# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 50ebea1e-abe8-5f38-9e83-74f88ab88649
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1.
Sabato 5 luglio 2008, ACCU 2, l’allora compagno e convivente _, ACCU 1 e _ si sono recati a cena in un grotto della _.
Durante la cena ACCU 2 ha mostrato ai commensali degli SMS ricevuti da un ignoto ammiratore – rivelatosi poi essere _ – che dal mese di febbraio 2008 messaggiava con lei, dapprima una volta al mese e in seguito con maggior insistenza, spacciandosi per un agente del servizio segreto italiano _ di nome “_”; tempo prima costui le aveva pure mandato una sua presunta foto che lei aveva salvato sul computer, mostrandola al compagno _, il quale le aveva allora suggerito di attendere un nuovo contatto per pianificare un appuntamento per chiarire in particolare da chi tale sconosciuto avesse ottenuto il suo numero (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 2 5 novembre 2008, pag. 1 e 2).
Con la complicità dei compari, ACCU 2 ha risposto ai messaggi ricevuti dal suo spasimante (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 1 7 novembre 2008, pag. 4 in alto). In particolare, si è fissato un incontro in un posticino appartato e romantico, ovvero in zona _ di _.
L’incontro era peraltro già nell’aria dai giorni precedenti, come lo attesta il contenuto dei messaggi ricevuti da ACCU 2 giovedì 3 luglio 2008 (ore 14.28
: “Non fuggo ci vediamo sabato perché dovrei fuggire...”;
ore 14.35:
“Era sotto inteso... mi piaci troppo per non venire”).
2.
Al termine della cena la combriccola si è così recata all’appuntamento ad _, parcheggiando la vettura nel posteggio del _.
Una volta scese dalla macchina, ACCU 2 e ACCU 1 si sono avviate verso la
promenade
su via _, seguite a distanza da _ e _, il quale è uscito dalla vettura portando seco una catena ricoperta di plastica (come riferito da ACCU 1 ancora in sede di dibattimento). Poco dopo la mezzanotte ACCU 2 ha ricevuto un ulteriore SMS da _ (ore 00.12:
“vieni verso giù...”
).
Finalmente i tre si sono incontrati e, dopo un’apparente velata sorpresa, frammista a delusione dell’uomo nel constatare la presenza di ACCU 1 – che lo conosceva di vista, in quanto avventore di un esercizio pubblico del locarnese in cui lei aveva lavorato – si sono salutati scambiandosi i baci di rito sulle guance. Con la scusa di voler accompagnare ACCU 1 alla macchina, ACCU 2 ha detto a _ di accompagnarle al parcheggio (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 2 5 novembre 2008, pag. 4).
Il terzetto si è quindi volto verso il posteggio, incamminandosi nella direzione da cui le donne sapevano sarebbero arrivati i due uomini. Appena si sono incrociati, a tradimento, _ ha investito il rivale con una
“sfracca di pugni” (
cfr. verbale d'interrogatorio _ 7 novembre 2008, pag. 5) facendolo cadere a terra e infierendo su di lui, tra un’affermazione e l’altra in dialetto calabrese, anche quando l’uomo giaceva al suolo. ACCU 2 e _ sono rimasti a guardare senza proferire parola, mentre ACCU 1 si è messa in disparte sotto un lampione, camminando innervosita avanti e indietro. Nel corso del pestaggio, quest’ultima ha detto a _ che il tipo doveva avere una figlia. Udita la notizia e chiesta conferma al malcapitato medesimo, _ ha smesso di colpirlo (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 1 7 novembre 2008, pag. 4; _ 16 gennaio 2009, pag. 3). A questo punto, egli si è rivolto alla sua compagna e le ha chiesto se era soddisfatta, ottenendo risposta affermativa (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 2 2 aprile 2009, pag. 4; ACCU 1 7 novembre 2008, pag. 4/5). In seguito, tutti e quattro hanno riguadagnato il parcheggio e si sono recati a casa di _ a bere qualcosa. Qui ACCU 2 ha medicato la mano dolente del compagno, scena immortalata da ACCU 1 (cfr. fotografie di cui all’allegato 2 al suo verbale 7 novembre 2008).
