# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d94ef1c8-454a-4f86-abf0-019d15db9e07
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Substantive Criminal

## Facts

L’imputato, a mente della difesa, va ritenuto complice nella truffa e non correo, siccome quando lui interviene tutti gli elementi costitutivi sono già stati realizzati da altre persone. IM 2 deve solo favorire il passaggio di mano del denaro. Egli è l’ultima rotellina dell’ingranaggio, dovendo unicamente raccogliere il denaro provento della truffa. L’atto di disposizione della vittima è già stato deciso prima dell’intervento di IM 2, a seguito dell’agire dell’autore principale e non di IM 2. Egli favorisce unicamente l’atto di disposizione e quindi il suo agire si avvicina maggiormente alla complicità che alla correità. In questo senso va anche la giurisprudenza dei tribunali di altri Cantoni, ad esempio il Canton Vaud, con la sentenza citata dal collega. A seguire la tesi dell’accusa stessa, IM 2 è talmente inetto nel suo lavoro, da avere bisogno anche di una balia, che gli ricordi di rispondere al telefono. Egli non ha nessuna capacità decisionale, non fa altro che seguire direttive che gli vengono date dall’alto, è il classico complice che agevola la commissione del reato da parte dei superiori.
Un tentativo di truffa sarebbe imputabile a lui solo nel caso in cui fosse riconosciuto correo della truffa, mentre il tentativo di complicità non è punibile per costante dottrina e giurisprudenza. IM 2 non era neppure a conoscenza delle telefonate e di quello che stava accadendo. A ciò si aggiunga che non sappiamo nemmeno se in Svizzera vi fossero altre persone pronte a ritirare il denaro, ciò che in virtù del principio in dubio pro reo deve essere ritenuto.
Egli non può quindi essere riconosciuto colpevole dei punti da 1.3 a 1.8 dell’atto d’accusa.
Per quanto attiene ai punti 2 e 3, gli stessi, a mente della difesa, non sono sufficientemente sostanziati. Non sono state identificate neppure le vittime. L’atto d’accusa è formulato in maniera vaga e imprecisa, ciò che non adempie ai requisiti posti dall’art. 325 CPP. L’atto d’accusa non contiene sufficienti indicazioni sul come e con quali effetti sarebbero stati commessi i reati. Non è quindi possibile imputargli alcunché per quanto attiene ai punti 2 e 3 dell’atto d’accusa.
Quanto all’aggravante del mestiere, IM 2 ha dichiarato qual era il suo guadagno. Egli ha ricevuto complessivamente EUR 4'750.00 in 6 mesi di attività, importo che non è da considerarsi tuttavia provento personale, ma un fondo spese per i costi che ha dovuto supportare. Il guadagno sarebbe derivato unicamente dall’esito positivo delle truffe, che tuttavia non vi è mai stato. Anche se fossero andate a buon fine, avrebbe guadagnato al massimo CHF 5'000.00, che non sarebbero sufficienti per l’aggravante del mestiere, anche perché per questa aggravante un’infrazione non è sufficiente.
IM 2 deve essere prosciolto, a mente della difesa, anche dal punto 4 dell’atto d’accusa, siccome egli, come imputato, ha anche il diritto di mentire, e quindi di fare quello che ha fatto, sottacendo la sua reale identità ed accomodandosi alla deduzione fatta dagli agenti di Polizia, senza agire attivamente.
Quanto al punto 5 dell’atto d’accusa, l’imputazione è almeno parzialmente contestata. IM 2 è cittadino dell’UE e aveva quindi la possibilità di spostarsi liberamente con il proprio valido documento di legittimazione, che aveva con sé in occasione delle prime due entrate in Svizzera. Nulla infatti ci dimostra il contrario. La difesa chiede comunque di prescindere dalla punizione ai sensi dell’art. 115 cpv. 4 LStr, che prevede questa possibilità nel caso in cui lo straniero venga immediatamente espulso dalla Svizzera.
Rileva che il curriculum criminale del suo assistito deriva direttamente dall’ambiente in cui è cresciuto. Chiede di considerare l’attenuante specifica derivante dal suo ruolo di complice e le seguenti attenuanti generiche: l’ammissione spontanea dei fatti, la difficile situazione personale ed economica, il ruolo marginale dell’imputato e la durata della carcerazione preventiva.
Postula in fine una drastica riduzione della pena richiesta dall’accusa, che lascia al giudizio della Corte. Quanto alla sospensione condizionale della stessa, osserva che IM 2 è ricercato dalle autorità polacche per frode e la sospensione condizionale è fattibile, risalendo l’ultima condanna al 2011. Occorre quindi chiedersi quale senso abbia tenerlo in detenzione in Svizzera, quando sarebbe sufficiente espellerlo, anche per un periodo più lungo di 7 anni, e rimandarlo in Polonia, dove sicuramente sarà immediatamente arrestato. Non vi è dunque nessun interesse pubblico a mantenerlo in carcere in Svizzera e quindi si giustifica una sospensione condizionale della pena.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art.
12, 22, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 66a, 69, 70, 146, 252 CP;
115 LStr;
82, 135, 268, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations