# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 80ef814f-dc32-5fd8-8fa2-d267bf2cdb63
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2014
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1 ha iniziato a percepire indennità di disoccupazione dal 1° aprile 2013 nella misura del 100% sulla base di un guadagno assicurato di fr. 10'500.-- mensili (cfr. doc. Q; B).
La CassaCO 1 (in seguito: la Cassa), il 18 dicembre 2013, ha emesso una decisione con cui ha sospeso a titolo cautelativo con effetto immediato il versamento delle indennità di disoccupazione a favore di RI 1.
Tale provvedimento è stato motivato come segue:
"
(...)
In data 30 settembre 2013 la Cassa è stata da lei interpellata al fine di ottenere, testualmente,
"un resoconto dell'indagine avvenuta per l'accertamento del mio diritto alle indennità e più precisamente dalle 260 alle 400 indennità"
da presentare alla Pretura di _ nell'ambito della causa che la vedeva coinvolto quale dipendente della _ nei confronti di _ quale assicuratore
perdita di guadagno in caso di malattia.
Si è così evidenziata la necessità di verificare l'effettivo guadagno nelle sue precedenti attività. Ne sono pertanto scaturite la richiesta della documentazione all'incarto di _ sulla base della procura da lei rilasciata rispettivamente una nuova valutazione della documentazione agli atti. Dagli accertamenti esperiti sono emerse incongruenze di importanza tale da avere obbligato la Cassa a segnalare il caso il 6 novembre 2013 al Ministero pubblico.
Con scritto 29 novembre 2013 il Procuratore pubblico incaricato, a seguito della segnalazione e dopo avere analizzato la documentazione trasmessa, ha ritenuto esservi effettivamente
"indizi sufficienti per poter procedere all'apertura dell'istruzione ai sensi dell'art. 309 CPF"
. Le ipotesi di reato sono truffa (art. 146 CP), in subordine infrazione alla LADI (art. 105 LADI), nonché falsità in
documenti (art. 251 CP).
Nemmeno in occasione dell'interrogatorio del 12 dicembre 2013 è stato possibile fare chiarezza sull'effettivo abbandono della posizione analoga a quella di un datore di lavoro e sull'effettivo versamento dello stipendio.
Nella concreta fattispecie, quanto precede permette alla Cassa di ritenere, con un sufficiente grado di verosimiglianza così come richiesto in materia di assicurazioni sociali, che la percezione di prestazioni come sinora versate non è giustificata.
In attesa del completamento dell'istruttoria, si giustifica pertanto la sospensione cautelativa delle indennità.
La sospensione cautelativa è immediatamente esecutiva. Al proposito si rileva che l'immediata esecutività è ammessa in considerazione della prevedibile difficoltà nell'eventuale recupero delle prestazioni, come dell'interesse generale - giudicato preponderante rispetto a quello dell'assicurato - ad una corretta esecuzione delle assicurazioni sociali e volto ad evitare che siano versate delle prestazioni indebite.
Avendo la presente decisione di sospensione carattere provvisorio, le risultanze dell'istruttoria in corso e meglio le conseguenze sulla sussistenza o no del diritto in oggetto saranno rese note in occasione dell'emissione della successiva decisione finale." (Doc. B)
1.2. Il 14 marzo 2014 la Cassa ha emanato una decisione su opposizione con la quale ha confermato quanto stabilito con il provvedimento del 18 dicembre 2013, e meglio la sospensione con effetto a decorrere dal 1° dicembre 2013 delle indennità di disoccupazione. L’opposizione interposta dall’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1, è stata inoltre respinta nella misura in cui tendeva al ripristino dell’effetto sospensivo e gli è stato negato il gratuito patrocinio per la procedura davanti alla Cassa.
Nella decisione su opposizione la Cassa ha, in particolare, rilevato che:
"
(...)
3.
In fase di opposizione non sono emersi nuovi elementi atti a modificare la decisione 18 dicembre 2013. Si osserva in particolare, con riferimento alle argomentazioni dell'opponente, che il procedimento penale in corso riguarda entrambe le citate attività dell'assicurato.
