# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 67d1885e-9c40-52ae-aa5b-a619dab4ea35
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 12 marzo 2003, RI 1, nata nel _ - impiegata presso la Casa per anziani _ in qualità di stagiaire di cure e, perciò, assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso la CO 1 - ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del 4° piano di un'abitazione di _.
L'assicurata è stata trasportata all'Ospedale _ di _ dove le è stato diagnosticato un politrauma con fratture multiple (cfr. Doc. M1).
Il 23 aprile 2003 i medici _, capo servizio e _, assistente, attivi presso l'_ hanno inviato il seguente scritto al medico di fiducia della CO 1:
"
(...)
Trattasi di una paziente nota alla nostra Clinica per diversi ricoveri avvenuti a seguito di un grave disturbo di personalità. Il quarto ricovero in _ veniva chiesto dal Dr. _ del Servizio Psico Sociale di _ per la presenza di uno scompenso psicotico. RI 1 da qualche tempo presentava uno scompenso all'interno del quale era presente un quadro di grave prostrazione con angoscia marcata, non più gestite. Un'ansia libera con idee deliranti a sfondo olotimico in sintonia con il tono dell'umore.
Durante la degenza abbiamo prescritto un trattamento con neurolettici sedativi e antidepressivi. Nei colloqui era emersa ancora una profonda prostrazione ma una suicidalità appariva molto larvata.
In data 12 marzo 2003, dopo una valutazione, abbiamo concesso un breve congedo a casa con il padre. A casa però ella operava un grave tentamen suicidale defenestrandosi e provocandosi un grave politrauma. È stata ricoverata all'Ospedale _ dove è tuttora degente." (Doc. M2)
1.2. Esperiti alcuni accertamenti medici, in particolare una perizia psichiatrica ad opera della Dr.ssa _ che ha allestito il suo rapporto il 15 dicembre 2003 (Doc. M3), con decisione formale dell'11 febbraio 2004 l'assicuratore contro gli infortuni ha rifiutato di versare delle prestazioni a seguito dell'evento del 12 marzo 2003 (Doc. 14).
Il 3 novembre 2004 l'assicuratore contro gli infortuni ha respinto l'opposizione interposta per conto dell'assicurata dall'RA 1 ed ha confermato la precedente decisione, rilevando in particolare:
"
(...)
Nella fattispecie occorre determinare se l'assicurata, al momento in cui ha commesso il tentativo di suicidio, era o meno totalmente priva della sua capacità di discernimento.
In base al verbale d'inchiesta, in data 12 marzo 2003, l'assicurata (che dal 5 marzo 2003 era ricoverata nel padiglione _ i della Clinica _ di _) ha telefonato ai genitori chiedendo di essere accompagnata al suo appartamento di _ dove desiderava prelevare degli indumenti. I genitori, previa autorizzazione del capo reparto del predetto nosocomio, hanno dato seguito alla sua richiesta. Prima di giungere a _, i coniugi _ e la figlia si sono fermati in alcuni negozi.
La madre dell'assicurata è rincasata per preparare il pranzo. Il signor _ ha quindi accompagnato sua figlia al suo appartamento. Egli ha parcheggiato l'automobile nelle immediate vicinanze della palazzina dove abitava la figlia. Per espresso desiderio della figlia, il signor _ non è salito con lei all'appartamento, ma è rimasto in strada in sua attesa. In questo modo, ha avuto la disgrazia di assistere al tentato suicidio di sua figlia. Nell'appartamento della ragazza è stato trovato un biglietto post-it giallo con la scritta "PERDONATEMI". I signori _ hanno riconosciuto la calligrafia della figlia.
Nell'ambito dell'interrogatorio del 22 marzo 2003, il signor _ ha dichiarato nei confronti dell'autorità di polizia che sua figlia ha iniziato ad avere grossi problemi depressivi a fine 2001, quando la sua migliore amica si è suicidata gettandosi da un autosilo di _.
