# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 426758f3-7995-50a1-b747-34f44dbebd02
**Court:** TI_CRP
**Chamber:** TI_CRP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

in fatto
a.
Il Ministero pubblico del Canton Ticino ha aperto un procedimento penale (inc. MP _) per esercizio abusivo della professione fiduciaria (art. 19 cpv. 5 LFid) a carico di diverse persone in relazione all’attività della società _ (in seguito _).
Dopo l’audizione di un teste, il procuratore pubblico responsabile dell’inchiesta ha disposto delle perquisizioni, dei sequestri, nonché ha proceduto all’audizione di alcune delle persone coinvolte. Nei confronti del qui ricorrente ha promosso l’accusa per falsità in documenti, per truffa, sub. mancata truffa, e per esercizio abusivo della professione fiduciaria (verbale di interrogatorio 11.10.2004_ RI1, p. 6).
b.
Nel termine legale il ricorrente ha presentato ricorso giusta l’art. 191 CPP unicamente contro la promozione dell’accusa per esercizio abusivo della professione di fiduciario. Il ricorrente contesta preventivamente la necessità di autorizzazione ai sensi della LFid per l’attività della _, con riferimento ad uno scritto della Commissione federale delle Banche (in seguito CFB) del 15.12.2000. Il ricorrente sostiene che essendo sottoposto alla sorveglianza della CFB, in applicazione tra l’altro della Legge federale sui fondi d’investimento (LFI), e ritenuto che la LFid (art. 4 cpv. 1 lett. c) prevede per questi casi un’eccezione all’assoggettamento, non ci sarebbe esercizio abusivo. Il ricorrente contesta inoltre che ci sia l’esercizio dell’attività fiduciaria a titolo professionale, in considerazione del fatto che la società ha avuto non più di 12-13 clienti.
Il ricorrente chiede la concessione dell’effetto sospensivo in relazione agli ordini di perquisizione e sequestro disposti dal procuratore pubblico presso vari istituti bancari: chiede al contempo che questa Camera abbia da impartire un ordine ai vari istituti di credito affinché non trasmettano la documentazione richiesta dal procuratore pubblico con l’ordine di perquisizione e sequestro.
c.
In considerazione delle richieste in via supercautelare e cautelare, per economia di procedura e per evitare inutili decisioni incidentali, questa Camera ritiene di poter già decidere sulla scorta degli atti istruttori richiamati, senza disporre scambio di allegati, ed in considerazione dell’esito della decisione.

