# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c22f07dd-7bb6-5ae5-b896-5b9a53582cde
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Il 29 settembre 2006 il resistente _ ha chiesto al municipio di _ il permesso di costruire in località _ un nuovo capannone per veicoli pesanti. L'edificio verrebbe a sorgere nella zona artigianale (Ar), sul terreno (part. 381) situato sul retro del garage/carrozzeria della società, di cui è amministratore, al posto di una vecchia tettoia, più piccola, che verrebbe demolita. Il capannone, lungo m 30.60, largo m 14.50 ed alto m 7.50, è strutturato internamente in parte su due piani. Al piano terreno, oltre ad un piccolo locale officina, non accessibile ai veicoli, vi sono due vani, uno per "manutenzione e riparazione" ed uno per il lavaggio dei veicoli, che occupano circa metà dell'immobile. L'altra metà è costituita da un unico vano, destinato a rimessa per 7-9 veicoli di grandi dimensioni.
Alla domanda, integrata da uno studio fonico, si è opposta la ricorrente RI 1, proprietaria del fondo contermine (part. 382), che funge da giardino della sua casa d'abitazione, situata nella zona mista residenziale/artigianale del comune di _ (part. 15 RF). L'opponente ha contestato la costruzione dal profilo della conformità di zona, degli indici, delle distanze dal bosco e dal confine, dell'accesso, nonché della sua compatibilità ambientale.
Raccolto l'avviso favorevole del Dipartimento del territorio, il 20 dicembre 2006 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, stabilendo, fra l'altro, a titolo di condizione che i movimenti di veicoli non superino le 72 rotazioni di giorno e le 3 rotazioni di notte.
B. Con giudizio 29 maggio 2007 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata da RI 1.
Respinte le richieste di prova avanzate dall'insorgente, il Governo ha ritenuto che la costruzione fosse conforme alla funzione artigianale della zona, rispettasse le disposizioni della legislazione ambientale, si attenesse alle norme di PR sugli indici, sulle distanze dal bosco e dal confine e disponesse di un accesso adeguato.
C. Contro il predetto giudizio, la soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla controversa licenza.
L'insorgente ripropone e sviluppa in questa sede le censure sollevate senza successo davanti alle precedenti istanze.
D. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.
Ad identica conclusione pervengono il municipio di _ ed il beneficiario della controversa licenza, contestando le tesi dell'insorgente con argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione attiva dell'insorgente, proprietaria del fondo contermine a quello dedotto in edificazione e già opponente, è certa (art. 43 PAmm) anche nella misura in cui solleva contestazioni riguardanti l'applicazione di norme che tutelano esclusivamente gli interessi della collettività. La qualità per agire in giudizio in via di ricorso amministrativo non dipende dalla natura della norma di cui è eccepita la violazione, ma dalla situazione di fatto in cui si trova l'insorgente e dall'intensità del rapporto che lo lega all'oggetto della contestazione.
Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine.
1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto della contestazione emerge chiaramente dai piani e dalle fotografie allegate alla domanda di costruzione. Essa è inoltre sufficientemente nota a questo tribunale per conoscenza diretta. Valutata anticipatamente la sua utilità, la visita in luogo sollecitata dall'insorgente non appare atta a procurare la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. Parimenti superflue sono le ulteriori prove (richiamo atti della precedente domanda di costruzione, perizia sulle emissioni prodotte dai mezzi pesanti, piano della mobilità, elenco dei mezzi pesanti previsti, elenco delle attività previste all'aperto, esame d'impatto ambientale, elenco operazioni d'approvvigionamento dell'olio pesante, verifica dell'idoneità della pavimentazione), chieste dalla ricorrente.
Per lo stesso motivo, vanno respinte le censure di violazione del diritto di essere sentito sollevate dall'insorgente in relazione al rifiuto del Consiglio di Stato di assumere le prove da questa proposte in prima istanza.
2. 2.1.
