# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f8098044-62e4-578a-9d64-79e64259a9b2
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

Il legale ricorda poi che i fatti sono sostanzialmente ammessi. Espone i motivi per cui va ritenuto che in relazione alle imputazioni di cui ai punti 1 e 5 AA il suo patrocinato ha agito in stato di totale irresponsabilità. Esclude categoricamente, per le ragioni che spiega, l’applicabilità dell’
actio libera in causa
, sottolineando in specie che egli non era in grado di astenersi dall’assunzione di alcol e che non si è quindi messo coscientemente in stato di irresponsabilità. Pure esclusa è l’applicabilità dell’art. 263 CP. Il legale chiede dunque il proscioglimento dai succitati capi d’accusa, con la precisazione che in relazione al punto 1.1 AA non vi sono comunque prove sufficienti per una condanna e che nemmeno è data l’aggravante del reato in discussione, difettando l’elemento soggettivo. Con riferimento alle imputazioni di cui ai punti 3 e 4 AA, ammesse dal suo patrocinato, osserva che egli, cosciente della reprensibilità del proprio agire, si vergogna del proprio comportamento. Rileva che è stata l’assenza di controlli da parte della Città di _ a rendere possibili gli illeciti.
Tutto ciò considerato, e ritenuta la situazione personale e famigliare dell’accusato e la collaborazione da lui fornita, il legale chiede una pena non superiore a 18 mesi di detenzione, da sospendere condizionalmente vista la prognosi positiva del suo assistito. In via subordinata, qualora dovesse essere ritenuta la colpevolezza del suo patrocinato anche in relazione ai punti 1 e 2 di cui all’AA, chiede una pena non superiore a 36 mesi di detenzione, da sospendere parzialmente. Spiega perché ritiene necessario (e sufficiente) intervenire con un trattamento ambulatoriale ex art. 60 CP per aiutare il suo assistito ad affrancarsi dalla dipendenza da alcol e psicofarmaci. Egli non si opporrebbe comunque a un trattamento più incisivo. A parere del legale, un trattamento stazionario non è però da ritenersi una misura adatta.
Quo alle pretese civili, il difensore chiede, in via principale, che vengano respinte tutte le istanze risarcitorie connesse agli incendi e subordinatamente postula il loro rinvio al foro civile. Quanto invece alle pretese civili contestuali alle malversazioni, va ammessa unicamente l’istanza risarcitoria della città di _, mentre che vanno respinte quelle delle altre PC, difettando di legittimazione diretta. Il legale conclude quindi il suo intervento difensivo postulando il dissequestro di tutti gli oggetti sequestrati.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i seguenti
quesiti:
AC 1
1. è autore colpevole di:
1.1.
incendio intenzionale, ripetuto
per avere, il 2, 6, 7 agosto 2009, a _, _ e _, in 5 occasioni, intenzionalmente cagionato un incendio alle cantine di altrettanti stabili d’appartamenti, mettendo in pericolo l’incolumità pubblica e causando danno alla cosa altrui per oltre complessivi fr. 400'000.–?
1.1.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso mettendo scientemente in pericolo la vita o l’integrità delle persone?
1.1.2. trattasi invece di atti commessi in stato di irresponsabilità colposa?
1.2.
incendio intenzionale, ripetuto
per avere, a _
1.2.1. il 25 ottobre 2006, incendiato 5 cassonetti dei rifiuti?
1.2.2. il 14 giugno 2008 incendiato un cassonetto dei rifiuti?
1.2.3. il 6 agosto 2009 incendiato una vettura marca VW Golf, arrecando danni anche a due motoveicoli e al sedime asfaltato?
1.2.3.1. trattasi invece di atti commessi in stato di irresponsabilità colposa?
1.3. appropriazione indebita, ripetuta
per avere, a _, nel periodo 6 dicembre 2000 – luglio 2009, in più occasioni,
allo scopo di procacciarsi indebito profitto, indebitamente impiegato valori patrimoniali a lui affidati per complessivi fr. 98'823.85?
1.3.1. trattasi di reato aggravato siccome commesso in qualità di funzionario?
1.4. falsità in documenti, ripetuta
per avere, nel periodo 1° gennaio 2001 – 7 agosto 2009, a _, per procacciarsi indebito profitto, in più occasioni, formato documenti falsi,
abusato delle firme autentiche altrui, attestato in documenti, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, nonché fatto uso, a scopo di inganno, di tali documenti?
1.5. infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni
per avere, tra il 1° e il 2 agosto 2009, a _, portato senza diritto un coltello la cui lama può essere liberata con un meccanismo automatico di apertura?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Ha agito in stato di incapacità o scemata imputabilità?
3. Deve essere ordinata una misura?
4. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
5. Deve essere revocata la sospensione condizionale della pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere a fr. 100.– inflittagli in data 21 maggio 2007 dal Ministero pubblico del cantone Ticino, oppure deve essergli inflitta una pena unica ex art. 46 CP?
6. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
7. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerato,

## Considerations

in fatto ed in diritto
1. AC 1 è nato a _ il _, mentre che la sorella minore _ è nata nel _. Il padre, nato nel _, era impiegato, come produttore, presso la _ mentre che la madre, nata nel _, durante l’infanzia dei figli era casalinga. L’accusato ha svolto le scuole dell’obbligo a _, passando quindi alla quarta ginnasio, frequentata a _. Dopo il conseguimento del diploma ginnasiale, egli ha frequentato la prima classe del liceo, ma senza ottenere risultati. In quell’epoca, in effetti, i genitori avevano divorziato ed egli, contrariamente alla sorella, aveva deciso di stabilirsi dalla madre che, malata di nervi, non esercitava su di lui controllo alcuno. L’accusato, abbandonati gli studi liceali, ha quindi iniziato l’apprendistato in banca, al _ di _, frequentando la Scuola professionale commerciale di _, dove ha ottenuto il relativo diploma. Nel 1991 l’accusato ha trovato un primo impiego presso l’Ufficio esecuzione e fallimenti di _, posto che ha perso dopo circa sei mesi, nel 1992, a seguito dell’arrestato per alcuni furti commessi in autovetture. Dopo circa un anno di disoccupazione, egli è stato assunto dalla cassa malati _, per la quale ha lavorato sino all’agosto del 1994, allorché ha appiccato fuoco ad una vettura da lui rubata, riportando gravi ustioni che hanno comportato un’incapacità lavorativa di circa 3 mesi. Nel 1994 egli ha iniziato a lavorare per gli Istituti sociali della Città di _, ciò che ha fatto sino al momento dell’arresto, svolgendo negli ultimi anni la mansione di contabile per la casa di riposo cittadina “_”. Nel 1995 il prevenuto ha contratto matrimonio con _, cittadina polacca di sei anni più giovane di lui, conosciuta a _ l’anno precedente, dalla quale ha avuto due figli, nati nel 1997 e nel 2004. La moglie ha comunque mantenuto la propria attività lavorativa a tempo pieno come assistente di cura presso la casa di riposo “_”, per il che i coniugi hanno potuto godere di una situazione economica relativamente buona.
La moglie, con l’importante riserva dei momenti in cui il marito è sotto l’influsso dell’alcol, descrive il coniuge (verbale 25 agosto 2009 di _, all. 23 RPG, pag. 1 e 2) come
“
una bravissima persona, un marito bravissimo, innamorato, attento verso di me sia a livello sentimentale che materiale, tiene molto alla famiglia, con i bambini è perfetto, è attivo, partecipe, gentile. E’ sempre stato presente nell’educazione dei nostri figli, disponibile a giocare soprattutto con la piccola, e ad aiutare _ con i compiti della scuola”.
I colleghi di lavoro riferiscono di un AC 1
“
preciso, meticoloso, disponibile e molto attento allo stato d’animo delle persone”
(verbale 19 agosto 2009 di _, all. 29 RPG, pag. 2),
come anche
“
tranquillo, collaborativo e riservato”
(verbale 21 agosto 2009 di _, all. 30 RPG, pag. 2)
e, secondo il suo superiore _ (verbale 25 agosto 2009, all. 32 RPG, pag. 2),
“
competente e capace sul lavoro (...) molto intelligente (...) bene inserito nel lavoro, sia con i colleghi che con i superiori”,
ancorché
“
alcune volte ho dovuto richiamarlo perché poteva sicuramente dare molto di più (...) si limitava a fare il minimo”.
Il casellario giudiziale del prevenuto (AI 5) riporta tre precedenti: un decreto d’accusa del 29 novembre 1999 per guida in stato d’ebrietà, uno del 27 marzo 2002 per ingiuria e uno del 21 maggio 2007 ancora per guida in stato di ebrietà, contemplante una proposta di pena di 30 aliquote giornaliere da fr. 100.- sospese condizionalmente per tre anni.
La sanzione per i furti nelle autovetture del 1990, emanata il 7 settembre 1992 (menzionata nel plico doc. TPC 15), non figura nel casellario, essendo stata cancellata, mentre che per il predetto episodio del 1994 (furto di un’autovettura e incendio intenzionale) il 30 maggio 2000 è stato emanato un decreto d’abbandono reso in base all’art 66bis CP allora in vigore, norma corrispondente all’odierno art. 54 CP, ovvero per il motivo che egli era stato colpito duramente dalle conseguenze dell’atto da lui commesso.
Mentre che l’accusato si trovava in carcere preventiva i coniugi AC 1 hanno svolto, in forma consensuale, la procedura di separazione giudiziale, sancita dalla sentenza 30 giugno 2010 del Pretore di _ (doc. dib. 2). Ciò nonostante, il prevenuto si è dichiarato fiducioso circa la possibilità di salvare il proprio matrimonio una volta tornato in libertà.
2. La persona del prevenuto è in realtà molto più complessa e problematica di quanto queste brevi note biografiche lascino intravvedere. Un tentativo di comprensione può essere fatto solo riportando anche la storia psichiatrica dell’accusato, che ha origini lontane.
3. Già all’età di circa 6 anni l’accusato ha iniziato ad essere particolare, laddove le stranezze erano in realtà l’espressione di un disturbo psichico.
La perita giudiziaria dott. _ ha annotato che (AI 106, pag. 5):
“
In prima elementare, però, iniziavano le ossessioni-compulsioni: doveva “fare un mucchio di cose per un certo numero di volte” e si stancava moltissimo. Doveva, prima di addormentarsi, andare sotto il letto per tre volte, quindi doveva entrare dentro l’armadio per tre volte. Gli oggetti della stanza dovevano essere messi in un certo ordine e posizione; doveva controllare la porta, le tende, ecc.. Doveva ripetere il rituale un certo numero di volte e gli prendeva fino a 40 minuti – un’ora. All’inizio e per qualche tempo il numero di riferimento era il tre e quindi è divenuto il quattro, ma non sa dire perché. Le ossessioni-compulsioni sono tuttora presenti seppur non più in modo così invadente come quando era piccolo: oggi prendono all’incirca 15 minuti al giorno. Da bambino ha avuto l’impressione che nessuno si fosse accorto delle sue difficoltà, mentre dopo il divorzio la madre avrebbe sospettato qualcosa poiché aveva instaurato con lei un rituale della buona notte che doveva ripetersi invariabilmente per tre volte. Non ricorda se è stato seguito da uno psicologo per bambini.”
L’accusato non risulta avere mai espresso il proprio disagio ai familiari, né ha altrimenti comunicato con loro.
Il padre, che in età adulta ha dovuto più volte rimediare ai guai combinati dal figlio (in specie trovandogli dei nuovi posti di lavoro, dopo che il precedente era stato perso a causa delle clamorose disfunzioni), ha riferito di come vi siano state difficoltà di comunicazione tra loro e di come l’accusato non si sia mai realmente confidato con lui (verbale 25 settembre 2009 di _, all. 24 RPG, pag. 5). Con gli anni questa situazione ha logorato il genitore, tanto da indurlo, nel maggio del 2009, a dire al figlio che non avrebbe più potuto contare su di lui in futuro (verbale citato, pag. 7: “
...da parte mia mi sono incontrato con AC 1, dicendogli che quanto da lui fatto la sera del 28 aprile (tentativo di suicidio) era per me l’ultima cosa. Da quel momento io non ero più disposto ad aiutarlo
.”).
La madre, sentita il 26 ottobre 2009 (all. 25 RPG), ha ammesso di avere evitato “
di chiedergli le cose
” (pag. 8), ha rammentato “la regola del tre” di cui ha riferito il perito, come pure che il figlio soleva guardare sotto il letto oppure, in ossequio a detta regola, le augurasse immancabilmente “
notte, notte, notte
”. In proposito essa avrebbe pensato che si trattava solo di un gioco, e solo più tardi avrebbe compreso che per lui si trattava invece di qualcosa di “
serio ed importante
”.
Alla nascita dell’accusato la madre aveva solo 22 anni, ciò che ha fatto sì che la di lei attenzione fosse incentrata su se stessa. Essa avrebbe inoltre avuto gravi problemi di salute. Afferma di avere all’epoca sofferto di anoressia, di essere quindi stata ricoverata in clinica, di avere assunto benzodiazepine, dapprima, per 2/3 anni, sotto controllo medico, e poi di avere “
autonomamente
” assunto Rohypnol “
per estraniarsi dalla routine della vita
”, di modo che essa ha riconosciuto che “
è possibile che in questo periodo sia stata un po’ assente verso i miei figli
”. Per l’accusato questo ha all’atto pratico significato, nell’età dell’adolescenza, di avere dovuto cucinare anche per la madre, che trascorreva giornate intere a letto, ma anche di avere potuto andare e venire, anche la notte, a piacimento per l’assenza di controlli della genitrice, come pure potere bere alcolici in giovane età ed iniziare ad assumere anch’egli benzodiazepine, sottratte di nascosto alla madre.
La sorella del prevenuto (verbale 28 ottobre 2009 di _, all. 26 RPG) si è espressa in termini piuttosto duri, definendolo “
irresponsabile
”, “
persona sempre al limite
”, incapace di pensare alle conseguenze dei suoi atti, “
introverso e freddo
”, privo di sentimenti, ma anche vittima di un profondo tormento interiore.
4. Nel _, all’età di 18 anni, l’accusato ha iniziato ad essere in cura psichiatrica (AI 106, pag. 6) dal dott. _. Il terapeuta ha versato in atti la documentazione in suo possesso, risalente tuttavia solo sino al 1991 (plico AI 30), e al perito, che l’ha interpellato telefonicamente, ha espresso la diagnosi di “
nevrosi ossessivo-ansiosa
” (AI 106, pag. 22, 24), connotata, per l’appunto, da stati ansiosi e, in particolare, da attacchi di panico. L’accusato al dibattimento ha esplicitato le proprie ansie, in prevalenza connotate da pensieri autodistruttivi, spiegando di avere tra l’altro avuto paura dei luoghi alti, in particolare i piani alti di un edificio, specie a finestre aperte (per evitare la tentazione di gettarsi nel vuoto), di avere avuto paura di guidare in autostrada per tema di essere colto dall’impulso di girare bruscamente il volante (e di provocare così un incidente), di non avere potuto percorrere la galleria autostradale del Gottardo, né frequentare luoghi affollati, in particolare i centri commerciali. Nel primo dei molti memoriali da lui scritti durante il carcere preventivo (cfr. i due classificatori in cubo 2), l’accusato ha descritto lucidamente e nel dettaglio i propri stati d’animo (AI 41, pag. 30):
“
...prima voglio ricordare i sintomi che provavo durante l’attacco di panico. Cuore a mille, paura di morire e d’impazzire, vertigini, dispnea. Adrenalina a 1000. Capitavano di frequente nei negozi, incolonnato nel traffico, in un tunnel o in coda alla posta per esempio. Soprattutto li avvertivo in quella che io chiamo “la via di mezzo”. Per esempio: mi capitava di dover uscire dall’ufficio per recarmi alla posta. Ci vogliono due minuti a piedi. Diciamo che l’ufficio = A e la posta = C. L’attacco di panico si scatenava violento al punto B. A metà strada. Restavo paralizzato, spesso per riuscire a muovermi dovevo telefonare a qualcuno ma senza dirgli che ero in panico, altrimenti la situazione peggiorava. In ogni caso tornavo al punto A. Rinunciavo. Credo di aver evitato per almeno due anni di andare in determinati posti. Banca, posta, negozi (l’_ per i dappisti è una trappola mortale) piazze, autostrade. Non riuscivo neanche più ad andare dal dentista o dal dottore da solo. Qualcuno doveva accompagnarmi sino all’entrata dello studio. Ad un certo punto mi era difficile uscire di casa. Ma anche in questo caso devo nuovamente ringraziare _ [il dott. _, che l’ha avuto in cura dal 1994 al 2004]. Con lui le cose sono cambiate. Oggi come oggi ho ancora le mie piccole crisi. Il panico cerca di partire quando sono incolonnato, in un grande magazzino o lontano da casa e da ospedali e cliniche. Ora succede che lo sento partire ma quando è sul punto di esplodere si scioglie, inspiegabilmente se ne va, veloce come era partito. Ho ancora le mie belle difficoltà in autostrada e non mi sognerei mai di imboccare la galleria del Gottardo. Questo no. Il Gottardo è ancora al di là delle mie possibilità. Non potrei abitare ai piani alti di un palazzo. Avrei il terrore solo di vedere la finestra aperta. Ma se penso a come ero ridotto qualche anno fa per me lo stato attuale è già una vittoria.”
5. Il 29 marzo 1992 l’accusato, con altri, ha commesso una serie di furti in autovetture, ciò che gli è valso l’arresto e alcuni giorni di detenzione nelle carceri pretoriali. Il difensore dell’epoca ha chiesto lumi al medico curante dott. _, che aveva dichiarato (in plico AI 30):
“
Il signor AC 1, _, _, è in mio regolare trattamento ambulatoriale (psicofarmacoterapia e psicoterapia di sostegno dal 02.05.1991 a tutt’ora) per una nevrosi a fenomenologia depressivo-ansioso-ossessiva.
Al momento attuale le sue condizioni psichiche sono tutt’ora caratterizzate da un “Io” indebolito (l’istanza che media i rapporti fra l’individuo e la realtà) e una sfera affettiva immatura-instabile-impulsiva (possibilità di compiere azioni inaspettatamente e senza una vera riflessione). La continuazione del trattamento dovrebbe permettergli un maggiore rinforzamento-consolidamento.”
L’episodio, non più rintracciabile sul casellario giudiziale, aveva, come detto, comportato per l’accusato la perdita del lavoro presso l’UEF di _ al quale era seguito, dopo un periodo di disoccupazione, il posto presso la cassa malati _.
6. Nell’agenda del 1994 dell’accusato, il 29 agosto egli ha annotato (plico doc. TPC 15, all. 12):
“
Giornata abbastanza tranquilla. Sera al _
[il _ di _]
e ciocca forte.
_ mi manca tanto e forse sto scoprendo che è lei la ragazza della mia vita.
Cristo, non vedo l’ora di esser con lei. Sto male!A letto alla una e 1⁄2.”
Tolto l’abuso alcolico (tema di cui si dirà lungamente più avanti), il diario sembra descrivere uno stato d’animo assai positivo, in cui AC 1 inizia ad acquisire la consapevolezza di avere incontrato quella che in effetti si è rivelata essere la donna della sua vita.
Ciò nonostante, e perciò incomprensibilmente, egli nelle prime ore del 30 agosto 1994 è sceso nel garage condominiale di _ 21 a _, dove viveva con la madre, ha sottratto una vettura BMW ivi parcheggiata, l’ha guidata per un po’ senza meta, quindi l’ha rifornita di carburante alla stazione di servizio di _, ha tuttavia versato benzina anche sulla vettura e su se stesso, in particolare sui pantaloni, quindi si è seduto al volante e ha acceso una sigaretta, incendiando così la vettura e procurandosi gravi ustioni.
Così ha raccontato l’accaduto il prevenuto in occasione del verbale di interrogatorio del 30 agosto 1994 (plico doc. TPC 15, all. 3, pag. 1):
“
Ora, dopo che gli interroganti mi hanno ripetutamente contestato le dichiarazioni, racconto come sono andati i fatti di questa notte. Dopo aver trascorso un paio di orette al _ di _ sono rientrato a casa verso le 0030. Sono salito in casa e mi sono fermato per circa un’oretta o poco meno. Preciso che mia madre non era presente perché in servizio per il turno di notte presso il Parco _. Allora mi è venuta un’idea di prendere una BMW che si trovava parcheggiata in un box interno raggiungibile dallo stabile in cui abito. E’ la BMW di certo _. La vettura era aperta, l’avevo constatato anche in precedenza. Le chiavi si trovavano nel vano della manopola del cambio. Sul momento quando sono partito non avevo nessuna meta, non sapevo dove andare. Mi sono diretto per _, _ e zone limitrofe, senza un’idea ben precisa e quindi raggiunsi per la prima volta, verso le 0145 il distributore di benzina “da _”. Non avevo denaro. Sono partito senza fare rifornimento di carburante. Dopo quindici minuti ritornavo sul posto e inserivo la tessera Eurocheques. Mi sembra di aver messo circa quindici litri di benzina nel serbatoio. Comunque mi sono bagnato di benzina e allora mi è venuta la voglia di bagnarmi di più. Ho pure cosparso di benzina il tetto dell’auto. Ho cercato di allontanare la vettura dalla stazione di servizio per paura che scoppiasse la pompa. Non era comunque mia intenzione cercare di “farla finita”, ma comunque non sapevo neppure io cosa stavo facendo. Ricordo che ad un dato momento mi sono seduto al posto di guida ed ho acceso una sigaretta. Subito si sono sprigionate delle fiamme, sia all’interno che all’esterno dell’auto ed io ho avvertito dei lancinanti dolori in quanto ero abbondantemente avvolto dalle fiamme in particolare nelle parti in cui ero imbrattato di benzina, segnatamente gli arti inferiori e il braccio sinistro. Sono uscito immediatamente dall’auto e urlando mi rotolavo sull’asfalto per cercare di spegnere le fiamme che mi avvolgevano. Mi sono poi tolto le scarpe e i pantaloni. Questi ultimi li ho abbandonati nelle vicinanze, mentre le scarpe le ho rimesse.”
