# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 64634db0-6615-56d1-9b9e-8c9ed8fea4ce
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
_ (1921), attinente di _, vedovo, è deceduto a Massagno, suo ultimo domicilio, il 21 novembre 2004. Con testamento pubblico del 22 giugno 1998 egli ha lasciato la porzione legittima (
3⁄4
) alla figlia AO 1 (1954), la porzione disponibile (
1⁄4
) al nipote _ (1958), ha previsto undici legati a persone fisiche e ha designato suo esecutore testamentario l'AP 1. L'eredità si componeva sostanzialmente di capitali liquidi in Svizzera e in Spagna, come pure di una casa d'abitazione a _ e di due immobili di reddito a _ (36 appartamenti) amministrati dalla _, _, e per essa da _, già curatore dello zio
dal 1998.
B.
Il 20 dicembre 2004 l'esecutore testamentario ha scritto ai due
eredi, riassumendo come segue i tratti essenziali del suo incarico:
Conformemente a quanto discusso, provvederò dapprima ad accertare l'asse ereditario, poi, una volta accertato lo stesso, stabilirò con voi le modalità necessarie per procedere alla divisione ed eseguire i legati come da testamento.
Egli ha comunicato inoltre l'intenzione di proseguire con l'amministrazione immobiliare della _ fino allo scioglimento della comunione ereditaria e a proposito del suo compenso ha rilevato:
Vi informo che l'onorario verrà fatturato in base al dispendio orario a cui va aggiunto un onorario fisso pari al 5
‰
degli attivi lordi della successione conformemente a quanto previsto dall'art. 46 TOA (Tariffa dell'Ordine degli avvocati del Canton Ticino).
Per quanto concerne la tariffa oraria, quanto svolto dal sottoscritto verrà fatturato in ragione di fr. 350.– all'ora, mentre per quanto sarà svolto dalla mia collaboratrice _, l'onorario sarà di fr. 300.– all'ora.
AO 1 e _ hanno siglato la lettera “per visione e accettazione” (doc. H).
C.
Per l'opera svolta l'AP 1 ha emesso le seguenti note professionali:
– “fattura” del 3 gennaio 2005 (doc. B) per prestazioni in favore di _ quando era ancora in vita (compenso orario fr. 3500.–, spese fr. 120.–, IVA fr. 275.10);
– “fattura intermedia” del 30 giugno 2005 (doc. C) per l'esecuzione testamentaria dal 22 novembre 2004 fino a quella data (compenso orario fr. 42
900.–, spese fr. 1776.50, IVA fr. 3395.40, esborsi fr. 508.20);
– “fattura intermedia” del 31 dicembre 2005 (doc. D) per l'esecuzione testamentaria dal 1° luglio 2005 fino a quella data (compenso orario fr. 25
000.–, spese fr. 2455.50, IVA fr. 2086.60);
– “fattura finale” del 19 maggio 2006 (doc. E) per l'esecuzione testamentaria dal 1° gennaio 2006 fino a quella data (compenso orario fr. 14
000.–, compenso fisso del 5
‰
sul valore lordo della successione fr. 25
000.–, spese fr. 750.–, IVA fr. 3021.–, esborsi fr. 137.30);
– “fattura” del 16 novembre 2006 (doc. 25) per la ripresa dell'esecuzione testamentaria dal 22 maggio fino al 18 ottobre 2006 (compenso orario fr. 3630.–, spese fr. 305.–, IVA fr. 299.05).
D.
