# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 36ae3236-4d9e-4c6f-8dc0-b79818d19cf2
**Court:** CH_BSTG
**Chamber:** CH_BSTG_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
A. Il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) conduce dal 17 lu-
glio 2015 un procedimento penale a carico di B., poi esteso ad altri, per titolo di
riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP. Tale inchiesta è stata avviata a
seguito di una comunicazione spontanea d’informazioni, contestuale richiesta
di assistenza giudiziaria e costituzione di una squadra investigativa comune, del
9 luglio 2015 inviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mi-
lano, Direzione Distrettuale Antimafia, la quale conduce un procedimento pe-
nale nei confronti di C., D. e B. per titolo di riciclaggio aggravato dal metodo
mafioso e dalla transnazionalità del reato. Le indagini estere sono state aperte
a seguito di una denuncia sporta il 3 novembre 2014 da parte di un imprenditore
immobiliare italiano, il quale, a seguito di un prestito di denaro di EUR 2 milioni
concessogli da C. e D., ha dichiarato di essere stato oggetto di episodi di vio-
lenza e minaccia per ottenere la restituzione della somma maggiorata di inte-
ressi di carattere usurario. Il 9 febbraio 2016 l’inchiesta svizzera è stata estesa
nei confronti di A. per titolo di carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto
di comunicazione ai sensi dell’art. 305ter CP. Secondo quanto emerso nel corso
delle indagini elvetiche, vi sarebbero sufficienti elementi di prova che confer-
mano l’ipotesi secondo la quale B. ed altri hanno condotto un’attività di riciclag-
gio in territorio svizzero avvalendosi anche di persone fisiche e giuridiche, in
particolare della E. SA e della F. SA, riconducibili a A. (v. act. 4 pag. 2 e segg.).
B. Il 13 novembre 2015 il MPC ha ordinato la perquisizione del domicilio di A. e
delle sedi della E. SA e della F. SA, a seguito della quale è stato disposto il
sequestro di conti bancari del predetto e delle società in questione, nonché di
documentazione, oggetti e valori (v. act. 1.4).
C. In data 13 maggio 2016 A. ha chiesto al MPC di poter accedere all'incarto ri-
guardante la procedura elvetica, segnatamente di poter disporre delle copie dei
verbali degli interrogatori sino a quel momento svolti (v. act. 1.8).
D. Il 9 giugno 2016 il MPC ha respinto la suddetta istanza, affermando che, vista
la complessità del caso nonché l’importante mole di informazioni raccolte, i primi
interrogatori del predetto sono stati pianificati a tappe, anche in ragione della
sua disponibilità. Inoltre, era in corso l’assunzione di altre prove principali, con
possibilità per le parti di presenziarvi (v. act. 1.1).
E. Con reclamo del 20 giugno 2016 A. è insorto contro la suddetta decisione di-
nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendo, da
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un lato, l'annullamento della stessa, dall'altro, l'autorizzazione ad accedere agli
atti del procedimento, con facoltà di estrarne copia (v. act. 1).
Mediante osservazioni del 1° luglio 2016 il MPC ha postulato la reiezione del
reclamo, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 4).
F. Con replica del 18 luglio 2016, trasmessa al MPC per conoscenza, il reclamante
si è riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali.
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.

## Considerations

Diritto:
1.
1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-
zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del
19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione
(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le de-
cisioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.
Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissi-
bilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito,
dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 e 393 cpv.
2 CPP; TPF 2012 155 consid. 1.1 e 2011 60; PATRICK GUIDON, Die Beschwerde
gemäss schweizerischer Strafprozessordnung, tesi di laurea bernese, Zu-
rigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la giurisprudenza citata).
1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato
e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, lo scritto impu-
gnato, datato 9 giugno 2016, è stato notificato al reclamante in data 10 giugno
2016 (v. act. 1 pag. 2 e act. 1.1). Il reclamo, interposto il 20 giugno 2016, è
pertanto tempestivo.
1.3 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno
un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della
stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). La legittimazione del reclamante – imputato nel
procedimento penale e direttamente toccato dalla decisione impugnata (v. art.
107 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 104 cpv. 1 CPP) – è indiscutibile.
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1.4 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-
zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la
denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei
fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
2. Il reclamante si duole di una violazione del diritto di essere sentito, per avergli il
MPC rifiutato l'accesso agli atti dell'incarto nonché la possibilità di estrarne co-
pia.
2.1 La facoltà delle parti di avere accesso agli atti è garantita in modo generico
dall’art. 107 cpv. 1 lett. a CPP. L’art. 101 cpv. 1 CPP precisa tuttavia che le parti
possono esaminare gli atti del procedimento penale pendente al più tardi dopo
il primo interrogatorio dell’imputato e dopo l’assunzione delle altre prove princi-
pali da parte del pubblico ministero, con riserva delle limitazioni previste dall’art.
