# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 72c45d71-19f0-5ec5-aa49-d5e71fda7b47
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

ritenuto che _ha successivamente impiegato queste somme per necessità sue e delle sue società,
ritenuto inoltre che la differenza tra quanto investito e quanto rientrato dal broker _, pari a circa CHF 92'608,10 (al lordo delle spese e/o provvigioni del broker), è andata persa a seguito degli investimenti effettuati e che per celare le appropriazioni e le perdite subite, nonché per rassicurare i clienti e ritardare così richieste di restituzione del denaro affidatogli e/o ottenere ulteriori fondi, l'accusato ha allestito e inviato a questi ultimi rendiconti attestanti contrariamente al vero l'esistenza di utili,
ritenuto infine che _ha parzialmente risarcito tre dei citati clienti (CHF 20'000.-- a _ il 11.10.2000; CHF 10'000.-- a _ il 19.11.2002 e CHF 3'251.70 a _ il 16.05.2003), facendo capo a denaro affidatogli dai clienti truffati di cui sub. 2;
2. truffa, ripetuta
qualificata
siccome commessa per mestiere, data la disponibilità dell'accusato ad agire ripetutamente per assicurarsi una regolare fonte di reddito
per avere,
a Lugano nonché in altre località in Svizzera e all'estero,
nel periodo 22.06.1999 - 18.11.2003 (data del suo arresto),
allo scopo di procacciarsi un indebito profitto,
ingannato con astuzia terze persone, affermando cose false e dissimulando cose vere, inducendole in tal modo ad atti pregiudizievoli al loro patrimonio,
e meglio per avere,
agendo tramite le società _, _ e _ ed avvalendosi di procacciatori di clienti,
raccolto capitali presso terzi, prospettando investimenti nel settore delle divise e delle materie prime, sottacendo che in realtà tali fondi non sarebbero stati investiti ma utilizzati per le necessità sue e delle sue società rispettivamente per rimborsare altri clienti i cui fondi erano stati precedentemente persi o utilizzati indebitamente,
inducendo in tal modo 25 (venticinque) clienti investitori a versargli a contanti o tramite bonifico sui suoi conti personali e societari l'importo complessivo di CHF 1'382'822,93,
mettendo così in pericolo perlomeno temporaneamente il loro capitale, rispettivamente cagionando loro - considerato il rimborso di CHF 552'543,15 - un pregiudizio effettivo complessivo di CHF 882'102.63,
e meglio singolarmente
No.
Clienti
Versamenti
Rimborsi ricevuti
Danno subito
1
1001
_
SFr.
36'000.00
SFr. -
SFr. 36'000.00
2
1002
_
SFr.
70'000.00
SFr. -
SFr. 70'000.00
3
1003
_
SFr. 45'000.00
SFr. 9'920.30
SFr. 35'079.70
4
1004
_
SFr. 100'000.00
SFr. 30'000.00
SFr. 70'000.00
5
1009
_
SFr. 50'000.00
SFr. 56'097.70
SFr. -
6
1010
_
SFr. 31'000.00
SFr. -
SFr. 31'000.00
7
1011
_ r
SFr. 60'000.00
SFr. 20'000.00
SFr. 40'000.00
8
1012
_
SFr. 10'000.00
SFr. -
SFr. 10'000.00
9
1013
_
SFr. 20'000.00
SFr. 20'625.15
SFr. -
1
0
1014
_ t
SFr. 70'000.00
SFr. 20'000.00
SFr. 50'000.00
11
1015
_
SFr. 32'500.00
SFr. -
SFr. 32'500.00
12
1016
_
SFr. 415'768.00
SFr. -
SFr. 415'768.00
13
1017
_
SFr. 5'000.00
SFr. -
SFr. 5'000.00
14
1018
_
SFr. 17'000.00
SFr. -
SFr. 17'000.00
15
1019
_
SFr. 56'000.00
SFr. 64'300.00
SFr. -
16
1020
_
SFr. 50'000.00
SFr. 50'000.00
SFr. -
17
1021
_
SFr. 12'350.00
SFr. -
SFr. 12'350.00
18
1025
_
SFr. 20'000.00
SFr. 26'200.00
SFr.
-
19
1026
_
SFr. 42'500.00
SFr. 65'100.00
SFr. -
20
1027
_
SFr. 11'000.00
SFr. 6'300.00
SFr. 4'700.00
21
1028
_
SFr. 62'500.00
SFr. 70'500.00
SFr. -
22
1029
_
SFr. 10'000.00
SFr. 3'500.00
SFr. 6'500.00
23
1030
_
SFr. 126'485.80
SFr. 112'000.00
SFr. 14'485.80
24
1031
_
SFr. 7'000.00
SFr. -
SFr. 7'000.00
25
1033
_
SFr. 22'719.13
SFr. -
SFr. 22'719.13
Totali
SFr. 1'382'822.90
SFr. 554'543.15
SFr. 880'102.63
ritenuto che l'accusato ha utilizzato l'indebito profitto conseguito per sostenere le spese societarie e sue personali,
ritenuto altresì che per perfezionare l'inganno astuto e per celare le previe malversazioni nonché per ottenere ulteriori fondi dai clienti l'accusato ha allestito e inviato a questi ultimi rendiconti attestanti contrariamente al vero l'esistenza di investimenti e di utili;
3. amministrazione infedele, ripetuta
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui sub 1,
nella sua qualità di gerente di patrimoni e quindi obbligato per negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui,
mancando ripetutamente al proprio dovere ovvero omettendo di informare i clienti di cui sub 1 del reale esito degli investimenti ossia delle costanti e consistenti perdite subite ed anzi rassicurandoli indicando ed inviando loro rendiconti attestanti contrariamente al vero l'esistenza di utili,
danneggiato il patrimonio dei clienti, perdendo interamente il capitale investito di
CHF 92'608,10 (al lordo delle spese e/o provvigioni del broker) e causando loro un danno equivalente;
4. falsità in documenti, ripetuta
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui ai punti 1, 2 e 3,
allo scopo di procacciare a sé un indebito profitto ovvero per celare le previe malversazioni nonché rassicurare i propri clienti e ritardare così richieste di restituzione del denaro affidatogli e/o ottenere ulteriori fondi, allestito documenti falsi e segnatamente falsi rendiconti attestanti contrariamente al vero l'esistenza di operazioni di investimento e di utili, facendone altresì uso inviandole e/o consegnandole ai propri clienti;
5. esercizio abusivo della professione di fiduciario
per avere,
a Lugano,
nel periodo 22.06.1999 - 18.11.2003 (data del suo arresto),
operando ininterrottamente quale gestore di patrimoni, segnatamente affidatigli a scopo di investimento, nell'interesse di almeno 37 (trentasette) clienti ed agendo tramite le società _, _ e _, con uffici a Lugano e conti bancari presso UBS SA _ e Cornèr Banca _,
esercitato senza autorizzazione la professione di fiduciario finanziario, così come definita dalla Legge Cantonale sull'Esercizio delle Professioni di Fiduciario, ottenendo, oltre all'indebito profitto realizzato con i reati di cui sub 1, 2 e 3, un guadagno lordo complessivo da commissioni e ristorni di USD 14'105,97 (USD 9'000.- il 12.07.2000 + USD 4'900.- il 14.08.2000 + USD 205,97 il 19.09.2000) versati dal broker _ Ltd e di CHF 13'900.- e USD 104'109,70 versati dal broker _;
fatti avvenuti
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
art. 138 Cifra 2 CP, Art. 146 cpv. 2 CP, Art. 158 n. 1 cpv. 1 CP, Art. 251 Cifra 1 CP, art. 19 Legge sui fiduciari LFID;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 50/2004 del 27 aprile 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§
Il _.
