# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 378ad68f-8267-5dfe-933c-351108833988
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 7 ottobre 2011 diretta contro RE 1, CO 1 e CO 2 hanno chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 e n. 2 LEF, di porre sotto sequestro “la PPP no. _ quota di 626/1000 del fondo base part. _ RFD _, iscritta a nome della G_ ma in realtà di pertinenza del signor RE 1. In esecuzione al decreto di sequestro è fatto ordine all'Ufficiale dei Registri _ di iscrivere immediatamente a registro fondiario una restrizione della facoltà di disporre relativamente alla PPP _, quota 626/1000 del fondo base part. _ RFD _”. Il tutto sino a concorrenza del credito di fr. 270'000.– oltre interessi al 5% dal 1° maggio 2010.
B.
Con contratto di compravendita immobiliare 22 novembre 2007 (rogato con atto n. _ del notaio _) i sequestranti avevano acquistato dal promotore RE 1, e con lui da _, _, _ e _ (riuniti sottoforma di società semplice “_”), la PPP n. _ (quota di comproprietà 54/1000) del fondo base n. _ RFD _, presso il Condominio _. L'immobile presentava una serie di gravi difetti, fra cui il distacco di lastre di granito dalle facciate e importanti crepe nella piscina. A seguito di una prova a futura memoria richiesta nel 2010 dalla Comunione dei condomini e dai singoli membri, e di vari referti peritali anche di parte, il 14 marzo 2011 era stata per finire quantificata una spesa massima per l'eliminazione dei danni di fr. 4'524'567.– oltre fr. 420'000.– di onorari e imprevisti. Di qui, un minor valore per l'appartamento dei sequestranti di fr. 270'000.– (fr. 5'000'000.– x 54/1000), importo che rivendicano a RE 1.
I procedenti chiedono il sequestro della PPP n. _ del fondo base part. _ RFD _ che -a loro dire- RE 1 aveva venduto il 21 maggio 2010 alla società G_ [di seguito: G_] in modo abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) rispettivamente simulato, nel tentativo di trafugare anche quella sua proprietà a danno di tutti i suoi creditori.
C.
Il 10 ottobre 2011, il Pretore _, ha decretato il sequestro così come richiesto.
D.
Il 17 ottobre 2011 RE 1 vi si è opposto contestando, oltre l'esistenza e l'ammontare del credito e la causa del sequestro, l'esistenza di beni a lui appartenenti visto che la PPP n. _ era di proprietà di G_. L'opponente ha integralmente escluso di avere venduto in modo abusivo o simulato quella PPP allo scopo di danneggiare i suoi creditori -che oltretutto nel 2010 ancora non si erano manifestati- e che tra lui e quella società vi fosse un'identità economica.
Al contraddittorio del 12 gennaio 2012, l'opponente ha precisato di avere ceduto la PPP a G_ con atto di compravendita immobiliare 21 maggio 2010 e che, previo ottenimento della concessione LAFE, a partire da quel giorno quest'ultima ne era diventata unica e legittima proprietaria. Il contratto non era né simulato né abusivo. Esclusa poi una loro interdipendenza giuridica o economica. Non vi erano elementi per ritenere che la vendita fosse finalizzata a recar danno ai creditori di RE 1, in quanto erano stati pattuiti il pagamento di un prezzo di mercato e l'assunzione del relativo debito ipotecario gravante la PPP. Di modo che, anche la solvibilità dell'escusso era garantita. Per il resto poi, le cessioni di beni avversate dai sequestranti risultavano distribuite sull'arco di oltre due anni (2009-2011). Il che inficiava quindi la tesi che egli volesse trafugare i beni che gli appartenevano.
Pacifica per i sequestranti l'esistenza del credito e la causa di sequestro. Altresì evidente il carattere abusivo delle cessioni di beni disposte dall'opponente a favore di società di famiglia. L'atto di vendita stabiliva poi che il prezzo di vendita era da regolare in separata sede mentre, dal canto suo, il notaio rogante aveva dichiarato che in merito nulla era transitato sul suo conto clienti.
L'opponente, ribaditi i suoi argomenti, ha precisato che non vi era alcun danno per i suoi creditori in quanto gli attivi del suo patrimonio non erano affatto diminuiti. A detta dei sequestranti che hanno confermato i loro argomenti invece, nella misura in cui l'escusso non pretendeva di essere danneggiato dal sequestro, la sua opposizione era persino irricevibile.
E.
