# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 891cdd49-6885-512c-9ba1-f0fe7fb1894f
**Court:** TI_TRAC
**Chamber:** TI_TRAC_002
**Year:** 2008
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** 

## Facts

in fatto e in diritto:
1.
R_ Am R_ è stato per diversi anni membro del Consiglio di amministrazione e direttore generale di P_ SA (ora fallita). Con scritto del 20 marzo 1982, P_ SA ha confermato a R_ Am R_ il miglioramento delle condizioni salariali di collaborazione comunicategli precedentemente, segnatamente un aumento del salario mensile da fr. 5'200.– a fr. 5'400.– (doc. B). Il 7 maggio 1982 AP 1 e AP 2 hanno acquistato da J_ -_ M_ l'intero pacchetto azionario di P_ SA, sottoscrivendo nel contempo con R_ Am R_ una convenzione (doc. D), nella quale – con riferimento a quest'ultima società – alle clausole I e II è stato indicato:
“_ se portent fort que la société maintiendra M. Am R_ dans son poste de directeur général de celle-ci jusqu'au 31.12.1983 et qu'il aura jusqu'à cette date les mêmes tâches et responsabilité que par le passé et restera administrateur avec signature collective à deux.”
“II. MM. M_ se portent fort pour la société que celle-ci paiera à M. Am R_ un salaire mensuel net de fr. 6'500.– (six mille cinq cents francs) ainsi qu'un 13ème salaire net du même montant. Les charges sociales seront payées intégralement par la société qui accordera à M. Am R_ les mêmes avantages que par le passé”.
Il 6 ottobre 1982
R_ Am R_ ha rassegnato le dimissioni da P_ SA, adducendo ragioni di salute, impegnandosi però ad assolvere le proprie mansioni fino al 31 dicembre 1982 (doc. E). Il 22 marzo 1983 R_ Am R_ ha appreso da AP 2 di essere stato escluso dal Consiglio di amministrazione. Con lettera 25 marzo 1983 egli ha quindi espresso il proprio disappunto a P_ SA, chiedendo il pagamento delle retribuzioni che ancora gli spettavano per il 1982 (doc. F). Dopo un sollecito di pagamento del 3 maggio 1983 (doc. G), R_ Am R_ ha fatto spiccare il 6 giugno 1983 tre precetti esecutivi nei confronti di P_ SA, contro i quali quest'ultima ha sollevato opposizione (doc. H, I e L).
R_ Am R_ è deceduto il 15 ottobre 1985, lasciando quali eredi la moglie H_ Am R_ e il figlio B_ Am R_.
2.
Con petizione 7 gennaio 1987, H_ Am R_ e B_ Am R_ si sono rivolti alla Pretura del Distretto di Bellinzona per chiedere la condanna di P_ SA, AP 1 e AP 2, tra l'altro al pagamento di fr. 22'533.35 oltre interessi a far tempo dal 1° gennaio 1983 (cfr. l'inc. n. 10'760, richiamato). La causa è stata stralciata dai ruoli il 2 ottobre 1990 per intervenuta perenzione ed è stata reintrodotta il 3 ottobre 1990, con le medesime richieste. A fondamento delle loro pretese gli attori hanno sostenuto che nel periodo maggio/dicembre 1982 il defunto R_ Am R_ aveva ricevuto mensilmente da P_ SA fr. 5'400.–, anziché fr. 6'500.– come promesso dai convenuti AP 1, con una differenza – comprensiva della quotaparte della tredicesima mensilità – di fr. 9'533.35.– [fr. 8'800.– (fr. 6'500.– ./. 5'400.– x 8 mesi) + fr. 733.35 (pro rata 13esima mensilità, 8/12 di fr. 1'100.-)]. Al predetto importo andavano, a loro dire, anche aggiunte le retribuzioni non versate a R_ Am R_ da P_ SA di fr. 2'000.– (quale membro del Consiglio di amministrazione) e fr. 11'000.– (quale partecipazione ai benefici). Secondo gli attori, l'obbligo di pagamento da parte di AP 1 e AP 2 era fondato sulle promesse da loro fatte sottoscrivendo le clausole I e II della convenzione del 7 maggio 1982, menzionate sopra (consid. 1). Con risposta introdotta solo il 22 novembre 1995 – essendo la causa rimasta fin dall'inizio a lungo sospesa su richiesta delle parti – P_ SA, AP 1 e AP 2 si sono opposti alla richiesta degli attori. Con la replica del 29 dicembre 1995 gli attori hanno aumentato la loro richiesta a fr. 27'933.35 (fr. 14'933.35 + fr. 2'000.– + fr. 11'000.–), mentre con la duplica del 21 marzo 1996 i convenuti hanno mantenuto la loro opposizione. Esperita l'istruttoria le parti hanno rinunciato a comparire personalmente, confermandosi nei rispettivi memoriali conclusivi.
Va evidenziato che nel frattempo è defunta pure H_ Am R_ e che – dichiarando il 20 dicembre 1996 di subentrare alla madre (cfr. fascicolo corrispondenza, lettera alla Pretura di medesima data) – B_ Am R_ è rimasto quale unico attore; egli, con le conclusioni dell'8 agosto 2007, ha ridotto le sue pretese a fr. 20'533.35 (fr. 9'533.35 + fr. 11'000.–). P_ SA nel frattempo è invece stata dichiarata fallita, per cui unici convenuti sono rimasti AP 1 e AP 2.
3.
Con sentenza 29 agosto 2007, il Pretore ha accolto parzialmente la petizione, condannando i convenuti AP 1 e AP 2 a versare all'attore B_ Am R_, in solido, fr. 9'533.35 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 1983, ponendo inoltre la tassa di giustizia (fr. 800.-) e le spese (fr. 1'250.–) per metà a carico dell'attore e per l'altra metà a carico dei convenuti in solido, compensate le ripetibili.
Secondo il primo giudice, è pacifico che l'impegno di cui al doc. D assunto in proprio nome da AP 1 e AP 2 nei confronti di R_ Am R_ è qualificabile quale promessa della prestazione di un terzo ai sensi dell'art. 111 CO. Diversamente da quanto sostenuto dai convenuti, rileva il Pretore, dagli atti non risulta in alcun modo che il miglioramento di salario del defunto R_ Am R_ di cui al doc. D fosse subordinato alla sua permanenza presso P_ SA fino al 31 dicembre 1983. Ora, continua il primo giudice, è vero che in linea di principio, la promessa effettuata da AP 1 e AP 2 al defunto R_ Am R_ non vincola contrattualmente il terzo di cui è promessa la prestrazione. Nondimeno – rileva ancora il Pretore – secondo l'esplicito tenore dell'art. 111 CO, stante il mancato ossequio da parte di P_ SA al pagamento della prestazione dovuta al defunto R_ Am R_, i convenuti AP 1 sono tenuti a risarcire il danno subìto dall'attore a causa dell'inesecuzione della prestazione prevista nella convenzione di cui al doc. D. Il primo giudice ritiene quindi assodato che, sulla base della convenzione in questione, l'interessato avrebbe dovuto ricevere fr. 6'500.– mensili netti. Ritenuto che la pretesa fatta valere in petizione è stata calcolata considerando la differenza (indicata in fr. 1'100.– mensili) e quanto P_ SA gli ha versato durante gli otto mesi oggetto della pretesa (da maggio a dicembre 1982), si può concludere – rileva per finire il Pretore – che R_ Am R_ riceveva fr. 5'400.– mensili e non fr. 4'900.– come risulta invece dal doc. 2. Sulla base della differenza tra fr. 6'500.– e fr. 5'400.–, il primo giudice ha dunque fissato in fr. 9'533.35 l'ammontare del risarcimento dovuto dai convenuti all'attore. Egli ha per contro respinto l'ulteriore pretesa dell'attore di fr. 11'000.–, fatta valere a titolo di partecipazione ai benefici per l'esercizio 1982.
4.
Con appello 19 settembre 2007 – il cui dispositivo, errato per un refuso, è stato rettificato il 25 settembre 2007 – AP 1 e AP 2 si aggravano contro il predetto giudizio pretorile, chiedendo la riforma della sentenza impugnata nel senso di respingere le richieste di petizione. Protestano spese e ripetibili di entrambe le sedi.
Con osservazioni 5 dicembre 2007, l'appellato postula la reiezione del gravame con argomenti di cui si dirà, se del caso, nel seguito.
5.
Chi promette ad altri la prestazione di un terzo è, se questa non segue, tenuto al risarcimento del danno che ne deriva (art. 111 CO). Secondo la dottrina dominante la promessa della prestazione di un terzo è un contratto generatore di obbligazioni, non formale, generalmente unilaterale, nel quale solo il garante assume un obbligo, mentre il beneficiario accetta; esso diventa bilaterale se il beneficiario si impegna a fornire una controprestazione (
Tevini Du Pasquier
, Commentare Romand, Basilea 2003, n. 8 ad art. 111 CO).
