# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e74f0950-357a-54ab-af97-3a53795e8106
**Court:** TI_PP
**Chamber:** TI_PP_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

considerato in fatto ed in diritto
1.
ACCU 1, dopo aver fatto l’esercente, e ACCU 2, dopo aver lavorato come venditore di scarpe, hanno costituito nel 2004 una società di incasso, che si occupa di mediare i conflitti esistenti tra due parti al fine di ottenere l’incasso di pretese dell’una nei confronti dell’altra.
A detta dei titolari la ditta _ di _ è iscritta alla Camera di commercio e viene da questa vigilata.
Le modalità di intervento sono duplici: o prima di una causa giudiziaria o quando la stessa, per un motivo o l’altro, non va avanti o i suoi costi lievitano sensibilmente.
L’attività viene retribuita con il versamento di una percentuale in caso di successo, ritenuto che le spese vive sono rimborsate.
2.
Con atto non datato la ditta di costruzioni e di gestione _ di _ in Olanda ha conferito procura alla _ per ottenere dalla _. il pagamento del saldo di un contratto concernente la costruzione di un centro commerciale, il _ Center, a _ in Germania.
A tal fine l’impresa ha invero in corso da oltre nove anni un procedimento giudiziario a Monaco di Baviera, nell’ambito del quale il committente ha avanzato contropretese. Non è dato di sapere in che stadio si trovi il processo e non si sa se vi siano problemi particolari che ne differiscano ancora la conclusione. Secondo l’accusato ACCU 1 uno degli ostacoli sarebbe costituito dal fatto che la parte CIVI 1 proporrebbe in continuazione nuove contropretese che allungherebbero a dismisura i tempi dell’azione giudiziaria e i relativi costi. L’accusato ACCU 2 ha inoltre precisato che il direttore _ della _ ha dichiarato che sia da parte loro sia da parte CIVI 1 erano stati commessi errori e che era sua intenzione giungere a un compromesso che soddisfacesse entrambe le parti.
3.
Il 15 giugno 2005 verso mezzanotte i due accusati, accompagnati da un altro collaboratore, sono partiti in automobile dall’Olanda alla volta del Ticino, dove sono giunti il 16 giugno 2005 in mattinata. A dire di ACCU 1, l’apprendista aveva contattato telefonicamente il signor CIVI 1 per preannunciare l’arrivo ottenendo come risposta che il giorno seguente sarebbe stato in casa.
Come prima cosa essi hanno preso alloggio al _ di _, fermandosi a riposare fin verso le 14.00, quando si sono ritrovati nella hall dell’albergo. ACCU 1 e ACCU 2 si sono allora avviati a piedi verso l’abitazione della famiglia CIVI 1. Il loro veicolo nel frattempo sarebbe stato portato in garage da qualcuno chiamato dai responsabili del garni per la riparazione di un asserto problema ai freni. Il collaboratore infine sarebbe rimasto in albergo.
Giunti all’entrata della villa CIVI 1 si sono fermati all’esterno del cancello che dà accesso al giardino e hanno suonato il campanello. Si è presentata la domestica alla quale ACCU 1 ha chiesto di poter parlare con il signor CIVI 1, sono poi sopraggiunti dapprima il di lui figlio e in seguito la moglie, ai quali è stata ripetuta la richiesta precisando che erano stati mandati dalla ditta _.
La risposta è stata che il signor CIVI 1 non era in casa, benché in realtà si trovava all’interno dell’abitazione. Gli accusati hanno allora comunicato – a loro dire in modo del tutto normale e tranquillo – che avrebbero atteso il suo arrivo e visto che la moglie ha detto loro prima di allontanarsi che allora potevano divertirsi hanno deciso di tornare all’albergo segnalando che sarebbero tornati in seguito. A questo momento è intervenuto anche ACCU 2, il quale era rimasto leggermente in disparte, dicendo alla signora CIVI 2 che si stava allontanando, che l’avrebbe contattata telefonicamente per fissare un appuntamento.
