# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3ca53d0e-6c33-557e-ac76-15efbb682eb1
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 7 giugno 2005 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (di seguito la Cassa) ha negato a RI 1 il diritto a un assegno integrativo a favore dei tre figli _ (1.6.1999), _ (20.12.2000) e _ (8.6.2004) e a un assegno di prima infanzia, a decorrere dal mese di febbraio 2005, in quanto ai fini del calcolo degli stessi andavano considerati anche i redditi e le spese del padre di _, _, ritenuto convivente dell’assicurata (cfr. doc. 34).
1.2. A seguito del reclamo interposto dall’assicurata il 26 giugno 2005 (cfr. doc. 37), la Cassa, il 24 agosto 2005, ha emesso una decisione su reclamo con cui ha ribadito il contenuto del suo primo provvedimento.
L’amministrazione ha, in particolare, rilevato:
"
(...)
1. Con decisioni 15 dicembre 2003, la Cassa aveva riconosciuto alla signora RI 1 il diritto ad un assegno integrativo mensile di fr. 1'011.-- ed il diritto ad un assegno di prima infanzia mensile di fr. 1'641.--.
Il calcolo per la determinazione dell'importo degli assegni, era stato effettuato tenendo in considerazione una famiglia monoparentale con due figli e, più precisamente: RI 1 con i figli _ nato il 1° giugno 1999 e _ nato il 20 dicembre 2000.
In data 26 aprile 2004 la signora RI 1 aveva trasmesso alla Cassa uno scritto con il quale enunciava:
"... dal prossimo mese di giugno andrò a convivere con il mio attuale compagno. Ed inoltre dal prossimo mese di giugno nascerà nostro figlio, in allegato le trasmetto i documenti relativi alla situazione del mio nuovo compagno e convivente...".
Con corrispondenza 8 luglio 2004, la signora RI 1 sollecitava l'evasione della sua pratica, ribadendo testualmente:
"... avevo comunicato che a partire dal 1 giugno sarei andata a convivere e le avevo anche inviato l'atto di nascita di mio figlio _ ..."
.
In data 14 luglio 2004 la Cassa ha notificato alla signora RI 1 le decisioni di rifiuto al diritto agli assegni integrativi e di prima infanzia, ritenuto che, in considerazione della mutata situazione familiare ed economica, la sua unità di riferimento presentava una lacuna di reddito Laps negativa (-42'835).
Nel calcolo era stata considerata l'unità di riferimento composta dalla signora RI 1, dal suo convivente signor _, dal figlio avuto in comune _ nato l'8 giugno 2004 e dai figli della signora RI 1, _ e _.
L'erogazione delle prestazioni è stata bloccata con effetto 1° agosto 2004.
Con corrispondenza 27 luglio 2004 la signora RI 1 ha chiesto che la Cassa rivedesse l'ultima decisione e motivava la sua richiesta affermando:
"... il mio compagno e padre di _ vive sì con me ma non regolarmente o meglio durante la settimana rientra sempre al suo domicilio a _ dove vive con sua madre, mentre il fine-settimana lo passa con me e suo figlio a _ ...".
Inoltre, in data 16 agosto 2004, la signora RI 1 patrocinata dall'avvocato _, ha inoltrato formale reclamo avverso le decisioni di rifiuto al diritto alle prestazioni.
In sede di reclamo la signora RI 1 sosteneva come non vi fosse alcuna convivenza stabile e duratura con il signor _, che permettesse di computare il suo reddito nel calcolo per la determinazione del diritto agli assegni (n.d.r.: Reddito del lavoro fr. 103'196.- e Reddito della sostanza fr. 6'045.--), evidenziando che gli incontri con il signor _ avvenivano unicamente durante il fine-settimana e che egli risultava sempre domiciliato a _.
Con decisione 30 novembre 2004, la Cassa ha respinto il reclamo e confermato le decisioni di rifiuto al diritto alle prestazioni, ritenendo che nella situazione descritta dalla signora RI 1, il centro degli interessi del signor _ - secondo il concetto di domicilio ai sensi LAF (Legge sugli assegni di famiglia) fondato sulla costante e consolidata giurisprudenza - fosse a _ e non a _, anche ammettendo che egli vi trascorresse unicamente i fine-settimana, in quanto a _ risiedeva la sua famiglia peraltro nell'abitazione di sua proprietà.
La decisione 30 novembre 2004 è passata in giudicato incontestata.
2. In data 1° febbraio 2005 la signora RI 1 si è rivolta nuovamente alla Cassa, richiedendo gli assegni, affermando:
"... purtroppo la mia relazione con il signor _ (padre di _) si è conclusa da tempo (ottobre 2004). E solo ora ho ricevuto il contratto di mantenimento e gli accordi di visita a favore di suo figlio _ ..."
.
Essendo trascorsi più di sei mesi dalla data dell'ultima decisione emessa, la Cassa ha invitato la signora RI 1 a voler ripresentare la nuova richiesta di prestazioni tramite lo Sportello regionale Laps di _.
Dalla nuova domanda presentata in data 24 febbraio 2005, risultava che l'unità di riferimento della signora RI 1 fosse composta dalla signora e dai tre figli.
In considerazione delle divergenti informazioni più volte fornite dalla signora RI 1 relativamente alla sua situazione familiare, prima di decidere in merito al riconoscimento delle prestazioni, la Cassa ha richiesto alla Polizia Inercomunale di _, di voler effettuare i necessari controlli, intesi a stabilire se effettivamente la signora RI 1 ed il signor _ non vivessero in comunione domestica presso l'abitazione di proprietà del signor _, in _ a _.
Il rapporto 19 maggio 2005 della Polizia Intercomunale, riporta testualmente:
"... Gli accertamenti esperiti hanno dato i seguenti riscontri:
- da informazioni assunte risulta che i signori in oggetto risiedono entrambi all'indirizzo in parola.
- le autovetture marca _ targata _ e _ targata _ in possesso al sig. _ sono sovente presenti nel parcheggio dell'abitazione a _, anche se lo stesso risulta domiciliato a _.
- La corrispondenza a nome dei suindicati viene regolarmente consegnata e ritirata...".
L'esito dei controlli è stato ulteriormente confermato dal Comandante aiutante della polizia Inercomunale, sig. _, in occasione di un colloquio telefonico avuto con la signora _ in data 2 giugno 2005, il quale ha precisato che i controlli - sia diurni che notturni - sono stati effettuati direttamente dagli agenti della polizia, i quali hanno potuto constatare come sovente entrambe le autovetture di proprietà del signor _ fossero parcheggiate fuori dall'abitazione di _; gli agenti hanno pure raccolto informazioni presso l'ufficio postale, nonché tramite i vicini, riscontrando come venisse confermata la costante presenza del signor _ a _.
Sulla base delle informazioni ottenute, la Cassa ha notificato alla signora RI 1 la decisione 7 giugno 2005, mediante la quale ha confermato il rifiuto del diritto agli assegni, in mancanza di elementi che comprovassero la modifica della situazione familiare ed economica, evocata.
3. In data 16 giugno 2005 la signora RI 1 ha inoltrato reclamo avverso la decisione 7 giugno 2005 chiedendo alla Cassa di rivedere il suo diritto agli assegni.
A motivazione del reclamo la signora sostiene innanzitutto di non aver inoltrato ricorso avverso la decisione su reclamo 30 novembre 2004, su consiglio del suo avvocato, il quale le avrebbe suggerito di attendere e, se la situazione finanziaria non fosse cambiata dopo un paio di mesi, di ripresentare una richiesta volta ad ottenere nuovamente gli assegni.
La signora afferma nuovamente di aver interrotto la relazione con il signor _, il quale non risiede più a _ bensì vive stabilmente a _ con la madre.
A conferma del fatto che il centro d'interessi del signor _ non sia a _ ma a _, la signora RI 1 precisa che il signor _ lavora a _ mentre a _ svolge tutte le sue attività extra-lavorative ed allega una dichiarazione rilasciata dal Comune di _ in data 14 giugno 2005, attestante l'attiva partecipazione del signor _ alle manifestazioni ed alla vita sociale del Comune nonché alla vita politica del Comune durante la legislatura 2000-2004, in qualità di Consigliere Comunale e membro della Commissione Opere Pubbliche.
Infine la signora RI 1 precisa di guidare
"tuttora"
l'autovettura immatricolata a nome del signor _, ritenendo che ciò non implichi una presenza dello stesso a _.
4. Esaminati i contenuti del reclamo la Cassa ribadisce che quanto affermato dalla signora RI 1 non è credibile: per quale motivo infatti, se la relazione tra la signora RI 1 ed il signor _ si fosse effettivamente conclusa già ad ottobre 2004, la nuova circostanza è stata segnalata soltanto a febbraio 2005 e la decisione su reclamo 30 novembre 2004 - emessa quindi un mese dopo la presunta interruzione della relazione - è rimasta incontestata, tanto più che il versamento delle prestazioni era stato sospeso con effetto 1° agosto 2004?
Quanto emerso dal rapporto della Polizia Intercomunale 19 maggio 2005 e dal colloquio telefonico 2 giugno 2005 avuto con il Comandante aiutante _, convalida del resto l'opinione della Cassa, per la quale, sicuramente, la relazione tra la signora RI 1 ed il signor _ non può essersi conclusa ad ottobre 2004 e neppure a febbraio 2005.
Altri particolari, quali il fatto che in data 7 ottobre 2004 la Cassa avesse cercato di contattare telefonicamente la signora RI 1, rilevando come al numero telefonico _ rispondesse
"... la segreteria telefonica di _ e RI 1..."
e ancora che sulla carta da lettera della signora RI 1 risultasse, quale mittente, la denominazione dell'abitazione di proprietà del signor _
"Casa _ "
(ora stralciata e sostituita da
"_"
), giustificano ulteriormente la convinzione della Cassa secondo la quale il rapporto tra la signora RI 1 ed il signor _, non corrispondesse al rapporto "saltuario" riferito dalla signora.
Infine, non va dimenticato che, inizialmente, fu la signora RI 1 medesima a notificare alla Cassa il cambiamento intervenuto nella sua situazione personale ed economica, trasmettendo - senza che la Cassa ne avesse fatta richiesta - i documenti relativi alla situazione finanziaria del signor _, allora definito:
"compagno e convivente"
e soltanto dopo aver ricevuto le decisioni di rifiuto al diritto alle prestazioni, la signora ha ritrattato le sue affermazioni, sostenendo una situazione diversa rispetto alla situazione precedentemente descritta.
D'altronde, la Cassa rileva che esprimendo
"...il signor _ non risiede più
(sottolineatura nostra)
a _ ..."
in sede di reclamo 16 giugno 2005, la signora contraddice una volta ancora le sue affermazioni, ammettendo un fatto - la residenza del signor _ a _ - dapprima sostenuto e susseguentemente negato." (Doc. C)
1.3. L’assicurata ha tempestivamente impugnato la decisione su reclamo dinanzi al TCA, esprimendosi come segue:
"
(...)
1. Con decisione 24 agosto 2005 la Cassa cantonale per gli assegni familiari aveva respinto la richiesta di assegni integrativi e di prima infanzia presentata dalla qui ricorrente RI 1 confermando la decisione 7 giugno 2005 del medesimo Istituto.
Sostanzialmente la Cassa interessata ha rigettato la richiesta di assegni familiari presentata dalla ricorrente, sostenendo che la sottoscritta ha fornito, relativamente alla propria situazione famigliare, delle informazioni contrastanti.
In pratica la ricorrente non è stata ritenuta credibile in quanto alla rottura della relazione da lei intrattenuta con il signor _.
L'Autorità interessata ha concluso che, a seguito di accertamenti effettuati dalla polizia comunale, non si poteva concludere che tale relazione fosse terminata.
Tali motivazioni vengono qui integralmente contestate, essendo basate su carenti o inesistenti verifiche, ritenuto che la parte interessata signor _ non è mai stato interpellato direttamente.
E' vero che la ricorrente e il signor _ hanno avuto una relazione, dalla quale è nato circa 15 mesi fa il piccolo _.
E' comunque altrettanto vero che le parti hanno avuto dei gravi problemi relazionali che hanno portato il signor _ a trasferirsi definitivamente a _, luogo in cui è domiciliato ai sensi degli art. 23 e segg. del Codice Civile Svizzero e luogo in cui è attivo politicamente quale membro del Consiglio Comunale e della Commissione delle Petizioni (precedentemente Opere Pubbliche).
A far capo dalla fine aprile inizio maggio 2005 il signor _ ha sempre trascorso la notte a _, dopo avervi trasferito tutti i propri effetti.
A comprova di quanto sopra indicato si cita quale teste la signora _ in _ (_), che lavora quale governante presso la casa dove abita il signor _ con la propria madre.
La collaboratrice in oggetto potrà riferire in modo preciso in merito agli spostamenti ed alle abitudini quotidiane del signor _.
Prove: doc., richiamo doc., testi, interrogatorio, ispezione e Ufficio Registri.
2. A ulteriore sostegno di quanto precede si aggiunga che il signor _ aveva incaricato, già nel corso del mese di aprile 2005, l'immobiliare _ di _ di vendere l'abitazione di _ (cfr. doc. A).
La vendita vera e propria è avvenuta in data 7 settembre 2005, con iscrizione al 12 settembre 2005 (cfr. doc. B).
E' quindi chiara l'intenzione del signor _, che abitava comunque a _, di troncare definitivamente ogni rapporto con la sottoscritta, visto che la casa era stata acquistata dal signor _ stesso in vista di una nostra possibile futura unione duratura.
Si contestano inoltre le superficiali deposizioni di presunti vicini che attestano di vedere spesso il signor _.
Malgrado quanto successo, visto che abbiamo un bambino in comune, il signor _ pur non convivendo con la sottoscritta, si occupa in modo amorevole e assiduo del proprio figlio ed esercita, non appena gli è possibile, il proprio diritto di visita.
Addirittura rilevo che il signor _ mi ha lasciato in uso una delle due autovetture di sua proprietà, visto che la sottoscritta non dispone di un veicolo proprio, per permettere comunque alla sottoscritta di potergli portare il bambino quando egli è impossibilitato a recarsi a _.
Prove: doc., richiamo doc., testi, interrogatorio, ispezione a Ufficio Registri.
3. L'Autorità comunale ha stranamente omesso di accertare che la corrispondenza indirizzata a _ è unicamente ritirata dalla signora RI 1 e non dal signor _, che ritira personalmente la posta a _.
Stupiscono inoltre il fatto e la modalità con cui l'Autorità abbia acquisito la documentazione fiscale del signor _, senza averla richiesta direttamente a quest'ultimo.
Dove è andata a finire la tanto sbandierata protezione dei dati?
La decisione impugnata contiene inoltre delle imprecisioni che sono pure il frutto di una superficiale verifica.
Si parla di controlli diurni e notturni, attestando che entrambe le vetture di proprietà del signor _ fossero parcheggiate fuori dall'abitazione di _, ma si evita di verificare la realtà, ovvero quella che vedeva regolarmente lavorare il signor _ presso la _ di _.
Una semplice verifica interpellando il signor _ avrebbe permesso di accertare nel dettaglio i suoi giorni e orari di lavoro.
Prove: doc., richiamo doc., testi, interrogatorio, ispezione a Ufficio Registri.
4. Visto quanto precede appare come minimo indispensabile, visto che non è mai nemmeno stato interpellato, sentire il signor _ circa la sua reale situazione famigliare, lavorativa e organizzativa.
Al riguardo si citano pure, quali conoscenti e frequentatori abituali del signor _ le seguenti persone:
- _ in _;
- _ e _ in _;
- _ in _.
Le quali potranno essere sentite tranquillamente come testimoni.
Si ribadisce quindi che la relazione si sia interrotta nel periodo ottobre-novembre 2004 e che il signor _, prima di prendere una decisione definitiva di trasloco ha sempre e comunque anteposto l'interesse del piccolo _ ai propri, ritenuto che il bambino aveva soltanto pochi mesi.
Per tali motivi egli ha atteso prima di interrompere fisicamente la convivenza, cercando di valutare tutte le conseguenze che avrebbe potuto subire il piccolo _.
Egli si è quindi trasferito soltanto a fine aprile 2005 dopo aver chiarito nel dettaglio con la sottoscritta e con la competente Autorità Tutoria l'esercizio e la gestione del diritto di visita del piccolo _.
Proprio in virtù di una organizzazione responsabile e soprattutto votata all'interesse di nostro figlio è stato deciso procedere a separarci fisicamente.
Prove: doc., richiamo doc., testi, interrogatorio, ispezione a Ufficio Registri.
5. Quale ulteriore prova di quali fossero i reali rapporti esistenti si allega il contratto per l'obbligo di mantenimento di minori e relazioni personali stipulato in data 3 dicembre 2004 davanti alla Tutoria di _.
Anche in quell'occasione, (vedi punto 5) le parti si erano riservate di regolare espressamente un assetto che prevedesse in particolare la non convivenza dei genitori e ciò nell'ottica di una probabile separazione degli stessi." (Doc. I)
1.4. L’autorità amministrativa, nella propria risposta di causa del 18 ottobre 2005, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di dritto (cfr. doc. III).
1.5. L’assicurata ha presentato ulteriori osservazioni con scritto del 27 ottobre 2005 (cfr. doc. V).
1.6. La Cassa, il 16 novembre 2005, si è riconfermata interamente nella sua risposta di causa del 18 ottobre 2005 (cfr. doc. VII).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è il riconoscimento del diritto dell’assicurata a un assegno integrativo a favore dei tre figli e a un assegno di prima infanzia.
L’assegno integrativo è regolato dagli art. 24segg. LAF.
L'art. 24 LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno integrativo:
"
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;
b) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni;
c) soddisfa i requisiti della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps). (cpv. 1)
Se entrambi i genitori coabitano con il figlio, ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)
... (cpv. 3)."
L'art. 27 LAF prevede inoltre che:
"
Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli, definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)
In ogni caso, dall’importo erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)."
Gli art. 31 e 32 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di prima infanzia.
L’art. 31 LAF, che si riferisce alla famiglia monoparentale, stabilisce quanto segue:
"
Il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabita
costantemente
con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni;
d) il reddito disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni di cui il nucleo familiare beneficia in virtù della legge nonché gli eventuali obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti dall’art. 24 cpv. 1 lett. c).”
Secondo l’art. 32 LAF, concernente la famiglia biparentale:
"
I genitori hanno diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) sono domiciliati nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabitano
costantemente
con il figlio; (cpv. 1)
c) il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da almeno 3 anni;
d) il reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti dall’art. 24 cpv. 1 lett. c).
Al genitore che non esercita un’attività lucrativa o ne esercita una solo a tempo parziale, senza giustificati motivi, è computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di un’attività a tempo pieno, da lui esigibile. (cpv. 2)
Il reddito ipotetico minimo è pari al doppio del limite minimo per persona sola secondo la legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI. (cpv. 3)"
L’art. 35 LAF enuncia inoltre che:
"
Richiamati gli articoli 4, 10 e 11 Laps, l’importo massimo dell’assegno è pari alla differenza fra il reddito disponibile residuale ai sensi della Laps e il limite minimo di reddito previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, cumulativamente, per il genitore o i genitori, i figli di età superiore ai tre anni e i figli per i quali sussiste il diritto all’assegno di età inferiore ai tre anni. (cpv. 1)
2
Dall’importo erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)"
Dal tenore di queste norme legali, risulta che la LAF, la cui prima revisione, per quanto attiene agli assegni integrativi e di prima infanzia, è entrata in vigore il 1° febbraio 2003, per il calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia rinvia alla Laps, anch’essa in vigore dal 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/ 2002 del 24 dicembre 2002 pag. 489 segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 24 segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 24 segg.).
2.3. L'obiettivo principale della Laps è quello di riordinare la legislazione in materia di prestazioni finanziarie a favore di persone di condizioni economiche modeste, attraverso la definizione di criteri comuni di accesso ed erogazione delle prestazioni sociali.
La Laps è circoscritta a quegli strumenti di politica sociale la cui competenza è strettamente cantonale, più precisamente la partecipazione al premio dell'assicurazione malattia, il sussidio allo studio per chi frequenta scuola private, i sussidi di formazione, i sussidi di perfezionamento e riqualifica professionale, le indennità straordinarie di disoccupazione, gli assegni familiari integrativi, gli assegni familiari di prima infanzia e le prestazioni assistenziali. La partecipazione al premio dell'assicurazione malattia è, tuttavia, coordinata, ma non armonizzata, dato che i criteri relativi ai sussidi definiti dall'art. 65 LAMal si scostano dai criteri della Laps (cfr. art. 1, 2, 2a Laps; Messaggio del 1° luglio 1998 relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 3, Messaggio del 13 marzo 2002 pag. 7; Rapporto della commissione della gestione e delle finanze dell'11 giugno 2002 pag. 3).
Per inciso va osservato che il Gran Consiglio, il 14 dicembre 2004, visto il Messaggio n. 5589 sul Preventivo 2005 del Consiglio di Stato, ha decretato che l’applicazione della Laps è sospesa per il settore delle borse di studio, per le prestazioni di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. d della legge. Tale modifica è entrata in vigore l’11 febbraio 2005 (cfr. BU 6/2005 dell’11.2.2005 pag. 51; FU 102/2004 del 21 dicembre 2004 pag. 8995).
Con l'entrata in vigore della Laps, per il regime degli assegni familiari, e meglio degli assegni integrativi e di prima infanzia, non è quindi più possibile prendere in considerazione i parametri della LPC per l'accertamento del diritto e il calcolo della prestazione: soltanto i parametri della Laps sono applicabili. La LAF continua invece a definire il titolare del diritto e l'importo massimo dell'assegno erogabile (cfr. art. 12 Laps; Messaggio del 18 dicembre 2001 concernente la prima revisione della legge sugli assegni di famiglia, p.to 5).
Per quel che concerne la titolarità degli assegni integrativi (e degli assegni di prima infanzia) è utile segnalare che, a differenza della v.LAF, il nuovo assetto legislativo non contempla più la nozione di custodia, bensì la coabitazione con il figlio, quale condizione del diritto a tale assegno (cfr. art. 24 v.LAF; 24 LAF).
Limitatamente all’assegno integrativo la coabitazione può anche essere parziale, è quindi concepibile che il diritto all’assegno sorga, benché il figlio passi parte del tempo presso terze persone o istituti, eventualmente anche pernottandovi. La titolarità è invece esclusa nel caso in cui il figlio viva senza interruzione, cioè senza rientrare periodicamente in famiglia presso una famiglia affidataria o un istituto (cfr. Messaggio del 18 dicembre 2001 sulla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia, p.to 4.3.1.).
Il titolare ha diritto alle prestazioni sociali di complemento armonizzate fino a quando la somma fra il reddito disponibile residuale della sua unità di riferimento, la partecipazione al premio dell’assicurazione contro le malattie di cui beneficiano o potrebbero beneficiare le persone facenti parte della sua unità di riferimento e le prestazioni sociali di complemento di cui essa beneficia non raggiunge la soglia di intervento (art. 11 cpv. 1 Laps).
Se, nell’ambito della medesima prestazione sociale, la somma delle prestazioni di cui potrebbero beneficiare i singoli membri dell’unità di riferimento che ne hanno fatto richiesta supera la soglia d’intervento, ad ogni membro spetta una quota proporzionale (art. 11 cpv. 2 Laps).
Il reddito disponibile residuale è pari alla differenza tra la somma dei redditi computabili e la somma delle spese computabili delle persone componenti l’unità di riferimento (art. 5 Laps).
Esso viene determinato tenendo conto della situazione finanziaria dell’unità di riferimento esistente al momento del deposito della richiesta. Il regolamento definisce e disciplina i casi particolari (art. 10a Laps).
2.4. Relativamente all'unità economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione, l'art. 4 Laps enuncia:
"
L’unità di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge;
c) dal partner convivente, se vi sono figli in comune;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente indipendenti. (cpv. 1)
Se il titolare del diritto non è economicamente indipendente, dell’unità di riferimento fanno pure parte i suoi genitori e fratelli minorenni o non economicamente indipendenti. (cpv. 2)
Se entrambi i genitori sono privati dell’autorità parentale, il minorenne fa parte dell’unità di riferimento della madre. (cpv. 3)
I figli e i titolari del diritto maggiorenni economicamente dipendenti fanno parte dell’unità di riferimento del genitore con cui condividono il domicilio; se hanno domicilio per conto proprio fanno parte dell’unità di riferimento del genitore da loro indicato. (cpv. 4)
Se non vi sono figli in comune, dell’unità di riferimento fa parte il partner convivente allorquando questi ricava dall’unione vantaggi simili a quelli che scaturiscono da un matrimonio e l’Amministrazione dispone di elementi sufficienti per presumere che non si sposa per poter accedere alle prestazioni della presente legge. (cpv. 5)
Non fanno parte dell’unità di riferimento le persone domiciliate all’estero. (cpv. 6)"
L’art. 1 Reg.Laps prevede poi che:
"
Non sono considerati coniugi ai sensi dell’ art. 4 della legge i coniugi separati legalmente (cpv. 1).
È considerato genitore:
a) la persona con il quale il figlio ha un vincolo di filiazione ai sensi del Codice civile svizzero;
b) la persona che accoglie il figlio in vista dell’ adozione. (cpv. 2)
Se l’ autorità parentale sui figli minorenni viene condivisa con una persona diversa da quelle menzionate all’ art. 4 cpv. 1 lett. a - c della legge, il minorenne fa parte dell’ unità di riferimento in cui vive il genitore con il quale condivide il domicilio. (cpv. 3)
I minorenni con figli propri costituiscono un’ unità di riferimento propria. (cpv. 4)
Le persone in stato di carcerazione vengono escluse dalla loro unità di riferimento fino al momento della liberazione se:
a) si trovano in stato di detenzione preventiva da almeno tre mesi;
b) stanno scontando una pena o una misura stazionaria superiore ai tre mesi;
c) sono riservate le decisioni particolari qualora il coniuge e/o i figli siano le vittime del reato per il quale il congiunto è in stato di detenzione. (cpv. 5)
La nozione di domicilio è quella dell’ art. 23 e seguenti del Codice civile svizzero. (cpv. 6)"
Come visto, per l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps l’unità di riferimento del titolare del diritto alla prestazione è costituita, fra l’altro, dal partner convivente se vi sono figli in comune.
Per costante giurisprudenza federale, la legge va interpretata in primo luogo sulla base del suo testo letterale (cfr. DTF 125 V 355; DTF 123 V 317; DTF 121 V 60; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 112 V 168, DTF 108 V 240).
Se il testo non è perfettamente chiaro oppure se sono possibili più interpretazioni conviene ricercare quale sia la vera portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa prende fondamento. Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (cfr. DTF 128 V 207; DTF 127 V 194; DTF 124 V 276; STFA del 6 luglio 1998 nella causa E.G., P 41/96; DTF 123 V 301; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 118 Ib 191 consid. 5; DTF 117 V 109; Pratique VSI 1993 pag. 3 consid. 3 e rif. ivi citati; DTF 116 II 415 consid.
5b, 527 consid. 2b e 578 consid. 2b; DTF 111 V 127 consid. 3b; DTF 110 V 122 consid. 2d; DTF 107 V 215 consid.
2b).
