# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** dc8b5c15-6fff-5633-9c07-36c41ec2818a
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In seguito al controllo del conteggio dei salari (ex art. 162 segg. OAVS) relativo al periodo 1.1.2000-31.12.2003 avvenuto presso la RI 1, _, un ispettore della Cassa CO 1 ha effettuato delle riprese per complessivi fr. 264'825 (doc. 6).
L'amministrazione ha considerato reddito da attività dipendente l'importo percepito da _ e _ per il lavoro svolto a favore della società ed ha ripreso le spese forfetarie non giustificate.
1.2. Ritenendo tale importo come provento da attività lucrativa ha fissato, mediante tassazione d'ufficio, i contributi paritetici dovuti dalla società.
1.3. Contro la decisione su opposizione che conferma le citate riprese, la società, rappresentata dall'avv. RA 1, ha presentato tempestivo ricorso, affermando:
"
In merito alla problematica della mancata accettazione delle spese generali per le trasferte, si osserva quanto segue.
La ditta RI 1 è un'organizzazione di assistenza e cura a domicilio privata, la quale è stata sottoposta d'ufficio, alle norme che regolano la concessione del lavoro a prestito.
L'attività della ditta riguarda esclusivamente l'assistenza a pazienti ed anziani.
Le cure a pazienti consistono spesso in interventi mirati, cosicché la presenza di un'infermiera, terapeuta o assistente di cura, può essere anche solo di breve durata (1-2 ore).
Per questo motivo, le dipendenti della RI 1 si spostano in continuazione durante una giornata.
La problematica non riguarda quindi le spese di trasferta dal luogo di domicilio al luogo di lavoro, bensì di trasferte che avvengono durante la giornata, e segnatamente quelle durante lo svolgimento del proprio lavoro,
"per spese generali si intendono quelle spese che insorgono al salariato durante lo svolgimento del proprio lavoro".
(cfr. Pratique VSI 1998, pag. 65)
Tenendo conto che il personale della RI 1, costituisce a non averne dubbio, un gruppo professionale omogeneo, visto che tutti svolgono la stessa attività (ad eccezione della segretaria in ufficio), la ricorrente indennizza le spese di trasferta, mediante il pagamento di un'indennità di Fr. 2.-- all'ora.
L'attività effettiva del personale della ditta, non permette un'analogia con il personale del settore del lavoro interinale, ove questi rimborsi non sono ammessi, per mancanza di spesa effettiva insorta.
"il personale interinale non costituisce un gruppo professionale più o meno omogeneo, come, per esempio, gli agenti o altri salariati per i quali valgono già soluzioni globali.
Nel settore del lavoro interinale, non insorgono sempre ed in ogni caso spese generali, anzi.
Queste dovrebbero essere molto rare soprattutto nel caso di personale d'ufficio."
(cfr. Pratique VSI 1998, pag. 65)
Anche le disposizioni contenute nell'ultima circolare dell'UFAS, pubblicata in VSI 2000, pag. 171, non è applicabile all'attività della ricorrente.
"La lettre envoyée aux entreprises de travail temporaire précisait que, en matière de prêt de personnel, on entend par lieu de travail habituel l'adresse du client de l'entreprise de travail temporaire (entreprise cliente). En conséquence, les indemnités allouées au travailleur pour
se rendre de son domicile à l'entreprise cliente et pour les repas pris à son domicile ou dans l'entreprise cliente font partie du salaire déterminant et son soumises à cotisation."
(cfr. STCA 22.10.02, inc. 30.2001.00016 e 30.1998.00248, pag. 15-16)
La fattispecie in oggetto non rientra nelle suddette definizioni, visto che i dipendenti della RI 1 sono in movimento durante la giornata, per gli spostamenti da un paziente all'altro.
Queste spese, emerse nell'ambito dell'esercizio della propria attività, sono spese generali deducibili.
La Cassa di compensazione non ha accettato nessuna deduzione per spese di trasporto (
cfr. p.to
2.2. sentenza querelata).
Tutte le riprese per questa posizione, riguardano la stessa materia, ossia spese di trasporto durante la giornata, per gli spostamenti da paziente a paziente.
Alla ricorrente è nota la giurisprudenza del TFA, in merito all'interpretazione della LAVS, secondo cui la rifusione di spese a forfait fissata su base oraria, non corrisponde all'interpretazione della LAVS, secondo i dettami giurisprudenziali, visto che ciò condurrebbe all'equazione: più il salariato lavora, maggiore è l'indennità, indipendentemente dalle spese effettive (cfr. sentenza querelata, pag. 4, nonché STCA del 22.10.02 , op. cit., pag. 21).
Questo principio non è applicabile alla presente fattispecie per i motivi esposti in precedenza, dai quali risulta che è vero semmai il contrario: più l'assistente di cura lavora, più si sposta, più gli emergono spese generali deducibili.
Per questo motivo, la ditta ricorrente ha applicato questo sistema, anche su consiglio del signor _, dell'UFAS di Berna, il quale ha ancora recentemente confermato che nel ramo di attività di assistenza a domicilio _, è usuale dedurre le spese in modo forfetario, in base alle ore di lavoro eseguite.
Del resto il rimborso a forfait, non è in alcun modo escluso né dalla legge, né da dottrina e giurisprudenza.
"Dov'è certo che siano insorte spese generali, ma non è possibile provarlo rigorosamente a causa delle condizioni particolari, la cassa di compensazione - considerando i dati attendibili.
dell'impresa di lavoro interinale o del lavoratore interinale - deve eseguirne una stima. In
questo quadro
si possono accettare rimborsi spese forfetari per salariato o gruppo professionale che svolga un'attività dai caratteri ben definiti.
Soluzioni globali per tutto il personale della ditta di lavoro interinale, invece, sono fuori discussione. Salariato o datore di lavoro devono comprovare in ogni caso esistenza e volume delle spese. "
(cfr. STCA 22.10.02, op. cit., pag. 15)
Da notare che, come esposto in precedenza, i dipendenti della RI 1 formano un gruppo professionale omogeneo che svolge un'attività dai caratteri ben definiti.
Per simile gruppo omogeneo non può quindi essere esclusa una soluzione globale, nel caso in cui le spese risultano effettive.
"Per i salariati delle agenzie di lavoro temporaneo, un rimborso forfetario delle spese generali è ammesso soltanto per lavoratori e categorie professionali il cui impiego abbia delle caratteristiche costanti e ben precise."
(cfr. DSD no. 3011, versione 1.99)
Di fronte alla realizzazione delle rispettive condizioni, è quindi possibile un rimborso delle spese per ore di lavoro.
"Dans ces conditions,
on peut également accepter,
au lieu des forfaits mensuels ou journaliers,
des frais généraux remboursés par heure de travail."
(cfr. STCA 22.10.02, op. cit., pag. 13, nonché Pratique VSI 1994, pag. 170, pure citata nella sentenza querelata a pag. 3)
In queste condizioni, accertata l'esistenza delle spese generali, incombeva alla Cassa di compensazione, procedere alla loro valutazione, visto che già nell'ambito degli accertamenti erano emerse le difficoltà di provare in dettaglio le spese.
La ricorrente infatti ha sempre gestito in buona fede il rimborso delle spese con questo sistema, in quanto, come detto, pratica usuale nel campo dell'assistenza a domicilio.
Non esiste di conseguenza un dettagliato piano di lavoro di ogni dipendente, che permetta alla ricorrente di ricostruire tutti i movimenti, per gli anni in contestazione.
Altra circostanza speciale è l'attività stessa dei dipendenti, che di regola si muovono e si organizzano autonomamente durante la giornata.
A seguito di richiesta del sottoscritto legale, la ricorrente è riuscita a ricostruire almeno un movimento mensile di una dipendente (doc. 1), per poter far fronte al rimprovero di non aver offerto prove concrete (cfr. sentenza querelata, pag. 3).
Dal documento prodotto, si evince che le spese effettive dei dipendenti sono maggiori rispetto all'indennità oraria di Fr. 2.--, moltiplicato per le ore lavorative.
Ne segue che, l'indennità concessa dalla ricorrente corrisponde complessivamente (almeno) alle spese che sono effettivamente risultate al dipendente durante la giornata (Pratique VSI 1994, pag. 170).
La DSD no. 3005 prevede che la valutazione forfetaria viene concessa conformemente a quanto datore di lavoro e/o salariato rendono verosimili, e che inoltre sono usuali nella professione considerata, ossia in specie attività dell'assistenza a domicilio (cfr. richiesta di parere all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali).
In definitiva la ricorrente chiede che tutte le riprese per rimborsi e spese di trasferta, siano annullate, in quanto gli elementi oggettivi della fattispecie rendono altamente verosimili le spese fatte valere, e questo in misura integrale degli importi complessivi pagati ai dipendenti.
