# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 462238a6-ac81-55c0-bd4c-3de0c6d2cce2
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta _ con sede a _è stata iscritta a Registro di Commercio di _il 15 maggio 1998 (estratto RC informatizzato, FUSC _).
Lo scopo sociale della società consisteva nella progettazione, la produzione e la commercializzazione di dispositivi nel campo medico-scientifico e di apparecchiature elettroniche, ecc..
_ha assunto la carica di membro del consiglio di amministrazione della _con diritto di firma individuale, dal 5 dicembre 2000 al 13 novembre 2001 (data delle proprie dimissioni; FUSC dell'_ e _estratto RC informatizzato).
La ditta _è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1°giugno 1998 al 31 dicembre 2001.
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di agosto 1999 e precettarla a partire dal mese di novembre 2000 (cfr. allegato _ doc. _).
In data 9 settembre 2002 e 30 dicembre 2002, il Pretore di _ha dichiarato l'apertura del fallimento della _rispettivamente la liquidazione del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del _).
In data 24 giugno 2003, la Cassa ha insinuato all'UF di _ il proprio credito per un importo di fr. 185'847.20 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2000 e 2001 (cfr. allegato _).
La procedura fallimentare è continuata in via ordinaria a seguito dell'anticipo spese come richiesto nella pubblicazione sul FUSC. Con scritto 16 giugno 2003 l'UF di _ha informato al Cassa che allo stadio in cui si trova la procedura non erano in grado di stabilire se potesse essere corrisposto un dividendo (cfr. allegato _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 30 giugno 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 100'876.-- per contributi impagati nel 2000 e 2001, per quest'ultimo anno sino al mese di ottobre, in via solidale con _ _e _per analogo periodo e importo (cfr. allegato _).
1.3. Con opposizione 10 luglio 2003/ 7 agosto 2003, _ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, motivando:
"
(...)
Premetto che iniziai a lavorare per la _- _ società finanziaria attiva nel campo della gestione patrimoniale e dell'intermediazione finanziaria, il 1° Aprile 1995.
Fui nominato subito Procuratore di detta società, con diritto di firma collettiva.
La Compagnia conobbe importanti sviluppi nei suoi primi anni di vita e, tra questi, vi fu la fondazione, dopo l'arrivo in società del Signor _ di una società più orientata verso rami commerciali: fu quindi costituita la _nel corso del mese di Novembre 1998. Quest'ultima era evidentemente strettamente correlata alla _ basti vederne il nome, ma aveva la sua sede separata, al _e fu affidata alla direzione del Signor _, esperto del ramo che proveniva da un'altra società della piazza _ che mantenne contestualmente la carica di Direttore Amministrativo della _.
L'idea alla base della creazione di questa nuova società e di questa branchia di attività era, da una parte quella di fornire ai clienti della _un servizio che la finanziaria non poteva dare e, dall'altra, quella di mettere, a disposizione dei clienti "commerciali" una struttura finanziaria atta a soddisfare le loro richieste in tal senso.
Proprio in funzione di questa interscambiabilità e dell'indotto che la _ avrebbe potuto rappresentare, in prospettiva, per la _ fui chiamato ad accettare cariche in CDA di alcune società svizzere ed estere; la ragione di questo fatto andava ricercata, tra le altre cose, nella circostanza che gli organi di dette società erano prevalentemente di nazionalità straniera. La mia partecipazione era quindi richiesta in quanto cittadino svizzero, per soddisfare le esigenze poste dall'art. 708 CO.
Non
rifiutai mai di assecondare tali richieste perché sentivo tale agire come un dovere morale, connesso con il mio rapporto di lavoro con la _ in altre parole una sorta di "favore", al quale mi risultava difficile sottrarmi, considerato come le società per le quali firmavo avrebbero potuto/dovuto portare fondi da gestire alla finanziaria.
Date queste premesse ho sempre fatto piena fiducia a chi mi chiedeva di partecipare a queste società, per cui una eventuale mia richiesta formale di partecipazione attiva nei CDA di cui facevo parte sarebbe suonata alla stregua di una sorta di atto di sfiducia verso i miei superiori.
Mi è quindi anche capitato di firmare documenti (compresi verbali di riunioni da me non frequentate), anche in lingue straniere, senza aver modo di conoscerne a fondo i contenuti.
Il tutto, senza mai percepire il benché minimo emolumento per le mie "prestazioni", che in effetti non erano quindi tali.
In questo contesto si situa la realtà _società della quale conobbi, perché presentatomi dal Signor _ l'Amministratore Delegato nella persona del Signor _
Fui chiamato a far parte del CDA di _con le medesime modalità descritte sopra. In realtà
non
ebbi mai modo di partecipare direttamente alla gestione aziendale, della quale mi risulta si occupasse essenzialmente il Signor _Amministratore Delegato, attivo nella società e stipendiato dalla stessa.
Non ebbi mai modo di frequentare la sede sociale della _e non partecipai mai ad alcun CDA, fatte eccezione per l'ultimo, per altro organizzato, dal Signor _nella sede della _ e non a _.
Vero é che io facevo parte, tecnicamente, degli organi societari, ma altrettanto vero e' che altri partecipanti avevano funzioni e possibilità di controllo ben diverse dalle mie, visto che c'era addirittura chi in società operava e percepiva uno stipendio (_) e chi, presumo, si occupava di tutta la parte amministrativa, _ e _quest'ultimo revisore dei conti, non membro di CDA, ma Amministratore Unico della _e membro CDA della _.
Sono
consapevole che accettando il mandato di Membro di un CDA mi assumevo anche gli oneri che il mandato comportava, tra i quali il fatto di dover prestare attenzione alla gestione degli affari della ditta, alle istruzioni e alla sorveglianza. Ritengo non di meno che la responsabilità imputatami nella vostra decisione di risarcimento dei danni, debba essere meglio approfondita ed accertata, alla luce delle competenze e incombenze dei "veri" amministratori, segnatamente, in concreto, il Signor _.
(...)
La decisione impugnata non fa alcun accenno alla ripartizione dei compiti, rispettivamente delle responsabilità tra le persone "chiamate alla cassa". A mio giudizio, tale questione, fondamentale ai fini dell'accertamento delle responsabilità, secondo l'Art. 52 LAVS, non è stata sufficientemente considerata; ciò ha ingiustamente implicato un addebito di responsabilità di pari rango e pari importo con altri organi formali della società, che vi operavano attivamente con tanto di lauti stipendi.
La presente opposizione ha quindi per scopo di riesaminare il mio grado di responsabilità, a dipendenza dell'accertamento della mia attività effettivamente svolta in seno alla ditta, raffrontata con quella di chi si occupava direttamente delle questioni relative a stipendi e oneri sociali.
Prendo atto, specie dopo aver consultato, in rete, la sentenza 21 maggio 2003 del TFA (H. 13/2003), che il TFA è molto rigoroso riguardo alle responsabilità degli organi di una SA e non considera quale attenuante il fatto di non aver partecipato alla gestione dell'azienda. Anche la giurisprudenza non deve però sottrarsi ad un esame approfondito della reale ed effettiva ripartizione dei compiti svolti dagli organi di una SA.
Per questi fatti e motivi chiedo che, a seguito del presente complemento alla mia opposizione del 10 luglio 2003, la decisione di risarcimento dei danni del 30 giugno 2003 sia annullata.
In via subordinata postulo che la decisione sia riveduta, tenendo debito conto delle effettive responsabilità che potrebbero essermi effettivamente imputate." (Doc. _)
1.4. Nella sua decisione su opposizione dell'8 ottobre 2003 la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione del 30 giugno 2003, ha ritenuto che le argomentazioni fatte valere nell'opposizione da _non possono essere prese in considerazione. Il fatto di aver delegato la gestione della società a terze persone, in particolare ad _e di aver assunto la carica a titolo fiduciario non esimerebbe _dalla propria responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. allegato _).
1.5. Con ricorso 7 novembre 2003, _ riconfermandosi nella propria opposizione e senza contestare il proprio ruolo di prestanome, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando:
"
(...)
6. I motivi che stavano alla base dell'opposizione vengono qui integralmente riproposti, ancorché non condivisi dalla Cassa nella decisione impugnata. Con il presente gravame vengono contestate integralmente le argomentazioni di diritto addotte dalla Cassa nella decisione su opposizione.
Occorre premettere che al momento in cui venne chiesto al ricorrente di far parte del CdA della _ quest'ultimo si interessò verbalmente presso gli altri amministratori, in particolare il Presidente e l'Amministratore Delegato, per sincerarsi circa il buon andamento societario, segnatamente sull'eventuale esistenza di procedure esecutive messe in atto dalla Cassa, ottenendo risposte rassicuranti. Per la prima volta, attraverso la decisione su opposizione, il ricorrente è venuto a conoscenza che, addirittura nei giorni immediatamente precedenti la sua iscrizione a Registro di Commercio, e precisamente 1'8 novembre 2000, fu emesso il primo precetto esecutivo, per altro in seguito onorato, da parte della Cassa, nei confronti della _. Il ricorrente non aveva quindi motivo di dubitare sulla tempestività dei pagamenti della _. Del resto, anche dai conteggi annessi alla decisione su opposizione si esime chiaramente che per l'anno 2000 la posizione a fronte degli oneri sociali era praticamente regolata, fatta eccezione per un importo di
Frs.
9'652.35, che poteva essere ragionevolmente considerata una semplice differenza da regolarsi tramite conguaglio.
(...)
9. Orbene, il ricorrente comprende perfettamente che, alla luce della costante giurisprudenza richiamata nella decisione su opposizione, l'aver omesso di chiedere riscontri scritti a fronte delle assicurazioni verbali ricevute non lo mette al coperto dell'art. 52 LAVS; tuttavia non si può prescindere dal contesto in cui il ricorrente è venuto a trovarsi durante la sua breve permanenza nel CdA della _. Infatti il ricorrente era quotidianamente in contatto, sulla propria sede di lavoro, con il Presidente del CdA _, Signor _; in quest'ambito, per tanto senza doversi spostare presso la sede sociale della _, il ricorrente faceva quotidiano affidamento sulle informazioni passategli dal Signor _, al punto che allorquando quest'ultimo lo informò circa il peggioramento della situazione della _ (correva l'autunno 2001) il ricorrente non esitò a seguire il Signor _ nel suo agire, inoltrando con lui, allo stesso momento, le dimissioni dal CdA della _.
10. Come già evidenziato in sede di opposizione, di fatto il controllo della società da parte del ricorrente era praticamente precluso dall'atteggiamento di chi,
in seno
alla ditta, aveva funzioni di direzione effettiva, l'Amministratore Delegato, Signor _, atteggiamento
che
ha condotto
alle
dimissioni del Presidente _ e del ricorrente, in seguito al grave ostruzionismo del Signor _, che si spinse fino al punto di impedire al Signor _ di accedere in ditta per verificare l'andamento aziendale, addirittura facendo capo all'intervento della polizia per allontanarlo dall'azienda. Il Signor _ intendeva così nascondere agli altri membri dell'Amministrazione la situazione di insolvenza venutasi a creare
in
ditta. A tale
scopo
non esitò
a
minacciare alcuni dipendenti qualora avessero dato notizie del dissesto agli altri amministratori. Queste circostanze possono essere comprovate attraverso l'interrogatorio del Signor _: prova di cui si chiede l'assunzione.
Il comportamento dell'Amministratore Delegato, Signor _, deve, a mente del ricorrente, essere meglio approfondito di quanto non abbia fatto la cassa, per meglio definire la reale ed effettiva ripartizione dei compiti e, conseguentemente, delle responsabilità.
Determinante nell'ambito del presente contenzioso in tema di responsabilità è infatti il ruolo accentratore, e nel contempo prevaricatore, assunto da questa persona in seno all'azienda medesima (si veda DTF 111 V 172 e segg.). Sempre in relazione alla problematica della ripartizione di compiti e responsabilità, il ricorrente ritiene che qualche legittimo dubbio possa essere sollevato anche sull'operato degli organi di revisione.
11. Per quanto riguarda la responsabilità del ricorrente deve essere ancora ricordato che la sua presenza nel CdA della _ ha avuto una durata estremamente limitata, riconducibile a meno di un anno. Questa breve durata deve, in un qualche modo, unitamente alla fiducia riposta nella persona del Signor _, giustificare la mancata partecipazione attiva alla conduzione della ditta. Il riconoscimento dell'attenuante rappresentata dalla brevità di appartenenza ad un CdA non è certamente concetto nuovo per codesto lodevole Tribunale, al punto che già in passato tale argomento fu ritenuto valido, segnatamente nell'ambito di una sentenza datata 13 aprile 1995, incarto n. 31.95.00007.
12. E' altresì opportuno ricordare che il ricorrente non ha mai percepito alcuna indennità di sorta per questa sua breve partecipazione.
