# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 486d40f1-c99b-40e5-9a6c-0257522918c4
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 18 maggio 2021, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano
ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria interna-
zionale, completata il 6 dicembre 2021, nell’ambito di un procedimento pe-
nale a carico di B. e altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416
CP/I), dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per
operazioni inesistenti (art. 2 d. lgs n. 74/2000), emissione di fatture per ope-
razioni inesistenti (art. 8 d. lgs n. 74/2000) e occultamento o distruzione di
documenti contabili (art. 10 d. lgs n. 74/2000). In sostanza, gli indagati avreb-
bero messo in atto “un articolato meccanismo fraudolento ai danni dell’erario
italiano posto in essere, a partire dal 2015, per il tramite inizialmente di C.
S.r.l., poi di D. S.r.l. e, infine, di E. S.r.l., società riconducibili, a vario titolo,
agli odierni indagati. In particolare, il disegno criminoso prevede l’emissione
di false fatture aventi ad oggetto perlopiù prestazioni di servizi di promozione
da svolgersi presso fiere e manifestazioni similari sul territorio nazionale,
emesse, secondo uno schema ampiamente sovrapponibile, dalla C. S.r.l.
(dal 2015 aI 2017), dalla D. S.r.l. (dal 2017 al 2019) e dalla E. S.r.l. (dal 2019
ad oggi) nei confronti di clienti italiani, ed il contestuale utilizzo di fatture false
per abbattere i ricavi e l’Iva a debito e, allo stesso tempo, fornire un’appa-
rente giustificazione agli indebiti trasferimenti all’estero, verso società comu-
nitarie riconducibili agli stessi B., F. e G., delle somme pagate dai predetti
clienti” (atto 1, pag. 1, incarto del Ministero pubblico del Cantone Ticino, in
seguito: MP-TI).
Con il suo complemento rogatoriale (v. atto 25 incarto MP-TI), l’autorità
estera ha chiesto alle autorità elvetiche di procedere all’acquisizione e tra-
smissione di tutta la documentazione concernente svariate relazioni banca-
rie; fra queste, la relazione IBAN n. 1 intestata ad A. SA, “al fine di ricostruire
i flussi finanziari provenienti dalle società italiane riconducibili agli indagati
(e, in particolare, in prima istanza, da C. S.r.l., D. S.r.l. e E. S.r.l.) verso le
società del territorio svizzero, per ricostruire compiutamente la rete di opera-
zioni in frode all’erario poste in essere dagli odierni indagati” (ibidem, pag.
4).
B. Con decisione di entrata in materia del 16 dicembre 2021, il MP-TI ha ordi-
nato alla banca H. Svizzera l’identificazione della relazione di cui sopra uni-
tamente al sequestro della relativa documentazione (v. atto 28 incarto MP-
TI).
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C. Con decisione di chiusura del 3 febbraio 2022, il MP-TI ha ordinato la tra-
smissione all’autorità rogante di svariata documentazione bancaria concer-
nente, tra l’altro, le relazioni n. 1 (nuova numerazione: n. 2) e n. 3 (nuova
numerazione: n. 4) presso la banca H:, intestate ad A. SA (v. act. 1.2).
D. Il 7 marzo 2022, A. SA ha interposto ricorso dinanzi alla Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione, po-
stulando, in via principale, che non venga trasmessa “la documentazione re-
lativa alla relazione n. 1 (aperta nel novembre 2015 ed estinta nell’ottobre
2017) e meglio al conto n. 1 (nuova numerazione: n. 2 intestati ad A. SA,
presso la banca H., e più precisamente: documentazione completa afferente
l’apertura della relazione; estratti conto per il periodo dall’apertura all’estin-
zione, con relativa documentazione di dettaglio delle operazioni di importo
pari o superiori a EUR 3'000.–“ (act. 1, pag. 11). In via subordinata, essa
chiede che venga trasmessa “la documentazione relativa alla relazione n. 1
(aperta nel novembre 2015 ed estinta nell’ottobre 2017) e meglio al conto
n. 1 (nuova numerazione: n. 2) intestati ad A. SA, presso la banca H., ma
con le seguenti limitazioni e condizioni cumulative: solo la singola movimen-
tazione del 14 aprile 2016 proveniente dalla società I. Srlu; tutta la documen-
tazione viene trasmessa i) interlineando e anonimizzando i documenti da
ogni e qualsiasi riferimento estraneo all’operazione di cui sopra ii) interli-
neando e anonimizzando i documenti da ogni e qualsiasi riferimento che
possa identificare e/o ricondurre al signor J. e K.” (ibidem, pag. 11 e seg.).
E. Con osservazioni del 23 marzo 2022, il MP-TI ha chiesto che il ricorso sia
integralmente respinto e la decisione impugnata confermata (v. act. 6). Con
scritto del 4 aprile 2022, l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha
comunicato di rinunciare a presentare una risposta, postulando la reiezione
del gravame (v. act. 7).
F. Con replica del 2 maggio 2022, trasmessa al MP-TI e all’UFG per cono-
scenza (v. act. 11), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni
ricorsuali (v. act. 10).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.
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## Considerations

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre
2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per
la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998
che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non
pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet
della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi
bilaterali”, 8.1 Allegato A). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale
contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come
pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello
pattizio (cosiddetto principio di favore), si applica la legge sull'assistenza in ma-
teria penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1
cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142
IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-
sid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme
di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È
fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV
212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
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1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-
sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura)
possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori,
con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP).
1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-
rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP
nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid.
2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. La ricorrente censura la violazione del suo diritto di essere sentita, nella misura
in cui il MP-TI non gli avrebbe concesso il tempo necessario per fornire la do-
cumentazione, ora prodotta con il ricorso, che avrebbe dimostrato la sua estra-
neità ai fatti oggetto dell’inchiesta estera, né l’autorità d’esecuzione avrebbe
proceduto, come richiesto, all’interrogatorio dell’amministratore J., emanando in
maniera affrettata la decisione impugnata.
2.1
2.1.1 Il diritto di essere sentito viene concretizzato nell'ambito dell'assistenza giudi-
ziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA richiamato l'art. 12 cpv. 1 AIMP
(ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a
ediz. 2019, n. 472). Esso contempla la facoltà per l'interessato, tra l'altro, di
prendere conoscenza del fascicolo processuale, di esprimersi sugli elementi
pertinenti prima che una decisione relativa alla sua situazione giuridica sia resa,
di presentare prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte
di prove pertinenti, di partecipare all'assunzione delle prove essenziali o, perlo-
meno, di esprimersi sul loro risultato allorquando ciò può avere un influsso sulla
decisione che verrà resa (DTF 135 II 287 consid. 5.1; 132 II 485 consid. 3.2;
129 II 497 consid. 2.2; 124 II 132 consid. 2b e riferimenti citati), ma non garan-
tisce di per sé stesso il diritto di esprimersi oralmente (DTF 125 I 209 consid.
9b). L'autorità può rinunciare a misure istruttorie quando le prove amministrate
le hanno permesso di formare il suo convincimento e quando, procedendo a
una valutazione anticipata delle prove che le sono ancora proposte, essa è
certa che queste non potrebbero portarla a cambiare la sua opinione (DTF 130
II 425 consid. 2.1; 125 I 127 consid. 6c/cc in fine; 124 I 208 consid. 4a con rinvii).
Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al de-
tentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si opporreb-
bero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare alla neces-
saria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di chiusura
(DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti ordinare in modo
acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, delegandone tout court
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la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II
367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). Questo compito spetta all'au-
torità svizzera d'esecuzione che, in assenza di un eventuale consenso all'ese-
cuzione semplificata (art. 80c AIMP), prima di emanare una decisione di chiu-
sura, deve impartire alle persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a
OAIMP un termine per addurre riguardo ad ogni singolo documento gli argo-
menti che secondo loro si opporrebbero alla consegna. Questo affinché esse
possano esercitare in maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sen-
tite (v. art. 30 cpv. 1 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), secondo mo-
dalità di collaborazione comunque rispettose del principio della buona fede (art.
5 cpv. 3 Cost.; KRAUSKOPF/EMMENEGGER, Praxiskommentar VwVG, 2a ediz.
2016, n. 54 ad art. 12 PA). La cernita deve aver luogo anche qualora l'interes-
sato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 4.4; 126 II 258 con-
sid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 4c/aa; ZIMMERMANN, op.
cit., n. 484, 724-725; DE PREUX, L'entraide internationale en matière pénale et
la lutte contre le blanchiment d'argent, SJZ 104/2008, n. 2 pag. 34).
2.1.2 Il diritto di essere sentito è di natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag.
24; 125 I 113 consid. 3; ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf
rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, 2000, pag.
449 con rinvii). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell'auto-
rità d'esecuzione non comporta comunque automaticamente l'accoglimento del
gravame e l'annullamento della decisione impugnata. Secondo la giurispru-
denza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata,
se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una
autorità di ricorso, la quale, come nella fattispecie la Corte dei reclami penali del
Tribunale penale federale, dispone del medesimo potere d'esame dell'autorità
d'esecuzione stessa (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale fe-
derale 1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008 consid. 1.3 nonché
1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit.,
n. 472). Anche in presenza di una violazione grave del diritto di essere sentito,
il Tribunale federale ha già ritenuto ammissibile prescindere da un rinvio all'au-
torità inferiore allorquando questo costituirebbe una mera formalità, provocando
un ritardo inutile nella procedura, incompatibile con l'interesse della parte inte-
ressata ad un'evasione celere della sua causa (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2;
133 I 201 consid. 2.2). La riparazione del vizio deve tuttavia, segnatamente in
presenza di violazioni particolarmente gravi, rimanere l'eccezione, non fosse
altro perché la concessione successiva del diritto di essere sentito costituisce
sovente solo un surrogato imperfetto dell'omessa audizione preventiva. La pos-
sibilità della sanatoria, che tiene conto della necessità di un'esecuzione celere
della domanda rogatoriale giusta l'art. 17a AIMP e dell'economia procedurale,
non deve inoltre essere interpretata dall'autorità d'esecuzione come un invito a
violare i diritti processuali della persona toccata (sentenza del Tribunale fede-
rale 1C_560/2011 del 20 dicembre 2011 consid. 2.2). Una riparazione entra in
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linea di considerazione solo se la persona interessata non abbia a subire pre-
giudizio dalla concessione successiva del diritto di essere sentito, rispettiva-
mente dalla sanatoria (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3). In nessun caso, comun-
que, può essere ammesso che l'autorità pervenga attraverso una violazione del
diritto di essere sentito ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto proce-
dendo in modo corretto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1).
2.2 In concreto, per quanto riguarda le richieste, da una parte, di ottenere una pro-
roga di venti giorni per l’allestimento di documentazione rilevante per la sua
difesa e, dall’altra, di essere sentita personalmente, attraverso i suoi organi,
dall’autorità d’esecuzione, il MP-TI, nella decisione impugnata, ha affermato che
“nel citato scritto 31 gennaio 2022 del suo patrocinatore, la A. SA chiede inoltre
che i suoi organi e, segnatamente, l’amministratore della società, vengano in-
terrogati dalla scrivente Autorità rogata, e ciò, a suo giudizio, al fine di compro-
vare la totale estraneità della società ai fatti oggetto del procedimento penale
italiano. In proposito, va premesso che, per costante giurisprudenza, il diritto di
essere sentito sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. comprende anche – pur valendo
nella procedura amministrativa, di regola, il principio inquisitorio – la facoltà
dell’interessato, tra l’altro, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti (v. DTF 129
Il 497 consid. 2.2 e riferimenti), diritto che non impedisce all’Autorità competente
di procedere a un apprezzamento anticipato delle prove richieste e di rinunciare
ad assumerle, se è convinta che non possano condurla a modificare il suo giu-
dizio. Nell’ambito della procedura penale, questa facoltà è sancita pure dall’art.
139 cpv. 2 CPP, per cui i fatti irrilevanti, manifesti, noti all’Autorità penale, op-
pure già comprovati sotto il profilo giuridico non sono oggetto di prova. Il rifiuto
di assumere una prova viola il diritto di essere sentito soltanto se la valutazione
anticipata della sua rilevanza (o irrilevanza) è inficiata da arbitrio (DTF 141 I 60
consid. 3.3). Assodata la necessità per l’Autorità rogante (già soltanto per i mol-
teplici accrediti sopra evidenziati e alla luce dei principi giurisprudenziali sopra
richiamati) di analizzare tutte le operazioni avvenute sui conti oggetto della pre-
sente decisione intestati alla A. SA, per verificare le operazioni oggetto d’inda-
gine ed eventualmente individuare ulteriori operazioni sospette, non si vede in
che misura l’audizione richiesta potrebbe modificare tale constatazione. Risul-
tando dunque l’istanza probatoria irrilevante, e confondendo altresì la A. SA le
competenze dell’Autorità rogata con quelle dell’Autorità rogante (v. sentenza
del Tribunale penale federale RR.2010.180 del 21.10.2010 consid. 5 - 5.2 e
rinvii), la richiesta va respinta, ritenuto inoltre che l’avente diritto non dispone di
un diritto incondizionato di essere sentito personalmente, a maggior ragione
quando è già stato invitato dall’Autorità di esecuzione ad esprimersi per iscritto
(v. DTF 1A.62/2006 del 27.06.2006 consid. 3; TPF RR.2009.113 del 20.01.2020
consid. 4). Per gli stessi motivi e a fronte dei medesimi riscontri oggettivi, lo
scrivente Ministero Pubblico ritiene altresì irrilevante attendere la documenta-
zione prospettata dalla A. SA nel medesimo scritto 31 gennaio 2022 deI suo
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legale (per la cui produzione al Ministero Pubblico, e per formulare ulteriori os-
servazioni, chiede ulteriori venti giorni di tempo) che, a suo giudizio, servirebbe
a comprovare la propria posizione e a dettagliare i motivi per i quali, a suo pa-
rere, alla rogatoria non dev’essere dato seguito, non senza rilevare che la ri-
chiesta di un (ulteriore) siffatto lungo termine si scontra con l’obbligo di celerità
giusta l’ari. 17a AIMP, ritenuto che la società ha già avuto a disposizione oltre
un mese per prendere posizione (v. AI 32 e Al 43), oltre al fatto che nello scritto
31 gennaio 2022 del suo patrocinatore essa ha già negato recisamente, inte-
gralmente e in modo definitivo, il suo consenso all’esecuzione semplificata giu-
sta l’art. 80c AIMP” (act. 1.2, pag. 19 e seg.).
Questa Corte ritiene che il modo di procedere del MP-TI non presti il fianco a
critiche. Innanzitutto, la ricorrente ha avuto tempo sufficiente per prendere po-
sizione sulla documentazione litigiosa (v. atto 32 incarto MP-TI). Ricordata l’as-
senza di ferie giudiziarie in ambito di assistenza giudiziaria internazionale (v.
art. 12 cpv. 2 AIMP; DTF 109 Ib 174 consid. 1b; sentenza del Tribunale federale
1A.7/2004 del 19 gennaio 2004), le vacanze natalizie, contrariamente a quanto
asserito dalla ricorrente, non possono costituire un ostacolo alla sollecita eva-
sione delle rogatorie conformemente all’obbligo di celerità previsto all’art. 17a
AIMP. Nemmeno la situazione pandemica legata al Covid-19 può costituire un
motivo sufficiente per rallentare la procedura, tanto più che la ricorrente ha la
sua sede in Svizzera, ciò che non rendeva eccessivamente complicato il recu-
pero della documentazione societaria da parte del suo patrocinatore. Col suo
gravame, l’insorgente si limita del resto ad invocare in maniera generica la pan-
demia in questione, senza dimostrare che il suo patrocinatore e/o amministra-
tore fossero in dicembre-gennaio 2022 bloccati da una quarantena o da un iso-
lamento sanitario o da qualche altro motivo. Inoltre, alla luce delle operazioni
avvenute sul conto della ricorrente, che hanno coinvolto anche società estere
implicate nei fatti d’indagine, ogni altra informazione o documento che la ricor-
rente avrebbe potuto trasmettere al MP-TI non avrebbe potuto modificare la
decisione di quest’ultimo, il quale ha correttamente applicato la giurisprudenza
in ambito di valutazione anticipata delle prove (v. act. 1.2, pag. 16 e segg.; infra
consid. 3). Avendo in ogni caso la ricorrente potuto produrre la documentazione
a suo dire rilevante per la sua difesa dinanzi a questa Corte, un'eventuale vio-
lazione del suo diritto di essere sentita sarebbe stata comunque sanata dal pre-
sente procedimento di ricorso dinanzi ad un'autorità dotata di un pieno potere
cognitivo in fatto e in diritto (v. DTF 124 II 132 consid. 2d). Infine, essendo la
procedura rogatoriale di principio scritta e avendo la ricorrente potuto esprimersi
sufficientemente, sia dinanzi al MP-TI che di fronte a questa Corte, pure da
disattendere è la domanda di audizione personale dell’amministratore J. o di L.,
dato che non si vede quali elementi probatori di rilievo avrebbero potuto o po-
trebbero essere in tal modo apportati, ribadito in ogni caso che la ricorrente non
dispone di un diritto di esprimersi oralmente dinanzi all’autorità (v. supra consid.
2.1.1). Le sue censure in questo ambito vanno dunque respinte.
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3. Secondo l’insorgente, la decisione impugnata lederebbe il principio della pro-
porzionalità, data la sua estraneità alle società, alle persone e ai fatti oggetto
d’indagine in Italia. Per tacere del fatto che l’autorità rogante domanderebbe
“dati e documenti bancari per informazioni di cui dimostra di essere già piena-
mente a conoscenza e ciò rende del tutto superflua la domanda di assistenza e
la sua evasione” (act. 1, pag. 9). Egli aggiunge che “non c’è collegamento al-
cuno tra A. SA, i signori J. e K, rispetto agli indagati in Italia e alle altre società
coinvolte, in specie le società bulgare. A. SA e i signori J. e K. non sono nem-
meno indagati in Italia e il Procuratore italiano nemmeno fa trasparire l’inten-
zione di indagare la società A. SA o i suoi organi, nemmeno programmatica-
mente e ciò già sapendo i dettagli delle movimentazioni di denaro” (ibidem). In
definitiva, la cooperazione sarebbe da rifiutare, in quanto gli atti richiesti sareb-
bero estranei ai reati perseguiti e manifestamente inidonei a far progredire le
indagini.
3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2;
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se
le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap-
prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del
Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo
Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di
assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità
estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta
di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-
nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424;
120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21
dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in-
formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini
(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1
e rinvii).
Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire
quali siano le persone o entità giuridiche implicate (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di
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tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente
ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte
del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2).
Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati
per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità
richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base
di una documentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca
è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico
(sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 con-
sid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le
autorità debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82
consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008
dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-
genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza,
l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va
orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta
l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di
rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126
II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73
consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito
dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello
di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di
cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di
aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se
ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che
giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente
idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi
delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale fe-
derale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del
2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, op. cit., n. 723, pag. 798 e seg.).
3.2 Nella decisione impugnata, il MP-TI ha rilevato che “sul conto (in valuta CHF)
n. 1 (nuova numerazione: n. 2) intestata alla società A. SA presso la banca H.
risulta affluito denaro sospettato di costituire provento dei reati per i quali l’Au-
torità rogante procede nei confronti degli imputati elencati in ingresso, e più pre-
cisamente è possibile rilevare un bonifico in entrata in data 14 aprile 2016 per
un importo di CHF 31’686,00 proveniente dalla società bulgara citata nella com-
missione rogatoria in oggetto in quanto coinvolta nel meccanismo fraudolento.
I. SRLU con sede a Sofia (BG), (operazione questa indicata nella commissione
rogatoria integrativa del 6 dicembre 2021 della Procura di Milano), ed inoltre sul
conto (in valuta EUR) n. 3 (nuova numerazione: n. 4) intestato alla stessa A. SA
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presso la medesima banca è possibile rilevare innanzitutto due operazioni in
accredito in data 21.03.2017 e 10.04.2017, rispettivamente per EUR 36’659,30
e per EUR 19’844,00, entrambe d’ordine della società bulgara oggetto dell’in-
chiesta italiana M. SRLU, nonché due ulteriori, accrediti entrambi in data
10.04.2017, rispettivamente per EUR 19484,00 ed EUR 19’784,00, provenienti
dalla società bulgara coinvolta nel meccanismo fraudolento N.SRL. Oltre alle
suddette operazioni in accredito sono rilevabili molteplici transazioni in accredito
e in addebito con soggetti (anche) esteri che lo scrivente Ufficio non può esclu-
dere siano anch’essi coinvolti nel sistema di frode perseguito in Italia” (act. 1.2,
pag. 16). In considerazione dei contatti intervenuti tra le società estere coinvolte
nei fatti oggetto d’inchiesta e il conto litigioso, ampiamente e precisamente de-
scritti dall’autorità d’esecuzione sia sulla base dei propri accertamenti che di
quelli dell’autorità rogante, l'utilità potenziale della documentazione in questione
è certamente data. Vista la natura dei reati contestati, l’autorità estera deve po-
tere analizzare personalmente tutta la documentazione bancaria, al fine di rico-
struire tutti i flussi di denaro intervenuti tra le soggettività, conosciute o ancora
sconosciute, coinvolte nei fatti oggetto delle indagini. Nulla muta il fatto che l’au-
torità rogante sia già a conoscenza delle operazioni sopra evidenziate. Non po-
tendo del resto escludere che anche altre persone fisiche e/o giuridiche ancora
sconosciute agli inquirenti esteri possano risultare coinvolte nella vicenda, la
richiesta di anonimizzazione presentata dalla ricorrente a titolo subordinato
deve essere disattesa. Spetterà comunque al giudice estero del merito chinarsi
sulle contestazioni dei fatti e/o reati formulate dalla ricorrente nonché valutare
se dalla documentazione inoltrata emerge in concreto una connessione penal-
mente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale in Italia e detta docu-
mentazione. Alla luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documenta-
zione litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua tra-
smissione rispetta il principio della proporzionalità.
3.3 Per quanto concerne l'invocata estraneità ai fatti oggetto del procedimento ita-
liano, l'assunto ricorsuale non è decisivo. L’insorgente disattende infatti che l'e-
ventuale qualità di persona non implicata nell'inchiesta all'estero non consente
a priori di opporsi alle misure di assistenza. Basta che sussista una relazione
diretta e oggettiva tra la persona ed il reato per il quale si indaga e ciò senza
che siano necessarie un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno
una colpevolezza soggettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid.
5a e b; 118 Ib 547 consid. 3a in fine; ZIMMERMANN, op. cit., n. 404). Giova a tal
proposito ricordare che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera segreta di
persone non implicate nel procedimento penale, è stato abrogato con la modi-
fica dell'AIMP del 4 ottobre 1996. Per di più, i titolari di conti bancari usati, anche
a loro insaputa, per operazioni sospette non potevano comunque prevalersi di
quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib 576 consid. 13d). Insi-
stendo sulla sua estraneità ai fatti oggetto del procedimento estero, la ricorrente
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misconosce d'altra parte che il quesito della colpevolezza non deve essere esa-
minato nella procedura di assistenza (DTF 118 Ib 547 consid. 3a in fine; 117 Ib
64 consid. 5c; 112 Ib 576 consid. 14a). Né spetta all'autorità né al giudice sviz-
zero dell'assistenza, nel quadro di una valutazione sommaria e prima facie dei
mezzi di prova, esaminare compiutamente la fondatezza di altri mezzi di prova
(v. DTF 117 Ib 64 consid. 5c; 112 Ib 347 consid. 4; cfr. anche DTF 122 II 373
consid. 1c). Trattandosi di una questione relativa alla valutazione delle prove
nella procedura penale in quanto tale, spetterà alle autorità italiane risolverla
(DTF 121 II 241 consid. 2b; 118 Ib 547 consid. 3a).
4. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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