108 CPP. Vale come primo interrogatorio ai sensi di questa disposizione anche
un interrogatorio da parte della polizia su delega del pubblico ministero
(MARKUS SCHMUTZ, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2014, n. 14 ad art.
101 CPP). L’accesso agli atti può pertanto essere limitato prima del primo inter-
rogatorio dell’imputato, fatta salva l’ipotesi di cui all’art. 225 cpv. 2 CPP relativa
all’esame degli atti in caso di carcerazione preventiva. Ciò corrisponde alla spe-
cifica volontà del legislatore federale, che ha rifiutato di riconoscere in maniera
generale all’imputato un diritto di consultare l’incarto fin dall’inizio del procedi-
mento. Il Consiglio Nazionale ha respinto una proposta di minoranza che an-
dava in tale direzione, in quanto un accesso completo ed assoluto agli atti fin
dall’inizio del procedimento avrebbe potuto ostacolare la ricerca della verità ma-
teriale (Boll. Uff. 2007 CN 949/950). L’esame degli atti da parte dell’imputato
prima del suo primo interrogatorio non è dunque garantito dal Codice di proce-
dura penale, anche se nulla impedisce al pubblico ministero di concedere tale
facoltà, anche solo parzialmente, già a quel momento. Ad ogni modo, né il diritto
costituzionale né le convenzioni in materia di diritti dell'uomo garantiscono
all’imputato o al suo difensore il diritto incondizionato di esaminare gli atti del
procedimento a questo stadio della procedura (DTF 137 IV 172 consid 2.3 con
rinvii; sentenza del Tribunale federale 1B_316/2011 del 27 luglio 2011, consid.
2.4; MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA MARCELLINI, Codice svizzero di procedura
penale [CPP] - Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 5 e segg. ad art. 101
CPP; DANIELA BRÜSCHWEILER, in A. Donatsch/T. Hansjakob, V. Lieber (ed.)
StPO Komm., 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 2 e segg. ad art. 101
CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommen-
tar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 2 e segg. ad art. 101 CPP; FELIX
BOMMER, Parteirechte der Beschuldigten Person bei Beweiserhebungen in der
Untersuchung, in Recht 2010 pag. 206). La condizione del primo interrogatorio,
prevista all’art. 101 cpv. 1 CPP, deve considerarsi adempiuta anche se l’impu-
tato si è rifiutato di deporre (BRÜSCHWEILER, op. cit., n. 4 ad art. 101 CPP;
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SCHMID, op. cit., n. 3 ad art. 101 CPP). Per quanto attiene al concetto di prove
principali, di cui allo stesso capoverso, va rilevato che la determinazione di quali
siano dette prove lascia un certo margine interpretativo all’autorità inquirente;
tuttavia, ritenuto che le parti ed i loro patrocinatori hanno la facoltà di partecipare
fin dal primo momento all’assunzione delle prove, una limitazione dell’accesso
agli atti per tale motivo dovrebbe rimanere assai limitata, anzi si imporrà di an-
ticipare la possibilità di esame per consentire un adeguato esercizio del con-
traddittorio e evitare di dover ripetere l’atto di procedura (GALLIANI
GODENZI/MARCELLINI, op. cit., n. 6 ad art. 101 CPP).
2.2
2.2.1 In concreto, il reclamante è stato interrogato a più riprese dalle autorità inqui-
renti, dapprima come persona informata sui fatti e poi come imputato. Con
quest’ultimo statuto è stato segnatamente interrogato dal MPC il 3 giugno 2016.
Il reclamante ritiene che, in tali circostanze, considerare, come sostenuto dal
MPC, che ci si trovi ancora nella fase di un primo interrogatorio non ancora
concluso per rifiutare un accesso agli atti sarebbe manifestamente contrario
all’art. 101 CPP nonché lesivo del diritto di essere sentito e del principio di pro-
porzionalità. Il MPC afferma che i primi interrogatori degli imputati, viste la com-
plessità del caso e l’importante mole di informazioni raccolte, sono stati pianifi-
cati a tappe, anche in ragione delle disponibilità dei difensori, i quali avrebbero
sovente richiesto il rinvio degli stessi.
