# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 41cb0cac-6104-5d0b-b51c-d39c0ec3d7cf
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1evic, nata nel 1956, in precedenza attiva in qualità di gerente di ristorante, in data 12 marzo 2003 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti a causa di “insufficienza venosa arti inferiori” (doc. 2/1-7).
Con decisione del 16 giugno 2005 (doc. 35), confermata con decisione su opposizione del 17 marzo 2006 (doc. 40) - cresciuta incontestata in giudicato - l’Ufficio AI ha rifiutato il
diritto a prestazioni dato che l’assicurata conserva una capacità lavorativa del 100% in attività confacenti e, dal raffronto dei redditi, non risulta che ella subisca alcuna perdita di guadagno.
1.2. In data 22 luglio 2008, l’assicurata ha presentato una nuova richiesta di prestazioni, a causa di “sindrome lombovertebrale cronica; sindrome cervicovertebrale cronica; sindrome ansioso-depressiva cronica” (doc. 45/1-8).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM) (doc. 75), l’Ufficio AI, con progetto di decisione del 18 agosto 2010 (doc. 82/1-4), ha negato il diritto alla rendita, non presentando l’interessata un grado di invalidità pensionabile.
A seguito dell’opposizione dell’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1 e dopo avere esperito una perizia neurologica, con decisione del 28 febbraio 2011, l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni, non presentando l’interessata un grado di invalidità pensionabile (doc. B).
1.3. Contro la citata decisione amministrativa l’assicurata ha presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e l’attribuzione di una rendita di invalidità (doc. I).
Sostanzialmente l’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione, facendo valere un peggioramento delle sue condizioni di salute sia dal profilo somatico, che da quello psichico.
L’assicurata ha rilevato che dopo il divorzio dal marito, che l’ha lasciata per un’altra donna, è rimasta sola, con tre figli a cui badare, senza soldi e un grande senso di vergogna, che l’ha portata a pensare anche al suicidio.
Per tali motivi, ella ha quindi chiesto un riesame del suo caso (doc. I).
1.4. L’UAI, in risposta, dopo avere sottolineato che lo stato di salute dell’interessata è stato approfonditamente valutato tramite una perizia pluridisciplinare SAM, completata da una valutazione peritale neurologica, ha chiesto la reiezione del ricorso (doc. IV + bis).
1.5. In data 31 maggio 2011, l’avv. RA 1 - nel frattempo divenuto rappresentante dell’assicurata, come da procura allegata (doc. IX + 1) - ha trasmesso al TCA un nuovo referto medico (doc. VI + B).
1.6. Con osservazioni del 17 giugno 2011, l’amministrazione ha rilevato che il referto del dr. _ prodotto dall’assicurata “si riferisce ad un’epoca successiva alla data di emissione della decisione impugnata”, motivo per il quale “la questione inerente un eventuale peggioramento dello stato di salute della signora RI 1 esula pertanto dalla presente disputa davanti al TCA e dovrà – se del caso – formare oggetto di un nuovo provvedimento amministrativo” (doc. VIII).
1.7. In data 22 giugno 2011, il patrocinatore dell’assicurata ha osservato che l’interessata “si limita a far riferimento al certificato medico del dr. med. _” (doc. XI).
Questo scritto dell’assicurata è stato trasmesso all’amministrazione (doc. XII), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
2.4. Nel caso di specie, l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, ha dapprima fatto esperire una perizia pluridisciplinare affidata ai medici del SAM, i quali hanno valutato la patologia reumatologica (dr. _), chirurgico-vascolare (dr. _) e psichiatrica (dr. _).
L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. _, specialista FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto del 19 marzo 2010, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “1. sindrome lomboradicolare S1/L5 cronica a destra in note discopatie bi segmentali L4/L5 e L5/S1 (protrusione discale a base larga L4/L5 con spondilartrosi ipertrofica, protrusione discale paramediana a destra L5/S1 a contatto con l’origine della radice di S1 a destra, alla RM lombare dell’1.10.2003); disturbi statici del rachide (iperlordosi lombare, ampia scoliosi sinistroconvessa lombare); decondizionamento e sbilancio muscolare; obesità (peso 87 kg / statura 172.5 cm); 2. sindrome cervicospondilogena cronica bilaterale in minime alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi C5/C6); decondizionamento e sbilancio muscolare; 3. periartropatia omeroscapolare tendopatica con sintomatologia di attrito a destra; 4. periartropatia dell’anca destra” (doc. 75-21).
Quanto alla capacità lavorativa, il dr. _ ha considerato l’assicurata abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa usuale, ma con una riduzione del 50%, nella sua precedente attività di gerente-cameriera, ma abile al lavoro al 100%, con un rendimento completo, nello svolgimento di attività leggere e adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali, a partire dal 13 luglio 2008 (doc. 75-24).
L’aspetto vascolare è, invece, stato valutato dal dr. _, specialista FMH in chirurgia vascolare, il quale, nel suo rapporto del 24 marzo 2010, posta la diagnosi di “stato dopo stripping della vena safena magna di destra” (doc. 75-31), ha indicato che “alla visita odierna non ho trovato nessun segno per un’insufficienza venosa cronica dell’arto inferiore di destra”, aggiungendo che, a suo avviso, “i disturbi derivano dalla colonna lombare” (doc. 75-32).
Il dr. _ ha quindi considerato, dal suo punto di vista specialistico, l’assicurata pienamente abile al lavoro in qualsiasi attività (doc. 75-32).
L’aspetto psichico è, infine, stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, nel suo referto del 23 aprile 2010, ha posto la diagnosi di “sindrome depressiva persistente (ICD10-F34.8)” (doc. 75-28).
Il dr. _ ha indicato che “siamo confrontati con una depressione cronica del tono dell’umore non comunque sufficientemente grave da giustificare una diagnosi a prognosi negativa come quella di una vera e propria sindrome depressiva ricorrente” (doc. 75-29).
Lo specialista ha rilevato che “il quadro psicopatologico cronicizzato indebolisce la capacità dell’assicurata di fare fronte alle situazioni, rendendola poco concentrata sull’obiettivo e ripiegata su ruminazioni e rivendicazioni che contribuiscono a fiaccare la sua efficacia e la sua resistenza” (doc. 75-29).
Il dr. _ ha considerato che “la terapia specialistica ha aiutato l’assicurata a contenere le quote ansiose e a ridurre l’impatto della sofferenza riconducibile al nucleo depressivo. Non ritengo che provvedimenti di altro tipo possano migliorare lo stato di salute dell’assicurata” (doc. 75-29).
Quanto alla capacità lavorativa, il dr. _ ha considerato l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% in qualsiasi attività lavorativa (doc. 75-28).
Infine, a proposito dell’evoluzione dei disturbi dell’interessata, lo specialista ha ritenuto che esiste una riduzione della capacità lavorativa a partire dal mese di gennaio 2009, aggiungendo che “l’evoluzione della sintomatologia ha mostrato un contenimento delle quote ansiose mentre per quel che riguarda la timia e il nucleo depressivo che la sostiene il quadro psicopatologico ha mostrato una tendenza alla cronicizzazione” (doc. 75-28).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 21 giugno 2010, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali dell’assicurata presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “1. sindrome lombo-radicolare L5-S1 cronica a destra in note discopatie bi segmentali L4-L5 e L5-S1 (protrusione discale a base larga L4-L5 con spondilartrosi ipertrofica, protrusione discale paramediana a destra L5-S1 a contatto con l’origine della radice di S1 a destra, alla MRI lombare dell’1.10.2003); disturbi statici del rachide (iperlordosi lombare, ampia scoliosi sinistro-convessa lombare); decondizionamento e sbilancio muscolare; obesità con BMI 29,5 kg/m2; 2. sindrome cervico-spondilogena cronica bilaterale in minime alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi C5-C6); decondizionamento e sbilancio muscolare; 3. periartropatia omero-scapolare tendopatica con sintomatologia di attrito a destra; 4. periartropatia dell’anca destra; 5. sindrome depressiva persistente”, mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quelle di “stato dopo stripping della vena safena magna di destra; tabagismo cronico” (doc. 75/10-11).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro al 50%, inteso come riduzione del rendimento sull’arco di un’intera giornata di lavoro, nella sua precedente attività di gerente-cameriera (doc. 75-14), a partire dal 13 luglio 2008 (doc. 75-15), ma abile al lavoro al 70%, intesa come riduzione del rendimento sull’arco di un’intera giornata lavorativa, in qualsiasi altra attività leggera adeguata, rispettosa delle sue limitazioni funzionali, a partire dal mese di gennaio 2009 (doc. 75-16).