3.
Tutto ciò considerato, con decreto di accusa 14 agosto 2009, il Procuratore pubblico ha ritenuto ACCU 1 autrice colpevole di complicità in lesioni semplici per aver intenzionalmente aiutato ACCU 2,_ e _ (invero prosciolto dal reato di lesioni semplici con sentenza 21 gennaio 2010 della Corte delle assise criminali, davanti alla quale ha dovuto comparire siccome accusato di diversi reati) a cagionare un danno al corpo e alla salute di _, accompagnando l’amica all’appuntamento previamente fissato con quest’ultimo in zona _ e, dopo averlo incontrato, avviandosi verso _ ed _ che sopraggiungevano in senso opposto, ben sapendo che lo scopo era quello di permettere di aggredirlo.
In applicazione della pena il Procuratore pubblico ha proposto la sua condanna alla pena pecuniaria di 10 aliquote di fr. 50.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 300.- e al pagamento degli oneri processuali.
ACCU 2, da parte sua, con decreto di medesima data, è stata ritenuta autrice colpevole di lesioni semplici per aver intenzionalmente partecipato a cagionare un danno al corpo e alla salute di _, fissando all’uopo il predetto appuntamento con la vittima, con le note conseguenze.
L’imputata è stata condannata anche per contravvenzione alla LF sugli stupefacenti per avere, senza essere autorizzata, dal 2006 al 19 agosto 2008, in diversi luoghi del _ non meglio precisati, consumato personalmente ca. 1275/1300 spinelli contenenti un imprecisato quantitativo di marijuana e haschisch, nonché in 2 circostanze, nel corso dell’estate 2008, consumato un imprecisato quantitativo di cocaina.
Il Procuratore pubblico ha postulato la condanna dell’accusata alla pena pecuniaria di 20 aliquote di fr. 70.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 1’000.- e al pagamento degli oneri processuali.
4.
L’accusa, pur concedendo che nessuno dei presenti poteva immaginare che _ si sarebbe trasformato in una furia, ha ritenuto che quella sera entrambe le accusate avevano cognizione di ciò che egli andava facendo.
Tale conclusione sarebbe suffragata sia dall’inesistenza di un movente sia dalla dinamica dell’accaduto. Che il presunto agente segreto fosse una persona pericolosa o avesse minacciato o avesse avuto cattive intenzioni non è emerso da nessun messaggio; se così fosse stato, ella non avrebbe cercato alcun contatto, disponendo senz’altro di innumerevoli altri modi per chiarire la situazione e fugare la sua curiosità su chi fosse l’ignoto ammiratore e da chi avesse ottenuto il suo recapito telefonico.
A mente dell’accusa, l’incontro in quattro contro uno, le due formazioni distinte, ovvero le due donne davanti, che tornano sui loro passi in compagnia della vittima verso i due uomini, deporrebbero a favore della concretizzazione di un piano tutt’altro che finalizzato a incontrare la parte civile per un chiarimento verbale. Il posto scelto, fors’anche romantico, ma soprattutto appartato, i bacetti sulle guance a uno sconosciuto – e temuto – adulatore, con il quale non si vuole avere nulla a che fare, ben si inserirebbero nello schema generale di una trappola. Tale dinamica non troverebbe inoltre nessuna spiegazione logica per rapporto allo scopo asserito – non senza contraddizioni – dalle due donne in aula, ovvero di chiarire a parole e porre termine civilmente all’incresciosa situazione.
In definitiva, per il Procuratore pubblico le accusate si sono prestate a un ruolo di esca – per dirla come ACCU 1 – nell’ambito di un disegno pianificato durante la cena. Sintomatiche sarebbero alcune affermazioni di quest’ultima, secondo cui mai si sarebbe aspettata una tale violenza, ciò che presuppone che si aspettava quantomeno un’azione aggressiva, a prescindere dall’effettiva intensità. Non da ultimo, il fatto di essersi recata in compagnia degli altri a casa di _ al termine della battuta a bere qualcosa con spirito quasi festaiolo, non era avulso da qualsiasi aspettativa e di certo mal si concilia con chi pretende di non condividere affatto quanto messo in atto da _. Donde la complicità per dolo eventuale.
