# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 0d4c228c-6846-5e0b-a37f-2738541300ca
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 18 aprile 2007 diretta contro AO 1, AP 1, ha chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 e n. 4 LEF, di porre sotto sequestro il “Foglio PPP _, quota di _ del fondo base n. _ RFD _ così descritto: comproprietà con diritto esclusivo sull'appartamento n. 4 composto di: cucina, soggiorno, sala pranzo, 4 camere, studio, 2 bagni, doccia, 2 guardaroba, atrio e terrazza al I. P., come al piano di ripartizione”. L'istante ha allegato di avere nei confronti del debitore un credito di fr. 470'000.– oltre interessi al 15% dall'8 agosto 2006, concessogli a titolo di mutuo con contratto 22 novembre 2006.
B.
Il 19 aprile 2007, il Pretore _, ha decretato il sequestro come richiesto.
C.
Il 16 maggio 2007 AO 1, ha formulato opposizione al sequestro, contestando l'esistenza del credito rivendicato dalla sequestrante e delle cause del sequestro da lei indicate negli art. 271 cpv. 1 n. 2 e n. 4 LEF.
D.
Al contraddittorio del 7 settembre 2007, la sequestrante ha dapprima contestato la tempestività dell'opposizione, il debitore non avendo provato di avere rispettato il termine perentorio di 10 giorni previsto dall'art. 278 cpv. 1 LEF. Il contratto di mutuo 22 novembre 2006 poi, era più che valido e dimostrava l'esistenza di un credito di fr. 470'000.– a suo favore: non risultava invece che l'accordo fosse stato nel frattempo modificato o che a garanzia di quell'importo le fossero stati ceduti altri crediti. La causa del sequestro prevista dall'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF poi era realizzata in quanto il domicilio, portato a _ il 1° gennaio 2007 nell'unico intento di fuggire dagli _ dove erano in corso procedimenti penali e civili, era fittizio e il credito aveva un legame sufficiente con la Svizzera. Inoltre era data la causa di sequestro prevista dall'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, poiché dalla fattispecie traspariva l'intenzione dell'opponente di occultare, rispettivamente trafugare beni. Infatti, l'escusso aveva utilizzato quel credito -così come altri prestiti che egli aveva ricevuto da terze persone- per scopi diversi rispetto a quelli pattuiti (la realizzazione di un determinato film); nei suoi confronti negli _ erano in corso vari procedimenti legali e, in contumacia, era stata emessa una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro; in Svizzera a suo carico vi erano vari procedimenti esecutivi e attestati di carenza di beni; fino a quel momento il debitore non aveva dimostrato la benché minima intenzione di restituire alcunché; e tutti questi elementi trovavano riscontro nelle dichiarazioni giurate (
affidavit
) di tale _.
L'opponente ha dichiarato di essere venuto a conoscenza del sequestro con la notifica del relativo verbale, il 7 maggio 2007, donde la tempestività dell'opposizione. La pretesa della sequestrante poi, era coperta dai diritti sugli incassi che lui le aveva ceduto. Il suo domicilio a _, luogo dove vivevano famigliari e amici, era effettivo e ben noto alla controparte. Ha inoltre escluso che sue difficoltà finanziarie potessero rendere verosimile una sua fuga o l'intenzione di sottrarsi illecitamente ai propri obblighi, mentre le cause aperte negli _ sarebbero in relazione a vecchi debiti di cui nulla avrebbe saputo.
La sequestrante, ha obiettato che il giorno di intimazione del verbale di sequestro non era provato e, in ogni caso, di avere informato l'opponente di quel provvedimento lo stesso giorno della sua esecuzione. Non le sarebbe mai stato ceduto alcunché a garanzia della sua pretesa, mentre la documentazione agli atti renderebbe evidente l'inattendibilità e l’inaffidabilità del debitore.
E.
In occasione dell'udienza, la creditrice ha altresì confermato l'istanza intesa al versamento di una cauzione processuale giusta l'art. 153 CPC, introdotta il 20 agosto 2007. L'opponente ha contestato la domanda.
F.
Con sentenza 28 settembre 2007, il Pretore _, ha confermato l'opposizione e annullato il sequestro. Il primo giudice ha accertato presso il competente Ufficio di esecuzione che la notifica del verbale di sequestro all'opponente risaliva al 7 maggio 2007, donde la tempestività dell'opposizione. Ha quindi appurato che l'esistenza del credito rivendicato dalla sequestrante, era provata dal contratto di mutuo 22 novembre 2006. Per contro, non ha ritenuto che le cause sulle quali quest'ultima aveva fondato la sua richiesta di sequestro, fossero realizzate. L'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF era decaduto nel momento in cui l'opponente aveva dimostrato di essere domiciliato a _ dal 1° gennaio 2007. Mentre, non vi erano elementi oggettivi e soggettivi tali da ritenere che il debitore stesse trafugando beni propri a danno della creditrice (art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF). Irricevibile infine l'istanza di cauzione processuale, poiché incompatibile con la procedura sommaria.
G.
Con il presente appello AP 1 chiede di respingere l'opposizione e di confermare il sequestro. Contesta la tempestività dell'opposizione poiché contrariamente agli art. 8 CC e 20 cpv. 2 LALEF, l'opponente non ha provato il giorno dell'intimazione del verbale di sequestro e il giudice ha esperito -di propria iniziativa- indagini d'ufficio prive di riscontro agli atti. Oltretutto, l'opponente sarebbe stato informato del sequestro lo stesso giorno in cui fu eseguito. Considera adempiuto l'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, il domicilio a _ essendo fittizio e di comodo. L'opponente poi non avrebbe portato alcun valido argomento atto a contrastare il pericolo di trafugamento di beni di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF e insito nel suo comportamento, come dimostrano i documenti prodotti in causa.
Delle osservazioni dell'opponente si dirà, se necessario, nel seguito.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Chi è toccato nei suoi diritti da un sequestro può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni dalla conoscenza del sequestro (art. 278 cpv. 1 LEF). È questo un termine di procedura perentorio, dalla cui osservanza dipende la ricevibilità dell'opposizione medesima (
Stoffel,
Voies d'exécution, Poursuite pour dettes, exécution de jugements et fallite en droit suisse, Berna 2002, pag. 69 seg., n. 56;
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7
a
ed., Berna 2003, n. 11 ad § 11;
walder,
Die Fristen im Schuldbetreibungs- und Konkursrecht, Zurigo 1981, pag. 14). Trattandosi di un presupposto processuale, il giudice lo esamina d'ufficio (art. 97 n. 5 CPC applicabili per il rinvio dell'art. 25 LALEF;
Stoffel/Chabloz,
Commentaire Romand, Poursuite et faillite, Basilea 2005, n. 10 ad art. 278;
Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 59).
Nel caso concreto, a torto l'appellante contesta la tempestività dell'opposizione. Certo, l'opponente si è limitato a sostenere di avere ricevuto il verbale di sequestro il giorno 7 maggio 2007 (opposizione, pag. 2; verbale, pag. 26), senza portarne la prova tangibile. Ma, questa data trova riscontro negli accertamenti effettuati dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 5; ricerca Track&Trace 1° giugno 2007 dell'invio raccomandato n. _ – R Svizzera nell'incarto: “Sequestro Immobili n. _” dell'Ufficio di esecuzione _), esame che -come si è visto- gli incombeva d'ufficio.
L'appellante, invero, afferma di avere informato l'opponente del sequestro lo stesso giorno della sua esecuzione, ossia il 19 aprile 2007, allorquando sarebbe stato annullato un viaggio di lavoro per _ cui avrebbero dovuto partecipare entrambe le parti (appello, pag. 9). Ma, se è vero che la conferma di acquisto 6 aprile 2007 e le affermazioni dell'opponente attestano la prenotazione del volo a destinazione di _ valido per quel giorno (doc. 3; opposizione, pag. 3 e 6), nulla è dato di sapere circa le modalità e i tempi in cui quell'annullamento sarebbe avvenuto. Ciò posto, quale semplice allegazione di parte, la censura è priva di riscontro oggettivo e quindi da respingere.
2.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF, interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 LEF): nel Cantone Ticino si tratta della Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 36 cpv. 2 e 48 lett. d LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (
Amonn/Walther,
op. cit., n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
3.
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio, nonché le massime di celerità e di concentrazione (
Piégai,
La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 segg. con rif.;
Artho Von Gunten,
op. cit., pag. 73 e segg.). Detto altrimenti -e diversamente dalla questione legata alla ricevibilità dell'opposizione (sopra, consid. 1)- il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts,
7
a
ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (
Hohl,
La réalisation du droit e les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Piégai,
op. cit., pag. 212;
Artho Von Gunten,
op. cit., pag. 85 segg.;
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
4.
In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado, sia quelli verificatisi prima.
La possibilità di addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di prova (
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe lettera morta, poiché i fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla decisione.
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia di sequestro (cfr. art. 22 cpv. 4 LALEF).
In concreto, il 15 gennaio 2008 l'opponente ha trasmesso a questa Camera un memoriale di sette pagine allegando tutta una serie di documenti (doc. A-T in appello), tradotti in italiano. Ma, a quel momento, il termine di dieci giorni (art. 22 cpv. 1 LALEF) a disposizione per la presentazione delle sue osservazioni era ormai decorso. Tale documentazione è pertanto inammissibile e deve essere estromessa dall'incarto.
5.
Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
In concreto, non è contestata l'esistenza e l'esigibilità del credito di fr. 470'000.– fondato sul contratto di mutuo 22 novembre 2006 prodotto agli atti (doc. B). Altresì pacifica è l'appartenenza al debitore della PPP _, quota di _ del fondo base n. _ RFD _ (doc. A1). Controversa, per contro, resta l'esistenza di una causa di sequestro, che la creditrice ha identificato nell'art. 271 cpv. 1 n. 2 e n. 4 LEF.
6.
Anzitutto -e a differenza di quello che sembrerebbe essere l'interpretazione dell'appellante (pag. 11)- questa Camera ha già avuto modo di spiegare i motivi per cui il presupposto
dell'assenza di dimora in Svizzera
sancito dall'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, debba intendersi come assenza di foro esecutivo e non come assenza di domicilio ai sensi degli art. 20 seg. LDIP (CEF, 5 settembre 2006 [14.2006.64] consid. 5.2 con rinvio alla sentenza 22 gennaio 2003 [14.2002.101], consid. 5.2a e relativi riferimenti). Inoltre, l'art. 46 cpv. 1 LEF stabilisce che il foro ordinario d'esecuzione per una persona fisica si trova al suo
domicilio
nel senso del diritto civile, e quindi dove la persona dimora con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente (art. 23 cpv. 1 CC, per analogia art. 20 cpv. 1 lett. a LDIP), fermo restando che il luogo amministrativo dove ad esempio sono depositati i suoi documenti di legittimazione, dove esercita il diritto di voto e dove si trova la famiglia -in contrapposizione al luogo destinato all’esercizio dell'attività professionale- possono costituire solo indizi in tal senso (
Amonn/Walther,
op. cit., n. 10 ad §10;
Schmid,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 33-36 ad art. 46).
A detta dell'appellante il domicilio dell'opponente, costituito a _ con effetto 1° gennaio 2007, sarebbe fittizio e inteso a evitare procedimenti penali e civili in corso negli _.
L'escusso poi avrebbe mantenuto il centro dei suoi interessi negli _ e in _, dove la sua attività lavorativa. Il Pretore, non ha ritenuto che questi motivi fossero tali da inficiare il certificato di domicilio 11 maggio 2007 rilasciato dal Controllo abitanti _ e prodotto in originale (doc. 2), peraltro luogo di residenza sia della madre che della sorella. Orbene, in concreto, l'appellante né mette in dubbio l'autenticità del documento, né contro la validità del medesimo l'interessata porta elementi che di fatto inducano a una diversa conclusione. In effetti, i motivi per cui l'escusso avrebbe deciso di lasciare gli _ e far rientro in Svizzera non sono determinanti, visto che di per sé non possono servire né ad escludere la sua volontà di restarvi né la sua effettiva dimora, non contestata dalla ricorrente. Per il resto, l'appellante medesima non contesta i legami familiari che l'escusso ha a _, dando altresì atto di un certo interesse ed impegno da parte di quest'ultimo nell'ambito della realtà politica ticinese e svizzera (appello, pag. 21; verbale, pag. 8), mentre l'attività lavorativa all'estero, è più dovuta alla specificità della professione che non all'esistenza di particolari legami ed interessi personali. Inutile infine il riferimento all'art. 24 CC, concetto che non trova applicazione in materia di esecuzione forzata e di foro esecutivo (
Amonn/Walther,
op. cit., n. 11 ad § 10;
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol.
I, Losanna 1999, n. 10 e 14 ad art. 46;
Staehelin,
Basler Kommentar zum ZGB, vol.
I, 3
a
ed., Basilea 2006, n. 5 ad art. 24;
Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 73 ad art. 271;
Stoffel/Chabloz,
op. cit., n. 66 ad art. 271). In definitiva pertanto, da questo punto di vista l'appello si rivela infondato.
7.
Giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano garantiti da pegno, il creditore può chiedere il
sequestro
dei beni del debitore quando questi, nell'intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga.
La realizzazione di questa causa di sequestro presuppone la riunione di una circostanza oggettiva (trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza soggettiva (intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni) (
Amonn/Walther
, op. cit., n. 13 ad § 33 e n. 14 ad § 51;
Stoffel
, op. cit., n. 62-64 ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda, regali, venda a prezzo irrisorio o trasferisca all'estero i suoi beni (
Cometta,
Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 43 ad art. 271
).
8.
In concreto, visto che l'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF riguarda il trafugamento di beni propri dell'opponente, il Pretore ha anzitutto rilevato che l'unico bene appartenente al debitore era l'appartamento sequestrato, e che non risultava che egli avesse nascosto portato via, distrutto o danneggiato altri suoi beni. Nulla indicava poi che egli stesse preparando una fuga. La sequestrante poi, aveva volutamente prestato all'opponente fr. 470'000.–, come sancito dal contratto 22 novembre 2006, escludendo così che l'opponente si fosse appropriato di beni della sequestrante.
L'appellante invece, intravede nel comportamento dell'opponente il pericolo di un trafugamento di beni. In particolare critica la decisione del Pretore che non avrebbe ritenuto attendibile la corrispondenza elettronica e le dichiarazioni giurate rilasciate da _, visto che l'utilizzo improprio da parte dell'opponente di denaro prestatogli e i numerosi procedimenti pendenti negli _ erano provati dai documenti agli atti (appello, pag. 13).
9.
Ora, anzitutto la ricorrente non pretende che l'opponente si sia reso latitante o sia fuggito o si prepari alla fuga. Ma -a differenza di quanto sostiene l'interessata- nemmeno vi sono presupposti che consentono di sostenere con successo la tesi del trafugamento di beni. In effetti -come del resto aveva già rilevato il Pretore (sopra, consid. 8)- neppure in questa sede l'appellante evidenzia elementi tali da rendere verosimile che l'opponente abbia messo in opera atti concreti e oggettivi di trafugamento di beni propri. Da questo punto di vista, le dichiarazioni giurate e la posta elettronica di _, compresi i giustificativi bancari -cui la sequestrante sembra conferire particolare importanza (appello, pag. 14-19)- non sono di alcuna utilità: in effetti che presunti importi concessi all'opponente sottoforma di prestiti, siano stati impiegati in modo diverso rispetto a quello che furono le pattuizioni iniziali, non costituisce né prova né indizio di un trafugamento di beni propri. E, questo, è quello che in sostanza pretende la sequestrante.
Certo, l'appellante elenca tutta una serie di elementi da cui si potrebbe desumere l'intenzione del debitore di sottrarsi all'obbligo di restituzione del prestito che lei gli aveva concesso. In questo senso dovrebbero essere intesi la corrispondenza elettronica e le dichiarazioni giurate di _, i numerosi attestati di carenza di beni e le procedure esecutive a carico dell'escusso, l'acquisto da parte dell'opponente nel 2004 dell'appartamento ora sequestrato nonostante la difficile situazione finanziaria, la relativa concessione nel 2006 di un aumento di ipoteca -già considerevole- da parte di un istituto bancario, le vertenze civili e penali in corso negli _ compresa una recente sentenza di condanna in contumacia al pagamento di una somma di denaro, l'ottenimento di prestiti da parte di terze persone in cambio di garanzie del tutto inesistenti, ed infine la proposta mai concretizzata di una soluzione bonale della vertenza tra le parti (appello, pag. 20-23). Ma, dovessero anche ritenersi valide e fondate, tutte queste motivazioni, servirebbero comunque solo a rendere verosimile il lato soggettivo della fattispecie (appello, pag. 20), come peraltro conferma la stessa sequestrante. Determinante è qui invece che gli stessi elementi sono insufficienti dal momento che l'esistenza del presupposto oggettivo non è stata resa verosimile (cfr. CEF, 5 settembre 2006 [14.2006.64], consid. 6.2 con rinvio in
Stoffel,
op. cit., n. 61 ad art. 271
).
Da qui, l'inapplicabilità dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
10.
La sentenza impugnata merita in definitiva conferma, mentre l'appello deve essere respinto. Tassa di giustizia e l'indennità seguono la soccombenza dell'appellante (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Motivi per i quali,
richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF,