# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7be0cadf-6419-5ef0-b8b9-1e45805765d6
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto
in fatto
A.
_, accusato e detenuto nel procedimento menzionato nel cappello della presente decisione è (già) stato oggetto di una decisione di proroga del carcere preventivo emanata il 26 agosto 2003 (inc. GIAR _). A tale decisione si farà ampio riferimento sia per quanto concerne i fatti che per quanto concerne il diritto, per quanto necessario e laddove non sono intervenuti nuovi elementi di valutazione.
Sui fatti, si ribadisce quanto segue:
"
A.
_ è stato arrestato in Romania il 12.12.2002, in esecuzione di un ordine d'arresto internazionale del 9.12.2002, per i reati di cui agli artt. 260 bis CP (in relazione con 112 CP) e 260 ter CP (AI 11, 17, 18, 19 e 36). L'estradizione alla Svizzera, meglio l'arrivo in Ticino, è avvenuta il 27 febbraio 2003, in base all'ordine 369/C del Ministero di Giustizia rumeno (AI _, doc. _ inc. GIAR 28.02.2003).
Questo giudice ha confermato l'arresto il 28 febbraio 2003, ritenuti presenti gravi indizi per il reato di cui all'art. 260bis CP, necessità istruttorie e pericolo di fuga (doc. _, inc. GIAR citato).
Per completezza si precisa che analogo ordine, così come tutta la procedura che ne è derivata, ha colpito _ (figlio di _), i due avendo agito (secondo l'accusa) di concerto in (e per) ogni fase dei fatti imputati.
B.
Le accuse mosse a _ sono in relazione a fatti in vario modo (ritenuti) connessi all'uccisione violenta di _, avvenuta a _ il 3 dicembre 2002 ad opera di _ e di tale _.
_ è accusato di aver preso parte, unitamente a altri, ad un disegno criminoso finalizzato all'omicidio di tre guardie di confine elvetiche, verso le quali _ nutriva sentimenti di vendetta, disegno poi concretizzatosi nei confronti di _, moglie di una delle guardie; il tutto conformemente ad un piano, dietro compenso e quale membro di un'organizzazione criminale (cfr. AI _).
Nei fatti, l'accusato, dopo aver avuto conoscenza delle intenzioni vendicative di _ (inizio estate 2002), avrebbe accettato di collaborare con lui alla realizzazione della vendetta reclutando, a tale scopo, altri quattro cittadini moldavi _, organizzato un incontro a _ (Romania) durante il quale si sarebbero anche pattuito il compenso, mantenuto i contatti con _ nel periodo successivo a tale incontro, fornito (sempre ad _) le generalità dei quattro moldavi (oltre alle sue e quelle di suo figlio) per permettere la compilazione di "inviti" verso la Germania, ricevuto la documentazione e trasmesso quella necessaria ai quattro moldavi allo scopo di ottenere il visto (per la Germania). Fattori indipendenti dalla volontà dell'accusato (e degli altri moldavi) avrebbero ostacolato l'ottenimento dei visti in questione, rispettivamente la trasferta in Germania (cfr. Rapporto d'arresto 28 febbraio 2003, pagine da 2 a 3 e relativi riferimenti, in inc. GIAR _, doc. _; riassunto di tali fatti, siccome emersi dall'istruttoria, in Verbale PP V. _, 25 luglio 2003, p. 2; Istanza di proroga 12 agosto 2003, p. 23/24). Inoltre, la persona che ha poi effettivamente accompagnato _ in Ticino, e risulta essere l'autore materiale dell'uccisione di _, sarebbe stata segnalata e inviata in Germania da _ e _ (Rapporto d'arresto, p. 3 e 4).
Per completezza e correttezza di esposizione, si precisa che _ non nega di aver in qualche modo organizzato, e partecipato, all'incontro di _, di aver mantenuto dei contatti con _, rispettivamente di aver fatto da tramite per la trasmissione delle generalità e la ricezione degli inviti. Afferma però che il tutto era finalizzato al recarsi in Germania per un'attività di guardia del corpo e che mai si è parlato di vendette contro doganieri svizzeri (cfr., per tutti, verbale GIAR 28 febbraio 2003, p. 7 e seguenti).
"
(sentenza 26 agosto 2003)
B.
Con la decisione del 26 agosto 2003, il carcere preventivo cui era astretto _ (che veniva a scadere il 27 agosto 2003) è stato prorogato sino al 30 settembre 2003, compreso, ritenuti gravi indizi di colpevolezza, pericolo di fuga e rispetto del principio di proporzionalità.
