# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 1f1b95e2-8445-53ec-93e9-14e051f35202
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2020
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Public
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Fatti
A.
a.
Nel periodo fiscale 2010, l’avv. RI 1, coniugato con RI 2, era beneficiario di una rendita pensionistica e manteneva un’attività di consulente indipendente. Dal 2004 era coinvolto in un procedimento penale che aveva portato al sequestro dei beni di entrambi i coniugi. La vertenza si è risolta definitivamente nel 2020 con sentenza della Corte di appello e di revisione penale del 17 luglio 2019 (incarto n. _).
b.
Dalla Dichiarazione d’imposta delle persone fisiche IC/IFD 2010 presentata dai contribuenti nel giugno 2011 si evincevano in particolare un credito nei confronti di _ di fr. 250'000.‐, due conti bloccati presso il Ministero Pubblico per un importo totale di fr. 2'416’925.‐ e debiti privati pari a fr. 4'328'543.‐. Dichiaravano le azioni della _ SA, il cui capitale nominale liberato era di fr. 700'000.‐ senza indicarne alcun valore imponibile al 31.12.2010 e indicando il reddito lordo per il 2010 pari a fr. 0.-.
B.
Il 6 luglio 2011, i contribuenti erano tassati su un reddito imponibile di fr. 13'900.‐ (dovuto d’imposta: fr. 0.‐) e una sostanza imponibile di fr. 1'144'000.‐ (dovuto d’imposta: fr. 2'742.‐). A motivo, RS 1 (di seguito: RS 1) adduceva “
valori rettificati in base agli importi effettivi, aggiunta capitali conti bloccati e azioni al valore nominale della _ SA
”. L’autorità di tassazione aveva infatti corretto quanto dichiarato dai ricorrenti, accertando “
Titoli e capitali
” in ragione di fr. 3'367'077.‐, rispetto ai fr. 250'152.‐ dichiarati. L’autorità di tassazione aveva aggiunto i beni sotto sequestro dal 2004, ovvero le 700 azioni della _ SA (valore nominale: fr. 700'000.‐), gli importi dei conti sotto sequestro dei coniugi, ovvero fr. 282'515.‐ della moglie RI 2 e fr. 2'134'410.‐ di spettanza del contribuente e derivanti dalla vendita della part. _ RFD _.
C.
Il 4 luglio 2011, i contribuenti presentavano reclamo contro la decisione di tassazione IC 2010. Contestavano l’aggiunta degli importi relativi alla vendita della part. _ RFD _ come pure l’aggiunta del valore nominale delle azioni della _ SA che, al momento del pignoramento nell’ottobre 2010, l’Ufficio esecuzione e fallimenti aveva stimato a CHF 1.-. Sostenevano che
“gli elementi aggiunti alla posizione 26.1 della querelata decisione non possono essere considerati come sostanza tassabile, non soddisfacendo alcuna delle caratteristiche legali per una loro imposizione; codesta autorità è inoltre perfettamente al corrente della situazione finanziaria dei reclamanti, ai quali neppure è stato finora autorizzato l’incasso di quanto riconosciuto dalla Divisione delle Contribuzioni a dipendenza dell’istanza di revisione delle tassazioni 2005/2008 a titolo di rimborso per imposte pagate in eccesso; per tali motivi, un’eventuale imposta a loro carico nell[
a
] misura prevista nella querelata decisione di tassazione, non potrebbe neppure essere pagata”.
D.
a.
Il 9 novembre 2016, il contribuente è stato ascoltato dall’autorità di tassazione. Le parti si sono mantenute nelle loro posizioni, in particolare, il contribuente “
considerato che al momento i capitali sono sotto sequestro ma non confiscati [..] non è d’accordo che tali capitali vengano imposti seppure con la possibilità dopo l’emissione della sentenza del TF di eventualmente chiedere la revisione
” (v. verbale di audizione del 9 novembre 2016).
b.
La decisione di tassazione IC 2010 dopo reclamo è stata notificata ai contribuenti in data 12 dicembre 2018. In particolare, la sostanza imponibile era stata nuovamente accertata in ragione di fr. 1'144'000.‐ (anche per l’aliquota) e il dovuto d’imposta si attestava a fr. 2'742.‐. A motivo, l’RS 1 adduceva
“nel merito viene chiesto lo stralcio dei capitali messi sotto sequestro dal Ministero pubblico. Considerato il procedimento penale a carico del Contribuente, l’effetto sospensivo della sentenza di secondo grado a seguito del ricorso al Tribunale Federale, l’imposizione dei capitali messi sotto sequestro ‐ poiché non confiscati – viene riconfermata. A seguito dell’emissione della sentenza del Tribunale Federale, se del caso, potrà essere fatta richiesta di revisione ai sensi dell’art. 147 LIFD e 232 LT”.
E.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 e RI 2 si aggravano contro questa decisione, segnatamente per quanto attiene alla determinazione ed alla commisurazione della sostanza imponibile. I ricorrenti rimproverano all’autorità di tassazione, che
“nell’emettere la decisione impugnata l’Autorità fiscale non ha infatti tenuto conto dei debiti che la Corte di appello e di revisione penale (CARP) di codesto lodevole Tribunale ha accollato al dott. RI 1 e che hanno poi portato ad un sequestro della quasi totalità degli attivi dei contribuenti”.
Nonostante in sede di reclamo la sostanza imponibile sia stata diminuita a fr. 1'144'000.‐, i ricorrenti chiedono che la decisione impugnata sia annullata e riformata, “
mira[ndo] [...] a far recepire fiscalmente l’attuale (al 31.12.2010) situazione patrimoniale dei Contribuenti
”, ovvero che la sostanza imponibile dei coniugi RI 1 sia accertata in fr 0.‐. Subordinatamente, qualora la sostanza fosse ritenuta imponibile, il suo ammontare dovrebbe essere corretto tenendo in considerazione ulteriori debiti accumulati dal contribuente in ragione di fr. 758'113.43, ciò che comporterebbe una sostanza imponibile di fr. 385'886.60. L’autorità di tassazione avrebbe in particolar modo ignorato gli interessi moratori maturati a favore dei creditori _ Inc., _, e _ per un totale, rispettivamente, di fr. 654'753.45 e di fr. 103'358.98.
F.
Riconfermandosi nel proprio operato, nelle sue osservazioni al ricorso l’RS 1 precisa che
“la procedura proposta dai ricorrenti ovvero che “l’autorità di tassazione dovrà richiedere una revisione delle decisioni cresciute in giudicato” è inapplicabile [...] la revisione ai sensi dell’art. 232 LT è data solo a vantaggio del contribuente [...] bisogna quindi valutare la sostanza imponibile.
G. a.
La Camera di diritto tributario ha chiesto assistenza amministrativa alla Corte di appello e di revisione penale richiedendo una copia della sentenza del 17 luglio 2019 concernente tra gli altri l’avv. RI 1. I pertinenti stralci della sentenza le sono stati inviati in data 25 maggio 2020.
b.
Il 29 maggio 2020, l’autorità giudicante, lette le motivazioni della sentenza e visto l’esito del procedimento conclusosi il 17 luglio 2019, ha chiesto al rappresentante dei contribuenti avv. RA 1, se intendesse mantenere il ricorso presentato contro la decisione di tassazione IC 2010 dopo reclamo. Con scritto del 16 giugno 2020, l’avv. RA 1 si riconferma nel ricorso dell’11 gennaio 2019. Delle motivazioni verrà detto in seguito per quanto necessario.

## Considerations

Diritto
1.
Il presente ricorso verte sulla determinazione degli elementi e sulla commisurazione della sostanza imponibile. Per il rappresentante dei contribuenti, la sostanza imponibile dovrebbe essere pari a fr. 0.‐ o, subordinatamente, pari a fr. 385'886.60.
In via principale, gli insorgenti contestano l’assoggettamento all’imposta sulla sostanza dei beni sequestrati nell’ambito del procedimento penale a carico, fra gli altri, di RI 1. Subordinatamente, postulano la deduzione di ulteriori debiti, nella misura di fr. 758'113.43, corrispondenti a interessi moratori maturati a favore di due creditori.
Per l’autorità di tassazione, invece, la sostanza imponibile stabilita in sede di tassazione e riconfermata a seguito del reclamo, ammonta a fr. 1'144'000.‐.
2.
2.1.
L’imposta sulla sostanza ha per oggetto la sostanza netta totale (art. 40 cpv. 1 LT). Essa si compone della totalità degli attivi mobiliari e immobiliari del contribuente, fatta eccezione per quei beni esplicitamente esentati dall’imposta in virtù di una disposizione speciale, quali le suppellettili domestiche e gli oggetti di uso corrente (art. 44 cpv. 2 LT).
2.2.
Come detto, all’imposta sulla sostanza sono soggetti tutti gli attivi, cioè tutti i diritti valutabili in denaro su cose, crediti o partecipazioni, a prescindere dal fatto che si tratti di sostanza privata o commerciale, immobiliare o mobiliare (
Dzamko-Locher/Teuscher
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, 3
a
ediz., Basilea 2017, n. 4 ad art. 13 LAID, p. 441). Vi rientra pertanto l’insieme dei diritti valutabili in denaro, che spettano ad una persona secondo il diritto privato e che possono essere di natura sia reale sia obbligatoria (
Blumenstein/Locher
, System des Steuerrechts, 6a ediz., Zurigo 2002, p. 167).
2.3.
Determinata in base al suo stato alla fine del periodo fiscale o dell’assoggettamento (art. 52 cpv. 1 LT), la sostanza imponibile è di principio valutata al suo valore venale, riservate in particolare le disposizioni relative ai beni immobiliari (secondo l’art. 42 cpv. 1 LT, gli immobili e i loro accessori sono imposti per il valore di stima ufficiale).
Quanto alla valutazione dei crediti, si applica il cosiddetto principio del valore nominale: i crediti sono di principio imposti al loro valore nominale. Una deroga è ammessa solo se l’esistenza stessa del credito è dubbia, se il credito non è valutabile con certezza o se il creditore è minacciato dal pericolo di subire una perdita. Per procedere alla valutazione di diritti o crediti incerti o contestati, si deve in altri termini tener conto del cosiddetto grado di verosimiglianza della perdita (
Zigerlig/Jud
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht (StHG), 2
a
ediz., Basilea 2002, n. 17 ad art. 14 LAID, p. 264; cfr. anche
Richner/Frei/Kaufmann/Meuter
, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, 3
a
ediz., Zurigo 2013, n. 19 ad § 39, p. 712).
In questo senso va inteso l’art. 45 cpv. 4 LT, secondo cui i diritti e i crediti litigiosi o di dubbia esigibilità vanno valutati prendendo in considerazione la perdita probabile.
3.
3.1
Con il ricorso presentato l’11 gennaio 2019, i contribuenti chiedono, in via principale, che la sostanza imponibile sia accertata in fr. 0.‐. Sostengono che “
nell’emettere la decisione impugnata l’Autorità fiscale non ha infatti tenuto conto dei debiti che la Corte di appello e di revisione penale (CARP)
[...]
ha accollato al dott. RI 1 e che hanno poi portato ad un sequestro della quasi totalità degli attivi dei contribuenti
” (v. ric.; p. 2 pto. 3) e che “
i beni gravati da sequestro penale non devono e non possono essere considerati nel calcolo della sostanza imponibile, quanto meno al loro valore nominale. Il procedimento penale a carico del dott. RI 1, e con esso i sequestri dei beni in questione, è iniziato nell’autunno del 2004. Da oltre 14 anni i contribuenti non possono disporre, neppure alla stregua di meri usufruttuari, dei valori sequestrati. Nella misura in cui tali beni devono essere presi in considerazione nel calcolo della sostanza imponibile, il loro valore fiscale dovrà essere fortemente ridotto
”.
3.2.
Con la sentenza del 18 agosto 2014 (parzialmente allegata al ricorso), la CARP aveva ordinato il sequestro conservativo, “a garanzia dei risarcimenti compensatori a favore dello Stato”, dei seguenti beni del ricorrente (cifra 13.2 del dispositivo):
·
fr. 2'034'634.70 c/o _, conto del Ministero Pubblico, (saldo 11.12.2012) provento vendita _;
·
fr. 298'916.37 c/o _, conto del Ministero Pubblico, (saldo 11.12.2012) provento vendita fondi _ fondo _ e (per fr. 57'436.-) saldo conto _ SA c/o _;
·
fr. 28'934.- conto _ intestato a _fr. 3'275.75 ed Euro 419.19 c/o _, conti _ e _ intestati a _ AG (saldo 20.05.2009);
·
fr. 116'208.54 c/o _, conto _ intestato a _;
·
fr. 427’730.20 c/o _, conto del Ministero Pubblico, (saldo 11.12.2012) provento vendita _;
·
fr. 772'739.39, fr. 129'575.40 e fr. 643'164.39, conti _, _ e _ intestati a _ SA c/o _, Lugano, con esplicita riserva di eventuali diritti di pegno dell'istituto bancario;
e inoltre (cifra 14.1 del dispositivo):
·
quota di comproprietà di 1/2 del fondo _ e fondo _ di _. Sono riservati i diritti dei creditori ipotecari;
·
349 azioni _ SA, detenute da _;
·
100 azioni _ SA;
·
100 azioni _ SA;
·
100 azioni _ SA;
·
50 azioni _ SA.
§ Per queste azioni è fatta riserva di eventuali diritti di pegno mobiliare a favore di terzi.
·
20 azioni _ SA;
come pure della quota di comproprietà di 1/2 del fondo _ di _ iscritta a nome di_. Sono riservati i diritti dei creditori ipotecari (cifra 14.2 del dispositivo).
La CARP ha ordinato il dissequestro dei beni in questione, con decisioni del 27 luglio 2017 e del 7 febbraio 2019, con l’eccezione dell’importo di fr. 1'068'031.– sul conto del Ministero pubblico n. _ CHF – rubrica INC._._ “_ _/BG”, rimasto sequestrato a garanzia di un ancora ipotizzabile risarcimento equivalente a carico di _.
3.3.
Con sentenza del 17 luglio 2019, “ritenuto che RI 1 è stato prosciolto da
tutte le imputazioni ad eccezione dei reati di ripetuta appropriazione indebita aggravata e ripetuta falsità in documenti”
, la CARP ha concluso che
“egli può essere unicamente condannato [...] al risarcimento del danno scoperto – dipendente dal reato di appropriazione indebita – di fr. 7'000.‐ oltre interessi al 5% dal 30 aprile 2004 a _ SA
” (CARP, sentenza n. 17.2016.231+233; n. 17.2017.133+134+137 del 17 luglio 2019, consid. 33). Di conseguenza, “
la condanna ad un risarcimento equivalente decade integralmente
” e tutti i beni ancora presso il Ministero Pubblico sono dissequestrati (
ibidem
, consid. 39 e 41, p. 5 s.). Anche le pretese di indennizzo
ex
art. 433 CPP avanzate dagli accusatori privati sono state respinte (cfr. CARP, sentenza n. _ del 17 luglio 2019, consid. 33).
Di conseguenza, la CARP ha dissequestrato anche l’importo di fr. 1'068'031.–.
3.4.
Nel periodo fiscale litigioso, i beni dell’insorgente erano dunque sequestrati dall’autorità giudiziaria penale. Si tratta di verificare se ciò abbia ripercussioni sul calcolo dell’imposta sulla sostanza.
4.
4.1.
Di principio, dottrina e giurisprudenza definiscono gli attivi imponibili come tutti i diritti valutabili in denaro su cose, crediti e partecipazioni. Quali diritti valutabili in denaro valgono quegli attivi che fondano una pretesa giuridicamente realizzabile (DTF 136 II 256 = Pra 2011 Nr. 3 = ASA 79 [2010/2011] 422 = StR 2010, 570). Non è necessario che siano immediatamente alienabili: per esempio, le azioni ai collaboratori con un termine di attesa rappresentano un valore patrimoniale imponibile nonostante siano bloccate. Il patrimonio è in questo senso l’insieme dei diritti valutabili in denaro spettanti ad una persona, per cui questi diritti possono essere sia di natura reale sia obbligatoria. Nell’ottica fiscale, la sostanza mobiliare concerne gli oggetti mobili ai sensi del Codice civile, ovvero il capitale (crediti, partecipazioni, quote a fondi d’investimento) e i diritti immateriali. Fanno parte della sostanza mobiliare in particolare i contanti, i conti postali e bancari, l’oro e altri metalli preziosi, i crediti valutabili in denaro (garantiti e non) e i diritti di tutti i tipi, gioielli e altri valori, titoli quotati e non, assicurazioni riscattabili, mobilio, collezioni, veicoli, macchine, attrezzi di lavoro, strumenti, merci, scorte e bestiame (
Dzamko-Locher/Teuscher
, in: op. cit., n. 4 ss, ad art. 13 LAID p. 441 s.).
4.2.
4.2.1.
Ai sensi dell’art. 263 Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP [RS 312.0]) all’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente:
a. utilizzati come mezzi di prova;
b. utilizzati per garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità;
c. restituiti ai danneggiati;
d. confiscati.
L’art. 267 cpv. 1 CPP stabilisce che se il motivo del sequestro viene meno, il pubblico ministero o il giudice dispone il dissequestro e restituisce gli oggetti o i valori patrimoniali agli aventi diritto.
4.2.2.
Il sequestro penale è l’atto con il quale l’autorità penale competente sottopone a procedimento giudiziale un oggetto o un valore, acquisendone temporaneamente il possesso fisico o intimando al suo attuale detentore una restrizione del diritto di disporne (
Julen Berthod
, in: Kuhn/Jeanneret [a cura di], Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, n. 1 ad art. 263 CPP;
Schmid/Jositsch
, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 2018, Vor Art. 263-268, n. 1, p. 499). Contrariamente alla confisca, il sequestro penale è una misura coercitiva a carattere provvisorio, fondata sulla verosimiglianza, che si rapporta a dei fatti non ancora stabiliti, rispettivamente a delle pretese ancora incerte. Il sequestro penale lascia intatti i rapporti di diritto civile relativi alla proprietà degli oggetti o dei valori sequestrati (
Julen Berthod
, loc. cit., n. 3 ad art. 263 CPP; “
ohne dass die vorbestehenden Eigentums- oder Inhaberverhältnisse eine Änderung erführen
”,
Bommer/Goldschmid
, in: Niggli/Heer/Wiprächtiger [a cura di], Basler Kommentar Strafprozessordnung / Jugensstrafprozessordnung, 2
a
ediz., Basilea 2014, n. 1 ad art. 263-268 CPP, p. 2011). Il contribuente non ne può disporre ma gli oggetti o i valori sequestrati restano di sua proprietà fino alla fine del procedimento in corso: l’oggetto non è più a disposizione dell’interessato ma si trova sotto il dominio dello Stato (
Bommer/Goldschmid,
loc. cit., n. 1 ad art. 263-268 CPP, p. 2011). Il sequestro è un provvedimento conservativo, che lascia intatte le pretese di diritto civile sugli oggetti o sui valori patrimoniali, fino al termine del procedimento penale ai sensi dell’art. 267 (
Schmid/Jositsch
, loc. cit., p. 499 n. 4; DTF 120 IV 365, consid. 1. c), p. 367 e riferimenti citati).
4.2.3.
Tenendo conto della natura giuridica del sequestro penale, che si limita a impedire al proprietario del bene di disporne fino al momento in cui è ordinato il dissequestro, è indubbio che i beni e i valori sequestrati siano soggetti all’imposta sulla sostanza. La situazione di un bene sotto sequestro non differisce sostanzialmente da quella di un titolo di credito, ceduto al proprio dipendente dal datore di lavoro e sottoposto a un termine di attesa.
4.3.
Venendo al caso in esame, i beni sotto sequestro presso il Ministero pubblico già dal 2004, di cui si fa riferimento nel ricorso, erano costituiti da averi bancari a nome del contribuente o della moglie e da azioni. Per il periodo fiscale litigioso è dunque legittimo che i valori di cui al Modulo 2 siano presi in considerazione per la determinazione della sostanza imponibile.
Alla luce della sentenza del 17 luglio 2019, con cui la CARP ha dissequestrato gli ultimi averi sequestrati, si deve constatare che il provvedimento conservativo in questione non è mai sfociato in una confisca. L’insorgente non ha pertanto mai perduto la proprietà dei beni in questione.
5.
5.1.
In via subordinata, per la prima volta con il loro ricorso, i ricorrenti chiedono che, nella determinazione della sostanza imponibile, siano dedotti, oltre ai debiti nei confronti della _ Inc., _, e di _, i relativi interessi moratori capitalizzati.
A tale proposito, ricevuta dalla CARP la sentenza del 17 luglio 2019, la Camera di diritto tributario si è rivolta al RA 1, chiedendo se fosse ancora intenzionato a mantenere il ricorso dell’11 gennaio 2019. Con lettera del 16 giugno 2020 l’avv. RA 1 ha confermato di mantenere il ricorso poiché la sentenza CARP “
non muta l’ammontare di debiti e sostanza del contribuente così come considerati in sede di tassazione su reclamo. Dal punto di vista patrimoniale, infatti, la predetta sentenza ha annullato la condanna del contribuente dott. RI 1 al pagamento di un risarcimento equivalente di CHF 7'000'000. Questa posizione debitoria, però non era mai stata presa in considerazione dall’Autorità fiscale, motivo per cui la sentenza 17.07.2019 non ha alcun riflesso sul merito della procedura
”.
Ha ribadito tuttavia che dovrebbero essere dedotti gli interessi di mora, maturati ma non corrisposti fino al 31.12.2010, a favore dei creditori già ricordati.
5.2.
L’art. 13 cpv. 1 LAID prevede che l’imposta sulla sostanza abbia per oggetto la sostanza netta totale. La definizione della sostanza netta imponibile secondo l’art. 13 LAID s’impone ai Cantoni, che non possono imporre elementi che non rientrano nella stessa (sentenza TF 2C_555/2010 dell’11.3.2011 consid. 2.2.).
Il fatto che l’imposta sulla sostanza abbia per oggetto la sostanza netta implica che il contribuente possa dedurre dai propri attivi tutti i debiti comprovati. L’art. 47 cpv. 1 LT prevede in effetti che dalla sostanza siano deducibili i debiti comprovati. Deducibili sono tutti i debiti per i quali il contribuente risulta essere giuridicamente responsabile e che sono effettivi, cioè esistenti al momento determinante (al 31.12.) e non unicamente potenziali. Il presupposto è quindi che alla data di riferimento esista un debito fisso, che il contribuente debba aspettarsi seriamente di dover adempiere, senza che sia necessaria una scadenza (sentenza TF 2C_555/2010 dell’11.3.2011 consid. 2.2.;
Dzamko-Locher/Teuscher
, op. cit., n. 15-17 ad art. 13 LAID, p. 444).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non sono deducibili i debiti solo possibili, futuri o corrispondenti ad aspettative, in particolar modo quelli che risultano da un’operazione subordinata alla realizzazione di una condizione sospensiva (art. 151 CO), fintantoché la condizione non si realizza e il debitore non è ancora tenuto alla sua prestazione. La scadenza del debito non è per contro una condizione per la deduzione del debito (sentenza 2C_1172/2014 del 22.6.2015 consid. 3.1 e giurisprudenza citata).
5.3.
I debiti costituiscono, dal profilo fiscale, un elemento che concorre ad escludere o ridurre l’imposta dovuta. Di conseguenza l’onere della prova incombe al contribuente (DTF 133 II 153 consid. 4.3; 121 II 257 consid. 4c/aa). Di regola quando il creditore è domiciliato in Svizzera è sufficiente indicare il suo nome ed il suo indirizzo perché sulla base di questi dati l’autorità può agevolmente effettuare delle verifiche. In presenza di contribuenti che pretendono di dedurre dal loro reddito interessi passivi versati a persone fisiche o giuridiche con domicilio o sede all’estero occorrono per contro informazioni più precise e più complete ed un maggiore rigore d'indagine, al fine di garantire la generalità dell'imposta e la parità di trattamento tra gli amministrati. Ciò vale in particolare quando i creditori sono entità giuridiche con sede in Stati che consentono domiciliazioni fittizie (sentenza del TF 2C_340/2007 del 22.1.2008 consid. 3.3 con riferimenti).
5.4.
5.4.1.
Il debito nei confronti della _ Inc., _, è stato riconosciuto dall’Ufficio di tassazione, sebbene il creditore abbia la propria sede in un paradiso fiscale. Dalle poche indicazioni che emergono dagli atti trasmessi alla Camera di diritto tributario dall’autorità di tassazione, il debito in questione sarebbe fondato su un riconoscimento di debito sottoscritto dallo stesso contribuente il 14 giugno 2004. Il ricorrente ha dichiarato tale debito per la prima volta presentando un’istanza di revisione delle tassazioni per i periodi fiscali dal 2004 al 2008, proprio nel corso del 2010. Dalla sentenza del 18 dicembre 2009 del Pretore del Distretto di Lugano, che ha rigettato l’opposizione interposta dal contribuente contro il precetto esecutivo notificatogli il 31 marzo 2003 dalla società creditrice, si apprende che tale riconoscimento di debito sarebbe stato sottoscritto al termine di un incontro presso lo studio legale che rappresentava il beneficiario economico della _ Inc., cliente della _ _. Il contribuente si è impegnato a “ottenere la liquidità necessaria per pagare l’importo [di fr. 1'900’848]”, se “entro il 15 giugno 2004 il bonifico a favore di _ Inc., da parte di _ SA non avvenisse RI 1 si impegnava ad estinguere tale debito “entro il 28 giugno 2004”.
5.4.2.
Pur risalendo il riconoscimento di debito al 2004, sembra che l’Ufficio di tassazione abbia accolto le istanze di revisione per i periodi fiscali dal 2005 al 2008. Sebbene le relative decisioni non siano agli atti, vi sono dei verbali e delle note interne in tal senso.
Gli unici documenti a comprova del debito in questione sono tuttavia la citata sentenza del Pretore e un verbale di pignoramento del 4 ottobre 2010, che concerne in particolar modo dei beni immobiliari del contribuente e l’importo di fr. 2'028'000.–, proveniente dalla vendita del mapp. n. _ RFD di _. Dal verbale in questione si evince tuttavia che i beni pignorati erano stati sequestrati dal Ministero pubblico. L’importo proveniente dalla vendita del mapp. n. _ di _, in particolare, corrisponde a quello menzionato nelle sentenze della CARP.
La procedura esecutiva in questione è stata pertanto sospesa.
5.4.3.
La _ Inc., _, figura del resto fra gli accusatori privati nell’ambito del procedimento penale a carico del ricorrente. Nella sentenza della CARP del 18 agosto 2014, RI 1 era stato riconosciuto colpevole, fra l’altro, di amministrazione infedele qualificata per aver proceduto a bonifici e trasferimenti di titoli a debito di conti della _ Inc. e a favore di conti intestati alla _ _. Inc e alla _ SA e per aver effettuato “investimenti fittizi nei fondi _ e _.”, che erano “sprovvisti della necessaria copertura”.
Nella sentenza del Tribunale federale del 6 marzo 2017, che ha annullato la pronuncia della CARP del 18 agosto 2014, si accenna anche a un “impegno del ricorrente a rispondere solidalmente del disinvestimento” della _ Inc. Dopo aver rilevato che “non si conoscono... le circostanze in cui tale impegno è stato assunto”, la Suprema Corte sottolinea che “suddetto impegno è stato preso con scritto del 14 giugno 2004, ovvero in un periodo in cui la CFB si interessava da vicino all’attività di _ SA” (sentenza 6B_949/2014 consid. 12.4.2).
5.4.4.
Si deve ritenere che la posizione debitoria di RI 1 fosse strettamente dipendente dall’esito del procedimento penale nei suoi confronti. La sottoscrizione del suo impegno nei confronti della _ Inc. era verosimilmente dettata dalla preoccupazione di evitare una (ulteriore) denuncia penale. In questo senso si legge anche il riferimento, contenuto nella sentenza del Tribunale federale del 6 marzo 2017 ad una responsabilità solidale del ricorrente per il debito nei confronti della _ Inc. Il successivo sequestro ordinato dal Ministero pubblico ha peraltro vanificato la procedura esecutiva promossa dalla creditrice. Se il ricorrente fosse stato definitivamente condannato per amministrazione infedele e i suoi beni fossero stati confiscati, verosimilmente la _ Inc. sarebbe stata indennizzata con i beni sequestrati.
Per stabilire se al 31.12.2010 il ricorrente fosse effettivamente debitore dell’importo menzionato nel riconoscimento di debito da lui sottoscritto, deve essere chiarita la situazione esistente a tale momento.
Nella fattispecie, nello stralcio dell’accordo del 14.6.2004 riportato dalla sentenza pretorile, il debitore si impegnava “inderogabilmente ad estinguere il debito di CHF 1'900’848.– entro il 28 giugno 2004”. L’insorgente ha tuttavia interposto opposizione al precetto esecutivo del 27 marzo 2009. Solo dopo la decisione giudiziaria, che ha rigettato l’opposizione, RI 1 ha chiesto la revisione delle tassazioni dei periodi fiscali precedenti, per ottenere la deduzione del debito.
Per valutare se al 31.12.2010 il creditore potesse seriamente contare sull’adempimento del debito, è necessario verificare se, a tale momento, avesse già inoltrato la denuncia penale e si fosse costituito accusatore privato. In tale eventualità, infatti, la posizione debitoria dell’insorgente sarebbe mutata. Da un lato, il sequestro penale impediva lo svolgimento della procedura esecutiva; inoltre, il suo impegno a pagare il debito nei confronti della _ Inc. sarebbe stato subordinato al risarcimento nell’ambito del procedimento penale. La probabilità di dover pagare in virtù di una responsabilità solidale, per riprendere la terminologia del Tribunale federale, sarebbe stata notevolmente mitigata. Altrimenti, si potrebbe anche ritenere che, per effetto del procedimento penale, l’obbligo di pagare fosse subordinato a una condizione sospensiva, rappresentata proprio dall’esito del processo.
5.4.5.
Gli atti devono pertanto essere rinviati all’Ufficio di tassazione, affinché esamini nuovamente la situazione debitoria del ricorrente, dopo aver preso visione degli atti che si riferiscono all’accordo intervenuto con la _ Inc. Oltre all’accordo stesso del 14 giugno 2004, i contribuenti dovranno produrre ogni scambio di corrispondenza intervenuto con la controparte, per contestualizzare la convenzione litigiosa e per conoscere gli sviluppi successivi. Dovrà in particolar modo essere esaminata la denuncia penale della creditrice.
In tale ambito, l’Ufficio di tassazione verificherà anche la completezza degli attivi considerati nel calcolo della sostanza imponibile, alla luce sentenza della CARP del 18 agosto 2014 (v.
supra
, consid. 3.2).
5.5.
5.5.1.
I ricorrenti chiedono poi che siano considerati fra i debiti anche gli interessi moratori capitalizzati, che si riferiscono al debito nei confronti della _ Inc. Al ricorso hanno allegato un conteggio con il calcolo degli interessi dal 1.1.2005 al 31.12.2018. A tale data l’ammontare complessivo degli interessi era di ben fr. 1’891'740.23, cioè si avvicinava all’importo del debito (fr. 1'900'407.–). Secondo lo “stato di riparto provvisorio”, allestito dall’Ufficio di esecuzione di Lugano il 21 gennaio 2020 e prodotto con la lettera del 16 giugno 2020, il saldo del debito nei confronti della _ Inc. ammonta a fr. 3'392'832.45. Ne consegue che gli interessi, fino al 2020, raggiungono l’importo di fr. 1'491'984.45. I criteri di calcolo dell’Ufficio di esecuzione non coincidono evidentemente con quelli dei ricorrenti.
5.5.2.
Indipendentemente dall’ammontare degli interessi, che al 31.12.2010, secondo gli insorgenti, raggiungevano già l’importo di fr. 758'113.43, la loro deduzione presuppone ovviamente che sia deducibile il debito in capitale.
Secondo la giurisprudenza, tuttavia, ciò non è ancora sufficiente. Degli interessi non possono infatti essere capitalizzati se non sono precedentemente stati assoggettati all’imposta sul reddito (sentenza TF n. 2C_557/2007 del 21.12.2007 consid. 3.1). Nella loro dichiarazione d’imposta 2010, i ricorrenti avevano fatto valere solo il debito di fr. 1'900'848.–, senza indicare alcun interesse passivo. È anche vero che il loro reddito imponibile era già inferiore al minimo e che il debito d’imposta era pari a zero. Per quanto riguarda il creditore, è inutile domandarsi se gli interessi siano stati assoggettati all’imposta sul reddito, trattandosi di una società panamense.
5.5.3.
Spetterà comunque all’Ufficio di tassazione pronunciarsi sulla deducibilità degli interessi moratori, dopo aver proceduto alle verifiche già ricordate. In quel contesto, dovrà anche tener conto del fatto che già il 4 ottobre 2010 i beni pignorati a RI 1 non erano sufficienti a coprire l’ammontare dei crediti in capitale. Oltre al credito della _ Inc. c’era infatti anche quello di RI 2, moglie di RI 1, che ammontava a fr. 1'647'931.20. Doveva già essere evidente pertanto che i beni pignorati non sarebbero stati sufficienti a coprire tutti i debiti, tanto meno con gli interessi di mora. Ciò è ancora più evidente dallo Stato di riparto provvisorio del 21 gennaio 2020, da cui risulta che il saldo dei crediti della _ Inc. e di RI 2 aveva raggiunto l’importo di fr. 6'363'827.35, mentre il ricavo netto da ripartire fra i creditori era di soli fr. 2'738'825.23.
5.6.
I ricorrenti postulano infine la deduzione degli interessi moratori capitalizzati relativi al debito nei confronti di _. L’unico giustificativo che concerne tale passivo è uno scritto del 25 ottobre 2004, con cui RI 1 ringrazia _ per avergli concesso un prestito a contanti di fr. 300'000.–, senza garanzie, con interessi del 5% all’anno capitalizzati e saldati al momento del rimborso. Il rimborso non sarebbe intervenuto “prima della fine del prossimo mese di giugno 2005”.
Secondo il conteggio allestito dagli insorgenti, gli interessi dal 1.1.2005 al 31.12.2018 hanno ormai raggiunto l’importo di fr. 299'122.86, cioè il valore del mutuo iniziale.
Anche in questo caso, gli insorgenti, nella loro dichiarazione d’imposta, non avevano chiesto alcuna deduzione di interessi. Non è noto se il creditore, da parte sua, abbia dichiarato come reddito tali importi.
Spetterà, anche in questo caso, all’Ufficio di tassazione, pronunciarsi sulla deducibilità degli interessi litigiosi.
5.7.
Adottando una nuova decisione su reclamo, l’autorità di tassazione verificherà anche l’importo relativo al conto dissequestrato della signora RI 2, che secondo l’autorità di tassazione ammonta a fr. 282'515.‐, come peraltro indicato nella dichiarazione d’imposta come pure nel reclamo dei contribuenti, ma che secondo il ricorso avrebbe dovuto essere di fr. 182'515.‐ (stato al 31.12.2010).
Dovendo procedere alle nuove verifiche, l’Ufficio di tassazione chiederà ai ricorrenti anche di documentare l’eventuale conseguimento di redditi, in relazione alla gestione dei beni sequestrati (cfr. anche l’Ordinanza del Consiglio federale del 3 dicembre 2010 sul collocamento di valori patrimoniali sequestrati [RS 312.057]).
6.
Di conseguenza, la decisione di tassazione IC 2010 dopo reclamo del 12 dicembre 2018 è annullata e gli atti sono ritornati all’RS 1 perché determini nuovamente la sostanza imponibile, tenendo conto delle considerazioni che precedono.
Visto l’esito del ricorso, non si prelevano né la tassa di giustizia né le spese processuali.
Ai contribuenti non è riconosciuta un’indennità a titolo di ripetibili. Infatti, per quanto concerne la domanda principale, il ricorso è sostanzialmente respinto. La domanda subordinata è stata invece proposta per la prima volta con il ricorso.