# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e2aa2067-c9ff-5c17-af09-d367e3b9faf4
**Court:** TI_TCA
**Chamber:** TI_TCA_001
**Year:** 2002
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
A. Nel 1988, a seguito di una divisione ereditaria, _ nata _ è diventata proprietaria unica della part. no _ RFD di _, un fondo parzialmente edificato di complessivi mq 24'871 posto in località _, a sud della zona del nucleo tradizionale del paese.
B. In data 6 aprile 1973 il Consiglio di Stato ha approvato il primo piano regolatore del Comune di _ (PR 1973), con la conseguente inclusione di ca. 17'000 mq di questo vasto mappale e di altri due fondi contermini (mapp. _ e _) in zona AP-EP allo scopo di edificare in loco un centro scolastico/cul-turale, delle sale multiuso e altre infrastrutture di pubblico interesse. Gli studi pianificatori allestiti dal Comune prevedevano invero di imporre il vincolo su tutta l'area del fondo, allora di proprietà _; questi è però insorto innanzi al Consiglio di Stato, ottenendo che una parte del mappale fosse attribuita alla zona residenziale con costruzioni a carattere medio.
La successiva revisione del PR approvata dal Consiglio di Stato il 12 aprile 1988 non ha fondamentalmente modificato questo assetto pianificatorio: 15'600 mq ca. della part. _, unitamente ai contigui mapp. _, _ e _, sono rimasti colpiti dal vincolo AP-EP in vista della realizzazione di un posteggio, una chiesa, un centro scolastico e culturale, sale multiuso e ulteriori altri servizi, mentre la parte restante è stata inclusa in zona NV e R_b malgrado le contestazioni degli eredi _, che in via ricorsuale avevano postulato l'attribuzione dell'intero fondo alla zona _. I proprietari hanno censurato il provvedimento anche innanzi al Gran Consiglio, ma in seguito hanno ritirato il loro gravame.
C. Nel 1976 il comune ha comperato la part. _, erigendovi la scuola dell'infanzia e destinando il resto del terreno a parco.
Nel 1990, a seguito di un procedimento di espropriazione materiale poi completato in via formale, ha acquisito la part. _.
Quanto al mapp. _ l'11 maggio 1988 gli _ hanno promosso una causa risarcitoria contro il comune di _ che si è conclusa nel 1995 con la condanna dell'ente pubblico al pagamento di un'indennità di espropriazione materiale di fr. 60.- il mq, oltre interessi a contare dal 6 aprile 1973 (STA 12.12.1994 e STF 6.6.1995, quest'ultima parzialmente pubblicata nella RDAT I-1996 N. 46).
D. Nell'autunno del 1996 il municipio di _ ha commissionato all'arch. _ un piano d'indirizzo sull'utilizzazione dell'area AP-EP in località _. Lo studio presentato nell'ottobre 1997 - composto da un piano d'indirizzo, norme d'attuazione e un progetto indicativo - proponeva di suddividere l'edificazione del comparto in tre tappe, e meglio:
I. tappa: palestra, sala multiuso, spazi esterni e posteggi;
II. tappa: scuola elementare e spazi esterni complementari;
III. tappa: centro civico-culturale con biblioteca, sala d'esposizione, ecc.
E. Soluto l'indennizzo di espropriazione materiale fissato dal Tribunale federale (fr. 936'000.-, oltre a fr. 1'235'522.50 di interessi) e ottenuti i crediti per la progettazione della prima tappa del piano _, nel maggio del 1998 il comune di _ ha avviato un procedimento davanti al Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina al fine di ottenere l'esproprio formale dei 15'600 mq del mapp. 146 inclusi in zona AP-EP e già espropriati in via materiale. Per l'acquisizione di quell'area l'ente pubblico ha offerto un'indennità di fr. 15.- il mq.
Con notifica datata 10 giugno 1998 la proprietaria si è invece opposta all'espropriazione, ritenendola affetta da svariati vizi d'ordine, carente dal profilo dell'interesse pubblico e lesiva del principio di proporzionalità. Nel contempo l'espropriata ha postulato una modifica dei piani e insinuato le proprie pretese, da corrispondere in natura o, subordinatamente, in denaro (fr. 50.- il mq per il terreno avulso, fr. 273'600 per la svalutazione della porzione residua e fr. 10'000.- per altri pregiudizi).
All'udienza di conciliazione del 14 luglio 1998 le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive posizioni avverse. Richiamandosi agli esiti del dibattimento, il 24 agosto seguente il comune ha presentato un allegato di osservazioni in seno al quale ha proposto di estendere l'esproprio alla superficie di 1900 mq posta a sud dell'area gravata dal vincolo AP-EP.
Il 2 settembre 1998 l'espropriata ha poi sollecitato una sospensione della procedura in attesa dell'evasione di una sua domanda di riesame del PR volta ad ottenere la soppressione del vincolo AP-EP e l'inclusione dell'area affrancata in zona R3b. Il Presidente del Tribunale di espropriazione si è tuttavia rifiutato di sospendere il procedimento con decisione del 18 novembre 1998 confermata dal Tribunale cantonale amministrativo il 29 marzo 1999.
Mediante istanza 25 maggio 1999 il comune ha richiesto l'anticipata immissione in possesso dei diritti espropriati. La proprietaria del mapp. _ si è opposta alla concessione di tale beneficio, ribadendo la sua avversione in sede di conclusioni e all'udienza del 23 giugno 1999. Il 22 luglio successivo l'espropriata ha chiesto peraltro di intersecare dalle conclusioni dell'ente pubblico la frase
"L'espropriata ... con ogni evidenza ... ha un rapporto turbato (gestört) con le regole della buona fede"
.
F. Con pronunzia 23 agosto 1999 il Tribunale di espropriazione ha respinto l'istanza di intersecazione, l'opposizione all'esproprio e la domanda di modifica dei piani, da un lato, e accordato all'ente pubblico l'anticipata immissione in possesso di una porzione di ca. 7'250 mq del fondo espropriato, dall'altro.
Il primo giudice ha negato innanzi tutto che il comune avesse inserito nell'allegato di conclusioni espressioni sconvenienti suscettibili di essere intersecate.
Quanto all'opposizione, il Tribunale di espropriazione ha escluso in sostanza che il progetto di massima presentato dal comune giusta l'art. 22 Lespr - ovvero il piano di indirizzo _ - disattendesse la destinazione sancita in sede pianificatoria e che la proprietaria del mapp. _ potesse contestare in sede espropriativa la pubblica utilità di un'opera contemplata dal PR. In tema di modifica dei piani, ha rigettato la domanda siccome mirante in pratica a rimettere in discussione il tracciato del vincolo, chiaramente definito nel contesto della procedura pianificatoria.
Riferendosi all'art. 51 Lespr il giudice di prime cure ha infine accolto la richiesta di anticipata immissione in possesso formulata dal comune per evitare pregiudizievoli ritardi, atteso che l'inizio dei lavori non avrebbe cagionato all'espropriata un danno di natura irreparabile.
G. Mediante ricorso 20 settembre 1999 l'espropriata ha impugnato la predetta sentenza innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, riproponendo a giudizio le stesse questioni sollevate senza successo in prima istanza.
Riassunti minuziosamente i fatti, la ricorrente ha rinnovato innanzi tutto la sua richiesta di intersecazione della frase
"L'espropriata ... con ogni evidenza ... ha un rapporto turbato (gestört) con le regole della buona fede"
contenuta nelle conclusioni del comune.
In seguito, ha ribadito che le opere progettate dall'ente pubblico disattendono il requisito dell'interesse pubblico, ricordando che il PR crea solo una mera presunzione della loro pubblica utilità, che può essere distrutta dalla prova del contrario. D'altro canto, l'istanza di espropriazione formale non è stata minimamente motivata a riguardo e approvando il rinnovo del vincolo AP-EP istituito a carico della proprietà _ il Consiglio di Stato ha riconosciuto unicamente il pubblico interesse della riserva di terreno, escluse quindi le costruzioni divisate. In sede pianificatoria la destinazione del terreno sarebbe stata peraltro indicata in modo troppo generico e le opere contemplate dai piani di espropriazione non corrispondono a quelle riportate nel PR.
In tema di disattenzione del principio della proporzionalità, l'insorgente ha riaffermato che l'ente pubblico non ha bisogno di espropriare nella misura prevista, ritenuta in particolare l'abbondanza di terreno di cui dispone il comune per soddisfare le proprie esigenze.
L'espropriata ha pure riproposto la problematica relativa alla completazione dell'esproprio materiale in via formale, negando all'ente pubblico la facoltà di postulare l'espropriazione formale dell'area vincolata in base all'art. 6 Lespr. Lo stesso dicasi della domanda di modifica dei piani, formulata anche in questa sede al fine di raggruppare in un'unica particella le porzioni del mapp. _ risparmiate dall'esproprio.
La ricorrente ha contestato infine l'anticipata immissione in possesso accordata dal Tribunale di espropriazione in assenza dei presupposti legali per concederla e l'ammontare delle ripetibili (fr. 500.-), segnatamente la riduzione di 2/5 operata dal primo giudice in funzione della reiezione dell'istanza di intersecazione. In coda al suo gravame la proprietaria del mapp. _ ha chiesto inoltre la rifusione delle spese peritali affrontate pendente causa al fine di meglio tutelare i propri interessi.
H. Il Tribunale di espropriazione e il comune di _ hanno proposto di respingere l'impugnativa con diffuse argomentazioni che saranno riprese - ove occorresse - in seguito.
I. Il 23 agosto 1999 il comune di _ ha chiesto al proprio municipio il permesso di costruire sui mapp. _, _ e _ una sala multiuso e una palestra con tanto di viale di accesso e area di posteggio alberati.
Alla domanda si è opposta _, contestando l'intervento in particolare dal profilo della sua compatibilità con gli scopi per i quali era stato istituito a suo tempo il vincolo AP-EP ed avviato il procedimento di esproprio formale della sua proprietà.
Raccolto il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, in data 20 settembre 1999 il municipio di _ ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo nel contempo le censure sollevate dall'opponente.
Dopo essersi invano rivolta al Consiglio di Stato, quest'ultima ha adito il Tribunale cantonale amministrativo, che con sentenza 14 agosto 2001 ha annullato il permesso e disposto la retrocessione degli atti al dipartimento del territorio per ulteriori accertamenti e l'emanazione di un nuovo preavviso includente l'esame della conformità del progetto con legislazione ambientale.
Considerato,

## Considerations

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50 cpv. 1 e 3 Lespr, nonché 43 PAmm grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.
Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso senza istruttoria sulla scorta degli atti (art. 18 cpv. 1 PAmm), dai quali dev'essere tuttavia stralciata la replica irrita 11 luglio 1999 che l'insorgente ha prodotto senza esserne autorizzata (cfr. art. 49 cpv. 3 PAmm) al termine dello scambio di allegati.
2. Istanza di intersecazione
La PAmm non contiene norme esplicite circa il contegno rispettoso che le parti ed i loro patrocinatori devono mantenere in giudizio. Ciò non toglie tuttavia che così come nel processo civile, anche nella causa amministrativa le parti ed i loro patrocinatori hanno il dovere di comportarsi con lealtà e probità, rispettando sia l'avversario che il giudice; in particolare, è fatto loro obbligo di non offendere le convenienze e di non far uso di espressioni irriguardose od offensive nelle comparse scritte. Trattasi di un principio ovvio, sgorgante dal comune senso di correttezza e di buona educazione, sul quale non mette conto di disquisire lungamente, tanto più che il Codice professionale dell'Ordine degli avvocati del Canton Ticino riprende sostanzialmente gli stessi concetti.
In concreto, la ricorrente chiede di stralciare dalle conclusioni presentate dal comune una frase [
L'espropriata ... con ogni evidenza ... ha un rapporto turbato (gestört) con le regole della buona fede"
] con la quale in buona sostanza le si rimprovera sarcasticamente un agire poco rispettoso del principio della buona fede. La locuzione, per quanto sconveniente possa apparire in forma estrapolata, non trascende tuttavia la decenza. A prescindere dal fatto che richiama un concetto tipicamente giuridico (cfr. art. 2 CCS) ed è stata formulata in esito ad un ragionamento perfettamente sostenibile, nel contesto che la ospita rientra senz'altro nei limiti dell'ammissibile.
Questo Tribunale comprende che la terminologia utilizzata possa aver urtato la suscettibilità della ricorrente, ma non ravvisa nel passaggio incriminato gli estremi della contumelia suscettibili di giustificare il sollecitato intervento censorio.
L'istanza d'intersecazione viene pertanto respinta, fatta salva e riservata all'espropriata la facoltà di deferire il legale del comune innanzi alla Commissione di disciplina dell'Ordine degli avvocati.
3. Conformità delle opere con l'assetto pianificatorio
L'impugnativa all'esame si impernia in gran parte su di un'argomentazione di natura pianificatoria laddove propugna senza risparmio una difformità tra le opere previste dal comune e la destinazione conferita dal PR alla superficie colpita dal vincolo AP-EP. Identica censura era stata invero sollevata nell'ambito della procedura di contestazione della licenza edilizia. Argomentazioni identiche a quelle svolte nella sentenza del 14 agosto 2001 di questo Tribunale saranno pertanto esposte qui di seguito per respingerla.
Il piano delle zone del PR di _ approvato dal Consiglio di Stato il 12 aprile 1988 prevede che nella zona AP-EP in località _ vengano insediati un posteggio, una nuova chiesa, un centro scolastico e culturale, sale multiuso e ulteriori altri servizi, in aggiunta alle infrastrutture già esistenti (chiesa, casa parrocchiale, cimitero, casa dei bambini, parco giochi, giardino pubblico). Ancorché in parte approssimative, simili denominazioni si avverano del tutto corrette e legittime nella misura in cui indicano con sufficiente chiarezza il fine perseguito dalla creazione della zona AP-EP (DTF 113 Ia 464). D'altra parte, se nel piano delle zone i fondi gravati dal vincolo EP in località _ appaiono riservati per gli scopi appena citati, in altri atti pianificatori vengono destinati alla realizzazione di opere definite con ancor maggiore precisione. Nel rapporto di pianificazione del PR _ si accenna in particolare alla costruzione di una palestra, di sale riunioni e esposizioni, di una biblioteca e di rifugi di protezione civile (cfr. p. 19). Parimenti nella relazione tecnico-economica (p. 13), che è atto ufficiale e che all'epoca della sua approvazione era addirittura parte integrante del PR giusta l'art. 17 LE 1973. Le opere progettate dal comune (sala multiuso e palestra) corrispondono quindi a quelle contemplate e sancite dal PR.
Quand'anche così non fosse, la discrepanza sarebbe sottile e non darebbe adito a censure di pregio, atteso che il TF - in due casi ticinesi - ha già avuto modo di confermare la legittimità di operazioni volte alla realizzazione di un edificio di interesse pubblico che non corrispondeva più esattamente a quello previsto in origine dal PR (STF 26 maggio 2000 in re D. c. comune di _; DTF 121 II 305, RDAT I-1996 N. 45).
