# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d6a59fb7-eef2-505a-bce8-e3f6bade0624
**Court:** TI_CARP
**Chamber:** TI_CARP_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Nel mese di giugno del 2004 AP 1, impiegato di banca in pensione, ha deciso di ristrutturare un rustico sui monti di _, di proprietà del figlio.
Attorno al rustico, AP 1 ha montato (a circa 4.70 metri dal suolo) dei ponteggi, noleggiati (secondo le sue dichiarazioni), presso l’impresa di pittura del cognato.
In un primo tempo, i ponteggi sono stati utilizzati da AP 1 e _ e, saltuariamente, da loro
amici che li aiutavano nella ristrutturazione del rustico.
In seguito, tali ponteggi sono stati messi a disposizione della ditta di AP 2, cui AP 1 ha affidato i lavori di carpenteria riguardanti il tetto della costruzione.
Nel corso di tali lavori, il 3 settembre 2004, X - carpentiere della ditta di AP 2 - è caduto dal ponteggio riportando gravi ferite.
B.
Con decreto di accusa 13 dicembre 2010, il sostituto procuratore pubblico ha riconosciuto AP 1 autore colpevole di:
- lesioni colpose gravi, per avere provocato a X le lesioni gravi di cui al certificato medico 13 settembre 2004 per imprevidenza colpevole e, meglio, per avere provveduto personalmente a montare il ponteggio necessario per l’esecuzione dei lavori ad un rustico senza garantire la sicurezza e senza verificare l’esistenza delle misure di protezione, omettendo di posare il corrente intermedio e la tavola fermapiedi alla protezione laterale e omettendo di posare un piano di calpestio della larghezza di 60 cm;
- violazione delle regole dell’arte edilizia, per avere omesso di predisporre le necessarie misure di sicurezza e, meglio, omesso la posa del corrente intermedio e della tavola fermapiedi alla protezione laterale come pure del piano di calpestio della larghezza di 60 cm, trascurando così le regole riconosciute dell’arte;
- grave infrazione alle norme della circolazione, per avere, in data 2 marzo 2005, circolato, alla velocità di 91 km/h (già dedotto il margine di tolleranza) in località _ove vige il limite massimo autorizzato di 50 Km/h.
Il sostituto procuratore pubblico ne ha, pertanto, proposto la condanna alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr. 200.- cadauna, per complessivi fr. 3'000.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 600.- e al pagamento di tasse e spese.
Per le medesime circostanze di fatto, anche
AP 2 è stato riconosciuto, c
on decreto di accusa di pari data,
colpevole di
lesioni colpose gravi e di violazione delle regole dell’arte edilizia.
C.
Statuendo sull’opposizione presentata da AP 1 il 21 dicembre 2010, con sentenza 29 marzo 2011 il giudice della Pretura penale ha integralmente confermato il decreto d’accusa e ha dichiarato AP 1 autore colpevole di lesioni colpose gravi, violazione delle regole dell’arte edilizia e grave infrazione alle norme della circolazione, condannandolo alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr. 200.- cadauna, per complessivi fr. 3'000.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 600.- e al pagamento di tasse e spese.
Nella medesima sentenza - a seguito della riunione dei procedimenti - il giudice della Pretura penale ha statuito anche sull’opposizione interposta da
AP 2,
condannandolo
per
lesioni colpose gravi a 10 aliquote giornaliere da fr. 110.- cadauna, per complessivi fr. 1'100.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 600.- e al pagamento di tasse e spese.
La pronuncia nei suoi confronti è passata in giudicato.
D. AP 1
ha
tempestivamente annunciato di voler interporre appello contro la sentenza del presidente della Pretura penale. Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 20 maggio 2011 il ricorrente, pur dichiarando di impugnare l’intera sentenza di prime cure, ha postulato unicamente il suo proscioglimento dall’imputazione per violazione delle regole dell’arte edilizia.
Il 15 giugno 2011, rispondendo alla richiesta di precisazioni rivoltagli dalla presidente di questa Corte, l’appellante ha confermato di impugnare unicamente la sua condanna per tale titolo. Precisando di voler accertare l’esatta dinamica della caduta dal ponteggio di X, l’appellante ha postulato l’assunzione in qualità di teste dell’ing. dipl. TE 1 e la nomina di un perito giudiziario per un complemento/delucidazione della perizia di parte in atti. Considerato come le prove notificate fossero sprovviste di pertinenza in relazione ai presupposti del reato di violazione delle regole dell’arte edilizia - unica condanna contestata con l’appello - la presidente di questa Corte ha respinto l’istanza probatoria.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Il 1. gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale, CPP). Le disposizioni transitorie prevedono che il nuovo diritto va applicato ai ricorsi contro le decisioni di primo grado emanate dopo l’entrata in vigore del CPP federale (art. 454 cpv. 1 CPP).
Nel caso concreto, la procedura di ricorso contro la sentenza 29 marzo 2011 del giudice della Pretura penale è pertanto retta dai disposti degli art. 398 e segg. CPP concernenti l’appello.
Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
Contrariamente al ricorso per cassazione previsto dal previgente ordinamento cantonale - rimedio di mero diritto, con la possibilità di censurare l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove unicamente per arbitrio (art. 288 e 295 CPP TI) - la Corte di appello può ora esaminare per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati (art. 398 cpv. 2 CPP). L’art. 398 cpv. 2 CPP conferisce, dunque, a questa Corte una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti i punti impugnati della sentenza di prime cure. A favore dell’imputato, il potere di cognizione si estende anche ai punti non impugnati (art. 404 cpv. 2 CPP) (Mini, Commentario CPP, ad 398 n. 13).
In questa sede possono pure essere addotti argomenti nuovi e nuove prove, ciò che costituisce una caratteristica tipica del rimedio giuridico dell’appello (Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, ad art. 398 n. 7).
2.
AP 1 si aggrava contro la sentenza di prime cure contestando unicamente la sua condanna per violazione colposa delle regole dell’arte edilizia.
2.1.
Dopo avere precisato che i lavori di riattazione del rustico rientravano nella nozione di costruzione ai sensi dell’art. 229 CP, il primo giudice ha riconosciuto a AP 1 - cui era rimproverato un comportamento omissivo - una posizione di garante nella misura in cui egli aveva, oltre che “
il ruolo di committente
”, quello di “
organizzatore e coordinatore dei lavori
”: era, infatti, stato lui a montare personalmente i ponteggi incriminati, utilizzandoli in un primo tempo per lavorare assieme al figlio e ad amici presenti saltuariamente sul cantiere e mettendoli, infine, a disposizione della ditta del coimputato AP 2 per i lavori di carpenteria riguardanti il tetto (sentenza impugnata, consid. 6d, pag. 5; consid. 6e, pag. 6).
Rilevando come AP 1 abbia, in particolare, disatteso gli art. 14 e 42 dell’Ordinanza sulla sicurezza e la protezione degli operai nei lavori di costruzione in vigore al momento dei fatti (vOLCostr) a garanzia della sicurezza sui cantieri durante l’esecuzione della costruzione o della demolizione (che prevedono che un ponteggio deve avere quale protezione laterale un corrente intermedio e una tavola fermapiedi e che la larghezza del piano di calpestio deve essere di almeno 60 centimetri), il primo giudice ha concluso per l’esistenza di una “
situazione di concreta messa in pericolo della vita o dell’integrità fisica”
ed ha, dunque, dichiarato il qui appellante autore colpevole del reato di cui all’art. 229 CP (sentenza impugnata, consid. 6e, pag. 6).
2.2.
Al dibattimento, l’appellante ha postulato il suo proscioglimento da tale reato: pur ammettendo che il ponteggio posato presentava le lacune indicate nel decreto d’accusa, egli ha sostenuto che le normative in vigore in materia di edilizia non gli sono applicabili non essendo egli né titolare di un’impresa di costruzioni, né professionalmente attivo in altro modo nell’edilizia. Inoltre - ha aggiunto - egli non conosceva tali normative.
2.3.
Giusta l’art. 229 CP chiunque, dirigendo od eseguendo una costruzione o una demolizione, trascura intenzionalmente le regole riconosciute dell’arte e mette con ciò in pericolo la vita o l’integrità delle persone, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (
cpv. 1;
la versione del cpv. 1 in vigore sino al 1. gennaio 2007 prevedeva la detenzione e la multa).
Se il colpevole ha trascurato per negligenza le regole riconosciute dell’arte, la pena è una pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria (cpv. 2
; la previgente versione del cpv. 2 della norma prescriveva, per i casi di negligenza, alternativamente la detenzione o la multa).
2.3.1.
Il reato di cui all’art. 229 CP - che tutela la vita e l’integrità fisica delle persone - è un reato di messa in pericolo concreta che è consumato quando, a seguito di un’azione o di un’omissione dell’autore, viene creata una situazione di pericolo reale per l’incolumità di almeno una persona (Roelli/Fleischanderl, Basler Kommentar, Strafrecht II, 2a ed., n. 35 e segg. ad art. 229;
v. anche sentenza CARP del 4 maggio 2011, inc. 17.2010.33-35, consid. 2
).
2.3.2.
Se il testo legislativo definisce l’autore del reato di violazione di cui all’art. 229 CP con la formulazione
“chiunque dirigendo od eseguendo una costruzione o una demolizione”,
per la dottrina unanime l’art. 229 CP è un reato speciale (
Sonderdelikt
) che può essere commesso soltanto da coloro nella cui sfera di responsabilità ricade l’osservanza delle regole dell’arte edilizia (
Roelli/Fleischanderl, op cit. n. 18 ad art. 229 CP;
Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, 3a edizione, Zurigo 2004, pag. 57). Pertanto, vengono indicati come possibili autori - per quanto concerne la direzione dei lavori - gli ingegneri, gli architetti, gli imprenditori edili e i direttori dei lavori e - per quanto concerne la loro esecuzione effettiva - gli operai edili (capimastri, capisquadra, muratori) e gli artigiani (
Roelli/Fleischanderl, op. cit., n. 19 segg. e 28 segg. ad art. 229 CP;
Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 57; Stratenwerth/Bommer, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 6a edizione, Berna 2008, § 30 n. 31,
Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. II, 3a edizione, Berna 2010, n. 9 ad art. 229 CP
).
A questi professionisti, si aggiungono come possibili autori del reato di cui all’art. 229 CP quelle persone che, pur senza una formazione nel campo edile, sono di fatto incaricate dell’esecuzione di una costruzione o di una demolizione, come un manovale o un privato che, secondo un suo progetto, nel tempo libero, esegue dei lavori edili o li fa eseguire da un artigiano (
Roelli/Fleischanderl, op. cit., n. 28 ad art. 229 CP; Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, n. 6 ad art. 229 CP).
Di norma, il committente del lavoro edile non entra in considerazione come autore dell’art. 229 CP. Egli diventa, invece, autore potenziale quando è personalmente coinvolto nella direzione o nell’esecuzione dei lavori (
Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 57;
Corboz, op.cit., n. 9 ad art. 229 CP
).
2.3.3.
Chi
dirige
o esegue
una
costruzione può rendersi colpevole del reato sia
attraverso
un
comportamento attivo che
per
omissione
,
essendo
garante del pericolo che ne risulta (DTF 109 IV 15 consid.
2a; STF del 12 febbraio 2004, inc. 6S.457/2003, consid. 7.3; v. anche
Roelli/Fleischanderl, op. cit., ad art. 229 CP n. 7; Corboz, op. cit. ad art. 229 CP n. 16; Stratenwerth/Bommer, op. cit., § 30 n. 30
).
2.3.4.
Tre sono i presupposti oggettivi dell’art. 229 CP: i fatti devono essere avvenuti nell’ambito della direzione, rispettivamente dell’esecuzione, di una costruzione o di una demolizione, vi deve essere stata una violazione delle regole riconosciute dell’arte che - ed è questo il terzo presupposto - ha comportato la messa in pericolo della vita o dell’integrità delle persone.
2.3.4.1.
La nozione di costruzione deve essere intesa in senso ampio (DTF 115 IV 45 consid. 2b; STF del 12 febbraio 2004, inc. 6S.457/2003, consid. 7.2): in essa rientra anche la riattazione di un edificio e la posa di un ponteggio (DTF 115 IV 45 consid. 2b; Corboz, op cit. n. 6 ad art. 229 CP;
Roelli/Fleischanderl, op. cit., n. 5 ad art. 229 CP; Stratenwerth/Bommer, op cit., §30 n. 28).
2.3.4.2.
Per regole dell’arte si intendono sia le norme codificate in leggi emanate per la prevenzione degli incidenti durante la costruzione o la demolizione di opere - in particolare quelle per la sicurezza sui cantieri - sia le norme emanate da associazioni private o para-pubbliche, se unanimemente riconosciute (ad esempio, le norme SIA). Sono, poi, considerate regole dell’arte quelle norme che, pur se non codificate, costituiscono il bagaglio di nozioni che si apprende con la formazione professionale. Questo sempre a condizione che esse siano generalmente riconosciute come utili e necessarie dalle persone adeguatamente istruite in materia (DTF 106 IV 268 consid.
3; Corboz, op. cit., n. 11 e segg. ad art. 229 CP; sentenza CARP del 4 maggio 2011, inc. 17.2010.33-35, consid. 2.1).
In concreto, così come stabilito dal primo giudice,
trovano applicazione le norme dell’Ordinanza
del 29 marzo 2000 sulla sicurezza e la protezione della salute dei lavoratori nei lavori di costruzione, in vigore al momento dei fatti e sino al 31 dicembre 2005 (previgente
Ordinanza sui lavori di costruzione,
vOLCostr) che, fra l’altro, prevedeva, all’art. 42, che i ponteggi da lavoro dovevano avere, a dipendenza del tipo di lavoro da eseguire, un carico utile e una larghezza minima del piano di calpestio che andava da un minimo di 60 cm per un ponteggio da lavoro leggero (ponteggio per lavori di intonacatura e di pittura) ad un minimo di 90 cm per un ponteggio da lavoro pesante (per lavori da muratore) a molto pesante (per lavori da scalpellino) e, all’art. 14, che dovevano obbligatoriamente avere una protezione laterale contro le cadute composta di parapetto, corrente intermedio e tavola fermapiedi.
2.3.4.3.
La violazione alle regole dell’arte deve infine comportare la messa in pericolo della vita o dell’integrità delle persone.
La norma costituisce un reato di risultato, laddove per risultato (a differenza dell’art. 125 CP) non s’intende il ferimento o la morte di qualcuno, ma semplicemente la messa in pericolo della vita o dell’integrità delle persone, che deve ritenersi realizzata già quando nella zona di pericolo è venuta a trovarsi anche solo una persona (Roelli/Fleischanderl, op. cit., n. 35 ad art. 229 CP; Corboz, op. cit., n. 27 ad art. 229 CP; v. anche sentenza CARP del 4 maggio 2011, inc. 17.2010.33-35, consid. 2 e
sentenza CCRP 30 novembre 2009, inc. 17.2009.10, consid. 3.3
).
2.3.5.
Il reato di cui all’art. 229 CP può essere commesso sia intenzionalmente - per dolo diretto o eventuale (Favre/Pellet/Stoudmann, op. cit., n. 1.6 ad art. 229) - che per negligenza. La negligenza può essere ritenuta soltanto se all’accusato si può rimproverare una colpa riferita alla violazione delle regole dell’arte e una colpa riferita alla mancata presa in considerazione del pericolo (Corboz
,
op. cit., n.
34
ad art. 229 CP,
Donatsch/Wohlers, op cit. pag. 59).
La giurisprudenza applica con severità il concetto, ritenendo realizzata la fattispecie dell’art. 229 cpv. 2 CPS anche quando l’autore non ha percepito il pericolo concreto, ma ha violato negligentemente una regola atta ad evitare incidenti non sempre facilmente prevedibili. Ciò significa, in altre parole, che secondo l’alta Corte federale, se viene violata per negligenza una regola di sicurezza, si deve ritenere che l’autore avrebbe dovuto e potuto prevedere il pericolo (Corboz, op cit., n. 33 e seg. ad art. 229; DTF 109 IV 128 consid. 1). In linea di massima, sono dunque ipotizzabili due situazioni: nella prima l’autore ha violato per negligenza una regola dell’arte e, pure negligentemente, non ha preso in considerazione il pericolo; nella seconda, egli ha infranto scientemente la regola dell’arte e ha pensato, negligentemente, che non ne sarebbe scaturito alcun pericolo per l’integrità fisica delle persone.
Inoltre, nell’applicazione di questa norma, occorre sempre considerare che sui cantieri, dove i rischi per l’integrità delle persone sono continui già solo per il tipo di attività che vi viene svolta, trova applicazione un obbligo generale di prudenza che impone di prestare costante attenzione alla sicurezza, di programmare, laddove è possibile, con anticipo le misure da adottare per evitare incidenti e di sorvegliare in continuazione il lavoro degli operai.
2.3.6.
Vi è concorso ideale di reati possibile fra l’art. 229 CP e l’art. 125 CP se l’agire dell’autore ha messo in pericolo non solo la vittima delle lesioni, ma anche terze persone. Per contro, se solo la persona successivamente ferita è stata messa in pericolo, il reato di lesione assorbe quello dell’art. 229 CP (DTF 109 IV 125 consid. 2 e 101 IV 28 consid. 3 riguardanti il concorso fra l’art. 229 e l’art. 117 CP; STF del 3 novembre 2009, inc. 6B_516/2009 e 6B_517/2009, consid.
3.3.1; Roelli/Fleischanderl, op. cit., n. 48 ad art. 229 CP; Corboz, op. cit., n. 38 ad art. 229; Trechsel, op cit. ad art. 229 n. 13).
2.4.
Nel caso di specie, le censure del ricorrente cadono nel vuoto.
2.4.1.
E’ stato accertato in prima sede che AP 1 non è stato soltanto il committente dell’opera
ma è stato anche e soprattutto l’organizzatore e coordinatore dei lavori - assumendo, in concreto, il ruolo di direttore dei lavori - e l’esecutore materiale del ponteggio incriminato essendo stato egli a provvedere alla sua posa.
Egli é, così, de facto - indipendentemente dalla sua qualifica professionale - rientrato nel campo d’applicazione dell’art. 229 CP (cfr. dottrina citata al consid. 2.3.2.) assumendo, anche solo per il suo ruolo di costruttore dei ponteggi, la posizione di garante.
Ritenuto, poi, come sia accertato che i ponteggi da lui posati non rispettavano le regole dell’arte edilizia nella misura in cui, per una parte, non avevano (e di lunga) la larghezza minima imposta e non erano dotati delle protezioni laterali complete e che, perciò, non garantivano la sicurezza di chi vi sarebbe salito per lavorare e considerato che è pure accertato che su di essi hanno lavorato - oltre alla vittima dell’infortunio - altre persone (il figlio, gli amici del qui appellante e AP 2), il reato di cui all’art. 229 CP risulta pacificamente consumato.
2.4.2.
E’ poi irrilevante l’argomento secondo cui AP 1, prima che la ditta di AP 2 iniziasse i lavori, avrebbe chiesto a quest’ultimo se i ponteggi erano montati correttamente. In effetti, a prescindere da tale circostanza, emerge dagli atti (cfr. in particolare, sentenza di primo grado, consid. 6e, pag. 6) e dalle dichiarazioni rese dall’appellante in sede di dibattimento d’appello (non verbalizzate poiché attinenti ad un elemento di fatto non contestato) che, in precedenza, anche altre persone (il figlio di AP 1 ed alcuni imprecisati amici) hanno preso parte alla riattazione del rustico accedendo ai ponteggi.
Pertanto, senza che debba essere discussa l’eventuale valenza discolpante del preteso colloquio, in ogni caso nei confronti delle persone appena citate, AP 1 non può essere esonerato dalla sua responsabilità per il rischio creato violando le norme di sicurezza in questione.
2.4.3.
Le disquisizioni dell’appellante relative all’accertamento della dinamica della caduta dell’operaio (in particolare, il luogo esatto del ponteggio da cui questi è caduto) sarebbero pertinenti soltanto nel caso in cui egli avesse contestato la condanna per lesioni colpose, ritenuto che fra i presupposti del reato di cui all’art. 229 CP (indicati al consid. 2.3.3.) non vi è né l’esistenza di un danno corporale né l’esistenza di un nesso causale fra l’eventuale danno e il comportamento negligente rimproverato (ovvero, la violazione delle regole dell’arte).
Come evocato (e come anche già correttamente osservato dal primo giudice), perché il reato ex art. 229 cpv. 2 CP sia dato occorre semplicemente che l’azione o l’omissione dell’autore abbia causato, non tanto il ferimento di una data persona, quanto una situazione concreta di pericolo per l’integrità delle persone. E’ in tal senso che la violazione delle regole dell’arte edilizia configura un reato di risultato.
Nella misura in cui non è seriamente contestabile - né contestata - l’esistenza di una situazione concreta di pericolo (creatasi a causa del mancato rispetto da parte di AP 1 delle prescrizioni della
vOLCostr in parte del ponteggio posato)
per la o le persone che hanno lavorato alla riattazione del rustico, ai fini della realizzazione dell’art. 229 cpv. 2 CP è del tutto irrilevante determinare il punto esatto di caduta di X e accertare se, in quel preciso punto, le norme di sicurezza riguardanti i ponteggi erano rispettate o meno.
In assenza di impugnativa della condanna per lesioni colpose gravi - circostanza che l’appellante ha confermato a questa Corte con scritto 15 giugno 2011 (cfr. anche dichiarazione di appello 20 maggio 2011) e, poi, ancora al dibattimento - non occorre dimostrare alcun nesso di causalità fra la caduta e il ferimento dell’operaio e la violazione delle prescrizioni di sicurezza.