Il Pretore ha ritenuto pacifico che l'impegno di cui al doc. D assunto in proprio nome da AP 1 e AP 2 nei confronti di R_ Am R_ sia qualificabile quale promessa della prestazione di un terzo ai sensi dell'art. 111 CO. Gli appellanti – che per altro mai hanno eccepito che ci troveremmo in presenza di una fideiussione nulla per vizio di forma – non si confrontano minimamente con la predetta considerazione del primo giudice. Già per questo motivo, nella misura in cui tende ad escludere l'applicazione dell'art. 111 CO, il gravame si avvera irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, in relazione con il cpv. 5).
I ricorrenti contestano “di aver promesso, come sostiene il giudice di prima istanza, che P_ SA avrebbe versato al signor R_ Am R_ un salario mensile di fr. 6'500.– oltre tredicesima dal 1° maggio 1982”. Il testo francese della convenzione 7 maggio 1982 (doc. D), non parlerebbe, a loro dire, di promessa e il termine “port fort” non avrebbe tale significato; si tratterebbe invece di un “semplice impegno a far sì che P_ SA confermasse il signor Am R_ quale direttore generale fino al 31 dicembre 1983 con un salario mensile di fr. 6'500.– oltre tredicesima”. Per tacere del fatto che il marginale dell'art. 111 CO “promessa della prestazione di un terzo” è tradotto nella versione in lingua francese con il termine “port-fort”, per cui non può esservi dubbio che la predetta convenzione ha per oggetto una “promessa”, il gravame risulta, su questo punto, persino lesivo della buona fede processuale. In sede di risposta i convenuti avevano infatti loro stessi sostenuto che “con la convenzione doc. D” essi avevano “promesso” a R_ Am R_ che “P_ SA avrebbe pagato un salario annuo omnicomprensivo di 84'500.–” (act. II, pag. 8 verso il basso) e meglio fr. 6'500.– mensili per tredici mensilità.
Secondo i ricorrenti saremmo inoltre in presenza di “una convenzione bilaterale” nella quale “in sostanza tutte le parti in causa avevano un interesse reciproco a che il signor Am R_ continuasse nella sua funzione di direttore generale per circa un anno e mezzo”. Quindi, a loro dire, rassegnando “inopinatamente” le dimissioni a far tempo dal 31 dicembre 1982 egli avrebbe violato gli obblighi assunti, per cui sarebbe esclusa l'applicazione dell'art. 111 CO. A torto.
Dagli atti e dalla convenzione in questione non risulta che la validità della promessa fatta dai convenuti con la convenzione di cui al doc. D fosse subordinata alla permanenza di R_ Am R_ presso P_ SA fino al 31 dicembre 1983. Quest'ultimo si era del resto assunto solo l'impegno di dare ai signori AP 1 tutta l'assistenza e la formazione necessaria perché essi potessero dirigere l'azienda loro stessi il più presto possibile. Non risulta che R_ Am R_ abbia disatteso a detto impegno. D'altronde, a giusta ragione l'appellato ha osservato che P_ SA ha tolto R_ Am R_ dal Consiglio di amministrazione almeno nove mesi prima del 31 dicembre 1983, ciò che significa che egli, per gli azionisti e gli amministratori della società, era diventato inutile. Le argomentazioni d'appello cadono dunque nel vuoto.
6.
Secondo gli appellanti le pretese di risarcimento basate dall'attore sull'art. 111 CO sarebbero infondate anche per il fatto che R_ Am R_, dal mese di maggio 1982 fino al 25 marzo 1983, non avrebbe chiesto a P_ SA il salario mensile di fr. 6'500.–. Ciò potrebbe, a loro dire, solo significare che in realtà R_ Am _ avrebbe “successivamente concordato con P_ SA unicamente uno stipendio di fr. 5'400.–, e che pertanto” non sarebbe “più autorizzato a richiedere agli appellanti alcun risarcimento del danno”, oppure “che egli non abbia richiesto a P_ SA il versamento del salario mensile di fr. 6'500.–, poiché sapeva di non aver rispettato gli impegni assunti”. A torto.