In un certificato del 23 aprile 2003, il medico che ha seguito l'assicurata durante la sua degenza presso la Clinica _ di _ (Dr. _) ha rilevato che si trattava di una paziente nota alla clinica per diversi ricoveri avvenuti a seguito di un grave disturbo di personalità. Quello iniziato il 5 marzo 2003 era il quarto ricovero ed era stato predisposto poiché l'assicurata presentava da qualche tempo uno scompenso all'interno del quale era presente un quadro di grave prostrazione con angoscia marcata, non più gestite, ed un'ansia libera con idee deliranti a sfondo olotimico in sintonia con il tono dell'umore. A detta del Dr. _, malgrado lo stato di profonda prostrazione, la suicidalità appariva molto larvata.
Nel rapporto peritale del 15 dicembre 2003, la Dottoressa _ ha formulato la diagnosi di "Disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo impulsivo tipo borderline (F 60.31 dell'ICD 10) con scompensi psicotici di natura psicoaffettiva (F 25.9 dell'ICD 10)". A detta dell'esperta, il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare come un agito compulsivo (raptus) imprevedibile, nell'ambito di alterazione di coscienza, di pensiero e di percezione della realtà all'interno di un disturbo psichiatrico per il quale era in cura presso la clinica psichiatrica cantonale; alla base dell'atto vi sarebbe presumibilmente un delirio di riferimento al suicidio della migliore amica con il bisogno d'emularla. Tuttavia, pur compiuto all'improvviso e dettato dalla malattia, l'atto commesso in data 12 marzo 2003 è da considerare volontario. La Dottoressa _ precisa difatti che il biglietto d'addio lasciato dall'assicurata testimonia chiaramente che quest'ultima, pur ammettendo che forse non era consapevole al 100% di star per morire, era cosciente di quello che si accingeva a fare.
Il Dr. _ ha stilato un rapporto in data 9 marzo 2004, nel quale afferma che il gesto compiuto da RI 1 in data 12 marzo 2003 è da comprendere e considerare nel contesto di un periodo di grave scompenso psicotico con allucinazioni uditive e che in questo senso la defenestrazione è da considerarsi come un gesto (intrapreso in un momento di gravi difficoltà psicologiche) imprevedibile e che non era assolutamente possibile prevenire. Il Dr. _ ha inoltre asserito che il corto circuito che ha minato la capacità di ragionamento della paziente, l'ha resa in quel momento completamente incapace d'agire ragionevolmente.
Nell'ambito della presente procedura d'opposizione, l'intero incarto è stato sottoposto allo psichiatra consulente della Direzione Generale della «CO 1», il Dr. med. _ (FMH in psichiatria e psicoterapia). II suo rapporto del 27 ottobre 2004 è riportato qui di seguito in traduzione libera e allegato alla presente decisione su opposizione nella versione originale in lingua tedesca:
" Quest'assicurata ha commesso il 12 marzo 2003 un tentativo di suicidio defenestrandosi dal 4. piano.
Ha subito un politrauma, ma è sopravvissuta. All'epoca del fatto, era degente presso la Clinica _ di _ a causa di un disturbo della personalità di tipo borderline con grave stato di prostrazione a tratti deliranti.
L'assicurata aveva chiesto ai responsabili della clinica di poter beneficiare di un breve congedo per prelevare degli indumenti dalla sua abitazione. Dopo debita valutazione della richiesta, i responsabili della clinica le hanno dato seguito. L'assicurata ha quindi pregato il suo padre adottivo di accompagnarla in automobile al suo appartamento. Giunti a destinazione,gli ha detto di aspettarla in macchina. Poco dopo, egli ha dovuto assistere alla defenestrazione della figlia, con conseguente atterraggio sull'asfalto. L'assicurata aveva lasciato in casa un biglietto con la scritta "Perdonatemi ".
La migliore amica dell'assicurata si è suicidata circa un anno prima, gettandosi dal tetto di un autosilo. I medici della Clinica di _ hanno considerato che l'assicurata, in preda ad un delirio, abbia tentato di emulare la sua amica. Il Dr. _ ha asserito, senza precisare oltre il suo pensiero, che l'assicurata era, al momento dell'atto, totalmente incapace di agire ragionevolmente.
