# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d54e6348-50db-5e12-a461-1851d6dce3cf
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 1998
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A. _
, cittadino germanico domiciliato ad _, è unico erede legittimo di _ _ _ _ nata _ -_, cittadina svizzera attinente di _ con ultimo domicilio a _ (doc. AM 6, AM 7), deceduta a _ (_) il 15 settembre 1989. Suo marito, _, e il primogenito _ le sono premorti il _ 1985 (doc. AM 2, AM 5), rispettivamente il _ 1967 (doc. AM 3, AM 5).
B. _
, che disponeva di un ingente patrimonio in Svizzera e all’estero, ha lasciato testamenti pubblici e olografi, codicilli, contratti successori e divisori con il coniuge e i figli o con il solo figlio superstite. Con testamento pubblico del 30 maggio 1986 (doc. P, pag. 2), in particolare, essa ha istituito suo erede insieme con il figlio _– per la metà, subordinatamente per la parte disponibile – _ _, cittadino germanico nato nel 1951, conosciuto su una nave da crociera all’inizio del 1984. Divenuto suo _ e accompagnatore personale, questi avrebbe ricevuto da _ _ beni e denaro a vari titoli. In un codicillo olografo (
Nachtrag
) del 31 luglio 1986 _ _ ha precisato quali beni sarebbero spettati al figlio _ e quali a _ _. Con un’aggiunta del 10 febbraio 1988 (
Zusatz zum Testament
: doc. T, pag. 3), poi, essa ha ridotto il figlio alla porzione legittima e ha dichiarato di lasciare l’intera sua quota disponibile “come legato” a _ _, designato suo esecutore testamentario; l’intera successione è stata sottoposta al diritto svizzero. A _ _ la testatrice ha conferito, il giorno stesso, procura generale valida anche
post mortem
(doc. U).
C.
Il
23 settembre 1989 _ _ _ ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, il beneficio d’inven-tario (art. 580 CC; inc. n. _). Con istanze cautelari dell’ 11 ottobre 1989 (inc. n. _), 24 ottobre 1989 e 14 settembre 1990 (inc. n. _) egli ha postulato inoltre – fra altre misure provvisionali – il blocco di ogni disposizione sui beni dell’eredità e su quelli devoluti a _ _, la sospensione della procura generale 10 febbraio 1988 e della nota designazione di esecutore testamentario, come pure l’ammini-strazione giudiziale di tutto il compendio ereditario. Statuendo il 26 ottobre 1989 senza contraddittorio, il Pretore ha decretato il blocco di ogni disposizione sui beni dell’eredità, ha inibito l’efficacia della procura generale e ha sospeso la designazione di esecutore testamentario. Il blocco di ogni disposizione sull’eredità è stato confermato il 2 novembre 1990, durante la fase istruttoria. La discussione finale sull’assetto cautelare ha avuto luogo il 14 dicembre 1990.
D.
Nel frattempo, con petizione del 14 settembre 1990 Ro_ert _ _ ha promosso causa davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, chiedendo a _ _ il rendiconto della sua attività come _, segretario, amministratore, consulente, procuratore generale e speciale di _ _ (richieste di giudizio n. 1 e 2), l’immissione in possesso della successione quale erede unico (n. 4), l’accertamento della nullità – rispettivamente l’annullamento o la revoca – di disposizioni testamentarie e liberalità a favore del convenuto (n. 3), con obbligo per quest’ultimo di restituire appartamenti donatigli a _ (n. 5), l’intero possedimento della scuderia “_ _ ” a _ (_) e il relativo inventario (n. 6.1), 6 quadri d’autore oggetto di una convenzione particolare (doc. S, n. 6.2), partecipazioni societarie (pt. 6.3), vetture di lusso (n. 8.1), natanti (n. 8.2), proprietà immobiliari sull’isola di _, in _ (n. 8.3), diritti e averi sulla _ _ di _ (n. 8.4), in subordine il rispettivo controvalore, oltre al rimborso di donazioni in denaro per complessivi fr. 2 338 265.– (n. 7). L’attore ha chiesto inoltre l’accertamento della nullità – in via subordinata l’annullamento o la revoca – di tutti i prelevamenti, gli incassi e i versamenti a favore del convenuto, con obbligo per quest’ultimo di rifondere fr. 14 465 000.– (n. 9), come pure l’accertamento della nullità – in subordine l’annulla-mento o la revoca – di tutti i prelevamenti, gli incassi e i versamenti eseguiti dal convenuto medesimo, con obbligo di rifondere ulteriori fr. 4 340 817.– oltre interessi (n. 10). Infine egli ha concluso perché _ _ sia tenuto a versare complessivi fr. 20 000 000.– con interessi in sostituzione di altri oggetti e valori non rintracciabili, per risarcimento danni oppure per indebito arricchimento (n. 11).
E.
Nella sua risposta del 1° marzo 1991 il convenuto ha instato anzitutto per la sospensione del processo finché fosse stato definito il conflitto di competenza con le autorità austriche circa gli immobili posti in quello Stato, rispettivamente finché fosse stato confezionato l’inventario della successione. In ordine il convenuto ha contestato la competenza territoriale del Pretore per tutte le richieste di giudizio che esulano dal diritto successorio e nel merito ha proposto il rigetto della petizione in ogni suo punto, chiedendo di essere esplicitamente dichiarato legatario per il valore di un quarto della successione. In via eventuale egli ha posto in compensazione le sue pretese di legatario e ha preteso la consegna di 4 quadri d’autore oggetto della già citata convenzione particolare, subordinatamente la rifusione del loro valore. Egli ha contestato infine la propria legittimazione passiva per quanto attiene a richieste di restituzione che non lo riguardano direttamente, ma che concernono terze persone (fisiche e giuridiche) non convenute in lite.
F.
All’udienza del 7 giugno 1991, indetta per discutere le eccezioni, l’attore ha censurato il comportamento del convenuto come dilatorio e abusivo; in subordine, nel caso in cui fosse stata accolta l’eccezione di legittimazione passiva, egli ha presentato richieste di giudizio parzialmente modificate. Lo stesso 7 giugno 1991 è cominciata l’udienza preliminare, proseguita il 28 giugno e il 15 novembre 1991.
G.
Con decreto del 17 agosto 1994 il Pretore ha dichiarato senza oggetto la richiesta di sospensione, sia perché nel frattempo la questione della competenza con le autorità austriache si era risolta, sia perché il notaio incaricato aveva concluso l’inventario della successione. Riguardo alla competenza per territorio, egli ha respinto l’eccezione ritenendo dato il foro sia a norma dell’ art. 87 cpv. 2 LDIP (diritto successorio) sia in virtù dell’art. 129 cpv. 2 LDIP (azioni derivanti da atto illecito). Il Pretore ha accolto invece l’eccezione di legittimazione passiva, nel senso che ha dimesso dalla lite i terzi non convenuti e ha rettificato di conseguenza le richieste di giudizio n. 5.1, 6.2, 8, 8.1, 8.2, 8.3 e 8.4. La tassa di giustizia (fr. 1’000.–) e le spese del decreto sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
H.
Contro il decreto appena citato _ _ è insorto con un appello del 19 settembre 1994 nel quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato, la sua eccezione di incompetenza per territorio sia accolta, le richieste di giudizio n. 1, 2 e 11 siano respinte e le richieste n. 5.1, 6.2, 8, 8.1, 8.2, 8.3, 8.4 siano rettificate nel senso di togliere ogni ordine rivolto a terzi.
I.
In una lettera del 21 settembre 1994 a questa Camera il Pretore ha comunicato di conferire effetto sospensivo all’appello e ha riconosciuto che il dispositivo del decreto sull’eccezione di legittimazione passiva contiene errori di trascrizione, onde la parziale fondatezza dell’appello. Con ordinanza del 28 dicembre 1994 questa Camera ha rinviato quindi gli atti al Pretore perché rettificasse il dispositivo e statuisse formalmente sull’effetto sospensivo. Il Pretore ha ottemperato all’invito il 22 febbraio 1995, notificando alle parti copie emendate del decreto e concedendo formalmente all’appello il beneficio dell’effetto sospensivo.
Con lettera dell’8 marzo 1994 (recte: _) al Pretore, trasmessa in copia a questa Camera, il convenuto ha segnalato quattro passaggi non corretti del decreto (richieste di giudizio n. 6.2, 8, 8.2, 8.3), sollecitandone la rettifica e dichiarando di considerare senza oggetto, per il resto, l’appello sulla carente legittimazione passiva. Il 9 marzo 1995 l’attore ha comunicato di opporsi alla rettifica delle richieste di giudizio n. 8.2 e 8.3.
L.
Il 14 aprile 1995 _ _ _ si è rivolto a questa Camera perché l’appellante fosse obbligato a prestare una cauzione processuale di fr. 50 000.– in garanzia di spese e ripetibili. L’appellante si è opposto alla domanda. In parziale accoglimento dell’istanza, con decreto del 23 novembre 1995 questa Camera ha invitato l’appellante a fornire una cauzione di fr. 15 000.–; gli oneri processuali di fr. 270.– sono stati posti per un terzo a carico dell’appellante e per due terzi a carico di _ _ _, tenuto a rifondere alla controparte fr. 300.– per ripetibili ridotte. La cauzione è stata versata tempestivamente.
M.
Nelle sue osservazioni dell’8 maggio 1995 all’appello, _ _ _ propone di respingere il gravame e di confermare il decreto del Pretore, chiedendo che sull’eccezione di incompetenza per territorio il ricorso sia dichiarato temerario. Quanto all’eccezione di legittimazione passiva, egli sostiene che l’appello va addirittura stralciato dai ruoli poiché la versione corretta del decreto sarebbe passata in giudicato; in subordine, egli consente a rettifiche meramente grammaticali, purché non comportino una modifica della richiesta di giudizio.

## Considerations

Considerando
in diritto:
I.
Sull’eccezione di incompetenza per territorio
1.
Il Pretore ha affermato la propria competenza per territorio a statuire su tutte le richieste di giudizio. L’appellante non contesta la pertinenza dell’art. 87 cpv. 2 LDIP per le richieste di giudizio fondate sul diritto successorio, ma fa valere che il rendiconto da lui preteso per la sua asserita attività di _ (richiesta di giudizio n. 1), di segretario personale, amministratore, consulente di fiducia, procuratore generale e speciale di _ _ (n. 2), come pure la pretesa di fr. 20 000 000.– oltre interessi per la sostituzione di oggetti, valori ricevuti o procacciati non rintracciabili, per risarcimento danni o per indebito arricchimento (n. 11) non hanno alcuna attinenza con il diritto successorio né con atti illeciti, nemmeno invocati dall’attore e di cui non sono lontanamente dati i presupposti. Il Pretore ha affermato la propria competenza su tutto il contenzioso argomentando che in buona parte gli atti pregiudizievoli rimproverati al convenuto (disposizioni patrimoniali e verso banche, atti elusivi di contratti successori, inosservanza del blocco cautelare, inadempimento dell’obbligo di amministrazione e di rendiconto) si sarebbero svolti e avrebbero avuto effetto a Lugano, dov’era amministrato il patrimonio di _ _. Il foro di Lugano sarebbe dato, di conseguenza, anche nella misura in cui le richieste di giudizio risultino fondate sull’atto illecito.
2.
Sui presupposti processuali, compresa la competenza per territorio, il giudice statuisce con decreto (art. 100 cpv. 1 CPC). Ove la competenza dipenda dalla natura giuridica della pretesa, il giudice esamina anche il merito della lite (S
träuli/Messmer,
Kommentar zur zürcherischen Zivilprozessordnung, 2a edizione, § 111 n. 4 con richiami). L’onere di provare la competenza del giudice adito incombe all’attore, indipendentemente dal fatto che la causa implichi questioni di diritto internazionale (
Schnyder
in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Basilea 1996, nota 9 ad art. 2 LDIP). Nella fattispecie nessuna delle parti ha domicilio in Svizzera né ha cittadinanza svizzera (entrambe sono di nazionalità germanica: decreto impugnato, consid. 6). Inoltre tra la Svizzera e il _ _ _, domicilio del convenuto, non esistono trattati che disciplinano questioni di foro, sicché occorre far capo nella fattispecie alla legge federale sul diritto internazionale privato, per altro entrata in vigore quando _ _ era ancora in vita (1° gennaio 1989). Ora, la competenza del foro di Lugano per le richieste di giudizio aventi natura successoria è fuori discussione. Come ha rilevato il Pretore (decreto impugnato, consid. 6), la testatice era attinente di Lugano e la
professio iuris
espressa nel suo ultimo atto di disposizione a causa di morte (il codicillo del 10 febbraio 1988) è incontestata (art. 87 cpv. 2 e 91 cpv. 2 LDIP). Il problema sussiste per le richieste di giudizio n. 1, 2 e 11, che secondo l’appellante esulano sia dal diritto successorio sia dalla responsabilità per atto illecito.
3.
Nella petizione l’attore non ha specificato su quali titoli giuridici siano fondate le domande di rendiconto e di risarcimento (sopra, consid. 1), limitandosi – invero confusamente – a sostenere che “la presente petizione è azione di nullità per immoralità e vizio di volontà (...), che la stessa è fondata sulle norme del Codice civile a protezione della legittima, che le pretese sono fondate sulla violazione contrattuale, sull’atto illecito, sulla lesione ecc.” (pag. 38), sull’indebito arricchimento, sulla gestione senza mandato, in sostanza “per ogni titolo” (pag. 48).
Nelle osservazioni all’appello (pag. 11 seg.) egli soggiunge che le tre richieste di giudizio sarebbero strettamente legate alle domande successorie, sia per la relazione che intercorre fra il rendiconto chiesto al _ e la prospettata inefficacia di disposizioni fra vivi o a causa di morte, sia per il rapporto tra il rendiconto del segretario e amministratore – rispettivamente il risarcimento del danno contrattuale, l’arricchimento indebito e l’atto illecito – e l’azione di riduzione. Egli sottolinea che tutte le disposizioni patrimoniali sarebbero avvenute negli ultimi 5 anni di vita della testatrice e fa valere che il rendiconto serve non solo a chiarire, dal profilo successorio, in che misura la volontà della _ sia stata influenzata dal _, ma anche a definire le pretese di riduzione e di restituzione. A suo parere, le tre domande sarebbero talmente connesse e interdipendenti con questioni successorie che sarebbe impossibile scinderle.
4.
Che in concreto le tre richieste di giudizio trascendano l’ambito successorio è manifesto e finanche ammesso – di scorcio –dall’attore, il quale riconosce trattarsi di azioni contrattuali, se non fondate sull’indebito arricchimento o sull’atto illecito (osservazioni, pag. 11 punto 8d). In effetti le richieste non sgorgano dal diritto ereditario né si rapportano direttamente allo statuto successorio dell’attore (sulla nozione di “diritto successorio”:
Schnyder
, op. cit, note 5 seg. ad art. 86 LDIP). Benché connesse indirettamente e in qualche modo con le azioni di nullità e di riduzione, le tre domande potrebbero essere introdotte indipendentemente dalle pretese di natura ereditaria. Esse non ricadono di conseguenza sotto l’art. 87 cpv. 2 LDIP. Ciò posto, occorre esaminare se per tali richieste di giudizio il foro di Lugano sia dato in virtù di altre norme del diritto internazionale privato.
5.
Con la domanda n. 1 l’attore ha chiesto al convenuto – come detto – un rendiconto della sua attività sanitaria, asserendo che come _ quegli avrebbe commesso ripetuti illeciti, in particolare somministrando alla testatrice farmaci troppo forti, che combinati con l’effetto dell’alcol avrebbero provocato uno stato di isolamento e di dipendenza (petizione, pag. 25 n. _), permettendogli di plagiare l’anziana _ (pag. 29 n. _), truffandola addirittura su presunti investimenti redditizi (pag. 31 n. _), fino a irretirla (pag. 31 n. _), e ciò a fini di lucro (pag. 33 n. _). Che rimproveri di tale indole possano configurare – se provati – gli estremi dell’atto illecito (addirittura reiterato) appare evidente. Il fatto è che con la richiesta di giudizio n. 1 l’attore si limita a esigere dal convenuto il rendiconto del proprio operato come _. Si tratta pertanto di una vera e propria azione di rendiconto, non di un’azione di risarcimento danni, né di accertamento, né di ripristino o di cessazione dell’illecito, né tanto meno di rettifica. L’art. 129 LDIP non è quindi applicabile (
Dutoit
, Commentaire de la loi fédérale du 18 décembre 1987, Basilea 1996, n. 1 ad art. 129 LDIP).
Un’altra questione è sapere se il foro di Lugano possa giustificarsi alla luce dell’art. 113 LDIP, secondo cui un’azione derivante
da contratto
può essere promossa nel luogo svizzero di adempimento se – come in concreto – il convenuto non ha né domicilio né dimora abituale né stabile organizzazione in Svizzera, ma la prestazione dev’essere quivi eseguita. Il convenuto nega invero qualsiasi rapporto contrattuale con la testatrice, ma ciò riguarda il merito della lite, non la competenza. Ora, per luogo di adempimento si intende quello della prestazione richiesta (H
eini
in: IPRG Kommentar, Zurigo 1993, note 10, 16 e 17 ad art. 113 LDIP; meno categorici
Amstutz/Vogt/Wang
in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, cit., note 7 e 14 ad art. 113 LDIP). Se le parti non si sono accordate previamente al riguardo, la determinazione del luogo di adempimento può riuscire difficile (
Amstutz/Vogt/Wang
, op. cit., n. 13 ad art. 113 LDIP con riassunto della della dottrina; H
eini
, op. cit., n. 14 seg. ad art. 113 LDIP;
Dutoit
, op. cit., n. 2 segg. ad art. 113 LDIP). Sia come sia, comunque si interpreti la nozione di luogo di adempimento nel caso in esame, nulla induce a ritenere che in concreto le cure mediche dovessero essere prestate a Lugano o che l’obbligo di rendiconto dovesse essere adempiuto a Lugano. Domiciliata a _, la testatrice soggiornava a Lugano solo due mesi l’anno (petizione, pag. 23, punti 28–31); per il resto si divideva fra _, _ (_), _ e _ _ (osservazioni all’appello, pag. 17 punto 9d). Il convenuto, a sua volta, è domiciliato a _. Lugano non può quindi considerarsi luogo di adempimento e nemmeno luogo di adempimento determinante, ovvero avente la connessione più stretta con l’eventuale mandato. Che l’amministrazione patrimoniale di _ _ fosse a Lugano non è, invero, di alcun rilievo per il mandato di cura che la testatrice avrebbe conferito all’appellante. Ne segue che – alla stessa stregua degli art. 87 cpv. 2 e 129 LDIP – l’art. 113 LDIP non è applicabile alla fattispecie. Su questo punto l’appello deve perciò essere accolto e il decreto del Pretore riformato.
L’attore obietta che, sia come sia, Lugano rimane un foro di necessità (art. 3 LDIP), non potendosi ragionevolmente pretendere ch’egli agisca a _, “paradiso giudiziario”, dove un procedimento contro il convenuto non porterebbe a nulla di fruttuoso. L’obiezione non può essere condivisa. Il _ _ _ è dotato di una propria giurisdizione civile e la sola sfiducia che l’attore esprime verso i tribunali di quello Stato non basta a giustificare un foro di necessità in Svizzera, tanto meno se si considera che l’art. 3 LDIP va interpretato restrittivamente (
Dutoit
, op. cit., note 4 e 5 ad art. 3 LDIP con riferimenti). Né l’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto si sospinge nell’abuso o appare temeraria, come pretende l’attore. A prescindere dal fatto che l’appello deve essere parzialmente accolto, l’inusuale durata della causa è dovuta anche all’esposizione inutilmente diffusa, complessa e a tratti farraginosa delle allegazioni nei memoriali dell’attore, alla mole di documenti prodotti e al richiamo di interi carteggi processuali, ciò che ritarda oggettivamente il corso della causa.
6.
Con la domanda n. 2 l’attore ha chiesto rendiconto al convenuto per l’attività di segretario privato, consulente di fiducia, amministratore, procuratore generale e speciale della testatrice. Ancora una volta l’appellante critica il Pretore per avere respinto l’ecce-zione di incompetenza territoriale, ribadendo di non avere mai avuto domicilio né dimora né ufficio a Lugano, dove nega di avere svolto qualsivoglia attività o di avere anche solo firmato un documento per conto della testatrice, la quale disponeva anzi di un’amministrazione propria. Egli rileva inoltre che la sostanza di _ _ depositata a Lugano, di minima entità per rapporto all’intero patrimonio, era limitata a due conti presso _, sui quali egli non ha mai operato.
Quanto illustrato al considerando che precede in relazione al rendiconto in qualità di _ vale anche – in via analogica – per il rendiconto di segretario privato, consulente di fiducia, amministratore e procuratore. L’attore non indica a quale titolo giuridico si àncori la sua richiesta (petizione, pag. 8, 10, 18, 25, 30, 34 seg., 47), limitandosi una volta di più ad allegare che il convenuto sarebbe riuscito progressivamente a fungere da amministratore, procuratore, segretario e consulente della testatrice, fino a dilapidarne la sostanza. Ammesso e non concesso, però, che la testatrice abbia affidato al convenuto un mandato come quello descritto nella petizione, non risulta minimamente che il luogo di adempimento fosse Lugano. L’esistenza dei conti presso _ a Lugano (doc. AB, AB 41–70) non basta lontanamente a confortare una simile tesi. Che a Lugano avesse sede l’amministrazione dei beni della testatrice non significa poi che il convenuto dovesse assolvere le proprie eventuali mansioni a Lugano, tanto meno se si pensa che l’amministrazione era già curata da terzi. Ancora una volta, di conseguenza, il foro di Lugano non si trova sorretto né dall’art. 129 LDIP né dall’art. 113 LDIP. A torto perciò il Pretore ha accertato a tale riguardo la propria competenza.
7.
L’appellante censura altresì la competenza per territorio del Pretore in relazione alla domanda n. 11 con cui l’attore gli ha chiesto la rifusione di fr. 20 000 000.– per risarcimento danni da contratto, atto illecito e indebito arricchimento. La pretesa è connessa alla fattispecie relativa alla domanda n. 2 (appello, pag. 18 punto 11).
L’ipotesi di un risarcimento danni da contratto è disciplinata – come si è visto – dall’art. 113 LDIP. Se non che, nessun elemento suffraga l’eventualità che il luogo di adempimento del possibile mandato fosse Lugano. Quanto alle azioni derivanti da indebito arricchimento, l’art. 127 LDIP dichiara competenti i tribunali svizzeri del domicilio o, in mancanza di domicilio, della dimora abituale o del luogo della stabile organizzazione del convenuto. Nel caso in esame tuttavia il convenuto non risulta adempiere alcuna di queste ultime condizioni, di modo che il foro di Lugano cade già per tale motivo. Rimane l’eventualità che a Lugano siano stati perpetrati o abbiano avuto effetto atti illeciti (art. 129 LDIP), come ha ritenuto il Pretore con riferimento a ordini che il convenuto avrebbe impartito all’amministrazione e alle banche, alla prospettata elusioni di contratti successori, all’inosservanza del blocco cautelare, all’inadempimento dell’obbligo di amministrazione e di rendiconto.
L’attore precisa nelle osservazioni all’appello (pag. 25, punto 12ba) che il danno si riconduce – tra l’altro – a indebiti prelevamenti del convenuto dai conti bancari di Lugano, alla dilapidazione di beni rientranti nel compendio ereditario e alla violazione di patti successori. La domanda di risarcimento si fonda pertanto, in tutto o in parte, su atti illeciti che il convenuto avrebbe compiuto a Lugano. È vero che dall’inventario della successione risulta, a Lugano, solo una piccola parte dei beni e che per il resto gli attivi dell’eredità si trovavano fuori Cantone o all’estero. La questione di sapere però se il convenuto abbia veramente compiuto atti illeciti a Lugano o con effetto a Lugano è una questione di merito, che incomberà all’attore dimostrare. La competenza per territorio può ritenersi data nella misura in cui l’attore lamenta atti illeciti. Su questo punto l’appello si rivela pertanto infondato.
II.
Sull’eccezione di carenza di legittimazione passiva
8.
In seguito all’appello il Pretore ha corretto il dispositivo n. 2 del decreto impugnato, modificando le richieste di giudizio n. 5.1, 6.2, 8, 8.1, 8.2, 8.3 e 8.4 al fine di togliere – in accoglimento dell’eccezione di carente legittimazione passiva – ogni ingiunzione a terzi non convenuti in lite. Contro la versione definitiva del decreto l’attore non è insorto. L’appellante dichiara parzialmente evaso il suo ricorso, ma rimprovera al Pretore di non avere adeguatamente emendato le richieste n. 6.2, 8, 8.2 e 8.3. L’attore non si oppone alla prospettata modifica delle richieste n. 6.2 e 8, ma avversa il cambiamento delle richieste n. 8.2 e 8.3. In tale misura la contestazione sussiste. Non è vero in ogni modo che – come pretende l’attore – le modifiche prospettate dovessero essere chieste al Pretore in via di interpretazione (osservazioni all’appello, pag. 4 punti 4ac e 4e). Il dispositivo originario non era infatti né ambiguo né oscuro, di modo che non vi era spazio per interpretazione di sorta (art. 333 CPC). Nella misura in cui il Pretore ha spontaneamente rettificato il suo decreto, l’esemplare corretto del giudizio notificato alle parti costituisce una decisione finale a norma dell’art. 339 CPC. L’appello è pertanto ricevibile.
9.
Che con una decisione giudiziaria non possano essere impartiti ordini o constatati obblighi di persone non convenute in giudizio, non succedute nel processo, non chiamate in causa e nemmeno oggetto di una domanda di edizione (ovvero che non possano essere colpiti terzi cui non è stata offerta la possibilità di esprimersi) appare palese e non è seriamente contestato nemmeno dall’attore. Le modifiche apportate dal Pretore alle richieste di giudizio avevano precisamente lo scopo di limitare le domande dell’attore alla persona del convenuto, esclusi i terzi. Per quanto attiene alle richieste di giudizio n. 6.2 e 8, si tratta di semplici modifiche grammaticali (cui l’attore non si oppone), intese a sostituire “in loro possesso” con “in suo possesso” (8a riga del dispositivo n. 6.2), rispettivamente “gli importi loro pervenuti” con “gli importi a lui pervenuti” (8a riga del dispositivo n. 8). In proposito non vi è contenzioso. Rimangono da esaminare i dispositivi n. 8.2 e 8.3.
10.
Nella richiesta di giudizio n. 8.2 l’attore insta perché sia fatto ordine “al _. _ _ di trasferire rispettivamente senza onere né controprestazione l’immatricolazione, la proprietà e il possesso di tutti i natanti intestati al _. _ o società da lui controllate [segue la descrizione di due panfili da diporto]”. L’appellante sollecita a ragione l’eliminazione delle parole “o società da lui controllate”. Intanto di tali società tutto si ignora, di modo che non è dato a divedere se e come il convenuto ottemperi poi all’ingiuzione. Inoltre le “società da lui controllate” non sono in alcun modo coinvolte nel processo, né possono esprimersi o tanto meno difendersi. Al riguardo l’appello è pertanto fondato, nel senso che la citata locuzione va tolta dalla richiesta di giudizio.
Nella richiesta di giudizio n. 8.3 l’attore propone che sia “fatto ordine al _. _ _ e all’_ _, _ _ [segue l’indirizzo] di trasferire all’attore senza onere né controprestazione villa e terreno di sua proprietà o già di proprietà del _. _ _ e/o di sue società sopraddette, situati in _ [segue la descrizione]”. L’appellante postula lo stralcio del passaggio “e/o di sue società sopraddette”. A giusto titolo, e ciò per i motivi appena illustrati. Ci si potrebbe finanche domandare se dalla formulazione della richiesta di giudizio non debba essere tolto anche il passaggio “o già di proprietà del dott. _ _ ”, che implica l’evizione di fondi a terzi estranei al processo. In assenza di una precisa conclusione dell’appellante l’interrogativo può rimanere aperto.
III. Sulle spese e le ripetibili
11.
Spese e ripetibili del giudizio odierno seguono la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L’appellante vede accolte le censure sulla competenza per territorio relativamente ai suoi obblighi di rendiconto, ma soccombe – questione assai più importante – sulla competenza per territorio in merito alle richieste di risarcimento per atto illecito. Quanto alla carenza di legittimazione passiva, egli ottiene causa vinta su tutte le correzioni richieste, anche se in due casi l’attore ha dichiarato di non opporsi alla modifica e in tale misura non può quindi essere considerato perdente. Si tratta – comunque sia – di migliorie redazionali, il Pretore stesso avendo già accolto nella sostanza l’eccezione di carente legittimazione passiva. L’appellante risultando soccombere in misura maggiore della controparte, appare giustificato che sopporti due terzi degli oneri processuali, con obbligo di rifondere all’attore un’adeguata indennità per ripetibili ridotte. Sull’ammontare di tali ripetibili (art. 150 CPC) si rinvia al decreto del 23 novembre 1995 con cui questa Camera ha fissato l’entità della cauzione processuale a carico dell’appellante. Non è il caso invece di modificare il giudizio sugli oneri processuali di prima sede, al cui proposito l’attuale sindacato non incide in maniera apprezzabile.