Trattasi di argomentazioni, o meglio di “supposizioni” (cfr. appello, pag. 7 verso il mezzo), fatte valere per la prima volta in sede d'appello, quindi palesemente irricevibili (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 20-30 ad art. 321 CPC). A titolo abbondanziale si rileva comunque che in materia di promessa della prestazione di un terzo a norma dell'art. 111 CO, la garanzia è esigibile nella misura in cui la prestazione del terzo non è adempiuta. Il beneficiario della promessa non è tuttavia tenuto di mettere in mora il terzo (
Pestalozzi
, Berner Kommentar, n. 12 ad art. 111 CO), né tantomeno di cercarlo (
Tevini Du Pasquier,
op. cit., n. 14 ad art. 111 CO). Per cui il preteso ritardo nel far valere nei confronti di P_ SA le richieste poi oggetto dell'azione giudiziaria – avviata comunque anche nei confronti della citata ditta, per la prima volta il 7 gennaio 1987 (cfr. l'inc. n. 10'760, richiamato) e riproposta il 3 ottobre 1990 – è in ogni caso irrilevante ai fini del giudizio.
7.
Gli appellanti contestano inoltre il “comportamento del convenuto”, eccependo che R_ Am R_ non ha mai comunicato loro “che da P_ SA egli percepiva dal 1° maggio 1982 un salario mensile di fr. 5'400.– invece di fr. 6'500.–”. Ciò escluderebbe, a loro dire, la facoltà “per il convenuto di far valere eventuali denegate pretese nei confronti degli appellanti”, ritenendo “perlomeno motivo di concolpa l'atteggiamento di R_ Am R_”. Per tacere del fatto che l'argomentazione appare invero confusa, ritenuto che gli appellanti sono i convenuti in causa, l'eccezione fatta valere per la prima volta in sede d'appello, si rivela ancora una volta palesemente irricevibile (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 20-30 ad art. 321 CPC).
Pure irricevibili, per i medesimi motivi, le eccezioni degli appellanti in relazione all'attribuzione e alla decorrenza degli interessi di mora, fissati dal primo giudice nella misura del 5% a far tempo dal 1° gennaio 1983 conformemente alla richiesta formulata in petizione dall'attore. Su quest'ultima richiesta i convenuti non si erano minimamente espressi in prima sede, per cui le considerazioni fatte valere in appello (n. 11, pag. 8 e 9) sono manifestamente tardive.
8.
Visto quanto precede, nella misura in cui chiede di riformare la decisione del Pretore nel senso di respingere la petizione, l'appello va respinto e la decisione del primo giudice di condannare AP 1 e AP 2 a pagare in solido a B_ Am R_ fr. 9'533.35 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 1983, va confermata.
Gli appellanti contestano, per finire, anche la decisione del Pretore di porre a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuno la tassa di giudizio e le spese, compensando le ripetibili. Essi sostengono che, se si tien conto dell'importo originario richiesto con la petizione e poi aumentato con la replica, B_ Am R_ è risultato soccombente nella misura di due terzi, per cui è errato non porre a suo carico perlomeno due terzi della tassa di giudizio e delle spese e non condannarlo al pagamento di parziali ripetibili. A ragione.
Per il valore di causa per la determinazione di tassa di giustizia, spese e ripetibili si deve in effetti tener conto delle pretese fatte valere dall'attore nei confronti dei convenuti AP 1 e AP 2, ad esclusione delle pretese rivolte esclusivamente nei confronti di P_ SA, fallita e non più considerata parte dal giudizio del Pretore. L'attore aveva, come detto, avanzato una pretesa di complessivi fr. 22'533.35 oltre interessi, domanda aumentata in sede di replica a fr. 27'933.35. Per la determinazione degli oneri processuali di prima sede si deve pertanto tener conto di quest'ultimo importo, ritenuto che la riduzione della domanda attuata dall'attore in sede di conclusione appare ininfluente (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 4-5 ad art. 5 CPC). Considerato che l'attore è risultato vincente solo per fr. 9'533.35, e meglio nella misura di un terzo, appare pertanto equo accogliere su questo punto l'appello mettendo a carico di B_ Am R_ due terzi di spese e tassa di giustizia di prima sede e accordando parziali ripetibili a AP 1 e AP 2. Il giudizio di primo grado sugli oneri processuali va dunque formato di conseguenza. Le spese processuali e le ripetibili di seconda istanza, calcolate su un valore litigioso di fr. 9'533.35, seguono invece la soccombenza.

## Considerations