# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b4372611-f71b-5e58-815f-7e28c17d5240
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
RI 1 lavora alle dipendenze della _ Sagl a _.
Nel periodo fiscale 2015, il contribuente ha percepito uno stipendio netto di fr. 89'642.70, oltre ad un’indennità di fr. 6’000.– per rimborso spese forfettarie.
Nella dichiarazione d’imposta 2015, il contribuente chiedeva una deduzione per spese professionali di fr. 7’548.–, costituita da un importo di fr. 1’848.– per spese di trasporto, da uno di fr. 3’200.– per spese supplementari per doppia economia domestica e da uno di fr. 2'500.- per altre spese professionali.
B.
Notificando al contribuente la tassazione IC/IFD 2015, con decisione del 13 aprile 2016, l’Ufficio di tassazione di Locarno commisurava il reddito imponibile in fr. 94’900.– per l’IC ed in fr. 98'400.– per l’IFD. Le sole spese professionali ammesse erano quelle per il trasporto di fr. 1’848.– e quelle per i pasti fuori casa di fr. 3'200.-. L’importo di fr. 2'500.- per altre spese professionali non veniva per contro ammesso.
C.
Con reclamo del 14 aprile 2016, il contribuente chiedeva il riconoscimento della deduzione delle spese professionali dette “altre spese professionali” affermando che il datore di lavoro gli “versa una tantum quale rimborso spese per rappresentanza, auto per utilizzo professionale, ecc.; come da regolamento aziendale approvato”.
L’Ufficio di tassazione con decisione del 22 giugno 2016 respingeva il reclamo, argomentando che sono deducibili le spese per conseguire il reddito a condizione che tali costi siano effettivamente a carico del contribuente. Inoltre l’Ufficio di tassazione affermava che “egli beneficia di un rimborso spese globale di fr. 6'000.- da parte del datore di lavoro. Non è quindi possibile accordare ulteriori fr. 2'500.- a titolo di spese professionali che sono già coperte dal rimborso ricevuto”.
L’Ufficio di tassazione sottolineava poi anche come fosse già stata accordata la deduzione completa per i pasti presi fuori casa nonostante il rimborso spese da parte del datore di lavoro.
D.
Con il presente, tempestivo ricorso del 19 luglio 2016 RI 1 chiede nuovamente la deduzione delle spese professionali indicate nella dichiarazione 2015. Nel ricorso, a giustificazione della propria tesi, il ricorrente menziona il regolamento spese aziendale adottato dalla _ Sagl, approvato dall’Istituto delle assicurazioni sociali, il quale prevede l’erogazione di un rimborso che, a dire del ricorrente, “è per spese supplementari che nell’interesse aziendale vengono riconosciute per acquisizioni, contatti, e pubbliche relazioni, ecc.; e non hanno nulla a che vedere con la deduzione delle spese forfettarie, che a qualsiasi dipendente viene riconosciuta solo per il fatto che ha un lavoro e quindi delle spese”.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
Secondo l'art. 25 cpv. 1 LT e l'art. 26 cpv. 1 LIFD le spese professionali deducibili sono:
a) le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro;
b) le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a turni;
c) le altre spese necessarie per l’esercizio della professione;
d) le spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l’esercizio dell’attività professionale.
Per le spese professionali secondo il cpv. 1 lettere a-c dell’art. 25 LT sono stabilite deduzioni complessive entro i limiti fissati dal Consiglio di Stato.
1.2.
Per l’imposta federale diretta, secondo l’art. 7 dell’Ordinanza del DFF del 18 febbraio 1993 sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un’attività lucrativa dipendente ai fini dell’imposta federale diretta (RS 642.118.1), sono considerate altre spese professionali per le quali è possibile rivendicare la deduzione forfettaria di cui all’articolo 3 della stessa ordinanza, le spese richieste dall’esercizio dell’attività professionale per attrezzi e strumenti di lavoro (compresi hard e software EED), riviste e libri specializzati, l’uso di una camera privata per scopi professionali, abiti di lavoro, l’usura particolare delle scarpe e degli abiti, lavori pesanti, ecc. Sono salve la giustificazione di spese più elevate (art. 4) nonché la deduzione di spese di perfezionamento o di riqualificazione professionale (art. 8).
In materia di imposta cantonale, sono considerate “altre spese professionali” quelle necessarie all’esercizio della professione che sono sopportate dal contribuente per l’acquisto di attrezzi e strumenti di lavoro (compresi hard- e software), di riviste e libri specializzati, per l’uso di una camera privata a scopi professionali, per abiti di lavoro, per l’usura particolare delle scarpe e degli abiti, per lavori pesanti, ecc. (art. 7 cpv. 1 decreto esecutivo del 10 dicembre 2014 concernente l’imposizione delle persone fisiche, valido per il periodo fiscale 2015). La relativa deduzione è ammessa nella misura complessiva di fr. 2'500.– l’anno oppure delle spese effettive. In quest’ultimo caso devono essere giustificate la totalità delle spese e la loro necessità professionale (art. 7 cpv. 2 decreto citato). La deduzione complessiva è infine dimezzata se l’attività lucrativa dipendente è esercitata per meno di sei mesi all’anno o con un grado di occupazione inferiore al 50% (art. 7 cpv. 3 decreto citato).
1.3.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le spese professionali sono deducibili dal reddito solo se non sono state rimborsate al contribuente dal suo datore di lavoro. Se invece quest’ultimo versa al dipendente un’indennità per compensare le sue spese, si deve ritenere che tale indennizzo copra i costi effettivamente sostenuti. Non è pertanto più possibile far valere la deduzione aggiuntiva per le altre spese professionali. È tuttavia riservata la facoltà del contribuente di provare che le sue spese effettive, rientranti nella categoria delle altre spese necessarie per l’esercizio della professione, superano l’importo del rimborso percepito (sentenza del 23 settembre 2008, n. 2C_326/2008, in RDAF 2008 II 519 consid. 4.2).
2.
2.1.
Nella dichiarazione del ricorrente per il periodo fiscale 2015, egli faceva valere la deduzione di fr. 2'500.-- a titolo di “altre spese professionali”. A suo dire, non si tratterebbe dello stesso tipo di spese professionali che sono già state indennizzate dal datore di lavoro sulla base del regolamento spese aziendali per un importo forfetario di fr. 6'000.--. Queste altre spese professionali andrebbero quindi ammesse in deduzione al reddito.
Il “Regolamento spese complementare per il personale dirigente” della _ Sagl, approvato dall’Istituto delle assicurazioni sociali, copre le seguenti spese forfetarie, sostenute anche dal ricorrente: “al personale dirigente derivano spese di rappresentanza come pure per l’acquisizione e la cura delle relazioni con i clienti”. Inoltre, il regolamento in questione prevede, fra le altre, le seguenti voci d’indennizzo: gli inviti di partners commerciali per piccole consumazioni al ristorante o a casa; i regali in occasione di inviti di amici commerciali, come fiori o alcolici; i pasti intermedi; le mance; le telefonate professionali da apparecchi privati; gli inviti e i regali ai dipendenti; le spese accessorie per e con i clienti (senza ricevuta); le piccole spese in occasione di colloqui e riunioni; i biglietti del tram, bus e taxi; le spese postali e telefoniche; le spese per la pulizia dei vestiti.
2.2.
Nel caso di specie, il ricorrente sostiene che i due tipi di spese in questione non coprano le stesse necessità professionali e pertanto le “altre spese professionali” dovrebbero essere dedotte dal reddito.
A tale proposito, il Tribunale federale ha già avuto modo di rilevare che si tratta invece della stessa categoria di spese. Infatti, in un caso e nell’altro – cioè sia le spese di rappresentanza rimborsate forfetariamente sia le “altre spese professionali” deducibili a loro volta forfetariamente –, perché siano deducibili, le spese sostenute devono essere indispensabili all’esercizio della professione. Al ricorrente, che sosteneva che nella deduzione forfetaria invocata rientrassero le spese per l’acquisto di abiti e scarpe, di una quota per l’utilizzazione dell’agenda elettronica, di un personal computer con stampante come pure l’utilizzazione di un ufficio al proprio domicilio, l’Alta Corte ha risposto che quelle indicate non sarebbero spese indispensabili all’esercizio della professione bensì spese di mantenimento del contribuente, come tali non deducibili. Infatti, il ricorrente non aveva dimostrato di aver bisogno di abiti professionali né di non potersi servire di un PC e di una stampante sul luogo di lavoro (una banca); neppure aveva comprovato la necessità professionale di un’agenda elettronica o della possibilità di disporre di un ufficio al proprio domicilio (RDAF 2008 II 519 consid. 4.4; cfr. anche la sentenza CDT n. 80.2009.140 del 28 ottobre 2009, in RtiD I-2010 n. 2t, consid. 2.5).
3.
3.1.
Come visto, nella sua dichiarazione per il periodo fiscale 2015, il ricorrente ha chiesto in deduzione un importo di fr. 2'500.-- a titolo di “altre spese professionali”. Nel suo ricorso, si limita a sostenere che le spese rimborsate dal datore di lavoro non avrebbero “nulla a che vedere con la deduzione delle spese forfettarie, che a qualsiasi dipendente viene riconosciuta solo per il fatto che ha un lavoro e quindi delle spese”. Non spiega tuttavia, e soprattutto non documenta, quali altre spese professionali abbia dovuto sostenere, oltre a quelle rimborsate dal datore di lavoro, come richiesto dalla giurisprudenza del Tribunale federale.
3.2.
Nella procedura fiscale vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio. L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,
Berger
, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190).
Di principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
3.3.
Nel caso che ci riguarda, il ricorrente non porta nessuna prova del fatto che egli abbia effettivamente sostenuto delle spese professionali per 2'500.--, in aggiunta alle spese già indennizzate dal datore di lavoro per fr. 6'000.--. Egli viene meno così al proprio onere probatorio ai sensi dei principi sopraesposti.
Pertanto ne discende che anche da questo punto di vista la pretesa ricorsuale del ricorrente non può trovare accoglimento e quindi la decisione dell’Ufficio di tassazione di Locarno non presta il fianco a critiche e va confermata.
4.
Il ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico del ricorrente, soccombente.