# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c2bf7017-d800-4c19-b929-e0fdb9990beb
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2022
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il 18 maggio 2021, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano
ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria interna-
zionale, completata il 6 dicembre 2021, nell’ambito di un procedimento
penale a carico di B. e altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416
CP/I), dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per
operazioni inesistenti (art. 2 d. lgs n. 74/2000), emissione di fatture per ope-
razioni inesistenti (art. 8 d. lgs n. 74/2000) e occultamento o distruzione di
documenti contabili (art. 10 d. lgs n. 74/2000). In sostanza, gli indagati avreb-
bero creato “un articolato meccanismo fraudolento ai danni dell’erario ita-
liano posto in essere, a partire dal 2015, per il tramite inizialmente di C. S.r.l.,
poi di D. S.r.l. e, infine, di E. S.r.l., società riconducibili, a vario titolo, agli
odierni indagati. In particolare, il disegno criminoso prevede l’emissione di
false fatture aventi ad oggetto perlopiù prestazioni di servizi di promozione
da svolgersi presso fiere e manifestazioni similari sul territorio nazionale,
emesse, secondo uno schema ampiamente sovrapponibile, dalla C. S.r.l.
(dal 2015 aI 2017), dalla D. S.r.l. (dal 2017 al 2019) e dalla E. S.r.l. (dal 2019
ad oggi) nei confronti di clienti italiani, ed il contestuale utilizzo di fatture false
per abbattere i ricavi e l’Iva a debito e, allo stesso tempo, fornire un’appa-
rente giustificazione agli indebiti trasferimenti all’estero, verso società comu-
nitarie riconducibili agli stessi B., F. e G., delle somme pagate dai predetti
clienti” (atto 1, pag. 1, incarto del Ministero pubblico del Cantone Ticino, in
seguito: MP-TI).
Con il suo complemento rogatoriale (v. atto 25 incarto MP-TI), l’autorità
estera ha chiesto alle autorità elvetiche di procedere all’acquisizione e
trasmissione di tutta la documentazione concernente svariate relazioni
bancarie; fra queste, la relazione IBAN 1 intestata ad A. SA, “al fine di rico-
struire i flussi finanziari provenienti dalle società italiane riconducibili agli in-
dagati (e, in particolare, in prima istanza, da C. S.r.l., D. S.r.l. e E. S.r.l.) verso
le società del territorio svizzero, per ricostruire compiutamente la rete di ope-
razioni in frode all’erario poste in essere dagli odierni indagati” (ibidem, pag.
4).
B. Con decisione di entrata in materia del 16 dicembre 2021, il MP-TI ha
ordinato alla banca H. l’identificazione della relazione di cui sopra unitamente
al sequestro della relativa documentazione (v. atto 28 incarto MP-TI).
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C. Con decisione di chiusura del 3 febbraio 2022, il MP-TI ha ordinato la
trasmissione all’autorità rogante di svariata documentazione bancaria
concernente, tra l’altro, la relazione n. 1 presso la banca H. intestata ad A.
SA (v. act. 1.3).
D. Il 7 marzo 2022, A. SA ha interposto ricorso dinanzi alla Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione, po-
stulandone, in via principale, l’annullamento e “la sua modifica nel senso che
la consegna da parte del MP-TI all’Autorità rogante della documentazione
della relazione a lei intestata presso la banca H. è limitata a quella indicata
nella sua determinazione del 26 gennaio 2022, la restante documentazione
essendo dissequestrata e quindi a lei restituita”; in via subordinata, essa
chiede “l’annullamento della decisione di chiusura, e con lei ev. della deci-
sione di entrata nel merito, con la retrocessione della causa al MP-TI per una
nuova decisione ai sensi dei considerandi” (act. 1, pag. 2).
E. Con osservazioni del 16 marzo 2022, il MP-TI ha chiesto che il ricorso sia
integralmente respinto e la decisione impugnata confermata (v. act. 6). Con
scritto del 22 marzo 2022, l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha
postulato la reiezione del gravame (v. act. 9).
F. Con replica del 15 aprile 2022, trasmessa al MP-TI e all’UFG per conoscenza
(v. act. 13), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni ricorsuali
(v. act. 12).
G. Con duplica spontanea del 22 aprile 2022, trasmessa alla ricorrente e
all’UFG per conoscenza (v. act. 15), il MP-TI ha ribadito la sua posizione (v.
act. 14).
H. Con osservazioni spontanee del 29 aprile 2022, inoltrate al MP-TI e all’UFG
per conoscenza (v. act. 17), la ricorrente si è ulteriormente riconfermata nelle
sue richieste ricorsuali (v. act. 16).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.
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## Considerations

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di
assistenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti
(art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale
[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge
federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre
2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per
la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998
che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non
pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet
della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi
bilaterali”, 8.1 Allegato A). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale
contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come
pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello
pattizio (cosiddetto principio di favore), si applica la legge sull'assistenza in ma-
teria penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1
cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142
IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-
sid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme
di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È
fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV
212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
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1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-
sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura)
possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori,
con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP).
1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-
rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP
nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-
sid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. La ricorrente censura la violazione del principio della proporzionalità, nella
misura in cui non tutta la documentazione litigiosa presenterebbe un’utilità
potenziale per gli scopi investigativi dell’autorità rogante, al di là dei quali la
trasmissione litigiosa violerebbe il divieto della fishing expedition. La decisione
impugnata non spiegherebbe inoltre, in maniera chiara, il motivo per il quale
tutta la documentazione in questione sarebbe potenzialmente utile per la Pro-
cura milanese, ciò che violerebbe il suo diritto di essere sentita.
2.1
2.1.1 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito, prevede che
l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a
decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle
condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali
possibilità di impugnazione presso un'istanza superiore, che deve poter eserci-
tare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2;
117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente ALBERTINI, Der verfassungs-
mässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des moder-
nen Staates, 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii giurisprudenziali). L'autorità
di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli argomenti
sollevati dalle parti, né a statuire separatamente su ogni conclusione che le
viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni decisive per l'esito
del litigio (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2; 134 I 83 con-
sid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale
federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 3.2.1).
2.1.2 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2;
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se
le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima,
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all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi
sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo
compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio
della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2
pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare
abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le
indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-
sid. 3.1 e rinvii).
Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire
quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di
tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente
ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte
del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2).
Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati
per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità
richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base
di una documentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca
è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico
(sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 con-
sid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le
autorità debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82
consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008
dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-
genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza,
l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va
orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta
l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di
rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126
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II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73
consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito
dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello
di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di
cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di
aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se
ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che
giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente
idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi
delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale
federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del
2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internatio-
nale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 723, pag. 798 e seg.). Vietata è per
contro la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza
una ricerca generale e indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un
sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello
stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii;
TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è
inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257
consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio
2017 consid. 3.1).
2.2
2.2.1 Il MP-TI ha ampiamente spiegato nella decisione impugnata di 24 pagine (tre
pagine e mezza interamente dedicate al conto della ricorrente, v. pag. 10 e
segg.) le ragioni della trasmissione dei documenti litigiosi, affermando, segnata-
mente, che «sulla relazione n. 1 intestata alla società A. SA presso la banca H.
sono affluiti fondi di possibile origine illecita per un importo totale di circa
EUR 198’000,00 (come indicato nella rogatoria integrativa del 6 dicembre 2021
della Procura di Milano) e, più precisamente, sono riscontrabili almeno 16 ope-
razioni in accredito (spalmate su un ampio arco temporale che va da ottobre
2017 a maggio 2021) provenienti da società bulgare menzionate nella commis-
sione rogatoria integrativa del 6 dicembre 2021, in quanto coinvolte nel mecca-
nismo fraudolento” perseguito dalla Procura di Milano, e meglio dalla I. SRLU
(v. accredito del 12.10.2017 per EUR 20’000,00), dalla J. SRL (v. accrediti del
07.03.2019 per EUR 6'090,00; del 04.06.2019 per EUR 11’200,00; del
13.09.2019 per EUR 9’129,00; tutti provenienti dal conto IBAN n. 2 indicato in
rogatoria) e (la maggior parte degli ulteriori accrediti) dalla K. EOOD. (conto di
provenienza IBAN n. 3 indicato nella rogatoria). Oltre alle suddette operazioni
in entrata sono rilevabili molteplici transazioni in accredito e in addebito con
persone fisiche e giuridiche (anche) estere che lo scrivente Ufficio non può
escludere siano anch’esse coinvolte nel vasto e complesso “meccanismo frau-
dolento” oggetto del procedimento penale italiano, come pure sono riscontrabili
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numerosi prelevamenti in contanti. Per tali motivi, l’utilità potenziale della docu-
mentazione afferente la surriferita relazione intestata alla società A. SA è palese
[...]» (act. 1.3, pag. 10). Con la motivazione della propria decisione qui parzial-
mente riportata, il MP-TI ha ossequiato i principi giurisprudenziali sopraesposti
(v. supra consid. 2.1.1). Non v'è dunque dubbio che gli elementi contenuti sia
nella domanda d'assistenza, sia nella decisione impugnata, siano stati suffi-
cienti per permettere alla ricorrente di comprenderne la portata e di interporre
ricorso nel pieno rispetto del suo diritto di essere sentita, ciò che è peraltro di-
mostrato dal ben articolato e dettagliato atto ricorsuale inoltrato alla presente
autorità. La censura in questo ambito deve quindi essere disattesa.
2.2.2 In considerazione dei contatti intervenuti tra le società estere coinvolte nei fatti
oggetto d’inchiesta e il conto litigioso, ampiamente e precisamente descritti
dall’autorità d’esecuzione sia sulla base dei propri accertamenti che di quelli
dell’autorità rogante, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certa-
mente data. Vista la natura dei reati contestati, l’autorità estera deve potere
analizzare personalmente tutta la documentazione litigiosa, al fine di ricostruire
tutti i flussi di denaro intervenuti tra le soggettività, conosciute o ancora scono-
sciute, coinvolte nei fatti oggetto delle indagini. Spetterà comunque al giudice
estero del merito valutare nel dettaglio la rilevanza probatoria di tale documen-
tazione. Alla luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione
litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione
rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa
e indiscriminata di prove.
2.2.3 Le conclusioni di cui sopra valgono indipendentemente dal fatto che l’autorità
italiana abbia nel frattempo esteso il procedimento penale estero ai reati di im-
piego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP/I) e di
autoriciclaggio (art. 648-ter 1 CP/I), come indicato nel complemento rogatoriale
del 5 febbraio 2022 – documento che non ha potuto evidentemente essere
preso in considerazione per l’emanazione della decisione di chiusura del 3 feb-
braio 2022 – e riportato dal MP-TI in sede di duplica spontanea (v. act. 14). Non
avendo il MP-TI prodotto ulteriore documentazione dopo la consultazione degli
atti effettuata dalla ricorrente in data 23 febbraio 2022, un ulteriore accesso
all’incarto da parte di quest’ultima, richiesto in caso di nuovi atti, non si giustifica.
Da disattendere è pure la censura secondo la quale il procedimento estero
soffrirebbe di gravi lacune e violerebbe il principio della buona fede tra Stati, per
avere l’autorità estera reiterato, col complemento del 5 febbraio 2022, una
richiesta di documentazione, riguardante una relazione bancaria di una società
terza, già inoltrata dall’autorità d’esecuzione elvetica all’autorità rogante. Trat-
tasi tuttalpiù di un problema di trasmissione che non inficia la validità in sé della
procedura di assistenza.
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3. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata.
4. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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