Da una parallela procedura pendente presso questa autorità relativa ad un re-
clamo interposto da A. avverso un rifiuto di dissequestro di conti bancari risulta
che il predetto è stato interrogato dal MPC anche il 29 luglio scorso
(v. BB.2016.271-273, act. 8.1). Ora, la possibilità di suddividere l’esecuzione
del primo interrogatorio in più momenti è data allorquando l’inchiesta si basa su
di un complesso fattuale voluminoso e tale modo di procedere risulta quindi
necessario per permettere all’autorità inquirente di contestare all’imputato una
prima volta tutti i fatti (v. SCHMUTZ, op. cit., n. 14 ad art. 101 CPP; cfr. sentenza
del Tribunale federale 1B_132/2014 del 23 aprile 2014, consid. 3.3; sentenze
del Tribunale penale federale BB.2015.11 del 22 ottobre 2015, consid. 3.2;
BB.2012.124 del 22 gennaio 2012, consid. 3.2). In concreto, il reclamante, pur
asserendo che “durante decine di ore di interrogatori” le domande vertevano
sovente “su argomenti già trattati in precedenza e non su comportamenti costi-
tutivi di reato” (v. act. 1 pag. 5), non sostiene che il MPC abbia esaurito il ven-
taglio complessivo delle fattispecie su cui verte il primo interrogatorio. Nella mi-
sura in cui il suo coinvolgimento nell’inchiesta è iniziato solamente nel novem-
bre 2015, con il sequestro da parte dell’autorità penale di conti bancari e altri
valori di sua pertinenza e il suo interrogatorio in qualità di persona informata sui
fatti, e tenuto conto che le contestazioni nei suoi confronti sono strettamente
legate a fatti e a risultanze istruttorie concernenti il procedimento estero, e di-
pendono quindi dall’evasione di richieste rogatoriali, non si può affermare che
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la segmentazione del primo interrogatorio del reclamante sia per il momento
contraria all’art. 101 CPP, sproporzionata o comunque lesiva del diritto di es-
sere sentito. Certo il fatto di estendere il primo interrogatorio sull’arco di così
tanti mesi può entrare in contrasto con la volontà del legislatore di autorizzare
l’accesso agli atti in maniera celere, ma data la complessità dell’inchiesta e i
suoi risvolti internazionali, non vi è attualmente ragione per non tutelare l’agire
del MPC.
2.2.2 Il MPC ha del resto motivato il suo rifiuto di accesso agli atti anche in ragione
della necessaria assunzione di altre prove principali. Dopo aver illustrato l’atti-
vità investigativa svolta sino ad ora, esso prevede di procedere con il primo
interrogatorio dei coimputati G., che risiede all’estero, e H., ai quali verrà chiesto
di prendere posizione su tutti gli elementi emersi nel corso dell’istruttoria, com-
presi quelli più recenti. Inoltre, ulteriori commissioni rogatorie attive e una serie
di interrogatori risulterebbero essere necessari per verificare in che modo il re-
clamante avrebbe operato quale broker finanziario nel quadro della commercia-
lizzazione di diamanti (v. act. 4 pag. 7). L’autorità inquirente elvetica intende
altresì stabilire, anche mediante rogatorie, l’origine delle somme di denaro tran-
sitate su un conto bancario del reclamante accreditate da I., utilizzate per sé e
per le società E. SA e F. SA. Necessari risulterebbero anche essere gli interro-
gatori di confronto, ritenuto che al momento esisterebbero alcune dichiarazioni
rilasciate dagli imputati contrastanti tra loro. Quanto precede permette senz’al-
tro di confermare l’esistenza di ulteriori prove principali da assumere, per cui,
anche da questo punto di vista, il rifiuto di accesso agli atti non presta fianco a
critiche.
2.3 In sede di risposta il MPC ha aggiunto che l’accesso agli atti andrebbe rifiutato
anche per evitare l’abuso da parte dell’imputato dei suoi diritti. Esso afferma
che il legale di una società presso la quale è stata eseguita una perquisizione
domiciliare gli avrebbe segnalato l’esistenza di ripetute richieste, intervenute
prima del 13 maggio 2016, data della richiesta di accesso agli atti al MPC, rivol-
tegli dal reclamante volte ad ottenere copia degli atti del procedimento penale
federale in suo possesso, quali ad esempio i verbali di sequestro e la lista dei
documenti sequestrati presso la società. Esso ritiene inoltre che la restrizione
del diritto di essere sentito sarebbe giustificata anche per garantire la sicurezza
di persone, nonché per tutelare interessi pubblici o privati al mantenimento del
segreto, viste le minacce di cui sono state vittima recentemente sia stretti fami-
liari delle persone offese che la sorella del reclamante. A suo dire, qualsiasi atto
processuale che dovesse essere messo a disposizione delle parti potrebbe es-
sere utilizzato per favorire nuove azioni intimidatorie o per recare danno alla
sicurezza delle persone.
Ora, se le minacce in questione erano tese a influenzare il contenuto delle prove
che l’autorità inquirente sta raccogliendo (pericolo di collusione) ed hanno rap-
presentato un reale pericolo per l’incolumità dei destinatari, il rifiuto di accedere
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agli atti andrebbe confermato anche sulla base dell’art. 108 CPP. La questione
non merita tuttavia ulteriore disamina, dato che il gravame va respinto già solo
per i motivi esposti in precedenza (v. consid. 2.2.1 e 2.2.2).
3. In conclusione il reclamo è respinto.
4. Giusta l'art. 428 cpv. 1 CPP le parti sostengono le spese della procedura di
ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. La tassa di
giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3 del rego-
lamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le inden-
nità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata
nella fattispecie a fr. 2'000.--.
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