13. Il ricorrente tiene ad annotare che, a sua conoscenza, tra le altre persone chiamate a rispondere in via solidale e la Cassa sono in corso, se non addirittura già concluse, non meglio definite trattative intese ad un componimento bonale della vertenza. Il ricorrente ritiene di poter affermare che già il fatto in sé costituisca conferma di un'ammissione di responsabilità diverse tra le diverse persone chiamate a rispondere; inoltre, l'esito di queste trattative è evidentemente determinante ai fini della decisione sul presente ricorso, in particolare per quanto riguarda un'eventuale ridefinizione del danno ed il relativo riparto tra i corresponsabili. Per questa ragione il ricorrente chiede che la presente procedura sia sospesa sino alla definizione di dette trattative e che l'eventuale buon fine delle stesse venga adeguatamente considerato nella commisurazione di danni e responsabilità.
14. Da ultimo, pur non scendendo in una disamina dettagliata del calcolo del danno eseguito dalla Cassa e annesso alla decisione su opposizione, il ricorrente ritiene che non debbano essergli imputabili le voci che si riferiscono a periodi per i quali egli non può essere chiamato a rispondere. Ci si riferisce qui alle posizioni "
data invio polizza
" (Doc. _ annesso alla decisione su opposizione) datate posteriormente al 31 ottobre 2001, data ritenuta dalla Cassa stessa come termine ultimo per il computo della responsabilità del ricorrente." (Doc. _)
1.6. La Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:
"
(...)
Con riferimento all'asserzione del ricorrente secondo cui la sua appartenenza al consiglio di amministrazione della fallita _, sarebbe stata di corta durata, la Cassa tiene a precisare quanto segue.
Vero è che - secondo costante giurisprudenza - è possibile ammettere, quale motivo di giustificazione per escludere una responsabilità ex art. 52 LAVS, il breve periodo di assunzione della carica di organo formale. Occorre tuttavia fare rilevare che quale breve periodo, devesi intendere un lasso di tempo di circa tre/quattro mesi. Il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha peraltro ribadito ancora di recente tale valutazione (cfr. STCA inedita del 15 marzo 2000 in re P.R. e M.B.).
Nel caso in esame, il signor _ è rimasto in carica per quasi un anno e pertanto non si può certo parlare di breve periodo di appartenenza.
Appare inoltre totalmente irrilevante il fatto che il ricorrente non abbia mai percepito alcuna indennità per questa sua partecipazione in seno al consiglio di amministrazione della società.
Pur rimettendosi al giudizio di codesta Corte, la Cassa respinge la domanda di sospensione formulata dal ricorrente (cfr. punto 13 dell'atto di ricorso).
Si ricorda al signor _ che fra i responsabili nell'ambito di una decisione risarcitoria ex art. 52 LAVS sussiste un rapporto di solidarietà, ciò che implica per la Cassa la possibilità di agire singolarmente contro ogni responsabile per l'intero danno cagionato.
Evidentemente qualora un responsabile provvede al pagamento dell'intero importo del danno, la Cassa non procede più nei confronti degli altri responsabili.
Lo stesso dicasi se, nell'ambito di una procedura fallimentare aperta contro il datore di lavoro, ne dovesse risultare un dividendo a favore della Cassa; in tale evenienza infatti il relativo importo verrà portato in deduzione di quanto richiesto a titolo di risarcimento danni ex art. 52 LAVS.
La fattispecie che qui ci occupa, non rileva tuttavia di alcuna di queste evenienze.
Ne discende dunque che la domanda del ricorrente è totalmente ingiustificata.
Infine per quanto concerne la contestazione mossa dal ricorrente in punto ad eventuali elementi di danno a lui non imputabili (cfr. punto 14 dell'atto di ricorso), la Cassa fa rilevare che quanto indicato nell'estratto conto (doc. _ annesso alla decisione risarcitoria) e meglio: interessi di mora per
fr.
672.35 e
fr.
123.75,
fr.
20.- quale tassa di diffida (elementi del danno ai sensi dell'art. 52 LAVS), è riferito a periodi per cui il ricorrente impegna la propria responsabilità.
Infatti, come risulta dalla documentazione che viene qui prodotta, gli interessi di mora per
fr.
672.35 sono riferiti al periodo 1.1.2000-31.12.2000 (cfr. conteggio interessi di mora calcolati dal 14.2.2001 al 7.11.2001), ai quali vanno aggiunti
fr.
20.- quale tassa di diffida , stante il mancato pagamento da parte della società (cfr. diffida di pagamento).
Medesimo discorso per gli interessi di mora pari a
fr.
123.75 (cfr. con-teggio interessi di mora calcolati dal 1.1.2001 al 12.3.2001)." (Doc. _)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.
Mentre, per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).
2.3. Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha notificate.
In via di principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1° gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.
L'art. 52 cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi giuridici.
Inoltre, secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di regola non sono accordate ripetibili.
Per quel che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga alla LPGA.
Nel merito
2.4. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.5. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
2.6. Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
_ ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS sostenendo di non poter essere reso responsabile delle posizione maturate dopo il 31 ottobre 2001.
Secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla responsabilità ex art. 52 LAVS dalla data in cui egli ha dimissionato quale organo della società: a partire da questa data (e non dalla radiazione del Registro di Commercio) egli non ha infatti più alcuna facoltà di controllo sull’attività della medesima (SVR 2000 AHV Nr. 24 = DTF 126 V 61 consid. 4a e 4b = Pratique VSI 2000, pag. 293; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 3a; DTF 112 V 1 consid. 3c e 3b, cfr. anche Forstmoser/Meier-Hyoz/Noberl, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996 § 27 n. 54, STFA 25 novembre 1999 inedita in re SC, H 201 + 207/98).
Il ricorrente (dimissionario dal 13 novembre 2001) è responsabile del mancato pagamento dei contributi dovuti dalla società sino al mese di ottobre 2001 compreso, il cui acconto era esigibile il 31 ottobre 2001 e da pagare il 10 novembre 2001 (cfr. art. 34 cpv. 3 OAVS; art. 34 cpv. 4 v OAVS; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.5.1; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 3b).
Non è stato invece incluso l'acconto di novembre, pagabile al 10 dicembre 2001.
Nell'evenienza concreta, come precisato dalla Cassa (cfr. doc. _), gli importi indicati dal ricorrente si riferiscono a periodi precedenti le proprie dimissioni (allegati _), ritenuto che le spese e gli interessi di mora sono elementi del danno ex art. 52 LAVS (cfr. consid. 2.5).
Del resto, dagli estratti dei contributi paritetici (cfr. allegati _ doc. _), dagli estratti dei contributi (allegati _) e dall'insinuazione di credito (allegato _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta, ritenuta la limitata responsabilità di _ sino al 31 ottobre 2001, a fr. 100'876.--.
2.7. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid.
1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid.
3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser, op.
Cit. P. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.10. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
_ ha assunto la carica di membro del consiglio di amministrazione della _, con diritto di firma individuale, dal 5 dicembre 2000 al 13 novembre 2001 (data delle proprie dimissioni; FUSC dell'11 dicembre 2000 e 14 dicembre 2001, estratto RC informatizzato).
2.10.1. _ sostiene di non essersi mai occupato della gestione della società e di aver accettato di entrare a far parte del CdA della _ a titolo fiduciario quale prestanome. Il ricorrente sostiene di non aver mai avuto dubbi sulla buona situazione finanziaria della società in quanto _ lo avrebbe sempre rassicurato del buon andamento della ditta. _ sarebbe stato in pratica colui che amministrava e gestiva in maniera preponderante la società.
Accettando il mandato di membro del CdA della _, _ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombevano quindi solo ad _ (che è stato direttore e delegato con firma individuale), presunto organo di fatto della società, ed a _ (presidente del CdA tra il dicembre del 2000 e il dicembre del 2001), bensì anche al membro del CdA _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che
"scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal ricorrente non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde _ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a dire che era _ unitamente agli altri amministratori ad occuparsi della conduzione e la gestione della società.
Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della _, visto che sarebbero stati altri ad avere in mani le redini della società ed a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo l'ingenuità e fiducia del ricorrente, non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2, STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa solo a titolo fiduciario, di non aver mai percepito un salario, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il ricorrente, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di membro del CdA di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
7.2.1; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165).
Egli era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è nemmeno sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo di presunto organo di fatto di _ o quello giocato dagli altri membri del CdA, non giustifica comunque la passività di _. Il ricorrente non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Le periodiche rassicurazioni di _ non servono a nulla se non vengono poi verificate. Non è sufficiente riporre la massima fiducia in una persona più competente. Il ricorrente avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dall'agosto 1999 (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4).
Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, il ricorrente avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
La permanenza nella società per circa un anno (per nulla corta come sostiene il ricorrente; il TFA ha chiaramente ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente, cfr. DTF 121 V 243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA del 29 aprile 2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b), fa pensare che _ ha lasciato correre le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).
Il fatto che il "deus ex machina" della società fosse _, il fatto che quest'ultimo abbia creato difficoltà nel dare informazioni e nel trasmettere documenti (anche a _), a nulla sussidia la tesi del ricorrente, ritenuto che le incombenze e i doveri del membro di una società anonima sono quelli stabiliti dalla legge, che come tali non sono suscettibili di deroghe. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2), e non attendere un anno prima di farlo. Il fatto che _ si sia fidato di quanto gli veniva riferito da _ non cambia nulla, in quanto toccava al ricorrente avere pieno controllo per lo meno sul pagamento dei contributi sociali.
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _ e degli altri amministratori, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag. 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag. 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (
Böckli,
op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _, atteso che l'ignoranza della legge non costituisce esimente (cfr. DTF 124 V 220 consid. 2b/aa con riferimenti), ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5). Il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.10.2. Il fatto che all'interno del CdA siano stati ripartiti i compiti in modo dettagliato non è rilevante ai sensi della responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/00, consid. 3c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STCA del 22 marzo 2002 nella causa A., Inc. 31.01.23, consid. 2.9.1).
Il TFA in una sentenza del 2 luglio 2001 nella causa S. e F., H 9/01 e H 11/01, consid. 5b, ha infatti stabilito che:
"
b) Quant à F._, il semble ne pas avoir saisi la portée de l'art. 52 LAVS et de la jurisprudence y relative. En particulier, il lui incombait, en sa qualité d'administrateur de la société faillie, de veiller personnellement à ce que les cotisations paritaires afférentes aux salaires versés fussent effectivement payées à la caisse de compen- sation, nonobstant le mode de répartition interne des tâches au sein de l'administration de la société B._ SA. Un administrateur ne peut en effet se libérer de cette responsabilité en se bornant à soutenir qu'il faisait confiance à ses collègues chargés de gérer les finances de l'entreprise et de régler lesdites cotisations à la caisse intimée, ou à affirmer qu'il n'avait qu'un rôle subalterne, car cela constitue déjà en soi un cas de négligence grave. On rappellera d'ailleurs que la jurisprudence s'est toujours montrée sévère, lorsqu'il s'est agi d'apprécier la responsabilité d'administrateurs qui alléguaient avoir été exclus de la gestion d'une société et qui s'é- taient accommodés de ce fait sans autre forme de procès (cf. notamment RCC 1992 pp. 268-269 consid.
7b, 1989 pp. 115-116 consid. 4).
La passivité de F._ est de surcroît en relation de causalité naturelle et adéquate avec le dommage subi par la caisse de compensation. En effet, s'il avait correctement exécuté son mandat d'administrateur, il aurait pu veiller au paiement des cotisations aux assurances sociales, d'autant plus qu'il reconnaît avoir su que la société se trouvait en situation d'insolvabilité pratiquement depuis sa création et qu'elle rencontrait des difficultés dans le paiement des cotisations sociales. Pareil comportement tombe à l'évidence sous le coup de l'art.
52 LAVS."
In un'altra sentenza del 29 dicembre 2000 (H 136/00), pubblicata in SVR 2001 AHV Nr. 15, pagg 51 ss, il TFA ha ribadito:
"
b) Auch hat sich der Beschwerdegegner dieses grobfahrlässige Verhalten als subsidiär haftendes Organ anrechnen zu lassen. Zwar darf sich der nicht geschäftsführende Verwaltungsrat nach der Rechtsprechung auf die Überprüfung der Tätigkeit der Geschäftsleitung und des Geschäftsganges beschränken. Dabei muss aber verlangt werden, dass er sich laufend über den Geschäftsgang informiert, Rapporte verlangt, sie sorgfältig studiert, nötigenfalls ergänzende Auskünfte einzieht und Irrtümer abzuklären versucht (BGE 114 V 223 Erw. 4a mit Hinweisen). Insofern konnte und durfte sich der Beschwerdegegner in seiner Eigenschaft als Verwaltungsratspräsident nicht an die geltend gemachte Aufgabenteilung halten. Vielmehr hätte er sich wegen der Bedeutung des Beitragswesens mit diesem selbst befassen müssen. Zu besonderer Aufmerksamkeit hätte umso mehr Anlass bestanden, als unter den Verwaltungsratsmitgliedern offenbar eine Unsicherheit bestand, wie die Ausgleichskasse die Entgelte qualifizieren würde (vgl. Erw. 6a hievor).
Sich auf eine Intervention des Buch führenden Treuhandbüros zu verlassen, genügt nicht.
(...)"
Ancora recentemente STFA del 16 luglio 2002 nella causa L., H 74/02, consid. 4:
"
(...)
En effet, en sa qualité d'administrateur-président de la société faillie et nonobstant le mode de répartition interne des tâches au sein du conseil d'administration - que le recourant se contente du reste d'alléguer sans en démontrer la réalité -, il lui incombait de veiller personnellement à ce que la société fût régulièrement déclarée à une caisse de compensation et à ce que les cotisations paritaires afférentes aux salaires versés fussent effectivement payées à l'AVS (art. 51 LAVS). Un administrateur ne peut se libérer de cette responsabilité en soutenant qu'il faisait confiance à ses collègues chargés de l'administration du personnel de l'entreprise et du versement desdites cotisations à la caisse de compensation. Il a au contraire le devoir d'exercer la haute surveillance sur les personnes chargées de la gestion pour s'assurer notamment qu'elles observent la loi, les statuts, les règlements et les instructions données (art. 716a al. 1 ch. 5 CO). Si, comme le relève le recourant, les membres du conseil d'administration qui n'ont pas été chargés de la gestion ne sont pas tenus de surveiller chaque affaire des personnes chargées de la gestion et de la représentation mais peuvent se limiter au contrôle de la direction et de la marche des affaires, ils doivent cependant, entre autres obligations, se mettre régulièrement au courant de la marche des affaires, exiger des rapports et les étudier minutieusement et, au besoin, demander des renseignements complémentaires et essayer de tirer au clair d'éventuelles erreurs (ATF 114 V 223 consid.
4a).
Le recourant ne pouvait donc s'en tenir, en sa qualité d'administrateur-président, à la répartition des tâches alléguée. Il lui incombait précisément de s'occuper du domaine des cotisations en raison justement de l'importance que revêt celui-ci (SVR 2001 AHV n° 15 p. 53 consid.
6b).
La négligence est d'autant plus grave que sur le vu des constatations de fait de la juridiction cantonale, le recourant, pas plus que les autres administrateurs de la société faillie d'ailleurs, ne s'est réellement soucié d'affilier le personnel salarié de la société, à savoir B._ et lui-même, auprès d'une caisse de compensation. Même après avoir été informé par l'intimée, en août 1993, des obligations de l'employeur à cet égard, les administrateurs de la société ne lui ont répondu qu'avec réticence et tardivement après avoir reçu maints rappels et sommations. De ce fait, les cotisations paritaires pour les années 1991 à 1994 sont restées en grande partie impayées.
Par conséquent, en ne prenant pas des mesures propres à garantir le paiement des cotisations, alors qu'il en avait le devoir, le recourant a commis une négligence grave, comme l'ont retenu avec raison les premiers juges."
2.10.3. Nemmeno può essere accolta la domanda di sospensione della procedura (cui la Cassa si oppone) in attesa delle trattative intavolate dalla Cassa con altri membri del CdA, che a quanto pare non hanno sollevato opposizione alle decisioni di risarcimento danni, ritenuto che qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate). L'art. 144 CO recita:
"
Art. 144
II. Rapporti fra creditore e debitore
1. Effetti
a. Responsabilità dei debitori
1
Il creditore può a sua scelta esigere da tutti i debitori solidali o da uno di essi tutto il debito od una parte soltanto.
2
Tutti i debitori restano obbligati finché sia estinta l'intera obbligazione."
Quindi se le trattative con gli altri ex amministratori dovessero portare all'estinzione del debito nei confronti della Cassa, _ sarebbe liberato dall'obbligo di risarcire il danno. Fino a quel momento egli resta responsabile dell'intero danno (limitatamente comunque all'importo maturato sino alla sua permanenza nel CdA).
2.11.
Infine, per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal ricorrente, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF
, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novem-bre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
;
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove.
In particolare non è necessario procedere all'audizione testimoniale di _, in quanto i fatti di cui dovrebbe riferire sono stati ampiamente chiariti e tenuti in considerazione dal TCA
(
sul tema audizione testi
cfr. STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
.
) Va inoltre rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 3.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).