# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** bc0db4de-03cc-5804-8534-eeb7ab1b8f38
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2012
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto ed in diritto
1. IM 1 è nato il _ a _ (_). Il padre e la madre vivono in _. Il padre lavora con un parente in una fabbrica di mattonelle mentre la madre è casalinga. Ha due fratelli. Uno maggiore di lui che vive in _ e lavora in una pizzeria, è sposato e ha una figlia. Il fratello minore ha 20 anni, vive con i genitori ed è studente. In aula, in merito alla sua vita, IM 1 ha dichiarato:
"
Sono nato a _. Ho frequentato dapprima le scuole dell’obbligo, che sono di 8 anni, e comprendono le elementari e le medie. Al termine delle medie ho compiuto 18 anni. D’estate è arrivato mio cugino _, che vive a _ e lavora come muratore per un’impresa di costruzioni. Mio cugino mi ha chiesto se volevo andare da lui in _ a lavorare. Nello stesso palazzo dove abita _ abita anche un altro cugino, che si chiama _, e che ha una piccola ditta di marmista, che mi ha preso a lavorare con lui.
Ho lavorato per lui fino all’aprile 2010, momento in cui sono stato fermato dalla Polizia _ perché non avevo il permesso di soggiorno. Il giorno seguente mi sono presentato come mi era stato richiesto e mi hanno accompagnato in _. Sono rimasto in _ fino al mese di settembre 2010. A settembre sono ritornato in _. Mio cugino non aveva più lavoro per me perché aveva smesso l’attività. Da lì ho iniziato a lavorare con altri _ o _, sempre come piastrellista, che era il lavoro che sapevo fare.
ADR: In _ ho provato due volte, quando sono arrivato nel 2007, a mettermi a posto con il permesso di soggiorno, ma non ci sono riuscito perché una volta mi è stato detto che non erano sufficienti i documenti e un’altra volta avevo pagato una persona per essere messo a posto ma non ho più saputo nulla.
ADR: Nel 2007 sono entrato in _ illegalmente. Avevo pagato qualcuno che mi ha fatto arrivare in _.
ADR: La seconda volta che sono rientrato in _, a settembre 2010, non ho fatto nessuna richiesta di permesso di soggiorno. Preciso però che sono entrato alla dogana con il passaporto valido. Mi era stato detto che potevo stare tre mesi in Italia e poi sarei dovuto rientrare in _.”
In occasione del verbale 4 maggio 2012 dinanzi al PP aveva dichiarato che in _ aveva trovato lavoro presso il cugino piastrellista per tre anni ma che:
"
Non avevo però permessi regolari di soggiorno ragion per la quale ho avuto qualche problema con le autorità amministrative, infatti sono stato rimpatriato nel 2010. In _ non ho però mai avuto a che fare con la giustizia penale, né con la polizia. Non ho mai commesso nessun reato.
[...]. Me ne sono andato dall’_ in cerca di qualcosa di meglio”
(verbale 04.05.2012, AI 16).
2. Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero e italiano (AI 19, 27), IM 1 non risulta avere precedenti penali. Dal rapporto di segnalazione 07.05.2012 (AI 26) della Polizia all’attenzione del PP, risulta la raccolta di “
sommarie informazioni
” concernenti IM 1, rese ai Carabinieri del Nucleo Investigativo della Legione Carabineri _ Comando Provinciale di _, da due persone informate sui fatti, una delle quali in particolare segnala di conoscere IM 1 con il soprannome di “_” e quale spacciatore di cocaina. Al dibattimento la pubblica accusa in merito a detto procedimento ha prodotto (doc. dib.3) la richiesta di archiviazione avanzata dal Sostituto PM incaricato, al Giudice per le Indagini Preliminari in data 01.06.2012.
3. IM 1 veniva arrestato a _ (_) il 12 ottobre 2011 sulla base del mandato di cattura internazionale (AI 2) 10.10.2011 emesso nei suoi confronti dal Procuratore pubblico per rapina aggravata dall’aver agito in banda per l’esecuzione di tre rapine (14.01.2011, 09.02.2011 e 11.02.2011) commesse a _, _ e _, per sequestro di persona e rapimento, furto d’uso, infrazione alla legge sugli stranieri (entrata illegale) ed infrazione alla legge sulle armi.
