# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4028d25f-57b5-5bae-b277-cb8a8d9462eb
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RICO1, assicurato contro le malattie presso CON1, a seguito della formazione di un linfoma non hodgkin alla tonsilla destra ha dovuto sottoporsi nel 1992 a trattamenti di chemio e radioterapia, che gli hanno causato gravi carie secondarie a tutto l'apparato masticatorio, nonché danni parodontali e una aumentata predisposizione alle infezioni dell'osso mascellare. Nel corso del biennio 1995/1996, l'interessato ha chiesto all'assicuratore l'assunzione delle spese di cura dentaria dispensate nel 1994 e la garanzia di copertura per un trattamento di risanamento della cavità orale, prevedente in particolare interventi di otturazione, di cura radicolare e di revisione parodontale, ancora da eseguire e dichiarato indispensabile dal medico curante.
1.2. In data 17 gennaio 1997 la Cassa malati ha negato l'assunzione delle prestazioni richieste. Contro la decisione su opposizione del 20 marzo 1997, l'assicurato è insorto al TCA, che ha respinto il ricorso in data 14 gennaio 1998 (inc. 36.97.97).
1.3. Dopo aver incaricato una commissione di esperti, composta del _ della _ di _, del dott. _ della _ di _ e della dott. _ della _ di _, di allestire una perizia medico-dentaria in merito ad una serie di questioni connesse in parte anche con la tematica qui in oggetto e comuni a diverse procedure pendenti dinanzi al TFA, l'Alta Corte, con giudizio del 19 dicembre 2001 (K 39/98) ha accolto il ricorso presentato dall'interessato, rinviando la causa all'assicuratore per nuovi accertamenti, affermando:
"
(...)
2.- Oggetto della lite è il tema di sapere se a ragione la Corte cantonale ha respinto la domanda di copertura assicurativa di _RICO1 per gli interventi di risanamento dentario prospettati a riparazione dei danni conseguenti ai trattamenti di chemio- e radioterapia, cui l'insorgente è stato sottoposto per la cura del linfoma non hodgkin. Non più controversa è invece la questione relativa al rimborso delle spese occasionate dalle cure dentarie dispensate nel 1994, non essendo tale domanda più stata sollevata in questa sede." (sottolineature del redattore)
In seguito, dopo aver escluso l'applicazione degli art. 18 e 19 OPre, il TFA, a proposito dell'art. 17 OPre, ha rilevato:
"
c) La norma in esame offre due appigli ai fini di un'assunzione a carico dell'assicurazione di base delle spese di trattamento dentario connesse con la trattazione di affezioni tumorali maligne. Così come ha appena osservato questa Corte, da un lato possono ricadere sotto il disposto dell'art. 17 lett. b, terza cifra, OPre le cure dentarie resesi necessarie a seguito di un trattamento di chemioterapia originante malattie del parodonto (parodontopatie), tali affezioni potendo essere considerate effetti secondari irreversibili di medicamenti (cfr. sentenza citata del 28 settembre 2001 in re J.). Dall'altro, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale cantonale, il trattamento di affezioni dentarie conseguenti alla cura di tumori maligni del viso, dei mascellari e del collo può essere posto a carico dell'assicurazione obbligatoria in applicazione diretta della lett. c, seconda cifra, OPre, anche se il danno dentario non è stato provocato (direttamente) dal tumore maligno in quanto tale, bensì dalle cure instaurate per il trattamento di tale malattia (sentenza del 14 dicembre 2001 in re V., K 104/99).
5.- Nell'evenienza concreta, è incontestato che il linfoma non hodgkin costituisca un tumore maligno del collo. Allo stesso modo, è pacifico che le cure instaurate per il trattamento di tale male abbiano dato luogo a lesioni dentarie multiple, nonché ad affezioni parodontali.
Ora, in considerazione dei principi giurisprudenziali suesposti, si giustifica di rinviare gli atti alla Cassa, affinché, previo nuovo accertamento del caso, determini in quale misura le affezioni dentarie e parodontali accusate dal ricorrente siano da qualificare quale conseguenza della grave malattia o comunque siano da ricondurre agli effetti delle cure instaurate per il suo trattamento e, posta questa premessa, indichi quali interventi prospettati dal medico curante di _RICO1 siano definiti alla cura di tali affezioni. Esaminato in particolare il requisito di causalità - che gli atti all'inserto non sembrano comunque mettere in dubbio -, l'istituto assicuratore dovrà esprimersi sull'estensione del diritto a prestazioni, conformemente ai principi di efficacia, appropriatezza ed economicità (art. 32 cpv. 1 LAMal)." (sottolineature del redattore)
1.4. Con decisione su opposizione del 4 marzo 2003, che conferma la decisione formale del 31 ottobre 2002, l'assicuratore ha negato il pagamento di ulteriori prestazioni oltre all'importo già versato di fr. 44'989.-- (doc. A).
1.5. Contro la predetta decisione è tempestivamente insorto l'assicurato, rappresentato dall' RAPP1 affermando:
"
4- Con decisione 31 ottobre 2002, ovvero a distanza di quasi un
anno dalla decisione dell'alta Corte Federale, la CON1 ha emesso la propria decisione negando al ricorrente il versamento del saldo delle spese da lui sopportate per le cure medico dentarie e dipendenti o in relazione di causalità con i trattamenti della malattia (linfoma non Hodgkin).
In particolare la CON1 ha ritenuto di aver già versato al ricorrente un importo di fr. 44'989.- su un importo complessivo di fr. 58'842,75 per spese medico dentarie e che il costo di una protesi dentaria "sarebbe costata circa 6 volte meno" (cfr. doc. I decisione 31 ottobre 2002 pag. 2).
Contro questa decisione si è opposto il qui ricorrente (doc. L) aumentando la propria pretesa di saldo a fr. 16'785,75 su importo complessivo di costi pari a fr. 61'778,75.
La CON1 ha confermato la precedente sua decisione (doc. A). Donde il presente ricorso.
Prove: - documenti
- testi
- edizione dalla CON1 di tutte le fatture medico
dentarie del ricorrente in relazione ai trattamenti
oggetto della presente vertenza
5- La decisione impugnata non parte da una negazione di principio
delle spese di trattamento, bensì si incentra sulla contestazione del criterio di economicità del trattamento medesimo.
La decisione impugnata non contesta nemmeno l'importo anticipato dal ricorrente per le spese dentarie da lui sostenute, ovvero fr. 61'778,75 e conseguenti della grave malattia o comunque riconducibili agli effetti delle cure intraprese per il suo trattamento.
La CON1 ha ritenuto più confacente al principio dell'economicità del trattamento una soluzione diversa da quella adottata per il ricorrente.
In particolare
"nel suo rapporto del 4 febbraio 2003 il dentista di fiducia della CON1 constato in primo luogo che l'opponente era stato sottoposto a relativamente molti trattamenti della radice cosa che lascia supporre la presenza di una massiccia attività delle carie. Con delle misure profilattiche idonee (dispositivi intraorali per il rilascio del fluoro, ecc.) l'insorgere delle lesioni dovute alle carie avrebbe potuto essere contenuto. Il solo trattamento antitumorale non può quindi giustificare il decadimento della dentatura. Considerato questo decadimento si avrebbe dovuto preferire una soluzione amovibile. Una tale soluzione sarebbe stata di gran lunga migliore e non solo sotto l'aspetto dell'economicità ma anche dal punto di vista medico. I trattamenti delle radici in seguito alle chemioterapie e alle radioterapie creano infatti dei potenziali focolai dentari. La soluzione ideale avrebbe potuto essere l'estrazione di tutti i denti sospetti, ad eccezione di quattro denti pilastro che avrebbero potuto essere mantenuti grazie ad una protesi ibrida. I costi sarebbero ammontati in tal caso a un importo di ca. fr. 10'000.- per mandibola. Con ciò il paziente avrebbe beneficiato di una soluzione assolutamente di lusso che inoltre avrebbe
permesso, qualora fossero successivamente insorti dei nuovi problemi, una modifica della protesi senza grandi difficoltà. Con una protesi amovibile anche l'igiene buccale sarebbe risultata più facile e meglio controllabile
" (doc. A pag. 3).
Tali affermazioni non sono assolutamente accettabili da un punto di vista medico. Le conseguenze tratte dalla CON1 sono quindi da respingere.
6- Gli accertamenti del perito di parte non possono essere condivise.
Le considerazioni che seguono non sono delle semplici opinioni a confronto, bensì delle verità opposte a delle affermazioni a dir poco assurde e aberranti.
a) La CON1 sostiene che
"l'opponente è stato sottoposto a molti trattamenti della radice"...., ciò che " lascia supporre la presenza di una massiccia attività delle carie" (doc. A pag. 3 ad 10).
L'osservazione è pertinente. Purtuttavia non si può concludere che "...con delle misure profilattiche idonee ... l'insorgere delle lesioni dovute alla carie avrebbe potuto essere contenuto" (doc. A pag. 3 ad 10).
Infatti il perito della CON1 dimentica che il ricorrente era malato di cancro!!!
Verosimilmente l'esperto della CON1 non ha mai avuto l'opportunità di verificare l'azione distruttiva della malattia e dei sintomi applicati per combatterla. In questi casi le misure profilattiche "idonee" non danno alcun risultato concreto.
Le affermazioni dell'esperto della CON1 sono delle leggerezze che non trovano alcun riscontro nelle relazioni scientifiche di professori che hanno trattato tali casistiche.
In tutti i casi al ricorrente sono stati applicati dei sistemi difensivi al trattamento antitumorale ai raggi (cfr. fattura).
b) L'esperto della CON1 afferma che "considerato questo
decadimento, si avrebbe dovuto preferire una soluzione amovibile. Una tale soluzione sarebbe stata di gran lunga la migliore e non solo sotto l'aspetto dell'economicità ma anche dal punto di vista medico. I trattamenti delle radici in seguito alle chemioterapie e alle radioterapie creano infatti dei potenziali focolai dentari " (doc. A pag. 3 ad 10).
Tutte le cure radicali sono state eseguite dopo la chemioterapia. Come testé affermato (cfr. ad a), per questo intervento irradiante sono stati costruiti appositi apparecchi per preservare i denti e i tessuti dai raggi. Contrariamente a quanto sostiene l'esperto di controparte, la conseguenza delle carie è da ricondurre alla mancanza totale della salivazione a seguito dei citati trattamenti antitumorali.
Quando poi, lo stesso perito cita i " focolai dentari", si "tocca il fondo"!!!. Infatti nel caso in esame non è stato trattata alcuna radice per classe IV di Baume, Ginevra, ovvero per fenomeno di gangrena o reazione apicale. Ogni pilastro era vitale, ma con carie profonda e quindi trattato radicalmente.
Occorre avere un bel coraggio per parlare di "soluzione ideale " nei termini proposti dalla CON1!!!
La Cassa malati propone una protesi mediante estrazione di tutti i denti sospetti (quali? per cortesia) ad eccezione di quattro denti pilastro.
Quanto proposto corrisponde né più né meno alla pratica medico dentaria d'inizio secolo.
AI perito della CON1 occorre porre alcune domande
-
qual'è la metodologia che intende applicare?
Occorre un sorteggio tra tutti i pilastri con cura radicolare?;
- per eseguire quanto propone la CON1 (correva l'inizio
del secolo!!!), un ibrido con quattro pilastri, necessitano i
canini e i primi o i secondi molari.
I canini sono ancora vivi; quali allora i pilastri da togliere?
E questo sarebbe la "soluzione di lusso"!!!!
c) II paragrafo 11 della decisione impugnata raggiunge
l'apoteosi finale delle castronerie. II perito sostiene che la protesi raggiunge lo stesso obiettivo di una ricostruzione fissa (come quella eseguita al ricorrente) ma con dei vantaggi dal punto di vista medico ed economico.
II perito intende forse che con quattro denti si stia meglio o si perde meno tempo per la loro pulizia? A questa stregua, con zero denti non occorre più pulire e si paga ancora meno!!!!!
Le protesi ibride della durata di sei anni, non sono certo la soluzione adottata nell'ambito della medicina dentaria. Infatti, basta perdere un pilastro per ritrovarsi con una protesi totale.
A ragion veduta ben si può ammettere come la soluzione proposta dalla CON1 non sia tecnicamente accettabile e dettata forse dalla superficialità con la quale la Cassa malati ha trattato il caso. Basti osservare che il perito della CON1 non ha mai visitato il ricorrente.
Prova: - documenti
- testi
- perizia
7- Oltre che inconcepibile da un punto di vista medico, la soluzione proposta non regge di fronte alle seguenti considerazioni.
7.1. Se rettamente l'assicuratore pone la questione dell'appropriatezza e dell'economicità del trattamento (art. 32 cpv. 1 LAMal), errata è la conclusione a cui giunge; ossia che il trattamento non è di principio economico ai sensi dell'art. 32 cpv. 1 LAMal in quanto si tratta di
"un ampio trattamento dentario
ricostruttivo"(trattamento molto costoso), mentre, sempre a mente dell'assicuratore, sarebbe bastata
"una
protesi
dentaria completa".
Ai sensi della giurisprudenza e della dottrina, l'appropriatezza e l'economicità di un trattamento medico-sanitario devono considerare non solo l'aspetto meramente finanziario della fattispecie, bensì anche, l'uso che il paziente fa della parte del corpo lesa, oppure l'età del paziente medesimo.
Ciò vale, in particolare, per la chirurgia ricostruttiva e, sulla medesima lunghezza d'onda, per gli interventi ricostruttivi in sé.
Inoltre un valore determinante nell'indirizzo di cui sopra è costituito dall'impatto di un determinato intervento sull'inserimento sociale del paziente: a quest'ultimo dev'essere infatti dato di apparire nella società senza menomazioni che lo possano mettere a disagio nelle relazioni umane e sociali.
Nel caso in esame il signor _RICO1 ha iniziato le cure nel corso del 1992, allorquando egli aveva appena _; quindi ancora giovane ai sensi dei parametri oggi conosciuti quanto all'età media della popolazione.
Concludere d'acchito che un intervento proteico sarebbe stato più appropriato di un intervento ricostruttivo è quindi un'opinione non condivisibile. Tanto è vero che attualmente ed a distanza di parecchi anni, il ricorrente si ritrova con tutti i suoi denti in perfetto stato.
Diversa, per conto, potrebbe apparire la conclusione qualora il paziente avesse superato abbondantemente la settantina.
7.2. Ma la conclusione della CON1 sono errate per un altro fondamentale motivo.
Infatti la Cassa malati ha sinora versato l'importo di fr. 44'989 .- ovvero riconoscendo implicitamente ed esplicitamente il tipo o il genere di trattamento intrapreso dal ricorrente (anche se si è dovuti giungere ad una decisione del Tribunale Federale).
Conseguentemente la cura va considerata nel suo insieme. Non é infatti ammissibile cambiare opinione al momento di "passare alla cassa" e quindi proporre un diverso trattamento, ancorché meno oneroso.
Tale comportamento è arbitrario e urta il principio della buona fede, nonché quello della sicurezza giuridica.
Prove: - documenti
- testi
- perizia
- edizione dalla CON1 dell'intero incarto concernente
il ricorrente e le cure (documenti medici + fatture)
intraprese dal 1992 in poi a seguito del trattamento
antitumorale linfoma non hodgkin
8. Per tutti questi motivi si chiede la condanna della CON1 alla
rifusione dell'intero importo conseguente alle spese medico - dentarie sopportate dal ricorrente nel periodo 1992 /1998 ed al versamento del saldo di fr. 16'789.75 oltre interessi.
Prove: - documenti
- testi
- perizia
PQM
si chiede venga giudicato:
1- II ricorso è accolto
Di conseguenza:
1.1. Le decisioni 4 marzo 2003 e 31 ottobre 2002 della CON1sono annullate.
1.2. AI signor _RICO1 vengono riconosciute le spese medico - dentarie sopportate dal 1992 al 1998 per complessivi fr. 61'778,75.
1.3. La CON1, _ è condannata a versare al signor _RICO1 il saldo ancora scoperto di fr. 16'785,75 oltre interessi al 5% a far tempo dal 25 novembre 2002." (Doc. I, sottolineature del ricorrente)
1.6. Con risposta del 13 maggio 2003 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
4. Con scritto del 24 maggio 2002 la CON1 comunicò al
rappresentante legale del ricorrente, RAPP1 che presso la CON1 era stato rivendicato un importo totale di fr. 58'842.75 per costi di trattamenti dentari. Di questo importo la CON1 aveva versato - erroneamente già prima del termine del procedimento giudiziario - un importo pari a fr. 44'989.--. Ora egli aveva inoltrato alla CON1 di nuovo delle fatture per il periodo dal 1992 al 1998 ammontanti a fr. 13'853.75. Nel senso di un accordo amichevole la CON1 sarebbe stata disposta a versare un ulteriore importo di fr. 6'000.-- a saldo di ogni pretesa.
Prove: doc 3,15 della CON1
5. Con scritto del 16 luglio 2002 il rappresentante legale del ricorrente rifiutò questa proposta di transazione e fece nuovamente richiesta di versamento dell'importo totale di fr. 13'853.75, cosa che la CON1 rigettò in data 19 luglio 2002. Con lettera del 13 ottobre 2002 la CON1 precisò a proposito che i costi di una protesi dentaria completa sarebbero stati sei volte inferiori al risanamento dentario restaurativo effettuato dal ricorrente. In base alla giurisdizione del TFA non potevano quindi più essere elargite ulteriori prestazioni.
Prove: doc 4-8 della CON1
6. Poiché il ricorrente non si dichiarò d'accordo neanche con questo scritto, la CON1 emanò in data 31 ottobre 2002 una decisione corrispondente. In seguito all'opposizione del 27 novembre 2002 sollevata contro la stessa, nella quale il ricorrente aumentò la sua richiesta ad un importo di fr. 16'785.75 più interessi di mora, la CON1 sollecitò il suo dentista di fiducia ad esprimersi in proposito. Quest'ultimo dichiarò nel suo rapporto del 4 febbraio 2003, che il risanamento mediante una protesi ibrida sarebbe venuta a costare in totale ca. fr. 20'000.--. Con la decisione su opposizione qui contestata del 4 marzo 2003 la CON1 respinse l'opposizione del 27 novembre 2002.
Prove: doc 9-13,15 della CON1
IN DIRITTO
1. Nella sua sentenza del 19 dicembre 2001 il TFA aveva deciso che i trattamenti dentari del ricorrente avrebbero potuto essere ricondotti alle chemioterapie e radioterapie alle quali lo stesso si era sottoposto, fatto che obbligherebbe la CON1 - in virtù
dell'art 17 lett. b, terza cifra, risp. art. 17 lett. c, seconda cifra dell'Ordinanza sulle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (OPre) - ad assumersi i rispettivi costi. La CON1 deve quindi esaminare, "in quale misura le affezioni dentarie e parodontali accusate dal ricorrente siano da qualificare conseguenza della grave malattia o comunque siano da ricondurre agli effetti delle cure instaurate per il suo trattamento". Dopo esame del requisito di causalità deve "esprimersi sull'estensione del diritto a prestazioni, conformemente ai principi di efficacia, appropriatezza ed economicità (art. 32 cpv. 1 LAMal)".
Prova: doc. 2 della CON1
2. La CON1 è in seguito giunta alla conclusione che esiste sostanzialmente un nesso di causalità tra le affezioni dentarie e parodontali del ricorrente e le chemioterapie e radioterapie alle quali si era sottoposto in precedenza. Di conseguenza l'obbligo alle prestazioni come tale non viene più contestato. La CON1 ha del resto già versato per i trattamenti dentari del ricorrente un importo pari a fr. 44'989.--, cosa che quest'ultimo non mette in dubbio. Resta ancora di giudicare nella fattispecie se oltre le prestazioni versate devono venire assunti dalla CON1 gli ulteriori costi rivendicati dal ricorrente e ammontanti a fr. 16'785.75.
3. L'obbligo di una presa a carico da parte dell'assicuratore malattia
implica che tutte le esigenze legali richieste siano soddisfatte, in particolar modo la condizione relativa all'economicità della misura (art. 32 cpv. 1 e 56 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione malattie [LAMal]). L'economicità del trattamento può dar luogo a discussioni in materia di trattamenti protetici, data la vasta gamma di prestazioni - più o meno costose - che offre oggi la medicina dentaria. Se dunque più trattamenti sono possibili, si deve procedere mettendo a confronto e soppesando i costi e i benefici del trattamento. Se uno di questi trattamenti permette di raggiungere lo scopo prefisso (nella fattispecie il recupero della funzione masticatoria) e nello stesso tempo comporta dei costi sensibilmente inferiori di altri trattamenti, l'assicurato non ha diritto al rimborso dei costi di un trattamento più costoso (DTF 124 V 200, cfr. anche DTF 128 V 69170 consid. 6, nonché la sentenza del TFA del 21 marzo 2003 [K 4/03]).
4. Nel suo rapporto dei 4 febbraio 2003 il dentista di fiducia della CON1, Dr. med. dent. _, constatò in primo luogo che il ricorrente era stato sottoposto a relativamente molti trattamenti della radice cosa che lascia supporre la presenza di una massiccia attività delle carie. Con delle misure profilattiche idonee (dispositivi intraorali per il rilascio del fluoro, ecc.) l'insorgere delle lesioni dovute alle carie avrebbe potuto essere contenuto. II solo trattamento antitumorale non può quindi giustificare il decadimento della dentatura. Considerato questo decadimento si avrebbe dovuto preferire una soluzione amovibile. Una tale soluzione sarebbe stata di gran lunga la migliore e non solo sotto l'aspetto dell'economicità ma anche dal punto di vista medico: i trattamenti delle radici in seguito alle chemioterapie e alle radioterapie creano infatti dei potenziali focolai dentari. La soluzione ideale avrebbe potuto essere l'estrazione di tutti i denti sospetti, ad eccezione di quattro denti pilastro che avrebbero potuto essere mantenuti grazie ad una protesi ibrida. I costi sarebbero ammontati in tal caso a un importo di ca. fr. 10'000.-- per mandibola. Con ciò il paziente avrebbe beneficiato di una soluzione assolutamente di lusso che inoltre avrebbe permesso, qualora fossero successivamente insorti dei nuovi problemi, una modifica della protesi senza grandi difficoltà. Con una protesi amovibile anche l'igiene buccale sarebbe risultata più facile e meglio controllabile.
Prova: doc 12 della CON1
5. Mediante il suo atto di ricorso del 4 aprile 2003 il rappresentante legale del ricorrente criticò con veemenza questo rapporto. La CON1 ha di conseguenza richiesto al Dr. _ una nuova presa di posizione a riguardo delle obiezioni avanzate dal ricorrente. II Dr. _ dichiara nel suo recente rapporto del 24 aprile 2003 che non è certo contestabile il fatto che una chemioterapia possa provocare una xerostomia (secchezza delle ghiandole salivari) e di conseguenza aumentare l'attività delle carie. Non corrisponde assolutamente alla verità invece che la chemioterapia ha un effetto cariogeno-distruttivo e si può affermare quindi con certezza che la chemioterapia non porta automaticamente a dei trattamenti delle radici: responsabile di quest'ultimi è esclusivamente la carie e questa insorge solo in caso di placca batterica e consumo di zuccheri. In base all"'Atlas SSO" (Società svizzera di odontologia e stomatologia) a riguardo del trattamento medico-dentistico di focolai dentali in caso di radioterapia e chemioterapia di patologie maligne ci sono a proposito dell'art. 9 lett. c OPre due chiare premesse da rispettare riguardo alla terapia che nella fattispecie non sarebbero state osservate: 1. l'eliminazione di tutti i focolai d'infezione manifesti e potenziali al fine di evitare l'insorgere di nuovi focolai. 2. misure professionali di profilassi durante e dopo il trattamento, compensazione degli effetti della xerostomia, sostituzione della saliva. Osservando e attuando queste misure, l'elevata predisposizione alla carie avrebbe potuto essere compensata.
Prova: doc 14 della CON1
6. È quindi un fatto incontestabile che con una soluzione tramite
protesi non si sarebbe solamente raggiunto lo stesso obbiettivo (e dal punto di vista medico persino con qualche vantaggio), ossia il recupero della funzione masticatoria, come tramite il trattamento dentario effettuato dal Dr. _, ma il tutto ad un costo assai inferiore. Se si considerano i costi totali finora raggiunti di fr. 61'774.--, la soluzione più appropriata ed ottimale tramite protesi non sarebbe venuta a costare che un terzo di tale importo.
7. II ricorrente fa obiettare però che oltre all'aspetto puramente medico, il trattamento deve anche soddisfare lo scopo di un "inserimento sociale del paziente": "a quest'ultimo dev'essere infatti dato di apparire nella società senza menomazioni che lo possono mettere a disagio nelle relazioni umane e sociali". Questa argomentazione è però irrilevante visto il costo nettamente inferiore di una soluzione tramite protesi. Secondo il parere del TFA la differenza tra i due tipi di trattamento, tenendo conto anche dell'aspetto del disagio per il paziente, è troppo poco sensibile perché possa giustificare una presa a carico del trattamento meno economico (DTF 128 V 58 segg.).

## Considerations