# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d443275c-93a4-5d21-a59a-ddd34b335001
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2001
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. La _, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio il _ 1989 (cfr. doc. _).
Lo scopo sociale consisteva nella gestione, la compra-vendita di bar , ristoranti, alberghi, ecc. (cfr. doc. _).
_ ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società dall'11 febbraio 1997 fino al 1° ottobre 1999, con diritto di firma individuale. La radiazione venne pubblicata il 2 dicembre 1999 (cfr. doc. _).
La ditta La _ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS _ in qualità di datrice di lavoro dal 1° aprile 1989 al 30 settembre 1999 per la gestione del _e dal 1° luglio 1997 al 31 gennaio 1999 per la gestione del _.
La _, per quanto concerne il Ristorante _, è entrata in mora con il pagamento dei contributi sin dal 1990. La Cassa ha iniziato per questo motivo ad inviare sistematicamente delle diffide ed a promuovere le procedure esecutive.
In data 8 settembre 1999 l'UF di _ ha rilasciato 7 attestati di carenza beni per un totale di fr. 22'982.85 (cfr. doc. _).
Con decreti del 26 ottobre 1999 e 15 novembre 1999, la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _ 1999).
Il fallimento è stato definitivamente chiuso in quanto nessun creditore ha anticipato le spese richieste dal'UF come richiesto nella pubblicazione apparsa sul Foglio Ufficiale svizzero.
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 6 settembre 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 83'487.40 concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati nel 1998 e 1999 (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 9 ottobre 2000, _, rappresentata dall'avv. _, respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo di aver assunto la carica di amministratrice unica della società su esplicita richiesta di _, la quale avrebbe determinato la volontà della società, essendone ella di fatto la padrona. _ avrebbe sempre compilato personalmente i conteggi salariali e si sarebbe sempre occupata della gestione del personale. Quest'ultima l'avrebbe inoltre esonerata da ogni responsabilità in relazione alla _.
_ solleva inoltre cautelativamente l'eccezione di perenzione, motivando:
"
(...)
Dunque alcuna responsabilità sia intenzionale che per negligenza grave ai sensi dell'art. 52 LAVS, può essere posta a carico della signora _ per l'eventuale danno subito dalla Cassa, danno di cui si chiede in ogni caso il dettaglio relativo ai conteggi sia per il 1998 che per il 1999, in quanto esso risulta essere esposto unicamente in modo globale per i due anni e ciò al fine di poter valutare l'eventuale tardività della domanda di risarcimento avversata ai sensi dell'art. 82 OAVS.
Cautelativamente e per scrupolo di patrocinio si contesta dunque la tempestività della domanda." (Doc. _, pag. 3)
1.4. Con petizione 7 novembre 2000, la Cassa ha postulato la condanna di _ nei seguenti termini:
"
(...)
La signora _ è chiamata a risarcire alla Cassa Fr. 42'353.10 (definitivi) per contributi AVS non saldati per gli anni 1998 (2 esercizi pubblici) al quale dovrà essere aggiunto l'importo definitivo che sarà calcolato al momento in cui saremo a conoscenza dei salari versati per l'anno 1999 del "Ristorante _." (Doc. _, pag. 7)
Nel merito la Cassa ha osservato che:
"
(...)
Per meglio documentare l'ammontare rimasto attualmente scoperto, per un importo di Fr. 80'103.35 comprensivo di Fr. 37'750.25 del 1999 ancora provvisorio (iniziale secondo nostra decisione del 6 settembre 1999 Fr. 83'487.40), alleghiamo i quaderni dei salari per l'anno 1998 (Ristorante _ e _ Bar Ristorante _ cfr. doc. _ e _), per quello del 1999 (Ristorante _) si dovrà attendere l'esito della ricerca che si sta effettuando presso i diversi dipendenti occupati dalla società citata) nonché i relativi conteggi (cfr. doc. _). Alleghiamo pure il dettaglio con l'indicazione delle date di emissione dei conteggi mensili o trimestrali, delle diffide, dei precetti esecutivi e dei relativi importi (cfr. doc. _).
Come già evidenziato nell'opposizione della signora _, si fa rilevare che la nostra Cassa, nei confronti della signora _ non ha iniziato alcuna procedura di risarcimento danni in quanto, come da informazioni assunte presso il Municipio di _, essa è partita per il _.
Da quanto affermato nella sua opposizione, la signora _ ribadisce la sua estraneità alla conduzione vera e propria della società anonima in questione.
Tuttavia queste affermazioni non trovano riscontro nella lettera del 18 novembre 1999 inviata dalla _ alla signora _ con copia alla nostra Cassa (cfr. doc. _), secondo la quale:
• era di competenza della signora _ di raccogliere la documentazione e di allestire le prime note contabili"
• è stata la signora _ a consegnare alla fiduciaria, nel corso del mese di luglio del 1999 la documentazione relativa agli anni 1997 e 1998.
Inoltre fino alla fine di luglio del 1999, sempre secondo la stessa lettera della Fiduciaria, la signora _ ha percepito una remunerazione per le sue prestazioni (tra l'altro mai notificate sul quaderno dei salari), segno questo evidente che era a conoscenza di quello che succedeva all'interno della Società e quindi anche del fatto che esistevano dei debiti nei confronti della nostra Cassa a fronte di una "attività del ristorante più che fiorente" come affermato a pag. 4 cpv. 3 dell'opposizione. Non si può infatti accettare che un'amministratrice unica lasci accumulare passivamente debiti per circa 80'000 franchi, nel caso specifico per assicurazioni sociali nei confronti della nostra Cassa, senza che essa sia intervenuta per cercare di sanare la situazione.
Una simile passività, secondo la giurisprudenza federale, a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi dovuti, deve essere considerata un'inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).
Nemmeno la dichiarazione rilasciato il 10 marzo 1997 dalla signora _, nel caso specifico non può avere effetto giuridico per cui è da ritenere nulla.
Da notare che la nostra Cassa ha sempre spiccato le esecuzioni nei confronti della _e per essa alla sua amministratrice _.
Si deve inoltre sottolineare che al momento dell'assunzione del suo mandato la società in questione aveva uno scoperto di Fr. 1'830.30. È quindi chiaro che è proprio con l'amministrazione della signora _ che si è giunti allo scoperto odierno.
La signora _ era membro del consiglio di amministrazione della società e come amministratrice unica, doveva, secondo l'art. 717 cpv. 1 CO adempiere ai suoi compiti con ogni diligenza. Questa va oltre la prudenza che si é usi osservare nei propri affari (DTF 99 Il 179).
Dalle sue affermazioni sembra che essa abbia svolto la sua funzione come prestanome (non così sembra però dal doc. _) lasciando in pratica ad altri la gestione vera e propria della società.
Tuttavia neanche questa circostanza é sufficiente a liberarla. Un amministratore diligente non può lasciare che venga messo in pericolo il versamento dei contributi sociali alla Cassa e non può nemmeno estraniarsi dai problemi della società adducendo che altri si occupavano della gestione.
In questo ambito, codesto Tribunale cantonale ha già avuto modo di decidere che una simile circostanza non può essere considerata come scusante nei confronti della Cassa per il mancato pagamento dei contributi.
Per quanto riguarda la prescrizione si fa notare che la Cassa, ha costatato per la prima volta di aver subito un danno, al ricevimento degli attestati di carenza di beni allestiti da parte dell'Ufficio esecuzione di _ l'8 settembre 1999 (cfr. doc. _).
Da quel momento la Cassa ha un anno di tempo per procedere, in base all'art. 52 LAVS, contro gli amministratori responsabili del danno causato.
Il termine di un anno é quindi rispettato essendo la decisione di risarcimento danni stata intimata il 6 settembre 2000."
(Doc. _, pag. 4-6)
1.5. Con risposta 10 gennaio 2001 la convenuta, rappresentata dall'avv. _, ha ribadito il ruolo predominante nella gestione della società della signora _ precisando:
"
(...)
4. La signora _ non ha mai svolto alcuna mansione decisionale all'interno della società. Non ha mai allestito i conteggi salariali, sempre sottoscritti e compilati personalmente dalla signora _, che si è sempre occupata in prima persona anche della gestione del personale (cfr. distinta salari agli atti firmata dalla signora _).
Nessuna mansione inerente quanto oggi viene rivendicato alla qui opponente, le è mai stata delegata.
Prove: come sopra
5. Recisamente contestato quanto affermato dalla Cassa secondo cui avrebbe sempre spiccato le esecuzioni alla società e per essa all'amministratrice unica _.
Da quanto è stato possibile reperire risulta al contrario da un lato che tutte le comunicazioni della Cassa sono sempre state notificate direttamente alla società al proprio recapito in _, e dall'altro lato, anche le esecuzioni sono state notificate al medesimo recapito pur indicando il nominativo dell'amministratrice unica.
Dunque la qui convenuta non ha mai ricevuto alcunché da parte della Cassa, se non le comunicazioni che sono seguite dopo la partenza all'estero da parte della proprietaria della società.
(...)
Tutta la gestione della società, l'allestimento dei conteggi salari, dei formulari per la trattenuta degli oneri sociali, i rapporti con tutti i fornitori e con gli altri debitori, non era infatti di competenza della signora _, ma bensì di esclusiva competenza della proprietaria della società, in parte coadiuvata anche dal figlio _.
Del resto nulla, sino al momento del mancato rientro in Svizzera nell'estate scorsa da parte della signora _ e del figlio _, poteva in qualche modo far pensare che la società versasse in difficoltà. L'attività del ristorante era infatti più che fiorente.
