# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 7796ef6c-558d-53c9-825c-701fad01e814
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2006
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto:
A.
Il 15 giugno 2000 è apparso nella rubrica ¿_¿ del settimanale
L'_
, pubblicato dalla AO 1, un articolo senza firma intitolato ¿AP 2, la patate chaude de l'ONU¿ (pag. 27), come pure, sotto il titolo ¿Ils ont voulu fermer les yeux!¿ (pag. 29), un'intervista di ¿_¿ a _, professore all'Istituto di criminologia di _ e autore del libro ¿La mafia albanaise, une menace pour l'Europe¿. Nel primo articolo si narrava che AP 1, amministratore unico della AP 2 (ora AP 2), era oggetto di un'inchiesta penale aperta a _ per riciclaggio e partecipazione a organizzazione criminale. Si raccontava inoltre che l'ONU e l'UNMIK, impegnate nella lotta contro il crimine organizzato in Kosovo, evitavano ogni collaborazione con la AP 2, la più grande impresa di costruzioni del paese. Nel secondo articolo l'intervistato riferiva della mafia albanese nel Kosovo, dell'incapacità delle forze ONU di combatterla efficacemente e dell'espansione di tale fenomeno in tutt'Europa.
B.
Il 3 gennaio 2001 AP 1 e la AP 2 hanno convenuto la AO 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, chiedendo che fosse accertata una lesione della loro personalità avvenuta per mezzo del primo articolo, attraverso l'illiceità delle seguenti affermazioni: ¿AP 1 sarebbe stato incolpato dal giudice _ per il reato di partecipazione a un'organizzazione criminale¿, ¿il nome della AP 2 è su tutte le bocche della polizia¿, ¿l'ONU e/o l'UNMIK hanno tacitamente deciso di non avere contatti con la AP 2¿, ¿l'ONU ha bloccato un progetto di banca avanzato dalla AP 2¿ e ¿_, responsabile dell'UNMIK, è montato in collera nell'apprendere che la AP 2 ha ristrutturato un cinema a Pristina¿. Essi hanno chiesto inoltre che fosse accertata una lesione della loro personalità per avere, la convenuta, creato fallacemente ¿l'impressione e sottinteso un collegamento¿ tra loro e il crimine organizzato e per avere accostato i due articoli, suscitando l'impressione di un loro collegamento con la mafia del Kosovo. Gli attori hanno chiesto infine che la convenuta fosse condannata a versare fr. 100
000.¿ a AP 1 e fr. 50
000.¿ alla AP 2 per torto morale, con pubblicazione integrale del dispositivo della sentenza sull'_.
C.
Nella sua risposta del 30 marzo 2001 la convenuta ha proposto di respingere la petizione. Nel successivo scambio di allegati le parti hanno ribadito le rispettive posizioni. Esperita l'istruttoria, esse hanno rinunciato al dibattimento finale, producendo il 27 e il 30 maggio 2003 memoriali conclusivi nei quali hanno riconfermato le loro domande. Statuendo il 19 febbraio 2004, il Pretore ha respinto la petizione e ha posto le spese, con una tassa di giustizia di fr. 4000.¿, a carico degli attori in solido, tenuti a rifondere alla convenuta, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 10
000.¿ per ripetibili.
D.
Contro la sentenza appena citata AP 1 e la AP 2 (già AP 2) sono insorti con un appello dell'11 marzo 2004 nel quale postulano l'accoglimento della petizione, salvo ridurre la pretesa di risarcimento per torto morale a fr. 10
000.¿ per AP 1 e a fr. 5000.¿ per la AP 2, con relativa riforma del giudizio pretorile. Nelle sue osservazioni del 29 aprile 2004 la AO 1 propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Il Pretore ha ritenuto che in concreto gli attori non avevano dimostrato, nell'ambito dell'azione promossa a norma dell'art. 28
a
cpv. 1 n. 3 CC, un interesse attuale all'accertamento della lesione della loro personalità, tanto meno a distanza di sei mesi dall'apparizione del servizio giornalistico. A suo avviso l'interesse attuale all'accertamento non poteva dirsi presunto neppure per la gravità dell'offesa, l'articolo censurato non risultando ledere la personalità degli attori. I fatti riportati si iscrivevano in un contesto di situazioni che avevano visto gli attori oggetto di procedimenti penali per riciclaggio a _, si riferivano a vicende che avevano già largamente interessato i media nazionali e internazionali per la notorietà dei personaggi, evocavano l'attività degli attori nel Kosovo e le loro relazioni con le forze dell'ONU (circostanze riconosciute da AP 1), trovavano riscontro in documenti ufficiali (come un rapporto del 12 marzo 1999 dell'Ufficio federale di polizia sul crimine organizzato nell'ex Unione Sovietica) ed erano il risultato delle indagini svolte dalla giornalista sul posto anche presso impiegati della AP 2. Le frasi menzionate dagli attori ¿ ha continuato il primo giudice ¿ non ledono illecitamente la personalità, la reputazione o l'onore, poiché non contengono le falsità loro attribuite e non toccano questioni rilevanti, di modo che l'informazione non può dirsi viziata nei suoi tratti essenziali. Quanto all'intervista, essa non menziona gli attori né riferisce di circostanze trattate nell'articolo che precede, non potendosi ravvisare una lesione della personalità nella mera ¿giustapposizione¿ dell'intervista con l'articolo. Donde, in definitiva, il rigetto della petizione.
