# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d12fa21f-e1aa-5e15-99b3-48a8a1f60b23
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2021
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Public
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Fatti
A.
RI 1 (_ divorziato, domiciliato ad _, indicava, nella propria dichiarazione fiscale IC/IFD 2017, sottoscritta il 21.10.2017, di svolgere un’attività indipendente percependo un reddito di fr. 3’526.- e di essere anche pensionato (rendita AVS pari a fr. 20'700.-). Dichiarava pertanto un reddito imponibile pari a fr. 723.- ed una sostanza imponibile pari a fr. 0.-.
B.
Con decisione di tassazione IC/IFD 2017 del 20.11.2019, l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) accertava per l’IC un reddito imponibile di fr. 39'700.- (di fr. 53'200.- il reddito determinante per l’aliquota) e la sostanza, ai soli fini IC in fr. 0.-. Per l’IFD 2017 il reddito veniva quantificato in fr. 57'000.-. Rispetto ai dati dichiarati l’autorità fiscale aggiungeva l’importo di fr. 15'042.- quale reddito da società collettive, in accomandita o semplici, fr. 12.- quali reddito da titoli e capitali, fr. 6'400.- quali valore locativo, fr. 11'800.- quali affitti incassati, nonché procedeva ad imputare un ulteriore importo di fr. 24'000.- a titolo di “altri redditi”. In particolare, per quanto concerneva gli “altri redditi”, l’UT indicava, nella motivazione della decisione:
“Prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria
”.
C.
Con tempestivo reclamo 29.11/3.12.2019 il contribuente impugnava la decisione IC/IFD 2017. Precisava che, sino all’anno precedente, aveva incaricato la _ di _ di allestire la propria dichiarazione fiscale. Tuttavia, a causa della sua situazione finanziaria, spiegava di aver dovuto personalmente inoltrare la dichiarazione fiscale 2017, nonostante indicava di “non comprendere a fondo la lingua italiana”. Sulla base della notifica di tassazione, il contribuente si avvedeva che la dichiarazione inoltrata era “lacunosa”. Il contribuente spiegava che la sua precaria situazione finanziaria era collegata al divorzio avvenuto nel Canton _ nel periodo 2005 – 2012 che aveva comportato un’uscita monetaria di fr. 600'000.-. Con il reclamo, produceva pertanto i contratti di locazione indicando che il reddito ottenuto era di fr. 8'700.-. Per quanto concerneva il reddito della società di persone _, lo stesso derivava da un fondo agricolo comprensivo di fattoria e appartamenti in affitto nel Canton Berna. Il capitale proprio della società ammontava al 31.12.2017 a fr. 314'352.-, di cui il 50% a favore di _ (e meglio fr. 157'176.-). Per realizzare l’utile complessivo pari a fr. 30'084.-, dei quali unicamente fr. 15'042.- erano imputabili al contribuente, si era resa necessaria la sua presenza ed assistenza regolare sul fondo a _ 2 volte al mese. L’insorgente asseriva che i suoi soggiorni non erano stati addebitati nel 2017 ai conti della società RI 1 ed ammontavano a complessivi fr. 5'640.-. Il reddito notificato doveva pertanto essere ridotto di tale importo, comportando un utile pari a fr. 9'402.-.
Per quanto concerneva la ripresa inerente gli “altri redditi”, al reclamo veniva allegata una tabella con la quale veniva presentata la disponibilità finanziaria del 2017 : il contribuente spiegava di aver avuto entrate pari a fr. 63'498.- ed uscite per fr. 41'979.-, con “
(...) un’eccedenza per il mio fabbisogno personale
” pari a fr. 21'519.-. RI 1 rilevava inoltre che, abitando in casa propria non aveva costi di locazione e le spese correnti per il suo fabbisogno erano esigue. Motivo per il quale, il contribuente chiedeva di stralciare la ripresa operata pari a fr. 24'000.-.
D.
Con scritto 4.3.2021, l’autorità fiscale si rivolgeva al contribuente sottoponendogli in calcolo entrate/uscite per il 2017, dal quale risultava un’insufficiente disponibilità finanziaria per il suo sostentamento. Veniva richiesto a RI 1 di voler comprovare, entro il 24.3.2021, ogni rettifica al calcolo del dispendio ed ed egli era avvertito del fatto che si era già tenuto conto degli affitti incassati pari a fr. 8'700.- nonché della metà delle spese fatte valere nell’ambito della società semplice. Nel caso di mancata trasmissione di quanto richiesto, l’autorità informava che il reddito da attività indipendente sarebbe stato calcolato in fr. 12'222.-, gli affitti incassati in fr. 8'700.- e gli altri redditi in fr. 28'000.-. Il contribuente era inoltre reso attento che con la modifica dei precedenti punti, nonché inserendo nel calcolo entrate/uscite un fabbisogno annuo pari al minimo vitale ai sensi del diritto esecutivo, l’ammanco di disponibilità risultava più alto di quello calcolato in prima istanza.
