# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** aa41213d-79e2-50d1-8ec1-fe022e47d837
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2019
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** Tax

## Facts

Fatti
A.
Nel periodo compreso tra il 1.1.2014 ed il 31.10.2014 RI 1 è stato alle dipendenze della _, società della quale era pure socio e gerente (con diritto di firma individuale) unitamente alla moglie, RI 1, che era socia senza diritto di firma. Quest’ultima risultava essere, nel 2014 impiegata presso l’agenzia di viaggi _, della quale era socia e gerente con diritto di firma individuale. Il marito era pure socio della stessa.
B.
Il 6.10.2014 RI 1 stipulava un unico contratto di compravendita con i seguenti acquirenti: _. Oggetto dell’accordo era la vendita del marchio _ (marchio n. _ _ figurante all’Istituto federale della proprietà intellettuale), del numero di telefono _ ed i nomi a dominio web ed indirizzi di posta elettronica secondo una lista allegata al contratto. Ognuna delle controparti avrebbe acquistato un settimo degli oggetti, il cui valore globale era di fr. 200'000.-: un settimo sarebbe rimasto di proprietà del venditore. Ogni acquirente si sarebbe impegnato a versare al contribuente la somma di fr. 28'571.45, tramite pagamento rateale che prevedeva un primo acconto di fr. 1'000.- e successivi versamenti mensili di fr. 570.- quali “rata minima”.
C.
Nel periodo fiscale 2014 i coniugi RI 1 dichiaravano un reddito complessivo di fr. 59'556.- ed una sostanza imponibile di fr. 633'663.-.
D.
Con decisione del 29.3.2017, l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) commisurava il reddito imponibile complessivo per l’IC in fr. 240'000.- (reddito determinante per l’aliquota fr. 251'400.- ) e per l’IFD in fr. 260'800.- (medesimo importo determinante anche per l’aliquota) e la sostanza imponibile complessiva in fr. 575'000.- (determinante per l’aliquota in fr. 824'000.-).
In particolare, rispetto a quanto dichiarato dai contribuenti, l’autorità fiscale aveva aumentato il reddito da attività indipendente principale esercitata da RI 1 da fr. 5'115.- a fr. 9'000.-, avendo proceduto alla ripresa di spese private.
Il fisco aveva aggiunto pure un reddito da attività indipendente accessoria per fr. 180'000.- derivante dalla vendita (al netto dei contributi AVS) del marchio “_”, del relativo numero di telefono, e pure dei nomi a dominio web e gli indirizzi di posta elettronica.
Altre modifiche, rispetto alla dichiarazione presentata, concernevano la ripresa di fr. 3'000.- per vantaggi provenienti dalla _ e l’aumento da fr. 26'658.- a fr. 32'958.- del valore locativo di un’abitazione _.
Per quanto concerne la sostanza, i titoli ed i capitali venivano aumentati da fr. 334'418.- a fr. 365'836.- a seguito di una rettifica del valore imponibile della quota societaria. Veniva di poi aggiunto l’importo di fr. 158'588.- ritenuta l’esistenza di un “Credito verso gli acquirenti del numero di telefono, marchio _, i nomi a dominio web e indirizzi di posta elettronica al 31.12.2014”.
E.
Con reclamo 6/10.4.2017 i contribuenti impugnavano la suddetta decisione, contestando l’aggiunta di fr. 180'000.- quali redditi derivanti da attività indipendente accessoria esercitata da RI 1
In particolare indicavano che i beni oggetto del contratto di compravendita, sebbene dati gratuitamente in usufrutto alla società _, sarebbero sempre rimasti di proprietà del contribuente e non sarebbero mai stati contemplati negli attivi della _, che nel frattempo era fallita. Nel caso di specie, secondo gli insorgenti, non sarebbero state né cedute né vendute quote o diritti di alcun genere dalla RI 1 o ad altri. La vendita in oggetto non si sarebbe neppure potuta considerare come provento da beni immateriali, ritenuto come non configurasse un “
(...) ricavo da attività lucrativa ma una mera vendita una tantum
”. Per tali ragioni, i contribuenti postulavano lo stralcio dell’importo di fr. 180'000.-, essendo lo stesso un utile in capitale conseguito nella realizzazione di sostanza privata, esente da imposte (art. 15 cpv. 3 LT).