2.
Gli appellanti ribadiscono che l'insieme del servizio giornalistico desta nel lettore medio l'impressione che essi siano legati al crimine organizzato, tanto più che l'intervista pubblicata traccia un indebito parallelo fra loro medesimi e la mafia albanese. Essi fanno notare come nel titolo e nel sottotitolo la AP 2 sia definita una ¿patata bollente¿ e ¿spina nel piede¿ dell'ONU, dando una descrizione falsa dei rapporti fra la ditta e l'organizzazione internazionale. Passate in rassegna le affermazioni ritenute lesive, essi rilevano che la convenuta non ne ha dimostrato la veridicità, non potendosi dar credito a un documento anonimo come un preteso rapporto dell'Ufficio federale di polizia o la testimonianza di una giornalista che, essendo l'autrice del pezzo, è personalmente interessata nella lite. Né può essere negata l'esistenza di un interesse attuale all'accertamento della lesione. A loro dire, il servizio si inserisce in una campagna diffamatoria orchestrata dalla casa editrice, che in due precedenti occasioni aveva già dovuto riconoscere la propria colpa firmando transazioni giudiziali. Essi postulano pertanto l'accoglimento della petizione, salvo ridurre le richieste di risarcimento per torto morale.
3.
Secondo l'art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela, sollecitare l'intervento del giudice contro chiunque partecipi all'offesa. La lesione è illecita quando non appare giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante pubblico o privato, oppure dalla legge (cpv. 2). Concretamente l'attore può chiedere al giudice di proibire una lesione imminente, di far cessare una lesione attuale, di accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti (art. 28
a
cpv. 1 CC), così come può chiedere che si comunichi la sentenza a terzi o che la sentenza sia pubblicata (art. 28
a
cpv. 2 CC), riservate le azioni di risarcimento del danno e di riparazione del torto morale (disciplinate dagli art. 41 segg. CO) e l'azione di riconsegna dell'utile conformemente alle disposizioni della gestione d'affari senza mandato (art. 28
a
cpv. 3 CC). Tali norme possono essere invocate sia dalle persone fisiche sia dalle persone giuridiche (DTF 95 II 488 consid. 4, 97 II 99 consid. 2).
Vi è offesa alla personalità ¿ in particolare ¿ quando una persona è lesa
nell'onore, ovvero nella considerazione morale, sociale o professionale di cui gode (DTF 127 III 487 consid. 2b/aa). Determinante per giudicare se una dichiarazione sia lesiva è l'impressione suscitata nell'ascoltatore o nel lettore medio dalla dichiarazione stessa nella sua globalità (DTF 127 III 487 consid. 2b/aa, 126 III 213 consid. 3a in fine, 111 II 211 consid. 2, 107 II 4 consid. 2). La pubblicazione di uno scritto può essere lesiva della personalità o per i fatti esposti o per l'apprezzamento di quei fatti (DTF 126 III 306 consid. 4b). Un'allegazione di fatti inesatti è già di per sé illecita (DTF 126 III 213 consid. 3a, 307 consid. 4b/aa), ma non tutti gli errori, le imprecisioni, le generalizzazioni o le approssimazioni sono sufficienti per far apparire uno scritto come erroneo nel suo insieme. A tal fine occorre che esso sia viziato nei suoi tratti essenziali e desti nel pubblico un'immagine sfavorevole della persona fisica cui si riferisce, ponendola in una luce equivoca o sminuendone sensibilmente la reputazione (DTF 129 III 51 consid. 2.2, 126 III 307 consid. 4b/aa). Se i fatti sono veri, la loro diffusione è generalmente giustificata dal mandato di informazione della stampa, salvo qualora si tratti di fatti attinenti alla sfera segreta o privata, oppure quando la persona toccata sia sminuita in modo inammissibile poiché la forma usata è inutilmente pregiudizievole (DTF 129 III 531 consid. 3.1 con riferimenti).