I medici del SAM hanno precisato che “riteniamo che le incapacità lavorative descritte dai nostri consulenti non debbano essere sommate, in quanto tutte le patologie che causano una limitazione della capacità lavorativa comportano sempre una riduzione del rendimento” (doc. 75-15).
Nel rapporto medico del 5 luglio 2010, il dr. _ del SMR, specialista FMH in medicina generale (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Assicurata nata nel 1956, gerente/cucitrice, inattiva dal 2000, in assistenza
Stato dopo rifiuto prestazioni nel 2006
Nuova domanda 7.2008
Attuale valutazione SAM:.
Impedimento reuma 50% quale gerente, 0% in attività adatta
Assenza di impedimento vascolare
Impedimento psi 30%
Prognosi negativa per quanto concerne futuro miglioramento”.
(Doc. 76-2)
A seguito dell’opposizione dell’assicurata contro il progetto di decisione del 18 agosto 2010 di rifiuto delle prestazioni (doc. 82), nelle annotazioni del 21 settembre 2010, il dr. _ del SMR ha ritenuto opportuno affidare al SAM l’incarico di svolgere un complemento peritale neurologico (doc. 86-1).
Nel rapporto peritale del 10 dicembre 2010, il dr. _, specialista FMH in neurologia, ha posto le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di “dolori agli arti inferiori, in particolare alla gamba destra attualmente non riferibili a patologia neurologica specifica, in particolare senza reperti indicativi di una lesione radicolare attualmente sintomatica; sindrome dolorosa cervicobrachiale bilaterale non spiegata da patologia neurologica; lievissima sindrome del tunnel carpale a destra; disturbi d’equilibrio mal sistematizzati soggettivi, senza reperti neurologici oggettivi significativi” (doc. 90-22).
Il dr. _ ha rilevato che “per quel che riguarda gli aspetti strettamente neurologici non trovo reperti determinanti un’incapacità lavorativa”, aggiungendo che “per quel che riguarda gli aspetti neurologici non vi è mai stata riduzione della capacità lavorativa” (doc. 90-22).
Globalmente, quindi, nel rapporto del 10 febbraio 2011, i medici del SAM hanno indicato che “l’attuale valutazione neurologica non ha evidenziato patologie tali da giustificare una riduzione della capacità lavorativa e quindi modificare la valutazione precedente SAM”, concludendo che l’assicurata è da ritenere “abile al lavoro al 50% come gerente-cameriera considerando le patologie reumatologiche, psichiatriche e vascolari” (doc. 90-17).
Nello svolgimento di attività adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali, l’interessata è per contro da considerare abile al lavoro nella misura del 70% (doc. 90-17).
Nelle annotazioni del 21 febbraio 2011, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Complemento peritale (perizia neurologica ed esame RM lombare)
-
assenza di ulteriore patologia con influsso sulla CL
conclusione:
si conferma quindi validità della valutazione peritale precedente come da nota SMR 5.7.2010 dopo perizia SAM.” (Doc. 93-1)
2.5. In sede ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI del 28 febbraio 2011 di rifiuto delle prestazioni, trasmettendo al TCA la seguente documentazione medica:
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attestato medico del 2 febbraio 2009, redatto dal dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:
"
Si attesta che la paziente a margine è in cura specialistica presso il nostro studio dal 14 gennaio 2009.
La paziente allo stato attuale presenta un’esacerbazione della sintomatologia ansioso depressiva che ha necessitato un trattamento semistazionario presso la Clinica di giorno _, attualmente in corso.
In considerazione dell’evoluzione clinica osservata, non si ritiene esigibile una ripresa lavorativa a medio termine.” (Doc. A5)
-
referto del 24 febbraio 2011 redatto dalla dr.ssa _, medico assistente del reparto di medicina interna dell’Ospedale regionale di _, del seguente tenore:
"
Breve rapporto d’uscita per il medico curante
La paziente a margine è stata vista nel nostro Servizio di Pronto Soccorso il 24 febbraio 2011.
Diagnosi all’uscita:
crisi d’ansia
Discussione:
paziente già in terapia psichiatrica, che si presenta in P.S. lamentando sensazione che gli “cada la lingua” per cui la deve sorreggere con entrambe le mani.
All’ispezione del cavo orale non edema dell’ugula né delle parti molli, paziente eupnoica. Restante status nella norma.
Somministrato 1 mg di Temesta con risoluzione della sensazione spiacevole.
Durante il periodo di osservazione in P.S. la paziente ha poi iniziato a lamentare a turno pesantezza della testa, parestesie migranti, dolore addominale ecc per cui è stato somministrato Dafalgan 1g con miglioramento della sintomatologia.
ECG: RSR, FC 62 bpm, asse intermedio, non segni ischemici in atto.
Proposta terapeutica:
- prossimamente contattare il proprio psichiatra di fiducia per discutere un eventuale potenziamento della terapia ansiolitica.” (Doc. A4)
-
breve rapporto d’uscita del 21 settembre 2010 dell’Ospedale regionale di _, dal quale risulta la diagnosi di “vertigini e cefalea” (doc. A3).
Nelle annotazioni del 4 aprile 2011, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Vedi nota del 21.2.2011 dopo aggiornamento peritale neurologico
Decisione del 28.2.2011: nessun diritto a rendita in presenza di grado AI 9%
Ricorso: Breve certificato PS del 21.9.2010, consulto per vertigini
Breve rapporto d’uscita PS del 24.2.2011: diagnosi di crisi d’ansia
Certificato 2.2.2009 dr. _
Valutazione:
assenza di nuovi elementi di rilievo.” (Doc. IV/bis)
In corso di causa, l’assicurata ha poi trasmesso al TCA il seguente referto del 20 maggio 2011, redatto dal dr_, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia:
"
Si certifica che la signora RI 1, 1953, _, è in cura con lo scrivente da aprile 2011 per uno stato psicopatologico di tipo depressivo caratterizzato da riduzione importante del tono dell’umore, ansia, somatizzazioni, agitazione, insonnia, isolamento, labilità emotiva con frequenti crisi di pianto, ridotte capacità reattive, deficit cognitivi, pessimismo.
Per tale condizione è sottoposta a regolari colloqui psicoterapici e ad una farmacoterapia a base di antidepressivi, ansiolitici, ipnoinduttori.
Tale condizione psicopatologica determina un’incapacità lavorativa in misura completa.” (Doc. B)
2.6. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che
se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il Tribunale Federale
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210 il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 132 V 93
);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo
DTF 133 V 446
);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Nella sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:
"
2.2.2 Das Bundesgericht hat in
BGE 136 V 376
dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (
BGE 125 V 351
;
122 V 157
) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (
BGE 135 V 465
E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK verstiesse.
2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.
(...)
2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG) vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E. 3.1.2).
Unter diesen Umständen kann das Gebot der Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (
BGE 135 V 465
E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist, wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal verworfen hat (dazu unten E. 4.4
.)"
(ATF 137 V 232-233 e 236-237)
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.7. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto la problematica psichiatrica non è stata chiarita in modo soddisfacente.
Il TCA non può, infatti, considerare esaustiva la valutazione peritale del dr. _, alla luce dell’ulteriore documentazione medica prodotta dall’assicurata.
Per quanto concerne gli aspetti somatici, il TCA non ha motivo di distanziarsi né dall’approfondita valutazione reumatologica effettuata, nell’ambito della perizia pluridisciplinare del SAM, dal dr. _ né da quella vascolare svolta, sempre nell’ambito della perizia pluridisciplinare del SAM, dal dr. _, né, infine, dal complemento peritale neurologico eseguito dal dr. _, che, del resto, non sono stati smentiti da altre certificazioni medico-specialistiche attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.
Questo Tribunale non concorda invece con quanto stabilito dall’amministrazione nella decisione impugnata a proposito all’apprezzamento delle patologie psichiatriche e all’influsso che le stesse hanno sulla capacità lavorativa residua dell’assicurata, per i motivi qui sotto esposti.
