# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f70f66a9-538e-5723-a248-b43e320e8c14
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A. AT 2
e AT 1 hanno acquistato, nel corso del mese di novembre del 1997, la particella no _ RFD di _, di 4'250 mq, al prezzo di fr. 3'100'000.-. In precedenza, il 24 ottobre 1997 essi già avevano affidato all'arch. CV 1 l'incarico per la progettazione e la direzione dei lavori di una villa da edificare sul fondo in questione. Il preventivo iniziale, basato su un volume di costruzione di mc 3'733 e una superficie di 886 mq, indicava un costo di costruzione di 3'824'000.-. A seguito di successive modifiche e ampliamenti, la superficie è aumentata a mq 1'262 e il volume a mc 5’237, con un costo finale di fr. 8'569'592.40.
B.
Con petizione 20 settembre 2002 AT 2 e AT 1 hanno chiesto la condanna dell'arch. CV 2
al pagamento della somma di fr. 4'138'100.20 oltre interessi al 5% dal 10 marzo 2000. Gli attori sostengono che il superamento del preventivo è riconducibile in gran parte a negligenza dell'architetto, al quale rimproverano una carente esecuzione dell'incarico affidatogli. Preso atto dell'aumento dei costi, essi avevano chiesto un preventivo di spesa aggiornato, e il convenuto aveva assicurato loro che il costo totale finale sarebbe stato di fr. 5'272'500.-, importo sul quale essi avevano fatto affidamento. In realtà, l'aumento dei costi era continuato fino a raggiungere l'importo di fr. 8'569'592.40. Le cause di quest'aumento essendo imputabili al progettista, responsabile altresì di numerosi difetti riscontrati nella costruzione e dei vari costi generati da questa situazione, gli attori chiedono che il convenuto sia tenuto a risarcire il danno, che risulta così composto:
- fr. 2'769'842.40 per il sorpasso del preventivo
- fr. 115'438.- per le spese legali
- fr. 53'199.30 per gli onorari dei periti
- fr. 446'690.- per gli interessi su un ulteriore mutuo
- fr. 48'600.- per il ritardo nella consegna dell'opera
- fr. 19'157.30 costi supplementari dei controlli di qualità
- fr. 704'230.50 per difetti da errata progettazione e negligente direzione dei lavori
- fr. 100.- per il danno morale
C.
Con risposta 25 novembre 2002, l’arch. CV 1 ha chiesto la reiezione della petizione e postulato, in via riconvenzionale, la condanna degli attori al pagamento dell'importo di fr. 582'889.- oltre accessori. Egli contesta una propria responsabilità in relazione all'aumento dei costi, che è in realtà la conseguenza di continue modifiche e nuovi desideri dei committenti, all'origine di un massiccio aumento della quantità edificata, passata da iniziali 2'850 mc a mc 5’237. Rileva poi che vi sono stati innumerevoli lavori supplementari, commissionati direttamente dagli attori e di cui egli non può essere considerato responsabile. Egli contesta che sia stato fissato un costo massimo per la costruzione, negando di aver dato assicurazioni in tal senso e rilevando che gli attori non si sono invero mai preoccupati dei costi - della cui evoluzione erano comunque al corrente - chiedendo anzi in continuazione l'esecuzione di nuovi e lussuosi lavori. Pure contestato è il costo finale dell’opera indicato dagli attori, ai quali egli rimprovera di aver tenuto conto anche dell'importo di fr. 907'837.- per spese d'arredamento, che non erano però comprese nel preventivo della costruzione e quindi neppure possono essere considerate nel calcolo del maggior costo. Inoltre, postula che dalla somma finale sia dedotto l'importo di fr. 120'000.- versato a controparte dall'assicurazione a titolo di risarcimento dei danni dovuti al crollo del soffitto della camera padronale, importo questo da dedurre dai costi perché non pagato dal committente. Il convenuto contesta poi singolarmente le varie poste di danno fatte valere da controparte. Per quanto concerne invece i difetti, il convenuto ne contesta l’esistenza, rilevando che le carenze lamentate non sono imputabili al suo operato e non ne può essere ritenuto responsabile.
In via riconvenzionale, ritenuto che il rapporto contrattuale in essere tra le parti è retto dalle norme regolanti il contratto di mandato, l'arch. CV 1 chiede la condanna degli attori al pagamento del saldo della propria nota d'onorario, ancora scoperta in ragione di fr. 582'889.-, nonché il rigetto delle opposizioni interposte dagli escussi ai PE ni _ e _ dell'UE di _.
D.
Con la replica e risposta riconvenzionale la parte attrice ha dapprima confermato le proprie domande e allegazioni, postulando in seguito la reiezione della domanda riconvenzionale. Essa si è opposta alla domanda di pagamento del residuo di mercede eccependo la cattiva esecuzione del mandato. Subordinatamente rileva che un eventuale residuo di mercede sarebbe comunque compensato con le proprie pretese risarcitorie.
Con la duplica e replica riconvenzionale, e così con la duplica riconvenzionale, le parti hanno confermato le rispettive domande.
E.
Con le conclusioni 23 settembre 2009 la parte attrice ha ridotto le proprie pretese a fr. 3'558'128.- oltre interessi, postulando la reiezione della domanda riconvenzionale.
Con le conclusioni 17 agosto 2009 il convenuto ha confermato sia le proprie domande di risposta, sia la domanda riconvenzionale.
Le parti hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il contratto di architetto è un negozio giuridico misto. Il discorso sulla sua qualificazione non può essere generalizzato oltre misura, giacché l’esito risulta differente a dipendenza delle prestazioni affidate in concreto all’architetto (DTF 114 II 56;
Gauch
, Vom Architekturvertrag, seiner Qualification und SIA-Ordnung 102 in: Das Architektenrecht, 3
a
ed., Friburgo 1995, n. 28 segg.). Alcune prestazioni, quali l’esecuzione dei piani, dei preventivi e del progetto definitivo, sono assoggettate alle norme sull’appalto (DTF 109 II 465, 114 II 56;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4
a
ed., n. 49-52;
Honsell
, Schweizerisches Obligationenrecht BT, 5
a
ed., Berna 1999, p. 261). Altre, come l’aggiudicazione delle opere agli artigiani e la direzione dei lavori, sono sottoposte alle norme del mandato (
Zindel/Pulver
, Basler Kommentar, 4
a
ed., n. 17 ad art. 363 CO con rif.). Se, per contro, il contratto prevede per l’architetto l’obbligo di eseguire la progettazione e di curare la direzione dei lavori, ci si trova confrontati con un cosiddetto contratto globale (“Gesamtvertrag”), configurazione giuridica che il Tribunale federale considera di natura mista (
Honsell
, op. cit., p. 261;
Weber
, Basler Kommentar, 4
a
ed. n. 31 ad art. 394 CO;
Zindel/Pulver
, op. cit., n. 17 ad art. 363 CO). La dottrina più recente, per motivi di praticabilità e in considerazione del necessario rapporto di fiducia tra l’architetto e il committente, ritiene invece che in questo caso sia giustificato applicare nella loro globalità, in ordine alla responsabilità dell’architetto, le norme relative al mandato (DTF 119 II 149, 122 III 61, 127 III 545 consid. 2a; NRCP 2003 pag. 416; RTiD I-2006 n. 62c consid. 7;
Gauch
, Vom Architekturvertrag, seiner Qualification und SIA-Ordnung 102, n. 42 e
Schumacher
, Die Haftung des Architekten aus Vertrag, n. 397 in: Das Architektenrecht, 3
a
ed., Friburgo 1995;
Chaix
, Commentaire Romand, n. 29 all’art. 363 CO;
Tercier
, Les contrats spéciaux, 3
a
ed., n. 4848).
1.1 A norma dell’art. 398 CO il mandatario deve eseguire con diligenza il compito assegnatogli e salvaguardare con fedeltà gli interessi legittimi del mandante. La misura della diligenza si determina in base alla natura del mandato, avuto riguardo al rischio professionale, al grado dell’istruzione o alle cognizioni tecniche che il lavoro richiede, ciò per il rinvio all’art. 321e cpv. 2 CO. Questo disposto riprende i principi enunciati all’art. 97 CO e per i quali il mandante che intende chiedere un risarcimento al mandatario deve provare cumulativamente la violazione del mandato, l’esistenza di un pregiudizio, nonché la presenza di un nesso di causalità adeguato fra la violazione del contratto e il danno. Compete per contro al mandatario discolparsi, provando di aver agito diligentemente (
Schumacher
, op. cit.,
ni 419 segg.;
Werro
, Commentaire Romand n. 37 all’art. 398;
Weber
, op. cit., n. 30 all’art. 398;
Tercier
, op. cit.,
n. 4862 e 4724 segg.).
2.
Le regole del mandato trovano applicazione anche per quanto concerne in particolare la
responsabilità
dell'architetto per il
superamento
dei costi di costruzione (DTF cit.;
Zindel/ Pulver
, op. cit., n. 18 ad art. 363 CO;
Schumacher
, op. cit., n. 743) ritenuto che egli deve allestire con diligenza il preventivo e verificare costantemente se l'evoluzione dei costi rimane all'interno del medesimo. Presupposti sostanziali per la responsabilità dell'architetto - la cui esistenza è da dimostrare dal mandante - sono, oltre al
superamento
di un preventivo nelle sue diverse forme (anche quindi in quella del superamento di un limite massimo dei costi: cfr.
Schumacher
, op. cit., n. 737) che può costituire inadempimento del contratto da parte dell'architetto, un pregiudizio per il mandante definito come danno alla fiducia (“Vertrauensschaden”), ossia dipendente dall'affidabilità attribuibile dal mandante all'informazione sui costi della costruzione fornitagli dall'architetto (DTF 122 III 64;
Gauch/Tercier
, op. cit., n. 766;
Schumacher
, op. cit., ni 764 e 765), rispettivamente l'esistenza di un nesso di causalità adeguato fra il danno e la cattiva esecuzione del mandato.
Responsabilità
che è data tanto in base alle norme di legge (art. 398 cpv. 2 CO), quanto - qualora il contratto vi faccia riferimento esplicito - in virtù della norma SIA 102, art. 1.6
(Hess
, Der  Ingenieurvertrag, Zurigo, 1986, pag. 92). L'architetto non può però essere tenuto responsabile per il superamento del preventivo qualora questo sia stato causato da richieste supplementari del committente dopo l'allestimento del preventivo stesso. In siffatta situazione una sua responsabilità può però essere data qualora egli abbia violato il suo obbligo di informazione nei confronti del cliente in merito alle conseguenze delle scelte da questi operate.
2.1 Per quanto concerne il danno, è da distinguere se il maggior costo è dovuto a costi supplementari oppure a un'imprecisione nell'allestimento del preventivo, rispettivamente a carente diligenza nel controllo dei costi (DTF 122 III 61). La responsabilità per avere, in violazione del contratto, causato costi supplementari che con una corretta esecuzione della costruzione sarebbero stati evitati sussiste indipendentemente dall'allestimento di un preventivo. Tali costi costituiscono un danno e devono essere rifusi dall'architetto qualora egli li abbia cagionati in modo colpevole (segnatamente per carenze nella pianificazione, per indicazioni errate o aggiudicazioni inopportune). Il superamento dei costi dovuto a un'imprecisione nell'allestimento del preventivo - da ricondurre segnatamente alla mancata considerazione di singole prestazioni, a errori di calcolo, a carenti accertamenti del terreno o a errori nella valutazione dei quantitativi (
Gauch
, in BR 1989, pag. 79 seg.) - può anch'esso costituire inadempienza contrattuale dell'architetto, il quale può essere obbligato a risarcire al committente il danno per la fiducia che questi riponeva nell'attendibilità del preventivo. Il committente è infatti danneggiato nella misura in cui, qualora fosse stato a conoscenza dell'erroneità del preventivo, avrebbe disposto diversamente dei suoi mezzi finanziari e nel caso in cui il maggior valore della costruzione derivante dall'aumento dei costi sia per lui inutile o gli investimenti superino le sue possibilità economiche. In tal senso, considerato che un maggior valore della costruzione è da imputare quale vantaggio al committente nella misura in cui vi abbia un interesse personale, il danno non corrisponde al maggior valore oggettivo della costruzione calcolato quale differenza tra preventivo e costo finale, bensì alla differenza tra il valore oggettivo della costruzione e l'utilità soggettiva che essa ha per il committente (DTF 122 III 61).
2.2 Con la petizione gli attori hanno chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 2'769'842.40 quale danno per il sorpasso del preventivo, calcolato quale differenza tra il costo effettivo della costruzione (fr. 8'569'592.40) e fr. 5'799'750.- corrispondente al preventivo da essi accettato (fr. 5'272'500.-) maggiorato del margine di tolleranza del 10% (fr. 527'250).
In sede di conclusioni il danno è poi stato ridotto a fr. 2'651'222.50, calcolato quale differenza tra il costo finale della costruzione di fr. 8'560'760.-, da cui viene dedotto l'importo di fr. 637'037.55 per parte dell'arredamento, e il preventivo accettato di fr. 5'272'500.-, inferiore quest’ultimo di fr. 527'250.- rispetto a quello ammesso in petizione, ritenuto che, contrariamente a quanto fatto in petizione, non viene più riconosciuto alcun margine di tolleranza.
Dagli atti risulta, ed è incontestato, che il preventivo originario indicava un costo di costruzione di fr. 3'824'000.-, per un volume costruito di 3'733.691 mc e una superficie di 886 mq. Successive modifiche e ampliamenti hanno fatto aumentare la superficie a mq 1'262 (+ mq 376) e il volume a mc 5237.732 (+ mc 1'504.041) portando il costo finale a fr. 8'560'760.-, comprensivo di fr. 907'837.- per l'arredamento (doc. D). La perizia giudiziaria rileva che molteplici modifiche hanno fatto aumentare in modo importante la volumetria della costruzione e il suo assetto nel terreno: in un primo tempo è stata aggiunta la piscina esterna con relativi locali di servizio (aggiornamento 06.03.1998). In seguito si è proceduto all'ampliamento della cucina, del portico al PT e della lavanderia, alla modifica della sala giochi e all'aggiunta del rifugio e di un vespaio al PC nonché all'integrazione dell'impianto ascensore (aggiornamento 30.06.1998). Successivamente sono stati aggiunti la piscina interna (in sostituzione di quella esterna) e gli adiacenti servizi (sauna, doccia, ecc. ), sono stati ampliati il locale fitness-guardaroba, i locali tecnici con il locale apparecchi d'irrigazione, il locale filtri e il deposito sdraio, è stato formato un vespaio al primo e secondo piano sotterraneo e sono stati adeguati gli impianti alle modifiche spaziovolumetriche (aggiornamento 08.10.1998) (cfr. perizia 30 ottobre 2007, pag. 15). Da settembre 1998 a fine agosto 1999 sono state apportate alla costruzione ulteriori modifiche e sono state eseguite opere supplementari: abbassamento della quota della zona antistante la scala della piscina, modifica del tetto, copertura della volta della cantina, plafoni raffreddanti, riscaldamento dell'autorimessa, rivestimenti in legno delle pareti, abbassamento delle volte delle terrazze, demolizione dei fabbricati sul confine a monte, soffitti e opere in cartongesso escluse dal contratto di base, modifica serramento sala giochi, impianto dell'acqua gelata, predisposizione di tutti i pavimenti, scelta delle maniglie ottonate, intonaco delle facciate della ditta progetti & restauro, sistemazione del chiosco AIL, impianto elettrico, lampade, tende parasole, cassaforte, rivestimento interno della piscina, rifacimento dei plafoni ribassati, impianto di irrigazione esterna, predisposizione della banda del sole (perizia pag. 18-19). Il costo totale delle citate modifiche ammonta a fr. 3'035'763.- (perizia 30 ottobre 2007, pag. 21).
2.3 Considerato, come già detto sopra, che l'architetto non può essere tenuto responsabile per il superamento del preventivo qualora questo sia stato causato da richieste supplementari del committente dopo l'allestimento del preventivo stesso, è avantutto da esaminare quale sia il preventivo determinante da utilizzare quale base di calcolo. È agli atti il preventivo originario, del 31 luglio 1987, che prevedeva un costo di fr. 3'824'000.- (doc. C). Successivamente vi sono stati vari aggiornamenti, a dipendenza delle modifiche del progetto, tra cui quello basato sul progetto aggiornato a ottobre 1998 – quando la costruzione era giunta a tetto - che prevedeva un costo di fr. 5'272'500.- (doc. I). Non vi sono però elementi sufficienti a sostegno della tesi degli attori che quest’importo costituiva il limite massimo di costo vincolante, ma neppure non vi sono sufficienti elementi per dedurne che ciò costituisse un preventivo vincolante. Di conseguenza ci si deve basare sul preventivo del 31 luglio 1987. In applicazione dei principi illustrati ai considerandi precedenti, è da tenere conto, oltre che del preventivo originale di fr. 3'824'000.-, della somma di fr. 3'035’763.- pari al costo totale delle modifiche apportate al progetto (perizia pag. 21). Non risultando particolari accordi tra le parti in merito al grado di precisione del preventivo, in applicazione dei principi elaborati da giurisprudenza e dottrina va riconosciuto un margine di tolleranza del 10 % (DTF 4C.287/1991 del 22 dicembre 1992; Gauch/Tercier, Das Architektenrecht, n. 760) sul primo preventivo. Ne risulta un importo di fr. 7'242'163.- (fr. fr. 3'824'000.- + fr. 3'035’763.- + 10% di fr. 3'824'000.-).
Per quanto concerne il costo finale dell'opera, lo stesso ammonta incontestatamente a fr. 8'560'760.-. Parte convenuta sostiene che se ne deve dedurre il costo dell'arredo, compresi i mobili e gli arredi fissi, pari a fr. 907'837.- perché il medesimo non era compreso nel preventivo. L'argomento appare fondato: dalla perizia giudiziaria risulta che, in effetti, tale costo non era compreso nel preventivo (perizia 30 ottobre 2007, pag. 30 n° 23, pag. 31 n° 24, 25). Il fatto che, successivamente, le spese per gli arredi sono state inserite negli aggiornamenti dei costi non porta a diversa conclusione, non potendosi ritenere che per questo solo fatto l'architetto debba esserne ritenuto responsabile nell'ambito del superamento del preventivo. Il costo finale determinante dell'opera è quindi di fr. 7'652'923.-.
Di conseguenza, il sorpasso di preventivo risulta essere di fr. 410'760.- (fr. 7'652'923 - fr. 7'242'163.-). Va qui però ancora tenuto conto che di quest'importo gli attori hanno già ricevuto fr. 120'000.- dall'assicurazione quale risarcimento per il crollo del soffitto raffreddante, che ha dovuto essere rifatto. In effetti, la spesa di rifacimento è compresa nel costo globale, ma è stata neutralizzata dall'intervento dell'assicurazione nella misura di fr. 120'000.-. Il danno massimo per superamento del preventivo ammonta quindi in realtà a fr. 290'760.-.
2.4 La responsabilità dell'architetto potrebbe invero sussistere anche qualora egli avesse omesso di rendere attenti i committenti delle conseguenze economiche dei loro desideri speciali e delle richieste di modifiche. Dagli atti risulta però che le modifiche e i lavori supplementari erano oggetto di discussione con i clienti, e che, prima di eseguire i lavori, per le stesse venivano richiesti i preventivi agli artigiani (doc. 55, verbali TE 24, TE 6, TE 15, TE 7 e TE 11). Inoltre l'architetto ha regolarmente informato i clienti in merito ai costi delle modifiche, inviando loro prima i preventivi relativi ai vari lavori supplementari e poi i giustificativi per i pagamenti dei medesimi (testi TE 10, verbale 13 luglio 2005, pag. 11, e TE 13, verbale 16 novembre 2005, pag. 2; doc. 55, verbale TE 9). I committenti erano poi stati resi attenti che un aggiornamento completo e dettagliato del preventivo che tenesse conto anche dell'aggiornamento dei prezzi non era possibile (teste TE 8, verbale 13 luglio 2005, pag. 2), cosa di cui peraltro essi non sembrano essersi preoccupati più di tanto, invitando l'architetto a non sommergerli di carta (testi TE 8, verbale 14 luglio 2005, pag. 5, e TE 13, verbale 16 novembre 2005. pag. 2). Non da ultimo è ancora da considerare che AT 1 medesimo firmava gli ordini di bonifico per la banca per il pagamento dei lavori, ordini che riceveva tramite l'arch. CV 1 con la relativa documentazione d'appoggio (teste TE 13, verbale 16 novembre 2005. pag. 2). Considerato che l'evoluzione del conto bancario non poteva sfuggire agli attori, essi avevano a disposizione sufficienti elementi per rendersi conto dell'evolversi della situazione. Il fatto che non ne abbiano asseritamente preso coscienza non può però essere imputato all'architetto, quanto piuttosto al loro - di per sé sicuramente legittimo - desiderio di avere una casa corrispondente ai loro desideri, aspetto che sembra aver prevalso sui costi.
2.5 Comunque sia, indipendentemente dall'importo di cui il preventivo è stato superato e da un'eventuale responsabilità dell'architetto per mancata informazione dei clienti, la pretesa degli attori dev'essere respinta perché non è dimostrato il danno. Già si è detto (consid 2.1) che il danno alla fiducia (“Vertrauensschaden”) è pari alla differenza tra il valore oggettivo della costruzione e l'utilità soggettiva di questa per il committente. Nel caso concreto il valore oggettivo della costruzione è stato valutato dal perito in fr. 8'560'760.-, pari al valore di produzione dell'immobile (comprensivo del costo dell'arredamento di fr. 907'837.-), dedotti fr. 187'300.- per danni e difetti (perizia 30 ottobre 2007, pag. 81). Per quel che ne è dell’utilità soggettiva della costruzione, non risulta che essa sia in qualche modo inferiore al valore oggettivo della costruzione, circostanza questa neppure mai addotta dagli attori.
Di transenna si osserva che i maggiori costi sono dovuti in misura preponderante a modifiche e aggiunte volute dagli stessi committenti, tanto che essi rimproverano all'architetto di averli assecondati in ogni loro scelte, ma senza mai avvisarli delle conseguenze dei costi di queste loro scelte. Neppure risulta, non essendovi alcuna indicazione circa la situazione economica degli attori, che il costo complessivo della costruzione li abbia in qualche modo messi in difficoltà finanziarie. Di conseguenza, non risultando una differenza tra valore oggettivo della costruzione e utilità soggettiva dei committenti, neppure vi è un danno. La relativa pretesa è quindi respinta. Si può quindi pure prescindere dall'esaminare la proponibilità di fatti nuovi relativi all'eventuale rinuncia a determinate prestazioni e a modifiche dell'opera per ridurre i costi - senza peraltro fornire precisazioni in merito - sollevati per la prima volta in sede di conclusioni in violazione dell'art. 78 CPC.
3.
Oltre al danno per il sorpasso del preventivo, gli attori chiedono anche il risarcimento delle spese supplementari generate dal sorpasso medesimo, spese che vanno esaminate singolarmente qui appresso.
3.1 Gli attori espongono quale danno la somma di fr. 115'438.20 relativa a spese legali generate da 6 procedure avviate nei confronti degli attori da vari imprenditori, i quali hanno rivendicato il pagamento di opere supplementari.
La pretesa, contestata dal convenuto, non è stata dimostrata. Nulla è infatti dato a sapere in merito alle procedure giudiziarie di cui trattasi. In particolare non risulta l'esistenza di un nesso di causa tra le procedure in oggetto – di cui peraltro nulla si conosce - e l'agire dell'architetto. Il solo fatto che il committente sta in causa con alcuni artigiani perché asseritamente la fattura da essi emessa è superiore al preventivo non è evidentemente sufficiente per dedurne una responsabilità dell’architetto. La pretesa dev’essere respinta.
3.2 Gli attori chiedono la rifusione di fr. 53'199.30 quali onorari pagati per le perizie allestite dagli architetti _ C_ (fr. 28'199.30) e TE 3 (fr. 25'000.-).
I committenti sono ovviamente liberi di far eseguire gli accertamenti che ritengono opportuni da periti di loro fiducia. Per poterne chiedere la rifusione è però ancora necessario che le perizie siano di qualche utilità nell’ambito del contenzioso che ne segue, ciò che in concreto non è però il caso: non per la valutazione del valore della costruzione, risultata inutilizzabile, e non per l'accertamento dei difetti, lavoro che è stato comunque oggetto della perizia dell'ing. TE 2, rispettivamente della perizia giudiziaria. La pretesa è quindi respinta.
3.3 Parte attrice chiede il risarcimento della somma di fr. 446'690.- quali costi del mutuo supplementare da essa acceso per far fronte ai maggiori costi della costruzione. Rilevato che non v'è stato danno per l'attrice, la domanda di risarcimento appare infondata.
4.
Gli attori chiedono la condanna del convenuto al pagamento dell'importo di fr. 48'600.- per ritardata consegna dell'opera. Essi affermano che la consegna dell'abitazione era stata prevista per il 31 maggio 1999 ma è avvenuta solo il 1° marzo 2000. Il ritardo essendo dovuto a negligenza del convenuto, questi sarebbe tenuto a rifondere il costo della locazione della villa di _ per 9 mesi. Con le conclusioni l'importo è stato ridotto a fr. 21'600.-.
Di principio le parti sono libere di fissare un termine per la consegna (art. 108 n. 3 CO), oppure di convenire un termine di scadenza entro il quale la consegna diventa esigibile. Se il termine per la consegna non è stato fissato convenzionalmente, il contratto contiene una lacuna che deve essere colmata in funzione della natura dell’affare. Occorrerà fondarsi sulla volontà ipotetica delle parti, ossia occorre dare modo ad un appaltatore diligente e competente di iniziare per tempo i lavori facendo capo alle risorse umane e ai materiali usuali, nonché di continuarli normalmente (sentenza TF 1 aprile 2004 4C.347/2003 consid.
4.1.1; DTF 113 II 513 consid. 4b;
Gauch
, op. cit., N. 649;
Bühler
, Zürcher Kommentar, N. 5 ad art. 366).
Nel caso in esame il contratto per le prestazioni degli architetti (doc. B) indicava quale data per la consegna dell'opera il 30 giugno 1999. In un successivo documento elaborato dal convenuto, è stato indicato il termine dei lavori per la prima settimana di novembre 1999 (doc. F, verbale di cantiere n. 28 del 20 luglio 1999; perizia pag. 35). La prima data di consegna dell'opera era però connessa al progetto originario e quindi, tenuto conto delle importanti modifiche intervenute successivamente, non entra più in considerazione. A prescindere da quanto precede, neppure risulta che le parti avessero stabilito in modo vincolante un preciso termine di consegna. Il programma dei lavori non ha infatti questa valenza e neppure l'aggiornamento del programma, allestito dal convenuto come previsto dall'art. 4.4.4 della norma SIA 102, ha necessariamente tale carattere (perizia 30 ottobre 2007, pag. 35 n° 31.1). Certo, dai verbali di cantiere e dalla corrispondenza con i vari artigiani risulta che il convenuto ha spesso fatto riferimento alla scadenza di novembre 1999 per l'ultimazione dei lavori, ma trattasi di circostanza insufficiente per ritenere l'esistenza di una scadenza precisa per la consegna dell'opera, considerato altresì che non risulta che vi sia stata una messa in mora da parte dei committenti. In siffatta situazione non è dimostrato che la consegna dell'opera nel corso del mese di marzo 2000 costituisca una violazione contrattuale.
5.
Con la petizione gli attori hanno chiesto il pagamento della somma di fr. 704'230.50 per difetti dovuti a errata progettazione o carente direzione lavori. Con le conclusioni di causa l'importo è stato ridotto a fr. 225'710.15, alcune posizioni essendo state abbandonate, altre ridotte, altre ancora aumentate. Gli attori hanno rinunciato totalmente ai seguenti importi, che non saranno quindi più oggetto di esame:
- fr. 6'000.- per la porta d'accesso di servizio che non chiude perfettamente perché deformata;
- fr. 4'856.45 per rimediare all'eccessiva rumorosità dell'impianto di condizionamento della cantina dei vini;
- fr. 5'000.- per la rumorosità dell'impianto di irrigazione;
- fr. 8'000.- per l'inadeguatezza della fontana, difettosa in quanto di dimensioni inadeguate con la conseguenza che non riesce a raccogliere tutta l'acqua, che bagna il piazzale principale;
- fr. 20'000.- per rimediare all'errato posizionamento dell'illuminazione della sala da pranzo;
- fr. 5'000.- per rimediare all'errato posizionamento dell'impianto di irrigazione;
- fr. 19'157.30 per costi supplementari dei controlli di qualità.
5.1 Per quanto concerne la responsabilità dell'architetto per la direzione dei lavori, si rileva che esso non è tenuto a controllare e verificare ogni singola prestazione dell’impresa. Lavori semplici non necessitano di sorveglianza. Quando sono eseguiti lavori importanti egli deve invece prestarvi particolare attenzione, sorvegliando le fasi più importanti dell’opera e, dopo la loro esecuzione, sincerarsi che gli stessi sono stati eseguiti correttamente (II CCA 3 agosto 2005 inc. n. 12.2004.95;
Schumacher
, op. cit., n. 506). Parimenti, da tempo dottrina e giurisprudenza hanno ammesso una responsabilità solidale imperfetta dell’impresario costruttore e dell’architetto nei confronti del proprietario dell’opera (DTF 93 II 321 consid. 2; 114 III 342 consid. 2b; II CCA 15 aprile 2003 inc. 12.2002.106;
Schumacher
, op. cit. n. 684;
Gauch
; Der Werkvertrag, n. 2741 segg.), a condizione che sussista un rapporto di causalità adeguato fra il comportamento dell’architetto e il pregiudizio (DTF 127 III 257 consid. 5a; 133 III 22 consid. 5.3.2).
5.2 Ciò premesso, sono qui di seguito da verificare le singole posizioni di danno:
a.
Fr. 2'000.- per la porta della cantina dei vini, che l'attore considera inadeguata alle esigenze del locale.
Il convenuto contesta l'importo, rilevando che non v'è difetto e che comunque, nell'ambito della transazione con l'artigiano la questione neppure è stata sollevata.
Il perito ha rilevato che non v'è stato alcun errore di progettazione né lacuna nella direzione lavori (perizia pag. 83, 89). La pretesa non è ammessa.
b.
Fr. 30'000.- per l'esecuzione difettosa del muro di sostegno in prossimità della fontana, dalla quale fuoriesce acqua. La domanda è stata ridotta a fr. 8'000.- in sede di conclusioni. Il convenuto contesta una propria responsabilità, rilevando che è stato eseguito un drenaggio con un'impermeabilizzazione chimica.
Il perito ha ritenuto che la fuoriuscita di acqua dai muri in sasso posti ai lati della fontana è originata dall'interruzione del retrostante muro di sostegno in calcestruzzo in corrispondenza della fontana e delle nicchie laterali (perizia pag. 40), ciò che costituisce vizio di progettazione (perizia pag. 89 n° 34). Per quanto concerne i possibili rimedi, egli ha altresì ritenuto che l'esecuzione - o il potenziamento - dei drenaggi dietro il muro causerebbe costi sproporzionati, proponendo di ovviare al difetto con la posa di uno strato di resina trasparente su parte dei muri e di griglie di raccolta dell'acqua sul fondo delle nicchie medesime, da collegare alla griglia di raccolta sita al centro del piazzale. Il costo di tali interventi è indicato in fr. 8'000.- (perizia pag. 41-43). Trattandosi di vizio di progettazione, è data la responsabilità del convenuto. L'importo di fr. 8'000.- è ammesso.
c.
Fr. 50'000.- per la difettosità dei muri in pietra naturale che presentano macchie di salnitro dovute all'uso di malta inadatta per le fughe. La domanda è stata ridotta a fr. 31'000.- in sede di conclusioni. Il convenuto ha contestato che il fenomeno costituisca difetto, ritenuto che, comunque, con il passare del tempo esso andrà scomparendo. Egli rileva poi di aver proposto già in fase esecutiva la posa di una copertina in pietra sul muro, soluzione questa atta a evitare il fenomeno, proposta che però era stata rifiutata dal committente. Inoltre, la responsabilità non sarebbe dell'architetto, la scelta della malta essendo di competenza dell'artigiano (perizia pag. 41 segg.).
Il perito ha ritenuto che per quanto riguarda i muri a monte della casa, vi è un vizio di progettazione - di cui già si è detto al precedente considerando 5.2 b - rispettivamente una lacuna nella direzione lavori, che avrebbe dovuto accertarsi che i giunti fossero eseguiti con malta bonificata (perizia pag. 90 n° 36). Il costo per la pulizia e il risanamento delle fughe del muro ai lati della fontana è stato quantificato in fr. 3'000.-. Per quanto riguarda le nicchie laterali, non essendo ipotizzabile, per una questione di costi, l'eliminazione delle infiltrazioni, oltre all'importo di fr. 3'000.- per la pulizia iniziale e il risanamento delle fughe, è stata ritenuta necessaria una pulizia ogni 2 anni per 10 anni, del costo complessivo di fr. 6'000.-. L'importo di fr. 12'000.- è quindi ammesso.
Per quanto concerne invece il muro esterno della piscina, il perito ha ritenuto che il modo più idoneo per eliminare le infiltrazioni di acqua piovana all'origine delle colate consiste nell'esecuzione di una copertina in pietra naturale con giunti debitamente sigillati e con una guaina impermeabilizzante, rilevando che tale intervento costituisce comunque una miglioria (perizia pag. 45). Il perito ha però anche rilevato che non v'è errore di progettazione, perché il progetto prevedeva l'esecuzione di una copertina (perizia pag. 47 e pag. 90 n° 36). Poiché la mancata posa delle copertine è stata una scelta degli attori, che non le hanno volute (teste _, verbale 13 luglio 2005, pag. 5), essi devono pure assumersi le conseguenze di questa loro decisione. Le pretese risarcitorie relative ai muri esterni della piscina, compresa quella per la pulizia degli infissi, sono pertanto respinte.
d.
Fr. 20'000.- per rimediare alle macchie formatesi sulla banda del sole in inox, posata in modo difettoso in corrispondenza degli angoli. La domanda è stata ridotta a fr. 1'000.- in sede di conclusioni. Il convenuto si oppone rilevando che, semmai, si tratterebbe di un difetto riconducibile all'artigiano.
Il perito ha rilevato che l'esecuzione della banda del sole non è difettosa e che la causa più probabile delle macchie è da ricondurre ai lavori di messa in opera del materiale (perizia pag. 49). Non risultando una responsabilità dell'architetto né della direzione lavori (perizia pag. 90) la domanda di risarcimento è da respingere.
e.
Fr. 10'000.- perché la strada di accesso, il parcheggio esterno e il giardino sono stati costruiti su un fondo di proprietà di terzi, ciò che ha costretto gli attori ad acquistare dai proprietari vicini una striscia di terreno. La domanda è stata aumentata a fr. 15'000.- in sede di conclusioni.
Il convenuto si oppone alla pretesa, rilevando che è stato l'attore medesimo a definire il tracciato della strada e l'ubicazione dei posteggi e a chiedere il taglio degli alberi sul terreno altrui, sicché egli non ne è responsabile.
Dalla testimonianza di TE 16 risulta che gli attori sapevano che il tracciato della strada invadeva un altro fondo, tanto che il suo legale aveva precedentemente preso contatto con il proprietario per la cessione del terreno (teste TE 16, verbale 16 novembre 2005, pag. 4). Avendo proceduto conoscendo la situazione, essi non possono quindi imputare ora un errore al progettista, ciò a prescindere dal fatto che il danno, contestato, non è neppure dimostrato.
f.
Fr. 2'500.- pari alla franchigia rimasta a carico degli attori nell'ambito dell'intervento dell'assicurazione che aveva preso a carico il danno derivante dal crollo del soffitto della camera padronale. Il convenuto contesta una propria responsabilità in merito, rilevando che il crollo del soffitto è conseguenza di un errore dello specialista, che ha ordinato la posa di materiali non adatti.
Per quanto concerne i fatti, si rileva che la notte di martedì 25 maggio 1999 è crollato il soffitto ribassato della camera padronale sita al primo piano della costruzione. Trattasi di un particolare soffitto in cartongesso, che contiene un sistema di raffreddamento a serpentina (doc. AV1). Dagli accertamenti risulta che le lastre di cartongesso si sono staccate dalla struttura portante perché l'acqua di condensa formatasi tra il soffitto ribassato e il tetto ha bagnato le lastre di cartongesso, causandone il deterioramento con conseguente diminuzione della resistenza meccanica. I soffitti sono quindi stati rifatti. A seguito di questo evento, l'assicurazione L_ _ ha versato all'attore un importo di fr. 120'000.- "al netto della franchigia di fr. 2'500.-" (doc. AV3), oggetto della richiesta di risarcimento.
Dagli atti risulta che l'esecuzione dei soffitti era di competenza dell'impresa TE 10, che l'aveva subappaltata alla P_ SA, la quale, vista la particolarità dell'oggetto, si era rivolta per la consulenza al fornitore del materiale che a sua volta era in contatto con la fornitrice delle stuoie raffreddanti (doc. 35). Non risulta invece una responsabilità del progettista o della direzione lavori. La pretesa deve quindi essere respinta.
g.
Fr. 10'000.- per rimediare alle infiltrazioni d'acqua nel vespaio al secondo piano sotterraneo. La domanda è stata aumentata a fr. 10'701.- in sede di conclusioni, importo che comprende, oltre alle spese già affrontate (fr. 1'883.- per la perizia dell'ing. TE 5, fr. 1'700.- per il coperchio di una vasca, fr. 1'200.- per la sostituzione dell'isolazione delle condotte), fr. 3'228.- per l'isolazione termica delle condotte e fr. 2'900.- per la chiusura della vasca di compenso.
Il convenuto contesta l'esistenza di un difetto, rilevando che il vespaio non è un locale che dev'essere isolato. Comunque la situazione non gli è imputabile, considerato che la vasca in questione è stata isolata da una ditta specialista del settore.
A mente del perito la presenza di acqua nel vespaio è da attribuire a un errore di progettazione, ritenuto che, dotando il vespaio di installazioni tecniche lo si è trasformato in locale tecnico, ciò che imponeva l'adozione di accorgimenti per evitare la formazione di umidità (perizia pag. 74 segg., 88, 91 n° 55; complemento di perizia pag. 25 n° 3). Quali costi per rimediare al difetto ha indicato la necessità di chiudere anche la vasca di compenso (fr. 2'690.-) e di procedere all'isolamento termico delle condotte (fr. 3'228.-). A questi importi sono da aggiungere fr. 1'700.- per la copertura della prima vasca e fr. 1'883.- per la perizia dell'ing. TE 5. La pretesa va pertanto ammessa limitatamente all'importo di fr. 9'501.- non essendo dimostrato che l'isolazione delle condotte sia stata sostituita (perizia pag. 75, n° 55.2),
h.
Fr. 365'974.05 per rimediare alle macchie di umidità, alle fessure e alla corrosione della facciata. In sede di conclusioni l'attore chiede fr. 53'400.-, di cui fr. 2'000.- per lo spostamento del tracciato dell'impianto di irrigazione, fr. 12'000.- per la sostituzione del doccione con una colonna pluviale, fr. 5'000.- per la modifica dell'impianto di irrigazione e fr. 34'400.- per gli interventi di ripristino dei balconi e del portico (fr. 12'000.-), per minor valore delle facciate (fr. 18'000.-) e per sigillare le crepe sotto i davanzali (fr. 4'400.-). Il convenuto contesta che i fenomeni riscontrati costituiscano difetti, rilevando che comunque il materiale, posato da uno specialista, è stato scelto di comune accordo tra committente e architetto.
- Il perito ha accertato l'esistenza di macchie sull'intonaco della facciata est, in corrispondenza della cappella. Le macchie nella parte bassa sono originate da umidità ascendente, la cui causa principale è costituita dall'impianto di irrigazione del giardino che proietta una notevole quantità d'acqua sulla base delle facciate. Quale rimedio propone la regolazione/sostituzione delle bocchette (fr. 500.-) o, eventualmente, lo spostamento del tracciato della tubazione dell'impianto di irrigazione (fr. 2'000.-). Oltre a ciò, l'intonaco nella parte bassa dev'essere rifatto (fr. 6'000.- ) perché tanto danneggiato da non poter essere riparato e dev'essere eseguito uno zoccolo per lo stacco dell'intonaco (fr. 1'000.-).
Per quanto concerne le macchie riscontrate nella parte alta, il perito ha stabilito che le stesse sono invece dovute al doccione di scarico del tettuccio, dal quale l'acqua esce andando a rimbalzare sulla sottostante lampada sporgente e quindi a bagnare la facciata. Quale rimedio propone la sostituzione del doccione con un pluviale (fr. 2'000.-), l'eliminazione del gocciolamento della lampada (fr. 500.-), a cui sono da aggiungere rappezzi e ritocchi dell'intonaco (fr. 2'500.-) (perizia pag. 56). Per quel che ne è delle responsabilità, il perito ha rilevato un difetto di progettazione in relazione al tettuccio e un errore della direzione lavori per il posizionamento della lampada (perizia pag. 90 n° 44).
- Il perito ha pure constatato macchie in alcune zone perimetrali della costruzione a livello del terreno. Anche qui ha ritenuto che il fenomeno sia originato dall'acqua spruzzata alla base dei muri dall'impianto di irrigazione le cui bocchette sono troppo vicine alle facciate e regolate in modo da proiettarvi un’importante quantità d'acqua. Quale rimedio propone una modifica dell'impianto di irrigazione, il cui costo varia da fr. 1'000.- se è sufficiente regolare/sostituire le bocchette, a fr. 5'000.- se occorre spostare il tracciato della tubazione (perizia pag. 57/58). Egli non è però stato in grado di attribuire una responsabilità al convenuto, non risultando chi abbia curato l'esecuzione del tracciato dell'impianto di irrigazione e la scelta delle bocchette e la loro orientazione (perizia pag. 90 n° 44, 45).
Gioverà qui rilevare in proposito che l'impianto di irrigazione era originariamente di competenza dello studio d'ingegneria H_ & _ (doc. 42 no 41, lettere 17 febbraio 1998 e 28 ottobre 1998; verbale di cantiere no 21 del 30 marzo 1999), ma è in seguito stato allestito dall'impresa TE 14, che ha pure progettato la sistemazione esterna (doc. 42, no 8, verbale di cantiere no 11 del 6 luglio 1999 e progetto sistemazione esterna 20 aprile 1999 nella parte "B_", teste TE 14, verbale 15 marzo 2006, pag. 2) poi rivisto su indicazioni del committente (verbale di cantiere 28 settembre 1999). Nella misura in cui l'umidità della facciata è originata dall'impianto di irrigazione, non è dimostrata la responsabilità del convenuto e la pretesa è respinta. Ritenuta invece la responsabilità per l'errata progettazione in relazione al doccione e alla lampada, la pretesa è accolta limitatamente a fr. 5'000.- (sostituzione del doccione con un pluviale fr. 2'000.-, eliminazione del gocciolamento della lampada fr. 500.-, rappezzi e ritocchi dell'intonaco fr. 2'500.-.
- Il perito ha constatato l'esistenza di fessure, macchie di umidità e segni di deterioramento nelle pareti esterne e in quelle interne dei balconi. Vi sono delle fessure di movimento, dovute al ritiro naturale del calcestruzzo, a movimenti differenziati tra calcestruzzo armato e cotto, a sollecitazioni diverse tra parti piene e vuote, a eccessive sollecitazioni della muratura e dilatazioni differenziate di diversi tipi di materiale. La causa delle fessure più visibili è dovuta all'insufficienza dei giunti di dilatazione riconducibile al fatto che alle ragioni tecniche sono state anteposte scelte di natura estetica (perizia pag. 59). La maggior parte delle fessure capillari rientrano comunque nelle tolleranze ammesse dalle norme vigenti nel settore. Per il ripristino generale dei difetti dell'intonaco del corpo balconi e portico il perito indica una spesa di fr. 12'000.-, a cui è da aggiungere un minor valore dell'opera pari a fr. 18'000.- (perizia pag. 60). Il perito non ha però constatato alcuna responsabilità del progettista o della direzione lavori (complemento di perizia pag. 9-15). La pretesa va quindi respinta.
- Per quanto concerne le fessure dell'intonaco in prossimità dei davanzali e dei parapetti al primo piano della costruzione, il perito ha individuato una responsabilità della direzione lavori per aver fatto eseguire l'intonaco di fondo prima della posa delle copertine e dei davanzali. Di transenna si osserva che il progettista era stato reso attento da chi doveva eseguire l'intonaco che i davanzali dovevano essere posati prima dell'esecuzione dell'intonaco (doc. AY). L'assenza di tagli sotto i davanzali costituisce invece un difetto di esecuzione (perizia pag. 91 n° 47). Quale rimedio ha proposto la sigillatura delle crepe previa formazione di un taglio sotto il davanzale. Il costo è stato stimato in fr. 4'400.- (perizia pag. 61). Essendo accertata la responsabilità del convenuto, quest'importo va riconosciuto.
i.
Fr. 47'900.- per i difetti del rivestimento attorno alla piscina, che presenta fessure dovute alla mancanza di giunti di dilatazione. La domanda è stata ridotta a fr. 17'600.- in sede di conclusioni.
Il convenuto contesta una propria responsabilità, rilevando che i giunti di dilatazione sono stati eseguiti, ma è stato proprio l'attore a non averne voluti altri per questioni estetiche.
Il perito ha rilevato la presenza di fessure nelle lastre di pietra naturale sui lati lunghi della piscina, dovuti alla mancanza di sufficienti giunti di dilatazione. Quale rimedio ha indicato la sostituzione delle lastre danneggiate e la formazione di un giunto ogni 1.50 m. Il costo per tali lavori è stato indicato in fr. 17'600.-. Per quanto concerne le conseguenze della sostituzione delle lastre danneggiate, l'intervento non comporta un minor valore dell'opera, salvo nel caso in cui non sia possibile reperire delle lastre con caratteristiche simili di colore e venatura, cosa alla quale il perito ritiene si possa comunque rimediare con un'adeguata scelta dei materiali presso il fornitore (perizia, pag. 63-65). Per quanto concerne la responsabilità per l'insufficienza dei giunti di dilatazione, il perito ha ritenuto che la stessa sia comunque limitata e potrebbe essere considerata solo se fosse dimostrato che il progettista o la direzione lavori non avessero o avessero male informato il committente riguardo ai rischi di un'esecuzione senza giunti (perizia pag. 91 n° 48 e n° 49). Il convenuto ha sostenuto che è stato l'attore medesimo a non volere giunti, per ragioni estetiche, affermazione questa rimasta incontestata. Né l'attore ha mai sostenuto - se non tardivamente in sede di conclusioni - di non essere stato informato circa i problemi derivanti dall'esecuzione del pavimento senza giunti. Abbondanzialmente va rilevato che il teste TE 22 ha riferito che l'attore non voleva giunti di dilatazione nel pavimento ma fu poi convinto ad accettare almeno i giunti sui quattro angoli della piscina (verbale 15 marzo 2006). Seppure queste circostanze gli sono state riferite da terzi - e meglio dal collaboratore Lozzi, nel frattempo deceduto - esse s’inseriscono in modo coerente nella fattispecie accertata. Le conseguenze di questa scelta devono quindi essere sopportate dal committente. La pretesa è respinta.
l.
Fr. 10'000.- per la riparazione delle fessure del rivestimento in cotto dei portici e delle terrazze al piano terreno, dovute alla mancanza di giunti di dilatazione. La domanda è stata ridotta a fr. 6'100.- in sede di conclusioni.
Il convenuto contesta l'esistenza delle fessure, minimizzandone comunque la gravità.
L'esistenza di fessure nel pavimento in cotto è stata accertata dal perito, il quale ha indicato che le stesse sono la conseguenza della mancanza di sufficienti giunti di dilatazione. Quale rimedio ha proposto la sostituzione delle piastrelle danneggiate e la formazione di giunti elastici, con un costo totale di fr. 6'100.-.
Il perito ha rilevato che un’eventuale responsabilità per l'insufficienza dei giunti di dilatazione appare limitata e potrebbe essere considerata solo se fosse dimostrato che il progettista o la direzione lavori non avessero o avessero male informato il committente riguardo ai rischi di un'esecuzione senza giunti (perizia pag. 91 n° 50). Diversamente da quanto accaduto in merito al pavimento della piscina, il convenuto neppure ha sostenuto che l'esecuzione senza giunti è stata una scelta del committente, il quale di conseguenza neppure aveva motivo di sostenere che non era stato informato delle conseguenze. L'esistenza di una responsabilità del progettista va quindi ammessa, così come la richiesta di risarcimento di fr. 6'000.-.
m.
Fr. 30'000.- per rimediare al cedimento del pavimento della terrazza in prossimità della biblioteca. La domanda è stata ridotta a fr. 5'000.- in sede di conclusioni. Il convenuto contesta il difetto e sostiene che neppure gli è imputabile, rientrando nella responsabilità dell'ingegnere. Inoltre l'impresa TE 10, esecutrice dei lavori, era disposta a porvi rimedio.
Il perito ha constatato il cedimento di cui trattasi, dovuto a un - prevedibile - assestamento del terreno, combinato con un insufficiente ancoraggio della mensola di supporto in calcestruzzo alla struttura interrata della casa. Il costo della riparazione è stato valutato in fr. 5'000.-. A mente del perito la responsabilità è da attribuire all'impresa di costruzioni, la quale avrebbe dovuto chiedere l'intervento dell'ingegnere tramite la direzione lavori. Non facendolo essa si è assunta la responsabilità del danno (perizia pag. 67 seg.; complemento di perizia, pag. 16). Risulta inoltre che l'impresa si era assunta la responsabilità ed era disposta a riparare il difetto in garanzia (teste TE 8, verbale 13 luglio 2005, pag. 7, TE 9, verbale 13 luglio 2005 pag. 10). Non risultando una responsabilità del progettista né della direzione lavori (perizia pag. 91, no 51) la domanda è respinta.
n.
Fr. 60'000.- per porre rimedio alla carente aerazione dei locali sotterranei, all'origine della formazione di eccessiva umidità e muffe. La domanda è stata aumentata a fr. 67'909.15 in sede di conclusioni. Il convenuto contesta una propria responsabilità, ma anche l'esistenza di difetti, rilevando che la situazione è da ricondurre al tasso di umidità di una costruzione nuova, che va quindi diminuendo con il passare del tempo. Per quanto concerne il locale fitness, l'eccessiva umidità sarebbe dovuta alla mancata apertura delle finestre, che garantirebbe una sufficiente aerazione eliminando così il fenomeno. Egli avrebbe comunque proposto, quale soluzione alternativa, l'installazione di un impianto di climatizzazione, soluzione rifiutata dagli attori perché troppo costosa.
In relazione all'aerazione dei locali sauna, bagno turco e doccia non vi è stata alcuna lacuna nella progettazione e nella direzione lavori (perizia pag. 69 seg., pag. 91, n° 53). La questione non necessita quindi di essere approfondita.
Per quanto concerne il locale fitness e locali adiacenti il perito ha riscontrato un eccesso di umidità, dovuto alla mancanza di impianto di ventilazione o condizionamento dell'aria, al quale propone di sopperire con l'installazione di un impianto di estrazione dell'aria e la posa di un deumidificatore. Per quanto concerne l'impianto di aspirazione dell'aria, ne indica il costo in fr. 49'000.- (perizia pag. 73), mentre il costo del deumidificatore è di fr. 4'000.-. Egli ha altresì ritenuto data una "responsabilità per l'idoneità delle opzioni impiantistiche ... rispetto alla progettazione degli impianti di ventilazione" senza tuttavia indicare il responsabile (perizia pag. 91 n° 54). Dalla documentazione risulta che il progettista degli impianti idrosanitari è lo Studio di ingegneria H_A, il quale ha progettato l'impianto "secondo le ultime indicazioni del signor AT 1" (doc. 42, no 41, "H_", lettera 2 luglio 1998). In mancanza di ulteriori elementi l'errore di progettazione non può quindi essere messo a carico dell'arch. CV 1. Di transenna si osserva che, comunque, l'installazione di un impianto di aspirazione dell'aria costituirebbe una miglioria (complemento di perizia pag. 23) sicché il suo costo non potrebbe essere messo a carico, comunque non integralmente, del progettista. La domanda è respinta.
o.
Fr. 10'000.- per il ripristino dell'acciottolato, la cui fugatura è difettosa. La domanda è stata ridotta a fr. 4'000.- in sede di conclusioni. Il convenuto rileva che l'impresa si è sempre dichiarata disposta a effettuare un intervento di riparazione in garanzia.
Il perito ha constatato l'esistenza di zone dell'acciottolato dove le fughe sono danneggiate e qualche dado di porfido si è mosso. L'origine è stata identificata in parte nell'assestamento del terreno e in parte in un difetto di esecuzione. Non risulta una responsabilità del progettista né della direzione lavori (perizia pag. 92 n° 56; delucidazione perizia pag. 17 ad 16). La domanda è respinta.
p.
Fr. 5'000.- per rimediare alla macchie di umidità nel locale vestiario al 1° piano, dovute alla mancata ermeticità della doccia contigua. La domanda è stata ridotta a fr. 1'500.- in sede di conclusioni.
Le macchie di umidità sono state constatate dal perito il quale le riconduce a un difetto di impermeabilità del rivestimento del pavimento e delle pareti della doccia, dove una fuga non è stata sigillata correttamente. La perizia rileva che non v'è responsabilità del progettista né della direzione lavori (perizia pag. 91, n°52). La domanda è respinta.
La pretesa degli attori risulta quindi giustificata per fr. 44'901.- (5.2 b fr. 8'000.-, 5.2 c fr. 12'000.-, 5.2 g fr. 9’501.-, 5.2 h fr. 9'400.-, 5.2 l fr. 6'000.-).
6.
Gli attori chiedono fr. 100.- a titolo di risarcimento del torto morale, adducendo di essere stati gravemente danneggiati nella loro immagine dall'emissione di precetti esecutivi spiccati nei loro confronti da vari artigiani e dal convenuto. La pretesa, contestata, è respinta, ritenuto che il solo fatto di ricevere dei precetti esecutivi non può essere considerato gravemente lesivo dell'immagine come sostengono apoditticamente gli attori, che neppure spiegano in cosa il danno consista.
7.
Con la domanda riconvenzionale l'arch. CV 2 ha chiesto la condanna della parte attrice al pagamento dell'importo di fr. 582'889.- oltre interessi al 5% dall'8 agosto 2002. Egli rileva di aver emesso una nota d'onorario per le proprie prestazioni di fr. 837'764.85, a fronte dei quali sono stati versati acconti per complessivi fr. 318'170.30. Da qui un residuo di fr. 519'594.55, al quale è da aggiungere l'importo di fr. 63'294.45 quale residuo della nota dell'ingegnere - da lui anticipata - ritenuto che a fronte di una fattura di fr. 118'794.- i convenuti riconvenzionali hanno versato fr. 55'500.- di acconti.
I convenuti riconvenzionali hanno chiesto la reiezione della domanda, contestando la nota d'onorario di cui trattasi in considerazione dei danni loro causati da una negligente conduzione del mandato da parte dell'architetto. A fronte di un credito che venisse accertato a favore dell'architetto, sollevano l'eccezione di compensazione con il danno da esso cagionato.
Per quanto concerne il calcolo dell'onorario, il perito, ritenuto un costo determinante di fr. 5'793'195.-, ha considerato corretto il calcolo dell'attore riconvenzionale e l'onorario totale di fr. 837'764.85 (perizia 30 ottobre 2007 dell' arch. PE 1, pag. 6, 9). La congruità dell’onorario esposto dall’attore riconvenzionale appare quindi provata. In merito alla domanda di azzeramento dell'onorario a dipendenza dell'esistenza di difetti dovuti a errori di progettazione e/o direzione lavori, si rileva che le relative spese sono già poste a carico del progettista nella misura in cui rientrano nella sua responsabilità e di conseguenza non si giustifica una riduzione dell'onorario. Vero è che la riduzione della mercede dell'appaltatore in applicazione dell'art. 368 cpv. 2 CO può di principio essere cumulata con il risarcimento del danno. Nel caso concreto, in applicazione del principio dell'equivalenza, la riduzione della mercede non appare tuttavia giustificata, considerato che a seguito del risarcimento del danno di fatto i committenti vengono posti nella situazione in cui si troverebbero qualora l'architetto avesse correttamente svolto il proprio compito.
8.
Per i motivi che precedono, la petizione è da accogliere per l’importo di fr. 44'901.- e la domanda riconvenzionale è invece da accogliere integralmente. Poiché parte attrice ha dichiarato di compensare un eventuale credito del convenuto con quello da essa vantato nei suoi confronti, la petizione dev'essere respinta e la domanda riconvenzionale accolta limitatamente all'importo di fr. 537'988.-.
Spese e ripetibili - queste ultime stabilite in applicazione della regolamentazione previgente (art. 16 cpv. 2 del regolamento per la fissazione delle ripetibili - seguono la soccombenza (art. 148 CPC).