# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 6e3f8e06-2e4d-50d8-bfa7-01ed78d732a0
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel luglio 2000, RI 1, nata nel 1958, di professione ausiliaria presso il _ di _, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti tendente all'erogazione di una rendita, in quanto sofferente di depressione e di dolori alle spalle (doc. AI 1).
Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui una perizia medica eseguita nel novembre 2001 (doc. AI 21), per decisione 14 agosto 2003 l'Ufficio assicurazione invalidità ha riconosciuto a RI 1 una rendita intera limitatamente al periodo 1° giugno 2000 - 28 febbraio 2002. Dal 1° marzo 2002 l'amministrazione ha per contro fissato al 30% il grado d'invalidità, percentuale che non consente più l'erogazione di una rendita, motivando:
"
Esito degli accertamenti:
Dal 08.06.1999 (inizio dell'anno di attesa) la sua capacità lavorativa è limitata in modo rilevante.
• Dalla documentazione medica specialistica acquisita all'incarto (perizia dr. _ del 08.11.2001) emerge quanto segue:
• "... Il problema principale, al momento attuale, è il massiccio consumo di psicofarmaci che compromettono la capacità lavorativa nella misura del 50%. Riteniamo tuttavia che entro 3 mesi sia esigibile una prestazione lavorativa al 70%, come ausiliaria e donna delle pulizie, senza limitazioni particolari d'orario."
• Nel caso specifico non vi sono i presupposti per l'applicazione di provvedimenti professionali d'integrazione professionale; il danno alla salute, il livello salariale e formativo raggiunto precedentemente al manifestarsi di tale danno, ci permettono di stabilire che la signora RI 1 possa trovare un collocamento in attività generiche semplici ed esecutive (come quelle svolte in precedenza), senza la necessità di applicare provvedimenti d'integrazione professionale volti al conseguimento di una qualifica di base a carico dell'AI (rapporto consulente in integrazione professionale AI del 20.06.2003)." (doc. AI 30, 31)
1.2. A seguito dell'opposizione interposta dall’assicurata, con la quale, in via principale, ha postulato l'assegnazione di una rendita intera anche dal 1° marzo 2002, mentre in via subordinata ha chiesto al TCA di ordinare ulteriori esami medici atti a verificare il proprio stato di salute dopo il 28 febbraio 2002, con decisione su opposizione 11 maggio 2004 l'Ufficio assicurazione invalidità ha confermato la propria precedente decisione, motivando:
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3. Nello specifico, giova sottolineare innanzitutto che l'amministrazione è pervenuta alla decisione 14 agosto 2003 sulla scorta della documentazione raccolta in sede di istruttoria, prodotta dal datore di lavoro, dall'assicurazione malattia, dai medici curanti, dal perito psichiatrico e dalla consulente AI in integrazione professionale. È opportuno puntualizzare che al momento in cui viene posto termine ad ogni procedura istruttoria, l'UAI esprime il proprio convincimento prendendo le decisioni che si impongono. In sede di opposizione, spetta quindi all'assicurato fornire le prove atte a giustificare una diversa valutazione del caso. Nell'evenienza concreta, l'assicurata poggia il suo atto di opposizione in particolare sul referto 25 agosto 2003 redatto dal suo medico curante Dr. _.
Per ragioni di competenza di giudizio, l'incarto AI completo di ogni atto è stato conseguentemente sottoposto al vaglio del Servizio medico regionale AI, il quale, dopo attento esame, ha confermato che l'accertamento medico su cui l'UAI ha basato la decisione impugnata deve essere considerato del tutto corretto e coerente, rilevando anche che nel rapporto 25 agosto 2003 del Dr. _ non sono stati evidenziati elementi diretti a mettere in dubbio la valutazione dell'UAI o elementi di critica nei confronti della perizia stesa dal Dr. _, incaricato di indagare la patologia psichiatrica predominante. Per quanto attiene ai disturbi al rachide, occorre dire che sono sempre apparsi come occasionali, non necessitanti di terapie particolari o continue e non sono mai stati messi in luce come limitativi della capacità lavorativa. D'altronde, la valutazione radiologica non mostra alterazioni gravi. Infine, va osservato come la patologia diagnosticata quale arteriopatia periferica sia influenzata da due fattori importanti quali il freddo e il tabagismo, elementi che tuttavia si possono prevenire, il primo con medicamenti e/o con l'esposizione di breve durata, il secondo rispettivamente con l'astinenza dall'uso di nicotina durante l'attività professionale ed in genere.
