# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 48f3a537-1dc3-5c0b-b06a-e96192d8c48f
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_002
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto
a.
In data 13.5.2014 la Corte delle assise criminali ha condannato RE 1 alla pena detentiva ferma di 22 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, (a valere quale pena parzialmente aggiuntiva alla condanna del 14.6.2010 della Corte d’appello di _), avendolo riconosciuto autore colpevole di ripetuto furto aggravato siccome commesso per mestiere (consumato e tentato), ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio, ripetuta guida senza autorizzazione, ripetuta guida senza assicurazione per la responsabilità civile, falsità in certificati, infrazione alla LF sugli stranieri (inc. _).
Con decisione 16.10.2014 la Corte di appello e di revisione penale ha respinto il gravame interposto da RE 1 ed ha confermato integralmente il giudizio di primo grado (inc. CARP 17.2014.169).
Questa sentenza è cresciuta in giudicato.
b.
Il 17.12.2014 l’Ufficio della migrazione di Bellinzona ha ordinato l’allontanamento di RE 1 dal nostro paese, non appena scarcerato (all. 3, inc. GPC _) mentre con decisione 13.1.2015 l’Ufficio federale della migrazione, Berna, ha emanato nei suoi confronti il divieto d’entrata valido sino al gennaio 2030 (all. 12, inc. GPC _).
c.
Nel dicembre 2014 è stato adottato il Piano di esecuzione della pena (PES), al quale anche il condannato ha aderito. Nello stesso non è stata di principio prevista una progressione nell’esecuzione della pena, segnatamente con il regime dei congedi e il collocamento in sezione aperta. Ciò tenuto conto del fatto che RE 1 non ha legami con il nostro territorio e nemmeno intende e potrà risiedervi, e considerato il rischio che egli si sottragga all’esecuzione della pena come accaduto in precedenza in _, paese dove risiedeva dopo essere emigrato dall’_ (all. 4, inc. GPC _).
d.
Il giudice dei provvedimenti coercitivi, con decisione 2.1.2015, ha collocato il condannato in sezione chiusa, avendo concluso per l’esistenza di un concreto rischio di fuga e di recidiva.
Ritenuto che l’esecuzione della pena ha avuto inizio il 13.5.2014, considerati 62 giorni di carcerazione preventiva (dal 29.11.2013 al 29.1.2014) e stante che il condannato è stato posto in esecuzione anticipata della pena a decorrere dal 30.1.2014, il giudice ha altresì determinato i seguenti termini di espiazione della pena:
1/3 09.07.2014
1/2 29.10.2014
2/3 17.02.2015
Termine pena 28.09.2015.
d.
Avvicinandosi il termine dei 2/3 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha dato avvio alla procedura di liberazione condizionale. Raccolto il preavviso (favorevole alla condizione di un rimpatrio in _) dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e della Direzione del penitenziario (negativo per un alto rischio di recidiva) e sentito il detenuto in data 5.2.2015, il giudice dei provvedimenti coercitivi, con decisione 9.2.2015, dopo aver riassunto i fatti, ricordato le norme applicabili e ripreso la dottrina e la giurisprudenza pertinenti, non ha posto RE 1 al beneficio della liberazione condizionale.
In modo particolare il giudice ha evidenziato la recidiva del reclamante, precedentemente giudicato in _ ad una pena detentiva di 8 anni. Ha osservato che il reclamante, durante l’esecuzione della stessa, si è sottratto all’affidamento in comunità concessogli dalle autorità _, per prontamente venire nel nostro paese a commettere una serie di furti, oggetto della condanna di cui sta attualmente espiando la pena. Il giudice non ha quindi creduto all’asserito intento del reclamante di voler, dopo il suo rilascio, far rientro nel proprio paese di origine per rifarsi una vita e stare vicino al proprio figlio ma l’ha giudicato un espediente per ottenere la liberazione anticipata. Tanto più che le proposte di lavoro prodotte da RE 1 non sarebbero, a suo avviso, sufficientemente concrete e verificate.
Il magistrato ha altresì sottolineato che in caso di liberazione condizionale il reclamante si troverebbe in una situazione sostanzialmente analoga a quella in cui si era trovato in _ dopo essere emigrato dall’_, ovverossia che poco tempo dopo il suo arrivo in Europa dal paese d’origine ha delinquito in modo reiterato e anche in periodo di “
latitanza
”.
