# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d6a312ec-c26e-5144-9927-65a9d70497a4
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta _, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio del Distretto di _ in data _ (cfr. pubblicazione FUSC _).
La società ha modificato la propria ragione sociale divenendo FA 1, _ (cfr. FUSC del _).
La società ha in seguito trasferito la propria sede a _ (cfr. FUSC del _).
_ ha ricoperto la carica di membro del Consiglio di amministrazione (di seguito: CdA) dal _, giorno del suo decesso. RI 2 è stato presidente del CdA dal _.
La _ è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), quale datrice di lavoro, dal 1. novembre 1994 al 31 ottobre 1999, mentre la FA 1 è stata affiliata dal 1. novembre 1999 al 31 ottobre 2003.
La società, in entrambe le sue denominazioni, è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dal mese di agosto 1995, rispettivamente dal mese di marzo 2000 e precettarla dal mese di aprile 1997, rispettivamente dal mese di luglio 2000.
Con decreti del 16 maggio 2003 e 16 ottobre 2003 della Pretura del Distretto di _, _, sono state dichiarate l’apertura, rispettivamente la sospensione della procedura di fallimento nei confronti della sopra citata società ai sensi dell’art. 230 LEF (cfr. FUSC del _).
La Cassa ha in seguito insinuato il proprio credito di fr. 480'679.05 all’Ufficio fallimenti del Distretto di _ afferente ai contributi AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti per gli anni dal 2000 al 2003, quest’ultimo per il mese di gennaio, nonché le riprese salariali per gli anni 1998 e 1999, dopo controllo del datore di lavoro.
La liquidazione fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivi a causa del mancato pagamento dell’anticipo delle spese per la relativa continuazione.
1.2. Per questo motivo, costatato di avere subito un danno, il 25 novembre 2004 la Cassa ha emesso delle decisioni di risarcimento danni ex art. 52 LAVS nei confronti di RI 2 e di RI 1, erede del defunto _, per l’importo di fr. 480'679.05, dovuto solidalmente con _.
1.3. In seguito alle opposizioni interposte da RI 1 e da RI 2, la Cassa, con due decisioni su opposizione distinte del 25 maggio 2005, ma di simile tenore, ha confermato il contenuto dei suoi primi provvedimenti.
1.4. Con tempestivo ricorso del 24 giugno 2005 RI 2 e RI 1, entrambi rappresentati dall’avv. RA 1, hanno impugnato le decisioni su opposizione.
RI 1 ha rilevato:
"
1. La ricorrente sollevava una questione di legittimazione che
l'autorità di prime cure ha apparentemente frainteso. La signora RI 1, infatti, partiva dalla constatazione che la richiesta di risarcimento fosse stata inviata a lei personalmente e non in qualità di rappresentante della comunione ereditaria, oppure alla comunione ereditaria direttamente.
Quando il defunto lascia più eredi, sorge fra i medesimi una comunione di tutti i diritti e di tutte le obbligazioni che dura dall'apertura dell'eredità fino alla divisione (articolo 602 cpv. 1 CCS).
La ricorrente, nella opposizione, non negava - anzi riconosceva - che gli eredi possano singolarmente essere considerati responsabili per i debiti della massa ereditaria (articolo 603 CCS).
Ella aggiungeva che nei confronti della comunione ereditaria mai era stata emessa una decisione, attestante l'esistenza di un debito nei confronti della massa ereditaria stessa.
In effetti, l'articolo 603 CCS
"gilt nur fur die Erbschafts- und Erbgangsschulden"
(Basler Kommentar, ad art. 602, pag. 715, marginale 31), quindi contro i debiti derivanti dalla
successione.
Questo significa che la richiesta di debito di oltre 480'000.- franchi andava
indirizzata alla comunione ereditaria,
rispettivamente alla rappresentanza della stessa.
Solo in caso di crescita in giudicato della decisione di debito sarebbe potuto chiedere agli eredi singolarmente (o collettivamente) la somma pretesa.
Per contro, la Cassa (prima) e lo _ (dopo) è adita
direttamente e subito
contro la vedova, ovvero una degli eredi, al posto di rivolgersi alla comunione ereditaria, alla loro rappresentanza oppure - in limine litis - contemporaneamente contro tutti gli eredi
in questa loro veste.
La ricorrente precisava che la sentenza del Tribunale federale indicata nella sentenza (RU 119 V 165ss) non fosse qui applicabile quo alla legittimazione. In effetti, nel caso indicato dal Tribunale federale il datore di lavoro era defunto dopo che era stato accertato e notificato il danno. Nella fattispecie, per contro, il signor _ era invece morto prima che il danno fosse preteso.
Di contro lo _, chiamando in causa gli articoli 14 CO (?) e 603 cpv. 1 CCS ha stabilito una legittimazione diretta, quando in realtà andava prima accertato il debito della successione all'interno della comunione (art. 602 cpv. 1 CCS).
Occorre dunque distinguere la responsabilità dell'erede dalla sua legittimazione, rispettivamente da quella della comunione ereditaria. Si chiede dunque che codesto lodevole Tribunale verifichi la legittimazione della ricorrente ad essere chiamata direttamente in causa.
Prove:
c.s.
2. E' contestata l'affermazione secondo cui il defunto signor _ sia da considerarsi
"la persona da ritenere responsabile del danno causato alla Cassa, quale ex-membro del Consiglio di amministrazione".
Come visto, tale affermazione indurrebbe a ritenere il signor _
unico
responsabile del danno preteso dalla Cassa.
Certo, è vero che egli sia stato membro formale della società (riservati gli argomenti sviluppati in seguito in merito alla sua malattia). Per questa ragione si sarebbe potuta comprendere una corresponsabilità del defunto signor _.
Nondimeno, è però anche vero che da nessuna parte emerge che egli fosse davvero da ritenere (unico) responsabile del danno in essere.
Si contesta dunque che il defunto _ fosse da considerarsi responsabile del danno, risultando egli al massimo - e per motivi formali - corresponsabile.
La ricorrente aveva già sollevato la tematica cui tuttavia l'autorità amministrativa non ha fornito risposta concreta.
L'autorità amministrativa ha concluso in maniera del tutto stereotipata che al signor _ fossero da addebitare gravi responsabilità e negligenze, nonché che queste fossero da addebitare solo a lui.
Ciò è assolutamente contestato. In base alla documentazione all'epoca in possesso dei diretti interessati, con particolare riferimento alla dichiarazione dello stesso _ del 9 novembre 2001 in cui esso si confermava che la FA 1 ha regolarmente versato i contributi paritetici dell'AVS per il periodo fino al 30 novembre 2001
(
doc. B
allegato all'opposizione),
né il signor _ né tantomeno la qui ricorrente erano in possesso di sufficienti elementi per rendersi anche solo lontanamente conto dell'iceberg contro il quale si stavano dirigendo. A tale proposito si aggiunge, quantunque solo a titolo informativo, che anche per quanto riguarda i contributi LPP i pagamenti richiesti erano avvenuti regolarmente
(
doc. C
allegato all"opposizione).
Va detto che
il defunto signor _ non era mai stato sentito e/o convocato dalla Cassa
in merito alla questione. Neppure la signora RI 1 è stata mai convocata.
Quando si avanzano determinate pretese - soprattutto quando le si rivolgono agli ignari eredi - un'audizione è il minimo che il cittadino possa chiedere!
Inoltre, il signor _ era
da tempo malato di tumore.
Si tratta della causa che lo ha portato al decesso.
Egli non era dunque
neppure più in grado di condurre effettivamente in qualità di organo la società.
I documenti medici, se richiesti, dovranno essere se del caso richiesti in edizione.
Lo _ era perfettamente informato dello stato di salute del signor _, tant'è che ciò è stato pure ribadito nell'opposizione
(punto 4 della decisione su opposizione).
E' umanamente ed istintivamente comprensibile che una persona che lotta per la sopravvivenza non metta in primo piano le pratiche burocratiche ed amministrative.
In questi casi vi è da chiedersi dove sia questa (unica) grave negligenza da parte del defunto.
L'autorità di prime cure dovrà pure tentare di sovvertire questa umana
presunzione,
cosa che sino ad oggi non ha fatto.
L'autorità amministrativa non spende una parola sulla malattia e la rispettiva incapacità lavorativa ed operativa del signor _.
Due dunque le possibilità: le autorità di prime cure hanno constatato l'operatività e la grave negligenza del signor _ (ed allora ci si chiederebbe sulla scorta di quali criteri lo abbiano fatto) oppure non lo hanno minimamente valutato (commettendo un diniego di giustizia, visto anche che l'autorità non ha mai voluto convocare il signor _ o la qui ricorrente).
A questo dilemma l'autorità dovrà per forza di cosa fornire una risposta.
Fatto sta che
l'accertamento del grado di negligenza -
che deve dimostrare l'autorità in virtù dell'articolo 8 CCS e della massima officiale - dagli atti non si evince.
Tuttavia questo mancato accertamento è importantissimo poiché verte proprio attorno all'assoggettamento o meno della ricorrente.
Lo stesso _ ha ammesso recentemente che il grado di negligenza va appurato e che questo può scagionare un cittadino da ogni addebito: recentemente - come si è appreso dalla stampa - sono stati scagionati in blocco tutti gli organi e dirigenti dell'allora _, segnatamente proprio con l'argomento che vi fossero responsabilità di una persona terza e - quindi - nessuna negligenza da parte di tutti gli altri organi.
A questo punto la
signora RI 1 chiede il contraddittorio orale -
visto che non l'ha mai avuto - in modo da potere esporre meglio i propri argomenti, rispettivamente per rendersi conto (e questo vale anche per codesto lodevole Tribunale) delle ragioni che hanno indotto lo _ a decidere diversamente il
"caso _ "
dal "caso _
".
E' infatti incomprensibile che si riconosca una colpa grave ad un malato tumorale (ed in seguito terminale), mentre si
giunge a conclusione diversa nel caso di organi societari professionisti, fra cui avvocati, contabili, ecc.
Prove: c.s.;
contraddittorio orale
3. In una recente presa di posizione inerente alla signora _. il _ ha ribadito la
presunzione della pubblicità
del Foglio ufficiale cantonale. Nel caso della signora _, il _ rimproverava alla cittadina (peraltro straniera ed alloglotta) di non avere letto una pubblicazione del Foglio ufficiale cantonale. Si precisa che la causa in essere è approdata al Tribunale federale che - per altre ragioni - ha ravvisato la possibilità di una violazione al principio della buona fede da parte delle autorità.
L'_ è sottoposto al _, segnatamente al _.
3.1 Se - come visto - il _ impone formalmente al cittadino a leggere il Foglio ufficiale cantonale, a maggior ragione è lecito ritenere che questo lo facciano _
Orbene, è pacifico che il nome del signor _ sia stato pubblicato nel corso del mese di
settembre
sul Foglio ufficiale allorquando egli morì: mensilmente, infatti, vengono pubblicati sul Foglio ufficiale tutti i decessi delle persone residenti in Ticino.
3.2 Questo significa che almeno fino al
12 novembre 2003
la vedova signora RI 1 aveva il diritto a rinunciare all'eredità (articolo 567 CCS) e - in limine litis - chiedere il beneficio di inventario (articolo 580 cpv. 2 CCS).
La sospensione della procedura è avvenuta il
24 ottobre 2003,
mentre l'insinuazione del danno da parte della Cassa è avvenuta il
29 ottobre 2003.
Va pure ricordato che la ricorrente non aveva nessuna legittimazione a visionare gli atti della ditta. Del resto, va aggiunto, la Cassa non le rimprovera alcunché, chiamandola in causa unicamente nella sua figura di co-erede.
3.3 Viceversa, la Cassa sapeva grazie al Foglio ufficiale che la persona era deceduta.
Nell'ambito dell'articolo 2 CCS
la Cassa sapeva anche che gli ignari eredi avrebbero dovuto pagare le presunte responsabilità del defunto attingendo al proprio patrimonio qualora non avessero chiesto l'inventario e/o rinunciato all'eredità.
Essa (a differenza dell'ignara signora RI 1) conosceva perfettamente le conseguenze, prova ne è che nella decisione viene menzionata la sentenza del Tribunale federale RU 119 V 165ss in merito alla rinuncia (cfr. in particolare i considerandi 3 e 4 della citata sentenza).
Non informando tempestivamente una situazione che le era nota, è quindi lecito ritenere che la Cassa abbia volutamente sottaciuto il debito agli eredi in modo che questi non rinunciassero all'eredità e potessero essere raggiunti a riparare personalmente per un danno cagionato dal defunto.
In altre parole: le autorità hanno - negligentemente o intenzionalmente - indotto nell'errore gli eredi - fra cui la qui ricorrente - ai sensi dell'articolo 24 CO nell'ambito della loro decisione di accettare o meno l'eredità.
Anche sotto questo aspetto vi è da chiedersi fino a che punto la signora RI 1 debba essere chiamata in causa.
3.4 Questa situazione potrebbe paradossalmente comportare una situazione di
regresso
da parte della vedova signora RI 1, qualora ella dovesse essere ritenuta responsabile dei problemi della ditta di cui il defunto marito era membro.
In effetti, ammettendo il credito della Cassa nei Suoi confronti, la signora RI 1 si ritroverebbe ad avere un
danno patrimoniale effettuato - negligentemente o intenzionalmente - dalle autorità che l'hanno indotta in errore (art. 24 CO) facendole accettare un'eredità, senza informarla per tempo.
Questo comporterebbe la possibilità di valutare un regresso della signora RI 1 verso lo _ per un danno patrimoniale subìto e che poteva esserle evitato.
In tale caso il danno sarebbe computabile nella differenza patrimoniale in cui si ritroverebbe pagando la somma pretesa dalla Cassa e quella in cui si sarebbe trovata se avesse rinunciato all'eredità, quindi conteggiando anche tutte le spese collaterali al decesso.
Il coinvolgimento dell'ignara vedova nel sollevato danno della Cassa appare dunque comportare anche ulteriori strascichi di non poco conto.
3.5 Occorre infine convenire la situazione imbarazzante, simile ad un vicolo cieco, in cui la signora RI 1 è venuta a trovarsi.
Ella non ha oggi più la possibilità di rinunciare all'eredità essendo trascorsi i canonici tre mesi per la rinuncia.
E' quindi inconfutato che ella si trovasse in errore (articolo 24 CO) al momento dell'accettazione dell'eredità in quanto ignara della spada di damocle di circa mezzo milione di franchi che pendeva su di lei da parte _.
_ - d'altronde - sapeva che il signor _ era deceduto ma non ha comunicato nulla alla signora, attendendo che essa accettasse l'eredità per poi attingere dal suo patrimonio privato.
La situazione in cui viene a trovarsi l'ignaro erede è dunque imbarazzante e scomoda.
Lo scrivente legale dubita che la signora RI 1 avrebbe accettato l'eredità se fosse stata correttamente informata o se fosse stata informata sulla realtà dei fatti.
Anche su questo punto l'autorità di prime cure non ha voluto sentire ragioni, presumibilmente in ragione del fatto che doveva spiegare il suo silenzio verso gli eredi nell'attesa (e speranza) che essi non rinunciassero all'eredità.
Anche la dichiarazione del 30 novembre 2001
(doc. B
annesso all'opposizione)
non lascia dubbio alcuno al proposito).
Prove: c.s.,
in particolare contraddittorio orale
4. Nel merito la signora RI 1 osserva che la decisione non sente ragioni delle obiezioni in merito ad una mancata chiarezza dei conteggi presentati (punti 3 e 7 dell'opposizione).
A mente di questo studio legale codesto lodevole Tribunale ha avuto occasione di confermare che i conteggi devono essere chiari e corretti (STCA del 18 marzo 2003 in re G.; cfr. anche STCA del 18 marzo 2003 in re R.): senza questa chiarezza è impossibile stabilire se i calcoli siano stati espressi in maniera corretta.
Dai conteggi non si capisce se e come siano stati dedotti gli oneri sociali per le indennità di insolvenza versate dalla _ computati sulla massa salariale come pure se siano stati dedotti gli importi versati a titolo di rimborso degli oneri sociali dalla _.
La signora RI 1, non essendo mai stata personalmente organo formale, non è in grado di comprovarlo (la questione può nondimeno essere ricercata pacificamente da questa autorità nell'ambito dell'articolo 93 LAVS) ma la FA 1 dalla fine del 2002 risulta avere beneficiato delle indennità di insolvenza previste dagli articoli 51ss LADI, come risulta dalle schede prodotte come Doc. D.
L'articolo 52 cpv. 2 LADI prevede che i contributi sociali debbano essere a questo proposito prelevati dall'indennità di insolvenza. A tale proposito la _ deve conteggiare questi contributi con gli organi competenti delle assicurazioni sociali e dedurre ai lavoratori la parte da loro dovuta. Ne è dunque che la Cassa (_) dovrebbe avere ricevuto i contributi sociali nel periodo di insolvenza per il tramite della _ ma le schede di calcolo della Cassa anche da questo punto di vista sono assolutamente indecifrabili ed affatto chiare.
Inoltre
risulta che la FA 1 ha beneficiato per diverso tempo dei rimborsi ai sensi della L-rilocc riversati al datore di lavoro da parte della _. Anche al riguardo non è stato possibile reperire un conteggio completo e la documentazione recuperata della fallita è inutilizzabile, al di là dei documenti prodotti come doc. B ed C. Tali rimborsi sono stati effettuati inizialmente a favore della ditta mentre successivamente sono stati versati direttamente alla Cassa (_). Anche di tali versamenti tuttavia non v'è traccia nei conteggi alla base della decisione impugnata.
La decisione è del tutto silente riguardo ad entrambi gli argomenti di fatto sollevati, rimarcando un accertamento incompleto ed errato dei fatti. Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e il conteggio rifatto.
I conteggi sono informatizzati e criptici. Solo gli addetti ai lavori riescono a comprenderli. Essi devono essere invece chiari, non solo per i motivi sopraindicati bensì anche per la semplice constatazione che sono in ballo migliaia di franchi che si pretendono da (ignari) cittadini.
Per le ragioni sopra esposte alla base della decisione impugnata si lamenta un accertamento lacunoso dei fatti; già per questo motivo la decisione deve essere annullata. Non solo, ma la decisione impugnata deve essere annullata anche in quanto si configura una situazione di diniego di giustizia
La signora RI 1 aveva (invano) espressamente indicato la mancanza di una chiara trasparenza al proposito (cfr. in particolare punto 3) ed aveva sollevato non pochi dubbi sui conteggi stessi (punti 3 e 7).
Si ricorda che la signora RI 1 chiamava espressamente in causa l'articolo 52 cpv. 2 LADI che prevede che i contributi sociali debbano essere prelevati dall'indennità di insolvenza.
4.1 A tale proposito risultava non essere rispondente alla verità che la disciolta FA 1 avesse delle pendenze arretrate precedenti al 30 novembre 2001.
Come bene dimostrava la dichiarazione dello stesso _
(doc. B,
annesso all'opposizione)
la ditta era in perfetta regola con il pagamento dei contributi sociali fino al 30 novembre 2001.
La dichiarazione del 30 novembre 2001 è chiara.
Invano la signora RI 1 si è domandata la ragione per la quale la decisione del 25 novembre 2004 confuti la precisa e chiara dichiarazione del 9 novembre 2001.
Fino al 30 novembre 2001, contrariamente a quanto sostenuto, non risultavano esservi sono dunque arretrati.
Il contenuto dello scritto 30 novembre 2001 è inequivocabile per il comune lettore!
4.2. La decisione è silente al proposito dei contributi sociali, sebbene fosse stato chiesto dalla signora RI 1
(punto 3 dell'opposizione).
Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e - soprattutto - chiarita.
Giustamente, quindi chiedeva un annullamento per questa mancanza di chiarezza la quale può essere appurata anche da codesto lodevole Tribunale.
4.3 A prescindere dai conteggi da chiarire la ricorrente contestava anche la nozione di danno intesa dalla Cassa (prima) e dallo _ (dopo). Al punto 7 dell'opposizione, infatti, l'insorgente sosteneva che la pretesa risarcitoria non fosse corretta.
Come indica il tenore del testo tedesco, ci troviamo di fronte ad un
"Schadenersatzanspruch".
Gli estratti-conto dei contributi paritetici annessi concernono, il periodo 1 ° gennaio 1998 - 31 ottobre 1999 e 1 ° gennaio 2000 - 31 ottobre 2003.
Essendo il signor _ deceduto il _ il conteggio del danno a lui riferito andava conteggiato fino a tale data.
Nondimeno, negli estratti-conto emergono
voci che non costituiscono un danno.
Nell'opposizione
si faceva (e si fa tutt'ora) riferimento in particolare:
a) ai pretesi contributi per spese amministrative
b) alle non meglio precisate diffide/multe/tasse d'ufficio
c) agli interessi di mora
d) alle spese esecutive
Tutte queste voci fanno possono certo fare parte di una
separata richiesta di rimborso
(Forderunq/Kostenersatz)
ma non del risarcimento di danno
(Schaden).
E soprattutto queste devono essere
dimostrate,
in particolare:
a) il "contributo" alle spese amministrative non costituisce un danno. Esso va dimostrato in modo che si possa valutare se sia quantificato correttamente, necessario ed utile;
b) non si comprende se si tratta di diffide, multe o tasse d'ufficio. Si tratta invero di tre entità distinte. Nondimeno, anche in questo caso (si pensi già solo alle multe!) non ci troviamo di fronte ad un danno. A tale proposito va ricordato che gli eredi non sono tenuti a pagare le multe dei defunti: questo lo ha stabilito persino la CEDU. Questa voce è quindi da stralciare. Gli eredi non devono pagare le sanzioni penali (multa) del defunto;
c) gli interessi di mora non costituiscono un danno;
d) le spese esecutive vanno dimostrate nella loro entità e nella loro necessità: ad esempio un precetto notificato erroneamente o inutilmente non costituisce una spesa che devono sopportare gli eredi. Anche queste pretese costituiscono un rimborso e non un danno.
Neppure in sede di opposizione, l'autorità non ha assolutamente dimostrato che queste voci costituiscano un danno e se fossero state imprescindibili.
Visto quanto sopra il danno deve essere comunque ridotto delle voci sopraindicate, impregiudicati i considerandi in merito ai pagamenti ai pagamenti per i periodi fino al 30 novembre 2001
(doc. B
annesso all'opposizione), delle indennità ricevute attraverso l'insolvenza ed il _.
Prove:
c.s. , in particolare doc. B e D; si richiama dalla _ l'incarto completo relativo alle indennità di disoccupazione versate a ex dipendenti della FA 1; si richiama dalla _ l'incarto completo delle somme rimborsate alla FA 1 in applicazione della L-rilocc
Ne è dunque che il ricorso deve essere accolto.

## Considerations