Giusta l'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT, ripreso dall'art. 70 cpv. 2 LALPT, l'autorizzazione a costruire è rilasciata solo se gli edifici e gli impianti sono conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione. Ciò significa che nelle singole zone possono essere autorizzati soltanto insediamenti la cui destinazione si integra convenientemente nella funzione assegnata alla zona di situazione. Non basta che non si pongano in contrasto con tale funzione, ossia che non ostacolino l'utilizzazione conforme alle finalità perseguite dal PR per la zona di riferimento. Per essere autorizzate le nuove costruzioni devono apparire collegate da un nesso adeguato alla funzione del comparto territoriale in cui si collocano (DTF 127 I 103 consid. 6, RDAT 1994 II 105 n. 56; Ruch, Kommentar zum RPG, ad art. 22, n. 70 seg., Adelio Scolari, Commentario, II. ed. ad art. 67 LALPT n. 472).
2.2. Secondo l’art. 50 NAPR di _, la zona artigianale (Ar), ubicata a nord del nucleo,
è destinata alle costruzioni ed alle attività mediamente moleste, come pure alle attività commerciali non compatibili con le zone di nucleo e residenziali
. La zona in oggetto non è dunque riservata esclusivamente agli insediamenti artigianali, ma è aperta anche agli stabilimenti destinati all'esercizio di attività commerciali inconciliabili con la destinazione abitativa.
Secondo l’art. 9 NAPR,
le attività moleste sono disciplinate dalla
LPAmb
. La norma si scosta dalla definizione tradizionale del concetto di molestia prevista dagli altri ordinamenti pianificatori, che classificano le attività ammissibili nelle varie zone di utilizzazione in tre diverse categorie (attività non moleste, poco moleste e moleste), essenzialmente stabilite in base alla compatibilità delle immissioni prodotte con la funzione abitativa (
STA 22.9. 2006, n. 52.2006.235, in re comune di G. e llcc). Prescindendo da qualsiasi distinzione tra l'aspetto pianificatorio e quello ambientale, essa non procede ad una valutazione astratta delle ripercussioni ambientali ingenerate da un certo tipo di attività (RDAT 1994 n. 56). Finisce dunque per ammettere nella zona in discussione qualsiasi genere di attività artigianale a condizione che rispetti il grado di sensibilità III (art. 43 cpv. 1 lett. c OIF).
2.3. Nel caso concreto, il controverso capannone è destinato in parte alla manutenzione ed in parte al deposito di veicoli pesanti. La perizia fonica allegata alla domanda di costruzione prevede che le immissioni foniche derivanti da queste attività saranno contenute nei valori di pianificazione fissati dagli allegati 3 e 6 all'OIF per le zone con un grado di sensibilità III nella misura in cui non verranno superate 72 rotazioni (movimenti di andata e ritorno) di veicoli di giorno e 3 rotazioni di notte.
Il municipio ha ritenuto che la destinazione del capannone rispondesse alla funzione artigianale/commerciale assegnata alla zona in esame. La deduzione resiste alla critica dell'insorgente.
La manutenzione, la riparazione ed il lavaggio, non aperto al pubblico, di un numero limitato (da 7 a 9) di veicoli pesanti costituiscono in effetti attività che rientrano a pieno titolo nella nozione di attività artigianali. Lo stazionamento al coperto di un numero altrettanto ridotto di simili veicoli ed il distributore di carburante, non aperto al pubblico, ma riservato ai veicoli aziendali, possono dal canto loro essere considerati come aspetti collaterali dell'attività commerciale svolta da tali mezzi.
Nella misura in cui i movimenti veicolari di questi veicoli non superano le 72 rotazioni di giorno e le 3 rotazioni di notte, le immissioni foniche derivanti all'abitazione dell'insorgente dalle attività previste nel capannone e dal traffico ad esse connesso sulla strada d'accesso e sul piazzale antistante rispettano d'altro canto i valori di pianificazione stabiliti dall'OIF per le zone residenziali alle quali è assegnato il grado di sensibilità II; valore, prudenzialmente ritenuto dal perito, sebbene il fondo della ricorrente risulti incluso nella zona mista artigianale-residenziale del comune di _, alla quale, secondo l'art. 44 cpv. 3 OIF, andrebbe di per sé assegnato il grado di sensibilità III. Irrilevante, ai fini della valutazione di queste immissioni dal profilo pianficatorio, è il fatto che tali veicoli appartengano ad un'impresa del resistente od ad terzi, in particolare alla _, come ipotizza la ricorrente.
