# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 2f487ec4-7d45-583c-8110-6484433fc3e1
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto in fatto:
A.
Il 1. marzo 2001 la ditta _ (di seguito _) notificava il trasferimento della gestione della società ad una costituenda succursale diretta dalla sede principale di _, nonché la contestuale liquidazione della _ (doc. A). La _ proponeva alle organizzazioni sindacali un piano sociale che prevedeva il versamento di complessivi
fr. 75'000.--, da ripartire tra gli operai interessati dal licenziamento in base a una determinata chiave di riparto. In data 1. maggio 2001 il gruppo _ acquisiva la maggioranza del pacchetto azionario _ che mutava la propria ragione sociale in _ (di seguito _).
Il 24 luglio 2001 la _ e i sindacati _ e _ giungevano ad un accordo che prevedeva il versamento dell’importo di complessivi fr. 98'900.-- da parte della stessa _ ai dipendenti licenziati menzionati nella lista annessa alla convenzione (doc. U). Il pagamento della suddetta somma avrebbe tacitato tutte le parti interessate e concluso definitivamente la vertenza.
La _ non ha pagato le somme previste dall’accordo ai lavoratori interessati dal licenziamento. _, uno di questi, ha pertanto avviato un’azione giudiziaria al fine di ottenere il pagamento di due mensilità a titolo di indennità per la disdetta subìta nell’ambito del licenziamento collettivo, poiché ritenuta abusiva.
B.
Con sentenza 17 gennaio 2003, il Pretore stabiliva che la fattispecie si configurava quale licenziamento collettivo ai sensi dell’art. 335d CO. Infatti, le ragioni del licenziamento erano di carattere economico, in particolare da ricondurre alla ristrutturazione del gruppo; il numero di lavoratori interessati dal provvedimento era superiore a dieci e i licenziamenti erano stati notificati contemporaneamente a tutte le parti interessate (doc. S).
Inoltre, assodato che la _ aveva agito contrariamente alle disposizioni legali applicabili al caso in esame, segnata-mente poiché non aveva consultato la rappresentanza dei lavoratori, rispettivamente i lavoratori medesimi (art. 335f CO), il Pretore ha altresì stabilito che _ aveva diritto ad un’indennità per licenziamento abusivo. Visto che l’istante aveva iniziato la propria attività presso la _ il 1. ottobre 1987 (doc. P), la sua permanenza in ditta è stata considerata di lunga durata. Pertanto, l’indennità da corrispondere al lavoratore per rapporto alla gravità dell’abuso subìto è stata stimata dal primo giudice in due mesi di salario, ossia in fr. 6'933.35 (tenuto conto della tredicesima mensilità pro rata, calcolata in base ad uno stipendio lordo mensile di fr. 3’200.--; doc. P).
C.
Con appello 21 gennaio 2003, _ ha impugnato la decisione di prima istanza chiedendo che l’ammontare dell’indennità fosse fissato in fr. 9'242.25 oltre interessi. A giusta ragione il Pretore avrebbe accordato al lavoratore un’indennità pari a due mensilità di salario, in quanto il comportamento assunto dalla _ era “profondamente sprezzante delle leggi”. Il Pretore avrebbe però dovuto utilizzare come base di calcolo non lo stipendio costante mensile per l’anno 2000 (fr. 3'200.--), bensì il salario orario per l’anno 2001 pari a fr. 24.20 corrispondenti a fr. 4'259.20 mensili, rispettivamente a fr. 4'614.15 includendo la quota parte di tredicesima.
Con le osservazioni all’appello la convenuta postula la reiezione del gravame.

## Considerations

considerato in diritto:
1.
È pacifico che alla presente fattispecie risultano applicabili le norme che regolano il licenziamento collettivo (art. 335d-g CO). A giusta ragione, il primo giudice ha stabilito che i licenziamenti operati dal datore di lavoro erano da considerarsi abusivi in quanto l’impresa di construzioni non si era attenuta alle norme di legge che fissano i passi da intraprendere in caso di licenziamento collettivo, segnata-mente la consultazione dei lavoratori e la notifica del progetto di licenziamento collettivo all’ufficio cantonale del lavoro (v. art. 335f e 335g CO;
DTF
123 III 182;
Müller
, Die neuen Bestimmungen über Massenentlassungen, in ArbR 1995, pag. 130).
La parte che disdice in maniera abusiva il rapporto di lavoro deve all’altra un’indennità il cui ammontare viene stabilito dal giudice, tenuto conto di tutte le circostanze (art. 336a CO). L’art. 336a cpv. 3 CO precisa che nel caso la disdetta abusiva sia stata notificata nel quadro di un licenziamento collettivo, l’indennità non può superare l’equivalente di due mesi di salario del lavoratore.
Si tratta di un’indennità sui generis avente una duplice natura, punitiva e riparatrice (
DTF
123 III 391;
JAR
1999, pag. 232;
Rehbinder
, Berner Kommentar, Berna 1992, n. 1 ad art. 336a CO;
Staehelin
, Zürcher Kommentar, Zurigo 1996, n. 3 ad art. 336a CO;
Brühwiler
, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. ed., Berna 1996, n. 1 ad art. 336a CO;
Nordmann
, Die missbräuchliche Kündigung im schweizerischen Arbeitsvertragsrecht, tesi Basilea 1998, pag. 201 ss.).
Il giudice fissa tale indennità in base all’equità (art. 4 CC) e alla luce di tutte le circostanze concrete: egli gode quindi di un vasto margine di apprezzamento in merito alla quantificazione della indennità e nel caso specifico del licenziamento collettivo abusivo, come già esposto, l’unico limite è rappresentato dall’importo equivalente a due mensilità di salario del lavoratore (
DTF
123 III 391, 119 II 157;
SJ
1995, pag. 805;
II CCA
30 ottobre 1997 in re G.B./CSS;
Brühwiler
, op. cit., n. 4 ad art. 336a CO;
Egli
, Handkommentar OR, Zurigo 2002, n. 3 ad art. 336a CO).
In altre parole, per i tribunali il salario del dipendente è vincolante unicamente quale base di calcolo per il limite massimo dell’indennità (
Staehelin
, op. cit., n. 6 ad art. 336a CO;
Rehbinder
, op. cit., n. 4 ad art. 336a CO;
Gauch/Aepli/ Casanova
, OR BT Rechtsprechung des Bundesgerichts, 4. ed., Zurigo 1998, pag. 197 s.). Ne discende che il giudice, rimanendo nel limite stabilito dalla legge (in casu: due mesi), può anche stabilire una cifra forfetaria.
Per quantificare l’indennità da corrispondere al lavoratore, il
giudice valuta tutte le circostanze del caso, segnatamente la gravità del pregiudizio alla personalità del lavoratore, le conseguenze per il dipendente, l’intensità e la durata delle relazioni contrattuali tra le parti, il modo in cui è avvenuta la disdetta del rapporto di lavoro, la solvibilità e la posizione sociale del datore di lavoro e una eventuale concolpa della parte licenziata (
Humbert
, Die Aenderungskündigung im Lichte der neuesten bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in: recht 2/1998, pag. 81;
Brühwiler
, op. cit., n. 2 ad art. 336a CO;
Staehelin
, op. cit., n. 6 ad art. 336a CO;
Egli
, op. cit., n. 3 s. ad art. 336a CO;
DTF
123 III 391;
II CCA
30 ottobre 1997 in re G.B./CSS;
Nordmann
, op. cit., pag. 214 ss.;
JAR
1999, pag. 232;
SJ
1995, pag. 805).
L’autorità di appello può riesaminare liberamente le valutazioni del primo giudice effettuate in base al proprio libero apprezzamento; in tal caso però, l’autorità di seconda istanza procede con estrema cautela, intervenendo soltanto quando le decisioni rese secondo il libero apprezzamento siano manifestamente ingiuste o inique (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, m. 6 ad art. 90 CPC e m. 32 ad art. 307 CPC;
II CCA
30 ottobre 1997 in re G.B./CSS).
2.
La base di calcolo dell’indennità è lo stipendio lordo del dipendente, comprensivo di tutte le indennità e perciò anche della quota parte di tredicesima e di rimborsi spese forfetari aventi carattere di salario (
Rehbinder
, op. cit., n. 3 ad art. 336a CO;
Staehelin
, op. cit., n. 6 ad art. 336a CO;
von Kaenel
, Die Entschädigung aus ungerechtfertigter fristloser Entlassung, Berna 1996, pag. 87;
Nordmann
, op. cit., pag. 201 ss.).
