# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** c74272f0-bc5a-5848-9992-2d328c8131a9
**Court:** TI_GIAR
**Chamber:** TI_GIAR_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
_ e _ sono stati arrestati in uscita dalla Svizzera, in data 25 luglio 2001. Sono stati trovati in possesso di documentazione finanziaria compromettente (segnatamente firmata da _), a proposito della quale hanno fornito spiegazioni poco convincenti e contraddittorie. Da una rogatoria _ del 1999 emerge inoltre la connessione fra _ e tale _, persona oggetto d’inchiesta penale in _ per un grosso traffico di cocaina (v., più in esteso, decisione 9 agosto 2001 sulla prima istanza di libertà provvisoria di _, inc. Giar 390.2001.2 consid. B p. 2).
In data 26 luglio 2001, questo giudice ha confermato l’arresto di entrambi gli accusati, con contestuale intimazione della promozione dell’accusa per titolo di riciclaggio di denaro; l’accusa è stata successivamente estesa ai titoli di estorsione (sub. coazione) con notifica a verbale 6 agosto 2001 ore 15.00 p. 1, ed ai titoli di riciclaggio aggravato e falsità in documenti con decisione 27 agosto 2001 (v. preavviso negativo 27 agosto 2001, inc. Giar 390. 2001.4 doc. 1 p. 2).
B.
Una prima istanza di libertà provvisoria di _, datata 3 agosto 2001, è stata respinta da questo Ufficio con decisione 9 agosto 2001 (inc. Giar 390.2001.2) per sussistenza di necessità istruttorie e pericolo di fuga (loc. cit., consid. 3.1 e 3.2).
C.
La nuova istanza, lamentata in ingresso la mancata concessione dell’accesso agli atti (v. istanza 24 agosto 2001, inc. Giar 390.2001.4 doc. 2 pto. 2 p. 2) ed esposta in termini oltremodo dettagliati l’interpretazione che dei fatti dà l’accusato (loc. cit., pto. 2 p. 3-4), implicitamente a valere quale contestazione degli indizi di reato (v. inoltre le puntuali precisazioni di cui al pto. 4 p. 5-6, reiterate al pto. 6 p. 8, e la discussione dell’accusa di estorsione al pto. 5 p. 6-7), sostiene essenzialmente l’assenza di ulteriori necessità istruttorie (avendo l’accusa avuto tutto il tempo di sentire chi di dovere ed acquisire la documentazione bancaria necessaria, loc. cit., pto. 3 p. 4; v. anche pto. 5 p. 7 e pto. 6 p. 8-9) nonché di un qualsiasi pericolo di fuga, vista inoltre la disponibilità dell’accusato a versare adeguata cauzione (loc. cit., pto. 6 p. 9), e la disproporzione di un ulteriore mantenimento della propria carcerazione preventiva per rapporto all’esigua rilevanza penale dell’accusa di riciclaggio, comunque contestata (loc. cit., pto. 6 p. 9-10).
D.
Il preavviso negativo del magistrato inquirente (inc. Giar 390.2001.4 doc. 1) evidenzia in primo luogo come gli indizi di reato nei confronti dell’accusato istante siano nel frattempo divenuti ulteriormente consistenti, segnatamente per il ruolo da lui avuto nella costituzione della società panamense poi servita ad occultare i fondi di _ (loc. cit., p. 2), e per le informazioni di polizia acquisite nel frattempo, che indicano lo stesso _ quale capo di grossa e pericolosa organizzazione criminale (loc. cit., p. 1). L’accusato istante avrebbe mentito, fornendo fra l’altro spiegazioni inverosimili in merito alle causali dei propri prelevamenti (loc. cit., p. 2). Sussisterebbero ancora numerosi atti istruttori da effettuare, segnatamente nuove audizioni, la completazione dell'acquisizione della documentazione bancaria e l'inoltro di commissione rogatoria in _, comportante fra l’altro l’audizione di persone in _, per le quali è indispensabile garantire l’impossibilità di contatto con l’accusato (loc. cit., p. 3). L’assenza di legami con la Svizzera e la prospettiva di una condanna severa per l’accusa di riciclaggio aggravato, poi, sostanziano pericolo di fuga, non ovviabile con l’esigua cauzione offerta (ibid.). La breve carcerazione finora subita viene infine ritenuta senz’altro proporzionata (ibid.).
E.
In sede di osservazioni (inc. Giar 390.2001.4 doc. 4), _ ribadisce la propria estraneità a qualsivoglia (ma comunque contestata) attività criminale di _, ribadisce di aver agito quale patrocinatore di _, reale avente diritto economico del denaro sito in Svizzera, di non conoscere la società _, ed infine di non aver voluto occultare nulla, come si evince dal fatto di aver poi depositato lo stesso denaro su un conto a proprio nome (loc. cit., pto. 1 p. 3-4). Le prove necessarie sarebbero state già assunte, da cui discende che non sussistono più necessità istruttorie, ed ancor meno pericolo di collusione; le persone residenti in _, poi, nel frattempo sapranno certamente del fermo dei due accusati, ed hanno comunque già rilasciato dichiarazioni già agli atti (loc. cit., pto. 3 p. 5-6). Il pericolo di fuga potrebbe essere escluso con il versamento di una cauzione di Frs. 50'000.--, anche perché la pena semmai prospettabile non sarebbe comunque di gravità tale da indurre l’accusato a sottrarsi ad un eventuale processo in Svizzera (loc. cit., pto. 5 p. 8).

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) – ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).
2.
a) Con la verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può con tranquillità concludere per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _ e relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti inquisiti.
Come si evince dai dettagliati consideranti del Giudice dell’istruzione e dell’arresto nella decisione 9 agosto 2001 (in specie consid. 2 p. 5-8), ai quali si rinvia espressamente, si può dare per acquisito che l’accusato abbia ricevuto denaro proveniente dal conto di pertinenza della società panamense_, a sua volta alimentato con denaro di titolarità dell’accusata_ (e con procuratore _); testimonianze indicano inoltre che l’accusato ha gestito in prima persona (anche senza apparire formalmente) la costituzione della citata società _. Nel frattempo, documentazione acquisita presso la banca di _ alla quale erano giunte le prime
tranches
dei fondi qui in discussione provano che si tratta di denaro di pertinenza di _ (v. preavviso negativo, cit., p. 2; dichiarazione 7 agosto 2001 della _, all’inc. MP s.n., pto. 4 p. 1) – fatto che manifestamente non poteva essere ignoto a colui che, in passato e oggi, patrocina in qualità di avvocato sia _ che _.
b) _, dal canto suo, ha fornito quattro versioni: ha affermato prima che il denaro in discussione fosse di un suo cliente, poi ha dichiarato che si trattava di denaro proprio, più avanti ha corretto le proprie affermazioni attribuendo la titolarità del denaro a diversi suoi clienti, mentre in sede dell’istanza qui discussa dice trattarsi integralmente di denaro di pertinenza di _. È ovvio che, argomentando in tal modo, l’accusato medesimo mina in modo gravissimo la sua stessa credibilità: da ciò, con perfetta pertinenza, il Giudice dell’istruzione e dell’arresto aveva concluso, in occasione della pronuncia 9 agosto 2001 (cit., consid. 2 p. 7) che “il men che si possa dire è che la provenienza (lecita) del denaro è tutt’altro che certa e la sua origine illecita (vista la riconducibilità a _) è per nulla inverosimile”. Ciò che in questa sede non può che venire integralmente ribadito.
c) Oggi, invero, l’accusato allega numerose e puntuali circostanze che dovrebbero suffragare la propria pretesa innocenza (v. istanza, cit., pto. 4 p. 5-6, riprodotte
verbatim
in sede di osservazioni, cit., pto. 4 p. 6-7). Si tratta, in verità, di contestazioni di dettaglio e, soprattutto, di natura sostanziale: come tali, esse competono notoriamente alla Corte di merito e non a questo giudice – nell’ambito delle proprie competenze limitate alla valutazione della legittimità della carcerazione preventiva, unicamente autorizzato ad un esame sommario di verosimiglianza del grado di responsabilità dell’accusato istante (v., come qui, anche la decisione 19 aprile 2000 in re C.F., inc. GIAR 124.2000.2 consid. 2b p. 4). E, almeno nell’ottica di mera verosimiglianza, gli argomenti che il magistrato inquirente apporta a suffragio dell’ipotesi accusatoria da lui sostenuta (v. preavviso negativo, cit.,
passim
) non sono peregrini al punto da far apparire la stessa tendenzialmente o preponderantemente insostenibile, così come – di converso – gli argomenti addotti dalla difesa non convincono immediatamente dell’innocenza di _.
3.
a) Non vi sono da spendere molte parole sulle esigenze istruttorie ancora aperte: come spiega in dettaglio il Procuratore Pubblico (v. preavviso negativo, cit., p. 3) con rinvio alla decisione Giar 9 agosto 2001 (consid. 3.1 p. 8-9), devono ancora essere sentiti (in parte risentiti) altri testi e coaccusati, alcuni dei quali sulla scorta di documentazione ancora in fase di acquisizione. Queste risultanze dovranno poi essere prospettate all’accusato istante, fatto salvo il diritto di lui di chiedere il confronto con terze persone. Aggiungasi la concreta prospettiva dell’inoltro di una rogatoria alle autorità spagnole.
L’obiezione dell’accusato, secondo il quale tali prove sono già state (o avrebbero dovuto essere già) assunte (v. istanza, cit., pto. 3 p. 4-5; osservazioni, cit., pto. 3 p. 5-6), non trova conforto negli atti (fatto non necessariamente noto all’accusato, non godendo egli dell’accesso all’incarto medesimo), ed è comunque infondata: per l’organica istruzione di un incarto sono di regola ovviamente necessarie più di un’audizione di ogni persona, secondo un ritmo dettato dalle dichiarazioni degli altri personaggi coinvolti. Non si può, allora, astrattamente declamare che gli interrogatori già effettuati devono bastare. Va anche detto che la necessità oggettiva di acquisire prioritariamente determinate testimonianze può essere valutata in termini differenti secondo l’atteggiamento che l’accusato assume: nei confronti di colui che avesse dato prova di desiderio di fare chiarezza, sarà possibile fare fiducia assumendo talune prove dopo la sua messa in libertà provvisoria, mentre nei confronti di accusato reticente – quale è, come detto, il qui istante (v. anche la decisione Giar 9 agosto 2001, cit., consid. 3.1 p. 9) – si imporrà la massima prudenza, segnatamente l’anticipata assunzione anche di prove che potrebbero apparire secondarie (come qui v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.a p. 5).
b) Notoriamente non basta che vi siano ancora passi istruttori da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva dell’accusato è giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura rimessa in libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica dell’assunzione delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo contesto, di pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento dell’accusato su terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici testi), mentre il termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare altri atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera (come qui,
verbatim
, v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.b p. 5).
Come già ampiamente spiegato dal Giudice dell’istruzione e dell’arresto non più di tre settimane orsono (v. decisione 9 agosto 2001, cit., consid. 3.1 p. 8-9), nel caso di _ tale pericolo emerge a sufficienza dal suo atteggiamento processuale. Egli si è originariamente impegnato per confondere le carte (almeno fino a metà agosto 2001, v. suo verbale MP 23 agosto 2001 ore 14.30, p. 2), mentre ora si sforza di rendere plausibile la (invero poco credibile, considerata l’entità degli importi, il genere di prestazioni offerte e le modalità di fatturazione) tesi degli onorari incassati da _ quale sua cliente (v. suo verbale MP 23 agosto 2001, cit.,
passim
, ed in particolare p. 13). Sussiste dunque pericolo di inquinamento delle prove, finalizzato a rendere plausibili le tesi menzionate, e che si concretizza sia nei confronti di persone residenti in Svizzera (tutte le persone legate alla gestione dei fondi in discussione) che di quelle residenti in _, segnatamente il più volte menzionato _, ma pure quell’_ _ cui vengono attribuiti ruoli di uomo di paglia gestito, appunto, dall’accusato istante.
4.
a) Il pericolo di fuga, per giustificare la carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette siffatto pericolo quando l’accusato, fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all’esecuzione della pena. La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; piuttosto, l’insieme delle circostanze, quali il carattere dell’interessato, la sua morale, i suoi legami familiari, l’assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche, deve essere valutato e vanno accertati motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile (così
verbatim
DTF 19 gennaio 1999 in re G.S., consid. 5a p. 7-8, con rinvio a DTF 117 Ia 69 consid. 4).
b) In tema di pericolo di fuga, senz’altro dato considerata l’assenza di qualsivoglia legame dell’accusato con la Svizzera, basterà generico ed integrale rinvio al consid. 3.2 della decisione 9 agosto 2001 (cit.). Si potrà forse aggiungere, abbondanzialmente, che nell’ottica della professione e della posizione sociale dell’accusato un ulteriore motivo per sottrarsi al procedimento svizzero può derivare dall’opportunità, per _, di presentarsi in patria come vittima di una barbara macchinazione contro di lui, ciò che potrebbe giustificare la sua rinuncia ad una difesa di persona pur di evitare di finire nuovamente invischiato nella rete della giustizia straniera.
c) Il pericolo di fuga non può essere ovviato con la cauzione offerta (v. istanza, cit., pto. 6 p. 9-10): non solo perché essa non appare, a prima vista, di entità sufficiente, ma soprattutto perché il pericolo di fuga è accompagnato, nell’evenienza concreta, dal pericolo di inquinamento delle prove e di collusione – pericolo, quest’ultimo, non altrimenti esorcizzabile se non con il carcere preventivo.
5.
Tralasciato il pericolo di recidiva, neppure sollevato dal magistrato inquirente (così già in decisione 9 agosto 2001, cit., consid. 3.3 p. 9), resta da dire che l’inchiesta, di per sé complessa per la sua connotazione internazionale oltre che per gli aspetti contabili, e comunque resa ulteriormente difficile dall’atteggiamento reticente dell’accusato, sembra nondimeno procedere a ritmo sufficientemente celere, in consonanza con i dettami di legge. Il carcere preventivo sofferto (in termini assoluti, ancora relativamente breve – poco più di un mese) e prospettabile appare allora ancora rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia alla presumibile durata dell’evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti; solo per scrupolo di completezza si ribadisce che ogni confronto con il trattamento riservato ad altre persona accusate (così l’accusato in sede d’istanza, cit., pto. 6g p. 9) non è certo atto a sostanziare una censura di violazione del principio di proporzionalità, tanti sono i parametri di cui tener conto in tema di libertà personale.
Resta sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
6.
In conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa e spese.