# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 296a73ff-e1ee-57d4-a98d-00077b3a22c6
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

ritenuto che il danno, quantificato dalla _ in fr. 132'118.70, è stato risarcito nella misura di fr. 89'114.45 da AC 1 e nella misura di fr. 43'004.25 dal titolare della relazione S_;
2. ripetuta falsità in documenti
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui sub. 1,
al fine di procacciare ad altri un indebito profitto,
in almeno due occasioni,
ripetutamente formato un documento falso ed abusato dell’altrui firma autentica per formare un documento suppositizio, nonché attestato in un documento, contrariamente alla verità, un fatto d’importanza giuridica e fatto uso, a scopo di inganno, di tale documento,
e meglio per avere,
2.1. in data 21.07.2005,
abusato della firma autentica del titolare della relazione C_, compilando, all’insaputa e contro la volontà di quest’ultimo, una fiche firmata in bianco, mediante la quale ordinava il bonifico della somma di
€ 80'000.00
in
favore della relazione S_;
2.2. in data 07.10.2005,
abusato della firma autentica del titolare della relazione A_, compilando, all’insaputa e contro la volontà di quest’ultimo, una fiche firmata in bianco, mediante la quale ordinava il bonifico della somma di
€ 15'000.00
in
favore della relazione C_;
fatti avvenuti
: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
: art. 146 cpv. 1 CP, art. 251 cifra 1 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa
168/2008
del
16 dicembre 2008
, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§
Il procuratore pubblico.
§
L'accusata AC 1
assistita dal difensore di fiducia avv. DF 1.
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore
9:30
alle ore
11:55
.
Sentiti
§

## Considerations

Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale ripercorre i fatti di cui all’AA e ne conferma la sussunzione in diritto. Contesta che l’accusata avesse l’autorizzazione esplicita dei clienti e che possa aver pensato che questi avrebbero ratificato le operazioni a posteriori. Contesta che l’accusata abbia informato i clienti dopo i fatti. Osserva come per finire i soldi forniti alla cliente S_ non siano rientrati e come si confermi quindi che l’operazione era a rischio. Pone in evidenza la reiterazione delle malversazioni, sottolineando l’esistenza del danno, anche se temporaneo. Evidenzia la collaborazione fornita dall’accusata, segnatamente il risarcimento prestato. Conclude chiedendo la condanna ad una pena detentiva di 7 mesi, sospesa condizionalmente.
§
Il Difensore, il quale, richiamata l’autodenuncia, sottolinea come la sua assistita sia rea confessa. Rileva la situazione di stress professionale e personale in cui si trovava al momento dei fatti, ciò che le ha impedito di agire con lucidità. Osserva come il movente del suo agire sia stata la compassione. Ammette che ha commesso un errore professionale, ma esclude l’indebito profitto, osservando come la sua capacità finanziaria fosse sufficiente per far fronte ad un’eventuale risarcimento. Ammette che AC 1 non aveva alcuna autorizzazione, precisando che ha creduto di poterla avere e di poter avere tale libertà di azione, altrimenti non si spiegherebbe perché avrebbe commesso i reati. Si chiede per quale motivo bisognerebbe escludere l’applicazione dell’Ersatzbereitschaft in un caso di truffa come il presente, anomalo quanto ai motivi. Ritiene che i consulenti italiani fossero al corrente del suo agire e lo avessero accettato. Chiede il proscioglimento dal reato di truffa, l’astuzia essendo esclusa a fronte dello slancio compassionevole che ha mosso l’accusata. In considerazione della sua delicata situazione familiare e professionale, della sua ingenuità, del movente, dell’immediato pentimento nonché risarcimento, della sua incensuratezza, del comportamento tenuto dopo i fatti, chiede una conseguente riduzione della pena.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. è autrice colpevole di:
1.1. ripetuta truffa
per avere, a _, nel periodo luglio 2005 – novembre 2005, in tre occasioni, al fine di procacciare ad altri un indebito profitto, ingannato con astuzia dipendenti della _ (ora PL 1), affermando cose false o dissimulando cose vere, inducendoli in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio di clienti dell’istituto bancario per un importo complessivo pari a Euro 160'000.-, causando un danno effettivo pari a Euro 80'000;
1.2. ripetuta falsità in documenti
per avere, a Lugano, nel periodo luglio 2005 – novembre 2005, in due occasioni, al fine di procacciare ad altri un indebito profitto, formato un documento falso ed abusato dell’altrui firma autentica per formare un documento suppositizio, nonché attestato in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica e fatto uso, a scopo di inganno, di tale documento,
e meglio come descritto nell’atto di accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena e, se sì, in quale misura?
Considerato,
in fatto ed in diritto
- che AC 1 è nata il _ in Inghilterra da madre svizzera e padre inglese (nel frattempo anche il padre ha acquisito la cittadinanza elvetica). Da 22 anni vive in Svizzera, dove ha frequentato le scuole medie, a _, e la scuola professionale e commerciale, a _, conseguendo il diploma federale di impiegata di commercio. Ha contratto matrimonio per la prima volta nel 1993. Da tale unione è nato il suo primo figlio, oggi quindicenne. Nonostante con il divorzio sia stato affidato a lei, recentemente il ragazzo vive con il padre e riceve dalla madre (o meglio dai genitori di lei) fr. 850.- al mese per far fronte alla retta della scuola privata. L’autorità parentale su di lui è invece esercitata congiuntamente dai genitori. Nel 1997 l’accusata si è risposata con _, dal quale ha avuto tre figli, due femmine e un maschio, attualmente di 10, 8 e 5 anni. Anche questa unione si è sfaldata; nonostante vivano con il padre, la madre non paga alimenti per i tre figli. Attualmente l’accusata vive con i genitori, che la mantengono;
- che sul piano professionale AC 1 ha lavorato per 10 anni (dal 1987 al 1997) in diversi settori presso la _. Nel novembre 1997 è passata alle dipendenze della _ Bank, dove ha lavorato per circa 8 anni nel settore del private banking, occupandosi della gestione di circa 200 relazioni (per un patrimonio di circa fr. 150 milioni), tra cui anche della cliente S_. Nel giugno 2005, a seguito di un poco apprezzato cambiamento ai vertici della _ Bank, si è trasferita presso la _. Alcuni clienti, tra cui S_, hanno seguito la consulente. Dopo i fatti oggetto del presente giudizio, che hanno condotto al suo licenziamento immediato il 16 gennaio 2006, il 1. novembre 2006 AC 1 è stata assunta presso la _, istituto che era a conoscenza della sua disavventura giudiziaria. Dimissionaria, dall’aprile 2008 non ha più lavorato, anche a causa di un intervento chirurgico ai legamenti. Dal 2009 ha iniziato una nuova attività di consulenza aziendale, tramite una società che la retribuisce a provvigione;
- che quando AC 1 ancora lavorava per la _ Bank, la cliente S_, anziana signora di _ con la quale intratteneva una relazione di amicizia, le aveva accennato alla sua volontà di acquistare l’appartamento in cui viveva e che a tale scopo necessitava di un finanziamento di Euro 80'000.00 da parte della banca. La questione è rimasta in sospeso fin dopo il trasferimento dell’accusata presso la _, quando la cliente ha comunicato che l’affare andava concluso urgentemente. Si era nel mese di luglio del 2005. L’accusata, appena assunta e spesso fuori ufficio per lavoro, ha informato la cliente di non aver ancora avuto il tempo di chiedere il finanziamento. Sotto le pressioni dell’anziana signora, che al telefono piangeva disperata per il rischio di poter perdere l’appartamento nel quale viveva da oltre 30 anni, ha quindi cercato di trovare una soluzione. Dopo aver escluso, con una motivazione peraltro più che discutibile (ossia perché considerava “poco corretto” trasmettere su un conto cliente aperto presso il suo datore di lavoro suoi risparmi provenienti da un altro istituto bancario, dimenticando che avrebbe potuto risolvere il problema effettuando l’operazione a contanti), di aiutarla con mezzi propri, il 21 luglio 2005 ha bonificato Euro 80'000.00 dal conto C_ al conto della cliente S_. Quando il cliente C_ ha manifestato la necessità di disporre di liquidità, ha proceduto a bonificare l’importo a favore del suo conto attingendo ai conti di altri due clienti, più precisamente Euro 15'000.00 il 7 ottobre 2005 dal conto A_ e Euro 65'000.00 il 21 novembre 2005 dal conto G_;