In via principale, la ricorrente chiede che la Cassa proceda alla stima e valutazione a cui è tenuta, accettando i rimborsi spesa pagati, ripresi integralmente, visto che sono le spese effettive.
In via subordinata, la ricorrente è costretta a chiedere l'audizione di tutti i dipendenti colpiti dalla ripresa, in combinazione con una richiesta di edizione documenti dai dipendenti stessi di tutti gli atti di lavoro per gli anni in contestazione, e questo nuovamente per dimostrare che anche una valutazione concreta condurrebbe allo stesso risultato, ossia alla conferma che le spese fatte valere, sono effettivamente risultate durante l'attività lavorativa, e che quindi non si tratta in alcun modo, di "cas évidents de paiements de salaire cachés" (STCA 22.10.02, op. cit., pag. 13).
In via ancora più subordinata si chiede un parere dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, _, sulla prassi in vigore per il ramo dell'assistenza a domicilio, e in via del tutto subordinata una perizia per l'accertamento delle spese effettive emerse ai dipendenti nell'esercizio della loro attività professionale.
La ditta ricorrente infatti non può accettare la ripresa operata dalla Cassa CO 1, per spese effettive e chiede pertanto l'annullamento integrale di detta ripresa.
Salari non notificati
Dalla decisione querelata risulta che la Cassa CO 1 ha inoltre proceduto alla ripresa dell'intero salario dei signori _ e _, per gli anni 2000, 2001, 2002 e 2003.
Dalla decisione querelata risulta che la Cassa, dopo aver esposto la teoria applicabile alla situazione alle pagine 4, 5 e 6, conclude considerando "evidente", senza una particolare motivazione oggettiva, che i signori _ e _ devono essere considerati salariati della ditta, sulla base dell'art. 5 cpv. 2 LAVS e relative direttive sul salario determinante (DSD), marginali 1013 e ss.
Secondo le direttive sul salario determinante, la decisione è determinata dalle priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato.
A dipendenza del caso concreto, si dovrà considerare come predominante, il criterio del rischio economico oppure il criterio del rapporto di dipendenza.
Nella presente fattispecie risulta accertato che i signori _ e _ sono affiliati quali indipendenti presso la Cassa CO 1.
E' vero che detto criterio non è decisivo, tuttavia il fatto fornisce già un concreto indizio per la classificazione delle uniche due persone (cfr. i numerosi dipendenti della ricorrente), con questo statuto particolare.
Questo significa intanto, che la ricorrente non intende motivare un certo statuto con un'insolita costruzione (artificiale) per le due persone in discussione, di diritto civile, che il TF ha già precisato essere senza valore, che conduce ai "cas évidents de paiements de salaire cachés": i casi in contestazione sarebbero sicuramente superiori.
La situazione particolare dei due collaboratori deve quindi essere esaminata più in dettaglio.
Dalla decisione querelata, pag. 5, si rileva che si deve ammettere un'attività di dipendente ai sensi dell'art. 5 LAVS, quando una delle parti è subordinata all'altra.
Richiamati i criteri esposti in precedenza, si evidenzia che nell'ambito dell'attività di assistenza e cura a domicilio della ricorrente, l'elemento personale è decisamente prioritario rispetto all'ulteriore indizio della dipendenza economica, rispettivamente dell'assunzione di rischi economici.
L'attività è infatti esclusivamente basata sulla forza di lavoro umana, senza quindi una componente di investimenti particolari.
Nella presente fattispecie va quindi considerato prioritario ed esclusivo il criterio della subordinazione.
I datori di lavori (prestatori) che cedono per mestiere, lavoratori a terzi (imprese acquisitrici), sono sottoposti all'obbligo di autorizzazione (art. 12 cpv. 1 LC).
Tale obbligo sussiste solo per quanto riguarda il lavoro temporaneo ed il lavoro a prestito (art. 28 OC).
"Nel lavoro a prestito scopo principale dell'assunzione del lavoratore è quello di fornire le sue prestazioni di servizio a imprese acquisitrici. A fianco della sua attività, il prestatore sovente dirige una ditta propria nella quale il lavoratore può essere occupato temporaneamente o
persino regolarmente. Il contratto di lavoro tra il prestatore e il lavoratore è concluso per una durata indipendente dalle singole cessioni di prestazioni di servizio.
