# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 3618ebc4-02cb-5276-a773-30862171c339
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RA 1, nato nel _, all’epoca attivo in qualità di cameriere presso il _ di _, a seguito della sentenza 32.2002.96 del 20 agosto 2003 del TCA, ha beneficiato di una rendita intera dal 1° gennaio 1997 al 31 luglio 1998 e di una mezza rendita (grado del 60%) dal 1° agosto 1998 (cfr. doc. 106/1-26).
1.2. In esito alla procedura di revisione, avviata d’ufficio nel novembre 2005, dopo aver esperito gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con decisione del 2 maggio 2007, l’Ufficio AI ha soppresso la mezza rendita, ritenendo intervenuto un miglioramento dello stato di salute e della capacità lavorativa dell’assicurato, giustificante una capacità lavorativa del 70% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. B).
1.3. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando l’attribuzione di un quarto di rendita.
Sostanzialmente l’assicurato ha contestato la perizia del SAM, dalla quale risulta una capacità lavorativa residua del 70% in attività leggere adeguate, rilevando che tale valutazione contrasta con l’apprezzamento della capacità lavorativa effettuata dal Prof. _, che lo ha ritenuto inabile al lavoro al 50% in attività leggere adeguate, tenendo conto sia della problematica ortopedica, sia di quella renale, sia dell’epatite cronica che lo affliggono.
Inoltre, l’assicurato, ha criticato la valutazione del consulente IP, il quale ha ritenuto esigibile lo svolgimento di attività leggere adeguate, senza tuttavia indicare quali attività, in concreto, egli sarebbe in grado di svolgere, nonostante i suoi limiti funzionali. Secondo l’insorgente, sul mercato equilibrato del lavoro non vi sono, alla luce delle sue limitazioni funzionali, delle attività lavorative esigibili.
Infine, l’assicurato ha contestato il raffronto dei redditi operato dall’amministrazione, rilevando che il reddito da valido che egli avrebbe potuto conseguire, senza il danno alla salute, è ben superiore a quello ritenuto nel calcolo del grado di invalidità (I).
1.4. L’UAI, in risposta, dopo aver ribadito la correttezza della valutazione peritale del SAM, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto. L’UAI ha comunque rilevato che l’assicurato ha diritto ad un aiuto al collocamento, invitandolo a prendere contatto telefonico con l’amministrazione (V).
1.5. In data 5 luglio 2007 il patrocinatore ha ribadito che il salario da valido che l’assicurato avrebbe potuto conseguire, senza il danno alla salute e dopo ben 14 anni di attività, sarebbe stato superiore a quello calcolato dall’UAI, chiedendo una proroga del termine per presentare la documentazione necessaria a comprovare quanto asserito (VII).
1.6. In data 10 settembre 2007 il rappresentante dell’assicurato ha trasmesso al TCA dei documenti che comprovano che l’interessato, senza il danno alla salute, avrebbe potuto percepire un reddito da valido di fr. 4'000 mensili, per tredici mensilità. L’avv. RA 1 si è poi riservato di produrre ulteriore documentazione economica a sostegno delle sue argomentazioni e ha chiesto al TCA l’edizione delle schede salariali del personale attivo presso l’ultimo datore di lavoro dell’interessato, oltre all’audizione di alcune persone, in qualità di testi (XI + C-H).
1.7. Con osservazioni del 14 settembre 2007, l’UAI si è riconfermato nella risposta di causa, rilevando che il reddito da valido preso in considerazione dall’amministrazione è corretto, ritenuto che l’ex datore di lavoro dell’interessato ha comunicato che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe percepito il salario minimo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, con i dovuti adeguamenti, dato che egli non era in possesso di alcuna formazione e che, per sua scelta personale, egli non ha frequentato i corsi di riqualifica necessari per ottenere un reddito maggiormente adeguato alle sue mansioni (XIII).
