# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** fc8f33e0-b74b-42e8-850d-d201bbb40e66
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_004
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto:
A.
Il 4 ottobre 2016 la società RE 1, editrice tra l'altro di alcune riviste per consumatori, ha assunto CO 1 e _ S_ come “giornalisti praticanti e allievi della scuola di giornalismo da essa gestita” per la durata di un anno dal 1° ottobre 2016 al 30 settembre 2017.
I contratti di lavoro prevedevano un salario mensile netto di fr. 200.– fino al 31 marzo 2017, aumentato poi a fr. 300.–, un'indennità per i pasti fuori casa di fr. 200.– e un abbonamento per i mezzi pubblici.
B.
I due aspiranti giornalisti hanno cominciato a lavorare, in seguito ad accordi intercorsi tra RE 1 e la società _,
presso quest'ultima inizialmente per 2 giorni e poi dal
1° gennaio 2017 a tempo pieno per un salario mensile netto di fr. 2800.– ciascuno. _ versava tale stipendio a RE 1, che a sua volta retribuiva alle condizioni dei menzionati contratti del 4 ottobre 2016 CO 1 e _ S_. Quest'ultimi hanno disdetto i contratti con RE 1 per il 30 aprile 2017, data in cui hanno concluso un contratto di lavoro
“
in organico
”
con _ in qualità di praticanti con un salario annuo lordo di fr. 36
400.– ciascuno.
C.
In seguito a una
“
controversia sorta in merito alla titolarità del diritto a ricevere il salario versato
”
da _, l'8 giugno 2017 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha autorizzato quest'ultima a depositare nel senso dell'art. 168 CO fr. 24
800.– (fr. 3100.– primi 4 mesi del 2017 x 2) e dal mese di maggio 2017 fr. 5400.– (fr. 2700.– mensili x 2; inc. SO.2017.2011). Con sentenza unica del 5 giugno 2018 il medesimo Pretore ha poi parzialmente accolto le petizioni inoltrate da CO 1 e _ S_ contro RE 1, accertando che
ciascuno di loro aveva un credito di fr. 14
000.– nei confronti della
convenuta e ha liberato in loro favore dal deposito giudiziale complessivi fr. 27
000.–. La rimanenza dell'importo depositato (fr. 24
800.–) è invece stata liberata in favore di RE 1 poiché fino al 30 aprile 2017 quest'ultima era, quale unico partner contrattuale di _, la creditrice della somma litigiosa. Egli ha invece ritenuto che, dopo aver disdetto il contratto con la convenuta ed essere stati assunti con un nuovo contratto da _, gli attori avevano maturato un diritto al salario nei confronti di quest'ultima
(inc. SE.2017.392/393). La seconda Camera civile del Tribunale di appello ha, con sentenza 27 settembre 2019, respinto nella misura in cui era ricevibile l'appello presentato da RE 1 (inc. 12.2018.97). Un ricorso di quest'ultima del 7 novembre 2019 è stato respinto dal Tribunale federale nella misura in cui era ammissibile con sentenza 4A_551/2019 del 18 dicembre 2019.
D.
Il 7 ottobre 2020 CO 1 si è rivolta al Segretario assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, per un tentativo di conciliazione inteso a ottenere da RE 1
il pagamento di fr. 8885.– più interessi al 5% dal 1° maggio 2017
a titolo di differenza salariale tra quanto versato da _ alla convenuta tra gennaio e aprile 2017
e quanto da lei ricevuto dalla convenuta, così come
il pagamento dei relativi contributi alle assicurazioni sociali
. All'udienza del 24 novembre 2020 il
Segretario assessore, preso atto dell'impossibilità di conciliare le
parti, ha rilasciato all'istante l'autorizzazione ad agire (inc. CM.2020.546).
E.
Con petizione del
2 dicembre 2020 CO 1 ha convenuto RE 1davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, per ottenere
quanto postulato in sede conciliativa
. Nelle sue osservazioni del 13 gennaio 2021 la convenuta
ha proposto di respingere la petizione. Alle prime arringhe del 23 febbraio 2021 il Pretore ha congiunto la causa per l'istruttoria con quella promossa da _ S_ contro la convenuta (inc. SE.2020.374).
In tale occasione, le parti hanno confermato i rispettivi punti di vista e hanno notificato prove. Il 2 aprile 2021 il Pretore, dopo avere ammesso il richiamo dei carteggi relativi alle precedenti procedure tra le parti, ha respinto le altre prove e ha chiuso l'istruttoria. Le parti hanno rinunciato alle arringhe finali limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato del 27 aprile 2021 l'attrice ha ribadito le sue domande. La convenuta ha comunicato, il 21 aprile 2021, di rinunciare a presentare un memoriale conclusivo.
