# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ccb2875b-3fed-5a38-ad01-c8744f5f0812
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1962, da ultimo attiva quale autista/trasporto utenti presso la _ (doc. AI 18/1-6), nel mese di marzo 1993
–
dopo che una precedente richiesta del giugno 1992 era stata respinta con decisione del 13 ottobre 1992 in quanto non ancora trascorso l’anno di carenza (cfr. doc. AI 1/1-6 e 3/1-2)
–
ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti domandando di essere posta al beneficio di una rendita (doc. AI 4/1-6).
Con decisione 28 luglio 1993
–
considerata l’assicurata casalinga a tempo pieno e viste le risultanze degli accertamenti medici e dell’inchiesta domestica (doc. AI 6/1-2 e 7/1-6)
–
l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni essendo il grado d’invalidità non pensionabile (doc. AI 9/1).
Questa decisione è cresciuta incontestata in giudicato.
1.2. Nel mese di maggio 2010 l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni (doc. AI 10/1-8).
Con decisioni 19 febbraio 2013, oggetto della presente vertenza e preavvisate il 9 luglio 2012 (cfr. il progetto d’assegna-zione rendita del 9 luglio 2012 che ha annullato e sostituito il precedente progetto del 21 novembre 2011; doc. AI 64/1-7 e doc. AI 42/1-5)
–
viste le perizie 11 marzo 2011 e 13 aprile 2012 del Centro peritale per le assicurazioni sociali (CPAS) (doc. AI 33/1-6 e 55/1-6), le inchieste domestiche del 28 luglio 2011 e del 30 maggio 2012 (doc. AI 38/1-7 e 57/1-6), le conclusioni del consulente in integrazione con tabelle e valutazioni elaborate il 9 agosto 2011 e il 6 luglio 2012 (doc. AI 39/1-3, 40/1 e 63/1-3) e i rapporti finali 29 marzo 2011 e 20 aprile 2012 con le annotazioni 28 novembre 2011, 16 marzo 2012, 22 e 28 giugno 2012 (doc. AI 34/1-3, 41/1, 51/1, 56/1-4, 59/1 e 61/1) dei medici SMR dr. _ e dr. _
–
, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera temporanea dal 1. giugno 2010 (con versamento della prestazione dal 1. novembre 2010 trattandosi di una domanda tardiva ex art. 29 cpv. 1 LAI) al 30 giugno 2011 (tre mesi dopo il miglioramento del 2 marzo 2011 ex art. 88a cpv. 1 OAI) ed a una mezza rendita dal 1. gennaio 2012 (dopo il peggioramento duraturo intervenuto in quel mese; cfr. doc. AI 82/1-3, 83/1-3 e motivazioni sub doc. AI 80/1-7).
1.3. Con il ricorso qui in oggetto l’assicurata, per il tramite della RA 1, ha contestato la valutazione medica e quella economica (in particolare il reddito da valido calcolato in base ai dati statistici e non in base al guadagno conseguito negli ultimi anni di lavoro presso l’_) chiedendo, in via principale di annullare le decisioni impugnate con riconoscimento del diritto ad una rendita intera ininterrottamente dal 1. novembre 2010 e, in via subordinata, il rinvio degli atti all’amministrazione affinché, esperito un accertamento medico peritale complementare e rettificato il reddito da valido, renda un nuovo provvedimento.
1.4. Con la risposta di causa
–
confermate la valutazione medica e quella economica con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito
–
l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso (IV).
1.5. L’insorgente, con scritto del 22 aprile 2013
–
presa posizione in merito alla risposta di causa con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito
–
ha comunicato al TCA di non aver ulteriori mezzi di prova confermandosi nelle proprie conclusioni ricorsuali (VI).
considerato

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera limitatamente al periodo dal 1° novembre 2010 al 30 giugno 2011 ed a una mezza rendita dal 1° gennaio 2012.
L’insorgente chiede l’annullamento delle decisioni impugnate e, in via principale il riconoscimento del diritto ad una rendita intera ininterrottamente dal 1° novembre 2010, subordinatamente il rinvio degli atti all’amministrazione affinché (previo accertamento medico peritale complementare e rettifica del reddito da valido) renda un nuovo provvedimento.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46
).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.4. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia.
Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).
(...)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che
“(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)”
(STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
2.5. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115).
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che s
e il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29
bis
è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).
Giusta l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della rendita), se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
2.6. Se un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid.
1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Duc, op. cit., pag. 1480, n. 224).
A sua volta, l'art. 27 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:
"
Per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."
2.7. Nel caso in cui l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI (cfr. art. 28 cpv. 2ter LAI in vigore fino al 31 dicembre 2007) secondo cui:
"
Se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."
Giusta l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione
in vigore sino al 31 dicembre 2003
):
"
Quando si possa presumere che gli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute, eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer 5/06 pag. 54 segg.; STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg..
Questa giurisprudenza è stata ribadita nelle DTF
137 V 334 e
133 V 504 e nella STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007.
2.8. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze
,
se,
ipoteticamente
, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non esercita un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subito modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale, le affinità e la personalità dell’assicu-rato. A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile attività
(DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre
Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtssprechung des Bundes-gericht zum Sozialversicherugsrecht, 2010, ad art. 5, pagg. 47-50 e 53 e Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190 segg.
).
Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi esterni (
STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2;
STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).
Da ultimo va rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag.
288; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190-191).
2.9.
Deve innanzitutto essere premesso che al fine di stabilire il grado d’invalidità, nella fattispecie in esame l’Ufficio AI, applicando il metodo misto e sulla base dei dati forniti dalla ricorrente, ha valutato al 60% la parte dedicata all’attività salariata e al 40% la quota dedicata alle mansioni domestiche.
Tale suddivisione deve essere confermata, la relativa conclusione essendo stata presa sulla base delle dichiarazioni rese dall’assicurata in sede d’inchiesta domiciliare del 28 luglio 2011 e del 30 maggio 2012 (doc. AI 38/1-6 e 57/1-6) che confermano i dati forniti dal datore di lavoro nel formulario 12 luglio 2010 (doc. AI 18/1-6, in particolare il punto 2.9). Del resto la stessa non viene contestata dalla ricorrente.
