# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 5c4e66af-4bba-5a51-b85f-feebe4c51483
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel _, in precedenza attiva quale gerente di una boutique, in data 22 settembre
2004 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 3/1-8).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia ortopedica eseguita dal dr. _, con decisione del 27 aprile 2007 l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni (doc. 51/1-3).
1.3. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, contestando la decisione dell’amministrazione, che non avrebbe adeguatamente tenuto conto di tutte le patologie che la affliggono.
Ella ha infatti rilevato di soffrire, oltre che di disturbi alle ginocchia, anche di una sindrome ansioso-depressiva e di problemi derivanti dall’asma bronchiale di cui è affetta. Entrambe queste patologie, attestate dal suo curante, dr. _, non sono state, secondo l’interessata, adeguatamente approfondite da parte dell’UAI, motivo per il quale occorre rinviare gli atti all’amministrazione, per un complemento istruttorio.
L’assicurata ha pure contestato la valutazione peritale reumatologica del dr. _, che giunge, a suo avviso, a conclusioni contraddittorie, considerandola inabile al lavoro al 20% come impiegata d’ufficio (attività che non comporta il trasporto di pesi e permette di alternare la posizione), ma pienamente abile al lavoro in altre attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali: a mente dell’assicurata, essendo l’attività di impiegata di ufficio, esigibile all’80%, rispettosa dei suoi limiti funzionali, non si capisce per quale motivo altre attività, rispettose dei limiti funzionali dell’interessata, dovrebbero essere esigibili al 100% e non all’80%. L’insorgente sottolinea che alla richiesta di chiarimenti da parte del dr. _ del SMR riguardo a tale aspetto, il dr. _ non ha fornito una spiegazione, limitandosi a ribadire le sue conclusioni peritali.
Infine, l’assicurata ha criticato il confronto dei redditi operato dalla consulente IP, che nello stabilire il reddito da valida ha tenuto conto degli importi risultanti dai dati fiscali, aggiornandoli al 2005. Questo modo di procedere è, a mente dell’insorgente, errato, ritenuto che ella ha iniziato la sua attività indipendente nel 1998, conseguendo redditi molto esigui, anche a causa dei suoi problemi di salute, presenti già da anni e poi andati sempre più peggiorando, fino a portare ad un intervento di protesi totale al ginocchio sinistro e poi a quello destro. L’assicurata ha infatti rilevato che è circostanza notoria che gli imprenditori, nei primi anni di attività, non possono contare su un utile alto, dato che occorrono in media circa cinque anni prima che un’azienda possa dirsi avviata. L’assicurata ha quindi concluso che i dati aziendali del 2001-2002 non possono essere ritenuti rappresentativi del reddito che ella avrebbe potuto conseguire se non fosse insorto il danno alla salute. Quest’ultimo andava invece fissato, secondo l’insorgente, sulla base del reddito conseguito da aziende simili. Ella ha aggiunto che il reddito considerato dall’UAI non è attendibile anche alla luce di quanto percepito come fotografa, pari a fr. 4'000 mensili (I).
1.4. L’UAI, in risposta, ha confermato la correttezza della perizia del dr. _, così come il raffronto dei redditi operato dalla consulente IP, postulando un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).
1.5. In data 23 luglio 2007 la rappresentante dell’interessata ha nuovamente ribadito quanto già esposto con il ricorso (VI).
Tali osservazioni sono state trasmesse all’amministrazione (VII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2.
Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità, oppure no.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Va poi ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA,
nei casi in cui il calcolo dei redditi risulti particolarmente difficile, la graduazione dell’invalidità può avvenire ispirandosi al metodo specifico applicabile alla persone non esercitanti un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo straordinario.
Capita in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (DTF 128 V 29; Pratique VSI 1998 p. 121; pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e 3c; DTF 104 V 137 consid.
2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139; DTF 105 V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, p. 456).
L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag. 121s; Valterio,
op. cit.,
p. 199). Perciò l’invalidità sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività dell’assicurato divenuto invalido (DTF 128 V 31).
Secondo giurisprudenza tuttavia, il metodo straordinario è applicabile solo eccezionalmente (RCC 1969 pag. 699) e anche se solo uno dei redditi determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in maniera affidabile (STFA inedite del 27 agosto
2004 in
re I, I543/03, consid.
4.3 e 22 ottobre
2001 in
re W., inc. I 224/01, consid. 2b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).
Per dei casi in cui, invece del metodo straordinario è stato applicato il normale confronto dei redditi utilizzando i dati statistici ed esigendo dall'assicurato il passaggio ad un'attività dipendente cfr. STF 9C_335/2007 e STF 9C_13/2007.
2.5. Nel caso in esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, il mandato di esperire una perizia specialistica.
Nel suo referto del 5 settembre 2005 il dr. _ ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “stato dopo impianto di una protesi totale al ginocchio bilateralmente; obesità permagna”, mentre, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quelle di “asma bronchiale; sindrome ansioso-depressiva reattiva; ipertensione arteriosa; rinocongiuntivite allergica; stato dopo appendicectomia del 1965; stato dopo operazione per canale carpale bilaterale nel 1982; OP per E.D. L4/L5 a destra nel 1984; sfinterectomia nel 1999; isterectomia e annesectomia bilaterale nel
1999”
(doc. 19/3-4).
Quali limiti funzionali, il dr. _ ha indicato che l’assicurata può sollevare normalmente pesi leggeri fino a
5 kg
, mentre ha una capacità ridotta nel sollevamento di pesi fino a
10 kg
, esigua per pesi fino a
25 kg
e nulla per pesi oltre i
26 kg
; ella può sollevare pesi fino a
5 kg
sopra il piano delle spalle in modo normale e in maniera lievemente ridotta pesi superiori a
5 kg
; può manipolare normalmente oggetti di precisione leggeri, in maniera lievemente ridotta oggetti medi; non può assolutamente svolgere lavori di manovalanza e molto pesanti; può svolgere in modo normale la rotazione della mano; può svolgere lavori con braccia elevate in modo normale; ha una capacità lavorativa ridotta per posizioni di lavoro che comportano la rotazione del busto, così come pure per la posizione seduta e piegata in avanti e per la posizione eretta e piegata in avanti; non può svolgere attività in posizione inginocchiata e con le ginocchia in flessione, può stare in posizione seduta e in posizione eretta in misura ridotta; può spostarsi normalmente fino a
50 metri
, in maniera ridotta oltre i
50 metri
; la possibilità di spostarsi su terreni accidentati, così come quella di salire e scendere le scale, sono molto ridotte; la possibilità di eseguire spostamenti su scale a pioli e ponteggi è esigua; l’impiego delle due mani è possibile normalmente; possibile solo in parte l’equilibrio e il bilanciamento (doc. 19-5).
Quanto alla capacità lavorativa nelle precedenti attività svolte dall’interessata (ossia impiegata d’ufficio, fotografa e gerente di una boutique), il dr. _ ha considerato l’assicurata ancora abile al lavoro al 70% nella sua ultima attività di gerente di una boutique, giustificando la riduzione del rendimento del 30% con il fatto che ella non può più effettuare lavori di pulizia del negozio, né spostare grossi pacchi (doc. 19-5); abile al lavoro quale fotografa, ma soltanto per un’attività svolta in negozio, senza dover spostarsi per effettuare dei reportage; abile al lavoro all’80% quale segretaria (attività per la quale ella è in possesso di un diploma), dato che tale impiego non comporta il trasporto di pesi e permette di alternare la posizione eretta/seduta (doc. 19-6).
Il dr. _ ha poi indicato che in attività che non comportino lo spostamento di oggetti pesanti, che non necessitino di spostamenti su terreni sconnessi o di salire e scendere le scale, nelle quali possa anche ogni tanto sedersi, l’assicurata sarebbe da considerare totalmente abile al lavoro (doc. 19-6).
Il dr. _ del SMR, spec. FMH in medicina generale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13)
, rilevato che l’attività di segretaria, in sé rispettosa dei limiti funzionali dell’assicurata, è stata ritenuta dal perito esigibile all’80%, mentre attività adeguate alle sue condizioni di salute sono state considerate esigibili al 100%, ha chiesto al dr. _ chiarimenti al riguardo (cfr. doc. 21-1).
Nella sua risposta del 6 dicembre 2005 il dr. _ ha osservato:
"
La paziente sopracitata ha svolto in pratica 3 attività, la prima di impiegata d'ufficio, la seconda di fotografa, la terza di proprietaria di Boutique.
In qualità di impiegata d'ufficio ritengo che la paziente sia sicuramente abile nell'ambito di 8 ore al giorno con un riduzione del rendimento di circa il 20-25%.
In qualità di fotografa la paziente sarebbe molto limitata in quanto non può più fare lavori all'esterno che comportano il trasporto di grossi pesi e spostarsi.
Tale attività sarebbe quindi proponibile soltanto in negozio con una presenza di 8 ore e una riduzione del rendimento di circa il 30% considerando che il fotografo in negozio fa una importante attività anche in posizione seduta.
In qualità di proprietaria di Boutique ho valutato la presenza di un negozio di circa 6 ore in quanto tale attività comporta lo stare in piedi frequentemente.
Come gerente di Boutique inoltre risulta limitata nello svolgimento di attività pesanti cioè caricare e scaricare pesi, lavori di pulizia o altro ammesso che anche prima gli facesse.
Globalmente e riassumendo ritengo che in qualità di impiegata d'ufficio la paziente potrebbe essere considerata abile nella misura dell'80%, in qualità di gerente di Boutique nella misura del 35% e nell'attività di fotografo nella misura del 45%." (Doc. AI 23-1)
Nel rapporto medico del 12 dicembre 2005 il dr. _, posta la diagnosi principale di “stato dopo impianto protesi ginocchia bilateralmente (a destra il 3 ottobre 2003 e a sinistra il 20 ottobre 2004)”, ha osservato:
"
(...)
Negozio / boutique di abbigliamenti chiuso definitivamente in 10.2004, prima fotografa.
L'attuale perizia Dr. _ indica che l'attività di gerente di boutique risulta ancora esigibile nella misura di 2x3 ore al giorno senza attività gravose tipo di pulizia.
Nè dal rapporto periziale nè dalla documentazione medica a disposizione risulta esservi una patologia psichiatrica maggiore con influsso sulla capacità lavorativa.
L'evoluzione postoperatoria dopo il 2° intervento di protesi risulta favorevole e priva di complicazioni (vedi anche visita _ 12.2004). In questo senso la funzionalità riscontrata in sede peritale era presente a distanza di 3 mesi dall'intervento, quindi da inizio febbraio 2005.
Per i periodi da 9.2003 a 1.2005 vedi periodi riconosciuti dalla _.
_:
IL
50% dal 22.09.2003 al 02.10.2003
100% dal 03.10.2003 al 12.01.2004
75% dal 13.01.2004 al 21.03.2004
100% dal 22.03.2004 al 30.03.2004
75% dal 31.03.2004 al 30.09.2004
Controllo _ del 9.12.2004: buona funzione bilaterale delle ginocchia
Perizia dr. _ del 5.9.2005:
Diagnosi:
stato dopo impianto protesi ginocchia bilateralmente (a destra il 3.10.2003, a sinistra il 20.10.2004)
obesità (120 kg / 164 cm / BMI 45)
diagnosi collaterali:
asma bronchiale
sindrome ansioso-depressiva
ipertensione arteriosa
limiti funzionali:
portare pesi fino a 5 kg normalmente, in forma ridotta pesi fino a 10 kg, raramente pesi fino a 25 kg
sollevare pesi fino a 5 kg normalmente, in modo ridotto pesi superiori
assenza di limitazioni per manipolazione di oggetti leggeri, lieve limitazione per oggetti medi
non esigibili attività pesanti
non lavori in posizione inginocchiata o accovacciata
spostamenti fino a 50 m normalmente, spostamenti superiori ai 50 m in forma ridotta; non esigibili spostamenti prolungati recidivanti
non spostamenti sul terreno accidentato
non salite/scendere ripetutamente le scale
assenza di limitazioni a livello delle mani
attività richiedenti la rotazione del busto o attività con tronco piegato in avanti in modo prolungato non più esigibili
alla richiesta di precisazioni il perito conferma:
attività di gerente boutique ancora esigibile con rendimento ridotto 2 x 3 ore senza attività pesanti
attività d'impiegata d'ufficio esigibile nella misura del 80% (rendimento ridotto, orario normale)
attività rispettosa dei limiti funzionali esigibile in misura completa." (Doc. 24-2+3)
In sede di contestazione del progetto di decisione del 26 ottobre 2006 dell’UAI, l’assicurata ha inviato uno scritto del dr. _, spec. FMH in medicina generale, il quale, rispondendo ad una richiesta della sua patrocinatrice (cfr. doc. 46/6-7), ha osservato:
"
Mi riferisco al suo fax del 20.11.06 e rispondo di seguito alle sue domande:
1. La paziente lamenta un aumento dell'asma quando deve svolgere lavori fisicamente impegnativi e se esposta a profumi (cosmetici) ed esalazioni e/o vapori di sostanze chimiche e/o irritanti.
2. La signora RI 1 ha lentamente sviluppato una sindrome ansioso-depressiva reattiva al problema delle ginocchia che, a parte i dolori, l'hanno costretta ad interrompere l'attività lavorativa fino alla chiusura forzata del negozio e quindi della propria attività professionale; inoltre il risultato dopo gli interventi ortopedici alle ginocchia non è soddisfacente al punto che la paziente non ripeterebbe queste operazioni.
2.1 Vedi punto 2.
2.2 La paziente mi consulta regolarmente circa una volta al mese quando le offro colloqui di sostegno, inoltre le ho prescritto medicamenti ad azione psichica (Solevita, Sedonium, Stilnox) ed assume attualmente Deanxit.
2.3 A causa dei disturbi psichici un'attività lavorativa comportante stress e/o lavori di responsabilità non è più adeguata alla situazione psichica della paziente.
Approfitto dell'occasione per ribadirle quanto già espresso alla signora RI 1 in merito al ricorso sulla decisione dell'Ufficio AI e segnatamente che il servizio medico di codesto ufficio non tiene in considerazione certificati di medici generici ma unicamente di specialisti per cui verosimilmente, in caso di proseguio della pratica saranno indispensabili una valutazione pneumologica ed una psichiatrica." (Doc. 46-5)
Nelle sue annotazioni dell’8 gennaio 2007, il dr. _ ha osservato:
"
Presa di posizione in merito alle osservazioni:
l'asma bronchiale dell'assicurata è di tipo allergico e si manifesta episodicamente (vedi rapporto dr. _ del 30.9.2004) e quindi non ha un influsso prolungato o duraturo sulla capacità lavorativa in particolare per attività senza esposizione ad allergeni o sostanze irritanti come nelle professioni ritenute esigibili.
Per quanto concerne la diagnosi di sindrome ansiosa-depressiva reattiva questa non risulta minimamente documentata nel rapporto del dr. _. Pure in occasione della perizia ortopedica da parte del dr. _ non risulta nessuna patologia psichiatrica manifesta nè risulta esservi un trattamento medicamentoso psichiatrico in atto (vedi pagina 2 della perizia).
Ritengo quindi che una patologia psichica con influsso sulla capacità lavorativa non sia presente non essendo una tale problematica nè documentata nè trattata." (Doc. 49-1)
2.6. Per costante giurisprudenza (cfr. STF
9C
13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid. 4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).
Il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid.
3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)" (consid. 3.2)
2.7.
Dopo
attento esame della fattispecie, questo Tribunale non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal dr. _, ch
e soddisfa i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.6.) e può quindi validamente servire da base al presente giudizio senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori misure d’istruzione (perizia medica giudiziaria).
Nel suo consulto ortopedico del 30 agosto 2005 il dr. _ ha debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurata è affetta, ponendo le diagnosi di “stato dopo impianto di una protesi totale al ginocchio bilateralmente; obesità permagna” e giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa del 65% nella sua precedente attività di gerente di una boutique – al riguardo va rilevato che nonostante nella perizia e poi nello scritto del 6 dicembre 2005 il dr. _ abbia ritenuto esigibili ancora 6 ore di lavoro quale gerente di boutique, lo stesso dr. _ ha poi indicato, per errore, che la capacità lavorativa è del 35%, percentuale che di tutta evidenza deve invece essere considerata quella corrispondente all’incapacità lavorativa, potendo ancora l’interessata svolgere la sua precedente attività in misura di 6 ore al giorno (cfr. doc. 23-1) - dell’80% come impiegata di ufficio, ma del 100% in altre attività leggere adeguate al suo stato di salute.
Tali conclusioni sono poi state confermate dal dr. _ del SMR, nel suo rapporto medico del 12 dicembre 2005 (doc. 24/1-3) e nelle sue annotazioni dell’8 gennaio 2007 (doc. 49-1).
In sede ricorsuale l’assicurata ha contestato queste conclusioni specialistiche dell’ortopedico, senza tuttavia apportare dei certificati medico-specialistici attestanti della patologie a livello ortopedico in grado di influire sulla capacità lavorativa dell’interessata, che possano sovvertire le risultanze della perizia del dr. _.
L’assicurata si è infatti limitata a rilevare che, a suo avviso, vi sarebbe un’incongruenza nelle conclusioni peritali del dr. _ riguardo alla capacità lavorativa residua. Infatti, se ella è da considerare abile al lavoro all’80% nell’attività di impiegata di ufficio, che è rispettosa dei suoi limiti funzionali, altrettanto dovrebbe valere con riferimento ad altre attività adeguate, che dovrebbero pure essere considerate esigibili all’80%.
Al riguardo, questo Tribunale rileva che il dr. _, nel suo referto peritale, ha ritenuto esigibile all’80% l’attività di impiegata di ufficio, indicando che “
la paziente è in possesso di un diploma di segretaria, potrebbe essere eventualmente adibita a questa attività che non comporta il trasporto di pesi, che le potrebbe fare alternare la posizione seduta a quella eretta
” (doc. 19-6).
Quanto ad altre attività esigibili, lo specialista ha osservato che “
attività che non comportino lo spostamento di oggetti pesanti, lo spostarsi frequentemente su terreni sconnessi e salire e scendere le scale, attività che consentano anche saltuariamente di sedersi, queste potrebbero essere svolte anche in misura completa
” (doc. 19-6, sottolineatura della redattrice).
Pertanto, stante quanto sopra, a mente del TCA occorre ritenere che l’attività di impiegata di ufficio non sia completamente rispettosa dei limiti funzionali dell’assicurata, comportando prevalentemente una posizione seduta, ma che vi sono altre attività maggiormente rispettose dei suoi limiti funzionali, esigibili al 100%.
L’assicurata ha poi criticato il fatto che l’UAI non abbia svolto degli accertamenti peritali di natura pneumologica e psichiatrica, nonostante il suo medico curante, dr. _, in data 30 settembre 2004, abbia attestato la presenza di un’asma bronchiale e di una sindrome ansioso-depressiva reattiva, entrambe con influsso sulla capacità lavorativa (cfr. doc. 9-1).
Il dr. _ ha ribadito l’esistenza di tali patologie nel suo scritto del 23 novembre 2006 (doc. 46-5).
Come correttamente indicato dal dr. _ del SMR, l’asma bronchiale dell’assicurata è di tipo allergico e si manifesta episodicamente, come rilevato dal dr. _: nel suo referto del 30 settembre 2004, il curante ha infatti indicato che “
la paziente lamenta inoltre a volte, nell’ambito di una poliallergia, un’asma bronchiale
” (cfr. doc. 9-2). Il medico SMR ha quindi concluso che tale disturbo non ha un influsso prolungato sulla capacità lavorativa, in particolare per attività senza esposizione ad allergeni o a sostanze irritanti, come nelle professioni ritenute esigibili (cfr. doc. 49-1).
Queste considerazioni del medico SMR possono essere condivise dal TCA, ritenuto da una parte che non vi sono certificati specialistici attestanti una patologia peumologica in grado di influire sulla capacità lavorativa dell’assicurata in attività adatte e, d’altra parte, che nel suo scritto del 23 novembre 2006, il dr. _ ha indicato che la paziente “
lamenta un aumento dell’asma quando deve svolgere lavori fisicamente impegnativi e se esposta a profumi (cosmetici) ed esalazioni e/o vapori di sostanze chimiche e/o irritanti
” (doc. 46-5). In attività leggere, non a contatto con allergeni, l’assicurata va quindi considerata pienamente abile al lavoro.
Quanto alla patologia depressiva, nel suo scritto del 23 novembre 2006, il dr. _ ha certificato che l’assicurata “
ha lentamente sviluppato una sindrome ansioso-depressiva reattiva al problema delle ginocchia
”, aggiungendo che l’interessata “
mi consulta regolarmente circa una volta al mese quando le offro colloqui di sostegno, inoltre le ho prescritto medicamenti ad azione psichica
”, concludendo che “
a causa dei disturbi psichici un’attività lavorativa comportante stress e/o lavori di responsabilità non è più adeguata alla situazione psichica della paziente
” (doc. 46-5).
Al riguardo, il dr. _ ha osservato che la diagnosi di sindrome ansioso-depressiva reattiva non è minimamente documentata nel rapporto del dr. _, concludendo che una patologia psichica con influsso sulla capacità lavorativa non è presente non essendo né documentata, né trattata (cfr. doc. 49-1).
A tale proposito, il TCA ricorda che, in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
Nel caso di specie, la presunta esistenza di una sindrome ansiosa-depressiva reattiva è stata diagnosticata dal dr. _, spec. FMH in medicina generale e non in psichiatria, il quale, nel suo scritto del 23 novembre
2006, ha
indicato in maniera del tutto generica e sommaria la presenza di una affezione depressiva non meglio precisata, senza porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle patologie dell’interessata e del loro eventuale influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi. Tale certificato non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.6.).
Per tale disturbo, inoltre, l’assicurata è in cura unicamente presso il medico generico, senza essersi rivolta ad uno specialista in psichiatria.
Come giustamente rilevato dal dr. _ nel suo scritto del 23 novembre 2006, indirizzato alla patrocinatrice dell’assicurata, il Servizio medico regionale dell’UAI “
non tiene in considerazione certificati medici generici ma unicamente di specialisti per cui, verosimilmente, in caso di proseguio della pratica saranno indispensabili una valutazione pneumologica ed una psichiatrica
” (doc. 46-5).
Nonostante ciò, in sede ricorsuale l’assicurata non ha tuttavia prodotto certificati medico-specialistici attestanti delle patologie psichiatriche in grado di influire sulla sua capacità lavorativa.
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
Tutto ben considerato, dunque, a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni del dr. _, alle quali deve essere attribuita, secondo la giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.6.), forza probatoria piena, in quanto approfondite, complete e motivate.
Pertanto, stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che l’assicurata sia abile al lavoro al 65% nella sua precedente attività di gerente di una boutique, ma abile al 100% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
2.8. Al riguardo va sottolineato che sul mercato generale del lavoro esistono delle attività, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che l’interessata, malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al 100%.
Per costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione professionale (cfr. STF
9C
13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.6.).
Ora, nel caso concreto,
la consulente IP
, nel suo rapporto dell’11 ottobre
2006, ha
indicato quali attività esigibili, nel rispetto delle limitazioni mediche, attività di vendita (commessa, addetta alla vendita nei self-services); bigliettaia, addetta alle informazioni (presso i vari sportelli dell’Ente del Turismo), sorvegliante nei musei; operaia non qualificata in attività di cernita, assemblaggio, imballaggio, controllo di qualità nell’industria farmaceutica, plastica ed elettronica (doc. 33-2).
La patrocinatrice ha criticato l’esigibilità delle attività elencate dalla consulente, indicando che “
ci sono diverse attività indicate dalla consulente in integrazione come adeguate allo stato di salute, che in realtà si scontrano con i suoi problemi di asma, come ad esempio l’attività di commessa o di controllo nell’industria plastica
” (I).
Occorre qui ricordare che, a
i fini dell'accertamento dell'invalidità, ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, op cit. pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347).
Ciò non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, 3a edizione, Berna 2003, pag. 124).
Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572).
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).
Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).
Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb). Se ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di professione va ammessa e anche il libero professionista può essere trattato, ai fini della valutazione del suo reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla propria attività indipendente (cfr. STFA inedite 27 agosto
2004 in
re I, I 543/03, consid. 4.3 e del 22 ottobre
2001 in
re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso per stabilire l'invalidità vengono computate quelle entrate che egli potrebbe percepire tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno alla salute.
A prescindere dall’esistenza o meno per l’interessata di limitazioni dal profilo pneumologico - che non sono state adeguatamente comprovate dall’assicurata, tramite certificati medici specialistici - nel caso di specie
, secondo questo Tribunale, all’assicurata può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in
quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive.
Specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che
possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura e che non comportano contatti con sostanze irritanti.
Tali attività sono senz’altro esigibili, in quanto rispettose dei limiti funzionali dell’interessata e compatibili con le sue patologie, ritenuto inoltre che all'assicurata incombe l’obbligo di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute
.
Al riguardo, è
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
2.9. Per quel che concerne la valutazione economica, procedendo alla determinazione dell’invalidità secondo il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3.),
l’Ufficio AI ha calcolato il reddito da valida riferendosi ad un importo di fr. 14'714,
sulla scorta dei redditi contenuti nelle dichiarazioni fiscali del 2001-2002, poi aggiornati al 2005.
Per procedere al raffronto dei redditi bisogna di regola esprimere il più esattamente possibile in cifre questi redditi e confrontarli, la differenza tra i due importi permettendo di calcolare il tasso d'invalidità. Nella misura in cui essi non possono essere espressi con esattezza in cifre, si deve stimarli sulla base degli elementi noti nel caso di specie e procedere al confronto dei dati approssimativi ottenuti (DTF 128 V 30 consid. 1).
Come ricordato in precedenza (consid. 2.4.), se non è possibile determinare o stimare in maniera attendibile ("zuverlässig") i due redditi di cui si tratta, si deve procedere, ispirandosi al metodo specifico applicabile alle persone non esercitanti attività lucrativa (art. 27 OAI), al confronto delle attività e valutare il grado di invalidità ritenendo l'incidenza della diminuita capacità di rendimento sulla situazione economica concreta (metodo straordinario di graduazione). Questo metodo particolare si applica eccezionalmente e soprattutto nel caso di lavoratori indipendenti, ove un calcolo sufficientemente attendibile dei redditi da paragonare è escluso.
2.9.1. Nel caso di specie va esaminato se i redditi da porre a confronto secondo il metodo ordinario (metodo utilizzato dall’Ufficio AI) possono essere quantomeno stimati, circostanza, questa, che escluderebbe l'applicazione del metodo straordinario.
L’Ufficio AI ha calcolato il reddito da valido riferendosi ad un importo di fr. 14'174
sulla scorta dei dati fiscali del 2001-2002.
In sede ricorsuale l’assicurata ha contestato l’importo del reddito da valido utilizzato dall’amministrazione, rilevando di avere lavorato come fotografa fino al 1998, dapprima a _ e poi a _. Dopo aver perso il posto di lavoro come fotografa, l’assicurata è rientrata in Ticino ed ha aperto, nel 1998, una boutique di abbigliamento, attività svolta fino alla fine del 2003. L’assicurata ha rilevato che già nel 1998, al momento di apertura della sua attività indipendente, ella soffriva di dolori alle ginocchia, come attestato dal suo medico curante di _, il quale aveva certificato già nel 1995 l’assicurata lamentava i primi dolori alle ginocchia e dal dr. _ nel suo rapporto medico del 30 settembre 2004.
Pertanto, l’assicurata ha affermato che, quando ha intrapreso la sua attività indipendente, soffriva già di dolori alle ginocchia, diventati sempre più invalidanti, fino a portare ad un’incapacità lavorativa nella sua attività di gerente di boutique, come valutato dal dr. _: la patologia ortopedica ha quindi influito, fin da subito, sulla sua capacità lavorativa e sul relativo reddito.
Inoltre, l’assicurata ha sottolineato come sia circostanza notoria il fatto che gli imprenditori, nei primi anni di attività, non possano contare su utili alti, dato che occorrono in media circa cinque anni prima che un’azienda possa dirsi avviata.
Per tali motivi, a mente dell’insorgente, i dati fiscali estrapolati dall’UAI non possono essere presi in considerazione per fissare il reddito da valida. Al contrario, secondo l’assicurata, l’amministrazione avrebbe dovuto calcolare il reddito da valida attraverso un rilevamento economico volto a chiarire il reddito di aziende simili (I).
Innanzitutto occorre rilevare che, secondo la giurisprudenza del TFA, per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b).
Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).
Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività lucrativa, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 p. 381 e riferimenti).
Se nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, allora si può ricorrere a dati ottenuti da valori statistici e d’esperienza (cfr. Pratique VSI 1999 pag. 248 consid. 3b;cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I 56/02).
Nel caso di un indipendente, il TFA ha precisato che il raffronto tra l’utile realizzato prima e quello conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per quel che riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In effetti, troppi fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la situazione congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità.
Di conseguenza l’Alto Tribunale ha stabilito che i documenti contabili non sono dei mezzi idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996 p. 34, p. 36 consid. 3b; DTF 104 V 137 consid. 2c).