1.8. In data 14 novembre 2007 l’avv. RA 1 ha osservato che l’UAI ha interpellato l’ex datore di lavoro dell’assicurato, al fine di verificare se erano dati gli estremi per ammettere, in sede di revisione, un reddito da valido di fr. 52'000. Vista la risposta ricevuta - vale a dire che era intenzione del datore di lavoro fare frequentare all’interessato dei corsi di riqualifica, in modo da corrispondergli un salario adeguato alle sue mansioni, corsi che l’assicurato non ha frequentato per sua scelta, percependo quindi un salario inferiore - l’UAI ha preso in considerazione, in sede di revisione, l’importo di fr. 41'366 annui. L’avv. RA 1 ha tuttavia rilevato che l’assicurato ha lavorato presso la _ per soli 9 mesi e mezzo (dal 15 dicembre 1992 al 4 ottobre 1993) e in tale breve periodo non ha potuto frequentare dei corsi o delle scuole professionali. Secondo il patrocinatore, qualora avesse continuato a svolgere la sua attività di cameriere presso l’ex datore di lavoro, disponendo al momento attuale di 14 anni di esperienza, l’assicurato, padre di famiglia, non si sarebbe accontentato volontariamente di un reddito mensile modesto, quale quello ritenuto dall’UAI. L’avv. RA 1 ha quindi chiesto al TCA di riconoscere, quale reddito da valido, l’importo di fr. 4'397 mensili, pari ad un reddito annuo di fr. 57’161 (XV + I-L).
1.9. Con scritto del 21 novembre 2007 l’UAI ha ribadito di avere fissato il reddito da valido dell’interessato, conformemente ai dettami della giurisprudenza, il più concretamente possibile, chiedendo quindi nuovamente la reiezione del ricorso (XVII).
1.10. In data 29 gennaio 2008 il patrocinatore ha ancora osservato che il reddito da valido calcolato dall’amministrazione, corrispondente al minimo salariale fissato nel contratto collettivo nazionale di lavoro, è sensibilmente inferiore a quello usualmente percepito in Ticino da un cameriere alle dipendenze di un locale notturno, come risulta dagli accertamenti svolti presso alcuni esercenti, di cui l’avv. RA 1 ha allegato le relative dichiarazioni (XIX + M).
1.11. Con scritto dell’8 febbraio 2008 l’UAI ha ribadito la correttezza del reddito da valido considerato dall’amministrazione, conforme a quanto previsto nel contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione per collaboratori senza apprendistato professionale, chiedendo che la decisione impugnata venga confermata ed il ricorso respinto (XXI).
Tali osservazioni sono state trasmesse all’assicurato (XXII), per conoscenza.
1.12. Pendente causa il TCA ha chiesto al Prof. dr. _ di precisare se, tenuto conto delle sole patologie internistiche, si giustifica oppure no una riduzione della capacità lavorativa dell’assicurato nella precedente attività di cameriere e in altre maggiormente adeguate al suo stato di salute e, nell’affermativa, in che misura (XXIII).
La sua risposta è pervenuta al TCA in data 20 maggio 2008 (XXIV).
L’UAI ha formulato le proprie osservazioni al riguardo il 2 giugno 2008 (XXVI), mentre l’assicurato, da parte sua, con scritto del 27 maggio 2008 (XXVII).
Queste osservazioni sono state trasmesse alla relativa controparte (XXVIII, XXIX), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.
1.13. Con scritto del 4 luglio 2008 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA un nuovo rapporto medico del dr. _, dal quale emerge che l’assicurato ha dovuto riprendere, a partire dal 21 settembre 2007, un trattamento cronico di emodialisi, che lo rende inabile al lavoro al 50%, chiedendo l’attribuzione, in via principale, di almeno una mezza rendita di invalidità e, in via subordinata, di almeno un quarto di rendita di invalidità
(XXXII + bis).