L’accusa ha poi evidenziato ulteriori elementi indizianti a carico di ACCU 2 – la quale aveva tra l’altro una marcata ascendenza sul compagno – in particolare, l’impassibilità di fronte al pestaggio, il comportamento immediatamente successivo alla domanda del compagno a sapere se era soddisfatta, l’indicazione da lei riportata sull’agenda (
“_l’ha pagata. Botte”
). La chiamata in correità di _ che non aveva nessun interesse a coinvolgere persone a lui care – l’una sua confidente, l’altra sua fidanzata almeno fino all’estate 2009 – non sarebbe che un elemento di conferma della tesi accusatoria.
Del resto, a detta del Procuratore pubblico, entrambe le accusate sapevano che _, oltre a essere perdutamente innamorato di ACCU 2, era una persona particolarmente gelosa e abituata a discutere con i fatti piuttosto che con le parole, ragion per cui non potevano credere che sarebbe comparso davanti al rivale per discutere pacificamente.
5.
Di diverso avviso le difese che hanno avanzato un possibile fraintendimento tra quanto voluto da _ e quanto invece da loro immaginato.
5.1.
Quella di ACCU 1 ha sostenuto che ella ignorava quali fossero le reali intenzioni di _ aspettandosi un chiarimento verbale della situazione. Come emergerebbe dai verbali, per ACCU 1 l’intenzione di _ era quella di riprendere o ammonire il corteggiatore, esortandolo magari con toni accesi, a non ripetere quello che aveva fatto subire alla sua amata. La reazione di sgomento dell’imputata a fronte della violenza inaudita di _ comproverebbe l’imprevedibilità dei fatti. Che questi fosse un uomo notoriamente geloso, non proverebbe nulla. In definitiva, la difesa ha concluso per una negligenza cosciente, chiedendo dunque il proscioglimento dell’accusata, atteso che la complicità per negligenza non è punibile.
5.2.
Il difensore di ACCU 2, dal canto suo, si è appellato alle stesse sorti toccate a _ di fronte alle Assise criminali, prosciolto dal medesimo capo d’imputazione, non essendo egli intervenuto nell’aggressione.
Ha rilevato come agli atti non vi è alcun elemento fattuale serio che porti a concludere che l’imputata fosse correa delle lesioni semplici provocate da _, ovvero che fosse a conoscenza che il suo compagno avrebbe agito in quel modo. Pur sapendo dei precedenti a suo carico, l’imputata non aveva elementi che potevano in buona fede farle pensare che quell’uomo esageratamente geloso potesse essere violento, attendendosi tutt’al più una strigliata, nel senso di un insulto o uno spintone. La difesa ha messo in discussione la chiamata in correità di _, esprimendo delle riserve sulla sua persona e sulla sua credibilità. Ha inoltre specificato che questi non ha mai riferito di aver discusso con la compagna del piano, da cui il possibile fraintendimento: quello che era chiaro nella testa di _, da persona violenta, non lo era per gli altri. Sebbene si volesse tendere una trappola, le finalità non erano chiare e concordate. Del resto, in quel periodo l’accusata fumava in media 5 spinelli al giorno, per cui non era per nulla lucida. Il difensore ha quindi evidenziato che ella non aveva nessun movente per compiere un atto così grave, ma che il motivo del suo agire era di chiarire la situazione e concludere la storia con uno sconosciuto, del quale poteva avere una sacrosanta paura, giacché seguiva i suoi spostamenti e l’assillava con degli SMS da mesi.
La difesa ha infine contestato la formulazione del decreto d'accusa, nella misura in cui le rimprovera di aver fissato l’appuntamento, circostanza che seppur in causalità naturale con il pestaggio, non è tuttavia sufficiente per sussumere il reato di lesioni semplici. In ogni caso, ammesso che _ facesse tutto quanto voleva l’accusata, il decreto non contempla l’istigazione.
6.
A norma dell’art. 123 cifra 1 CP c
hiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo al corpo od alla salute di una persona, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
In concreto, la realizzazione degli elementi costitutivi oggettivi dell’infrazione non è contestata; delle lesioni subite da _ fa stato il certificato medico agli atti (AI 5 inc. 2008/9982). La questione verte pertanto sul foro interiore delle due accusate, le quali pretendono, come detto, di aver ignorato le reali intenzioni di _, l’una asserendo di aver pensato che questi avrebbe dato un semplice avvertimento a colui che corteggiava con insistenza la sua ragazza (
“Al massimo io pensavo che _, siccome compagno della _ e quindi persona più interessata di me e _, lo avrebbe ammonito e forse anche ‘scrollato’ un attimino”;
cfr. verbale d'interrogatorio 5 marzo 2009, pag. 2 nel mezzo); l’altra negando in ogni caso che le finalità dell’incontro fossero state concordate in precedenza (
“Per me si trattava di incontrare la persona per chiarire verbalmente le cose. Magari anche dandogli una scrollatina. Non era mia intenzione far picchiare questa persona. In questo senso penso che ci sia stato un fraintendimento fra me e _”
; cfr. verbale d'interrogatorio 2 aprile 2009, pag. 3 in alto).
Occorre pertanto verificare se esse avevano la cognizione di ciò che sarebbe successo dopo l’incontro con _, fermo restando che in difetto di ammissioni ci si trova in presenza di un processo di tipo indiziario.
7.
Anzitutto va detto che, contrariamente alla tesi difensiva, dal fascicolo processuale non emerge affatto (salvo una estemporanea e interessata affermazione di _), che ACCU 2 si sentisse in qualche modo intimorita o, ancor più, minacciata dal suo spasimante. Se così fosse ella non avrebbe salvato sul cellulare il numero di “_”, memorizzandolo con il nome che lui le aveva dato (cfr. verbale d'interrogatorio 5 novembre 2008, pag. 3 in alto). Inoltre, soprattutto, non si spiegherebbe come mai ella abbia risposto ai messaggi durante tutti quei mesi. Appare semmai più probabile che ella fosse incuriosita (o compiaciuta) dall’impertinenza o tutt’al più infastidita – ma neppure più di quel tanto – dall’insistenza di _; ad ogni buon conto ella stessa ha ammesso che _ non l’aveva mai minacciata (cfr. verbale d'interrogatorio 2 aprile 2009, pag. 3). Del resto, anche il compagno, udita la storia del presunto agente segreto, le aveva detto che quel tizio era un mitomane:
“_sosteneva – a ragione – che un agente del _, mai e poi mai avrebbe ‘pubblicizzato’ la sua funzione”
(cfr. verbale d'interrogatorio 5 novembre 2008, pag. 2). Pure ACCU 1 non ha avuto dubbi nel dichiarare che:
“il tono degli stessi
(SMS, ndr)
era dolce, tipici di un uomo che flirta e che ha ovvi secondi fini. Non vi era nulla di minaccioso”
(cfr. verbale d'interrogatorio 7 novembre 2008, pag. 3), soggiungendo tra l’altro che
“_si infervorava, ingelosendosi per la presenza di questi ‘contendenti’
(fra cui _, ndr)” (cfr. verbale d'interrogatorio ACCU 1 7 novembre 2008, pag. 3 in alto).
8.
Ciò posto, sulle finalità dell’incontro suggerito da _, le accusate non hanno saputo fornire chiarimenti utili, limitandosi a sostenere vagamente che durante la cena al grotto non si è discusso su come _ avrebbe “chiarito” la situazione, ovvero come si sarebbe comportato con _.
Dalle affermazioni unanime dei protagonisti, risulta con certezza che al grotto ACCU 2 ha ricevuto diversi SMS da parte di _ e che le risposte da dare sono state concordate tra i commensali. In particolare, verso la fine della cena _ la informava che era rientrato da una missione e che si trovava ad _, ragion per cui è stato fissato l’appuntamento in zona _ (
“Alla fine però l’ultimo SMS da noi inviato, proponeva il porto di _ come luogo d’incontro”;
verbale d'interrogatorio 7 novembre 2008 ACCU 1, pag. 4). Come riferito più volte in sede di istruttoria dibattimentale, il posto scelto doveva essere romantico, per non tradire le aspettative del corteggiatore che arrivava “tutto pieno d’amore”.
