# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ad7592a2-c35c-4aa8-ba5b-b02691b03d30
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
Il 14 marzo 2019, i coniugi RI 1 e RI 2 presentavano la propria dichiarazione di imposta per l’anno fiscale 2018, dichiarando un reddito ed una sostanza imponibili pari a fr. 0.-. In particolare, i coniugi _ indicavano un reddito da attività indipendente principale pari a fr. 15'000.- ciascuno e facevano valere debiti privati pari a fr. 59'459'017.-.
B.
Con scritto del 3 aprile 2019, l’RS 1 (di seguito: UT) formulava, all’attenzione dei contribuenti, una richiesta di documentazione alfine di definire la loro tassazione. L’UT chiedeva la “
documentazione a comprova dell’importo di fr. 30'000.- riguardo [all’]attività indipendente del contribuente e [della] coniuge
” e la “
decisione di tassazione anno 2017 del Cantone _
”.
C.
Il 9/10 aprile 2019, la RA 1, a nome e per conto dei contribuenti, produceva la dichiarazione fiscale del 2017 e precisava che “
non vi è documentazione al riguardo dell’attività indipendente svolta dalla signora _, la quale, in qualità di Dr. Med., fornisce una serie di consulenze, soprattutto all’estero
”.
D.
Con decisioni di tassazione IC/IFD 2018 dell’8 maggio 2019, l’UT commisurava il reddito imponibile in fr. 86'100.- (determinante per l’aliquota: fr. 94'600.-) per l’IC ed in fr. 84'700.- (determinante per l’aliquota fr. 93'600.-) per l’IFD. La sostanza imponibile, ai soli fini IC, veniva stabilita in fr. 342'000.- (determinante per l’aliquota: fr. 522'000.-). La motivazione addotta dall’autorità fiscale in merito al reddito da attività indipendente ed alla deduzione dei debiti privati dalla sostanza era la seguente:
“2.1 Valori stabiliti per apprezzamento in mancanza di documentazione precisa e completa anche dopo la nostra richiesta di documenti del 3.4.2019
[...]
33.1 Debiti non comprovati non ammessi in deduzione”.
E.
Il 21 maggio 2019, la rappresentante contrattuale dei contribuenti presentava reclamo contro le decisioni di tassazione IC/IFD 2018, censurando “
gli apprezzamenti compiuti
” in relazione al reddito da attività indipendente dei coniugi _ e chiedendo il riconoscimento integrale dei debiti “
già oggetto di accertamento nell’ambito delle precedenti tassazioni emanate dal Canton _
”. A tal proposito i reclamanti producevano un “
elenco attualizzato degli attestati di carenza beni, come pure la copia di una recente richiesta di pagamento da parte della _
”.
F.
L’autorità fiscale, alfine di evadere il reclamo presentato dai ricorrenti, chiedeva, il 15 giugno 2021, la produzione della seguente documentazione:
·
“bilanci d’apertura e di chiusura e conti d’esercizio dettagliati relativi agli anni 2018-2019 e 2019-2020; [...];
·
documentazione a comprova dei rivendicati debiti ed interessi passivi per l’anno 2018; si ricorda che un attestato di carenza beni non può essere considerato come un debito”.
L’autorità fiscale avvertiva i reclamanti che,
“in caso di inosservanza del presente invito”
, avrebbe deciso il reclamo
“sulla base della documentazione già a disposizione dell’autorità”
e che
“la decisione di prima istanza [sarebbe stata] confermata, eccezion fatta per la posizione relativa ai debiti”.
G.
Con decisione di tassazione dopo reclamo del 21 luglio 2021, l’autorità fiscale riconfermava gli importi accertati con decisione dell’8 maggio 2019, con la seguente motivazione:
“[...] Per poter esperire un accertamento che si avvicinasse quanto più possibile alla realtà, in data 15 giugno 2021 è stata inviata (per posta A PLUS) una richiesta di documentazione recante [il] termine 2 luglio 2021 [...]. Constatato come ad oggi nulla sia pervenuto alla scrivente autorità, la stessa non può far altro che respingere il reclamo”.
H.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i contribuenti insorgono contro le decisioni di tassazione dopo reclamo. I ricorrenti censurano l’agire dell’UT, in quanto avrebbe erroneamente stabilito il reddito da attività indipendente dei coniugi in fr. 30'000.- e non avrebbe considerato i debiti dichiarati dagli insorgenti. I ricorrenti affermano poi di non aver ricevuto lo scritto del 15 giugno 2021 e lamentano di non essere stati convocati personalmente dall’autorità fiscale.
I.
L’autorità fiscale presenta le proprie osservazioni al ricorso il 6/8 settembre 2021. L’UT precisa che è stata allestita una tassazione per apprezzamento, non avendo i contribuenti prodotto la documentazione richiesta. In merito alla mancata convocazione, l’autorità di tassazione afferma che il diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 Cost. non significa “
diritto di essere convocato
”, ma quello di esprimersi, verbalmente o per iscritto, e che compete all’autorità decidere quale soluzione scegliere.
L.
Con replica spontanea del 14/15 settembre 2021, i contribuenti ammettono di non aver prodotto alcun documento relativo all’attività indipendente e dichiarano di non aver “
alcun obbligo di tenuta di conti trattandosi di un’attività accessoria, sporadica, prevalentemente svolta all’estero e ben al di sotto di quelle che sono le soglie legali che impongono una tenuta dei conti
”.
In merito ai debiti privati, i ricorrenti affermano di aver trasmesso i giustificativi atti a comprovare la loro esistenza.
M.
Il 21/22 settembre 2021, i contribuenti producono “
uno scritto dell’Ufficio centrale di incasso del Tribunale di _, indicante una pretesa di CHF 1'500'515.- a titolo di costi procedurali
” e “l
a comunicazione dell’Ufficio di Esecuzione di _ [...] indicante pretese per oltre CHF 3'900'000.- nell’ambito di un procedimento contro il signor _
”. Tale documentazione viene definita dai ricorrenti “
determinante ai fini dell’accertamento dell’effettiva situazione di sostanza e di reddito dei contribuenti
”.

## Considerations

Diritto
1.
Il presente ricorso verte sulla commisurazione del reddito da attività indipendente dei coniugi e sul riconoscimento dei debiti a carico dei contribuenti. Preliminarmente, ci si deve tuttavia confrontare con una censura di carattere formale.
I. Diritto di essere sentito
2.
2.1.
Con il ricorso, i contribuenti lamentano il fatto che l’Ufficio di tassazione, prima di adottare la decisione dopo reclamo, non abbia esperito un colloquio personale, come invece da loro richiesto.
2.2.
Né la legge tributaria cantonale né la legge federale sull’imposta federale diretta attribuiscono al contribuente il diritto di essere convocato o sentito personalmente prima di una decisione su reclamo. Né una simile garanzia discende dall’art. 29 cpv. 2 Cost., poiché secondo il Tribunale federale la garanzia costituzionale del diritto di essere sentito in un procedimento amministrativo non implica il diritto di essere sentito oralmente (DTF 122 I 464 consid. 4c e giurisprudenza citata).
Come ha ricordato l’Alta Corte, ciò vale in particolar modo nell’ambito di procedimenti di massa, estesi alla totalità dei cittadini, come le procedure di tassazione per le imposte dirette.
Pertanto, l’agire dell’UT non presta fianco a critiche. Su questo punto il ricorso deve essere respinto.
II. Reddito da attività indipendente
3.
3.1.
Secondo l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base ad una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (artt. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.
3.2.
Giurisprudenza e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (sentenza del TF n. 2A.426/2004 del 23 novembre 2004;
Zweifel/Hunziker
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, 3a ediz.
Basilea 2017, n. 29 e 31
ad
art. 130 LIFD;
Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter
, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2016, 3a ediz., n. 26
ad
art. 130 LIFD).
L’autorità fiscale deve agire “
pflichtgemäss
”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (
Zweifel
, op. cit., n. 46
ad
art. 130 LIFD).
3.3.
Nella fattispecie, come visto, l’UT si è discostato dalla dichiarazione presentata dai ricorrenti ed ha rivalutato il reddito del marito e della moglie, stimando degli importi maggiori rispetto a quelli dichiarati.
Pur ritenendo che la dichiarazione presentata dai contribuenti non fosse corretta, l’autorità ha rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo (obbligo di motivazione, artt. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD).
Con decisione dell’8 maggio 2019, ha infatti notificato ai ricorrenti una tassazione ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova (sentenza del TF n. 2A.561/2005 del 22 febbraio 2006, consid. 3).
4.
4.1.
Nella procedura fiscale vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio
.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie (artt. 204 cpv. 1 LT e 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (sentenza del TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007;
Berger
, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185 e p. 190).
4.2.
La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è perciò imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (artt. 200 LT e 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (cfr. ad esempio sentenza del TF n. 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).
4.3.
Di principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso lerario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
La descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie o comportamenti ostruzionistici (
Schär
, Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p. 435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa (
Zweifel
, op. cit., n. 29
ad
art. 130 LIFD con riferimenti).
