# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 4b5faf7b-ca92-4229-a077-e9de8113376f
**Court:** CH_BGer
**Chamber:** CH_BGer_016
**Year:** 2003
**Language:** it
**Jurisdiction:** CH / Federation
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

Fatti:
Fatti:
A. La società T._ SA, con sede dapprima a H._, poi a Bellinzona e successivamente a C._, è stata iscritta a registro di commercio il 29 ottobre 1991. V._ ne è stata amministratrice unica, con firma individuale, dal 16 gennaio 1998 al 9 aprile 1999. Con decreto pretorile del 4 maggio 1999 è stato pronunciato il fallimento della società, mentre il 7 luglio seguente è stata ordinata la sospensione della liquidazione per mancanza di attivi.
Mediante decisione 3 luglio 2000 la Cassa di compensazione del Cantone Ticino, constatato di aver subito un danno in conseguenza del mancato pagamento dei contributi paritetici per l'anno 1998 da parte della fallita, ne ha postulato il risarcimento da V._ per fr. 110'731.15.
Mediante decisione 3 luglio 2000 la Cassa di compensazione del Cantone Ticino, constatato di aver subito un danno in conseguenza del mancato pagamento dei contributi paritetici per l'anno 1998 da parte della fallita, ne ha postulato il risarcimento da V._ per fr. 110'731.15.
B. Essendosi l'interessata opposta alla decisione, la Cassa ha presentato contro di lei una petizione al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, con la quale ne ha chiesto la condanna al pagamento dell'importo preteso in sede amministrativa.
Con pronuncia 7 novembre 2001 l'istanza giudiziaria ha accolto la petizione contro V._, ritenendola responsabile del danno. In sostanza i primi giudici le hanno addebitato grave negligenza nell'osservanza dei propri obblighi di amministratrice unica.
Con pronuncia 7 novembre 2001 l'istanza giudiziaria ha accolto la petizione contro V._, ritenendola responsabile del danno. In sostanza i primi giudici le hanno addebitato grave negligenza nell'osservanza dei propri obblighi di amministratrice unica.
C. L'interessata interpone ricorso di diritto amministrativo e subordinatamente ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale delle assicurazioni. Postula, in via preliminare, l'effetto sospensivo per l'esecutività della decisione impugnata, e nel merito l'annullamento del giudizio querelato. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi.
La Cassa e l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a determinarsi.

## Considerations

Diritto:
Diritto:
1. 1.1 Qualora la lite non verta sull'assegnazione o il rifiuto di prestazioni assicurative, il Tribunale federale delle assicurazioni deve limitarsi ad esaminare se il giudizio di primo grado abbia violato il diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, oppure se l'accertamento dei fatti sia manifestamente inesatto, incompleto o avvenuto violando norme essenziali di procedura (art. 132 OG in relazione con gli art. 104 lett. a e b e 105 cpv. 2 OG).
1.2 Oggetto della controversia è il risarcimento di danni per il mancato pagamento di contributi AVS/AI/IPG/AD e AF. Ora, per quel che riguarda questi ultimi, essi attengono alla legislazione cantonale, per cui il loro esame sfugge al controllo giudiziale del Tribunale federale delle assicurazioni, il quale è legittimato a statuire unicamente circa gli oneri di diritto federale (DTF 124 V 146 consid. 1). Nella misura in cui concerne danni addebitabili al mancato versamento di simili contributi, il ricorso di diritto amministrativo è quindi irricevibile.
1.2 Oggetto della controversia è il risarcimento di danni per il mancato pagamento di contributi AVS/AI/IPG/AD e AF. Ora, per quel che riguarda questi ultimi, essi attengono alla legislazione cantonale, per cui il loro esame sfugge al controllo giudiziale del Tribunale federale delle assicurazioni, il quale è legittimato a statuire unicamente circa gli oneri di diritto federale (DTF 124 V 146 consid. 1). Nella misura in cui concerne danni addebitabili al mancato versamento di simili contributi, il ricorso di diritto amministrativo è quindi irricevibile.
2. V._ ha presentato, oltre al gravame di diritto amministrativo, un ricorso di diritto pubblico, con il quale censura l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove operati dal Tribunale cantonale, avvenuti a suo avviso in violazione del diritto di essere sentito garantito costituzionalmente.
Ora, l'art. 104 lett. a OG dispone che con il ricorso di diritto amministrativo il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale, quindi anche dei diritti costituzionali e in particolare di quelli tutelati dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 121 V 288 consid. 3 e sentenze ivi citate riferite all'art. 4 vCost.).
In via giurisprudenziale il Tribunale federale ha riconosciuto che il ricorso di diritto amministrativo può assumere funzione di ricorso di diritto pubblico quando è proposto contro violazioni di diritto costituzionale commesse dall'autorità cantonale in materie sottoposte al controllo giurisdizionale dell'autorità federale agente quale giudice amministrativo (DTF 121 V 288 consid. 3 e sentenze ivi citate). È quindi nell'ambito del ricorso di diritto amministrativo che deve essere esaminata la denunciata violazione dei diritti costituzionali (DTF 118 Ib 62 consid. 1b, 132 consid. 1a, 112 Ia 358 consid. 4a, 110 Ib 257, 110 V 363 consid. 1c, 108 Ib 73 consid. 1a, 104 Ib 120 seg.; Auer, La juridiction constitutionnelle en Suisse, pag. 122 n. 212; Grisel, Traité de droit administratif, vol. II, pag. 908 seg.; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 92 segg. e 235).
Nella fattispecie, oggetto del contendere è l'applicazione dell'art. 52 LAVS e, quindi, un tema di diritto federale. Di conseguenza, in ossequio ai principi esposti e a quello della sussidiarietà assoluta (cfr. l'art. 84 cpv. 2 OG), il ricorso di diritto pubblico si rivela inammissibile, la pretesa violazione potendo in effetti essere sottoposta a questa Corte mediante ricorso di diritto amministrativo.
Nella fattispecie, oggetto del contendere è l'applicazione dell'art. 52 LAVS e, quindi, un tema di diritto federale. Di conseguenza, in ossequio ai principi esposti e a quello della sussidiarietà assoluta (cfr. l'art. 84 cpv. 2 OG), il ricorso di diritto pubblico si rivela inammissibile, la pretesa violazione potendo in effetti essere sottoposta a questa Corte mediante ricorso di diritto amministrativo.
3. L'inammissibilità del ricorso di diritto pubblico nel caso di specie rende priva d'oggetto la domanda volta ad ottenere l'effetto sospensivo in tale ambito, a prescindere dalla sua inutilità già per il fatto che ope legis il ricorso di diritto amministrativo contro una decisione, che obbliga a una prestazione pecuniaria, ha effetto sospensivo (art. 111 cpv. 1 OG)
3. L'inammissibilità del ricorso di diritto pubblico nel caso di specie rende priva d'oggetto la domanda volta ad ottenere l'effetto sospensivo in tale ambito, a prescindere dalla sua inutilità già per il fatto che ope legis il ricorso di diritto amministrativo contro una decisione, che obbliga a una prestazione pecuniaria, ha effetto sospensivo (art. 111 cpv. 1 OG)
4. La ricorrente contesta il giudizio cantonale, oltre che per ragioni di merito, anche per motivi d'ordine formale. Essa eccepisce, in primo luogo, la violazione formale del suo diritto di essere sentita, in particolare per avere i primi giudici rifiutato l'assunzione di dieci testi, le cui deposizioni avrebbero consentito di escludere la grave negligenza del suo agire, e per non aver richiamato tutti gli incarti esecutivi, amministrativi, civili e penali che hanno un nesso, diretto o indiretto, con la pratica in esame.
4.1 Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 130 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Se però gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, op. cit., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV n. 10 pag. 28 consid. 4b; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
4.2 In merito all'audizione dei dieci testi, si rileva che se da un lato è vero che la ricorrente ha chiesto in sede cantonale l'assunzione di tali mezzi di prova al fine di chiarire la sua posizione all'interno della fallita e quella di L._, azionista maggioritario della società e procuratore con firma individuale, dall'altro va rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio. Infatti, sapere se L._ avesse una forte personalità e fosse in grado di contrastare dialetticamente l'opinione e la volontà dell'amministratrice unica ove fossero di segno contrario, a nulla sussidia le tesi ricorsuali, ritenuto che i poteri e le incombenze dell'amministratrice unica di una società anonima sono quelli stabiliti dalla legge che, come tali, non sono suscettibili di deroghe dipendenti da pressioni esterne. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni.
L'apprezzamento anticipato delle prove, così come operato dai primi giudici con il rifiuto di accedere alle testimonianze richieste, è nel caso di specie tanto più giustificato per il fatto che dalla documentazione agli atti emerge che V._ era a conoscenza dell'importanza di dover pagare i contributi sociali, sapendo già nel giugno 1998 che vi era mancanza di liquidità e che vi erano debiti per oneri sociali nonché precetti esecutivi della Cassa ai quali lei stessa interponeva opposizione.
4.3 Quanto all'acquisizione degli incarti esecutivi, amministrativi, civili e penali aventi un nesso, diretto o indiretto, con la pratica in esame, giova ricordare che non può essere richiesta in termini generici l'edizione di documentazione, ritenuto che è preciso dovere processuale delle parti indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il fondamento delle tesi formulate.
La ricorrente doveva quale amministratrice unica procedere dal profilo processuale in modo selettivo e mirato all'offerta e alla produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio, indicandone partitamente gli elementi che li individuano e caratterizzano nonché l'obiettivo probatorio perseguito con la richiesta. Scopo evidente di siffatto rigore formale è di consentire all'autorità giudicante di valutare la rilevanza di ogni mezzo di prova ritualmente offerto. L'asserita violazione del diritto di essere sentito non può pertanto essere fondata sul fatto che i primi giudici non abbiano dato seguito alla domanda generica di edizione di tutti gli incarti esecutivi, amministrativi, civili e penali, dal momento che la ricorrente ha disatteso l'obbligo a lei incombente di procurarsi tale materiale probatorio e nemmeno ha indicato gli atti specifici da assumere nell'eventualità che già non le fosse possibile presentarli direttamente, come sarebbe stato il caso ad esempio per gli incarti esecutivi dopo aver proceduto come lo consente il diritto di consultazione dedotto dall'art. 8a cpv. 1 LEF.
Ne consegue che non sussiste in concreto alcuna violazione del diritto di essere sentito da parte della precedente istanza.
Ne consegue che non sussiste in concreto alcuna violazione del diritto di essere sentito da parte della precedente istanza.
5. Nel merito, si tratta ora di esaminare se V._, amministratrice unica della fallita dal 16 gennaio 1998 al 9 aprile 1999, sia da considerare responsabile giusta l'art. 52 LAVS per il mancato pagamento dei contributi sociali.
5.1 Nei considerandi del querelato giudizio, cui si rinvia, la Corte cantonale ha già correttamente rilevato come il datore di lavoro sia tenuto al pagamento regolare dei contributi sociali e come, in caso di mancato pagamento dei medesimi per intenzionalità o per negligenza grave, possano essere chiamati a rispondere del danno, a titolo sussidiario, gli organi della società anonima, precisando quali siano le norme legali e i principi di giurisprudenza applicabili in concreto.
Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi citate).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero scusarlo dal procedervi (DTF 108 V 186 consid. 1b e 193 consid. 2b; cfr. pure DTF 121 V 244 consid. 4b). L'obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b).
5.2 Gli argomenti addotti da V._, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della T._ SA, visto che sarebbe stato L._ ad avere in mano le redini della società e a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo l'ingenuità e la totale inesperienza della giovane ricorrente, non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza.
Va ricordato all'insorgente che, accettando a partire dal gennaio 1998 il mandato di amministratrice unica di una società anonima, essa si è assunta anche tutti gli oneri che tale funzione comporta, tra i quali vi è pure quello di versare con regolarità i contributi sociali, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità dell'art. 51 LAVS.
5.3 La ricorrente ha dimostrato di non avere corretta nozione dell'azione di responsabilità ex art. 52 LAVS, ritenuto che in sostanza si limita a sviluppare argomentazioni speciose, del tutto ininfluenti in questa sede, misconoscendo la natura dell'istituto in esame e adducendo allegazioni che, se del caso, potrebbero essere di rilievo tutt'al più in un'eventuale disputa penale.
V._ incentra la sua argomentazione sul ruolo dominante di L._ - sivvero che quest'ultimo per convincerla ad accettare la carica di amministratrice unica le avrebbe sempre presentato questa possibilità come un'irripetibile occasione per accedere a posizioni dirigenziali nella T._ SA - come pure sul fatto di averlo reso attento delle complicanze in caso di mancato pagamento dei contributi e di aver inoltre confidato nelle sue promesse, secondo cui avrebbe immesso 300 milioni di lire italiane derivanti dalla vendita di un suo bene immobile in Italia, nonché su quelle di C._, azionista nella misura del 20%, che a suo dire pure avrebbe immesso nella società nuovi capitali per un valore di mezzo miliardo di lire italiane, senza però preoccuparsi se al puro parlato seguissero anche i fatti. Essa non spende parola alcuna sulla possibilità che comunque aveva quale amministratrice unica con firma individuale, se solo avesse voluto, di ordinare, anche contro la volontà di L._, il pagamento dei contributi sociali. Invece di ricorrere ai lumi del contabile/revisore della società per accertare la situazione reddituale e di sostanza della T._ SA, V._ si era per contro limitata, nel novembre 1998 e febbraio 1999, ad opporsi ai precetti esecutivi fatti intimare dalla Cassa, aggravando in tal modo la situazione debitoria nei confronti dell'amministrazione. La ricorrente non si era preoccupata di accertare se il mancato pagamento di importi, che sapeva essere dovuti, fosse riconducibile ad illiquidità temporanea o a difficoltà strutturali.
Orbene, il fatto di essere stata estranea alla formazione della volontà della società o di essere stata eventualmente tratta in inganno da L._ e C._ con promesse mai mantenute, non costituisce motivo sufficiente per esimere l'amministratrice unica dagli obblighi di diligenza e vigilanza, cui era comunque chiamata a fare fronte istituzionalmente nella sua qualità di organo formale. Neppure l'asserita sua giovane età e la completa inesperienza sono idonee a giustificare nei confronti della Cassa il comportamento di totale inattività della ricorrente. L'ignoranza della legge non costituisce infatti esimente, ritenuto altresì che l'interessata aveva accettato il mandato quale amministratrice unica nella prospettiva di una carriera professionale interessante, con aspettative future e possibilità di guadagno. Eventuali assicurazioni che le fossero state date da L._ o da altri sono inidonee a giustificare le omissioni nel versamento dei contributi sociali. Diversa potrebbe essere per contro la loro incidenza nei rapporti di diritto civile e negli aspetti penali, questioni entrambe sottratte al potere di cognizione di questa Corte.
In sostanza l'inattività di V._ (durata dal gennaio 1998 fino all'aprile 1999, quando finalmente decise di licenziare L._ e di recarsi dal Pretore per depositare i bilanci aziendali), che ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze oggettive riconducibili alla funzione di amministratrice unica della T._ SA, ne determina la responsabilità ex art. 52 LAVS.
Nel caso di specie, non è inoltre accertato - e nemmeno la ricorrente lo sostiene - che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta e neppure emerge che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 116 II 541 consid. 5a, 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), ritenuto che la T._ SA nel periodo entrante in linea di conto era sempre stata in mora con il pagamento dei contributi sociali ed era stata diffidata a partire dall'agosto 1998.
Si ricorda infine alla ricorrente che l'organo societario, a maggior ragione l'amministratore unico, deve prestare particolare attenzione nel caso in cui egli sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria, atteso come egli debba dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e come non sia sufficiente l'ossequio della diligenza quam in suis (DTF 122 III 198 consid. 3a e riferimenti ivi citati), essendo gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b).
In conclusione e alla luce di quanto sopra esposto si deve dedurre che V._ va ritenuta responsabile del danno subito dalla Cassa in seguito al mancato pagamento dei contributi sociali da parte della T._ SA. Essa dovrà quindi rimborsare l'importo - non contestato - relativo agli oneri di diritto federale di cui si tratta.
In conclusione e alla luce di quanto sopra esposto si deve dedurre che V._ va ritenuta responsabile del danno subito dalla Cassa in seguito al mancato pagamento dei contributi sociali da parte della T._ SA. Essa dovrà quindi rimborsare l'importo - non contestato - relativo agli oneri di diritto federale di cui si tratta.
6. Non trattandosi in concreto di una lite avente per oggetto l'assegnazione o il rifiuto di prestazioni assicurative, la procedura non è gratuita (art. 134 OG a contrario). Le spese processuali, che seguono la soccombenza, devono pertanto essere poste a carico della ricorrente (art. 135 in relazione con l'art. 156 cpv. 1 OG).