# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 424f247e-2992-5910-9c5f-bbd1eb8b429a
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 1998
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. _, cittadino italiano nato nel _, è entrato in Svizzera il 19 novembre 1969 in qualità di stagionale, ottenendo il 15 gennaio 1979 un permesso di dimora. Dal 21 febbraio 1985 è titolare di un permesso di domicilio, con prossimo termine di controllo fissato al 21 febbraio 2000. Dalla sua entrata in Svizzera e fino al luglio 1996 ha lavorato in qualità di sorvegliante capo squadra (_) per la ditta _ di _ presso cui alloggiava. Nell'ottobre 1995 ha subìto un infortunio sul lavoro riportando lesioni alla schiena e ha altresì beneficiato di prestazioni INSAI. Dopo due tentativi di riprendere l'attività nel febbraio, rispettivamente nel luglio 1996, nel maggio 1997 si è annunciato presso il competente Ufficio regionale del lavoro per la disoccupazione. Il 9 ottobre 1997 ha notificato al competente Ufficio regionale degli stranieri la modifica del suo luogo di residenza con destinazione presso il "Ristorante _ " ad _ dal 1o luglio 1997. La famiglia del ricorrente, composta dalla moglie _ e dalla figlia _, è sempre rimasta in Italia, più precisamente a _ (provincia di _).
B. Su segnalazione dell'Ufficio controllo abitanti di _, il 28 luglio 1997 l'Ufficio regionale degli stranieri ha chiesto alla Polizia cantonale di disporre degli accertamenti volti a verificare se _ risiedesse effettivamente in Ticino presso la _ a _.
Dando seguito a tale richiesta, il 25 settembre 1997 l'autorità di polizia ha quindi provveduto ad interrogare il suddetto straniero.
Riguardo al suo luogo abituale di soggiorno, l'interessato ha avuto modo di dichiarare agli agenti di risiedere a _ già durante la convalescenza nonché dopo il controllo della disoccupazione e di ritornare ad _ ogni quindici giorni per le visite mediche e per la bollatura della disoccupazione.
C. Fondandosi sui predetti accertamenti di polizia, con decisione 16 ottobre 1997 la Sezione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni - fondandosi sull'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS - ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio a suo tempo rilasciato a _ per aver risieduto effettivamente all'estero per oltre sei mesi.
D. Adìto da _, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame con risoluzione del 3 giugno 1998.
Il Governo ha in sostanza confermato la decadenza del permesso di domicilio giusta quanto previsto dall'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS, visto che l'insorgente ha risieduto in modo effettivo all'estero per un periodo superiore a sei mesi. Secondo l'Esecutivo cantonale, il ricorrente ha abitato perlomeno dal luglio 1996 al settembre 1997 pressoché ininterrottamente presso i famigliari a _.
E. Contro la predetta pronuncia governativa, _ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che egli sia riconosciuto titolare di un permesso di domicilio in Svizzera.
Contesta in sostanza che nel caso di specie sussistano i presupposti previsti dall'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS per ritenere decaduto il suo permesso. Ritiene che la decisione sarebbe affrettata e non sufficientemente suffragata da elementi probatori; sostiene di aver per contro dimostrato con la documentazione versata agli atti che la presenza in Svizzera riguarderebbe buona parte del mese ad eccezione dei fine settimana.
Con istanza pedissequa al gravame, chiede che a quest'ultimo sia conferito effetto sospensivo.
F. All'accoglimento del gravame si oppone la Sezione degli stranieri, adducendo delle argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso, riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 1 della Legge transitoria di applicazione dell'art. 98a della legge federale sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri del 12 marzo 1997).
1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
Sennonché, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un diritto al rilascio di un permesso, per costante prassi dell'alta Corte federale il ricorso di diritto amministrativo è ammissibile contro decisioni concernenti la decadenza del permesso di domicilio o di dimora, trattandosi di questioni che vertono sostanzialmente sulla validità attuale di un permesso di cui lo straniero già beneficia (cfr. STF inedita del 6 marzo 1997 in re D., consid. 1b con riferimenti). Anche la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da _ è pertanto data.
