# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 367ed2d8-da8c-51c6-8280-9eee2f5b5093
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 1998
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Con decreto 26 marzo 1996 il Pretore di Leventina ha concesso alla _ una moratoria concordataria di 4 mesi (poi prolungata di due mesi con decreto 10 luglio 1996). Nel periodo precedente la moratoria concordataria il Comune di _, il _ hanno ottenuto il pignoramento di alcuni macchinari della _ nel quadro di esecuzioni relative a crediti fiscali. Le domande di vendita sono state presentate già prima della moratoria, ma sono rimaste in sospeso a seguito di dilazioni concesse dall’UEF alla debitrice. Nel corso della moratoria concordataria, allo scopo di evitarne il deprezzamento, le macchine furono vendute, previo consenso dell’UEF, nel settembre 1996 e il ricavo di fr 440’000.-- fu depositato su un conto presso la _.
B.
Il 4 ottobre 1996 ebbe luogo l’udienza per l’omologazione del concordato. Constatato che la maggioranza dei creditori non aveva accettato il concordato, il Pretore revocò seduta stante la moratoria concordataria. Su istanza di un creditore presente all’udienza, fu decretato in data 7 ottobre 1996 il fallimento della _.Con scritto 11 dicembre 1996 l’UEF di Leventina, previa consultazione a mezzo di circolare dei creditori noti, ha nominato l’ex commissario del concordato _, amministratore speciale del fallimento.
C.
Con lettera 6 novembre 1996 il legale della _ rende attento l’UEF che, a suo parere, il ricavo della vendita dei macchinari pignorati prima della concessione della moratoria concordataria andava attribuito alla massa fallimentare _ e non ai creditori pignoranti. Con decisione 17 dicembre 1996 l’UEF si è determinato nel senso di non poter condividere il parere espresso dalla _, e di voler versare i fr. 440’000.-- ricavati dalla vendita dei macchinari pignorati ai tre creditori che avevano ottenuto il pignoramento. L’UEF motiva la sua decisione come segue:
“E’ ben vero (...) che le esecuzioni restano sospese durante la moratoria concordataria. Osserviamo peraltro che la vendita è stata autorizzata in applicazione dell’art.124 LEF. Con la non omologazione del concordato le esecuzioni si riattivano e pertanto ci sembra giusto che i beni realizzati prima dell’apertura del fallimento o il loro controvalore in moneta, venga estromesso dall’inventario del fallimento e messo a disposizione dei creditori pignoranti.”
D.
Con tempestivo ricorso 27 dicembre 1996 la _ chiede l’annullamento della decisione dell’UEF di Leventina, in quanto non si sarebbero verificati i presupposti dell’art 124 LEF, e inoltre una vendita ordinaria sarebbe stata esclusa durante la moratoria in virtù della art. 297 LEF. La vendita sarebbe stata quindi possibile unicamente grazie ad un accordo tra il commissario del concordato, che peraltro avrebbe agito correttamente riservando le pretese della futura eventuale massa fallimentare, e i creditori pignoranti. Tale riserva sarebbe ravvisabile nella lettera del 7 giugno 1996 scritta ai creditori pignoranti ove si afferma che, il ricavo della realizzazione deve essere tenuto vincolato “ fino a decorrenza del termine per chiedere il fallimento...”.La decisione dovrebbe quindi essere annullata, poiché oltre ad essere contraria alla legge, lederebbe il principio della buona fede .
E.
Con osservazioni 21 gennaio 1997 il Comune di _ si oppone al ricorso, e quindi all’annullamento della decisione dell’UEF di Leventina, in quanto la vendita dei macchinari sarebbe dovuta avvenire già nel mese di dicembre 1995, se l’UEF non avesse concesso alla debitrice una dilazione. Inoltre, in ogni caso la vendita è avvenuta correttamente, essendo adempiuti i presupposti dell’art.124 LEF.
F.
Lo _, così come la _ nelle loro osservazioni congiunte del 22 gennaio 1997 ribadiscono la correttezza della decisione dell’UEF e chiedono la reiezione del ricorso, in quanto al momento del fallimento i beni non erano più di proprietà del debitore, essendo già stati realizzati .
G.
Con osservazioni 3 febbraio 1997 l’UEF di Leventina ha giustificato la vendita dei macchinari durante la moratoria concordataria con la necessità di sgomberare gli spazi occupati dalla _, onde permettere lo svolgimento dell’attività della _, che era in parte subentrata nella produzione della fallita. La vendita venne effettuata con il consenso dell’Ufficio, il quale impose alcune condizioni, fra cui la costituzione di un conto bancario intestato all’UEF allo scopo di separare il provento di tale vendita dalla massa attiva del concordato. Ribadisce quindi la correttezza e la legalità della decisione impugnata, rimettendosi al giudizio di questa Camera.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art 124 cpv.2 LEF l’ufficiale può sempre procedere alla realizzazione degli oggetti esposti a rapido deprezzamento, ovvero la cui conservazione o deposito comportino spese eccessive (cfr. Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs - und Konkursrecht, Berna 1997, § 27 n.9, p.216 ). La realizzazione anticipata prevista dall’art. 124 LEF è una misura amministrativa e non un atto esecutivo, quindi può essere eseguita anche durante le ferie esecutive e i periodi di sospensione previsti dalla LEF, come nel caso di una moratoria concordataria (Amonn /Gasser, Op.cit, § 27 n.9, p.216).L’ufficio decide secondo il proprio apprezzamento se sono adempiute le condizioni per una vendita anticipata.
2.
Nel caso in oggetto la vendita dei macchinari è avvenuta allo scopo di evitarne il rapido deprezzamento conseguente ad uno smontaggio, nonché gli alti costi di conservazione derivanti dalla necessità di depositarli altrove. Infatti, i locali occupati dai macchinari dovevano essere liberati per permettere lo svolgimento dell’attività della _, la quale aveva più volte diffidato l’UEF ed il commissario del concordato ad agire in tal senso (cfr. Lettera 9 agosto 1996 UEF/ Biaggi ).Non vi è quindi dubbio alcuno che la soluzione adottata dall’UEF di vendere anticipatamente i macchinari , sia stata la scelta più opportuna atta a tutelare gli interessi dei creditori
3.
Con la dichiarazione di fallimento sono devoluti alla massa tutti i beni pignorati, non ancora realizzati e tutti gli oggetti sequestrati (art.199 cpv. 1 LEF ).Il ricavo degli oggetti realizzati nell’ambito di una procedura di pignoramento sarà ripartito tra i creditori pignoranti, e solo una eventuale eccedenza spetta alla massa (art. 199 cpv.2 LEF; DTF 107 III 117). Il criterio determinante per stabilire se un bene appartenga alla massa o meno, è l’avvenuta realizzazione (Amonn/Gasser, Op. Cit., § 40 n.20, p.318). Anche una realizzazione anticipata ai sensi dell’art.124 LEF è sufficiente ad escludere un bene dalla massa fallimentare (Fritzsche/Walder, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, volume II, Zurigo 1993, § 41 n.18, p.145).
4.
Orbene, non vi è alcun dubbio che al momento della dichiarazione di fallimento della _ il 7 ottobre 1996, i beni pignorati erano già stati realizzati, e quindi non erano più di proprietà della fallita. L’Ufficio ha quindi agito correttamente ripartendo la somma ricavata tra i creditori pignoranti, in quanto unici beneficiari di tale importo. Il fatto che il ricavo della vendita sia stato depositato su un conto vincolato intestato all’UEF, non muta la sostanza delle cose, in quanto il deposito vincolato era previsto unicamente sino alla scadenza del termine di contestazione ex art 148 LEF (cfr. Stato di ripartizione 12 dicembre 1996 UEF di Leventina )Il ricorso deve quindi essere respinto, e la decisione 17 dicembre 1996 dell’UEF di Leventina di attribuire l’intero ricavo della vendita dei macchinari della _, pignorati e realizzati prima del fallimento, ai creditori pignoranti, deve essere riconfermata.
5.
Non si prelevano spese (art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto federale.
Richiamati gli art. 17, 124, 199 LEF