# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 9bdefe3c-4d8a-5312-b8fe-415f9ced788d
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_006
**Year:** 1996
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

ritenuto
in fatto:
A.
Con istanza 30 luglio 1996 la _ ha chiesto il fallimento della _ per Fr. 5’662. oltre accessori e dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di contraddittorio del 21 agosto 1996 l’escussa non è comparsa.
C.
L’appellante adduce che in seguito a trattative condotte con la creditrice ha inoltrato un’ulteriore proposta ottenendo la conferma dell’annullamento della procedura, per cui riteneva avvertita la Pretura. Un riscontro da parte della creditrice dovrebbe giungere nell’ambito della procedura d’appello in oggetto. La debitrice ha prodotto un suo scritto datato 20 agosto 1996 (doc. E), con il quale ha chiesto alla creditrice di considerare l’importo di Fr. 5’831.-- per l’esecuzione n. _.

## Considerations

Considerato
in diritto:
1.
L’appellante adduce per la prima volta in sede d’appello, di aver ottenuto una dilazione dalla creditrice prima della declaratoria di fallimento.
A sostegno del suo assunto liberatorio ha prodotto quanto indicato nella narrativa fattuale sub C.
a)
La questione a sapere se possono essere ammessi in seconda sede fatti, prove ed eccezioni nuovi va risolta facendo capo al diritto processuale civile cantonale, atteso che per l’art. 25 n. 2 LEF il Cantone ha facoltà sia di ammettere, sia di limitare, sia di escludere fatti nuovi nella procedura di ricorso di cui all’art. 174 LEF.
Per gli art. 385 ss. CPC l’istanza di fallimento è trattata con la procedura sommaria (cfr. in particolare l’art. 387 CPC).
Contro la decisione in prima sede del pretore è dato il rimedio dell’appellazione a questa Camera: il termine di ricorso è di dieci giorni. A prescindere da questa particolarità, l’art. 388 CPC non modifica in nulla le regole che disciplinano l’istituto dell’appello. Queste escludono, in virtù dell’art. 321 cpv.1 lett. b CPC, la facoltà di addurre in seconda sede nuovi fatti, prove ed eccezioni (cfr. tra tante, CEF 28 maggio 1980 in re C.SA, in Rep 1981 p. 420; CEF 28 gennaio 1988 in re A. AG c. F.T. e 8 agosto 1989 in re B.A. c. A.SA).
La scrivente Camera ha, per prassi costante, stabilito una particolarità procedurale in caso di dichiarazione di fallimento, negando l’ammissibilità di nova in senso proprio (ossia fatti verificatisi dopo il giudizio impugnato) ma ammettendo gli pseudonova (ossia fatti rilevanti realizzatisi ante declaratoria di decozione ma non portati a conoscenza del primo giudice), cfr. tra tante CEF 8 agosto 1989 in re B.A. c. A. SA oltre che CEF 7 giugno 1983 in re E. c. I. p. 4-5.
Gli pseudonova devono essere tali da escludere la pronuncia del fallimento, qualora fossero stati tempestivamente noti al Pretore, e non devono apparire come un ripiego o un espediente abilmente ideato per evitare il fallimento con i gravi effetti che ne conseguono (cfr. CEF 28 gennaio 1988 in re A.AG c. F.T. cons. 1 i.f. e rif. ivi).
2.
Ex art. 172 n. 3 LEF il giudice rigetta la domanda di fallimento quando il debitore provi con documenti che il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto o che il creditore gli ha concesso una dilazione.
Nel caso in esame da parte della creditrice non è pervenuta nessuna conferma in merito alla dilazione che la _ pretende di avere ottenuto. Inoltre dalle osservazioni della creditrice emerge che l’appellante non ha saldato il suo debito. La richiesta di annullamento del fallimento va quindi respinta.
3.
L’appello 9 settembre 1996 della _ va pertanto respinto.
Di conseguenza si impone la dichiarazione di fallimento della _.
La tassa di giustizia segue la soccombenza, mentre non si assegnano indennità, in mancanza di petitum in tal senso (art. 52, 54, 67 e 68 cpv. 1 OTLEF).