In effetti circa 5 minuti più tardi la signora ha risposto a una telefonata degli accusati (cfr. verbale di interrogatorio CIVI 2 pag. 4).
4.
La signora CIVI 2 per contro ha dato una versione diversa dei fatti e ha affermato:
“Da parte mia dichiaro che mentre mi trovavo in cucina hanno suonato al campanello del cancello superiore dell’entrata principale. Dallo schermo collegato con la video-sorveglianza, avevo modo di notare che al cancello vi era un uomo, vestito di scuro, con occhiali da sole neri. L’uomo suonava il campanello una seconda volta, in modo insistente e quindi io ho chiamato la domestica _, e invitandola a raggiungere personalmente il cancello e per chiedere dall’uomo cosa volesse.
La donna poco dopo rientrava in casa e mi
info
rmava che l’uomo le aveva detto testuali parole, esprimendosi in tedesco:
- io voglio parlare con CIVI 1!
La signora _ chiedeva all’uomo il motivo per il quale voleva parlare con mio marito e questo uomo le rispondeva, sempre in tedesco:
- siamo una ditta olandese che lavora con il signor CIVI 1 a un progetto di costruzione.
La signora _ chiedeva quindi se l’uomo avesse un appuntamento e l’uomo rispondeva, sempre in tedesco:
- Ho telefonato ieri ed ho parlato con il sig. CIVI 1.
D1: E’ vero che questo signore mercoledì ha preso contatto con suo marito.
R1: Non è vero.
Dopo aver assunto queste
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rmazioni dalla domestica, chiedevo a mio figlio CIVI 3 di uscire al cancello per vedere se conosceva questa persona. Mio figlio è uscito ed ha chiesto a questo uomo
[che]
cosa volesse. L’uomo ha ripetuto che voleva parlare con il sig. CIVI 1.
A questo punto sono uscita anche io al cancello ed ho chiesto all’uomo, in olandese, chi fosse. Qui si seguito riporto la traduzione delle frasi che ci siamo scambiati:
- Veniamo dalla ditta _ e vogliamo i soldi.
○ Come prego?
-
E non aspettiamo a lungo!
○ Allora buona fortuna.
Dopo aver detto questa frase mi sono allontanata ed ho potuto sentire l’uomo che ad alta voce diceva:
- torneremo questa sera e poi vedrete ...
Quando poi li ho visti che si allontanavano a piedi dal cancello della nostra abitazione, l’uomo ha ancora gridato:
- torneremo questa sera ...
Preciso che durante il nostro breve dialogo, si era presentato un secondo uomo al cancello, il quale si è affiancato al primo uomo, mantenendo una postura minacciosa, ma non ha proferito parola. L’uomo era vestito anche di nero, aveva occhiali da sole neri, ed appeso al braccio sinistro aveva un indumento che nascondeva la mano.
...
Una volta lasciato gli uomini al cancello, ho raggiunto immediatamente mio marito nel suo studio, al piano inferiore della nostra villa, ed ho chiuso immediatamente tutte le porte e le finestre. Ho invitato mio figlio a chiamare immediatamente la Polizia per
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rmarli sull’accaduto.
Preciso che mio marito stava lavorando nel suo studio e non si è accorto di nulla. L’ho unicamente
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rmato una volta queste persone se ne erano andate.
Mentre eravamo all’interno della nostra abitazione, ca. 5 minuti dopo i fatti, abbiamo ricevuto una telefonata da un uomo. Questa persona, che si è espressa in olandese, mi chiedeva se vedevo il suo numero di telefono sul display ed io rispondevo di sì. Allora mi diceva di prendere nota dei questo numero e che lui voleva parlare al più presto con mio marito, dicendomi: con il Sig. CIVI 1.
...
Dopo questa telefonata ho chiamato il nostro fiduciario in Olanda, sig. _, ed ho chiesto di assumere
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rmazioni sul proprietario di questo numero telefonico. Lui ha effettuato la telefonata al numero da me indicato ed ha risposto uno dei tre uomini che si era presentato a casa mia, dicendo di aver ricevuto l’incarico da parte della ditta _.”