Poiché il lavoratore ha diritto a un lavoro, il datore di lavoro deve assumersi il rischio di non avere missioni da affidargli. Qualora le missioni dovessero mancare, il datore di lavoro cade in mora e, secondo l'art. 324 CO, è obbligato a versare il salario. Il diritto del lavoratore a un lavoro implica che egli, in controparte, deve accettare le missioni che gli sono assegnate."
(fonte: _)
Da quanto sopra, risulta che i dipendenti della RI 1, e indicati come tali, non hanno la possibilità di rifiutarsi di accettare una missione assegnata.
Con i signori _ e _ per contro, a titolo personale,
non vi è questo
criterio
di subordinazione
che costringe la ricorrente ad affidare loro continuamente missioni e nel contempo obbligherebbe questi ultimi ad accettare le direttive di impiego.
In questo senso, i signori _ e _, sopportano quindi anche il rischio nell'attività stessa, non essendo loro garantite missioni permanenti. Nel contempo essi possono, a differenza di tutti gli altri, rifiutare un paziente.
Nella presente fattispecie la qualifica dell'attività dei signori in oggetto, va fatta sulla base degli elementi emergenti dall'attività e dall'incarto, che conducono a concludere che il loro statuto di indipendenti, va confermato.
La ripresa per intero dei due salari, di Fr. 61'213.-- per _, e Fr. 79'272.-- per _ (importi comprensivi anche delle spese di trasferta), vanno esclusi dalla ripresa effettuata dalla Cassa.
In definitiva la ricorrente chiede per tutti questi motivi, l'annullamento della decisione querelata, unitamente al rapporto e conteggio di revisione del 13 settembre 2004 allegato alla decisione stessa.
Prove:
documenti, testi, richiamo/edizione documenti, perizia ed ogni altra consentita." (Doc. I)
1.4. Con risposta del 16 novembre 2004 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
Nel caso in esame, sono stati versati i seguenti importi forfetari:
2000 2001
2002
2003
10'435 33'809
64'039
39'948
i quali non sono stati giustificati (RCC 1960 pag. 34),
né al momento della revisione, né in
sede di opposizione, né tanto meno in sede ricorsuale.
La Cassa tiene a ricordare che l'art. 9 cpv. 2 OAVS dispone che non fanno parte delle
spese generali le indennità periodiche per gli spostamenti del salariato dal luogo di
domicilio al luogo di lavoro abituale e per i pasti usuali presi a domicilio o sul luogo di
lavoro abituale; tali indennità rientrano di norma nel salario determinante.
Al proposito, occorre precisare che con luogo di lavoro s'intende il posto dove il salariato
collocato deve prestare la sua prestazione lavorativa e non la sede della ditta interinale (cfr. anche Circolare UFAS pubblicata in VSI 2000 pag. 171). Nei contratti individuali è del
resto indicato il luogo di lavoro effettivo (presso i clienti), affinché l'interessato sappia dove
presentarsi (vedi allegato 1).
La Cassa tiene inoltre a sottolineare che la rifusione di spese a forfait non comprovata,
ancor più se fissata su base oraria (vedi allegato 1), non corrisponde all'interpretazione della LAVS secondo i dettami giurisprudenziali del TFA. Infatti più il salariato lavora, maggiore è l'indennità che riceve, indipendentemente dal fatto che abbia sopportato effettivamente delle spese di trasferta e/o di vitto (vedi in particolare STCA del 22 ottobre
2002, inc. N. 30.2001.16 e 30.1998.248 confermata nella STFA del 3 maggio 2004, H
318/02).
Un principio che vale evidentemente anche nel caso in esame, contrariamente a quanto
vorrebbe far credere la ricorrente:
"(...)
più
l'assistente di cura lavora,
più si sposta,
più gli
emergono spese generali deducibili"
(cfr. consid. 3, pag. 4, cpv. 2
- ricorso 14.10.2004).
Da contestare anche l'affermazione della ricorrente che, in virtù della marginale 3011.2 DSD (di cui la controparte dimentica però di citare la parte finale!), sostiene: "(...)
Per simile gruppo omogeneo (i dipendenti della RI 1, ndr.) non può quindi
essere esclusa una soluzione globale, nel caso in cui le spese risultano effettive",
consid.
3, pag. 4, cpv. 7
- ricorso 14.10.2004).
Infatti, la marginale 3011.2 DSD, citata dalla ricorrente, recita:
3011. Per i salariati delle agenzie di lavoro temporaneo il rimborso
2 forfetario delle spese generali è ammesso soltanto per
lavoratori e categorie professionali il cui impiego
1/99 abbia delle caratteristiche costanti e ben precise.
Soluzioni
globali valide per tutto il
personale di queste ditte sono escluse. I
datori di lavoro e i salariati devono
documentare esistenza e
consistenza delle spese rimborsate a forfait. (nostra
sottolineatura)
Nel caso in esame, non è stata documentata né l'esistenza né la consistenza delle spese
rimborsate a forfait.
Nel caso in esame, ribadiamo che appare evidente che i signori _ e la signora _, assistenti di cura, devono essere considerati salariati della ricorrente sulla base dell'art. 5 cpv. 2 LAVS e delle direttive sul salario determinante (DSD), marginali, marginali 1013 DSD e seguenti.
La Cassa tiene anche a sottolineare che il signor _ è stato, per il periodo oggetto di revisione, anche salariato della RI 1 (vedi distinte dei salari, allegato 2).
In particolare, i signori _ e _ (vedi esempio fatture + lettera licenziamento _, allegato 3) non si assumono perdite, non occupano personale, non hanno rischio di incasso e delcredere e non agiscono a proprio nome e per proprio conto. Di conseguenza è la ricorrente che si assume il rischio economico."
(Doc. VIII)
1.5. Pendente causa il TCA ha effettuato ulteriori accertamenti, di cui si dirà, nella misura del necessario, in seguito.

## Considerations

in diritto
2.1. Va innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato diverse modifiche della LAVS.
Da un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; cfr. DTF 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).
Per contro, le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; cfr. DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a).
In concreto le riprese si riferiscono a prestazioni effettuate dal 1.1.2000 fino al 31.12.2003, mentre le decisioni (formale e su opposizione) sono state emanate nel corso del 2004.
Per cui, mentre per quanto concerne l'aspetto procedurale trovano applicazione le norme della LPGA e le relative modifiche apportate alla LAVS, per la ripresa delle spese e la qualifica dell'attività svolta da _ e _ (dipendente o indipendente), vanno applicate le vecchie norme per il periodo 1.1.2000 - 31.12.2002 e le nuove disposizioni per il 2003, ritenuto tuttavia che, non vi sono stati, di principio, nell’ambito che ci concerne, cambiamenti di rilievo.
2.2. Oggetto del contendere è la qualifica dell'attività svolta da _ e da _ per la società ricorrente, nonché la ripresa delle spese forfetarie non giustificate.
2.3. A proposito della qualifica dell’attività lucrativa va rammentato che a norma dell'art. 4 LAVS i contributi sono prelevati sia dal reddito di un'attività salariata, sia dal reddito di un'attività lucrativa indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.
Per l'art. 9 cpv. 1 LAVS il reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente comprende qualsiasi reddito che non sia mercede a dipendenza d'altri.
Per l'art. 10 LPGA è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
E' considerato datore di lavoro chi impiega salariati (art. 11 LPGA).
L'art. 12 LPGA prevede che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (cpv. 2).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente.
In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).
2.4. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi principi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle Autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (STFA del 16 dicembre 2002 nella causa D. SA, H 279/00; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (STFA del 18 settembre 2000 nella causa F.M., H 59/00).
2.5. Secondo la giurisprudenza del TFA (ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b) i criteri caratteristici di una attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (REHBINDER, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.; VISCHER, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (STCA del 19 giugno 2000 nella causa A.G.; Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.; GREBER/DUC/ SCARTAZZINI, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
In una sentenza pubblicata in Pratique VSI 2001 pag. 55, a pagina 63 il TFA ha precisato:
"
(...) Il est vrai que, selon la jurisprudence, la qualification fiscale du revenu ne constitue qu'un indice, d'une certaine importance certes, qui doit être apprécié en fonction de l'ensemble des conditions économiques (ATF 122 V 289 = VSI 1997 p. 105 consid. 5d et les références citées). Une harmonisation de l'application du droit commande toutefois, notamment dans les cas douteux, de ne pas s'écarter sans nécessité de l'appreciation fiscale.
(...).".
2.6. Il TFA ha pure stabilito che la qualificazione dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (STFA del 24 febbraio 1989 nella causa D. SA; STCA del 3 ottobre 1991 nella causa A.B; Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).