Immune da violazioni del diritto appare dunque la decisione del municipio di autorizzare la costruzione del capannone, assoggettando la licenza ad una limitazione dei movimenti veicolari (72 rotazioni di giorno, 3 rotazioni di notte), onde assicurare che le attività insediate rimangano mediamente moleste secondo la definizione data dagli art. 9 e 50 NAPR, rispettivamente 43 OIF.
Invano obietta la ricorrente che i movimenti veicolari notturni potrebbero superare il limite fissato e che il municipio non avrebbe i mezzi per opporsi ad un'utilizzazione difforme del capannone. La semplice prospettiva di abusi non costituisce un motivo atto a giustificare il diniego della licenza.
3. Distanza dal bosco
Dai piani allegati risulta che il capannone verrebbe a sorgere ad una distanza di 10 m dal limite del bosco. È dunque rispettata la distanza minima prescritta dagli art. 6 cpv. 2 LCFo e 13 cpv. 1 lett. e NAPR. Le imprecisioni della planimetria segnalate dalla ricorrente sono irrilevanti. Determinante non è la rappresentazione grafica, ma l'indicazione metrica fornita dai piani, il cui rispetto dovrà essere assicurato in sede di verifica dei tracciamenti .
4. Distanza dal confine
4.1. Secondo l’art. 12 lett. a cpv. 1 NAPR, la distanza dal confine è definita come la misura minima,
indipendentemente dal parallelismo della facciata con il confine,
fra l'edificio e il confine del fondo.
Per l’art. 13 lett. a cpv. 1 NAPR, edifici alti fino a m 7.50 devono rispettare una distanza minima di m 3.00 dal confine verso fondi aperti o semplicemente cinti. Per distanze con facciate lunghe più di 30 m, soggiunge il cpv. 3 della norma, la distanza dal confine deve essere almeno uguale a 2/3 dell'altezza. Questa limitazione supplementare è essenzialmente volta a mitigare l'impatto delle facciate particolarmente lunghe sui fondi prospicienti.
4.2. In concreto, la facciata nordest del capannone, lunga m 14.50, dista 3 m dal confine verso il fondo (part. 383), che funge da giardino della sua abitazione. Essa è perfettamente conforme al diritto. Palesemente a torto pretende la ricorrente che si debba applicare il supplemento previsto dall'art. 13 lett. a cpv. 3 NAPR, considerando anche la lunghezza (m 30) delle facciate contigue, perpendicolari al confine. Una simile conclusione non può in nessun caso essere tratta dalla precisazione
indipendentemente dal parallelismo della facciata con il confine
, contenuta nella definizione della distanza minima dal confine data dall'art. 12 lett. a cpv. 1 NAPR. Precisazione che mal si concilia con le regole della geometria euclidea.
5. Trasferimento di quantità edificatorie
5.1. Secondo l’art. 38a LE, quantità edificatorie appartenenti ad un fondo possono essere trasferite su fondi vicini appartenenti alla stessa zona di utilizzazione del piano regolatore e connessi funzionalmente se non risulta intralciata la pianificazione e, in particolare, se non sono compromessi l’uso razionale del territorio e un’edificazione armoniosa.
5.2. Nel caso concreto, la domanda di costruzione, oltre al fondo dedotto in edificazione (part. 381), prende in considerazione anche i fondi contermini (part. 383 e 1084) con i quali forma un unico comparto territoriale.
La ricorrente contesta il trasferimento di quantità edificatorie ai fondi contermini. L'eccezione è priva di fondamento.
