# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7a413931-4187-544b-b496-5224d0d0d6ba
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 23 marzo 2017 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 12 ottobre 2016 (cfr. doc. 17) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 1° ottobre 2016 ritenendo che la riscossione dello stipendio per l’asserita attività presso la _ non è stata sufficientemente comprovata (cfr. doc. A).
1.2. Contro la decisione su opposizione l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA chiedendo l’annullamento della decisione su opposizione del 23 marzo 2017 e il riconoscimento del diritto alle indennità a decorrere dal 1° ottobre 2016, in quanto l’assicurato sarebbe riuscito a dimostrare l’ottenimento di un salario attraverso la documentazione prodotta in corso di procedura.
L’avv. RA 1, per conto dell’assicurato, ha, in particolare, asserito, da una parte, che gli stipendi dei dipendenti - e quindi anche quello del ricorrente - nel periodo determinante venivano loro consegnati in contanti, dopo che la cassa veniva alimentata dall’azionista, poiché la liquidità sui conti societari era stata esaurita. Dall’altra, che l’insorgente si versava lo stipendio da solo prelevando l’importo dalla cassa, quando disponibile, oppure prelevandolo dal conto bancario della società.
La parte ricorrente ha, inoltre, addotto che l’assicurato non è stato in grado di fornire delle ricevute firmate perché non era usuale sottoscrivere, da nessun dipendente, in _ il conteggio di salario, che peraltro neppure veniva consegnato puntualmente tutti i mesi ai dipendenti. Al riguardo è stato specificato che tra le parti vi era un rapporto di fiducia tale per cui il datore di lavoro non ha mai richiesto ai propri dipendenti di sottoscrivere i conteggi di salario a valere quale conferma di ricezione del salario, con nessuno degli stessi, quindi neppure con il ricorrente.
Infine l’avv. RA 1, per conto del suo assistito, ha chiesto l’interrogatorio di quest’ultimo, nonché l’audizione testimoniale di _ (azionista della società) e di _ della fiduciaria _ (cfr. doc. I, segnatamente pag. 4, 20, 23 e 27).
1.3. In risposta la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Il 26 giugno 2017 la patrocinatrice del ricorrente ha comunicato di non avere ulteriori mezzi di prova da presentare (cfr. doc. V).
1.5. Il doc. V è stato trasmesso per conoscenza alla parte resistente (cfr. doc. VI).

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto della lite è la questione di sapere se la Cassa a ragione oppure no abbia negato a RI 1 il diritto all'indennità di disoccupazione a decorrere dal 1° ottobre 2016, in quanto la riscossione effettiva del salario non è comprovata.
L'assicurato ha diritto all'indennità di disoccupazione, tra l’altro, se ha compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e LADI).
Secondo l'art. 13 cpv. 1 LADI, ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione soggetta a contribuzione.
L'art. 2 cpv. 1 lett. a LADI stabilisce che è tenuto a pagare i contributi all'assicurazione contro la disoccupazione (assicurazione) il salariato (art. 10 LPGA) che è assicurato obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per il reddito di un'attività dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).
L'obbligo di adempiere al periodo di contribuzione è dunque ossequiato quando l'assicurato, quale dipendente, prova di aver svolto, nel pertinente termine quadro, un'occupazione soggetta a contribuzione durante almeno dodici mesi (cfr. DTF 122 V 249, consid. 2b, pag. 250-251 e la giurisprudenza ivi citata).
Ai fini dell’applicazione di tale articolo, non è necessario che il datore di lavoro, quale organo nella procedura di percezione, abbia effettivamente trasferito alla cassa di compensazione i contributi del salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88, consid.
3a, pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987, Vol. 1, Ad. art. 13, N. 29, pag. 174).
In una sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 l’Alta Corte ha stabilito, precisando la propria giurisprudenza, che, dal profilo del periodo di contribuzione, la sola condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio, l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la prova dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.
In secondo luogo, allorché un assicurato non comprova di aver effettivamente percepito un salario, segnatamente in assenza di bonifici periodici di una remunerazione su un conto bancario o postale a suo nome, il diritto all’indennità di disoccupazione non potrà essergli negato in applicazione degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 LADI, a meno che venga stabilito che il medesimo ha rinunciato al salario relativo al lavoro effettuato.
Al riguardo cfr. anche DTF 133 V 515 e STF 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 e D. Cattaneo, “Nouvautés en matière d’assurance-chômage” in Quoi de neuf en droit social? Ed. Stämpfli SA, Berna 2009 pag. 76-79.
2.2.
La Prassi LADI
sull’indennità di disoccupazione (Prassi LADI ID) edite dalla direzione del lavoro della SECO, nella versione in vigore da ottobre 2012 (pt. B144 e B145) prevedono in relazione al periodo minimo di contribuzione e la percezione effettiva di un salario quanto segue:
"
(...)
Periodo minimo di contribuzione di 12 mesi
art. 2 cpv. 1 lett. a e art. 13 cpv. 1 LADI
Percezione effettiva di un salario
B144 Oltre ad aver esercitato un’attività soggetta a contribuzione, l’assicurato deve aver effettivamente percepito il salario convenuto. Anche se la riscossione effettiva di un salario non è di per sé un presupposto del diritto all’indennità, si tratta pur sempre di un criterio determinante per riconoscere l’esistenza di un’attività soggetta a contribuzione. Se l’assicurato non ha percepito il salario in seguito a insolvenza del datore di lavoro secondo l’art. 51 cpv. 1 LADI, il periodo corrispondente ai crediti salariali è considerato periodo di contribuzione.
