# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 29795210-9938-568b-b644-8f11e63e873b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel _, di professione fabbro-saldatore, in data 28 luglio
2004 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, essendo affetto da “stato dopo distorsione cervicale (2000), tosse secca in accertamento, problemi visivi” (doc. 6/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica affidata al dr. _, con decisione del 25 gennaio 2006 (doc. 36 e 41), poi confermata con decisione su opposizione del 18 dicembre 2007, l’Ufficio AI ha assegnato all’assicurato una rendita intera di invalidità (grado del 100%) limitatamente al periodo compreso fra il 1° gennaio 2005 e il 31 maggio
2005. A
partire dal 1° giugno 2005, per contro, l’interessato non ha più diritto ad una rendita, essendo il suo grado di invalidità del 25% (doc. A).
1.2. Con tempestivo ricorso del 24 gennaio 2008 l’assicurato ha contestato la decisione dell’amministrazione, chiedendo l’attribuzione di una rendita intera di invalidità.
Sostanzialmente, l’interessato ha criticato la perizia del dr. _, preannunciando l’invio di un certificato medico da parte del suo psichiatra curante, dr. _.
Egli ha inoltre chiesto di essere esonerato dal pagamento di eventuali spese (I).
1.3. L’UAI, in risposta, vista l’assenza di prove atte a giustificare una differente valutazione del caso, ha proposto di confermare la decisione impugnata e conseguentemente di respingere l’impugnativa (IV).
1.4. Con scritto del 26 febbraio 2008, l’assicurato, rappresentato dall’organizzazione RA 1, ha osservato che il suo stato di salute non è da sottovalutare, come dimostrato dall’allegato referto del 21 febbraio 2008 del dr. _.
Il rappresentante dell’interessato ha quindi chiesto un rinvio degli atti all’UAI per l’espletamento di una perizia pluridisciplinare presso il SAM (VIII + B1-2).
1.5. In data 5 marzo 2005 l’amministrazione ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso, osservando che, come chiarito dal dr. _, non è stata messa in discussione la perizia psichiatrica posta alla base della decisione impugnata (X).
Tale presa di posizione è stata trasmessa all’assicurato (XI), per conoscenza.
1.6. Pendente causa, il TCA, alla luce della richiesta dell’assicurato di essere esonerato dal pagamento di eventuali spese, ha chiesto al rappresentante di trasmettere al Tribunale la documentazione comprovante la situazione economica dell’interessato (XII).
Con scritto del 15 gennaio 2009, il rappresentante ha comunicato al Tribunale che l’assicurato è al beneficio del sussidio assistenziale, come risulta dalla relativa decisione dell’Ufficio del Sostegno Sociale e dell’Inserimento (XIII + 1-2).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2
.
Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.6. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V
165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.8.
Nella decisione del 18 dicembre 2007, l’UAI
ha attribuito all’assicurato una rendita intera di invalidità limitatamente al periodo dal 1° gennaio 2005 al 31 maggio 2005, sopprimendola poi a partire dal 1° giugno 2005, ritenuto che il dr. _ lo ha considerato inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività di fabbro-saldatore, sia in altre attività adeguate.
Il TCA è, quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° giugno 2005.
2.9. Per chiarire la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il mandato di esperire una perizia specialistica.
Nel suo rapporto peritale del 5 settembre 2005, il dr. _ ha posto le diagnosi di “reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22), ora di gravità lieve nell’ambito di una Sindrome da disadattamento; fobie specifiche (ICD10-F40.2); probabili disturbi di personalità misti (ICD10-F61.0 / tratti di quello psiconevrotico e di quello impulsivo-aggressivo); problemi correlati alla disoccupazione (ICD10-Z56) / problemi correlati alle circostanze economiche (ICD10-Z59)” (doc. 31-5).
