# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4e287926-1da8-5f7f-aa23-6b54f5e851ec
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

ritenuto in fatto
A.
Il _, in occasione di un torneo amatoriale di calcio presso il centro sportivo di _, AP 1 (qui di seguito: AP 1) ePC 1, che giocavano in squadre diverse, hanno avuto un diverbio.
Verso la fine di una partita caratterizzata da contrasti piuttosto energici tra i due giocatori, a seguito di un fallo da dietro compiuto da AP 1 su PC 1, quest’ultimo si è avvicinato all’avversario con fare minaccioso e ha tentato di colpirlo con una testata, mancandolo. AP 1, che aveva schivato la testata, ha reagito colpendo al volto con un pugno PC 1
che è
caduto a terra.
B.
PC 1 è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale _ di _, dove gli è stata diagnosticata una frattura completa pluriframmentaria delle pareti anteriore, mediale e superiore del seno mascellare di sinistra con abbassamento del piano orbitario, oltre che una frattura delle ossa nasali e del setto nasale. Il _, è stato sottoposto a _ a un intervento chirurgico volto al riposizionamento e alla fissazione interna dell’osso zigomatico sul lato sinistro e al riposizionamento dell’osso nasale chiuso.
PC 1 è stato dichiarato inabile al lavoro al 100 % per il periodo compreso tra il _ e il _.
C.
Con decreto d’accusa n. _ del 22 giugno 2017, la Procuratrice pubblica ha ritenuto AP 1
autore colpevole
di lesioni semplici (art. 123 cpv. 1 CP):
“per avere, il _, a _ presso il campo di calcio, durante una partita amichevole, eccedendo i limiti della legittima difesa, intenzionalmente cagionato un danno al corpo di PC 1 colpendolo con un pugno al volto, provocandogli così una contusione all’emivolto sinistro con frattura completa pluriframmentaria delle pareti anteriore, mediale e superiore del seno mascellare di sinistra con abbassamento del piano orbitario nonché la frattura delle ossa nasali e del setto nasale come attestato nel certificato medico dell’Ospedale regionale di _ del _”
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria – sospesa condizionalmente
per un periodo di prova di 2 anni – di 20 aliquote giornaliere da fr. 30.- ciascuna e alla multa di fr. 200.-, nonché al pagamento degli oneri processuali.
L’AP PC 1 è stato rinviato al competente foro civile per le sue pretese di tale natura.
D.
Contro il DA AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione.
Il dibattimento di primo grado ha avuto luogo il 30 maggio 2018 davanti alla Pretura penale di Bellinzona, in presenza dell’imputato, del suo difensore e dell’AP PC 1. Il Procuratore pubblico, con lettera del 28 giugno 2017, aveva, infatti,
dichiarato di rinunciare a intervenire
al pubblico dibattimento, postulando al contempo la conferma del decreto d’accusa impugnato.
E.
Concluso il dibattimento, il pretore ha dichiarato AP 1 autore colpevole di lesioni semplici per i fatti descritti nel DA e lo ha condannato alla pena pecuniaria – sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni – di 10 aliquote giornaliere da fr. 30.- ciascuna (corrispondenti
a complessivi fr. 300.-) e alla multa di fr. 200.-. Le tasse e le spese giudiziarie sono state poste a carico di AP 1.
F.
Contro la sentenza della Pretura penale, AP 1 ha presentato tempestivamente annuncio d’appello e, dopo averne ricevuto la motivazione scritta, ha depositato, il 30 luglio 2018, la dichiarazione d’appello (CARP III) in cui
ha chiesto il suo proscioglimento e la conseguente messa a carico dello Stato di tasse, spese di giustizia e disborsi.
G.
L’8 novembre 2018, visto il consenso delle parti alla procedura scritta, la Presidente di questa Corte ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per presentare la motivazione scritta della dichiarazione d’appello. In essa, inoltrata tempestivamente, l’appellante ha ribadito le richieste formulate nella dichiarazione d’appello, invocando in particolare l’applicazione degli articoli 15 CP e, in subordine, 16 cpv. 2 CP.
H.
Con scritto 3 dicembre 2018, il pretore ha comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare. Sempre senza formulare osservazioni, con scritto 10 dicembre 2018, il PP ha chiesto la conferma della sentenza impugnata
. L’AP non si è pronunciato.

## Considerations

considerato in diritto
1.
Presentato dall’imputato (art. 382 cpv. 1 CPP) e diretto contro una sentenza di primo grado che pone fine al procedimento (art. 398 cpv. 1 CPP), l’appello è ammissibile, essendo stato inoltrato nelle forme richieste (art. 385 cpv. 1 CPP
cum
art. 406 CPP) e nei termini legali (art. 399 CPP).
2.
Col gravame, AP 1 non contesta né di avere cagionato un danno al corpo dell’AP sferrandogli un pugno in faccia, né che questo configuri oggettivamente e soggettivamente il reato prospettato nel decreto d’accusa e confermato dal pretore nel giudizio impugnato, ammettendolo esplicitamente. La realizzazione del reato dal profilo oggettivo e soggettivo
è, del
resto, pacifica, alla luce delle conseguenze fisiche riportate dall’accusatore privato e descritte nel DA e atteso che é certo che, almeno per dolo eventuale, l’appellante ha accettato questo risultato come conseguenza del pugno assestato all’avversario.
È, invece, oggetto di discussione l’illiceità del comportamento adottato da AP 1, che chiede di essere prosciolto dall’accusa di lesioni semplici
in applicazione dell’art. 15 CP o, in via subordinata, 16 cpv. 2 CP.
3.
a.
Gli art. 15 e 16 CP prevedono quanto segue:
Art. 15 CP – Legittima difesa esimente
Ognuno ha il diritto di respingere in modo adeguato alle circostanze un’aggressione ingiusta o la minaccia ingiusta di un’aggressione imminente fatta a sé o ad altri.
Art. 16 CP – Legittima difesa discolpante
1.
Se chi respinge un’aggressione eccede i limiti della legittima difesa secondo l’articolo 15, il giudice attenua la pena.
2.
Chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole.
b.
Secondo la giurisprudenza relativa all’art. 15 CP, la legittima difesa presuppone un’aggressione ingiusta, ovvero un comportamento
volto a ledere un bene giuridicamente protetto, o la minaccia di un’aggressione ingiusta, ovvero il rischio che la suddetta lesione si realizzi (sentenze del Tribunale federale [qui di seguito: STF] 6B_1171/2017 del 12 aprile 2018 consid. 3.1 e 6B_130/2017 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1). La situazione di legittima difesa presuppone un attacco incombente o già in corso (STF 6B_1171/2017 del 12 aprile 2018 consid. 3.1; 6B_600/2014 del 23 gennaio 2015 consid. 5.1; 6B_632/2011 del 19 marzo 2012 consid. 2.1), ma non concluso (STF 6S.29/2005 del 12 maggio 2005 consid. 3.1). Questa condizione non è realizzata se l’attacco è cessato o se non sono dati ancora i presupposti perché si realizzi (STF 6S.29/2005 del 12 maggio 2005 consid. 3.1).
Come indicato dal testo di legge tramite l’espressione «in modo adeguato», la difesa deve poi apparire proporzionata all’insieme delle circostanze del caso concreto. In particolare, vanno presi in considerazione la gravità dell’attacco, il bene giuridico protetto o minacciato, i mezzi di difesa utilizzati e il modo in cui questi mezzi sono stati impiegati (DTF 136 IV 49 consid. 3.2; STF 6B_873/2018 del 15 febbraio 2019 consid. 1.1.3; 6B_130/2017 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1; 6B_889/2013 del 17 febbraio 2014 consid. 2.1; 6B_632/2011 del 19 marzo 2012 consid. 2.1). Questi ultimi devono essere il meno dannosi possibile per l’aggressore, fermo restando che essi devono comunque permettere di allontanare efficacemente il pericolo incombente (STF 6B_130/2017 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1 e i numerosi rinvii). Gli effetti dell’atto difensivo devono parimenti essere presi in considerazione (DTF 99 IV 187; STF 6B_130/2017 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1). La difesa è da considerarsi eccessiva quando è diretta non tanto o non solamente a proteggere il bene giuridico minacciato o attaccato, quanto piuttosto a punire l’autore dell’attacco (STF 6B_1171/2017 del 12 aprile 2018 consid. 3.1 e 6B_130/2017 del 27 febbraio 2018 consid. 3.1).
c.
Per quanto riguarda l’art. 16 cpv. 2 CP, la giurisprudenza costante del Tribunale federale considera che l’autore dell’eccesso va dichiarato non colpevole (in precedenza andava esente da pena, cf. art. 33 cpv. 2 seconda frase vCP) soltanto se l’aggressione di cui è vittima costituisce l’unica causa o, almeno, la causa preponderante dell’eccitazione o dello sbigottimento
che le modalità e le circostanze dell’aggressione fanno apparire scusabile. Come in caso di omicidio passionale, è lo stato di eccitazione o di sbigottimento che dev’essere scusabile, non l’atto con cui l’aggressione è respinta. La legge non precisa oltre l’intensità dello stato in cui si deve trovare l’autore; non è necessario che raggiunga quella della violenta commozione dell’animo esatta dall’art. 113 CP, ma deve nondimeno assumere una certa importanza. Spetta al giudice valutare se, nel caso concreto, l’eccitazione o lo sbigottimento erano tali da giustificare l’applicazione dell’art. 16 cpv. 2 CP, nonché determinare se le modalità e le circostanze dell’aggressione facevano apparire scusabile lo stato in cui si trovava l’autore. Il giudice dovrà mostrarsi tanto più severo quanto più dannoso o pericoloso appaia l’atto difensivo (DTF 102 IV 1 consid. 3b; STF 6B_873/2018 del 15 febbraio 2019 consid. 1.1.3; 6B_889/2013 del 17 febbraio 2014 consid. 3.1; 6B_257/2012 del 22 aprile 2013 consid. 5.2). Non è, comunque, necessario che la reazione difensiva non sia imputabile a colpa: è sufficiente che le circostanze giustifichino il proscioglimento. Malgrado la formulazione assoluta della legge, il giudice fruisce di un certo potere d’apprezzamento (DTF 102 IV 1 consid. 3b; STF 6B_873/2018 del 15 febbraio 2019 consid. 1.1.3).
4.
L’appellante sostiene, in primo luogo, di aver reagito d’istinto per difendersi in seguito alla testata (non andata a
segno) dell’AP, allo scopo di porre fine all’attacco. La sua azione di difesa, volta a difendere un bene giuridico (la sua integrità fisica) di valore
uguale a quello danneggiato dall’azione stessa (l’integrità fisica dell’accusatore privato), sarebbe dunque adeguata ai sensi di legge. A mente dell’imputato, l’illiceità del fatto contestatogli (il pugno) verrebbe, dunque, a cadere in applicazione dell’art. 15 CP (motivazione scritta, pag. 5-7).
a.
Va in primo luogo osservato che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di prime cure (cfr. sentenza impugnata, p. 4), la reazione difensiva dell'appellante è intervenuta quando l'attacco dell'AP era ancora in corso
. Malgrado il fatto che la testata di quest'ultimo non fosse andata a buon fine (perché l'insorgente l'aveva schivata), niente, nella situazione concreta, lasciava presagire che, se non fosse stato colpito, l’aggressore - che si era rialzato, adirato, dopo aver subito un fallo da dietro da parte dell'avversario, andandogli poi incontro con fare minaccioso - avrebbe cessato il suo attacco. Data la rapidità con la quale si è svolta la scena e la quasi contemporaneità dei due gesti in causa (la testata e il pugno), non si può che concludere che, quando l'imputato ha colpito l'AP, l'aggressione era ancora in atto. Propendere per la soluzione opposta significherebbe pretendere che l’aggredito aspetti (e schivi) un secondo gesto di
violenza (nuova testata o altro) prima di potersi difendere invocando l'art. 15 CP, ciò che è difficilmente concepibile.
b.
Quanto precede non conduce tuttavia al proscioglimento dell'imputato in applicazione dell'art. 15 CP, come da questi richiesto. Infatti, malgrado l'assodata situazione
di legittima difesa nella quale si trovava l'appellante, la sua reazione è andata ben oltre il necessario e non risulta, quindi, adeguata alle circostanze ai sensi della norma in questione. L’aggredito disponeva di altri mezzi per difendersi, meno dannosi di un pugno al volto. Per evitare di essere colpito, egli avrebbe potuto, ad esempio, allontanare l’aggressore con una spinta o colpirlo in una parte del corpo meno sensibile e delicata. Ma sono soprattutto le gravi conseguenze del colpo assestato all’accusatore privato che escludono l’applicazione dell’art. 15 CP al caso di specie. Sebbene vada concesso all’appellante che il pugno non risulta essere stato sferrato per vendetta – come dimostra anche il fatto che, quando l’avversario è crollato a terra, l’insorgente non lo ha più colpito – l’interessato ha ciò non di meno colpito il proprio aggressore in modo talmente violento da farlo cadere
a terra e causargli le pesanti lesioni riportate nel certificato medico del _ ed esposte più sopra. Un tale gesto, alla luce dell’insieme delle circostanze concrete, risulta eccessivo e non può essere considerato
proporzionato (cfr. supra consid. 3.2). Ciò che esclude l’applicazione dell’art. 15 CP.
La sentenza impugnata va dunque, su questo punto, confermata.
5.
L’insorgente afferma, inoltre, che, nella “denegata ipotesi” in cui si dovesse concludere per un eccesso di legittima difesa e, dunque, per la non applicabilità dell’art. 15 CP, andrebbe applicato l’art. 16 cpv. 2 CP poiché - sostiene – egli ha agito in uno stato di scusabile eccitazione o sbigottimento, la cui causa preponderante risiede nella testata che l’AP ha cercato di assestargli (motivazione scritta, pag. 7-9). L’appellante insiste, inoltre, sul fatto che la “rabbia agonistica” a cui fa riferimento la sentenza impugnata va ascritta principalmente al comportamento dell’AP che si è reso colpevole di parecchi falli (anche a danno di altri giocatori) nel corso della giornata sportiva ed é, quindi, stato “il protagonista delle tensioni” (motivazione scritta, pag. 8).
Come la precedente, anche questa tesi difensiva non può che essere scartata. Contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, infatti, ambedue i protagonisti della vicenda hanno contribuito ad alzare la tensione prima del diverbio. La testimonianza del responsabile del gruppo sportivo è a tal proposito inequivocabile e, in quanto fornita da una terza persona non implicata nei fatti, assume un peso preponderante rispetto alle affermazioni dell’insorgente:
“devo fare una premessa, probabilmente i due si erano già scontrati con contrasti un po’ duri sul campo. Devo dire che all’interno del gruppo la regola che ci siamo dati è di giocare in modo più corretto possibile. Loro quel giorno invece se le stavano dando, inteso in ambito sportivo, voglio dire reciprocamente si facevano dei falli duri. A un certo punto c’è stato l’ennesimo contrasto duro [...]. Se posso dire la mia sono due deficienti. Entrambi sapevano che non si gioca così” (AI 12, pag. 2-3).
Essendo, quindi, assodato che l’imputato ha contribuito, con il suo comportamento sul campo da gioco, ad alzare la tensione (emotiva e nervosa), e considerato come l’aggressione da parte
dell’AP sia intervenuta in risposta
a un fallo da dietro compiuto
dall’appellante ai suoi danni, il preteso stato di eccitazione o sbigottimento nel quale si trovava l’insorgente al momento di colpire al volto il proprio aggressore – quand’anche assodato - non potrebbe in nessun caso essere considerato come scusabile ai sensi dell'art. 16 cpv. 2 CP (a tal proposito, cf. supra consid. 3.3). Ciò a maggior ragione poiché la serietà del danno alla salute causato dall’autore impone una valutazione severa
delle condizioni di applicazione dell’art. 16 cpv. 2 CP da parte dell’autorità giudicante (cfr. supra consid. 3.3; si veda anche, in tal senso, STF 6B_889/2013 del 17 febbraio 2014 consid. 3.2).
Anche su questo punto, dunque, l’appello va respinto.
6.
Sulla commisurazione della pena, si richiamano, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, le considerazioni del pretore. La pena da lui stabilita va, tuttavia, diminuita in applicazione dell’art. 16 cpv. 1CP. Ciò che viene fatto rinunciando ad aggiungere, alla pena pecuniaria, la multa.
7.
Confermata è, infine, la sospensione condizionale della pena pecuniaria per un periodo di prova di 2 anni.
8.
Gli oneri processuali di prima sede rimangono a carico di AP 1.
Quelli di seconda sede seguono la soccombenza (art. 428 cpv. 1 CPP) e sono posti a carico dell’appellante in ragione di 9/10.
Lo Stato verserà all’appellante fr 100.- a titolo di indennità (ridotta) ex art. 429 cpv. 1 lett. a) CPP.