# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** f90017a0-4dff-5295-93f0-08932ce674d9
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_004
**Year:** 2017
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

in fatto:
A.
Il 19 maggio 2014 la RE 1 ha consegnato al CO 1 fr. 2000.– quale acconto sul prezzo d'acquisto di un'automobile d'occasione Nissan _. La compravendita del veicolo non si è però perfezionata, sicché il 3 settembre 2014 la RE 1 ha chiesto al CO 1 la restituzione dell'acconto, senza esito.
B.
Il 28 ottobre 2014 la I_ di _ ha fatto notificare al CO 1 il precetto esecutivo n. _ dell'Ufficio esecuzioni di Lugano per l'incasso di fr. 2000.– più interessi al 5% dal 1° ottobre 2014 e di fr. 315.–, indicando quale titolo di credito “1) Rimborso del debito del 15.05.2014 di cessione: RE 1, 6300 Zug e 2) Danno di mora secondo l'art. 103/106 CO”, al quale l'escussa ha interposto opposizione. Dal canto suo, il CO 1 ha fatto notificare il 25 novembre 2014 alla RE 1 il PE n. _ dell'UE di Zugo per l'incasso di fr. 5985.– oltre agli interessi del 5% dal 1° luglio 2014, indicando quale titolo di credito “Annullamento contratto acquisto vettura”, al quale la RE 1 ha interposto opposizione.
C.
Ottenuta l'autorizzazione ad agire, con petizione non motivata del 4 settembre 2015 la RE 1 si è rivolta al Giudice di pace del circolo di Lugano Est chiedendogli di condannare il CO 1 al pagamento di fr. 2000.– più interessi al 5% dal 1° ottobre 2014 (domanda 1), oltre a fr. 900.– a titolo di indennizzo (domanda 2) e fr. 84.55 per le spese esecutive (domanda 3), di accertare che il PE n. _ dell'UE di Zugo fattole spiccare dalla convenuta fosse “illegittimo” (domanda 4) e di obbligare quest'ultima a chiederne il ritiro (domanda 5). Con osservazioni spontanee del 3 dicembre 2015 la parte convenuta ha fatto valere, in particolare, che la rinuncia all'acquisto del veicolo da parte dell'attrice le aveva causato un danno di fr. 5985.–. All'udienza del 9 dicembre 2015, indetta per il dibattimento, l'attrice ha confermato le proprie domande, mentre la parte convenuta ha proposto di respingere la petizione, dicendosi disposta “a chiudere la vertenza con fr. 2000.– e precisamente l'acconto versato dalla controparte”.
D.
Statuendo il 5 aprile 2016 il Giudice di pace ha respinto la petizione e ha autorizzato il CO 1 a trattenere fr. 2000.– a copertura dei costi causati dall'annullamento del contratto. Egli ha nondimeno ingiunto alla parte convenuta di procedere a richiedere all'Ufficio esecuzioni di Zugo il ritiro del PE n. _ fatto notificare all'attrice. Le spese processuali di fr. 150.– sono state poste a carico dell'attrice.
E.
Contro la decisione appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 4 maggio 2016. Il 3 novembre 2016, su invito del presidente di questa Camera, la reclamante ha prodotto la documentazione atta a comprovare la titolarità del credito vantato nei confronti della controparte. Nelle sue osservazioni del 21 dicembre 2016 il CO 1 ha chiesto la reiezione del reclamo.

## Considerations

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è pervenuta all'attrice il 6 aprile 2016. Introdotto il 4 maggio 2016 (cfr. busta di intimazione), il reclamo è pertanto tempestivo.
2.
Legittimato a introdurre un'azione volta al pagamento di una somma di denaro è il creditore. In concreto, è pacifico che l'acconto per l'acquisto della nota autovettura è stato versato dalla CO 1
, la quale ne ha chiesto al RE 1 la restituzione. D'altro canto, su
l precetto esecutivo n. _ dell'UE di Lugano fatto notificare il 28 ottobre 2014 al CO 1 figura quale creditore la società I_ di Zugo e come titolo del credito “rimborso del debito del 15.05.2014 di cessione: RE 1, 6300 Zug”. Ciò che parrebbe indicare che la reclamante ha ceduto il proprio credito alla I_ ai sensi dell'art. 164 cpv. 1 CO.
Chiamata a documentare la titolarità del credito vantato nei confronti di CO 1, la RE 1 ha prodotto in particolare la conferma del mandato d'incasso conferito alla I_ del 6 ottobre 2014 (doc. 6, 1° foglio), la domanda di esecuzione del 24 ottobre 2014 in cui figura come creditore lei stessa, come rappresentante del creditore la I_ e come titolo di credito “rimborso del debito del 15.05.2014” (doc. 6, 3° foglio), la conferma della mandataria alla mandante dell'avvio della procedura esecutiva di medesima data (doc. 6, 2° foglio), una richiesta del 4 novembre 2014 dalla società d'incasso al CO 1 volta alla sottoscrizione di un riconoscimento di debito in cui figura come creditrice la RE 1 Ltd rappresentata dalla I_ (doc. 6, 5-7° foglio) e la fattura emessa dalla società d'incasso nei confronti della mandante del 25 novembre 2014 (doc. 6, 8° foglio).
Ora, è vero che tale documentazione, non contestata di per sé dall'opponente, non permette di chiarire il motivo per cui il precetto esecutivo n. _ dell'UE di Lugano sia stato redatto in tal modo, ma dimostra quanto meno che non vi è stata una cessione di credito, e che l'attrice è tuttora titolare del diritto vantato in causa. Del resto, anche dall'“ultimo invito di pagamento davanti all'esecuzione” dell'8 ottobre 2014 inviato dalla I_ al CO 1 si evince che la mittente è solamente stata incaricata di incassare il credito (doc. 4 allegato alla lettera della parte convenuta del 3 dicembre 2015). Ne segue che la sua legittimazione attiva deve essere ammessa.
3.
Secondo il Giudice di pace, “in base all'esame di tutta la corrispondenza agli atti di causa, della quale le parti hanno preso atto in occasione dell'udienza di contraddittorio del 9 dicembre 2015 senza che fosse verbalizzata alcuna contestazione al riguardo”, risulta che le parti hanno concluso verbalmente un contratto di compravendita il 15 maggio 2015 (
recte
2014). A suo dire, dagli atti del fascicolo processuale risulta inoltre che il veicolo era pronto per essere consegnato all'attrice già dal 5 giugno 2014, ragion per cui alla convenuta non può essere addebitata alcuna responsabilità per asseriti ritardi nei tempi di fornitura dello stesso. Per contro, l'attrice non ha ritirato il veicolo, nonostante con lettera del 31 luglio 2014 la convenuta le abbia fissato un ultimo termine di 14 giorni per prendere in consegna l'automobile e l'abbia avvisata che qualora non l'avesse ritirata, ciò avrebbe comportato la rescissione del contratto e l'addebito a suo carico del 15% del prezzo di catalogo della vettura a titolo di annullamento del contratto (fr. 4485.–) e delle spese sostenute per la preparazione della stessa e per i due test eseguiti al TCS di _ (fr. 1500.–), per complessivi fr. 5985.–. Premesso ciò, il primo giudice, considerato che “sarebbe pertanto da riconoscere alla convenuta l'indennità di fr. 5985.–", ma che al dibattimento quest'ultima non ha chiesto in via riconvenzionale tale importo, ma si è limitata a sollevare la compensazione di fr. 2000.– rinunciando al residuo del suo credito, ha respinto la petizione.
4.
La reclamante censura una violazione del suo diritto di essere sentita (art. 53 CPC) per avere, il primo giudice, emesso una decisione fondandosi su dei documenti prodotti dalla convenuta, che non le sono mai stati mostrati.
a)
Questa censura deve essere esaminata prioritariamente, poiché il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. e art. 53 CPC) ha natura formale e la sua lesione comporta di regola l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalla fondatezza del gravame nel merito (DTF 141 V 563 consid. 3; 139 I 191 consid. 3 con rinvii).
La garanzia del diritto di essere sentito comprende il diritto di prendere conoscenza di ogni argomentazione sottoposta al tribunale e di potersi esprimere al proposito, indipendentemente dalla circostanza che contenga argomenti di fatto o di diritto nuovi o che si presti concretamente a influire sul giudizio (DTF 142 III 52 consid. 4.1.1 con riferimenti).
