# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7b10b981-02f4-5d7a-b8ae-30683a9f4727
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 29 ottobre 2007 diretta contro _, AO 1 ha chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 e n. 4 LEF, di porre sotto sequestro
fra l'altro (e per quanto qui di rilievo) “tutti gli averi patrimoniali depositati su conti o in cassette di sicurezza e i crediti riferiti a relazioni bancarie intestate o cointestate alla AP 1, _, segnatamente ma non solo il conto n. _, in quanto averi appartenenti in realtà a _, e ciò -per quanto riguarda i crediti- sia quelli verso la sede principale, che quelli verso la succursale di _, rispettivamente verso succursali della banca all'estero”,
presso la _.
Il tutto fino a concorrenza di fr. 176'511'099.– (ossia Euro 105'315'000.– al tasso di conversione CHF/Euro valido per quel giorno) oltre interessi del 5% dal 12 luglio 2007.
A detta della sequestrante, il credito consta di pretese in via di restituzione di averi patrimoniali, di risarcimento danni per atto illecito -come l'appropriazione indebita aggravata e i reati di tipo societario- e per indebito arricchimento, infrazioni che il debitore sequestrato _ avrebbe commesso -insieme ad altri- prima in veste di direttore generale (da maggio 1998 al 31 dicembre 1999) poi di amministratore delegato (fino al 2 agosto 2005) dell'allora AO 1. Indizi eloquenti in tal senso erano emersi dal procedimento penale in corso in Italia, nell'ambito del quale il 25 luglio 2007 egli era -fra l'altro- stato rinviato a giudizio per l'importo di Euro 105'315'000.– (doc. P, pag. 25 lett. H e pag. 28 lett. K e L). Proprio in questo contesto, con decreto 25 aprile 2007 emesso
inaudita altera parte
e
stante la difficoltà di valutare l'ammontare del danno subìto dalla banca
,
il Tribunale ordinario di _ ha autorizzato
l'immediato sequestro conservativo anche presso terzi, in favore della _, sui beni mobili e/o immobili appartenenti a _, o delle somme e/o cose alla stessa dovute, ivi inclusi i beni di proprietà del predetto e costituiti in fondo patrimoniale in data 1.9.2005, fino alla concorrenza della somma di Euro 400'000'000.–
(doc. B, pag. 10 seg.). Ciò posto, quale titolo di credito la banca ha prodotto l'ordinanza provvisionale datata 12 luglio 2007 con cui lo stesso tribunale ha confermato in sostanza quel sequestro conservativo (doc. A, pag. 22). I reclami interposti contro la citata ordinanza, tardivi, sono stati dichiarati inammissibili con decisione 28 settembre 2007 (doc. C, pag. 5).
B.
Il 30 ottobre 2007, il Pretore _, ha decretato il sequestro per un importo pari a fr. 176'511'099.– (Euro 105'315'000.–) oltre interessi del 5% dal 12 luglio 2007.
C.
Il 16 novembre 2007 AP 1, ha formulato opposizione al sequestro contestando di detenere beni appartenenti al debitore sequestrato _ o di cui egli fosse avente diritto economico, come pure che egli fosse titolare o beneficiario del suo conto n. _ presso _. Ha quindi evidenziato come l'ordinanza provvisionale 12 luglio 2007 fosse stata emessa a favore di _ e non della sequestrante, di non dovere ad ogni modo alcunché sia all'una che all'altra e, infine, di come quel provvedimento fosse riferito ad un differente importo.
Al contraddittorio del 13 marzo 2008, l'opponente ha ritirato l'eccezione relativa alla titolarità del credito. Ha poi identificato _, sua avente diritto economico nella misura del 97% e moglie di _, quale proprietaria dei beni depositati sul suo conto n. _ presso _, il restante 3% della società appartenendo a una terza persona, responsabile della sua amministrazione. In sostanza, il patrimonio depositatovi era costituito da beni propri di _ in quanto provenienti dall'utile da lei conseguito con la vendita nell'ottobre 2000 di due società attive nel commercio delle acque minerali (_ e _) che aveva costituito nel 1999 investendo beni ereditati esclusivamente dalla propria famiglia. Parte di quel guadagno costituiva ancora oggi il suo l'attivo. Peraltro, eccezion fatta per la società _, anche il sequestro pronunciato in Italia dal Tribunale ordinario di _ riguardava solo beni di esclusiva proprietà di _ e non della moglie _. Del resto, quest'ultima non era parte ad alcun procedimento penale e, solo con riferimento ad una donazione fattale dal marito nel 2007 e ai beni conferiti ad un fondo patrimoniale costituito dai due coniugi il 12 settembre 2005, quel tribunale aveva ipotizzato l'eventualità di un'azione revocatoria. Ma, anche l'asserito legame del credito con la Svizzera così come il preteso trafugamento di beni, erano da considerare infondati.
La sequestrante ha evidenziato la legittimità di un sequestro di beni formalmente intestati a terzi, posto che siano dati elementi per ritenere che quell'intestazione al terzo sia abusiva e volta ad occultare o allontanare beni propri del debitore sequestrato a danno dei suoi creditori. Dal procedimento penale in corso in Italia risultava che _ aveva utilizzato una serie di conti appartenenti a società estere e a persone fisiche -che fungevano quindi da prestanome- per far transitare beni di sua spettanza o comunque riconducibili a reati patrimoniali a lui ascritti. Certo, _ era beneficiaria economica del conto n. _ presso la _, sul quale però il marito aveva piena disposizione. Davanti al pubblico ministero italiano, egli medesimo aveva dichiarato di essere titolare direttamente o per interposta persona di numerosi conti bancari all'estero
fra cui quello citato, che ha definito quale punto in Svizzera a lui riconducibile. In particolare, lui personalmente curava i contatti con la banca e dava le disposizioni necessarie alla sua gestione e, su quel conto, aveva appunto trasferito soldi provenienti dal conto “_” (n. _
)
esistente presso la stessa banca e a lui appartenente. Questa prerogativa gli aveva consentito di avere delle disponibilità finanziare personali, in parte impiegate -ad esempio- nella ristrutturazione di una villa al mare e in parte occultati sul conto della società opponente. Evidente quindi come la struttura AP 1 e _ fungessero da prestanome per il marito di quest'ultima. Peraltro colui che aveva in mano il restante 3% della società, tale _, aveva già agito quale prestanome di _ in varie operazioni immobiliari. Del resto poi, anche i conti intestati a _ e a _ (le due società che erano state costituite dalla moglie) erano stati oggetto di sequestro in quanto riconducibili al marito. La sequestrante reputa di avere reso sufficientemente verosimile il suo credito verso il debitore sequestrato sulla base delle sentenze relative al sequestro conservativo pronunciato in Italia (doc. A, B e C). Ciò posto, considera irrilevante che _ non sia sua debitrice. Visto poi che quelle decisioni sono suscettibili di
exequatur
in Svizzera, anche la causa del sequestro giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF sarebbe adempiuta. Per le operazioni illecite imputate a _ insieme alle rogatorie sui conti presso le banche svizzere, anche il legame sufficiente con il territorio elvetico è ad ogni modo realizzato.
L'opponente, ribadito il suo punto di vista, ha contestato che l'ordinanza italiana sul sequestro conservativo potesse rendere verosimile il credito a favore della sequestrante e che le rogatorie svolte in _ costituissero legame sufficiente con la Svizzera. Nel contempo ha sottolineato che avente diritto economico del conto “_” era pure _ e che solo la parte di beni da esso provenienti e a lei spettanti, era confluita sul suo conto. Premesso che a _ era stata affidata la gestione dei beni della moglie, ha però escluso che egli ne potesse liberamente disporre quale proprietario, precisando che _ era sempre stato considerato da _ un semplice amico di famiglia. Quest'ultima, peraltro, aveva cominciato a temere per la situazione finanziaria della sua famiglia solo a partire dal 2005, ma di non avere avuto alcun motivo per preoccuparsene prima di allora.
La sequestrante, confermata la sua posizione, ha riaffermato la validità del sequestro conservativo italiano con rinvio ad un parere giuridico redatto il 4 dicembre 2007 dell'avv. _ di _. A comprova dell'esistenza del credito e della causa del sequestro ha altresì rinviato ad un verbale di sequestro già emesso a _ sulla base delle medesime decisioni italiane. Ha quindi evidenziato come fosse stato lo stesso debitore sequestrato a indicare all'autorità penale italiana il conto intestato alla società opponente. Peraltro poi quest'ultima era stata appunto costituita nel 2004. Irrilevante infine che _ sapesse o no dell'agire illecito del marito, essenziale ai fini della vertenza in esame essendo l'utilizzo da parte di _ della società opponente a lei appartenente allo scopo di nascondere suoi beni. Di fatto poi, _ era stato rinviato a giudizio insieme a _ quale suo complice e correo.