Secondo quanto già esposto con la decisione impugnata e con riferimento ai fondati sospetti – ritenuti validi anche in ambito penale –che depongono per l'assenza dei presupposti per il diritto alla continuazione del versamento delle indennità in oggetto, occorre pertanto concludere che la misura adottata dall'amministrazione è giustificata a fronte e del rischio di versare delle prestazioni indebitamente e di quello di non recuperarle in via di restituzione.
È quindi a giusta ragione che la Cassa ha sospeso in via cautelare il diritto a dette prestazioni con immediata esecutività e senza dover attendere l'esito del procedimento penale, sussistendo sia l'urgenza sia l'interesse preponderante. Visto quanto precede, la decisione impugnata va confermata.
Si osserva poi, a titolo abbondanziale, che ciò non implica un pregiudizio irreparabile.
Qualora l'esito degli accertamenti dovesse portare alla conferma delle indennità, le stesse verrebbero infatti versate retroattivamente per tutto il periodo interessato. Si rende in ogni caso attento l'assicurato che l'inoltro di un eventuale successivo ricorso non modifica gli obblighi di controllo per la durata della procedura. (...)" (doc. D)
1.3. Contro la decisione su opposizione RI 1, sempre assistito dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha formulato le seguenti richieste:
"
1. Al ricorso è concesso l’effetto sospensivo.
2.
Il ricorso è accolto.
Di conseguenza il versamento delle indennità giornaliere di disoccupazione in favore di RI 1 è ripristinato.
Subordinatamente, il diritto alle 260 indennità giornaliere di disoccupazione relative all’indennità svolta presso _ è confermato.
3.
RI 1 è messo a beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. _, per la prima e la seconda istanza.
4. Protestate spese e ripetibili.” (Doc. I, pag. 1)
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali l’assicurato ha segnatamente addotto:
"
(...)
6. Il ricorrente è un imprenditore che
dal 1 giugno 2009 al 30 giugno 2012
ha
lavorato in qualità di
direttore amministrativo e direttore generale presso la _.
7. Il
14 giugno 2012
egli ha presentato le proprie dimissioni alfine di
accettare la nomina a direttore generale in seno alla _
a far tempo dal 1 settembre 2012.
8. A far tempo dal 2009, il gruppo _ si è occupato principalmente dello sviluppo del progetto _
,
in seguito rilevato dalla _.
9. Presso la _, RI 1 percepiva un salario mensile di
CHF 12'500.00,
versati tramite
bonifico bancario.
10. Lo stipendio presso la _, pari a
CHF 25'000.00,
veniva invece percepito in
contanti.
11. A seguito del fallimento del progetto in territorio ticinese, il ricorrente, che ha investito per alcuni anni la totalità delle proprie energie e risorse nell'attività, in data
18 febbraio 2013 è stato licenziato con effetto al 31 marzo 2013.
12. Durante il mese di
aprile 2013
RI 1 si è quindi annunciato alla CO 1 (di seguito: CAD).
13. É opportuno rilevare che attualmente RI 1
non riveste più alcuna funzione in seno alle summenzionate società.
14. Inoltre, i
pacchetti azionari
delle società già di proprietà del ricorrente sono stati interamente ceduti a _.
(...)
... durante l'
estate 2013,
la CAD ha sottoposto il ricorrente ad una
lunga e attenta serie di accertamenti,
comprendenti l'intervento della SECO (i cui rapporti non hanno ancora potuto essere visionati dallo scrivente legale, essendogli stato negato l'accesso agli atti anche in sede amministrativa).
17. Alla luce delle risultanze degli accertamenti, RI 1
è stato messo a beneficio delle indennità di disoccupazione retroattivamente a far tempo dal 1° aprile 2013.
18. In un primo tempo, tali indennità giornaliere (per un
massimo di 260
)
furono concesse unicamente per l'attività lavorativa svolta dall'opponente presso la _
.
19. Una volta conclusi ulteriori accertamenti, la copertura è stata estesa anche per l'attività svolta presso la _.
20. A inizio settembre 2013, tenuto conto dell'ulteriore periodo di
contribuzione, la CAD ha infatti
aumentato retroattivamente a far tempo dal 1° aprile 2013, da 260 a 400 il numero massimo di indennità giornaliere ai sensi dell'art. 27 LADI.
