# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ebb7cda9-5d13-5314-8004-fcbb8d358d73
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1976, pizzaiolo ed attivo quale amministratore di diverse società (_), il 17 aprile 2013 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI (doc. 24 incarto AI).
1.2. Dopo aver esperito gli accertamenti ritenuti necessari, con progetto del 27 febbraio 2014 l’UAI ha proposto il riconoscimento di una rendita intera limitata nel tempo dal 1° maggio 2013 al 31 gennaio 2014, con versamento dal 1° ottobre 2013, ossia 6 mesi dopo il deposito della domanda (doc. AI 83). In seguito alle osservazioni della curante, dr.ssa med. _, l’amministrazione ha fatto allestire una perizia psichiatrica al _, dalla quale il medico SMR, dr. med. _, si è distanziato con rapporti del 2 maggio 2016 e del 24 febbraio 2017, stabilendo una ripresa totale della capacità lavorativa dal 1° febbraio 2014.
Con decisione dell’8 marzo 2018, preavvisata dal progetto del 10 aprile 2017 (doc. AI 140), l’UAI ha stabilito che l’interessato ha diritto ad una rendita intera dal 1° maggio 2013 al 31 gennaio 2014, con versamento dal 1° ottobre 2013 ed ha interamente compensato l’ammontare complessivo dovuto con i contributi arretrati non ancora soluti dall’interessato (doc. AI 158-161). Con decisione del 13 marzo 2018 la rendita è stata ricalcolata con conseguente leggero aumento dell’ammontare della prestazione e del parallelo importo compensato (doc. B).
1.3. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la decisione dell’8 marzo 2018 (cfr. doc. I, pag. 1, pag. 2 punto c e pag. 13), chiedendone l’annullamento ed il versamento della rendita AI anche dopo il 31 gennaio 2014 (doc. I). Il ricorrente fa preliminarmente valere una violazione del suo diritto di essere sentito poiché con la decisione impugnata l’UAI non avrebbe preso posizione sulle censure e sulla documentazione presentate in sede di osservazioni al progetto, segnatamente non avrebbe considerato le valutazioni neurologiche della Clinica neurologica e neurochirurgica dell’_ di _ per il periodo da luglio 2017 relativamente al disturbo neurologico funzionale (ICD10-F44.4). Questa patologia sarebbe stata accertata e valutata sin dal 16 agosto 2013 anche dal _ di _ ed ancora il 27 ottobre 2017 dalla PD dr.ssa med. _ della Clinica neurologica e neurochirurgica dell’_ di _, la quale ha espressamente escluso che detta sintomatologia possa essere considerata una simulazione. La valutazione è ancora stata confermata il 10 gennaio 2018 dalla medesima specialista. Il ricorrente cita inoltre il referto del 22 marzo 2018 del dr. med. _, FMH neurologia e del 23 marzo 2018 del dr. med. _, dell’_. La documentazione medica, secondo l’insorgente, confermerebbe l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività al 100%, come da sempre stabilito dalla curante, dr.ssa med. _.
Il ricorrente chiede che l’_ sia espressamente interpellato circa le sue condizioni di salute, rispettivamente che venga allestita una perizia giudiziaria, rispettivamente che gli atti siano rinviati all’UAI per una nuova valutazione.
L’assicurato contesta inoltre il referto del 29 marzo 2016 della psicologa FSP _ che sulla base del test di TOMM ha accertato una tendenza all’aggravazione dei sintomi, che ha portato il medico SMR, dr. med. _, ad invalidare la perizia del _ del dr. med. _ dell’11 maggio 2015, che aveva concluso, dall’agosto 2013, per un’inabilità al 75% nell’attività abituale e del 60% in mansioni adatte.
