# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 77fa50a0-b623-4a1b-b6e8-648b81ce9443
**Court:** GR_VG
**Chamber:** GR_VG_003
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** GR / Eastern_Switzerland
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fattispecie:
1. A._ era residente a Y._ e percepiva un contributo di assistenza
sociale dal 1° gennaio 2019. Nel seguito si trasferì a X._ in data 1°
marzo 2019. Tramite il Servizio sociale Moesa, il 25 marzo 2019 presentò
una richiesta di assistenza pubblica al Comune di X._ (act. C.2) per il
periodo dal 1° marzo al 30 giugno 2019, facendo valere un deficit secondo
il foglio di calcolo (act. C.3) di fr. 1'330.75, con un totale di uscite di fr.
2'028.50 difronte a un totale di entrate di fr. 697.75. Fra le uscite, su detto
foglio di calcolo indicò innanzitutto un importo di fr. 775.-- per spese di
alloggio (=1⁄2 di fr. 1'550.-- come dal contratto di locazione, act. C.8) oltre a
fr. 90.-- di spese accessorie (=1⁄2 di fr. 180.-- come dal contratto di
locazione, act. C.8).
2. Nella sua descrizione della situazione del 27 marzo 2019 (act. C.15), il
Servizio sociale Moesa considerò che A._ sarebbe divorziata, non
avrebbe figli e secondo la convenzione di divorzio da marzo 2019 non
avrebbe più diritto a contributi di mantenimento dall'ex coniuge. Secondo le
sue dichiarazioni non avrebbe nemmeno più trovato un'occupazione da
gennaio 2019 e la sua richiesta di disoccupazione sarebbe ferma a Coira.
A X._ convivrebbe ormai dal 1° marzo 2019 con il suo nuovo partner,
C._, dal quale aspetterebbe una figlia. Questi avrebbe un garage di
autoriparazioni di sua proprietà a Z._ (Garage C._ Sagl). A mente
del Servizio sociale Moesa, egli non sarebbe tenuto a far fronte a tutte le
spese di A._ perché la convivenza non supererebbe i due anni;
dovrebbe però comunque assumersi metà delle spese (affitto, forfait di
mantenimento ecc.) e versare a A._ un importo quale indennizzo per
la conduzione domestica fissato a fr. 309.75 (=1⁄2 dell'eccedenza calcolata
di C._ pari a fr. 619.50).
Per quanto attiene alle spese di alloggio, i due partner si sarebbero trasferiti
da Y._ a X._ in un appartamento da fr. 1'550.-- mensili, oltre a fr.
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180.-- di spese accessorie (vedi il contratto di locazione, act. C.8), e
C._ avrebbe concluso un contratto di portineria [n.d.r.: rispettivamente
due contratti, vedi act. B.1] a nome della sua ditta per diminuire il costo
elevato dell'appartamento. Il guadagno mensile per la portineria sarebbe di
fr. 750.-- circa.
Il Servizio sociale Moesa dichiarò di aver informato A._ sulle
disposizioni in materia di locazione per le persone in assistenza, ossia il
dovere di trovare una sistemazione economicamente favorevole, non
superante indicativamente i fr. 1'000.-- per due persone (a X._), e di
richiedere un preavviso al Comune di X._. Queste disposizioni non
sarebbero state rispettate e pertanto la richiedente sarebbe stata informata
che il Comune di X._ potrebbe riconoscere anche solo fr. 500.-- di
spese di alloggio mensili. Sul foglio di conteggio di convivenza,
verosimilmente compilato dal Servizio sociale Moesa (act. C.7), figurano,
per la richiedente, un totale di uscite di fr. 1'717.40 (tenendo conto appunto
di soli fr. 500.-- per spese di alloggio e aggiungendo però ulteriori fr. 53.90
per spese di trasporto) e delle entrate di fr. 388.--, oltre ai fr. 309.75 di
indennizzo per la conduzione di economia domestica a carico del partner,
calcolati in base alle sue uscite ed entrate (tenendo conto per lui però di fr.
1'230.-- di spese di alloggio, ossia la differenza tra i fr. 1'550.-- per la pigione
più fr. 180.-- di spese accessorie e i fr. 500.-- già riconosciuti alla
richiedente).
3. Con decisione di assistenza del 1° rispettivamente del 3 maggio 2019 (act.
C.17), il Municipio del Comune di X._ ritenne che, essendo già
beneficiaria dell'assistenza quando si era trasferita da Y._ a X._,
sarebbe stato compito della richiedente informarsi anticipatamente in
merito alle direttive cantonali in materia di assistenza e alle indicazioni del
Comune di X._ in materia di alloggio. Statuì perciò che le spese
relative all'affitto dell'appartamento di 31⁄2 locali sarebbero ritenute troppo
elevate e verrebbe riconosciuto unicamente un importo di fr. 500.-- mensili
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per tali spese. Inoltre andrebbe pure considerata l'entrata aggiuntiva per il
lavoro di portineria pari a fr. 750.--. A._ verrebbe pertanto sostenuta
con fr. 965.75 mensili dal 1° marzo 2019 al 30 giugno 2019.
4. Con scritto del 23 maggio 2019 (act. A.1) A._ ha presentato ricorso al
Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni contro detta decisione di
assistenza. La ricorrente chiede il motivo per cui nel calcolo delle spese
relative all'affitto dell'appartamento verrebbe considerata l'entrata
aggiuntiva per il lavoro di portineria di fr. 750.-- (importo inoltre da lei
ritenuto errato, poiché si tratterebbe anzi di soli fr. 740.--), sebbene il
contratto sarebbe stato stipulato dal suo compagno a nome della Garage
C._ Sagl, di cui sarebbe socio e gerente il compagno. Le fatture per
tale servizio di portineria verrebbero emesse mensilmente a nome della
Garage C._ Sagl e saldate dalla fiduciaria della stessa sul conto della
società. In allegato la ricorrente ha trasmesso i due contratti per il servizio
di portineria per la Residenza D._ A/B e C (act. B.1) e l'estratto del
Registro di commercio del Cantone Ticino della società del compagno (act.
B.2).
5. Invitato a esprimersi con decreto del 27 maggio 2019 (act. D.1) entro un
termine prorogato su richiesta (act. D.2 e D.3), il Comune di X._ ha
presentato le sue osservazioni il 25 giugno 2019 (act. A.2). Chiede la
reiezione del ricorso, per quanto ricevibile, e fa valere innanzitutto che il
ricorso non soddisferebbe i requisiti legali di forma, perciò andrebbe
assegnato un termine alla ricorrente per l'eliminazione dei vizi e, in caso di
mancato adempimento, non andrebbe entrato nel merito del ricorso.
Dichiara poi che il Servizio sociale Moesa avrebbe espressamente
informato la ricorrente già prima del suo trasferimento a X._ in merito
alle disposizioni in materia di locazione per le persone in assistenza e in
particolare l'avrebbe avvisata che l'appartamento che intendeva locare
sarebbe troppo caro. Di conseguenza non si applicherebbe la regola di cui
all'art. 8 DELCAss, secondo la quale le spese di alloggio giudicate
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eccessivamente elevate devono essere finanziate fino al prossimo termine
di disdetta, al massimo per sei mesi. Il modo di agire assunto dalla
ricorrente equivarrebbe a un manifesto abuso di diritto. Del resto il ricavo
dal contratto di portineria andrebbe imputato a entrambi i partner concubini,
considerato che i contratti sarebbero stati stipulati proprio per ridurre la
pigione mensile e che sarebbe verosimile che (perlomeno durante il giorno)
anche A._ si occuperebbe delle attività di portineria pattuite. Poco
importerebbe infine l'importo preciso (fr. 750.-- o fr. 740.--), poiché si
giungerebbe comunque a un contributo assistenziale inferiore alla richiesta
della ricorrente, cioè al massimo fr. 965.75 secondo una prima variante di
calcolo e fr. 955.75 o fr. 960.75 secondo una seconda variante di calcolo.
Nella prima variante si riconoscerebbe fr. 500.-- quale importo massimo
possibile per le spese di alloggio, nella seconda invece ci si baserebbe sulle
spese effettivamente sostenute, ossia la pigione meno il guadagno di
portineria (prendendo una volta fr. 750.-- e l'altra volta invece fr. 740.--), poi
diviso per due.
Variante 1: totale uscite dichiarate fr. 2'028.50
− spese di alloggio (non riconoscibili) fr. 775.--
− spese accessorie (non riconoscibili) fr. 90.--
+ spese di alloggio massime riconoscibili fr. 500.--
(=1⁄2 di fr. 1'000.--)
− entrate riconosciute fr. 697.75
Contributo fr. 965.75
Variante 2: totale uscite dichiarate fr. 2'028.50
− spese di alloggio (non riconoscibili) fr. 775.--
− spese accessorie (non riconoscibili) fr. 90.--
+ spese di alloggio effettive riconoscibili fr. 495.--
(=1⁄2 di [fr. 1'730.-- − fr. 740.--])
− entrate riconosciute fr. 697.75
Contributo fr. 960.75
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Tali osservazioni del Comune convenuto sono state notificate alla
ricorrente il 26 giugno 2019 (act. D.4) con la possibilità di presentare una
replica.
6. La ricorrente ha trasmesso la sua replica il 3 luglio 2019 (act. A.3),
allegando questa volta la decisione impugnata oltre a vari altri documenti
(act. B.3–B.10). Dichiara che i costi effettivi dell'appartamento a X._
ammonterebbero a fr. 990.--, considerata la "deduzione" del compenso per
la portineria di fr. 740.-- (e non fr. 750.--), comprovato questo ormai dai
documenti allegati. Lo scopo del trasferimento da Y._ a X._ al
quinto mese di gravidanza avrebbe avuto anche lo scopo di garantire una
vita dignitosa – ma non lussuosa – alla figlia nascitura B._, nata poi in
giugno 2019. Difatti, come da normative, con la bambina avrebbero poi
potuto beneficiare di un appartamento di 31⁄2 locali con un costo mensile
compreso tra i fr. 1'000.-- e i fr. 1'100.--. Sarebbe fuori luogo pretendere
che si trasferisse dapprima in un appartamento più piccolo prima del parto,
per poi ritrasferirsi dopo la nascita della bambina in un'abitazione più
grande come di suo diritto. Aggiunge infine che il partner, C._, in
qualità di indipendente percepirebbe un salario mensile non fisso. Tutto
sommato sarebbe dunque giustificata la richiesta del contributo
assistenziale di fr. 1'330.75, importo peraltro suggeritole dal Servizio
sociale Moesa.
La replica è stata notificata al Comune l'8 luglio 2019 (act. D.5) con la
possibilità di inoltrare una duplica.
7. Il Comune ha presentato la sua duplica il 20 agosto 2019 (act. A.4), nella
quale fa valere nuovamente che la richiesta di cui al ricorso non
adempirebbe i requisiti di forma necessari per poter essere considerata un
petito di causa, perciò il ricorso permarrebbe irricevibile. Rinfaccia alla
ricorrente di polemizzare, anziché correggere i vari errori formali. Nel merito
sostiene che la ricorrente avrebbe basato la sua richiesta di prestazioni per
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un totale di fr. 1'330.75 su delle uscite mensili di fr. 2'028.50, composte fra
l'altro dalla sua quota della pigione di fr. 775.-- e delle spese accessorie di
fr. 90.-- per complessivi fr. 865.-- al mese. Non avrebbe invece menzionato
l'entrata di fr. 740.-- (ormai incontestati, cioè non più fr. 750.--) per i lavori
di portineria. Nella replica, la ricorrente avrebbe concesso che i costi
effettivi ammonterebbero invece a fr. 990.--, cioè i fr. 1'730.-- come da
contratto meno i fr. 740.-- di portineria. Da ciò risulterebbe che le si
potrebbe riconoscere per forza soltanto fr. 495.-- anziché fr. 865.-- per le
spese di alloggio, giustificando così la riduzione del contributo di assistenza
di fr. 370.-- (dai fr. 1'330.75 richiesti a fr. 960.75). Concedendo alla
ricorrente un contributo di fr. 965.75 mensili, il Comune le avrebbe di
conseguenza riconosciuto fr. 5.-- in più di quanto effettivamente avesse
diritto. Abbondanzialmente, quand'anche non fosse stato possibile
computare la riduzione data dal ricavo per il servizio di portineria, la
decisione del Comune convenuto di accettare solo i fr. 500.-- (1⁄2 di fr.
1'000.--) come quota parte di spesa computabile per l'alloggio sarebbe
stata giustificata dai limiti posti alle spese di locazione dalle direttive
COSAS e dalla direttiva comunale.
La duplica è stata trasmessa per conoscenza alla ricorrente il 21 agosto
2019 (act. D.6).

## Considerations

Considerandi:
1. Contestata è qui una decisione in materia di assistenza sociale. Essa
costituisce una decisione impugnabile ai sensi dell'art. 49 cpv. 1 lett. a della
Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 (LGA; CSC
370.100). Competente è dunque il Tribunale amministrativo del Cantone
dei Grigioni. Ciò è indiscusso.
2. La ricorrente è legittimata a ricorrere e il suo ricorso è tempestivo. Tuttavia
il Comune convenuto fa valere dei vizi di forma. A tal proposito si costata
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però che, benché il ricorso non contenga un petito esplicito nel senso
formale classico, la richiesta della ricorrente risulta palesemente dal
contesto e in particolare dalla motivazione della replica. La ricorrente
chiede difatti nel senso che il contributo di assistenza sociale concessole
sia fissato a fr. 1'330.75 come dalla sua richiesta iniziale, anziché decurtato
a fr. 965.75 come deciso dal Comune convenuto. Lo riconosce perlomeno
indirettamente pure il Comune convenuto nella sua duplica. Le censure
formali in merito avanzate dal Comune convenuto sono dunque infondate
e la Corte può entrare nel merito del ricorso.
3. Giusta l'art. 43 cpv. 3 lett. a LGA il Tribunale amministrativo decide nella
composizione di giudice unico quando il valore litigioso non supera
complessivamente i fr. 5'000.-- e non è prevista una composizione di cinque
giudici ai sensi del cpv. 2 di detta disposizione. Secondo la prassi di questa
Corte, in casi concernenti l'assistenza sociale il valore litigioso è composto
dalla differenza tra il contributo mensile richiesto dall'istante nei petiti di
ricorso e quello corrisposto nella decisione impugnata. Qualora non sia
dato sapere per quanto tempo l'istante faccia valere pretese di assistenza
sociale, sempre per prassi, detto importo è annualizzato, moltiplicandolo
per 12 (vedi la sentenza del Tribunale amministrativo U 14 69 del 23
dicembre 2014 consid. 1.b con cui è stata fondata detta prassi). Nel caso
qui in giudizio non si è in presenza di una costellazione che richieda la
composizione di cinque giudici ai sensi dell'art. 43 cpv. 2 LGA. La differenza
mensile tra richiesta e decisione impugnata è di fr. 365.--. Anche se la
ricorrente avesse chiesto e/o ottenuto l'assistenza sociale per un periodo
più lungo che i 4 mesi di cui alla sua domanda del 25 marzo 2019 e alla
decisione del 1° maggio 2019 (cioè da marzo 2019 a giugno 2019), si
giungerebbe alla somma di fr. 4'380.-- all'anno, ossia un importo comunque
inferiore alla soglia di fr. 5'000.-- prevista all'art. 43 cpv. 3 lett. a LGA. Di
conseguenza il Tribunale amministrativo decide nella composizione di
giudice unico.
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4. Essendo controverso l'importo concreto da corrispondere quale contributo
di assistenza sociale, conviene rievocare dapprima i principi applicabili al
calcolo dello stesso.
4.1. Giusta l'art. 12 Cost. chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé
stesso ha diritto di essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi
indispensabili per un'esistenza dignitosa. Tale disposizione costituzionale
garantisce solo il diritto a un minimo d'esistenza, lasciando al legislatore
federale, cantonale o comunale il compito di fissarne la portata e le
modalità. Nel Cantone dei Grigioni, l'aiuto sociale è segnatamente
disciplinato dalla Legge sull'assistenza alle persone nel bisogno del 3
dicembre 1978 (Legge cantonale sull'assistenza, abbreviazione inufficiale
LCAss; CSC 546.250). Ai sensi dell'art. 1 LCAss è persona nel bisogno chi
non possa provvedere sufficientemente o tempestivamente con mezzi
propri al suo sostentamento e a quello dei membri della sua famiglia che
ne condividono il domicilio (cpv. 1). Sono prestazioni assistenziali le
prestazioni in denaro o in natura concesse alle persone nel bisogno e i
provvedimenti atti a evitare l'indigenza incombente o a eliminarla qualora
fosse già subentrata (cpv. 2). Secondo l'art. 1 delle Disposizioni esecutive
della legge cantonale sull'assistenza dell'8 novembre 2005 (DELCAss;
CSC 546.270), per la valutazione dell'assistenza da parte del comune
competente sono determinanti le direttive della Conferenza svizzera delle
istituzioni dell'azione sociale per il calcolo dell'aiuto sociale (COSAS), con
delle concretizzazioni e limitazioni nelle disposizioni seguenti delle
DELCAss.
4.2. Ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 lett. b DELCAss, nel calcolo del minimo vitale
determinante per la valutazione dell'assistenza devono essere considerate
fra l'altro anche le spese di alloggio. Giusta l'art. 8 DELCAss, poi, nel
calcolo del minimo vitale deve essere considerato l'affitto medio sul
mercato locale di un appartamento economicamente vantaggioso per la
rispettiva grandezza del nucleo familiare, più le spese accessorie. Spese
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di alloggio giudicate eccessivamente elevate devono inoltre essere
finanziate soltanto fino al prossimo termine di disdetta, al massimo tuttavia
per sei mesi. Secondo la giurisprudenza, però, ciò vale solo per chi non
beneficia già di prestazioni assistenziali. Le direttive COSAS
raccomandano inoltre concretamente ai comuni, difronte alla diversità
locale o regionale degli affitti, di definire dei limiti massimi per le spese di
alloggio a livello regionale, tenendo conto della dimensione delle economie
domestiche, e di riesaminarli periodicamente.
4.3. Nel caso che qui ci concerne, il Comune ha emanato delle direttive entrate
in vigore il 3 febbraio 2016 (act. C.19), concedendo per un nucleo familiare
di 1–2 persone un appartamento da 21⁄2 locali con un limite dei costi d'affitto
mensile da fr. 700.-- a fr. 900.-- e per un nucleo familiare di 2–3 persone un
appartamento da 31⁄2 locali con un limite dei costi d'affitto mensile da fr.
1'000.-- a fr. 1'100.--.
5. Come si vedrà nel seguito, nella fattispecie sono stati misti degli importi da
due calcoli con basi completamente diverse. Si impone dunque rifare
l'intero calcolo, riferendosi alla denominazione delle posizioni di cui al
modulo ufficiale H.10 delle direttive COSAS 12/15, tenendo conto della
situazione del nuovo partner della ricorrente e in tal modo pure
dell'indennità per la conduzione dell'economia domestica.
5.1. La ricorrente chiede essenzialmente un contributo equivalente al deficit
calcolato in act. C.3 di complessivi fr. 1'330.75. Su quel foglio di calcolo,
alla posizione B.3 sono stati indicati fr. 865.-- per spese di alloggio,
corrispondenti cioè alla metà delle spese totali di alloggio di fr. 1'730.--, e
non sono stati dedotti i fr. 740.-- (o qualsiasi altra somma) di entrate per il
servizio di portineria. Si nota inoltre che su quel foglio, da un lato è stato
preso detto importo di fr. 865.-- per spese di alloggio per la ricorrente (e di
conseguenza gli altri fr. 865.-- andrebbero riconosciuti al partner quale sua
uscita), mentre dall'altro invece alla posizione F.5.2 l'importo d'indennizzo
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per la conduzione dell'economia domestica è stato ripreso dal foglio di
calcolo dell'economia domestica (act. C.7), dove alla ricorrente sono stati
riconosciuti solo fr. 500.-- per spese di alloggio e i fr. 1'230.-- restanti sono
stati interamente computati quali uscite del partner (sebbene siano stati
considerati fr.750.-- di entrate per il servizio di portineria), riducendo così
sensibilmente la sua eccedenza a fr. 619.50. Un tale miscuglio di importi
da due calcoli con basi del tutto diverse è palesemente scorretto.
5.2. Il Comune convenuto, di canto suo, ha riconosciuto un contributo di fr.
965.75, facendo un calcolo ancora diverso. Egli ha accettato le uscite della
ricorrente di cui all'act. C.3 di fr. 2'028.50 – senza dunque tener conto delle
spese di trasporto di fr. 53.90 – e ha poi ridotto l'importo per spese di
alloggio da fr. 865.-- a fr. 500.-- nella prima variante e a fr. 495.-- nella
seconda. Prendendo erroneamente l'indennizzo per la conduzione
dell'economia domestica come è stato calcolato nell'act. C.7 – come ha
fatto la ricorrente – giunge così a un deficit di fr. 965.75 rispettivamente poi
nella seconda variante di fr. 960.75. Anche questo calcolo non è corretto.
5.3. Intanto si costata che l'unico punto contestato sia dal Comune convenuto
sia dalla ricorrente è quello delle spese di alloggio, comprese le entrate, o
meglio la deduzione da operare per il ricavo del servizio di portineria. Ne
segue viceversa che tutti gli altri importi non sono contestati e ad esempio
i fr. 53.90 di cui al documento act. C.7 per spese di trasporto possono
essere concesse alla ricorrente. Tornando alle spese di alloggio, la
domanda della ricorrente di corrisponderle un contributo di fr. 1'330.75 si
basa, come detto, su un riconoscimento di spese di alloggio sue di fr. 865.--
. La ricorrente sostiene che l'appartamento sia adeguato e sufficientemente
economico, tenuto conto della riduzione per il servizio di portineria. Senza
dirlo espressamente, chiede nel senso che le spese di alloggio da
aggiudicarle siano fissate a fr. 865.--. Ciò non è ammissibile, poiché
significherebbe che bisognerebbe riconoscere al partner l'altra metà e così
giungerebbe a una somma largamente eccessiva dal punto di vista delle
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spese riconoscibili secondo le direttive COSAS e del Comune qui
convenuto. Anche se si volesse dedurre i fr. 740.-- di portineria (e non fr.
750.--, poiché il Comune convenuto ha ormai riconosciuto tale importo, del
resto comprovato anche dai nuovi documenti agli atti) esclusivamente
dall'importo del partner, si arriverebbe a un risultato iniquo.
5.4. Poco importa, però, quale metodo di calcolo sia da usare. È difatti stata la
ricorrente stessa a dichiarare esplicitamente nella sua replica che i costi
effettivi di alloggio sarebbero di fr. 990.--. Ciò poiché dalla pigione
ammontante a fr. 1'550.-- più le spese accessorie di fr. 180.-- mensili
andrebbero appunto dedotti i fr. 740.-- di entrate per il servizio di portineria,
essenzialmente prestato da entrambi i partner. Da questa dichiarazione
segue per conseguenza che l'importo delle spese di alloggio (affitto e spese
accessorie) da prendere per il calcolo – per ambedue i partner – è di fr.
495.--, ossia 1⁄2 delle spese effettive totali di fr. 990.--. Tale somma non
supera la soglia prevista nelle direttive del Comune convenuto (act. C.19).
A titolo abbondanziale va confermato quanto sostenuto dal Comune
convenuto in merito alla situazione giuridica. In quanto beneficiaria di
prestazioni assistenziali già da gennaio 2019, la ricorrente doveva essere
al corrente che le spese di alloggio sarebbero state finanziate dall'ente
pubblico a condizione che l'oggetto locato fosse stato idoneo alla sua
situazione personale ed economica. Del resto anche le direttive COSAS
rammentano che "quando un assistito cambia comune di domicilio, l'ente
di sostegno sociale precedente dovrà verificare se nel nuovo comune
l'affitto previsto sarà accettato". Il Servizio sociale Moesa ha difatti
espressamente informato la ricorrente a riguardo e gli importi massimi nel
nuovo comune di domicilio le erano noti. È dunque a ragione che il Comune
convenuto si oppone a riconoscere un importo per spese di alloggio
superiore a fr. 500.-- per uno. Resta quindi da rifare il calcolo del contributo.
Compilando di nuovo il modulo ufficiale H.10 delle direttive COSAS 12/15
si giunge ai seguenti importi:
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Fabbisogno secondo le norme COSAS (importi in fr. al mese)
Copertura dei bisogni materiali primari: partner istante B.2.2 Forfait per il mantenimento (economia dom. 2 pers.) 755.00 755.00
B.3 Spese di alloggio (accessorie comprese) 495.00 495.00
B.5 Spese di base per la salute:
▪ Premi assicurazione base LAMal 343.20 330.10
▪ Forfait per franchigie e partecipazioni 85.30 -
Prestazioni specifiche: C.1.1 ▪ Spese supplementari di trasporto 500.00 53.90
C.1.4 ▪ Spese dovute a malattia o handicap - 78.40
▪ Spese per cure dentarie 39.00 -
C.1.5 Assicurazioni (domestica e RC) 15.00 -
Incentivi d'integrazione: C.2 Supplementi d'integrazione / quota esente 500.00 - / E.1.2 (franchigia) sul reddito da attività lucrativa
Ampliamenti Imposte 285.00 -
Altro (Terzo pilastro) 378.00 -
Totale delle spese computabili 3'395.50 1'712.40
Entrate E.1.1 Reddito netto da attività lucrativa 4'000.00 -
F.1 Altre entrate - 388.00
Sostanza E.2.1 In caso di contributo di convivenza - -
H.4 Indennità per la conduzione dell'economia dom. - -
Totale delle entrate computabili 4'000.00 388.00
Deficit / Eccedenze 604.50 -
F.5.2 Indennità per la conduzione dell'economia dom. - 302.25 (corrispondente al 50% del reddito eccedente)
Deficit / Eccedenze - −1'022.15
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5.5. La ricorrente ha dunque un deficit mensile di fr. 1'022.15. In parziale
accoglimento del ricorso le va perciò riconosciuto un contributo di
assistenza sociale per tale importo.
6. Resta da decidere sulle spese processuali e ripetibili che di regola seguono
la soccombenza (art. 73 cpv. 1 LGA e art. 78 cpv. 1 LGA).
6.1. Dato che il contributo di assistenza sociale riconosciuto alla ricorrente è
soltanto marginalmente superiore a quello corrispostole dal Comune
convenuto e largamente inferiore a quello preteso dalla ricorrente, si
giustifica considerare integralmente soccombente la ricorrente.
6.2. Viste le circostanze economiche della ricorrente, si giustifica
eccezionalmente rinunciare a prelevare spese processuali a suo carico.
6.3. Giusta l'art. 78 cpv. 2 LGA ai comuni non vengono di regola assegnate
ripetibili se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali.
Nell'occorrenza non vi sono gli elementi per scostarsi eccezionalmente da
tale regola.
Il Giudice unico decide:
1. Il ricorso è parzialmente accolto. La decisione impugnata è riformata nel
senso dei considerandi, corrispondendo alla ricorrente un contributo
assistenziale di fr. 1'022.15 anziché fr. 965.75 per il periodo dal 1° marzo
2019 al 30 giugno 2019, tenendo conto degli importi già versati. Per il resto
il ricorso è respinto.
2. Non si prelevano spese processuali.
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3. Non sono riconosciute spese ripetibili.
4. [Vie di diritto]
5. [Comunicazioni]