(cfr. verbale di interrogatorio CIVI 2, pag. 2, 3 e 4)
5.
Dopo il rientro in casa il figlio ha chiamato la polizia, la quale è subito intervenuta e alla quale è stato consegnato il dischetto del sistema di video sorveglianza (con 26 videocamere) allacciato alla centrale di allarme della _ SA di cui è dotata la villa. Questo dischetto dopo estrazione delle due fotografie agli atti è scomparso e, nonostante le ricerche di questo giudice, non è più rintracciabile.
La parte civile in seguito ha contattato la _ SA per chiedere che cosa si potesse ancora fare, oltre all’impianto di allarme, per avere maggiore sicurezza. Gli è stato risposto che sarebbero subito stati inviati due agenti Securitas con il compito di sorvegliare la villa e chiamare la polizia al minimo segnale di pericolo. Alle 17.00 del 16 giugno 2006 sono entrati in servizio i primi due agenti che sono poi regolarmente stati sostituiti da colleghi e questo sino alle 21.30 del 20 giugno 2006.
6.
Il giorno seguente, attorno alle 9.30, i due accusati e il loro collega si sono recati alla villa in automobile. Giunti in loco sono scesi ACCU 1 e il terzo uomo, mentre ACCU 2 è rimasto sul veicolo allontanandosi un poco.
ACCU 1 ha notato l’agente Securitas che si era appostato nelle vicinanze di una casa confinante e gli ha chiesto se c’era qualcuno in casa. L’agente gli ha comunicato di non sapere e, per non destare sospetti, di essere lì per controllare un altro oggetto. L’accusato si è allora diretto verso il cancello e ha suonato ripetutamente e a lungo senza ottenere risposta. Lo stesso è avvenuto ad un secondo cancello.
Anche un tentativo di telefonata non ha avuto esito positivo, perché la famiglia CIVI 1, che si trovava all’interno dell’abitazione, non ha risposto avendo notato che il numero di telefono era il medesimo del giorno precedente.
Gli accusati se ne sono quindi andati con l’automobile.
Poco dopo è giunta al domicilio della parte civile la signora _, architetto della famiglia CIVI 1, che è stata fatta entrare da uno dei due cancelli dal custode, che l’aveva riconosciuta. In quel mentre il veicolo olandese ritornava a velocità sostenuta e ACCU 1, che aveva notato un uomo e una donna é sceso dall’automobile e si è rivolto all’uomo (verosimilmente al custode) chiedendogli se fosse il signor CIVI 1.
Non avendo ottenuto risposta è ritornato sui suoi passi lasciando poi definitivamente i luoghi assieme ai colleghi.
Poco più tardi i tre sono stati fermati dalla polizia nei pressi dell’albergo _.
7.
Anche per questo episodio la versione della signora CIVI 2 è leggermente diversa:
“Questa mattina, verso le ore 10.00, si è presentato nuovamente l’uomo che ieri sera mi ha minacciata. Ha suonato insistentemente il campanello del cancello grande, poi quello del cancello piccolo, poi, non contento ha provato a telefonare, ma sul display usciva il numero di ieri e quindi noi non abbiamo risposto.
Visto che nessuno rispondeva né al campanello né al telefono, l’uomo si metteva a gridare ad alta voce che
‘vogliamo il signor CIVI 1
.
In quel momento giungeva presso la nostra abitazione il nostro architetto, signora _, suonava al campanello del cancello sotto ed il custode, vedendo la donna le apriva il cancello. Proprio nel momento in cui al donna stava entrando nel nostro giardino, anche l’uomo che poco prima stava suonando il campanello, ha tentato di entrare nel nostro giardino, ma prontamente un agente della Securitas lo ha bloccato.
(cfr. verbale di interrogatorio CIVI 2, pag. 5)
La signora ha poi descritto nel seguente modo l’effetto che ha avuto su di lei e sulla famiglia la presenza di queste persone:
“D.10: Oggi avete ricevuto ancora minacce?
R.10: No. Non abbiamo risposto né al campanello né al telefono quindi non siamo stati minacciati, ma ci siamo sentiti minacciati dalla presenza di questa persona.
D.11: Secondo lei, per quale motivo queste persone si sono presentate presso il vostro domicilio?
R.11: Per impaurirmi.
D.12: Secondo lei erano veramente intenzionati a commettere qualsiasi cosa pur di riaver il proprio denaro?
R.12: Sì, ho avuto questa impressione.
D.13: L’hanno minacciata direttamente?
R.13: Sì con la frase ‘se no vedrete’ mi ha fatto intendere che sarebbe stato disposto a tutto pur di arrivare al suo scopo.
D.14: Con le minacce che sono state espresse, lei come si é sentita?
R.14:
Mi sono sentita terrorizzata.
”
(cfr. verbale di interrogatorio CIVI 2, pag. 6)
8.
Per i fatti citati il Procuratore pubblico ha ritenuto gli accusati autori colpevoli di minaccia. Ha rimproverato loro di avere incusso spavento alla famiglia CIVI 1 con l’espressione
“cerchiamo CIVI 1 e vogliamo incassare il debito e non vogliamo più aspettare, lei vedrà
[che]
cosa succede se non viene pagato il debito”
.
9.
Il patrocinatore di parte civile ha chiesto la conferma del decreto di accusa. Ha evidenziato come sia strano che l’asserto mandato di mediazione sia stato conferito a una piccola società appena creata che guadagna solo se ottiene un risultato e non a una grossa ditta di incasso o meglio ancora agli avvocati attivi nel processo, che già conoscono i dettagli della fattispecie.
La _ è una ditta con metodi non chiari: si fa avanti con una presenza fisica importante, senza neppure un appuntamento, tentando di entrare in casa.
Peraltro non risulta che il signor CIVI 1 abbia chiesto una mediazione.
Oltre alla presenza fisica che incuteva timore vi è pure stata la minaccia verbale, che trova conferma nella deposizione del figlio. Si tratta di una frase volutamente ambigua e quindi pericolosa, una frase che notifica un male futuro indefinito. E’ una minaccia grave perché fatta di sottintesi.
In sostanza gli accusati hanno utilizzato metodi non tollerabili in Svizzera che devono essere adeguatamente repressi.
10.
La difesa sostiene che dal comportamento della moglie e del figlio si possa desumere che la famiglia CIVI 1 era già pronta a non accogliere i visitatori.
Nega poi categoricamente che ci sia stata minaccia, evidenziando come non ci sia alcuna prova che la frase riportata nel decreto di accusa sia stata pronunciata dal momento che i dischetti della video sorveglianza sono scomparsi. Nel dubbio occorre concludere che le espressioni minacciose non sono state espresse.
Ne segue che se la parte civile si è sentita minacciata ciò è il frutto di autosuggestione. D’altronde dal fatto che la villa è dotata di un sistema di sorveglianza imponente collegato con una centrale di allarme si può dedurre che la famiglia CIVI 1 ha una fobia di persecuzione. Non vi è quindi nesso di causalità tra l’agire degli accusati e il timore palesato dalla parte civile.
Inoltre l’asserita frase non riporta che cosa sarebbe successo, va quindi interpretata a favore degli imputati.
Rileva che l’audizione testimoniale ha permesso di provare che ACCU 1 non ha tentato di entrare nella proprietà CIVI 1.
In sostanza a mente della difesa non vi sarebbe l’espressione di una grave minaccia, non sarebbe stato ingenerato timore nei destinatari (ritenuto che una persona normalmente resistente avrebbe a sua volta dovuto restare intimorita), non sarebbe dato un nesso di causalità e gli accusati non avrebbero agito con intenzione.
Chiede in definitiva il proscioglimento degli imputati.
11.
Per l’art. 180 cpv. 1 CP chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona, è punito, a querela di parte, con la detenzione o con la multa.
Si tratta di un delitto materiale (o d’evento) che è consumato solo quando la grave minaccia causa nel destinatario spavento o timore.
La minaccia, come detto, deve essere grave, ossia oggettivamente di natura tale da incutere paura nella vittima. Ciò significa che la stessa non deve essere valutata in funzione della sensibilità del destinatario, ma secondo criteri generali (
Corboz
, Les infractions en droit suisse, vol. 1, N. 6 all’art. 180 CP).
Per determinare se l’autore ha proferito una minaccia grave, non ci si deve fondare esclusivamente sui termini utilizzati, ma si deve anche tenere conto dell’insieme delle circostanze, perché una minaccia può risultare anche da un gesto o da una allusione (cfr. DTF 99 IV 215). In altre parole occorre analizzare il comportamento dell’autore nel suo insieme per stabilire che cosa il destinatario poteva comprendere.
12.
In concreto la vicenda si presenta alquanto singolare. Innanzitutto appare strano che per la mediazione si sia incaricata una ditta di incasso, per di più - vista l’importanza dell’importo in gioco - di recente costituzione, piuttosto che tentare di raggiungere un accordo bonale in sede giudiziaria o extragiudiziaria con l’ausilio degli avvocati già impegnati nel processo e perfettamente cogniti della fattispecie.
Risulta poi inusuale, perlomeno per le nostre consuetudini, il modus operandi dei mediatori, i quali si sono presentati direttamente al domicilio di una parte senza avere in precedenza scritto una lettera o concordato un vero e proprio appuntamento. Se l’avessero fatto avrebbero avuto un altro tipo di reazione di fronte al rifiuto di incontrarsi. Dagli atti si evince infatti che, salvo le asserite frasi minacciose di cui si dirà in seguito, il tono della conversazione è rimasto normale e non vi è stata nessuna particolare rimostranza per il fatto che non si voleva dar seguito a un appuntamento.
E’ altresì anomalo che i mediatori non fossero al corrente dei dettagli della contesa (così ha detto ACCU 1, anche se in sede di interrogatorio ACCU 2 aveva dichiarato di avere avuto un colloquio di mezza giornata con il direttore della _ signor _, senza però ricordare nulla al riguardo al dibattimento). Oltre a non sapere delle contropretese di CIVI 1 non sapevano neppure che la moglie dirige con il marito la ditta e che è lei stessa che si occupa del processo in Germania (cfr. verbale di interrogatorio CIVI 1, pag. 4 e verbale di interrogatorio CIVI 3, pag. 1). A ben vedere la persona con la quale dovevano parlare si trovava quindi già davanti a loro quando si sono presentati al cancello.
Può anche apparire strano che uno dei due uomini si sia inizialmente tenuto in disparte.
In sostanza, tutto questo potrebbe anche far sorgere qualche dubbio sulle reali intenzioni del terzetto.
13.
La prova definitiva che erano male intenzionati potrebbe risultare dalle frasi minacciose proferite e dal tentativo di entrare in casa anche contro la volontà degli abitanti.
Tuttavia al riguardo le dichiarazioni dei membri della famiglia CIVI 3 risultano parecchio contraddittorie. La moglie ha dichiarato che il marito non si è accorto di nulla per quanto concerne i fatti del 16 giugno e di averlo informato solo dopo che i due visitatori se ne erano andati (cfr. verbale pag. 4), il marito per contro ha asserito di aver udito il campanello, di aver visto chi era e di aver detto alle moglie di comunicare ai due uomini che non era in casa (cfr. verbale pag. 1).
Il marito alla domanda se il 17 giugno i due uomini che si erano presentati erano entrati nella loro proprietà ha risposto che avevano solo raggiunto il cancello esterno ed erano poi stati bloccati dagli agenti Securitas (cfr. verbale pag. 4), la moglie invece sostiene che solo l’uomo che aveva suonato il campanello ha tentato di entrare ed è stato fermato da un solo agente (cfr. verbale pag. 5).
Il figlio in merito all’episodio del tentativo di penetrare nella proprietà ha riferito:
“Verso le 10.00 arrivava a casa nostra un’amica di famiglia che suonava per entrare. Conoscendola abbiamo aperto il cancello della casa. Appena la donna entrava in giardino, l’uomo vestito di nero si buttava sul cancello per tentare di entrare. Veniva però bloccato dagli agenti della Securitas che riuscivano a chiudere il cancello senza che l’uomo entrasse sulla nostra proprietà.
Appena il cancello si è chiuso, l’uomo in olandese urlava ‘Signor CIVI 1 e non diceva altro. Gli agenti Securitas si avvicinavano dicendo loro di smettere e di andarsene. Questi due uomini si allontanavano quindi in direzione di _ e poco dopo giungeva la Polizia che riusciva a fermare la vettura con
tre
persone a bordo compresi i due che si erano presentati a casa nostra.”
(cfr. verbale di interrogatorio CIVI 3., pag. 4)
14.
Questa descrizione del fatto, come pure quella del padre e della madre, è tuttavia clamorosamente e totalmente sconfessata dalla dichiarazione dell’unico testimone neutro (dal momento che l’autorità inquirente non ha ritenuto di dover interrogare la domestica e il custode), ossia l’agente Securitas, il quale ha dichiarato di non essersi mai spostato dalla sua posizione di controllo in prossimità di una casa confinante, confermando ripetutamente che né lui né il suo collega sono intervenuti per bloccare qualcuno che tentava di entrare nella proprietà CIVI 1 (cfr. verbale del dibattimento). Lo stesso agente ha affermato di non avere notato un atteggiamento minaccioso da parte degli accusati.
Di fronte a una discrepanza così netta in merito ad una circostanza centrale sorgono seri dubbi sulla credibilità di tutte le, peraltro contraddittorie, affermazioni dei membri della famiglia CIVI 1. In particolare non si può fare pieno affidamento neppure sulle dichiarazioni del figlio, non essendo chiaro a questo punto se corrispondono a quanto da lui vissuto o a quanto sentito, perlomeno in parte, dai genitori.
Sembrerebbe, vista la testimonianza dell’agente Securitas, che la parte civile abbia voluto, per motivi che non si sono potuti appurare (anche perché i signori CIVI 2 non hanno ritenuto opportuno presenziare al dibattimento), mostrare i fatti con una connotazione più negativa di quella reale e far apparire i visitatori olandesi sotto una luce non corretta. Non si è fra l’altro potuto comprendere se il timore che la famiglia CIVI 1 sostiene di aver avuto sia da ricondurre al comportamento degli accusati o a paure dovute a informazioni ricevute dall’Olanda (a seguito della telefonata al contabile il 16 giugno 2005) e/o a circostanze non note a questo giudice, ma alla parte civile, sempre legate a conoscenze nei Paesi Bassi (cfr. dichiarazioni di CIVI 1 a proposito di certo _, verbale di interrogatorio pag. 3 e 4). Fatti che possono aver indotto il signor CIVI 1 a desumere che i due uomini presentatisi a casa sua fossero venuti con cattive intenzioni, tanto da dover approntare misure di sicurezza che forse non erano neppure giustificate.
15.
In conclusione non è stato possibile accertare quanto successo con sufficiente chiarezza.
Di fronte all’incertezza e ai ragionevoli dubbi che sorgono gli accusati non possono che essere prosciolti.
visti gli art. 180 cpv. 1 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;
rispondendo ai quesiti posti;
proscioglie
ACCU 1
dall’imputazione di minaccia per i fatti descritti nel decreto di accusa n. 4197/2005 del 14 novembre 2005.
proscioglie
ACCU 2
dall’imputazione di minaccia per i fatti descritti nel decreto di accusa n. 4194/2005 del 14 novembre 2005.
carica
le spese allo Stato.
le parti sono state avvertite del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
Ministero pubblico della Confederazione, Berna,
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia Cantonale, Lugano,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano,
Sezione dei permessi e dell’immigrazione, Bellinzona.
Il presidente: La segretaria:
Distinta spese a carico dello Stato:
fr. 400.00 tassa di giustizia
fr. 300.00 spese giudiziarie
fr. 90.00 teste
fr. 790.00
totale

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