# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7e6f7ae2-92a1-5e36-b09f-915ff27c72a5
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

ritenuto
ritenuto che: A.
Con decreto d’accusa n. _ del _, il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di
guida in stato di inattitudine
per avere, il _, tra _ e _, condotto il ciclomotore marca _, targato _, in stato di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcool nel sangue (min. 1.32 g/kg - max 1.95 g/kg), come risulta dal Rapporto di analisi - Etanolemia del _, agli atti.
guida nonostante la revoca della licenza
per avere, a _, _ e altre imprecisate località, nel periodo da _ al _, ripetutamente condotto un ciclomotore nonostante fosse in revoca della necessaria licenza di condurre a seguito della decisione del _ della competente autorità amministrativa
fatti avvenuti nelle surriferite circostanze di tempo e di luogo;
reati previsti dall’art. 91 cpv. 2 lett. a) e dall’art. 95 cpv. 1 lett. b) LCStr
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 30.- cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 1'800.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di 4 anni.
B.
Preso atto dell’opposizione presentata con scritto 6 marzo 2017 dal prevenuto, il procuratore pubblico ha confermato ex art. 356 cpv. 1 CPP il DA ed ha trasmesso gli atti alla Pretura penale.
C
. Dopo il dibattimento, con sentenza 9 aprile 2018, il giudice della Pretura penale ha dichiarato AP 1 autore colpevole di guida in stato di inattitudine e di guida nonostante la revoca della licenza per i fatti descritti nel DA, gli ha inflitto la pena in esso proposta e lo ha, inoltre, condannato al pagamento delle tasse e spese giudiziarie per complessivi fr. 850.-.
D
. Il 19 aprile 2018 AP 1 ha annunciato di voler interporre appello contro la sentenza della Pretura penale 9 aprile 2018 (cfr. CARP I). Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione d’appello 25 luglio 2018 (cfr. CARP IV), l’imputato ha postulato:
-
in via principale, il suo integrale proscioglimento nonché il riconoscimento di fr. 2'200.- a titolo di indennità di primo grado e delle spese sostenute nel procedimento di secondo grado;
-
in via subordinata, una sostanziale riduzione della pena e del periodo di prova applicato alla sua sospensione condizionale.
E.
L’imputato non ha acconsentito allo svolgimento dell’appello con procedura scritta (cfr. CARP IX). Pertanto, è stato indetto il pubblico dibattimento cui il PP non ha presenziato.
Alla sua conclusione, l’appellante ha chiesto:
- in via principale, il proprio integrale proscioglimento e il pieno riconoscimento della sua istanza ex art. 429 CPP;
- in via subordinata, una sostanziale riduzione della pena e del periodo di prova applicato alla sua sospensione condizionale.

## Considerations

Considerato
in fatto e in diritto:
precedenti penali e amministrativi
1.
AP 1 ha subìto, in passato, due condanne penali, sempre in relazione alla LCStr:
- DA _: infrazione grave alle norme della circolazione ex art. 90 cpv. 2 vLCStr e guida in stato di inattitudine (concentrazione qualificata di alcool) ex art. 91 cpv. 1 e 2 vLCStr, con condanna alla pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere di fr. 30.- cadauna, sospesa condizionale per un periodo di prova di 4 anni;
- DA _: infrazione grave alle norme della circolazione ex art. 90 cpv. 2 LCStr con condanna alla pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 30.- cadauna (pena unica in relazione alla sentenza del _) (cfr. doc. dib. primo grado 1 e AI 2).
a.
Con risoluzione _, la Sezione della circolazione ha revocato all’appellante la licenza di condurre veicoli a motore per la durata di 15 (quindici) mesi (cfr. doc. dib. appello 1). _, la medesima autorità ha nuovamente revocato a AP 1 la licenza di condurre veicoli a motore, ma questa volta a tempo indeterminato e con effetto immediato. Infine, il _ gli è stata revocata la licenza di condurre veicoli a motore a titolo definitivo (cfr. AI 6).
i fatti
2.