1.14. In data 4 agosto 2008 l’amministrazione ha osservato che il peggioramento dello stato di salute dell’interessato, attestato dal dr. _ a partire dal 21 settembre 2007, è successivo alla decisione impugnata, che delimita il potere cognitivo del giudice, chiedendo quindi la conferma della decisione impugnata (XXXIV).
Tale scritto è stato trasmesso all’assicurato (XXXV), per conoscenza.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Il TCA è chiamato a stabilire se l’Ufficio AI era legittimato oppure no a sopprimere, in via di revisione, la rendita di invalidità di cui era al beneficio RI 1.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art.
88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art.
88 a
cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile
1991 in
causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 133 V 108, 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).
2.5. Nel caso in esame, nella STCA 32.2002.96 del 20 agosto 2003 questo Tribunale ha ritenuto l’assicurato, a causa delle sue patologie, inabile al 50%, a partire dal 1° agosto
1998, in
attività leggere adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 106-14).
Tale decisione si fondava, da una parte, sul referto peritale del 5 dicembre 2000 del dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale, poste le diagnosi di “esiti dopo politrauma con frattura della gamba destra (stato dopo osteosintesi e reosteosintesi); stato dopo trauma cranico e fratture costali multiple; stato dopo lussazione dell’anca sinistra, stato dopo frattura diafisaria esposta dell’ulna sinistra”, aveva considerato l’assicurato inabile al lavoro al 50% in attività che comportino uno scarso impegno fisico (doc. 62-4).
D’altra parte, si basava sulla valutazione del 20 aprile 1999 del dr. _, responsabile del Servizio di nefrologia dell’Ospedale _ di _, il quale, poste le diagnosi di “insufficienza renale cronica dialisi-richiedente d’eziologia non chiara, anemia renale, osteopatia renale con iperparatiroidismo secondario, ipertensione arteriosa renale; stato da setticemia intercorrente da staph. aureus da catetere, ripetute revisioni della fistola a-v; stato da perforazione del cieco da pseudodiverticolo 18.2.1998 con resezione ileo-ciecale ed appendectomia; epatite B cronica; stato da grave politrauma su incidente della circolazione nel
1993”
, aveva considerato l’interessato inabile al lavoro al 100% dal 12 dicembre 1997 al 28 maggio 1998 e inabile al 50% dal 29 maggio 1998 fino al trapianto del rene (per il quale l’assicurato era in lista di attesa) (doc. 32/1-3).
Il dr. _ ha ribadito la sua valutazione nello scritto del 9 settembre 1999, nel quale ha osservato che l’interessato, che si deve sottoporre a dialisi il pomeriggio di ogni martedì, giovedì e sabato, è in grado di lavorare sull’arco di 4 ore al giorno, per esempio tutte le mattine da lunedì a venerdì, in posizione seduta, con un rendimento del 100% (doc. 45-1).
2.6. Al considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono, all’epoca, l’assegnazione all’assicurato di una rendita intera di invalidità dal 1° gennaio 1997 al 31 luglio 1998 e di una mezza rendita dal 1° agosto 1998.
Si tratta ora di esaminare la situazione esistente nel maggio 2007 (momento in cui è stata emanata la decisione impugnata) e di valutare se, nel frattempo, le condizioni di salute dell’assicurato sono migliorate a tal punto, da giustificare la soppressione della rendita.
Conformemente a quanto stabilito dal TCA, l’UAI ha quindi sottoposto l’assicurato ad una nuova valutazione peritale pluridisciplinare a cura del SAM. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato sia la patologia ortopedica (dr. _), sia quella psichiatrica (dr.ssa _), sia infine quella nefrologica (Prof. dr. _).
