# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 870cc7d1-877e-5727-8005-d5ce3b5e9f07
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 29 aprile 2004, RI 1, arredatore d’interni/disegnatore presso la ditta _ di _ e, perciò, assicurato contro gli infortuni presso l’CO 1, nel cercare di trattenere una cassa elastica che stava per cadere dal furgone, ha compiuto un brusco movimento con l’arto superiore destro, riportando, secondo il certificato 2 maggio 2004 del Servizio di PS dell’Ospedale regionale di _, uno stiramento del muscolo trapezio destro (doc. 2 e 5).
L’esame di RMN del rachide cervicale del 5 maggio 2004 ha evidenziato, in particolare, la presenza di un’ernia discale a livello di C6-C7, con interessamento della radice di C7 (doc. 24).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
L’assicurato ha ripreso il proprio lavoro in misura del 50% dal 7 giugno 2004, del 75% dal 6 settembre 2004 e del 100% dal 27 ottobre 2004 (doc. 33).
1.2. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 16 febbraio 2006, l’CO 1 ha dichiarato estinto con effetto immediato il nesso di causalità naturale con il sinistro dell’aprile 2004 (doc. 52).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (doc. 62), l’Istituto assicuratore, in data 6 giugno 2006, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 70).
1.3. Con tempestivo ricorso del 4 settembre 2006, RI 1 ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata, argomentando quanto segue:
"
1)
Ritengo che il Dr. _ quale medico non rispetti la sua etica professionale rimanendo neutrale nelle sue decisioni.
A più riprese confonde l'infortunio del 1997 (non riconosciuto da parte loro) con l'infortunio successomi il 29.04.2004.
Penso anche che mantenga dei pregiudizi nei miei confronti, dato che mi sono permesso nel 1997 di contestare la sua decisione. Questa sua decisione era stata presa senza essere stato visitato personalmente da lui ma valutando unicamente 3 radiografie.
Dopo la visita presso il Dr. _ specialista neurologia FMH pure lui contesta le conclusioni del Dr. _ del 26.10.04, doc. 18E vedi suo rapporto doc. 13.
2)
Concernente il giudizio della Dottoressa _ mi chiedo come possa avere fatto un rapporto simile.
Pure lei ha stilato il rapporto senza visitarmi personalmente ed inoltre non disponeva delle immagini (RM) come scritto nel suo rapporto del 13.12.2005 doc. 15 e tradotto in italiano doc. 18F.
Ritengo che l'abbia fatto su copia del Dr. _.
Lo stesso rapporto è stato contestato dal mio medico Dr. _ il 6 marzo 2006 doc. 19.
Come pure la sua replica doc. 25c inerente alla contestazione del 6 marzo 2006, doc. 26.
3)
Alla visita del medico della CO 1 il 27.08.04 presso il Dr. _ ancora qui non erano disponibili le lastre al momento della visita (scritto nel suo rapporto) del 30.08.2004. inoltre vi sono delle affermazioni non veritiere; la prima è che non mi è stato fatto nessuna radiografia al _! E la più grossa è l'affermazione in più punti "ernia C7 preesistente!" doc. 18b.
Stranamente i 3 medici della CO 1 di cui la Dottoressa _
non mi ha visitato nè tanto meno visto
, pretendono di avere ragione, al contrario dei 3 medici che mi hanno visitato e curato Dr. _, Dr. _ e Dr. _.
Come richiesto più volte personalmente doc. 16-21 come pure sul certificato medico del Dr. _ del 24.07.06 doc. 26, in risposta all'apprezzamento neurologico del 24.04.06 della Dottoressa _, chiedo un controllo medico specialistico indipendente da ogni interesse e privo di preconcetti."
(I)
1.4. L’CO 1, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (V).
1.5. Il ricorrente, in replica, ha formulato delle precisazioni riguardo il contenuto della risposta di causa dell’assicuratore LAINF:
"
Pos. C
scrivono:
"in data 26.10.2004 (all. 32) il medico _ ha attestato che non erano più necessarie cure mediche per le conseguenze infortunistiche; il ricorrente ha di contro continuate la cura medicamentosa prescritta dal curante Dr. _ ".
Utilizzando il termine
infortunistiche
confermano che si tratta di un infortunio, come già dichiarato e accettato il caso dopo lunga riflessione (2 mesi) in data 02.07.2004 vedi doc. 7, affermando che ho diritto alle prestazioni legali d'assicurazione e che pagheranno direttamente le spese di cura, come l'indennità giornaliera.
Con la visita del 26.10.2004 presso il Dr. _ sapendo dei disturbi che avevo ancora alla mano destra soprattutto alle dita indice, medio e pollice con sensazione di pressione e gonfiore alle dita, mancanza di tatto come se la pelle fosse incrostata, male alle ossa soprattutto alla prima falangia del dito indice (a momenti non posso più scrivere o disegnare) fitte in punta alle dita. Alla mano e avambraccio bruciore e calore dolori muscolari.
Faccio presente che tutt'ora ho ancora tutti questi disturbi.
Se un paziente si presenta con questi disturbi mi chiedo come possa il medico dichiarare: Vedi doc. 18E pagine 4 paragrafo conclusioni; scrivono:
"Tenuto conto della funzione complessiva dell'arto superiore destro (sintomi a livello cervicale e spalla completamente scomparsi),
pure considerato il lieve residuo parestetico fastidioso
(ma non di natura invalidante), permette al signor RI 1 senz'altro di svolgere le sue attività professionali, ossia come arredatore/disegnatore responsabile, in misura normale, per cui viene attestata una capacità lavorativa del 100% dal 27.10.2004.
"Per quanto riguarda l'infortunio iniziale di mezz'anno fa,
l'assicurato non ha bisogno di ulteriori cure specifiche, né dei controlli medici".
Dopo delle dichiarazioni simili da parte del Dr. _ i casi sono due: il primo è che non ha capito i disturbi che ho subito con l'infortunio del 29.04.2004 e che ho tutt'ora, il secondo è che non sa minimamente cosa è la mia professione e che confonde la capacità lavorativa con le cure mediche o controlli medici. La prova ne è la visita del 26.09.2005 presso il neurologo Dr. _ che contraddice appunto le conclusioni del Dr. _ vedi doc. 13.
Vorrei inoltre precisare che sebbene abbia avuto in precedenza dei disturbi nelle zone cervicale non ho mai avuto dei disturbi alla mano destra dovuti ad eventuale ernie, ma solo con l'infortunio del 29.04.2004 è sorto questo problema piuttosto fastidioso e che devo sopportare tutt'oggi con problemi di lavoro.
Pos. F scrivono:
"Com'è stato rettamente già indicato nella decisione su opposizione, è assai raro che un'ernia
discale
possa essere la conseguenza di un infortunio: infatti, praticamente tutte sono da ricondurre ad un alterazione dei dischi intervertebrali.
Ne consegue che l'infortunio può essere solo eccezionalmente la causa di tale disturbo".
L'affermazione che danno: che eccezionalmente può essere la causa di tale disturbo conferma il dire del Dr. _ e del Dr. _.
Pos. G
Vorrei sapere come possono affermare categoricamente il Dr. _ e il Dr. _ (di cui non so se abbia visto poi le radiografie e le RM, inoltre come possa lui affermare che l'ernia C7 era preesistente vedi doc. 18B pag. 1 e pag. 2) che l'ernia non è dovuta all'infortunio.
Concernente la Dr. _ specialista in neurologia non posso prendere a giudizio il suo verdetto avendo avuto unicamente dei dettami del Dr. _.
Inoltre non si è nemmeno degnata di visitarmi o per lo meno chiedermi qualche informazione. Oltretutto è stata pure contestata dal mio medico Dr. _ a due riprese Doc. 19 e doc. 26.
In conclusione al paragrafo è falsa l'affermazione che:
"l'infortunio non ha nemmeno comportato un peggioramento passeggero della situazione per cui, in sostanza, l'ernia non solo non è stata causata ma non si è nemmeno manifestata a causa dell'evento in parola".
Pos. H
Un'altra affermazione dove ci si chiede come si possa scriverla è che dopo la visita del 26.10.2004
"da quel giorno infatti è chiaro che l'infortunio non ha giocato più alcun ruolo".
Se capisco bene dal 29.04.2004 al 26.10.2004 ero in infortunio e dal 26.10.2004 dopo la visita dal Dr. _ sono stato miracolato, ed è chiaro che non sono più infortunato
!"
(VI)
1.6. L’Istituto assicuratore convenuto si è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (VIII).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto della lite è la questione di sapere se l’assicuratore LAINF convenuto era legittimato a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi che interessano il rachide cervicale.
2.3. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.4. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid.
1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
Questi concetti sono stati ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella causa D., U 187/04.
2.5. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.6.
Dalle tavole processuali emerge che l’assicuratore infortuni convenuto ha preso la decisione di dichiarare estinto il diritto a prestazioni dell’assicurato a contare,
al più tardi
, dal mese di febbraio 2006, basandosi, principalmente, sulla valutazione enunciata dalla dott.ssa _, spec. FMH in neurologia presso la _ di _.
La neurologa di fiducia dell’CO 1 si è pronunciata, una prima volta, nel mese di dicembre 2005, allorquando le era stato chiesto se condividesse l’opinione del dott. _, medico _, il quale aveva negato l’esistenza di una relazione di causalità naturale con l’evento del 29 aprile 2004 (cfr. doc. 41):
"
Occorre analizzare retrospettivamente la dinamica del "trauma da sollevamento" subito dall'assicurato il 29.04.2004. Non si è trattato di un episodio improvviso (il signor RI 1 cercò di trattenere un carico che stava per cadere dal furgone). Così agendo si procurò dolori alla spalla destra e al muscolo trapezio. Non si è trattato dunque di un influsso esterno improvviso e inaspettato, o addirittura di un trauma notevole.
Non va inoltre dimenticato che l'assicurato segue regolarmente sedute di fisioterapia già dal 1989 (stato dopo operazione di un'ernia
discale
lombare) e che la presenza di alterazioni degenerative alla colonna vertebrale è già attestata a partire almeno dal 1979.
Di regola, in una persona sana, senza alterazioni degenerative alla colonna vertebrale, un "trauma da sollevamento" come quello descritto sopra non sarebbe stato sufficiente a provocare una lesione
radicolare. È difficile retrospettivamente stabilire l'entità effettiva della compressione (ossia dell'irritazione) radicolare. Neurologicamente si è parlato di un "conflitto disco-radicolare". I disturbi di sensibilità descritti negli atti non sono chiaramente riferibili ad un dermatoma della radice, e tantomeno al dermatoma C.
Secondo
Krämer
[1],
affinché si possa parlare di «genesi traumatica" di una sindrome da deficit radicolare, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:
1) trauma adeguato (accompagnato dalle rispettive lesioni)
2) dolori tipici che compaiono immediatamente
3) immediatamente prima dell'infortunio il paziente non doveva presentare disturbi.
Alcuni autori [2] aggiungono un quarto criterio, ossia l'assenza di particolarità radiologiche, quali uno spazio intervertebrale ridotto o addirittura un'osteocondrosi; indizi questi che, indirettamente, lascerebbero supporre una discopatia preesistente.
Il caso in questione non soddisfa alcun punto menzionato:
ad 1) nel caso del signor RI 1 si tratta di un "trauma da sollevamento", per cui, in occasione della visita presso l'Ospedale _ di _, si parlò di uno "stiramento dei muscoli della spalla destra".
ad 2) l'unico sintomo da deficit documentato è l'assenza del riflesso tricipitale. I disturbi di sensibilità non sono documentati in modo coerente.
ad 3) vi sono prove che confermano l'esistenza di alterazioni degenerative preesistenti.