# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** aa5a67ad-b2a4-51d6-b11a-552549b6a78a
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto:
A.
AP 1 (1974) e AP 1 (1979), cittadina dominicana, si sono sposati a _ l'11 agosto 2012. A quel momento essi avevano già un figlio, M_, nato il 28 ottobre 2005. Il marito lavora come capomastro per la _ SA, la moglie è casalinga. I coniugi si sono separati nel giugno del 2016, quando hanno disdetto il contratto di locazione dell'abitazione familiare a _, il marito per traslocare in un'incompiuta casa di sua proprietà a _ (particella n. 2688 RFD di _, sezione di _), moglie e figlio per trasferirsi in un altro appartamento, prima a _ e poi a _.
B.
Il 30 maggio 2016 AP 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere – previo conferimento del gratuito patrocinio – l'autorizzazione a vivere separata, l'affidamento del figlio (riservato il diritto di visita paterno), un contributo alimentare di fr. 4160.– mensili per sé e uno di fr. 1300.– mensili per M_ (senza cenno ad assegni familiari), oltre a un'indennità di fr. 2000.– per il nuovo alloggio e una provvigione
ad litem
di fr. 4000.–. Identiche richieste essa ha avanzato già in via cautelare. AO 1 ha presentato il 23 giugno 2016 un memoriale in cui ha contestato il contributo alimentare preteso dalla moglie e la provvigione
ad litem
, instando altresì per la separazione dei beni.
C.
Al contraddittorio del 24 giugno 2016 le parti hanno mantenuto le loro posizioni, il marito postulando il beneficio del gratuito patrocinio. Con decreto superprovvisionale del 15 luglio 2016 il Pretore ha accertato che i coniugi vivono separati dal 1° giugno 2016, ha affidato il figlio alla madre (riservato il diritto di visita paterno), ha obbligato il marito a versare dal 1° luglio 2016 un contributo alimentare di fr. 1450.– mensili per la moglie e di fr. 750.– mensili per M_ (assegno familiare non compreso), condannando AO 1
a corrispondere alla moglie un'indennità di fr. 3000.–
per il nuovo alloggio.
D.
Il 29 luglio 2016 il convenuto ha adito il Pretore per essere autorizzato a compensare gli oneri a suo carico con vari pagamenti da lui eseguiti per conto della famiglia, sollecitando la separazione dei beni e chiedendo di poter prelevare dal proprio istituto di previdenza fr. 20
000.– (poi aumentati a fr. 30
000.–) per lavori edili destinati alla sua abitazione di _. AP 1 si è opposta il 26 agosto 2016 a tali richieste. Con decreto cautelare del 15 dicembre 2016 il Pretore ha autorizzato AO 1 a prelevare dal suo fondo di previdenza fr. 30
000.– per investirli nella casa.
E.
L'istruttoria è terminata il 20 marzo 2017 e alle arringhe finali le parti hanno rinunciato, AP 1 limitandosi a conclusioni scritte del 27 aprile 2017 in cui ha ribadito le proprie domande, salvo precisare il contributo alimentare per sé in fr. 4158.– mensili (fino al 31 ottobre 2017) e in fr. 4008.– mensili (dopo di allora), come pure quello per M_ in fr. 1481.– mensili (fino al 31 ottobre 2017) e in fr. 1781.– mensili (dopo di allora), assegni familiari non compresi. AO 1 non ha presentato un allegato conclusivo.
F.
Statuendo con sentenza del 9 agosto 2017, il Pretore ha affidato il figlio alla madre (riservato il diritto di visita paterno) e ha obbligato AO 1 a versare un contributo alimentare per la moglie di fr. 2650.– mensili dal 1° luglio al 31 dicembre 2016, di fr. 740.– mensili dal 1° gennaio al 31 ottobre 2017 e di fr. 590.– mensili da allora fino al 31 ottobre 2021. Per il figlio egli ha obbligato il convenuto a erogare un contributo alimentare di fr. 1350.– mensili dal 1°luglio al 31 dicembre 2016, di fr. 2520.– mensili dal 1° gennaio al 31 ottobre 2017 e di fr. 2820.– mensili da allora fino al 31 ottobre 2021. Il Pretore ha dato atto inoltre dell'avvenuto pagamento dei contributi alimentari per il luglio del 2016 e ha autorizzato il marito a dedurre dai contributi successivi gli importi da lui direttamente versati a titolo di pigione per l'agosto del 2016, come pure i premi di cassa malati per moglie e figlio. Egli ha pronunciato infine la separazione dei beni dal 29 luglio 2016 e ha posto le spese processuali di fr. 1500.– a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Entrambi i coniugi sono stati ammessi al beneficio del gratuito patrocinio.
G.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 21 agosto 2017 per ottenere che, previa concessione del gratuito patrocinio anche in questa sede, la richiesta di separazione dei beni formulata dal marito sia respinta. Non sono state chieste osservazioni all'appello.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Ci si può domandare se davanti al Pretore la separazione dei beni postulata da AO 1 raggiungesse il valore di fr. 10
000.– o se il valore del litigio correlato ai contributi alimentari basti per rendere ammissibile l'appello anche su tale questione. Comunque sia, nel dubbio tanto vale presumere l'appello ammissibile. Quanto alla tempestività del ricorso, la sentenza impugnata è pervenuta al patrocinatore di AP 1 il 10 agosto 2017, di modo che il termine di impugnazione, cominciato a decorrere l'indomani, sarebbe scaduto domenica 20 agosto 2017, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Introdotto il 21 agosto 2017, ultimo giorno utile, anche sotto questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.
2.
Litigioso in questa sede rimane unicamente, come detto, il dispositivo (n. 5) con cui il Pretore ha ordinato la separazione dei beni dal 29 luglio 2016. Il primo giudice ha accertato che il marito motivava la richiesta con la necessità di ottenere il finanziamento necessario per ultimare la sua casa a _. Quanto alla moglie, egli ha appurato che essa non si oppone, di per sé, alla conclusione dei lavori. Inoltre essa non contesta che il finanziamento necessario, di fr. 70
000.– (in aggiunta ai fr. 30
000.– che il marito era stato autorizzato a prelevare dal suo fondo di previdenza) sia condizionato al fatto che l'investitore (fratello del marito) consente a stanziare la somma solo se tra i coniugi vige la separazione dei beni. Né essa pretende che il marito possa reperire altrimenti i fondi necessari. E siccome neppure una riconciliazione fra i coniugi sembra più possibile, secondo il Pretore le circostanze giustificano di ordinare la separazione dei beni dal giorno della richiesta (sentenza impugnata, pag. 11).
3.
L'appellante obietta che in mancanza di un giusto motivo nel senso dell'art. 185 CC il solo fatto che i coniugi vivano separati non legittima la separazione dei beni. A suo avviso poi la richiesta del marito è abusiva, poiché mira solo a vanificare i suoi diritti, il convenuto non avendo reso verosimile che il provvedimento sia necessario o che i suoi interessi siano in qualche modo minacciati. Al primo giudice essa rimprovera di essersi fondato sulle sole affermazioni unilaterali e contraddittorie dello stesso AO 1, contravvenendo ai doveri di cautela che gli imponeva la legge. Onde – essa epiloga – la richiesta di respingere
l'istanza del marito.
4.
Si conviene con l'appellante che una separazione di fatto non comporta automaticamente la separazione dei beni. Contrariamente a quanto l'interessata sembra credere, tuttavia, se i coniugi vivono separati, ad istanza di parte il giudice può ordinare il regime straordinario anche se non è dato un “grave motivo” nel senso dell'art. 185 cpv. 2 CC. In tale ipotesi, infatti, si applica l'art. 176 cpv. 1 n. 3 CC, secondo cui il giudice può ordinare il provvedimento “se le circostanze la giustificano”, purché sia reso verosimile che gli interessi di un coniuge siano minacciati e altre misure risultino insufficienti per proteggerli (I CCA, sentenza inc. 11.2011.163 del 30 dicembre 2013, consid. 9 con riferimenti). Certo, in una procedura a tutela dell'unione coniugale questi ultimi estremi vanno ravvisati con cautela, un ordine giudiziario comportando una seria ingerenza nel regime dei beni e la perdita di aspettative per un coniuge (loc. cit.; v. inoltre sentenza del Tribunale federale 5A_945/2014 del 26 maggio 2015, consid. 7.2 pubblicato in FamPra.ch 2015 pag. 699). Così, il fatto che una riconciliazione appaia improbabile non basta, da sé solo, per ordinare la misura. A tal fine occorrono altri elementi orientati al catalogo dell'art. 175 CC, con particolare riguardo alla minaccia di interessi economici (DTF 116 II 28 consid. 4; sentenza citata del Tribunale federale 5A_945/2014, consid. 7.2). Occorre vagliare di conseguenza se le circostanze addotte da AO 1 a sostegno della domanda integrino un motivo sufficiente nel senso dell'art. 176 cpv. 1 n. 3 CC.
5.
Il Pretore ha fondato la propria decisione, in primo luogo, sull'accertamento che la moglie non aveva contestato l'affermazione del marito “circa la condizione a lui posta dal possibile creditore” per ottenere il finanziamento destinato al termine dei lavori. L'appellante non pretende di avere mosso contestazioni. Lamenta tuttavia che la circostanza non sia stata resa verosimile. Non si vede tuttavia perché il marito avrebbe dovuto rendere verosimile un fatto non litigioso. Oggetto di una prova possono essere solo fatti controversi (art. 150 cpv. 1 CPC). Se un fatto non è controverso, non occorre dimostrarlo. Tutt'al più il giudice può raccogliere prove circa un fatto non controverso qualora nutra “notevoli dubbi” sulla sua veridicità (art. 153 cpv. 2 CPC), ma neppure l'appellante adombra un'evenienza del genere nel caso specifico. Che le procedure a tutela dell'unione coniugale siano rette dal principio inquisitorio limitato (art. 272 CPC) non significa che debbano essere resi verosimili anche fatti non controversi. Al riguardo l'appello manca di consistenza.
6.
L'appellante si duole che il marito non ha minimamente reso verosimile una minaccia dei suoi interessi suscettibile di giustificare la separazione dei beni. Si è visto però che, senza il finanziamento del fratello (il quale condiziona l'elargizione della somma alla separazione dei beni fra i coniugi), AO 1 non può portare a termine i lavori per l'abitabilità della casa (consid. 5). Se si pensa poi che lo stabile si trova tuttora in buona parte allo stato grezzo, senza intonacatura né betoncino né porte né riscaldamento né acqua calda (verbale di sopralluogo del 22 novembre 2016), la necessità dell'intervento appare manifesta, la struttura dell'abitazione rischiando altrimenti di deteriorarsi. Senza finanziamento gli interessi economici di AO 1 risultano quindi minacciati, per tacere del fatto che fino al momento in cui la casa non sarà adeguatamente abitabile l'interessato dovrà sopportare costi di alloggio supplementari per ospitare – ove ciò non sia possibile da parenti – il figlio durante l'esercizio dei diritti di visita (verbale d'interrogatorio del 10 marzo 2017, pag. 4 seg., con i doc. 46 e 47). Anche in proposito l'appello è destinato così all'insuccesso.
7.
Quanto a eventuali altre fonti di finanziamento cui potrebbe far capo il marito, il Pretore ha rilevato che AP 1 non ne ha accennato alcuna (sentenza impugnata, pag. 11). Non che incombesse a AP 1 rendere verosimile la reperibilità di denaro in altro modo, la separazione dei beni essendo stata chiesta dal marito (cui toccava rendere verosimili i presupposti della misura). Sta di fatto che nemmeno nell'appello l'istante pretende che il marito sia in grado di trovare altrimenti le risorse necessarie per sovvenzionare i lavori. A parte ciò, essa non nega di avere rifiutato il consenso – richiesto dalla banca (doc. N) – per un aumento del carico ipotecario (comunicazioni del 29 luglio e dell'8 settembre 2016 dell'PA 2, nella cartella “Atti diversi”). Del resto essa si era opposta, obbligando il marito a rivolgersi al Pretore per ottenere l'autorizzazione, anche al menzionato prelievo dal fondo di previdenza (sopra, lett. D). In condizioni del genere la separazione dei beni risulta l'unico provvedimento atto a proteggere adeguatamente gli interessi economici del marito, il comportamento di AP 1 denotando – se mai – una chiara difficoltà d'intesa nell'amministrare in comune i beni di famiglia (
Vetterli
in: FamKommentar Scheidung, vol. I, 2a edizione, n. 41 ad art. 176 CC). Anche su questo punto la sentenza impugnata sfugge dunque alla critica.
8.
Al marito l'appellante imputa un abuso di diritto per avere chiesto la separazione dei beni al solo scopo di vanificare i diritti di lei in una futura liquidazione del regime dei beni. Essa fa valere che AO 1 è intenzionato a ultimare la ristrutturazione dell'immobile per poi venderlo, rimborsare i debiti ipotecari e precluderle ogni partecipazione al beneficio dell'operazione. L'alienazione della casa al termine dei lavori è tuttavia una congettura che non trova riscontro agli atti. Per di più, essa si rivela improponibile, poiché è allegata per la prima volta in appello senza che l'interessata giustifichi l'impossibilità di addurla davanti al Pretore (art. 317 cpv. 1 CPC). Non si disconosce che – come l'appellante sottolinea – inizialmente il marito aveva motivato la domanda intesa alla separazione dei beni con un presunto cumulo di debiti da parte di lei in corso di procedura. Ma poco giova, dal momento che in concreto sussistono – come si è visto – presupposti oggettivi che, oltre all'improbabilità di una riconciliazione (non contestata dall'appellante), sorreggono il provvedimento. Anche con il debito riserbo, l'interesse del marito alla separazione dei beni riesce di conseguenza legittimo. L'appello vede così la sua sorte segnata.
9.
Le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone problema di ripetibili, l'appello non essendo stato comunicato a AO 1 per osservazioni. Quanto al gratuito patrocinio, esso non entra in linea di conto, giacché l'appello appariva fin dall'inizio senza possibilità di accoglimento (art. 117 lett. b CPC), tanto da non essere stato notificato alla controparte. Delle condizioni economiche verosimilmente difficili in cui versa l'appellante si tiene calcolo, in ogni modo, riducendo al minimo la riscossione di spese processuali.
10.
Circa i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), trattandosi di misure a protezione dell'unione coniugale può essere invocata solo la violazione di
diritti costituzionali (art. 98 LTF; DTF 127 III 477 consid. 2b/aa; SJ 129/2007 I 481 consid. 5.1), sempre che il ricorrente spieghi in maniera chiara e particolareggiata in che consista tale violazione (DTF 135 III 234 consid. 1.2 con richiami).