# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** ac2df65d-c81a-5ecc-b15d-c84b87469940
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione dell’11 giugno 2019 (cfr. doc. A) la Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione (in seguito: Cassa) ha confermato la decisione del 24 aprile 2019 (cfr. doc. 13-14) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare delle indennità per insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI per non avere rispettato l’obbligo di ridurre il danno, in quanto egli non ha rivendicato i propri crediti salariali in modo sufficientemente tempestivo.
L’amministrazione ha così motivato la propria decisione su opposizione:
"
(...)
4. Nel caso di specie, così come si evince dalla documentazione prodotta dall'opponente, egli ha prestato la propria attività lavorativa presso la _ dal 23 novembre 2017 al 30 aprile 2018 e si è attivato nei confronti del datore di lavoro un'unica volta e meglio con lo scritto del 12 luglio 2018 con il quale ha chiesto il pagamento dei salari arretrati, avvisando lo stesso che,
"... se gli importi non mi verranno saldati entro 15 giorni provvederò all'incasso per vie esecutive"
.
Alla scadenza infruttuosa del termine, il signor RI 1 non ha rivendicato le proprie pretese salariali in alcun'ulteriore forma scritta e neppure ha messo in atto, malgrado l'avvertimento, tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione sull'ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.
Il lavoratore deve, infatti, comportarsi nei confronti del datore di lavoro come se l'istituto dell'indennità per insolvenza non esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga durata.
Ne consegue che in tali circostanze, il signor RI 1 ha violato il suo obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 LADI.
5. Riguardo alle asserzioni secondo cui l'opponente non avrebbe avuto la disponibilità economica né per avviare una procedura esecutiva contro la società né per incaricare un legale, si rileva che non sono di alcun ausilio al signor RI 1.
Infatti, come ha già avuto modo di rilevare il Tribunale cantonale delle assicurazioni a una censura analoga, l'inoltro di un precetto esecutivo non comporta una spesa rilevante (che peraltro varia a seconda del valore del credito; cfr. sentenza del 5 marzo 2018 inc. n. 38.2017.64 e riferimenti citati) e neppure presuppone l'assistenza di un legale. (...)” (Doc. A)
1.2. Contro la citata decisione su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale chiede il riconoscimento del diritto ad indennità per insolvenza, sostenendo di avere fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per tutelare i suoi interessi salariali e rileva:
"
(...)
Il signor RI 1 dopo aver cessato il proprio rapporto lavorativo è tornato in _, sicuramente le difficoltà da lui incontrate nel cercare di ottenere per vie esecutive quanto gli spettasse sono del tutto evidenti: Non conosce il diritto svizzero e pertanto avrebbe dovuto chiedere l'aiuto di un legale sopportandone i costi; avrebbe dovuto iniziare una procedura esecutiva che non conosceva; si trova in condizioni economiche molto difficili, aggravate dal non aver ricevuto lo stipendio per l'unico mese in cui ha lavorato per intero; ha sopportato i costi del viaggio ed è rimasto senza risorse finanziarie. Se esiste un potere discrezionale in capo alla Cassa per poter valutare gli obblighi di diligenza del lavoratore danneggiato, in questo caso la discrezionalità non può essere usata in nessun'altra direzione che non sia quella di tutelare il contraente più debole.
(...).
Si contesta al signor RI 1 di non aver messo in atto, "malgrado l'avvertimento" tutte le misure previste ... omissis II problema è che il ricorrente non aveva né i mezzi, finanziari, né le capacità per poter proseguire con l'esecuzione. Non aveva ricevuto l'ultimo stipendio e si trovava in _ per la settimana di sospensione dal lavoro prevista dal suo contratto al 75%, quando gli è stato comunicato di non rientrare al lavoro perché a causa di forza maggiore il lavoro era stato soppresso.