L’aspetto ortopedico è stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica, che nel suo referto del 10 agosto
2006 ha
posto le diagnosi di “moderata coxartrosi a sinistra, stato dopo lussazione posteriore dell’anca sinistra il 4 ottobre 1993, reposizione chiusa il 4 ottobre 1993, reposizione cruenta con estrazione di frammenti ossei dalla cavità articolare dell’anca sinistra il 5 ottobre
1993 in
seguito ad una nuova lussazione spontanea, osteotomia intertrocanterica di valgizzazione dell’anca sinistra nell’ottobre del 1996; stato dopo frattura della gamba destra, esposta di II grado della tibia il 4 ottobre 1993, trattata cruentemente con chiodo intramidollare il 4 ottobre 1993, risentitizzata nel febbraio del
1994 in
presenza di una frattura da affaticamento della tibia, asportazione del materiale di osteosintesi a livello della tibia e revisione con nuova osteosintesi di una pseudo-artrosi della fibula nel luglio del 1995, asportazione totale del materiale di osteosintesi alla fibula destra nell’ottobre del 1996. Fratture consolidate in buona posizione. Lievi disturbi residui al compartimento esterno della gamba sotto carico. Disturbo residuale della sensibilità lungo il compartimento esterno e al dorso del piede della gamba destra; frattura diafisaria esposta di grado II all’ulna sinistra il 4 ottobre 1993, trattata cruentemente il 4 ottobre 1993 con asportazione del materiale di osteosintesi nel luglio del 1995. Frattura consolidata in buona posizione con leggero raccorciamento dell’ulna. Lievi disturbi al polso sinistro sotto carico; sindrome algica della fascia plantare bilaterale in presenza di un iniziale assestamento dell’arcata longitudinale” (doc. 163-28).
Il dr. _ ha evidenziato che, tenuto conto dei due episodi di lussazione dell’anca sinistra, il decorso documentato dopo l’intervento di osteotomia di valgizzazione dell’ottobre 1996 evidenzia una progressione piuttosto lenta delle alterazioni degenerative coxo-femorali a sinistra. La prognosi, a medio termine, secondo lo specialista, è rivolta verso un’ulteriore lenta progressione delle alterazioni degenerative, con un possibile rimpiazzo protesico dell’articolazione (doc. 163-28). Il dr. _ ha ritenuto che, in assenza di evidenti incongruenze o alterazioni degenerative acquisite dopo un decorso di oltre 12 anni delle articolazioni adiacenti, in particolare ginocchio e caviglia destra, così come gomito e polso sinistro, la prognosi a medio-lungo termine risulta favorevole (doc. 163-29).
Il dr. _ ha considerato l’assicurato, da un punto di vista strettamente ortopedico, totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività di cameriere (doc. 169-28, risposta n. 2), giustificando la diminuzione della capacità lavorativa con la diminuita caricabilità dell’articolazione coxo-femorale sinistra in relazione con il mantenimento prolungato della posizione eretta, il trasporto di pesi e i frequenti spostamenti anche su superfici favorevoli (doc. 163-29, risposta n. 4).
L’assicurato mantiene per contro la possibilità d’ingaggio degli arti superiori, in particolare di quello destro dominante, nello svolgimento di attività leggere e medio-pesanti, anche di precisione, così come pure del rachide, in attività leggere e medio-pesanti rispettose dell’ergonomia del tronco, compreso il mantenimento di posizioni statiche con possibilità di scarico regolare degli arti inferiori, in particolare di quello sinistro (doc. 163-29, risposta n. 6).
Lo specialista ha quindi considerato l’assicurato, con riferimento al quadro clinico oggettivato, pienamente abile al lavoro nello svolgimento di attività leggere e medio-pesanti, prevalentemente ma non prettamente sedentarie, rispettivamente con possibilità di libera scelta della posizione di lavoro, senza necessità di azionare pedali, senza necessità di utilizzo di strumenti o macchinari vibranti, rispettivamente contundenti, senza esposizione a cambiamenti frequenti o repentini della temperatura oppure del grado di umidità ambiente (doc. 163-29, risposta n. 7). Il dr. _ ha aggiunto che, nello svolgimento di un lavoro individuale, prevalentemente sedentario, l’assicurato potrebbe utilizzare una sedia “da artrodesi dell’anca”, con possibilità di regolazione separata dell’inclinazione della seduta per ogni singola gamba (doc. 163-29, risposta n. 5).