Spetta, infatti, alle parti, e non al giudice, decidere se una presa di posizione o un documento versato agli atti contiene degli elementi determinanti che richiedono delle osservazioni. Il diritto di replica fondato sull'art. 29 cpv. 2 Cost. vale per tutte le procedure giudiziarie, comprese quelle che non rientrano nel campo di applicazione dell'art. 6 n. 1 CEDU. Ogni presa di posizione o documento versato agli atti deve pertanto essere comunicato alle parti per permettere loro di decidere se vogliono o meno fare uso della loro facoltà di esprimersi (DTF 139 I 191 consid. 3.2 con rinvii; v. anche CCR inc. 16.2012.43 del 14 giugno 2013, consid. 3a).
b)
La procedura semplificata prevede che, se la petizione non contiene una motivazione – come nella fattispecie – il giudice la notifica al convenuto e nel contempo cita le parti al dibattimento (art. 245 cpv. 1 CPC). In concreto, la parte convenuta, pur non essendole stato assegnato alcun termine per presentare delle osservazioni, il 3 dicembre 2015 ha trasmesso al Giudice di pace una sua presa di posizione spontanea a cui ha allegato i seguenti documenti, numerati da questa Camera per maggiore chiarezza: e-mail 6 giugno 2014 inviata da _ S_, membro del consiglio di amministrazione di RE 1, a _ L_, direttore di CO 1 (doc. 1); lettera 31 luglio 2014 inviata da a RE 1 (doc. 2); lettera 19 agosto 2014 inviata da RE 1 a CO 1 (doc. 3); lettera 8 ottobre 2014 inviata da I_ a CO 1 (doc. 4); lettera 14 ottobre 2014 inviata dall'avv. _ G_ alla I_doc. 5); scambio di e-mail 13 ottobre 2014 tra _ L_ e l'avv. _ G_ (doc. 6); lettera 3 novembre 2014 da CO 1 a RE 1 (doc. 7).
c)
Ora, che un convenuto possa trasmettere spontaneamente un allegato scritto prima del dibattimento parrebbe ammissibile (
Tappy
in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 5 ad art. 245). Resta il fatto che l'utilizzo ai fini del giudizio di memoriali spontanei, con i loro annessi, presuppone che la controparte sia stata informata dell'acquisizione agli atti e che abbia avuto la possibilità di esprimersi in merito. Nella fattispecie, dal fascicolo processuale non consta che il memoriale del 3 dicembre 2015 sia stato notificato all'attrice né risulta che la sua produzione sia stata in qualche modo menzionata, nessun atto processuale, segnatamente il verbale di udienza del 9 dicembre 2015, riporta un'indicazione al riguardo. Ne discende che, mancando la prova che l'attrice abbia effettivamente potuto prendere conoscenza dei documenti annessi alle osservazioni spontanee di controparte e che quest'ultime le siano state trasmesse, occorre concludere che vi è stata una violazione del diritto di essere sentito della reclamante.
d)
Tale violazione non può però essere sanata nell'ambito della presente procedura di reclamo, giacché questa Camera non dispone dello stesso potere di esame dell'autorità cui viene imputata la violazione (DTF 137 I 197, consid. 2.3.2). Ne segue che il reclamo deve essere accolto, senza che sia necessario esaminare le altre censure sollevate dalla reclamante. La decisione impugnata va annullata e la causa rinviata al Giudice di pace, affinché emetta un nuovo giudizio, dopo avere trasmesso all'attrice le osservazioni spontanee con i documenti annessi prodotti dalla convenuta e avere indetto un nuovo dibattimento, dove sarà data l'opportunità alle parti di replicare e duplicare (art. 228 cpv. 2 CPC applicabile anche alla procedura semplificata per il rinvio dell'art. 219 CPC) e ove saranno verbalizzate le loro “conclusioni, istanze e dichiarazioni processuali” (art. 235 cpv. 1 lett. d CPC).
5.
La sentenza impone una chiosa d'ordine giuridico, ricordando, a futura memoria, che – salvo eccezioni (art. 239 cpv. 1 CPC) – le decisioni devono essere motivate, ovvero indicare i motivi che hanno indotto il Giudice a decidere in un senso piuttosto che in un altro e porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, così come all'autorità di ricorso di esaminarne la fondatezza (cfr. DTF 139 IV 183 consid. 2.2 con riferimenti). In questo senso, il Giudice di pace non può limitarsi a elencare le domande e le eccezioni delle parti e a riassumere i fatti alla base della fattispecie, ma deve anche,
per quanto possibile,
menzionare le deduzioni giuridiche tratte da tali fatti, ovvero i motivi giuridici che lo hanno indotto a prendere una determinata decisione.
6.
Le spese processuali seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma tenuto conto dei motivi di annullamento soccorrono equi motivi per non riscuotere oneri (art. 107 cpv. 1 lett. f CPC). Non si pone problema di indennità di inconvenienza, per altro nemmeno rivendicate, la reclamante essendosi difesa da sola e non avendo verosimilmente patito spese di rilievo.