§
L'accusato _
assistito dal difensore di fiducia (GP) avv. _.
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 9:30 alle ore 12:30.
Sentiti
§

## Considerations

Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale chiede la conferma integrale, sia in fatto che in diritto, dell’atto di accusa. Sottolinea la gravità della colpa dell’imputato sia per il lungo tempo durante il quale ha delinquito, sia per l’ammontare del danno causato, sia per l’alto numero delle sue vittime che per i precedenti penali analoghi per i quali era già stato condannato dal tribunale del Canton Grigioni. In favore dell’imputato sottolinea, invece, la fattiva collaborazione prestata agli inquirenti nella ricostruzione delle sue malversazioni finanziarie e la presa di coscienza degli errori commessi dimostrata dalla richiesta di espiazione anticipata della pena. Conclude, quindi, chiedendo la condanna dell’imputato alla pena di 24 mesi di detenzione e la revoca della sospensione condizionale delle pene di 16 mesi di detenzione inflitta il 26.6.2001 e di 90 giorni di detenzione inflitti il 5.5.2003.
Chiede inoltre la confisca di tutto quanto in sequestro e l’accoglimento delle pretese delle PC nella misura di cui alla tabella riassuntiva di pagina 3 dell’AA.
§
Il Difensore, che pone in risalto la figura, la personalità e la vita anteriore del suo patrocinato.
Non contesta né i fatti né il diritto di cui all’atto di accusa e non si oppone alla richiesta di confisca di quanto in sequestro e alle richieste di risarcimento delle PC. In favore di _sottolinea la piena, immediata e fattiva collaborazione prestata nella ricostruzione delle sue malversazioni, la piena presa di coscienza degli sbagli commessi e il pentimento dimostrato dalla richiesta di espiare in modo anticipato la propria pena detentiva. Conclude chiedendo che la pena detentiva venga contenuta in 18 mesi da porre al beneficio della sospensione condizionale con un periodo di prova di 5 anni. Non si oppone alla revoca delle sospensioni condizionali delle precedenti pene.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti:
_
1. E’ autore colpevole di:
1.1. ripetuta appropriazione indebita
1.1.1 per avere,
a Lugano nel periodo gennaio 2000 – ottobre 2000,
impiegato indebitamente parte della somma di 150'000.- CHF affidatagli a scopo d’investimento da cinque suoi clienti
e meglio per essersi appropriato di complessivi 57'391,90 fr., importo in seguito utilizzato per necessità sue e della società _?
1.1.2 trattasi di ripetuta appropriazione indebita aggravata siccome commessa nella sua qualità di gerente di patrimoni?
1.2. ripetuta truffa
per avere,
a Lugano e in altre località in Svizzera e all’estero,
nel periodo 22.6.1999 – 18.11.2003,
ingannato con astuzia 25 suoi clienti con le modalità descritte nell’atto di accusa, riuscendo con ciò ad ottenere dalle stesse un importo complessivo di 1'382'822.93 fr.,
denaro utilizzato per pagare spese societarie, sue personali e per rimborsare altri clienti i cui fondi erano stati precedentemente persi od utilizzati indebitamente, causando un danno finale di complessivi 880'102.63 fr.?
1.2.1 trattasi di ripetuta truffa qualificata siccome commessa per mestiere?
1.3. ripetuta amministrazione infedele
per avere
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui sub. 1 AA,
nella sua qualità di gerente di patrimoni,
mancato ripetutamente al proprio dovere contrattuale d’informare i suoi clienti delle perdite subite nell’ambito degli investimenti effettuati, inviando loro per contro rendiconti attestanti contrariamente al vero l’esistenza di utili, perdendo così l’intero capitale di 92'608.10 fr. e causando loro un danno equivalente?
1.4. ripetuta falsità in documenti
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui ai pt. 1, 2 e 3 dell’AA, allo scopo di celare le malversazioni finanziarie commesse, nonché per ritardare le richieste di restituzione del denaro ed ottenere ulteriori fondi, allestito, e spedito ai suoi clienti, falsi rendiconti?
1.5. esercizio abusivo della professione di fiduciario
per avere,
a Lugano, nel periodo 22.6.1999 – 18.11.2003,
operando ininterrottamente quale gestore di patrimoni affidatigli da 37 clienti a scopo d’investimento, ed agendo tramite le società _, _ e _,
esercitato, senza autorizzazione,
la professione di fiduciario finanziario, ottenendo un guadagno lordo di complessivi 118'215.67 USD e 13'900 fr.,
e meglio come descritto nell’atto d’accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa di libertà?
3. Deve subire la revoca della sospensione condizionale della pena di:
3.1. 16 mesi di detenzione inflittagli il 26.6.2001 dal Tribunale cantonale dei Grigioni?
3.2. 90 giorni di detenzione inflittagli il 5.5.2003 dal Ministero Pubblico di Bellinzona?
4. Deve subire la confisca di quanto in sequestro?
5. Deve essere condannato al pagamento di un’indennità alle parti civili?
Considerato,
in fatto ed in diritto
1.
_, cittadino svizzero, domiciliato a _, è nato il 22 luglio _a Berlino. Poco dopo la sua nascita, i genitori (il padre è di nazionalità tedesca e la madre svizzera) si sono trasferiti con il figlio, dapprima, a _ e poi, dopo un paio d’anni, a _ dove il padre lavora come medico assistente. Nel 1981, la famiglia _si è trasferita a _ (JU) dove il padre, nel frattempo specializzatosi in radiologia, diventa primario nei nosocomi di _ e _.
La madre, infermiera di professione, si è sempre dedicata alla famiglia.
Il fratello minore è assistente sociale.
2.
_, dopo avere frequentato le scuole dell’obbligo (in parte a _ nel Canton _ e in parte a _y), ed un anno di liceo (tipo E) a _, nel _si diploma presso la _.
Dopo il servizio militare, nel novembre del 1993 si trasferisce in Ticino dove lavora presso la _, una fiduciaria con sede a _. Il suo lavoro consiste nel contattare telefonicamente i potenziali clienti – scelti in genere in base all’attività lavorativa indicata sull’elenco telefonico – e convincerli a partecipare a degli investimenti a termine. Così come spiegato al dibattimento, il suo lavoro si divide in due fasi: la prima di acquisizione della fiducia del potenziale cliente vantando i pregi della società (con colloqui ed invio di materiale pubblicitario) e la seconda di vendita vera e propria dell’investimento. Dopo circa un anno _passa alla _– società che fa parte del “gruppo” _– dove continua a svolgere la stessa attività con la sola differenza che viene promosso a capo settore e il suo guadagno mensile raggiunge una media di 7'000.-/ 8'000.- fr.
3.
Nel settembre 1994 _ sposa _ a.
Dal matrimonio - sciolto con sentenza di divorzio _- non nasceranno figli.
4.
Nel corso del 1995, _decide di mettersi in proprio. Messo fine al rapporto lavorativo con la _ (1.1995-1.9.1995), l’1.10.1995 costituisce, insieme a _, la società _.
Quale sede della società viene scelto il Grigioni in quanto - come ha spiegato _in aula - in quel Cantone non è richiesta alcuna autorizzazione per esercitare la professione di fiduciario finanziario.
_riprende con la _ (1.10.1995 – 31.5.1999) l’attività che praticava in Ticino, occupandosi dell’acquisizione di clientela cui propone investimenti ad alto rischio speculativo (mercati a termine, opzioni e divise).
La _ - che rimane attiva dal dicembre 1996 al marzo 1999 – non mantiene, però, le promesse fatte ai clienti .
Nel 1999 la situazione precipita. I clienti protestano. Il 16.7.1999 la _sottopone loro una proposta di restituzione dei capitali affidati per 729'329.75 fr. per i quali il 2.8.1999 _e _si riconoscono, solidalmente, debitori. Il 17.12.1999 viene aperta la procedura di fallimento che terminerà, il 21.1.2000, con la cancellazione della _per mancanza di attivi.
Contestualmente, il 7.6.1999, la Commissione federale delle banche avvia un’inchiesta sull’attività della _ nel mercato forex. Il 4.10.1999 _, dipendente della _, viene incaricato di far luce su quanto avvenuto fra la _ e i suoi clienti. Il 7 aprile 2000 _ consegna il suo rapporto dal quale risulta che la maggior parte del denaro consegnato dagli investitori alla _ non era nemmeno stato investito e che, in relazione a ciò, erano stati redatti degli estratti conto fittizi. Avutone notizia
,
la Procura pubblica apre un'inchiesta nei confronti di _e _, del cui esito si dirà in seguito.
5.
Con l’intento di “rifarsi” _, il 1.6.1999, costituisce le società _ con sede a _ (trasferita poi a _o) e _ con sede a _ (poi a _).
Così come ammesso, le sedi societarie erano state scelte per sottrarsi all’obbligo di ottenere l’autorizzazione all’esercizio della professione di fiduciario finanziario. A questo proposito va segnalato che, il 4.5.2001, _, in occasione di un sopralluogo da parte di un ispettore del Consiglio di vigilanza sulle professioni di fiduciario, ha spudoratamente mentito dichiarando quanto segue:
"
la ditta non è ancora attiva ........ che non sono finora stati contattati clienti, non sono stati raccolti fondi né stipulato contratti di gestione, ......... che egli per il momento è stato incaricato di trovare un fiduciario finanziario e procedere all’affiliazione ad un organismo di autodisciplina. Il colloquio termina con la promessa del sig. _di attenersi alle indicazioni dell’ispettore e di informare l’autorità di sorveglianza sui fiduciari al momento in cui _ Sa avvierà l’attività effettiva” (Al 11).
In realtà, contrariamente a queste indicazioni, a Lugano, sotto l’egida delle citate due società, _continua a fare quel che già faceva nei Grigioni: acquisisce clientela a cui propone degli investimenti in forex da effettuare per il tramite di brokers professionisti.
_nell’ambito della sua attività di acquisizione della clientela utilizza un prospetto pubblicitario per vantare le qualità manageriali della _. Il prospetto - dal titolo “Financial Services: Interbank, Devisenhandel, Das Dynamische Kapital-management” - è un opuscolo dalla grafica e dalle foto (banconote, lingotti, ecc..) accattivanti e nel quale si spiega ai potenziali clienti i motivi per i quali conviene loro far capo alla società _: “Warum mit uns zusammenarbeiten? Stärken, Erfahrung, Seriösität, Sicherheit, International”. In esso viene pure spiegato che con un capitale di 1'000'000.- fr. è possibile movimentare un capitale di 10'000'000.- fr. (effetto leva x 10) e che la società _ ha sviluppato il meccanismo dello “Stop-Loss Order” grazie al quale è possibile limitare il rischio di perdita del capitale investito. Vengono illustrati alcuni esempi d’investimento dai quali si evince che con un capitale del cliente di 1’000'000.- fr., in poche ore, rispettivamente giorni, è possibile realizzare un guadagno di 80'000.- fr., rispettivamente di 300'000.- fr. (cfr. documentazione in atti in classeur Rapporto Polizia annesso 7, separazione 12).
Durante il periodo d’attività 1.6.1999 – 18.11.2003 _riesce a convincere ben 29 clienti ad affidargli circa 1'500'000.- fr. da investire.
I contratti (cfr. contratti in classeurs Rapporto Polizia annessi 1 e 2) fatti sottoscrivere da _prevedono in particolare che:
"
Mit der Unterzeichnung dieses Auftrages bestätigt der Anleger ausdrücklich, dass er sich der Risiken, denen sein Kapital im Divisengeschäft ausgesetzt ist, voll bewusst ist. Er akzeptiert diese Risiken als natürlichen Bestandteil des Devisengeschäftes. Dem Anleger ist bekannt, dass bei sehr ungünstigen Umständen ein Teil – oder Totalverlust seines investierten Kapitals eintreten kann.”
Inoltre, in detti contratti si legge quanto segue:
"
Der Anleger erhält von der _ einmal monatlich einen Kontoauszug zugestellt, der alle getätigen Transaktionen und die Kapitalveränderung einzeln ausgewiesen aufzeigt”.
6.
Il 26.6.2001, il procedimento penale che era stato avviato nei confronti di _ in relazione alla sua attività con la _sfocia nella sentenza di condanna alla pena di 16 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per truffa per mestiere e ripetuta falsità in documenti (Al 19).
In sintesi, la magistratura grigionese ha accertato che i fondi versati dai clienti non venivano investiti ma utilizzati da _e _per “vivere, sostenere le proprie spese personali e della società e, in piccola parte, per rimborsare altri clienti che reclamavano il proprio denaro” e che, per nascondere i mancati investimenti e l’illecito loro utilizzo, venivano redatti dei falsi estratti conto dai quali risultava che degli investimenti erano stati effettuati e che questi investimenti avevano prodotto degli utili.
La sentenza grigionese accertava che l’importo malversato ammontava complessivamente a 618'047.- fr. mentre il danno finale si situava a 457'266.40 fr.
7.
_, oltre a quella inflittagli con la citata sentenza del 26.6.2001, conta altre due condanne (Al 28).
La prima del 15.7.2002 con cui il Tribunale militare di Divisione _ di _ gli ha inflitto 20 giorni di arresto sospesi con un periodo di prova di tre anni per omissione di servizio e assenza ingiustificata.
La seconda, del 5.5.2003, con cui il Ministero Pubblico ticinese gli ha inflitto 90 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per 4 anni, oltre che la revoca della sospensione condizionale della citata pena di 20 giorni, per avere guidato in stato di ebrietà.
