# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b95956fd-bb69-59e5-830f-33292a0db94f
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con sentenza del 18 maggio 1998 il TCA aveva parzialmente accolto il ricorso presentato da _ _ -_ contro la decisione 10 marzo 1995 della Cassa cantonale in cui aveva respinto una domanda di condono relativa alla restituzione di fr. 86'608.-- di prestazioni vedovili indebitamente percepite dal 1° gennaio 1990 al 31 gennaio 1995.
Riconosciuto che l'assicurata aveva percepito le prestazioni in buona fede dal 1° giugno 1994 , il TCA aveva dunque rinviato gli atti alla Cassa al fine di stabilire se il relativo rimborso configurasse un onere troppo grave. Per il periodo anteriore (1° gennaio 1990 - 31 maggio 1994), il Tribunale aveva accertato l'assenza della buona fede nell'incassare le rendite non dovute (cfr. inc. _).
Adito dall'assicurata, con giudizio del 30 settembre 1998 il TFA aveva infine respinto il ricorso di diritto amministrativo, confermando dunque la pronunzia cantonale (H 183/98).
1.2. In applicazione del rinvio del TCA, con decisione del 19 aprile 1999 la Cassa ha nuovamente respinto la domanda di condono in quanto le prestazioni da restituire non costituiscono un onere troppo grave.
1.3. Contro la decisione amministrativa è insorta l'assicurata, per il tramite del suo legale, chiedendone l'annullamento.
_ _i-_ rileva innanzitutto che si trova a restituire delle prestazioni assicurative percepite in buona fede a causa di disservizi dell'assicurazione sociale.
Ritiene inoltre le prestazioni da restituire gravose per la sua situazione economica, poiché l'unica entrata finanziaria della famiglia è costituita dal reddito di fr. 5'987,50 mensili del marito e col tempo le spese per i due bambini minorenni aumenteranno. Inoltre l'assicurata non si riesce a capire come la Cassa sia giunta a computare un reddito da attività lucrativa del marito di
fr. 88'015.--.
Essa ha inoltre rilevato quanto segue:
"
Il condono della somma "indebitamente" percepita in buona fede per il periodo 01.06.1994-31.01.1995 darebbe la possibilità, seppure in via rateale, di rimborsare il congruo rimanente in un periodo più breve, risparmiando alla famiglia _ una parte dell'onere, già di per sè gravoso, a cui sarà astretta.
Inoltre, in questa sede vale la pena di riflettere sull'effettiva celerità con la quale la nostra amministrazione rivendica la restituzione di quanto "indebitamente" elargito. Non è possibile che dopo ben 6 anni ci si accorga che una vedova si è risposata perdendo quindi diritto alla vedovanza. In questi 6 anni la signora _ -_ ha sì utilizzato il capitale di vedovanza versatole a suo tempo, ma detto utilizzo si è reso necessario non tanto per assecondare sfizi personali, bensì per mantenere la numerosa famiglia. Richiederne ora l'integrale restituzione corrisponde a mettere una famiglia in una situazione economica molto triste e difficilmente superabile."
1.4. Mediante risposta del 30 luglio 1999 la Cassa postula la reiezione del gravame. Ricordando che la restituzione delle rendite e degli assegni per grandi invalidi percepiti a torto può essere condonata totalmente o in parte se sono realizzate le condizioni della buona fede e dell'onere troppo grave, l'amministrazione ha osservato in particolare quanto segue:
"
Si ammette l'esistenza di un onere troppo grave se il reddito annuo determinante calcolato secondo le disposizioni in materia di prestazioni complementari non raggiunge i limiti fissati agli art. 2 cpv. 1 e 3 LPC (art. 79 cpv. 1bis OAVS).
Le spese riconosciute e i redditi determinanti dei coniugi, delle persone con figli che hanno o danno diritto a una rendita e degli orfani che vivono in economia domestica comune sono sommati (art. 3a cpv. 4 LPC).
Nel caso specifico e in conformità a quanto sopra esposto, all'assicurata non può essere riconosciuto il requisito dell'onere troppo grave in quanto si evince dal calcolo che il totale dei redditi è superiore al totale delle spese. Infatti, la cassa ha correttamente considerato nel calcolo stesso, un salario lordo da attività dipendente di fr. 88'015.-- corrispondente all'attività del marito (vedi certificato di salari agli atti), questo modo di agire della cassa è perfettamente in linea con il citato art. 3a cpv. 4 LPC."
1.5. Su richiesta del TCA, con lettera del 15 dicembre 1999 la ricorrente ha trasmesso il certificato di salario 1999 del marito.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni sociali.
Nel merito
2.2. A mente dell'art. 47 LAVS, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione di prestazioni assicurative indebitamente percepite è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti (cfr. art. 79 OAVS),:
- l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;
- la restituzione gli imporrebbe un onere troppo grave, riguardo alle sue condizioni economiche.
Quindi, se una sola delle due condizioni suelencate non è adempiuta il condono non può essere concesso.
2.3. Per ottenere il condono non basta che sia adempiuto il requisito della buona fede, ma deve pure essere accertato che la restituzione comporterebbe per l’interessato un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1 seconda frase LAVS).
Secondo la costante giurisprudenza, dovendosi stabilire se la restituzione delle somme ricevute indebitamente costituisce un onere troppo grave, ci si deve fondare sulla situazione economica globale della persona obbligata alla restituzione (RCC 1983 pag. 201 consid. 3a, RCC 1978 pag. 229 consid. 2a).
Ai sensi dell’art. 79 cpv. 1bis OAVS (in vigore dal 1° gennaio 1997) si ammette un caso di rigore quando il reddito annuo, determinato secondo le disposizioni vigenti in materia di prestazioni complementari, non raggiunge il limite di reddito degli art. 2 cpv. 1 e 3 della LPC.
Sono determinanti le condizioni economiche esistenti al momento in cui la restituzione deve essere effettuata (DTF 122 V 140 consid. 3b, 116 V 293 consid. 2c (in ambito LADI); 116 V 12, 107 V 80 consid. 3b; cfr. anche Mayer-Blaser, op. cit., pag. 485).
Contrariamente quindi al principio generale secondo cui il giudice accerta la fattispecie così come risulta al momento dell’emanazione della decisione sul condono, nel caso dell’esame dei presupposti del condono, è rilevante l’istante in cui la restituzione deve effettivamente avvenire, poiché l’onere troppo gravoso può intervenire anche posteriormente alla decisione di restituzione (DTF 110 V 27, cfr. anche Mayer-Blaser, op. cit., nota 85 a pié pagina pag. 488 ).
Il giudice, comunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di basare il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, tenendo conto, in ossequio del diritto di essere sentito, della nuova situazione (DTF 116 V 293 consid. 2c; 107 V 80 consid. 3b; Mayer-Blaser, op. cit., pag. 488/89).
2.4. Secondo l’art. 3a LPC (cfr. anche art. 2 LPC)
"
L'importo della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1).
Per quanto riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC, prevede che:
"
Per le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le seguenti:
a. importo (valido fino al 31.12.98) destinato alla copertura del fabbisogno vitale, per anno:
1. per le persone sole, almeno 14690 franchi e al massimo 16 290 franchi;
2. per i coniugi, almeno 22 035 franchi e al massimo 24 435 franchi;
3. per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI, almeno 7745 franchi e al massimo 8545 franchi. Per i due primi figli si prende in considerazione la totalità dell'importo determinante, per due altri figli due terzi ciascuno e per ogni altro figlio un terzo;
b. la pigione di un appartamento e le relative spese accessorie. In caso di presentazione di un conguaglio per le spese accessorie, non si può tenere conto né di un pagamento di arretrati né di una richiesta di restituzione."
Dal 1 gennaio 1999 l’importo massimo computabile a titolo di fabbisogno è pari fr. 16’460 per persone sole, fr. 24’690 per coniugi, fr. 8’630 per il primo e per il secondo figlio o orfano, fr. 5755 per il terzo e per il quarto figlio o orfano e fr. 2’880 per il quinto e successivi figli o orfani (Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI del 18 novembre 1998).