4. Interesse pubblico
La facoltà di opporsi all'espropriazione è stata inserita nella legge di espropriazione (art. 24 cpv. 2 lett. a) a dipendenza dell'art. 2 Lespr, che sancisce il principio di presunzione della pubblica utilità per le opere realizzate dal Cantone e dai Comuni (cfr. Messaggio 9.6.1969 del Consiglio di Stato al Gran Consiglio concernente il disegno di una nuova legge di espropriazione, in RVGC sessione autunnale 1970, p. 1614). Introducendo una tale "praesumptio iuris" il legislatore non poteva esimersi dal prevedere, nell'ambito della procedura espropriativa, la facoltà del cittadino di opporsi all'espropriazione e in particolare il diritto di dimostrare la carenza della pubblica utilità. Quest'ultima prerogativa si appalesa infatti indispensabile in tutti quei casi in cui l'interessato non ha potuto far valere le proprie ragioni nell'ambito di una procedura di ricorso contro la pubblica utilità (in tal senso STF 2.6.1980 in re CE fu C. B.; RDAT 1986 N. 74). Se la pubblica utilità di un'opera viene ammessa nella procedura di approvazione del PR, il giudice delle espropriazioni non si trova più confrontato con una semplice presunzione, bensì con una certezza (praesumptio iuris et de iure), per cui la controprova, già per ovvi motivi di sicurezza giuridica, non può più essere ammessa in sede di procedura espropriativa (RDAT I-1993 N. 49 e rinvii).
Il principio secondo cui la legittimità dei PR e dei vincoli da essi istituiti può essere eccepita soltanto nell'ambito della loro procedura di adozione non è tuttavia assoluto. Secondo la giurisprudenza, successive contestazioni sono infatti proponibili in sede di applicazione concreta se l'interessato non poteva rendersi conto delle restrizioni imposte o se non aveva avuto la possibilità di contestarle in occasione dell'adozione del piano, oppure ancora se le circostanze che le avevano giustificate si sono nel frattempo sostanzialmente modificate (cfr. Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, p. 139 ss.; Imboden-Rhinow, Verwaltungsrechtsprechung, V ed., N. 11 B II c, 143 B II h; DTF 123 II 337, 116 Ia 207, 115 Ia 1; STF 9 aprile 2001 re CE S.; RDAT I-1995 N. 30, 1984 N. 59).
Orbene, fermo restando che la pubblica utilità del vincolo e delle opere previste sul mapp. _ è stata regolarmente accertata durante la procedura di adozione e approvazione del PR di _, nell'evenienza concreta non è ravvisabile alcune delle eccezioni giurisprudenziali dianzi evocate che permetterebbero di riesaminare la questione in questa sede. Al momento della pubblicazione degli atti di PR la ricorrente e gli altri membri della CE proprietaria del mapp. _ hanno potuto senz'altro rendersi conto della natura e dello scopo del vincolo apposto sul fondo, tant'è che hanno impugnato le risultanze del piano davanti al Consiglio di Stato prima ed al Gran Consiglio poi, con l'esito che conosciamo.
Sta di fatto che il PR revisionato di _ è entrato in vigore il 12 aprile 1988 con l'approvazione del Consiglio di Stato e prevede la costruzione di un posteggio, una chiesa, un centro scolastico e culturale, sale multiuso e ulteriori altri servizi sui mapp. _, _, _ e _. La pubblica utilità di questo specifico intervento e delle espropriazioni che esso comporta non può più essere dibattuta, anche perché le circostanze che a suo tempo avevano indotto l'autorità comunale ad istituire la zona AP-EP non hanno subito nel frattempo mutamenti di rilievo. Anzi, la riconferma del vincolo istituito nel 1973 e le recenti iniziative intraprese dal comune comprovano l'esatto contrario, ovvero che la situazione è rimasta immutata e che l'ente pubblico intende concretizzare al più presto gli intendimenti manifestati in ambito pianificatorio al fine di soddisfare le proprie necessità.
Lo stesso discorso vale per l'assenza di bisogno che l'insorgente rimprovera al comune. In effetti, la censura andava tutt'al più avanzata in sede pianificatoria, non al momento dell'espropriazione e della notifica delle pretese di indennità. Allorquando un ente pubblico abbisogna di un determinato terreno per soddisfare un'esigenza della collettività, può espropriare subito il proprietario interessato in via formale (art. 2 Lespr) dimostrando la pubblica utilità dell'operazione ed acquisire il fondo previo versamento dell'equa indennità prevista dall'art. 26 cpv. 2 Cost (cfr. pure art. 9 Lespr). In applicazione dell'art. 3 cpv. 4 LPT può anche includere la proprietà in una zona per attrezzature pubbliche e attendere qualche tempo prima di avviare la procedura di esproprio formale, fermo restando in quest'ultima evenienza l'interesse pubblico all'istituzione del vincolo ed alla successiva espropriazione viene accertato durante la procedura di approvazione del PR. E' quanto ha fatto il comune di _, che ha confermato di volersi riservare parte del mapp. _ nell'ambito della revisione 1988 del proprio strumento pianificatorio in prospettiva di un futuro trasferimento della proprietà.
Per finire, non si può fare a meno di osservare che allorquando ha convenuto in causa il comune per ottenere il pagamento di una sostanziosa indennità di espropriazione materiale la ricorrente si è ben guardata dal revocare in dubbio la pubblica utilità della restrizione che le ha permesso di incassare la quasi totalità del valore venale del terreno gravato. Mal si comprendono quindi, non fosse altro che per una questione di mera coerenza, le odierne censure insistentemente proposte dall'espropriata.
5. Proporzionalità
In ambito espropriativo, il principio di proporzionalità impone che l'espropriazione venga limitata ai diritti strettamente necessari al soddisfacimento dello scopo prefissato (cfr. art. 1 cpv. 2 LFespr). La ricorrente invoca questo principio adducendo che il comune dispone già di ampie superfici e non ha bisogno di espropriare nella misura prevista. Sennonché con questa argomentazione _ tenta manifestamente di riaprire il dibattito sull'estensione della zona AP-EP a _, dimenticando che questo aspetto, al pari della pubblica utilità del vincolo, è già stato affrontato e deciso al momento dell'approvazione del PR (DTF 114 Ia 114 consid. 4 cf) e di conseguenza non può più essere riesaminato dai giudici delle espropriazioni per le stesse ragioni evocate al considerando precedente.
D'altro canto, l'applicazione del principio della proporzionalità è tanto ovvia quanto agevole allorquando si tratta di acquisire il terreno occorrente alla fabbricazione di un'opera pubblica non definita dal PR: basta contenere l'esproprio entro i margini della superficie realmente indispensabile alla corretta attuazione della costruzione che abbisogna alla collettività. La particolarità della fattispecie concreta non permette però tale sorta di ragionamento, vuoi perché la superficie necessaria è già stata determinata in sede pianificatoria, vuoi perché il piano d'indirizzo _ e il progetto di edificazione della prima tappa sono stati concepiti in funzione della configurazione e delle dimensioni dell'area vincolata. In simili evenienze un intervento espropriativo meno incisivo in applicazione deI principio di proporzionalità non è neppure concepibile, poiché la corretta creazione delle opere pubbliche così come concepite nei piani esecutivi impone ormai di acquisire il terreno gravato nella sua integralità.
