# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3ac31bb1-042e-45dc-a0d3-c486089a8ccc
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2013
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. Dal 18 settembre 2012, l’Amministrazione federale delle contribuzioni (di
seguito: AFC), Divisione affari penali e inchieste (di seguito: DAPI) conduce
un procedimento penale amministrativo nei confronti di A. per presunta
infrazione alla legge federale sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21) e per
presunta truffa in materia fiscale ai sensi dell'art. 14 delle legge federale sul
diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0). Tale procedimento si iscrive
nel solco di un procedimento avviato il 20 febbraio 2012 dalla stessa AFC nei
confronti dell'imputato per violazione alla legge federale sull'imposta federale
diretta (LIFD; RS 642.11) nel contesto della dell'amministrazione di un
postribolo nel Cantone Ticino per il tramite di diverse società, succedutesi
nella sua gestione (v. inc. BV.2012.3-8 e BV.2012.3-9). Nell'ambito della
suddetta inchiesta, il 4 aprile 2013 l'autorità inquirente ha posto sotto
sequestro i seguenti immobili di proprietà di A. (v. act. 2.2):
"Comune di Fondo PPP Proprietario
Magadino 1 1a 1/3 A.
Gudo 2 PPP 2a, 2b, 2c, 2d,2e A.
Claro 3, 4 A./B.
Cadenazzo 5 PPP 5a, 5b, 5c A.
Cadenazzo 6 PPP 6a, 6b A.
Chiasso 7 A./B."
B. Con reclamo dell'11 aprile 2013 A. è insorto contro la menzionata decisione
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale
postulandone l'annullamento. Il reclamante sostiene in primo luogo che la
decisione impugnata violi il suo diritto di essere sentito, nella misura in cui
l'autorità inquirente non avrebbe circoscritto in maniera sufficiente la
fattispecie né avrebbe presentato validi indizi a sostegno dell'asserita
infrazione alla LIP. Inoltre, in assenza di precisi elementi quo all'ammontare
della presunta infrazione fiscale, l'avversata decisione di sequestro
disattenderebbe il principio della proporzionalità (v. act. 1).
C. In data 16 aprile 2013 il Direttore dell'AFC ha trasmesso alla scrivente Corte
il reclamo unitamente alle proprie osservazioni, postulando la reiezione del
gravame (v. act. 2).
D. Con replica del 7 maggio 2013 - trasmessa per conoscenza all'AFC - il
reclamante si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie conclusioni
(v. act. 8).
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E. In data 15 luglio 2013 il reclamante ha inoltrato alla scrivente Corte ulteriori
documenti, e meglio dei verbali d'interrogatorio effettuati dalla DAPI
nell'ambito dell'inchiesta in parola, dai quali emergerebbe l'estraneità di A.
rispetto alle società che gestivano il postribolo oggetto della presente
procedura (v. act. 12).
F. In data 19 luglio 2013, il reclamante ha inoltre trasmesso alla scrivente
autorità uno scritto mediante il quale egli mette in evidenza asseriti errori
nell'allestimento delle perizie da parte dell'Ufficio cantonale di stima (su
mandato dell'AFC) - in particolare per quanto attiene al fondo no. 8 RFD di
Minusio - in conseguenza dei quali egli postula l'allestimento di una perizia
giudiziaria sul valore di tutti gli immobili posti sotto sequestro (v. act. 13).
G. Invitata a prendere posizione in merito, l'AFC, con osservazioni del 30 luglio
2013, rileva l'inutilità di allestire nuove perizie, ritenuto che le asserite
divergenze poste in risalto dal reclamante concernono un fondo non più sotto
sequestro, e che quindi, in sostanza, non sarebbe possibile generalizzare la
questione ai tutti gli altri fondi sequestrati (v. act. 15).
H. In data 29 agosto 2013 (v. act. 18), 30 agosto 2013 (v. act. 20) e 4 settembre
2013 (v. act. 22), il reclamante ha nuovamente indirizzato alla Corte ulteriori
considerazioni circa le perizie agli atti dell'Ufficio stima, reiterando la richiesta
di allestimento di una perizia giudiziaria sull'insieme dei fondi sotto
sequestro.
I. Le ulteriori argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del
necessario, nei successivi considerandi in diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1. Contro i provvedimenti coattivi giusta gli art. 45 e segg. DPA e le operazioni e
omissioni connesse può essere proposto reclamo alla Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale (art. 26 cpv. 1 DPA in relazione con
l’art. 37 cpv. 2 lett. b della legge federale del 19 marzo 2010
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] e l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31 agosto 2010
sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento
sull’organizzazione del TPF, ROTPF; RS 173.713.161]). Il diritto di reclamo
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spetta a chiunque è toccato dall’operazione impugnata e ha un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modifica (art. 28 cpv. 1 DPA). Il
reclamo deve essere presentato per scritto all’autorità competente, con le
conclusioni e una breve motivazione, entro tre giorni a contare da quello in
cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’operazione o ha ricevuto
notificazione della decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). Se la misura impugnata
non emana dal direttore o capo dell’amministrazione in causa, il reclamo
deve essere presentato a quest’ultimo (art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), il quale, se
non rettifica l’operazione o rimedia all’omissione in conformità delle
conclusioni proposte, deve trasmetterlo alla Corte dei reclami penali del
Tribunale penale federale, con le sue osservazioni, al più tardi il terzo giorno
feriale dopo il suo ricevimento (art. 26 cpv. 3 DPA).
1.2. Nel caso di specie, la decisione impugnata emana da un funzionario
subordinato all'AFC ed è giunta a conoscenza del destinatario in data 8 aprile
2013. Pertanto, presentato correttamente al Direttore dell'AFC (art. 26 cpv. 2
lett. b DPA), entro il termine di tre giorni previsto dall'art. 28 cpv. 3 DPA, il
reclamo è tempestivo.
1.3. Il reclamante, nelle sua qualità di proprietario dei bei immobili oggetto della
decisione di sequestro, ha senza dubbio un interesse degno di protezione
all'annullamento o alla modifica della stessa. La sua legittimazione ad agire è
dunque pacifica (art. 28 cpv. 1 DPA).
2.
2.1. Il reclamante censura in primo luogo la violazione del suo diritto di essere
sentito, ritenuta l'assenza di sufficienti indizi di reato e l'assenza di una
precisa esposizione della fattispecie dalla quale si possa desumere
l'esistenza di infrazioni di carattere penale.
2.2. Dal diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza
ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione
motivata. L'obbligo di motivazione impone di menzionare, almeno
brevemente, i motivi che hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che
nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto
della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione
presso un'istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso
(DTF 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a).
L'autorità chiamata ad emanare una decisione non deve confrontarsi con tutti
gli argomenti sollevati, ma è sufficiente che essa si esprima su quelli rilevanti
per il giudizio (sentenza del Tribunale federale 1A.95/2002 del 16 luglio 2002,
consid. 3.1; TPF 2009 49 consid. 4.3 e i riferimenti ivi citati).
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2.3. Nell'evenienza concreta, l'avversata decisione di sequestro soddisfa le
esigenze di motivazione sopraesposte. La decisione impugnata contiene
infatti - seppur in maniera sintetica stante la natura incidentale e provvisionale
della stessa - un esposto del contesto fattuale all'interno del quale si inscrive
l'indagine condotta dalla DAPI e i motivi che hanno portato all'emanazione del
suddetto provvedimento. Inoltre, il lungo articolarsi della presente procedura -
durante la quale le parti hanno avuto ampia possibilità di esprimersi - e avuto
particolare riguardo alle dettagliate esposizioni dei fatti ad opera dell'AFC,
nonché della ricostruzione del presunto modus operandi, v'è da concludere
che la fattispecie è stata circoscritta in modo adeguato anche per ciò che
attiene ai sospetti di reato gravanti sugli indagati e giustificanti il
provvedimento in parola. Dalle ricostruzioni della DAPI emerge infatti che A.
avrebbe percepito utili dissimulati dalle diverse società succedutesi nella
gestione dell'esercizio pubblico in questione senza dedurre l'imposta
preventiva. In sede di risposta al reclamo, inoltre, l'AFC, richiamando agli atti
il parallelo procedimento aperto per le infrazioni alla LIFD (inc. BV.2012.3-8 e
BV.2012.9), ha compiutamente esposto i fatti fondanti l'avversata decisione di
sequestro, in particolare esponendo il meccanismo del quale A. si sarebbe
avvalso per commettere le citate infrazioni (cfr. act. 2).
Ne segue che, in siffatte circostanze, il reclamante è stato correttamente
posto nella condizione di comprendere la portata della decisione, nonché del
contesto generale nel quale essa si iscrive, e di impugnarla con piena
cognizione - come peraltro effettivamente avvenuto - dinanzi alla scrivente
Corte. Cosi facendo, e disponendo questa autorità di un pieno potere
cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57), anche un'eventuale violazione
del diritto di essere sentito sarebbe stata comunque sanata dalla presente
procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale
1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3; TPF 2008
172 consid. 2.3).
L'asserita violazione del diritto di essere sentito del reclamante deve dunque
essere respinta.
3.
3.1. Il reclamante contesta l'esistenza di sufficienti indizi di reato a sostegno delle
infrazioni che gli sono imputate, e meglio di sottrazione dell'imposta
preventiva ai sensi dell'art. 61 LIP o di truffa in materia di tasse giusta l'art. 14
DPA, da cui l'illiceità dei sequestri ordinati.