ACCU 1 ha d’altronde precisato che
“_ed io giunte sul posto, siamo scese dall’auto e ci siamo incamminate verso il luogo previsto. _ ed _ ci hanno lasciato partire a mo’ di esca. Ci avrebbero raggiunte dopo”
(cfr. verbale d'interrogatorio 7 novembre 2008, pag. 4 in alto), mentre ACCU 2, ha soggiunto che
“con la scusa di voler accompagnare _ alla macchina, ho detto ad _ di accompagnarci al parcheggio. Cosa che lui ha fatto. Strada facendo, ci siamo incrociati con _ e ‘_
(_, ndr)
che stavano venendo verso di noi”
(cfr. verbale d'interrogatorio 5 novembre 2008, pag. 4 nel mezzo), il tutto in modo tale da garantire un effetto sorpresa.
Ora, così stando le cose, non appare per nulla credibile che durante tutto il discutere per rispondere ai messaggi di _ e predisporre la trappola, non si sia pianificato oltre l’incontro. In proposito, _ ha dichiarato quanto segue:
“Le intenzioni erano fin dall’inizio quelle di suonarle al _. Di questo fatto eravamo tutti e 4 perfettamente a conoscenza e tutti e 4 condividevamo l’intento”
(cfr. verbale d'interrogatorio 16 gennaio 2009, pag. 2 in alto), ribadendo anche in seguito che:
-
“_sapeva che io l’avrei pestato. Era d’accordo con questo perché questo uomo la importunava e lei si sentiva minacciata”
(verbale, pag. 2 in basso);
-
“_sapeva che gliele avrei suonate. Lui non ha picchiato. L’accordo che avevamo preso sulla mia vettura durante il tragitto fra _ e _, era che lui sarebbe intervenuto in caso io mi trovassi in difficoltà nel fronteggiare il _”
(verbale, pag. 3 in alto);
-
“Lei
(_, ndr)
sapeva che io avrei picchiato il _. Si è messa a disposizione per incontrare con _ il _. L’ha incontrato nelle circostanze già descritte e poi, come _, si è incamminata con _ verso di noi”
(cfr. verbale pag. 3, in basso).
In questo senso, le accusate medesime hanno alluso a una possibile “scrollatina” da parte di _, termine che, inequivocabilmente non riveste carattere verbale come da loro preteso e che, del resto, non è per nulla avulso dallo scopo dell’incontro: scrollarsi di dosso o liberarsi di _.
Certo ACCU 2 ha affermato che non era sua intenzione far picchiare questa persona (verbale 2 aprile 2009, pag. 3); nondimeno nel verbale più prossimo ai fatti ella non lo escludeva neppure (cfr. verbale 5 novembre 2008, pag. 5 nel mezzo:
“ADR: che non mi sembra di aver chiesto ad _ di andare a picchiare ‘_’ ”
).
D’altro canto, alcune frasi pronunciate da ACCU 1 appaiono assai sintomatiche. Nel verbale d'interrogatorio 7 novembre 2008 ella ha affermato tra le righe che:
“mai e poi mai avrei immaginato una tale violenza”
(pag. 4); in sede di dibattimento odierno ha poi riferito di aver detto a _:
“Ma non ti sembra che sta esagerando?”;
affermazioni simili, come rettamente rilevato dall’accusa, inducono a credere che ella si aspettava, come tutti, un’aggressione fisica e non verbale (tanto più che, per suo stesso dire, _ è sceso dalla vettura portando con sé una catena); caso contrario, avrebbe asserito
tout court
che non si aspettava che _ aggredisse.
9.
Ad ogni buon conto, al di là di quell’unico punto discordante che riguarda precisamente le finalità dell’incontro, la versione di _ sugli altri punti della vicenda collima con quella delle imputate e le sue dichiarazioni appaiono lineari, costanti e disinteressate. In proposito, l’ex-compagna ha affermato, in prima battuta, che _ li avrebbe coinvolti per rabbia. La difesa di ACCU 2, dal canto suo, ha tentato di sminuire la credibilità del correo, affermando che egli aveva interesse a contestualizzare i fatti con quelli successivi ben più gravi di cui si è macchiato nell’_. Invano.
Se così fosse stato, v’è da credere che _ avrebbe coinvolto maggiormente i suoi compagni di sventura: al contrario egli è sempre andato dicendo che nessuno dei presenti (_, _ e _) ha toccato o trattenuto _ (cfr. verbale d'interrogatorio 7 novembre 2008, pag. 5). A maggior ragione egli non aveva alcuna necessità di chiamare in causa le due accusate, l’una, come detto, sua confidente (come lo attesta, tra l’altro, l’intervista da lei rilasciata in qualità di “amica” su un noto quotidiano ticinese dopo i fatti di sangue di cui si è reso complice nell’_; allegato 1 al verbale 7 novembre 2008), l’altra, sua amata, almeno fino all’estate 2009, come emerso durante l’istruttoria dibattimentale. È in ogni caso pacifico che in occasione del verbale da lui rilasciato nel mese di gennaio 2009 – quando già sapeva qual era il suo destino – egli era ancora perdutamente innamorato di ACCU 2 e aveva semmai interesse a non creare un elemento di rottura con persone che potevano essergli amiche durante la sua permanenza in carcere.
Di conseguenza, per la sua costanza, plausibilità e disinteresse la chiamata in correità adempie pienamente ai criteri posti da dottrina e giurisprudenza per essere ritenuta credibile.
10.
La partecipazione del gruppetto al piano di dare una lezione a B_ trova poi conferma nelle singole circostanze che caratterizzano la dinamica dell’accaduto e nel comportamento tenuto dai partecipanti.
In tal senso, va anzitutto letto il ruolo di “esca” a cui si sono prestate le due imputate, per creare il cosiddetto effetto sorpresa: se le finalità dell’incontro fossero state unicamente quelle di discutere con _ per chiarire la situazione, non vi era sarebbe stata necessità alcuna di tendere una trappola come quella messa in atto, bastando una semplice telefonata.
Anche il luogo concordato per l’incontro, asseritamente romantico, ma, soprattutto, manifestamente isolato, non si prestava affatto a discutere, discussione che poteva avvenire in un posto più affollato, a maggior ragione a fronte di uno sconosciuto, del quale si aveva paura e che poteva anche essere un maniaco (come sostenuto in sede di dibattimento). In ogni caso, una volta di più, non vi era necessità di essere romantici e di scambiarsi bacetti per chiarire la situazione e porre termine alla storia. Come non vi era neppure ragione di recarsi all’appuntamento con una catena.
Non da ultimo, balza significativamente agli occhi la mancata reazione di ACCU 2 davanti al pestaggio; risulta infatti dagli atti che ella (unitamente a _) è rimasta lì – impassibile – a guardare il compagno mentre colpiva con violenza il rivale, anche quando questi era caduto a terra,
“senza nulla fare”
(cfr. verbale d'interrogatorio 5 novembre 2008, pag. 4). A fronte di tale passività, ben difficilmente si può escludere che ella non condividesse l’intento di suonarle a _; senza contare che, come dichiarato da ACCU 1 e da lei riconosciuto nel corso del dibattimento, ella aveva un buon ascendente sul compagno, il quale era con lei oltremodo premuroso. Aggiungasi che, diversamente da quanto da lei preteso in sede di dibattimento, la “suonata” non può essere durata meno di un minuto (forse cinque minuti per _); risulta infatti che _ ha avuto il tempo, tra un “cartone” e l’altro (o “
dopo averlo scazzottato un po’ ”,
per dirla come lei), di rivolgersi al malcapitato in dialetto meridionale per chiarire la sua posizione e la faccenda intera. Sebbene possa apparire comprensibile che ella sia stata colta inizialmente da spavento, non si vede però perché non abbia reagito in alcun modo o, come asserito da ACCU 1 in sede di dibattimento, lo abbia fatto solo in un secondo tempo. Invero, se una persona rimane malissimo di fronte a una scena di violenza inaudita (per suo stesso dire _ è stato un animale), non sta certo a guardare a pochi metri, a meno che non goda del momento e soprattutto se è cosciente che un suo cenno, visto l’ascendente di cui beneficiava, era idoneo a fermare l’aggressore.
