# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** b0fc6191-d83e-599f-a29a-5a4bb2f0d161
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 2010
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
In fatto
A. Nell’ambito dell’esecuzione n._ dell’UE di _
AO 1 ha chiesto il fallimento di AP 1 per il mancato pagamento di fr. 6'000.-- oltre accessori, dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di contraddittorio del 1. settembre 2010 l’istante ha confermato la sua domanda di fallimento. La convenuta non vi si è opposta.
C.
Con sentenza 15 settembre 2010 il Pretore del Distretto di _, ha dichiarato il fallimento di AP 1 a far tempo da giovedì 16 settembre 2010 alle ore 10.00.
D.
Con l’appello AP 1 asserisce di avere saldato il debito dell’istante ai sensi dell’art. 174 cpv. 2 lett. 1 LEF, producendo una ricevuta del 16 settembre 2010 relativa al versamento di fr. 6'658.10 a saldo dell’esecuzione in oggetto n. _ (doc. A). L’appellante sostiene inoltre di avere introiti sufficienti per garantirsi una gestione corretta e senza debiti. L’unica procedura esecutiva pendente nei suoi confronti, alla quale ha interposto opposizione, è stata promossa da un suo ex dipendente, che ha avanzato pretese infondate (doc. B).

## Considerations

Considerato
In dirittto
1.a
)
In virtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:
1)
il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2)
l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore; o che
3)
il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, vol.
II, n. 25-26 ad art. 174 LEF; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8. ed Berna 2008, § 36 n. 58 p. 334/335, § 38 n. 14 p. 347; Brönnimann, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
b)
L’appellante ha asserito di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante ai sensi dell’art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF, ossia posteriormente alla dichiarazione di fallimento e l’ha dimostrato, producendo una ricevuta 16 settembre 2010 dell’UE di _ relativa al versamento di fr. 6'658.10 a saldo dell’esecuzione n. _ promosssa dall’istante.
Per quel che riguarda invece il presupposto della solvibilità - condizione indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento - va osservato che dall’estratto dell’UE di _ al 16 settembre 2010 risulta che oltre alla predetta esecuzione promossa dall’istante, che come si è visto risulta essere stata pagata, a carico dell’appellante è pendente solo un’ulteriore esecuzione. Contro questa procedura risulta però essere stata interposta opposizione, per cui a questo stadio di procedura l’eventuale debito non è ancora stato accertato. A carico dell’appellante non risultano inoltre attestati di carenza di beni. Le precedenti considerazioni portano
a concludere che la convenuta è in grado di far fronte ai suoi impegni, per cui la sua solvibilità va ritenuta resa verosimile. Risultando adempiuti i requisiti di cui all’art. 174 cpv. 2 LEF, il fallimento di AP 1 va annullato.
2.
L’appello va accolto.
La tassa di giustizia è posta in ambo le sedi a carico dell’appellante (art. 48 e 49 OTLEF), mentre non si assegnano indennità, a controparte non essendo stato intimato l’appello.