L’aspetto psichiatrico è stato vagliato dalla dr.ssa _, medico Capo-clinica del _ di _. Nel suo rapporto peritale del 10 marzo 2006, la dr.ssa _, posta la diagnosi di “episodio depressivo lieve (ICD10-F32.0)”, ha indicato che l’insorgenza delle problematiche organiche ha marcato l’inizio di una progressiva caduta delle difese di controllo dell’interessato, che ha portato all’instaurarsi di una sindrome depressiva, divenuta più evidente e marcata in seguito al trapianto renale del 2003, che ha ulteriormente accentuato il suo vissuto fallimentare (doc. 163-20).
La dr.ssa _ ha ritenuto l’assicurato inabile al lavoro al
30
% sia nella sua precedente attività (doc. 163-20, risposta n. 2), sia in altre attività, a causa della sua diminuita capacità mnestica e dell’astenia che lo affliggono (doc. 163-20, risposta n. 7). La specialista ha infatti evidenziato che il principale limite dell’assicurato, rispetto alla capacità di mantenimento di un’attività lavorativa, è legato da una parte al problema di svegliarsi alla mattina, per l’estrema stanchezza e, d’altra parte, alla mancanza di memoria, che lo costringe ad annotare qualsiasi impegno su dei fogli di carta, che poi non riesce a trovare a causa dell’estremo disordine nel quale vive. La dr.ssa _ ha poi aggiunto che è in atto un atteggiamento regressivo dell’interessato, che tende ad essere completamente demotivato e sfiduciato nella possibilità di eventuali cambiamenti (doc. 163-20, risposta n. 4).
La specialista ha sottolineato l’importanza di un’adeguata psicofarmacoterapia, accompagnata da colloqui di sostegno psicologico, per migliorare lo stato di salute dell’assicurato, riducendo le componenti asteniche e mnestiche legate alla depressione (doc. 163-20, risposte n. 5 e 6).
La patologia nefrologica è stata valutata dal Prof. dr. _, Primario di medicina interna e nefrologia presso l’Ospedale regionale di _. Nel suo referto peritale del 17 febbraio 2006 il Prof. _ ha indicato che l’assicurato presenta, da una parte, una situazione chirurgica-ortopedica con uno stato dopo politrauma e dei residui, in particolare all’anca sinistra, con dei dolori e una zoppia; d’altra parte, presenta una epatite cronica di tipo B e una insufficienza renale cronica, dapprima curata con dialisi e in seguito, dal 2003, con un trapianto renale ben funzionante (doc. 163-23). Il Prof. _ ha aggiunto che la stanchezza di cui si lamenta l’interessato può essere dovuta in parte all’epatite, in parte ai medicamenti che deve assumere per l’ipertensione renale e, forse, è legata anche in parte ad un certo stato depressivo (doc. 163-24).
Il Prof. _ ha giudicato che la funzionalità renale è buona e, di per sé, non comporta una riduzione della capacità lavorativa. Tenendo conto tuttavia dell’aspetto ortopedico e della stanchezza, il Prof. _ ha considerato l’interessato inabile al lavoro nella sua precedente attività di cameriere, che comporta il mantenimento della posizione eretta per un lungo tempo, ma abile al lavoro al 50% in attività adeguate, nella quali possa anche sedersi (doc. 163-24).