Il 9 ottobre 2006 AO 1 ha promosso causa davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendo di
accertare che l'onorario esposto dall'AP 1 eccede l'“equo
compenso” spettante a un esecutore testamentario, di ridurre
l'onorario medesimo a complessivi fr. 45
000.– più spese e IVA (non contestate) e di condannare l'PA 2 a rimborsarle fr. 50
000.– con interessi al 5% dalla data della petizione sull'onorario complessivo ch'egli aveva già avuto modo di riscuotere. Nella sua risposta del 27 novembre 2006 l'AP 1 ha proposto di respingere l'azione e in via riconvenzionale ha postulato la condanna di AO 1 al versamento di fr. 3175.50 (tre quarti della “fattura” 16 novembre 2006) con interessi al 5% dal 27 novembre 2006. L'attrice ha sollecitato il rigetto della riconvenzione. Nei successivi atti scritti ogni parte ha mantenuto le proprie domande. L'udienza preliminare si è tenuta il 16 aprile 2007. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento
finale e nei rispettivi memoriali conclusivi si sono limitate a riaffermare il rispettivo punto di vista, l'attrice precisando in fr. 5000.–
l'indennità da lei richiesta per ripetibili.
E.
Con sentenza del 27 ottobre 2008 il Pretore ha accolto parzialmente la petizione, nel senso che ha condannato l'AP 1 a versare a AO 1 fr. 25
000.– più IVA e interessi al 5% dal 12 ottobre 2006. La tassa di giustizia e le spese dell'azione principale (fr. 1500.– complessivi) sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Contestualmente il Pretore ha accolto la riconvenzione
e condannato AO 1 a versare all'PA 2 fr. 3175.50 con interessi al 5% dal 27 novembre
2006. La tassa di giustizia e le spese della riconvenzione (fr. 250.–
complessivi) sono state poste a carico di AO 1, tenuta a rifondere all'PA 2 fr. 500.– per ripetibili.
F.
Contro la citata sentenza l'AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 18 novembre 2008 per ottenere che la petizione di AO 1 sia respinta e che il giudizio impugnato sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 3 gennaio 2009 AO 1 propone di respingere l'appello e con appello adesivo insta perché la somma di fr. 25
000.– in suo favore sia portata a fr. 50
000.– (o almeno a fr. 40
000.–) con interessi al 5% dal 9 ottobre 2006. Nelle sue osservazioni del 10 febbraio 2009 l'PA 2 conclude per il rigetto dell'appello adesivo.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
L'esecutore testamentario ha diritto a un equo compenso per le sue prestazioni (art. 517 cpv. 3 CC). Tale “equo compenso” costituisce un debito della successione per il quale rispondono gli attivi dell'eredità e gli eredi personalmente (
Steinauer
, Le droit des successions, Berna 2006, pag. 543 n. 1166 con richiami). L'ammontare dell'“equo compenso” dipende anzitutto dalle disposizioni lasciate dal testatore; se il testatore non ha lasciato disposizioni al proposito, spetta all'esecutore testamentario intendersi con gli eredi; se egli non trova un accordo, decide il giudice (
Steinauer
, op. cit., pag. 543 n. 1166a con rinvii). Il giudice fissa l'“equo compenso” in base all'opera effettivamente svolta dall'esecutore testamentario, al dispendio di tempo da lui profuso nell'adempimento del mandato, all'impegno richiesto dalla pratica, alle difficoltà riservate da quest'ultima, al valore della successione, alle qualifiche e alle capacità dell'esecutore stesso, come
pure agli usi locali (
Steinauer
, op. cit., pag. 544 n. 1166b;
Christ
in: Abt/Weibel [curatori], Erbrecht, Basilea 2007, n. 32 segg. ad art. 517 CC). Eventuali tariffe di categoria costituiscono semplici riferimenti agli usi locali e non vincolano il giudice: in effetti il compenso deve risultare “equo” – ovvero oggettivamente proporzionato alle prestazioni fornite nel caso specifico – alla luce di tutti i fattori enunciati dianzi (
Christ
, op. cit., n. 30 ad art. 517 CC;
Karrer
in: Basler Kommentar, ZGB II, 3
a
edizione, n. 30 ad art. 517).
2.
In concreto il Pretore ha accertato che tra l'esecutore testamentario e gli eredi è intervenuto un accordo quando AO 1 e _ hanno siglato la lettera del 20 dicembre 2004 “per visione e accettazione”. D'altro lato l'attrice non si era prevalsa nel termine di un anno né di un suo proprio errore né di un dolo del convenuto (art. 31 cpv. 2 CO), le sue generiche doglianze non integrando né l'una né l'altra ipotesi. E nemmeno essa aveva contestato – ha soggiunto il Pretore – il criterio della rimunerazione oraria dopo avere visto le prime due “fatture” dell'esecutore testamentario (doc. B e C) incluse fra i passivi dell'inventario destinato a calcolare l'imposta cantonale di successione e donazione (tassazione del 23 marzo 2006: doc. 21 in fondo), né ha contestato la terza “fattura” (doc. D) che l'esecutore testamentario aveva fatto seguire il 7 febbraio 2006 all'autorità fiscale perché fosse inserita nell'inventario (doc. 24).
Il Pretore è stato di altro avviso, invece, per quel che attiene alla quota di onorario aggiuntivo esposto dall'esecutore testamentario (fr. 25
000.–), pari al
5
‰
del valore lordo della successione. Al riguardo egli ha ricordato che per diritto federale il valore dell'eredità entra in considerazione ai fini dell'“equo compenso” spettante all'esecutore testamentario solo accanto ad altri parametri, come – appunto – il tempo impiegato, la complessità, l'estensione e la durata delle operazioni svolte, senza dimenticare la responsabilità dell'incarico. Sotto il profilo dell'art. 517 cpv. 3 CC il valore della successione non giustifica tuttavia un onorario aggiuntivo. Tanto meno – egli ha argomentato – nel caso specifico, il convenuto non essendosi dovuto occupare della divisione ereditaria, curata dai legali degli eredi, intervenuti successivamente.
Ciò posto, il Pretore ha respinto le critiche dell'attrice, che reputava iniquo il compenso di fr. 350.– orari chiesto PA 2, rispettivamente di fr. 300.– orari per la di lui collaboratrice. Intanto perché – egli ha sottolineato – tra le parti era intervenuto un accordo. Inoltre perché quel compenso orario retribuisce adeguatamente l'opera svolta dal convenuto e dai suoi ausiliari, cui l'esecuzione testamentaria aveva richiesto un ragguardevole dispendio di tempo e un impegno significativo, compresa la necessità di approfondire questioni fiscali spagnole. Quanto ai paragoni addotti dall'attrice con il tempo che sarebbe verosimilmente occorso a un commercialista o a un fiscalista, il Pretore li ha definiti privi di pertinenza, _ avendo designato suo esecutore testamentario un avvocato e non l'esponente di un'altra categoria professionale. Infine il Pretore ha reputato legittimo l'onorario esposto dal convenuto nella sua ultima “fattura”, oggetto dell'azione riconvenzionale. Onde, in definitiva, l'obbligo per lui di rifondere all'attrice fr. 25
000.–, ma anche il diritto
di riscuotere dall'attrice l'ammontare relativo all'ultima nota d'ono
rario.
I. Sull'appello principale
3.
L'appellante contesta che l'accordo da lui stipulato con gli eredi non sia valido per quanto riguarda la quota fissa di onorario (fr. 25
000.–), pari al
5
‰
del valore lordo della successione (fr. 5
000
000.–). Rammenta in primo luogo che nella petizione l'attrice medesima riconosceva l'applicabilità di quell'intesa, per lo meno ove egli
avesse preparato ed eseguito il contratto di divisione. Fa valere inoltre che, pur non essendosi occupato di redigere il contratto di divisione, egli ha curato una lunga e laboriosa opera di preparazione e si è prodigato nell'assolvimento dell'esecuzione testamentaria anche dopo la firma del contratto (il
2 novembre 2005), “sino alla fase conclusiva” (ottobre del 2006), tanto da essere intervenuto ancora per dirimere controversie legate all'attuazione del contratto. Diversamente da quel che reputa il Pretore, pertanto, non sarebbe intervenuta alcuna “decurtazione” delle sue funzioni (memoriale pag. 14 in fondo). Per di più – egli fa notare – in concreto il metodo per il calcolo dell'onorario è stato liberamente pattuito dalle parti e il risultato della sua applicazione era agevolmente preventivabile per l'attrice, che conosceva il valore lordo della successione. AO 1 non può quindi pretendere ora di invalidare l'accordo. Tutto ciò senza dimenticare che l'attrice non è l'unica erede di _ e che l'esecutore testamentario, quindi, nemmeno potrebbe essere tenuto a rimborsarle fr. 25
000.–, ma solo – nella peggiore delle ipotesi – tre quarti della somma (corrispondenti all'entità della porzione legittima), il resto spettando a _, che al compenso dell'esecutore testamentario non ha mai mosso obiezioni.
4.
Che la retribuzione di un esecutore testamentario fissata forfettariamente sulla sola base di una percentuale del valore della successione sia contraria all'art. 517 cpv. 3 CC, per lo meno ove
l'esecutore testamentario non agisca in qualità di notaio nell'ambito del monopolio riservato al ministero di un pubblico ufficiale, è un dato di fatto (DTF 129 I 335 consid. 3.3). A torto il Pretore reputa nondimeno che tale criterio leda l'art. 517 cpv. 3 CC ove sia abbinato a una rimunerazione oraria. Anzi, il metodo consistente nel combinare i due sistemi (
ad valorem
e
ad horam
) è pienamente idoneo a definire l'“equo compenso” dell'art. 517 cpv. 3 CC (
Christ
, op. cit., n. 34 in fine ad art. 517 con richiami di dottrina), sempre che i quattro fattori determinanti (dispendio di tempo e rimunerazione oraria, tasso percentuale e valore della successione) siano definiti correttamente
. Fino al 31 di
cembre 2007
simile combinazione era prescritta del resto
dall'art. 46 vTOA, il quale disponeva che un avvocato chiamato a svolgere la funzione di esecutore testamentario riscuotesse un corrispettivo
ad horam
più un emolumento unico
ad valorem
“di al massimo 5
‰
degli attivi lordi”. Tale metodo non è certo l'unico atto a determinare l'“equo compenso” dell'art. 517 cpv. 3 CC, né l'art. 46 vTOA aveva carattere vincolante per il giudice (Rep. 1995 pag. 285 in basso). Non si può affermare, comunque sia, che combinare il criterio della retribuzione
ad valorem
con quello della rimunerazione oraria offenda l'art. 517 cpv. 3 CC. Già sotto questo profilo la motivazione del Pretore non resiste alla critica.
5.
Il convincimento del primo giudice riesce ancor meno sostenibile ove si consideri che nella fattispecie il sistema di retribuzione è stato liberamente pattuito dalle parti. Non solo: nell'accordo del dicembre
2004 (doc. H) l'attrice ha accettato anche la rimunerazione o
raria chiesta dall'esecutore testamentario (fr. 350.–, ridotti a fr. 300.– in caso di delega a una collaboratrice dello studio legale) e il tasso percentuale applicabile al valore lordo della successione (5
‰
). Il Pretore ha accertato inoltre che nel termine di un anno l'attrice non si era prevalsa di alcun errore essenziale nella stipulazione dell'accordo (art. 31 cpv. 1 CO), limitandosi a generiche recriminazioni, né risultava – per avventura – alcun dolo nei suoi confronti (sentenza impugnata, pag. 4 a metà). Quanto al dispendio di tempo indicato dall'esecutore testamentario, il Pretore stesso l'ha giudicato congruo, respingendo le doglianze dell'attrice (sentenza impugnata, pag. 7). È vero che nell'assolvimento del mandato l'esecutore testamentario non si è occupato di redigere il contratto di divisione, ma è altrettanto vero che nessun dispendio di tempo egli ha esposto a tal fine. Quanto al criterio di retribuzione
ad valorem
, l'attrice non pretende di avere convenuto con l'esecutore testamentario una riduzione del saggio pattuito (5
‰ degli attivi lordi
) qualora il suo legale avesse provveduto a stilare personalmente il contratto di divisione ereditaria. Per di più, il tasso in questione non dipende dalle singole operazioni svolte dall'esecutore testamentario, che nella fattispecie ha pur sempre condotto il mandato dall'inizio alla fine, senza soluzione di continuità.
6.
Nelle osservazioni all'appello l'attrice eccepisce che il valore lordo della successione andava calcolato considerando gli immobili al valore di stima ufficiale (“in analogia con la tariffa notarile”) oppure deducendo dal valore complessivo dell'eredità “i debiti attinenti all'esecuzione della successione stessa” pag. 5). Il solo fatto però che nel Cantone Ticino il valore di un atto pubblico riguardante immobili si determini, in applicazione della tariffa notarile, in base al valore di stima ufficiale dei fondi (art. 3 n. 2, 3 e 8 LTN) ancora non significa che gli “attivi lordi” di una successione (nel senso dell'art. 46 vTOA, richiamato nell'accordo stipulato dalle parti) andassero calcolati alla stessa stregua. Neppure l'attrice asserisce, per altro, che gli avvocati chiamati a fungere da esecutori testamentari interpretassero l'art. 46 vTOA in tal modo. Che poi gli “attivi lordi” di una successione a mente dell'art. 46 vTOA fossero quelli dati “dall'eccedenza attiva prima della deduzione dei debiti attinenti all'esecuzione della successione stessa” è una tesi soggettiva dell'attrice, né risulta che tale fosse l'accezione del termine “attivi lordi” adottata dagli avvocati iscritti all'Ordine quando calcolavano i loro onorari in base all'art. 46 vTOA, per tacere del fatto che nemmeno l'interessata indica a quanto ammonterebbero gli “attivi lordi” della successione calcolati nel modo da lei auspicato rispetto ai fr. 5
000
000.– stimati dall'esecutore testamentario (fr. 5
469
166.– arrotondati: doc. E
2
). Essa afferma invero che l'art. 46 TOA era contrario al diritto federale, ma al riguardo cade nell'equivoco, poiché contrario al diritto federale era il preteso carattere vincolante della norma per il giudice, non il metodo di calcolo applicato come semplice direttiva (Rep. 1995 pag. 285 in basso). Ne segue che nulla induce a dubitare, in definitiva, quanto alla validità e all'obbligatorietà dell'accordo concluso dalle parti.
II. Sull'appello adesivo
7.
L'appellante adesiva torna a discutere l'accordo intercorso con l'esecutore testamentario sulla definizione dell'“equo compenso”, sostenendo di avere creduto che l'onorario indicato nella lettera del 20 dicembre 2004 (doc. H) non fosse negoziabile e che il convenuto avrebbe svolto attività ben maggiori. Essa non pretende di avere invocato eventuali errori essenziali nel termine di un anno dalla firma (art. 31 cpv. 1 CO), ma reputa che “un'interpretazione [dell'accordo] conforme al diritto federale e alle regole della buona fede”, senza troppi formalismi, giustifichi una moderazione a fr. 250.– orari del compenso chiesto dall'esecutore testamentario (per 76 ore e 25 minuti), rispettivamente a fr. 200.– orari quello spettante alle sue collaboratrici (per 189 ore e 40 minuti), come pure una riduzione del tempo impiegato nell'adempimento dell'incarico, una collaboratrice dell'PA 2 avendo dedicato sette ore all'elaborazione di pareri giuridici interni, dispensabili e non richiesti. Per di più, l
'onorario esposto dal convenuto nell'ultima “fattura” (del 16 novembre 2006), oggetto dell'azione riconvenzionale, neppure riguarderebbe l'esecuzione testamentaria, le cui ultime operazioni si compendiano nella “fattura finale” del 19 maggio 2006.
8.
Per quanto riguarda il metodo di retribuzione, l'aliquota applicabile alla rimunerazione
ad valorem
(5
‰
degli attivi lordi) e l'ammontare del compenso orario (fr. 350.– all'esecutore testamentario, fr. 300.– alle collaboratrici) l'attrice tenta invano di sottrarsi all'accordo da lei siglato in calce alla lettera del 20 dicembre 2004 (doc. H). Che la rimunerazione dell'esecutore testamentario possa essere regolata convenzionalmente è già stato detto (consid. 1). Che a tal fine le parti possano prevedere un compenso calcolato in parte secondo il valore della successione e in parte secondo il dispendio orario dell'esecutore è stato appurato (consid. 4). Che nel termine di un anno dalla firma dell'accordo AO 1 non si sia valsa di alcun errore essenziale (art. 24 cpv. 1 CO) è implicitamente ricono
sciuto dall'attrice medesima, la quale si limita a evocare “u
n'interpretazione [dell'accordo] conforme al diritto federale e alle regole della buona fede” (...) “senza che necessariamente ricorrano gli estremi di invalidazione di detto accordo ex art. 31 CO” (memoriale, pag. 8 in basso). Se non che, il testo chiaro e univoco dell'intesa non lascia spazio ad alcuna interpretazione, di modo che sui punti convenzionalmente disciplinati le recriminazioni dell'attrice non possono trovare ascolto. Si aggiunga che nella lettera del 20 dicembre 2004 l'esecutore testamentario neppure menzionava la stesura del contratto di divisione fra i compiti di sua pertinenza, ma comunicava soltanto che avrebbe stabilito con gli eredi “le modalità necessarie per procedere alla divisione ed eseguire i legati”. Come l'attrice potesse attendersi da ciò “lo svolgimento di funzioni che (...) in buona parte egli non ha poi espletato” è difficile capire.
9.
Il metodo di retribuzione, l'aliquota applicabile alla rimunerazione
ad valorem
e l'ammontare del compenso orario non potendo essere rimessi in causa, rimane da esaminare la questione legata al dispendio di tempo esposto dall'esecutore testamentario e all'entità degli attivi lordi successori. Su quest'ultimo tema, già trattato nell'ambito dell'appello principale (consid. 6), non soccorre tornare. In merito al dispendio di tempo l'unica obiezione concretamente sollevata dall'appellante adesiva si riconduce alle 7 ore (e 3 minuti) che una collaboratrice dell'esecutore testamentario ha dedicato all'elaborazione di pareri legali interni. Il Pretore ha ritenuto l'operazione legittima, rilevando – con riferimento alla testimonianza dell'_ (verbale del 25 ottobre 2007) – che nel caso specifico l'esecuzione testamentaria denotava “anche aspetti inusuali (ad esempio questioni fiscali spagnole) che senz'altro imponevano un approfondimento giuridico” (sentenza impugnata, pag. 7 in basso).
Con tale motivazione l'interessata non si confronta. Sostiene che agli atti “non vi è alcuna prova documentale di un parere giuridico” e che “l'_ non è stata in grado di dire su quali argomenti specifici sia stata fatta una ricerca” (memoriale, pag. 12 in fondo). A parte il fatto però che l'_ ha dichiarato ricordarsi di “un parere giuridico in merito alla richiesta, da parte delle autorità spagnole, del pagamento, da parte degli eredi, di un'imposta di successione” (verbale citato, pag. 7 a metà), l'attrice non contesta che l'esecuzione testamentaria giustificasse sette ore di studio dedicate a questioni fiscali estere. Oltre a ciò, per finire essa riconosce tanto al convenuto quanto alle di lui collaboratrici l'intero dispendio di tempo indicato nelle
prime quattro “fatture” (doc. C
1
, D
1
, E
1
), seppure a una tariffa o
raria meno elevata (memoriale, pag. 13 in fondo). E che le prime quattro “fatture” attengano all'esecuzione testamentaria l'attrice non revoca in dubbio (insorge contro l'ultima, di cui si dirà al considerando in appresso), di modo che su questo punto l'appello adesivo dimostra tutta la sua inconsistenza.
10.
L'attrice assevera, con riferimento alla sua riconvenzione, di non ravvisare “alcun riscontro probatorio nelle testimonianze _ e _ circa l'esistenza e congruità delle prestazioni fatturate [dall'esecutore testamentario] dopo l'emanazione della cosiddetta fattura finale” (memoriale, pag. 13 nel mezzo). Ora, per quel che è dell'ultima nota d'onorario (del 16 novembre 2006), il Pretore ha rilevato che essa non soggiace all'accordo del dicembre 2004 (doc. H), “trattandosi di interventi successivi alla divisione, ma il succo non cambia”, essendo “emerso chiaramente che il convenuto è stato nuovamente sollecitato, e a più riprese, anche dopo quel momento (testi _, _), ragione per cui in definitiva quella fattura (doc. 25) è dovuta” (sentenza impugnata, pag. 8 a metà).
Con il Pretore si può convenire che in effetti “il succo non cambia”, nel senso che dal 22 maggio al 18 ottobre 2006 AP 1 si è ritrovato nell'esercizio delle sue funzioni di esecutore testamentario, per quanto il 19 maggio 2006 reputasse il compito terminato (“fattura finale”). Mal si comprende tuttavia perché il relativo onorario non dovesse continuare a essere regolato dal noto accordo (doc. H), per lo meno in assenza di pattuizioni successive. L'applicabilità dell'intesa potrebbe opinarsi se mai in relazione alla prima “fattura”, del 3 gennaio 2005 (per una “vendita di immobili alle _ e consulenze diverse” quando il testatore era ancora in vita: doc. B), l'AP 1 non avendo funto in quei frangenti da esecutore testamentario. La questione tuttavia non è litigiosa e non va approfondita oltre.
A parere dell'appellante adesiva le deposizioni dell'_ (verbale del 24 settembre 2007) e di _ (verbale del 25 ottobre 2007, pag. 9 segg.) nulla permettono di desumere, comunque sia, circa “l'esistenza e congruità delle prestazioni fatturate”. Al riguardo le due testimonianze sono invero di scarso ausilio, mancando di indicazioni puntuali sulle prestazioni svolte dall'AP 1 fra il 22 maggio e il 18 ottobre 2006. Sta di fatto che nella distinta acclusa alla nota d'onorario il convenuto ha elencato cronologicamente tutta una serie di operazioni da lui eseguite con il relativo dispendio orario (doc. 25, 2° foglio), compreso l'esame di una dichiarazione fiscale e numerose lettere proprio al patrocinatore dell'attrice. Il quale non pretende né che la dichiarazione d'imposta non sia stata verificata né di non avere ricevuto le lettere. Perché poi simili operazioni non sarebbero “congrue” non è dato di sapere. Apodittico, in proposito l'appello si rivela insufficientemente motivato, e come tale irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5 CPC ticinese).
III. Sugli oneri processuali e le ripetibili
11.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza dell'attrice, che vede accogliere l'appello principale e respingere il proprio appello adesivo (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). L'ammontare delle ripetibili si orienta al dettato degli art. 9 cpv. 1 e 17 cpv. 1 vTOA.
IV. Sui rimedi giuridici a livello federale
12.
Relativamente ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF non raggiunge la soglia di fr. 30
000.–, né per quanto attiene all'appello principale (fr. 25
000.–) né per quel che è dell'appello adesivo (fr. 25
000.– più fr. 3175.50).