D.
Con sentenza 25 agosto 2008 il Pretore _, ha respinto l'opposizione e confermato il sequestro. Ha anzitutto preso atto di come l'opponente avesse ritirato in sede di udienza la censura relativa alla titolarità del credito e, quindi, alla legittimazione attiva dell'istante. Ha quindi accertato che il credito per cui la banca aveva chiesto il sequestro era quello esistente nei confronti di _, a dipendenza di operazioni illecite da lui perpetrate. Alla luce del decreto supercautelare 25 aprile 2007, dell'ordinanza provvisionale di conferma 12 luglio 2007 e dell'ordinanza 28 settembre 2007 che aveva dichiarato irricevibili i relativi reclami, la decisione 12 luglio 2007 risultava appunto suscettibile di
exequatur
in Svizzera. Ciò posto, la sequestrante aveva addirittura dimostrato l'esistenza di quel credito. Il Pretore, visto il domicilio all'estero del debitore, ha quindi individuato nell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF la causa del sequestro, la banca istante essendo a beneficio di una sentenza estera esecutiva. Ma, le varie rogatorie commissionate alle autorità _, insieme alle società e ai conti bancari che vi erano stati aperti e che erano poi stati utilizzati da _, davano altresì atto di un legame sufficiente con la Svizzera. Ciò posto, non ha ritenuto opportuno approfondire oltre il pericolo di trafugamento di beni giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
Il primo giudice ha ritenuto verosimile anche la condizione dell'appartenenza dei beni al debitore sequestrato. La richiesta di rinvio a giudizio in Italia di quest'ultimo, insieme ai verbali di interrogatorio da lui rilasciati e agli accertamenti del Tribunale di _, costituivano la prova indiscussa dell'utilizzazione di società con sede in Svizzera e di rapporti fiduciari presso banche svizzere per occultare beni sottratti all'istante. Dagli atti risultava come per le sue operazioni illecite, utilizzasse in modo sistematico conti appartenenti alla moglie. Nell'intera vicenda il ruolo di _ era quindi quello di prestanome. Di fatto, nell'ambito del procedimento penale lo stesso _ aveva confermato di far uso del conto bancario della società opponente a insaputa della moglie. La rogatoria aveva indicato poi che quella relazione bancaria era riferibile sia a lui che alla moglie. Le società _ e _ erano poi state entrambe colpite da sequestro per lo stesso credito nei confronti di _, provvedimento che non era mai stato impugnato, indizio questo di come gli attivi fossero in realtà di spettanza di quest'ultimo. In sostanza, l'intestazione dei beni alla società opponente e l'indicazione di _ quale sua beneficiaria economica, era in definitiva il modo per il debitore sequestrato _ di sottrarre beni propri ai suoi creditori.
E.
Con il presente appello AP 1 chiede di confermare l'opposizione e annullare il sequestro. Sottolinea anzitutto che il credito dell'istante, la cui titolarità va verificata d'ufficio, sussiste semmai nei confronti di _ e non della moglie _. Ad ogni modo, quel credito nemmeno esiste visto che le decisioni italiane sul sequestro conservativo hanno solo carattere provvisionale e non di merito. Ma non esiste neppure una causa di sequestro giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Il tribunale di _ di primo e di secondo grado, chiamato a pronunciarsi su una richiesta di sequestro fondata sulla medesima fattispecie, ha in effetti escluso che quelle sentenze siano esecutive. D'altra parte, né i reati commessi in Italia da _ né le rogatorie costituiscono un legame sufficiente con la Svizzera. La ricorrente evidenzia poi come i beni di cui l'istante chiede il sequestro, tutti provenienti dal conto “_”, appartengano unicamente a _. Che poi di fatto il marito -le cui dichiarazioni comunque non possono certo vincolare la moglie- ne gestisse il patrimonio, non significa che egli ne potesse disporre quale proprietario. Non solo _, ma anche _ era avente diritto economico del conto “_” aperto nel 1991 e sul quale era stato depositato l'utile conseguito con la vendita delle due società _ e _ da lei costituite con capitali propri e del tutto estranei al marito. D'altra parte, neppure il fatto che i conti delle medesime siano stati oggetto di sequestro, consente di ricondurre a _ l'appartenenza di quanto depositato sul suo conto. Il sequestro conservativo autorizzato in Italia infine non è rivolto a beni appartenenti a _, riservato un fondo patrimoniale costituito nel 2005 dai due coniugi e per il quale il Tribunale di _ ha prospettato l'eventualità di un'azione revocatoria.
Delle osservazioni della procedente si dirà, se necessario, nel seguito.
F.
Una parallela procedura di opposizione al sequestro decretato il 30 ottobre 2007, nella misura in cui quel provvedimento ha interessato beni di spettanza di _, è oggetto di separato giudizio (14.2008.86).

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Nelle sue osservazioni, l'istante solleva dubbi riguardo alla tempestività dell'appello. Ora, la sentenza impugnata è stata intimata il 25 agosto 2008 (timbro della Pretura sul retro della medesima, pag. 10) inviandola, per conto dell'appellante, al suo patrocinatore legale. Quale recapito postale è stato tuttavia indicato lo studio legale dell'avvocato _, il quale ha ritornato la decisione alla Pretura evidenziando come la stessa fosse stata
intimata erroneamente al mio studio e non allo studio dell'avv. _
e come quest'ultimo non fosse
domiciliato presso di me, ma avesse uffici propri in _
. Questo scritto è giunto alla Pretura _, il giorno 28 agosto 2008
(lettera 26 agosto 2008 in originale nell'incarto EF.2007.3260 con timbro esibito n. 20948 e nota scritta della Pretura). L'indomani, la decisione è stata di nuovo intimata al rappresentante legale dell'opponente, che l'ha quindi ritirata il 1° settembre 2008 (timbro di spedizione e di ritiro sulla busta di intimazione allegata al doc. 1.1). Ciò posto, trasmesso l'11 settembre 2008 (timbro sulla busta di spedizione) l'atto d'appello ossequia il termine di dieci giorni previsto dall'art. 22 cpv. 1 LALEF ed è quindi tempestivo.
2.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle  nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (
Amonn/ Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7
a
ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
3.
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con rif.;
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7
a
ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Piégai
, op. cit., pag. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., pag. 85 segg.;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considerano determinanti.
4.
In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado, sia quelli verificatisi prima.
La possibilità di addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di prova (
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla decisione.
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia di sequestro (art. 22 cpv. 4 LALEF).
Sono quindi ammissibili i nuovi documenti che l'appellante produce contestualmente al proprio ricorso (doc. 2.2, 3.3 e 4.4), come pure il plico di cui al classificatore bianco (doc. A/II a BB/II) che accompagna le osservazioni della sequestrante.
5.
Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
Fra le cause di sequestro, con riferimento alla fattispecie in esame, la legge riconosce la circostanza in cui il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è altra causa di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). In concreto, l'appellante contesta l'esistenza del credito a favore della sequestrante. Non vi sarebbe poi alcuna causa di sequestro, il credito non essendo sorretto da una sentenza esecutiva e non avendo un legame sufficiente con la Svizzera. I beni sequestrati infine non apparterrebbero al debitore _, ma alla di lui moglie _, sua beneficiaria economica.
Esistenza del credito
6.
L'appellante rimprovera al Pretore di confondere la posizione di _ con quella di _, presunto debitore dell'importo per cui è stato concesso il sequestro, evidenziando come la moglie non sia minimamente toccata dal sequestro conservativo italiano. Nessuna condanna né civile né penale era stata emessa nei suoi confronti, di modo che l'istante non vantava alcuna aspettativa o diritto nei suoi confronti (appello pag. 2 e seg.). La società opponente rammenta poi l'obbligo del giudice di esaminare d'ufficio la titolarità del credito di cui si avvale la sequestrante (appello, pag. 5). Ricorda infine che solo al Tribunale di _ spetta decidere se nel merito il debito della sequestrante verso _ esiste o no, presupposto che le sentenze provvisionali non soddisfano.
7.
