# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3bf932ea-bdbc-5af4-ad40-88fca16ef103
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2018
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione 10 aprile 1998 l’Ufficio AI aveva posto RI 1, operaio attivo nel settore edile, al beneficio di una rendita intera dal 1. gennaio al 30 aprile 1997 per un grado d’invalidità del 100% (doc. 19-21 incarto AI).
A seguito di una nuova domanda presentata nel febbraio 2001, con decisione 11 luglio 2002 l’Ufficio AI gli aveva riconosciuto il diritto ad una mezza rendita dal 1. febbraio 2001 (doc. AI 51, 58, 59), confermato con comunicazioni 9 marzo 2007 e 23 aprile 2010 rese nell’ambito delle successive revisioni avviate d'ufficio (doc. 84, 91 incarto AI).
Con decisione 24 agosto 2016 l’amministrazione, sempre in ambito di una revisione, aveva aumentato il diritto alla rendita ad intera dal 1. agosto 2013 con riduzione a mezza rendita a far tempo dal 1. gennaio 2015 (doc. 199-201 incarto AI);
Adito dall’assicurato, con sentenza 14 novembre 2016 il TCA aveva annullato la decisione 24 agosto 2016 e rinviato gli atti all’Ufficio AI per l’espletamento di accertamenti medici (inc. 32.2016.110).
1.2. Ritornati gli atti, l’Ufficio AI ha ordinato l’esecuzione di una perizia reumatologica a cura del dr. _. Tenuto conto della perizia, nonché della valutazione del 17 febbraio 2017 del consulente in integrazione professionale, con decisione 19 maggio 2017, preavvisata il 22 febbraio 2017, l’amministrazione ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita intera dal 1° agosto 2013 al 31 dicembre 2014, ridotta a mezza rendita dal 1° gennaio 2015.
1.3. Contro la succitata decisione l’assicurato, rappresentato dall’RA 1, ha interposto il presente ricorso chiedendo in via principale il riconoscimento di una rendita intera (in subordine: tre quarti) anche dopo il 1° gennaio 2015.
In sostanza egli sostiene che viste le limitazioni fisiche, nonché la sua minima formazione scolastica, non è possibile lo svolgimento di un’attività adeguata, motivo per cui ritiene fondamentale che venga allestita una perizia presso il Centro _ al fine di indagare in maniera adeguata e concreta l’effettiva capacità lavorativa ed al guadagno residua. L’insorgente contesta inoltre la determinazione del reddito da invalido. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI chiede la reiezione del ricorso. Conferma la decisione contestata sostenendo in particolare come all’assicurato, nonostante il danno alla salute e la scarsa scolarizzazione, siano aperte diverse professioni nel mercato equilibrato del lavoro. Sostiene inoltre la correttezza del calcolo dell’invalidità.
1.5. Con scritto 27 settembre 2017 l’assicurato, dopo aver preso posizione in merito alla risposta di causa, ha prodotto nuova documentazione medica (VIII).
1.6. Con osservazioni 11 ottobre 2017 l’Ufficio AI ha sostenuto che la succitata documentazione, posta al vaglio del proprio servizio medico, non apporta elementi non valutati dal perito (X).
1.7. Il 19 ottobre 2017 e 28 novembre 2017 l’assicurato ha trasmesso al TCA un aggiornamento medico (XII), in merito al quale l’amministrazione si è espressa con osservazioni 7 dicembre 2017 (XVI).
considerato

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se l’Ufficio AI ha correttamente ridotto la rendita intera a mezza rendita con effetto dal 1° gennaio 2015.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46
).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.3.
Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.
2.4. Nella presente fattispecie, dopo il rinvio del TCA, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia reumatologica a cura del dr. _.
Nel referto 9 dicembre 2016 lo specialista in reumatologia, dopo aver proceduto alla consueta anamnesi, alle costatazioni oggettive e soggettive, ha posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
Sindrome panvertebrale con componente spondilogena cronica bilaterale, in
-
Alterazioni degenerative cervicali plurisegmentali (discopatie diffuse soprattutto a livello C4/C5 con certa stenosi foraminale C5/C6, più pronunciata a destra)
-
Alterazioni degenerative plurisegmentali lombari con discopatie L3-S1, in particolare L5/S1, protrusione discale dorsolaterale L4/L5 a destra con estensione intraforaminale
-
Disturbi statici del rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo, scoliosi sinistro convessa dorsale, destroconvessa lombare)
-
Decondizionamento e sbilancio muscolare
-
Obesità (peso: 87,3 kg / statura: 163,5 cm)
Periatropatia omeroscapolare parzialmente anchilosante a destra in:
-
Esiti da strappo osseo all’inserzione del tendine sovraspinoso a destra, il 31.1.1996, con impingement sottoacromeale
-
Esiti da reinserzione della cuffia rotatoria, in artroscopia, il 13.11.1996
-
Sviluppo di ossificazioni intra tissutali
-
Esiti da ricostruzione del tendine muscolo sovraspinoso per recidiva di rottura della cuffia rotatoria a destra, il 31.5.2013
Periatropatia omeroscapolare con sintomatologia di attrito a sinistra in:
-
Lesione parziale del tendine del muscolo sovraspinoso
-
Tendinite del capo lungo del bicipite brachiale
-
Acromeon tipo II
Probabile artrosi secondaria al gomito destro, in
-
Esiti da frattura dell’epicondilo omeroulnare a destra, nel 1987, a più riprese revisionata chirurgicamente
-
Esiti da trasposizione del nervo ulnare al gomito destro, nel 1992
Rilevanti contratture in flessione delle articolazioni delle dita, in
-
Esiti da ustione delle mani e dell’avambraccio, nel 1963
Possibile coxartrosi bilaterale
Possibile gonartrosi bilaterale
Obesità (peso 87,3 kg / statura 163,5 cm). (...)” (pag. 616-617 incarto AI)
Dopo aver proceduto alla valutazione dei dati medici, in merito alla residua capacità lavorativa, il perito ha concluso:
"
(...)
Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale, un’attività che tiene pienamente conto dei limiti funzionali e di carico seguenti:
L’assicurato può talvolta sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, di rado tra 5-10 kg fino all’altezza dei fianchi, mai pesi oltre i 10 kg fino all’altezza dei fianchi; l’assicurato può di rado sollevare pesi fino a 2 kg sopra l’altezza del petto, mai pesi oltrepassanti i 2 kg sopra l’altezza del petto. L’assicurato può talvolta maneggiare attrezzi di precisione, spesso maneggiare attrezzi di media entità, di rado attrezzi pesanti, mai maneggiare attrezzi molto pesanti. Può eseguire talvolta la rotazione manuale. L’assicurato può talvolta effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, talvolta assumere posizione seduta ed inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi ed inclinata in avanti, può talvolta assumere la posizione inginocchiata, talvolta assumere la posizione accovacciata, può molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia. L’assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata, dovendo tuttavia avere la possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno.
L’assicurato può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno accidentato, può talvolta salire le scale, mai salire su scale a pioli.
Detti limiti funzionali e di carico sono applicabili sia durante le ore lavorative, sia durante il tempo libero, per cui andrà anche rivalutata l’abilità alla guida di un autoveicolo.
Vi sono dunque risorse fisiche che permettono una reintegrazione professionale dell’assicurato.
In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato, abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8 – 9 ore, ma con una diminuzione del rendimento del 50%, tenendo conto della valutazione peritale effettuata precedentemente dal Dr. _ specialista FMH in medicina interna di _, il 17.12.2015.
Come già stabilito al momento dell’ultima valutazione peritale del 17.12.2015, l’assicurato è da considerare inabile al lavoro in misura totale del 100 % in qualità di macchinista/manovale, trattandosi di un’attività che in gran parte non rispecchia i limiti funzionali e di carico citati sopra.
Come casalingo, sempre a decorrere dal 17.12.2015, giudico l’assicurato abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa abituale, ma con una diminuzione del rendimento del 15%, da considerarsi valutazione medico-teorica che andrebbe approfondita, se di rilievo, tramite un’inchiesta per le persone che si occupano dell’economica domestica. (...)” (pag. 617-618 incarto AI)
Con rapporto finale del 15 dicembre 2016 il SMR ha aderito alla succitata perizia (doc. 220 incarto AI).
Nell’ambito delle osservazioni al progetto di decisione, l’assicurato ha prodotto una valutazione 3 aprile 2017 del dr. _, specialista in reumatologia. Poste sostanzialmente le medesime diagnosi del perito, il reumatologo curante ha concluso quanto segue:
"
(...)
In considerazione delle descritte patologie l'assicurato è sicuramente da considerare 100% inabile allo svolgimento della sua precedente professione di manovale, come d'altronde già correttamente attestato dal dr. _, che ha avuto occasione di peritarlo per l'Al nel dicembre 2016. Il dr. _ descrive in modo estremamente preciso le varie limitazioni funzionali presentate da questo paziente. A mio parere si sottovaluta almeno in parte la patologia alle spalle e soprattutto la patologia alle mani, le quali limitano fortemente la funzionalità del braccio dx e d'entrambe le mani. Mi domando sinceramente dove un paziente ormai 56enne, con tali patologie muscolo-scheletriche possa realmente venire reintegrato nell'attuale difficile mercato del lavoro. Desidero inoltre sottolineare l'assenza di un'adeguata formazione scolastica (ha ottenuto solo il titolo di scuola elementare), con attualmente un parziale analfabetismo e perciò l'impossibilità di proporgli qualsiasi tipo di misura di riqualifica professionale. Lo svolgimento di un'attività leggera, ad esempio in ufficio, non è esigibile a causa delle gravi patologie alle mani. Mi domando sinceramente dove egli potrebbe ancora venire reintegrato e soprattutto quale datore di lavoro sarebbe disposto ad assumerlo con le sopra citate patologie da lui presentate.
Ritengo perciò che il signor RI 1 debba essere considerato ormai in misura definitiva non più reintegrabile nel mondo del lavoro. In linea puramente medico-teorica, per lo svolgimento di una professione fisicamente medio-leggera, che non implichi né particolari sforzi per la colonna vertebrale, né il sollevamento e l'utilizzo del braccio dx e che non richieda neppure l'utilizzo ripetitivo e fine delle mani, egli presenta ancora una residua capacità lavorativa del 50%, come d'altronde attestato pure dal dr. _. Ritengo comunque estremamente teorica questa capacità lavorativa, vista la reale impossibilità di reintegrazione. A questo proposito sottolineo come egli sia già iscritto all'assicurazione disoccupazione, dove più volte gli hanno già detto di non poterlo reinserire in alcun ambito lavorativo a causa delle sue patologie muscolo-scheletriche. (...)” (pag. 668 incarto AI)
Interpellato dall’Ufficio AI, con complemento peritale 2 maggio 2017 il dr. _ ha fatto presente:
"
(...)
Ho visionato la documentazione contenuta sul CD inviatami raccolta a decorrere da dicembre 2016, valutando attentamente in particolare il rapporto medico del Dr. _, specialista FMH in reumatologia di _ redatto il 3.4.2017, sulla base di una visita dell'assicurato del 31.3.2017; il collega di specialità, in questo atto, riporta dati medici oggettivi già noti al sottoscritto al momento della redazione del rapporto peritale il 9.12.2016, di conseguenza non è in grado di cambiare la mia valutazione della capacità funzionale e di carico residua e quindi della capacità lavorativa, nell'attività solita, come casalingo e in un lavoro adatto allo stato di salute, tenente dunque pienamente conto di questi limiti funzionali e di carico.
Va notato che il reumatologo curante, nelle sue considerazioni a riguardo di una reintegrazione professionale dell'assicurato, esprime dubbi anche per motivi non medici, quali la formazione, le difficoltà nel reperire un'attività cosiddetta adeguata sul difficile mercato del lavoro, ecc., fattori che non incidono sulla valutazione della capacità lavorativa, in ambito peritale.
In sintesi, anche dopo aver letto la documentazione pervenutami in allegato al vostro scritto del 20.4.2017, posso riconfermare integralmente quanto espresso nella mia valutazione peritale del 9.12.2016.
Rimango a disposizione per ogni ulteriore complemento d'informazione, salutandovi molto cordialmente.” (pag. 673 incarto AI)
2.5. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va poi rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).
2.6. Nell’evenienza concreta, richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici di cui al considerando precedente, questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui è giunto il perito dr. _, il quale ha compiutamente valutato, sino al momento della resa della decisione contestata (19 maggio 2017), le differenti affezioni di cui l’assicurato è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni che stabilisce una capacità lavorativa del 50% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali.
La nuova documentazione medica prodotta pendente causa non permette inoltre di discostarsi dalla succitata perizia e questo per i seguenti motivi.
In merito alla valutazione del reumatologo curante va detto che, come giustamente fatto presente dal perito stesso nel complemento del 2 maggio 2017, il dr. _ non ha apportato nuovi elementi clinici che non siano stati esaminati dal dr. _, distanziandosi unicamente per quel che concerne le limitazioni funzionali del braccio destro e di entrambe le mani. Piuttosto il reumatologo curante, facendo riferimento in particolare all’assenza di un’adeguata formazione sia scolastica sia professionale del suo paziente, solleva dei dubbi sull’effettiva reintegrabilità dello stesso nel mondo del lavoro.
A tal riguardo, in sede di risposta e con riferimento al consid. 2.5, secondo giurisprudenza il
consulente in integrazione professionale,
sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche, valuta quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta essenzialmente al consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di emettere una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.3, 9C_439/2011 del 29 marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274 consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5). Tale aspetto, oggetto principale del contendere, verrà esaminato nel successivo considerando.
La successiva nuova documentazione medica prodotta in sede giudiziaria non modifica la valutazione peritale.
Il 27 settembre 2017 l’assicurato ha prodotto diversi atti medici, tutti valutati dal SMR (cfr. annotazioni 2 ottobre 2017; X), tra cui lo scritto 7 settembre 2017 del medico curante dr. _, il quale fra l’altro pone la diagnosi del tunnel carpale a destra, valutando complessivamente un’inabilità lavorativa al 100% nella professione di muratore/operaio di cantiere (doc. O).
Se da un lato nella perizia del dr _ non risulta la diagnosi del tunnel carpale a destra, dall’altra la problematica alle mani è stata esaminata dal perito stesso (cfr. perizia pag. 8).
Anche il successivo rapporto 20 novembre 2017 del Centro _ (XVI/1) non apporta nuovi elementi di valutazione. A tal riguardo nelle annotazioni 1° dicembre 2017 il medesimo medico del SMR ha ritenuto:
"
II 20 novembre 2017 l'Assicurato è stato infiltrato della radice L5 a sinistra, in corrispondenza delle note discopatie sofferte e già note nel contesto dei nostri accertamenti specialistici esperiti. Tale infiltrazione dovrebbe portare dei benefici all'Assicurato in termini di riduzione del dolore e ciò sarà valutato nelle prossime settimane.
Di conseguenza posso soltanto ribadire la mia valutazione riguardante la capacità lavorativa per un'attività adatta alto stato di salute come in precedenza.”
Va poi fatto presente che nel succitato rapporto 20 novembre 2017 è stato fatto riferimento ad una risonanza magnetica eseguita l’11 settembre 2017, quindi dopo la decisione contestata, indicante una
“discopatia multilivello L3-S1 con ernia discale L4-L5 e compressione L5 sinistra”
già riscontrata in ambito peritale.
In conclusione, stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali (
DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti)
,
che l’assicurato, in un'attività adeguata (rispettosa dei limiti indicati dal perito reumatologo nella perizia del dr. _) presenta una capacità lavorativa del 50% da settembre 2014 (cfr. anche la precedente decisione 24 agosto 2016).