F.
Statuendo con decisione dell'8 giugno 2021 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione obbligando RE 1
a versare ad CO 1 fr. 8885.– oltre interessi del 5% dal 1° maggio 2017. Non sono state prelevate spese processuali mentre la convenuta è stata tenuta a rifondere all'attrice fr. 800.– per ripetibili.
G.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 9 luglio 2021 in cui chiede, previa concessione dell'effetto sospensivo, di riformare il giudizio impugnato nel senso di dichiarare inammissibile la petizione o, quanto meno, di riformarlo nel senso di respingerla. Con decreto del 14 luglio 2021 il presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 13 settembre 2021 CO 1 conclude per la reiezione del reclamo.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata in controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10
000.– sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la decisione impugnata è stata notificata alla convenuta il 10 giugno 2021 (cfr. tracciamento dell'invio, n. 98._, agli atti). Il termine di reclamo è cominciato a decorrere così l'indomani e sarebbe scaduto sabato 10 luglio 2021, salvo protrarsi al lunedì successivo (art. 142 cpv. 3 CPC). Introdotto il 9 luglio 2021, il reclamo in esame è pertanto tempestivo.
2.
Al reclamo RE 1 allega, oltre a documenti che figurano già nel fascicolo trasmesso d'ufficio alla Camera, un estratto delle Direttive e i commenti relativi alla LC emessi dalla SECO (doc. I). Le Direttive LC in questione rappresentano una cosiddetta ordinanza amministrativa ed esplicitano l'interpretazione che l'autorità federale intende dare alla legge ai fini di un'applicazione uniforme e rispettosa della parità di trattamento. Esse non sono di per sé vincolanti per il giudice, quest'ultimo dovendo tenerne conto solo nella misura in cui consentono una corretta interpretazione delle disposizioni di legge, mentre se ne deve scostare in quanto non siano con esse compatibili (sentenza del Tribunale amministrativo federale B-5181/2018 del 1° luglio 2020 consid. 4.4.2 e 5.2.3 con riferimenti).
3.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore; spetta al reclamante, pena l'irricevibilità del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 142 III 367 consid. 2.4 con rinvii). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivederli soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 144 III 146 consid. 2 con rinvii).
4.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha qualificato innanzitutto il contratto sottoscritto il 4 ottobre 2016 tra le parti quale contratto di lavoro ai sensi degli art. 319 segg. CO, rilevando in particolare che quantunque l'attrice fosse indicata quale “giornalista praticante e allieva della scuola di giornalismo”, tale contratto non prevedeva alcun obbligo formativo della convenuta nei suoi confronti, ciò che esclude il perfezionamento di un contratto di tirocinio (art. 344 e 344
a
CO) o di insegnamento. Egli ha poi accertato che nell'ambito del rapporto
contrattuale tra le parti e “in virtù di un accordo tra RE 1 e _”, dal 1° gennaio al 30 aprile 2017 l'attrice aveva lavorato al 100% quale praticante presso _, la quale per tale prestazione aveva versato a RE 1 fr. 2800.– mensili netti, oltre agli oneri sociali. Per questo periodo – ha proseguito il primo giudice – la convenuta aveva “di fatto”
ceduto i servizi dell'attrice a _, che l'ha integrata nella sua organizzazione a livello personale, organizzativo, materiale e temporale. A suo avviso, ciò costituisce una fornitura di personale a prestito come previsto dall'art. 12 cpv. 1 della Legge federale sul collocamento e il personale a prestito (LC),
applicabile anche in caso di cessione occasionale di lavoratori a imprese acquisitrici e indipendentemente dalla necessità di un'autorizzazione.
Premesso ciò, per il Pretore, “le parti non hanno concluso alcun accordo scritto relativo al prestito di CO 1 a _
, né tale eventualità era prevista dal contratto
doc. B. Tantomeno vi è un accordo scritto che regoli il pagamento
del salario durante tale periodo. Eventuali accordi orali o per atti concludenti tra le parti in causa a questo proposito sono pertanto nulli. Ma, soprattutto, considerata l'assenza di obblighi formativi di RE 1 nei confronti dell'attrice che possano giustificare una diversa qualificazione giuridica dei rapporti contrattuali in esame, non vi è ragione per non applicare qui l'art. 19 cpv. 5 LC
ed escludere dunque qualsiasi legittimo motivo di RE 1 di non riversare integralmente il salario versatole da _ per la prestazione lavorativa effettuata dall'attrice dal 1° gennaio al 30 aprile 2017”. In circostanze siffatte,
il primo giudice ha ritenuto che per quel periodo l'attrice aveva maturato nei confronti della convenuta un credito di fr. 11
200.– netti, corrispondenti a quanto pagato da _ per le sue prestazioni (fr. 2800.– netti per 4 mesi). Tenuto conto che l'interessata aveva
già ricevuto dalla convenuta per il medesimo periodo complessivi fr. 2315.–, l'attrice vantava ancora un credito di fr. 8885.– netti. Il primo giudice
ha inoltre ammesso gli interessi del 5% dal 1° maggio 2017, giorno successivo al termine del contratto di lavoro, negando tuttavia la richiesta di pagamento degli oneri sociali.
5.
La reclamante eccepisce innanzitutto la violazione del principio
ne bis in idem
. A suo parere, il Pretore avrebbe dovuto dichiarare inammissibile la petizione per mancanza del presupposto processuale dell'assenza di regiudicata, poiché sulla pretesa di fr. 8885.– fatta valere nella presente causa dall'attrice si erano già espressi il Pretore e il Tribunale d'appello nell'ambito delle cause inc. SE.2017.392 e inc. 12.2018.97. Essa sostiene che con la decisione emessa il 5 giugno 2018 il Pretore era entrato “nel merito della domanda condannatoria presentata” dall'attrice e aveva “già esaminato l'interezza della fattispecie”. A suo avviso, se l'attrice non avesse accettato la reiezione della sua domanda condannatoria decisa dal Pretore, avrebbe dovuto
aggravarsi contro tale decisione e chiedere anche il versamento dell'importo
di fr. 24
800.– riferito al periodo dal 1° gennaio al 30 aprile 2017. Non avendo appellato la decisione di primo grado, l'attrice non può riproporre la stessa domanda in questa sede. La reclamante fa notare altresì che la seconda Camera civile, andando oltre rispetto a quanto deciso dal Pretore, aveva stabilito che gli importi versatile da _ per l'attività degli attori fino al 30 aprile 2017 erano di sua pertinenza.
a)
Ci si può chiedere se, come sostiene la resistente, questa eccezione, sollevata soltanto in questa sede, non offenda il principio della buona fede processuale (
art
. 52 CPC) in virtù del quale una parte non può attendere l'emissione del giudizio per formulare censure d'ordine che avrebbe potuto opporre precedentemente.
Il quesito può nondimeno rimanere indeciso, poiché l'eccezione – come si vedrà in appresso – quand'anche fosse ammissibile
non
gioverebbe
alla reclamante.
b)
Secondo l'art. 59 CPC il giudice entra nel merito di un'azione o istanza se sono dati i presupposti processuali (cpv. 1), tra cui segnatamente figura l'assenza di regiudicata (cpv. 2 lett. e).
Il giudice non può entrare nel merito di un'azione se una pretesa identica fondata sui medesimi fatti è già stata decisa tra le stesse parti con sentenza passata in giudicato.
Solo il dispositivo di una decisione beneficia della cosa giudicata (DTF 146 III 257 consid. 2.1.3) ancorché sia a volte necessario determinarne la portata dai considerandi. L'autorità di cosa giudicata si estende a tutti i fatti già esistenti al momento della prima sentenza, compresi quelli di cui il Giudice non ha potuto tenere conto, perché non sono stati allegati in maniera corretta e tempestiva, o poiché non erano ancora noti alle parti (sentenza del Tribunale federale
4A_306/2017 del 16 ottobre 2017
consid. 4.1 in: SJ 2018 pag. 97 e 4A_224/2017 del 27 giugno 2017 consid. 2.3.1 in: RSPC 2018 pag. 40)
. Quanto all'identità delle pretese (o dell'oggetto), essa è data, a prescindere dalla formulazione precisa delle conclusioni di causa, anche qualora la nuova domanda sia inclusa in quella già decisa, ne costituisca il suo contrario oppure si ponga a titolo pregiudiziale mentre nel primo processo essa costituiva il quesito principale. In particolare, nell'ambito delle azioni di accertamento, il giudizio che accerta a titolo principale l'esistenza di un
determinato rapporto giuridico
vincola i tribunali chiamati in seguito
a pronunciarsi sull'esistenza di tale rapporto in via pregiudiziale (sentenza del Tribunale federale 4A_258/2016 dell'8 agosto 2016 consid. 3.3 con rinvii).
