# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 131678d8-60aa-506d-9f54-f4c1725d8837
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto: A. AP 1
(1961) e AO 1 (1963) si sono sposati a _ il 24 settembre 1993. Dal matrimonio sono nati L_ il 17 giugno 1998 (ormai maggiorenne ma ancora in formazione), e A_, il 12 aprile 2002. Di formazione “tecnico di attività alberghiera”, il marito lavora dal 1998 come intermediario assicurativo, da ultimo con un grado d'occupazione del 50% per la _ SA di _, occupandosi per il resto del governo della casa e della famiglia. La moglie è attiva a tempo pieno come “responsabile del ricevimento” presso il _ di _. I coniugi si sono separati nel novembre del 2016, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione familiare di _ per trasferirsi in un appartamento a _.
B.
Il 16 maggio 2017 AO 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Città con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere – già in via cautelare – l'autorizzazione a vivere separata e la separazione dei beni, proponendo inoltre l'affidamento di A_ al padre (riservato il suo diritto di visita), l'attribuzione in uso al marito dell'alloggio coniugale e un contributo alimentare per la figlia di fr. 1660
.– per 13 mensilità annue dal 1° giugno 2017 (assegni familiari non compresi). Il contraddittorio è cominciato il 25 luglio 2017 e il 7 agosto seguente è stata sentita la figlia A_. Nel frattempo anche AP 1 si è trasferito con i figli in un appartamento a _.
C.
Il contraddittorio è proseguito il 6 novembre 2017. A tale udienza la moglie ha ribadito le proprie domande, mentre il marito, pur aderendo alla richiesta di vivere separati e di affidargli la figlia, ha instato per un contributo di mantenimento in favore di A_ sin dalla separazione di fatto e per uno in suo favore, sempre dalla separazione di fatto, compreso tra fr. 1100.– e fr. 2423.– mensili secondo il contributo di mantenimento che la convenuta sarebbe stata disposta a erogare per il figlio maggiorenne L_. Contestualmente AP 1 ha sollecitato dalla moglie il versamento di fr. 36
500.– a titolo di anticipo sulla liquidazione del regime dei beni. In coda all'udienza le parti hanno notificato prove e il Pretore ha assegnato all'istante un termine per replicare.
Nella sua replica del 20 novembre 2017 AO 1 ha reiterato le proprie conclusioni e contestato quelle del marito. AP 1 ha duplicato il 6 dicembre 2017, confermandosi nelle proprie domande e postulando il beneficio del gratuito patrocinio.
D.
A una successiva udienza del 30 gennaio 2018 indetta per il seguito della discussione le parti hanno aggiornato le prove da assumere. L'istruttoria si è chiusa il 15 maggio 2018 e al dibattimento finale i coniugi hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nelle proprie, del 31 luglio 2018, AO 1 ha riproposto le sue richieste, non senza precisare in fr. 1763.85 mensili il contributo alimentare offerto per A_ (assegni familiari non compresi), in fr. 66.85 mensili dal 1° dicembre 2016 al 31 agosto 2017 il contributo offerto per il marito e rivendicare da quest'ultimo fr. 1998.50 in esito a un ristorno
fiscale. Nel suo memoriale del 27 luglio 2018 AP 1 ha mantenuto il proprio punto di vista, salvo aumentare a fr. 2823.– mensili il contributo alimentare preteso per sé, adeguare a fr. 8500.– l'anticipo sulla liquida-zione del regime dei beni ed esigere una partecipazione della moglie di fr. 7295.– alle spese straordinarie dei figli, come pure di fr. 844.– per le spese dell'abitazione coniugale. Il 22 agosto 2018 AO 1 ha fatto seguire al Pretore un accordo del 18 agosto 2018 in cui essa si impegnava a versare al figlio
L_ un contributo alimentare di fr. 1200.– mensili (assegno familiare incluso) dal 1° agosto 2017.
E.
Statuendo con sentenza del 23 agosto 2018, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha affidato A_ al padre
(riservato il diritto di visita materno, da esercitare una sera ogni settimana, il lunedì o il martedì dopo il nuoto, senza pernottamento) e ha obbligato AO 1 a versare dal 15 novembre 2016 un contributo alimentare per la figlia di fr. 1763.85 mensili (assegni familiari non compresi), più un contributo di accudimento per la medesima di fr. 1404
.–
mensili fino al 31 agosto 2017 e un rimborso
per spese straordinarie
di fr. 420
.–. Il Pretore ha respinto ogni altra richiesta delle parti. AP 1 è stato ammesso al beneficio del gratuito patrocinio. Le spese processuali di fr. 3000.– sono state poste per un terzo a carico di AO 1 e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla moglie fr. 2000.– per ripetibili ridotte.
F.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 27 settembre 2018 per ottenere – previo conferimento del gratuito patrocinio anche in secondo grado – la riforma del giudizio impugnato nel senso di riconoscergli un contributo alimentare di fr. 1404
.– mensili dal 1° settembre 2017
e di porre le spese giudiziarie a carico della moglie, obbligandola a rifondergli fr. 4000
.– per ripetibili ridotte.
Il memoriale non è stato notificato a AO 1 per osservazioni.
Il 30 novembre 2018 la moglie ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore (inc. DM.2018.68). La causa ha raggiunto lo stadio delle prime arringhe.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.
–
“secondo l'ultima
conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC)
. N
ella fattispecie tale requisito è dato, ove appena si pensi all'entità e alla durata dei contributi alimentari contesi davanti al Pretore. Circa la tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata alla patrocinatrice del convenuto il 28 agosto 2018. Presentato il 27 settembre 2018,
ultimo giorno utile, l'appello in esame è di conseguenza ricevibile.
2.
In pendenza d'appello, il 5 novembre 2019, AP 1 ha prodotto davanti a questa Camera una sua domanda di prestazioni assistenziali del 26 settembre 2019 (doc. 9) e la relativa decisione del 15 ottobre 2019 con cui l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento che gli ha respinto l'istanza per il settembre del 2019, ma lo ha invitato a completare la documentazione per il mese successivo (doc. 19). Egli ha fatto seguire inoltre un certificato medico del 26 settembre 2019 in cui lo psichiatra dott. _ F_ di _ attesta una sua completa incapacità lucrativa nell'ottobre del 2019 (doc. 10) e una dichiarazione del 24 ottobre 2019 in cui egli comunica all'Istituto delle assicurazioni sociali di cessare la propria attività indipendente il 1° novembre 2019 (doc. 20). Infine, il 17 dicembre 2019 l'appellante ha presentato un aggiornamento del predetto certificato medico (doc. 23) e tre decisioni con cui l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento che ha accolto le domanda di prestazioni assistenziali per i mesi di novembre e dicembre del 2019 così come per il gennaio del 2020 (doc. 24). I documenti in rassegna sono successivi alla sentenza impugnata e sono di per sé proponibili in appello (art. 317 cpv. 1 CPC). Come si vedrà in appresso (consid. 3), tuttavia, essi riguardano modifiche successive all'introduzione della causa di divorzio ed esulano pertanto dal contenzioso odierno.
3.
O
ve una procedura a tutela dell'unione coniugale sia ancora pendente (in primo o in secondo grado) allorché l'uno o l'altro coniuge promuova – come in concreto (sopra, lett. F) – azione di divorzio,
la competenza per materia del giudice a protezione dell'unione coniugale decade. A quel giudice rimane soltanto la possibilità di statuire su provvedimenti chiesti per il lasso di tempo che precede la causa di divorzio, indipendentemente dal fatto che egli decida più tardi
(DTF 138 III 648 consid. 3.3.2; analogamente: RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c, II-2017 pag. 907 consid. 4; più di recente: sentenza del Tribunale federale 5A_316/2018
del 5 marzo 2019 consid. 3.2; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2018.125 del 7 novembre 2019 consid. 6a). Le misure a protezione dell'unione coniugale così emanate restano in vigore anche dopo l'introduzione della causa di divorzio, ma il giudice a protezione dell'unione coniugale non può più modificarle. Dopo l'avvio della causa di divorzio solo il giudice dei provvedimenti cautelari nella causa di stato
può decidere in tal senso (art. 276
cpv. 2 CPC). Nel caso specifico, pertanto, la competenza di questa Camera può vertere solo sull'adozione di
provvedimenti relativi al periodo precedente la
litispendenza del divorzio, intervenuta il 30 novembre 2018. M
odifiche successive vanno chieste al giudice del divorzio, come ha fatto del resto AP 1, il quale il 24 ottobre 2019 ha presentato un'istanza di provvedi-menti cautelari perché si consideri il peggioramento della sua situazione personale dopo il settembre del 2019 e per ottenere dal 1° ottobre 2019 un contributo alimentare di fr. 2238.30 mensili, oltre a una provvigione
ad litem
di fr. 5000.
–
(inc. DM.2018.69).
4.
Litigioso rimane, in questa sede, il contributo alimentare per il marito dal 1° settembre 2017. Al riguardo il Pretore, visto il consenso delle parti affinché si tenga conto di un versamento di AO 1 di fr. 1200.
– mensili per L_
(assegno familiare incluso), ha calcolato il contributo alimentare per A_ in fr. 1763.85 mensili (oltre all'assegno familiare) secondo quanto offriva l'istante medesima (sentenza impugnata, consid. 6 e 7). Relativamente al marito, il primo giudice ha constatato un reddito effettivo di fr. 950.– mensili fino al 31 agosto 2017 e un reddito potenziale di fr. 5500.– mensili dal 1° settembre 2017, per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 2782.85 mensili dal 15 novembre 2016 (separazione di fatto) al 31 maggio 2017, di fr. 2847.85 mensili dal 1° giugno al 31 dicembre 2017 e di fr. 2586.90 mensili dopo di allora (sentenza impugnata, consid. 8.1, 9.2 e 10). Quanto alla moglie, egli ne ha appurato il reddito netto in fr. 7713.70 mensili a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3711.20 mensili (loc. cit., consid. 8.2 e 9.1).
Ciò posto, il bilancio familiare denotando un ammanco di fr. 428.50
mensili, il Pretore ha destinato il margine disponibile della moglie (fr. 4002.50 mensili) al mantenimento di A_ (fr. 1763.85 mensili) e di L_ (fr. 834.30 mensili, al netto dell'assegno familiare), riservando dal 15 novembre 2016 al 31 agosto 2017 la rimanenza di fr. 1404.35 mensili per l'accudimento di A_. Dal 1° settembre 2017, invece, egli ha escluso ogni ulteriore pretesa alimentare a carico di AO 1 salvo il contributo alimentare di fr. 1763.85 mensili per A_ e quello di fr. 834.30 per L_ (assegni familiari non compresi), AP 1 essendo in grado di conseguire un reddito ipotetico di fr. 5500.– mensili e di sopperire da sé al proprio mantenimento (sentenza impugnata, consid. 10).
5.
L'appellante si duole anzitutto che il Pretore, pur avendo assodato la sua impossibilità di finanziare da sé il proprio fabbisogno minimo, non gli abbia riconosciuto un contributo alimentare dal 1° settembre 2017. Egli non contesta gli accertamenti del primo giudice sui redditi effettivi dei coniugi e il fabbisogno della famiglia. Deplora invece che, pur essendo egli un genitore affidatario, il margine disponibile della moglie (fr. 1404.35 mensili) non sia stato destinato al suo mantenimento dopo il 31 agosto 2017, sebbene egli accusi un ammanco di fr. 1832.85 mensili, mentre la moglie non ha spese per l'esercizio del diritto di visita, poiché incontra i figli solo una volta la settimana senza pernottamento.
Per tacere del reddito ipotetico imputatogli dal Pretore, su cui si tornerà in appresso (consid. 6), l'appellante non può pretendere che AO 1 gli corrisponda il proprio margine disponibile, per lo meno fino ai 16 anni di A_ (12 aprile 2018). Quand'anche ci si attenesse al reddito effettivo del convenuto (fr. 950.– mensili), quest'ultimo trascura che, dandosi un ammanco nel bilancio familiare (in concreto di fr. 428.50 mensili), il margine disponibile di AO 1 (fr. 1404.35 mensili) va destinato se mai, come nel periodo precedente, all'accudimento di A_, a lui affidata. L'obbligo alimentare nei confronti di un figlio minorenne, di cui fa parte il contributo di accudimento (DTF 144 III 487
consid. 4.3), prevale infatti sugli altri oneri alimentari in virtù dell'art. 276
a
cpv. 2 CC. Avendo nondimeno rinunciato a impugnare il dispositivo sul contributo alimentare per A_, che limita al 31 agosto 2017 il contributo di accudimento (dispositivo n. 3 della sentenza impugnata), l'appellante non può rivendicare un contributo di mantenimento per sé. Dopo i 16 anni della figlia, per converso, un contributo di accudimento non entra più in linea di conto (I CCA, sentenza inc. 11.2017.36 del 7 settembre 2018, consid. 8b con riferimenti). Dopo di allora la pretesa del convenuto dipende pertanto dalla conseguibilità di un reddito ipotetico, come quello ascrittogli dal primo giudice, che gli permetta di sovvenire al proprio mantenimento.
6.
L'appellante esclude che, attivandosi a tempo pieno, egli possa quintuplicare – come ha ritenuto il Pretore – o anche solo duplicare (raddoppiando il grado d'occupazione) le proprie entrate professionali da un giorno all'altro. La scarna formazione estera senza adeguata conoscenza delle lingue nazionali, l'età avanzata e l'assenza di contatti utili, “non essendo egli del luogo (viene da Napoli)”, rendono a suo parere impossibile guadagnare di più in un ambito in cui la concorrenza è agguerrita e gli stessi ticinesi faticano a impiegarsi. A maggior ragione ove si consideri che la _ SA non gli garantisce una clientela, ma gli mette unicamente a disposizione una “postazione amministrativa”, per di più a pagamento. Al Pretore l'appellante rimprovera inoltre di non avere indicato in quale occupazione egli sarebbe in grado di conseguire il reddito potenziale, non potendosi immaginare che nelle attuali condizioni del mercato del lavoro una qualsiasi ditta assumerebbe a tempo pieno una persona nella sua situazione.
a)
La questione è di sapere in concreto se AP 1, dando prova di buona volontà, avrebbe avuto la ragionevole possibilità di guadagnare fr. 5500.– mensili, come ha accertato il Pretore. Al proposito il primo giudice ha accertato che l'interessato ha conseguito in Italia una formazione di “tecnico di attività alberghiera”, la quale gli ha permesso di lavorare in quel settore prima di riconvertirsi nel 1998 come intermediario nel comparto assicurativo. Il Pretore ha appurato inoltre che il convenuto non soffre di patologie debilitanti e potrebbe dunque svolgere un'attività a tempo pieno. Quanto ai figli, L_ rientra a casa a mezzogiorno, mentre A_ rimane a _, dove frequenta la scuola per sportivi d'élite. Relativamente all'attività svolta per la _ SA, non consta per il Pretore che essa fosse limitata a metà tempo, il presidente del consiglio d'amministrazione _ G_ avendo dichiarato che il contratto di lavoro è concepito per un'attività che può svolgersi al 100%, quantunque la resa effettiva dipenda poi dal collaboratore. Dalla sua deposizione è emerso inoltre che AP 1 non raggiungeva gli obiettivi per conseguire uno “stipendio normale”, prospettato al momento della firma del contratto (nel 2008) in
fr. 80
000.– annui, ovvero in fr. 6000/7000.– mensili. Né l'interessato ha chiesto di poter lavorare a casa alcuni giorni la settimana, sebbene tale possibilità fosse stata offerta ai collaboratori.
Nelle circostanze descritte il Pretore ha ritenuto che AP 1 avesse l'effettiva e concreta possibilità, alla luce della sua situazione valetudinaria, familiare e professionale, di estendere l'attività esercitata ormai da un decennio e di realizzare un reddito di almeno fr. 5500.– mensili netti “in sintonia con gli obiettivi originariamente stabiliti con la propria datrice di lavoro”. Onde l'imputazione di un reddito potenziale siffatto – come chiedeva l'istante – dal settembre del 2017, tenuto conto che la separazione risaliva già al novembre del 2016 (sentenza impugnata, pag. 20 seg.).
b)
Un reddito ipotetico non va determinato in astratto. Dev'essere alla concreta portata dell'interessato, non avendo carattere di penalità. Il giudice deve decidere anzitutto se si può ragionevolmente esigere che il coniuge in questione eserciti un'attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della sua età, della formazione professionale e del suo stato di salute. In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l'effettiva possibilità di esercitare simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell'età, della formazione pro-fessionale e dello stato di salute, oltre che della situazione
sul mercato del lavoro in genere
(DTF 143 III 235 consid. 3.2,
137 III 120 consid. 2.3, 109 consid. 4.2.2.2; analogamente: RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami; più recentemente: I CCA, sentenza inc. 11.2018.99 del 23 maggio 2019, consid. 33a).
