# Swiss Legal Decision

**Decision ID:** 90d79cb2-b6ee-5a8b-b813-ffbe73f41707
**Court:** TI_TCAS
**Chamber:** TI_TCAS_001
**Year:** 2007
**Language:** it
**Jurisdiction:** TI / Ticino
**Law Area:** $law_area
**Law Sub-area:** nan

## Facts

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 25 aprile 2007 (cfr. Doc. 4) la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la decisione del 21 marzo 2007 con la quale ha respinto la domanda di insolvenza in quanto l'assicurata poteva influenzare risolutivamente la decisione del datore di lavoro:
"
(...)
Infatti, la sua funzione di socia, iscritta a Registro di Commercio senza diritto di firma, ma con una quota societaria di fr. 5'000.--, le permetteva un'ampia visione dell'andamento della Società, motivo per il quale la situazione finanziaria della stessa non poteva esserle sconosciuta. (...)" (cfr. Doc. 6a)
1.2. Contro questa decisione l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore ritiene che RI 1 "non aveva alcun potere decisionale, benché socia con una quota minoritaria, e soprattutto non un potere in grado di permettere la formazione delle decisioni aziendali delle quali non è mai stata tenuta al corrente".
La ricorrente ritiene dunque di avere diritto all'indennità per insolvenza (cfr. Doc. I).
1.3. Nella sua risposta del 15 giugno 2007 la Cassa propone di respingere il ricorso (cfr. Doc. IV).

## Considerations

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all’indennità per insolvenza se:
a. il loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b. il fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali.
Il cpv. 2 di questa disposizione stabilisce poi che non hanno diritto all’indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci, di membri di un organo dirigente dell’azienda o finanziariamente partecipi della società, prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono esercitarvi un influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano nell’azienda.
Il contenuto dell’art. 51 cpv. 2 LADI é identico a quello dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
In una decisione del 21 maggio 1997, pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 107, ha, tra l’altro, affermato che la giurisprudenza emanata relativamente all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI é applicabile pure al diritto all’indennità per insolvenza di cui all’art. 51 LADI.
2.3. Secondo l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda.
Questa normativa è stata introdotta nella legge per ovviare a possibili abusi in una situazione particolare "in cui gli interessi in gioco si sovrappongono" (cfr. Messaggio concernente una nuova legge federale su l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza del 2 luglio 1980, Ed. separata p. 62, Gerhards, “Kommentar...”
Vol. I, pag. 408 no. 43; Beatrice Brügger, Die Kurzarbeitsentschädigung als Arbeitslosenversicherungsrechtliche Präventivmassnahme, Berna 1993, p. 37).
In una sentenza del 9 marzo 1987, pubblicata in DTF 113 V 74, il TFA ha avuto modo di precisare che, contrariamente alla giurisprudenza relativa al vecchio art. 31 cpv. 1 lett. c OAD, si deve riconoscere che il diritto è escluso per le persone menzionate dall'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
In una sentenza pubblicata in DTF 120 V 521 e in SVR 1995 ALV Nr. 36, l’Alta Corte ha stabilito che, per giudicare se un dipendente, membro di un organo dirigente di un'impresa è escluso dal diritto all'indennità in virtù dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, bisogna determinare di quale potere decisionale egli dispone effettivamente, in funzione della struttura interna dell'azienda. Secondo la nostra massima istanza non è ammissibile rifiutare il diritto all'indennità ad un dirigente per il solo motivo che egli è autorizzato a rappresentare la ditta con la sua firma ed è iscritto al registro di commercio. Nel caso che era chiamato ad esaminare il TFA ha così riconosciuto il diritto all'indennità a due vicedirettori, visto che le loro competenze erano limitate a certi settori tecnici.
Le sentenze sopra menzionate sono poi state ulteriormente confermate dall’Alta Corte in una decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130.
Nelle sentenze pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130, e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha stabilito che un dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode ex lege (cfr. art. 716a-716b del Codice delle obbligazioni) di un notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
Per un membro del consiglio di amministrazione il diritto alle prestazioni è pertanto escluso senza che sia necessario determinare più concretamente le responsabilità da lui esercitate all'interno della società (cfr. STFA C 160/05 del 24 gennaio 2006).
Questa giurisprudenza è poi stata estesa ai soci di una Sagl. Ad esempio in una sentenza C 102/04 del 15 giugno 2005
, l’Alta Corte ha, in particolare, sottolineato che:
"
(...)
Pour les membres du conseil d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent au sein de la société (cf. ATF 122 V 273 consid. 3; DTA 2004 n° 21 p. 198 consid. 3.2). Il doit en aller de même avec les associés d'une Sàrl. En effet, conformément à l'art. 811 al. 1 CO, s'il n'en est pas disposé autrement, les associés dans la société à responsabilité limitée ont non seulement le droit mais également l'obligation de participer à la gestion de la société. En édictant cette disposition, le législateur est parti du principe que les personnes qui détiennent la société doivent également en assumer la direction. A ce titre, les associés, respectivement les associés-gérants lorsqu'il en a été désigné, occupent collectivement une position comparable à celle du conseil d'administration d'une société anonyme (arrêt R. du 22 novembre 2002, C 37/02, et les références). (...)".
Questa giurisprudenza è stata confermata in una sentenza C 192/05 del 17 novembre 2006 nella quale il TFA ha rilevato:
"
(...)
3.2 Selon les dispositions légales régissant l'organisation de la société à responsabilité limitée, les associés ont non seulement le droit mais l'obligation de participer à la gestion de la société (art. 811 al. 1 CO). En édictant cette disposition, le législateur est parti du principe que les personnes qui détiennent la société doivent également en assumer la direction (Watter, Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, Obligationenrecht II, Bâle/Francfort-sur-le-Main 1994, rem. 2 ad art. 811 CO, p. 1377; von Steiger, Die Gesellschaft mit beschränkter Haftung, in: Zürcher Kommentar, tome 5c, Zurich 1965, rem. 1 ad art. 811 CO, p. 439). A ce titre, les associés, respectivement les associés gérants lorsqu'il en a été désigné, occupent collectivement une position comparable à celle du conseil d'administration d'une société anonyme (Watter, op. cit., rem. 2 ad art. 811 CO, p. 1377; voir également arrêts R. du 22 novembre 2002 [C 37/02] et B. du 30 août 2001 [C 71/01]). A l'instar des administrateurs d'une SA (
ATF 122 V 273
consid. 3), l'époux de l'intimée disposait ex lege du pouvoir de fixer les décisions de gestion et de représentation que la société était amenée à prendre notamment comme employeur ou, à tout le moins, de les influencer considérablement au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI. Cette circonstance permet à elle seule d'exclure le droit aux indemnités de chômage, sans qu'il soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités que le conjoint de l'intimée exerçait concrètement au sein de la société (
ATF 122 V 273
consid. 3).
3.3 Contrairement à l'avis des premiers juges, la caisse n'avait donc pas à vérifier quels étaient concrètement les pouvoirs du conjoint de l'intimée sur les décisions de la société au moment où elle a été licenciée, ni s'il les avait conservés par la suite. En particulier, il n'y avait pas lieu d'établir si, comme prétendu par l'intimée, son conjoint avait été écarté de la société par les propriétaires économiques de celle-ci au mois de février 2004, ce dont on peut d'ailleurs légitimement douter dès lors qu'il a lui-même signé, le 23 avril 2004, l'attestation d'employeur retournée à la caisse dans le cadre de la demande d'indemnité de son épouse et qu'à ce jour encore, il demeure inscrit au registre du commerce en qualité d'associé gérant de la société. Au demeurant, l'intimée n'a produit aucune pièce établissant le retrait des pouvoirs de gérant attribués à son conjoint (cf. art. 811 al. 1 et 2 CO).
Par ailleurs, l'argument de l'intimée selon lequel son époux ne disposait concrètement d'aucun pouvoir décisionnel en raison de sa participation minoritaire au capital social de la société n'est pas non plus convaincant.
Dès lors que les pouvoirs de gestion et de représentation de la société avaient été attribués à son conjoint (art. 811 al. 2 CO), celui-ci avait le droit - de par la loi et donc indépendamment de toute répartition du capital social - d'accomplir au nom de celle-ci tous les actes que pouvait impliquer le but social (art. 718a al. 1 CO en rel. avec l'art. 814 al. 1 CO) et notamment celui de réengager l'intimée. Il était ainsi en mesure d'influencer la perte de travail subie par cette dernière, rendant son chômage difficilement contrôlable. Dans cette mesure, l'intimée est exclue du cercle des ayants droit à l'indemnité de chômage. Le jugement entrepris n'est donc pas conforme au droit fédéral et le recours se révèle bien fondé."
Il TFA, una sentenza pubblicata in DTF 126 V 134 e confermata in DLA 2000, pag. 176, ha inoltre stabilito che ai fini di determinare il momento dell'uscita dal consiglio di amministrazione di una società anonima decisiva è la data, per analogia con la giurisprudenza relativa all'art. 52 LAVS, delle effettive dimissioni dal consiglio di amministrazione, e non quella della cancellazione dell'iscrizione nel Registro di commercio o quella della pubblicazione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio.
Il diritto all'indennità per insolvenza dev'essere negato giusta l'art. 51 cpv. 2 LADI pure per i periodi posteriori all'uscita dal consiglio di amministrazione qualora le difficoltà finanziarie cui è riconducibile il fallimento siano esistite già in precedenza e il rapporto di lavoro sia stato mantenuto.
Infine in una sentenza C 175/04 del 29 novembre 2005 l'Alta Corte ha rilevato:
"
(...)
De jurisprudence constante,l'inscription de l'assuré au registre du commerce (comme organe de la société) est décisive pour déterminer s'il occupe une position assimilable à celle d'un employeur (parmi d'autres : arrêt K. du 8 juin 2004, C 110/03, cité par la recourante); la radiation de l'inscription permet d'admettre sans équivoque que l'assuré a quitté la société.
Il s'ensuit que les faits que l'intimé invoque (la dissolution de la sàrl ainsi que l'ouverture de la faillite de cette société) ne lui sont d'aucun secours, car il n'avait ni quitté définitivement l'entreprise en raison de la fermeture de celle-ci, ni rompu tout lien avec la sàrl postérieurement à la décision du 2 janvier 2002. Devenu liquidateur de la sàrl (cf. art. 823 CO) à partir du mois d'avril 2002, l'intimé avait conservé des prérogatives analogues à celles dont il disposait précédemment. En particulier, il était chargé de la gestion et de la représentation de la société en liquidation, avec pouvoir d'accomplir tous les actes qui entraient dans le cadre du but de la liquidation, y compris, le cas échéant, de nouvelles opérations (cf. Ruedin, Droit des sociétés, Berne 1999, p. 369).
En d'autres termes, le statut de liquidateur de la sàrl (qui a perduré depuis l'ouverture de la faillite, le 1er juillet 2003), a eu pour effet de maintenir l'intimé dans le cercle des personnes qui fixent les décisions de l'employeur ou qui les influencent de manière déterminante. De ce chef, il n'a pas droit à l'indemnité, ce que la jurisprudence a d'ailleurs déjà admis dans des affaires analogues concernant des liquidateurs (DTA 2002 p. 185 consid. 3c [arrêt S. du 19 mars 2002, C 373/00]; arrêt G. du 12 septembre 2005, C 131/05). (...)"
2.4. Nella presente fattispecie la domanda d'indennità per insolvenza è stata inoltrata per pretese salariali relative al periodo 1° marzo 2005 – 15 aprile 2005 (cfr. Doc. 10).
Dagli atti dell'incarto risulta che il 17 febbraio 2005 l'assicurata è entrata nella _ come socia, senza diritto di firma, con una quota di fr. 5'000.- su 20'000.- (socia e gerente con una quota di fr. 15'000.- era invece _; cfr. Doc. 8 e 8a).
Il contratto societario è stato sottoscritto il 16 febbraio 2005 (cfr. Doc. 3a).
RI 1 ha iniziato a lavorare per la _ dal 1° marzo 2005 in qualità di cameriera/banconista (salario lordo mensile di fr. 3'200, cfr. Doc. 16).
Il 31 marzo 2005 l'assicurata ha scritto a _ dichiarando di volere uscire dalla società, alle condizioni figuranti nel contratto del 15 febbraio 2005, "non essendo stato possibile trovare un'equa collaborazione nella gestione del locale". RI 1 ha chiesto il versamento di fr. 20'000.- entro 10 giorni (cfr. Doc. 3b).
La _ ha considerato questo scritto anche quale disdetta immediata del rapporto di lavoro (cfr. Doc. 3c, lettera del 4 aprile 2005).
L'assicurata, ritenendo di non avere sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato, si è presentata sul posto di lavoro per svolgere la sua attività lavorativa ma è stata allontanata (cfr. Doc. 26 punto 5).
Di conseguenza RI 1 ha inoltrato un'istanza in Pretura nella quale ha rivendicato il diritto al "salario" da parte del datore di lavoro fino al 15 aprile 2005 (in considerazione del termine di disdetta di 15 giorni nel periodo di prova di tre mesi, cfr. Doc. 16 e Doc. 26).
Il 17 marzo 2006 il Pretore del Distretto di _ ha parzialmente accolto l'istanza dell'assicurata, confermando in particolare il diritto alle prestazioni fino al 15 aprile 2005 (cfr. Doc. 1a-1c).
Alla luce dei fatti appena esposti e richiamata la giurisprudenza federale in precedenza riassunta (cfr. consid. 2.3) questo Tribunale ritiene che, a ragione, la Cassa ha negato all'assicurata il diritto all'indennità per insolvenza per il periodo durante il quale essa era socia della Società _ e cioè fino alla fine del mese di marzo 2005.
La questione di sapere se per l'assicurata il diritto all'indennità per insolvenza è escluso per principio anche per il periodo successivo, visto che come sostiene l'amministrazione la ricorrente "risulta tuttora socia, senza diritto di firma, con una partecipazione finanziaria del 25% della Società _ in liquidazione", o se, come sostiene il suo rappresentante, gli avvenimenti hanno dimostrato che l'assicurata "non aveva alcuna possibilità di influenzare le scelte di politica aziendale" può rimanere irrisolta (sul tema cfr. consid. 2.3 in fine).
Infatti anche volendo ritenere che l'assicurata non doveva più essere per principio esclusa dal diritto all'indennità per insolvenza, la prestazione deve esserle comunque negata visto che questa prestazione copre solo dei crediti salariali per un'attività lavorativa effettivamente prestata e non le pretese per un licenziamento con effetto immediato ingiustificato (cfr. STCA 38.2006.80 del 7 febbraio 2007; SVR 2005 ALV Nr. 10; DLA 2003 pag. 255; B. Rubin, "Assurance-chômage", Ed. Schulthess SA, Zurigo-Basilea-Ginevra 2006, pag. 549).
La decisione su opposizione del 25 aprile 2007 deve pertanto essere confermata.