# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3ab56fa7-257e-5fc4-abdf-8c1bc18045a3
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto in fatto e considerato in diritto:
1.
Un ricorso all'autorità di vigilanza può essere formulato contro la notifica della comminatoria di fallimento unicamente per ragioni formali (cfr. ad. es.
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. III, Losanna 2001, n. 18 ad art. 160 LEF).
2.
Nel caso concreto, il
ricorrente ritiene anzitutto che la comminatoria di fallimento andrebbe annullata in quanto manifestamente contraria alle norme della buona fede (art. 2 cpv. 2 CC), poiché all’udienza di rigetto dell’opposizione, il rappresentante della procedente avrebbe promesso informalmente di “consultare il suo socio per un’eventuale possibile rateazione da concedere al presunto debitore”. Orbene, l’asserito abuso non è per nulla manifesto, siccome il ricorrente non ha prodotto nessuna prova a sostegno della sua affermazione – e non ve n’è traccia nel verbale d’udienza 28 giugno 2006 – e comunque, secondo la sua stessa ammissione, il rappresentante della procedente non si sarebbe impegnato a sospendere l’esecuzione bensì solo a consultare il socio.
3.
Il ricorrente pretende poi che la comminatoria sarebbe nulla perché l’indicazione del debitore su tale atto e sul precetto esecutivo (ossia “RI 1 **ISCR. RC**”) non corrisponderebbe alla ditta individuale iscritta a registro di commercio (“_ di RI 1”). Orbene, l’esecuzione va diretta contro il titolare (persona fisica) della ditta individuale – l’unico ad avere la personalità giuridica – e non contro la ditta stessa (cfr. art. 39 cpv. 1 n. 1 LEF; cfr. DTF 120 III 13 cons.
1;
Kofmel Ehrenzeller
, Basler Kommentar zum SchKG, vol.
I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 29 ad art. 67
). La censura va pertanto respinta.
4.
Il ricorrente contesta infine il potere di rappresentanza di chi era presente all’udienza di rigetto dell’opposizione per conto della procedente ed esprime dubbi sulla legittimazione di chi ha firmato la domanda di prosecuzione dell’esecuzione. La prima contestazione è al limite del temerario, dato che il patrocinatore del ricorrente era presente all’udienza e avrebbe potuto – e dovuto – farla valere in questo ambito qualora avesse davvero avuto dubbi sul potere di rappresentanza del rappresentante della creditrice. In ogni caso, con scritto 28 agosto 2006, la socia e gerente _, interpellata da questa Camera, ha precisato che gli atti di procedura precedenti e le osservazioni al ricorso erano stati firmati da suo marito, _, direttore della società, nella sua qualità di mandatario commerciale (art. 462 CO) debitamente autorizzato a rappresentare la ditta anche in ambito esecutivo in virtù del punto I.3 del contratto di lavoro 4 agosto 2000. Inoltre, la socia e gerente ha comunque dichiarato di ratificare tali atti, sicché devono essere ritenuti validi a tutti gli effetti (cfr. DTF 107 III 50, cons. 1;
Ruedin
,
Commentaire romand de la LP, Basilea/ Ginevra/Monaco 2005, n. 15 ad art.
67).
5.
Il ricorso va pertanto respinto.
Non
si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).
Richiamati gli art. 17, 20
a
, 166 LEF; 61, 62 OTLEF;

## Considerations