# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 440a4ec5-ed09-43d0-b587-16cb4a012678
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 14 ottobre 2021 (doc. A2), confermata dalla decisione su opposizione del 2 dicembre 2021 (doc. A5), la Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) ha respinto la richiesta di RI 1, nato nel 1951, tendente alla rinuncia della rendita AVS, affermando:
"
(...)
1.
Quale persona nata il _ 1951, mediante il formulario ufficiale, in data 18 dicembre 2015 ha presentato la richiesta di una rendita di vecchiaia con l’opzione di posticipare il versamento della stessa.
2.
Con scritto del 15 febbraio 2021 ha però espresso la volontà causa gravi difficoltà economiche, di rinunciare alla succitata prestazione. Questa intenzione è stata controfirmata anche da parte del coniuge.
In data 19 febbraio 2021 la Cassa si è così rivolta (marg. 1038 DR) all’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (in seguito UFAS) e, sulla scorta del parere di quest’ultimo, il 14 ottobre 2021 l’amministrazione le ha notificato una decisione formale con la quale ha respinto la richiesta di rinuncia alla rendita di vecchiaia.
3.
(...)
4.
Prima di entrare nel merito dell’opposizione va innanzi tutto rilevato che con il 1° giugno 2002 sono entrati in vigore gli accordi tra la Svizzera e l’UE, fra i quali anche l’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC).
Stando all’art.23 del Reg. CE 883/2004, dal momento in cui una persona diventa beneficiaria di una rendita di vecchiaia svizzera, per la copertura delle spese mediche essa è obbligata ad affiliarsi presso una cassa malati svizzera. In effetti, dal momento in cui un assicurato che sottostà alla regolamentazione europea riceve una prestazione dal paese di domicilio, la competenza per ciò che concerne l’affiliazione all’assicurazione malattia deve essere determinata in base alle disposizioni comunitarie.
Da quella data, infatti, in base alle regole di coordinamento comunitario riprese dall’accordo sulla libera circolazione delle persone stipulato dalla Svizzera e l’Unione europea, è espressamente previsto che una persona che
matura il diritto ad una rendita dal paese in cui risiede deve essere assicurata in tale paese per il rischio malattia, anche se questa prestazione è esigua in rapporto ad un’altra, più elevata, versatale da un altro paese
.
5.
(...)
A seguito del nostro scritto del 2 febbraio 2021, nella quale le abbiamo indicato che il limite massimo per differire la prestazione stava giungendo a termine, con sua risposta del 15 febbraio 2021, lei ha domandato di rinunciare alla rendita di vecchiaia svizzera poiché l’obbligo d’assoggettamento all’assicurazione malattia svizzera vanificava in termini finanziari l’apporto della prestazione di vecchiaia.
La concessione di tale prestazione, alla luce della sopraccitata disposizione comunitaria, ripresa dall’accordo sulla libera circolazione delle persone, implica di conseguenza per lei, una nuova attribuzione per quel che attiene la copertura delle spese mediche, garantita dalla Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal) mediante affiliazione a una cassa malati svizzera e non più a carico dell’analoga istituzione italiana.
Allo scopo di evitare il verificarsi di questa evenienza, lei ha così indirizzato alla Cassa formale richiesta di rinuncia alla rendita di vecchiaia svizzera.
Ora, l’articolo 23 cpv. 1 LPGA (Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali) stabilisce che l’avente diritto può rinunciare a prestazioni assicurative. Per il capoverso 2 la rinuncia e la revoca sono nulle se pregiudicano gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni assicurative o assistenziali oppure si propongono di eludere le prescrizioni legali.
Dalla documentazione agli atti emerge chiaramente che la rinuncia alla prestazione AVS svizzera è in contrasto con il disposto legale di cui all’articolo 23 cpv. 2 LPGA: in effetti, con essa lei intende eludere delle disposizioni legali (l’obbligo d’affiliazione alla LAMal, derivante appunto dal essere stato posto al beneficio di una rendita dell’AVS svizzera) arrecando in tal modo pregiudizio all’assicurazione malattia italiana, poiché quest’ultima dovrebbe farsi carico di costi che, applicando le regole di coordinamento del diritto europeo, sottoscritte dalla Svizzera con la firma degli accordi Svizzera – UE, dovrebbero invece ricadere sul sistema sociale svizzero.” (doc. A5)
1.2. RI 1 è insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione (doc. I).
1.3. In seguito al decreto di completazione del Giudice delegato del TCA (doc. II), RI 1 ha emendato il proprio ricorso, rilevando di beneficiare di una pensione italiana di anzianità dal 2013, maturata con _. Dal 2013 al 2020 è stato assicurato presso _, pagando premi annui, per lui e sua moglie, di fr. 12'000. “
Nell’esclusivo intento di risparmiare questo importo, per me oggi significativo, ho richiesto l’iscrizione LAMal – KVG cui ritengo di poter accedere per via della copertura _
”.
Il ricorrente afferma di aver ricevuto da parte del _, _ _ del _, i dati in cui si conferma il nulla osta della _ e della _ per affiliarsi in Italia.
È quindi stato iscritto all’Istituzione Comune LAMal-KVG dal 23.10.2020. L’_ ha però sollevato obiezione in quanto la rendita di vecchiaia costituisce un reddito e quindi un impedimento all’assistenza LAMal. Ha quindi chiesto di rinunciare alla rendita AVS per l’evidente sproporzione tra le condizioni di assistenza _ e KVG, allegando la documentazione necessaria, compresa una dichiarazione del _. L’_ ha però respinto la richiesta. Il ricorrente chiede di accettare la sua rinuncia alla rendita AVS, di fr. 101 al mese, consentendo il mantenimento dell’iscrizione alla LAMal-KVG.
1.4. Con risposta del 12 gennaio 2021 (recte: 2022) la Cassa di compensazione ha proposto la reiezione del ricorso, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. V).
1.5. Con scritto pervenuto al TCA il 24 gennaio 2022 (doc. VII), l’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione (doc. VII). Egli, rilevato che la _ non ha ancora fornito la risposta auspicata, ha chiesto una dilazione dei termini per produrre il citato documento.
1.6. Il 24 gennaio 2022 il TCA ha assegnato al ricorrente un termine di 15 giorni per produrre la documentazione in questione (doc. VIII), mentre il 25 gennaio 2022 ha interpellato l’UFAS in relazione ad una lettera del 29 settembre 2021, contenuta nell’incarto della Cassa, in cui l’autorità di sorveglianza afferma:
"
(...) Interpellate a proposito degli eventuali effetti sui loro interessi delle rinunce alle rendite di vecchiaia svizzere, fino agli inizi del 2021 le autorità italiane avevano espresso l’esigenza di verificare questo genere di richieste caso per caso. Questa prassi, che implicava che ciascuna persona che domandava di rinunciare alla sua rendita AVS doveva ottenere una liberatoria senza condizioni dalle autorità italiane competenti, ora non è più valida.
Infatti, dal 22 marzo 2021 le autorità italiane, tramite la Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, ci hanno trasmesso una presa di posizione ufficiale secondo la quale l’Italia non può in nessun caso – e indipendentemente dallo Stato membro da cui è emanata – accettare qualsiasi domanda di rinuncia a prestazioni che abbia come fine il sottrarsi all’obbligo di assoggettamento all’assicurazione malattia del Paese di domicilio. Questa nuova prassi prevede dunque che qualsiasi domanda di rinuncia a prestazioni sia sistematicamente rifiutata escludendo a priori qualsiasi contatto delle persone che domandano la rinuncia con gli organi di collegamento e le istituzioni italiane (...).”
Questo Tribunale ne ha chiesto la produzione, per poterla sottoporre alle parti in causa alfine di garantire loro il diritto di essere sentite (doc. IX).
1.7. Con scritto datato 4 gennaio 2022 e pervenuto al TCA il 7 febbraio 2022, il ricorrente ha chiesto un’ulteriore proroga, rilevando che l’istituzione comune LAMal ha disdetto l’affiliazione con effetto al 1° febbraio 2022 e rilevando che da parte del _ si è ancora in attesa di una risposta (doc. X).
1.8. Il 7 febbraio 2022 il Tribunale ha prorogato, per l’ultima volta, il termine in questione di 10 giorni (doc. XI).
1.9. Con scritto del 7 febbraio 2022, trasmesso alle parti per osservazioni, l’UFAS ha affermato:
"
(...) L’art. 71 par. 1 del Regolamento (CE) n° 883/2004 stipula che la Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, istituita presso la Commissione europea, è composta da un rappresentante governativo di ciascuno degli Stati membri. Questo agente governativo e la sua delegazione rappresentano le autorità competenti nazionali in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale ai sensi dell’art. 1 lett. m del Regolamento (CE) n° 883/2004.
Le delegazioni possono trasmettere delle note all’intenzione della Commissione amministrativa che sono poi presentate e discusse in occasione delle riunioni plenarie. Queste note sono dei documenti interni alla Commissione amministrativa, rispettivamente alla Commissione europea che ne assicura la funzione di segreteria al fine di preparare le riunioni. Questi documenti non sono concepiti per essere resi pubblici.
Una nota del marzo 2021 redatta dalla delegazione italiana presso la Commissione amministrativa concerne effettivamente la posizione italiana in rapporto alle domande di rinuncia alla rendita svizzera nelle situazioni transfrontaliere con l’Italia. Il contenuto di questa nota corrisponde a una comunicazione delle autorità competenti italiane in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale indirizzata ai loro omologhi svizzeri, ovvero l’UFAS. Nel corso della successiva riunione della Commissione amministrativa, l’Italia ha confermato la sua posizione e la Svizzera ha, da parte sua, attestato d’averne tenuto conto modificando in conseguenza la sua pratica. Qui di seguito può consultare alcuni estratti della detta nota nei quali è spiegata la posizione italiana:
<< It is of common knowledge that under the Swiss legislation if for example persons submitting before the Swiss institution requests to waive their pension this allowed provided that this is not detrimental to the interests of the insurance institutions.
In such cases the principle of assimilation of facts under art. 5 of Reg. EC 883/2004 applies, i.e. the interests of insurance institutions of other Member States are considered equivalent to the interests of the Swiss institutions. For this reason the relevant Liaison Bodies of the Member State concerned shall be consulted in order they explicitly certify their agreement or refusal to such requests of exemption of the insured persons from the Swiss social security benefits, in full knowdlege of the situation and its consequences. [...]
When it comes to Italy we receive by ordinary letters from the applicants themselves according to the Swiss insurance advice, but in some cases we are consulted also via the Swiss insurance about the intention of their insured to be exempted from the Swiss social security benefits.
In regard of Italy such consultation should be addressed not only to the _ (benefits in kind) but also to the _ (benefit in cash) as these social security fields are strictly interconnected.
On the ground of the above remarks Italy would like to make it clear that under no circumstances can agree on such requests, irrespective which is the Member State of affiliation they come from. Therefore any requests of exemption we receive is systematically rejected from the outset and the applicants are discouraged from contacting any Italian Liaison Body and Italian whatsoever institution.”
(doc. XII)
1.10. Il 14 febbraio 2022 la Cassa ha ribadito la sua posizione (doc. XIV), mentre il 16 febbraio 2022 il ricorrente ha ripercorso la fattispecie e prodotto ulteriore documentazione (doc. XV).

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se a giusta ragione la Cassa di compensazione ha negato al ricorrente di potere rinunciare alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera.
2.2. Il tema posto in discussione dinanzi a questo Tribunale non è nuovo. Questa Corte si è già chinata su fattispecie analoghe sfociate nelle sentenze 30.2011.24 del 23 novembre 2011, 30.2015.2 del 4 maggio 2015, 30.2016.20 del 17 maggio 2016 e 30.2018.5 del 13 agosto 2018.
2.3. Per l’art. 18 cpv. 1 LAVS hanno diritto alle rendite di vecchiaia e superstiti, conformemente alle disposizioni che seguono, i cittadini svizzeri, gli stranieri e gli apolidi.
Secondo l'art. 18 cpv. 2 LAVS, gli stranieri come pure i loro superstiti che non possiedono la cittadinanza svizzera hanno diritto alla rendita solo fintanto che hanno il loro domicilio e la loro dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera. Ogni persona per cui venga erogata una rendita deve adempiere personalmente tale esigenza. Sono salve le disposizioni speciali di diritto federale relative allo statuto dei rifugiati e degli apolidi e le convenzioni internazionali contrarie, in particolare quelle concluse con Stati la cui legislazione accorda ai cittadini svizzeri e ai loro superstiti vantaggi pressappoco equivalenti a quelli della presente legge.
L'art. 21 cpv. 1 LAVS prevede che hanno diritto a una rendita di vecchiaia:
a. gli uomini che hanno compiuto i 65 anni;
b. le donne che hanno compiuto i 64 anni.
Il capoverso 2 stabilisce che il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata compiuta l'età stabilita nel capoverso 1. Esso si estingue con la morte del beneficiario.
Riguardo all'esercizio del diritto, l'art. 67 cpv. 1 OAVS dispone che il diritto alla rendita o all'assegno per grandi invalidi deve essere fatto valere presentando alla cassa di compensazione competente giusta gli art. 122 e seguenti, un modulo di richiesta debitamente riempito. Sono legittimati alla richiesta il richiedente e, per lui, il suo rappresentante legale, il coniuge, i genitori o i nonni, i figli o gli abbiatici, i fratelli e sorelle come pure i terzi o l'autorità che possono domandare il versamento della rendita nelle loro mani.
Secondo il N. 1003 delle Direttive sulle Rendite (di seguito: DR), edite dall'UFAS, la concessione di una rendita o di un assegno per grandi invalidi dell'AVS è subordinata alla condizione che l'interessato depositi una domanda presso la competente cassa di compensazione (RCC 1975 pag. 386).
Ai sensi dell’art. 55
quater
cpv. 1 OAVS il periodo di rinvio comincia il primo giorno del mese seguente il raggiungimento dell’età di pensionamento secondo l’articolo 21 capoverso 1 LAVS. La dichiarazione di rinvio va presentata, per iscritto, entro un anno dall’inizio del periodo di rinvio. Se, durante questo termine, nessuna domanda di rinvio fu presentata, la rendita di vecchiaia va stabilita, e pagata, secondo le disposizioni generali vigenti.
Con sentenza pubblicata in DTF 147 V 70 il Tribunale federale ha stabilito che il termine di rinvio previsto all’art. 55
quater
cpv. 1 seconda frase OAVS per presentare la dichiarazione di rinvio del diritto alla rendita è conforme alla legge e alla Costituzione (consid. 3.2.3).
Circa la tempestività della richiesta, cfr. sentenza 9C_329/2016 del 19 agosto 2016.
2.4. In concreto l’insorgente, nato nel 1951, cittadino italiano e svizzero, al beneficio di una pensione di anzianità italiana e al quale va applicato il regolamento CE 883/2004 (cfr. la sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio 2022), ha rinunciato al diritto alla rendita AVS poiché l’importo mensile della prestazione, pari a fr. 101, non gli permetterebbe di far fronte ai costi dell’assicurazione obbligatoria LAMal, alla quale sarebbe obbligato ad affiliarsi in caso di erogazione della rendita AVS (sul tema cfr. la sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio 2022).
A questo proposito va rammentato che il titolo II del regolamento CE n. 883/2004 contiene le regole generali per determinare la legislazione applicabile.
L’art. 11 cpv. 1 del regolamento CE n. 883/2004 pone il principio dell’unicità del diritto applicabile secondo cui le persone a cui è applicabile il regolamento sono soggette alla legislazione di un solo Stato membro.
Di principio, le persone che, come il ricorrente, non esercitano un’attività lucrativa salariata o non salariata (o non adempiono una delle altre condizioni previste dall’art. 11 cpv. 1 lett. da b a d del regolamento CE n. 883/2004) sono soggette alla legislazione
del luogo di residenza
(art. 11 cpv. 3 lett. e regolamento CE n. 883/2004; cfr. sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.1).
Le regole di carattere generale che figurano nel titolo II del regolamento si applicano tuttavia solo se le disposizioni particolari relative alle differenti categorie di prestazioni che costituiscono il titolo III del regolamento non vi apportano alcuna deroga (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.1 con rinvio alla DTF 146 V 290, consid. 3.1 e alla DTF 144 V 127, consid. 6.3.2.1).
A questo proposito il titolo III del regolamento CE n. 883/2004 contiene delle regole di conflitto per situazioni speciali per categorie particolari del sistema si sicurezza sociale (art. da 17 a 35), per quanto concerne le prestazioni di malattia, maternità e paternità. L’applicazione delle regole di conflitto del regolamento CE n. 883/2004 è obbligatoria per gli Stati membri. Esse formano un sistema di regole che ha lo scopo di sottrarre ai legislatori nazionali il potere di determinare l’estensione e le condizioni d’applicazione della loro legislazione nazionale per quanto concerne le persone che vi sono soggette e per quanto concerne il territorio all’interno del quale le disposizioni nazionali producono i loro effetti (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.2 con rinvio alla DTF 146 V 290, consid. 3.2, alla DTF 146 V 152 consid. 4.2.3.1. e alla DTF 144 V 127, consid. 4.2.3.1).
Gli art. 23 e seguenti del
regolamento CE n. 883/2004 prevedono delle norme di coordinamento del diritto comunitario nel senso testé descritto per quanto concerne il diritto alle prestazioni in natura in caso di malattia dei titolari di pensioni e dei membri della loro famiglia (DTF 144 V 127, consid. 4.2.2.2); per i pensionati definiscono anche a titolo pregiudiziale le regole applicabili per quanto riguarda l’obbligo assicurativo (cfr. sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3 con riferimento a Eugster, SBVR, 3a edizione 2016, pag. 443, n. 116 e DTF 146 V 290, consid. 3.3.2).
Secondo l’art. 23 del regolamento CE n. 883/2004
chiunque riceva una pensione o pensioni ai sensi della legislazione di due o più Stati membri, uno dei quali sia lo Stato membro di residenza, e abbia diritto a prestazioni in natura secondo la legislazione di tale Stato membro, beneficia con i familiari di tali prestazioni dall’istituzione del luogo di residenza e a spese della medesima, come se avesse diritto alla pensione soltanto ai sensi della legislazione di tale Stato membro.
L’art. 24 del
regolamento CE n. 883/2004 regola la situazione nella quale i titolari di pensione non hanno un diritto originario alle prestazioni in natura in caso di malattia nello Stato di residenza, a causa della mancanza di un rapporto sufficiente con il sistema di rendita dello Stato di residenza (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3).
Quando viene percepita solo una rendita l’assunzione dei costi della prestazione in caso di malattia incombe all’istituzione competente dello Stato che eroga la rendita. I pensionati hanno allora diritto all’aiuto reciproco che ha quale scopo di facilitare l’accesso alle cure e alle prestazioni in natura nei confronti dello Stato di residenza (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3 con rinvio alla DTF 144 V 217).
Da quanto sopra risulta che il diritto europeo stabilisce una distinzione tra le persone a beneficio di una pensione, a dipendenza se esse dispongono o meno di un diritto originario alle prestazioni in natura in caso di malattia nello Stato di residenza, che dipende lui stesso dall’esistenza di un rapporto sufficiente con il sistema delle pensioni di questo Stato (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3).
Il legislatore svizzero ha preso in considerazione questa differenza emanando l’art. 2 cpv. 1 lett. e OAMal, per il quale non sono soggetti all’obbligo di assicurazione
le persone che non hanno diritto a una rendita svizzera ma hanno diritto a una rendita di uno Stato membro dell’Unione europea in virtù dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone e del relativo allegato II o a una rendita islandese o norvegese in virtù dell’Accordo AELS, del relativo allegato K e dell’appendice 2 dell’allegato K
(
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3).
Ne segue che l’assegnazione di una rendita AVS al ricorrente, già titolare di una rendita di uno Stato dell’Unione Europea, comporta un collegamento al sistema delle rendite dello Stato di residenza, ossia la Svizzera, da cui deriva l’obbligo di assicurarsi nel nostro Paese contro il rischio della malattia e l’esclusione dall’aiuto internazionale in materia di prestazioni (
sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.2).
Per questo motivo il ricorrente chiede di poter rinunciare alla rendita AVS
.
2.5.
Per quanto riguarda la rinuncia ad una rendita, va ricordato che per l'art. 23 cpv. 1 LPGA l'avente diritto può rinunciare a prestazioni assicurative. La rinuncia può essere revocata in qualsiasi momento con effetto per il futuro. La rinuncia e la revoca esigono la forma scritta. La rinuncia e la revoca sono nulle se pregiudicano gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni assicurative o assistenziali oppure se si propongono di eludere le prescrizioni legali (art. 23 cpv. 2 LPGA). A norma dell'art. 23 cpv. 3 LPGA, l'assicuratore deve confermare per scritto all'avente diritto la rinuncia e la revoca. Nella conferma occorre stabilire l'oggetto, l'ampiezza e le conseguenze della rinuncia e della revoca.
Per il N. 1306 DR, di principio si può rinunciare a prestazioni dell'AVS o dell'AI. La rinuncia è nulla se è pregiudizievole per gli interessi di altre persone, di istituti assicurativi (compresi quelli dell'AVS o dell'AI) o d'assistenza o quando tendono ad eludere disposizioni legali (cfr. art. 23 cpv. 2 LPGA).
Ai sensi del marginale 1306.1 1/19, la domanda di rinuncia deve essere inoltrata per iscritto dall’avente diritto alle prestazioni. La domanda di un avente diritto sposato deve essere firmata anche dal suo coniuge. Se i coniugi vivono separati in seguito a una decisione giudiziaria, la firma del coniuge non è necessaria, salvo se oltre alla rendita principale sono versate anche rendite completive o per figli.
Se non è possibile ottenere la firma del coniuge, ad esempio se il suo domicilio non è noto o se rifiuta di firmare oppure l’avente diritto alle prestazioni non vuole sottoporgli la domanda, la domanda di rinuncia non può essere esaminata, poiché non si può escludere che siano pregiudicati gli interessi di terzi (ossia del coniuge) secondo l’articolo 23 capoverso 2 LPGA. La domanda di rinuncia va pertanto respinta (marginale 1306.2 1/19).
Secondo il N. 1307 DR, l'avente diritto non può far valere una rinuncia retroattivamente, ma solo per prestazioni future.
Le domande di rinuncia a prestazioni di regola vanno sottoposte all'UFAS assieme all'incarto, ad eccezione dei casi in cui la moglie (anche durante il periodo dell'anticipazione) rinuncia retroattivamente alla propria rendita di vecchiaia a favore della rendita completiva più elevata. Le casse di compensazione possono trattare questi casi direttamente (N. 1308 DR).
L'ammissione o il rifiuto della rinuncia deve fare oggetto di una decisione. La persona che rinuncia alla rendita deve essere informata sulle conseguenze del suo atto (N. 1309 DR).
Per il N. 1310 DR è possibile revocare la rinuncia in qualsiasi momento. In caso di revoca, però, le prestazioni possono essere versate solo per il futuro. Sono esclusi pagamenti di arretrati per il periodo antecedente la revoca.
2.6.
La giurisprudenza ha confermato che una rinuncia deve avvenire per iscritto. Una rinuncia per atti concludenti, come sotto l'egida del diritto precedente
(DTF 116 V 273 consid. 4; DTF 108 V 84 consid. 3a)
non è più possibile (DTF 135 V 106 consid. 6.2.3; 137 V 394 consid. 4.2). Per giungere alle sue conclusioni l’Alta Corte si è fondata anche sul parere di Ghislaine Frésard-Fellay in: HAVE 5/2002 “
De la renonciation aux prestations d'assurance sociale
”, pag. 335 e seguenti, la quale ritiene che la semplice omissione della richiesta non costituisce una rinuncia giusta l'art. 23 LPGA. Nel suo articolo, l'autrice specifica inoltre le condizioni della rinuncia (op. cit., pag. 337 segg.).
Con sentenza pubblicata in DTF 129 V 1 il Tribunale federale, prima dell'entrata in vigore della LPGA, ha esaminato le condizioni per la rinuncia a prestazioni assicurative, mantenendo anche sotto l'imperio delle disposizioni della 10a revisione dell'AVS la giurisprudenza secondo la quale è possibile rinunciare a prestazioni dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti o dell'assicurazione per l'invalidità soltanto eccezionalmente e nella misura in cui l'avente diritto abbia un interesse degno di protezione e la rinuncia non leda gli interessi di altre persone o istituzioni coinvolte (comprese l'AVS e l'AI; cfr. anche la pronunzia H 152/02 del 18 dicembre 2002 e sentenza
H 212/03 dell'8 ottobre 2003).
Con sentenza 8C_495/2008 dell'11 marzo 2009, l'Alta Corte ha ricordato che prima dell'entrata in vigore della LPGA, in assenza di norme legali specifiche, la giurisprudenza aveva codificato la possibilità della rinuncia a prestazioni (consid. 2.1.2) e anche nella sentenza 9C_576/2010 del 26 aprile 2011 il TF ha ripreso i principi esposti nella summenzionata DTF 129 V 1 (consid. 4.3.2).
A proposito dell'applicazione dell'art. 23 cpv. 2 LPGA la nostra Massima istanza, in una sentenza del 20 aprile 2007 (I 714/06), ha confermato la DTF 129 V 1, secondo cui la rinuncia ad una prestazione assicurativa è permessa soltanto se essa non elude le prescrizioni legali. Una elusione delle prescrizioni legali si ha, per esempio, se con la rinuncia al proprio diritto alla rendita di vecchiaia si vorrebbe ottenere la continuazione del pagamento della rendita completiva del coniuge, di importo maggiore (cfr. consid. 4.2).