2.10. L’Ufficio AI, sulla base dell’annotazione 26 gennaio 2011 nella quale il dr. _, medico SMR
–
visti il certificato medico iniziale del 14 agosto 2008 del dr. _ (doc. 1/3-4 dell’incarto cassa malati), il certificato medico 11 febbraio 2010 del dr. _ (doc. AI 11/1) e la perizia psichiatrica fiduciaria 8 aprile 2010 del dr. _ (doc. 6/1-5 dell’incarto cassa malati)
–
, ha indicato di
“(...) chiedere valutazione specialistica psichiatrica finalizzata a:
•
descrizione dello stato di salute attuale, della sua evoluzione dall’esordio della patologia ad oggi, delle prospettive prognostiche e degli interventi ipotizzabili finalizzati al miglioramento del quadro valetudinario
•
descrizione delle risorse presenti e degli eventuali limiti funzionali nell’attività consueta, in altre eventualmente esigibili e anche nelle attività proprie dell’economia domestica (...)”
(doc. AI 28/1), ha ordinato un accertamento medico presso il CPAS (doc. AI 29/1-2).
Dalla perizia del CPAS dell’11 marzo 2011 (doc. AI 33/1-6) risulta che il dr. _ e il dr. _, entrambi FMH in psichiatria e psicoterapia nonché direttore rispettivamente capo clinica del CPAS, poste le diagnosi, con ripercussioni sulla capacità di lavoro, di
“(...) Episodio depressivo di media gravità (ICD10:F32.1) (...)”
(doc. AI 33/5), hanno espresso le seguenti valutazioni:
"
(...)
Siamo confrontati con una donna di 49 anni, senza antecedenti psichiatrici né alcuna familiarità per disturbi di questa natura che, dopo essere stata licenziata il mese di maggio 2009, ha manifestato un crollo depressivo e, su indicazione del medico curante, ha iniziato le cure specialistiche presso lo psichiatra Dr. _ nel mese di settembre del 2009. Da allora beneficia di colloqui di sostegno ogni 3-4 settimane e di una terapia psicofarmacologica a base di Citalopram, Zolpidem e Lorazepam.
L'assicurata nel 2005 ha dovuto confrontarsi ad un tragico evento concernente il figlio minore che, all'età di 15 anni, sottoposto ad un intervento cardiochirurgico per un vizio valvolare, ha avuto nel periodo post operatorio un'emorragia cerebrale con importanti reliquati. Ha infatti trascorso 15 mesi presso la Clinica di riabilitazione _ a _ uscendo dal coma ma non recuperando un'autosufficienza tale da permettergli di poter fare a meno dell'aiuto di terze persone ad esempio per vestirsi e lavarsi.
L'assicurata ha fronteggiato questa delicata situazione grazie al sostegno del medico curante e ad una prescrizione ansiolitica riuscendo a mantenere il proprio lavoro nella misura del 100% fino al momento del licenziamento avvenuto il mese di maggio 2009.
Mediante la nostra perizia psichiatrica siamo tenuti a valutare le condizioni psichiche attuali dell'assicurata, la loro evoluzione, la presenza di eventuali limiti funzionali e la capacità lavorativa residua.
Quanto da noi oggettivato durante l'incontro con l'assicurata è attualmente riconducibile ad uno stato depressivo di media gravità.
L'esame psichico ci ha confrontati ad una donna piuttosto trascurata nell'aspetto, in sovrappeso, vigile ed orientata. Collaborante ma chiaramente in difficoltà nel confrontarsi e nel descrivere le proprie emozioni ed i propri stati d'animo (alessitimia).
li suo volto esprime tristezza, rassegnazione, ansia e preoccupazione; l'atteggiamento è rassegnato.
L'eloquio deve essere stimolato ed è sostenuto da toni della voce scarsamente modulati in presenza di una mimica e di una gestica ridotte.
Non abbiamo oggettivato grossolani deficit della sfera cognitiva. L'assicurata è stata in grado di mantenere il filo del discorso in presenza di nessi associativi saldi.
Il pensiero risulta semplice e concreto; è corretto nella forma e nel contenuto; sono presenti sentimenti di impotenza e rassegnazione.
Si rileva una deflessione timica in assenza di franche ideazioni suicidali ma in presenza di uno slancio vitale ridotto.
Da parte sua l'assicurata ha riferito la presenza di sentimenti di tristezza, di una tendenza all'isolamento, di un'incapacità a provare piacere in qualsiasi attività essa svolga, della mancanza di speranza.
Ha inoltre lamentato disturbi del sonno, diminuzione dell'appetito, della memoria e della concentrazione.
Ha descritto la relazione con il coniuge come soddisfacente pur in assenza di desiderio sessuale.
Ha lamentato l'incapacità di proiettarsi positivamente nel futuro pur negando la presenza di un'ideazione suicidale.
La descrizione della giornata evidenzia come l'assicurata la trascorra in gran parte occupandosi del figlio: lo lava, lo veste, lo accompagna 3 volte alla settimana (mattina e pomeriggio) alle attività fisio ed ergoterapiche.
Per quanto concerne le faccende domestiche e la preparazione dei pasti può contare sull'aiuto del marito.
Il pomeriggio quotidianamente riposa almeno un'ora e, a parte le uscite per accompagnare il figlio alle diverse attività terapeutiche, rimane in casa e non frequenta più le amicizie di un tempo.
Come detto, nell'ambito di un crollo depressivo, l'assicurata è seguita dal mese di settembre 2009 dallo psichiatra Dr. _. Egli, in riferimento al grave quadro psicopatologico, ha certificato un'inabilità lavorativa del 100%.
Tuttavia, a nostro avviso, la regolarità e l'adeguatezza delle cure specialistiche che prevedono incontri ogni 3-4 settimane ed una terapia psicofarmacologica a base di Citalopram, Zolpidem e Lorazepam al bisogno, ha consentito un miglioramento parziale del quadro clinico ed un conseguente parziale recupero, da un punto di vista medico teorico, della capacità lavorativa.