I fatti - non contestati salvo un’ininfluente divergenza sulla qualificazione di uno degli alcolici suppostamente ingeriti da AP 1 (Whisky o Cognac) e di cui si dirà, se necessario, in seguito - sono ben presto esposti.
a.
La sera del _ l’imputato ha frequentato alcuni bar del basso Malcantone in compagnia di alcuni amici bevendo, secondo le sue stesse dichiarazioni, 3-4 bicchieri di birra. Verso le 02:00 del _, mentre stava rincasando con il proprio ciclomotore marca _, all’altezza del paese di _, AP 1 è stato aggredito da due persone che lo hanno ripetutamente colpito alla testa ed alla schiena e derubato. A seguito di tale aggressione, egli ha riportato un trauma cranico, svariate fratture (dei processi trasversi di T9, T10 e T 11, costali della IX e X costa destra, nonché della parete anteriore del seno frontale, del bordo e del tetto dell’orbita a destra con emoseno frontale a destra), ferite lacerocontuse frontali, è stato ricoverato all’Ospedale _ per due giorni ed è stato dichiarato inabile sino al _ (cfr. lettera d’uscita _, all. ad AI 1). Dal prelievo del sangue, effettuato la mattina del _ alle ore 04:10, l’imputato è risultato avere un tasso alcolemico di almeno 1,32 g/kg (cfr. all. ad AI 1).
b.
Nell’ambito dell’allestimento della perizia di idoneità alla guida (esperita il 10 marzo 2016), AP 1 ha dichiarato che quella sera, subito dopo l’aggressione di cui è stato vittima, aveva bevuto un fondo di whisky, poiché era in stato di shock (doc. dib. 6, pag. 6, Pretura penale). Egli ha ribadito tale circostanza, specificando che si trattava di cognac, sia in occasione dell’interrogatorio dibattimentale di primo grado (cfr. verbale di interrogatorio, Pretura penale), che dinnanzi a questa Corte (cfr. verb. dib. appello, pag. 2).
c.
La sera del _, AP 1 era anche privo della necessaria licenza di condurre. Licenza, la sua, che gli era stata revocata, come visto sopra, a tempo indeterminato con decisione _ dalla Sezione della circolazione di Camorino (cfr. all. ad AI 6).
Appello
3.
Con l’impugnativa, l’appellante chiede in via principale di essere prosciolto integralmente dall’imputazione di guida in stato di inattitudine e di guida nonostante la revoca della licenza.
4.
Giusta l’art. 91 cpv. 2 LCStr è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria segnatamente chiunque conduce un veicolo a motore in stato di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcool nel sangue.
a.
In applicazione dell’art. 55 cpv. 6 LCStr, all’art. 1 dell’ordinanza concernente i valori limite di alcolemia nella circolazione stradale, è stato stabilito che un conducente è considerato in ogni caso inabile alla guida per influsso alcolico (ebrietà) se presenta una concentrazione di alcool nel sangue dello 0,5 per mille o più (lett. a); se presenta una concentrazione di alcool nell’alito pari o superiore a 0,25 milligrammi per litro di aria respirata (lett. b) oppure se ha nell’organismo una quantità di alcool che determina la concentrazione nel sangue di cui alla lettera a (lett. c).
b.
Giusta, in fine, l’art. 2 dell’ordinanza concernente i valori limite di alcolemia nella circolazione stradale sono considerate qualificate una concentrazione di alcool nel sangue pari o superiore allo 0.8 per mille (lett. a), rispettivamente una concentrazione di alcool nell’alito pari o superiore a 0,4 milligrammi per litro di aria respirata (lett. b).
c.
Dal profilo soggettivo il reato di guida in stato di inattitudine non presuppone solo l’intenzione potendo essere commesso anche per negligenza (art. 100 cpv. 1 LCStr).
consumo di alcool
5.
L’appellante rimprovera al giudice di prime cure di non avere considerato, per stabilire il suo tasso alcolemico al momento dell’incidente, la quantità di alcool da lui assorbita una volta rincasato dopo l’aggressione (cfr. CARP IV).
6.
In occasione del verbale di polizia del _ il prevenuto
ha dichiarato:
“il _ verso le 21 circa, sono uscito di casa e con il mio motorino ho raggiunto il bocciodromo che si trova sulla strada che da _ porta a _. (...) Presso questo ristorante ho solamente sorbito una/due birre. Verso mezzanotte o poco dopo, ho raggiunto il bar _ (...). anche qui ho bevuto un paio di birre.” (cfr. verbale di interrogatorio di polizia del _, pag. 2, righe da 26 a 37).
Risentito il _, egli, rispondendo al proprio patrocinatore, ha sostanzialmente ribadito la sua versione, aggiungendo che si trattava di tre birrette, da 0,3 litri ciascuna:
“(...) la sera dei fatti a _ ho bevuto al massimo 3 birre da 0.3 litri. Quando sono arrivato all’ospedale avevo bevuto al massimo 3 birrette nell’arco di tutta la sera. Durante il giorno non ho bevuto nulla” (cfr. verbale del 25 agosto 2015, pag. 9, rr. 38-41, doc. dibattimento di primo grado 4),
ed ha detto di non sapersi spiegare il risultato del test alcoolemico fattogli all’ospedale e il cui risultato (1.57
‰
) gli era stato sottoposto dagli inquirenti.
Soltanto molto più in là nel tempo, al perito che valutava la sua idoneità alla guida, AP 1 ha raccontato che quel risultato era stato influenzato/determinato da un (solo allora ricordato) fondo di whisky ingerito dopo l’incidente a causa dello shock.
Versione che è stata ribadita al Pretore cui ha precisato che il “
fondo di whisky
” era, in realtà,
“un terzo o un quarto di una bottiglia di cognac”
(cfr. verbale di interrogatorio del 9 aprile 2018, pag. 1, incarto Pretura Penale).
7.
La prima Corte non ha ritenuto credibile AP 1, segnatamente poiché sarebbe poco convincente il fatto ch’egli si è ricordato solo a distanza di quasi tre anni dagli accadimenti di avere bevuto un superalcolico dopo essere stato aggredito ed aver fatto rientro al proprio domicilio (cfr. consid. 7.3, sentenza impugnata).
Tale conclusione non può essere condivisa poiché non tiene conto della pesante aggressione di cui AP 1 è stato vittima quella sera e delle sue conseguenze, in particolare dello stato confusionale generato dalle botte subite e dalle lesioni ad esse conseguenti.
Non va dimenticato che, in occasione dell’interrogatorio del _, AP 1 ricordava ben poco dei momenti in cui è avvenuta l’aggressione e di quanto accaduto in seguito, tanto da non sapere fornire né i connotati dei propri aggressori né dire in quanti essi fossero, né se avesse o meno perso conoscenza, né da dove fosse giunto il primo colpo, né chi abbia, in seguito, chiamato l’ambulanza (cfr. doc. dib. 3 primo grado, pag. 2-3).
I ricordi di AP 1 non erano limpidi neppure in occasione del verbale di interrogatorio del _, allorquando ha dichiarato di non ricordare
“(...) nulla, se non che sono tornata [recte: tornato] a casa ancora indossando il casco ma senza visiera (...) non ricordo questi dettagli. Non so dare nessuna informazioni
[recte: informazione]
in merito all’aggressione
” (doc. dib. 4, primo grado, pag. 11).
Ciò ritenuto, risulta ben credibile che l’iniziale silenzio di AP 1 sul suo consumo di alcool dopo l’aggressione sia dovuto, appunto, alla confusione da essa generata. In questo senso, il fatto che egli ne abbia parlato per la prima volta nel colloquio del _ esperito nell’ambito della perizia di idoneità alla guida (e, peraltro, quindi a neanche un anno dai fatti [e non tre, come considerato dal Pretore]) non è un elemento atto a inficiarne la credibilità.
Detto, poi, che, per il resto, le dichiarazioni dell’appellante su quanto consumato prima dell’aggressione sono sempre state lineari e coerenti e danno, tutte, atto di un consumo di 3-4 birre da 0.3 litri sull’arco di tutta la serata, occorre dare per accertato, in applicazione del principio in dubio pro reo, che, effettivamente, egli ha consumato, una volta giunto a casa dopo l’aggressione, la quantità di alcol da lui indicata.
8.
Agli atti difetta l’accertamento di quello che sarebbe stato il tasso alcolemico di AP 1 prima di rientrare al proprio domicilio e sorbire del cognac (o whisky, poco importa, la gradazione alcolica dei due alcolici è del tutto paragonabile).
Ne segue che non si può affermare, in virtù del principio in
dubio pro reo
, che AP 1, il _, abbia condotto il ciclomotor
e _, targato _,
in stato di ebrietà, con una concentrazione qualificata di alcool nel sangue.
Su questo punto l’appello è pertanto accolto.
guida nonostante la revoca della licenza
9.
Giusta l’art. 95 cpv. 1 lett b LCStr è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque conduce un veicolo a motore, sebbene la licenza per allievo conducente o la licenza di condurre gli sia stata rifiutata, revocata o non riconosciuta.
L’art. 95 LCStr è stato introdotto nell’ambito del pacchetto “Via sicura”. I cpv. 1 e 2 sono dei delitti mentre i cpv. 3 e 4 delle contravvenzioni (cfr. P. Weissenberger, Kommentar Strassenverkehrsgesetz und Ordnungsbussengesetz.
Mit Änderungen nach Via sicura., Dike verlag AG, pag. 1; Adrian Bussmann, Basler Kommentar strassenverkehrsgesetz ad art. 95, note 10 e segg, pag. 1704).
10.
In questo contesto, l’appellante postula la sua assoluzione sostenendo come la risoluzione 8 luglio 2013 sarebbe inficiata da un grave errore - e meglio l’indicazione dell’art. 33 cpv.1 OAC in luogo dell’art. 33 cpv. 4 OAC a valere quale base legale della misura amministrativa – nonché dall’assenza di motivazione relativa alle categorie speciali G e M e come, perciò, il suo mancato rispetto non possa costituire valido presupposto per l’infrazione che gli viene imputata (cfr. dichiarazione di appello del 25 luglio 2018, pag. 4, nota 4) e comporterebbe l’annullabilità del provvedimento.
a.
La decisione che sancisce il rifiuto o il mancato riconoscimento di una licenza di condurre o che ne ordina la revoca non può essere riesaminata dal giudice penale né dal profilo dell’opportunità, né da quello dell’adeguatezza né da quello della legalità. Il solo caso in cui il giudice penale non è legato da una decisione di natura amministrativa è quello in cui essa è inficiata da un vizio tanto grave da comportarne la nullità (Jeanneret, op. cit., ad art. 95 LCStr, n. 78; cfr., per analogia con l’art. 292 CP, anche DTF 114 IV 159; DTF 88 IV 118 consid. 1).
I principali motivi di nullità sono l'incompetenza dell'autorità e le gravi irregolarità procedurali. Le carenze di contenuto comportano, per contro, la nullità solamente in casi eccezionali (cfr. STF 1C_173/2013 del 30 agosto 2013, consid. 2.3 e richiami; DTF 138 III 49 E. 4.4.3; 132 II 21 E. 3.1 pag. 27 con riferimenti; Moor/Poltier, Droit administratif, Vol. II Les actes administratifs et leur contrôle, ediz. 2011, pagg. 370-374).
Atti amministrativi affetti da un vizio non sono, quindi, di regola, nulli ma soltanto impugnabili, nelle ordinarie vie ricorsuali, di fronte alle autorità competenti entro i termini previsti. In assenza d'impugnazione, l'atto amministrativo (per ipotesi) viziato è da considerarsi valido (cfr. Kommentar zum Strassenverkehrsgesetz, Philippe Weissenberger, art. 27 SVG, pag. 187- 189, DTF 128 IV 184, 99 IV 164).
Nel caso di specie, l’indicazione dell’art. 33 cpv. 1 OAC in luogo del 33 cpv. 4 OAC non costituisce di tutta evidenza un vizio grave al punto da provocare la nullità della risoluzione. Nemmeno lo è la lamentata mancata motivazione.
b.
La Difesa di AP 1 ha, in estrema sintesi, sostenuto che la revoca _ non concerneva tutte le categorie menzionate dall’art. 3 OAC, in particolare che essa non concerneva i ciclomotori, cioè i veicoli analoghi al motorino condotto dal qui appellante.
La censura non ha pregio. Contrariamente alla risoluzione _, che durante il periodo di revoca della licenza di condurre autorizzava l’istante alla guida delle categorie speciali G e M (cfr. doc. dib. appello 1), _ la Sezione della circolazione non ha, infatti, concesso alcuna eccezione (cfr. doc. dib. appello 2, all. ad AI 6).
La revoca _ era, quindi, estesa a tutte le categorie, sottocategorie e categorie speciali. Al momento dei fatti, AP 1 non era, dunque, autorizzato a condurre alcun veicolo.
Pienamente condivise da questa Corte sono, pertanto, le conclusioni a cui è giunto il giudice di prime cure qui riprodotte ex art. 82 cpv. 4 CPP
“(...) In quanto revoca di sicurezza la stessa era quindi estesa anche ai ciclomotori di cui alla categoria speciale M, come quello condotto dall’imputato il giorno dei fatti. La suddetta decisione della Sezione della circolazione era d’altronde chiara al riguardo, indicando che “a AP 1 “...è revocata la licenza di condurre veicoli a motore” e ritenuto che, a differenza della precedente decisione del _, non era più espressamente indicato che la guida delle categorie speciali G e M era autorizzata durante il periodo di revoca (cfr. AI 1 verbale PS AP 1 17.12.2015, allegato A).” (cfr sentenza appellata, dispositivo 8.5, pag. 7).
c.
Ricordato, poi, che la decisione _ è stata validamente emanata, che era esecutiva e che non era stata rispettata, forza è concludere che gli elementi costitutivi oggettivi dell’art. 95 cpv. 1 lett. b LCStr sono adempiuti (Jeanneret, op. cit., ad art. 95 LCStr, n. 78).
11.
L’appellante sostiene, infine, che gli era impossibile riconoscere, nella citata decisione, un divieto assoluto di circolazione (esteso, quindi, anche al motorino).
a.
Questa Corte ritiene pertinenti conclusioni del giudice di prime cure qui riprese ex art. 82 cpv. 4 CPP
“(...) La difesa di AP 1 ha invocato a titolo sussidiario l’esistenza di un errore sull’illiceità ai sensi dell’art. 21 CP. I presupposti di tale disposto sono adempiuti quando l'agente crede, al momento in cui viene perpetrato l'atto (DTF 115 IV 162 consid. 3), di non aver fatto alcunché d'illecito (DTF 129 IV 238 consid. 3.1; STF 5.9.2000, inc. 6S.390/2000). Ignorare il carattere illecito di un dato comportamento è indispensabile, ma non sufficiente per poter beneficiare dell’errore di diritto: l’agente deve aver avuto anche delle ragioni sufficienti per credere di agire nella legalità (STF 27.11.2006, inc. 6S.428/2006, consid. 3.1), ritenuto che ci si deve in ogni caso attendere da ognuno che, in caso di dubbio, s’informi presso l’autorità competente (CARP 2.2.2015, inc. 17.2014.106; Thalmann, Commentario romando ad art. 21 CP, N. 19).
Nel caso concreto – ricordato come ad ogni modo nell’ambito dell’art. 95 cpv. 1 lett. b LCStr l’errore sull’illiceità può configurarsi molto difficilmente vista la natura del reato (cfr. CARP 2.2.2015, inc. 17.2014.106) – è evidente che le condizioni dell’art. 21 CP non sono realizzate.
Come già indicato più sopra, la decisione _ della Sezione della circolazione, posteriore di quasi tre anni a quella precedente in cui all’imputato veniva comunque concesso di condurre ciclomotori malgrado il periodo di revoca, non prevedeva alcuna eccezione in tal senso. L’imputato, visto che reputava ancora in essere la decisione del 2010, che infatti custodiva nel suo borsellino nell’intento di esibirla all’uopo, avrebbe in ogni caso dovuto informarsi direttamente presso la Sezione della circolazione alfine di chiarire l’estensione della nuova decisione di revoca, cosa che egli non ha fatto.
Egli, per contro, secondo le sue stesse dichiarazioni, quando ha ricevuto la decisione di revoca _ non si è nemmeno preoccupato di leggerla bene in tutti i suoi punti limitandosi a supporre – e, come detto, senza procedere ad alcuna verifica – di essere ancora autorizzato a condurre il suo ciclomotore sulla base di una decisione vecchia di tre anni ed evidentemente sorpassata (verbale di interrogatorio dibattimentale, pag. 2).
L’agire dell’imputato, se non addirittura intenzionale, costituisce in ogni caso una crassa negligenza del tutto evitabile e l’art. 21 CP non è pertanto applicabile” (cfr. sentenza appellata, considerando 8.7, pag. 8)
Ne segue che, adempiuti i presupposti oggettivi e soggettivi del reato, AP 1 va dichiarato autore colpevole del reato di cui all’art. 95 cpv. 1 lett. b LCStr.
Commisurazione della pena
12.
In via subordinata l’appellante contesta la commisurazione della pena ad opera del giudice di prime cure chiedendo che essa venga sostanzialmente ridotta.
a. Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (DTF 136 IV 55 consid. 5.7).
b.
Dal profilo oggettivo, la colpa di AP 1 è almeno mediamente grave, ritenuto ch’egli ha ripetutamente condotto il proprio ciclomotore nonostante la revoca della licenza sull’arco di ben due anni.
Dal punto di vista soggettivo, non giova alla posizione di AP 1 l’asserita difficoltà negli spostamenti dovuta alla complicata raggiungibilità del suo luogo di domicilio. Da _, infatti, il trasporto pubblico verso _ (e da lì verso _) è garantito durante tutta la settimana. AP 1 poteva quindi spostarsi, mantenere i contatti sociali e fare la spesa senza difficoltà con l’ausilio dei mezzi pubblici. Non aveva alcuna necessità di infrangere, nuovamente, le norme della circolazione stradale.
Venendo alle circostanze personali dell’autore, aggrava la sua colpa il fatto che egli, da anni ormai, persevera nell’adozione di comportamenti illeciti, dimostrando, così, dispregio delle norme della circolazione.
Adeguata alla sua colpa è, quindi, la pena pecuniaria di 25
(venticinque) aliquote.
c.
L’importo dell’aliquota calcolato dal primo giudice non presta il fianco a critiche:
“In considerazione del reddito netto mensile di fr. 1’592.- percepito dall’imputato e ritenuta la deduzione forfettaria, stabilita in concreto nella misura del 25%, così come previsto dalla giurisprudenza del Tribunale federale e dalla dottrina (deduzione forfettaria del 20-30% a seconda dell’entità del reddito; cfr. CCRP 13.04.2010, inc. n. 17.2009.50, consid. 4.2.c e riferimenti), si perviene alla quantificazione dell’aliquota giornaliera in fr. 30.-.” (consid. 9.2. sentenza impugnata).
13.
Generosa – ma non modificabile in forza del divieto della reformatio in pejus - è la sospensione condizionale della pena. Immune da critiche è la determinazione del periodo di prova in 4 anni, visti i precedenti del condannato.
Indennità per spese di patrocinio
14.
Conformemente all’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto, in particolare, ad un’indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti (sulla necessità di patrocinio e la congruità del lavoro svolto dal patrocinatore:
Griesser, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, ad art. 429, n. 4, pag. 2452; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 429, n. 7, pag. 844-845; Wehrenberg/Frank, Basler Kommentar, StPO, Basilea 2014, ad art. 429, n. 13, pag. 3218; Riklin, Schweizerische Strafprozessordnung, Zurigo 2014, ad art. 429, n. 3).
Per stabilire l’importo delle spese di patrocinio da risarcire, viene verificata la congruità della nota d’onorario secondo il principio stabilito dall’art. 21 cpv. 2 LAVV (del 13 febbraio 2013, RL 3.2.1.1, identico nel suo tenore all’art. 15a cpv. 2 vLAvv del 16 settembre 2002, in vigore dal 1. gennaio 2008, disposizione che ha, peraltro, ripreso l’art. 8 TOA dopo l’abrogazione - con effetto a partire dal 1. gennaio 2008 - di tale normativa), secondo cui l’avvocato ha riguardo alla complessità e all’importanza del caso, al valore ed all’estensione della pratica, alla sua competenza professionale e alla sua responsabilità, al tempo e alla diligenza impiegati, alla situazione personale e patrimoniale delle parti, all’esito conseguito e alla sua prevedibilità.
a.
Sulla scorta di tali principi, questa Corte ammette, quindi, onorari corrispondenti a una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato, secondo quanto mediamente praticato, lasciando a carico del patrocinato la parte riconducibile a una specifica scelta del patrocinatore. In altre parole, l’onorario a tempo è stabilito prendendo quale parametro un avvocato sperimentato nel diritto penale, tenuto conto di un ragionevole margine di oscillazione connesso con la particolarità del caso (sentenza della Camera dei ricorsi penali inc. 60.2010.119 del 10 novembre 2010 e inc. 60.2010.189 del 12 novembre 2010).
La remunerazione oraria viene fissata prendendo come base, per i casi che non presentano particolari difficoltà, l’importo di fr. 280.- stabilito dall’art. 12 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre 2007
(la CRP, fondandosi su una decisione del CdM del 2001, applicava un importo base di fr. 250.-) per l’avvocato e di fr. 120.- per il praticante.
Delle
spese si riconoscono quelle effettive e necessarie cagionate dal procedimento penale, applicando (così come in precedenza la CRP) per analogia i principi di cui all’art. 3 TOA (del 7 dicembre 1984) secondo cui, oltre agli onorari, l’avvocato ha diritto al rimborso di tutti gli esborsi e spese vive da lui sopportati nell’interesse o su richiesta del cliente o da questi cagionate, quali in particolare, le note e fatture pagate a terzi e a uffici pubblici per il cliente, le spese di trasferta, le spese di soggiorno, pernottamento e vitto fuori domicilio, le spese per l’uso dei servizi pubblici (posta, telefono ecc.). L’avvocato ha, inoltre, diritto al rimborso dei seguenti importi:
a) fino a fr. 50.- per la formazione e archiviazione dell’incarto
b) fr. 5.- per ogni pagina originale, compresa la copia per l’incarto, e fino a fr. 2.- per ogni copia, qualunque sia il metodo di riproduzione;
c) fr. 1.- al km per le trasferte con la propria automobile.
(cfr., fra gli altri, sentenza della CARP, inc. 17.2012.68 del 4 febbraio 2013 consid. 6 e inc. 17.2012.43 dell’8 ottobre 2012, consid. 1.b.3).
b.
La difesa di fiducia del qui appellante è stata assunta dallo Studio _. L’_ ha prodotto le note d’onorario12 dicembre 2018 e 29 aprile 2019, a valere quale istanza di indennizzo ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. a) CPP.
Relativamente al procedimento di appello, sono esposti complessivi fr. 2'894.052, di cui fr. 2'650.- di onorario (corrispondenti a 3 ore di lavoro a fr. 450.- l’ora per quanto svolto dall’_ e 6 ore e 30 minuti a fr. 200.- l’ora per quanto svolto dalla _) e fr. 40.- di spese, oltre all’IVA (cfr. doc. dib. appello 3).
Per la procedura di primo grado, sono esposti fr. 4'500.- di onorario e fr. 267.- di spese, oltre all’IVA (cfr. doc. dib. appello 3).
c.
La nota 12 dicembre 2018 dà atto di un onorario di complessivi fr. 4'500.- riferito ad un elenco di prestazioni che non permette a questa Corte né di comprendere la tariffa oraria applicata, né la durata della singola prestazione, né chi, tra avvocato e praticante, l’abbia svolta. Non è quindi possibile procedere ad un raffronto tra quanto fatturato e gli atti.
Le prestazioni indicate nella nota vanno dunque ponderate attraverso una valutazione che prescinde necessariamente da un esame preciso e puntuale delle singole voci figuranti nell’allegato A alla nota.
Per la procedura di primo grado viene, quindi, riconosciuto un onorario di fr. 2'683.35, pari a 9 ore e 35 minuti di lavoro a fr. 280.- l’ora. Ciò tenuto conto della durata del primo dibattimento (3 ore e 35 minuti), cui sono state aggiunte un’ora di trasferta e 5 ore supplementari a valere per i colloqui con il cliente, la preparazione del dibattimento, la redazione dell’arringa, la lettura della sentenza e l’allestimento dell’annuncio di appello.
Le spese sono quindi riconosciute in fr. 268.35, conformemente all’art. 6 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili e l’IVA in fr. 227.20.
La nota 12 dicembre 2018 è, quindi, adattata in fr. 2'683.35 di onorario, fr. 268.35 di spese e fr. 227.20 di IVA, per complessivi fr. 3'178.85.
d.
Per la nota 29 aprile 2019, va, innanzitutto, rilevato che può essere riconosciuto una sola volta il tempo esposto per le stesse prestazioni sia dall’_ sia dalla _, non essendo necessarie, per il ragionevole svolgimento del mandato, le prestazioni cumulate di avvocato e praticante. Per quanto riguarda la tariffa oraria, inoltre, la difficoltà della causa non giustifica un aumento della tariffa base (fr. 280.-, rispettivamente fr. 120.-, all’ora).
- per la posta “
23.04.2019 Incontro con Cliente
”, è riconosciuta un’ora di lavoro, pari a fr. 280.-.
- per la posta “
25.04.2019 Redazione arringa difensiva e preparazione al processo
”, ritenuto che le considerazioni esposte dalla difesa in appello ricalcano sostanzialmente quelle di primo grado, il dispendio orario indicato esposto è eccessivo. Sono, quindi, riconosciute due ore di lavoro, pari a fr. 560.-.
- per la posta “
29.04.2019 Partecipazione al dibattimento
”, viene riconosciuta un’ora di lavoro, pari a fr. 280.-, cui viene aggiunta un’ora e mezza di trasferta (Lugano-Locarno e ritorno), per totali fr. 700.-.
La nota 29 aprile 2019 è quindi adattata in fr. 1'820.- di onorario, fr. 40.- di spese e fr. 143.20 di IVA, per complessivi fr. 2'003.20.
e.
Tenuto conto della soccombenza del gravame presentato da AP 1, con esito positivo per la sola imputazione di guida in stato di inattitudine, l’istanza di indennizzo è accolta nella misura di 1/2, per complessivi fr. 2'591.05. Per il resto è respinta.
Tasse e spese
15.
Visto l’esito dell’appello gli oneri processuali di primo grado (di complessivi fr. 850.-) sono posti a carico dello Stato in ragione di fr. 725.- (di cui fr. 600.- per la tassa di motivazione e fr. 125.- per le altre tasse e spese) e per fr. 125.- a carico di AP 1.
Gli oneri processuali di appello per complessivi fr. 800.- sono posti in ragione di 1⁄2 a carico dello Stato e per il resto a carico di AP 1.