E.
Con scritto di risposta del 22.3.2021 RI 1 prendeva posizione in relazione al calcolo del dispendio indicando di aver ricevuto, tramite la banca _ l’importo di fr. 19'772.85, che gli aveva permesso di far fronte al proprio fabbisogno personale. Inoltre, egli asseriva di aver ricevuto, dalla Fondazione senza scopo di lucro “_” (che aiuta le persone bisognose in pensione), fr. 500.- al mese per 10 mesi nel 2017.
Inoltre, il premio della cassa malati, di fr. 6'373.- nonché le spese di malattia di fr. 1'019.- erano state coperte dalle prestazioni complementari all’AVS, motivo per il quale il contribuente specificava di non aver avuto esborsi. Per quanto concerneva l’elenco debiti, dal quale veniva evidenziata un’uscita di fr. 17'227.-, s’indicava che l’elenco debiti al 31.12.2016 di fr. 601'854.- includeva un debito di fr. 7'896.- dovuto per alimenti alla ex-moglie _, tuttavia “
(...) questi alimenti arretrati come da sentenza di divorzio, ossia 12 x 658.- sono però stati versati tramite AVS prestazione complementare”.
L’insorgente concludeva precisando che, avendo 82 anni e vivendo in casa propria, non aveva l’affitto da pagare e che il suo minimo vitale era inferiore a fr. 14'400.-.
F.
Con decisione di tassazione dopo reclamo del 9.4.2021 IC/IFD 2017, il reddito imponibile veniva stabilito, per l’IC in fr. 28'599.- (il reddito determinante per l’aliquota in fr. 39'600.-) e per l’IFD in fr. 42'100.- (medesimo importo determinante per l’aliquota). La sostanza, ai soli fini IC, veniva commisurata in fr. 0.-. A motivazione della decisione s’indicava:
“Reclamo parzialmente ammesso. Considerato il reclamo avverso le decisioni di tassazione imposta cantonale e imposta federale diretta 2017, la nostra richiesta di documentazione del 4 marzo 2021 cui ha fatto seguito la replica del contribuente e l’inoltro di alcuni documenti bancari, si procede ad ammettere parzialmente il reclamo come da nostra comunicazione citata sopra, eccezion fatta per il punto 6.3. “Altri redditi” ridotto in CHF 15'000.-. Quanto comunicato dal contribuente in merito al versamento di CHF 19'772.85 era già considerato nel calcolo entrate/uscite nella variazione di attivi e passivi, mentre per l’assicurazione malattia e le relative spese si è verificato presso i preposti uffici e si riconosce quanto indicato dal contribuente. Dalla verifica esperita risulta che la prestazione complementare abbia però pagato unicamente detti oneri; gli alimenti dovuti all’ex-moglie non figurano tra gli stessi. Per cui è stato allestito un nuovo calcolo entrate/uscite da cui è emersa un’insufficiente disponibilità finanziaria pari a CHF 10'000.- aggiunta alla posizione altri redditi unitamente a quanto percepito dalla _ (CHF 5'000.- per il 2017)”.
G.
Con raccomandata 23/27.4.2021 RI 1 impugna la decisione su reclamo chiedendo di accertare il reddito imponibile complessivo in fr. 13'770.- anziché in fr. 28'500.-, stabilito da parte dell’autorità fiscale.
Il ricorrente sostiene che l’UT non ha considerato il fatto che il 29.8.2017 egli ha ritirato l’importo di fr. 19'772.95 presso la _ a _. A causa di tale prelievo, il _ aveva presentato anche una denuncia penale, oggetto di una decisione di non luogo a procedere. Inoltre, il denaro ricevuto da parte della Fondazione _, pari a fr. 5'000.- nel 2017 è esentasse, essendo versato per compensare la mancanza delle prestazioni complementari.
H.
