# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1a9e15fb-1d03-568f-adef-04914a089e1b
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto: A.
E_ S_ (1965), attinente di _ e residente (ma non domiciliato) a _ è deceduto in un incidente di elicottero a _ () l'11 novembre 2011 lasciando la moglie AO 1 (1964) dalla quale viveva separato e la figlia E_ P_ (2011) avuta dalla sua compagna L_ P_. Il 9 dicembre 2011 AO 1 ha instato come erede per il beneficio d'inventario, che il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, ha accordato il 20 aprile 2012, delegando alla compilazione dell'atto il notaio B_ G_ di _.
B.
Tra gli attivi della successione figura la S_ SA, società di partecipazioni finanziarie con sede a Lussemburgo e della quale l'avv. PI 1 è uno degli amministratori. Il capitale azionario della ditta, di € 500
000.–, è suddiviso in 5000 azioni di € 100.– ciascuna raccolte in tre certificati: il n. 1 e il n. 2, comprendenti 1000 azioni ciascuno, sono al portatore e rappresentano insieme il 40% del capitale sociale; il n. 4, pari al rimanente 60% del capitale sociale, comprende 3000 azioni, è nominativo e intestato a E_ S_. I titoli erano detenuti dal fiduciario E_ P_, incaricato della gestione della società, il quale dopo la morte di E_ S_ e su richiesta dell'avv. PI 1, ha consegnato a quest'ultimo i certificati n. 1 e n. 2.
C.
Il 1° giugno 2012 AO 1 ha introdotto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, una “segnalazione con domanda di provvedimenti assicurativi della devoluzione dell'eredità”, chiedendo che fosse ordinato all'avv. PI 1 – sotto comminatoria penale – di consegnare immediatamente al notaio B_ G_ i certificati azionari al portatore n. 1 e n. 2 della S_ SA. Al contraddittorio del 12 luglio 2012, il Pretore aggiunto ha convocato l'istante, l'PI 1 e il notaio G_. L'avvocato PI 1 ha proposto di respingere l'istanza, il notaio G_ si è astenuto dal prendere posizione. Sentito il 19 luglio 2012 E_ P_, unica prova assunta, l'istante e l'avvocato PI 1 hanno rinunciato alla discussione finale, rimettendosi
a conclusioni scritte nelle quali hanno ribadito i loro punti di vista.
D.
Statuendo con decisione del 13 agosto 2012, il Pretore aggiunto ha ordinato all'avv. PI 1 – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di consegnare immediatamente al notaio B_ G_ i certificati azionari n. 1 e n. 2 della S_ SA, entrambi del valore nominale di € 100
000.–. Le spese processuali di fr. 1200.– sono state poste per un terzo a carico dell'istante e per il resto a carico dell'avvocato PI 1, tenuto a rifondere a AO 1 fr. 800.– per ripetibili ridotte.
E.
Contro la decisione appena citata AP 2 e AP 1, madre e sorella di E_ S_, sono insorte a questa Camera con un appello del 27 agosto 2012 in cui chiedono di respingere l'istanza di AO 1 o, in subordine, di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli atti al Pretore perché completi l'accertamento dei fatti. In via ancor più subordinata esse postulano la riforma della decisione impugnata nel senso di ordinare all'avv. PI 1 di non spossessarsi dei due noti certificati azionari, eventualmente di rimettere questi ultimi a E_ P_ o, in ulteriore subordine, nel caso in cui i certificati azionari andassero consegnati al notaio B_ G_, di assegnare all'istante un termine per far accertare la titolarità della comunione ereditaria sui medesimi. Nelle sue osservazioni del 17 settembre 2012 AO 1 propone di respingere l'appello in ordine, subordinatamente nel merito. L'avv. PI 1 ha comunicato il 20 settembre 2012 di rinunciare a osservazioni. Con replica spontanea del 1° ottobre 2012 le appellanti hanno ribadito le loro domande. Con decreto del 2 ottobre 2012 il Presidente di questa Camera ha conferito all'appello effetto sospensivo parziale, nel senso che l'esecutività della decisione impugnata è stata sospesa nella misura in cui riguardava l'obbligo per l'avvocato PI 1 di consegnare in pendenza di appello i noti certificati azionari, fermo restando il divieto di ogni atto di disposizione eccedente l'ordinaria amministrazione destinata a conservare il valore dei titoli.

## Considerations

Considerando
in diritto: 1.
I provvedimenti assicurativi della devoluzione ereditaria (art. 551
segg. CC), sono atti di volontaria giurisdizione (
Karrer
/
Vogt/Leu
in: Basler Kommentar, ZGB II, 4a edizione,
n. 11 all'introduzione
degli art. 551–559 CC
), retti dalla procedura sommaria dell'art. 248
lett. e CPC applicabile come diritto cantonale surrogato (DTF 139
III 225). La decisione è appellabile entro dieci giorni dalla notifica (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, trattandosi di controversie patrimoniali, il valore litigioso sia di almeno 10
000 franchi secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie il valore dei due certificati azionari può ragionevolmente presumersi un multiplo di 10
000 franchi. Quanto alla tempestività dell'appello, la decisione impugnata è stata notificata all'avvocato PI 1, rappreentante delle appellanti, il 16 agosto 2012. Il termine sarebbe scaduto così la domenica 26 agosto 2012, ma si è protratto al lunedì seguente in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Presentato l'ultimo giorno utile, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.
2.
In concreto l'appello è stato introdotto da AP 2 e AP 1, madre e sorella di E_ S_, le quali si pretendono proprietarie dei due certificati azionari. La questione è di sapere se, non avendo partecipato al procedimento di primo grado, esse siano legittimate a ricorrere contro la decisione del Pretore aggiunto. Ora, abilitato a impugnare un provvedimento assicurativo della devoluzione ereditaria è chiunque abbia un interesse giuridicamente protetto. E siccome la legittimazione non può essere meno estesa di quella che garantisce l'art.
76 cpv. 1 lett. b LTF a livello federale (
Kunz
in: ZPO-Rechtsmittel, Berufung und Beschwerde, Kommentar zu den Art. 308–327
a
ZPO, Basilea 2013, n. 74 all'introduzione degli art. 308 segg. con richiami), un provvedimento assicurativo può essere contestato non sono solo da eredi e legatari, ma anche da creditori della successione e terze persone (
Karrer
/
Vogt
/
Leu
, op. cit., n. 9 e 11 all'introduzione degli art. 551–559 CC;
Emmel
in: Abt/Weibel [curatori], Praxiskommentar Erbrecht, 2a edizione, n. 12
all'introduzione degli art. 551–559 CC)
. Ciò premesso, il destinatario di una sentenza che si vede impartire un ordine è sicuramente toccato nei suoi interessi giuridicamente protetti. Ciò vale anche per le appellanti, le quali sono obbligate, per il tramite del loro rappresentante, a consegnare i certificati azionari al notaio incaricato della compilazione dell'inventario conservativo. AP 2 e AP 1
hanno pertanto un interesse legittimo a contestare un provvedimento destinato – dal loro punto di vista – ad assicurare pretese inesistenti. Sapere poi se tale provvedimento sia stato ordinato a ragione o a torto riguarda il merito, non la legittimazione.
Anche sotto questo profilo l'appello in oggetto è pertanto ricevibile.
3.
Le appellanti
chiedono di richiamare dalla F_ l'intero carteggio relativo alla S_ SA, come pure di sentire in qualità di testimoni gli avvocati PI 1, A_ e M_. La richiesta è di per sé ammissibile, poiché AP 2 e AP 1 non sono state convocate in Pretura e non hanno avuto modo di notificare mezzi
istruttori. Come si vedrà in appresso, nondimeno, le prove offerte non sono di rilievo ai fini del giudizio. In tali circostanze conviene quindi procedere senza indugio alla trattazione dell'appello.
4.
Nella decisione impugnata il Pretore aggiunto, riepilogate le premesse che presiedono all'emanazione di provvedimenti assicurativi della devoluzione ereditaria giusta l'art. 551 cpv. 2 CC, ha ritenuto verosimile che i due certificati azionari detenuti dall'avvocato PI 1 pertengano alla successione fu E_ S_. A mente sua, dai doc. H e I risulta che nel dicembre del 2008 AP 2 e AP 1 hanno ceduto i due certificati a E_ S_, il quale è divenuto così azionista unico dalla S_ SA, come si evince anche dalla sua tassazione 2010. E il primo giudice ha escluso una cessione puramente fiduciaria dei titoli, che l'avvocato PI 1 non aveva dimostrato “in modo convincente”, sia perché la sua dichiarazione testimoniale non aveva valore probatorio sia perché E_ P_ aveva dichiarato di avere sempre trattato direttamente con E_ S_. Infine il Pretore aggiunto ha esposto, in via abbondanziale, tre riflessioni conclusive, rilevando in primo luogo che l'accoglimento dell'istanza non comporta il trasferimento dei titoli alla successione, la designazione del notaio delegato alla confezione l'inventario in qualità di depositante imponendosi solo “per motivi di praticità e semplicità”, in secondo luogo che l'attività svolta dagli amministratori della società (l'avvocato PI 1 e E_ P_) “appare irrilevante ai fini di causa”, (...) eventuali problemi al momento del voto assembleare potendo essere affrontati dal giudice “quale ulteriore misura di esecuzione diretta del provvedimento”, e in terzo luogo che la sua competenza per territorio si fonda sull'art. 28 cpv. 2 ultima frase CPC.
5.
Le appellanti rimproverano al primo giudice – in sintesi – di essersi “autolimitato negli accertamenti dei fatti, accertandone anche di contrari alla risultanze probatorie e/o semplicemente non accertandoli malgrado ciò fosse possibile”, chiedendo a questa Camera di “rivedere gli accertamenti pretorili, modificando i fatti alla base della decisione d'appello (...), subordinatamente cassando la decisione e rimandandola al giudice di prime cure perché li riveda ed eventualmente li completi”. Ora, non fa dubbio che questa Camera sia munita di pieno potere cognitivo non solo nell'applicazione del diritto, ma anche nell'accertamento dei fatti (art. 310 lett. b CPC; DTF 138 III 375 consid. 4.3.1). Essa non è vincolata perciò alle constatazioni del Pretore aggiunto.
Quanto all'
annullamento della sentenza impugnata e al rinvio degli atti al primo giudice,
u
na conclusione meramente cassatoria
è ammissibile in appello solo a titolo eccezionale, qualora in caso di accoglimento del rimedio giuridico l'autorità superiore non possa statuire, o perché in primo grado non sia stata giudicata una parte essenziale dell'azione (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 1 CPC) o perché i fatti debbano essere completati in punti essenziali (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 2 CPC).
Simili ipotesi sono estranee al caso specifico, di modo che questa Camera può senz'altro riformare essa medesima la decisione impugnata. Ciò posto, un rinvio degli atti al primo giudice non entra in linea di conto.
6
AP 2 e AP 1 sostengono che, risultasse pure
verosimile la titolarità di E_ S_ sull'intero pacchetto a
zionario della S_ SA in forza delle attestazioni
con la loro firma del 23 dicembre 2008 (doc. H e I), il Pretore a
vrebbe dovuto tenere conto di numerosi indizi contrari. Anzitutto dell'affidavit reso dall'avvocato PI 1, il quale – contrariamente all'opinione del primo giudice – non può ritenersi “parte convenuta” nel procedimento, ma è soltanto il destinatario dell'ingiunzione richiesta. Le appellanti contestano altresì che l'art. 551 CC permetta di ordinare a terzi la consegna di beni. A loro parere, quand'anche la norma consentisse di decretare misure diverse da quelle enunciate dall'art. 551 cpv. 2 CC, provvedimenti del genere devono fondarsi su una norma esplicita della legislazione federale o cantonale. Per di più, esse soggiungono, il trasferimento del possesso di un bene non può essere attuato come misura conservativa, sicché il primo giudice avrebbe dovuto limitarsi a emettere nei confronti dell'avvocato PI 1 un divieto di spossessarsi dei due certificati, ma non l'ordine di consegnarli a un terzo.
7.
Nella fattispecie il provvedimento litigioso verte sulla consegna di due certificati azionari al notaio incaricato di erigere l'inventario della successione conformemente all'art. 553 cpv. 1 CC.
Scopo dell'inventario è di
elencare la consistenza dell'eredità all'apertura della successione per prevenire, tra l'altro, la distrazione di beni nel periodo che intercorre tra la morte del
de cuius
e la divisione. Nell'inventario quindi devono figurare anche beni del defunto che non erano in possesso di lui, così come pretese verso terzi, quantunque la loro pertinenza alla successione sia contestata (sentenza del Tribunale federale 5A_434/2012 del 18 dicembre 2012, consid. 3.2.2 con riferimenti). Un inventario a norma dell'art. 553 CC non mira solo, perciò, a tutelare l'integrità della successione o gli interessi degli eredi (scopo conservativo), ma anche a proteggere la devoluzione ereditaria (scopo assicurativo),
evitando che si disperdano elementi patrimoniali del verosimile compendio successorio (
Karrer
/
Vogt
/
Leu
, op. cit., n. 2 all'introduzione degli art. 551–559 CC;
Steinauer
, Le droit des successions, Basilea 2006, pag. 423 n. 861).
L'obbligo di consegnare in deposito beni del presunto asse
eredi
tario non
rientra fra quelli esplicitamente menzionati dall'art. 551 cpv. 2 CC (apposizione dei sigilli, inventario, nomina di un amministratore e la pubblicazione dei testamenti). L'art. 551 cpv. 2 CC non esclude tuttavia (“particolarmente”) altre misure a tutela della devoluzione ereditaria (Rep. 1987 pag. 205 consid. 2), come – ad esempio – la presa di possesso di beni mobili (carte, denaro, titoli) e il loro deposito oppure il divieto di alienare beni che appartenevano presumibilmente al defunto (
Karrer
/
Vogt
/
Leu
, op. cit., n. 3 ad art. 551;
Steinauer
, op. cit., pag. 423 n. 863) o una combinazione di simili provvedimenti (
Emmel,
op. cit., n. 2 ad art. 551 CC).
Contrariamente all'opinione delle appellanti, dunque, l'ordine loro imposto non offende il diritto federale. Anzi, è previsto espressamente dall'art. 88
f
cpv. 1 LAC (che il 1° gennaio 2011 ha sostituito l'art. 471 cpv. 1 CPC ticinese). Secondo tale norma le
parti o – in difetto di accordo – il Pretore, su istanza di parte o del notaio [delegato alla compilazione dell'inventario] designano la persona alla quale vanno consegnati in custodia i mobili, i semoventi, le carte, il denaro e i valori. Come tutte le misure a tutela della devoluzione ereditaria, l'atto è di volontaria giurisdizione. Non si tratta dunque di un provvedimento cautelare. L
a richiesta di assegnare a AO 1 un termine di 30 giorni per promuovere l'azione di merito (art. 263 CPC), formulata dalle appellanti, non entra così in linea di conto.
8.
A sostegno della propria istanza AO 1 ha fatto valere che il 23 dicembre 2008 suocera e cognata avevano confermato in lettere indirizzate alla S_ SA di avere ceduto a E_ S_ i loro certificati azionari al portatore (doc. H e I). Inoltre essa invocava la circostanza che le tassazioni 2009 e 2010 di E_ S_, le cui dichiarazioni d'imposta erano state compilate dal fiduciario E_ P_, annoverano quale sostanza all'estero del contribuente l'intera partecipazione
azionaria alla S_ SA (doc. L e M). Le appellanti obiettano, al proposito, che la trasformazione delle loro azioni da nominative al portatore si è resa necessaria per il trasferimento del loro domicilio in Italia, ma che non ha comportato alcun trapasso di proprietà dei titoli. Soggiungono che le lettere del 23 dicembre 2008 in cui esse dichiarano di avere ceduto le loro azioni a E_ S_ sono in inglese, lingua a loro sconosciuta, e non sono nemmeno state sottoscritte da loro, attribuendo ciò alle “cattive abitudini del figlio e fratello (...) di semplificare, firmando lui per loro”. Tali documenti fonderebbero solo “un'apparenza di trasferimento delle azioni proprio perché sono stati concepiti e preparati per tale scopo”, come sostanzialmente risulta dall'affidavit dell'avv. PI 1.
Non compete all'autorità che emana provvedimenti assicurativi della devoluzione ereditaria statuire – tanto meno nel quadro di una procedura meramente sommaria – su diritti e obblighi degli eredi (
Karrer/Vogt/Leu
, op. cit., n. 10 alle note preliminari degli art. 551–559 CC). Tale autorità deve limitarsi a valutare se a un giudizio di verosimiglianza occorrano misure urgenti a salvaguardare la devoluzione ereditaria. Dirimere questioni di diritto sostanziale compete al giudice di merito. Nella fattispecie non spettava dunque al Pretore adito decidere chi sia l'effettivo proprietario dei certificati azionari n. 1 e n. 2. I doc. H e I, come pure le tassazioni 2009 e 2010 del defunto che rendono verosimile – come le appellanti riconoscono (memoriale, pag. 9 in fine) – come quei titoli rientrano nel compendio ereditario, mentre eventuali perizie calligrafiche sulla veridicità delle firme apposte sui doc. H e I trascendono i limiti di una procedura sommaria.
Certo, le appellanti si valgono di una dichiarazione scritta del loro patrocinatore, del 12 luglio 2012 (doc. 6), ma già a un semplice esame della medesima nemmeno l'avvocato PI 1 parrebbe al corrente dei motivi che hanno condotto alla stesura delle lettere 23 dicembre 2008 in cui le sue clienti confermavano l'avvenuta cessione delle azioni a E_ S_ (“presumibilmente i due scritti esprimevano una formale necessità di F_ e/o del loro corrispondente in Lussemburgo legata alla presenza di crediti correntisti”: doc. 6, pag. 2 punto 5). Ciò non basta per smentire la verosimiglianza ravvisata dal Pretore, tanto meno ove si consideri che l'affidavit emana dal patrocinatore delle appellanti e va apprezzato con grande cautela (
Trezzini
in: Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, pag. 747 in alto; analogamente:
Cocchi/Trezzini
, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, pag. 614 nota 717). Inoltre non è chiaro – né le appellanti spiegano – perché lo stesso legale abbia controfirmato le due lettere del 23 dicembre 2008, concorrendo così alla confezione di possibili falsi.
Gli altri elementi addotti dalle appellanti non inducono a una conclusione diversa, giacché si basano su “plausibili” supposizioni (il difetto di una nuova procura alla F_, la mancata modifica delle dichiarazioni relative alla proprietà economica dei titoli,
l'inesistenza di un contratto di compravendita delle azioni e di documentazione relativa al pagamento di un prezzo, i rapporti dell'avvocato PI 1 con la F_, i mancati pagamenti da conti di E_ S_ a quelli di madre e sorella) o su “plausibili” interpretazioni delle stesse appellanti circa la deposizione di E_ P_ e le dichiarazioni scritte di M_ A_, consulente finanziario di E_ S_ (doc. 8). Argomenti del genere trascendono i limiti di una procedura sommaria. Non soccorrono dunque le premesse per richiamare dalla F_ ulteriori atti o procedere ad altre audizioni testimoniali. Da un punto di vista oggettivo non si scorgono elementi che, già a livello di verosimiglianza, revochino in dubbio la presumibile appartenenza delle azioni all'asse successorio. Anche sotto questo profilo l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.
9.
Le appellanti sostengono che i provvedimenti assicurativi dell'art. 551 segg. CC non sono concepiti per realizzare – di fatto –trapassi di possesso, ma devono limitarsi alla conservazione dello
statu quo
. A mente loro, “semmai e a prescindere dall'assenza di una base legale per il provvedimento, il Pretore avrebbe dovuto emettere a carico dell'avv. PI 1 un divieto di spossessarsi dei certificati azionari, ma non certamente un ordine di consegnarli a terzi”.
a)
L
a custodia dei titoli ordinata nella fattispecie si innesta – come detto – in una procedura di inventario giusta l'art. 553 CC.
Come per gli altri
provvedimenti “assicurativi” della devoluzione ereditaria, anche la consegna di beni in deposito non comporta alcun effetto di diritto sostanziale né pregiudica minimamente le eventuali pretese di interessati ai beni della successione. Essa si limita a garantire la conservazione degli attivi. La legge non designa nemmeno un depositario fisso. Contrariamente all'assunto di AO 1, non deve trattarsi necessariamente del notaio delegato alla confezione dell'inventario. Il disposto dell'art. 88
f
cpv. 2 LAC, secondo cui il
notaio provvede in ogni caso alla custodia e all'amministrazione delle cose che possono essere facilmente sottratte, riguarda anzitutto beni incustoditi e non beni in possesso di terzi.
Il Pretore rimane libero così, secondo il suo apprezzamento, di scegliere la persona fisica o giuridica cui vanno consegnati i beni, la quale dev'essere idonea a garantire il deposito in modo durevole e sicuro.
b)
In concreto il Pretore aggiunto ha designato in veste di depositario il notaio B_ G_, delegato alla confezione dell'inventario, per “semplici
motivi
di praticità e di vicinanza con la fattispecie successoria”. Ci si può chiedere se tale criterio sia pertinente, tanto più che l'avv. PI 1 è anch'egli pubblico notaio.
Resta il fatto che questa Camera esamina la decisione impugnata con pieno potere cognitivo (
Stauber
in: ZPO-Rechtsmittel, op. cit., n. 10 ad art. 310 CPC;
Mathis
in: Baker & McKenzie [curatori], Schweizerische ZPO, Berna 2010, n. 16 e 17 ad art. 310 CPC), ma non sostituisce il proprio potere d'apprezzamento a quello dell'autorità di nomina (
Sterchi
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. I, edizione 2012, n. 8 e 9 ad art. 310 CPC
), quanto meno non per motivi di mera opportunità (cfr. sentenza del Tribunale federale 5A_265/2012 del 30 maggio 2012, consid. 4.3.2;
Seiler
, Die Berufung nach ZPO, Zurigo/ Basilea/Ginevra 2013, pag. 204 n. 475;
Jeandin
, op. cit., n. 5 ad art. 310 CPC).
c)
Il problema è la consegna delle azioni al notaio G_ in qualità di depositario. Essa è suscettibile di creare prevedibili o
stacoli alla gestione ordinaria della
S_ SA
. Il Pretore rischierebbe di essere coinvolto ogni qualvolta si imporrebbe la presentazione fisica dei titoli, ordinando al notaio di spossessarsi dei certificati e di consegnarli a un amministratore della società per poi farseli nuovamente riconsegnare al termine dell'operazione. Ciò può generare più difficoltà di quanti ne risolva e
potrebbe risultare controproducente.
È vero che l
'avvocato PI 1 è il patrocinatore delle appellanti, ma è altrettanto vero che egli è uno degli amministratori della società. Né si intravede una possibile situazione di conflitto tra gli interessi di AP 2 e AP 1 con quelli delle eredi, già per il fatto che il buon funzionamento della finanziaria torna a vantaggio delle prime e delle seconde. Indipendentemente dalla titolarità delle azioni, egli è tenuto sì ad agire nell'interesse primario delle proprie assistite, ma così facendo tutela anche l'interesse indiretto dell'eredità. Se costretto a custodire i titoli, il legale non ha così alcun motivo per compromettere la consistenza dell'eventuale compendio successorio e mettere in pericolo le aspettative delle eredi, dovendo in ogni modo rendere conto del proprio operato alle sue patrocinate. Del resto, egli rappresenta solo il 40% del capitale azionario, mentre la rimanenza è pacificamente nella disponibilità delle eredi.
d)
Nelle circostanze descritte il provvedimento richiesto merita senz'altro conferma nella misura in cui ordina il deposito
coatto dei certificati ereditari. Quanto alla persona del depositario, n
on si tratta tanto di modificare l'apprezzamento del Pretore, quanto di ordinare un provvedimento assicurativo proporzionato, che non travalichi l'indispensabile. S
copo dell'istanza presentata da AO 1 è di “evitare che le azioni al portatore siano messe in circolazione e cedute a terzi in buona fede, ciò che renderebbe impossibile il loro recupero da parte degli eredi” (istanza, pag. 5). In attesa che si definisca la titolarità dei titoli occorre impedire perciò che il possessore distragga in un modo o nell'altro
questi ultimi dall'asse ereditario. L'avvocato PI 1 appare idoneo a garantire la gestione corrente delle azioni senza alienarle. Può tutelare adeguatamente così gli interessi della devoluzione ereditaria, né l'istante pretende il contrario. All'avvocato PI 1 va vietato di conseguenza – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – ogni atto di disposizione eccedente l'ordinaria amministrazione destinata a conservare il valore dei titoli, in particolare qualsiasi forma di alienazione, cessione o dazione in pegno. Entro questi limiti l'appello merita accoglimento e la decisione del Pretore va riformata.
10.
Le spese del giudizio odierno seguono la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Le appellanti non ottengono la reiezione dell'istanza, ma non evitano il blocco giudiziario dei certificati azionari. Si giustifica pertanto di suddividere le spese processuali fra le appellanti e AO 1, compensando le ripetibili. L'avv. PI 1 si è rimesso da parte sua al giudizio di questa Camera e va esente da spese. Quanto al dispositivo sulle spese processuali di prima sede, non esplicitamente contestato, il giudizio attuale non influisce apprezzabilmente sul medesimo, che può rimanere invariato.
11.
Circa i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale, il valore litigioso raggiunge sicuramente, se non abbondantemente, la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).