D'altra parte, secondo la giurisprudenza, si può derogare eccezionalmente dal senso letterale di un testo chiaro soltanto qualora conduca a soluzioni manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Devono cioè esistere delle ragioni obiettive, ad esempio deducibili dai lavori preparatori, dallo scopo e dal senso della disposizione oppure dalla sistematica della legge, che permettono di concludere che il testo di legge non esprime il vero senso della disposizione in oggetto (cfr. DTF 128 V 207; DTF 127 V 194; STFA del 6 luglio 1998 nella causa E.G.; DTF 123 V 317; DTF 123 III 91 consid.
3a, DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, DTF 122 V 364 consid. 4a, DTF 121 III 224 consid. 1d/aa, 412 consid. 4b, 465 consid. 4a/bb, DTF 121 V 24, DTF 121 V 61, DTF 121 V 127 consid. 2c, DTF 120 V 102 consid. 4b; 324 consid. 5a; 338 consid. 5a, 525 consid. 3a; SVR 1996 EL N. 19 pag. 55 consid. 4a; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 119 V 60; DTF 118 Ib 452; Pratique VSI 1993, pag. 133; Pratique VSI 1993 pag. 263; RAMI 1993 pag. 132; DTF 117 V 109; DTF 117 V 45; DTF 117 V 5; DTF 112 V 168; DTF 108 V 240 consid.
4b. Vedi pure: Imboden/Rhinow/ Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Band 1, pag. 137 seg., Nr. 21 B IV).
L'interpretazione letterale deve dunque condurre a dei risultati manifestamente insostenibili (zu offensichtlich unhaltbaren Ergebnissen), che contraddirebbero la vera intenzione del legislatore (DTF 109 V 62 consid.
4; DTF 107 V 216 consid. 3b; DTF 105 V 44; RAMI 1984 N. K 593, pag. 228 consid.
2b).
Quando una disposizione legale non è chiara o allorché si presta a diverse contraddittorie interpretazioni, i lavori preparatori possono costituire un valido aiuto per individuare il senso della norma ed evitare così interpretazioni scorrette. Quando tali documenti non forniscono una risposta chiara, essi non sono invece utili come aiuto per l'interpretazione. In particolare trovandosi confrontati con delle leggi relativamente recenti la volontà del legislatore che le ha adottate non può essere ignorata. Se però questa volontà non ha trovato riscontro nel testo di legge, essa non è decisiva per l'interpretazione. In particolare, se durante le discussioni legislative è stata espressamente rifiutata una proposta di completare la legge nel senso di quella che rappresenta ora una possibilità di interpretazione, tale interpretazione non può essere presa in considerazione (cfr. DTF 123 V 301, DTF 123 V 318, DTF 115 V 349 consid. 1c con riferimento alla giurisprudenza e alla dottrina. Vedi pure DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, 120 II 247 consid. 3e, 117 II 526 consid. 1d, 116 Ia 368 consid. 5c, 116 II 415 consid. 5b e 527 f consid. 2b).
2.5. Esaminato dal profilo letterale, l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps prevedere certamente che l’unità di riferimento del titolare di una prestazione, quando vi sono figli in comune, è composta anche dal convivente, inteso quale concubino, ossia la persona con la quale vi è una comunità di vita durevole o di carattere esclusivo che presenta elementi di comunione spirituale, materiale ed economica (cfr. DTF 118 II 235 consid. 3b; I CCA, sentenza del 6 novembre 2000 nella causa G.B. c. A.F.; STCA; RDAT II-2001 N. 22 pag. 89 segg (97)).
Non è pero chiara la situazione in cui, nonostante i figli in comune e la coabitazione, non via sia o non via sia più un rapporto di concubinato secondo l’accezione appena esposta.
In merito è utile evidenziare che lo scopo della norma è quello di definire il nucleo di persone i cui redditi e spese vanno computati nel conteggio di una prestazione contemplata dalla Laps relativa a un determinato titolare di tale diritto.
Inoltre dall’esame dei lavori preparatori emerge che
nel Messaggio del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali al punto 7.1 è stata definita l’unità di riferimento. Più precisamente è stato indicato:
"
Per "unità economica di riferimento" del titolare del diritto alla prestazione si intende la cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione. La definizione dell’unità economica di riferimento è di fondamentale importanza nel calcolo di una prestazione a causa del suo duplice effetto
:
sul reddito complessivo dell'economia domestica che si ottiene dalla somma dei redditi di tutte le persone che appartengono alla medesima unità economica di riferimento;
sull'ammontare del fabbisogno minimo che è differenziato in funzione del numero di persone considerate.
La definizione deve tener conto sia degli obblighi legali di mantenimento sanciti dal CCS, sia delle economie di scala ottenute grazie alla convivenza e quindi alla suddivisione di determinate spese (pigione, riscaldamento, ecc.). Questi due elementi non sono sempre conciliabili in quanto le persone che vivono in una medesima abitazione non sono necessariamente le stesse cui si applicano le norme del CCS.
L’unità economica di riferimento è quella cui appartiene il titolare del diritto al sussidio.
Siccome il titolare viene definito per ogni sussidio dalla rispettiva legge speciale, a turno ogni membro maggiorenne della unità economica di riferimento può essere titolare di un sussidio. Membri maggiorenni possono essere i coniugi o i partners (rispettivamente i genitori) o i figli maggiorenni economicamente dipendenti."
Nel Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze sui messaggi 1° luglio 1998 e 22 dicembre 1998 concernenti l’introduzione di una nuova legge di armonizzazione e coordinamento delle prestazioni sociali del 4 aprile 2000 al punto 6. è stato sottolineato che l’unità economica di riferimento è la cerchia di persone da considerare per il calcolo delle prestazioni, che ogni individuo fa parte di una sola unità economica di riferimento e che ogni membro maggiorenne di un’unità economica di riferimento (economicamente indipendente o dipendente) può essere titolare di una o più prestazioni.
Il Messaggio del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della Laps al punto 2. enuncia altresì che:
"
Accertare l’unità economica di riferimento presuppone di stabilire chi ne fa parte, a partire dalla definizione legale che ne danno l’art. 4 Laps e il Regolamento per quanto riguarda i criteri che definiscono l’indipendenza o la dipendenza economica dei figli dai genitori.
Per facilitare il cittadino nel compito di fornire le informazioni richieste, il nuovo sistema informatico importa dalla banca dati MOVPOP (che gestisce l’anagrafe della popolazione del cantone) i dati già disponibili e li sottopone al richiedente, che li deve confermare o, quando non corrispondono più alla sua situazione, correggere."
In simili condizioni, occorre ritenere che l’elemento decisivo per stabilire chi appartiene a una stessa unità di riferimento è quello finanziario, e meglio la compartecipazione alle spese della medesima economia domestica.
Tale conclusione risulta pure dalla Direttiva Laps n. 5 emessa nel 2003 dall’Istituto delle assicurazioni sociali – Servizio centrale delle prestazioni sociali concernente l’unità di riferimento (art. 4 Laps). Essa si riferisce ai coniugi divorziati conviventi e prevede:
"
Se una coppia legalmente separata o divorziata con figli in comune, continua a convivere, l’unità di riferimento viene determinata con le regole previste per i conviventi.
