# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c5a79a46-1e59-5101-82c9-d624e4e68731
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 25 agosto 2005, la società _ di _ ha annunciato a CO 1 che il proprio dipendente, RI 1, croupier presso la casa da gioco, era stato colpito da malattia professionale, all’origine di un’inabilità lavorativa a far tempo dal 2 agosto 2005 (doc. 10).
Dal rapporto di uscita del Reparto di medicina interna dell’Ospedale regionale di _, dove l’assicurato è rimasto degente durante il periodo 2-8 agosto 2005, risulta la diagnosi di asma bronchiale e di deviazione del setto nasale con ipertrofia dei turbinati (doc. 9).
Nel mese di settembre 2005, RI 1 è stato sottoposto a un intervento di settoplastica e concotomia inferiore bilaterale (doc. 8).
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l’assicuratore LAINF, con decisione formale del 31 marzo 2006, ha negato il proprio obbligo a prestazioni, in quanto farebbero difetto i presupposti per poter riconoscere l'esistenza di una malattia professionale giusta l'art. 9 LAINF (cfr. doc. 3).
A seguito dell'opposizione interposta dall’avv. _ per conto dell'assicurato (cfr. doc. 2), l'assicuratore infortuni, in data 24 maggio 2006, ha ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 1).
1.3. Con tempestivo ricorso del 14 agosto 2006, l’assicurato ha chiesto che CO 1 venga condannata ad assumere i disturbi alla salute di cui egli soffre a titolo di malattia professionale, argomentando:
1) Il ricorrente è stato alle dipendenze della _, _, dal 01.05.2004.
2) In data 2 agosto 2005 il ricorrente fu ricoverato d'urgenza all'Ospedale _ di _ per "asma bronchiale".
3) Da allora il ricorrente è inabile al lavoro (doc. 2 - certificato Dott. _ del 24.07.2006).
4) Risulta agli atti che l'asma bronchiale è dovuta all'assorbimento di fumo passivo durante la sua attività quale croupier al _.
5) La CO 1 riconosce che il fumo passivo ha portato a grave asma bronchiale del ricorrente, tuttavia non considera l'affezione la conseguenza dell'attività professionale.
6) Il dott. _ stabilisce che l'asma bronchiale è di natura mista (tabagismo pregresso da un lato, e dall'altro "forte irritazione professionale").
La CO 1 propende per il fatto che l'asma è dovuta al pregresso tabagismo. Il ricorrente lo contesta, tant'è vero che al momento dell'assunzione non vi era nessun asma bronchiale, nemmeno latente, per cui sicuramente l'asma bronchiale è la conseguenza dell'assunzione del fumo passivo durante il lavoro. L'ambiente di lavoro fu determinante per l'insorgere della malattia che provoca un'inabilità al lavoro.
7) Si tratta di una questione medica che non è oggettivabile, per cui la decisione deve essere presa in base a considerazioni mediche e non di diritto.
8) Chiedo quindi che la mia malattia sia considerata come conseguenza dell'attività lavorativa. Sono disposto a sottopormi a nuova perizia medica.
9) La mia attività è molto specifica e non paragonabile ad altre attività professionali. Sono comunque disponibile ad inserirmi in una nuova attività consona alla mia propensione professionale."
(I)
1.4. L’assicuratore LAINF, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).
1.5. In corso di causa, l’insorgente ha versato agli atti una certificazione, datata 31 ottobre 2006, del dott. _, spec. FMH in medicina interna (doc. B) e ha informato il TCA di avere iniziato una nuova attività professionale il 2 novembre 2006, in un ambiente completamente privo di fumo (VIII).
1.6. In data 11 gennaio 2007, il TCA ha interpellato la dott.ssa _, la quale è stata invitata a fornire alcune precisazioni in merito al contenuto della sua valutazione 15 febbraio 2006 (XIII).
La sua risposta è pervenuta il 5 febbraio 2007 (XVI):
Alle parti è stato concesso di formulare delle osservazioni al riguardo.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto della lite è la questione di sapere se l’assicuratore LAINF convenuto era legittimata a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai problemi respiratori presentati dall’assicurato, oppure no.
Più concretamente, occorre decidere se l’asma bronchiale di cui soffre RI 1, costituisce una malattia professionale secondo l’art. 9 LAINF oppure no.
2.3. Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività professionale.
Fondandosi sulla delega di competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco esaustivo delle sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati lavori dall'altro.
Il rapporto di causalità fra l'attività professionale e la malattia, oltre ad essere adeguato, deve essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a causare l'affezione.
Secondo la giurisprudenza, l'esigenza di un nesso preponde-rante è data quando la malattia è determinata per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata causata in ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V 200 consid. 2a; RAMI 2000 U 398, p. 333ss. consid. 3, RAMI 1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.).
2.4. Il cpv. 2 dell'art. 9 LAINF recita che le altre malattie di cui è provato siano state causate esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività professionale sono, pure, considerate malattie professionali.
La legge prevede, dunque, che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid.
2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V 109 consid.
3; RAMI 1991 p. 318ss., consid. 5a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
Il TFA ha, poi, ancora stabilito che ciò presume che, epidermiologicamente, la frequenza dell'affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria professionale determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183 consid. 4c e riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U 408, p. 407, RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid. 3a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
La nostra Corte federale, nella sentenza di cui alla DTF 126 V 183ss., ha, inoltre, precisato quanto segue:
"
(...). Sofern der Nachweis eines qualifizierten (zumindest stark überwiegenden [Anteil von mindestens 75%]) Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein nicht geleistet werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit in der Bevölkerung, welche es ausschliesst, dass eine bestimmte versicherte Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von einem Leiden betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die Anerkennung im Einzelfall aus (BGE 116 V 143 Erw. 5c in fine; RKUV 1999 Nr. U 326 S. 109 Erw. 3 in fine; im gleichen Sinne bezüglich der Frage nach dem für die Anerkennung als Berufskrankheit erforderlichen vorwiegenden [Anteil von mindestens 50%; RKUV 1988 Nr. U61 S. 447] Zusammenhang von aufgetretenem Leiden und beruflich bedingter Exposition zu in Ziff. 1 des Anhanges I zur UVV aufgeführten schädigenden Stoffen das nicht veröffentlichte Urteil S. vom 11. Mai 2000, worin auf Grund epidemiologischer Untersuchungsergebnisse das relative Risiko für Leukämie oder ein myelodysplastisches Syndrom bei einer länger andauernden Benzol-Exposition von 1 ppm als nur wenig über dem Risiko der Gesamtbevölkerung liegend bezeichnet wurde). Sind anderseits die allgemeinen medizinischen Erkenntnisse mit dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis ausschliesslichen) Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche Tätigkeit vereinbar, besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des qualifizierten Kausalzusammenhanges im Einzelfall (vgl. BGE 116 V 144 Erw. 5d; RKUV 1997 nr. U 273 S. 178 Erw. 3)."
In una sentenza del 26 febbraio 2004 nella causa K., U 35/02, l'Alta Corte ha ribadito i medesimi concetti rilevando in particolare:
"
2.1 Die Voraussetzung des ausschliesslichen oder stark überwiegenden Zusammenhanges gemäss Art. 9 Abs. 2 UVG ist nach ständiger Rechtsprechung erfüllt, wenn die Berufskrankheit mindestens zu 75 % durch die berufliche Tätigkeit verursacht worden ist. Die Anerkennung von Beschwerden im Rahmen dieser von der Gerichtspraxis als Generalklausel bezeichneten Anspruchsgrundlage (vgl. dazu BGE 114 V 111 Erw. 3c) ist an relativ strenge Beweisanforderungen gebunden.
2.2 Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2 UVG ist grundsätzlich in jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die geforderte stark überwiegende (mehr als 75 %ige) bis ausschliessliche berufliche Verursachung vorliegt (BGE 126 V 189 Erw. 4b am Ende). Angesichts des empirischen Charakters der medizinischen Wissenschaft (BGE 126 V 189 Erw. 4c am Anfang) spielt es für den Beweis im Einzelfall eine entscheidende Rolle, ob und inwieweit die Medizin, je nach ihrem Wissensstand in der fraglichen Disziplin, über die Genese einer Krankheit im Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch) nicht zu geben vermag. Wenn auf Grund medizinischer Forschungsergebnisse ein Erfahrungswert dafür besteht, dass eine berufsbedingte Entstehung eines bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht nachgewiesen werden kann, dann schliesst dies den (positiven) Beweis auf qualifizierte Ursächlichkeit im Einzelfall aus."
2.5. Analogamente a quanto stabilito dalla giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio, colui che chiede il riconoscimento di prestazioni dell'assicurazione contro gli infortuni deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi costitutivi della definizione della malattia professionale. Qualora non adempia questi requisiti, l'assicurazione non è tenuta ad assumere il caso. Se vi è controversia, spetta al giudice decidere se i presupposti della malattia professionale sono dati. Il giudice stabilisce d'ufficio i fatti di causa; a tal fine può richiedere la collaborazione delle parti. Se la procedura non consente di concludere almeno per la verosimiglianza dell'esistenza di una malattia professionale - la semplice possibilità non essendo sufficiente - il giudice constaterà l'assenza di prove o di indizi pertinenti e, pertanto, l'inesistenza del diritto a prestazioni ai sensi della LAINF (DTF 116 V 140 consid. 4b e 142 consid. 5a, 114 V 305 consid. 5b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86, p. 50).
2.6.
Dalle tavole processuali emerge che la decisione dell’
assicuratore convenuto
di negare all’asma bronchiale di cui è affetto l’assicurato il carattere di malattia professionale ai sensi di legge
, è stata presa sulla base di un rapporto elaborato dalla dott.ssa _, spec. FMH in medicina interna e del lavoro, attiva presso il _.
Questo il suo tenore:
"
Der Versicherte leidet an einem gemischten Asthma bronchiale bei nachgewiesener Sensibilisierung auf Gräserpollen und bei Zustand nach Nikotinkonsum bis ins Jahr 2004)
Dr. _
vermutet zudem eine endogene Komponente dieses Asthmas bei Aspirin-Unverträglichkeith Da der Versicherte als Croupier im
Casino
in _ tätig ist, wird zusätzlich eine berufliche Exposition zu Passivrauch als Mitursache durch die behandelnden Ärzte erwähnt. Nebst diesen asthmatischen Beschwerden konnte zudem eine Septumdeviation und eine Hypertrophie der Nasenmuscheln festgestellt werden, die ihrerseits geeignet sind, eine Asthmaproblematik auszulösen oder zu erhalten im Sinne eines sinubronchialen Syndroms. Der Versicherte wurde deshalb im August 2005 einem Hals-Nasen-Ohren-ärztlichen Korrektureingriff unterzogen.
Gemäss Art. 9, Abs.1 des UVG gelten als Berufskrankheiten Krankheiten, die bei der beruflichen Tätigkeit ausschliesslich oder vorwiegend durch schädigende Stoffe oder bestimmte Arbeiten verursacht worden sind. Der Bundesrat erstellt die Liste dieser Stoffe und Arbeiten sowie der arbeitsbedingten Erkrankungen.
Wie in den ärztlichen Berichten festgehalten wird, handelt es sich bei diesem Versicherten um ein Asthma gemischter Ursache. Nebst einer allergischen Komponente vermutet
Dr. _
auch eine endogene bei diesem Patienten. Dieses Asthma dürfte durch den eigenen Nikotinkonsum des Versicherten, den er erst im Jahr 2004 sistiert hat, ungünstig beeinflusst worden sein. Das Rauchen als solches verursacht kein Asthma bronchiale, kann ein solches aber ungünstig beeinflussen. Es erstaunt daher nicht, dass der Versicherte bei Exposition zu Passivrauch am Arbeitsplatz asthmatische Beschwerden hat.
Die Voraussetzung eines ausschliesslichen oder vorwiegenden Kausalzusammenhangs gemäss Art. 9 Abs. 1 UVG ist erfüllt, wenn die Berufskrankheit mindestens zu 50 % durch die berufliche Tätigkeit verursacht worden ist. Dies ist dann der Fall, wenn in epidemiologischen Studien das relative Risiko über 2 liegt resp. über das Zweifache erhöht ist. Gemäss der heute zur Verfügung stehenden Literatur resp. Metaanalysen ist das relative Risiko bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu leiden etwas weniger als zweifach erhöht. Diese berufliche Exposition zu Passivrauch kann also nicht als ausschliessliche oder vorwiegende (UVG Artikel 9/1) Ursache für das Asthma des Versicherten herangezogen werden. Dies gilt auch für Nichtraucher. Somit sind die gesetzlichen Kriterien, die für die Anerkennung einer Berufskrankheit erforderlich sind, nicht erfüllt.
Eine Nichteignungsverfügung richtet sich in der Regel gegen eine spezifische, den Versicherten gefährdende Tätigkeit oder einen an diesem Arbeitsplatz vorhandenen spezifischen Kontaktstoff und kann gemäss Art. 78 VUV nur dann erlassen werden, wenn eine erhebliche gesundheitliche Gefährdung besteht.
Als Asthmatiker dürfte der Versicherte aber nicht nur gegen den Zigarettenrauch empfindlich reagieren, sondern generell gegenüber sämtlichen anderen atemwegsreizenden Stäuben, Räuchen und Aerosolen."
(doc. 4)
In corso di causa, il TCA si è rivolto in questi termini alla specialista appena menzionata:
"
Dalle tavole processuali risulta che lei, in data 15 febbraio 2006, ha allestito un parere per conto del citato assicuratore contro gli infortuni (cfr. allegato).
Ora, in considerazione del fatto che, nel suo apprezzamento del 15 febbraio 2006, lei si è riferita al
capoverso 1
dell’articolo 9 LAINF, e quindi non alla clausola generale di cui al capoverso 2, la invito a indicarmi – entro il termine di 10 giorni a contare dalla ricezione della presente – quale/i sostanza/e nociva/e contiene il fumo di sigaretta tra quelle esaustivamente enumerate nell’allegato 1 all’OAINF."
(XIII)
Questa la risposta che la dott.ssa _ ha fornito a questo Tribunale il 18 gennaio 2007:
"
(...)
In meiner Beurteilung vom 15.2.2006, die ich für die CO 1 durchgeführt habe, habe ich die gesetzliche Grundlage zitiert, bei welcher ich mich bei der Beurteilung betreffend Vorliegen einer Berufskrankheit oder nicht gestützt habe.
Gemäss dem behandelnden Lungenfacharzt
Dr. _
leidet der Patient unter einem gemischten Asthma bronchiale, das einerseits durch eine allergische Komponente aber auch durch eine endogene Komponente bedingt ist. Bei beiden Komponenten handelt es sich um berufskrankheitsfremde Ursachen. Zudem hat der Patient bis ins Jahr 2004 selber geraucht. Als weitere berufsfremde Symptomatik bestehen eine Septumdeviation und eine Hypertrophie der Nasenmuscheln, die ein Asthma ungünstig, im Sinne eines sinubronchialen Syndroms beeinflussen können.
Nebst all diesen berufskrankheitsfremden Ursachen für das Asthma hat sicher der Passivrauch, gegenüber welchem er als Croupier im
Casino
exponiert war, das Asthma ungünstig beeinflusst. Als eigentliche Ursache für das Asthma bronchiale ist der Passivrauch aber nicht anzunehmen. Es ist aus der medizinischen Literatur bekannt, dass das Rauchen nicht Ursache eines Asthmas bronchiale ist, aber ein bestehendes Asthma bronchiale sehr wohl mehr oder weniger ungünstig beeinflussen kann. In diesem Sinne ist es vorstellbar, dass der Patient während seiner Tätigkeit im
Casino
vermehrt asthmatische Beschwerden gehabt haben dürfte.
Gemäss heutigen epidemiologischen Studien ist das relative Risiko bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu leiden etwas weniger als 2. Deshalb kann die berufliche Exposition zu Passivrauch bei Herr RI 1 nicht mit mindestens vorwiegender Wahrscheinlichkeit als Ursache für sein Asthma bronchiale angenommen werden, auch wenn er gegenüber Listenstoffen exponiert gewesen ist. Damit ist eine Übernahme gemäss UVG 9.1 nicht möglich. Eine Übernahme gemäss UVG 9.2 ist erst recht nicht möglich, da hier eine epidemiologisch nachgewiesene Häufigkeit von 4 und mehr notwendig ist.
Selbst wenn der Patient gegenüber diversen, in der Liste der UVV aufgeführten Stoffe exponiert gewesen ist, so ist das relative Risiko, bei Exposition zu Passivrauch an asthmatischen Beschwerden zu leiden etwas weniger als zweifach erhöht und somit sind die gesetzlichen Kriterien für die Anerkennung einer Berufskrankheit nicht erfüllt.
Um nur einige wichtige Stoffe aus der Liste gemäss UVV Anhang 1/1, die im Nebenstrom auch zudem in höherer Konzentration anzutreffen sind, ist auf die unten stehende Auflistung verwiesen:
Kohlenmonoxyd, Formaldehyd, Benzol, Toluol, Acrolein, Aceton, organische Nitroseverbindungen, Cadmium, Nickel etc."
(XVI)
2.7. Con la propria impugnativa, l’assicurato contesta la posizione assunta dall’amministrazione, sottolineando che, citiamo: “... al momento dell’assunzione non vi era nessuna asma bronchiale, nemmeno latente, per cui sicuramente l’asma bronchiale è la conseguenza dell’assunzione del fumo passivo durante il lavoro. L’ambiente di lavoro fu determinante per l’insorgente della malattia che provoca un’inabilità al lavoro.” (I).
Ora, il sanitario consultato da CO 1 ha esplicitamente riconosciuto che il fumo di sigaretta contiene alcune delle sostanze nocive enumerate nell’Allegato 1 all’OAINF (cfr. XVI).
Ciò non è comunque ancora sufficiente per riconoscere un diritto a prestazioni, poiché, sempre secondo la dott.ssa _, studi epidemiologici hanno dimostrato che il coefficiente di rischio di contrarre un’asma bronchiale in caso di esposizione al fumo passivo, è inferiore a
due
, ciò che esclude l’applicazione del cpv. 1 dell’art. 9 LAINF (nonché, a maggior ragione, del cpv. 2).
Inoltre, per quanto riguarda il caso specifico di RI 1, occorre riconoscere che il fumo inalato durante il lavoro rappresenta uno dei fattori suscettibili di scatenare una crisi asmatica, tuttavia non può essere dimostrato, con il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che l’asma bronchiale in quanto tale sia stata causata dal fumo passivo (in proposito, è utile ricordare che l’asma è una malattia infiammatoria
cronica
delle vie aeree, che presenta episodiche riacutizzazioni; cfr. Guida tascabile per il trattamento e la prevenzione dell’asma, Progetto mondiale asma,
in
www.ginasma.it).
Chiamata a pronunciarsi, questa Corte ritiene che la valutazione della dott.ssa _, specialista proprio nella materia che qui interessa, secondo la quale non sono adempiuti i presupposti per applicare l’art. 9 LAINF, possa validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio.
In proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Occorre inoltre considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid.
2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
Infine, l’Alta Corte
ha precisato che i pareri redatti dai medici dell'amministrazione hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa A., U 49/95).
Inoltre, questo Tribunale constata che, in considerazione della circostanza che, alla luce degli odierni studi epidemiologici, la frequenza di patologie asmatiche nella cerchia di popolazione esposta professionalmente al fumo passivo, non raggiunge il doppio rispetto alla restante popolazione - aspetto che è peraltro rimasto incontestato -, sarebbe superfluo affrontare
la questione riguardante la presenza di un nesso di causalità qualificato
nel caso di specie
(cfr. la giurisprudenza citata al consid. 2.4.).
Nondimeno, a quest’ultimo proposito,
il TCA non può ignorare che l’apprezzamento della specialista in medicina del lavoro dell’_, trova conforto nel contenuto del referto 26 settembre 2005 del dott. _, spec. FMH in medicina interna e pneumologia, medico aggiunto presso gli Ospedali regionali di _ e _.
In effetti, il medico specialista curante ha evidenziato la
natura mista
dell’asma bronchiale di cui soffre l’insorgente ed ha, soprattutto, dichiarato che, citiamo: “in questo caso la
componente intrinseco-irritativa sembra giocare il ruolo più importante
per cui è consigliabile di evitare ingestione di prodotti contenenti Aspirina e gli anti-infiammatori non steroidali in genere” (doc. 7, p. 2 – il corsivo è del redattore).
Naturalmente, così come ha fatto la dott.ssa _
(consid. 2.6.), il dott. _ ha riconosciuto il ruolo sfavorevole giocato dal fumo di sigaretta nella riacutizzazione dell’asma (doc. 7, p. 2: “È chiaro che la forte irritazione dovuta all’intenso fumo di sigarette durante l’attività professionale rappresenti un fattore sfavorevole sull’irritazione bronchiale del paziente. Premessa quindi per un definitivo miglioramento della situazione è quello di un definitivo allontanamento dall’attuale posto di lavoro, sicuramente non idoneo per i problemi del paziente.”).
2.8. In esito ai considerandi che precedono, l'impugnata decisione su opposizione de CO 1 non presta il fianco a censure di sorta.