F.
Con decisione di tassazione dopo reclamo del 27.4.2017 l’UT si riconfermava nei precedenti dati accertati:
“(...). In contestazione l’imposizione di sfr. 180'000.- (già al netto dell’AVS) quale reddito da attività indipendente accessoria derivante dalla vendita del numero di telefono, marchio _, nomi, dominio web e indirizzi di posta elettronica, ritenute dall’Ufficio di tassazione, legato alla persona giuridica _. I Signori RI 1 chiedono che gli utili conseguiti siano considerati quali realizzazione di sostanza privata e pertanto esenti da imposta. Il 6.10.2014 il Signor RI 1 ha stipulato un contratto di compravendita con i Signori _., _., _., _., _ e _. i quali il 24.10.2014 (F.U. 85/2014), con lo stesso venditore, costituivano la _. Il prezzo di vendita globale degli oggetti è stato determinato in sfr. 200'000.- da suddividere in 7 parti (1 di spettanza del venditore e 6 di spettanza degli acquirenti per un totale di sfr. 171'428.70 pagabile in rate mensili). Nonostante quanto indicato nel contratto trovi parziale riscontro nel registro dei marchi svizzeri si ritiene che lo stesso e gli altri “oggetti” della compravendita siano indissolubilmente legati alla persona giuridica ed alla sua attività. Già in occasione della verifica fiscale 2002 della _ il contribuente non fu in grado di fornire la documentazione a sostegno di una riattivazione quale “Ricerca, sviluppo e avviamento” e sostenne che la registrazione in questione si riferiva al nuovo marchio _i. La conferma che gli “oggetti” venduti costituiscano valori immateriali, creati dall’azienda _ ed utilizzati nell’ambito della sua attività, trovano riscontro nella contabilità del Signor RI 1 che ha attivato l’importo di sfr. 28'571.45 (pari a 1/7) quale Goodwill a partire dal 1.11.2014”.
G.
Con tempestivo ricorso del 27.5.2017 RI 1 insorgono contro la decisione di tassazione su reclamo, limitandosi a censurare l’importo di fr. 180'000.- aggiunto ai redditi e derivante da attività indipendente accessoria. I contribuenti precisano di non contestare di per sé che il provento della compravendita sia imponibile quale reddito da attività indipendente accessoria del contribuente, ma postulano che l’imposizione avvenga al momento dell’effettivo incasso. Secondo la tesi proposta dai ricorrenti, l’importo ricevuto nel 2014 ammonterebbe a fr. 14'980.- (1000.- x 7 + 14 rate da fr. 570.- cadauna per i mesi di novembre e di dicembre).
Subordinatamente, e meglio nel caso in cui la prima richiesta non venisse accolta, gli insorgenti chiedono di poter dedurre la somma richiesta a RI 1 dallo _ quale risarcimento del danno in relazione ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD non pagati dalla _, per gli anni 2013 e 2014, per un importo di fr. 45'250.80. In quest’ottica i ricorrenti domandano pure di poter dedurre il saldo di fr. 13'000.- (pagato il 15.5.2015), versato da RI 1 alla _ di _ in relazione a un prestito accordato dalla _. Il pagamento era stato richiesto “
(...) in quanto avallante della linea di credito che disponeva la società _
”. Nella seconda ipotesi subordinata il reddito da imporre dovrebbe pertanto attestarsi a fr. 121'750.-.
I ricorrenti concludono precisando di aver interposto ricorso contro la decisione su reclamo in quanto l’ammontare dell’imposta dovuta metterebbe la loro famiglia in “
(...) grave difficoltà economica
”.
H.
Con osservazioni 31.8.2017/1.9.2017 l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni presenta delle precisazioni in relazione alla motivazione della decisione su reclamo, la quale potrebbe risultare “
(...) a prima vista contraddittoria
”. In particolare si rileva che nel gravame il ricorrente non ha eccepito che il ricavato della vendita costituisca un reddito da attività lucrativa indipendente. Da un attento esame degli atti dell’incarto fiscale risulta tuttavia che i beni oggetto della vendita erano in realtà di proprietà della società. L’Ufficio giuridico sottolinea che, anche se è vero che i beni oggetto della compravendita sono stati rilasciati a RI 1 “
(...) (l’Ufficio federale delle comunicazioni, con decisione del 21 gennaio 2002 gli ha attribuito il numero di telefono _, l’Istituto federale della proprietà intellettuale, con decisione del 4 marzo 2002, poi confermata il 5 dicembre 2011, ha iscritto il marchio _ a suo nome, mentre Switch Domain Name Registration ha registrato a suo nome i domini web e indirizzi di posta elettronica)”,
tuttavia lo stesso ricorrente ha ammesso che i beni in questione sono poi stati successivamente attivati dalla _ Motivo per cui, la Divisione delle contribuzioni ritiene che il contratto di compravendita del 6.10.2014, stipulato a nome del ricorrente, costituisca invero una distribuzione dissimulata di utile. In applicazione dell’effetto devolutivo della procedura ricorsuale, propone pertanto di accogliere parzialmente il gravame e di imporre il ricavato della vendita (di fr. 200'000.-) quale reddito della sostanza mobiliare nella misura del 60% (pari a fr. 120'000.-) in applicazione degli art. 19 LT e 20 LIFD. Sarebbe giustificato prendere in considerazione l’intero valore dei beni oggetto di vendita, pari a fr. 200'000.- ritenuto che RI 1 ha attivato l’importo di fr. 28'571.45 (pari ad 1/7) come goodwill a partire dal 1.11.2014 nella nuova società in nome collettivo.
In merito alle richieste formulate dal ricorrente in sede ricorsuale, l’autorità fiscale precisa che ad ogni modo il ricavato della vendita non avrebbe potuto essere imposto al momento del suo incasso. Secondo dottrina e giurisprudenza un reddito è realizzato quando il soggetto fiscale ne può disporre effettivamente, sia entrandone in possesso, ovverosia incassando la somma, sia ricevendo sul medesimo una pretesa giuridica ferma. Di solito, già l’acquisizione di un credito viene ritenuta costitutiva di reddito, purché l’adempimento non appaia incerto (in questo senso la sentenza del TF 2C_94/2010 del 10.2.2011 consid. 3.1.). Nel caso di specie non vi sarebbero motivi – a mente dell’autorità fiscale – per ritenere l’adempimento del credito particolarmente insicuro. Neppure da accogliere la richiesta di dedurre l’importo di fr. 45'250.80 quale risarcimento danni che il ricorrente è stato chiamato a pagare alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG a titolo di contributi paritetici non pagati dalla _. Così come accertato nella decisione del 30.4.2015 della Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG, RI 1 avrebbe infatti commesso una grave negligenza per rapporto al mancato versamento dei contributi paritetici, tale da interrompere il nesso di causalità tra l’obbligo di risarcimento e la sia attività professionale di tassista (sentenza TF 2C.465-466/2011 del 10.2.2012).
I.
Le osservazioni sono state trasmesse ai ricorrenti i quali non hanno presentato alcuna replica.

## Considerations

Diritto
1.
Nelle proprie osservazioni al ricorso, l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni ritiene che i beni oggetto del contratto di compravendita stipulato tra RI 1 ed _, _, _, _, _ e _ fossero di proprietà della società. Motivo per cui quanto ricevuto in forza di tale contratto direttamente dal contribuente, socio e gerente della _ (nel frattempo fallita e radiata dal registro di commercio il 27.3.2017), costituirebbe una distribuzione dissimulata di utile.
Si tratta innanzitutto di verificare la proprietà dei beni oggetto del contratto di compravendita del 6.10.2014.
2.
2.1.
L’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni ha correttamente rilevato che il marchio “_”, depositato il 19.01.2002, è stato registrato il 14.02.2002 (con una scadenza del termine di protezione sino al 19.01.2022). Titolare del marchio era RI 1.
Nelle osservazioni l’autorità fiscale rileva pure che anche l’Ufficio federale delle comunicazioni, con decisione del 21.1.2002, ha attribuito al contribuente il numero di telefono _ e che Switch Domain Name Registration ha registrato a suo nome i domini web ed anche gli indirizzi di posta elettronica.
Non risulta tuttavia che il ricorrente abbia dichiarato né nel periodo fiscale 2014 (limitatamente alla sua quota parte) né negli anni precedenti i beni oggetto del contratto di compravendita del 6.10.2014. I coniugi RI 1 si sono limitati ad indicare, senza produrre alcuna prova, che i beni sarebbero sempre rimasti di proprietà del contribuente ma che sarebbero stati ceduti “
gratuitamente in usufrutto alla società _”
(cfr. reclamo 6.4.2017).
2.2.
2.2.1.
Risulta invece dagli atti che la proprietà dei beni sia da ricondurre alla società _
_ è stata iscritta a Registro di commercio il 1.2.2002 ed è stata oggetto di una verifica fiscale da parte dell’Ispettorato fiscale che ha reso un rapporto già in data 26.11.2004. La contabilità della società, era risultata approssimativa:
Per quanto riguarda la contabilità, abbiamo già anticipato che la documentazione di sostegno è risultata alquanto lacunosa. In un primo momento il signor RI 1 ci aveva informati che le schede contabili relative al primo esercizio (2002) non erano più reperibili (problemi con il computer). Solo successivamente, dopo averlo informato che sarebbe stata allestita una tassazione d’ufficio, le schede ci sono state consegnate (!). La dichiarazione 2003 non è ancora stata allestita. Al riguardo ci limitiamo a segnalare:
Bilancio 2002
Impianti aziendali 25’000
Pubblicità, fiere, inserzioni 20’000
Ricerca, sviluppo e avviamento 35’800
(...). Non ci è stata per contro fornita una chiara giustificazione alla rivalutazione di fr. 35'000 quale
Avviamento
, accreditata con contropartita i
Ricavi
: il signor RI 1 ha affermato che si riferisce al nuovo marchio _ Riteniamo semplicemente più probabile la registrazione per evitare la perdita nel primo esercizio.
2.2.2.
Anche nei bilanci della _, presentati unitamente alle dichiarazioni fiscali 2011, 2012 e 2013, risultano sempre quali attivi al bilancio la “Ricerca, sviluppo e avviamento” per fr. 26'908.16 nel 2011, per fr. 25'562.75 nel 2012 per 23'062.75 nel 2013. Nel bilancio relativo al periodo fiscale 2014, risultano non essere più iscritti tali attivi.
2.3.
Ritenuto come la proprietà dei beni oggetto del contratto di compravendita del 6.10.2014 è da ascrivere alla _ si tratta ancora di valutare le ripercussioni a livello fiscale, per i qui ricorrenti, dell’accordo indicato, ritenuto come lo stesso è stato sottoscritto direttamente tra RI 1, socio e gerente della _, e i sei acquirenti.
3.
3.1.
Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che:
1
Costituiscono utile netto imponibile:
a.
il saldo del conto profitti e perdite, epurato dal riporto dell’anno precedente;
b.
tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla copertura di spese riconosciute dall’uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale.
Quanto all’imposizione delle persone fisiche, gli articoli 19 cpv. 1 LT e 20 cpv. 1 LIFD prevedono da parte loro che:
1
Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare, segnatamente:
c. i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).
3.2.
Secondo la giurisprudenza, vi è distribuzione dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente le quattro condizioni seguenti:
1) la società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente;
2) tale prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina;
3) tale prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
4) la sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che gli organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio che concedevano
(DTF 131 II 593 consid. 5; 119 Ib 116 consid.
2; 115 Ib 238).
3.3.
Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a determinati proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (
Gewinnvorwegnahme
; cfr.
Bernardoni/Bortolotto
, La fiscalità dell’azienda, Mendrisio 2010, p. 432; sentenza TF 2C_222/2009 del 24.7.2009 consid. 2.1.). Essa sussiste per l’appunto quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando quest’ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo, ad esempio la vendita di un bene del patrimonio sociale ad un prezzo di favore. La differenza fra il valore che sarebbe stato possibile ottenere da un terzo e il valore pattuito con l’azionista rappresenta una distribuzione mascherata di utile (
Bernardoni/ Bortolotto
, op. cit., p. 423; sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 p. 660, consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti; sentenza TF 2C_882/2011 del 29.5.2012 consid. 2.2.).
3.4.
Nel caso che qui ci occupa, come visto, RI 1 ha sottoscritto a suo nome, con sei acquirenti, un contratto di compravendita inerente:
1. Il numero di telefono 0800 321 321 (Decisione d’attribuzione UFCOM allegato 1);
2. Il marchio _ (...);
3. I nomi a dominio web e indirizzi di posta elettronica secondo la lista allegata (...)”.
Considerato come questi beni appartenessero nel caso concreto alla _, si rileva che si è in presenza di un prelevamento anticipato dell’utile. Perché potesse vendere ai sei acquirenti le quote di sei settimi degli attivi in questione, il socio ha infatti dovuto prelevarli dalla società.
3.5.
3.5.1.
Si tratta ora di verificare in quale misura debba essere imposto, dal punto di vista del contribuente, il ricavato dalla compravendita indicata.
3.5.2.
L’art. 20 cpv. 1
bis
e l’art. 19 cpv. 1
bis
(nel testo legale in vigore nel periodo fiscale 2014) prevedono che i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni di partecipazione (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale e simili) sono imponibili in ragione del 60 per cento se questi diritti di partecipazione rappresentano almeno il 10 per cento del capitale azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa.
3.5.3.
L’autorità fiscale ha pertanto pertinentemente concluso – in sede di osservazioni al ricorso – che il ricavato debbe essere imposto quale reddito dalla sostanza mobiliare, nella misura del 60% in applicazione degli art. 19 cpv. 1
bis
LT e 20 cpv. 1
bis
LIFD.
Il valore determinante per il calcolo dell’utile in capitale conseguito dalla società è quello attribuito agli attivi in discussione dal ricorrente (fr. 200'000.–). Poiché i beni avevano un valore contabile-fiscale di fr. 23'062.75, l’utile conseguito dalla società ammonta a fr. 176'937.25. Il reddito della sostanza conseguito dall’insorgente ammonta al 60% di tale importo, cioè a fr. 106'162.35.
4.
4.1.
In sede ricorsuale gli insorgenti chiedono di essere imposti, per il 2014, unicamente su quanto effettivamente incassato a seguito del contratto di compravendita del 6.10.2014, e meglio fr. 14'980.-.
4.2.
Un reddito è imponibile solo quando è realizzato. Questa condizione essenziale costituisce il fatto generatore dell'imposizione. In base alla giurisprudenza, un reddito è realizzato quando il contribuente beneficia di una prestazione o acquisisce una pretesa alla stessa, su cui ha un effettivo potere di disporre (sentenze 2C_372/2015 del 20.7.2016 consid. 4.2.; sentenze TF 2C_785/2013 del 28 maggio 2014 consid. 4.1 e 2C_620/2012 del 14 febbraio 2013, in RDAF 2013 II 197, consid. 3.4 con ulteriori rinvii).
Di regola, l'acquisizione di un credito è già considerata come reddito quando l'adempimento non appare incerto. Il momento dell'adempimento effettivo della prestazione è preso in considerazione solo quando lo stesso appare poco probabile (DTF 113 Ib 23 consid. 2e pag. 26; sentenze 2C_351/2010 del 6 luglio 2011 consid.3 e 2C_640/2010 del 11 dicembre 2010 consid. 4.1).
