# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 560e612b-aa14-5059-9cae-ef814d834074
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta FA 1, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio del Distretto di _ l’8 maggio 1987 (cfr. pubblicazione FUSC del 22 maggio 1987). Successivamente, la società ha trasferito la propria sede a _ (cfr. pubblicazione FUSC del 7 luglio 1989).
Lo scopo sociale della società consisteva nella progettazione, fabbricazione, sviluppo, vendita e acquisto di pezzi meccanici, di macchine e di prototipi industriali nel settore delle macchine utensili, come pure nell’espletamento di ogni attività connessa con tale scopo.
RI 1 ha ricoperto la carica di amministratore unico dal 11 maggio 1987 sino al 24 dicembre 2001; in seguito è diventato membro del Consiglio di amministrazione;
Dal 24 dicembre 2004 il CdA risulta essere composto da _ (presidente), _ (vice-presidente), _ e _ (entrambi membri) (cfr. estratto RC informatizzato, doc. 7).
La ditta FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito la Cassa), in qualità di datrice di lavoro, dal 1° maggio 1987.
La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dal febbraio 1997 e precettarla dal mese di novembre 1999, rimanendo scoperti i contributi per gli anni 2001-2003 (cfr. allegati A-A2 sub doc. 3).
Il 30 ottobre 2003, 1° dicembre 2003, 26 gennaio 2004, 26 febbraio 2004, 26 maggio 2004, 27 ottobre 2004, 13 dicembre 2004 e 17 dicembre 2004 l’UEF di _ ha rilasciato numerosi attestati di carenza relativi ai contributi paritetici non pagati concernente il succitato periodo di contribuzione (cfr. doc. 4 e 5).
1.2. Costatato di avere subito un danno, il 24 novembre 2004 la Cassa ha emesso una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS nei confronti di RI 1 per fr. 485'863,45 concernenti i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD dovuti e non pagati per gli anni dal 2001 al 2003, in via solidale con _, _, _ e _ per analogo periodo ed importo (doc. 1).
1.3. A seguito dell’opposizione interposta da RI 1 (doc. 2), la Cassa, respingendo le contestazioni ivi sollevate, con decisioni su opposizione del 21 marzo 2005 ha confermato di ritenere l’ex amministratore unico, nonché membro del CdA della DT 1 responsabile, insieme agli altri membri del consiglio, del mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della società per un importo di fr. 475'863,45, tenuto conto del versamento di fr. 10'000 (doc. A).
1.4. Con il presente tempestivo ricorso RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1 ha impugnato la succitata decisione e contestato una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.
Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nei considerandi di diritto.
1.5. La Cassa, in risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa, riducendo il danno, a seguito di ulteriori versamenti, a fr. 435'934,20 (cfr. doc. III).
1.6. In data 20 dicembre 2005 lo scrivente Tribunale ha formulato alla Cassa le seguenti domande; quest’ultima ha risposto il giorno seguente:
"
...
1.
A quanto ammonta attualmente il danno, tenuto conto dei versamenti avvenuti ?
Il danno risarcitorio, tenuto conto dei versamenti effettuati, ammonta a fr. 360'934,20.
2.
Da dove provengono questi versamenti (società, amministratori coinvolti nel procedimento ex art. 52 LAVS) ?
I versamenti sono stati effettuati in parte dalla società e in parte dagli amministratori.
3.
Esiste un accordo di pagamento rateale con la società in merito agli oneri sociali arretrati e scaduti ?
Non esiste alcun accordo di pagamento rateale con la società riguardo ai contributi arretrati e scaduti.
(XI e XII)."
Il 13 gennaio 2006 il legale del ricorrente ha preso posizione in merito al succitato accertamento:
"
•
intanto ho preso atto di come il preteso danno sia nel frattempo diminuito da fr. 485'863.40 a fr. 360'934.20;
•
qualcuno avrà pur dovuto pagare l'importo di circa fr. 125'000.--. La domanda di questo Tribunale all'CO 1, ovvero a sapere chi ha effettuato i versamenti, non ha avuto risposta alcuna.
Al ricorrente interessa sapere chi (società o quale amministratore) e quanto ogni interessato ha versato. Infatti non è sufficiente rispondere "... i versamenti sono stati effettuati in parte dalla società e in parte dagli amministratori".
Infatti alla base della riduzione del preteso danno esiste un preciso accordo di dilazione del pagamento, recante la data 15 dicembre 2004 (doc. H di causa). Caso contrario: che significato dare a questo documento?
Questo fatto contraddice quanto indicato dall'CO 1 con lettera 21 dicembre 2005 (cfr. paragrafo 3);
•
osservo comunque come nell'ambito dell'CO 1 la fattispecie sia piuttosto confusa. Infatti la DT 1 non è fallita (cfr. nota marginale lettera 21 dicembre 2005); bensì continua normalmente la propria attività." (Doc. XVI)

## Considerations

in diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid.
3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore - il
1° gennaio 2003 - del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS
(DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.2. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in
AJP 1996 pag. 1076; STFA del 18 agosto 2005 nella causa L.,
H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A.,
Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
can
tonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
Nell’opposizione il ricorrente ha genericamente contestato il danno subito dalla Cassa.
Ora, va ricordato che spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit, RDAT II 1995, pag. 396, N. 4.4.2.).
Tuttavia occorre va rilevare che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b), prove che il ricorrente non ha prodotto.
Nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo per gli anni 2001-2003, determinati sulla base delle relativi distinte salariali (allegati C1,C2 sub doc. 3), risulta come l'importo dei contributi non saldati ammonti a fr. 435'934,20, tenuto conto degli avvenuti pagamenti.
Con scritto 21 dicembre 2005 la Cassa ha comunicato che, a seguito del pagamento effettuati dalla società e dagli amministratori, il danno risarcitorio ammonta ora a fr. 360'934,20 (XII).
2.3. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.4.
La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid.
1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).
2.5.
Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op. cit., pag. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).
2.6. Nel ricorso RI 1 ha sostenuto che la Cassa, nonostante il rilascio del primo attestato di carenza beni (30 ottobre 2003) ex art. 149 cpv. 1 LEF, non abbia subito un danno.
Innanzitutto egli ha fatto presente che dal bilancio intermedio 30 ottobre 2004 della DT 1 risultava un esercizio positivo di fr. 301'323,80 (doc. F) e che al 31 dicembre 2004 gli attivi contabilizzati ammontavano a fr. 2’981984, 47, con un utile netto d’esercizio di fr. 117'319,50 e che il valore di stima del macchinario era tre volte superiore alla cifra esposta a bilancio (cfr. doc. G pag. 2).