c)
Nella petizione da lei promossa il 3 novembre 2017 CO 1 ha chiesto la condanna di RE 1 “a pagare fr. 27
900.– lordi” e di liberare in suo favore “il deposito giudiziale per l'importo di fr. 27
900.– lordi”. Statuendo con sentenza unica
del 5 giugno 2018 anche
sulla causa promossa da _ S_, il
Pretore ha considerato queste domande
“
contradditorie”, gli attori postulando dapprima
la condanna della convenuta al pagamento di fr. 27
900.–
mentre in seguito chiedendo la liberazione in loro favore per il medesimo importo del deposito giudiziale effettuato da _, “ciò che presume dapprima un accertamento di un loro credito nei confronti della stessa _ e che esclude un ulteriore versamento del medesimo importo anche da parte della convenuta”. Premesso ciò, egli ha ritenuto che “nonostante l'erronea formulazione del punto 1 dei rispettivi
petitum
” l'azione non era tesa alla condanna della convenuta al pagamento dell'importo indicato, bensì tendeva all'accertamento del loro credito salariale nei confronti di _
, in modo da ottenere la liberazione dell'importo da questa depositato presso la Pretura” (decisione, consid. 8). Il Pretore ha poi stabilito che dal 1° maggio al 30 settembre 2017 ciascun attore aveva maturato un credito salariale di fr. 14
000.– nei confronti di _ per cui il deposito giudiziale, relativo a questo periodo, andava liberato a loro favore per fr. 13
500.– ciascuno (consid. 11,12 e 13). Per il periodo
dal 1° gennaio al 30 aprile 2017 egli ha accertato che era stata RE 1 l'unica partner contrattuale di _ per cui il deposito giudiziale, relativo a questo periodo, di fr. 24
800.– andava liberato a suo favore (consid. 10 e 13). In definitiva il Pretore ha accertato l'esistenza di un credito di
fr. 14
000.– lordi di ciascun attore nei confronti di _
(dispositivi n.
1§ e 2§),
ha liberato il deposito giudiziale in ragione di fr. 13
500.– a favore di ciascun attore (dispositivi n.
1§§ e 2§§)
e di fr. 24
800.– a favore della convenuta (dispositivo n. 3).
d)
Con la petizione del 2 dicembre 2020 CO 1
ha postulato la condanna di RE 1 a versarle fr. 8885.– netti
oltre interessi al 5% dal 1° maggio 2017
(domanda n.
1) quale di differenza salariale tra quanto _ ha versato a RE 1 per il lavoro da lei prestato nel periodo dal 1° gennaio al 30 aprile 2017 e quanto RE 1 le ha riversato, così come al versamento dei contributi sociali (domanda n.
2).
La pretesa è stata così specificata:
Netto versato da RE 1
Salario
Pasti
Arcobaleno
Netto versato da _ a RE 1
Differenza
gennaio
200.–
200.–
153.75
2800.–
2246.25
febbraio
200.–
200.–
153.75
2800.–
2246.25
marzo
200.–
200.–
153.75
2800.–
2246.25
aprile
300.–
200.–
153.75
2800.–
2146.25
Totale
2315.–
11 200.–
8885.–
e)
Ora,
contrariamente a quanto sostiene la reclamante, con decisione del 5 giugno 2018 il Pretore non ha deciso nessuna domanda condannatoria nei confronti dalla convenuta. Il primo giudice,
come si è detto
(cfr. sopra consid. c), interpretando le domande degli attori, ha stabilito che le loro azioni non fossero volte alla condanna della convenuta al pagamento di fr. 27
900.– ma all'accertamento della titolarità del diritto di ricevere gli importi depositati giudizialmente da _ e del conseguente diritto a ottenerne la liberazione in loro favore. Per di più, in tale decisione il Pretore, dopo avere accertato che l'importo di fr. 24
800.– depositato da _
per i mesi da gennaio ad aprile 2017
doveva essere liberato in favore della convenuta, ha rilevato di non potere approfondire in quella sede la
questione di “sapere se, ed eventualmente in che misura, la convenuta debba riversare tale importo agli attori; [...] trattandosi di una pretesa nei confronti
della convenuta stessa, non di _, e dunque estranea al presente
'Prätendentenstreit'
”
(
consid. 10
).
Né si può dire che il Tribunale d'appello si sia pronunciato, con la sentenza del 27 settembre 2019, su una domanda condannatoria nei confronti della convenuta. Diversamente dall'opinione della reclamante, nemmeno dalla frase “la questione della titolarità dell'importo trattenuto per il lavoro fornito fino al 30 aprile 2017 non è contestata sicché non è necessario valutare l'esistenza di un eventuale vizio del contratto tra le due società per errore essenziale (art. 23 seg. CO)” non si può dedurre che quella Camera si sia espressa sul diritto degli attori a vedersi riversare dalla convenuta gli importi versatile da _ per le loro prestazioni fino ad aprile 2017. Letta nel suo contesto, da tale affermazione si evince che in appello il diritto della convenuta agli importi depositati giudizialmente da _ per le prestazioni fornite dagli attori da gennaio ad aprile 2017 non era litigioso ed era quindi superfluo esaminare la validità del contratto concluso tra la convenuta e _. Ne discende che l'eccezione va respinta. Su ques
to punto il reclamo risulta perciò destinato all'insuccesso
.
6.
La reclamante rimprovera al Pretore di avere ritenuto applicabile alla fattispecie la
legge sul collocamento e il personale a prestito (LC) e dedotto dall'art. 19 cpv. 5 di questa legge un suo obbligo “di riversare integralmente il salario versatole da _ per la prestazione lavorativa effettuata da CO 1 dal 1° gennaio 2017 al 30 aprile 2017”. Essa eccepisce anzitutto la violazione del suo diritto di essere sentita perché “si vede confrontata a dover prendere posizione sull'affermazione pretorile secondo cui al caso concreto si applicherebbe la LC, senza
tuttavia che il Pretore abbia fornito delle chiare e univoche spiegazioni circa le ragioni per cui tali norme sarebbero applicabili, ossia quali condizioni della legge sarebbero date nel caso concreto”.
Nella fattispecie, come si è detto, il Pretore ha accertato che la convenuta aveva “ceduto i servizi dell'attrice a _, che l'ha integrata nella sua organizzazione a livello personale, organizzativo e temporale”, ciò che realizza un'attività di fornitura di personale a prestito ai sensi degli art. 12 cpv. 1 LC e 26 OC. Premesso ciò, egli ha tuttavia appurato che le parti, diversamente da quanto disposto dall'art. 19 cpv. 1 LC, non avevano concluso un accordo scritto che regolava il prestito dell'attrice a _ né il salario durante questo periodo. Tale motivazione permette di capire senza equivoci per quali ragioni il Pretore ha ritenuto applicabile la legge sul collocamento al caso concreto. Che poi l'argomentazione sull'applicabilità della LC non aggradi o dispiaccia a RE 1 ancora non significa che quest'ultima non fosse in grado di apprezzarne la portata e fare valere tutte le sue argomentazioni, così come essa ha del resto fatto.
7.
La reclamante ritiene che contrariamente all'accertamento pretorile, le norme della legge sul collocamento non sono applicabili nel caso concreto perché essa non ha ceduto i servizi di CO 1 a _ ma ha consentito alla praticante di svolgere uno stage formativo presso quest'ultima. Essa sostiene inoltre che l'impresa acquisitrice, in concreto _, non aveva alcun potere direttivo su CO 1 ritenuto che quest'ultima, in ogni momento, aveva la facoltà di cessare senza preavviso il praticantato presso _ e tornare a scuola senza alcuna modifica del salario. Ciò che escluderebbe l'applicabilità della legge in questione. A suo parere, inoltre, l'attività dell'attrice non rientra in nessuna delle categorie di fornitura di personale a prestito previste dall'art. 27 OC, ciò che esclude, una volta di più, il fatto di avere svolto un'attività di fornitura di personale a prestito soggetta alla LC.
a)
Per l'
art. 26 cpv. 1 dell'Ordinanza sul collocamento e il prestito di personale
(OC
; RS 823.111
),
combinato con l'art. 12 cpv. 1
della
Legge federale sul collocamento e il personale a prestito
(LC; RS 823.11), si considera un prestatore colui che cede i servizi di un lavoratore a un'impresa acquisitrice accordandole per l'essenziale il potere di impartire istruzioni al lavoratore.
È possibile altresì concludere che vi sia un'attività di fornitura di personale a prestito segnatamente se il lavoratore è
coinvolto nell'organizzazione dell'impresa acquisitrice a livello personale, organizzativo, materiale e temporale (art. 26 cpv. 2
lett. a OC). L'art. 27 cpv. 1 OC prevede che la fornitura di personale a prestito comprende il lavoro temporaneo, il lavoro a prestito e la cessione occasionale di lavoratori a imprese acquisitrici. Per l'art. 27 cpv. 4 OC è considerata occasionale la cessione di lavoratori se lo scopo del contratto di lavoro concluso fra il datore di lavoro e il lavoratore consiste essenzialmente nel porre il lavoratore sotto gli ordini del datore di lavoro (lett. a), i servizi del datore di lavoro sono ceduti solo eccezionalmente a un'impresa acquisitrice (lett. b) e la durata del contratto di lavoro è indipendente da eventuali impieghi presso imprese acquisitrici (lett. c). Infine, secondo l'art. 29 OC fornisce professionalmente personale a prestito chi cede i servizi di lavoratori a imprese acquisitrici in modo regolare e con l'intenzione di conseguire un profitto.
b)
La questione di sapere se un servizio debba essere qualificato come fornitura di personale o
fornitura di servizi di altro genere
a terzi, dipende dalle circostanze del caso concreto, sulla base del contenuto del contratto,
della descrizione dell'attività prevista e
dell'attività
svolta presso l'impresa acquisitrice (
sentenza del Tribunale federale
2
C_470/2020 del 22 dicembre 2021 consid. 3.3.3 con rinvii).
Le direttive e i commenti sulla legge sul collocamento emanate dalla Segreteria di Stato per l'economia (SECO) possono fungere da strumenti ausiliari per procedere a una tale determinazione (sentenza del Tribunale federale 2C_132/2018 del 2 novembre 2018 consid. 4.1).
Il potere conferito all'impresa acquisitrice di impartire istruzioni al lavoratore è l'elemento fondamentale del prestito del personale (sentenza del Tribunale federale 2
C_470/2020 del 22 dicembre 2021 consid. 3.3.2). Tale diritto
si considera ceduto o attribuito quando l'impresa acquisitrice istruisce in loco il lavoratore sul tipo e l'entità del lavoro da svolgere e gli mette a disposizione gli strumenti di lavoro necessari. In questo caso, all'impresa acquisitrice compete il diritto di stabilire direttive generali al lavoratore, che altrimenti
competono al datore di lavoro in applicazione dell'art. 321
d
CO
(
sentenza del Tribunale federale 2C_132/2018 del 2 novembre 2018 consid. 4.3.3).
c)
Nella fattispecie, il contratto di lavoro del 4 ottobre 2016 (
doc. B
)
prevedeva la durata (dal 1° ottobre 2016 al 30 settembre 2017: clausola 1), i compiti (giornalista praticante e allieva della scuola di giornalismo da essa gestita così come che i compiti della collaboratrice vengono definiti dal datore di lavoro: clausola n. 2), il tempo di lavoro e malattia (clausola n. 3), le vacanze e i giorni festivi (clausola n. 4), la retribuzione (
fr. 200.– mensili netti fino al 31 marzo 2017, aumentati in seguito a fr. 300.– mensili netti, oltre a un'indennità per i pasti fuori casa di fr. 200.– e un abbonamento per i mezzi pubblici, le parti rinunciando alle trattenute fino a fr. 2300.– annui:
clausola n. 5), i termini di
disdetta (
clausola n. 10) e le modifiche contrattuali (per iscritto: clausola n. 11).
d)
La reclamante rimprovera al primo giudice di avere negato che contrattualmente essa non si era assunta nessun obbligo formativo nei confronti dell'attrice. Essa, dopo avere ammesso che il contratto in effetti non preveda “un chiaro obbligo di formazione”, adduce che “è insito nella scuola stessa, che dispone di insegnanti, l'obiettivo di far apprendere agli allievi il mestiere di giornalista”. Ora, è possibile che la volontà delle parti fosse anche quella di impartire e ricevere una certa formazione come giornalista, tant'è che per la stessa attrice “oggi la tua [di RE 1] scuola di giornalismo può vantare i primi due allievi assunti da _” (doc. 7). E un accordo del genere potrebbe configurare un contratto di
stage
(o di praticantato) non definito dalla legge. Dandosi una remunerazione che costituisce una controprestazione da parte del praticante come in concreto, lo stage deve essere qualificato come contratto di lavoro (cfr.
Portmann/Rudolph
in: Basler Kommentar, OR I, 7a
edizione,
n. 17 ad art. 344;
Wyler/Heinzer
, Droit du travail, 2019, pag. 45 segg.;
Aubert
in: Commentaire Romand, Code des Obligations I, 3a edizione, n. 19 ad art. 344;
Rehbinder/Stöckli
in: Berner Kommentar, 2014, n. 2 ad art. 344 CO).
Premesso ciò, che la legge sul collocamento
e il personale a prestito non si applichi a
meri stage formativi è quindi possibile. Nel caso in esame, tuttavia, non va trascurato che oltre all'attività svolta da CO 1 presso _, RE 1 ha percepito da _, la quale non aveva alcun vincolo contrattuale con CO 1, un corrispettivo per il fatto che la propria dipendente svolgeva la sua attività presso quell'azienda. Venutosi così a creare un rapporto triangolare, a ragione il Pretore ha esaminato se tale situazione potesse sottostare alla legge sul collocamento e il prestito di personale.
e)
La reclamante critica il primo giudice per non avere considerato l'esistenza di un'intesa tra tutte le parti secondo cui presso _ l'attrice avrebbe dovuto svolgere, senza variazione di salario, un semplice periodo di pratica
professionale per la durata che desiderava, potendo in ogni momento cessare lo stage formativo e tornare alla sua scuola.
Ciò, a suo avviso, risulta dal messaggio di posta elettronica dell'11 gennaio 2017 inviatale da CO 1 e _ S_ (doc. 7) in cui i due erano al corrente e d'accordo sul fatto che la retribuzione da loro percepita durante la pratica professionale presso terzi sarebbe andata a compensare i costi della scuola. Ora, è possibile che l'attrice fosse inizialmente d'accordo di continuare a percepire il salario contrattualmente pattuito con la convenuta. Resta il fatto che quand'anche le parti si fossero accordate su un contributo che la convenuta avrebbe potuto trattenere dal salario riconosciuto ai suoi allievi da altri datori di lavoro, tale accordo è nullo (art. 19 cpv. 5 LC). Sulla questione salariale si ritornerà in appresso (sotto consid. h).
f)
La reclamante sostiene che la LC non è applicabile al caso concreto poiché “l'impresa acquisitrice (_) non aveva alcun potere direttivo su CO 1 ritenuto che quest'ultima, in ogni momento, aveva la facoltà di cessare senza preavviso il praticantato presso _ e tornare a scuola senza alcuna modifica del salario”. L'argomentazione non può essere seguita, già per il fatto che l'interessata nemmeno pretende che dal 1° gennaio al 30 aprile 2017 fosse lei a impartire ad CO 1 ordini sul modo in cui andava eseguito il lavoro, fissarle gli orari di lavoro o a metterle a disposizione gli strumenti necessari per svolgere l'attività presso _. Che la lavoratrice avesse la facoltà in ogni momento di cessare senza preavviso il praticantato presso _ e tornare a scuola, circostanza che non trova alcun riscontro, non è peraltro un criterio per determinare se si è in presenza di una fornitura di personale a prestito.
g)
Secondo la reclamante, la prestazione fornita dell'attrice non rientra in nessuna delle forme di fornitura di personale a prestito previste dall'art. 27 OC. Ora, si può ammettere che l'attrice non era stata assunta dalla convenuta con l'unico o con il principale scopo di essere impiegata presso un'impresa acquisitrice ciò che
escluderebbe il “lavoro temporaneo” o
quello “a prestito” (art. 27 cpv. 2 e 3 OC). Ella era stata assunta per essere occupata direttamente dalla convenuta
senza che il contratto menzionasse la possibilità di svolgere
l'attività di giornalista
praticante presso terzi
(art. 27 cpv. 4 OC).
Premesso ciò, CO 1 ha esercitato la sua attività lavorativa per _ allorquando era sotto contratto con la convenuta, di modo che all'atto pratico quest'ultima ha ceduto i servizi della sua dipendente a un'altra azienda dietro versamento di un corrispettivo. La conclusione del Pretore di ritenere che ciò configura una fornitura di personale resiste pertanto alla critica.
h)
La reclamante rimprovera al Pretore di essersi contraddetto “nella misura in cui da un lato, dichiara che il rapporto contrattuale tra lei e _ sarebbe riconducibile al personale a prestito, dall'altro lato riconosce tuttavia che il contratto di fornitura a prestito prevede la forma scritta, ciò che nel caso in esame non è stato il caso”. Ora, l'art. 19 LC dispone che il contratto di lavoro tra il prestatore e il lavoratore deve essere di regola concluso per scritto (cpv. 1) e che deve regolare tutta una serie di punti (cpv. 2). Se i requisiti di forma o contenuto non sono adempiuti, si applicano le usuali condizioni di lavoro locali e professionali o le disposizioni legali, eccetto che siano state pattuite oralmente condizioni di lavoro più favorevoli per il lavoratore (cpv. 3).
Richiesta nei contratti di lavoro conclusi esclusivamente o principalmente a scopo di fornire il lavoratore a prestito a imprese terze, la forma scritta non è lo è invero nei contratti di lavoro conclusi con un lavoratore i cui servizi sono ceduti dal datore di lavoro solo a titolo occasionale (
Matile/Zilla
, Travail temporaire, Commentaire pratique des dispositions
fédérales sur la location de services [art. 12-39 LSE], Zurigo 2010, pag. 107). Premesso ciò, come si è detto in precedenza,
è pacifico che l'attrice, vincolata contrattualmente alla convenuta, aveva necessariamente acconsentito di eseguire le sue prestazioni per _ (art. 333 cpv. 4 CO). È possibile, come sostiene la reclamante, che nei primi mesi di
collaborazione per _, limitata a
2 giorni settimanali, l'aspirante
giornalista potesse essere d'accordo con la retribuzione prevista nel contratto del 4 ottobre 2016. La datrice di lavoro non può tuttavia revocare in dubbio che, per sua stessa ammissione, dal 1° gennaio 2017 le circostanze erano oggettivamente mutate al punto che non vi era più un equilibrio delle prestazioni reciproche. In effetti contrattualmente l'aspirante giornalista poteva “scegliere liberamente se lavorare o andare a scuola”, si trattava “di un lavoro volontario”, non vi era “alcun obbligo di produrre alcun contenuto”, gli allievi potevano esercitarsi “a scrivere articoli destinati alla carta straccia oppure realizzare video che non hanno alcun valore com
merciale
” (osservazioni del 13 gennaio 2021, pag. 2). Si tratta
indubbiamente di prestazioni completamente diverse da un
impiego al 100% come quello che l'attrice ha svolto dal 1°
gennaio 2017 per _. Detto altrimenti, se per l'attività svolta per la convenuta l'aspetto formativo poteva risultare preminente, ragione per cui un salario come quello pattuito contrattualmente il 4 ottobre 2016 poteva apparire adeguato, con il prestito a _, l'aspetto lavorativo
diventava preponderante, nemmeno la reclamante pretendendo
che quanto prodotto dall'aspirante giornalista non fosse utilizzato dall'emittente televisiva, donde la necessità di prevedere un salario adeguato.
In circostanze siffatte, per determinare il salario dovuto al lavoratore occorre far capo alle usuali condizioni di lavoro locali e professionali, o le disposizioni legali, eccetto che siano state pattuite oralmente condizioni di lavoro più favorevoli per
il lavoratore (art. 19 cpv. 3 LC). Esclusa quest'ultima evenienza
e preso atto che per giornalisti non vi è un contratto collettivo di lavoro dichiarato di obbligatorietà generale, dagli atti risulta che l'importo di fr. 2800.– mensili lordi corrisponde al salario “di mercato per praticanti” riconosciuto da _ (doc. C). Si tratta senz'altro di un salario adeguato ove appena si pensi che i sindacati Impressum e Syndicom
consigliavano, per il
2016, un salario minimo per stagisti
giornalisti nel Canton Ticino di fr.
3296.– mensili per il primo semestre (indicazioni in:
https://www.impressum.ch/it/il-mio-diritto/indicazioni-e-suggerimenti-salariali-2016?L=2
).
Ne segue
che la rivendicazione salariale de
ll'attrice non può dirsi abusiva ragione per cui la decisione del Pretore resiste alla critica. Il
reclamo, che non ha evidenziato un accertamento manifestamente errato dei fatti né un'errata applicazione del diritto da parte del primo giudice, dev'essere respinto.
8.
La procedura nelle controversie fondate sul diritto del lavoro, così come quelle sulla legge del 6 ottobre 1989 sul collocament
o
fino a un valore di fr. 30
000.– è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in caso di temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). La reclamante rifonderà alla controparte un'equa indennità per ripetibili, quantunque sia rappresentata da un sindacato (art. 68 cpv. 2 lett. d CPC e 12 cpv. 1 lett. b LACPC; cfr. CCR, sentenza inc. 16.2018.39 del 28 novembre 2019 consid. 7 con riferimenti). L'ammontare della stessa tiene conto che il memoriale di osservazioni allestito dal sindacato è identico a quello presentato per la causa parallela tra la convenuta e _ S_ (16.2021.30).