# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** fb2b051a-75a6-53c3-9f2d-45a637c2d874
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La società _, con sede a _, è stata iscritta a Registro di commercio il _ 1992 (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
Lo scopo sociale consisteva nel commercio di pneumatici e nastri trasportatori di cinghie trapezoidali e rappresentanze in genere, ecc.
_
, é stato designato membro del CdA dalla costituzione della società sino al 15 dicembre 1998, data delle sue dimissioni, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
_ e _ sono stati designati membri del CdA dalla costituzione della società sino al fallimento, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57.
La società _, è stata affiliata alla Cassa _ in qualità di datrice di lavoro dal 1°novembre 1992 al 28 febbraio 1999.
La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi.
Di conseguenza la Cassa ha inviato sistematicamente le diffide di pagamento dal mese di febbraio 1996 ed ha promosso delle procedure esecutive dal mese di dicembre 1996 (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
Con decreto 31 agosto 1999 del Pretore del Distretto di _ è stata dichiarata l'apertura del fallimento, mentre con decreto del 12 novembre 1999 la procedura fallimentare è stata sospesa per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _1999).
La Cassa ha insinuato all’Ufficio esecuzioni e fallimenti del Distretto di _ il proprio credito di fr. 49'540.45 per i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti dal 1997 al 1998, per quest'ultimo anno fino al mese di febbraio, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
In data 6 dicembre 1999 la procedura fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivi, in quanto nessun creditore ha anticipato le spese (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
1.2. Costatato di aver subito un danno, il 2 ottobre 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di _, _, _ e _ quattro distinte decisioni di risarcimento danni ex art. 52 LAVS. Nei confronti di _, _ e _ per fr. 49'540.45 in via solidale con _ limitatamente all'importo di fr. 47'420.40 (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
1.3. Alle decisioni gli ex amministratori della _, all'esclusione di _ i, si sono tempestivamente opposti.
_, con opposizione 26 ottobre 2000, sostiene di non essersi occupato della gestione della società e di non aver compreso all'epoca della sua entrata cosa volesse significare far parte di un CdA.
Nel corso del 1995-1996 egli si sarebbe accorto che la situazione stava precipitando, ma le promesse di un pronto riscatto mediante apporto di capitali lo avrebbero rassicurato. Egli si sarebbe licenziato in quanto negli ultimi 5 mesi non gli fu più corrisposto il salario. La sua situazione economica sarebbe inoltre peggiorata essendo egli in disoccupazione da due anni.
L'opponente riconosce inoltre di essersi fidato dei membri del CdA e soprattutto del padre, peccando d'ingenuità (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
_ e _, rappresentati dall'avv. _, con opposizione 2 novembre 2000, sostengono che a loro non sono mai stati attribuiti compiti amministrativi e che non fu loro mai consentito di interferire nell'attività dei veri amministratori della ditta, _, _ e _ (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.58-59).
1.4. Essendosi _, _ e _ opposti, in diversi momenti, alle rispettive decisioni di risarcimento, con petizione 24 novembre 2000 la Cassa ha chiesto al TCA che i tre convenuti vengano condannati a risarcirle solidalmente il danno ex art. 52 LAVS. Più precisamente l'amministrazione chiede che _ e _ vengano condannati a risarcirle il danno di fr. 49'450.45 per i contributi paritetici non versati dalla ditta _ nel 1997, 1998 e 1999, con vincolo di solidarietà con _ limitatamente all'importo di fr. 47'420.40 (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
Nel merito della vertenza la Cassa ha osservato che:
"
Dalle opposizioni non traspare un atteggiamento determinato dei convenuti, che invece avrebbero dovuto assumere, alfine di evitare l'insorgenza di una loro personale responsabilità.
L'assenza di indicazioni in tal senso, permette di concludere che essi hanno passivamente accettato che altri gestissero la società. Quindi, il fatto di non aver fatto uso del potere decisionale che il mandato conferiva loro, non scagiona i convenuti dalla responsabilità ex art. 52 LAVS (STCA 13 febbraio 1995 in re W.P. S.B.) e ciò in considerazione dal fatto che la violazione delle norme legali è possibile anche per omissione.
Prove: C.S.
