# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 116a1617-0a0a-5572-bbb0-9d94ba44030b
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. _, nato nel _, di professione ferraiolo, in data 20 agosto 2002 è caduto da una scala a pioli ed è subito dopo deceduto.
Il 7 febbraio 2003, confermando la precedente decisione formale del 13 dicembre 2002, l'_, fondandosi sul referto dell'autopsia allestita dal medico legale cantonale Dr. _ e non accettando le conclusioni opposte del perito di parte Dr. _, ha negato il diritto a prestazioni per superstiti alla vedova _ e ai figli _ (quest'ultimo rappresentato dalla madre _) in quanto il decesso non sarebbe dovuto alla caduta dalla scala.
L'amministrazione ha così motivato la propria decisione:
"
(...)
3.
Dal rapporto autoptico 25.11.2002 del dott. _, medico legale, steso su richiesta del Ministero Pubblico di _, risulta che gli accertamenti eseguiti (sia in sede di autopsia che a livello chimico-tossicologico) non hanno permesso di appurare le cause del decesso. In questi casi, definiti come "autopsia bianca" la diagnosi circa la causa di morte deve essere per forza di cose condotta per esclusione, non essendovi altri mezzi possibili. In altri termini, una volta escluse patologie evidenti alla base del decesso, una volta escluse ferite o lesioni traumatiche in genere quali cause di morte, una volta evidenziato il fatto che neppure gli accertamenti chimico-tossicologici consentono di risalire all'origine del decesso, questo viene attribuito di regola ad un disturbo del ritmo cardiaco con esito letale. Anche nel caso specifico la morte di _ deve essere ragionevolmente attribuita ad un tale evento che ha avuto andamento assai rapido nel tempo. Si è quindi probabilmente trattato di una morte per cause naturali.
4.
Con l'opposizione il legale ha prodotto un rapporto del dott. _ (non datato), specialista in Medicina legale e delle Assicurazioni ed in Anatomia ed Istologia Patologica nonché Direttore del Servizio di Medicina Legale della _ della Provincia di _ dal quale risulta, in sostanza, che le menomazioni causa della morte sono tutte riconducibili casualmente al trauma subito, stante proprio la negatività degli accertamenti eseguiti che non hanno consentito di identificare alcuna patologia naturale.
Ora, nel diritto svizzero della assicurazioni sociali, come già enunciato al primo considerando, le prestazioni vengono versate quando il nesso causale fra un avvenimento infortunistico e il danno alla salute o la morte risulta almeno probabile. A differenza di quanto illustrato dal dott. _ non si può attribuire un danno alla salute o la morte ad un avvenimento infortunistico poiché non è stata trovata nessun'altra causa. Non per nulla le valutazioni rilasciate da medici stranieri devono venir considerate con prudenza in quanto un apprezzamento espresso con cognizione di causa presuppone una buona conoscenza del diritto svizzero delle assicurazioni sociali. Le basi valutazione all'estero sono spesso diverse da quelle conosciute in Svizzera (P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 296).
5.
In concreto, in procedura di opposizione, per non lasciare nulla di intentato, gli atti sono stati ancora sottoposti alla Divisione medicina assicurativa. Con rapporto 3.2.2003 il dott. _ ha indicato di non poter condividere le ipotesi formulate dal dott. _. Dagli atti non può essere ammesso che sia subentrato un edema cerebrale o una frattura cranica. Anche a livello del torace e dell'addome non sono state riscontrate delle ferite atte a spiegare il decesso dell'assicurato. Né la minima quantità di sangue trovata nei bronchi né il leggero versamento della pleura sono stati letali. E' stata constatata unicamente la rottura di una costola. Malgrado che l'autopsia sia avvenuta a regola d'arte (con diverse indagini tossicologiche) il dott. _ non è stato in grado di trovare la causa del decesso. E' chiaro che l'esistenza di un deficit del ritmo cardiaco non può essere comprovata. Un attacco cardiaco, come causa primaria della caduta, potrebbe però spiegare il massiccio edema polmonare. Il dott. _ non ha confutato il rapporto autoptico. Anche l'esperto mandatario dalle parti non ha potuto descrivere delle ferite mortali. A nostro parere la morte per cause naturali (colto da un malore) è l'ipotesi più probabile. Nel caso più favorevole agli opponenti si è in presenza di un fatto rimasto indimostrato.
6.
Tenuto conto della documentazione raccolta non può essere ammesso che il decesso di _ è imputabile, secondo il criterio della probabilità preponderante, alla caduta. Questo significa che non incombe alla _ versare le prestazioni assicurative e, i particolare, una rendita superstiti alla vedova e al figlio minorenne _. (...)" (Doc. _)
1.2. Contro questa decisione _, _ e _ hanno inoltrato un tempestivo ricorso al TCA.
Il loro patrocinatore postula l'assegnazione delle prestazioni previste agli art. 29 e 30 LAINF, fondandosi sulle conclusioni della perizia del dottor _. Egli ritiene che la morte di _ sia avvenuta a seguito della caduta dalla scala, argomentando:
"
(...)