Come già accennato, trattandosi di un’indennità sui generis, per la sua quantificazione il giudice valuta liberamente tutte le circostanze, l’unico limite essendo rappresentato dall’ammontare massimo della stessa, in casu l’equivalente di due mesi di salario (art. 336a cpv. 3 CO).
Dagli atti emerge che _ è stato assunto dalla _ il 1. ottobre 1987 (doc. U).
Questo significa che l’appellante ha lavorato per la ditta di Biasca per 14 anni.
Come giustamente ritenuto dal Pretore anche la durata del rapporto di lavoro deve essere tenuta in cosiderazione (
JAR
2000, pag. 400;
DTF
123 III 391;
Brühwiler
, op. cit., n. 2 ad art. 336a CO;
Nordmann
, op. cit., pag. 216 e n. 965 s.).
Nel caso in esame, la permanenza in ditta dell’appellante è stata senza dubbio di lunga durata e verosimilmente tra le parti è sorto un rapporto particolarmente stretto (anche se dagli atti atti di causa non risulta alcunché riguardo ad un eventuale pregiudizio alla personalità del lavoratore).
Alla luce di quanto esposto, è corretto che a _ venga corrisposta un’indennità di due mesi, pari al massimo previsto dalla legge (art. 336a pv. 3 CO).
Il Pretore ha stabilito un importo di fr. 6’933.35 a titolo di indennità, utilizzando come base per il calcolo la somma di
fr. 3'200.-- a titolo di salario mensile costante 2000 riportata dai conteggi versati agli atti dallo stesso istante (doc. P). Alla luce di tutte le circostanze, la valutazione operata dal Pretore è senz’altro corretta e trova pertanto conferma.
Non emergono invece motivi tali da indurre l’autorità di appello ad intervenire per modificare nel suo quantum la sentenza di primo grado, segnatamente per correggere la base di calcolo dell’indennità utilizzata dal Pretore. Infatti, non è possibile utilizzare lo stipendio orario del lavoratore per l’anno 2001 poiché non è dato di sapere le ore da questi effettivamente svolte. Si rileva a tale proposito che la parte appellante non ha mai allegato e provato in prima sede che lo stipendio mensile fosse da calcolare moltiplicando il salario orario per il coefficiente di trasformazione 176. Stante il divieto di addurre in appello nuovi fatti ed eccezioni, egli è pertanto malvenuto ad avanzare questa richiesta per la prima volta in questa sede (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 20 ss. ad art. 321 CPC).
Come già detto, il Pretore si è basato sulla documentazione versata agli atti dallo stesso istante, il quale non ha però specificato alcunché riguardo alle cifre esposte (addirittura, a dipendenza delle procedure, lo stipendio costante per il 2000 veniva qualificato come lordo, altre volte come netto).
Inoltre, si rileva che l’indennità stabilita in sede giudiziaria si discosta di soli fr. 67.-- rispetto all’importo di fr. 6’000.-- che avrebbe dovuto essere corrisposto all’appellante in base al piano sociale allestito il 24 luglio 2001 (doc. U).
In ogni caso, il Pretore ha ritenuto che lo stipendio mensile costante per l’anno 2000 (doc. P) rappresentasse una base equa per il calcolo delle indennità. Alla luce delle risultanze di causa, questa Camera non ritiene che la valutazione del primo giudice sia ingiusta o iniqua e quindi non deve essere modificata (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 6 ad art. 90 CPC e m. 32 ad art. 307 CPC;
II CCA
30 ottobre 1997 in re G.B./CSS).
Infine si segnala di transenna che, al contrario di quanto sostiene l’appellante, sull’importo stabilito dal giudice a titolo di indennità ex art. 336a CO non maturano gli interessi di mora dalla data del licenziamento, bensì dalla sentenza giudiziale. Infatti, unicamente la decisione del giudice quo all’ammontare dell’indennità risulta essere costitutiva del credito del dipendente (
Rep.
1994, pag. 349;
JAR
2001, pag. 293).
3.
L’appello deve quindi essere respinto. Non si prelevano tasse e spese. Per quanto riguarda le ripetibili, la parte appellata si è limitata a produrre, in luogo di osservazioni articolate, uno scritto contenente una semplice richiesta di conferma della sentenza pretorile – del resto identica in tutte le procedure giunte in seconda istanza e relative al licenziamento collettivo della _. Per questo motivo e per la natura particolare della lite si impone quindi di soprassedere all’assegnazione di ripetibili.