In definitiva, la massima ufficiale ed il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva dell’onere probatorio (
Zweifel
, op. cit., n. 3
ad
art. 123 LIFD;
Althaus-Houriet
, in: Yersin/Noël [a cura di], Impôt fédéral direct, 2
a
ediz., Basilea 2017, n. 4
ad
art. 123 LIFD).
5.
5.1.
5.1.1.
Giusta l’art. 199 cpv. 2 LT nella versione in vigore per il periodo fiscale 2018, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente devono allegare alla dichiarazione d’imposta, in particolare: i conti annuali firmati (conto economico, bilancio e, per le società anonime, l’allegato), per il periodo fiscale in questione; in mancanza di una contabilità conforme all’uso commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e delle uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati (lett.
a
) e gli elenchi completi dei titoli, crediti e debiti (lett.
b
).
5.1.2.
Secondo l’art. 125 cpv. 2 LIFD nella versione in vigore dal 1° gennaio 2016, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione:
a)
i conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale; o
b)
in caso di tenuta di una contabilità semplificata secondo l’articolo 957 capoverso 2 CO, le distinte relative alle entrate e alle uscite, alla situazione patrimoniale e ai prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale.
5.2.
Giusta l’art. 957 CO, le imprese individuali che realizzano una cifra d’affari di almeno fr. 500'000.- devono tenere la contabilità e presentare i conti. Le imprese individuali che non realizzano una cifra d’affari annua di almeno fr. 500'000.- devono per contro tenere la contabilità delle entrate e delle uscite e la contabilità del patrimonio (cosiddetta contabilità semplificata). Come le prime, anche le seconde devono rispettare i principi della tenuta regolare dei conti, conformemente all’art. 958c CO. La presentazione dei conti è retta in particolare dai principi di chiarezza e comprensibilità, di completezza, di affidabilità, di essenzialità, di prudenza, di continuità nella presentazione e nei criteri di valutazione e di divieto di compensare attivi e passivi come pure costi e ricavi (art. 958c cpv. 1 CO). La presentazione dei conti è adeguata alle particolarità dell’impresa e del ramo in cui essa opera, nel rispetto del contenuto minimo prescritto dalla legge (art. 958c cpv. 3 CO).
Se tali principi non sono rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza del TF n. 2C_618/2015 del 29 febbraio 2016 consid. 4.1).
5.3.
L’art. 125 cpv. 2 LIFD non precisa però ciò che bisogna intendere per “distinte relative alle entrate e alle uscite, alla situazione patrimoniale e ai prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale”.
Le esigenze a cui devono rispondere queste distinte, dipendono dal caso di specie, in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima. In ogni caso, esse devono essere allestite in maniera tale da far risultare in modo completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività lucrativa indipendente e poter essere controllate in condizioni ragionevoli da parte delle autorità fiscali. Ad ogni modo, non spetta alle autorità di tassazione ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (cfr. ad esempio sentenza del TF n. 2C_618/2015 del 29 febbraio 2016, consid. 4.1.).
5.4.
Nel caso che qui ci occupa, i ricorrenti, che per il periodo fiscale 2018 hanno esercitato un’attività indipendente, si sono limitati a compilare la dichiarazione di imposta, indicando un reddito complessivo di fr. 30'000.- (fr. 15'000.- ciascuno). Così facendo, gli stessi sono venuti meno ai propri obblighi procedurali: hanno infatti omesso di allegare alla dichiarazione di imposta le distinte delle entrate e delle uscite, come anche della situazione patrimoniale e degli apporti e dei prelevamenti privati, come esatto dall’art. 125 cpv. 2 LIFD e dall’art. 199 cpv. 2 LT. Di conseguenza, prima di emettere le decisioni di tassazione IC/IFD 2018, l’autorità di tassazione ha richiesto ai contribuenti la produzione di “
documentazione a comprova dell’importo di fr. 30'000.- riguardo [all’]attività indipendente del contribuente e [della] coniuge
”. Tali documenti non sono stati trasmessi all’autorità. Di conseguenza, l’UT ha quantificato il reddito da attività indipendente del marito in fr. 36'000.- e quello della coniuge in fr. 48'000.-. A seguito del reclamo interposto dai contribuenti, l’UT ha nuovamente sollecitato i coniugi _ a voler produrre “
bilanci d’apertura e di chiusura e conti d’esercizio dettagliati relativi agli anni 2018-2019 e 2019-2020
”. Anche questa ulteriore richiesta è stata ignorata da parte dei contribuenti.
5.5.
I contribuenti hanno tralasciato, in maniera colpevole ed in violazione dei loro obblighi, la collaborazione possibile ed esigibile. D’altronde, sono gli stessi ricorrenti ad ammettere – nella loro replica spontanea – di non aver prodotto alcun documento relativo alle loro attività.
Orbene, ai sensi dei considerandi che precedono, è evidente che l’UT, in mancanza di una qualsiasi documentazione atta a comprovare la consistenza dei redditi percepiti dai contribuenti, si sia dovuto basare sulle informazioni ed atti in suo possesso.
Tuttavia, come già sottolineato, l’autorità di tassazione ha rinunciato ad una tassazione d’ufficio in senso stretto. Di conseguenza, non si è verificata l’inversione dell’onere della prova, che si accompagna ad una tassazione di questa natura. L’onere della prova è pertanto rimasto a carico dell’Ufficio di tassazione, anche nella procedura di reclamo.
Ora, dalla decisione di tassazione non emergono indicazioni in merito alle modalità di calcolo del reddito dell’attività lucrativa indipendente dei contribuenti. In seguito al reclamo, privo di documentazione, l’autorità ha nuovamente richiesto agli insorgenti di produrre bilancio e conto economico delle loro attività. Nella lettera del 15 giugno 2021, ha tuttavia avvertito i reclamanti che, se non avessero inviato la documentazione richiesta, avrebbe deciso il reclamo
“sulla base della documentazione già a disposizione dell’autorità”
e che
“la decisione di prima istanza [sarebbe stata] confermata, eccezion fatta per la posizione relativa ai debiti”.
Con questa affermazione, tuttavia, ha sostanzialmente posto a carico dei contribuenti l’onere della prova, che invece era a carico dell’autorità fiscale. Respingendo il reclamo, l’Ufficio di tassazione ha confermato l’ammontare dei redditi litigiosi, limitandosi a constatare che i reclamanti non avevano dato seguito alla richiesta di documentazione.
Ne consegue che, con la motivazione della decisione impugnata, l’autorità di tassazione non ha rispettato le esigenze legali. Ha infatti omesso di illustrare i criteri in base ai quali aveva stabilito i redditi in discussione.
Si giustifica pertanto il rinvio degli atti all’autorità di tassazione per una nuova decisione. Da parte loro, i ricorrenti, dovranno produrre documentazione precisa in merito alle rispettive attività professionali, che consenta di quantificare correttamente il reddito da attività lucrativa indipendente. Se gli elementi imponibili continuassero a non poter essere accertati esattamente per mancanza di documentazione attendibile, dopo averli diffidati, l’UT potrà eseguire una tassazione d’ufficio, in base ad una valutazione coscienziosa ai sensi degli artt. 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD.
III. Debiti privati
6.
6.1.
L’art. 13 LAID prevede che l’imposta sulla sostanza abbia per oggetto la sostanza netta totale. La definizione della sostanza netta imponibile secondo l’art. 13 LAID s’impone ai Cantoni, che non possono imporre elementi che non rientrano nella stessa (sentenza del TF n. 2C_555/2010 dell’11 marzo 2011, consid. 2.2.).
Il fatto che l’imposta sulla sostanza abbia per oggetto la sostanza netta, implica che il contribuente possa dedurre dai propri attivi tutti i debiti comprovati. L’art. 47 cpv. 1 LT prevede in effetti che dalla sostanza siano deducibili i debiti comprovati. Deducibili sono tutti i debiti per i quali il contribuente risulta essere giuridicamente responsabile e che sono effettivi, cioè esistenti al momento determinante (31.12) e non unicamente potenziali. Il presupposto è quindi che alla data di riferimento esista un debito fisso, che il contribuente debba aspettarsi seriamente di dover adempiere, senza che sia necessaria una scadenza (sentenza del TF n. 2C_555/2010 dell’11 marzo 2011, consid.
2.2.;
Dzamko-Locher/Teuscher
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, 3
a
ediz., Basilea 2017, n. 15-17
ad
art. 13 LAID).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non sono deducibili i debiti possibili, futuri o corrispondenti ad aspettative, in particolar modo quelli che risultano da un’operazione subordinata alla realizzazione di una condizione sospensiva (art. 151 CO), fintantoché la condizione non si realizza e il debitore non è ancora tenuto alla sua prestazione. La scadenza del debito non è per contro una condizione per la deduzione del debito (sentenza 2C_1172/2014 del 22 giugno 2015, consid. 3.1. e giurisprudenza citata).
6.2.
I debiti costituiscono, dal profilo fiscale, un elemento che concorre ad escludere o ridurre l’imposta dovuta. Di conseguenza, l’onere della prova incombe al contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3.; 121 II 257 consid. 4c/aa). Di regola, quando il creditore è domiciliato in Svizzera è sufficiente indicare il suo nome ed il suo indirizzo perché sulla base di questi dati l’autorità può agevolmente effettuare delle verifiche. In presenza di contribuenti che pretendono di dedurre dal loro reddito interessi passivi versati a persone fisiche o giuridiche con domicilio o sede all’estero occorrono invece informazioni più precise e complete ed un maggior rigore d’indagine, alfine di garantire la generalità dell’imposta e la parità di trattamento tra gli amministrati. Ciò vale in particolare quando i creditori sono entità giuridiche con sede in Stati che consentono domiciliazioni fittizie (sentenza del TF n. 2C_340/2007 del 22 gennaio 2008, consid. 3.3. con riferimenti).
6.3.
6.3.1.
Nel caso in esame i ricorrenti, oltre ad aver comunicato i nomi degli asseriti creditori nella dichiarazione di imposta (cfr. allegato “
Schuldverzeichnis 2018
”), hanno prodotto in sede di reclamo la copia dell’estratto del registro delle esecuzioni, datato 10 maggio 2019, ed una richiesta di pagamento, datata 25 aprile 2019, della _ e pari a € 7'200'014.60. Con il ricorso, gli insorgenti producono nuovamente l’estratto del registro delle esecuzioni – con nessuna esecuzione registrata, ma con un importo di fr. 6'426'847.55, quale somma di sei attestati di carenza beni degli ultimi 20 anni), la richiesta di pagamento della _ e quella della _, datata 12 aprile 2017. Successivamente, il 22 settembre 2021, i ricorrenti trasmettono alla Camera la richiesta di pagamento della _ dell’8 settembre 2021 e pari a fr. 1'500'515.- ed una del _ del 3 aprile 2018, pari a complessivi fr. 3'895'630.50 (relativi a due diverse esecuzioni).
6.3.2.
La documentazione fornita dai contribuenti non appare a questa Camera sufficiente per documentare ineccepibilmente l’esistenza dei debiti privati al cosiddetto “
momento determinante
”, cioè al 31.12.2018. Infatti, tutti i documenti prodotti si riferiscono a dei periodi rispettivamente a dei momenti diversi rispetto al 31.12.2018.
Per quanto concerne, in particolar modo, gli attestati di carenza di beni, questi ultimi non costituiscono debiti deducibili. In seguito al rilascio degli attestati di carenza di beni e di insufficienza di pegno, infatti, la responsabilità del debitore è praticamente azzerata fino al momento in cui la sua situazione finanziaria non subisca una modifica essenziale (cfr. la sentenza CDT n. 80.2006.7 del 22 marzo 2006, in RtiD II-2006 n. 7t).
In queste circostanze, avendo i ricorrenti disatteso l’onere della prova che incombeva loro, per di più nonostante le richieste di produzione di documenti da parte dell’UT, la deduzione dei “debiti privati” dalla sostanza non può essere ammessa. Di conseguenza, la decisione dell’autorità fiscale merita, su questo punto, piena tutela e pertanto, il ricorso degli insorgenti è respinto.
7.
Secondo gli artt. 231 cpv. LT e 144 cpv. 1 seconda frase LIFD, se il ricorso è ammesso parzialmente, le spese sono ripartite proporzionalmente. Inoltre giusta gli artt. 231 cpv. 3 LT e 144 cpv. 2 LIFD, la tassa di giustizia e le spese di procedura davanti alla Camera di diritto tributario sono poste totalmente o parzialmente a carico del ricorrente vincente se questi, conformandosi agli obblighi che gli incombevano, avrebbe potuto ottenere soddisfazione già nella procedura di tassazione o di reclamo oppure ha ostacolato con raggiri l’inchiesta della Camera di diritto tributario.
Nel caso in esame, l’esito del ricorso è differenziato, motivo per il quale le spese dovrebbero essere ripartite proporzionalmente (2/3 ai ricorrenti e 1/3 all’UT). Tuttavia, i contribuenti avrebbero dovuto conformarsi al proprio dovere di collaborazione e fornire all’autorità di tassazione la documentazione richiesta in merito al reddito conseguito dalla loro attività lavorativa indipendente. In queste circostante, nonostante l’annullamento della decisione impugnata, si giustifica che sia posta a loro carico parte di queste spese (1/2 di 1/3).
Ai ricorrenti, rappresentati dalla loro fiduciaria, non vengono riconosciute ripetibili.