Infine l’insorgente contesta anche la compensazione tra le rendite riconosciute e i contributi sociali da lui ancora dovuti. L’importo di fr. 9'472 è infatti stato compensato con l’ammontare di fr. 2'693.90 per risarcimento dei danni (art. 52 LAVS) per contributi non pagati alla _, con l’ammontare di fr. 3'013.40 per risarcimento danni (art. 52 LAVS) per contributi non pagati da _ e fr. 1'910.40 a saldo dei contributi personali 2012, 2014 e 2018. L’interessato censura la compensazione limitatamente ai contributi richiestigli ex art. 52 LAVS, poiché non terrebbe conto della situazione finanziaria difficile nella quale si trova e vanificherebbe l’obiettivo prioritario del sostegno sociale. Per l’insorgente, con riferimento al marg. 10119 DR e alla sentenza 32.2011.55 del 10 agosto 2011, va dapprima verificato se la deduzione intacca il minimo vitale LEF. Circa i contributi personali, l’interessato chiede che il pagamento effettuato per il 1° trimestre 2018 venga computato a favore dei contributi futuri a scadenza.
1.4. Con risposta del 17 maggio 2018, cui ha allegato un referto del 7 maggio 2018 del dr. med. _, medico SMR, l’UAI ha proposto la reiezione del ricorso, relativamente alle contestazioni mediche, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV). Il 25 maggio 2018 l’UAI ha prodotto la presa di posizione della Cassa _ inerente la compensazione delle rendite versate con i contributi dovuti ed ha chiesto la reiezione dell’impugnativa anche su questo aspetto (doc. VI).
1.5. Con osservazioni del 1° giugno 2018 il ricorrente ha ribadito la sua posizione, allegando un certificato del 26 aprile 2018 dell’_ di _ (doc. O) e chiedendo l’allestimento di una perizia medica completiva pluridisciplinare, rispettivamente neurologica e psichiatrica relativa alla patologia sofferta, con anche un eventuale rinvio all’UAI per l’allestimento della perizia (doc. VIII). L’8 giugno 2018 l’interessato ha chiesto una proroga per poter esaminare la risposta della Cassa _ ed ha chiesto di ricalcolare l’importo compensato di fr. 1'910.40 a saldo dei contributi personali degli anni 2012, 2014 e 2018 (doc. IX). Ottenuta la proroga, il 20 giugno 2018 l’insorgente ha confermato le sue richieste (doc. X-XII).
1.6. Con scritto del 5 luglio 2018 la Cassa ha nuovamente chiesto di respingere il ricorso (doc. XVI).
1.7. Il 5 settembre 2018 il ricorrente ha prodotto un referto del 16 agosto 2018 della PD dr.ssa med. _ e del 28 agosto 2018 della dr.ssa med. _ (doc. XVIII), su cui l’UAI si è espresso il 14 settembre 2018 (doc. XIX). Il 29 novembre 2018 l’interessato ha prodotto un certificato del 26 ottobre 2018 del dr. med. _ (doc. XXII). Il 10 dicembre 2018 l’UAI ha prodotto le sue osservazioni (doc. XXIV). Il 21 dicembre 2018 l’insorgente ha prodotto la relazione dell’11 dicembre 2018 della fisioterapista _ ed il certificato del 13 dicembre 2018 del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. XXV). L’amministrazione ha preso posizione il 18 gennaio 2019 (doc. XXVIII).

## Considerations

in diritto
in ordine
2.1.
Il ricorrente fa in primo luogo valere una violazione del diritto di essere sentito, sostenendo che la decisione impugnata non sarebbe sufficientemente motivata e meglio che l’amministrazione non avrebbe preso posizione sulle censure sollevate e sulla documentazione medica prodotta in sede di progetto.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto l’amministrazione nella decisione impugnata si è limitata a rilevare di aver sottoposto i referti al medico SMR, il quale “
indica che quanto giunto in fase di audizione non apporta elementi medici oggettivanti una modifica significativa dello stato di salute del signor RI 1
” (doc. A).
