# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 98b43ea3-975d-5e1c-ad66-fadcf66e677d
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1999
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
Nel febbraio - marzo 1991 _, architetto di interni titolare della ditta individuale “_ ”, ha allestito dei disegni preliminari, un preventivo indicativo e un progetto definitivo per la sistemazione interna della villa di _.
B.
Con la petizione in rassegna l’architetto procede in causa nei confronti del proprietario della villa per ottenere le sue spettanze professionali di complessivi fr. 11’891.-, somma ridotta in sede conclusionale a dipendenza dell’esito della perizia giudiziaria a fr. 10’421.-, facendo in sostanza rilevare che quegli importi si riferivano alle prestazioni svolte su incarico del convenuto, anche se quest’ultimo avrebbe poi deciso di non sottoscrivere il relativo contratto SIA sottopostogli in un secondo momento.
C.
Il convenuto resiste in causa contestando innanzitutto di aver conferito all’attore l’incarico di eseguire quanto da lui fatturato, ed evidenziando che l’architetto avrebbe per contro svolto tali prestazioni di sua iniziativa nell’intento di farsi attribuire un formale mandato. In ogni caso le prestazioni da lui svolte rientravano nei cosiddetti lavori preparatori e come tali erano da ritenersi gratuiti.
D.
Con la sentenza il Pretore ha respinto la petizione.
Il giudice di prime cure ha innanzitutto escluso che le prestazioni svolte dall’attore per la loro entità costituissero semplici lavori preparatori ed ha pertanto ammesso il principio della loro onerosità. Atteso però che l’istruttoria di causa non aveva permesso di accertare il conferimento all’attore dell’incarico di effettuare le prestazioni per le quali è stata emessa la fattura in discussione, egli ha senz’altro concluso per l’infondatezza della pretesa attorea.
E.
Con l’appello l’attore chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione sia accolta per fr. 10’421.- più accessori.
A suo giudizio, l’assegnazione del mandato da parte del convenuto non poteva essere provata in via diretta, lo stesso essendo stato conferito personalmente e verbalmente da quest’ultimo; tale circostanza risultava tuttavia provata in via indiretta da tutta una serie di indizi, di cui il Pretore non aveva tenuto conto.
F.
Delle osservazioni con cui il convenuto postula la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

## Considerations

Considerando
in diritto
1.
L’art. 8 CC impone a chi intende dedurre il proprio diritto da una circostanza di fatto l’obbligo di provare detta circostanza (per tante:
IICCA
6 settembre 1993 in re C./G., 26 febbraio 1992 in re H./C.). In conseguenza di questa norma, la mancanza della prova delle circostanze di fatto costitutive del diritto obbliga il giudice a decidere in sfavore di chi ha asserito l’esistenza del diritto (
Kummer
, Berner Kommentar, n. 20 ad art. 8 CC).
L’art. 90 CPC stabilisce invece che il giudice valuta secondo il suo libero convincimento quale sia la forza probatoria degli elementi forniti dalla parte tenuta a farlo e, di conseguenza, se un certo fatto debba o meno ritenersi provato (
Rep
. 1989 p. 440;
IICCA
31 luglio 1995 in re F./T. SA;
Kummer
, op. cit., n. 64 ad art. 8 CC).
Il principio del libero convincimento sancito dall’art. 90 CPC non esime però il giudice dall’esigere una prova certa del fatto da provare.
La prova indiziaria è possibile, ma costituisce un caso eccezionale, nel senso che la sua ammissibilità è subordinata all’impossibilità di fornire una prova completa (
Rep
. 1974 p. 128, 1973 p. 138;
IICCA
12 dicembre 1989 in re M./H.). In tale eventualità il giudice può dedurre il proprio convincimento della certezza dei fatti che stanno a fondamento del rapporto giuridico litigioso anche da prove indirette o da indizi (
DTF
90 II 227;
IICCA
28 aprile 1997 in re T.L./S.H. SA., 26 agosto 1997 in re O./N.). Dovrà comunque trattarsi di un insieme concorde di indizi, da apprezzare nella loro globalità, fermo restando che anche in tal caso vale la regola secondo cui elementi probatori tra loro contraddittori si elidono a vicenda, con il risultato di lasciare senza prova la circostanza di fatto sulla quale vi sono le prove contrastanti (
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 90, n. 7;
IICCA
15 febbraio 1995 in re C. S.r.l./L. SA, 31 luglio 1995 in re F./T.N. SA, 11 agosto 1995 in re V./C., 20 febbraio 1998 in re G./Z.).
2.
Di principio nel fatto che un architetto allestisca di sua iniziativa degli schizzi o dei piani all’indirizzo di una terza persona, senza che quest’ultima abbia richiesto tali prestazioni rispettivamente le abbia -espressamente o tacitamente- accettate, non si può ravvisare l’esistenza di un contratto (
Tercier
, La formation du contrat et les clauses d’architecte, in
Gauch/Tercier
, Das Architektenrecht, Friborgo 1986, n. 153 e in particolare n. 155).
Diverso, evidentemente, è il caso se il terzo ha espressamente o tacitamente incaricato l’architetto di eseguire quelle prestazioni, oppure ancora se ha accettato quanto è stato allestito di sua iniziativa dall’architetto medesimo (
Gauch/Tercier
, op. cit., n. 148 e segg.).
3.
La questione a sapere se nel caso di specie l’attore si sia attivato di sua iniziativa oppure se egli sia stato interpellato dal convenuto o dalla figlia risulta difficile da provare già per il fatto che solo queste persone hanno direttamente preso parte al presunto conferimento verbale del mandato.
È perciò inevitabile che la risposta al quesito potrà e dovrà essere data unicamente in base agli indizi versati agli atti.
3.1
Nella fattispecie già il solo buon senso sembra parlare a favore dell’esistenza di un incarico all’architetto per l’esecuzione degli schizzi, del preventivo e del progetto definitivo.
È in effetti difficilmente pensabile che un architetto professionista possa venire a conoscenza del fatto che un privato sia intenzionato a ristrutturare internamente la sua abitazione e che soprattutto di sua iniziativa offra a costui, al di fuori di un formale incarico, delle prestazioni professionali di questa portata, tanto più che nel caso in rassegna quest’ultimo non ha assolutamente affermato che tale “trattamento di favore” sarebbe dovuto a un particolare legame d’affari o d’amicizia tra le parti (che avrebbe forse potuto giustificare un tale modo di procedere: cfr. per analogia
Tercier
, op. cit., nota 12 a p. 50) ed anzi ha tenuto a precisare che all’inizio del 1991 le figlie dell’attore e del convenuto -tramite le quali in definitiva le parti sono venute in contatto- non erano affatto amiche, ma tutt’al più semplici conoscenti (risposta p. 2); nemmeno è stato asserito o provato dal convenuto che tale anomalo modo d’agire da parte dell’architetto fosse eventualmente dovuto a problemi economici e meglio alla necessità di ottenere dei mandati, o ad altre circostanze simili.
3.2
Un primo concreto indizio a favore dell’effettivo conferimento dell’incarico all’architetto è dato dal teste _ -della cui imparzialità non vi è motivo di dubitare, le riserve mosse nei suoi confronti dal convenuto in questa sede essendo per altro irricevibili siccome esposte per la prima volta in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC)- il quale ha dichiarato di sapere, pur non precisando come egli sia venuto a conoscenza della circostanza, che ancor prima che al convenuto fosse sottoposto il contratto SIA “le parti erano sostanzialmente d’accordo sui punti essenziali del contratto d’architetto” (verbale p. 2).
Dalle discussioni cui hanno partecipato, anche i testi _ e _ hanno a loro volta tratto l’impressione che l’incarico fosse già stato conferito all’architetto (ad 8).
3.3
Un ulteriore indizio è dato dal fatto che l’attore, ancor prima di sottoporre il contratto al convenuto, aveva già avuto modo di contattare diverse persone in vista dell’esecuzione del progetto (teste _) ed in particolare aveva già dato incarico a un artigiano di eseguire “con urgenza” una scrivania speciale per il convenuto, precisando inoltre che la consegna doveva avvenire entro 15 giorni ed anticipando personalmente fr. 1’800.- per tale opera (doc. G).
Ora, valesse pure la tesi del convenuto, è assai difficile ipotizzare che un architetto che cerca di farsi attribuire un formale mandato agisca in tal modo: oltre a non ottenere l’onorario per le prestazioni da lui effettuate, egli correrebbe in effetti il rischio di perdere l’importo così anticipato ed anzi di dover ritirare ad un prezzo di fr. 5’280.- (cfr. doc. G) una scrivania di cui non saprebbe più cosa fare.
3.4
L’istruttoria di causa ha inoltre permesso di accertare che, in occasione di una cena, la figlia del convenuto ebbe modo di pronunciarsi in merito all’attività fino ad allora svolta dall’architetto (testi _ ad 4 e _ ad 4), in particolare insistendo a più riprese presso quest’ultimo affinché avesse a dar inizio senza indugi, anche senza disporre del contratto SIA firmato dal padre, alla fase esecutiva vera e propria (testi _ ad 5 e _ ad 5 e 7).
Atteso che la figlia del convenuto era certamente informata dell’intera faccenda, per aver tra l’altro partecipato con il padre ad un sopralluogo nella casa dell’attore (il teste _ ha in effetti dichiarato di aver visto le loro macchine di fronte alla casa di quest’ultimo) e siccome interessata direttamente alla sistemazione interna della villa (nella quale, così riferiscono ancora i testi _ e _, ella voleva entrare al più presto rispettivamente voleva organizzare la propria festa di matrimonio), tanto è vero che era a conoscenza dei dettagli del progetto ed era perfino in grado di discutere in merito al tipo di tessuto da utilizzare (teste _ ad 10 e in particolare _ ad 10), le sue esternazioni durante la cena sono un chiaro indizio che le opere effettuate dall’attore fino a quel momento, se non già affidategli a suo tempo, erano quanto meno state ratificate per atti concludenti.
Al medesimo risultato si giungerebbe qualora si volesse ritenere che nell’occasione la figlia del convenuto abbia agito quale formale rappresentante del padre, ruolo che tutti i testi hanno per altro inteso attribuirle (il teste _, a p. 3 del _ riferisce che la figlia del convenuto faceva da “filtro” tra il padre e i signori _, precisando che con questo termine intendeva il fatto che la figlia rappresentava il padre di fronte ai signori _ tant’è che essa ripetutamente aveva affermato che “il padre aveva detto di fare ...”; il teste _ ad 9, ricorda che la figlia del convenuto parlava come se fosse in grado di gestire in prima persona la cosa e che la stessa la interessasse personalmente; analogamente, sempre ad 9, la teste _ riferisce come la figlia _ parlava come diretta interessata all’esecuzione dei lavori).
La giurisprudenza ammette in effetti che se -come in casu- una figlia o un congiunto agisce in un affare del padre con la sua consapevolezza e senza che egli abbia avuto nulla da ridire, ben si può ammettere senza cadere nell’arbitrio che ciò sia avvenuto con l’accordo, quanto meno tacito, di quest’ultimo (
SJZ
1935/1936 N. 121 p. 108; cfr.
Zäch
, Berner Kommentar, n. 44 ad art. 33 CO;
Von Tuhr/Peter
, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts, Vol. I, Zurigo 1979, p. 356 nota 13a).
4.
L’invito a dare avvio alla fase esecutiva, espresso a più riprese dalla figlia del convenuto nel corso della menzionata cena, presuppone a rigor di logica che la fase preliminare effettuata dall’attore sia stata accettata dal convenuto.
Ne discende, senza necessità di ulteriori accertamenti in merito, che le prestazioni svolte dall’architetto e oggetto della fatturazione sono senz’altro state ratificate dal convenuto.
5.
Pacifico a questo stadio della lite che -come giustamente accertato dal Pretore- l’entità dei lavori svolti dall’attore comporti lo loro onerosità, si tratta ora di esaminare in quale misura le sue pretese possano essere ammesse.
La correttezza dell’onorario e delle spese di segreteria è stata confermata dal perito giudiziario in fr. 8’185.- rispettivamente in fr. 360.- (perizia p. 9). Le spese di annullamento dell’ordine per la scrivania in fr. 1800.- sono a loro volta state provate dal teste _ (verbale p. 1). Non possono di contro essere attribuiti, in assenza dei relativi giustificativi, gli importi esposti per le eliografie (fr. 46.-) nonché quelli per telefonate e fax (fr. 30.-).
In definitiva, il credito a favore dell’attore ammonta a fr. 10’345.-, somma a cui vanno aggiunti gli interessi di mora al tasso legale del 5% a far tempo dal 25 aprile 1991, data della prima interpellazione (doc. I).
6.
Ne discende il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi seguono la pressoché totale soccombenza del convenuto e appellato (art. 148 CPC).