# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 573555a0-5bd1-588f-abad-e2025d7addd8
**Court:** TI_CRP
**Chamber:** TI_CRP_001
**Year:** 2004
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Criminal Procedure

## Facts

ritenuto che il querelato è ora d’ignota dimora, questa Camera non ha potuto trasmettergli la presente istanza per formulare eventuali osservazioni in merito (cfr. buste agli atti);
letti ed esaminati gli atti;
considerato
in fatto
a.
In data 10.8.2002 il IS 1, _, per il tramite della sua rappresentante _ _, ha sporto denuncia/querela nei confronti di _ PI 1 per titolo di truffa e frode dello scotto, siccome quest’ultimo, unitamente alla sua famiglia, avrebbe preso in locazione - dal 25.10.2001 al 10.8.2002 - diverse suites presso _, senza saldare l’importo residuo di
fr. 31'968.-- (cfr. rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 e documenti ivi allegati dell’inc. MP _).
b.
Con decisione 22.8.2002 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla denuncia/querela, rilevando sostanzialmente che “
da quanto si può evincere dal rapporto d’inchiesta, i presupposti dei reati di truffa e di frode dello scotto non sono adempiuti
” (decreto di non luogo a procedere 22.8.2002, p. 2, al quale si rimanda per brevità).
c.
Con ulteriore esposto 19.3.2003 il IS 1 ha nuovamente sporto querela penale nei confronti di _ PI 1 limitatamente all’ipotesi di reato di frode dello scotto, affermando che “
purtroppo, e nonostante le previsioni del procuratore pubblico che pure ha creduto al querelato (...), e le promesse di quest’ultimo, il 15 settembre 2002 non era ancora stato pagato il dovuto
(...)
” (querela penale 19.3.2003, p. 3). Ha pure asserito che “
(...), nonostante le ripetute, numerose e credibili promesse il querelato non si è mai presentato a _ e non ha pagato nulla di quanto promesso, sebbene più volte si sia reso parte attiva, telefonando e dichiarando di voler ossequiare l’accordo verbale
”, rilevando inoltre di aver capito “
(...) a metà gennaio 2003 (...) che il Signor PI 1 non avrebbe più pagato il suo debito. In effetti, da quella data
” egli “
(...) si è reso irreperibile, non rispondendo alle telefonate e non dando più sue informazioni
” (querela penale 19.3.2003, p. 3). Ha altresì sostenuto che “
(...) pure la data prevista per la seconda rata è oramai sorpassata, senza che il querelato abbia pagato qualcosa né abbia firmato la transazione
”, asseverando che “
si può (...), a questo punto, affermare con certezza, che il querelato non ossequierà ai suoi obblighi di pagamento
” e che “
la presente querela è pertanto da considerarsi giustificata dal punto di vista della condizione soggettiva
” (querela penale 19.3.2003, p. 3 e 4).
d.
Con decisione 26.2.2003 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla querela 19.3.2003, evidenziando che la stessa “
(...) concerne i medesimi fatti già oggetto della precedente querela di data 10.08.2002, sfociata in decreto di non luogo a procedere il 22.08.2002, nel frattempo cresciuto in giudicato (NLP _)
”, che “
in tal senso la querela è tardiva in quanto tale, come anche quale istanza di promozione dell’accusa
” e che “
d’altronde, il querelante non indica nuovi fatti suscettibili di giustificare la riapertura del procedimento ex art. 187 CPPT, ma si limita bensì a menzionare eventi - quali ad esempio il mancato rispetto di una transazione datata 22.11.2002 - occorsi posteriormente al citato decreto di non luogo a procedere e di chiara natura civile
” (decreto di non luogo a procedere 26.2.2003, p. 1).
e.
Con il presente tempestivo gravame la IS 1 chiede che l’istanza di promozione dell’accusa venga accolta, che il decreto di non luogo a procedere 26.2.2003 venga annullato e che l’istruzione del processo, a seguito della querela 19.2.2003 sporta nei confronti di _ PI 1 per titolo di frode dello scotto ai sensi dell’art. 149 CP, abbia luogo per opera di un altro procuratore pubblico (istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 5).
L’istante, dopo aver esposto i fatti, contesta innanzitutto l’argomentazione del magistrato inquirente secondo cui la querela concerne gli stessi fatti che sono già stati oggetto della denuncia/querela 10.8.2002 (istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 3). Sostiene poi che il procuratore pubblico nel decreto di non luogo a procedere 22.8.2002 “
(...) contestava gli elementi soggettivi ed oggettivi della frode dello scotto (...) basandosi sul fatto, che il Signor PI 1 avesse promesso di pagare al 15 settembre 2002 e che gli fosse stato concesso di non incassare il dovuto al momento usuale
”, contestando - in relazione all’elemento oggettivo - “
(...) la motivazione giuridica del Procuratore, riferendosi alla dottrina recente portata da Corboz (...)
”, rilevando inoltre che “
l’assenza dell’elemento soggettivo non era invece contestabile a quel momento, motivo per il quale l’istante non ha inoltrato istanza di promozione dell’accusa
” (istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 4). Ritiene altresì che la situazione nel mese di febbraio 2003 era cambiata, asserendo che “
era, infatti, chiaro, a quel momento, che il Signor PI 1 non avesse intenzione di pagare il dovuto,
” e pertanto “
veniva così ad essere adempiuta anche la condizione soggettiva, (...)
” (istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 4). A suo giudizio, infine, la querela 19.2.2003 non sarebbe tardiva, ritenuto che la stessa si basa su fatti nuovi e ossequia inoltre il termine di tre mesi previsto dall’art. 29 CP “
(...) dalla firma della transazione da parte _
” (istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 4 e 5). Delle altre motivazioni così come delle osservazioni del procuratore pubblico si dirà, laddove necessario, in seguito.

## Considerations

in diritto
1.
In presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato.
Il primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa, risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987 p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale, esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione, attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art. 189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti.
In questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.
Seconda condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla certezza, come alle competenze del giudice di merito.
2.
Prima di entrare nel merito della vertenza occorre rilevare che l’istante, nel petitum, postula l’accoglimento dell’istanza di promozione dell’accusa, senza chiedere di promuovere l’accusa nei confronti del querelato e senza nemmeno indicare per quale ipotesi di reato come previsto dall’art. 188 CPP.
Dalla lettura del gravame emerge in ogni modo che essa chiede di promuovere l’accusa nei confronti di _ PI 1 per l’ipotesi di reato di frode dello scotto (cfr. istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 5). L’istante, inoltre, non si confronta esplicitamente con il secondo presupposto posto ad un’istanza di promozione dell’accusa (cfr. considerando 1), ossia la disponibilità di nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondire quelle già acquisite. La questione della ricevibilità dell’istanza può restare comunque indecisa, ritenuto che il decreto impugnato andrebbe confermato nel merito.
3.
3.1.
Giusta l’art. 149 CP si rende colpevole di frode dello scotto chiunque si fa ospitare o servire cibi o bibite in un esercizio pubblico alberghiero o di ristorazione o ottiene altre prestazioni e froda l’esercente della somma dovuta.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, che peraltro non è recente, l’elemento oggettivo del reato di frode dello scotto è adempiuto nella misura in cui l’albergatore / il ristoratore viene ingannato nella sua aspettativa di essere remunerato per le prestazioni di vitto o/e di alloggio fornite all’ospite (cfr. decisione del 7.9.1983 in Sem. jud. 1984, p. 285; DTF 75 IV 16). Questa situazione è data nel caso in cui l’ospite non paga alcunché, ma anche allorquando questi non adempie tempestivamente la sua controprestazione, di regola quindi al più tardi nel momento in cui lascia l’albergo (DTF 75 IV 16). Il Tribunale federale ha altresì ritenuto che già un semplice ritardo di pagamento costituisce un pregiudizio per l’albergatore / il ristoratore (cfr. decisione del 7.9.1983 in Sem. jud. 1984, p. 286; DTF 75 IV 16 e 17), siccome quest’ultimo oltre a non avere più la certezza di incassare l’importo di sua spettanza, non può, nel frattempo, nemmeno usufruire di questa somma di denaro (DTF 75 IV 17). Può accadere che l’albergatore / il ristoratore che concede credito ad un ospite, il quale usufruisce per molto tempo delle prestazioni di vitto e/o di alloggio, non venga deluso nella sua aspettativa di essere remunerato (cfr. decisione del 7.9.1983 in Sem. jud. 1984, p. 286; DTF 75 IV 18). Ciò presuppone però che l’albergatore / il ristoratore abbia dedotto dall’atteggiamento assunto dall’ospite, la sua insolvenza oppure il suo rifiuto di pagare le prestazioni oppure la possibilità di non essere remunerato, e che egli abbia inoltre tenuto conto di questa circostanza (cfr. decisione del 7.9.1983 in Sem. jud. 1984, p. 286 e 287; DTF 75 IV 18).
Giova comunque osservare che nella misura in cui la dottrina è concordante, dal profilo oggettivo la fattispecie della frode dello scotto non è in ogni caso adempiuta, qualora il presunto autore, che ha usufruito delle prestazioni fornitegli dall’albergatore / dal ristoratore, prima di lasciare l’albergo senza pagare, ha pattuito un pagamento posteriore con il creditore (cfr. “Urteil vom 1.4.1998 SB 98 13 (GR)” in PKG 1998 n. 30, p. 118). Si pensi ad esempio nel caso in cui l’ospite dopo aver usufruito delle prestazioni si rende conto di non avere con sé alcun denaro: egli lo comunica al personale, promettendo contestualmente di saldare il debito successivamente, lasciando su richiesta i suoi dati personali (cfr.
“Urteil vom 1.4.1998 SB 98 13 (GR)” in PKG 1998 n. 30, p. 118; J. REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, Strafrecht III: Delikte gegen den Einzelnen, Zurigo 2003, p. 216; J. REHBERG / A .
ECKERT / S. FLACHSMANN, Tafeln zum Strafrecht BT, Zurigo 1997, p. 92). Altri autori vanno ancora oltre e sostengono che il ritardo nel pagamento non può portare semplicemente alla frode dello scotto: se al momento della partenza o dell’abbandono del locale l’ospite è in grado ed é disposto a pagare successivamente, non gli si può infliggere una pena; l’ospite dovrebbe essere perseguito penalmente, soltanto nel caso in cui egli non è proprio intenzionato di pagare alcunché (cfr. BSK StGB II - G. ARZT, Basilea 2003, n. 4 ad art. 149 CP; G. STRATENWERTH / G. JENNY, Schweizerisches Strafrecht BT I: Straftaten gegen individualinteressen, Berna 2003, § 16 n. 46; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, Zurigo 1997, n. 3 ad art.149 CP e riferimenti; “Urteil vom 1.4.1998 SB 98 13 (GR)” in PKG 1998 n. 30, p. 118 e riferimenti). Occorre pure rilevare che Arzt - in relazione alla decisione del Tribunale federale DTF 75 IV 15, che, come testé esposto, ha ritenuto il pagamento tardivo di per sé un danno -, ha evidenziato che sia l’art. 149 CP, sia l’art. 146 CP, non possono essere utilizzati allo scopo di punire penalmente la semplice renitenza del debitore e allo scopo di risparmiare al creditore di adire le vie giudiziarie fino a giungere all’esecuzione forzata (BSK StGB II - G. ARZT, op. cit., n. 4 ad art. 149 CP).
L’argomentazione di Corboz - secondo cui, dal profilo oggettivo, è data la violazione della disposizione di cui all’art. 149 CP dal momento in cui viene a cadere l’accordo sul posticipo di pagamento, per esempio nell’ipotesi in cui l’ospite dovesse soggiornare per lungo tempo presso una pensione e l’esercente, dal canto suo, dovesse, volente o nolente, accettare di aspettare un suo ritorno a miglior fortuna - appare un’opinione isolata, tant’è che egli non fa alcun riferimento a dottrina o a giurisprudenza (cfr. B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, volume I, Berna 2002, n. 8 ad art. 149 CP).
Il Kantonsgericht grigionese ha lasciato aperta la questione a sapere se la mora nel pagamento in caso di solvibilità e di volontà di pagamento dell’ospite sia sufficiente per una condanna penale (cfr. “Urteil vom 1.4.1998 SB 98 13 (GR)” in PKG 1998 n. 30).
Dal profilo soggettivo il dolo eventuale è sufficiente (DTF 75 IV 18 e riferimenti; G. STRATENWERTH / G. JENNY, op. cit., § 16 n. 47; S. TRECHSEL, op. cit., n. 4 ad art. 149 CP; B. CORBOZ, op. cit., n. 9 ad art. 149 CP).
3.2.
Dagli atti risulta che il 10.10.2001 le parti hanno concluso un contratto di locazione a tempo determinato - della durata dal 25.10.2001 al 10.12.2001 - avente quale oggetto gli appartamenti 142 e 142 (cfr. copia contratto di locazione 10.10.2001 allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _). Le parti hanno, tra l’altro, concordato un corrispettivo giornaliero di fr. 224.-- per l’appartamento 142, rispettivamente di fr. 152.-- per l’appartamento 143 (cfr. copia contratto di locazione 10.10.2001 allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _). In data 6.12.2001, rispettivamente in data 2.1.2002 le parti hanno prolungato il contratto di locazione, avente tuttavia quale oggetto gli appartamenti 134, 135 e 136 e fissando, tra l’altro, un corrispettivo giornaliero di fr. 152.-- per ciascun appartamento (copia contratti di locazione 6.12.2001 e 2.1.2002 allegati al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _). Appare inoltre che il querelato, unitamente alla sua famiglia, ha effettivamente “
(...) soggiornato ininterrottamente presso l’albergo denunciante fino al 10 agosto 2002
” (decreto di non luogo a procedere 22.8.2002, NLP _, p. 1; copia scritto 8.8.2002 dell’avv. _ _ allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _).
Circa il pagamento del corrispettivo il querelato avrebbe versato, a titolo di deposito cauzionale, fr. 4'000.-- e successivamente, con una certa regolarità, importi di fr. 4'000.-- / 5'000.-- (cfr. verbale d’interrogatorio 10.8.2002 di _ _, p. 1 e 2; decreto di non luogo a procedere 22.8.2002, NLP _, p. 1; querela penale 19.2.2003, p. 2; istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 2), accumulando un debito residuo per un totale di fr. 31'968.-- (cfr. istanza di promozione dell’accusa 7.3.2003, p. 2; copia fattura del 9.8.2002 allegata al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _).
È pacifico che il querelato, unitamente alla sua famiglia, ha usufruito, per quasi dieci mesi consecutivi, di alcuni appartamenti messi a disposizione dall’istante e che egli ha versato il corrispettivo con una certa regolarità, ma soltanto a titolo parziale. Ora, per il fatto che l’istante non abbia preteso il pagamento regolare dell’intero corrispettivo mensile e che inoltre non abbia nemmeno reclamato l’adempimento delle clausole contrattuali di cui al punto f) e g) pattuite tra le parti [“
f) La pigione mensile e le prestazioni supplementari devono essere pagate entro 10 giorni dalla ricezione della fattura sul nostro conto bancario o in contanti direttamente alla cassa della ricezione
” e ancora: “
g) Qualora il termine di pagamento non dovesse essere rispettato la locazione terminerà immediatamente con la consumazione del deposito
” (copie contratti di locazione 10.10.2001 e 6.12.2001 allegati al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _)], non si può ipotizzare il reato di frode dello scotto, ritenuto che la IS 1 in tal modo non sembra essere stata delusa nelle sue aspettative di essere remunerata. Dal comportamento assunto dal querelato, segnatamente dal fatto che egli era costantemente in mora per il versamento di una parte del corrispettivo, è evidente che l’istante avrebbe potuto dedurre una sua eventuale insolvenza oppure un suo possibile rifiuto di far fronte alla remunerazione del montante scoperto. A ciò si aggiunge la circostanza che ciononostante l’istante ha accettato questa modalità di pagamento e che soltanto con scritto 8.8.2002 essa, per il tramite del suo patrocinatore, ha invitato il querelato a liberare gli appartamenti entro il 10.8.2002.
È inoltre doveroso ricordare che la IS 1 ha inizialmente preteso e incassato dal querelato, a titolo di anticipo, un deposito cauzionale di fr. 4'000.--, - come d’uso negli alberghi per tutelarsi da un possibile pregiudizio -, e che sapeva che l’importo scoperto incrementava di giorno in giorno (cfr. verbale d’interrogatorio 10.8.2002 di _ _, p. 2, allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 10.8.2002 dell’inc. MP _: “
Preciso che il sig. PI 1 ha sempre versato qualche cosa. Di tanto in tanto portava fr. 4'000.--/5’000.-- per scalare il suo debito nei nostri confronti. Solo che le fatture non venivano mai interamente saldate, anzi aumentavano sempre di più
”). Di conseguenza essa avrebbe potuto e dovuto invitare il querelato e la sua famiglia a lasciare gli appartamenti in questione dal momento in cui era scoperta la somma di fr. 4'000.-- corrispondente al deposito cauzionale, e non soltanto l’8.10.2002 quando il credito aveva ormai ampiamente superato quest’importo.