# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** cc58bc0b-3d53-56e8-9f73-a2543f2cb4bb
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto: A.
Con decreto di accusa 12 febbraio 2007 il sostituto procuratore pubblico ha riconosciuto RI 1 autore colpevole di lesioni semplici per avere, in data 21 settembre 2006, a _, cagionato a PC 1 – afferrandolo per il bavero, facendolo procedere a ritroso per poi spintonarlo con vigore facendogli battere la testa contro un muro – due ferite lacero contuse nella zona sopraccigliare destra che hanno necessitato l’applicazione di 3 punti di sutura.
In applicazione della pena, il sostituto procuratore pubblico ha proposto la condanna di RI 1 alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 110
.–
, per un importo complessivo fr. 1
100
.–
, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. Ha proposto inoltre la condanna del prevenuto al pagamento di una multa di fr. 400
.–
(fissando la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento in 4 giorni) e delle spese giudiziarie ed ha rinviato la parte civile PC 1 al foro civile per le pretese di tale natura.
B.
Al decreto d’accusa RI 1 ha sollevato opposizione.
C.
Con sentenza 6 novembre 2007, il giudice della Pretura penale ha confermato il capo di imputazione di lesioni semplici intenzionali precisando che l’autore aveva agito per dolo eventuale, in stato di legittima difesa discolpante ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 CP.
Il giudice ha, così, condannato RI 1 alla pena di 5 aliquote giornaliere, per un importo complessivo di fr. 550
.–
(pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni) cui ha associato una multa di fr. 400
.–
(prevedendo in 4 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento). RI 1 è stato inoltre condannato al pagamento delle tasse e spese giudiziarie per complessivi fr. 1
270
.–.
D.
Contro la sentenza, RI 1 ha introdotto, il 6 novembre 2007, una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta del 13 dicembre 2007 egli ha chiesto, in via principale, il suo proscioglimento per non avere commesso il fatto ed avendo egli, “comunque“, agito con vie di fatto in stato di legittima difesa.
In via subordinata, egli ha chiesto la riforma della sentenza impugnata con l’accertamento che egli ha provocato delle lesioni semplici per negligenza, in stato di legittima difesa. In via ancora più subordinata, egli chiede che, in caso di condanna per lesioni semplici occasionate con eccesso di legittima difesa ex art. 16 CP, venga accertata la non colpevolezza in applicazione dell’art. 16 cpv. 2 CP.
E.
Il procuratore pubblico, senza svolgere particolari osservazioni, ha chiesto la conferma dell’impugnato giudizio.
F.
La parte civile, pure chiamata ad esprimersi, è rimasta, per contro, silente.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288
lett. a e b CPP). L’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 173 consid. 3.1 pag. 178).
2.
I fatti accertati dal primo giudice – non contestati né dall’imputato né dalla parte civile – sono i seguenti.
In data 21 settembre 2006, verso le ore 22:30, l’accusato - custode, responsabile della sicurezza e gerente del bar _ di _ - mentre si trovava presso lo snack bar _ di _ è stato informato per telefono da un suo collaboratore, _ che PC 1, cui era stata comminata in data 15 settembre 2006 (per raccomandata con ricevuta di ritorno) una diffida formale a non più superare la soglia del locale, insisteva (“
con tracotanza
”) per entrare ugualmente, sostenendo di non essere la persona indicata nella diffida.
Giunto pochi minuti dopo sul posto, l’accusato – che conosceva PC 1 in quanto frequentatore abituale del locale – gli ha chiesto di andarsene, mostrandogli nuovamente copia della diffida.
PC 1 ha continuato a negare di essere la persona interessata dalla diffida e, rifiutando pure di esibire un documento d’identità, ha continuato a non ottemperare all’invito di lasciare il locale e, alzando i toni, ha minacciato “
di spaccare tutto
”.
A questo punto, “
non vedendo alcuna volontà di collaborazione (...) e temendo il peggio
” (sentenza consid 3 pag 4), il prevenuto – che sapeva che PC 1 era un esperto di arti marziali - ha chiesto al collega di aprire la porta d’entrata per facilitare l’allontanamento dell’avventore indesiderato. Ha cercato, quindi, di prenderlo per un braccio e di accompagnarlo fuori ma questi si è immediatamente divincolato.
Così, RI 1
“lo ha afferrato per il bavero sollevandolo leggermente in modo da fargli perdere parte dell’attrito con il suolo e ridurre le sue possibilità di opporre resistenza e, quindi, facendo ricorso ad una tecnica che egli aveva appreso nell’ambito della sua formazione professionale quale guardia del corpo, lo ha spinto velocemente e con forza oltre la soglia della porta”
(sentenza consid 3 pag 4).
PC 1 ha perso l’equilibrio - va detto che, per cercare di opporsi all’espulsione, egli “
si era appoggiato allo stipite della porta e facendo forza con le braccia ha cercato di darmi una spinta all’indietro”
(sentenza consid 3 pag 4) - e, cadendo, è andato a sbattere contro un muretto, procurandosi una ferita all’arcata sopraccigliare destra, che ha necessitato 3 punti di sutura (sentenza, pag. 3-5 consid. 1-5).
3.
In diritto, il giudice della Pretura penale ha stabilito che oggettivamente le lesioni cagionate dall’imputato a PC 1 costituiscono delle lesioni semplici ai sensi dell’art 123 CP.
Dal punto di vista soggettivo, il giudice della Pretura penale ha stabilito che RI 1 “
ha agito intenzionalmente o, quantomeno, con dolo eventuale
”. Il giudice ha spiegato che il prevenuto, esperto di tecniche di combattimento e di difesa corporale, non poteva non sapere che, spingendo l’uomo all’indietro con forza, “
per di più in corrispondenza di un piccolo dislivello del pavimento dovuto alla presenza di un gradino
”, questi avrebbe potuto perdere l’equilibrio e, cadendo, sbattere contro “
qualche ostacolo, che nemmeno poteva vedere
” e ferirsi.
Nonostante ciò – ha sottolineato il giudice – l’imputato ha deciso di allontanare l’avventore facendo ricorso alla violenza. Così facendo, secondo il giudice egli “
ha sicuramente agito con dolo eventuale, se non addirittura con l’intenzione di far del male, visto che non si è limitato a fare uscire la parte civile dal locale, ma lo ha deliberatamente scaraventato fuori
”.
Il primo giudice ha, per finire, ritenuto – al contrario di quanto sostenuto dalla difesa – che l’imputato ha ecceduto i limiti dei doveri connessi con l’esercizio della propria funzione di addetto alla sicurezza. Il giudice ha, inoltre, rilevato che il ricorso alla violenza fisica per allontanare PC 1 dal locale non trovava alcuna giustificazione oggettiva: l’utilizzo della forza è apparso al primo giudice immotivato e non commisurato alle circostanze, nonostante la parte civile – rifiutatasi di abbandonare il locale a dispetto della diffida – abbia commesso una violazione di domicilio.
Il primo giudice ha considerato che, sebbene abbia minacciato di “
spaccare tutto
”, PC 1 non ha effettuato alcun gesto concreto che facesse capire che intendeva realmente mettere in atto i suoi propositi e, oltretutto, non ha cercato il contatto fisico, limitandosi a liberarsi dalla presa al braccio. Secondo il primo giudice, quindi, l’imputato ha “
palesemente superato i confini della proporzionalità
”. Egli avrebbe potuto – ha aggiunto il giudice – risolvere ragionevolmente il problema in altro modo: cercando di convincerlo ad andarsene, chiedendo l’intervento della polizia o
“accompagnarlo civilmente alla porta, magari anche prendendolo per le braccia
” (sentenza consid. 12 pag. 9). Inoltre, - continua il giudice di prime cure - la spinta decisiva, “
quella più violenta
”, è stata inferta quando PC 1 era ormai già sulla soglia della porta: essa è, perciò, stata inferta quando non ce n’era più la necessità.