# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 131a8940-e887-4350-b7a4-9a4f70d03da4
**Court:** TI_TPC
**Chamber:** TI_TPC_001
**Year:** 2016
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Criminal
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: descrive la personalità dell’imputato, IM 1 ha oltre _ anni, è un uomo di altri tempi. Ad oggi le opere d’arte si commerciano ancora, ma le modalità sono completamente cambiate. Si scrivono contratti, si allestiscono perizie, ecc. Il difensore afferma che nel mondo di IM 1, gli affari si concludevano con una stretta di mano, per milioni di franchi. Ad oggi è un modo di fare anomalo, ma ai tempi era la normalità. Quello dell’arte moderna è un mercato che negli ultimi tempi ha subito una drastica battuta d’arresto, e IM 1 si è trovato inaspettatamente in difficoltà. È un ambiente che tutte le parti coinvolte conoscono molto bene, ove tutti trattano opere di migliaia di euro senza troppe formalità, sapendo di trovarsi in un intreccio continuo di reciproci crediti e debiti. Il modus operandi era sempre lo stesso. In 30 anni di commercio avveniva sempre che IM 1 agiva come intermediario e ACPR 2 non voleva ricevere i soldi suoi propri conti se non da IM 1, per non far sapere di essere lui il proprietario dell’opera. IM 1 doveva dunque agire proteggendone l’identità, e, come nella presente fattispecie, appariva lui quale venditore. In questa operazione qualcosa però non ha funzionato. Quanto al prezzo pattuito, le versioni di IM 1 e ACPR 2 sono antitetiche. ACPR 2 ha però ammesso di aver avuto delle difficoltà di liquidità, per poi cambiare versione in un seguente verbale. Nel 2014 i versamenti del figlio di ACPR 2 sul conto di IM 1 si contano fino a 195'000 euro, e questo meccanismo a mente della difesa andava bene a tutti, ma poi si è inceppato. È in questo contesto che ACPR 2 ha deciso poi che i soldi non erano più abbastanza. Il quadro in questione è stato acquistato per EUR 1,5 milioni, la vendita a ACPR 1 per quella cifra sarebbe stata dunque un affare molto proficuo. La difesa si chiede se si può parlare di truffa in un simile mondo, dove gli attori sanno perfettamente che le regole del gioco non sono di certo quelle contabili. Quanto all’AA, per la truffa la difesa precisa che IM 1 aveva avuto più volte a propria disposizione il quadro in oggetto, per trovare un acquirente. Visti i numerosi affari precedentemente conclusi, IM 1 ha creduto in buona fede di poter disporre del Picasso. La difesa sostiene dunque l’assenza dell’elemento soggettivo necessario per la realizzazione del reato: egli era convinto di poter consegnare l’opera, e non vi è mai stata la volontà di danneggiare ACPR 1, figlio di un vecchio amico. Non appena si è reso conto dell’inceppo, ha subito provato a rimediarvi fornendo delle opere in garanzia. Negli interessi di ACPR 2, IM 1 ha effettuato un’altra vendita in quel periodo, versando allo stesso 1.2 milioni, a dimostrazione del fatto che i rapporti d’affari tra i due proseguivano, in continuo mutamento nei rapporti di dare e avere, senza giustificativi per iscritto. ACPR 1 era perfettamente conscio di tale mondo grigio, e ha accettato di farvi parte. Tenendo conto di tutti gli elementi, chiede il proscioglimento del reato di truffa, in quanto è assente l’elemento dell’inganno astuto e l’elemento soggettivo su tutti gli elementi oggettivi del reato. Si tratta, a mente del difensore, di una transazione che non ha avuto successo, con conseguenze nel piano civile, ma non penale. Per quanto concerne l’accusa di riciclaggio, la difesa la contesta e chiede in via principale il proscioglimento, in via subordinata il proscioglimento perlomeno dall’aggravante, a tal proposito cita la sentenza TF 6b_201/2013, e ripercorre gli elementi del reato e dell’aggravante per mestiere. Il riciclaggio imputato a IM 1 non gli fruttava alcun guadagno, al contrario era un costo, e non permetteva di conseguire nessun reddito. Non c’è profitto dalla presunta attività di riciclaggio. IM 1 inoltre non aveva motivo per dubitare della liceità della provenienza dei fondi, e non si conoscono i presunti reati che sarebbero stati commessi dai cinesi. Chiede dunque in via principale il proscioglimento da tutti i reati. Qualora venisse comunque ritenuto colpevole, chiede, per la commisurazione della pena, di valutare il reato di truffa come anomalo, trattandosi di un fatto episodico ove tutti si sono assunti i propri rischi. Per il riciclaggio, chiede di considerarlo quale auto riciclaggio semplice, di quasi nulla influenza. IM 1 nel corso dell’inchiesta ha fornito piena collaborazione. La difesa chiede venga considerata l’attenuante del sincero pentimento, avendo fin da subito riconosciuto il proprio debito nei confronti di ACPR 1. Ha più di _ anni, è incensurato e le sue condizioni di salute non sono buone, inoltre patisce il carcere, all’estero, come un’esperienza devastante e traumatica. La sua vita lavorativa è completamente compromessa. Visto tutto quanto sopra, chiede una pena detentiva ridotta ad un massimo di 16 mesi, integralmente sospesa.
Preso atto che le parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art.:
12, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 70, 146, 305
bis
CP;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

## Considerations