21. A seguito dell'esposto penale
6 novembre 2013 della CAD,
il Ministero pubblico ha ritenuto opportuno procedere all'
apertura dell'istruzione
e convocare _ a un verbale di interrogatorio in veste di imputato per i reati di truffa (art. 146 CP), subordinatamente infrazione alla Legge federale sull'assicurazio-ne contro la disoccupazione (art. 105 LADI) e falsità in documenti (art. 251 CP).
22. Solo con decisione
18 dicembre 2013,
la CAD
sospende il versamento delle indennità di disoccupazione
e rivela, benché sommariamente, i motivi alla base del summenzionato esposto penale.
23.
Tale modo di agire risulta strettamente incomprensibile: se vi fossero stati motivi per presentare una denuncia penale, la CAD doveva immediatamente sospendere le indennità, non attendere un mese mezzo.
24. Era pure doveroso indicare con precisione i fatti nuovi, che hanno portato la CAD a mutare la sua posizione.
25.
Nulla di tutto questo è avvenuto.
(...)
35. Confrontato alla decisione di sospensione, il ricorrente ha formulato tempestiva
opposizione in data 20 dicembre 2013
(art. 52 LPGA), riservandosi la possibilità presentare una completa motivazione dopo aver preso visione dell'intero incarto.
36. Purtroppo, l'incarto trasmesso dalla CAD era
manifestamente
incompleto.
37. Con scritto
21 gennaio 2014,
il ricorrente ha sollecitato la trasmissione della documentazione mancante, ed in particolare dei rapporti della SECO, i documenti relativi all'incarto _ e l'esposto penale 6 novembre 2013.
38. In data
24/27 gennaio 2014,
la CAD ha negato l'accesso all'incarto completo richiamando
la decisione del Ministero pubblico 17 dicembre 2013 che nega l'accesso agli atti in sede penale.
39. A titolo abbondanziale, si rileva che attualmente, in materia di accesso agli atti, vi è una procedura di reclamo pendente davanti alla Corte dei reclami penali.
40. Lo scrivente legale non ha quindi ancora potuto prendere conoscenza della documentazione completa sulla base della quale la CAD ha fondato le proprie decisioni.
(...)
47. Il ricorrente contesta che vi siano
fondati dubbi
circa l'effettivo
abbandono della posizione analoga a quella di un datore di lavoro, rispettivamente l'effettivo versamento di uno stipendio.
48. Infatti, come illustrato precedentemente in dettaglio, RI 1 è stato messo a beneficio delle indennità disoccupazione dopo essere stato oggetto di una
minuziosa procedura di accertamenti
volti a verificare l'effettivo diritto alla disoccupazione e aver prodotto una voluminosa documentazione relativa al proprio operato in seno alle società.
49. Oltre a ciò, non è mai stato indicato con chiarezza e completezza quali
nuovi elementi
appresi successivamente avrebbero obbligato la CAD a tornare sui propri passi e presentare in data 6 novembre 2013 un esposto penale nei confronti del ricorrente, sospendendo, di conseguenza, il versamento delle indennità di disoccupazione.
50. A mente di chi scrive, il contenzioso tra il ricorrente e _ (già a conoscenza della CAD durante l'estate 2013) non presenta alcun legame con il presente oggetto di causa.
51. La questione relativa al mancato versamento delle indennità per perdita di guadagno a seguito di un periodo di malattia, non può rappresentare la giustificazione dell'interruzione del versamento delle indennità di disoccupazione e la segnalazione del caso al Ministero pubblico.
52.
Riassumendo, a far tempo dal suo licenziamento , RI 1 non riveste più alcuna carica in seno alle società e il pagamento regolare dei salari è stato accertato.
53. Le condizioni dell'
art. 31 cpv. 3 lett. c LADI
(applicabile alla fattispecie per analogia) sono pertanto adempiute.
54. In assenza di indizi sufficientemente concreti si chiede che il versamento delle indennità sia ripristinato.
55. In sede di opposizione, in via subordinata, RI 1 ha chiesto che almeno il versamento delle
260 indennità giornaliere
relative al periodo di contribuzione presso la _ venisse ripristinato.
56. Nella sua decisione, la CAD indica che i
due periodi di contribuzione
(prima presso la _, poi presso la _) sono entrambi oggetto del procedimento penale pendente e che per tale motivo non è possibile procedere a ragionamenti separati.
57. In risposta, si osserva che il versamento del salario in favore di RI 1 da parte della _ è provato dalla
documentazione bancaria prodotta già in sede di accertamenti.
58. Pertanto,
non è contestabile che RI 1 abbia percepito un salario e nemmeno che egli non occupi più alcuna posizione dirigenziale o altro presso la _
59. Le perplessità, benché totalmente contestate, dovrebbero quindi
interessare unicamente l'attività lavorativa svolta dal ricorrente alle dipendenze della _
A,
per la quale lo stipendio veniva corrisposto in contanti, rendendo difficile la determinazione del flusso di denaro tra RI 1 e la società. (...)" (Doc. I, pag. 2-3; 3-4; 5-6; 6-8)
1.4. Il 5 maggio 2014 la _ RA 1 ha trasmesso il certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria rilasciato dal Comune di _ (cfr. doc. IV).
1.5. In risposta la Cassa ha postulato:
"
(...)
In ogni caso
La domanda di ripristino dell'effetto sospensivo è
respinta.
In via principale
La procedura ricorsuale contro la decisione su opposizione 14 marzo 2014 della Cassa di disoccupazione è
sospesa
in attesa dell'esito finale nella parallela procedura penale ed in ogni caso in attesa della chiusura dell'istruttoria attualmente in corso presso Ministero pubblico.
In via subordinata, nella denegata ipotesi in cui, nonostante tutto quanto esposto, non si dovesse concludere essere presenti giustificati motivi per la sospensione della causa:
1. Il ricorso è, in ogni sua richiesta (principale e subordinata), respinto. Viene pertanto confermata la decisione su opposizione impugnata 14 marzo 2014.
2. Non si assegnano ripetibili." (Doc. V)
La Cassa ha, in particolare, confermato i contenuti e le conclusioni della decisione del 18 dicembre 2013, rispettivamente della decisione su opposizione del 14 marzo 2014, fondate su un apprezzamento diligente delle prove che ha permesso di giungere – con una verosimiglianza preponderante – alla convinzione che le prestazioni inizialmente riconosciute e versate non siano in realtà dovute.
Al riguardo la parte resistente, da un lato, ha ribadito che in effetti nemmeno in occasione dell’interrogatorio del 12 dicembre 2013 sia stato possibile fare chiarezza sull’effettivo versamento dello stipendio e sull’effettivo abbandono della posizione analoga a quella di un datore di lavoro, circostanze oggetto di accertamenti in sede penale.
Dall’altro, ha evidenziato che decidere altrimenti (ripristinare il versamento delle indennità), nelle circostanze del caso equivarrebbe negli effetti a imporle di continuare ad anticipare il versamento di prestazioni per le quali non è accertato il diritto (cfr. doc. V pag. 5).
1.6. Il 15 maggio 2014 la RA 156, dopo aver comunicato, allegando la relativa sentenza, che in data 30 aprile 2014 la Corte dei reclami penali del Tribunale d’appello ha accolto il ricorso di RI 1, riconoscendogli la facoltà di accedere all’intero incarto penale e che il Procuratore pubblico con scritto del 9 maggio 2014 ha confermato l’accesso agli atti, ha chiesto che la Cassa produca il proprio incarto completo, compresa la documentazione facente parte dell’incarto penale (cfr. doc. VII).
1.7. Il doc. VII senza allegati è stato inviato per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. VIII).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. L’emanazione del presente giudizio rende priva di oggetto la domanda del ricorrente di accordare effetto sospensivo al ricorso (cfr. doc. I pag. 1; STF 9C_37/2011 del 20 giugno 2011 consid. 7; STF 9C_964/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4; STF 9C_938/2008 del 26 novembre 2009 consid. 7; STFA K 65/05 del 21 luglio 2005 consid. 4; STCA 38.2013.2 dell’11 settembre 2013 consid. 2.11.).
2.2. La Cassa, con la risposta di causa, ha chiesto di sospendere la presente procedura fino all’esito della vertenza penale a carico di RI 1.
