# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** a71513ca-77bc-5407-8f68-b13c1c5654ed
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto che la maggior parte della refurtiva veniva rinvenuta sulla golena del fiume _, nascosta nella vegetazione e sequestrata;
2. infrazione alla Legge Federale sulle Armi
per avere,
il 28 ottobre 2009,
agendo in correità tra loro e
con A. e tale “bb”,
a _, a bordo della vettura Daihatsu Sirion 2 targata _ condotta da B., introdotto sul territorio svizzero attraverso l’omonimo valico doganale, la pistola automatica a salve marca Valtro mod. 85 calibro 8 mm knall, con 5 cartucce nel caricatore, usata nella rapina di cui al pto. 1 del presente Atto d'accusa;
fatti avvenuti
: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
: art. 140 cifra 1 CP; art. 33 LArm. in relazione all’art. 4 lett. g LArm.
e meglio come descritto nell'atto d'accusa
57/2010
del 10 maggio 2010
, emanato dal Procuratore Pubblico.
Presenti
§
Il Procuratore Pubblico.
§
L'accusato AC 1,
assistito dal difensore d’ufficio
(senza GP) avv. DUF 1.
§
L'accusato AC 2, assistito dal difensore d'ufficio
(senza GP) avv. DUF 2.
Espleti i pubblici dibattimenti
-
lunedì 5 luglio 2010
dalle ore
09:30
alle ore
16:30
-
martedì 6 luglio 2010
dalle ore
09:30
alle ore
12:10
La Presidente
osserva che nell’atto di accusa vi è un errore in relazione al telefono cellulare SAMSUNG SGH-ZV sotto sequestro: tale telefono cellulare ha in realtà il nr. IMEI _
e la carta SIM Wind nr. _ (all. 87 all’AI 72).
Sentiti
§
Il Procuratore pubblico
, per la requisitoria, la quale riepiloga i fatti che sono alla base dell’atto di accusa, del quale chiede l’integrale conferma. Illustra i motivi che stanno alla base della sua proposta di pena, tra i quali evoca la gravità oggettiva del reato di rapina commesso, con grande spregiudicatezza nel centro di _, dove gli accusati hanno minacciato e usato la forza per costringere le due commesse ad aprire loro le vetrine e gli armadi in cui erano riposti orologi e gioielli per rilevante importo. Dal profilo soggettivo ricorda i pesanti precedenti di AC 2, la situazione penale di AC 1 e il fatto che essi abbiano agito per lucro, senza che nessuno dei due si trovasse in stato di grave angustia. Dà loro atto che essi sono da un certo momento confessi per il ruolo da loro avuto nella rapina, ma segnala che essi non hanno collaborato nell’identificazione dei correi, uno dei quali - il sedicente “bb” - ancor oggi non è stato identificato. In tali condizioni reputa equa una pena detentiva per ciascuno degli accusati di anni 5. Chiede la confisca di quanto in sequestro.
§
L’avv. DUF 2
, difensore di AC 2, il quale sottolinea che il suo patrocinato, così come anche l’accusato AC 1, non solo sono confessi ma anche hanno fornito precise indicazioni sulle modalità della rapina. Segnala che quella imputata al suo assistito è una rapina semplice e non aggravata. Nel concreto caso non è stata usata un’arma da fuoco né i rapinatori si sono dimostrati altrimenti pericolosi. Richiama il fatto che davanti alle Corti ticinesi sono stati condannati a pene intorno ai 4 anni, ed anche minori di 4 anni, persone che erano imputate di rapina qualificata, per cui nel presente caso la pena deve essere inferiore agli anni 4. Considera altresì che il reato di infrazione alla LArm nel concreto caso non si è materializzato. Vista la confessione, la seria intenzione di AC 2 di voler cambiare vita, nonché la circostanza che AC 2 ha agito nel concreto caso come un semplice soldato e non come capo del “gruppo”, chiede che il suo assistito venga condannato a una pena non superiore agli anni 3.
§
L’avv. DUF 1
, difensore di AC 1, il quale si associa alle considerazioni espresse dall’avv. DUF 2 per quanto attiene al ruolo dei due accusati (subalterno), i quali hanno commesso rapina semplice e non qualificata. Sottolinea come alla luce della più recente prassi del TF e della dottrina la presente fattispecie si configuri nella soglia più bassa del reato di rapina, e ciò perché la pistola non è stata utilizzata ma solo mostrata e la forza che AC 1 ha usato nei confronti della commessa PL 1 era assai blanda e non si è configurata come violenza. Contesta altresì che siano dati i presupposti per ritenere il reato di infrazione alla LArm. Richiama la giurisprudenza del TF in materia di applicazione dell’art. 47 CP, per la quale occorre tener conto della confessione, della precaria situazione finanziaria del suo assistito, dell’effetto che su di lui avrà la pena ed anche dell’effetto che la pena avrà sulla sua famiglia. Se la pena fosse troppo dura, AC 1 arrischia, al suo ritorno in libertà, che la sua piccola bimba nemmeno lo riconosca. Al riguardo richiama due precisi casi (inc. 72.2008.65 e 72.2006.21) passati in giudizio alle Corti ticinesi, casi più gravi di quello qui in giudizio e nei quali le pene inflitte sono state di anni 4 rispettivamente di anni 3. Evoca altresì la giurisprudenza del TF in materia di sospensione parziale della pena, per cui in definitiva postula che la pena proposta dalla Pubblica Accusa sia ridotta in modo importante e sia fissata al massimo in anni 3 cosicché il suo assistito (che ha già trascorso 8 mesi in carcere preventivo) possa fruire della sospensione condizionale parziale e ritornare al più presto in seno alla sua famiglia.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i seguenti
quesiti:
A. AC 1
1. è autore colpevole di:
1.1. rapina
commessa in correità con terzi,
il 28 ottobre 2009, poco prima delle 13.00,
ad _, in Piazza _,
in danno della Gioielleria PC 1?
1.2. infrazione alla LF sulle armi
per avere,
il 28 ottobre 2009, al valico del _,
agendo in correità con terzi,
introdotto in territorio svizzero la pistola automatica a salve marca Valtro mod. 85 calibro 8 mm knall, con 5 cartucce nel caricatore,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
B. AC 2
1. è autore colpevole di:
1.1. rapina
commessa in correità con terzi,
il 28 ottobre 2009, poco prima delle 13.00,
ad _, in Piazza _,
in danno della Gioielleria PC 1?
1.2. infrazione alla LF sulle armi
per avere,
il 28 ottobre 2009, al valico del _,
agendo in correità con terzi,
introdotto in territorio svizzero la pistola automatica a salve marca Valtro mod. 85 calibro 8 mm knall, con 5 cartucce nel caricatore,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
C. Deve essere ordinata la confisca di quanto elencato nell’atto di accusa nonché degli oggetti elencati nella distinta reperti e tracce sub all. 78 all’AI 72?
Considerato,

## Considerations

in fatto ed in diritto
1. AC 1 è nato a _ in _ il _. Nel paese natio (nel quale ancora vivono i genitori ed un fratello) ha frequentato le scuole elementari (la cui durata è di otto anni), le medie (la cui durata è di quattro anni e che includono un anno, facoltativo, di specializzazione) e l’apprendistato di metalmeccanico (della durata di un anno), al termine del quale ha ottenuto il diploma di metalmeccanico. Nel 1995 si è trasferito in Italia al seguito di suoi connazionali già attivi nei mercati di frutta e di verdura. A _ ha frequentato per 1'200 ore un corso di specializzazione in architettura informatica, conseguendo il relativo diploma. AC 1 parla dunque correntemente, oltre la lingua materna, anche l’italiano.
Nel 2005 ha avviato una convivenza con una cittadina italiana dalla quale ha avuto un maschio il _ e una bambina il _. La compagna e i bimbi vivono a _ in via _. La compagna, commessa in un negozio di abbigliamento, è al beneficio di un congedo maternità. AC 1 all’atto dell’arresto era disoccupato. A suo dire la sua situazione finanziaria in quel periodo era disastrata. Nondimeno in aula ha ribadito di essere proprietario in _, insieme ai genitori, di una casa di quattro piani, del valore di circa un milione di euro. Inoltre ha dichiarato -in aula- d’aver aiutato lui finanziariamente il fratello a frequentare (di recente) e a concludere gli studi di biologia nucleare negli Stati Uniti. Che la sua situazione finanziaria non era, nell’autunno 2009, così disastrosa come egli ha preteso in taluni suoi verbali, e ancora in aula, emerge altresì dal fatto che, prima dell’arresto, aveva in uso una Mercedes nonché dall’ulteriore circostanza che, ancora nel settembre 2009, frequentava lo stadio di _, fatti e circostanze queste che fanno a pugni con la pretesa di aver partecipato alla rapina perché “gli mancavano financo i soldi per comprare i pannolini alla bambina”.
Incensurato in Svizzera (paese in cui mai ha abitato), AC 1 è pregiudicato in Italia. Dal casellario in atti risulta essere stato condannato il 13.04.2005 dal Tribunale in composizione monocratica di _ per resistenza a pubblico ufficiale e lesione personale alla reclusione per mesi cinque e giorni dieci. Il 14.03.2007 risulta essere stato condannato dal medesimo Tribunale per tentato furto (commesso il 09.03.2007) alla pena di mesi otto e alla multa di Euro 800.-. In entrambi i casi ha usufruito delle diminuenti di pena connesse con il patteggiamento. È da notare che il tentato furto di cui alla condanna del 14.03.2007, AC 1 l’ha commesso in correità con A. in danno della gioielleria “_” di _, correo col quale -anche se AC 1 l’ha sempre negato, anche al dibattimento- è certo che ha commesso anche la rapina qui in giudizio.
Con sentenza del 21.03.2008 della Corte d’Appello di _, AC 1 è stato condannato per falsità materiale ad un anno di reclusione, pena condonata ai sensi della legge italiana nr. 241 del 31.07.2006.
Per un vecchio furto, anni fa, avrebbe espiato tre anni di carcere a _.
Dopo l’arresto del 29.10.2009, l’08.03.2010 gli sono stati inflitti 5 giorni d’isolamento per aver colpito con calci e pugni un codetenuto. Il 07.06.2010 gli è stato notificato un richiamo per avere nei giorni immediatamente successivi all’arresto fatto pervenire a AC 2 corrispondenza “non censurata”, ovvero una lettera in cui gli dava dettagliate indicazioni sulle circostanze in cui avrebbero effettuato la rapina.
