# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** bfdc18ba-3d39-5f5e-ac5f-82b8c4e58765
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1968, di formazione tecnico chimico e già attiva professionalmente come cameriera, ausiliaria e operaia cucitrice, il 27 febbraio 2003 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti dichiarando di essere sofferente di “
Dolori lombari e cervicali su artrosi e in stato dopo contusione della colonna”
dal maggio 2001 (doc. AI 104).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui un esame clinico presso il Servizio Medico Regionale dell’Assicurazione invalidità (SMR), una perizia pluridisciplinare oltre che un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica, con decisione 26 agosto 2005 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, ritenendo che l’assicurata era da considerare dal punto di vista medico inabile nella precedente attività al 30%, in attività leggere più confacenti al 20%, con un corrispondente grado d’invalidità del 19% e, quindi, insufficiente per ottenere una rendita (doc. AI 37-2).
1.2. A seguito dell’opposizione dell’assicurata, rappresentata dall’avv. _, unitamente alla quale ha prodotto nuove certificazioni mediche (doc. AI 25), l’amministrazione, dopo aver sottoposto l’incarto al Servizio Accertamento Medico (SAM), ha confermato il rifiuto di prestazioni con decisione su opposizione 10 marzo 2006 (doc. AI 5-1).
1.3. Contro il succitato provvedimento amministrativo l’assicurata, assistita dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA, corredato da nuovi certificati specialistici, postulando la concessione dell’assistenza giudiziaria e il riconoscimento di una rendita di invalidità facendo valere, tra l’altro, quanto segue:
"
A mente dell'Ufficio AI, nella fattispecie la soglia minima per il versamento di una rendita AI non sarebbe stata raggiunta.
Il giudizio si fonda principalmente sulla perizia pluridisciplinare 17 agosto 2005 del Servizio Accertamento Medico dell'Assicurazione Invalidità (in seguito
SAM),
che viene nuovamente integralmente contestata dalla ricorrente, poiché non rispecchia la realtà dei fatti, in particolare per quanto attinente all'incapacità lavorativa.
La perizia in questione si basa su accertamenti fatti
esperire dall'Ufficio AI per chiarire quale fosse lo stato di salute fisico e psichico della ricorrente e determinare quindi il relativo grado d'invalidità.
Dagli atti appare una grave discrepanza tra le conclusioni cui sono giunti i medici del
SAM
e quelli presso i quali la Signora RI 1 è in cura da diversi anni.
Quest'ultima lamenta importanti problemi reumatologici sui quali si sono inserite limitazioni da stato depressivo-ansioso, constatati a più riprese proprio dagli specialisti presso i quali si reca regolarmente e riportati
.
nei relativi certificati medici agli atti (in particolare scritto 4 aprile 2005 dr. med. _ / avv. _ e scritto 10 ottobre 2005 dr. med. _ / avv. _).
Gli stessi hanno inoltre espresso chiaramente il loro dissenso con la pronunzia qui impugnata, confermando nuovamente le diagnosi riportate nei loro rapporti (cfr. doc. B, C e D a cui si rinvia integralmente). La procedente si riserva inoltre esplicitamente, di produrre un ulteriore certificato del dr. med. _ in proseguimento di procedura.
Va rilevato che in particolare il dr. med. _ ha specificato che la ricorrente soffre di "una sindrome somatoforme da dolore persistente resistente a tutte le terapie fin qui effettuate che necessita della regolare assunzione di medicamenti antiinfiammatori altodosati associati a miorilassanti" (cfr. doc. C). Ed inoltre: "per ciò che concerne la sua capacità lavorativa non concordo affatto con la decisione AI che non reputo corrispondente alle effettive potenzialità della paziente" (cfr. doc. C).
E' quindi palese che la pronunzia qui avversata deve essere annullata.
3.
La Signora RI 1 è in cura dal 26 settembre 2002 dal dr. med. _ per una problematica di cervicalgie in stato dopo trauma distorsivo della colonna cervicale avvenuta in data 5 settembre 2001. Egli ha diagnosticato un quadro a carattere fibromialgico, che ha mostrato un decorso - come spesso accade in queste patologie - di tipo cronico ed evolutivo e resistente a tutte le terapie instaurate. Inoltre, ella soffre di problemi di tipo funzionale con cefalee croniche, problematiche di disturbo del sonno, nonché sviluppo di un quadro a carattere ansioso - depressivo (cfr. scritto 10 ottobre 2005 dr. med. _ / avv. _).
In merito allo stato psichico della ricorrente, il dr. med. _ nel suo scritto 4 ottobre 2005 all'avv. _, ha indicato quale diagnosi una depressione reattiva con somatizzazioni muscolo-scheletriche in stato dopo trauma distorsivo della colonna cervicale nel quadro di una sindrome post-traumatica da stress.
Tutte queste patologie hanno portato il dr. med. _ a stabilire che la ricorrente potrebbe essere ritenuta ancora abile al lavoro nella forma solo del 60%, sempre che però si tenga in considerazione che l'attività professionale sia ergonomicamente adatta alla colonna vertebrale e che permetta alla stessa di alternare la posizione seduta a quella in piedi, alla deambulazione, evitando che debba piegarsi davanti con la parte superiore del corpo e rialzarsi in modo continuo, che svolga dei lavori con rotazione del tronco ed anche che non debba rimanere in posizioni statiche e prolungate con la parte superiore del tronco e la colonna cervicale leggermente piegata in avanti o posizioni non ergonomiche (cfr. scritto 10 ottobre 2005 dr. med. _ / avv. _).
Questa incapacità lavorativa del 40% è stata stabilita dal medico in questione sia nell'attività quale casalinga che in quella di cameriera.
Di ciò l'Ufficio AI non ha assolutamente tenuto conto nella decisione qui impugnata, motivo per cui la stessa deve essere riformata da questo lodevole Tribunale.
Detto Ufficio si è limitato a sostenere che le conclusioni cui è giunto il medico in questione sono unicamente una differente interpretazione della capacità lavorativa residua della ricorrente.
Ciò non può essere assolutamente condiviso da quest'ultima, ritenuto che il medico in parola è uno specialista, che segue la sua problematica da tempo ed è sicuramente in grado di fornire un giudizio attendibile sul suo stato di salute.
Inoltre, definire parziale il parere medico del dr. med. _ appare del tutto fuori luogo. Anch'egli è uno specialista e professionalmente non può essergli mossa alcuna critica in tal senso.
Pertanto, le conclusioni cui sono giunti gli specialisti che hanno in cura la ricorrente hanno sicuramente forza probatoria di fronte alla perizia del
SAM,
la quale è risultata superficiale e priva dei necessari riscontri nel temo (cfr. doc. B e C; DTF 123 V 176).
5.
Il
SAM
ha evidenziato che provvedimenti di riformazione professionale non sono indicati nel caso concreto in considerazione della mancata motivazione
da
parte della ricorrente e del suo atteggiamento aggravatorio, regressivo e rivendicatorio.
Inoltre, in assenza di una qualsiasi formazione professionale e di scarse conoscenze linguistiche, ritiene improbabile una riqualifica professionale (cfr. perizia pluridisciplinare 17 agosto 2005 pag. 20 e 22).
Pertanto, una ripresa dell'attività lavorativa della Signora RI 1 è ipotizzabile solamente negli ambiti in cui ella è stata attiva in precedenza, in particolare nella professione di cameriera.
In quest'ottica, considerato che la stessa è inabile al lavoro almeno al 40%, così come riscontrato dai medici curanti, una ripresa sarà ben difficile. Ella soffre infatti di grosse difficoltà motorie e di dolori cronici che non le permettono di muoversi liberamente né di fare sforzi di alcun genere (cfr. tutti i certificati medici agli atti a cui si rinvia integralmente).

## Considerations