Su questi elementi, così ci si era espressi:
"
3.
a)
Come già intuibile dai considerandi sui fatti, in concreto gli indizi (oggettivi) di reato emersi dall'inchiesta nei confronti di _ sono quelli elencati dal Procuratore pubblico alle pagine 23 e 24 dell'Istanza di proroga, segnatamente:
- organizzazione, accompagnamento e partecipazione all'incontro di _ tra _ e quattro altri cittadini moldavi _ nel giugno 2002;
- mantenimento dei contatti tra _ ed i quattro altri moldavi durante il periodo successivo ed anche ai fini di trasmettere le generalità per la preparazione degli "inviti" a recarsi in Germania;
- ritirato e fatto consegnare ai quattro moldavi gli "inviti" trasmessi da _;
- partecipato ad ulteriori incontri con _ in Romania nel novembre 2002;
si veda pure quanto comunicato dal Procuratore pubblico a _, nel verbale 25 luglio 2003 (VI 42).
b)
Queste circostanze, la cui esistenza non è contestata neppure dall'accusato (Verbale GIAR 28 febbraio 2003 p. 7 e ss., doc. _ inc. GIAR _) sono, dal profilo oggettivo, indizi concreti dell'esistenza (rispettivamente della commissione) di atti preparatori punibili ex art. 260 bis CP. Va ricordato che gli atti preparatori costituiscono il passo intermedio tra il semplice parlato ed il passo decisivo che conduce all'inizio del tentativo (DTF 117 IV 384), che deve trattarsi di un comportamento esteriore constatabile che esprima intenzione di proseguire nell'azione, un comportamento inerente disposizioni (atti) concrete d'ordine tecnico o organizzativo (quali il procurarsi documenti o "... auch das Beschaffen von Informationen": Trechsel, Kurzkommentar, no. 2 ad art. 260 bis CP) conformi ad un piano (cioè che abbiano un legame logico tra loro, senza che sia necessario che il piano stesso sia già chiaramente definito: DTF 111 IV 155;Trechsel, no. 3 ad 260 bis). Inoltre, per la consumazione del reato non è necessario che si sia già materialmente in condizione (sempre dal profilo oggettivo) di passare all'atto, rispettivamente che tutti gli atti preparatori previsti siano stati portati a compimento (DTF 111 IV 155). Ritenuto, inoltre, che la cifra 2 della norma in questione è applicabile solo se la rinuncia risulta da una autonoma motivazione interna (DTF 118 IV 366).
c)
La conclusione di cui sopra, per divenire definitiva nell'ambito delle competenze di questo giudice (limitate a verosimiglianza e senza pregiudizio per il merito), necessita della presenza d'indizi anche per quanto concerne l'aspetto soggettivo (l'intenzione, che concerne sia gli atti preparatori che il reato progettato), a maggior ragione nella fase conclusiva delle indagini. Come detto, _ nega di aver mai saputo che gli incontri, il reclutamento di altri quattro cittadini moldavi, il mantenimento dei contatti e le procedure per l'ottenimento degli "inviti" e dei visti, avessero quale obiettivo la spedizione punitiva nei confronti delle tre guardie di confine svizzere. Tuttavia, e ancora una volta senza pregiudizio per il merito, indizi che vanno in senso contrario alle sue dichiarazioni esistono e sono sufficienti (per la presente decisione).
_, in merito allo scopo ed al contenuto dell'incontro di _, afferma in modo abbastanza esplicito di aver parlato della sua intenzione di vendetta nei confronti dei tre doganieri, di aver promesso 2'000.- EUR per ogni persona che avrebbe partecipato alla "spedizione", di aver richiesto a _ (ed al figlio _) di occuparsi dei visti per la Germania perché da lì si sarebbe poi partiti alla volta della Svizzera (Verbale _ 26.06.2003). Anche a prescindere dal determinare se tali affermazioni possano essere corroborate da quelle di _ (che non ha partecipato personalmente all'incontro di _, ma afferma di aver sentito "
personalmente
" _ dire al marito che gli avrebbe trovato le persone giuste per la sua vendetta, persone "
brave nel tagliare
" - Verbale PP _, 4.04.2003 e 12 giugno 2003), va comunque considerato che più elementi concorrono ad indicare che colui che ha effettivamente accompagnato in Svizzera _ ( _) é stato messo in contatto con quest'ultimo dalle stesse persone presenti all'incontro di _ _, persone con le quali _ (e _) é rimasto in contatto anche durante il viaggio in Ticino il 3 dicembre (si vedano le dichiarazioni ed i collegamenti telefonici riassunti in Verbale PP _ 16 giugno 2003 e verbali _ 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003). Quanto sopra supporta le affermazioni di _ circa il contenuto della discussione avvenuta a _ in presenza dei _. Analogamente, il fatto che _ sia partito per la Svizzera subito dopo l'arrivo di _, preparandosi a tale viaggio già nei giorni precedenti, permette di pensare che chi doveva recarsi in Germania (quindi anche i _ e gli altri quattro moldavi incontrati a _, sebbene poi impediti alla trasferta dalle difficoltà incontrate nell'ottenere il visto, rispettivamente per passare il primo confine - cfr. per _ e _, cfr. AI _) fosse informato del reale scopo della trasferta senza dover attendere che le reali finalità della stessa gli venissero indicate dopo l'arrivo in quel paese (con il conseguente rischio, per _, di una non accettazione del cambiamento). Pur non potendosi escludere categoricamente altre possibilità, i fatti e le circostanze sopra descritte indiziano in modo concreto, e sufficiente anche a questo stadio finale dell'istruttoria, la presenza dell'aspetto soggettivo del reato di cui all'art. 260 bis CP, così come contenuto nell'ordine d'arresto.
d)
Indizi (ancorché non granitici) sono pure presenti in relazione alla conoscenza dell'infrazione progettata, e verso la quale tendono gli atti preparatori. Sebbene lo stesso _ nei suoi verbali resi in Romania (in particolare quelli del 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003) afferma, sostanzialmente che l'intenzione non fosse quella di uccidere, alcune dichiarazioni della moglie (8.12.2002) e le annotazioni trovate a casa sua (cfr. Rapporto di polizia 24 dicembre 2002, AI _) vanno in senso contrario, perlomeno per quella che poteva essere l'intenzione di reato (progettato) al momento degli incontri in Romania e successivi contatti per concretizzare la trasferta in Germania di 6 persone. Se non quali veri e propri indizi, perlomeno quali elementi circostanziali, il numero di persone coinvolte, l'entità della trasferta, i preparativi messi in opera già prima dell'arrivo dei moldavi, rispettivamente di _ (per es. noleggio vettura il 23/25 novembre 2002 - cfr. verbali 17 dicembre 2002 e 21 dicembre 2002), i costi dell'operazione (e non da ultimo la fuga programmata per tutta la famiglia - cfr. Verbale PP _ 22 maggio 2003 p. 3) rendono plausibile che il reato progettato non si limitasse ad una semplice "lezione" tramite pestaggio (con il non indifferente problema di intervenire con precisa contemporaneità presso tutti e tre, onde evitare l'allarme).
e)
Di contro, non emergono (e neppure sono indicati dal magistrato inquirente) elementi indizianti di particolare concretezza, per il reato di cui all'art. 260 ter. In buona sostanza, l'ipotesi (anche se non peregrina) non è sostenuta da indizi concreti per quanto concerne la struttura durevole e gerarchizzata con ripartizione dei compiti e comportamento sistematico per rapporto alle finalità dell'organizzazione (Basler Kommentar, no. 6 ad 260 ter).
La conoscenza di persone pronte a "tagliare" o il fatto che _ parli, in uno dei suoi verbali, dell'"organizzazione" dei _ ", non è sufficiente.
4.
a)
Come detto, in data 25 luglio 2003, le ipotesi d'accusa sono state estese a tutta una serie di ipotesi di complicità in reati consumati, rispettivamente tentati o mancati. Ritenuto che in materia di estradizione vige il principio della specialità (art. 14 LFEstr., RS 0.353.1), il Procuratore pubblico ha segnalato di aver richiesto alle autorità rumene l'estensione dell'estradizione (AI _), ritenendo però che ciò non sia strettamente necessario trattandosi di modifica della qualifica giuridica sulla base degli stessi fatti (verosimilmente con riferimento all'art. 14 cifra 3, che prevede comunque la doppia punibilità). Con scritto del 22 agosto 2003, il Ministero della Giustizia rumeno ha comunicato che la domanda di estensione è stata accordata dalla Corte d'appello di Costanza con sentenza del 18 agosto 2003, non ancora cresciuta in giudicato. Appare pertanto verosimile che l'estensione a tutte le altre ipotesi di reato menzionate nel già citato verbale del 25 luglio 2003 che la questione (procedurale: cfr. per analogia DTF 117 IV 222) si risolva a breve, senza dover determinare se tutte le ipotesi oggetto di estensione (peraltro non contestate dalla difesa ex art. 191 CPP) costituiscano una semplice modifica della qualifica giuridica dei fatti menzionati nell'ordine d'arresto che è servito alla richiesta di estradizione stessa (si veda, per esempio, l'assenza di ogni e qualsiasi riferimento all'amica della vittima, legata e imbavagliata).
D'altro canto, e per le finalità del presente giudizio, non è necessario verificare se gli indizi di reato siano dati (e sufficienti) per ogni ipotesi formulata dal magistrato inquirente. Basta che quelli riscontrati permettano di determinarsi anche sulla proporzionalità della detenzione cautelare. Questo non solo per evitare di pregiudicare, in qualche modo, le competenze del giudice del merito e, ancora prima, quelle del magistrato inquirente al momento della decisione di (eventuale) rinvio a giudizio, ma anche per rispettare il ruolo procedurale di questo giudice che non è quello di effettuare accertamenti sui fatti (in particolare laddove molto dipende dalla determinazione degli elementi soggettivi) e sussumerli ad una delle numerose norme di cui alla promozione ed estensione dell'accusa, bensì quello di verificare, per un'ipotesi di reato indicata, se gli indizi che emergono dall'istruttoria sono sufficienti.
b)
A titolo abbondanziale, si rileva comunque che, di principio, laddove il reato progettato è portato a compimento o tentato (in senso tecnico), non vi è più spazio per l'applicazione dell'art. 260 bis (salvo in caso di concorso - atti preparatori plurimi o reati progettati plurimi), trattandosi di norma sussidiaria (Basler Kommentar, n. 18 ad art. 260 bis). Questo vale per l'autore e il correo, ma anche per il complice la cui assistenza è punibile già se il reato è tentato. La punibilità è data anche se (il complice) favorisce solo una parte dell'agire altrui, non è a conoscenza di tutti i dettagli del reato che si intende compiere o, spontaneamente, rinuncia "
à tenir son ròle jusqu'au bout
" (P. Graven, L'infraction pénale punissable, p. 301; DTF 108 Ib 301).
Per quanto concerne il caso specifico, si rileva che se fornire un'arma (anche altrimenti reperibile), favorire gli incontri tra persone ai fini della commissione di un reato mettendo a loro disposizione il luogo dell'incontro o fornire l'indirizzo per un aborto, costituiscono atti di assistenza (DTF 108 Ib 301; REP 1986 p. 321; DTF IV 7 78) causali all'infrazione (nel senso di una "Förderungskausalität": DTF 121 IV 109), lo possono ben essere anche il mettersi a disposizione quali (possibili) correi, procurarne altri, favorire il reciproco incontro ed operare per organizzare/permettere la trasferta (avvicinamento) verso il luogo dove si dovrebbe compiere il reato.
Quanto all'aspetto soggettivo, e ricordato che basta il dolo eventuale (DTF 121 IV 109), è sufficiente che il complice sappia che presta assistenza per un reato determinato, senza che sia necessario conoscerne i dettagli concreti (S. Trechsel, Kurzkommentar, n. 9 ad art. 25). In tal senso non si può che ribadire quanto detto ai considerandi 3 c. e 3 d. della presente, in merito all'assassinio/omicidio delle guardie di confine, senza necessità di determinarsi in questa sede (anche perché si scivolerebbe troppo nel campo delle deduzione e/o della requisitoria) su tutte le altre possibilità che l'accusato avrebbe "
preso in considerazione
" (Istanza, p. 25).
5.
Riconosciuti i gravi indizi di reato, occorre determinare se è pure (e ancora) presente una delle altre condizioni che permettono il mantenimento (rispettivamente la proroga) della carcerazione preventiva.
Il magistrato inquirente fa valere il pericolo di fuga.
A mente di questo giudice tale pericolo è dato e concreto. _ è cittadino straniero residente all'estero e non ha legami di alcun tipo con il territorio elvetico. Egli è confrontato con imputazioni gravi per i quali è prevista la reclusione (e ciò vale già per l'ipotesi di atti preparatori). Non va inoltre dimenticato, per il reato di atti preparatori, che sebbene questi costituiscano un'infrazione indipendente, l'eventuale colpa dell'autore non può essere totalmente scissa dalla gravità del reato progettato (G. Strantenwerth, Schweizerisches Strafrecht, 5. Auflage, p. 195). Pertanto, l'accusato rischia (a maggior ragione se dovesse trovar conferma l'ipotesi di complicità) concretamente, di vedersi confrontato con una pena di una certa gravità, magari da espiare, circostanza che deve essere considerata nella valutazione del rischio di fuga (DTF 106 Ia 407). Tutto quanto sopra impone di concludere che le conseguenze di una "fuga" possono apparirgli quale male minore per rapporto a quello derivante da ulteriore carcerazione (DTF 12 agosto 1981 in re C.).
Non si comprende appieno il significato che la difesa attribuisce alle affermazioni secondo cui il pericolo di fuga non sarebbe dato in quanto l'accusato "
non saprebbe dove andare
" e sarebbe "
identificabile
" in ogni luogo. Se con ciò s'intende che in caso di messa in libertà, l'unica destinazione potrebbe essere la Romania, da dove sarebbe (di nuovo) estradabile, basterà qui ricordare che l'estradabilità non è elemento che possa diminuire o attenuare il concetto di pericolo di fuga contenuto nelle norme sulla carcerazione preventiva (cfr. M. Luvini, in REP 1989, p. 293).
"
(sentenza 26 agosto 2003)
C.
Mediante l'istanza qui in discussione, il magistrato inquirente chiede un'ulteriore proroga del carcere preventivo sino al 15 novembre 2003, compreso. A motivazione della sua richiesta, dopo aver richiamato fatti e diritto contenuti nella decisione di questo giudice del 26 agosto 2003, precisa che entro il termine di scadenza deposito degli atti ex art. 196 CPP (15 settembre 2003) _ (coaccusato e figlio di _) ha chiesto la proroga di tale termine e, prudenzialmente, alcuni complementi istruttori. Le richieste sono (tutte) state respinte con decisione del 18 settembre 2003 (all. 6 all'Istanza di proroga, in doc. _ inc. GIAR _).
Ai fini di permettere la crescita in giudicato delle decisioni in questione e/o, se del caso la decisione di questo giudice sul (eventuale) reclamo, il Procuratore pubblico chiede ulteriore proroga del carcere preventivo per _ non potendo procedere alle formalità di chiusura entro il 30 settembre 2003, nel contempo chiede analoga proroga nei confronti di _ in quanto la sua situazione processuale sarebbe strettamente correlata a quella del figlio, nei fatti e nelle conseguenze giuridiche degli stessi per cui s'impone, sempre a dire del magistrato inquirente, un unico processo davanti ad un'unica Corte (Istanza 19 settembre 2003, p. 4). Ritiene, inoltre, manifestamente inopportuna una disgiunzione (con riferimento, per il diritto a sentenze di questo ufficio ed a DTF 116 Ia 305), comunque impugnabile (da entrambi i correi) in termini che non permetterebbero la chiusura entro la data fissata dalla precedente decisione di proroga.
D.
La difesa, con osservazioni del 24 settembre 2003, si oppone alla proroga. Ribadisce la sua posizione di contestazione degli indizi di reato (con riferimento alla precedente procedura di proroga), ammette la connessione tra i due accusati ma ritiene che le conseguenze dell'agire di uno (richiesta di complementi) non debba ricadere sull'altro. Ravvisa contraddittorietà nella posizione del magistrato inquirente laddove afferma di repingere i complementi proposti dal coaccusato _ e, nel contempo, chiede una proroga della carcerazione per evaderli.
Delle altre considerazioni e argomentazioni delle parti si dirà, se necessario nei considerandi che seguono.

## Considerations

Considerato
in diritto
1.
L'istanza, presentata prima del termine di scadenza tecnica della detenzione preventiva subita in Svizzera (REP 1986 p. 161) e con tempi che hanno permesso il rispetto del diritto di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui riproposti:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
a)
Nel caso in esame, è pacifico che per quanto concerne l'esistenza di gravi e sufficienti indizi di colpevolezza, nonché di un concreto pericolo di fuga, vale ancora quanto detto nella decisione del 26 agosto 2003 (in particolare ai cons. 3, 4 e 5) e qui ripreso nei considerandi sui fatti (cons. B.).
L'unica condizione soggetta ad ulteriore ed attuale verifica è quella della proporzionalità intesa nel senso del rapporto tra gravità degli indizi, pena previsibile, durata della carcerazione preventiva (giustificazione della durata), ma anche nel senso del rispetto del principio di celerità (giustificazione nel principio), come è già stato detto nella decisione del 26 agosto 2003 (GIAR _, cons. 6).
b)
Come detto, si chiede la proroga del carcere preventivo cui è astretto _ conseguentemente alle richieste di complemento dell'istruzione presentate dal coaccusato _. Questo giudice ha accolto la richiesta nei confronti di quest'ultimo (mediante decisione recante la stessa data della presente) con le seguenti motivazioni:
"
b)
Il Procuratore pubblico non può procedere alle formalità di chiusura senza aver prima deciso in merito alle richieste di complemento istruttorio, rispettivamente aver evaso quelli eventualmente ammessi. La decisione di chiusura sarebbe nulla così come l'eventuale rinvio a giudizio o abbandono che ne discende (REP 1997 n. 106).
Di regola, in situazioni nelle quali sono presenti le condizioni di legge a giustificazione del carcere preventivo (gravi indizi di reato e pericolo di fuga nel caso specifico), l'accusato può essere chiamato ad assumersi le conseguenze del suo atteggiamento processuale anche qualora questo consista nell'esercizio di un diritto come quello di formulare richieste di assunzione di prove al termine del deposito atti e ciò indipendentemente dal fatto che le richieste vengano o meno accolte (sentenze 21 febbraio 2001/GIAR _ e 19 aprile 1999/GIAR _ cons. 4 d.). Questo, ovviamente, se non ne risulta violato il principio di proporzionalità.
c)
Una richiesta di proroga del carcere preventivo per far fronte ad una domanda di complemento istruttorio potrebbe risultare lesiva del principio di proporzionalità, nel senso dell'obbligo di celerità, qualora la prova richiesta fosse manifestamente da assumere già nella fase predibattimentale, poteva esserlo già in fase precedente, l'assunzione è stata richiesta prima del deposito atti e non decisa. Nella presente fattispecie ciò non sembra essere il caso. _ non fa valere ritardi ingiustificati né per ciò che concerne la possibilità di assunzione delle prove (ora) richieste, né per i tempi con i quali gli è stata offerta la possibilità di proporle (l'accesso agli atti risulta avvenuto prima di quanto egli indica e, comunque, la prova più problematica richiesta - contraddittorio con _ - poteva tranquillamente essere dedotta dalla partecipazione agli interrogatori). Inoltre, lo stesso accusato segnala, già nell'istanza di proroga del termine per il deposito degli atti e complementi istruttori, disponibilità per una "
speculare proroga del carcere preventivo
" (all. 1 all'Istanza di proroga, doc. _ inc. GIAR _).
Per quanto concerne il rispetto del menzionato principio, inteso come rapporto tra il carcere preventivo sofferto (e eventualmente da soffrire) e la pena presumibile (nonché la gravità degli indizi di reato) non c'è motivo di scostarsi da quanto affermato poco più di un mese fa, tenuto conto di tutte le circostanze concrete del caso così come riportate nei considerandi sui fatti, e cioé:
"
Nel caso concreto, il carcere preventivo sofferto (poco meno di 6 mesi in Svizzera e poco meno di 3 in Romania a fini estradizionali) è ancora rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto conto della gravità dei reati imputati, e lo sarebbe ancora, a mente di questo giudice, se la detenzione fosse prorogata di qualche mese.
"
(sentenza 26 agosto 2003, GIAR _)
4.
In conclusione, essendo presenti gravi indizi di reato (in relazione ad ipotesi di reato di indubbia gravità) e concreto pericolo di fuga, la proroga richiesta (fino al 15 novembre), sostanzialmente per permettere la chiusura dell'istruttoria, previa evasione delle istanze presentate in sede di deposito degli atti, appare pure rispettosa del principio di proporzionalità. Non potendosi prevedere se vi sarà ricorso (e a maggior ragione quale sarà l'eventuale esito) sulle decisioni del magistrato inquirente di cui si è detto (18 settembre 2003), appare prudente accogliere integralmente la richiesta, fermo restando l'obbligo di procedere indilatamente a chiusura dell'istruttoria non appena saranno realizzate le condizioni che la consentono.
(sentenza 29 settembre 2003, GIAR _)
Ora, tali motivazioni, in astratto e di principio, valgono anche per _, a meno che non si imponga, nei suoi confronti, la disgiunzione del procedimento da quello nei confronti del coaccusato per rispettare (nei suoi confronti) il principio di celerità.
4.
a)
Va detto, innanzitutto e come giustamente rilevato dal magistrato inquirente, che la disgiunzione è una decisione impugnabile da tutte le parti coinvolte nel procedimento. A questo stadio, e vista la scadenza del termine relativo alla prima proroga, anche una decisione di disgiunzione (con conseguenti tempi per la crescita in giudicato, rispettivamente il giudizio delle autorità di reclamo) non avrebbe permesso la chiusura dell'istruttoria nei confronti di _ entro il 30 settembre 2003.
b)
In merito alla facoltà di disgiungere i procedimenti, i principi che reggono la materia sono i seguenti:
"
In diritto, come quest'ufficio ha già avuto modo di precisare:
"...il processo penale svizzero è retto dal principio dell’indivisibilità del perseguimento penale, secondo il quale non si può frazionare un’azione penale, in caso di pluralità di infrazioni commesse dallo stesso accusato, per istruire distinti procedimenti per ognuna di esse, oppure per esercitarla separatamente contro singoli accusati. Di principio, quindi, un procedimento va ritenuto indivisibile allorché più incriminazioni sono contemporaneamente mosse alla stessa persona, ed anche quando concerne più persone in qualità di autori o coautori, istigatori e complici. Solo preminenti divergenti motivi consentono in tali casi l’eccezione della disgiunzione, quando la ponderazione degli interessi in gioco la fanno più favorevole, oppure quando la connessione può risultare iniqua per un accusato: in questa prospettiva, è necessario che il mantenimento della congiunzione abbia la conseguenza di gravi inconvenienti, sia per l’istruzione formale, sia per il pubblico dibattimento, ad esempio quando l’autore si trovi in carcere preventivo ed il correo sia latitante, oppure quando un accusato è solo coautore in un reato minore o marginale rispetto agli altri maggiormente aggravati (Rep. 1980 pag. 371 ss., 1997 n. 93), oppure quando rispetto all’accusato una parte delle imputazioni sono oggetto di non luogo a procedere (decisioni 15 dicembre 1993 in re E.O., Giar 982.93.1; 3 luglio 1997 in re I.K., Giar 119.93.16 = Rep. 130 [1997] n. 93).E' quanto in sostanza disposto dagli art. 35 e 36 CPP (che hanno ripreso i previgenti art. 10 e 11 CPP/1941), che proclamano il principio della congiunzione personale e fattuale, consentendo trattazione separata di "cause" di per sé connesse, "per motivi di opportunità" e "purché ciò non pregiudichi i diritti degli altri accusati". Il magistrato competente (il Procuratore pubblico nella fase predibattimentale, essendo riservato gravame in questa sede) può allora "in via eccezionale" procedere alla disgiunzione, con decisione diretta "limitata dal pregiudizio che essa può comportare per altri accusati" (Rapporto 8 novembre 1994 della Commissione speciale del Gran Consiglio per l'esame del Codice di procedura penale, ad art. 35, pag. 24).
(sentenza 20 febbraio 2002 in re R., GIAR 991.1998.14)
Giurisprudenza federale e dottrina confermano, sostanzialmente, il principio sopra esposto: quando vi è connessione di fatti, la disgiunzione non va ammessa con facilità e debbono essere forniti elementi concreti, e importanti, a favore della disgiunzione (DTF 116 Ia 305, cons.
4 a; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 421; G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 1090 ss).
(sentenza 22 ottobre 2002, GIAR _)
c)
Il nocciolo della questione sta ora nel determinare se, a questo stadio del procedimento, la disgiunzione sia necessaria ed opportuna (per preminenti motivi) e non pregiudichi i diritti degli altri accusati (art. 35 cpv. 2 CPP).
La giurisprudenza (quella riportata più sopra così come quella citata nel reclamo), tutela la disgiunzione
"...
quando sussista effettivamente la prospettiva di un non luogo a procedere (o abbandono) nei confronti di uno degli indiziati rispettivamente accusati, ma non sia invece possibile chiudere in parallelo gli altri incarti e decidere sul merito degli stessi, ad esempio perché il correo è latitante, oppure perché solo nei suoi confronti si impongono ulteriori accertamenti. In tali circostanze, l’incarto contro il correo – non ancora maturo per un giudizio di merito – dovrebbe ovviamente rimanere aperto; e senza disgiunzione, dovrebbe pure rimanere aperto anche l’altro incarto. Ciò, tuttavia, sarebbe causa di grave danno per colui nei confronti del quale si prospetta un proscioglimento da ogni accusa, ma che senza colpa non può ottenere chiarimento definitivo della propria posizione. Tra l’altro, il ragionamento – qui riferito alla prospettiva di non luogo a procedere o abbandono – vale, in termini analoghi, in tutti i casi in cui sia possibile definire il destino del procedimento contro uno degli indiziati o accusati in modo indipendente dagli altri, ad esempio con decreto d’accusa invece che con atto d’accusa: anche in questi casi potrebbe verificarsi grave danno per colui che potrebbe vedere tempestivamente definita la propria posizione, quand’anche con condanna, ma in assenza di disgiunzione si vede costretto ad attendere l’evoluzione dell’inchiesta nei confronti degli altri."
(decisione 11.10.2002, GIAR _)
Uno dei
motivi di "opportunità" che giustificano la disgiunzione è, quindi, quello in cui gli accusati non vengono tutti rinviati a giudizio davanti allo stesso tribunale (si veda anche: Cassazione Zurigo 5.07.1993, confermata dal TF il 6.10.1993, citata in BJP 1996, no. 83; REP 1980 371; REP 1997 n. 93).
Di contro, quando i fatti oggetto d'imputazione sono strettamente connessi dal profilo oggettivo, vi è partecipazione comune e contestazione in merito ad aspetti importanti, la disgiunzione può essere ammessa solo con grande prudenza (DTF 116 Ia 305).
d)
Nel caso in esame è pacifico ed incontestato l'interesse (della giustizia in generale, ma anche per gli stessi accusati) ad avere un unico giudizio emanato previo dibattimento presenti entrambi gli accusati. _ e _ sono imputati sostanzialmente del medesimo fatto per rapporto al quale avrebbero agito di concerto (l'uno o l'altro, a seconda del momento e delle circostanze) nell'ambito dello stesso disegno concordato e condiviso, come risulta evidente dai loro verbali, in particolare dalla loro posizione (comune e convergente) circa i motivi (aspetto soggettivo) del loro agire e quanto portato a loro conoscenza da _. Quest'ultimo aspetto è estremamente importante per la valutazione del loro agire al punto che un giudizio separato è difficilmente immaginabile. Assoluzione o condanna dipendono dalla valutazione di elementi comuni (e noti ad entrambi) che debbono, nel limite del possibile, avvenire in un unico giudizio, che li veda entrambi partecipi anche nella fase degli accertamnti dibattimentali. Trattasi in sostanza di un caso quasi scolastico in cui la disgiunzione non si giustifica e sarebbe contraria al principio (anche d'interesse pubblico e non solo delle "parti") di un equo processo (DTF 116 Ia 305, in particolare cons. 4 c.).
5.
Alla luce di tutto quanto sopra (assenza di elementi a favore della disgiunzione e proporzionalità del carcere preventivo sofferto ed ancora da soffrire) anche nei confronti di _ deve essere concessa la proroga richiesta, indipendentemente dal fatto che la stessa sia la conseguenza di richieste di complemento formulate dal solo _, ma che comunque concernono, di fatto, la situazione di entrambi. L'istruttoria non è ancora conclusa (e non può esserlo nei tempi della prima proroga). Di regola, quando un'istruttoria concerne più accusati è praticamente ineludibile che i tempi siano più lunghi che non nei confronti di un solo accusato, già per la necessità di interrogarli tutti e prospettare a tutti le relative emergenze. Ciò vale anche in caso di prolungamento dell'istruttoria a seguito di richiesta di complementi, indipendentemente da chi li formuli (si vedano le sentenze 12 aprile 1999, GIAR 577.98.5 e 9 aprile 2001, GIAR _). Lo stesso vale anche nelle situazioni in cui ciò implica mantenimento o proroga del carcere preventivo quando gli elementi di legge alla base dello stesso sono (ancora) presenti, come in casa, per tutti.
6.
In conclusione, essendo presenti gravi indizi di reato (in relazione ad ipotesi di reato di indubbia gravità) e concreto pericolo di fuga, la proroga richiesta (fino al 15 novembre), sostanzialmente per permettere la chiusura dell'istruttoria, previa evasione delle istanze presentate in sede di deposito degli atti (ancorché dal coaccusato ma comunque in relazione a fatti e circostanze che lo vodono direttamente coinvolto), appare pure rispettosa del principio di proporzionalità. Non potendosi prevedere se vi sarà ricorso (e a maggior ragione quale sarà l'eventuale esito) sulle decisioni del magistrato inquirente di cui si è detto (18 settembre 2003), appare prudente accogliere integralmente la richiesta, fermo restando l'obbligo di procedere indilatamente a chiusura dell'istruttoria non appena saranno realizzate le condizioni che la consentono.
P.Q.M.
viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 260 bis (in relazione con l'art. 112 CP) e 260 ter CP, artt. 111, 112, 122, 183, 184, in relazione con 25, rispettivamente 21 e 22 CP, nonché 134 CP e 260 bis (in relazione con 111, 183, 122 CP), artt. 95 ss., 102, 103, 279 ss., 284 CPP,
decide
1.
L'istanza è integralmente accolta, il carcere preventivo cui è astretto _ è prorogato sino al giorno
15 novembre
2003
, compreso.
2.
Non si prelevano tasse e spese.
3.
Contro la presente è dato reclamo alla CRP entro 10 giorni dall'intimazione.
4.
Intimazione:
- PP _
(con copia delle osservazioni 24 settembre 2003 della difesa e con inc. MP _/2003 di ritorno);
- avv. _, per sé e per _;
- Direzione PCT, Lugano-Cadro (per conoscenza);
- SEPEM, Taverne-Torricella (per conoscenza).
giudice _