# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 62a13e90-3dcc-45bf-9006-49b8b6f7c064
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena (Italia) ha presen-
tato alla Svizzera, per mezzo di una prima commissione rogatoria facente
data al 27 febbraio 2013, poi integrata da successivi complementi datati
18 marzo 2013, 9 maggio 2013, 7 giugno 2013 e 11 marzo 2015, una richie-
sta di assistenza giudiziaria in materia penale nel contesto di un procedi-
mento da essa condotto nei confronti di C. ed altri, per titolo di concorso in
ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, con-
corso in usura pluriaggravata, concorso in truffa pluriaggravata, concorso in
infedeltà patrimoniale pluriaggravata e concorso in false comunicazioni so-
ciali in danno delle società, dei soci o dei creditori (v. incarto MP-TI
ROG.2013.50, class. atti istruttori, doc. 1 e segg.). Secondo quanto riportato
dagli atti trasmessi per via rogatoriale, C., in qualità di direttore dell'Area Fi-
nanza della banca D., ed altri correi, avrebbero occultato con mezzi fraudo-
lenti un contratto ("mandate agreement") stipulato in data 31 luglio 2009 tra
l'istituto citato e la Banca E. PLC avente per oggetto un collegamento nego-
ziale che riguardava alcune operazioni finanziarie tra le quali figuravano im-
portanti movimentazioni di investimento nei buoni del tesoro poliennali (BTP)
a scadenza trentennale, il cui valore stimato si collocherebbe nell'ordine dei
3.05 miliardi di euro, e la ristrutturazione del veicolo Alexandria, quest'ultimo
effettuato in ostacolo alle funzioni della Banca F. A mente dell'autorità ro-
gante, dagli accertamenti eseguiti si sarebbero delineate fitte relazioni per-
sonali e professionali tra lo stesso C. e B. Sarebbero inoltre emersi frequenti
contatti tra A. SA e l'istituto di credito D. L'autorità rogante ha quindi richiesto,
tra altri, l'acquisizione e l'autorizzazione all'utilizzazione della documenta-
zione sequestrata presso A. SA nonché la produzione della documentazione
relativa a conti bancari intestati e/o riconducibili alle persone coinvolte e siti
presso vari istituti di credito svizzeri, tra i quali figuravano G. SA, H. AG e
Banca I. SA.
B. Mediante decisione del 13 maggio 2013, il Ministero pubblico della Repub-
blica e Cantone Ticino (di seguito: MP-TI) è entrato in materia sulla domanda
presentata dall'autorità italiana (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class. atti
istruttori, doc. 10) ordinando svariate perquisizioni domiciliari tra le quali fi-
gurava quella da esperirsi presso A. SA e l'acquisizione per copiatura di tutta
la documentazione acquisita (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class. atti
istruttori, doc. 13).
C. In data 13 marzo 2015, il MP-TI è entrato nuovamente in materia sulla do-
manda di assistenza integrativa presentata dall'autorità rogante l'11 marzo
2015 disponendo in tale sede l'acquisizione della documentazione relativa a
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diversi conti bancari, tra i quali figuravano quelli litigiosi (v. incarto MP-TI
ROG.2013.50, class. atti istruttori, doc. 128).
D. Dando seguito all'ordine del 13 marzo 2015, G. SA trasmetteva la documen-
tazione riguardante la relazione n. 1 intestata ad B. mentre H. AG conse-
gnava al MP-TI quanto attinente al conto n. 2 sempre intestato ad B. Dal
canto suo, Banca I. SA produceva la documentazione inerente alla relazione
n. 3, questa volta riconducibile a A. SA (v. incarto MP-TI ROG.2013.50,
class. atti istruttori, doc. 138, 139 e 142).
E. Con decisione di chiusura parziale del 19 maggio 2015, il MP-TI ha accolto
la rogatoria, ordinando la trasmissione all'autorità rogante di tutta la docu-
mentazione sopracitata (v. act. 1.2).
F. Il 19 giugno 2015, B. e A. SA hanno interposto ricorso avverso la suddetta
decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,
chiedendo, l'annullamento della decisione impugnata con contestuale re-
spingimento della domanda di assistenza relativamente alla documenta-
zione riferibile ai ricorrenti (v. act. 1).