A partire dal momento della nostra perizia quindi l'assicurata è da considerare abile al lavoro nella misura del 50% (4 ore al giorno) ma, vista la persistenza del disagio psichico descritto, dovrebbe poter beneficiare di un aiuto al collocamento. Un rapido reinserimento nel mondo del lavoro avrebbe un significato terapeutico ostacolando il processo di cronicizzazione già in atto. Per quanto concerne i periodi di inabilità precedenti la nostra valutazione, sono da considerare validi quelli certificati dallo psichiatra Dr. _ ossia l'assicurata è da ritenere inabile al lavoro in misura completa a partire dal mese di giugno 2009.
I limiti funzionali presenti sono legati allo stato depressivo di media gravità e riconducibili ad una riduzione delle risorse energetiche, oltretutto velocemente esauribili, ad una difficoltà nelle relazioni interpersonali, alla tendenza all'isolamento, alla diminuzione della capacità di mantenere attenzione e concentrazione, alla diminuzione della spinta volitiva, ai disturbi del sonno, agli stati d'ansia, all'incapacità di proiettarsi positivamente nel futuro ed ai sentimenti di rassegnazione presenti.
A causa dello stato depressivo di media gravità presente e delle sue ripercussioni sul funzionamento globale e quindi anche lavorativo dell'assicurata, la medesima deve essere considerata inabile al lavoro anche come casalinga ma, potendosi occupare delle diverse mansioni secondo i ritmi a lei più consoni, verosimilmente l'inabilità risulta minore e quantificabile nella misura del 30% (sempre a partire dal momento della nostra perizia). A questo proposito ricordiamo che nelle diverse attività domestiche l'assicurata è aiutata dal coniuge in quanto gran parte del tempo lo deve investire nell'accudimento del figlio rimasto gravemente disabile dopo l'intervento cardiochirurgico subito e l'emorragia cerebrale avuta nel periodo post operatorio.
(...)" (doc. AI 33/5-6)
Il dr. _
–
invitato a precisare il grado d’incapacità lavorativa quale casalinga dal giugno 2009 al marzo 2011 e l’inizio esatto dell’incapacità lavorativa del 50% attestata dal CPAS
–
, nell’annotazione 28 novembre 2011 ha concluso che
“(...) 1. Sentito in proposito anche il parere del dottor _ psichiatra SMR, considerando che nel rapporto peritale relativo alla valutazione del 02.03.11 i limiti funzionali sono riconducibili tra le altre cause anche ad una riduzione delle risorse energetiche e alla diminuzione della spinta volitiva, l’A. deve essere considerata inabile al lavoro anche come casalinga, ma potendosi occupare delle diverse mansioni secondo i ritmi a lei più consoni, verosimilmente l’inabilità risulta minore. Valendo le stesse considerazioni anche per il periodo che va dal giugno 2009 al 01.03.11, l’IL come casalinga in questo caso è stimabile nella misura del 50%. 2. L’IL del 50% in tutte le attività lucrative è da far risalire al 02.03.2011 (giorno della visita peritale). (...)”
(doc. AI 41/1).
L’Ufficio AI
–
viste le osservazioni del 13 gennaio 2012 con l’allegata documentazione medica con le quali l’assicurata, già allora rappresentata dalla RA 1, aveva preso posizione in merito al progetto d’assegnazione di rendita del 21 novembre 2011 (doc. AI 42/1-5 e 47/1-2, 47/3-7 e 47/8) e sulla base dell’annotazione 16 marzo 2012 nella quale il medico SMR dr. _ ha osservato che
“(...) la perizia del dr. _ risale al 2010 ed era già stata presa in considerazione al momento della perizia CPAS del marzo 2011. La lettera del dr. _ è invece stata redatta in gennaio 2012, indica uno stato grave con un’IL totale in questa A.ta la quale tuttavia sarebbe in grado di occuparsi del figlio handicappato. Poiché è trascorso un anno dalla valutazione peritale CPAS, è necessaria una nuova valutazione di decorso presso lo stesso perito, dr. _, che aveva osservato direttamente l’A.ta il 2 marzo 2011. Il perito dovrà indicare ora d’inizio e termine della consultazione e chinarsi in particolare sulla funzionalità in ambito casalingo, e sulla cura del figlio disabile, sulla base dell’inchiesta a domicilio esperita il 28 luglio 2011. L’A.ta è da considerare infatti come salariata al 60% e casalinga al 40%. Alla luce dell’attività precedentemente svolta come autista, esiste tuttora idoneità alla guida? (...)”
(doc. AI 51/1)
–
, con comunicazione del 22 marzo 2012 (doc. AI 52/1-2), ha ordinato un nuovo accertamento medico presso il CPAS.
Nella perizia del CPAS del 13 aprile 2012 (doc. AI 55/1-6) il dr. _ e il dr. _, poste le diagnosi, con ripercussioni sulla capacità di lavoro, di
“(...) Episodio depressivo di media gravità (ICD10:F32.1) Sindrome ansioso generalizzata (ICD10:F41.1) (...)”
(doc. AI 55/4), hanno concluso:
"
(...)
Siamo confrontati con una donna di 50 anni, in cura dal 2009 presso lo psichiatra Dr. _ a causa di una sindrome depressiva manifestatasi dopo il licenziamento avvenuto lo stesso anno, dal 2005 confrontata con un figlio gravemente disabile, da noi già peritata il mese di marzo 2011 (diagnosi di episodio depressivo di media gravità; IL del 50% come salariata e del 30% come casalinga), che presenta un peggioramento del quadro clinico, come certificato dallo psichiatra curante, a partire dai mese di gennaio 2012).
Mediante la nostra rivalutazione psichiatrica siamo tenuti a considerare l'evoluzione delle condizioni psichiche dell'assicurata, stabilire la presenza di eventuali limiti funzionali, risorse residue e capacità lavorativa.
Dobbiamo inoltre esprimere il nostro parere in merito all'idoneità alla guida da parte dell'assicurata nell'attività precedentemente svolta di autista.
Quanto da noi oggettivato durante l'incontro con l'assicurata conferma il peggioramento del quadro clinico come certificato dallo psichiatra curante Dr. _ e, in particolare, assistiamo ad un aggravamento della sintomatologia ansiosa ora riconducibile ad una franca sindrome ansiosa generalizzata associata ad un persistente stato depressivo di media gravità.
L'esame psichico ci confronta con una donna sufficientemente curata nell'aspetto, che presenta un'età biologica superiore a quella anagrafica, vigile, orientata e collaborante anche se in ansia e a disagio.
Il suo volto esprime rassegnazione, tristezza, ansia e preoccupazione. L'atteggiamento è rassegnato.
L'eloquio deve essere stimolato ed è sostenuto da toni della voce scarsamente modulati in presenza di una mimica e una gestica ridotte ed improntate a tristezza, rassegnazione ed ansia.
L'assicurata è in grado di esprimersi in modo coerente e sufficientemente articolato. Durante il colloquio evidenziamo deficit della memoria.
L'assicurata è tuttavia in grado di mantenere il filo del discorso e i nessi associativi risultano saldi.
Il pensiero è corretto nella forma e nel contenuto.
Sono presenti sentimenti di autosvalutazione, inadeguatezza, rassegnazione, impotenza, vergogna ed inutilità. Non vengono riferiti disturbi della percezione.
È presente una marcata deflessione timica associata ad un'ideazione suicidale passiva, senza progettualità (implicitamente riconosciuta ma verbalmente negata dall'assicurata che non può permettersi di pensare alla morte dovendosi occupare del figlio disabile).
L'istinto vitale è conservato, lo slancio vitale è ridotto.
Da parte sua l'assicurata riferisce preoccupazione per il futuro del figlio e per le sue condizioni di salute che potrebbero peggiorare.
È sempre in stato d'allerta in relazione al figlio malato e in generale alla quotidianità. A questo proposito riferisce la presenza di sudorazione profusa, palpitazioni e fame d'aria.
Non si riconosce più; non è più in grado di affrontare gli eventi stressanti giornalieri che suscitano in lei uno stato d'allerta permanente.
La motivazione è diminuita.
Necessita dell'aiuto del marito e della figlia nelle faccende domestiche e nell'accudimento del figlio.
Lamenta disturbi del sonno, diminuzione dell'appetito, della memoria, della concentrazione e del desiderio sessuale.
Non riesce ad immaginarsi un futuro; vive alla giornata ed è preoccupata per quello del figlio. Vive per lui e non si permette di pensare alla morte né di desiderarla.
La descrizione della giornata evidenzia come l'assicurata necessiti dell'aiuto del coniuge e della figlia per occuparsi del figlio disabile, delle faccende domestiche, della preparazione dei pasti e della spesa.
La sua vita è incentrata attorno al figlio malato e non prevede svaghi o attività ricreative che rappresenterebbero, a questo punto, una valvola di sfogo indispensabile.
L'assicurata riferisce di prendersi cura della propria persona a fatica, di non avere più amici né una vita sociale, di occuparsi, assieme al coniuge e alla figlia, del figlio accompagnandolo tre volte alla settimana alle sedute di ergo e fisioterapia.
Il pomeriggio riposa quotidianamente per circa due ore. Cena verso le 18.30 e si corica verso le 22.00-23.00.
Come precedentemente riferito, nonostante l'adeguatezza delle cure, il quadro clinico ha purtroppo avuto un'evoluzione negativa ed in particolare vi è stato un aggravamento della sintomatologia ansiosa in parte anche dello stato depressivo.
A questo proposito ci permettiamo di suggerire una presa in carico più intensiva con incontri più frequenti ed eventualmente anche un potenziamento della terapia psicofarmacologica.
Viste le precarie condizioni psichiche dell'assicurata essa non è più da considerare idonea alla guida per quanto concerne l'attività precedentemente svolta di autista.
Quanto finora descritto, discusso ed argomentato ci porta a considerare l'assicurata inabile al lavoro come salariata nella misura del 75% a partire dal mese di gennaio 2012 (inteso come diminuzione dell'orario di lavoro nell'arco di un'intera giornata) e del 50% come casalinga (abile per mezza giornata a rendimento pieno).
Tali inabilità persistono tuttora. Per quanto concerne i periodi precedenti d'inabilità si faccia riferimento alla nostra precedente perizia.
Il caso sarà di rivalutare a distanza di 18-24 mesi nella speranza che la continuazione delle cure porti ad una miglioramento del quadro clinico e quindi ad un aumento della CL.
Visto il peggioramento del quadro psicopatologico, per quanto concerne l'inabilità come casalinga, sarebbe eventualmente da prendere in considerazione una nuova inchiesta domiciliare.
I limiti funzionali presenti sono dettati dallo stato depressivo e dalla sindrome ansiosa generalizzata e riconducibili ad una diminuzione delle risorse energetiche, alla difficoltà nelle relazioni interpersonali, all'ingravescente isolamento sociale, alla diminuzione di memoria e concentrazione, alla marcata sintomatologia ansiosa con stato d'allerta permanente, alle difficoltà nell'affrontare la quotidianità, ai disturbi del sonno, alla facile affaticabilità, alla diminuzione della motivazione, ai sentimenti di autosvalutazione, inadeguatezza, rassegnazione, impotenza, vergogna ed inutilità, alla diminuzione dello slancio vitale, all'incapacità di provare piacere nell'attività che normalmente ne procurano e, in generale, alla marcata diminuzione della spinta volitiva.
(...)" (doc. AI 55/5-6)
L’Ufficio AI
–
viste le valutazioni mediche su enunciate (confermate dai medici SMR dr. _ e dr. _ nei rapporti finali del 29 marzo 2011 e del 20 aprile 2012 (doc. AI 34/1-3 e 56/1-4), considerata l’inchiesta domestica del 30 maggio 2012 (doc. AI 57/1-6) e ritenute le annotazioni 22 e 28 giugno 2012 del dr. _ (doc. AI 59/1 e 61/1) nonché le conclusioni del consulente in integrazione con tabelle e valutazioni elaborate il 6 luglio 2012 (doc. AI 63/1-3)
–
, con le decisioni qui impugnate ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera temporanea dal 1. giugno 2010 al 30 giugno 2011 ed a una mezza rendita dal 1. gennaio 2012 (doc. AI 82/1-3, 83/1-3 e motivazioni sub doc. AI 80/1-7; cfr. consid. 1.2).