Dal profilo finanziario la situazione di _ è catastrofica: a suo carico, il 29.12.2003 risultavano esserci (estratto UEF 29.12.2003, separazione 18 in Al 72) esecuzioni in corso per circa 136'670 fr. (periodo 2001 – dicembre 2003) e attestati di carenza beni per circa. 148'128.05 fr. (periodo 1998 – 2001).
In aula _ha aggiornato questi dati, indicando in ca. fr. 300'000.- gli attestati carenza beni e dichiarando di avere chiesto ed ottenuto il fallimento privato.
8.
I fatti così come descritti nell’atto di accusa non sono contestati. Anzi _si è assunto la paternità di questa ricostruzione dei fatti, nel senso di avere lui medesimo largamente contribuito alla ricostruzione degli eventi (cfr. verb. _a PP Al 24, 77 e 87; verb. _a polizia doc. 3 in Al 72).
I fatti di cui all’atto di accusa si riferiscono all’attività esercitata da _ nell’ambito delle due citate società _ di sua “proprietà”, e ciò nel periodo che va dal 1.6.1999 fino al giorno del suo arresto, il 18.11.2003.
In questo periodo _, avvalendosi anche di procacciatori di clienti (_, _ e altri ancora; cfr. verb. doc. 15 e 16 in Al 72), contatta tutta una serie di potenziali clienti, scelti in base alla professione da loro svolta (si tratta della medesima strategia messa in atto presso la _ e la _GmbH). _propone loro d’investire il loro denaro nel mercato delle divise.
Questa attività viene svolta da _, inizialmente dai locali di casa sua, in seguito dagli uffici a Lugano delle società _ allestiti a tale scopo e ciò malgrado _fosse a conoscenza (_ha ammesso di avere istituito le sedi societarie delle _ in svizzera interna proprio per aggirare la legge ticinese) dell’obbligo di ottenere un’autorizzazione per l’esercizio della professione di fiduciario nel Cantone Ticino (cfr. verb. dibattimento, p. 3).
Così come ammesso al dibattimento, del denaro ricevuto dai primi clienti all’inizio dell’attività con la _, _si è appropriato per – dice lui – avviare l’attività. Questo avviamento di attività si traduce nell’acquisto dei mobili per l’ufficio, nel pagamento degli affitti e nello spendere per sé.
Gli unici soldi investiti da _sono quelli ricevuti da alcuni clienti (5) nel periodo da febbraio a ottobre 2000: _ha effettivamente investito 125'000.- fr. , cioè parte del denaro consegnatogli dai clienti _ (fr. 40'000.-), _ (fr. 50'000.-), _ (fr. 25'000.-), _ (fr. 25'000.-) e _ (fr. 10'000.-). Questi sono gli unici importi investiti come prospettato nell’opuscolo pubblicitario e come concordato nei contratti sottoscritti (cfr. verb. _a PP Al 24, 77 e 87).
Il rimanente del capitale ottenuto dai clienti, ovvero fr. 1'407'822.90 (fr. 1'382'822.90 di cui al pt. 2 dell’AA + fr. 25'000.- di cui al pt. 1 dell’AA), non è mai stato investito, né è mai stato fatto tentativo alcuno in tal senso.
Semplicemente questo denaro è stato utilizzato - è lo stesso _ad averlo ammesso - per “potere vivere”. E’ stato, cioè, utilizzato da _per garantirsi un alto tenore di vita, per pagare le spese delle sue società (pochissime, ha precisato al dibattimento) e, infine, in parte, per rimborsare il denaro che alcuni suoi clienti gli chiedevano di restituire (in totale fr. 554'543.15 fr.; cfr. verb. _a PP Al 24, 77 e 87).
Va precisato che – così come ammesso davanti al PP e, poi, ribadito al dibattimento – _effettuava questi rimborsi per far credere ai clienti di avere effettivamente investito i loro capitali e che tali investimenti rendevano bene così da rassicurarli ed ottenere nuovi fondi (verb. a polizia p. 13 doc. 3 in Al 72; verb. _a PP Al 24 p. 2). Nuovi fondi che egli sapeva benissimo che non avrebbe mai investito ma di cui egli si sarebbe appropriato così come aveva fatto con quelli precedentemente ottenuti (eccezion fatta per quei fr. 125.000.- di cui s’è detto).
Ne risulta che – così come ammesso al dibattimento - nei quattro anni di attività delle società _, _si è appropriato – senza nemmeno tentare di adempiere al mandato di investimento che gli era stato affidato - ed ha sperperato circa 880'000.- fr. . In pratica – così come confermato al dibattimento – _ha vissuto per 4 anni attingendo ai soldi che i clienti gli affidavano, per un importo annuo medio di fr. 200.000.- in modo da garantirsi un alto tenore di vita.
Relativamente al capitale investito (125'000.- fr.), va precisato che _ha ben presto proceduto ad una serie di disinvestimenti per complessivi 32'391.90 fr. in quanto - ha detto in aula – aveva bisogno di soldi per sostenere le sue spese personali e quelle delle sue società (che sappiamo essere praticamente irrilevanti).
La differenza, fr. 92'608.10 fr., rimasta investita è, invece, poi andata integralmente persa (verb. _a PP Al 77, p. 2 e Al 87 p. 2).
Al fine di nascondere la situazione poc’anzi descritta (mancati investimenti, differente utilizzo dei capitali rispetto a quanto pattuito, perdita del capitale investito) così da evitare che i clienti gli chiedessero la restituzione dei loro capitali, come pure per cercare di carpire nuovi capitali che gli permettessero di continuare a “vivere” così come gli piaceva, _ha allestito una lunghissima serie di rendiconti falsi che attestavano l’esistenza d’investimenti e di utili (cfr. verb. _a PP Al 24 p. 2, Al 77 p. 2 e Al 87 p. 2; verb. _a Polizia p. 15 doc. 3 in Al 72).
9.
A seguito delle denunce inoltrate da alcuni clienti, la Procura pubblica ticinese ha aperto un’inchiesta per i fatti sopra descritti (Al 3 e 5).
La prima denuncia presentata da _ risale al 7.5.2003: è la Procura pubblica del Canton Lucerna che la trasmette al MP ticinese che decide il 20.8.2003 di assumere il procedimento (Al 1 e 3). La seconda risale al 12.8.2003 ed è di _ (Al 2).
Il 18.11.2003, dopo la perquisizione degli uffici delle società _ e dell’appartamento di _, quest’ultimo viene arrestato (Al 16).
10.
Dopo alcuni mesi di carcere preventivo, il 12 marzo 2004, previo versamento di una cauzione di 30'000.- fr. e il deposito dei documenti d’identità (verb. _a PP Al 96), _ viene scarcerato e posto in libertà provvisoria.
Il 14.5.2004, per il tramite del suo legale, _ha comunicato l’intenzione di rientrare in carcere “il giorno 20 maggio p.v. onde iniziare a scontare anticipatamente la pena privativa della libertà che gli verrà comminata” (allegata a doc. TPC 3).
