# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3f75cf30-b657-5a9c-a18a-1aea2a8feccf
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1971, di professione falegname indipendente, nel mese di maggio 2018 ha inoltrato una domanda di prestazioni a seguito dei postumi di un infarto subito il 27 aprile 2018 (doc. 2 inc. AI; se non differentemente indicato, la documentazione fa riferimento al dossier AI).
1.2. Nell’ambito dell’istruttoria, per quanto concerne l’aspetto medico l’Ufficio AI ha disposto una perizia cardiologica a cura del dr. med. _ (cfr. rapporto 17 giugno 2019 in doc. 43) ed ha aggiornato la situazione cardiaca, da ultimo mediante il rapporto 21 ottobre 2010 del dr. med. _ del _ di _ (doc. 88). Sulla base delle risultanze mediche, con annotazioni 30 marzo 2021 il dr. med. _ del SMR (Servizio medico regionale), confermando il suo precedente rapporto del 23 luglio 2019 (doc. 48), ha ritenuto l’assicurato inabile al 100% nella sua professione ed in altre attività dal 27 aprile 2018, dal 1° ottobre 2018 inabile al 50% (inteso come riduzione di rendimento) nell’abituale attività ma abile al 100% in attività adeguate (doc. 100).
Dal profilo economico, l’amministrazione ha proceduto ad un’inchiesta per indipendenti (cfr. rapporto del 26 agosto 2020 in doc. 83).
Preso atto che l’assicurato ha rinunciato ad una formazione breve da parte del Servizio integrazione professionale e dopo aver riportato le attività esigibili (cfr. rapporti del citato servizio dell’11 settembre 2020 e 6 ottobre 2020; doc. 84 e 86), con decisione del 28 luglio 2021 (debitamente preavvisata) l’Ufficio AI, dopo aver proceduto al consueto raffronto dei redditi, ha posto l’assicurato al beneficio di un quarto di rendita dal 1° aprile 2019 (doc. 110, per le motivazioni cfr. doc. 108).
1.3. Contro la suddetta decisione l’assicurato insorge dinanzi al TCA postulando da una parte accertamenti medici volti ad acclarare le accusate perdite di memoria e le difficoltà di concentrazione, dall’altra il riconoscimento di una riduzione sociale del reddito da invalido del 25% con conseguente determinazione di un grado d’invalidità del 50%.
Delle motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nel prosieguo.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, allegando le annotazioni 30 settembre 2021 del consulente IP, ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando la decisione contestata.
1.5. Con scritto 18 ottobre 2021 l’insorgente ha ribadito le argomentazioni ricorsuali (VI).
1.6. Il 25 ottobre 2921 l’Ufficio AI ha, da parte sua, confermato la richiesta di reiezione del ricorso (VIII).
considerato

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se a ragione o meno l’Ufficio AI ha posto l’assicurato al beneficio di un quarto di rendita.
Va rilevato che il 1° gennaio 2022, ossia dopo l’emanazione della decisione impugnata, è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).
Occorre tuttavia ricordare che per la disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1, pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329).
In concreto al ricorso contro la decisione emanata il 28 giugno 2021 – data che, di principio, delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali – si applicano le norme sostanziali in vigore fino a quel momento.
Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto, salvo indicazione contraria, va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3. Nel caso concreto, dal punto di vista medico l’Ufficio AI ha incaricato il dr. med. _ di allestire una perizia cardiologica. Con rapporto 17 giugno 2019 lo specialista in cardiologia, dopo aver proceduto ad un esame clinico ed alla valutazione dei reperti relativi alla cardiopatia ischemica, ha ritenuto l’assicurato totalmente inabile a svolgere attività estremamente pesanti, con un’inabilità ridotta al 50% se si tratta di attività con sforzi fisici moderati (doc. 43).
Tenuto poi conto dei rapporti di decorso del 2 ottobre 2019 (doc. 57), del 12 novembre 2019 (doc. 61) e del 21 ottobre 2020 (doc. 88) del _ (doc. 57), con annotazioni 30 marzo 2021 il dr. med. _ del SMR, confermando il suo precedente rapporto del 23 luglio 2019 (doc. 48), ha considerato l’assicurato inabile al 100% nella sua professione ed in altre attività dal 27 aprile 2018, inabile al 50% (inteso come riduzione di rendimento nell’arco di una giornata) quale falegname ma abile al 100% in attività adeguate dal 1° ottobre 2018 (doc. 100).
L’assicurato non contesta esplicitamente la succitata valutazione, segnala tuttavia difficoltà di memorizzare le informazioni e la sopraggiunta stanchezza in situazioni in cui deve concertarsi, circostanze che lui reputa che dovrebbero essere approfondite.
Con osservazioni 18 ottobre 2021 egli poi, con riferimento ad un sito internet sulla salute, rileva che vi è una relazione tra l’infarto e la perdita di memoria.
Ora, dalle valutazioni cardiologiche agli atti non risultano simili disturbi successivi all’attacco cardiaco dell’aprile 2018. Infatti, il perito aveva riscontrato come
“l’evoluzione sia stata estremamente favorevole con un paziente che
non
mostra sequele neurologiche rilevanti, anche a livello neuropsicologico non mi sembrano evidenti deficit particolari
...
” (sottolineatura del redattore, pag. 166 inc. AI). Inoltre, nelle citate osservazioni l’assicurato rileva che al momento della perizia cardiologica
“non vi era l’esigenza di procedere anche ad una perizia di altra natura”,
dichiarandosi ora disponibile a sottoporsi a degli specifici test, senza sapere tuttavia a che medico rivolgersi.
Va
ricordato che se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‐ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‐ le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Nel caso in esame, l’assicurato non ha prodotto alcun documento medico (come, ad esempio, del proprio medico curante) dal quale si possa evincere un rilevante peggioramento della problematica legata alla memoria ed alla concentrazione. Non sono quindi necessarie altre indagini mediche. Ciò non toglie che, ribadito come il presente giudizio non pregiudica eventuali diritti del ricorrente nei confronti dell’AI insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento in lite, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4), il ricorrente ha se del caso la facoltà di presentare una nuova domanda di prestazioni (come si vedrà nel prosieguo, la decisione di rifiuto va confermata), adducendo una rilevante modifica della situazione valetudinaria ed allegando la pertinente documentazione medica relativa ad eventuali nuovi o maggiori disturbi che potrebbero influire sul grado di inabilità.