L’amministrazione non ha spiegato, approfonditamente, le ragioni della sua decisione. Inoltre, dalla presa di posizione del 16 febbraio 2018 del medico SMR (doc. 157, pag. 702 incarto AI), cui fa riferimento l’UAI, emerge che non sono stati presi in considerazione né il certificato del 14 dicembre 2017 del curante, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (pag. 699 incarto AI, allegato doc. 154), né il referto del 27 ottobre 2017 della PD dr.ssa med. _ del Neurocentro dell’_ di _ che ha posto le diagnosi principali di “
funktionelle neurologische Störung
” (ICD 10- F44.4) e di “
St. n. zerebrovaskulärem Insult im Bereich der Capsula interna / lateraler Thalamus rechts
” ed ha affermato “
dass es sich hiermit keinesfalls um eine Simulation handelt
” (pag. 697 incarto AI, allegato al doc. 154).
Rammentato che una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183) e che nel caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA), la carenza di motivazione è stata sanata in questa sede.
L’interessato ha infatti prodotto numerosa documentazione medica e si è ampiamente espresso, più volte, sull’intera fattispecie.
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini
, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3.
In concreto, in seguito alla valutazione della documentazione prodotta dall’insorgente nell’ambito della procedura amministrativa, il medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria, ha rilevato la necessità di sottoporre l’interessato ad una perizia psichiatrica, affidata al _.
Il referto dell’11 maggio 2015 del dr. med. _, FMH psichiatria, pone la diagnosi con ripercussione sulla capacità di lavoro di depressione atipica di grado medio grave (F32.8), sindrome dissociativa mista (F44.7) e la diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa di pregressa tossicodipendenza da più sostanze (cocaina, eroina, alcool), attualmente in remissione completa (F19.202). Lo specialista ha stabilito che l’assicurato presenta un’incapacità lavorativa in ogni attività del 75% (tempo ridotto, rendimento pieno) da subito. In precedenza un’incapacità lavorativa completa da gennaio 2013 a maggio 2013, del 50% dal giugno al luglio 2013 e del 75% da agosto 2013 in poi (pag. 517 incarto AI).
Il 21 dicembre 2015 il medico SMR ha deciso di sottoporre l’interessato ad un esame neuropsicologico breve e ad un test di validazione (pag. 561 incarto AI).
Il referto del 29 marzo 2016, intitolato “
Esame neuropsicologico breve 2 (ENB-2)
”, è stato redatto dalla psicologa FSP _, che ha concluso:
"
(...) I risultati ottenuti dal Sig. RI 1 mostrano un profilo cognitivo che si situa globalmente al di sotto della norma. La maggior parte delle funzioni cognitive investigate sono risultate deficitarie e sembrerebbero dunque suggerire la presenza di un decadimento cognitivo piuttosto ampio. Solo le capacità di pianificazione, le abilità di mantenimento ed organizzazione della memoria di lavoro, il recupero delle informazioni nella memoria procedurale e semantica e le capacità prassiche appaiono preservate.
Il quadro che emerge da questi risultati appare tuttavia solo parzialmente coerente con quanto è emerso dal colloquio clinico e rispetto alle effettive capacità di funzionamento del soggetto nella vita quotidiana (riportate dal soggetto stesso). In questo contesto e alla luce di quanto è emerso al test TOMM (v. rapporto), si potrebbe ipotizzare che i risultati ottenuti dal soggetto all’ENB-2 non corrispondano alle sue reali abilità cognitive e che potrebbe aver interferito con una sua tendenza ad amplificare i disturbi a livello delle stesse. Questo metterebbe in discussione la validità dei risultati ottenuti all’ENB-2.” (pag. 575 incarto AI)
Il 24 febbraio 2017 il medico SMR, dr. med. _, dopo “
approfondita discussione con i neurologi del Neurocentro di _
” del 25 gennaio 2017, posta la diagnosi principale con influsso sulla capacità lavorativa di stato dopo ictus ischemico capsula interna destra e la diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di sindrome ansiosa generalizzata DD sindrome mista ansioso-depressiva, ha stabilito che l’insorgente dal 14 gennaio 2014 è totalmente abile al lavoro in qualsiasi professione (pag. 629 incarto AI).
Il medico SMR ha affermato che dal lato neurologico l’assicurato presenta segni e sintomi soggettivi che non appaiono correlabili ad una patologia neurologica specifica. All’esame neuropsicologico del 29.03.2016, l’assicurato si è presentato “