Sulla base di tali patologie, il dr. _ ha considerato l’assicurato inabile al lavoro al 100% solo con riferimento ad un’attività da svolgere in galleria (vista la sua fobia degli spazi chiusi), mentre è da ritenere inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività di fabbro-saldatore, sia in altre attività adatte (doc. 31-5). La decorrenza di tale percentuale di inabilità lavorativa è, a mente del perito, da far risalire al mese di marzo 2005.
Lo specialista ha rilevato che l’interessato, dal lato psicopatologico, presenta un’alterazione della propria costituzione caratteriale, sulla quale, dall’anno 2002, si è instaurata una sintomatologia ansiosa, depressiva e fobica quale risposta a tutta una serie di fattori stressanti e psicotraumatizzanti (perdita di lavoro-difficoltà di reperirne uno nuovo-difficoltà finanziarie crescenti, incidente della circolazione del 2003 malassorbito, impotenza sessuale di natura organica, fallimento del secondo matrimonio, malattia del padre).
Il dr. _ ha aggiunto che, rispetto all’esame peritale eseguito il 19 novembre 2004 dalla dr.ssa _ per conto dell’assicuratore malattia, la psicopatologia dell’assicurato “si è ridimensionata di buon grado e limita, solo in misura ridotta, la funzionalità sociale e lavorativa del periziando (riguarda principalmente la fobia degli spazi chiusi, che comunque è facilmente evitabile)” (doc. 31-5).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato contro la decisione del 25 gennaio 2006, con scritto dell’11 dicembre 2007 all’attenzione del dr. _ del SMR, l’avv. _ del Servizio giuridico dell’UAI ha indicato:
"
Presento il caso seguente:
- assicurato del 1947, fabbro-saldatore di professione, ha presentato domanda AI il 28.07.2004 per varie problematiche alla salute. Da notare che in precedenza la _ si era occupata del suo caso a seguito di incidente stradale, senza riconoscere nesso causale tra infortunio e danno lamentato dall'assicurato (in particolare, nella dec. su opp. in _ datata 22.07.2003, la _ ha indicato che
"Tutti gli esami esperiti permettono di escludere sia a livello del rachide lombare che del cranio delle lesioni post-traumatiche. Si notano sulle lastre delle alterazioni degenerative (come spondilosi e disartrosi segnatamente del segmento C6/C7, una cifo-scoliosi dorsale e spondilosi L3-S1 con discopatia L5/S1) che comunque non permettono di spiegare i dolori lamentati o l'intenso formicolio. Sussiste il sospetto di un substrato non organico"
;
- atti medici all'incarto: rapp. Dr. _ del 12.08.2004 pone diagnosi di sindrome ansioso-depressiva in parte reattiva e alterazioni degenerative della colonna cervicale e lombare con dolori cronici (diagnosi indicate senza influsso su CL: diabete mellito, ...). Il MC valuta una IL 100% dal 20.01.2004 e 50% nella preced. attività dal 01.09.2004; Dr. _ pone la diagnosi di diabete, dorsosciatalgia e gastrite senza indicare IL rilevanti; la CM _ trasmette perizia psi 19.11.2004 effettuata dalla Dr.ssa _, la quale ritiene l'assicurato totalmente inabile;
- caso sottoposto a SMR che indica nel suo rapp. 25.02.2005 le diagnosi principali ritenendo che sia la problematica infortunistica che le altre poste, ad eccezione di quella psi, non influiscono sulla CL. SMR ordina una perizia psi;
- il MC Dr. _, con scritto 30.03.2005, scrive all'UAI di non avere null'altro da aggiungere a quanto già detto, segnala un riacutizzarsi delle lombalgie
"ormai croniche"
e ritiene
"forse necessaria"
un'ospedalizzazione per un SAM ritenute le varie problematiche dell'assicurato;
- a seguito della perizia psi 05.09.2005 eseguita dal Dr. _ viene valutata una CL del 75% in ogni tipo di attività da marzo 2005 (riduzione di rendimento);
- il SMR nella sua nota 16.11.2005 conferma le conclusioni peritali _ di IL 25% da marzo 2005. Per il periodo precedente il medico SMR indica