Persone che occupano una posizione analoga a quella di un datore di lavoro
B146 Per le persone che, prima della disoccupazione, occupavano una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e per i loro coniugi o partner registrati la cassa deve in ogni caso verificare il versamento effettivo del salario.
B147 Le ricevute di versamento sul conto postale o bancario sono in genere sufficienti, nell’ambito di tali verifiche da parte della cassa, a dimostrare il versamento del salario e l’esistenza di un’attività soggetta a contribuzione.
B148 Se il salario è stato versato in contanti, una dichiarazione fiscale corredata dei certificati di salario ottenuti presso l’amministrazione fiscale, le ricevute di salario o gli estratti di libri forniti da una fiduciaria, unitamente a un estratto del conto individuale AVS, possono essere accettati a prova del versamento del salario. Se gli importi indicati sui documenti non corrispondono a quanto figura nell’estratto del conto individuale AVS, per il calcolo del guadagno assicurato viene preso in considerazione l’importo meno elevato.
L’assicurato il cui salario è versato in contanti può anche dimostrare con altri mezzi la riscossione effettiva del salario.
La riscossione del salario non può essere dimostrata soltanto con il conteggio mensile dello stipendio, la ricevuta di salario, il contratto di lavoro, la conferma della disdetta o l’inoltro del credito nell’ambito della procedura fallimentare. Questi documenti sono semplici allegazioni di parte, la cui veridicità può essere garantita unicamente dall’assicurato.
Se i giustificativi presentati non permettono di stabilire chiaramente i salari effettivamente versati nel periodo in questione, l’assicurato deve subire le conseguenze dell’assenza di prove e il diritto all’ID deve essergli negato per mancato adempimento del periodo di contribuzione. La prova della percezione effettiva del salario è determinante per stabilire l’esistenza di un periodo di contribuzione e per determinare il guadagno assicurato. In assenza di una simile prova, il calcolo del guadagno assicurato non sarebbe possibile.”
Il tenore dei p.ti B144 - B148 della Prassi LADI ID sopra citati è rimasto peraltro invariato anche nella versione valida dal 1° gennaio 2017 (
http://www.area-lavoro.ch/dateien/
Kreisschreiben/Prassi_LADI_ID_gennaio_2017.pdf).
Le
direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid.
3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid.
10.1 pag. 181).
Quest’ultimo deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid.
4.1; DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid.
2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).
Il giudice deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid.
5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid.
4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid.
2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid.
3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed.
Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).
Secondo la giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).
Nella già citata sentenza 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 la nostra Massima Istanza ha ricordato che, in una sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007, lo stesso Tribunale federale ha stabilito che la direttiva della Seco che ritiene adempiuto il periodo contributivo minimo soltanto se è stato dimostrato un pagamento effettivo del salario per dodici mesi, viola la giurisprudenza pubblicata in DTF 131 V 444 e quindi non è applicabile.
Nel caso affrontato nella sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007 si trattava di un assicurato che occupava una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro
e al quale, durante alcuni mesi, non è stato versato alcun salario. L'Alta Corte ha comunque ritenuto adempiuto il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. e LADI ed ha in particolare rilevato:
"
(...)
4.
4.1. Die Vorinstanz hat in ausführlicher und differenzierter Würdigung des Sachverhaltes festgestellt, dass der Versicherte die Mindestbeitragszeit von zwölf Monaten im Rahmen seiner Tätigkeit für die Firma D._ erfüllt hat. Insbesondere hat sie überzeugend dargelegt, die teilweise nur kurzen Zäsuren in der Lohnzahlung (Juni und Oktober 2004) über eine Zeitspanne von 17 Monaten berechtigten zur Annahme, der Versicherte sei zwar nicht durchgehend in der Lage gewesen, sich einen Lohn auszubezahlen, habe aber deshalb seine Tätigkeit für das Unternehmen nicht eingestellt. Andernfalls wäre er kaum in der Lage gewesen, sich anschliessend wieder einen Lohn auszurichten.
(...)
4.4 Schliesslich ändern auch allfällige anderslautende Kreisschreiben des seco nichts an diesem Ergebnis. Wenn auch das Gericht Verwaltungsweisungen bei seiner Entscheidung berücksichtigt, sofern diese eine dem Einzelfall angepasste und gerecht werdende Auslegung der anwendbaren gesetzlichen Bestimmung zulassen, so ist es nicht an sie gebunden (BGE 132 V 121 E. 4.4 S. 125 mit Hinweisen). Eine Verwaltungsweisung, welche die Beitragszeit nur dann als erfüllt gelten lässt, wenn eine mindestens zwölfmonatige tatsächliche Lohnzahlung nachgewiesen ist, würde nicht der geltenden Praxis von BGE 131 V 444 entsprechen, so dass sie für die hier strittige Frage nicht massgebend wäre.
(...)"
Al riguardo giova evidenziare che la Prassi LADI/B144-B148, in vigore dall’ottobre 2012 - che ha sostituito i p.ti B144-B148 della Circolare ID del 2007 - corrisponde sostanzialmente al tenore del testo precedente.
Ne discende, in applicazione della sentenza 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 menzionata sopra, che anche la Prassi LADI/B144-B148, valida dall’ottobre 2012, prevedendo che se un assicurato non stabilisce chiaramente di aver percepito il salario, il diritto all’indennità di disoccupazione deve essergli negato per mancato adempimento del periodo di contribuzione, viola la giurisprudenza pubblicata in DTF 131 V 444 e non è quindi applicabile.
In proposito giova rilevare che la Prassi LADI/B144-B148, in vigore dall’ottobre 2012, contempla quale elemento di novità rispetto alla Circolare ID del gennaio 2007 il riferimento a una sentenza 8C_913/2011 del 10 aprile 2012 con l’unica annotazione che “in mancanza sia di libri contabili tenuti in maniera regolare e trasparente, sia di giustificativi di pagamenti bancari, postali o in contanti oppure di testimonianze che permettono di stabilire il reddito come richiesto dalla legge, il versamento dl salario non può essere formalmente dimostrato”.
Al riguardo il TCA si limita a rilevare che la sentenza 8C_913/2011 del 10 aprile 2012 riguarda, tuttavia, soltanto la determinazione del guadagno assicurato ed è stato evidenziato espressamente che non era più contestato l’adempimento del periodo di contribuzione da parte dell’assicurato - che era stato socio e gerente della Sagl sua ex datrice di lavoro - riconosciuto tramite l’esercizio di un’attività lavorativa.
2.3. Secondo l’art. 23 cpv. 1 LADI è considerato guadagno assicurato il salario determinante nel senso della legislazione sull’AVS, normalmente riscosso durante un periodo di calcolo nel corso di uno o più rapporti di lavoro, compresi gli assegni contrattuali periodici che non siano indennità per inconvenienti connessi al lavoro. L’importo massimo del guadagno assicurato (art. 18 LPGA) corrisponde a quello dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. Il guadagno non è considerato assicurato se non raggiunge un limite minimo. Il Consiglio federale stabilisce il periodo di calcolo e il limite minimo.
In virtù e nell’ambito della delega legislativa, in particolare per quanto attiene al periodo di calcolo per il guadagno assicurato, il Consiglio federale ha stabilito che
il guadagno assicurato è calcolato in base al salario medio degli ultimi sei mesi di contribuzione (art. 11) che precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione (art. 37 cpv. 1 OADI).
Il guadagno assicurato è calcolato in base al salario medio degli ultimi dodici mesi di contribuzione che precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione se tale salario è più elevato del salario medio di cui al capoverso 1 (cfr. art. 37 cpv. 2 OADI).
Il periodo di calcolo decorre dal giorno che precede l’inizio della perdita di guadagno computabile, indipendentemente dalla data dell’annuncio alla disoccupazione. A quel momento, l’assicurato deve aver versato contributi per almeno dodici mesi durante il termine quadro per il periodo di contribuzione (cfr. art. 37 cpv. 3 OADI).
Il Consiglio federale ha pure stabilito che per periodi che, secondo l’art. 13 cpv. 2 lett. b-d LADI, sono computati come periodi di contribuzione, è determinante il salario che l’assicurato avrebbe normalmente ottenuto (cfr. art. 39 OADI).
L’art. 13 cpv. 2 lett. c LADI stabilisce che sono computati quali periodi di contribuzione i periodi in cui l’assicurato è vincolato da un rapporto di lavoro, ma, per malattia (art. 3 LPGA) o infortunio (art. 4 LPGA), non riceve salario e non paga quindi i contributi.
2.4. Per costante giurisprudenza, determinanti ai fini del calcolo del guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI
sono i redditi effettivamente percepiti sotto forma di salario durante il periodo di calcolo (cfr. DTF 123 V 72 consid. 3; DLA 1995 Nr. 15 pag. 81 consid. 2c).
Il Tribunale federale delle assicurazioni, in una sentenza C 180/01 del 5 giugno 2002, pubblicata in DTF 128 V 189, ha
confermato il principio secondo il quale il guadagno assicurato è stabilito in funzione dei redditi effettivamente percepiti sotto forma di salario durante il periodo di calcolo. Soltanto in casi eccezionali e giustificati il guadagno assicurato è determinato fondandosi sull'accordo salariale tra il datore di lavoro e il lavoratore. Più precisamente è possibile derogare al reddito effettivamente percepito unicamente qualora possa essere escluso un abuso nel senso di accordi in merito a salari fittizi.
Al riguardo cfr. pure STFA C 9/02 del 19 novembre 2002; STCA 38.2011.3 del 5 settembre 2011, massimata in RtiD I-2012 N. 83 pag. 460-461.
In una sentenza C 284/05 del 25 aprile 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 46 (vedi pure la sentenza C 183/06 del 16 luglio 2007), l'Alta Corte ha stabilito che la mancanza della prova del salario esatto non comporta la negazione del diritto all'indennità di disoccupazione, ma deve essere presa in considerazione nel calcolo del guadagno determinante.
Inoltre con sentenza
8C_913/2011 del 10 aprile 2012, già citata sopra (cfr. consid. 2.3.), il Tribunale federale, chinandosi su una fattispecie in cui litigiosa era
soltanto la questione concernente la determinazione del guadagno assicurato, mentre non era più contestato l’adempimento del periodo di contribuzione riconosciuto tramite l’esercizio da parte dell’assicurato di un’attività lavorativa, ha stabilito che in quel caso, siccome non era definibile l’entità del salario (
difettavano libri contabili tenuti in maniera regolare e trasparente, giustificativi di pagamenti bancari, postali o in contanti oppure testimonianze che permettessero di stabilire il reddito come richiesto dalla legge), il guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI non era determinabile in modo sufficientemente attendibile.
Ciò ha comportato il diniego della pretesa di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
In proposito cfr. pure STF 8C_387/2015 dell’11 agosto 2015 consid. 3 in fine; STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.5.
La nostra Massima Istanza, in una sentenza 8C_743/2008 del 9 febbraio 2009, pubblicata in SVR 2009 ALV Nr. 8 pag. 27, ha poi stabilito che nel caso in cui il lavoratore rinunci temporaneamente al pagamento del salario concordato con lo scopo di sostenere la ditta di recente fondata dal suo datore di lavoro e che, nel prosieguo, in ragione dell’insolvenza della ditta, non riesce a incassare il salario, quest’ultimo non può essere preso in considerazione per fissare il guadagno assicurato.
Questa Corte, con sentenza 38.2011.3 del 5 settembre 2011, pubblicata in RtiD I-2012 N. 83 pag. 460, si è pronunciata in relazione al caso di una socia e gerente di una Sagl con diritto di firma individuale dalla fondazione della società nel 1988 e in possesso di una quota sociale di fr. 19’000.– (su un totale di fr. 20’000.–) che, dal 1988 al 31 marzo 2010, è pure stata alle dipendenze – senza percepire salario negli anni 2009/2010 – della Sagl, poi radiata d’ufficio nell’agosto 2010 a seguito di fallimento sospeso per mancanza di attivo, e nel mese di agosto 2010 si è iscritta in disoccupazione, ha deciso che a ragione la Cassa le aveva negato il diritto a indennità di disoccupazione, ritenuto che il suo guadagno assicurato per gli anni 2009/2010, non avendo la stessa percepito alcun salario, era pari a fr. 0.--.
Il TCA ha motivato il proprio giudizio, rilevando che in quel caso di specie era applicabile il principio generale secondo cui determinanti ai fini del calcolo del guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI sono i redditi effettivamente percepiti sotto forma di salario durante il periodo di calcolo. Non entrava, invece, in linea di conto l’applicazione dell’eccezione contemplata dalla giurisprudenza, che prevede di prendere come riferimento il salario concordato, ma soltanto allorché un abuso (nel senso di un accordo in merito a salari fittizi) può essere escluso. Infatti, in quella specifica evenienza un rischio di abuso, già dal profilo oggettivo, non poteva essere negato, in quanto quale socia e gerente della Sagl la ricorrente poteva influenzare in maniera rilevante le decisioni del datore di lavoro. Il suo ruolo in seno alla società implicava l’assunzione di un rischio imprenditoriale che non poteva essere scaricato sull’assicurazione contro la disoccupazione. L’asserzione della ricorrente secondo cui, per una sua precisa scelta, avrebbe girato gli stipendi spettantile ai collaboratori occupati della società a causa della carenza di liquidità della ditta per salvaguardare posti di lavoro e sperando in una ripresa non le è stata di alcun ausilio: tale dichiarazione ha confermato, al contrario, il suo potere decisionale all’interno della Sagl e perciò il fatto che la stessa si fosse addossata un rischio imprenditoriale che non andava posto a carico dell’assicurazione contro la disoccupazione.
Con giudizio 38.2016.60 dell’8 giugno 2017, il TCA ha confermato la decisione della Cassa in relazione con l’accertamento dell’entità del guadagno assicurato, che per determinare il guadagno assicurato del ricorrente doveva essere fatto riferimento al salario effettivamente ottenuto nel periodo di calcolo e non a quello concordato, poiché essendo stato socio e gerente della Sagl, egli rivestiva una posizione analoga ad un datore di lavoro e perciò poteva influenzare in modo rilevante le decisioni del datore di lavoro.
2.5. Nell’evenienza concreta dalla documentazione agli atti risulta che RI 1, nato l’_ 1962, dal 23 maggio 2011 al 30 giugno 2016 è stato alle dipendenze della _ di _ in qualità di impiegato con un salario di oltre fr. 10'000.-- lordi al mese (cfr. doc. 2; 3).
Relativamente alla fine del rapporto d’impiego da uno scritto dell’assicurato del 28 marzo 2016 alla SA si evince:
"
(...) la presente per formalizzare quanto comunicatomi nel corso dell’incontro verificatosi lo scorso mese nel senso che mi ritengo, per vostra volontà, licenziato per il prossimo 30 giugno.
Fino a tale data continuerò a svolgere le mie mansioni ordinarie e a presenziare in ufficio. (...)” (Doc. 5)
Sia nella “Domanda d’indennità di disoccupazione” che nell’”Attestato del datore di lavoro” è stato indicato quale motivo della disdetta la cessazione dell’attività (cfr. doc. 2; 3).
La _, che ha lo scopo di commercio e l’intermediazione di metalli, in particolare il commercio d’oro e di ogni altro metallo prezioso nonché l’effettuazione di operazioni finanziarie, è stata iscritta a Registro di commercio il 2 marzo 2011.
Il ricorrente risulta iscritto come membro e direttore con diritto di firma collettiva a due sin dalla costituzione della società. Il 31 ottobre 2012 la sua iscrizione è stata modificata in membro e direttore con diritto di firma individuale. In seguito, dal 15 febbraio 2013 fino al settembre 2016, l’insorgente è stato iscritto come amministratore unico con diritto di firma individuale (cfr. doc. 4: estratto RC).
Dal ricorso emerge che l’Ufficio federale delle dogane, a seguito dell’apertura di un procedimento, ha ordinato il blocco di tutti i conti della SA a partire da novembre 2013, che ha comportato, nel periodo dicembre 2013 – giugno 2014, la necessità di chiedere l’autorizzazione all’Ufficio federale competente per liberare dei fondi tramite bonifico (cfr. doc. I pag. 4, 20).
Dopo aver sollecitato il suo ex datore di lavoro di provvedere allo stralcio della sua posizione in seno alla SA, ciò che però non è avvenuto, RI 1 si è rivolto direttamente all’Ufficio dei registri ottenendo in tal modo la radiazione della sua iscrizione a RC il 7 settembre 2016 (data FUSC _2016; cfr. doc. 4 – 6; E - G).
Il 1° ottobre 2016 RI 1 si è annunciato all’Ufficio regionale di collocamento di _ rivendicando il diritto alle indennità di disoccupazione a partire di tale data (cfr. doc. 1) e precisando di cercare un impiego a tempo pieno (cfr. doc. 2).
La Cassa, con decisione del 12 ottobre 2016, confermata dalla decisione su opposizione del 23 marzo 2017, gli ha negato il diritto alle prestazioni, in quanto la riscossione effettiva del salario non sarebbe comprovata (cfr. doc. 17; A).
Il 20 aprile 2017 il proprietario dell’abitazione dell’insorgente a _ ha sollecitato l’insorgente a pagare il canone di locazione relativo ai periodi novembre-dicembre 2016 e gennaio-aprile 2017, per un ammontare complessivo di fr. 7'800.-- (cfr. doc. T).
Il Servizio sussidi assicurazione malattia dell’Istituto delle assicurazioni sociali, il 31 marzo 2017, ha accolto l’stanza dell’assicurato tendente alla riduzione del premio LAMal suo e della moglie per l’anno 2017 (cfr. doc. U).
Con decisioni del 13 e del 27 aprile 2017 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento ha poi assegnato al ricorrente, considerando un’unità di riferimento composta del medesimo e della moglie, una prestazione assistenziale ordinaria di fr. 2'941.-- mensili per i mesi da marzo a giugno 2017. A titolo di reddito computabile Las e di sostanza computabile come reddito Las non è stato computato alcunché (cfr. doc. S).
2.6. Chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte ritiene innanzitutto utile ricordare che la riscossione effettiva del salario non costituisce una
conditio sine qua non
per riconoscere adempiuto il periodo di contribuzione minimo di dodici mesi ai sensi degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 cpv. 1 LADI. In effetti la sola condizione risulta essere l’esercizio di un’attività soggetta all’obbligo contributivo, ciò anche per gli assicurati che hanno rivestito una posizione analoga in seno alla società che è stata loro datrice di lavoro (cfr. consid. 2.2; 2.3.; DTF 131 V 444; STF C 233/06 del 2 luglio 2007; STF 8C_913/2011 del 10 aprile 2012).
In ogni caso, però, la prova che un salario è stato realmente pagato costituisce un indizio importante e significativo per dimostrare l’esercizio effettivo di un’attività dipendente, soprattutto nei casi critici, ad esempio nel caso di assicurati che avevano una posizione analoga a quella di un datore di lavoro nella società in cui lavoravano e che di conseguenza erano, ad esempio, nella situazione di poter firmare il proprio contratto d’impiego sia nella veste di lavoratore che in quella di datore di lavoro, rispettivamente di stabilire le proprie pretese salariali (cfr. STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.3.; 3.5.).
In proposito è utile rilevare che con sentenza C 92/06 dell’11 aprile 2007, in cui gli atti sono stati rinviati al Tribunale cantonale per determinare l’esistenza di un’attività sottoposta a contribuzione, l’Alta Corte ha stabilito che in quel caso di specie gli estratti bancari nei quali erano indicati dei versamenti di diversi importi in contanti, gli estratti del RC, l’estratto del conto individuale AVS, l’attestazione del datore di lavoro firmata dall’assicurato stesso che era stato socio e gerente della Sagl, sua ex datrice di lavoro, come pure le testimonianze scritte di ex dipendenti confermanti che gli stipendi erano versati in contanti a mano non risultavano sufficienti per comprovare la riscossione effettiva di un salario, né per dimostrare che l’assicurato aveva realmente lavorato.
Inoltre la prova della riscossione dei salari è decisiva per la
determinazione del guadagno assicurato. In effetti qualora non sia definibile l’entità del salario (ad esempio
difettando libri contabili tenuti in maniera regolare e trasparente, giustificativi di pagamenti bancari, postali o in contanti oppure testimonianze che permettano di stabilire il reddito come richiesto dalla legge), il guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI non è determinabile in modo sufficientemente attendibile.
Ciò comporta il diniego della pretesa di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.5.
in fine
; STF 8C_913/2011 del 10 aprile 2012, in particolare consid. 3.3.
in fine
; STCA 38.2012.5 del 10 dicembre 2012 consid. 2.7.).
2.7. Attentamente esaminate le carte processuali il TCA ritiene che gli elementi di fatto presenti agli atti non consentano né di ammettere né di escludere che l’assicurato abbia effettivamente riscosso i salari relativi nel lasso di tempo 1° ottobre 2014 – 30 settembre 2016, corrispondente al termine quadro per il periodo di contribuzione.
E’ vero che la prova del versamento degli stipendi non costituisce la condizione decisiva per ritenere adempiuto il periodo minimo di dodici mesi nel termine quadro di due anni (cfr. art. 13 cpv. 1; 9 cpv. 3 LAD).
E’ altrettanto vero, tuttavia, che nei casi critici, come può essere considerata la presente evenienza alla luce del fatto che il ricorrente dalla fondazione della _, nel marzo 2011, fino al settembre 2016 ha rivestito il ruolo, dapprima di membro e direttore con firma collettiva a due - fino all’ottobre 2012 -, con firma individuale - fino al febbraio 2013 - e di amministratore unico con firma individuale fino al settembre 2016 (cfr. estratto RC), la prova di aver ricevuto gli stipendi costituisce un indizio significativo e determinante dell’esercizio di un’attività soggetta a contribuzione (cfr. consid. 2.7.;
STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.3.; 3.5.).
Inoltre, comunque, la riscossione dei salari è determinante per stabilire, nel caso in cui sia comprovato l’esercizio di un’attività soggetta a contribuzione per almeno dodici mesi nel termine quadro per il periodo di contribuzione, che in casu si estende dal 1° ottobre 2014 al 30 settembre 2016, il guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI (cfr. consid. 2.4.).
Come esposto sopra (cfr. consid. 2.4.) il periodo di calcolo per il guadagno assicurato corrisponde agli ultimi
sei mesi
di contribuzione che precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione (cfr. art. 37 cpv. 1 OADI).
Il guadagno assicurato è calcolato in base al salario medio degli ultimi
dodici mesi
di contribuzione che precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione, se tale salario è più elevato del salario medio di cui al capoverso 1 (cfr. art. 37 cpv. 2 OADI).
Nel caso in cui il guadagno assicurato non sia determinabile in modo sufficientemente attendibile, la pretesa di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione andrebbe negata (cfr. consid. 2.7.).
2.8. In concreto,
da una parte
, l’insorgente ha prodotto i conteggi salariali da gennaio 2014 a giugno 2016 da cui risulta un “versamento a saldo” mensile di fr. 8'500.-- mensili, tranne per i mesi di dicembre 2014, giugno 2015, dicembre 2015 e giugno 2016 dove sono indicati degli importi al netto più elevati a seguito del computo della tredicesima (cfr. doc.16).
Inoltre, per quanto concerne i contributi AVS, le fatture della Cassa _ dal 1° aprile 2015 al 30 giugno 2016 sono state pagate. In particolare la fattura d’acconto per il 1° aprile fino al 30 giugno 2015 è stata pagata il 30 giugno 2015. La fattura d’acconto per il 1° luglio fino al 30 settembre 2015 è stata pagata il 30 settembre 2015. La fattura d’acconto per il 1° ottobre fino al 31 dicembre 2015 è stata pagata il 22 dicembre 2015. La fattura d’acconto per il 1° gennaio fino al 31 marzo 2016 è stata pagata il 31 marzo 2016. Infine la fattura d’acconto per il 1° aprile fino al 30 giugno 2016 è stata pagata il 28 giugno 2016 (cfr. doc. Q).
Dall’estratto del conto individuale AVS dell’insorgente datato 19 ottobre 2016 risulta, peraltro, il versamento dei contributi per tutto l’anno 2014 e 2015 da parte della _ (cfr. doc. 20).
Relativamente all’anno 2014 nella dichiarazione d’imposta l’assicurato ha esposto un reddito da attività dipendente di fr. 112'098.-- (cfr. doc. L13), dato accertato dall’autorità fiscale con decisione di tassazione del 21 dicembre 2016 (cfr. doc. 14).
Per l’anno 2015 nella relativa dichiarazione d’imposta l’insorgente ha indicato un reddito da attività dipendente di fr. 112'054.-- (cfr. doc. 12), dato ripreso dal “Certificato di salario” dell’anno 2015 compilato il 14 settembre 2016 dalla _ (cfr. doc. 14). La decisione di tassazione del 21 dicembre 2016 afferente all’anno 2015 ha ripreso, quale reddito da attività dipendente principale dell’insorgente, la somma di fr. 112'054.-- (cfr. doc. 21).
Per l’anno 2016 l’insorgente ha prodotto il Certificato di salario afferente ai primi sei mesi dell’anno 2016 da cui si evince un salario netto di fr. 55'986.20 compilato il 14 settembre 2016 dalla _ (cfr. doc. 14).
Sono pure stati presentati dei documenti della contabilità della _ del 2014 – 2016, e meglio gli estratti relativi alla Cassa e agli stipendi (cfr. doc. 9, L3-4, L7-8 e L10-11).
Oltre a ciò l’azionista della _, _, il 6 ottobre 2016, ha dichiarato di avere versato lo stipendio di fr. 8'500.-- netti per 13 mesi a RI 1 nel periodo dal 1° gennaio 2015 al 30 giugno 2016 (cfr. doc. 11).
Dall’altra parte
, tuttavia, il ricorrente, da un lato, non ha prodotto estratti bancari o postali da cui emerga il reale versamento degli stipendi a suo favore, né risulta che l’assicurato abbia preteso che il salario gli venisse bonificato su un suo specifico conto.
Egli ha fornito l’estratto del suo conto privato relativo all’anno 2014 ove figurano dei bonifici della _ il 4 febbraio, il 4 marzo, il 26 marzo, il 28 aprile, il 3 giugno e il 1° luglio 2014 (cfr. doc. 15 = L12). Gli stessi, però, non riguardano comunque il periodo determinante e si riferiscono al periodo in cui i conti della SA erano bloccati per ordine dell’Ufficio federale delle dogane (cfr. consid. 2.6.).
Dall’altro, sono assenti ricevute di salario che potrebbero configurare uno degli elementi per attestare l’asserita consegna in contanti dei salari (cfr. doc. I; consid. 1.2.).
Al riguardo nell’impugnativa è stato asserito che
“la circostanza che l’assicurato non sia stato in grado di fornire delle ricevute firmate è semplicemente perché non era usuale sottoscrivere, da nessun dipendente, in _ il conteggio di salario, che peraltro neppure veniva consegnato puntualmente tutti i mesi ai dipendenti. Tra le parti, vi era un rapporto di fiducia tale per cui, il datore di lavoro non ha mai richiesto ai propri dipendenti di sottoscrivere i conteggi di salario a valere quale conferma di ricezione del salario, con nessuno degli stessi, quindi neppure con il ricorrente”
(Doc. I pag. 23).
Nel ricorso è pure stato addotto che l’assicurato, se non vi era liquidità in cassa, prelevava lo stipendio dal conto bancario della società (cfr. doc. I; consid. 1.2.). Tale allegazione, però, non è stata comprovata dall’insorgente e di conseguenza va trattata alla stregua di mera allegazione di parte.
Inoltre, per quanto attiene al conto individuale AVS, va osservato che il TF ha indicato che le registrazioni nel conto individuale costituiscono al massimo degli indizi di un effettivo pagamento dei salari (cfr. DTF 131 V 444 consid.1.2.; STF 8C_75/2013 del 25 giugno 2013 consid. 3.4.).
A maggior ragione, a mente di questa Corte, quando di tratta, come in casu, di un assicurato che negli anni determinanti era amministratore unico con diritto di firma individuale della SA in cui lavorava.
I certificati di salario relativi al 2015 e al 2016, poi, datano entrambi 14 settembre 2015 e non sono firmati (cfr. doc. 14), rispettivamente dalle dichiarazioni fiscali per il 2014 e il 2015 non risulta la data di quando sono state allestite (cfr. doc. 12; L13). La data del “3 ottobre 2016” stampata in alto sarebbe, secondo le dichiarazioni dell’insorgente, la data della stampa (cfr. doc. I pag. 25). Visto che le decisioni di tassazione per il 2015 - e anche per il 2014 - sono state emesse il 21 dicembre 2016 (cfr. doc. 21; 22), ossia posteriormente all’iscrizione in disoccupazione del 1° ottobre 2016, non è dato di sapere se le dichiarazioni fiscali sono state inoltrate all’Ufficio circondariale di tassazione competente anteriormente o successivamente a tale momento.
Il ricorrente ha precisato che la contabilità è stata fornita da una fiduciaria (cfr. doc. I pag. 23). Da un esame più attento della documentazione in questione ( cfr. doc. 9, L3-4, L7-8 e L10-11) risulta, tuttavia, che la stessa non è stata vidimata da parte della fiduciaria _.
Del resto il 30 settembre 2016 l’assicurato ha indicato che _ della _ preparava i conteggi stipendio, mentre lui preparava in seguito la busta con i soldi (cfr. doc. 8).
Anche la dichiarazione dell’azionista _ del 6 ottobre 2016 nella quale quest’ultimo ha affermato di avere versato lo stipendio di fr. 8'500.-- netti per 13 mesi al ricorrente nel periodo dal 1° gennaio 2015 al 30 giugno 2016 (cfr. doc. 11) deve essere relativizzata. Infatti nel ricorso è stato fatto valere che _, “
difatti, non ha mai inteso dichiarare che versava gli stipendi materialmente in mano al signor RI 1, (...), ma bensì che versava direttamente nella cassa della società tali salari. Salari, questi, che venivano poi successivamente prelevati a contanti dal signor RI 1 come da lui dichiarato”
. (cfr. doc. I pag. 10 e 11).
Il TCA, al riguardo, ribadisce che il ricorrente non ha prodotto nessun estratto di un conto bancario e/o postale appartenente alla _ che potrebbe comprovare tali bonifici e prelevamenti.
Sorprende, infine, che l’assicurato (la cui unità di riferimento per l’assistenza sociale è costituita dal medesimo e dalla moglie; cfr. doc. S; consid. 2.6.), che sostiene di aver ricevuto stipendi di fr. 8'500.-- netti al mese fino a giugno 2016, già da novembre 2016 non abbia più provveduto a pagare la pigione di fr. 1'300.-- al mese (cfr. doc. T; consid. 2.6.).
2.9. In concreto, dunque, il TCA ritiene che la presente vertenza non possa essere decisa senza preliminarmente procedere a un approfondimento istruttorio.
La fattispecie deve essere ulteriormente indagata dalla Cassa, la quale nella procedura di opposizione non ha d’altronde esperito una specifica istruttoria.
Riguardo allo scopo della procedura di opposizione secondo l’art. 52 LPGA, è utile segnalare che l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
Le but de la procédure d'opposition est d'obliger l'assureur à revoir sa décision de plus près, parfois même en confiant l'examen du dossier à une autre personne que l'auteur de la décision contestée. Elle doit lui permettre, en particulier, de compléter au mieux le dossier, par des mesures d'instruction appropriées - souvent nécessitées par les nouveaux allégués de l'assuré - afin de décharger les tribunaux, ce qui est le but final recherché (
ATF 125 V 188
consid.1b p. 191).
(...)” (STF C 273/06 del 25 settembre 2007 consid. 3.2; sul tema, si veda pure la STFA C 279/03 del 30 settembre 2005 consid. 4)
In una sentenza 9C_675/2009 del 28 maggio 2010 consid. 8.3, il Tribunale federale ha, inoltre, ricordato che l'accertamento dei fatti incombe in primo luogo all'amministrazione in forza dell'obbligo derivante dall'art. 43 LPGA, e ha rilevato:
"
(...).
8.3 Ad ogni modo si ricorda alla ricorrente che l'accertamento dei fatti incombeva in primo luogo a lei stessa in forza dell'obbligo derivante dall'art. 43 LPGA, secondo il quale l'assicuratore esamina le domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno (cfr. per analogia la sentenza 8C_122/2008 del 10 marzo 2008 consid. 3). Anche per questa ragione essa non può ora rimproverare alla Corte cantonale un accertamento asseritamente lacunoso per non avere approfondito un aspetto - per altro insufficientemente sostanziato in sede cantonale come pure in sede federale, non potendosi dal solo doppio ruolo assunto da F._ inferire un serio indizio di manifesto abuso di diritto - che avrebbe potuto e dovuto essere da lei acclarato. Come già avuto modo di affermare in altro ambito, l'amministrazione non può infatti rimandare gli approfondimenti necessari all'accertamento dei fatti determinanti alla procedura di opposizione e tanto meno a quella giudiziaria di ricorso senza in questo modo contravvenire allo scopo perseguito dalle relative disposizioni che è quello di sgravare in definitiva i tribunali (cfr.
DTF 132 V 368
consid. 5 pag. 374; sul tema cfr. pure RAMI 1999 n. U 342 pag. 410 [U 51/98])."
Secondo questo Tribunale nel caso di specie
si giustifica, quindi, l’annullamento della decisione su opposizione del 23 marzo 2017 2016 e il rinvio degli atti alla Cassa affinché effettui gli
accertamenti
necessari per chiarire, in particolare, se nel lasso determinante ai fini dell’adempimento del periodo di contribuzione minimo di dodici mesi – 1° ottobre 2014 - 30 settembre 2016 (cfr. consid. 2.8.) il ricorrente abbia effettivamente riscosso dei salari o meno e in caso di risposta affermativa di che entità, tenendo conto che il reale versamento dei salari e il loro importo è in ogni caso determinante per la definizione del guadagno assicurato secondo gli art. 23 LADI e 37 OADI (cfr. consid. 2.8.).
A tal fine la Cassa sentirà innanzitutto l’assicurato,
il quale dovrà debitamente comprovare le proprie asserzioni in merito a quali fossero concretamente le sue funzioni in seno alla _ e alle modalità secondo cui avvenivano i pagamenti dei salari suoi e degli altri dipendenti della SA.
Al riguardo occorre evidenziare, in primo luogo, che il principio inquisitorio non è in effetti incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (cfr. art. 43 cpv. 3 e 61 lett. c LPGA; art. 16 Lptca; DLA 2001 N. 12 pag. 145; RAMI 1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a).
Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati:
in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove
(cfr. STF 9C_694/2014 del 1° aprile 2015 consid. 3.2.; STF 9C_978/2010 del 14 aprile 2011 consid. 4.1.; STFA U 94/01 del 5 settembre 2001; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a).
La parte resistente interpellerà, inoltre, altri dipendenti della _, per verificare le mansioni espletate dall’insorgente nella società, nonché le modalità del pagamento dei loro salari e, se al corrente, dell’insorgente soprattutto per quanto riguarda l’ultimo anno di attività (rilevante per l’eventuale calcolo del guadagno assicurato), nonché la _, segnatamente _ e l’azionista _. In particolare quest’ultimo dovrà dimostrare con la debita documentazione gli apporti finanziari effettuati alla società, che presentava difficoltà economiche dal 2011 peggiorate nel corso degli anni (cfr. doc. I pag. 4 e 5), per far fronte agli asseriti pagamenti dei salari.
La Cassa, dopo aver esperito le indagini di cui sopra, determinerà nuovamente se l’insorgente ha diritto oppure no a prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione a far tempo dal 1° ottobre 2016.
2.10. Vincente in causa, il ricorrente, rappresentato da un avvocato, ha diritto all’importo di fr. 1’200.-- a titolo di ripetibili da mettere a carico della Cassa (cfr.
art. 61 lett. g LPGA
;
30 Lptca
).