# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** d30c8284-f41b-51d6-a434-ef1c37abc544
**Court:** TI_CATI
**Chamber:** TI_CATI_001
**Year:** 2011
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** Public
**Law Sub-area:** $law_sub_area

## Facts

Fatti
A.
L’RI 1, fondato nel 1980 sotto la denominazione di _, è un’associazione senza fini di lucro ai sensi degli art. 60 segg. CC.
Affiliata alla Federazione svizzera e ticinese di hockey su ghiaccio (_e _), l’associazione si propone essenzialmente di promuovere la pratica del disco su ghiaccio tra i giovani, dando a chiunque l’opportunità di una sana occupazione del tempo libero. L’art. 2 dello statuto così si esprime:
1.
promuovere la pratica del disco su ghiaccio tra i giovani tramite l’organizzazione di allenamenti, partite e tornei, la partecipazione ai campionati organizzati dalla FSHG e dalla FTHG e alle manifestazioni organizzate da terzi;
2.
dare a chiunque l’opportunità di uno sviluppo sportivo, nella crescita personale e nell’apprendimento delle competenze sociali;
3.
difendere i valori di lealtà che stanno alla base della motivazione a praticare lo sport, in particolare il rispetto delle regole, degli avversari e di tutti coloro che contribuiscono e rendono possibile la pratica sportiva.
B.
Il 24 gennaio 2008, nell’ambito di un controllo generale sulle tombole organizzate nel Cantone Ticino, l’Ispettorato fiscale redigeva un rapporto a carico dell’RI 1, nel quale concludeva per la sua iscrizione al ruolo di contribuente a partire dal 1° gennaio 2003.
Con successiva istanza del 23 dicembre 2008, l’RI 1 si rivolgeva quindi alla Divisione delle contribuzioni, chiedendo di essere esentata dal pagamento delle imposte sull’utile e sul capitale. A suo dire, il perseguimento di uno scopo di pubblica utilità era dimostrato non soltanto dalle disposizioni statutarie, ma anche dal fatto di mettere a disposizione delle scuole pubbliche e dell’intera popolazione la propria pista di ghiaccio di _.
C.
L’autorità fiscale respingeva l’istanza, con decisione del 17 giugno 2009, argomentando che l’attività dell’associazione era rivolta principalmente verso i suoi stessi membri, ossia a favore di una cerchia determinata di destinatari, mentre la pista di ghiaccio di _ veniva messa a disposizione della collettività a titolo oneroso.
L’RI 1 impugnava la suddetta decisione con reclamo del 17 luglio 2009. L’associazione rilevava in particolar modo di operare a favore di tutti i giovani interessati allo sport su ghiaccio, soci e non soci, “svolgendo praticamente compiti che, di solito, competono agli enti pubblici”. Sosteneva quindi che gli introiti incassati tramite la tassa sociale, le varie attività ricreative e le entrate alla pista di ghiaccio di _ erano indispensabili per la sopravvivenza dell’associazione medesima e venivano comunque “reinvestiti per la collettività, permettendo la manutenzione e la buona tenuta delle infrastrutture messe a disposizione della popolazione”.
Con successivo scritto del 23 luglio 2009, la reclamante produceva una risoluzione del Consiglio di Stato, emessa il 1° luglio 2009, con la quale le veniva concesso un sussidio pubblico di 465'000 franchi per la costruzione della nuova pista di ghiaccio di _, riconosciuta come importante e utile per la promozione del disco su ghiaccio e del pattinaggio nella regione del _.
D.
La Divisione delle contribuzioni respingeva il reclamo, con decisione del 29 settembre 2009. Dopo aver premesso che le società sportive sono, per loro stessa natura, degli enti a scopo ideale che operano principalmente a beneficio dei propri membri, l’autorità ribadiva in particolar modo che la pista di ghiaccio di _ era messa a disposizione dell’intera popolazione unicamente contro pagamento. Osservava quindi che la concessione di un sussidio pubblico non aveva nessuna attinenza con la richiesta di esenzione dal pagamento delle imposte.
E.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, l’RI 1 postula nuovamente la concessione dell’esenzione fiscale a contare dal 1° gennaio 2003.
La ricorrente si ritiene un’associazione sportiva atipica, nel senso che la sua attività è prevalentemente svolta nell’interesse della collettività pubblica e non dei suoi membri, come starebbe a dimostrare l’occupazione della pista di ghiaccio di _, principalmente a disposizione degli allievi delle scuole pubbliche della regione e di tutti gli appassionati degli sport su ghiaccio. Considera quindi contraddittorio che lo Stato, da una parte, sostenga l’associazione con sussidi pubblici e, dall’altro, prelevi le imposte sugli utili del medesimo esercizio. Sottolinea infine che tali utili vengono peraltro reinvestiti per la collettività, “permettendo la manutenzione e la buona tenuta delle infrastrutture (unica destinazione degli introiti stessi)”, senza alcun vantaggio prioritario ai propri membri, che anzi sacrificano il loro tempo libero mettendolo a disposizione della collettività.
F.
Nelle sue osservazioni del 7 dicembre 2009, la Divisione delle contribuzioni propone la reiezione del gravame. Contesta anzitutto la confusione tra i concetti di utilità pubblica, scopo pubblico e scopo ideale operata dalla ricorrente. Ribadisce quindi che le associazioni sportive, tipicamente a carattere ideale, non possono essere considerate di utilità pubblica, difettando il carattere disinteressato delle loro attività. A suo dire, l’attività principale dell’RI 1 sarebbe infatti quella di gestire le diverse squadre di hockey, mentre l’apertura al pubblico della pista di ghiaccio di _ rappresenterebbe unicamente un’attività accessoria.

## Considerations

Diritto
1.
1.1.
Secondo gli articoli 56 lett.
g
LIFD e 65 lett.
f
LT, sono esenti dall’imposta le
persone giuridiche che perseguono uno scopo pubblico o di utilità pubblica, per quanto concerne l’utile (anche il capitale, per l’imposta cantonale) esclusivamente e irrevocabilmente destinato a tali fini. Scopi imprenditoriali non sono di norma considerati d’interesse pubblico. L’acquisizione e l’amministrazione di partecipazioni in capitale importanti a imprese sono di utilità pubblica quando l’interesse al mantenimento dell’impresa occupa una posizione subalterna rispetto allo scopo di utilità pubblica e quando non sono esercitate attività dirigenziali.
1.2.
Secondo dottrina e giurisprudenza, la
pubblica utilità
in diritto fiscale è data in linea di principio quando un ente svolge un’attività durevole a favore di una certa cerchia indeterminata di destinatari, nell’interesse generale e in modo disinteressato.
Devono quindi essere adempiute le seguenti condizioni:
·
lo svolgimento di un’attività che serve alla collettività o che risponde ad un preminente interesse della medesima, esercitata a favore della generalità della popolazione: secondo la circolare n. 12 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (dell’8 luglio 1994), l’interesse che la comunità ritrae da una determinata attività viene giudicato sulla base del pensiero dominante dell’opinione pubblica. Importanti elementi a questo proposito sono i principi etici del diritto così come trasposti nella Costituzione federale nonché nelle leggi e sentenze svizzere. Il bene comune può essere sostenuto attraverso attività nei settori caritativi, umanitari, della promozione della sanità, ecologici, educativi, scientifici e culturali. L’assistenza sociale, l’arte e le scienze, l’insegnamento, il sostegno dei diritti dell’uomo, la tutela delle bellezze naturali, la protezione della natura e degli animali nonché l’aiuto allo sviluppo sono alcuni esempi di promozione del bene comune;
·
il perseguimento dello scopo d’interesse generale deve essere disinteressato ed altruista, il che presuppone che l’ente non abbia un fine di lucro e che i promotori, membri o persone vicine non godano in modo esaustivo e privilegiato della sua attività e facciano anche dei sacrifici d’una certa importanza a favore di terzi e quindi nell’interesse pubblico;
·
la devoluzione durevole e irrevocabile, in modo giuridicamente garantito, dei beni devoluti a scopi d'interesse generale, quale corollario della pubblica utilità
(cfr. sentenza CDT n. 80.98.00026 e 80.98.00055 del 3 dicembre 1998, in
RDAT I-1999 n. 7t).
1.3.
Le leggi fiscali vigenti affiancano allo scopo di pubblica utilità lo
scopo pubblico
.
La nozione di scopo pubblico, secondo il Tribunale federale, dev’essere interpretata in modo restrittivo, in considerazione del principio costituzionale della generalità dell’imposta previsto dall’art. 127 cpv. 2 Cost. (DTF 131 II 1 = RDAF 2005 II 262 consid. 3.3, con riferimento a:
Locher
, Kommentar zum DBG, vol. I, Therwil/Basilea, 2004, n. 81 e n. 104 ad art. 56 LIFD). Secondo la giurisprudenza e la prassi fiscale, un’esenzione legata al perseguimento di uno scopo pubblico è esclusa in linea di principio quando una persona giuridica persegue principalmente uno scopo lucrativo, anche se persegue nel contempo uno scopo pubblico. È riservata un’esenzione fiscale (anche parziale) quando:
·
una persona giuridica di questo tipo è incaricata di assolvere compiti pubblici sulla base di un atto di diritto pubblico (per esempio la legge);
·
questo scopo pubblico è effettivamente adempiuto in modo concretamente verificabile;
·
la persona giuridica non distribuisce dividendi;
·
la persona giuridica è soggetta ad una determinata vigilanza della collettività pubblica;
·
il capitale proprio è destinato dagli statuti, in modo esclusivo ed irrevocabile, allo scopo pubblico
(cfr. DTF 131 II 1 = RDAF 2005 II 262 consid.
3.3, con rifertimento a: DTF 127 II 113 consid. 6b; inoltre sentenza CDT n. 80.2007.163 del 3 febbraio 2009, in: RtiD II-2009 n. 8t consid. 2.1.).
1.4.
Dalla pubblica utilità e dallo scopo pubblico occore ancora distinguere lo
scopo ideale
.
Di principio, la nozione di scopo ideale si contrappone a quella di scopo di lucro. Si tratta dunque di un concetto più ampio rispetto a quello della pubblica utilità, che non presuppone lo svolgimento in modo disinteressato di un’attività per il bene generale della collettività (RDAT II-1993 n. 5t). Vi rientrano anche quegli enti che, pur fondandosi sul sacrificio finanziario dei propri membri, perseguono fini non necessariamente meritevoli di promozione, con l’intenzione di migliorare la condizione dei loro aderenti. È il caso, in particolare, delle associazioni, che si reggono sì sul solo sacrificio finanziario dei membri, ma che non mirano al bene di terzi.
L’esenzione fiscale degli enti che perseguono scopi ideali era stata introdotta con un’apposita modifica della lett.
l
dell’art. 15 relativo alle imposte ordinarie e della lett.
e
dell’art. 120 relativo alle imposte di successione e donazione della legge tributaria del 1976, con effetto a contare dal 1° gennaio 1987: il Consiglio di Stato aveva infatti ritenuto di concedere l’esonero anche a quegli enti che, quale attività principale, promuovevano gli interessi ideali specifici dei loro membri. Secondo le indicazioni contenute nel messaggio, beneficiavano allora della qualifica di associazioni a scopo ideale, fra le altre, le società sportive (calcio, tennis, aeroclub, ecc.), le società per il tempo libero (foto, cine e radioamatori, ecc.), le società amatoriali (canto, teatro, filodrammatica, carnevale, bande, ecc.) e le società locali (di quartiere, studentesche, ecc.).
Con la revisione totale della Legge tributaria, entrata in vigore il 1° gennaio 1995, il legislatore cantonale ha tuttavia sottratto dal beneficio dell’esenzione dalle
imposte ordinarie
gli enti con scopi ideali, attribuendo tale vantaggio unicamente alle persone giuridiche di pubblica utilità. Tali cambiamenti sono stati dettati dalla necessità di adeguare il diritto cantonale alla legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni e alla legge federale sull’imposta federale diretta. Le
imposte di successione e donazione
non sono per contro state oggetto di armonizzazione fiscale, ciò che ha permesso di mantenere l’esenzione delle persone giuridiche con scopi ideali (cfr.
Barbuscia
-
Genini
, Esenzione di persone giuridiche che perseguono scopi pubblici o di pubblica utilità, Deduzione delle devoluzioni, in: RtiD I-2008, p. 334
).
2.
2.1.
Venendo al caso in esame, la ricorrente pretende di perseguire fini di utilità pubblica e/o scopo pubblico, sottolineando in particolar modo di gestire la pista di ghiaccio di _ e tutte le sue risorse a favore dell’intera popolazione della regione del _, senza perseguire fini di lucro o scopi commerciali. Di parere contrario è invece la Divisione delle contribuzioni, che nella decisione impugnata ritiene sostanzialmente che l’attività dell’associazione, a carattere tipicamente ideale, sia principalmente rivolta alla gestione delle sue diverse squadre di hockey, mentre l’apertura al pubblico della sua infrastruttura di _ rappresenterebbe unicamente un’attività accessoria.
2.2.
È anzitutto manifesto, e del resto nemmeno contestato, che l’esenzione dalle imposte sull’utile e sul capitale è oggi riservata, sia a livello federale (art. 56 lett.
g
LIFD) che cantonale (art. 65 lett.
f
LT), alle sole persone giuridiche che perseguono uno scopo “pubblico o di pubblica utilità” e non anche a quelle con un mero scopo “ideale”. Ancora recentemente, rispondendo ad una mozione del deputato Kuprecht, il Consiglio federale ha ribadito che un’attività di per sé utile o ideale non basta per giustificare un’esenzione fiscale. Rinviando in particolare alle associazioni che promuvono la formazione musicale e l’allenamento fisico, ha infatti sottolineato che le associazioni con scopi ideali hanno di regola in primo luogo il compito di consentire ai loro membri di occupare in modo utile il proprio tempo libero e di coltivare amicizie (cfr. Rapporto della Commissione dell’economia e dei tributi del 6 ottobre 2009).
È poi altrettanto pacifico che l’attività delle associazioni sportive sia generalmente svolta in modo interessato e non altruistico, per il semplice fatto che serve principalmente agli interessi personali dei propri membri (
Scherrer/Greter
, Der Verein in der Praxis - Organisation und Steuern, Zurigo 2007, p. 36;
Mettrau
, L’exonération fiscale des institutions d’utilité publique, tesi, Losanna 1992, p. 69 e note). Ancora prima dell’entrata in vigore della Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID, RS 642.14), le amministrazioni fiscali cantonali negavano, di principio, il perseguimento di uno scopo di pubblica utilità alle associazioni sportive, proprio in difetto del necessario requisito del disinteresse. La loro esenzione andava semmai ricercata nella prassi “tollerante” delle singole autorità fiscali, senza dimenticare inoltre che l’assenza di un obbligo di iscriversi nel registro di commercio, perlomeno finanto che non esercitano uno stabilimento d’indole commerciale (art. 61 cpv. 2 CC), rende più difficile ogni controllo fiscale (
Graf
, Steuerbefreiung von Sportvereinigungen, Zurigo 1992, p. 76 e 79).
2.3.
Nel caso qui in discussione, si tratta pertanto di stabilire se l’RI 1 possa effettivamente rappresentare un’eccezione, ovvero un’associazione sportiva
atipica
tale da “giustificare un’esenzione dalle imposte sull’utile e sul capitale per scopo pubblico e/o di pubblica utilità”, così come preteso dalla stessa ricorrente.
3.
3.1.
Il valore educativo, formativo e sociale dello sport è oggi ampiamente riconosciuto.
Lo sport rappresenta un mezzo per sviluppare caratteristiche positive quali la capacità di affrontare e superare le difficoltà, la consapevolezza delle proprie possibilità, l’autonomia, l’autostima, l’attitudine a collaborare con gli altri. La pratica sportiva può inoltre offrire un contesto educativo che, al pari di altri ambiti quali la famiglia, la scuola o il gruppo dei coetanei, facilita il percorso di crescita degli adolescenti promuovendo uno stato di benessere psicofisico.
Questi principi, prevalenti nello sport di massa (
Breitensport
), mantengono il loro valore anche nello sport d’élite (
Spitzensport
), dove chiaramente gli obiettivi tendono al conseguimento di risultati precisi. Si può quindi ben affermare che tutte le associazioni sportive, e non solo l’RI 1, svolgano un’attività che rientra senza dubbio nell’interesse della collettività.
In una recentissima sentenza, il Tribunale federale ha riconosciuto che la Federazione Svizzera degli Sport Equestri persegue uno scopo pubblico, nella misura in cui promuove l’attività sportiva, poiché si tratta di un compito che rientra anche fra quelli della Confederazione e dei cantoni. Ha tuttavia negato che fossero adempiuti i requisiti per l’esenzione fiscale, essendo tale associazione prevalentemente indirizzata a fini di lucro e di tutela dei propri interessi, in particolare mediante il sostegno ed il coordinamento degli interessi dei suoi membri (cfr. la sentenza del 28 dicembre 2010 n. 2C_383/2010, in particolare consid. 2.4 e 2.5).
Come si è già ricordato in precedenza, perché un’attività sia riconosciuta di pubblica utilità ai sensi de
gli art. 56 lett.
g
LIFD e 65 lett.
f
LT, occorre infatti che sia svolta a favore di una cerchia indeterminata di destinatari e che il perseguimento
dello scopo d’interesse generale sia anche disinteressato.
3.2.
Di principio, le attività delle associazioni sportive non hanno carattere sociale e solidale. In effetti, a differenza degli enti che operano direttamente nei settori caritativi, umanitari, della promozione della sanità, ecologici, educativi, scientifici oppure culturali, le associazioni sportive pongono al centro delle loro attività gli interessi di un piccolo gruppo di atleti (
Graf
, op. cit., p. 170-171).
Come correttamente evidenziato nel gravame, a tale considerazione si potrebbe anzitutto contrapporre gli statuti dell’RI 1, secondo cui l’associazione
è stata costituita con l’intento di promuovere la pratica del disco su ghiaccio tra i giovani, dando a chiunque l’opportunità “di uno sviluppo sportivo, nella crescita personale e nell’apprendimento delle competenze sociali”, ovvero di
una sana occupazione del tempo libero
.
Si potrebbe inoltre obiettare, sempre corentemente con quanto argomentato nel gravame, che l’RI 1 rappresenta realmente un’associazione sportiva
atipica
, dal momento che svolge anche un’attività di carattere sociale e solidale, mettendo a disposizione di un’intera regione la propria pista di ghiaccio di _.
Perché un’attività sia riconosciuta di pubblica utilità, occorre tuttavia che sia anche disinteressata.
3.3.
Tutte le società sportive, e non solo l’RI 1, sono generalmente gestite da volontari, che sacrificano parte del loro tempo libero e delle loro risorse per promuovere lo sport, in modo particolare fra i giovani.
Senza con questo voler sminuire il prezioso contributo degli oltre 50 collaboratori dell’RI 1 (tra membri del comitato e allenatori, istruttori di pattinaggio e addetti alla pista; cfr. Profilo RI 1 2008/2009), non può però passare inosservato che le figure centrali di un’associazione sportiva, come visto, restano pur sempre gli atleti, il cui impegno è generalmente diretto a soddisfare le proprie ambizioni, siano esse esclusivamente sportive, ludiche oppure semplicemente sociali. Per molti atleti, l’opportunità di nuove conoscenze e relazioni sociali riveste anzi un ruolo centrale nella decisione di iscriversi in un’associazione, non meno importante della possibilità di praticare un esercizio fisico regolare. Sotto questo particolare aspetto, le associazioni sportive non si differenziano quindi dalle altre società per il tempo libero, amatoriali oppure locali, che si reggono sì sul sacrificio dei propri membri, ma che di principio non mirano al bene dei terzi (
Graf
, op. cit., p. 172).
Per questa ragione, come anticipato sopra (punto 2.2.), le attività delle associazioni sportive sono generalmente considerate interessate e non altruistiche, perlomeno da un punto di vista fiscale.
3.4.
Sono invece considerate disinteressate, oltre che sociali e solidali, le attività di Swiss Olympic, associazione mantello di tutte le federazioni sportive svizzere, che pone al centro dei propri interessi il bene dello sport
(
Scherrer/Greter
, op. cit., p. 36;
Graf
, op. cit., p. 171) e, più in generale, tutte quelle associazioni che non si limitano ad assecondare le ambizioni dei propri membri, ma perseguono anche altri interessi, che esulano dalla sfera personale dei soci, sacrificandovi una parte importante delle risorse societarie (
Duttweiler
, Die Besteuerung von Vereinen, in: StR 2002 p. 702). La Conferenza fiscale svizzera, per esempio, incoraggia nell’ambito del sostegno e della promozione della gioventù l’esenzione delle associazioni sportive con un preminente carattere educativo, che si pongono come obiettivo principale quello di iniziare i giovani allo sport di massa, relegando invece in secondo piano gli aspetti puramente agonistici e ricreativi (
Stählin/Nyffenegger
, Steuerbefreiung juristischer Personen mit öffentlichen oder gemeinnützigen Zwecken, in: ST 2008 p. 235, in particolare p. 239).
3.5.
Tornando al caso in esame, ci si potrbbe chiedere se l’RI 1 abbia effettivamente un preminente carattere educativo ed in quanto tale rappresentare un’associazione sportiva
atipica
, così come sostenuto nel gravame. Come visto, la pista di ghiaccio di _, che l’associazione mette a disposizione degli allievi delle scuole pubbliche e di tutti gli appassionati di pattinaggio della regione del _, risponde ad un’esigenza realmente sentita dalla popolazione. Lo stesso dicasi per la
scuola hockey dell’RI 1, che grazie al prezioso contributo dei propri collaboratori offre ai giovani della regione, ma anche delle valli di _, del _ e più in generale del _, l’opportunità di intraprendere una prima formazione sportiva, indipendentemente dalle potenzialità o propensioni di ciascuno (
cfr. Profilo RI 1 2008/2009
).
Nelle informazioni pratiche redatte all’intenzione delle amministrazioni fiscali cantonali, la Conferenza fiscale svizzera precisa tuttavia che l’esenzione non deve riguardare l’intera associazione, ma solo quelle particolari sezioni che perseguono un preciso scopo educativo e di sensibilizzazione allo sport di massa. Ora, l’RI 1, come la maggior parte delle società sportive, dispone anche di un importante settore agonistico, composto da una trentina di collaboratori ed una decina di squadre (prima squadra, allievi, squadra femminile, ecc.), ognuna delle quali iscritte al rispettivo campionato (cfr. Profio RI 1 2008/2009). Conformemente alle istruzioni della Conferenza fiscale svizzera, prima di inoltrare una richiesta di esenzione fiscale, l’associazione dovrebbe pertanto procedere ad una netta separazione dei due settori, sia sul piano contabile che su quello organizzativo (
Conferenza fiscale svizzera
, Exonération fiscale des personnes morales qui poursuivent des buts de service public, d’utilité publique ou des buts cultuels, edizione 18 gennaio 2008, p. 37), dimostrando in tal modo che le attività giovanili di utilità pubblica stanno chiaramente in primo piano.
3.6.
Alla luce di tutte le argomentazioni sopra esposte, è quindi immediatamente evidente che il necessario requisito del disinteresse e dell’altruismo difetta anche all’RI 1, malgrado la pista di ghiaccio di _ e tutte le sue risorse siano a disposizione dell’intera popolazione e non solo dei suoi atleti.
Come anticipato sopra, pur riconoscendole il merito di promuovere la pratica del disco su ghiaccio e, più in generale, degli sport su ghiaccio nella regione del _, in assenza di una chiara suddivisione interna, il fatto stesso che l’associazione possa vantare una propria squadra nel campionato svizzero di prima lega (in collaborazione con i _ di _), una squadra femminile (_) e diverse squadre giovanili nei differenti campionati di categoria (piccolo, moskito, mini, novizi, juniori), basta già ad escludere che al centro delle sue preoccupazioni vi siano gli interessi dei terzi.
Contrariamente a quanto più volte sottolineato dalla stessa ricorrente, poco importa invece che la pista di ghiaccio di _ sia prevalentemente occupata da utenti esterni all’associazione (scuole pubbliche, corsi di pattinaggio artistico, squadre amatoriali, pattinaggio libero). Al di là del fatto che la richiesta di un biglietto di entrata – di cui peraltro non si conosce l’ammontare – rappresenta pur sempre un indizio contrario all’esenzione fiscale (cfr., per analogia,
Conferenza fiscale svizzera
, Exonération des institutions poursuivant des buts culturels, edizione agosto 2010, p. 4), dal semplice esame dei piani di occupazione delle stagioni 2008/2009 e 2009/2010 – i soli prodotti dalla ricorrente – emerge chiaramente che l’infrastruttura è a disposizione dell’associazione nelle fasce orarie più favorevoli: a partire dalle ore 17:00 nei giorni feriali e tutto il giorno durante il fine settimana. L’apertura agli utenti esterni, senza dubbio quantitativamente importante, coincide invece con le ore meno interessanti per un’associazione sportiva rivolta ai giovani: durante le ore scolastiche e la sera dopo le ore 21:00, ogni mercoledì pomeriggio fino alle ore 16:30, il fine settimana a dipendenza degli impegni delle squadre di hockey, nei giorni festivi e durante le vacanze scolastiche.
Di nessun rilievo è infine la circostanza che gli introiti incassati tramite la tassa sociale, le varie attività ricreative e soprattutto le entrate alla pista di ghiaccio siano esclusivamente destinati alla copertura dei costi, dal momento che lo scopo ideale dell’associazione non è certo in discussione in questa sede. Anzi, preso atto degli importanti costi di manutenzione che una simile infrastruttura comporta (esempio: elettricità per l’illuminazione, per il generatore del ghiaccio, custode/operaio, ecc.), si potrebbe persino concludere che la sua apertura alla popolazione rientra piuttosto in una gestione economicamente oculata della stessa.
In ogni caso, tanto basta ad escludere che siano adempiuti i requisiti della pubblica utilità, perlomeno fintantoché la gestione delle squadre di hockey e quella della pista di ghiaccio di _ non saranno chiaramente distinte, sia sul piano contabile che quello organizzativo.
4.
4.1.
Escluso è anche il perseguimento di uno scopo pubblico, malgrado non vi siano elementi per mettere in dubbio l’importanza della pista di ghiaccio di _.
Certo, l’esercizio di infrastrutture per il tempo libero, quale è senza dubbio una pista di ghiaccio, rientra nei compiti che di solito competono agli enti pubblici. Tuttavia, come visto sopra (cfr. punto 1.3.), la nozione di scopo pubblico deve essere interpretata in modo restrittivo, in considerazione del principio costituzionale della generalità dell’imposta previsto dall’art. 127 cpv. 2 Cost. e nel pieno rispetto della neutralità concorrenziale (
Kuster
, Steuerbefreiung von Institutionen mit öffentlichen Zwecken unter besonderer Berücksichtigung des Rechts der direkten Bundessteuer und der Steuerharmonisierung, Zurigo 1998, p. 231 ss.). Ebbene, nella fattispecie non risulta che l’RI 1 sia stato incaricato di assolvere compiti pubblici sulla base di un atto di diritto pubblico (per esempio la legge), né tanto meno che la stessa associazione sia soggetta ad una determinata vigilanza della collettività pubblica. Tanto basta ad escludere che siano adempiuti i requisiti dello scopo pubblico.
4.2.
Contrariamente a quanto sembra sostenere la ricorrente, la semplice corresponsione di sussidi pubblici non basta ancora a giustificare un’esenzione fiscale.
Come ben si evince dalla risoluzione del Consiglio di Stato, il sussidio pubblico di 465'000 franchi concessole per la costruzione della nuova pista di ghiaccio di _ proviene infatti dal Fondo Sport-toto, destinato alla promozione dello sport in ambito federativo piuttosto che al finanziamento delle opere di interesse generale, di cui si occupa semmai il Fondo Lotteria intercantonale Swisslos. Del resto, conformemente all’art. 1 cpv. 2 del Regolamento per la ripartizione dei proventi dello Sport-toto del 7 ottobre 1998 (RL 5.4.2.2), sono sussidiabili unicamente le discipline sportive riconosciute dall’Associazione Olimpica Svizzera (AOS). Per quanto concerne la costruzione di nuovi impianti sportivi, l’art. 14 cpv. 1 del Regolamento precisa inoltre che un sussidio può essere accordato solo per gli impianti destinati in modo preponderante alle società affiliate alle federazioni riconosciute dall’AOS.
Se, da una parte, non può essere negata l’importanza e l’utilità dell’infrastruttura di _ per la promozione del disco su ghiaccio e del pattinaggio nella regione del _, dall’altra, non si può tuttavia ancora concludere che l’associazione persegua uno scopo di pubblica utilità né tanto meno uno scopo pubblico ai sensi degli
art. 56 lett.
g
LIFD e 65 lett.
f
LT.
5.
Il ricorso è conseguentemente respinto.
Tassa di giustizia e spese processuali sono poste a carico dell’RI 1, soccombente.