# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** cfe284e5-d142-5027-a7c5-ffe476d07f27
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1963, in precedenza attivo in qualità di asfaltatore trasportatore, in data 1° ottobre 2007 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, in quanto affetto da “necrosi alla testa dell’anca” (doc. 2/1-8).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia reumatologica affidata al dr. _ del SMR, con progetto di decisione del 16 ottobre 2008 (doc. 31/1-3), poi confermato con decisione del 25 novembre 2008, l’Ufficio AI ha rifiutato all’interessato il diritto ad una rendita, essendo il suo grado di invalidità inferiore al 40% (doc. A).
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo che gli sia riconosciuto il diritto ad almeno un quarto di rendita di invalidità, o, in via subordinata, il diritto di beneficiare di provvedimenti professionali (riqualifica professionale).
Il patrocinatore dell’assicurato ha sostanzialmente contestato la valutazione medica del SMR, chiedendo che l’assicurato venga sottoposto ad una nuova perizia medica, così come già richiesto ma negato dall’UAI, al fine di stabilire in modo chiaro e inoppugnabile quale sia il suo vero e attuale stato di salute.
Il patrocinatore ha poi contestato il calcolo del grado di invalidità operato dall’amministrazione, criticando in particolare il reddito da invalido preso in considerazione, che secondo l’avv. RA 1 è troppo elevato e appare “del tutto incongruo e non rispondente alla realtà poiché in nessun settore di attività ove vige un contratto collettivo di lavoro, vale a dire quei settori di attività che garantiscono un maggior salario minimo, è possibile reperire un salario minimo pari a fr. 56'237 non già per una persona invalida ma pure per una persona integra”.
Infine, il patrocinatore ha chiesto che, “nella denegata ipotesi in cui dovesse risultare l’assenza di un diritto ad una rendita d’invalidità del ricorrente, egli chiede di poter beneficiare perlomeno di misure di sostegno per una riqualifica professionale” (I).
1.3. L’UAI, in risposta, dopo avere ribadito la correttezza sia della perizia del dr. _ (peraltro non contestata dall’assicurato), sia del calcolo dei redditi operato dall’amministrazione, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (VI + 1).
1.4. In data 26 marzo 2009, il patrocinatore dell’assicurato ha comunicato al TCA che l’interessato “è attualmente oggetto di ulteriori esami di controllo da parte del dr. _, dato il riacutizzarsi dei dolori dovuti all’osteonecrosi”, i cui risultati “verranno inoltrati a codesto lodevole Tribunale non appena i controlli in essere saranno ultimati”.
L’avv. RA 1 ha poi nuovamente contestato il calcolo del grado di invalidità effettuato dall’UAI, che sarebbe “arbitrario, perché come risulta pure dal rapporto medico del dr. _, il ricorrente, che non possiede alcuna qualifica professionale, ha un’incapacità lavorativa al 100% nella sua attività professionale di asfaltatore addetto ai trasporti”.
Il patrocinatore ha inoltre rilevato che l’UAI non ha indicato quali attività, in cui non è richiesta una qualifica professionale, siano esigibili dall’assicurato, tenuto conto dei suoi limiti funzionali, ritenendo che “con tutta la migliore volontà possibile, e dopo avere interpellato non solo numerosi datori di lavoro, ma anche l’Ufficio disoccupazione, si può tranquillamente escludere che esista una qualsiasi attività lucrativa senza qualifica professionale, che possa essere svolta dal ricorrente, senza eccedere i limiti indicati dal dr. _ nel suo rapporto medico e che permetta anche solo lontanamente di conseguire un reddito annuo di fr. 56’237”.
Infine, l’avv. RA 1 ha definito “scandalosa” l’affermazione dell’UAI circa la disponibilità a valutare il finanziamento di una formazione “ad hoc” qualora l’assicurato trovasse un datore di lavoro disposto ad assumerlo al 100%, che a suo avviso equivarrebbe a “far capire al ricorrente che egli potrà tranquillamente far capo all’assistenza pubblica” (X).
1.5. In data 18 giugno 2009 il patrocinatore dell’interessato ha trasmesso al TCA nuova documentazione medica (XII + B1-2).
1.6. Con osservazioni del 6 luglio 2009, l’amministrazione ha rilevato di avere sottoposto la nuova documentazione medica prodotta dall’assicurato al vaglio del SMR, il quale ha evidenziato che dalla stessa non risulta una modifica sostanziale dello stato di salute dell’interessato rispetto alla valutazione del dr. _ del giugno 2008 (XIV + bis).
Tale scritto è stato trasmesso all’assicurato (XV), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2
. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a provvedimenti professionali e a una rendita.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per stabilire tale diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro prevedibile.
Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI).
2.3. L’art. 17 LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Secondo l’art. 6 cpv. 1 OAI
"
per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità."
Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid.
2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid.
2a).
L'assicurato ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).
Una formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid.
1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 131).
Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5. Per chiarire la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al dr. _ del SMR, medico internista-reumatologo, l’incarico di eseguire una perizia specialistica.
Nel suo rapporto medico del 2 giugno 2008, il dr. _ ha posto le diagnosi principali di “stato dopo protesizzazione anca destra per esiti di osteonecrosi (29 agosto 2006); stato dopo intervento posizionamento stelo cefalico anca sinistra in osteonecrosi nota (novembre 2007)”, mentre quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “stato dopo intervento ernia inguinale sinistra (1985)” (doc. 21-1).
Il dr. _ ha ritenuto l’assicurato inabile al lavoro al 100% nella sua precedente attività svolta presso un’azienda di asfaltatura con la mansione di autista, magazziniere e addetto all’officina, a causa del “carico funzionale in termini di peso e mobilità non idonei alla situazione clinica dell’assicurato” (doc. 21-5).
Il dr. _ ha per contro considerato l’assicurato pienamente abile al lavoro, con un pieno rendimento, in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 21-5). A tale riguardo, il dr. _ ha elencato i seguenti limiti funzionali:
"
(...)
La valutazione reumatologica odierna permette di stabilire i seguenti limiti: deve limitare i cambi di postura frequenti da seduto all’in piedi e viceversa, deve limitare la deambulazione su terreni sconnessi, deve evitare movimenti ripetitivi di torsione del bacino, può sollevare dal piano orizzontale abitualmente massimo 20 kg, può sollevare dal piano orizzontale saltuariamente massimo 25 kg, può sollevare da terra abitualmente massimo 15 kg, può sollevare da terra saltuariamente massimo 20 kg.” (Doc. 21-4)
Il dr. _ ha indicato che la piena esigibilità lavorativa in attività adeguate è presente dal 1° gennaio 2008, “cioè a distanza di circa 6 settimane dall’interevento ultimo all’anca sinistra” (doc. 21-5).
Il dr. _ ha rilevato che al momento del suo esame l’assicurato non necessitava di ausili ortopedici, osservando che “non è possibile escludere una progressione della osteonecrosi già trattata all’anca sinistra. Per quanto riguarda la protesizzazione dell’anca destra si può ritenere la situazione clinica stabile. L’assicurato attualmente risulta essere pressoché asintomatico sia all’anca destra che a quella sinistra” (doc. 21-5).
Lo specialista ha infine indicato che l’interessato avrebbe subito un nuovo controllo clinico in data 4 giugno 2008 (doc. 21-5).
2.6. L’assicurato ha contestato la decisione dell’amministrazione di rifiutargli il diritto ad una rendita, trasmettendo al TCA, a sostegno delle sue pretese, i seguenti referti:
-
referto relativo all’esame di RM anca sinistra del 1° aprile 2009, redatto dal dr. _ del Servizio di radiologia dell’_, che riporta le seguenti conclusioni:
"
Rispetto all’indagine del 2007 riduzione dell’edema a livello della testa e collo del femore.
Invariata
piccola depressione sulla testa omerale, settore antero-superiore da riferirsi ad esiti di osteonecrosi.”
(Doc. B2, sottolineatura della redattrice)
-
scritto del 29 aprile 2009 del dr. _ del Servizio di chirurgia ortopedica e ortopedia dell’_ di _, indirizzato al dr. _, del seguente tenore:
"
Le riferisco in merito al suo paziente che ho visto ieri in stato dopo protesi two-step all’anca destra per osteonecrosi della testa femorale e posa di perno per foraggi all’anca sinistra per osteonecrosi della testa femorale.
L’evoluzione clinica per quanto riguarda l’anca destra sembra favorevole, per la sinistra chiaramente vi è una limitazione e a volte qualche dolore. Vi è ancora la presenza della necrosi però senza peggioramento a parte la diminuzione con lieve affossamento della testa femorale sulla zona di carico.
Per il momento non vi è nessuna indicazione per trattamento chirurgico, valuteremo l’evoluzione.
Il paziente mi informa anche sulle trattative con l’AI, mi permetto quindi di inviare copia di questa lettera all’AI. Reputo infatti che il signor RI 1 non ha nessuna possibilità di ricominciare a fare il lavoro che aveva ed è inabile al 100%.
Sarebbe ideale una presa a carico da parte dell’AI con reintegrazione professionale, il paziente è molto motivato per una riqualifica. Rivedrò il paziente per controllo.”
(Doc. B1, sottolineature della redattrice)
Nelle sue annotazioni del 6 luglio 2009, il dr. _ del SMR, specialista FMH in medicina generale (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Assicurato nato nel 1963, meccanico-macchinista
Richiesta AI di 10.2007
Diagnosi:
osteonecrosi teste femorali bilaterale
Visita in ambito SMR 2.6.2008:
IL 100% attività abituale da 10.2005
Abile al 100% in attività adatta
Calcolo CGR: grado AI 26%
Decisione UAI del 25.11.2008: nessun diritto a rendita
Ricorso:
Rapporto dr. _ del 29.4.2009
:
o
evoluzione a destra pare favorevole
o
a sinistra vi è una limitazione e a volte qualche dolore, presenza ancora di necrosi però senza peggioramento. Per il momento non vi è nessuna indicazione per trattamento chirurgico.
o
Viene ritenuto non possibile continuare il lavoro precedente al 100%
Referto radiologico del 1.4.2009
:
o
rispetto al 2007 riduzione dell’edema a livello della testa e collo femore sinistro
o
invariata piccola depressione sulla testa omerale da riferirsi a esiti di osteonecrosi
Valutazione:
l’attuale documentazione non evidenzia una sostanziale modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione in ambito SMR del 2.6.2008.
Da notare che l’assicurato presenta unicamente una problematica limitante a livello delle anche, patologia che ha ripercussioni unicamente per attività da svolgere in stazione eretta o necessitante la deambulazione. Rimando qui alla pubblicazione della SIM “Attività lavorativa esigibile dopo un infortunio o una malattia”, dove si legge:
"
Articolazione dell’anca
Le limitazioni della funzione articolare dell’anca si riflettono esclusivamente sulle attività da eseguire durante la deambulazione o la stazione eretta. Sono presenti limitazioni relative per quanto riguarda il salire su scale e impalcature, la deambulazione in discesa per lunghi tratti e il salto in avanti. Non ci sono di regola limitazioni per attività da eseguire in posizione seduta o con carichi variabili.
Per le attività in posizione seduta, va tutt’al più consigliato l’utilizzo di una sedia adattata.”
Si conferma quindi la validità della valutazione espressa in ambito SMR.” (Doc. XIV/bis)
2.7. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid. 4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.8.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal dr. _ il 2 giugno 2008, la quale è dettagliata ed approfondita e quindi rispecchia i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
Il dr. _ ha infatti sottoposto l’interessato ad un accurato esame reumatologico, dal quale è emerso che egli, tenuto conto delle sue patologie, è inabile al lavoro al 100% nella sua precedente attività di autista-magazziniere presso un’azienda che si occupa di asfaltatura – che comporta carichi funzionali in termini di peso e di mobilità non idonei alla situazione clinica dell’assicurato - ma è da ritenere pienamente abile al lavoro in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 21-5).
Del resto, la valutazione peritale del dottor _ non è stata smentita in sede ricorsuale attraverso dei referti specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.
L’assicurato si è infatti limitato a trasmettere al TCA uno scritto del 29 aprile 2009 del dr. _, il quale ha attestato una completa inabilità lavorativa dell’assicurato nella sua precedente attività, ritenuta non più esigibile (cfr. doc. B1, in cui lo specialista ha indicato che “reputo infatti che il signor RI 1 non ha nessuna possibilità di ricominciare a fare il lavoro che aveva ed è inabile al lavoro al 100%”, sottolineatura della redattrice).
Il TCA constata pertanto che la valutazione del dr. _ coincide con quanto rilevato anche dal dr. _, il quale ha parimenti ritenuto l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività (cfr. doc. 21-5, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ non ha, per contro, indicato che l’assicurato sia limitato nello svolgimento di altre attività, ritenendo, al contrario, “ideale” una presa a carico da parte dell’AI per una reintegrazione professionale (cfr. doc. B1).
Da notare, inoltre, che nel rapporto medico ricevuto dall’UAI in data 2 maggio 2008, il dr. _, poste le diagnosi di “osteonecrosi teste femorali bilaterali; stato dopo foraggio e protesi two-step anca destra (2005-2006) e foraggio con first step anca sinistra (2007)” e dopo avere evidenziato che lo stato di salute dell’interessato era “stazionario”, non ha indicato che l’assicurato possa incontrare particolari limitazioni nel mantenere la posizione seduta di lunga durata, ma solo nel camminare su terreni dissestati, camminare per lunghi tragitti, nel salire e scendere le scale, sollevare pesi tra 10 e 25 kg e oltre (cfr. doc. 17-4+5).
Questi limiti funzionali sono gli stessi che sono stati stabiliti anche dal dr. _, il quale, nel suo referto peritale, ha considerato l’interessato limitato nei cambiamenti frequenti di postura (da seduto a in piedi e viceversa), nella deambulazione su terreni sconnessi, nei movimenti ripetitivi di torsione del bacino e nel sollevamento di pesi oltre i 15 kg (doc. 21-4).
Da notare, inoltre, che il dr. _ del SMR, nelle sue annotazioni del 6 luglio 2009, ha ritenuto che dallo scritto del dr. _ non emerge una modifica sostanziale dello stato di salute dell’interessato rispetto alla valutazione peritale del dr. _. Inoltre, alla luce delle limitazioni dell’assicurato derivanti dalle patologie alle anche, il dr. _ ha sottolineato che non sono più esigibili per l’assicurato attività da svolgere in piedi o che necessitino della deambulazione (cfr. doc. XIV/bis).
Il TCA condivide queste considerazioni del medico del SMR.
Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
Alla luce di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche del dr. _, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b),
che l'assicurato sia inabile al lavoro al 100% nella sua precedente attività, ma che, a partire dal mese di gennaio 2008, così come indicato nella perizia del dr. _ (cfr. doc. 21-5), sia abile al lavoro al 100% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
2.9. Sul mercato generale del lavoro esistono delle attività, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che l’interessato, malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al 100%.
Per costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.7.).
Ora, nel caso concreto, il consulente IP, nel suo rapporto dell’11 settembre 2008, ha indicato, quali attività esigibili, nel rispetto delle limitazioni mediche, attività semplici e ripetitive, sia nel settore secondario che in quello terziario (doc. 26-1).
Il patrocinatore dell’interessato ha contestato la valutazione del consulente incaricato, indicando che egli “non ha minimamente indicato in quale altra attività, in cui non è richiesta alcuna qualifica professionale, il ricorrente possa essere impiegato, tenuto conto dei limiti indicati nel rapporto medico del dr. _, vale a dire limitazione nei cambi di postura frequenti, limitazione di deambulazione su terreni sconnessi, esclusione di movimenti di torsione del bacino, sollevamento saltuario di un peso massimo di 20 chili, ...” (doc. X).
Chiamato a pronunciarsi, il TCA ritiene che, come indicato dall’amministrazione, all’assicurato può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in
quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve periodo di rodaggio.
Il TCA rileva inoltre che, contrariamente a quanto sostenuto dal patrocinatore dell’interessato, il consulente incaricato ha elencato, a titolo di esempio, alcune attività esigibili dall’assicurato nonostante il danno alla salute (cfr. doc. 26-1, in cui il consulente ha indicato che ad esempio “l’assicurato potrebbe essere impiegato in lavori di controllo/sorveglianza, confezione, stampa, come pure operaio generico (assemblaggio, produzione, stampa, lucidatura), venditore non qualificato”).
Va qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che
possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.
Alla luce di queste considerazioni, non possono quindi essere accolte le critiche formulate dal patrocinatore dell’assicurato e le attività indicate dal consulente IP devono quindi essere considerate esigibili, in quanto rispettose dei limiti funzionali dell’interessato, ritenuto inoltre che all'assicurato incombe l’obbligo di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute
.
A proposito della critica del patrocinatore dell’interessato in merito al fatto che lo stesso, con tutta la buona volontà e dopo avere interpellato non solo numerosi datori di lavoro, ma anche l’Ufficio disoccupazione, non riesca a reperire un’altra attività lavorativa (cfr. doc. X), il TCA rileva di non ignorare le difficoltà che presenta il mercato del lavoro svizzero. Tuttavia, ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del 10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p. 96; SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti).
Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né assicurazione contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83).
In tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la disoccupazione.
È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347; VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
Il Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di ribadire la sua giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:
"
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della
sentenza
DTF 119 V 347
;
VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”
Inoltre, il TCA rileva che il Tribunale federale ha già più volte avuto occasione di confermare, in caso di assicurati portatori di protesi alle anche, l’esistenza di una piena capacità lavorativa residua in attività adatte (cfr., ad esempio, STF 9C_629/2007 del 15 mai 2008; I 46/06 del 12 settembre 2006; U 323/04 del 30 agosto 2005).
2.10. Occorre ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal profilo economico.
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui, come correttamente ritenuto dall’UAI, nel caso concreto sono determinanti i dati del 2006 (visto che l’assicurato è inabile al lavoro dall’ottobre 2005).
2.11. Per quel che concerne il
reddito da valido
, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano nel 2006 in fr. 76’323 (cfr. doc. 26-1), conformemente a quanto indicato dal precedente datore di lavoro nel questionario ricevuto dall’UAI il 23 ottobre 2007 (cfr. doc. 8-2).
Il TCA non ha quindi motivo per distanziarsi dall’ammontare citato, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso.
2.12. Per quanto riguarda invece il
reddito da invalido
,
va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
In una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
Nel rapporto dell’11 settembre 2008, il consulente ha fissato il reddito da invalido dell’assicurato, in applicazione delle tabelle statistiche RSS (TA1), in fr. 59'197 (cfr. doc. 27-1), cui apportare una riduzione del 5% per attività sempre nello stesso settore, per un importo di fr. 56'237 (cfr. doc. 26-2).
Il patrocinatore dell’assicurato ha contestato tale importo, utilizzato dall’amministrazione, in quanto sarebbe troppo elevato e non corrispondente alla realtà (doc. I).
Al riguardo, il TCA sottolinea che in una sentenza 8C_334/2008 del 26 novembre 2008, il Tribunale federale ha ricordato che "nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla salute, può compiere soltanto lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U240/99 del 7 agosto 2001 consid. 3c/cc, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag. 476 con riferimento)" (STF citata, sottolineatura della redattrice).
Il TCA ritiene, pertanto, che nella determinazione del reddito da invalido dell’interessato, ancora abile al 100% in attività adatte, sia corretto applicare i dati statistici della Tabella TA1,
concernente una vasta gamma di attività adeguate allo stato di salute dell’interessato,
come ritenuto dall’amministrazione.
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165),
u
tilizzando, conformemente alla giurisprudenza appena esposta, i dati forniti dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, l’assicurato, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'732.
Riportato su 41.7 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 9-2008, p. 98
), esso ammonta a fr. 4'933.11 mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12).
L’assicurato, quale magazziniere – macchinista - meccanico presso la ditta _, avrebbe guadagnato, nel 2006, fr. 76’323/anno per un’occupazione a tempo pieno.
Tale reddito si situa
sopra
la media dei salari per un'attività equivalente (Tabella TA1 2006, p.to 50-52, livello di qualifica 4: fr. 4’523 riportato su 41.7 ore/settimana = fr. 56'583).
Nel caso in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20 febbraio 2008.
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.8.), da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato non va ulteriormente ridotto.
2.13. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.14. In concreto, nel rapporto dell’11 settembre 2008, il consulente IP ha accordato una riduzione percentuale del 5% “per attività sempre nello stesso settore” (cfr. doc. 26-2).
Nel caso di specie, la riduzione percentuale del 5% applicata dall’amministrazione è corretta e viene fatta propria dal TCA.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un salario da invalido di fr.
59'197.32
e
ammettendo la riduzione del 5%,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 56'237.45 (fr.
59'197.32
- (fr.
59'197.32
x 5 : 100))
.
C
onfrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 76’323 (consid. 2.11.), emerge un tasso d’invalidità del 26.32%
, arrotondato al 26% (secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non dà diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall'amministrazione.
Alla medesima conclusione si giunge anche aggiornando i redditi (da valido e da invalido) al 2008 (dato che, come visto in precedenza, occorre valutare se vi è stata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento
sino al momento della decisione impugnata, cfr. consid. 2.4. in fine).
Dal raffronto tra il reddito da valido, aggiornato al 2008, di fr. 79'095.05 – ossia fr. 76’323
+1.6% per il 2007 e +
2% per il
2008
(cfr.
tab. relativa all’e
voluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2008, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica)
- e da invalido di fr. 58’359.06 – ossia fr. 59’197.32 (2006), aggiornati al 2007, per un importo di fr.
60’226.07 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata
in
La Vie économique, 9-2008, p. 99) e al 2008, per un importo di fr. 61’430.59 [secondo
la variazione
percentuale dei salari in termini nominali riscontrata nei primi tre trimestri
del 2008]
,
cui apportare una riduzione del 5% per altri motivi - emerge infatti un grado di invalidità del 26.22%, arrotondato al 26%
. Tale risultato non dà comunque diritto ad una rendita di invalidità.
Nella misura in cui l’UAI ha negato all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità (grado del 26%), la decisione del dicembre 2008 deve, perciò, essere confermata.
2.15. A titolo abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente superiore al 20%, egli potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione professionale.
L’art. 17 LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Nel caso di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione, ritenuto che il consulente ha escluso ulteriori provvedimenti integrativi di natura professionale. Nel rapporto dell’11 settembre 2008, infatti, il consulente ha indicato che l’assicurato non ritiene corretto che dal lato medico egli sia considerato abile al lavoro al 100%, osservando che “considerando quanto emerso in fase di colloquio, si ritiene che non esistono le premesse per entrare nel merito di provvedimenti professionali”. Il consulente ha aggiunto che “l’assicurato mi comunica che ha un contatto con un datore di lavoro che sarebbe disposto ad assumerlo nella misura del 50% in un garage con mansione di svolgere le pratiche per i collaudi, impiego questo al 50% ma sull’arco dell’intera giornata (due ore al mattino, due ore al pomeriggio). Comunico all’assicurato che sarebbe interessante fare un incontro con il datore di lavoro e il consulente AI al fine di definire un’eventuale possibilità di aumento della percentuale lavorativa ad esempio attraverso una formazione ad hoc. L’assicurato ribadisce che il datore di lavoro è disposto ad assumerlo solo al 50%” (cfr. doc. 26-2).
Questo Tribunale rileva comunque che il consulente IP, nel rapporto dell’11 settembre 2008, ha indicato che “si resta peraltro a disposizione per entrare nel merito di una formazione ad hoc, qualora l’assicurato trovasse un’attività confacente con il danno alla salute e che permetta di recuperare la capacità di guadagno residua” (doc. 26-2).
Spetta dunque all’assicurato, se del caso, attivarsi in questo senso e ricontattare il Consulente IP.
2.16. L’assicurato ha chiesto al TCA l’esecuzione di una nuova perizia medica (doc. I).
Al proposito va nuovamente ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri accertamenti medici.
2.17.
S
econdo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.