# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 346ab26c-fc5b-5050-8a7d-1c3ac12e3550
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. RI 1, 1950, beneficia delle prestazioni complementari da quando, nel giugno 2014, ha raggiunto l’età di pensionamento (doc. 45). Nell’ambito della revisione periodica della PC avviata il 27 aprile 2018 (doc. 74) dalla Cassa di compensazione, nell’apposito formulario l’assicurata ha segnalato il 18 maggio 2018 (doc. A3) che esercitava un’attività lucrativa.
B. Con decisione del 2 luglio 2018 (doc. A4) la Cassa cantonale di compensazione, appreso che l’assicurata aveva iniziato un’attivi-tà lucrativa, ha ricalcolato il suo diritto alle prestazioni complementari fissandolo in Fr. 165.- al mese per l’anno 2017 e in Fr. 167.- mensili per il 2018. L’amministrazione ha chiesto la restituzione delle PC indebitamente percepite durante quei due anni (nel 2017: Fr. 6'504.- e nel 2018: Fr. 3'780.-), per un totale di Fr. 10'284.-. Il 12 luglio 2018 (doc. 112) l’assicurata si è opposta all’ordine di restituzione lamentando che la sua situazione era immutata da anni. Il 27 luglio (doc. 116) seguente ha ritirato l’opposizione.
C. Il 19 luglio 2018 (doc. A5) RI 1 ha presentato una domanda di condono, rilevando di essere stata in buona fede e senza l’intenzione di trarre profitto. L’interessata ha affermato di non essere stata cosciente che un piccolo lavoro accessorio di un giorno alla settimana avrebbe potuto influire sulle sue prestazioni complementari e che si era data da fare a cercare una nuova fonte di reddito avendo entrate mensili insufficienti così come risultava dall’elenco indicato. Stante quindi la sua modesta situazione finanziaria, le era inoltre impossibile restituire l’ammontare richiesto di Fr. 10'284.-.
D. Con decisione 16 agosto 2018 (doc. A6) la Cassa cantonale di compensazione ha spiegato i presupposti legali alla base del condono giusta l’art. 25 LPGA e ha concluso che la buona fede non era data in specie, poiché l’assicurata non l’ha informata spontaneamente dell’inizio dell’attività lucrativa al 1° gennaio 2017, ma solo nell’ambito della revisione.
E. La Cassa di compensazione ha emesso il 15 novembre 2018 (doc. A2) una decisione con cui ha respinto l’opposizione del 14 settembre 2018 (doc. A7) formulata dall’assicurata e ha quindi confermato il diniego del condono. L’amministrazione ha rilevato che l’assicurata non l’ha informata tempestivamente di avere iniziato un’attività lavorativa e poco importa se tale attività sia invece stata dichiarata all’autorità fiscale. In tal modo, l’interessata ha violato l’obbligo di informare previsto dall’art. 24 OPC-AVS/AI. Per la Cassa di compensazione non è sostenibile l’affermazione secondo cui l’assicurata non sarebbe stata informata del suo obbligo di informare, giacché ogni decisione di prestazione complementare riporta tale obbligo ed elenca delle situazioni, fra le quali v’è proprio l’avvio di un’attività lucrativa. A questo proposito, la Cassa ha segnalato che benché affermi di non essere stata avvisata dell’obbligo di informare, tuttavia nel 2014 l’assicurata l’ha informata con lettera del 17 novembre 2014 (doc. 46) che la figlia era andata a vivere da sola e, quale conseguenza, il diritto alle PC è stato ricalcolato e aumentato. Pertanto, con la necessaria diligenza, l’assicurata avrebbe dovuto informarla anche dell’inizio dell’attività lavorativa. Infine, l’amministrazione ha osservato che la circostanza di non avere più ricevuto dal 2014 delle decisioni, delle comunicazioni o altro da cui avrebbe dovuto dedurre il suo obbligo di informare, è superata dal fatto che, comunque, le sue entrate sono migliorate dal gennaio 2017 grazie al salario percepito e quindi tale cambiamento avrebbe dovuto farle capire che tale entrata andava tempestivamente comunicata alla Cassa.
F. Con ricorso del 4 gennaio 2019 (doc. I) RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto al Tribunale di concedere l’effetto sospensivo al ricorso e di riconoscere il condono dell’importo da restituire in virtù della sua buona fede e dell’onere gravoso se avesse dovuto restituire quanto preteso dall’amministrazione. La ricorrente ha evidenziato che quando nel 2014 ha chiesto le prestazioni complementari attraverso lo sportello comunale, non le era stato indicato un obbligo di informazione. Da allora, poi, essa non ha più ricevuto formulari per il rinnovo delle PC. Inoltre, la piccola attività dipendente di mezza giornata alla settimana iniziata nel gennaio 2017 è stata regolarmente dichiarata alle autorità fiscali, giacché essa “
non ha mai neppure ipotizzato di nascondere tale attività e tanto meno il relativo reddito. Semplicemente non si è minimamente resa conto che avrebbe dovuto segnalare l’attività anche all’Ufficio PC
” (cfr. punto 3). Infatti, dopo quattro anni dalla domanda le è pervenuto il formulario di revisione e in quell’occasione ha regolarmente dichiarato di svolgere un’attività dipendente. A suo tempo aveva segnalato l’uscita di casa della figlia,
“
Poi non si è resa conto di ricevere prestazioni non dovute
” (cfr. punto C). Considerato che la domanda di PC era avvenuta ormai tre anni prima e non v’era più stata in seguito una richiesta di revisione, l’assicurata non si era resa minimamente conto di dovere informare la Cassa di compensazione. Non v’è stata da parte sua alcuna intenzione maliziosa o una negligenza grave. La mancata informazione non era assolutamente causata da un comportamento doloso o da una negligenza grave: essa non ha intenzionalmente dissimulato il miglioramento dei suoi redditi e non ha omesso scientemente di annunciare la ripresa di un’attività lucrativa. A suo dire, l’assicurata ha continuato in totale buona fede a ricevere la prestazione complementare. È una persona semplice, con una formazione minima, addetta a mansioni semplici e umili, che non ha dimestichezza con le pratiche amministrative, perciò non si è resa conto di dovere informare la Cassa cantonale.
La ricorrente ha infine ricordato di trovarsi in gravi ristrettezze finanziarie, visto che le sue uscite mensili (Fr. 3'568.-) superano le sue entrate (Fr. 3'063.-). Pertanto, la restituzione della somma richiesta la porrebbe in gravi difficoltà ex art. 25 cpv. 1 LPGA. Sono quindi dati entrambi i presupposti per concederle il condono dell’importo da restituire ammontante a Fr. 10'284.-.
G. Nella risposta del 16 gennaio 2019 (doc. III) la Cassa ha rinviato alla decisione impugnata, rilevando che le argomentazioni della ricorrente sono già state evase nella procedura relativa alla decisione di restituzione, di richiesta di condono e d’opposizione. Ritenuto come l’art. 24 OPC-AVS/AI preveda che l’obbligo di informare ogni singolo mutamento delle condizioni personali ed economiche spetti al beneficiario PC, la buona fede non può essere invocata e il condono dell’obbligo di restituire va negato.
H. Il 31 gennaio 2019 (doc. V) l’insorgente ha ribadito che era in buona fede che, peraltro, è presunta per legge (art. 3 CC). Le parti sono state sentite dal giudice delegato in occasione di un’udienza che ha avuto luogo il 4 febbraio 2019 (doc. VI). Con lo scritto del 4 febbraio 2019 (doc. VII) la ricorrente ha ribadito di avere agito in piena inconsapevolezza, pertanto ha ritenuto ingiustificato procedere con la segnalazione al Ministero pubblico del reato previsto dall’art. 148a CP come emerso in udienza, non essendone dati i presupposti legali.
considerato

## Considerations

in diritto
in ordine
1.La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). La materia giuridica retta dall’art. 25 LPGA è ampiamente sondata da vasta giurisprudenza e il caso in esame non presenta specificità particolari. Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizza-zione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015 = SVR 2015, EL Nr. 13, pag. 37 e seguenti).
Nel merito
2. L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà. Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse. Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2 OPGA). Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art. 4 cpv. 4 OPGA). Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.
3. Secondo le norme appena citate, affinché sia concesso il condono è necessario che siano cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti (SVR 1996 AHV Nr. 102 pag. 313; SVR 1995 AVS Nr. 61 pag. 182 consid. 4):
- l'interessato o il suo rappresentante legale ha percepito la prestazione indebita in buona fede, e
- la restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).
Quindi, se una sola delle due condizioni appena elencate non è adempiuta, il condono non può essere concesso.
4.
Per quanto concerne la nozione di
buona fede
(STF 8C_617/2009 del 5 novembre 2009; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008), giova ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 47 cpv. 1 LAVS (abrogato con l'entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003) vale per analogia anche in materia di prestazioni complementari (DTF 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta per ammettere l'esistenza della buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è infatti esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione (per esempio la violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave negligenza. Per contro, l'assicurato può invocare la propria buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per esempio una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di informare; cfr. DLA 1998 no. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 no. 7 pag. 103 consid. 2b; cfr. pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103;
110 V 176
consid. 3c pag. 180). In questo ordine di idee, occorre differenziare tra la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("
Unrechtsbewusstsein
") e la questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e dovuto riconoscere il vizio giuridico esistente.
5. Giusta l’art. 5 cpv. 1 OPGA, la grave difficoltà ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù della LPC e le spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti secondo la LPC.
L'art. 5 cpv. 2 OPGA specifica quali fattori debbano essere computati per il calcolo delle spese riconosciute: il fabbisogno vitale, la pigione di un appartamento, le spese personali e l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla determinazione dell'importo massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.
Il capoverso 3 dell
'
art. 5 OPGA definisce i criteri di computo della sostanza.
L'
art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica le spese supplementari da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8
'
000.- per le persone sole, Fr. 12
'
000.- per i coniugi e Fr. 4
'
000.- per gli orfani e i figli che danno diritto ad una rendita per figli dell
'
AVS o dell
'
AI.
Nel caso in cui l'istanza di condono abbia fatto oggetto di ricorso, il Tribunale delle assicurazioni può prendere in considerazione come la situazione finanziaria della persona tenuta a restituzione si sia modificata dopo l'emanazione della decisione su opposizione (
Kieser
, op. cit., n. 25 all'art. 25). Il Giudice, dunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di fondare il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, in ossequio del diritto di essere sentito, sulla nuova situazione (DTF 116 V 293 consid.
2c; DTF 107 V 80 consid. 3b;
Meyer-Blaser
, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, pag. 488).
6
. In concreto, con decisione formale del 2 luglio 2018 la Cassa di compensazione ha ricalcolato il diritto dell’assicurata alle prestazioni complementari dal 1° gennaio 2017 al 31 luglio 2018. Quale motivazione per questa nuova decisione l’amministrazione ha indicato che è stata emessa “
in quanto non ha comunicato al nostro Servizio di aver intrapreso un’attività lavorativa presso l’Associazione _
”.