# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9cd85d9d-e8e1-4ec3-8133-277953f4e507
**Court:** CH_BGer
**Chamber:** CH_BGer_002
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
Fatti:
A. A._ ha frequentato le scuole dell'obbligo a U._. Nel 1963 è entrato alle dipendenze dell'istituto bancario X._ per svolgere l'apprendistato quale impiegato di commercio. Una volta ottenuto il relativo diploma federale, egli è rimasto nella banca svolgendo tra il 1967 e il 1973 svariate attività. Durante questo periodo ha inoltre frequentato i corsi per il conseguimento del diploma federale d'impiegato di banca, senza tuttavia conseguire l'attestato di studio finale. Tra il 1972 e il 1974 egli ha esercitato l'attività di gestore patrimoniale presso la banca Y._ di T._, facente parte del gruppo X._. Dal 1977 al 1978 è stato assistente del capo della succursale della banca X._ di T._, occupandosi tra l'altro anche di consulenza finanziaria alla clientela. Nel periodo compreso tra il 1979 e il 1985 A._ ha diretto la riorganizzazione del suddetto istituto di credito dal profilo informatico, logistico e gestionale. Tra il settembre del 1986 e il febbraio del 1987 egli ha seguito il corso di formazione superiore per capi finanze organizzato dalla banca X._ a U._ dopo di che ha assunto la carica di responsabile del Private Banking della banca X._ a T._. Parallelamente a ciò, tra il 26 settembre e il 22 ottobre 1993, ha frequentato la Business School di Londra.
A. A._ ha frequentato le scuole dell'obbligo a U._. Nel 1963 è entrato alle dipendenze dell'istituto bancario X._ per svolgere l'apprendistato quale impiegato di commercio. Una volta ottenuto il relativo diploma federale, egli è rimasto nella banca svolgendo tra il 1967 e il 1973 svariate attività. Durante questo periodo ha inoltre frequentato i corsi per il conseguimento del diploma federale d'impiegato di banca, senza tuttavia conseguire l'attestato di studio finale. Tra il 1972 e il 1974 egli ha esercitato l'attività di gestore patrimoniale presso la banca Y._ di T._, facente parte del gruppo X._. Dal 1977 al 1978 è stato assistente del capo della succursale della banca X._ di T._, occupandosi tra l'altro anche di consulenza finanziaria alla clientela. Nel periodo compreso tra il 1979 e il 1985 A._ ha diretto la riorganizzazione del suddetto istituto di credito dal profilo informatico, logistico e gestionale. Tra il settembre del 1986 e il febbraio del 1987 egli ha seguito il corso di formazione superiore per capi finanze organizzato dalla banca X._ a U._ dopo di che ha assunto la carica di responsabile del Private Banking della banca X._ a T._. Parallelamente a ciò, tra il 26 settembre e il 22 ottobre 1993, ha frequentato la Business School di Londra.
B. Nel mese di aprile del 2001 A._ ha lasciato la banca X._. Il 9 maggio successivo ha domandato al Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il rilascio dell'autorizzazione per l'esercizio della professione di fiduciario finanziario. Il 28 agosto 2001 il Consiglio di vigilanza ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario si è pronunciato negativamente sull'istanza. Il 6 novembre 2001 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha quindi risolto di respingere la suddetta richiesta d'autorizzazione. Secondo il governo cantonale, A._ non dispone di un titolo di studio riconosciuto e non può beneficiare del regime transitorio istituito dall'art. 23a della legge ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario, del 18 giugno 1984 (LFid), non avendo esercitato l'attività di consulente finanziario ininterrottamente dal 1980, come richiesto da tale norma, bensì solo dal 1987. Questa decisione è poi stata confermata su ricorso con sentenza del 3 aprile 2002 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, il quale ha inoltre escluso che nel caso concreto fosse stata violata la garanzia costituzionale della libertà economica.
B. Nel mese di aprile del 2001 A._ ha lasciato la banca X._. Il 9 maggio successivo ha domandato al Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il rilascio dell'autorizzazione per l'esercizio della professione di fiduciario finanziario. Il 28 agosto 2001 il Consiglio di vigilanza ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario si è pronunciato negativamente sull'istanza. Il 6 novembre 2001 il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha quindi risolto di respingere la suddetta richiesta d'autorizzazione. Secondo il governo cantonale, A._ non dispone di un titolo di studio riconosciuto e non può beneficiare del regime transitorio istituito dall'art. 23a della legge ticinese sull'esercizio delle professioni di fiduciario, del 18 giugno 1984 (LFid), non avendo esercitato l'attività di consulente finanziario ininterrottamente dal 1980, come richiesto da tale norma, bensì solo dal 1987. Questa decisione è poi stata confermata su ricorso con sentenza del 3 aprile 2002 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, il quale ha inoltre escluso che nel caso concreto fosse stata violata la garanzia costituzionale della libertà economica.
C. Il 10 maggio 2002 A._ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico con il quale chiede l'annullamento di tale sentenza cantonale e il conseguente rinvio degli atti al Tribunale amministrativo ticinese per un nuovo giudizio. Censura la violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) e della libertà economica (art. 27 Cost.).
Chiamato ad esprimersi il Tribunale amministrativo ha rinunciato a formulare delle osservazioni in merito al gravame. Dal canto suo il Consiglio di Stato ticinese, e per esso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, postula che il ricorso sia respinto.

## Considerations

Diritto:
1. Il ricorso di diritto pubblico, fondato sulla pretesa violazione dei diritti costituzionali del cittadino ed esperito tempestivamente contro una decisione emanata da un'autorità di ultima istanza cantonale in materia di autorizzazione all'esercizio della professione di fiduciario nel Cantone Ticino (art. 8a LFid e art. 60 cpv. 1 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 [PAmm]), è, in linea di principio, ammissibile giusta gli art. 84 cpv. 1 lett. a, nonché 86 e segg. OG. La legittimazione del ricorrente, colpito dal giudizio impugnato nei suoi interessi giuridicamente protetti, è pacifica e non dà adito a dubbi (art. 88 OG).
1. Il ricorso di diritto pubblico, fondato sulla pretesa violazione dei diritti costituzionali del cittadino ed esperito tempestivamente contro una decisione emanata da un'autorità di ultima istanza cantonale in materia di autorizzazione all'esercizio della professione di fiduciario nel Cantone Ticino (art. 8a LFid e art. 60 cpv. 1 della legge ticinese di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 [PAmm]), è, in linea di principio, ammissibile giusta gli art. 84 cpv. 1 lett. a, nonché 86 e segg. OG. La legittimazione del ricorrente, colpito dal giudizio impugnato nei suoi interessi giuridicamente protetti, è pacifica e non dà adito a dubbi (art. 88 OG).
2. Con la legge sull'esercizio delle professioni di fiduciario, il legislatore cantonale ha sottoposto al regime autorizzativo l'accesso alle attività di fiduciario commercialista, di fiduciario immobiliare e di fiduciario finanziario, svolte per conto di terzi a titolo professionale nel Cantone Ticino (art. 1 cpv. 1 LFid). L'autorizzazione è rilasciata dal Consiglio di Stato all'istante che adempie i requisiti posti all'art. 8 cpv. 1 LFid: tra questi figurano il possesso di un titolo di studio riconosciuto ai sensi degli art. 10 segg. LFid e l'assolvimento di un periodo di pratica biennale in Svizzera nel rispettivo ramo (art. 8 cpv. 1 lett. e LFid).
La legge prevede tuttavia alcune eccezioni al suddetto obbligo autorizzativo. Per quanto qui più interessa va rilevato che non sono tenuti a chiedere un permesso i collaboratori e le persone con compiti gestionali di banche, casse di risparmio e società finanziarie se questi istituti sono interamente soggetti alla legge federale sulle banche e le casse di risparmio, dell'8 novembre 1934 (LBCR; RS 952.0), per l'attività svolta nell'ambito dei medesimi istituti (art. 4 cpv. 1 lett. b LFid).
Giusta l'art. 23 cpv. 3 LFid, le persone che al 1° gennaio 1985 - data in cui è entrata in vigore la legge - pur essendo sprovviste dei necessari titoli di studio esercitavano da almeno cinque anni e a titolo principale attività fiduciarie, potevano richiedere entro il 31 dicembre del medesimo anno di essere ammesse all'esercizio della professione.
Nel 1988 il legislatore ticinese ha quindi introdotto nella legge l'art. 23a LFid in virtù del quale le persone non soggette ad autorizzazione a norma dell'art. 4 cpv. 1 lett. b, c e d possono chiedere in ogni tempo l'autorizzazione prevista dall'art. 23 cpv. 3 LFid a condizione che al 1° gennaio 1985 avevano esercitato da almeno cinque anni e a titolo principale la professione di fiduciario per la quale chiedono l'autorizzazione e l'abbiano continuata senza interruzione fino all'introduzione della domanda.
Nel 1988 il legislatore ticinese ha quindi introdotto nella legge l'art. 23a LFid in virtù del quale le persone non soggette ad autorizzazione a norma dell'art. 4 cpv. 1 lett. b, c e d possono chiedere in ogni tempo l'autorizzazione prevista dall'art. 23 cpv. 3 LFid a condizione che al 1° gennaio 1985 avevano esercitato da almeno cinque anni e a titolo principale la professione di fiduciario per la quale chiedono l'autorizzazione e l'abbiano continuata senza interruzione fino all'introduzione della domanda.
3. 3.1 Il Tribunale amministrativo, dopo avere rilevato che il ricorrente non possiede nessuno dei titoli di studio previsti dall'art. 12 LFid per l'esercizio della professione di fiduciario finanziario, ha considerato che questi non adempie neppure le condizioni straordinarie previste dall'art. 23a LFid, in quanto, se è incontestato che egli a partire dal 1986 ha esercitato all'interno della banca X._ attività assimilabili a quelle di un fiduciario finanziario, la medesima cosa non può essere detta per il periodo compreso tra il 1980 e il 1985, durante il quale l'insorgente si è essenzialmente occupato di problemi logistici e organizzativi, curando in particolare l'introduzione dei sistemi informatici nei settori dell'amministrazione di titoli, borsa e portfolio management system. Fatto questo che non gli ha permesso di fungere da immediato supporto ad una cerchia indeterminata di clienti, come impone il ruolo di fiduciario (art. 1 cpv. 1 LFid). I giudici cantonali hanno poi ritenuto che l'art. 23a LFid era stato applicato nell'occasione senza violare la libertà economica dell'insorgente.
3.2 Con il presente gravame A._ si oppone ai suddetti argomenti e rimprovera alla Corte cantonale di avere avanzato un giudizio lesivo tanto del divieto d'arbitrio, quanto della libertà economica. Innanzitutto contesta che per la qualifica dell'attività di fiduciario sia determinante il contatto con la clientela: considera assurdo che chi ha rivestito un ruolo dirigenziale all'interno di una banca per molti anni non debba essere equiparato, dal profilo dell'attività svolta, al suo funzionario subalterno. In secondo luogo afferma che, dal momento che la legge ticinese sui fiduciari prevede l'esenzione dall'obbligo di ottenere un'autorizzazione per le persone che fruiscono di una certa preparazione e che sono assoggettate a delle leggi federali che ne garantiscono l'affidabilità, non vi sarebbe alcun valido motivo per non tenere conto della notevole esperienza che egli ha potuto accumulare durante i molti anni passati alla testa del Privat Banking della banca X._ di T._. Sostiene poi che l'art. 23a LFid sancisce una regola discriminatoria in quanto favorirebbe le persone che, seppur sprovviste di un titolo riconosciuto, hanno esercitato la professione di fiduciario a partire dal 1980 sino al 1988 rispetto a chi, nelle medesime condizioni, ha svolto la stessa attività successivamente a questo periodo. Infine si richiama alle varie normative federali esistenti volte a disciplinare il settore finanziario per mettere in dubbio la costituzionalità della normativa cantonale in questione.
3.2 Con il presente gravame A._ si oppone ai suddetti argomenti e rimprovera alla Corte cantonale di avere avanzato un giudizio lesivo tanto del divieto d'arbitrio, quanto della libertà economica. Innanzitutto contesta che per la qualifica dell'attività di fiduciario sia determinante il contatto con la clientela: considera assurdo che chi ha rivestito un ruolo dirigenziale all'interno di una banca per molti anni non debba essere equiparato, dal profilo dell'attività svolta, al suo funzionario subalterno. In secondo luogo afferma che, dal momento che la legge ticinese sui fiduciari prevede l'esenzione dall'obbligo di ottenere un'autorizzazione per le persone che fruiscono di una certa preparazione e che sono assoggettate a delle leggi federali che ne garantiscono l'affidabilità, non vi sarebbe alcun valido motivo per non tenere conto della notevole esperienza che egli ha potuto accumulare durante i molti anni passati alla testa del Privat Banking della banca X._ di T._. Sostiene poi che l'art. 23a LFid sancisce una regola discriminatoria in quanto favorirebbe le persone che, seppur sprovviste di un titolo riconosciuto, hanno esercitato la professione di fiduciario a partire dal 1980 sino al 1988 rispetto a chi, nelle medesime condizioni, ha svolto la stessa attività successivamente a questo periodo. Infine si richiama alle varie normative federali esistenti volte a disciplinare il settore finanziario per mettere in dubbio la costituzionalità della normativa cantonale in questione.
4. La libertà economica garantita dall'art. 27 Cost. protegge ogni attività economica privata esercitata a titolo professionale e volta al conseguimento di un guadagno o di un reddito (DTF 128 I 3 consid. 3a). La professione di fiduciario - nel senso inteso dalla legge quì applicabile - beneficia quindi, in linea di principio, della citata garanzia costituzionale. Come tutte le libertà fondamentali, anche la quella in rassegna non è assoluta, ma può essere soggetta a restrizioni, secondo le condizioni previste dall'art. 36 Cost. La giurisprudenza ha comunque escluso la possibilità di apportare delle limitazioni alla libertà in parola, basate su ragioni di politica economica, ossia di adottare delle misure che intervengono nel gioco della libera concorrenza per favorire certi rami di attività lucrativa e per dirigere l'attività economica secondo un piano prestabilito (DTF 125 I 431 consid. 4b; 121 I 129 consid. 3b).
Per prassi, il fatto di esigere il rilascio di un'autorizzazione per poter esercitare una determinata professione costituisce una restrizione grave della libertà di commercio e d'industria (DTF 123 I 212 consid. 3a con rinvii). Analoga conclusione deve essere tratta anche nel caso di specie, dove, come si è detto, la vertenza concerne il mancato rilascio di un'autorizzazione per l'esercizio dell'attività di fiduciario finanziario. In questi casi il Tribunale federale esamina liberamente l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale (DTF 118 Ia 175 consid. 2a). È inoltre sempre con pieno potere cognitivo che esso valuta se l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale sia conforme alla libertà di commercio e di industria (DTF 122 I 236 consid. 4a, 120 Ia 67 consid. 3b con rinvii). In simili circostanze la censura d'arbitrio sollevata dall'insorgente in relazione all'interpretazione e all'applicazione da parte dei giudici cantonali dell'art. 23a LFid, non ha nel presente ambito nessuna portata propria.
Per prassi, il fatto di esigere il rilascio di un'autorizzazione per poter esercitare una determinata professione costituisce una restrizione grave della libertà di commercio e d'industria (DTF 123 I 212 consid. 3a con rinvii). Analoga conclusione deve essere tratta anche nel caso di specie, dove, come si è detto, la vertenza concerne il mancato rilascio di un'autorizzazione per l'esercizio dell'attività di fiduciario finanziario. In questi casi il Tribunale federale esamina liberamente l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale (DTF 118 Ia 175 consid. 2a). È inoltre sempre con pieno potere cognitivo che esso valuta se l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale sia conforme alla libertà di commercio e di industria (DTF 122 I 236 consid. 4a, 120 Ia 67 consid. 3b con rinvii). In simili circostanze la censura d'arbitrio sollevata dall'insorgente in relazione all'interpretazione e all'applicazione da parte dei giudici cantonali dell'art. 23a LFid, non ha nel presente ambito nessuna portata propria.
5. 5.1 Nel caso di specie è pacifico che il ricorrente non dispone dei diplomi previsti dall'art. 12 LFid. La sua posizione deve dunque essere esaminata alla luce dell'art. 23a LFid. Sennonché egli non adempie le condizioni poste da quest'ultima norma per potere beneficiare dell'autorizzazione litigiosa. In effetti nei cinque anni che hanno preceduto l'entrata in vigore della legge cantonale sui fiduciari, egli non ha svolto a titolo principale un'attività paragonabile a quella di un fiduciario, così come inteso dall'art. 7 LFid: emerge dagli atti che dal 1° ottobre 1976 al 31 marzo 1987 egli è stato attivo presso il Dipartimento Servizi della succursale di T._ della banca X._, occupandosi essenzialmente di questioni organizzative, logistiche ed informatiche. Il che, come rettamente rilevato dall'autorità cantonale, non costituisce affatto un'attività fiduciaria svolta per conto di terzi in campo finanziario. Durante il periodo in questione il ricorrente non si è infatti occupato né di consulenza negli investimenti, né di gestione patrimoniale. Da questo punto di vista può dunque rimanere aperta la questione di sapere se, come sostenuto nel gravame, la posizione di chi agisce con compiti dirigenziali sia paragonabile a quella dei suoi subalterni che operano a diretto contatto con la clientela.