Il 21.5.2004 _si è effettivamente ripresentato presso il Penitenziario di Lugano al fine di porsi in esecuzione anticipata della pena (doc. TPC 4). Quindi, dal 21.5.2004, ad eccezione dei giorni 26/7 giungo 2004 per i quali ha beneficiato di un congedo (doc. TPC 11 e 12), si trova in espiazione di pena anticipata. Sulle motivazioni di questa decisione, _, al dibattimento, ha dichiarato:
"
di avere deciso di entrare in espiazione anticipata di pena perché sono pentito di quello che ho fatto e perché sapevo che non avrei potuto sfuggire alla prigione” (verb. dibattimento, p. 3).
11.
Il reato di appropriazione indebita è contemplato dall’art. 138 CP (in vigore dal 1. gennaio 1995) che commina la reclusione fino a 5 anni o la detenzione a chiunque tra l’altro impieghi indebitamente a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli (cifra 1). La comminatoria di pena è però la reclusione fino a 10 anni o la detenzione se il colpevole ha agito tra l’altro quale gerente di patrimoni (cifra 2).
La fattispecie qualificata riguarda la cerchia di autori che, per la loro posizione nei rapporti con le vittime, godono di una particolare fiducia e sottostanno, quindi, a un particolare obbligo di fedeltà (DTF 117 IV 22; 120 IV 184).
E' gerente di patrimoni colui che adempie in modo indipendente e a titolo professionale incarichi di gestione patrimoniale, anche se ciò non rappresenti la sua attività principale (cfr. oltre alla giurisprudenza testé menzionata: Rep. 1987 274, in particolare cons. 1.3 a pag. 276 e nota 2 a pag. 277; Rep. 1982 190).
_, disinvestendo parte dei 150.000.- fr. investiti (fr. 32'391.90) ed utilizzandolo, unitamente ai rimanenti 25'000.- fr. mai investiti, in modo contrario a quanto concordato contrattualmente, ed agendo in qualità di gerente di patrimoni ai sensi di quanto suindicato, si è reso autore colpevole della forma qualificata dell’appropriazione indebita per l’importo complessivo di 57'391.90 fr.
Per l'art. 146 cpv. 1 CP, commette truffa e è punito con la reclusione fino a cinque anni o con la detenzione chiunque, a scopo d'indebito profitto, tra altro inganna con astuzia una persona per indurla ad atti pregiudizievoli al suo patrimonio o a quello di altri ( DTF 126 IV 165; 125 IV 127; 122 IV 197; 120 IV 188; 119 IV 28; 118 IV 35 e 359; 116 IV 23; 107 IV 170, cons. 2 a; 101 I a 613; Corboz, Les principales infractions, all'art. 146 n. 16 segg.; Stratenwerth, Schweiz. Strafrecht, BT I, § 15 n.16-18 e rif.; Trechsel, Kurzkommentar, all’art. 146 n. 7)
Il mestiere implica un’attività di carattere professionale. L’autore agisce professionalmente quando, a causa del tempo e dei mezzi consacrati alla sua attività delittuosa, come pure della frequenza degli atti durante un determinato periodo e dei redditi sperati o conseguiti, risulti che egli esercita la propria attività delittuosa alla stessa stregua di una professione. Un’attività delittuosa esercitata alla stregua di una professione accessoria è sufficiente a giustificare la qualifica del mestiere (DFT 116 IV 319).
_– così come ammesso dalla difesa – si è reso autore colpevole di truffa per mestiere avendo egli ingannato i suoi clienti sulle sue reali intenzioni al momento della sottoscrizione dei contratti di gestione. Sin dall’inizio – eccettuati gli investimenti fatti nell’isola temporale gennaio/ottobre 2000 - _non aveva alcuna intenzione di investire il 1'382'822.93 fr. ottenuti in gestione dai clienti. Al contrario, come ha fatto e come ha ammesso, _ha, sin dall’inizio, voluto appropriarsi dei beni che i clienti gli affidavano - o, meglio, che egli, con l’inganno (cioè, mentendo sulle sue reali intenzioni), riusciva ad estorcere loro - per sostenere le numerose sue spese personali.
Quest’attività truffaldina si è protratta per un lungo periodo (4 anni), occupandolo praticamente a tempo pieno. Numerosi sono stati i clienti truffati (25), ingente il capitale raccolto (oltre 1'300'000.- fr.) e con un "utile netto" ragguardevole (200'000.- fr. l’anno). Non v’è dubbio alcuno che nel caso concreto vada applicata l’aggravante del mestiere ex. art. 146 cpv. 2 CP.
L’art. 158 CP punisce con la detenzione chiunque, obbligato per legge, mandato ufficiale o negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la gestione, mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette che ciò avvenga.
Così come ammesso anche dalla difesa, mancando al dovere contrattualmente assunto di corretta informazione sull’andamento degli investimenti e togliendo, così, ai clienti qualsiasi possibilità di controllo sui loro investimenti, _si è reso autore colpevole di amministrazione infedele ripetuta per i fatti descritti al punto 3 dell’AA.
Anche la falsità in documenti è punita con la reclusione fino a cinque anni o la detenzione ed è commessa da chiunque, a scopo d'indebito vantaggio (non necessariamente pecuniario) o al fine di nuocere al patrimonio od a altri diritti di una persona, tra altro forma un documento falso o altera un documento vero oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto giuridicamente importante (art. 251 n. 1 CP); ove per documento va inteso uno scritto destinato o atto a provare un fatto di portanza giuridica oppure un segno destinato a provare tale fatto (art. 110 n. 5 cpv. 1 CP).
Nel caso del falso ideologico occorre, per distinguerlo dalla semplice (e non punibile) menzogna scritta, una credibilità accresciuta del documento, ovvero una sua affidabilità particolare, tale da far apparire inutile o non pretendibile un controllo da parte dei destinatari (DTF 123 IV 61).
Di questo reato – ripetuto - l'accusato si è reso colpevole con l’allestimento dei rendiconti indicanti, contrariamente al vero, avvenuti investimenti e esistenza di utili e il loro invio o consegna ai clienti (DTF 122 IV 28 cons. b; 120 IV 361; Corboz, Les principales infractions, all'art. 251 n. 37segg. e 133).
Giusta l’art. 19 cpv. 1 lett. a e cpv. 5 della legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario (Lfid) punisce, nei casi gravi o di recidiva, con l’arresto o la multa chiunque senza autorizzazione esercita in Ticino per conto di terzo e a titolo professionale le professioni di fiduciario commercialista, fiduciario immobiliare e di fiduciario finanziario (art. 1 Lfid.).
Ritenuto che _ ha gestito, sull’arco di 4 anni, averi patrimoniali per un valore complessivo superiore al milione di franchi, che ha avuto oltre 20 clienti e che da tale attività ha attinto per almeno 200'000.- franchi annui e, inoltre, che sapeva perfettamente dell’esistenza della legge cantonale citata, tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di cui all'art. 19 LFID sono certamente realizzati (cfr. CCRP 30.7.2003 in re F.P.).
12.
Per l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali.
A tale riguardo, entrano in considerazione numerosi fattori quali il movente e le circostanze esterne, l’intensità del proposito, l’eventuale assenza di scrupoli, i modi d’esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o reiterazione dell’illecito, la recidiva, le difficoltà personali e psicologiche, il pentimento, la volontà di emendamento, la collaborazione con gli organi inquirenti, gli imperativi di prevenzione generale, ecc.
La colpa dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che egli ha fatto volendolo fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto (Corboz, La motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).
ll criterio essenziale è, dunque, quello della gravità della colpa e, pertanto, il
giudice deve prendere in considerazione, in primo luogo, gli elementi che portano sull'atto in quanto tale, in particolare sul risultato dell'attività illecita, sui modi di esecuzione e, dal punto di vista soggettivo, sull'intensità del dolo così come dei motivi del delinquere. L'importanza della colpa dipende altresì dalla libertà di decisione di cui ha disposto l'autore: più gli sarebbe stato facile rispettare la norma violata, più fortemente pesa la sua decisione di trasgredirla e quindi più è grave la sua colpa (DTF 127 IV 101;
122 IV 241 consid 1 p. 243 e sentenze citate).
Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto, compresa la collaborazione con gli inquirenti e la volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid 1 e 116 IV 289 consid 2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno, invece, portata relativa (DTF 124 IV 47 consid 2c), mentre esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di second’ordine (DTF 118 IV 350 consid 2g).
Per l'art. 68 n.1 cpv. 1 CP, quando per uno o più atti un delinquente incorre in più pene privative della libertà personale, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma senza oltrepassare nell’aumento la metà della pena massima comminata, ritenuto che con ciò si intende che occorre dipartirsi dal reato con la pena edittale più elevata (Trechsel, Kurzkommentar zum StGB, 2. Ed, n. 12 ad art 68; DTF 118 IV 121; 116 IV 304; 115 IV 25; 93 IV 10; CCRP, sentenza del 28 aprile 1998 in re P. e coimputati, consid 22c).
Se si deve giudicare di un reato punito con pena privativa della libertà che il colpevole ha commesso prima di essere stato condannato ad una pena privativa della libertà personale per altro fatto, il giudice determina la pena in modo che il colpevole non sia punito più gravemente di quanto sarebbe stato se i diversi reati fossero stati compresi in un unico giudizio (art 68 n. 2 CP; cfr. sent. CCRP 25.11.1999 in re I.V. N. consid. 17b).
Dal profilo oggettivo, si ha che _ ha ripetutamente – l’atto di accusa in esame si riferisce ad un lasso di tempo di 4 anni - e sistematicamente delinquito contro il patrimonio altrui, malversando complessivamente circa 1.500.000.- fr. (di cui circa 500.000.- fr. malversati prima della sentenza di condanna del giugno 2001).
Dell’importo malversato, egli ha rimborsato soltanto una minima parte, circa 500.000.-, e soltanto grazie alla commissione di nuovi reati ed, ancora, non per una reale presa di coscienza del male fatto, ma unicamente per tenere tranquilli quei clienti che cominciavano a chiedergli conto dei suoi pretesi investimenti e convincerli ad affidargli nuovi capitali di cui lui, poi, sapeva già che si sarebbe nuovamente appropriato.
Al di là della cifra malversata – che, comunque, essendo molto consistente, rimane un elemento che non può non pesare nella commisurazione della pena – la colpa di _è estremamente grave poiché egli ha agito senza scrupolo alcuno. Senza avere alcun ripensamento, senza avere alcun momento di pentimento, egli ha continuato per quattro anni a contattare clienti, prospettando loro qualità gestionali, serietà e competenze nel campo degli investimenti in divise al solo ed unico scopo di estorcere loro, con la fiducia, soldi da utilizzare sostanzialmente quasi esclusivamente – se si eccettua quei soldi (di soli 5 clienti) investiti in quell’isola temporale situantesi fra gennaio e ottobre 2000 – per finanziare la sua “bella vita”.
Eccettuati quei 125.000.- fr.. di cui s’è detto - ma di cui ha, poi, disinvestito quasi 33.000.- al solo scopo di utilizzarli per sè - _non ha neppure mai tentato di adempiere al mandato di gestione affidatogli dai suoi clienti: egli prelevava a contanti i soldi che i clienti versavano sui conti della società e li usava per sé. Li spendeva – ha detto - per vivere e per i bisogni della società. Ma, ritenuto che - come egli ha ammesso al dibattimento – i bisogni societari erano, in realtà, ridottissimi, la maggior parte di quei soldi il _li ha usati “per vivere”. Si trattava – come ammesso al dibattimento – di un importo che superava i 200.000.- fr. all’anno (tenuto conto soltanto del danno causato con la truffa e l’appropriazione indebita). E consumare per vivere più di 200.000.- fr. all’anno significa – soprattutto se si tien conto della giovane età del _(che aveva, nel periodo considerato, dai 27 ai 31 anni e non aveva particolari oneri familiari) – fare la bella vita.
Significa spendere e spandere per concedersi tutto quel che si desidera. E significa, perciò, che _ha delinquito per puro spirito di lucro e significa, perciò ancora, che la sua colpa non conosce attenuanti (se non quelle, di cui vedremo poi, relative al suo comportamento dopo l’arresto).
Non basta a rendere meno spregevole il suo agire, il fatto che _abbia utilizzato parte (ma una piccola parte) dei capitali affidatigli per rimborsare alcuni clienti. Come si è visto, infatti, egli l’ha fatto non con l’intento di riparare le proprie malefatte, ma con l’intento di tener buoni i clienti (che ingannava, in più, con l’invio di falsi rendiconti) così da poter continuare nel suo delinquere e così anche da estorcere loro ancora nuovi capitali di cui appropriarsi: infatti - se si eccettua quella piccola isola temporale di cui s’è detto – _non ha mai nemmeno tentato di investire i soldi dei suoi clienti, così che la sua dichiarazione secondo cui egli continuava l’attività poiché sperava di poter poi, un giorno, rimborsare i clienti si rivela essere una pura strategia intesa a sminuire la sua colpa. Egli non provava neppure ad investire i soldi che gli venivano affidati ma si limitava ad appropriarsene ed a spenderli per soddisfare i suoi egoistici bisogni, per garantirsi, in sintesi, un elevato tenore di vita. Così come è chiaro per tutti che i soldi spesi non danno frutti, anche per _era perfettamente chiaro che, continuando a sperperare i soldi dei clienti senza mai investirli, mai e poi mai avrebbe potuto far fronte ai propri obblighi nei confronti dei clienti.
Ulteriore elemento di aggravazione della colpa di _è il fatto che egli aveva dalla sua tutto per poter comportarsi bene: egli è nato in una famiglia agiata, ha potuto studiare e farsi una formazione che gli ha permesso – a soli 22 anni – di trovare un lavoro che gli garantiva un reddito mensile medio di 7/8.000.- fr. Avrebbe potuto continuare e costruirsi facilmente, senza i sacrifici cui sono costretti la maggior parte di noi, la vita in modo onesto. Ma non l’ha fatto. Ha voluto ancora di più di quanto già non avesse. E per avere questo di più, _– che già aveva molto, in ogni caso molto di più del necessario - non ha esitato a delinquere.
