# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 95071b2a-7f47-5d51-8b30-3ed037e6ed10
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto
in fatto
1.1. Con decisione del 20 novembre 2013 l’Ufficio AI ha negato a RI 1 l’assunzione dei costi per prestazioni di ingrandimento testi (lavori di elaborazione e ingrandimento del Codice Civile, del Codice delle obbligazioni e del Codice processuale civile), non essendo realizzate le condizioni per tale garanzia (doc. A).
1.2. Contro tale decisione si è aggravata RI 1 mediante un ricorso al TCA presentato brevi manu il 20 gennaio 2014, con il quale ha contestato il rifiuto delle chieste prestazioni e postulato di essere ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria gratuita (I).
1.3. Con risposta del 20 febbraio 2014 l’Ufficio AI ha sollevato in ordine l’eccezione di intempestività del ricorso e nel merito chiesto la conferma del provvedimento contestato (VII).
1.4. Con osservazioni 18 marzo 2014 la ricorrente ha chiesto di considerare tempestivo e ricevibile il gravame, adducendo in sostanza di essere stata impedita a ritirare tempestivamente la raccomandata contenente la decisione a motivo di malattia.
considerato

## Considerations

in diritto
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
2.2. Questa Corte deve verificare la
tempestività
del ricorso.
In deroga agli artt. 52 e 58 LPGA, giusta l'art. 69 cpv. 1 lett. a LAI le decisioni degli uffici AI cantonali sono impugnabili direttamente dinanzi al Tribunale delle assicurazioni del luogo dell’ufficio AI. A norma dell’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione. Il termine di ricorso non può essere prorogato (art. 40 cpv. 1 LPGA in relazione con art. 60 cpv. 2 LPGA).
Il termine di ricorso decorre il giorno che segue la notifica della decisione. Per la giurisprudenza
un invio raccomandato si considera notificato al più tardi l'ultimo giorno del termine di ritiro dal suo arrivo all'ufficio postale del destinatario (DTF 134 V 49, 123 III 492).
Secondo la LPGA, una comunicazione consegnata soltanto contro firma del destinatario o di un’altra persona autorizzata a ritirarla è considerata avvenuta il più tardi il settimo giorno dopo il primo infruttuoso tentativo di recapito (art. 38 cpv. 2bis LPGA). Inoltre, se l'ultimo giorno del termine è un sabato, una domenica o un giorno festivo del Cantone in cui ha domicilio o sede la parte o il suo rappresentante, il termine scade il primo giorno feriale seguente. I termini stabiliti dalla legge o dall'autorità in giorni o in mesi non decorrono dal settimo giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua incluso, dal 15 luglio al 15 agosto incluso, dal 18 dicembre al 2 gennaio incluso (art. 60 cpv. 2 LPGA in relazione con art. 38 LPGA).
Secondo la giurisprudenza, il principio della notificazione fittizia di cui all’art. 38 cpv. 2bis LPGA (nel senso che
un invio raccomandato si considera notificato al più tardi l'ultimo giorno di un termine di sette giorni dal suo arrivo all'ufficio postale del destinatario) si appl
ica non solo nel caso di invio
di spedizioni a una cassetta per le lettere o presso una casella postale, ma anche nel caso di ordine di trattenuta della corrispondenza presso l'ufficio postale (DTF 134 V 52; STF 8C-89/2011 del 24 febbraio 2011). Tale finzione di notifica presuppone tuttavia che il destinatario debba ragionevolmente attendersi, in buona fede, l’intimazione di un atto (DTF 134 V 52; Kieser, ATSG Kommentar, 2.ed., all’art. 18 n. 11).
Di conseguenza, una parte che, durante una procedura pendente, si assenta per un certo periodo di tempo dal luogo indicato alle autorità, omettendo di prendere delle disposizioni necessarie affinché gli invii postali che pervengono a questo indirizzo le vengano trasmessi o di informare l’autorità sul luogo dove può essere raggiunta o, ancora, di designare un rappresentante abilitato ad agire in suo nome, non può prevalersi della sua assenza in occasione del tentativo di notifica di una comunicazione ufficiale al suo indirizzo abituale, se doveva attendersi con una certa verosimiglianza di ricevere una tale comunicazione (DTF 119 V 89 consid. 4b, 123 III 492;
STF 8C-89/2011 del 24 febbraio 2011).
Dopo l'entrata in vigore della LPGA, in analogia alla giurisprudenza resa in relazione all’art. 20 PA, il termine di ricorso in caso di notifica della decisione durante la sospensione dei termini comincia a decorrere il
primo giorno
dopo la scadenza della sospensione (DTF
131 V 305; STFA
I 643/06 del 2 novembre 2006; Pratique VSI 1998 p. 217, Mosimann, in: Praktische Anwendungsfragen des ATSG, 2003, pp. 130s).
Gli atti scritti devono essere consegnati all'autorità oppure all'indirizzo di questa, a un ufficio postale svizzero o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 39 cpv. 1 LPGA). Secondo la giurisprudenza affinché un atto possa essere ritenuto notificato non è necessario che il diretto interessato lo ritiri, ma è sufficiente che l’atto entri nella sua sfera d’azione (DTF 122 I 139 consid. 1).
Se il termine di ricorso è spirato, il giudice non entra nel merito del ricorso, per cui la decisione contestata cresce in giudicato (DTF
110 V 37 consid. 2; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, § 73 Nr. 9, p. 479).
2.3. Nella concreta evenienza la decisione impugnata del 20 novembre 2013 è stata inviata per raccomandata il 22 novembre 2013 (doc. VII/1 e 2). L’assicurata e destinataria è stata avvisata per il ritiro il lunedì 25 novembre 2013 (doc. 1, C). L’ultimo giorno di giacenza era il lunedì 2 dicembre 2013 (doc. B).
Il termine di ricorso di 30 giorni ha iniziato quindi a decorrere il 3 dicembre 2013, ossia il giorno seguente l’ultimo giorno di giacenza presso l’Ufficio postale che vale come notifica (cfr. art. 38 LPGA, applicabile per analogia in virtù dell'art. 60 cpv. 2 LPGA; DTF 131 V 305; STF 9C_966/2009 del 19 gennaio 2010; I 366/04 del 27 aprile 2005; H 134/04 del 22 febbraio 2005), ed è quindi giunto a scadenza, considerate le ferie giudiziarie natalizie (dal 18 dicembre al 2 gennaio), venerdì 17 gennaio 2014.
Entro questa data, dunque, l'assicurata avrebbe dovuto consegnare l’impugnativa a questo Tribunale o a un ufficio postale svizzero (cfr. STF 9C_448/2009 del 28 agosto 2009). Consegnato al TCA, per contro, solo il lunedì 20 gennaio 2014 (cfr. Doc. I e busta allegata), il ricorso di Michaela Lupi è quindi tardivo.
Il fatto, addotto dalla ricorrente, di aver richiesto e ottenuto un prolungo del termine di giacenza e di aver quindi visionato la decisione contestata solo il 3 dicembre 2013, partendo quindi dal presupposto che il termine di ricorso decorresse soltanto dal 4 dicembre 2013, non muta alla tardività dell’impugnativa. In effetti, come anticipato al considerando che precede, la presunzione di avvenuta notifica (scaduti i 7 giorni di giacenza) vale anche in caso di richiesta del destinatario di trattenere gli invii all’ufficio postale
(DTF 134 V 52; STF 8C-89/2011 del 24 febbraio 2011). Tale finzione di notifica trova applicazione nel caso concreto, considerato altresì come la destinataria potesse ragionevolmente attendersi, in buona fede, l’intimazione del provvedimento amministrativo
per avere, tra l’altro, ricevuto il progetto di decisione del 22 luglio 2013 nonché formulato in merito allo stesso le relative osservazioni il 13 settembre 2013 (doc. AI 152 e 154; cfr.
DTF 134 V 52; Kieser, ATSG Kommentar, 2.ed., all’art. 18 n. 11).
2.4. Occorre ora esaminare se la ricorrente può prevalersi della restituzione del termine. Quale giustificazione del ritardo, l’assicurata ha fatto presente di essere stata ammalata proprio in coincidenza dei “
canonici sette giorni di giacenza
”.
Ai sensi dell'art. 41 LPGA, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla cessazione dell'impedimento e compia l'atto omesso.
Prima dell'entrata in vigore della LPGA, l'Alta Corte aveva stabilito che la restituzione di un termine inosservato per motivi indipendenti dalla propria volontà, costituisce un principio generale del diritto e deve dunque trovare sempre applicazione, sia in sede ricorsuale sia nella procedura non contenziosa (STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000; DTF 123 V 106 consid. 2a; 114 V 123 consid. 3b).
Per "impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità oggettiva o la forza maggiore, ma anche l'impossibilità che risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve potere essere rimproverata una negligenza (DTF 96 II 265 consid.
1a; STFA I 393/01 del 21 novembre 2001; Kieser, ATSG-Kommentar, Schultess 2009, N. 4 ad art. 41, p. 526; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 170s.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).
Deve ancora essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi (STFA K 34/03 del 2 luglio 2003).
La giurisprudenza ammette ad esempio che il decesso, una grave malattia contratta improvvisamente, in particolare una patologia seria insorta quando il termine sta per scadere, la degenza in ospedale possano costituire un impedimento non colposo (DTF 112 V 255). Non basta però che l'interessato medesimo sia stato impedito di agire entro il termine stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò essere pure stato impossibilitato ad incaricare un terzo di compiere gli atti di procedura necessari (RDAT
II-1999 n. 8, p. 32; DTF 119 II 86, 112 V 255; cfr. pure STFA K 34/03 del 2 luglio 2003). La giurisprudenza ha segnatamente negato la restituzione dei termini nel caso di una malattia che non impediva completamente il rispetto dei termini (DTF 112 V 256), di una parziale incapacità lavorativa o di un sovraccarico di lavoro (cfr. Kieser, op. cit.,
N. 7 ad art. 41, p. 527).
I
l TCA constata che dal ricorso non emerge alcun valido motivo che possa giustificare la restituzione del termine di ricorso. L’assicurata si limita infatti ad affermare di essere stata ammalata trovandosi di conseguenza nell’impossibilità di ritirare la raccomandata, producendo un certificato medico del curante dr. _ attestante un’inabilità lavorativa dal 27 novembre al 6 dicembre 2013 per la diagnosi di
“Stato influenzale con grave menometrorragie”
(doc. XI/1). Ora, l’addotta malattia manifestamente non costituisce un (valido) motivo d’impedimen-to ai sensi della succitata giurisprudenza. L’assicurata infatti, che, come detto, era perfettamente conscia dell’imminente arrivo della decisione dell’Ufficio AI in merito alla sua domanda di prestazioni, avrebbe dovuto predisporre il necessario affinché, in sua assenza o in caso di suo impedimento, la posta fosse regolarmente evasa e, se necessario, il ricorso tempestivamente inoltrato, se del caso tramite un rappresentante. L’addotta circostanza che il foglietto giallo della Posta che avvisa della ricezione di una raccomandata non menzioni il nome del mittente, non può giustificare la negligenza imputabile all’interessata, la quale, come detto, sapeva o doveva sapere dell’imminente arrivo della decisione; inoltre, le sarebbe stato verosimilmente possibile accertarsi della provenienza della lettera raccomandata pervenutale mediante una telefonata all’ufficio postale, a maggior ragione considerando come si trattava in concreto di una sede postale di piccole dimensioni.
Per il resto va detto che comunque la ricorrente non adduce un valido motivo di salute che le avrebbe impedito, dopo il ritiro della decisione contestata, di formulare il suo ricorso tempestivamente. In effetti anche ammettendo un ritardo nel ritiro della decisione impugnata, la ricorrente, che dichiara di aver preso conoscenza della stessa il 3 dicembre 2013, avrebbe potuto presentare tempestivamente il gravame se si considera che in ogni modo il suo medico curante ha attestato un’inabilità lavorativa “solo” fino al 6 dicembre 2013 (doc. XI/1).
Né del resto la ricorrente può essere seguita laddove si richiama ad una presunta osservanza troppo rigorosa delle regole procedurali e ad un formalismo eccessivo, nonché al principio della buona fede, a maggior ragione ove si ricordi che all’interessata, di formazione e professione avvocato, ben doveva essere conosciuto il dianzi ricordato disciplinamento legale e giurisprudenziale in materia di termini di ricorso e che avrebbe quindi ragionevolmente potuto e dovuto predisporre il necessario ai fini del corretto rispetto degli stessi.
Quanto infine al fatto che la presente vertenza verte, nel merito, su una decisione che ha respinto una richiesta di traduzione/ingrandimento testi e che concerne in definitiva una prestazione effettuata da terzi (l’Unitas), questo Tribunale si limita ad osservare che l’indubbia importanza della domanda di prestazioni formulata dall’assicurata non può esimere dalla corretta applicazione delle norme di procedura, nel rispetto del principio della sicurezza del diritto e dell’uguaglianza dinnanzi alla legge.
Il ricorso è pertanto irricevibile, in quanto tardivo.
2.5. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza - ancorché Michaela Lupi abbia formulato istanza di esenzione (I), che non può essere accolta in quanto il gravame manifestamente privo di possibilità di esito favorevole (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e 121 I 60 consid. 2a tutte con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed.; art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2011; Müller, Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544) - alla ricorrente vengono accollati fr. 200.-- di spese.