Nuovamente interrogato, per meglio chiarire la questione della volontarietà del suo gesto, AC 1 il giorno seguente ha precisato che (plico doc. TPC 15, all. 5, pag. 2):
“
D6: In che modo vi siete imbrattato di benzina?
R6: Dopo aver fatto rifornimento della vettura ho tolto la pompa e mi sono cosparso intenzionalmente i pantaloni e la vettura.
D7: Eravate ben cosciente a questo punto della gravità del vostro atto, del pericolo che stavate Creando?
R7: Esattamente sapevo del pericolo che stavo per creare, tant’è vero che ho spinto appositamente per questo lontano la vettura, cercando si spostarla dalla stazione stessa e questo per evitare
un possibile incendio delle riserve di carburante.”
Per meglio inquadrare la gravità dell’incendio provocato dal prevenuto, basti dire come il gestore della stazione di servizio, prontamente accorso sul posto, abbia riferito di “
vettura che bruciava come una torcia...tutta avvolta dalle fiamme
”, di come ci siano voluti circa 45 minuti per domare il fuoco e come il danno alla facciata dello stabile, pensilina, alle colonne di distribuzione del carburante, alle insegne pubblicitarie, alle vetrine e all’asfalto potesse ammontare, ad una prima stima, ad almeno fr. 100'000.- (plico doc. TPC 15, all. 33, verbale 30 agosto 1994 di _, pag. 1 e 2).
7. L’accusato ha riportato gravi conseguenze dall’incendio della vettura in cui sedeva, segnatamente ustioni di 2° grado e di 3° grado sul 18% della superficie corporea, localizzate nella zona delle cosce e dei glutei. Per il recupero, oltre alla lunga ospedalizzazione, sono stati necessari tre interventi di trapianto della pelle. All’inizio del ricovero, vista anche la pendenza del procedimento penale, AC 1 è stato sottoposto ad una visita psichiatrica da parte del dott. _, che l’8 settembre 1994 così si è espresso sul suo stato psichico (in plico AI 30):
“
Al momento del colloquio il paziente è degente a letto, ha appena ricevuto la notizia della scarcerazione dopo il colloquio con il procuratore pubblico e il suo avvocato. Egli lamenta dei dolori che sembra però riuscire a sopportare. Riceve una terapia della Petidina e del Nozinan.
E’ orientato nei tre domini, il tono dell’umore è di tipo sul depresso adeguato alla situazione. Il pensiero è coerente, non emergono al momento del colloquio elementi di tipo psicotico. E’ evidenziabile un distacco affettivo rispetto agli avvenimenti che vengono riferiti. L’eloquio spontaneo è buono, descrive con precisione la propria vicenda salvo l’intervallo precedente l’incendio. Vi è una discreta capacità di introspezione. Si dichiara preoccupato per quanto avvenuto soprattutto perché non riesce a spiegarsi come abbia potuto arrivare a questi gesti. Ha l’impressione che ci sia in lui una forza (impulso?) che nei momenti in cui tutto sembra andare per il meglio, lo porta a far si che tutto sia rovinato da gesti sconsiderati (riferimento anche a un precedente furto di automobili un paio di anni fa).
Al momento del colloquio non è presente un’intenzionalità suicidale, vengono però riferiti pensieri di morte che il paziente nel passato aveva conosciuto in maniera però più forti. Non sono presenti allucinazioni visive e uditive.
Conclusioni
Al termine del primo colloquio avuto con il paziente ho l’impressione di un giovane che sta mettendo in atto una serie di meccanismi di razionalizzazione tendenti a controllare dei vissuti emotivi molto più intensi con cui verosimilmente in questo momento non è capace a confrontarsi in modo aperto.
Emerge inoltre un’importante anaffettività nei confronti di quanto avvenuto e anche rispetto ai problemi con cui dovrà confrontarsi nell’immediato futuro (conseguenze delle ustioni, problemi lavorativi, finanziari, affettivi). Si tratta ad ogni modo di una situazione a rischio per il futuro per cui è senz’altro indicato sia durante la degenza che dopo la dimissione del paziente una presa a carico specialistica.
Durante la degenza sarò io stesso a rivedere il paziente, mentre dopo la dimissione egli sarà ancora seguito dal dr. _ e dallo psicologo _.”
AC 1 ha perso l’ottimo posto di lavoro presso _, mentre che il procedimento penale a suo carico, non senza l’accenno ad almeno una parziale scemata imputabilità, è stato come detto abbandonato il 30 maggio 2000 ritenute (oltre al tempo trascorso) le gravi conseguenze già subite dall’attore in conseguenza dei suoi atti.
8. L’episodio ha chiara connotazione suicidale -due amici del AC 1 si erano tolti la vita poco tempo prima, ciò che lo aveva profondamente toccato- ma l’episodio è apparentemente privo di congruenza stante l’asserito innamoramento (corrisposto), che l’avrebbe portato a sposarsi l’anno seguente. L’accusato, come accertato dagli inquirenti, in quel frangente era sotto l’influsso di sostanze alcoliche, anche se non in misura sufficiente per stravolgerne la coscienza (minimo 0.6, massimo 1.0 per mille). Sembrava qui, pertanto, trovare una prima conferma una delle ipotesi da più parti (anche dal AC 1 stesso) formulate per spiegare i comportamenti deviati dall’accusato, ovvero quella della sua supposta incapacità di gestire le emozioni positive e della tendenza a compromettere le situazioni favorevoli con comportamenti all’apparenza inspiegabili.
9. A seguito di questo grave episodio è iniziata la presa a carico psicologica da parte del dott. _, che durerà sino al 2004, quando AC 1 vi ha unilateralmente messo fine ritenendosi in grado di fare a meno di questo sostegno.
Il dott. _, che purtroppo non ha conservato la cartella medica del prevenuto (AI 38), è stato interpellato telefonicamente dal perito giudiziario (AI 106, pag. 24), al quale ha riferito dei problemi di alcol, del gioco d’azzardo, della dipendenza da internet, come della “
difficoltà a contenere gli impulsi
”, laddove “
la moglie funziona come contenitore, lo guida e lo controlla
”. Per il dott. _, l’accusato avrebbe una struttura di personalità tipo borderline in cui le modalità ossessive sono utili al controllo degli impulsi. Avrebbe spesso pensieri suicidali “
ma sono giocati di sponda, come esperienze possibili poiché sono come scommesse con se stesso
”.
10. Già si è detto (cfr. consid. 1) di come _, moglie dell’accusato dal 1995, abbia del marito un’immagine complessivamente positiva, al punto di affermare che (verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG, pag. 2)
“siamo sempre stati una famiglia modello”
. Nondimeno (ibidem)
“
quando AC 1 beve, il suo modo di comportarsi cambia completamente. Diventa irascibile, nervoso, offensivo, insulta e non è capace di sostenere una discussione. Non gli va mai bene nulla e rimprovera per ogni cosa. Preciso che questo atteggiamento, per fortuna, lo usa solo con me. Davanti ai bambini si è sempre trattenuto, cercando di nascondere il fatto che aveva bevuto e comunque non li ha mai trattati male.
Da quando lo conosco, AC 1 ha sempre avuto il vizio di bere nel senso che non è un vizio quotidiano, ma un vizio che dipende dal suo stato psicologico. Quando si sente bene e sta bene con se stesso, non beve, quando invece ha delle ansie, angosce o altri problemi suoi, utilizza la birra come un tranquillante. Quando AC 1 rientrava a casa ubriaco, io spesso lo rimproveravo e lui mi rispondeva che bere una birra lo faceva sentire meglio in quanto alleviava le sue ansie e le sue angosce. (...) AC 1 ha paura dell’altezza per esempio, ha paura di andare con la vettura nella galleria del Gottardo, ha paura di andare in un paese straniero perché pensa che se dovesse succedere qualche cosa non vi siano le strutture adeguate per curarlo...Comunque AC 1 ha diverse fobie, prima di andare a dormire controlla diverse volte se i fornelli della stufa sono spenti, che le tapparelle sono sistemate come le vuole lui, che le tende devono essere sempre sistemate in un determinato modo. Ma penso che AC 1 abbia delle ansie e delle angosce molto più importanti delle quali a me non ha mai parlato.”
11. La moglie dell’accusato ha fatto accenno alle procedure di controllo che egli effettuava prima di coricarsi, iniziate nell’infanzia (cfr. consid. 3) e mai abbandonate.
Anche il perito ha evidenziato questo aspetto della sua personalità (AI 106, pag. 10):
“
Riferisce di essere affetto da anni da ossessioni-compulsioni esordite verso i sei-sette anni e mai completamente regredite benché oggi vissute come meno impegnative. In particolare riferisce di rituali effettuati prima di andare a dormire: 1) cucina: controllo delle manopole del gas più manopola centrale (4 volte per ognuna); gli oggetti intorno in una certa posizione; controllo della luce centrale (4 volte). 2) bagno dei figli: tappetino e carta igienica in una determinata posizione (questa compulsione è presente fin da piccolo anche perché oggi abita nell’appartamento sotto a quello abitato nell’infanzia per cui il bagno dei figli corrisponde al suo da piccolo essendo l’attuale appartamento disposto in modo identico); 3) camere dei figli: le tapparelle devono essere completamente giù, controllo 4 volte; 4) porta d’entrata: lo spioncino, la maniglia e la serratura (4 volte per ognuno); 5) camera matrimoniale: la tapparella non deve essere completamente abbassata bensì devono rimanere 4 fessure poiché non gli piace il buio completo. Non sa spiegare perché del numero 4. Unitamente alle compulsioni sussistono anche pensieri ossessivi aventi come oggetto la morte o meglio il suicidio: i pensieri suicidali sono costanti dopo la morte di due amici. Iniziavano verso i 19-20 anni dopo che un caro amico si era suicidato con l’arma di ordinanza. Poi nel 1999 si suicidava un altro amico. Si domanda se egli non debba essere il terzo. I pensieri suicidali sono associati ai rituali (per esempio tentare di cacciarsi la lingua in gola per verificarne l’impossibilità al soffocamento) ed in merito afferma di temere di arrivare ad un certo punto che considera pericoloso perché dalla confusione, annebbiamento della coscienza, improvvisamente tutto diviene chiaro, lucido, ordinato e diviene evidente come attuare il suicidio. Ha imparato a controllare il passaggio all’atto fra pensiero ossessivo e agito grazie alla considerazione “posso scegliere” nel senso che è libero di attuare o meno i rituali o la ripetizione degli stessi come il proposito suicidale. Questo attenua le ansie legate al pensiero ossessivo e verrebbe meno la necessità di passare all’atto.”
12. Nel 1997 è nato il primogenito dei coniugi AC 1. Un evento felice, che ha però mandato in crisi la debole psiche del prevenuto, che ha dovuto essere ricoverato e che è rimasto in clinica per circa due mesi. Così ricorda la moglie l’accaduto (verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG, pag. 3 e 4):
“
Ricordo che dopo la nascita di nostro figlio _ (gravidanza e parto andati perfettamente) AC 1 una mattina si è svegliato e mi ha detto che voleva essere ricoverato in quanto era andato in “tilt” e questo credo a seguito della nascita di nostro figlio. Durante la gravidanza AC 1 in più occasioni mi aveva detto di avere paura di questo ruolo e di non sapere se sarebbe stato all’altezza di fare il buon genitore. Come detto, una mattina è scoppiato e ha voluto essere ricoverato. In Clinica _ vi è rimasto per quasi due mesi (usufruendo di congedi giornalieri).”
Secondo il perito, l’accusato era in questo frangente stato vittima di un episodio depressivo (AI 106, pag. 26).
13. L’accusato è fermamente convinto che in lui vi siano due persone, in conflitto tra loro. Una è _ (il suo secondo nome), che è la parte buona di lui, quella che vive la normalità quotidiana senza problemi; l’altra è _, che egli chiama anche “il sabotatore”, ed è quella parte di sé che fa di tutto per rovinargli la vita e che si manifesta in particolare quando le cose vanno bene.
AC 1 ha descritto questo dualismo, oltre al tormento interiore che esso gli procura, in uno dei memoriali redatti durante la carcerazione preventiva (AI 41, pag. 18 e 19):
“
La birra è stato il carburante che ha messo in moto il sabotatore. Sta sghignazzando ancora il maledetto. Adesso è sazio, soddisfatto. Ha vinto la battaglia. Ma la guerra la perderà. Userò le mie armi e quelle che mi verranno fornite. Attaccherò prima io e sarà un attacco devastante. Il suo sorriso satanico lascerà spazio a una smorfia incredula di dolore. La sua sconfitta varrà la mia rinascita. Comincia a tremare, non sai cosa ti aspetta! Una vita normale si, voglio sapere cosa significa, lo desidero ardentemente. Che questo allora sia un punto di partenza. Che mi dia la forza di andare avanti qui. E’ proprio questa la strada da seguire. In fondo lo so. Per cercare di stare meglio dovrò per forza “pescare nel torbido”. Non c’è altra via. Fuori una birra avrebbe risolto tutto. Ma solo momentaneamente. Automedicazione. Quanti anni sono andato avanti così. Ma adesso è giunto il momento di combattere la battaglia più difficile. Lunga e sanguinosa. Ma prima devo affinare le armi e posizionarle nella maniera giusta. Allora avrò una speranza e combatterò a viso aperto, con ogni mezzo. La battaglia finale, lo scontro decisivo. L’ultima occasione per incendiare il sabotatore. So che è un avversario temibile e per ora imbattuto. Anche lui è armato sino ai denti e ha le sue strategie. Da solo non sono pronto per affrontarlo. Cerco l’alleato giusto e lo troverò. I preparativi sono iniziati. Lo scontro è forse ancora lontano. Ci arriverò (ci devo arrivare) pronto, con la ferma intenzione di annientarlo una volta per tutte.”
Anche la perizia giudiziaria ha puntualmente rilevato questa situazione (AI 106, pag. 26-28) e, pur escludendo che si sia in presenza di un vero e proprio sdoppiamento della personalità, ha spiegato come tale dualismo sia reale (e sia parte importante del complesso disturbo di personalità dell’accusato) e consista nella scissione della parte istintuale dell’accusato da quella controllata ed integrata che vive la vita reale.
14. In questo difficile contesto, va inserita la problematica supplementare costituita dall’abuso e dipendenza da parte dell’accusato (anch’essi, come il disturbo psicologico, di lunga data) nei confronti di alcol e psicofarmaci.
15. L’abuso di alcol da parte del AC 1 è cronico e di lunga data. Esso risale sin dai tempi dell’adolescenza e se ne trovano in atti vari indizi oggettivi.
Il medico curante dott. _, che lo segue dal 1999, gli ha diagnosticato una steatosi epatica (ovvero l’aumento dei grassi all’interno delle cellule del tessuto epatico), attribuendole verosimile origine etilotossica, il che significa che già all’età di 30 anni l’abuso di alcol aveva lasciato tracce organiche nell’accusato. Inoltre, un ulteriore indizio significativo è dato dalle due precedenti condanne per guida in stato di ebrietà (1997 e 2007), senza dimenticare che anche al momento dei fatti del 30 agosto 1994 il prevenuto era sotto l’effetto di bevande alcoliche (cfr. consid. 8).
Dagli atti risulta come il prevenuto assumesse alcol in giro nei bar (colpisce dalla lettura dei suoi verbali come egli sembri avere conoscenza di tutti i ritrovi di _ e dintorni e dei nomi di tutte le cameriere), uscendo di sera prima del matrimonio, e sino all’ora dell’aperitivo dopo essersi sposato.
Il suo problema era, come già detto, ben noto alla moglie, ma anche ai colleghi di lavoro (cfr. p. es. i verbali 19 agosto 2009 di _, all. 29 RPG; 21 agosto 2009 di _, all. 30 RPG; 25 agosto 2009 di _, all. 32 RPG), laddove è manifesta la valenza di (ulteriore) indizio di una situazione di etilismo cronico se il problema viene avvertito anche in ambito lavorativo.
Anche gli psicologi curanti dell’accusato si sono avveduti della situazione ma -secondo il perito giudiziario- avrebbero sottovalutato la portata del problema per il motivo che AC 1 riusciva comunque a condurre un’esistenza “normale” (ovvero a mantenere il posto di lavoro e ad avere una vita famigliare) e non mostrava particolari sintomi di dipendenza.
In realtà, secondo il perito giudiziario si sarebbe in realtà trattato di una grave dipendenza (AI 106, pag. 25, sottolineatura della Corte):
“
Dichiara al perito un’assunzione regolare di alcool seppur in quantità contenute, ma dal racconto si apprezza come egli abbastanza regolarmente negli anni (e quasi senza pausa nel 2009 fino all’arresto) abbia ecceduto nell’assunzione fino all’ebbrezza franca. (...) Altri elementi che confermano la dipendenza da alcool sono la diagnosi di epatopatia del 2007 e la fibrillazione atriale che trova regolare corrispondenza con l’eccesso di libagioni. (...) Ciò che sembra aver tratto in inganno nella valutazione della gravità di questa dipendenza sembra essere stato da un lato l’uso dell’alcol come automedicazione (...), dall’altro la mancanza di una chiara sintomatologia da astinenza al momento dell’eventuale interruzione dell’assunzione (...).
Di fatto il peritando inizia il consumo di alcool e benzodiazepine già in adolescenza e la sua personalità va viepiù strutturandosi sulla dipendenza dalle sostanze delle quali in realtà non riesce più a farne a meno.
Se consideriamo l’episodio di allucinazioni che il peritando narra esser comparso dopo la dimissione dalla Clinica Psichiatrica (...) esso ha tutte le caratteristiche di un’astinenza. (...) Così come gli episodi di franche allucinazioni riferite dalla moglie (...) appaiono come episodi di un’ebbrezza patologica, di una sindrome psicotica transitoria o allucinosi alcolica scatenata dall’assunzione di alcool.”
L’accusato ha spiegato la tendenza ad assumere alcolici con l’esigenza di calmare il proprio disagio interiore. Avrebbe perciò sistematicamente ingerito alcol utilizzandolo come ansiolitico e non è controverso (come meglio si vedrà durante l’esposizione dei fatti relativi al capo d’imputazione principale) che negli ultimi tempi l’abuso era peggiorato.
Purtroppo, assunto in quantità abnorme, l’alcol, secondo il perito, produceva sull’accusato un effetto contrario a quello voluto: invece di agire da ansiolitico, esso ne riduceva invece i meccanismi di controllo sulla parte istintiva della propria personalità disturbata, sino a che essi venivano meno e non riuscivano più a contenere le pulsioni dell’accusato (AI 106, pag. 29, sottolineatura della Corte):
“
Quindi abbiamo un disturbo di personalità grave, cronico, che può essere tenuto sotto controllo in assenza in astinenza da sostanze. Viceversa cadono le difese ossessive-compulsive e viene meno il controllo degli impulsi.
Non è chiaro cosa dia inizio a quello che potremmo definire “il percorso” (...) il peritando non cerca altre, differenti soluzioni poiché lo scopo primario è alleviare il più rapidamente possibile la sensazione negativa. (...) Se la sensazione negativa si calma, può essere sospesa l’assunzione di alcool altrimenti è necessario continuare e quindi, come ho già detto, scatta il click. Il click che è anche il momento in cui la patologia borderline si attiva in tutta la sua intensità e che comporta anche uno stato di scissione poiché l’attivazione di _ esclude _. Con la scissione si perde la possibilità di resistere agli impulsi, ma non la capacità di distinguere sulla liceità dell’atto o sulla pericolosità del gesto.”
Oltre che dell’alcol, il prevenuto da molti anni abusa anche di benzodiazepine, come già faceva la di lui madre, anche in questo caso allo scopo di placare la propria ansia. Il risultato è però, secondo il perito, quello di amplificare l’effetto disinibente (perizia, pag. 27), rendendo ulteriormente difficile il controllo della parte pulsionale di sé.
16. A far tempo circa dall’inizio del 2009 la situazione psichica dell’accusato è peggiorata, di pari passo con gli abusi di alcol, divenuti più frequenti e più importanti.
Il 29 aprile 2009 AC 1 ha subito un ricovero coatto al CPC di _.
Il documento di ammissione (AI 27) segnala che
“il paziente è già noto in ambito psichiatrico per etilismo e passata dipendenza da sostanze”
, in specie per
“importante e quotidiano abuso di alcol”
.
La diagnosi formulata è stata quella
“di intossicazione acuta da alcool” e “autolesione intenzionale lieve da oggetto appuntito con comunicazione di idea suicidale”
. Il tasso alcolemico riscontrato era pari a 1.68 per mille.
Cosa era accaduto in quell’occasione l’ha raccontato lo stesso AC 1 (verbale 22 settembre 2009, all. 5 RPG, pag. 3 e 4):
“
Ricordo che era fine aprile ed era un martedi (...). Quel pomeriggio, alle ore 1700 ho finito di lavorare e siccome mia moglie lavorava sino alle 2130, non sono andato a casa quella sera. Ricordo di essere andato al Bar _, dove ho passato tutta la serata fino alle ore 2100 ca. Al bar ho bevuto birra, tanta birra. (...) Posso aver bevuto dalle 7 alle 10 birre, da 3 dl l’una. Verso le 2100 ho sentito _ al telefono e ci siamo dati appuntamento in centro per le ore 2130 ca. Ricordo che quando _ è arrivata in centro mi ha chiamato o ci siamo scambiarti SMS, ma io all’appuntamento non ci sono andato. (...) Quando sono uscito dal bar, invece di prendere l’auto che era posteggiata di fronte al bar, sono andato a piedi verso il posteggio sotterraneo della Coop. Una volta raggiunto quel luogo, mi sono seduto per terra e ho iniziato a effettuare telefonate. Ricordo di aver chiamato un paio di volte il Telefono Amico e poi, su consiglio del Telefono Amico, l’ambulanza. Al 144 avevo annunciato la mia intenzione di morire e, restando al telefono con la centralinista, ho atteso l’arrivo dell’ambulanza. E? arrivata l’ambulanza, la Polizia. Quando gli agenti sono entrati nel posteggio sotterraneo, io ho tentato di ferirmi al polso, utilizzando la chiave della macchina. In men che non si dica mi sono ritrovato a terra. Sono stato caricato sull’ambulanza e quindi trasportato al Civico. Dopo le visite all’ospedale Civico, visto il mio stato alterato, e visto che non volevo parlare con mia moglie, la dottoressa di turno decideva per il mio ricovero coatto alla CPC....”
17. Alla Clinica Psichiatrica è stato deciso di cessare la somministrazione di Lexotanil, la benzodiazepina che l’accusato assumeva da anni (e dalla quale, come si vedrà qui di seguito, era dipendente), e gli veniva invece prescritto il Seresta (un’altra benziodiazepina) ad alto dosaggio. AC 1 è stato dimesso dopo 4 giorni, ma in precarie condizioni. Secondo il perito giudiziario (AI 106, pag. 9):
“
Una volta rientrato a domicilio (...) stava malissimo (...) anche perché aveva ridotto il dosaggio prescritto per poter andare a lavorare in quanto si sentiva molto sedato. Accusava visioni ed allucinazioni e si sentiva fuori dalla realtà. Dopo aver telefonato al Pronto Soccorso e avendogli confermato che poteva essere un manco da Lexotanil ne assumeva subito due e stava rapidamente meglio.”
L’accusato dopo questo episodio si è affidato alle cure del dott. _ (che gli ha nuovamente prescritto il Lexotanil), ma questo nuovo percorso di aiuto psicologico, intervenuto allorché la situazione era già grave, non è di fatto riuscito a produrre risultati positivi, non avendo in specie impedito il verificarsi dei gravi fatti del mese di agosto.
18. Anche la moglie dell’accusato ha chiaramente percepito il peggioramento delle condizioni del marito e agli inquirenti ha fornito il seguente, inquietante racconto del periodo precedente l’arresto del coniuge (verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG, pag. 4-7):
“
Se non sbaglio, con l’inizio di quest’anno, mi sono resa conto che AC 1cominciava ad avere qualche cosa che non andava o meglio che a me non quadrava. Magari questo suo disagio lo aveva già da prima, ma io non mi sono accorta sino appunto all’inizio di quest’anno. Ho chiesto a AC 1 di spiegarmi cosa stava succedendo, ma lui, come al solito, mi diceva di stare bene. Gli chiedevo di ricominciare ad andare dallo psicologo, senza comunque alcun successo perché lui non ha ritenuto fosse il caso.
Con il passare dei mesi, vedevo che sempre più frequentemente rientrava a casa ubriaco o brillo e a me questa cosa non andava. Quando AC 1 beveva, spesso si avevano discussioni e lui, in alcune occasioni, utilizzava un linguaggio violentemente pesante nei miei confronti, ma il giorno seguente, una volta smaltita la sbronza, si scusava, mi faceva ricevere dei fiori o dei regali e comunque mi dava sempre ragione.
(...)
L’agente interrogante mi chiede di raccontare come è stata la nostra relazione durante le ultime settimane, prima dell’arresto dell’08.08.2009. Da parte mia rispondo che a seguito del ricovero a _, ho dato un ultimatum a AC 1 dicendogli che non avrebbe più dovuto bere altrimenti lo avrei lasciato. Questa cosa ha funzionato per un po’ di tempo ma poi lui ha ricominciato, tenendomelo nascosto. Credo che inizialmente beveva ogni tanto ma da quando siamo ritornati dal mare a luglio, il 17, credo abbia ripreso a farlo regolarmente.
Infatti le ultime due settimane prima dell’arresto sono state un disastro. AC 1 arrivava a casa sempre ubriaco, e comunque, oltre a bere, lo psichiatra gli aveva prescritto alcuni medicamenti (Seraline – anti depressivo/Lexotanil 3 mg – tranquillante rilassante). Preciso che questi medicamenti se li gestiva AC 1 quotidianamente.
Durante quelle sere, capitava che rientrando a casa si sdraiava sul letto in quanto diceva di non riuscire a dormire bene la notte. Poi gridando mi chiamava e mi diceva che nella nostra camera c’era un uomo che continuava a parlare con lui e non lo lasciava in pace. Mi ordinava di portare via questa persona perché lui non voleva più vederla. Quando io gli dicevo che in camera non c’era nessuno, lui si alterava maggiormente dicendomi: Mica sono pazzo! E mi ordinava di farlo uscire. Quando io facevo il suo gioco e quindi invitavo “l’invisibile” a uscire dalla stanza, lui mi riprendeva perché non lo facevo nella maniera corretta. Mi diceva che dovevo prenderlo per mano e una volta fuori dalla porta di richiuderla velocemente per non farlo rientrare...
Questa storia è successa in almeno due o tre serate. Per evitare il peggio, in quanto AC 1 quando beve si altera, io l’ho sempre assecondato in quanto avevo paura della sua reazione.
Alcune volte mi chiedeva: -Dov’è il mio coltello! Mi voglio uccidere, voglio tagliarmi la giugulare!-
Io cercavo di farlo desistere con questo pensiero standogli vicino e sostenendolo.
Il 02 agosto,alla sera, mi diceva che doveva prendere il coltello ed andare alla stazione perché doveva uccidere una persona. Quando gli ho chiesto di darmi spiegazioni in merito a quello che aveva appena detto, lui mi rispondeva che doveva uccidere l’uomo che tutte le sere veniva a casa e che veniva a letto con me. Precisava pure che questa persona io non la conosco.
Per me è stato un incubo vivere con lui in quei giorni, mentre AC 1 con i bimbi si è sempre comportato molto bene.
In questi giorni ho anche avuto paura di lui perché come detto, quando beve diventa aggressivo (verbalmente) ed imprevedibile. Non sapevo mai cosa aspettarmi da lui.
Sempre in queste ultime settimane, lui alcune volte non ha fatto rientro durante la notte, ma è arrivato a casa la mattina presto, come per esempio è successo la notte del primo di agosto.”
A proposito dei mancati rientri, l’accusato al dibattimento ha spiegato di avere dormito in macchina talune volte, ciò che non avrebbe mai fatto in passato, in quanto troppo ubriaco per condurre la propria vettura.
19. La sera del 1° agosto 2009 l’accusato con la moglie e i figli si è recato in centro città per assistere al tradizionale spettacolo pirotecnico. Terminati i fuochi d’artificio, la famiglia si è recata a bere qualcosa al bar _, in via _ 68, gestito dalla zia della moglie dell’accusato. Qui egli si è congedato dai propri famigliari con il pretesto di dovere passare un attimo in ufficio, ed ha iniziato una lunga notte di bevute in vari locali notturni della città, sino a ridursi, nelle prime ore del mattino seguente, in uno stato semiconfusionale, tanto da lasciare un vuoto nella sua memoria e da rendere necessario, per la ricostruzione degli spostamenti, l’interrogatorio delle persone con cui AC 1 era entrato in contatto quella notte (cfr. gli all. 33, 34, 36 RPG).
L’accusato ha infine così (confusamente) descritto la serata (verbale 3 settembre 2009, all. 4 RPG, pag. 8-11):
“
Ricordo che, come già detto, ho guardato i fuochi con la mia famiglia ed in seguito siamo andati a bere qualche cosa al Bar _ in Via _. Dove ho incontrato mia mamma con una sua amica. Verso le ore 2345 ca. mi sono allontanato, solo e presumo, a questo punto, che sono andato all’_ di _, da _. Ho passato una parte della serata all’Iris dove ho chiacchierato con una ragazza, _. Non sono in grado di dire se poi, insieme a lei, sono andato in centro o l’ho incontrata a _.
Gli interroganti mi fanno prendere atto che, in centro a _, siamo andati insieme, utilizzando un taxi.
Gli interroganti mi chiedono se ricordo di aver preso il taxi e se ricordo il tragitto che abbiamo fatto o dove siamo andati prima di raggiungere il centro. Io rispondo di no. Non mi ricordo.
Gli interroganti mi fanno prendere atto che, con il taxi, mi sono fatto portare in _. Qui sono sceso dal veicolo e dopo alcuni minuti sono ritornato.
Ora ricordo che sono andato a casa a prendere dei soldi.
Gli interroganti mi chiedono se, oltre al denaro, a casa ho preso anche qualche altro oggetto.
Ho un ricordo dove, in quei giorni ero uscito di casa con il serramanico e questa cosa mi aveva fatto veramente paura. Ora che, passo per passo, sto ricostruendo quella serata, ricordo che è stato proprio quando sono rientrato a casa con il taxi che devo averlo preso. (...) ... dopo aver recuperato soldi e coltello, ho raggiunto nuovamente il taxi e quindi ci siamo fatti portare in centro _.”
(...)
“
...oltre ad essere andato all’Underground mi sono pure recato in un altro locale, che deve essere comunque in centro. (...) C’era il _ con una ragazza che conosco di vista, una certa _. Se non erro eravamo al secondo locale, che prendo atto chiamarsi _ Bar (ex _). Non ricordo di aver trascorso molto tempo con loro. So che ad un certo momento se ne sono andati in quanto erano stanchi. Ho un ricordo dove mi è stato detto che non servivano più da bere in quanto era orario di chiusura. Non ricordo se questo è successo all’_ o al _. Non ricordo come sono rientrato a casa, ma credo con lo scooter, in quanto all’inizio della serata ero uscito con quello.”
(...)
“
Per quanto riguarda il mio rientro a casa, posso immaginare sia andato così. Siamo usciti dal _ Bar all’orario di chiusura, quindi alle ore 0500. Ho accompagnato a piedi _ nei pressi della sua abitazione, sono rientrato sicuramente in centro dove, verso le 0530 ho preso un taxi che mi ha portato all’_ di _ dove ho recuperato lo scooter. Quindi sono rientrato a casa. Saranno state le ore 0600 ca. (...) Di regola posteggio lo scooter dietro alla vettura, cosa credo ho fatto pure quella mattina.
Il prossimo ricordo che ho è quando mi sono svegliato, verso le 1000 di domenica mattina (02.08.2009). Raggiungo _ e mia madre che sono sul balcone, credo ci sia anche mia sorella. C’è anche lei, sono sicuro. Sento una gran puzza di bruciato ed un rumore forte, credo di un ventilatore. Mi spiegano cosa è successo, e più precisamente che c’è stato un incendio nelle cantine del numero civico _. Mia madre che chiedeva se potevamo ospitarla per alcuni giorni, cosa che poi non si è verificata in quanto hanno dato subito l’abitabilità del palazzo.
Alla Procuratrice avevo raccontato che al mio risveglio, mi era venuto il dubbio che ad appiccare l’incendio ero stato io.
Gli interroganti a questo punto mi chiedono se a commettere questo fatto sono stato io ed io rispondo di si.”
Su questa base la Corte ha accertato che il prevenuto è l’autore dell’incendio di cui al punto 1.1 dell’atto di accusa.
20. Nei giorni successivi l’accusato ha continuato ad abusare regolarmente di alcol e psicofarmaci, sino alle parossistiche giornate del 6 e del 7 agosto 2009.
Così ha raccontato AC 1 la giornata del 6 agosto (verbale 10 agosto 2009, all. 2 RPG, pag. 2-5):
“
...come al solito mi sono alzato alle 0700 e sono andato al lavoro per le 0800. Ho lavorato sino alle ore 1200 e sono andato in pausa in zona _ (...) Prendo atto dagli interroganti che si tratta di via _ e che il bar si chiama _.”
Al dibattimento l’accusato ha spiegato di avere bevuto parecchia birra già in quell’occasione.
“
Ricordo di aver preso una mezza giornata di libero dal lavoro in quanto saremmo dovuti andare dal veterinario a far sopprimere il nostro cane. Verso le 140 ca. ho raggiunto mia moglie dal veterinario a _. (...) Dopo il veterinario ...dicevo a mia moglie che sarei andato a fare un giro e che sarei tornato a casa più tardi.
Mi ricordo di essere passato da casa, e prima di essermi fermato nel negozietto di _ ad acquistare due lattine di birra. Ho posteggiato la moto all’esterno dello stabile, sono salito un attimo in casa, mi sono bevuto queste due birre e quindi sono uscito. A piedi ho raggiunto la stazione passando dalla scorciatoia che c’è vicino alla Clinica _. Ho raggiunto la stazione dove ricordo di essermi fermato a bere un paio di birre al bar della stazione, quello dove vi sono i posti in piedi. In seguito sono sceso in centro. (...) Ricordo di essere arrivato in Piazza _ dove mi sono fermato in un baretto del quale non ricordo il nome, ma resta in faccia al _. Ho bevuto una birra da 3 dl ed in seguito sono andato in direzione di via _, passando dalle vie più dirette. (...) Al bar _, dove sono arrivato verso le ore 1700/1715 sono rimasto circa una mezz’ora, dove ho bevuto almeno due birre o due birrini. Ho raggiunto il prossimo bar, che è il bar _, dove sono rimasto un quarto d’ora o venti minuti ed anche qui ho bevuto una birra o due birre, non ricordo. Credo di essere uscito dal bar _ verso le 1800/1815.
Per finire la serata, ho deciso di andare al bar _, dove almeno una volta alla settimana vado a fare un aperitivo. Sempre a piedi ho raggiunto questo locale e potevano essere circa le 1830. (...) Ricordo che la cameriera mi ha detto che a quell’ora non servivano più bevande ai clienti in quanto di lì a poco avrebbero chiuso il locale. (...) Sono uscito dal locale e sono andato in cantina... Ricordo unicamente che la porta del palazzo era aperta ed ho raggiunto le cantine. Non ho una visione precisa del locale cantine, ma mi ricordo di aver utilizzato l’accendino e di aver acceso carta e/o cartone, quello che c’era.. Preciso che con quello che c’era intendo appunto carta cartone.
La prossima immagine ch e ricordo è quando sono fuori dal palazzo.. e sono rientrato al bar e ho richiesto sempre alla stessa cameriera se potevo bere una birra.. Proprio in quel momento ho sentito la gente che urlava, dicevano che c’era del fumo e che stava bruciando qualche cosa e quindi nessuno mi ha servito da bere.
Vista la situazione sono uscito dal bar e mi sono allontanato, a sinistra, in direzione di _/_.
(...)
D: Per quale motivo ha deciso di entrare in quello stabile per appiccare l’incendio?
R: Qui non so cosa dirti. Nel senso che non so se devo rispondere. Credo che mi sia scattato qualcosa dentro, ma al momento non voglio dire altro.”
Il racconto di quella serata è proseguito nel successivo verbale 19 agosto 2009 (all. 3 RPG, pag. 1-4):
“
..ho imboccato la strada in salita. Ho svoltato alla prima a destra e ho percorso tutta la via. Gli interroganti mi avevano già fatto prendere atto che quella via è appunto via _. (...) ...non ricordo esattamente i particolari dello stabile di _10 a, ma ricordo unicamente il passaggio pedonale per accedere al palazzo, che io ho percorso quando mi sono allontanato. Non ricordo se la porta dello stabile era aperta o chiusa, non ricordo se per accedere ho suonato i campanelli e non ho la visione dell’interno dello stabile. S comunque che ho appiccato l’incendio all’interno delle cantine. Non ricordo il numero delle cantine che ho incendiato. (...) Come ho già raccontato, mi sono allontanato dallo stabile ed ho raggiunto la strada principale che porta a _. (...) Ho camminato sino a raggiungere la fine della via, sino ad arrivare a questi due palazzi rossi. Sono entrato in un vialetto ed ho camminato in un giardino. Ho poi raggiunto l’entrata di un palazzo. Anche in questo caso non ricordo se la porta dello stabile era aperta e non ricordo i particolari dell’interno dello stabile. Sicuramente ho raggiunto le cantine ed ho anche in questo caso dato fuoco. Come ho già raccontato nei precedenti verbali, cercavo sempre materiale infiammabile come carta o cartone. Ho l’immagine di me che accende l’accendino, ma non riesco a vedermi all’interno del palazzo. Credo che anche in questo caso, dopo aver acceso qualche oggetto infiammabile, ho subito lasciato il luogo, senza intrattenermi. (...) Il prossimo ricordo è il bar _ che dista un centinaio di metri dal palazzo dove poco prima ero uscito. (...) Ricordo di aver bevuto almeno due o tre birre. (...) Una volta terminato di bere le birre esco. A piedi ho raggiunto il centro città e con la funicolare ho raggiunto la stazione. Mi sono fermato nel bar tra il chiosco e l’ufficio informazioni FFS ed anche qui ho bevuto sempre birra, ma non ricordo quanta. (...) Da questo punto ho abbastanza la visione di quanto è accaduto in quanto ricordo di essermi incamminato in direzione di _, di aver fatto la salita della ex latteria, dove ora si trova la sede del sindacato _ e poi di aver preso la prima strada a destra. Su questa strada ho recuperato da un cassonetto dell’immondizia due sacchi della spazzatura ed ho raggiunto un posteggio sterrato, ho posizionato i due sacchi dell’immondizia sotto l’auto e con l’accendino ho acceso i sacchi. Ho aspettato che i sacchi bruciassero e nel frattempo mi sono fumato una sigaretta. (...) Dopo aver guardato i sacchi che prendevano fuoco, mi sono allontanato passando dalla scaletta che poi mi ha portato sulla strada principale. Ricordo di essere andato al Bar _, dove questa volta ho bevuto un’acqua. (...) Uscendo dall’_ io ho visto la Polizia e gli sono andato incontro, inconsciamente forse volevo far sapere che ero stato io ad appiccare l’incendio dell’auto e quelli dei palazzi. Dopo il controllo di Polizia, che credo sia durato una decina di minuti, parlando con l’agente, a mio modo di vedere gli ho dato lo spunto per trattenermi maggiormente parlandogli degli incendi di _ e _, ma comunque sono stato lasciato andare. (...) Dopo il controllo ho proseguito per la mia strada e poco prima di raggiungere il mio domicilio, sono stato avvicinato da una pattuglia che mi ha chiesto se potevo tornare sul luogo dell’incendio. Ricordo di aver “sfidato” gli agenti accendendo ripetutamente il mio accendino. Il mio pensiero è stato: mi hanno scoperto, adesso mi fermano. (...) Ritornato sul posto dell’incendio mi hanno fatto posizionare dietro alla vettura dove io in precedenza avevo fumato una sigaretta, mi hanno fatto voltare su me stesso ed in seguito mi hanno lasciato di nuovo andare offrendomi un passaggio sino a casa, ma che ho rifiutato. Infatti ho raggiunto il mio domicilio a piedi. Sono arrivato a casa circa alle ore 0100.”
L’accusato ha così ammesso di essere l’autore degli incendi di cui ai punti 1.2, 1.3, 1.4 e 2.1 dell’atto di accusa.
21. Il giorno seguente, 7 agosto 2009, l’accusato si è recato al lavoro. Dopo la pausa del mezzogiorno, trascorsa nuovamente (bevendo) al bar _, è tornato in ufficio e verso le 15 ha chiamato una prima volta la redazione di Teleticino siccome aveva letto sul sito di Ticinonews che una persona la sera precedente era stata fermata e rilasciata ed intenzionato a lamentarsi per le imprecisioni dell’articolo.
In occasione di questa prima telefonata non è riuscito a farsi passare nessuno della redazione, ragione per cui egli più tardi, da una cabina del telefono, ha chiamato nuovamente chiedendo di parlare con il giornalista _, autore dell’articolo, al quale diceva di essere l’autore degli incendi, oltre che di molti altri verificatisi negli anni precedenti. Dato che AC 1 non aveva più credito, si è fatto richiamare nella cabina telefonica e ha rilasciato al _ una sorta di intervista/confessione (cfr. la trascrizione, annessa al verbale 8 agosto 2009 di _, all. 10 RPG) nella quale, battezzandosi con il nomignolo “_”, si assumeva la paternità degli incendi degli ultimi giorni.
Il prevenuto, dopo essersi allontanato dal lavoro per accompagnare in centro città l’apprendista che non si sentiva bene, si è quindi recato al bar _ e ha controllato sul proprio cellulare se l’intervista era stata pubblicata sul sito internet. Visto che non era il caso, AC 1 ha nuovamente chiamato la redazione, usando questa volta il telefono dell’esercizio pubblico, per chiedere quando sarebbe stato pubblicato l’articolo. Il prevenuto afferma di avere detto al _ “
che mi trovavo dalla _
” (_, la gerente del bar), mentre che _ sostiene di averne riconosciuto la voce in sottofondo. Come che sia, è opinione della Corte che l’accusato, avendo oltretutto lasciato la traccia del numero telefonico del bar, in questa circostanza non ha fatto nulla per evitare di essere identificato a posteriori quale autore della rivendicazione.
22. Qualche minuto dopo è effettivamente stato pubblicato l’articolo online riguardante l’intervista con il presunto autore degli incendi. Il tenore dell’articolo ha però indispettito AC 1, essendo stata avanzata una riserva circa la possibilità che la persona annunciatasi potesse essere solamente un mitomane. Quindi, secondo il racconto del AC 1 (verbale 19 agosto 2009, all. 3 RPG, pag. 6 e 7):
“
Questa cosa ha fatto scattare quello che è scattato...Ho lasciato il bar, sono andato a prendere lo scooter, mi sono diretto verso _ e sinceramente non so dire se la mia intenzione era veramente quella di andare al _ in via _. So che al bar non sono mai arrivato, ma mi sono fermato nei pressi del locale. Ho posteggiato nel pressi del bar _ e invece di andare al bar sono entrato nel giardino di una casa, ho aggirato lo stabile e dietro c’era una porta aperta (non chiusa a chiave). C’era un primo vano, dove vi erano delle biciclette mi sembra e oltre a questo locale vi erano le cantine. Mi ricordo questo locale, mi ricordo di averlo attraversato e di aver raggiunto le cantine. Ho cercato qualche cosa di infiammabile e con l’accendino gli ho dato fuoco. Sono subito uscito e sono andato alla cabina telefonica che sta vicino al Liceo di _, vicino all’edicola sul fiume. Ho chiamato nuovamente il 1811 e mi sono fatto passare Tele Ticino, mi sono fatto passare _ e gli ho detto: - Se volevi la prova, eccola: Via _! –
Ricordo che quando sono uscito da questa casa ho guardato il nome della via e mi è rimasto impresso appunto Via _.
Dopo la chiamata sono andato a casa dove ci sono rimasto fino alla mattina seguente alle ore 1100 ca. quando la Polizia si è presentata al mio domicilio.”
L’accusato è perciò l’autore anche dell’incendio di cui al punto 1.5 dell’atto di accusa.
23. Il prevenuto, come da lui testé riferito, è stato arrestato al domicilio la mattina dell’8 agosto 2009. Opportunamente, data la situazione, il Procuratore pubblico ha demandato alla dott. _ l’allestimento di una perizia giudiziaria volta ad accertare il grado di imputabilità dell’accusato.
Il perito ha reso il proprio referto in data 9 novembre 2009 (AI 101), sostituito da quello identico del 16 novembre (il già più volte citato AI 106) per rettificare gli errori di impaginazione della prima stesura.
Il perito ha formulato la seguente diagnosi (AI 106, pag. 11):
“
Disturbo di personalità emotivamente instabile tipo borderline (ICD 10 F 60.31) con
- Sindrome ossessivo-compulsiva
- Tratti antisociali
- Atti incendiari
Sindrome e disturbi psichici e comportamentali dovuto all’uso di sostanze multiple (uso dannoso: alcool, tabacco, benzodiazepine ICD 10 F 19.1) attualmente in astinenza (alcool) ma in ambiente
protetto con epatopatia e statosi epatica (2007) e stato dopo fibrillazione atriale attualmente in remissione.”
Sulla centrale questione dell’esistenza di turbe psichiche dell’accusato rilevanti ai fini della sua responsabilità penale, l’esperto ha risposto affermativamente, valutando che (pag. 30, sottolineature della Corte):
“
Il peritando soffre da anni e al momento dei fatti di un grave disturbo di personalità emotivamente instabile tipo borderline (ICD 10 F 60.31) con associata sindrome ossessivo-compulsiva e tratti antisociali.
Inoltre il peritando soffre di una sindrome e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze multiple (uso dannoso: alcool, tabacco, benzodiazepine ICD 10 F 19.1) sostanze di cui fa regolarmente uso ormai da anni essendo la dipendenza esordita in adolescenza e mai cessata a parte un unico episodio della durata di ca nove mesi riferito dal peritando. L’associazione fra disturbo di personalità e la dipendenza dall’alcool e dalle benzodiazepine (assunte insieme) genera in questo soggetto una perdita del controllo degli impulsi e il passaggio all’atto che nella fattispecie si concretizza negli episodi incendiari, ma che nella storia del peritando si ravvisa anche in altre manifestazioni(gioco, sesso, sostanze, internet). Quindi la difficoltà del controllo degli impulsi fa parte del grave disturbo di personalità emotivamente instabile tipo borderline difficoltà aggravata dal consumo regolare di sostanze.
La turba psichica associata all’assunzione di alcool e benzodiazepine non ha alterato, al momento dei fatti, la capacità di giudizio, vale a dire la valutazione del carattere illecito dell’atto bensì la capacità di agire secondo tale valutazione. Poiché uno dei meccanismi di cui il peritando perde il controllo è l’impulso irrefrenabile ad agire la trasgressione (tratto antisociale): in altre parole l’assunzione di una dose di alcool e benzodiazepine oltre un certo dosaggio, toglie i freni inibitori (meccanismo ossessivo-compulsivo) per cui è l’agito che non è più controllabile: una volta scattato il “click” al peritando non rimane che agire l’impulso. Viceversa come detto nelle osservazioni peritali la capacità di valutare il carattere illecito non è persa poiché il proibito, l’illecito è ciò di cui AC 1, intesa come la parte trasgressiva, sfidante, che può tutto, arrogante, irriverente, ha bisogno e quindi ricercato.”
Quanto alla misura della riduzione della capacità dell’accusato, il perito, in una riga, ha ritenuto (pag. 31):
“
Secondo la mia valutazione è data una totale scemata capacità di agire.”
Il perito, come era logico in simili circostanze, ha altresì evidenziato l’esistenza di un elevato rischio di recidiva (pag. 31).
24. Il Procuratore pubblico, palesemente insoddisfatto da siffatto responso (tanto da negare alla difesa l’accesso alla perizia per più di quattro mesi con motivazioni (AI 118) che la Corte ha giudicato pretestuose), ha immediatamente sollecitato il perito a prendere posizione sull’ipotesi dell’actio libera in causa, suggerendo così l’eventualità che il prevenuto potesse avere liberamente deciso di appiccare il fuoco, e si fosse quindi posto in condizione di totale irresponsabilità al momento di passare all’atto.
Il perito ha preso posizione con il complemento peritale del 3 dicembre 2009 (al quale la difesa, a quel momento ignara dell’esito della perizia, non ha ovviamente potuto partecipare), in cui ha concluso che (AI 124, pag. 3):
“
L’ipotesi dell’actio libera in causa per negligenza sembra rispondere alle mie considerazioni nel senso che il peritando non perde la capacità di valutare che se beve (e non necessariamente elevate quantità se nel 1994 l’alcoolemia era fra lo 0.6 e 1 per mille) e aggiungendo le benzodiazepine egli si pone a rischio di perdere il controllo nel senso che affievolendosi le difese ossessivo-compulsive, il disturbo di cui soffre (e che si caratterizza per una difficoltà al controllo degli impulsi) non è più gestibile e che egli sia meno capace dell’evitamento del rischio e più soggetto ad una ridotta percezione della pericolosità di determinati comportamenti ed ad una elevata ricerca del pericolo (disturbi impulsivi).”
Il perito è quindi stato sentito a verbale il 26 agosto 2010 (AI 222), presente anche la difesa.
L’esperto ha innanzitutto confermato il contenuto dei precedenti referti (pag. 1), precisando quindi che quando l’accusato perde il controllo, perché vengono meno sue difese ossessive/compulsive, egli (pag. 3)
“
non può prevedere che tipo di ricerca di trasgressione AC 1farà in quel momento, fermo restando che a disposizione di AC 1vi è un pool di esperienze, tra le quali anche l’incendio, considerate gratificanti”.
Nondimeno, secondo il perito il prevenuto (pag. 4)
“
disponeva degli strumenti necessari per non porsi nella condizione di perdita di controllo degli impulsi”.
All’obiezione del difensore, che ha opportunamente chiesto come tale risposta potesse essere compatibile con la dipendenza del prevenuto da alcol e benzodiazepine, il perito ha ulteriormente precisato, soggiungendo che (pag. 4):
“
Rispondo che sussisteva una dipendenza da alcol e da benzodiazepine e secondo i medici curanti non costituiva un grande problema. Secondo i medici curanti la dipendenza non era preoccupante perché lui aveva un buon stile di vita che comunque manteneva. Il fatto che lui era dipendente da alcol e benzodiazepine non gli impediva di utilizzare gli strumenti per evitare di perdere il controllo degli impulsi. La dipendenza di cui è affetto AC 1 era comunque non interferente nello stile della sua qualità di vita. Il signor AC 1 poteva non assumere sostanze alcoliche visto che aveva fatto anche dei periodi di astinenza. Preciso che le difese ossessive/compulsive di AC 1 erano molto forti e dunque per abbassarle era necessaria l’assunzione di maggiori quantitativi di alcol e benzodiazepine, rispetto alla regolarità nell’assunzione. Come abbiamo visto AC 1 consumava regolarmente sia alcol che benzodiazepine.
A domanda dell’avv. _ rispondo che secondo me il problema di alcol del signor AC 1 inteso come dipendenza era stato sottovalutato dai medici che avevano seguito AC 1.”
Il perito è stato sentito anche in occasione del dibattimento, sede in cui ha sostanzialmente confermato le precedenti prese di posizione (cfr. verbale dibattimentale, pag. 6).
Nel ribadire il concetto secondo cui egli, benché abbia agito in stato di irresponsabilità, avrebbe potuto evitare di trovarsi in tale stato, l’esperto ha metaforicamente evocato l’immagine di una porta:
“
Dal punto di vista della situazione psichica, è come se il signor AC 1 si trovasse di fronte ad una porta. Grazie ai mezzi acquisiti dalla psicoterapia degli anni precedenti, lui sa che superata quella porta non potrà che funzionare come il “AC 1” [cioè la sua parte trasgressiva e antisociale]. Può scegliere se aprire o non aprire la porta. La porta corrisponde alle difese ossessivo-compulsive. L’apertura della porta avviene con l’uso smodato di alcol e benzodiazepine.”
25. La Corte ha ritenuto il contenuto del referto peritale AI 106, di per sé coerente e lineare, mentre che, per più di un motivo, non ha reputato convincenti le successive precisazioni che hanno smussato l’originario responso.
In primo luogo la Corte si è chiesta se non dovesse ritenersi implicito nell’originario (incondizionato) giudizio di totale irresponsabilità, che il perito avesse valutato, scartandole, le ipotesi in cui AC 1 potesse avere provocato la propria irresponsabilità nella consapevolezza dell’eventualità di potere appiccare degli incendi.
In secondo luogo, lo stesso perito ha ammesso in aula di non avere dimestichezza con il concetto giuridico di actio libera in causa, trovandosi confrontato per la prima con la tematica ed avendo perciò avuto necessità di documentarsi al riguardo.
Fondamentale è però stata per la Corte la costatazione della manifesta contraddittorietà delle indicazioni del perito, laddove in perizia (cfr. i brani trascritti ai consid. 15 e 23) ha posto l’accento sulle dipendenze del peritando, sottolineando come esse fossero importanti, ossia radicate e di lunga data, e fossero state trascurate nella valutazione dagli altri terapeuti -ciò che ha indotto la Corte a ritenere che si trattasse di pulsioni alle quali (come è nella natura delle dipendenze) egli non poteva resistere (esplicito a pag. 25
“sostanze delle quali non riesce più a farne a meno”
)- salvo poi affermare in sede di complementi che egli avrebbe avuto la facoltà di scegliere se bere e assumere benzodiazepine oppure no.
Posta la predetta contraddittorietà delle motivazioni del perito, l’ammissione nella specie di una situazione di actio libera in causa è apparsa artificiosa e incongruente anche dal profilo giuridico.
Risulta infatti in modo evidente dalla giurisprudenza sviluppatasi sul tema, che la casistica è pressoché interamente dedicata, nelle più disparate varianti, alla sola valutazione della previsibilità nei casi in cui un conducente si è messo ubriaco al volante della propria vettura, o comunque ad altri casi di momentanea incapacità o ridotta capacità di intendere indotta da comportamenti intenzionali di accusati di regola normalmente capaci di intendere (assunzione di alcol e/o di cocaina), mentre che sono pressoché assenti precedenti giurisprudenziali in cui è stata ammessa l’actio libera in causa nei confronti di persone con una lunga e complessa storia psichiatrica come quella del qui accusato.
Secondo la Corte, volere ritenere che AC 1 ha agito secondo una in qualche modo libera determinazione significa misconoscere la durata e l’importanza della patologia psichiatrica, e non considerare nella giusta luce il significato e la portata delle sue dipendenze da alcol e benzodiazepine.
E’ in particolare errato, secondo la Corte, affermare da un lato che AC 1 è praticamente sin dall’adolescenza, e quindi da almeno 20 anni, pesantemente e cronicamente oggetto di queste dipendenze, in cui vi sono fasi acute che si verificano proprio quando il disturbo di personalità (e quindi l’esigenza di automedicazione) è maggiore, e sostenere d’altro canto che egli avrebbe potuto scegliere di non bere per evitare di passare all’atto trasgressivo.
26. Ma quand’anche, secondo un’ipotesi non ammessa dalla Corte, a AC 1 dovesse essere attribuita una situazione di actio libera in causa per negligenza per gli episodi di incendio intenzionale del 2-7 agosto 2009, come sostenuto dal perito nei complementi, ciò non potrebbe comunque condurre alla sua condanna per incendio intenzionale, come preteso a torto dal Procuratore pubblico, facendo in ogni caso palesemente difetto il requisito della pregressa libera intenzione di commettere il crimine poi perpetrato in situazione di irresponsabilità (cfr. lo schema riassuntivo sulle possibili conseguenze dell’actio libera in causa in: Basler Kommerntar, n. 127 ad art. 19 CP).
27. Questa soluzione rende superfluo confrontarsi con l’ammissibilità procedurale di un complemento peritale raccolto ad esclusione della difesa, deliberatamente e immotivatamente tenuta all’oscuro delle risultanze della perizia.
28. L’accusato in corso d’inchiesta ha ammesso di avere commesso malversazioni in danno di denari di pertinenza degli ospiti di _, denari da lui contabilizzati e a lui affidati, come pure dei parte dei canoni di locazione dei posteggi dei dipendenti, così come dettagliatamente descritto nell’atto di accusa.
Egli -secondo la minuziosa ricostruzione effettuata dalla datrice di lavoro- ha iniziato ad appropriarsi di questi denari verso la fine del 2000, continuando per quasi 9 anni sino al momento dell’arresto. Essendosi trattato di somme modeste, in particolare quelle destinate al pagamento delle piccole spese degli ospiti e alcuni rimborsi di loro spettanza versati dalle casse malati, ma anche dei canoni pagati dai dipendenti per il posteggio presso il posto di lavoro, l’importo complessivo delle reiterate malversazioni ammonta a “solo”poco meno di fr. 100'000.-. L’accusato, anche in aula, ha ammesso gli addebiti mossi a suo carico, ivi compreso quello di avere falsificato documenti per mascherare gli ammanchi da lui creati. Ha giustificato questo suo comportamento con l’esigenza di disporre di una fonte d’entrata supplementare, ciò che non stupisce visto come in particolare il costo delle intense frequentazioni degli esercizi pubblici dovesse incidere negativamente su di un bilancio famigliare del quale doveva comunque in qualche misura dare ragione nei confronti della moglie.
In ordine a questi reati il perito ha escluso che il prevenuto possa avere agito in stato di scemata imputabilità.
In diritto appare corretta l’imputazione di appropriazione indebita, aggravata per il motivo di avere agito in qualità di funzionario, così come previsto dall’art. 138 cifra 2 CP.
29. AC 1 ha inoltre ammesso anche gli addebiti relativi ad incendi intenzionali di cassonetti di rifiuti, per averne incendiati 5 la notte del 25 ottobre 2006 in zona _ e per averne incendiato un altro il 14 giugno 2008, sempre di notte, in via _, nei pressi della casa per anziani dove lavorava sua moglie (punti 2.2 e 2.3 AA).
Per spiegare il proprio gesto, il prevenuto ha dichiarato di essere in entrambi i casi stato ubriaco ed arrabbiato.
La Corte, stanti il consumo di alcol e la nota situazione psicologica, ha ritenuto che egli abbia agito in queste circostanze in stato di almeno lieve scemata imputabilità.
30. In definitiva, l’accusato è riconosciuto autore colpevole di appropriazione indebita aggravata (punto 3 AA), di ripetuta falsità in documenti (punto 4 AA) e di ripetuto incendio intenzionale (punto 2.2 AA), mentre che egli, giusta l’art. 19 cpv. 1 CP, è prosciolto dalle imputazioni di ripetuto incendio intenzionale aggravato (punto 1 AA), di incendio intenzionale (punto 2.1 AA) e di infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni (punto 5 AA).
31. Nel commisurare la sanzione alla colpa dell’accusato per i reati riconosciuti a suo carico, la Corte ha tenuto conto, in senso negativo, della notevole reiterazione dei reati patrimoniali (e dei pedissequi falsi documentali), commessi oltretutto in qualità di funzionario rappresentante nel proprio compito la città di _. Ha però anche in questo caso considerato la sua difficile situazione psicologica, come pure la particolarità del movente economico, servile al soddisfacimento delle sue dipendenze. L’accusato ha inoltre collaborato con gli inquirenti, ha mantenuto un corretto comportamento processuale e subito un assai lungo carcere preventivo.
Tutto ciò considerato, la Corte ha ritenuto adeguata alla colpa una pena detentiva di 18 mesi, con computo del carcere preventivo sofferto, pena unica comprensiva di quella di 30 aliquote giornaliere da fr. 100.- inflittagli il 21 maggio 2007 dal Ministero Pubblico.
32. Stante la situazione psichica lungamente esaminata nel presente giudizio, la Corte, in applicazione dell’art. 59 CP, ha sospeso l’esecuzione della pena in favore dell’esecuzione di una misura stazionaria.
A mente della Corte, l’esecuzione di tale misura dovrebbe avvenire in un istituto di cura e non in un istituto di pena (art. 58 cpv. 2 e 59 cpv. 2 CP) ed essa dovrebbe durare sino a quando per contenere il pericolo di recidiva non sarà sufficiente un trattamento ambulatoriale, come del resto stabilisce l’art. 62 CP.
Da come si è espresso in aula il dott. _, terapeuta durante la carcerazione, è legittimo ritenere che la modifica della misura in favore di un trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP potrà avvenire in tempi brevi (verbale dibattimentale, pag. 8: “
A mio avviso AC 1 può essere curato con un trattamento ambulatoriale
”) ed in tal senso la Corte non ha inteso auspicare che l’esecuzione della misura in forma stazionaria ecceda la durata della pena detentiva.
La decisione in tal senso è comunque oggi di competenza del Giudice dell’applicazione della pena (esplicito in tal senso l’attuale art. 339 cpv. 1 lettere d, g, i CPP) e dal 1° gennaio 2011 sarà di competenza del Giudice dei provvedimenti coercitivi (nuovo art. 73 cpv. 1 LOG).
Una volta assolto con successo il percorso terapeutico, la Corte ha inteso decidere che la pena detentiva non dovrà più essere espiata, ciò che del resto risulta dagli art. 62b cpv. 3 e 63b cpv. 1 CP.
33. La città di _ ha instato per il risarcimento di fr. 100'223.85 a seguito dei reati patrimoniali commessi dal proprio agente e per il quale essa deve rispondere civilmente nei confronti dei singoli danneggiati dalle appropriazioni indebite commesse dal AC 1 ai sensi della Legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici.
Stante la responsabilità della città di _, essa è surrogata nei confronti dell’agente nei diritti dei singoli danneggiati, che per loro parte non hanno azione diretta nei confronti del danneggiante, cioè dell’accusato.
La corretta soluzione giuridica è pertanto in questa sede quella di accogliere la pretesa risarcitoria dell’ente pubblico e di respingere quelle delle parti civili nel reato di appropriazione indebita.
Queste parti possono chiedere il risarcimento del loro pregiudizio alla città di _, che, correttamente, si è dichiarata disponibile in tal senso.
34. Sulle pretese delle parti civili danneggiate dagli incendi di cui al punto 1 e al punto 2.1 dell’atto di accusa non vi può invece essere decisione in questa sede, stante il proscioglimento dell’imputato (art. 272 CPP).
35. La Corte ha disposto la confisca del coltello a serramanico e dei 6 accendini sequestrati all’imputato, dissequestrando in suo favore la rimanenza degli oggetti sequestrati e menzionati nell’atto d’accusa a pagina 20.
36. La tassa di giustizia di fr. 2'000.- e le spese processuali sono poste a carico dell’accusato in ragione di 1⁄2, mentre che per 1⁄2 rimangono a carico dello Stato.
Rispondendo affermativamente ai quesiti posti, meno che al n. 1.1, 1.1.2, 1.2.3, 1.2.3.1, 1.5, 4; e in modo parzialmente affermativo al n. 7;
visti gli art.
12, 19, 40, 42, 43, 44, 47, 49, 51, 56, 57, 59, 69, 138 cifra 1 e 2, 221 cpv. 1 e 2, 251, 263 cpv. 2 CP;
33 cpv. 1 LArm;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;