3.2. Il sequestro previsto all’art. 46 DPA è una misura processuale provvisionale
che permette di mettere in sicurezza gli oggetti che possono avere
importanza quali mezzi di prova, rispettivamente gli oggetti e gli altri beni che
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saranno presumibilmente confiscati. In una sentenza del 26 settembre 2005
l’Alta Corte ha espressamente ammesso che i risparmi d’imposta illegali
possono essere oggetto di confisca (sentenza del Tribunale federale
1S.5/2005 del 26 settembre 2005). Il sequestro è giustificato in presenza di
sufficienti indizi che permettano di sospettare che i valori patrimoniali sono
serviti a commettere l’infrazione, che ne sono il prodotto oppure che questi
serviranno a garantire il pagamento di un risarcimento (art. 46 cpv. 1 lett. a e
b DPA in relazione con l’art. 70 cpv. 1 CP per rinvio dell'art. 2 DPA; DTF 124
IV 313, consid. 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenze del Tribunale federale
1B_419/2010 del 1° aprile 2011; 1S.9/2005 e 1S.10/2005 del 6 ottobre 2005,
consid. 6; sentenza del Tribunale penale federale BV.2006.22 del 13 luglio
2006, consid. 3.2 e rinvii). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta non ci si dovrà
mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti
sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile
(sentenze del Tribunale penale federale BV.2007.9 del 7 novembre 2007,
consid 2; BV.2005.16 del 24 ottobre 2005, consid 3; BV.2004.19
dell’11 ottobre 2004, consid. 2; DTF 124 IV 313 consid. 4; 120 IV 365
consid. 1; HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht,
6a ed., Basilea 2005, pag. 340 n. . 1); la misura ordinata deve inoltre essere
rispettosa del principio della proporzionalità (sentenze del Tribunale penale
federale BV.2005.30 del 9 dicembre 2005, consid. 2.1 e BV.2005.13 del
28 giugno 2005, consid. 2.1 e rinvii). In quanto semplice misura procedurale
provvisoria, il sequestro non pregiudica la decisione materiale di confisca.
Diversamente dal giudice del merito, la Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale non deve esaminare in modo definitivo le questioni di fatto e
di diritto (DTF 124 IV 313 consid. 3b e 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenza del
Tribunale penale federale BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 2 e rinvii).
Per costante giurisprudenza, fintanto che persiste una possibilità di confisca,
l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro (sentenza del Tribunale
penale federale BB.2005.28 del 7 luglio 2005, consid. 2). I valori patrimoniali
che sottostanno a confisca giusta l’art. 70 cpv. 1 CP sono tutti i vantaggi
patrimoniali che derivano direttamente o indirettamente dal reato; a norma
dell’art. 71 cpv. 1 CP, se detti valori patrimoniali non sono più reperibili, il
giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente. In caso di
sottrazione fiscale, il vantaggio patrimoniale consiste nel controvalore
dell’imposta sottratta (DTF 126 I 97, consid. 3c e 3d; 120 IV 365; sentenza
del Tribunale penale federale BV.2009.8 del 30 marzo 2009, consid. 2.1 e
rinvii).
3.3. Giusta l'art. 61 lett. a LIP, chiunque, intenzionalmente o per negligenza, al
fine di procacciare un profitto a sé o a un terzo sottrae l'imposta preventiva
alla Confederazione è - in quanto non si applichi l'articolo 14 della legge
federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo - punito a titolo di
http://links.weblaw.ch/ATF-120-IV-365 http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2007.9 http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2005.16 http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2004.19 http://links.weblaw.ch/BSTGER-BB.2005.28
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sottrazione d'imposta con una multa fino a 30'000 franchi o fino al triplo
dell'imposta sottratta o dell'illecito profitto, se tale triplo supera 30'000 franchi.
3.4. L'inchiesta condotta dalla DAPI ha fatto emergere un complesso susseguirsi
di società riconducibili a A. (e al suo "socio" B., oggetto di un parallelo
procedimento penale-amministrativo) che si sarebbero avvicendate nella
gestione del bar/postribolo "C." di Z., omettendo però di contabilizzare - e
quindi di dichiarare al fisco - l'integralità degli incassi effettuati, e questo sia
per quel che riguarda l'attività del bar propriamente detto, sia per
l'affittacamere. L'inchiesta ha sinora permesso, grazie al ritrovamento in
alcune cassette di sicurezza appartenenti agli indagati di parte dei certificati
azionari relativi alle numerose società succedutesi nella gestione
dell'esercizio pubblico di cui è questione, di ricondurre allo stesso A. (o a B.)
la proprietà delle stesse, con conseguente responsabilità nella presunta
attività illecita posta in essere. In particolare, come si evince dallo schema
riassuntivo prodotto dall'AFC in sede di risposta al reclamo (v. act. 2.6), sono
state ritrovate 22 azioni appartenenti a A. della società D. SA e 50 azioni
della E. SA (le altre 50 azioni di quest'ultima società appartenevano invece a
B.). Parimenti, anche da diversi verbali di interrogatorio, emerge la qualità di
azionista del reclamante, unitamente a B., indicati come coloro i quali
amministravano le società gerenti (v. interrogatorio del 27 giugno 2013 di F.,
act. 36.4 dell'inc. BV.2012.3-8).
Sui comportamenti sospetti degli indagati nella gestione degli esercizi pubblici
in questione, G., responsabile della gestione del C. a partire dall'anno 2002 e
sentito in qualità di persona informata sui fatti, ha dichiarato nel suo verbale
di interrogatorio dell'8 marzo 2012:
"[...]
Gli incassi venivano portati in ufficio del signor F. e li consegnava ai signori F., B.
e A. [...]
Domanda: Lei è sorpreso del nostro arrivo, rispettivamente aveva dei dubbi
d'irregolarità in una delle società?
Risposta: Avevo dei dubbi, non sono sorpreso, proprio per questo motivo ho
tenuto i documenti. E anche il fatto che loro (preciso B. e A.) mi chiedevano
continuamente di distruggere i documenti. Loro (preciso B. e A., presumo sono i
due azionisti principali delle società (di tutte le società), ma non ho le prove sono
sempre stati al corrente che io ero in possesso dei documenti [...]
Domanda: Da chi riceveva gli ordini per la gestione della società"
Risposta: B. e A. [...]
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[...] Per gli incassi delle camere li facevo io, mettevo nella busta e consegnavo in
ufficio (che era in via Y.) a F., B. e A. "
Nel successivo verbale di interrogatorio del 27 giugno 2013 (act. 36.2 inc.
BV.2012.3-8), lo stesso G. fa inoltre stato di fatture per i fornitori (fatture
cosiddette "passanti") pagate in nero per un ammontare di 2'000 - 3'500.- fr.
ogni due settimane, utilizzando denaro contante proveniente direttamente
dalla cassa del bar (v. act. 36.2 pag. 2 in basso, pag. 3 in alto).
Già da queste dichiarazioni traspare in modo abbastanza evidente il
meccanismo utilizzato dagli indagati per diminuire illegalmente il loro carico
fiscale: sia nella gestione del bar che in quella dell'affittacamere, veniva
contabilizzata solo una parte della cifra d'affari conseguita, e per questo
scopo ci si avvaleva sia di fatture pagate in nero, con contante prelevato
direttamente dalla cassa del bar - contribuendo con ciò a dissimulare almeno
una parte dell'incasso di quest'ultimo - sia della manipolazione, se non
addirittura della distruzione fisica di documentazione contabile concernente le
società di gestione del postribolo. La relativa società di gestione veniva
utilizzata solo per qualche tempo, e poi svuotata di ogni attivo, e ne venivano
costituite regolarmente delle altre (da qui l'avvicendarsi, per certi versi
frenetico, delle numerose società di gestione menzionate nel già citato
documento act. 15.1 inc. BV.2012.9). La differenza tra i redditi dichiarati e
quelli effettivamente conseguiti dagli esercizi pubblici in questione veniva poi
versata ai relativi azionisti (in primis, a A. e B.), anche se l'AFC non è stata
finora in grado di stabilire esattamente su quali conti bancari pervenivano le
somme sottratte al fisco.
Con particolare riferimento alle presunte infrazioni alla LIP, risulterebbe quindi
che il reclamante, nella sua veste di azionista delle società gerenti l'esercizio
pubblico in parola - sulla scorta della dettagliata ricostruzione effettuata dalla
DAPI in merito alle presunte ed effettive cifre d'affari realizzate dalle diverse
società succedutesi nella gestione del bar e dell'affittacamere, (v. act. 2.6) -
abbia incassato dalle stesse prestazioni valutabili in denaro (a contanti) e
quindi soggette all'imposta preventiva ai sensi dei combinati disposti di cui
agli art. 4 cpv. 1 lett. a, 10 cpv. 1 e 13 cpv. 1 lett. a LIP.
Da quanto precedentemente esposto, risulta che vi sono sufficienti e
concordanti indizi per ritenere il qui reclamante A. - benché sempre
schermato da persone giuridiche all'uopo costituite – come il gestore di fatto
(insieme a B.) dell'esercizio pubblico in parola, e che in questa veste egli
possa essere tenuto responsabile dei reati contestatigli dalla DAPI, ossia la
sottrazione dell'imposta preventiva ai sensi dell'art. 61 lett. a LIP (mediante la
riscossione a contanti di prestazioni valutabili in denaro dalle società, prima
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della loro regolare contabilizzazione) o di truffa in materia di tasse giusta
l'art. 14 DPA.
Per quanto attiene alle infrazioni testè indicate, avuto particolare riguardo
anche alle dettagliate ricostruzioni effettuate dall'autorità inquirente
(cfr. act. 2.6 e relativo allegato), devesi quindi ritenere adempiuto il
presupposto dell'esistenza di sufficienti indizi di reato, con la conseguenza
che l'emanazione di decisioni di sequestro è di per sé legittima.
Resta ora da verificare se i provvedimenti di sequestro ordinati dall'AFC sono
proporzionali per rapporto al presunto ammontare delle infrazioni alla LIFD
3.5. Occorre preliminarmente osservare che il reclamante a più riprese, contesta
le perizie immobiliari allestite dall'Ufficio cantonale di stima su mandato
dell'AFC, poiché a suo dire, e in raffronto alle perizie di parte da egli prodotte,
gli immobili sarebbero stati sottostimati. A questo proposito egli postula
l'allestimento di una perizia giudiziaria indipendente avente quale oggetto tutti
gli immobili attualmente sotto sequestro. A suo dire, solo l'allestimento di una
simile perizia potrebbe garantire il controllo del rispetto del principio della
proporzionalità nel caso concreto.
Per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito sancito all’art. 29
cpv. 2 Cost. comprende anche la facoltà per l’interessato di offrire mezzi di
prova su punti rilevanti e di partecipare alla loro assunzione, o perlomeno di
potersi esprimere sui risultati, in quanto possano influire sul giudizio (DTF 129
II 497 consid. 2.2 e riferimenti). Nel diritto penale amministrativo questa
garanzia è concretizzata agli art. 37 cpv. 2 e 61 cpv. 2 DPA. Tale garanzia
non impedisce tuttavia all’autorità in causa di procedere ad un
apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che esse non
potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 203 consid. 4a;
122 V 157 consid. 1d; 122 II 464 consid. 4a; 120 Ib 224 consid. 2b).
Dagli atti si evince che la DAPI ha conferito mandato, ad inizio aprile 2012,
all'Ufficio cantonale di stima di peritare le varie proprietà immobiliari poste
sotto sequestro cautelare, e questo al fine di stabilire la proporzionalità della
misura coercitiva in rapporto alle somme presunte sottratte al fisco. Giova
anzitutto osservare che tale mandato non aveva sollevato, all'epoca, nessuna
reazione da parte del reclamante; risulta invece agli atti che questi non abbia
mostrato la necessaria collaborazione nell'allestimento delle citate perizie,
ostacolando o dilazionando l'accesso alle proprietà interessate da parte dei
funzionari dell'Ufficio stima (v. allegati alla duplica act. 15.4 e 15.5 dell'inc.
BV.2012.9).
- 10 -
3.5.1. Sul suo sito internet (www.ti.ch/stime), l'Ufficio cantonale di stima include
espressamente le perizie immobiliari come una delle sue mansioni principali,
precisando che tale attività è rivolta essenzialmente ai servizi
dell'amministrazione (contribuzioni, azione sociale, tassazione fondi agricoli,
ecc.). L'Ufficio stima precisa che tali "perizie sono eseguite al valore
commerciale del momento della richiesta. Esse devono quindi essere più
dettagliate delle stime determinate con la revisione generale" (pagina
internet, "chi siamo/presentazione"). Nella prefazione di ogni perizia
(normalmente alla pagina 2) l'Ufficio stima ha elencato i criteri di valutazione
generali utilizzati per determinare il valore commerciale (venale) e attuale
dell'immobile in esame (v. act. 2.7). Essi sono :
a) "l'importanza della località in cui giace la proprietà da valutare, in
rapporto con la situazione geografica, con lo sviluppo residenziale,
industriale e commerciale della regione e d'ogni singola parte o quartiere
o frazione o zona dove si trovano i fondi;
b) i prezzi pagati nelle contrattazioni di compravendita, pubbliche e private,
avvenute nella località negli ultimi anni;
c) il valore di reddito accertato sulla scorta dei contratti di locazione
esistenti in quanto corrispondenti alle pigioni in uso nelle località o nel
quartiere per oggetto paragonabili;
d) il valore dei fabbricati in rapporto con le dimensioni, con il genere di
costruzione e sua maggiore o minore solidità e ricercatezza, con i
comodi e con gli incomodi di abitabilità o d'utilizzazione, con lo stato di
conservazione;
e) le norme pianificatorie dettate dal Piano regolatore, la posizione, le
dimensioni, le caratteristiche fisiche, la configurazione, la topografia,
l'esposizione, lo sfruttamento, il grado di urbanizzazione, gli accessi, le
servitù, nonché quei fattori positivi e negativi che incidono sul valore
commerciale".
Il perito cantonale ha proceduto ad un sopralluogo per ogni immobile
peritato, esaminando attentamente la situazione del terreno e tenendo in
considerazione tutti i fattori che potevano influenzare, in modo positivo o
negativo, la valutazione dell'immobile (posizione, dimensione, stato attuale,
destinazione, vicinanze, ecc.). Per determinare il valore venale dell'immobile
- ossia, per definizione, il prezzo di vendita che si potrebbe ottenere
normalmente in una libera contrattazione di compravendita - il perito
cantonale ha poi applicato il metodo tradizionale, consistente nella
ponderazione tra il valore reale del fondo e il suo valore di reddito. A tale
proposito, egli ha precisato che la ponderazione del valore reale con il valore
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a reddito cambia secondo il genere di costruzione, la caratteristica
dell'immobile, il volume, la richiesta di mercato, ecc.: in funzione della
situazione economica lo stesso può infatti basarsi sul solo valore reale o
viceversa sul solo valore di reddito (v. a titolo di esempio il punto 12.1 della
perizia act. 41.1, inc. BV.2012.9).
Da queste considerazioni si evince come l'Ufficio cantonale di stima non ha
proceduto ad un semplice quanto generico adattamento temporale delle
stime ufficiali già determinate in occasione dell'ultima revisione generale,
fissata in maniera standard per tutti i comuni ticinesi al 1° gennaio 2005,
applicando i soli criteri di valutazione validi per le stime ufficiali, ossia quelli di
schematicità e prudenzialità previsti all'art. 20 della legge cantonale sulla
stima della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (RL cantonale,
10.2.9.1). Al contrario, pur non perdendo di vista i due criteri menzionati - e
logicamente scartando valori che potrebbero essere determinati da punte
speculative e contrattazioni basate su condizioni particolari - ha cercato di
determinare, con un più ampio esame di dettaglio, il valore venale di ogni
singolo fondo sotto sequestro, ponderando attentamente valore reale e
valore di reddito aggiornati al momento della richiesta da parte dell'AFC.
L'attendibilità e l'attualità delle perizie eseguite dall'Ufficio cantonale di stima,
già per questi motivi, non può essere messa in discussione da questa Corte.
3.5.2. Il reclamante contesta, come detto, le risultanze delle perizie eseguite
dall'Ufficio stime, sostenendo che gli importi esposti sono troppo bassi, e non
riflettono il pieno valore degli immobili in questione; a sostegno delle sue
allegazioni produce una serie di perizie di parte commissionate a vari
architetti che mostrano valutazioni ben superiori degli stessi (v. act. 1.6 a
1.10). Le sue perplessità si concentrano in particolare sulla part. no. 8 RFD
di Minusio (di sua proprietà), rilevando che tra la valutazione esposta nel
referto peritale del 5 giugno 2013 dell'Ufficio cantonale di stima (valore
venale di fr. 3'450'000.--) e quella calcolata nella perizia del 15 aprile 2013
dall'arch. H. (valore venale di fr. 5'540'000.--) risulta una differenza di ben
2'090'000.- fr., ossia del 60% espressa in termini percentuali. Il reclamante
argomenta che applicando tale coefficiente percentuale anche a tutte le altre
proprietà sotto sequestro, il valore totale dei fondi risulterebbe – al netto delle
ipoteche – ben superiore al presunto profitto illecito derivante dalle infrazioni
alla LIP a lui contestate.
Con riferimento ai fondi di proprietà del reclamante tuttora sotto sequestro e
oggetto della presente decisione in materia di infrazioni alla LIP (il
sopracitato fondo n. 8 RFD Minusio, unitamente ad altri, è infatti stato infatti
dissequestrato con decisione dell'8 marzo 2013 dell'AFC; v. act. 2.3), le
risultanze peritali dell'Ufficio cantonale di stima e degli esperti di parte -
sempre riferite al valore venale degli immobili - sono invece le seguenti:
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a) part. n. 1 RFD Gambarogno-Magadino:
- Ufficio stima: fr. 1'300'000.-- (v. perzia del 18 giugno 2012, act. 2.7/1);
- arch. I.: fr. 3'100'000.-- (v. perizia del 24 settembre 2010, act. 1.6).
b) part. n. 2 RFD Gudo (PPP 2a, 2b, 2c, 2d e 2e)
- Ufficio stima: fr. 1'410'000.-- (v. perizia del 25 giugno 2012, act. 2.7/4);
- arch. J. fr. 1'687'000.-- (v. perizia del 18 aprile 2012, act. 1.7).
c) part. n. 3 e 4 RFD Claro:
- Ufficio stima: complessivi fr. 1'820'000.-- (v. perizie del 18 giugno 2012,
act. 2.7/2-3);
- arch. I.: complessivi fr. 1'550'000.-- (v. perizia del 20 aprile 2012, act. 1.8).
d) part. n. 6 (PPP 6a, 6b) e n. 5 (PPP 5a, 5b, 5c) RFD Cadenazzo:
- Ufficio stima: complessivi fr. 960'000.-- (v. perizie dell'11 settembre 2012,
act. 2.7/5-6);
- arch. J. complessivi fr. 1'105'000.-- (v. perizia del 19 aprile 2012, act. 1.9).
e) part. n. 7 RFD Chiasso:
- Ufficio stima: fr. 1'420'000.-- (v. perizia del 17 luglio 2012, act. 2.7/7);
- arch. J.: fr. 1'391'000.-- (v. perizia del 12 aprile 2012, act. 1.10).
Sommate, la valutazione effettuata dall'Ufficio cantonale di stima relativa ai
fondi oggetto della presente decisione ammonta a complessivi fr. 6'910'000.-
mentre quella desumibile dalle perizie di parte (arch. J. e arch. I.) risulta di
fr. 8'833'000.--, con una differenza nominale di fr. 1'923'000.--.
3.5.3. Su invito della presente Corte, il 30 luglio 2013 l'autorità inquirente ha preso
posizione sulle differenze di valutazione tra le perizie eseguite dall'Ufficio
cantonale di stima e quelle private prodotte dagli insorgenti (v. act. 15).
Questa presa di posizione riguarda, è vero, la sola (e già citata) part. n. 8
RFD Minusio; tuttavia le considerazioni espresse possono valere – a titolo
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esemplificativo e con variazioni di poco significato - anche per gli altri fondi
oggetti di valutazione.
Dal documento in esame si desume che i criteri di valutazione utilizzati da
entrambi i periti sono sostanzialmente gli stessi: calcolo del valore reale,
calcolo del valore reddito del fondo, e ponderazione dei valori ottenuti per
giungere al valore venale dell'immobile. Decisamente diversi sono invece i
parametri applicati dai periti per la determinazione di questi valori. Nel
calcolo del valore reale, ad esempio, l'Ufficio stima ha applicato un valore
cubimetrico diverso per il fabbricato principale (480 fr/mc), per il fabbricato
sotterraneo (190 fr/mc) e per il fabbricato accessorio (320 fr/mc), mentre il
perito di parte arch. H. ha calcolato un unico valore di 650 fr/mc per l'intera
costruzione, riducendo poi in parte il valore ottenuto in funzione della vetustà
tecnica dell'edificio. Anche il terreno è stato valutato diversamente dai periti:
l'Ufficio stima, fondandosi sulla media delle compravendite delle zone
limitrofe, ha considerato per il terreno residuo un valore di 650 fr/mq, e per il
terreno complementare un valore (ponderato) di 570 fr/mq; il perito di parte
ha invece applicato un valore di 850 fr/mq per il primo e 700 fr/mq per il
secondo (v. act. 38, pagg. 2 in basso, 3 in alto). Per quanto attiene il calcolo
del valore di reddito le differenze maggiori riguardano il tasso di
capitalizzazione (calcolato al 6,4% dall'Ufficio stima e al 4,4-4,9% dal perito
di parte) e l'aggiunta, fatta dal solo perito di parte, del valore presunto del
terreno al reddito annuo capitalizzato. Infine, nel calcolo del valore
ponderato, l'Ufficio stima ha considerato 2,5 volte il valore di reddito e una
volta il valore reale, aggiungendo alla media, in un secondo tempo, i terreni
non considerati nel calcolo ponderato, mentre l'arch. H. ha considerato 2
volte il valore di reddito (già con l'aggiunta del terreno residuo) e una volta il
valore reale, giungendo alla differenza di valutazione di cui si è detto al
considerando precedente (v. act. 38, pag. 3).
Ora, va constatato che anche se tutte le perizie sono state elaborate
seguendo criteri piuttosto simili, appare evidente che l'Ufficio stima ha
applicato per le sue perizie dei parametri di calcolo più prudenti rispetto a
quelli dei vari periti di parte, sia per quel che riguarda il valore reale (valori al
metro cubo dei fabbricati e al metro quadrato dei terreni), sia per qual che
riguarda il calcolo del valore di reddito dei vari immobili (tasso di
capitalizzazione). Ferma restando la serietà e la fondatezza delle perizie di
parte prodotte agli atti, la scrivente Corte reputa, tenuto conto degli estremi
di questo caso, più attendibili i parametri – prudenziali – utilizzati dall'Ufficio
stima, e questo per due sostanziali motivi:
- l'effettiva realizzazione dei fondi sotto sequestro ed eventualmente
confiscati, data la natura coatta della procedura e la presumibile
realizzazione degli stessi tramite aggiudicazione in un asta pubblica,
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difficilmente potrà se del caso essere fatta al loro valore effettivo di
mercato, ossia a quello perseguibile in una libera contrattazione di
compravendita tra privati (valore venale);
- per quanto attiene segnatamente il fondo n. 7 RFD di Chiasso (oggetto
della presente decisione) non sarà possibile, in caso di confisca e di
successiva rivendita – e questo pure nell'ipotesi di trattative private -
ottenere il pieno valore venale, poiché questo immobile è stato per lungo
tempo adibito a ritrovo pubblico legato al mondo della prostituzione e un
suo possibile utilizzo per altre attività dovrà tener conto di ingenti spese di
trasformazione e ristrutturazione.
In definitiva, questa Corte baserà l'esame del rispetto del principio della
proporzionalità sulla scorta dei valori risultanti dalle perizie agli atti effettuate
dal competente Ufficio cantonale di stima (v. act. 2.7/1-7). Per le medesime
ragioni suesposte, la richiesta di allestimento di una perizia giudiziaria ai
sensi dell'art. 43 DPA sul valore complessivo dei fondi sotto sequestro non
merita accoglimento
3.6. In concreto, sulla base delle risultanze dell'inchiesta, viene contestato a A. (e
alle società a lui riconducibili e succedutesi nella gestione dell'esercizio
pubblico) un presunto profitto illecito derivante dalle infrazioni alla LIP pari a
complessivi fr. 2'105'000.-- (cfr. act. 2.6). A fronte di questo importo, di cui
non v'è motivo di scostarsi stando alle ricostruzioni effettuate dalle indagini
della DAPI (cfr. allegato all'act. 2.6), l'ammontare dei beni tuttora sotto
sequestro si attesta (tenuto conto della quota parte di proprietà di A. e
dell'aggravio ipotecario gravante gli immobili in questione):
- fr. 166'000.-- per la part. no. 1 RFD di Gambarogno, il cui valore stimato
è di fr. 1'300'000.-- e della quale A. è proprietario in misura di 1/3,
dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 266'667.--;
- fr. 760'000.-- per la part. no. 2 RFD di Gudo (PPPP 2a, 2b, 2c, 2d e 2e),
il cui valore stimato complessivo è di fr. 1'410'000.--, dedotta l'ipoteca di
fr. 650'000.--;
- fr. 545'000.-- per le part. no. 3 e no. 4 RFD di Claro, il cui valore stimato
complessivo è di fr. 1'820'000.--, delle quali A. è proprietario in misura di
1⁄2 e dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 364'800.--
- fr. 428'400.-- per le part. no. 6 RFD di Cadenazzo (PPP 6a 6b) e part.
no. 5 RFD di Cadenazzo (PPP 5a, 5b e 5c), il cui valore complessivo è
stimato in fr. 960'000.--, dedotto l'aggravio ipotecario pari a fr. 531'600.--;
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- fr. 575'000.-- per la part. no. 7 RFD di Chiasso, il cui valore stimato
ammonta a fr. 1'420'000.--, della quale A. è proprietario in misura di un
1⁄2 e dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 135'000.--.
Il valore complessivo dei beni sotto sequestro ammonta pertanto a
fr. 2'474'400.--. A fronte del presunto profitto illecito calcolato limitatamente
alla LIP di fr. 2'105'000.--, il principio della proporzionalità è, in concreto,
ossequiato. Giova a tale proposito rammentare che nel corso dell'ultimo
anno, l'AFC ha proceduto a diversi dissequestri di immobili di proprietà del
reclamante A. (tra cui il contestato fondo n. 8 RFD di Minusio, v. consid.
3.5.2 supra), man mano che la cifra relativa al presunto credito fiscale veniva
definita con maggior precisione in seguito all'avanzamento dell'inchiesta e
all'assunzione di mezzi probatori (v. act. 2.6). Inoltre, in caso di plusvalenza
nella realizzazione forzata dei fondi, questa spetterà al proprietario dei fondi,
in ossequio alla garanzia della proprietà. In simili evenienze, anche la
censura di violazione del principio di proporzionalità deve essere respinta
siccome infondata.
4. Alla luce di tutto quanto esposto, il gravame presentato deve essere
integralmente respinto. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle
spese per la procedura di reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si
determina secondo l’art. 73 LOAP. L’art. 73 LOAP rinvia al Regolamento del
31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le
ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS
173.713.162), regolamento che tuttavia non contiene indicazioni in merito
all’attribuzione delle spese giudiziarie. Trovano pertanto applicazione, in
analogia, le disposizioni della LTF, ciò che peraltro corrisponde alla
normativa vigente sinora (v. ad esempio la sentenza del Tribunale penale
federale BV.2010.79 del 10 dicembre 2010). In quanto parte soccombente, il
reclamante deve sopportare le spese giudiziarie (art. 66 cpv. 1 LTF per
analogia). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 RSPPF
ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--, coperta in misura di fr. 1'500.-
dall'anticipo delle spese già prelevato. Il saldo è posto a carico del
reclamante.
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