# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2a3b5a30-d4c4-5553-95ea-316d48b1bc8d
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
1.
Nel corso del mese di aprile del 1999 AP 1, intenzionato a trasformare un rustico di sua proprietà nel comune di _, contattò l'arch. AO 1, il quale elaborò un progetto e inoltrò, il 3 dicembre 1999, la domanda di costruzione, corredata della necessaria documentazione. Preso atto delle osservazioni dell'Ufficio delle domande di costruzione di _, l'11 gennaio 2000 l'architetto ha ritirato la domanda di costruzione, emettendo in seguito la nota d'onorario 13 luglio 2000 di complessivi fr. 16'350.- (fr. 13'000.- di onorari, fr. 2'209.- di spese e fr. 1'141.- per IVA) per le proprie prestazioni.
2.
Sorte contestazioni in merito alla congruità della citata nota d'onorario, con petizione 29 agosto 2003 l'arch. AO 1, invocata la normativa del CO regolante il contratto di mandato, ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento della mercede, che ha quantificato in fr. 16'350.- oltre interessi, postulando altresì per tale somma il rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta al PE n. _ dell'UEF di _.
Con risposta 22 dicembre 2003 il convenuto si è parzialmente opposto alla petizione, sostenendo che le parti avevano pattuito una remunerazione forfetaria di fr. 5'000.-, importo che ha riconosciuto e limitatamente al quale ha postulato l'accoglimento della petizione.
Con gli allegati di replica e duplica, e così con le conclusioni, le parti hanno confermato le rispettive domande.
3.
Con sentenza 23 gennaio 2006 il Pretore ha accolto la petizione, condannando AP 1 a pagare fr. 16'350.- oltre interessi e fr. 100.- per spese esecutive, nonché rigettando in via definitiva per tale somma l'opposizione al PE n. _ dell'UEF di _.
4.
Il convenuto, con atto di appello 13 febbraio 2006, chiede in via principale l'annullamento del giudizio impugnato ed il rinvio dell'incarto al Pretore per nuova decisione e, in via subordinata, la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione limitatamente all'importo di fr. 5'000.-, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi, mentre con osservazioni 24 marzo 2006 la parte appellata postula la reiezione del gravame.
considerato

## Considerations

in diritto:
5.
Il cosiddetto contratto di architettura è un contratto innominato avente natura mista. Esso si presta cioè all’applicazione delle norme del Codice delle obbligazioni riguardanti più tipi di contratto, a dipendenza della natura e della portata delle prestazioni che vengono richieste al professionista (DTF 114 II 56;
Gauch / Tercier
, Das Architektenrecht, 3
a
ed., n. 28). E’ tuttavia riconosciuto da dottrina e giurisprudenza che se, come nella fattispecie in esame, all’architetto viene unicamente richiesto l’allestimento di piani e progetti, devono tornare applicabili le norme sul contratto di appalto (DTF 119 II 428, 119 II 45;
Gauch / Tercier
, op. cit. n. 29;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4a ed., n. 49 e seg.;
Fellmann
, Berner Kommentar, n. 180 e 322 e segg. ad art. 394 CO;
Weber
, Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 3
a
ed., n. 31 ad art. 394 CO). Ciò premesso, la remunerazione dell’architetto, che costituisce nel caso concreto la questione litigiosa, avviene di principio ai sensi dell’art. 373 CO se così è stato pattuito dalle parti, oppure ai sensi dell’art. 374 CO, ovvero secondo il valore del lavoro e le spese dell’appaltatore.
6.
Il Pretore ha rilevato che nel caso concreto l'architetto non era andato oltre lo stadio di progettazione della riattazione del rustico del convenuto, sicché, in applicazione di giurisprudenza e dottrina, ha qualificato il contratto in essere tra le parti quale appalto, applicandovi quindi gli art. 363 seg. CO.
L'appellante chiede l'annullamento della sentenza impugnata sostenendo che, avendo l'attore fondato le proprie pretese sull'esistenza di un contratto di mandato, il primo giudice, applicando la normativa sul contratto d'appalto, neppure invocata dalla controparte, avrebbe stabilito su un "aliud giuridico". Così facendo il giusdicente avrebbe deciso su una nuova e diversa domanda, senza dare la possibilità al convenuto di difendersi, violando in tal modo il suo diritto di essere sentito.
6.1 L'art. 86 CPC prescrive che il giudice deve pronunciare su tutta la domanda, ma non oltre i limiti della stessa. Vi è ultrapetizione o extrapetizione quando non v'è corrispondenza tra quanto richiesto e quanto giudicato. Nella misura però in cui non eccede i limiti della domanda litigiosa, la motivazione della sentenza può anche non coincidere con gli argomenti delle parti, nel senso che il giudice non è legato ai motivi giuridici addotti ma applica d'ufficio il diritto (
Cocchi / Trezzini
, CPC - TI, ad art. 86, m. 5 e n. 313). Il giudice non decide quindi
ultra- o extrapetita
se ritiene degli argomenti in diritto non invocati dalle parti, procedendo, in detta ipotesi, ad una semplice qualifica in diritto dei fatti di causa (DTF 120 II 172, 130 III 35;
Cocchi / Trezzini
, op. cit., ad art. 86, n. 314).
6.2 L'attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento dell'importo di fr. 16'350.- a titolo di mercede per l'esecuzione di un contratto di mandato. Il Pretore, analizzata la natura delle prestazioni fornite dall'attore, ha invece qualificato il rapporto siccome contratto d'appalto ed ha condannato il convenuto al pagamento della somma richiesta. Così facendo, egli ha proceduto ad una semplice qualifica giuridica dei fatti di causa, sicché, i fatti sui quali ha giudicato essendo i medesimi invocati dall'attore, non ha deciso in extrapetizione.
Il fatto di non aver interpellato le parti prima di emanare il giudizio non è, in concreto, circostanza che costituisce una violazione del diritto di essere sentito. Ciò potrebbe invero essere il caso laddove il giudice fondi la propria decisione su una norma o un principio giuridico non evocato dalle parti e di cui esse neppure potevano presumere la pertinenza nel caso concreto (DTF 130 III 35). Ciò non si verifica nel caso in esame, considerato che, come già precedentemente ricordato (cfr. consid. n. 5), il contratto d'architetto è un contratto misto cui torna applicabile ora la normativa sul mandato, ora quella sull'appalto. Di questo fatto peraltro si era avveduto anche l'appellante, benché non ne abbia poi tratto le conseguenze del caso (vedi conclusioni 22 novembre 2005, pag. 3 in fondo). Su questo punto l'appello va quindi respinto.
7.
L'appellante rimprovera al Pretore di aver accolto la petizione e negato a torto la pattuizione di una mercede fissa, e sostiene che la deposizione del teste _ proverebbe che le parti avevano concordato un onorario di fr. 4'000.-/5'000.-.
Va qui rilevato che il teste _ ha affermato che le parti avevano pattuito un onorario forfetario di fr. 4'000.-/ 5'000.-. Il medesimo teste ha però anche ricordato che tale importo era relativo all'allestimento di una domanda preliminare ed era stato stabilito facendo riferimento all'analogo importo pagato qualche tempo prima da _ - fratello dell'appellante - per l'allestimento di una domanda preliminare a suo tempo eseguita da AO 1 per un rustico di sua proprietà (verbale 4 ottobre 2004, pag. 2.). Dall'istruttoria risulta tuttavia che la documentazione a suo tempo allestita per _ lo era stata per promuovere la vendita del rustico, senza avere lo scopo di realizzare la riattazione e non era nemmeno sufficiente per inoltrare una domanda preliminare (complemento di perizia 4 ottobre 2005, pag. 2). Nella questione litigiosa l'architetto ha invece allestito lo studio e la documentazione necessaria per chiedere la licenza edilizia, ciò che ha richiesto un impegno di maggiore entità rispetto a quanto precedentemente fatto per il fratello dell'appellante (complemento di perizia 4 ottobre 2005, pag. 2). È quindi a ragione che il Pretore ha ritenuto che la pattuizione di un onorario forfetario era riferita, semmai, solo alla domanda preliminare - ma, stante quanto precede, verosimilmente neppure a quella - e non comprendeva il lavoro, di gran lunga maggiore, svolto per inoltrare la domanda di costruzione. In questo contesto va poi rilevato l'atteggiamento contraddittorio dell'appellante, che dapprima ha sostenuto che in base all'accordo verbale la cifra pattuita era di soli fr. 2'000.-/3'000.- (doc. W), mentre in sede processuale afferma poi che in realtà l'importo pattuito era di fr. 5'000.-.
Da ultimo l'appellante è malvenuto a sostenere di non aver saputo né richiesto l'opera dell'appellato, avendone egli di fatto avallato l'operato firmando la documentazione presentata con la domanda di costruzione al municipio (cfr. richiamo dal comune di _).
8.
Di conseguenza, non essendo provata la pattuizione di un onorario a corpo, correttamente il Pretore ha determinato la mercede in applicazione dell’art. 374 CO, ovvero secondo il valore del lavoro e le spese dell’appaltatore. L'ammontare così stabilito non essendo stato contestato, l'appello dev'essere respinto. Spese e ripetibili seguono la soccombenza.
In pendenza d'appello l'appellante - convenuto - ha proceduto al pagamento dell'importo di fr. 5'000.- e relativi interessi, limitatamente al quale egli aveva dichiarato la propria acquiescenza. Poiché il Pretore ha condannato il convenuto al pagamento dell'importo richiesto senza fare distinzione tra la parte litigiosa e quella per la quale vi era acquiescenza, pur respingendo l'appello, il dispositivo della sentenza impugnata va modificato d'ufficio da questa Camera e di conseguenza l'importo riconosciuto al procedente ridotto a fr. 11'350.- oltre interessi. Le spese seguono la soccombenza (art. 148 CPC).