L’arresto di IM 1 trae origine dal fatto che _, cittadino _, autore di sei rapine commesse in correità, nel periodo 18 agosto 2010/11 febbraio 2011 tra _, _ e _, dopo la commissione dell’ultima rapina, era stato fermato in _ dalla Guardia di Finanza della tenenza di _ (_) e tratto in arresto in esecuzione del mandato di cattura internazionale 11.02.2011 emesso nei suoi confronti dal PP. Il correo unitamente al quale _ aveva commesso la rapina dell’11 febbraio 2011 era riuscito invece a sottrarsi all’arresto. _, in occasione del fermo in _, forniva il numero di cellulare del suo correo (_) che indicava in tale “_”, cittadino _ di cui forniva i connotati e con il quale, stante le difficoltà finanziarie in cui versavano entrambi, avevano deciso di compiere una rapina in Svizzera.
Estradato, _ giungeva in _, a _, il 05.04.2011. Interrogato dichiarava di aver commesso le prime tre rapine con un tale “_”, cittadino _ non meglio identificato e le ultime tre rapine (del 14.01.2011, del 09.02.2011 e dell’11.02.2011), unitamente a “_”, pure lui cittadino _ (verbale _ 05.04.2011).
Le attività investigative intraprese nel frattempo dai carabinieri del Comando di _ accertavano che l’utenza (del correo), fornita da _ (_) era intestata al minorenne _, _, residente a _, ma in uso a IM 1, persona soggiornante illegalmente in _. Oltre alla chiamata in causa di _, IM 1 era anche stato riconosciuto dai testi _ e _ che l’11.02.2011 avevano incrociato due uomini nel bosco, quando dopo la rapina l’11.02.2011 a _, per sfuggire alla Polizia che li aveva intercettati, _ e il correo avevano abbandonato l’auto e si erano dati alla fuga a piedi, attraverso i boschi raggiungendo il territorio italiano, così come riferito da _. Identificato dagli italiani, la foto di IM 1 era stata così inserita in una serie di fotografie che erano state sottoposte ai due testi, che avevano riconosciuto senza ombra di dubbio IM 1 come uno dei due uomini che avevano visto nel bosco. La serie di fotografie era poi stata sottoposta alla commessa _ (vittima della rapina dell’11.02.2011) che indicava nella foto n. 8 (corrispondente a IM 1) la persona più rassomigliante al secondo autore della rapina.
Da qui, il mandato di cattura internazionale emesso nei confronti di IM 1 e la successiva domanda di estradizione presentata dal Procuratore pubblico.
4. L’Autorità _ accoglieva la domanda di estradizione, con decreto del 19.04.2012 (AI 14). IM 1 giungeva in _, a _, il 4 maggio 2012 (AI 15: rapporto di arresto provvisorio IM 1).
5. Interrogato dal PP lo stesso giorno (verbale 4 maggio 2012, AI 16), IM 1 ammetteva subito di essere l’autore, unitamente a _, della rapina del 09.02.2011 ai danni della stazione di servizio _ e di quella dell’11.02.2011 ai danni della stazione di servizio ACPR 1, descrivendo in dettaglio i fatti e fornendo particolari. Negava invece decisamente di aver commesso la rapina ai danni della stazione di servizio _ di _ e ha continuato a negarlo per tutta l’inchiesta.
6. Il Procuratore pubblico preso atto delle ammissioni dell’imputato (AI 6), raccolta la sua versione dei fatti ed effettuato il confronto con _ che si avvaleva della facoltà di non rispondere, emetteva il 4 luglio 2012 l’Atto d’accusa a carico di IM 1 per ripetuta rapina (punto 1 dell’AA) contemplante quella commessa il 09.02.2011 a _ (punto 1.1 dell’AA) presso la stazione di servizio _ e quella dell’11.02.2011 commessa a _ presso il negozio-stazione di servizio ACPR 1 (punto 1.2 dell’AA), ad esclusione della rapina del 14.01.2011. Gli imputava inoltre il reato di coazione (punto 2 dell’AA) commessa nei confronti del cliente che era entrato nel negozio della stazione di servizio mentre era in corso la rapina dell’11.02.2011, quello di entrata illegale (punto 3 dell’AA) e di infrazione alla Legge sulle Armi (punto 4 del’AA).
7. Agli atti del procedimento IM 1 (AI 5) venivano acquisiti i verbali di interrogatorio di _ del 05.04.2011, del 21.07.2011, del 16.09.2011 (AI 39, AI 75, AI 94 dell’incarto 1159/2011 concernente _), il Rapporto d’inchiesta di Polizia Giudiziaria del 05.10.2011, nonché la sentenza di primo grado nel frattempo emessa nei confronti di _ (AI 12), processato e condannato il 26 gennaio 2012.
8. Occorre ricordare nell’ambito del procedimento a carico di _, che contro la sentenza di primo grado che lo condannava alla pena di 4 anni e 6 mesi di pena detentiva, _ ha interposto appello alla Corte di appello e di revisione penale.
Nell’ambito del procedimento d’appello e nelle more del processo a carico di IM 1, quest’ultimo è stato ascoltato dalla CARP. In quell’occasione _ - come ha segnalato in aula la difesa di IM 1 (cfr. verbale di interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento) - ha ammesso che la rapina del 14.01.2011 - contrariamente a quanto aveva ripetutamente dichiarato - non l’aveva commessa con “_” vale a dire con IM 1 (cfr. verbale d’interrogatorio dell’imputato pag. 3). In sostanza ha ritrattato la chiamata in correità formulata nei suoi confronti per questa rapina.
IM 1 ha dichiarato di aver avuto modo di parlare in carcere di questi fatti con _, che gli ha riferito di averlo accusato anche della rapina del 14.01.2011 perché pensava che non lo avrebbero mai preso e che “
così avrebbe lasciato la rapina a me per non coinvolgere la persona assieme alla quale l’ha fatta. Non mi ha detto chi è questa persona, ma solo che è un suo amico
” (verbale d’interrogatorio dell’imputato, pag. 8, all. 1 al verbale del dibattimento).
9.
Rapina del 9 febbraio 2011
9.1.
La prima rapina imputata nell’Atto d’accusa (cfr. punto 1.1) è quella commessa il 9 febbraio 2011 a _ in danno della Stazione di servizio _ di ACPR 2, con una refurtiva denunciata di Fr. 1'500.- sottratta dalla cassa del negozio.
Come descritto nella sentenza emessa a carico di _,
"
Il 9 febbraio 2011, la commessa _ aveva iniziato il turno di lavoro alle ore 11.00 per terminare alle ore 19.00 (cfr. verbale del 09.02.2011).
In base alla sua testimonianza, verso le 12.30 mentre con la signora ACPR 2 stavano mangiando nel retro del negozio, entra un uomo, per cui lei si porta al bancone per servirlo. L’uomo le chiedeva un pacchetto di Marlboro Gold da 10 sigarette. Lei gli rispondeva che non avevano questo genere di confezioni. L’uomo le diceva che aveva solo Euro 5.20 chiedendole un pacchetto di Winston rosse, che lei gli dava. L’uomo la ringraziava e usciva, allontanandosi a piedi poiché non ha sentito rumori di auto arrivare o partire. Continuava quindi il pranzo, al termine del quale ritornava alle sue faccende, mentre la signora ACPR 2 restava chiusa nell’ufficio cambio.
Verso le 13.10/13.13 _ vede all’esterno del negozio lo stesso uomo delle Winston, seguito da una seconda persona. Vede il secondo individuo che, mentre è ancora sulla porta, fa un ultimo tiro di sigaretta che poi getta e nel contempo si cala sul viso un passamontagna che aveva sotto il cappello, tipo pescatore di colore chiaro.
Il primo uomo che era entrato con il viso scoperto, poco prima di arrivare al bancone si copre il volto e le dice una frase del tipo “stai zitta o stai ferma”, le si avvicina, l’afferra per il braccio sinistro e la spinge in direzione della cassa e poi davanti alla porta dell’ufficio cambio. Qui estrae dalla giacca una pistola di piccole dimensioni, di colore grigio opaco che impugna con la mano sinistra puntandogliela alla nuca, dicendole “digli di aprire”. Il rapinatore che indossava dei guanti scuri, con la mano destra cercava di aprire la porta dell’ufficio cambio muovendo la maniglia e premendo più volte l’interruttore della luce pensando che aprisse la porta dell’ufficio. Durante questi attimi concitati lei sente l’altro rapinatore, che nel frattempo era entrato nel negozio, armeggiare con la cassa del negozio e dire a quello che la minacciava “andiamo”, in italiano senza accenti particolari.
_, spaventata a morte dall’arma che le era puntata alla nuca, sapendo che nell’ufficio c’era la signora ACPR 2, grida il suo nome. I rapinatori, resisi conto che non riuscivano ad entrare nell’Ufficio cambio, escono di corsa dandosi alla fuga in direzione dell’abitato di _. Subito dopo la signora ACPR 2 le chiedeva se era sola e usciva dall’ufficio cambi. Prima di questo la commessa era riuscita a premere l’allarme per cui poco dopo arrivava il titolare, ACPR 2 con la Polizia”.
(AI 12: sentenza della Corte delle Assise Criminali 26.01.2012 emessa a carico di _).
9.2. IM 1 in merito all’esecuzione di questa rapina ha dichiarato che:
"
Entrambi siamo scesi dall’auto. Ognuno di noi era in possesso di una pistola. _ è entrato per primo nel negozio, io l’ho seguito. Una volta dentro _ ha preso la ragazza che era lì e le ha chiesto di aprire la cassaforte. _ impugnava la pistola con la mano sana o meglio quella senza il gesso.
Alla richiesta di _ di aprire la cassaforte la ragazza non apriva. Non ricordo se _ mentre chiedeva alla ragazza di aprire la cassaforte le puntava l’arma. Ad un certo punto mi ha detto andiamo via. Prima di lasciare il luogo _ mi diceva di prendere i soldi che erano nella cassa. E’ stato lui a premere un tasto e la cassa si è aperta.
Io ho preso i soldi. Quando eravamo già fuori dal negozio _ mi ha detto se avevo sollevato il divisorio della moneta in plastica per verificare se vi fosse altro contante nascosto sotto.
Io gli rispondevo che non lo avevo fatto anche perché non sapevo che ci potessero essere nascosti dei soldi.
Siamo quindi saliti in auto e siamo tornati in _ passando dallo stesso valico doganale dal quale eravamo entrati”
(VI PG IM 1 del 21.05.2012, pag. 3).
Questa descrizione fatta dall’imputato coincide sostanzialmente con quanto riferito dalla commessa _ in merito allo svolgimento dei fatti, versione che la Corte ha seguito.
9.3. IM 1, sia durante l’inchiesta che al dibattimento, in merito a questa rapina ha precisato che il 09.02.2011 l’obiettivo della rapina era un'altra stazione di servizio che hanno poi scartato perché erano presenti troppe persone per cui _ si era mosso alla ricerca di un altro obiettivo, individuandolo nella stazione di servizio _ di _. Ha dichiarato di aver indossato gli indumenti (il braccio di una felpa e una berretta scura) che gli aveva dato _, che erano contenuti in una borsa di stoffa leggera insieme alle targhe svizzere che _ applicava sulle targhe originali italiane poco prima di entrare in Svizzera. Ha negato di essere stato lui a suggerire il furto di targhe svizzere, dichiarando che le targhe erano già in possesso di _. Nella borsa di stoffa vi erano anche le due pistole giocattolo che avevano acquistato insieme a _ per 6 o 7 Euro l’una la mattina del 09.02.2011. Nella borsa erano anche contenuti lo scotch ed un pennarello nero che avevano acquistato sempre quella stessa mattina in un’area di servizio dell’autostrada in Italia nei pressi di Varese e che sappiamo essere stati utilizzati per coprire il bollino rosso delle pistole giocattolo.
9.4. In merito all’auto con la quale è stata eseguita la rapina, IM 1 ha indicato essere la Smart bianca di _ con la quale hanno anche raggiunto quella mattina il territorio svizzero e ciò contrariamente a quanto riferito da _, che aveva invece dichiarato di aver eseguito la rapina con la Ford Fiesta presa in prestito dal suo amico _. L’imputato ha precisato che la mattina del 09.02.2011 era la prima volta che entrava in Svizzera e di essere entrato attraverso un vecchio valico non controllato percorso dal correo che lui non conosceva, fatto che ha ripetuto anche al dibattimento (cfr. verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento).
9.5. Quo alla refurtiva, l’imputato ha dichiarato che il denaro che aveva consegnato a _ durante il tragitto per rientrare in _, era stato da questi cambiato in Euro in una banca una volta giunti a _. Ha precisato di aver ricevuto da _ € 250.-, di cui € 50.- erano la restituzione del prestito che aveva fatto a _ quella mattina per fare benzina. _ aveva dichiarato al contrario di aver trattenuto per sé € 200.-/300.- dando tutto il resto della refurtiva a IM 1. Quest’ultimo ha precisato che prima della rapina, con _ non avevano concordato nulla quo alla spartizione della refurtiva (verbale IM 1 21.05.2012).
10. Rapina dell’11 febbraio 2011
10.1. La seconda rapina imputata nell’Atto d’accusa (cfr. punto 1.2) è quella dell’11 febbraio 2011 commessa a _ in danno della Stazione di servizio ACPR 1 con una refurtiva complessiva denunciata di Fr. 28'674.50 (Fr. 8'210.20 ed Euro 15'560.-), colpo questo che ha condotto all’arresto di _ e successivamente del qui imputato.
Come descritto nella sentenza emessa a carico di _:
"
_, la vittima, interrogata poco dopo i fatti, ha dichiarato che il 9 febbraio 2011 verso le ore 09.15 circa, si trovava dietro il bancone a servire un cliente che le aveva chiesto di cambiare Fr. 250.- in Euro per cui si spostava nell’apposito ufficio cambio e consegnava al cliente Euro 150.-. Preso il denaro, il cliente usciva dal negozio mentre lei restava ancora nell’ufficio cambio. Non sa quanto tempo è rimasta all’interno ma quando esce si trova di fronte una persona che le intima di entrare. Indica quest’uomo che impugnava la pistola con la mano destra, quale primo rapinatore con corporatura media, alto 160/165 che ha detto una sola parola che lei non ha capito e che poteva essere in lingua straniera. Descrive il secondo rapinatore come un uomo con corporatura snella, carnagione bianca, capelli castano chiari, alto 175/180 cm con gli occhi azzurri.
Pertanto appena uscita dall’ufficio cambio, quello che si ritrova di fronte e che le ordina di entrare è la persona che ha indicato quale secondo rapinatore. Lei quasi istintivamente risponde di no. L’uomo le si avvicina ancora di più e le ordina di entrare e a questo momento vede che il primo uomo era seguito da un’altra persona. All’interno dell’ufficio cambio il primo rapinatore le ordina di aprire la cassaforte ma lei in preda al panico non ci riesce.
L’uomo le diceva con voce calma ma decisa “.... giuro che ti ammazzo, hai tre minuti, tre minuti, se no inizio a menarti...”, frase che le è stata ripetuta più volte, ma lei in preda al panico non si ricorda più il codice per cui chiede di poter guardare il numero sul quaderno. E’ in questi attimi, ha precisato “che sentivo il rumore metallico prodotto dalla pistola e che il primo rapinatore mi puntava la pistola alla tempia”. Alla sua richiesta di poter leggere il codice sul quaderno, viene scortata fino alla sua borsa che era vicino alla vetrata. Non sa quando esattamente ma nel negozio entra un cliente abituale (_) che veniva preso in ostaggio e portato all’interno del locale cambio dove viene fatto sedere su una sedia poiché ha problemi di deambulazione. La commessa, letto sul quaderno la combinazione riesce ad aprire la cassaforte, per cui il secondo rapinatore prelevava il contante e nel contempo chiedeva all’altro di passargli il sacchetto di plastica giallo della _. Presi i soldi i due rapinatori intimano di non chiamare nessuno prima di un minuto e si allontanano a piedi in direzione degli svincoli autostradali.
La commessa dichiara di essere rimasta particolarmente colpita dagli occhi azzurri del secondo rapinatore. E’ stato sempre lui che ha parlato e in un certo modo ha condotto la rapina. Le ha chiesto a più riprese soldi o meglio: “...so che hai altri soldi, dove sono o qualcosa di simile....” (cfr. verbale _ 11.02.2011 ore 12.00).
Riferisce di essere stata sotto shock e di non ricordare esattamente cosa ha fatto. Forse ha schiacciato l’allarme, poi ha chiamato in ufficio parlando con il responsabile (_) al quale riferiva della rapina e che le ha detto che avrebbe allarmato la Polizia che è arrivata pochi minuti dopo.
Gli interroganti sottopongono alla commessa una documentazione fotografica con raffigurate 18 persone. _ riconosce al 100% nel n. 5 (corrispondente ad _) quello che ha descritto come il secondo rapinatore, per la forma degli occhi, il suo colore, lo sguardo come pure il colore della pelle identico a quello che poco prima, nel verbale, aveva indicato come il secondo rapinatore. Del secondo rapinatore, che non è riuscita a vedere in faccia, non ha invece nessun ricordo (cfr. verbale _ 11.02.2011, AI 99, all. 18).
Quello stesso giorno gli inquirenti interrogano anche il cliente che è entrato nel negozio mentre era in atto la rapina (cfr. verbale 11.02.2011 ore 10.05). _ ha confermato che uno dei due rapinatori gli ha ordinato di entrare nel locale lì vicino da dove erano usciti “e mi ha appoggiato la sua mano sinistra sul mio braccio destro”. Lui gli riferiva di avere difficoltà motorie per le protesi alle gambe e il rapinatore gli diceva di entrare e di sedersi, cosa che lui ha fatto. Ha riferito di essere “rimasto abbastanza scosso da quanto accaduto” e di non ricordare, per tale motivo, “esattamente quello che è capitato e gli eventuali dettagli” e di non essere in grado di riconoscere i rapinatori”
(AI 12: sentenza della Corte delle Assise Criminali 26 gennaio 2012 emessa a carico di _).
