# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** de50eb39-8898-50a5-be0b-b3d29decf708
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 13 maggio 2010 la Cassa CO 1(in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 10 aprile 2010 (cfr. doc. 22) con la quale ha negato ad RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 1° novembre 2007, poiché sua moglie risulterebbe amministratrice unica della _ con sede a _, presso cui egli ha lavorato dal 1° febbraio 2009 al 31 marzo 2010 (cfr. doc. A).
1.2. Con ricorso del 7 giugno 2010 l’assicurato ha richiesto l’annullamento della decisione impugnata e la concessione delle indennità di disoccupazione, sostenendo che, in realtà, sua moglie non è più amministratrice unica della _ (cfr. Doc. I).
1.3. Nella sua risposta del 30 giugno 2010 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
(...)
Prima di entrare nel merito del ricorso va subito precisato che a giusto titolo il ricorrente contesta la motivazione su cui si fonda il rifiuto delle prestazioni.
Appena notificata la decisione su opposizione, la Cassa ha potuto sincerarsi del fatto che, contrariamente a quanto sostenuto, in effetti la signora RI 1 non era più amministratrice, con firma individuale, della _ dal 04.01.2010. L'errore va fatto risalire ad un'errata interpretazione dell'estratto del Registro di commercio. Da questo documento, dopo una cancellazione erronea, era stata ritenuta ripristinata l'iscrizione della società come in precedenza: in quell'occasione non ci si era accorti del fatto che le dimissioni dell'amministratrice seguivano cronologicamente la reiscrizione come in precedenza della società.
La Cassa, accortasi dell'errore, ha voluto porvi rimedio convocando il signor RI 1 ad un colloquio che tuttavia doveva chiarire altri elementi controversi, nel frattempo intervenuti, del diritto alle indennità.
L'incontro è avvenuto l'8 giugno 2010 presso la sede di _ della nostra Cassa. Durante il colloquio sono state poste alcune domande al ricorrente che, dopo aver risposto evasivamente ed essersi impegnato per l'invio di ulteriore documentazione, non ha firmato il verbale d'interrogatorio abbandonando la sede e dichiarando di sapere cosa fare. Da qui il ricorso su una questione evasa ed ininfluente ai fini del diritto alle prestazioni.
In sede ricorsuale la Cassa ha potuto accertare una situazione assolutamente poco chiara per quanto riguarda il diritto alle indennità. In particolare si è rilevato che:
a) la _, contrariamente alle indicazioni riportare sull'attestato del datore di lavoro, non risulta affiliata alla _ di _;
b) l'ultima affiliazione risale al periodo agosto-dicembre 2005 per un reddito di fr. 4'500.00;
c) l'attestato del datore di lavoro risulta essere stato compilato e firmato da persona non nota come confermatoci dal signor RI 1: in particolare si osserva che dopo le dimissioni del 04.01.2010 della moglie dell'assicurato nessuna persona è abilitata a rappresentare la società;
d) esistono seri dubbi sull'effettivo salario percepito dal signor RI 1 se si pon mente al fatto che vi sono 2 contratti di lavoro: il primo, del 31.01.2009 per un salario fisso di fr. 5'350.00 a contare dal 01.02.2009, il secondo, del 30.04.2009 per un salario fisso di fr. 7'650.00 a contare dal 01.05.2009;
e) il signor RI 1 è stato inabile al lavoro al 100% dal 25.05.2009 al 30.04.2010 percependo un'indennità giornaliera di fr. 145.32 calcolata su un salario AVS di fr. 66'300.00 annui.
Da quanto precede la Cassa trae il convincimento che il diritto alle prestazioni è ben lungi dal poter essere determinato. Da parte del ricorrente non vi è stata la dovuta collaborazione per chiarire punti essenziali per il riconoscimento delle prestazioni.
Vi sono seri dubbi sulla correttezza ed autenticità dei documenti trasmessici tali da non poter escludere un tentativo fraudolento di percepire prestazioni nell'ambito dell'assicurazione disoccupazione.
In conclusione la Cassa chiede a codesto lodevole Tribunale, in via prioritaria, di respingere il ricorso nella misura in cui l'assicurato chiede di poter beneficiare delle indennità di disoccupazione, non avendo lo stesso collaborato al chiarimento dei vari punti che possono determinare il diritto alle prestazioni e la loro entità.
In via subordinata, in considerazione della reticenza del ricorrente, la sua convocazione ad un'udienza affinché siano date risposte esaurienti e verificabili ai numerosi quesiti che non hanno trovato risposta malgrado il tentativo già effettuato dalla Cassa." (Doc. III)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se il ricorrente ha oppure no diritto alle indennità di disoccupazione a fare tempo dal 1° aprile 2010.
Fondamentale presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione è, tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente e che abbia subito una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a) e b) che rinviano a loro volta agli art. 10 e 11 LADI).
2.3. L’art. 31 cpv. 3 LADI prevede che non hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto:
a.
i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;
b.
il coniuge del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ultimo;
c.
le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell’azienda.
I disposti afferenti all’indennità di disoccupazione (art. 8 segg. LADI) non contemplano una norma corrispondente.
Ciò non comporta, tuttavia, in caso di disoccupazione, il riconoscimento
ipso facto
del diritto alle relative indennità al coniuge del datore di lavoro, alle persone che hanno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e ai loro coniugi.
In una decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale TF) ha, infatti, stabilito che il lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della ditta.
Sempre secondo la giurisprudenza federale, la posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).
Secondo il TFA, inoltre, il lavoratore che gode di una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera decisiva, poiché la perdita di lavoro non può essere verificata (al riguardo cfr. SVR 2005 ALV Nr. 13 pag. 43).
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha, poi, avuto modo di allargare il campo applicativo della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 al coniuge di una persona menzionata all'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, ossia
di coloro che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro
(cfr. sentenza inedita del 26 luglio 1999 in re M., confermata ad es. dalla sentenza C 193/04 del 7 dicembre 2004, consid.
3; cfr. inoltre REGINA JÄGGI, Eingeschränkter Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung bei arbeitgeberähnlicher Stellung durch analoge Anwendung von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG, in: RSAS 2004 pag. 9 seg.).
Visto che l’Alta Corte conferma costantemente il principio appena esposto, ovvero il rifiuto delle indennità ai coniugi di persone con posizioni analoghe a quelle di un datore di lavoro in seno alla società ex datrice di lavoro di un assicurato (cfr. STF 8C_150/2007 del 3 gennaio 2008; STFA C 231/05 del 24 luglio 2006), il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione si impone a maggiore ragione nei confronti del coniuge dell’ex datore di lavoro che continua la propria attività (cfr. STCA 38.2007.81 del 13 febbraio 2008).
Il principio secondo cui il coniuge del datore di lavoro e il coniuge di colui che riveste una posizione analoga a quella di un datore di lavoro non hanno diritto all’indennità di disoccupazione permette di evitare l’elusione delle disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto alle quali non avrebbero diritto ex art. 31 cpv. 3 lett. b. e c LADI (cfr. DLA 2005 N.9 pag. 130; STFA C 270/04 del 4 luglio 2005; STFA C 155/03 del 5 luglio 2004; B. Rubin, Assurance-chômage, 2° ed., Zurigo – Basilea – Ginevra 2006, p.to 3.3.3.3.2. pag. 123, ).
2.4. Nella Circolare concernente l’indennità di disoccupazione (circolare ID) emessa dalla SECO nel gennaio 2007, p.to B22-B23, al riguardo, è stato, poi, precisato che:
"
una persona che, durante il termine quadro per la riscossione della prestazione, assume un impiego nell’azienda del proprio coniuge ha diritto all’ID durante il termine quadro dopo aver lasciato tale attività. Per contro, in un termine quadro successivo, essa ha diritto all’ID soltanto se ha esercitato un’attività lucrativa dipendente per almeno 6 mesi dopo aver lasciato l’azienda del suo coniuge o se ha acquisito un periodo minimo di contribuzione di 12 mesi in un’azienda che non sia quella del coniuge.
Il diritto all’ID va invece riconosciuto dalla data del divorzio, della separazione giudiziale e dalla data in cui il giudice decide misure di protezione dell’unione coniugale."
2.5. Dagli atti dell’incarto emerge che nel Foglio ufficiale svizzero di commercio (FUSC) n. _ dell’_, a _ figura quanto segue:
"
_, in _ (...) Persone e firme cancellate: RI 1, _, cittadina _, in _, amministratrice unica, con firma individuale. [La società è attualmente priva di amministrazione]." (cfr. doc. 32)
La moglie dell'assicurato non è più amministratrice unica della società dall'inizio di gennaio 2010.