"IL 100% dal 10.2004 e 50% dal 09.2004"
(attenzione: dalle spiegazioni SMR che seguiranno penso che IL 100% sia da ritenere da gennaio 2004!). Con nota 22.11.2005 il SMR ha cercato di chiarire le basi che lo hanno portato a certificare le IL menzionate, indicando
"ho applicato i periodi di IL certificati dal MC. La dott. _ ha valutato l'A. completamente inabile in qualsiasi attività come perito dell'ente che assicura la perdita di guadagno. Se l'A. non ha ripreso l'attività come dal MC certificata possiamo applicare la valutazione della dottoressa"
;
- con decisione del 25.01.2006 l'UAI ha ritenuto che da gennaio 2004 la IL era limitata in maniera rilevante, che CL 75% in ogni tipo di attività da marzo 2005 (A PATTO che l'esercizio dell'attività non avvenga in un luogo chiuso), indicando che per il periodo precedente la IL era TOTALE. Quindi, è stata riconosciuta la rendita intera (100%) dal 01.01.2005 fino al 31.05.2005, in seguito la IL del 25%, con conseguente perdita di guadagno del 25%, non ha consentito all'assicurato di beneficiare di rendita alcuna.
OPPOSIZIONE:
assicurato produce un rapporto _ del 18.04.2007 concernente visita ambulatoriale per eczema e diabete mellito (in _ 30.11.07) e sostiene che il suo stato di salute è peggiorato, con aggravamento alla vista per diabete, problemi alla schiena dal 2004 e da gennaio 2005 è seguito dal Dr. _ per aspetto psi.
Altri atti medici non sono stati prodotti.
Domande che pongo a SMR:
si può confermare anche in fase di opposizione, che la patologia prevalente è quella psi e che, in base agli atti all'incarto, quelle somatiche non influiscono sulla CL nè necessitano di ulteriori accertamenti?
In tal caso, non essendo stati prodotti elementi nuovi relativi allo stato psi procederemo con la conferma della dec. impugnata."
(Doc. 48-1+2)
Nelle sue annotazioni del 12 dicembre 2007, il dr. _ del SMR, specialista
FMH in medicina generale e FMH in medicina manuale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Dopo opposizione presentata dall'A. contro
la decisione UAI
lo stesso ci invia un rapporto medico stilato in data 18.04.2007 dal Dr. _ dell'_ di _ dove si evince che la problematica del diabete mellito tipo II NID può essere risolta con il potenziamento della terapia antidiabetica orale come comunicato al suo MC, mentre per quel che riguarda la patologia dermatologica trattasi di un eczema cronico in sede scrotale che in trattamento aveva portato a detta dello stesso A. a una diminuzione del 50% del prurito pertanto risolvibile dal punto di vista sintomatologico.
Possiamo confermare quindi, non avendo ricevuto alcun altro rapporto medico di aggravamento delle patologie ritenute invalidanti, che la patologia prevalente rimane quella psichiatrica perciò, sempre in base agli atti all'incarto, non influisce ulteriormente sulla CL dell'A., quindi non necessita di ulteriori accertamenti. Possiamo pertanto procedere alla conferma della decisione impugnata." (Doc. 49-1)
2.10. In corso di causa, l’assicurato ha contestato la decisione dell’UAI - con la quale gli veniva attribuita una rendita intera di invalidità solo fino al 31 maggio 2005, negandogliela in seguito, visto il grado di invalidità del 25% valutato dal dr. _ - trasmettendo al TCA un referto del suo psichiatra curante, indirizzato al suo rappresentante legale.
Nel rapporto medico del 21 febbraio 2008, il dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, ha rilevato:
"
Ho rivisto il signor RI 1 in data 29.01.2008.
Egli è stato seguito da noi dal 09.08.2004 per una sintomatologia algica cronica aggravatasi con la situazione coniugale.
Dal punto di vista psichico egli presentava un disturbo distimico e un disturbo dell'adattamento.
Manifestava delle ideazioni depressive e ansiose. Egli ha quindi beneficiato di un trattamento semistazionario e psicoterapeutico tramite il signor _ che non ha portato però sostanziali miglioramenti alla sua situazione soggettiva.
DISTURBI SOGGETTIVI
Il signor RI 1 continua ad accusare dei sintomi algici osteo scheletrici di pretta natura ortopedica.
IN CONCLUSIONE
Non ritengo che il signor RI 1 tramite la via psichiatrica potrà ottenere dei migliori benefici da parte dell'AI e questo perchè egli è affetto soprattutto da un disturbo psico reattivo e ha già beneficiato di trattamenti specifici a questo livello, senza ottenere benefici sostanziali.
Il paziente continuerà i colloqui psicoterapeutici e questo perchè la sua patologia soggettiva va ridimensionata e per permettere al signor RI 1 di riacquisire la fiducia sufficiente per una capacità di ripresa lavorativa. (Naturalmente non tengo conto nè dell'età del paziente nè del mercato di lavoro, questo perchè è compito dell'AI).
Mi permetto di concludere che il signor RI 1 non è un simulante ma che effettivamente la sua patologia algica e anche la sua problematica psichiatrica lo hanno messo in grosse difficoltà sia personali sia socioeconomiche.
Secondo me i termini di ricorso presso il TRAM avranno esito negativo per quanto concerne l'aspetto psichiatrico. Bisognerà dimostrare che il signor RI 1 si è aggravato soprattutto dal punto di vista ortopedico reumatologico." (Doc. B1)
2.11. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroule-ment de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Ad esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée. (...)"
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)”
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF
127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.12.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal dr. _ il 2 settembre 2005, da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
L’assicurato è stato infatti sottoposto ad un accurato esame psichiatrico, grazie al consulto specialistico del dr. _, dal quale è emerso che egli, a partire dal mese di marzo 2005, è inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività di fabbro-saldatore, sia in altre attività adatte, mentre è soltanto in un’attività all’interno di una galleria che egli è da ritenere totalmente inabile al lavoro, a causa della sua fobia degli spazi chiusi (doc. 31-5).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Se infatti è vero che,
prima della perizia affidata dall’UAI al dr. _
, la dr.ssa _, nella suo referto peritale del 19 novembre 2004 redatto per conto dell’assicuratore malattia, è giunta alla conclusione di una totale incapacità lavorativa dell’interessato in qualsiasi attività (doc. 23-3), va sottolineato che lo stesso dr. _, nel suo referto peritale del 5 settembre
2005, ha
evidenziato
un ridimensionamento
della psicopatologia dell’assicurato rispetto al momento in cui è stata eseguita la perizia da parte della dr.ssa _ (cfr. doc. 31-5, il corsivo è della redattrice).
Inoltre, occorre mettere in evidenza il fatto che lo stesso psichiatra curante dell’interessato, dr. _, nel suo referto del 21 febbraio 2008 inviato al TCA, non ha contestato la valutazione peritale del dr. _. Il dr. _ ha infatti indicato che l’assicurato “continua ad accusare dei sintomi algici osteo scheletrici di pretta natura ortopedica”, senza tuttavia attestare l’esistenza di un peggioramento dello stato di salute dell’interessato dal profilo psichiatrico. Al contrario, lo psichiatra curante ha indicato di non ritenere che l’interessato, tramite la via psichiatrica, possa “ottenere dei migliori benefici da parte dell’AI e questo perché egli è affetto soprattutto da un disturbo psico-reattivo e ha già beneficiato di trattamenti specifici a questo livello, senza ottenere benefici sostanziali”. Il dr. _ ha poi rilevato che, a suo avviso, il ricorso in Tribunale avrà esito negativo per quanto concerne l’aspetto psichiatrico e che “bisognerà dimostrare che il signor RI 1 si è aggravato soprattutto
dal punto di vista ortopedico reumatologico
” (doc. B1, il corsivo è della redattrice).
Alla luce di queste affermazioni del dr. _, il TCA non può che ritenere corretta la valutazione psichiatrica peritale effettuata dal dr. _.
P
er quanto concerne l’aspetto ortopedico-reumatologico, il TCA non ha motivo per ritenere che l’assicurato presenti, da tale punto di vista, delle patologie invalidanti.
Va al riguardo rilevato che, nel suo rapporto medico del 25 febbraio 2005, il dr. _ del SMR, specialista FMH in medicina generale, poste le diagnosi di “sindrome ansioso-depressiva nell’ambito di una sindrome da disadattamento; disturbo di personalità misto; sindrome lombovertebrale in stato dopo tamponamento; diabete mellito”, ha indicato quanto segue:
"
Trattasi di un A. 58enne che dichiara di essere inabile senza veri motivi.
Infatti il Medico Curante sottolinea il fatto che la richiesta di prestazioni non presenta elementi oggettivi per tale IL. Il MC curante parla di una problematica psichiatrica che non è stata presa a carico specialistica.
Per la problematica infortunistica non si ritiene che siano presenti alterazioni della CL.
Per altre patologie non si giustifica una limitazione della CL. (...)” (Doc. 26-1)
Va al riguardo evidenziato che, in sede infortunistica, l’assicuratore LAINF, con decisione del 12 giugno 2003, confermata con decisione su opposizione del 22 luglio 2003, aveva rifiutato la corresponsione di prestazioni assicurative all’interessato, indicando che il proprio medico di circondario aveva esplicitamente sottolineato, nel suo referto del 10 giugno 2003, come le alterazioni degenerative plurisegmentali - peraltro preesistenti all'evento infortunistico - non erano correlate con, citiamo: "... i dolori diffusi lamentati dall'assicurato (a livello degli arti superiori, degli arti inferiori e di tutto il tronco) né l'intenso formicolio di tutti gli arti" (cfr. doc. 1-27 inc. LAINF), evocando il sospetto di un substrato non organico.
La decisione dell’assicuratore infortuni era poi stata confermata dal TCA con sentenza inc. 35.2003.70 del 4 febbraio 2004, cresciuta incontestata in giudicato.
Quanto ai medici curanti, nel rapporto medico del 12 agosto 2004 indirizzato all’UAI, il dr. _, specialista FMH in medicina interna, poste le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “sindrome ansioso-depressiva in parte reattiva; alterazioni degenerative della colonna cervicale e lombare, con dolori cronici” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “diabete mellito tipo II non insulino-dipendente, forte sospetto per riflusso gastro-esofageo con manifestazioni bronchiali secondarie (tabagismo concomitante); presbioacusia e presbiopia normale per l’età” (doc. 13-1), aveva considerato l’interessato ancora abile al lavoro per almeno 4-5 ore al giorno nella sua precedente attività e al 50%, a partire dal 1° settembre 2004 e, in seguito, al 100% in attività leggere adeguate (doc. 13-4), consigliando una presa a carico psichiatrica.
Dal canto suo, il dr. _, specialista FMH in chirurgia, nel suo rapporto medico del 26 agosto 2004 all’attenzione dell’UAI, posta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “diabete” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “dorso-lombosciatalgia; gastrite” (doc. 16-1), aveva considerato l’assicurato pienamente abile al lavoro sia nella sua precedente attività (dopo un possibile inizio al 50% per qualche tempo), sia in altre attività (doc. 16-3).
L’assicurato, del resto, solo in sede di opposizione ha addotto di avere subito un peggioramento del suo stato fisico di salute, dal profilo dermatologico, producendo un referto del 18 aprile 2007 redatto dal dr. _, medico aggiunto presso il Servizio di dermatologia dell’Ospedale regionale di _ (doc. 47-1). In tale referto, il dr. _, poste le diagnosi di “eczema cronico in sede scrotale e diabete mellito tipo II non insulino-dipendente”, si era limitato a consigliare la continuazione dell’utilizzo di una crema, che, anche a detta del paziente, dopo due settimane di applicazioni, aveva portato ad un miglioramento del prurito (doc. 47-1).
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 12 dicembre 2007, il dr. _ del SMR ha osservato che dal referto del dr. _ si evince che la problematica del diabete mellito tipo II NID può essere risolta con il potenziamento della terapia antidiabetica orale, come comunicato al suo medico curante, mentre per quel che riguarda la patologia dermatologica, l’eczema cronico era risolvibile dal punto di vista sintomatologico, grazie al trattamento tramite un’apposita crema.
Il dr. _ ha quindi concluso che, in assenza di altri rapporti medici attestanti un aggravamento delle patologie dell’interessato, “la patologia prevalente rimane quella psichiatrica” (doc. 49-1).
Queste considerazioni del medico del SMR possono essere condivise da parte del TCA.
Va per contro sottolineato come l’assicurato, con il ricorso, si è limitato a contestare la valutazione dell’influsso che i disturbi psichici hanno sulla sua capacità lavorativa residua (affermando espressamente che “il ricorso può essere fondato solo sulla patologia psichiatrica ora in trattamento dal dr. _”, cfr. doc. I), senza fare alcun riferimento all’aspetto ortopedico-reumatologico e senza produrre dei certificati medico-specialistici attestanti delle patologie somatiche invalidanti.
Anche il rappresentante legale dell’assicurato, nello scritto del 26 febbraio 2008, si è limitato a contestare l’aspetto psichiatrico, chiedendo l’espletamento di una perizia più approfondita presso il SAM, senza nulla addurre in merito alla presenza di eventuali patologie fisiche invalidanti (cfr. doc. VIII).
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
In conclusione, rispecchiando la perizia del dr. _ i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.), alla stessa può essere fatto riferimento.
Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che, a partire dal mese di marzo 2005, l’assicurato presenta un grado di incapacità lavorativa del 25% sia nella sua precedente professione di fabbro-saldatore, sia in altre attività adeguate.
In queste condizioni
, questo Tribunale, constatato che l’assicurato conserva una capacità lavorativa residua del 75% nella sua precedente attività di fabbro-saldatore, nella quale
è in grado di
conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente al 75% del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che, come indicato dall’UAI, l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonta al 25% (cfr. al riguardo STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008), ciò che è insufficiente per continuare ad attribuire una rendita di invalidità dell’AI.
Non essendo dato un grado d’invalidità giustificante l’erogazione di una rendita d’invalidità, l’Ufficio AI ha di conseguenza rettamente negato l’attribuzione di una rendita a partire dal 1° giugno 2005 (al riguardo va evidenziato che la rendita è stata attribuita dal 1° gennaio 2005 al 31 maggio
2005, in
quanto giusta l’art. 88a OAI s
e la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri.
Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare. In concreto, l’insorgente è stato considerato abile al lavoro al 75% nella sua attività dal mese di marzo 2005; cfr. doc. 31-5).
Nella misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità dopo il 31 maggio 2005, la decisione su opposizione del 18 dicembre 2007 deve, perciò, essere confermata.
2.13. L’assicurato ha chiesto al TCA l’espletamento di una perizia pluridisciplinare (VIII).
Al proposito va ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Nel caso in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari ulteriori
provvedimenti probatori
.
Non è pertanto necessario procedere alla valutazione peritale richiesta.
2.14. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a carico del ricorrente, il quale ha chiesto di essere esonerato dal pagamento delle spese processuali (cfr. doc. I).
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Il diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 della Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3 giugno 2002
(Lag); Müller, Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544).
Nel caso in esame, l’assicurato si trova nel bisogno visto che percepisce della prestazioni da parte della pubblica assistenza (cfr. decisione del 19 novembre 2008 dell’USSI, doc. XIII/1).
Ritenuto come il ricorso non appariva di primo acchito privo di esito favorevole, il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese processuali (cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).