Al riguardo la parte resistente ha rilevato che:
"
(...)
Una sospensione che appare giustificata e per motivi di economia processuale (evitando così la ripetizione di provvedimenti istruttori, ritenuto
a fortiori ratione
trattarsi di misure istruttorie proprie al ministero pubblico), ma soprattutto in considerazione di come le risultanze in ambito penale permetteranno di statuire sulle questioni decisive per gli esiti della presente causa (posizione in seno alle società ed esercizio effettivo di una attività dipendente rispettivamente effettiva corresponsione di un salario e conseguente perdita di guadagno). Ciò entro un termine che può essere giustificato ragionevole considerato come gli accertamenti presso il ministero pubblico siano già in atto.
In altri termini, una decisione concernente il diritto al versamento delle prestazioni in oggetto non solo potrebbe essere influenzata in modo determinante dagli accertamenti incorso rispettivamente dall’esito del procedimento pensale a carico dell’insorgente, ma ne dipende in quanto i fatti stabiliti in sede penale hanno piena rilevanza anche dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali.” (Doc. IV pag. 3)
In effetti nei confronti di RI 1 risulta essere in corso un procedimento penale.
Dal ricorso dell’assicurato emerge, segnatamente che:
"
(...)
21. A seguito dell'esposto penale
6 novembre 2013 della CAD,
il Ministero pubblico ha ritenuto opportuno procedere all'
apertura dell'istruzione
e convocare RI 1 a un verbale di interrogatorio in veste di imputato per i reati di truffa (art. 146 CP), subordinatamente infrazione alla Legge federale sull'assicurazio-ne contro la disoccupazione (art. 105 LADI) e falsità in documenti (art. 251 CP).” (Doc. I pag. 4)
Per costante giurisprudenza federale, la sospensione della procedura davanti al giudice delle assicurazioni sociali osta al principio di celerità dedotto dall'art. 29 cpv. 1 Cost. fed. ed è ammessa solo eccezionalmente, in particolare se si tratta di attendere il giudizio di un'altra autorità che permetterebbe di statuire su una questione decisiva. Il giudice adito dispone di un certo margine di apprezzamento nel ponderare gli interessi delle parti, fermo restando però che nei casi limite l'esigenza di celerità prevale sugli altri interessi
(cfr. STF 9C_679/2009 del 3 maggio 2010; STF U 286/05 del 31 gennaio 2007; DTF 130 V 90;
DTF 119 II 386 consid. 1b pag. 388; RSAS 2007 pag. 73 consid. 4.1
[B 143/05]).
In concreto la richiesta di sospensione della causa diviene priva d'oggetto con l'emanazione del presente giudizio (cfr. STF 9C_679/2009 del 3 maggio 2010; STCA 42.2013.2 del 24 febbraio 2014 consid. 2.1.; STCA 38.2013.41 del 12 settembre 2013 consid. 2.2.).
Giova, in ogni caso, evidenziare che sia nella procedura relativa all’assicurazione contro la disoccupazione, che nella vertenza penale si pone la questione di sapere se l’assicurato ha oppure no diritto alle indennità di disoccupazione che ha percepito dal mese di aprile 2013. Certamente una condanna in ambito penale implicherebbe l’ammissione che il medesimo ha ricevuto le prestazioni della LADI o parti di esse a torto. Tuttavia un giudizio di proscioglimento non significherebbe ancora che a livello della procedura concernente l’assicurazione contro la disoccupazione non vi siano i presupposti per procedere a una revisione processuale della decisione con cui il ricorrente è stato posto al beneficio di indennità di disoccupazione dal 1° aprile 2013.
Inoltre nel caso di specie non risultano elementi che permettano di stabilire, perlomeno approssimativamente, entro quale termine si possa concludere la procedura penale.
In simili condizioni, non vi sono sufficienti ragioni per considerare che l’esito del procedimento penale in corso permetta di decidere questioni decisive per il presente litigio entro un termine ragionevole (cfr. STF 8C_982/2009 del 5 luglio 2010; STFA B 143/05 del 24 maggio 2006).
Nel merito
2.3. La decisione con cui l’amministrazione disciplina in maniera provvisoria un determinato rapporto giuridico, segnatamente quando dispone la sospensione provvisoria (a titolo cautelativo) di prestazioni, è una
decisione finale
(RCC 1988 p. 548; Schlauri, Grundstrukturen des nichtstreitigen Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, in: Schaffhauser/Schlauri (Hrsg.), Verfah-rensfragen in der Sozialversicherung, 1996, p. 61;
Gygi
, Bundesverwaltungsrechtspflege, 1983, p. 141). In particolare costituisce decisione finale munita di
condizione risolutiva
la decisione che sospende provvisoriamente l’erogazione di prestazioni in attesa dell’esito di ulteriori accertamenti atti a chiarire definitivamente la situazione (cfr. STFA I 406/ 01 del 31 agosto 2001; SVR 1995 IV n. 41; DTF 111 V 223, 107 V 29; cfr. anche sentenza 29 ottobre 2004 del Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich nella causa M., in: www.swisslex.ch). Una siffatta decisione obbliga quindi l’amministrazione a riformare la prima decisione se in esito ai successivi atti istruttori emergono elementi che permettono un diverso apprezzamento della fattispecie e di conseguenza la resa di una altra decisione, i cui effetti possono essere fatti risalire retroattivamente al massimo alla data fissata dalla prima decisione (cfr. RCC 1982 p. 252, 1988 p. 548; DTF
111 V 225).
Nel caso in esame con decisione del 18 dicembre 2013 la Cassa, sospettando una riscossione illecita di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione, ha sospeso, a titolo cautelativo e con effetto dal 1° dicembre 2013, l’erogazione delle indennità di disoccupazione di cui RI 1 è al beneficio (cfr. doc. B).
Tale provvedimento, a seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato il 20 dicembre 2013/21 gennaio 2014, è stato confermato dalla decisione su opposizione del 14 marzo 2014 (cfr. doc. D).
In particolare la parte resistente ha precisato, da una parte, di essere giunta, con una verosimiglianza preponderante, alla convinzione che le prestazioni inizialmente riconosciute e versate non siano in realtà dovute in ragione di fondati dubbi circa l’effettivo abbandono della posizione analoga a quella di un datore di lavoro, rispettivamente circa l’effettivo versamento di stipendi che hanno condotto a una segnalazione al Ministero pubblico, il quale ha proceduto all’apertura dell’istruzione a carico di RI 1
per i reati di truffa (art. 146 CP), subordinatamente infrazione alla Legge federale sull'assicurazione contro la disoccupazione (art. 105 LADI) e falsità in documenti (art. 251 CP;
cfr. doc. B; I; V).
Dall’altra, che la sospensione veniva effettuata in attesa del complemento istruttorio (cfr. doc. B).
Infine, la Cassa ha evidenziato che qualora l’esito degli accertamenti dovesse portare alla conferma delle indennità, le stesse verrebbero versate retroattivamente per tutto il periodo interessato (cfr. doc. D pag. 2).
Stante quanto sopra, la decisione su opposizione del 14 marzo 2014 costituisce una decisione finale munita di condizione risolutiva ai sensi della summenzionata giurisprudenza.
2.4. Lo scopo della sospensione cautelativa è quello di evitare che a un assicurato, nel caso in cui una fattispecie non sia stata completamente chiarita, continuino a essere versate prestazioni alle quali non ha eventualmente più diritto e di cui in seguito non potrebbe più venire richiesta la restituzione (cfr. STFA I 406/01 del 31 agosto 2001 consid. 4a).
In tale caso risulta evidente un interesse rilevante dell’amministrazione a evitare nel limite del possibile una richiesta di restituzione di prestazioni implicante il rischio di non recuperare la pretesa.
In linea di principio a questo interesse va accordata priorità rispetto a quello dell’assicurato tendente al ripristino dell’erogazione delle prestazioni, allorché non è da prendere in considerazione con probabilità preponderante che l’assicurato nel procedimento principale risulti vincente. Ciò vale di massima anche qualora la sospensione dei pagamenti ponga l’assicurato nella condizione di ricorrere all’assistenza sociale (cfr. STFA I 406/01 del 31 agosto 2001 consid. 4b; STFA I 328/96 del 14 ottobre 1996).