2.11. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
Inoltre, in DTF 125 V 351, la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
In una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2
bis
LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.
Al riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:
"
(...)
per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.
A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti). (...)"
(STF
9C_524/2010 del 27 ottobre 2010
, consid.
2)
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.12. Nell’evenienza concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non ha motivo per mettere in dubbio né le conclusioni a cui sono giunti i medici SMR né, tanto meno, le valutazioni peritali effettuate dal CPAS, da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
Questo Tribunale non intravede pertanto ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni a cui sono giunti i medici SMR dr. _ e dr. _ che
–
valutata compiutamente tutta la documentazione agli atti e sulla base delle annotazioni 28 novembre 2011, 22 e 28 giugno 2012 (doc. AI 41/1, 59/1 e 61/1)
–
, nei rapporti finali del 29 marzo 2011 e del 20 aprile 2012 (doc. AI 34/1-3 e 56/1-3), hanno concluso per un’incapacità lavorativa in qualsiasi attività del 100% dal giugno 2009, del 50% dal 2 marzo 2011 e, dal gennaio 2012, del 100% nell’attività abituale e del 75% in un’attività adeguata.
Le valutazioni dei periti del CPAS e dei medici SMR non sono state del resto validamente smentite da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove patologie.
In particolare, il certificato medico 10 gennaio 2012 del dr. _, FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. AI 47/8), è stato considerato dai medici SMR che hanno predisposto la seconda perizia a cura del CPAS (cfr. doc. AI 51/1 e 55/1-6). Lo specialista curante non si è poi confrontato con le perizie del CPAS e nemmeno in sede ricorsuale l’assicurata ha prodotto la benché minima documentazione medica.
Va qui rilevato che nella perizia dell’11 marzo 2011 i periti del CPAS hanno, tra l’altro, evidenziato che
“(...) nell’ambito di un crollo depressivo, l’assicurata è seguita dal mese di settembre 2009 dallo psichiatra curante Dr. _. Egli, in riferimento al grave quadro psicopatologico, ha certificato un’inabilità lavorativa del 100%. Tuttavia, a nostro avviso, la regolarità e l’adeguatezza delle cure specialistiche che prevedono incontri ogni 3-4 settimane ed una terapia psicofarmacologica a base di Citalopram, Zolpiden e Lorazepam al bisogno, ha consentito un miglioramento parziale del quadro clinico ed un conseguente parziale recupero, da un punto di vista medico teorico, della capacità lavorativa. A partire dal momento della nostra perizia quindi l’assicurata è da considerare abile al lavoro nella misura del 50% (4 ore al giorno) ma, vista la persistenza del disagio psichico descritto, dovrebbe poter beneficiare di un aiuto al collocamento. (...)”
(doc. AI 33/6, la sottolineatura è del redattore). Gli stessi periti, nella perizia del 13 aprile 2012 hanno poi osservato che
“(...) nonostante l’adeguatezza delle cure, il quadro clinico ha purtroppo avuto un’evoluzione negativa ed in particolare vi è stato un aggravamento della sintomatologia ansiosa in parte anche dello stato depressivo. A questo proposito ci permettiamo di suggerire una presa in carico più intensiva con incontri più frequenti ed eventualmente anche un potenziamento della terapia psicofarmacologica. Viste le precarie condizioni psichiche dell’assicurata essa non è più da considerare idonea alla guida per quanto concerne l’attività precedentemente svolta di autista. Quanto finora descritto, discusso ed argomentato ci porta a considerare l’assicurata inabile al lavoro come salariata nella misura del 75% a partire dal mese di gennaio 2012 (inteso come diminuzione dell’orario di lavoro nell’arco di una giornata intera) (...)”
(doc. AI 55/6, le sottolineature sono del redattore).
Quanto alla valutazione del dr. _ nella perizia psichiatrica fiduciaria dell’8 aprile 2010 all’intenzione della cassa malati (doc. 6/1-5 dell’incarto cassa malati = doc. AI 47/3-7), la stessa è stata considerata dai periti del CPAS nella perizia dell’11 marzo 2011 (doc. AI 33/1-6 e 51/1).
In conclusione
–
ribadite le considerazioni che si impongono sulle certificazioni rese dai medici di fiducia (anche se specialisti), la differente valutazione del dr. _ (il quale, lo si ribadisce, non si è comunque minimamente confrontato con le perizie del CPAS) in punto alla residua esigibilità lavorativa è peraltro spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di perizia; cfr. STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, U 202/01 del 7 dicembre 2001 e consid. 2.11)
–
, rispecchiando le succitate perizie del CPAS tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11) e non essendo provato un peggioramento dopo il mese di aprile 2012 e prima del 19 febbraio 2013, questo Tribunale deve confermare le conclusioni dei medici SMR in merito all’evoluzione nel tempo della capacità lavorativa, sia nella sua attività abituale che in un’attività adeguata, sopra esposte.
In questo senso, la domanda subordinata di rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché proceda ad
“(...) un accertamento peritale complementare, accertante l’effettivo stato di salute dell’as-sicurata (...)”
(doc. AI 86/11) va respinta. In effetti, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwal-tungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63; Gygi, Bundes-verwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid. 5.4; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Va inoltre ricordato che se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
In concreto la ricorrente, lo si ribadisce, non ha prodotto alcuna documentazione medica che non sia già stata vagliata dai medici del SMR.
D’altra parte, per quel che concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga, l’Ufficio AI ha fatto esperire due inchieste domiciliari, la prima il 28 luglio 2011 (doc. AI 38/1-7) e la seconda il 30 maggio 2012 (doc. AI 57/1-6).
Sulla base degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assi-curata, dopo aver fissato gli impedimenti di ogni singola mansione domestica, le assistenti sociali hanno stabilito una limitazione complessiva del 25% nell’inchiesta del 28 luglio 2011 (doc. AI 38/6) e del 52% in quella del 30 maggio 2012 (doc. AI 57/6).
Valutando i singoli impedimenti, con motivazioni pertinenti, le responsabili hanno tenuto conto delle dichiarazioni dell’assi-curata in merito alle limitazioni ad eseguire talune mansioni.
Considerato che l’insorgente non ha formulato contestazioni al riguardo e ricordato che – in linea di massima e senza valide ragioni – non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4), alle valutazioni delle assistenti sociali va prestata piena adesione, ritenuto in particolare come esse abbiano compiutamente valutato le difficoltà e l’esigibilità di ogni singola mansione.
Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica infatti unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2).
Va inoltre rilevato che nelle inchieste economiche in questione è stata correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica. Conforme alla giurisprudenza (DTF 130 V 97, STF I 126/07 del 6 agosto 2007) è del resto anche la presa in considerazione della ripartizione dei compiti all’interno della famiglia e quindi della collaborazione fornita nella gestione dell’economia domestica da parte dei familiari. In virtù dell’obbligo per l’assicurato di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3), anche le persone occupate nell’economia domestica devono contribuire, di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile, al miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio le incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura usuale secondo le particolari circostanze (DTF 133 V 504 consid. 4.2; sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00). In particolare nella DTF 133 V 504 il TF ha rammentato che se la persona assicurata, a causa della sua inabilità, può svolgere determinate mansioni domestiche solo con difficoltà e con un impegno temporale assai più elevato, deve riorganizzare il proprio lavoro e, nella misura usuale, ricorrere all'aiuto dei familiari.
Il TFA ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni dell'assicu- rata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 pag. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M. J. V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in sede d'inchiesta – strumento destinato soprattutto alla valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica – è da considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 e I 685/02 del 28 febbraio 2003).
In concreto, sentito il dr. _ psichiatra SMR, il dr. _ ha attestato una capacità lavorativa del 50% quale casalinga dal giugno 2009 al 1. marzo 2011 (cfr. doc. AI 41/1). Da parte loro i periti del CPAS, nella perizia dell’11 marzo 2011 (senza tuttavia considerare l’aiuto dei famigliari) hanno concluso per un’incapacità lavorativa quale casalinga del 30% dal 2 marzo 2011 (doc. AI 33/6) e in quella del 13 aprile 2012 del 50% dal gennaio 2012 (doc. AI 55/6).
In questo senso, ribadito che questo Tribunale non ha alcun motivo per scostarsi e che le assistenti sociali hanno potuto considerare anche l’aiuto dei famigliari nei lavori che l’assicu-rata non può svolgere personalmente nell’economia domestica, le valutazioni delle inchieste 28 luglio 2011 e 30 maggio 2012 vanno quindi confermate.
2.13. Ritenuta la seguente evoluzione della capacità lavorativa: incapacità lavorativa in qualsiasi attività del 100% dal giugno 2009, del 50% dal 2 marzo 2011 e, dal gennaio 2012, del 100% nell’attività abituale e del 75% in un’attività adeguata
–
valutazione questa espressa nei rapporti finali del 29 marzo 2011 e del 20 aprile 2012 (doc. AI 34/1-3 e 56/1-3) che, per i motivi esposti al precedente considerando, va confermata
–
,
occorre
ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal profilo economico
.
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2010, del 2011 e del 2012 visto che l’anno di carenza è terminato con il mese di giugno 2010 e che nei mesi di marzo 2011 e gennaio 2012 vi è stato dapprima un miglioramento e in seguito un peggioramento duraturo dello stato valetudinario (cfr. consid. 1.2).
2.13.1. Per quel che concerne il reddito da valido, va ricordato che è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite del 13 giugno 2003 I 475/01 e del 23 maggio 2000 U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, vedi anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (DTF 96 V 29; ZAK 1985 pag. 635 consid. 3; RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100 consid. 3b). Considerato come di regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224
)
o comunque il salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile (cfr. ad esempio la Circolare edita dall'UFAS, sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg. 3025).
Per costante giurisprudenza, allorquando si tratta di stabilire il reddito da valido nel caso di assicurati che hanno perso il lavoro per motivi estranei all’invalidità, l’Alta Corte applica i dati statistici.
Nella STFA I 95/03 del 28 gennaio 2004 il TFA, ritenuta la disdetta del posto di lavoro non riconducibile a motivi di salute, ha concluso per l’applicazione dei dati statistici validi per un’attività semplice e ripetitiva:
“(...)
Was das Einkommen ohne Gesundheitsschaden (Valideneinkommen) betrifft, ist entgegen der Auffassung der Vorinstanz nicht vom zuletzt verdienten Lohn auszugehen, da die Versicherte wegen erfolgter (leidensfremder) Kündigung nicht mehr an diesem Arbeitsplatz tätig ware. Unter der (noch abzuklärenden) Annahme einer Teil- oder Vollerwerbstätigkeit ist davon auszugehen, dass die Beschwerdeführerin einer einfachen und repetitiven Tätigkeit nachgehen würde, wobei für die lohnmässige Bestimmung auf Tabellenlöhne abzustellen ist.
(...)”
(STFA I 95/03 del 28 gennaio 2004, consid. 4.2.2).
La nostra massima Istanza è giunta alla medesima conclusione nelle STFA I 792/05 del 15 marzo 2006 e I 98/06 del 21 aprile 2006. Nella STFA I 98/06 sono stati applicati i dati statistici nel caso di un assicurato che aveva perso il posto di lavoro a seguito di una ristrutturazione:
“(...)
Der Beschwerdeführer hat seine letzte Arbeitsstelle infolge einer Umstrukturierung, mithin aus invaliditätsfremden Gründen, verloren. Das mutmassliche Einkommen ohne Behinderung (Valideneinkommen) lässt sich daher nicht auf der Basis des zuletzt erzielten Verdienstes bestimmen, sondern muss gestützt auf die Tabellenwerte der vom Bundesamt für Statistik herausgegebenen Schweizerischen Lohnstrukturerhebung (LSE) ermittelt werden.
(...)”
(STFA I 98/06 del 21 aprile 2006, consid. 4.1).
Nella STF 9C_5/2009 del 16 luglio 2009, sempre nel caso di un assicurato che aveva perso il lavoro per motivi estranei all’invalidità, il TF ha confermato il giudizio cantonale che per calcolare il reddito da valido aveva applicato i dati statistici e, confermandosi nella propria giurisprudenza, ha ribadito che
“(...)
Für das Valideneinkommen hat das kantonale Gericht zu Recht nicht auf den zuletzt bei der früheren Arbeitgeberin verdienten Lohn abgestellt, weil der Beschwerdeführer diese Stelle nach den verbindlichen Feststellungen des kantonalen Gerichts aus invaliditätsfremden Gründen verloren hat und als Gesunder nicht mehr an der bisherigen langjährigen Arbeitsstelle tätig wäre. Das Vorgehen des kantonalen Gerichts entspricht der höchstrichterlichen Rechtsprechung (Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichts vom 28. Januar 2004, I 95/03, E. 4.2.2). Es besteht kein Anlass, von dieser Rechtsprechung abzugehen.
(...)”
(STF 9C_5/2009 del 16 luglio 2009, consid. 2.3).
Questa giurisprudenza è stata poi ancora ribadita nelle STF 9C_130/2010 del 14 aprile 2010, consid. 3.3.1; 9C_660/2010 del 20 ottobre 2010, consid. 4.4.1; 9C_234/2011 del 10 giugno 2011, consid. 3.3; 9C_751/2011 del 30 aprile 2012, consid. 4 e 9C_394/2013 del 27 settembre 2013, consid. 3.3. Nella STF 9C_394/2013 del 27 settembre 2013 il TF ha, in particolare, evidenziato che allorquando l’ultimo salario percepito dall’assicurato è superiore alla media esso può essere considerato quale reddito da valido solo se è stabilito con la verosimiglianza preponderante che l’interessato avrebbe continuato a percepirlo:
“(...)
Lorsque le salaire réalisé en dernier lieu par la personne assurée est supérieur à la moyenne, il ne peut être pris en considération au titre de revenu sans invalidité que s'il est établi, au degré de la vraisemblance prépondérante, que la personne assurée aurait continué à le percevoir. Autrement dit, n'est pas déterminant pour la fixation du revenu hypothétique de la personne valide le salaire que la personne assurée réaliserait actuellement auprès de son ancien employeur, mais bien plutôt celui qu'elle réaliserait si elle n'était pas devenue invalide (arrêt 9C_5/2009 du 16 juillet 2009 consid. 2.3, in SVR 2009 IV n° 58 p. 181; voir également arrêt I 95/03 du 28 janvier 2004 consid. 4.2.2; Michel Valterio, Droit de l'assurance-vieillesse et survivants [AVS] et de l'assurance-invalidité [AI], 2011, n. 2082 p. 552; Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung [IVG], 2010, p. 301).
(...)”
(STF 9C_394/2013 del 27 settembre 2013, consid. 3.3).
Nel caso concreto nella lettera di disdetta del 19 giugno 2009 l’_ ha, tra l’altro, evidenziato che
“(...) le motivazioni della disdetta sono le mutate condizioni contrattuali imposte dalla Assicurazione Vecchiaia e Superstiti, che obbligano la Fondazione _ a considerare il servizio di trasporto della signora RI 1 quale attività dipendente, in base al rapporto sul controllo dei datori di lavoro no.32/2005 del 27 giugno 2005 e della “Direttiva sul salario determinante DSD” (4121-4125). La posizione della Cassa di Compensazione AVS è stata ulteriormente confermata dalla recente revisione del 30 marzo 2009. La Fondazione _ ha già pagato contributi AVS per l’anno 2008 della signora RI 1 senza addebitare alcun importo alla stessa. La Fondazione _ non può sobbarcarsi ulteriori costi derivanti dal pagamento dei relativi oneri sociali e la signora RI 1 non è disposta ad assumersi questi costi con relativa diminuzione del guadagno netto per il servizio trasporto. (...)”
(doc. AI 70/4).
Allorquando ha inoltrato la domanda di prestazioni del maggio 2010 (doc. AI 10/1-8) l’assicurata si trovava pertanto senza lavoro per dei motivi estranei all’invalidità.
Questo vale a maggior ragione visto che, in un periodo non sospetto, la stessa assicurata aveva confermato le indicazioni fornite dal datore di lavoro sul questionario apposito
(
cfr. il punto 1c. dell’inchiesta domestica del 28 luglio 2011 (doc. AI 38/2) e il punto 2.2 del questionario 12 luglio 2010 del datore di lavoro nel quale, in merito ai motivi della disdetta, l’_ aveva già evidenziato che
“(...) la cassa _ di compensazione, in base alle disposizioni di legge, ha obbligato a riconoscere quale dipendente la sig.ra RI 1. L’onere a carico dell’_ non era più sostenibili. (...)”
(doc. AI 18/1 punto 2.2)
)
.
Del resto, lo stesso dr. _, nel certificato medico dell’11 febbraio 2010 aveva attestato, tra l’altro, che
“(...) tale condizione psicopatologica è insorta in forma reattiva alla perdita del posto di lavoro avvenuta nel 2009 e con il tempo si è stabilizzata nello stato di malessere emotivo-affettivo tuttora in atto e per il quale ha cominciato a farsi seguire ambulatorialmente dallo scrivente a Settembre 2009. (...)”
(doc. AI 11/1).
Non è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo alle argomentazioni sviluppate nella lettera 22 aprile 2013 (VI). Infatti
–
a prescindere dal fatto che si limita ad invocare la nullità della disdetta senza produrre alcuna documentazione che comprovi che la stessa é stata fatta valere davanti alle competenti autorità
–
, il rapporto di lavoro, per le ragioni sopra esposte, è stato comunque e incontestatamente rotto per dei motivi estranei all’invalidità e dalla sola asserita eventuale nullità della disdetta non risulta niente di diverso. In particolare non è possibile evincere che la disdetta fosse in realtà riconducibile a dei problemi di salute.
Del resto, ritenuto che un reddito annuo di fr. 112'400.-- (cfr. il certificato di salario per l’anno 2008; doc. AI 47/10) è manifestamente superiore alla media
–
questo a maggiore ragione vista l’attività lavorativa del 60%; nell’inchiesta domestica del 28 luglio 2011 è evidenziato che
“(...) nonostante esercitasse un’attività a tempo parziale, la signora RI 1 riferisce che lo stipendio percepito (Fr. 8'800.-) equivaleva ad un impiego a tempo pieno. (...)”
(doc. AI 38/2) e al punto 2.9 del questionario il datore di lavoro ha attestato che l’assicurata lavorava 25 ore alla settimana allorquando nell’azienda le ore normali di lavoro erano 42 (cfr. doc. AI 18/2)
–
è del tutto inverosimile che l’assicurata avrebbe potuto continuare a percepire un tale reddito (al riguardo cfr. la succitata STF 9C_394/2013 del 27 settembre 2013, consid. 3.3).
Di conseguenza, conformemente alla suenunciata giurisprudenza, per il calcolo del reddito da valido vanno applicati i dati statistici.
In concreto
–
ritenuto che negli ultimi 10 anni di lavoro è stata occupata quale autista/trasporto utenti presso l’_ e che nulla fa ritenere che se non avesse perso quel posto di lavoro non avrebbe continuato la stessa professione
–
a mente di questo Tribunale per il calcolo del reddito da valido va applicata la tabella TA1 49-52 Trasp. Terrestre, per vie d’acqua e aereo; attività queste che più si avvicinano a quella da ultimo svolta dall’insorgente.
In base alla succitata tabella, nel 2010, il reddito da valido, ritenuta un’attività lavorativa del 60%, ammonta dunque a fr. 33'399.90 (fr. 4'366.-- riportati su 42.5 ore [
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 10-2013, pag. 90
],
moltiplicati per 12 [
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a] x 60%).
Nel 2011 il reddito da valido ammonta invece a fr. 33'600.29 e nel 2012 a fr. 33'869.10 (fr. 33'399.90 aumentati dello 0.6% per il 2011 e dello 0.8% per il 2012;
cfr. tabella B 10.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 10-2013, pag. 91).
2.13.2. Per quel che concerne il reddito da invalido, in assenza di dati salari
ali va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008, consid. 11; SVR 2007 UV nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).
U
tilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2010 un’attività semplice e ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un
reddito annuo ipotetico da invalido di fr. 52'728.--
(fr. 4’225.-- riportati su 41.6 ore [
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 10-2013, pag. 90
] e
moltiplicati per 12 [
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a])
.
Nel 2011 e nel 2012 il
reddito annuo ipotetico da invalido ammonta invece a fr. 53'255.28 (2011) e a fr. 53’681.32 (2012) (
fr. 52'728.-- aumentati dell’1% per il 2011 e dello 0.8% per il 2012; cfr.
tabella B 10.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 10-2013, pag. 91
)
.
Considerata l’evoluzione dell’incapacità lavorativa
–
incapacità lavorativa in qualsiasi attività del 100% dal giugno 2009, del 50% dal 2 marzo 2011 e, dal gennaio 2012, del 100% nell’attività abituale e del 75% in un’attività adeguata
–
e applicata una riduzione del 10%
(
nelle tabelle e valutazioni elaborate il 9 agosto 2011 e il 6 luglio 2012 il consulente in integrazione ha applicato una riduzione del
“(...) 10% per altri fattori di riduzione (...)”
(doc. AI 39/3 e 63/3); questo Tribunale, ancorché vada stigmatizzato il fatto che non sono stati specificati i motivi della riduzione, può fare propria questa valutazione ritenuto, da una parte, che il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 137 V 71; DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6) e, dall’altra, che la stessa é rimasta incontestata
)
, il reddito ipotetico da invalido (dopo l’anno di carenza) a giugno 2010 è nullo; dal 2 marzo 2011 (vista la capacità lavorativa del 50% in un’attività adeguata) è di fr. 23'964.48 (fr.
53'255.28 x 50% ridotti del 10%) e dal gennaio 2012 (vista la
capacità lavorativa del 25% in un’attività adeguata) è di fr. 12'078.29 (fr.
53’681.32 x 25% ridotti del 10%).
Ritenuti i redditi da valido di fr. 33'399.90 (2010), fr. 33'600.29 (2011) e fr. 33'869.10 (2012) (cfr. consid. 2.13.1) e quelli da invalido nullo (2010), di fr. 23'964.48 (2011) e di fr. 12'078.29 (2012),
per la parte di salariata il
discapito economico è nullo nel 2010, del 28.67% nel 2011 ([33'600.29 - 23'964.48] x 100 : 33'600.29 = 28.67%) e del 64.33% nel 2012 ([33'869.10 - 12'078.29] x 100 : 33'869.10 = 64.33%).
2.13.3. Posta infine la ripartizione tra attività casalinga (40%) e salariata (60%) (cfr. consid. 2.9) e ritenute le limitazioni, quale casalinga del 50% dal giugno 2010, del 25% dal marzo 2011 e del 52% dal gennaio 2012 (cfr. consid. 2.12) e, quale salariata, del 100% dal giugno 2010, del 28.67% dal marzo 2011 e del 64.33% dal gennaio 2012, il grado d’invalidità globale è dell’80% dal giugno 2010 (60 x 100% + 40 x 50% = 80%), del 29% dal marzo 2011 (60 x 28.67% + 40 x 30% = 29.20% arrotondato al 29% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2) e del 59% dal gennaio 2012 (60 x 64.33% + 40 x 52% = 59.39% arrotondato al 59% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).
È dunque a ragione che l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1. giugno 2010 (con versamento della prestazione dal 1. novembre 2010 trattandosi di una domanda tardiva ex art. 29 cpv. 1 LAI) al 30 giugno 2011 (dopo l’anno di carenza e tre mesi dopo il miglioramento del 2 marzo 2011 ai sensi degli artt. 28 cpv. 1 lett. b LAI e 88a cpv. 1 OAI) ed a una mezza rendita dal 1. gennaio 2012 (cfr. consid. 2.5 e art. 88a cpv. 2 OAI). Durante il periodo dal 1. luglio al 31 dicembre 2011 non può invece essere riconosciuta alcuna prestazione essendo il grado d’invalidità non pensionabile (cfr. consid. 2.3).
2.14. Visto tutto quanto precede le decisioni impugnate vanno quindi confermate e il ricorso respinto
.
2.15. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.