Infine, ulteriore e pesantissimo elemento di aggravazione della colpa di _– relativamente alle malversazioni compiute dopo l’intervento della giustizia penale grigionese - è il fatto che egli ha compiuto le malversazioni per cui oggi viene giudicato dopo essere stato oggetto di un procedimento penale per fatti analoghi nel Canton Grigioni sfociato nella condanna del 26.6.2001. Lasciata la _– nel cui ambito aveva malversato per più di 600.000.- fr. con modalità analoghe a quelle descritte nell’atto di accusa oggi in esame - _costituisce nuove società con cui continuare quel che nei Grigioni non gli riusciva più. Riprende ad operare con gli stessi sistemi truffaldini e con la menzogna più spudorata: mente all’ispettore del Consiglio di vigilanza sull’attività dei fiduciari sulla sede dell’attività della _ poiché cosciente di non poter operare come consulente finanziario in difetto dell’autorizzazione, mente ai clienti sulle competenze sue e dell’inesistente struttura operativa, mente sulle sue intenzioni relativamente all’utilizzo dei soldi che gli vengono affidati e mente sul reale ed effettivo utilizzo dei capitali dei clienti inviando loro rendiconti del tutto fantasiosi. E fa tutto questo riproducendo schemi già messi in atto, schemi già oggetto di un procedimento penale e, poi, già giudicati da un tribunale e qualificati di truffa per mestiere e falsità in documenti. Del monito di quel procedimento penale e della fiducia che il giudice grigionese ha voluto accordargli con la sospensione condizionale della pena _si è fatto beffe. E se ne è fatto beffe nel modo più spudorato possibile, senza nemmeno la decenza di porre fra quel procedimento penale e i nuovi reati un certo lasso di tempo. _ha riprodotto l’agire per cui era indagato e, poi, condannato nei Grigioni praticamente contestualmente a quel procedimento e a quella condanna. Non ha mai smesso durante l’istruttoria pre-dibattimentale, tant’è che non s’è fatto scrupolo di usare per sè (o per la società ma la cosa non cambia) tutti i soldi affidatigli nel 1999 dai primi clienti. Ha continuato a farlo con quelli affidatigli dai clienti arrivati dopo e non ha smesso nemmeno il giorno successivo al dibattimento e alla sentenza di condanna tant’è che uguale destinazione hanno avuto anche tutti i soldi affidatigli (sarebbe più appropriato dire “estorti”) dopo la sentenza di condanna. Quindi, colpa tanto più grave ancora poiché _ha continuato a delinquere nonostante per fatti identici fosse indagato e, poi, condannato. _- ragazzo di buona famiglia con tutto dalla sua - ha delinquito pesantemente, facendosi beffe della giustizia, facendosi beffe della fiducia estorta ai suoi clienti i cui risparmi – e si trattava, in genere, dei soldi di piccoli risparmiatori - egli ha dilapidato per garantirsi un tenore di vita ben superiore a quello della maggior parte della nostra popolazione.
Venendo alla commisurazione della pena, l’agire di _nei due anni compresi fra il giugno 1999 e il giugno 2001 che lo vede rendersi autore di malversazioni per ca. 500.000.- fr. con una colpa che deve essere considerata vieppiù grave a dipendenza dell’incuranza dimostrata nei confronti dei segnali che la giustizia gli stava mandando con l’inchiesta in corso per quanto malversato sotto l’egida della _, avrebbe imposto al giudice grigionese di infliggere a _una pena di almeno 6/8 mesi superiore a quella di 16 mesi effettivamente inflitta. Questo ritenuto che l’importo complessivo delle malversazioni ammontante, in realtà, a quasi il doppio di quello allora conosciuto (_è stato condannato per circa truffa per mestiere di 600.000.- fr.) e che la persistenza del delinquere nelle more dell’inchiesta non avrebbero permesso al giudice di comprimere la pena entro i limiti della sospensione condizionale.
Per il periodo successivo alla condanna grigionese - periodo in cui si incontrano malversazioni per un importo di ca. 1.000.000.- fr. con una colpa acuita rispetto ai fatti precedenti dalla reiterazione nel delinquere dopo la condanna per medesimi reati - l’agire di _ imporrebbe l’applicazione di una pena detentiva ben superiore ai due anni.
E’ soltanto per tener conto del comportamento processuale (ottima collaborazione con gli inquirenti) di _e per tener conto – ma ampiamente – della sua entrata in esecuzione anticipata di pena nonché della revoca obbligata della sospensione condizionale delle pene inflittegli il 21.6.2001 e il 5.5.2003, che la Corte, in uno sforzo di benevolenza, ha deciso di comprimere la pena che, così, nella sua commisurazione finale - dopo l’aggiunta dei 6 mesi da considerarsi aggiuntivi alla pena inflitta nel giugno 2001 - si trova ad essere limitata in 18 mesi di detenzione.
13.
Come previsto dall'art. 41 n.1 CP, il giudice può sospendere l'esecuzione di una condanna a una pena privativa della libertà non superiore a 18 mesi o a una pena accessoria se la vita anteriore e il carattere del condannato lasciano supporre che tale provvedimento lo tratterrà dal commettere nuovi crimini o delitti (cpv. 1) e se, nei 5 anni precedenti il reato commesso, egli non ha scontato una pena di reclusione o di detenzione superiore a 3 mesi per un crimine o un delitto intenzionale (cpv. 2).
Secondo giurisprudenza, quando deve essere pronunciata una pena aggiuntiva in applicazione dell'art. 68 cifra 2, questa può essere posta al beneficio della sospensione condizionale unicamente se, addizionata a quella principale, non rappresenta una detenzione superiore ai 18 mesi (DTF 76 IV 75; 80 IV 10; 94 Iv 49; 109 IV).
Il principio rimane valido anche nei casi in cui, come in concreto, la pena non è che parzialmente aggiuntiva alla precedente, ritenuto che sottoposti a giudizio sono reati compiuti prima di una precedente condanna e dopo tale condanna e a condizione che si possa – come ancora è il caso in concreto – definire quale parte della nuova pena va a colpire i reati commessi precedentemente la prima condanna (DTF 109 IV 68).
In concreto, come visto sopra, addizionata alla pena inflitta dal tribunale grigionese (16 mesi + 6/8 mesi), la parte di pena relativa alle malversazioni messe in atto prima di tale condanna e in essa non comprese fa in modo che la pena oggi inflitta non possa più essere posta al beneficio della sospensione condizionale poiché la pena complessiva supera i 18 mesi (DTF 109 IV 68; DTF 122 IV 156).
Ma, anche facendo astrazione da questo principio, una sospensione condizionale della pena che oggi è stata inflitta al _non può, in concreto, entrare in linea di conto per i motivi che seguono.