Quanto alla patologia oftalmologica, i medici del SAM, nel rapporto peritale del 22 agosto 2006, hanno indicato che l’esame clinico svolto ha confermato la presenza di una cataratta all’occhio destro, come già evidenziato in occasione di un consulto oftalmologico presso l’Ospedale regionale di _ nel corso del 2005, con indicazione per un trattamento chirurgico. Questa patologia, perfettamente guaribile tramite un intervento di asportazione e sostituzione del cristallino all’occhio destro, non implica quindi, secondo i medici del SAM, delle limitazioni della capacità lavorativa dell’interessato (doc. 163-16).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 22 agosto 2006, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “moderata coxartrosi sinistra in stato dopo lussazione posteriore dell’anca il 4 ottobre 1993, riposizione chiusa il 4 ottobre 1993, riposizione cruenta con estrazione di frammenti ossei dalla cavità articolare il 5 ottobre
1993 in
seguito ad una nuova lussazione spontanea, osteotomia intertrocanterica di valgizzazione dell’anca sinistra nell’ottobre 1996; episodio depressivo lieve; epatite virale cronica di tipo B” e quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “stato dopo frattura della gamba destra, esposta di II grado della tibia il 4 ottobre 1993, risintetizzata nel febbraio
1994 in
presenza di una frattura da affaticamento della tibia, asportazione del materiale di osteosintesi a livello della tibia e revisione con nuova osteosintesi di una pseudo-artrosi della fibula nel luglio 1995, asportazione totale del materiale di osteosintesi alla fibula destra nell’ottobre 1996, fratture consolidate in buona posizione con lievi disturbi residui al compartimento esterno della gamba sotto carico nonché disturbo residuale della sensibilità lungo il compartimento esterno e al dorso del piede della gamba destra; stato dopo frattura diafisaria esposta di II grado all’ulna sinistra il 4 ottobre 1993, trattata cruentemente il 4 ottobre 1993 con asportazione del materiale di osteosintesi nel luglio 1995, frattura consolidata in buona posizione con leggero raccorciamento dell’ulna e lievi disturbi al polso sotto carico; sindrome algica della fascia plantare bilaterale in presenza di un’iniziale assestamento dell’arcata longitudinale; stato dopo trapianto renale nel 2003 ben funzionante su glomerulopatia di origine non chiara, emodialisi cronica dal 12 dicembre 1997 al 2003 per insufficienza renale cronica associata ad anemia renale, osteopatia renale con iperparatiroidismo secondario ed ipertensione arteriosa renale; cataratta all’occhio destro con acuità visiva ridotta a 6/10 senza segni per retinopatia” (doc. 163-13).
I medici del SAM hanno ritenuto l’assicurato globalmente inabile al lavoro al 100% nella sua precedente attività di cameriere, a causa delle sue patologie muscolo-scheletriche (diminuita caricabilità dell’articolazione coxo-femorale sinistra in relazione con il mantenimento prolungato della posizione eretta, il trasporto di pesi e i frequenti spostamenti anche su superfici favorevoli), internistiche (ridotta resistenza agli sforzi, astenia cronica) e psicologiche (estrema stanchezza, diminuita capacità mnestica, atteggiamento regressivo) (doc. 163-16).
Essi hanno per contro considerato l’assicurato abile al lavoro al 70% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali: si tratta di attività leggere e medio-pesanti, da svolgere prevalentemente in posizione sedentaria o con possibilità di libera scelta della posizione di lavoro, senza necessità di azionare pedali e che non comportino l’uso di strumenti o macchinari vibranti o contundenti, senza esposizione a cambiamenti frequenti o repentini della temperatura o del grado di umidità ambiente e che non esigano una perfetta capacità mnestica e una rapidità di esecuzione (doc. 163-17).
I periti del SAM hanno rilevato che il grado di abilità lavorativa del 70% in attività adeguate è presente dal 1° gennaio 2004, ossia circa quattro mesi dopo il riuscito trapianto renale (doc. 163-17). In precedenza, a partire da giugno 1998, la capacità lavorativa dell’assicurato, in attività adeguate ai suoi limiti funzionali, era del 50%.
I medici del SAM hanno sottolineato che il loro giudizio valetudinario concernente la capacità lavorativa residua dell’interessato in attività adatte ha tenuto conto in particolar modo delle limitazioni a livello internistico, nonché di quelle psicologiche e mentali (astenia cronica, diminuita capacità mnestica, atteggiamento regressivo).