4.3.
Nella fattispecie, il reddito litigioso è rappresentato da un prelevamento anticipato di capitale dalla _ Sagl. Vantaggi mascherati si considerano realizzati nel momento in cui il socio esprime chiaramente la volontà di sottrarre dei mezzi alla società o quando questa sua intenzione diviene univocamente riconoscibile dall’autorità fiscale (
Richner/Frei/Kaufmann/Meuter
, Handkommentar zum DBG, 3
a
ediz., Zurigo 2015, n. 73 ad art. 41 LIFD, p. 799 e giurisprudenza citata).
Non si può seriamente dubitare della volontà del ricorrente di prelevare dalla società il marchio, il numero di telefono e gli indirizzi di posta elettronica che le appartenevano, alla luce del fatto che egli li ha poi rivenduti nella misura di sei settimi. È pertanto indiscutibile che il relativo reddito sia stato realizzato.
È per contro del tutto irrilevante la circostanza che il pagamento del prezzo di vendita degli oggetti acquistati da parte dell’insorgente, in occasione della loro successiva vendita ai sei acquirenti, sia stato pagato a rate. Questa vendita non ha infatti dato luogo ad alcun utile imponibile.
5.
5.1.
In via subordinata, gli insorgenti postulano di poter dedurre l’importo di fr. 45'250.80 che RI 1 è stato condannato a versare alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG a titolo di contributi paritetici non pagati dalla _.
5.2.
Nei confronti della _ erano stati rilasciati il 6.11.2013, l’8.4.2014, il 27.10.2014 ed il 28.1.2015 degli attestati di carenza beni relativi ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non pagati. Con decisione di risarcimento danni del 30.4.2015 la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG/AD e AF aveva condannato RI 1, in quanto socio e gerente della _, a versare l’importo di fr. 45'250.80 per i contributi rimasti insoluti, ritenendo una grave negligenza. Nella decisione veniva stabilito quanto segue:
L’art. 52 cpv. 1 LAVS prevede che il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. (...) Nel concreto caso, l’insolvenza per gli anni 2013 e 2014 della _ è stata constatata con il rilascio degli attestati di carenza di beni del 6 novembre 2013. Come già precedentemente esposto, la procedura di risarcimento dei danni richiede pure che il datore di lavoro abbia cagionato il danno alla Cassa, violando intenzionalmente o per negligenza grave le prescrizioni dell’assicurazione. (...) La negligenza grave (...) è ammessa, a mente del Tribunale federale, quando il datore di lavoro ha trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato. (...) Nella fattispecie, sono chiaramente dati i presupposti per un’azione di risarcimento dei danni giusta l’art. 52 LAVS intesa al recupero del credito.
5.3.
5.3.1.
Per poter qualificare quali spese generali deducibili le prestazioni di risarcimento,
decisivo è il nesso di causalità tra il danno e l’attività professionale. Ad ogni modo l’Alta Corte ha ritenuto che la gravità della colpa costituisce comunque un importante indizio per poter determinare se sussista o meno uno stretto legame tra l’obbligo d’indennizzo e l’attività professionale.
Non sono in particolar modo deducibili i pagamenti la cui origine esula da quanto può essere ancora considerato come un rischio abitualmente legato all’esercizio dell’attività lucrativa, ad esempio quando una responsabilità cagionata da errore è legata ad un comportamento colpevole oppure è la conseguenza di una negligenza grave o addirittura di un comportamento intenzionale (in merito si veda TF 2C_566/2008 del 16.12.2008 consid. 2.3.; v. anche RJN 2011 p. 431 ss.).
5.3.2.
Ora, è stata riconosciuta una grave negligenza in capo alla _ per non aver corrisposto i contributi paritetici: posto come nei confronti della società sono stati emessi più attestati di carenza beni, la Cassa di compensazione ha chiesto di essere risarcita del danno cagionato direttamente da RI 1 in applicazione dell’art. 52 cpv. 2 LAVS, secondo cui rispondono sussidiariamente, per il danno, i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Alla decisione in questione, il contribuente non ha presentato alcuna opposizione poiché: “
(...) consapevole delle [sue] responsabilità in qualità di ex gerente dell’azienda (...)”
(cfr. allegato 1 al ricorso 27/29.5.2017).
Vista la negligenza grave imputata, in applicazione della giurisprudenza sopraccitata non vi è quindi margine per poter dedurre la somma richiesta a RI 1 quale risarcimento danno alla Cassa di compensazione.
5.4.
5.4.1.
Il ricorrente chiede di poter dedurre dai redditi del periodo fiscale 2014, pure l’importo di fr. 13'000.- che _ si era fatta prestare, il 19.5.2016, da parte di _ per poter azzerare il saldo negativo del conto corrente della _ presso la _.
RI 1 spiega in sede ricorsuale di essersi assunto personalmente il debito nei confronti della _ e di aver rimborsato mensilmente acconti oscillanti tra i fr. 500.- ed i fr. 800.- per saldare l’impegno in questione, tramite un suo conto privato presso la _ (allega un “Piano di rimborso” con il quale indica i versamenti da lui effettuati tra il 30.6.2016 ed il 2.5.2017 per fr. 6'700.-) .
5.4.2.
La situazione inerente il prestito effettuato dalla _ al ricorrente per azzerare il conto intestato alla _ è relativa al periodo fiscale 2016 e non può essere esaminata nel contesto del ricorso relativo al periodo fiscale 2014. Spetterà all’insorgente dimostrare,
ex
art. 47 cpv. 1 LT l’esistenza, nel periodo fiscale 2016 del debito nei confronti della _ e parallelamente spiegare le sorti del credito vantato nei confronti della _.
6.
6.1.
Da ultimo si rileva che, dal punto di vista della _ (ormai fallita e radiata), per il periodo fiscale 2014, la prestazione valutabile in denaro effettuata nei confronti di RI 1 dovrebbe essere reintegrata all’utile per effetto degli art. 58 cpv. 1 lit.
b
LIFD e 67 cpv. 1 lit.
b
LT.
La ragione sociale _ Sagl in liquidazione è tuttavia stata radiata dal Registro di commercio in data 27 marzo 2017.
Se dopo lo scioglimento di una persona giuridica emergono ulteriori debiti fiscali o altri obblighi, la società può essere reiscritta, a meno che il creditore non possa far valere le sue pretese altrimenti. Tenuto conto della responsabilità solidale del liquidatore, quest’ultima eventualità dovrebbe verificarsi nella maggior parte dei casi, rendendo superflua una reiscrizione della società (
Locher
, Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2017, n. 9 ad art. 171 LIFD, p. 1026 e giurisprudenza citata).
Nella fattispecie, l’autorità fiscale cantonale valuterà quali passi intraprendere per ottenere una corretta tassazione della società liquidata, tenendo conto del principio di proporzionalità.
6.2.
Riguardo poi la prestazione fatta dalla società a RI 1 vi sono conseguenze anche in ambito di imposta preventiva giusta gli art. 4 cpv. 1 lit.
b
Legge federale sull’imposta preventiva (LIP; RS 642.21) e art. 20 cpv. 1 Ordinanza sull’imposta preventiva (OIPrev; RS 642.211).
Per questo aspetto, sarà l’AFC a valutare quali eventuali passi sia necessario adottare.
7.
Il ricorso è parzialmente accolto. Di conseguenza, la decisione su reclamo IC/IFD 2014 è riformata nel senso che viene stralciato il reddito da attività indipendente accessoria del contribuente di fr. 180'000.- e viene imposto il reddito da sostanza mobiliare per la somma di fr. 106'162.-. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico dei ricorrenti, parzialmente soccombenti in ragione di 2/3.