5.
Dopo aver esaminato il reperto autoptico del dott. _, però, il dott. _, Specialista in medicina legale e delle assicurazioni ed in anatomia ed istologia patologica, Direttore del servizio di medicina legale della _ della provincia di _, é giunto a conclusioni diametralmente opposte.
Egli ha, in particolare, ritenuto contraddittorie con i risultati autoptici le conclusioni del dott. _.
La causa del decesso, indicata in un'alterazione del ritmo cardiaco, é smentita dalle risultanze dell'esame autoptico, che non ha evidenziato alcun rilievo patologico macro o microscopico sul cuore, che invece si presenta normale per quanto attiene a forma, volume e superficie, con coronarie, valvole cardiache e miocardio perfettamente intatti. .
Del resto, il _ non soffriva, né aveva mai sofferto di una malattia cardiaca.
A mente del dott. _ il medico legale avrebbe poi ignorato una serie di risultanze emerse dall'esame autoptico.
L'encefalo é di peso aumentato (1370 grammi) e quindi edematoso; e inoltre vi é versamento ematico bilaterale nei cavi pleurici (180 ml di sangue nel cavo destro, 100 ml in quello sinistro).
II dott. _ ritiene queste menomazioni cerebrali e toraciche strettamente correlate alle lesioni da caduta ed in particolare al violento impatto del dorso e del volto sul terreno o su ostacoli interposti durante la caduta.
II corpo é stato infatti trovato a faccia a terra, e le lesioni più evidenti riscontrate dal patologo sono ubicate al volto di _, che ha riportato, oltre a molteplici ferite lacero contuse, anche la frattura del setto nasale.
L'edema cerebrale deve pertanto essere ricondotto alla lesione traumatica al volto, conseguenza del violento impatto con il suolo dopo la caduta.
Ma vi é di più.
II dott. _ spiega il versamento ematico nel cavo pleurico attribuendolo alla "frattura dell'ultima costola a sinistra con versamento emorragico che infiltra i muscoli intercostali della regione".
Di opinione divergente il dott. _, il quale ritiene che "
la frattura di una costa a sinistra potrebbe spiegare, nella migliore delle ipotesi, solo il versamento toracico nel cavo pleurico omolaterale, ma la costa rotta é proprio l'ultima che, anatomicamente, si trova al limite tra l'addome ed il diaframma: infatti, il muscolo diaframma trova inserzione proprio sulla parte superiore dell'ultima costa lasciando il corpo costale (quello rotto) nella cavità addominale
".
II medico ritiene pertanto che
"non é assolutamente possibile spiegare l'emotorace bilaterale rilevato autopticamente, che deve essere. ricondotto, quindi, ad altra lesione traumatica non individuata durante l'autopsia (forse localizzata alle vertebre o alle coste, purché bilateralmente ed in sede diversa dall'ultima costa)"
.
Il parere del dott. _ giunge quindi alla conclusione che _ ha riportato una lesione traumatica che, complessivamente, é rilevante e che quindi deve essere considerata nell'ambito delle cause del decesso.
In altre parole, tra la lesione traumatica dovuta alla caduta e la morte di _ é dato un nesso di causalità naturale: la caduta é "conditio sine qua non" del decesso dell'assicurato.
6.
II nesso causale deve essere dato almeno secondo il grado della verosimiglianza preponderante (Sentenza 29.11.2001, U 178101 Ws), condizione che, nel caso in specie, é adempiuta.
Le conclusioni del dott. _, infatti, appaiono insostenibili.
La causa della morte di _ formulata dal dott. _ non é stata dimostrata. Essa é unicamente un'ipotesi, e come si vedrà qui di seguito, neppure verosimile.
Non solo perché le risultanze autoptiche non forniscono alcun indizio di un disturbo cardiaco, ma a maggior ragione perché il medico misconosce ed ignora tutte quelle risultanze autoptiche che consentono di affermare che la caduta é stata certamente rovinosa e violenta.
L'altezza complessiva dalla quale é caduto _ é di almeno 4 metri: il fossato nel quale fu rinvenuto il corpo é profondo circa 2 metri, e la lunghezza complessiva della scala a pioli di circa 3,70 metri. Come si evince dal rapporto di constatazione 28 agosto 2002, dalla posizione in cui si é venuto a trovare il corpo dopo la caduta e dal punto ove sono finiti gli oggetti che aveva con sé, si deve ritenere che sia salito per circa metà della lunghezza della scala.
Il patologo, sebbene ha rilevato in sede di esame autoptico una serie di lesioni di varia gravità, conclude allegando che
"Nessuna delle ferite precedentemente descritte é da ritenersi mortale"
.
Questa conclusione é errata, giacché é possibile che da sole le singole lesioni non abbiano condotto alla morte dell'assicurato, ma é certo che esse hanno provocato nell'insieme il decesso di _.
La tesi del dott. _ é priva di ogni argomentazione, anche minima, che la supporti tecnicamente.
Grande importanza sembra, per contro, essere attribuita al dott. _ alle dichiarazioni circa un fatto marginale rese dai colleghi di lavoro che hanno assistito all'incidente.
_ e _ affermano infatti di non aver sentito il _ gridare ma di essersi "girati istintivamente" e aver assistito pertanto alla fase finale della caduta.
Da questa circostanza la Polizia e il dott. _ deducono che _ sia caduto a causa di un improvviso malore, che non avrebbe però lasciato alcuna traccia riscontrabile nel corso dell'esame autoptico.
Appare perlomeno dubbio il fatto che tre persone, presenti sul luogo dell'incidente, si siano girate tutte istintivamente e nello stesso istante, senza aver udito alcun grido. Inoltre, non risulta dagli atti la situazione fonica del cantiere, in particolare non é dato sapere se il luogo fosse rumoroso, se fossero in azione macchine, e se il rumore del traffico fosse percepibile.
Certo é che i tre colleghi di lavoro si voltano tutti giusto in tempo per scorgere la fase finale della caduta di _.
Non può pertanto essere escluso che i tre, dopo aver assistito ad un evento traumatizzante come la morte di un collega, abbiano dimenticato di aver udito un urlo.
Vi é poi da rilevare che la tendenza ad urlare in caso di pericolo é una caratteristica strettamente personale, che dipende dal singolo individuo. Una regola generale non può certo essere stabilita.
I presupposti alla base dell'indagine autoptica eseguita dal dott. _ sono pertanto fuorvianti, giacché egli dà per scontato, ponendolo a fondamento delle sue tesi, un fatto per nulla indubbio.
II patologo rileva infatti che
"Stando alle testimonianze l'uomo precipitò da una scala a pioli senza emettere un grido, terminando in un fossato ai piedi della scala stessa ad una profondità di circa 2 metri".
Certamente questo dettaglio ha influenzato la sua percezione, portandolo ad indirizzare l'indagine verso un malore, e ignorando nel contempo altri dati.
Non é stato infatti dato alcun peso alle dichiarazioni rese dagli stessi colleghi di lavoro circa lo stato generale di salute di _, che, poco prima dell'incidente "era normale come sempre" (deposizione _ e _), e non era affetto da "qualche disfunzione fisica", si era "assentato dal lavoro, come tutti, per semplici malattie", e non era mai stato "visto assumere farmaci" (deposizione teste _).
Ora, una persona che svolge un lavoro pesante dal punto di vista fisico, come quello che svolgeva il _, avrebbe certamente sofferto di cali della performance in presenza di una patologia cardiaca.
Appare quindi dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza preponderante, che _ non é deceduto in seguito ad un malore ma in seguito alle ferite causate dalla caduta da un'altezza di 4 metri.
Questo é del resto reso verosimile anche dalla posizione nella quale é stato rinvenuto il corpo dopo la caduta.
Riferisce infatti _ che "Il _
si trovava all'interno di questa fossa di scavo profonda circa 2 metri, con il viso rivolto verso il terreno.
L'ho chiamato, sentivo che respirava e rantolava. Sono sceso nel fossato, gli ho spostato leggermente la testa notando che perdeva sangue dalla bocca e dal naso."
(sottolineatura nostra).
7.
La tesi di una caduta riconducibile ad un evento diverso da un malore é avvalorata da ulteriori elementi.
Innanzitutto, secondo la normale esperienza della vita, chi cade per un malore, mentre sale su di una scala a pioli, cade a piombo sui piedi giacché in questo caso manca un'azione atta ad imporre al corpo una qualsiasi rotazione.
_ non é caduto a piombo sui piedi, ma il suo corpo ha subìto una rotazione di ben 180 gradi, che ha determinato la posizione bocconi nella quale é stato rinvenuto.
Esaminando il referto autoptico si nota poi come il patologo dott. _ abbia riscontrato anche una probabile (?) rottura del bicipite inferiore.
E' sicuramente censurabile il fatto che il patologo indichi come "probabile" la frattura senza soffermarsi sull'effettiva portata della lesione, così come sulla sua ubicazione.
La rottura del muscolo che unisce la spalla con l'avambraccio, muscolo cardine per arrampicare, é verosimilmente da ricondurre al disperato tentativo compiuto da _ di aggrapparsi alla scala ed evitare la caduta. II bicipite, che avrebbe sopportato l'intero peso del _, si sarebbe rotto a causa dell'intenso carico sopportato e della velocità dello strappo.

## Considerations