# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 11774132-f3ef-5d4e-aa84-ebab51d1a47a
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Con istanza 2 dicembre 2003 (SP.2003.109), _ AP 1 ha chiesto alla Pretura di _ nei confronti di _ AO 1, a concorrenza di fr. 281'775,65 oltre interessi al 5% dal 26 febbraio 2002, il sequestro fondato sull'art. 271 cpv.1 n. 4 LEF di tutti i beni, crediti valori, titoli e diritti di ogni tipo che si trovano su conti, depositi, relazioni bancarie, in cassette di sicurezza o in qualsiasi altra forma presso la PI 2, _, appartenenti direttamente o indirettamente, anche sotto cifra o qualsiasi designazione convenzionale e/o di comodo a _ AO 1.
L'istante allega in sostanza che il 25 settembre 1997, su suo mandato (fiduciario), il convenuto, _ AO 1, ha fondato la B_ Anstalt (in seguito Anstalt), con sede a _. Quest'ultima ha successivamente acquistato, con i mezzi finanziari forniti dall'istante, una villa situata a _ per 52'000'000 pesetas (pari allora a DM 623'688.--). Per "giustificare" la presenza dell'istante nella villa, questi ha concluso con l'Anstalt un contratto di locazione, in base al quale egli ha effettivamente pagato, per il periodo dal 1° gennaio 1998 al 31 agosto 2001 fr. 63'360.-- oltre alla caparra di fr. 4'400.--. Il 1° settembre 2001, i signori _ e _ G_ sono diventati i nuovi aventi diritto sull'Anstalt, pagando DM 1'500'000.-- direttamente sul conto di _ AO 1 presso la Banca _ di _. Il contratto di locazione è stato immediatamente disdetto. Il convenuto, in base ad un'«Ausgleichvereinbarung» del 15 agosto 2001 – a detta dell'istante non firmata da lui (cfr. istanze di sequestro, p. 3 i.f.) – ha poi, il 9 ottobre 2001, bonificato l'importo di DM 1'205'000.-- sul conto di tale _ D_, il quale l'ha girato sul conto di _ S_, compagna dell'istante.
L'istante pretende però che il convenuto avrebbe dovuto riversargli l'intero prezzo di vendita dell'Anstalt nonché il corrispettivo delle pigioni ancora in suo possesso. Egli fa pertanto valere un credito di fr. 281'775,65, oltre interessi al 5% dal 9 ottobre 2001, pari alla somma del saldo del prezzo di vendita dell'Anstalt (DM 1'500'000.-- – DM 1'205'000.--, ossia fr. 233'788,20 al cambio DM/€ di 1,95583 e €/CHF di 1,55) e del residuo delle pigioni anticipate (fr. 63'360.-- – € 12'782,30 già riversati nel marzo 2000, ossia fr. 47'987,45).
Con una seconda istanza 10 dicembre 2003 (SP.2003.114), _ AP 1 ha chiesto alla Pretura di _ nei confronti di _ il sequestro fondato sull'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di tutti gli averi di quest'ultimo presso PI 1, _, a garanzia dello stesso importo e per la stessa causale fatti valere nell'istanza 2 dicembre 2003. Le motivazioni delle due istanze sono identiche.
B
. Il 2, rispettivamente il 10 dicembre 2003, il Pretore _, ha ordinato i sequestri come richiesti.
C.
Il 17 dicembre 2003, _ AO 1 ha interposto opposizione ad entrambi i sequestri, rinviandone la motivazione all'udienza di discussione e chiedendo la messa a disposizione del decreto relativo al primo sequestro, di cui aveva avuto notizia leggendo il punto 4 della seconda istanza di sequestro del 10 dicembre 2003.
Il 18 dicembre 2003, _ AO 1 ha (nuovamente) interposto opposizione al primo sequestro decretato il 2 dicembre 2003, rinviandone la motivazione anche in questo caso all'udienza di discussione.
Con istanza separata del 19 febbraio 2004, egli ha inoltre chiesto che l'istante venisse condannato a versare la somma di fr. 15'000.-- a titolo di garanzia ai sensi dell'art. 273 LEF.
D.
All’udienza di contraddittorio del 29 aprile 2004, l'opponente, _ AO 1, a sostegno di entrambe le opposizioni, ha prodotto un memoriale unitamente a 23 documenti, con il quale ha contestato sia l'esistenza del credito vantato dal sequestrante sia l'esistenza della causa di sequestro invocata. _ AP 1 ha da parte sua chiesto la reiezione dell'opposizione, sia per motivi formali (improponibilità di due opposizioni successive contro lo stesso sequestro; assenza di motivazione di entrambe le opposizioni) che di merito. Si è pure opposto all'istanza di garanzia ai sensi dell'art. 273 LEF.
E.
Con sentenze del 26 luglio 2004 (inc. OS.2003.20 [primo sequestro] e OS.2003.21 [secondo sequestro]), il Pretore _, ha accolto entrambe le opposizioni e respinto la domanda di garanzia.
In sintesi, ha anzitutto respinto le due eccezioni d’ordine sollevate preliminarmente dalla parte sequestrante, rilevando come _ AO 1 avesse interposto due opposizioni distinte e ritenendo che il diritto di difesa del sequestrante fosse stato salvaguardato, in quanto, all'udienza di discussione, gli era stato concesso tutto il tempo necessario per esaminare e rispondere agli allegati di controparte.
Nel merito, il primo giudice ha rilevato che il sequestrante non aveva portato la prova dell'esistenza di un contratto fiduciario tra le parti, sicché sulla base dell'intera documentazione dell'incarto, _ AO 1 era da considerare legittimo proprietario dell'Anstalt. Inoltre, il Pretore ha ritenuto che tutti i rapporti di dare e avere erano stati regolati per mezzo della «Ausgleichvereinbarung» del 15 agosto 2001, che – contrariamente alle affermazioni del sequestrante in sede d'istanza – era stata anche da lui sottoscritta, così come si evince dalla copia (doc. 9) prodotta dalla controparte in sede di discussione. Infine, è stato evidenziato come il sequestrante non avesse dimostrato l'esistenza di un accordo in merito alla retrocessione delle pigioni versate in forza del contratto di locazione della villa. A sostegno della sua decisione, il giudice di prime cure si è anche fondato sul decreto di non luogo a procedere 27 gennaio 2004 del Procuratore pubblico _, emesso sulla denuncia che il sequestrante, il 12 gennaio 2004, aveva sporta contro il convenuto per titolo di appropriazione indebita e truffa, allegando gli stessi fatti di quelli esposti nelle istanze di sequestro.
F.
Con due appelli di analogo contenuto, _ AP 1 chiede la reiezione delle due opposizioni.
L’appellante ripropone le due eccezioni procedurali già sollevate in prima istanza circa l'asserita inammissibilità della presentazione di due opposizioni con un unico allegato, oltre tutto non motivato.
Nel merito, ribadisce che al momento della costituzione dell'Anstalt, _ AO 1 ha funto da rappresentante fiduciario di _ AP 1, il quale gli aveva messo a disposizione (e non prestato) i fondi necessari. Ricorda a questo proposito le cinque dichiarazioni scritte di testi già prodotte davanti al Pretore, contestando nel contempo la deduzione che il primo giudice ha tratto dalla dichiarazione di cessione ("Zessionserklärung") dei diritti sull'Anstalt che, il 5 agosto 1998, AO 1 ha consegnato a AP 1, secondo cui sarebbe quest'ultimo il rappresentante fiduciario di AO 1. L'appellante osserva infatti che la dichiarazione di cessione doveva servire da garanzia per un prestito da lui chiesto, ciò che avvalorerebbe la tesi secondo la quale AO 1 agiva solo quale proprietario a titolo fiduciario.
L'appellante contesta infine che la «Ausgleichvereinbarung» abbia avuto quale oggetto la compensazione di lavori di miglioria da lui effettuati, siccome tali asseriti lavori non sono stati sostanziati e comunque, se così fosse stato, la convenzione sarebbe dovuta essere firmata dalla Anstalt e non da AO 1. D'altronde, l'avv. K_, nello scritto 19 dicembre 2003 prodotto la prima volta in appello quale doc. W, confermerebbe che la firma dell'accordo non avrebbe tacitato i rapporti di dare e avere fra le parti.
G.
Delle osservazioni della parte appellata si dirà, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei considerandi seguenti.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Questioni procedurali
1.1.
La decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998,
n. 44–45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs– und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).
1.2.
a)
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostano alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. J.
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y.
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considera determinanti.
c)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF
15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
●
vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5;
Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
●
dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
d)
In virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado ("nova in senso proprio") sia quelli verificatisi prima ("nova in senso improprio").
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).
2.
Gli appelli di _ AP 1, quand’anche riferiti a due sentenze e sequestri diversi – l'unica differenza tra i due sequestri risiede nei beni che ne sono oggetto –, riguardano decisioni di analogo tenore fattuale e giuridico e contengono le stesse conclusioni e motivazioni. Le cause di cui agli inc.14.2004.88 e 14.2004.89 vanno quindi considerate come connesse ai sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente.
3.
Eccezioni d'ordine
3.1.
Anche in questa sede l'appellante contesta la possibilità di produrre con un'unica istanza due distinte opposizioni ai sequestri decretati il 2 e il 10 dicembre 2003 dalla Pretura di _, allegando che in tema di procedura di sequestro non sarebbe possibile unire più procedure in un'unica vertenza "per principio giurisprudenziale indiscusso". Ebbene, al di là del fatto che l’appellante non fornisca nessun riferimento di tale natura, in virtù dell'art. 25 n. 2 lett. a LEF la procedura sommaria in materia di sequestro è retta dal diritto cantonale e l'art. 165 cpv. 2 lett. g CPC, applicabile per il rinvio dell'art. 25 LALEF, non esclude la formulazione di diverse domande nella stessa petizione, purché lo siano in termini "precisi e distinti", riservate le norme sulla competenza. In concreto, l'istanza 17 dicembre 2003 di _ AO 1 si riferiva con precisione ai decreti di sequestro emessi il 2 e il 10 dicembre 2003 e non lasciava dubbi sulla sua volontà d'interporre opposizione a entrambi. Quand'anche vi fosse stato un minimo dubbio per quanto concerne il decreto del 2 dicembre 2003, in quanto l'opponente non ne aveva ancora avuto personale conoscenza – ma ne aveva solo dedotta l'esistenza leggendo il punto 4 della seconda istanza di sequestro del 10 dicembre 2003 – esso è stato sciolto dall'ulteriore opposizione inoltrata il 18 dicembre 2003. D'altronde, il primo giudice era ed è competente per pronunciare sulle due opposizioni, sicché l'appellante avrebbe comunque potuto chiedere i due sequestri con un'istanza unica (cfr. art. 274 cpv. 1 n. 4 LEF, secondo il quale vanno indicati nel decreto di sequestro "gli oggetti da sequestrare"), avesse voluto non complicare la procedura. La prima eccezione d'ordine va pertanto respinta.
3.2.
L'appellante ritiene poi che le istanze di opposizione debbano essere respinte in ordine anche perché non motivate.
Questa Camera ha già avuto modo di stabilire che non vi è nessun obbligo di motivazione dell'opposizione ai sensi dell'art. 278 LEF prima dell'udienza di discussione (CEF 22 gennaio 2003 [14.02.101], cons. 2).
Il diritto federale non regola la forma dell’opposizione, la cui disciplina compete quindi ai Cantoni (cfr. ad es. D.
Gasser
, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 602 ad 2b;
Reiser
, op. cit., n. 28 ad art. 278;
Dallèves
, Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 3a).
Nel nostro Cantone, giusta l'art. 20 cpv. 2 LALEF, all’udienza fissata dal giudice del sequestro le parti possono esporre verbalmente o per iscritto le loro domande, le eccezioni d’ordine e di merito e dovranno produrre, sotto pena di perenzione, i documenti che suffragano le rispettive ragioni e che non fossero già stati prodotti unitamente all’istanza scritta. Siffatta norma non prevede alcuna limitazione a scapito dell’istante nella facoltà di motivare la propria domanda (solo) in sede di udienza. Del resto, la procedura sommaria ticinese in tema di esecuzione e fallimenti non è scritta (cfr.
Cocchi/Trezzini
, op. cit., n. 5 ad art. 20 LALEF, p. 859), a prescindere dall’istanza che deve necessariamente essere scritta e che deve contenere la formulazione della domanda (revoca del sequestro, rigetto dell’opposizione, ecc.). L’istante ha quindi la facoltà – ma non l’obbligo – di motivarla (cfr.
Cometta
, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria internazionale in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 174 a.i.).
In ogni caso, anche se il diritto ticinese dovesse, alla stregua del diritto di procedura zurighese, imporre una breve motivazione dell’opposizione al sequestro, la corrispondente norma dovrebbe essere considerata quale disposizione d’ordine, la cui violazione potrebbe eventualmente determinare la reiezione dell’opposizione, ma non la sua irricevibilità (cfr.
Artho von Gunten
, op. cit., p. 35 i.f., 36 a.i. e 37 i.f.; nello stesso senso:
Piégai
, op. cit. p. 229 s.;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 77 ad art. 25).
Anche la seconda eccezione d’ordine dell’appellante va quindi respinta.
4.
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
5.
Nel caso concreto, può essere lasciata aperta la questione di sapere se _ AO 1 – in realtà dal profilo formale l'Anstalt – abbia o no acquistato la villa di _a a titolo fiduciario, perché, anche volendo seguire la tesi dell’appellante, si dovrebbe comunque constatare come le reciproche relazioni di dare e avere tra le parti relative alla villa di _ siano state regolate in modo definitivo con la «Ausgleichvereinbarung» del 16 agosto 2001 (doc. F e 9), che, a questo stadio della procedura, l'appellante ammette di aver firmato (cfr. appelli, p. 10 s. ad 9).
Con questa convenzione, _ AP 1 e _ AO 1, quest'ultimo nella sua qualità di fondatore dell'Anstalt ("Stiftungsgeber") e di locatore, hanno convenuto la risoluzione del contratto di locazione per il 31 agosto 2001 (ad n. 2), il rimborso all'appellante dei due "mutui" ("Darlehen") di DM 250'000.-- e DM 390'000.-- concessi il 3, rispettivamente il 7 ottobre 1997 in vista della costruzione dell'oggetto locato (ossia la villa), i relativi interessi, per DM 150'000.--, essendo già stati pagati il 29 giugno 2001 (ad n. 3), nonché il bonifico del controvalore delle migliorie eseguite a proprie spese dall'appellante, determinate di comune accordo in DM 415'000.-- (ad n. 4).
Prima facie, le parti sembrano pertanto aver regolato in modo definitivo i reciproci rapporti di dare e avere relativi alla villa di _. La convenzione non riguarda in effetti solo la disdetta del contratto di locazione, ma regola anche le questioni finanziarie legate a tale disdetta (rimborso dei prestiti, pagamento degli interessi e compenso delle migliorie). Che i DM 640'000.-- (DM 250'000.-- + DM 390'000.--) siano poi stati elargiti quale mutuo (secondo la tesi della parte appellata) o quale investimento fiduciario (come preteso dall'appellante) sotto forma di mutuo è, in questa sede, irrilevante. Determinante è il fatto che i fondi anticipati dall'appellante sono stati rimborsati con gli interessi, così come le migliorie da esso apportate alla villa, per i valori concordati dalle parti. L'appellante non ha allegato – e ancora meno reso verosimile – un eventuale carattere simulato della «Ausgleichvereinbarung» del 16 agosto 2001 in merito al suo contenuto e non solo alle qualifiche giuridiche dei rapporti intercorsi tra le parti. Invano l'appellante si richiama al fatto che parte alla convenzione sarebbe dovuta essere l'Anstalt: anche _ AP 1 ha infatti dimostrato di attribuire ben poca importanza alla dualità giuridica tra _ AO 1 e l'Anstalt, siccome egli procede contro il primo e non contro la seconda. D'altronde, _ AO 1 è sì esplicitamente intervenuto nella convenzione quale "Stiftungsgeber" e come locatore, ma l’impegno di pagamento nei confronti di _ AP 1 appare da lui comunque assunto personalmente (doc. 9, punto 5).
Infine, non giova alla tesi appellatoria lo scritto 19 dicembre 2003 (doc. W) del precedente patrocinatore dell'appellante, avv. K_, secondo cui la sottoscrizione della «Ausgleichvereinbarung» non escluderebbe la facoltà per l'appellante di far valere altre pretese, in quanto egli precisa poi che tale facoltà sussiste per quanto esse esistano ("soweit sie denn bestehen"). Ad ogni modo, alle dichiarazioni dell'avv. K_ a favore del proprio cliente non può essere attribuito alcun valore probatorio, mancando della necessaria indipendenza. Al contrario, per quanto sfavorevole all'appellante, lo scritto va considerato quale conferma, da parte di un terzo presente al momento della conclusione della convenzione (è stata elaborata presso lo studio legale dell'avv. K_, cfr. osservazioni di _ AO 1, p. 6, non contestate dall'appellante), del fatto che le parti, seppur implicitamente, non hanno concretamente ipotizzato la formulazione di riserve a favore delle pretese ora vantate dall'appellante. In particolare, l'assenza nella convenzione di un'esplicita clausola circa l'asserito obbligo di rimborso dei canoni di locazione versati dal 1. gennaio 1998 testimonia a favore della tesi della parte appellata. Occorre del resto osservare come, pur volendo detrarre dagli interessi percepiti dall'appellante (DM 150'000.--) quanto da esso pagato a titolo di pigioni (DM 60'551,80, ossia fr. 47'987,45 / 1,55 x 1,95583 secondo i suoi parametri, cfr. supra ad A), i fondi che egli ha rimesso all'Anstalt (DM 640'000.--) risultano essere stati rimunerati al tasso annuale del 3,81% (DM 89'448,2 * [12/44 mesi] / DM 640'000 * 100), sebbene egli abbia vissuto nella villa durante i 44 mesi di contratto.
Tutto sommato, la tesi della parte appellata appare quindi nettamente più verosimile di quella appellatoria, sicché la sentenza impugnata va confermata.
6.
Visto l'esito del precedente considerando, si rivela inutile l'esame degli altri presupposti per la concessione del sequestro.
7.
L’appello va quindi respinto.
La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 320 CPC, 25 LALEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,