c)
Nel caso specifico non si disconosce che l'estensione dell'attività lucrativa di AP 1 non può prescindere dall'età di lui (55 anni al momento della separazione, 57 anni al compimento dei 16 anni di A_). Né si trascura che un'inadeguata conoscenza delle lingue nazionali (senza dimenticare che l'interessato ha pur sempre lavorato come segretario d'albergo anche a _: verbale del 24 aprile 2018, pag. 5) in un mercato del lavoro locale sotto pressione non favorisce la possibilità di estendere l'attività lucrativa. Sta di fatto che l'istante ha reso verosimile, sulla scorta delle risultanze istruttorie riassunte dal Pretore, la concreta possibilità per il marito di guadagnare di più nell'ambito dell'attività abituale. E con tali motivazioni l'appellante si confronta poco o punto. In particolare egli non contesta di avere stabilito originariamente con la _ SA gli obiettivi professionali testé menzionati. Né spiega perché non si sia valso della possibilità di lavorare a casa. Egli insiste nell'addurre elementi astratti che, di per sé, potrebbero rendere arduo ampliare l'attività lucrativa. Reputa irrealizzabile il guadagno prospettatogli dal primo giudice, ma sottace il fatto – sottolineato dal testimone _ G_ – che “dei 21 collaboratori (...) il caso del signor AP 1, in quanto a entrate annuali, è eccezionale. Gli altri collaboratori posso stimare che abbiano redditi annui netti che vanno da circa fr. 65
000.– a fr. 120
000.–” (verbale del 15 maggio 2018, pag. 3).
Certo, l'appellante giustifica i modesti guadagni conseguiti con la necessità di occuparsi dei figli. Ma a parte il fatto che, come detto, egli nemmeno ha fatto uso della possibilità di lavorare a casa, A_ dal 1° settembre 2017 frequenta la scuola per sportivi d'élite di _ e non rientra a domicilio a mezzogiorno. A ciò si aggiunge che secondo la giurisprudenza più recente, applicabile anche alle procedure in corso (sentenza del Tribunale federale 5A_978/2018 del 15 aprile 2019, consid. 4.1), un genitore il cui figlio minore abbia iniziato la scuola secondaria può intraprendere di regola un'attività lucrativa all'80% ed estenderla – come in passato – a tempo pieno dal 16° compleanno del ragazzo (
DTF 144 III 497
consid. 4.7.6).
d)
Ciò premesso, a un sommario esame come quello che presiede all'emanazione di misure a protezione dell'unione coniugale, il conseguimento dal 1° settembre 2017 (o almeno dal 12 aprile 2018 [16 anni di A_]: sopra, consid. 5) di un reddito potenziale di fr. 5500.– mensili resiste alla critica. Quanto alla sua realizzabilità “da un giorno all'altro”, il convenuto sapeva sin dall'introduzione dell'istanza della moglie (il 16 maggio 2017) che, fosse stata accertata una sua maggior capacità lucrativa, egli avrebbe dovuto mettere a profitto l'intera sua potenzialità di guadagno sin da allora, come affermava la moglie, non potendo egli più confidare nel modello di accudimento parentale precedente la separazione (I CCA, sentenza inc. 11.2017.104 del 2 aprile 2019, consid. 4g con riferimento). In condizioni del genere non si giustificava pertanto di concedere all'interessato un ulteriore periodo di transizione per attivarsi. Anche su tal punto l'appello è destinato così all'insuccesso.
e)
Nulla mutano a quanto precede i fatti nuovi allegati dall'appel
lante il 5 novembre e il 17 dicembre 2019 (cessazione dell'attività di interme
diario assicurativo, subentrata incapacità lucrativa e richiesta di prestazioni assistenziali). Come si è spiegato (consid. 3), tali modifiche sono successive alla litispendenza dell'azione di
divorzio e non possono essere considerate ai fini dell'odierno giudizio. Andranno vagliate così nella causa di stato.
7.
