# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a680d3cc-8b5a-5852-87d8-966e171d6275
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
che _ _ è proprietario della particella n. _RFD di _, confinante con la particella n. _appartenente per metà ad _ _ e per l'altra metà alla comunione ereditaria fu _ _l, composta della stessa _ _ e di _ _;
che con atto pubblico del 23 agosto 1999 i proprietari dei fondi predetti hanno costituito una servitù, iscritta a registro fondiario il 24 agosto 1999, dal tenore seguente:
servitù prediale reciproca di costruzione in deroga alle distanze legali a carico rispettivamente a favore dei part. n. _ (...) e _ (...) RFD di _, nel senso che i subalterni A dei due mappali (...) potranno essere sopraelevati alle distanze da confine e tra edifici attualmente in essere per i due fabbricati;
che, preso atto di tale servitù, il 13 settembre 1999 il Municipio di _ ha rilasciato a _ _ una licenza per la sopraelevazione, in deroga alle distanze da confine previste dal piano regolatore, di un rustico situato sul fondo n. _;
che un ricorso inoltrato da _ _ ed _ _ contro tale decisione è stato dapprima dichiarato irricevibile dal Consiglio di Stato il 29 marzo 2000 e successivamente respinto dal Tribunale cantonale amministrativo il 17 agosto 2000, sicché la licenza edilizia è passata in giudicato;
che il 9 settembre 2000 _ _ ed _ _ hanno chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna di accertare la nullità o, in subordine, di annullare l'atto costitutivo della servitù per vizio della volontà e di ordinare la cancellazione del diritto dal registro fondiario;
che, in via cautelare, le attrici hanno concluso perché fosse vietato a _ _, sotto comminatoria dell'art. 292 CP, di iniziare i lavori, compresi quelli preparatori, previsti nella licenza edilizia;
che all'udienza dell'11 dicembre 2000, indetta per discutere la cautelare, _ _ ed _ _ hanno confermato la loro domanda, cui _ _ si è opposto, sollecitando in caso di accoglimento dell'istanza il deposito di almeno fr. 35 000.– a titolo di garanzia;
che statuendo l'11 gennaio 2001 il Pretore ha respinto l'istanza, ponendo la tassa di giustizia di fr. 200.– e le spese a carico delle istanti in solido, tenute a rifondere al convenuto, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 300.– per ripetibili;
che contro il decreto appena citato _ _ ed _ _ sono insorte con un appello del 25 gennaio 2001 nel quale chiedono – previa concessione dell'effetto sospensivo – l'accoglimento della loro istanza e la conseguente riforma del giudizio impugnato;
che in via cautelare le appellanti chiedono di vietare a _ _ l'inizio dei menzionati lavori;
che l'appello non è stato intimato alla controparte;
e considerando

## Considerations

in diritto:
che i decreti cautelari soggiacciono alla procedura sommaria e possono essere impugnati mediante appello entro 10 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC), non sospesi dalle ferie giudiziarie (art. 384
bis
CPC);
che il decreto impugnato, stando al timbro postale figurante sul retro della busta d'intimazione, risulta essere stato notificato alle appellanti il 12 gennaio 2001 e non il 15 gennaio, come sostengono queste ultime, sicché ci si potrebbe seriamente interrogare sulla tempestività del gravame, presentato il 25 gennaio 2001;
che la questione può nondimeno rimanere indecisa, l'appello dovendo in ogni modo essere respinto per i motivi in appresso;
che il Pretore ha rigettato la domanda di misure cautelari non ravvisando alcun rischio di un pregiudizio difficilmente riparabile, nemmeno ove il convenuto cominciasse i lavori di costruzione, le istanti potendo sempre chiedere il ripristino della situazione anteriore con la rimozione dell'opera;
che per le appellanti non vi è invece alcuna certezza sul fatto che, foss'anche annullata la servitù, l'autorità amministrativa ordini e faccia eseguire la demolizione dell'opera costruita in deroga alle distanze legali previste dal piano regolatore;
che nondimeno, a prescindere dalle asserite difficoltà di repressione sul piano amministrativo, la violazione di norme sulle distanze contenute in un piano regolatore può anche essere censurata dinanzi al giudice civile, nell'ambito di un'azione intesa alla protezione della proprietà o del possesso (Rep. 1997 pag. 145 consid. 7, 1996 pag. 181 consid. 1 con rinvii);
che, ciò posto, non è dato a divedere – né le appellanti spiegano – quali impedimenti possano ostare alla demolizione dell'opera in via di esecuzione effettiva a norma degli art. 497 segg. CPC qualora l'azione civile dovesse rivelarsi fondata nel merito;
che in siffatta evenienza il convenuto non potrebbe, in effetti, invocare la garanzia di una situazione acquisita, non potendo egli ignorare in buona fede il rischio legato a un eventuale accoglimento della petizione;
che a ragione il Pretore ha negato dunque l'esistenza di un pregiudizio difficilmente riparabile, sicché la domanda di misure cautelari appare già per questo motivo destinata all'insuccesso, senza che occorra esaminare gli altri requisiti cumulativi previsti dall'art. 376 CPC;
che l'appello, manifestamente infondato, può di conseguenza essere respinto con la procedura dell'art. 313
bis
CPC;
che l'emanazione del giudizio odierno rende senza oggetto le richieste di effetto sospensivo e di misure cautelari contenute nell'appello;
che gli oneri processuali seguono la soccombenza delle appellanti (art. 148 cpv. 1 CPC);
che non si giustifica di assegnare ripetibili alla controparte, la quale non si è nemmeno vista notificare il gravame e non ha quindi sopportato costi apprezzabili;
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,