"
Per le persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono inoltre riconosciute le spese seguenti:
a. spese per il conseguimento del reddito fino a concorrenza del reddito lordo dell'attività lucrativa;
b. spese di manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a concorrenza del ricavo lordo dell'immobile;
c. premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione malattie;
d. importo forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. L'importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la copertura infortuni);
e. pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (art. 3b cpv.
3 LPC)."
Secondo l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono
"a.
le entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di un'attività lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole e di 1500 franchi per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto a una rendita é dedotto dal reddito annuo proveniente dall'esercizio di un'attività lucrativa, il saldo é computato in ragione di due terzi. Per gli invalidi ai sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito dell'attività lucrativa é interamente computato;
b. il reddito proveniente da sostanza mobile e immobile;
c. un quindicesimo della sostanza netta oppure un decimo per i beneficiari di rendite di vecchiaia, nella misura in cui superi per persone sole 25 000 franchi, per coniugi 40 000 franchi e per orfani e figli che danno diritto a rendite per figli dell'AVS o dell'AI 15 000 franchi. Se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore dell'immobile eccedente 75 000 franchi é preso in considerazione quale sostanza;
d. le rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le
rendite dell'AVS e dell'AI;
e. le prestazioni derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra convenzione analoga;
f. gli assegni familiari
g. le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;
h. le pensioni alimentari del diritto di famiglia."
2.5. Nella fattispecie in esame oggetto del contendere è accertare se la restituzione della rendita vedovile percepita dalla ricorrente nel periodo 1° giugno 1994 - 31 gennaio 1995 costituisce un onere troppo grave.
Le questioni inerenti il presupposto della buona fede non possono essere pertanto riveste in questa sede. Le stesse sono state infatti ampliamente ed esaurientemente esaminate nel giudizio cantonale del 18 maggio 1998, confermato dal TFA.
Tuttavia, se la Cassa dal 18 maggio 1994 doveva sapere della modifica dello stato civile dell'assicurata (cfr. STCA 18 maggio 1998 consid. 2.11), non va comunque dimenticato che la ricorrente in precedenza aveva negligentemente omesso di comunicare le sue seconde nozze (cfr. STCA 18 maggio 1998 consid. 2.14, STFA 30 settembre 1998 consid. 4).
Quanto al calcolo dell'onere troppo grave eseguito dalla Cassa in applicazione delle norme sulla LPC, dall'allegato foglio di calcolo lo stesso risulta essere corretto.
Poiché la ricorrente, senza attività lucrativa, è coniugata, l'amministrazione giustamente ha preso in considerazione il reddito da attività lucrativa del marito (art. 3c cpv. 1 lett. a LPC) conseguito nel 1998 per complessivi fr. 88'015.-- (cfr. certificato di salario nell'incarto Cassa), deducendo poi l'importo forfait di fr. 1500.-per coniugi.
Nel ricorso la ricorrente ha prodotto un cedolino postale relativo al salario mensile
netto
del 1999 del marito di fr. 5'987,50.
Orbene va ricordato che ai sensi dell'art. 23 OPC cpv. 1 e 2 (di cui al rinvio art. 3a cpv. 7 lett. d LPC), di regola, per il calcolo della PC sono considerati i redditi determinanti ottenuti nel corso dell'anno civile precedente all'anno in cui è assegnata la prestazione, a meno che il richiedente renda credibile una modifica avvenuta nel medesimo anno (cfr. art. 23 cpv. 4 OPC).
Nell'evenienza concreta tale modifica non vi è stata in quanto il salario nel 1999 è rimasto invariato (cfr. certificato di salario trasmesso dalla ricorrente in doc. E).
Quali altri redditi l'amministrazione ha giustamente computato gli assegni familiari e per figli, il valore locativo e il reddito ipotetico.
Inoltre la Cassa ha computato integralmente le spese dichiarate nella misura in cui sono ammissibili, incluso l'importo forfetario per il fabbisogno della famiglia con due figli minorenni.
Infine, l'importo da restituire è stato dedotto dalla sostanza (DTF 116 V 293 consid. 2c) che comunque risulta essere passiva.
Dal momento che le spese riconosciute dalla LPC
(fr. 85'303.--) sono inferiori al reddito determinante (fr. 92'196.--), non sussiste un caso di rigore. Ne consegue che la decisione contestata merita conferma.