# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0dd3a0cd-113d-57d9-ae2e-4caa4a7584a3
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Per quanto concerne l’esigibilità lavorativa, egli ha ritenuto che lo stato reumatologico giustificasse una completa abilità quale casalinga (così come in altre attività medio-pesanti):
"
Dal punto di vista reumatologico questa paziente presenta il quadro clinico di una fibromialgia. È presente un’evoluzione cronica di dolori iniziati a livello della colonna cervicale dopo un trauma nel 1978 e l’esecuzione di una exeresi del nervo occipitale minor bilateralmente da parte del dr. Morniroli. I dolori si sono poi estesi a tutta la colonna vertebrale e alle estremità superiori ed inferiori. Sono subentrati i disturbi funzionali con mal di testa, cefalee e vertigini, nonché disturbi gastrici tipici di questa manifestazione. Clinicamente si apprezzano i tender points necessari per la diagnosi di una fibromialgia. Accanto a questo problema vi sono delle alterazioni statiche della colonna vertebrale con una scoliosi a forma di S, un abbassamento del bacino a destra di 2 cm con raccorciamento della gamba destra. Raccorciamento che viene compensato dalla paziente con un rialzo di 1 cm 1⁄2 alla scarpa destra. Le indagini cliniche e radiologiche attuali non mostrano patologie degenerative importanti. Non vi sono segni compressivi radicolari dal punto di vista clinico né a livello delle estremità superiori né inferiori. Le radiografie della colonna vertebrale comprendenti la cervicale, la toracale e la lombare a parte le alterazioni statiche sopra descritte, non mostrano patologie dei segmenti intervertebrali.
Tenendo quindi in considerazione questi reperti molto blandi dal punto di vista reumatologico ritengo che per quanto riguarda l’attività professionale svolta di venditrice ma anche per altre attività da considerare medio pesanti la paziente è abile al lavoro nella forma completa.
Anche nell’attività professionale attualmente svolta di casalinga dal punto di vista reumatologico non vedo limitazioni particolari
.”
(doc. 33/14 – il corsivo è del redattore)
L’aspetto psichico è invece stato indagato dal dott. D. Mari, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, per il quale la ricorrente soffre di una sindrome da dolore cronico persistente a carattere somatoforme (ICD-10: F45.4) con manifestazioni neurovegetative e fibromialgiche, patologia che non incide negativamente sulla sua capacità lavorativa (doc. 33/18: “Sostanzialmente questo quadro diagnostico non comporta a mio avviso una inabilità lavorativa dal punto di vista strettamente psichiatrico.”).
Da parte loro, i dottori G. Brenni e R. Baiardi, estensori del rapporto peritale del 25 febbraio 2005, si sono così pronunciati riguardo alla capacità lavorativa dell’assicurata:
"
Come descritto al capitolo 6 e 7, dal punto di vista reumatologico e psichiatrico, l’A. non presenta alcuna patologia che al momento possa influenzare la sua capacità lavorativa. Valutiamo quindi il grado di capacità lavorativa globale nell’attività di casalinga, nell’attività precedentemente esercitata di venditrice e in qualunque altra attività professionale nella misura del 100%.
(...).
Dopo aver attentamente riletto l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (atto del 24.06.2002) giungiamo alla conclusione che gli impedimenti appurati allora (nella conduzione dell’economia domestica, nell’alimentazione, nella pulizia dell’appartamento, nella spesa e acquisti vari, nel bucato, confezione e riparazione di indumenti, nella cura dei bambini e di altri membri della famiglia e nelle altre attività elencate sotto diversi) non sono argomentati dalle nostre attuali constatazioni mediche.”
(doc. 33/9)
Dalle tavole processuali emerge inoltre che, nel corso del mese di aprile 2006, Daniela Moro è stata nuovamente visitata dal dott. L. Bosia.
Dal relativo referto, datato 10 luglio 2006, si evince che l’insorgente soffre di una fibromialgia/sindrome somatoforme da dolore persistente con caratteristiche conversive su sindrome panvertebrale predominante in sede cervicale/cinto scapolare e disequilibrio muscolare, scoliosi lombare destroconvessa, toracica sinistroconvessa, dorso piatto e abbassamento del bacino a destra di 1.5 cm circa, decondizionamento fisico, pregressa iperlassità legamentaria, cefalee probabilmente miste, tensive, in parte sospette emicraniche con aura visiva, distonia neurovegetativa, nonché compromissione biopsicosociale.
Il dott. Bosia ha quindi espresso le considerazioni seguenti riguardo alla capacità lavorativa:
"
... dal punto di vista prettamente reumatologico-teorico, facendo astrazione dagli aspetti extrareumatologici, non sussiste un’incapacità lavorativa secondo i criteri utilizzati attualmente. Ciò significa che non vi sono elementi oggettivabili reumatologici correlabili con i disturbi della paziente che sono invece da attribuire a fattori extrareumatologici con compromissione biopsicosociale.
Si è sviluppato un decondizionamento fisico nel corso degli anni che rende comunque controindicate (almeno teoricamente per aspetti reumatologici) attività medio e molto pesanti ripetitive. Il decondizionamento fisico può contribuire alla riduzione del rendimento.
Vista l’evoluzione degli ultimi anni, la prognosi rimane molto sfavorevole.”
(doc. C 2, p. 3)
2.11. In sede di decisione su opposizione impugnata, l’UAI ha fatto valere che la manifesta erroneità della propria decisione formale del 24 marzo 2003, risiede nel fatto che essa sarebbe stata emanata senza, citiamo: “... aver svolto i necessari esami dal punto di vista medico ...” (doc. 44/10, p. 4).
Questa Corte constata innanzitutto che, trattandosi di determinare il diritto alla rendita di invalidità da parte di una casalinga, il metodo scelto dall’amministrazione, quello
specifico
, era conforme alla legge (cfr., al riguardo, il consid. 2.5.).
In questo senso, il caso di specie si differenzia quindi chiaramente da quello di cui alla STFA del 13 luglio 2006 nella causa L., citato al considerando 2.8. in fine.
D’altro canto, va sottolineato che, nell’ambito del metodo specifico di calcolo dell'invalidità, un significato decisivo lo rivestono le risultanze dell’
inchiesta domiciliare
(cfr. DTF 130 V 97, consid.
3.3.1: “
Als Aufgabenbereich der im Haushalt tätigen Versicherten gilt die übliche Tätigkeit im Haushalt sowie die Erziehung der Kinder (Art. 27 Abs. 2 IVV).
Die Invaliditätsbemessung erfolgt im Regelfall durch eine Abklärung vor Ort
, deren Inhalt sich nach den durch die Rechtsprechung für gesetzes- und verordnungskonform erklärten (bezüglich früherer Fassungen AHI 1997 S. 291 Erw. 4a, ZAK 1986 S. 235 Erw. 2d; für die seit 1. Januar 2000 geltende Regelung Urteile S. vom 28. Februar 2003, I 685/02,
BGE 130 V 97 S. 100 Erw. 3.2, und S. vom 4. September 2001, I 175/01, Erw. 5a) Weisungen des Bundesamtes für Sozialversicherung (BSV) (Kreisschreiben über Invalidität und Hilflosigkeit [KSIH] gültig ab 1.
Januar 2000, Rz 3090 ff.) richtet.“ – il corsivo é del redattore).
In effetti, secondo la giurisprudenza federale, non vi è in linea di massima e senza valide ragioni, motivo per mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste a domicilio effettuate dai servizi sociali dell’amministrazione, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste precisamente nel procedere a tali indagini sul posto (RCC 1984, p. 143 consid. 5).
In una sentenza del 13 settembre 2006 nella causa V., I 503/04, consid. 4, il TFA, proprio in applicazione della giurisprudenza appena menzionata, ha tutelato il giudizio del TCA che aveva fatto propri gli esiti dell’inchiesta economica a domicilio compiuta da un’assistente sociale dell’UAI (invalidità complessiva del 42%), e ciò sebbene il medico-specialista interpellato dall’amministrazione avesse attestato un’incapacità lavorativa del 50% quale casalinga.
Nella concreta evenienza, per decidere circa l’assegnazione di una rendita di invalidità a Daniela Moro, l’Ufficio AI aveva a propria disposizione l’inchiesta domiciliare eseguita dall’assistente sociale Gambonini, la quale aveva esaminato in maniera circostanziata e motivata le singole mansioni consuete che l’assicurata poteva o non poteva più svolgere (cfr. doc. 9).
Per quel che riguarda gli aspetti medici, va peraltro rilevato che la conclusione contenuta nel relativo rapporto del 2 luglio 2002 – grado di invalidità del 55% -, corrispondeva in sostanza a quella formulata dal medico curante della ricorrente, il reumatologo dott. L. Bosia, nel suo referto 10 gennaio 2001 (doc. 5/3; inabilità lavorativa del 50%).
Tale conclusione è stata avallata dal medico di fiducia dell’amministrazione, dott. P. Andreoli (doc. 11).
In esito alle considerazioni che precedono, questa Corte non ritiene che si possa validamente sostenere che la decisione formale in questione sarebbe stata emanata sulla base di accertamenti lacunosi o superficiali.
La decisione, giusta o sbagliata che sia, è stata invece presa sulla base di adeguati accertamenti medici ed economici.
Non si può quindi pretendere che essa sia
manifestamente
errata.
Posto che almeno una delle condizioni (cumulative) richieste dall’art. 53 cpv. 2 LPGA non è adempiuta, l’UAI non è legittimato a riconsiderare la decisione formale del 24 marzo 2003 e, quindi, a porre termine al diritto dell’assicurata alla rendita di invalidità.

## Considerations