I fondi appartengono alla stessa zona di utilizzazione (Ar) e sono perfettamente connessi dal profilo funzionale. Reputando che la ripartizione delle quantità edificatorie sull'insieme dei fondi non intralciasse la pianificazione, non compromettesse l'uso razionale del territorio e non pregiudicasse un'edificazione armoniosa, il municipio non ha per nulla abusato del potere discrezionale che l'art. 38a LE gli riserva in ordine al giudizio sull'ammissibilità del trasferimento di indici. Anche da questo profilo, la licenza è dunque conforme al diritto.
6. Accesso
6.1. Giusta l'art. 22 cpv. 2 lett. b LPT, l'autorizzazione a costruire è accordata solo se il fondo è urbanizzato. A tal fine, esso deve, fra l'altro, essere dotato di accesso sufficiente ai fini della prevista utilizzazione (art. 19 cpv. 1 LPT).
La nozione di accesso sufficiente è un concetto giuridico indeterminato del diritto federale (DTF 117 Ib 308 consid. 4a). Il suo contenuto normativo deve quindi essere concretamente determinato, tenendo conto delle finalità perseguite da questo requisito, della destinazione della costruzione che deve servire e della situazione concreta dei luoghi (
DTF 123 II 337 consid. 5b)
. Per risultare sufficiente, l'accesso deve anzitutto essere configurato in modo tale da non compromettere la sicurezza della circolazione stradale e la fluidità del traffico. Esso deve inoltre garantire ai mezzi di soccorso la possibilità di giungere liberamente sul posto. Da questo profilo, un accesso è quindi considerato sufficiente solo quando è tale da consentire ai mezzi di soccorso di raggiungere la costruzione senza difficoltà
(DFGP, Commento alla LPT, ad art. 19 n. 12; RVJ 2004, p. 65).
In caso di contestazione dell’adeguatezza dell’accesso le istanze di ricorso devono procedere con il dovuto riserbo, limitandosi a verificare che l’interpretazione data dall’autorità decidente alla nozione di accesso sufficiente non violi il diritto, travalicando in particolare i limiti della latitudine di giudizio che deve esserle riconosciuta nell’ambito dell’applicazione di concetti giuridici indeterminati. Censurabili, in quanto lesive del diritto, sono soltanto le valutazioni basate su considerazioni insostenibili od estranee alla materia, che attribuiscono al concetto da determinare un contenuto precettivo inconciliabile con i principi fondamentali del diritto.
6.2. In concreto, l'accesso al capannone è dato da una strada privata, larga circa 3 m e lunga una trentina, che collega il piazzale antistante al piazzale circostante lo stabile nel quale ha sede il _ (part. 1084). Da questo secondo piazzale si può in seguito accedere alla strada comunale che si immette immediatamente dopo sulla strada cantonale che collega _ a _.
Il municipio ha ritenuto che l'accesso fosse sufficiente. Per quanto opinabile possa apparire, la valutazione dell'autorità comunale resiste alla critica della ricorrente. Non procede in particolare da un'interpretazione insostenibile della nozione di accesso sufficiente. L'accesso alla strada comunale non presenta alcun problema. La visibilità è buona e lo spazio di manovra più che sufficiente. La sicurezza della circolazione non è minimamente compromessa. Per quanto riguarda il tratto di strada privata che collega il piazzale antistante il garage _ al capannone, è ben vero che non v'è possibilità d'incrocio. Il tratto di strada in questione è tuttavia breve e rettilineo. Anche se i veicoli devono alternarsi, non appare insostenibile considerarlo alla stregua di un accesso sufficiente a sopportare il traffico indotto dal capannone.
7. Le ulteriori contestazioni di carattere marginale, sollevate dall'insorgente con riferimento ai gas di scarico (polveri fini) ed allo scarico delle acque del lavaggio, non permettono di ravvisare nella licenza alcuna violazione del diritto suscettibile di giustificarne l'annullamento. Le condizioni alle quali è stata assoggettata appaiono del tutto sufficienti ad assicurare il pieno rispetto delle normative concretamente applicabili. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque respinto.
La tassa di giustizia e le ripetibili sono a carico della ricorrente