4.
Per quanto riguarda
l'interesse attuale all'accertamento della lesione, gli appellanti fanno valere che esso è presunto ¿ come in concreto ¿ nel caso di gravi attacchi alla personalità e all'onore, per tacere del rischio che in futuro altri giornalisti, stante l'uso di attingere a materiale già pubblicato, si sentano in diritto di riprendere le affermazioni contenute nell'articolo. Essi adducono inoltre che la loro notorietà ha suscitato nel lettore medio un'attenzione tale da imprimere nella memoria le accuse loro rivolte e che l'attività della AP 2, la quale ha sempre operato anche con enti pubblici, ne esce seriamente danneggiata. Rilevano infine di
avere reagito non appena avuta conoscenza della pubblicazione. La convenuta ribadisce, da parte sua, che gli attori non hanno reso verosimile, a sei mesi dalla pubblicazione, il perdurare di effetti pregiudizievoli, tanto più che in concomitanza con l'arresto di _ erano apparsi allora sulla stampa nazionale e internazionale innumerevoli servizi giornalistici al loro riguardo. Essi reputano che, ad ogni modo, con la notoria archiviazione del procedimento penale da parte della Procura pubblica _ tali fatti hanno perso ogni attualità e non confortano l'ipotesi di ulteriori pubblicazioni.
a)
L'azione di accertamento prevista dall'art. 28
a
cpv. 1 n. 3 CC tende a far constatare il carattere illecito di una lesione che ¿ come detto (consid. 3) ¿ ¿continua a produrre effetti molesti¿. Stando alla giurisprudenza meno recente, incombeva all'attore illustrare in che modo il pregiudizio conseguente alla lesione continuasse a esplicare tali effetti al momento del giudizio (DTF 120 II 373 consid. 3), salvo che la lesione fosse tanto grave da far presumere il sussistere della turbativa (DTF 122 III 453 consid. 2b e 2c, 123 III 389 consid. 4c). La prassi attuale prescinde dalla gravità della lesione. L'azione di accertamento è proponibile ¿ oggi ¿ ogni qual volta l'attore dimostri un interesse degno di protezione a far eliminare una situazione pregiudizievole che continua a sussistere, indipendentemente dalla gravità della turbativa (DTF 127 III 486 consid. 1c/bb), purché le circostanze non siano mutate al punto che l'atto lesivo abbia perso ogni attualità e significato (DTF 127 III 485 consid. 1c/aa).
b)
La circostanza che in concreto fossero trascorsi sei mesi dall'apparizione dell'articolo al momento in cui gli attori hanno promosso causa ancora non significa, contrariamente all'opinione del Pretore, che non sussistesse più alcuna molestia. Del resto l'azione di accertamento è imprescrittibile (
Deschenaux/Steinauer
, Personnes physiques et tutelle, 4a edizione, pag. 206 n. 607a) e la giurisprudenza ammette che un inconveniente può perdurare anche a distanza d'anni (DTF 104 II 4 nel mezzo, 234 consid.
5a; cfr.
Bucher
, Personnes physiques et protection de la personnalité, 3a edizione, pag. 154 n. 580).
Certo, incombe al leso rendere verosimile l'interesse all'accertamento di una lesione della personalità avvenuta nel passato (v.
Lüchinger
, Die weiterhin störende Auswirkung einer Personlichkeitverletzung als Voraussetzung der Feststellungsklage nach Art. 28
a
Abs. 1 Ziff. 3 ZGB in: Privatrecht im Spannungsfeld zwischen gesellschaftlichem Wandel und ethischer Verantwortung, Festschrift für Heinz Hausheer zum 65.
Geburtstag, Berna 2002, pag. 126 in alto). Per converso, poco importa che in quello stesso periodo gli attori siano stati oggetto di altre pubblicazioni (doc. 3, 4), la liceità delle quali non è in discussione.
c)
La convenuta sostiene che in seguito all'archiviazione del procedimento penale a carico degli attori a _ i media e il pubblico hanno perduto interesse all'argomento. L'assunto, oltre che nuovo, non basta tuttavia per privare di ogni apprezzabile rilievo le notizie riportate nell'articolo. Intanto l'attività degli attori nel Kosovo e le relazioni con la locale amministrazione ONU sono sostanzialmente estranee all'oggetto del procedimento aperto nel Canton _. Inoltre non bisogna dimenticare che in concreto gli attori ¿ soggetti di pubblica notorietà ¿ sono stati accusati di un fatto grave come quello di essere sotto inchiesta per un crimine punito con la reclusione. Anche qualora una nuova pubblicazione sull'argomento non appaia più verosimile, in circostanze siffatte rimane nel pubblico, anche a distanza di mesi, l'impressione alterata lasciata dalla notizia. L'azione di accertamento serve in tali casi a riabilitare la vittima (
Deschenaux/Steinauer
, op. cit., pag. 205 seg. n. 606). Ne segue che in concreto le circostanze non possono dirsi mutate al punto che la lesione abbia perso ogni interesse e significato.
5.
Gli appellanti fanno valere che l'articolo in rassegna lede la loro personalità sia per la cattiva impressione lasciata nel complesso, sia per le varie affermazioni offensive della loro reputazione. L'accostamento dei due articoli li renderebbe gravemente sospetti, agli occhi di un lettore medio, di essere in collegamento con la mafia albanese. Essi chiedono inoltre di accertare l'illiceità di svariate affermazioni, a loro dire false, contenute nell'articolo. Ora, nella fattispecie il primo pezzo tratta dapprima le vicissitudini di AP 1 e in seguito la situazione della AP 2 nel Kosovo. I due temi vanno esaminati singolarmente.
a)
Per quel che riguarda AP 1, gli attori lamentano anzitutto che la convenuta abbia scritto ¿AP 1, amministratore della AP 2, sarà incolpato per riciclaggio di denaro e partecipazione a un'organizzazione criminale dal giudice _ _¿ (doc. B, pag. 27 righe 7 a 10), ricordando che il procedimento penale a carico di lui verteva solo su riciclaggio di denaro per ¿commissioni¿ versate allo scopo di ottenere appalti in Russia. Il Pretore ha definito l'imprecisione irrilevante, poiché l'interessato è stato effettivamente indagato per riciclaggio. La convenuta non contesta che in realtà AP 1 era sotto inchiesta a _ solo per riciclaggio e che il procedimento è stato frattanto archiviato, ma reputa l'imprecisione scusabile, poco importando distinguere ¿ a suo parere ¿ fra organizzazioni criminali che si occupano di ripulire denaro e organizzazioni di stampo mafioso. Essa sottolinea inoltre che l'interessato è stato oggetto di inchieste di notorietà internazionale, come risulta anche dalla testimonianza resa da _ (allora Procuratore pubblico), ed è stato indagato anche dall'Ufficio federale di polizia per questioni legate al crimine organizzato.
Semplici errori o imprecisioni giornalistici non bastano a inficiare di falso una notizia (DTF 126 III 307 verso il basso). L'appartenenza a un'organizzazione criminale configura tuttavia un reato punibile con la reclusione (art. 260
ter
CP) e
un'aggravante per quanto riguarda il riciclaggio di denaro (art. 305
bis
cpv. 2 CP). Nella fattispecie non risulta ¿ né la convenuta pretende ¿ che all'attore sia mai stata contestata, come reato o mera aggravante, la partecipazione a un'organizzazione criminale. L'inesattezza non può dunque dirsi trascurabile, tanto meno ove si consideri che nell'ambito della cronaca giudiziaria il principio della presunzione d'innocenza impone particolare cautela, soprattutto quando non è ancora intervenuto nemmeno un giudizio di primo grado (
Meili
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 54 ad art. 28 CC con rimandi). Quanto a AP 1, egli ha dato atto solo di essere stato oggetto di inchieste approfondite a _ (act. XII: interrogatorio formale, risposte n. 14 e 15). Circa il rapporto dell'Ufficio federale di polizia, del 12 marzo 1999 (doc. 2), a prescindere dal fatto che gli appellanti ne contestano la portata (sotto, consid. 7e), la notizia riferita nell'articolo in questione riguardava l'inchiesta promossa dal giudice istruttore _ a _ (doc. B, pag. 27 righe 4 e 5), di modo che non è dato a divedere come il citato rapporto, inerente a indagini della polizia federale, possa giustificare l'erronea informazione giornalistica. Per il resto, non fa dubbio che simile affermazione induca un lettore medio ad accostare l'interessato a una struttura organizzata dedita alla sistematica commissione di crimini. Comporta dunque una lesione illecita della personalità di AP 1.
b)
Per quanto concerne le affermazioni relative all'attività della AP 2 nel Kosovo, e in particolare le altre espressioni indicate dagli attori (appello pag. 2 seg. e 7), di per sé le affermazioni
¿exactement ce que redoutaient _ et ses collaborateus [riferito al procedimento penale a carico dell'attore aperto a _] qui tentent désespérement de lutter contre le crime organisé¿ (doc.
