# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4086dd14-ebe8-5893-9d35-282520270f2f
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2005
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Il 28 giugno 2001, l’RA 2, a nome della CO 2, rispettivamente dello CO 3 e del CO 4, ha emesso contro RI 1 tre richieste di garanzia (ai sensi degli art. 169 LIFD e 248 LT) per le somme di fr. 200'000.-- (imposte federali per gli anni dal 1995 al 2000), rispettivamente di fr. 480'000.-- (imposte cantonali per gli anni dal 1991 al 2000) e di fr. 350'000.-- (imposte comunali per gli anni dal 1991 al 2000), in tutti i tre casi oltre interessi del 4,5% dal 28 giugno 2001.
Lo stesso giorno, l’RA 2 ha emesso tre decreti di sequestro (n° _, _ e _), indicando quale causa l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (trafugamento di beni, fuga o preparazione alla fuga) e quali oggetti da sequestrare tutti gli averi della debitrice presso le banche _ e _ nonché i fondi mapp. n° _, _ e _ RDF di _. I sequestri sono stati immediatamente eseguiti dall’CO 1.
Le richieste di garanzie e i decreti di sequestro sono stati notificati all’avv. TE 2, quale patrocinatore della debitrice.
Sempre il 28 giugno 2001, l’RA 2, in base alle menzionate richieste di garanzia, ha emesso contro RI 1 altri tre decreti di sequestro (n° _, _ e _), indicando quale causa l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (trafugamento di beni, fuga o preparazione alla fuga) e quali oggetti da sequestrare tutti i beni appartenenti alla debitrice, segnatamente il conto n° _ presso la Posta di _. I sequestri sono stati eseguiti dall’CO 2 il 2 luglio 2001.
B.
Il 16 agosto 2001, l’CO 1 ha notificato a RI 1, per il tramite dell’avv. TE 2, tre precetti esecutivi per prestazione di garanzia (n° _, rispettivamente _ e _) a convalida dei sequestri n° _, _ e _. Le opposizioni interposte dall’escussa sono state rigettate in via definitiva dal Segretario assessore _, con sentenze del 9 ottobre 2001.
Pure il 16 agosto 2001, l’CO 2 ha notificato a RI 1, per il tramite dell’avv. TE 2, tre precetti esecutivi per prestazione di garanzia (n° _, rispettivamente _ e _) a convalida dei sequestri n° _, _ e _. Le opposizioni interposte dall’escussa sono state rigettate in via definitiva dal Segretario assessore _ con sentenze del 2 ottobre 2001.
C.
Il 13 dicembre 2001, l’CO 1 ha pignorato presso _ un conto con un saldo attivo di fr. 493,45 e presso _ due conti con saldi attivi di fr. 16'117.-- e fr. 1'663'331.--. Tutte le relazioni bancarie erano già state oggetto di sequestro penale. Sono inoltre stati pignorati i fondi mapp. n° _, _ e _ RDF di _, nel primo e terzo caso limitatamente alla quota di 1⁄2 spettante all’escussa. Il verbale di pignoramento è stato notificato il 17 dicembre 2001 all’avv. TE 2.
Il 20 febbraio 2002, l’CO 2 ha pignorato presso la Posta di _ il conto n° _, con un saldo attivo di fr. 37'278,30, già oggetto di sequestro penale. Il verbale di pignoramento è stato notificato il 3 giugno 2002 all’avv. TE 2.
D.
Il 24 gennaio 2002, l’CO 1 ha comunicato al nuovo patrocinatore dell’escussa, avv. TE 1, le domande di realizzazione dei beni mobili e dei crediti inoltrate dall’RA 2, e il 19 giugno 2002 le domande relative ai beni immobili.
Il 10 giugno 2002, l’CO 2 ha comunicato all’avv. TE 2 le domande di realizzazione inoltrate dall’Ufficio esazione e condoni.
E.
Il 4 agosto 2003, l’escussa ha presentato ricorso contro i precetti esecutivi n° _, _, _ e _ dell’CO 2 e n° _, _ e _ dell’CO 1, chiedendo che ne venisse accertata la nullità, così come quella di tutti gli atti esecutivi successivi. La ricorrente espone di aver preso visione degli atti esecutivi in questione, tramite il suo patrocinatore, avv. RA 1, soltanto il 24 luglio 2003, allorquando sono stati trasmessi a quest’ultimo dal precedente patrocinatore dell’escussa, avv. TE 1. Facendo presente di essere stata detenuta presso il Penitenziario cantonale La Stampa sin dal 24 ottobre 2000, RI 1 allega di non aver mai visto in precedenza i precetti e i successivi atti esecutivi in questione. Essi sono stati notificati all’avv. TE 2 e alcuni di essi all’avv. TE 1, semplicemente perché era giunta notizia che fossero i difensori penali della ricorrente, mentre non avrebbero mai ricevuto l’incarico di ricevere atti esecutivi al posto suo. L’avv. TE 2 si è limitato ad interporre opposizione ma non si è presentato alle udienze di rigetto dell’opposizione. La ricorrente ritiene di conseguenza nulla la notifica di tutti gli atti esecutivi, anche per il fatto che per la medesima richiesta di garanzia sono state promosse due diverse esecuzioni. RI 1 invoca inoltre un altro motivo di nullità, ossia l’incompetenza territoriale dell’_ ai sensi dell’art. 46 LEF. Infine, contesta la procedura seguita per la concretizzazione delle richieste di garanzia, ritenendo che l’CO 2 e l’CO 1 avrebbero dovuto procedere a un sequestro e spiccare i precetti esecutivi a convalida di quest’ultimo (ciò che in realtà hanno fatto). Poiché l’RA 2 non avrebbe ancora avviato una procedura di accertamento di ricupero d’imposta e/o una procedura di contravvenzione, la ricorrente correrebbe il rischio che i suoi beni immobili venissero venduti ancor prima che vi sia stata una decisione di ricupero d’imposta e senza che la stessa sappia con quali criteri sia stato calcolato l’ammontare della presunta evasione fiscale.
F.
Nelle sue osservazioni del 20 agosto 2003, l’RA 2 evidenzia come la procura conferita all’avv. TE 1 fosse di carattere generale e come lo dovesse anche essere quella a favore dell’avv. PA 1, al quale si era sostituito l’avv. TE 1. Non essendo state contestate tempestivamente, le notifiche sarebbero da ritenere valide. Il resistente contesta inoltre l’asserita incompetenza territoriale dell’_, ricordando che il conto postale dell’escussa si trova nel suo circondario, sicché l’esecuzione a convalida del sequestro poteva anche esservi promossa (art. 52 LEF). In ultimo luogo viene confermata la regolarità delle procedure esecutive messe in atto in concreto, con riferimento alla legislazione fiscale federale e cantonale.
G.
Nelle sue osservazioni 18 agosto 2003, l’avv. TE 1 espone di aver assunto il mandato di patrocinio quando le decisioni di richiesta di garanzia e le sentenze di rigetto dell’opposizione erano già cresciute in giudicato, sicché nessun intervento di natura contenziosa o ricorsuale poteva entrare in considerazione. Afferma di non aver avuto modo di dubitare che all’avv. TE 2 fosse stato conferito mandato anche per le pratiche esecutive e di non avere avuto necessità di eccepire alcunché circa l’invio delle ulteriori comunicazioni durante il suo mandato, che si estendeva anche a tali pratiche. Assicura di aver sempre garantito il flusso delle informazioni nei confronti della cliente.
H.
L’avv. TE 2, nelle sue osservazioni 25 agosto 2003, dichiara in sostanza di non poter esprimersi compiutamente senza svincolo dal segreto professionale.
I.
Nelle sue osservazioni 1° settembre 2003, l’CO 1 aderisce alle osservazioni dell’RA 2 mentre l’CO 2, con atto 4 settembre 2003, chiede la reiezione del ricorso in base alla procura 27 dicembre 2001 concessa dalla ricorrente all’avv. TE 1 e ritiene che l’avv. TE 2, qualora non avesse rappresentato RI 1, avrebbe dovuto rifiutare di ritirare gli atti esecutivi.
L.
Così come autorizzata con decreto 10 settembre 2003, la ricorrente, il 22 settembre 2003, ha presentato un allegato di replica, ribadendo che l’avv. TE 2 non aveva ricevuto alcun mandato di rappresentanza in ambito esecutivo e sostenendo che la procura 27 dicembre 2001 a favore dell’avv. TE 1 fosse limitata all’ambito fiscale e all’assunzione d’informazioni. La ricorrente ha d’altronde nuovamente censurato la procedura seguita nella fattispecie. L’autorità fiscale avrebbe trasmesso solo le richieste di garanzia e non i decreti di sequestro né i relativi verbali. Inoltre, la richiesta di garanzia non potrebbe essere nel contempo titolo di credito, titolo di sequestro e titolo di rigetto. La decisione sull’obbligo fiscale dovrebbe poter essere impugnata in una procedura di merito prima che l’esecuzione possa proseguire.
