# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ea7b5f77-95bf-5f6d-b9e3-8edefaab1313
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 4 novembre 2010 l’Ufficio assicurazione invalidità (di seguito: UAI), dopo aver acquisito una perizia del 23 dicembre 2009 allestita dal dr. med. _ per il tramite del _, ha posto RI 1, nato nel 1974, al beneficio di una rendita intera d’invalidità dal 1° aprile 2010 (pag. 146 seg. incarto AI).
1.2. Nel corso del mese di febbraio 2013 l’UAI ha avviato una procedura di revisione (pag. 159 incarto AI), al termine della quale ha confermato il diritto alla rendita con scritto del 6 agosto 2013 (pag. 179 incarto AI). Un’ulteriore revisione ha dato il medesimo esito in data 6 novembre 2014 (pag. 195 incarto AI).
1.3. L’amministrazione ha avviato una nuova procedura di revisione nel corso del mese di marzo 2015.
1.4. Con comunicazione del 23 giugno 2016 l’UAI ha informato RI 1 circa la necessità di procedere ad una rivalutazione del suo stato di salute e lo ha convocato per una visita peritale da tenersi il 9 agosto presso il dr. med. _ del _ di _ (pag. 255 incarto AI).
1.5. Il 21 luglio 2016 il medico curante dell’assicurato, Dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha chiesto all’UAI di posticipare l’appuntamento (pag. 258 incarto AI), ciò che l’amministrazione, sulla base del parere del medico SMR, dr. med. _, del 27 luglio 2016, ha negato (pag. 261 incarto AI). In seguito alla mancata presenza di RI 1 all’appuntamento del 9 agosto 2016, il 19 agosto 2016 l’assicurato è stato diffidato a dichiarare in forma scritta entro il 6 settembre se intendeva o meno sottoporsi all’accertamento medico. Il 6 settembre 2016 l’interessato ha scritto via e-mail al dr. med. _, medico SMR, senza prendere posizione (pag. 275 incarto AI). Il 7 settembre 2016 l’UAI ha assegnato a RI 1 un termine scadente il 26 settembre 2016 per informare l’amministrazione circa la disponibilità a sottoporsi alla perizia (pag. 276 incarto AI).
1.6. Con progetto di decisione del 12 ottobre 2016, scaduto infruttuoso il termine assegnato all’assicurato, l’UAI ha soppresso la rendita AI (pag. 279 incarto AI).
1.7. In seguito alle osservazioni prodotte da RI 1 (pag. 283 incarto AI), il 4 novembre 2016 l’UAI ha informato l’interessato che avrebbe dovuto ritornare la dichiarazione circa la volontà di sottoporsi al citato accertamento, entro il 14 novembre 2016, pena la soppressione della rendita (pag. 284 incarto AI).
1.8. Con e-mail del 13 novembre 2016 RI 1 si è detto disposto a presentarsi agli accertamenti peritali (pag. 286 incarto AI). Il 15 novembre 2016 l’UAI ha trasmesso all’assicurato la preposta dichiarazione da ritornare entro il 25 novembre 2016 (pag. 287 incarto AI). A causa di un disguido non imputabile all’assicurato, la dichiarazione è nuovamente stata inviata il 21 novembre 2016 (pag. 289 incarto AI). L’assicurato l’ha ritornata il 29 novembre 2016 debitamente firmata (pag. 291 incarto AI).
1.9. Con scritto del 6 dicembre 2016 l’UAI ha di conseguenza fissato due nuovi appuntamenti, il 17 gennaio 2017 ed il 27 gennaio 2017 (pag. 292 incarto AI).
1.10. Con lettera del 2 gennaio 2017, cui ha allegato un certificato del 20 dicembre 2016 della dr.ssa med. _, RI 1, ha chiesto l’annullamento degli appuntamenti e la continuazione del versamento della rendita (pag. 296 incarto AI).
1.11. Il 10 gennaio 2017 l’amministrazione, ripercorsa l’intera fattispecie, ha mantenuto gli appuntamenti fissati per il mese di gennaio 2017, ritenuto che in caso di assenza dell’assicurato, la prestazione sarebbe stata soppressa (pag. 303 incarto AI).
1.12. Con e-mail del 17 gennaio 2017 delle ore 16.23 RI 1 ha informato l’UAI di essere impossibilitato a presenziare all’accertamento medico ed ha allegato un certificato della dr.ssa med. _, _ _ che ha attestato come l’interessato “
è stato visitato al Pronto Soccorso. Si ritiene indicato riposo a casa per la giornata odierna
” (pag. 306 incarto AI).
1.13. Con decisione del 23 gennaio 2017 l’UAI ha soppresso la rendita AI (pag. 309 incarto AI).
1.14. RI 1, allora rappresentato dall’avv. _, è insorto al TCA contro la predetta decisione. Con sentenza 36.2017.27 dell’11 settembre 2017 il TCA ha respinto il ricorso ed ha accolto l’istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.15. Il 2 maggio 2018 RI 1 ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni ed ha chiesto di poter visionare l’incarto (pag. 490 incarto AI).
1.16. Acquisita la documentazione medica ritenuta necessaria, il parere del 17 luglio 2018 (pag. 525 incarto AI) e del 18 febbraio 2019 (pag. 568 incarto AI) del medico SMR, dr. med. _ e lo svincolo da parte del _, l’UAI ha informato RI 1 che la sua richiesta di esame degli atti sarebbe stata evasa nel senso che l’incarto sarebbe stato trasmesso al medico curante, previa indicazione dei dati del professionista cui trasmettere la documentazione (pag. 561 incarto AI).
1.17. Nel frattempo, dopo aver ottenuto ulteriori atti medici, tra cui la valutazione peritale del 17 giugno 2018 della dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, allestita su richiesta della _ _ in seguito ad un ricovero coatto dal 4 giugno 2018 presso la Clinica _, e dopo aver sottoposto la documentazione al medico SMR, dr. med. _ in data 11 ottobre 2018 (pag. 541 incarto AI), l’UAI, il 12 febbraio 2019, ha informato RI 1 della necessità di allestire una perizia psichiatrica (pag. 554 incarto AI).
1.18. In seguito ad un’email dell’assicurato che chiedeva di poter avere accesso direttamente a tutti gli atti senza passare tramite il proprio medico curante (pag. 566 incarto AI), il 19 febbraio 2019 l’amministrazione ha chiesto al dr. med. _ di tenere in sospeso l’accertamento peritale (pag. 569 incarto AI).
1.19. In data 22 febbraio 2019 l’UAI ha emesso una decisone incidentale con la quale ha confermato la necessità di consultazione indiretta dell’incarto ed ha segnalato che sino all’effettiva consultazione degli atti la procedura di accertamento peritale di cui alla comunicazione del 12 febbraio 2019 (e i relativi termini di contestazione) sarebbe stata sospesa (pag. 570 incarto AI). Al fine di una rapida conclusione della procedura l’amministrazione ha invitato l’interessato a sottoscrivere la procura inviatagli ed allegata alla decisione per permettere l’invio dell’incarto al medico scelto.
1.20. Il 4 aprile 2019 l’UAI ha scritto a RI 1, indicando che avrebbe proceduto con l’allestimento della perizia e gli ha assegnato un termine scadente il 2 maggio 2019 per sollevare eventuali obiezioni fondate circa il nome del perito e per porre eventuali domande complementari (pag. 573 incarto AI).
1.21. In seguito ad una contestazione dell’8 aprile 2019 di RI 1, l’UAI ha ammesso di essere incorsa in un disguido ed ha assegnato all’assicurato un termine scadente il 2 maggio 2019 per comunicare l’indirizzo del medico a cui trasmettere gli atti (pag. 575 incarto AI).
1.22. Dopo ulteriori scambi di corrispondenza, il 31 maggio 2019 l’UAI ha trasmesso l’incarto all’allora rappresentante dell’assicurato, avv. _, attivo presso _, sconsigliandone la visione diretta da parte dell’assicurato ed ha riattivato la procedura peritale, assegnando un termine scadente il 14 giugno 2019, poi prorogato fino al 15 luglio 2019, per eventualmente presentare obiezioni nei confronti della comunicazione del 12 febbraio 2019 (pag. 592 incarto AI).
1.23. Ottenute le osservazioni dell’avv. _ (pag. 601 incarto AI) e acquisito il parere del medico SMR, dr. med. _ (pag. 597 incarto AI), con decisione incidentale del 18 luglio 2019 l’UAI ha confermato la necessità di un accertamento medico, del perito e della sede dell’accertamento (pag. 605 incarto AI).
1.24. Dopo aver contattato a più riprese la curante, dr.ssa med. _, per sincerarsi circa la presenza dell’assicurato alla valutazione peritale (pag. 609, 611, 613, 614, 615 incarto AI), ed aver ricevuto, il 17 settembre 2019, per il tramite della curante, la disponibilità dell’assicurato a sottoporsi all’accertamento medico (pag. 614 incarto AI), il 30 settembre 2019 l’UAI ha convocato RI 1 per lunedì 2 dicembre 2019 alle 10.00 presso il dr. med. _ (pag. 619 incarto AI).
1.25. Con e-mail del 1°dicembre 2019 (domenica) delle ore 16:47 RI 1 ha informato l’UAI di essere ricoverato in clinica (pag. 626 incarto AI). Interpellato in merito, l’assicurato martedì 3 dicembre 2019 ha affermato di essersi recato al pronto soccorso dell’Ospedale _ venerdì sera, di essere stato trasferito all’_ di _ con un’autoambulanza dove è giunto alle 01:00 circa di sabato e di essere rimasto degente 3 giorni, fino a lunedì sera (pag. 628 incarto AI).
1.26. Dopo aver acquisito il rapporto di dimissione della Clinica _ dell’11 dicembre 2019 (pag. 631 incarto AI) e la valutazione del 27 dicembre 2019 del medico SMR, dr. med. _ (pag. 634 incarto AI), con decisione del 4 marzo 2020, preavvisata dal progetto del 22 gennaio 2020 (pag. 636 incarto AI), l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni con le seguenti motivazioni:
"
Con decisione del 23.01.2017 (confermata dal TCA tramite Sentenza dell’11.09.2017) le è stata soppressa la rendita intera con grado AI del 100% in corso dal 01.04.2010 in quanto non si è attenuto all’obbligo di collaborare.
Con decisione incidentale del 18.07.2019 per tramite del suo ex rappresentante legale è stato informato sulle conseguenze qualora l’obbligo di collaborare non venisse, nuovamente, adempiuto.
Considerato come lei non si sia presentato al previsto appuntamento del 02.12.2019 presso il Dr. _ si rifiuta il diritto a prestazioni causa il persistere dell’infrazione dell’obbligo di collaborare (art. 43 LPGA).
Osservazioni al progetto di decisione del 22.01.2020:
Abbiamo ricevuto le sue mail del 26.02.2020 e del 18.02.2020.
Come già comunicatole via posta elettronica il 28.01.2020 ribadiamo che il nostro Servizio Medico Regionale (SMR) ha ritenuto che il ricovero dal mattino del 30.11.2019 al pomeriggio del 02.12.2019 non era medicalmente giustificato e lei dunque avrebbe potuto benissimo presentarsi all’accertamento peritale previsto lunedì 2 dicembre 2019 alle ore 10:00.” (doc. A2)
1.27. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone l’annullamento e domandando di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I).
L’insorgente contesta il rifiuto di attribuirgli una rendita, sostenendo che l’amministrazione sarebbe stata condizionata da quanto accaduto nell’ambito della precedente procedura.
Egli sottolinea la contraddizione delle posizioni dell’UAI circa la sospensione della procedura peritale con contestuale richiesta di dar seguito all’accertamento medico, rilevando che si è visto misconoscere la validità del ricovero presso la Clinica _ allorché gli viene rifiutato l’accesso agli atti, in violazione del diritto di essere sentito, per motivi medici.
Il ricorrente sostiene che la sua situazione valetudinaria è peggiorata rispetto a quanto accertato al momento della revisione, tant’è che l’UAI intendeva allestire una nuova perizia psichiatrica. Il ricovero avvenuto presso la clinica psichiatrica è un fatto nuovo, così come la sintomatologia mista ansiosa depressiva associata a suicidalità.
L’insorgente contesta che siano ossequiati i presupposti legali (formali e materiali) per la sanzione decisa dall’UAI poiché non sarebbe stata emessa una valida diffida scritta ai sensi dell’art. 43 cpv. 3 LPGA.
L’assicurato sostiene di essere stato informato circa il possibile rifiuto delle prestazioni nel caso di violazione dell’obbligo di collaborare per la prima volta mediante decisione incidentale del 18 luglio 2019, con la quale venivano confermate la necessità di un accertamento medico, la scelta del perito e la sede dell’accertamento.
Successivamente, nel corso del mese di settembre 2019, l’UAI ha fatto riferimento alla possibilità di pronunciarsi sugli atti acquisiti all’incarto, di emanare una decisione di non entrata in materia o di rifiutare le prestazioni, solo in relazione all’eventuale rifiuto ingiustificato di fornire informazioni, ma non in merito all’obbligo di collaborare.
Secondo il ricorrente, l’amministrazione non lo ha adeguatamente informato circa le conseguenze della sua mancata collaborazione.
Inoltre l’UAI, in seguito alla mancata presenza alla visita peritale del 2 dicembre 2019, non lo ha diffidato per iscritto avvertendolo delle conseguenze giuridiche e non gli ha assegnato un adeguato termine di riflessione, ma ha emanato direttamente il progetto di decisione.
Per l’assicurato, la decisione è di conseguenza prematura, errata, irrita e contraria ai disposti legali ed al principio di proporzionalità.
Secondo l’insorgente se la procedura seguita dall’UAI fosse ritenuta corretta, occorrerebbe tener conto della tempestiva informazione circa la sua assenza, che oltretutto era giustificata medicalmente.
Egli afferma poi che la curante, dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha posto la nuova diagnosi di
completa mancanza di insight
,
che confermerebbe l’aggravamento del suo stato di salute. Tale patologia ha quale conseguenza che la persona malata non si rende minimamente conto del suo stato di salute ed il grado di consapevolezza della malattia è nullo. La patologia lo rende incapace di intendere e di volere, rispettivamente di porsi in maniera coerente rispetto al proprio stato di salute e della situazione che ne consegue.
Da qui anche l’abbandono della Clinica _ in data 2 dicembre 2019, erroneamente letta dal medico SMR quale elemento di prova dell’asserita assenza di aspetti patologici tali da giustificare l’assenza alla visita peritale.
Il ricorrente ribadisce di voler collaborare ed a comprova della sua intenzione di sottoporsi agli accertamenti, evidenzia di essere stato oggetto di una perizia nel giugno 2018 ad opera della dr.ssa med. _.
L’assicurato rammenta poi che se la persona assicurata si rifiuta, dopo ingiunzione, di collaborare, l’assicuratore può decidere sulla base degli atti. L’UAI avrebbe di conseguenza dovuto prendere una decisione entrando nel merito della domanda e riconoscendo il diritto a prestazioni.
1.28. Con risposta del 3 giugno 2020, cui ha allegato l’intero incarto, l’UAI propone la reiezione del ricorso (doc. VI). Riassunta la fattispecie, l’amministrazione ritiene che con la decisione incidentale del 18 luglio 2019 ha diffidato l’assicurato a sottoporsi a una perizia conformemente alle esigenze poste dall’art. 43 cpv. 3 LPGA, affermando che “
il termine di riflessione era evidentemente equivalente a quello necessario per la crescita in giudicato della stessa
” e che “
più in generale, nell’incarto sono presenti plurime diffide contenenti l’indicazione chiara e precisa della conseguenza in caso di persistere di una (qualsivoglia) ulteriore mancata collaborazione (cfr. ad esempio i doc. 205, 206 e 207 incarto AI)
”. Per l’amministrazione inoltre non vi sarebbe alcun motivo che possa giustificare l’assenza dell’assicurato alla visita peritale del 2 dicembre 2019.
1.29. Dopo aver chiesto (doc. VIII) ed ottenuto (doc. IX), la possibilità di esprimersi tramite una replica, l’insorgente il 26 giugno 2020 ha ribadito che il comportamento tenuto prima della nuova domanda non può pregiudicare l’attuale situazione e che l’accesso agli atti ed il suo diritto di essere sentito è stato violato poiché ha diritto di ricevere la documentazione che lo concerne. Inoltre sottolinea come un ricovero coatto o volontario susseguente ad una crisi psichiatrica debba essere ritenuto un valido e giustificato motivo per posticipare una visita peritale (doc. X).
1.30. Con osservazioni del 7 luglio 2020, trasmesse per conoscenza all’insorgente (doc. XIII), l’UAI ha evidenziato che l’integralità del dossier dell’assicurato è stato inviato il 31 maggio 2019 all’avv. _ (scritto in cui sono state altresì suggerite le modalità di consultazione indiretta dell’incarto da parte dell’assicurato) e il 20 aprile 2020 all’avv. RA 1. Per cui il diritto di essere sentito è stato rispettato (doc. XII).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. L’insorgente fa valere una violazione del diritto di essere sentito poiché non avrebbe potuto avere accesso agli atti se non indirettamente tramite il medico da lui scelto.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
Nel caso di specie non è ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito dell’assicurato.
Infatti, il 31 maggio 2019 l’amministrazione ha trasmesso all’allora rappresentante dell’assicurato copia dell’incarto, pur sconsigliando di dar visione diretta del dossier senza l’intermediazione di un medico (doc. 591 incarto AI). Lo stesso avv. _, nell’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio in sede amministrativa dell’8 aprile 2020 ha tra l’altro affermato a pag. 2, punto 3: “
[...] Di qui le ragioni del mio intervento, che ha permesso prima di tutto di sbloccare la situazione consentendo la trasmissione degli atti dell’assicurato
” (pag. 653 incarto AI).
Inoltre, in data 20 aprile 2020, su richiesta dell’attuale patrocinatore, avv. RA 1 (pag. 659 incarto AI), l’UAI ha trasmesso in visione gli atti componenti l’incarto AI masterizzati su Compact disc (CD).
Egli, per il tramite dei suoi rappresentanti, ha pertanto avuto accesso all’intero incarto.
Non è pertanto ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentito.
nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3. Va ancora rammentato che per l’art. 43 cpv. 1 LPGA l’assicuratore esamina le domande, intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno. Le informazioni date oralmente devono essere messe per scritto.
Secondo l’art. 43 cpv. 2 LPGA se sono necessari e ragionevolmente esigibili esami medici o specialistici per la valutazione del caso, l’assicurato deve sottoporvisi.
Ai sensi dell’art. 43 cpv. 3 LPGA se l’assicurato o altre persone che pretendono prestazioni, nonostante un’ingiunzione, rifiutano in modo ingiustificato di compiere il loro dovere d’informare o di collaborare, l’assicuratore può, dopo diffida scritta e avvertimento delle conseguenze giuridiche e dopo aver impartito un adeguato termine di riflessione, decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e decidere di non entrare in materia.
Secondo la giurisprudenza l’amministrazione può ordinare l’allestimento di una perizia e rendere attento l’assicurato del suo obbligo di collaborare. È possibile, in caso di rifiuto di collaborare, dopo comminatoria ed assegnazione di un termine di riflessione, sanzionare la persona assicurata, ai sensi dell’art. 43 cpv. 3 LPGA, anche con la sospensione delle prestazioni fino al momento in cui la persona assicurata si dichiara disposta a sottoporsi senza riserve alla perizia ordinata mediante decisione cresciuta in giudicato (sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017, consid. 3.1 con rinvio alla DTF 139 V 585).
In una sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017 il TF ha accolto un ricorso dell’UAI del Canton San Gallo che aveva sospeso il versamento della rendita ad un assicurato, al beneficio di una rendita intera, confermata dopo una revisione, e che, dopo essere stato reso attento che in caso di rifiuto a sottoporsi ad una perizia la rendita sarebbe stata sospesa, pur presentandosi all’appuntamento peritale si è comportato in maniera tale da impedire al medico psichiatra l’allestimento del referto (cfr. i fatti: “
[...]
Nachdem der Versicherte zum Untersuchungsgespräch beim Psychiater Dr. med. C._ nicht erschienen war, wurde er von der IV-Stelle aufgefordert, sich einer Begutachtung durch das Zentrum B._ zu unterziehen
.
Dabei wurde er im Schreiben vom 8. August 2014 darauf hingewiesen, dass die Rentenleistungen eingestellt würden, wenn er sich nicht untersuchen lasse. In der Folge wurde für den 1. Oktober 2014 ein neuer Untersuchungstermin bei Dr. med. C._ vereinbart. Gemäss Bericht des Psychiaters vom 2. Oktober 2014 konnte die Untersuchung infolge des aggressiven und auffälligen Verhaltens des Versicherten nicht durchgeführt werden. Mit Verfügung vom 29. Mai 2015 hob die IV-Stelle die Invalidenrente auf Ende des der Zustellung der Verfügung folgenden Monats auf. [...]
”).
L’Alta Corte ha confermato l’agire dell’UAI („
[...]
3.2.
Der Beschwerdegegner hat die psychiatrische Begutachtung unbestrittenermassen verhindert, wie Dr. med. C._ im Bericht vom 2. Oktober 2014 im Einzelnen geschildert hat, wobei sein Verhalten nicht mit den in den Akten aufgeführten psychischen Störungen erklärt werden könne und für einige der diagnostizierten Leiden hochgradig untypisch sei. Das Vorliegen eines strategischen, zweckgebundenen Verhaltens könne nicht ausgeschlossen werden. Hinreichend schlüssige Anhaltspunkte dafür, dass der Beschwerdegegner zum vorgesehenen Untersuchungszeitpunkt nicht urteilsfähig war, fehlen, woran nichts ändert, dass die Kindes- und Erwachsenenschutzbehörde angeblich daran zweifelte, dass der Versicherte den Begutachtungstermin einhalten würde. Somit ist als erstellt zu betrachten, dass der Beschwerdegegner seinen Mitwirkungspflichten nach vorgängig durchgeführtem Mahn- und Bedenkzeitverfahren im Sinne von Art. 43 Abs. 3 ATSG in unentschuldbarer Weise nicht nachgekommen ist. Wie die IV-Stelle zutreffend bemerkt, setzt die Erfüllung des in Art. 43 Abs. 3 ATSG umschriebenen Sachverhalts der Missachtung der Mitwirkungspflichten nicht voraus, dass die Verwaltung der versicherten Person in allen Einzelheiten vorschreiben müsste, wie sie sich zu verhalten hat. Ebenso wenig kann es für die Einhaltung der Auflage, sich einer Begutachtung zu unterziehen, genügen, in den Praxisräumlichkeiten des Gutachters zu erscheinen. Die Verwaltung war daher grundsätzlich befugt, die Rentenzahlungen einzustellen. 3.3. Zu berücksichtigen ist jedoch auch bei der nach Art. 43 Abs. 3 ATSG zu verfügenden Sanktion der Verhältnismässigkeitsgrundsatz. Denn wenn die verweigerte Mitwirkung in einem späteren Zeitpunkt erbracht wird, kann sich die festgelegte Sanktion nur auf diejenige Zeitspanne beziehen, während der die Mitwirkung verweigert wurde (
BGE 139 V 585
E. 6.3.7.5 S. 590 f.). Spätestens bei der nachträglichen Erklärung der Mitwirkungsbereitschaft entfällt der Kausalzusammenhang zwischen der verfügten Leistungseinstellung und der Verletzung der Mitwirkungspflicht. Hat indessen - wie im hier zu beurteilenden Fall - die versicherte Person die ihr obliegende Mitwirkung später nicht ausdrücklich und vorbehaltlos angeboten, hat sie keinen Anspruch darauf, dass ihr die Invalidenrente auf Zusehen hin weiterhin auszurichten ist. Andernfalls hätte es der Versicherte in der Hand, die Dauer der Rentenzahlungen zu verlängern. Analog zum Fall einer anhaltenden Mitwirkungspflichtverweigerung im Falle einer Erstanmeldung zum Leistungsbezug bei der Invalidenversicherung gemäss Art. 21 Abs. 4 ATSG hat hier die verfügte Einstellung der Invalidenrente vorerst auf Dauer zu erfolgen, wobei eine später allenfalls erklärte Bereitschaft, an der psychiatrischen Begutachtung mitzuwirken, als Neuanmeldung zu betrachten wäre (Urteile 9C_994/2009 vom 22. März 2010 E. 5, 8C_733/2010 vom 10. Dezember 2010 E. 5.6). Massgebend ist der Zeitpunkt, in welchem der Versicherte seine verweigernde Haltung aufgibt und sich bereit erklärt, sich der gebotenen medizinischen Untersuchung zu unterziehen, und es ist für die Zukunft zu prüfen, ob auf die bisherige Leistungsablehnung zurückzukommen ist (zitiertes Urteil 9C_994/2009 E. 4). 3.4. Da der Versicherte im vorliegenden Fall keine Bereitschaft, sich psychiatrisch begutachten zu lassen, an den Tag gelegt hat, hat für die Beschwerdeführerin kein Grund bestanden, die Einstellung der Invalidenrente gemäss Verfügung vom 29. Mai 2015 zu befristen. Kommt der Beschwerdegegner indessen später auf seine verweigernde Haltung zurück, indem er seine Bereitschaft erklärt, sich einer zumutbaren psychiatrischen Abklärung zu unterziehen, wird die Verwaltung die entsprechende Erklärung als Neuanmeldung entgegenzunehmen und ab jenem Zeitpunkt pro futuro zu prüfen haben, ob die Voraussetzungen für den Anspruch auf eine Invalidenrente wiederum erfüllt sind.
”).
Va anche segnalata la sentenza 9C_372/2015 del 19 febbraio 2016 dove il TF, al consid. 4.1.2, ha confermato la sospensione del versamento della prestazione ad un assicurato che si è rifiutato di collaborare e che era stato reso attento delle conseguenze dell’eventuale mancanza di collaborazione (“
(...)
Selon la jurisprudence, l'application de l'art. 43 al. 3 LPGA dans un cas où des prestations sont en cours et où l'assuré qui les perçoit refuse de manière inexcusable de se conformer à son devoir de renseigner ou de collaborer à l'instruction de la procédure de révision, empêchant par là que l'organe d'exécution de l'assurance-invalidité établisse les faits pertinents, suppose que le fardeau de la preuve soit renversé. En principe, il incombe bien à l'administration d'établir une modification notable des circonstances influençant le degré d'invalidité de l'assuré, si elle entend réduire ou supprimer la rente. Toutefois, lorsque l'assuré refuse de façon inexcusable de la renseigner, il lui est impossible de démontrer les faits conduisant à une modification du taux d'invalidité. Dans un tel cas, lorsque l'assuré empêche fautivement que l'office AI administre les preuves nécessaires, il convient d'admettre un renversement du fardeau de la preuve (cf. consid.
2.2 non publié de l'
ATF 129 III 181
; HANS PETER WALTER, Beweis und Beweislast im Haftpflichtprozessrecht, in Haftpflichtprozess 2009, p. 47 ss, p. 58).
Il appartient alors à l'assuré d'établir que son état de santé, ou d'autres circonstances déterminantes, n'ont pas subi de modifications susceptibles de changer le taux d'invalidité qu'il présente (arrêt 9C_961/2008 du 30 novembre 2009 consid. 6.3.3, in SVR 2010 IV n° 30 p. 94). La violation intentionnelle, par le recourant, de son obligation d'annoncer son changement de domicile a placé l'organe d'exécution de l'AI dans l'impossibilité d'assumer ses tâches puisqu'il ne pouvait plus le contacter. Concrètement, l'OAI-VD qui était en charge du dossier n'était plus en mesure de s'assurer du bien-fondé du maintien de la rente et n'aurait, en particulier, pas pu procéder à la révision périodique du droit à cette prestation qui avait été prévue au plus tard en mai 2006 lors de son octroi (cf. communication du 16 avril 2003. Par son silence, le recourant aurait aussi évité la mise en oeuvre de mesures de précaution que l'administration doit prendre lorsque des rentes sont servies à l'étranger (cf. art. 74 RAVS et 83 RAI). La suppression de la rente ne constituait donc pas, en pareilles circonstances, une mesure disproportionnée, à tout le moins à compter du moment où devait intervenir la révision d'office de la rente en mai 2006 et où le recourant aurait manqué de manière inexcusable à son devoir de collaborer à l'instruction. Le non versement des prestations à partir de septembre 2006 n'est donc pas contraire au principe de la proportionnalité.
”
).
Cfr. anche STCA 32.2017.37+38 dell’11 settembre 2017 e STCA 36.2018.38 del 23 luglio 2018.
Con sentenza 9C_742/2018 del 18 dicembre 2018 pubblicata in SVR 4/5 2019, IV Nr. 33, il Tribunale federale ha deciso il caso di un’assicurata a cui, nell’ambito di una procedura dell’AI, non era stato assegnato un termine di diffida ai sensi dell’art. 21 cpv. 4 LPGA poiché secondo l’UAI con l’emissione del preavviso (progetto di decisione) la persona assicurata avrebbe già avuto la possibilità di riflettere in merito al suo agire nel termine per l’inoltro delle osservazioni.
Va qui rammentato che l’art. 21 cpv. 4 LPGA ha un contenuto in gran parte simile a quello dell’art. 43 cpv. 3 LPGA ma concerne le cure e i provvedimenti d’integrazione professionale. Il disposto prevede che le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte o rifiutate se l’assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si sottrae, si oppone, oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d’integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti d’integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute.
Dalla fattispecie giudicata dal TF emerge che dopo aver deciso, il 9 settembre 2016, di mettere in atto provvedimenti di integrazione professionale durante i quali la rendita continuava ad essere versata, il 15 febbraio 2017 l’UAI aveva telefonato alla persona assicurata per sapere se quest’ultima avrebbe continuato a partecipare alle misure di integrazione. L’assicurata aveva risposto che avrebbe voluto prima discuterne con il suo rappresentante. L’amministrazione gli ha allora segnalato che in caso di interruzione della collaborazione, avrebbe chiuso il mandato e cessato il versamento della rendita. Anche su questo punto l’assicurata ha risposto che avrebbe voluto parlarne con il suo legale. Il 17 febbraio 2017 l’UAI ha contattato il rappresentante, che tuttavia non era raggiungibile personalmente. L’amministrazione ha lasciato un messaggio secondo il quale il legale avrebbe dovuto richiamare. Ciò non è avvenuto.
Con decisione del 23 giugno 2017, preavvisata dal progetto del 10 maggio 2017, l’UAI ha interrotto le misure di reintegrazione ed il versamento della rendita con effetto dal 31 maggio 2017. Il Tribunale cantonale ha annullato la decisione. Il successivo ricorso dell’UAI al TF è stato respinto.
L’Alta Corte ha rilevato che non vi era alcun indizio secondo il quale l’assicurata non sarebbe stata pronta ad iniziare le misure professionali:
"
(...)
6.2
.
Die Versicherte äusserte sich gegenüber beruflichen Massnahmen zuerst positiv und später unschlüssig: Am 1. April 2016 erklärte sie ihre Bereitschaft zur Teilnahme an entsprechenden Vorkehren (vgl. E. 4.1 vorne). Auf die telefonische Nachfrage der IV-Stelle vom 15. Februar 2017 hin konnte die Beschwerdegegnerin ihren Willen zur Mitwirkung nicht spontan bestätigen, weil sie - was angesichts des gegen die Renteneinstellung eingeleiteten, damals hängigen Beschwerdeverfahrens verständlich scheint - zuerst Rücksprache mit ihrem Rechtsvertreter nehmen wollte. Da der Kontakt zwischen der IV-Stelle und dem Rechtsvertreter (aus den bereits erwähnten Gründen) dann aber nicht zustande kam, blieb die Frage nach dem Fortbestand der Eingliederungsbereitschaft der Versicherten ungeklärt (vgl. E. 4.2 vorne). Daran änderte sich bis zum Vorbescheid nichts. Dennoch ging die IV-Stelle bei dessen Erlass am 10. Mai 2017 von fehlender subjektiver Eingliederungsfähigkeit aus und brach die Massnahmen ab, woran sie, nachdem die Versicherte keine Einwände erhoben hatte, mit Verfügung vom 23. Juni 2017 festhielt.
Anders als die IV-Stelle anzunehmen scheint, ergaben sich damit aus dem Verhalten der Beschwerdegegnerin im Verlaufe des Verwaltungsverfahrens, wie es sich in der Zeit vom 1. April 2016 (Erstgespräch) bis zum 10. Mai 2017 (Erlass des Vorbescheids) abspielte, keine Indizien, die auf eine fehlende Eingliederungsbereitschaft hingedeutet hätten. Damit beruhte der vom Gegenteil ausgehende Vorbescheid auf einem unzutreffenden Sachverhalt. Was die Zeit nach dem Vorbescheid anbelangt, ist der Beschwerdeführerin zwar insoweit beizupflichten, als zu erwarten gewesen wäre, dass die Versicherte bei gegebenem Eingliederungswillen gegen den ihr die subjektive Eingliederungsfähigkeit absprechenden und damit einen weiteren Anspruch auf berufliche Massnahmen verneinenden Vorbescheid opponiert hätte. Da die versicherte Person indessen zur Erhebung von Einwänden gegen den Vorbescheid lediglich berechtigt und nicht verpflichtet ist (MEYER/REICHMUTH, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, 3. Aufl. 2014, Rz. 2 zu Art. 57a IVG), reicht der Verzicht allein, sich im Vorbescheidverfahren zu äussern, nicht aus, um mit dem Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit auf fehlende Eingliederungsbereitschaft zu schliessen. Die vorinstanzliche Beweiswürdigung, welche diesen Umständen Rechnung trägt, ist nicht willkürlich.
6.3.
Nicht beigepflichtet werden kann der Verwaltung auch, soweit sie sich sinngemäss auf den Standpunkt stellt, gegen die Notwendigkeit eines Mahn- und Bedenkzeitverfahrens spreche auch, dass der Versicherten mit dem Vorbescheid eine Bedenkzeit von 30 Tagen eingeräumt worden sei. Es ist ihr entgegenzuhalten, dass das Mahn- und Bedenkzeitverfahren (Art. 21 Abs. 4 ATSG) anderen Zwecken dient als das Vorbescheidverfahren (Art. 57a IVG), weshalb es diesem auch zeitlich vorgelagert ist (vgl. auch Urteil 8C_663/2017 vom 12. Dezember 2017 E. 5.1). Das Gesetz bietet keine Handhabe, auf das Mahn- und Bedenkzeitverfahren zu verzichten mit der Begründung, die Versicherte erhalte mit dem zu erlassenden Vorbescheid bereits die Gelegenheit, ihr Verhalten in der Einwandfrist zu überdenken (vgl. zum ebenfalls ausgeschlossenen Verzicht auf einen Vorbescheid wegen eines durchgeführten Mahn- und Bedenkzeitverfahrens: URS MÜLLER, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung, 2010, S. 413 Rz. 2102).”
Va ancora evidenziato che la sanzione presa in applicazione dell’art. 43 cpv. 3 LPGA, deve essere proporzionata (sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017). Quando la persona assicurata decide di collaborare, la sanzione può concernere unicamente il lasso di tempo durante il quale la collaborazione è stata rifiutata. Se l’assicurato collabora, non vi è più alcun nesso causale e la prestazione va di principio ripristinata (DTF 139 V 585 consid. 6.3.7.5 e sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017). Tuttavia se la persona assicurata prima dell’emissione della decisione impugnata (sul potere cognitivo dal profilo temporale del giudice delle assicurazioni sociali cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2 cui rinvia la sentenza 9C_244/2018 del 30 maggio 2018, consid. 4.2.2), non ha espressamente e senza alcuna condizione accettato di collaborare, non ha più alcun diritto a che la prestazione sia ancora versata (sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017). Non fosse così sarebbe la persona assicurata a decidere la continuazione della durata del versamento della prestazione (sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017: “
Andernfalls hätte es der Verischerte in der Hand, die Dauer der Rentenzahlungen zu verlängern
”).
Quando l’assicurato impedisce colpevolmente all’amministrazione di amministrare le prove necessarie, vi è un’inversione dell’onere probatorio e spetta all’assicurato stabilire che il suo stato di salute, o altre circostanze determinanti, non hanno subito modifiche suscettibili di cambiare il grado d’invalidità da lui presentato (9C_372/2015 del 19 febbraio 2016).
Cfr. anche sentenza 9C_477/2018 del 28 agosto 2018.
2.4. In concreto, nel corso del mese di maggio 2018 l’insorgente ha trasmesso all’UAI una nuova domanda di prestazioni dell’AI (pag. 489 incarto AI), indicando: “
inoltro una richiesta di rendita AI, poiché il funzionario _ (...) mi ha obbligato con lettera formale. Ho parlato con (...), al quale ho spiegato che al momento non sono in grado di effettuare un eventuale perizia, siamo rimasti d’accordo di presentare comunque domanda di rendita AI
” (pag. 497-498).
Dopo aver emesso un progetto di non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni, poiché l’interessato non aveva prodotto alcuna documentazione medica e non si era detto disposto a sottoporsi ad una perizia, l’UAI ha deciso di entrare nel merito della domanda (pag. 511 incarto AI), avendo ottenuto un certificato della Clinica _ da cui emergeva un ricovero coatto dal 4 giugno 2018 (cfr. pag. 503 e seguenti incarto AI) e l’autodichiarazione dell’interessato del 6 giugno 2018 in cui indicava la sua disponibilità a sottoporsi agli accertamenti medici richiesti (pag. 506 incarto AI).
Nell’allegato rapporto di dimissione del 5 luglio 2018 della Clinica _ figura la diagnosi di sindrome schizotipica (ICD10; F21.0), stupore dissociativo (ICD10; F44.2), altre sindromi ansiose miste (ICD10; F41.3) e episodio depressivo non specificato (ICD10; F32.9).
I medici hanno evidenziato che si è trattato di un ricovero coatto ai sensi dell’art. 426 CC su indicazione della Dr.ssa med. _ dell’Ospedale _. L’insorgente è giunto al nosocomio tramite autoambulanza. Dal referto emerge:
"
(...) Si tratta di un paziente alla prima ammissione in Clinica. Seguito dalla psichiatra Dr.ssa med. _, noto per depressione. Il paziente infatti riferisce di aver iniziato a soffrire di depressione dopo l’allontanamento delle figlie, collocate in istituto nel 2006. Dal 2016 risulta in assistenza, dopo un periodo di invalidità per depressione dal 2006 al 2016. Egli riferisce che, a fine aprile 2018, è stata respinta la sua richiesta di rinnovo dell’assistenza, ritiene che tale decisione dipenda dalla sua indisponibilità a sottoporsi a “valutazioni peritali”. In conseguenza di tale rifiuto egli ha dapprima cercato sostegno attraverso i servizi sociali e i giornali, successivamente ha preso contatti con la società “Exit” per un suicidio assistito.
Il giorno dell’ammissione si è recato all’Ospedale _ per toracalgia su verosimile base ansiosa, gli accertamenti svolti sono infatti risultati nella norma. In occasione della visita il paziente ha espresso un intento suicidale.
(...).
Riporta pensieri persecutori e rivendicativi. Descrive difficoltà di sonno sia nell’induzione che nel mantenimento, racconta di aver ridotto l’alimentazione con perdita di peso in conseguenza della perdita dell’assistenza. Potus: riporta uso di alcol moderato, limitato ai pasti (..) Suicidalità presente sebbene riportata in maniera ambivalente: si descrive come poco motivato a vivere ed afferma di considerare il suicidio assistito quale alternativa al rimanere senza assistenza, subito dopo nega volontà suicidale in ragione del legame con le figlie.
(...).
Il decorso del paziente è stato parzialmente positivo.
All’ingresso ci siamo confrontati con un paziente scarsamente critico rispetto agli accadimenti che hanno motivato il ricovero e minimizzante rispetto ai propositi anticonservativi. Egli presentava prevalentemente tali sintomi all’ingresso: sintomatologia dissociativa con depersonalizzazione e dissociazione affettivo-cognitiva, umore subdeflesso, elevazione della quota di ansia libera con tensione endopsichica. Sino dalla sua ammissione in reparto, il paziente è apparso ritirato, poco propenso alla relazione con gli operatori, polemico, acritico e minimizzante rispetto agli eventi che ne hanno comportato il ricovero coatto in Clinica. Nel prosieguo della degenza si è potuto appurare come la deflessione timica e ciò che il paziente ha verbalizzato in PS _ è stato da contestualizzare nell’ambito di una difficile situazione socio-economica rispetto alla quale tuttavia ha poi accettato di essere accolto e aiutato. A tale proposito ha beneficiato della presa a carico da parte dell’Assistente sociale in Clinica, dichiarandosi d’accordo di sottoporsi alle necessarie valutazioni peritali al fine del ripristino della rendita AI. Il quadro di deflessione timica è gradualmente e progressivamente migliorato nel prosieguo della degenza, nonostante una generica diffidenza del paziente verso il personale di cura. Il paziente ha inoltrato ricorso alla _ e dopo udienza del 13.06.2018 il paziente è stato periziato dalla dr.ssa med. _ in data 16.06.2018. In ragione del quadro clinico riscontrato, la Dr.ssa med. _ ha indicato la possibilità di proseguire il ricovero in Clinica in modalità volontaria, concordando con il paziente un ulteriore periodo di degenza di circa 10 gg. In accordo con il paziente, il ricovero è quindi stato tramutato in volontario in data 19.06.2018.
Successivamente il paziente si è allontanato dalla Clinica contro parere medico, non facendovi rientro entro le successive 72h (...)” (pag. 520-521 incarto AI)
Nella perizia del 17 giugno 2018 della dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, all’attenzione della _, la specialista, valutati gli atti, dopo colloquio con il personale curante della _, ha descritto l’anamnesi e lo status psichico ed ha posto la diagnosi di sindrome schizotipica (ICD-10 F21), affermando che “
non escludo una Sindrome post-traumatica da stress (ICD-10 F43.1) in quanto presenti in anamnesi traumi, come ad es. l’incidente stradale, e sintomi dissociativi.
”
La dr.ssa ha poi evidenziato:
"
(...) Durante il colloquio è emerso un disagio psichico dovuto in parte ai problemi sociali attuali sovra descritti. Il paziente si è mostrato fin da subito collaborante con la scrivente e ha sempre negato pensieri di morte e intenzionalità auto ed eteroaggressiva. Il cambio terapia e in particolar modo l’inserimento di un antipsicotico potrebbe aver favorito un miglioramento del quadro clinico, così come segnalato dall’equipe curante, con maggior disponibilità e apertura. Per cui ritengo che non sia giustificabile al momento del colloquio un proseguimento del ricovero contro la volontà del paziente e lo stesso peritando si è detto d’accordo di voler proseguire il ricovero per almeno altri 7-10 giorni per sistemare gli aspetti sociali e stabilizzare la terapia farmacologica. Alle dimissioni proseguirà le cure con la D.rssa _ ma sarebbe auspicabile una presa a carico con assistente sociale del comune di residenza o del _. Se validata la diagnosi di PTSD, il paziente potrebbe beneficiare di una terapia con EMDR.” (pag. 547 incarto AI)
Con comunicazione del 12 febbraio 2019 l’UAI ha convocato l’insorgente per un esame medico-psichiatrico presso il dr. med. _ per _, allegando le domande ed indicando che se non dovesse presentarsi agli appuntamenti senza una valida giustificazione potranno essergli addossate le spese che ne derivano e che se rifiuta in modo ingiustificato di compiere il suo dovere d’informare o di collaborare, l’ufficio AI può decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e decidere di non entrare in materia e che se non ha adempiuto all’obbligo di notificazione o non fornisce all’UAI le informazioni di cui questo abbisogna per adempiere i suoi compiti legali, le prestazioni possono anche essere ridotte o rifiutate (pag. 554-555 incarto AI).
Il 22 febbraio 2019, in seguito alla richiesta del ricorrente di previamente poter esaminare la documentazione agli atti, l’UAI ha emesso una decisione incidentale di conferma della necessità di consultazione indiretta dell’incarto, indicando che sino all’effettiva consultazione degli atti la procedura di accertamento peritale di cui alla comunicazione del 12 febbraio 2019 sarebbe stata sospesa (pag. 570-571 incarto AI).
Dopo un disguido da parte dell’UAI che ha dapprima riattivato la procedura peritale (pag. 573 incarto AI, scritto del 4 aprile 2019) per poi nuovamente annullarla in seguito al non ancora avvenuto esame degli atti (pag. 575 incarto AI, scritto del 9 aprile 2019), ed in seguito ad uno scambio di corrispondenza in cui, in relazione con l’assenza del nome del medico a cui trasmettere la documentazione, l’UAI ha rammentato il contenuto dell’art. 43 cpv. 3 LPGA, il 24 maggio 2019 l’avv. _ si è rivolto all’amministrazione, indicando di essere il nuovo rappresentante dell’assicurato e chiedendo la prosecuzione degli accertamenti (pag. 589 incarto AI: “
[...] non riesco francamente a comprendere come la consultazione dell’incarto da parte del mio assistito, che oltretutto è stato lui a richiedere, possa impedire il proseguimento dell’istruttoria. Il diritto di essere sentito è appunto un diritto: non si vede per quale motivo questo ufficio non potrebbe procedere nei propri accertamenti per il fatto che un assicurato non visioni il proprio incarto [...]
”).
Il 31 maggio 2019 l’UAI, dopo aver riassunto quanto accaduto, ha trasmesso l’incarto all’avv. _, indicando le modalità di visione degli atti da parte dell’assicurato ed ha riattivato la procedura, assegnando un nuovo termine per presentare eventuali obiezioni in particolare circa il tipo di accertamento, di disciplina o del perito scelto (pag. 591 incarto AI).
Dopo aver ottenuto una proroga, l’avv. _ ha risposto il 15 luglio 2019, sostenendo l’impossibilità e l’inesigibilità per il ricorrente di sottoporsi ad una nuova perizia, chiedendo che l’UAI riconsideri la decisione di sottoporre l’insorgente ad una perizia e che proceda all’emissione della decisione di sua competenza. A comprova di quanto affermato, ha prodotto un certificato del 3 luglio 2019, dove la curante, dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato:
"
(...) Certifico che al mio paziente summenzionato - a causa del disturbo psichico di base e delle sue esperienze passate – il dover sottoporsi ad una perizia suscita grosse paure, ansie ed idee di persecuzione. Per questo motivo, egli è dal punto di vista psichiatrico inidoneo a sottoporsi ad una perizia. Come già descritto in precedenti rapporti il Signor RI 1 soffre di una grave patologia psichiatrica, la cui natura è cronica, stazionaria, invalidante e senza speranza di un miglioramento importante, per cui da una nuova perizia non c’è da aspettarsi un risultato molto differente dal passato” (pag. 603 incarto AI)
Il 16 luglio 2019 il medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha evidenziato che il certificato della curante “
riporta fatti ed apprezzamenti (...) già noti da tempo e valutati approfonditamente anche dal TCA che, con sentenza 11.09.2017, aveva respinto il ricorso dell’assicurato
” ed ha concluso che “
in assenza di fatti nuovi rispettivamente modificazioni significative di fatti noti, ribadisco la presa di posizione SMR, dunque la necessità di procedere con perizia psichiatrica
” (pag. 597 incarto AI).
Il 18 luglio 2019 l’UAI ha emesso una decisione incidentale, cresciuta incontestata in giudicato, relativa alla conferma della necessità di accertamento medico, del perito e della sede dell’accertamento, dove, dopo aver citato il contenuto dell’art. 43 LPGA ed aver indicato le ragioni della necessità della perizia, ha affermato che “
nell’interesse dell’assicurato, al fine di una più rapida conclusione della procedura, l’amministrazione invita dunque lo stesso a sottoporsi al previsto accertamento. Dopo la crescita in giudicato della presente decisione riceverà le indicazioni (data e orario) per la messa in atto della perizia in questa sede in discussione. Giova infine ribadire che, giusta l’art. 43 LPGA, qualora l’assicurato non si presentasse in tempo all’accertamento peritale o non collaborasse attivamente nell’ambito dello stesso, violerebbe il suo dovere di collaborazione. In tal caso, l’amministrazione rifiuterà la richiesta di prestazioni del 2 maggio 2019 del suo assistito
” (pag. 607 incarto AI).
In seguito, l’UAI ha avuto contatti telefonici con l’avv. _ e la dr.ssa med. _, in cui si è discusso della necessità di convincere l’insorgente a sottoporsi alla visita peritale (pag. da 608 a 615 incarto AI). In un’annotazione del 17 settembre 2019 del medico SMR, dr. med. _, si legge che alle “
ore 11.00 mi contatta nuovamente la Dr.ssa _
” e che il ricorrente “
le ha detto che è disponibile a presentarsi a perizia psichiatrica
” (pag. 614 incarto AI).
Tramite e-mail del 23 settembre 2019 al ricorrente, l’UAI ha preso atto della sua volontà di sottoporsi alla perizia e gli ha comunicato che avrebbe ricevuto a breve ulteriori informazioni (pag. 616 incarto AI).
In data 30 settembre 2019 l’UAI ha scritto all’avv. _, comunicando la data della visita peritale (2 dicembre 2019 alle ore 10.00) ed aggiungendo:
"
(...) È indispensabile che la data e l’orario indicati siano rispettati. Nel caso in cui il signor RI 1 fosse impossibilitato a presentarsi al citato appuntamento lo dovrà comunicare tempestivamente direttamente al Dr. _. Se non dovesse presentarsi all’appuntamento, senza valida giustificazione, potranno essergli addossate le spese che ne derivano (art. 45 della Legge federale sulla parte generale del diritto nelle assicurazioni sociali (LPGA).
Se l’assicurato – senza validi motivi – si rifiuta in modo ingiustificato di fornire le informazioni necessarie per l’accertamento del diritto alle prestazioni, l’Ufficio AI può pronunciarsi sugli atti acquisiti all’incarto o emanare una decisione di non entrata in materia. Ciò può comportare il rifiuto alle prestazioni (art. 43 cpv. 3 LPGA, art. 7b cpv. 2 lett. d LAI).” (pag. 620 incarto AI)
Con e-mail di domenica 1°dicembre 2019 delle ore 16:47 l’insorgente ha informato l’UAI di essere ricoverato in clinica (pag. 626 incarto AI). Interpellato in merito, l’assicurato, martedì 3 dicembre 2019, ha affermato di essersi recato al pronto soccorso dell’Ospedale _ venerdì sera, di essere stato trasferito all’_ di _ con un’autoambulanza dove è giunto alle 01:00 circa di sabato e di essere rimasto degente 3 giorni, fino a lunedì sera (pag. 628 incarto AI).
Nel referto dell’11 dicembre 2019 della Clinica _ figura la diagnosi di disturbo schizotipico (ICD10: F21), altri disturbi ansiosi misti (ICD10: F41.3) e episodio depressivo di media gravità (ICD10: F32.1), oltre alla diagnosi somatica di disturbi dell’inizio e del mantenimento del sonno [insonnia] (ICD10: G47.0).
I medici hanno affermato:
"
(...) Ricovero volontario su indicazione della Dr.ssa med. _. Giunge in ambulanza proveniente dall’Ospedale _ di _.
(...).
Trattasi di paziente 45enne, noto in clinica per sindrome schizotipica e disturbo ansioso al fine di una riesacerbazione dello stato ansioso e depressivo nell’ultima settimana senza un apparente trigger.
(...).
Il paziente veniva ammesso in Clinica nella prima mattina del giorno 30.11.2019. Lo stesso giorno veniva valutato in colloquio medico infermieristico in presenza di medico di II livello e veniva rilevato il seguente stato psichico: “Vigile lucido orientato nei quattro domini e collaborante, accessibile al colloquio e ai vissuti. Non ansia critica libera o somatizzata, adeguato nella relazione. Pensiero corretto nella forma e nel contenuto, umore non francamente orientato e affettività sintona. Non aggressività autoeterodiretta, discontrollo degli impulsi o reattività verbale. Non sucidalità attiva”. Nel primo pomeriggio del giorno 2.12.2019 si allontanava dalla Clinica senza avvisare il personale di reparto. Nel pomeriggio del giorno 05.12.2019 il paziente telefonava in reparto, manifestando la propria intenzione di non rientrare in Clinica. La sera del giorno 5.12.2019 la cartella veniva chiusa amministrativamente per allontanamento del paziente superiore a 72 ore.” (pag. 631-632 incarto AI)
Chiamato ad esprimersi in merito, il medico SMR, dr. med. _, il 27 dicembre 2019, ha affermato:
"
(...)
a) Il ricovero volontario alla _ dal mattino del 30 novembre al primo pomeriggio del 2 dicembre 2019 è giustificato? Da che cosa?
I motivi del ricovero non sono chiari. Il rapporto d’uscita dalla _ riprende diagnosi ed altri elementi descrittivi del tutto sovrapponibili a quanto certificato nella lettera d’uscita risalente al ricovero del 2018. Durante il breve ricovero, non sono stati intrapresi trattamenti specifici e/o che richiedono un ricovero stazionario rispettivamente diversi dal trattamento farmacologico dichiarato all’ingresso. In base a quanto ricevuto, non vi sono elementi oggettivi che giustifichino il ricovero.
b) Dal momento che l’A. ha lasciato la _ per volontà sua nelle prime ore del pomeriggio del 2 dicembre è ammissibile e credibile che il suo stato di salute in quel giorno fosse stato tale da impedirgli di presentarsi all’appuntamento peritale in mattinata?
L’assicurato ha lasciato volontariamente la clinica alcune ore dopo il previsto appuntamento peritale. Lo status descritto nella lettera d’uscita rispettivamente gli altri atti medici dal 2018 ad oggi non contengono elementi che lascino anche solo ipotizzare un’assenza o scemata incapacità di discernimento rispettivamente condizioni medico-psichiatriche tali da impedire all’assicurato di presentarsi all’appuntamento peritale in mattinata.
c) Si tiene tuttora necessaria l’effettuazione della perizia psichiatrica per valutare se sussista o meno il diritto ad una rendita d’invalidità?
Come emerge dagli atti pervenuti, l’assicurato non si è volontariamente presentato all’appuntamento peritale. È del tutto verosimile che egli non intenda volontariamente collaborare.
In conclusione, è del tutto inutile perseguire con la perizia.
Procedere con chiusura del caso per mancata collaborazione.” (pag. 634 incarto)
Con progetto di decisione del 22 gennaio 2020 l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni (pag. 636), mentre il 26 gennaio 2020 l’insorgente lo ha contestato sostenendo che non avrebbe potuto recarsi al previsto appuntamento dal dr. med. _ in quanto in Ospedale (pag. 639 incarto AI).
2.5. Questo Tribunale, alla luce dello svolgimento dei fatti e della giurisprudenza applicabile al caso di specie deve concludere che la decisione dell’amministrazione, per i motivi che seguono, è corretta.
In concreto con comunicazione del 12 febbraio 2019 l’UAI ha informato l’insorgente della necessità di un accertamento medico, ordinando una perizia psichiatrica ad opera del dr. med. _ e, conformemente a quanto previsto dall’art. 43 cpv. 3 LPGA, tramite ingiunzione contenuta nel medesimo provvedimento, ha reso attento l’assicurato che “
se egli rifiuta in modo ingiustificato di compiere il suo dovere di informare o di collaborare, l’ufficio AI può decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e decidere di non entrare in materia (art. 43 LPGA)
” (doc. 188, incarto AI, pag. 555 incarto AI, sottolineatura del redattore).
L’insorgente è pertanto stato reso attento circa il suo obbligo di collaborare e delle conseguenze in caso di rifiuto ingiustificato.
La procedura di accertamento peritale, sospesa in seguito alla richiesta dell’assicurato di poter previamente esaminare gli atti (pag. 571 incarto AI), è stata riattivata il 31 maggio 2019 (pag. 591 incarto AI), in seguito alla richiesta dell’allora rappresentante dell’assicurato (pag. 589 incarto AI).
Quest’ultimo, dopo la concessione di una proroga, ha preso posizione il 15 luglio 2019 sul previsto accertamento medico, allegando un certificato della curante, dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, sostenendo l’impossibilità e l’inesigibilità per il ricorrente di sottoporsi ad una nuova perizia e domandandone in sostanza l’annullamento (pag. 601-602 incarto AI).
Acquisito il parere del medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, l’UAI in data 18 luglio 2019 ha emesso una decisione incidentale in cui, alla luce del rifiuto di collaborare, ha confermato la necessità di un accertamento medico, ha confermato il nome del perito ed ha confermato la sede dell’accertamento. L’amministrazione, conformemente a quanto previsto dall’art. 43 cpv. 3 LPGA, ha in sostanza diffidato l’insorgente a sottoporsi alla perizia, evidenziando che in caso di assenza alla visita medica o di mancata collaborazione attiva, avrebbe violato il suo dovere di collaborazione e in tal caso l’UAI avrebbe rifiutato la richiesta di prestazioni del 2 maggio 2018. L’amministrazione ha indicato all’assicurato che avrebbe avuto 30 giorni di tempo per interporre ricorso contro la predetta decisione se non fosse stato d’accordo.
