# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0fc495a7-f2d0-59df-8b84-4b400b083ba8
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2000
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto:
1.
_ è stato arrestato alle 21.30 dell'8 giugno 1988 a Lugano in _. A seguito di articoli pubblicati dalla stampa ed informazioni confidenziali giunte alla Polizia Cantonale risultava in effetti la presenza di _ in "latitanza a _ sotto le spoglie di _ " (cfr. st. 6.11.1989 Ass. Crim.). _ era da anni latitante dapprima in Brasile (dalla fine 1984) e dal 1981 sino al 1984 in Algeria. La latitanza era stata voluta a seguito dell'emanazione a suo carico di una sentenza di condanna a 16 anni di reclusione delle autorità giudiziarie italiane (confermata in sede di cassazione) per l'uccisione dello studente greco _.
Durante la latitanza il reclamante ha visto "la sua situazione giudiziaria in Italia ... ulteriormente aggravata ... _ era stato oggetto di mandato di cattura per fatti e reati attinenti alla sua - ... mai ammessa - militanza nelle _. Contumace, fu rinviato a giudizio e condannato, ..., all'ergastolo nel processo romano noto con il nome di _ ... con conferma di Cassazione" (st. 6.11.1989 pag. 70/71).
Nel corso della sua permanenza in Brasile _ è venuto a conoscenza della possibilità - per nuova legge - di "... vedersi riconoscere la cittadinanza" elvetica della madre _.
Ottenuto il passaporto svizzero il 19.6.1986 _ è rientrato in Svizzera, dove aveva trascorso alcuni anni durante la fanciullezza, e dove ha chiesto ed ottenuto il cambiamento del cognome paterno con quello della mamma, richiesta ammessa con risoluzione governativa del 28.1.1987.
2.
Successivamente all'arresto ed all'istruttoria che ne è seguita - ritenuta una competenza elvetica a procedere fondata sull'art. 6 CPS - _ è stato posto in stato d'accusa per avere, assieme ad altri aderenti alle _, partecipato all'assassinio del giudice _ nell'ottobre del 1978 a Roma. In particolare _ avrebbe partecipato alla decisione e progettazione dell'assassinio nonché effettivamente assicurato la copertura ravvicinata, con un fucile mitragliatore, dell'esecutore materiale _ allorché quest'ultimo sparava con una pistola automatica alla vittima.
_ è pure stato accusato di tentato assassinio del magistrato _ e di ripetuta tentata rapina aggravata ai danni dei portavalori della Banca _, per avere posto in esecuzione nel 1979 tutti gli atti necessari al compimento di tali reati, che non poterono tuttavia essere portati a termine rispettivamente per il trasferimento di _ e per l'arresto di due partecipanti alla progettata rapina.
Con sentenza 6 novembre 1989 la Corte delle Assise criminali ha condannato _ all'ergastolo, avendolo riconosciuto colpevole dell'assassinio del giudice _ e di rapina aggravata tentata in due occasioni ai danni della Banca _.
Per il tentato assassinio di _ e per il tentativo di rapina del 24 settembre 1979 _ è stato assolto in prima istanza.
A seguito di ricorso per cassazione la CCRP ha parzialmente accolto, con sentenza 6 aprile 1990, il gravame del Procuratore Pubblico e riformato la sentenza (ritenuto applicabile il nuovo art. 112 CPS) condannando _ ad una pena di 17 anni di reclusione per le ipotesi di rapina tentata e per l'uccisione del dott. _. La sentenza ha trovato la conferma del Tribunale Federale il 9 aprile 1991.
Con atto del 29 maggio 1989, data di emanazione anche dell'atto d'accusa, l'allora Procuratore Pubblico avv. _ ha decretato la sospensione del procedimento penale contro il qui reclamante per titolo di assassinio consumato e tentato, sequestro di persona e rapina.
Tali imputazioni sono state mosse a _ successivamente all'arresto e si riferiscono
"... all'azione criminosa commessa a Roma tra il 15 marzo ed il 9 maggio 1978 in danno dell'on. _ e degli uomini della sua scorta. Il 15 marzo infatti l'on. _ e la sua scorta furono aggrediti, in Via _, da un gruppo di persone armate, che uccisero i cinque componenti della scorta e sequestrarono l'on. _ che a quell'epoca ricopriva importanti funzioni pubbliche: egli fu assassinato il 9 maggio successivo ..."
Nelle motivazioni del decreto citato il Procuratore Pubblico, visto in particolare l'atteggiamento di _ (cfr. decisione 29.5.1989 pag. 4 e 5), indicava come non presenti
"... tutte le necessarie premesse per sottoporre _ al giudizio della Corte di Lugano relativamente alle imputazioni nella vicenda _. Occorrerà attendere in particolare l'emanazione dell'ordinanza di rinvio a giudizio ed il pubblico dibattimento davanti al Tribunale di Roma..."
con necessità di esame dei ponderosi atti processuali italiani. Nel suo decreto l'allora Procuratore Pubblico avv. _ ha deciso la sospensione del procedimento che sarebbe stato ripreso a fronte di nuovi elementi (decisione 29.5.1989 pag. 5 e 6).
Con scritto 5 giugno 1989 il Procuratore Pubblico - sollecitato dai difensori di _ - indicava loro come
"... tutte le imputazioni elevate ... hanno trovato una definizione processuale: con atto d'accusa o con decreto di sospensione"
con ricusa, da parte del magistrato, di ulteriori specifiche come alle richieste difensive. La presa di posizione non è stata impugnata.
_ ha espiato la pena cui è stato condannato sino al 7 ottobre 1999 (cfr. oss. Procuratore Pubblico pag. 2). Per quanto attiene al procedimento sospeso
"... risultano essere stati acquisiti in anni successivi ulteriori atti provenienti dal procedimento condotto dall'Autorità giudiziaria italiana ... in particolare ... deposizioni ...".
(osservazioni PPG 2 agosto 2000)
3.
Con scritto del 14/24 luglio 2000 _ si è rivolto a questo giudice lamentando un diniego di giustizia formale.
Dopo avere premesso il suo status di detenuto in Francia (noto per le informazioni riportate a mezzo stampa) in attesa di estradizione verso l'Italia, e segnalata la sua indigenza (con conseguente richiesta di "assistenza giudiziaria" comunque in assenza di designazione di un difensore di fiducia, con il rilievo qui dell'intervento di ben 3 legali nella procedura di cui si tratta almeno sino a sentenza del 9 aprile 1991 resa dal Tribunale Federale), _ rammenta l'iter giudiziario di cui è stato oggetto. Iter desumibile anche dagli atti trasmessi dal Procuratore Pubblico Generale avv. _ ed in particolare dalle sentenze 6.11.1989 della Corte delle Assise Criminali di Lugano, 6.4.1990 della Corte di cassazione e di revisione penale ticinese e dalla citata sentenza del Tribunale Federale del 9.4.1991 che ha reso definitiva una condanna di _ a 17 anni di reclusione (per assassinio e tentata rapina).
Il reclamante evoca come l'allora Procuratore Pubblico competente avv. _ abbia emanato, contestualmente all'atto d'accusa del 29 maggio 1989 un "decreto di sospensione" relativo "ad alcuni fatti di cui al processo italiano <_ quater>". Secondo _ quel decreto, non intimato alle parti lese, non sarebbe completo non essendosi - il magistrato d'accusa allora competente - pronunciato "su nessuno dei restanti altri fatti e capi d'imputazione, relativi ai tre procedimenti italiani". Si rammenta comunque qui l'intervento dei difensori successivo al decreto di sospensione (lettera 2.6.1989) e lo scritto dello stesso reclamante al Procuratore Pubblico (lettera 15.1.1991) cui il Procuratore Pubblico ha dato seguito tempestivo e soddisfacente (lettere 5.6.1989 e 18.1.1991).
Nell'impugnativa in discussione si rammenta come _ abbia espiato la sua pena sino al 7 ottobre 1999 ed il 2 giugno 2000 egli sia stato arrestato "sulla base del medesimo ordine di arresto internazionale emanato dall'Italia ..." con detenzione estradizionale a _ (Francia).
Per _ le competenti autorità francesi ed italiane ignorerebbero l'esistenza di una "competenza dell'autorità giudiziaria a procedere per tutte le fattispecie rimproverate ... e commesse in Italia, rispettivamente dell'esistenza e dello stato delle inchieste a suo carico" (reclamo pag. 3).
Secondo _ le autorità svizzere non avrebbero, contrariamente al loro obbligo, informato le autorità italiane (circostanza questa che sfugge comunque al sindacato del Giar) ed egli non sarebbe in grado di fornire adeguata informazione alle autorità francesi (ed anche in questo caso il reclamante non può ottenere dal Giar intervento non essendo la questione di sua competenza). Si osserva che _ - adeguatamente patrocinato in Francia - può attivarsi tramite i legali per accertare quanto d'interesse per lui. Non solo: egli è stato
rappresentato in Ticino da tre legali e comunque può far capo al materiale processuale in loro possesso per quanto semmai necessario.
_ si lamenta in particolare dell'assenza di emanazione di "... alcun documento formalmente chiaro ed esplicito e capace di attestare" la sua situazione processuale.
Il reclamante lamenta di essersi visto rifiutare (il 5.7.2000 dalla Cour d'Appel di _) la libertà provvisoria poiché non sarebbe stato in grado di dimostrare la sua possibilità di lasciare il territorio svizzero, né il possesso di un'autorizzazione in tal senso (con il rilievo qui della disponibilità delle decisioni relative alla sua scarcerazione rilasciate dalla competente autorità di esecuzione della pena). _ ritiene quindi che l'assenza di comunicazione da parte del Ministero Pubblico sia costitutivo di denegata giustizia. Il ritardo sarebbe di 12 anni ed egli non si ritiene in alcun modo responsabile dello stesso. Per il reclamante nel corso dell'ultimo decennio vi sarebbe stato il tempo per condurre le inchieste ed appare necessario che il MP proceda tempestivamente e con precisione ad emanare un atto d'accusa contro di lui per "tutti i reati" per i quali "ritiene di avere raccolto prove sufficienti". _ vuole addirittura che sia precisata l'esistenza di un legame di continuità tra i reati imputati e quelli giudicati, che vengano indicate "le restrizioni imposte" e "l'assenza di restrizioni od obblighi" fino "alla data corrente". Rispettivamente chiede a che il MP emani un decreto d'abbandono con specifiche motivazioni (si vedano le pag. 5 in fine e 6 reclamo cui si rinvia per completezza).
L'assenza di tali prese di posizione da parte del Ministero Pubblico, oltre che costitutiva di denegata giustizia, sarebbe dannosa per la sua posizione processuale in Francia.
Nelle conclusioni del reclamo _ chiede che sia fatto ordine al MP di "pronunciarsi entro il termine di due settimane" (senza specifica del momento di computo di tale termine) "e con atti formali ed esaustivi" su "tutti i reati di cui ha avuto notizia attraverso le sentenze italiane ... dandone immediata comunicazione al ricorrente".
4.
Nelle sue osservazioni del 2 agosto scorso il Procuratore Pubblico Generale avv. _ rammenta l'iter procedurale con l'arresto di _ l'8 giugno 1988 a fronte dei 3 ordini di arresto dell'autorità italiana contro di lui (ordine 5.4.1982 per l'espiazione della pena di 16 anni di reclusione per l'omicidio _ e altri reati, quello 3.2.1986 relativo all'uccisione del giudice _ e altri reati, e l'ordine di arresto 3.6.1988 per l'istruttoria relativa alla strage di Via _ ed all'omicidio _, poi sfociata nel c.d. processo "_ quater" con la condanna di _ all'ergastolo).
Il Procuratore Pubblico indica come l'autorità giudiziaria elvetica abbia proceduto in Ticino contro _ in base all'art. 6 CP (come alla sentenza
9.4.1991 del TF) ed evoca la condanna a 17 anni di reclusione del reclamante con espiazione della pena sino al 7 ottobre 1999.
Il magistrato inquirente richiama all'attenzione del Giar il decreto 29 maggio 1989 dell'allora Procuratore Pubblico competente con cui è stata decisa la "sospensione del procedimento penale relativamente alla strage di Via _ e al sequestro e assassinio di _ ", con il rilievo che detta decisione non è stata impugnata, osservando come:
"risultano essere stati acquisiti in anni successivi ulteriori atti provenienti dal procedimento condotto dall'Autorità giudiziaria italiana. Si tratta in particolare di deposizioni che coinvolgevano direttamente _ negli atti criminosi. Poiché già precedentemente avvenne che autori di deposizioni a carico di _ (ad esempio _) rifiutassero di confermarle di fronte all'Autorità giudiziaria svizzera, ciò che occorreva ed occorre ancora fare è verificare la disponibilità a deporre di fronte all'Autorità giudiziaria svizzera dei vari correi onde determinare se sussistano elementi di prova sufficienti per un rinvio a giudizio di _ per titolo di assassinio."
Il magistrato d'accusa rammenta poi gli anni trascorsi dai fatti ed il tenore dell'art. 68 cpv. 2 CPS per relativizzare l'importanza del procedimento ed osserva comunque come la tematica non sia più d'attualità
"poiché, avendo _ il territorio svizzero, è venuta meno una delle condizioni previste dall'art. 6 CP, cioè la presenza dell'autore sul nostro territorio (STF 108 IV 145). Il compimento di ulteriori atti in questo procedimento è quindi escluso, salvo un rientro sul nostro territorio di _;"
Per quanto attiene al "processo per l'omicidio _ rispettivamente altri reati non oggetto, né di rinvio a giudizio e quindi di condanna, né di sospensione, non vi fu formalizzazione di un'istruttoria" secondo il PPG. Per l'omicidio in discussione
"dagli atti si desume che il Procuratore Pubblico lo qualificò come omicidio a' sensi del Codice Penale Svizzero dopo aver acquisito un parere sulla valenza della res judicata italiana da parte dell'Ufficio federale di giustizia (parere trasmesso con scritto 16.2.1989 dellUFP) e lo ritenne di conseguenza prescritto, dopo aver considerato, sempre sulla scorta del suddetto parere, che la prescrizione non fosse interrotta dalla sentenza italiana. Queste valutazioni avvennero preliminarmente alla formalizzazione di un procedimento, per cui, come si desume dal già citato scambio di corrispondenza con _ ed i suoi difensori, il Procuratore
Pubblico rifiutò di emanare una decisione di non luogo a procedere. Tale rifiuto non fu oggetto di reclamo."
Il Procuratore Pubblico Generale rileva in conclusione che, a parte le corrispondenze evase, "non mi risultano ... solleciti di _ o dei suoi difensori tendenti ad ottenere una conclusione dei procedimenti non sfociati nell'atto d'accusa". Il magistrato propone la reiezione del gravame vista l'assenza di collaborazione, e ritenuto come non vi fosse dovere per la Procura Pubblica di comunicare all'Autorità italiana l'esito dei procedimenti. L'autorità giudiziaria elvetica ha infatti agito autonomamente e
"La comunicazione non avrebbe comunque esplicato effetti, visto che l'Italia non chiese l'assunzione del procedimento.
Come risulta dalla comunicazione 7.9.1999 del Ministero di Grazia e Giustizia italiano, tale autorità è comunque perfettamente al corrente della posizione processuale di _ in entrambi i Paesi;"
ed ancora
"se l'autorità giudiziaria francese ha dei dubbi sulla posizione processuale di _ in Svizzera, rispettivamente sul fatto che egli potesse lasciare liberamente il nostro territorio, non ritengo possa avere difficoltà ad ottenere via Interpol o tramite assistenza giudiziaria tempestive ed esaurienti risposte."
5.
In diritto si ha ritardata giustizia quando, in violazione dell'art. 4 Cost. (oggi sostituito dal nuovo art. 29 Cost.), l'autorità cui compete una decisione non vi pone mano oppure quando, pur dimostrandosi pronta a statuire, non lo fa tempestivamente e in modo adeguato alla natura delle cose e delle circostanze (GIAR 15.6.93, DTF 107 Ib 160 consid. 3d; TF 14.3.95 in re RRP): il ritardo nell'evasione della pratica costituisce violazione della Cost. per protratta o ritardata giustizia ove esso non sia contenuto nei limiti normali posti alle esigenze, segnatamente dai bisogni dell'istruttoria, dalla complessità delle questioni di fatto e di diritto sollevate nonché, ma in minor misura, dal numero delle pratiche pendenti dinanzi alla autorità adita (REP 1982 pag. 319, Giar 31.05.95, 408.93.4 in re M., sull'argomento inoltre si vedano: DTF 16.11.1994 in re AP, DTF 117 Ia 197 c.1c; Giar 31.1.1995, 455.94.2 in re M., Giar 27 maggio 1999, 322.99.1 in re T., si rinvia inoltre alla dottrina dominante, in particolare Arthur Haefliger, Die europäische Menschenrechtskonvention und die Schweiz, Bern 1993, pag. 160 e segg.; Mark E. Villiger, Handbuch der europäischen Menschenrechtskonvention (EMRK), Zürich 1993, § 22 pag. 264 e segg.; Peter Saladin, Das Verfassungsprinzip der Fairness, in: Erhaltung und Entfaltung des Rechts in der Rechtsprechnung des Schweizerischen Bundesgerichts, Festgabe zum 100-jährigen Bestehen des Bundesgerichts,
Basel 1975, pag. 43, L. Meyer, Das Rechtverzögerungsverbot nach Art. 4 BV, Bern 1982, pag. 34 e segg.).
6.
Con il suo reclamo _ pone all'attenzione del Giar diverse, a suo modo di vedere, manchevolezze e ritardi. Egli reclama decisione urgente vista la sua posizione di detenuto in attesa di estradizione dalla Francia all'Italia.
Solo parzialmente le sue doglianze sono ricevibili. Nella misura in cui il reclamante pretende dal Giar una decisione che vada al di là della constatazione di un ritardo con l'invito al Procuratore Pubblico competente di porvi rimedio il reclamo è irricevibile.
_ non può pretendere quindi che il Giar indichi al magistrato d'accusa i tempi ed i termini in cui egli deve agire.
Nella misura in cui con l'impugnativa il reclamante chiede un intervento dell'autorità svizzera verso quella italiana per fornire debita e completa informazione (reclamo pag. 3, lamentela non più ripresa nelle conclusioni del reclamo) il gravame va dichiarato irricevibile. Come detto il Giar (cfr. giurisprudenza citata sub. 4) non può imporre al Procuratore Pubblico le modalità della sua azione.
Il Procuratore Pubblico Generale ha comunque preso esaustiva, completa e condivisibile posizione in merito alle richieste di _ nelle sue osservazioni. Nella misura in cui la Svizzera, sulla scorta dell'art. 6 CP riconosciuto applicabile dal TF (DTF 9.4.1991), ha agito autonomamente nei confronti di un suo connazionale non sussiste obbligo di informazione all'autorità italiana che comunque - come osserva il Procuratore Pubblico nella sua presa di posizione - "è ... perfettamente al corrente della posizione processuale di _ in entrambi i Paesi".
In merito alla doglianza derivante dall'impossibilità per il reclamante di informare l'autorità francese in assenza di documenti occorre osservare come l'allora competente Procuratore Pubblico avv. _ abbia operato preciso rinvio a giudizio ed abbia deciso per il resto delle procedure con decreto 29 maggio 1989. Il reclamante personalmente, rispettivamente i suoi legali, dispongono delle decisioni e sentenze emanate nel contesto della procedura penale sfociata, da un lato, nella definitiva sentenza di condanna e, dall'altro, nel decreto di sospensione (si rammenta qui la riachiesta personale di _ di ottenere atti relativi al suo procedimento, così come desumibile da scritto 21.11.1996 del Procuratore Pubblico avv. _ all'UFP).
Per quanto attiene invece il processo _ basti qui rinviare a ciò che il Procuratore Pubblico Generale evidenzia nelle sue osservazioni a pag. 3 ossia che il Procuratore Pubblico allora competente qualificò gli atti come omicidio ai sensi del CPS, e lo ritenne (per i motivi citati sub 3) prescritto.
7.
A proposito della procedura sospesa con decisione coeva dell'atto d'accusa il Procuratore Pubblico Generale avv. _ osserva come risultino essere stati acquisiti "... in anni successivi" ulteriori atti. Si tratta di documentazione acquisita per rogatoria in Italia nel corso del 1990 e degli anni 1994/1995 (Commissione rogatoria 23.2.1990 Procuratore Pubblico alle autorità giudiziarie di Roma rispettivamente Commissione rogatoria 14 ottobre 1994 MP Lugano alle autorità competenti italiane evasa il 30.3/25.4.1995 con trasmissione di verbali di escussione di testi - in particolare - durante udienze della Corte d'Assise di Roma).
Dagli atti risultano annotazioni dell'allora Procuratore Pubblico avv. _ che attestano (il 22.7.1994) un lungo incontro con il reclamante finalizzato all'ottenimento della cessione del procedimento penale dall'Italia (cui fa seguito la commissione rogatoria 14.10.1994) e precedente telefonata tra _ ed il Procuratore Pubblico (26.5.1994). E' stata inoltre reperita una corrispondenza tra l'allora Procuratore Pubblico avv. _ e _ riferita alla possibilità di visionare gli atti di Polizia del reclamante con tempestiva presa di posizione del magistrato.
Non sembra comunque che i Procuratori Pubblici che si sono occupati del caso precedentemente all'assunzione dell'incarto da parte del Procuratore Pubblico Generale avv. _ abbiano in qualche modo formalmente deciso la riapertura delle indagini.
Nel corso degli anni la riattivazione del procedimento sospeso non risulta essere stata sollecitata da parte di _ (il reclamante non sostiene il contrario) ciò che rende il reclamo ai limiti della buona fede processuale.
Come rammenta il Procuratore Pubblico Generale nelle sue osservazioni non può essere dimenticato il riferimento al concorso dei reati vista la condanna a 17 anni inflitta al reclamante (ed espiata) voluto dall'art. 68 cifra 2 CPS ed ancora il lungo tempo trascorso dai fatti oggetto della decisione di sospensione (non impugnata dalla difesa), ossia oltre 20 anni dalla uccisione degli uomini della scorta e dell'on. _.
Queste circostanze attenuano ed in parte giustificano la giacenza di anni da parte della magistratura della procedura sospesa. In realtà il decreto 29 maggio 1989 è stato definito impropriamente di sospensione (come al suo dispositivo) essendo fondato sui disposti di cui agli art. 144 e 145 CPP/1941.
Come rammenta il reclamante l'evasione del merito del procedimento sospeso, e di altro per il quale il Procuratore Pubblico Generale ha dato sufficiente giustificazione in sede di osservazioni, diviene oggi attuale per l'esistenza di procedura estradizionale di _ dalla Francia all'Italia.
Il reclamo valendo quindi quale sollecito a procedere nei suoi incombenti è senz'altro stato adeguatamente recepito dal magistrato inquirente.
_, tramite i patrocinatori che si sono occupati del suo caso sin dall'arresto o comunque opportunamente patrocinato, potrà attivarsi presso il
Ministero Pubblico sollecitando la riattivazione rispettivamente prosecuzione della procedura a suo tempo sospesa.
Questo giudice, visto il silenzio del reclamante per anni a fronte della decisione di sospensione (non impugnata), deve rilevare come il reclamo in discussione appaia ai limiti della buona fede. Il silenzio per anni di _ ha di fatto aggravato il ritardo.
Vista l'assenza di puntuali e precisi interventi presso il Ministero Pubblico per un lungo lasso di tempo il gravame deve essere respinto.
Il reclamante, per il tramite dei suoi patrocinatori potrà rivolgersi al Procuratore Pubblico Generale avv. _ per le sue richieste di natura procedurale.
8.
Alla luce di quanto precede il gravame, nella misura in cui è ricevibile, va respinto senza carico di tassa di giudizio e spese. La decisione è definitiva.

## Considerations

La richiesta di assistenza giudiziaria gratuita (reclamo pag. 1), ossia la richiesta di concessione del gratuito patrocinio, rispettivamente la richiesta - rivolta al Ministero Pubblico - di nomina di un "difensore d'ufficio" (reclamo pag. 5) contestualmente all'emanazione di un atto d'accusa, rispettivamente ancora la richiesta di nomina di un legale competente "... in diritto penale italiano ed internazionale, possibilmente con esperienza nella tematica del ne bis in idem" qualora "... si proceda alla nomina di un difensore d'ufficio" (reclamo pag. 6 in fine e 7) saranno evase - dopo necessario chiarimento che il reclamante vorrà fornire - con atto separato.
P.q.m. vista la Costituzione federale e gli artt. 280 e segg. CPP