# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 8806e0cf-e6a5-5cd9-947d-228d9ff8f2e0
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

in fatto ed in diritto
1.
Per motivare la presente decisione va fatto totale riferimento alla decisione 8 maggio 2000 con cui la detenzione preventiva cui è astretto _ è stata prorogata sino al 30 maggio 2000, va allora ritenuto come:
"_, operatore finanziario e fiduciario, è stato tratto in arresto in data 28 maggio 1999 siccome sospetto autore di reati finanziari ai danni di clienti propri rispettivamente della fiduciaria _, a lui facente capo (v. rapporto d’arresto 28 maggio 1999, inc. GIAR 189.99.1 doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione della promozione dell’accusa per titoli di reato di appropriazione indebita, amministrazione infedele, truffa e violazione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni fiduciarie (inc. GIAR cit., doc. _). In data 28 giugno 1999 l’accusa è stata estesa alla falsità in documenti (inc. MP doc. _).
L’assunzione di informazioni preliminari ha preso avvio già nel novembre 1997, con l’audizione dell’allora indiziato a seguito della denuncia di _ (inc. MP doc. _). Se ne sono poi aggiunte altre, tanto che al momento dell’arresto si parlava di 6/7 parti lese relativamente all’appropriazione indebita di fr. 560’000.-- circa, nonché di una quindicina di parti lese per la truffa, con un provento di reato stimato fra 1 e 2 milioni di franchi (v. rapporto d’arresto, inc. GIAR 189.99.1 doc. 2, p. 1-2). Gli sviluppi dell’inchiesta hanno permesso di individuare, fino a fine giugno 1999, 31 parti lese per un ammontare di fondi raccolti superiore ai sei milioni di franchi
(v.
preavviso negativo 28 giugno 1999, inc. GIAR 189.99.4 doc. _ p. 1).
L'inchiesta è proseguita dalla decisione del giudice dott. _ del 2 luglio 1999 che, nella sostanza, non ha perso nulla della sua validità. L'accusato e numerosi testi sono stati interrogati dalla polizia cantonale tanto che proprio a partire dal 2 luglio scorso i verbali di polizia hanno riempito ben due classificatori federali. All'accusato sono ampiamente noti gli sviluppi dell'istruttoria delegata alla PS, con lode al funzionario di polizia solerte e preciso nei suoi accertamenti e nelle sue contestazioni. L'accusato è stato confrontato con deposizioni di vittime (a titolo esemplativo si veda il verbale 1 settembre 1999 con riferimento al dire di _, il verbale del giorno successivo con riferimento al dire di _ o quelli del 14 settembre 1999 per _ e _, del 15 settembre per _, _ e _, 27 settembre per il cliente _, 28 ottobre per il cliente titolare relazione _) ed ha contestato spesso il dire delle stesse rispettivamente dei testi (ad esempio il dire di _). _ ha modificato in più circostanze - come già evidenziato nella decisione 2 luglio 1999 - la sua versione dei fatti (a titolo esemplativo si veda il verbale 2 settembre 1999 pag. 10).
Le indagini non appaiono terminate, pur essendo sostanzialmente avanzate con la dovuta solerzia a fronte dell'atteggiamento assunto dall'accusato che spesso è stato reticente ed ha modificato la sua versione dei fatti. Nell'ambito istruttorio il magistrato d'accusa ha incaricato quale perito tecnico il signor _, con posa formale dei quesiti il 7 settembre 1999, mentre per la voluta perizia psichiatrica il PP ha designato perito il dott. _. Con recente scritto 3 novembre 1999 il perito tecnico ha comunicato al magistrato inquirente il numero di parti lese emerse per le diverse tipologie di reati ipotizzati. Il signor _ ha indicato in una cinquantina i clienti con importanti perdite finanziarie.
Da quelle annotazioni l'istruttoria è progredita in particolare mediante consegna, da parte del perito contabile, del suo lavoro in data 20 gennaio 2000, anche lo psichiatra incaricato dell'esame medico ha rassegnato il suo rapporto il 1 febbraio 2000 e da ultimo al magistrato d'accusa è stato recapitato il Rapporto preliminare di polizia giudiziaria. Il PP ha concordato con la difesa la raccolta agli atti di alcuni verbali di interrogatorio con confronto tra l'accusato ed i deponenti ed è stata eseguita l'audizione dall'avv. _.
Successivamente a ciò il PP ... ha depositato gli atti all'attenzione delle parti ed il difensore dell'accusato ha chiesto l'acquisizione di diversi documenti della Banca _ nonché la trascrizione del verbale reso, in sede rogatoriale, da _ il 19 gennaio 2000. Il magistrato d'accusa ha "fatto i passi necessari" per acquisire la documentazione desiderata ed ha incaricato il personale del Ministero Pubblico della trascrizione del verbale.
Gli atti istruttori voluti sono stati acquisiti e gli atti ulteriormente depositati all'attenzione delle parti, in particolare della difesa, la quale non ha rinunciato al deposito, sino al prossimo 25 maggio 2000.
2.
Con istanza del 12 maggio 2000 il PP avv. _ postula la proroga della detenzione preventiva cui è astretto _ sino e compreso il prossimo 28 luglio 2000. Il magistrato d'accusa evidenzia l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza riferiti ad estesa attività truffaldina protratta nel tempo ed osserva come l'istruttoria sia stata rallentata dalla scarsa collaborazione dell'accusato. Per il magistrato d'accusa vi sono poi esigenze istruttorie attuali tese alla chiusura dell'istruttoria. In particolare gli atti sono attualmente depositati all'attenzione della difesa che deve poter valutare ulteriori richieste di complemento (riferite ai complementi ammessi) che dovranno essere evase dal magistrato d'accusa (con eventuale raccolta delle prove offerte). Il PP ritiene l'esistenza di un concreto rischio di collusione per l'esistenza di numerosi clienti di _ che hanno versato allo stesso danari non dichiarati fiscalmente, e considera inoltre il sussistere si un concreto rischio di fuga per l'esistenza di fondi consegnati a non meglio identificato _, danari che l'accusato non si è sforzato di far rientrare. Il magistrato propone la data del 28 luglio 2000 osservando rispetto del principio di proporzionalità della detenzione preventiva alla luce della gravità oggettiva dei fatti e della possibile pena da espiare che sarà inflitta all'accusato se giudicato colpevole.
La difesa dell'accusato si oppone all'istanza in discussione con rimando alla precedente procedura sfociata nella decisione 8 maggio scorso e fa ampio riferimento al suo ricorso contro la citata decisione, ricorso pendente presso la Camera dei Ricorsi penali del Tribunale di Appello. In particolare la difesa contesta il sussistere di un possibile inquinamento probatorio e di un concreto rischio di collusione ed esclude l'ipotesi di un rischio di fuga.
3.

## Considerations

Come noto alle parti, in diritto la materia in discussione è retta dall'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 /
1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., GIAR 2.96.2) - che, dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss) -ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128).
4.
Per il presente giudizio si può qui fare ampio riferimento alla recente decisione di questo Giar dell'8 maggio scorso con particolare riferimento all'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza (peraltro neppure contestati dalla difesa) con richiamo ai precedenti interventi del Giar:
a)
Con la verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può con tranquillità concludere per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _, almeno parzialmente ammessi dal medesimo (v., ad esempio, verbale di polizia 15 giugno 1999, ore 14.00, p. 6, sull’indebito utilizzo di parte dei fondi del denunciante _; v. anche osservazioni, cit., pto. 1 p. 2-3).
b) ...... l’esame degli indizi di colpevolezza che compete al giudice del merito ed a questo giudice è di natura ben diversa: se il primo deve valutarli a fondo al fine di porli alla base della propria sentenza (condannatoria o assolutoria), questo giudice, visto anche lo stadio nel quale è chiamato a pronunciarsi ed accompagnato dalla costante preoccupazione di non interferire appunto con il giudizio di merito, non può che esprimere un giudizio di verosimiglianza, commisurato alla propria limitata competenza (che consiste nel valutare la legittimità di misure d’inchiesta) (decisione 12 gennaio 1999 in re B.E., inc. GIAR 582.98.4, consid. 2a p. 3-4). Non possono essere comunque sottaciute le copiose rimesse di danaro da parte dei numerosi clienti del _ e le promesse da questi formulate in merito alla sicurezza degli investimenti posti in atto contrariamente alla realtà. In merito appaiono illuminanti i verbali citati più sopra ed ancora considerazioni del Giar
nella decisione 2 luglio 1999 relative alle asserzioni di _ (ampiamente considerato reticente): "le acrobazie argomentative relative alla bontà ed efficacia delle garanzie da lui offerte agli investitori e le contraddittorie prime dichiarazioni sull’investimento _ ... con l’ammissione esplicita dell’utilizzo di fondi _ per risarcire _ ... con altri risarcimenti a carico di altri investitori, con un contestato trasferimento in Italia di un miliardo di lire in contanti, pochi mesi orsono ... con altri risarcimenti a carico di altri investitori" e così via laddove il Giar si riferiva ai doc. MP 53, 70-72, 80 noti all'accusato.
Ancora oggi vanno ammessi sufficienti e concreti indizi di reato a carico di _ tali da giustificare il permanere dello stesso in carcere.
La condizione legale appare manifestamente data. La perizia tecnica ne fa ulteriormente fede ed appare rafforzare gli indizi a carico. Ciò nonostante le allegazioni contenute nel ricorso 16 maggio 2000 in particolare a pag. 5 primo capoverso.
5.
Per quanto attiene all'esistenza di necessità istruttorie l'istanza, come d'altra parte la richiesta del PP del 28 aprile 2000, non merita particolare approfondimento, il magistrato d'accusa attende l'eventuale formulazione di richieste di complemento istruttorio sulla scorta degli atti acquisiti con il deposito (ossia la documentazione bancaria _ e la trascrizione del verbale _). Il deposito è ancora in corso e non è dato a sapere quale sarà la volontà della difesa. Non si possono quindi ritenere "esigenze istruttorie" in senso stretto tali da giustificare il permanere in carcere dell'accusato. Al contrario, come già ritenuto nei precedenti interventi di questo giudice e nonostante le contestazioni della difesa, vi é rischio collusivo concreto e l'istanza va quindi ammessa. L'istruttoria è stata di certa durata a causa della sostanziale assenza di collaborazione di _, che ha taciuto ed è stato a rimorchio dell'inquirente. Stante questo atteggiamento negatorio dell'accusato e l'esistenza di danari consegnati a persone che _ non ha identificato (voluto identificare, o perlomeno ha fornito vaghi ed inconcludenti elementi per l'identificazione), persone che con lui hanno agito, e si pensa qui in particolare a _, va ritenuto concreto rischio di collusione ed inquinamento probatorio. Il rischio di collusione appare decisamente concreto e non potrà certo venir meno con l'adozione degli atti istruttori ora previsti, rispettivamente con l'esaurimento della fase istruttoria, a meno di novità (il patrocinatore attuale dell'accusato - non differentemente dal precedente già in occasione dell'istanza di proroga dello scorso febbraio 2000 - "si sta sforzando per contattare _ e per far rientrare i danari", senza esito). Già per l'esistenza di un personaggio ancora ignoto e da identificare, con il rilievo che per tale identificazione l'accusato ben poco ha fatto, che ha beneficiato di danaro (e non di poco conto) provento di reato va ritenuto un concreto e forte rischio collusivo tale da impedire la liberazione dell'accusato.
Già si detto che _ non ha spontaneamente ammesso nulla ed è stato necessario agli inquirenti identificare tutte le parti lese, interrogarle approfonditamente e quindi procedere ad una miriade di verbali dell'accusato il quale, il più delle volte, ha ricusato il dire delle vittime. Con tale atteggiamento, certamente legittimo, ma decisamente poco spontaneo e che ha condotto lo stesso _ a modificare più volte il suo dire, appare necessario garantire l'esecuzione il più possibile spontanea dei verbali che il giudice del merito vorrà acquisire in sede dibattimentale.
Come già ritenuto nelle decisioni 18 novembre 1999, 16 febbraio 2000 ed 8 maggio 2000 il fatto che _ non abbia sin qui voluto comunicare all'inquirente il nominativo completo di _ permette di ritenere che terzi abbiano in qualche modo collaborato per concretizzare le truffe ai clienti del _. Nuovamente va ribadito che Il mancato reperimento del provento delle truffe è elemento tale da far temere concreto inquinamento probatorio e rischio collusivo.
Nei precedenti interventi di questo giudice si evidenziava ancora come:
"... _ ha lavorato a stretto contatto, se non addirittura in stretto accordo, con personaggi tutt’altro che cristallini, segnatamente il già più volte menzionato “Greco” (_), tale _, forse cittadino messicano residente a Zaragoza (v., fra gli altri, verbale di polizia 7 giugno 1999 ore 14.30, p. 4, inc. MP doc. _), e tale _ di cognome ignoto (v. già, fra gli altri, verbale di polizia 28 maggio 1999 ore 13.15, p. 4, allegato al rapporto d’arresto, inc. MP doc. _), tutte persone apparentemente non ancora identificate e senz’altro in grado di fornire interessanti dettagli sull’attività di _ - a patto che egli non possa anticipatamente concordare con loro la versione da dare agli inquirenti ...
"... pericolo di inquinamento delle prove deve essere ammesso pure con riferimento alle numerose pezze giustificative non più rinvenute nonostante minuziose perquisizioni, e di cui _ non si sovviene (ma si ricorda, invece, di una società non gestita da lui, relativamente alla quale egli avrebbe preso per sbaglio della documentazione, quando lasciò gli uffici _, v. verbale di polizia 24 giugno 1999, ore 14.20, inc. MP doc. _ p. 7). L’atteggiamento di lui, valutato nel suo complesso, fa senz’altro temere che, qualora tali documenti esistessero ancora, egli se ne approprierebbe al fine di sottrarli alla giustizia, oppure di utilizzarli selettivamente a proprio vantaggio."
Qui va osservato come non solo _ ma anche _ ed il "Greco" (identificato ma non sentito) non debbono poter avere contatto con l'accusato e potere concordare con _ una versione dei fatti che li coinvolgono e va quindi evitato che il giudice del merito possa essere confrontato con versione di comodo resa dal "Greco" che si troverebbe in USA rispettivamente dal "_" o dal "_". _ non deve quindi essere liberato poiché il rischio di inquinamento probatorio appare decisamente elevato, e questo rischio elevato non verrà certo meno con la chiusura dell'istruttoria.
L'istanza va quindi accolta sia per il sussistere di un rischio di collusione ed inquinamento probatorio decisamente elevati.
6.
Il PP invoca, oltre a motivi ai istruttori più sopra analizzati e ritenuti, anche un concreto rischio di fuga. La situazione va valutata come già avvenuto nei precedenti interventi di questo giudice:
"Ritenuto un serio e concreto pericolo di inquinamento delle prove e di collusione quale motivo primo per il mantenimento della carcerazione preventiva di _, l’esame del pericolo di fuga lamentato dal Procuratore Pubblico avviene a titolo abbondanziale. In ogni caso, i timori del magistrato inquirente non appaiono infondati: se da un lato l’accusato istante, infatti, ha degli stretti legami con il Ticino, dove è nato e cresciuto e dove vive la sua famiglia, d’altro canto questo legame si è affievolito (almeno sul piano economico) con la vendita forzata dell’abitazione primaria. Inoltre, grava su di lui il sospetto che abbia occultato in Italia una cospicua parte del provento delle sue malversazioni (v. preavviso negativo, cit., p. 2; inc. MP doc. _ p. 4), sì da far apparire una sua partenza all’estero come un’eventualità per nulla remota; egli respinge invero con sdegno questo sospetto (v. osservazioni, cit., pto. 1b p. 3; verbale di polizia 22 giugno 1999, ore 15.40, inc. MP doc. _, p. 1-2), ma la testimonianza che lo chiama in causa appare tutt’altro che
prima facie
inverosimile."
"Infine, considerati - pur con tutta la prudenza che la particolare competenza di questo giudice gli impone - tutti gli elementi oggettivi e soggettivi dei reati ascrittigli, si può ben ipotizzare che _ vada incontro ad una pena detentiva indubbiamente importante: in siffatte circostanze, non
irrilevante appare allora la probabilità che egli preferisca sottrarsi al giudizio ed alla pena che l’aspettano qui, riparando all’estero. Né egli è in misura di offrire misure sostitutive sotto forma di cauzione, vista la sua ormai (almeno ufficialmente) disastrata situazione economica (misure che, comunque, non potrebbero ovviare al preponderante pericolo di inquinamento delle prove, v.
supra
..."
"Sussiste allora un pericolo di fuga che, sebbene di per se stesso forse non basterebbe per giustificare il mantenimento dell’arresto, visto unitamente ai parimenti esistenti pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, fa ritenere opportuno il mantenimento della carcerazione preventiva cui è astretto _."
Ancora una volta non v'è motivo per scostarsi da tale motivazione se non per rilevare che ancora oggi dei danari ottenuti dai clienti non v'è traccia come pure non v'è traccia del fantomatico _, per non citarne che uno, e si ha approssimarsi del processo (e concretizzazione della possibile inflizione di una lunga pena detentiva) ciò che accresce il rischio di fuga.
Non occorre qui approfondire l'offerta di deposito cauzionale rispettivamente l'offerta di deposito dei documenti di legittimazione da parte dell'accusato, come appare dal verbale 5 maggio 2000 richiamato dalla stessa difesa rispettivamente quanto offerto in sede di ricorso alla Camera dei Ricorsi Penali del tribunale di Appello. Va nuovamente ribadito che, visto quanto precede, il rischio di fuga non appare l'elemento prioritario per il quale l'istanza di cui si tratta viene ammessa bensì il rischio concreto di collusione ed inquinamento probatorio.
7.
Resta da esaminare il rispetto del principio di proporzionalità, che la difesa ha contestato in corso d'udienza 5 maggio 2000 (il cui verbale viene integralmente richiamato), del carcere preventivo sofferto ed ancora prospettabile sia di per sé stesso (ossia riferito alla carcerazione già subita ed alla presumibile durata dell'evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti) sia in rapporto alla presumibile pena che la Corte del merito potrebbe infliggere in caso di giudizio di condanna.
L’art. 102 cpv. 2 CPP impone limiti alla durata della detenzione preventiva, che, durante l’istruzione formale, può essere di sei mesi. Tale termine può essere convenientemente prorogato (art. 103 CPP). La prassi del Tribunale federale ha stabilito un limite massimo (che va valutato di caso in caso), ritenendo eccessiva ogni carcerazione preventiva la cui durata complessiva superi quella della pena privativa della libertà che presumibilmente potrebbe essere inflitta dal giudice di merito (DTF 116 Ia 147 consid. 5a, 113 Ia 185, 107 Ia 257 consid. 2 e 3, 105 Ia 32 consid. 4b; Rep. 1980, p. 46 consid. 3b). Il protrarsi del carcere preventivo deve comunque obbedire al principio della proporzionalità, stando al quale la durata dipende anche dalle circostanze concrete, in particolare, dalla vastità e complessità dell’inchiesta e dal comportamento dell’arrestato (DTF 107 Ia 259 consid. 3b, 105 Ia 33 consid. 4b).
Come già evidenziato nei precedenti interventi del Giar nella fattispecie l'inchiesta si è rilevata particolarmente lunga e laboriosa in particolare per l'atteggiamento dell'accusato, non collaborativo, per la necessità di procedere all'identificazione delle numerose parti lese e per la necessità di ricostruire quanto accaduto in assenza di una contabilità. I fatti appaiono decisamente gravi, ripetuti nel tempo e riferiti ad importi di tutto rilievo.
Visto quanto precede va quindi ammesso rispetto del principio di celerità, da un lato, ed ossequio del principio di proporzionalità dall'altro. Il periodo di ulteriori 2 mesi, ossia sino al 28 luglio compreso come postulato dal PP appare comunque eccessivo di primo acchito visto lo stadio procedurale e ritenuto come la difesa possa ora formulare richiesta di complemento sull'esito delle prove da essa offerte ed accolte dal PP. Appare adeguato fissare il termine della detenzione preventiva sino al
10 luglio 2000
(ovviamente riservato il giudizio della lodevole Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello conseguente al ricorso 16 maggio 2000). Ovviamente qualora la difesa non dovesse avere più prove da offrire al magistrato d'accusa o se vi fossero prove acquisibili in termini più brevi il magistrato d'accusa procederà alla chiusura dell'istruttoria ed all'emanazione della sua decisione nei tempi più brevi, e ciò per giungere nei tempi più contenuti celebrazione del processo. D'altro canto _ si trova privato della sua libertà da 1 anno e, con l'ulteriore periodo che viene richiesto oggi dal magistrato d'accusa, tale periodo assomma a 13 mesi e mezzo, ciò che appare adeguato alle accuse a lui rivolte ed alla prevedibile pena in caso di giudizio di condanna. La detenzione complessiva può essere ritenuta rispettosa del principio di proporzionalità.
8.
Visto quanto precede l’istanza di proroga del carcere preventivo va integralmente accolta con la presente decisione esente da tassa e spese di giudizio (art. 39 litt. f TG e contrario) e suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello nel termine di 10 (dieci).
p.q.m., visti gli artt. 102 e segg. CPP