Il giudice ha quindi concluso per l’esistenza in concreto di una prognosi che “
(quo al rischio di recidiva) non può essere che sfavorevole
” (decisione 9.2.2015, p. 6), e che non può venire mitigata né dalle dichiarazioni d’intenti e di emendamento di RE 1, né dal suo buon comportamento in carcere.
Infine il magistrato rileva che “
una liberazione condizionale ai 2/3 con allontanamento verso _ comporterebbe pure la «sottrazione» del condannato al residuo di pena (importante) che egli dovrebbe ancora scontare in _
” (decisione 9.2.2015, p. 6).
e.
Con scritto 17/18.2.2015 RE 1 insorge contro la suddetta decisione. Ribadisce la sua sincera e concreta volontà di emendamento e di cambiar vita, facendo rientro in _ in seno alla sua famiglia, segnatamente dalla moglie e dal figlio, e riconosce gli sbagli commessi e di non avere più un futuro in Europa. Evidenzia la serietà e concretezza delle due offerte di lavoro trovate nel suo paese di origine (una in particolare presso un suo precedente datore di lavoro). Sottolinea di non aver mai delinquito prima del 2007, e di aver sino ad allora lavorato onestamente, rilevando che la sua professionalità e competenza trova conferma nell’aver svolto le mansioni ricevute presso il carcere La Stampa a soddisfazione di tutti.
f.
Delle ulteriori argomentazioni si dirà
−
se necessario per il giudizio
−
in corso di motivazione nei considerandi successivi.

## Considerations

in diritto
1.
1.1.
Il Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la relativa procedura.
L'art. 10 cpv. 1 della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del 20.4.2010 (LEPM) conferisce al giudice dell'applicazione della pena − in Ticino dall’1.1.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73 LOG − la competenza, fra l'altro, di adottare le decisioni relative alla liberazione condizionale da una pena detentiva (lit. j).
Contro tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art. 393 ss. CPP presso la Corte dei reclami penali (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).
Con il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
La prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391 CPP n. 2; cfr., anche, sentenze TF 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid. 2.4.; 6B_776/2013 del 22.7.2014
consid. 1.5.; 1B_460/2013 del 22.1.2014 consid. 3.1; 1B_768/2012 del 15.1.2013 consid. 2.1.).
Il reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o l’autorità che lo interpone deve indicare i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
1.2.
Inoltrato il 17/18.2.2015 alla Corte dei reclami penali contro la decisione 9.2.2015 del giudice dei provvedimenti coercitivi (inc. GPC _), il gravame è tempestivo oltre che proponibile, giusta l’art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM.
Le esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.
RE 1, quale condannato, destinatario della decisione impugnata, è pacificamente legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del giudizio.
Il reclamo è, di conseguenza, ricevibile in ordine.
2.
2.1.
In generale, l'art. 86 cpv. 1 CP stabilisce che quando il detenuto ha scontato i due terzi della pena, ma in ogni caso almeno tre mesi, l'autorità competente lo libera condizionalmente se il suo comportamento durante l'esecuzione della pena lo giustifica e non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti.
L'autorità competente esamina d'ufficio se il detenuto possa essere liberato condizionalmente. Chiede a tal fine una relazione alla direzione del penitenziario. Il detenuto deve essere sentito (art. 86 cpv. 2 CP). Se non concede la liberazione condizionale, l'autorità competente riesamina la questione almeno una volta all'anno (art. 86 cpv. 3 CP).
2.2.
La concessione della liberazione condizionale è dunque subordinata a tre condizioni: il detenuto deve innanzitutto aver espiato buona parte della propria pena privativa della libertà (per l'art. 86 cpv. 1 CP i due terzi della pena ed almeno tre mesi), secondariamente il suo comportamento durante l'esecuzione della pena non deve opporvisi, infine non vi dev’essere il timore che egli commetta nuovi crimini o delitti (A. BAECHTOLD,
Exécution des
peines
, p. 257, n. 4).
La liberazione condizionale è una modalità d'esecuzione della pena detentiva.
Non costituisce né un diritto, né un favore, né un atto di clemenza o di grazia che il detenuto è libero di accettare o di rifiutare (DTF 101 Ib 452 consid.
1; StGB PK – S. TRECHSEL, art. 86 CP n. 2 e 12; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 16).
Si tratta della quarta ed ultima fase del regime progressivo d'espiazione della condanna, prima della liberazione definitiva (DTF 133 IV 201 consid. 2.3; 124 IV 193 consid. 4d; 119 IV 5 consid. 2; PRA 6/2000, p. 534). Abbrevia la durata effettivamente subita della pena privativa di libertà pronunciata dal giudice ed è sottoposta a condizione risolutoria, visto che il suo perdurare dipende in principio dalla buona condotta dell’interessato durante il periodo di prova (art. 86 CP; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 2).
L’adempimento delle condizioni per la sua concessione deve essere esaminato d’ufficio dalla competente autorità, che chiede a tal fine una relazione alla direzione del penitenziario (art. 86 cpv. 2 CP).
La concessione della liberazione condizionale costituisce la regola e il suo rifiuto l’eccezione. Alla sua funzione specifica di reinserimento sociale, si contrappone il bisogno di proteggere la popolazione dal rischio di nuove infrazioni, al quale deve essere accordato maggiore peso quanto più sono importanti i beni giuridici messi in pericolo (decisione TF 6B_842/2013 del 31.3.2014, consid. 2.; DTF 133 IV 201, consid. 2.3).
2.3.
Dal punto di vista sostanziale, l'art. 86 cpv. 1-3 CP non si differenzia molto dal precedente art. 38 vCP (rimasto in vigore sino al 31.12.2006): in tal senso si esprime il Messaggio del CF del 21.9.1998 (pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss, p. 1800-1802).
Con l'art. 86 cpv. 1 CP, in vigore dall'1.1.2007, c'è stata tuttavia una modifica: se prima la liberazione era concessa al detenuto “
se si può presumere ch'egli terrà buona condotta in libertà
” (art. 38 cifra 1 vCP) con la nuova disposizione la liberazione va concessa se “
non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti
” (art. 86 cpv. 1 CP). Si passa in altre parole dall'esigenza di una prognosi favorevole circa il comportamento futuro del detenuto a quella di una prognosi non sfavorevole (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_900/2010 del 20.12.2010, consid. 1.; DTF 133 IV 201, consid. 2.2), ciò che è rilevante nei casi intermedi in cui non si arriva a formulare una prognosi certa. Per il resto la nuova normativa non si discosta nella sostanza dal diritto previgente, così che la giurisprudenza resa sotto l'imperio dell'art. 38 vCP conserva la sua validità (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_428/2009 del 9.7.2009; DTF 133 IV 201, consid. 2.2.).
La prognosi sul comportamento futuro deve fondarsi su una valutazione complessiva, che deve tenere conto dei precedenti del condannato, della sua personalità, del suo comportamento da un lato in generale e dall'altro lato nel contesto della commissione dei reati che sono alla base della condanna, nonché il grado del suo eventuale ravvedimento, oltre al suo eventuale miglioramento, così come le condizioni nelle quali ci si può attendere che egli vivrà dopo la sua liberazione (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; 6B_842/2013 del 31.3.2014, consid. 2.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_206/2011 del 5.7.2011, consid. 1.4.; 6B_714/2010 del 4.1.2011 consid. 2.4. e 6B_428/2009 del 9.7.2009 consid. 1.1.; DTF 133 IV 201 consid. 2.3.; 124 IV 193 consid. 3).
La natura del reato che ha portato alla condanna, anche se l'importanza del bene giuridico protetto dalla norma penale va considerata, di per sé non è determinante per la formulazione della prognosi. Possono essere di rilievo le circostanze nelle quali è stato compiuto il reato, nella misura in cui permettano di trarre conclusioni sulla personalità dell'autore e di conseguenza sul suo futuro comportamento (DTF 124 IV 193 consid. 3).
Infatti per determinare se è possibile correre il rischio di recidiva, che implica qualunque liberazione che sia condizionale o definitiva, bisogna non soltanto considerare il grado di probabilità che un nuovo reato venga commesso, bensì anche l’importanza del bene che verrebbe minacciato. Pertanto, il rischio di recidiva che si può ammettere nel caso in cui l’autore ha leso la vita o l’integrità personale delle sue vittime, è minore rispetto al caso in cui egli ha perpetrato ad esempio reati contro il patrimonio (
decisione TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.)
.
D
i fronte a pene privative della libertà di durata limitata, va esaminata la pericolosità dell'agente, se questa diminuirà, rimarrà invariata o aumenterà nel caso in cui la pena fosse interamente scontata e quindi se la liberazione condizionale, eventualmente accompagnata dall’assistenza riabilitativa e da regole di condotta, non sia più favorevole alla sua risocializzazione che non l'esecuzione completa della pena (decisione TF 6B_1003/2014 del 13.1.2015, consid. 3.1.; DTF 124 IV 193 consid. 4).
Per quanto riguarda la condotta tenuta durante l'esecuzione della pena, solo comportamenti che hanno gravemente ostacolato la disciplina carceraria o che denotano di per sé l'assenza di emendamento possono avere valenza autonoma per escludere la liberazione condizionale. Comportamenti meno gravi possono invece essere esaminati nel contesto della prognosi sulla futura condotta in libertà (DTF 119 IV 5 consid. 1a con rif.), stante che, nei lavori preparatori relativi alla revisione della parte generale del CP entrata in vigore l’1.1.2007, si ribadisce chiaramente che il criterio determinante per una liberazione condizionale è rappresentato dalla prognosi, formulata al momento della liberazione, circa la possibilità che il detenuto commetta altri crimini o delitti (cfr. Messaggio del CF del 21.9.1998, pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1801).
3.
3.1.
Nel caso in esame, è accertato e non è nemmeno contestato, che il 17.2.2015 RE 1 ha raggiunto la soglia oggettiva minima prevista dall’art. 86 cpv. 1 CP per la liberazione condizionale, ovverossia i 2/3 della pena detentiva (22 mesi) che gli è stata inflitta dalla Corte delle assise criminali con sentenza 13.5.2014, dedotto il carcere preventivo sofferto e l’esecuzione anticipata della pena (per totali 360 giorni).
3.2.
Con riguardo alla condotta tenuta durante l’esecuzione della pena, dagli atti risulta un comportamento positivo.
Al proposito la Direzione delle Strutture carcerarie, con scritto 26.1.2015, ha riferito di un comportamento buono con il personale e con i codetenuti, di un buon rendimento nel lavoro presso la squadra manutenzione interna, ed ha evidenziato che il reclamante non è incorso in nessuna sanzione disciplinare.
3.3.
Contestata è invece nel caso in esame l’esistenza o meno di un concreto pericolo di recidiva. Il giudice dei provvedimenti coercitivi conclude per l’affermativa, in considerazione in buona sostanza del passato recidivistico del reclamante e la di lui situazione personale. Quest’ultimo per contro nega tale pericolo, ritenuto il suo rimpatrio in _, la vicinanza dei suoi stretti familiari, le concrete prospettive di lavoro nel suo paese d’origine e la sua ferma volontà di emendamento.
3.4.
Nato e cresciuto in _, a _, RE 1 (_1969) ha frequentato le scuole dell’obbligo sino al secondo anno delle scuole secondarie, per poi lavorare in diversi settori senza acquisire nessun diploma. La madre, casalinga, vive in _, dove pure vi risiedono i suoi 5 fratelli. Il padre è già deceduto. Nel dicembre 2006 è emigrato in _, dove ha lavorato per 6 mesi in una ditta che fabbricava microchip industriali, e nel seguito ha fatto l’imbianchino lavorando al nero. Sino al 2011 è stato al beneficio di un permesso di soggiorno, che una volta scaduto non ha più rinnovato, dandosi quindi alla clandestinità e facendo piccoli lavori occasionali al nero. Nel 2009 ha sposato una cittadina _, di origine _, con cui già conviveva da oltre una ventina d’anni (in _, in _ e in _) e dalla quale nel 2000 ha avuto un figlio. Dal 2011 si è separato dalla moglie, che attualmente risiede in _ col figlio.
Incensurato in Svizzera, dove è entrato illegalmente e con documenti falsi soltanto per delinquere, in _ è stato oggetto di due procedimenti penali. Il 14.6.2010 la Corte di appello di _ lo ha condannato a 8 anni di detenzione e alla multa di EUR 1'000.-- per i titoli di rapina, detenzione illegale di armi, lesione personale, ricettazione e associazione per delinquere, e in data 22.6.2010 il Tribunale di _ lo ha condannato ad un’ammenda di EUR 60.--. Come ammesso dallo stesso reclamante davanti alla Corte di merito ticinese, della condanna italiana a 8 anni di detenzione, egli ha espiato soltanto 3 anni e 8 mesi tra il 2008 e il 2011, in quanto si è sottratto alla comunità alla quale era stato affidato in esecuzione pena (a seguito dei suoi consumi di sostanza stupefacente), così che gli rimarrebbe una pena residua da scontare in _ di 3 anni e 9 mesi (sentenza 13.5.2014 della Corte delle assise criminali, p. 9-10 e sentenza 16.10.2014 della Corte di appello e di revisione penale, p. 5-7).
3.5.
L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa in data 22.1.2014, richiamato il PES e tenuto conto della buona evoluzione durante l’esecuzione della pena (stante che il reclamante ha mantenuto il suo impegno lavorativo, ha rispettato le norme istituzionali in maniera precisa, ha tenuto un comportamento corretto, ha mantenuto buone relazioni con il personale e con i co-detenuti e ha collaborato attivamente sia all’elaborazione del PES che al chiarimento della sua posizione),
ha preavvisato favorevolmente la liberazione condizionale di RE 1 alla condizione di un suo rimpatrio. In effetti, a parere di detto ufficio, con un ritorno in _ la prognosi dell’interessato potrebbe migliorare, stante la vicinanza dei familiari, e in particolare oltre la presenza dei fratelli, quella della madre, presso cui potrebbe risiedere, e del figlio adolescente “
a cui l’interessato sembra sinceramente volersi riavvicinare e a cui fa regolarmente pervenire tramite il proprio avvocato un sostegno finanziario
” (preavviso 22.1.2014 dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, p. 2, allegato 3, inc. GPC _).
Negativo è invece stato il parere espresso il 26.1.2015 dalla Direzione delle strutture carcerarie, che ha concluso per un rischio di recidiva molto elevato a fronte del passato recidivistico del reclamante, che ha visto quest’ultimo sottrarsi dall’esecuzione della pena inflittagli in _ dopo soli tre mesi da quando era stato affidato ai servizi sul territorio, per poi venire in Svizzera a commettere “
un’impressionante numero di reati su un lasso di tempo molto breve, cessati solo grazie all’arresto
” (preavviso 26.1.2015 della Direzione delle strutture carcerarie cantonali, allegato 4, inc. GPC _). Non ha inoltre ritenuto sufficientemente concreto il progetto di reinserzione in _.
3.6.
Ora, dagli atti, e come visto più sopra, emerge che RE 1 all’età di 37 anni è emigrato dal suo paese d’origine in _ alla ricerca di un futuro migliore. Tuttavia − malgrado la vicinanza della compagna e del figlio (di non ancora 10 anni d’età), e malgrado fosse al beneficio di un regolare permesso di soggiorno e avesse un lavoro − dopo poco tempo dal suo arrivo in _, egli si è dato al crimine, organizzandosi per venire in Svizzera con il preciso intento di commettere furti in appartamenti, realizzati tra il 2007 e il 2008 in 4 occasioni nei Cantoni di Zurigo e di Nidwaldo, e deliquendo altresì in _, così da incorrere nella pesante condanna a 8 anni di detenzione. Non per nulla impressionato da tale importante pena e non avendo funto da deterrente nemmeno l’essere rimasto in carcere per oltre 3 anni, egli non ha colto l’opportunità offertagli dalle autorità _ di allontanarsi dalla tossicodipendenza e dal mondo della delinquenza e di recuperare, fra l’altro, la sua figura di padre responsabile per il proprio figlio (a quel momento tredicenne), allorquando è stato affidato in comunità. Egli si è sottratto alla stessa, ricadendo nei consumi di sostanza stupefacente, ed è prontamente tornato all’opera sul nostro territorio, dapprima spingendosi Oltralpe per perpetrare nell’aprile 2013 dei furti in 4 occasioni, e nel novembre 2013 nel nostro cantone colpendo ben 11 abitazioni sull’arco di due settimane (facendo uso di documenti falsi, in quanto ricercato in _ per terminare di espiare la pena residua). Ciò che gli è valso l’aggravante del mestiere, avendo egli, per la Corte di prime cure (confermata dall’istanza superiore), dato prova di “
essere un professionista del furto muovendosi con disinvoltura negli ambienti malavitosi, procurandosi l’attrezzatura necessaria, l’autovettura intestata a un prestanome (...) nonché il materiale necessario per verificare la qualità dei preziosi sottratti
” (sentenza 13.5.2014 della Corte delle assise criminali, p. 22), oltre a essersi procacciato dei documenti di legittimazione falsi, traendo dal provento dei furti “
una sua fonte di reddito non solo accessorio, ma addirittura principale, per poter fare fronte al suo fabbisogno
” (sentenza 13.5.2014 della Corte delle assise criminali, p. 17). Infatti dal 2011 egli non aveva una fissa dimora, non aveva un lavoro e viveva in _ solo grazie ad espedienti. Il suo agire delittuoso è cessato soltanto con il suo arresto.
In dette circostanze la Corte di prime cure (confermata dall’istanza superiore), con riferimento alla sospensione condizionale della pena, ha quindi ritenuto che per il reclamante la prognosi fosse palesemente negativa e che non sussistessero in concreto circostanze particolarmente favorevoli ex art. 42 cpv. 2 CP atte ad annullare tale conclusione.
