# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 534bfea9-bf77-4b50-83d2-6b36dfd1cc7b
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Il 23 marzo 2012 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano
ha presentato alla Svizzera una domanda d'assistenza giudiziaria, comple-
tata il 27 marzo ed il 4 giugno 2012, nell'ambito di un procedimento penale
avviato nei confronti di B., A. e C. per i reati di riciclaggio (art. 648 bis CP
italiano) e infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità (art. 2635 CC
italiano). In sostanza, A. è sospettato di aver concesso, nella sua veste di
direttore generale della divisione italiana della banca D., svariati crediti al di
fuori delle normali procedure bancarie alle società E. Srl e F. SpA, entram-
be riconducibili a B., favorendo quest'ultimo in cambio di denaro, ciò pur
essendo a conoscenza di indagini penali nei confronti dello stesso. Il danno
provocato alla banca supererebbe i dieci milioni di euro. Il denaro corruttivo
sarebbe stato trasferito dagli indagati anche su conti in Svizzera. Mediante
la loro rogatoria, le autorità inquirenti italiane hanno in particolare doman-
dato alle autorità elvetiche il blocco della relazione n. 1 presso la banca G.
a Lugano, riferibile a A., con la trasmissione della relativa documentazione
bancaria.
B. Mediante decisioni del 4 aprile 2012, il Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC) è entrato nel merito della suddetta richiesta, di-
spensando tuttavia la banca G. dall'obbligo di trasmettere la documenta-
zione richiesta, essendo la stessa già stata acquisita nell'ambito di un pa-
rallelo procedimento interno aperto contro A. per riciclaggio di denaro.
C. Con decisione di chiusura del 7 marzo 2013 il MPC ha accolto la rogatoria
e ordinato la trasmissione alle autorità italiane di svariata documentazione
relativa al conto n. 2 presso la banca G., intestato a A.
D. In data 8 aprile 2013 quest'ultimo ha interposto ricorso avverso la suddetta
decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federa-
le, chiedendo, da una parte, l'invio all'autorità rogante unicamente, in forma
anonimizzata, di quattro pagine dell'estratto conto relativo al periodo
1.01.2007-30.06.2007 (v. act. 1.9, allegato A) e, d'altra parte, il disseque-
stro del suo conto.
E. A conclusione delle sue osservazioni del 30 aprile 2013, il MPC postula la
reiezione del gravame in misura della sua ammissibilità. L'Ufficio federale di
giustizia, dal canto suo, è rimasto silente.
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F. Con memoriale di replica del 24 maggio 2013, trasmesso all'UFG e al MPC
per conoscenza, il ricorrente ha ribadito le sue conclusioni, chiedendo tut-
tavia, a titolo subordinato, il dissequestro del denaro bloccato sul suo conto
eccedente l'importo di EUR 200'128.90.
G. Nella sua duplica del 12 giugno 2013 il MPC ha confermato la sua posizio-
ne. L'UFG, con scritto del 13 giugno 2013, ha postulato la tutela della deci-
sione impugnata.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sul-
l'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS
173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione
del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei re-
clami penali giudica i reclami in materia di assistenza giudiziaria internazio-
nale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che
completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo
italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e
segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del
14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma ora consultabile
nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale,
Berna 2012). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul rici-
claggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per
la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle que-
stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non
regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza interna-
zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente
alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2
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Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1;
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-
cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto
internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura
dell’autorità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli
art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione del ricorrente, tito-
lare del conto oggetto della criticata misura rogatoriale, è pacifica (v. art.
80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 118
Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6).
2. Il ricorrente censura in primo luogo la violazione del principio di essere sen-
tito, per avere il MPC deciso di trasmettere all'autorità rogante tutta la do-
cumentazione relativa al conto oggetto della criticata misura senza avergli
dato la possibilità di partecipare ad una sua cernita e quindi di esprimersi
sulla stessa.
2.1 Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al
detentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si op-
porrebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare
alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione
di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti
ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti,
delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151
consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a
pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in
assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c
AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve impartire alle
persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine
per addurre riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo
loro si opporrebbero alla consegna; questo affinché esse possano esercita-
re in maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sentiti (v. art. 30
cpv. 1 PA), secondo modalità di collaborazione comunque rispettose del
principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; PATRICK L. KRAUS-
KOPF/KATRIN EMMENEGGER, in: B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxi-
skommentar VwVG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cer-
nita deve aver luogo anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi
(DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. an-
che DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération
judiciaire internationale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, pag. 723-
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724, n. 484; PASCAL DE PREUX, L'entraide internationale en matière pénale
et la lutte contre le blanchiment d'argent, in SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34).
2.2 In concreto, è d'uopo rilevare che il MPC, con scritto del 19 aprile 2012, ha
invitato il ricorrente a prendere posizione sulla documentazione bancaria
raccolta e destinata all'autorità rogante. Con missiva dell'8 giugno 2012 il
ricorrente rispondeva che "di principio, non sussiste un'opposizione genera-
le alla trasmissione di documentazione bancaria. Stiamo però esaminando
con il nostro mandante l'intera documentazione, poiché intendiamo comu-
nicare in modo specifico quali siano i documenti che si riferiscono ad ope-
razioni che sono totalmente estranee all'oggetto del procedimento penale
promosso da parte dell'Autorità rogante. Mi riservo di essere più preciso,
sicuramente prima della fine del mese di giugno" (v. rubrica 14.1 atti
MP/TI). Orbene, tenuto conto che la decisione impugnata è datata 7 marzo
2013, il predetto ha avuto in pratica quasi un anno di tempo per esprimersi
sulla documentazione bancaria, ciò che non ha fatto. Egli non può di certo
affermare che il MPC non gli abbia dato la possibilità di partecipare alla
cernita, operazione che l'autorità d'esecuzione ha comunque effettuato e
che l'ha portata a decidere, vista la natura patrimoniale dei reati oggetto
dell'inchiesta estera, di trasmettere all'Italia tutta la documentazione riguar-
dante il conto n. 2 (sulla proporzionalità di tale agire v. infra consid. 3). La
censura va dunque respinta.
3. Il ricorrente sostiene che la trasmissione di tutta la documentazione relativa
al suo conto oggetto di sequestro è da considerarsi sproporzionata ed inuti-
le ai fini della rogatoria italiana. D'interesse per l'autorità richiedente sareb-
bero unicamente quattro specifici bonifici relativi a somme dovute da B. al
ricorrente a titolo di compenso per l'attività di consulenza svolta in favore di
B. e di H. SA. Tutte le altre operazioni figuranti nella documentazione ban-
caria sarebbero completamente estranee ai fatti oggetto del procedimento
estero. Alla luce di una precedente decisione del MPC relativa ad una roga-
toria presentata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cro-
tone nell'ambito di un procedimento a carico di B., sarebbe inoltre contrad-
dittorio inviare tutta la documentazione bancaria, visto che alle autorità di
Crotone sarebbero stati trasmessi unicamente i documenti concernenti i
quattro summenzionati bonifici.
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti.
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
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rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib
251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157
dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-
sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo
del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b;
121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limita-
to alla cosiddetta utilità potenziale, motivo per cui la consegna giusta l'art.
74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rile-
vanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c;
122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Da consolidata prassi,
quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito
di procedimenti per reati patrimoniali come quelli qui in esame, esse ne-
cessitano di regola di tutti i documenti, perché debbono poter individuare il
titolare giuridico ed economico dei conti eventualmente foraggiati con pro-
venti illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche possano essere
ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II
241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 di-
cembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2;
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'aper-
tura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 ago-
sto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). La trasmissio-
ne dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali do-
mande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3;
sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, con-
sid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad
accertare anche l'estraneità delle persone interessate (DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007,
consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3;
1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del
1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1).
3.2 Nella fattispecie, occorre ribadire che il ricorrente è indagato all'estero per
aver concesso, mediante la banca di cui era direttore, svariati prestiti a B. e
alle sue società al di fuori delle normali procedure, in cambio di denaro.
L'autorità d'esecuzione ha individuato diversi bonifici provenienti da conti di
pertinenza di B. e della società H. SA sul conto n. 2. Come chiaramente il-
lustrato dalla giurisprudenza (v. supra consid. 2.1), riguardando l'inchiesta
estera reati patrimoniali, tutta la documentazione relativa al conto del ricor-
rente è potenzialmente utile per l'inchiesta italiana, in quanto destinata a
permettere la ricostruzione di tutti i flussi di denaro di origine criminale.
Questo permette di confermare la sufficiente relazione tra la misura d'assi-
stenza richiesta e l'oggetto del procedimento penale estero, spettando co-
munque al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione se-
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questrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante tra i
fatti perseguiti all'estero e la relazione bancaria del ricorrente. Sarà dunque
in quella sede che quest'ultimo potrà far valere le sue ragioni sulle opera-
zioni ivi avvenute. Che il MPC abbia inviato alla Procura di Crotone,
nell'ambito di un pregresso procedimento a carico di B., unicamente docu-
mentazione riguardante i quattro bonifici menzionati dal ricorrente, nulla
muta per quanto concerne l'utilità potenziale della documentazione in que-
stione per l'inchiesta estera. Visto quanto precede, vi è da concludere che
la domanda di assistenza estera non viola il principio della proporzionalità.
4. L'insorgente ritiene, infine, che il mantenimento del sequestro dei valori de-
positati sul suo conto sia sproporzionato rispetto allo scopo perseguito nella
domanda di assistenza estera. Egli sostiene in ogni caso che i valori patri-
moniali eccedenti la somma di EUR 200'128.90 – ciò che corrisponderebbe
al totale degli accrediti del 19 giugno 2007 (EUR 75'045.45), 18 luglio 2007
(EUR 75'045.45) e 5 maggio 2008 (EUR 50'038) intervenuti sul conto n. 2 –
debbano essere dissequestrati.
4.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria in-
ternazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve veri-
ficare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con
i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per
rapporto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3).
4.1.1 In concreto, l'autorità d'esecuzione ritiene che sul conto n. 2 potrebbero es-
sere stati versati da B. e da società a lui riconducibili valori patrimoniali de-
stinati a remunerare il ricorrente per i crediti ottenuti al di fuori delle normali
procedure bancarie. Il legame tra detto conto ed il procedimento penale ita-
liano risulta pertanto evidente, ciò che permette senz'altro di confermare la
legalità del sequestro in sé.
4.1.2 Per quanto riguarda l'entità dei valori sequestrati, l'autorità rogante, sulla
base della documentazione bancaria che gli verrà trasmessa, avrà la pos-
sibilità di analizzare tutte le operazioni avvenute sul conto B., ciò che per-
metterà di capire in che misura i valori ivi depositati sono di origine crimina-
le. Allo stato attuale, occorre dunque confermare il sequestro nella sua in-
tegralità.
4.2 Di regola, il sequestro di fondi deve essere mantenuto sino alla notifica di
una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che
quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più es-
sere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 con-
sid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic). La durata di un sequestro ordi-
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nato a scopo di restituzione o di confisca deve tuttavia rispettare il principio
della proporzionalità; esso non può dunque prolungarsi in maniera indefini-
ta (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 340). Il trascorrere del tempo può implicare il
rischio d'intaccare eccessivamente la garanzia della proprietà (art. 26 cpv.
1 Cost.) o l'obbligo di celerità ancorato all'art. 29 cpv. 1 Cost. (DTF 126 II
462 consid. 5e). Per questi motivi, trascorso un certo lasso di tempo, la mi-
sura coercitiva deve poter essere revocata o l'assistenza rifiutata. In questo
modo, la Svizzera ha respinto una domanda d'assistenza haitiana tredici
anni dopo la decisione di sequestro, non avendo lo Stato richiedente dato
seguito alle richieste d'informazioni atte a dimostrare che esisteva ancora
un interesse all'esecuzione della domanda (sentenza non pubblicata del
Tribunale federale 1A.222/1999 del 4 novembre 1999). D'altro canto, trat-
tandosi d'assistenza accordata alle Filippine nel quadro dell'affare Marcos,
il Tribunale federale ha impartito alle autorità dello Stato richiedente un ul-
timo termine per produrre una decisione di prima istanza di confisca di va-
lori sequestrati da oltre venti anni (sentenza del Tribunale federale
1A.335/2005 del 18 agosto 2006, consid. 6.2). Oltre a prendere in conside-
razione la durata dei sequestri litigiosi, il principio della proporzionalità esi-
ge anche che si tenga conto anche del grado di complessità dell'inchiesta.
In questo senso il Tribunale penale federale ha giudicato ancora proporzio-
nata una durata di dodici anni per un sequestro legato all'affare Salinas
(TPF 2007 124 consid. 8.2.3). Per contro, in un caso non complesso, una
durata del sequestro di tredici anni è stata giudicata sproporzionata (v. sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2012.255 del 22 maggio 2013,
consid. 4).
4.3 Nella fattispecie, il blocco rogatoriale è intervenuto il 4 aprile 2012 (v. rubri-
ca 7 atti MP/TI), ragione per cui la durata del sequestro non risulta allo sta-
dio attuale problematica dal punto di vista del rispetto del principio della
proporzionalità.
5. Visto quanto precede, la decisione impugnata va integralmente confermata
ed il gravame respinto. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv.
1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968
[PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giu-
stizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5
e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti,
le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS
173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 6'000.--; essa è coperta
dall’anticipo delle spese già versato.
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