# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f1632a50-f3f2-547f-88b1-e6d4dbec4136
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto in fatto
A.
La
Sezione dei permessi e dell'immigrazione
con decisione 22 agosto 2003 ha inflitto al signor
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, gerente e gestore del locale notturno
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, una multa di fr. 500.--, oltre la tassa di giustizia di fr. 100.-- e le spese di fr. 20.--, per aver impiegato in qualità d'intrattenitrici dal 3 febbraio 2003 al 12 febbraio 2003, per complessivi 23 giorni, le cittadine di stati terzi
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,
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, Inara
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e
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sprovviste del permesso della competente autorità dipartimentale, che consentisse loro di svolgere tale attività.
Fatti accertati dalla Polizia cantonale durante l'ispezione dell'esercizio pubblico
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in Via
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, svoltasi in data 12 febbraio 2003 ed in seguito all'interrogatorio delle suddette signore in data 13 febbraio 2003.
La risoluzione è stata resa in applicazione degli art. 3 cpv. 3 LDDS, 6 OLS, 10 cpv. 1 OLS e dell'art. 45 RLaLPS - extra CE/AELS.
B.
Contro la predetta pronuncia dipartimentale
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, con ricorso 8 settembre 2003, si aggrava ora davanti a questo giudice chiedendone l'annullamento.
Egli infatti sostiene l'insufficienza della motivazione a fondamento della succitata decisione, la lesione del principio del contraddittorio, le modalità arbitrarie con le quali sono state verbalizzate le signore, il proscioglimento del ricorrente in seguito all'annullamento dei decreti di multa nei confronti di
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e
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, e la totale mancanza di fedefacenza delle prove.
C.
La Sezione dei permessi e dell'immigrazione
propone con scritto 29 settembre 2003, per contro, che il gravame sia respinto e che la decisione impugnata sia confermata.

## Considerations

considerato in diritto
1.
La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti ai sensi dell'art. 12 LPContr.
2.
Il ricorrente contesta la totale assenza di motivazione a fondamento della decisione 22 agosto 2003.
Quanto indicato nella decisione impugnata si riferisce agli accertamenti esperiti durante il sopralluogo del 12 febbraio 2003 e gli interrogatori del 13 febbraio 2003, notificati al ricorrente con intimazione di rapporto di contravvenzione 10 luglio 2003. Risulta quindi che la decisione impugnata, che fa esplicito riferimento allo scritto precedente e al rapporto di polizia, è chiaramente e sufficientemente motivata in merito all'applicazione delle norme 3 cpv. 3 LDDS, 6 OLS, 10 cpv. 1 OLS e 45 RLaLPS - extra CE/AELS.
La censura deve pertanto essere respinta.
3. _ _
si duole inoltre di una violazione del principio del contraddittorio, perché le dichiarazioni delle 4 signore in discussione non sono state assunte in presenza sua o del suo patrocinatore. Contesta pure che alle interrogate non sia stata indicata in ingresso la possibilità di non rispondere.
Preliminarmente si osserva che la procedura contravvenzionale non è retta dal Codice di procedura penale, ma dalla Legge di procedura per le contravvenzioni. Questa legge non prevede la presenza di difensori o di terzi in occasione della stesura del rapporto di contravvenzione da parte della polizia. Peraltro la presenza di difensori agli interrogatori di polizia è esclusa anche dal CPP.
Il denunciato, a salvaguardia dei suoi diritti, può presentare osservazioni entro 15 giorni dall'intimazione del rapporto di polizia e può chiedere il complemento di inchiesta (cfr. art. 3 LPContr). Ciò significa che può anche postulare la riassunzione di testimoni e proporre domande da formulare loro.
La stessa facoltà gli è concessa se ritiene che gli interrogatori siano stati effettuati in dispregio di garanzie procedurali.
In concreto il ricorrente pur presentando osservazioni il 28 luglio 2003 non ha chiesto alcun complemento di inchiesta. E' quindi malvenuto a contestare ora il contenuto dei verbali di interrogatorio.
4.
L'insorgente postula il proscioglimento dall'accusa in seguito al proscioglimento delle signore
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e
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. Nel caso concreto l'autorità dipartimentale con scritto 26 agosto 2003 e 3 settembre 2003 ha optato per l'annullamento dei decreti di multa 11 luglio 2003 nei confronti delle citate signore. L'annullamento di tali decisioni non comporta però automaticamente l'annullamento della decisione dipartimentale nei confronti del ricorrente. Infatti, l'autorità cantonale ha mantenuto i decreti di multa a carico delle signore Irina
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e
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, le cui violazioni alle normative sulla dimora degli stranieri stanno a fondamento della decisione impugnata. Né tantomeno l'annullamento delle suddette decisioni ha per conseguenza lo stralcio dei verbali sottoscritti da
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e
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.
L'annullamento dei predetti decreti di multa non inficia in alcun modo la procedura contravvenzionale nei confronti dell'insorgente, le censure avanzate da quest'ultimo devono essere respinte.
5.
Il giudice della Pretura penale esamina liberamente tutte le questioni di fatto e di diritto inerenti alla decisione impugnata; egli non è vincolato alle domande di prova delle parti e ha facoltà di completare l'istruttoria d'ufficio, agendo egli stesso o per il tramite delle autorità amministrative inferiori (art. 11 cpv. 1 LPContr e art. 12 cpv. 1 LPContr). È quindi data al competente giudice la facoltà del libero apprezzamento delle prove, in particolare dei verbali, e non alla parte ricorrente, che sostiene l'annullamento delle prove per l'assoluta mancanza di fedefacenza delle stesse. Ne consegue che su questo punto il gravame del ricorrente deve essere respinto.
6.
Giusta l'art. 3 cpv. 3 LDDS, lo straniero non domiciliato potrà assumere un impiego e un datore di lavoro potrà occuparlo soltanto se il permesso di dimora lo autorizzi a ciò. Segnatamente, il datore di lavoro non deve lasciar assumere un impiego ad uno straniero senza essersi preventivamente assicurato, consultando il libretto per stranieri oppure informandosi presso l'autorità di polizia straniera, che il lavoratore straniero è autorizzato ad assumere questo impiego (art. 10 cpv. 1 OLS).
Le infrazioni alle disposizioni di polizia degli stranieri o ai provvedimenti delle autorità competenti sono punite con una multa fino a fr. 2'000.--; nei casi di minima gravità si potrà prescindere da ogni pena (art. 23 cpv. 6 LDDS e art. 45 RLaLPS-extra CE/AELS).
Per indizio s'intende un fatto che permette di fare delle conclusioni su un altro determinato fatto. Un indizio può quindi già stabilire la colpevolezza dell'accusato; di fronte però a più indizi, che devono essere considerati nel loro insieme, la colpevolezza dell'accusato può essere stabilita con certezza. La prova indiziaria deve essere ritenuta equivalente alla prova diretta, visto che in certi casi è la prova indiziaria a sostituire la prova diretta e sulla quale poi il giudice basa il suo giudizio (cfr. HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a. edizione, § 54 n. 4 e § 59 n. 12 ss.).
In concreto va osservato quanto ha dichiarato la signora
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in data 13 febbraio 2003:
"La sera dopo le ore 22.00 mi reco presso il locale notturno
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, dove resto fino alla chiusura del locale in questione. In particolare, mi occupo di bere con i clienti, intrattenendoli mentre mi offrono delle bibite. Questo per tutte le sere a partire dal 04.02.2003 sino al 12.02.2003 (data del controllo) eccetto la domenica. [...] Dopo un qualche giorno di prova volevo stipulare un contratto di lavoro. Inoltre ho sentito che in teoria dovrebbero esserci delle percentuali sulle consumazioni offerte dai clienti"
(contravvenzione alle prescrizioni di polizia degli stranieri 13 febbraio 2003).
Secondo la giurisprudenza, ai sensi della normativa sulla polizia degli stranieri è unicamente determinante che lo straniero abbia effettivamente svolto per un certo periodo dei servizi a favore di un datore di lavoro domiciliato in Svizzera; non è quindi necessaria la presenza di un qualsivoglia contratto, né tantomeno è richiesta una lunga durata dell'attività (cfr. DTF 99 IV 110 consid. 1; ROSCHACHER, Die Strafbestimmungen des Bundesgesetzes über den Aufenthalt und Niederlassung der Ausländer, Reihe Strafrecht vol. 17, pag. 105).
A tal proposito si ribadisce che se anche nessuna delle signore interrogate ha dichiarato di aver avuto un contratto o di essere stata assunta dal ricorrente, non si può certo confutare che la signora
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svolgesse oggettivamente l'attività d'intrattenitrice e che in particolare sussistevano le basi per la stipulazione di un contratto ("
Dopo qualche giorno di prova volevo stipulare un contratto di lavoro"
[contravvenzione alle prescrizioni di polizia degli stranieri 13
febbraio 2003].
D'altronde non si può negare che il ricorrente, soprattutto nella sua funzione di gestore e gerente del locale notturno, abbia tollerato l'attività della signora Nesterova della quale indubbiamente doveva essere a conoscenza vista l'assidua presenza di quest'ultima nell'esercizio pubblico (
"La sera dopo le ore 22.00 mi reco presso il locale notturno
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, dove resto fino alla chiusura del locale in questione. [...] Questo per tutte le sere a partire dal 04.02.2003 sino al 12.02.2003 (data del controllo) eccetto la domenica"
[contravvenzione alle prescrizioni di polizia degli stranieri 13 febbraio 2003]). Come assidua è risultata anche la frequentazione del citato esercizio pubblico da parte di
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, come ella stessa ha dichiarato:
"Sono stata presente nel locale in questione il giovedì 06 e il venerdì 07 febbraio 2003 e nei giorni di martedì 11 e mercoledì 12 febbraio 2003, nelle ore serali durante l'apertura e chiusura dell'esercizio pubblico"
(contravvenzione alle prescrizioni di polizia degli stranieri 13 febbraio 2003).
Le suddette signore non possono quindi essere considerate delle semplici e occasionali clienti del locale notturno
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, di conseguenza la censura avanzata dal ricorrente è priva di fondamento e deve essere respinta.
7.
Vi sono comunque ulteriori indizi a sostegno della tesi avanzata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione e dalla polizia. In primo luogo, va rilevato come tra il ricorrente e la signore
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,
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e
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sussistessero comunque dei rapporti contrattuali. Infatti, le tre signore occupavano un monolocale a
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il cui locatore è risultato essere il ricorrente. L'affitto è stato stipulato con una pigione mensile di fr. 1000.-- a persona, benché le signore non fruissero di alcuna forma di guadagno. Come si evince dal rapporto di contravvenzione alle prescrizioni di polizia degli stranieri 14 febbraio 2003, le signore non svolgevano alcuna attività lucrativa, ma hanno dichiarato di essere disoccupate o studentesse.
In secondo luogo, si osserva come i mantelli delle citate signore siano stati rinvenuti in un locale privato dove usualmente gli impiegati del locale notturno depositano i loro effetti personali. Tale indizio ribadisce che le signore non erano delle semplici clienti del locale notturno
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.
Nel complesso le costatazioni rilevate dalla polizia e i verbali rilasciati dalle signore risultano contenere degli indizi sufficienti a giustificare una decisione contravvenzionale nei confronti del ricorrente. Di conseguenza su questo punto il gravame presentato dal ricorrente deve essere respinto.
8.
Giusta l'art 6 cpv. 1 OLS, è considerata attività lucrativa qualsiasi attività dipendente o indipendente che normalmente dà guadagno, anche se esercitata a titolo gratuito. Per la giurisprudenza dunque la retribuzione per l'attività svolta non è un elemento determinante ai fini della concretizzazione della presente normativa (cfr. ROSCHACHER, op. cit., pag. 102).
In concreto le signore
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e
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hanno svolto l'attività d'intrattenitrice prive di un regolare permesso, attività che normalmente permette di perseguire un guadagno a chi la esercita nonché al gerente/gestore dell'esercizio pubblico che le ospita e non può per contro essere definita un'attività di puro svago.
L'applicazione dei predetti disposti alla presente fattispecie è corretta, la presente censura deve pertanto essere respinta.
9
.
Questo giudice giunge alla conclusione che il ricorrente abbia effettivamente commesso l'infrazione rimproveratagli. La multa inflitta è, peraltro, confacentemente proporzionata alla gravità dell'infrazione commessa, rettamente commisurata al grado di colpa e contenuta nei limiti concessi dalla legge.
Il ricorso va pertanto respinto, seguito di tassa di giustizia e spese (art. 15 LPContr).