Il TCA rileva, infatti, che
secondo il consulente psichiatra del SAM, dr. _, l’assicurata, affetta da “sindrome depressiva persistente (ICD10-F34.8)”, presenta
un’abilità lavorativa del 70% in qualsiasi attività (doc. 75-28).
L’assicurata ha contestato la valutazione psichiatrica del dr. _, producendo un referto del suo psichiatra curante, dr. _, datato 20 maggio 2011, nel quale lo specialista ha indicato di avere in cura l’interessata a partire dal mese di aprile 2011 “per uno stato psicopatologico di tipo depressivo caratterizzato da riduzione importante del tono dell’umore, ansia, somatizzazioni, agitazione, insonnia, isolamento, labilità emotiva con frequenti crisi di pianto, ridotte capacità reattive, deficit cognitivi, pessimismo”, che la rende completamente inabile al lavoro (doc. B).
Per costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il
28 febbraio 2011
– quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
In concreto, il referto del dr. _ è sì successivo alla decisione impugnata, come rilevato dall’amministrazione nelle osservazioni del 17 giugno 2011 (doc. VIII).
Esso va tuttavia preso in considerazione, secondo questo Tribunale, dato che se, da una parte, è innegabile che l’assicurata è in cura dal dr. _ solo a partire dal mese di aprile 2011 - e quindi in un periodo di tempo successivo all’emanazione della decisione impugnata - è, d’altra parte, altrettanto vero che nel
referto del 24 febbraio 2011 - precedente la decisione impugnata - la dr.ssa _ del reparto di medicina interna dell’Ospedale regionale di _, posta la diagnosi all’uscita di “crisi d’ansia”, ha espressamente indicato, quale proposta terapeutica, di “prossimamente contattare il proprio psichiatra di fiducia per discutere un eventuale potenziamento della terapia ansiolitica” (doc. A4).
Alla luce di queste considerazioni della dr.ssa _, a mente del TCA, lo stato di salute psichico dell’interessata potrebbe quindi essere peggiorato già prima dell’emanazione della decisione impugnata, contrariamente a quanto ritenuto dall’Ufficio AI nelle osservazioni del 17 giugno 2011, redatte, è bene sottolinearlo, senza avere prima sottoposto la documentazione medica prodotta dall’assicurata al vaglio del consulente psichiatra, dr. _.
Pertanto, potendo il referto del dr. _, unitamente a quello della dr.ssa _, permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurata antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del
28 febbraio 2011
(cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
In simili condizioni, secondo questo Tribunale non è possibile, senza prima procedere ad un complemento peritale psichiatrico, concludere con sufficiente tranquillità che lo stato valetudinario dell’assicurata, dal punto di vista psichiatrico, giustifichi una capacità lavorativa del 70%, come stabilito dal dr. _ nell’ambito della perizia pluridisciplinare del SAM e confermato dal dr. _ del SMR nelle annotazioni del 4 aprile 2011.
2.8. Nella già citata sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (cfr. consid. 2.6.) il Tribunale federale ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento istruttorio.
L'Alta Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
4.4.1.1 Ist das Gutachten einer versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61 lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen auszuschöpfen (
BGE 136 V 376
E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung delegieren dürfen.
4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten (anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet, Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (
BGE 131 V 407
E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.
4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG; vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei, derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat, bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten (vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.
4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens, die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür. Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S. 151 E. 3.5, 9C_85/2009)”.
(ATF 137 V 263-265)
Nella concreta evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitano un complemento
(“
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
”)
, si giustifica il rinvio degli atti all’UAI ai sensi della giurisprudenza citata
.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché metta in atto un approfondimento a livello psichiatrico, da parte del dr. _, inteso a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le eventuali ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’assicurata.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione effettuerà una valutazione globale di tutte le patologie di cui soffre l’assicurata, debitamente motivata, e si pronuncerà nuovamente sul diritto alla rendita.
2.9.
V
isto
l'esito favorevole del ricorso, l'assicurata, patrocinata da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di un importo di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.
2.10. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.