# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 61277237-e9f1-5308-b43e-c500c48e779e
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2009
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

in fatto e in diritto
1.
In aula AC 1 al riguardo della propria vita anteriore ha confermato quanto già dichiarato in fase istruttoria (verbale 9 giugno 2008, pag. 8, verbale n. 54):
“Sono nato a _ il _ da madre nubile, allora gerente di un bar. Mia madre è poi divenuta casalinga. Io sono cresciuto con mia madre e il mio patrigno _, da cui ho preso il cognome; mio padre gestiva un'impresa di costruzioni, poi si è ammalato ed è entrato alle dipendenze del comune di _. E' deceduto nel 2005. Mia madre è tuttora vivente ed è pensionata
Ho frequentato le scuole elementari a _ e le maggiori a _. Ho iniziato un apprendistato di installatore sanitario, che ho regolarmente terminato. Dopo un periodo in Svizzera interna, ho poi iniziato a lavorare, come disegnatore presso la _, fino all'età di 26 anni. In seguito sono passato alle dipendenze della _, come assicuratore, attivo in Svizzera interna. Ho lasciato la _ nel 1997, quando sono rientrato in Ticino, per passare alle dipendenze della _ di _, società presso cui ho lavorato sino all'inizio dell'attività presso la _ (l'intenzione iniziale era quello di esercitare con la _ il brokeraggio assicurativo).
Dopo la mia attività presso la _, ho lavorato nel bar gestito dalla mia compagna _, fino alla fine di maggio 2008. Dal 01 giugno 2008 sono attivo quale installatore sanitario presso la _, di _. Percepisco mensilmente lordi CHF 3'000.- per dodici mensilità. Convivo con _ e non ho figli, rispettivamente non abbiamo figli in comune”.
Al dibattimento il prevenuto ha precisato di aver lavorato per due anni per la _ di _ dopo avere terminato l’apprendistato di installatore sanitario. Il lavoro, tuttavia, non gli piaceva ed egli si è perciò trasferito in Svizzera interna, nella regione di _ e _, dove risiedevano i nonni e dove ha trovato impiego nel settore assicurativo. Dopo una breve formazione, egli ha lavorato per la _ e poi per la _, ma a seguito della chiusura della filiale in cui era impiegato, nel 1996/1997 ha fatto ritorno in Ticino ed ha iniziato a lavorare per la _. A suo dire, egli ha incontrato difficoltà per il fatto che era stato lontano dal Ticino per anni, e non aveva perciò quella rete di conoscenze necessaria per conseguire i risultati che ci si attendevano da lui. Nel 1998 egli ha quindi cessato l’attività nel settore assicurativo, e in quell’anno egli ha altresì fatto la conoscenza di _, che all’epoca era attivo presso la _ di _, società di dubbia serietà che si occupava di raccogliere fondi presso cittadini italiani contattati telefonicamente per effettuare non meglio precisati investimenti “redditizi”. Vero è in realtà che già solo l’elevata entità della provvigione spettante agli acquisitori/telefonisti all’acquisizione del cliente era indiziante del fatto che lo scopo societario non era quello di perseguire gli interessi dei clienti. Ulteriore elemento sospetto è poi il fatto che l’amministratore unico della società era _, persona ben nota come insolvente all’Ufficio esecuzione e fallimenti, in quanto titolare di un’ottantina di attestati di carenza di beni.
AC 1 per un certo periodo ha anch’egli lavorato presso la _, sino a quando la società - poi dichiarata fallita nel novembre 2002 - non ha più pagato le provvigioni spettanti agli acquisitori.
L’accusato in aula ha inoltre precisato di avere rotto la relazione con la _ nel novembre 2008 e di essere tornato a vivere con la madre.
AC 1 è incensurato, e interrogato sulla sua situazione finanziaria attuale, ha affermato di essere in carenza beni e di essere oggetto di alcune procedure esecutive (vedi anche AI 31).
2.