Dunque alcuna responsabilità sia intenzionale che per negligenza grave ai sensi dell'art. 52 LAVS, può essere posta a carico della signora _ per l'eventuale danno subito dalla Cassa.
Quanto allo scritto inviato dalla _, si precisa che il contenuto dello stesso è già stato contestato dalla convenuta con scritto 2 dicembre 1999, pertanto ci si limita a produrre lo stesso ed a confermarne il contenuto.
Prove: doc. _: lettera 2.12.1999 a Fiduciaria _; documenti, testi, richiamo atti, edizione di documenti
7. Per quanto concerne i conteggi esposti dalla Cassa per il 1998 e 1999, unicamente per scrupolo professionale e nella denegatissima ipotesi in cui codesta lodevole Corte dovesse ritenere di concedere accoglimento alla domanda di risarcimento di parte attrice, si precisa quanto segue.
Ritenuto come per costante giurisprudenza il membro dimissionario di un CA o l'amministratore unico, non impegna la sua responsabilità per i contributi che sono scaduti al momento della sua uscita dall'amministrazione della società, ma che sono pagabili dopo questa data, la pretesa di risarcimento danni per i contributi per l'anno 1999, dovrebbe se fondata essere conseguentemente diminuita e circoscritta nel tempo." (Doc. _, pag. 2-4)
1.6. A seguito di un accertamento effettuato dal TCA, in data 6 settembre 2001 la Cassa ha precisato quanto segue:
"
(...)
1. la Pretura del distretto di _ con decreto del 15 novembre 1999, e pubblicazione sul Foglio Ufficiale no. _del _ 1999, ha deciso l'apertura del fallimento e nel contempo la sospensione della procedura per mancanza di attivo.
2. Dopo aver ottenuto la dichiarazione dei salari relativa al 1999 del Ristorante _, abbiamo allestito il conteggio definitivo il 14 maggio 2001, che presentava un saldo a favore della Cassa di Fr. 10'058.20. Di conseguenza l'importo totale che attualmente deve essere risarcito alla Cassa ammonta a Fr. 52'411.30 (Fr. 42'353.10 nostra petizione del 7 novembre 2000 + Fr. 10'058.20 contributi dovuti per l'anno 1999). L'importo richiesto con la nostra decisione di risarcimento danni del 6 settembre 2000 ammontava a Fr. 83'487.40.
3. Secondo l'opposizione inoltrata, la signora _ avrebbe inoltrato le proprie dimissioni dal mandato di amministratrice unica il 1. ottobre 1999. Su questo punto non ci è data la possibilità di verificare l'esattezza di questa affermazione.
A tutt'oggi, l'unica nostra possibilità di controllo è stata quella del Registro di commercio dal quale si evince l'uscita dal consiglio di amministrazione della signora _ il 2 dicembre 1999
Possiamo tuttavia confermare che i contributi richiesti come acconti da gennaio a ottobre 1999 ammontano a FR. 36'226.50 (Fr. 3'622.65 x 10).
A seguito del conteggio definitivo per il 1999, citato al pto. 2, l'importo totale dovuto ammonta a Fr. 10'058.20.
Di conseguenza sono stati annullati gli acconti relativi ai contributi dei mesi di ottobre, settembre, agosto, luglio, giugno, maggio, aprile e limitato quello del mese di marzo fino a concorrenza dell'importo rimasto scoperto.
Per contro risultano non pagati quelli dei mesi di gennaio, febbraio e marzo oltre alle spese d'intimazione e alle spese esecutive per un importo totale di Fr. 10'058.20." (Doc. _)

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.3. In sede di opposizione la convenuta ha sollevato l'eccezione di perenzione senza tuttavia precisarne il motivo.
Va innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio.
D’altra parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 121 III 388 consid. 3a e b; DTF 119 V 92 con riferimenti cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il TFA ha altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Decisiva per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione
ne viene effettivamente a conoscenza
(cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Quando il danno risulta da un fallimento, il momento della "conoscenza del danno” ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce sufficientemente il suo pregiudizio,
in via di massima
, quando è informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già
prima
del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire
dopo
il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca secondo la vecchia LAF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr. Pratique VSI 1995 pag. 173).
In una recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194 e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento del deposito della graduatoria.
2.4. Nell'evenienza concreta, nel corso del 1990 la società è entrata in mora con il pagamento dei contributi.
Di conseguenza la Cassa ha sistematicamente inviato diffide di pagamento ed ha iniziato procedure esecutive (cfr. doc. _).
In data 8 settembre 1999 l'UF di _ ha rilasciato 7 attestai di carenza beni per un totale di fr. 22'982.85 (cfr. doc. _).
Con decreti del 26 ottobre 1999 e 15 novembre 1999, la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del _ 1999).
Come abbiamo visto nel considerando precedente, in un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1 LEF, in relazione con l’art. 149 LEF, e questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Quindi il momento della “conoscenza del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento.