# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3fc5568e-8345-5c8c-af9e-75438a8f26ad
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1. ACCU 1, nato a _ il 18 luglio 1946, è coniugato ed ha un figlio di 28 anni che attualmente lavora con lui nella _, persona giuridica con sede a _ specializzata nell’amministrazione, gestione, acquisto, vendita locazione di navi di qualsiasi tipo, nonché nella costituzione ed amministrazione di società collegate all’attività marittima, come pure nella relativa consulenza. Egli è allo stesso tempo presidente del consiglio di amministrazione, azionista e direttore di quest’ultima. Il salario mensile dichiarato al dibattimento è di circa fr. 11'500.--, cui va aggiunta la quota di partecipazione agli utili.
Dopo aver conseguito un diploma di commercio, l’imputato ha svolto un apprendistato bancario e, proprio in banca, si è pian piano specializzato in attività economico-finanziarie connesse con il settore marittimo. In seguito egli è passato ad una fiduciaria del ramo, presso la quale è rimasto sino a quando non è stato assunto in qualità di vice direttore dalla CIVI 2, società fondata dal collega ed amico di lunga data CIVI 3 e da _, il cui scopo iscritto a registro di commercio, è quello di amministrazione, gestione, compravendita ed armamento di navi per conto di terzi, di assistenza ed espletamento di operazioni di finanziamento navale, nonché di costituzione ed amministrazione di società collegate all'attività marittima.
Il signor ACCU 1 è stato alle dipendenze di CIVI 2 dal 1. gennaio 1995 al 30 giugno 2001, momento in cui ha interrotto il suo rapporto lavorativo a seguito di gravi dissidi sorti con CIVI 3.
3. In data 28 maggio 2002 l’imputato ha sottoscritto una dichiarazione giurata in lingua inglese, affidavit, dal seguente contenuto:
“
Il sottoscritto, ACCU 1, con la presente testimonia sotto giuramento quanto segue:
CIVI 2 è una società svizzera che è stata costituita nel novembre del 1995. L’azionista principale della società è il signor CIVI 3 che è anche Presidente e Direttore della società. L’attività principale della società è la gestione di navi nonché la ricerca di finanziamenti per navi.
Ho lavorato per CIVI 2 in qualità di Vicedirettore dal gennaio 1995 fino a giugno 2001. Ho lasciato la società a causa di una disputa personale con CIVI 3 che ha tradito in diverse occasioni la mia fiducia quale suo partner nonché la fiducia di vari clienti per suo proprio interesse. A causa di tale atteggiamento ho sofferto personalmente una perdita finanziaria a seguito del denaro che ho investito in CIVI 2 e che è stato perso a seguito della cattiva gestione del signor CIVI 3 nel suo interesse ed intendo chiedere la restituzione di tale importo.
Una delle ragioni che avevo per lasciare CIVI 2 era il fatto che scoprii che il signor CIVI 3 aveva tradito la fiducia di alcuni clienti, _, a riguardo dell’acquisto della nave _, ora denominata _.
Sebbene non trattassi direttamente questo incarto, che era gestito dal signor CIVI 3 personalmente e dalla sua assistente signora _, sono a conoscenza di quanto segue:
Nell’aprile 1999, certi clienti avevano deciso tramite i loro brokers esclusivi l’acquisto di due navi, _ e la _.
_ sarebbe stata acquistata da _ e rinominata _.
L’acquisto di queste navi sarebbe stato finanziato da _ e sarebbe stato parte di un contratto di prestito che avrebbe incluso il rifinanziamento di due navi già esistenti. A tale proposito detto Contratto di Prestito venne firmato il 13 luglio 1999 tra _, quale uno dei mutuatari, e _. Il periodo di disponibilità del prestito scadeva il 30 settembre 1999.
Dei clienti avevano istruito il signor CIVI 3 di concludere l’acquisto della _ e di gestire tutte le formalità per l’acquisto e il finanziamento della nave da parte di _; a tale proposito, essi avevano pure istruito i loro brokers di comunicare al signor CIVI 3, che agiva quale procuratore di _, tutte le notizie relative alla nave. Dopo l’acquisto della nave da parte di _., i proprietari avrebbero anche incaricato CIVI 2 di gestire la loro nave.
I clienti sapevano per il tramite dei loro brokers esclusivi che l’acquisto della nave sarebbe stato possibile nel dicembre 1999/gennaio 2000, cioè al momento in cui la nave sarebbe stata restituita ai proprietari dopo la conclusione del time-charter precedente. Quest’informazione era stata comunicata anche al signor CIVI 3.
A gennaio/inizio febbraio 2000 venni informato che _ non poteva procedere con l’acquisto della _ a causa del fatto che la banca aveva rifiutato di estendere il periodo di disponibilità del prestito. Più tardi sono stato informato che questa non era la vera ragione e che in realtà la banca era pronta ad estendere il periodo di disponibilità, il che non fu fatto poiché nel novembre 1999 il signor CIVI 3 aveva informato la banca che i clienti non erano più interessati a procedere nell’acquisto della nave. Tale fatto mi venne confermato dal signor _ di _ nel settembre 2000 quando visitai _ a Zurigo con i clienti al fine di rinegoziare il contratto di prestito. In realtà fu una grande sorpresa per me venire a sapere a quel momento che l’impegno a favore di _ per USD 2.2 milioni era ancora esistente ed in vigore; _ venne inclusa nei documenti supplementari del contratto di prestito poiché l’impegno in realtà non era mai stato ufficialmente cancellato. Ci sono prove di questo nei files di CIVI 2.
Contemporaneamente a quando il signor CIVI 3 informò _ (febbraio 2000) che l’impegno _ non era disponibile e che pertanto l’acquisto non poteva avere luogo, egli – con l’assistenza della sua segretaria – acquistò dal signor _, avvocato corrispondente di CIVI 2 a Panama, la società CIVI 1. La ragione per acquistare questa società era di comperare la nave _ per il suo interesse personale e registrarla a Panama sotto il nuovo nome _.
So che esiste un relativo incarto negli uffici di CIVI 2 in merito all’acquisto della nave da parte di CIVI 1 e la sua registrazione a Panama, però non ho mai avuto accesso a questo incarto che era tenuto dal signor CIVI 3 e dalla sua segretaria, signora _.
La nave venne acquistata da CIVI 1 nel marzo/aprile 2000. CIVI 2 è il gestore della nave secondo _, eseguendo la gestione amministrativa, commerciale e finanziaria della nave. CIVI 2/CIVI 1 incaricarono dell’assistenza tecnica della nave _, una società di Monaco affiliata al signor CIVI 3.
I proprietari di _ sapevano che _ (ora _) era una miniera d’oro; essi avevano avuto esperienze precedenti con la nave sorella, la _, che era parte dello stesso gruppo di navi che erano state finanziate/rifinanziate da _ nel luglio
1999. In
realtà ero coinvolto nella gestione della _ a quel tempo e sulla base del mio coinvolgimento so che nell’aprile 1999 i proprietari avevano garantito _ a dei charterers molto reputati, _; una delle condizioni di questo contratto di noleggio era che i charterers avrebbero avuto l’opzione di noleggiare anche la nave sorella della _, la ex _ da ridenominare, sulla base delle stesse disposizioni e condizioni dell’_ Quale risultato del mancato acquisto della nave da parte di _, la posizione dei proprietari di _ con _. venne messa molto in pericolo in quanto si trovarono in violazione del contratto di noleggio e vennero messi di fronte ad un’importante richiesta di risarcimento da parte dei charterers.
” (cfr. traduzione del testo allegata alla denuncia 15 ottobre 2003 della CIVI 1).
Il documento è stato corroborato dall’autentica di firma, pure in lingua inglese, apposta dal notaio avv. _ in data 29 maggio 2002, nonché dall’Apostille della Cancelleria di Stato del Cantone Ticino, di identica data.
4. L’imputato ha dichiarato che, per la firma dell’affidavit in oggetto l’imputato era stato contattato dall’avvocato ticinese di _, avv. _, che gli aveva sottoposto il testo in lingua inglese redatto dai legali greci della società e la relativa documentazione (cfr. suoi verbali di interrogatorio del 22 ottobre 2002, pag. 2, e del 27 aprile 2005, pag. 2).
