# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 654a1afa-e326-5bab-b3b6-6397b2b87083
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto:
1. ACCU 1, nato a _ l’11 giugno 1969, è coniugato ed ha un figlio nato il 29 luglio 2003. Attualmente svolge la professione di selvicoltore ed ha un salario che corrisponde ancora a quello accertato con la dichiarazione fiscale 2006, ove era stato riconosciuto un reddito imponibile suo per fr. 49'382.--, uno per la moglie di fr. 26’131.-- ed un reddito raggruppato di fr. 17'792.--.
Egli ha attestati carenza beni per complessivi fr. 5'980.45.
Dall’estratto del casellario giudiziale risulta una condanna a 75 giorni di detenzione, sospesi per un periodo di prova di 4 anni, e ad una multa di fr. 1'200.-- per il reato di guida in stato di ebrietà (art. 91 cpv. 1 vLCStr) commesso in data 21 agosto 2003, decretata dal Ministero pubblico in data 3 novembre 2003.
A proposito di questi fatti il prevenuto ha dichiarato che stava festeggiando la nascita del figlio (avvenuta tuttavia, come sopra indicato, quasi un mese prima).
2. Il 17 maggio 2007 verso le ore 23:00, il signor ACCU 1 si è recato al bar _ di _ a bordo della sua Daihatsu Rocky immatricolata _ con l’intento di acquistare un pacchetto di sigarette. Giunto all’esercizio pubblico ne ha approfittato per comandare una birra da 2 dl che ha iniziato a bere sedendosi al grande tavolo di sasso all’esterno.
Dopo qualche minuto sono arrivati i coniugi CIVI 1 e CIVI 2 al momento dei fatti, poiché a quel tempo essi erano solo fidanzati - i quali, provenienti da Ponte Tresa, ove avevano cenato, avevano deciso di fermarsi al bar per prendere una bibita prima di rientrare al loro domicilio. Accomodatisi anch’essi al tavolone esterno, uno in faccia all’altra, hanno comandato una birra con acqua minerale per lui ed un bicchiere di vino rosso per la donna.
La signora si è venuta a trovare sul lato dove già era seduto l’imputato, alla sua sinistra, ad una distanza tra i cm 50 e gli cm 80.
Da questo momento in poi le versioni fornite dalle parti divergono diametralmente.
3. I signori hanno affermato, anche in aula e sotto giuramento, che il prevenuto era sin dall’inizio visibilmente ubriaco (“
ubriaco fradicio
” secondo il signor CIVI 1, “
molto ubriaco
” secondo la signora CIVI 2). Sulle prime egli si sarebbe limitato a cantare ad alta voce, senza essere particolarmente molesto nei loro confronti. Qualche minuto dopo, però, egli si sarebbe avvicinato alla signora CIVI 2 e l’avrebbe abbracciata mettendole braccio sinistro sulla spalla destra, passando attorno al collo da dietro. La donna, sorpresa ed infastidita da quel gesto del tutto inaspettato, avrebbe reagito alzando la spalla con l’intendo di fargli ritirare il braccio. Il prevenuto avrebbe a quel punto fatto scivolare la propria mano sotto l’ascella della parte civile e le avrebbe afferrato con un certo vigore il seno sinistro, causandole dolore, costringendola a lanciare un urlo ed a fare un brusco movimento di stizza per liberarsi dalla presa. Nel contempo ella gli avrebbe chiesto cosa stesse facendo, mentre il signor CIVI 1 - che a suo dire non aveva visto esattamente dove era andata a finire la mano (lo avrebbe saputo solo una volta calmate le acque) - avrebbe esclamato “
atenzion a indove to met i man!
”. A questo punto il signor ACCU 1 avrebbe ritirato il braccio dicendole “
a foo ol cazzo che vöri mi, più nesun def dim cosa devi faa, vaffanculo!
”.
A simili parole la signora CIVI 2 avrebbe reagito gettando in faccia all’accusato il vino contenuto nel bicchiere dal quale stava bevendo. Questo gesto sarebbe stato quasi immediatamente seguito da quello analogo del marito che, assistendo alla scena, pur non avendone compreso appieno gli estremi, per, a suo dire, difendere la moglie, avrebbe riversato sul signor ACCU 1 la birra che teneva in mano dicendogli “
ringrazia ol ciel che te see ciocc e che a go mia veia da tacaa lit
”.
Mentre l’imputato sarebbe rimasto seduto al tavolo senza nemmeno controbattere, le due parti civili si sarebbero alzate per spostarsi al bancone del bar posizionato ad un paio di metri dal tavolo ove si trovava il loro amico _ e, ritenendo chiusa la questione, avrebbero nuovamente comandato da bere.
Trascorso qualche minuto, il signor ACCU 1 si sarebbe alzato dal suo posto e, transitando da parte alla signora CIVI 2, senza proferire parola, le avrebbe improvvisamente ed inaspettatamente dato un violento spintone, facendole perdere l’equilibrio. Nella caduta, prima di toccare il suolo, ella avrebbe urtato con la scapola destra un palo in ferro. Una volta al suolo, avrebbe subito accusato forti dolori alla colonna sacrale ed alle gambe.
Quasi contemporaneamente alla spinta, una frazione di secondo dopo, il prevenuto avrebbe colpito con un forte pugno al volto, sulla zona tra il setto nasale e parte della bocca, il signor CIVI 1, senza lasciargli neppure il tempo di capire cosa stesse succedendo, rompendogli un dente e facendolo sanguinare.
Ne sarebbe poi nata una colluttazione tra i due, durante la quale la parte civile in questione si è pure rotta un dito. Al termine della zuffa quest’ultima si sarebbe recata presso quella che allora era la sua convivente per verificarne lo stato, mentre il prevenuto si sarebbe rimesso al suo posto. Solo a questo punto il signor CIVI 1 si sarebbe accorto di avere rotto il dente e si sarebbe recato dal signor ACCU 1 con il pezzetto rimastogli in mano, dicendogli “
varda che bel lavor te facc
” e dandogli uno spintone, senza comunque causargli alcun danno.
Poi ognuno sarebbe andato per la sua strada. Il signor CIVI 1 si sarebbe recato in bagno a lavarsi, avrebbe chiamato la figlia della compagna chiedendole di accompagnarli all’ospedale, avrebbe avvertito la polizia e, nel frattempo, nuovamente ordinato da bere. ACCU 1 si sarebbe contro allontanato e qualche tempo dopo sarebbe transitato davanti al bar al volante della sua automobile, diretto verso Pollegio.
Prima che la signora CIVI 2 si recasse al pronto soccorso, alcuni dei presenti le avrebbero dato da bere un grappino con l’intento di destarla dallo shock subito a seguito dell’aggressione.
4. Secondo la versione fornita dal signor ACCU 1, per contro, i fatti si sono svolti altrimenti.
In primo luogo egli ha negato con veemenza di essere stato ubriaco. Egli ha raccontato di essere giunto al bar _ per, come visto, comperare delle sigarette e, dato che c’era, ha ordinato una birra da 2 dl che ha iniziato a sorseggiare seduto al tavolo esterno dell’esercizio pubblico. Qualche minuto più tardi sono giunte le parti civili che si sono accomodate allo stesso tavolo, una in faccia all’altra, la donna dalla sua parte. A lui avevano dato l’impressione di essere allegrotte.
Ad un certo punto un signore, barcollante, avrebbe chiesto alla signora CIVI 2 una pastiglia per il mal di testa che questa gli avrebbe prontamente dato, passando con il braccio proprio davanti al naso dell’imputato, che sarebbe stato costretto ad indietreggiare con il busto. In questi frangenti non sarebbe però successo nulla di particolare.
Qualche minuto più tardi però, senza apparenti motivi, il signor CIVI 1 avrebbe iniziato a provocarlo e ad insultarlo:
“Non so per quale motivo, comunque l’uomo (querelante), senza che io facessi nulla e senza che aprissi bocca, iniziò a fissarmi in malo modo, esclamando testuale frase: “teron da merda, to set un porco, to ghet tocaa i tett a la me dona” (...). Da parte mia sono rimasto di stucco, limitandomi a dirgli due volte che stava scherzando e che la donna poteva essere mia madre.
” (cfr. verbale di audizione 16 giugno 2007 dell’imputato, pag. 2).
Dopodiché l’uomo si sarebbe alzato e gli avrebbe versato addosso la birra che aveva davanti a sé, imitato in un secondo tempo dalla compagna con il bicchiere di vino. Quest’ultima avrebbe poi completato l’opera afferrando il bicchiere del signor ACCU 1 e spaccandoglielo in testa, accompagnando il gesto con l’esclamazione
“sei un porco!”
. In questo modo egli sarebbe stato ferito alla testa ed avrebbe iniziato a sanguinare.
Pure il proseguimento del diverbio si sarebbe svolto secondo il signor ACCU 1 in maniera diversa da quella descritta dalle controparti: a suo dire egli non ha aggredito né la signora CIVI 2, spingendola a terra, né il marito, assestandogli un pugno in faccia: “
In seguito non rammento cosa sia successo esattamente. So che mi sono trovato sulla pubblica via ad alcuni metri dal tavolo e che sono stato aggredito con pugni e pedate su tutto il corpo.
D2: chi era o chi erano gli aggressori? R2: Non sono in grado di affermarlo. Di sicuro uno era il mio querelante. D3: Nel caso specifico cosa le ha fatto? R3: Ne è nata una colluttazione. Mi sono preso un pugno in faccia. Rovinato a terra, sono stato ulteriormente percosso con pugni e pedate. Non so esattamente da chi poiché mi ero rannicchiato, proteggendomi con le braccia la testa.
” (cfr. verbale di audizione 16 giugno 2007 dell’imputato, pag. 2).
A seguito del pestaggio il prevenuto avrebbe riportato un taglio al labbro superiore, parte destra, la rottura parziale di un molare destro diversi taglietti alle braccia dovuti ai cocci di vetro, un piccolo taglio all’orecchio destro e contusioni all’occhio sinistro.
Riuscito a rialzarsi, egli sarebbe poi scappato e si sarebbe rifugiato in una viuzza ove avrebbe scorto la luce accesa dell’appartamento di un suo conoscente, _, al quale ha chiesto di poter usufruire del bagno per lavarsi. Su esplicita offerta dell’amico, l’imputato avrebbe rifiutato di farsi condurre al pronto soccorso, chiedendo solo di essere accompagnato al suo veicolo poiché temeva ulteriori aggressioni.
Quale giustificazione per la sua rinuncia a recarsi da un medico per far attestare le lesioni subite, il signor ACCU 1 ha dichiarato di aver dato la priorità agli esami che avrebbe dovuto affrontare di lì a poco.
5. Ben ponderate le prove e le dichiarazioni agli atti, nonché quelle rese al dibattimento, la versione delle parti civili appare essere quella che rispecchia la realtà dei fatti, mentre quella del prevenuto non è credibile.
Le dichiarazioni delle due parti civili, confermate sotto giuramento di fronte allo scrivente giudice, sono attendibili poiché univoche, costanti, non contraddittorie, lineari e prive di ricostruzioni illogiche. Esse sono pure confortate dai riscontri nelle testimonianze delle persone sentite dalla polizia durante l’istruzione formale.
In effetti le esposizioni dei signori coincidono esattamente nella descrizione dei fatti salienti e forniscono una spiegazione logica e verosimile di quanto successo quella sera al bar _. Partendo dal presupposto che il signor ACCU 1 fosse stato ubriaco, il susseguirsi degli eventi è stato illustrato in maniera coerente e logica.
Questo discorso vale anche per quanto concerne il palpeggiamento del seno, che non è stato visto da nessuno se non dalla vittima stessa. In effetti solo un gesto del genere da parte dell’imputato avrebbe potuto dare origine ad una reazione della donna tanto brusca e spingerla a dargli del “porco” ed a gettargli il vino in faccia.
Se i coniugi avessero preparato a tavolino la loro versione, come sostenuto, tra le varie eccezioni sollevate, dal legale del prevenuto nella sua arringa e durante tutto il dibattimento - assumendo più volte, incomprensibilmente ed in maniera inconciliabile con la deontologia professionale e con la buona educazione, un atteggiamento inutilmente villano ed arrogante sia nei confronti delle parti civili che in quelli del giudice - non si vede per quale motivo il signor CIVI 1, invece di riconoscere di non aver visto nulla e di esserne stato informato solo in un secondo tempo, non avrebbe dovuto sostenere di aver assistito anche a questa mossa. Analogamente, la moglie avrebbe senza difficoltà avuto l’occasione di sostenere il marito asserendo di aver potuto distintamente scorgere l’accusato tirargli un pugno in faccia, invece di affermare di non essere in grado di dire cosa sia accaduto nei frangenti che hanno fatto seguito alla sua caduta al suolo.
Altrettanto credibile è che sia stato proprio il prevenuto ad aggredire fisicamente, per primo e senza preavviso, la signora CIVI 2 e, immediatamente dopo, il di lei marito, rompendogli un dente.
Ad aggiungere forza alla posizione delle parti civili contribuisce il fatto che il signor CIVI 1 ha ribadito al dibattimento di non sapere in che modo si sia rotto il dito, riconoscendo che potrebbe anche esserselo lesionato da solo, picchiando da qualche parte durante l’ultima fase della lotta con il signor ACCU 1. In questo modo egli ha dimostrato di non volerlo fare apparire come la causa di tutti i suoi danni.
Conferme di questa esposizione dei fatti si trovano nelle dichiarazioni dei testi sentiti dalla polizia. Per prima cosa il signor _ ha attestato che l’imputato era ubriaco: “
Posso unicamente affermare che prima che giungessero CIVI 1 e CIVI 2, ACCU 1 mi ha dato l’impressione che fosse come si suol dire “allegrotto” (ingestione di bevande alcooliche).
” (cfr. suo verbale di interrogatorio 16 giugno 2007, pag. 1). Ad onor del vero egli ha pure sostenuto che quando ACCU 1 e il signor CIVI 1 stavano litigando, la moglie di quest’ultimo sarebbe intervenuta sferrando alla controparte un paio calci nel posteriore. Questa imprecisione, che non trova altri riscontri negli atti ed è stata negata dalle parti civili, non è comunque sufficiente a screditare la constatazione che il signor ACCU 1 fosse ubriaco.
Il signor _, sentito il 17 giugno 2007, ha potuto attestare che il signor CIVI 1 perdeva sangue dal naso ed aveva subito la rottura del dente.
Il signor _, interrogato il 26 giugno 2007 e morto qualche mese dopo, ha dichiarato: “
Al mio arrivo ACCU 1 si trovava già seduto ad un tavolo, all’esterno del ritrovo. Mi rammento che ebbe modo di invitarmi al tavolo, cosa che declinai. Da come si presentava mi ha dato l’impressione che si trovasse sotto l’influsso di bevande alcooliche. Di fatto sono entrato nel ristorante. Dopo circa una mezz’oretta ho avuto modo di udire che all’esterno persone erano passate a vie di fatto. Sortito ho notato che sulla pubblica via CIVI 1 e ACCU 1 stavano discutendo animatamente. In quel frangente non si sono messi le mani addosso. La diatriba pareva fosse terminata. Invece, dopo circa cinque minuti, quando CIVI 1, CIVI 2 ed il sottoscritto stavamo tranquillamente discutendo, in piedi, improvvisamente ACCU 1 che era poco distante seduto, con scatto repentino si è alzato, spintonando la CIVI 2. La stessa, a seguito di questo spintone, perdeva l’equilibrio, rovinando per terra sulla schiena, dopo aver urtato con la stessa un palo di ferro. Pressoché in contemporanea ACCU 1 sferrò un pugno (mi permetto di dire a tradimento) all’indirizzo del CIVI 1, colpendolo violentemente al volto. I due contendenti (CIVI 1 e ACCU 1) hanno continuato sulla pubblica via le loro divergenze d’opinioni, suonandosele di santa ragione. Terminato il tutto ACCU 1 si è allontanato in direzione a me sconosciuta. Non ho notato in lui evidenti segni della bagarre di cui era stato protagonista. Per contro CIVI 1 perdeva del sangue poiché gli si era rotto parzialmente un dente e lamentava dolori ad un dito mignolo. Non ho presenziato all’inizio della discussione, motivo per cui non so per quale motivo siano entrati in conflitto. Unicamente in un prosieguo di tempo sono venuto a conoscenza che tutto sarebbe scaturito dal fatto che ACCU 1 si era permesso di toccare un seno della CIVI 2
”
(cfr. suo verbale di audizione 26 giugno 2007). Anche la testimonianza del signor _ contiene una piccola imprecisione, laddove indica nella pubblica via il luogo dove sarebbe avvenuta la prima discussione tra le parti. Non si tratta comunque di una lacuna grave al punto da rendere poco credibile tutto il resto che, come si può chiaramente notare, coincide con le dichiarazioni delle parti civili.
Poiché il testimone in questione è morto, l’imputato è stato regolarmente confrontato al dibattimento con le sue dichiarazioni, art. 247 cpv. 1 CPP, anche se le stesse, dando per scontato che gli fossero note nel dettaglio, non gli sono state lette. D’altro canto nemmeno il suo legale ne ha fatto richiesta, ma si è limitato a ribadire la sua pretesa di estromissione del relativo verbale d’interrogatorio.
6. La descrizione dei fatti effettuata dal signor ACCU 1 non è invece in alcun modo credibile: è poco lineare, contiene importanti lacune ed è priva di logica.
A suo modo di vedere egli sarebbe stato aggredito dapprima verbalmente e poi fisicamente dalle parti civili senza motivazioni apparenti. Il signor CIVI 1, che, come attestato da tutte le parti presenti al dibattimento, non lo conosceva e non lo aveva mai visto, gli avrebbe dato del “
teron da merda
”. Quindi senza neppure sapere se fosse italiano o svizzero. In seguito l’uomo, gli avrebbe gettato la birra in faccia e la sua compagna gli avrebbe rotto un bicchiere in testa dicendogli “
sei un porco
”, pure senza alcuna giustificazione e senza che lui avesse reagito o provocato in qualche modo.
Quanto avvenuto dopo non è stato in grado di ricostruirlo, riuscendo solo a ricordare di essersi è venuto a trovare sulla pubblica via, ad alcuni metri dal tavolo, e di essere stato preso a pugni e pedate su tutto il corpo. Un vuoto di memoria estremamente sintomatico.
Il signor ACCU 1 poi sostenuto, anche al dibattimento, che con la rottura del bicchiere in testa avrebbe cominciato a sanguinare copiosamente da un orecchio. Ma nessuno dei presenti ha visto del sangue sul suo volto (né in altre parti del suo corpo).
Egli avrebbe subito lesioni di una certa gravità, ma avrebbe rinunciato a recarsi dal medico ed a denunciare gli autori perché troppo concentrato sugli esami per l’ottenimento del diploma da selvicoltore che avrebbe avuto nei giorni seguenti. Si tratta di motivazioni prive di consistenza, poco plausibili. Per di più l’imputato nemmeno si è adoperato per produrre una prova documentale, facilmente ottenibile, per attestare la data degli esami (l’audizione del signor _ era stata chiesta solo per attestare che il prevenuto si era esercitato con lui sino a tarda ora e che quando si era recato al bar _ non era brillo. _ però non ha assistito ai fatti e non era presente sul luogo, quindi non avrebbe potuto fornire elementi utili al giudizio).
Il prevenuto ha sempre negato con veemenza di essere stato ubriaco. Le dichiarazioni dei testi e delle parti civili sentite sotto giuramento smentiscono tuttavia questa sua posizione. Così come lo fanno l’analisi del concatenamento dei fatti, rispettivamente la descrizione imprecisa ed incongruente degli stessi da lui fornita, che ben si concilia con quella che avrebbe potuto effettuare una persona che presenta vuoti di memoria causati dall’alcool. Altrettanto dicasi per il rapido e sospetto allontanamento dal luogo dei fatti senza annuncio alla polizia, nonostante asseverate lesioni subite dolosamente.
ACCU 1 ha per contro a più riprese insistito sul fatto che ad essere palesemente alticci sarebbero stati i signori. A sostegno di questa teoria il suo legale ha rinviato al certificato medico (“
Breve rapporto d’uscita
”) rilasciato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bellinzona alla signora al termine della visita da lei effettuata il 18 maggio 2007, nel quale è stato indicato: “
Paziente lucida, con fetore etilico (...)
”. Con queste parole, a suo modo di vedere, il dottore ha voluto attestare che la signora era completamente sbronza, perché solo chi ha bevuto “
come una spugna
” può presentare un fetore etilico. Forse preso dall’enfasi della sua arringa, egli ha dimenticato che la donna ha ammesso di aver bevuto, moderatamente, del vino mangiando, di aver sorseggiato un po’ di vino al bar _ e di aver ricevuto un grappino dopo essere stata scaraventata al suolo. Ha pure dimenticato che la frase in questione inizia con “
paziente lucida
”, constatazione che mal si concilia con una persona “
ubriaca fradicia
”. Il fatto non può essere dunque considerato provato, ma neppure reputato verosimile ed appare una giustificazione di comodo.
Il patrocinatore ha sostenuto infine che le due parti civili non sarebbero credibili poiché sposate tra loro e che si sarebbero inventate tutto per farla pagare al signor ACCU 1. Il solo elemento del matrimonio non è sufficiente a screditare delle testimonianze e per sostenere validamente una volontà di ritorsione nei confronti del prevenuto occorre anche dimostrarne le ragioni. Non è sufficiente limitarsi a formulare con superficialità delle accuse generiche.

## Considerations