Con osservazioni 3/4.5.2021 l’UT, preso atto del contenuto del ricorso, ribadisce che il prelievo di fr. 19'772.95 risulta effettuato dal conto presso _ intestato alla _ e regolarmente contabilizzato. Lo stesso è già stato considerato nel calcolo del dispendio. Motivo per il quale “
(...) la carenza di disponibilità è di conseguenza evidente pur avendo considerato i minimi vitali previsti dal diritto esecutivo
”.
I.
Con replica 12/14.5.2021 il contribuente ribadisce i motivi per i quali intende impugnare la decisione IC/IFD 2017 su reclamo ed indica, in maniera generale che l’aggiunta di altri redditi per fr. 15'000.- non è stata motivata da parte dell’amministrazione cantonale.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
In via preliminare il contribuente censura una violazione del suo diritto di essere sentito, per il fatto che l’aggiunta di altri redditi per fr. 15'000.- non sarebbe stata compiutamente motivata nella decisione impugnata.
1.2.
Adita dal contribuente con reclamo, l’autorità di tassazione deve prendere una decisione motivata (art. 208 cpv. 2 LT; art. 135 cpv. 2 prima frase LIFD), fondandosi sui risultati dell’inchiesta (art. 208 cpv. 1 LT; art. 135 cpv. 1 LIFD; v. anche
Agner/Jung/ Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundes-steuer, Zurigo 1995, p. 422).
Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: la sua violazione comporta, di regola, l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109 con relativi riferimenti).
L’art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1).
Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessa-riamente su tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può li-mitarsi a prendere posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito (DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, consid. 3a; DTF 105 Ib 248/9, consid. 2a; DTF 101 Ia 3; decisione CDT n. 381 del 30 luglio 1981 in re St.;
Imboden/ Rhinow
, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, Vol.
I, n. 85 B III a, p. 535;
Känzig/Behnisch
, Direkte Bundessteuer, 2a ediz., Vol.
III, Basilea 1992, p. 249).
1.3.
La motivazione deve dunque consistere nell’esposizione della fattispecie e in una motivazione giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo ricorso e l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (
Känzig/Behnisch
, op. cit., p. 249; inoltre decisione CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004
n.19t).
1.4.
Nel caso che qui ci occupa, in merito all’aggiunta di altri redditi, l’autorità fiscale indicava, in estrema sintesi, che le spiegazioni fornite dal contribuente circa l’esistenza di ulteriori entrate percepite nel 2017 non permettevano di escludere l’esistenza di un ammanco finanziario: in particolare l’UT ha indicato come il prelievo operato dal ricorrente presso il conto della società in nome collettivo _, presso banca _, fosse già stato preso in considerazione nella variazione degli attivi e passivi della _. Inoltre l’UT spiegava di ritenere pure un reddito l’importo ricevuto da parte della Fondazione _ per il 2017 (di fr. 5'000.-). Ora, dalla decisione si comprende che l’aggiunta di altri redditi deriva dall’ammanco di liquidità stabilito in fr. 10'000.- dal calcolo del dispendio, ai quali va aggiunto l’importo di fr. 5'000.- ricevuti dalla Fondazione sopraccitata. L’UT non è pertanto incorso in alcuna violazione del diritto di essere sentito del ricorrente.
2.
2.1.
Nella procedura fiscale vige la massima ufficiale e il principio inquisitorio. L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,
Berger
, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione TF 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).
2.2.
Di principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
La descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie o comportamenti ostruzionistici (
Schär
, Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p. 435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa (
Zweifel
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2a ediz. Basilea 2008, n. 29 ad art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti).
In definitiva, la massima ufficiale e il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva dell’onere probatorio (
Zweifel
, op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD, p. 263;
Althaus-
Houriet
, in: Yersin/Noël [a cura di], Impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 4 ad art. 123 LIFD, p. 1196).
3.
3.1.
Secondo l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili.
Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3
LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.
3.2.
Giurisprudenza e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41;
Zweifel
, op. cit., n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.;
Richner/Frei/Kaufmann
, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 972;
contra
Berger
, op. cit., p. 197).
L’autorità fiscale deve agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (
Zweifel
, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).
4.
4.1.
Il contribuente deve essere tassato, nella misura del possibile, secondo la sua capacità contributiva reale. L’autorità di tassazione, chiamata a valutare d’ufficio il reddito imponibile di un contribuente deve tener conto, secondo il suo apprezzamento, di tutti i dati disponibili al momento di prendere la sua decisione. Non si può esigere dall’autorità fiscale che effettui inchieste oppure proceda a dei chiarimenti troppo dettagliati, in particolar modo quando non dispone di elementi probatori. Quando le uniche indicazioni verificabili si basano sull’evoluzione della situazione della sostanza, l’autorità fiscale può basarsi sulla differenza tra lo stato della sostanza all’inizio e alla fine del periodo fiscale e aggiungere le spese private ed il tenore di vita stimati alla cifra così ottenuta per determinare il reddito imponibile (sentenza TF inc. 2A.442/2001 del 19.6.2002 consid. 2.1.).
4.2.
L’autorità fiscale ha proceduto ad allestire più calcoli del dispendio (cfr. 8.11.2019, 1.3.2021, e 25.3.2021) sulla base dei dati a disposizione e sulle informazioni ricevute dallo stesso contribuente, dopo che gli venivano sottoposti i calcoli indicati.
In particolare, il calcolo delle entrate /uscite sul quale è basata la decisione su reclamo – con la quale sono stati aggiunti fr. 15'000.- quali reddito d’altra fonte – ha stabilito un ammanco di oltre fr. 10'000.- ai quali si aggiungono, secondi l’autorità fiscale fr. 5'000.- ricevuti da parte della _:
Attivi
1.01
31.12
Entrate
Uscite
Estratto titoli
11'985.-
7'062.-
4’923.-
Capitale ---
142'134.-
157'176.-
15’042.-
imm. _
3'600.-
Passivi
Estratto debiti
601'854.-
584'627.-
17'227.-
Compensazione credito UBS
5'000.-
5'000.-
Redditi
Redditi attività --
12'222.-
12'222.-
Versamento da conto ---
Contributo _
5'000.-
5'000.-
AVS
20'700.-
20'700.-
Prestazione complementare
1'390.-
1'390.-
Reddito titoli
8.-
8.-
Affitti
8'700.-
8'700.-
Oneri
CM
0.-
Spese immobili
10'364.-
10'364.-
Interessi passivi
8'015.-
8'015.-
Spese di mal.
0.-
Imposte
202.-
202.-
Fabbisogno
Persona sola
14'400.-
Totali
57'943.-
68'850.-
4.3.
Con il ricorso l’insorgente si duole del fatto che, nelle entrate, l’autorità fiscale non ha tenuto conto che nel 2017, aveva ritirato la somma di fr. 19'772.95 dal conto della società in nome collettivo RI 1. Tale importo era “
già stato tassato nel Canton Berna l’anno precedente (...)”.
Inoltre non era neppure giustificata l’aggiunta, nei redditi, dell’importo di fr. 5'000.- ricevuti da parte della Fondazione _ per compensare la mancanza delle prestazioni complementari.
Si tratta pertanto di verificare se l’UT ha correttamente ritenuto che, nel calcolo del dispendio vi fosse un ammanco di fr. 10'000.- nonché, accertare la legittimità dell’imposizione dell’importo di fr. 5'000.- ricevuto dalla Fondazione _.
4.4.
4.4.1.
Come visto, il qui contribuente è titolare, unitamente al figlio _ della società in nome collettivo “_”. L’autorità fiscale ha indicato al contribuente come il prelievo di oltre fr. 19'000.- operato nel corso del 2017 dal conto nr. 166.503.783.09 aperto presso Banca _ non potesse essere preso in considerazione quale altra “entrata”, siccome già compreso nella variazione tra gli attivi ed i passivi.
4.4.2.
Le società svizzere prive di personalità giuridica (quali la società semplice, la società in nome collettivo oppure in commandita) non sono soggetti fiscali. L’imposizione avviene presso i soci, i quali sono tenuti ad aggiungere ai propri elementi imponibili la parte dei redditi (rispettivamente di sostanza a livello d’imposta cantonale) della società che loro appartiene (cfr. art. 10 LIFD). Inoltre, siccome la società di persone è considerata fiscalmente trasparente, l’assoggettamento verrà effettuato a dipendenza della posizione dei soci (
Oberson
, Droit fiscal suisse, Basilea 2007, pag. 75, n. 48; sentenza TF 2C_415/2012 del 2.11.2012, consid. 4.1.).
Le partecipazioni detenute nelle società di persone (società semplici, società in nome collettivo ed in accomandita) devono essere in prima linea stabilite al valore nominale dell’apporto di capitale. Se la società ha riserve aperte o latenti, ai soci viene assegnata anche una quota delle riserve, che è determinata dagli accordi contrattuali o dall'ammontare dei contributi di capitale (
Dzamko-Locher/Teuscher
, Kommentar StHG, 3a. ed., Basilea 2017, n. 22 ad art. 14 LIFD; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, 3a. ed., Zurigo 2013, n. 29 ad art. 39).
4.4.4.
Ora, nel calcolo del dispendio (in particolare quello del 25.3.2021 utilizzato per la decisione su reclamo), per quanto attiene agli attivi, al valore della quota parte della _ viene indicato, al 31.12.2017, l’importo di fr. 157'176.- (la metà del capitale proprio, pari a complessivi fr. 314'352.45). Al 1°.1.2017 la quota parte era pari a fr. 142'134.-. Ora, questo dato, come correttamente rilevato dall’UT tiene in considerazione la variazione degli attivi della _ avvenuta nel corso del 2017: in effetti nel bilancio della _ per quanto concerne il conto aperto presso banca _ (nr. _), dal quale è stato operato il prelievo a favore del qui ricorrente è passato 10'826.30 al 31.12.2016 a fr. 519.05 al 31.12.2017. Motivo per il quale, tale variazione, già compresa a bilancio, ha avuto un effetto diretto per stabilire il valore della _ ed è già stata debitamente considerata dall’autorità fiscale nella determinazione del capitale della _.
Sicché, diversamente da quanto auspicato dall’insorgente, il prelievo in questione, e quindi l’entrata a livello del calcolo del dispendio, non può essere tenuta in considerazione, visto che già compresa nel calcolo effettuato dal’UT.
Su questo punto, il gravame non merita pertanto tutela e il calcolo del dispendio – riportante un ammanco di poco più di fr. 10'000.- - dev’essere confermato, non presentando il ricorrente alcuna altra prova atta a giustificare la discrepanza rilevata tra le uscite e le entrate avute nel 2017.
5.
5.1.
Come accennato in precedenza, l’insorgente si duole parimenti del fatto che negli altri redditi è stato compreso il versamento di complessivi fr. 5'000.-, ricevuto da parte della _, con sede a _, a titolo di “sostegno finanziario”: secondo la sua tesi, l’importo ottenuto dovrebbbe essere esente da imposizione, siccome versato in ragione della sua precaria situazione finanziaria. La Fondazione in parola ha quale scopo tra l’altro pure quello di versare, in forma saltuaria o anche ricorrente contributi finanziari a persone bisognose domiciliate nel Canton Ticino e Enti cantonali ticinesi che si occupino dell’aiuto alle stesse (cfr.
www.zefix.ch
, sito consultato il 31.8.2021).
5.2.
5.2.1.
Secondo l’art. 15 cpv. 1 LT, sottostà all’imposta sul reddito la totalità dei proventi, periodici e unici. Analoga formulazione è prevista dall’art. 7 cpv. 1 della legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni (LAID).
Come ha ripetutamente sottolineato il Tribunale federale, con riferimento all’art. 16 cpv. 1 LIFD di uguale tenore, il legislatore ha in tal modo fatto proprio il principio dell’imposizione del reddito netto globale
(“Grundsatz der Gesamtreineinkommensbesteuerung”)
. L’art. 16 cpv. 1 LIFD (e, di riflesso, l’art. 15 cpv. 1 LT) contiene dunque una clausola generale, che è completata, agli articoli da 17 a 23 LIFD (da 16 a 22 LT), da una lista esemplificativa di diverse componenti reddituali e da un elenco tassativo di redditi esenti dall’imposta (DTF 125 II 113 = ASA 67 p. 644 = RDAF 1999 II 385 consid. 4a).
Ne consegue che ogni reddito che non sia esplicitamente dichiarato esente è assoggettato all’imposta.
5.2.2.
Secondo l’art. 24 lit. d LIFD non sottostanno all’imposta sul reddito: i sussidi d’assistenza provenienti da fondi pubblici o privati. L’art. 23 lit. d LT prevede che sono esenti da imposta i sussidi d’assistenza provenienti da fondi pubblici o privati, compresi gli assegni integrativi e di prima infanzia, gli assegni per grandi invalidi e le somme percepite per conseguire un titolo di studio o professionale.
5.3.
5.3.1.
In una sentenza il Tribunale federale ha precisato il campo d’applicazione delle disposizioni legali che esentano dall’imposta sul reddito i sussidi d’assistenza (
DTF 137 II 328 = RDAF 2011 II 280 = RF 66/2011 p. 506)
.
I giudici hanno sottolineato dapprima che dalle versioni tedesca e italiana della legge risulta in modo più chiaro che la disposizione in questione mira anzitutto a esentare dall’imposta l’aiuto alle persone svantaggiate o bisognose, i relativi sussidi provenienti in generale da fondazioni, associazioni caritative o altre entità che perseguono fini disinteressati di pura utilità pubblica. Si tratta pertanto di un’esenzione fondata su motivazioni di carattere socio-politico, che si prefigge di far pervenire integralmente al destinatario le prestazioni versate allo scopo di sfuggire ad una situazione di indigenza o di bisogno
(“Notlage”)
.
La sentenza prende poi atto delle critiche rivolte in dottrina all’esenzione in questione, che sarebbe causa di ineguaglianze. Immaginando due contribuenti che si trovassero in una simile situazione economica precaria, quello che percepisce redditi provenienti da prestazioni d’assistenza sarebbe indebitamente avvantaggiato rispetto a quello che consegue redditi professionali, poiché questi ultimi sono imponibili. Gli autori in questione auspicano pertanto,
de lege ferenda
, l’esenzione generale di un importo corrispondente al minimo vitale, mediante deduzioni sociali o mediante l’aliquota. Il Tribunale federale ha concluso lasciando aperta la questione, in quanto l’art. 190 Cost. lo obbliga comunque ad applicare il diritto federale vigente. Ha tuttavia sottolineato che, nell’interpretazione dell’art. 24 lett.
d
LIFD, avrebbe cercato di ridurre il più possibile le disparità di trattamento che questa norma poteva generare
(DTF 137 II 328 = RDAF 2011 II 280 = RF 66/2011 p. 506, consid. 4.1)
.
In seguito, la Corte ha stabilito a quali condizioni è data l’esenzione:
·
il beneficiario deve trovarsi in una situazione di disagio (stato di bisogno,
Bedürftigkeit
);
·
l’entità (di diritto pubblico o privato) che eroga le prestazioni lo deve fare allo scopo di venire in aiuto del beneficiario (motivo di assistenza,
Unterstützung
);
·
il versamento deve avere un carattere disinteressato e non oneroso, cioè dal beneficiario non deve essere pretesa alcuna controprestazione o contropartita (gratuità,
Unentgeltlichkeit
)
(DTF 137 II 328 = RDAF 2011 II 280 = RF 66/2011 p. 506, consid.
4.3; v. anche RtiD I-2012 p. 677 ss.;
Locher
, Kommentar zum DBG, 2a ed., Basilea 2019, n. 36 e segg. ad art. 24 LIFD).
5.3.2.
Nel caso in cui queste condizioni sono adempiute, bisogna ancora valutare la situazione di necessità nel suo contesto d’insieme. La situazione di bisogno deve essere determinata in base ai criteri applicabili alle prestazioni complementari: il reddito che supera il minimo di esistenza calcolato in conformità alla Legge federale sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (RS 831.30) non può essere esente da imposte, a meno che non si tratti di prestazioni complementari stesse, che sono esenti da imposte (
Locher
, op. cit., n. 38 ad art. 24 LIFD).
5.3.3.
Nel caso in cui un contribuente percepisce dei sussidi assistenziali provenienti, per esempio da una fondazione di diritto privato, allorquando percepisce ugualmente delle prestazioni complementari che coprono già il suo minimo esistenziale ai sensi della LPC, tali sussidi non potranno, di norma, essere esentati in applicazione dell’art. 24 lit. d LIFD. In caso contrario, un esonero, anche parziale, dev’essere operato sino a concorrenza dell’importo corrispondente al minimo esistenziale secondo la LPC, comprese le eventuali prestazioni cantonali (DTF 137 II 328 consid. 5.4.).
5.4.
Nel caso che qui ci occupa il contribuente, nello scritto del 18.3.2021 ha informato l’autorità fiscale di aver ricevuto delle prestazioni complementari durante il 2017: in particolare ha indicato che sia i premi di cassa malati (per un importo di fr. 6'737.-) nonché le spese di malattia (per fr. 1'019.-) sono stati coperti dalle prestazioni complementari.
Ora, come visto, nel caso in cui un contribuente beneficia di prestazioni complementari, che coprono già il suo minimo esistenziale ai sensi della LPC, riceve delle prestazioni assistenziali da fondazioni di diritto privato, le stesse non sono più esenti da imposizione. Motivo per il quale, l’UT ha correttamente imposto l’importo ricevuto dalla _.
Il gravame, anche su questo punto non merita tutela.
6.
Il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.