# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 015ba525-f2f5-45b2-9085-f14f32d1b4ed
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2015
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

Fatti:
A. In data 29 novembre 2010, il Giudice per le indagini preliminari (di seguito:
G.I.P.) presso il Tribunale di Napoli ha emesso un'Ordinanza di applicazio-
ne della custodia cautelare in carcere (di seguito: OCCC) nei confronti, tra
altri, di A., segnatamente per i reati di associazione per delinquere finaliz-
zata al contrabbando e contrabbando di tabacchi lavorati esteri commesso
con circostanze aggravanti giusta gli art. 291-quater, 291-bis e 291-ter II
comma lett. e) del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (v. OCCC n. 49230/07
R.G. G.I.P. n. 56652/06 R.G.N.R.; act. 3.4).
B. Mediante segnalazione del 18 novembre 2011, SIRENE Italia ha richiesto
l'arresto di A. ai fini di estradizione (act. 1.3).
C. Il 9 settembre 2014 A. è stato arrestato in vista di estradizione dall'autorità
elvetica. Il fermo era fondato su un separato ordine di arresto ai fini di
estradizione datato 1° settembre 2014, scaturito da una seconda OCCC del
G.I.P. presso il Tribunale ordinario di Como datata 19 maggio 2014. L'im-
pugnativa di A. contro tale ordine di arresto era stata respinta da questa
Corte con sentenza RH.2014.13 del 13 ottobre 2014. Il 26 novembre 2014
A. ha interposto ricorso anche avverso la successiva decisione di estradi-
zione emessa dall'UFG, procedura che è tuttora pendente.
D. Parallelamente, per i reati oggetto della presente procedura ed imputati a
A. dal G.I.P. di Napoli, il 7 ottobre 2014 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha
presentato all'UFG la domanda formale di estradizione emessa dal Ministe-
ro della Giustizia il 25 settembre 2014 (act. 3.4).
E. Il 20 gennaio 2015 l'UFG ha quindi ordinato l'arresto ai fini di estradizione
nei confronti di A. per i fatti ascrittigli dal G.I.P. di Napoli (act. 3.6). Nel suo
interrogatorio del 23 gennaio 2015 davanti al Procuratore pubblico ticinese,
A. si è opposto alla sua estradizione in via semplificata (act. 3.7).
F. Il 29 gennaio 2015, l'UFG ha annullato l'ordine di arresto del 1° settembre
2014 relativo alla procedura avviata dal G.I.P. di Como, avendo quest'ulti-
mo revocato la segnalazione a carico del reclamante nel Sistema Informa-
tico Schengen. L'autorità estera ha tuttavia precisato che sia l'OCCC
emessa dal G.I.P. di Como che la relativa richiesta di estradizione mante-
nevano la loro validità (v. act. 1; act. 3.8).
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G. Con reclamo del 2 febbraio 2015 indirizzato alla Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale, l'insorgente ha postulato l'annullamento
dell'ordine d'arresto ai fini di estradizione del 20 gennaio 2015 nonché la
sua immediata scarcerazione e, in via subordinata, la sua liberazione e l'a-
dozione di misure cautelari sostitutive alla carcerazione (act. 1).
H. Con osservazioni del 9 febbraio 2015, l’UFG ha proposto la reiezione del
reclamo (act. 3). Mediante replica del 12 febbraio seguente, trasmessa per
informazione all'UFG, il reclamante ha sostanzialmente confermato le sue
conclusioni (act. 4).
I. Con scritto del 19 febbraio 2015, il reclamante ha chiesto di essere posto al
beneficio degli arresti domiciliari (act. 7).
L. Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno
riprese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.

## Considerations

Diritto:
1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale del 19 marzo
2010 sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71), in relazione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assi-
stenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP;
RS 351.1), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui reclami
contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci gior-
ni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 AIMP), il
gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifi-
ca. Il gravame è di conseguenza ricevibile in ordine.
2.
2.1 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è an-
zitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre
1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Re-
pubblica italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Pro-
tocollo addizionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la
Repubblica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985,
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nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. della Con-
venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985
(CAS).
2.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto
nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 con-
sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1;
124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 con-
sid. 1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti
norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti
fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008
24 consid. 1.1).
2.3 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-
la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo
ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-
manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato
sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi,
a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma
solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-
dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108
consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale,
Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative
a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione,
come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente
nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306
consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-
ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in
seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il
Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-
sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della
persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane
l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108
consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale,
4a ediz., Berna 2014, n. 348 e segg.; STEFAN HEIMGARTNER, Ausliefe-
rungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradi-
zione può tuttavia essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata,
segnatamente se è verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà
all’estradizione né comprometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a
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AIMP; DTF 109 IV 159), se essa può produrre immediatamente il suo alibi
(art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le sue condizioni non le permettono di esse-
re incarcerata o se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la
domanda di estradizione e i documenti a suo sostegno non pervengono
tempestivamente (art. 50 cpv. 1 AIMP) o ancora se l’estradizione appare
manifestamente inammissibile (art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei
presupposti che giustificano l’annullamento dell’ordine di arresto, rispetti-
vamente la scarcerazione, deve essere valutata secondo criteri rigorosi, tali
da non rendere illusorio l’impegno assunto dalla Svizzera in virtù dell'art. 1
CEEstr di consegnare – ove la domanda di estradizione sia accolta e cre-
sciuta in giudicato – le persone perseguite allo Stato che ne ha fatto la ri-
chiesta (v. JdT 2012 IV 5 n. 142). In questo senso, la liberazione provviso-
ria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condizioni più restritti-
ve di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF 130 II 306
consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c).
2.4 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-
tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di
richiedere l'arresto e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su
tale domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito della stessa
(v. art. 16 n. 1 e n. 3). Applicabile è esclusivamente il diritto della Parte ri-
chiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali
l'arresto provvisorio potrà e, rispettivamente, dovrà cessare se la domanda
d'estradizione non è presentata col prescritto corredo, la Convenzione pre-
cisa che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre possibile "in quanto la
Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenute necessarie per evita-
re la fuga dell'individuo richiesto" (art. 16 n. 4). Nessuna disposizione con-
tiene invece la CEEstr circa la carcerazione estradizionale tra il momento
della presentazione della domanda e la decisione. Applicabile è quindi uni-
camente il diritto dello Stato richiesto, compatibilmente col rispetto degli
obblighi di consegna del ricercato che derivano dalla Convenzione
(DTF 109 Ib 223 consid. 2a, con rinvii; MOREILLON, op. cit., n. 7 e 9 ad
art. 47 AIMP).
3. Nel suo gravame l'insorgente sostiene che l'ordine di arresto in vista di
estradizione sarebbe manifestamente inammissibile secondo l'art. 51 cpv. 1
AIMP, non essendo rispettato il requisito della doppia punibilità. Egli si duo-
le inoltre del fatto che l'UFG non avrebbe prodotto l'incarto completo e sol-
leva una violazione dell'art. 50 cpv. 1 AIMP, non avendo l'autorità estera
presentato la domanda di estradizione ed i relativi documenti entro i termi-
ni.
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3.1 Il reclamante sembra tuttavia confondere la procedura relativa alla deten-
zione in vista d'estradizione con quella estradizionale vera e propria. Va
subito chiarito che tutte le censure relative a pretese irregolarità formali o
sostanziali della domanda di estradizione in quanto tale o della relativa pro-
cedura sollevate dal reclamante sono a questo stadio della procedura pre-
mature (v. consid. 2.3 supra). Esse potranno semmai essere fatte valere in
occasione di un ricorso contro un'eventuale decisione di estradizione che a
tutt'oggi fa difetto. La manifesta inammissibilità della domanda estera co-
stituisce l'unica eccezione a questa regola (DTF 130 II 306, 310 con-
sid. 2.3; DTF 111 IV 108, 110 consid. 3a). Il fatto che tali censure siano
invocate con un reclamo contro un ordine di arresto in vista di estradizione,
non può infatti avere per effetto quello di imporre alla Corte di procedere in
via anticipata ad un esame approfondito del merito (DTF 109 Ib 223 con-
sid. 3b; sentenza del Tribunale penale federale RH.2014.6 del 28 maggio
2014, consid. 2.2 con riferimenti). Certo, nel suo gravame l'insorgente alle-
ga precise e circostanziate censure su pretese gravi irregolarità: tuttavia
esse, a questo stadio della procedura, non permettono di concludere che
l'estradizione sia manifestamente inammissibile ai sensi dell'art. 51 cpv. 1
AIMP. Secondo la giurisprudenza, infatti, tale disposizione trova applica-
zione unicamente allorquando una delle ipotesi previste agli articoli da 2 a
5 AIMP è senza alcun dubbio realizzata (DTF 111 IV 108 consid. 3a; sen-
tenza del Tribunale federale 1S.1/2007 del 1° febbraio 2007, consid. 4.5),
fatto questo che non si verifica nella fattispecie.
In effetti, la censura relativa alla produzione solo parziale dell'incarto da
parte dell'UFG – formulata peraltro in modo generico, senza motivazione di
sorta e senza che sia anche solo accennato ad un qualsivoglia pregiudizio,
né che sia indicato quale ulteriore documento potrebbe rendersi necessario
nel caso di specie – come pure la contestazione in merito al mancato ri-
spetto dei termini di cui all'art. 50 cpv. 1 AIMP – a seguito del quale il re-
clamante non potrebbe comunque, nel caso concreto, pretendere la propria
scarcerazione (v. art. 16 n. 5 CEEstr; sentenza del Tribunale federale
1C_107/2012 del 23 febbraio 2012, consid. 1.5 e riferimenti citati;) – non
rientrano tra i casi di inammissibilità manifesta ai sensi dell'art. 51 cpv. 1
AIMP.
Lo stesso dicasi in merito all'asserita violazione del principio della doppia
punibilità, che il reclamante concretizza nell'entrata in vigore dell'art. 14
cpv. 4 DPA solo il 1° febbraio 2009, dunque posteriormente ai fatti ad egli
imputati. In effetti, anche volendo prescindere dal fatto che, secondo l'auto-
rità elvetica, applicabile alla fattispecie sarebbe anche l'art. 14 cpv. 2 DPA
(act. 3), la data di entrata in vigore del cpv. 4 dell'art. 14 DPA non giustifica
l'impossibilità di concedere l'estradizione giusta l'art. 2 n. 1 CEEstr per tale
fattispecie di reato. Il Tribunale federale ha in proposito già sentenziato che
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tanto il diritto dell'estradizione, quanto quello della cosiddetta assistenza
accessoria o piccola assistenza non constano di disposizioni del diritto pe-
nale materiale, ma di norme di procedura che – riservate eccezioni – sono
applicabili a tutti i casi che debbono decidersi dopo la loro entrata in vigore.
La giurisprudenza del Tribunale federale ha costantemente riconosciuto
questo principio, tanto in materia di estradizione (DTF 109 Ib 62 consid. 2a)
quanto in materia di assistenza accessoria (DTF 109 Ib 157 consid. 3b e 99
Ia 90). Il diritto in vigore al momento della decisione di estradizione è in par-
ticolare determinante per stabilire, ove ciò sia necessario, se sussista il re-
quisito della doppia punibilità (art. 5 par. 1 lett. a CEAG in relazione con la
dichiarazione fatta dalla Svizzera circa lo stesso articolo; art. 64 cpv. 1
AIMP): se il fatto perseguito è punibile si determina secondo il diritto penale
in vigore nello Stato richiesto al momento della decisione sulla domanda di
assistenza e non sulla scorta di quello vigente al momento della commis-
sione del fatto o della conclusione della Convenzione. Così, tanto l'estradi-
zione quanto l'assistenza (nel caso di necessità di misure coercitive) sono
da accordare se il fatto – punibile nello Stato richiedente – non lo era nello
Stato richiesto al momento in cui è stato commesso, ma lo è divenuto, per
una modifica del diritto interno, prima della decisione sulla domanda. La
misura coercitiva non è infatti più diretta, in tale momento, contro una per-
sona innocente; né è leso il precetto per cui la legge penale non ha effetto
retroattivo, poiché il diritto dell'assistenza è da equiparare alla procedura
penale, alla quale il principio di non retroattività è estraneo (DTF 129 II 462
consid. 4.3; 122 II 422 consid. 2a; 120 Ib 120 consid. 3b/bb; 112 Ib 576
consid. 2 e riferimenti citati; sentenza del Tribunale federale 1A.151/2000
del 7 luglio 2000, consid. 4aa).
In considerazione di tutto quanto sopra, non è possibile affermare che, ad
un esame prima facie, l'estradizione sia manifestamente inammissibile. Le
censure che possono quindi essere trattate nella presente procedura sono
esclusivamente quelle legate alla validità formale della richiesta d'arresto
provvisorio, nonché alla legalità e proporzionalità della detenzione estradi-
zionale subita dall'interessato.
4.
4.1 Il reclamante chiede che si prescinda dalla sua carcerazione, non essen-
dovi ragioni per dubitare che egli si sottrarrà all'estradizione né di ritenere
che egli comprometterà l'istruzione penale. Egli non potrebbe lasciare la
Svizzera, né chiaramente rientrare in Italia, essendo stato spiccato nei suoi
confronti un mandato di arresto europeo. In Svizzera egli possiederebbe
due abitazioni, vivrebbe con la moglie e due figli, lavorerebbe e deterrebbe
importanti interessi economici. Prova della sua intenzione di rimanere in
Svizzera sarebbe pure data dal fatto che, dopo essere stato liberato dal
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- 8 -
giudice di Vaduz, non sarebbe rimasto nel Liechtenstein né si sarebbe re-
cato in un Paese in cui l'estradizione sarebbe difficoltosa, ma sarebbe rien-
trato in Svizzera. E ciò pur essendo a conoscenza delle accuse nei suoi
confronti, del mandato d'arresto europeo ed avendo visionato la documen-
tazione relativa all'inchiesta italiana. Infine, nell'eventualità in cui l'estradi-
zione dovesse essere accordata, egli non intenderebbe sottrarsi alla mede-
sima, si presenterebbe spontaneamente o potrebbe facilmente essere fer-
mato.
In merito al rischio di collusione, essendo l'inchiesta penale in Italia ormai
conclusa (essendo peraltro tutte le altre persone coinvolte state nel frat-
tempo liberate o messe al beneficio degli arresti domiciliari), non vi sareb-
bero ragioni per temere un intralcio della medesima. Il reclamante sostiene
invece che, rimanendo a piede libero, egli avrebbe maggiori possibilità di
esaminare la copiosa documentazione dell'inchiesta. Infine, essendo stato
spiccato un mandato di arresto europeo, egli non potrebbe rifugiarsi in un
altro Stato europeo, Stato che provvederebbe infatti ad estradarlo.
Per tutti questi motivi, il mantenimento dell'arresto sarebbe pure in contra-
sto con il principio di proporzionalità.
4.2 Le censure ricorsuali in tale ambito sono già state esaminate e respinte
nella sentenza RH.2014.13 del 13 ottobre 2014 ai consid. 5.3 e 5.4, e pos-
sono essere qui riprese per intero, visto che la loro sostanza non è mutata
da allora.
Per costante giurisprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la
carcerazione della persone perseguita costituisce la regola mentre la scar-
cerazione rimane l'eccezione (v. consid. 2.3 supra e riferimenti ivi citati).
Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può tuttavia prescindere dall'e-
mettere un ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la per-
sona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né com-
prometterà l'istruzione penale. Queste due condizioni sono cumulative; se
l'interessato si prevale unicamente della realizzazione di una delle stesse
non potrà pretendere che si rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109
Ib 58 consid. 2).
La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II
306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo
di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-
no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da
diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e
otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Tici-
- 9 -
no), essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna
a una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanzia-
rie in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considera-
re che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scon-
giurato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza del Tribunale fede-
rale 8G.45/2001 del 15 agosto 2001, consid. 3a). In un altro caso, è stato
considerato che l'ampiezza dell'attività delittuosa (costituzione di un'asso-
ciazione criminale allo scopo di perpetrare truffe fiscali) e l'eventualità di
una pena privativa della libertà di lunga durata costituivano elementi suffi-
cienti a rendere verosimile il rischio che il reclamante potesse sottrarsi
all'estradizione, sebbene egli avesse legami importanti con la Svizzera, es-
sendo titolare di un permesso B, coniugato con una cittadina svizzera e
stesse per diventare padre. Tale rischio, acutizzato dalla sua giovane età,
non veniva sminuito dal fatto che, come ritenuto anche nelle altre cause,
fosse a conoscenza del suo perseguimento e non fosse nondimeno fuggito:
soltanto con l'ordine di arresto in vista d'estradizione si erano infatti concre-
tate sia le accuse sia la possibilità effettiva di essere estradato (sentenza
8G.49/2002 del 24 maggio 2002, consid. 3b). Tenuto conto di questa giuri-
sprudenza, il Tribunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del
pericolo di fuga nel caso di una persona perseguita con moglie, due bam-
bini (di sette anni e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera
(sentenza BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esi-
to nel caso di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci
anni, con moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto
anni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una
persona ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli
amici più stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In
una sentenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per
contro ordinato la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia
accusato negli Stati Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti
sessuali con una minorenne, e adottato misure sostitutive della detenzione
(sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.329, parzialmente pub-
blicata in RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudican-
te ha considerato che il pericolo di fuga non era così marcato da impedire
l'adozione di misure sostitutive della detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Vi-
sto anche che la pena massima comminabile all'estero era di due anni di
detenzione, il Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata cauzio-
ne corrispondente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, unita-
mente all'utilizzo di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring";
sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20), costi-
tuivano misure atte a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza
RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la
liberazione di una donna americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955,
con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha consi-
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derato che le precarie condizioni di salute della donna, unitamente al fatto
che la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordi-
ne di arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non
abbia intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti
per concludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ulti-
mo è stato in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali
il deposito di una cauzione di fr. 50'000.-- nonché la consegna dei docu-
menti d'identità (v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, con-
sid. 3c).
4.3 In concreto, non si è manifestamente in presenza di circostanze particolari
che imporrebbero di derogare, in via eccezionale, alla regola della carcera-
zione. Il reclamante, al beneficio di un permesso B, è cittadino italiano e ri-
siede in Svizzera – anche se non ininterrottamente – con la moglie (vero-
similmente anch'ella indagata; v. act. 3) e due figli; in Svizzera egli possie-
de due abitazioni e svolge la propria attività professionale. Inoltre, nei suoi
confronti è stato spiccato un mandato di arresto europeo. Tali constatazioni
non possono tuttavia essere considerate sufficienti ed idonee a dimostrare
legami o ostacoli tali da scongiurare il pericolo di fuga, tanto più che, nel
caso concreto, sono pendenti due richieste di estradizione: una fondata
sull'OCCC del G.I.P. di Napoli, per infrazioni gravi la cui pena massima
comminabile risulta di sei anni di detenzione, e l'altra fondata sull'OCCC del
G.I.P. di Como (v. act. 1.3; act. 3). Non è quindi da escludere che, di fronte
alla possibilità di un'estradizione all'Italia ed alla possibilità di scontare una
lunga condanna, l'estradando tenti di rifugiarsi in altri Paesi che non conce-
dono l'estradizione qualora fosse messo in libertà.
4.4 Il reclamante propone di sostituire la carcerazione con provvedimenti cau-
telari, come il versamento di una cauzione di fr. 50'000.-- (o di importo che
la Corte riterrà opportuno) con la contestuale consegna del passaporto,
l'obbligo di firma settimanale presso il pubblico ministero o la polizia, la
predisposizione di una sorveglianza tramite braccialetto elettronico, oppure
altre misure cautelari sostitutive, quali gli arresti domiciliari.
La sorveglianza tramite braccialetto elettronico (che non impedisce una fu-
ga, ma permette eventualmente solo di constatarla a posteriori: v. sentenza
del Tribunale penale federale RR.2009.329, consid. 1.1.2 e riferimenti cita-
ti), la consegna del passaporto e l'obbligo di annunciarsi non sono di per sé
sufficienti a scongiurare un pericolo di fuga. Il versamento di una cauzione,
seppur combinato con la sorveglianza tramite braccialetto elettronico,
avrebbe anch'esso solo un'incidenza minima sul pericolo in questione, rite-
nuta la possibilità di condanna ad una pena detentiva di lunga durata. Per
quanto concerne la cauzione, il Tribunale federale ha precisato che l'as-
senza di una dettagliata esposizione della situazione finanziaria dell'estra-
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dando impedisce all'autorità preposta di fissare l'importo della cauzione, ri-
tenuto pure che, in assenza di dati completi, anche una cauzione elevata
non sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza del
Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 febbraio 2003, consid. 5; v. anche
sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.76 del 5 maggio 2010,
consid. 4.3). Nel caso concreto, agli atti vi è unicamente l'indicazione che
egli sarebbe proprietario di due immobili in Svizzera, senza alcuna stima
dei medesimi. Dal dossier non emergono tuttavia indicazioni più concrete
né in merito al suo reddito né sugli importi effettivamente destinati al man-
tenimento suo e della sua famiglia, né su eventuali ulteriori spese correnti a
cui far fronte. In assenza delle necessarie indicazioni che possano permet-
tere di valutare, in modo adeguato, la situazione patrimoniale del reclaman-
te, non risulta possibile fissare l'importo di una cauzione concretamente
dissuasiva per evitare ogni pericolo di fuga, tanto più che, a dire del recla-
mate, la cauzione verrebbe versata con l'aiuto di parenti ed amici.
Sulla base dell'incarto, non sono dunque ravvisabili altri motivi che permet-
terebbero di ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussi-
stendo un reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equivalente
nei suoi risultati ma meno incisiva nei confronti dell'interessato, il provvedi-
mento impugnato non può essere considerato lesivo del principio della pro-
porzionalità. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando ordinando
misure cautelari sostitutive.
5. In conclusione il reclamo è integralmente respinto. Le spese seguono la
soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP).
La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese,
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--.
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