Il beneficio della sospensione condizionale può essere concesso, dati i presupposti oggettivi di cui all'art. 41 cifra 1 CP, se, in funzione degli antecedenti e del carattere del condannato, è prevedibile che tale misura lo dissuaderà dal commettere altri crimini o delitti (DTF 119 IV 195; 117 IV 3; 114 IV 95). Il giudice deve procedere ad una valutazione globale, considerando le circostanze in cui è stato commesso l’atto punibile, gli antecedenti, la situazione personale , la reputazione al momento del giudizio, l’atteggiamento e la mentalità del condannato. Il pronostico deve fondarsi su tutti gli elementi atti a chiarire il carattere dell’accusato e le sue possibilità di ravvedimento. Vaghe speranze circa un miglior comportamento futuro non sono sufficienti ad emettere un pronostico favorevole (DTF 115 IV 81)
In concreto, una prognosi favorevole non può certamente essere posta.
Da un lato, _ha già avuto modo di dimostrare con i fatti che il beneficio della sospensione condizionale della pena non è una misura atta a trattenerlo dal delinquere: come visto sopra, egli ha continuato imperterrito a mettere in atto le malversazioni iniziate nell’ambito della _non soltanto quando il suo operato era oggetto di un’inchiesta penale ma anche subito dopo la condanna subita. La sospensione condizionale della pena inflittagli nel 2001 dal tribunale grigionese non è stata in grado di farlo desistere dal delinquere neppure per un giorno. Le sue malversazioni sono continuate, praticamente ininterrottamente, nonostante tutto. E sono state fermate soltanto dal suo arresto in Ticino nell’autunno 2003. Soltanto questo intervento d’imperio l’ha fermato. La sospensione condizionale della pena non ha avuto alcun effetto dissuasivo ritenuto che _ha continuato a delinquere riproducendo le stesse identiche modalità messe in atto nei Grigioni per altri due anni dopo il giudizio penale.
E non si è trattato di una sola caduta, di un solo episodio delinquenziale. _, dopo la condanna e la concessione della sospensione condizionale della pena, ha continuato a delinquere con regolarità e sistematicità sino al suo arresto (i soli tentativi – invero miseri visto quanto rilevato al consid. 8 - di investimento dei capitali dei clienti sono ben circoscritti ad alcuni mesi del 2000, cioè prima della condanna grigionese).
Questo reiterare regolare e sistematico nell’illecito dopo che la giustizia gli aveva concesso fiducia dimostra inequivocabilmente che per _la sospensione condizionale della pena non è una misura sufficiente a trattenerlo dal delinquere.
La Corte ha, ciò nonostante, voluto esaminare se vi sono nuove circostanze che potrebbero togliere attualità a questo giudizio altamente negativo.
L’unica circostanza di rilievo trovata dalla Corte è l’entrata in espiazione anticipata di pena. Se è vero che questa decisione può essere indizio di una presa di coscienza del male fatto e della volontà di dare una svolta alla propria vita, è anche vero che la reale portata di questo gesto va in concreto relativizzata poiché al dibattimento _ha detto di averlo fatto perché cosciente dell’ineluttabilità della revoca della sospensione condizionale della pena grigionese o, in ogni caso, dell’impossibilità di sfuggire alla prigione. Quindi, la Corte ha certo considerato positivamente l’entrata di _in espiazione anticipata di pena. L’ha considerata positivamente come importante fattore di attenuazione della pena (ritenuto che, senza quello, la pena per i fatti successivi alla condanna grigionese avrebbe superato i 24 mesi; cfr. consid. 12) ma non ha potuto considerarla sufficiente ad annullare, nella valutazione della prognosi di cui all'art. 41 cifra 1 CP, il significato negativo della persistenza nel delinquere di cui s’è detto sopra.
Del resto, il condannato non ha saputo portare alla Corte elementi che, aggiunti a questa entrata in espiazione anticipata di pena, avrebbero potuto indurre la Corte ad una diversa valutazione. Nessuna possibilità concreta di lavoro è stata portata all’attenzione della Corte. Soltanto vaghe indicazioni – e di natura solo verbale – di presunti contatti con una non identificata società di marketing per un’attività di ricerca clienti dai contorni rimasti estremamente vaghi. Dunque, nulla non solo di certo ma neanche di minimamente probabile e, forse, neanche lontanamente veritiero. Non certo una volontà ferma, decisa e in qualche modo verificabile di mettersi a lavorare seriamente e onestamente. Nulla, insomma. Nulla se non dichiarazioni di principio tipo quella secondo cui per lui “la finanza è cosa chiusa” che, tuttavia, la Corte non ha potuto fare a meno di confrontare e mettere sullo stesso piano di quelle – fatte al dibattimento – secondo cui _continuava nella sua attività perché era fermamente deciso a rimborsare i suoi clienti.
Fra il dire e il fare.... verrebbe voglia di dire attingendo alla saggezza popolare.
Così come non bastano vaghe e vuote (perché contraddette dai fatti) dichiarazioni di volontà di restituzione dei soldi dissipati a diminuire la colpa del _, così non bastano generiche dichiarazioni di volontà di lavorare onestamente ed allontanarsi dal mondo dei facili guadagni a contrastare l’effetto devastante sulla formulazione di una prognosi di quanto egli ha concretamente fatto negli ultimi anni (cfr. DTF 115 IV 81).
Neanche basta a questo scopo la dichiarazione del padre di volere aiutare il figlio. Al dibattimento, _ha dichiarato di avere sempre avuto buoni rapporti con la famiglia: nonostante questi buoni rapporti, egli in passato ha delinquito e l’ha fatto pesantemente e ripetutamente dimostrando ancora una volta che l’avere dalla sua tutte le potenzialità non era sufficiente a mantenerlo sulla retta via.
Dunque, in sintesi, la Corte non ha trovato alcun elemento atto a convincerla con tranquillizzante certezza che oggi la concessione della sospensione condizionale possa costituire quel monito che in passato non ha saputo essere.
La pena inflitta a _ non può, dunque, essere sospesa condizionalmente.
14.
_ deve pure subire la revoca delle sospensioni condizionali delle pene precedentemente inflittegli.
Infatti, con i reati compiuti dopo il 21.6.2001, egli ha delinquito nel periodo di prova ciò che comporta - non essendo dati i presupposti di cui all'art. 41 cifra 3 cpv. 2 (cfr., per il caso di lieve gravità, DTF 122 IV 156) – la revoca della sospensione condizionale e l’esecuzione delle pene.
15.
_ ha riconosciuto di dovere rimborsare ai clienti costituitisi parti civili il danno loro derivante dai reati da lui commessi, così come quantificato nel rapporto dell’EFIN.
Pertanto, le pretese avanzate sono riconosciute entro tali limiti.
Per il resto, le PC sono rinviate al foro civile.
16.
Quanto in sequestro viene, con l’accordo esplicito del condannato e del suo difensore, confiscato in applicazione dell'art. 58 CP.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, meno che al quesito n. 2;
visti gli art. 18, 36, 41, 58, 63, 68 cfr. 1 e 2, 69, 138 cfr. 2, 146 cpv. 2, 158 n. 1 cpv. 1, 251 cfr. 1 CP;
19 Legge sui fiduciari LFID;
9 segg. CPP e 39 sulle spese;