# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** e3dcce21-be75-5479-bb9b-c37b58f6e666
**Court:** TI_TRAP
**Chamber:** TI_TRAP_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

in fatto: A.
Con decreto di accusa del 28 ottobre 2002 il Procuratore pubblico ha riconosciuto _ autore colpevole di circolazione in stato di ebrietà, infrazione alle norme della circolazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. In applicazione della pena, egli lo ha condannato a 15 giorni di detenzione da espiare e a fr. 1'000.– di multa. Non ha revocato invece la sospensione condizionale a una pena di 5 mesi di detenzione inflitta all'accusato il 6 febbraio 2001 dalla Corte delle assise correzionali di _, limitandosi a prolungare il periodo di prova di un anno, né l'analogo beneficio di cui fruiva una pena di 30 giorni di arresto decretata il 2 luglio 2001 dallo stesso Ministero pubblico (pena aggiuntiva a quella precedente), di cui ha prolungato il periodo di prova di 6 mesi.
B.
Statuendo su opposizione, con sentenza del 25 febbraio 2003 il giudice della Pretura penale ha prosciolto _ dalle accuse di infrazione alle norme della circolazione e di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, condannandolo a una multa di fr. 1'000.– solo per circolazione in stato di ebrietà.
C.
Contro la sentenza appena citata il Procuratore pubblico ha introdotto il 25 febbraio 2003 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta del 3 aprile 2003 egli chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti a un altro giudice per nuova decisione. Subordinatamente egli sollecita una nuova commisurazione della pena da parte di questa Corte. Nelle sue osservazioni del 15 aprile 2003 _ propone di respingere il ricorso.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
Oggetto del ricorso per cassazione è unicamente la commisurazione della pena (art. 63 CP). In tale ambito il giudice del merito fruisce di ampia autonomia. La Corte di cassazione e di revisione penale interviene solo – come il Tribunale federale – ove la sanzione si ponga fuori del quadro edittale, si fondi su criteri estranei all'art. 63 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da quest'ultima norma oppure appaia esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare un eccesso o un abuso del potere di apprezzamento (DTF 127 IV 10 consid. 2 pag. 19, 123 IV 49 consid. 2a pag. 51, 150 consid. 2a pag. 152 con richiami; cfr. anche 123 IV 107 consid. 1 pag. 109).
2.
Quanto ai criteri determinanti per la commisurazione della pena, la gravità della colpa è fondamentale. L'art. 63 CP stabilisce esplicitamente, del resto, che il giudice commisura la pena
alla colpa del reo
tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle condizioni personali di lui. Per valutare la gravità della colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l'intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l'eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l'entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell'illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento). Inoltre occorre considerare la situazione familiare e professionale dell'autore, l'educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2a pag. 289). Esigenze di prevenzione generale, per converso, svolgono solo un ruolo di second'ordine (DTF 118 IV 342 consid. 2g pag. 350). Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art. 63 CP diano luogo a un'obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV 150, 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47).
3.
Per diritto federale incombe al giudice di merito esporre, nei motivi della sua decisione, gli elementi essenziali relativi all'atto o all'autore da egli considerati, in modo che sia dato di verificare l'esame di tutti gli aspetti determinanti e la loro valutazione, sia in senso attenuante o aggravante. Il giudice di merito può passare sotto silenzio gli elementi che, senza abuso o eccesso di apprezzamento, gli paiono senza importanza o di peso trascurabile. Egli non è tenuto nemmeno a esprimere in cifre o in percentuali l'importanza accordata a ogni elemento considerato. Deve giustificare tuttavia la pena inflitta, permettendo di seguire il ragionamento da egli adottato (DTF 127 IV 101 consid. 2c pag. 104 con richiami). In concreto il giudice della Pretura penale ha così motivato l'entità della pena inflitta: “In conclusione, essendo adempiuto il solo reato di circolazione in stato di ebrietà, questo giudice ritiene commisurata e proporzionale la pronuncia della sola multa che, considerate le condizioni economiche dell'accusato, può essere fissata in fr. 1'000.–, da pagare entro tre mesi” (consid. 8). Ora, sapere se – come afferma il Procuratore pubblico – con tale sanzione il primo giudice abbia ecceduto del suo potere di apprezzamento o ne abbia abusato presuppone una disamina degli elementi considerati ai fini della decisione.
4.
Per il reato di guida in stato di ebrietà l'art. 91 cpv. 1 LCStr commina la detenzione o la multa. Nel caso specifico il giudice di merito si è limitato a infliggere una multa di fr. 1'000.–, come si è visto, perché l'accusato andava assolto dagli altri due capi d'imputazione (infrazione alle norme della circolazione e contravvenzione alla legge federali sugli stupefacenti), tenuto conto altresì delle di lui condizioni economiche. Non consta però che il giudice abbia considerato l'insieme dei fattori preposti dall'art. 63 CP alla commisurazione della pena. Nulla si evince dalla sentenza impugnato, ad esempio, sulla gravità dell'infrazione con riferimento al grado di alcolemia che ha determinato la condanna per guida in stato di ebrietà, sulla gravità della colpa, sulla vita anteriore dell'autore, segnatamente sul peso delle tre precedenti condanne a pene privative della libertà per violazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (act. 3), come pure sul peso dei suoi trascorsi come automobilista (act. 2), sulla reale incidenza dei due proscioglimenti rispetto alla pena proposta dal Procuratore pubblico nel decreto di accusa e sulle effettive condizioni economiche del soggetto (art. 48 n. 2 CP).
Certo, il primo giudice ha ricordato, facendo riferimento al casellario giudiziale, che i trascorsi dell'imputato “precedenti all'anno 2000 sono nella fattispecie di interesse marginale, poiché in ogni caso regolarmente cresciuti in giudicato” (consid. 2). Nell'infliggere la multa di fr. 1'000.– non ha spiegato però in che misura e perché una circostanza del genere inciderebbe nella commisurazione della pena. Tutto ciò non permette a questa Corte di esaminare se la multa in questione si configuri come una pena esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare un eccesso o un abuso del potere di apprezzamento (sopra, consid. 1). Carente di motivazione, il dispositivo n. 1 della sentenza impugnata deve dunque essere annullato. Ciò impone di rinviare gli atti al primo giudice, in ossequio all'art. 296 cpv. 2 CPP, perché illustri compiutamente i motivi che lo hanno indotto a fissare la pena in una multa di fr. 1'000.– (cfr. Rapporto dell'8 novembre 1994 della Commissione speciale per l'esame del codice di procedura penale sul messaggio 11 marzo 1987 e sul messaggio aggiuntivo
bis
9 luglio 1992 del Consiglio di Stato concernente la revisione totale del CPP, in: Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, sessione autunnale 1994, vol. 2, pag.1330 seg.).
5.
Dato l'esito del giudizio, appare legittimo porre gli oneri processuali a carico dello Stato (art. 15 cpv. 2 CPP). L'imputato avendo postulato a torto la reiezione del ricorso, non si giustifica di attribuirgli ripetibili.