# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 74c0dbc3-edd3-5d7e-866f-4011aaa3a6be
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
_ _ (1962) ha dato alla luce il _ 1997 il figlio _o, che è stato riconosciuto da _ _ (1959). Mediante contratto di mantenimento approvato il 15 novembre 1999 dalla Delegazione tutoria di _ il padre si è impegnato a versare per il figlio un contributo alimentare di fr. 500.– mensili fino al 6° anno di età, di fr. 550.– fino al 12° anno e di fr. 600.– fino alla maggiore età. _ _ è autista e gommista indipendente, mentre _ _, senza formazione professionale, ha iniziato nel settembre 2000 la scuola biennale di aiuto domiciliare.
B.
Il 27 settembre 2000 _ _a, rappresentato dalla madre, ha promosso causa contro _ _ davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città per ottenere l'aumento del contributo di mantenimento a fr. 1'000.– mensili fino al 6° anno di età, a fr. 1'050.– fino al 12° anno e a fr. 1'100.– fino alla maggiore età. All'udienza del 12 gennaio 2001 _ _ si è opposto all'istanza. Esperita l'istruttoria, le parti hanno riaffermato i loro punti di vista in memoriali conclusivi. Con sentenza dell'11 giugno 2001 il Pretore ha parzialmente accolto l'azione e ha aumentato il contributo alimentare a fr. 900.– mensili, escluso l'assegno familiare, obbligando inoltre il convenuto a partecipare alle spese straordinarie del figlio nella misura del 50%. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste per un quinto a carico dell'istante e per il resto a carico di _ _, tenuto a rifondere al figlio fr. 800.– per ripetibili.
C.
Contro la sentenza citata _ _ è insorto con un appello del 22 giugno 2001 nel quale chiede – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – di respingere l'azione del figlio e di riformare la sentenza impugnata di conseguenza. L'appello non è stato intimato alla controparte.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
L'appellante produce in questa sede un certificato medico del
20 luglio 2000 rilasciato dall'Ospedale regionale di _ dal quale risulta la sua inabilità lucrativa al 100% dal 22 agosto al
15 novembre 1998 e al 50% dal 1° febbraio 2000 fino a data da stabilire (doc. 1), un contratto di lavoro per una sua attività dal
1° giugno 2001 come aiuto servizio nell'esercizio pubblico gestito dal padre (doc. 2) e il suo atto di matrimonio (doc. 3). Si tratta di documenti proponibili, poiché il diritto federale impone per tutto quanto riguarda i figli minorenni l'applicazione del principio inquisitorio illimitato e la massima ufficiale (art. 280 cpv. 2 CC). Il giudice di ogni grado non è vincolato perciò alle richieste di giudizio né alle allegazioni o alle prove offerte e chiarisce la fattispecie di propria iniziativa (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 94 consid. 1a; Rep. 1996 pag. 119 consid. 7 e pag. 125 consid. 8).
2.
Per l'art. 286 cpv. 2 CC il contributo di mantenimento che un genitore non affidatario è tenuto a stanziare al figlio può essere modificato se fatti nuovi e rilevanti impongono una regolamentazione diversa rispetto a quella iniziale e se il cambiamento di situazione è duraturo (DTF 120 II 178 consid. 3a;
Hegnauer
in: Berner Kommentar, Berna 1997, n. 82 segg. ad art. 286 CC;
Wullschleger
in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 5 ad art. 286 CC). L'art. 286 cpv. 2 CC vale anche per la modifica di contributi convenzionali, salvo stipulazione contraria approvata dall'autorità di vigilanza sulle tutele (art. 287 cpv. 2 CC;
Hegnauer
, op. cit., n. 43 ad art. 286 CC). Se non sono approvati dall'autorità tutoria, in ogni modo, i contratti di mantenimento non vincolano il figlio (art. 287 cpv. 1 CC;
Hegnauer
, op. cit., n. 47 ad art. 286 CC). La misura del contributo alimentare deve poi essere determinata concretamente, avuto riguardo alla capacità economica dei genitori: per sostanza, reddito del lavoro effettivo e, secondo le circostanze, per il reddito conseguibile facendo uso di buona volontà (
Hegnauer
, Droit suisse de la filiation, 4
a
edizione, pag. 140 n. 21.15c; Berner Kommentar, nota 58 ad art. 285 CC).