L'appellante lamenta una discriminazione di genere, contraria all'art. 8 cpv. 1 Cost., revocando in dubbio che il primo giudice avrebbe deciso nello stesso modo qualora avesse statuito sulla situazione di una donna nelle identiche condizioni di lui. Egli rivendica il diritto di essere trattato alla stregua di qualsiasi coniuge che si sia occupato in maniera preponderante della casa e dei figli. Se non che, a prescindere dal fatto che la norma costituzionale non s
i applica unicamente nel rapporto
orizzontale
tra privati (DTF (ATF 136 I 179 consid. 5.1),
l'imputazione di un reddito ipotetico al marito non si fonda su considerazioni di genere, bensì esclusivamente sulla verosimiglianza di conseguire le entrate ascrittegli. La doglianza cade dunque nel vuoto.
8.
Obietta l'appellante che l'obbligo per un coniuge di riprendere o estendere un'attività lucrativa già durante una procedura a tutela dell'unione coniugale va riconosciuto solo ove ricorrano tre condizioni cumulative: quando non sia possibile attingere all'ecce-denza o – almeno provvisoriamente – a sostanza accumulata durante la vita in comune, quando i mezzi a disposizione (compresi quelli della sostanza) non bastino per finanziare due eco-nomie domestiche separate nonostante le restrizioni imposte dalle circostanze e quando la ripresa o l'estensione di un'attività lucrativa da parte del coniuge interessato sia compatibile con la situazione personale di lui (età, stato di salute, formazione professionale e così via), oltre che con la situazione del mercato del lavoro. Difettando in concreto, a suo parere, già il primo presupposto (oltre che il terzo), il Pretore non avrebbe dovuto scostarsi dal principio di solidarietà sancito dall'art. 163 CC e prescindere da un sostegno finanziario del coniuge economicamente più forte in favore di quello più debole.
Questa Camera ha già avuto modo di precisare che, dandosi una disunione definitiva dei coniugi (indubbia nel caso in esame), già in una procedura a tutela dell'unione coniugale si può essere più esigenti nel pretendere che il coniuge inattivo o attivo solo con un certo grado d'occupazione si impegni con solerzia per sopperire da sé, nella misura del possibile, al proprio debito mantenimento (RtiD II-2012 pag. 793 consid. 3 con rinvii). A prescindere da ciò, l'appellante invoca a torto il mancato adempimento del primo presupposto (impossibilità di attingere all'eccedenza o, almeno provvisoriamente, a sostanza accumulata durante la vita in comune), nella fattispecie il bilancio familiare (e non solo la situazione di un coniuge, contrariamente a quel che crede l'appellante) essendo in ammanco (sentenza impugnata, pag. 21). Quanto all'adempimento del terzo presupposto, già si è detto (consid. 6), sicché non giova ripetersi.
9.
Da ultimo l'appellante postula l'addebito degli oneri processuali di prima sede all'istante, con obbligo per quest'ultima di rifondergli fr. 4000.– a titolo di “ripetibili ridotte”. Tale domanda non ha tuttavia
portata autonoma
, ma è subordinata all'accoglimento dell'appello. L'ipotesi non verificandosi in concreto, la richiesta si rivela così senza oggetto.
10.
Se ne conclude che, destituito di consistenza, l'appello vede la sua sorte segnata. Le spese dell'attuale giudizio seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, il memoriale non essendo stato comunicato a AO 1 per osservazioni. Per quel che è del gratuito patrocinio sollecitato dall'appellante in questa sede, esso non può entrare in considerazione. Versasse anche il richiedente in gravi ristrettezze, per vero, l'appello appariva fin dall'inizio senza probabilità di successo (nel senso dell'art. 117 lett. b CPC), tanto da non essere stato notificato alla controparte. Delle condizioni economi-che verosimilmente difficili in cui si trova il richiedente si tiene
conto, ad ogni modo, riducendo sensibilmente la tassa di giustizia.
11.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente decisione sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), i
n caso di ricorso
spetterà
all'appellante rendere verosimile che il valore litigioso raggiunge la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Le misure a protezione dell'unione coniugale essendo equiparate nondimeno a provvedimenti cautelari (DTF 137 III 477 consid. 4.1), il ricorrente può far valere davanti soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF). L'impugnabilità del dispositivo sul gratuito patrocinio, di natura incidentale, segue quella dell'azione principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF).