# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 36674565-ed2b-566f-a919-281efcf0fb9d
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 1999
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
L’attore sostiene di avere effettuato nel febbraio e marzo del 1997 lavori di sistemazione del viale di accesso della casa di cui al fondo n. _ di _ sulla base di un incarico conferitogli verbalmente dalla convenuta.
Questa non gli avrebbe versato alcun acconto, il che avrebbe indotto l’appaltatore ad allestire una prima liquidazione parziale, ed in seguito ad interrompere i lavori ed emettere la propria fattura di fr. 14’046.60, rimasta impagata.
B.
La convenuta si è opposta alla petizione imputando all’attore la mancata presentazione del richiesto preventivo di spesa e soprattutto la mancata completazione dei lavori, dovuta alla loro ingiustificata sospensione seguita ad un incontro tra le parti in cui la convenuta -senza nulla decidere- aveva espresso preoccupazione circa i possibili costi dell’opera alla luce della liquidazione parziale allestita dall’attore.
L’importo richiesto sarebbe inesigibile vista la mancata completazione dell’opera, e comunque sproporzionato per rapporto al lavoro eseguito, oltretutto difettoso.
C.
Il Pretore, richiamato l’art. 372 CO, ha rilevato che non vi sarebbe stato alcun obbligo per la convenuta di pagare acconti sulla mercede, e pertanto l’appaltatore avrebbe a torto rifiutato il compimento dell’opera, per il che nulla gli sarebbe dovuto.
D.
Con l’appello l’attore contesta che gli si possa attribuire una vera e propria interruzione dei lavori oppure l’abbandono del cantiere, mentre andrebbe ammesso che egli ne ha completato una tappa a regola d’arte e a prezzi favorevoli, ragione per cui gli andrebbe riconosciuto almeno il controvalore dei lavori eseguiti, pari a fr. 9’000.-- oltre interessi.
E.
Delle osservazioni della convenuta al gravame, del quale chiede la reiezione con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
Secondo le norme di diritto dispositivo, la mercede dell’appaltatore diviene esigibile solo al momento della consegna dell’opera (art. 372 cpv. 1 CO;
II CCA
23 agosto 1995 in re B. & Co/F., 30 aprile 1993 in re G. & Co/P. e G. SA;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4. edizione, n. 1153).
Le prestazioni contrattuali sono perciò per principio da eseguire simultaneamente, anche se le parti possono nondimeno stabilire che la mercede divenga del tutto o in parte esigibile in un momento precedente la consegna dell’opera terminata (
Gauch
, opera citata, n. 1163 e segg.), il che sarà anche frequente -come afferma l’appellante (pag. 4)- ma non risulta essere stato pattuito nel caso di specie, accertamento che resiste alla critica dell’attore, che in proposito si limita ad affermare che il Pretore sarebbe stato “estremamente severo con l’appaltatore” (pag. 4).
2.
Posto questo principio, ed accertato che l’appaltatore -che non lo pretende- non ha consegnato l’opera terminata (cfr. le foto doc. 2), ne consegue l’inesigibilità della mercede contrattuale (
II CCA
3 aprile 1996 in re R./F., 12 gennaio 1995 in re B. SA/Z.), o anche solo di parte di essa, che in questo caso sarebbe da calcolarsi ex art. 374 CO in assenza di differenti accordi tra le parti.
L’attore cerca di evitare questo risultato giuridicamente corretto affermando che non si sarebbe in presenza di un’opera incompiuta, e che egli avrebbe al contrario ultimato a regola d’arte una tappa dell’opera complessiva (pag. 3).
La tesi, oltre che manifestamente infondata -non risulta in alcun modo la pattuizione di un’opera da eseguirsi a tappe- è in primo luogo proceduralmente irricevibile (art. 78 e 321 CPC), non figurando nell’allegato introduttivo dell’attore, in cui egli, ad ogni buon conto, non aveva certo giustificato la fine dei lavori con il raggiungimento della prima delle (inesistenti) tappe dei lavori, ma con il fatto che la convenuta non gli aveva versato alcun acconto, il che -indipendentemente perciò dal grado di avanzamento dell’opera- l’aveva indotto dapprima ad allestire una prima liquidazione parziale, e poco tempo dopo a rifiutare la continuazione dei lavori (petizione, punto 3, pag. 3; doc. A, B, C, D).
3.
Del tutto inutili risultano poi le disquisizioni dell’appellante circa l’inapplicabilità alla specie dell’art. 379 CO (pag. 4-6), visto che già il Pretore aveva concluso per la non applicabilità della norma (consid. 2).
Corretto è anche il rilievo della non ricorrenza degli estremi per far capo all’art. 672 CC (appello, pag. 7), non applicabile in presenza di un rapporto contrattuale (
II CCA
29 aprile 1999 in re I. SA/I. SA), e di conseguenza se ne deve rimanere all’accertamento dell’inadempienza dell’attore nei confronti della convenuta, e perciò all’inesistenza di una sua pretesa contrattuale nei confronti della committente.
Questo non significa tuttavia che la presente azione debba necessariamente essere integralmente respinta: motivi di equità, codificati in questo caso dalle norme sull’indebito arricchimento (art. 62 e segg. CO), impongono una compensazione dell’altrimenti ingiustificato beneficio che la convenuta verrebbe a trarre in danno del patrimonio dell’appaltatore dalla totale negazione della di lui pretesa.
L’ammontare dell’indennizzo non può evidentemente corrispondere all’ammontare della pretesa dell’attore, e nemmeno al valore attribuito dal perito all’opera -ossia all’importo pari a quello risultante da una corretta fatturazione-, ma va limitato al beneficio che la convenuta ha certamente potuto trarre nonostante l’inadempienza dell’attore.
La quantificazione di siffatto beneficio appare difficile, non essendosi le parti -in assenza di una corrispondente domanda dell’attore- confrontate con il tema dell’arricchimento della convenuta e dei danni -che vi devono essere  lei subiti a seguito dell’inadempienza dell’attore.
Ritenuto che sia l’attore (appello, pag. 7) che la convenuta (risposta, pag. 5) si sono espressi nel senso di una somma di fr. 2’000.--, e che essa corrisponde all’incirca al valore del materiale apportato dall’artigiano (perizia, pag. 2), questa Camera, applicando d’ufficio (art. 87 CPC) le calzanti norme sull’indebito arricchimento, senza che ciò configuri mutazione della domanda condannatoria dell’attore -che viene semplicemente accolta in parte sulla base di altri motivi-, attribuisce all’appaltatore un indennizzo complessivo di tale importo, oltre ad interessi al 5% dalla richiesta data del 1° luglio 1997.
Non trattandosi di mercede dell’appaltatore, ma di una pretesa extracontrattuale, nemmeno fondata sull’art. 672 CC, per l’importo in questione non può essere accordata la richiesta iscrizione dell’ipoteca legale definitiva (
Schumacher
, Das Bauhandwerkerpfandrecht, 2. edizione, n. 83 e 84).
Ne discende, ai sensi dei considerandi il parziale accoglimento dell’appello.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle parti (art. 148 CPC).