La sigla dell’atto è avvenuta in piena coscienza e perfetta conoscenza del suo contenuto, ritenuto che il prevenuto, per sua stessa ammissione, padroneggiando l’inglese, ha perfettamente compreso e condiviso ogni affermazione in esso contenuta.
Neppure sullo scopo della dichiarazione egli ha mai avuto dubbi, come espressamente dichiarato di fronte al Procuratore pubblico e confermato in aula: “ADR ho capito che il mio affidavit doveva servire come un allegato in una vertenza che vedeva la _ contro la CIVI 2 per una truffa subita dalla prima e per poter sequestrare la nave, oggetto della truffa” (cfr. suo verbale interrogatorio del 27 aprile 2005, pag. 2).
5. L’affidavit è stato in seguito trasmesso ad un legale nigeriano, _, il quale a sua volta l’ha allegato a due sue dichiarazioni giurate denominate “
Affidavit of urgency
” e “
Affidavit in support of motion
” (cfr. testo di quest’ultimo, punto XI, ultima frase: “
The information received from mr.
ACCU 1 are fully contained and set out in an Affidavit date
28th May 2002
which is Exhibit SE 10 hereto
”).
Sulla scorta di questa documentazione la _ ha introdotto un’istanza presso la Federal High Court of Nigeria di Lagos tendente ad ottenere l’immediato sequestro della _, ormeggiata a quel momento nel porto di _. Il tribunale nigeriano, con decreto di data 13 giugno 2002, ha accolto le pretese della ditta procedente ed ordinato la detenzione del vascello (cfr.
“
Warrant of arrest and detention of the motor vessel m/t _, presently lying at Berth no 2, _, _
”, doc.
D allegato alla denuncia 15 ottobre 2003 della CIVI 1). Contemporaneamente è stato emesso un ordine di arresto nei confronti dell’avente diritto della società intestataria della nave e del suo capitano.
6. Il 14 giugno 2002 l’avente diritto economico (ADE) della CIVI 1 è stato informato dal signor CIVI 3 dell’avvenuto sequestro della _ ed ha potuto prendere visione della documentazione relativa, inviatagli via fax da quest’ultimo.
Nella serata dello stesso giorno l’ADE è riuscito a prendere contatto con il capitano della nave, il quale gli ha comunicato che il decreto di sequestro non gli era ancora stato notificato dal messo del tribunale, per cui esso non era ancora vincolante. Preso atto che la situazione non era per il momento compromessa, egli ha quindi ordinato al capitano di salpare immediatamente, uscire dalle acque territoriali nigeriane e dirigersi verso la Spagna.
La pronta reazione del proprietario del vascello e del suo equipaggio ha così permesso di sottrarre l’imbarcazione dalle morse delle autorità dello Stato africano. Ciononostante i danni economici subiti a seguito del decreto di sequestro dell’Alta Corte di Lagos sono stati ingenti, ritenuto che per lungo tempo la _ non ha più potuto operare in Nigeria. A tal proposito va ricordato che la nave, proprio per le sue caratteristiche specifiche (petroliera di piccole dimensioni e basso pescaggio) era in particolar modo adatta alla navigazione fluviale e poteva essere impiegata in due sole regioni: la Nigeria, appunto, e l’Indonesia, ove il mercato è però chiuso, essendo influenzato da forti monopoli.
7. L'art. 251 cpv. 1 CPS prescrive che debba essere punito con la reclusione sino a 5 anni o con la detenzione chi, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, o fa uso a scopo di inganno, di tale documento.
Elemento costitutivo oggettivo fondamentale del reato è l'esistenza di un titolo ai sensi dell'art. 110 cifra 5 CPS, cioè un documento destinato a provare un fatto di portata giuridica.
Fra le fattispecie contemplate dall’ 251 cpv. 1 CPS vi è pure quella dell'allestimento ed utilizzo di un falso ideologico, cioè di un documento che, differentemente dai casi di falsificazione materiale, non è stato fisicamente contraffatto, ma presenta un contenuto che non corrisponde alla realtà, fallace.
A tal proposito la dottrina e la giurisprudenza hanno chiarito che è perseguibile penalmente solo una menzogna scritta qualificata, cioè fissata in un documento destinato ed atto a provare un fatto di rilevanza giuridica. Imponendosi un’interpretazione restrittiva della disposizione, la menzogna scritta trascende in violazione dell'art. 251 CPS solo ove, dal profilo oggettivo, il documento goda di particolare credibilità, ad esempio grazie al valore che la legge o gli usi commerciali gli conferiscono oppure alla persona che lo ha redatto (Rep. 1995, pag. 287 ss. e riferimenti ivi citati). Esso deve possedere un valore probatorio accresciuto, che non si limiti ad attestare l’esistenza, l’autore e il contenuto della dichiarazione, ma che si estenda dunque pure alla veridicità di quest’ultimo.
Senza l’adempimento di questi presupposti, ci si trova di fronte ad una semplice bugia scritta non punibile (Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. II, art. 251, n. 114 ss.).
8. La caratterizzazione di un affidavit quale titolo ai sensi dell’art. 110 cifra 5 CPS nell’ambito di una procedura penale per falsità in documenti è stata discussa a più riprese da dottrina e giurisprudenza (Bernard Corboz, op. cit, art. 251, n. 47; Niklaus Schmid, Fragen der Falschbeurkundung bei Wirtschaftsdelikten, insbesondere mit der kaufmännischen Buchführung, RPS 95/1978, p. 274 ss., 310 s.). In effetti determinare se esso rappresenta un documento per forza di legge è questione delicata.
Se la procedura cantonale o straniera, art. 255 CPS, conferisce a tale dichiarazione giurata un valore probatorio, esso adempie i requisiti sufficienti per riconoscere una falso materiale. Per il falso ideologico ciò non è però ancora sufficiente, perché in linea di principio il documento non attesta ancora la conformità delle affermazioni ivi contenute con la realtà, ritenuto che ogni dichiarazione presentata in giudizio soggiace all’apprezzamento del giudice.
In situazioni particolari come quella qui in discussione, però, un affidavit può assumere un valore probatorio accresciuto anche in relazione ai suoi contenuti.
In effetti, in Nigeria - Stato in cui vige un sistema giuridico promiscuo, caratterizzato dal common law frammisto a regole di stampo religioso, Sharia, ed a leggi tribali - la procedura di sequestro soggiace al principio della verosimiglianza e determinate attestazioni, quali quella in esame, rivestono un ruolo chiave, molto più importante che in altri tipi di cause. Come ben chiarito dall’avv. nigeriano _ nel suo affidavit prodotto agli atti (AI n. 3, allegato a lettera avv. _ del 9 luglio 2002), ma soprattutto come dimostrato dallo svolgimento dei fatti qui in discussione, “
affidavit is regarded as proper civil evidence in arrest proceedings of vessel and are relied upon by Courts for garanting an order of arrest
”.
La conferma si trova nelle
Federal High Court (Civil Procedure) Rules 2000, in special modo all’art. 1 dell’
Order 10
: ”
Upon any motion, petition or summons, evidence may be given by an affidavit
(...)
”
(cfr.
www.nigeria-law.org/FederalHighCourt(CivilProcedure)Rules2000.htm
).
Non si può inoltre dimenticare come, in pratica, la dichiarazione dell’imputato sia stata l’unico elemento portato a sostegno delle richieste di sequestro della nave e sul quale le autorità nigeriane hanno fondato la propria decisione. Non risulta in effetti che il Tribunale di Lagos abbia avviato delle verifiche in merito alla fedefacenza delle asserzioni dell’imputato, ma ha ritenuto vero quanto dichiarato.
Il documento 28 maggio 2002 adempie quindi, preso atto delle peculiarità della fattispecie e della sua destinazione, i requisiti per poter riconoscere l’esistenza di un falso ideologico e non può essere confinato a rappresentare la mera espressione di una semplice menzogna scritta.
9. Ciò chiarito resta ora da verificare se il contenuto sia effettivamente veritiero, come sostiene il prevenuto, oppure menzognero, come ritenuto da pubblica accusa e parti civili.
L’analisi del testo deve essere effettuata nel suo complesso e non può limitarsi all’esame disgiunto dei singoli paragrafi o addirittura delle singole frasi. Il messaggio che affiora dalla lettura dell’affidavit in discussione è quello secondo il quale il signor CIVI 3, azionista principale di CIVI 2, avrebbe, per mero interesse personale, agito in maniera scorretta nei confronti della _, sua cliente, ostacolandole, all’insaputa dei suoi dirigenti, la possibilità di acquistare la nave _, notoriamente conosciuta per essere una miniera d’oro, per fare in modo di comperarla egli stesso per il tramite di una società a lui facente capo, la CIVI 1, e registrarla a Panama sotto il nuovo nome _. In questo modo egli avrebbe creato gravi pregiudizi alla _.
Dall’istruttoria è emerso che il signor CIVI 3 non ha mai avuto alcuna partecipazione economica in CIVI 1 e che la nave è stata acquistata, in contanti, dall’armatore genovese che ne è sempre risultato essere l’avente diritto economico, unitamente ad un suo amico non residente in Svizzera, che comunque non è la qui parte civile (cfr. verbale di interrogatorio 1 giugno 2005 dell’ADE della CIVI 1 e documentazione allegata).
CIVI 3 non è mai stato azionista della società proprietaria dell’imbarcazione e non ha nemmeno avuto nelle sue mani il pacchetto azionario a titolo fiduciario, visto che il maggiore azionista della stessa se lo è immediatamente fatto consegnare. Alla CIVI 2 quest’ultimo ha semplicemente affidato la gestione amministrativa e contabile della società.
L’imputato è sempre stato a conoscenza di chi fosse l’acquirente della nave e di chi fosse stato designato quale beneficiario dei conti bancari della CIVI 1 (a tal proposito rilevanti appaiono le dichiarazioni fatte da ACCU 1 in occasione del suo interrogatorio del 22 ottobre 2002, pag. 6). Addirittura egli ha avuto a più riprese contatti diretti con l’armatore proprietario ed aveva diritto di firma sul conto bancario della società presso il _ (cfr. suo interrogatorio del 27 aprile 2005, pag. 3; cfr. pure documentazione allegata al verbale d’interrogatorio del 20 settembre 2002 di CIVI 3).
Che il signor CIVI 3 sia stato azionista della CIVI 1 è una mera convinzione del prevenuto, frutto di sue deduzioni effettuate sulla base di un’interpretazione soggettiva della documentazione visionata, palesemente influenzata da quanto dettogli dagli avvocati di _, nonché dalla sua acredine nei confronti dell’ex amico e collega, ma che non trova alcun riscontro oggettivo negli atti di causa (cfr. suoi verbali d’interrogatorio 22 ottobre 2002, pag. 6: “
Il fatto che CIVI 3 abbia comprato la CIVI 1 per sé stesso l’ho dedotto io
.” e 27 aprile 2005, pag. 3: “
ADR: il fatto che l’azionista B sia CIVI 3 lo deduco dalla reticenza che la CIVI 2 ha nel produrre la documentazione che da due anni richiedo. (...) E’ vero quanto dice la PP, però devo precisare che quando io avevo visto la documentazione dall’avv. _ avevo avuto il forte sospetto che c’era qualcosa che non andava e gli avvocati greci mi hanno detto che erano convinti che CIVI 3 era direttamente ed in prima persona interessato all’affare. (...) Sicuramente tutta la situazione e tutto quello che CIVI 3 mi ha fatto ha inciso sulle affermazioni contenute nell’affidavit”
).
Dall’istruttoria non sono nemmeno emersi elementi che permettano di concludere che gli estremi nei quali è avvenuto l’acquisto della _, si discostino dall’ambito di normali trattative in situazione di concorrenza o siano stati viziati da atti illeciti commessi dal signor CIVI 3 ai danni della _.. In effetti nulla induce a credere che la rinuncia all’uso del credito garantito dalla _, Zurigo, al gruppo _ in nome di quest’ultima (entrambe riconducibili all’armatore ellenico _) con scadenza alla fine di dicembre 1999, comunicata da CIVI 2 con fax di data 4 novembre 1999 (cfr. doc. 6 allegato al verbale di interrogatorio del 20 settembre 2002 di CIVI 3) sia stato un atto unilaterale a quel momento immotivato, effettuato in malafede e nascosto a _.
Anzi, è da ritenere attendibile la versione della parte civile CIVI 3, per la quale la transazione non si sarebbe potuta concretizzare a fine 1999 a causa della mancanza di mezzi propri da parte di _: agli atti si trovano un suo scritto del 26 ottobre 1999 a _ con il quale egli ha chiesto di prendere posizione definitiva sulla questione dell’acquisto della nave, nonché la fotocopia di un testo manoscritto di _ del 3 febbraio 2000 con il quale egli auspica la ricerca di azionisti disposti a partecipare al 50% con lui all’operazione (doc. 5 ed 8 annessi al verbale 20 settembre 2002 citato).
Assodato è pure che l’avente diritto economico della CIVI 1 ha preso contatto con CIVI 2 solo ad inizio del 2000, dunque quando sull’altro fronte sembrava tutto bloccato, con proposte concrete, sostenute da una buona solidità finanziaria.
Il fatto che a contratto ormai quasi perfezionato (se non addirittura già concluso) con l’armatore genovese, il gruppo _ abbia trovato delle vie alternative per finanziare l’operazione, così come quello che la _ sarebbe stata disposta a concedere nuovamente il credito qualora fossero state fornite le garanzie necessarie (e non poteva che essere così, visto che la società si occupa proprio di questo), non assume alcuna incidenza sulla legittimità di quanto avvenuto.
Essendo pertanto il contenuto dell’affidavit del 28 maggio 2002 palesemente inveritiero, il reato di falso ideologico ex art. 251 CPS è da ritenersi oggettivamente adempito.
10. Dal profilo soggettivo, la realizzazione della fattispecie di falsità in documenti presuppone che l'autore abbia agito intenzionalmente, cioè con coscienza e volontà giusta l'art. 18 cpv. 2 CPS, allo scopo di procacciarsi un indebito profitto o di nuocere al patrimonio e/o ad altri diritti altrui. Il dolo eventuale è comunque sufficiente (Stefan Trechsel, Schweizeriches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, Zurigo 1997, n. 12 e 13 ad art. 251 CPS).
Il signor ACCU 1 ha sempre riconosciuto di essere stato pienamente cosciente del contenuto della dichiarazione da lui sottoscritta e dello scopo a cui sarebbe stata destinata: “
ADR parlo l’inglese e quindi ho capito perfettamente il contenuto dell’affidavit che ho sottoscritto. ADR: ho capito che il mio affidavit doveva servire come un allegato in una vertenza che vedeva la _ contro la CIVI 2 per una truffa subita dalla prima e per poter sequestrare la nave, oggetto della truffa
.” (cfr. suo verbale di interrogatorio del 27 aprile 2005, pag. 5). Egli era inoltre informato compiutamente del fatto che la _ apparteneva a terze persone, non coinvolte nella diatriba, e che quanto da lui sostenuto non era che il frutto di una sua interpretazione degli eventi che non aveva riscontri tangibili.
Il prevenuto ha quindi agito intenzionalmente.
11. Per tutto quanto precede, il signor ACCU 1 deve essere condannato per aver commesso il reato di falsità in documenti, art. 251 cifra 1 CPS.
Giusta l'art. 63 CPS i
l giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle sue condizioni personali.
Nella scelta del tipo di pena - qui la reclusione sino a 5 anni o la detenzione - e nella sua quantificazione, il giudice gode di un ampio margine di apprezzamento (Hans Wiprächtiger, in Marcel Niggli/Hans Wiprächtiger, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch I, n. 16 ad art. 63): egli deve valutare le singole circostanze del caso concreto alla luce degli atti e delle risultanze dibattimentali, prendendo quindi in globale considerazione tutto quanto emerso. Il giudice arriva così - pur ovviamente entro precisi limiti - a prescrivere la pena in una certa entità, sulla base dei fatti oggettivi da un lato, ma anche sulle proprie sensazioni soggettive.
La pena proposta dal Procuratore pubblico appare, a mente dello scrivente giudice, troppo mite e non proporzionale alla gravità dei fatti ed ai motivi che hanno indotto l’imputato a delinquere.
In effetti, come il dibattimento ha permesso di confermare, il signor ACCU 1 ha sottoscritto il documento controverso mosso da astio e risentimento nei confronti del signor CIVI 3. Egli ha agito nel disprezzo più assoluto delle conseguenze che il suo gesto avrebbe potuto avere, ed ha avuto, per terze persone che nulla avevano a che fare con la diatriba nei confronti dell’ex amico e collega.
Seppur non fondamentale per la commisurazione della pena, non si può dimenticare che il danno economico cagionato dal sequestro alla CIVI 1 è stato molto ingente, nell’ordine di milioni di franchi svizzeri, non essendo più stato possibile sfruttare la nave nelle acque territoriali nigeriane.
Nemmeno trascurabile è che il prevenuto ha lucidamente agito su istigazione dei legali del signor _, con il quale egli aveva rapporti lavorativi e d’affari, ma soprattutto che egli sapeva essere l’azionista di maggioranza di tutte le altre navi, 3 o 4, concorrenti della _ sul mercato dello Stato africano in questione. In questo modo egli si è quindi consapevolmente prestato ad una macchinazione ordita da quest’ultimo, incurante del fatto che essa potesse avere in realtà quale fine l’ottenimento del monopolio de facto nel trasporto fluviale di petrolio in quella zona, levando di torno una nave molto competitiva, detenuta da un armatore che dava fastidio (cfr. ad esempio l’ultimo paragrafo dell’affidavit del 28 maggio 2002).
Infine, va rilevato pure che il signor ACCU 1 non ha mai speso una parola di rincrescimento per aver coinvolto e danneggiato l’acquirente della _ e che egli, durante il dibattimento, ha avuto un atteggiamento arrogante e poco cooperante.
A favore dell’imputato concorrono la sua incensuratezza, il fatto che si trovi in una situazione lavorativa, sociale ed economica piuttosto solida, nonché quello che la commissione del reato appare dettata da circostanze ben specifiche, per cui circoscritta. Una sospensione condizionale della pena è dunque ipotizzabile.
In queste circostanze si giustifica pertanto una pena di 30 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
12. Per le pretese di natura civile deve essere riconfermato il rinvio delle parti civili al competente foro, ritenuto che esse nemmeno hanno impugnato il decreto, per cui su tale punto esso è cresciuto in giudicato già prima del dibattimento.
13. La tassa di giudizio e le spese, per complessivi fr. 850.--, sono posti a carico dell’imputato.
visti gli art. 41 cifra 1, 251 cifra 1 CPS; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;
rispondendo ai quesiti posti;
dichiara
ACCU 1
autore colpevole di:
falsità in documenti, art. 251 cifra 1 CPS,
per i fatti compiuti in Ticino il 28 maggio 2002 nelle circostanze descritte nel decreto di accusa n. DA 4090/2005 del 31 ottobre 2005;
condanna ACCU 1
1. alla pena di 30 (trenta) giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni;
2. al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 850.--;
ordina
l'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CPS;
prende atto
che nel decreto d’accusa le parti civili sono state rinviate al competente foro civile per il giudizio sulle loro eventuali pretese di risarcimento, e che contro questo dispositivo non è stata interposta opposizione;
le parti sono state avvertite del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
Ministero pubblico della Confederazione, Berna,
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,
Sezione esecuzione pene e misure, Torricella,
Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.
Il giudice: Il segretario:
Distinta spese a carico di ACCU 1
fr. 700.00 tassa di giustizia
fr. 150.00 spese giudiziarie
fr. 850.00 totale

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