10.2. IM 1 in merito alla dinamica di questa rapina ha dichiarato che con il volto travisato e muniti di pistola, _ è entrato per primo nel negozio e si è diretto verso la cassiera mentre lui entrava subito dopo. _, che impugnava la pistola con la mano sinistra, intimava alla cassiera di aprire la porta dell’ufficio cambio dove sono poi entrati mentre lui è rimasto sulla soglia. La commessa non ricordava il codice per cui ha chiesto di poterlo recuperare dalla sua borsa che era nel negozio. Quando sono usciti dal locale cambio hanno visto che in negozio era entrato un cliente. La commessa, recuperato il codice, rientrava nel locale cambio con _ mentre lui minacciava con la pistola puntatagli alla tempia, facendo il movimento di carica, l’uomo entrato nel negozio. Visionando il filmato della rapina l’imputato ha preso atto che il cliente era stato fatto entrare nel locale cambio (particolare che aveva affermato di non ricordare) dove c’era la cassaforte e dove è stato fatto sedere su di una sedia. Aperta la cassaforte, hanno arraffato i soldi e sono usciti dal negozio, allontanandosi (verbale 21.05.2012; verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento).
Con questa descrizione l’imputato ha riconosciuto in sostanza la dinamica dei fatti riferita dalla commessa e dal cliente entrato in negozio, versione che ha ripetuto anche al dibattimento (verbale di interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del dibattimento).
10.3. In merito all’auto, una Ford Fiesta, IM 1 ha dichiarato che _ l’ha recuperata quella mattina da un suo amico da cui l’aveva ottenuta in prestito e che alla stessa hanno applicato le targhe ticinesi dopo essere entrati in Svizzera, poco dopo la dogana (verbale 21.05.2012 pag. 5). Nel seguito ha indicato e descritto la loro fuga dopo la commissione della rapina poiché intercettati da un’auto della Polizia. Ha riferito (verbale 21.05.2012) che _ non si è fermato all’alt della Polizia e che dopo essersi allontanati ad un certo punto hanno abbandonato l’auto e, presi i soldi, i vestiti, le targhe e le pistole, sono scappati a piedi, hanno attraversato un corso d’acqua e camminando sono saliti su di una montagna. Qui _ ha detto di nascondere le targhe e le pistole, cosa che hanno fatto, coprendole con la terra e le foglie. Hanno quindi proseguito e in cima alla montagna hanno incrociato due persone alle quali _ ha chiesto se erano già in _, ricevendo risposta positiva. Sono quindi scesi dalla montagna e si sono nascosti prima in un capannone abbandonato e poi per diverse ore, sotto un’auto sollevata da terra e coperta da un telone dove sono rimasti sin verso le ore 17.00. Dopo un paio d’ore, mentre erano ancora nascosti sotto la macchina, _ gli ha dato € 500.- dicendogli che andava a nascondere i soldi di modo che se fossero stati fermati, non avevano con loro la refurtiva. Dopo circa 15 minuti è tornato là dove erano nascosti dicendogli che anche per sé aveva tenuto € 500.-. Verso le ore 17.00/17.30 sono usciti dal nascondiglio restando distanti l’uno dall’altro, in particolare lui camminava davanti a _. Mentre camminavano ha visto arrivare la Finanza che li ha raggiunti da tergo fermandosi all’altezza di _. Lui ha continuato a camminare dritto e ha visto _ andar via con la Finanza. In seguito ha preso un pullman e quindi il treno ed è rientrato a casa.
Dopo qualche giorno, via Internet, ha appreso che _ era stato arrestato. Non ha poi più saputo nulla fino a quando il 12.10.2011 è stato a sua volta arrestato.
10.4. Va detto che le ricerche effettuate dagli inquirenti sulla base delle indicazioni date da _, il 13.05.2011, nei luoghi da questi indicati, non hanno portato al ritrovamento delle pistole né alle targhe ticinesi sottratte.
10.5. In merito alla refurtiva, al dibattimento IM 1 ha dichiarato che _ gli avrebbe dovuto dare ancora parte della refurtiva se non fosse stato arrestato. Ha precisato di non conoscere l’ammontare del bottino e di essersi solo reso conto che era molto più importante di quello della precedente rapina. Ha ripetuto che con _ non avevano parlato di quanto gli avrebbe ancora dato ma che era di più della volta precedente. Ha ribadito in aula di non aver visto dove _ ha nascosto la refurtiva che lui non ha comunque cercato. Ha pertanto negato di aver avuto con sé la refurtiva, come invece affermato da _.
11. Il Procuratore pubblico in relazione a questa fattispecie, oltre alla rapina di cui al punto 1.2, ha imputato a IM 1 il reato di coazione (cfr. punto 2 dell’AA) in relazione a quanto commesso nei confronti del cliente entrato nel negozio mentre la rapina era in atto (_) e che è stato costretto con la minaccia della pistola, ad entrare e restare nel locale cambio unitamente alla commessa (cfr. verbale _).
Al dibattimento l’imputato ha confermato che il cliente è stato costretto ad entrare nel locale cambio dove è stato fatto sedere su una sedia mentre la commessa apriva la cassaforte (cfr. verbale d’interrogatorio dell’imputato pag. 7, all. 1 al verbale del dibattimento).
12.
In merito all’infrazione alla LF sugli stranieri, al dibattimento l’imputato ha dichiarato di essere stato in possesso del passaporto quando il 09.02.2011 ed l’11.02.2011 è entrato in Svizzera per commettere le rapine. La Pubblica accusa preso atto delle dichiarazioni dell’imputato, ha rinunciato alla relativa imputazione di cui al punto 3 dell’AA.
13. Relativamente all’imputazione di infrazione alla legge sulle armi, l’imputato ha pacificamente ammesso di aver, in due occasioni, portato su di sé ed importato in Svizzera la pistola giocattolo al fine di commettere le rapine.
14. Giusta l’art. 140 cifra 1 cpv. 1 CP commette rapina ed è punito con una pena detentiva fino a 10 anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 180 aliquote giornaliere, chiunque commette un furto usando violenza contro una persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all'integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza.
Non occorre spendere molte parole per sostenere che quel che è stato fatto dall’imputato ai danni della stazione di servizio _ di ACPR 2 a _ e ai danni della stazione di servizio ACPR 1 di _, si qualifica giuridicamente come rapina ai sensi dell’art. 140 CP laddove IM 1 e _, con la minaccia di una pistola (giocattolo, modificata ed utilizzata in modo da sembrare vera) hanno piegato la volontà delle impiegate dell’obiettivo preso di mira tanto da costringerle ad aprire la/le casseforti appropriandosi del denaro ivi contenuto e in un caso, il denaro presente nella cassa del negozio. Ne discende la conferma delle imputazioni di cui al punto 1 (1.1. e 1.2 ) dell’Atto d’accusa.
15. Per l’art. 181 CP, si rende colpevole di coazione ed è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque usando violenza o minaccia di grave danno contro una persona, o intralciando in altro modo la libertà d’agire di lei, la costringe a fare, omettere o tollerare un atto.
La Corte ha ritenuto che quanto commesso nei confronti del cliente (di cui al punto 2 dell’AA) che è entrato nel negozio mentre era in corso la rapina e che è stato costretto come la commessa, con la minaccia della pistola, ad entrare nel locale cambio dove era situata la cassaforte e a restarvi per il tempo necessario all’esecuzione della rapina, adempie la fattispecie del reato di coazione ex art. 181 CP, con la conferma dell’imputazione di cui al punto 2 dell’Atto d’accusa.
16. Ugualmente realizzati in concreto sono stati ritenuti i presupposti del reato di cui al punto 4 dell’AA nella misura in cui è stato pacificamente ammesso dall’imputato di aver, in due occasioni, portato su di sé ed importato in Svizzera la pistola giocattolo così come riportato nell’AA, al fine di commettere le rapine. La relativa imputazione descritta al punto 4 dell’AA ha trovato pertanto conferma.
17. Nella commisurazione della pena (art. 47 CP) il giudice tiene conto della colpa del reo, della vita e delle condizioni personali di lui nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.
Per il resto è ancora valida la vecchia giurisprudenza elaborata nell’ambito del vecchio art. 63 CP per cui, nella valutazione della colpa, entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20, 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).
Vanno inoltre considerati la situazione familiare professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena (
Strafempfindlichkeit
) per rapporto allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai rischi di recidiva ecc. (cfr. per tutte, la sentenza 18.12.2007 della CCRP in re A.A. e la giurisprudenza ivi richiamata).
18. Avuto riguardo alla commisurazione della pena va detto innanzitutto che la Corte ha ritenuto oggettivamente e soggettivamente grave la colpa dell’imputato. La rapina è un reato già grave di per sé perché chi, per soldi facili, è pronto ad aggredire e a porre la vittima nell’impossibilità di difendersi mediante minaccia, violenza o altre forme di pressione psicologica o coazione, per potersi appropriare di denaro o di valori altrui, dimostra una mancanza di scrupoli che non deve essere banalizzata. L’oggettiva gravità del reato di rapina risulta poi in modo chiaro anche dalla comminatoria di una pena minima di 180 aliquote giornaliere anche per il caso meno grave e fino a 10 anni di pena detentiva, voluta dal legislatore.
IM 1 ha commesso, unitamente a _, ben due rapine sul nostro territorio, a brevissima distanza l’una dall’altra. Per egoistico scopo di lucro non si è fatto alcuno scrupolo a spaventare a morte le vittime perché anche se sono state usate pistole giocattolo, appositamente modificate tanto da sembrare autentiche, le vittime non lo sanno per cui il loro spavento è davvero autentico ed enorme tanto da comportare talvolta conseguenze negative anche importanti nella loto vita futura. Incide poi negativamente anche il fatto che le rapine siano state commesse insieme da due autori ciò che anche agli occhi delle vittime, ne aumenta sensibilmente la pericolosità.
L’imputato, ventiduenne all’epoca dei fatti, commettendo una dietro l’altra, due rapine, ha mostrato una prontezza a delinquere, nello spazio di poco tempo, notevole oltre ad una grande determinazione nel raggiungimento dell’obiettivo: visto che la rapina del 9 febbraio aveva fruttato il magro bottino di fr. 1'500.- ecco che, dopo soli due giorni, torna a commettere la seconda rapina dimostrando anche una notevole spregiudicatezza poiché non poteva affatto escludere ma anzi ben prevedere la presenza ed i controlli della polizia sul territorio, allertata dalla rapina commessa soli due giorni prima. E’ stato infatti l’imputato stesso a dichiarare, anche in aula, che l’11 febbraio 2011, prima di commettere la rapina, avevano incrociato un’auto della Polizia, senza che ciò abbia avuto alcun effetto dissuasivo, ciò che a giudizio della Corte denota un agire senz’altro spregiudicato. L’imputato ha agito con grande determinazione anche se si pensa ai chilometri da percorrere per arrivare dall’Italia in Svizzera, terra a suo dire mai visitata prima, senza mai avere ripensamenti o esitazioni di sorta.
IM 1 ha svolto un ruolo importante nell’esecuzione delle due rapine nella misura in cui è accertato che _ non ha mai agito da solo nel commettere le rapine sul nostro territorio. L’imputato poi ha dato prova di lucidità e sangue freddo allorché ha saputo fronteggiare prontamente durante l’esecuzione della seconda rapina, l’imprevisto costituito dall’arrivo nel negozio del cliente _ che ha immediatamente reso inoffensivo minacciandolo con la pistola puntatagli alla tempia, dimostrando con ciò, come detto, un notevole sangue freddo per essere uno alle prime armi.
Ha agito per scopo di lucro ma non perché aveva fame o versava nel bisogno avendo lui stesso dichiarato di fare saltuariamente qualche lavoro ma, come riconosciuto dalla difesa, per aumentare il suo tenore di vita, per acquistare beni non strettamente necessari per vivere, ciò che è particolarmente grave, così come è grave e colpisce la facilità con la quale l’imputato si è dedicato a questo genere di attività criminale.
Dal profilo personale, dagli atti e dal suo racconto non emergono elementi che possano far ritenere un’esistenza particolarmente difficile. La Corte comunque ha considerato a favore dell’imputato la sua condizione di illegalità in _, sottolineata dalla difesa nonché il fatto che al momento della commissione delle rapine aveva poco più di 22 anni. Ha tenuto conto dell’assunzione di responsabilità sin dal primo verbale di polizia e quindi della collaborazione prestata agli inquirenti valutando positivamente l’uso di pistole giocattolo, la sua incensuratezza (posto che per il procedimento pendente in _ per stupefacenti [reato di cui gli artt. 73 D.P.R. 309/1990] il Sostituto Procuratore della Repubblica ha chiesto l’archiviazione al GIP, doc. DIB 3) e soprattutto del lungo carcere preventivo sofferto fino al dibattimento (dal 12.10.2011 al 24.08.2012) compreso quello in vista dell’estradizione per cui, tenuto conto del concorso di reati, ha ritenuto giusto ed equo condannare IM 1 alla pena di 26 mesi di pena detentiva di cui, tenuto conto che la Pubblica accusa non si è opposta alla concessione della sospensione parziale della pena, 12 mesi da espiare e 14 sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni.
19. La tassa di giustizia di fr. 1'000.-- e le spese processuali sono poste a carico del condannato, ad eccezione delle spese per la difesa d’ufficio, che sono sostenute dallo Stato, con la riserva dell’art. 135 cpv. 4 CPP.
Visti gli art.
12, 40, 43, 44, 47, 49, 51, 140 cifra 1, 181 CP;
115 cpv. 1 lett. a LStr;
33 Larm;
135, 422 e segg. CPP e 22 LTG sulle spese;

## Considerations