# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7f81f2e6-1478-5c86-9880-c8d7e7df2c9b
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1996
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Il 30 gennaio 1990 il convenuto ha incaricato l’attrice delle prestazioni di progettazione e direzione dei lavori previste dal contratto doc. A in relazione all'edificazione di uno “_ ” sul fondo n. _di _.
Il rapporto contrattuale si è interrotto allo stadio della progettazione, immediatamente prima della richiesta della licenza edilizia.
Per le prestazioni eseguite l’attrice l’8 maggio 1991 ha emesso una nota onorari per complessivi fr. 56’696.80 (doc. L), il cui saldo è oggetto della petizione in rassegna.
B.
Nella risposta del 15 novembre 1991 il convenuto si è opposto alla petizione.
Il progetto allestito dall’attrice sarebbe stato per più aspetti lacunoso, specie alla luce del desiderio del convenuto, noto all’attrice, di avere un progetto la cui realizzazione fosse indipendente dall’edificazione del vicino fondo n. _.
Il progetto previsto avrebbe in realtà posto il convenuto alla mercé del vicino, a sua volta cliente della ditta attrice, dal cui consenso sarebbe dipesa la possibilità di realizzazione concreta.
C.
La parti hanno nel seguito confermato le rispettive tesi e domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto che il progetto allestito dall’attrice consentirebbe la voluta indipendenza tra le due costruzioni, eccezion fatta per la rampa di accesso all’autorimessa sotterranea, che sarebbe in comune e si troverebbe sul fondo vicino a quello del convenuto.
Dall’istruttoria risulterebbe tuttavia che tale vincolo sarebbe stato preso in considerazione e accettato dal convenuto, e che perciò esso non costituirebbe violazione degli accordi contrattuali tra le parti.
Dal che l’obbligo al pagamento del residuo della mercede dovuta, quantificabile in fr. 41’381.95 oltre interessi, somma per la quale il Pretore ha ammesso la petizione.
E.
Con tempestivo gravame datato 13 settembre 1996 il convenuto postula la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione.
Il progetto realizzato dall’attrice per il convenuto sarebbe totalmente dipendente dal fondo vicino, poiché in caso di mancata intesa sulle deroghe alle distanze, sull’uso degli accessi e dei piazzali, esso si rivelerebbe del tutto inutilizzabile.
L’attrice avrebbe pertanto disatteso la nota pattuizione contrattuale, e il Pretore avrebbe apprezzato in maniera non corretta le testimonianze in atti per giungere all’errato risultato secondo cui il convenuto avrebbe approvato la progettazione che gli veniva sottoposta oppure, di fatto, avrebbe consentito alla deroga dalla pattuizione contrattuale inerente l’indipendenza dei due fondi.
Sarebbe infine errata la data di decorrenza degli interessi di mora, che dovrebbe essere quella della petizione.
F.
Nelle osservazioni del 14 ottobre 1996 l’attrice ha chiesto la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili sulla base di argomentazioni che, per quanto necessario, verranno riprese nei successivi considerandi.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
Per l’art. 1 CO un contratto non è perfetto se non quando i contraenti abbiano concordemente manifestato, in modo espresso oppure tacito, la loro reciproca volontà e, secondo l’art. 18 cpv. 1 CO, un contratto va interpretato, sia per la forma che per il contenuto, indagando sulla vera e concorde volontà dei contraenti.
Quando la concordanza delle volontà delle parti non è evidente, le disposizioni contrattuali sono da interpretare in base al principio dell’affidamento, per il quale è determinante il senso che, secondo le regole della buona fede, ogni contraente poteva e doveva ragionevolmente dare alle dichiarazioni di volontà dell’altro (
DTF
119 II 451, 118 II 132).
Occorre perciò esaminare, sempre alla luce del principio dell’affidamento, tutte le circostanze relative alla conclusione del contratto (
DTF
113 II 51).
In quest’ambito, sono in particolare da considerare lo scopo del contratto, avuto riguardo agli interessi delle parti al momento della stipula (
DTF
100 II 155;
Jäggi/Gauch
, Zürcher Kommentar, n. 362, 363, 370 e segg. ad art. 18 CO;
Kramer/Schmidlin
, Berner Kommentar, n. 35 ad art. 18 CO), le loro condizioni personali, specie l’attività professionale, le conoscenze e l’esperienza (
DTF
118 Ia 297;
Jäggi/Gauch
, opera citata, n. 364 ad art. 18 CO e riferimenti), se del caso i preliminari della contrattazione e anche il comportamento successivo dei contraenti (
I CCA
22 giugno 1988 in re H. e llcc./B.;
Jäggi/Gauch
, opera citata, n. 357 e segg. ad art. 18 CO) ed in particolare il tipo di adempimento effettuato (
II CCA
29 settembre 1993 in re F.M./S. SA;
Kramer/Schmidlin
, opera citata, n. 28 ad art. 18 CO), il quale permette di risalire alla reale volontà delle parti al momento della stipulazione (
DTF
107 II 417).
2.
La clausola contrattuale in base alla quale il convenuto adduce l’inadempienza dell’attrice, e sulla quale in pratica incentra il proprio gravame (esplicito: appello, punto 3, pag. 2), ha il seguente tenore:
“Il progetto deve essere concepito in modo tale da consentire la più grande indipendenza possibile dall’edificazione sulla parcella adiacente nr. _; ciò permetterebbe di essere utilizzabile anche nel caso in cui i proprietari della parcella nr. _dovessero rinunciare all’edificazione.”
2.1
Per procedere alla corretta determinazione degli intendimenti delle parti in causa, va senza dubbio premessa l’importante circostanza secondo cui il convenuto e il signor _, proprietario del fondo vicino, desideravano, in linea di principio, procedere all’edificazione simultanea dei loro fondi (esplicito: doc. A, pag. 7, 2° paragrafo) in maniera sì indipendente, ma nondimeno adottando delle soluzioni comuni allo scopo di razionalizzare e nel contempo armonizzare tra loro le due costruzioni.
E’ in tal senso chiarissima la deposizione del teste _:
“...ognuno avrebbe costruito come meglio credeva sul proprio terreno ma salvaguardando un concetto estetico e funzionale logistico di insieme, tale per cui le due costruzioni potevano apparire come un tutt’uno. (...) La costruzione dei garages sotterranei prevedeva un collegamento: erano serviti da una unica rampa che era sul terreno mio e di mia sorella. (...) L’idea era di mettere assieme tutte quelle parti che potevano essere messe insieme come ad esempio rifugi, allarmi, impianti tecnici. Il signor _ ha però poi deciso di costruire anche queste parti in modo indipendente. In comune, oltre alla rampa d’accesso ai garages, restavano i posteggi e piazzali esterni. (...) Ribadisco che la volontà delle parti era quella di fare due stabili autonomi ma con i limiti già indicati sopra. Preciso che in comune erano poi rimasti alla fine l’accesso e la rampa.”
L’esistenza di tale volontà del convenuto è confermata dalla teste arch. _:
“In ogni caso comunque già dall’inizio il signor _ e il signor _ erano d’accordo che l’accesso per l’autorimessa sotterranea era in comune sul terreno _. Questo lo posso dire per averne più volte discusso con il signor _ che era molto d’accordo con questo progetto da me elaborato nel febbraio/marzo 1990 (...) A me comunque interessava che ci fosse l’accordo da parte del signor _ sul progetto e questo accordo c’era.”
2.2
Il medesimo spirito traspare dal tenore letterale dell’invocata clausola contrattuale. Essa prevede infatti l’indipendenza delle edificazioni, non invece l’indipendenza dei due fondi, che è cosa diversa.
Occorreva perciò, a mente della clausola in questione, che il progetto del convenuto fosse praticabile anche se non veniva realizzata l’edificazione del fondo contiguo.
Tale clausola è nella sua lettera e nel suo spirito rispettata, nel senso che sarebbe possibile utilizzare il progetto del convenuto senza dipendere dall’edificazione del fondo vicino, ma solo dipendendo dal fondo medesimo, sul quale dovrebbe essere realizzato l’accesso.
Siffatta interpretazione è a maggior ragione sostenibile se si considera che la clausola auspica “la più grande indipendenza possibile”, ma non l’indipendenza assoluta, che verosimilmente non era possibile o non era desiderata.
2.3
Ed infatti, come rettamente osserva il Pretore, il concetto espresso dalla clausola litigiosa ha un senso solo se relativizzato, poiché l’indipendenza assoluta tra due progetti o tra due fondi è di principio sottintesa se non esistono, come in questo caso, preventivi accordi particolari con un confinante.
3.
Viste le risultanze peritali, che non sono peraltro oggetto di contestazione in questa sede, questa Camera conferma il giudizio del Pretore secondo cui la progettazione dell’attrice non sarebbe lesiva degli accordi contrattuali, così come sarebbero da intendere interpretando in buona fede la clausola contrattuale.
A titolo abbondanziale si può in ogni caso rilevare che quand’anche così non fosse, dall’atteggiamento di iniziale consenso del convenuto al riguardo della progettazione sottopostagli (cfr. le citate deposizioni), si dovrebbe comunque dedurre l’avvenuta, tacita modifica di tale pattuizione, e di conseguenza la natura meramente pretestuosa delle obiezioni del ricorrente.
4.
Quo alla decorrenza degli interessi di mora, va rilevato che il convenuto ha contestato l’esigibilità della mercede dell’attrice al momento della richiesta di acconto, cioè al 31 luglio 1990 (doc. C), per il solo fatto che il progetto sarebbe stato lesivo della discussa clausola contrattuale (risposta, punto 3a, pag. 5).
Accertata l’inconsistenza di tale eccezione, si deve concordare con il Pretore sul fatto che lo scritto 23 novembre 1990 dell’attrice (doc. I) costituisce valida messa in mora, con il che gli interessi potrebbero decorrere da tale data.
L’attrice li ha tuttavia chiesti solo a far tempo dall’8 giugno 1991, richiesta che può trovare accoglienza, senza che a ciò possa ostare la tesi del resistente, proceduralmente irrita (art. 321 CPC) e comunque manifestamente infondata nel merito, secondo cui l’emanazione della fattura doc. L costituirebbe novazione o comunque rinuncia a precedenti interessi.
Ne consegue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).