11.
Non può poi essere disatteso che, rispetto alla linearità e alla coerenza delle dichiarazioni di _, ACCU 2 non ha saputo fornire spiegazioni plausibili e logiche agli ulteriori elementi indizianti evidenziati dall’accusa.
In merito alla domanda postale dal compagno al termine dal pestaggio (“sei soddisfatta amore?”) – domanda che già per sé sola implica un accordo preventivo tra di due, caso contrario non avrebbe alcun senso –, ella ha dichiarato di aver ovviamente risposto di “sì”, poiché non poteva dire null’altro e anche perché almeno avrebbe smesso. Nondimeno, l’assunto è smentito da quanto affermato da _ stesso, ovvero che
“effettivamente mi sono fermato dopo aver sentito che aveva una figlia e che in tal senso mi sono rivolto anche a lui.
” (cfr. verbale d'interrogatorio 16 gennaio 2009, pag. 3 in basso). Che tale risposta potesse invece servire a scongiurare che _ menasse nuovamente il _ non trova alcun riscontro agli atti.
Anche la spiegazione data in sede di dibattimento circa l’annotazione sulla sua agenda (
“_l’ha pagata. Botte”
), ovvero che ha stupidamente marcato questo fatto perché l’ha lasciata di stucco e inoltre per suggellare la fine di questa storia, che le aveva fatto passare dei brutti mesi, non appare per nulla convincente.
ACCU 1, dal canto suo, non può seriamente pretendere di essersi sacrificata ad accompagnare ACCU 2 nel timore che il corteggiatore potesse essere un maniaco, ben potendo farsi da parte, senza correre alcun rischio, vista la presenza dei due uomini. Su questo aspetto ella risulta poco credibile. Messa di fronte alla foto da lei scattata immediatamente dopo i fatti a casa di _, ella ha in sostanza precisato che, dopo lo spavento, si è sentita quasi in obbligo di condividere le sorti degli altri (“eravamo tutti sulla stessa barca”), affermazione che lascia del tutto perplessi.
12.
In considerazione di quanto precede, occorre giocoforza ritenere che tutti i componenti del gruppo sapevano che si andava all’incontro voluto da _ e pianificato di concerto durante la cena con la consapevolezza di dare una lezione o una “scrollatina” a _.
Certo, non può essere escluso che le accusate non si immaginassero tanta violenza e neppure la volessero; tuttavia, alla luce delle intenzioni di _, persona notoriamente gelosa e la cui personalità era loro conosciuta, esse non potevano escludere che le cose sarebbero degenerate, tanto più che _ era pronto a intervenire con una catena, nell’eventualità – asseritamente comunicata da _ a _ – in cui _ avesse avuto la peggio sul rivale in amore, non potendo escludere che questi fosse addestrato alla difesa personale (e non un
“ragnino che non avrebbe fatto male a una mosca”,
come invece si è rivelato essere).
Cionondimeno ACCU 1 non poteva non leggere negli elementi a sua disposizione l’intenzione di _ di venire alle mani con l’antagonista. Trovandosi quasi per caso in mezzo alla vicenda la sera dei fatti e decidendo di accompagnare ACCU 2 all’incontro pur venendo a conoscenza di quanto si intendeva compiere, ella ha partecipato a completare l’esca di quel disegno criminoso e ha necessariamente accettato la prospettiva che l’infrazione si realizzasse; ne segue che dev’essere considerata autrice colpevole di complicità in lesioni semplici per dolo eventuale, essendosi limitata ad accompagnare l’altra imputata.

## Considerations