# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 26ce5629-bf0f-516e-b6d8-f1e3964f8f2b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1958, precedentemente attivo in qualità di muratore, in data 22 settembre 2004 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti segnalando di essere affetto da “
sindrome lombo vertebrale cronica ricorrente
” (doc. AI 1-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 17 marzo 2006 (doc. AI 37-1), poi confermata con decisione su opposizione del 24 maggio 2007 (doc. AI 56-1), cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.
1.3. In data 31 luglio 2008 l’assicurato, rappresentato dal Sindacato _, ha inoltrato una richiesta di riesame all’Ufficio AI (doc. AI 60-1) lamentando un lento ma progressivo peggioramento delle condizioni di salute.
Egli ha allegato il rapporto del 15 febbraio 2008 del Dr. _ (doc. AI 61-1) e successivamente – in sede di osservazioni al progetto di decisione del 10 settembre 2008 (doc. AI 67-1) – il referto del 12 novembre 2008 del Dr. _ (doc. AI 72-1).
1.4. L’UAI con decisione del 16 gennaio 2009 (doc. AI 74-1), cresciuta incontestata in giudicato, preavvisata con progetto del 10 settembre 2008 (doc. AI 67-1), non è entrato in materia sulla richiesta di riesame non essendo stati oggettivati elementi atti a dimostrare un subentrato peggioramento dello stato valetudinario.
1.5. Il 16 settembre 2009 RI 1 ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni AI per adulti segnalando una “
Lesione del menisco – nuova patologia. Ernia discale
” (doc. AI 77-1/7).
1.6. L’UAI con decisione del 1° febbraio 2010 (doc. AI 85-1), preavvisata con progetto del 4 dicembre 2009 (doc. AI 81-1), non è entrato nel merito della richiesta di prestazioni non essendo stato credibilmente dimostrato che dopo l’emissione delle precedenti decisioni le circostanze oggettive hanno subìto una modifica rilevante ai fini del diritto alle prestazioni.
1.7. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dal _, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’attribuzione di una mezza rendita d’invalidità (doc. I).
A sostegno delle proprie argomentazioni il ricorrente ha allegato il certificato del 25 febbraio 2010 del Dr. _ (doc. A2) e quello del 1° marzo 2010 della Dr.ssa _ (doc. A3).
1.8. L’UAI, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV+bis).
1.9. Con scritto del 27 aprile 2009 il _ ha rinunciato a rappresentare l’assicurato (doc. VI).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitäts-verlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
In particolare, l
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
Nella
sentenza pubblicata in DTF 130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, s
econdo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (DTF 130 V 69 consid. 5.2.5).
Infine
, s
e l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid.
1b; DTF 116 V 265 consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).
La giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (STFA dell’8 marzo 2006 nella causa J. [I 734/05]);
2.4. Nel caso in esame, avendo l’UAI emanato una decisione di non entrata in materia, il
TCA è unicamente chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente oppure no rifiutato di esaminare il merito della richiesta.
Nell’ambito della richiesta di prestazioni del 16 settembre 2009 l’assicurato ha prodotto il referto del 15 dicembre 2009 del Dr. _ (doc. AI 84-1), mentre in sede ricorsuale ha allegato il certificato medico del 25 febbraio 2010 del Dr. _ (doc. AI 87-8) e lo scritto del 1° marzo 2010 della Dr.ssa _ (doc. AI 87-1).
Il Dr. _, spec. FMH in medicina interna e reumatologia nel rapporto del 25 febbraio 2010 ha posto seguente diagnosi:
“
Sindrome algica somatoforme:
-
sindrome lombospondilogena bilaterale con insufficienza muscolare relativa:
-
stato dopo blocco lombare iperalgico 12/01 e 07/03
-
discrete discopatie L3/4 e L4/5, lieve restringimento del canale spinale costituzionale (RM 02/05 e 02/08)
-
cifosi toracica prolungata
-
decondizionamento fisico
-
disturbo algico somatoforme
-
compromissione biopsicosociale importante” (doc. A2)
Lo specialista ha così concluso la sua valutazione:
"
(...)
VALUTAZIONE
: si tratta di una sindrome algica cronica con insufficienza muscolare reattiva e decondizionamento fisico in paziente che aveva manifestato un primo blocco vertebrale lombare nel 12/2001.
Sono note discrete discopatie L3/4 e L4/5 senza attuale evidente componente radicolare.
I disturbi all’apparato locomotore si combinano con aspetti somatoformi e si inseriscono in una compromissione psicosociale importante.
COMMENTO
: la valutazione teorica reumatologica dell’incapacità lavorativa (vedi precedenti rapporti) si scontra con aspetti extrareumatologici che contribuiscono in maniera spiccata e predominante all’impossibilità pratica di reinserimento professionale.
In tale senso parla pure la presenza di alcuni criteri di Förster (1996), in particolare la perdita dell’integrazione sociale, la situazione sociale molto sfavorevole, la sintomatologia cronica senza remissioni nonché l’inefficacia delle misure terapeutiche intraprese nel corso degli anni.
A ciò si aggiunge l’assenza di formazione e le strategie di coping inesistenti e non mobilizzabili” (doc. AI 87-8).
La Dr.ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nello scritto del 1° marzo 2010 ha specificato quanto segue:
“Il paziente giunge alle mie consultazioni sollecitando una presa di posizione nei confronti della decisione dell’Ufficio invalidità di negazione di una rendita.
Come già più volte esplicitato allo stesso, il paziente è in mia cura su segnalazione del dr. med. _ di _ per una sindrome ansioso-depressiva, una sindrome lombovertebrale e una sindrome da dolore somatoforme.
Da anni vive a carico dell’assistenza, da solo, senza mezzi economici, privo di reti di sostegno valide.
Nega abuso di sostanze alcoliche e di sostanze psicoattive, l’attenzione è totalmente polarizzata sulla sintomatologia dolorosa cronica da lui vissuta come invalidante.
Continua ad essere in mia cura con una terapia antidepressiva con Paronex cpv 0-0-1 e Stilnox cpr 0-0-1.
Vedo il paziente regolarmente ogni due-tre mesi per una rivalutazione farmacologica, non avendo incapacità di insingt e scarse di koping.
Per quanto riguarda la capacità lavorativa per la patologia psichiatrica presentata preciso che il paziente non presenta una patologia psichiatrica maggiore nel senso di psicosi, depressione grave, disturbo bipolare, disturbo schizoaffettivo né un disturbo di personalità tale da compromettere la relazione con gli altri e l’ambiente. La somatizzazione presentata è correlata ad un quadro di solitudine, di autosvalutazione e il paziente utilizza il proprio corpo quale mezzo di comunicazione per il proprio disagio. Continua a presentare dal mio punto di vista un’incapacità lavorativa massima del 50% che non è stata recuperata visto il lungo periodo di incapacità lavorativa, la posizione regressiva invalidante da lui assunta” (doc. AI 87-1).
2.5. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.6. Alla luce della documentazione medica contenuta nell’incarto, questo Tribunale ritiene che, a ragione, l’UAI non è entrato nel merito della nuova domanda di prestazioni inoltrata dall’assicurato.
Nell’ambito della prima richiesta di prestazioni l’amministrazione ha fatto riferimento alla perizia del Dr. _, spec. FMH in malattie reumatiche, fisiatria, svolta per conto dell’assicuratore “_”.
Lo specialista, nel referto dell’8 gennaio 2004, aveva posto la diagnosi di “
Sindrome lombovertebrale cronica con/da
turbe statiche e funzionali modiche del rachide, alterazioni degenerative: - osteocondrosi L3/4 con protrusione discale; - condrosi e spondilartrosi L4/5 con ernia discale mediana all’origine di una relativa stenosi del canale spinale
” (doc. LaMal 1-16).
In merito alla capacità lavorativa il Dr. _ aveva indicato che il paziente era a quel momento inabile al lavoro in forma completa per l’attività lucrativa svolta, con un’abilità al 50% dal 1° febbraio 2004 e successivamente abile al 100%. Per contro, in un’attività adeguata era da ritenere abile in forma completa e da subito (doc. LaMAl 1-16).
Nella valutazione del 12 novembre 2008 il Dr. _ ha evidenziato che il paziente è in condizioni simili alla precedente valutazione del 2004. In considerazione della stabilità sia dei reperti clinici che morfologici lo specialista non ha ritenuto di dover modificare la valutazione della capacità fisica dell’assicurato (doc. AI 72-4).
Il paziente è quindi stato ritenuto abile al lavoro in forma normale (rendimento e presenza) in attività adeguate (doc. AI 72-5).
Nell’ambito della richiesta di prestazioni AI per adulti del 16 settembre 2009 RI 1 ha prodotto – in sede di osservazioni al progetto di decisione del 4 dicembre 2009 (doc. AI 81-1) il certificato medico del 15 dicembre 2009 del Dr. _, medico generalista, il quale attesta in maniera stringata che il paziente “
lamenta importanti dolori lombosciatalgici con una sindrome ansioso depressiva reattiva. Vi prego di convocarlo per una vostra definizione del caso presso una commissione pluridisciplinare
” (doc. AI 84-1).
La patologia reumatologica indicata dal Dr. _ è ben nota all’amministrazione, ed è stata valutata in modo approfondito nei referti del Dr. _.
Per quanto riguarda invece la patologia psichiatrica il certificato si limita ad indicare una “sindrome ansioso depressiva reattiva”.
Questo referto, steso peraltro da un medico non specialista in psichiatria, stringato, generico, privo di una diagnosi psichiatrica secondo una classificazione riconosciuta,
senza una valutazione delle patologie dell’interessato e del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della patologia e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.5.) e
non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunto il perito interpellato dall’amministrazione.
Giova ricordare al riguardo in tale contesto un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente
(cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss.
(= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).
Ad esempio, nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée.
(...)"
La patologia psichiatrica era inoltre già stata valutata nell’ambito della prima richiesta di prestazioni, in sede di opposizione alla decisione del 17 marzo 2006 (doc. AI 37-1; 47-1), quando è stato prodotto il referto della Dr.ssa _ (doc. AI 47-1).
A quel momento era stata negata la presenza di una patologia psichiatrica di tipo invalidante (doc. AI 51-1).
In allegato al ricorso al TCA l’assicurato ha quindi prodotto il certificato medico del 25 febbraio 2010 del Dr. _ (doc. A2) e lo scritto del 1° marzo 2010 della Dr.ssa _ (doc. A3).
Il Dr. _, spec. FMH in medicina interna e reumatologia, nel referto del 25 febbraio 2010 ha esposto una diagnosi sovrapponibile a quella del Dr. _.
Il medico curante ha infatti diagnosticato:
“
Sindrome algica somatoforme:
-
sindrome lombospondilogena bilaterale con insufficienza muscolare relativa:
-
stato dopo blocco lombare iperalgico 12/01 e 07/03
-
discrete discopatie L3/4 e L4/5, lieve restringimento del canale spinale costituzionale (RM 02/05 e 02/08)
-
cifosi toracica prolungata
-
decondizionamento fisico
-
disturbo algico somatoforme
-
compromissione biopsicosociale importante” (doc. A2)
Il Dr. _ ha quindi evidenziato che la valutazione reumatologica dell’incapacità lavorativa si scontra con aspetti extrareumatologici che contribuiscono in maniera spiccata e predominante all’impossibilità pratica di reinserimento professionale (doc. A2).
Anche il certificato medico del 1° marzo 2010 della Dr. ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, non permette a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie.
La Dr. _ ha ripreso integralmente la propria valutazione del 2006 precisando che il paziente non presenta una patologia psichiatrica maggiore. La psichiatra ha poi indicato la medesima percentuale (50%) d’incapacità lavorativa fissata nel referto del 17 maggio 2006 (cfr. doc. AI 47-1, A3), già preso in considerazione nella decisione su opposizione del 24 maggio 2007, cresciuta in giudicato.
Nelle annotazioni dei medici del SMR, Dr. _, spec. FMH in medicina generale e Dr.ssa _, spec. in psichiatria, viene rilevato che dalla nuova documentazione medica prodotta “risulta una situazione somatica invariata”.
I medici del SMR, Dr. _ e la Dr. _, hanno inoltre precisato che il rapporto della Dr.ssa _ è sovrapponibile a quello del 17 maggio 2006 (doc. IV bis).
Non essendo stata resa verosimile una notevole modifica nelle condizioni di salute e/o economiche dell’assicurato, secondo questo Tribunale, giustamente l’UAI non è entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni.
2.7. Secondo l'art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fr. 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell'assicurato.