Tenuto conto di quanto menzionato, non esistono in definitiva delle ragioni sostenibili per scostarsi dal tenore della decisione impugnata del 14 agosto 2003, la quale merita conferma." (doc. AI 38)
1.3. Contro la decisione amministrativa l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, ha inoltrato il 27 maggio 2004 un tempestivo atto di ricorso, postulando l'erogazione di una rendita intera sin dal 1°giugno 2000. Contestualmente, la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio:
"
4.
L'ufficio
ha acquisito agli atti svariata documentazione medica, fra cui in particolare si menziona:
- il rapporto medico del dr. _ del 28.7.2000
- il rapporto medico del dr. _ del 25.8.2000
- la perizia del dr. _
,
psichiatra, dell'8 novembre 2001 effettuata
su mandato dell'Ufficio AI
- rapporti della clinica _ del 22 gennaio 2001 e 30 dicembre
2002
- il referto del medico curante dr. _ del 25.8.2003
- annotazioni del medico AI _ del 31 marzo 2004
Inoltre agli atti figura il rapporto della consulente in integrazione professionale, di data 20 giugno 2003.
Questo per dire che la ricorrente presentava una problematica medica alquanto complessa, poiché sofferente sia di problemi legati alla depressione che di tipo reumatologico ed internistiche (vedi referto dr. _ del 25.8.2003).
II dr. _
,
nella perizia agli atti, dove si è limitato a considerare le patologie psichiche, ha ritenuto un quadro psichiatrico complesso, accertando l'esigibilità di un'attività lavorativa al 70% nella professione precedente, purché la ricorrente riducesse in maniera drastica il consumo di psicofarmaci a lei prescritti.
Per contro la perizia _
t
non prendeva in alcuna considerazione (anche perché non di sua competenza), in relazione alla capacità di guadagno residua, le rimanenti affezioni sofferte dalla ricorrente.
Va subito detto che queste patologie sono state evidenziate in maniera chiara sia dal dr. _ che in occasione dell'inoltro della domanda AI quali limitative (contrariamente a quanto sembra invece affermare il medico AI dr. _).
Ciò nonostante le stesse non sono state oggetto di alcuna analisi approfondita per quanto attiene alla limitazione della capacità al guadaqno della ricorrente, come una nota interna dell'Ufficio AI medesima rilevava (nota del 17 febbraio 2004 agli atti).
Rispettivamente, la perizia _ evidenziava la necessità di un aiuto nella ricerca di un lavoro adeguato, come già in precedenza il medico curante dr. _ rilevava la necessità di aiuto per trovare un'occupazione.
Malgrado queste segnalazioni la consulente IP ha escluso l'applicazione di provvedimenti d'integrazione visti gli elementi socio professionali (scolarizzazione, età, formazione di base), affermando lapidariamente che
"non è possibile investire in un programma di riqualifica professionale secondo
l'art.
17 LAI".
Si ritiene che questa conclusione avrebbe dovuto indurre l'Ufficio AI a riconsiderare la situazione della ricorrente, vista l'impossibilità a fornirle un sostegno adeguato nella ricerca di un'occupazione come indicato sia da _ che da _, ma così non è stato.
Nemmeno è stata esaminata l'incidenza dell'arteriopatia periferica sofferta dalla ricorrente, che viene influenzata negativamente dal freddo e dal tabagismo.
Orbene è pacifico che in un'attività quale ausiliaria, inserviente o donna di pulizia, le limitazioni dovute in particolare al freddo sarebbero di importanza tale da precludere in buona sostanza alla ricorrente la possibilità di reperire un'occupazione, viste le limitazioni alle quali sarebbe soggetta (fra cui il fatto di non potersi esporre a lavaggi frequenti o uso di acqua o altro).
Questo aspetto, benché noto, non è stato minimamente indagato in relazione alla capacità lavorativa e al guadagno.
Come già evidenziato in sede di opposizione, la limitazione del riconoscimento di uno stato d'invalidità completa fino al 28 febbraio 2002 non può essere ritenuta già solo per il fatto che i disturbi sofferti dalla ricorrente sono rimasti tali anche dopo la data menzionata, non intervenendo alcun miglioramento.
Nemmeno è stata indagata la fattibilità di un'assunzione nella professione precedentemente svolta ritenuto che - come indica nella sua perizia il dr. _ - il datore di lavoro dovrebbe farsi carico dei problemi psichici della ricorrente!
Si contesta pertanto, secondo l'ordinario andamento delle cose e il mercato attuale del lavoro, che sia ragionevolmente esigibile un'occupazione della ricorrente con le limitazioni dovute al suo stato di salute, tanto più che nessun accertamento al riguardo della sua situazione complessiva (disturbi psichici, reumatologici ed internistici) ha avuto luogo. Del resto il medico curante ancora attesta il perdurare di un'inabilità lavorativa completa.
Ci si chiede insomma se mai esista un posto di lavoro disposto ad assumere una persona con le limitazioni indicate (fra cui problemi psichici e l'impossibilità a sopportare il freddo), ritenuto come la consulente professionale abbia escluso di principio l'adozione dei provvedimenti d'integrazione.
E' invero non pretendibile che sia un datore di lavoro a sobbarcarsi l'onere di reintegrazione nel mondo del lavoro della ricorrente.
II fatto è che allo stadio attuale nessuna occupazione, in base al reale mercato del lavoro e relative condizioni può essere reperita.
Per cui ne deve conseguire che in favore della ricorrente deve essere riconosciuto il diritto ad una rendita d'invalidità intera.
Si ribadisce inoltre, ed in via subordinata, che se l'Ufficio AI non è in grado di offrire un aiuto, ai sensi dell'art. 17 LAI, volto a conservare o migliorare la capacità lavorativa e al guadagno di un assicurato, ne si deve concludere che l'intera sua situazione debba essere rivista.
Questo non è stato effettuato, per cui già per questo motivo la decisione qui impugnata è censurabile. Prove: c.s.
5.
In concreto si ritiene che gli elementi sopra evidenziati debbano far concludere per il riconoscimento di un'invalidità completa, permanendo a tutt'oggi lo stato invalidante già presente al momento dell'inoltro della domanda AI, nonché un'incapacità lavorativa al 100%.
Rispettivamente, se ritenuto necessario dovranno essere condotti ulteriori accertamenti medici per valutare, alla luce di tutte le patologie note, la capacità al guadagno residua della ricorrente.
Da cui la formale richiesta di allestimento di una perizia giudiziaria.
La perizia non potrà che dimostrare come in favore della ricorrente debba essere assegnata una rendita d'invalidità intera, essendo la stessa tuttora incapace al lavoro nella misura del 100%, come attestato dal medico curante.
Prove: perizia medica relativa alla capacità al guadagno della ricorrente, c.s.
6.
Nella denegata ipotesi che la perizia non dovesse essere ritenuta necessaria, si ritiene allora che la decisione qui impugnata debba comunque essere annullata e che gli atti debbano essere rinviati all'Ufficio AI affinché venga effettuata una nuova indagine di riformazione professionale, alla luce degli elementi che non erano stati presi in considerazione, di tipo reumatologico ed internistico.
La semplice lettura del rapporto della consulente _ del 20 giugno 2003 dimostra che le rimanenti patologie non sono state in quell'occasione considerate.
Prove: c.s.
7.

## Considerations