# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 08007eb3-b1ee-594b-9cd0-a2c6027e660c
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. Con decisione 11 settembre 1998 RI 1, classe 1957, è stato posto al beneficio di una rendita intera dal 1° maggio 1998 e di una rendita completiva per la moglie (doc. AI 11).
Le rendite sono state confermate in via di revisione il 18 ottobre 1998 (doc. AI 16), l’8 luglio 2003 (doc. AI 35), il 19 ottobre 2006 (doc. AI 44) ed il 22 novembre 2010 (doc. AI 50).
1.2. Con decisione 13 dicembre 2011 l’Ufficio AI ha chiesto all’assicurato la restituzione delle rendite completive per la moglie percepite a torto per complessivi fr. 13'258.--, non avendo l’assicurato comunicato all’amministrazione il divorzio pronunciato il 5 novembre 2002 (doc. AI 52). La decisione di restituzione è cresciuta in giudicato.
1.3. Con decisione 23 gennaio 2012 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di condono formulata dall’assicurato, mancando il requisito della buona fede in quanto quest’ultimo aveva omesso di comunicare il suo cambiamento di stato civile. Contestualmente l’amministrazione ha determinato una ritenuta mensile di fr. 220.-- della corrente rendita ai fini del rimborso del credito da restituzione (doc. AI 58).
1.4. Contro la succitata decisione l’assicurato è insorto al TCA, postulando il condono dell’importo da restituire e riaffermando la sua buona fede nonché la sua difficile situazione finanziaria.
1.5. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, ribadendo l’assenza della buona fede, ha postulato la reiezione del gravame e la conseguente conferma della decisione impugnata.
1.6. Con fax pervenuto l’8 febbraio 2012, l’insorgente contesta la decurtazione mensile (IV). Su richiesta del TCA, il 1° marzo 2012 l’amministrazione ha preso posizione in merito.
considerato

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se sono adempiute le condizioni per il condono dell’obbligo di restituire fr. 13'258.--, corrispondenti alle rendite completive per la moglie indebitamente percepite, stabilito con la decisione 13 dicembre 2011 cresciuta in giudicato.
In caso negativo, vanno in seguito esaminati se sono dati i presupposti per la trattenuta mensile di fr. 220.-- effettuata sulla corrente rendita d’invalidità.
2.3. Ai sensi dell’art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cfr. anche art. 4 OPGA);
Relativamente alla buona fede, la giurisprudenza distingue la mancanza di coscienza dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di diritto commesso. La problematica relativa alla coscienza dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro quella concernente l'attenzione esigibile è di diritto (STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009, consid. 4; STFA C 292/02 del 15 marzo 2004, consid. 2.3; SVR 2003 IV Nr. 4 p. 10, 2002 EL Nr. 9 pp. 21s; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 = Pratique VSI 1996 p. 269). La buona fede non è infatti compatibile con un comportamento di
grave
negligenza da parte dell'assicurato (Meyer-Blaser, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, p. 481). Compete al giudice, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).
La buona fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare, cfr. artt. 31 LPGA e 77 OAI) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato. Viceversa, l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi unicamente di una violazione
lieve
dell'obbligo di annunciare o di informare (STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009, consid. 4; STFA C 292/02 del 15 marzo 2004, consid. 2.3; SVR 2007 ALV Nr. 5 p.17; Pratique VSI
1994 pp. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180, 102 V 245; Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG, 2010, p. 407) oppure se non ha violato tale obbligo (Meyer-Blaser, op. cit., pp. 481s). Infatti, la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa è stata determinata da sua negligenza (STFA 31 agosto 1993 nella causa I., p. 3);
Il requisito della grave difficoltà ex art. 25 cpv. 1 LPGA è intimamente legato alla situazione economica della persona tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità finanziarie. Dovrà pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire (artt. 4 e 5 OPGA). L’art. 5 cpv. 1 OPGA stabilisce che vi un onere gravoso (grave difficoltà) se le spese ai fini della LPC e le spese supplementari ex art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti secondo la LPC.
2.4. Nella fattispecie concreta, in sede di risposta di causa l’Ufficio AI ha correttamente evidenziato come l’assicurato abbia violato l’obbligo di informare sia lo stesso ufficio che la Cassa di compensazione _ (in seguito: Cassa, competente, fra l’altro, per il calcolo ed il versamento della rendita; cfr. art. 60 cpv. 1 lett. b, c LAI) del cambiamento di stato civile (divorzio) avvenuto il 5 novembre 2002, dimostrando la propria malafede nel percepire ingiustamente per lungo tempo la rendita completiva per la di lui oramai ex- moglie.
Va rilevato che nelle comunicazioni
8 luglio 2003 (doc. AI 35), 19 ottobre 2006 (doc. AI 44) e 22 novembre 2010 (doc. AI 50) l’Ufficio AI aveva informato l’assicurato della continuazione del versamento della rendita (incluso quindi anche la rendita completiva) non essendo stato costatato un cambiamento del grado d’invalidità. Nonostante che nelle stesse comunicazioni alla voce “Indicazioni importanti” sono indicate le modifiche delle condizioni personali ed economiche che possono influenzare il diritto alla prestazioni da comunicare all’amministrazione – tra cui ogni cambiamento dello stato civile (matrimonio/divorzio) -, l’assicurato non ha comunicato all’Ufficio AI e tantomeno alla Cassa il proprio divorzio. Anche in occasione dello scritto informativo del 29 novembre 2007 circa l’abolizione delle rendite complementari AI per coniuge (introdotta dalla 5a revisione dell’AI, con effetto dal 1° gennaio 2008), l’insorgente è rimasto silente sul suo cambiamento dello stato civile risalente al 5 novembre 2002. Non solo, è notorio che la persona
divorziata
titolare della rendita d’invalidità non ha più diritto alla rendita completiva per la
moglie.
Nel ricorso l’assicurato ammette di essersi dimenticato di segnalare alla _ il suo divorzio, pensando che tale segnalazione spettasse al giudice del divorzio. Dal momento che dopo il divorzio l’insorgente ha continuato a percepire la rendita completiva per la moglie, egli doveva rendersi conto che la sua supposizione non era corretta. Quale altro motivo di giustificazione il ricorrente rileva che “
in quel periodo”
relativo al divorzio, è avvenuto anche il decesso del padre ed il fallimento della sua ditta. Ora, siccome il padre è deceduto il 10 febbraio 2001 (cfr. doc. 1) e la ditta è fallita il 15 maggio 1998 e cancellata da RC il 15 novembre 2000 (cfr. doc. 2), questi eventi sono accaduti
prima
del divorzio e quindi non potevano “influenzare” il suo dovere di informare il cambiamento di stato civile.
In queste circostanze, dunque, la violazione dell’obbligo di informare è da ricondurre ad un comportamento, per lo meno, gravemente negligente.
Non essendo adempiuto il presupposto della buona fede, rettamente l’Ufficio AI ha respinto la domanda di condono in oggetto senza verificare se l’ulteriore condizione cumulativa, quella relativa all’onere gravoso, fosse o meno realizzata.
2.5.
Con la decisione contestata, al fine di incassare ratealmente il credito da restituzione, l’Ufficio AI ha disposto la trattenuta mensile di fr. 220.-- della corrente rendita intera sino all’estinzione del debito da parte dell’assicurato.
Secondo l’art. 20 cpv. 2 LAVS (nel tenore in vigore dal 1° gennaio 1997), applicabile anche all'assicurazione invalidità (art. 50 cpv. 2 LAI), possono essere compensati con delle prestazioni scadute:
-
i crediti derivanti dalla presente legge, dalla LAI, dalla legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno in caso di servizio militare o di protezione civile e dalla legge federale del 20 giugno 1952 sugli assegni familiari nell’agricoltura (lett. a);
- i crediti per la restituzione di prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità lett. b);
- i crediti per la restituzione di rendite e indennità giornaliere dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, dell’assi-curazione militare, dell’assicurazione contro la disoccupazione e dell’assicurazione contro le malattie (lett. c).
Questa norma di legge ha carattere obbligatorio e l’amministrazione ha non solo il diritto ma anche il dovere, nel quadro delle prescrizioni legali, di procedere alla compensazione con delle prestazioni scadute (DTF 115 V 341 consid. 2a pag. 342 e riferimenti).
La possibilità di compensare presuppone non solo la riunione delle qualità di debitore e creditore nella medesima persona, ma anche un rapporto stretto dal punto di vista giuridico o della tecnica assicurativa tra il diritto alla prestazione e il credito invocato (DTF 130 V 505 consid. 2.4 pag. 510-512 e riferimenti; vedi anche RCC 1983 pag. 69).
La compensazione può essere esercitata in ogni momento, a condizione che il credito sia scaduto e non sia prescritto (RCC 1977 pag. 477).
Nel caso in esame, sulla base dei combinati articoli 50 cpv. 2 LAI e 20 cpv. 2 LAVS, a ragione che l’Ufficio AI può compensare il credito da restituzione della rendita completiva con la corrente rendita.
Va poi ricordato che, conformemente la giurisprudenza, la compensazione con la rendita può essere operata solo nella misura in cui la deduzione di cui è oggetto la rendita non intacca il minimo vitale riconosciuto ai sensi del diritto esecutivo (art. 93 LEF; DTF 136 V 291 consid.
6.1 con riferimenti; Kieser, Rechtsprechung zur AHVG, 2005, p. 155; cfr. anche marg.
10919 delle Direttive sulle rendite AVS e AI [DR], stato 1° gennaio 2008), questo non solo in caso di rendite correnti ma anche per rendite versate con effetto retroattivo (DTF 136 V 291 consid. 6.2;
marg.
10921 delle DR). Se le entrate non dovessero superare il minimo vitale ex art. 93 LEF, allora il credito da restituzione deve essere dichiarato irrecuperabile (cfr. marg. 10802 delle DR, cfr. DTF 111 V 103 consid. 3b dove si trattava di una compensazione di una rendita con contributi arretrati). Va qui precisato che, conformemente la recente giurisprudenza del TF,
nel caso in cui l'autorità competente in materia di aiuto sociale ha versato alla persona assicurata prestazioni anticipate per il periodo corrispondente a quello delle rendite arretrate, il minimo vitale del diritto esecutivo non costituisce un limite alla compensazione (DTF 136 V 293 consid. 8).
In concreto, non trattandosi di compensazione tra prestazioni sociali anticipate e rendite arretrate, la Cassa avrebbe dovuto procedere al calcolo del minimo vitale ex art. 93 LEF per verificare l’ammissibilità della compensazione in parola. Tuttavia, come si evince dallo scritto 27 febbraio 2012 dello stessa cassa all’Ufficio AI, nonché dalla documentazione allegata, essa ha proceduto alla verifica dell’onere gravoso ex 25 LPGA (cfr. consid. 2.3). Dal calcolo è risultato che l’assicurato dispone di un eccedenza di fr. 14'209.--, motivo per cui rettamente la Cassa rileva
“come la deduzione di fr. 220.-- rispettivamente fr. 2'640.-- annuali per la restituzione delle prestazioni ricevute a torto risulta più che ragionevole e non dovrebbe compromettere il minimo esistenziale del signor RI 1”
(doc. VIIII).
In merito alle spese di cassa malati e sanitarie, che secondo l’assicurato superano fr. 17'000.-- (doc. IV), nel medesimo scritto altrettanto pertinentemente la Cassa ha evidenziato come le spese di malattia “
sono effettivamente fr. 6'185 per l’anno 2011 (cfr. Visione d’insieme dell’estratto per la dichiarazione d’imposta 2011) e fr. 2'060 per il 2010. Nel calcolo abbiamo tenuto conto dell’importo del 2011 punto 1 lettera f spese supplementari per malattia). I premi cassa malati (punto 1, lettera g del foglio di calcolo) ammontano a fr. 5'820.-- come previsto all’art. 5 cpv. 3 OPGA)
”.
In conclusione, l’amministrazione ha correttamente respinto la domanda di condono dell’assicurato, disponendo la trattenuta mensile di fr. 220.-- sulla rendita d’invalidità per il rimborso rateale della restituzione delle rendite completive indebitamente percepite.
Ne consegue che la decisione impugnata va confermata, mentre il ricorso deve essere respinto.
2.6. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’insorgente.