A torto, dunque, la Cassa, nella decisione su opposizione ha respinto la domanda dell'assicurato ritenendo non realizzato il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. a LADI.
Questa circostanza è stata peraltro ammessa dalla stessa amministrazione nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3).
Per questo motivo la decisione su opposizione del 13 maggio 2010 deve essere annullata.
2.6.
L’art. 43 cpv. 1 LPGA regola l'"Accertamento" e stabilisce che l’assicuratore esamina le domande, intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno. Le informazioni date oralmente devono essere messe per scritto.
Se l’assicurato o altre persone che pretendono prestazioni, nonostante un’ingiunzione, rifiutano in modo ingiustificato di compiere il loro dovere d’informare o di collaborare, l’assicuratore può, dopo diffida scritta e avvertimento delle conseguenze giuridiche e dopo aver impartito un adeguato termine di riflessione, decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e decidere di non entrare in materia (art. 43 cpv. 3 LPGA).
L'art. 43 cpv. 3 LPGA parte dal presupposto che esistono dei doveri di collaborazione e di informazione. La formulazione è generale, per cui, considerando anche lo scopo di tale norma, ossia di sanzionare la violazione del dovere di informare e di collaborare, esso non si riferisce unicamente all'art. 43 cpv. 2 LPGA, bensì anche ad altre disposizioni previste dalla LPGA, come l'art. 28 cpv. 3 LPGA che contempla il dovere di svincolare dal segreto tutte le persone e tutti i servizi affinché possano fornire le informazioni necessarie (cfr. anche art. 29 cpv. 2, 28 cpv. 2, 44, 31 LPGA).
La violazione del dovere di collaborazione e informazione è rilevante solo nel caso in cui avvenga in modo ingiustificato.
Le sanzioni contemplate in questo disposto possono essere inflitte solo dopo diffida scritta, avvertimento delle conseguenze giuridiche e assegnazione di un termine di riflessione per decidere. Tale procedura non prevede né eccezioni, né deroghe, nemmeno se risulta chiaro che la persona interessata non vuole in ogni caso adempiere questo obbligo.
L'art. 43 cpv. 3 LPGA prevede due sanzioni: l'autorità amministrativa può decidere in base agli atti o decidere di non entrare nel merito. La norma non indica come scegliere fra le due possibilità. Comunque, secondo la prassi, la facoltà di non entrare nel merito va utilizzata con un certo riserbo. Se, infatti, sulla base degli atti è possibile prendere una decisione di merito, non va emanato un provvedimento di irricevibilità (cfr. DTF 131 V 42; STCA 39.2005.1 del 12 maggio 2005).
2.7. Per poter beneficiare dell'indennità di disoccupazione è necessario che tutti i presupposti dell'art. 8 cpv. 1 LADI siano realizzati, in particolare quello della lett. e ("ha compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di contribuzione").
Nella risposta di causa l'amministrazione ha affermato di avere sentito l'assicurato l'8 giugno 2010 (dopo l'inoltro del ricorso e prima di inviare la risposta di causa) e che è "emersa una situazione
assolutamente poco chiara per quanto riguarda il diritto alle indennità", che vi sono "seri dubbi sulla correttezza ed autenticità dei documenti trasmessici tali da non poter escludere un tentativo fraudolento di percepire prestazioni nell'ambito dell'assicurazione disoccupazione".
Dopo avere sottolineato che l'assicurato non ha fornito la dovuta collaborazione per il chiarimento di alcuni punti essenziali per determinare il diritto alle prestazioni chiede che il ricorso venga respinto o che, in via subordinata, RI 1 venga convocato in udienza.
Questi richieste non possono venire accolte. Infatti, come ricordato dal Tribunale federale nella sentenza 9C_675/2009 del 28 maggio 2010, l'accertamento dei fatti incombe in primo luogo all'amministrazione in forza dell'obbligo derivante dall'art. 43 LPGA, secondo il quale l'assicuratore esamina le domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno (cfr. per analogia la sentenza 8C_122/2008 del 10 marzo 2008 consid. 3).
Gli atti vengono pertanto rinviati alla Cassa di disoccupazione affinché esamini gli altri presupposti del diritto, e dopo avere se del caso applicato l'art. 43 cpv. 3 LPGA, prenda una nuova decisione.