Così facendo l’UAI ha assegnato contestualmente anche un termine di riflessione.
L’amministrazione ha così ossequiato alle condizioni previste dall’art. 43 cpv. 3 LPGA.
Del resto l’insorgente ha rinunciato ad impugnare il provvedimento (cfr. pag. 608 incarto AI) e si è detto disponibile a presentarsi alla perizia psichiatrica (cfr. pag. 614 e 616 incarto AI).
2.6. Accertato che l’UAI ha applicato correttamente l’art. 43 LPGA e che infine l’assicurato non ha opposto resistenza alla decisione dell’amministrazione di sottoporlo ad un accertamento specialistico in ambito psichiatrico, resta da esaminare se l’assenza alla visita peritale del 2 dicembre 2019 alle ore 10:00 presso il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, è stata giustificata.
La risposta è negativa.
Dagli atti emerge che domenica 1° dicembre 2019 delle ore 16:47 l’insorgente ha informato l’UAI di essere ricoverato in clinica (pag. 626 incarto AI). Martedì 3 dicembre 2019 il ricorrente ha sostenuto di essersi recato al pronto soccorso dell’Ospedale _ venerdì sera, di essere stato trasferito all’_ di _ con un’autoambulanza dove è giunto alle 01:00 circa di sabato e di essere rimasto degente 3 giorni, fino a lunedì sera (pag. 628 incarto AI).
Dal referto dell’11 dicembre 2019 della Clinica _ emerge che si è trattato di un ricovero volontario (pag. 631 incarto AI: “
[...] ricovero volontario su indicazione della Dr.ssa med. _. Giunge in ambulanza proveniente dall’Ospedale _ di _
”) e che l’insorgente non è stato sottoposto a trattamenti specifici (pag. 632 incarto AI: ”
[...] Consulti internistici richiesti Non sono stati richiesti o effettuati consulti internistici
”; “
[...] Esami di laboratorio o strumentali Non effettuati
”) o diversi rispetto al trattamento farmacologico dichiarato all’ingresso, che del resto è il medesimo di quello indicato dalla curante, dr.ssa med. _, nel rapporto medico del 5 settembre 2018 (cfr. pag. 533 incarto AI).
Egli, all’arrivo all’ospedale _, era vigile, lucido, orientato nei quattro domini, collaborante e accessibile al colloquio e ai vissuti. Non vi era ansia critica o somatizzata, era adeguato nella relazione. Il pensiero era corretto nella forma e nel contenuto, l’umore non era francamente orientato e l’affettività era sintona. Non vi era aggressività autoeterodiretta, discontrollo degli impulsi o reattività verbale. Non era presente una suicidalità attiva (pag. 632 incarto AI).
Il ricorrente ha lasciato di sua spontanea volontà il nosocomio nel pomeriggio del 2 dicembre 2019, ossia poche ore dopo la prevista visita presso il dr. med. _ ed il 5 dicembre 2019 ha telefonato informando il nosocomio di non avere intenzione di voler rientrare in Clinica (pag. 632 incarto AI).
Alla luce dello svolgimento dei fatti ed alla lettura del referto della Clinica _ non vi sono pertanto elementi medici oggettivi per ritenere che l’assenza alla visita peritale fosse giustificata da motivi valetudinari (tra cui l’asserita, ma non comprovata, assenza o diminuita capacità di discernimento) e che l’insorgente si trovasse nell’impossibilità, dal lato medico, di recarsi all’appuntamento del 2 dicembre 2019. Sia il ricovero che la dimissione dal nosocomio sono avvenuti su base volontaria e la degenza non ha comportato esami di laboratorio o strumentali (pag. 632 incarto AI), né la modifica della terapia farmacologica (che è rimasta quella prescritta dalla curante; cfr. pag. 533 incarto AI).
Neppure vi sono motivi per ritenere che il comportamento sia dovuto alla patologia di cui è affetto il ricorrente. Come evidenzia l’UAI in sede di risposta, le difficoltà di insight derivano da un limite funzionale della nota sindrome schizotipica (ICD 10 F 21.0; cfr. pag. 533 incarto AI, punto 2.2 e punto 2.5) che non hanno impedito all’insorgente, in passato, di essere sottoposto a perizie mediche.
Non può essere d’aiuto all’insorgente la circostanza che l’amministrazione ha rifiutato l’invio diretto degli atti all’assicurato, sostenendo che ciò avrebbe potuto ripercuotersi sfavorevolmente suo stato di salute. Il fatto che l’interessato sia affetto da una patologia, non lo rende ancora incapace di sottoporsi ad una perizia.
Ne segue che non vi è alcun motivo giustificativo alla base della mancata apparizione del ricorrente alla visita del 2 dicembre 2019 presso il perito.
2.7. Come già avuto occasione di rammentare nella sentenza 32.2017.27 dell’11 settembre 2017, la sanzione, presa in applicazione dell’art. 43 cpv. 3 LPGA, deve essere proporzionata (sentenza 9C_244/2016 del 16 gennaio 2017; cfr. anche la sentenza 9C_477/2018 del 28 agosto 2018).
In concreto, il TCA nel precedente procedimento aveva già indicato le ragioni per le quali a giusta ragione l’UAI, visto il lungo tempo trascorso dall’ultima perizia del 23 dicembre 2009, aveva ordinato l’allestimento di un nuovo accertamento medico (cfr. sentenza 32.2017.27 dell’11 settembre 2017, consid. 2.7.1).
La situazione non è cambiata.
Agli atti non vi sono elementi medici oggettivi per poter riconoscere al ricorrente una rendita AI.
Dopo l’inoltro della nuova domanda nel maggio 2018, a cui non era stata allegata documentazione medica, sono segnatamente stati prodotti, oltre all’usuale rapporto medico della curante, dr.ssa med. _, del 5 settembre 2018 (pag. 530 e seguenti incarto AI), la perizia del 17 giugno 2018 della dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (pag. 544 e seguenti incarto AI), che tuttavia non si esprime circa la capacità lavorativa del ricorrente ma unicamente in relazione alla necessità o meno di proseguire il ricovero coatto presso la Clinica _ e i referti del 5 luglio 2018 (pag. 519 incarto AI) e dell’11 dicembre 2019 (pag. 631 e seguenti incarto AI) di quest’ultimo nosocomio, dai quali tuttavia nulla emerge circa la capacità lavorativa del ricorrente a lungo termine.
Respingendo la richiesta di prestazioni l’UAI non ha pertanto violato il principio di proporzionalità, né ha ecceduto nel suo potere di apprezzamento.
Ne segue che anche su questo punto la decisione impugnata merita conferma.
2.8. Con il ricorso l’assicurato afferma di “
volersi sottoporre agli accertamenti d’autorità necessari
” (doc. I, pag. 12).
Il Tribunale federale ha rammentato che un ricorso nel quale l’insorgente si dichiara d’accordo di sottoporsi alla perizia prospettata deve, se del caso, essere considerato come una nuova domanda (sentenza 9C_477/2018 del 28 agosto 2018).
L’incarto deve pertanto essere trasmesso all’UAI affinché si pronunci su questa nuova richiesta di prestazioni.
Il ricorrente, da parte sua, è invitato a dar seguito all’eventuale convocazione peritale, ciò che del resto è nel suo interesse.
2.9.
S
econdo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico dell’assicurato.
Quest’ultimo chiede tuttavia di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio.
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale disposto mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Il diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed.).
In concreto, dal certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria emerge che l’insorgente è al beneficio dell’assistenza, ciò che rende priva di oggetto la richiesta del ricorrente di richiamare gli incarti _.
In tali circostanze l’indigenza deve essere ammessa.
Considerato che l’interessato non dispone delle necessarie conoscenze giuridiche, per cui l'intervento di un legale appare senz'altro giustificato e che le argomentazioni non erano palesemente destituite di esito favorevole, il TCA ritiene che nella fattispecie siano soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell’insorgente dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; sentenza 32.2011.202 del 16 maggio 2012; STFA del 15 luglio 2003, I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002, U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).