# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 91e869de-6f0a-524b-b754-2d2b796af9f8
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
In esito
a un'azione di manutenzione promossa il 3 marzo 2009 davanti al Pretore del Distretto di Bellinzona da AO 1 e AO 2, comproprietari un mezzo ciascuno della particella n. 734 RFD di _, contro AP 1, proprietario della contigua particella n. 1489, il 15 aprile 2010 le parti hanno raggiunto la seguente transazione giudiziale:
1. AP 1 taglierà le piante non a distanza regolamentare, segnatamente quelle indicate come numeri 3, 4 (se esistente) e 6 della perizia fatta allestire dalle parti.
Le piante indicate come numeri 1, 2, 5, 7, 8 e 9 possono rimanere a dimora, AP 1 impegnandosi comunque sia a tenerle in maniera decente.
2.AP 1 eseguirà la pulizia del suo fondo una volta all'anno e porterà via il materiale vegetale di scarto.
3. AP 1 taglierà le nuove pianticelle che dovessero crescere a distanza non regolamentare.
4. Con quanto sopra le parti dichiarano evasi tutti i punti litigiosi sollevati con l'azione 3 marzo 2009.
Preso atto di ciò, quello stesso giorno il Pretore
ha stralciato la causa dal ruolo (inc. DI.2009.93).
B.
Il 15 settembre 2010 AO 1 e AO 2 hanno
intimato a AP 1 un precetto esecutivo “civile”, chiedendogli di
tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare, e tenere in maniera decorosa quelle a distanza, oltre che asportare il materiale vegetale di scarto presente sul fondo.
Come
titolo esecutivo essi hanno indicato la transazione giudiziale del 15 aprile 2010. Il 27 settembre 2010 AP 1 ha presentato opposizione al Pretore. Al contraddittorio del 22 novembre 2010 le parti hanno confermato le loro antitetiche posizioni. Statuendo il 17 gennaio 2011, il Pretore ha confermato l'opposizione “limitatamente alla manutenzione delle piante situate a distanza regolamentare in maniera decorosa e appropriata”, rigettandola per il resto. La tassa di giustizia di fr. 150.– e le spese di fr. 50.– sono state poste per tre quarti a carico di AP 1 e per l'altro quarto a carico di AO 1 e AO 2, cui l'opponente è stato tenuto a rifondere fr. 500.– per ripetibili ridotte.
C.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un reclamo del 28 gennaio 2011 per ottenere – previo conferimento dell'effetto sospensivo – l'annullamento della decisione impugnata. Con decreto del 18 febbraio 2011 il presidente di questa Camera ha conferito al reclamo effetto sospensivo. Nelle loro osservazioni del 21 marzo 2011 AO 1 e AO 2 propongono di respingere il reclamo.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). In concreto
la sentenza del Pretore è stata comunicata dopo il 1° gennaio 2011,
di modo che l'ammissibilità dell'impugnazione dipende dalla legge nuova. Ora, conformemente all'art. 309 lett. a CPC le decisioni del giudice dell'esecuzione non possono formare oggetto di appello. In casi del genere è dato solo reclamo (art. 319 lett. a CPC). E nel Cantone Ticino i reclami contro decisioni del giudice dell'esecuzione competono, in materia di diritti reali, alla prima Camera civile del Tribunale d'appello (art. 48 lett. a n. 8 LOG). Quanto alle decisioni che il Pretore emanava su opposizioni a precetti esecutivi “civili”, esse erano disciplinate dalla procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 493 seconda
frase CPC ticinese).
Trattandosi di un rito sommario, il termine di reclamo è perciò di dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2
CPC), la quale al patrocinatore dell'escusso è avvenuta il 18 gen
naio 2011. P
resentato il 28 gennaio 2011, ultimo giorno utile, il reclamo di AP 1 è dunque tempestivo.
2.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha ricordato – in sintesi – che la transazione stipulata dalle parti il 15 aprile 2010, titolo
esecutivo (art. 488 cpv. 2 lett. a CPC ticinese), prevede il taglio di tutte le piante “
non a distanza regolamentare”, in particolare quelle
contrassegnate dalle parti con i numeri 3, 4 e 6, come pure di eventuali pianticelle cresciute “a distanza non regolamentare”, sicché a tale riguardo il precetto esecutivo trova puntuale riscontro nel titolo. L'opponente pretendeva di avere assolto l'obbligo, ma – ha continuato il Pretore – la documentazione agli atti dimostra se mai il contrario. Per quanto riguarda invece le piante poste a regolare distanza dal confine contrassegnate con i numeri 1, 2, 5, 7, 8 e 9 che AP 1 si era impegnato nell'accordo a tenere “in maniera decente”, il Pretore ha ritenuto che la prestazione chiesta con il precetto esecutivo non trovi adeguato riscontro nel titolo, oltre a essere generica, astratta, soggettiva, indeterminata e perciò ineseguibile. Relativamente infine all'impegno di asportare gli scarti vegetali, il Pretore ha considerato la prestazione chiesta nel precetto esecutivo in perfetta consonanza con la transazione, chiara e inequivocabile. Anche a tale proposito l'opponente asseriva di avere adempiuto l'impegno, ma – ha epilogato il Pretore – senza recarne la prova. Onde l'accoglimento dell'opposizione solo per quanto riguardava la prestazione intesa a far “tenere in maniera decorosa” le piante a regolare distanza dal confine. Per il resto l'opposizione è stata rigettata.
3.
Il reclamante auspica anzitutto la convocazione delle parti davanti a questa Camera per “trovare un'intesa che permetta di interpretare in maniera più appropriata e consona la transazione giudiziaria” (memoriale, pag. 3 in alto). Egli dimentica però che il giudice chiamato a statuire sull'opposizione a un precetto esecutivo “civile” (art. 493 CPC ticinese) non poteva procedere ad alcuna esegesi del titolo (RtiD I-2005 pag. 743 consid. 6 con richiami). O il titolo era chiaro, formale ed esplicito sulla prestazione richiesta o esso non era eseguibile (loc. cit.). Indire una discussione in circostanze del genere trascenderebbe manifestamente l'oggetto della controversia.
4.
In primo luogo l'opponente fa valere con il reclamo che nella fattispecie la transazione giudiziale non è eseguibile, non essendo stato pattuito alcun termine per l'adempimento se non per la pulizia del fondo e la rimozione degli scarti vegetali (una volta l'anno), scadenza che però non era ancora intervenuta al momento in cui gli era stato intimato il precetto esecutivo (memoriale, lett. A). Ora, a parte il fatto che la pulizia del fondo nemmeno è chiesta dai procedenti, l'adempimento di un'obbligazione per cui il tempo non sia determinato dal contratto o dalla natura del rapporto giuridico “può essere chiesto ed eseguito immediatamente” (art. 75 CO). Ciò vale anche, in concreto, per l'asportazione dei rifiuti da taglio, da effettuare ogni anno. Al proposito il reclamo manca di consistenza.
5.
Secondo il reclamante la prestazione chiesta nel caso specifico con il precetto esecutivo non corrisponde a quella descritta nella transazione, poiché mentre quest'ultima gli impone di “tagliare le piante non a distanza regolamentare, segnatamente quelle indicate come numeri 3, 4 (se esistente) e 6 della perizia fatta allestire dalle parti”, il precetto esecutivo chiede di “tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare”. Mentre con la transazione inoltre egli si è impegnato a “portare via il materiale vegetale di scarto”, il precetto esecutivo gli chiede di “asportare il materiale di scarto presente sul fondo” (memoriale, lett. B).
La doglianza non può essere condivisa. Che le prestazioni chieste con un precetto esecutivo debbano corrispondere pienamente a quelle descritte nel titolo è pacifico, tra le une e le altre dovendo sussistere assoluta identità (RtiD I-2005 pag. 742 consid. 4 in fine con rinvii). Ciò non significa tuttavia che l'enunciazione del precetto debba risultare letteralmente pedissequa alla formulazione del titolo. L'identità si riferisce al contenuto, non alle parole usate. Nel caso in esame il reclamante si è impegnato a tagliare “le piante non a distanza regolamentare, segnatamente quelle indicate come numeri 3, 4 (se esistente) e 6 della perizia fatta allestire dalle parti”, come pure “le nuove pianticelle che dovessero crescere a distanza non regolamentare”. Non può seriamente sostenere quindi che, chiedendogli di “tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare”, AO 1 e AO 2 esigano una prestazione diversa. Quanto all'impegno di portar via il materiale vegetale di scarto, mal si comprende perché ciò non dovrebbe corrispondere all'obbligo di
“asportare il materiale di scarto presente sul fondo”. Portare via significa “recare con sé un determinato oggetto o animale allontanandosi da un luogo, da un edificio” (
Battaglia
, Grande dizionario della lingua italiana, vol. XIII, Torino 1986, pag. 966) e in nessun caso assume l'accezione – pretesa dal reclamante – di accumulare o ammucchiare in un punto o in un altro. Interpretare il vocabolo – come fa l'interessato – diversamente dal suo chiaro senso appoggiandosi a una presunta intenzione delle parti non è ammissibile in sede esecutiva (sopra, consid. 3). Anche su tal punto il reclamo è destinato pertanto all'insuccesso.
6.
Afferma il reclamante che, comunque sia, nel caso in rassegna la prestazione chiesta con il precetto esecutivo è puramente generica, non essendo dato di individuare quali siano le “
piante e pianticelle non a distanza regolamentare” che andrebbero tagliate né quali scarti vegetali andrebbero rimossi (memoriale, pag. 7 seg.). A quest'ultimo riguardo la critica è palesemente infondata. Nella transazione AP 1 si era impegnato univocamente a eseguire una volta l'anno la pulizia del fondo e a portare via il materiale vegetale di scarto. Qualsiasi deposito di rifiuti verdi sul terreno offende quindi l'intesa. Tentare di interpretare la clausola della transazione per scostarsi dal suo chiaro senso e relativizzarne la portata, come cerca di fare una volta di più il reclamante evocando la necessità di individuare quali rifiuti vadano portati altrove e quali smaltiti per compostaggio sul fondo, non è lecito nel quadro di una procedura esecutiva (sopra, consid. 3). Quanto all'eventuale legna da ardere cui il reclamante accenna, essa non può equipararsi a uno scarto, ma d'altro lato non possono assimilarsi a legna da ardere – come sembra addurre il reclamante – ramaglie e sterpame. Ciò posto, rimane da verificare se sia eseguibile l'ordine di “tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare”.
Questa Camera ha già avuto modo di rammentare che una prestazione chiesta mediante precetto esecutivo deve non solo corrispondere al titolo esecutivo che la legittima (
RtiD I-2005 pag. 742 consid. 4 in fine con rinvii)
, ma deve essere anche sufficientemente determinata, il giudice dell'esecuzione non potendo far capo a elementi estrinseci al titolo per interpretarla (sopra, consid. 3; analogo principio si applica al nuovo art. 336 CPC: sentenza del Tribunale federale 4A_269/2012 del 7 dicembre 2012, consid. 3.2 con invii). In concreto l'ordine di “tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare” è generico, ma consente per lo meno di accertare, grazie al titolo esecutivo, che AP 1 si è impegnato inequivocabilmente a tagliare per tale motivo le piante contrassegnate con i numeri 3, 4 (se non è stata tolta nel frattempo) e 6. Tutto si ignora invece sulle altre piante che dovrebbero essere eliminate: non si sa quante esse siano né, tanto meno, fino a quanti metri dal confine debba avvenire il taglio. La “distanza regolamentare” cui si riferisce la transazione – ovvero la distanza minima dal confine prevista dalla legge – dipende dalla questione di sapere se la pianta sia di alto fusto (art. 155 LAC), fruttifera (art. 156 LAC) o di basso fusto (art. 157 LAC), le norme di attuazione del piano regolatore comunale non risultando disporre altrimenti. Del tutto indeterminata, la prestazione richiesta di “tagliare tutte le piante non a distanza regolamentare” non può pertanto essere eseguita.
Identiche considerazioni valgono per quanto concerne l'ordine di “tagliare tutte le pianticelle non a distanza regolamentare”. Non perché – come asserisce il reclamante – il termine “pianticella” sia indefinito. Pianticella significa “pianta piccola, di modesta
altezza, poco appariscente e con lo stelo esile e delicato” (
Battaglia
,
op. cit., pag. 302). Impegnandosi a tagliare “
le nuove pianticelle che dovessero crescere a distanza non regolamentare”, il reclamante ha assunto così l'onere di eliminare qualsiasi pianta fin dalla prima fase dello sviluppo, qualunque arboscello e addirittura ogni germoglio. Il problema è che – una volta ancora – non è chiaro quale sia la “distanza non regolamentare”: se quella applicabile agli alberi d'alto fusto, agli alberi fruttiferi o agli alberi di basso fusto. Anche tale prestazione si rivela così ineseguibile.
7.
Da ultimo il reclamante eccepisce che, ad ogni buon conto, tutte le prestazioni contemplate dal precetto esecutivo sono già state adempiute. Con la pulizia del fondo – egli adduce – “è avvenuto contemporaneamente il taglio di pianticelle e l'asporto degli scarti vegetali, i quali sono stati asportati sulla parte più interna del terreno”, mentre tronchi e sterpi saranno da lui usati come legna da ardere (memoriale, pag. 8). Per tacere del fatto nondimeno che al
le piante contrassegnate con i numeri 3, 4 e 6 egli nemmeno allude, si è visto dianzi che con la transazione AP 1 si è incaricato di eliminare dal suo fondo tutto il materiale da taglio una volta l'anno (consid. 5), compresi rami e sterpame, mentre per quanto attiene alle pianticelle la prestazione, indeterminata nella
“distanza non regolamentare” cui deve attenersi il taglio
, non è eseguibile.
8.
Se ne conclude che il reclamo merita accoglimento nella misura in cui l'opposizione al precetto esecutivo verte sull'ordine di “tagliare tutte le piante e pianticelle non a distanza regolamentare”. Per quel che concerne il termine d'adempimento, il taglio
del
le piante contrassegnate con i numeri 3, 4 e 6, come pure l'obbligo di
asportare ogni anno il materiale vegetale di scarto il reclamo va invece respinto e l'opposizione rigettata. La causa essendo matura per il giudizio, questa Camera può statuire essa medesima sull'opposizione al precetto esecutivo, modificando in tal senso la decisione del Pretore (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC).
9.
Le spese della decisione odierna seguono la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Considerato il verosimile peso delle richieste, si giustifica di addebitare tali costi alle parti in ragione di metà ciascuno, compensando le ripetibili (art. 106 cpv. 2 CPC). L'esito dell'attuale giudizio impone di modificare anche il dispositivo sugli oneri processuali e le ripetibili di primo grado. Siccome davanti al Pretore era controverso anche l'obbligo di tenere “in maniera decente” le piante indicate con i numeri 1, 2, 5, 7, 8 e 9, obbligo rivelatosi ineseguibile, si legittima di porre tali costi per un terzo a carico di AP 1 e per il resto a carico di AO 1 e AO 2, i quali rifonderanno all'opponente un'equa indennità per ripetibili ridotte.
10.
Circa i rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il ricorso in materia civile è dato qualora il valore litigioso raggiunga fr. 30
000.–
(art. 74 cpv. 1 lett. b LTF). Incomberà al ricorrente, in siffatta
evenienza, rendere verosimile tale requisito davanti al Tribunale federale.