3.
Accertato il reddito del padre in fr. 5'000.– mensili e il relativo fabbisogno minimo in fr. 3'350.– mensili, il Pretore è giunto alla conclusione che il convenuto può contribuire al mantenimento del figlio con un importo di fr. 900.– mensili. Nella valutazione del reddito il primo giudice ha rilevato, in particolare, che l'interessato non presenta una situazione valetudinaria tale da impedirgli, a 42 anni, di svolgere un'attività lucrativa a tempo pieno, come dipendente o indipendente. Donde la possibilità di guadagnare fr. 5'000.– mensili, corrispondenti alla media tra il reddito conseguito in precedenza (fr. 6'250.–) e quello che potrebbe ritrarre impiegandosi come autista presso le FART (fr. 4'450.–). L'appellante contesta l'ammontare del reddito ipotetico, sostenendo di “non essere più in grado di lavorare come autista a causa delle conseguenze di un incidente che gli ha offeso in maniera irreparabile un arto inferiore” e di avere cessato l'attività di gommista alla fine di maggio del 2001. Egli chiede pertanto che il suo reddito sia fissato in fr. 3'250.– mensili, corrispondenti a quanto effettivamente percepisce dal 1° giugno 2001 quale aiuto servizio presso l'esercizio pubblico appartenente a suo padre.
4.
Dagli atti risulta unicamente che l'autorità fiscale ha tassato l'appellante per il biennio 1999/2000 in base a un reddito annuo di
fr. 75'120.– (fr. 6'260.– mensili: notifica di tassazione nell'incarto fiscale richiamato). Per il 2001 l'interessato ha dichiarato un guadagno di soli fr. 3'250.– mensili quale gommista indipendente, soggiungendo di avere cessato l'attività di autista in seguito a un infortunio (verbali, pag. 2). A fine maggio 2001 egli ha smesso anche l'attività di gommista per impiegarsi, come detto, quale aiuto servizio nell'esercizio pubblico appartenente al padre (doc. 2 prodotto in appello).
5.
Il reddito attualmente conseguito dall'appellante non può considerarsi decisivo, già per il fatto che egli non ha per nulla dimostrato di avere fatto quanto si poteva ragionevolmente esigere da lui per evitare una diminuzione del guadagno. Dal fascicolo processuale non è dato di sapere quali iniziative egli abbia intrapreso per cercare un'attività analoga a quella anteriore, né egli adduce alcunché nell'appello. Ritenuto che le attività svolte in precedenza consentivano all'appellante di guadagnare fr. 6250.– mensili, si poteva ragionevolmente pretendere da lui uno sforzo adeguato nella ricerca di un impiego idoneo. La giurisprudenza ha già avuto modo di precisare, del resto, che decisivo non è tanto il reddito effettivo conseguito da un debitore alimentare, bensì il reddito che questi potrebbe conseguire dando prova di buona volontà e impegno (DTF 123 III 5 a metà, 119 II 316 consid. 4 con richiami).
6.