6. Completazione dell'espropriazione materiale
In passato questo Tribunale ha già avuto modo di stabilire che in forza dell'art. 6 Lespr l'ente pubblico convenuto in una causa di espropriazione materiale ha facoltà di chiedere la completazione dell'intervento espropriativo in via formale senza ossequiare la procedura di cui agli art. 20 ss. Lespr (STA 9 novembre 1998 in re _, 26 aprile 1996 in re comune di _ _). La domanda va formulata nel contesto della causa di espropriazione materiale e potrà essere accolta, dando luogo alla cessione in proprietà della superficie espropriata, unicamente se l'esproprio materiale sussiste e l'indennità dovuta per il deprezzamento del terreno (ovvero l'indennità di espropriazione materiale) risulta superiore ad un terzo del valore del terreno stesso (art. 6 cpv. 1 Lespr); condizione, quest'ultima, che si realizza praticamente in tutti i casi ove l'espropriazione materiale si identifica nella perdita della componente edilizia di un fondo. Se l'ente espropriante non postula l'esproprio formale durante il contenzioso di espropriazione materiale, potrà sempre farlo più tardi assumendo l'usuale posizione di attore in seno ad una procedura avviata secondo le formalità degli art. 20 ss. Lespr: in tal caso dovrà quindi eseguire picchettamenti e modinature (se non ricorrono le eccezioni previste all'art. 23 cpv. 2 Lespr), nonché pubblicare gli atti, comprensivi di una relazione sull'opera e un progetto dal quale risultino la natura, l'ubicazione, l'estensione e il costo dell'opera medesima (art. 21 lett. a e lett. b Lespr). Se la pubblica utilità dell'opera viene riconosciuta in occasione di un procedimento autonomo, ad esempio nell'ambito dell'approvazione di un PR, basterà tuttavia a una relazione succinta e un progetto di massima senza l'indicazione dei costi (art. 22 Lespr).
A dispetto di quanto sostiene la ricorrente, la procedura seguita dal comune di _ si avvera dunque corretta. Il resistente non poteva espropriare formalmente la porzione vincolata del mapp. _ in base all'art. 6 Lespr, ma poteva senz'altro avviare il procedimento secondo le modalità imposte dagli art. 20 ss. In particolare, come accaduto in concreto, poteva di certo promuovere la procedura sulla scorta del piano di indirizzo _, ovvero di un documento configurabile alla stregua di un progetto di massima ai sensi dell'art. 22 Lespr.
7. Domanda di modifica dei piani
La ricorrente chiede una modifica dei piani in modo che le due porzioni del mapp. _ risparmiate dall'esproprio formale vengano riunite in unico particellare. Tale richiesta non può essere soddisfatta per i medesimi motivi indicati al considerando 5. Ad ogni buon conto, il problema sollevato con riferimento alla superficie triangolare posta a S dello scorporo espropriato potrà trovare adeguata soluzione in prosieguo di causa, qualora venisse accolta la domanda di ampliamento spaziale dell'esproprio insinuata dal comune ex art. 6 Lespr.
8. Anticipata immissione in possesso
L'espropriata contesta l'anticipata immissione in possesso accordata dal primo giudice.
La censura è fondata, poiché la concessione di tale privilegio (l'anticipata immissione in possesso) presuppone l'assenza di ostacoli pianificatori o edilizi all'inizio dei lavori di realizzazione dell'opera (DTF 121 II 121). Non vi può essere infatti pregiudizio all'opera tale da giustificare l'anticipata immissione in possesso (cfr. art. 51 cpv. 1 prima frase Lespr) se non è possibile dare avvio all'edificazione dell'opera stessa.
Il comune di _ non dispone ancora della licenza edilizia necessaria per poter cominciare la costruzione della prima tappa e quindi non può nemmeno prendere possesso dei diritti espropriati. La citata giurisprudenza federale non si presta d'altronde al ragionamento che il resistente ha proposto in sede di conclusioni per contrastare l'opposizione sollevata dall'espropriata; i requisiti per promuovere la procedura di espropriazione formale non vanno infatti confusi con i presupposti per la concessione dell'anticipata immissione in possesso, istituto strettamente legato all'utilizzo effettivo ed immediato del diritto espropriato.
Resta inteso che il comune potrà accedere alla superficie dedotta in esproprio per l'esecuzione di atti preparatori nei termini ed alle condizioni previsti all'art. 8 Lespr.
