# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5cbab93b-9d76-5446-a8b8-bec2a31ed177
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con tassazione d’ufficio del 29 gennaio 2016 la CO 1 ha stabilito che la RI 1 _ deve pagare i contributi sociali quale datore di lavoro sull’importo annuo di fr. 66'000.-- versato al veterinario _ nel 2013 e nel 2014 (doc. 2/A, 30.2016.22). Con decisione formale di medesima data il dr. med. Vet. RICO2 1 è stato informato della ripresa (doc. 3/A, inc. 30.2016.23).
1.2. In seguito alle censure sollevate sia dalla RI 1 _ sia dal dr. med. Vet. RICO2 1, con due distinte decisioni su opposizione del 7 marzo 2016, la Cassa ha confermato la ripresa salariale (doc. A, inc. 30.2016.22+23).
1.3. Il dr. med. Vet. RICO2 1 e la RI 1 _ sono insorti al TCA contro le predette decisioni su opposizione con due ricorsi di simile contenuto, tramite i quali chiedono l’annullamento sia delle decisioni impugnate sia delle decisioni formali (doc. I, inc. 30.2016.22+23). I ricorrenti, che si lamentano della circostanza che la Cassa non avrebbe preso in considerazione le loro censure ed avrebbe agito frettolosamente, rilevano che l’amministrazione ha condannato il presunto datore di lavoro a versare i contributi paritetici su un’indennità fissa versata negli anni 2013 e 2014, ammontante a fr. 66'000 all’anno, e corrispondente ad un compenso che la RI 1 versa al veterinario affinché si occupi anche degli animali degli allevatori in zone discoste. Gli insorgenti sostengono che l’art. 83 del regolamento cantonale sull’agricoltura, contrariamente alla tesi dell’amministrazione, non implica un rapporto di impiego tra le parti, bensì stabilisce unicamente che tra la RI 1 ed il veterinario vi è un contratto, nella fattispecie di mandato, che non presuppone alcun rapporto di subordinazione. La qualifica fiscale di reddito da attività lucrativa non significa che le indennità percepite debbano essere considerate salario determinante. Il veterinario rileva di non aver mai fatto la distinzione tra il reddito da lui percepito quale indipendente e le indennità percepite dalla RI 1, avendo sempre pagato i contributi sociali anche per la parte concernente le indennità percepite dalla RI 1 per gli anni 2013 e 2014. Attualmente, tuttavia, non sono ancora state emesse le decisioni di tassazione per quegli anni e di conseguenza neppure il calcolo dei contributi da versare. Sarebbe arbitrario pagare due volte i contributi sociali sulle indennità percepite. Sin dal 2009, in seguito ad un adeguamento del mandato esistente con il veterinario di _, a quest’ultimo è sempre stata riconosciuta solo un’indennità di trasferta, e per questo motivo, a comprova della sua buona fede, nella dichiarazione annua dei salari, la RI 1 non ha mai notificato alcun dipendente ed il medico non l’ha mai considerato salario. Gli insorgenti contestano l’assunto della Cassa secondo cui anche se nel mandato di prestazione il compenso al veterinario figura quale indennità di trasferta, il mandato non può derogare alle disposizioni LAVS. In concreto i ricorrenti sostengono che il veterinario, oltre a non essere dipendente della RI 1, bensì essere un indipendente che ha sottoscritto un contratto di mandato e che fattura le sue prestazioni direttamente ai suoi clienti, riceve dalla RI 1 unicamente un’indennità di trasferta a copertura delle spese effettive a cui il veterinario deve far fronte per garantire un servizio. Ai sensi dell’art. 7 OAVS il rimborso delle spese sostenute non costituisce un salario determinante. Quanto versato al veterinario di _ deve essere considerato un’indennità di trasferta perché non riesce neppure a coprire i costi che il veterinario affronta per effettuare le trasferte che non sono così a carico dei contadini bensì della RI 1, evitando di svantaggiare chi vive in zone discoste rispetto a chi si trova più vicino al domicilio del veterinario. Gli insorgenti rilevano che le tariffe concernenti le prestazioni veterinarie per il bestiame da reddito (TVBR) proposte il 25 novembre 2000 dall’Ordine dei veterinari del Cantone Ticino e approvate dal Dipartimento delle opere sociali il 18 ottobre 2001 (FU 85/2001) prevedono, al punto 3 concernente le trasferte, le seguenti posizioni: 0.8 punti al km per l’utilizzo dell’automobile, 2.0 punti al km per l’utilizzo dell’automobile + il tempo impiegato per la trasferta del veterinario, 100 punti all’ora per tratti percorsi in automobile o a piedi dal veterinario. Il valore del punto ammonta a fr. 1.26 IVA esclusa (FU 96/2001). Questi valori sono stati stabiliti tenendo conto che il veterinario di _, per contratto (punto 2 lettera l), deve disporre di un veicolo 4X4 appositamente attrezzato per poter svolgere in modo appropriato le sue mansioni, ossia deve avere un SUV con trazione 4 ruote e riduttore del cambio, il vano posteriore svuotato dei sedili ed inserimento, in modo fisso, di appropriati contenitori (cassoni) per lo stoccaggio dei medicamenti e delle attrezzature, adeguati e costosi strumenti ed apparecchiature. Questi veicoli permanentemente carichi del necessario ed impiegati su strade di montagna non sempre asfaltate, sono esposti ad un’usura nettamente superiore rispetto ad un normale veicolo da lavoro. Considerato che ogni anno il veterinario di _ e la sua assistente percorrono almeno 56'000 km, l’indennizzo versato dalla RI 1 ricorrente non copre complessivamente le spese di trasferta (56’000km X 0.8 punti X CHF 1.26 = CHF 56'448.--). Per i ricorrenti non è di conseguenza possibile ritenere che in questo importo sia compreso un salario. I 0.8 punti comprendono unicamente i Km per l’utilizzo della vettura e non il tempo impiegato per la trasferta del veterinario. Ulteriore prova che quanto versato è un’indennità di trasferta sarebbe la circostanza che il veterinario di _ incassa direttamente dai proprietari di bestiame gli onorari per le sue prestazioni.
I ricorrenti rilevano inoltre che l’importo indicato nella decisione non è stato percepito unicamente dal veterinario di _, che ha incassato fr. 56'000.--, ritenuto come fr. 10'000.-- sono stati conseguiti dalla dr.ssa med. _ con la quale la RI 1 ed il veterinario di _ hanno sottoscritto una convenzione.
Infine, i ricorrenti rimangono a disposizione nel caso in cui il Tribunale ritenesse necessaria un’udienza per chiarire ulteriormente la fattispecie.
1.4. Con risposte del 13 maggio 2016 la Cassa chiede la reiezione dei ricorsi (doc. III, inc. 30.2016.22+23). L’amministrazione rammenta che la questione relativa alle “_” nasce da una presa di posizione della stessa Cassa del 2 novembre 2011 nei confronti della _ dove è stato stabilito che l’indennità fissa percepita dal medico veterinario quale veterinario di _ deve essere integralmente assoggettata ai contributi sociali. Per coerenza il medesimo regime, con nota informativa del 30 agosto 2013, è stato applicato a tutte le _ del Cantone con effetto dall’anno 2012. In seguito ad un incontro con la _ del 13 novembre 2015 è emerso che la RI 1 di _, contrariamente alle altre _, non ha spontaneamente dichiarato l’indennità fissa nelle dichiarazioni dei salari inviate nel 2013 e nel 2014. Da cui la ripresa. La Cassa sostiene che oggetto del contendere non è l’interpretazione del Mandato di prestazioni tra la _ ed il veterinario, sottoscritto in seguito alla revisione della legge agricola in vigore dal 10 febbraio 2015 e dunque successiva al periodo oggetto di ripresa, bensì il Capitolato tra la RI 1 ed il veterinario del 15 aprile 2009. Il mandato non può derogare alle disposizioni LAVS in materia di assoggettamento contributivo e va interpretato in maniera conforme. Secondo l’amministrazione, in applicazione dei marginali 4081, 4082 e 4086 delle direttive sul salario determinante (DSD), costituisce reddito d’attività dipendente la retribuzione fissa versata ad un veterinario nell’ambito dell’esercizio della funzione pubblica ad esso attribuita. Per contro il reddito conseguito tramite incasso diretto degli onorari versati dai proprietari del bestiame è da considerare reddito da attività indipendente conformemente a quanto previsto dal n. 4087 DSD. In concreto, per la Cassa, l’indennità rappresenta un compenso che la _ versa al veterinario di _ affinché si occupi anche degli animali degli allevatori situati in zone discoste. L’amministrazione evidenzia che l’indennità versata dalla RI 1 di _ è stata considerata provento da attività salariata dall’autorità fiscale non solo nel 2013 e nel 2014, ma anche nel 2012. Non si è di conseguenza in presenza di una doppia imposizione. Non vi può neppure essere buona fede poiché già nel 2012 l’indennità era stata considerata salario e i contributi paritetici sono stati regolarmente pagati il 15 ottobre 2013. Circa le spese di trasferta, l’amministrazione evidenzia che dall’esame dell’incarto fiscale del veterinario risulta che dal suo reddito complessivo dichiarato sono già state concesse le spese generali e di trasferta e di conseguenza non è possibile procedere con un’ulteriore deduzione dall’attività salariata, altrimenti vi sarebbe una doppia rifusione delle spese di trasferta. Infine, circa l’ammontare dell’importo ripreso (fr. 66'000), la Cassa afferma che verrà corretto in fr. 56'000 e che i restanti fr. 10'000 “
verranno perciò caricati sul conto individuale della signora Dr. Med. Vet. _ (supplente del titolare della RI 1), che deve essere considerata quale salariata della RI 1 di _
”.
1.5. Il 7 giugno 2016 il TCA ha interpellato l’ufficio di tassazione di _ chiedendo se le tassazioni 2012, 2013 e 2014 del dr. med. Vet. RICO2 1 sono nel frattempo state emesse e se sono cresciute in giudicato. In tal caso all’UT è stato chiesto di voler precisare, per i rispettivi anni, a quanto ammontano gli importi (lordi e netti) percepiti dal ricorrente per l’attività svolta in favore della RI 1 di _, come è stato qualificato questo importo a livello fiscale (attività salariata, attività indipendente, indennità per spese, ecc. e per quale motivo) e se sono state riconosciute spese di trasferta per l’attività complessiva svolta, compresa quella in favore della RI 1 di _ (doc. V, inc. 30.2016.23).
1.6. Con risposta del 10 giugno 2016 l’UT competente ha affermato che la tassazione su reclamo 2012 è stata intimata il 10 dicembre 2014. Il reddito percepito dalla RI 1 di _ è stato imposto come reddito principale da attività dipendente per un ammontare netto di fr. 56'000.--. Non sono state concesse le spese direttamente legate a tale attività, considerato che erano già state conteggiate nella contabilità dell’attività professionale indipendente. Le tassazioni 2013 e 2014 sono invece tuttora oggetto di reclamo (doc. VII, inc. 30.2016.23).
1.7. Chiamati a prendere posizione in merito, i ricorrenti sono rimasti silenti, mentre la Cassa ha “
preso atto che l’Ufficio di tassazione competente ha di fatto confermato quanto sostenuto dalla Cassa con la sua risposta di causa del 13 maggio 2016
” (doc. VIII, inc. 30.2016.23).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1. Secondo l’art. 76 della Legge sulla procedura amministrativa LPAmm, in vigore dal 1° marzo 2014, simile all’art. 51 Lpamm in vigore fino al 28 febbraio 2014 - disposizione applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 31 della Lptca - quando siano proposti davanti alla stessa autorità più ricorsi il cui fondamento di fatto sia il medesimo, l’autorità può ordinare la congiunzione delle istruttorie, decidere i ricorsi con una sola decisione o sospendere una o più procedure in attesa dell’istruzione o della decisione delle altre.
Nella concreta evenienza, visto che i
ricorsi del 21 aprile 2016 presentati dal dr. med. Vet. RICO2 1 e dalla RI 1 di _ concernono la medesima fattispecie, sollevano i medesimi temi giuridici e sono rivolti contro decisioni su opposizione emesse da un’unica autorità (CO 1), per economia processuale le procedure
sono congiunte in un unico procedimento giudiziario (cfr. sentenza 35.2014.57 e 35.2014.85 del 4 maggio 2015; DTF 128 V 124 consid. 1; SVR 2005 AHV N. 15 p. 48; STFA C 23/04 e C 26/04 del 26 agosto 2005).
2.2. Gli insorgenti sostengono che l’amministrazione non avrebbe minimamente preso in considerazione le motivazioni indicate nell’opposizione, confermando le decisioni formali solo 4 giorni dopo aver ricevuto l’opposizione. Essi fanno implicitamente valere una violazione del diritto di essere sentito.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Nel caso di specie non è ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito. L’amministrazione ha spiegato, seppur succintamente, i motivi per i quali ha ritenuto l’indennità di fr. 66'000 versata al veterinario di _ quale salario determinante e non quale reddito da attività indipendente o quale rimborso spese. Le parti hanno compreso le ragioni alla base della reiezione delle loro opposizioni ed hanno potuto nuovamente ampiamente esprimersi in sede ricorsuale.
Va del resto rammentato che una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
Nel caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Il TCA può pertanto entrare nel merito dei ricorsi.
nel merito
2.3.
Sono assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).
A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.
In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato. Esso comprende inoltre le indennità di rincaro e altre indennità aggiunte al salario, le provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in natura, le indennità per vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni analoghe, nonché le mance, se queste costituiscono un elemento importante della retribuzione del lavoro.
Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
2.4. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi princìpi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (sentenza H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre 2000).
2.5. Secondo la giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri caratteristici di un’attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.;
Greber/Duc/ Scartazzini
, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
2.6.
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).