Riguardo alla legittimazione attiva occorre anzitutto rammentare che la stessa è verificata d'ufficio,
in ogni stadio di causa, tuttavia -laddove vale il principio attitatorio- unicamente sulla base dei fatti allegati e accertati (
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI Appendice, Lugano 2005, n. 339 ad art. 181 con rinvio a DTF 6 luglio 2004 [4C.198/2004];
Olgiati,
Le norme generali per il procedimento civile nel Cantone Ticino, Zurigo 2000, pag. 330;
Hohl,
Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 446). Non trattandosi di una condizione processuale, l'esame va fatto secondo il diritto sostanziale applicabile al rapporto giuridico litigioso (
lex causae)
cui è strettamente connessa (DTF 130 III 251 consid.
2 con rinvii;
Knöpfler/Schweizer/ Othenin-Girard,
Droit international privé suisse, Berna 2005, pag. 374;
Corboz
, Le recours en réforme au Tribunal fédéral, in: SJ 2000 II 31 ad 5 con rif.;
Hohl,
op. cit., n. 388 e 435).
L
a legittimazione attiva spetta solo al titolare delle pretese rivendicate (
Olgiati,
op. cit., pag. 329).
8.
In concreto, la sequestrante fonda il suo preteso credito di fr. 176'511'099.– sulle sentenze provvisionali in materia di sequestro conservativo emesse in Italia dal Tribunale ordinario di _ (appello, pag. 9) rispettivamente il 25 aprile 2007 (doc. B), il 12 luglio 2007 (doc. A) e il 28 settembre 2007 (doc. C).
a)
L'art. 16 cpv. 1 LDIP stabilisce che il contenuto del diritto straniero è accertato d'ufficio fermo restando che, in materia patrimoniale, tale onere può essere accollato alle parti. Tuttavia, nell'ambito della procedura sommaria, questa norma si applica solo per analogia (
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. i, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84; in materia di sequestro: CEF 10 aprile 2000 [14.1999.80] consid. 1.5.c e 10 aprile 2000 [14.1999.82] consid. 5.2). Vista l'esigenza di semplicità e celerità che caratterizza questo tipo di procedura (sopra, consid. 3), spetta quindi alla parte dimostrare il diritto che ritiene applicabile, senza che il giudice formuli un invito specifico in questo senso (
Gilliéron,
op. cit., loc. cit.). In caso di omissione, egli applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
b)
Nel caso specifico non c'è dubbio che le decisioni agli atti, e su cui l'istante fonda la sua pretesa, siano state emesse in applicazione del diritto italiano. Ora, per l'art. 2905 1° comma CCit
il creditore può chiedere il sequestro conservativo dei beni del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile
, e in particolare gli art. 671 segg. CPCit. Il provvedimento ha lo scopo di preservare colui che lo richiede da possibili pregiudizi derivanti dal tempo necessario per far valere il diritto di credito in via ordinaria e tutelare così eventuali proprie pretese (
Cian/Trabucchi,
Commentario breve al Codice civile, Padova 2002, n. 1 ad art. 2905).
c)
In concreto, la sequestrante sostiene di vantare, alla luce del procedimento penale in corso in Italia, un credito in
restituzione di averi patrimoniali nonché in risarcimento del danno cagionato mediante atti illeciti e per arricchimento indebito
(istanza di sequestro, n. 6 pag. 6). Con la decisione emessa inaudita altera parte il 25 aprile 2007, il medesimo Tribunale di _ riconosce l'esistenza di
indizi gravi e concordanti circa la natura illecita e gli effetti dannosi delle operazioni finanziarie eseguite, certamente sufficienti per far ritenere sussistente il fumus boni iuris in merito alla responsabilità del _ ai sensi dell'art. 2392 CCit, con riguardo alle condotte imputategli e poste alla base dell'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare del 14.12.2005
, proseguendo poi con l'elenco dettagliato delle singole imputazioni
(doc. B, pag. 2 segg.). Ciò posto, la sentenza 12 luglio 2007, che rinvia in modo esplicito a quella 25 aprile 2007 (doc. A, pag. 1), conferma pienamente il
sequestro conservativo anche presso terzi, a favore di _, sui beni mobili e/o immobili appartenenti a _, o delle somme e/o cose alla stessa dovute, ivi inclusi i beni di proprietà del predetto e costituiti in fondo patrimoniale in data 1.9.2005, fino alla concorrenza della somma di Euro 400'000'000.–
(doc. A, pag. 22). Per il resto, la decisione 28 settembre 2007, che dichiara irricevibili poiché tardivi i reclami interposti avverso il giudizio provvisionale 12 luglio 2007 (doc. C, pag. 2 e 5), dà atto della successione in diritto di
AO 1
a _
(doc. C, pag. 1).
d)
Alla luce di tutti questi elementi, è senz'altro resa verosimile l'esistenza di un credito a favore di AO 1 per la somma capitale di fr. 176'511'099.– verso _. La cifra, inferiore rispetto a quella per cui è stato concesso il sequestro conservativo in Italia, risulta dalla richiesta di rinvio a giudizio 25 luglio 2007 dove -fra l'altro- si ipotizza appunto a suo carico il reato di appropriazione indebita per complessivi Euro 105'315'000.– (istanza di sequestro, pag. 10; doc. P, pag. 25 e 28: Euro 3'450'000.–, Euro 100'000'000.– e Euro 1'865'000.–). L'importo deve ritenersi altresì esigibile, il provvedimento essendo stato autorizzato il 25 aprile 2007 e con effetto immediato dal Tribunale ordinario di _ (doc. B, pag. 10). A ciò si aggiunga che -come evidenziato dal Pretore (sentenza impugnata, consid. 2)- l'opponente ha
ritirato l'eccezione relativa alla titolarità del credito
(verbale d'udienza, pag. 1) e sollevata per pretesa incongruenza tra _
e AO 1 (opposizione, n. 2 pag. 2). Per il resto, la banca sequestrante non ha mai affermato di vantare un credito nei confronti di _, ma bensì verso il marito _, circostanza questa pure puntualizzata dal primo giudice (sentenza impugnata, consid. 2). Appare infine opportuno rammentare che l'esame del presente giudizio è limitato alla verosimiglianza e non alla prova certa, come sembra invece sottointendere l'appellante. Di modo che, ai fini dell'esistenza del credito pare quindi irrilevante che agli atti non vi sia una sentenza di merito da cui risulti una condanna di _. Sotto questo profilo, l'appello è pertanto privo di fondamento e deve essere respinto.
Causa del sequestro
9.
L'appellante contesta che le sentenze provvisionali da cui la banca deduce il suo credito siano delle sentenze esecutive ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 6). In tal senso, si sarebbero espressi il 9 novembre 2007 il Bezirksgericht di _ (doc. 3.3) e il 10 luglio 2008 l'Obergericht di _ (doc. 4.4), decisioni che l'interessato produce in appello. Di fatto, le due autorità giudiziarie cantonali avrebbero accertato che il sequestro conservativo autorizzato dal Tribunale di _ non era stato attivato nel termine di 30 giorni prescritto dall'art. 675 CPCit, che pertanto quel giudizio cautelare non era più efficace e, di conseguenza, non poteva avere effetti in Svizzera. Ciò posto, una procedura di
exequatur
era da escludere.
A detta della sequestrante invece, il termine di 30 giorni di cui all'art. 675 CPCit sarebbe rispettato (osservazioni, pag. 15). A sostegno della sua tesi produce agli atti due pareri legali. L'uno datato 21 novembre 2007
sull'efficacia, gli effetti ed i termini di esecuzione del sequestro conservativo secondo la normativa italiana vigente
redatto dall'avv. _ di _ (doc. L/II), documento sulla base del quale l'Obergericht di _ ha nondimeno concluso per l'inefficacia del provvedimento (doc. 4.4, pag. 8, consid. 4.2.2 segg.). L'altro del 7 agosto 2008
sulla esecuzione di sequestro conservativo ex art. 675 cod. proc. civ. (italiano)
allestito dall'avv. prof. _ di _ (doc. P/II).
10.
Ora, il concetto di sentenza esecutiva giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF è quello di titolo di rigetto definitivo giusta l'art. 80 e 81 LEF. Trattandosi di decisioni italiane, questo comporta che le stesse siano suscettibili di riconoscimento e rese esecutive in Svizzera giusta gli art. 25 segg. CL (Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988: RS. 0.275.11), fermo restando che il giudice del sequestro esaminerà
prima facie
-ossia limitatamente alla verosimiglianza-
se ne siano dati i presupposti (
Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 78 ad art. 271).
Per l'art. 675 CPCit