3.7.
L’elevato rischio di recidiva, valutato dalla Corte del merito, non è eliminato o ridotto in modo sostanziale dalla situazione prospettata per il reclamante in caso di liberazione condizionale.
Oggi quarantaseienne, con problemi di salute, con debiti alle spalle, senza un diploma professionale, colpito da un ordine di allontanamento e dal divieto d’entrata sino al 2030, egli non ha in Svizzera alcuna possibilità di reinserimento sociale, né vi è la possibilità di adottare per lui misure finalizzate a questo scopo sul territorio elvetico. In _, dove dal 2011 viveva di espedienti, in una situazione per sua scelta di illegalità, gli si prospetta il ritorno in carcere, siccome ricercato per espiare il residuo di pena di oltre 3 anni di detenzione. Pertanto il rischio che egli, in caso di liberazione anticipata, si dia nuovamente alla clandestinità dandosi al crimine per trovare di che sostentarsi è ancora molto elevato quanto concreto. Ciò non migliora nemmeno nel caso di un suo rimpatrio al paese d’origine, paese dal quale proprio era emigrato per cercare un futuro migliore, vista la precaria situazione economica in cui versava, e che non è nel frattempo migliorata. La presenza in _ della madre, ormai anziana e dalla quale è lontano da quasi una decina d’anni, della moglie, da cui vive separato dal 2011, e del figlio, ormai adolescente, unitamente alla sua asserita volontà di emendamento (come emerge dal verbale d’udienza del 5.2.2015 e dal gravame presentato in questa sede), non sono atte a scongiurare l’ancora alto pericolo di una ricaduta nell’attività criminale a fronte di un passato penale come il suo. Ciò ove più si considera che le proposte lavorative prospettate dal reclamante nel suo paese di provenienza, secondo la documentazione prodotta, costituiscono semplici promesse d’impiego dalle quali non si può desumere le condizioni di lavoro e la situazione finanziaria che effettivamente gli si prospetterebbe. Inoltre, siccome all’estero, si preclude ogni possibilità di ordinare norme di condotta o la sottoposizione all’assistenza riabilitativa onde monitorare l’effettivo inizio e il mantenimento di una di queste palesate attività lavorative.
Già in _ il reclamante, allora trentottenne, pur attivo professionalmente, e con la vicinanza della compagna di lunga data e la responsabilità di crescere un figlio piccolo in età scolastica, ha preferito abbandonare il guadagno onesto, per vivere nella clandestinità e trarre di che sostentarsi con i proventi del suo agire illecito. Egli ha dimostrato una preoccupante determinazione al crimine e spregiudicatezza. In effetti neppure con una pesante condanna alle spalle, dopo aver provato le dure condizioni della vita carceraria per quasi la metà della pena inflittagli in _, non ha in qualche modo provato a recuperare il rapporto di padre responsabile verso il proprio figlio e di riprendere la vita onesta. Egli ha scientemente scelto di mandare all’aria l’opportunità offertagli dalle autorità _ di uscire dall’ambiente malavitoso e dalla tossicodipendenza, ed ha pervicacemente proseguito nel crimine facendo mestiere del furto. Attività illecita questa che si è interrotta soltanto con il suo arresto.
In conclusione, per tutto quanto sin qui visto, non ci sono in concreto elementi sufficienti per ritenere che in caso di una liberazione anticipata la pericolosità del reclamante sarebbe minore, stante la testé descritta recidiva del reclamante, anche dopo essergli stata offerta un’agevolazione nella pena e la possibilità di dimostrare l’effettiva volontà di emendamento. Gli elementi positivi dati dal buon comportamento in carcere e il suo buon impegno lavorativo in esecuzione di pena, non sono tali da modificare, in una ponderazione degli elementi rilevanti e pertinenti per una liberazione condizionale, la prognosi sostanzialmente negativa che pesa sul reclamante a fronte della sua determinazione a vivere nel crimine dimostrata in passato e della gravità dei reati commessi in _ come in Svizzera.
Di conseguenza la decisione qui impugnata del giudice dei provvedimenti coercitivi con cui ha negato al reclamante la concessione del beneficio della liberazione condizionale in ragione della prognosi sfavorevole circa il pericolo di recidiva, merita tutela.
4.
Il reclamo è respinto. Date le particolarità del caso e la situazione economica difficile del reclamante, si prescinde dal prelevare la tassa di giustizia e le spese.