In effetti e malgrado la separazione giudiziaria, la situazione economica dell’unità di riferimento non subisce variazioni, visto che gli ex coniugi partecipano alle spese comuni e costituiscono una comunione domestica.
Per questi casi si applica quindi l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps."
Pertanto anche due conviventi con figli in comune, a prescindere dall’esistenza o meno di un concubinato, sono membri della medesima unità di riferimento (cfr. a contrario RDAT II-2001 N. 22 pag. 89 segg. in cui il TCA ha ritenuto che tra un’assicurata legata affettivamente al padre dei suoi figli e quest’ultimo non vigeva un’economia domestica comune).
2.6. L’art. 1 cpv. 6 Reg.Laps, attinente all’unità di riferimento, stabilisce che
la nozione di domicilio è quella dell’ art. 23 e seguenti del Codice civile svizzero.
Ai sensi dell’art. 23 CCS il domicilio di una persona è nel luogo dove essa dimora con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (cpv. 1). Nessuno può avere contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi (cpv. 2). Questa disposizione non si applica al domicilio d’affari (cpv. 3)
In una recente sentenza del 2 agosto 2005 (K 34/04), pubblicata in RAMI 2005 KV 344 pag. 360 segg., il TFA ha rilevato:
"
Er setzt demnach objektiv den physischen Aufenthalt und subjektiv die Absicht des dauernden Verbleibens voraus; letztere ist nur soweit von Bedeutung, als sie nach aussen erkennbar ist (
BGE 127 V 238
Erw. 1 mit Hinweisen, 125 V 78 Erw. 2a; Brückner, Das Personenrecht des ZGB, Zürich 2000, Rz. 320; A. Bucher, Natürliche Personen und Persönlichkeitsschutz, 3. Aufl., Basel 1999, Rz. 360; E. Bucher, Berner Kommentar, Bern 1976, N 8 zu
Art. 23 ZGB
; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23). Massgebend ist somit der Ort, wo sich der Mittelpunkt der Lebensbeziehungen befindet (
BGE 127 V 238
Erw. 1, 125 V 77 Erw. 2a, 125 III 102 Erw. 3, je mit Hinweisen; Brückner, a.a.O., Rz. 318; A. Bucher, a.a.O., Rz. 360 sowie 373 ff.; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23). Der Lebensmittelpunkt befindet sich im Normalfall am Wohnort, d.h. wo man schläft, die Freizeit verbringt und wo sich die persönlichen Effekten befinden, wo man üblicherweise einen Telefonanschluss und eine Postadresse hat (Brückner, a.a.O., Rz. 319 und 322; A. Bucher, a.a.O., Rz. 364 f.; Hausheer/Aebi-Müller, Das Personenrecht des Schweizerischen Zivilgesetzbuches, Bern 1999, Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 6 zu Art. 23). Die nach aussen erkennbare Absicht muss auf einen dauernden - d.h. im Sinne von "bis auf Weiteres" - Aufenthalt ausgerichtet sein (Brückner, a.a.O., Rz. 328; A. Bucher, a.a.O., Rz. 361 sowie 370 ff.; E. Bucher, a.a.O., N 22 zu Art. 23; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.29; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23). Staehelin postuliert diesbezüglich eine Mindestdauer von einem Jahr (a.a.O., N 8 zu Art. 23 mit Hinweisen). Allerdings schliesst die Absicht, einen Ort später wieder zu verlassen, einen Wohnsitz nicht aus (
BGE 127 V 241
Erw. 2c, 125 III 102 Erw. 3; E. Bucher, a.a.O., N 22 f. zu
Art. 23 ZGB
; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23). Bei verheirateten Personen bestimmt sich der Wohnsitz gesondert für jeden Ehegatten (A. Bucher, a.a.O., Rz. 377; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.57; Staehelin, a.a.O., N 10 zu Art. 23); so etwa bei Ehegatten, die sich infolge faktischer Trennung nicht mehr regelmässig sehen (Brückner, a.a.O., Rz. 363). Bei Wochenaufenthaltern mit Familie wird der Arbeitsort zum Wohnsitz, wenn die Familie bloss noch in grossen oder unregelmässigen Abständen besucht wird (Staehelin, a.a.O., N 11 zu Art. 23; vgl. auch A. Bucher, a.a.O., Rz. 376). Bei Ausländern mit Aufenthaltsbewilligung liegt der Wohnsitz in der Schweiz, selbst wenn die Person jedes Jahr nach Hause reist (E. Bucher, a.a.O., N 38 zu
Art. 23 ZGB
; Staehelin, a.a.O., N 17 zu Art. 23). Saisonniers hingegen, welche neun Monate in der Schweiz arbeiten und für drei Monate zu ihrer Familie in die Heimat reisen, haben ihren Wohnsitz erst in der Schweiz, wenn sie die Voraussetzungen für die Umwandlung der Saisonbewilligung in eine Aufenthaltsbewilligung erfüllen oder zu erfüllen im Begriff sind; gemäss Doktrin ist bei einem jede Saison wiederkehrenden Saisonnier ab Beginn der zweiten Saison ein Wohnsitz in der Schweiz anzunehmen (Brückner, a.a.O., Rz. 366; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.30; Staehelin, a.a.O., N 18 zu Art. 23; vgl. auch SVR 2000 IV Nr. 14 S. 45 Erw. 3d in fine sowie
BGE 113 V 264
Erw. 2b mit Hinweisen, wo allerdings - entgegen der zivilrechtlichen Lehre und Rechtsprechung sowie
BGE 129 V 79
Erw. 5.2 und
BGE 125 V 77
Erw. 2a – der fremdenpolizeilich geregelte Aufenthalt im Rahmen der Sozialversicherungen noch Voraussetzung war; vgl. auch die Kritik dazu bei E. Bucher, a.a.O., N 24 f. und 38 zu
Art. 23 ZGB
). Nicht massgeblich, sondern nur Indizien für die Beurteilung der Wohnsitzfrage sind die Anmeldung und Hinterlegung der Schriften, die Ausübung der politischen Rechte, die Bezahlung der Steuern, fremdenpolizeiliche Bewilligungen sowie die Gründe, die zur Wahl eines bestimmten Wohnsitzes veranlassen (
BGE 129 V 79
Erw. 5.2, 127 V 241 Erw. 2c, 125 III 101 Erw. 3, 125 V 78 Erw. 2a, je mit Hinweisen; A. Bucher, a.a.O., Rz. 365 und 375; E. Bucher, a.a.O., N 25 ff. und 35 ff. zu
Art. 23 ZGB
; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 23 f. zu Art. 23)." (RAMI 2005 KV 344 pag. 362-363, consid. 3; la sottolineatura è del redattore)
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni del Canton Vallese in una sentenza del 29 settembre 1998, pubblicata in RVJ 1999 pag. 108 segg., la cui fattispecie verteva sulla restituzione di assegni di famiglia percepiti indebitamente da un assicurato recatosi in Germania con la famiglia per compiere degli studi di teologia, lasciando tuttavia i documenti d'identità depositati nel comune vallesano dove risiedevano i suoi genitori, ha precisato:
"
(...)
b) Nach Art. 23 ZGB befindet sich der Wohnsitz einer Person an
dem Ort, wo sie sich mit der Absicht dauernden Verbleibens aufhält.
Niemand kann an mehreren Orten zugleich seinen Wohnsitz haben. Die Absicht nach dauerndem Verbleiben tritt darin in Erscheinung, dass eine Person an einem Orte den Mittelpunkt oder Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen hat (BGE 85 II 322). Dabei kommt es nicht auf den inneren Willen, sondern darauf an, auf welche Absicht
die erkennbaren Umstände objektiv schliessen lassen (BGE 97 II 3).
Keinen Wohnsitz begründet gemäss Art. 26 ZGB der Aufenthalt an einem Ort zu
einem
Sonderzweck, etwa zum Besuch einer Lehranstalt (BGE 82 III 13 f., 106 Ib 197 f.). Art. 26 enthält jedoch nur eine widerlegbare Vermutung, schliesst mithin Wohnsitznahme am Orte des Anstaltsaufenthaltes nicht aus (BGE 108 V 25)
Indizien
,
n
icht aber genügende Beweise für die Erlangung zivilrechtlichen Wohnsitzes sind z.B. die Hinterlegung der Papiere(BGE 102 IV 164), die Zahlung von Steuern (BGE 116 II 503) etc. Ein von vornherein bloss vorübergehender Aufenthalt kann einen Wohnsitz begründen, wenn er auf eine bestimmte Dauer angelegt ist und der Lebensmittelpunkt dorthin verlegt wird. Als Mindestdauer wird ein Jahr postuliert (Daniel Staehelin, Basler Kommentar, Basel und Frankfurt am Main, 1996, Art. 23 ZGB N. 8).
Bei verheirateten Personen befindet sich der Mittelpunkt der
Lebensbeziehung, somit der Wohnsitz, üblicherweise am Wohnort der Familie, nicht am Arbeitsort. Verheiratete Studierende haben ihren Wohnsitz am Ort der ehelichen Wohnung (Daniel Staehelin, a.a.O., Art. 23 ZGB N. 11 und Art. 26 ZGB N.4).
Der Beschwerdeführer zog mit seiner Familie für mehrere Jahre nach Deutschland, um dort ein Theologiestudium zu absolvieren. Eheliche Wohnung und Lebensmittelpunkt befanden sich also
fortan - trotz Hinterlegung der Papiere in Raron und Fortführung von Versicherungen in der Schweiz - in Deutschland, weshalb der Beschwerdeführer seit dem 1. August 1994 im Wallis keinen Wohnsitz mehr hat. Somit hatte er keinen Anspruch auf den Bezug von Familienzulagen."
2.7. Nell’evenienza concreta la Cassa ha respinto la richiesta dell’assicurata tendente all’ottenimento di un assegno integrativo a favore dei suoi tre figli e di un assegno di prima infanzia a far tempo dal mese di febbraio 2005, in quanto ha considerato che la sua unità di riferimento fosse composta anche da _ _, padre di _ (ultimogenito della ricorrente).
L’amministrazione, infatti, fondandosi su delle indicazioni fornite dalla Polizia intercomunale di _, dopo avere effettuato i necessari controlli, ha concluso che egli viveva in comunione domestica con la ricorrente. Computando anche i redditi e le spese di _, il reddito disponibile residuale dell’assicurata superava così la relativa soglia di intervento (cfr. doc. 34, C).
L’assicurata, dal canto suo, nel reclamo del 16 giugno 2005, ha asserito che la relazione affettiva con _ era terminata e che da mesi vivevano separati. Il padre di _ abitava a _ con la madre e i contatti con il figlio avvenivano tutti i fine settimana (cfr. doc. 37).
Nel ricorso essa sostiene invece, da un lato, che la relazione con il padre del suo ultimogenito si è deteriorata a tal punto che la stessa si è interrotta già nei mesi di ottobre-novembre 2004. Dall’altro, che nell’interesse del bambino egli si è comunque trasferito a _ soltanto a fine aprile 2005 (cfr. doc. I).
Questa Corte è, dunque, chiamata a determinare se _ è o meno un componente dell’unità di riferimento dell’assicurata nel periodo dal mese di febbraio 2005, allorché la medesima ha interposto domanda degli assegni (cfr. doc. 28), al mese di agosto 2005, quando è stata emessa la decisione su reclamo impugnata.
In proposito va evidenziato che
per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è stata resa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo atto amministrativo (cfr. DTF 130 V 138 consid. 2; STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U 417/04, consid. 1.1.; STFA del 30 settembre 2002 nella causa N., C 43/00; STFA del 3 dicembre 2001 nella causa R., I 490/00; DLA 2000 pag. 74; STFA del 18 settembre 2000 nella causa R.S., I 278/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi citate).
Al fine di risolvere tale questione, è di primaria importanza accertare quale fosse il domicilio ai sensi dell’art. 23 CCS del padre di _ nel lasso di tempo citato.
La Cassa, come visto, ha ritenuto che lo stesso fosse domiciliato a _ basandosi essenzialmente sui rilevamenti effettuati dalla Polizia intercomunale di _.
Agli atti, in effetti, risulta un “Rapporto informativo” del 19 maggio 2005 rilasciato dal comandante aiutante _ del seguente tenore:
"
Come richiesto dal vostro ufficio, si è provveduto ad esperire discreti controlli al fine di stabilire l'effettiva convivenza dei signori sopra citati.
Gli accertamenti esperiti hanno dato i seguenti riscontri:
- da informazioni assunte risulta che i signori in oggetto risiedono entrambi all'indirizzo in parola.
- le autovetture marca _ targata _ e _ targata _, in possesso al sig. _ sono sovente presenti nel parcheggio dell'abitazione a _, anche se lo stesso risulta domiciliato a _.
- la corrispondenza a nome dei suindicati viene regolarmente consegnata e ritirata." (Doc. 32)
Inoltre dal rapporto interno del 2 giugno 2005 della Cassa si evince che:
"
In occasione del colloquio telefonico odierno, il Comandante aiutante _ della Polizia intercomunale, mi conferma che gli accertamenti sono stati effettuati sia dagli agenti di polizia direttamente - diurni e notturni - in occasione dei quali gli agenti hanno potuto costatare come sovente entrambe le autovetture di proprietà del signor _, menzionate nel rapporto, fossero parcheggiate fuori dall'abitazione di _.
Inoltre, gli agenti hanno raccolto informazioni presso i vicini, i quali hanno confermato la costante presenza del signor _ a _.
L'ufficio postale ha comunicato quanto riportato dal rapporto, ossia che la corrispondenza a nome della signora RI 1 e del signor _, viene regolarmente consegnata e ritirata.
Il comandante _ precisa pure di aver contattato tel. il Comune di _ al fine di ottenere informazioni e di aver avuto una risposta "sospetta", nel senso che immediatamente e piuttosto insistentemente, gli è stato confermato che il signor _ era effettivamente residente nel Comune.
Il comandante conferma che nulla osta a che, se necessario, la Cassa menzioni la fonte delle informazioni ottenute, come pure non sussistono problemi nel caso in cui, a fronte di un'eventuale procedura ricorsuale, gli agenti fossero chiamati a testimoniare." (Doc. 33)
Al riguardo il TCA rileva che le informazioni fornite dalla Polizia intercomunale di _ sono state fondamentali perché la Cassa concludesse, sia con la decisione formale del 7 giugno 2005, che con la decisione su reclamo del 24 agosto 2005, che il padre di _ convivesse con l’assicurata nel periodo in questione (cfr. doc. 34, C).
Tuttavia la trascrizione del colloquio telefonico del 2 giugno 2005, da cui sono emersi elementi ancora più specifici rispetto al rapporto stilato dal comandante aiutante _, non è stata vidimata dalla Polizia stessa, né risulta essere stato, come del resto il “Rapporto informativo”, sottoposto all’assicurata per osservazioni.
In merito all’assunzione quali prove di appunti che concernono punti essenziali della fattispecie, in una decisione del 17 agosto 2005 nella causa J. (C 123/05), l’Alta Corte si è così espressa:
"
(...)
Diesbezüglich ist zu beachten, dass eine formlos eingeholte und in einer Aktennotiz festgehaltene mündliche oder telefonische Auskunft nur insoweit zulässig ist, als damit blosse Nebenpunkte, namentlich Indizien oder Hilfstatsachen, festgestellt werden. Dagegen kommt grundsätzlich nur die Form einer schriftlichen Anfrage und Auskunft in Betracht, wenn Auskünfte zu wesentlichen Punkten des rechtserheblichen Sachverhaltes einzuholen sind (BGE 117 V 285 Erw. 4c mit Hinweis). Hält ein Mitarbeiter eines Versicherers den Inhalt eines Telefongesprächs schriftlich fest und bestätigt die befragte Person mit ihrer Unterschrift ausdrücklich, dass die Wiedergabe des Gesprächs korrekt ist, ist diesem Schriftstück unter Umständen Beweiswert zuzuerkennen (RKUV 2003 Nr. U 473 S. 49 Erw. 3.2 mit Hinweisen). Ein solcher ist auch mit Blick auf Art. 43 Abs. 1 ATSG gegeben (Urteil W. vom 7. Juni 2005, H 163/04, Erw. 5 mit Hinweis). Daher hat die Vorinstanz zu Recht erkannt, dass auf die in den Aktennotizen vom 17. August und 12. November 2004 festgehaltenen telefonischen Auskünfte der Arbeitgeberin über die voraussichtliche Anstellungsdauer des Versicherten nicht abgestellt werden kann. Der Anspruch auf rechtliches Gehör wurde überdies insoweit verletzt, als der Versicherte zur Aktennotiz vom 12. November 2004 auch im Rahmen des Einspracheverfahrens nicht hat Stellung nehmen können.
Somit hat die Arbeitslosenkasse gemäss Dispositiv-Ziffer 1 des vorinstanzlichen Entscheids zu verfahren und die Abklärungen des rechtserheblichen Sachverhalts in beweistauglicher Form vorzunehmen.
(...)." (cfr. STFA del 17 agosto 2005 nella causa J., C 123/05)
In una precedente sentenza del 6 dicembre 1991 nella causa W., pubblicata in DTF 117 V 282, il TFA aveva osservato:
"
(...)
5.- a) Im vorliegenden Fall hat die Verwaltung in Befolgung des Untersuchungsgrundsatzes zu Recht ergänzende Abklärungen über den Anteil der betriebsleitenden Funktionen des Beschwerdeführers für notwendig befunden. Die dabei vorgenommenen Beweiserhebungen betrafen somit einen wesentlichen Punkt bei der Feststellung des rechtserheblichen Sachverhaltes, und die Invalidenversicherungs-Kommission hat denn auch entscheidend auf die entsprechende Auskunft des Präsidenten des Kantonalen Schreinermeister-Verbandes vom 23. März 1989 abgestellt. Indessen hätte die Verwaltung nach Massgabe der dargelegten Grundsätze über die Beweiserhebungen (Erw. 4c in fine) vorgehen müssen. Es ging angesichts der entscheidenden Bedeutung dieser abzuklärenden Punkte nicht an, dass man es insofern bei bloss mündlichen Auskünften bewenden liess, die zudem lediglich telefonisch eingeholt wurden. Vielmehr wäre nur die Form einer schriftlichen Anfrage und Antwort oder - wenn die Verwaltung von einer schriftlichen Erkundigung absehen wollte - einer förmlichen Einvernahme des als Sachverständigen zu qualifizierenden Verbandspräsidenten unter vorgängiger Gewährung der Akteneinsicht in Betracht gekommen, wobei diesfalls dem Beschwerdeführer Gelegenheit zur Teilnahme an der Beweiserhebung hätte gegeben werden müssen. Stichhaltige Gründe, die einem solchen Vorgehen entgegenstünden, lagen nicht vor.
b) Der angefochtenen Verfügung und dem vorinstanzlichen Entscheid liegt somit eine Sachverhaltsfeststellung in einem wesentlichen Punkt zugrunde, die mittels einer unzulässigen Beweisabnahme erfolgt ist. Die angefochtene Verfügung und der kantonale Entscheid sind deshalb aufzuheben, ohne dass es darauf ankäme, ob Aussicht besteht, dass nach einem korrekt durchgeführten Beweisverfahren und nach Anhörung des Beschwerdeführers anders entschieden würde (
BGE 112 Ia 7
Erw. 2c in fine und 105 Ia 51 Erw. 2c in fine; vgl. auch
BGE 116 V 185
Erw. 1b, je mit Hinweisen)."
(DTF 117 V 282 consid. 5; la sottolineatura è del redattore)
Di conseguenza, nella misura in cui si avvale di informazioni fornite dalla Polizia essenziali per sostenere la propria posizione la Cassa deve assumerle in una forma adeguata, dando all’insorgente l’opportunità di esprimersi in merito, affinché le stesse possano assurgere a prova (per un caso analogo cfr. STCA del 16 novembre 2005 nella causa M., 38.2005.5).
In simili circostanze la decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti rinviati alla Cassa perché proceda come appena indicato ed emetta una nuova decisione in merito al diritto dell’assicurata agli assegni integrativi e di prima infanzia per il periodo dal mese di febbraio 2005 al mese di agosto 2005. L’amministrazione dovrà comunque tenere conto del fatto che l’assicurata in sede ricorsuale ha dichiarato che in ogni caso _ ha abitato a _ fino alla fine di aprile 2005 e che le indicazioni fornite dalla Polizia, risultanti dal Rapporto informativo del 19 maggio 2005 e dalla trascrizione della Cassa del 2 giugno 2005, verosimilmente riguardano unicamente l’arco di tempo da fine aprile agli inizi di giugno 2005.