B, righe 9 a 12), ¿décision prise, tacitement¿ [riferito alla decisione dell'amministrazione ONU in Kosovo di non lavorare con la AP 2] (riga 43), ¿le projet de banque (sic!) déposé par la société tessinoise [riferito alla AP 2] a-t-il été bloqué par l'ONU¿ (righe 42 a 44), ¿un groupe de cette envergure [riferito alla AP 2] peut réapparaître sous n'importe quel nom¿ (righe 48 a 50) e ¿lorsque _ s'est rendu compte que le constructeur du cinéma était la AP 2, il est entré dans une colère noire!¿
(righe 77 a 80)
prese a sé stante non possono dirsi lesive della personalità degli attori. Una connotazione negativa può invece essere ravvisata nella dichiarazione ¿son nom [riferito alla AP 2] est dans toutes les bouches policières¿ (righe 16 seg.), così come nelle espressioni ¿patate chaude¿ e ¿sacrée épine dans le pied¿ riferite anch'esse alla società, come la convenuta medesima riconosce (osservazioni, pag. 5 nel mezzo).
6.
A prescindere dalla valutazione delle singole affermazioni, determinante è ad ogni modo l'impressione suscitata nel lettore medio dalla notizia nella sua globalità (sopra, consid. 3). Nella fattispecie l'articolista, premesso che l'amministrazione ONU nel Kosovo era impegnata in una lotta serrata contro il crimine organizzato (doc. B, righe 11 seg.) e incontrava difficoltà nel trovare partner il cui passato fosse estraneo a ogni implicazione criminale (righe 20 seg.), riferiva ¿ in sintesi ¿ che l'ONU stessa evitava intenzionalmente di collaborare con la AP 2 (righe 42 a 47), grossa impresa di costruzioni nel paese (righe 13 a 15). Egli afferma inoltre che _, responsabile della ricostruzione del Kosovo, era venuto a sapere con disappunto che la AP 2 aveva ristrutturato per DM 250
000 un cinema a Pristina (righe 77 a 80), ciò che aveva destato reazioni negative anche nei funzionari della Confederazione, la quale partecipava al finanziamento dei lavori (righe 81 a 86).
Per quanto attiene all'intervista a _, il testo esponeva la situazione nel Kosovo in generale dopo l'arrivo delle forze di pace (KFOR), responsabili della stabilità e della sicurezza nel paese, esponeva il fenomeno della mafia albanese e soggiungeva che le organizzazioni internazionali erano impotenti dinanzi alle bande del crimine. L'intervista non alludeva agli attori, né associava il loro operato alla mafia albanese, ma graficamente figura nella medesima rubrica dell'articolo che la precede (¿zoom politique¿) e si presenta come un complemento del medesimo, tant'è che una freccia in calce alla pagina 27 indica la continuazione del servizio (doc. B).
a)
Già i due titoli a effetto ¿AP 2, la patate chaude de l'ONU¿ e ¿Ils ont voulu fermer les yeux!¿ lasciavano capire che la AP 2 era una spina nel fianco per le forze dell'ONU. Nel cappello che precede l'intervista, poi, si sottolineava che l'ONU e la NATO erano sopraffatte dalla potente mafia albanese, subito dopo avere spiegato alla fine dell'articolo precedente che _ era adirato perché la AP 2 aveva costruito un cinema a Pristina (anche con finanziamenti svizzeri e inglesi). Benché d'indole generale, l'intervista si pone quindi in unità tematica con l'articolo. E tale accostamento organico diffondeva, suo complesso, un'immagine a dir poco sinistra degli attori. In sostanza, affermando che nella ricostruzione del Kosovo l'ONU si trovava a combattere organizzazioni criminali, che nel Kosovo la mafia albanese è tanto potente da controllare il paese, che la AP 2 è la più grande impresa edile attiva nella provincia e che l'ONU evita di collaborare con essa, il servizio giornalistico induceva il destinatario medio, cioè non prevenuto e di adeguata cultura, a trarre l'ovvia conclusione che la AP 2, il cui amministratore AP 1 sarebbe stato accusato di partecipazione a organizzazione criminale, fosse legata alla mafia albanese del Kosovo.
b)
Quanto a AP 1, egli era citato nell'articolo come titolare dell'impresa: ¿le patron de la firme tessinoise¿ (doc. B, sottotitolo), ¿patron de la AP 2¿ (righe 2 seg.), ¿proprietarie de la AP 2¿ (didascalia nella seconda colonna). Inoltre gli si attribuiva un ruolo attivo nella gestione dell'impresa in Kosovo, riportando le asserzioni di un funzionario ONU, secondo cui ¿AP 1 est venu nous voir il y a quelques mois en disant: ¿Je suis riche, j'ai des millions à investir ici!¿
[...] Il s'intéressait à tout, à la construction d'hôtels, à la rénovation du centre de télécommunications de Pristina, aux routes¿ (righe 21 a 29).
La losca immagine della società andava dunque di pari passo con quella del suo proprietario e dirigente. Nelle condizioni descritte n
on fa dubbio pertanto che l'accostamento dell'articolo e dell'intervista induceva il lettore alla conclusione univoca che gli attori erano dediti ad affari poco puliti, fossero di moralità quanto meno dubbia e agissero senza scrupoli. L'impressione globale suscitata nel pubblico dall'articolo e dall'intervista è dunque lesiva della reputazione e della personalità della società e di AP 1.
7.
La convenuta assume che i fatti riportati nell'articolo derivavano da fonti ufficiali, sicché andavano riferiti per dovere di cronaca (art. 28 cpv. 2 CC), e che il servizio d'attualità si fondava su accertamenti eseguiti da una giornalista nel Kosovo, oltre che su informazioni raccolte presso un funzionario dell'ONU. La convenuta ribadisce inoltre la validità del rapporto dell'Ufficio federale di polizia sul crimine organizzato nell'ex Unione Sovietica. Ora, dagli atti risulta che _, autrice dell'articolo, si era effettivamente recata nel Kosovo per fare il punto della situazione a un anno dalla fine della guerra e lì aveva constatato che l'amministrazione ONU incaricata della ricostruzione del paese incontrava problemi di mafia (domande rogatoriali, risposte n. 2 e 3). Essa ha dichiarato che durante il suo soggiorno di 15 giorni nella provincia era venuta a sapere che la reputazione della AP 2 era cattiva e che alcuni esponenti dell'ONU diffidavano della società (risposta n. 12). Ciò le era stato rivelato in particolare da un funzionario, _, di cui nell'articolo riportava le dichiarazioni (risposte n. 12 e 13). La giornalista ha confermato anche le confidenze ottenute da impiegati della AP 2 nel Kosovo, senza tuttavia poter indicare i loro nomi (risposta n. 8).
Gli appellanti obiettano che la giornalista ¿ autrice dell'articolo ¿ è personalmente interessata all'esito della lite, che la sua testimonianza si limita a riportare dichiarazioni di terzi e che le opinioni personali di un funzionario dell'ONU non possono essere attribuite all'organizzazione internazionale. In realtà poco giova sapere se _ abbia riportato testualmente le dichiarazioni delle sue fonti (sentenza del Tribunale federale 5C.167/ 2003 del 23 settembre 2004 = DTF 131 III 23, consid. 9.2 non pubblicato), giacché un articolista risponde del proprio operato anche quando si limita a riprendere fedelmente formulazioni di terzi (DTF 126 III 307 consid. 4b/aa con riferimenti;
Tercier
, Le nouveau droit de la personnalité, Zurigo 1984, pag. 120 n. 867), salvo che si tratti di comunicati di importanti agenzie stampa internazionali o di comunicati ufficiali (
Barrelet
, Droit de la communication, Berna 1998, pag. 381 n. 1318). In concreto non risulta che l'ONU o altre organizzazioni internazioni abbiano dichiarato ufficialmente quanto sta scritto nell'articolo e nemmeno che _ abbia esposto a titolo ufficiale la posizione dell'amministrazione ONU nel Kosovo. Anzi, alcune affermazioni riportate nel pezzo sono state recisamente smentite dall'attore nel suo interrogatorio formale (act. XII, risposte n. 17 a 19). La deposizione della giornalista non basta dunque a dimostrare l'ufficialità delle notizie diffuse, che non trovano alcun altro riscontro agli atti. Non è escluso, certo, che durante il suo soggiorno nel Kosovo la giornalista abbia scoperto fatti e raccolto orientamenti ostili alla AP 2 e a AP 1. In mancanza di conferme ufficiali, tuttavia, essa avrebbe potuto riferire del sospetto che gli attori fossero in qualche modo legati al crimine organizzato nel Kosovo e al fenomeno della mafia albanese solo facendo capire in modo sufficientemente chiaro per un lettore medio che si trattava di voci (sentenza del Tribunale federale inc. 5C.179/2004 del 3 febbraio 2005, consid. 4.2.2, commentata in: Medialex 2005 pag. 111). Dall'articolo si arguisce invece il contrario.
Quanto al rapporto 12 marzo 1999 dell'Ufficio federale di polizia sul crimine organizzato nell'ex URSS (doc. 2), gli appellanti fanno valere che è privo di firma e che in due dichiarazioni (del 27 dicembre 1999 e del 14 marzo 2000) il sostituto del Procuratore generale della Confederazione aveva confermato non essere stato aperto alcun procedimento penale a loro carico, per tacere del fatto che le illazioni di un'autorità amministrativa non sono una prova. Come osservano le convenute, nella misura in cui gli attori eccepiscono il menzionato rapporto di falso, avrebbero dovuto procedere a norma degli art. 216 segg. CPC. Ciò che non hanno fatto. Un'altra questione è valutare, secondo libero apprezzamento (art. 90 CPC), l'attendibilità del documento. Ora, che l'atto non rechi la firma del redattore non è determinante, il rapporto emanando in ogni modo dall'¿Office fédéral de la police, Office central analyse criminelle, Le Chef¿ (doc. 2, pag. 26 in fondo). Né appare di rilievo che il Ministero pubblico della Confederazione non abbia aperto un procedimento penale a carico degli interessati (doc. E e D) o che il documento fosse destinato a uso interno (cfr.
Barrelet
, Droit de la communication, Berna 1998, pag. 380 n. 1310). Quanto al contenuto del rapporto, esso non costituisce ¿ con tutta evidenza ¿ un mezzo di prova, ma è pur sempre opera di un'autorità federale. Il fatto è che tale documento riferisce di indagini sulle attività degli attori in Russia, suggerendo un coinvolgimento in attività criminali riconducibili a _ e al crimine organizzato in quel paese. Il rapporto, per contro, non contiene indicazione alcuna sulle attività della AP 2 nel Kosovo, sulle relazioni della medesima con la locale amministrazione ONU o su eventuali legami con il crimine organizzato kosovaro o albanese. Gli unici accenni a un possibile coinvolgimento della AP 2 in attività losche nell'ex Iugolslavia si limitano a mere supposizioni, per quanto sensate siano (doc. 2, pag. 25 a metà). Il rapporto non è pertanto atto a dimostrare la veridicità delle affermazioni contenute nel servizio.
Gli articoli apparsi su _
il 16 e il 19 gennaio 2001 non sono di maggior ausilio. Essi riferivano unicamente del procedimento penale per riciclaggio avviato dalla magistratura _ (doc. 3 e 4), così come di due verbali d'interrogatorio risalenti all'autunno del 1992 nell'ambito di un procedimento penale per violazione del segreto d'ufficio e reati contro l'onore aperto a carico di un giudice istruttore bernese (doc. 6 e 7). Né sono d'aiuto le testimonianze di _ e _ (verbali del 16 gennaio 2003), i quali neppure accennano alla questione. In definitiva, mancando la prova circa l'esattezza dei fatti riportati dall'articolo, la pubblicazione non risulta giustificata dal mandato d'informazione della stampa e la lesione va considerata illecita.
8.
La convenuta eccepisce che AP 1 è persona già nota al pubblico per le sue attività imprenditoriali, per le sue frequentazioni mondane e per il suo coinvolgimento in inchieste penali sul piano internazionale. A suo parere espressioni che coinvolgono persone di tale notorietà sono da considerarsi lecite se compatibili in buona fede con fatti conosciuti e con le vicende cui si riferiscono. L'argomentazione non può essere condivisa. È vero che le cosiddette ¿personalità pubbliche¿, quelle che per la loro attività hanno acquisito ¿ durevolmente o anche solo temporaneamente ¿ notorietà pubblica, sono tenute a sopportare maggiori ingerenze nella loro personalità rispetto ai privati cittadini, in
particolare per quanto attiene agli avvenimenti della loro vita pubblica
(DTF 127 III 488 consid.
2c/aa;
Deschenaux/Steinauer
, op. cit., pag. 180 n. 561 e 561a). AP 1 è un uomo conosciuto dal
pubblico, anche a livello internazionale
. Nondimeno, ove
la stampa intenda riferire che una persona è sospettata di avere delinquito o che terzi sospettano tale persona di avere delinquito, il giornalista deve usare una formulazione che faccia capire con sufficientemente chiarezza al lettore medio come per il momento si tratti di meri sospetti e di semplici supposizioni (DTF 126 III 307 consid.
4b/aa con rimandi;
Riklin
, Schweizerisches Presserecht, Berna 1996, § 7 pag. 201 n. 17).
Nella fattispecie il servizio giornalistico ha messo gli attori in dubbia luce
senza che la convenuta abbia recato
la prova dell'esattezza dei fatti riportati dall'articolo. La lesione della personalità non può pertanto ritenersi lecita.
9.
Gli attori postulano un'indennità per torto morale, facendo valere la gravità dell'offesa, la pena psicologica e la sofferenza morale subìta, come pure il danno d'immagine, amplificato dalla loro notorietà e dalla diffusione del settimanale, che rischia di essere correlata per anni al fenomeno del crimine organizzato e della mafia albanese. Essi sottolineano poi la responsabilità ¿ dolosa e non solo colposa ¿ dell'editrice, responsabile anche di altri attacchi alla loro reputazione avvenuti con due articoli apparsi sul settimanale _ il 12 giugno 1992 e il 26 marzo 1999 e uno pubblicato su
L'_
il 29 giugno 2000. Ricordano che tali episodi, di cui uno per gli stessi fatti riportati dell'articolo in esame, hanno dato luogo a procedure giudiziarie finite in transazioni giudiziali nell'ambito delle quali la convenuta ha ammesso la propria responsabilità versando loro risarcimenti di fr. 30
000.¿, rispettivamente fr. 25
000.¿, mentre l'ultimo è attualmente pendente davanti alla Camera civile di appello (inc. 11.2004.35). Pur rinunciando a gran parte della somma richiesta con la petizione (complessivamente fr. 150
000.¿), essi reputano che un indennizzo di fr. 10
000.¿ a AP 1 e uno di fr. 5000.¿ alla società anonima sia commisurato alla gravità dell'offesa. Le rivendicazioni cadono nel vuoto. Ammesso e non concesso che le transazioni citate sostanzino una colpa delle convenute, nell'appello gli attori non spendono una parola per indicare quali prove avvalorerebbero concretamente la particolare sofferenza patita. Il versamento di un'indennità non è la regola: spetta al richiedente dimostrare il grave patimento sofferto (RtiD II-2004 n. 19c pag. 527 consid. 7). In proposito nulla si desume dagli atti. Al riguardo l'appello non ha possibilità di successo.
10.
Da ultimo gli appellanti chiedono che sia ordinata la pubblicazione dell'odierno dispositivo sull'_. La convenuta nega ogni lesione illecita della personalità, facendo valere che in ogni caso l'eventuale pubblicazione deve raggiungere la stessa cerchia di lettori. Ora, giusta l'art. 28
a
cpv. 2 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può chiedere che una rettifica o la sentenza sia comunicata a terzi o pubblicata. La pubblicazione può essere ordinata solo se l'attore l'ha postulata, se la lesione della personalità è stata portata a conoscenza di terzi e se la misura è idonea a raggiungere lo scopo prefisso, cioè l'eliminazione del pregiudizio. Ove l'attore postuli la pubblicazione del dispositivo, spetta poi al giudice, che gode di ampio margine di apprezzamento, precisare quando, dove e come ciò debba avvenire (RtiD II-2004 n. 19c pag. 527 consid. 3 e 4 con riferimenti). Dato quanto precede, in concreto la pubblicazione del dispositivo sul settimanale che ha leso la personalità degli attori risulta senza dubbio una misura idonea e proporzionata per riparare il torto. Dovendosi raggiungere nella misura del possibile coloro che hanno letto l'articolo (DTF 126 III 216 consid. 5a), nella fattispecie appare adeguato che l'attuale dispositivo sia pubblicato nella medesima o in un'analoga rubrica del settimanale
L'_
e che occupi almeno mezza pagina.
11.
Gli oneri del giudizio odierno, commisurati all'importanza del litigio, seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Gli appellanti risultano parzialmente vittoriosi sull'accertamento relativo alla lesione della personalità e sulla pubblicazione del dispositivo, ma escono sconfitti sulla riparazione del torto morale. Tutto ponderato, si giustifica pertanto di addebitare loro un terzo degli oneri processuali, con obbligo per la convenuta di rifondere agli attori un'equa indennità per ripetibili ridotte. L'esito dell'attuale giudizio impone anche una riforma del dispositivo sulle spese e le ripetibili di prima sede che, considerati gli importi chiesti per torto morale (fr. 150
000.¿ complessivi), si legittima di suddividere in ragione di metà ciascuno, compensando le ripetibili