Con decisione del 21 febbraio 2012, il Pretore _, ha respinto l'opposizione confermando il sequestro. Anche se non lamentava un danno dovuto al sequestro, all'opponente il Pretore ha anzitutto riconosciuto la legittimazione a proporre opposizione visto che la vendita a G_ della sua PPP n. _ era da ritenersi abusiva. Ciò detto, tanto l'esistenza del credito quanto la causa del sequestro, erano verosimili e documentate. Con la cessione della PPP, l'escusso mirava a danneggiare i suoi creditori avvantaggiandone altri. A lui erano in effetti noti già a novembre 2008, ossia allorquando in solido con la società E_ egli aveva rilevato diritti e oneri dei membri della società semplice “_” che avevano partecipato all'operazione immobiliare, gli ingenti danni emersi al Condominio _. Da quel momento appunto, l'escusso aveva iniziato a cedere i propri beni e crediti situati in Svizzera. La vendita della PPP n. _ a maggio 2010 seguiva di pochi mesi il referto peritale 12 febbraio 2010 di prova a futura memoria finalizzata ad accertare danni e difetti del condominio. La società G_ era certamente nella condizione di riconoscere il tentativo di RE 1 di disfarsi di quanto di sua pertinenza, visto che il padre di quest'ultimo era nel contempo amministratore della stessa G_ e della società E_ a favore della quale l'escusso già aveva ceduto beni in modo abusivo. Nulla indicava poi le modalità con cui il prezzo di vendita era stato versato. L'atto di compravendita era quindi per finire abusivo, di modo che anche l'esistenza di beni appartenenti al debitore sequestrato risultava verosimile.
F.
Con il presente reclamo 5 marzo 2012 RE 1 chiede di annullare il sequestro. Nulla indicava che egli si era disfatto dei propri beni in Svizzera in fretta e furia, visto che le relative cessioni era distribuite su un lasso di tempo di oltre due anni. A riprova di ciò vi era il fatto che la PPP n. _ era stata venduta nel 2010 e non già nel 2009. Dal canto suo G_ era attiva in campo immobiliare e, proprio in questo contesto, si era limitata a comperare un immobile (ossia la PPP) interessante da un punto di vista commerciale e ad un prezzo di mercato che era poi stato direttamente versato all'escusso. La società acquirente non avrebbe quindi e ad ogni modo potuto riconoscere un'eventuale volontà dell'escusso di disfarsi dei suoi beni situati in Svizzera. Considerato il pagamento del prezzo pattuito, da un punto di vista economico nulla era comunque cambiato negli attivi del reclamante: anzi, in tal modo egli aveva reso più liquido il suo patrimonio. Ciò detto, accogliendo la tesi dei sequestranti nonostante l'assenza di prove al riguardo, il Pretore aveva di fatto violato il principio dell'onere della prova.
G.
Della risposta al reclamo inviata dai sequestranti il 2 aprile 2012, si dirà, se necessario, nel seguito.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, 2
a
ed., Basilea 2010, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio del reclamo a prescindere dal valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG, nonché art. 309 lett. b n. 6 e 319 lett. a CPC). L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per mantenere il provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8
a
ed., Berna 2008, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
2.
Il
termine per l'inoltro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC su rinvio dell'art. 278 cpv. 3 LEF). Eventuali osservazioni al reclamo devono poi ossequiare un medesimo termine di dieci giorni (art. 322 cpv. 2 CPC).
Proposto il 5 marzo 2012 avverso la sentenza 21 febbraio 2012 notificata lo stesso giorno e recapitata all'opponente l'indomani, il reclamo ossequia senz'altro il termine di dieci giorni (art. 142 e 143 CPC, per rinvio dell'art. 31 LEF) ed è così ammissibile. L'impugnazione poi notificata il 15 marzo 2012, è giunta ai sequestranti il giorno 22 marzo 2012, di modo che la risposta al reclamo risulta altresì tempestiva (art. 142 e 143 CPC, per rinvio dell'art. 31 LEF) e quindi ammissibile.
3.
Le decisioni in materia di sequestro, in quanto sottostanno alla procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), sono rette dalla massima dispositiva (art. 58 cpv. 2 CPC), dal principio attitatorio (art. 55 cpv. 1 CPC) nonché dalle massime di celerità (
Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, 2
a
ed., Basilea 2010, n. 56 ad art. 272) e di concentrazione (
Stoffel,
op. cit., n. 54 ad art. 272). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, ma esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante (
“Beweismittelbeschränkung”
) (
Mazan
, in: Spühler/Tenchio/Infanger, Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Basilea 2010, n. 8 ad art. 251;
Stoffel,
op. cit., n. 54 ad art. 272), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace o sia notorio (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC;
Trezzini
, in: Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al CPC, Lugano 2011, pag. 623 n. 1 ad art. 150;
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 8
a
ed., Berna 2006, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (art. 272 cpv. 1 LEF;
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272;
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 212; A
rtho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 85 segg.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 157 CPC).
Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti (o, eccezionalmente, nelle altre prove) che reputano determinanti.
4.