Il presente procedimento ha preso avvio nel settembre del 2004 quando gli inquirenti sono venuto a sapere che, oramai da 5 anni, la _ (in seguito: _) con sede a _ - di cui AC 1 era membro del consiglio amministrazione - esercitava a _ attività soggette alle norme sui fiduciari, segnatamente la raccolta di fondi ai fini di investimento. Nell’estate del 2004 la società aveva invero tentato di regolarizzare - quantomeno formalmente - la propria posizione, assumendo (ma solo al 30%) tale _, fiduciario autorizzato. Il rapporto d’impiego aveva però natura fittizia, come denunciato dallo stesso _, ragione per cui il Procuratore pubblico ha aperto un procedimento per esercizio abusivo della professione di fiduciario, interrogando i responsabili della società, in specie il qui accusato e il di lui socio, il predetto _, cittadino rumeno, e disponendo, l’11 ottobre 2004, la perquisizione degli uffici della società, in via _ a _. A verbale AC 1 e _ hanno risposto in modo evasivo, minimizzando la natura e la portata dell’attività di investimenti svolta dalla _ e sostenendo di avere esercitato altre attività, segnatamente il commercio di pellame. Queste dichiarazioni sono però state smentite dalle risultanze della perquisizione, come pure dalle deposizioni dei dipendenti _ e _. Ben presto si è delineato uno scenario di malversazioni commesse ai danni dei clienti della _ ad opera dei suoi titolari, ragione per cui il 29 ottobre 2004 AC 1, dopo un nuovo interrogatorio, è stato arrestato, mentre che _, avendo intuito quello che sarebbe successo, è riparato in Romania con i soldi dell’ultimo cliente investitore. Malato di cancro e bisognoso perciò di cure specialistiche, a fine gennaio 2005 egli ha fatto ritorno in Svizzera e si è messo a disposizione degli inquirenti. Le sue dichiarazioni hanno reso possibile l’avanzamento dell’inchiesta. Rilasciato dopo alcune settimane, _ è deceduto nel settembre del 2005 a 41 anni.
AC 1 è stato rilasciato il 3 febbraio 2005. In corso di inchiesta egli ha tenuto un atteggiamento poco collaborativo, volto al continuo ridimensionamento delle proprie responsabilità. Solo in aula egli ha alfine ammesso in modo chiaro, pur se a fatica, di avere agito in maniera illecita (verbale dibattimentale, pag. 4), mentre che in occasione dei numerosi verbali predibattimentali vi era stato uno stillicidio di mezze ammissioni alternate a professioni di buona fede.
3.
L’accusato in aula ha raccontato di avere iniziato a discutere verso fine 1998 con _ della possibilità di mettersi in società per occuparsi di costituzioni di società, di assicurazioni e di rifatturazioni, optando poi per un altro tipo di attività, quello delle intermediazioni finanziarie. I due soci intendevano adottare la ragione sociale “_”, che non è però stata autorizzata, ragione per cui essi hanno optato per la denominazione “_”. Il capitale sociale è stato messo a disposizione in ragione di fr 35'000.- da AC 1 - che a questo scopo ha svincolato il suo secondo pilastro - e per fr 15’000.- da un suo amico di vecchia data di _, _, che si è occupato anche della costituzione della società. L’iscrizione a registro è avvenuta il 2 febbraio 1999 e la società è stata domiciliata a _ presso la _, anche se l’attività è stata svolta unicamente a _, negli uffici locati da AC 1 in via _.
4.
Lo scopo dell’attività era quello di raccogliere fondi da investire, ma AC 1 e _ si sono però ben presto resi conti di non disporre né delle capacità, né dei mezzi per gestire una simile attività.
Della formazione di AC 1 di montatore di sanitari con un’esperienza empirica in ambito assicurativo già si è detto. Di _ si sa che egli aveva lavorato quale elettrotecnico/riparatore di elettrodomestici e che all’epoca dei fatti - a dire di AC 1 - egli era in assistenza. Non vi è pertanto dubbio che né AC 1 né _ disponevano di una qualsivoglia formazione nel settore degli investimenti, se non per avere fatto i telefonisti alla _. Al riguardo _ si è così espresso (verbale 26 gennaio 2005, n. 36):
“ADR che la finalità di questa società era semplice, nel senso che noi volevamo raccogliere fondi e investire. Noi abbiamo costituito la società con tale finalità. Ci siamo nondimeno accorti, AC 1 ed io, che non disponevamo delle conoscenze necessarie per poter fare questo lavoro. Confidavamo tuttavia che, una volta creata la _, gli ex colleghi con cui AC 1 ed io avevamo lavorato presso la _ ci avrebbero raggiunti per lavorare nella _; confidavamo in particolare che avrebbero saputo con competenza fare il lavoro, cosa che facevano in precedenza presso la _. ADR che in _ non è giunto nessun altro ex dipendente della _, a parte AC 1 ed io. ADR che sto parlando del periodo dalla creazione della società ad aprile-maggio 1999. A quel punto abbiamo pensato che si trattava forse di un'idea stupida. Tuttavia, visto che la società ormai esisteva, abbiamo pensato che forse potevamo operare a più ampio raggio, per esempio nell'intermediazione di qualunque affare.”
La Corte, credendo alle parole dell’accusato, non ha ritenuto che sin dalla costituzione della società vi fosse già l’intenzione di malversare. Tuttavia, stante l’inadeguatezza di AC 1 e del socio, e dopo che per l’iniziale mancanza di clienti il poco capitale disponibile era stato consumato dal pagamento delle spese correnti, si è verificata la situazione per cui al momento in cui è entrato in _ il primo versamento di un cliente investitore, il denaro conferito è stato utilizzato per far fronte alle spese correnti invece di essere destinato all’investimento pattuito con il cliente.
Fin dall’inizio, pertanto, si è operato nell’illegalità.
5.
Chiamato a raccontare come si svolgesse l’attività della _, l’accusato ha spiegato che la ricerca dei potenziali clienti avveniva sulla scorta degli annuari telefonici italiani. Venivano selezionate in prevalenza piccole e medie imprese di vari rami commerciali, i cui titolari venivano contattati telefonicamente dai collaboratori della _, i quali presentavano la società e proponevano degli investimenti ad alto rendimento, in particolare nel settore delle materie prime. Se il potenziale investitore dimostrava di essere interessato, gli veniva trasmessa della documentazione informativa, alla quale facevano seguito altri contatti telefonici volti a convincere l’interlocutore ad investire. Una volta ottenuto il suo consenso, si procedeva - anche se non sempre - alla sottoscrizione di un contratto di gestione, e il cliente faceva quindi pervenire i soldi alla _, sia tramite bonifico bancario a favore del conto societario (in un primo tempo aperto presso il _, ed in seguito presso la _), sia tramite assegno o anche consegnando denaro contante.
I clienti che sono stati sentiti durante la fase di istruzione hanno dato atto che gli investimenti a loro proposti erano di natura altamente speculativa (opzioni e derivati), ragione per cui essi avevano messo in conto delle possibili perdite.
Non potendo effettuare in proprio gli investimenti,_ e AC 1 si sono appoggiati alla _ di _, presso cui hanno aperto un conto, la quale a sua volta intermediava gli investimenti che venivano effettuati dal broker _ di _.
6.
La suddivisione dei compiti in _ tra i soci promotori AC 1 e _ è avvenuta nel senso che _ ha assunto i compiti operativi principali. Egli curava i contatti con la _ e con il broker di riferimento, sceglieva che prodotti da proporre ai clienti e istruiva i venditori, che poi dovevano convincere i clienti ad investire. _ aveva inoltre allestito la contrattualistica e le brochures di presentazione destinate ai clienti. Per sua parte, AC 1, dopo essersi inizialmente occupato (con poco successo) dell’acquisizione dei clienti, ha assunto il ruolo di tesoriere e di “direttore” degli uffici di _. Egli incassava il denaro dei clienti e si occupava del pagamento delle spese correnti della società. Quando _, a partire dal marzo 2003, ha diminuito la propria attività per motivi di salute, AC 1 si è anche assunto l’incombenza della redazione dei falsi rendiconto per i clienti, attestanti la perdita del capitale investito.
A partire dal maggio 1999 AC 1 e _ hanno impiegato dei collaboratori nella funzione di telefonisti. Ve ne sono stati almeno una decina che si sono avvicendati nel corso degli anni, tra questi i già menzionati _ e _ ed anche _.
Lo spirito imprenditoriale dei due titolari, ma in particolare di _, ha portato, nel marzo 2000, all’apertura di una succursale in Romania dove lavoravano una decina di telefonisti i quali, presentandosi con false generalità, erano anch’essi incaricati dell’acquisizione di nuovi clienti in Italia.
7.
In un’ipotesi di funzionamento lecito dell’attività (fatta salva la non trascurabile questione della violazione delle norme sull’esercizio della professione di fiduciario), la _ avrebbe dovuto essere remunerata con le provvigioni contrattualmente pattuite con clienti, oltre a eventuali retrocessioni corrisposte da _ sulle commissioni per l’attività in borsa.
In realtà le cose non sono andate in questo modo, né avrebbero potuto.
L’attività è infatti stata avviata dai due soci senza disporre delle necessarie basi per potere funzionare. Essi, in particolare, non disponevano né di un pacchetto clienti adeguato, né, conseguentemente, di un capitale in gestione sufficiente per far fronte alle spese con le percentuali usuali - minime – spettanti al gestore sui capitali conferiti.
In concreto, in circa 5 anni di attività la società ha ricevuto in gestione circa 3 milioni di Euro (cfr. AI 246, perizia EFIN, pag. 8), importo manifestamente insufficiente per generare proventi leciti sufficienti a coprire i costi di gestione, ed infatti, come detto, già il conferimento del primo cliente è stato destinato a scopo diverso dall’investimento pattuito. Chiare le parole di AC 1 al riguardo (verbale 12 novembre 2004, n. 17, pag. 3):
“Preciso che i primi fondi raccolti sono serviti per coprire le spese di avviamento della società”.
Questa non è stata che la prima di una lunga serie di malversazioni. I titolari della _ si sono infatti appropriati di buona parte del denaro conferito loro dai clienti, destinando la rimanenza al pagamento delle spese societarie e solo una minima parte agli investimenti.
Per giustificare il loro agire AC 1 e _ hanno addotto - fingendo forse anche di crederci - una sorta di bizzarra regola empirica del settore, secondo la quale sarebbe stato sufficiente investire il 60/65% del capitale ricevuto mentre che il rimanente 35/40% sarebbe stato destinato alla copertura di spese e competenze della società e/o dei titolari (verbale di AC 1 citato, n. 17, pag. 3):
“ADR che io ero convinto che sui soldi raccolti dai clienti si potesse operare un prelievo, a titolo di commissione, del 35%, che _ mi diceva si poteva togliere subito dal capitale che entrava. ADR che cercavamo di coprire le spese della società attingendo agli attivi presenti sul conto in banca (allora era il _); io cercavo però di contenere i prelievi sui capitali presenti al 35%, ADR che solitamente, già con il conto presso il _ (prassi poi continuata con il conto in _), si ritiravano i soldi in contanti per poi andare a pagare le fatture alla posta; ADR che allora non avevamo ancora il conto presso la _. ADR che i prelievi in contanti del denaro destinato al pagamento delle spese vive della società li facevo io.”
Nello stesso senso si è espresso il correo _ (suo verbale 26 gennaio 2005, n. 36, pag. 4):
“Preciso che la casa di broker ci aveva fatto capire ad entrambi noi (AC 1 ed io) che occorreva dedurre dal capitale raccolto quella parte destinata alla _ a titolo di remunerazione, versando il resto al broker sull'unico conto esistente presso il broker, quello intestato alla _. Preciso che l'ordine di grandezza di tale suddivisione era 60% del capitale raccolto alla _ (allo scopo di procedere agli investimenti) e il 40% trattenuto dalla _ per le sue spese competenze. ADR che preciso che tale suddivisione ci è stata consigliata dalla casa di broker; aggiungo che mi hanno fatto capire che questa era la prassi in uso nel settore.”
Come si vede, AC 1 asserisce di avere appreso la regola da _, che per sua parte afferma di averla saputa dalla _, i cui rappresentati hanno però (ovviamente) negato categoricamente (cfr. i verbali _, 20 novembre 2006, n. 48, pag. 2; _ 20 novembre 2006, n. 49, pag. 2).
L’illiceità di un simile agire è manifesta. Le arbitrarie scremature del denaro raccolto non erano evidentemente state pattuite con i clienti, che mai avrebbero accettato, e pertanto venivano loro sottaciute (cfr. verbale _ 26 gennaio 2005, pag. 2:
“ADR che noi non dicevamo ai clienti _ che 40% del capitale raccolto sarebbe stato destinato a spese e competenze e 60% all’investimento
”). In aula AC 1 ha ammesso che se una simile “regola” fosse stata applicata a denaro da lui conferito, egli si sarebbe sentito truffato.
Non solo, ma anche la provvigione del 7% promessa agli acquisitori (verbale _ citato, pag. 4), era indiziante di reato, in quanto non prevista dal contratto e soprattutto manifestamente eccessiva, corrispondente addirittura all’ipotetico rendimento del capitale per un anno.
8.
Nei primi due anni di attività di _ i due soci hanno almeno cercato di attenersi alla chiave di ripartizione del denaro dei clienti del 35% per _ e del 65%, da investire, ma in seguito la situazione è degenerata e i prelevamenti illeciti hanno raggiunto il 90% del denaro conferito, ciò che AC 1 e _ hanno sostanzialmente ammesso.
_ ha raccontato (suo verbale 28 gennaio 2005, n. 37, pag. 4 e 5):
“Preciso che è capitato più di una volta che vi fossero delle spese mensili a cui occorreva far fronte con i soldi della _ superiori a Euro 50'000.-- , stando almeno a quello che mi diceva AC 1 al riguardo. Per noi queste erano spese, nel senso che non le contavamo nemmeno. Ciò aveva come conseguenza che agli incassi occorreva dedurre le spese prima di fare la ripartizione. ADR: che la ripartizione del residuo avveniva in ragione di metà ciascuno fra AC 1 e me, ritenuto come io non prendessi un salario.
AD del _ rispondo che tale andamento è in sostanza cominciato nell'autunno 2002-inizio 2003, dopo l'arrivo di _.
II PP mi chiede quale fosse l'andamento prima di tale momento. Rispondo che dall'inizio dell'attività della _ fino all'autunno 2002, fatta eccezione per un periodo del 1999 (autunno) in cui vi è stato una sorta di caos quando mi sono assentato in Romania, gli investimenti venivano proposti e effettuati con la ripartizione di cui ho già parlato sia al PP sia al GIAR, vale a dire quella del 40%, rispettivamente 60%.
Tale percentuale veniva calcolata con riferimento all'ammontare in conto presso il broker: vale a dire che se presso il conto _ in _ vi era già il 60% di valore di un investimento che si stava raccogliendo, non era più necessario trasferire altri soldi alla casa broker, questa avendo già in conto il 60% del capitale che si stava raccogliendo. Nel caso in cui vi era presso il broker già l'equivalente del 60% del capitale che si stava raccogliendo da un nuovo cliente, quanto così raccolto non veniva suddiviso in ragione di 40% e 60% bensì trattenuto interamente. A scanso di equivoci, preciso che i soldi c'erano ma che AC 1 ed io non inviavamo più il corrispondente al broker poiché vi era già il 60% investito.
In altre parole, il 60% veniva calcolato su ogni singolo cliente e non sull'intero portafoglio. Se un cliente voleva investire, ad esempio, 200 e presso la _ vi era 100, al broker venivano inviati 20.”
Illuminate in proposito è la tabella allestita dall’EFIN a cui si rinvia (AI 246, pag. 8). Risulta così che nel 1999 _ e AC 1 hanno destinato agli investimenti, e pertanto riversato alla _, circa il 42% del denaro raccolto dai clienti, nel 2000 circa il 39%, nel 2001 circa il 13 %, nel 2002 circa il 12%, nel 2003 solo il 2% e nel 2004 assolutamente nulla. Pur ritenendo possibile - come dichiarato da AC 1 e _ - che le spese di _, inizialmente contenute, siano aumentate con l’andar del tempo, non c’é chi non veda in questi dati una chiara escalation dell’agire delinquenziale dei due. AC 1 e il socio, presi dall’avidità, hanno iniziato a rubare senza alcun ritegno. Più denaro arrivava nella società meno ne veniva investito, sino al 2004 quando del denaro pervenuto nulla è stato investito, e addirittura è stato chiuso il conto presso la _. Ai clienti, in ogni caso, veniva comunicata la perdita del denaro investito mediante rendiconti fasulli oppure telefonicamente.
In cinque anni di attività AC 1 e _ hanno raccolto da 88 clienti - investitori complessivi Euro 2'981'841.-. Di questo importo solo Euro 385'372 sono stati effettivamente investiti, e dell’importo investito Euro 303'350.- sono stati persi in operazioni di borsa.
Per la rimanenza, risulta che solamente Euro 68'680.- sono stati restituiti ai clienti, mentre che Euro 1.1 milioni sono confluiti sui conti societari e sono andati a coprire le spese e Euro 210'000.- sono stati destinati alle provvigioni. Mancano perciò all’appello ben Euro 1.1 milioni, denaro di cui non è stato possibile ricostruire la destinazione, essendo unicamente accertato che AC 1 ha prelevato per contanti Euro 480'000.- e _ Euro 457'000.- (AI 246, perizia EFIN, pag. 7 segg., pag. 14).
In corso d’inchiesta AC 1 ha dichiaro di avere avuto l’intenzione di interrompere l’attività e liquidare la società (verbale 22 dicembre 2004, n. 33, pag. 5), ma di questo asserito intento non vi è riscontro alcuno. In senso contrario depone invece il fatto che AC 1 nel 2004 aveva tentato di conformarsi alle norme sui fiduciari assumendo, anche se solo a tempo parziale, una persona abilitata all’esercizio della professione, ed anche il fatto che AC 1 ha ammesso di avere valutato la possibilità di trasferirsi a _
“perché in Ticino facevano troppe storie”
(verbale 22 dicembre 2004, n 33, pag. 5).
Di fatto, l’attività della _ è proseguita sino all’ottobre 2004 ed ha preso termine solo a seguito dell’intervento del Ministero pubblico che ha ordinato l’arresto dei due titolari.
9.
Per questi fatti il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 il reato di truffa per mestiere per avere, agendo sotto la ragione sociale _, ingannato con astuzia 88 clienti investitori, inducendoli a compiere atti pregiudizievoli al proprio patrimonio per complessivi Euro 2'981'841.10, con pregiudizio finale pari a Euro 2'913'160.19.
Per gli stessi fatti il presidente della Corte ha formulato in entrata di dibattimento, con l’accordo delle parti, la subordinata di appropriazione indebita aggravata, siccome commessa come gestore di patrimoni giusta l’art. 138 cifra 2 CP (verbale dibattimentale, pag. 2).
In definitiva, la Corte ha ritenuto di non confermare l’imputazione di truffa.
Secondo la Corte, infatti, non è possibile (anche per la difficoltà di effettuare i corrispondenti accertamenti) ritenere provato che il comportamento degli autori possa essere veramente qualificato di inganno astuto. Sorprendente, in effetti, la grande leggerezza con cui i clienti di _, sulla scorta di soli contatti telefonici non richiesti hanno affidato dei soldi ad una società di cui nulla (o comunque poco) sapevano e su cui non avevano effettuato alcuna verifica seria. Inoltre, AC 1 e i suoi collaboratori, privi di formazione specifica, erano poco credibili nel ruolo di operatori finanziari. Ad eccezione forse del _, essi avrebbero con ogni probabilità potuto essere smascherati. _, in particolare, è persona nota al Presidente della Corte, ed è assodato che egli non possiede il profilo dell’autore di un inganno astuto nel campo degli investimenti finanziari.
La Corte ha di conseguenza ritenuto il reato di appropriazione indebita, aggravata siccome commessa in qualità di gestore di patrimoni, relativa a quella parte del denaro raccolto che non è stata destinata agli investimenti, per un ammontare stimato approssimativamente dalla Corte in Euro 2, 6 milioni.
10.
Il prevenuto doveva rispondere anche di tentata truffa e di falsità in documenti (punti 2 e 3 AA) per avere sottoposto, nel contesto della liquidazione di un incidente della circolazione occorsogli in Italia nel dicembre 1999, a PL 19, 8 falsi attestati di provvigioni, e ciò allo scopo di sostanziare il mancato guadagno conseguente all’incidente e di indurre l’assicuratore _ a versargli l’importo di circa fr 165'000.-.
L’accusato ha ammesso gli addebiti, sia nei verbali predibattimentali che in aula. Al riguardo egli si è così espresso (verbale 11 ottobre 2004, n. 3, pag. 2):
“Con riferimento a tali conteggi, rilevo come sono incorso in un incidente stradale in Italia nel 2000, se non erro; il PP mi dice che l'incidente dovrebbe essere occorso nel dicembre 1999, come si evince dalla documentazione sequestrata. Io consegnato detti conteggi, non mi ricordo ora se al legale della PL 19 di _ oppure direttamente all'avvocato italiano che si occupava in Italia della pratica.
ADR che le cifra non corrispondono a quanto io ho in realtà guadagnato. ADR che ho redatto i documenti allegati quale doc. 1 poiché in Italia non mi volevano riconoscere nulla. L'unico danno che riconosceva era quello alla vettura, ma che era in noleggio. Ritenuto come avessi sopportato le spese delle visite mediche e di trasporto. ADR che gli importi di cui al doc. 1 sono inventati.
Ho prodotto tali certificati all’avvocato italiano che li trasmette all’assicuratore _, assicurazione del conducente che aveva causato l’incidente.
ADR che non mi hanno corrisposto che Euro 3'500.-”
Dichiarazioni poi ribadite nel verbale del 9 giugno 2008 (n. 54, pag. 7).
Le imputazioni di tentata truffa e falsità in documenti trovano pertanto conferma negli accertamenti della Corte.
11.
Secondo l’art. 47 CP il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto della sua vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.
Per l’art. 49 CP, inoltre, in caso di concorso di reati il giudice lo condanna per la pena prevista per il reato più grave, aumentandola in misura adeguata.
12. AC 1
deve rispondere di appropriazione indebita aggravata commessa ai danni di 88 clienti investitori per un importo complessivo di circa Euro 2,6 milioni, di tentata truffa per ulteriori circa fr. 165'000.- e di falsità in documenti. Già solo le cifre riportate qui sopra evidenziano l’elevata gravità oggettiva dei reati, in particolare per quel che concerne l’imputazione principale. Oltre che per gli importi, essa è grave per l’intensità dell’attività criminale, testimoniata dal numero dei clienti e dalla durata di oltre 5 anni, durante i quali essa ha costituito di fatto l’unica attività del prevenuto. Mai l’accusato ha manifestato intenzione di recesso, ma anzi, con il passare del tempo l‘attività è aumentata di intensità, e solo l’intervento degli inquirenti vi ha posto fine.
Riprovevoli anche i motivi a delinquere dell’accusato, il quale ha delinquito senza remore al solo fine di condurre un tenore di vita lussuoso che non avrebbe potuto altrimenti permettersi.
A favore dell’accusato la Corte ha ritenuto l’incensuratezza, il ruolo di correo meno attivo rispetto a _, il tempo trascorso dai fatti e l’effettivo reinserimento sociale di cui egli ha dato prova nel frattempo. Tutto questo considerato la Corte ha ritenuto adeguata alla colpa del reo una pena detentiva di 3 anni, parzialmente sospesa in ragione di 24 mesi con un periodo di prova di 4 anni, e da espiare per la rimanenza di 12 mesi, con computo del carcere preventivo sofferto. Per rafforzare la sanzione, la Corte ha inoltre inflitto una multa di fr. 1'000.-, ritenuto che in caso di mancato pagamento sarà sostituita con una pena detentiva sostitutiva di 30 giorni.
13.
AC 1 è inoltre stato condannato a risarcire 7 parti civili, così come indicato al punto 4 del dispositivo, mentre che per il rimanente le parti civili sono rinviate al competente foro civile.
14.
La Corte ha ordinato la confisca del saldo attivo del conto n. _, del conto n. _ e del conto n. _ presso _, intestati a _, e sulla relazione postale ccp _ intestata a _, nonché della vettura _, menzionati nell’AA, con contestuale e proporzionale attribuzione alle parti civili di cui al dispositivo n. 4, previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia.
E’ inoltre ordinata la confisca di 7 cubi di documentazione sequestrata presso gli uffici di _, di 1 cubo di documentazione sequestrata presso _, di 1 classificatore “_” sequestrato presso l’abitazione di AC 1, della documentazione sequestrata presso _, delle ricevute e di 8 falsi attestati di provvigione, tutti menzionati nell’AA sotto la rubrica “oggetti”.
15.
E’ ordinato il dissequestro delle relazioni bancarie presso _, filiale di _ intestate a _ e alla _, nonché dell’appartamento n. 16 sito a _, dei due terreni agricoli siti a _, della casa patrizia e terreno agricolo ubicati a _, intestati a _, menzionati nell’AA a pag. 8.
16.
La tassa di giustizia di fr. 2’000.- e le spese processuali sono poste a carico del condannato.
Rispondendo affermativamente ai quesiti posti, meno che ai n. 1.1, 1.1.1 e in maniera parzialmente affermativa al n. 2
visti gli art. 12, 22,
40, 42, 44, 47, 51, 69, 70, 103, 106, 138 cifra 2, 146 cpv. 1 e 2, 251
CP;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

## Considerations