G. Mediante osservazioni del 3 luglio 2015, trasmesse per conoscenza ai ricor-
renti, l'UFG ha proposto la reiezione del gravame (v. act. 6).
H. Con risposta dell'8 luglio 2015, anch'esse trasmesse ai ricorrenti, il MP-TI ha
postulato la reiezione del ricorso (v. act. 7).
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, per
quanto necessario, nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza
giudiziaria internazionale.
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1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS
0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-
vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante
scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché,
a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L
327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e Estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS.
0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti
trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid.
2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche
nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2
CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto
dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura dell’au-
torità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv.
1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. I ricorrenti sono titolari delle relazioni bancarie oggetto
della decisione impugnata e sono di conseguenza legittimati a ricorrere (v. art.
9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1;
128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). La documentazione
essendo stata in parte acquisita presso la sede di A. SA, la legittimazione
quanto alla stessa è parimenti pacifica.
2. I ricorrenti si dolgono preliminarmente del fatto che la domanda di assistenza
presenti una carenza quanto all'oggetto ed al motivo della stessa, risultando
conseguentemente contraria all'art. 28 AIMP. A mente degli stessi, la domanda
di assistenza non conterrebbe i dati precisi e completi della persona contro cui
è diretto il procedimento penale (v. art. 28 cpv. 2 lett. d AIMP), in quanto le
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autorità italiane non avrebbero comunicato al MP-TI ed allo stesso B. che que-
st'ultimo sarebbe anch'egli indagato nell'ambito del procedimento penale aperto
in Italia.
2.1 Gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic e 28 AIMP esigono in sostanza che la domanda
di assistenza indichi il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica dei reati
ed i dati, il più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il
procedimento penale, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali,
al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni
ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b, 547 con-
sid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c).
2.2 Nel caso oggetto della presente impugnativa, la richiesta di assistenza del
27 febbraio 2013 ed i susseguenti complementi indicano con sufficiente preci-
sione le persone contro cui è diretto il procedimento penale. Nella stessa sono
inoltre presenti gli elementi richiesti dall'art. 10 cpv. 2 OAIMP, segnatamente il
luogo, il momento e le modalità di commissione delle infrazioni così come le
ipotesi di reato previste dall'ordinamento giuridico italiano. In particolare, in data
8 marzo 2013, Il MP-TI ha richiesto all'autorità rogante di specificare la posi-
zione processuale delle singole persone menzionate (v. incarto MP-TI
ROG.2013.50, doc. 4). L'autorità rogante ha quindi preso posizione per mezzo
di una domanda di assistenza integrativa nella quale figuravano dettagliata-
mente tutte le persone implicate a quel tempo nelle indagini ed i relativi titoli di
reato ad esse contestati (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, doc. 5). Ora, se è vero
che negli atti trasmessi per via rogatoriale non vi sia formale menzione del fatto
che B. rivesta la qualità di imputato nel procedimento estero va altresì tenuto
conto del fatto che l'autorità rogante necessita delle informazioni richieste pro-
prio per istruire le proprie indagini e non si può quindi pretendere, considerato
lo stadio del procedimento di merito, ch'ella indichi già nella richiesta di assi-
stenza tutte le persone che poi risulteranno implicate (v. ROBERT ZIMMERMANN,
La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a ed., Berna 2014,
n. 293). In tal senso, appare opportuno rilevare come il coinvolgimento concreto
del ricorrente nella fattispecie oggetto dell'inchiesta estera è inoltre facilmente
deducibile dalla richiesta di assistenza integrativa trasmessa il 12 marzo 2015
dall'autorità richiedente (v. incarto MP-TI ROG.2013.50, class. atti istruttori, doc.
127). Alla luce di quanto precede e considerato il fatto che la ratio legis dei
disposti menzionati in epigrafe non implica per lo Stato richiesto la facoltà di
opporre delle esigenze irragionevoli all'esperimento della rogatoria, esigenze
che peraltro non si imporrebbero nemmeno in caso di apertura di un'inchiesta
in Svizzera, e che inoltre, nel caso in esame, B. ha potuto ampiamente motivare
il proprio ricorso innanzi a questa Corte, la censura, infondata, non merita ac-
coglimento.
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3. Gli insorgenti sostengono inoltre che, sempre per le ragioni esposte nei consi-
derandi precedenti, la decisione impugnata violerebbe il diritto di essere sentito.
3.1 Il diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. contempla la facoltà
per l'interessato, tra l'altro, di prendere conoscenza del fascicolo processuale,
di esprimersi sugli elementi pertinenti prima che una decisione relativa alla sua
situazione giuridica sia resa, di presentare prove pertinenti, di ottenere che sia
dato seguito alle sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'assunzione
delle prove essenziali o, perlomeno, di esprimersi sul loro risultato allorquando
ciò può avere un influsso sulla decisione che verrà resa (DTF 124 II 132 consid.
2b e riferimenti citati). Nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale esso
è concretizzato agli art. 29 e segg. della legge federale sulla procedura ammi-
nistrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 12 cpv. 1
AIMP (ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di natura formale (DTF 126 I 19
consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; MICHELE ALBERTINI, Der verfas-
sungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des
modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, pag. 449 con rinvii). L'autorità di
esecuzione, dopo aver concesso al detentore della documentazione la possibi-
lità di addurre i motivi che si opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e
la facoltà di partecipare alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accura-
tamente la decisione di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non
potrebbe infatti ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei
documenti, delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127
II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag.
604).
3.2 Nella fattispecie, v'è da rilevare che i ricorrenti hanno avuto completo accesso
agli atti che li riguardano, così come ampia facoltà di esprimersi durante tutta la
procedura di esecuzione della commissione rogatoria dinanzi al MP-TI. B. è
infatti stato inserito nel novero delle persone interessate sin dalla prima deci-
sione di entrata in materia del 13 maggio 2013 (v. incarto MP-TI ROG.2013.50,
class. atti procedurali, doc. 10) ed ha potuto conseguentemente esercitare il
proprio diritto di essere sentito in conformità a quanto stabilito da dottrina e giu-
risprudenza. Dal canto suo A. SA essendosi vista notificare l'ordine di perquisi-
zione e di sequestro anch'esso datato 13 maggio 2013, ha parimenti potuto
prendere tempestivamente conoscenza dell'incarto (v. incarto MP-TI
ROG.2013.50, class. atti procedurali, doc. 13). Gli stessi hanno poi potuto con-
sultare l'incarto e prendere posizione sulla richiesta di assistenza (v. incarto MP-
TI ROG.2013.50, class. atti procedurali, segnatamente doc. 15, doc. 131, doc.
143, doc. 144, doc. 147, doc. 151, doc. 152). Ora, nonostante quanto precede,
i ricorrenti invocano dapprima l'esistenza di presunte violazioni ad opera dell'au-
torità penale italiana dovute alla mancata comunicazione della qualità di impu-
tato di B. per poi concluderne che la decisione impugnata, questa volta emanata
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dall'autorità svizzera, sia stata adottata in crassa inosservanza del diritto di es-
sere sentito. Tale censura non merita tutela. Le eventuali violazioni constatabili
nella procedura italiana di merito non hanno influsso sull'estensione delle ga-
ranzie procedurali accordate dalle autorità svizzere di assistenza e come tali
non possono essere invocate. Disponendo inoltre la scrivente autorità di pieno
potere cognitivo in fatto e in diritto (TPF 2007 57) e avendo avuto i ricorrenti in
questa sede ampia facoltà di esprimersi, un'eventuale violazione del predetto
diritto sarebbe stata comunque sanata dalla presente procedura (v. DTF 124 II
132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 1C_526/2008
del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF
2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Ne discende che la cen-
sura, infondata, deve essere respinta.
4. Sempre secondo gli insorgenti, lo stesso fatto di non aver comunicato ad B. la
sua qualità di imputato nel procedimento estero sarebbe contraria all'art. 2
AIMP. Tale vicissitudine costituirebbe quantomeno una grave deficienza del
procedimento penale italiano ai sensi dell'art. 2 lett. d AIMP e avrebbe dovuto
condurre alla reiezione della domanda di assistenza.
4.1 L'art. 2 AIMP ha quale scopo di evitare che la Svizzera presti assistenza a pro-
cedure che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di prote-
zione minimo corrispondente a quello concesso dal diritto degli Stati democra-
tici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, o che sarebbero in
contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico inter-
nazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 140 consid. 5a).
4.2 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in materia penale è
irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corri-
sponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II. L'esame delle
condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudizio di valore
sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico,
sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto
effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. Il giu-
dice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una prudenza particolare
(DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto della garanzie procedurali vale per tutti
gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto
di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza (v. sentenza del Tribunale
federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2a; ZIMMERMANN, op. cit., pag.
684). Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costitui-
scono motivo di rifiuto della cooperazione (v. ZIMMERMANN, ibidem e giurispru-
denza citata). L'art. 2 lett. d è sussidiario rispetto alle lettere a, b e c
(ZIMMERMANN, op. cit., n. 691). La giurisprudenza definisce la nozione di "gravi
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deficienze" per ogni singolo caso, le quali devono tuttavia essere di natura irri-
mediabile (LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, Ba-
silea 2004, n. 51 ad art. 2 AIMP e giurisprudenza ivi citata).
4.3 In regola generale, perché sia ammessa una violazione dell'art. 2 AIMP nell'am-
bito di una procedura atta all'ottenimento di documentazione bancaria è neces-
sario che l'accusato si trovi sul territorio dello stato rogante (DTF 129 II 268
consid. 6.1; 125 II 356 consid. 8; 123 II 161 consid. 6) e che possa dimostrare
di essere concretamente esposto al rischio di maltrattamenti o di violazioni dei
diritti procedurali (DTF 129 II 268 consid. 6.1; 126 II 324 consid. 4). Al contrario,
la censura è in principio irricevibile quando l'insorgente non si trova sul territorio
dello stato richiedente a meno che lo stesso non renda verosimile che in caso
di trasmissione della documentazione egli corra un rischio grave ed oggettivo
per la propria persona (v. DTF 130 II 217 consid. 8.2, TPF 2010 56 consid.
6.2.2).
4.4 Nel caso oggetto della presente impugnativa, B., solo insorgente legittimato ad
avvalersi della censura (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2015.12,
consid. 5.2), non essendo domiciliato nello Stato richiedente e non sostan-
ziando in alcun modo quali sarebbero le violazioni ostative alla concessione
dell'assistenza ed i gravi rischi ai quali egli si esporrebbe in caso di trasmissione
della documentazione litigiosa, non può già per tali ragioni vedersi riconoscere
tutela dalla scrivente Corte. La stessa rileva – in via abbondanziale e sempre
riservando il fatto che non spetta al giudice svizzero dell'assistenza addentrarsi
in questioni di diritto penale estero che esulano dalla sua competenza (v. A.
DONATSCH/S. HEIMGARTNER/M. SIMONEK, Internationale Rechtshilfe, Zurigo/Ba-
silea/Ginevra 2011, pag. 70) – come l'autorità estera abbia peraltro agito in con-
formità alle proprie regole secondo le quali la qualità di imputato ed i diritti deri-
vanti si assumono in genere solo a seguito della richiesta di rinvio a giudizio (v.
art. 60 Codice di procedura penale italiano) non commettendo d'acchito alcuna
violazione delle garanzie procedurali previste dal diritto internazionale o altre
insufficienze indizio dell'esistenza di gravi deficienze, tanto più che in Italia vige
una provata cultura di Stato di diritto. Palesemente infondata, la censura, per
quanto ammissibile, non merita accoglimento.
5. Alla luce di quanto precede, la decisione impugnata va integralmente confer-
mata ed il gravame respinto, nella misura della sua ammissibilità.
6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l’art. 39 cpv.
2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP,
63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31agosto 2010 sulle
spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
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(RSPPF; RS 173.713.162). Essa è posta a carico dei ricorrenti, fissata nella
fattispecie complessivamente a fr. 6'000.-- e considerata coperta dagli anticipi
delle spese già versati.
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