5. L'inoltro di un precetto esecutivo sembra cosa semplice per chi sia residente sul suolo elvetico, ben altra cosa per una persona con permesso di frontaliere, che non conosce le lingue ufficiali ma solo il rumeno, che non ha a disposizione un PC e che non ha le conoscenze usuali che servirebbero per informarsi sulle procedure. È venuto a conoscenza della possibilità di richiedere le indennità per insolvenza solo dopo il fallimento della ditta. Il ricorrente non richiede di essere ammesso al beneficio del gratuito patrocinio; è sufficiente che egli non debba accollarsi i costi relativi ad una procedura senza la quale non potrebbe tutelare i propri diritti, e questo sarebbe lesivo dei criteri di proporzionalità e di uguaglianza di ogni cittadino nei confronti della legge. Se poi servisse una dichiarazione del proprio Municipio attestante la situazione finanziaria egli provvederà a fornirla, a cortese richiesta di Codesto Lodevole Tribunale. Per il principio costituzionale di uguaglianza di ogni cittadino e persona nei confronti della legge, si richiede che un lavoratore straniero che abita a 2'000 km di distanza non debba essere penalizzato nei confronti di un residente al quale è sicuramente concesso di poter accedere ad informazioni e procedure esecutive in maniera più agevole di quanto non disponga lo straniero. (...)” (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 7 agosto 2019 la Cassa propone di respingere il ricorso e sottolinea quanto segue:
"
(...) Riguardo alle asserzioni secondo cui il qui ricorrente non avrebbe avuto la disponibilità economica né per avviare una procedura esecutiva contro la società né per incaricare un legale, si rileva che non sono di alcun ausilio al signor RI 1.
Infatti, come ha già avuto modo di rilevare il Tribunale cantonale delle assicurazioni a una censura analoga, l'inoltro di un precetto esecutivo non comporta una spesa rilevante (che peraltro varia a seconda del valore del credito; cfr. sentenza del 5 marzo 2018 inc. n. 38.2017.64 e riferimenti citati) e neppure presuppone l'assistenza di un legale.
Relativamente all'affermazione secondo cui il Signor RI 1 non fosse a conoscenza del diritto svizzero e della procedura esecutiva, la Cassa formula le seguenti osservazioni.
Il qui ricorrente ha dimostrato con la propria opposizione e successivamente il presente ricorso – corredati entrambi di motivazione e conclusione – di sapere orientarsi nella procedura amministrativa, come pure difendere i propri interessi su una questione invero ordinaria nelle vertenze dell'assicurazione disoccupazione.
Si evidenzia inoltre come avesse anche in un'altra occasione, cioè tramite il sollecito di pagamento dei salari arretrati datato 12 luglio 2018, di conoscere le procedure. Infatti ha rivendicato il salario ed indicato in modo esplicito che
"... Le comunico che se gli importi non mi verranno saldati entro 15 giorni provvederò all'incasso per vie esecutive"
.
Pertanto, alla luce del comportamento assunto dal ricorrente, la Cassa ritiene che egli non ha adempiuto all'obbligo di ridurre il danno ex art. 55 LADI, precludendosi così dalla possibilità di ottenere le prestazioni richieste.
Di conseguenza non si giustifica l'annullamento della decisione. (...)” (Doc. III)
1.4. L’8 agosto 2019 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali ulteriori mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti sono rimaste silenti.

## Considerations

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha negato a RI 1 il diritto a percepire indennità per insolvenza.
L'art. 55 cpv. 1 LADI stabilisce che:
"
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto."
In una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi finanziari.
In una sentenza 8C_956/2012 del 19 agosto 2013 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva violato l'obbligo di ridurre il danno in quanto egli era rimasto inattivo per più di sei mesi (“L'absence de réaction de l'assuré durant un tel laps de temps constitue, au regard de la jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre 2011, C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation de l'obligation de réduire le dommage”).
Il Tribunale federale ha peraltro sottolineato che delle rivendicazioni orali sono insufficienti (« Supposées avérées, ces interventions orales ne suffisent pas pour satisfaire à l'obligation de réduire le dommage (voir à cet égard les arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre 2003, et C 367/01 du 12 avril 2002) ». ).
In una sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr . 4 pag. 9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato l’obbligo di ridurre il danno in quanto ha atteso cinque mesi prima di fare valere le proprie pretese salariali per via giudiziaria.
In una sentenza 8C_211/2014 del 17 luglio 2014
, pubblicata in DLA 2014 p. 226 seg.
, la nostra Massima Istanza ha ritenuto insufficienti ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in atto da un’assicurata che, tra la comminatoria di fallimento del suo ex datore di lavoro emanata dall’Ufficio fallimenti dietro sua domanda e la procedura di fallimento promossa da un altro creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito, ha lasciato trascorrere nove mesi e mezzo senza compiere i necessari atti esecutivi volti a recuperare il suo credito salariale.
Nella medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che
affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga durata.
In una sentenza 8C_431/2018 del 24 gennaio 2019, il Tribunale federale, confermando una sentenza del TCA che aveva approvato l’operato dell’amministrazione secondo la quale un assicurato aveva violato il proprio obbligo di ridurre il danno, ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
4.2. L'art. 55 cpv. 1 LADI sin dalla sua elaborazione ha voluto impedire che l'assicurato si limitasse a far valere il suo diritto ad un'indennità in caso di insolvenza del datore di lavoro presso la cassa di disoccupazione (FF 1980 III 540). Alla luce dell'obbligo di ridurre il danno (DTF 114 V 56 consid. 3d pag. 59), la normativa vuole evitare che l'assicurato rimanga inattivo per recuperare le sue pretese salariali, aspettando passivamente la dichiarazione di fallimento del proprio datore di lavoro (sentenza C 183/97 del 25 giugno 1998 consid. 1c, pubblicata in ARV 1999 n. 24 pag. 140). Un rifiuto delle prestazioni fondato sull'art. 55 cpv. 1 LADI presuppone che l'assicurato abbia agito con colpa grave, ossia che gli si possa rinfacciare un comportamento o una omissione intenzionale o per grave negligenza. Del principio di proporzionalità si tiene conto, valutando l'estensione dei provvedimenti che possono essere pretesi dal dipendente per difendere le proprie pretese. Per prassi invalsa, affinché un'indennità per insolvenza sia versata, si esige una coerente e costante prosecuzione dei passi intrapresi, i quali devono sfociare negli stadi previsti dalle legge in materia di esecuzione forzata. In altre parole, i dipendenti devono comportarsi nei confronti del datore di lavoro come se l'istituto dell'indennità per insolvenza non esistesse. Tale obbligo è conciliabile con un'inazione prolungata (sentenza 8C_211/2014 del 17 luglio 2014 consid. 6.1 con riferimenti). In tale contesto, il criterio della rapidità di reazione del lavoratore gioca un ruolo preponderante, senza però che siano ignorati altri aspetti: gli usi nel settore, la lingua con cui il dipendente si può esprimere, le sue conoscenze giuridiche, un eventuale domicilio all'estero dell'assicurato, il rapporto fra le spese che l'assicurato avrebbe dovuto assumere per far valere le proprie pretese salariali alla luce della propria situazione finanziaria, un eventuale rapporto di fiducia, un conflitto di lealtà, il suo ruolo nell'impresa, le responsabilità assunte, la possibilità di confrontare la propria situazione con quella dei suoi colleghi, ecc. (cfr. BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, 2014, nota marginale 8 ad art. 55 LADI con rinvii). (...)”
In una sentenza 8C_205/2019 del 5 agosto 2019 il Tribunale federale ha confermato che un assicurato aveva violato l’obbligo di ridurre il danno, argomentando:
"
(...)
4.2.
Ancora nei tempi più recenti il Tribunale federale ha ribadito la portata dell'
art. 55 LADI
e gli obblighi per il lavoratore. Da quest'ultimo si esige una coerente e costante prosecuzione dei passi intrapresi per rivendicare i propri diritti salariali, che in definitiva devono sfociare negli stadi previsti dalle disposizioni in materia di esecuzione forzata. In altre parole, i dipendenti devono comportarsi come se l'indennità per insolvenza non esistesse. In tale contesto, il criterio della rapidità di reazione del lavoratore gioca un ruolo preponderante. Il lavoratore è anche tenuto ad agire giudizialmente se l'importo scoperto tende ad aumentare e appare sempre più probabile il definitivo non pagamento di tali pretese salariali (da ultimo sentenze 8C_85/2019 del 19 giugno 2019 consid. 4.1; 8C_79/2019 del 21 maggio 2019 consid. 3.1 e 8C_431/2018 del 24 gennaio 2019 consid. 4.2, tutte con riferimenti).
4.3.
In ogni caso, l'assicurato, proprio perché deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti nei confronti del datore di lavoro, non deve percorrere la procedura a lui più comoda o la meno onerosa, ma semmai deve individuare quella più efficace per cercare di ottenere il più presto possibile il saldo scoperto. Infatti, l'avvio di una procedura giudiziaria notoriamente induce il debitore al pagamento (per lo meno parzialmente) delle pretese anche e soprattutto nell'imminenza di una dichiarazione di fallimento o di un pignoramento (
DTF 134 V 88
consid. 6.2 pag. 93;
131 V 196
consid. 4.1.2 pag. 198). Se l'assicurato malgrado alcune diffide e minacce di esecuzione, non agisce tempestivamente, deve essere riconosciuta per lo meno una negligenza grave con la conseguenza che l'indennità per insolvenza è negata (sentenza 8C_85/2019 consid. 4.3).
4.4.
Secondo i fatti accertati dalla Corte cantonale in maniera vincolante per il Tribunale federale (
art. 105 cpv. 1 LTF
), il ricorrente non ha ricevuto il salario del mese di dicembre 2016 e in seguito da aprile 2017 non gli è più stato versato alcuno stipendio. Soltanto nel mese di dicembre 2017, dopo alcune diffide dal mese di agosto 2017, ha fatto spiccare un precetto esecutivo. L'unico ulteriore passo formale è stata la presentazione nel maggio 2018 di una domanda di fallimento senza preventiva esecuzione, rivelatasi poi superflua. Manifestamente la tutela delle proprie pretese salariali è stata insufficiente. Tenuto conto del limite temporale di quattro mesi dell'indennità di insolvenza (
art. 52 cpv. 1 LADI
; consid. 4.1), il legislatore ha voluto esplicitamente impedire che il lavoratore resti troppo a lungo senza salario, lasciando al proprio rischio chi oltrepassa tale soglia senza salario dal precedente datore di lavoro, anziché cercare un nuovo lavoro (8C_85/2019 consid. 4.5). Il ricorrente avrebbe dovuto far spiccare in tempi brevi per lo meno un precetto esecutivo, il cui costo è relativamente contenuto (
art. 16 cpv. 1 OTLEF
; RS 281.35) e procedere con la procedura di rigetto provvisorio dell'opposizione o eventualmente con l'azione di accertamento del credito (cfr. 8C_431/2018 consid. 4.3). Ciò a maggior ragione, visto che ancora nel ricorso egli sostiene che la società fosse solvibile e quindi in grado di saldare sia le pretese salariali sia le spese processuali. Contrariamente alla tesi del ricorrente, il cambiamento di patrocinatore non può essere imputato a vantaggio dell'assicurato. Infatti, per prassi invalsa le azioni e le omissioni (anche erronee) del patrocinatore devono essere imputate al cliente (
DTF 143 I 284
e rinvii). Tale circostanza può tutt'al più avere una rilevanza sotto il profilo della responsabilità del patrocinatore verso il cliente.
4.5.
In ogni caso, non è dimostrato, né il ricorrente lo pretende, che egli abbia per lo meno tentato di convenire tempestivamente, ossia al più tardi nell'agosto 2017, con la Cassa una strategia processuale, forse anche al fine di evitare spese inutili, per far valere efficacemente le proprie pretese nei confronti della datrice di lavoro svizzera. Infatti, come si è visto (consid. 4.3), non è l'assicurato che può pretendere di imporre la propria visione delle cose tramite iniziative, che in definitiva si sono dimostrate in concreto del tutto inefficaci. Il giudizio impugnato resiste pertanto al diritto federale. (...)”
L’Alta Corte è arrivata alla stessa conclusione in una sentenza 8C_158/2019 del 5 agosto 2019, trattandosi di un assicurato che è stato legato da un contratto di lavoro dal 15 aprile 2017 al 28 settembre 2017, che ha lavorato fino al 1° settembre 2017 e che ha ricevuto il salario solo fino al 30 aprile 2017. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti conclusioni:
"
(...)
4.3.
Secondo i fatti accertati in maniera vincolante per il Tribunale federale (
art. 105 cpv. 1 LTF
; consid. 1), peraltro ammessi anche dal ricorrente, l'assicurato non ha mai fatto valere seriamente le proprie pretese salariali. Considerata anche l'estensione temporale massima di quattro mensilità per le indennità per insolvenza, alla luce del mancato pagamento del salario a partire dal mese di maggio 2017 (cfr. scritto del 20 giugno 2018 all'Ufficio esecuzioni e fallimenti di Mendrisio per un importo complessivo di fr. 28'430.75), il ricorrente avrebbe dovuto agire senza indugio (
art. 52 cpv. 1 LADI
; sentenza 8C_85/2019 consid. 4.5). Così non è stato. Dopo la lettera del 2 ottobre 2017 inviata dal proprio legale in Italia, egli ha atteso passivamente fino all'avvio di una causa giudiziaria dinanzi al Tribunale di Milano che il 12 luglio 2018 si è conclusa infruttuosamente per quanto attiene alla datrice di lavoro svizzera. Tale modo di procedere non è chiaramente sufficiente per adempiere ai doveri di cui all'
art. 55 LADI
.
4.4.
In ogni caso, l'assicurato, proprio perché deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti nei confronti del datore di lavoro, non deve percorrere la procedura a lui più comoda o la meno onerosa, ma semmai deve individuare quella più efficace per cercare di ottenere il più presto possibile il saldo scoperto. Infatti, l'avvio di una procedura giudiziaria notoriamente induce il debitore al pagamento (per lo meno parzialmente) delle pretese anche e soprattutto nell'imminenza di una dichiarazione di fallimento o di un pignoramento (
DTF 134 V 88
consid. 6.2 pag. 93;
131 V 196
consid. 4.1.2 pag. 198). Alla luce della mora della datrice di lavoro svizzera, il ricorrente avrebbe dovuto far spiccare un precetto esecutivo, le cui spese sono relativamente contenute (in concreto: fr. 90.-;
art. 16 cpv. 1 OTLEF
; RS 281.35), e - in caso di opposizione - avviare, forte del contratto di lavoro sottoscritto, una procedura di rigetto provvisorio dell'opposizione (
art. 82 cpv. 1 LEF
; RS 281.1; cfr. già sentenza 8C_431/2018 consid. 4.3). In tale evenienza, è applicabile la procedura sommaria (
art. 251 lett. a CPC
) ed è possibile per il creditore di ottenere, scavalcando la procedura di conciliazione (
art. 198 lett. a CPC
), una decisione finale in tempi brevi: il giudice infatti pronuncia il rigetto provvisorio, a meno che il debitore non giustifichi immediatamente (ossia in linea di principio con prove documentali;
art. 254 CPC
) delle eccezioni che infirmano il riconoscimento di debito (
art. 82 cpv. 2 LEF
). Impropriamente quindi il ricorrente pretende che la procedura di rigetto provvisorio dell'opposizione non metterebbe l'assicurato anche in una posizione facilitata. Così facendo, egli avrebbe potuto ottenere con molta probabilità le indennità per insolvenza, benché la procedura di rigetto provvisorio dell'opposizione effettivamente non sia gratuita, ma comunque nei limiti relativamente contenuti dell'
art. 48 OTLEF
(in concreto: tra fr. 60.- e fr. 500.-; cfr.
DTF 139 III 195
consid. 4.2.2 e 4.2.4 pag. 198 e sentenza 5D_23/2017 dell'8 maggio 2017 consid. 4.3).
4.5.
Comunque a torto il ricorrente lascia intendere che non avrebbe potuto beneficiare delle esenzioni dalle spese processuali di cui alle normative speciali del diritto del lavoro. Fatto spiccare il precetto esecutivo, in caso di opposizione della datrice di lavoro, se non avesse voluto procedere nelle forme del rigetto provvisorio (consid. 4.4), avrebbe comunque potuto avviare un'azione di accertamento del credito (
art. 79 LEF
), con la presentazione di una procedura di conciliazione e poi di una causa giudiziaria secondo la procedura semplificata per ottenere la condanna della datrice di lavoro svizzera e contestualmente il rigetto definitivo dell'opposizione. Sia la procedura di conciliazione (art. 113 cpv. 2 lett. d CPC) sia la procedura giudiziaria (art. 114 lett. c CPC) sarebbero state gratuite. In entrambi i casi (rigetto provvisorio dell'opposizione o accertamento del credito), l'inizio di una procedura in Svizzera avrebbe potuto vedere salvaguardata eventualmente anche la classe del credito nell'imminente fallimento (art. 219 cpv. 4 lett. a e cpv. 5 n. 2 LEF; cfr. sentenza 8C_431/2018 consid. 4.3). Proprio perché la rivendicazione delle proprie pretese salariali necessita di una certa urgenza, diversamente dall'opinione del ricorrente, l'avvio di una causa in Italia non si avvera utile. Proprio nel caso concreto, dai fatti accertati (
art. 105 cpv. 1 LTF
), risulta che la datrice di lavoro svizzera è stata dichiarata fallita già il 18 maggio 2018, mentre l'udienza dinanzi al giudice del lavoro italiano ha avuto luogo il 12 luglio 2018. Quand'anche vi fosse stata una sentenza definitiva del giudice italiano in favore del ricorrente, egli avrebbe dovuto comunque ancora provvedere all'esecuzione forzata in Svizzera, facendo spiccare un precetto esecutivo e chiedendo poi il rigetto definitivo in caso di opposizione (
art. 80 cpv. 1 LEF
; procedura di exequatur incidentale), oppure dando avvio alla procedura di exequatur prevista dagli art. 38 segg. CLug (RS 0.275.12). Questo dimostra come nella realtà l'avvio di una causa all'estero non sia particolarmente efficace alla tutela di pretese salariali nell'ottica dell'assicurazione contro la disoccupazione (per non nascondere dell'eventualità di un non riconoscimento in Svizzera della decisione estera).
4.6.
In ogni caso non è dimostrato, né il ricorrente lo pretende, che egli abbia per lo meno tentato di convenire tempestivamente, ossia al più tardi nell'ottobre 2017, con la Cassa una strategia processuale, forse anche al fine di evitare spese inutili, per far valere efficacemente le proprie pretese nei confronti della datrice di lavoro svizzera. Infatti, come si è visto (consid. 4.4), non è l'assicurato che può pretendere di imporre la propria visione delle cose tramite iniziative, che in definitiva si sono dimostrate in concreto del tutto inefficaci.
4.7.
È opportuno ancora ribadire che il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare come il semplice conferimento di un mandato a un avvocato, lasciando a quest'ultimo decidere autonomamente se (e quando) iniziare una procedura, è manifestamente insufficiente per adempiere alle esigenze dell'
art. 55 cpv. 1 LADI
(sentenza 8C_431/2018 consid. 4.3). Per il resto, non si può non nascondere come per prassi invalsa le azioni e le omissioni (anche erronee) del patrocinatore devono essere imputate al cliente (
DTF 143 I 284
e rinvii). Il giudizio cantonale non è pertanto lesivo in alcun punto al diritto federale. (...)”
Nella STCA 38.2017.64 del 5 marzo 2018, citata dalla Cassa, il TCA, al consid. 2.5, aveva in particolare sottolineato che:
"
(...) Per quanto concerne l’asserzione ricorsuale secondo cui X._ non avrebbe avuto la disponibilità economica per provvedere alla presentazione di un precetto esecutivo contro la società o per intentare altre azioni giudiziarie (cfr. doc. I; consid. 1.2.), è utile evidenziare, in particolare, che l’inoltro di un precetto esecutivo non comporta una spesa rilevante.
Più specificatamente il costo varia a seconda del valore del credito. Per un credito il cui importo si attesti tra fr. 10'000.-- e fr. 100'000.-- la tassa ammonta a fr. 103.30 (la tassa base è di fr. 90.-- a cui si aggiungono le spese di spedizione per la notifica del precetto esecutivo, di norma fr. 8.-- e della copia indirizzata al creditore, di norma fr. 5.30. In caso di problemi in occasione della notifica del precetto esecutivo possono eccezionalmente insorgere costi supplementari)
per l’esemplare per il debitore e a fr. 58.30 per l’esemplare per l’eventuale coescusso (cfr. art. 16 ordinanza del 23 settembre 1996 sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento; www.e-service.admin.ch/eschkg/cms/content/faq/teuertab_it;
www.ti.ch/di/dg/uef/procedura-interattiva/precetto-esecutivo
). (...)”
2.2. Nella presente risulta dagli atti dell’incarto che RI 1 ha lavorato per la _ dal 23 novembre 2017 (cfr. doc. 87-90) al 30 aprile 2018.
La ditta è stata dichiarata fallita il 9 gennaio 2019 (cfr. doc. 68).
L’assicurato ha cessato di lavorare il 9 aprile 2018 ed il salario gli è stato versato fino al 25 marzo 2018 (cfr. doc. 15 e 16).
Il 12 luglio 2018 egli ha inviato alla ditta un sollecito scritto del seguente tenore:
"
Egregio signor _,
tra me e la vostra società è stato stipulato un contratto di lavoro.
Non ho ricevuto il saldo della prima settimana del mese di aprile e le ore straordinarie del mese di marzo per un totale di 2'848.85 franchi lordi. Lei mi aveva assicurato che presto sarebbero riprese le attività ed avrei potuto percepire gli arretrati. Ad oggi non ho ancora ricevuto nulla. Le comunico che se gli importi non mi verranno saldati entro 15 giorni provvederò all’incasso per vie esecutive.” (Doc. 77)
Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA non può che approvare l’operato della Cassa. L’assicurato ha effettivamente violato il suo obbligo di ridurre il danno ai sensi dell’art. 55 LADI.
Egli ha infatti rivendicato per la prima volta per iscritto il versamento del credito salariale il 12 luglio 2018, quasi tre mesi dopo la conclusione del rapporto di lavoro, e soprattutto non ha più intrapreso nulla dopo che il datore di lavoro non aveva versato il salario arretrato entro il termine di 15 giorni da lui assegnatogli in quell’ occasione.
Riguardo alle argomentazioni sollevate in sede ricorsuale il TCA non può che concordare con le osservazioni dell’amministrazione, secondo cui, da una parte, il contenuto della lettera del 12 luglio 2018 dimostra come l’assicurato fosse a conoscenza della procedura da seguire (cfr. doc. 77: “provvederò all’incasso per vie esecutive”) e, d’altra parte, che le spese per fare spiccare un precetto esecutivo “sono relativamente contenute” (cfr. la STF 8C_158/2019 del 15 agosto 2019 e la STCA 38.2017.84 del 5 marzo 2018 riprodotte al consid. 2.1).
La decisione su opposizione dell’11 giugno 2019 deve dunque essere confermata.