- che il primo bonifico del 21 luglio 2005 di Euro 80'000.00 dal conto C_ al conto S_ e il secondo del 7 ottobre 2005 di Euro 15'000.00 dal conto A_ al conto C_ sono stati effettuati sulla base di due fiches firmate in bianco dai clienti e compilate dall’accusata a loro insaputa e contrariamente alla loro volontà. Da qui la condanna per ripetuta falsità in documenti;
- che un tale agire configura manifestamente il reato di truffa (DTF 111 IV 130);
- che il procedimento penale ha avuto origine dall’autodenuncia presentata dall’accusata al Ministero pubblico il 15 maggio 2006, non prima però che la banca avesse scoperto le sue malversazioni, le avesse chiesto spiegazioni in merito e le avesse notificato la disdetta con effetto immediato del rapporto di lavoro, lasciando alla consulente ben poco margine di manovra (cfr. MP _ 20.7.2006);
- che nonostante le dichiarazioni dell’accusata secondo cui avrebbe rimesso le cose a posto una volta ottenuto il finanziamento per la cliente S_, forza è constatare che, fino al giorno in cui la banca ha scoperto le malversazioni, AC 1 non aveva inoltrato alcuna richiesta in tal senso, a suo dire per mancanza di tempo e, successivamente, a causa della sua assenza per malattia;
- che l’Ersatzbereitschaft invocata dalla Difesa, oltre a non essere rilevante in casi di truffa, non ha neppure potuto essere dimostrata nei fatti, i conti intestati all’accusata e quelli sui quali disponeva di procura non presentando un saldo attivo sufficiente a coprire lo scoperto (cfr. AI 36). Osservasi inoltre che all’autodenuncia è stato sapientemente allegato l’estratto al 30 giugno 2005 della relazione intestata a AC 1 e al marito presso la _, che indica effettivamente un saldo attivo di fr. 131'237.54. Dall’esame della documentazione bancaria completa relativa a quel conto emerge invece come, sin dal giorno seguente, il saldo sia nettamente inferiore (fr. 51'237.54);
- che l’inchiesta non ha permesso di trovare conferma delle dichiarazioni dell’accusata secondo cui il cliente C_ e i gestori esterni dei clienti A_ e G_ sarebbero stati informati delle operazioni e le avrebbero ratificate: i consulenti _ e _ della _ hanno infatti riferito di essersi recati a _, su incarico della banca, per incontrare i clienti coinvolti nelle operazioni in questione, rispettivamente i loro gestori esterni, trovandoli “sorpresi” quando hanno loro illustrato la faccenda. Inoltre, la Difesa non è stata in grado di produrre delle dichiarazioni dei clienti secondo cui essi erano stati -presto o  dall’accusata (cfr. AI 29);
- che i clienti sono stati interamente risarciti dall’istituto bancario, il quale è a sua volta stato completamente rimborsato dall’accusata (per fr. 89'114.45) e dalla cliente S_ (per fr. 43'004.25),
- che, in considerazione del movente quasi onorevole dell’accusata -la quale non ha agito con scopo di lucro, bensì mossa da una sorta di compassione per l’anziana cliente S_ -, dell’autodenuncia presentata al Ministro pubblico, del fatto che ha interamente risarcito il danno (nella misura non coperta direttamente dalla cliente S_), nonché della sua incensuratezza, la pena ha potuto essere contenuta nei limiti di applicazione del lavoro di pubblica utilità, per il quale l’accusata si è dichiarata disponibile (verb. dib. p. 3). La Corte ha quindi ritenuto equo infliggere a AC 1 una pena corrispondente a 500 ore di lavoro di pubblica utilità, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni, la prognosi non essendo negativa;
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti,
visti gli art. 12, 37, 42, 44, 47, 49, 51, 146 e 251 CP;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;