AC 1 non ha particolari problemi di salute, in particolare non è un consumatore di droghe.
2. AC 2 è nato il _ a _, dove erano emigrati, per motivi di lavoro, i suoi genitori. Ivi ha abitato per quattro anni dopodiché la famiglia è rientrata in Italia. AC 2 ha frequentato le scuole fino alla terza media. All’età di 12 anni ha perso la madre.
Dopo la scuola ha lavorato per circa un anno, come apprendista, presso una ditta che faceva astucci. A suo dire, il padre era molto violento e, all’età di quattordici anni circa, l’aveva colpito in testa con un “giratubi” procurandogli serie ferite.
Contro il padre era anche stato avviato un procedimento penale per tale fatto. Da allora i rapporti tra padre e figlio divennero pessimi. L’accusato aveva 19-20 anni quando il padre si trasferì in _.
Per circa trenta anni, ovvero fino alla morte del padre, i due non si frequentarono più. AC 2 aveva un fratello, morto in un incidente stradale. Non sposato e senza figli, AC 2 ha una relazione stabile, di convivenza, con una signora che lo visita tuttora e che ha seguito anche il dibattimento.
A suo dire, durante la sua vita, ha fatto vari mestieri, il fiorista, il barista ed altri. Vive in casa propria e, fino all’ottobre 2009, ha percepito Euro 600.-. al mese locando un appartamento sito nel suo stabile.
Incensurato in Svizzera, paese in cui mai ha abitato, AC 2 è pesantemente pregiudicato in patria. Il casellario italiano elenca ben quattordici condanne a partire del 1978 per furto, e poi nel 1981, 1982, 1984 per furto consumato o tentato e per ricettazione. Il 18.10.1989 è stato condannato dalla Corte di appello di _ per rapina e per resistenza a pubblico ufficiale alla pena di anni due.
Nel luglio 1998 è stato condannato a sei mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e per lesione personale.
Il 25.10.2000 la Corte d’Appello di _ ha decretato nei suoi confronti la sorveglianza speciale per anni tre (misura di prevenzione).
Nel 2003 è stato condannato per ricettazione e nel 2004 per furto tentato.
Con sentenza del 23.06.2006 della Corte d’Appello di _ è stato condannato per rapina, per lesioni personali, per ricettazione e per ostacolo all’identificazione della provenienza illecita di beni alla reclusione per anni due e mesi sei e ad una multa.
Il 17.10.2006 e il 12.12.2007, il Tribunale di _ gli ha inflitto due mesi di arresto, rispettivamente 24 giorni di arresto per violazione delle misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose.
AC 2 ha dichiarato e dichiara di avere, complessivamente, trascorso in carcere cinque anni della sua vita e all’incirca due-tre anni agli arresti domiciliari.
Neppure AC 2 ha mai avuto problemi connessi con l’uso di stupefacenti.
3. L’allarme rapina è stato dato il giorno 28.10.2009 alle ore 13:03 dalle due venditrici della gioielleria PC 1 di _, PL 1 e PL 2. Interrogate dagli agenti prontamente intervenuti, le due donne hanno narrato (i loro verbali sono stati letti in aula) che poco prima delle 13.00 (ora di chiusura) erano entrati nel negozio due uomini. Atteggiandosi a clienti, uno di loro aveva chiesto a PL 2 di poter vedere un orologio Rolex esposto in una vetrina esterna. Il secondo uomo (avveratosi poi essere il AC 1) aveva, in inglese, chiesto a PL 1 di poter vedere un altro orologio, sito in una vetrina interna.
Tosto che la PL 2 ebbe ad aprire la vetrina, il primo uomo (ovvero colui che gli accusati chiamano “bb”) alzò la giacca ed essa vide la pistola che egli teneva infilata nella parte anteriore dei pantaloni. Pistola di cui vide la parte in metallo lucido. L’uomo le disse di stare calma e di fare in fretta. Terrorizzata la PL 2 gli aprì con le chiavi le vetrine.
Nel mentre si rese conto che altri uomini erano entrati nel negozio. A suo giudizio erano in tre. Nel frattempo, il secondo uomo (ovvero il AC 1), stando alle spalle di PL 1 intenta a cercare le chiavi per aprire la vetrinetta interna, la afferrò da dietro, bloccandole le braccia. La strinse forte, tanto da impedirle di liberarsi. In italiano le disse di stare tranquilla. La spinse verso l’angolo in cui era fissata la telecamera e, sempre tenendo la donna, con l’altra mano, girò verso il muro la telecamera. Anche la PL 1 a quel momento si avvide che nel negozio erano entrate altre tre persone, le quali si diedero subito a fare razzia degli orologi e dei gioielli presenti in negozio. L’uomo che portava la pistola costrinse la PL 2 ad aprirgli la cassaforte (peraltro già aperta), nella quale c’erano una busta contenente fr. 3'398.90 e una collana in oro riservata per una cliente.
Uno dei rapinatori chiese a PL 1 dove fosse il registratore, dopodiché, visto che lo ebbe, lo strappò dal suo sito e lo gettò in una delle borse che i rapinatori avevano seco. Entrambe le commesse hanno riferito che i rapinatori avevano seco delle manette e che con quelle cercarono di ammanettarle. Uno di essi cercò di ammanettare PL 1 al polso e alla caviglia. Nel farlo, le fece male. Per finire dovette desistere così come dovette desistere un secondo rapinatore (quello che cercò di ammanettare PL 2), il quale riuscì solo ad ammanettarla al polso destro ma non anche al sinistro e nemmeno alla caviglia destra. Tutto si svolse -a dire delle venditrici- molto rapidamente, per cui, ben presto, esse (che erano state fatte sedere per terra) si ritrovarono sole nel negozio ormai svaligiato (vi sono in atti diverse fotografie della gioielleria ripresa all’interno e all’esterno).
A quel momento esse, pur in stato di choc, pigiarono il bottone dell’allarme direttamente collegato alla Polizia e alla ditta Siemens. Agli agenti intervenuti le due venditrici descrissero i rapinatori sottolineando che taluni di essi portavano delle parrucche. PL 2 lamentava alla fine della rapina una forte emicrania. PL 1 dovette recarsi al Pronto Soccorso dove le fu medicata una contusione al polso destro provocata dalle manette (senza frattura).
Gli inquirenti interrogarono nel pomeriggio anche il cameriere del Bar _ (sito nei pressi della gioielleria) _ e la donna, _, che, la mattina del 28.10.2009, aveva bevuto un caffè con lui sulla terrazza esterna del Bar. Anche i loro verbali sono stati letti al dibattimento.
Le due citate persone hanno riferito che verso le 12.50 si erano seduti all’esterno del bar due individui sconosciuti (uno dei quali si poté nel seguito accertare essere il AC 1). Quest’ultimo ordinò e bevve un latte macchiato. L’uomo che era con lui, che sin qui non è stato identificato per cui, di lui, si possono riferire solo i nomignoli indicati dagli accusati (“bb”) bevve una birra. Gli inquirenti hanno rinvenuto nel bar i bicchieri usati dai due individui. Sottoposti all’esame del DNA ne è scaturito che il bicchiere col latte macchiato portava il DNA di AC 1, mentre l’altro il DNA di un uomo sconosciuto.
I due pagarono le consumazioni con un biglietto da 20 Euro, dopodiché se ne andarono. La _ vide che uno dei due parlava al telefono.
Qualche attimo dopo _ e la _ videro transitare davanti al Bar dei ciclisti (_ne vide uno, la donna ne vide due). Pedalavano in direzione della gioielleria. Una decina di minuti dopo essi videro discendere il vicolo, nella direzione opposta, due, rispettivamente tre ciclisti che pedalavano velocissimamente. Un uomo li seguiva a piedi, a passo di corsa.
Nel seguito gli inquirenti sottoposero a _ e alla _ delle foto per il riconoscimento. Nelle foto ostensegli _ ha riconosciuto come possibile autore della rapina il AC 2; la _ ha riconosciuto AC 2 e AC 1 (costui come la persona che s’era fermata a bere al bar _ il latte macchiato). A dire della teste quest’ultimo portava occhiali da sole con la montatura in oro.
_, proprietario della PC 1 e quindi della gioielleria, ha provveduto, insieme agli inquirenti, ad allestire una distinta degli oggetti rubati il cui prezzo di vendita (senza IVA) è risultato ammontare a fr. 1'265'300.-. La distinta in atti fa stato del furto di 121 orologi e di alcuni gioielli (collane, ecc.), tutti di gran marca e valore.
Come si dirà nel seguito la refurtiva è stata in gran parte ritrovata e restituita al proprietario.
Mancano all’appello due orologi Rolex, un collier, due anelli, un paio di orecchini, il tutto per un valore di fr. 75'000.- circa.
Pure mancano all’appello i fr. 3'398.90 custoditi in cassaforte.
A dire di AC 2 è possibile che il correo da lui denominato “aa” (in realtà identificato in A.) abbia nascosto sulla sua persona (nelle calze probabilmente) ciò che non è stato recuperato.
Le pretese fatte valere da _ nel procedimento (disgiunto) contro B. sono state respinte. _ non le ha riproposte in questa sede pur essendosi nel suo verbale del 02.11.2009 costituito parte civile. La parte civile risulta essere assicurata presso la _.
4. Subito dopo la rapina è stato messo in atto un importante dispiegamento di forze per tentare di bloccare i rapinatori, rimasto senza esito per tutto il pomeriggio del 28.10.2009. Fortuna volle che il giorno successivo, ovvero il giovedì 29.10.2009, tramite colleghi italiani del GICO (Gruppo investigazione sulla criminalità organizzata), gli inquirenti ticinesi vennero informati che, da controlli telefonici in Italia effettuati, era emerso che il numero _ (in uso a tale
C.
, detto “cc”) era stato contattato dal numero _, in uso a persona che veniva dal C. denominata “_
” (poi identificato nel AC 1). Stando agli agenti del GICO, il sedicente AC 1, parlando in serbo col suo interlocutore, riferiva al telefono di trovarsi in un nascondiglio e di essere pieno di orologi. Indi, il giorno successivo, alle ore 7:53, il medesimo AC 1 precisava di “
...trovarsi in un posto freddo ed umido ..., ...che lì stavano cercando e che sarebbero usciti quando farà buio ... e che gli altri due si trovavano da un’altra parte ....”
(cfr. AI 1, AI 51 e intercettazioni telefoniche del 28.10.2009, ore 17:22 e del 29.10.2009 ore 7:53).
Essendo evidente che tali discorsi potevano riferirsi alla rapina di _, veniva anche da parte svizzera attivato, con le necessarie autorizzazioni, il controllo telefonico sull’utenza _.
Gli inquirenti ticinesi avevano così modo di ascoltare, il 29.10.2009, alle 15:21 una telefonata intercorsa tra il citato “_” (alias AC 1) e tale “_” (identificato nel seguito in D. di _). Telefonando, AC 1 ha attivato la cella telefonica di _, via _.
Nella telefonata, AC 1 chiedeva al suo interlocutore di dire a “_” di “mettergli subito i soldi nel telefono” perché non aveva più niente.
Alle 15:53, i due (ovvero AC 1 e D.) si sentivano di nuovo. Dal tenore della telefonata, gli inquirenti avevano modo di capire che le persone nascoste da recuperare erano almeno due e che AC 1 sarebbe stato raggiunto nella zona dei gabinetti da tale E.. Una seconda persona nascosta sarebbe stata recuperata 30 minuti dopo. Questa telefonata ha attivato la cella sita in prossimità della foce del fiume _.
Veniva dagli inquirenti ticinesi predisposto a quel momento un importante servizio di osservazione che portava ad identificare una VW golf grigia, con targhe italiane, alla cui guida v’era una donna, in seguito identificata in E., la cui figlia è risultata (nel seguito) essere la compagna di quel D. al quale AC 1 aveva telefonato nelle dianzi descritte occasioni.
Previo pedinamento, la vettura veniva fermata a _, dove venivano tratti in arresto la conducente ed il passeggero, ovvero la E. e il AC 1. Erano le ore 16:30 circa del 29.10.2009.
L’osservazione predisposta portava gli inquirenti ad individuare una seconda vettura sospetta, ovvero una Daihatsu Sirion, con targhe italiane. Previo pedinamento, la vettura venne fermata a _. Al volante vi era B.. Il suo passeggero era AC 2.
Erano all’incirca le 17:30 del 29.10.2009.
Si anticipa qui che gli altri partecipanti alla rapina sono riusciti a sfuggire alla cattura e a riparare in Italia.
Come hanno portato ad accertare ulteriori controlli telefonici (cfr. gli atti della rogatoria italiana in AI 51, p. 11 e 12), è riuscito a scappare colui che AC 1 si è ostinato fino alla fine del dibattimento a chiamare “aa” e AC 2 a chiamare “aa” o “aa”. In realtà il fuggitivo è stato identificato in A.
. Trattasi di un cittadino nato nello stesso comune in cui è nato AC 1, residente a _ in via _, ovvero allo stesso indirizzo di AC 1, che in Italia risulta pluripregiudicato per furto aggravato (un tentato furto l’ha commesso -come già cennato- il 09.03.2007, con AC 1).
Qui di seguito è utile riportare lo stralcio del rapporto del GICO, che riferisce il contenuto di tre colloqui telefonici intercorsi tra “cc”, alias C., e “aa”, ovvero A. (cfr. AI 51 p. 11 e 12), il 29.10.2009, tra le 17:10 e le 18:10, nonché di un SMS spedito da C. a AC 1:
a)
“
...Ore 17:10 (n.d.r. del 29.10.2009)
Dalla conversazione emerge che l’uomo chiamato “aa” è un altro componente della banda che ha compiuto la rapina.
L’uomo ha passato il confine ed è entrato in Italia accompagnato da un complice n.m.i. chiamato “_”.
“aa” chiede a C. notizie di AC 1 perché lui non riesce a mettersi in contatto.
La partecipazione di aa alla rapina viene confermata anche dalla descrizione che lo stesso fornisce relativamente alle condizioni ambientali del nascondiglio. “aa” evidenzia, tra l’altro, la necessità di ritornare a prendere la refurtiva nascosta e trasportarla in Italia.
telefonata n. 3743, del giorno 29/10/09, ore 17.10, intercettata sul numero. _ in uso a C. detto “cc”. La telefonata, in lingua italiana, diretta all’utenza nr. _, intercorre tra “cc” ed tale “aa”
“cc” chiede se ha superato (confine). “aa” dice di si, aggiunge che lo saluta il ragazzo che è venuto a prenderli cioè _.
“aa”: ti sei sentito con AC 1
“cc”: si, probabilmente anche lui sta venendo, non ci son problemi!
“aa”: non so se ha superato (confine) perché lo sto chiamando e non risponde
“cc”: mi chiamerà altro collega quando egli varca (confine), tu come vieni qua?
“aa”: non lo so andiamo a casa sua ci dobbiamo incontrare lì. Tu non hai la macchina?
“cc”: no
Omissis
“aa”: ora bisogna trasportare la merce (è rimasta lì), dobbiamo vedere come venire, con il treno o ci da un passaggio qualcuno
“cc”: vi porta _, sono venti euro di viaggio. Com’è andata?
“aa”: faceva freddo da morire
“cc”: dai il peggio è passato
b)
Ore 18.03
C. e “aa” commentano I'anomala irreperibilità di AC 1 e di E., la donna mandata da D. per portare in Italia i membri della banda
1
.
telefonata n. 3763 , del giorno 29/10/09 ,ore 18.03 , intercettata suI numero. _, in uso a C. detto "cc". La telefonata, in lingua italiana, diretta all'utenza nr. _, intercorre tra “cc” ed tale “aa”
“cc” dice che non va bene niente e che lei non risponde anche se il telefono suona (non fornisce il nome della persona).
“aa” dice di essere stanco morto e chiede a “cc” di aspettarlo che deve ancora arrivare.
Si salutano.
c)
telefonata n. 3767 , del giorno 29/10/09, ore 18.10, intercettata suI numero. _, in uso a C. detto "cc". La telefonata, in lingua italiana, diretta all'utenza nr. _, intercorre tra “cc” ed tale “aa”
“cc”
chiama “aa” e dice che AC 1 non risponde. Inoltre si chiedono come mai non risponde nemmeno quella donna che guida la auto.
“aa” dice che e strano perché quelli (non dice chi) erano partiti circa un ora prima di lui (dice qualcosa del genere, ma non é molto comprensibile).
d)
sms n. 3777, del giorno 29/10/09, ore 18.46, intercettato suI numero. _, in uso a C. detto "cc". II messaggio, in lingua serba, dirette all'utenza nr. _, intercorre tra “cc” e tale AC 1
compa fatti sentire ti prego ...”
In realtà, a quell’ora, né AC 1 né la E. potevano più rispondere, stante che già da qualche ora erano stati fermati dagli inquirenti.
Dell’identificazione di C., alias “cc”, alias _ o _ e da A. si dirà ancora, nella misura del necessario, nel seguito.
Detto della fuga di A. favorita da certo “_”, mandato assai verosimilmente di C., va ancora segnalato che un quarto rapinatore è riuscito a fuggire in Italia, ovvero la persona che AC 1 chiama “bb” e AC 2 chiama “bb”.
Benché gli inquirenti ticinesi siano in possesso del DNA di questo quarto rapinatore (se alla rapina partecipò anche un quinto uomo come hanno riferito le venditrici PL 1 e PL 2 non si è potuto acclarare), lo stesso non è stato sin qui identificato. Di lui si sa, grazie ai tabulati telefonici acquisiti, che aveva in uso un cellulare rispondente al numero _ (originariamente acquistato da un cittadino cinese, tale _
).
Tale numero telefonico è stato ritrovato salvato nella memoria della scheda SIM del cellulare in uso a AC 1, alla voce: “_” (di esso AC 1 ha preteso e pretende di non sapere nulla).
Anche nella scheda SIM del Nokia in uso a AC 2 risulta essere stato memorizzato il numero _ in nesso con l’iscrizione “_”. Al riguardo, AC 2 non ha ritenuto di dare spiegazioni. Di “bb” AC 2 ha poi fornito alla PP indicazioni generiche: l’uomo, un cittadino italiano, si chiamerebbe in realtà “_”, avrebbe circa 55 anni e probabilmente abiterebbe a _.
Come già cennato, invece, secondo AC 1 il quarto uomo sarebbe un cittadino brasiliano di nome “_” o “_” a lui non meglio noto.
Non v’è chi non veda come in relazione all’identità del quarto rapinatore, gli accusati mentano. Nel migliore dei casi, sono assai reticenti. Al dibattimento essi hanno peraltro dichiarato di esser disposti a parlare per loro stessi ma di non essere disposti a coinvolgere terzi.
Ciò detto si ha che dai successivi controlli effettuati dagli inquirenti incrociando i tabulati retroattivi dei numeri in uso a “bb”, a AC 1 e a AC 2 è emerso che
- nel periodo 25.05.2009-30.10.2009 vi sono state 52 connessioni tra il numero in uso a “bb” e il numero in uso a AC 1;
- nello stesso periodo sono state stabilite 100 connessioni tra il numero in uso a “bb” e il numero in uso a AC 2.
Con che ne deriva una loro conoscenza e frequentazione più intensa di quanto essi pretendono.
5. All’atto dell’arresto, né AC 1, né AC 2, né la E., né B. hanno dato agli inquirenti una qualche indicazione utile al ritrovamento della refurtiva.
Se, per finire, come già cennato, la più gran parte ha potuto, la mattina del 30.10.2009, essere recuperata, ciò è dovuto solo al paziente lavoro degli inquirenti ticinesi che, perlustrando palmo per palmo la zona cosiddetta “_”, hanno ritrovato (come mostrano le fotografie in atti nr. AI 72 all. 76 e in doc. TPC 9) la borsa in cui i rapinatori l’avevano occultata.
Altresì è stata ritrovata la pistola usata per minacciare PL 2. Trattasi di una pistola a salve automatica, marca Veltro, modello 85 calibro 8 mm knall che conteneva 5 cartucce nel caricatore e nessuna in canna.
Essa costituisce un’arma ai sensi della LF sulle armi.
Se, nondimeno, gli accusati sono stati prosciolti dall’imputazione di infrazione alla LF sulle armi, ciò è avvenuto perché non v’è prova che detta arma sia stata da loro introdotta in Svizzera, il 28.10.2009, passando dal valico di _ a bordo della vettura di B., così come indica l’atto d’accusa.
Secondo gli accusati l’arma sarebbe invece stata introdotta in Svizzera da uno dei correi nei giorni precedenti quello della rapina. Che per commettere la rapina occorreva un’arma era loro ben noto.
Come già cennato, nel verbale del 03.11.2009, quando aveva chiesto di poter riflettere ancora qualche giorno, AC 1 s’era comunque preoccupato di precisare che la pistola usata era un’arma giocattolo. Nel verbale del 09.11.2009, aveva aggiunto che
“
... ADR: che la prima volta che ho sentito parlare della pistola è stato quando ho chiesto a “bb”, giù a _, se si portava un “ferro vero” o un “ferro falso” e lui mi risposto che era “falso” (giocattolo). Io la pistola non l’ho mai vista o impugnata. L’ho intravista solo quando “bb”, dentro la gioielleria, ha alzato il pullover per mostrarla alla commessa. ...”
Anche AC 2 sapeva che “bb” aveva la pistola nella cintola dei pantaloni (cfr. suo verbale del 16.03.2010 alla PP).
Oltre alla pistola sono pure stati ritrovati in zona “_” un terzo paio di manette (oltre a quelle tolte dai polsi delle commesse), quattro parrucche, delle borse, diversi capi di abbigliamento, dei guanti e altri oggetti tutti partitamente elencati nella distinta “reperti e tracce” e nell’allegato al “verbale di sequestro” doc. 2 del doc. TPC 9 (e mostrati alla Corte).
Dopo che AC 1 ha ammesso di essere l’autore della rapina, egli ha dato indicazioni utili per risalire al suo “nascondiglio”, col che, in zona “Bosco _”, gli inquirenti hanno rinvenuto altri oggetti e in particolare due teloni da tenda mimetici (cfr. l’elenco di cui all. 3 del doc. TPC 9 e la già richiamata distinta “reperti e tracce” nonché la documentazione fotografica in atti).
AC 1 ha negato di essere l’autore della rapina nel primo verbale di polizia e nel verbale davanti al GIAR. Nel verbale del 03.11.2009 ha chiesto ancora un paio di giorni per riflettere, precisando che la pistola era un giocattolo e che la E. non c’entrava nulla, essendo venuta a _ a prenderlo senza saper nulla della rapina.
Nel verbale del 09.11.2009, AC 1 ha dato atto che la rapina gli sarebbe stata proposta una decina di giorni prima da un amico brasiliano di nome “bb”. L’obiettivo, ovvero la gioielleria di _, sarebbe stato individuato da “bb” che avrebbe già provveduto a portare a _ quattro biciclette e una vettura Ford Focus. Con loro avrebbe agito tale “_” (di cognome _ o _, un croato-bosniaco di _). Poiché serviva una quarta persona, AC 1 avrebbe contattato “_”, un tale che conosceva da un paio d’anni (ovvero il AC 2). La rapina sarebbe stata compiuta di mercoledì, poiché non era giorno di mercato. AC 1 il 28.10.2009 sarebbe venuto a _ insieme a AC 2, accompagnato da tale _ (rivelatosi poi essere B.).
Nel seguito, come si legge in detto verbale a p. 3,
“
...io e AC 2 siamo rimasti nel parco, mentre “bb” e _ sono andati a scaricare le biciclette in un posto ad _. Sono quindi tornati e tutti assieme siamo partiti verso _ con la Ford Focus.
Abbiamo parcheggiato in un garage sotterraneo, dove già c’erano le biciclette.
Era un garage di una palazzina. Sono senz’altro in grado di ritrovare questo luogo.
Io e “bb”, con le biciclette, abbiamo fatto un giro di ricognizione per vedere se c’era per caso la polizia in giro, oppure per vedere se la gioielleria fosse stata chiusa in anticipo. Rammento che abbiamo percorso il lungolago. Ad un certo momento, senza nessun preavviso, io ho proseguito e sono salito verso la gioielleria da quella rampa che la costeggia. “bb” è invece salito da una stradina prima. Sono poi proseguito davanti alla gioielleria per pochi metri. Ho quindi parcheggiato la bici in un cortile dove mi ero incontrato con “bb”. Ho allora preso il mio cellulare ed ho inviato un SMS a AC 2 scrivendogli: “...vi aspettiamo..”. Sono quindi arrivati anche AC 2 e _. Anche loro hanno lasciato le bici lì. “bb” ed io, siamo andati avanti. Siamo stati primi ad entrare nella gioielleria. Ci siamo dapprima soffermati davanti alla vetrina che si trova vicino alla porta d’entrata ed abbiamo dato l’ultima occhiata prima di entrare. A mio avviso mancavano pochi minuti alle 1300. “bb” ha suonato alla porta, che era chiusa. Le ragazze hanno aperto e noi due siamo entrati. Lui ha bisbigliato qualcosa in portoghese, anche perché l’italiano lo parla malissimo. Come ho già riferito lui è brasiliano. “bb” già prima di entrare mi aveva detto di non preoccuparmi che le avrebbe distratte lui le ragazze. Una ragazza è andata ad aprirgli una vetrina. Io ho invece chiesto, esprimendomi in inglese, all’altra di poter vedere un Panerai che era esposto in un’altra vetrina interna. (le ho detto:”..can I look this watch..” Mentre lei andava a prendere la chiave della vetrina, mi sono girato ed ho visto che “bb” ha sollevato il pullover, mostrando la pistola che teneva infilata nei pantaloni.
Tengo a precisare che qeusta pistola è un giocattolo. Dopo aver mostrato la pistola, senza tuttavia impugnarla, ha fatto segno alla commessa di stare zitta. (ha messo il proprio dito dinnanzi alla bocca come quando si mima di far stare zitti). A quel punto sono entrato dentro il banco, dove c’era l’altra commessa. Rimanendo dietro di lei l’ho presa con le mani sui bicipidi, dicendole, in inglese”don’t move, don’t worry..” Visto che gli altri due erano arrivati davanti alla porta, ho quindi detto alla commessa “...open the door..” Il fatto che gli altri due dovessero sopraggiungere all’incirca una ventina di secondi dopo la nostra entrata, l’avevamo deciso quando ci eravamo trovati alle piscine di _. La commessa ha quindi pigiato sull’apri porta e gli altri sono entrati.
Ho dimenticato un particolare. Quando sono entrato dentro il banco ed ho preso la commessa, con lei, mi sono avvicinato alla parete, dove è appesa la telecamera. Con una mano l’ho girata, forse verso l’alto o forse verso la parete. Siamo quindi rientrati al bancone e lei ha aperto la porta.
ADR: che all’interno della gioielleria eravamo quattro rapinatori e le due commesse.
Ricordo che la commessa mi ha aperto la vetrina di Cartier, il tavolo dove c’erano i Rolex e delle altre vetrine. Io non ho visto quello che facevano gli altri. Ho anche perso di vista la commessa. Ciò per dire che io ero intento ad arraffare gli orologi. Una volta raccolti tutti, mi sono girato, ho chiuso la borsa e me la sono messa sulle spalle come uno zaino, così da non essere disturbato con la bicicletta...”
Sempre a suo dire, arraffata che ebbero la refurtiva, uscirono tutti e con le biciclette tornarono (salvo “_” che cadde per cui dovette seguirli a piedi) al garage sotterraneo dove sarebbero saliti sulla Ford Focus, riparando in zona “Bosco _”. L’intesa tra loro è che si sarebbero nascosti nella zona vicina al delta della _ per evitare gli inevitabili posti di blocco. Sarebbero partiti separatamente il giorno dopo quando le acque si sarebbero calmate. Sarebbero tornati nei giorni successivi a prendere la refurtiva che avevano avuto cura di “imboscare”.
AC 2 non ha fatto ammissioni fino all’11.12.2009, limitandosi nei precedenti verbali a scagionare B., per il resto avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ha ammesso di essere l’autore della rapina davanti alla PP, presente il suo Difensore, nel citato verbale dell’11.12.2009 e ciò nei seguenti termini:
“
...ammetto di aver commesso la rapina il 28.10.2009 ai danni della Gioielleria che la PP mi dice chiamarsi _ ad _.
Di commettere la rapina me lo aveva proposto lo _ e cioè _ due o tre settimane prima del 28.10.2009. In polizia ho preso atto che si chiama AC 1.
Eravamo in quattro. Oltre a me e allo AC 1 c’erano: un altro slavo e un altro italiano che conosco entrambi di vista.
Che io mi ricordi non ho in precedenza commesso nessun altro reato con queste persone e neppure solo con AC 1.
Come ho detto 2/3 settimane prima di commettere il reato, AC 1 mi ha proposto di vederci e mi ha detto che aveva preparato tutto per commettere questa rapina in Svizzera, ad _. Quando me ne ha parlato la prima volta, non credo, a memoria, che fossero presenti anche gli altri 2 autori. Mi disse che si trattava di una rapina ricchissima, che era in danno di una gioielleria e che all’interno della gioielleria c’erano solo donne e che la porta era aperta.
La rapina, in teoria, per quanto mi disse AC 1, era facilissima, questo in teoria visto che mi trovo qua. Questo durante il primo incontro.
Ci sono stati altri incontri per definire esattamente le modalità del reato a cui erano presenti anche il secondo slavo e il secondo italiano.
Io il secondo slavo lo chiamavo “aa”, ha ca. 30 anni, almeno così credo.
Il secondo italiano io lo chiamavo “bb” che è un suo soprannome. Io so che lui si chiama _ e ha ca. 55 anni.
Nelle 2/3 settimane precedenti la rapina abbiamo avuto con AC 1 e gli altri, in totale 4/5 incontri per pianificare nel dettaglio la rapina.
Venne stabilito che AC 1 e gli altri 2 dovevano decidere se salire in treno o con un autobus. Io dissi loro che mi sarei arrangiato da solo. Avevo chiamato B. e gli avevo chiesto se mi poteva accompagnare a _. Lui mi aveva risposto di si...”
AC 2 sottacque in quel verbale che la mattina del 28.10.2009, nell’auto di B., con lui, c’era anche il AC 1, circostanza accertata nel seguito. A differenza di AC 1, AC 2 ha riferito che dall’Italia portarono un furgone bianco (e non una Ford Focus), da lui fattosi prestare da un conoscente, lo stesso col quale il cosiddetto “bb” sarebbe (forse) tornato in Italia il giorno dopo la rapina. In aula è stato AC 1 ad eliminare tale discrepanza asserendo di aver mentito, ovvero asserendo che tra _ ed _ s’erano mossi con un furgone bianco e non con una Ford Focus. Per il resto entrambi hanno confermato che nella gioielleria entrarono dapprima AC 1 e il “bb”. Dopo una ventina di secondi entrarono anche AC 2 e “aa”. AC 2 -come già cennato- sapeva che il “bb” aveva con sé, infilata nella cintura dei pantaloni, una pistola giocattolo.
Entrato che fu, AC 2 vide AC 1 che teneva una delle commesse. Presa una borsa, si diede a svuotare le vetrine degli orologi esposti. Ad un certo momento, “bb” lo chiamò per farsi aiutare nell’ammanettare le commesse che erano distese a terra. Un braccialetto era già chiuso intorno ad uno dei loro polsi.
A AC 2 non riuscì di chiudere anche l’altro. L’ammanettamento delle commesse era stato pianificato. Si trattava di ritardare il più possibile il momento in cui esse avrebbero dato l’allarme. Udì “bb” dire “rapido rapido”. Essendo rimasto l’unico all’interno della gioielleria, si sarebbe affrettato ad uscire. Per il seguito, così ha dichiarato nel citato verbale dell’11.12.2009 (confermato al dibattimento):
“
Io sono uscito per ultimo senza borse. Gli altri 3 avevano una borsa a testa. Abbiamo ripreso le biciclette ed io pur essendo uscito per ultimo ho superato "aa" a cui si era guastata la bicicletta e AC 1 che evidentemente andava piano per aspettare "aa". Arrivati in fondo ad una stradina stretta abbiamo trovato un grosso camion in retromarcia che occupava interamente la larghezza della strada per cui neanche strusciando sul muro si poteva passare.
Durante i sopralluoghi, quando studiavamo le vie di fuga e i percorsi da effettuare dopo la rapina, non avevamo mai visto niente di simile. Ad un certo punto io e "bb" ci siamo infilati con le bici in un piccolo parcheggio di un Hotel mentre il camion arretrando ha lasciato la strada libera. Abbiamo continuato ed abbiamo raggiunto il parcheggio sotterraneo dove c'era il furgone. AC 1 e "aa" sono arrivati in ritardo rispetto a me e "bb" nel parcheggio sotterraneo. Non so come siano riusciti a passare loro rispetto alla strada ostruita dal camion. Con un minuto o due di ritardo rispetto a noi, ci hanno raggiunto. Abbiamo lasciato 2 biciclette nel sotterraneo ed una l'abbiamo caricata nel furgone, mentre la quarta e stata lasciata da "aa" per strada visto che si era rotta. (n.d.r. essa è stata effettivamente trovata nel seguito dalla Polizia).
ADR che io mi ricordi anche "bb" aveva indossato una parrucca. Gli altri due non le hanno indossate. Io ho indossato una parrucca nera e "bb" una parrucca grigia.
In totale confermo che le parrucche erano quattro.
"bb" si e messo alla guida del furgone e noi tre nel vano carico, accovacciati per terra. Io ho sentito la sirena di un'auto della polizia vicina, probabilmente ci precedeva.
Siamo arrivati a _ ed abbiamo parcheggiato sullo spiazzo sterrato da dove eravamo partiti.
Siamo scesi a piedi, “bb” si e allontanato verso il lungolago, cosi come lui mi ha detto più tardi al telefono.
Noi 3 eravamo nel parco _. Io e AC 1 siamo andati nel posto dove poi sono stati ritrovati i teli mimetici ecc che avevamo già individuato nei sopralluoghi. Questi teli mimetici erano sul furgone in alcune borse. Erano due teli in tutto che sono rimasti a me.
"aa" invece è andato in un'altra direzione. E' stato in questo momento che io, girandomi, ho visto "aa" aggiustarsi le calze. Ho poi chiamato al telefono "bb" dicendogli di raggiungere "aa", cosa che lui ha poi fatto, raggiungendolo nel posto che avevamo individuato in un angolo del bosco, distante dal posto mio e di AC 1, poche centinaia di metri.
Le borse con i gioielli sono rimaste sul furgone. Io e AC 1 non siamo più usciti da quel nascondiglio fino a poco prima dell'arresto.
Dopo aver passato la notte nel nascondiglio, “aa” e “bb” sono andati al mattino presto al furgone. Non ricordo l'orario ma dev'essere poco prima di ricevere l'SMS da “bb” con il nr. 116 che indicava il nr. di pezzi rapinati.
“aa” e “bb” hanno preso le 3 borse con i gioielli e le hanno portate nel loro nascondiglio. Qui hanno contato la refurtiva e mi hanno mandato, come detto, un SMS con il nr. 116..”
Al riguardo devesi annotare che il testo del SMS inviato da “bb” a AC 2 il 29.10.2009, alle ore 12:59, indicante il nr. 116 era già stato contestato a AC 2 dagli inquirenti, insieme al contenuto di altri SMS, nel verbale del 03.11.2009 (AI 72, all. 17). In quell’occasione AC 2 s’era avvalso della facoltà di non rispondere.
In merito al valore del bottino è interessante annotare che pochi minuti dopo le 13:00, ovvero il 28.10.2009 alle 13:13, parlando al telefono con “cc” alias C., AC 1 gli diceva testualmente:
“
... una montagna, una montagna! Anche la mecca abbiamo preso! Una montagna, una montagna, fratello!...”
E alle 13:30, “cc” alias C. (di tutta evidenza colui che nel gruppo aveva il compito di trovare un acquirente degli orologi) così si esprimeva parlando con un uomo, non identificato (verosimilmente un possibile ricettatore), avente in uso l’utenza _ (cfr. AI 51, p. 4-5):
“
cc”: “C’era un bingo stamattina, fratello. Manda qualcuno per gli orologi.”
Uomo: “Aha. C’è un po’ di tutto?”
“cc”: “Si, c’è, un valore di un milione e duecento, trecento.”
Uomo: “Bene. Dimmi..”
“cc”: “Stamattina abbiamo fatto il lavoro, la merce l’hanno lasciata in Svizzera.”
Uomo: “Aha, aha...”
“cc”: “Domani o dopodomani una donna porterà tutto.”
Uomo: “Lo porterà li da voi?
“cc”: “Si.”
Uomo: “sai la percentuale che si darà?”
“cc”: “Non lo so. 20-30...non lo so.”
Uomo: “Va be’, va be’, non dire altro.”
“cc”: “Ci sono quanti ne vuoi.”
Uomo: “Ok, ok chiamo una persona e ti richiamo.”
“cc”: “Deve programmare per dopodomani.”
...omissis...omissis...”
Al riguardo è appena il caso di annotare che, appena mezz’ora dopo la rapina, C. già sapeva che la refurtiva aveva un valore di “un milione e duecento, trecento”!
Tanto AC 1 quanto AC 2 hanno ammesso che, se non fosse intervenuto l’arresto e il conseguente sequestro della refurtiva, essi l’avrebbero divisa in parti uguali, rispettivamente avrebbero diviso in parti uguali il ricavo della vendita. Neppure in aula è stato possibile sapere qualcosa in più (rispetto a quanto non si possa desumere dalle intercettazioni telefoniche) dagli accusati circa il ruolo di C., essendo essi unanimi nel sostenere di non voler coinvolgere persone che non c’entrano.
Nondimeno l’entusiasmo di AC 1 per il cospicuo bottino conseguito emerge (oltre che dal già riprodotto colloquio telefonico del 28.10.2009, ore 13:13 con C.), anche dal messaggio da lui inviato alla moglie il 28.10.2009 alle ore 14:06, del seguente tenore:
“
Amore mio, a sto giro ci compriamo la casa ma per davvero. Mi mancate tanto e non vedo l’ora di abbracciarvi!
Vi amo tanto”
6. Al dibattimento AC 1 e AC 2 hanno anche confermato che la rapina del 28.10.2009 è stata preceduta da diversi sopralluoghi da loro e/o dai correi effettuati ad _ nelle settimane precedenti.
A prescindere dalle loro ammissioni, la loro presenza in Ticino in tale periodo è già peraltro certa sulla scorta delle localizzazioni effettuate dagli inquirenti in base all’utilizzo dei cellulari in loro uso. Come dimostra la tabella in AI 72, all. 81:
- “bb” ha attivato antenne in territorio di _ e di _ il 21.09.2009;
- il 24.09.2009 sono state attivate da AC 1 antenne in territorio di _, _, _, da A.
antenne in territorio di _, _, _, da “bb” l’antenna di _;
- il 28.09.2009, AC 2, A. e “bb” erano in Ticino, avendo attivato rispettivamente le antenne di _, _ (foce della _), _, di _ e _ e di _;
- il 29.09.2009, A. e “bb” erano in Ticino, avendo attivato rispettivamente le antenne site in territorio di _ e di _ e _, nonché di _;
- il 30.09.2009 erano in Ticino AC 1, AC 2 e “bb”, le antenne attivate dall’uno o dall’altro essendo numerose e ciò in territorio di _, _, _, _, _ ed anche in territorio di _, _, _, ed ancora di _, _, _, _, _, _ e _;
- il 13.10.2009, A. ha attivato un’antenna a _ e “bb” antenne ad _ e _;
- il 26.10.2009 erano in Ticino di sicuro A. e “bb” che risultano aver attivato antenne a _ e a _ e poi a _, _, _ e _;
- numerose poi le antenne attivate il 28.10.2009 (giorno della rapina) da tutti e quattro, ovvero da AC 1, AC 2, A. e “bb” (nonché, in un caso, anche da B.).
Ciò prova che vi sono stati plurimi sopralluoghi e che la zona di _ e _ è stata ispezionata a dovere. È stato -come hanno ammesso gli accusati- studiato l’obiettivo, il percorso, le vie di fuga e sono stati approntati gli strumenti necessari, i mezzi di trasporto (comprese le quattro biciclette), le parrucche per il travisamento, la pistola giocattolo (invero assai somigliante ad una vera), le borse, le manette, i guanti, gli indumenti per cambiarsi, ecc.
A dire di AC 1 a proporre il “colpo” sarebbe stato “bb” e lui l’avrebbe poi proposto a AC 2. Nondimeno è pacifico che tutti e quattro hanno poi di concerto, concordato i preparativi e partecipato alla rapina. Ciò emerge bene dalle dichiarazioni rese da AC 2 alla PP nel verbale della confessione dell’11.12.2009, laddove ha ammesso che:
“
...sono venuto a _ con AC 1 e gli altri due a fare un sopralluogo, perlomeno in 2 occasioni nel corso del mese di ottobre. Questa è una cosa che si fa di prassi perché bisogna rendersi conto dei luoghi e delle difficoltà. Anche a fare i sopralluoghi abbiamo raggiunto _ ed _, separatamente.
Io una volta sono venuto con una mia piccola macchina che ho, una Peugeot 206 grigia, targata _ .... , non mi ricordo più il resto del numero. Ha ca. 12 anni.
Anche in occasione del secondo sopralluogo ho raggiunto _ e _ con la mia auto, portando con me o lo slavo "aa" o I'italiano "bb". Per i sopralluoghi AC 1 é venuto su con la sua auto Mercedes nera, insieme a uno degli altri due autori del "facile" reato.
Per i sopralluoghi siamo sempre venuti in mattinata e siamo rientrati senza neanche fermarci a mangiare e neppure a dormire. Abbiamo guardato i luoghi, Ie vie di fuga ed eventuali luoghi dove nasconderci. Era stato deciso infatti che avremmo passato la notte dopo la rapina, a _ per poi rientrare quando si sarebbero calmate Ie acque quindi iI giorno dopo o quello seguente.
Anche per il rientro in ltalia, era stato previsto che ognuno poteva chiamare chiunque per farsi venire a prendere, I'importante era rientrare in modo separato. Io mi sarei arrangiato, come ho fatto, con B..
So che AC 1 si è fatto venire a prendere da una persona che io non conosco, una donna che è venuta a prenderlo...omissis...
Dopa la rapina ci siamo spostati con un mezzo, un furgone di colore bianco che io mi ero fatto prestare e che a quest'ora dovrebbe già essere rientrato in Italia. Alla guida c'era il "bb". Avevamo portato su a _ questo furgone o iI giorno prima o due
giorni prima della rapina...omissis...
Tra noi 4 eravamo rimasti d’accordo che il furgone sarebbe rimasto a _.
ADR che abbiamo adottato questa modo di raggiungere la Svizzera sia in occasione dei sopralluoghi e sia a maggior ragione iI giorno della rapina e cioè separati, per avere meno rischi di essere fermati. E' evidente che 4 persone in una macchina danno
maggiormente nell’occhio. Stessa cosa era poi stata decisa, come detto, per il rientro.
La mattina del 28.10. siamo partiti prestissimo, con largo anticipo, per avere tutto il tempo per vedere com'era la situazione sul posto. Le bici erano state portate sul posto da molto più tempo di quello che riferisce AC 1.
Ricordo che quando avevamo fatto i sopralluoghi, Ie biciclette erano già ad _, parcheggiate nel parcheggio della Chiesa della scuola che si trova ad _. Ricordo che c'e un muro di cinta che abbraccia la scuola e la chiesa. Ricordo che c'e iI portabiciclette a rastrello. Le biciclette erano chiuse con due lucchetti legate insieme due a due. Le bici ce Ie ha fatte trovare su AC 1. Non so con quale auto Ie abbia portate in Svizzera.
Per riprendere iI racconto della rapina, io sono partito alle 06.30 circa da _ con B.. Gli altri due come ho detto, sono arrivati in treno mentre AC 1 non so come sia arrivato su. Ci siamo trovati tutti e 4 a _ tra Ie ore 10.00 e Ie ore 11.00...omissis... (n.d.r. invece -come è emerso poi- sapeva perfettamente che erano venuti insieme lui e AC 1 con autista il B.).
Con il furgone, tutti e 4 insieme con "bb" alla guida e noi altri 3 dietro, siamo andati a prendere Ie biciclette ad _.
Sui 2 vetri posteriori del furgone abbiamo applicato con del velcro due pezzi di stoffa neri che avevamo comprato in Piazza _ a _. Un altro straccio nero lo abbiamo attaccato sempre con il velcro dietro i due sedili anteriori per evitare che attraverso iI vetro anteriore si vedesse I'interno del furgone. II motivo per il quale la Polizia che ci precedeva con l'auto, non ci ha visti è che noi ci eravamo distesi all'interno del furgone con “bb" alla guida.
Il furgone è stato posteggiato nel parcheggio sotterraneo di un condominio. Credo di ricordare i due slavi e cioè AC 1 e "aa" sono scesi subito prima di questa posteggio sotterraneo. Io e "bb" siamo usciti per ultimi. Ci siamo quindi ritrovati tutti e quattro al parcheggio delle biciclette al _, come mi suggerisce il mio difensore.
Ognuno ha preso la sua bicicletta e ci siamo divisi. Io e "aa" e "bb" con AC 1.
Questo è successo pochi minuti prima della rapina.
AC 1 mi ha mandato un SMS dicendomi "vieni" visto che lui e "bb" si erano avvicinati all'obiettivo ed erano davanti alia gioielleria...”
Il parcheggio sotterraneo s’è avverato essere l’autorimessa di una palazzina sita in via _ che aveva il portone aperto a causa di un guasto. AC 1, con “bb”, si recò al Bar _ ed effettivamente da lì spedì alle ore 12:53 un SMS a AC 2 del seguente tenore
“Siamo davanti al lavoro vi aspettiamo”
, dopodiché AC 2 e A. li raggiunsero.
Qualche minuto prima delle 13.00 -come già cennato- AC 1 (che portava un cappellino con visiera gialla e occhiali da sole) e “bb”, fingendosi dei clienti entrarono nella gioielleria, seguiti a breve dagli altri due (o tre, se vi fu un quinto uomo). La rapina si svolse come già illustrato dalle due venditrici. AC 1 ha dato e dà atto di aver immobilizzato afferrandola da tergo e tenendola per le braccia, PL 1, dopo che il compare aveva già mostrato la pistola a PL 2. Dopo pochi secondi entrarono anche AC 2 (che portava una parrucca) e
A.. Avevano con loro le borse per riporvi la refurtiva. Nel seguito “bb” (che portava una parrucca) conduceva le commesse in un locale attiguo, dove prima intimava loro di aprire la cassaforte (che però era già aperta e conteneva più di fr. 3'000.- in contanti e una collana in oro bianco; il tutto è stato rubato). Nel contempo i compagni svuotavano le vetrine esterne ed interne.
Ad un certo punto “bb” chiedeva l’aiuto di AC 2 per completare l’operazione di ammanettamento delle commesse che avevano fatto sdraiare (o sedere) per terra, operazione che però restava incompiuta.
Qualcuno provvide anche a strappare dal suo sito il videoregistratore che fu portato via (in realtà non era in funzione in quanto guasto). Della fuga già si è detto. AC 1 dà atto di avere nel tragitto dal garage sotterraneo di via _ fino a _, zona lido, contato gli orologi rubati accertando che erano 116. Secondo AC 2, egli seppe via SMS da “bb” che erano 116. AC 1 e AC 2 si nascosero in zona “Bosco _”. Gli altri due, poco distante, in zona “_”, portando seco la refurtiva. Passarono la notte all’addiaccio, mentre attendevano per l’indomani chi li doveva riportare in Italia, ovvero la E. e B.. Un tale “_” ricondusse in Italia A., mentre nulla è dato di sapere sul come lasciò la Svizzera “bb”. Dato che non è stato rinvenuto nessun furgone, è possibile che egli sia rimpatriato con quello. Dato che AC 2 ha, nel suo verbale alla PP, accennato al fatto che “bb” aveva portato a _, in vista del rientro, la sua personale vettura, non si può escludere che vi fosse, a completare il gruppo, un quinto uomo che portò via il furgone. Comecchessia, sta di fatto che il loro piano prevedeva il rientro di ognuno separatamente, per non dare nell’occhio.
Del pari s’erano altresì accordati di nascondere la refurtiva e di recuperarla tosto che le acque si fossero calmate. “cc” alias C., l’uomo che da Milano teneva i contatti con loro e con il/i ricettatore/i, in una conversazione telefonica intercettata ha evocato quale giorno della “vendita”, il sabato successivo, ovvero il 31.10.2009.
Per quel che ne è della spartizione della refurtiva, AC 2 ha dichiarato che (cfr. già citato verbale 11.12.2009 p. 6):
“
ADR: che in merito alla spartizione della refurtiva, posso dire che era previsto che venisse venduta tutta in blocco ed il ricavato diviso in 4 parti uguali. Con certezza non avevamo un ricettatore sicuro che potesse avere una simile disponibilità.
Per rispondere alla PP che mi chiede quanti soldi prevedevamo di realizzare rispondo che trattandosi di 116 pezzi, potevamo realizzare €150/200'000.- da dividere in 4 parti.
Sono certo che sarebbe stato diviso tutto in 4 parti. Avevamo discusso e concordato questa ripartizione.”
La circostanza è stata confermata da AC 1 nel verbale reso alla PP il 16.12.2009 p. 8; d’altro canto le conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti italiani provano ad oltranza che, a Milano, “cc”, alias C.
, si stava attivamente occupando della “vendita” della refurtiva.
7.
In merito ai correi latitanti, malgrado l’assenza di collaborazione degli accusati, segnatamente di AC 1, grazie agli inquirenti italiani e ad alcune ammissioni fatte dalla E., è stato possibile accertare che (cfr. rogatoria sub AI 51):
- AC 1 e A., oltre ad essere stati arrestati insieme a Milano il 09.03.2007 in flagranza di furto, risultano entrambi risiedere a _ in via _. Sono quasi coetanei ed entrambi provengono da _;
- la figlia di A., _, nata l’_, è sentimentalmente legata a C.;
- C. e D. hanno trascorso insieme un periodo in carcere; quando a C. sono stati concessi gli arresti domiciliari, egli ha trovato alloggio nella casa di _ della E., la cui figlia è (o era) la compagna di D. e madre di due figli avuti da lui (di cui la E. è quindi la nonna);
- terminato il periodo degli arresti domiciliari di C., fu AC 1 a recarsi a prenderlo a _, a casa della E. e fu in quell’occasione che E. e AC 1 fecero la reciproca conoscenza.
Tutto ciò per dire che i legami tra AC 1, A. e C. sono assai stretti (il che è peraltro confermato dalla confidenzialità delle conversazioni telefoniche avvenute tra loro). I tre fanno parte di un “giro” più vasto che collega AC 1 a AC 2 e a B.; AC 1 e C. a D. e alla E.; AC 1 e AC 2 a “bb” (la cui identità entrambi gli accusati coprono) e, tramite C., all’ambiente dei ricettatori.
Gli stretti rapporti che sono esistiti tra AC 1 e A. sono provati ad oltranza dal fatto che, nel periodo 25.05.2009-30.10.2009, essi hanno tra loro stabilito ben 954 connessioni telefoniche. Nello stesso periodo, AC 2 ha stabilito con A. 53 connessioni telefoniche. Come attesta il rapporto di esecuzione della Polizia cantonale del 18.03.2010, nel citato periodo 25.05.2009-30.10.2009, è risultato che:
- AC 1 e AC 2 hanno stabilito tra loro 175 connessioni telefoniche;
- AC 1 e il cosiddetto “bb” ne hanno stabilite 52;
- AC 2 e “bb” ne hanno stabilite tra loro 100.
Alle intercettazioni telefoniche acquisite dagli inquirenti italiani e/o svizzeri, evocate in aula, si rinvia non senza qui riprodurne alcune.
Le tre seguenti risalgono al giorno prima della rapina.
Sono avvenute, nell’ordine tra “cc”, alias C., e D., tra “cc”, alias
C. e “_” e tra “cc”, alias C., e AC 1:
27.10.2009 ore 20:30
“
cc per D.:
cc: Ciao emico mio
D.: AIlora?
cc: Come stai?
D.: Bene
cc: Va bene ... stai tranquillo questa settimana ti sistemo tutto
D.: di ... guarda che Ii ho dato la carta... ne avevo due uno I'ho spedito e una gliel'ho data a lui te l'ha data?
cc: Si me I'ha data sono appena uscito dal mio amico ... niente tutto a posto massimo ... guardo cosa mi ha detto ... massimo massimo mercoledì o giovedì questa settimana
D.: Va bene, va benissimo dai
cc: Qualcosa devo fare
D.: Te come va?
cc: è così ... prendiamo soldi sicuro
D.: va bene dai
cc: gia sistemato qualche devo solo ... devo tornare informazione qualche ...
D.: Si si
cc: Bene
D.: Si si andiamo bene
cc: Ti saluto tanto ci vediamo venerdì o sabato
D.: Ok va benissimo
cc: Ciao amico mio
D.: Ciao ciao”
27.10.2009 ore 23:37
“
_ “Ci sentiamo domani mattina. Che facciamo domani mattina? a quelli vanno domani mattina? Ma quelli vanno domani mattina?
Vanno??" (ripete perchè “cc” non da una risposta chiara).
“cc”: "FrateIlo, io non lo so."
_ ridendo: “Ma tu sai sempre tutto, non prendermi in giro. Dimmi se vanno o no. Vanno o no?"
“cc”: "Ma che ne so io, non chiedere a me.”
_: "Ma io ti sto chiamando per sapere cosa facciamo domani mettina!"
“cc”: "Non lo so. QueIlo che vuoi.”
_: Dobbiamo andare in ricerca di una macchina, visto che da quelli li non arriva ancora niente, almeno non fino aIla settimana prossima non arriva. Ma sicuramente.”
“cc”risponde: "A domani.. "
Si salutano.”
27.10.2009 ore 23:39
“
“cc”dice: "Mi ha chiamato _. Vuole sapere. Stupido, cosa mi deve chiamare! Mi ha chiesto se andiamo domani. Gli ho risposto cosa me lo chiede a fare, a me.. Uno stupido, cosa mi chiama."
Non tutto comprensibile a causa dei rumori, ma forse
AC 1 dice che si poteva rispondere che non ci sarà nessuna partenza.
Segue discorso generico suI cibo (AC 1 ha mangiato male e non si sente bene).
Si salutano: ci sentiamo domani.”
La mattina della rapina, 28.10.2009, nelle ore prima di commetterla si sono scambiati SMS AC 2 e AC 1 alle 6:42, alle 6:43, alle 6:46 e alle 15:53, del seguente tenore:
“
SMS "Buon giorno ... come va"
SMS “Tutto bene. Tra quanto passi?"
SMS "Penso tra una mezza ora ciao"
SMS "Siamo davanti al lavoro vi aspettiamo"
Della telefonata di AC 1 a “cc”, alias C., del 28.10.2009, ore 13:13, si è già detto.
Nel seguito -come emerge dalla rogatoria in AI 51- “cc”, alias C., ha parlato al telefono con tale _, nei seguenti termini:
28.10.2009 ore 14:56
“
_ per “cc”.
_: "Che fai?"
“cc”: "Ho lasciato la macchina, per ripararla, mi ha toccato nel parcheggio uno scemo due settimane fa."
In questo punto si comprende poco, ma poi “cc”dice:
"I miei amici erano andati in Svizzera. Hanno terminato il lavoro."
_: "Quello che hai voluto tu?"
“cc”: "Aha." (affermativo)
_: Tu perchè non sei andato con loro?"
Non si capisce la risposta di “cc”.
_: "Passato tutto in ordine."
“cc”: "Loro sono ancora Iì, 2 giorni, in un bosco.”
_: "Con tutta la roba?"
“cc”: "Si."
_: "Uuuu. Tornano tra 2 giorni?"
“cc”ridendo: "Speriamo che ritornino.”
_: "Quanti soldi?"
“cc”: “Quanti ne voui.”
_: "Pieno?! Speriamo che andrà tutto bene."
_: "Da quando e che sei Iì? Li dove ti trovi? Quanti anni?" “cc”non capisce a cosa si riferisce.
In questo punto si comprende poco.
Uomo: "Sono tre anni?"
“cc”: "Sarà che sono 3 anni."
_: "Lungo, ma dai adesso starai bene. Come sta la
piccola?"
... omissis ...”
Il pomeriggio del 28.10.2009 “cc”, alias C. e AC 1 si sono parlati ancora alcune volte.
La mattina del 29.10.2009, alle 7:26 “bb” ha scritto a AC 2 un SMS “tutto ok”.
La stessa mattina alle 7:53 AC 1 e “cc”, alias C., hanno avuto un colloquio telefonico del seguente tenore:
29.10.2009 ore 7:53
“
AC 1: Che fai?
“cc”: Sei ancora nascosto?
AC 1: Non mi muovo, anche ieri sera hanno cercato.
“cc”: veramente?! (in questo punto dice che si è sentito con qualcuno, si comprende poco, dovrebbe essere D.)
AC 1: Che dicono? Quanto è stato preso?
“cc”: Cosa? A, ma quello dovrebbe essere una notizia nuova, non c’è ancora.
AC 1. Tutto abbiamo preso.
“cc”ride: Veramente, bravi!
AC 1: 2 borse piene fratello. Siamo pieni.
“cc”: Più di quanto serviva ... Aspetto mi chiama .. (non si comprende)
AC 1: Dove sei, a casa?
“cc”: Ma fino a quando rimanete Ii?
AC 1: Stasera alle 16.30 - 17.00 usciamo, quando sarà più buio. Ci ammazza l’umidità. Sapessi come è. Tremo tutto.
“cc”: Fai una passeggiata.
AC 1: Ma non posso uscire da qui. Sono in un posto di circa 2 metri.
La conversazione non comprensibile integralmente in quanto AC 1 parla a voce bassa.
Si salutano.”
I due si sono riparlati alle 10:12 e durante tale conversazione AC 1 ha nominato “_” riferendosi con tale nomignolo a AC 2. Ha detto che la refurtiva era stata “sotterrata”.
Alle 10:59 “bb” ha scritto a AC 2 un SMS del seguente tenore:
“
SMS "Tutto bene doctor noi siamo senza sigarette e tu a che ora vai”
Alle 11:48 “cc”, alias C. ha parlato al telefono con D. in merito alla questione che sarebbe stata la E. ad andare a _.
Subito dopo, alle 11:51, “cc”, alias C., ha informato AC 1.
Alle 12:57, alle 12:59 e alle 13:02, “bb” e AC 2 si sono scambiati tre SMS. Il testo del secondo era il seguente:
“
SMS: “Tu vuoi vedere dove è il materiale? 116”
Nel seguito si sono scambiati ulteriori telefonate e SMS il C. sia con il D., sia con il AC 1, per la maggior parte attinenti alla venuta a _ della E. e al suo incontro con AC 1.
Delle telefonate via via più inquiete, intercorse tra C. e A., rispettivamente tra C. e D. dalle 17:00 in poi, quando più non riuscivano a collegarsi con AC 1, si è già detto.
8.
Giusta l’art. 140 cifra 1 cpv. 1 CP commette rapina ed è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 180 aliquote giornaliere, chiunque commette un furto usando violenza contro una persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza.
Nel concreto caso è pacifico che gli accusati, agendo in correità tra loro e con terzi, hanno commesso il citato reato, avendo essi spezzato (uno dei rapinatori minacciando PL 2 con una pistola giocattolo e AC 1 afferrando da tergo PL 1 e immobilizzandola alle braccia) la volontà e ogni possibilità di resistenza delle due donne, costringendole ad aprire le vetrine del negozio, nelle quali erano riposti orologi e gioielli di gran marca (e quindi di valore) di cui hanno fatto razzia, lasciando la gioielleria praticamente vuota.
Nella commisurazione della pena (art. 47 CP) il giudice tiene
conto della colpa del reo, della vita e delle condizioni personali di lui nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita. Secondo
l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa e determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.
Come ha già stabilito in numerose sentenze la superiore Corte di cassazione e revisione penale (cfr. ancora di recente la sentenza 12.05.2010 della CCRP in re F. M.),
“...come nel vecchio diritto (art. 63 v. CP), il giudice commisura la pena essenzialmente in funzione della colpevolezza del reo. Il legislatore ha ripreso, al cpv. 1, i criteri della vita anteriore e della condizione personale e aggiunto la necessità di tener conto dell'effetto che la pena avrà sulla vita dell'autore. Con riguardo a quest'ultimo criterio, il messaggio precisa che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero
se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere I'autore dal compiere altri reati (messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché della legge federale sui diritto penale minorile, FF 1999 1744). La legge codifica, così, la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di effettuare correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF del 14 ottobre 2008, inc. 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008, consid. 3.2.; STF del 12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007, consid. 2.2; STF del 17 aprile 2007, inc. 6B_14/2007, consid. 5.2 e riferimenti).
Codificando la giurisprudenza, I'art. 47 cpv. 2 CP fornisce un elenco esemplificativo di criteri che permettono di determinare la gravità della colpa dell'autore. Il giudice dovrà prendere in considerazione il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso nonché la riprensibilità dell'offesa, elementi che la giurisprudenza designava con I'espressione "risultato dell'attività illecita" rispettivamente "modo di esecuzione" (DTF 124 IV 6 consid. 6. pag. 20). Sotto iI profilo soggettivo, la norma rinvia ai moventi e agli obiettivi perseguiti che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP), nonché alla possibilità che I'autore aveva di evitare I'esposizione a pericolo o la lesione riferendosi, in quest'ultimo caso, alla libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità (v. DTF 127 IV 101 consid. 2a pag. 103). In relazione a quest'ultimo criterio, il legislatore impone al giudice di tener conto della situazione personale dell'autore e delle circostanze esterne. La situazione personale può, senza che vi sia un reperto patologico ai sensi dell'art. 19 CP, turbare la capacità di valutare il carattere illecito dell'atto. Le circostanze esterne si riferiscono, per esempio, a situazioni di emergenza o di tentazione che non siano cosi pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena (FF 1999 1745; STF del 12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007, consid. 2.2) Analogamente all'art. 63 vCP, I'art. 47 CP non elenca in modo dettagliato ed esauriente gli elementi pertinenti per la commisurazione della pena (STF dell'11 aprile 2008, inc. 6B_738/2007, consid. 3.1). Questa disposizione conferisce, dunque, un ampio potere d'apprezzamento al giudice.”
Nel concreto caso la Corte ha considerato assai grave la colpa degli accusati che non hanno esitato a venire, per puro scopo di lucro, a più riprese, da _ fino ad _, talvolta insieme, talaltra alternandosi ai correi, per pianificare in ogni dettaglio e infine per consumare una rapina audace e spregiudicata, il cui obiettivo -invero ambizioso- era quello di svaligiare, in pieno giorno e in pieno centro un’intera gioielleria. Con grande determinazione e sangue freddo, da veri professionisti, essi hanno, di comune concerto, messo a punto e poi a segno un piano articolato e meticoloso; hanno studiato a fondo l’obiettivo, gli orari di apertura della gioielleria, le abitudini delle commesse, le vie per giungere e per ripartirsene e altresì hanno saputo valutare con buona approssimazione il valore della considerevole refurtiva che si apprestavano a rubare, al punto che, appena mezz’ora dopo la rapina, il loro uomo di contatto rimasto a _, ovvero C., era in grado di comunicare al telefono al suo interlocutore che la refurtiva valeva un milione duecentomila o trecentomila.
D’altro canto il fatto che il negozio esponeva orologi e gioielli di gran marca la dice lunga sulla volontà degli accusati e dei loro correi di mettere a segno un “colpo” davvero grosso.
Incuranti delle dogane e dei possibili controlli, gli accusati sono ripetutamente venuti a _ e ad _ per altresì studiare i luoghi in cui riparare dopo la rapina, in cui nascondersi e nascondere la refurtiva, in attesa che le ricerche della polizia si allentassero. All’uopo hanno preparato un furgone, attrezzato di tutto punto: dalle biciclette -ingegnoso mezzo per percorrere velocemente i vicoli di _ -, ai vestiti di ricambio, dalle parrucche per travisare il loro aspetto, alla pistola che doveva sembrare vera per intimidire -solo mostrandola- le commesse, dalle manette che dovevano ritardare l’allarme, ai tanti altri oggetti che potevano loro servire e che la polizia ha poi ritrovato nel bosco.
Il giorno della rapina gli accusati hanno curato di farsi accompagnare a _ da B., un incensurato, proprietario legittimo della vettura che guidava e quindi persona tale da superare senza problemi eventuali controlli.
Incontrati i correi a _, con efficienza e rapidità hanno eseguito il “lavoro” con la spavalda sicurezza di chi ha tutto ben studiato e quindi sa esattamente cosa fare e come fare. In pochi secondi AC 1 e il cosiddetto “bb” hanno preso il controllo sulle commesse, il primo con la forza, il secondo con la minaccia, mostrando la pistola che teneva alla cintola.
Fatti entrare anche AC 2 e A., in pochi minuti, rapidi e precisi, hanno svuotato il negozio, dopodiché sono spariti nella boscaglia. Solo il fortuito, insperato, aiuto degli inquirenti italiani è giunto il giorno successivo a dare a quelli ticinesi quel tanto di indizi che ha permesso di localizzare e poi fermare gli accusati e, il 30.10.2009, di recuperare gran parte della refurtiva.
Certo è che la rapina era tecnicamente consumata quando essi sono stati arrestati. Nondimeno il fatto che la maggior parte della refurtiva sia stata, per finire, ritrovata, è stato considerato dalla Corte come una diminuente.
Del pari la Corte ha considerato a favore degli accusati la circostanza che, per fare la rapina, il gruppo si sia portato appresso una pistola giocattolo anziché un’arma da fuoco vera. Avuto riguardo a AC 1 non si è potuto, d’altra parte, non considerare l’arditezza con cui ha immobilizzato, afferrandola da tergo per le braccia, PL 1, curando nel contempo di dare una manata alla telecamera per spostare verso il muro l’obiettivo. Un comportamento quest’ultimo che denota altresì una certa scaltrezza. Determinazione hanno poi dimostrato entrambi gli accusati passando la notte del 29.10.2009 all’addiaccio, nella boscaglia, attenendosi ad un preordinato piano che -se non fosse intervenuto l’imprevisto e imprevedibile aiuto degli inquirenti italiani- sarebbe sicuramente stato destinato al pieno successo (come dimostra la riuscita fuga degli altri due coautori che han portato seco refurtiva per circa fr. 75'000.-).
Dal lato soggettivo pesano per AC 2 i numerosi precedenti, le tante condanne accumulate sull’arco di quasi trent’anni, due delle quali specifiche per il reato di rapina. Dall’espiazione effettiva di circa cinque anni di carcere, non sembra AC 2 aver tratto un qualche insegnamento se, il 28.10.2009, era ancora attorno, con i correi, in gruppo, sul nostro territorio, pronto a commettere -come ha commesso- un’articolata, ambiziosa rapina. Pur considerando l’infanzia infelice e la scarsa scolarità, è grave che un uomo ormai cinquantenne sia ancora attorno a fare rapine per procurarsi, senza troppa fatica e senza lavorare, i mezzi per la sua sussistenza. D’altro canto la mentalità acquisita da AC 2 dopo tante condanne si è ben appalesata durante l’istruttoria che ha preceduto questo dibattimento, nella quale AC 2 si è distinto per la sua capacità di tenere testa ad oltranza agli inquirenti, facendo uso, da consumato pregiudicato quale egli è, del suo diritto di non rispondere, e ciò per ben sette verbali ed anche davanti al Giar.
Ciò era evidentemente un suo diritto, nondimeno tale suo atteggiamento processuale la dice lunga sulla particolare, pertinace tempra del suo carattere. Dopo un mese e mezzo di carcere preventivo ha finalmente ammesso davanti al PP, nel già citato verbale 11.12.2009, di essere stato uno degli autori della rapina, narrando anche le modalità con cui essa è stata preparata ed eseguita, senza tuttavia fare agli inquirenti i nomi dei correi (aldifuori di quello di AC 1 che sapeva essere anche lui in carcere). Per il resto AC 2 si è limitato a indicare solo nomignoli, mentre che, per l’amico B., ha perseguito accanitamente e fino in fondo l’obiettivo di scagionarlo.
Per AC 1 la Corte ha considerato che egli pure ha dei precedenti, nondimeno di portata molto minore rispetto a AC 2. Per AC 1 non va d’altra parte trascurato che egli ha delinquito in Italia pur potendo contare su una buona formazione scolastica e professionale. Nel caso di specie, poi, egli ha accettato di venire ad _ a commettere un grave reato, immemore e noncurante delle sue responsabilità di padre di due bimbi in tenera età, oltre che di compagno della loro madre, acciò non certo spinto dal bisogno, bensì dal desiderio di conseguire un facile e cospicuo guadagno (come, palesemente, dimostra il messaggio inviato alla compagna due ore dopo la rapina, nel quale
prospetta addirittura la possibilità di comprarsi una casa col ricavo della refurtiva. Non è di certo venuto ad _ per procurarsi i soldi per comprare i pannolini!!!).
AC 1, a differenza di AC 2, ha ammesso di essere uno degli autori della rapina già a partire dai verbali del 03/09.11.2009. Nondimeno -come AC  lui dei correi ha dato solo inutilizzabili (ai fini della loro identificazione) nomignoli.
La reticenza di AC 1 si è appalesata costituire vera e propria omertà quando, attraverso le intercettazioni telefoniche, si è avuta la prova della particolare amicizia e confidenzialità dei suoi rapporti con A. e con C.. Reso edotto degli accertamenti di identità fatti dagli inquirenti italiani ha continuato imperterrito a chiamare “_” il A. e “_”o “_” il C.. Nemmeno al dibattimento ha accettato di confermare la loro identità, così come emersa dall’istruttoria.
In particolare, AC 1 nulla ha voluto dire in merito all’identità di colui che continua a chiamare “bb”. Reticente ad oltranza, AC 1 ha dimostrato con siffatto atteggiamento di aver ormai fatto la sua “scelta di campo”. Pentito a parole, egli ha di fatto privilegiato fino in fondo il suo rapporto con costoro (con “bb”, con A. e con C.), manifestando così la sua volontà di non tradirli e di non volersi staccare da loro.
Per il resto, per entrambi gli accusati la Corte ha tenuto conto della loro confessione (per loro -come si è andati esponendo- non è certo il caso di parlare di piena collaborazione), del carcere preventivo sofferto, delle rispettive situazioni personali, familiari e sociali, col che, tutto ben pesato, è parsa equa e giusta la loro condanna alla pena detentiva di anni quattro, con una sensibile riduzione, quindi, rispetto alle proposte formulate dalla Pubblica Accusa. Pene uguali per motivi, in parte, diversi.
Per AC 2 -come cennato- ha pesato in modo particolare sul giudizio finale la gravità dei precedenti. Per AC 1, pesano nella valutazione complessiva della sua colpa, accanto alle altre evocate circostanze, la sua vicinanza, i suoi stretti, omertosi legami con persone (il C., il A., il D., il “bb”) che hanno tutta l’aria di essere molto introdotti nel mondo della delinquenza. D’altro canto non va dimenticato che è stato AC 1 ad introdurre nel gruppo AC 2.
Data la misura delle pene pronunciate, la sospensione condizionale non entra in linea di conto.
D’altro canto non v’è chi non veda come la prognosi sia comunque per entrambi (per i loro precedenti, per la loro disassuefazione ad un lavoro onesto, per la loro manifesta volontà di fare molto danaro in modo illecito e veloce, per gli ambienti che hanno scelto di frequentare) negativa in modo che allarma e preoccupa.
Quanto in sequestro deve essere confiscato.
Rispondendo A. per AC 1, affermativamente ai quesiti posti, meno che ai quesiti 1.2. e 2.;
B. per AC 2, affermativamente ai quesiti posti, meno che ai quesiti 1.2. e 2.;
C. affermativamente al quesito posto;
visti gli art.
12, 40, 47, 51, 69, 140 cifra 1 CP;
4 lett. g, 33 LArm;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;