1.3. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Giusta l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS il permesso di domicilio perde ogni validità non appena lo straniero notifica la sua partenza o quando egli risiede effettivamente all'estero durante sei mesi. Su istanza dello straniero interessato, inoltrata prima della scadenza del suddetto termine semestrale, l'autorità può concedere una proroga del periodo di assenza dalla Svizzera sino ad un massimo di due anni. Come ha giustamente rilevato il Consiglio di Stato nella decisione qui dedotta in giudizio, per residenza effettiva, ai sensi della precitata disposizione, si intende la permanenza effettiva di una persona in un determinato luogo, stabilita secondo criteri oggettivi e non in base al volere soggettivo dell'interessato. Pertanto il permesso di domicilio decade già per il fatto che lo straniero risiede effettivamente all'estero per oltre sei mesi, senza con ciò aver trasferito al di fuori della Svizzera il centro dei propri interessi. Ne consegue che, in caso di trasferimento all'estero, il semplice fatto di mantenere un appartamento in Svizzera per trascorrervi i fine settimana o altri brevi periodi non basta ad evitare la decadenza del permesso di domicilio, e questo anche quando la presenza su territorio svizzero dello straniero sia determinata dal desiderio di mantenere intensi rapporti con il nostro paese (DTF 120 Ib 369 e segg., consid. 2c con rinvii).
3. 3.1. Nella fattispecie in esame, l'insorgente ha vissuto prevalentemente in Italia, dove risiede la famiglia. Egli sostiene per contro che la sua assenza dalla Svizzera riguarderebbe soltanto i fine settimana. Sennonché, interrogato dalla Polizia cantonale il 25 settembre 1997 in merito alla sua residenza regolare e continua in Svizzera, il ricorrente ha dichiarato e sottoscritto che
"Nel mese di ottobre 1995 ho avuto un infortunio sul lavoro riportando lesioni alla schiena. Riprendevo il lavoro a due riprese, nel mese di febbraio 1996 per quindici giorni ed a luglio del medesimo anno ancora per quindici giorni. Causa i dolori alla schiena, il resto del tempo rimasi a casa. Come pure rimasi a casa fino al mese di maggio di quest'anno. In quest'ultimo mese entravo in disoccupazione, timbrando e dove timbro tutt'oggi presso l'Ufficio di collocamento di _ ".
Sollecitato dall'agente interrogante il ricorrente ha in seguito aggiunto che
"Quando lavoravo, rientravo ogni fine settimana a _ per poi riprendere il lavoro al lunedì seguente. Da quando sono in infortunio, con l'autorizzazione dell'INSAI, ho trascorso la convalescenza a _ e, di regola, ogni quindici giorno ritorno ad _ per le visite presso il dott. _ che ora faccio coincidere con il giorno di timbratura (per rendere l'idea un giovedì sì e uno no e precisamente due volte al mese. Questa sera alloggerò presso una camera del Rist. _ e quindi domani mattina rientrerò in _. Devo dire che è da circa un mese che ho prenotato una camera presso il ristorante _ pagando un mensile di fr. 100.–. Nella camera non tengo nulla. Tengo a dichiarare che se c'è il pericolo di perdere il domicilio sono disposto di rimanere ad _ cinque giorni alla settimana".
3.2. Alla luce di queste chiare ed inequivocabili affermazioni, si deve dunque ammettere che l'insorgente si è stabilito in Italia presso la sua famiglia perlomeno a partire dal luglio 1996 al settembre 1997, rientrando in Svizzera unicamente per sottoporsi alle visite mediche e per il controllo della disoccupazione. Come emerge dagli atti, le sue apparizioni in Ticino si sono sempre limitate a periodi alquanto brevi. Ora, a tale proposito va rammentato che secondo costante prassi del Tribunale federale, qualora lo straniero trascorra la maggior parte del suo tempo all'estero, il termine di sei mesi previsto dall'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS non è interrotto dal semplice fatto che egli ritorni regolarmente in Svizzera per dei brevi soggiorni d'affari o per visite (DTF 120 Ib 369 e segg., STF inedita 19 marzo 1997 in re E. e LLCC, consid. 3b in fine). Insufficiente è quindi la semplice presenza in Svizzera limitatamente a un giorno o due alla settimana, tra l'altro, per poter timbrare il controllo della disoccupazione (STF inedita 25 agosto 1995 in re M., consid. 3; STF 20 ottobre 1994 in re F., consid. 4d). Un'interruzione del suddetto termine avviene soltanto se lo straniero rientra in Svizzera prima dello scadere dei sei mesi per riprendere a soggiornarvi in modo duraturo. Ciò che non è palesemente stato il caso nella fattispecie in esame.
3.3. Il ricorrente ritiene inoltre che la Sezione degli stranieri non avrebbe portato nessun elemento a sostegno della propria tesi. A torto. La dichiarazione rilasciata alla Polizia cantonale volta ad accertare l'effettivo luogo di residenza dell'insorgente, sulla quale si fonda il provvedimento adottato, non è tuttavia assolutamente in contrasto con la documentazione versata agli atti dallo stesso. Le 1-2 consultazioni mensili certificate dal dott. _ (doc. 3) confermano quanto dichiarato dal ricorrente alla polizia. Le ricerche di lavoro e il certificato di controllo LADI (doc. 1 e 2) sono limitate al mese di dicembre 1997, posteriori quindi all'interrogatorio. Del resto, anche se l'insorgente avesse comprovato le ricerche intraprese quotidianamente dal mese di maggio 1997, risulterebbe in tutti i casi inconfutata la sua assenza per più di sei mesi perlomeno dal luglio 1996. Analoga sorte hanno le dichiarazioni sulla sua presunta presenza ad _ rilasciate da _, proprietario del "Ristorante _ " ad _. Quest'ultimo ha dichiarato il 10 dicembre 1997 (doc. 4) che il ricorrente risiederebbe "almeno dai 15 ai 20 giorni al mese" presso il suo esercizio pubblico. Dal momento che non viene indicato a partire da quando siffatta presenza è effettiva presso il ristorante, ci si potrebbe invero chiedere se tale affermazione sia stata rilasciata in modo impreciso ai fini della presente causa e si riferisca piuttosto al periodo posteriore al verbale di interrogatorio dell'insorgente del 25 settembre 1997. Quanto affermato dal proprietario del ristorante non risulta del resto in contrasto con quanto dichiarato alla polizia dal ricorrente, quando quest'ultimo riconosce che nella sua camera non tiene nulla, a dimostrazione che la sua residenza ticinese è fittizia. In tutti i casi va rilevato che dall'incarto non traspare in nessun modo una residenza effettiva presso tale ristorante dal luglio 1996 fino ad almeno la prima parte dell'anno 1997. Va ancora rilevata l'assenza di qualsiasi istanza dell'interessato da inoltrare prima della scadenza del termine semestrale e volta a beneficiare della proroga del periodo di assenza dalla Svizzera sino ad un massimo di due anni. Un'autorizzazione dell'INSAI di trascorrere la sua convalescenza in Italia non è infatti sufficiente a tale scopo.
4. Stante tutto quanto precede, si deve dunque concludere che la sentenza impugnata non presta il fianco alle critiche sollevate dall'insorgente e che il provvedimento adottato dal Dipartimento non è assolutamente finalizzato ad un consuetudine allontanamento di stranieri dal territorio cantonale. Va dunque confermata la decadenza del permesso di domicilio rilasciato a _.
Per il che il ricorso, al limite della temerarietà, è respinto.
5. Con l'emanazione dell'odierno giudizio, la domanda di effetto sospensivo al gravame diviene priva d'oggetto.
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).