3.2
Secondo la giurisprudenza, ogni membro del CdA deve informarsi o farsi informare periodicamente sugli affari più importati della società e qualora dovesse emergere il sospetto di un'esecuzione negligente o scorretta da parte di chi avrebbe ottenuto la delega gestionale, ogni amministratore è tenuto, anche al di fuori della propria sfera di competenza, ad intervenire con decisione chiedendo i necessari chiarimenti ed assumendo le misure del caso.
Dalle opposizioni non emerge che le controparti si siano attivamente interessate alla gestione della società. Di conseguenza, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi dovuti, deve essere considerata un'inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).
Prove: C.S.
4.
Secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla sua responsabilità, ai sensi dell'art. 52 LAVS, dalla data in cui ha dimissionato (RCC 1989, pag. 114, consid. 4), in quanto da quella data non ha più la facoltà di controllo sull'attività della ditta (DTF 109 V 86 consid. 13 = RCC 1983, pag. 475, consid. 13).
Il signor _ ha dimissionato da membro del CdA della società in data 15 dicembre 1998, ragion per cui la responsabilità dello stesso è limitata ai contributi paritetici insoluti e scaduti al 30 novembre 1998, pari a fr. 47'420.40.
Ritenuto che il conguaglio per l'anno 1998 ammonta a fr. 22'536.85 (Doc. _) ed essendo quest'ultimo inferiore agli acconti (Doc. _), esso è l'importo che deve essere considerato per tale anno." (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57)
1.5. Con decreto del 29 novembre 2000 il Giudice delegato ha congiunto le cause.
1.6. Con risposta 23 gennaio 2001, _, rappresentato dallo Studio legale _ e, si è riconfermato nella sua opposizione del 26 ottobre 2000, precisando quanto segue:
"
Orbene, come già evidenziato in precedenza, il signor _ non ha mai influito sulla condizione contabile amministrativa della società, né ha mai potuto farlo poiché da un lato egli non aveva la necessaria competenza in questo campo e dall'altro il signor _ ha sempre tenuto all'oscuro il signor _ sulla reale gestione della stessa. Egli non è mai stato informato della reale situazione della ditta, o meglio, il padre gli ha sempre fatto credere che le cose "si sarebbero messe a posto". Non per niente, proprio perché il padre gli aveva fatto credere che la situazione sarebbe stata sanata con un grosso credito che avrebbe apportato alla ditta la liquidità necessaria, che il signor _ ha continuato a lavorare malgrado che il salario non gli veniva più versato.
Trascorsi però 5 mesi senza paga e vedendo che questo fantomatico credito non perveniva malgrado i mesi passassero, egli ha in seguito deciso di licenziarsi.
A questo proposito si ricorda che non vi è colpa degli altri membri del Consiglio di amministrazione quando l'incaricato intenzionalmente si sottrae ai suoi obblighi di informazione nei confronti degli altri membri del consiglio o fornisce loro informazioni errate (STFA 7.12.1993 nella causa G.F). Inoltre, per analogia, secondo la giurisprudenza federale, l'amministratore iscritto a RC, ma di fatto privato dei suoi poteri non può essere reso responsabile del danno subito dalla Cassa (DTF 114 V 80).
In tutta evidenza il qui convenuto, al di là della carica che ha ricoperto per parecchi anni, non ha in realtà mai svolto alcuna funzione in qualità di organo e non è mai stato in condizione di influenzare in qualche modo la volontà della SA, essendo totalmente privo di poteri decisionali. La volontà della società era in effetti determinata esclusivamente dal signor _, il quale, al contrario del convenuto, era ben conscio di quanto stava accadendo. Pertanto, nel caso concreto, è fuor di dubbio che siamo in presenza di violazione intenzionale o di negligenza grave da parte del convenuto." (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57)
In sede di risposta il convenuto ha sollevato l'eccezione di perenzione, motivando come segue:
"
In concreto, l'apertura del fallimento della _ è avvenuta in data 31 agosto 1999.
Vista l'avvenuta pubblicazione, al momento stesso dell'apertura del fallimento, la Cassa avrebbe dovuto rendersi conto della precarietà della situazione in cui versava l'azienda e quindi avere dei dubbi circa la solvibilità della _. I contributi oggetto del presente procedimento non potevano più essere incassati tramite la procedura ordinaria a partire dal momento dell'apertura del fallimento (DTF 123 V 170 i.f.).
In effetti, il danno subito dalla Cassa deve essere fatto risalire al momento dell'apertura del fallimento. Il giorno della sopravvenienza del danno fa partire il termine per la nascita del credito in riparazione di quest'ultimo, anche se tale credito verrà poi contestato ulteriormente. (DTF 123 V 16c. 5c e rif. ivi citati).
Già l'esistenza di esecuzioni concernenti crediti di diritto pubblico dovuti a pubbliche casse e, quindi giusta l'art. 43 LEF precluse dalla procedura in via di fallimento, avrebbero invero dovuto rendere attenta l'opponente sul rischio del mancato recupero. In effetti, a quel momento la Cassa poteva certamente già avere conoscenza dell'ampiezza del pregiudizio causatole, poiché a fine 1998 / inizio 1999, la _ subiva pignoramenti anche da parte degli assicuratori sociali.
Nei confronti della _, la cui solvibilità iniziava quindi già a divenire dubbia, la Cassa avrebbe pertanto dovuto usare un'attenzione accresciuta.
Non vi sono dunque dubbi che il danno per la Cassa risale al più tardi al momento dell'apertura del fallimento.
Alla luce di tali risultanze, è evidente come la Cassa _ abbia mancato della diligenza necessaria ad una corretta gestione del recupero dei contributi arretrati. Già al momento dei pignoramenti, sarebbe in effetti stato suo preciso dovere di attivarsi sollecitamente. Detto comportamento non va in alcun modo tutelato.
Visto quanto sopra, applicando i principi della più recente giurisprudenza del TFA, la Cassa di compensazione avrebbe, secondo la diligenza che le è imposta, dovuto conoscere il presunto danno al più tardi il 31 agosto 1999, motivo per cui le pretese fatte valere in data 2 ottobre 2000 sono perenti ex art. 82 OAVS." (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.57).
1.7. Con risposta 8 febbraio 2001, _ e _, rappresentati dall'avv. _, si sono riconfermati nella propria opposizione del 2 novembre 2000, precisando quanto segue:
"
È' dunque scorretto "sparare nel mucchio" come fatto dalla Cassa. Occorre distinguere fra chi ha delle responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS e chi non ne ha. Non vi può essere automatismo nell'imputare ai membri del CdA di una società anonima ogni colpa della stessa, dovendosi procedere caso per caso previa valutazione del ruolo fattuale e giuridico svolto o da svolgere da un determinato membro.
Nella fattispecie l'amministrazione "vera" della fallita non ha mai incaricato i convenuti di occuparsi delle prescrizioni della legislazione connessa alla LAVS. Ai signori _ non è mai stata conferita nessuna mansione, se non quella di "figurare" nel CdA della _, senza un benché minimo potere decisionale. L'amministrazione della società era affidata a _ (padre) e _ (figlio) _, a cui si era affiancato il signor _ (contabile e segretario tuttofare) quale procuratore di nome e di fatto della fallita.
Prove
: interrogatorio delle parti; testi: _, e _
(...)
In casu, ai coniugi _ non sono mai state attribuite le pratiche finanziarie della ditta quali stipendi, tasse, imposte, assunzioni del personale, ecc. Il raggio d'azione dei convenuti, si ripete, limitato a quanto descritto più sopra, non consentiva loro di intercedere nell'attività della ditta gestita a piacimento da _, _, e _.
Si ribadisce perciò l'estraneità degli opponenti all'obbligo di pagamento di contributi paritetici. La loro firma individuale non si riferiva ai conti da cui veniva prelevato il denaro per gli stipendi, rispettivamente su cui venivano trattenute le quote AVS/AI/IPG/AD.
I Signori _ non hanno mai saputo che la società era in ritardo con il pagamento dei contributi, per i quali la Cassa aveva ripetutamente inviato delle diffide. La corrispondenza della fallita, recapitata direttamente presso gli uffici di _, non è mai stata loro mostrata.
_ e _, ma poi anche _, nell'ambito della gestione della ditta hanno sempre avuto un ruolo chiaro. Padre e figlio erano i veri padroni della società. Tutto quanto ruotava attorno a loro. Lo dimostra pure l'atteggiamento assunto dai signori _ in corso di causa, al punto che _ nemmeno ha interposto opposizione alla richiesta di pagamento della Cassa. Va però condannato il di lui tentativo (maldestro e anche ingenuo) di "sollevare" suo figlio da responsabilità e poteri decisionali che quest'ultimo ha sempre avuto, e con cui ha sempre convissuto. Lo scritto 4 maggio 1999 (allegato del doc. _), che i signori _ vedono per la prima volta, non rispecchia assolutamente la realtà, come i testi potranno senz'altro confermare.
Per contro _ ha presentato tutta una serie di motivazioni, che, secondo lui, dovrebbero scagionarlo dal pagamento dei contributi paritetici arretrati. Interessante notare che, nella sua "opposizione" del 26 ottobre 2000 (cfr. doc. _), l'amministratore _ non attribuisce ai signori _ incombenze o responsabilità alcuna, limitandosi a citarli in relazione al periodo della costituzione della SA. Ciò è particolarmente significativo se si pensa che ciò è stato proferito da colui che, assieme a suo padre _, era l'autentico responsabile/gerente delle sorti della _." (cfr. doc. _, Inc. 31.2000.58)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).
2.3. In sede di opposizione il convenuto _ ha sollevato l'eccezione di perenzione sostenendo che la cassa avrebbe dovuto rendersi conto di aver subito un danno con l'apertura del fallimento del 31 agosto 1999.
Va innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio.
D’altra parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 121 III 388 consid. 3a e b; DTF 119 V 92 con riferimenti cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il TFA ha altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Decisiva per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione
ne viene effettivamente a conoscenza
(cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Quando il danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce sufficientemente il suo pregiudizio,
in via di massima
, quando è informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già
prima
del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire
dopo
il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca secondo la vecchia LAF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr. Pratique VSI 1995 pag. 173).
In una recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194 e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento del deposito della graduatoria.
2.4. Nell'evenienza concreta, con decreto 31 agosto 1999 del Pretore del Distretto di _ è stata dichiarata l'apertura del fallimento. Pertanto è a quel momento che il danno è sorto. Tuttavia è solo con decreto del 12 novembre 1999 che il Pretore ha deciso la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _1999).
Secondo la giurisprudenza del TFA, nel caso di una sospensione della procedura fallimentare per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, la Cassa ha conoscenza di aver subito un danno con la pubblicazione della sospensione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio, per cui da quel momento il termine di un anno per l’esercizio del diritto al risarcimento inizia a decorrere (RCC 1990 pag. 306 consid. 4bb). Tale principio è stato recentemente confermato dal TFA in una sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in DTF 126 V 443 ss (anche Pratique VSI 2001 pag. 194 ss):
"
C) Wird der Konkurs weder im ordentlichen noch im summarischen Verfahren durchgeführt, fallen die zumutbare Kenntnis des Schädens und der Eintritt desselben in der Regel mit der Einstellung des Konkurses mangels Aktiven zusammen, wobei der Publikationszeitpunkt der Konkurseinstellung im Schweizerischen Handelsamtsbaltt (SHAB) massgeblich ist (ZAK 1990 S. 289 Erw. 4b und S. 290 Erw. 4c/bb; NUSSBAUMER, a.a.O. in ZAK 1991 S. 390).
Voraussetzung für eine ausreichende Kenntnis des Schädens ist aber, dass die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits alle tatsächlichen Umstände über die Existenz, die Beschaffenheit und die wesentlichen Merkmale des Schädens (BGE 116 II 160 erw. 4a mit Hinweis, 116 V 76 Erw. 3b; ZAK 1992 S. 251 unten) sowie die Person des Ersatzpflichtigen (NUSSBAUMER, a.a.. in ZAK 1991 S. 390) kennt. Da die ausstehende Beitragsforderung Grundlage für die Höhe des Schädens bildet, kann daher eine Kenntnis bei der Publikation der Konkurseinstellung nur dann angenommen werden, wenn die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits in der Lage ist, die Höhe der Beitragsforderung zu beziffern (nicht veröffentlichtes Urteil
S. vom 7. Januar 2000)."
Inoltre va precisato che il termine annuale è salvaguardato con la consegna in tempo utile della decisione di risarcimento a un ufficio postale e non con la sua regolare intimazione al destinatario (cfr. DTF 119 V 97 consid. 4c).
Facendo quindi partire il termine ex art. 82 cpv. 1 OAVS dalla pubblicazione 26 novembre 1999
,
la decisione 2 ottobre 2000, risulta essere tempestiva.