## Considerations

in diritto
1.
Preliminarmente occorre considerare che questa Camera, nel quadro di un ricorso contro la promozione dell’accusa in virtù dell’art. 191 CPP, non ha certo la competenza di decidere un effetto sospensivo relativo a degli ordini di perquisizione e di sequestro disposti dal procuratore pubblico. Eventuali richieste di questo genere possono semmai essere formulate al giudice dell’istruzione e dell’arresto, mediante reclamo ai sensi dell’art. 280 CPP: questa Camera è competente unicamente in seconda istanza, in virtù dell’art. 284 cpv. 1 lett. a CPP. Medesimo discorso vale quindi per la richiesta di ordinare ai vari istituti bancari, di non inviare la documentazione al procuratore pubblico. Al proposito si osserva che il CPP prevede casomai la procedura dell’art. 164 CPP. Si tratta di richieste pertinenti gli ordini di sequestro e di perquisizione, non certo relative alla promozione dell’accusa.
2.
L’art. 191 CPP consente all'accusato di presentare ricorso alla Camera dei ricorsi penali (in seguito CRP) contro la promozione dell'accusa per opporre le eccezioni che sospendono od escludono la persecuzione del reato, oppure che escludono il carattere di reato nell'azione od omissione incriminata. Le censure sollevate contro la promozione dell’accusa devono consistere in eccezioni di natura processuale che impediscono l’esercizio dell’azione penale, quali ad esempio la competenza territoriale o l’inesistenza di una valida querela; oppure in eccezioni di diritto sostanziale che escludono il carattere di reato dell’azione incriminata. Condizione irrinunciabile é in ogni caso che il fondamento fattuale dell’eccezione appaia già di primo acchito certo e liquido, così da far ritenere inutile l’istruzione formale. Per contro, se la situazione di fatto alla base dell’eccezione é controversa, il relativo giudizio sfugge alla cognizione della Camera dei ricorsi penali e dovrà essere sottoposto ad un esame più approfondito, mediante istruzione formale.
3.
Nel presente caso le argomentazioni esposte dal ricorrente riguardano unicamente l’applicabilità o meno della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid, RS TI 11.1.34.1) alla _. Due sono gli argomenti addotti per escludere l’applicazione della LFid: per un verso lo scritto della CFB del 15.12.2000 in relazione all’art. 4 cpv. 1 lett. c LFid; per l’altro verso, a titolo subordinato, l’esercizio dell’attività fiduciaria non sarebbe fatto a titolo professionale. Entrambe le argomentazioni vanno respinte.
4.
Il primo argomento si fonda su di un errore in fatto ed uno in diritto. Sui fatti, il ricorrente ritiene che la _ sia sottoposta alla sorveglianza della CFB, e quindi sfugga alla LFid, il tutto con riferimento allo scritto 15.12.2000 della CFB.
Questo scritto non dice quanto sostenuto dal ricorrente. Anzitutto lo scritto della CFB fa riferimento alla Legge federale sulla borsa e sui valori mobiliari (di seguito LBVM), ed esclude l’applicazione della stessa, in quanto la _ non raggiunge la soglia minima di 20 clienti perché sia ammessa un'attività a titolo professionale, con riferimento all’art. 3a cpv. 2 OBCR ed alla Circolare 98/2 della CFB del 1.7.1998. Di conseguenza l’attività della _ non è soggetta ad autorizzazione in base alla LBVM: il che comporta che la _ non sia sottoposta né a vigilanza, né a sorveglianza della CFB. E ciò fintanto che non supera la soglia dei 20 clienti. In nessun modo lo scritto della CFB fa riferimento alla LFI.
L’errore in diritto riguarda l’art. 4 LFid. Questa norma istituisce invero delle eccezioni rispetto all’obbligo di autorizzazione dell’art. 1 LFid. Tra le eccezioni non sono previsti i commercianti di valori mobiliari autorizzati in base alla LBVM. Si tratta evidentemente di una lacuna, ritenuto che la LBVM è temporalmente di molto successiva alla LFid, e le autorità cantonali non hanno aggiornato l’elenco delle eccezioni all’autorizzazione dell’art. 4 LFid, introducendovi i commercianti di valori mobiliari autorizzati in virtù della LBVM (cfr. M. MINI, La legge sull’esercizio delle professioni fiduciarie, Lugano 2002, p. 285/286). Le eccezioni all’autorizzazione sono state introdotte ed hanno la ragione d’essere per il fatto che le categorie professionali menzionate all’art. 4 LFid, pur svolgendo anche attività fiduciarie, sono già sottoposte ad autorizzazione ed alla vigilanza di altre autorità, in base a degli specifici testi legali, federali o cantonali che siano. Questo è il caso degli impiegati di banca, con riferimento alla LBCR; questo è il caso degli organi dei fondi d’investimento, con riferimento alla LFI; questo è il caso degli avvocati, con riferimento alla Legge cantonale sull’avvocatura. Questo deve valere anche per i commercianti di valori mobiliari, in relazione alla LBVM, soggetti ad autorizzazione dal parte della CFB e soggetti alla sua sorveglianza.
L’art. 4 LFid esenta dall’autorizzazione queste categorie professionali per evitare una doppia autorizzazione, in virtù di due legislazioni che perseguono scopi analoghi ed istituiscono obblighi e doveri simili.
Di conseguenza, ed a contrario, chi non è sottoposto ad autorizzazione ed a sorveglianza in base ad una di queste legislazioni (LBCR, LFI, LAvv, alle quali possiamo aggiungere la LBVM), ricade nel campo d’applicazione della LFid, e deve richiedere l’autorizzazione in base a questa legge cantonale.
Venendo al caso concreto della società _ e del ricorrente, fintanto che il numero dei clienti è inferiore a 20, si applica la LFid: dal momento che il numero supererà la soglia minima dei 20 clienti, scatta l’obbligo di autorizzazione in base alla LBVM, e contemporaneamente l’eccezione in virtù dell’art. 4 LFid.
5.
Il secondo argomento sollevato dal ricorrente si riferisce all’esercizio a titolo professionale o meno delle attività fiduciarie.
Diversamente da altre normative (la LBCR, la LBVM, come visto, la LRD, con riferimento all’ordinanza dell’AdC del 20.8.2002, RS 955.20), la LFid non ha fissato delle soglie precise o quantitative per determinare quando l’esercizio delle attività fiduciarie sia fatto a titolo professionale o meno.
Il messaggio del CdS del 4.3.1998 (n. 4727) precisa che l’attività a titolo professionale designa un’attività remunerata, svolta in modo continuo e regolare, indipendentemente che lo sia a tempo pieno o parziale. Il messaggio originario del CdS dell’8.3.1983 (n. 2697) precisava che il requisito dell’esercizio a titolo professionale non è adempiuto per le persone che svolgono prestazioni occasionali nell’uno o nell’altro campo d’applicazione della LFid, come ad esempio chi compila dichiarazioni d’imposte a titolo accessorio e quasi di benevolenza.
La giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo e del Tribunale federale ha ammesso che il requisito dell’esercizio a titolo professionale è adempiuto per la persona che dà consigli ed assume il mandato di amministrare dei conti, anche per un solo cliente (decisione 20.12.1990, pubblicata in RDAT II-1991 n. 61 p. 481).
Visto quanto sopra, sulla scorta delle dichiarazioni del ricorrente, appare pacifico che il requisito dell’esercizio a titolo professionale sia adempiuto nel caso della _.
6.
Il ricorso è pertanto respinto. Tassa di giustizia e spese seguono la soccombenza.