L'appellante fa valere di avere subito un infortunio nel 1998 e di essere inabile al lavoro, come risulta dal certificato medico prodotto in appello (doc. 1), ma ciò non gli giova. Intanto dal certificato non risulta né una diagnosi precisa né una descrizione delle affezioni subite. Inoltre il laconico attestato, risalente al luglio del 2000, fa stato di un'inabilità lucrativa al 50% dal 1° gennaio 2000 fino a una data da stabilire, ma non consente di trarre utili conclusioni sulla situazione attuale. Sulla sola base di tale documento non si può pertanto dare per accertata un'incapacità lucrativa permanente. Oltre a ciò, l'appellante ha dimostrato di essere in grado di esercitare un'attività professionale, tant'è che ha lavorato come gommista indipendente almeno fino al maggio del 2001 (appello, pag. 5) ed è impiegato presso l'esercizio pubblico del padre dal 1° giugno 2001. Per di più, egli ha omesso di indicare i motivi per i quali ha deciso, senza particolare formazione, di impiegarsi in un esercizio pubblico. Certo, egli ha il diritto di scegliere liberamente la sua professione, ma tale facoltà trova i suoi limiti nel dovere di provvedere al mantenimento del figlio (cfr. DTF 114 IV 124; I CCA, sentenza dell'11 maggio 2001 in re C., consid. 7). Consapevole dei suoi obblighi alimentari, egli avrebbe dovuto attivarsi per cercare un'occupazione che gli consentisse di fare fronte adeguatamente a tali impegni. Invano si cercherebbero indizi in tal senso. La valutazione del primo giudice sul reddito ipotetico resiste pertanto alla critica.
7.
L'appellante non contesta il fabbisogno mensile stabilito dal Pretore in fr. 3'350.–, ma rileva di essersi sposato nel mese di febbraio 2001 e di dover mantenere la moglie, che non ha un'attività lucrativa. L'argomentazione cade nel vuoto, già per il fatto che in caso di matrimonio del debitore alimentare il coniuge di lui deve assisterlo nell'adempimento dei suoi doveri di mantenimento verso i figli nati prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Nella fattispecie nulla è dato di sapere sulla situazione della moglie del convenuto e sulle sue capacità di guadagno. Anche al riguardo l'appello manca perciò di consistenza.
8.
L'appellante rileva infine che il figlio percepisce già fr. 1'200.– mensili, ragione per cui non si giustifica un aumento del contributo di mantenimento. Dagli atti emerge invero che il figlio riceve, oltre al contributo attualmente versato dall'appellante (fr. 500.– mensili), un assegno integrativo di fr. 653.– mensili (documenti richiamati dall'Istituto delle assicurazioni sociali). Ciò non esonera tuttavia il genitore dal mettere adeguatamente a frutto le sue possibilità di guadagno. Intanto le raccomandazioni pubblicate nel gennaio 2000 dall'Ufficio per la gioventù e la consulenza professionale del Canton Zurigo, cui questa Camera si ispira per prassi invalsa, prevedono per un bambino dell'età di _ un fabbisogno medio di fr. 1'850.– mensili, in cui sono compresi fr. 660.– mensili per la cura e l'educazione. Contrariamente a quanto reputa il primo giudice, tale importo non deve essere dedotto dal fabbisogno poiché la madre, attualmente studente a _ (interrogatorio formale del 12 marzo 2001, verbali pag. 7), non è in grado di assicurare al figlio prestazioni in natura. Né si giustificano ulteriori riduzioni, l'edizione 2000 delle citate raccomandazioni tenendo già conto del costo della vita in base a una media nazionale. Nelle circostanze descritte non si ravvisano quindi ragioni per scostarsi dal fabbisogno medio in denaro di fr. 1'850.– mensili. E siccome la madre, praticamente senza reddito, per ora non riesce neppure a coprire le proprie necessità, non si vede come potrebbe contribuire in denaro al mantenimento del figlio. Dovessero mutare le possibilità della madre, l'appellante potrà sempre chiedere una modifica del contributo (art. 286 CC).
9.
In definitiva, quand'anche si ammettesse un reddito dell'appellante di soli fr. 4'450.– mensili, corrispondenti a quello conseguito da un'autista presso le _ (e non contestato come tale), l'interessato è senz'altro in grado di versare il contributo di fr. 900.– mensili fissato dal Pretore senza intaccare il proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con richiami di giurisprudenza). Ne discende che l'appello, infondato, è destinato all'insuccesso.
10.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si assegnano ripetibili alla controparte, che non si è nemmeno vista notificare l'appello e non ha quindi dovuto sopportare costi apprezzabili. La domanda di assistenza giudiziaria presentata con l'appello non può essere accolta, al ricorso mancando sin dall'inizio ogni seria possibilità di successo (art. 157 CPC).