La Dottoressa _ ha diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline (F 60.31 dell'lCD 10) con scompensi psicotici di natura psicoaffettiva (F 25.9 dell'lCD 10). Nel suo rapporto peritale considera che il biglietto d'addio lasciato dall'assicurata dimostrerebbe che quest'ultima era almeno parzialmente cosciente del significato del suo gesto.
Valutazione
Che al momento dell'atto l'assicurata fosse totalmente incapace di agire ragionevolmente è una semplice ipotesi del Servizio Psicosociale di _. Diversi elementi depongono a sfavore di questa tesi. La richiesta dell'assicurata di ottenere un breve congedo al suo domicilio è stata apparentemente esaminata ed accolta dai responsabili della clinica. Da ciò si può desumere che l'assicurata non era in preda ad un grave scompenso psicotico. Il biglietto d'addio redatto poco prima di gettarsi dalla finestra dimostra che l'assicurata non era totalmente in preda al delirio di voler raggiungere l'amica scomparsa.
Apparentemente era in grado di capire che il suo gesto avrebbe causato del dolore ai suoi famigliari. Ne consegue che, negli attimi immediatamente precedenti la defenestrazione, la capacità di discernimento dell'assicurata non era totalmente assente. Del resto, lo svolgimento dei fatti, nel suo insieme, dà l'impressione che l'assicurata abbia pianificato il tentativo di suicidio e che il desiderio di recarsi al suo appartamento per prelevare degli indumenti non fosse che un pretesto.
Non è dunque dimostrato con verosimiglianza preponderante che al momento dell'atto l'assicurata fosse totalmente incapace di discernere."
Gli elementi menzionati dal Dr. _, segnatamente il fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio ed il fatto che le sia stato concesso il breve congedo (ciò che depone a sfavore dell'esistenza, a quel momento, di un grave scompenso psicotico), non permettono di affermare che al momento dell'atto fosse in uno stato di totale incapacità di discernimento. Nella fattispecie, è molto significativo il fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio, ma ancora più importante appare il contenuto del messaggio. Il fatto che l'assicurata abbia scritto "Perdonatemi" dimostra incontestabilmente che era - almeno in parte - cosciente del fatto che stava per commettere un'azione che avrebbe causato del dolore ai suoi genitori. In considerazione del fatto che RI 1 ha tentato di togliersi la vita defenestrandosi, è altamente probabile che scrivendo quel biglietto volesse scusarsi con i suoi genitori del suo gesto di togliersi la vita. In questo contesto, anche il fatto che non abbia voluto che il padre l'accompagnasse all'appartamento, il fatto stesso che abbia richiesto un congedo per poter prelevare degli indumenti dal suo appartamento sito al quarto piano, il fatto che abbia chiuso a chiave la porta dell'appartamento anche se intendeva trattenersi solo per il breve tempo necessario per raccogliere alcuni vestiti (sapendo che il padre la aspettava di fronte al palazzo), sono degli elementi a sostegno della tesi secondo cui l'assicurata ha in un qualche modo pianificato l'atto.
Che RI 1 sia affetta da una grave malattia psichica, è innegabile. I quattro ricoveri presso la Clinica _ di _ e le diagnosi formulate dai medici che l'hanno seguita ne sono la prova. Tuttavia, la presenza di una malattia psichica non lascia automaticamente concludere all'assenza totale della capacità di discernimento. A questo proposito, il Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato che una malattia mentale non permette necessariamente di concludere ad un'incapacità di discernimento tale da fare escludere totalmente un'influenza della volontà della vittima sull'atto autodistruttivo (sentenza non pubblicata W. del 4 giugno 1980, P. del 28 giugno 1986, citate in Scartazzini, in "Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale", Bâle et Francfort-sur le-Main 1991, p. 84). In un'altra sentenza, i giudici dell'Alta Corte hanno asserito che anche una malattia psichica grave come la schizofrenia paranoide non consente di ammettere ipso facto uno stato d'irresponsabilità totale (sentenza non pubblicata L. del 20 marzo 1984, citata in Scartazzini, o.c., p. 84).
Alla luce di quanto precede, è giocoforza concludere che non è dimostrato con verosimiglianza preponderante che nel momento in cui ha tentato il suicidio l'assicurata fosse completamente incapace di agire ragionevolmente. E' dunque a giusto titolo che il Servizio Sinistri Ticino ha negato l'assunzione del caso in base all'art. 37 cpv. 1 LAINF." (Doc. A1)
1.3. Contro la decisione su opposizione l'assicurata, sempre patrocinata dall'RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così espresso:
"
(...)
Come già in sede di opposizione, si contesta nella maniera più assoluta la presa di posizione dell'assicurazione infortuni CO 1, secondo cui la signorina RI 1 è stata, seppure in parte, cosciente di ciò che si accingeva a fare, in occasione dell'evento del 12 marzo 2003.
Con il rapporto 9 marzo 2004 del Capo del Servizio psico-sociale di _, Dr. _ (doc. B), viene specificato invece che la signorina RI 1 al momento dell'evento era completamente incapace di agire ragionevolmente, in quanto il 12 marzo 2003 ha subito un corto circuito che ha minato la sua capacità di ragionamento.
La ricorrente, al momento dell'azione e senza propria colpa, era completamente incapace di agire ragionevolmente e di conseguenza con il presente gravame si ribadisce la richiesta dell'applicazione dell'art. 48 OAINF.
2.
Il quadro tracciato in data 15 dicembre 2003 dalla Dr.ssa _ (doc. C), incaricata dal Servizio Sinistri della Regione Ticino della convenuta ad allestire un rapporto peritale in relazione all'evento, contrariamente a quanto sostenuto nella decisione su opposizione, conferma le tesi della ricorrente.
II Perito, infatti, ha espressamente indicato che
"il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare come un agito impulsivo (raptus), imprevedibile nell'ambito di alterazione di coscienza di pensiero e di percezione della realtà all'interno del disturbo psichiatrico per il quale era in cura presso la Clinica _. Alla base dell'atto vi è presumibilmente un delirio di riferimento al suicidio della migliore amica con il bisogno di emularla. Ritengo non fosse possibile prevedere né prevenire un tale agito, il quale è da intendere come un corto circuito all'interno del quale la capacità di ragionamento del paziente è alterata, come pure la coscienza e la critica nei confronti delle conseguenze dell'atto, che minimizza. Il paziente non è del tutto consapevole che sta per morire.
Infatti anche durante la visita medica l'assicurata non riconosce il desiderio di morte attraverso l'atto di emulazione gettandosi dalla finestra.
In conclusione posso affermare in base alla visita medica ed agli atti a mia disposizione, che la Signora RI 1 soffre di un grave disturbo psichiatrico, il quale distorce la percezione della realtà, nei momenti di scompenso.
L'atto commesso in data 12.3.2003 è un chiaro tentativo di suicidio, causato dalla malattia..."
.
Tuttavia, inopinatamente e inspiegabilmente la Dottoressa _ giunge successivamente alla conclusione che il gesto della signora RI 1, dal profilo assicurologico, è da considerarsi volontario.
La sua opinione non è convincente, perché sembra basarsi esclusivamente su un ragionamento fondato sulla logica e in contrasto con quanto precedentemente indicato.
A nostro giudizio perciò, la valutazione scientifica del Perito porta ad una diversa conclusione, cioè, che il grave gesto sia stata la manifestazione di un chiaro raptus di origine delirante.
3.
L'art. 48 OAINF prevede che, anche se fosse provato che l'assicurato intendeva suicidarsi, non è applicabile l'esclusione dal diritto alle prestazioni assicurative, ex art. 37, cpv. 1 LAINF, se al momento dell'evento era completamente incapace di agire ragionevolmente.

## Considerations