9. Spese e ripetibili
Ai sensi dell'art. 73 Lespr le spese di procedura sono di regola interamente a carico dell'ente espropriante, che è tenuto a versare all'espropriato un'equa indennità a titolo di ripetibili; una ripartizione delle spese e la rinuncia all'assegnazione di ripetibili è consentita qualora le pretese dell'espropriato fossero manifestamente esagerate o infondate. Le ripetibili sono destinate al risarcimento del pregiudizio costituito dalle spese oggettivamente indispensabili che l'espropriato si è trovato costretto ad affrontare per assicurare un'adeguata difesa dei propri interessi (Hess-Weibel, op. cit., N. 3 ad art. 115 LFespr). L'indennità non copre necessariamente l'integrità dei costi sopportati: deve essere equa, adeguata all'impegno richiesto e alla difficoltà della vertenza piuttosto che al valore litigioso, che non è dunque decisivo (DTF 111 Ib 97 consid. 2c-d; RDAT I-1992 N. 62; Hess-Weibel, op. cit., N. 4 ad art. 115 LFespr).
In concreto, non si può fare a meno di osservare innanzi tutto che il rappresentante dell'espropriata non è un avvocato e non è neppure una giurista che svolge pratica legale. Egli non può quindi riferirsi alla TOA né per il calcolo degli onorari da fatturare ai propri clienti, né per la commisurazione delle ripetibili da rivendicare in giudizio. Ferma questa premessa, l'indennità di patrocinio di prima istanza va quindi fissata in funzione dell'assistenza prestata dal patrocinatore e della peculiarità della causa, senza dimenticare che all'espropriata pertoccheranno ulteriori ripetibili al momento in cui il Tribunale di espropriazione emanerà il giudizio sulle indennità. Orbene, il rappresentante della ricorrente ha operato con diligenza nell'ambito di una pratica di espropriazione formale che a prescindere dalla esasperata litigiosità di taluni suoi protagonisti non presentava soverchie difficoltà fattuali o giuridiche.
Se ne deve concludere che l'indennità di patrocinio riconosciuta dal Tribunale di espropriazione per la sola fase di opposizione non presta il fianco a critiche di sorta. Ben ponderate le circostanze, la somma allocata si avvera tutto sommato ossequiosa dei criteri che informano la quantificazione di questa particolare indennità in ambito espropriativo e certamente rispondente al concetto di equità ancorato all'art. 73 Lespr. Tanto più che l'espropriata è rimasta soccombente nel contenzioso di intersecazione nel quale ha deciso di gettarsi assumendosi il rischio di causa anche e soprattutto con riferimento agli oneri processuali, oneri che non soggiacciono alla disciplina speciale dell'art. 73 Lespr, ma vanno ripartiti come in una normale procedura amministrativa a dipendenza dell'esito del processo e del grado di soccombenza delle parti, conformemente al principio in tal senso dedotto dagli art. 28 e 31 PAmm. La ricorrente non poteva quindi aspirare al riconoscimento di ripetibili piene. Il fatto che sia stata sollevata a torto dal pagamento di una parte della tassa di giustizia consente peraltro a questo Tribunale di non assegnarle la maggior indennità cui avrebbe diritto a dipendenza della fondatezza delle critiche sollevate in tema di anticipata immissione in possesso.
Quanto alle spese di perizia privata affrontate pendente causa, trattasi di esborsi legati all'estimo che esulano dal presente giudizio e sulla cui eventuale rifusione si dovrà pronunciare il Tribunale di espropriazione al momento della fissazione delle indennità.
10. La regola prevista dall'art. 73 Lespr fa stato soltanto in prima istanza, mentre in sede di ricorso sono comunque applicabili, giusta il rinvio dato dagli art. 50 cpv. 3 e 70 Lespr, gli art. 28 e 31 PAmm (STF 9 giugno 1997 in re S./Comune di _ _).
La tassa di giustizia viene dunque ripartita tra le parti in funzione del rispettivo grado di soccombenza (art. 28 PAmm). Al resistente patrocinato da un legale vanno riconosciute ripetibili commisurate in funzione dell'esito del gravame (art. 31 PAmm).