In concreto la Cassa ha indicato che, da accertamenti esperiti tra ottobre e novembre 2013 contestuali alla verifica dell’effettivo guadagno dell’assicurato nelle sue precedenti attività, sono emerse incongruenze tali da obbligarla a segnalare il caso il 6 novembre 2013 al Ministero pubblico.
Al riguardo va rilevato, da un lato, che il Procuratore pubblico incaricato ha ritenuto esservi effettivamente indizi sufficienti per aprire nei confronti di RI 1 l’istruzione in relazione alle ipotesi di reato di truffa, in subordine infrazione alla LADI, nonché falsità in documenti.
Dall’altro, che nemmeno in occasione dell’interrogatorio del 12 dicembre 2013 è stato possibile fare chiarezza sull’effettivo abbandono della posizione analoga a quella di un datore di lavoro e sull’effettivo versamento dello stipendio (cfr. doc. B) e che il procedimento penale è tuttora pendente (cfr. doc. VII).
In simili condizioni, ritenuto che nella presente procedura concernente la sospensione a titolo cautelativo delle indennità di disoccupazione si impone un esame sommario della fattispecie (cfr. STFA I 406/01 del 31 agosto 2001 consid. 4 bb), occorre concludere che in casu non risulta probabile in modo preponderante che l’assicurato risulti vincente nella procedura principale. Una richiesta di restituzione da parte dell’amministrazione non si rivela, pertanto, inverosimile e perciò l’interesse di quest’ultima a evitare una domanda di rimborso richiesta non perde di rilevanza.
Di conseguenza l’interesse della Cassa a non essere confrontata con l’irrecuperabilità degli importi che potrebbero essere chiesti in restituzione si rivela nella presente evenienza preponderante rispetto a quello dell’assicurato alla continuazione del versamento delle indennità di disoccupazione.
2.5. Il patrocinatore di RI 1, pendente causa, ha chiesto, a seguito della sentenza del 30 aprile 2014 della Corte dei reclami penali con cui è stato accolto il ricorso dell’insorgente, riconoscendogli la facoltà di accedere all’intero incarto penale, che la Cassa produca il proprio incarto completo, compresa la documentazione facente parte dell’incarto penale (cfr. doc. VII).
Nella presente evenienza, alla luce degli elementi risultanti dalle carte processuali, in particolare del fatto che il Ministero pubblico abbia comunque ritenuto esservi indizi sufficienti per procedere all’istruzione in relazione alle ipotesi di reato di truffa, subordinatamente infrazione alla LADI e falsità in documenti, e considerato che, come visto, una sospensione cautelativa delle prestazioni risulta giustificata quando da un esame sommario delle circostanze fattuali emerge che l’interesse dell’amministrazione a evitare di essere confrontata con l’irrecuperabilità di prestazioni erogate a torto è preponderante rispetto a quello dell’assicurato alla continuazione del versamento anche se il relativo blocco lo pone in condizioni di necessità tali da richiedere l’intervento della pubblica assistenza (cfr. consid. 2.4.), il TCA può emanare il proprio giudizio, senza che si riveli necessario richiamare dalla Cassa tutti i documenti facenti parte dell’incarto del ricorrente, ossia anche quelli che riguardano il procedimento penale.
In proposito giova rilevare che il rappresentante dell’assicurato stesso nello scritto del 15 maggio 2014 ha indicato che il Procuratore pubblico, con scritto del 9 maggio 2014, ha in ogni caso confermato da parte sua l’accesso agli atti deciso dalla Corte dei reclami penali il 30 aprile 2014 (cfr. doc. VII).
Di conseguenza la richiesta dell’insorgente a che la Cassa produca il proprio incarto completo, compresa la documentazione facente parte dell’incarto penale deve essere respinta.
A tale proposito è utile rammentare che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9; STF 8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06 del 16 gennaio 2008 consid. 5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr. 1; STFA H 411/01 del 5 marzo 2003; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
2.6. Alla luce di tutto quanto esposto, la Cassa ha a ragione nei confronti di RI 1 sospeso a titolo cautelativo, in attesa degli accertamenti del caso, il versamento delle indennità di disoccupazione dal 1° dicembre 2013.
La decisione su opposizione del 14 marzo 2014 deve, conseguentemente, essere confermata.
2.7. L’insorgente ha postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I pag. 1).
La domanda del ricorrente di assistenza giudiziaria deve essere intesa solo come richiesta di gratuito patrocinio, visto che la procedura davanti al TCA in materia di assicurazione disoccupazione è per principio gratuita (cfr. art. 61 lett. a LPGA; art. 29 cpv. 1 Lptca).
Secondo l’art. 28 cpv. 2 Lptca la disciplina della difesa d’ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria.
L'art. 2 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG) - del 15 marzo 2011, in vigore dal 1° gennaio 2011 (cfr. BU n. 22/2011 del 13 maggio 2011 pag. 263-264) - prevede:
"
L’assistenza giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative.”
Inoltre giusta l’art. 3 cpv. 1 LAG l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al gratuito patrocinio.
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).
Il TCA, nella presente fattispecie, ritiene che non sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STF 8C_563/2010 del 29 settembre 2010; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001; STFA I 446/00 dell'8 febbraio 2001; STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; STFA 1P.569/2001 del 17 ottobre 2001; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).
Tale presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).
A tal proposito si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STF 8C_26/2010 del 27 maggio 2010; 8C_253/2007 del 23 gennaio 2008; STFA K 75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29 agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).
Inoltre, quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).
Nel caso concreto, alla luce dei principi vigenti in ambito di misure cautelari e in particolare della giurisprudenza federale pubblicata nel sito
www.bger.ch
, la presente vertenza appariva, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso già al momento della presentazione del ricorso, in quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
In effetti, come esposto ai considerandi precedenti, dalla documentazione agli atti emerge in modo chiaro, in primo luogo, che non è probabile in modo preponderante che l’assicurato risulti vincente nella procedura principale, ossia non si rivela altamente verosimile la fondatezza del suo diritto alle indennità di disoccupazione. In secondo luogo, che conseguentemente l’interesse della Cassa a evitare di essere confrontata con l’irrecuperabilità degli importi delle indennità che potrebbero essere chiesti in restituzione al ricorrente è predominante rispetto all’interesse di quest’ultimo alla continuazione del versamento delle indennità di disoccupazione.
Inoltre gli elementi fattuali della fattispecie non lasciano spazio al potere di apprezzamento del TCA.
Di primo acchito, dunque, si doveva concludere che il procedimento non aveva probabilità di esito favorevole (cfr. DTF 125 II 265 consid. 4c; STCA 38.2007.100 del 25 febbraio 2008; STCA 35.2002.12 del 21 maggio 2002; STCA 35.2002.32 del 9 luglio 2002).
In simili condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti cumulativi, la domanda di gratuito patrocinio deve essere respinta.
2.8. L’insorgente ha pure postulato il gratuito patrocinio per la procedura di opposizione (cfr. doc. I pag. 1).
L'art. 37 LPGA, relativo alla rappresentanza e patrocinio nella procedura davanti all'assicuratore prevede:
"
La parte può farsi rappresentare, se non deve agire personalmente, o farsi patrocinare nella misura in cui l’urgenza di un’inchiesta non lo escluda. (cpv. 1)
L’assicuratore può esigere che il rappresentante giustifichi i suoi poteri con una procura scritta. (cpv. 2)
Finché la parte non revochi la procura l’assicuratore comunica con il rappresentante. (cpv. 3)
Se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito. (cpv. 4)"
Qualora dunque un assicurato non disponga di sufficienti mezzi finanziari, le sue conclusioni non siano sprovviste di possibilità di successo e la lite non sia priva di difficoltà di ordine fattuale o giuridico, egli ha diritto al gratuito patrocinio nella procedura di opposizione del diritto delle assicurazioni sociali (cfr. SVR 2004 EL Nr. 4).
Al riguardo cfr. anche STFA C 254/04 del 15 marzo 2005;
Plädoyer 1/05 pag. 70-71;
RtiD I-2005 N. 46 pag. 177.
In casu, stante quanto esposto al considerando precedente in merito al fatto che il procedimento non aveva probabilità di esito favorevole, il gratuito patrocinio deve essere negato anche per la procedura di opposizione.