In virtù degli art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF e 326 cpv. 2 CPC, le parti si possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalere di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (da ultimo: CEF 21 dicembre 2011 [14.2011.138] consid. 4, con rinvii; 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75] consid. 1.5.e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado (cosiddetti “nova in senso proprio”) sia quelli verificatisi prima (“nova in senso improprio”) (pure così:
Jeandin
, in: Bohnet/Haldy/Jeandin/ Schweizer/Tappy, Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 4 ad art. 326). Ciò posto, sono quindi in sé ammissibili i nuovi documenti (doc. CC, DD e EE) che accompagnano la risposta al reclamo dei sequestranti.
5.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo è possibile censurare sia l'applicazione errata del diritto (lett. a) che l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). Ciò detto, per l'art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo dell'esecuzione o dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, se il creditore rende verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
Nel caso concreto, il reclamante invoca appunto la lesione dell'art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF, oltre a lamentare la violazione di regole procedurali ed un manifesto accertamento errato dei fatti (reclamo, pag. 3 in alto).
Appartenenza dei beni al debitore sequestrato
6.
Il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112), atteso che per costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1;
Amonn/Walther,
op. cit., n. 7 ad § 51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell'identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF
;
Messaggio concernente la revisione della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 119;
Stoffel,
op. cit.,
n. 53-55 ad art. 271 LEF e n. 31-33 ad art. 272 LEF
),
oppure che essi sono stati trasferiti al terzo con un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art. 285 segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o favorirne alcuni a scapito di altri (CEF 18 ottobre 2005 [14.2005.67] consid. 3.4).
7.
Per il reclamante, proprio perché protrattisi sull'arco di oltre due anni, i trasferimenti di beni da lui disposti non potevano essere considerati sospetti e costituivi di un abuso di diritto: in caso contrario, la vendita della PPP sarebbe stata effettuata non nel 2010 bensì già nel corso del 2009 (reclamo, pag. 4 n. 3). Ma invano. Il Pretore ha in effetti rilevato che il giorno 21 maggio 2010 allorquando aveva venduto la PPP n. _ alla società G_, il debitore sequestrato già sapeva dell'esistenza degli ingenti danni nel Condominio _. Di questo dava segnatamente atto l'accordo
“Scioglimento di società semplice e convenzione transattiva”
con cui, il 17 novembre 2008, l'escusso insieme agli altri investitori aveva sciolto la società semplice “_”, promotrice dei lavori, e liberato i soci uscenti da ogni relativo diritto e onere, contestualmente assunti con vincolo di solidarietà da lui e dalla società E_ (sentenza impugnata, pag. 6 consid. 7.2). A partire da quel momento per il Pretore, RE 1 aveva puntualmente trasferito a terzi i suoi beni localizzati in Svizzera: e meglio, il 10 giugno 2009 aveva ceduto a titolo esclusivo alla società E_ gli stessi crediti ripresi in solido dalla oramai disciolta società semplice “_”, atto questo poi completato da un ulteriore accordo 1° aprile 2011, mentre a marzo 2011 aveva tentato di vendere la sua autovettura _ (sentenza impugnata, pag. 6 consid. 7.2 ad i), ii) e iii)). In questo contesto, di fatto la vendita della PPP n. _ alla società G_ seguiva di appena qualche mese il referto peritale 12 febbraio 2010 allestito nell'ambito della prova a futura memoria avviata dai condomini (sentenza impugnata, pag. 7 consid. 7.2), fra cui i qui sequestranti appunto (doc. Q, pag. 1). Ora, dagli atti emerge in effetti come, in modo sistematico, ognuna delle citate cessioni di beni disposte dall'escusso fossero in un modo o nell'altro precedute da nuovi elementi o risultanze intese a meglio identificare rispettivamente quantificare i danni lamentati dai condomini (istanza di sequestro, pag. 5 n. 3; doc. E, pag. 4 a 9). In proposito basti in particolare citare nella prima metà del 2009 il mandato di parte conferito a un professionista per l'allestimento di una prima perizia sull'intero immobile (doc. E, pag. 7 n. 5), il 12 febbraio 2010 il referto peritale relativo appunto alla prova a futura memoria (doc. E, pag. 9 n. 7) e, per finire, la relazione di parte definitiva 14 marzo 2011 riferita al progetto di risanamento totale dell'immobile (doc. E, pag. 9 n. 8). Tutte congruenze queste che il reclamante sembra volutamente sottacere. A fronte di tutto ciò, che le cessioni di beni da parte del debitore sequestrato e qui opponente siano state distribuite sull'arco di due anni, nel presente caso non è circostanza tale da inficiare la conclusione del Pretore. La censura va così disattesa.
8.
Secondo il reclamante, visto che si trattava di una società attiva in campo immobiliare e che aveva acquistato la PPP n. _ a prezzo di mercato, G_ non avrebbe potuto riconoscere la sua -comunque contestata- intenzione di volersi liberare dei beni situati in Svizzera (reclamo, pag. 5 n. 4). A torto. Il Pretore ha constatato che il padre del debitore sequestrato sedeva tanto nel consiglio di amministrazione della società E_ -che insieme all'escusso aveva rilevato a titolo solidale diritti e oneri legati all'immobile Condominio _ (sopra, consid. E e 7)- quanto in quello della stessa società G_ acquirente della PPP n. _ (sentenza impugnata, pag. 7 consid. 7.3). E, di per sé, con questa conclusione l'insorgente nemmeno si confronta. Di modo che, sotto questo profilo il reclamo è finanche immotivato (art. 321 cpv. 1 CPC). Aggiungasi peraltro che non solo _, padre del debitore sequestrato, figura quale membro con firma individuale della società E_ dal 1° settembre 2004 (doc. F) e della società acquirente G_ dal 9 maggio 2005 (doc. I). In effetti, entrambe le società hanno sede a _ e, sempre dal 9 maggio 2005, il recapito della società G_ risulta essere presso la stessa società E_ (doc. F e I). Congruenze e analogie queste che ancora una volta, pur a un mero giudizio di verosimiglianza, confortano senz'altro la conclusione del Pretore. Anche sotto questo profilo, il reclamo è così senza fondamento e va respinto.
9.
Infine, il reclamante evidenzia che -come si poteva evincere dall'atto di compravendita della PPP n. _- G_ gli aveva direttamente versato il prezzo d'acquisto, che da un punto di vista economico proprio per il fatto che era stato pagato quel prezzo nulla era cambiato per i suoi creditori e che anzi, in quel modo, egli aveva reso più liquido il suo patrimonio (reclamo, pag. 5 n. 5). La critica va nondimeno anche in questo caso disattesa. Certo, l'opponente ha venduto la PPP n. _ alla società G_ per fr. 2,6 Mio (doc. R, pag. 5 n. 3.1). In proposito però il reclamante sembra volutamente dimenticare che quell'importo doveva essere soluto
“mediante l'assunzione da parte della società acquirente del debito ipotecario di cui alla premessa b)
[garantito da cartelle ipotecarie di complessivi fr. 1,5 Mio: doc. R, pag. 4 n. 1b]
degli oneri derivanti dal sequestro di cui alla premessa c)
[già esistente a carico del relativo fondo base part. _ RFD _ per fr. 185'000.–: doc. R, pag. 4 n. 1c]
e per il resto regolato direttamente tra le parti in separata sede”
(doc. R, pag. 6 n. 3.1). Sotto questo profilo, l'atto specificava altresì come
“il presente contratto non preveda il pagamento del prezzo mediante versamento in mani del notaio”
(doc. R, pag. 7 n. 5 in fine). Ora, in proposito il Pretore ha rilevato che nulla era stato provato al riguardo e che non vi era traccia agli atti circa l'avvenuto pagamento (sentenza impugnata, pag. 7 consid. 7.4). E, in effetti, dedotto il citato debito ipotecario, avendo le parti optato per una regolamentazione privata
“in separata sede”
, del restante importo di fr. 1,1 Mio non si sa alcunché. In particolare, come tale l'atto di compravendita non reca indicazioni circa modalità ed eventuali scadenze di pagamento, né specifica se lo stesso doveva avvenire previo versamento di una somma di denaro o in altro modo. Il preteso obbligo di versamento di una controprestazione non risulta così liquido ed è rimasto una mera allegazione di parte. Anzi, a ben vedere, la vendita della PPP risulta nell'esito tanto più vicina alla fattispecie della donazione che non a quella della vendita immobiliare. A queste condizioni pertanto, pretendere addirittura che il reclamante aveva reso più liquido il suo patrimonio lasciando intendere che, in conseguenza di ciò, per i creditori la situazione economica non era affatto peggiorata, sfiora la temerarietà. Di qui, la reiezione del reclamo.
10.
Constatato l'esito delle censure sollevate davanti a questa Camera (sopra, consid. 7, 8 e 9), al Pretore non si può neppure rimproverare di avere violato le norme sull'onere della prova (reclamo, pag. 6 n. 6).
Spese giudiziarie
11.
Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo va quindi respinto con conseguente conferma della sentenza impugnata. Le spese giudiziarie consistenti nella tassa di giustizia (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF; art. 95 cpv. 2, 105 cpv. 1 CPC) e nelle ripetibili (art. 95 cpv. 3, 105 cpv. 2 CPC) -indennità quest'ultima commisurata all'impegno (art. 13 Regolamento sulle ripetibili) profuso dall'PA 2 che, in quanto tutte riconducibili alla medesima fattispecie, si è trovato a fungere da patrocinatore legale sin davanti a questa Camera in contestuali e analoghe procedure di sequestro da lui parimenti introdotte nell'interesse di altri creditori del debitore sequestrato- seguono la soccombenza del reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC).