salendo al piano superiore arrampicandomi da un davanzale dove poi ho trovato che c'era già una finestra rotta (avevo già visto questa finestra rotta da quando gironzolavo attorno a quella casa perche avevo visto che c'era anche la luce accesa) e vi sono entrato da quella parte. AII'interno ho visto che c'era molto disordine con vari oggetti sparsi per terra e allora io ho gironzolato all'interno della casa per trovare anch'io della refurtiva. Ho asportato due telefonini, un _ e qualche indumento che ho trovato già sul pavimento (pantaloni e due magliette). In seguito sono uscito sempre dalla finestra rotta e me ne sono andato in giro per _ a passare la nottata. Della refurtiva che ho asportato da quella casa ho mantenuto con me solo gli indumenti mentre invece i due telefonini e _, siccome non potevo portarli dentro il centro di registrazione di _, Ii ho nascosti fuori ma sono stati poi rovinati dalla pioggia e Ii ho venduti a un _ che gira per _ per CHF 50.00.
II PP mi sottopone ora una documentazione fotografica che sarà allegata al presente verbale come Allegato 1 e mi chiede se riconosco il luogo del furto. Dopo aver visionato questa documentazione riconosco quella casa come quella in cui sono entrato per asportare quel che ho detto sopra. I tre nord _ che avevo visto scappare da quella casa prima che io vi entrassi, da quella sera io non Ii ho più visti. Io sono sicuro che loro non mi hanno visto mentre io osservavo la loro fuga da quella casa. Posso assicurare che questa la prima volta in assoluto che io andavo a rubare all'interno di una casa.
Domande del PP
D: Lei sa dirmi esattamente quando è giunto a _ per la sua domanda d'asilo e quando è stato trasferito a _?
R: Mi pare che sono arrivato a _ il 16 o 17 dicembre 2011 e sono stato trasferito a _ mi pare il 2 di gennaio 2012. II PP mi comunica ora che sulla base dell'accertamento richiesto il 13.03.2012 alla Sezione popolazione, Servizio asilo, risulta che io sono giunto a _ il 18.12.2011 alle ore 11.00 e sono stato trasferito a _ il 3.01.2012. Ne prendo atto e penso che corrisponda esattamente a verità.
D: Quando era qui in Ticino, lei aveva una sciarpa del _?
R: Si, era mia e se ben ricordo I'ho dimenticata nella casa in cui ho fatto il furto. II PP mi informa che tale sciarpa è stata effettivamente ritrovata all'interno dell'appartamento svaligiato del ACPR 1 e che sulla stessa vi e il mio DNA (doc. TI 1 all. 3). Effettivamente ciò conferma la mia ammissione e dopo che il PP mi mostra una foto a colori di questa mia sciarpa, la riconosco senza ombra di dubbio come mia (il PP allega questo foto come Allegato 2 al presente verbale).
D: Ha qualcos'altro da aggiungere sull'episodio di furto in Ticino che Ie e imputato?
R: No. Posso assicurare che non ho commesso altri furti qui in Ticino durante il periodo in cui vi sono rimasto prima del mio trasferimento a _”.
Il rappresentante del Pubblico Ministero, con la redazione dell’AA, gli ha, per finire, creduto, verosimilmente nel solco della prassi tracciata dalla CARP dalla sua costituzione (sentenza 29.09.2011 in re B confermata in DTF 29.06.2012, laddove però il potere di riesame in fatto si è comunque limitato alle censure di arbitrio, non disponendo, l’alta Corte, contrariamente all’ultima istanza cantonale, di pieno potere di cognizione nell’accertamento dei fatti). Difatti in occasione del primo verbale il PP ha contestato all’imputato gli indizi che lo facevano propendere piuttosto per una piena partecipazione al furto commesso dal _ e meglio:
"
Il PP mi elenca ora quali sono i gravi indizi di colpevolezza:
1. la mi stessa ammissione avvenuta in questo verbale;
2. il furto è avvenuto fra il 28.12.2011 e il 02.01.2012, cioè nel periodo in cui io ero in Ticino, e cioè dal 18.12.2011 al 3.01.2012 (doc. TI 9);
3. nell’appartamento svaligiato è stata ritrovata una sciarpa del _ con il mio DNA (doc. TI 1 all. 3);
4. la sciarpa è stata ritrovata sul letto del bambino nella sua stanza e la vittima, agli agenti della scientifica intervenuti, ha escluso totalmente che fosse sua, di suo figlio o di qualche altro membro della famiglia, ma che dovrebbe appartenere all’autore ignoto del furto ai suoi danni”.
4. Per quanto riguarda i furti commessi nel canton _, dagli atti emerge quanto segue. Nel primo verbale davanti al PP ha dichiarato:
"
Il PP mi riassume brevemente gli episodi di reato di cui sono stato imputato a _, assieme ad altri due (ora in arresto anche loro a _) e che sono elencati al doc. FR da 2057 a 2073 che contempla:
1) 37 furti fra consumati e tentati (art. 139 cifra 1 CPS in rel. con l’art. 22 CPS);
2) 37 danneggiamenti (art. 144 CPS)
3) contravvenzione alla LStup (art. 19a LStup)
4) entrata e soggiorno illegale (art. 115 LStr)
e inoltre,
5) furto di lieve entità commesso il 13.01.2012 ai danni del negozio ACPR 38 di _ (doc. FR da 2000 a 2009),
reati per i quali vi e già stata I'istruttoria a _ e che quindi non vengono più ripresi in dettaglio in questa sede ma per i quali il PP mi chiede se ho qualcosa da dichiarare. Rispondo che effettivamente io ho commesso dei furti nelle auto dopo aver rotto un vetro con il gomito del mio giaccone che è rinforzato. Il PP mi chiede come mai in camera mia c'era un martelletto spacca vetri con il mio DNA e io rispondo che effettivamente I'ho toccato ma in quel centro ci sono molti altri ospiti. Nego decisamente di aver usato quell'attrezzo per rompere i vetri delle auto ma I'ho sempre fatto solo o con il gomito o con altri pezzi di ferro che trovavo in giro. Io ammetto di aver fatto tutti i furti contemplati fra la notte del 28/29.01.2012 a _. Assicuro che Ii ho sempre commessi da solo e non insieme agli altri due che sono ora in arresto a _. II PP mi contesta che a _ sono pure avvenuti altri 4 furti nella notte dell'11.01.2012 ai danni di autovetture. Dico subito che io non c'entro e non Ii ho commessi io. Io non so nulla di chi Ii abbia potuti commettere.
Devo dire che effettivamente la notte del 28/29.01.2012 ho commesso diversi furti nelle auto (a mio parere circa 15-16) ma ero anche piuttosto bevuto e fumato anche spinelli. II PP mi contesta il fatto che i furti contemplati nel rapporto di polizia di _ sono ben maggiori di numero e il mio DNA è stato ritrovato sia sui furti avvenuti nella notte del 28 sia su quelli avvenuti su quella del 29 gennaio 2012. A questo momento, viste Ie contestazioni che mi fa il PP, non posso escludere di averne commessi alcuni altri ma non saprei esattamente dire quali e quanti. E' vero che ho commesso dei furti durante quelle due notti sul 28 e sul 29 gennaio 2012. Non saprei dire esattamente quanti episodi di furto ho commesso in quelle due notti anche perché ero bevuto e avevo anche fumato marijuana. Non ho quindi grandi ricordi lucidi.
II PP mi chiede di giustificare il ritrovamento nella mia camera di diversi oggetti poi sequestrati dalla polizia. Rispondo che era tutta refurtiva che io avevo sottratto dai veicoli (occhiali, GPS, fotocamera, ecc.). II PP mi elenca quello che figura nel verbale di sequestro redatto dalla Polizia di _ (doc. FR 2053). Effettivamente corrisponde a quello che è stato a me sequestrato.
Non ho altro da aggiungere su questo capitolo se non per ribadire che io ho sempre agito da solo in quelle occasioni”.
Il rappresentante del MP gli ha nel contempo ricordato gli indizi a suo carico:
"
II PP mi elenca ora quali sono i gravi indizi di colpevolezza:
tutti gli episodi di furto con scasso sono avvenuti: in 3 casi fra I'11 e il 12.01.2011 e in altri 34 casi fra il 28 e il 29.01.2012;
in tutti gli episodi e state rotto un vetro dell'auto per poi accedervi e sottrarre la refurtiva, con un attrezzo idoneo allo scopo (prob. un martelletto spacca-vetro o altro);
la testimonianza del custode del centro per asilanti della _ che mi ha visto uscire la sera del 29.01.2012 assieme a tali _ e _ poi arrestati con me a _ (doc. FR 2034 linea 40);
in almeno 8 episodi di furto e stato trovato sul posto il mio DNA e in un ulteriore caso frammisto con altri profili DNA (doc. FR da 2023 a 2031);
nella mia camera di _ e stata trovata varia refurtiva proveniente dai vari furti commessi ai danni di autovetture;
nella mia camera e stato trovato anche un martelletto spacca-vetri usato nelle varie effrazioni ai danni dei veicoli.
Di fronte a questi indizi dichiaro che io ho sempre agito da solo e quella sera che il custode mi ha visto uscire con gli altri due, è vero ma poi io sono andato per i fatti miei e gli altri due pure. II DNA ritrovato su diversi di questi episodi conferma la mia ammissione. Sul martelletto spacca-vetri posso dire che non è mio ma ho visto che era nella nostra camera che condividevo con altre 5 persone. E' vero che io I'ho toccato e so che era di un tunisino pure ospite del centro che però ora è già rientrato in Italia. Preciso che il martelletto non e stato ritrovato nel mio armadietto ma era in un altro armadio della camera che però non avevo io in uso.
Non ho altro da aggiungere su questo capitolo”.
Nuovamente interrogato l’imputato ha dichiarato:
"
2.1 Sui 37 episodi di furto con scasso ai danni di autovetture a _.
Su tutti questi episodi che il PP mi aveva già passato in rassegna e contestato net corso del verbale del 14.03.2012 (doc. 11), io ribadisco quel che ho detto in quel verbale. A me sembra di ricordare che gli episodi da me commessi fossero molto meno di quelli che mi vengono accollati (potrei quantificarli in una quindicina) ma sottolineo che anche in quelle occasioni ero abbastanza bevuto e avevo anche fumato i soliti spinelli quotidiani quindi i miei ricordi sono piuttosto offuscati per queste ragioni. Per il resto rinvio a quello che avevo dichiarato sia a _ sia nel verbale summenzionato”.
5. Sugli altri reati (n. 2 e 5) indicati nell’AA è appena il caso di dire che sono stati riconosciuti almeno nella sostanza:
"
2.2 Sul furto di lieve entità ai danni del negozio ACPR 38 di _ Effettivamente riconosco che è possibile che possa essere io I'autore anche di questo furto. Il PP mi rende edotto che sono stato fermato in flagranza dal responsabile del negozio e che quindi la mia paternità e certa. Il PP mi informa che I'ammontare della refurtiva (giacca "_") era di CHF 159.90.-. Non ho altro da aggiungere. (...)
3. sui miei consumi di stupefacenti in Svizzera
Come ho già ammesso nel verbale PP del 14.03.2012 (doc. 11), da quando sono in Svizzera e fino all’arresto del 30.01.2012 a _, ho sempre fumato in media 3-4 spinelli di marijuana la giorno. Quindi per un totale complessivo che potrei stimare in ca. 35-40 grammi. Non ho altro da aggiungere”.
6. Tornando ai fatti relativi ai furti commessi a _, la Corte non ha ritenuto sufficienti elementi per affermare, al di là di ogni dubbio, la responsabilità penale dell’imputato per quel che concerne le imputazioni di cui ai N. 1.2; 1.3 e 1.4., la similitudine delle modalità con cui sono stati perpetrati, da sola non basta, non essendo così originali da configurarne una sorta di marchio di fabbrica.
Per quanto riguarda gli altri furti va detto che sono stati tutti commessi tra il 28 ed il 29 gennaio 2012; si tratta, tutti, di furti in autoveicoli, commessi con le medesime modalità così come le refurtive si somigliano (materiale elettronico, occhiali, denaro contante e indumenti) ed in parte ritrovate nella camera dove alloggiava. In 8 casi è stato rinvenuto il profilo del DNA dell’imputato. L’imputato non ha mai fornito una spiegazione lineare del suo agire, trincerandosi dietro al fatto di non ricordare a causa dell’ingestione di alcol e del consumo di droga, quantificando il numero di furti commessi in circa una quindicina, senza sapere indicare quali e senza puntualmente spiegare quali furti avrebbe commesso e quali invece contesta. Nemmeno il difensore, nella sua peraltro confusa arringa, ha saputo dire quali sarebbero, con precisione, le imputazioni riconosciute e quali invece quelle ammesse. A fronte di queste poco lineari e contraddittorie (ne ho fatti 15, però non so bene quali, per finire condannatemi per 8) versioni, dall’incarto emergono sufficienti elementi per ritenere la responsabilità penale dell’accusato in tutti i fatti di cui ai n. 1.4. a 1.38. , fatto salvo il punto 1.30 su cui si dirà qui appresso.
Come detto le modalità, che da sole non bastano, ma che sono comunque meno comuni di quanto di solito le cronache riportano, nella misura in cui il bersaglio non sono stati delle abitazioni o dei locali commerciali e meglio degli immobili, ma delle vetture regolarmente posteggiate, sono identiche in tutti i furti. Inoltre le autorità _ hanno escluso la partecipazione di terzi all’infuori dell’imputato nei furti oggetto di questo procedimento, fatto salvo il n. 1.30. che è stato attribuito a tale _ e che viene, per prudenza, stralciato da quelli a carico del qui accusato.
In realtà i furti in questione sono stati compiuti in una zona limitata, in un lasso di tempo molto corto, alcuni addirittura nelle strette vicinanze rispetto a dove sono stati commessi quelli in cui è stato rinvenuto il profilo del DNA dell’accusato.
A ciò aggiungasi che l’imputato, peraltro mai lineare e del tutto sincero nei suoi racconti (v. anche dichiarazioni sui fatti di cui all’imputazione N. 2 AA allorquando ha riferito di non escludere di essere lui l’autore, senza però affermarlo con precisione, nonostante fosse stato preso in flagranza di reato) non ha escluso di poter essere l’autore dei furti, sostenendo di non ricordarsi a causa del consumo di alcol e droga, salvo poi pretendere, e quindi esserne certo, di averne commessi una quindicina al massimo, senza però essere in grado di dire quali.
In siffatte evenienze la corte ha raggiunto il convincimento che egli è l’autore dei furti indicati nell’AA ai n. 1.5 a 1.29 e da 1.31 a 1.38.
7. Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è fondamentale. L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa; il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi (
Stratenwerth
,
Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, n. 72 ad § 6;
Stratenwerth/Wohlers
, op. cit., n. 17 e 18 ad art. 47 CP
).
Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende,
mutatis mutandis
, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP
(Stratenwerth/Wohlers
, op. cit., n. 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).
Vanno inoltre considerati -sempre secondo la citata  situazione familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena (_) per rapporto allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid.
2.1 con rinvii;
Stratenwerth
,
op. cit., n. 53 segg. ad § 7).
Esigenze di prevenzione generale, per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al riguardo il TF: "Considerazioni di prevenzione generale possono influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore a quella che corrisponde alla colpa” (DTF 118 IV 342).
Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV 150; 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). Al riguardo la CCRP ha costantemente affermato e ribadito che per sostenere che una sanzione rientri fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art. 63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza, non basta confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della colpa, ma occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche soggettive, che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si rivela assai arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni agire fonda le sue radici che gli sono proprie. Sempre la CCRP ha al riguardo precisato che il principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo più importante solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più imputati (CCRP 5 settembre 2005 in re A., consid. 8h e 13 dicembre 2005 consid. 8f).
8. Il PP ha chiesto la condanna dell’imputato ad una pena detentiva di 18 mesi. Il difensore ha chiesto che l’imputato sia riconosciuto colpevole di una quindicina di furti (quali? non lo sa nemmeno lui) e che la pena detentiva non superi 9 mesi. Gliene sono stati inflitti 10.
A fondamento di tale condanna la Corte ha ritenuto la colpa dell’imputato di una certa gravità per il fatto che in un due giorni ha saputo mettere a segno un numero importante di colpi. A ciò aggiungasi come la sua scelta di vita da clandestino, senza documenti e senza alcuna possibilità di regolarizzare la sua posizione, è una scelta di illegalità, che implica, di tutta evidenza, l’arrangiarsi con mezzi illeciti per garantirsi il sostentamento. E proprio nell’illegalità della sua posizione trovano origine le innumerevoli condanne subite in Italia così come la costatazione che, non appena è giunto in Svizzera, l’accusato altro non ha fatto che delinquere, in parte anche dopo aver già subito una condanna nel canton _ per il medesimo titolo di reato. Insomma, l’accusato è un irriducibile nel non volersi munire dei documenti di legittimazione e, quindi, nell’assumere comportamenti contrari alle regole, tanto che si è fermato solo grazie all’arresto, il semplice intervento della polizia non essendo bastato visto che ha delinquito pochi giorni dopo la citata condanna _. Né vanno infine banalizzati il concorso di reati nella misura in cui, con il suo agire, ha violato più beni protetti e i pesanti precedenti che hanno il costante fil rouge legato alla scelta di non provvedere a reperire i suoi documenti di legittimazione.
A suo favore non hanno potuto essere prese in considerazioni attenuanti: di lui infatti nulla si sa e nemmeno il comportamento processuale ha lasciato intendere che si sia finalmente dissociato da una vita costellata da condanne penali.
Nell’infliggere la pena, si è inoltre tenuto conto del fatto che, proprio perché sprovvisto di documenti, non solo la prognosi è negativa, ma pure che la sanzione dovrà essere espiata nella sua interezza: per giurisprudenza chilometrica, certamente nota al difensore, chi non possiede documenti e non ha nessuna possibilità di essere socializzato in Svizzera, rappresenta un concreto rischio di recidiva nella misura in cui, privo di altre fonti di sostentamento e nell’impossibilità di essere rimpatriato, una volta liberato altro non farebbe che riprendere l’attività illecita per garantirsi il proprio sostentamento.
Tutto ciò considerato gli è pertanto stata inflitta una pena detentiva di 10 mesi, interamente da espiare che peraltro non differisce granché da quella ritenuta adeguata dalla stessa difesa.
Visti gli artt.
12, 22, 37, 40, 46, 47, 49, 51, 139, 144, 186 CP;
19a LStup;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations