# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 28a291dd-8f2b-507d-a90d-6125e3654b04
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore
L’imputato è giunto in Svizzera il 26 novembre 2010, a _, dove ha inoltrato una richiesta d’asilo. IM 1 in detta occasione non ha esibito alcun documento di legittimazione, che del resto non si è premurato di far pervenire alle Autorità nemmeno durante l’inchiesta, per cui ad oggi sulla sua identità non vi è alcuna certezza.
IM 1 è stato assegnato al Canton _. La sua domanda d’asilo è sfociata in una decisione di non entrata in materia emanata il 29 aprile 2011 dall’Ufficio federale della migrazione (UFM) e cresciuta in giudicato in data 11 maggio 2011 (AI 17.a).
In merito alla sua vita anteriore, IM 1 ha fornito informazioni discordanti. In occasione dell’interrogatorio del 2 dicembre 2010 presso il Centro di registrazione di _ (AI 17.a), ha riferito di essere nato a _ (_) il _. Suo padre sarebbe deceduto nel 1996. Sua madre vivrebbe con suo fratello maggiore in _. Sua sorella vivrebbe anch’essa in _. Avrebbe altri familiari in detto Paese ma nessun parente in paesi terzi. Avrebbe frequentato le scuole elementari e medie, per un totale di 11 anni. In seguito avrebbe appreso la formazione di meccanico. Dal 1996 al 2004 avrebbe quindi lavorato come meccanico in _.
Nel 2000 si sarebbe trasferito da _ a _, dove avrebbe vissuto fino a quando, il 7 luglio 2007, si è trasferito in _. Qui si sarebbe stabilito a _, dove avrebbe lavorato per circa due anni nell’agricoltura fino a quando è arrivato in Svizzera.
Agli inquirenti del Canton _ IM 1 ha invece riferito di avere un fratello, mentre altri due fratelli sarebbero deceduti in un incidente d’auto quando lui aveva circa 13 anni. Avrebbe frequentato la scuola per 8 anni e avrebbe concluso con successo la formazione di meccanico. Fino al ventesimo anno di età avrebbe vissuto in _, a _. In seguito si sarebbe trasferito in _, dove avrebbe vissuto per 4 anni, prima di venire in Svizzera (VI PG 05.04.2011).
Al Procuratore pubblico IM 1 ha dichiarato:
"
Come detto sono richiedente d’asilo. Ho un fratello in _. Mia madre e mio padre sono morti. Di formazione sono meccanico. La mia ragazza, cittadina _, che ho conosciuto sul posto di lavoro, è incinta.”
(VI PP 10.06.2011, AI 3, pag. 7).
Al dibattimento l’imputato ha invece dichiarato di non avere frequentato le scuole dell’obbligo, pur riconoscendo di saper leggere e scrivere l’italiano e saper leggere il _ e il _.
Sua madre sarebbe deceduta nove mesi fa. Avrebbe un fratello che vive in _ nonché un fratello e una sorella residenti in _. Inoltre avrebbe uno zio che abita in _.
Ha confermato di avere una compagna, cittadina _ che avrebbe un figlio di un anno, precisando però di non essere il padre di questo bambino (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 2).
A fronte di queste dichiarazioni forza è constatare che IM 1 non solo non ha fornito alcuna certezza in merito alla sua identità ma non ha dato nemmeno una versione univoca della sua situazione famigliare e del suo vissuto.
2. Precedenti penali
Nel breve periodo in cui ha soggiornato in Svizzera l’imputato ha interessato a più riprese la giustizia (AI 2).
Con decreto d’accusa del 22 gennaio 2011 della Staatsanwaltschaft _ - _ (AI 39) è stato condannato per furto, impedimento di atti dell’autorità e vie di fatto alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da fr. 30.-- cadauna, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 500.--.
Con decreto d’accusa del 13 aprile 2011 della Staatsanwaltschaft _ - _ (AI 12) IM 1 è stato condannato per ricettazione, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, danneggiamento, furto di poca entità ed entrata illegale alla pena detentiva di 6 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 200.--.
In _ l’imputato è formalmente incensurato (AI 15), sebbene egli stesso abbia dichiarato di avere precedenti “
per questioni legate all’immigrazione
” (VI PP 10.06.2011, AI 3, pag. 4).
A dire dell’imputato egli avrebbe inoltre precedenti “
legati a debiti con lo Stato
” anche nel suo paese d’origine (VI PP 10.06.2011, AI 3, pag. 4).
3. Circostanze dell’arresto
Dal rapporto di arresto provvisorio stilato dalla Polizia cantonale in data 9 giugno 2011 risulta che “
in data 08.06.2011 ore 05:30 a _ presso il negozio di alimentari _ “_” è avvenuta una rapina. L’autore dopo avere spraiato il peperoncino negli occhi della cassiera, si impossessava del fondo cassa e si allontanava in direzione di _ a bordo della vettura Subaru targata _. Giunto presso la discarica di _, perdeva il controllo del mezzo e fuoriusciva dalla carreggiata terminando nel campo. In seguito si dileguava nel bosco sotto montagna
” (AI 1, pag. 3).
Sempre il 9 giugno 2011, alle ore 23.15 “
... veniva richiesto il nostro intervento per una persona sospetta che si trovava presso il bar _ di _. Giunti sul posto si aveva modo di effettuare il controllo dell’individuo, successivamente identificato nella persona di IM 1. Dalla perquisizione personale venivano rinvenute, all’interno del marsupio che portava a tracolla davanti, diverse banconote e moneta varia per un ammontare di 2256.20 CHF + 21.60 € + 1 $ e un coltello
” (AI 1, pag. 2).
IM 1 veniva quindi arrestato e tradotto presso gli uffici della Polizia. L’esame tossicologico delle urine dava esito positivo alla cannabis (AI 31, all. 7). La prova etanografica eseguita alle ore 01.10 dava esito positivo nella misura dello 0.36 per mille (AI 1, all. 1, pag. 3).
Nel primo verbale d’interrogatorio IM 1 dichiarava alla PG di essere arrivato in Ticino proveniente da _ con un’auto rubata ma di non ricordare nulla di quanto avvenuto in Ticino perché aveva consumato stupefacenti (VI PG 09.06.2011, AI 1, all. 1).
Tuttavia già nel corso del successivo verbale di interrogatorio (VI PG 09.06.2011, AI 31, all. 5) e poi anche davanti al Procuratore pubblico (VI PP 10.06.2011, AI 3) IM 1 ammetteva di essere l’autore della rapina perpetrata ai danni del negozio _ di _.
Nel frattempo gli inquirenti avevano sottoposto alla vittima della rapina e ai diversi testimoni che quella mattina lo avevano visto, una serie di fotografie tra le quali quella di IM 1. Diverse persone tra cui la commessa del negozio, ACPR 5 (cliente che uscendo dal negozio _ aveva incrociato l’imputato mentre vi entrava), _ (che lo aveva incrociato mentre scappava a piedi dopo la rapina), _ (che verso le 06.30 lo aveva visto in sella ad una bicicletta nel piazzale del ristorante _ Bar di _) e _ (che si trovava con _ quella mattina sul piazzale del ristorante _ Bar) riconoscevano IM 1 anche se non con assoluta certezza.
Sulla scorta delle ammissioni dell’imputato, delle dichiarazioni dei testimoni, del pericolo di fuga, del pericolo di collusione e inquinamento di prove nonché del pericolo di recidiva, il Procuratore pubblico inoltrava istanza di carcerazione preventiva, che veniva accolta dal Giudice dei provvedimenti coercitivi in data 11 giugno 2011.
4. Rapina e reati collegati
4.1.
La cassiera del negozio _ ACPR 1, 26 anni, interrogata subito dopo i fatti, ha così riferito della rapina di cui è stata vittima:
"
Verso le 05:20 quando in negozio non c’era nessuno è entrato un uomo, io ero dietro al bancone. Lui è andato verso il frigo ed ha preso uno yogurt da bere, è venuto al bancone dove c’è la cassa e mi ha pagato in Euro. Non mi ha chiesto niente, non ha detto niente. Mi ha dato 20 Euro ed io ho guardato un nostro appunto dove vengono indicati i cambi. Infatti gli ho dato il resto in CHF per il corrispettivo che ora non ricordo. Lo yogurt costa 2.20 CHF.
Lui ha messo via i soldi, il resto, mi pare li ha messi in tasca senza estrarre un portamonete.
Adesso non so ben spiegare come si sono svolte le cose, ma per un motivo che non so spiegare io ho abbassato lo sguardo, non so dire cosa stessi guardando però lui mi ha detto “Hei” come per attirare la mia attenzione. Quando l’ho guardato mi ha spruzzato in faccia con uno spray di quelli che bruciano tantissimo. Non so dire se fosse al peperoncino o altro, perché non avevo mai provato una sensazione simile. Mi ha colpito agli occhi, naso, bocca, su tutta la faccia. Non vedevo più nulla, non riuscivo più ad aprire gli occhi.
Mi ha spruzzato a distanza ravvicinata, se fisicamente eravamo ad una distanza di 1 metro (calcolando il bancone tra di noi) lui è venuto avanti con il braccio e mi ha spruzzato. Lo spray era proprio vicino alla mia faccia. È stato tutto molto veloce. Dopo il suo “Hei”, ho visto solo una bomboletta forse nera, comunque scura ed il getto... poi il dolore.
Ho cominciato ad avere paura. Ho cominciato a pensare che avesse con sé delle altre armi. Mi sentivo debole mi sono dovuta inginocchiare, e ricordo che ero in ginocchio appoggiata al bancone del formaggio. Tenevo le mani in faccia perché mi bruciavano gli occhi, oltretutto ho le lenti a contatto quindi era un problema ulteriore.
Io piangevo, lui mi diceva “scht scht” per stare zitta. Ma non stavo urlando, piangevo. Non diceva niente. Sentivo che si spostava e cercava di aprire la cassa. Sentivo il rumore dei tasti della cassa che venivano premuti.
Non riusciva ad aprire la cassa credo poiché aveva girato la chiave presente sull’apparecchio. Sentivo che c’era il sistema degli scontrini che girava ma la cassa non si apriva. Dopo poco, accorgendosi che non riusciva ad aprirla, mi diceva “apri apri”. Io senza vedere nulla ho provato ad aprirgli la cassa, cercavo di aprire gli occhi ogni tanto, ma il dolore era fortissimo. Mi sono accorta che la chiave della cassa era stata girata in modo che la cassa rimaneva chiusa. Quindi ho girato la chiave. Ho provato ad aprire ma non ci riuscivo.
Premetto che per aprire la cassa bisogna far fare mezzo giro (due “tac”) alla chiave verso destra, e poi si schiaccia un bottone e si apre. Lui deve aver girato la chiave al contrario e non riuscivo più ad aprirla.
Ero in panico. Avevo il terrore che lui pensasse che io non volevo aprirgli la cassa, mentre in realtà non ci riuscivo proprio. Aprendo gli occhi mi sono accorta che aveva messo di nuovo una mano in tasca ed avevo paura che potesse ferirmi con un’altra arma. Non sapevo davvero cosa aspettarmi.
Ho deciso quindi di aprire la cassa da sotto. C’è la possibilità con una piccola leva sotto la cassa, di azionarla e permettere l’apertura del cassetto.
Ci sono riuscita. E mi sono subito spostata e mi sono messa a terra.
Mi bruciavano gli occhi, mi sentivo debole, piangevo, ero terrorizzata.
Ho sentito che prendeva i soldi e poi più nulla. Mi sono rialzata ed ho aperto una volta gli occhi, ma faceva male. Ho visto l’uomo uscire ed un cliente entrare. Il rapinatore, dal colpo d’occhio che gli ho dato in quel momento stava uscendo in tutta tranquillità come se nulla fosse successo. Io vedendo che c’era un cliente che entrava mi sono sentita più salva, ed ho cercato di fargli segno verso l’uomo che stava uscendo. Non riuscivo a parlare. Lui è uscito e poi è rientrato e mi ha detto che non era riuscito a prendere il numero di targa, ma mi pare che mi ha detto che era una macchina targata _ o _. Nel frattempo altri clienti sono arrivati al negozio. Uno di loro ha chiamato la polizia ...”
(VI PG 08.06.2011, AI 31, all. 8, pagg. 2-3).
4.2.
IM 1 ha integralmente confermato il racconto della vittima (VI PP 10.06.2011, AI 3, pag. 6; verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 3).
Ha dichiarato che la sera prima della rapina si trovava a _ ed era ubriaco. In un parcheggio vedeva arrivare una Subaru e notava che il conducente si allontanava lasciando l’auto aperta con le chiavi inserite (circostanza confermata dal proprietario dell’auto, ACPR 3, cfr. VI PG 11.06.2011, AI 31, all. 15, pag. 2). Decideva quindi di rubare l’auto e - nonostante non avesse la patente - si metteva alla guida della Subaru. Dopo aver consumato della sostanza stupefacente (a suo dire hashish e cocaina) alla guida del veicolo sottratto raggiungeva il Ticino. Giunto all’altezza di _ usciva dall’autostrada e si fermava presso un negozio per comprare qualcosa da bere. Entrava quindi nel negozio portando con sè una bomboletta spray che aveva trovato in auto. All’interno del negozio, prendeva una bevanda e, dopo aver pagato, mentre aspettava il resto, decideva di commettere la rapina sopra descritta.
Uscito dal negozio l’imputato si rimetteva alla guida dell’auto. Poco dopo perdeva il controllo del veicolo e usciva di strada. Decideva quindi di abbandonare il veicolo e di continuare la fuga a piedi. Lungo la strada si impossessava di una bicicletta con la quale proseguiva per un breve tratto e che poi abbandonava. Poco lontano sottraeva una seconda bicicletta che abbandonava prima di addentrarsi nel bosco, dove sotto una roccia trovava riparo dalla pioggia e si addormentava. Al risveglio si recava presso un vicino ristorante dove ordinava da bere (whisky) e dove in seguito veniva arrestato.
4.3.
La refurtiva della rapina, ammontante secondo la titolare del negozio _ (almeno) a fr. 1'539.30, è stata ritrovata sulla persona dell’imputato al momento del fermo e, con il suo consenso, restituita all’accusatore privato. Sulla sua persona è stato inoltre rinvenuto un coltellino apribile con una sola mano.
Nei dintorni del negozio _ la Polizia ha pure rinvenuto una borsetta contenete diversi oggetti e meglio un portadocumenti in pelle di coccodrillo marrone, due block notes, un porta spray in pelle nero, tre lucchetti e 6 chiavi per lucchetti, un metro, due pinze, un cacciavite, tre polsiere, un paio di occhiali protettivi, un flacone e due accendini.
L’imputato ha riconosciuto detti oggetti come quelli che si trovavano all’interno del veicolo che aveva sottratto e che aveva gettato dal finestrino dopo aver commesso la rapina (VI PG 16.06.2011, AI 31, all. 6, pagg. 3-4).
Il proprietario dell’auto, signor ACPR 3, ha confermato la proprietà di tutti questi oggetti, incluso lo spray ed il coltellino, precisando che gli stessi si trovavano all’interno della Subaru che gli era stata rubata (VI PG 11.06.2011, AI 31, all. 16, pag. 3).
L’auto ed i menzionati oggetti, fatta eccezione per il coltellino che è stato sequestrato, sono quindi stati tutti restituiti al legittimo proprietario.
4.4.

## Considerations

I fatti sopra descritti configurano in diritto - a non averne dubbio - il reato di rapina, per cui il punto 1. dell’atto d’accusa viene integralmente confermato.
Pure pacifica la realizzazione dei reati di cui ai punti 2.16, 3.1, 3.2, 7., 8., 9. e 11. dell’atto d’accusa.
5. Furti e reati connessi
5.1.
L’atto d’accusa imputa ad IM 1 numerosi episodi di furto, in due casi tentati, commessi nel periodo marzo/maggio 2011 nel Canton _ e nel Canton _ (punti da 2.1 a 2.15).
Al dibattimento il Procuratore pubblico ha precisato che i punti 2.1, 2.2 e 2.6 dell’atto d’accusa sono da considerarsi furti di poca entità (verbale del dibattimento pag. 3).
5.2.
La maggior parte di questi furti e meglio il furto di generi alimentari commesso ai danni del negozio ACPR 12 di _ il 1. marzo 2011 (punto 2.1 AA), il furto di una bottiglietta d’acqua commesso ai danni del chiosco gestito da _ presso la _ di _ il 30 aprile 2011 (punto 2.6 AA), la serie di furti, di cui uno tentato, commessi nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2011 nel posteggio dello _ di _ (punti da 2.8 a 2.14 AA) e i relativi reati di danneggiamento (punti da 4.3 a 4.9 AA) e violazione di domicilio (punto 5.1 AA) nonché il furto di un portafogli commesso il 28 maggio 2011 a _ (punto 2.15 AA) sono pacifici ed incontestati, essendo stati ammessi dall’imputato già in sede predibattimentale.
5.3.
Al dibattimento l’imputato ha poi riconosciuto di essere anche l’autore di alcuni episodi di cui in sede d’inchiesta aveva negato la paternità, ammettendo il furto di tre magliette a danno del negozio ACPR 13 commesso il 2 aprile 2011 a _ (punto 2.2 AA) e il tentato furto (punto 2.7 AA) nonché il relativo danneggiamento (punto 4.2 AA) perpetrati il 21 maggio 2011 a _ a danno di _ (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale dibattimentale, pag. 4).
5.4.
Per contro, IM 1 ha negato anche al dibattimento di aver commesso i furti di cui ai punti 2.3, 2.4 e 2.5 dell’atto d’accusa.
5.4.1.
In relazione alla prima di dette imputazioni contestate dall’imputato, segnatamente in merito al furto ai danni dello _ del 13/14 aprile 2011 (punto 2.3 AA), IM 1 ha ammesso di essere stato, la mattina del 14 aprile 2011 verso le ore 08.00, proprio in quel luogo, dove ha sottratto due Red Bull che si trovavano in un cartone posato a terra di fianco allo _, che a quell’ora era ancora chiuso. Ha invece negato categoricamente di essere entrato all’interno dello _ commettendo il furto di cui al punto 2.3, il danneggiamento di cui al punto 4.1 e la violazione di domicilio di cui al punto 5.3 dell’atto d’accusa.
Al dibattimento l’imputato ha ribadito di non essere “
mai entrato all’interno della tenda che si vede sulla prima fotografia di cui all’allegato n. 1 dell’inc. H che mi viene mostrata
” (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 5).
IM 1 non ha però saputo spiegare il rinvenimento del suo profilo DNA estratto da un’impronta della fronte rinvenuta sul plexiglass frantumato, all’interno dello _. Al Riguardo si è infatti limitato a domandare - emblematicamente - “
come fanno a trovare il mio DNA se non ci sono mai entrato?
” (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale dibattimentale, pag. 5).
La Corte, sulla base del riscontro oggettivo costituito dal DNA dell’imputato che comprova incontrovertibilmente che IM 1, al contrario di quanto asserito, è entrato all’interno dello _, lo ha riconosciuto autore anche di questo furto (oltre che dei reati connessi) che ha fruttato un cospicuo bottino di denaro contante, sigarette e bevande per un valore complessivo di fr. 1'958.--.
Di conseguenza i punti 2.3, 4.1 e 5.3 dell’atto d’accusa sono stati confermati.
5.4.2.
In relazione ai furti di cui ai punti 2.4 e 2.5 dell’atto d’accusa, la Corte non ha invece ravvisato sufficienti elementi probatori a carico di IM 1 e, nel dubbio, lo ha quindi prosciolto dagli stessi.
5.5.
Nonostante IM 1 abbia ammesso di essere l’autore del furto commesso a danno di ACPR 14 in data 28 maggio 2011 (punto 2.15 AA) ha tuttavia sempre negato di essere il responsabile del danneggiamento dell’autovettura del signor ACPR 14 (punto 4.10 AA), dichiarando che “
io sono uscito dalla discoteca e passando vicino all’auto ho visto che il finestrino era rotto e ho infilato la mano all’interno e ho rubato il borsellino
” (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 5).
La Corte non ha ravvisato alcun valido motivo per il quale IM 1, che ha ammesso di essere l’autore del furto (con una consistente refurtiva), avrebbe dovuto mentire sul danneggiamento all’autovettura, motivo per cui, in difetto di elementi probatori contrari, lo ha prosciolto dalla relativa imputazione.
6. Ripetuta violazione di domicilio
IM 1 ha ammesso durante l’inchiesta e anche in aula (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 6) tutti i fatti descritti al punto 5. dell’atto d’accusa, riconoscendo di essere entrato in quei luoghi nonostante fosse a conoscenza di essere stato diffidato ad accedervi, per cui anche questo punto dell’atto d’accusa deve essere confermato.
7. Infrazione alla LF sugli stranieri
IM 1 ha dichiarato al Procuratore pubblico e ha confermato in aula che dopo il suo arrivo in Svizzera, a partire dal marzo 2011, ha lavorato per due mesi e mezzo come meccanico in un garage, senza essere in possesso del visto necessario per i cittadini _ nel caso di esercizio di attività lucrativa (VI PP 10.06.2011, AI 3, pag. 3; verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale dibattimentale, pag. 6). Così facendo, egli si è reso autore colpevole oltre che di attività lucrativa senza autorizzazione (art. 115 cpv. 1 lett. c LStr), anche di soggiorno illegale in Svizzera (art. 115 cpv. 1 lett. b LStr). Di conseguenza il punto 6. dell’atto d’accusa è stato confermato.
8. Contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
Pacifica infine anche l’imputazione di cui al punto 10. dell’atto d’accusa, essendo IM 1 stato trovato in possesso, ad _ il 3 aprile 2011, di 0,9 grammi di cocaina, 1 grammo ed un joint di marijuana, ed avendo inoltre dichiarato un consumo dal momento del suo arrivo in Svizzera, di circa 250 grammi di cocaina, 500 grammi di marijuana ed un imprecisato quantitativo di hashish (VI PP 04.08.2011, AI 25, pag. 3).
9. Colpa e pena
Nella commisurazione della pena la Corte ha ritenuto la colpa di IM 1 oggettivamente e soggettivamente grave per la reiterazione nel delinquere con il passaggio graduale a reati sempre più gravi, ovvero dai furti di lieve entità a quelli nelle auto fino alla rapina, per commettere la quale l’accusato non si è limitato a minacciare la commessa con la bomboletta spray ma, senza saper bene cosa la stessa contenesse (avendola trovata nell’auto rubata per venire in Ticino), l’ha usata spraiando il contenuto in faccia alla commessa, negli occhi, a distanza ravvicinata al fine di neutralizzarla per potersi appropriare del denaro dalla cassa. IM 1 ha spaventato a morte la giovane vittima causandole in più un dolore fisico importante per la forte irritazione agli occhi che le ha provocato. L’accusato ha dimostrato inoltre una notevole mancanza di scrupoli quando, senza nessuna pietà per la giovane donna che accecata e piangente era inginocchiata a terra dal dolore, le ha intimato ripetutamente, non riuscendo lui a farlo, di aprire la cassa, perseguendo fino in fondo il suo obiettivo senza remore di sorta.
Grave è ancora che IM 1, poco tempo dopo da che è arrivato in Svizzera, il 26 novembre 2010, ha subito interessato le Autorità penali, vero è che già il 22 gennaio 2011 veniva emessa a suo carico la prima condanna per furto, impedimenti di atti dell’autorità e vie di fatto. Dopo pochi mesi, il 13 aprile 2011, segue la seconda condanna per ricettazione, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, danneggiamento, furto di poca entità ed entrata illegale.
L’accusato con la ripetuta commissione di reati ha dimostrato di non avere alcun rispetto del Paese che lo ospita e delle sue regole, piccole o grandi che siano: fa semplicemente ciò che vuole e quando vuole, si sposta dove e meglio crede, dorme dove vuole, fa uso quando ne ha voglia di stupefacenti, abusa di alcool, ruba, danneggia, commette furti d’uso, guida senza patente, commette violazioni di domicilio in urto alle ripetute diffide emesse nei suoi confronti (da quelle dei grandi magazzini a quelle dei centri asilanti), raggiungendo poi l’apice con la commissione della rapina presso il negozio _.
La colpa dell’accusato è grave per l’impressionante facilità che dimostra nella reiterazione del reato, incurante dei decreti d’accusa che gli sono stati notificati ed incurante dei fermi e degli interrogatori cui è stato sottoposto che hanno preceduto il suo arresto.
Grave è infine che l’imputato non si sia adoperato in alcun modo per procurarsi un documento d’identità tale da permettere alle Autorità svizzere di accertare in modo ufficiale le sue generalità adducendo al riguardo giustificazioni poco convincenti che ingenerano il dubbio che la mancanza di un documento valido ed autentico sia intenzionale e volto ad impedire alle Autorità svizzere il suo eventuale rimpatrio.
A suo favore la Corte ha comunque considerato che egli è giunto in aula confesso per quanto riguarda la rapina (anche se va detto che era stato riconosciuto dalla vittima e da altri testimoni che quella mattina lo avevano incrociato) e la maggior parte degli altri reati imputatigli e che al dibattimento ha poi ammesso ulteriori due furti che in corso d’inchiesta aveva negato.
La Corte, nel dubbio, ha riconosciuto all’accusato di aver commesso i reati ascrittigli in stato di leggera scemata imputabilità, avendo egli dichiarato di essere stato sotto l’influsso di alcol e/o stupefacenti, ciò che trova riscontro nel ritrovamento sulla sua persona, il 3 aprile 2011, di cocaina e marijuana nonché nell’esito positivo dell’esame tossicologico delle urine e del test dell’alcol effettuati il 21 maggio 2011 e al momento dell’arresto dopo la rapina di _.
Tutto ciò considerato e tenuto altresì conto del carcere preventivo sofferto, la Corte ha ritenuto equa una pena detentiva di 24 mesi a valere quale pena parzialmente aggiuntiva a quelle di cui ai decreti d’accusa del 22 gennaio 2011 e del 13 aprile 2011.
La pena detentiva deve essere espiata in quanto non sussistono le circostanze particolarmente favorevoli esatte dall’art. 42 cpv. 2 CP, norma che viene in considerazione per la condanna a sei mesi inflittagli il 13.04.2011. IM 1 non solo non ha tratto alcun insegnamento dalle precedenti condanne, ma ha continuato a delinquere ripetutamente e sistematicamente in un crescendo preoccupante culminato con la rapina di _ e non ha fatto nulla per procurarsi un documento d’identità ciò che non depone, nella sua condizione, per la presenza di circostanze particolarmente favorevoli.
Per lo stesso motivo deve imperativamente essere revocata la sospensione condizionale della pena di cui ai decreti d’accusa del 22 gennaio 2011 e del 13 aprile 2011 avendo l’imputato delinquito nei relativi periodi di prova.
10. Risarcimenti agli accusatori privati
IM 1 viene condannato a risarcire le vittime di furto che si sono costituite accusatori privati ed hanno avanzato pretese di risarcimento.
Egli viene quindi condannato a versare ad ACPR 18 l’importo di fr. 1'573.75, pari al valore della refurtiva denunciata sottratta.
La pretesa di risarcimento di ACPR 14 è accolta nella misura di fr. 361.--, importo corrispondente al valore denunciato della refurtiva sottratta, mentre che non sono vengono riconosciuti fr. 500.-- relativi al danneggiamento dell’automobile, essendo stato IM 1 prosciolto da detta imputazione. Per il rimanente della sua pretesa, ACPR 14 viene rinviato al competente foro civile.
IM 1 viene inoltre condannato a versare ad _ l’importo di fr. 1'000.-- richiesto, corrispondente alla franchigia dell’assicurazione.
11. Coltello e denaro in sequestro
Il coltello sequestrato apribile con una sola mano, in quanto arma vietata ai sensi dell’art. 33 cpv. 1 lett. a in combinazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. c LArm, viene confiscato.
Sul denaro contante in sequestro, non essendone comprovata l’origine illecita, viene mantenuto il sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tassa di giustizia e spese.
12. Tassa di giustizia e spese
La tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e le spese processuali sono poste a carico dell’imputato.
Le spese per la difesa d’ufficio, riservato l’art. 135 cpv. 4 CPP, sono sostenute dallo Stato.
Visti gli art.
12, 22, 30, 31, 40, 46, 47, 49, 51, 69, 70, 103 e segg., 139 cifra 1, 140 cifra 1, 144 cpv. 1, 172
ter
, 186 CP;
115 cpv. 1 lett. b e c LStr;
31, 90 cifra 1, 91 cpv. 2, 94 cifre 1 e 3, 95 cifra 1 LCStr;
33 LArm;
19a LStup;
135, 263 e segg., 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;