M.
In duplica, l’RA 2 si é limitato a confermare le proprie osservazioni.
N.
All’udienza del 20 novembre 2003, l’avv. TE 2, debitamente svincolato dal segreto professionale, ha dichiarato che i primi atti esecutivi erano giunti al suo ufficio senza che egli avesse notificato alle autorità esecutive il suo patrocinio. Il teste ha confermato che la sua segretaria aveva ritirato i precetti esecutivi facendo opposizione (“come reazione professionale”). Egli ne ha poi informato la ricorrente e chiesto istruzioni. La cliente ha risposto che “non le interessavano queste cose”. Alla domanda se voleva che i precetti esecutivi le fossero notificati al Penitenziario, la ricorrente ha risposto di no e ha chiesto all’avv. PA 1 di continuare a fungere da “ricevente degli atti esecutivi”, motivo per il quale egli non li ha ritornati all’ufficio di esecuzione. Anche in seguito l’avv. TE 2 ha portato a conoscenza della cliente ogni atto esecutivo, benché ritenesse di non rappresentarla nella procedura esecutiva, ovvero non avendone ricevuto incarico in tal senso, e ancorché le avesse mostrato i singoli atti e gliene avesse spiegato la portata giuridica. In sostanza egli aveva solo l'autorizzazione a fungere da "bucalettere" poiché RI 1 voleva evitare che quegli atti le fossero notificati al Penitenziario, probabilmente non volendo occuparsene, preoccupata com’era della causa penale. RI 1 aveva comunque capito a cosa mirassero le esecuzioni in esame.
Durante la stessa udienza, l’avv. TE 1 ha dichiarato di aver ripreso il mandato dall'avv. _ alla fine del 2001. Dai suoi atti risulta che già dal primo colloquio con la cliente quest'ultima l’aveva informato delle procedure esecutive pendenti nei suoi confronti. Il teste le aveva allora spiegato la strategia da seguire: egli riteneva che se si fosse potuto dimostrare nell'ambito della procedura penale che non erano state commesse truffe, sarebbe caduto anche il credito fiscale e quindi si sarebbe potuta discutere con quell’autorità l'intera questione. Il teste ha poi letto alcune sue annotazioni, da cui risulta che la cliente era stata informata sull’evolvere delle procedure esecutive, precisando di aver dovuto prendere delle cautele accresciute per assicurarsi, come in effetti ritiene di aver fatto, che la signora RI 1 capisse e prendesse atto di quello che le diceva. Comunque, dall'incarto penale e dalla perizia psichiatrica risulterebbe che la signora RI 1 è una persona lucida e quindi non è stata istituita in suo favore una tutela. A domanda dell'avv. RA 1, il teste ha precisato di non aver esaminato la questione della validità formale della notifica degli atti esecutivi, perché ha ritenuto che la cliente avesse avallato tali notifiche, quanto meno per atti concludenti nei suoi confronti. La cliente non si è d’altronde mai lamentata del lavoro dell'avv. TE 2 in merito alle questioni esecutive.
O.
Il 3 dicembre 2003, su istanza della ricorrente che aveva riferito di trattative con il fisco per definire l’importo complessivamente dovuto, questa Camera ha sospeso la trattazione del ricorso fino ad istanza della parte più diligente. Il 12 dicembre 2003, l’RA 2 ha contestato l’esistenza di un accordo relativo alla sospensione della procedura ma vi ha comunque consentito, riservandosi la possibilità di riattivare la procedura qualora non fosse stato trovato un accordo soddisfacente.
P.
Il 18 maggio 2005, l’RA 2 ha chiesto la riattivazione della procedura, ciò che è avvenuto con ordinanza 7 giugno 2005, con la quale è stata concessa la facoltà alle parti di presentare osservazioni conclusive.
Q.
Nel suo allegato 4 luglio 2005, la ricorrente, oltre a ribadire quanto già espresso nei precedenti allegati, afferma che le testimonianze degli avv. TE 2 e TE 1 – non suffragate da documenti – vanno valutate con prudenza poiché essi non possono considerarsi del tutto disinteressati all’esito della vertenza, in particolare per le conseguenze di eventuali responsabilità professionali che potrebbero derivare loro dall’accertamento di omissioni nella tutela degli interessi della ricorrente. Non sarebbe pertanto dimostrato che quest’ultima fosse a conoscenza delle procedure esecutive. Non notificati personalmente alla ricorrente, così come sarebbe dovuto avvenire per una persona notoriamente incarcerata, i precetti esecutivi sarebbero nulli.
R.
Con decisione 11 agosto 2005, questa Camera ha fissato alla ricorrente un termine di 10 giorni per presentare osservazioni limitate ai documenti assunti agli atti dopo la presentazione delle osservazioni conclusive, segnatamente un provvedimento 3 maggio 2001 dell’CO 1, con cui era stato assegnato alla ricorrente un termine di 5 giorni per designarsi un rappresentante ai sensi dell’art. 60 LEF, e che contiene in calce la designazione dell’avv. PA 1 sottoscritta 2001 da RI 1 il 10 maggio.
Nel termine impartitole, la ricorrente ha rilevato che era “almeno sorprendente” che fossero emersi documenti e fossero state formulate richieste dopo la presentazione delle osservazioni conclusive, chiedendo che la Camera accertasse attentamente la correttezza procedurale di tale modo di procedere. Nel merito, RI 1 ha confermato le sue conclusioni sul carattere irrituale delle notifiche di atti esecutivi fatte all’avv. TE 1, in assenza di una nomina a suo favore, analoga a quella conferita all’avv. PA 1 il 10 maggio 2001.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Qualora la tesi della ricorrente fosse da accogliere, la notifica degli atti esecutivi impugnati andrebbe considerata avvenuta il 24 luglio 2003 (cfr. la conferma dell’avv. TE 1 nelle sue osservazioni 18 agosto 2003). Tenuto conto del fatto che il termine per impugnare un atto esecutivo notificato durante le ferie inizia a decorrere il giorno seguente la fine delle medesime (cfr. DTF 121 III 285;
Bauer
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 54 ad art. 56
) – nel caso concreto il 2 agosto 2003 (cfr. art. 56 n. 1 e 2 LEF) – il ricorso, inoltrato il 5 agosto 2003, sarebbe tempestivo.
2.
Giusta l’art. 60 LEF, se viene escusso un detenuto che non sia provvisto di rappresentante, l’ufficiale gli assegna un termine per provvedersene, a meno che la nomina del medesimo non spetti per legge all’autorità tutelare, l’esecuzione rimanendo sospesa durante questo termine.
2.1.
Nel caso di specie, la Camera ha accertato d’ufficio che il 10 maggio 2001, nell’ambito di tre esecuzioni precedenti quelle in esame (es. n° _, _ e _ promosse dalla _, rispettivamente da _ e da _), la ricorrente aveva firmato il formulario con cui le era stato assegnato un termine per nominare un proprio rappresentante ai sensi dell’art. 60 LEF, e vi aveva indicato l’avv. TE 2. L’CO 1 poteva pertanto in buona fede ritenere che quell’avvocato fosse abilitato a ricevere atti esecutivi relativi anche ad altre esecuzioni, tanto più che egli aveva tacitamente confermato tale suo ruolo, almeno non respingendo gli atti ricevuti. Il fatto che la ricorrente abbia autorizzato in modo generale quest’ultimo a ricevere atti esecutivi si evince d’altronde dagli scritti 11 maggio 2001 dell’Ufficio di patronato all’avv. TE 2 (prodotto dall’avv. TE 1 all’udienza del 20 novembre 2003) e 9 agosto 2005 dello stesso Ufficio alla Camera. In merito ai dubbi formulati dalla ricorrente sulla regolarità della procedura di assunzione di queste ulteriori prove, va ricordato che l’autorità di vigilanza è tenuta ad accertare d’ufficio i fatti senza essere vincolata alle domande di prove delle parti (art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF e 19 cpv. 1 LPR), purché venga rispettato il loro diritto di essere sentite. Nel caso concreto, la ricorrente ha ben avuto modo di esprimersi sui documenti assunti in un secondo tempo. Comunque, contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, essa ora non nega più di aver nominato l’avv. TE 2 quale suo rappresentante per ricevere atti esecutivi.
2.2.
RI 1 sembra invece mantenere la sua contestazione circa gli atti esecutivi notificati all’avv. TE 2 dall’CO 2, nonché tutti quelli intimati all’avv. TE 1. Le testimonianze di questi due patrocinatori, concordanti tra di loro, non lasciano però dubbi sul fatto che la ricorrente li aveva autorizzati a ricevere atti esecutivi a lei destinati. Non vi sono infatti motivi di dubitare dell’attendibilità di queste testimonianze, rese sotto giuramento. D’altra parte, l’ipotesi della ricorrente secondo cui i testimoni sarebbero stati condizionati da possibili loro responsabilità, non è verosimile poiché tale timore li avrebbe semmai indotti a negare l’esistenza di qualsiasi autorizzazione a ritirare atti esecutivi per conto della cliente. Inoltre, per quanto concerne il mandato da lei conferito TE 1, la tesi della ricorrente si rivela di poco conto. Infatti, con le proprie osservazioni 18 agosto 2003 il legale ha prodotto due diverse procure rilasciategli dalla ricorrente: la prima –dell’11 dicembre 2001- riguarda il
procedimento penale ecc.,
la seconda –di data 27 dicembre 2001- concerne la rappresentanza
nella pratica fiscale, amministrativa, ecc
”. Orbene, data la natura indubitabilmente fiscale di tutti i crediti oggetto delle esecuzioni nell’ambito delle quali è sorto il presente contenzioso, non può oggettivamente essere negata attualità alla specifica del formulario di procura firmato dalla mandante che abilita il mandatario oltre –se del caso- a
iniziare e proseguire procedimenti esecutivi,
sicuramente almeno, nell’ambito delle stesse procedure, a
ricevere atti e
citazioni.
D’altra parte, vista l’ampiezza del mandato conferito, così come risulta dal testo della procura, non si può seriamente sostenere che l’incarico fosse limitato alla concessione della “facoltà di richiedere ogni relativa informazione a Uffici, Fiduciarie, Banche, ecc.”
2.3.
Dall’insieme delle suddette circostanze si evince che la ricorrente era, per scelta sua, rappresentata anche in materia esecutiva durante l’intero periodo qui in esame. Le notifiche di tutti gli atti esecutivi considerati (tranne quelli di cui si dirà al considerando seguente) sono pertanto valide.
3.
La ricorrente contesta poi la competenza territoriale dell’CO 2. La censura è tardiva per quanto concerne gli atti esecutivi precedenti i pignoramenti. È invece ricevibile (al di là della tempestività) per i pignoramenti e la comunicazione delle domande di realizzazione, siccome la prosecuzione dell'esecuzione da parte di un ufficio di esecuzione incompetente ratione loci è nulla (cfr.
Amonn/Walther
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 45 ad § 10;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol.
I, Losanna 1999, n. 33 ad art. 46-55, con rif.;
Schmid
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n.
28 ad art. 46, con rif.), nullità che può essere sollevata in ogni tempo (art. 22 LEF).
I procedenti ritengono l'CO 1 competente, siccome l'esecuzione a convalida di un sequestro può essere promossa e proseguita anche al luogo in cui si trova l'oggetto sequestrato (art. 52, 1. periodo LEF), ciò che vale pure per la convalida di domanda di garanzie fiscali, le quali sono parificate al decreto di sequestro (art. 170 LIFD e 249 LT) (cfr.
Fessler
, Basler Kommentar zum DBG, vol. I/2b,
Basilea/ Ginevra/Monaco 2000, n. 94 ad art. 170).
In realtà, l’argomento non è decisivo in concreto. In effetti, il credito di un escusso domiciliato all'estero è localizzato presso il terzo debitore (cfr.
DTF 128 III 474, cons. 3.1, 109 III 90, cons. 1; 107 III 147, cons. 4; BlSchK 2000, 144, cons. 6
). Nel caso di specie, la sede della Posta svizzera,
ente autonomo di diritto pubblico dotato di personalità
giuridica,
è situata a Berna (art. 2 cpv. 1 della Legge federale del 30 aprile 1997 sull’organizzazione dell’azienda delle poste della Confederazione [LOP], RS 783.1). Sebbene la Posta sia abilitata a costituire succursali (art. 4 LOP), non risulta aver fatto uso di siffatta facoltà. Il conto postale della ricorrente andava pertanto pignorato a Berna (cfr. CEF 23 agosto 2004 [15.04.88]), così che il pignoramento (ma non gli atti esecutivi precedenti) eseguito dall’CO 2 è nullo.
4.
La ricorrente contesta anche il fatto che siano stati emessi due precetti esecutivi – uno dall’CO 1 e l’altro dall’CO 2 – per ogni credito fiscale. A prescindere dalla tardività della censura, occorre osservare come sia ammessa – salvo abuso di diritto – la facoltà per il creditore di promuovere diverse esecuzioni per lo stesso credito, fintanto che egli non sia in grado di chiedere la prosecuzione di una di esse. D’altronde, il procedente che ha ottenuto sequestri in diversi circondari contro un debitore domiciliato all’estero può – anzi deve – convalidarli promuovendo in ogni foro un’esecuzione, che va proseguita fino alla realizzazione dei beni sequestrati (cfr.
Gilliéron
, op. cit., n. 41 s. ad art. 38-45). Può qui essere lasciata aperta la questione di sapere se tale facoltà esista anche nei casi in cui l’escusso è domiciliato in Svizzera (ricordato che in siffatta ipotesi tutti i sequestri possono essere convalidati con una sola esecuzione promossa al foro ordinario del domicilio dell’escusso), dal momento che la prosecuzione delle esecuzioni inoltrate all’CO 2 – come visto (cons. 3) – è comunque nulla a causa della sua incompetenza territoriale.
5.
La ricorrente contesta infine la procedura seguita per la concretizzazione delle richieste di garanzie fiscali. Oltre che tardiva la censura si rivela confusa. Al fine di fugare ogni dubbio di nullità, può essere comunque confermata la regolarità dell’operato degli Uffici. Si evince infatti con tutta la chiarezza necessaria, sia dai precetti esecutivi emessi dall’CO 1 (allegati al ricorso) che da quelli emessi dall’CO 2 (prodotti dall’avv. TE 1 all’udienza del 20 novembre 2003), che tutte le esecuzioni tendono alla prestazione di garanzie – e meglio alla prestazione delle garanzie di cui alle richieste 28 giugno 2001 dell’RA 2 – e sono state promosse a convalida dei sequestri decretati dalla stessa autorità fiscale (cfr. le indicazioni ivi relative alla voce “titolo e data del credito” dei precetti). Anche se la ricorrente pare stupirsene, nella legislazione fiscale federale e ticinese la richiesta di garanzie fiscali costituisce pertanto nel contempo un titolo di credito di esigibilità immediata (art. 169 cpv. 1, 2° periodo LIFD e 248 cpv. 4 LT), un titolo di sequestro (art. 170 cpv. 1 LIFD e 249 cpv. 1 LT) e un titolo di rigetto definitivo (art. 169 cpv. 1, 3° periodo LIFD e 248 cpv. 1 LT;
Fessler
, op. cit., n. 82 ad art. 170). L’esecuzione in prestazione delle garanzie richieste dal fisco può quindi giungere alla realizzazione dei beni pignorati prima che l’imposta sia accertata definitivamente (cfr. art. 169 cpv. 1 LIFD e 248 cpv. 1 LT;
Fessler
, op. cit., n. 54 ad art. 169 e n. 80 ad art. 170), a meno che, in precedenza, il contribuente sia riuscito a far annullare la richiesta di garanzia, interponendo con successo ricorso alla Camera di diritto tributario (art. 248 cpv. 3 LT; cfr.
Allidi
, La costituzione della garanzia e le altre forme di garanzia del diritto fiscale, la responsabilità solidale, in: Lezioni di diritto fiscale svizzero, Bellinzona 1999, p. 306 ad 2). In ogni caso, dato che l’esecuzione tende solo alla prestazione di garanzie, l’ufficio di esecuzione dovrà depositare il ricavo della realizzazione e potrà consegnarlo all’autorità fiscale, di regola dopo che la tassazione è diventata definitiva, solo con il consenso dell’escusso o al termine di una procedura di realizzazione del diritto di pegno gravante la somma depositata a favore del fisco (cfr.
Gilliéron
, op. cit., n. 31 ad art. 38;
Fessler
, op. cit., n. 61 e 72 ad art. 169).
6.
Il ricorso va di conseguenza parzialmente accolto, ossia per quanto esposto al considerando 3. Non si preleva tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).
Richiamati gli art. 17, 20a, 22, 52, 60, 64 LEF; 169, 170 LIFD; 248, 249 LT, art. 61 e 62 OTLEF;