# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b95d171d-3a70-5d06-af45-96dd20df4fac
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1. AC 1
è nato il _ a _, figlio di padre ignoto, a suo dire uno degli uomini che in 7, 8 o forse più circostanze avrebbe ingravidato la madre in conseguenza di abusi commessi su di lei durante le degenze in istituti psichiatrici. Poco si sa dei primi anni di vita dell’accusato, presumibilmente cresciuto con la madre. A partire dai 5 anni di età, e sino ai 17, egli ha vissuto in istituti, ricevendo dapprima visite più o meno regolari dalla madre, che però dal 1955 al 1962, anno della sua morte, è stata ininterrottamente ricoverata in manicomio. AC 1 ricorda di avere vissuto dapprima nel “collegio” di _, e poi, dai 10 anni presso l’Ospizio _ di _. Ben presto viene individuato in lui un ritardo nello sviluppo dell’intelligenza, ragione per cui egli frequenta scuole differenziali, e dopo l’apprendimento di nozioni elementari viene introdotto alla professione di falegname nel laboratorio dell’istituto. Dalla sua cartella personale (in: plico AI 2.25) risulta come egli all’epoca sia stato ritenuto un soggetto tendenzialmente depresso, poco partecipe alla vita di gruppo, sofferente per mancanze di affetto, sensibile al punto di soffrire della più piccola offesa, ma anche privo di forza di volontà, disordinato e poco curato nell’igiene personale, indisciplinato e incline ad amicizie definite pericolose, nel cui contesto venivano segnalati episodi di masturbazione con altri ragazzi o chierichetti. Come che sia -AC 1 ha invece riferito di non precisati abusi che sarebbero stati commessi su di lui da religiosi- è quanto meno certo che l’imputato ha iniziato a vivere la propria sessualità in un ambiente totalmente o prevalentemente maschile. Nel 1966, quando egli aveva 17 anni, i rapporti su di lui danno atto di suoi miglioramenti, così che egli ha potuto affrancarsi ed uscire dall’istituto. Si è così stabilito ad _, dove ha vissuto per circa 5 anni, iniziando a lavorare nel settore della ristorazione come cameriere ed anche come cuoco, trasferendosi anche per la stagione turistica in località come _ o _. All’inizio degli anni 70 l’imputato è venuto a lavorare in Ticino, dapprima presso il ristorante e pizzeria “_” a _. In seguito, a partire circa dal 1975, ha lavorato per alcuni anni come cuoco, ma anche con mansioni di responsabile, presso il locale notturno “_” di _. In quegli anni egli ha acquisito il diritto a risiedere in Svizzera, e ha lavorato poi per altri ristoranti, sempre della regione di _ (dove AC 1 ha sempre vissuto), tra cui la “_”, il “_”, ed altri grotti, sino a circa il 1987, data in cui è divenuto inabile al lavoro, beneficiando poi, dal 1989, a soli _, di una rendita completa di invalidità accordatagli per il motivo del suo etilismo.
2.
In effetti, dal 24 luglio al 3 agosto 1987 l’accusato ha subito un primo ricovero all’Ospedale _ dovuto ad una situazione di intossicazione etilica acuta, nel corso della quale egli se ne era andato in giro nudo per _, comune di residenza, dopo avere abbandonato il posto di lavoro ed essere per qualche tempo rimasto chiuso in casa. La diagnosi a quel momento era stata di abuso etilico cronico con stato confusionale, epatopatia etilica e predelirium tremens (doc. TPC 41, pag. 12; all. 105 RPG, verbale 23 gennaio 2007 della dott. _, pag. 1), ciò che è compatibile con l’affermazione dell’accusato di avere sofferto di allucinazioni uditive.
Il 9 febbraio 1988 la dott. _ ha ordinato il ricovero coatto dell’accusato presso la CPC di _. durato sino al 14 marzo, avendo diagnosticato etilismo cronico in personalità con tratti caratteriali ed interpretativi. Vi è in seguito notizia di altri 6 ricoveri alla CPC di _ tra il 1995 e il 1997 (AI 6.1, perizia dott. _, pag. 18-20), mentre che al dibattimento è emerso, dalla deposizione della dott. _, che anche nel periodo 1991-1995 vi erano stati dei ricoveri, anche di lunga durata, ad Intragna, presso una struttura dedicata al recupero di persone con problemi di dipendenza.
Nel 1996 AC 1 è stato sottoposto a tutela. Egli risulta averne fatto richiesta il 31 agosto 1995 in occasione di uno dei predetti ricoveri a _ (cfr. AI 1.15), ma al processo egli ha spiegato di essere di fatto stato obbligato ad instare in tal senso, onde potere essere dimesso dalla struttura psichiatrica. Ed infatti, nonostante egli avesse reiterato la richiesta di tutela volontaria il 20 dicembre 1995, e il 22 gennaio 1996 fosse stato nominato come tutore _, AC 1 già il 25 gennaio 1996 si è opposto al provvedimento, avviando così una procedura ricorsuale conclusasi nel settembre del 1996 con la conferma del provvedimento.
La gravità della situazione traspare anche da uno scritto inviato il 3 ottobre 1996 dal Servizio psicosociale di _ alla Delegazione tutoria di _, firmato dalle dott. _ e _, in cui si riferiva di una visita effettuata al domicilio del AC 1, risultato ai limiti dell’abitabilità, tanto da doversi porre seriamente il dubbio circa la possibilità per lui di continuare a vivere da solo, e formulare l’auspicio di un suo collocamento in una casa per anziani (all’età di 47 anni) o in un’altra struttura protetta.
Nel 1997 AC 1, a seguito di una caduta, ha riportato una brutta frattura del femore. Dopo complicazioni, e interventi chirurgici, ne è derivato un danno permanente con una gamba più corta dell’altra di alcuni centimetri, ed egli a tutt’oggi per camminare necessita del sostegno di una stampella.
3.
Nel corso del 2000 l’accusato si è lamentato della poca assiduità con cui il tutore lo seguiva, proponendo la sua sostituzione con una sua conoscente, tale _. Questo avvicendamento non si è realizzato, ma si è proceduto comunque, nel marzo del 2002, alla sostituzione del tutore, nella persona di _, che assolve questa carica a tutt’oggi.
Inizialmente i rapporti con il nuovo tutore sono stati difficili, e AC 1 aveva formalmente instato per essere dimesso dalla tutela, richiesta che il tutore aveva preavvisato negativamente, ritenendo che il pupillo non fosse in grado di curare adeguatamente i propri interessi. Ne era seguita una procedura ricorsuale (poi decaduta), nel cui ambito il tutore, interrogato sul tema dell’etilismo del suo assistito, aveva scritto (cfr. plico AI 1.15) che “
non me la sento di esprimermi in quanto il signor AC 1 si rifiuta di farsi seguire da qualsiasi servizio e non ho elementi per confermare questa problematica
” In seguito i rapporti tra l’accusato e il tutore _ sono decisamente migliorati, ciò che il prevenuto in aula -fedele al suo personaggio di persona burbera e polemica- non ha voluto ammettere, ma che è attestato dagli annuali rapporti morali allestiti dal tutore nei propri rendiconti per gli anni 2002-2005.
La predetta ammissione da parte del tutore della mancanza di controllo sul tema dell’alcol è preoccupante. Vero è comunque che la dedizione al bere del AC 1 era regredita rispetto agli anni precedenti, non essendo più stati segnalate situazioni acute come quelle che avevano portato ai ricoveri del decennio precedente. D’altro canto, la tendenza ad almeno occasionali eccessi nel consumo di alcolici permaneva, assieme ai disturbi di comportamento, come risulta molto chiaramente dalle testimonianze raccolte nell’incarto penale, in specie quelle dei vicini dello stabile in _ a _ nel quale si era trasferito alla fine del 2001.
_, amministratrice dello stabile, rammenta che (all. 58 RPG, pag. 1)
“AC 1 creava problemi con il vicinato. Lui nello stabile ha appeso ovunque molti bigliettini scritti a mano, con insulti, di cui produco alcuni esempi. Gli stessi erano indirizzati all’amministrazione e al custode. Ricordo che un giorno ha tolto le valvole e tutto lo stabile è rimasto senza corrente elettrica, senza acqua calda e delle persone sono rimaste intrappolate nell’ascensore. Lui disturbava molto gli altri inquilini”
. Che l’accusato fosse fonte di disturbo per la quiete è in effetti unanimemente riconosciuto da chi ha vissuto vicino a lui. Di lui sono infatti stati ricordati, evocando episodi concreti, solo le frequenti ubriachezze, i deliberati rumori notturni (comprensivi di urla), l’aggressività e la volgarità dell’espressione verbale, la totale indifferenza alle esigenze altrui e la litigiosità (cfr. gli all. 58-65 RPG).

## Considerations